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La pena di morte ( Jemolo Arturo Carlo , 1972 )
StampaQuotidiana ,
Credo che per i più l ' abolizione della pena di morte negli Stati Uniti rappresenti una conquista , una vittoria dei lati migliori dell ' uomo . Resto perplesso . Leggo con lo stesso fremito per la millesima volta la scena in cui Otello guarda la fiamma della candela e dice che potrà spegnere e riaccendere quella luce , ma più non potrà ridestare la vita umana che estingua ; avverto ciò che ha di sacro ogni vita . Ho istintivo orrore per l ' aborto , per questo spegnere una vita in embrione . Comprendo anche il soldato che nell ' attacco corpo a corpo preferisce farsi uccidere che compiere il gesto omicida . Non ci sono però limiti a questo istinto , il più alto dell ' uomo , l ' orrore del dare la morte ? Ho sempre avuto vicino a me persone carissime , che asserivano la non resistenza ; vincesse Hitler , ma non la guerra . E qui la ragione cominciava a recalcitrare . Meglio essere uccisi e non invocare la legittima difesa , che uccidere ; perché l ' atto di uccidere ferisce irreparabilmente l ' uomo normale , immette in lui un veleno non più eliminabile . Ma quando la violenza dell ' altro si esaurisce colpendoci : l ' ipotesi romanzesca di quegli che ha giusto sdegno per una ferita al suo onore e crede lavarla sul colpevole , mentre l ' aggredito è innocente ; che però conosce la ragione dell ' attacco , sa che quegli che lo ferisce si riterrà soddisfatto e non nuocerà più ad altri , e , non avendo modo di dimostrare nella violenza dell ' urto la sua innocenza , preferisce perire che ricorrere alla difesa armata . Ma quando la violenza non si arresta a noi , prosegue e si espande ? L ' Europa che alzasse le mani dinanzi ad Hitler non importava solo lo sterminio di ebrei , zingari , altre minoranze etniche ; implicava i nostri figli , i nostri nipoti educati al culto del nazismo . L ' assalitore di banche pronto ad uccidere , dinanzi a cui si alzano le mani , assalirà altre banche ed una volta o l ' altra ucciderà . Ci sono popoli e civiltà che hanno preso ad aborrire la oppressione , la violenza , Stati che hanno abbandonato le loro colonie ; e ce ne sono altri , come il Portogallo , che le difendono accanitamente , senza alcun malessere morale . E sarebbe difficile convincersi che in Africa si sarebbero avute altrettante guerre tribali , altrettante distruzioni di popoli minori , se fosse rimasto il dominio dei bianchi . Sarebbe troppo facile la vita dell ' uomo morale , se i problemi fossero tutti risolubili in termini di certezza ; se fosse sempre dato discernere il bene dal male . Si possono invidiare i credenti di quelle religioni dalle leggi semplici ed inflessibili , che , una volta osservate tali leggi , si sentono liberi da ogni responsabilità , e pur di fronte a paurosi risultati delle loro azioni od omissioni , non sono turbati , poiché si attua la volontà di Dio . Ma non siamo dei loro . Sta poi che l ' annuncio di quell ' abolizione della pena di morte è avvenuto mentre si scaricavano tonnellate di esplosivo sul Vietnam , e guerriglie fermentavano in più luoghi , nell ' Ulster ogni giorno c ' era qualche vittima della secolare avversione tra cattolici e protestanti . Mentre ogni ricorrenza festiva lascia qualche centinaio di vittime stradali , ogni stagione qualche decina per infortuni di caccia , per disgrazie nella pesca subacquea ; e parrebbe assurdo vietare gli sport pericolosi , limitare la velocità delle macchine ; altresì mentre si apprende ogni giorno di suicidi di giovanissimi per futili motivi , e si ha l ' impressione che i giovani amino sempre meno la vita . E confesso che se non solo comprendo , ma sento l ' attrazione , per quegli che dice « no ad uccidere , per nessuna ragione , per nessun sommo bene di domani , per evitare qualsiasi male ; uccidere mai » , non riesco a comprendere chi rifiuta la pena di morte per il delitto più atroce , ma accetta che si uccida perché su un Paese sventoli una bandiera piuttosto che un ' altra , ed altresì perché non si compia un ' assimilazione , non si spenga una lingua . Senonché su ogni altra considerazione domina in me un dubbio : è una pietà la soppressione della pena di morte ? Pietà per chi ? Per il condannato , o per il giudice che pronunciò la sentenza e potrebbe avere una notte d ' incubo la vigilia dell ' esecuzione , mentre ove abbia condannato all ' ergastolo od alla reclusione e lo assalissero dubbi od angosce potrà illudersi pensando che ci si abitua pure al carcere , e c ' è la possibilità dei condoni , delle revisioni , delle evasioni ? Chi non voglia illudere se stesso sa che non ci sono carceri che migliorino l ' uomo , ma dovunque carceri che pervertono ; e si potranno erigere degli edifici con docce , riscaldamento , aria condizionata , da destinare a penitenziari , ma si rarefarà sempre più quel materiale umano , che costantemente scarseggiò , di assistenti ai carcerati che considerassero la loro una missione , e nel detenuto il fratello uomo da sorreggere e riscattare . Questo significava l ' opera di misericordia del « visitare i carcerati » , che gli odierni regolamenti hanno reso irreale . E diradano fino a scomparire quelli che vogliono dedicare la loro vita ad amare e redimere singoli infelici , colpevoli , vecchi , malati , infermi di mente ; tanti giurano di amare l ' umanità , e non potersi dedicare ai singoli ( che è ben più oneroso ) . Non si dà più la scelta che tra la detenzione e la pena di morte ; e temo molto che una detenzione che duri oltre il decennio sia più crudele della pena capitale : così se per il detenuto la prigione sia quel ch ' è la gabbia per certi animali cui non riescono mai a rassegnarsi ( evito di passare sotto il Campidoglio per non vedere quella lupa che passeggia incessantemente su e giù per i tre metri della sua gabbia e che desidererei qualche pietoso uccidesse , se non sapessi che poi l ' imbecillità umana la vorrebbe sostituita ) ; come se invece si adatti , subisca la degradazione umana del trovare accettabile il carcere ed i suoi contatti , non desiderare più la libertà . Nella vita romanzata di Federico Confalonieri della Huch , l ' arcivescovo Gaysruck a Teresa che gli chiede di adoperarsi per la grazia al marito risponde dapprima : « Credete che vi sarà grato se lo seppellirete vivo in carcere , invece che morto in una tomba come si deve ? » . Per questo rimango perplesso di fronte alla soppressione della pena di morte in un Paese da cui vengono le cronache della più efferata delinquenza , e che pure desiderando la pace s ' impegna a fondo nella guerra .
