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La trasgressione impossibile ( Perina Flavia , 2000 )
StampaQuotidiana ,
POTREBBE essere un racconto di Pirandello . Il racconto di un uomo sempre controcorrente , che sul marciare controvento ha costruito una clamorosa e onoratissima carriera diventando il simbolo stesso della demolizione delle regole e del rovesciamento degli schemi , che tuttavia non riesce ad ammettere - neanche per un attimo , nemmeno con se stesso - la prima e la più assoluta delle sue trasgressioni : l ' adesione a una " causa sbagliata " , poi diventata nell ' arco degli anni un autentico tabù sociale e storico . Potrebbe essere un racconto di Pirandello , e invece è la vicenda di Dario Fo , tornata d ' attualità sull ' onda della polemica sulle " confessioni " di Roberto Vivarelli riguardo all ' adesione alla Rsi . Anche Dario Fo vestì la divisa della Rsi . Anche lui è stato interpellato di recente sui motivi di quella scelta . A oltre cinquantanni di distanza , da uno così uno che sul " coraggio di dire di no " ha costruito una carriera da Nobel , ci si poteva aspettare un fulminante " outing " . E vero , l ' ho fatto . Invece è arrivato un deprimente contorcimento . Deprimente sia per il compagno di " Guerra di popolo in Cile " sia per il camerata di " Battaglioni del Duce battaglioni " . " A differenza di Vivarelli che , sebbene per poco , ci credette - ha spiegato Dario Fo al " Corriere " - io aderii alla Rsi per ragioni molto più pratiche : cercare di imboscarmi , portare a casa la pelle " . Fo dice di aver scelto l ' artiglieria contraerea di Varese perché tanto " non aveva cannoni " ed era facile prevedere che gli arruolati sarebbero presto stati rimandati a casa . Quando capì che invece rischiava di essere spedito in Germania " a sostituire gli artiglieri tedeschi massacrati dalle bombe " , trovò un ' altra scappatoia . Si arruolò nella scuola paracadutisti di Tradate . Frequentò il corso . E " finito l ' addestramento , fuga finale . Tornai nelle mie valli , cercai di unirmi a qualche gruppo di partigiani , ma non ne era rimasto nessuno " . E ' una versione ben differente da quella che lo stesso Fo fornì vent ' anni fa , e di cui diamo conto nell ' articolo qui a fianco . All ' epoca il giullare di " Mistero buffo " sosteneva addirittura di essere entrato nella Rsi su incarico di formazioni partigiane . Smentito in processo , è stato probabilmente costretto a " emendare " i suoi ricordi . Resta da chiedersi come mai nemmeno dopo mezzo secolo , nemmeno dopo il Nobel , nemmeno dopo l ' incrinatura del tabù che ha ossessionato due generazioni di italiani , un pluri - settantenne del calibro di Fo , ormai al riparo dalle intemperie della discriminazione , riesca a riconciliarsi con le scelte della sua giovinezza . Delle due l ' una : o la gabbia creata dalle vestali del " politicamente corretto " è infrangibile , o è molto fragile - debole , succubo conformista - lui .
SCUOLA SOTTO ESAME ( Semeraro Scipione , 2000 )
StampaPeriodica ,
La scuola sembrava vivere passivamente , tra proteste , mugugni , fughe e disillusioni , l ' ondata di provvedimenti con cui il governo l ' ha investita negli ultimi anni . Invece la vicenda del concorso di merito per gli insegnanti sta segnando in questi giorni un punto di discontinuità . Lo sciopero più esteso degli ultimi anni ( malgrado che i sindacati tradizionali fossero dall ' altra parte ) una manifestazione imponente di insegnanti nelle strade di Roma e un vero assedio del palazzo di viale Trastevere riaprono una fase importante che va attentamente indagata . Prende forma e si concentra sulla questione degli insegnanti una vicenda più generale della scuola e della formazione nel nostro paese . È , o almeno potrebbe diventare , il primo movimento ( un po ' come Seattle ) che si oppone all ' ordine esistente , e all ' ideologia privatistica , non solo a difesa di una categoria minacciata nei suoi diritti , o di diritti conquistati per tutti in un contesto sociale e culturale passato , ma ponendo un problema , anzi forse il problema più importante dell ' epoca futura : la formazione dell ' uomo , della personalità e creatività di tutti . Ed è ( più che a Seattle ) un movimento che muove non solo su una tematica specifica e insieme di valore generale , ma ha radici in un soggetto sociale omogeneo , radicato in un territorio , con un peso politico rilevante e attivo ( come ha rivelato , ancor in un recente passato , l ' esperienza francese ) . E infatti ha già una breve storia , non solo sindacale : l ' opposizione al finanziariamento pubblico alla scuola privata ; la contrastata esperienza del decentramento ; il dibattito sulla riforma dei cicli ; alla fine il rifiuto del " concorsone " ( non come rifiuto della qualificazione continua o richiesta di un piatto egualitarismo , ma come rifiuto dei modi aberranti con cui si pretende di valutare quella qualificazione ) e di aumenti retributivi innestati su uno scandaloso generale regime di sottosalario e di contenimento dell ' investimento nella scuola . Perciò è uno dei pochi movimenti che non si scontra con un muro di ostilità dell ' opinione pubblica , si oppone con nettezza al governo di centro - sinistra fuori ma anche dentro i suoi confini . I suoi limiti stanno ancora nel fatto che non è riuscito a saldarsi con una ripresa di un movimento degli studenti , che gli è indispensabile , né è riuscito a esprimere un ' idea adeguata di linea alternativa ; ma sono limiti imputabili anzitutto alla sordità della politica e della cultura e alla crisi delle relative organizzazioni . Ma che , esso stesso , potrebbe smuovere . La riforma degli ordinamenti , o come più comunemente si dice , la riforma dei cicli scolastici , l ' autonomia scolastica , il ruolo manageriale dei capi d ' istituto , l ' avvio di un nuovo profilo degli insegnanti , la ' parificazione ' tra scuola pubblica e privata , un nodo di questioni complesse viene ormai al dunque . Un popolo di insegnanti democratici , dopo aver sperato che la sinistra rispondesse alla loro crisi e alla crisi della scuola , presenta il conto . Un conto delicato che intreccia questioni sindacali , culturali e professionali : l ' inizio di una fase nuova . Le riforme I cambiamenti sono ormai definiti dal punto di vista legislativo ed è possibile valutare in che modo l ' impatto di tali provvedimenti sta cambiando la scuola reale . Il segno prevalente che si coglie è quello di una progressiva " privatizzazione della scuola pubblica " . Il finanziamento delle scuole private e l ' obiettivo di costruire un " sistema integrato " della formazione tra pubblico e privato sono solo il punto più appariscente , quanto grave , di una tendenza più generale alla privatizzazione della scuola pubblica . Privatizzazione è innanzi tutto un progressivo disimpegno finanziario dello Stato nello sviluppo della scuola ; non si tratta di una modifica del regime giuridico della scuola pubblica , ma del mutamento della sua ragione sociale . La scuola della Repubblica , che dovrebbe essere garante del diritto di cittadinanza , strumento teso alla rimozione delle differenze culturali e sociali , si fa , invece , sempre più ' un ' opportunità ' per i cittadini clienti di un servizio a domanda . Non è mutamento da poco e va scandagliato attentamente . La nuova scuola non muta la struttura della scuola dell ' infanzia , quella rivolta ai bambini dai tre ai cinque anni . Rimane per questo livello formativo l ' assurdo di un servizio pubblico presente sul territorio solo per un 50% della popolazione infantile . Per il resto dei bambini esiste solo la possibilità di una scuola materna confessionale e privata . La scuola , nel suo segmento di scuola di base , si riduce di un anno . La scuola secondaria introduce un doppio canale formativo fin dal primo biennio . Sarà possibile sviluppare esperienze formative anche in situazioni non scolastiche , nella formazione professionale . Infine viene introdotto il cosiddetto obbligo formativo fino ai diciotto anni . I giovani , dopo il quindicesimo anno , potranno proseguire gli studi scolastici oppure optare ( e opteranno ovviamente le loro famiglie , con un processo inaccettabile di autoselezione secondo il reddito ) per un canale di formazione professionale . In buona sostanza la riduzione del tempo della scolarità risponde solo al principio della riduzione della spesa e dell ' allineamento della scuola italiana alle politiche europee " avare " e sempre più ispirate alle politiche di contrazione del welfare . La riforma produce una riduzione assoluta del tempo di scuola ; il tempo e la quantità non sono tutto nella scuola , ma sono la precondizione della qualità e soprattutto costituiscono l ' elemento determinante per sostenere i ritardi culturali . In pedagogia vale il principio che se vuoi risultati soddisfacenti per il complesso della popolazione giovanile , devi offrire più tempo a coloro che socialmente portano il segno di un ritardo di alfabetizzazione e di cultura . Inoltre , per paradosso , l ' aver fissato il completamento dell ' obbligo al quindicesimo anno d ' età può produrre un incentivo all ' abbandono precoce della scuola dopo l ' ottenimento del titolo . Ricordiamo che attualmente