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Miscellanea ,
AVVERTIMENTO In questo libro , destinato esclusivamente ai preti e ai diaconi , noi abbiamo tentato di raccogliere ciò che sarebbe pericoloso ignorassero i sarcerdoti , esercenti il ministero della confessione , e ciò che non può essere spiegato negli atti pubblici dei seminarii , nè confidato indistintamente a giovani alunni senza peccare di indecenza . Questo trattato si svolge intorno al VI comandamento del Decalogo e ai doveri matrimoniali , e contiene una quantità di questioni di pratica quotidiana che non di rado lasciano indecisi e inquieti i più dotti confessori , i quali non le han mai finora trovate esposte e discusse con ordine e lucidità : gli autori di teologia morale che fino ad oggi essi hanno potuto avere fra le mani , o sono troppo rigidi , o sono incompleti e insufficienti . Perciò abbiamo stimato far cosa utile ai giovani preti e ai diaconi il trattare dei peccati contro la castità e dei mutui doveri degli sposi . Dopo aver letti molti libri di teologia su queste materie , ci proponemmo di contenerci su una via di mezzo tra la soverchia severità e la soverchia indulgenza . Nè agimmo in ciò a capriccio , ma abbiamo specialmente fatto fondamento sui giudizii dei migliori autori . Perciò chiunque non volesse sottoscrivere alle nostre sentenze , potrà consultare altre opere , bilanciare le diverse opinioni e scegliere con cognizione di causa quanto gli sembrerà più probabile . Ciò che è certo , è che i nostri intendimenti sono ispirati da retto fine ; e ne chiamiamo giudici i lettori . Ci affrettiamo però a pregarli di non accusarci di mollezza nè di voler abusare delle nostre decisioni , de ' nostri principii , delle nostre eccezioni , nè di favorire una perniciosa rilassatezza nei costumi . Raccomandiamo ai lettori cautela e specialmente la prudenza , che è l ' occhio di tutte le altre virtù : pesino bene con maturo giudizio motivi e circostanze . Del resto , li supplichiamo instantemente , in nome della verità , a indicarci gli errori , nei quali possiamo essere caduti . Molti ci hanno espresso il desiderio di vedere questo nostro libro , annesso alle nostre opere complete che portano il titolo Istituzioni teologiche . Ma la grave ragione che ce lo fece pubblicare separato fin dal principio , sussiste sempre per indurci a mantenere questo Manuale diviso da Opere destinate a correre liberamente fra le mani di tutti i seminaristi senza distinzione alcuna . PARTE PRIMA DISSERTAZIONE Sul VI Comandamento del Decalogo Questo lubrico argomento essendo sempre , per la nostra fragilità , pericoloso non lo si deve studiare che per necessità , con animo vigilante , con retto fine , e invocando la suprema assistenza di Dio . Chiunque facesse troppo a fidanza colle proprie forze , e si gettasse perciò in questo argomento senza discrezione e senza prudenza , non ne uscirebbe certamente illeso , poichè dice la Scrittura ( Eccl . 3 , 27 ) : Chi ama il pericolo , in esso perirà . Conviene invocare frequentemente il patrocinio della Vergine Santissima , specialmente al primo insorgere delle tentazioni , e usare una giaculatoria come la seguente : « O Vergine purissima , monda il mio cuore e la mia carne colla tua santissima verginità e la tua immacolata concezione . Così sia . » Il sesto e il nono precetto del Decalogo , espressi in testa al 20 . dell ' Esodo , v . 14 e 17 , evidentemente equivalgono , e perciò giudicammo di trattarli sotto uno stesso titolo . Come si proibisce , sotto il titolo di furto , qualsiasi usurpazione della cosa altrui , così sotto il titolo di lussuria ( ) , si condanna ogni azione ogni peccato contro la castità . La castità detta cosi perchè proviene dal verbo castigare , che indica freno alle concupiscenze ( dice S . Tomaso , 22 , q . 151 , art . 1 ) , è una virtù morale che modera i diletti venerei a seconda dei dettami della ragione . Essa è una virtù speciale , imperocchè ha un oggetto distinto : le è annessa la pudicizia , che deriva dal pudore la quale per un verecondo rispetto della dignità umana rifugge talora anco da cose che potrebbero essere lecite . Triplice è la castità , cioè : castità coniugale , castità vedovile e castità verginale . La castità coniugale modera l ' uso del matrimonio secondo i dettami della ragione ; la castità vedovile consiste nell ' astinenza da ogni atto venereo , dopo disciolto il matrimonio ; la castità verginale aggiunge alla astinenza perfetta , l ' integrità della carne . La verginità dunque può essere considerata come uno stato materiale e come una virtù . Come stato , consiste nell ' integrità della carne cioè nel non aver mai consumato atto venereo ; come virtù , è la perfetta astinenza da ogni azione volontaria e da ogni diletto opposti alla castità , col proposito di mantenersi sempre in questa astinenza . Lo stato verginale è dunque una cosa molto distinta dalla virtù verginale . Lo stato verginale può essere rotto da atti involontarii , per esempio , da commercio carnale violento ; e una volta distrutto , non lo si può più ristabilire , imperocchè non è più possibile far ritornare la carne nella sua primitiva integrità . Non si possono chiamare vergini nemmeno i coniugati nè coloro che si corruppero all ' infuori del matrimonio , abbenchè sieno poscia diventati penitenti e santi . La virtù verginale invece , lesa da un peccato che a lei e contrario ma che però non è stato consumato , nè predisposto pel matrimonio , può essere riparata colla remissione del peccato , o colla riassunzione del proponimento di mantenersi per sempre in castità . E siccome la virtù non risiede in una data condizione corporale , ma in una condizione dell ' anima , così la virtù della verginità non scompare in forza di atti involontarii , abbenchè questi ledano la carne . Per questa ragione , l ' aureola gloriosa destinata in cielo ai vergini non potrà esser mai conseguita da coniugi o da chi , all ' infuori del matrimonio , avrà consumato un atto carnale , quantunque costoro possano essere santi ; ma otterranno questa aureola di gloria soltanto coloro che avranno sempre conservata la virtù della verginità , ovvero l ' avranno ricuperata . Non cessano quindi d ' esser virtuosamente vergini coloro , che soggiaciono involontariamente ad una forza , a cui si mostrarono renitenti . Contraria alla castità è la lussuria , sia essa consumata o non consumata , naturale o contro natura . Perciò parleremo : 1 . Della lussuria in genere ; 2 . Delle specie di lussuria naturale consumata . 3 . Delle specie di lussuria consumata contro natura ; 4 . Dei peccati di lussuria non consumata ; 5 . Delle cause , degli effetti e dei rimedii della lussuria . CAPO I . Della lussuria in genere La lussuria che viene dal verbo lussare è così chiamata perchè la proprietà di questo vizio è quella di indebolire e rompere le energie dell ' anima e del corpo : percìò si chiama talvolta anche dissolutezza ; e dissoluti appellansi coloro che a questo vizio si abbandonano . Esattamente la si definisce : Appetito disordinato dei piaceri venerei . Denominansi venerei questi piaceri , perchè si connettono alla generazione , a cui presiedeva , secondo i pagani , la Dea Venere . PROPOSIZIONE . La lussuria è per se stessa un peccato mortale . Questa proposizione viene comprovata dalla Sacra Scrittura , dal consenso dei Santi Padri e dei teologi , e dalla ragione . 1 . Sacra Scrittura : Epist . ai Gal . 5 , 19 e 21 : « É evidente che coloro i quali compiono opere carnali , come la fornicazione , l ' impurità , l ' impudicizia , la lussuria , e altre cose simili , ch ' io vi esposi come or vi espongo , non entreranno nel regno de ' Cieli , » 2 . Santi Padri e teologi sono unanimi nell ' insegnare che il peccato della lussuria è , per natura sua , mortale . 3 . La ragione dice che i piaceri venerei furono dalla ment del Creatore unicamente destinati alla propagazione del genere umano ; quindi lo invertire la natura è un grave disordine e perciò un peccato mortale . Per cui si domanda : Se la lussuria sia per sè un peccato tanto mortale da escludere , la leggerezza di materia , vale a dire se egli può essere , per pochezza di sostanza , veniale . R . 1 . Le specie di lussuria consumata , sia naturaIe , sia contro natura , a cui accennammo , non ammettono leggerezza di materia . Infatti , non ripugna forse manifestamente che si possa abbandonarsi a fornicazioni o a polluzioni volontarie , le quali non abbiano in sè che una leggiera sostanza peccaminosa ? R . 2 . Il piacere puramente organico , quello cioè che nasce naturalmente dai nostri organi , come sarebbe , per esempio , la soddisfazione di contemplare una bellezza , d ' ascoltare una melodia , di toccare un oggetto molle e morbido , ecc . , è un piacere ben distinto dal piacere venereo , e può benissimo essere materialmente lieve , imperocchè questo diletto non è in sè cattivo , avendolo lo stesso Iddio annesso ai sensi per un fine legittimo ; non può dunque essere un peccato mortale , se non in ragione del pericolo che ne potrebbe risultare insistendo in esso : ma può benissimo darsi che in certe persone cotesto pericolo non sia affatto grave . Così è di quei baci , che non sono che un ' innocente soddisfazione organica . Di questo parere sono Sant ' Antonino , Sanchez , Henno , Comitols , Sylvius , Boudart , Billuart , Collet contro Cajetano , Diana , la Scuola di Salamanca e San Liguori , l . 3 , n 416 , ecc . Dunque , non pecca mortalmente quegli che si diletta soltanto nel contemplare una bella donna , nel toccarle la morbida mano , senza altro sentire , senza esporsi al grave pericolo di andar più in là . Ma ben di rado va immune da peccato chi s ' arresta a lungo in tali compiacenze , ordinariamente pericolose , in ispecial modo se provenienti dal tatto . Quegli che si arresta in tali compiacenze non può andare esente da grave peccato , se non nel caso di inavvertenza o di mancanza di consentimento . Ma vi sono molte persone , siffattamente costituite , che basta loro il menomo piacere organico volontario per essere esposti ad un grave pericolo . R . 3 . Il piacere venereo , può essere destato direttamente o indirettamente , per sè stesso o nella sua causa , come se alcuno compisse un ' azione dalla quale scaturisse , indipendentemente dalla sua volontà , il piacere . Generalmente i teologi ammettono che il solo piacere , indirettamente prodotto , possa essere materialmente lieve . Per esempio : non pecca mortalmente chi fa una cosa venialmente cattiva , od anche lecita , dalla quale prevede che gli verranno delle involontarie emozioni carnali , che non saprà efficacemente reprimere . In questo caso , vuolsi che ll peccato sia veniale , non per insufficienza di materia , ma per mancanza di assenso . R . 4 . Il piacere venereo , voluto direttamente , lo si può verificare negli sposi e negli scapoli : negli sposi , è lecito semprechè sia coordinato all ' atto coniugale . Se poi avviene all ' infuori di codesto atto , e per opera d ' uno solo dei coniugi , senza che vi sia grave pericolo d ' incontinenza , è reputato comunemente peccato veniale , perchè si mantiene sempre in un ambiente lecito . Ma su ciò ci diffonderemo altrove . La questione or si riduce a sapere se il piacere venereo voluto direttamente , all ' infuori del matrimonio , sia lieve di materia . Generalmente gli autori sostengono , contro Caramuel e pochi altri , che un tale piacere non è mai peccato veniele per insufficienza di materia , e si sforzano di comprovarlo : 1 . Coll ' autorità di Alessandro VII , il quale nell ' anno 1664 condannò la seguente proposizione : « Si opina probabilmente che un bacio , dato per sentire un diletto carnale da esso proveniente , escluso però il pericolo di ulteriori brame e di polluzioni , non sia che un peccato veniale . » Cotesta proposizione fu condannata , per il motivo che per diletto carnale si suole intendere un diletto o piacere venereo ; non è dunque probabile che questo piacere , per quanto sia limitato , sia solamente un peccato veniale . 2 . La ragione ci dice che noi siamo così propensi per la nostra indole corrotta al vizio della lussuria che basta spesso una menoma causa per produrre grandi effetti perciò data l ' ipotesi di un consenso diretto al piacere venereo , si va incontro sempre all ' imminente pericolo di un ulteriore consenso o di una polluzione ; cosa che non avviene con altri vizi . Il padre Acquaviva quindi , superiore generale della Compagnia di Gesù , proibiva , sotto pena di scomunica , a tutti i religiosi da esso dipendenti di allontanarsi , nei loro insegnamenti dalla sentenza che ammette non esservi nel piacere venereo leggerezza di materia . Dunque , è peccato mortale il dilettarsi deliberatamente in qualsiasi emozione carnale , ancorchè eccitata casualmente . CAPO II . Delle diverse specie della lussuria naturale consumata . La lussuria dicesi naturale allorquando non è in opposizione all ' umana natura , alla propagazione del genere umano . E ' dunque carnale l ' accoppiamento dell ' uomo colla donna , se compiuto per generare , abbenchè avvenga senza matrimonio , e si consumi , versando il seme dell ' uomo nella vagina della donna . Sei sono le differenti specie di questa lussuria , cioè : la fornicazione , lo stupro , il ratto , l ' incesto e il sacrilegio , di cui parleremo distesamente . ARTICOLO I . Della fornicazione . La fornicazione è l ' accoppiamento , mutuamente acconsentito , fra un uomo libero e una donna libera che non sia vergine . Noi diciamo . 1 . Fra un uomo libero , cioè , fra un uomo , al quale non viene inibito l ' atto colpevole , nè da vincolo matrimoniale , nè di parentela , nè di affinità , nè d ' ordine sacro o di voto , ma soltanto dal precetto della castità . 2 . E una donna libera che non sia vergine , il che sarebbe una fornicazione semplice , molto diversa dallo stupro , di cui fra poco tratteremo . 8 . Mutuamente acconsentito ; e perciò la fornicazione si distingue dal ratto . V ' hanno tre specie di fornicazione , cioè fornicazione semplice , concubinato e prostituzione , delle quali parleremo in tre distinti paragrafi . § I . Della fornicazione semplice . La fornicazione semplice è quella che si esercita transitoriamente con una o con più donne . Nicolaiti e i Gnostici , eretici impuri dei primi secoli , appoggiandosi a ragioni diverse , proclamavano lecita la fornicazione semplice ; Durando , invocando il diritto naturale , la reputava soltanto peccato veniale , che non diventava mortale , se non pel solo diritto positivo ; Caramuel , spingendosi piú oltre asseriva non essere essa una cosa intrinsecamente cattiva , ma soltanto proibita dalla legge positiva . PROPOSIZIONE . La fornicazione semplice é intrinsecamente cattiva ed è peccato mortale . PROVA . Questa proposizione , da tutti i moralisti cristiani ammessa , è provata dalla Sacra Srittura , dalla testimonianza dei Santi Padri , dall ' autorità dei Concilii e de ' Sommi Pontefici , e dalla ragione . 1 . Dalla Sacra Scrittura : Fra i molti testi che si potrebbero da noi citare , prescegliamo i seguenti : ( I . ai Corint . 6 , 9 e 10 ) Non possederanno il regno di Dio nè i fornicatori , nè gli adoratori degli idoli , nè gli adulteri . Ai Gal . 5 , 19 e 21 , come sopra . Agli Ef . 55 : sappiate che nè il fornicatore nè l ' impudico non ha eredità nel regno di Cristo e di Dio . Il beato Giovanni nell ' Apocalisse . 21 , 8 , dice che la vita futura dei fornicatori è in uno stagno di fuoco e di zolfo . Non v ' ha dubbio che , secondo questi testi , le impurità l ' adulterio , il culto idolatra , sono intrinsecamente cattivi , e sono peccati mortali . 2 . Testimonianza dei Santi Padri : ( S . Fulgenzio , Ep . I , cap . 4 ) Non vi può essere fornicazione senza grave peccato . S . Crisostomo , omel . 22 . ai Corint . Quante volte avrai fornicato con male donne tante volte ti sarai da te stesso condannato . 3 . Autorità dei Concilii e de ' Sommi pontefici : Concil . vien . Clemente , l . 5 , tit . 3 , cap . 3 , condanna questa proposizione del Beghini : « Quando non è suggerito dalla natura , è peccato mortale financo il bacio della donna ; ma quando la natura comanda e soprattutto quando la tentazione domina , non è peccato mortale nemmeno l ' atto carnale . » Il Concil . Trid . sess . 24 , cap . 8 della riform . matr . , dichiara grave peccato il concubinato . Innocenzo VI , nel 1679 , condannò la seguente proposizione di Caramuel : « E ' chiaro che la fornicazione non ha in se malizia alcuna , ed è cattiva solo perchè è proibita : l ' opinione contraria ci sembra in opposizione alla ragione . » 4 . La ragione poi dice : L ' unione carnale è lecita se coordinata alla generazione della prole ; questo è il suo scopo ; ma non basta procrear figli , bisogna nutrirli , allevarli , istruirli , da ciò , l ' obbligo naturale nei genitori di compiere tutti quei doveri che richiedono una lunga coabitazione . Ora , la semplice fornicazione è evidentemente contraria a questi doveri , imperciocchè , di sua natura , è un atto passeggiero , e non obbliga i fornicatori ad alcun vincolo di coabitazione . Dunque la fornicazione è intrinsecamente cattiva . Inoltre , il bene della società dipende da una retta istituzione delle famiglie ; e la retta istituzione delle famiglie suppone il matrimonio ; dunque anco la semplice fornicazione , che distrugge i diritti , i doveri e i vantaggi matrimoniali , è , di sua natura , pessima cosa . La fornicazione poi con persona eretica o infedele , è peccato ancor più grave , in quanto che ridonda in obbrobrio alla vera religione . Ma tu dirai , 1 . : Dio ordinò ad Osea , c . I . v . 2 . di prendere in moglie una donna fornicatrice ; e negli Atti Apost . 15 , 19 , la fornicazione è proibita per la stessa ragione , che è proibito il cibo della carne delle vittime e degli animali soffocati , e del sangue ; dunque la fornicazione non è cosa cattiva se non in virtù della legge positiva . R . Nego la conseguenza . Infatti , 1 . Dio ordinò ad Osea non già di fornicare , ma di prendere in moglie una donna che avea fornicato , il che è ben altra cosa . 2 . La fornicazione è espressamente proibita dagli Apostoli perchè i pagani pretendevano che fosse lecita , e nei loro Atti non dicono che essa non sia proibita dal diritto divino e naturale : l ' antica legge l ' aveva già condannata più volte , 1 . col sesto comandamento del Decalogo , 2 . perchè la giovane che si lasciava togliere la sua verginità veniva lapidata come malfattrice in Israel ( Deut . 22 , 21 , ) 3 . perchè Dio aveva detto a Mosè : Tra le figlie e figli d ' Israele non vi sieno nè meretrici nè fornicatori ( Deut . 23 , 17 ) . Tu dirai , 2 . Coloro che fornicano volontariamente non fanno offesa ad alcuno ; dunque non fanno cosa cattiva in sè stessa . R . Nego la conseguenza . La fornicazione non è già cosa cattiva perchè rechi offesa a qualcuno , ma perchè viola un ordine istituito da Dio . Tu obbietterai che meglio è generare colla fornicazione che non generare affatto ; e che perciò generando in questo modo , non si viola l ' ordine voluto da Dio . R . Nego la conseguenza . Noi abbiamo già visto che secondo l ' intenzione del Creatore , non basta il procrear figli . Di più , l ' esposta obbiezione tenderebbe a provare essere lecito l ' adulterio , imperocchè meglio sarebbe allora generare figli per adulterio che non generarne punto . Si connettono alla fornicazione la prostituzione ed il concubinato , e perciò ne parleremo ora brevemente . § II . Del concubinato . Il concubinato è il commercio fra un uomo libero e una donna libera , i quali convivono come se fossero in matrimonio , o sotto lo stesso tetto , o in separate abitazioni . È certo che il concubinato , inteso così , è un peccato molto più grave della semplice fornicazione , perchè c ' è l ' abituale disposizione dello spirito a peccare e perciò è questo un caso che dev ' essere nettamente svelato nella confessione . Il Concilio di Trento , sess . 21 , c . 8 , Della rifor . mat . decretava gravi pene contro i concubinarii , e ( nella sess . 52 , c . 14 Della rifor . ) contro i preti che si danno vergognosamente a questo vizio ; ma queste pene devono essere pronunciate con sentenza , e molte fra esse non furono mai accettate in Francia , come , per esempio , quella della espulsione dei concubinarii dalla città o dalla diocesi , invocando , ove il bisogno lo richiedesse , il braccio secolare . Cionondimeno , questo male è presso di noi giudicato tanto grave quanto lo è presso altri popoli . Si domanda se il concubino può essere assolto prima che lasci la concubina . R . 1 . Se il concubinato è stato pubblico , nè il concubino , nè la concubina possono REGOLARMENTE essere assolti , benchè appaiano contriti , se prima non avvenga una pubblica separazione imperocchè è necessaria una riparazione proporzionata allo scandalo , e questa riparazione non si può regolarmente ottenere che colla separazione . Per ciò , parecchi autori concludono che quegli il quale è reputato concubinario , benchè tale non sia mai stato , o abbia cessato di esserlo da molto tempo , nondimeno è obbligato , per evitare scandalo , di allontanare o abbandonare la donna sulla quale pesa una pessima fama . Così Billuart , t . 13 , p . 351 . E ciò diventa tanto più vero quando si tratta di preti , ai quali deve importare sommamente di conservare buona fama , ed una volta che questa è lesa ; non la possono ricuperare se non rompendo immediatamente ogni relazione colla donna sospetta . Dissi regolarmente poichè se il concubinario , benchè messo alle strette , non possa lasciare la donna , o , lasciatala , è rimasto solo , non abbia chi lo aiuti nelle sue necessità , allora dev ' essere assolto , e munito all ' occorrenza degli ultimi sacramenti della Chiesa , semprechè sia riconosciuto contrito , e pubblicamente prometta che , appena lo possa , allontanerà da sè quella donna , rompendo con essa qualunque relazione ; in questo caso si ripara allo scandalo come si può , imperocchè nessuno è tenuto all ' impossibile . A più forte ragione devono amministrarsi i sacramenti della Chiesa alla concubina pentita della sua vita passata e fermamente deliberata di non più peccare nell ' avvenire benchè non le sia ancora possibile lasciare l ' abitazione del suo concubino , o perchè inacerbirebbe maggiormente la propria condizione , o perchè si esporrebbe a qualche imminente pericolo , o perchè non troverebbe altrove un rifugio . Eccettuati questi casi , si deve sempre esigere la separazione , anche in extremis ; e la confessione del moribondo non può essere accolta prima che sia stata data a Dio ed agli uomini una soddisfazione col rigetto della concubina , ovvero coll ' allontanarsene spontaneamente . R . 