Pene di morte e pene di vita ( Jemolo Arturo Carlo , 1972 )
StampaQuotidiana ,
L ' avere espresso il dubbio che la pena di morte sia meno crudele di una lunghissima detenzione ha indignato , come mi attendevo , una serie di brave persone , che per questa semplice perplessità hanno visto in me un De Maistre in sedicesimo , l ' apologeta del boia , anzi della mannaia . Non sto a ripetere cose già dette , né a ricordare il giapponese , unico salvatosi degli autori delle uccisioni all ' aeroporto di Tel Aviv , che lotta perché gli sia applicata la pena di morte e non una lunghissima prigionia . Ma vorrei piuttosto prendere occasione per invitare tutti - me per primo , che non valgo nulla più dell ' italiano medio - alla sincerità con noi stessi . Ripugnanza per la pena di morte ; constatazione che il carcere , com ' è oggi , abbrutisce ; d ' accordo . Che fare ? Nuovi carceri con giardini , bagni , possibilità di lavoro e di studio per chi lo desideri . Sì . Possiamo fare qualcosa ? Vogliamo offrire tutti una giornata di stipendio per la formazione di un fondo ad hoc ? Vogliamo provocare offerte di aree , di opera di progettisti , di mano d ' opera gratuita ? ( Si sono costruite le cattedrali , in epoca recente le Case del fascio e poi le Case del popolo , in questo modo ) . Bene ; oltre alla giornata di pensione offro la mia opera di bravo dattilografo per copiatura di progetti . Gli edifici sono il meno ; gli uomini contano . E il personale carcerario , dal direttore all ' ultimo agente di custodia , può offrire dei missionari . Quella posizione , come le altre nella polizia , nei carabinieri , consentono di fare molto bene ( anche del male , d ' accordo ; e , come dovunque , ci sono i buoni ed i cattivi ; ma certo anche i buoni e gli ottimi ; durante il periodo fascista e l ' occupazione tedesca ci accorgemmo che c ' era molta umanità in certi ambienti della polizia ) . Ora quanti sono tra quelli che più parlano contro la crudeltà delle carceri che vedrebbero volentieri un loro figlio divenire direttore di carcere o agente di custodia , o maresciallo dei carabinieri o commissario di PS ? I buoni di queste categorie , quelli che sentono che la loro è una missione , per quanto so , non vengono mai da questi imprecatori ; piuttosto da chi ritiene che in ogni posizione si possa fare del bene e ci si debba sforzare di farne quanto possibile . Voltiamo pagina . Ho sempre detto della mia invincibile ripugnanza all ' aborto , all ' uccisione di una vita in embrione . Non posso però non riflettere che stiamo tutti negando il diritto alla vita alle generazioni future . La scienza ci ammonisce da un pezzo , ci dice che i palliativi che si adottano contro l ' inquinamento dell ' aria , dei mari , della terra non bastano . Noi rispondiamo : « Dobbiamo vivere : e vivere come siamo vissuti fin qui , senza tornare indietro nel tenore di vita ; per questo occorrono le raffinerie , le fabbriche di acido solforico , e via dicendo » ; a saltiamo col pensiero il corollario : peggio per le generazioni avvenire se per loro non ci sarà più la possibilità di vivere , se non potranno nascere . Penso agl ' infermi di mente ( quanto numerosi infermieri , e solerti , coscienziosi , occorrerebbero , per una assistenza fattiva , impedire ai malati di nuocersi e di nuocere senza legarli ai letti ; e questi infermieri non si trovano ) ; penso ai focomelici , agli spastici . Quanto pochi , sempre meno , quelli che vi si dedicano con lo spirito di dedizione totale , insostituibile , accettando la rinuncia alla gioia che quella dedizione importa : rinuncia per chi non abbia in sé la santità , senta l ' attrazione per i piaceri , anche i più puliti , escursioni , passeggiate , viaggi , che il mondo offre . I santi laici che non pensano a rivoluzioni , ma ogni giorno compiono inosservati la loro opera di bene , sono sempre stati pochi , ma mi sembra tendano a diminuire . Penso soprattutto ai vecchi . Il mio povero figlio medico spedaliero s ' indispettiva alle clamorose manifestazioni di strazio dei figli dinanzi alla salma del padre o della madre , ricordando che quei poveri vecchi per mesi avevano sostato nel loro letto di corsia , senza che mai , mai , un figlio , un parente fosse venuto a visitarli . I vecchi sono noiosi , tediosi , a volte assisterli implica vincere forti ripugnanze . Un amico che si occupava di queste opere mi diceva del direttore d ' un cronicario disperato perché i suoi vecchi purtroppo lordano la biancheria ; e prima di mettere questa nella lavatrice , occorre togliere con stecche o con mani guantate le deiezioni che bloccherebbero la macchina ; e man mano che scompaiono le anziane assistenti che provvedevano , nessuna giovane vuole più sostituirle . Cosa si fa per i vecchi ? Penso che i più riescano ad eliminare dalla mente questi ed altri pensieri , queste ed altre immagini ; non pensiamo alle sofferenze degli altri , e godiamoci la vita . Anzi reagiamo quando c ' è qualcuno che ci disturba toccando il problema , ed osa dire che nelle carceri d ' oggi la lunga detenzione è più crudele della morte . Non mi considero migliore degli altri e non ho il diritto di fare la morale a nessuno ; ma meditiamo tutti . Condivido la ripugnanza alla pena di morte , all ' aborto , alla eutanasia . Ma non perdo il tempo a discutere con chi afferma che tutte le colpe essendo della società non ci debbono essere carceri ed occorre lasciare tutti in libertà , compresi i seviziatori di bambini e quanti hanno il coltello facile . E mentirei se dicessi di rispettare quelli che non dànno mai un ' elemosina , non compiono mai un sacrificio economico per un ' opera di bene , non si sono mai dedicati a sollevare uno dei tanti pericolanti che avranno pure incontrato nella loro vita , uno dei tanti che attraversavano un momento decisivo , e che la mano offerta poteva salvare ; non hanno mai dato lezioni ad un ragazzo che aveva bisogno di ripetizioni e non poteva pagarsele , mai si sono mossi a fare letture ad un cieco , a dare a un vecchio degente il conforto di sfogarsi ascoltando pazientemente le sue monotone querimonie ; ma poi imprecano contro lo Stato inefficiente , contro « la società » , colpevole di tutto .
Magistrati e polizia ( Jemolo Arturo Carlo , 1974 )
StampaQuotidiana ,
In « Per difendersi dal delitto » del 2 gennaio Conso scorge una garanzia in una polizia giudiziaria posta alla esclusiva dipendenza della magistratura , senza interferenze da parte dell ' esecutivo , eccezione fatta per quelle concernenti l ' organizzazione e il funzionamento , da demandare però al solo ministro della Giustizia . Che l ' autorità giudiziaria disponga direttamente di tale polizia , è scritto all ' art. 109 della Costituzione , e la norma è fuori discussione . Ma la pubblica sicurezza solo in piccola parte è impegnata nella repressione dei reati ; un Commissariato di quartiere è molto preso da pratiche varie : licenze di porto d ' arme , permessi di caccia , passaporti , le varie licenze per cui la legge prevede l ' autorizzazione od il parere della pubblica sicurezza : compiti di conciliazione : liti familiari , l ' affittacamere che vuol mettere fuori l ' inquilino , o la domestica ad ore che viene a deplorare di non essere pagata ; e poi le denunce che non hanno seguito , ragazze scappate di casa , ma che l ' indomani ricompaiono , furti di biciclette , di automobili , e via dicendo . Attraverso quest ' attività il Commissariato acquista un panorama del quartiere , che gli permette d ' intravedere molte cose : le camere affittate ad ore per coppie clandestine , lo sfruttamento di prostitute , i ragazzi sospetti fornitori di droga , la gente che vive lussuosamente ma non paga chi la serve , e via dicendo ; e credo che quando è commesso un delitto , la polizia giudiziaria non possa fare a meno di cominciare a chiedere al Commissariato di quartiere . Separare le due polizie ? Nessuno vi pensa : già si deplora il dualismo carabinieri e pubblica sicurezza . Porre tutta la polizia alle dipendenze del ministero della Giustizia ? Se questo fosse ancora l ' organismo burocratico ch ' era al principio del secolo , non vi vedrei difficoltà ( per quanto sia arduo separare del tutto polizia e funzione politica , che non può non fare capo alla Presidenza del Consiglio ed al ministero dell ' Interno , che sarebbe bene avessero sempre un unico titolare ) ; ma oggi il ministero è costituito per intero da magistrati e cancellieri , che di solito vi arrivano dopo vari anni di servizio presso uffici giudiziari . E mi chiedo sempre se abbia ancora una ragion d ' essere quel ministero , una volta affidate al Consiglio superiore della magistratura promozioni e destinazioni dei giudici . Un ministero per le carceri , i concorsi a notaio , mansioni di alta sorveglianza sullo stato civile , su alcuni ordini professionali , per sottoporre al Capo dello Stato i decreti di grazia e di riconoscimento , dopo sciolto il matrimonio , di figli adulterini ( ma questa figura dell ' adulterino confido scompaia presto ) ? Un ministero in cui il ministro non può rispondere che dell ' operato del personale delle carceri , perché in fatto non ha altri dipendenti . Comunque non so quanto il magistrato sia atto a dirigere la polizia giudiziaria . Il magistrato per un arcaismo della legislazione è legato al cancelliere : non può procedere a nulla senza il cancelliere ed i provvedimenti li adotta per scritto , nella sua sede : ciò che significa legato ad un orario di ufficio , ché i palazzi di giustizia ad una certa ora chiudono le porte . Il ritmo del magistrato è necessariamente non rapido , anche se nel caso l ' uomo sia solerte ; guai se esso s ' imprimesse anche alla polizia . E poi , diciamo la verità : la diffidenza per la polizia e la fiducia nel magistrato sono legate a un abito mentale che siamo in molti a non condividere ( perciò ho gradito le parole del messaggio di Leone che ricordavano le benemerenze delle forze di polizia , che spesso lasciano vittime sul terreno ) ; non ha consistenza la visione del magistrato impassibile , mai annebbiato da preconcetti , e quella del poliziotto che ha la voluttà di colpire , di vedere in ogni persona che interroga un colpevole . Uomini troppo sicuri di sé , del loro intuito , della prima impressione , ed uomini esitanti e dubbiosi ; uomini non disposti a riconoscere di avere preso una via errata ed uomini troppo presto propensi ad abbandonare una traccia , uomini inclini alla pietà ed uomini duri : si trovano in tutti i ranghi . Ed altresì uomini che guardano con nostalgia al passato ed uomini che lo aborrono ; nessuno oggi si sentirebbe di affermare che la magistratura non sia più di un tempo accessibile alle correnti politiche . Polizia a disposizione dei giudici , sì ; ma che serbi una sua libertà di azione , non sia troppo burocratizzata , possa assumere iniziative , se la si vuole arma contro il delitto . Conso parla della presenza del difensore ad ogni interrogatorio , ormai consacrata . So che non si torna indietro ; ma non ne sono entusiasta , specie rispetto al primo incontro tra giudice ( o polizia ) ed indiziato . Enrico Ferri insegnava in argomento ai suoi allievi che vi sono regioni d ' Italia in cui si parla con la bocca ed altre in cui si parla con le mani . È proprio certo che l ' avvocato difenda soltanto l ' interrogato dalle insidie del giudice , e non lo avverta , anche nel modo più corretto , con una obiezione mossa al giudice circa la domanda posta , sul come deve rispondere ? C ' è un romanzo di Arpino , Un delitto d ' onore , che è la storia di una vicenda realmente avvenuta : e chi difendeva l ' imputato era un parlamentare illustre , ch ' ebbe anche cariche di governo , ed uomo integerrimo , la cui memoria è da tutti giustamente onorata ; eppure rimando a quel romanzo a mostrare come , anche nelle sfere più alte , il penalista non possa che suggerire all ' imputato , pur se sicuro autore del delitto ( in quel caso , orrendo ) , la via della sua salvezza .