la frequenza del biennio della secondaria fino a sedici anni è molto ampia rispetto alla popolazione scolastica in età corrispondente . Una riforma che riduce il tempo assoluto della formazione di base e che rischia di ridurre il numero assoluto degli studenti non può essere considerata una buona riforma . Gli ordinamenti e la riforma dei cicli scolastici sono , come è evidente , solo la forma giuridica e organizzativa che la scuola prende sul piano legislativo . La riforma reale della scuola è faccenda più complessa e non può esaurirsi nella valutazione dei contenitori giuridici e organizzativi . Della proposta del governo bisogna dunque saper cogliere il contesto e il retroterra culturale e politico , al fine di vagliarli criticamente , ma soprattutto per avanzare delle proposte alternative . Il punto di vista più interessante per capire , mi sembra che consista in una ricerca e una ridefinizione di che cosa è oggi alfabetizzazione e , per altro verso , nell ' individuazione delle radici sociali della povertà culturale . La scuola italiana soffre di due livelli di selezione . La selezione ' storica ' ha agito con l ' esclusione classista : l ' evasione dalla scuola dell ' obbligo e ampie sacche di insuccesso non possono portarci a considerare di massa la scuola , soprattutto nei livelli superiori e universitari . La stessa persistenza della ciclicità dell ' istruzione è il sedimento di una scontata e ipocrita ammissione che non tutti avrebbero potuto completare l ' intero percorso degli studi . Ma vi è un rilievo più importante da fare su una forma " moderna " di selezione . Penso agli studi della Greenfield e altri , che notano come la forte esposizione dei bambini e dei giovani al sistema complesso dell ' informazione , all ' " eccedenza informativa " per lo più veicolata dai media , invece che una crescita di cultura , produce un " rumore di fondo " , una perdita di capacità critica . Si determina nella scuola un analfabetismo qualitativo , vissuto precocemente nella famiglia e nella società e difficilmente recuperabile . Tempi di vita e tempi della formazione Allora una riforma degli ordinamenti deve guardare altrove : mi pare che si debba partire da una riflessione su come nel nostro tempo si sono trasformate le età della vita , quale ritmo ha preso la crescita umana , quali peculiarità prendono oggi l ' infanzia , l ' adolescenza e la condizione giovanile . La scuola accompagna l ' organizzazione dei tempi di vita dei ragazzi e delle loro famiglie , è un punto di osservazione dell ' organizzazione complessiva della società . Quali bisogni è possibile leggere nell ' organizzazione dei tempi della nostra vita ? E come ci si può ad essi riferire per fare riforma della scuola ? L ' infanzia è il primo terreno di verifica . Il nostro è un secolo che ha giocato non a favore dell ' infanzia , ma per una progressiva marginalità dei bambini e delle bambine . L ' autonomia infantile è , ci pare , il punto su cui ragionare . Come può la scuola garantire un passaggio delicato tra la famiglia e l ' affidamento ad altri adulti , gli insegnanti , per la formazione del piccolo cittadino . La famiglia è una risorsa primaria , emotiva e educativa per i piccoli , ma l ' autonomia dal senso proprietario che inevitabilmente i genitori esercitano sui piccoli è un primo passo verso l ' acquisizione della cittadinanza . Con quali tempi del rapporto didattico , in quali anni , con quale scansione di orari si devono affidare i piccoli alla scuola ? Questo costituisce il primo problema della riforma . Pensando ad una scolarizzazione precoce si pensa erroneamente ad una precoce accelerazione degli apprendimenti cognitivi . Non deve essere così . Nei nidi e nella scuola dell ' infanzia il problema è la socializzazione e l ' innesto di esperienze di relazione , è la conduzione dei bambini e delle bambine in un universo di linguaggi più differenziato e più ricco di quello familiare . Nidi e scuola dell ' infanzia devono rimuovere le prime differenze e devono evitare i ritardi rispetto alla scuola che verrà , devono essere scuola educativa e non assistenza . Qui siamo al secondo aspetto della riforma , i suoi contenuti didattici . La scuola di base unitaria ci pare buona cosa , ma non è positiva la riduzione di un anno di scolarità . Penso che sia opportuno un ritmo più semplice di quanto propone il governo : un ciclo di quattro anni , da sei fino a nove anni , a tempo pieno , unitario nel progetto e nell ' impianto educativo . Il tempo pieno non è solo un modulo organizzativo , ma un ' occasione per i bambini per fare esperienze educative globali . La formazione della mente vive insieme alla formazione delle relazioni , al gioco , alla creatività . Penso poi ad un ulteriore ciclo di quattro anni , fino a tredici anni . Una scuola più individualizzata nei percorsi , più adattata alle differenze personali e culturali degli adolescenti . Una scuola delle ragazze e dei ragazzi , che tra apprendimento e esperienza sociale si danno gli strumenti per la formazione di un io personale solido . Una scuola in cui si insegna tramite laboratori , in cui le relazioni della classe si intrecciano con ritmi organizzativi più articolati , sia per i tempi e gli orari che per i contenuti . Il giudizio sulla proposta relativa alla scuola secondaria è più severo . Qui appare con forza una convinta adesione del governo alle idee portanti della Confindustria sulla formazione . Scuola della flessibilità , addestramento e orientamento precoce , scuola vagamente impostata sulle opportunità e senza garanzie di promozione culturale . Ma vediamo con ordine . Innanzi tutto la riduzione complessiva del ciclo degli studi . Un livello così basso di scolarità si arrende all ' ideologia confindustriale di una ' didattica breve ' in vista di una disponibilità al lavoro precario , saltuario , appunto alla flessibilità , nuova magia dei ceti imprenditoriali che non vedono altra possibilità per lo sviluppo . La secondaria dovrebbe invece avere un biennio obbligatorio e unitario , compatto nei contenuti e nelle finalità culturali . Dovrebbero essere semplificati i curricoli di apprendimento ; il lavoro , la società , la tecnica , i linguaggi e la conoscenza della natura devono essere oggetto critico della ricerca culturale dei giovani e non temi di addestramento subalterno . Questa ci pare l ' uscita positiva dall ' impostazione gentiliana della scuola . La scuola deve essere poi giocata , nel triennio successivo , tra studio e prime esperienze di avvicinamento al lavoro , in prospettiva una scuola obbligatoria fino a 18 anni . Questa è la scelta realistica di allineamento agli altri sistemi formativi europei . Una scuola che si riorganizza nei tempi , comincia a adattarsi per diventare il primo livello di un ulteriore passo della formazione , a carattere permanente , non più solo rivolta ai giovani , ma capace di offrire allo sviluppo delle persone , in ogni età della vita , un riferimento culturale e formativo . Sarebbe utile un terzo settore della formazione . Anche l ' obiettivo di una generale riduzione dell ' orario di lavoro ha in questa formazione ricorrente una possibilità . Tempi che si liberano dal lavoro e che si dedicano alla cura di sé e alla crescita culturale . Ma la riforma è soprattutto investimento di risorse , umane e economiche . Il governo di centrosinistra non ha cambiato strategia , non ha segnato una discontinuità rispetto ai governi di destra o a dominanza democristiana . Una ristrutturazione poderosa ha colpito i bilanci , colpisce la struttura materiale della scuola sul territorio , colpisce gli insegnanti . Una riforma senza risorse è pura propaganda . La riduzione del finanziamento pubblico della scuola è effetto di una strategia che va al di là del risanamento del debito pubblico . Si iscrive in un quadro di trasformazione della scuola in un sistema misto , pubblico e privato , convenzionato , in cui mercato e redditi familiari diventano il differenziale di qualità della scuola . Che fare dunque , per non rimanere nelle secche delle analisi ? Innanzi tutto risollevare nella scuola la partecipazione dei soggetti , studenti , insegnanti e cittadini . La fuga o la passività degli insegnanti nella scuola è motivata dall ' insicurezza sulla prospettiva del loro ruolo , da una profonda sfiducia che si possa cambiare qualcosa nel modo di imparare e di insegnare . La scuola potrebbe perdere una generazione professionale importante e pregiudicarsi così le possibilità di riforma . L ' insensibilità alla questione docente , come parte essenziale della riforma , è ancora il movente della proposta insensata del " concorsone " per la selezione professionale , che rende acuta la tensione nelle scuole e fa da catalizzatore della protesta . Cosa è questa ampia e generale reazione alle ' gare salariali ' , come ha efficacemente scritto il manifesto ? Non avveniva più da anni : gli insegnanti non accettano di sottoporsi ad una selezione per lo più fondata sull ' ideologia che nella scuola la qualità dipende dalla competizione premiata dagli incentivi salariali . Un ' ipotesi povera di analisi su questa professione , che non riesce a vedere nell ' insegnamento - come sostiene ampiamente anche Bruner in un