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Dodici milioni ( Rossanda Rossana , 1994 )
StampaQuotidiana ,
Difficile che domani Berlusconi alzi le spalle : « Sono più quelli che votano di quelli che scioperano o manifestano » . Neanche ad Arcore si possono dire più d ' una volta certe sciocchezze . E non solo perché da due mesi gli scioperi sono battenti e diffusi come non succedeva da quindici anni , e domani una folla mai vista confluirà a Roma , malgrado , o anche a causa , del disastro nel Nord . Sono dodici milioni in Italia i lavoratori dipendenti : quelli immediatamente minacciati nel lavoro , nel salario , nelle pensioni . Dodici su 57 milioni di italiani , su 40 milioni di elettori . Ognuno di essi ha , legate alla sua esistenza , almeno una o due persone . Ma soprattutto , non sono una parte come le altre : se si fermano loro , si ferma la città , la regione , il paese . È così oggi e sarà così domani , perché anche un terminale resta inerte senza la mano e la testa che lo accendono e interrogano . Se si fermano dodici milioni di altri cittadini , l ' impatto simbolico è grande ma la macchina produttiva e amministrativa cammina . Anche se si fermano gli otto milioni di cosiddetti « autonomi » ; perfino i fatali camionisti , ce ne vuole perché da soli inceppino tutto come farebbero due , tre , sei giorni di sciopero dei salariati . Sarebbe la paralisi . La guerra sociale totale . Sui salariati se ne son dette di tutte , soprattutto che , in declino la grande impresa , erano una specie in estinzione . Ma il lavoro salariato resta il sistema sanguigno della società industriale e postindustriale , per diffusa e retificata che sia . E mentre nel voto si confondono salariato o padrone , manager o casalinga , peso e potere sociale sono un altro paio di maniche . Da due mesi questo è tornato a evidenziarsi sullo schermo della società non virtuale . Sono corpi che non entrano in fabbrica o in ufficio , mani che non attivano macchine o computer , non alzano lo sportello , non emettono biglietti , non mettono in moto vagoni , tram e ferrovie . Mutano , luogo per luogo , il ritmo delle giornate , i meccanismi del quotidiano , l ' uso della città . E nei paesaggi metropolitani , dove non si addensava che il passeggio domenicale , si materializzano presenze aggregate , fuse in manifestazioni e cortei , parlanti . La società ha ripreso voce , altro che l ' anonimia dei sondaggi . Sono voci diverse , domande , volontà , tensioni , anche lacerazioni , non riducibili a numeri . Con costoro in piazza si tratta o gli si gettano contro gli odierni corrispondenti dei carabinieri a cavallo . E questo è il problema di Berlusconi . Ma su che cosa e come si tratta è anche il problema dei progressisti , o come diavolo si vogliono chiamare . Quel che vuole Berlusconi è ridurre il peso contrattuale , rendere la massa dei salariati plastica alla « competitività » , in un mondo dove esiste una sorta di dumping del mercato di manodopera , cinque o dieci volte più a buon prezzo nell ' Est europeo e in Asia . Perciò si vuole che da noi il lavoro costi meno , diventi precario e flessibile , e a questo giova l ' abolizione degli ammortizzatori sociali . Scuola , sanità , pensione non hanno da essere più un servizio cui si ha diritto : devono essere privatizzati e quindi acquistati , e per poterlo fare competano fra salariati per il posto , concorrano per il salario , si scannino gli immigrati . Per chi resterà a margine se la vedranno le Regioni , con fondi abbondanti dove ce ne sarà meno bisogno , magri dove ce ne sarà : questa è l ' autonomia fiscale . Ma questo modello - non meniamo il can per l ' aia - è stato accettato dai progressisti , Rifondazione esclusa . La caduta del Muro di Berlino per l ' Italia non è stata la rinuncia al comunismo , ma a qualsiasi regolazione politica del mercato . Di qui la inefficacia dell ' opposizione , il suo prendere di petto il governo più sulle regole che sulla finanziaria . Anche il sindacato ha avuto un sussulto soltanto quando s ' è visto che nessuno degli antichi e nuovi patti sarebbe stato tenuto , e la gente si è mossa senza starlo ad aspettare . Non c ' è futuro accettabile per i lavoratori di oggi e quelli di domani , oggi studenti , in questo quadro . Non è una terapia d ' urto , dopo la quale come in passato la crescita tornerà espansione e sviluppo , seppellirà morti e feriti e riaggregherà lembi allargati di società . Il modello competitivo non moltiplica più il ventaglio dei prodotti , non alimenta più , attraverso la redistribuzione salariale , il mercato interno , non mira più ad allargare la sua area : oggi tutti producono le stesse merci per la stessa fascia alta di consumi . Un mercato saturo , nel quale battersi a morte per concorrere a qualità sempre più alta e a prezzo sempre più basso . Che il mercato oggi sia questo lo sa qualsiasi operaio o impiegato della Fiat o di Lucchini o di De Benedetti . Lo sanno gli economisti . Lo sa il governatore Fazio . Lo sa Scalfari , che protesta soltanto per il prelievo di classe . Abbattere i salari , privatizzare i servizi , liberare i movimenti dei capitali non è stata l ' unica scelta anche per i progressisti ? Che propongono , salvo qualche emendamento , D ' Alema , Buttiglione , Spini , Orlando e quant ' altri ? Sottinteso : qualche sacrificio , poi tutto andrà da sé . No , nulla andrà da sé . Domani Roma lo dirà . Non si risponda , per favore : buona manifestazione , come sarebbe bello riavere , al posto di Berlusconi , Ciampi . Alain Minc , che ebbe fortuna anche in Italia per aver firmato con Simon Nora il primo rapporto sull ' informatica , poi come brillante manager del postindustriale e poi meno brillante consulente di Carlo De Benedetti , ha reso pubblico il rapporto sulle « Sfide economiche e sociali del 2000» , affidatogli dal commissario governativo del Piano in Francia . La tesi è sempre quella , ma il bello sono gli argomenti che la adornano . Nell ' ordine : la rivoluzione è epocale . Si è rivelato caduco il contratto che nelle democrazie europee s ' era instaurato dopo il 1945 fra le parti sociali e lo Stato : era basato sulla « compassione » della collettività ( sic ) , radicata nel mito dell ' uguaglianza , sceso direttamente dalla Rivoluzione francese . Con perniciosi effetti . Ha immobilizzato la società , ha frenato le forze produttive più audaci con lacci e lacciuoli . Oggi occorre un altro contratto sociale , fondato non più sull ' uguaglianza , che si misurava sul diritto di ciascuno , ma sull ' equità , cioè sulla capacità di adeguarsi al modello dell ' attuale economia di mercato . La quale è l ' unica , non c ' è alternativa . Meglio che l ' Europa si renda attraente subito per i capitali stranieri . Come ? Continuando con la disinflazione e accelerando la moneta unica europea , anticipata dal 1999 al 1997 . Magari si comincia da Germania e Francia . Abbassando il costo del lavoro direttamente e tagliando gli oneri sociali , ma sul serio , e quindi riducendo le prestazioni sociali , ma sul serio . In attesa di abolirlo , il salario minimo garantito va ridotto : funziona contro i disoccupati . Eccetera . Con Alain Minc , firmano il rapporto anche Alain Touraine , Edgar Morin , Pierre Rosanvallon . La sinistra pensante . Un ' idea geniale da Reims , quella del viaggio di Rossini . Il 23 ottobre scorso la società di promozione Athletics e una ventina di imprese nazionali hanno indetto la corsa del disoccupato . Quota di partecipazione : lire 15000 , scarpe e maglietta a carico del partecipante . Fornito dai promotori l ' originale cartello da appendere sulla schiena con su scritto il curriculum vitae . Tre percorsi : minimo io chilometri , meglio i 21 , consigliata la maratona dei 42 . Si tratta infatti di mettere in luce i disoccupati dotati di maggior tenacia e spirito di sacrificio , qualità più apprezzate dalle imprese . Uno scherzo ? Una provocazione di qualche Centro sociale ? No , la corsa è stata patrocinata dal Comune di Reims e dall ' Anpe ( Associazione nazionale per l ' occupazione ) , che ha offerto ai concorrenti una consulenza per la formulazione ottimale del loro profilo professionale .