Giustizia e legge ( Jemolo Arturo Carlo , 1976 )
StampaQuotidiana ,
In una serie di scritti minori , che troveranno , spero , la loro fusione in un libro che riuscirà davvero fondamentale , Sergio Cotta affronta alcuni dei problemi più sentiti : ciò che rappresentino nel nostro tempo giustizia , diritto e politica . Credo tutti concordiamo sulla equivocità di ciascuno di questi termini : giacché la storia ci dimostra quanto in ogni civiltà ed in ogni epoca varii il concetto del giusto ; come la legalità possa essere posta al servizio così dei più alti ideali di bene , come della iniquità più profonda ( la legge ha persino talora obbligato il figlio a denunciare i genitori per le loro opinioni avverse al regime dominante ) ; la politica , poi , dovrebbe significare l ' arte di reggere la cosa pubblica nel migliore dei modi , quello che comunemente si chiama il « modo giusto » ( e ritorniamo alle varie maniere con cui si può concepire la giustizia ) ; ma è spesso interpretata come l ' arte del dominio , il modo di conquistare e conservare il potere . In uno scritto « Diritto e politica » pubblicato nella rivista Justitia , Cotta parte dal monito di Francesco Carnelutti , negli ultimi anni , quando sempre più confidava nella carità cristiana : « Sempre meno diritto ! » : altamente significativo in chi era stato uno dei più alti costruttori del diritto positivo . Facile constatare come questo monito non sia stato raccolto , come il legislatore , pungolato dai vari gruppi , prolifichi sempre più nella creazione di nuove norme . Cotta , cristiano convinto , riconosce che la legalità implica misura di diritti e di doveri ; mentre la vita cristiana trascende nella pienezza dell ' amore , ogni contrapposizione di diritti e di doveri ( l ' esempio del dovere del povero di restituire al ricco ciò che ha ottenuto in prestito , che contrasta alla carità cristiana ) . Questa è però solo una fonte secondaria dell ' antigiuridicismo ampiamente oggi diffuso specie tra i giovani , nel senso che non si chiede più l ' applicazione della legge , quanto un continuo adattamento di questa applicazione a quella che alle varie tendenze politiche , e così a quelle dominanti , sembra realizzazione della giustizia : che viene poi a identificarsi con quello che a ciascuno appare il più equo assetto sociale . Ora , sempre ci furono reciproche influenze tra politica e diritto ; ma il diritto fu sempre considerato il limite della politica e non viceversa . Che la normativa abbia trovato tradizionale espressione nel termine legge , significa che si riteneva che in questo termine confluissero leggi giuridiche , morali , di natura , divine , in una apertura che abbracciasse l ' intero universo dell ' uomo composto in una regolare armonia . L ' autonomia del singolo dev ' essere strumento necessario perché l ' uomo non si esaurisca nel cittadino . L ' idea di una legalità connessa soltanto ad ordinamenti politici , postula il rinnegamento di un diritto universale . L ' art. 3 della nostra Costituzione , sacrosanto principio di eguaglianza , se interpretato , come alcuni vogliono , quale una gigantesca clausola equitativa , che consente al giudice di giudicare secondo equità , porta alla dissoluzione dell ' ordinamento giuridico . Resta la norma Quod judici placuit legis habeat vigore ; viene meno il senso dell ' universale normatività del diritto e così la sicurezza del vivere . Se , come oggi , si affievolisce la solidarietà civica ed in uno Stato si affermano diverse forze politiche , il legame giuridico ( che dovrebbe essere pacificatore ) attraverso il giudice politicizzante fa del diritto uno strumento di lotta ; e si perpetua la divisione del mondo secondo nazioni , ideologie , asserite verità in contrasto tra loro . Ho scritto altre volte che se tutti aspirano alla giustizia , allorché si tratti poi di valutare se una legge od un comportamento siano o meno giusti , le opinioni appaiono sempre disparate . Nell ' articolo « Primato o complementarità della giustizia ? » sulla Rivista internazionale di scienze giuridiche Cotta osserva che nell ' opinione generalizzata dell ' uomo d ' oggi la giustizia sovrasta tutti gli altri valori ispiratori che guidano l ' azione . ( E sarei tratto a dire che sempre l ' uomo ha detto a parole di volere la giustizia , anche quando riteneva giusto che ci fossero ceti privilegiati , con un trattamento particolare , se poi Cotta non aggiungesse che la giustizia di cui si afferma il primato è intesa in una prospettiva essenzialmente politica ; è cioè uno dei modi con cui nei vari periodi si ritenne o meno giusto un comportamento ; oggi è la giustizia a vantaggio dei più poveri ) . Non solo gli altri valori che un tempo apparvero le grandi mire da raggiungere non valgono se non accompagnati alla giustizia ( libertà senza giustizia = privilegio ; sviluppo senza giustizia = sfruttamento ; ordine , legalità , pace senza giustizia = disordine , ipocrisia , imposizione - scrive Cotta ) , ma egli va oltre . Per un cattolico convinto come lui , la somma virtù è la carità ; ma , osservatore acuto del proprio tempo , constata altresì che - nel sentire d ' oggi - carità senza giustizia è considerata paternalismo ( storia delle parole : divenuta spregiativa quella che indica l ' affetto protettivo del padre verso i figli ) , sentimentalismo . Carità , libertà , sviluppo apparvero valori che dovessero segnare le direttive della umanità in epoche relativamente a noi vicine . Ma il primato della libertà si è iscritto in una visione ottimistica , che non ha riscontro nella realtà , e conduce alla selezione del migliore , del più atto . Lo sviluppo esige ordinamento , limitazione della libertà di ciascuno , e si iscrive nel quadro di un economismo utilizzante ; e si è visto che favorisce i paesi ed i ceti più sviluppati , va a ritmo rallentato per i più poveri . Ma la carità ? Come avviene che tanti cristiani sembrino subordinarla alla incidenza sociale della giustizia ? « Il fatto è che la carità è pazienza , sopportazione , sacrificio e rischio accettati gioiosamente : tutto perdona e nulla pretende » ; riflette un ' idea tutta propria e singolare della dignità umana , che non si esprime nella rivendicazione dei propri diritti , bensì nel dono e nel perdono fino al sacrificio di sé . Ma se posso tollerare il torto fatto a me , posso tollerare quello fatto agli altri ? Essa non dà la sicurezza , e non riconosce una eguale dignità per tutti . Ma Cotta , mentre constata che il primato della giustizia supera il soggettivismo ed il volontarismo nel fare , l ' economismo puro , il dono - sacrificio , riconosce che la giustizia di cui oggi si afferma il primato è intesa in una prospettiva essenzialmente politica : è contrapposta non solo alla legge positiva , ma alla categoria del giuridico , là dove strutturalmente diritto e giustizia non differiscono . La espressione « giustizia sociale » designa l ' ordine armonioso di una comunità ; ma quest ' ordine può essere contrapposto a quello di un ' altra ( penso al sentire della comunità svizzera rispetto ai bisogni delle comunità più povere ) . Per sostenere il primato della giustizia occorre considerarla in una dimensione universale , ed allora non può essere attuata che attraverso il diritto : la vecchia concezione del diritto , non equivalente a legge nazionale , ma agli eterni concetti di giusto e d ' ingiusto , non può realizzarsi che mediante la giuridicità . Senza di questa non riusciremo mai ad attuare la giustizia : chi amministrerà la comunità in cui essa si realizza ? Chi proteggerà dai violenti , che sempre esisteranno ? Fissato una volta un ordine armonioso e globale , poiché né lo sviluppo , né la tecnica si arrestano , senza un ordine giuridico esso o degenererebbe , o esigerebbe l ' arresto di ogni altro fattore . San Paolo non è superato , non siamo all ' epoca post - cristiana , se non per chi non ha una concezione anarcoide del cristianesimo primitivo : ma San Paolo è completato dalla filosofia greca ( le cui grandi linee ben conosceva ) : la giuridicità condizione necessaria per l ' attuazione della giustizia .