suo testo importante sulla scuola americana - un ruolo sociale e politico particolare , considerandolo invece un semplice lavoro subordinato . L ' efficacia dell ' insegnamento dipende dalla condivisione dei fini emancipativi che nella scuola si attivano . Il modello aziendale , gerarchico e competitivo , non solo non funziona , ma allontana gli insegnanti , come già ampiamente avviene , dalla didattica quotidiana . Programmazione , progettazione didattica , innovazione didattica stanno diventando momenti autoreferenziali che impoveriscono la cultura e l ' azione professionale degli insegnanti . Contro la povertà di una selezione fatta con i quiz , con le simulazioni di lezione ( dove vanno a finire decenni di ricerca per superare nell ' insegnamento la sequenza della lezione , interrogazione , valutazione ? ) insorgono gli insegnanti , bloccati tra le certezze di un passato professionale che non funziona e le riforme che non convincono . L ' idea cattiva di autonomia Questo conflitto oggi si intreccia con il caos che si è determinato con un ' insensata politica dell ' autonomia del " fai da te " . La riforma dei cicli non può essere perciò separata dalla questione più corposa dell ' autonomia . L ' autonomia didattica è un grande valore : insieme con la dimensione cooperativa è la sostanza stessa della libertà d ' insegnamento garantita dalla Costituzione . Ma l ' attuazione dell ' autonomia sta stravolgendo tutto questo . Gli insegnanti e gli studenti , isolati , ridotti a rango di clienti , perdono poteri reali di influenza sulle scelte e sui fini per diventare soggetti passivi nella gestione del quotidiano . Il cittadino cliente naviga nel vuoto e perde ogni connotazione di soggetto collettivo nel rapportarsi al sistema dei diritti che dovrebbe alimentare ogni servizio sociale . Le nostre scuole dovrebbero essere più pubbliche e meno di mercato . Più strumenti di eguaglianza che luoghi inerti di convalida della differenziazione sociale . L ' introduzione di logiche di mercato distrugge la promozione dei diritti ; nel migliore dei casi riaffida alla scuola o una funzione giudicante e notarile dell ' avvenuta assuefazione al conformismo e alla differenza sociale , oppure dilata la dimensione familistica , ideologica , " etnica " dell ' identità giovanile . Il problema dell ' autonomia buona è lo sviluppo di poteri ' locali ' capaci di riformare la scuola dal basso , secondo linee generali di innovazione culturale e professionale di profilo culturale alto . Il problema dell ' autonomia della scuola è in ultima analisi un problema della democrazia e dei suoi strumenti . La libertà di insegnare e fare scienza All ' autonomia degli insegnanti e degli studenti dovrebbe spettare l ' assoluta decisione delle tracce educative per raggiungere i fini sociali e politici fissati dalle istanze democratiche di un paese . Insegnare è per eccellenza un ruolo pubblico , perché dovrebbe farsi guidare solo dalla libertà della scienza , della coscienza professionale e dalla Costituzione . Null ' altro dovrebbe influenzare il progetto educativo delle scuole . La Costituzione , nel suo andamento compromissorio affidò la responsabilità educativa alla famiglia e alla scuola dello Stato . Le politiche attuali rifluiscono verso il primato della famiglia e risolvono l ' ambiguità costituzionale a favore della riproduzione educativa familiare o della cultura locale ' leghista ' : la comunità naturale dunque , piuttosto che la società e la cultura nazionale . Questo rifluire produce enormi rischi morali e culturali , incide sul tessuto civile del paese . Torna il ruolo prevalente degli educatori come riproduttori passivi del senso comune ambientale , piuttosto che soggetti di una ricerca critica sullo stesso contesto sociale . È necessario invece pensare ad una scuola come libero spazio di una complessa dialettica tra valori e interessi diversi ; un luogo di proposta e anche di conflitto tra educatori e studenti , non più proprietà e investimento dei loro genitori , ma abitato da soggetti umani accomunati da un ' avventura morale e intellettuale che prepara alla cittadinanza . Si tratta di considerare la scuola e l ' educazione come un gioco difficile che non solo agisce , ma che , mentre è giocato , fissa le regole stesse del gioco . Un gioco su un piano inclinato , più complesso di un gioco con regole precostituite , in cui i giocatori , studenti e educatori , seguendo le regole date , ne inventano di nuove e rompono dinamicamente con il senso comune e le mentalità correnti . L ' autogoverno e la cooperazione Esiste oggi un lavoro scolastico che rassomigli a questo impegno ? In genere dobbiamo rispondere negativamente : prevalgono gli aspetti ripetitivi sulla creatività e l ' invenzione . Ma una traccia per ricostruire il tessuto di una ricerca esiste . La cooperazione e ducativa appartiene a pieno diritto alla riflessione della pedagogia democratica europea e italiana . Evidenzia con equilibrio la necessità di percorsi personali , individualizzati e creativi nell ' insegnamento . E si pone come interazione , quasi necessariamente conflittuale e pluralistica tra lavori l ' uno all ' altro trasparenti , nei percorsi e nei fini . Cooperare e cooperazione sono termini che richiamano solidarietà ottocentesche . Recuperarne il senso in un contesto moderno , legato alla definizione di nuove metodologie per la gestione del lavoro intellettuale , costituisce un ' operazione culturale ardita . Nelle organizzazioni a rete bisogna partire dall ' ipotesi concettuale e pratica che non si può eliminare il conflitto ; il conflitto deve essere considerato un elemento dinamico e produttivo . Come può essere controllato e razionalizzato ? Solo aumentando le informazioni circolanti nella rete , aumentando la partecipazione dei soggetti e chiarificando i fini e i valori . Lavorare cooperando significa accettare questa processualità . Per risolvere il conflitto bisogna cercare le vie che portano a stabilire patti , quando i patti entrano in crisi bisogna rinnovare il confronto tra i soggetti . Bisogna saper costruire un quadro di controllo del processo educativo che abbia il suo centro riformatore nel ruolo dei soggetti sociali interessati . Questa metodologia di controllo costante della didattica è l ' anima stessa della cooperazione , la trasparenza è la sua componente essenziale ; comporta un forte decentramento delle responsabilità , riduce il ruolo gerarchico . Il tutto funziona se c ' è questa assunzione reciproca di impegni responsabili . Patti d ' aula , patti d ' istituto , patti tra soggetti . Questo metodo difficilmente può coesistere con un ' organizzazione burocratica e gerarchica , anche tra studenti e insegnanti . Prendere decisioni in questo ambiente comunicativo comporta anche il mutamento dello stile di lavoro degli insegnanti . In genere nella struttura cooperativa è importante la trasparenza delle singole intenzioni , antagonista rispetto alla consuetudine di custodire individualisticamente il contenuto e il metodo del proprio lavoro . È importante comunicare con trasparenza perché questo riduce il conflitto : anche le più semplici procedure vengono trasformate da questo stile di comportamento . Un comportamento trasparente abbatte significativamente l ' insuccesso scolastico dei ragazzi ; l ' assenza di comunicazione aumenta il fallimento e l ' insuccesso . Ascoltare è difficile , ma è una metodologia interessante . Nella scuola bisognerebbe prevedere dei momenti istituzionalizzati dell ' ascolto , un meccanismo in cui si esprimono le crisi : momenti di autodiagnosi , potremmo dire . Cosa invece diventa oggi nella realtà quotidiana l ' autonomia ? Assenza di un campo generale di riflessione sulle finalità della scuola ; crescente asfissia della didattica costretta nelle procedure burocratiche ; frammentazione insensata , nelle singole scuole e per ogni singolo insegnante , della ricerca e della trasmissione culturale . Difficile scorgere sotto un fraseggio modernizzante ( crediti e debiti formativi , piani dell ' offerta formativa , competenze - conoscenze - capacità , funzioni - obiettivo , tutor , didattica breve , saperi minimi ecc . ) una sostanza riformatrice che cambia la scuola . Temo che si tratti di un linguaggio da nuovi chierici che copre un vuoto di ridefinizione degli assi culturali , un deficit di progettazione del futuro che le società moderne vivono drammaticamente . I giochi non sono chiusi , riprende attivamente un movimento . Mancano finora gli studenti , l ' altro asse decisivo della riforma ; ma ripartono gli insegnanti , forse perché essi sono più direttamente sottoposti a una duplice sollecitazione : l ' umiliazione della loro professione e la speranza di essere un settore sociale portante dello schieramento riformatore di questo paese . La sinistra di governo non ha capito e entra in rotta di collisione con un movimento ampio , non corporativo , esplicitamente riformatore . Nella palude delle logiche di Palazzo la scuola torna ad essere una questione sociale che chiede risposte alla politica . Ci sono momenti in cui sembra che le passioni democratiche e di cambiamento siano in totale riflusso , ma la realtà è a volte più ricca della nostra stessa speranza .