Finale di partito ( Rossanda Rossana , 2001 )
StampaQuotidiana ,
L ' Unità ha dato ieri le cifre dei congressi di sezione ds finora svolti , circa la metà delle seimila sezioni ancora in vita . Sarebbero centomila partecipanti su seicentomila iscritti dichiarati . Cifre in parte litigiose , ma non tanto da modificare il risultato : la mozione Fassino ha il 64% , quella di Berlinguer circa il 32% e quella di Morando circa il 4% . La partecipazione è scarsa , il dibattito pressoché nullo . Il congresso Ds non fa neanche notizia . Questo è il dato più impressionante . Dopo la sconfitta del 13 maggio pareva incalzare l ' interrogativo : com ' è che una grande forza politica , che aveva retto al 1989 , è scesa al minimo storico , pesa meno delle altre , già assai meno forti , sinistre moderate europee ? Non era un interrogativo soltanto degli iscritti , ma del paese , che aveva amato o detestato il Pci e poi , benché ridimensionato , il Pds , ma su di esso si divideva o determinava , i suoi congressi infiammavano gli spiriti . Ora al congresso ci siamo ma non interessa più di un congresso , che so , delle Acli . E ' la guerra , si dice , che offusca tutto il resto . E ' vero , ma perché dai Democratici di sinistra non è venuta su di essa una sola parola diversa da quella del governo , che era uguale a quella di Bush ? Se non si sente la voce dei ds è perché non c ' è . E non c ' è da nessuna parte , benché per la prima volta essi andassero con mozioni separate al congresso . Ma sulla guerra Giovanni Berlinguer non s ' è espresso diversamente da Fassino . Nessuna analisi differente , neppure un tentativo di chiedersi perché il jihad , che dieci anni fa era pochissima cosa , sia cresciuto fino a diventare un pericolo mortale , perché il tollerante Islam sia oggi in così gran parte fondamentalista , e il fondamentalismo diventi terrorismo . Nessun ammonimento sulla inaccettabilità della guerra prima ancora che sulla sua insensatezza , perché se di odio all ' occidente si tratta non farà che alimentarlo . Nessuna proposta su un che fare che modifichi un Medio Oriente che noi , occidentali , abbiamo strutturato , risanandone almeno le ferite più purulente come quelle della Palestina . L ' Europa è scomparsa nel generale ossequio al Dipartimento di stato e in essa sono affondati i ds . La guerra è , come sempre per la sinistra , un crudele rivelatore . La sinistra ds credeva di potersi distinguere da D ' Alema sul lavoro , senza andare troppo in fondo sulla globalizzazione , che è stretta all ' impero unico , a sua volta stretto , checché si speri , al sistema militare di dominio , chiamato ormai ogni due anni a preservare coi carri armati l ' ordine mondiale . Pensava in questo modo di allargare i consensi raccogliendo anche un centro veltroniano che a una presa di posizione più netta non sarebbe stato . Era una modesta operazione e non ha funzionato . In tre settimane la mozione di Giovanni Berlinguer è precipitata dall ' adesione di quasi la metà degli iscritti a un po ' meno di un terzo . Meglio sarebbe stato partire e tener fermo su una identità più limpida che funzionasse contro il liberismo e la guerra , perché se si tratta di dividersi almeno farlo su questioni fondamentali . In mancanza di questo , i congressi sono diventati una modesta conta con scarsa partecipazione . Delusione o indifferenza o tutt ' e due : se l ' esito è scontato , discutere che senso ha ? Eppure pareva , ed era stato detto , che era in causa la sopravvivenza stessa di un grande partito : D ' Alema e Veltroni credono di non averne bisogno , credono che gli basti un comitato elettorale e l ' entratura nei luoghi giusti . Ma la mozione di sinistra non puntava a una rianimazione di quel corpo collassato ? Non c ' è stata , se al congresso dei ds nessuno bada è perché non c ' è a che badare .
Paure ( Rossanda Rossana , 1994 )
StampaQuotidiana ,
Non è la prima volta che gli italiani si precipitano compatti a destra , osserva su « La Stampa » Norberto Bobbio , ricordando che anche nel 1948 la grande paura della sinistra portò a quel voto democristiano che ci avrebbe condizionato per mezzo secolo . Anche altri hanno scritto di questa paura della sinistra che continuerebbe a far tremare le masse . Nel 1994 paura dei progressisti , cavallo di Troia dei comunisti ? Stento a crederlo . Nel 1948 l ' Urss era uscita dalla guerra come grande potenza , che , dopo aver fermato i tedeschi all ' Est e ripreso Berlino , aveva il controllo su Polonia , Cecoslovacchia , Ungheria , Romania , Bulgaria , per un poco la Iugoslavia e i paesi baltici . La minaccia sovietica era assai minore di quel che si dice , per le disastrose condizioni nelle quali l ' invasione tedesca aveva lasciato l ' Est e perché Yalta aveva fermamente determinato le aree di influenza a favore della intatta potenza militare ed economica americana ; ma si poteva temere , almeno in Italia e in Francia , una egemonia dei partiti comunisti . Erano diventati forti nei fronti popolari , avevano praticamente diretto la resistenza , il fascismo faceva orrore , una ventata di sinistra spolverava gli scaffali della vecchia Europa . Ma nel 1994 ? L ' Unione Sovietica non esiste più . Le grandi potenze che si affacciano nel mondo , Germania e Giappone , sono per i borghesi del tutto rassicuranti . Minacce di armate rosse non se ne vedono . Va da sé che il comunismo è morto , e in ogni caso l ' Italia sembra tutto fuorché sull ' orlo d ' una rivoluzione operaia . Nessuno mi persuaderà che chi ha votato Berlusconi , Fini e Bossi lo abbia fatto per timore della dittatura del proletariato . Per timore di espropri , nazionalizzazioni , comandi operai in azienda . Quel voto massiccio del triangolo industriale non è un voto « contro » la sinistra , è un voto « per » la destra . Nella sinistra non credono più perché pensano che ormai padroni , capitale , Europa dei tedeschi che l ' hanno fatta , la società è diretta dai più ricchi e più forti , la competitività è selvaggia attorno a una torta non sufficientemente vasta e da dividere fra tutti . Il Nord non ha votato per la democrazia e l ' Occidente , ha votato per sé . Ha detto addio al « vecchio sistema politico » perché « assistenziale » e ha affondato Martinazzoli e Rosy Bindi perché ancora proponevano una relativa suddivisione dei carichi . Chi ha , non intende più assistere nessuno . Se ci dev ' essere una sola Italia , sia quella di Fini , dove i poveri stanno al loro posto , i giovani non sono fannulloni , le donne stanno a casa a fungere da stato sociale . Oppure sia l ' Italia di Berlusconi , dove tutto funziona come in una squadra di calcio o un ' azienda , non occorrono le SS , basta un capo del personale ; riconosciamo che c ' è una differenza . Hanno tenuto le regioni rosse perché le amministrazioni di sinistra avevano garantito un modello produttivo di piccole e medie aziende . E il Sud - tolta Roma e la Sicilia , le più vendicative e malate - si è arroccato come poteva . Questo mi pare il senso del voto . Paura per sé in un sistema che ha un solo modello e molto rigido . Non è la classica reazione piccolo borghese . Per questa sarebbe bastata come sempre la Democrazia cristiana . Uno guarda sui grafici la suddivisione della nuova camera e vede la società dei due terzi di Glotz . E sui giornali già si profila un qualche allineamento sui vincenti , che per qualche giorno paiono incredibili alla stampa estera . E chi sarà mai , questo Berlusconi ? Non è neanche fascista come Fini , né maleducato come Bossi . Se non piace agli intellettuali , vuol dire che ha i piedi per terra , saprà far andare le cose , non spaccherà l ' Italia e la farà rigare dritta dalle Alpi a Lampedusa . Chi accetta le regole del gioco entra nel gioco , non senza trarre saporose vendette su chi non ci sta . C ' è però un tratto comune con il 1948; sta nella paura dell ' assumersi responsabilità totali su di sé , marciare sulle proprie gambe in una società terrestre di cittadini in linea di principio uguali . Nel 1948 l ' Italia non si dava , per difendersi dai comunisti , un normale governo democratico , correva sotto il mantello della Chiesa , pregando la Madonna e facendosi consigliare dai parroci . Quella del 1994 per difendersi dall ' esclusione è corsa sotto il mantello dell ' Imprenditore , facendosi consigliare dalla televisione . Non inganniamoci : Rai e Fininvest sono state identiche nell ' irridere alle « utopie » che dividono sfera politica e sfera economica , nel vantare il mercato non come regolatore dello scambio ma come regolatore dei valori , principio dell ' etica pubblica . Un intelligente amico di Milano , Italia chiedeva qualche mese fa a un invitato : ma lei crede ancora che ci siano diritti a prescindere dal mercato ? Lo domandava sul serio , lui non ci credeva più , e l ' altro si difendeva in modo un po ' cattolico . Questa totalizzazione dell ' economico è manifestamente la fine d ' una divisione dei poteri fra politico ed economico , ma con questo è anche la fine di un possibile primato della persona . L ' individualismo del mercato è quello dell ' imprenditore e solo il suo . Chi non ha capitale è macchina o merce o consumatore , non è metro sul quale si misura il modo di produrre e organizzare la propria esistenza . E qui s ' è verificato l ' incontro fra destra e postmoderno , nella riduzione dell ' io debole a privatezze che lo rendono solipsista , se ha un certo reddito , e obbediente , se non lo ha . Si tratta d ' una appena travestita regressione a prima della Rivoluzione francese . Non è un ' operazione semplice e scompagina le culture . Se il 1994 segna una data storica , è nel senso che il carisma della Chiesa ha ceduto a quello di Berlusconi . La Chiesa era tornata sulla scena politica dopo una lunga assenza per invocare l ' unità dei cattolici contro il capitalismo selvaggio e in favore di quello temperato dalla solidarietà e dai valori che vorrebbe Martinazzoli . Ma non ha funzionato , perché nessun valore ha mai temperato le scelte del capitale ; le ha moderate talvolta lo Stato moderno , e con la stessa mano sorrette , diminuendo gli attriti