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> autore_s:"Montanelli Indro"
Caro Rossetti ( Montanelli Indro , 1979 )
StampaQuotidiana ,
Caro Rossetti , tutte le sue argomentazioni sono giuste . Di sbagliato c ' è , mi scusi , soltanto il tono . Perché si arrabbia , e mi esorta ad arrabbiarmi ? Che la RaiTv sia un organo di regime , equamente lottizzato fra i padroni del medesimo , ormai lo sanno anche i sassi . E perché dovrebbe invitare a dir la sua un giornale come il nostro che dal regime è fuori , e anzi in posizione di irriducibile antitesi ? Io , personalmente debbo riconoscere che non sono stato affatto escluso . Mi sono autoescluso rifiutando l ' invito perché dalle cose di regime preferisco tenermi lontano . Ma ne aspetto sempre il peggio . E infatti non mi ha sorpreso nemmeno il fatto che perfino la rassegna - stampa del Gr2 - quello diretto dal mio amico Gustavo Selva - di martedì mattina , che ha citato i commenti di tutti i quotidiani dalle Alpi al Lilibeo , ne ha dimenticato uno solo : quello del nostro giornale che pure è stato , per unanime riconoscimento , quello che più ha inciso , prevedendoli , prevenendoli e auspicandoli , sui risultati : merito dei nostri lettori , intendiamoci , ma un pochino anche nostro . Proprio per questo , credo , ci hanno ignorato . E stia pur tranquillo che continueranno a farlo . Per il semplice motivo che i padroni vogliono così . Come hanno detto Longo e Pannella , entrambi con piena ragione . E d ' altra parte , se si comportasse diversamente , che regime sarebbe ? Si metta dunque , caro Rossetti , l ' anima in pace , come ce l ' ho io che , avendo sempre accusato la radiotelevisione di essere un organo di regime , non posso poi indignarmi per il fatto che agisce come tale . Non può fare altrimenti . Si ricorda i rabbuffi che le rivolse Repubblica - altro tipico organo di regime - quando Maurizio Costanzo m ' invitò a « Bontà loro » ? Sembrava che la mia comparsa avesse disonorato la trasmissione . E non meglio andò a Arrigo Petacco quando m ' intervistò per tre minuti su un mio libro di storia . Pensi che scandalo . Ma i regimi , caro Rossetti , son fatti così . A prova di vergogna .
Caro Turrini ( Montanelli Indro , 1979 )
StampaQuotidiana ,
Caro Turrini , io conosco poco Jiri Pelikan . Ebbe con noi qualche rapporto , poi dileguò forse temendo che la collaborazione al nostro giornale lo qualificasse come « reazionario » . Conosco però la sua vicenda di socialista cecoslovacco prima perseguitato dai nazisti che gli uccisero la madre , eppoi dalla polizia di Husak dopo la « primavera » di Praga . So che Pelikan , al culmine di una rapida e brillante carriera che lo aveva portato a posti di primissimo piano ( direttore generale della Tv cecoslovacca , deputato e presidente della Commissione affari esteri in Parlamento ecc . ) , buttò tutto alle ortiche per non subire il sopruso dei carri armati sovietici , e preferì venirsene esule in Italia , di cui ora ha preso la cittadinanza . Più che un uomo , egli è dunque un simbolo del socialismo democratico e libertario . Quindi trovo giusto che il Psi lo abbia assunto come tale , presentandolo come suo candidato alle elezioni europee , e mi auguro che gli elettori italiani avallino plebiscitariamente questa scelta piena di significato politico . L ' affermazione di Pelikan sarebbe quella di tutta la dissidenza dei Paesi dell ' Est , con la quale anche i non socialisti hanno il dovere di solidarizzare . Mi permetta però di ricordarle che in Italia vive , completamente nell ' ombra e mai ricordato da nessun partito politico , anche un altro cecoslovacco di rilievo non certo inferiore - era vice - ministro , mi pare , della stampa e propaganda : posto di delicatissima importanza , in quel regime - a quello di Pelikan : Vàclav Pélisek , che stenta oscuramente la vita come impiegato in una azienda di Verona . È un uomo , è vero , che non ha mai fatto nulla per attirare l ' attenzione su di sé . Ma non è una buona ragione per negargliela : anche lui incarna la dissidenza , e anche lui l ' ha duramente pagata . Questo , intendiamoci , non lo dico in contrapposizione a Pelikan , cui spero che gli elettori italiani diano un massiccio segno di solidarietà . Lo dico per uno scrupolo di giustizia verso Pélisek , a cui mi pare che non sé ne renda abbastanza .