2 . Ma se il concubinato è occulto cessato che sia o no il commercio si deve innanzi tutto consigliare la separazione , imperocchè è impossibile , perdurando la coabitazione , di non essere indotti in qualche pericolo . Ma siamo d ' avviso che non si debba esigere la separazione minacciando il diniego d ' assoluzione , specialmente se si prevede con ciò uno scandalo , la perdita della riputazione o qualche altro danno . Noi supponiamo che il proponimento di non più peccare si ritenga sincero ; e che si abbia speranza ch ' esso non muti . Così Navarrus , Billuart , S . Liguori , e più altri Se poi , non ostante questo proponimento , c ' è ricaduta , devesi sospendere l ' assoluzione , ed ingiungersi ordinariamente la separazione , imperocchè in questo caso non si ritiene più probabile un proponimento perseverante . Ma se il commercio illecito non è cessato volontariamente , che si deve fare ? R . 1 . Se il penitente è agli estremi di vita , e detesta i suoi peccati , dev ' essere assolto e munito dei Sacramenti , sotto le condizioni espresse più sopra nella spiegazione data alla parola regolarmente , senza però essere obbligato ad una promessa davanti a testimonii . R . 2 . Se poi la morte non è imminente , il penitente che vive segretamente in concubinato , non può essere ORDINARIAMENTE assolto se prima non compie la separazione , senza la quale egli è sempre nella occasione prossima di peccare , occasione che un alto precetto naturale e divino ci inculca di fuggire . Perciò Alessandro VII condannò la seguente proposizione : « Non è obbligato il concubinario ad allontanare la sua concubina se questa gli fosse tanto utile da abbellirgli il banchetto della vita , se senza di lei trascinerebbe una miserrima esistenza perchè i cibi apprestatigli da altra donna non gli farebbero pro , e perchè assai difficilmente potrebbe trovare un ' altra domestica » In questa proposizione si suppone il proponimento implicito di non peccare : ma ciò è falso , imperocchè il pericolo esiste sempre . Dissi ordinariamente , per la ragione che vi hanno dei casi nei quali si deve impartire la assoluzione sulla sola promessa di separazione ed anche sul solo proponimento di non peccare in seguito ; cioè : 1 . Se , da speciali indizii , il penitente lo si ritiene contrito , e se egli prometta alla prima o alla seconda ammonizione , di cessare d ' aver commercio colla concubina . 2 . Se dal rifiuto della assoluzione ne dovesse seguire grave scandalo o grave infamia , come avverrebbe ad una giovane , sospettata disonesta , se non la si vedesse più ad accostarsi alla santa Comunione o come avverrebbe ad un prete se il non vederlo più a celebrare la messa parrocchiale producesse scandalo fra il popolo . In questi casi , la vera contrizione si presume . 3 . Non si deve esigere la separazione se è impossibile come quando per esempio , una figlia od un figlio di famiglia pecca con un domestico od una domestica della casa paterna . Quelli che si trovano in tale condizione devono dapprima essere esperimentati colla sospensione dell ' assoluzione ; e quand ' essi rimovessero da sè l ' occasione di colpe prossime , o mostrassero di ritrarsi sinceramente dal peccato , si dovrà loro accordare l ' assoluzione . 4 . Quando due concubinarii vivono segretamente , ovvero sono solamente sospetti di relazione impudica , non si può pronunciare la loro separazione senza provocate nel tempo stesso uno scandalo e infamarli bisogna allora tentare il ravvedimento , sospendendo loro l ' assoluzione , ma concedendola poscia , se perseverano in ogni modo nei loro propositi . Dice Billuart t . 13 . p . 352 , che in questo caso , egli non condannerebbe nè il penitente nè il confessore . Nè io sarei certamente più rigoroso di lui . § . III . Della prostituzione . La prostituzione può essere considerata come uno stato o come un atto . Come stato è la condizione della donna pronta per tutti , e generalmente veniale ; come atto , è l ' unione carnale di un uomo con una tal donna , o di una tal donna coll ' uomo che capita . E ' certo che la prostituta pecca più gravemente che la semplice fornicatrice od anche la concubina , tanto riguardo alla disposizione dell ' animo , quanto allo scandalo e al nocumento che si reca alla generazione . Perciò le meretrici furono sempre considerate come la feccia e l ' obbrobrio della specie umana . Non basta dunque che una meretrice dica al confessionale quante volte abbia fornicato , ma deve dichiarare il suo stato di prostituta . Silvius , Billuart e Dens ed altri teologi insegnano , come probabile , che l ' uomo , il quale usi con una meretrice , non è obbligato a dichiarare questa circostanza , perchè , tutto considerato , tale fornicazione non ha ai loro occhi una gravità più saliente . Non è inutile che qui riferiamo quanto il Codice penale ( Francese ) statuisce contro i corruttori : « Chiunque avrà attentato ai costumi , eccitando , favorendo o facilitando abitualmente la dissolutezza o la corruzione di giovani dell ' uno o dell ' altro sesso al di sotto dell ' età di 21 anni sarà punito colla prigione da 6 mesi a 2 anni e con un ' ammenda da 50 lire a 500 . « Se la prostituzione o corruzione è stata eccitata , favorita o facilitata dai loro padri , madri , tutori o alrre persone incaricate della loro sorveglianza , la pena sarà da 2 anni a 5 anni di prigione , e da 300 lire a 1000 d ' ammenda . ( art . 334 ) . Inoltre , a termini del ' art . 335 dello stesso Codice , se è reo il tutore , a questi sarà tolta giudicialmente , per un tempo determinato , la tutela ed ogni partecipazione ai Consigli di famiglia ; se è reo il padre o la madre , questi saranno privati dei diritti enumerati nel Cod . Civ . l . , tit . IX . Si domanda se è lecito tollerare le meretrici . R . Due sono i pareri in proposito dei teologi . Molti dicono che la cosa è permessa affine di evitare peccati maggiori , come sarebbero , la sodomia , la bestialità la incontinenza segreta e le seduzioni a danno di donne oneste . « Togliete dalla società umana le meretrici , e la libidine vi conturberà tutte le cose » dice S . Agostino Dell ' Ord . l . 2 , cap . 4 , n . 12 ( t . I , p . 335 ) Egualmente opina S . Tomaso , Opusc . 20 , l . 4 , c . 24 , ed altri autori non pochi . Molti altri invece sostengono opinione opposta , asseverando che per esperienza si verifica che la tolleranza delle meretrici è occasione di rovina a molti giovani , eccitando in essi gli ardori della libidine ; e così i peccati di lussuria , piuttosto che diradarsi , si moltiplicano . Vedi su ciò Concina . t . 15 , p . 238 , e S . Liguori , l . 3 , n . 434 . Benchè quest ' ultima opinione non sembri la più probabile , noi siamo pertanto di parere che devono essere assolti i pubblici amministratori che in buona fede si domandano se è veramente possibile il non tollerare questo male . Nel dubbio , non spetta ai confessori il decidere su ciò che devono fare coloro a cui è commessa la trattazione di pubblici e difficili affari come sarebbero i giudici , i magistrati , i comandanti d ' escrcito , re , ministri , ecc . Nel Trattato dei Contratti , t . 6 , p . 316 , IV ediz . alla parola Locazione , si discute se sia permesso appigionare locale alle meretrici . ARTICOLO II . Dello stupro . Generalmente si chiama stupro ogni commercio carnale illecito . Perciò nel lib . Levit , 21 , 9 e nel n . 5 , 13 si qualificano con tal nome tanto l ' unione carnale illecita d ' una figlia d ' un sacerdote ( ) quanto l ' adulterio . Se poi l ' unione avviene per violenza , allora è per noi , un caso riservato , come riferisce Euchir . p . 7 , e nel foro civile va soggetto alla pena della reclusione . Art . 332 Cod . pen . ( Francese ) . « Chiunque avrà commesso il crimine di stupro o sarà colpevole di qualsiasi altro attentato al pudore , consumato o tentato con violenza , contro individui dell ' uno o dell ' altro sesso sarà punito colla reclusione . « Se il crimine è stato commesso sulla persona d ' un fanciullo al disotto dell ' età di 15 anni compiti , il colpevole subirà la pena dei lavori forzati a tempo . » Art . 353 . « La pena sarà quella dei lavori forzati a vita , se i colpevoli appartengono alla categoria di coloro che hanno autorità sulla persona contro la quale hanno commesso l ' attentato ; se sono i suoi istitutori o i suoi servitori salariati ; o se essi sono funzionari pubblici , o ministri d ' un culto ; o se il colpevole , chiunque sia , è stato aiutato nel suo crimine da una o più persone . » Lo stupro considerato come una colpa particolare è da molti definito come una violenza ; e , meglio , da altri come illecita deflorazione d ' una vergine . Per vergine qui non s ' intende già una persona che non peccò mai contro la castità , ma bensì una persona che conservò l ' interezza della carne , cioè , conservò intatto il segno materiale della verginità . Tutti sanno quanta sia l ' importanza che universalmente si dà alla integrità della carne . Egli è certo che la violenta deflorazione d ' una vergine , sia per l ' oltraggio che si fa alla castità , sia per la grave malizia e ingiustizia ch ' essa implica , deve necessariamente essere precisata nella confessione . Qual è infatti la giovane onesta che non preferirebbe perdere una grossa somma di danaro , piuttosto che essere stuprata ? Se mai accadesse che un uomo fosse a forza sverginato da femmine perdute , ciò pure sarebbe uno stupro o qualche cosa simile , e dovrebbe essere con precisione dichiarato al confessionale . Ma siccome questo caso è appena appena possibile , così parleremo del solo stupro d ' una fanciulla . Col vocabolo violenza non si allude soltanto alla forza fisica , ma benanco alla forza morale , come il timore , la frode , le preghiere importune , le grandi promesse , le blandizie , i contatti voluttuosi , e tutto quanto secondo il giudizio d ' un uomo astuto , può far cadere una giovane inesperta in peccato . I teologi hanno disparate opinioni sul quesito « se lo stupro d ' una vergine , liberamente consenziente a lasciarsi deflorare , sia uno speciale peccato di lussuria , distinto dalla semplice fornicazione . » Soto , Sanchez , Lessius , S . Liquori e parecchi altri dicono di no : essi asseriscono che è un peccato di fornicazione , specificato in causa del disonore che ne deriva , e delle angoscie dei parenti , delle risse , dell ' odio , dello scandalo ch ' esso può partorire . I più però fra i teologi , e tra questi S . Tommaso , S . Bonaventura , Sylvius , Collet , Billuart e Dens , dicono che questa fornicazione , a parer loro , contiene una malizia che si oppone alla castità in un modo tutto distinto e speciale ; e comprovano il loro giudizio così : 1 . Essa reca ingiuria ai parenti della fanciulla , l ' incolumità della quale era affidata alla loro custodia ; 2 . La giovane evidentemente si espone al pericolo di non far più un conveniente matrimonio , e pecca perciò contro la prudenza ; 3 . « Ella si mette sulla strada della prostituzione , dalla quale potevala tener lontana il timore di perdere il distintivo materiale della verginità ; » sono parole di San Tommaso , l . 2 , q . 154 , art . 6; 4 . I peccati si specificano contrapponendoli alle virtù contrarie ; ora , la verginità è una virtù tutta speciale , ed è un bene annesso specialmente a codesta virtù la incolumità della carne : dunque , ecc . , ecc . Queste ultime ragioni non possono essere distrutte nè dal consenso della giovane , nè dal consenso dei di lei parenti ; il che demolisce ogni ragione di fondamento nei sostenitori dell ' altra opinione , che è basata sopra questo assioma : Non s ' ingiuria chi sa e vuole . Ma è però allora necessario che ci sia in chi sa e vuole la facoltà di rinunciare a un qualche cosa : ora , una zitella non ha menomamente la facoltà di fare una rinuncia contraria alla propria verginità . D ' altra parte , il peccato del quale si tratta non si specifica già per l ' ingiuria o l ' ingiustizia che ne risulta , ma bensì per un disordine tutto particolare , cioè , che si oppone alla virtù in un modo tutto proprio . Dunque lo stupro , ancorchè volontario , è uno speciale peccato di lussuria che sta da sè . Ed avendo il Conc . Trid . sess . 14 , can . 7 definito essere necessario , per diritto divino , dichiarare al confessionale le circostanze che mutano specie al peccato , sorge qui quest ' altra questione di pratica giornaliera , cioè , se coloro i quali sono colpevoli di stupro volontario , sia di fatto , sia col desiderio , o pel piacere , sieno tenuti di manifestare la circostanza della verginità . Generalmente i teologi affermano essere ciò necessario come conseguenza del principio ammesso . « Nonpertanto dice Sylvius , t . 13 , p . 835 l ' opinione contraria non manca di probabilità , e perciò non reputiamo da condannarsi coloro che non chiedono , ad una giovane penitente , se essa sia vergine o deflorata . » Billuart , e con esso , t . 13 , p . 357 , Wiggers , Boudart e Daelman , sostengono che la circostanza della verginità nello stupro volontario non aggiunge una speciale malizia alla fornicazione , ma è solamente una malizia veniale , che non è quindi necessario di svelare nella confessione . Infatti se questa malizia fosse , di sua natura , mortale , a più forte ragione sarebbe tale in questo caso in cui come dice S . Tommaso la perdita dell ' imene della verginità mette la giovane sulla via della prostituzione , e reca grave offesa ai suoi parenti . Ma la fanciulla non sembra , per questo solo fatto , messa in prossimo pericolo di prostituirsi ; e se , ignari e consapevoli i parenti , essa acconsente liberamente al suo sverginamento , nessuna ingiuria vi ha in ciò per essi . Inoltre se la malizia dello stupro volontario fosse semipre mortale la ragazza , accusando se stessa di godimenti venerei , sarebbe tenuta di dichiarare se fosse o no vergine , in guisa che , nel caso di un peccato puramente intimo e forse dubbio , ella dovesse in qualche modo fare una confessione generale . Similmente , l ' uomo che desidera il godimento di una donna , è obbligato di dichiarare s ' egli la giudicava vergine o deflorata . Se poi il penitente o la penitente non si spiegassero spontaneamente su di ciò , allora dovrebbe incombere l ' obbligo al confessore di interrogarneli ; ma siccome ciò è molto increscioso , così i più fra i confessori respingono questa pratica . Di più , gli autori generalmente insegnano che la circostanza della verginità in un uomo che volontariamente si fa stuprare , non aggiunge malizia mortale alla semplice fornicazione . Nè la differenza fra la perdita volontaria della verginità nella donna o nell ' uomo sembra tanto rilevante da essere peccato mortale lo sverginamento in un caso , e nell ' altro no . Billuart , t . 13 , p . 360 , assevera che prima di abbracciare questa opinione , si trovò in serii imbrogli e diede ad altri non poche molestie interrogando i penitenti su questi casi , e raramente ne riuscì soddisfatto . Io stesso confesso che nei primi anni del mio sacerdozio mi avvenne la stessa cosa e non una volta sola . Perciò prudentemente ora mi astengo dal movere codeste invereconde domande , quante volte mi sembrano importune , e ciò per le seguenti ragioni : 1 . Per la probabilità della opinione or ora esposta ; 2 . Per la difficoltà di uniformarsi ad altra opinione ; 3 . Pel timore di scandolezzare i penitenti e di ispirare loro avversione contro il tribunale della penitenza ; 4 . Per la buona fede nella quale sono i fedeli circa l ' obbligo di dichiarare la circostanza di cui si tratta . D ' altronde , per volere la pienezza della confessione non si è obbligati ad esporsi a tali inconvenienti . ARTICOLO III . Del ratto . Il ratto , in generale , è il forzare una persona qualunque , ovvero i suoi parenti , allo scopo di saziare su di essa una libidine . Questa definizione si adatta egualmente al ratto per violenza e al ratto per seduzione , ed è in conformità alle nozioni che dell ' uno e dell ' altro abbiam dato nel nostro Trattato sul matrimonio ( ) Noi diciamo : 1 . Non tenendo qui conto della circostanza del trasferimento da un luogo ad un altro ( che generalmente i teologi richiedono ) imperocchè una donna può essere forzata nel luogo stesso ove si trova , diciamo che la forza , che si può anche dir violenza , può essere fisica ( e questa ognuno la capisce ) e può essere morale , cioè se fatta ad una minorenne incutendo un timore assolutamente o relativamente grave , o con importune preghiere o con blandizie o incitamenti alla sensualità . La fornicazione con una minorenne consenziente all ' insaputa de ' suoi genitori , e senza che vi sia trasferimento da un luogo ad un altro , non è propriamente un ratto , perchè qui non esiste violenza : ma è un oltraggio ai parenti , a cui era affidata la custodia della castità della loro figlia . Noi abbiam detto : 2.° una persona qualunque , imperocchè ogni essere umano sia vergine o no , sia libero o coniugato , sia laico o consacrato a Dio , sia maschio o femmina , può essere oggetto di ratto . Similmente , quegli che usasse violenza alla sua fidanzata , o , essendo minorenne , la sottrasse , senza il volere de ' suoi parenti , sarebbe un vero ratto , perocchè l ' essere fidanzati non conferisce nessun diritto a far ciò . Abbiam detto : 3.° o i suoi parenti ; e con queste parole si allude al ratto per seduzione , come esponemmo nel Trattato sul matrimonio . Abbiam detto : 4.° allo scopo di saziare una libidine , e non allo scopo di arrivare al matrimonio . Del ratto , considerato sotto quest ' ultimo aspetto , abbiamo parlato altrove . Il ratto , così definito , è una specie distinta di lussuria , e deve essere spiegato al confessore , imperocchè questo peccato , oltre che essere un male contrario alla castità , è anche una grave ingiuria verso la persona a cui si fa violenza . Esso differisce dall ' adulterio , perchè viola la giustizia in un modo ben diverso da quello con cui la viola l ' adulterio . E ' egualmente un grave peccato contro la giustizia il deflorare una giovane dormiente o ubbriaca ; non è questo un ratto , ma è una frode : dicasi pure così , anche della violazione carnale , non violenta , d ' una persona non avente l ' uso della ragione , oppure che non sa che ciò sia peccato . Dunque , il ratto ha in sè una malignità speciale , e per questo è un peccato speciale contro la castità . Secondo il Conc . Trid . sess . 24 , cap . 6 , Della rif . mat . , i rapitori e chi li aiuta , incorrono istantaneamente nella scomunica se il ratto è violento ; ma no , se il ratto e per seduzione . Questa scomunica vige in Francia . Il rapitore d ' altronde è obbligato per diritto naturale di condurre la giovane in luogo sicuro , se essa lo vuole ; o di dotarla decentemente , e di dare inoltre una conveniente soddisfazione ai di lei parenti . In mancanza del rapitore , coloro che cooperarono efficacemente al ratto sono obbligati , per quanto è possibile , a riparare interamente alla ingiustizia , sia verso la giovane , sia verso i di lei parenti . Si domanda ciò che far deve una donna , oppressa dalla forza , affine di non peccare innanzi a Dio . R . 1 . Deve , internamente , non acconsentire al piacere venereo , qualunque sia la violenza esterna che su lei si compie : se no , peccherebbe mortalmente . 2 . Ella deve difendersi con tutte le sue forze , colle mani , coi piedi , colle unghie , coi denti , o con qualunque altro strumento , in guisa però di non uccidere nè di mutilare gravemente l ' aggressore , perchè la vita e i principali membri del corpo valgono in questo caso più dell ' onore , che nella donna qui non è infine che soltanto materialmente offeso . Molti altri però affermano il contrario , appoggiati a ragioni esposte nelle Instituzioni della nostra teologia , t . 5 , p . 392 , quarta ediz . 3 . Se ella spera di poter essere soccorsa , deve gridare e invocare l ' opera altrui , imperocchè se ella non resiste esteriormente il più che può , parrebbe ch ' essa acconsentisse . E meglio sarebbe mille volte morire , piuttosto che piegare di fronte a questo pericolo . Una giovane , ridotta a queste strette , temendo di poter acconsentire al piacere delle sensazioni veneree , deve gridare , anche con evidente pericolo della propria vita , ed in allora ella sarà una martire della castità . Così pensano generalmente gli autori , contro il parere di pochi probabilisti . Ma , escluso il pericolo prossimo dell ' assentimento , generalmente si ritiene che la giovane non deve gridare , se gridando mette in evidente pericolo la vita e la fama , perchè la vita e la fama sono in questo caso beni d ' un ordine più elevato . Ma che cotesto pericolo non esista è quasi impossibile , come disse Billuart , t . 13 , pag . 368 . ARTICOLO IV . Dell ' adulterio . « Adulterio , come indica lo stesso nome , è l ' uso del talamo altrui » dice San Tommaso , 22 , q . 154 , art . 8 . L ' adulterio può essere compiuto in tre modi , cioè : 1 . Fra un marito ed una donna libera ; 2 . Fra uno scapolo e una moglie ; 3 . Fra un marito e una moglie altrui . L ' adulterio , in tutti tre i casi , è un peccato speciale di lussuria , e gravissimo , come insegnano la Sacra Scrittura , i Santi Padri , la pratica della Chiesa , il consenso dei popoli e la ragione . 1 . La Sacra Scrittura : Deut . 22 , 23 . « Se un uomo avrà giaciuto colla moglie d ' altri , entrambi , cioè l ' adultero e l ' adultera , sieno messi a morte , e si tolga in Israel questo scandalo . » Nei precedenti versetti biblici , nei quali si tratta della semplice fornicazione , che è pure dichiarata una cosa cattiva , non si minaccia una sì grave pena . In molti altri luoghi della Scrittura mostransi i fornicatori e gli adulteri come peccatori speciali e degni di gravissime pene ; v . 9 , I . ai Cor . 6 , 9 : « Sappiatelo bene ; nè i fornicatori .... .... . nè gli adulteri .... .... . possederanno il regno di Dio . » 2 . I Santi Padri sono unanimi nell ' insegnare , essere l ' adulterio un grave peccato , ben distinto dagli altri peccati di lussuria . 3 . Pratica ecclesiastica : La Chiesa decretando le pene canoniche , statuiva doversi esse imporre assai più gravi agli adulteri , che ai semplici fornicatori . 4 . Consenso dei popoli : la storia d ' ogni nazione attesta che l ' adulterio fu sempre e dovunque ritenuto un grande peccato , differente dalla semplice fornicazione . Così giudicarono i più celebri legislatori , come Solone presso i Greci , Romolo presso i Romani , e gli autori del nostro Codice penale ( Francese ) , i quali all ' art . 337 decretarono : « La donna convinta d ' adulterio subirà la pena della prigione per tre mesi , al meno , e due anni al più . » Il complice della donna subirà la stessa pena con la multa inoltre da 100 lire a 200 . Art . 