che il suo selvaggio procedere provocava . Forse che le politiche sul mezzogiorno non hanno fornito un esercito di riserva al Nord , e la spesa pubblica non ha permesso i bassi salari ? Per favore . La Chiesa sarà per il primato dell ' uomo , ma non per quello del cittadino . Tutta la sua storia dopo i Padri è una trattativa con i poteri per spartirsi il terreno , a loro gli eserciti e la proprietà , alla sede di Pietro la gerarchia dei valori . Ma nei momenti di impetuosa crescita del capitale , essa perde sempre . Le strade del Signore sono infinite ma quelle del capitale sembrano più sbrigative . Così l ' Italia si è scristianizzata . Non era vero che la parola partito destasse ormai in tutti una vivace repulsione . Lo credevamo a torto . Berlusconi ha parlato con orgoglio del suo partito , spuntato come un fungo : la sua rapidità di crescita , ha detto commentando il voto , dimostra come l ' Italia fervesse del bisogno di raggrupparsi , fare finalmente riunioni e dedicarsi al volantinaggio . Le mancava soltanto la sigla giusta . Anche quello di Fini è un partito , e muscoloso . E un partito è la Lega , con attivisti , congressi , funzionari e tutto . Dunque la forma partito va ancora . Va per quello che avevamo stigmatizzato come il suo maggior vizio , la centralizzazione , il potere del capo . Dunque quel che si voleva non era tanto distruggere i partiti , ma adeguarli ai soggetti postindustrialmente ruggenti . Anche il precetto dell ' onestà si è rivelato relativo , Berlusconi s ' è arricchito alle spalle dei cittadini con il Caf ? Che altro poteva fare . C ' è qualche piccolo sospetto su legami mafiosi ? Bisogna essere garantisti . Tutto è relativo . E quanto al leader referendario , l ' identificazione diretta , personale , ravvicinata fra cittadino e potere , sarà per un ' altra volta .
Destra e sogno ( Rossanda Rossana , 1994 )
StampaQuotidiana ,
Neanche dopo una travolgente ondata elettorale abbiamo una destra che riesce a essere presentabile , o almeno capace di sembrarlo come nel resto d ' Europa . Ne abbiamo tre lacerti impossibilitati al compromesso e trascinati in una zuffa per il primato alla fine della quale almeno uno resterà cadavere sul terreno . Gli opinionisti dell ' ex centro vorrebbero che fosse Bossi , quelli dell ' ex sinistra preferirebbero Berlusconi . La testa di Fini non la chiede nessuno , perché per ora si tiene defilato alle spalle del cavaliere . Non sorprende che in Italia non sia agevole per la destra darsi espressione politica coerente . Fino a ieri l ' altro è stata fascista , poi democratico - cristiana e poi democristian - socialista , e tutte e tre sono finite indecentemente . Né va da sé un riproporsi sotto forme fasciste nell ' Europa del 1994 : per questo , si suppone , Vittorio Foa o Norberto Bobbio ritenevano finita la funzione dell ' antifascismo e Lucio Colletti garantiva l ' innocuità di Fini . Con qualche imprudenza , perché un grosso voto fascista apre la strada a uno Stato manganellatore , e non è detto che se la crisi sociale si acutizza esso non torni utile : dopo una prima perplessità , « Le Figaro » invidia all ' Italia un governo che saprebbe rispondere meglio di Balladur ai disoccupati e ai giovani in piazza . Né è facile tornare democristiani malgrado le preghiere dei vescovi . Nelle pentole scoperchiate da Mani pulite è esplosa l ' unità politica dei cattolici , metà dei quali si sono consegnati al signore degli spot , subito seguiti da metà della Chiesa . Un partito cattolico doveva essere interclassista e per l ' interclassismo spazio non ce n ' è più . La domanda più interessante è perché da noi non si sia mai formata una destra moderna e liberale . Einaudi fu presidente più per stima che per convinzione , Malagodi restò poca cosa , inutilmente Pannunzio , Scalfari e Ad hanno coltivato i fragili La Malfa o Segni , o qualche altro si è illuso su boccioli presto degenerati , tipo Martelli o i radicali . È dall ' epoca di Beccaria che una borghesia puritana e industriosa , una cultura conservatrice e liberale non abitano qui . Qui abita in Bossi , sola novità , l ' eredità della incompiutezza capitalistica del paese . Essa riflette anche nei nostri confini la nuova divisione del mondo , non più fra capitalismo e socialismo , fra Stato e Stato nazionale , ma fra zone forti e zone deboli . Perciò Bossi è altro da Fini e Berlusconi , e venderà cara la sua pelle . Quanto a Berlusconi , è la sinistra sconfitta a vedere in lui un capitale nazionale a statura europea , piuttosto che le banche continentali che ne conoscono i conti . E Fini , sarà tanto se al parlamento europeo qualcuno non chiederà di metterci fuori dalla Comunità , se lo portiamo al governo . Già Ciampi ha avvertito che gli dorrebbe di essere stato Facta . Mentre la destra insegue se stessa , gli intellettuali di sinistra inseguono i sogni . Pensare che erano stati severamente ammoniti di tornare a terra , smetterla con il messianismo , le utopie , le chimere del socialismo e , Dio non voglia , comunismo . Massimo Cacciari confida a « Repubblica » che se i progressisti non ce l ' hanno fatta è solo per via dell ' immagine : alla faccia nuova e seducente di Berlusconi non hanno opposto che quella nota e poco amena di Occhetto . Ma quel che in Cacciari suona ancora come un certo disprezzo per le élections piège à cons , in molti nostri amici diventa filosofia e la confidano al « Cerchio quadrato » . Il « polo della libertà » ha vinto , scrivono domenica scorsa , non perché prometteva occupazione e meno tasse , ma perché , come Ariel nella Tempesta , liberava la fantasia , dava voce alle pulsioni del profondo , esprimeva spinte esistenziali . La mancanza della sinistra non è stata di idee , per non dire di progetto ( tediosissima parola ) ma di miti e di sogni . Soprattutto di sogni , perché il mito ha un suo qualche spessore e durata , talvolta ha a che fare con il logos , il razionalismo , l ' illuminismo , l ' assolutismo laico che ci hanno malefiziato finora . I bisogni , come dice la parola stessa , sono in gran parte fatti di sogni . I progressisti non l ' hanno capito e ci hanno inondato - basti pensare alle loro prestazioni televisive - di concretezza e materialità , antico vizio da modernità perdente . Non che le cosiddette questioni sociali siano irrilevanti , ma quel che conta sono le vie esistenziali del malessere , che dipendono dall ' immaginario . La tv ammonisce il nostro bieco economicismo che non è l ' essere a determinare la coscienza ma viceversa . All ' anima . Non l ' avevano capito neanche i francofortesi , e Dio sa quanto diffidassero dalle trappole . Ma sono poi trappole ? Le mie amiche della differenza lo chiamano ordine simbolico , insistono che è decisivo , ma talvolta scordano che gli ordini simbolici non si inventano , non si autolegittimano , non vanno in parallelo agli ordini reali , ne sono una proiezione e tendono a eternarli . E quindi non si abbattono per dichiarazione . Un ordine simbolico diverso presuppone o impone ordini sociali diversi . In questo senso è vero quel che altri scrive : che non è più tempo di disvelamenti . Tutto è disvelato nella sua serializzazione e mercificazione , ma ambedue sono accettate . Finiamola di credere che la gente non sa quel che vota . Ha votato Berlusconi non perché appariva favoloso , ma esattamente quel che è , un padrone lombardo furbo che ce l ' ha fatta con il Caf e dopo . Da soli gli italiani non pensano più di farcela , se mai l ' hanno pensato . Questa è la miseria , e miserabilismo è lo starci . Fuggendo nell ' immaginario e affidando alla genetica vocazione antiautoritaria del mercato di regolare le cose per noi , spazzando le escrescenze patrimoniali del potere , che dovrebbero mettere in contraddizione il Berlusconi profittatore di regime con il Berlusconi liberista e garantire la società « sana » . Sana come la Mosca di Eltsin ... ma via , prendiamo il meglio , la Germania , il Giappone , il Sudest asiatico , New York , Messico . Che il mondo sia ammalato e si aggraverà se non cambia un sistema fondato sulla competitività , si dice oggi correntemente a Bruxelles e alle Nazioni Unite . I progressisti invece ne dubitano , e sono pronti a battersi il petto perché sugli spiriti libertari del mercato sarebbero stati messi lacci e lacciuoli , e sui lavoratori troppe provvidenze . Basterebbe che la gente desse retta alle proprie domande immateriali invece che a quelle di salario , magari autoledendosi per un po ' , e tutto si aggiusterebbe . Come dice il Fondo monetario internazionale . Cari amici , perdiamo perché siamo incantati dall ' avversario . Di che materia sarebbero fatti i nostri sogni se è stato un abbaglio credere di dovere e poter cambiare questo mondo ? Su che cosa fonderemmo una comunità altra , se già sono garantite da questa le ragioni della libertà ? Se non è questione di vita o morte per sette degli otto miliardi di persone che fra un po ' siamo , e ormai per un margine crescente delle nostre periferie ? Non si fa politica senza necessità . Non è un optional . Se le cose vanno da sé e in fondo non tanto male , facciamo a meno della sinistra o almeno non prendiamola sul serio . Perché tanta enfasi ? Sembra sempre che cada il mondo e invece abbiamo solo i fascisti di ritorno . Enrico Ghezzi ha fatto vedere a Fuori Orario , la notte prima del voto , Tre inni a Lenin di Dziga Vertov . Curiosa scelta e bizzarro prodotto . Girato negli anni venti , montato nel 1934 - alle spalle di quel Congresso dei vincitori del cui Comitato centrale sarebbero rimasti vivi in una dozzina - e rimontato con musiche orrende negli anni settanta . Le immagini bellissime parlano di un sogno . Mio , dice la gente , tutto mio . La mia terra , la mia fabbrica , la mia elettricità , il mio libro , il mio potere . Mio di lui , mio di lei . Mio di tutti . Neppure la grondante retorica delle scritte non so quando sovrapposte offusca questo sogno dei sogni , cui abbiamo rinunciato non per troppa scienza . Per troppa paura di vedere che cosa è stato , dove e perché s ' è spezzato , gli giriamo attorno , coltiviamo risentimenti e oblii .