Caro ragioniere ( Montanelli Indro , 1979 )
StampaQuotidiana ,
Caro ragioniere , ciò che sta succedendo ha dell ' incredibile . Migliaia di lettori ci scrivono , ci telegrafano , ci telefonano per congratularsi con noi dei risultati elettorali , di cui forse ci attribuiscono un merito esagerato . Repubblicani , socialdemocratici , e perfino socialisti , per i quali riconosciamo di aver fatto ben poco , ci ringraziano per la parte che ci riconoscono di aver avuto nel successo dei partiti laici . La Dc , di cui avevamo invocato ( e abbiamo ottenuto ) « una leggera flessione » , non poteva ovviamente ringraziarci ; però ha taciuto , e Zaccagnini ha parlato di noi , da avversario , ma con rispetto . Gli unici che ci perseguitano con lettere di protesta , e qualche volta d ' insulti , sono i liberali , sebbene abbiamo dato loro tre parlamentari del peso di Bettiza , Zappulli e Sterpa ( voglio vedere le loro facce , caro ragioniere , quando leggeranno l ' accusa che lei mi muove di non averli aiutati ) . Solo Zanone e Malagodi ci hanno espresso la loro gratitudine . Gli altri , eccoli qui , a bersagliarci di cicchetti caporaleschi , e qualcuno addirittura di perentori inviti , dall ' alto in basso , a cambiare registro altrimenti ... Altrimenti che , signori liberali ? Alzi la mano quello tra voi che può vantare un credito nei nostri confronti . L ' ho già detto e lo ripeto : noi non siamo il foglio d ' ordini di nessun partito , nemmeno di quello liberale . E chi vuol ridurci a tanto , farà meglio a cambiar giornale : noi non rimpiangeremo di perdere dei lettori che con la loro intolleranza contraddicono in pieno , e disonorano , la qualifica di liberali . Ha capito , ragionier Bonacina ?
Caro Pastore ( Montanelli Indro , 1979 )
StampaQuotidiana ,
Caro Pastore , se mi parli a titolo personale , va bene . Ma se mi parli come redattore di Tg2 , non so chi ti dia il coraggio di appellarti all ' onestà e alla pulizia , perché se c ' è un telegiornale di regime , e quindi disonesto e fazioso come lo sono tutti gli organi di regime , è proprio il vostro , e per verdetto di voce pubblica . Per dimostrare che il Giornale è presente nelle vostre trasmissioni , tu citi Bartoli . Ma Bartoli non viene mai presentato come voce del Giornale , ed è giusto così perché Bartoli , prezioso e autorevolissimo collaboratore , non fa parte dello staff del Giornale : se ne facesse parte data la sua statura , non potrebbe occuparvi altro posto che quello di direttore . La prova del vostro settarismo la si ebbe alla chiusura delle elezioni nazionali quando , girovagando con le vostre macchine da presa di tipografia in tipografia , faceste il ventaglio di tutti i giornali , dimenticando il solo che aveva azzeccato in pieno i risultati e dato ad essi il maggior contributo : il nostro . E un ' altra prova la si era avuta poco prima quando , in un dossier sulle nuove tecnologie per la stampa , mostraste quelle delle testate che le hanno adottate soltanto a mezzo , dimenticando - al solito - la nostra , che è stata la prima a adottarle interamente , ed è considerata la più moderna e avanzata . E questo in una trasmissione che voi , con grande sussiego , gabellate come un modello di rigore scientifico . Te lo dico senza rabbia perché a questo tentativo d ' ignorarci e di ghettizzarci , da parte delle forze politiche di cui voi non siete che i trombettieri , siamo abituati fin da quando nascemmo . Non ci siete riusciti . E ora facciamo i conti . Sappiamo benissimo che avete in mano uno strumento infinitamente più potente del nostro . Ma sappiamo altrettanto bene ch ' è uno strumento discreditato dagli abusi che ne avete fatto e che continuate a farne . Non vi temiamo . I nostri lettori credono a noi , non a voi .