324 Cod . Pen . « L ' omicidio commesso dallo sposo sulla sposa , o da questa su quello , non è scusabile , se la vita dello sposo o della sposa che perpetrò l ' omicidio non è stata messa in pericolo nel momento stesso in cui avvenne l ' omicidio . « Nondimeno , nel caso d ' adulterio , l ' omicidio commesso dallo sposo sulla sposa , come anche sul complice , nel momento in cui egli li sorprende in flagrante delitto nella abitazione coniugale , è scusabile . » Peraltro , l ' art . 326 condanna l ' uccisore alla pena del carcere da uno a cinque anni . 5 . Finalmente , secondo i dettami della ragione , l ' adulterio , oltre la malizia annessa alla fornicazione , ne implica un ' altra e ben grave , cioè , l ' infrazione della fede coniugale , il turbamento portato nella famiglie , e pérciò un , enorme ingiustizia . Ne consegue che , se un marito si accoppia con una donna libera , compiesi uno speciale e grave peccato di lussuria , ma è ben più grave se si compie da uno scapolo con una donna maritata , imperocchè qui vi ha il pericolo di introdurre dei falsi eredi nella famiglia altrui ; ma è ancor molto più grave , se compiesi fra un marito e una moglie d ' altri , per la ragione che questo è un doppio adulterio . Tutte queste circostanze devono dunque essere disvelate in confessione . Si domanda se una moglie la quale , consenziente il marito , si dà ad un altro , sia rea d ' adulterio . R . Alcuni probabilisti dissero di no , o almeno sostennero non essere necessario di dichiarare al confessore la circostanza dell ' adulterio . Ma si noti che Innocenzo XI condannò la seguente proposizione : « Il commercio carnale con una donna maritata , consenziente il marito , non è adulterio , perciò basta dire al confessore che si è fornicato . » Questa decisione pontificia è basata su una ragione evidente , imperocchè il marito , per la forza stessa del contratto e per la ragione del matrimonio , ha il diritto di usare della moglie in relazione alla procreazione della prole , e non può quindi cederla , nè prestarla , nè noleggiarla ad altri senza peccare contro la natura stessa del matrimonio ; il suo consenso dunque nulla toglie alla malizia dell ' adulterio : precisamente come il prete , che non può validamente rinunciare al privilegio canonico che pronuncia la scomunica contro gli ingiusti percuotitori dei sacerdoti , appunto perchè tale privilegio è insito al carattere sacerdotale . In questo caso però si ritiene che il marito abbia rinunciato alla reintegrazione a lui dovuta e alla riparazione dell ' offesa . Il commercio carnale con una persona fidanzata ad un ' altra , o d ' una persona fidanzata con una persona libera ; non è propriamente un adulterio , perchè qui non esiste violazione di talamo altrui ; è però uno speciale peccato d ' ingiustizia da doversi determinare in confessione , in riguardo al vincolo iniziato dalla promessa di nozze . ARTICOLO V . Dell ' incesto . L ' incesto è il commercio carnale , nonmatrimoniale , fra consanguinei ed affini , in gradi proibiti . Non v ' ha dubbio che ai genitori è dovuto un naturale rispetto come pure alle persone che con essi hanno vincoli di consanguineità o di affinità . Per ciò l ' accoppiamento illecito fra essi è doppiamente cattivo , primieramente perchè è contrario alla castità , e in secondo luogo perchè viola il rispetto dovuto a consanguinei o ad affini . Questo peccato fu sempre ritenuto come un genere speciale di lussuria , e gravissimo . Nel Levit , 20 , è punito colla pena di morte . San Paolo , I , ai Corint , 5 , 1 , dice : « Vociferasi fra di voi fornicazione , e di tale fornicazione quale si rinviene presso i Pagani , come è quella di giacere colla moglie del proprio padre . » Ecco la ragione per cui questo genere di unioni carnali sono aborrite assai più che la semplice fornicazione . Disputano i teologi se gli incesti sieno tutti d ' una specie o no ; molti opinano essere essi di specie diverse imperciocchè nell ' unione carnale fra consanguinei v ' ha una malizia speciale che non si rinviene nel commercio venereo fra affini . L ' accoppiamento , per esempio , colla propria madre o colla propria figlia è ben diverso da l ' incesto fra parenti consanguinei o affini d ' altri gradi più remoti . Così Concina , t . 15 , p . 282 , il quale dice che questa opinione è la più comune e la più probabile . Cionondimeno a noi sembra più probabile e più comune l ' altra opinione , imperocchè ogni incesto è contrario alla virtù , cioè , al rispetto dovuto ai parenti : possono quindi diversificare per maggiore o minore gravezza , ma non per speciale malizia : tutti gli incesti quindi sono della medesima specie . Checchè si pensi teoricamente di codesta controversia , è certo che corre l ' obbligo di dichiarare in confessione , se l ' incesto avvenne fra affini o consanguinei , in linea retta o collaterale , ed in quale grado ; senza di che la peccaminosità di questo atto non sarebbe sufficientemente chiarita . Infatti , chi può credere che il commercio venereo colla madre , colla sorella , ecc . , sia abbastanza qualificato colla generale denominazione di incesto ? Devono essere ben determinati i gradi di parentela , nei quali non è permesso il matrimonio . Nonpertanto , parecchi teologi pensano con ragione , non doversi sollecitare il penitente a svelare i gradi più remoti delle linee collaterali , come per esempio , il terzo e quarto grado di consanguineità o affinità , imperocchè questa circostanza non si ritiene mortalmente aggravata . Vi sono poi gli incesti fra gradi proibiti di parentela spirituale o legale ; e non solo differiscono specialmente fra loro , ma diversificano eziandio dall ' incesto fra consanguinei e affini ; la loro difformità e evidente . L ' incesto nella cognizione spirituale è un oltraggio al sacramento del battesimo o a quello della cresima , mentre l ' incesto nella parentela legale non ha che una mera somiglianza con quell ' oltraggio ai genitori che si rinviene nell ' incesto fra gradi proibiti di consanguineità o affinità . Si equipara all ' incesto l ' accoppiamento carnale fra persone che per impedimento di onestà pubblica non possono congiungersi in matrimonio . Alcuni vogliono che il peccato carnale d ' un confessore colla sua penitente si identifichi all ' incesto , altri ciò negano . Ma qualunque sia in proposito il giudizio , è certo che questa circostanza è molto aggravante e che è necessario perciò dichiararla in confessione , sopratutto se il confessore abbia sedotto una giovane ( od anche un giovane ) amministrando il Sacramento : è questo un orrendo delitto contro il proprio sacro ufficio . Ma un peccato ancor più grave e più oltraggioso alla giustizia egli commetterebbe , se traesse in peccato una sua parrocchiana , della quale gli fosse affidata la cura e la salute dell ' anima . Una tale azione è così mostruosa nell ' ordine morale delle cose , che , non solo è paragonabile al parricidio , ma lo supera . Un tutore che corrompesse la sua pupilla , commetterebbe una specie d ' incesto , e avrebbe l ' obbligo di specificare il caso in confessione . Finaimente partecipano all ' incesto tutti gli atti venerei fra persone dello stesso sesso , collegate da consanguineità , affinità o in altro modo ; e le circostanze d ' un tale commercio carnale devono essere dichiarate . Qui giova notare che l ' incesto consumato , sia in primo , sia in secondo grado di consanguineità e affinità , è un caso , per la nostra diocesi , riservato , come consta dall ' Enckirid p . 7 . Di più egli produce affinità . ARTICOLO VI . Del sacrilegio . Il sacrilegio , in quanto si riferisce a lussuria , è la violazione d ' una cosa sacra con atto carnale . Non c ' è dubbio : esso è una specie distinta di lussuria , perocchè oltre un peccato contro la castità , ne contiene evidentemente un altro contro il rispetto dovuto a Dio . Per cosa sacra s ' intende una persona a Dio consacrata , un luogo destinato al culto divino , ed altri oggetti specialmente santificati . 1 . Una persona a Dio consacrata : si consacra una persona a Dio con un voto solenne emesso in una professione religiosa , col ricevimento dell ' ordine sacro , o col semplice voto di castità . Quegli dunque che si è così consacrato a Dio , si fa reo di sacrilegio ogniqualvolta , esternamente o internamente , commette un peccato contro la castità : dicasi lo stesso di chi pecca con una persona sacra , ovvero desidera di possederla . Se poi entrambl sono persone sacre , il sacrilegio è doppio , perchè si viola doppiamente il dovece religioso . I teologi non sono punto unanimi sulla questione , se ci sacerdote che ha fatto anche solenne professione religiosa , commetta doppio peccato di sacrilegio , delinquendo lontro la castità . Molti negano , e dicono che questo religioso viola bensì due voti , ma aventi ciascuno uno stesso scopo , e perciò egli non verrebbe a peccare che contro una sola virtù . Altri non pochi invece affermano che , a seconda appunto di quei voti , egli è obbligato a conservare la castità tanto pel voto solenne quanto per le prescrizioni della Chiesa : Per ciò , se lede con qualche peccato questa virtù , viola contemporaneamente la duplice sua obbigazione e per conseguenza commette doppio peccato . Ciascuna di queste opinioni è probabile : dunque si adotti in pratica quella che sembra meno incerta . Quegli che ha riconfermato più volte il suo voto di castità , o che ha aggiunto un voto semplice a un voto solenne , non commette , violando , un peccato multiplo , imperocchè l ' obbligazione è una sola . Nonpertanto , quegli che emise voto solenne , non si accusa sufficientemente , dicendo di aver fatto voto di castità ; per la ragione che la circostanza della solennità del voto , se non muta specie al peccato , l ' aggrava però notevolmente . Tale è l ' opinione probabile di molti teologi . Quegli che , direttamente o indirettamente , per esempio , col consiglio , colla persuasione , coi discorsi lascivi o coi perversi esempî induce una persona consacrata a Dio a peccare contro la castità , si fa reo di sacrilegio , benchè con questa persona egli non compia atto di libidine . La commessa violazione del voto viene imputata ad esso , che scandalosamente la provocò : così Dens , t . 4 , p . 418 . Se poi una persona sacra fosse la causa per cui una persona libera si è macchiata con peccato di lussuria , essa sarebbe rea di scandalo , ma non di sacrilegio , imperocchè fece voto della propria e non dell ' altrui castità . Così Billuart , Dens , ecc . 2 . Luogo destinato al culto divino , che dicesi luogo sacro . Per luogo sacro s ' intende quel luogo che per autorità pubblica è destinato ai divini uffici o alla sepoltura dei fedeli , come sono le chiese e i cimiteri benedetti . In questa designazione si comprendono , tutto l ' interno delle chiese , come cappelle , confessionali , tribune , ecc . , ma non le parti esterne , come le mura , il tetto , le gradinate d ' ingresso , i campanili se sono separati dalle chiese o dai cimiteri , e il coro dei frati se è pure separato dalla chiesa : ordinariamente si fa una eccezione per le sagrestie , benchè qualcuno sia di diversa opinione . Disputano i teologi se gli oratorii debbansi o no annoverare fra i luoghi sacri . Se essi sono pubblicamente destinati alla celebrazione dei divini uffici , se i fedeli al suono delle campane o in altro modo chiamati vi convengono indistintamente , o se non appartengono a privati cittadini , il caso non sembra presentare difficoltà alcuna : devono essere reputati sacri . Così pensano generalmente gli Autori da noi consultati . Altri ancora professano che gli oratorii privati non devono essere annoverati fra i luoghi sacri , perchè : 1 . Non sono compresi nella denominazione di chiese ; 2 . Non godono dei privilegi ecclesiastici ; 3 . La sola volontà dei loro proprietarî può convertirli ad usi profani . Cionondimeno , non è facile certamente il concepire come un atto venereo compiuto in uno di questi luoghi non implichi una maliziosità speciale ; e noi siamo del parere di Concina , l . 15 , p . 287 , che una tale circostanza debba essere confessata . Non devono ritenersi luoghi sacri , relativamente al sacrilegio , di cui or parliamo , altri luoghi benedetti , ma non destinati alla celebrazione degli uffici o alla sepoltura dei fedeli , come abitazioni , monasteri , certi oratorii , ecc . Ogni atto venereo compiuto volontariamente in luogo sacro , anche in modo occulto , implica la malizia del sacrilegio , perchè , giusta il comune parere degli uomini , è un atto irreverente verso il luogo e quindi verso Dio . Sarebbe egualmente profanato il luogo da un atto di libidine noto al pubblico , e consumato emettendo l ' umore seminale , ancorchè lo sperma non sia caduto sul pavimento del luogo sacro : Decret . tit . 68 , c . 3 , e della Consacr . tit . I , c . 20 . Ciò che in questo caso dà luogo alla profanazione non è la pubblicità del sito , ma la notorietà che da essa pubblicità deriva e che obbliga a tenersi lontani da quel luogo fino a che non sia purificato . Billuart , t . 13 , p . 404 . Molti dicono che gli sguardi , i baci , le parole oscene , i contatti impudichi in un luogo sacro , ancorchè non v ' abbia pericolo di polluzione , implicano la malizia del sacrilegio ( ) , tanto pel rispetto dovuto a Dio , quanto pel pericolo di polluzione , che può sempre sorgere . Altri però negano ciò , appoggiati a questo assioma : Le cose odiose devono interpretarsi in senso restrittivo ; del resto , giustamente parlando , è la sola effusione dello sperma che profana un luogo sacro Questa stessa controversia , che s ' agita fra dottori , persuade che la circostanza del luogo sacro deve essere rivelata in confessione , specialmente se gli atti venerei fossero enormemente turpi , come sarebbero quelli di mostrare in luogo sacro o di toccare le parti sessuali del corpo . Quasi tutti i teologi affermano che questi atti contengono la malizia del sacrilegio se sono tali da esporre a prossimo pericolo di polluzione , imperocchè la legge ecclesiastica , proibendo la polluzione in luogo sacro , proibisce eziandio di esporsi al pericolo prossimo di tale ignominia : ora è certo che atti tanto turpi , e volontarii , espongono evidentemente a tale pericolo : dunque , ecc . Tutti gli Autori però sono d ' accordo in ciò , che i peccati meramente interni contro la castità non portano con se una speciale peccaminosità per la circostanza del luogo sacro , a meno che la persona non abbia la volontà di consumarli nel luogo stesso : esclusa questa volontà , non si reca più grave oltraggio al luogo sacro . Così Dins , t . 4 p . 261 . L ' accoppiamento carnale , ancorchè leggittimo , fra sposi , in luogo sacro , e senza che vi fosse necessità alcuna , implica la malizia del sacrilegio ; così i Dottori , giusta tit . 68 , c . 3 . Se poi questo accoppiamento avviene in luogo sacro per sola necessità , per esempio , se marito e moglie fossero rinchiusi dentro un luogo sacro come prigionieri in caso di guerra , e se , non accoppiandosi , fossero minacciati dal pericolo della incontinenza , molti negano che il luogo resti profanato e che i coniugi pecchino , imperocchè la Chiesa non può in tali circostanze proibire un atto che in fine per sè stesso è lecito . Ma i più e noi con essi affermano che l ' accoppiamento matrimoniale è , in questo caso , illecito e sacrilego , perchè è impossibile che vi sia tale una necessità che possa indurre la Chiesa a trasgredire alla severità della sua legge , legge istituita per onorare Dio . Del resto ognuno , colla preghiera , col digiuno e con altri espedienti , può sedare gli stimoli della carne , come sarebbe obbligato a sedarli se , per esempio , il suo coniuge fosse assente , o infermo , o morto . Non si deve accettare in pratica che questa sola opinione . Vedi Billuart , t . 13 , p . 406 e S . Lig . t . 3 , n . 458 . 3 . Per cose sacre intendonsi quegli oggetti , che non sono nè persone nè luoghi sacri , ma che sono consacrati al culto divino , come gli ornamenti e i vasi sacri . E ' certo che è un orribile sacrilegio abusare di queste cose per compiere atti turpi , per esempio , servirsi falsamente e con intendimenti lascivi dell ' acqua benedetta , dell ' olio santo o della sacra Eucaristia . Alcuni teologi asseriscono che un sacerdote che porta con sè la divina Eucaristia non commette sacrilegio , se internamente o esternamente pecca contro la castità , semprechè non ci sia disprezzo al Sacramento stesso . Ma molti alrri dicono essere esso reo di sacrilegio , perchè colle cose sante bisogna comportarsi santamente ; e in questo caso il sacerdote si comporta verso il Santo dei Santi non santamente ma orribilmente . Egualmente , il prete che amministra i Sacramenti , che celebra la messa , o coperto dei sacri indumenti sta per celebrarla , ovvero sta scendendo dall ' altare , e si abbandona volontariamente aila polluzione o si diletta con altri piaceri venerei , è colpevole di doppio sacrilegio . San Liquori , l . 3 , n . 463 . P . Concina va più in là e sostiene , contro molti teologi , che quegli il quale porta con sè reliquie di Santi si fa reo di sacrilegio se esternamente o internamente pecca contro la castità , imperocchè egli prosegue si tratti di reliquie o di sacra Eucaristia , la ragione è sempre la stessa , colla sola differenza che un sacrilegio sarà più grave dell ' altro . Parecchi opinano altresì che il peccato della carne contenga la peccaminosità del sacrilegio se vi ha la circostanza del giorno domenicale o feriale . Ma molti altri negano questa specie di sacrilegio oppure dicono ch ' essa non è mortale , e che perciò non è necessario di determinarla in confessione , pel motivo che il precetto della santificazione del giorno domenicale non è veramente violato da atti di quella natura . APPENDICE DEI PRETI PROVOCATORI DI TURPITUDINI . Tutti coloro che amano la gloria del Signore e che hanno a cuore l ' onore della Chiesa devono essere compresi d ' angoscia udendo che v ' hanno preti , e , quel che è più , sacerdoti vincolati al servizio dell ' altare , che si avvoltolano indegnamente nel fango ; che celebrano altissimi misteri , che tengono nelle loro mani l ' Agnello immacolato , mentro sono ebbri d ' ardori lascivi e si insozzano di turpissime macchie ; che , preposti alla salvezza delle anime , le uccidono invece , convertendo il divino ministero ad essi affidato in istromento di perdizione . Chi è quegli che , vedendo tanto abbominio nei luoghi sacri , non inorridirà , e non tenterà con tutte le sue forze di estirparlo ? Molti Sommi Pontefici ordinarono che i penitenti denunciassero agli Inquisitori o ai Vescovi locali quei confessori che avessero tentato di sedurli a cose disoneste : così Paolo IV , 16 aprile 1561 Pio IV , 6 aprile 1564; Clemente VIII , 3 dicembre 1592; e Paolo V , 1608 , pei regni di Spagna , Portogallo , ecc . , ecc . Gregorio XV , colla sua Costituzione del giorno 30 agosto 1622 , ampiò queste disposizioni e le estese a tutti quanti i fedeli in Cristo ; egli ordinò doversi denunciare quei sacerdoti che , sia al confessionale , sia in altro luogo destinato per ascoltare i penitenti , attendendo alla confessione , o fingendo di attendere ad essa , eccitassero a cose turpi , tenessero discorsi lascivi ; ecc . , ecc . Ed ordinò eziandio che i confessori avvertissero i penitenti di questo loro obbligo di denuncia . Alessandro VII decretò , nel giorno 8 luglio 1630 , che il penitente è obbligato a denunciare , anche senza avere premesso un fraterno rimprovero o altra ammonizione , e nel giorno 24 settembre 1655 condannò due proposizioni che contenevano insegnamenti a ciò opposti . La sacra Congregazione del santo Ufficio rispose nello stesso senso , negli anni 1707 e 1727 . Infine Benedetto XIV nella Costituzione Il Sacramento della penitenza , 1 giugno 1741 , statuì ; 1 . Doversi denunciare , e punire secondo le circostanze , tutti coloro che , nella confessione , o col pretesto della confessione , tenessero discorsi lascivi , o eccitassero a turpitudini con parole , con segni , con movimenti ; con contatti , con scritti o con letture . Doversi avvertire i sacerdoti incaricati di ascoltare le confessioni , ch ' essi sono obbligati ad esigere dai loro penitenti la denuncia di coloro che in qualsiasi modo li avessero eccitati a cose turpi . 3 . Egli vieta di denunciare , o di procurare di far denunciare da altri , come colpevoli , dei confessori innocenti ; e se questa esecranda malvagità avvenisse , decretò che fesse un caso riservato a sè e ai suoi successori , a meno che non vi fosse pericolo imminente di morte . 