Televisione ( Rossanda Rossana , 1994 )
StampaQuotidiana ,
Che in nessun paese un solo signore possieda tre canali più tre è certo . Che nessuno se li tenga quando diventa presidente del Consiglio , è certo . Che Berlusconi venne vide e vinse perché possiede tre più tre canali tv , è meno certo . Se lo fosse , non si capisce perché nel 1963 quando la Rai era tutta ferreamente democristiana la Dc perdette . E invece la sinistra , che in due mesi di campagna elettorale ebbe sei volte dieci minuti di spazi spaventosamente autogestiti , più il messaggio finale fra gli altri , andò avanti . Come media non aveva che « l ' Unità » e 1'«Avanti ! » , maldestri fogli e foglietti che risfogliati sembrano ancora più distanti dalla tv di Bernabei di quanto oggi i quotidiani siano dal video . Eppure quella tv unificò la lingua ma non la testa degli italiani . Il fatto è che la testa si formava anche su altro , la mediatizzazione non era la sola forma di socializzazione , o il suo sostitutivo . Qualche milione di persone si era fatto cittadino nel reticolo dei partiti e sindacati , e sì , anche delle parrocchie , era divenuto soggetto nel confliggere delle idee e delle identità sociali , scoperto e agito nel luogo di lavoro in città o nelle campagne in naufragio . Per poco che contasse quel cittadino parlava , chiedeva , protestava , si univa ad altri , si faceva un giudizio . Aveva una idea di sé che comparava con altri , che gli erano noti e meno noti , dalla fabbrica alla scuola alla cascina al comizio alle prime lotte di strada . Esercitava un frammento di potere del quale aveva qualche frammento di pratica . Accendeva il televisore accanto o dopo una esperienza politica ravvicinata che fungeva da filtro . Sapeva distinguere l ' immagine dalla realtà , metterle a confronto , e divorava immagini senza rischio di una perdita di sé . La pervasività della tv non sta dunque nella diabolicità del mezzo , sta nell ' essersi fatto il cittadino non più che spettatore , atomo e quindi unidimensionale , senza altra idea di sé che quella ricevuta dal video e i suoi annessi , e docilmente rinviante al video lo stesso comando che quello gli suggerisce , per cui l ' uno riflette l ' altro all ' infinito . Faremmo meglio a chiederci perché è avvenuto . Negli anni settanta avrebbero avuto un bel cantare , Berlusconi e Fiorello . La tv non ci ha espropriato , ha riempito un vuoto di un altro esproprio . Autoesproprio . La sinistra parlamentare non ha predicato che la politica moderna era consenso , e quella extraparlamentare , uomini e donne , che della politica se ne aveva abbastanza ? Non hanno tutti accettato che il partito fosse leggero o non fosse ? Ma che vuol dire leggero se non ridotto a comitato elettorale addestrato a fornire immagini suggestive ? Il partito leggero espropria la sua base della stessa possibilità d ' una esperienza politica magari elementare ma diretta . Compreso il come del finanziamento : non le case del popolo e i festival fai - da - te dei pesanti partiti operai e popolari furono costruiti dalle tangenti , ma il leggerissimo Psi . La famelica Dc di Milano ai tempi di Mongini non aveva neanche diecimila iscritti . Quando Mario Segni dichiarò , con la lungimiranza che lo distingue , che politica altro non doveva essere che fiducia negata o data ogni quattro anni dal singolo al deputato della sua circoscrizione , non solo riduceva l ' Italia del 1994 all ' Inghilterra del circolo Pickwick , ma riduceva la formazione della coscienza politica a cosa tanto fragile , che basta un soffio a volgerla da una parte all ' altra , ed egli per primo ne ha pagato il prezzo . Quando nel plauso generale Orlando ha distrutto i consigli comunali , ha deprivato il paese e anche la sua causa di decine di migliaia di persone che avevano un ' idea di che significa amministrare una società complessa . In pochi anni tutto il tessuto politico - sindacale - sociale è stato concordemente demolito , da destra e da sinistra . È a quel punto che gli italiani sono diventati carta assorbente . Può esserci una televisione di sinistra ? I francofortesi e per ultimo Enzensberger dicono di no : la tv , come tutte le immagini in movimento , induce suggestioni più che pensieri , imponendo tempi e scansioni alla ricezione , mentre il lettore si dà tempi e scansioni suoi . Una distanza che gli permette di accogliere o rifiutare . Lo sanno Placido e Guglielmi , grandi lettori e sostenitori del libro colto per chi si presume dotato di intelletto , e dello schermo incolto per il telespettatore , che si presume mediamente debole . Chi amministra le immagini gioca su questo , sia nel messaggio esplicito sia in quello subliminale - del quale molto si parlava quando ci si sarebbe vergognati di Funari . Ma questa tv non libera l ' immaginario , gli suggerisce degli stereotipi costruiti sulla media di desideri semplificati ( denaro , successo , sesso ) e trasgressioni consentite . È questa la tecnica dei serials , che diventa obbligata anche per chi li fabbrica , come spiega Altman . E tuttavia , come dimostra Altman , non c ' è mezzo che non possa suggerire una presa di distanza dalle sue proprie trappole . Che non lo voglia fare non implica che non lo possa fare . C ' è chi lo ha fatto , Blob . Non quando ha opposto alle immagini del giorno immagini estranee , portando per mano il telespettatore a dire : ma guarda un po ' che roba , sembra un politico è invece un sedere di donna ( a destra o al centro o a sinistra usano il sesso femminile come negazione e sprezzo , stile caserma ) . Ma quando fa parlare immagine contro immagine , dallo stesso giorno e tempo e mondo , facendole dubitare di sé , cioè nel modo più antipubblicitario possibile . E usando dei moduli del mezzo , ripetitività , ossessioni . Sono Blob e qualche volta il palinsesto dell ' imprendibile Fuori orario che a volte ci accomiatano con una riflessione invece che con una suggestione . Questo sarebbe al fondo della discussione su una tv o radio « di sinistra » . Ahimé , siamo però molto al di qua del fondo . Forse che negli anni novanta è stato diverso il messaggio esplicito della Rai e delle private ? La Rai , con la coda di paglia della lottizzazione , ha forse osato dire che « pubblico » non equivale necessariamente a « statale » , stato non equivale a somma fra partiti , partito non equivale ad apparato ? Non ha osato . Ha umilmente portato acqua al mulino del privato , del governo antiparlamentare , delle corporazioni . Curzi e Santoro , come Scalfari , hanno pensato che liquidando il pubblico e i partiti , la crisi del Caf avrebbe colpito solo il Caf e la valanga si sarebbe gentilmente fermata ai piedi prima di La Malfa , poi di Segni . E invece non s ' è fermata affatto . Anche i loro argomenti avevano aiutato il parto del figlio naturale del Caf , Berlusconí , che ora li affligge , nonché la banalizzazione di Fini . Eppure l ' andamento dell ' opinione durante questo genere di crisi è scritto da Weimar in poi in lettere minacciose sui muri del secolo , e qualche riflessione sul come portare in altre acque la crisi d ' un detestato sistema si sarebbe potuta fare . Ma non l ' hanno fatta . Hanno gridato « in galera , in galera » come un tempo faceva Bracardi , mentre Corrado Augias , che oggi si duole del supermercato Fininvest , se doveva presentare a Babele un libro se ne scusava , indorando la pillola con amenità distraenti . Anche Elvira Sellerio ci fa sapere che la sola idea di far « cultura » in Rai le fa venir mal di testa . Non è che la sinistra non abbia detto . Ha detto , ha detto . Ha deciso che la gente è troppo debole per tollerare una critica - critica , e che al nazional - popolare si poteva sostituire dell ' altro che non fossero pappette sessual - popolari - antipolitiche - antipartitiche - anticomuniste . Se questa non è stata egemonia della destra , mi sparo . Tutti costoro si difendono dicendo che la tv non fa che riflettere l ' odierna realtà . Ma andiamo . E come potrebbe ? La tv , come un giornale , ne sceglie pochi sprazzi e li illumina , sprofondando il resto nel buio . È un teatro . Perché vergognarsene ? Si risponda del testo e della messinscena . Scrivo queste note appena finito il « Tg 1 » delle 13.30 di martedì . Dell ' universo ha fatto 22 notizie . Otto delitti , ma tredici scenari di morte , due guerre e una necrologia inclusi ( sarebbe interessante chiedersi perché riflettiamo l ' universo come morte ) . Poi un governo . Un fatto privato . Tre notizie economiche . Tre di teatro . All ' ottavo posto il primo risultato elettorale del Sudafrica : vittoria di Nelson Mandela , testuale : « I neri ballano » . Una sola volta la realtà ha dominato . Sulla fine di Ayrton Senna la tv non ha fatto in tempo a decidere il registro , e ha mandato in onda quel bel volto sorridente , la macchina sfasciata . Senna santo , Senna libertino , l ' accusa alla pista e agli interessi , la difesa della pista e degli interessi , che i piloti vivano , che i piloti muoiano se no che spettacolo è ? E gli stessi che piangevano « è finita la speranza di riscatto del Brasile » , e avevano pagato perché ogni volta che correva poteva morire . Niente tornava , tutto si contraddiceva , era un gigantesco Blob . Molto utile .
Italiani brava gente ( Rossanda Rossana , 1994 )
StampaQuotidiana ,
In Francia e in Germania e in Spagna non si raccapezzano che in Italia i fascisti siano al governo . Se Balladur avesse un uomo di Le Pen come vice primoministro , se Kohl avesse chiamato qualcuno designato dai Republikaner , se in Spagna Aznar si porterà dietro qualcosa di più di Manuel Fraga , strilleremmo come aquile . È per l ' Italia che gli italiani hanno un occhio di riguardo , si offendono , si perdonano . Sono davvero fascisti quei ministri , o piuttosto ex fascisti o postfascisti ? Davvero Fini si prepara a liquidare Berlusconi e far scrivere a D ' Onofrio le leggi speciali , sciogliere il parlamento , internare i progressisti , buttare in acqua gli immigrati , preparare le liste degli ebrei , prenderne i beni e sterminarli - come fecero i padri , Almirante incluso ? È più verosimile che punti al progetto inseguito fin dagli anni cinquanta , dar vita a un partito nazionalista e conservatore che giusto mancava in Italia a destra della Democrazia cristiana . È la tesi di Lucio Colletti . Sennonché gli eventi sono precipitati e il famoso vuoto è stato riempito , al Nord , dalla Lega e , dalle Alpi alla Sicilia , da Berlusconi ; l ' urgenza di una « vera » destra è stata esaudita . Al Msi - An toccherà quindi spiegare che razza di destra è . Perché c ' è di tutto . Prendiamo per buono quel che di sé dice Fini , innocente per età . Ma Rauti ? Ma la galassia di sigle e siglette , avanguardie nazionali e ordini nuovi più o meno defunti e terze posizioni , e di riviste e rivistine fra celtiche e mediterranee , ispirate da Julius Evola venendo in giù fino a Marco Tarchi , e i congressi e i raduni con gente di Le Pen , tipo Pierre Vial , i ragazzi di Schoenhuber , i nipotini di Nolte , gli Alain de Bénoist e gli Irving ? Costoro non si sentono affatto post , hanno dietro di sé non nostalgie ma , ahimè , idee : la destra « rivoluzionaria » non ne è sprovvista affatto . Sarebbe comodo che un ' idea tremenda non fosse un ' idea . La tradizione aristocratica , signorile , gestuale , eroicista , valoriale contro la serialità del moderno , razzista classica o differenzialista ( quanto soffrono i neri a Birmingham ) dilaga per rivoli nell ' indifferentismo debole dell ' oggi . È interessante vedere che farà Fini di costoro . E del suo partito , che di idee ne ha poche ma tiene aperte le sezioni , è presente sul territorio , mena le mani e alimenta la fiamma ? La rete militante del Msi non è fredda come il suo segretario , è attiva e vendicativa , Mussolini è il suo martire e i suoi militanti stanno ridendo del giuramento che prestano i loro ministri . È stata legittimata prima da Berlusconi e poi dagli elettori del « polo » per quel che è , non per quel che non sarebbe più ; lo zoccoletto duro che per anni raramente ha superato il 6 per cento e raramente è sceso sotto il 3 , si è triplicato in tre mesi . Non è detto che Fini voglia e possa liberarsene . Per non parlare delle logge e del Sisde . La vera domanda è se dilagherà o no . Salvo i pestaggi e le oscurità delle trame negli anni settanta , l ' Italia ha convissuto con quella frangia , e ha persino considerato che non andava soggetta senza eccezione alla legge che proibisce la ricostituzione del partito fascista e punisce l ' apologia del fascismo ; meglio era non creare dei martiri né sprofondare certi umori nella clandestinità . Si vedevano , quello erano , quello sarebbero restati . Ragionamento non sciocco , finché la vaccinazione antifascista ha mantenuto immune il resto del paese . Ma è immune ancora ? Non mi conforta la tesi che nulla sarebbe cambiato perché oggi hanno votato Msi coloro che prima votavano Dc . Intanto , c ' è un buon mucchietto di giovani che votano per la prima volta dopo il referendum e che nel giro di un anno sono passati dal fervore per Mario Segni a una delle tre destre , scegliendo quella di radice fascista . E poi non è indifferente che non andasse da sé , fino a un anno fa , votare Msi o dare del tu al suo segretario in tv . Era un bene che una pregiudiziale antifascista fosse nel senso comune . Ora è caduta . Perché ? Non basta dire che la corruzione rivelata da Mani pulite ha dato spazio a un partito che al potere non era mai stato e dunque non era corrotto . Non solo a Roma il Msi ha fatto esperienza di governo . Il successo di Berlusconi dimostra quanto fosse ambiguo un certo moralismo considerato popolare : tutti sapevano che Berlusconi è nato e cresciuto sui favori , in altri paesi impensabili , del Caf e specie dell ' abominato Craxi , ma egli non ne ha pagato alcun prezzo ; anzi ha fatto strage dei voti degli integerrimi lumbard , e si capisce che Bossi soffochi di collera . La spinta non è stata a un ingenuo rinnovamento , è stata a destra . E a destra non ha trovato più dighe . Il fascismo era tornato frequentabile . Perché poi che cos ' era mai stato ? I fascisti erano un po ' bestie , ma vuoi mettere con i nazisti . Quando i tedeschi fanno una cosa la fanno sul serio , noi a metà . Prendiamo l ' antisemitismo : Renzo De Felice ci ha spiegato che fino al 1938 non c ' era , che allora Mussolini è stato tirato per i capelli a emanare le leggi razziali , per altro « blande » , e che se dal 1943 al 1945 ci sono stati persecuzione , arresti , deportazioni , si deve all ' occupazione tedesca . Uno sguardo doppio si posa da sempre sulla Repubblica sociale italiana : per gli ideologi del Msi è un modello di fascismo rivoluzionario , depurato dai compromessi borghesi del Mussolini prima edizione , per l ' opinione corrente non è stata che un ' accolita di scagnozzi , collaborazionisti che non ci rappresentano affatto , anzi a guardar bene non erano propriamente italiani . Hanno rastrellato e deportato su ordine altrui . Possiamo essere servi , codardi , albertosordisti , certo . Ma per natura non feroci . Italiani brava gente . Poca della cultura democratica ha fatto i conti con questo cliché , recentemente esplorato da David Bidussa . È una bella vergogna che soltanto alcuni intellettuali ebrei si soffermino su questa sorta di revisionismo aborigeno , nutrito di un ' idea benevola di noi stessi . Non diamone la colpa al solo De Felice . Quell ' animo trascorre , dopo Rossellini , su tutto il cinema neorealista . I federali facevano ridere . Ridere è sano e dissacrante . Ma qualche volta comodo . Abbiamo volentieri banalizzato il fascismo . E parti insospettabili hanno banalizzato l ' antifascismo . Quando alcuni nostri grandi vecchi , certo non indulgenti verso il passato , hanno proposto di togliere di mezzo assieme alla pregiudiziale anticomunista anche quella antifascista hanno fatto un ' operazione