Caro Doldi ( Montanelli Indro , 1979 )
StampaQuotidiana ,
Caro Doldi , non so se mi sono spiegato male io , o se mi ha capito male lei . Io non ho sminuito affatto , né intendevo sminuire , la tradizione della Chiesa . Solo un cretino o un analfabeta potrebbe farlo . E ' una tradizione immensa . Ma non venga a dirmi che è una tradizione « nazionale » : la Chiesa sarebbe la prima a offendersene , perché se c ' è un ' istituzione di carattere universale e quindi allergica a identificarsi con una « nazione » è proprio la Chiesa . E contro di essa , quando il protestantesimo ne ruppe l ' unità , che si formarono le nazioni . Non lo dico io , lo dice la Storia , e anzi questo è uno dei pochi punti su cui tutti gli storici sono d ' accordo . Si dividono sul giudizio da dare di questo processo , che secondo qualcuno fu un gran bene , secondo qualche altro un gran male . Ma il processo nessuno lo contesta . Altra sua affermazione che non posso accettare è che la vera tradizione italiana è quella cristiana . A parte il fatto che c ' è anche quella classica pre - cristiana e pagana di Roma , la sua è una definizione che non definisce nulla perché cristiano è tutto il mondo civile . Mi scusi , ma ho l ' impressione che lei faccia una grossa confusione di concetti . Cattolici , in Italia , siamo tutti , o quasi tutti . Lo erano anche - e alcuni strettamente osservanti e praticanti - i pochi animosi che fecero l ' Italia ( il generale Cadorna , dopo aver ordinato ai suoi cannoni il fuoco su Porta Pia , andò in chiesa a chiedere perdono a Dio ) . Ma non c ' è dubbio ch ' essi s ' ispiravano a una concezione « laica » dello Stato unitario nazionale , nel senso che lo volevano sovrano , e non tributario della Chiesa , come già lo era in tutti gli altri Paesi cattolici dell ' Occidente . Contro questi animosi stavano non i cattolici , ma i « clericali » che volevano mantenere l ' Italia divisa per salvare lo Stato temporale della Chiesa . E non c ' è oggi storico serio , anche se di assoluta ortodossia cattolica , il quale non riconosca che l ' ostinazione della Chiesa a difendere i suoi Stati fu un grave errore . Comunque , che gli artefici del Risorgimento - sia quelli che militarono sotto le bandiere dei Savoia , sia sotto quelle di Mazzini e Garibaldi - volessero uno Stato di modello occidentale laico , anche quelli che andavano regolarmente a messa e si confessavano , nessuno può metterlo in dubbio . E vilipendere questi uomini , che ebbero certamente i loro difetti e miserie , ma che popolarono le galere e le forche per fare dell ' Italia una nazione , non è da cattolico , ma da clericale . La tradizione « nazionale » è roba loro e dei due partiti che ne hanno raccolto l ' eredità : il liberale e il repubblicano . Il resto o è merce di Chiesa , che è grandissima merce , ma di carattere universale , non nazionale ; o merce d ' importazione , come il socialismo e i suoi derivati che discendono da Marx e da ideologie internazionaliste . Noi siamo in pochi , e per di più divisi e litigiosi . Ma erano in pochi anche quelli , dai quali ci vantiamo di discendere , che fecero il Risorgimento senza e qualche volta contro tutti gli altri italiani ; e che poi amministrarono lo Stato un pochino meglio di come lo si amministra oggi . Se lei non è convinto , si ripassi la Storia . E vedrà che , da chiunque scritta , conferma quello che dico io .