Ma quanto è laico, Eminenza! ( Sartori Giovanni , 2000 )
StampaPeriodica ,
La nota pastorale del 13 settembre dell ' arcivescovo di Bologna , cardinale Giacomo Biffi , è stata lanciata così dall ' Ansa , la nostra massima agenzia di stampa : « Immigrazione . Biffi allo Stato : favorite i cattolici » . Le agenzie di stampa devono , appunto « lanciare » . E di quel lancio sono stato un po ' vittima anche io perché - subito intervistato telefonicamente - ho troppo precipitosamente risposto che « quella tesi non mi convince per niente » . Che non mi convinca resta vero . Ma dopo aver letto l ' intero testo del cardinale devo fare ammenda e desidero riconoscere che quel testo , nel suo insieme , fa onore al suo estensore . Per una volta - mi succede oramai di rado - mi inchino . Certo , l ' ottica dell ' uomo di Chiesa è diversa da quella del laico , e quindi da quella del sottoscritto . Il cardinale Biffi deve dare priorità alla sua fede , e perciò alla « buona religione » . A me interessa , invece , la « buona società » . Ma ferma restando questa differenza di fondo e di priorità , l ' intervento del cardinale mi fa riflettere su quanto una « fede intelligente » sia vicina e conciliabile con la « intelligenza della ragione » . Seguo , nel citare , l ' ordine della esposizione del cardinale di Bologna . 1 . « Dobbiamo riconoscere che il fenomeno di una massiccia integrazione ci ha colti un po ' tutti di sorpresa . È stato colto di sorpresa lo Stato [...] che pare non abbia ancora recuperata la capacità di gestire razionalmente la situazione riconducendola entro le regole irrinunciabili [...] di una ordinata convivenza civile . E sono state colte di sorpresa anche le comunità cristiane [...] sprovviste sinora di una visione non astratta , non settoriale [...] Le generiche esaltazioni della solidarietà e del primato della carità evangelica [...] si dimostrano più bene intenzionate che utili quando non si confrontano davvero con la complessità del problema e la ruvidezza della realtà effettuale » . Queste , è proprio il caso di dire , sono parole sante . E davvero responsabili . 2 . « Non è compito della Chiesa come tale di risolvere ogni problema sociale » . Più che vero . Ma fa piacere che sia un cardinale ad asserirlo , e che poi sia un alto prelato a ricordare allo Stato quali siano i suoi doveri . Occorre , scrive , che « ci si preoccupi seriamente di salvare l ' identità propria della nazione . L ' Italia non è una landa deserta senza storia , senza tradizioni vive e vitali , senza una inconfondibile fisionomia culturale e spirituale , da popolare indiscriminatamente come se non ci fosse un patrimonio di umanesimo e di civiltà che non deve andare perduto » . Anche le comunità cristiane « non possono non valutare attentamente i singoli e i diversi gruppi » ; ma , alla fin fine , i criteri per ammettere gli immigrati sono di competenza delle autorità civili , fermo restando che quei criteri « non possono essere solamente economici e previdenziali » e che « le condizioni di partenza dei nuovi arrivati non sono egualmente propizie » ai fini di « una possibile e auspicabile [...] integrazione » . Di nuovo , parole sante . E fa dispiacere dover notare che una lezione come quella impartita dal cardinale di Bologna non ci sia mai o quasi mai arrivata dai nostri politici . Tra l ' altro , non ci è mai arrivata dalle nostre cattolicissime Maria Rosa Russo Jervolino quando governava il Viminale , né tanto meno dal ministro Livia Turco che ora risponde al cardinale che « la legge più severa sull ' immigrazione porta il mio nome » . Davvero ? Entrare clandestinamente in un paese è un reato , così come è un reato rifiutare di fornire le proprie generalità . E la severissima legislazione italiana cosa fa ? Fornisce al clandestino anonimo un foglio di via e poi lo rilascia , e così di fatto lo fa entrare e gli consente di sparire . Peccato che il cardinale Biffi non la possa sostituire . Pur essendo anche lui cattolico , farebbe molto meglio di lei . 3 . Il punto dolente dell ' immigrazione è quello dell ' immigrazione islamica . Il presule di Bologna lo dichiara senza perifrasi : « Il caso dei musulmani va trattato con una particolare attenzione . Essi hanno [...] un diritto di famiglia incompatibile con il nostro , una concezione della donna lontanissima dalla nostra ( sino ad ammettere la pratica della poligamia ) . Soprattutto hanno una visione rigorosamente integralistica della vita pubblica [...] la perfetta immedesimazione tra religione e politica fa parte della loro fede irrinunciabile , anche se a proclamarla e a farla valere aspettano prudentemente di essere diventati preponderanti » . Livia Turco si affretta a controbattere così : « Non dimentichiamo tutto ciò che accomuna e non divide le tre grandi religioni , il cristianesimo , l ' ebraismo e L ' islamismo » . In attesa che il ministro Turco mi ricordi quel che evidentemente io dimentico , mi pregio ricordarle ( qualora sia lei a non saperlo ) che la parola Islàm vuol dire sottomissione , che la parola araba per libertà - horriayai - esprime soltanto una situazione di non schiavitù ( dal che risulta che il nostro concetto di libertà al positivo è estraneo alla concezione islamica del mondo ) , e che alla nostra separazione tra Chiesa e Stato il musulmano contrappone la concezione dell ' Eddin - Dawa , che vuoi dire religione - Stato . Ciò posto , le sarei davvero obbligato se una volta tanto lei precisasse che razza di cittadino italiano osservante delle leggi italiane risulterebbe dalla « cittadinizzazione » del suddetto islamico . Per ora un gruppettino di studenti islamici delle scuole genovesi ha chiesto che il crocefisso venga eliminato dalle aule , ed è stato subito accontentato . In barba alla vanteria della Turco che le leggi degli immigrati devono sottostare a quelle italiane . Io , laico , del crocefisso non faccio certo un caso capitale . Ma a lei , cattolica , l ' episodio non appare un pessimo esordio della integrazione scolastica dell ' islamico ? Max Weber distingueva tra etica della responsabilità ( una moralità che mette in conto le conseguenze delle nostre azioni ) ed etica dei principi ( nella quale la buona intenzione è tutto e il cattivo esito viene ignorato ) . L ' etica della responsabilità è , se si vuole , impura perché è pilotata da un capire , mentre l ' etica dei principi è pura , ma per ciò stesso ottusa ( non sa , non capisce ) e irresponsabile . La chiesa di Giovanni Paolo II ha largamente sposato un ' etica dei principi . Niente profilattici , anche se quel niente incrementa l ' Aids . Niente contraccettivi , anche se quel niente produce un eccesso di centinaia di milioni di bambini destinati a morire di fame . La giustificazione è che provvederà la Provvidenza . In attesa stravince l ' imprevidenza . Ben venga , allora , un cardinale che si ricorda dell ' etica della responsabilità . Ne sia lodato il Signore .