4 . Dichiara che i sacerdoti che si fossero macchiati di cotesto nefando delitto non potrebbero assolvere , nemmeno in tempo di giubileo , i loro complici , eccettuato il caso di morte imminente e di mancanza d ' altro sacerdote ; e se osassero di farlo , incorrerebbero nella scomunica maggiore , riservata alla Sede Apostolica . Queste varie Costituzioni pontificie non furono mai pubblicate in Francia ; perciò esse strettamente non obbligano , a meno che non ci fossero in contrario speciali statuti diocesani . Nella nostra diocesi , un sacerdote complice di un peccato contro la castità commesso pubblicamente o di un ' unione carnale , o di contatti impudichi , o di baci libidinosi non può mai assolvere da cotesti peccati il suo complice , eccettuato il caso di pericolo di morte imminente , o di non poter moralmente chiamare un altro prete approvato . Quegli che assolvesse contro questo divieto , rimarrebbe immediatamente sospeso e l ' assoluzione data sarebbe nulla . S ' egli avesse soltanto internamente peccato , o se il penitente non pvesse acconsentito alle sue libidini , non perderrebbe per ciò il ministero della giurisdizione , ma sarebbe però conveniente ch ' egli più non ascoltasse quel penitente , affine di evitare il pericolo . Egli poi non potrebbe assolvere un peccato di lussuria a cui avesse preso parte , prima d ' essere sacerdote . Questo enorme peccato però non è riservato ed è di competenza degli altri confessori approvati ad ascoltare indistintamente le confessioni ; per ciò possono essi assolvere tanto il prete complice , quanto il sacrilego , che sieno bene disposti . Si domanda se sia dovere naturale denunciare il sacerdote corrotto o il corruttore . R . Bisogna intanto andar molto cauti a prestar fede a quelle donne che inconsideratamente accusano sacerdoti al tribunale della penitenza , imperocchè più volte se ne son viste calunniare atrocemente dei preti innocenti per invidia , per odio , per gelosia , o per altro perverso motivo . Si deve dunque pesare prima con maturo esame le circostanze riguardanti la persona , l ' accusa , e il preteso delitto ed occorre vietare che il complice si abbocchi con questo confessore . Ma se , tutto pesato sulla bilancia del santuario , risulta che il sacerdote è reo , si deve esaminare se si tratta di colpe di antica data , una o più volte commesse e già espiate , ovvero se si tratta d ' un abitudine a commettere questo genere di peccato o ad eccitarlo in altri o d ' una qualsiasi altra colpa che mostri un uomo di perduti costumi . Nel primo caso , non è obbligatoria la denuncia perchè si suppone , e ragionevolmente si presume , che più non esista il male , nè sia per rinnovarsi ; nè v ' ha d ' altronde ragione sufficiente per ledere la riputazione di un sacerdote . La difficoltà sta nel sapere se nel secondo caso , esista l ' obbligo naturale di fare la denuncia . PROPOSIZIONE . Quegli il quale sa che un sacerdote , un prete qualunque , vive in modo vergognoso , o eccita altri a cose turpi è obbligato dalla legge naturale a denunziarlo al vescovo o al vicario generale . PROVA Tutti i teologi insegnano trattando della corruzione che un delitto segreto deve essere denunciati al superiore , sia per correggere il colpevole , sia per stornare un male che minaccia il pubblico e i privati : così devono denunciarsi , anche senza previa ammonizione , gli eretici che spargono l ' errore , i ladri , i masnadieri , i traditori della patria , gli avvelenatori , i farmacisti che vendono a chiunque sostanze velenose , i falsificatori di monete , i corruttori di giovani e di ragazze , i congiurati a dar morte a qualcuno , ecc . , ecc . Ora non c ' è dubbio che un prete il quale commette queste enormi ignominie cagiona a sè stesso rovina , alle anime perdizione , e alla religione discredito . Per queste ragioni , la Chiesa , prima dell ' ordinazione , annuncia ai fedeli astanti , a nome del Pontefice , che « se alcuno ha qualche cosa contro gli ordinandi si mostri e con Dio e per Dio parli con tutta fiducia . » ( Pont . Rom . ) E ' per ciò che in molte diocesi , il nome dei giovani che devono avere l ' ordine sacro si pronuncia pubblicamente durante la solennità della messa , come si fa coi bandi matrimoniali , e ciascuno che conoscesse qualche impedimento all ' ordinazione è obbligato a rivelarlo ; dunque a più forte ragione , coloro i quali sanno che un sacerdote o un prete qualunque vive in modo vergognoso , o si fa eccitatore di cose turpi , devono parlare . Questa dottrina è espressamente insegnata da S . Tommaso , nella 4 sent . tit . 19 , q . 2 , art . 3 , ove dice : « Se poi questo peccato tocca altri , deve essere denunziato al prelato , affinchè esso metta in guardia il suo gregge . » Pontas , al vocabolo denunciare , caso 5 , insegna la stessa cosa , benchè al vocabolo confessore caso 7 , non risolva con eguale precisione un caso simile . Si può obbiettare : 1 . Che i superiori ecclesiastici , ordinariamente , non possono togliere il sacro ministero a un sacerdote così denunciato ; 2 . Che una tale denuncia rende odiosa la confessione ; 3 . Ch ' essa espone i complici al pericolo dell ' infamia e del vituperio ; 4 . Che tanto ripugna questa rivelazione ai complici , ch ' essi spesso preferiscono di non accostarsi ai sacramenti della Chiesa . Perciò , tale denuncia non può essere prescritta che con molta prudenza . R . alla 1 . obbiezione . Nego la conseguenza Benchè un sacerdote così denunciato non posssa essere subitamente rimosso dal ministero sacro , per le mormorazioni , gli scandali ed altri mali che ne verrebbero , non è , per questo , inutile una tale denuncia . Avvertiti i superiori , lo sorvegliano , o lo fanno sorvegliare ; lo interpellano , lo ammoniscono , lo esortano e gli ingiungono di fuggire ogni occasione di peccato e di allontanare l ' oggetto dello scandalo : lo traslocano , e non gli conferiscono l ' avanzamento che potrebbegli essere destinato . Se poi egli perdura nella sua depravazione , raccolgono nuove informazioni , e finalmente lo cacciano ignominiosamente dal santuario come se fosse una peste . Alla 2 . obbiezione . Nego la premessa : infatti , chiunque attentamente riflette a ciò che si deve pensare , davanti a Dio , d ' un sacerdote corrotto e corruttore , tosto giudicherà essere egli un demone piuttosto che un ministro di Cristo e ch ' egli vive più per perdere che per salvare le anime ; e facilmente comprenderà che è obbligo naturale il denunciarlo , come si denuncerebbero i ladri e i masnadieri , a benefizio del prossimo . L ' obbligo di denunciare i ladri e i masnadieri non rende certamente odiosa la confessione ; egualmente non può essere resa odiosa dalla denuncia contro pravi sacerdoti . Alla 3 . obbiezione . Nego la premessa . La confessione può esser fatta tanto cautamente da non mettere in pubblico il complice . Ordinariamente si fa così : Se il penitente può scrivere deve mettere il puro nome del denunziato su una scheda ; indi consegni la scheda ben chiusa al confessore , il confessore la trasmette al vescovo o al vicario generale con una lettera nella quale espone il fatto , dichiara quale sia il suo parere circa la sincerità del denunciatore , badando però di non manifestare il nome del denunciatore al superiore . Egli stesso poi non deve preoccuparsi di sapere il nome del sacerdote corrotto Se la persona non sa scrivere , la si deve esortare affinchè , munita d ' una lettera del confessore , attestante la di lui sincerità , si rechi presso il superiore e ad esso sveli la verità , senza farsi conoscere , se così desidera . Se questa persona stima molto imbarazzante questo modo di denunciare , può allora designare al confessore il sacerdote impudico , dandogli licenza di denunciarlo . Vi ha un altro modo di denunciare il reo al superiore ; il complice che non sa scrivere , può , con un pretesto qualunque , rivolgersi a persona che sa scrivere , affinchè , gli metta in iscritto il nome del tale sacerdote , dicendo per esempio , che qualcuno glielo richiese . Chiuso e sigillato lo scritto lo rimetterà al confessore . Il colpevole , redarguito dal superiore , rimprovererà fortemente al complice o alla complice di averlo denunciato ! . ma ciò non e un gran male . Non è forse male peggiore il tollerare un prete corrotto ? Alla 4 . obbiezione . Nego la premessa , imperocchè molti colle ragioni , colle preghiere , colle esortazioni , col mostrar loro l ' interesse e la salvezza della religione delle anime , si lasciano indurre a rivelare le turpitudini dei sacerdoti . D ' altronde , se l ' obbiezione reggesse , bisognerebbe dire che erano ben sciocchi i Pontefici che ordinavano tali denuncie . Il confessore , che adempie rettamente il suo incarico deve in questi casi deplorabili , procurare con prudente modo che la denuncia avvenga , o sospendendo o negando l ' assoluzione . Se poi accade che un penitente non si possa persuadere con ragione alcuna ch ' eglì è obbligato a rivelare , noi pensiamo doversi esso finalmente assolvere , quando però giudichiamo prudentemente ch ' egli è in buona fede : non assolvendo in questo caso il penitente si priverebbe esso dei sacramenti , e non si otterrebbe la denuncia del perverso corruttore . Meglio è dunque che il confessore , pur sollecitando il penitente a far la denuncia non gli dica però , ch ' esso vi è obbligato sotto pena di peccato mortale . Lo stesso obbligo di far conoscere un sacerdote corrotto l ' hanno le mogli e le ragazze ch ' egli eccitò a cose vergognose , e tutti coloro che ebbero notizia di coteste infamie per altro mezzo che non sia stato quello della confessione . Similmente , per le stesse ragioni , devesi denunciare quel sacerdote , o quel prete qualunque , il quale , per delitti ignoti ai superiori , abbia recato o fosse per recare grave nocumento alla religione o alla salute delle anime . CAPO III . Delle diverse specie di lussuria consumata contro natura . La lussuria consumata , contro natura , è l ' emissione del l ' umore seminale , in modo non consentaneo alla generazione , avvenga poi esso all ' infuori dell ' accoppiamento carnale , ovvero nell ' accoppiamento stesso . Tre sono le specie di codesta lussuria , cioè : la polluzione , la sodomia e la bestialità . ARTICOLO I . Della polluzione . La polluzione che chiamasi anche incontinenza secreta , o mollezza ( ) , è l ' emissione del seme umano , all ' infuori d ' ogni accoppiamento carnale . Il seme umano è un umore vischioso , destinato dal Creatore alle generazioni e alla conservazione della specie : differisce essenzialmente dall ' orina ' la quale è una secrezione degli alimenti , che si emette , a sollievo della natura , come gli escrementi . La polluzione si divide in : 1 . Semplice e qualificata ; 2 . Volontaria e involontaria ; 3 . Volontaria in sè stessa , e volontaria nella sua origine . La polluzione semplice è quella a cui non si aggiunge una estranea malizia : vale a dire , è quella di chi , obbligato a nessun vincolo personale con altri , si abbandona al piacere venereo unicamente con sè stesso . La polluzione dicesi qualificata quando , oltre la sua propria malizia , un ' altra ve se ne aggiunge , o da parte d ' un oggetto a cui si pensa , o da parte di chi è passivo nella polluzione , o da parte di chi è agente . 1 . La polluzione acquista la peccaminosità dell ' adulterio , dello incesto , dello stupro , del sacrilegio , della bestialità o della sodomia sè , nel compierla si pensa ad una donna maritata , ad una parente ecc . , ecc . Così quegli che desiderando la Beata Vergine , si abbandonasse alla polluzione davanti alla sua statua od immagine , commetterebbe un orribile sacrilegio . 2 . La stessa peccaminosità acquista se chi è l ' oggetto passivo della polluzione è una persona coniugata , ovvero consacrata a Dio col voto o coll ' Ordine sacro . 3 . Egualmente , se chi opera la polluzione , è per esempio , un religioso o altro sacerdote . Tutte queste circostanze è necessario rivelare in confessione , perchè fanno cambiare la specie del peccato . La polluzione volontaria è quella che si compie in modo diretto o di cui si cerca volontariamente la causa . È involontaria , se avvenga senza la cooperazione della volontà , sia vegliando , sia dormendo . Siccome la polluzione affatto involontaria non può essere un peccato noi qui non ne parleremo se non in quanto può aver relazione a un peccato . Perciò noi tratteremo : 1 . Della polluzione volontaria , in sè stessa ; 2 . Della polluzione volontaria , nella sua origine ; 3 . Della polluzione notturna ; 4 . Dei movimenti sregolati ; 5 . Norme del confessore verso coloro che hanno l ' abitudine di darsi alla polluzione . § . I . Della polluzione volontaria in sè stessa . Molti probabilisti negarono seguendo Caramuel , che la polluzione fosse per diritto naturale proibita , imperocchè la emissione del seme umano puossi paragonare ad una emissione di sangue , di latte , di orina e di sudore , e per conseguenza , se non la proibisce la legge positiva divina , lecito sarebbe e necessario il compierla ogni qualvolta la natura lo richiedesse . Nessun teologo però è di questo parere . PROPOSIZIONE . La polluzione , considerata in sè stessa è un peccato contro natura . Questa proposizione è provata dalla Sacra Scrittura , dalla autorità di Innocenzo XI , dal consenso dei teologi e dalla ragione . 1 . Sacra Scrittura : I . ai Corint . 6 . 9 . « Sappiate che nè i fornicatori , nè gli adoratori d ' idoli , nè gli adulteri , nè i segretamente incontinenti , nè i sodomisti possederanno il regno di Dio . » Ai Gal , 6 . 19; « È certo che coloro i quali , come dissi e ripeto , si abbandonano a cose carnali , cioè alla fornicazione , all ' impurità , alla impudicizia , alla lussuria e cose simili , non entreranno nel regno di Dio . Colle parole segretamente incontinenti intendesi alludere a coloro che volontariamente si fanno , o si fanno fare da altri delle polluzioni manuali : questa vergogna va certamente collocata a livello delle impurità e delle impudicizie , l ' Apostolo dichiarando , che questi peccati escludono dal regno dei Cieli , non li presenta solo come trasgressioni al diritto positivo , ma evidentemente come cose che deturpano la natura . 2 . Innocenzo XI condannava , il 2 marzo 1679 , la seguente proposizione di Caramuel : « La polluzione manuale non è vietata dal diritto naturale , e se Dio non la proibisse , spesso essa sarebbe conveniente e qualche volta obbligatoria . » 3 . La ragione : E ' certo che fu nella mente del Creatore che la destinazione dell ' umore spermatico e d ' ognì atto venereo fosse quella di provocare e perpetuare la specie umana . Se si permettesse la polluzione per una volta , non si saprebbe capire la ragione , per cui non si potesse permettere ulteriormente : è appunto per questo che non si può permetterla mai . Di più il piacere annesso alla polluzione volontaria espone al pericolo di contrarne l ' abitudine ; e noi dimostreremo che è un ' abitudine questa gravemente colpevole imperocchè conduce a mali enormi : la polluzione dunque , che avviene all ' infuori del naturale accoppiamento , è manifestamente contro natura ; lo riconobbero gli stessi Pagani , come appare dalle seguenti parole di Marziale , Epig . 42 : « Credimi , la stessa natura t ' insegna il vero , o Ponticio ; ciò che tu perdi colla polluzione manuale , è un uomo . » Devesi quindi concludere , non essere mai lecito eccitare direttamente la polluzione , nemmeno collo scopo di conservare la salute e la vita ; imperocchè non è egualmente lecito il fornicare , collo stesso scopo . Il paragone col sangue , col latte , coll ' orina e col sudore , addotto da Caramuel non regge , imperocchè la destinazione di questi umori è ben diversa da quella dell ' umore spermatico . Nè giova dire che è talora permesso cavar sangue dalle vene , o tagliar un membro del corpo ed anche i vasi dello sperma , imperciocchè il sangue e i membri sono parti del corpo , subordinate alla salute dell ' individuo , e perciò , per salvarlo , possono benissimo essere lese ; ma il seme umano non fu creato per la sanità del corpo , ma per la propagazione della specie . Non si va incontro ad alcun pericolo con una cavata di sangue o coll ' amputazione d ' un membro : ma non è così colla polluzione . § . II Della polluzione volontaria nella sua origine . Si suole distinguere due cause di polluzione , una prossima , e l ' altra remota . La causa prossima è quella che porta per se stessa alla polluzione , come il palpeggiare le proprie o le altrui parti genitali il contemplarle , il parlare d ' oscenità o amori , il volgere in mente turpi immagini , ecc . , ecc . E ' causa remota quella che meno direttamente spinge alla polluzione , come sarebbe il bere e il mangiare smoderato , lo studio delle questioni veneree , l ' ascoltare i peccati al confessionale ( ) ecc . , ecc . Queste cause possono essere lecite , venialmente cattive o mortalmente cattive : così , possono sedurre alla polluzione in modo prossimo o in modo remoto . Egli è certo : 1° che quegli il quale volontariamente , anche per un istante , si abbandona al piacere della polluzione , sia pure senza un dato intendimento e per sola causa accidentale , pecca mortalmente : nessuno negherà ciò ; 2° che pecca pure mortalmente quegli che dà motivo prossimo , diretto , alla polluzione , come sarebbe , per esempio , toccando o rimirando libidinosamente le proprie o le altrui parti vergognose in modo che sembri si voglia la polluzione , ancorchè ad eccitar questa veramente non si miri . Anche questo è evidente . Esaminiamo ora se la polluzione prodotta da causa lecita , o solo venialmente cattiva , sia peccato e quale peccato . 1 . Fare un ' azione lecita in se stessa , ma senza necessità o utilità , e che si prevede ch ' essa ecciterà una polluzione , è peccato mortale , perchè si coopera efficacemente ad un risultato mortale , senza alcuna ragione scusante . 2 . Quegli che per vantaggio proprio o d ' altrui fa una azione in sè lecita ma che , per ragione di sue particolari disposizioni , ha una prossima influenza sulla polluzione , pecca mortalmente , semprechè esso sia esposto a dare il suo consenso ad un pericolo prossimo di essa , imperocchè nessuno nega che l ' esporsi a tale pericolo sia peccato mortale , a meno che ci sia la scusa di una grave necessità . 3 . Se poi urge una grave necessità , e il fine a cui si tende è buono , non v ' è peccato , imperocchè è permesso , per grave causa , fare la polluzione in guisa che ne conseguano due effetti , uno buono e l ' altro no , e che si dia tutto il proprio assenso al primo , negandolo all ' altro . Così un chirurgo , il quale guarda o tocca le parti genitali d ' una donna , sia per curarne una infermità o per agevolare un parto , si espone certo all ' occasione d ' una polluzione , ma esso perciò non pecca , purchè non vi presti consenso alcuno , contuttochè si esponga ad un prossimo pericolo di acconsentirvi . 4 . Non pecca colui il quale , per sua o per altrui utilità , fa una azione , dalla quale prevede che ne può seguire una polluzione , alla quale però egli non si mette nel pericolo prossimo di acconsentire , perchè si suppone ch ' egli non provi nè secondi il male che ne può venire . Così S . Tommaso e in generale i teologi . E ' permesso di studiare le cose veneree , per un fine onesto ; di ascoltare le confessioni delle donne : di conversare con esse utilmente e onestamente ; di far loro visite ; di abbracciarle decentemente come se fossero parenti ; di cavalcare ; di usare moderatamente delle bibite riscaldanti , prescritte dalla salute ; servire gli infermi ; metterli nei bagni ; esercitare la chirurgia , ecc . , benchè si preveda che ne possa seguire polluzione ; ma non ci si deve pensare se non col fermo proposito di non acconsentirvi e colla fondata speranza di perseverare in questo proposito . Se però , per nessuna utilità o ben lieve , ci fossero da compiere azioni influenti sulla polluzione , bisogna astenersene ; se no , si commetterebbe peccato veniale o mortale , a seconda della gravita o leggerezza della polluzione che si provocherebbe . Per esempio : se l ' uso del caffè , dell ' acquavite , del vino puro , ecc . non suggerito dalla salute come ordinariamente lo è , eccita in te polluzione , devi astenerti da esso , sotto pena di peccato veniale se l ' eccitamento è soltanto probabile , e di peccato mortale se , per qualche causa a te particolare , l ' eccitamento è diretto e l ' effetto quasi moralmente certo . 5 . È peccato mortale fare un ' azione venialmente cattiva , la quale influisca in modo prossimo sulla polluzione : ciò risulta da quanto or si dirà . Se alcuno , per ragioni di sua particolare debolezza , è solito provare polluzione guardando voluttuosamente una donna in qualche parte sensuale del corpo ; o toccandole una mano ; premendole le dita ; conversando con lei ; abbracciandola onestamente , ma senza una ragione ; assistendo a balli , ecc . , deve astenersi da tutti codesti atti sotto pena di peccato mortale . 6 . Se dei peccati veniali in materia di lussuria , e a più forte ragione in altra materia , influiscono sulla polluzione soltanto remotamente , come , per esempio , se negli atti or ora esposti essa non avvenga che di rado , la castità non si trova che venialmente lesa . Quanto al sapere se essa sarebbe mortalmente violata , o nella polluzione in sè stessa , o nella causa della polluzione medesima , si può rispondere con una duplice negazione : non nel primo caso , quando si suppone mancare qualsiasi assenso attuale ; non nel secondo caso dell ' ipotesi , se la causa è lieve , e quindi soltanto lievemente influisce sulla polluzione . Così pensano , con S . Tommaso , molti teologi contro pochi . 7 . Un peccato mortale , diverso dalla lussuria , come , per esempio , l ' ira , l ' ubriachezza , che solo remotamente influisce sulla polluzione , non si considera che come un peccato veniale di lussuria , perchè l ' influenza non dovendosi qui riferire che alla ragione , non può che supporsi essere una influenza lieve . Così S . Lig . , l . 3 , n . 484 , e molti altri dopo di esso . Evidentemente si dovrebbe dire il contrario , se questo peccato , per speciali circostanze annesse , per esempio la sua frequenza , lo si giudicasse influire sulla polluzione in modo prossimo . § III . Della polluzione notturna . Per polluzione notturna s ' intende quella soltanto che avviene nel sonno . Se il sonno è imperfetto , la polluzione può essere semi - volontaria , e non ne conseguirebbe che un peccato veniale . Se poi il sonno è perfetto , la polluzione non è in modo alcuno volontaria , e non ne deriva peccato : non potrebbe essere peccaminosa se non nella sua origine . E ' certo che quegli il quale predispone una cosa colla intenzione che da essa derivi una polluzione durante il sonno , per esempio , giacendo in letto in un dato modo , coprendosi ben bene , palpeggiandosi , ecc . , pecca mortalmente . Eccettuati questi casi , si deve esaminare quale sia la causa della polluzione notturna e come essa influisca sulla polluzione stessa . Triplice è la causa secondo S . Tommaso , 22 , q . 154 , art . 