Quali referendum ( Jemolo Arturo Carlo , 1977 )
StampaQuotidiana ,
Pare che il prossimo anno saremo alle prese con una serie di referendum . Vorrei considerare l ' istituto , non da giurista o teorico , ma nella realtà della vita . Appare come il vero strumento del governo democratico ; è quello che ci permette di conoscere l ' opinione dei più , senza intermediari . Comprendo l ' uso che se ne fa nel Paese che molti considerano il meglio governato , la Svizzera . Se fossi legislatore , gli avrei dato ampio posto e dettagliato regolamento nello statuto dei lavoratori ; laddove ho visto invece sentenze di pretori considerare comportamento antisindacale da reprimere il referendum che il datore di lavoro indice tra i dipendenti su orario , modalità di lavoro , mensa . Gli avrei dato posto nella legge , assicurando il segreto assoluto della provenienza del voto , punendo la corruzione , cioè i voti comprati , ma lasciando piena libertà di propaganda a partiti e sindacati , come a datori di lavoro , perché la risposta fosse in un senso o nell ' altro . So che non ci sono istituti perfetti , che anche nel referendum possono agire le passioni del momento , le reazioni ad un episodio , la simpatia e la ripugnanza per un dato soggetto , il coniuge che non sa contrastare all ' altro coniuge , il debole che non riesce a scorgere il veleno di un argomento : tutte imperfezioni umane non eliminabili . Ma quando i sindacati si oppongono al referendum , in materia di lavoro , invocando che solo l ' unità fa la forza , vengono , vogliano o non vogliano , a dare una patente di debolezza mentale ai singoli , perpetui minorenni , che hanno bisogno di un intermediario . E questa tendenza trionfante è in nuce la struttura dei regimi comunisti : il popolo guidato da un gruppo di potere , che si rinnova per cooptazione , palese o mal celata , e che tenta imporre l ' immobilità , impedire ogni evoluzione . E tuttavia ... non occorre mai concludere troppo affrettatamente . Né i rivoluzionari francesi del 1789-93 , né i dottrinari liberali del 1830 , né gli uomini del Risorgimento , conobbero altro referendum che non fossero i plebisciti ; e non c ' è storico che non ponga riserve sulla genuina espressione della volontà popolare che essi rappresentarono . Si può osservare che nel 1789-93 , come nel 1830 e nel 1848 , non si concepiva il voto alle donne né a chi non avesse un minimo di cultura e spesso neppure a chi non possedesse un minimo di reddito , di capitale o lavoro ; e già questo avrebbe invalidato parecchio il valore del referendum , votando solo una minoranza della popolazione : ciò che oggi non accadrebbe . Ma piuttosto , a farmi riflettere sul referendum , sta ch ' esso corre bene - salvo qualche rilievo che subito farò - quando la questione è semplice : divorzio , aborto , abolizione del Concordato ( salvo i dubbi che nascono qui sulla natura di questo e sulla interpretazione degli artt. 7 , 75 e 138 della Costituzione ) ; ma non sono oggetto idoneo di referendum provvedimenti complessi o che abbiano ripercussioni finanziarie . Piaccia o non piaccia , se si delinea un tramonto della democrazia , non è per il malvolere di prepotenti di destra o di sinistra , bensì per la complessità dei problemi , per cui ogni giorno diminuisce il numero delle persone in grado di dominarli appieno , cogliendone ogni lato . La democrazia , diretta o rappresentativa , è ottima cosa ; ma ha una condizione insuperabile ; che chi sceglie e decide abbia una consapevolezza di tutti i termini del problema che ha dinanzi ; e penso che la sua decadenza , palese o mal celata , non dipenda soltanto dal malvolere , dalla sete di dominio di uomini , destri o sinistri ; ma dal connettersi ed intrecciarsi dei vari problemi , che solo pochi esperti sono in grado di cogliere , e che possono sfuggire anche a luminari della economia e della finanza , se non conoscano le mezze promesse , gli scambi di cenni tra uomini di Stato , più spesso tra ministri di Paesi diversi o tra ministri e grandi dominatori dell ' alta banca internazionale . Sarei sul punto di votare sì o no in un referendum , ma un amico mi ammonisce : - bada che dall ' esito di questo referendum dipende poi il contegno di quello Stato verso i nostri lavoratori , le commesse che ci darà o non ci darà - anche se l ' oggetto del referendum non abbia in sé alcuna piega politica . E poi ... sono abbastanza vecchio per ricordare che quando sul finire del 1918 tutti si entusiasmavano alla iniziativa di Wilson : - basta con la politica fatta dalle cancellerie , con i trattati segreti ; anche i rapporti internazionali debbono essere trattati pubblicamente , noti ai popoli che poi ne portano le conseguenze - il chiaroveggente Luigi Salvatorelli ammoniva : - le prudenti ritirate , anche le umiliazioni , sono sopportabili nei rapporti internazionali fino a che non sono note che nella strettissima cerchia dei ministri degli Esteri e degli ambasciatori ; quando tutto è pubblico , quando si fa appello all ' amor proprio nazionale , all ' onore della bandiera , ed i quotidiani cominciano ad inveire contro l ' avversario , a ricordarci tutti i torti che ci ha fatto nei secoli , si è sul terreno sdrucciolevole che può portare alla guerra . Oggi le guerre paiono meno facili a dichiararsi che non sessant ' anni or sono , per gli effetti paurosi che sortirebbero ; ma gl ' inasprimenti , lo sdrucciolare indietro di dieci anni su una strada di distensione , sono sempre possibili . E quel che segue in politica estera , vale anche all ' interno . Penso ai rapporti tra Chiesa e Stato : dal 1900 si erano andati lentamente assestando ; il Papa restava sempre in Vaticano , ma nessuno pensava più al potere temporale , non c ' era più rancore , ci si rendeva conto che non occorrevano mutamenti legislativi ; al più , il Trattato senza il Concordato , proposto da Benedetto XV al governo Orlando , e che Vittorio Emanuele III non volle , né Orlando ebbe l ' energia occorrente per insistere , né Nitti quella per riprendere le file . Era proprio uno dei casi in cui le ferite si risanano per opera del tempo , e meno della questione si parlava , meglio era ; deismo , sincretismo religioso , ateismo proseguivano per la loro strada , il cattolicesimo per la sua ; non si prevedeva la scomparsa né degli uni né dell ' altro ; si confidava in un tempo prossimo in cui ogni cittadino avrebbe sempre agito secondo la propria coscienza , confessionale , o di fedeltà ad un partito , ed auto - determinandosi di volta in volta . Per questo , sarebbe stato meglio forse lasciare operare al tempo : ma se in un referendum sul semplice trattato ( le proposte recate a Parigi ad Orlando ) avrei risposto sì , al Concordato del '29 avrei risposto in un referendum no . Ma ora invece risponderò no alla proposta di abrogazione unilaterale ; perché la politica non è fatta semplicemente di giudizi di « buono » e « cattivo » , ma è sempre condizionata alle circostanze del momento : e dopo tutte le concessioni che la S . Sede si è dimostrata disposta ad accettare , questa abrogazione per referendum popolare , unilaterale , è il segno non dico di una guerra , ma di un contrasto che è un lusso che l ' Italia d ' oggi potrebbe ben risparmiarsi . Soggiungo ancora : per questo , come per altri referendum , sarebbe un grosso male che ci fosse un netto distacco nelle votazioni fra alcune Regioni ed altre ; penso soprattutto alle Regioni di confine , a certe Regioni a cui corre facilmente il pensiero ; ciascuno può comprendere a chi alludo ; un massiccio distacco nel risultato delle votazioni sarebbe un segno poco confortante , in un momento in cui le Regioni , od almeno alcune , reclamano una sempre maggiore autonomia , e si risvegliano vecchissime nostalgie , pure in campo linguistico . Istituto di perfetta democrazia il referendum , ma , come ogni istituto , va usato con giudizio e al momento opportuno . E se tocca norme della Costituzione , che potrebbero venire modificate con leggi costituzionali , propone sempre più il problema : - ha ancora una ragione d ' essere un Parlamento , quando ciò che è vitale è oggetto di trattative con i sindacati o di referendum ? Quando ogni riforma della Costituzione , pure prevista da questa , risulta un fatto impossibile per la inconciliabilità di partiti e di correnti ? - .