StampaQuotidiana ,
Sugli organismi geneticamente modificati , i famigerati Ogm , gli scienziati hanno sollevato un grosso polverone , e come succede sempre a chi non vuol capire , la loro sordità è stata palese , e la loro volontà di confondere le idee dei non addetti ai lavori , assumendo la parte di Galileo o di Giordano Bruno , si è rivelata appieno nell ' accusa lanciata agli ambientalisti di oscurantismo , se non di propensioni teologiche da Malleus maleficarum , il manuale degli Inquisitori . Denuncio questa accusa come spudoratamente falsa e mi sforzerò di fare un po ' di chiarezza . Penso di essere autorizzato , visto che di recente , al Parlamento Europeo , mi sono dissociato dai Verdi , astenendomi quando mi si è proposto di votare contro l ' impiego degli embrioni inglesi in freezer . Si trattava di destinarli alla cura di gravi patologie e il mio punto di vista resta sempre che la salute sia un bene che vada tutelato su tutto . Il bello è che proprio per questo , per questa tutela irrinunciabile , nutro delle perplessità sulle biotecnologie in agricoltura : se da un canto le reputo affascinanti , e auspico , se fatte in laboratorio , che proseguano felicemente , d ' altro canto sono convinto che non siamo affatto pronti a estendere le esperienze in pieno campo , e tanto meno a immetterne i prodotti sui banconi dei supermercati . E a proposito di queste pretese di pronta commercializzazione , mi sembra diventi chiaro come non sia in gioco tanto la libertà di ricerca scientifica , che nessuno intende negare , quanto la corsa all ' Eldorado dei brevetti , e quindi al « far soldi » nel nome del progresso della conoscenza . Ma la storia sembra ancora una volta ripetersi . Oscurantismo ? Amarcord : trent ' anni fa chi , come me , faceva notare che l ' uso dei pesticidi in agricoltura castigava duramente la biodiversità degli ecosistemi e la salute dei consumatori con i residui rimasti negli ortofrutticoli , veniva bollato di oscurantismo , e di affamatore dei paesi in via di sviluppo . Bene , attualmente , 800 milioni di persone , malgrado la diffusione ubiquitaria delle molecole di sintesi , sono ancora sottoalimentate , e in compenso migliaia di contadini che operano in quelle latitudini sono morti intossicati dai fosforganici . Voglio ricordare , allora , come l ' agricoltura industriale , fondata sulla chimica , stia mostrando la corda , e l ' agricoltura biologica , o ancor più sostenibile , la stia sostituendo a poco a poco in Europa . In altre parole si sta affermando una nuova maniera , moderna e dinamica , di gestire il campo coltivato , screditata solo da qualche tetro vivisettore che , tra l ' altro , non ha nessuna competenza in merito . Mi sembra , come ha scritto Vattimo su questo giornale , che la ricerca scientifica sia diventata , oggi , così socialmente importante che non può più essere affidata soltanto agli scienziati , anche perché tutto quello che ho chiamato in causa è dipeso principalmente da loro . In realtà , rispetto ai prodotti delle piante geneticamente modificate , risulta evidente come non siano state mai fatte ricerche a lunga scadenza sui possibili danni all ' ambiente e alla salute umana . Quando Regge , dall ' alto della sua cattedra , afferma che in Cina ci si serve in tavola da tempo del transgenico , ma non si sono avuti danni alla salute dei consumatori , è proprio sicuro che sia così ? Dobbiamo concludere che per le multinazionali delle biotecnologie , e per gli scienziati che lavorano per loro , noi tutti siamo delle cavie su cui sperimentare . Non sono contro la ricerca scientifica , come potrei ? L ' ho fatta , con alterne fortune , per tutta la vita . Tuttavia , sono stato sempre a favore del principio di precauzione e pongo la vita umana al di sopra dell ' economia , e delle pretese degli scienziati , che non invocano quella che chiamano la libertà di ricerca , ma la licenza di fare quello che vogliono , perfino una bomba atomica se è il caso . Sembra che Fermi , assistendo a una conflagrazione sperimentale della bomba H , sussurrasse a Teller : « E ' terribile , ma è un così bell ' esperimento ! » . Per fortuna , si ricordi di Asilomar , non tutti gli scienziati sono fatti della stessa pasta , e molti di loro non sono affatto tranquilli sulle ricadute negative possibili della cosiddetta ingegneria genetica . Per sfortuna , i semi terminator della Monsanto ci hanno chiarito in che cosa consistano , per loro , gli aiuti al Terzo Mondo , compendiabili nel dilemma « o compri da noi , o muori di fame » . Una sintesi brutale ? Forse , ma non per questo meno veritiera . Al Parlamento Europeo è stata presentata nei giorni scorsi una direttiva sulla immissione degli Ogm in campo e nei supermercati . E ' stata votata dalla maggioranza , ma io , con i Verdi , mi sono astenuto . Il perché è presto detto : da un lato , la direttiva prendeva in seria considerazione il problema dell ' etichettatura e della tracciabiltà dei prodotti transgenici , però , d ' altro lato , sospendeva ogni azione concreta in merito , promettendo di risolvere la questione entro quest ' anno . Una sorta di amplexus interruptus , e l ' astensione mi è sembrata la sola via possibile da percorrere . Ma il bello è questo : la direttiva consente che nei prodotti Ogm siano ancora presenti , fino al 2004 , i marcatori di resistenza agli antibiotici . Bene , come ho fatto osservare in aula , se le multinazionali sostengono di essere pronte a sostituire questi marcatori con mezzi alternativi , perché insistono nel mantenere la suddetta dilazione ? E se progettano delle alternative , non significherà che li considerano pericolosi per la salute , anche se hanno sempre assicurato il contrario ? Si tenga presenta , allora , che tutti quei prodotti che si vogliono far piovere nel nostro piatto sono dotati di questi geni : per cui si predica bene e si razzola male . Ma , alla fin fine , che cosa chiedono tutti questi irrequieti scienziati in coro ? Che si mangi il pappone , e si stia zitti ? E se qualcuno chiede il menù , bene , è uno che si propone di mettere alla tortura Galileo .
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Maria Grazia Cutuli è stata assassinata in Afghanistan , sulla strada che da Jalalabad porta a Kabul , a 90 chilometri dalla capitale in un posto orribile che si chiama Pouli - es - the - Kam . Maria Grazia era lì inviata dal Corriere della Sera e aveva trentanove anni . Era lì , da quelle parti , prima in Pakistan e infine in Afghanistan , dal giorno successivo all ' attacco alle Torri Gemelle . Pare sia stata un ' esecuzione . Secondo la ricostruzione di una televisione spagnola le hanno sparato alle spalle . Con lei sono stati uccisi altri tre giornalisti . Uno è Julio Fuentes , spagnolo , di El Mundo , di cui Maria Grazia parlava spesso . Erano stati anche fidanzati , Maria Grazia e Julio . Insieme , domenica , erano entrati in una delle più grandi basi militari di bin Laden , abbandonata dopo la ritirata dei talebani da Jalalabad . Lì hanno trovato una serie di fialette di Sarin , il gas nervino . Ieri il Corriere e il Mundo hanno pubblicato il racconto in prima pagina . C ' è chi dice che con la loro inchiesta e con le loro domande abbiano infastidito il leader locale . Si chiama Younis Khalis , una vecchia gloria del Jihad anti sovietico , ed è l ' uomo che dopo un lungo negoziato ha costretto i talebani a lasciare Jalalabad . I due giornalisti hanno scritto che Khalis nel 1996 diede a Osama ospitalità e il permesso di costruire la base sui suoi terreni . Secondo altri si è trattato di un ' imboscata a scopo di rapina , in una terra di nessuno tra le più pericolose dell ' Afghanistan . Su quelle montagne , a metà strada tra Kabul e Jalalabad , ci sono sia gli arabi di bin Laden sia i talebani scappati dalle due città . In fondo , conoscere il motivo della strage non conta molto : tutti e quattro i giornalisti sono morti . Questo conta . L ' intrattabile miss Kigali Dei quattro , Maria Grazia Cutuli è quella che conosciamo meglio . Era di Catania . Il mese scorso aveva compiuto 39 anni . Lavorava alla redazione Esteri del Corriere della Sera . Si occupava di Africa , di Medio Oriente , di Balcani , di Afghanistan . Era la più grande esperta di madrasse , le scuole coraniche del Pakistan dove hanno , si fa per dire , studiato i talebani . Di lei sappiamo che era una donna tosta , tostissima . Sappiamo che era considerata una intrattabile , a tratti insopportabile . Maria Grazia si lamentava , si lamentava sempre , le sue lamentele erano leggendarie , e gli amici la sfottevano per questo . Non riusciva a restare chiusa in redazione a passare pezzi , come si dice nel nostro gergo , o a fare interviste al telefono . Era monomaniaca : raccontare la guerra , meglio la guerriglia , era la sua fissazione . Voleva sempre andare dove c ' era un conflitto . Ci andava , poi . Ci riusciva . Perché era testarda da non immaginarsi . Poi tornava e sfiancava gli amici con i suoi racconti , e non smetteva di raccontare e lamentarsi , perché quando arrivava lì , fosse in Ruanda o in Medio Oriente , improvvisamente e felicemente si fermava tutto . Non si sparava più , si trattava improvvisamente la pace . I suoi colleghi dicevano che era meglio dell ' Onu : arrivava lei e la guerra si fermava . Era contenta di questo . Ironizzava su di sé . A chi la andava a trovare a casa mostrava sempre le sue fotografie scattate in Ruanda il Ruanda era la sua vera fissazione , ci tornava pure in vacanza . A Kigali arrivò proprio alla fine del genocidio tra hutu e tutsi . Per andarci si dimise da Epoca , dove lavorava ; ci andò con un contratto a termine delle Nazioni Unite . Da lì scrisse anche per questo giornale . Era orgogliosa delle sue foto del Ruanda . Gli amici la prendevano in giro perché quelle foto raccontavano un Ruanda diverso da quello terribile della guerra civile . Quelle foto la ritraevano danzante su un magnifico prato all ' inglese . Il machete aveva appena cessato di mozzare teste e lei , per scherzo e per esorcizzare la paura , quella sera , su quel prato , fu eletta Miss Kigali . Fare il giornalista di guerra , si sa , è pericoloso . Le parole contano meno delle armi da fuoco . Chi decide questa vita ne è perfettamente consapevole . Ed è felice . Maria Grazia aveva già rischiato la vita almeno un paio di volte . In Ruanda si salvò grazie a un febbrone che la costrinse a un ricovero all ' ospedale di Kigali . La sua abitazione , quella notte fu attaccata e quattro suoi colleghi delle Nazioni Unite furono trucidati . In Sudan , sui monti Nuba , al seguito della guerriglia cristiano - animista evitò per un niente una smitragliata da un Antonov governativo . I suoi amici erano abituati a questi racconti , non ci facevano più caso . Per coinvolgerli , per fare fino in fondo il suo mestiere , lei raccontava loro queste immani tragedie in modo lieve . Per non annoiarli . Ci riusciva . Come quando andò a Sarajevo per Epoca . La città fu presa d ' assedio e lei costretta a dormire per tre settimane nell ' edificio della televisione bosniaca . Appena mettevi il naso fuori un cecchino prendeva la mira e sparava . Scrisse articoli bellissimi . A cena , un tocco mondano . Agli amici faceva credere che per lei la cosa peggiore era guardarsi allo specchio i capelli sformi .