Caro Maccarini ( Montanelli Indro , 1979 )
StampaQuotidiana ,
Caro Maccarini , ciò che lei dice è giusto . Ma a Burgess non si possono chiedere delle « analisi » , di cui gli manca oltre tutto la logica . Da vero autentico artista , egli non procede per argomenti , ma per « umori » , e quello dominante è la collera . Burgess è contro gl ' inglesi perché è mezzo irlandese . E ' contro gl ' irlandesi perché è mezzo inglese . E ' contro gli americani perché è europeo fino alla cima dei capelli . Ma è anche contro gli europei perché si lasciano americanizzare . E ' contro i protestanti perché è cattolico . Ma protesta contro i cattolici perché non lo sono a modo suo . Protesta anche , credo , contro Gesù Cristo perché non è abbastanza Burgess come lui lo vorrebbe e descrive ( vedi L ' Uomo di Nazareth , che io considero un capolavoro ) . E quindi non gli si può chiedere l ' oggettività ( falsa ) del sociologo o del politologo , due categorie di persone alle quali egli farebbe volentieri fare la fine delle streghe di Harlem . Ma sotto i suoi sghignazzanti impeti di furore ci sono , guizzanti e accecanti come folgori , delle intuizioni che non mancano mai il bersaglio e lo illuminano in poche frasi meglio di quanto potrebbe fare un intero trattato . Ce n ' erano anche in quella sua ruggente presa di posizione contro l ' Europa , che noi non condividiamo . Ma il bello è che non la condivide nemmeno Burgess . Il quale constata che gli europei non sono capaci di fare l ' Europa , ma lo constata con rabbia perché vorrebbe che lo fossero . E uno di quegli scrittori - di getto , gagliardi , tutto muscoli - che quando crede di dare un bacio dà un morso . E proprio per questo mi va tanto a sangue . Domani potrebbe scrivere un articolo sferzante contro il Giornale e contro me . E io glielo pubblicherei .
Caro Robotti ( Montanelli Indro , 1979 )
StampaQuotidiana ,
Volentieri , caro Robotti , purché non mi consideriate infallibile . Intanto , noi non abbiamo fatto oroscopi . Abbiamo semplicemente espresso questi desideri : una toccatina alla Dc che , senza comprometterne il primato , la mettesse in guardia dai pericoli . dell ' accordo coi comunisti ; una toccatona al Pci che ne rintuzzasse la baldanza ; e un rafforzamento dei partiti laici . Inoltre abbiamo , come lei sa , proposto alle preferenze degli elettori un centinaio di candidati democristiani più o meno noti - e alcuni ignoti - di buona affidabilità liberal - democratica e moderata . Questo non era un oroscopo . Era un invito , al quale gli elettori hanno risposto come meglio non si poteva sperare . Ma perché vi hanno risposto ? Solo perché glielo chiedevamo noi ? Questa è la tesi degli sconfitti per mettere in imbarazzo i vincitori . L ' on. Galloni , che per primo ha dovuto pagare un pedaggio agli uomini nuovi della Dc , i quali lo hanno rovesciato dalla sua carica di capogruppo , dice che costoro sono il « partito del Giornale » . Ma lo dice solo per coalizzare