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Le due guerre d'Europa ( Bettiza Enzo , 1999 )
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Il mese di marzo è stato segnato da due grandi crisi che continuano . Da un lato quella sanguinosa del Kosovo , dall ' altro quella politica e istituzionale dell ' Unione Europea . Qui , certo , il sangue non scorre come nel Kosovo . I 15 paesi , in attesa di diventare 20 o 22 , ostentano anzi tra loro rapporti pacifici , amichevoli , soccorrevoli , quasi fraterni . Tuttavia nel cuore transnazionale dell ' Unione , nel limbo burocratico di Bruxelles , si sta giocando la più grossa scommessa continentale di fine secolo . La guerra nel Kosovo è guerra vera , selvaggia , primordiale , combattuta senza pietà e senza ipocrisie umanitarie . Quel che avviene a Bruxelles è invece un ' insidiosa guerriglia civile , una guerriglia ipocrita , subdolamente combattuta nelle cangianti e confuse istituzioni comunitarie in nome di ideali nobilissimi : l ' euro , il mercato unico , l ' armonia agricola , l ' integrazione federalistica , l ' allargamento ai cugini derelitti dell ' Europa centrorientale . Cos ' le due Europe , quella della guerra aperta nei Balcani , l ' altra della guerriglia sotterranea nel quadrilatero carolingio , danno l ' impressione di voler approdare insieme al Duemila in uno stato di disfacimento più che di evoluzione concorde nell ' ordine e nel progresso . Non credo che il parallelismo tra il virulento inferno balcanico e il travagliato limbo euroccidentale sia cervellotico o forzato . La verità è che un ' Europa comunitaria incapace di integrarsi , di democratizzarsi nelle istituzioni , di dare a queste l ' autonomia e la presa di strumenti preparatori di uno stato federale , sarà sempre più un ' Europa allo sbando . Malaticcia e velleitaria , dominata da una burocrazia pletorica sottratta a controlli e verifiche popolari , lacerata da scompensi organici e da faide tecnocratiche complicate e incomprensibili : una simile Europa non sarà mai in grado d ' imporre una pace energica all ' Europa delle guerre calde , arcaiche , che a medio termine potrebbero tracimare dai Balcani e lambire perfino l ' Asia mediterranea . Solo una robusta e convinta stabilità interna all ' Unione , un ' integrazione che prolunga il mercato della moneta e del commercio unificati nel mercato politico delle diplomazie e delle difese unificate , potranno trovare la forza con cui sedare le turbolenze belliche evitando che le guerre balcaniche diventino guerre paneuropee . Premessa di tale necessaria stabilizzazione o ristrutturazione euroccidentale è in certi caso lo scorrimento , in altri l ' ampliamento , in altri ancora il deperimento delle funzioni assegnate alle tre principali macchine comunitarie . Il Consiglio , che rappresenta i governi degli stati membri e si comporta come il sinedrio collegiale di una monarchia assoluta , dovrebbe deperire diventando un organo di rappresentanza e di testimonianza storica delle nazioni associate . La Commissione , che dai tempi di Jacques Delors non è più subalterna ancella del Consiglio intergovernativo , dovrebbe assumere il connotato di un vero esecutivo federale europeo . Il Parlamento , che fino all ' altroieri appariva confinato in un ruolo consultivo di second ' ordine , dovrebbe estendere i suoi poteri nei confronti sia della Commissione sia del Consiglio . In sostanza , l ' Europarlamento dovrebbe conquistare ulteriori prerogative costituzionali dopo quelle espugnate , pochi giorni orsono , con le dimissioni imposte alla Commissione . Lo scandalo moralistico , ' nepotismi ' e ' irregolarità ' , c ' entrano poco o niente con la bocciatura inflitta dai parlamentari all ' organismo esecutivo dell ' Unione . C ' entra , invece , il prolungato scandalo politico che per decenni impediva all ' Assemblea di fare i conti con i ministri posticci della Commissione e con i ministri reali del Consiglio . Ora , la Commissione bocciata sarà certo più debole nei confronti del Parlamento , ma , da questo paradossalmente legittimata nella reciproca autonomia del Consiglio , sarà anche più forte nel quadro istituzionale complessivo . Il dado è tratto . Il resto è in arrivo . D ' ora in avanti , il Parlamento potrà esercitare un potere di ratifica sulla nomina del presidente della Commissione , potrà censurare le sue spese e i suoi errori , potrà sostenerlo e assisterlo nella nomina dei commissari , una volta scelti con metodo impositivo dal Consiglio . La rivoluzione liberale in atto raggiungerà il giorno più alto quando il Parlamento europeo diverrà assemblea costituente europea : allora la monarchia autocratica del Consiglio , che già perde colpi , dovrà trasformarsi per forza in monarchia costituzionale . In quel caso , forse non lontano , l ' Europa ci apparirà alfine pressoché unita , pressoché compatta , pressoché pronta a riportare pace e ordine nelle regioni limitrofe sconvolte dall ' odio e dalla guerra infinita .
