Tipi di Ricerca: Ricerca per parole
Trova:
> autore_s:"Montanelli Indro"
Caro Giorgio ( Montanelli Indro , 1979 )
StampaQuotidiana ,
Caro Giorgio , ti rispondo pubblicamente perché le domande dei tuoi amici sono un esemplare condensato dello sciocchezzaio che certi falsi profeti hanno seminato nelle teste dei giovani . 1° ) Gli uomini non sono affatto tutti uguali , e basta guardarsi intorno per accorgersene : c ' è l ' alto e il basso , il diritto e lo storto , il biondo e il bruno , e anche l ' intelligente e il cretino . Io non ho idee molto chiare sul buon Dio , ma escludo in maniera assoluta che fosse socialista , perché di tanti miliardi di uomini che ha creato non ce n ' è uno uguale all ' altro , come il socialismo vorrebbe che fossero . Può darsi che un giorno , sostituendosi a Dio , la scienza riesca a creare questa uguaglianza . Quel giorno l ' umanità si ridurrà a un formicaio , e io sono contento di non fare in tempo a vederlo . 2° ) Chi ha detto che il capace opprime il proletario ? Già questa parola « proletario » dimostra quanto vecchie siano le idee e i concetti dei tuoi amici . Oggi il proletariato , come classe , non esiste più . Esistono degli « emarginati » che per qualche motivo non riescono a inserirsi nella società , e a cui naturalmente bisogna dare una mano . Ma quelli che si continua a chiamare proletari sono ormai come condizioni economiche dei « borghesi » ( un operaio specializzato guadagna più di un professore di scuole medie ) . E questo è avvenuto perché ci sono stati degli uomini che , più capaci degli altri , sono riusciti , grazie all ' inventiva tecnologica e all ' energia organizzativa , a mettere anche i meno capaci in condizione di vivere bene , o almeno molto meglio di come vivevano un secolo e anche solo trent ' anni fa . Cosa farebbero i cento e più mila dipendenti della Fiat se una settantina d ' anni fa un certo signor Agnelli , piccolo proprietario terriero , non avesse creato quell ' azienda ? Le condizioni in cui gli operai vi lavorano avranno i loro disagi . Ma sono infinitamente migliori di quelle in cui vivevano i loro padri zappaterra . Gramsci , il massimo teorico del comunismo italiano , diceva : « Sia Benedetto Agnelli » . 3° ) Non sempre il padrone , che molto spesso è un ex - operaio , mangia meglio dell ' operaio . Gli sforzi , anche di cinghia , fatti per accumulare il primo piccolo capitale che gli ha consentito di diventare padrone , gli hanno rovinato lo stomaco e le coronarie , il che gl ' impone strette diete . Ma ammettiamo pure che mangi meglio . E con ciò ? Che cosa gli avrebbe dato lo stimolo a emergere , a lavorare e a risparmiare più degli altri , se non anche il desiderio non dico di mangiare meglio , ma di stare meglio ? Di ' a questi poveri imbecillotti amici di sinistra che anch ' essi vogliono stare meglio . Solo che , invece che col lavoro , lo sforzo e il sacrificio , cercano di arrivarci con la demagogia , cioè sfruttando i malcontenti altrui e facendocisi sopra una « posizione » . 4° ) Le società libere non sono mai perfette . Quella italiana lo è meno di molte altre . Delle ingiustizie ci sono . Ci sono dei privilegi e dei parassitismi , che possiamo e dobbiamo ridurre senza tuttavia illuderci di poterli eliminare completamente . Però questa società imperfetta è l ' unica che , grazie alla libertà , sia perfettibile , o comunque migliorabile . Quella dei Paesi socialisti che hanno soppresso la libertà , che hanno legalizzato l ' ingiustizia facendo del potente un onnipotente e del cittadino un suddito senza neanche il diritto alla parola , non è perfettibile , e deve contentarsi di restare com ' è sotto le pistole spianate della polizia . 5° ) I tuoi amici imbecillotti fanno una grossa confusione tra uguaglianza e parità . L ' uguaglianza è impossibile perché la stessa natura la esclude . La si può imporre solo con la violenza , cioè tagliando le gambe a chi le ha più lunghe degli altri e livellando tutti sull ' altezza dei nani . L ' unica forma di giustizia realizzabile tra gli uomini è , oltre alla parità dei diritti che ormai è raggiunta da un pezzo ( anche se in pratica poi soffre parecchie eccezioni ) , quella che chiamerei del regolamento di corsa . Tutti i giovani , a qualsiasi ceto appartengano , debbono essere messi , al palo di partenza , nelle stesse condizioni : eppoi vinca il migliore . A questo dovrebbe provvedere la scuola . Purtroppo la scuola non vi provvede più perché gl ' imbecillotti hanno detto che , tutti gli uomini essendo uguali , hanno tutti diritto alla promozione . E così al figlio intelligente e volenteroso dell ' operaio è stato tolto il mezzo più valido per battere sul traguardo il figlio scemo e sfaticato del padrone . Bella giustizia !