contro di essi , facendo appello al « patriottismo » di partito - l ' unico patriottismo ch ' esse sentono - , tutte le mafie della Dc , regolarmente pronte a scannarsi fra loro , ma su un punto sempre solidali , e cioè che dentro il partito devono comandare solo gli uomini di partito , chi ascolta altre voci è un traditore che va messo al bando . Ma la verità è un ' altra . Gli uomini nuovi della Dc non sono affatto uomini del Giornale . I loro nomi noi li abbiamo trovati nelle liste compilate dalla stessa Dc , che forse si proponeva di avviarli alla trombatura . Noi li abbiamo indicati alla preferenza per le garanzie ch ' essi davano , non al Giornale , ma alla linea politica che il Giornale , ha sempre auspicato . Da quel momento il boccino è passato nella mano degli elettori . Sono loro che hanno fatto il gioco . Ma questa è una cosa che non potrà mai entrare nella testa di un Galloni . Non per mancanza d ' intelligenza , perché Galloni ne ha da vendere . Ma perché per un uomo di mafia come lui , tipico frutto dell ' « apparato » del partito , è semplicemente inconcepibile che gli elettori possano decidere di loro testa , con le preferenze , la linea politica del partito a cui danno il voto . Secondo Galloni , che lo ha anche candidamente detto ad una intervista ad un giornale romano , gli elettori hanno diritto solo al voto . Sul modo di amministrarlo può decidere solo il partito . Ebbene , tutto questo , piaccia o non piaccia all ' on. Galloni , è finito . Gli elettori , dopo un trentennio di passività , si sono resi conto che la linea politica del partito sta ai dirigenti attuarla , ma agli elettori indicarla . Ed è a questo loro risveglio che noi abbiamo dato contributo . Noi non ci illudiamo affatto di avere « determinato » i risultati del 3 e del 10 giugno , però non ci contentiamo di averli solo predetti o previsti . Da cinque anni , cioè da quando siamo nati , noi lavoriamo ad una ripresa di quei valori liberal - democratici che la classe politica sembrava voler mandare definitivamente in protesto , ma che noi sapevamo ben ancorati nella coscienza dei nostri lettori . E ' stata una battaglia dura e difficile . Ma che il mese scorso ha avuto il suo premio . Non abbiamo « determinato » nulla . Ma crediamo di aver molto contribuito a una certa inversione di tendenza : ed è stata questa che ha portato ai risultati di giugno . A vincere non è stato il Giornale , ma la linea politica per la quale il Giornale si batte , quasi solo , da cinque anni . Se ora a Galloni fa comodo dire che dentro alla Dc c ' è un partito del Giornale sottintendendo che esso è costituito da « traditori » della Dc , lo dica pure : noi possiamo anche ringraziarlo per la pubblicità che ci fa . Ma è una solenne balla . A questo punto lei mi chiederà : « Ma allora la scommessa chi l ' ha vinta ? » . Be ' questo non lo so . Ma se la posta è , come immagino , una cena , mettetevi a tavola e mandatemi il conto : ve lo pago io .