Divorzio e costume ( Jemolo Arturo Carlo , 1970 )
StampaQuotidiana ,
La cronaca ha narrato di due casi , che trovano poi riscontro in un film che si proietta in tutte le città : una persona scomparsa , ritenuta morta ; in uno dei due casi , quello di un disperso in guerra , la moglie non passa ad altre nozze , alleva i figli oggi adulti ; nell ' altro , invece , il superstite si riforma una famiglia . Dopo oltre vent ' anni si apprende , da una richiesta di documenti che lo scomparso rivolge al suo Comune di nascita , ch ' egli è vivo ; non ha mosso alcun passo per ritrovare la famiglia di un giorno , anzi sembra che voglia assumere un ' altra cittadinanza , e che proprio per questo abbia fatto quella richiesta . La moglie che non si è risposata dev ' essere un ' ottima donna , e non conta di dare alcuna molestia al marito scomparso . Ma allorché quella che si riteneva vedova ha contratto un nuovo matrimonio , che segue ? L ' art. 68 del Codice civile è chiaro : il nuovo matrimonio è nullo . Dopo la prima guerra mondiale un decreto 15 agosto 1919 aveva stabilito per gli scomparsi in guerra che , ove lo scomparso ritornasse , la nullità del nuovo matrimonio contratto dalla donna avrebbe potuto essere dichiarata solo ad istanza di uno dei tre interessati : il reduce , il nuovo marito , la donna : disposizione molto equa , forse ispirata al ricordo di Il fu Mattia Pascal di Pirandello , dove il protagonista , che aveva fatto credere nel proprio suicidio , non intende dare alcuna molestia alla famigliola felice che la moglie ha riformato . Non è che uno dei casi cui occorrerebbe provvedere col ritorno alla norma del '19 , in una riforma del diritto di famiglia . Riforma che avevo sperato andasse avanti rapidamente con il ritorno al ministero della Giustizia dell ' on. Reale : egli già aveva presentato , allorché era stato titolare di quel dicastero , un progetto che consentiva tra l ' altro al coniuge separato non per propria colpa il riconoscimento dei figli adulterini . Mi dicono che non si è dismessa l ' idea d ' una riforma del diritto di famiglia , tutt ' altro ; solo che l ' afflusso di buone volontà forma ingorgo ; quanto a dire che ci sono più progetti e che nell ' intento di fonderli ci si è arrestati . Ancora una volta vale che il meglio è nemico del bene . Vada o no in porto il disegno di legge sul divorzio , mi sembra necessaria questa riforma del diritto di famiglia : che , va da sé , non sarà una panacea , in quanto ci si muove su un terreno in cui il legislatore poco può , non essendogli dato né mutare il costume , fare sorgere il senso di riprovazione sociale dove sarebbe bene sorgesse , né vivificare le coscienze , dare il senso dei doveri che nascono con il matrimonio e con la paternità , senso che costituisce il cemento insostituibile delle sane famiglie . Ho accennato alla norma sul matrimonio dei presunti morti , cui parificherei gli assenti da lungo tempo . In materia matrimoniale occorrerebbe poi provvedere ai casi di nullità e ritornare al primitivo progetto della Commissione per la riforma dei Codici , di circa quarant ' anni or sono , nell ' allargare le ipotesi di nullità per errore ( che la giurisprudenza ha praticamente eliminato ) . Converrebbe altresì correggere l ' assurdo insegnamento della Cassazione per cui la nullità per impotenza si prescrive in dieci anni , con una prescrizione che può essere opposta dal Pubblico Ministero contro i due coniugi concordi nel volere la nullità , ed accettare l ' insegnamento tradizionale , che trattasi di nullità imprescrittibile ; ed , ancora , mutuare dal diritto canonico lo scioglimento del matrimonio non consumato . Sono , queste , riforme in cui credo che tutti consentirebbero . Non in altre , che mi parrebbero ben più essenziali . In un libro antidivorzista di un professore cattolico c ' è questa battuta : si parla del divorzio e tra gli interlocutori c ' è un ' alta personalità della finanza , che dice : « Dato il numero delle unioni irregolari , occorre ammettere il divorzio per sanare la situazione » ; al che un interlocutore obietta : « Pensa che se fosse in circolazione un ingente numero di banconote false , sarebbe perciò il caso di riconoscerle per buone ? » . E la personalità si dichiara battuta . Non so se , quando il numero di banconote fosse tale che il rifiutarle potesse produrre una serie di fallimenti ( penso alle sterline perfette che pare la Germania avesse allestito durante la seconda guerra ) , non si finirebbe anche di accettarle , considerando la loro emissione alla pari di un cataclisma ; ma sono certo che comunque si avviserebbe subito a stampare altre banconote , diverse , che fosse più arduo falsificare . Mentre né il legislatore civile , né quello canonico mi consta pensino di modificare la legislazione matrimoniale , là dove l ' esperienza ha mostrato che si hanno matrimoni dall ' esito disastroso : matrimoni di riparazione ( dopo ratti , violenti o consensuali ) volti a fare estinguere processi penali in corso . Se non si abbandona l ' idea arcaica che il matrimonio sana tutto , rende l ' onore , elimina il peccato ; se il legislatore non mostra di disconoscere questa idea , continueranno ad aversi molti matrimoni condannati in partenza . E farei appello anche al legislatore canonico . So di parroci che malvolentieri accedono a battezzare bambini di famiglie notoriamente atee , che faranno crescere i figli senza fede religiosa e chiedono il battesimo solo per contentare qualche vecchio parente , o , peggio , per un ' occasione di festa ; e quei parroci sono a posto sul terreno teologico ; anche per la milizia cristiana , meglio un estraneo che un disertore . Del pari , anche dal punto di vista religioso , minor male il concubinato tra due persone sciolte da vincoli , che una serie di legami adulterini . Fuori del terreno matrimoniale , occorre essere sinceri e accettare o respingere quel che tanto spesso si afferma , che i figli non debbono scontare i peccati dei genitori ( per quanto è dato agli uomini l ' evitarlo ) . Occorre cioè ammettere la riconoscibilità , da parte del padre e della madre , del figlio adulterino , ed anche la possibilità per questo di ottenere l ' accertamento giudiziale di tale paternità o maternità , con conseguente acquisto dei diritti propri ai figli naturali oggi riconoscibili . Riconoscimento : che è cosa diversa dall ' accoglimento nella casa coniugale del genitore sposato , che non può essere imposto , anche se sia augurabile che la generosità del coniuge offeso da quella nascita lo consenta . Auguriamoci che i vari legislatori di buona volontà riescano a mettersi d ' accordo ( o , meglio , a ritirare i loro molteplici progetti , per lasciarne in vita uno solo ) e che almeno queste riforme siano varate : sarebbe un punto a favore di una legislatura che fin qui non mostra di dover passare alla storia come una delle più felici .
Lo spreco nella scuola e nella società ( Jemolo Arturo Carlo , 1972 )
StampaQuotidiana ,
A settembre dovrebbe essere affrontata , in fase conclusiva , la legge sull ' Università . So come ai politici sia indifferente tutto ciò che non proviene da partiti o da sindacati , che non si traduce in voti od in pericoli di scioperi . Eppure occorre talora fare il punto , mostrare quanto di contrario agl ' interessi dei meno agiati si compia nel nome della democrazia , quanto interessi di gruppi prevalgano sull ' interesse generale . Inutile ripetere cose che i politici avrebbero anche ragione di non ascoltare , se davvero valesse la regola che non si può mai accettare l ' impopolarità di certe riforme . Ripetere così che è folle apparecchiare nuove Università per creare sempre un maggior numero di laureati , senza curarsi di vedere se questi troveranno poi un ' occupazione ( in certi casi è anzi certo che non la troveranno , e si moltiplicherà il numero dei frustrati , dei laureati in legge od in economia o in scienze politiche che ad uno sportello di banca attendono ai depositi e riscossioni sui libretti di risparmio , o in un ufficio riempiono moduli ) . Inutile ripetere che l ' Università è un grande nome , ma appartenente al passato , ed oggi la realtà sono le Facoltà , alcune già ammasso di discipline eterogenee , come quelle di scienze ; e non si può legiferare se non per Facoltà . Inutile ripetere che è pura demagogia parlare delle esigenze delle Università considerando il numero degli iscritti , e volendo ignorare che da sempre in certe Facoltà solo una piccole percentuale degl ' iscritti frequenta , ed in alcune , dalla loro istituzione , solo una parte , non la maggioranza degli iscritti al primo anno , giunge al termine del corso . Inutile soggiungere che è falso che non si frequenta perché non ci sono posti o strutture adeguate , quando è noto che non si frequenta o perché si risiede altrove o si è occupati , o , più spesso , si ritiene , e per molte materie giustamente , che a vent ' anni si possa studiare sui libri e non occorra ascoltare lezioni ; e che sarebbe utile istituire consultori per coloro che non frequentano . Ed inutile altresì ripetere che sono diverse e non sovrapponibili le strade che portano a formare il buon professionista e quelle che portano a creare l ' uomo di studio , quello delle teorie , che pure necessita ; e che sulle prime molto potrebbero operare professionisti provetti , primari spedalieri , consigli dell ' Ordine degli avvocati , e via dicendo , scaricando le Università . Ma c ' è invece qualcosa che va detto , e non importa se abbiano a giovarsene i movimenti extraparlamentari ( non credo : essi pure hanno da guadagnare a che nulla muti ) . Va detto che in un Paese povero come il nostro , dove ciò che può spendersi per l ' istruzione è pur sempre limitato , le necessità primarie sono quelle delle scuole materne , primarie e medie , e tutte le altre debbono essere mantenute nei limiti dell ' indispensabile , non concedendosi alcuno scialo . Quando sento del ragazzino di 13 anni che non frequenta la scuola media perché la famiglia ha bisogno delle ventincinquemila lire mensili che guadagna addetto a una pompa di benzina ed alla ripulitura del cristallo delle macchine in sosta ; quando nell ' ascensore di un ' alta sede giudiziaria mi ritrovo col ragazzino , quasi un bimbetto , addetto al bar , che instancabilmente porta cappuccini e birre : allora ho uno dei miei rari moti d ' ira pensando al presalario degli universitari , reclamato ora da tutti . Ma della cattedra universitaria si tende a fare quel ch ' era il beneficio semplice ( che non comportava alcun obbligo , tolto portare la mantelletta nera di abate ; Monaldo Leopardi l ' offrì a Giacomo per dargli modo di vivere , ma dignitosamente Giacomo rifiutò ) , o l ' abbazia in commenda che alimentava le rendite di opulenti cardinali . Sento cose incredibili : una Università