Caro Terracini ( Montanelli Indro , 1979 )
StampaQuotidiana ,
Caro Terracini , era un pezzo che non la sentivo , e cominciavo a sentirmi un po ' vedovo della sua linguaccia . Ora la domanda che mi pone è - come sempre - maligna , ma - come sempre - pertinente . Sì , è vero : un bello scandalo di natura galante ci manca . Per questo ho sempre invidiato i francesi che nello spazio di pochi anni ebbero due presidenti della Repubblica uccisi da donne : uno a pistolettate , l ' altro con un ' arma più dolce , ma non meno micidiale . Ma era la Belle époque , che era bella anche perché vi succedevano di queste cose . Oggi non possono succedere per due motivi . Primo , perché questo tipo di scandalo non fa più scandalo in nessun ambiente , neanche in convento . Secondo , perché la nostra classe politica vi è assolutamente refrattaria : e lo dico , badi bene , con profonda costernazione . Dio volesse che i nostri ministri , senatori , deputati e partitanti fossero capaci d ' innamorarsi . Sarebbe un segno di umanità , di sensibilità emotiva , di una certa capacità di slancio , di entusiasmo , di abbandono . Ma io li conosco . Sono troppo occupati ad ammazzarsi tra loro per ammazzare una donna ( che è il modo più totale di amarla ) o per farsene ammazzare . Non ne hanno nemmeno il tempo , che dell ' amore è un elemento essenziale , e ce ne vuole tantissimo per farlo bene . I più galanti fra loro lo sono nello stile dei commessi viaggiatori : fugaci e furtive avventure in camere ammobiliate , con donnette d ' accatto o piccole Bovary di provincia . Che scandalo potrebbe derivarne , anche se lo si venisse a sapere ? Da quanto ne ho sentito dire , e con tutto il rispetto che si deve ai morti , l ' unico che rischiò di provocarne fu Gronchi . Che però , anche lui , aveva più la stoffa del femminiere ( la parola sarebbe un ' altra , ma non la dico per rispetto dei lettori e più ancora delle lettrici ) che non dell ' amatore . La galanteria - quella vera , che può condurre al dramma - esige una certa classe . Il grande seduttore può essere un grande mascalzone , anzi quasi sempre lo è ; così come la grande seduttrice può essere una grande avventuriera , anzi quasi sempre lo è . Ma grandi , e con stile . Ora , caro Terracini , è proprio lo stile che manca ai nostri uomini politici . In tutto . E quindi anche nella galanteria , per la quale non sono attrezzati nemmeno fisicamente . Li guardi , se l ' immagini in pigiama , e poi mi dica che scandali possono fare .
Caro Modula ( Montanelli Indro , 1979 )
StampaQuotidiana ,
Caro Modula , io la capisco ; è lei che non capisce me . Vediamo di spiegarci . Non ho nulla contro i giovani del '68 . Mescolati con parecchia marmaglia ( ce n ' è sempre in questi fenomeni ) vogliosa solo di saccheggio , c ' erano certamente dei ragazzi che volevano qualcosa di serio e la cui protesta era mossa da seri motivi . Lei evidentemente era di questi , e merita tutto il mio rispetto . Una delle ragioni per cui odiai e disprezzai gl ' ispiratori e strateghi di quella battaglia era proprio questo : che mandavano allo sbaraglio e bruciavano una generazione che meritava di meglio . Lei ha ragione quando dice che furono i miei coetanei , non i suoi , a compiere questo misfatto . Ed è appunto con loro che ce l ' ho : coi chierici traditori di una intellighenzia progressista che a vostre spese cercava nella demagogia una rivalsa ai propri fallimenti , e col loro contorno mondano di figli e figlie di papà che facevano nei salotti milanesi gli snob della barricata . Mi domando che cosa aspettate a farli a pezzi ( moralmente , s ' intende ) questi cialtroncelli che si sono serviti di voi per appagare i propri pruriti e mettersi al sicuro dalla vostra rivolta di cui proprio loro - che rappresentano la fascia più turpe della società borghese - avrebbero dovuto essere il bersaglio . Con voi , il discorso è un altro . E sia chiaro che non lo faccio da maestro a scolaro per il semplice motivo che io ho fatto i vostri stessi errori . In un contesto , si capisce , del tutto diverso , sul quale la prego di non ironizzare perché non è degno di lei : se lei si fosse trovato a nascere nell ' anno in cui nacqui io , avrebbe sulla fronte lo stesso tatuaggio . Voi e noi abbiamo voluto , in tempi e temperie completamente differenti , la stessa cosa . Voi volevate ( e immagino che vogliate ancora ) una « società » seria ; noi volevamo ( e vorremmo ancora ) una « Italia » seria . Non fa molta differenza . La differenza sta solo nell ' anagrafe . E qui lei deve consentirmi di guardare le cose con un occhio diverso dal suo . Quando voi scendeste in piazza , noi già sapevamo dove sareste finiti perché c ' eravamo già finiti noi . Ve lo dicemmo , e voi c ' insultaste : se vi fossimo caduti in mano , ci avreste sbranato . Nulla di male : in battaglia , si sa , ci si sbrana . Ma oggi , a cose fatte , o