Caro Barone ( Montanelli Indro , 1979 )
StampaQuotidiana ,
Caro Barone , lei aveva letto , quando mi ha scritto , l ' ottimo servizio che Guido Guidi ha dedicato al deposito della motivazione lo stesso giorno in cui esso è avvenuto . Ieri , l ' avrà visto , siamo tornati sull ' argomento , con un altro articolo di Guidi e con un commento di Pietro Radius , che ha seguito per quasi due anni il dibattimento . L ' uno e l ' altro spiegavano come meglio non si sarebbe potuto che la lettura integrale del monumentale saggio giuridico di Catanzaro aiuta ben poco a chiarire i dubbi . Questi ultimi resistono tenacemente a tutti gli sforzi dialettici dei giudici che hanno stabilito una prima e provvisoria verità sulla strage di piazza Fontana . La sensazione dei nostri esperti - alla cui competenza e probità intellettuale faccio illimitato credito - è che la Corte d ' Assise e più precisamente il magistrato estensore della motivazione - si siano affidati in alcune circostanze alle deduzioni anziché alle prove : che abbiano cioè rivestito di argomenti una tesi alla quale erano pervenuti da tempo . Non intendo assolutamente mettere in dubbio la buona fede dei giudici che hanno condotto in porto un processo disseminato di mine giuridiche e psicologiche . Essi sono stati assoggettati a pressioni ambientali , a intimidazioni politiche , e , per chiamare le cose con il loro nome , a un terrorismo morale ricattatorio , che avrebbero sgomentato le coscienze più alte e le volontà più risolute . Partiti , intellettuali , salotti , sindacati , giornali e giornalisti che si erano impegnati al di là della prudenza e anche al di là della decenza nell ' affermare la assoluta innocenza di Valpreda e la esistenza della « strage di Stato » , avrebbero scatenato contro una Corte che li avesse smentiti - e si badi bene che a questo riguardo l ' affermazione di colpevolezza di Freda e Ventura non cambia le cose - lo stesso linciaggio di cui era stato vittima il povero Cornelio Rolandi . E gran merito della Corte di Assise di avere dato a quel galantuomo pieno riconoscimento della sua rettitudine , e di avere tolto a Pietro Valpreda l ' aureola del martire , confinandolo nell ' ambiguo limbo della insufficienza di prove , non affollato da individui cui saremmo lieti di stringere la mano . Ma alla suggestione della strage di Stato i giudici non si sono sottratti . Hanno deciso , e spettava a loro di farlo . L ' Appello e la Cassazione potranno - chissà quando - accomodare storture e riparare errori . Ma fin d ' ora dobbiamo affermare con franchezza che per arrivare alla strage di Stato la Corte d ' Assise di Catanzaro ha dovuto conferire a Giannettini - infliggendogli l ' ergastolo - una dimensione criminale , e un ruolo politico , che superano enormemente la statura del personaggio . Quando Giannettini lamenta di essere stato condannato senza prove , dice quel che dicono quasi tutti gli imputati . Ma le mille pagine non gli danno torto , purtroppo . Da questa pena terribile inflitta su elementi fragili la nostra coscienza è stata turbata subito , quando la sentenza fu pronunciata alla fine del processo . La motivazione ha trasformato il turbamento in angoscia . Non siamo di quelli che valutano condanne e sofferenze in base alle tessere politiche . Una condanna ingiusta resta tale , anche se l ' imputato simpatizza per i fascisti . Ma gli innumerevoli garantisti di casa nostra , che trepidano per Toni Negri , spariscono quando la legge è severa , per non dire spietata , con un tipo come lo sciagurato Giannettini . Tutta l ' impalcatura della strage di Stato appare poco solida . I ministri reticenti furono destinati alla Difesa , in base ad alchimie e dosaggi politici . Avrebbero potuto essere al Tesoro o al Bilancio . Possibile che , una volta approdati casualmente a quel dicastero , si trasformassero ipso facto in complottatori contro la Repubblica ? Il generale Maletti entrò nel Sid due anni dopo l ' eccidio , dunque non ordì nulla . E possibile , anzi probabile , che su talune circostanze abbia mentito , così come ogni capo di servizi segreti , in ogni parte del mondo , dovrebbe mentire per non svelare affari magari loschi che quei servizi , appunto perché segreti , covano tra le loro carte . Questa è complicità nella « strategia della tensione » ? Una volta trasferitisi dal piano giudiziario che loro competeva - l ' accertamento delle responsabilità degli imputati - a un ambizioso piano politico e storico , i giudici dovrebbero ben chiarire perché e come quegli attentati del '69 avrebbero potuto sconquassare le istituzioni italiane , che hanno resistito al rapimento di Moro , e perché e come i leaders di una classe politica che dal golpe sarebbe stata travolta avrebbero dato una mano a prepararlo . Certo si può rispondere , con appropriate considerazioni , a questi nostri dubbi . Ma questa di cui ci occupiamo non è una conversazione da salotto : è una sentenza con tre ergastoli , e con condanne infamanti a ufficiali dal passato intemerato . Mille o diecimila pagine , non potranno mai sostituire una sola , semplice , convincente prova .