Il vero conflitto di interessi ( Belpietro Maurizio , 2001 )
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Per tutta la lunga campagna elettorale , la sinistra ha sognato di poter trovare una scorciatoia che le consentisse di sorpassare in fretta una Casa delle Libertà che la precedeva di molti chilometri . Certi com ' erano del ritardo accumulato in cinque anni di governi inconcludenti , e abituati a imboccare vie giudiziarie e ad aprire cantieri istituzionali per far ribaltare la macchina dell ' opposizione , anche questa volta i piloti dell ' Ulivo hanno premuto l ' acceleratore alla ricerca della strada breve e sbrigativa , evitando il normale confronto elettorale . Naturalmente , per costringere l ' auto della Casa delle Libertà a fermarsi o , meglio , a uscire di strada , bisognava incepparne il motore , ossia Silvio Berlusconi . Così in tutta fretta sono state riesumate le carte sulla nascita delle sue fortune , affidando ai comici l ' incarico di gettare olio sulla pista . Ma ciò non è bastato ed ecco allora spuntare magicamente sulle pagine di « Repubblica » la divisione guastatori scelti della sinistra , un rapporto sui conti della Fininvest preparato dalla società di revisione Kpmg per incarico della procura di Milano . Nella relazione si congettura di società fiscalmente impenetrabili e di intrecci segreti : il tutto certificato da un perito , cioè la Kpmg , che - spiega Ezio Mauro , direttore di « Repubblica » - è un gigante dell ' accounting , una multinazionale della revisione ; insomma , in fatto di conti sarebbe , secondo il direttore del quotidiano ulivista , appena sotto Dio . Mauro naturalmente evita di dire che la Kpmg è stata la prima società di revisione a essere condannata in Italia per aver cagionato danni ai risparmiatori che avevano affidato il loro denaro ai simpatici fratelli Canavesio e per questo - per le sue gravi disattenzioni - è stata costretta a pagare 8,8 miliardi di lire . Nel primo di una serie di scivolosi articoli che sono stati stesi in mezzo alla strada per far sbandare la Casa delle Libertà , il direttore di « Repubblica » dimentica anche di riferire che la stessa Kpmg è stata coinvolta nel crac dell ' Ifm leasing ( per chiudere la vicenda accettò di pagare 18 miliardi alla Banca Popolare di Milano ) e nel fallimento della Scotti finanziaria , e in quello della Trevitex , e in quello della Sasea . E scorda di precisare che su alcune di queste vicende sta ancora indagando la procura di Milano , sì - avete letto bene - la stessa procura che ha incaricato la Kpmg di studiare le carte della Fininvest . Naturalmente in questo caso non c ' è conflitto d ' interesse . No , no , qui è tutto regolare , tutto certificato con i timbri al posto giusto . Dimenticavo : la Kpmg è coinvolta anche nel crac del Crédit Lyonnais , una grande banca francese . Secondo gli avvocati che si occupano di recuperare il denaro di quella banca , la Kpmg , « in spregio alle regole legate al suo ruolo di revisore di conti , ha scientemente ingannato il Crédit Lyonnais sulla qualità dei crediti poi concessi dalla sua filiale olandese al gruppo Fiorini - Parretti , spingendo così la banca nella voragine di perdite storiche » . E per tali motivi , gli avvocati hanno chiesto al gigante dell ' accounting citato da Ezio Mauro 22 miliardi di franchi francesi , equivalenti a 6500 miliardi di lire . Potrei proseguire , ma non voglio annoiarvi in una domenica così radiosa . Comunque , neanche lo sgambetto di « Repubblica » , con la sua Kpmg , è servito a metter fuori pista Berlusconi e allora nelle settimane successive si è puntato tutto sulla curva pericolosa del conflitto d ' interessi . Il tempo stringe , il divario tra Ulivo e CDL s ' allarga , ed ecco che il capo dell ' opposizione diventa un pericoloso attentatore degli interessi pubblici nazionali . Egli è ricco , possiede TV e giornali , non può governare . In nessun Paese del mondo potrebbe diventare presidente del Consiglio , scrivono e dicono gli uomini di sinistra . Deve vendere , non basta che abbia rinunciato ai consigli di amministrazione , non basta neppure che faccia un blind trust , ossia che affidi ad amministratori privati il proprio patrimonio . No , o vende o consegna i suoi averi ad amministratori nominati dalla sinistra . Se non lo fa - insistono i cantori dell ' Ulivo - saremo lo zimbello d ' Europa , ci escluderanno dai consessi internazionali , saremo tenuti a distanza come appestati . I più eleganti dicono che un Berlusconi al governo sarebbe un ' anomalia della democrazia . La realtà , naturalmente , è ben diversa . Basta conoscere appena l ' Europa . Uno degli uomini più ricchi di Francia , André Bettencourt , proprietario di L'Oréa1 , è stato per anni ministro degli Esteri , e Marcel Dassault - fondatore , proprietario e presidente dell ' omonima industria aeronautica - entrò in Parlamento e continuò a vendere i suoi aerei allo Stato francese . In Germania , il padrone della Rosenthal fu invece al fianco del primo ministro socialdemocratico Helmut Schmidt . Potrei citarne altri , ma anche stavolta mi fermo qui , sempre per via della domenica radiosa . Comunque , in tutti questi casi non ci fu alcuno scandalo , non scattò nessuna legge sul conflitto d ' interessi , nessuno parlò di anomalia , per la semplice ragione che in questi Paesi le leggi sul conflitto d ' interessi non sono delle trappole , ma delle norme severe , ma per niente punitive . Al punto che in Germania un ministro - se autorizzato dal Parlamento - può sedere nel consiglio di amministrazione di una società privata e in qualche caso è successo . Vi chiederete perché nel giorno in cui dovete decidere come votare vi tedio con queste storie di Kpmg e di ministri europei e relativi patrimoni . È solo per rimarcare come su questa campagna elettorale , una campagna decisiva per archiviare l ' era dell ' Ulivo , siano state sparse montagne di menzogne . Bugie , colpi bassi , calunnie e strumentalizzazioni . Pur di non perdere il potere , tutto ciò che era possibile fare la sinistra lo ha fatto . Anche a costo di danneggiare il proprio Paese . Nelle scorse settimane vi abbiamo dato conto degli articoli che la stampa internazionale ha pubblicato contro Berlusconi e la Casa delle Libertà , articoli che naturalmente hanno fatto strillare l ' Ulivo , il quale ne ha approfittato per avvisare gli elettori che un governo di centrodestra sarebbe stato severamente giudicato dai nostri partner europei . La verità , anche in questo caso , è molto più banale e l ' ha confessata lo stesso direttore di « Repubblica » un paio di giorni fa , quando ha scritto che « gli inviati dei giornali stranieri che visitano l ' Italia in questi giorni elettorali passano ogni tanto da " Repubblica " e verificano le notizie raccolte » . Se c ' era un dubbio su quale fosse la centrale di smistamento degli articoli anti - italiani - perché di questo si tratta - improvvisamente comparsi sulla stampa estera , ora questo dubbio ci è tolto . Se c ' era un dubbio - e non c ' era - sul perché « la Repubblica » avesse celato o mutilato gli articoli positivi a favore di Berlusconi e dei suoi alleati apparsi sulla stampa estera , ora questo dubbio ci è caduto . Quella cui abbiamo assistito è stata la campagna più feroce e aspra che si sia mai vista negli ultimi trent ' anni . E la ragione di tanta durezza è una sola . Qui si tratta di risolvere il vero conflitto d ' interesse di cui patisce l ' Italia : quello tra una casta politica che ha occupato lo Stato e il futuro del Paese . Per sciogliere questo conflitto non serve una legge : basta un voto . Oggi . E per questa sinistra ogni scorciatoia da domani diventerà un vicolo cieco .