Walesa non abita più qui ( Bettiza Enzo , 2001 )
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Queste votazioni polacche segnano la fine di un ' epoca che coincide con la fine del glorioso movimento sindacale e politico di Solidarnosc . La storia non è stata benevola nei confronti del movimento d ' ispirazione cattolica , creato da Lech Walesa e sostenuto da Papa Karol Wojtyla , che nei ruggenti anni Ottanta affrontò il potere comunista a Danzica e a Varsavia dando la prima fatale picconata allo sgretolamento dell ' impero sovietico in Europa . L ' elettrotecnico Walesa , grande agitatore populista , colorito oratore di piazza , audace ispiratore delle masse operaie anticomuniste , doveva rivelarsi in seguito un capo di stato inadeguato al ruolo e alla funzione che la carica richiedeva : il declino della sua immagine fu tale da fargli ottenere , nelle ultime elezioni presidenziali , l'1 per cento dei voti . Il deserto in cui scompare Solidarnosc lo si percepisce fisicamente nella crisi senza sbocco in cui versano i cantieri di Danzica , che vent ' anni orsono costituirono la piattaforma e il fulcro dell ' eroica ribellione walesiana : privatizzati nel 1998 , decimati dai licenziamenti , hanno visto scendere il numero dei dipendenti a 3.800 rispetto ai 18 mila occupati nel 1980 . Danzica , già fucina di rivolta contro la non economia comunista , oggi è diventata un covo di protesta contro gli eccessi dell ' economia di mercato . La disoccupazione , che impazza in diversi settori , colpisce ormai il 16 per cento della popolazione attiva , 3 milioni di persone . Offuscano il quadro altre cifre poco allegre . L ' uscente coalizione tripartita guidata da Jerzy Buzek , di cui facevano parte anche i resti di Solidarnosc , lascia un buco finanziario di molti miliardi di dollari , con un tasso di crescita caduto al 2 per cento . La situazione appare tanto più fosca se si pensa che la Polonia , fino a ieri la prima della classe in campo economico nei territori ex comunisti dell ' Est , aveva raggiunto fra il 1997 e il 2000 un ritmo di crescita annuo oscillante dal 7 al 5 per cento . Se aggiungiamo al tutto gli scandali e la corruzione , che non hanno risparmiato neppure alcuni ministri di punta del dicastero Buzek , avremo la spiegazione del maggiore paradosso che oggi emerge dalla Polonia postwalesiana . Cioè il crescente successo elettorale dei grandi nemici d ' una volta , i comunisti tramutati in socialdemocratici , che con Alexander Kwasniewski hanno già conquistato due volte di seguito la presidenza della repubblica e che ora si apprestano a occupare il governo con Leszek Miller . Si sa che lo strano fenomeno non è soltanto polacco . La paradossale endemia che vede , in diversi paesi dell ' Est , i postcomunisti indossare vesti capitaliste e sostituirsi alle fragili e inesperte classi dirigenti della prima fase democratica , è dovuta essenzialmente al fatto che dopo mezzo secolo di comunismo non è facile reinventare di punto in bianco il mercato e la libertà . I rischi a medio termine si sono rivelati , un po ' dovunque , più estesi e insidiosi dei vantaggi immediati . I politici e i tecnici comunisti , che sapevano come gestire società illiberali , hanno poi sovente mostrato di saper governare , meglio dei liberali veri o improvvisati , i travagli della transizione riformista da un sistema all ' altro . La Polonia non sembra fare eccezione alla regola . Solo che nella Polonia cattolica , il paese di Solidarnosc benedetto dal Papa , l ' ariete nell ' assalto alle fortezze totalitarie dell ' Est , il fenomeno assume connotati di contrasto e di visibilità maggiori , poniamo , che in Lituania , in Ungheria o in Romania . Ecco perché Leszek Miller , leader della vincente coalizione di sinistra , uomo che fino all ' ultimo conservò la sua poltrona nel politburo del defunto partito comunista , si sforza oggi di apparire più realista del re : più capitalista di George Bush , più europeista di Romano Prodi , più atlantista di Tony Blair . Egli sa bene che in un paese emblematico ed esposto come la Polonia , il cui sovrano ombra resta pur sempre Karol Wojtyla , un postcomunista per essere governativamente credibile e commestibile deve essere anzitutto e soltanto « post » ; l ' altra metà del neologismo meglio farla dimenticare al più presto . Non a caso lo slogan d ' urto nella campagna elettorale di Miller diceva : « Torniamo alla normalità , lasciamo vincere il futuro ! » . Slogan in verità piuttosto contraddittorio , ma quanto mai idoneo a catturare il voto di un elettorato altrettanto contraddittorio . In esso si esprimeva il duplice desiderio di recuperare una sicurezza sociale perduta e di tentare una modernizzazione riformatrice graduale e controllata . Finita l ' epopea di Solidarnosc , comincia forse da adesso la fase in risalita più faticosa della terza repubblica polacca .