per meglio dire abortite , non potete rimproverarci di aver visto le cose con un occhio diverso dal vostro . Capisco che il fatto di doverci dare ragione v ' infastidisca . Lo capisco perché anche questa è un ' esperienza che ho fatto io stesso . Gliela racconto subito . Appartenevo a una famiglia di antifascisti . E forse fu anche questo che aizzò i miei entusiasmi di adolescente per Mussolini . Quando una decina di anni dopo mi accorsi come li avevo male investiti , il ritorno a casa fu una tortura . E anch ' io dissi ciò che lei ora dice a me : « E grazie a questo errore che io sono ora più maturo di voi » . Il che era anche vero , come lo è quando lo dice lei . Come vede caro Modula , da parte nostra , o almeno da parte mia , non c ' è nessun atteggiamento pedagogico o punitivo . C ' è solo un po ' di pena , anzi molta , per la bruciatura che avete subito . E vorrei anche prevenire un altro equivoco . Nemmeno io sono per il travoltismo e le altre scempiaggini con cui si manifesta la rivolta del « privato » . Ciò che m ' interessa è il ripristino di certi valori morali che mi sembrano insostituibili . Quanto alla società borghese che dovrebbe incarnarli , e di cui forse lei mi considera il cocciuto ( e ottuso ) campione , be ' , cambiamo discorso , oppure , caro Modula , venga a farlo in confidenza con me : vedrà che siamo d ' accordo su molte cose .
Cara Luisa ( Montanelli Indro , 1979 )
StampaQuotidiana ,
Cara Luisa , la tua lettera è per me , come si dice a Firenze , « una chicca » . Non per la « passione » della tua famiglia nei miei confronti che naturalmente mi fa piacere ( sono anch ' io vanitoso la mia parte ) , ma per il finale . Hai ragione , Luisa , e ti sono grato di averlo detto : il pericolo , ora , è che il « privato » perda il senso del limite e cada negli stessi eccessi in cui è caduto il « sociale » , esaltando i peggiori istinti dell ' uomo : l ' egoismo , la sovrapposizione dell ' interesse personale a qualsiasi altro impegno e dovere , il facile e volgare edonismo . E ' vero che tutto questo ha , per ora , una sua logica e fisiologica ragione di essere : dopo trent ' anni di mortificazioni e di confische , è fatale che la reazione del « privato » sia violenta e disordinata . Ma guai se non si renderà subito conto che « privato » non significa licenza di arraffare , di sopraffare e di godere . Noi ( e in questo noi mi par di capire che posso includere anche te ) per « privato » intendiamo tutt ' altra cosa . Intendiamo anzitutto la restituzione all ' uomo ( e quindi anche alla donna , si capisce ) del suo diritto alle scelte con le responsabilità che ne derivano . A nessuno dev ' essere più concesso di attribuire i propri fallimenti o misfatti alle storture della società . Che questa società abbia molte storture , è vero . Ma chi vuole portare un contributo al loro raddrizzamento non può invocarle come alibi dell ' eversione o della diserzione . Secondo . Intendiamo per « privato » il diritto di ognuno a pensare con la propria testa , senza per questo essere considerato un reietto o un fascista ( i due termini sono ormai sinonimi ) solo perché si rifiuta di far parte di un gregge belante e di « conformarsi » ai suoi cori . Terzo . Intendiamo per « privato » il diritto dell ' uomo ad affinare le proprie capacità e a far valere i propri meriti . Vogliamo , sissignori , sia nella scuola che nel lavoro , il ritorno al criterio della selezione secondo i valori , intendendo per tali non soltanto quelli intellettuali e professionali , ma anche quelli morali . Rispettiamo l ' interesse privato in quanto stimolo ad eccellere . Ma vogliamo che a tutti siano date , al palo di partenza , le stesse opportunità di eccellere . Quarto . Intendiamo per « privato » il diritto a una propria vita personale , in cui ciascuno possa restare solo con se stesso , cioè con la propria coscienza , i propri sentimenti , e magari anche le proprie stravaganze , purché non offendano il vicino di casa . Ecco il punto . Noi italiani crediamo di essere individualisti perché al vicino di casa impediamo di dormire tenendo la radio accesa a tutto volume e non rispettiamo i regolamenti stradali . Ma questo non è individualismo ; è soltanto asocialità . Non confondiamo . Individualisti sono gl ' inglesi che difendono il loro giardino da qualsiasi intrusione , ma rispettano la legge e fanno la coda davanti al botteghino del teatro . Noi siamo soltanto delle pecore indisciplinate , che facciamo confusione nel gregge , ma lo seguiamo sempre in branco , sempre in massa . Ecco cosa vuol dire « privato » , non la moda del travoltismo e del « consumismo » Anni Cinquanta . Fai bene , cara Luisa , a restare « démodée » . Anche per ragioni estetiche . « Belle ci si fa - diceva Marie Régnier - , ricche si diventa , eleganti si nasce . » E una persona elegante non segue mai la moda . La lascia ai cafoni .