5 , ed altri teologi : corporale , spirituale intrinseca e spirituale estrinseca . I . Cause corporali sono : 1 . La sovrabbondanza di materia seminale , della quale la natura , troppo gravata , si scarica colla emissione spontanea ; 2 . Le immagini della fantasia provenienti dalla stessa sovrabbondanza di materia seminale , o da altra disposizione di corpo ; 3 . L ' intemperanza nel bere e nel mangiare , o le qualità eccitanti dei cibi e delle bevande ; 4 . I motivi che sciolgono il seme , come , per esempio , l ' equitazione , la vista di cose lascive , o il pensare ad esse nella veglia ; 5 . Un certo prudore di umori , un sangue molto caldo , i nervi irritabili , i palpeggiamenti nei sogni , la morbidezza del letto , ecc . ; 6 . La debolezza degli organi , che può nascere da un difetto di costruzione , o dalla contratta abitudine alla polluzione ; debolezza che frequentemente provoca uno spargimento di seme che spesso reca grave nocumento alla salute . II . La causa spirituale intrinseca , che S . Tommaso chiama animale , perchè risiede nell ' anima , è il pensiero , prima del sonno , di cose lascive ; e vi si comprendono i desideri , le protratte fantasie voluttuose , i cattivi discorsi , il frequentar donne , l ' assistere a spettacoli e a balli , la lettura di libri osceni , ecc . III . La causa spirituale estrinseca è opera del Demonio , il quale secondo S . Tommaso e tutti gli altri dottori illudendo la immaginazione e commovendo gli spiriti genitali , eccita la polluzione . Questo genere di polluzioni , quando provengono da causa estranea alla volontà , e se vi manca il consenso attuale , non si possono imputare a peccato . Similmente non sono peccati le polluzioni che avvengono nel sonno per naturale sovrabbondanza di umore simile , per debolezza di organi , per disposizione nervosa , o per il non soddisfacimento d ' un ' abitudine , semprechè non nascano con deliberato proposito e non sieno perciò in alcun modo acconsentite . Nelle altre polluzioni è da esaminare se la loro origine sia lecita , se venialmente o mortalmente cattiva , se prossimamente o remotamente influente su di esso : per ciò si giudicherà prudentemente se vi sia peccato e quale peccato sia . Se una cosa , benchè lecita , influisca prossimamente sulla polluzione , non basta la sua utilità , ma richiedesi la necessità , affinchè possa la cosa essere scusata : ove poi l ' influenza sia remota , basta una semplice scusa ragionevole . Si domanda : 1 . Cosa deve fare chi , svegliandosi , si avvede di aver compiuta una polluzione . R . Deve elevare la mente a Dio , invocarlo , fare il segno della santa croce , non compiere cosa alcuna che provochi in seguito l ' emissione del seme , rinunciare ad ogni voluttuoso diletto : così operando , può stare colla coscienza tranquilla : ma egli però non è obbligato a far resistenza all ' impeto della natura , qualora ei senta che nei vasi spermatici la secrezione dell ' umore è già avvenuta ; in questo caso è una necessità che l ' emissione , subito o no , abbia luogo , altrimenti il seme , già uscito dai reni , si corromperebbe internamente a detrimento della salute . Si domanda : 2 . Se sia permesso compiacersi della polluzione non colpevole , in quanto essa è di sollievo alla natura , o desiderarla sotto questo rispetto . R . Generalmente i dottori insegnano essere lecito compiacersi dei buoni effetti della polluzione involontaria , sia avvenuta nel sonno , sia nella veglia , perchè sotto questo riguardo , essa non dà un risultato cattivo . E un maggior numero di dottori e con maggiori probabilità insegnano essere lecito per le stesse ragioni , compiacersi di un tale effetto , che la polluzione deve produrre . Ma è lecito compiacersi della polluzione , volontariamente compiuta o da compiersi , considerandola come un sollievo della natura ? Molti affermano , e dicono che da nessuna legge essa è proibita : così S . Tommaso , in 4 , Sent . tit . 9 , q . I , art . I , dice : « Se la polluzione si gradisce come una scarica o un sollievo della natura , non credesi che sia peccato . » Si avverta che non dice se si gradisce l ' effetto della polluzione ma se si gradisce solo la polluzione . Questa opinione sembra a noi molto probabile in teoria , ma molto pericolosa in pratica , e non è quindi a tollerarsi . Si domanda : 3 . Che si deve dire del gocciolìo ! R . Il gocciolìo è una lenta emissione di seme imperfetto o di consimile umore vischioso , senza che vi siano movimenti gravi di concupiscenza . Se ha luogo senza piacere venereo , come se proviene da debolezza d ' organi o dal diletto di un prurito insopportabile , lo si deve considerare come si considera l ' emissione del sudore : così dicono Cajetanus e i teologi in generale . Ma se avviene volontariamente e copiosamente , o con una notevole commozione degli spiriti genitali , è peccato mortale , perchè implica il pericolo prossimo della polluzione . Così Sanchez , S . Liquori , ecc . Se poi avviene in modica quantità , senza piacere e senza commozione notevole dello spirito , o non è peccato , se la causa risiede nella ragione e nella utilità , o , tutt ' al più , è peccato veniale . Ciò è conseguenza di quanto abbiam detto della polluzione indirettamente voluta . Si domanda : 4 . Se sia permesso , per opera di medicamenti prescritti dai medici , sciogliere ed espellere il seme morboso , già sciolto dai reni , e perciò implicante pericolo di vera polluzione . R . Generalmente i dottori lo affermano , purchè ciò tenda solo a provvedere alla salute , e la polluzione non sia direttamente eccitata , nè desiderata , nè che vi si acconsenta allorchè avviene all ' infuori del desiderio , e infine che il seme sia veramente diventato morboso . Così Sanchez , Layman , S . Liquori , ecc . , contro P . Concina , Bonacina , La Croix , De Lugo , e molti altri . § IV . Dei movimenti disordinati . Questi movimenti sono certe commozioni delle parti genitali che più o meno dispongono alla polluzione . Possono essere gravi o lievi : sono gravi se inducono un pericolo prossimo di polluzione ; lievi , se il contrario . E ' peccato mortale il compiacersi volontariamente in questi movimenti , ancorchè sieno lievi e nati involontariamente , imperocchè v ' ha qui un piacere venereo che probabilmente non implica leggerezza di materia , ed induce nel grave pericolo di andare più oltre . A più forte ragione sarebbe peccato mortale l ' eccitarli deliberatamente Vanno poi immuni da peccato , se essi non dipendono dalla volontà nè in se stessi , nè nella loro causa , come spesso avviene , e se non vi si acconsente menomamente . Ove poi la causa di essi sia stata deliberatamente predisposta , bisogna considerarli come polluzione indirettamente voluta , con questa differenza , che la polluzione è sempre una cosa grave , mentre i movimenti possono essere talmente leggeri e così lontani dal pericolo di polluzione , da doversi considerare come piccoli peccati , poco curandosi altresì della loro origine , purchè questa sia onesta . Or si domanda specialmente , cosa si debba fare quando tali movimenti nascono senza colpa . E ' certo , come già dicemmo , che non si può acconsentire volontariamente ad essi se non peccando mortalmente . Ciononpertanto , non conviene opporre ad essi una forte resistenza , imperocchè in allora lo stesso ritegno infiamma la fantasia e per relazione simpatica , eccita maggiormente gli spiriti genitali . La cosa più sicura è dunque quella d ' invocare con calma Iddio , pregare la Beata Vergine , l ' Angelo custode , il proprio patrono egli altri santi , fuggire gli oggetti pericolosi , distogliere tranquillamente il pensiero da idee oscene e portarlo su altre cose , applicarsi seriamente ad affari diversi e in ispecial modo a quelli che maggiormente distraggono . Si domanda se il rimanere indifferente ai movimenti di concupiscenza nati involontariamente , nè approvandoli , nè disapprovandoli , sia peccato e quale peccato . R . 1 . Tutti ritengono che tale indifferenza è almeno un peccato veniale , perchè il pensiero sarebbe obbligato di provare della ripugnanza pei movimenti disordinati della concupiscenza . 2 . Sanchez , S . Liguori , l . 5 , n , 6 , e molti altri dicono che questo peccato , escluso il pericolo prossimo di polluzione , è solamente veniale , perchè dicono i movimenti disordinati devono essere respinti per la ragione che è a tenersi inducano alla polluzione o sveglino il consenso della volontà al piacere venereo Ora , se pericolo non esiste od è remoto , l ' obbligo d ' evitarlo non è grave : ma essi affermano che , sotto pena di peccato mortale , c ' è l ' obbligo di resistere positivamente non foss ' altro per senso di rincrescimento , se vi ha pericolo prossimo o di cadere nella polluzione o di acconsentire al piacere venereo . Altri generalmente insegnano che la indifferenza da un lato congiunta d ' altro canto con una piena attenzione a questi movimenti disordinati , benchè sieno lievi , è peccato mortale , tanto per la loro disordinatezza , quanto pel pericolo che vi ha di acconsentirvi . Così Valentia , Lessius , Vasquez , Concina , Billuart , e nella pratica Habert , Collet , P . Antoine , Dens , ecc . E ' cosa pericolosa il trasgredire in pratica questa sentenza , benchè il parere contrario , considerato teoreticamente non manchi di probabilità : richiedesi dunque che un positivo rincrescimento , almeno virtuale risieda nel pensiero , verso questi movimenti disordinati , sorti all ' infuori della volontà , Questo rincrescimento si ha come sufficiente , quando la volontà opponesi con fermo proposito al piacere venereo , disdegna i movimenti voluttuosi e si rivolge ad altro . Quanto or s ' è detto , non lo intendiamo detto per coloro che scrupolosi per un nonnulla , sono troppo solleciti a tormentare la propria coscienza , affannosamente scrutando se abbiano o no prestato un consenso , molto più che , così operando , non fanno che esporsi viemaggiormente agli stimoli della carne e perpetuarne quasi la loro efficacia : abbiano costoro il fermo proposito di vivere sempre castamente , sdegnino i movimenti disordinati e non si preoccupino menomamente delle regole che soglionsi seguire negli esami di coscienza e nella confessione ; l ' esperienza prova essere questo il mezzo più sicuro e più breve per liberarsi da scrupoli mal fondati . § V . Norme dei confessori verso coloro che si danno alla polluzione . Non vi ha vizio più nocivo , sotto qualunque aspetto , ai giovani , e specialmente se maschi , di quello della polluzione , imperocchè , presi da questa prava consuetudine , indurano lo spirito , inebetiscono , dispregiano la virtù , disdegnano la religione ; la loro indole diventa malinconiosa , incapace di energia , inetta a qualsiasi proposito tenace ; le forze del corpo mancano , gravi infermità sopravvengono , si appalesa una caducità prematura , e spesso si muore di morte vergognosa . Gli spaventosi effetti della masturbazione , descritti da Ippocrate , ce li riferisce Buchanan , t . 4 , p . 567 : « Questa malattia nasce dal midollo spinale ; essa colpisce i giovani sposi ed i libidinosi ; non hanno febbre , e , benchè mangino bene , dimagrano e si consumano ; par loro di sentire come un formicolìo scendere dalla testa lungo la spina dorsale . Ogniqualvolta essi emettono gli escrementi ed orinano , perdono abbondantemente un umore seminale acquoso ; sono inetti alla generazione ; spesso , nei loro sogni , sono intenti all ' atto venereo ; le passeggiate , specialmente lungo le strade faticose , li scalmanano , li prostrano , e procacciano ad essi pesantezza di capo e susurrii nelle orecchie ; infine una febbre acuta termina i loro giorni . » Egualmente Aretes , medico greco , vivente al tempo di Trajano , dice , l . 2 , c . I ; « I giovani , dediti a questo vizio , vanno soggetti alle malattie e alle infermità dei vecchi ; diventano pallidi , lascivi , cupidi , sfibrati , pigri , stupidi , ed anche imbecilli ; il loro corpo s ' incurva , le loro gambe più non li reggono ; sono malcontenti di tutto , inabili a tutto , e molti cadono nella paralisia . » Questi giudizii fondamentali , tramandatici da medici antichi , sono ammessi pure da tutti i medici più recenti , e vengono confermati da un ' infinità di fatti , di cui noi ne riferiremo alcuni . Hoffman , celebre professore di medicina in una università della Germania , nel suo Trattato Delle malattie provenienti dall ' abuso dei piaceri dell ' amore , riferisce « che un giovane di 18 anni , il quale amoreggiava carnalmente con una fantesca , fu colto tutto ad un tratto da debolezza e da fremito generale in tutti i suoi membri ; aveva il viso rosso e i polsi debolissimi . In brev ' ora si riuscì a toglierlo a questo stato , ma egli restò sempre afflitto da un languore generale . » Tissot , Dell ' onanismo , p . 33 , così descrive un giovane , pel quale fu richiesta la sua cura : « La prima volta ch ' io vidi questo disgraziato , ne fui spaventato . « Sentii più che mai allora la necessità di dimostrare ai giovani l ' orrendo precipizio nel quale volontariamente si gettano , abbandonandosi a questo vizio vergognoso . « L . D * , orologiaio , fu savio e prosperoso fino all ' età di 17 anni . A quest ' epoca si abbandonò alla masturbazione , ch ' egli replicava consecutivamente perfino 3 volte ; l ' emissione del seme era sempre preceduta e accompagnata da un leggero offuscamento del pensiero e da un movimento convulsivo nei muscoli estensori della testa , i quali la tiravano indietro , mentre che il suo collo gonfiavasi straordinariamente « Non era ancora trascorso un anno , ch ' egli cominciò a sentire una grande debolezza dopo ogni polluzione ; la sua immaginazione , tutta in balìa a queste oscenità , non era più capace d ' altre idee ; e la rinnovazione dei suoi atti colpevoli divenne ogni giorno più frequente , fino a che si trovò in uno stato che faceva temere che morisse . « Troppo tardi egli se ne impensierì ; il male era già andato troppo oltre , ed egli non poteva più essere guarito ; le parti genitali eransi fatte così irritabili e così deboli che , anche senza l ' azione sua personale , i vasi spermatici vuotavansi da sè . La menoma irritazione provoca all ' istante il più completo eretismo , il quale era immediatamente seguito da un ' emissione di seme , ciò che aumentava quotidianamente la sua debolezza . « L ' organo ch ' egli , sulle prime , non provava che durante la polluzione , e che cessava con essa , divenne abituale , e ne era preso spesso senza alcuna causa apparente , in modo sì violento che , durante l ' accesso , che talora durava 15 ore e non mai meno di 8 , provava in tutta la parte posteriore del collo dei dolori così forti , che ordinariamente gli strappavano non dei gridi , ma degli urli ; e in questo frattempo non gli era possibile mandar giù per bocca alcunchè di liquido o di solido . « La sua voce era diventata rauca ; la respirazione , impedita ; le forze gli mancarono totalmente . « Obbligato a rinunciare alla sua professione , inetto a tutto , oppresso dalla miseria , languì , quasi senza soccorso alcuno , per qualche mese : povero disgraziato ! tanto più da compiangere , in quanto che , un resto di memoria ( che non tardò però a svanire ) era ancor là per rammentargli continuamente le cause del suo malore , accrescendolo con tutto l ' orrore dei rimorsi ! « Informato del suo essere , mi recai presso di lui ; più che un individuo vivente , trovai un cadavere sdraiato su un pagliariccio , magro , pallido , sudicio , puzzolente , quasi incapace d ' ogni movimento : spesso gli colava dal naso un sangue smorto e acquoso ; e continuamente gli usciva dalla bocca una bava . Colto da diarrea , egli emetteva gli escrementi in letto , senza addarsene . Lo spargimento dell ' umore seminale era continuo ; i suoi occhi caccolosi , torbidi e spenti , non avevano più la facoltà di girare ; il polso era estremamente debole , ma pronto e frequente ; la respirazione , molto imbarazzata ; la magrezza , estrema , eccettuati i piedi , i quali cominciavano a diventare tumidi , molli e seriosi . « Il disordine dello spirito non era minore : non aveva più idee , più memoria ; inetto a leggere due frasi ; senza riflessione , senza inquietudine sulla sua sorte ; non aveva altra sensazione che quella del dolore , la quale lo assaliva penosamente , ogni tre giorni almeno . Era un essere molto al di sotto del bruto , ed offriva in sè uno spettacolo , di cui è difficile immaginare tutto l ' orrore . Molto a stento si poteva riconoscere ch ' egli una volta aveva appartenuto alla specie umana ... Morì dopo poche settimane ( giugno 1757 ) col corpo ch ' era tutto un tumore molle e sieroso . » E Buchan , t . 2 , p . 202 , dice : « La maggior parte dei giovani che si dànno alle donne e al vizio vergognoso della masturbazione , non vi rinunciano ordinariamente se non quando le forze ad essi più non lo permettono , ma allora la malattia è già diventata incurabile . Io ho visto di ciò un esempio eloquente in un giovane di 22 anni , il quale , malgrado i consigli di savie persone , e di persone che pareva esercitassero maggior autorità su di lui , perdurò costantemente nella mala abitudine , e vi si abbandonava perfino in quel tempo nel quale i medici lo sottoponevano ad una cura per guarirlo dalla malattia . Egli morì miseramente , senza che gli si sia potuto procurare un sollievo . » I confessori dunque devono colle cure più sollecite tentare di prevenire questa pessima abitudine o di svellerla in coloro ch ' essi stimano l ' abbiano già contrata . Si guardino bene però , interrogando i giovani , e spcialmenmte le fanciulle , di non maliziare imprudentemente la loro immaginazione e di non essere causa , come spesso avviene , ( ) di lussuria nei penitenti . Meglio sarebbe esporsi al pericolo di non ottenere una confessione intera , che contaminare delle anime od offenderla a scapito della religione . Per scoprire , senza pericolo , se vi abbia polluzione , giova procedere in questo modo : interrogare dapprima il penitente sui pensieri , sui discorsi lascivi , sulle nudità al cospetto di altre persone , sui toccamenti compiuti sopra se stessi o sopra altri , ovvero compiuti da altri su noi con nostro assenso . Se il penitente non è ancor giunto alla pubertà , non dev ' essere interrogato intorno alla polluzione , imperocchè è probabile ch ' egli non la conosca , a meno che la di lui corruzione non appaia manifesta da evidenti indizî . Se egli è poi pubere , ed abbia avuto contatti impudichi con altre persone , specialment se questo avevano più anni di lui , ovvero se abbia giaciuto in letto con esse , è moralmente certo che avvenne spargimento di seme , ed è facile capire che ci fu polluzione . Non pertanto , il confessore può domandare , senza commetere imprudenza : « Avete voi provato dei movimenti nel corpo ( o nella carne ? ) e un piacere giocondo nelle vostre parti segrete e una cessazione di quei movimenti appena cessato il piacere ? » Se il penitente risponde affermativamente , è ragionevole l ' ammettere che ci fu polluzione , imperocchè la vivacità di quei movimenti , congiunta a quel dato piacere , indica chiaramente che ci fu effusione di seme . Nei maschi , l ' effusione è sempre esterna : ma nelle femmine , se è vero come sembra probabile ch ' esse non abbiano sperma , la polluzione si effettuerebbe in altro modo . Per causa di movimenti disordinati , si verifica spesso nelle donne un flusso interno e ben raramente esterno , di una specie di umore mucoso , che facilmente si spiega riflettendo che esse provano una sensazione vivamente voluttuosa . Peccano mortalmente le donne che eccitano in sè questo flusso o questi movimenti venerei , oppure volontariamente se ne compiacciono . Ma il confessore , saputi con discrezione da una penitente questi movimenti e contatti libidinosi , deve cautamente astenersi da ulteriori interrogazioni offensive al pudore . Se si ascolta un maschio che abbia fatto delle oscenità con altri più in età di lui , siccome è probabilissimo ch ' egli li abbia visti ad emettere l ' umore seminale , così e permesso chiedergli se abbia provato qualche cosa di simile anch ' esso . Alla polluzione chiaramente verificata bisogna applicare convenienti rimedi : fisici e morali . I rimedi fisici possono essere utili per guarire dalle pulluzioni volontarie e involontarie ; essi consistono in una grande temperanza , in un riguardoso metodo di vita , nell ' astinenza da alimenti calorosi e da liquori molto spiritosi , nel far uso di acqua e di latte , giacere su letto non soffice e dormirvi poco , immergersi in bagni freddi , ed altri rimedi che i medici sogliono suggerire , ma che però raramente sono efficaci . I rimedi morali sono specialmente , il fuggire gli oggetti che sogliono indurre nella mente idee lascive , il vegliare sopra sè stessi ; padroneggiare i sensi ; mortificare la carne ; meditare sui mali che provengono dall ' abitudine delle polluzioni ; pensare alla morte , al giudizio di Dio , all ' inferno , all ' eternità ; fuggire l ' ozio , la taciturnità , la solitudine ; pregare e frequentare confessori , ecc . , ecc . I confessori possono anche prudentemente consigliare ai giovani molto corrotti la lettura di llbri , scritti su tale argomento da medici , come , per esempio , l ' Onanismo del Tissot , e meglio ancora l ' opuscolo del Doussin - Dubreoil , intitolato : Pericoli dell ' Onanismo : quest ' ultimo libro può essere indicato , come rimedio , ai giovani corrotti , senza pericolo alcuno . L ' esecranda abitudine della masturbazione , se è inveterata fa veramente disperare i confessori ; ed è infatti assai difficile il giudicare prudentemente se possano o debbano essere ammessi al sacramento della Penitenza e della Eucaristia quei penitenti che si danno in balìa a questo vizio : è a temersi finalmente che , trattandoli severamente , non si accostino più ai sacramenti e si facciano peggiori : trattandoli d ' altra parte con soverchia indulgenza , potrebbero addormentarsi placidamente nel fango di cotesto vizio . E ' necessario per ciò usare somma prudenza e gran zelo , affinchè questi infelici penitenti s ' accostino di frequente al sacro tribunale della penitenza per esempio , ogni settimana , si dolgano delle colpe commesse , e rinnovino sovente il buon proposito di non più peccare . Bisogna star bene attenti se le ricadute avvengono : 1° per malizia , trascuranza o difetto di volontà ; 2° ovvero per infermità o violenza di tentazione . Nel primo caso , si deve differire l ' assoluzione fino che appaia una vera emenda ; nel secondo , questi disgraziati penitenti , lottanti contro una tirannica libidine , e veramente contriti , devonsi soccorrere ammettendoli alla grazia dell ' assoluzione e della sacra Eucaristia . Con queste norme si diminuiranno a poco a poco le ricadute e si cancellerà l ' abitudine . Diversamente , un soverchio rigore li allontanerebbe dai sacramenti , li getterebbe nel baratro della corruzione , e non splenderebbe più speranza alcuna di emendamento . Perciò sarebbe cosa eccessiva e spesso pericolosa una sospensione dei sacramenti per due mesi , senza una nuova ricaduta , come vogliono Juenin , Collet e pochi altri . S . Liquori , t . 6 , n . 463 e molti altri dopo di lui pensano che la sospensione anche di un solo mese è troppo lunga , e che per ciò l ' assoluzione in questi casi non deve essere differita oltre gli otto , i dieci o , al sommo , i quindici giorni , semprechè v ' abbiano segni di vero pentimento . Non si può tuttavia determinare , come norma generale , il tempo della dilazione : dipenderà dalla prudenza del confessore accorciarlo o allungarlo secondo che stimerà più conveniente alla correzione del penitente . Si avverta bene però , che quei poveri peccatori che desiderano sinceramente di salvarsi , non devono essere messi a fascio cogli induriti nella colpa , nè gettati nella disperazione da una intempestiva severità : a ciò devono star bene attenti i confessori e agire con somma prudenza . Talvolta devesi consigliare il matrimonio a coloro che possono contrarlo , essendo esso l ' unico rimedio , o almeno il più efficace . Si deve procedere poi colla massima cautela quando si ha a fare con giovani che stanno per far voto di perpetua continenza . Coloro che sono ingolfati nel vizio della polluzione abbandonandovisi di frequente , ordinariamente prometterebbero di darsi alla castità emettendo un voto spensierato , non maturato , imprudente ; essi devono per ciò essere dissuasi dalla professione religiosa e molto più dallo stato clericale , a meno che non dieno segni straordinari di conversione , e colla lunga prova di molti anni dimostrino fermezza di proposito ed offrano pegno di perseveranza . ARTICOLO II . Della sodomia . Quella mostruosa nequizia , che prende il nome dagli abitanti della città di Sodoma , è così definita da S . Tommaso , 2 , 2 , q . 