per metà revisionista per metà illuminista . « Revisionista » perché inconfessatamente assume a vera radice del fascismo quella paura del comunismo nella quale le esitazioni borghesi troverebbero , bene o male , una giustificazione . Non a caso la caduta dell ' antifascismo si propone nel 1989 . Leggo in questi giorni le parole di un ostinato liberale , de Viti de Marco , che scriveva ancora nel 1929 : « Contro il caos sorse il fascismo , organizzazione privata di resistenza , segno non dubbio di vitalità del paese » . E persisteva , con parole che oggi fanno particolare impressione : « Noi avemmo in comune col fascismo un punto di partenza , la critica e la lotta contro il vecchio regime » , che era appunto il « parlamentarismo degli interessi e dei privilegi » . Era giusto allearsi con Mussolini perché soltanto in un secondo e « ben distinto momento » il fascismo riplasmava lo Stato che aveva felicemente ricostruito a sua somiglianza , « e così il nostro gruppo fu travolto » . Da riflettere . Illuminista è stata invece la persuasione che la modernità e in particolare il mercato garantiscono , per le necessità della concorrenza , il gioco democratico . Vedi dove si ribalta il marxismo volgare , ultimo exploit del famoso rapporto struttura - sovrastruttura . Il capitalismo come sistema mondiale renderebbe inattuale il ritorno d ' una barbarie . Dopo Biagio De Giovanni , tutta la storia del Pds è stata lastricata da questa sciocchezza . Come se oggi non fossimo in presenza di un processo crescente di divisione , di emarginazione , anche nel Nord oltre che fra Nord e Sud ; come se i fondamentalismi nascessero per caso in questo secolo , residuo del passato invece che prodotto del presente . Così Berlusconi non è fascista ma gli viene naturale di fare il governo con il Msi . Perché no ? I suoi elettori non gli hanno rimproverato questa alleanza . Né gliela rimprovera la sinistra , preferisce accusarlo di aver rifatto il vecchio pentapartito . Tutti suggeriscono di aspettare e vedere . Ma il fatto è già avvenuto : l ' Italia non è fascista , ma non è più antifascista . Non è più democratica in quel senso pieno , anche vigile , che questa parola ha avuto fino a poco tempo fa , è fiacca e desiderosa di essere governata da un uomo forte . Pare composta più da dipendenti dell ' azienda Italia che da cittadini della Repubblica . Poi da cosa nasce cosa .
Keynes addio ( Rossanda Rossana , 1994 )
StampaQuotidiana ,
Non conviene dividersi fra chi considera l ' attuale governo un fascismo bell ' e impiantato e chi un governo di centro destra , in grado di controllare un Msi in mutazione . La prima ipotesi sospetta la seconda di smobilitare gli animi , e forse è vero : ma non sono ragionamenti così diversi . Più interessante è intendersi sulla continuità o discontinuità del nuovo governo : Berlusconi non sarebbe che un Caf muscoloso , Berlusconi è il neoliberismo finalmente al potere . In ambedue i casi l ' aggiunta d ' un partito , il Msi - An , è suppletiva , roba da usare quando occorre menar le mani o frenare i federalismi leghisti . Mario Tronti propende per la continuità , e non certo per indulgenza : una egemonia di destra , scrive , era già avvenuta nel corpo sociale e nella stessa sinistra , oltre che essere costitutiva dei vari spezzoni del centro . Che i fascisti stiano ora nella maggioranza è un problema , non il problema . L ' ampiezza del condizionamento dell ' estrema destra nell ' Italia del 1994 - e di estreme ce ne sono almeno due , quella del Msi e quella del mélange fra integralismo cattolico e fondamentalismi etno - lavoristi dei lumbard - si valuta a seconda di quel che Berlusconi si propone di fare . Ma se ha un senso il crollo del sistema politico avvenuto tra il 1992 e il 1994 , anche grazie a quel minamento del comune sentire democratico che Tronti descrive e che è precipitato nel referendum , è che esso segna il venire a fine dell ' antico rapporto fra struttura del capitale italiano e uno Stato che , dal fascismo in poi , è sempre stato non solo legato ad esso , ma assieme protettore e protetto e negoziatore . La sfera politica e quella degli apparati , strettamente interconnessa nell ' impresa pubblica e nel credito , si sono reciprocamente condizionate come due soggetti . L ' Italia del dopoguerra è stata anzi , con la presenza della più massiccia sinistra europea , un esempio interessante di relativa « autonomia » del politico , e perciò ha allargato la mano pubblica , già stabilita dopo gli anni trenta , e ha esteso un welfare che è stato anche formativo d ' una certa idea dei diritti . La caduta della sinistra e un incerto governo del politico , dopo la morte di Moro e nella arroganza di Craxi , hanno fatto del Caf un apparato autoreferenziale che , a ristrutturazione tecnologica fatta , a liberalizzazione del movimento dei capitali avvenuta , a mercato mondiale unificato , si è rivelato per la prima volta soltanto parassitario . Per un sistema produttivo ansante e obbligato a una competitività almeno continentale cui era impreparato - vecchia l ' automobile , non più specificamente italiano l ' elettrodomestico , indietro l ' informatica , un pasticcio avventuristico la chimica pubblica e privata - lo scassato e ingordo apparato di governo e sottogoverno era ormai solo un ingombro . Con la privatizzazione dell ' impresa pubblica e del credito , e con l ' attacco massiccio agli apparati pubblici della scuola e della sanità , oltre che della pubblica amministrazione in senso proprio , il « sistema politico » è ferito a morte . Con la partitocrazia è affondato , grazie all ' inerzia della sinistra ( che in questo è apparsa complice ) , lo Stato come luogo di conflitto e contrattazione . Torna ad essere essenzialmente apparato classico di repressione - esercito , polizie , funzioni della giustizia . La discontinuità non è piccola . È grande . In essa si ridelineerà la leadership del capitale italiano , messa in questione non solo dal crollo della Montedison e dell ' impresa di Stato , ma dal fiato corto della Fiat . Mi piacerebbe tanto che gli economisti ci dicessero qualcosa su quel che va succedendo nella rete industriale e postindustriale , oltre a rilevare , come vediamo anche noi inesperti , che la piccola e media azienda tira e s ' è data una espressione politica . Si può presumere che in Berlusconi si delinei un primato , un traino dell ' industria della comunicazione ? O no ? Forse il primo atto essenziale del governo sarà nell ' assetto della Stet privatizzata e dei gruppi di controllo ( chissà che farà Mediobanca ) che si formeranno in essa . Nel diluvio in cui sprofondano i cosiddetti ammortizzatori sociali non sarà il Msi a tenere il timone ; fungerà da repressore , fuorviante o magari , come in parte è già avvenuto , assorbente della protesta . Certo Berlusconi non governerà come il Caf , nel momento in cui il comando politico tende a liberare il comando economico . L ' obiettivo è prima andare , con le buone o con le cattive , a restaurare una costituzione formale e materiale prekeynesiana , poi , a Stato dimagrito , si potrà anche ridiscorrere di democrazia . L ' impatto della destra si vede già invece nella destrutturazione dei « valori » del paese , a cominciare da una certa separazione tra Stato e Chiesa , propria del resto dell ' Europa moderna . Prendiamo la scuola : non si capisce a che serva a una borghesia competitiva rinunciare a una formazione e trasmissione di saperi laica e moderna , e finanziare invece tentativi di dominio integrista ; se non che , caduta la mediazione della Democrazia cristiana , l ' alleanza di Berlusconi con la Chiesa passa oggi tramite la destra , vedi il quartetto D ' Onofrio - Guidi - Zeffirelli e Squitieri . Perno , la famiglia . Chi dice famiglia , dice che la libertà femminile è cosa perversa , quando non assassina . È stato presentato alla Camera , prima ancora del voto del governo , un documento strabiliante che forse