Caro Portioli ( Montanelli Indro , 1979 )
StampaQuotidiana ,
Caro Portioli , pubblico la sua lettera perché è una delle pochissime che mi rimproverano di aver posto ai lettori un quesito elettorale che serva ad illuminare loro e me . Lascio ad essi il giudizio sui suoi argomenti . Io mi limito ad alcune considerazioni pregiudiziali . 1 ) Non ho nulla in contrario che lei mi consideri digiuno di « scienza politica » , per il semplice motivo che io non considero la politica una « scienza » . Se lo fosse , non ci resterebbe che lasciarla in appalto ad alcuni specialisti , come avviene nei Paesi totalitari , dove la politica consiste nell ' impedire alla gente di ficcare il naso negli affari che la riguardano . Io mi rivolgo a dei lettori che , pur non essendo , come non sono io , « scienziati » di politica , il naso negli affari che li riguardano vogliono ficcarcelo , e cerco di aiutarli mettendo a loro disposizione il poco che ne so . Se lei si sente « scienziato » , ci lasci al nostro colloquio tra profani . Ma badi che la sua « scienza » è un po ' arretrata perché la legge tedesca , cui lei accenna a proposito dei comunisti , è stata revocata da un pezzo . In Germania il partito comunista non è riconosciuto in grazia di un ' altra legge : quella che condiziona la legittimità di un partito al fatto ch ' esso ottenga almeno il 5 per cento dei voti . Il Pc tedesco non esiste perché non raggiunge questo minimo , non perché è proibito . Dopodiché vorrei chiederle chi , in Italia , avrebbe avuto la forza di mettere fuori legge il Pci , e a cosa questo sarebbe servito . Ma lasciamo andare . 2 ) Lei è anche l ' unico ad attribuirmi l ' intenzione di spalleggiare , alle prossime elezioni , la Dc . E non capisco proprio come faccia , avendo io testualmente scritto nell ' articolo che lei cita come esempio di somaraggine politica : « In queste condizioni è chiaro che noi non potremo rinnovare l ' invito ai nostri lettori a votare Dc neanche turandosi il naso » : parole che non mi sembrano equivocabii . E ' vero che subito dopo mi chiedevo , e invitavo il lettore a chiedersi , se l ' indebolimento della Dc servirà a trattenerla o a spingerla all ' abbraccio col Pci . Ma questa domanda la ponevo al lettore perché la pongo a me stesso , e perché ritengo che qualsiasi persona dotata di un minimo di coscienza civica debba , prima di fare una scelta , prospettarsene le conseguenze . Questo non sarà da scienziato , ma mi pare che sia da galantuomo . O no ? 3 ) Lei mi richiama ai valori della liberal - democrazia . E io mi appello al lettore per chiedergli quale giornale in Italia ha difeso più del nostro questi valori , non solo sul piano della politica , ma anche su quello della cultura , contro la marea montante del marxismo , ora in reflusso , ma in reflusso grazie a noi , che abbiamo rotto il coro e tenuto botta quando l ' impresa sembrava disperata , e bisognava pagarla di persona , come abbiamo fatto , e come rischiamo di dover continuare a fare . Lei dice che io sono al seguito del gregge . Di quale gregge ? Il gregge è tutto dall ' altra parte , la parte marxista : lo vedono anche i ciechi . E aggiunge : « Non oso azzardare per questioni di biada » , ma lo insinua , adombrando un ' accusa che nemmeno il mio persecutore Fortebraccio mi ha mai lanciato : lui sa benissimo che da questo lato non mi si può attaccare . 4 ) Lei mi addita l ' esempio del giornalismo protestante , quasi facendo credere che il protestantesimo sia nato da quel giornalismo . Guardi che è proprio l ' opposto . Io ho scritto - non da « scienziato » - due libri , L ' Italia della Controriforma e L ' Italia del Seicento , per cercar di dimostrare quale rivoluzione la riforma protestante provocò non nel campo della teologia - che mi è estraneo - , ma in quello della cultura , del costume , della mentalità , del civismo , e quale jattura fu per l ' Italia , compresa quella cattolica , l ' esservi rimasta estranea . Non le chiedo di leggerli . Ma lei non chieda a me di comportarmi come se avessi Calvino alle spalle . Non ce l ' ho . E se mi mettessi a parlare come se ce l ' avessi , parlerei al vuoto . Io mi rivolgo , da povero italiano , ad altri poveri italiani . Fra noi ci conosciamo . Sappiamo i nostri difetti e debolezze . Ma sappiamo anche le nostre qualità , che non sono da buttar via . Cerchiamo di capirci e di aiutarci . Lei non ci sta ? Pazienza . Ma , scusi , se ci considera un giornale da gregge , perché ci legge ? Delle due , l ' una : o nemmeno noi siamo pecore , o anche lei lo è .