154 , art . II : Accoppiamento carnale , usando indebitamente del sesso , come fra uomo e uomo , fra donna e donna . La enormezza di questa iniquità è potente : 1 . Per l ' orrore che eccita universalmente ; 2 . Per la sua deformità , vera e manifesta ; 3 . Per le punizioni inaudite , inflitte da Dio alle cinque città insozzate da questa contaminazione (Gen., cap . 19 ) ; 4 . Per l ' epistola di S . Paolo ai Romani , l . 18 e seg . , che dice , essere stati dati in balìa i Pagani a passioni ignominiose , ad azioni sconvenienti , a brame ardenti , tra femmine e femmine , tra maschi e maschi , in punizione della loro superbia ; 5 . Per le gravi pene decretate nel Diritto canonico , e specialmente nella bolla Horrendum illud scelus di Pio V contro i preti sodomi ; 6 . Per lo zelo veemente con cui tutti i santi Padri della Chiesa inveirono contro questo delitto . S . Ciro , nell ' omelia 14 , epist . ai Rom . , fulmina i sodomiti colla sua eloquenza , e prova essere essi assai più bruti dei cani . Non importa sapere ove avvenga il contatto venereo fra maschi o fra femmine , se cioè nelle parti davanti o nelle parti di dietro , o in qualsiasi altro posto del corpo , imperocchè la peccaminosità della sodomia consiste nella voglia di usare indebitamente del sesso , e , generalmente , è compiuta , per esempio , coll ' applicazione della propria parte genitale al corpo di persona di eguale sesso , giacendo assieme come se si trattasse di far un accoppiamento carnale . Perciò non si reputa sodomia , perchè non vi sarebbe concubito , la semplice applicazione delle mani , dei piedi o della bocca alla parte genitale dell ' altro , benchè avvenge la polluzione nell ' una e nell ' altra persona . La sodomia implica la malizia che è nell ' adulterio , nell ' incesto , nel sacrilegio , secondo che i sodomiti sieno coniugi , consanguinei , affini , o consacrati a Dio . Non pochi teologi dicono che il penitente è tenuto a dichiarare se nell ' atto della sodomia è stato attivo o passivo , perchè altro è lasciarsi volontariamente sodomitare , altro è prender parte attiva alla sodomia in altrui . Nel caso poi dell ' uomo , passivo e della donna , attiva , lo invertimento della natura sarebbe ancor più grave . Molti autori però , con maggior probabilità , negano essere necessaria la dichiarazione di queste particolarità essendo sufficentemente indicata la qualità del peccato dalla semplice confessione del fatto . Così pensa puranco il P . Concina , non sospetto di soverchia indulgenza . Siccome in questa materia è convenientissimo evitare le questioni superflue , così noi ci asteniamo sempre da simili interrogazioni . V ' ha una specie di sodomia , che può accadere anche fra persone di sesso diverso , quando il commercio carnale avviene all ' infuori dell ' accoppiamento delle parti genitali , per esempio , quando si mettono in opera la parte deretana , la bocca , le mammelle , le coscie , ecc . Benchè questo genere d ' infamia non sia punito egualmente come la sodomia propriamente detta , è certo ch ' esso è sempre una grande ignominia contro natura . Nella nostra diocesi entrambe codeste sodomie , ancorchè non consumate , ma solo tentate con qualche atto che condurrebbe ad esse , è un caso riservato . ARTICOLO III . Della Bestialità . La bestialità è l ' unione carnale con un essere che non è della specie umana . Così S . Tommaso . Esso è un gravissimo peccato , secondo il Levit . 20 , 15 e 16 , che dice : « Chiunque si accoppierà carnalmente con un giumento o con una pecora , sarà punito colla morte : sarà uccisa eziandio la bestia . La donna che si sarà accoppiata con un giumento , muoia con esso . Che il loro sangue ricada sul loro capo . » Questo nefando delitto , essendo , secondo le regole della ragione , assai più esiziale di quanti altri sono peccati contro la castità , è reputato gravissimo ed è da tutti abborrito . Un tempo le leggi civili condannavano alle fiamme assieme alla bestia colui che non si vergognava di perpetrare tanta nequizia . Oggi , il colpevole di questo o di consimile delitto , perpetrato in pubblico , verrebbe condannato alla pena del carcere e ad una multa pecuniaria . La diversa specie e il diverso sesso degli animali non mutano la natura del peccato , imperocchè la malvagità di esso risiede nel disordine contro natura . Non è quindi necessario enunciare in confessione la specie , il sesso o altre qualità della bestia , ma soltanto se il delitto fu consumato colla effusione del seme , ovvero se fu solo tentato . In qualunque modo , è questo , nella nostra diocesi , un caso riservato . Tutti i teologi parlano dell ' unione con il Demonio in forma d ' uomo , di donna o di animale , ovvero raffigurato semplicemente nella immaginazione , e dicono essere consimile tale peccato al peccato della bestialità , e siccome esso implica una malizia particolare , deve questa essere confessata ; la malizia è qui una superstizione consistente in un patto con il Demonio . In questa nefandezza rinvengonsi necessariamente due specie di malizia , una contro la castità , l ' altra contro la religione . E ' chiaro poi , che se un atto sodomitico si compie col Demonio sotto la forma apparente d ' uomo , è questa una terza specie dello stesso peccato . Se il Demonio si presenta sotto l ' aspetto d ' una consanguinea o di una donna maritata , vi ha incesto o adulterio ; se invece sotto l ' aspetto di un animale , vi ha bestialità . L ' orrore che ispira un fatto incredibile , quale è quello del congiungimento carnale col cadavere di una donna , ci costringe a chiedere in quale categoria di peccati si deve porre tale congiungimento . Alcuni vogliono riporlo fra i peccati di bestialità , altri fra quelli di fornicazione , ed altri finalmente fra i peccati di polluzione . E ' tanto orribile questo delitto che , messa in disparte la questione speculativa , a noi sembra chiaro che la circostanza della donna morta devesi necessariamente dichiarare in confessione , come devesi dichiarare se questa donna , in vita , era una consanguinea , un ' affine , una donna maritata , o una professante voto religioso . CAPO IV . Dei peccatori di lussuria non consumata . E ' lussuria non consumata quella che non va fino alla emissione dell ' umore seminale . E ' lussuria non consumata : i pensieri voluttuosi ; i baci , i contatti e gli sguardi impudichi ; gli abbigliamenti femminili , le pitture e le sculture che sono indecenti ; i discorsi e i libri osceni ; le danze , i balli e gli spettacoli . Di queste cose tratteremo brevemente dal punto di vista pratico . ARTICOLO I . Diletti voluttuosi del pensiero . Sotto questo titolo comprendonsi tutti i pensieri cattivi in fatto di lussuria , cioè , desiderî , compiacenze e voluttà della immaginazione . Il desiderio lussurioso è un atto della volontà che accenna ad un ' azione cattiva , per esempio , alla fornicazione , o che cerca veramente di compierla , e allora il desiderio si chiama efficace . Il desiderio è invece inefficace quando , pensando al conseguimento di una data cosa , si dice fra sè , per esempio : « Io vorrei fornicare con quella tal persona » , sapendo che ciò è impossibile . Il desiderio dunque riguarda sempre il futuro . La compiacenza lussuriosa al contrario riguarda sempre il passato , ed è la soddisfazione nel ricordare una cattiva azione , come , per esempio , il compiacersi ricordando cattivi discorsi o un congiungimento carnale . Della stessa specie è il rincrescimento di non aver fatto , in una data occasione , una cosa cattiva , per esempio , sedotta una ragazza , allorchè si viene a sapere che sarebbe stato facile il sedurla . La voluttà immaginativa ( ) ( pensieri voluttuosi è il libero compiacimento in una cosa cattiva che il pensiero s ' immagina reale , senza però che vi sia il desiderio di effettuarla ; per esempio , allorchè colla immaginazione si finge di fornicare ; e senza aver l ' intenzione di compiere realmente l ' atto , ci compiaciamo , con libero assenso , nella sua apparente illusione . Questa dilettazione dicesi morosa ( ) , non per la durata reale del compiacimento , poichè basta un unico istante per consumare internamente ll peccato , ma perchè il pensiero si sofferma e riposa su qualla idea , che si sa essere peccato . Ciò detto : 1 . E ' certo che il desiderio d ' una cosa cattiva é peccato della stessa indole e della stessa specie della cosa che si desidera , perchè la volontà è la sede del peccato ; e dove esiste desiderio di conseguire una cosa cattiva , la volontà è piena . Da ció consegue che questo peccato si specifica considerandone l ' oggetto . Le qualità dell ' oggetto dasiderato e le sue circostanze che mutano la specie del peccato , o lo aggravano senza mutarnè la specie , devonsi dichiarare in confessione ; per esempio , l ' aver desiderato una consanguinea o una affine è una circostanza da dichiararsi unitamente al grado della consanguineità o della affinità , ancorchè , per un ' astrazìone dèlla mente , si sia desiderato l ' abbracciamento carnale senza badare al vincolo di consanguineità o di affinità , imperocchè la malizia dell ' incesto non può essere , per astrazione , separata dall ' oggetto ma la cosa sarebbe altrimenti , se il penitente ignorasse la circostanza della consanguineità o dell ' affinità . Non basta dunque che il penitente dica in generale d ' aver avuto cattivi desideri , d ' aver desiderato cose impure : egli deve specificare ciò che ha desiderato , cioè se desiderò l ' accoppiamento carnale , o dei semplici contatti o il solo atto di guardare , con una persona in genere , e di qual sesso , ovvero , se con una determinata persona , libera , o in qualche modo vincolata , ecc . 2 . Non è meno certo che il libero compiacimento della volontà sopra un atto di lussuria di già avvenuto , implica la malizia contenuta nell ' atto stesso , imperocchè la volontà abbraccia l ' intero oggetto rivestito di tutte le sue circoetanze , e perciò si presenta rivestita di tutta la malizia . Dicasi lo stesso , ed è evidente , se alcuno si duole di non aver fatto cosa cattiva in un ' occasione passata . 3 . È egualmente certo essere peccato mortale il libero compiacersi della mente in una cosa venerea che la immaginazione si figura come reale . In questo caso , la cosa è mortalmente cattiva . e quegli che con libero consenso aderisce ad essa , per esempio , figurandosi di fornicare realmente contraviene per ciò stesso alla legge di Dio . Nel libro Della Sap . , l . 3 . leggesi : « I pensieri cattivi separavo da Dio ; » e nei Proverbii , 4 , 23 : « Poni ogni cura a conservare intatto il tuo cuore . » Molti autori dicono che la dilettazione morosa non si qualifica per l ' oggstto esteriore , ma per l ' oggetto raffigurato nella mente ; ed in ciò differisce dal desiderio . La ragione di questa differenza è , che il desiderio mira l ' oggetto reale e trae con sè necessariamente tutte le note malizie ad esso inerenti , indipendentemente da qualsiasi particolare astrazione , mentre la semplice dilettazione risiede nel semplice oggetto immaginato . Perciò , quegli che volontariamente si diletta nel pensiero dell ' abbracciamento carnale con una donna maritata , consanguinea , affine , o monaca considerandola però semplicemente come femmina , e non altro , probabilmente non cade nella peccaminosità dell ' adulterio , dell ' incesto o del sacrilegio . Così C . De Luogo , Bonacina , Layman ed altri non pochi citati da S . Liquori , l , 5 n . 15 , il quale dice essere questa opinione assai probabile . Ciononpertanto , molti altri asseriscono essere più probabile l ' opinione opposta , imperocchè ad essi non sembra fondata l ' esposta differenza fra il desiderio e la semplice dilettazione , e dicono che questa , come quello , abbraccia tutto l ' oggetto non ostante le astrazioni che può aver fatto la mente . Così S . Antonino , Cajetanos , Lessius , Sanchez Suarez , Sylvius , P . Antoine , Collet , Dens , ecc . Entrambe le opinioni sona probabili , la seconda o è più sicura , ma è spesso difficile ottenere dai penitentl la confessione delle circostanze annesse all ' oggetto pensato ; allora i confessori prudenti , appoggiati alla prima opinione , devono astenersi da importune domande . 4 . Quegli che s ' avvede di dilettarsi in una cosa venerea , presente alla sua immaginaz.one, e la tollera con indifferenza , probabilmente pecca mortalmente , abbenchè non provi movimenti disordinati , imperocchè aderisce in un certo modo alla cosa cattiva , o almeno si espone al grave pericolo di aderirvi . Tale è , pratica , l ' opinione di tutti i teologi . 5 . Giova notare la rilevante differenza che corre fra il pensiero di una cosa cattiva e la dilettazione in una cosa cattiva . Ci spiegheremo con un paragone : quegli che volontariamente si diletta , si compiace d ' un omicidio che a sua immaginazione gli presenta come affettivo , certo pecca mortalmente . Ma quegli che semplicemente pensa o parla d ' un omicidio perpetrato o da perpetrarsi da altri non pecca perciò . Dicasi lo stesso circa le cose impudiche : la semplice idea di questo o quel piacere impudico , non è peccato in sè , come non è peccato il riflettere ad esso ; il ricordarlo , prevederlo . Se fosse altrimenti , i medici , i teologi , i eonfessori , i predicatori , che su questa materia studiano o scrivono , parlano o discutono , necessarimente peccherebbero : il che nessuno ammette . Vi ha però questa differenza fra il pensiero d ' un omicidio o d ' altra consimile cosa cattiva e il pensiero d ' una cosa impudica , che , cioè , quest ' ultimo è sempre pericoloso in causa della nostra naturale concupiscenza ; non è così dell ' altro , perchè in noi non esiste una naturale propensione verso di esso . Per ciò , è peccato veniale , o mortale secondo il pericolo , l ' immaginare cose oscene , a meno che ciò non sia scusato da qualche fine onesto . È ancora da notarsi la differenza che corre tra il sentire la dilettazione , e lo acconsentire ad essa . Il sentire è spesso una necessità , e può essere quindi non peccaminoso , ma l ' acconsentire dipende sempre dalla volontà . Una cosa è ben diversa dall ' altra . Molti , confondendo assieme senso o consenso , pensiero d ' una cosa cattiva e dilettazione in una cosa cattiva , disordinano le loro idee e tormentansi cogli scrupoli . Essi devono su ciò istruirsi ben bene , affine di togliersi dalle tenebre della confusione e dalle ambascie . Quegli che prediligono sinceramente la castità posson star certi ch ' essi non hanno acconsentito a moto alcuno di concupiscenza ogniqualvolta la loro mente vi si arrestò soltanto nella confusione delle idee o nella incertezza , imperocchè se vi avessero veramente acconsentito , avrebbero avvertito in se stessi un cambiamento di proposito e l ' avrebbero ritenuto nella memoria . Quegli invece che hanno la perniciosa consuetudine di abbandonarsi alla libidine , ove dubitino di avere o no acconsentito ad essa , devono persuadersi di avervi acconsentito perchè se si fossero opposti alla loro inclinazione naturale , avrebbero presenti alla memoria gli sforzi fatti ; e siccome i peccati di lussuria moltiplicansi straordinariamente in breve tempo , possono ragionevolmente dire col profeta penitente : « Le mie iniquità sono diventate padrone di me .... esse sono più numerose dei capegli della mia testa » . Solm . 39 , 13 . Si domanda se sia permessa ai fidanzati e ai vedovi di dilettarsi nel pensiero degli abbracciamenti carnali futuri , o passati . R . 1 . I fidanzati e i vedovi non peccano pensando al diletto annesso agli abbracciamenti , nè prevedendolo nel futuro , nè rammemorandolo come cosa passata , imperocchè è evidente che questo pensiero non è la vera dilettatazione in una cosa venerea . Se c ' è peccato , esso sta nel pericolo di commetterlo , andando più oltre : e il pericolo c ' è sempre . R . 2 . Se i fidanzati o i vedovi acconsentano alla dilettazione carnale , che sorge prevedendo il futuro accoppiamento , o rammentando gli accoppiamenti passati , peccano mortalmente , imperocchè si figurino il congiungimento venereo come effettivo e vi si dilettano volontariamente . Ora , l ' atto carnale raffigurato come reale è , per essi che non sono coniugi , una fornicazione . R . 3 . Il conjuge che si diletta , in assensa dell ' altro coniuge , figurandosi l ' atto matrimoniale come effettivo , probabilmente pecca mortalmente , in ispecial modo se i suoi spiriti genitali si commovono grandemente , non già perchè acconsenta ad una cosa in sè stessa proibita , ma perchè si espone per solito al grave pericolo della polluzione . Se poi egli si compiace liberamente nel pensiero dell ' accoppiamento futuro o passato , senza incorrere nel pericolo della polluzione , molti teologi dicono ch ' esso pecca soltanto venialmente . Così Sanchez , Bonacina , Lessïus , Cajetano , La Croix , Suarez , S . Liquori . Molti altri sostengono , moralmente parlando , che vi ha sempre peccato mortale , tanto pel pericolo , quanto per la disordinata commozione degli spiriti genitali , che non può essere qui connestata da fine legittima . Così Navarrus , Azor , Vasquez , Layman , Nenno , P . Antoine , Collet , ecc . Devonsi redarguire quindi i conjugi che così si dilettano , ed esortarli ad abbracciare il partito più sicuro . Non si devono però trattare con troppa severità , nè importunarli con domande odiose . ARTICOLO II . Dei baci , dei toccameti , degli sguardi impudichi e dell ' abbigliamento delle donne . E ' da notarsi innanzi tutto che qui non si tratta dei baci , dei toccamenti , ecc . , ecc . , fra conjugi , ma soltanto fra persone libere : dei conjugi parleremo altrove . § I . Dei baci . I . I baci in parti oneste , come sulla mano o sulla guancia non sono , per indole loro , cose cattive , ancorchè fra persone di diverso sesso . Questa è la costante opinione degli uomini , comprovata dalla pratica universale . Da ciò : 1° I baci che solitamente si danno tra fanciulli , incapaci di libidini , non implicano male alcuno ; 2° I baci delle madri , delle nutrici , ecc . , ch ' esse danno ai loro fanciulli o ai fanciulli a loro affidati non si imputano a peccato ; 3° Egualmente dei baci che , almeno ordinariamente , altre persone danno a fanciulli di tenera età , sieno maschi o femmine . II . I baci , ancorchè onesti , dati o ricevuti per motivo di libidine , fra persone dello stesso sesso o di sesso diverso , sono peccati mortali . I baci in parti inusitate del corpo , per esempio , sul petto , sulle mammelle ; o , come usano i colombi , introducendo la lingua nella altrui bocca , stimansi fatti con intendimenti libidinosi , o almeno inducono nel grave pericolo della libidine , e perciò non vanno esenti da peccato mortale . III . E ' certo che i baci , anche se onesti , che inducono nel prossimo pericolo di polluzione o di veementi commozioni di libidine , sono da reputarsi peccati mortali , a meno che non esista una grave ragione per darli ad altri o per permetterli sopra sè stesso , imperocchè l ' esporsi a quel pericolo , senza necessità , è peccato mortale . IV . Al contrario , è certo che gli onesti baci , soliti a darsi , senza morale pericolo di libidine , in segno di urbanità , di benevolenza , d ' amicizia , per esempio , partendo o ritornando , non sono in modo alcuno peccati : così si pensa dovunque . Egualmente non si può dire pei religiosi o pei monaci , nè pei preti secolari , i quali non possono ordinariamente scambiar baci con persone di sesso diverso senza una certa tal quale indecenza e senza generare scandalo ed offendere la religione . V . I baci in sè stessi onesti , fatti come comporta l ' uso comune , ma per leggerezza o per giuoco , senza grave pericolo di libidine , non sono più di un peccato veniale : essendo supposti onesti , non possono essere cosa cattiva : la loro peccaminosità sta in ragione del pericolo di libidine , ma nel caso nostro si suppone che questo pericolo sia pressochè nullo . Da ciò consegue : 1 . Quegli che chiede in matrimonio una giovane e che , per esempio , alla partenza e all ' arrivo , l ' abbraccia onestamente , senza pericolo di emozioni libidinose , o almeno senza pericolo di acconsentirvi , non si può accusare di peccato mortale . E molto meno pecca quegli che ha una ragione per coonestare questo atto , per esempio , il timore fondato di apparire troppo scrupoloso o strano , o di essere deriso o di diventare il ludibrio d ' altri . 2 . Per questa ragione è scusata quella ragazza che non può esimersi da onesti amplessi senza esporsi alla derisione o senza spiacere al giovane che la chiede in isposa . 3 . Non devono essere troppo facilmente accusati di grave peccato i giovani d ' ambo i sessi , che in certi giuochi si abbracciano vicendevolmente con decenza e senza pravo intendimento : si devono però prudentemente stornare da questo genere di giuochi , per il pericolo che sovente vi è annesso : ma importa alla loro salvezza di non incolparli , così alla leggera , di peccato mortale . § II . Dei toccamenti impudichi . 1 . Io qui alludo al toccare sè stessi o altri con intendimenti libidinosi : in questo caso c ' è peccato mortale . 2 . Se questi contatti avvengono per pura necessità , per esempio , per curare delle infermità non sono in modo alcuno peccati , benchè commovano gli spiriti genitali , o eccitino polluzione , semprechè non vi sia il consenso della volontà ; ciò è chiarito da quanto si è detto circa la polluzione . 3 . Se , all ' infuori d ' una legittima causa , toccansi in modo veramente lascivo altre persone dell ' uno o dell ' altro sesso , non si va esenti da peccato mortale , in forza dell ' evidente pericolo di emozioni veneree e di polluzione , in cui s ' incorre . Così devonsi giudicare i toccamenti sulle parti genitali o intorno ad esse ; egualmente , se si pone la mano , voluttuosamente , sulle mammelle d ' una donna , ancorchè siano coperte dalla veste , perchè , per simpatia , esiste grave pericolo di emozione venerea e di polluzione . Se poi toccansi soltanto leggermente le vesti d ' una donna , credesi non vi sia peccato mortale , imperochè cotesto atto non è tale da svegliare direttamente la lussuria . La Croix , l . 3 , n . 902 , crede probabile che non commettano peccato mortale le fantesche che toccano le parti genitali dei fanciulli vestendoli , a meno che esse non facciano ciò con deliberato diletto . Non penso però che si possano scusare se fanno ciò senza necessità , perchè qui vi ha pericolo per se stesse e pericolo pei fanciuli , che cominciano a diventar grandicelli , e specialmente se sono maschi . Sorveglino i genitori con somma cura le fantesche di perduti costumi , le quali spesso insegnano malizie ai teneri fanciulli . 