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L ' articolo comparso sulla rivista The Journal of Regenerative Medicine , che i ricercatori dell ' Advanced Cell Technology hanno pubblicato in data 26 novembre 2001 , mostra in tutta la sua drammaticità la gravità dell ' evento che è stato realizzato : la produzione di un embrione umano in vitro , anzi di diversi embrioni , che si sono sviluppati rispettivamente fino allo stadio di due , quattro , sei cellule . L ' evento è documentato da chiare immagini a colori al microscopio a scansione , che mettono in evidenza le prime fasi dello sviluppo di queste vite umane , a cui è stato dato inizio non attraverso la fecondazione di un ovocita con uno spermatozoo , ma attivando ovociti con nuclei di cellule somatiche . Gli autori hanno ribadito che la loro intenzione non è quella di dare origine ad un individuo umano . Ma quello che essi nel loro articolo chiamano , da scienziati , early embryo , embrione allo stadio iniziale , che cos ' è ? Ecco allora che ritorna in tutta la sua attualità l ' interrogativo bioetico , mai sopito per la verità , su quando considerare l ' inizio della vita umana . Al di là dell ' evento scientifico , infatti , rimane questo l ' oggetto del contendere , essendo fuor di dubbio - per indicazione stessa dei ricercatori - che qui ci troviamo di fronte ad embrioni umani e non a cellule , come qualcuno vorrebbe far credere . L ' evento ci riporta , dunque , prepotentemente , a ribadire con forza che l ' inizio della vita umana non può essere fissato per convenzione ad un certo stadio dello sviluppo dell ' embrione ; esso si situa , in realtà , già al primo istante di esistenza dell ' embrione stesso . Ciò si coglie più facilmente nella modalità " umana " della fecondazione fra ovocita e spermatozoo , ma dobbiamo imparare a riconoscerlo anche di fronte ad una modalità " disumana " , come è quella della riprogrammazione di un nucleo somatico in una cellula uovo : anche con questa modalità si può dare origine ad una nuova vita - come purtroppo l ' esperimento annunciato ha dimostrato - vita che conserva comunque la sua dignità come quella di ogni vita umana alla quale sia data l ' esistenza . Perciò , nonostante i dichiarati intenti " umanistici " di chi preannuncia guarigioni strepitose per questa strada , che passa attraverso l ' industria della clonazione , è necessaria una valutazione pacata ma ferma , che mostri la gravità morale di questo progetto e ne motivi la condanna inequivocabile . Il principio che di fatto viene introdotto , in nome della salute e del benessere , sancisce , infatti , una vera e propria discriminazione tra gli esseri umani in base alla misurazione dei tempi del loro sviluppo ( così un embrione vale meno di un feto , un feto meno di un bambino , un bambino meno di un adulto ) , capovolgendo l ' imperativo morale che impone , invece , la massima tutela e il massimo rispetto proprio di coloro che non sono nelle condizioni di difendere e manifestare la loro intrinseca dignità . D ' altra parte , le ricerche sulle cellule staminali indicano che altre strade sono percorribili , lecite moralmente e valide dal punto di vista scientifico , come l ' utilizzazione di cellule staminali prelevate , per esempio , dall ' individuo adulto ( ne esistono diverse in ciascuno di noi ) , dal sangue materno o da feti abortiti spontaneamente . È questa la strada che ogni scienziato onesto deve perseguire al fine di riservare il massimo rispetto all ' uomo , cioè a se stesso
Finale di partito ( Rossanda Rossana , 2001 )
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L ' Unità ha dato ieri le cifre dei congressi di sezione ds finora svolti , circa la metà delle seimila sezioni ancora in vita . Sarebbero centomila partecipanti su seicentomila iscritti dichiarati . Cifre in parte litigiose , ma non tanto da modificare il risultato : la mozione Fassino ha il 64% , quella di Berlinguer circa il 32% e quella di Morando circa il 4% . La partecipazione è scarsa , il dibattito pressoché nullo . Il congresso Ds non fa neanche notizia . Questo è il dato più impressionante . Dopo la sconfitta del 13 maggio pareva incalzare l ' interrogativo : com ' è che una grande forza politica , che aveva retto al 1989 , è scesa al minimo storico , pesa meno delle altre , già assai meno forti , sinistre moderate europee ? Non era un interrogativo soltanto degli iscritti , ma del paese , che aveva amato o detestato il Pci e poi , benché ridimensionato , il Pds , ma su di esso si divideva o determinava , i suoi congressi infiammavano gli spiriti . Ora al congresso ci siamo ma non interessa più di un congresso , che so , delle Acli . E ' la guerra , si dice , che offusca tutto il resto . E ' vero , ma perché dai Democratici di sinistra non è venuta su di essa una sola parola diversa da quella del governo , che era uguale a quella di Bush ? Se non si sente la voce dei ds è perché non c ' è . E non c ' è da nessuna parte , benché per la prima volta essi andassero con mozioni separate al congresso . Ma sulla guerra Giovanni Berlinguer non s ' è espresso diversamente da Fassino . Nessuna analisi differente , neppure un tentativo di chiedersi perché il jihad , che dieci anni fa era pochissima cosa , sia cresciuto fino a diventare un pericolo mortale , perché il tollerante Islam sia oggi in così gran parte fondamentalista , e il fondamentalismo diventi terrorismo . Nessun ammonimento sulla inaccettabilità della guerra prima ancora che sulla sua insensatezza , perché se di odio all ' occidente si tratta non farà che alimentarlo . Nessuna proposta su un che fare che modifichi un Medio Oriente che noi , occidentali , abbiamo strutturato , risanandone almeno le ferite più purulente come quelle della Palestina . L ' Europa è scomparsa nel generale ossequio al Dipartimento di stato e in essa sono affondati i ds . La guerra è , come sempre per la sinistra , un crudele rivelatore . La sinistra ds credeva di potersi distinguere da D ' Alema sul lavoro , senza andare troppo in fondo sulla globalizzazione , che è stretta all ' impero unico , a sua volta stretto , checché si speri , al sistema militare di dominio , chiamato ormai ogni due anni a preservare coi carri armati l ' ordine mondiale . Pensava in questo modo di allargare i consensi raccogliendo anche un centro veltroniano che a una presa di posizione più netta non sarebbe stato . Era una modesta operazione e non ha funzionato . In tre settimane la mozione di Giovanni Berlinguer è precipitata dall ' adesione di quasi la metà degli iscritti a un po ' meno di un terzo . Meglio sarebbe stato partire e tener fermo su una identità più limpida che funzionasse contro il liberismo e la guerra , perché se si tratta di dividersi almeno farlo su questioni fondamentali . In mancanza di questo , i congressi sono diventati una modesta conta con scarsa partecipazione . Delusione o indifferenza o tutt ' e due : se l ' esito è scontato , discutere che senso ha ? Eppure pareva , ed era stato detto , che era in causa la sopravvivenza stessa di un grande partito : D ' Alema e Veltroni credono di non averne bisogno , credono che gli basti un comitato elettorale e l ' entratura nei luoghi giusti . Ma la mozione di sinistra non puntava a una rianimazione di quel corpo collassato ? Non c ' è stata , se al congresso dei ds nessuno bada è perché non c ' è a che badare .