minore che propone per una sola Facoltà di scienze morali novantacinque materie d ' insegnamento , e pian piano , ma forse non tanto piano , ogni insegnante diverrà professore di ruolo , con assistenti , tali per il beneplacito d ' un cattedratico , ed inamovibili ; anzi mi dicono che ora si vogliono sistemare anche i « precari » , chi per incarico d ' un professore tenne qualche esercitazione . E quando poi mi guardo intorno , nel settore che conosco bene , scorgo : un piccolissimo numero ( credo bastino le dita di una mano per contarli ) di ottimi giovani che si stabiliscono nella città dove hanno cattedra , tengono corsi anche serali , suscitano interessi , sono un elemento vivificatore ; un numero sempre esiguo , ma un po ' meno , d ' insegnanti che trascorrono tre giorni della settimana nella loro sede , ed in quei giorni sono attivi , legano con i giovani ( va da sé che quelli interessati sono poi pochi , sicché spesso dopo la lezione insegnante ed allievi possono continuare la conversazione intorno ad un tavolo di birreria ) ; ma , almeno nei settori che ben conosco , vedo aspirare alla cattedra una serie di giovani che mai e poi mai si sposteranno dalla grande città in cui hanno il loro centro d ' affari , mai e poi mai si rassegneranno a vivere dello stipendio , per quanto questo possa essere aumentato . Nelle stesse Facoltà scientifiche , d ' altronde , ben so quanto sia raro il professore che porti la sua famiglia nella sede , s ' inserisca nel tessuto della città come elemento vivificatore . Ed occorre aggiungere , a fare il punto , che giustamente ogni ministro direbbe che non può fare nulla , perché libertà d ' insegnamento da noi significa anche libertà di non insegnare , e sarebbe un ' insurrezione generale il giorno di esami in cui si presentasse un ispettore ministeriale a vedere com ' è composta la commissione , quanto dura ogni esame . Scelta delle materie , libertà di programmi : e sia , anche se costituisca la pietra al collo per il ragazzo che non ha dietro a sé alcuna tradizione di cultura , e si fa indicare le materie dal compagno o dal bidello . Ma se c ' è qualcuno che vuole studiare ciò che è fuori delle grandi vie , l ' eros delle pulci o l ' astronomia dei cartaginesi , non pretenda si creino cattedre per lui . I poveri debbono spendere bene il poco di cui dispongono ; lo spreco non è loro consentito . Si considerino i bisogni reali delle Università , ma non si accordi il superfluo ; non si crei ( anche se possa essere una via per fare ciò che al fascismo non riuscì , l ' impronta politica posta sull ' Università , come si tende a metterla sulla magistratura } un esercito d ' insegnanti che non insegnano o perché non sanno , o perché non vogliono , o perché manca loro la studentesca cui insegnare .
Lo Stato siamo noi ( Jemolo Arturo Carlo , 1956 )
StampaQuotidiana ,
I bambini non vi penseranno più fino a dicembre ; ma una gran parte d ' italiani continuerà a pensarvi tutti i giorni e ad invocarne i doni ; solo , non lo chiamerà con questo nome , ma con l ' altro , lo Stato . Cresce invero ogni anno , ogni mese , il numero di coloro che attendono qualcosa dallo Stato : la nuova autolinea , la fermata del direttissimo , la nuova pretura , il nuovo ginnasio , l ' inizio della costruzione della strada , l ' acquedotto , ma soprattutto la creazione di nuovi impieghi , ed i miglioramenti economici per i dipendenti , diretti ed indiretti , dello Stato . Né c ' è a stupire od a rammaricarsi . Le condizioni storiche , economiche , ambientali di ogni Paese , nascono da infiniti fattori ; e se può orgogliosamente affermarsi che la storia la fanno gli uomini , occorre subito aggiungere che sono però condizionati da una serie di premesse e di limiti , e che quel che ogni generazione può effettuare è la scelta tra un ventaglio non ampissimo di possibilità . Sarebbe veramente ingiusto rimproverare gl ' italiani del nostro tempo comparandoli agl ' inglesi della generazione di Stuart Mill od ai nord - Americani dell ' inizio di questo secolo , e raccontare loro che ogni operaio ha in tasca la possibilità di divenire un Ford , sol che si getti nella mischia ; che lavorando undici ore , risparmiando all ' osso , ciascuno può capovolgere la sua posizione . Ed ancora non giusto ricordare , come rimprovero , che fino ad alcuni decenni fa c ' erano regioni d ' Italia , le più ricche , dove nessuno domandava nulla allo Stato , i ceti commerciali ed industriali chiedevano soltanto di essere dimenticati e lasciati al loro lavoro , nessun giovane , del popolo o della borghesia , aspirava al pubblico impiego , e quando qualcuno finiva nei suoi ranghi era considerato un caduto dai compagni , operai o commessi viaggiatori . In tutto il mondo con l ' aumentare della popolazione , con l ' accrescersi dei compiti dello Stato , con nuove sacrosante esigenze di giustizia sociale , con una economia di fronte alla quale le frontiere non significano più gran che , ed è ad augurarsi abbiano a significare sempre meno , le cose sono mutate . Lo Stato non può e non deve essere assente , nemmeno là ( ahimè , sono molto pochi questi angoli di elezione ) dove si lavora forte e bene , e si guadagna in modo da consentire profitti , fondi per il rinnovo del materiale e per ampliamenti aziendali , alti salari , misure di previdenza . Né val la pena di rievocare un sogno che feci nella sfera di roveto ardente della primavera del '45 : una specie di " giornata della fede " , in cui ogni comunità italiana offriva qualcosa per il risanamento della vita nazionale , perché venisse speso bene il danaro che viene speso male ; e due Comuni chiedevano di fondersi , perché troppo poveri per avere servizi distinti , un altro Comune rinunciava alla vecchia tranvia , bastandogli l ' autolinea , un terzo offriva la soppressione del ginnasio che non ha mai accolto oltre dieci studenti : miei vaneggiamenti , forse causati dai lunghi digiuni durante l ' occupazione tedesca . Accettato però che lo Stato è la famiglia , ed i cittadini sono i figli , nell ' età in cui non è possibile realizzare nulla fuori della cerchia familiare , li vorrei come quei ragazzi giudiziosi , quali spesso s ' incontrano nelle famiglie povere , che discutono assennatamente con i genitori dove si debba spendere e si possa risparmiare . Perché è certo molto bella la famiglia tutta slanci ed affetti , dove il padre non fuma ed il ragazzo rinuncia ai libri desiderati perché la figlia possa farsi l ' abitino da ballo ; ma è anche confortevole la famiglia dove il bilancio domestico è discusso pacatamente , ed anche i ragazzi di undici anni dicono la loro ed avanzano le loro proposte di economie e di spese ; né mi scandalizzerei se , col dovuto garbo , un ragazzo facesse sentire alla mamma che non si possono spendere anche poche migliaia di lire mensili per la canasta , se le tasse scolastiche del figlio non sono pagate ed i libri non gli sono comprati in tempo . Fuor di metafora , posto che necessariamente gl ' italiani debbono sempre più per l ' economia delle loro famiglie guardare allo Stato , vorrei ricordassero che lo Stato sono loro , che l ' economia dello Stato è la somma delle economie degl ' italiani ; e non si comportassero come la famiglia scervellata , dove ciascuno dà ragione all ' altro quando questi chiede qualcosa per sé - sì , la poltrona per il nonno ; sì , il viaggio di piacere per papà e mamma ; sì , il gioiello per la signorina ; sì , la lambretta per il ragazzo - e nessuno si chiede da dove attingere . Nelle varie agitazioni di categoria , quel che mi dispiace è che viga la regola di non guardare mai nel piatto del vicino e di battere sempre le mani alle rivendicazioni altrui : quasi lo Stato fosse proprio papà Natale , del cui bilancio nessuno si preoccupa . Quella regola che non si fanno spese senza rispondere alla domanda " con che ? " , regola che Einaudi fece includere nella Costituzione e che di tanto in tanto ricordava nei suoi messaggi al Parlamento , vorrei penetrasse nella testa degl ' italiani . Possono esserci leghe di consumatori contro i produttori e di produttori contro ( anche se non lo dichiarino ) i consumatori ; dei cittadini che desiderano lo Stato spenda poco e metta poche tasse , e di chi vuoi l ' opposto ; di quanti vogliono un bilancio che si appoggi di più sulle imposte indirette e di quanti aspirano ad uno che gravi sulle dirette ; di coloro che non ricevono stipendi dallo Stato contrapposti a coloro che ne ricevono , e viceversa ; è perfettamente ragionevole che tra i dipendenti statali gli uni dicano che c ' è un ' altra categoria ingiustamente privilegiata , e questa neghi o difenda il suo privilegio . Tali contrasti d ' interessi sono nella vita , ed occorre il melenso ottimismo delle dittature per pretendere di negarli e di comporli per virtù di formula in un astratto superiore interesse . La fetta più grande per me dev ' essere più piccola per un altro ; e chi vuole negarlo e pretendere che si possa ingrandire la torta senza togliere a nessuno , dovrebbe avere proposte chiare da mettere avanti . Sono molto rispettoso dell ' agitazione di tranvieri che chiedendo aumenti di paghe dicano : ci sono troppe tessere gratuite di libera circolazione ; il costo del biglietto della corsa dev ' essere aumentato ; l ' Azienda acquista energia a prezzo troppo alto e le conviene avere centrali sue ; ci sono troppi impiegati negli uffici ; occorre abolire quel tratto di linea e quelle corse che sono passivi . Rispettoso dell ' agitazione degli assistenti universitari che indicasse capitoli di bilanci di altri Ministeri su cui tagliare per dare a quello della Istruzione , o magari , guardando solo a questo , affermasse : - le economie per venirci incontro si possono realizzare con la fusione di quegli istituti che sono dei doppioni , l ' abolizione di alcune pubblicazioni che non servono a nulla , la decurtazione delle spese per partecipazioni a congressi e missioni all ' estero ; e se non basta , sopprimendo un certo numero di cattedre , magari alcune facoltà , e se non basta ancora , diminuendo un po ' le paghe ai professori ordinari . Naturalmente proposte di questo genere - gli esempi potrebbero protrarsi all ' infinito - darebbero luogo a proteste , repliche e ritorsioni . Che considererei non scandalose , ma benefiche ; giacché anche nei bilanci più magri ci sono spese indifendibili , sperperi : che sarebbe sacrosanto portare alla luce del sole . E soprattutto perché è così che gl ' italiani acquisterebbero finalmente la persuasione che le casse dello Stato sono le loro casse , che lo Stato sono loro . Se non si riuscisse a far comprendere questo , e lo Stato dovesse venir sempre considerato come babbo Natale , cui si può chiedere senza preoccuparsi della provenienza dei suoi doni , occorrerebbe dubitare della intelligenza degl ' italiani .