non avrebbe circolato neppure ai tempi dell ' Opera Nazionale Maternità e Infanzia , cui si ispira . Al centro è la ragazza madre , per la quale si sprecano enfasi e commozione in sintonia con il Movimento per la vita , e ad essa si affiancano spericolatamente i deboli in genere : donne , malati di Aids , handicappati e animali . Sic . Leggere per credere . Dire famiglia significa anche trasportare i diritti del cittadino , il nato o la nata in Italia , sui « genitori » , cioè su una tutela che decide - per esempio in tema di istruzione e quindi in larga parte di socializzazione e destino professionale , perché lo stato , che nella scuola pubblica era proprio la collettività laica , si ritira . Avanti con il bonus per le scuole dei preti e delle aziende , che di quattrini abbisognano . Qui si va dritti verso le encicliche di Woytila e gli umori del cardinal Biffi . Non se ne preoccupa la Libreria delle donne di Milano , sedotta dalla luce che la destra sarebbe finalmente costretta a gettare su alcune donne . Differentemente dalla sinistra che non lo faceva . Ma davvero ? È un pezzo che in Europa e fuori avanzano delle signore , portate da partiti di sinistra o più raramente di destra . Signore in genere fedeli al mandato . Non trasgredienti alcune grandi , da Golda Meir a Indira Ghandi , trasgrediente per eccesso Margareth Thatcher , fedele al padre Benazir Bhutto , al liberismo Corazon Aquino o Violeta Chamorro - le prime che vengono in mente . Adesso c ' è anche Hillary Clinton . Dal 1981 in Francia sono legioni le ministre e c ' è stata una premier , Edith Cresson . Dove sta la differenza tra Franca Falcucci o Rosa Russo Jervolino , Tina Anselmi o Rosy Bindi e Ombretta Fumagalli Carulli o Titti Parenti ? La Anselmi e la Bindi si sono ribellate a ben altro che a un intervento di Berlusconi . Com ' è che non si sono viste ? Quanto a Pivetti , che cosa distingue la sua ascesa alla presidenza della Camera da quella di Nilde Jotti , se non dall ' esservi portata sulle spalle di Bossi , Fini e Berlusconi invece che su quelle del Pci e d ' un governo che aveva rispetto per le minoranze ? Alcune mie amiche hanno voluto vedere nel fatto che , al momento della sua investitura , abbia parlato di sé al maschile , una micidiale sortita dell ' inconscio interpellato dalla differenza . Ma no , era solo l ' introduzione nel rito laico della Camera del liturgico : quasi vir fatta sum . Ora sono quasi un uomo ! È inquietante il capovolgersi dell ' immagine che avevano alcuni stilemi della Libreria : l ' aspra separatezza , la diffidenza verso la sfera politica e le istituzioni perché iscritte nel codice « neutro di lui » , per non parlare del « potere » , ancora un mese fa esecrato ( ultimo numero di « Critica Marxista » ) ora invocato come desiderio femminile ( ultimo numero del « Cerchio quadrato » ) . È come se mutassero di senso le parole che mi intrigavano , gerarchia , autorevolezza , affidamento a una madre reale o simbolica , disparità , o la critica alla democrazia come sinonimo di democratismo ( sopra la legge ) , indifferenza alle paci e alle guerre , ai fascismi e agli antifascismi ( parzialità ) , alla stessa condizione del « genere » ( basta con la nostra figura di dolenti e oppresse ) o alle ingiustizie ( finiamola con il miserabilismo ) . È l ' insofferenza , anzi la negazione delle altre - specie se un tempo amate , come la Irigaray o la Melandri , che seguono diversi cammini . È l ' insistenza su un discorso analogico - simmetrico a quello maschile : invece del patriarcato una genealogia femminile , invece della legge del padre l ' ordine simbolico della madre . Molto mi pareva di dover concedere a un pensiero che si proponeva un ' ambizione alta , ripensare la storia e il presente nell ' ottica della sessuazione , una critica radicale alla mia stessa storia e al pensiero politico cui sono formata . Diamoci tempo , mi dicevo . Ma per arrivare a Irene Pivetti ? Che malinconia .
La revisione ( Rossanda Rossana , 1997 )
StampaQuotidiana ,
Non sarà indolore accogliere l ' istanza di revisione della condanna di Sofri , Bompressi e Pietrostefani presentata dall ' avvocato Gamberini alla Corte d ' appello di Milano . Ma sarebbe ancor meno indolore respingerla . Essa compie quel salto nella lettura del rinvio a giudizio che andava fatto già al processo di prima istanza , quando i carabinieri ammisero che , prima di presentare il Marino alla magistratura milanese , lo avevano intrattenuto nottetempo per oltre due settimane . Con il colonnello Bonaventura , esperto di antiterrorismo , veniva giù da Milano a Sarzana apposta . I conciliaboli , mai verbalizzati , sarebbero rimasti segreti se un modesto prete non avesse innocentemente detto in aula di quel via vai notturno . Poiché la tesi accusatoria si fonda soltanto sulla crediblità di Marino , l ' Arma teneva a non far sapere che tanto spontaneo e improvviso il racconto dell ' uomo non era : si sarebbe potuto pensare che era stato filtrato , se non addirittura suggerito . Di questa menzogna nessuno chiese davvero conto ai carabinieri . E qui sta la seconda enormità . Perché i casi sono due : o la procura di Milano , nelle persone del dottor Pomarici e poi del dottor Lombardi , è sotto l ' inganno dei carabinieri quando ne avalla la versione nel rinvio a giudizio , oppure sa che essa è falsa ma è d ' accordo con loro nel sottrarre una prova fondamentale sulla credibilità di Marino . Nel 1988 o l ' Arma o la procura hanno mentito . E non si sono mai corretti . I carabinieri guidano Marino nel bizzarro riconoscimento dell ' appartamento dove avrebbe preparato l ' attentato , o lo inducono nei loro stessi errori sull ' identikit dell ' omicida . Il colonnello Bonaventura dichiara che per lui " andava da sé " che Lotta Continua avesse ucciso Calabresi . Da bravo sceriffo , li deve incastrare con le buone o le cattive e quando le cattive vengono alla luce neppur sente il bisogno di difendersi . Né si correggono i giudici , soltanto un ' analoga convinzione e idea di " efficacia " spiega come tutte le corti , eccezion fatta per la Cassazione nel 1992 , abbiano fatto agevolmente a meno di riscontri effettivi , abbiano screditato le testimonianze contro l ' accusa e largheggiato con le altre , spingendosi fino a stravolgere le dichiarazioni , o far dichiarare un defunto , per non parlare della calma con la quale accettano la distruzione delle prove prima del processo , e non chiedono esami e perizie che , come l ' istanza dimostra , si potevano ben fare . L ' istanza di revisione chiama finalmente con il suo nome quel che somiglia , più che a una serie di sbagli , a una montatura che una volta partita cresce su stessa , coinvolgendo un tribunale dopo l ' altro . È il riordino e la minuziosa verifica di tutti i materiali che getta una luce impressionante anche su quel che sapevamo . Il ricorso porta inoltre elementi nuovi . Non molti . Uno , enorme , la dichiarazione di una persona presente all ' attentato che inutilmente dice di aver riconosciuto l ' assassino al dottor Allegra della questura di Milano - quello dell ' interrogatorio a Pinelli - e dal suo ostinato fingere di non sentire deriva un grande spavento , durato troppo a lungo . Altri minori , ma non meno ripugnanti , come il documento d ' un tale dei Ros di Trapani che si dice convinto , in comune con la procura di Milano , che Rostagno sia stato fatto ammazzare da Sofri o i suoi amici , sempre per celare l ' assassinio di Calabresi . Brutta faccenda , fra apparati che non osano smentirsi . In che paese viviamo ? si chiede Salvatore Mannuzzu a proposito del testimone azzittito e delle prove sparite o sostituite . Sì , in che paese viviamo ? Quale idea di sé e dei propri diritti e doveri regge l ' Arma dei carabinieri e le corti giudicanti ? L ' istanza di revisione va raccolta , non solo per restituire libertà ai tre condannati , ma per restituire a noi qualche fiducia nelle istituzioni della giustizia .