Trappole ( Rossanda Rossana , 2001 )
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Alcune sedicenti avanguardie si stanno sprecando in gesticolazioni , persuase che sono i simboli a fare i poteri e non viceversa . La soddisfazione di stare sui giornali li compensa dalla frustrazione di non saper che fare se non aspettare un appuntamento di qualche vertice per essere sicuri di esistere . C ' è qualcuno disposto a sostenere che a Genova i Black bloc hanno messo in difficoltà il G8 ? Non credo . Si riuniranno nelle Montagne Rocciose o non avranno bisogno di riunirsi affatto . C ' è qualcuno disposto a sostenere che spaccando vetrine e provocando tafferugli hanno reso un servizio al Genoa Social Forum ? Non credo . La polizia si è scatenata , Fini e Cossiga le hanno garantito ogni appoggio , Berlusconi sostituirà i muscoli con i muscoli . Alcune sedicenti avanguardie si stanno sprecando in gesticolazioni , persuase che sono i simboli a fare i poteri e non viceversa . O , se hanno abbastanza sale in zucca per sapere come funziona , la soddisfazione di stare sui giornali li compensa dalla frustrazione di non saper che fare se non aspettare un appuntamento di qualche vertice per essere sicuri di esistere . Sarebbe un fenomeno sociale di modesto interesse se , oltre a dare pretesti al monopolio statale della violenza , non danneggiasse l ' estendersi a macchia d ' olio di gruppi , soggetti , genti che hanno capito che cos ' è il dominio mondiale del capitale e del mercato , ne studiano e attaccano i meccanismi , destabilizzano le tradizionali forze politiche , hanno già spostato in Italia il più importante sindacato , fanno e comunicano politica in tutto il pianeta . Sono confluiti a Genova come a Porto Alegre e sono il solo fenomeno politico grosso e nuovo . Che di essi non si riesca neanche a parlare - e tantomeno delle tesi che hanno sviluppato a Genova , oltre che nei cortei , in un mese di riunioni e colloqui dove avveniva un vero salto di coscienza e cultura - perché la scena è occupata dall ' immagine della polizia che picchia e dai giovani con le mani alzati , e perché di questo scenario si sono impadronite per le loro schermaglie maggioranza e opposizione a Genova assenti , è già un paradosso . Ovvio , obbligatorio , ma paradosso . Genova non era un appuntamento per il diritto di manifestare , era per far sentire le tesi di gruppi che lavorano da anni , si sono creati un enorme ascolto , i cui argomenti , come nel caso di Attac , danno il mal di testa ai governi , che non solo denunciano ma sono e fanno , e invadono territori che la politica politicante aveva bruciato . Gli occorre sfondare l ' egemonia dei luoghi comuni , non uno schieramento di polizia . Gli occorre costruirsi delle sponde , non venire isolati . Susan George si domandava in questi giorni come il movimento potrà manifestare se ogni volta sarà parassitato da gruppi che , se va bene , sfogano nello spaccar vetrine un vero disagio esistenziale o pretendono di insegnare ai poveri nonviolenti come stanno veramente le cose e quel che bisognerebbe fare . Susan George è pessimista , ma si capisce che sia preoccupata . Già ieri le gazzette hanno premurosamente offerto uno specchio al ragazzo di Napoli che dichiara guerra al vertice di settembre della Nato , e oggi parleranno del documento di un deficiente che minaccia di morte De Gennaro . Così possono fare a meno di scrivere che cosa è e a che serve lo scudo spaziale di Bush del quale si parlerà a Napoli , come qualmente l ' Italia sia il solo paese europeo che lo sostiene , e come questo succeda anche perché è passata sotto silenzio l ' adesione di D ' Alema alla Nato 2 durante la guerra del Kosovo . Né l ' una né l ' altra sarebbero andate lisce se due o trecentomila persone invece che quattro gatti fossero andate in tempo , un po ' più informati e decisi , davanti a Palazzo Chigi . Possibile che l ' esperienza non insegni niente ?
Fine delle regole ( Rossanda Rossana , 2001 )
StampaQuotidiana ,
Affermare , come fanno gli Usa , che non ci possono essere regole è una maniera di legittimare uno stato di guerra di tutti contro tutti , o della guerra del più forte contro chi lo è meno . Ha ragione Luigi Pintor di chiedersi dove va a parare il presidente americano Bush ripetendo che il peggio della guerra deve ancora venire . Pensa soltanto che l ' Alleanza del Nord , da lui armata e finanziata , l ' aviazione e le forze speciali americane e inglesi a terra e in Afghanistan dovranno affrontare , dopo essersi rapidamente impadronite del territorio , una sanguinosa guerriglia fra montagne e grotte , come accadde all ' Urss dal 1979 al 1989 ? O prevede che impadronirsi di bin Laden , ora assediato anche via mare perché non possa riparare fuori dalla regione , non basterebbe a metter fine al terrorismo islamico , perché al Qaeda non è una banda personale e la cattura del suo leader - preferibilmente morto , dice con la consueta spigliatezza Rumsfeld - ne farebbe un martire ? Oppure intende contrapporre alla natura trasversale della Jihad un intervento allargato fuori dei confini afghani ? In questi giorni diverse voci , anche dall ' interno dell ' amministrazione americana , accennano a una possibile offensiva contro l ' Iraq , che abbatterebbe stavolta Saddam Hussein e forse rassicurerebbe Israele , poiché gli Stati uniti , direttamente o per interposta Onu , certo non lascerebbero per un pezzo il controllo del paese . Tanto più che , non essendo il " laico " Saddam Hussein una delle figure più amate da al Qaeda , susciterebbe minori problemi di altri con il fondamentalismo islamico . Ma certo ne susciterebbe , e quindi sarebbe di disturbo per i governi arabi che chiamiamo " moderati " , perlopiù corrotti e legati a filo doppio da interessi economici e finanziari agli Stati uniti . Ma non solo quelli . E come prenderebbe questa estensione delle operazioni nella regione del Golfo , la coalizione mondiale che Bush è riuscito a mettere assieme contro il terrorismo ? Certo è che un eventuale attacco all ' Iraq incontrerebbe forse delle difficoltà politiche , ma non implicherebbe nessuna conseguenza di diritto negli Stati uniti e forse neanche in sede Onu . Gli Stati uniti hanno messo in atto il 14 settembre un dispositivo che , come in caso di guerra dichiarata o imminente fra due stati , consente al loro presidente di disporre delle forze armate fuori del loro territorio contro qualsiasi " paese , gruppo o anche persone " che si presume possano attuare un attentato nel territorio degli States , e anche contro paesi gruppi o persone che offrano loro rifugio o protezione . Non è un dispositivo inventato per l ' occasione , risale al 1973 ( quando si vollero ridefinire i poteri di Nixon ) , e tocca agli esperti di diritto internazionale dire come convivesse con la Carta delle Nazioni unite in tema di divieto del ricorso alla guerra . In ogni caso nelle sedute del 12 e 28 settembre le Nazioni unite non hanno sollevato problemi sull ' argomentazione americana , accettando per buona la formula generica dell ' autodifesa . E infatti gli Stati uniti non presentano l ' intervento in Afghanistan come una " azione di polizia internazionale " , per cui si sarebbero dovuti limitare ad azioni di intelligence dei servizi ( e alla licenza di uccidere di nuovo rilasciata loro ) ; questo termine , inventato credo da Andreotti durante la guerra del Golfo , è una definizione europea . In realtà siamo di fronte a un intervento di tutto il loro sistema militare , e di quello che gli altri paesi della coalizione hanno deciso di aggiungervi , in una guerra dai confini vaghi e illimitati . Non sembra che i presidenti degli stati aderenti alla coalizione ne siano allarmati . Anzi , si è aperta una discussione nella quale , prendendo atto della " asimmetria " di conflitti che non oppongono più due o più stati , ne traggono - per dirla con Habermas - la constatazione che il mondo vive una sorta di guerra civile interna , ma non ne derivano la conclusione che le guerre sono più illecite che mai e tutto quel che serve è appunto un ' intelligence e una magistratura sovranazionale , ma che il diritto internazionale concepito dopo il 1945 è sostanzialmente superato o - vedi il supplemento di Le Monde del 17/18 scorso - " de - formalizzato " . Non ci sarebbero più regole applicabili . E ' una parafrasi , straordinariamente amplificata , della discussione che di solito segue gli attentati armati all ' interno di un paese : siamo tenuti ad applicare le regole del gioco contro chi per definizione si mette fuori di esso ? Può appellarsi allo stato di diritto chi non si è attenuto allo stato di diritto ? Nei conflitti interni , gli stati si sono generalmente dati delle leggi di emergenza , che sappiamo quanto siano difficili da estinguere . Ma chi ha deciso di darsele in sede internazionale ? E quali ? Affermare che non ci possono essere regole è una maniera di legittimare uno stato di guerra di tutti contro tutti , o della guerra del più forte contro chi lo è meno . Ma di questo sarebbe opportuno quantomeno informare popoli e cittadini , in modo che siano coscienti dell ' impresa nella quale sono stati coinvolti , prima di una sua catastrofica deriva .