4 . Non v ' ha dubbio che mortalmente peccherebbe quella donna che anche senza passione di libidine , permettesse che la si toccasse nelle parti genitali , o vicino ad esse , o nelle mammelle , imperocchè evidentemente si esporrebbe a pericolo venereo e certo prenderebbe parte alla libidine altrui è perciò tenuta a respingere subito chi la tocca , rimproverarlo , percuoterlo , allontanare con forza le di lui mani , fuggire , o gridare se potesse mai aver speranza di soccorso . Billuart , t . 31 , p . 478 . 5 . Il dilettarsi toccando SENZA RAGIONE , le parti veneree è peccato veniale o mortale a seconda del pericolo che si corre soffermandosi in questo atto : il pericolo non è euguale per tutti : molti si commovono anche per un leggerissimo fatto sensuale e corrono il pericolo prossimo d ' una polluzione ; altri invece sembrano di legno e sasso , e non sono perciò obbligati ad avere tante precauzioni come coloro che sono sensibilissimi ai piaceri venerei . Dissi senza ragione , imperocchè non sono peccaminosi questi toccamenti se si compiono per un motivo ragionevole e senza prava intenzione , per esempio , per pulirsi o per calmare un pizzicore . Ben più , purchè non v ' abbia pericolo di consenso , è lecito toccare se stesso , anche prevedendo commozione venerea o polluzione , d ' altronde involontaria , se esiste un grave motivo , per esempio , per curare un ' infermità , o , a detta di molti , per calmare un intollerabile prurito , come sovente avviene alle donne . Vedi S . Liguori , l . 3 . n . 419 . 6 . Non si reputano peccati mortali i contatti fatti , per leggerezza o giuocando , sulle parti genitali d ' altra persona dell ' uno e dell ' altro sesso , senza che vi sia grave pericolo , di libidine ; qui tutta la malizia risiede nel pericolo , e noi supponiamo che in questo caso il pericolo sia leggiero . Perciò , lo stringere la mano d ' una donna , premere le sue dita , toccarle leggermente il collo o le spalle , porre il piede sopra il suo piede , ecc . non è peccato mortale , a meno che , a motivo della personale gracilità dell ' uno o dell ' altra , non esista grave pericolo di libidine . Al contrario , il giovine che fa sedere una ragazza sulle sue ginocchia e ve la trattiene , o abbracciandola la preme su se stesso ordinariamente commette peccato mortale , e la donna non va immune dallo stesso peccato , se volontariamente a tutto ciò acconsente . L ' esperienza prova abbastanza che atti di questo genere , anche fra persone del medesimo sesso , generano sovente il grave pericolo di abbandonarsi a cose oscene : cotesti atti devono quindi essere fuggiti o prevenuti ; e non devono con facilità essere considerati come peccati non mortali , specialmente quando provengono da passione sensuale . Questi e consimili atti non sono peccati mortali fra impuberi , perchè non v ' ha in essi pericolo di Polluzione . Pure devonsi i giovani tener prudentemente lontani da questo genere di spassi , perchè non è mai troppo presto ch ' essi apprenderanno le regole della decenza , e in questa materia é bene sieno cautamente messi in condizione di non commettere neanche dei peccati veniali . 7 . Il toccare libidinosamente le parti genitali dei bruti è peccato mortale che appartiene alla bestialità : è pure peccato mortale il palpeggiarle per curiosità , per giuoco , per leggerezza fino a farne versare l ' umore spermatico , e ciò non tanto per la dispersione del seme della bestia , quanto perchè tale azione eccita violentemente la libidine in chi tocca la bestia stessa . Così S . Liguori , l , 3 , n . 420 . Collet , Billuart , e molti altri , contro Diana e Sanchez , il quale ultimo ha poscia modificato la sua opinione . Secondo La Croix , Sanchez , e S . Liguori non sarebbe peccato mortale il toccar le parti genitali d ' una bestia senza intenzioni libidinose , sempre che non avvenga perdita di seme ; Concina , Collet , e Billuart , ecc . affermano l ' opposto e sostengono che questa azione è gravemente pericolosa . Colui dunque che predilige la castità deve astenersi da questi atti ; e i confessori devono comportarsi con molta prudenza verso coloro che peccano su questa materia , affine di non conturbarli senza frutto o con pericolo . Quelli che sono da necessità obligati ad aiutare nei loro accoppiamenti gli animali domestici , come i cavalli , i tori e i porci , non peccano , benchè sorgano in essi dei movimenti libidinosi , ai quali però essi non acconsentano . E ' questa opinione universale . § III . Degli sguardi impudichi . L ' esperienza dimostra che la vista influisce meno sulla lussuria che il tatto : nullameno non si può negare essere gli sguardi impudichi spessissimo un peccato mortale o veniale secondo l ' intenzione , il consenso , o il pericolo : 1 . E ' certo ed è evidente che certi sguardi , benchè in se stessi onesti , sono peccati mortali quando avvengono accompagnati da prava intenzione . 2 . Sarà pure un peccato mortale se il guardare impudico eccita i moti della cuncupiscenza e si presta ad essi assenso . III . Se , senza necessità o una rilevante utilità , guardansi deliberatamente le parti veneree o le parti ad esse vicine d ' una persona più grande , di sesso diverso , anche senza passione libidinosa , si pecca mortalmente , imperciocchè questi sguardi eccitano moralmente i movimenti lussuriosi ed anche la polluzione . Ho detto : 1 . deliberatamente , perchè il cadere dello sguardo sulle parti vergognose d ' una persona d ' altro sesso , leggermente e per caso senza bravo intendimento , non è peccato mortale . Ho detto : 2 . d ' una persona più grande perchè lo sguardo sopra fanciulli non eccita la libidine , e non è perciò peccato mortale . Donde le fantesche e le nutrici che così guardano i fanciulli ad esse affidati , non peccano mortalmente , almeno che non lo facciano con compiacenza , o con senso di libidine , o con proprio pericolo . Similmente gli impuberi che scambievolmente guardansi nudi non peccano mortalmente , perchè non sono essi ancora capaci di libidine ; diversamente però dovrebbe dirsi , se essi si esponessero a grave pericolo . IV . Quegli che si compiace rimirando le proprie parti veneree , pecca mortalmente , perchè è impossibile che non provengano da ciò dei movimenti di libidine : la cosa sarebbe diversa , se si guardasse per mera curiosità e leggermente , ed in special modo se ci fosse luogo a presumere che non si è incorsi in grave pericolo . Se poi ci fosse una necessità od una utilità a far ciò , purchè sia escluso qualsiasi pericolo di libidine , non ci sarebbe peccato alcuno . E ' peccato mortale il dilettarsi guardando le mammelle nude d ' una donna avvenente , perchè è insito in questi sguardi un pericolo . Ma non peccano coloro che , senza incorrere in uno speciale pericolo , vedono le madri e le nutrici nell ' atto di allattare i loro bambini . Ciò non pertanto , codeste donne devono prudentemente tenersi nascoste per non dare incautamente uno scandalo ad altri e specialmente a giovani . V . E ' spesso grave peccato il fissare gli occhi sopra una bella persona d ' altro sesso , perchè una tale attenzione è piena di pericoli : cionondimeno , se , tutto esaminato , il pericolo non sia grave , e manchi l ' intenzione lasciva , il peccato non è che veniale . Non è necessario perciò di camminare ad occhi bassi e di non guardare nessuno bisogna saper tenere , naturalmente e senza sforzo alcuno , una via di mezzo . VI . Quegli che , senza emozioni lascive e senza attenzione voluttuosa , guarda d ' una donna qualche parte nuda ma onesta , per esempio , i piedi , le gambe , le braccia , il collo , le spalle , senza che vi sia uno speciale pericolo , non pecca mortalmente imperocchè tali sguardi , di solito , non eccitano gravemente la lussuria , in ispecial modo se è usanza comune il tener nude quelle parti , come avviene fra le persone d ' ambo i sessi che d ' estate lavorano assieme nei campi . Così Sylvios , Billuart , S . Liguori , ecc . VII . Il gettare gli occhi , per curiosità o per leggerezza , sulle parti genitali di persona del medesimo sesso , come avviene fra uomini nuotatori o donne che insieme si lavano , credesi non sia peccato , a meno che non esista un intendimento libidinoso o uno speciale pericolo , imperocchè in quel modo di guardare non c ' è grave eccitamento di sensi . E ' chiaro che deve dirsi ll contrario se invece si guardasse con un certo compiacimento voluttuoso del pensiero . Così dicono i citati autori . I nuotatori e i bagnanti però provvedano di non esporsi nudi agli occhi altrui e specialmente a persone di sesso diverso , se vogliono conservar rispetto al pudore cristiano . Si lavino solitari e in luoghi appartati , od almeno tengano sempre coperte modestamente le loro parti pudiche . VIII . Non è peccato mortale il guardare per sola curiosità o per leggerezza le parti genitali dei bruti e il loro accoppiarsi , imperocchè da ciò non sorge grave pericolo . IX . Dicasi lo stesso del guardare pitture e scolture poco decenti , che non turbano gravemente lo spirito , come sono le immagini o le scolture d ' angeli o fanciulli nudi o quasi nudi che stanno esposte nei tempii cristiani . Ma i Dottori accusano di peccato mortale coloro che dilettansi guardando quadri o statue che presentano completamente nude le parti vergognose di persone d ' altro sesso e più adulte , a meno che essi non sieno tutelati contro il pericolo dell ' età fanciullesca , dalla vecchiaia o da un temperamento insensibile . S . Liguori , l . 3 , n . 334 , ecc . E ' da notarsi che i baci e i toccamenti si specificano dal loro oggetto , e perciò , quando sono peccati mortali , devonsi confessare le circostanze di persona . Non così pensano gli Autori se si tratta di sguardi ; molti però intendono di specificarli anch ' essi secondo il loro oggetto ; per ciò , la cosa più sicura è quella di rivelar sempre tutte queste circostanze . Chi oserebbe affermare , per esempio , che non si debba confessare la circostanza di un figlio che guarda libidinosamente le parti genitali della madre , ovvero desidera di guardarle ? § IV . Dell ' abbigliamento delle donne . Dell ' abbigliamento della donne trattano S . Tomaso ; in 2 , 2 , q . 169 , art . 2 , Sylvius , t . 3 , p . 871 , Pontas , Collet , Billuart , ecc . E ' da notarsi che quest ' argomento può essere considerato sotto quattro aspetti , cioè : 1 . Proteggere il corpo contro le ingiurie dell ' atmosfera ; 2 . Coprire le parti pudibonde della natura ; 3 . Conservare , a seconda dei costumi del paese nativo , la decenza del proprio stato ; 4 . Accrescere l ' avvenenza e piacere ad altri . Il 1° e il 2° sono necessari ; il 3° è conveniente e lecito , imperocchè la ragione stessa approva che ciascuno conservi sempre , secondo gli usi della sua patria , la decenza del proprio stato . Parleremo dunque dell ' abbigliamento del senso come al n . 4° , e ci occuperemo specialmente dell ' abbigliamento delle donne , perchè le donne sono sempre molto più degli uomini proclive verso questo genere di peccati e perchè attirando colla loro toeletta gli sguardi degli uomini , offrono ad essi occasione di spirituale rovina . Per conseguenza : 1 . Una donna maritata può decentemente adornarsi colla intenzione di piacere a suo marito ; lo dice S . Paolo , I , ai Corint . 7 , 34 , con queste parole : « La donna maritata pensi alle cose di questo mondo e a piacere a suo marito » e con queste altre . I , a Timot . 2 , 9 : « Le donne devono ornare il loro abbigliamento con verecondia e con sobrietà . » Perciò possono adornarsi decentemente , a seconda del proprio stato , per piacere ai loro mariti . 2 . La ragazza o la vedova che , giusta la sua condizione , si adorna con decenza per piacere castamente e per provare uno sposo , non pecca , imperocchè il matrimonio è in sè stesso lecito : essa può quindi far uso di quanto è necessario per fare un matrimonio conveniente . 3 . Le donne che non hanno marito nè vogliono averlo nè sono in condizione di averlo peccano mortalmente , come dice S . Tomaso , se si adornano colla intenzione di ispirare amore negli uomini , in quanto che , in codesto caso , sarebbe un amore non tendente al matrimonio , e per ciò necessariamente impuro . A più forte ragione peccherebbero mortalmente le donne che hanno marito , le quali con tali ornamenti volessero ispirare amore in altri uomini . Se poi così si abbigliano per leggerezza o per vanità o per parata , generalmente non peccano mortalmente , ma solo venialmente . Così S . Tomaso , Sylvius e molti altri . 4 . Lo imbellettarsi per nascondere qualche difetto naturale , per piacere al marito , al fidanzato o ad un giovane col quale la donna amoreggia , non è peccato , giusta San Tomaso , S . Francesco di Sales , Sylvius . S . Liguori , ecc . ; ma è peccato mortale se lo si fa per piacere agli uomini senza tendere a leggittimo matrimonio : anche i S . Padri dichiarano ciò grave peccato . E ' peccato veniale IN SÉ , quando non ci sia che vanità . Così S : Tomaso 2 , 2 , q . 169 , art . 2 , contrariamente al suo seguace Tournely , t . 6 . p . 304 , e a molti altri teologi . Dissi peccato veniale in sè , perchè potrebbe darsi diventasse peccato mortale a cagione del pericolo , dello scandalo o di altre circostanze annesse . 5 . L ' adornarsi con capelli altrui , come si usa adornarsi colla lana , col lino , colle pelli degli animali , non è peccato , dice Sylvius , od è soltanto veniale se questo abbigliamento e , relativamente al proprio stato , superfluo o vanitoso . Per lo stesso motivo non è peccato o è peccato soltanto veniale l ' andare a faccia scoperta e l ' arricciarsi i capelli . Egualmente , se cotesta foggia d ' abbigliarsi , quantunque fosse nella comune usanza , pure la si adottasse con cattive intenzioni ed è in questo senso che devono essere interpetrate le parole di S . Paolo , I a Timot , 2 , 9 : « Non capelli arricciati , od ornati d ' oro o di margherite , non vesti preziose » e le altre di S . Pietro , I Epist . 3 , 3 . 6 . E ' evidente peccato mortale l ' indossare le vesti di un altro sesso con intenzioni lascive , o con grave pericolo di lussuria , o con notevole scandalo : ma non è peccato se , escluso ogni scandalo e pericolo , si indossano per necessità , verbigrazia , per occultarsi , o perchè non si hanno altri vestimenti . Se invece s ' indossano per gioco o per sola leggerezza , escluso scandalo e pericolo , è soltanto un peccato veniale . Così Sylvius , interpretando S . Tomaso , dice che il precetto del Deut . 22 , 5 : « non indossi la donna abiti mascolini nè l ' uomo vesti femminee , imperocchè tal cosa è abbominevole in faccia a Dio » è in parte positivo , e per questa ragione obbligava sotto pena di peccato mortale gli israeliti ; ma la nuova legge lo abrogò : ed è in parte naturale e sotto questo rispetto obbliga ancora , secondo le circostanze , sotto pena di peccato mortale o veniale . 7 . Per la stessa ragione devesi dire che coloro i quali fanno uso di maschere non peccano sempre mortalmente , p . e . se ciò fanno per spasso o per leggerezza , escluso ogni pericolo ed ogni scandalo , specialmente poi quando non indossano vesti dell ' altro sesso , ma soltanto quelle d ' una altra condizione sociale , come se un servo vestisse gli abiti da padrone , o una domestica figurasse collo abbigliamento di signora . Questa opinione è però contradetta da Pontas e da Collet . Raramente vanno immuni da peccato mortale quelli che usano strane e singolari vesti o maschere in publici ritrovi , e ciò in causa della indecenza , del pericolo e dello scandalo che provocano . Egualmente dicasi di coloro che fanno professione di comporre e vendere tali vesti e maschere destinate ai soli travestimenti . Ma non è così di coloro che divertonsi guardando i mascherati , a meno che essi stessi non diano , sotto qualche aspetto , uno scandalo come se fossero , per esempio , preti . 8 . Mettere a nudo le poppe e coprirle con una veste così fina che esse traspaiano , è peccato mortale , imperocchè è questo un grave incentivo alla libidine ; così Sylvius , t . 3 . p . 872 . Il denudare però moderatamente il seno , conforme a consuetudini ammesse , e senza che ci sia mala intenzione e pericolo , non è peccato mortale . Così S . Antonio , Sylvius , S . Liguori , l . 2 , n . 55 , ecc . A più forte ragione , non è di sua natura grave peccato snudare le braccia , il collo e le spalle secondo le usanze del proprio paese , ovvero leggermente coprirli . Ma però , a detta dei citati Autori , ritiensi che pecchino mortalmente coloro che introducono quelle usanze . ARTICOLO III . Dei Turpiloqui , dei Libri osceni , delle Danze o dei Balli e degli Spettacoli . § I . Dei Turpiloquii . 1 . Il discorrere intorno a cose oscene non è IN SÈ assolutamente un male , e lo prova l ' esempio dei medici , dei teologi , dei confessori , ecc . che possono parlare di queste cose senza peccare . 2 . Sono peccati mortali , al contrario , tutte le parole oscene ed anche le semplici frase ambigue dette con intenzioni lascive o con volontario diletto carnale , o con grave pericolo di trascinare sè od altri ad acconsentire alla lussuria . Questo peccato s ' aggrava in ragione del numero delle persone che ascoltano e alle quali nuoce . La cosa è evidente . Così , il parlare gravemente osceno , come il nominare le parti vergognose dell ' altro sesso , il parlare dell ' accoppiamento carnale e dei modi di questo accoppiamento , ancorchè si parli senza piacere voluttuoso , ma per leggerezza affine di eccitare il riso , è reputato peccato mortale , perchè tale linguaggio eccita , di sua natura , movimenti libidinosi , specialmente nelle persone ( sia che parlino o che ascoltino ) le quali non sono conjugate e sono ancor giovani : e ciò dice pure S . Paolo , I ai Corint . , 15 , 33 : « I cattivi discorsi corrompono i buoni costumi . » Io dissi , persone specialmente non conjugate , per la ragione che certamente i conjugi non si commoverebbero tanto facilmente essendo essi già assuefatti agli atti venerei . Coloro però che dicono parole oscene in presenza di persone conjugate ma che non sono però coniugati fra loro , è ben difficile che non pecchino mortalmente . 3 . Le parole leggermente oscene e le frasi equivoche proferite per vano sollazzo o per ischerzo non sono peccato mortale , a meno che gli astanti non sieno tanto deboli da sentirne il pericolo . Per lo che quegli intercalari meno onesti ehe i mietitori , i vendemmiatori , i mugnaj ed altri operai sogliono proferire , non sono generalmente peccati mortali , imperocchè ordinariemente commovono ben poco e chi li dice e chi li ascolta . Così S . Antonio , Sanchez , Lessius , Bonacina , Sylvius , Billuart , S . Liguori , ecc . Sarebbe a dirsi diversamente , se ci fosse grave pericolo , o si desse scandalo . 4 . Quegli che ascoltano cose oscene , o hanno autorità su coloro che le proferiscono , o non l ' hanno : se lo hanno , si debbono ad essi opporre per quanto moralmente lo possono ; se non l ' hanno , sono obbligati ad ammonirli , o almeno a risponder loro col silenzio ; specialmente le donne devono procurare di non sembrare che acconsentano a quelle lubricità , imperocchè se vi acconsentissero rinfocolerebbero negli uomini l ' ardore libidinoso . Non si deve però con facilità osseverare che peccano mortalmente coloro che , per ridere , ascoltano turpiloquii che sono peccati mortali in chi li proferisce , imperocchè può essere che il riso sia piuttosto provocato dal modo con cui si dicono quelle cose , che dalle cose in sè stesse : in questo caso , non si pecca mortalmente , a meno che non ne risulti uno scandalo . Ma lo scandalo è facilmente provocato se coloro che , ridendo , ascoltano questi discorsi osceni , sono religiosi , preti , o persone che godono riputazione di virtù cristiana . 6 . Quelli che esercitano autorità su altri , e soprattutto i pastori e i confessori , devono diligentemente procurare che gl ' inferiori ad essi affidati non contraggano l ' abitudine di parlare o di cantare , poco castamente , memori delle seguenti parole di S . Paolo : « Non si parli tra voi di fornicazione .... e d ' altre impurità ; ... siate come santi , e ritenete sconveniente a voi ogni turpitudine , ogni stolta parola , ogni scurilità . » ( Ef . 5 , 3 e 4 ) . 7 . I colliqui affettuosi tra persone di sesso diverso , specialmente se sono lunghi , sovente ripetuti , e tenuti in luoghi appartati , sono occasioni molto pericolose e sintomi che la castità è vicina a far naufragio : devonsi quindi cautamente evitare , benchè sia permesso il non considerarli sempre come peccati mortali . 8 . I confessori più giovani devono soprattutto procurare di non mettersi in rapporti troppo sensibili colle fanciulle e colle spose , perchè ciò produce frequentemente perdizione di anime e discredito alla religione : e quando si avvedessero di qualche primo sintomo di disordinata affezione , non temano di rintuzzarla con violenti propositi , e se ciò non basta , confidino le loro penitenti ad altri confessori : altrimenti , esse saranno incautamente perdute , ed assieme ad esse si perderanno pure essi medesimi . In nome della gloria di Dio e della loro salute eterna noi scongiuriamo tutti i sacerdoti affinchè , ottemperando fedelmente agli statuti dei Concilii , non tengano mai con sè giovani donne , nè vadano a visitarle , nè parlino troppo famigliarmente con esse , e molto meno le abbraccino o le conducano nella loro camera da letto . Oh ! quanti mali provennero da ciò , e quanto obbrobrio alla religione ! ! ! § II . Dei libri osceni . Qui non si parla de ' libri eretici ed empii , ma soltanto dei libri opposti ai buoni costumi , specialmente di quelli che volgarmente si chiamano Romanzi , i quali solitamente contengono amori illeciti e narrazioni così congegnate e disposte da poter eccitare disordinate libidini . 1 . Quelli che scrivono libri gravemente osceni peccano mortalmente , imperocchè dànno a molti occassione di rovina spirituale , e non possono quegli scrittori invocare ragione alcuna che li scusi . 2 . Similmente è impossibile trovare una giustificazione sufficente per coloro che fanno professione di vendere cotesti libri : peccano mortalmente dunque quei librai che li tengono nel loro negozio , che li espongono e li vendono al pubblico . 3 . E ' , DI REGOLA , peccato mortale leggere libri di questa fatta , sia che si leggono per libidine , sia per leggerezza , per curiosità , o per ricreazione , perchè , di loro natura , commovono i sensi e conturbano la immaginazione , ed accendono in cuore fiamme impure . Dico di regola , perchè non voglio assoverare che pecchino mortalmente coloro che , per sola curiosità , leggono tali libri , se la loro provetta età , per il loro temperamento freddo , o per la abitudine di trattare questioni veneree , non incorrono in grave pericolo . 