Il bello e il comodo ( Jemolo Arturo Carlo , 1959 )
StampaQuotidiana ,
Ero pressocché bambino quando lessi un articolo , « Re Piccone » , ove Domenico Gnoli deplorava gli sventramenti che mutavano il volto delle città italiane ; seguo ora i frequenti articoli di Antonio Cederna sulle devastazioni ai danni dell ' arte , della storia , del paesaggio , che compie quotidianamente la speculazione . Cinquant ' anni : di continue , ininterrotte sconfitte di quanti oppongono valori estetici o storici all ' interesse privato . Ben so come non sia possibile , né in Italia né fuori , mantenere immutato il volto delle città ; conosco i diritti della igiene e della viabilità , e pur il diritto di ogni secolo d ' imprimere una sua orma . Ma , appena si passa la frontiera , si scorge altrove una vigile cura nel distinguere , e considerare sacre certe limitate zone , intoccabili alcuni paesaggi . Fino alla seconda guerra mondiale le città tedesche , sviluppando ad anello intorno ai vecchi nuclei nuove città commerciali , avevano rispettato in ogni dettaglio l ' opera di altri secoli . Nel cuore di Londra si trovano ancora chiese con giardini , antichi cimiteri , su cui nessuno pensa erigere grattacieli . Il centro di Parigi è immutato da ottant ' anni . Da noi solo , nulla riesce a salvarsi , neppure quelle poche cose che senza rettorica potrebbero dirsi patrimonio della nostra civiltà più che dell ' Italia . Dal teatro di Siracusa la vista del mare già è interrotta da una serie di costruzioni industriali . E stato fatto scempio dell ' Aventino , della Via Appia ; irremissibilmente guastata l ' unica opera meritevole , in quest ' ambito , della terza Italia , la passeggiata archeologica , cortina di verde che saldava ricordi classici e chiese medievali ; Venezia è in continuo pericolo . Non griderei contro l ' ingordigia degli speculatori . Trovo umano che chi possiede un giardino nel cuore di Milano o di Venezia o una vecchia villa in Roma , proprietà che non rendono o sono passive , aspiri a ricavarne le centinaia di milioni che danno , vendute come aree edificabili . Penso che il proprietario inglese , tedesco o francese abbia identico desiderio . Ma altrove funzionano i freni ; da noi , no . Se non al primo , al secondo , al terzo attacco , commissioni edilizie , Sovraintendenze ai monumenti , Consiglio Superiore delle Belle Arti , finiscono per cedere . Progetti di transazione , varianti , esecuzione non conforme al progetto , che viene poi sanata : lo scempio è compiuto . Gli uffici pubblici non sono secondi ai privati . Non c ' è direttore generale o ministro che sacrifichi al rispetto del monumento il bisogno degli uffici di allargarsi , di avere più respiro . Scomparsi in Roma per questo bisogno di uffici , i due incantevoli chiostri - giardini ricchi di aranci a San Silvestro ; fino al 1946 l ' antico chiostro agostiniano era il più delizioso giardino : scrosciare sommesso di acque , gorgheggi di uccelli , che in certe ore avevano a sfondo sonoro le campane di Sant ' Agostino ; ma quella è la sede dell ' Avvocatura dello Stato ( che difende in giudizio anche gl ' interessi dell ' arte e del paesaggio ) e quel giardino non consentiva la sosta delle macchine dei funzionari . Ora solo in due angoli alcuni alberelli , ma sostano tante macchine su bella ghiaia spianata . Come non fo colpa ai proprietari che pensano ai loro interessi , ne fo una relativa ai colonnelli che avendo caserme in antichi edifici pensano anzitutto alle esigenze dei soldati , od ai vescovi che curano quelle dei seminaristi o dell ' episcopio ( ma chi passi per Foligno , guardi un po ' cosa l ' autorità vescovile ha combinato nel vecchio centro cittadino ) ; e do le attenuanti anche a sovraintendenti e consiglieri delle Belle Arti , perché , a differenza che in altri Paesi , non hanno dietro di sé il deciso appoggio della opinione pubblica . Manca l ' indignazione . Si sono fatti scioperi generali di anticipata protesta contro la minacciata abolizione di una fermata ferroviaria , contro la minacciata soppressione di un ospedale , agitazioni per il trasferimento di un insignificante ufficio ; nessun agitatore riuscirebbe a far divampare l ' ira popolare contro alcuno scempio di centri cittadini . Ed è altresì significativo , a mostrare il vuoto di certa rettorica , che quei partiti e correnti che più amano insistere sulle grandi memorie e sulle glorie degli avi , siano sempre stati oltremodo distratti allorché si è trattato di cancellare vestigie ; la rovina della Mèta sudante , che aveva attraversato i secoli , fu cancellata dal fascismo per fare una bella spianata dinanzi all ' arco di Costantino , ed il culto dei ricordi sabaudi dei gerarchi piemontesi portò ad incombere su piazza Castello la torre littoria . Sono gl ' italiani più negati al bello , al senso della tradizione , di altri popoli ? Lo negherei recisamente . Ma , qui ancora , gli italiani sentono l ' interesse dell ' uno , non quello di tutti . Pare naturale che si litighi accanitamente perché in un cortile , in una strada , il proprietario di fronte abbia alzato la costruzione di qualche centimetro più che non gli fosse consentito , ed ineccepibile che si faccia demolire se si era tolto un po ' di vista o di sole a chi poteva invocare una disposizione di legge o di regolamento ; ma quando è la popolazione , sono le generazioni avvenire , ad essere spossessate , il metro è diverso . Quante volte un sindaco ordina l ' arresto di lavori , il proprietario ricorre al Consiglio di Stato e chiede la sospensione del provvedimento ; e la causa si decide in fatto nell ' incidente di sospensione ; se l ' ordine del sindaco è sospeso ed i lavori continuano , nulla più a fare . Nemmeno il più appassionato amante di paesaggi romani o napoletani o di ricordi fiorentini o torinesi si sentirebbe di reclamare poi la demolizione dell ' opera ; l ' opinione pubblica direbbe che " esagera " , che non si può rovinare il costruttore in pro del paesaggio o della storia . Siamo sempre al " capo ha cosa fatta " , ai buoni propositi ( in avvenire saremo senza pietà , ma per questa volta ... ) , alla indulgenza . Dove non c ' è in gioco l ' interesse del singolo , ma quello della collettività , la sanzione sembra odiosa . C ' è una nota stazione montana che ho l ' impressione abbia iniziato la sua decadenza , da quando costruzioni di casamenti , col criterio di far rendere le aree di maggior valore , hanno tolto alle vie l ' incantevole vista dei monti e della valle . Da anni questo era paventato , ed era sul tappeto un piano che limitasse le costruzioni in quelle aree ; ma come recar dispiacere a Tizio , Caio , compaesani , a vantaggio di una collettività , sia pure di tre o quattromila persone ? In questa vicenda - danno di tutti per non osar contrastare all ' interesse di pochi - è un po ' la sintesi della nostra vita nazionale .