Caro Maldini ( Montanelli Indro , 1979 )
StampaQuotidiana ,
Caro Maldini , il suo appello è un po ' superato dagli avvenimenti in quanto il responsabile dello sciagurato episodio Di Sarro è già stato deferito all ' autorità giudiziaria , cui dovrà rispondere del suo gesto . Per il resto , la sua argomentazione non fa una grinza . Si capisce che , normalmente , un carabiniere deve operare in divisa perché è la divisa che conferisce a chi la riveste il diritto di fermare il cittadino , e al cittadino il dovere di obbedirgli . Ma a lei sembra , caro Maldini , che viviamo in tempi normali ? A me , no . Quella che stiamo vivendo è una guerriglia in cui gli uomini in divisa , che rispettano gli obblighi connessi alla divisa , si trovano in condizione di netta inferiorità nei confronti di un avversario che può occultarsi e mimetizzarsi come vuole , spesso addirittura nelle divise dei carabinieri . Contro un avversario di questo genere , che attacca alle spalle e di sorpresa , che si camuffa come vuole , che insomma non rispetta nessuna regola , come possono le forze dell ' ordine attenersi alle loro ? Certo , per il povero cittadino il non sapere se il delinquente che lo insegue è proprio un delinquente o un carabiniere vestito da delinquente , e se il carabiniere che lo blocca è proprio un carabiniere o un delinquente vestito da carabiniere , la vita diventa difficile . Ma è appunto questo che rende orribile la guerriglia : il fatto che nessuno è più sicuro di nulla e deve temere di tutto : del pacco che gli recapita la posta e che potrebbe contenere una bomba , del trombaio che gli entra in casa e che potrebbe essere un terrorista , e nemmeno del figlio in cui qualunque padre può scoprire d ' un tratto un pistolero . In queste condizioni , onestamente , io non mi sento di chiedere a poliziotti e carabinieri lo scrupoloso rispetto del regolamento , che fa obbligo di sparare solo dopo i tre squilli di tromba . Sarebbe come spingere un pugile con un braccio legato contro un avversario che picchia anche coi piedi . Si capisce che di questo tipo di lotta senza esclusione di colpi e a chi spara per primo , è il cittadino che poi paga qualche volta le spese , com ' è successo al povero Di Sarro . Ma la lotta al terrorismo , o la si fa così , o è meglio rinunziare a farla . Cerchiamo dunque di ragionare non con gli occhi fissi alle nuvole , ma coi piedi piantati nella realtà , che è quella che è , e non quella che noi vorremmo che fosse . Se vogliamo difenderci dal terrorismo , dobbiamo sospendere - sia pure temporaneamente - quelle misure cautelative e garantistiche che caratterizzano e costituiscono il blasone delle società bene ordinate , ma che rappresentano un lusso insostenibile in quelle dissestate e periclitanti come la nostra . Nelle condizioni in cui versiamo , contentiamoci di esigere dalle forze dell ' ordine ciò che possono darci senza danno per la loro efficienza : e cioè un addestramento individuale e collettivo che riduca al minimo i pericoli per il cittadino . Ma non illudiamoci che si possano del tutto eliminare . Per concludere . Un discorso come il suo , caro Maldini , applicato al tempo di Giolitti , sarebbe stato perfetto . Applicato al tempo delle Brigate rosse , diventa utopistico . Il buon Dio mi ha condannato a vivere al tempo delle Brigate rosse . Non è stato , da parte sua , un gesto di amicizia . Ma lei si trova nelle stesse condizioni . Questo è il nostro tempo , questa è la nostra società . Essi ci espongono a un ' infinità di pericoli . Ma il più grosso ce lo costruiremmo con le nostre mani pretendendo di viverci come se fossimo in un altro tempo e in un ' altra società .