Trappole ( Rossanda Rossana , 2001 )
StampaQuotidiana ,
Alcune sedicenti avanguardie si stanno sprecando in gesticolazioni , persuase che sono i simboli a fare i poteri e non viceversa . La soddisfazione di stare sui giornali li compensa dalla frustrazione di non saper che fare se non aspettare un appuntamento di qualche vertice per essere sicuri di esistere . C ' è qualcuno disposto a sostenere che a Genova i Black bloc hanno messo in difficoltà il G8 ? Non credo . Si riuniranno nelle Montagne Rocciose o non avranno bisogno di riunirsi affatto . C ' è qualcuno disposto a sostenere che spaccando vetrine e provocando tafferugli hanno reso un servizio al Genoa Social Forum ? Non credo . La polizia si è scatenata , Fini e Cossiga le hanno garantito ogni appoggio , Berlusconi sostituirà i muscoli con i muscoli . Alcune sedicenti avanguardie si stanno sprecando in gesticolazioni , persuase che sono i simboli a fare i poteri e non viceversa . O , se hanno abbastanza sale in zucca per sapere come funziona , la soddisfazione di stare sui giornali li compensa dalla frustrazione di non saper che fare se non aspettare un appuntamento di qualche vertice per essere sicuri di esistere . Sarebbe un fenomeno sociale di modesto interesse se , oltre a dare pretesti al monopolio statale della violenza , non danneggiasse l ' estendersi a macchia d ' olio di gruppi , soggetti , genti che hanno capito che cos ' è il dominio mondiale del capitale e del mercato , ne studiano e attaccano i meccanismi , destabilizzano le tradizionali forze politiche , hanno già spostato in Italia il più importante sindacato , fanno e comunicano politica in tutto il pianeta . Sono confluiti a Genova come a Porto Alegre e sono il solo fenomeno politico grosso e nuovo . Che di essi non si riesca neanche a parlare - e tantomeno delle tesi che hanno sviluppato a Genova , oltre che nei cortei , in un mese di riunioni e colloqui dove avveniva un vero salto di coscienza e cultura - perché la scena è occupata dall ' immagine della polizia che picchia e dai giovani con le mani alzati , e perché di questo scenario si sono impadronite per le loro schermaglie maggioranza e opposizione a Genova assenti , è già un paradosso . Ovvio , obbligatorio , ma paradosso . Genova non era un appuntamento per il diritto di manifestare , era per far sentire le tesi di gruppi che lavorano da anni , si sono creati un enorme ascolto , i cui argomenti , come nel caso di Attac , danno il mal di testa ai governi , che non solo denunciano ma sono e fanno , e invadono territori che la politica politicante aveva bruciato . Gli occorre sfondare l ' egemonia dei luoghi comuni , non uno schieramento di polizia . Gli occorre costruirsi delle sponde , non venire isolati . Susan George si domandava in questi giorni come il movimento potrà manifestare se ogni volta sarà parassitato da gruppi che , se va bene , sfogano nello spaccar vetrine un vero disagio esistenziale o pretendono di insegnare ai poveri nonviolenti come stanno veramente le cose e quel che bisognerebbe fare . Susan George è pessimista , ma si capisce che sia preoccupata . Già ieri le gazzette hanno premurosamente offerto uno specchio al ragazzo di Napoli che dichiara guerra al vertice di settembre della Nato , e oggi parleranno del documento di un deficiente che minaccia di morte De Gennaro . Così possono fare a meno di scrivere che cosa è e a che serve lo scudo spaziale di Bush del quale si parlerà a Napoli , come qualmente l ' Italia sia il solo paese europeo che lo sostiene , e come questo succeda anche perché è passata sotto silenzio l ' adesione di D ' Alema alla Nato 2 durante la guerra del Kosovo . Né l ' una né l ' altra sarebbero andate lisce se due o trecentomila persone invece che quattro gatti fossero andate in tempo , un po ' più informati e decisi , davanti a Palazzo Chigi . Possibile che l ' esperienza non insegni niente ?
Fine delle regole ( Rossanda Rossana , 2001 )
StampaQuotidiana ,
Affermare , come fanno gli Usa , che non ci possono essere regole è una maniera di legittimare uno stato di guerra di tutti contro tutti , o della guerra del più forte contro chi lo è meno . Ha ragione Luigi Pintor di chiedersi dove va a parare il presidente americano Bush ripetendo che il peggio della guerra deve ancora venire . Pensa soltanto che l ' Alleanza del Nord , da lui armata e finanziata , l ' aviazione e le forze speciali americane e inglesi a terra e in Afghanistan dovranno affrontare , dopo essersi rapidamente impadronite del territorio , una sanguinosa guerriglia fra montagne e grotte , come accadde all ' Urss dal 1979 al 1989 ? O prevede che impadronirsi di bin Laden , ora assediato anche via mare perché non possa riparare fuori dalla regione , non basterebbe a metter fine al terrorismo islamico , perché al Qaeda non è una banda personale e la cattura del suo leader - preferibilmente morto , dice con la consueta spigliatezza Rumsfeld - ne farebbe un martire ? Oppure intende contrapporre alla natura trasversale della Jihad un intervento allargato fuori dei confini afghani ? In questi giorni diverse voci , anche dall ' interno dell ' amministrazione americana , accennano a una possibile offensiva contro l ' Iraq , che abbatterebbe stavolta Saddam Hussein e forse rassicurerebbe Israele , poiché gli Stati uniti , direttamente o per interposta Onu , certo non lascerebbero per un pezzo il controllo del paese . Tanto più che , non essendo il " laico " Saddam Hussein una delle figure più amate da al Qaeda , susciterebbe minori problemi di altri con il fondamentalismo islamico . Ma certo ne susciterebbe , e quindi sarebbe di disturbo per i governi arabi che chiamiamo " moderati " , perlopiù corrotti e legati a filo doppio da interessi economici e finanziari agli Stati uniti . Ma non solo quelli . E come prenderebbe questa estensione delle operazioni nella regione del Golfo , la coalizione mondiale che Bush è riuscito a mettere assieme contro il terrorismo ? Certo è che un eventuale attacco all ' Iraq incontrerebbe forse delle difficoltà politiche , ma non implicherebbe nessuna conseguenza di diritto negli Stati uniti e forse neanche in sede Onu . Gli Stati uniti hanno messo in atto il 14 settembre un dispositivo che , come in caso di guerra dichiarata o imminente fra due stati , consente al loro presidente di disporre delle forze armate fuori del loro territorio contro qualsiasi " paese , gruppo o anche persone " che si presume possano attuare un attentato nel territorio degli States , e anche contro paesi gruppi o persone che offrano loro rifugio o protezione . Non è un dispositivo inventato per l ' occasione , risale al 1973 ( quando si vollero ridefinire i poteri di Nixon ) , e tocca agli esperti di diritto internazionale dire come convivesse con la Carta delle Nazioni unite in tema di divieto del ricorso alla guerra . In ogni caso nelle sedute del 12 e 28 settembre le Nazioni unite non hanno sollevato problemi sull ' argomentazione americana , accettando per buona la formula generica dell ' autodifesa . E infatti gli Stati uniti non presentano l ' intervento in Afghanistan come una " azione di polizia internazionale " , per cui si sarebbero dovuti limitare ad azioni di intelligence dei servizi ( e alla licenza di uccidere di nuovo rilasciata loro ) ; questo termine , inventato credo da Andreotti durante la guerra del Golfo , è una definizione europea . In realtà siamo di fronte a un intervento di tutto il loro sistema militare , e di quello che gli altri paesi della coalizione hanno deciso di aggiungervi , in una guerra dai confini vaghi e illimitati . Non sembra che i presidenti degli stati aderenti alla coalizione ne siano allarmati . Anzi , si è aperta una discussione nella quale , prendendo atto della " asimmetria " di conflitti che non oppongono più due o più stati , ne traggono - per dirla con Habermas - la constatazione che il mondo vive una sorta di guerra civile interna , ma non ne derivano la conclusione che le guerre sono più illecite che mai e tutto quel che serve è appunto un ' intelligence e una magistratura sovranazionale , ma che il diritto internazionale concepito dopo il 1945 è sostanzialmente superato o - vedi il supplemento di Le Monde del 17/18 scorso - " de - formalizzato " . Non ci sarebbero più regole applicabili . E ' una parafrasi , straordinariamente amplificata , della discussione che di solito segue gli attentati armati all ' interno di un paese : siamo tenuti ad applicare le regole del gioco contro chi per definizione si mette fuori di esso ? Può appellarsi allo stato di diritto chi non si è attenuto allo stato di diritto ? Nei conflitti interni , gli stati si sono generalmente dati delle leggi di emergenza , che sappiamo quanto siano difficili da estinguere . Ma chi ha deciso di darsele in sede internazionale ? E quali ? Affermare che non ci possono essere regole è una maniera di legittimare uno stato di guerra di tutti contro tutti , o della guerra del più forte contro chi lo è meno . Ma di questo sarebbe opportuno quantomeno informare popoli e cittadini , in modo che siano coscienti dell ' impresa nella quale sono stati coinvolti , prima di una sua catastrofica deriva .