Non più cappelli per le vie d'Italia ( Jemolo Arturo Carlo , 1957 )
StampaQuotidiana ,
Non più cappelli per le vie d ' Italia . È una delle note visive che contribuisce a rendere inconfondibili i colpi d ' occhio d ' oggi con le immagini della mia infanzia . Nell ' orbita maschile , qualche berrettino su teste di vecchi cadenti , che camminano appoggiandosi al bastone , evoca tristi immagini d ' infermità e di ospizio . Resistono , specie nel mezzogiorno , i cappelli tondi dei preti che or è un secolo sostituirono il tricorno : i giovani preti vanno senza cappello o portano il basco . Anche i copricapo di divise si restringono , accennano a scomparire : non più gli imponenti berretti , alti , adorni di ben cinque galloni , che davano tanta maestà al controllore ferroviario , il quale allora indossava la redingote ; non più i rigidi berretti cari agli ufficiali della prima guerra mondiale ; berretti appiattiti , baschi , bustine : è il declino , il passo verso la scomparsa . A tratti l ' uniformità è rotta : larghissimi cappelli di paglia ordinaria , portati da stranieri , che considerano l ' Italia il Paese del sole : nessuno li guarda . Mi dicono che in Brasile è considerato un insulto al Paese coprirsi col casco coloniale . L ' italiano è superiore a queste suscettibilità e lo straniero si sente intimidito , al secondo giorno lascia in albergo il sombrero . In Alta Italia il copricapo femminile l ' inverno ancora oppone qualche resistenza : da Roma in giù è pressoché scomparso : scialli o cappucci . Mi duole veder mutare anche in questi dettagli il quadro che conobbe la mia giovinezza , quando l ' alternarsi dei copricapo segnava pure l ' ordine che l ' uomo pretendeva d ' imporre alle stagioni . C ' era il giorno in cui s ' inaugurava la paglietta , e se pure il tempo fosse mite era di cattivo gusto portarla dopo il primo di ottobre . Mi duole il declino di un prodotto che ha dato vita ad una grande industria nazionale , ad una industria che si è affermata nel mondo , esportando ampliamente . Non so dolermi della scomparsa di un segno tangibile di distinzione delle classi . Perché tale era . Il copricapo della classe operaia era il cappello a cencio tondo , la caciottella ; che vedete nelle fotografie che riproducono scene dei primi scioperi , dei primi moti , intorno al 1890; si mescolavano berretti di pelo l ' inverno , ed un po ' più tardi , i berretti " da ciclista " , con la visiera di panno . La lobbia segnava il passo dal popolo alla borghesia : cominciavano ad usarla , senza esporsi al dileggio dei compagni o dei più umili , il commesso di negozio , il piccolissimo impiegato ; fu un ' affermazione dell ' operaio specializzato , quando sorse in luogo dell ' artigiano . Il cappello duro significava la rivendicazione di un posto almeno nella media borghesia : il cappello del professionista , del cavaliere . Il cilindro non l ' ho visto che come cappello da cerimonia - un funerale non aveva tono se non c ' era qualche dozzina di cilindri - : qualche vecchio signore ancora lo portava sedendo in carrozza al corso che non mancava in nessuna città , e soprattutto guidando il tilbury . Scomparso presto il cilindro come cappello della vita quotidiana , sopravvissero per un buon decennio ancora i mezzi - cilindri , cappelli rigidi di feltro , mescolanza di cappello duro e di cilindro . Credo che in Piemonte siano durati più che altrove : qualche mio insegnante universitario ancora usava il mezzo - cilindro . Dall ' essere la lobbia ed il cappello duro cappelli borghesi , derivava il loro rifiuto da parte dei vecchi socialisti , che usavano cappelli che non erano quelli dell ' operaio , ma piuttosto il copricapo dei mazziniani risorgimentali : molli , tondeggianti , a larghe tese . Lo portava Enrico Ferri , era il contrassegno socialista di Guido Podrecca , che l ' amore della musica aveva spinto ad accettare la marsina per le sere dell ' opera : tondo e floscio , ma a piccole tese , il cappello di Turati , che appariva accanto al modestissimo cappellino nero della inseparabile Kulisciof : ma Claudio Treves che nella passeggiatina nel primo pomeriggio intorno a Montecitorio si accompagnava con loro , aveva una lobbia non scevra di eleganza . Il cappello era anche altrimenti un simbolo politico . I monarchici tradizionalisti irridevano ai repubblicani , che volevano porre a Capo dello Stato , e pur delle forze armate , un signore in cilindro : gli agnostici intorno alla forma di stato dicevano che non valeva la pena di una rivoluzione per avere un capo in cilindro o in cheppì . Dubito che agli occhi di molti semplici un primo colpo il prestigio della monarchia italiana lo subisse quando intorno al 1905 fu soppresso l ' elmo ed il pennacchio dei generali . Ma il distacco sociale più profondo lo segnava il cappello femminile , c ' era un solco incolmabile tra la donna " in capelli " e quella " che portava il cappello " : strazio della famiglia piccolissimo - borghese , cui mancavano sempre diciannove soldi per fare una lira , se il figlio sposava una ragazza - magari prole di agiati bottegai - che " non portava il cappello " . Grido di rancore di classe quello che risuonava di continuo nei mercati romani quando la moglie del piccolo impiegato voleva tirare troppo , pretendeva eccessivi ribassi : la rivenditrice sdegnata gridava alto : " E ce porta puro la ciavattella " . Angoscie non troppo dissimili da quelle di un ' abiura o almeno di un uso di passaporto falso , allorché l ' agiata popolana , la " minente " romana carica d ' ori come una madonna e dal portamento altezzoso , alla vigilia di un viaggio era persuasa a mettere il primo cappello : perché , le avevano detto , all ' estero o al nord , senza cappello non si è rispettate . Ricordo penoso di poveri cappellini , spennati e rossastri , ultima difesa di vedove , di decadute : che si abbarbicavano a quel simbolo per non confessare che non erano più delle borghesi . Visione così penosa , per visi ben noti che nel ricordo si profilano sotto quelle larve di cappellini , da annullare la gioia che mi darebbe la rievocazione dei buffi cappelli che vidi nella mia infanzia - ceste con ogni sorta di fiori , di erbe , di uccelli , in cima alla testa , mezzi meloni con pennacchio alla bersagliera - o l ' altra visione , che invece mi accarezza l ' occhio , dei larghi ricchi cappelli che ombreggiavano il viso , degli svelti tricorni , delle estive pamele in pizzi o tela e nastri , in voga intorno al 1910 ( gli anni di Gozzano : " La nera chioma ondosa - chiusa nel casco enorme " ) . Il cappello maschile con la sua scomparsa ha eliminato un segno di distinzione di classi . Il cilindro da cerimonia è una divisa che ha sostituito la feluca delle uniformi civili descritte nei decreti della unificazione e , più accuratamente , in quelli dei primi anni del fascismo . Un direttore generale od un capo di gabinetto debbono possedere un cilindro , ma un duca ne può fare a meno . Nell ' ambito femminile le cose sono sempre meno semplici , ed è sempre maggiore la possibilità di ritorni . Scomparsi i cappelli da passeggio , restano quelli dei ricevimenti pomeridiani , per le cerimonie mondane , in genere : cappelli neri piattissimi e larghi tutti eguali tra loro , o semplici decorazioni intorno alla chioma : fiori , arabeschi , piumaggi , minuscole cuffiette , che paiono copiate da ritratti di dame del Settecento . La linea divisoria segnata dal possesso di questi cappelli non coincide con quella ch ' era marcata dal cappello dell ' Ottocento , corre più in alto : non più distinzione tra popolo e borghesia , ma tra alta borghesia e tutto il resto . Gli uomini politici possono trovare argomento di meditazione , ed i partiti di sinistra di compiacimento : la media e la piccola borghesia sono saldate al proletariato . Signore austere , che tengono ad affermarsi per quello che sono , scrittrici o giornaliste o professoresse , le vedo , talora rifiutarsi a questi cappelli rappresentare in un ricevimento la minoranza delle teste né coperte né addobbate . Non credo che neppure questa trincea opposta alla mescolanza delle classi sia destinata a durare : o il cappello da ricevimento scomparirà o si generalizzerà in ogni ceto . Più attendibile la seconda ipotesi . Con altrettanta facilità potessero scomparire le reali trincee , che sono costituite non solo dalle differenze delle fortune , ma da quelle dei gusti , delle abitudini , degli atteggiamenti dello spirito , dei modi di ragionare . Perché , ahimè , a dispetto di ogni logica formale a base di sillogismi , dipende dall ' ambiente in cui ci si è formati ( oltre , va da sé , che dallo spirito di sopraffazione che più o meno vivo è in ogni uomo , almeno nella prima parte della sua vita ) che , troppo spesso , per gli uni due più due faccia quattro , e per gli altri invece cinque .