Caro Ortolani ( Montanelli Indro , 1979 )
StampaQuotidiana ,
Caro Ortolani , il caso che lei cita è senza dubbio vero . Risulta anche a me che subito dopo la liberazione il Partito socialista era pieno di comunisti in servizio comandato . Probabilmente ce ne sono ancora . Ma questo non è certo il caso di Lombardi , personaggio rovinoso , annunciatore di tempeste , che ha provocato un mare di guai con la sua tenace pretesa di applicare le sue astratte utopie a una realtà che vi si ribella ; ma di specchiata onestà , in buona fede , e perfino privo di ambizioni di potere . Quanto a De Martino , considerandolo un traditore , lei lo sopravvaluta . Per tradire ci vuole un cinismo ma anche un ' intelligenza , di cui questo sonnolento bonzo non ha mai dato segno . Che non sia un vero socialista , lo penso anch ' io . Ma nemmeno un comunista . E solo l ' ultimo scampolo di quel Partito d ' azione , i cui naufraghi , ad eccezione di La Malfa , hanno appestato tutti i partiti in cui si sono accasati . Bisogna però dire che quello socialista si è mostrato il più congeniale al contagio per la sua mancanza di un sicuro ancoraggio ideologico e per le sue endemiche risse e divisioni interne . Ci sarebbe un lungo discorso da fare sull ' ostinato rifiuto di questo partito a costruirsi una dottrina indipendente da quella del Pci - come hanno fatto tutti gli altri socialismi europei - , che fu il tormento dei suoi uomini migliori , i Turati , i Treves , i Momigliano , e a lasciare sempre il passo a quelli peggiori . Ma stiamo all ' attualità . Craxi ha tentato di dare al Psi una sua autonomia culturale e strategica . Finché si è trattato della prima , i suoi avversari lo hanno lasciato fare : non per convinzione , credo , ma per totale sordità a questo genere di cose : per loro , che il socialismo italiano ripudi Lenin per adottare Proudhon non è un problema serio , anche perché probabilmente non conoscono né l ' uno né l ' altro . Ma quando si è trattato di tradurre sul piano concreto l ' autonomia dai comunisti , sono tornati a litigare e a dividersi rivelando la solita e ormai storica indecisione a tutto . Non so se Craxi abbia commesso , sul piano tattico , degli errori , come alcuni gli rimproverano . Secondo me , il vero errore lo ha commesso iscrivendosi a quel partito e illudendosi di poterne fare qualcosa di coerente , efficiente e modernamente europeo . Lo dico con tristezza perché una liberal - democrazia coi socialisti vive male , ma senza i socialisti non vive affatto . Ed è questo che dapprincipio non capirono alcuni nostri lettori che scambiarono per una nostra conversione al socialismo ( figuriamoci ! ) quello che era invece l ' interesse di un vero liberale ( Giolitti e De Gasperi insegnino ) ad avere come interlocutore e dirimpettaio un partito socialista con cui si potesse ragionare . I soliti sogni , purtroppo . Ma quali altri possiamo fare ?