L'anacronistico dittatore di Minsk ( Bettiza Enzo , 2001 )
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Che fosse una grottesca telenovela spionistica , quella che ha visto lo pseudoimprenditore italiano Angelo Antonio Piu e la sua compagna bielorussa Irina Ussak , rispettivamente condannati a quattro anni di carcere ciascuno , lo si è capito perfino dalle parole pronunciate dopo la sentenza dagli esponenti del durissimo Kgb di Minsk : « Non aveva una grande esperienza , era impreparato , non parlava neppure la nostra lingua . Come si fa a mandare in Bielorussia una spia del genere ? » . Ma la vera domanda è un ' altra . Come si fa a incriminare per spionaggio uno straniero che non sa fare la spia , accusando la sua amica bielorussa di « alto tradimento » , per poi comminare ai colpevoli una pena assai blanda in un paese dove simili delitti vengono spesso e facilmente puniti con la condanna a morte ? Come si fa a trasformare una cronaca di poveri amanti in un grave complotto contro lo stato ? La risposta a tale miserevole faccenda , di per sé irrilevante e quasi comica , in senso lato la possiamo trovare nel clima tutt ' altro che comico che da anni grava su questa che è la meno ex e la più sovietica delle ex repubbliche sovietiche . In senso più stretto troviamo un ' ulteriore risposta nella torbida atmosfera che ha preceduto e accompagnato lo svolgimento delle recenti elezioni che il 9 settembre hanno riconfermato alla presidenza del paese , per altri sette anni , il dittatore bielorusso Aleksander Lukassenko . Una vittoria - truffa annunciata con intimidazioni e brogli denunciati dagli osservatori dell ' Osce ( Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa ) . Il prevedibilissimo risultato ha assegnato a Lukassenko il 75,6 per cento dei suffragi contro il 15,3 rosicchiato a fatica dal sindacalista Vladimir Goncharik , principale candidato dell ' opposizione . Non a caso , la farsa processuale contro lo sventurato italiano Piu e la sua amica ha avuto inizio due giorni prima delle elezioni presidenziali , stravinte dal dittatore nazistalinista in un clima di paranoia antioccidentale e caccia alle streghe . Il che la dice assai lunga sui metodi e i soprusi in uso nell ' infelice « ex » repubblica sovietica . Lukassenko , 47 anni , un tempo amministratore d ' una fattoria collettiva di polli , atleta dilettante , portamento marziale accentuato da un paio di baffi alla cosacca , gestisce ormai da tempo come un misero pollame colcosiano i suoi 11 milioni di sudditi ( reddito mensile 77 dollari ) . Nei modi primitivi , nelle idee bellicose , nei metodi brutali e truffaldini è una specie di microcaricatura bielorussa di Stalin , Hitler e Milossevic . Sponsorizzata e blandita dalla madre Russia vicina , tollerata non si sa bene perché dall ' Europa , pressoché ignorata dagli Stati Uniti , l ' anacronistica dittatura lukasenkiana è riuscita a instaurare al centro del continente un misto di vecchia Urss e di vecchissimo principato tartaro . La sigla della ex polizia politica sovietica , Kgb , è rimasta immutata a Minsk : i proconsoli di Mosca occupano posti di massima responsabilità nel governo illiberale , nell ' economia statizzata , nelle istituzioni inquinate dalla corruttela . In realtà la Bielorussia , dove il popolo è costretto a parlare il russo nelle scuole e negli uffici , non è che una colonia povera della Russia in cui Lukassenko ricopre il ruolo di un prefetto di polizia agli ordini dei viceré di Putin . Le demoralizzate opposizioni democratiche , minoritarie e perseguitate , vorrebbero riacquistare l ' indipendenza vera di cui la repubblica fruì per pochi anni dopo il crollo del comunismo . Mentre molti sudditi comuni , forse la maggioranza , desidererebbero farla finita con la finzione di un ' indipendenza artificiale e venire assorbiti formalmente dalla grande e più ricca e più debolscevizzata Federazione russa . Mosca , però , non vuole concedere a Minsk né la sovranità piena né il pieno incorporamento alla Federazione . Vladimir Putin preferisce mantenere la Bielorussia a bagnomaria come un feudo semi indipendente situato coi suoi traffici illeciti , i suoi radar e le sue installazioni missilistiche a mezza via fra Est e Ovest , a ridosso della Nato e dell ' Unione Europea in procinto di allargarsi.Ma dopo l ' attacco terroristico contro l ' America , molte cose stanno cambiando anche in Russia . Se Putin vorrà davvero avvicinarsi all ' Occidente , per costituire una diga comune contro il diluvio islamico , potrà continuare a mantenere il lazzaretto bielorusso come un cuneo di divisione e d ' infezione nel cuore del continente europeo ?