Caro amico ( Montanelli Indro , 1979 )
StampaQuotidiana ,
Caro amico , intanto le faccio subito spedire un volumetto di Controcorrente che ne riunisce un certo numero . Poi , a settembre , quando il Giornale avrà recuperato i suoi organici , che ora sono - com ' è giusto - per la maggior parte in ferie , lei verrà a trovarci , e noi le metteremo a disposizione la nostra collezione e la macchina fotocopiatrice in modo che lei possa fotocopiare tutto ciò che vuole . Ma : e se poi sua moglie torna a bruciarle tutto ? Il problema è qui . Vediamo di affrontarlo con calma . Io non posso rimproverarle di aver sbagliato moglie , perché questo succede a tutti : chiunque si sposi , l ' indomani mattina ci si accorge che è un ' altra persona . Non posso nemmeno rimproverarle di non averla uccisa , visto che il nostro codice penale continua a considerare delitto l ' uxoricidio , che secondo me non lo è , né quando lo commette lui , né quando lo commette lei . Poiché dunque è condannato a vita a una moglie comunista , lei deve imparare il modo di usarla . Su questo , non posso esserle molto utile perché grazie a Dio non ho esperienze in proposito . Ma qualche avvertimento e suggerimento mi sento di poterglielo dare , alla svelta . 1° ) Si ricordi che una moglie comunista , prima è comunista , e poi ( molto poi ) è moglie . 2° ) Come tale , si porta in corpo due Inquisizioni : quella , sentimentale e sessuale , della moglie ; e quella , ideologica , della comunista . 3° ) Essa è tenuta ad avere , di tutti i fatti della vita , anche i più casuali e superficiali , come il guasto del televisore o l ' inceppamento dell ' aspirapolvere , una visione seriosa , drammatica , « impegnata » , che la porta a vederci sotto lo zampino delle « multinazionali » e del capitalismo demoplutogiudaico - massonico , che le impedisce di sorriderne . Ecco : è su quest ' ultimo punto che lei ha qualche possibilità di manovra e di rivincita . Per esempio : le annunci solennemente che ha ripudiato il Giornale , vada a leggerselo di nascosto ( sappiamo che questo avviene anche in altre famiglie ) , e quando vi trova un « Controcorrente » spiritoso ( non sempre lo sono ) , lo impari a memoria , e nell ' occasione più propizia glielo ripeta , con l ' aria d ' improvvisarlo , come farina del suo sacco . Se riesce a farla sorridere , le dica brutalmente : « Bada che è del Giornale » . Seguirà una scenata . Lei la sopporti stoicamente ( oramai dev ' esserci abituato ) . Poi , dopo qualche giorno , ripeta il colpo . Stavolta sua moglie reagirà con un ghigno sprezzante . E lei glielo blocchi dicendo : « bada che è di Fortebraccio » . Se nemmeno così riesce a ridurla alla ragione , me lo faccia sapere . E io , rompendo gl ' indugi , mi deciderò finalmente a lanciare , o a far lanciare dal mio collega Antonio Buono , che è presidente di Tribunale , la proposta di depennare l ' uxoricidio dal codice penale . Non so come sarà accolta . Ma altra speranza , né al marito di una comunista , né alla moglie di un comunista , non resta .