Caro Possenti ( Montanelli Indro , 1979 )
StampaQuotidiana ,
Non ho alcuna riluttanza , caro Possenti , ad affrontare il « caso Bocca » . E ' vero : in altri tempi gli articoli , le prese di posizione , gli atteggiamenti di Bocca servirono da avallo alle tesi di aspiranti rivoluzionari che non sapevano quel che volevano , ma lo volevano subito . Quando lei ci si arrabbiava mi ci arrabbiavo anch ' io , per motivi generali e per motivi personali . Del giornalista avevo sempre ammirato la capacità e l ' efficacia , dell ' uomo avevo sempre stimato la indiscussa probità : e non sapevo darmi pace nel vedere queste qualità , così rare nel panorama intellettuale italiano , messe al servizio di cause sbagliate . « Bastian contrario » per istinto e per scelta , Bocca portava acqua , senza volerlo , al mulino della faciloneria populista , e copriva con la sua autorevolezza onesta le più spregiudicate manovre di molti furbastri . Tutto questo non l ' ho dimenticato . Ma non ho neppure dimenticato , e non dimentico , che Bocca ad un certo punto guardò attorno a sé , e constatò da chi fosse composto , e verso quali traguardi stesse marciando l ' esercito , smisuratamente ingrossato , che issava stendardi con i suoi slogans e con le sue denunce . La compagnia non gli piacque . Era troppo becera e troppo numerosa , per i suoi gusti . E mirava a traguardi assai diversi da quelli che egli aveva indicato , magari idealizzandoli ingenuamente . Si era battuto contro il grigio conformismo democristiano , e stava per essere travolto da un altro conformismo , meno molle , meno tollerante , meno bonario . Voleva maggiori libertà , e assisteva allo spettacolo di una intolleranza violenta , nelle università e nelle piazze . Predicava una società austera , rigorosa , ed aveva aiutato a far trionfare il facilismo , il rifiuto del lavoro , il disordine , la demagogia prepotente . Aveva puntato l ' indice contro il terrorismo fascista , e assisteva con sgomento al proliferare delle Br , dei Nap , insomma del « partito armato » rosso . Di fronte a questa realtà Bocca non ha chiuso gli occhi ; non ha avuto paura di restare isolato , e di essere di nuovo , come vuole la sua vocazione , minoritario . Ha riconosciuto i suoi errori senza invocare scusanti o attenuanti , ha deplorato le degenerazioni che le sue idee avevano subìto , ha sacrificato una popolarità facile al rispetto della verità . La sua conversione è venuta prima che il partito comunista desse ad essa il « placet » , e non è mai stata - né è ora - in sintonia con le parole d ' ordine di Berlinguer . Bocca ha « rifluito » prima che « rifluisse » la massa degli opportunisti . Il suo verbo , in anni passati osannato , è ora esecrato nelle grandi e piccole sagrestie dell ' ultrasinistra . Ammetto senz ' altro che in un certo momento Bocca sia stato un « utile intelligente » . Ma ora , restando intelligente , non è più utile , anzi è dannoso ai propalatori di luoghi comuni , di dogmi prefabbricati , di bugie comode . Categoria alla quale invece appartengono gli « utili intelligenti » della nostra inchiesta . Io riconosco a tutti il diritto di sbagliare . Ne ho fatto uso anch ' io e non me ne vergogno . Riconosco anche il diritto ai ravvedimenti , purché non coincidano platealmente con i propri interessi , con la propria carriera , con le indicazioni del « potere » presente o supposto , magari a torto , prossimo venturo . Di questi peccati e di queste ipocrisie Bocca non può essere sospettato . Merita sempre rispetto : quando è d ' accordo con noi e quando non lo è . Detto questo , dobbiamo aggiungere che incombe , su Bocca , e su noi che gli siamo amici , un grave pericolo . Poiché il « riflusso » trionfa , la ragione si apre un varco nella dissennatezza , la moderazione è di moda - anche per merito dell ' ultimo Bocca - c ' è il rischio di vederlo ripiombare nella contestazione , nauseato dai troppi consensi , avvilito dal numero e dalla qualità di coloro che abbracciano il suo nuovo corso . Per farlo restare dov ' è , il migliore sistema è di continuare a dirgli che ha torto .