Caro Damato ( Montanelli Indro , 1979 )
StampaQuotidiana ,
Caro Damato , io non milito nel Partito liberale e non ho con esso nulla da spartire . Ma non posso condividere ciò che lei ne dice e che rasenta la bestemmia . Che nel Partito liberale ci siano degl ' imbecilli settari e faziosi , è inutile insegnarlo a me che li ho quotidianamente sul gobbo con le loro proteste spesso sgrammaticate . Ma che liberalismo e tolleranza siano , storicamente e filosoficamente , sinonimi , è inutile che lei lo contesti perché è dimostrato dai fatti . Certo , la tolleranza non può spingersi fino al punto di tollerare l ' intolleranza di certi ordini religiosi - che poi sono uno solo : i Gesuiti - che la predicavano e la praticavano . Ma mi vuol dire quali monumenti hanno distrutto e quali biblioteche dilapidato i liberali ? Ho l ' impressione che lei sia rimasto a un vocabolario di duecent ' anni fa , quando il termine liberale veniva confuso con quello di giacobino , nome che spetta a un altro tipo d ' intollerante dissacratore e persecutorio , di cui i liberali furono , al pari dei preti , le vittime ghigliottinate e impiccate . La matrice giacobina fu quella da cui derivò non il partito liberale , ma quello d ' Azione che i liberali hanno sempre aborrito . E veniamo , come dice lei , ai tempi d ' oggi . Lei dice che la Dc non è responsabile della politica scolastica attuale perché è stata condizionata dagli altri partiti . Ma in tal caso non è responsabile di nulla , neanche delle dissennate nazionalizzazioni coi fallimentari enti che ne sono derivati , neanche dello sfascio dei servizi pubblici , neanche dei casi Sindona e Rovelli , neanche dell ' equo canone ecc. Se lei crede di salvare la Dc dicendo che , in un trentennio di potere , essa ha dovuto sempre fare la politica degli altri , temo che si sbagli : di tutte le colpe che le si possono addebitare , questa è la più grave . No , caro Damato , diciamo la verità . I democristiani non hanno mai avuto una politica scolastica per il semplice motivo che non hanno mai avuto una politica culturale : essi stessi , o almeno i migliori fra loro , lo riconoscono . Ed è anche naturale perché mentre la Chiesa ha una grande , enorme cultura a carattere universale , la Dc non ne ha nessuna : i suoi sacri testi - a parte la Rerum Novarum che è ancora roba di Chiesa - si riducono a quelli di Toniolo , e non aggiungo altro . I suoi due « Grandi » moderni - Don Sturzo e De Gasperi - erano , sì , grandi , ma non come uomini di cultura . La cultura la Dc l ' ha lasciata in esclusiva ai marxisti . E lei , caro Damato , ringrazi Dio che alcuni desperados della cultura liberale , quelli che oggi fanno capo a questo giornale e fra i quali militano anche molti cattolici ( Pampaloni , Mathieu , Burgess ecc . ) abbiano puntato i piedi e resistito all ' ondata ; altrimenti oggi tutta la cultura italiana , compresa la vostra , non sarebbe che un sottoprodotto di Marx . Quanto alla scuola , i maligni dicono che i democristiani , i quali l ' hanno quasi ininterrottamente gestita per tre decenni , hanno volutamente lasciato andare in malora quella pubblica per favorire quella privata , per gran parte in mano alla Chiesa . Io rifiuto questa calunniosa ipotesi . Ma è un fatto che quella privata funziona , in genere , molto meglio di quella pubblica , e quindi non vedo i motivi del suo lamento . Lei dice : ma lo Stato ( Io Stato democristiano , noto io ) seguita a privilegiare la scuola pubblica , rendendola gratuita , mentre quella privata costa . Ma in tal caso cosa deve fare , lo Stato ? Se rende costosa anche quella pubblica , ne esclude i bisognosi , che è proprio ciò che uno Stato non deve fare , e che lei stesso non può volere . Per rendere gratuita quella privata , bisogna che se ne assuma gli oneri , e con gli oneri la responsabilità , il che equivale a renderla pubblica . Un ' ultima cosa . Lei protesta perché Alfieri attribuisce a un certo filone del terrorismo una matrice catto - comunista . Io posso dirle soltanto questo : un Curcio e un Toni Negri , dalle fila liberali non verranno mai fuori ; dalla scuola sociologica di Trento , voluta e sponsorizzata dai democristiani tipo Alberoni , sì .