Caro Assunta ( Montanelli Indro , 1979 )
StampaQuotidiana ,
Caro Assunta , stia pure tranquillo : non corro nessun rischio di dovermi pentire perché a sua volta la Dc non corre nessun rischio di uscire battuta . Anche se dovesse perdere qualche frangia ( e al Nord forse la perderà , ma per conquistarne un ' altra al Sud ) , essa rimarrà sempre il partito di maggioranza : pericoli di « sorpasso » stavolta non ce ne sono , o ce ne sono infinitamente meno che nel '76 . Lei però mi offende ( sia pure con molto garbo ) sospettando che il mio mutato atteggiamento verso la Dc dipenda da qualche personale rancore verso la dirigenza del suo partito . Sarei proprio un giornalista - e un italiano - da quattro soldi se anteponessi dei risentimenti , per quanto giustificati , ai miei doveri verso il lettore . Non sono io che ho voltato le spalle alla Dc ; è la Dc che - ne convenga - le ha voltate a me e a quanti nel '76 le dettero il voto , anche grazie ai nostri suggerimenti , in base a certi impegni che sono stati mantenuti solo in parte . Lei ha perfettamente ragione di dire che gli altri partiti hanno fatto anche di peggio . Salvo che per i liberali , è vero . Ma dovrà ammettere che la Dc porta sulle spalle delle responsabilità ben più grosse , alle quali l ' attuale dirigenza si mostra del tutto impari . Tuttavia voglio rassicurarla . Noi siamo critici , e spesso anche duramente , verso la Dc : non si può non esserlo . Ma non perdiamo né perderemo occasione per ricordare ai nostri lettori che senza di essa non si può ricostruire nulla , e che quindi auspicarne la disfatta sarebbe da suicidi . Al momento opportuno , noi non chiederemo agli elettori Dc di voltar bandiera . Gli chiederemo soltanto di concentrare il loro voto su quei candidati che prenderanno - se lo prenderanno - impegno scritto di rifiutare - non per ora , come dicono Zaccagnini e i suoi accoliti , ma per sempre - qualsiasi accordo di governo col Pci . Nel '76 noi aiutammo il suo partito appunto perché questo impegno lo aveva preso . Avendo esso manifestato molti cedimenti , e dando segno di volerne ancora fare , il partito non ci sentiamo di aiutarlo . Ma aiuteremo coloro che vi si sono mostrati e danno qualche garanzia di volervi restare fedeli . Come vede , io non volto le spalle . Rimango sulla mia linea , pronto ad aiutare i democristiani che la condividono , ma quelli soli . Per concludere , vorrei chiarire una cosa . Alcuni lettori mi rimproverano di spostare troppo spesso le mie simpatie dall ' uno all ' altro partito . Ma si tratta di un ' illusione ottica . Io sono sempre sulle mie posizioni . Quando un partito le condivide o almeno vi si avvicina , lo sostengo . Quando se ne allontana , lo attacco . Ebbi un duro scontro con La Malfa ( e Dio solo sa quanto mi costò , sul piano affettivo ) quando favoriva il compromesso storico ; quando invertì la marcia , ridiventai - con sollievo - suo sostenitore . Ma era stato lui a spostarsi , non io . E così con la Dc . Quando vi prevale la linea degasperiana , l ' appoggio ; quando vi prevale la linea morotea , la combatto . Ma non venite a dirmi che vi tradisco . Siete voi che tradite me ( e voi stessi ) .
Caro dottor Papandrea ( Montanelli Indro , 1979 )
StampaQuotidiana ,
Caro dottor Papandrea , per quanto riguarda la prima domanda , esprimo soltanto una mia opinione senza mettere la mano sul fuoco circa la sua esattezza . Quelli che lei chiama i partiti minori comunisti sono certamente una filiazione del Pci , ma non voluta . Da quando esistono , i comunisti hanno sempre e inflessibilmente seguito la regola di non aver mai nessuno più a sinistra di loro ( la sinistra comunista è uno dei più comici miti del nostro tempo : se c ' è un regime retrivo , immobile , repressivo e mummificatore della società , è quello comunista : basta guardare i Paesi in cui vige . Ma questo è un altro discorso ) . Dovunque e in qualsiasi momento ne spunta un embrione , i comunisti o lo soffocano o lo riassorbono . E dal loro punto di vista hanno ragione : il partito comunista si muove come un reggimento prussiano che non tollera il disordine , nemmeno quello dei franchi tiratori . Questi partiti minori , mi creda , fanno più confusione che voti . Sulla seconda domanda , mi sento più sicuro . Intanto ritengo impossibile , o almeno altamente improbabile , che le sinistre raggiungano la maggioranza assoluta : il vento non soffia più in quella direzione ( forse un pochino grazie anche a noi ) . Ma anche se la raggiungessero , non credo alla loro coalizione sotto la leadership comunista . All ' interno del Psi avverrebbe probabilmente una spaccatura . Ma anche se non avvenisse , non succederebbe nulla perché ciò che escludo in maniera tassativa ( e qui la mano sul fuoco sono pronto a metterla ) è che i radicali - i quali riporteranno certamente un notevole successo - ci stiano . Conosco bene Pannella , lo conosco come le mie tasche . Forse non so del tutto che cosa vuole . Ma so con assoluta certezza che cosa non vuole . Potremo ritrovarlo dovunque , meno che dalla parte della repressione , dove sarebbe costretto a mettersi in caso di un ' alleanza di governo coi comunisti . Per concludere , caro Papandrea , la mia convinzione è questa : il pericolo del potere in mano al Pci non viene da sinistra . Viene soltanto dalla Dc . Ed è per questo che , siccome non possiamo sperare di togliere alla Dc il suo primato , dobbiamo a tutti i costi , schede alla mano e mano alle « preferenze » , mandare in parlamento una Dc decisa a rifiutare il connubio col Pci . Se vogliamo , possiamo farlo .