4 . V ' hanno libri che raccontano amori leciti o illeciti , i quali non suscitano gravemente la libidine , non commovono i sensi , non espongono a notevole pericolo , come sono molte tragedie , commedie o altri poemi : quelli che , senza grave pericolo per sè e senza scandalo per altri , leggono tali libri per mera curiosità , non peccano mortalmente ; se poi ciò facciano per causa legittima , per esempio , per istruire , per acquistare o perfezionare l ' eloquenza non peccano , supposto sempre , che non ammettano né trascurino i doveri ad essi imposti dal loro stato . Raramente possono i preti darsi a queste letture senza peccare , perchè facilmente negligerebbero i loro doveri , o darebbero scandalo ad altri . La esperienza prova , non fosse altro , che , cosí facendo , essi prendono a noia la pietá , si sentono incapaci di proseguire nelle loro opere , si estingue in essi lo spirito della devozione e del fervore , ecc . ( ) . Questa specie di libri , di cui a questo n . 4° si parla , sono spesso assai più nocivi , ai fedeli di quello che se fossero interamente osceni , imperocchè in quest ' ultimo caso susciterebbero nausea . Bisogna quindi allontanare i penitenti da coteste letture . Coloro che scrivono questa specie di libri , benchè non sieno libri gravemente osceni , pure peccano non di rado mortalmente perchè senza una sufficiente ragione trascinano molti a rovina ; ma credesi che così gravemente non pecchino coloro che li vendono , imperocchè , da quanto dicemmo , molti li possono leggere senza peccare o almeno senza peccare mortalmente , e perciò , comperandoli , peccherebbero , tutt ' al più , venialmente . I librai poi che li tengono nei loro negozi e li vendono ai richiedenti , possono star tranquilli ; essi non peccano . 5 . I padri di famiglia , i maestri di scuola , i direttori e tutti coloro a cui sono affidate altre persone devono stornare quanto possono i loro inferiori dalla lettura di questi Romanzi ed assuefarli invece a studii pii , santi e gravi : questo è il solo mezzo per formare uomini eruditi , sensati , amanti della virtù , difensori della religione e della società idonei a dirigere la propria famiglia , e adatti , a qualunque affare . § III . Delle danze o dei balli . Danze e balli sono vocaboli sinonimi , che esprimono certi modi di divertimento o di ricreazione , noti a tutti . Ci sono tre generi di danze : 1° fra persone dello stesso sesso , fra maschi , o fra femmine , senza atti , gesti o parole impudiche ; questo genere di danze è , non v ' ha dubbio alcuno , lecito ; 2° fra persone dello stesso sesso o di sesso diverso , con modi non onesti o con pravi intendimenti ; e ciò è , senza dubbio , da doversi biasimare da tutti ; 3° fra maschi e femmine , con modi onesti e senza pravi intendimenti ; ed è su quest ' ultimo genere di danze che gli Autori non s ' accordano punto . « Gli scrittori di teologia morale Dice Benedetto XIV , Ist . 75 con unanime giudizio affermano che non commettono peccato alcuno coloro che si danno alla danza .... Ma i S . Padri invece proclamano che le danze nuocono perchè invitano al peccato . » Cionompertanto i teologi moralisti e i S . Padri con ciò non si contraddicono , per la ragione che i primi parlano delle danze guardate solo in sè medesime , e gli altri avvertono , principalmente che esse ponno indurre in pericolo . Così P . Segneri e S . Liguori , l . 3 , n . 429 , nei loro commenti a Benedetto XIV , ecc . Ecco dunque sul tappeto due opinioni controverse , cioè : 1 . I balli non sono , per sè stessi , illeciti . 2 . I modi consueti di ballare sono pieni di pericoli . Ciò premesso , è cosa di grave momento lo stabilire in pratica delle regole di condotta per dirigere le anime . 1 . È peccato mortale assistere a danze gravemente disoneste , sia per le nudità che vi appaiono , sia pel modo di danzare , o per le parole , pei canti , pei gesti che vi si fanno : per ciò , il ballo tedesco chiamato walser non può mai essere permesso , né generalmente i balli con maschere o con abiti che lasciano nude le parti disoneste del corpo . 2 . Coloro che , per debolezza personale , soggiaciono a grave pericolo di lussuria nei balli , devono astenersene sotto pena di peccato mortale , a meno che cosa impossibile non vi sieno costretti da urgente necessitá , ma anche in questo caso devono non essere nel pericolo di prestarvi il loro consenso volontario . A questi peccatori , fino a che non si sieno emendati , o sinceramente promettano di astenersene in seguito , devesi negare l ' assoluzione . 3 . Coloro che dànno scandalo , benchè danzino non disonestamente peccano mortalmente , a meno che non sieno scusati da una necessità , se pure in questo caso è possibile una necessità . La cosa è evidente . I monaci , i religiosi , i preti inferiori , che danzano in publici balli , non vanno immuni da peccato mortale , quantunque danzino castamente . Tale sembra l ' opinione di molti teologi e fra essi Benedetto XIV , il quale nelle Istit . 76 , già citate , interdice rigorosamente le danze ai sacerdoti e ai preti , e dimostra la sua interdizione con ragionamenti e con testimonianze . Lo stesso Pontefice , secondo S . Tomaso , dice : « Se le danze si fanno da preti e sacerdoti , fra loro , non in presenza di laici , per solo sollazzo e leggerezza , sono peccati , ma non mortali . » 4 . Non è peccato il ballare moderatamente , o l ' assistere a danze oneste per qualche necessità o per convenienze sociali , senza però che vi sia pericolo alcuno di lussuria . In questi casi non ci potrebbe esere peccato se non allorquanto si offrisse occasione di far peccare altri , o di partecipare agli altrui peccati ; ma nella nostra ipotesi vi ha sufficiente ragione per permettere una cosa che avviene all ' infuori della propria volontá . Una donna avvenente , abbigliata con decenza , non è tenuta ad astenersi dall ' andare in chiesa o ai pubblici passeggi per il pretesto che puó essere dessa per molti una occasione di peccato . Dicasi egualmente , pei balli onesti ed in sè stessi non pericolo per lei , se per andarvi essa ha una ragione sufficente : il che verrà poi determinato secondo i casi speciali : per esempio , una giovine fidanzata non potrà esimersi dall ' assistere ai balli che nella casa paterna o presso i vicini o parenti si fanno onestamente , nè potrà ricusare l ' offerta fattale di danzare senza esporsi alla derisione o senza spiacere ai genitori o al suo fidanzato che la invita alla danza . Essa , ballando decentemente e con intenzioni pure , non pecca . S . Francesco di Sales così dice nella Introd . alla vita devota , 3 part . ch . 23 : « Io vi parlo delle danze , o Filoteo , come i medici parlano delle varie specie dei funghi : i migliori funghi non valgono nulla , dicono essi , ed io vi dico egualmente dei balli migliori : non sono buoni . Cionondimeno , se bisogna , proprio mangiare dei funghi , state attenti a che sieno molto ben preparati . Se per qualche circostanza , che voi non potete proprio evitare , dovete recarvi a un ballo , badate a che il ballo sia bene preparato . Ma come deve essere egli bene preparato ? Dev ' essere preparato con modestia , con decoro , e buone intenzioni . Mangiatene pochi e di rado ( dicono i medici parlando dei funghi ) , perchè , quantunque ben preparati , la loro quantità può essere un veleno . Danzate poco e di rado , o Filoteo , perchè , diversamente facendo , voi vi mettete nel pericolo di appassionarvi ai balli . » Non è fuor di luogo l ' osservare che il pio Vescovo vuole che i balli si facciano modestamente , con pure intenzioni , e di rado : e notisì che a quei tempi , essendo i costumi molto più semplici che adesso , tali divertimenti erano molto meno pericolosi . 5 . L ' assistere e il prender parte decentemente a danze oneste , senza che vi sia grave pericolo è notevole scandalo , ma però senza che vi sia una ragione sufficiente per giustificare la danza , è peccato , ma soltanto veniale : che sia peccato , nessuno lo mette in dubbio ; che poi sia peccato soltanto veniale , risulta dalla stessa ipotesi proposta . I teologi però più rigidi non ammettono quelle ipotesi , e sostengono che in ogni ballo ove danzano promiscuamente uomini e donne c ' è sempre il pericolo grave di lussuria ; nè doversi prestar fede a coloro che dicono non provare nel ballo movimenti disordinati nè compiacenze voluttuose . Ma non è sopra presunzioni che devono essere giudicati i penitenti , e quando si sieno con prudenza interrogati , non devono essere creduti più rei di quanto appare dalle stesse loro dichiarazioni , a meno che non risulti evidentemente ch ' essi si illudano ovvero che vogliono ingannare . Se malgrado una diligente attenzione , il confessore si sarà ingannato e concederà l ' assoluzione , sarà sempre innocente davanti a Dio ; ma se , al contrario , sopra una semplice presunzione avesse respinto un penitente ben disposto di coscienza , sarebbe colpevole di una grave ingiustizia . Non bisogna dunque temerariamente giudicare indegni di assoluzione degli uomini e delle donne perchè hanno danzato od assistito a danze ; e spesso non è nemmeno cosa prudente esigere da essi , sotto pena di negar loro l ' assoluzione , la promessa che non danzeranno più , né più assisteranno a danze . 6 . Nonpertanto , le danze , come soglionsi ora fare , sono sempre pericolose ; perciò i confessori , i parroci e tutti coloro a cui è affidata la cura d ' anime devono tenerne lontani , quanto più possono , i giovani d ' ambo i sessi . Non potendo impedire i balli , devono diminuirne per quanto é possibile i pericoli annessi , esigendo , per esempio , di non ballare in giorni di penitenza , durante i divini uffici , nei ridotti ove convengono uomini e donne dissolute d ' ogni conio , e a notte avanzata . I sacerdoti non possono mai dare positiva approvazione a questi sollazzi , o partecipare ad essi , o ad essi assistere ; li devono anzi continuamente disapprovare , come pericolosi almeno come poco conformi alle virtù cristiane ; ma altro è disapprovarli , altro il ricusare i sacramenti della Chiesa indistintamente a quelli che fanno uso di questi sollazzi . 7 . Quel sacerdote che prudentemente giudica , che , usando molto rigore , riuscirebbe a far scomparire dalla sua parrocchia i balli , può sospendere od anche negare l ' assoluzione a quelli che accorrono ai balli , imperocchè se v ' ha chi non pecca mortalmente in queste danze , tuttavia , favorendole , o ostacolandole l ' abolizione , non fanno che apprestar lacci ad altri , e perciò , sotto questo rispetto non vanno facilmente immuni da grave peccato . 8 . Se poi nessuna speranza ci fosse di toglier di mezzo questi balli , come bene spesso avviene , una soverchia severità nuocerebbe alla salvezza delle anime . Infatti , molte persone pensano essere questi sollazzi leciti , o non gravemente illeciti , e rifiutano perciò di astenersene , sacrificando ad essi anche la confessione , la Eucarestia e le sacre funzioni . Sciolti in allora d ' ogni freno , s ' ingolfano in ogni genere di esiziali dissolutezze : e se inoltre v ' ha in queste persone ignoranza , corruzione , abitudini con uomini perduti , pregiudizi contro la religione e i suoi ministri , allora indurano sempre più nella perversità e non si correggono più : spesso nel matrimonio si comportano indegnamente , scandalizzano i domestici , educano male i figli , e così l ' empietà si sviluppa , e la depravazione dei costumi aumentando ognor più , non lascia loro via alcuna per fare il bene . Date queste circostanze , devonsi trattare benignamente i penitenti che assistono alle danze , stornarli da questi pericoli colla persuasione e colle preghiere , dare ad essi salutari consigli in proposito ; se mai ricadessero , redarguirli paternamente , differire l ' assoluzione ; e riconosciuti finalmente contriti , benchè non siano ancora immuni di ogni peccato , assolverli , ammetterli alla comunione almeno alla Pasqua : in tal modo , si provvede più efficacemente alla loro salute e si fa del bene alla religione . Dai suesposti principii scendono queste conseguenze che qui notiamo , cioè : 1 . Ove le danze sono in uso e reputansi lecite ovvero cose indifferenti , non sono da proscriversi pubblicamente ; è permesso tuttavia predicare contro i peccati che soglionsi in esse commettere , facendolo però con caste parole affine di non offendere menomamente le orecchie pudiche dello uditorio . Conviene altresì parlare con molta cautela delle persone che frequentano quelle riunioni o che le tengono in propria casa ; non devono perciò essere queste notate di infamia . E , prudentemente , non devonsi mettere in pubblico tutti coloro che ballano o che ai balli assistono , e dire che essi non sono ammessi , per questo motivo , alla comunione pasquale 2 . Il confessore non può dunque respingere indistintamente tutti coloro che non vogliono rinunciare affatto alle danze , peraltro oneste ; come non può tutti assolverli senza differenza alcuna , Perciò , deve ben bene pesare tutte le circostanze dei balli , circostanze di luogo , di tempo di durata , di persone astanti , dal pericolo a cui i penitenti si espongono , ecc . ecc . 3 . Coloro che tengono pubblici balli , ove convengono giovani d ' ambo i sessi senza distinzione alcuna , come sogliono fare molti per mestiere , non possono essere assolti ; per la ragione che tali riunioni si reputano semenzai di vizii e di corruttele ; e l ' esperienza lo prova . Per lo stesso motivo , non possono essere ammessi alla assoluzione i suonatori che presenziano i danzatori in questi balli , a meno che non promettano di abbandonare questo loro mestiere . 4 . Non devono essere trattati colla stessa severità coloro che , per straordinari divertimenti celebrati per ordine della pubblica autorità , o abbiano prestato la loro casa , o procurato i suonatori , o , suonando essi stessi , abbiano assistito alle danze : e ciò perchè , se pure ne risulta un pericolo , vi ha ragione sufficiente per ammetterlo , e per esimere , se non da peccato veniale , certo da peccato mortale . Del resto , i parroci e i confessori devono prudentemente dissimulare ciò che , in questi casi , non possono impedire . 5 . Io non credo poi rei di peccato mortale quelli che , soltanto qualche volta durante l ' anno , per esempio , nella epoca della messe , nei giorni della vendemmia sogliono offrire balli alla famiglia , ai vicini , o ai lavoratori . Li biasimerei , ma alla comunione pasquale li assolverei : egualmente mi comporterei coi suonatori ; e a più forte ragione con loro che , senza uno speciale pericolo , avessero , in questi casi , danzato . 6 . Nè vorrei rigorosamente negare l ' assoluzione a tutti quelli che , nelle pubbliche feste da ballo , danzano qualche volta . Vi possono essere delle ragioni che scusano , non da ogni peccato , ma dal più grave , il peccato mortale per esempio , se un giovane si esponesse , non danzando , alla derisione dei compagni , o se una ragazza venisse sprezzata dal suo fidanzato quando rifiutasse di danzare , per lo contrario , non ammetterci scusa per quei suonatori che in queste pubbliche feste da ballo fanno professione di suonare , perciocchè , senza una giustificazione sufficente , favoriscono in molti l ' occassione di peccare . 7 . Credo che non si possa assolvere , nemmeno a Pasqua , quegli che vogliono frequentare di giorno e di notte pubblici balli , perchè espongorsi a pericolo evidente , e infatti l ' esperienza ci dice che costoro sono quasi tutti gente corrotta . Non sarà fuor di proposito riferire qui parola per parola la decisione che il dottissimo e sapientissimo Tronson , consultato da un vescovo sulla questione dei balli , emise il 29 maggio 1684 , relativamente alle ragazze che vogliono danzare . Così egli si esprime : «1 . I confessori devono stornare , per quanto lo possono , le loro penitenti dalla danza , soprattutto se a danzare vi sono dei giovani : 2 . Devono negare ad esse l ' assoluzione , se il ballo è per esse un ' occasione di peccato , sia in causa di cattivi pensieri o d ' altro , e se esse non vogliono promettere di astenersene , : 3 . Se poi il ballo non è per esse un ' occasione di peccato , e se non e in alcun modo scandoloso , stenterei molto a condannare i confessori che dessero ad esse l ' assoluzione , supposto che il vescovo non abbia espressamente vietato di darla ; 4 . Siccome molto spesso vi ha pericolo nella danza e avviene sovente che quelle ragazze stesse a cui non è occasione di peccato , vi si affezionano , i confessori possono dar loro per penitenza di astenersene per un tempo più o meno breve , secondochè essi le troveranno più o meno disposte , e secondo la necessità del caso ; o rifiuterassi loro l ' assoluzione , se esse non voglion promettere di astenersene . Ad ogni modo , credo che in questi casi sia sempre necessaria molta prudenza . » Il pio dottore dice allo stesso vescovo che , imbattendosi egli in tali difficoltà , soleva seguire prudentemente il consiglio che S . Agostino dava al vescovo Aurelio , pur deplorando le gozzoviglie che in Africa erano frequenti nei cimiteri col pretesto di celebrare col cibo e colle bevande la memoria dei martiri : « ( Epist . 22 , t . 2 . p . 28 ) . Non è certamente , per quanto io penso , colle asprezze , colle durezze , nè con modi imperiosi che si ponno togliere quegli inconvenienti : ma più coll ' insegnare che col comandare , più consigliando che minacciando . È così infatti che bisogna agire coi più : la severità non può esercitarsi che contro ben pochi peccatori . » Cajetano e Azor insegnavano che i balli non dovevansi proibire nei giorni domenicali e festivi , perchè essi non erano infine che segni di letizia , e perchè specialmente se fatti sotto la sorveglianza del pubblico , non implicavano alcun pericolo ; di più , perchè essi aprivano l ' adito a matrimonii , e perchè , specialmente nelle campagne , tolto questo svago , si correva incontro a un maggior pericolo , a quello cioè dell ' oziosità , dei colliquii intimi e dei propositi insidiosi . Più rettamente giudica Sylvius , t . 3 , p . 801 : « Non doversi inibire le danze ai contadini , come se , ciò facendo , dovessero essi peccare mortalmente : doversi invece con buoni consigli e colla persuasione dissuaderli , facendo loro vedere che il più delle volte da quelle danze nascono molti peccati , ancorchè fatte in pubblico ; né è facile evitare i falli , permettendole . » E questo è pure il sunto della nostra dottrina . Ciò che abbiamo detto dei balli salve le proporzioni é a dirsi pure dei notturni convegni , volgarmente detti veglie o veglioni . Tuttavia , in questi non ci sono generalmente tutti quei pericoli che si riscontrano invece in certi altri balli . Del resto , per giudicare rettamente gli uni e gli altri conviene ben ponderare tutte le circostanze ; se essi hanno luogo fra parenti , fra vicini , fra amici fra persone costumate , sono certamente assai meno pericolosi : guardiamoci bene adunque da una soverchia indulgenza come da una soverchia severità ; atteniamoci sempre ad un giusto mezzo . § IV . Degli spettacoli . Tutti ammettono che gli spettacoli non sono per sè stessi un male , perciò si videro un tempo rappresentate delle tragedie anche nei collegi religiosi . Se le produzioni teatrali dunque non fossero invereconde , nè atte ad accendere la libidine , si potrebbero rappresentare , e a più forte ragione , si potrebbe assistere ad esse . Ma essendo esse generalmente pericolose , o in sè stesse , o per le conseguenze che ne derivano , conviene stabilire delle norme pratiche . I . Quelli che compongono o rappresentano commedie notabilmente sconcie , peccano assolutamente di grave peccato , in causa dello scandalo dato , benchè da essi non voluto : così anche i teologi non sospetti di severità come S . Antonino , Silvestro , Angelo , Sanchez , S . Liguori ecc . Nè può essere addotto , come ragione scusante , il grosso lucro che da esse se ne ritrae , imperocchè in allora non si capirebbe più perchè non fosse egualmente scusata la prostituzione . II . E ' pure peccato mortale incoraggiare commedie notevolmente oscene col danaro e con gli applausi in teatro , perchè in questi casi c ' è positiva cooperazione a cose mortalmente peccaminose . Così pensa , contrariamente a qualche teologo , S . Liguori , l , 3 . n . 427 , il quale attesta di aver mutato parere dopo di essere stato di opinione contraria . III . Ordinariamente , anche chi scrive commedie e tragedie non molto oscene o le rappresenta in teatro , pecca di peccato mortale , in causa del pericolo annesso a queste rappresentazioni , o dello scandalo che da esse deriva . Perciò gli attori e le attrici furono nel Concilio d ' Arles ( anno 314 can . 5 ) , scomunicati , e , « almeno in Francia , » vennero fin qui considerati come infami : perciò ricusati ad essi i sacramenti della Chiesa , anche negli estremi di vita , a meno che non promettano di rinunciare alla loro professione . Ho detto almeno in Francia perchè in Italia , in Germania , in Polonia ed in altri , paesi , non vengono esclusi dai sacramenti della Chiesa coloro , uomini e donne , che prendono parte a rappresentazioni teatrali ; ma è libero ai confessori di accoglierli o respingerli a seconda della natura della rappresentazione scenica a cui avranno partecipato . IV . Lo assistere a scene teatrali notevolmente sconcie , è peccato mortale in causa di pensieri libidinosi che esse suscitano . Ciò è evidente : se poi ciò avvenga per sola curiosità o per vano sollazzo , stimasi sia soltanto un peccato veniale purchè non v ' abbia pericolo di acconsentire alla lussuria ; ma questa opinione è troppo indulgente e deve invece reputarsi un peccato mortale , sia per la ragione dei pericolo , dello scandalo , e della cooperazione che si presta ad un ' azione mortalmente cattiva . V . Ma se le produzioni teatrali non sono notevolmente oscene , ne rappresentate in modo osceno , non è peccato mortale l ' assistere ad esse , semprecchè non v ' abbia uno speciale pericolo e scandalo . L ' azione dell ' assistere a coteste rappresentazioni non può essere peccato mortale , se non in quanto essa cooperi a far abbracciare la professione d ' attore : ora , il semplice assistervi escluso lo scandalo non è certo un cooperare a far degli attori . Così Sanchez , S . Liguori e in generale i teologi stranieri . Non ci sarebbe peccato alcuno , se una causa ragionevole di necessità , di utilità o di convenienza sociale persuadesse qualche persona ad assistere a spettacoli non osceni , nè gravemente pericolosi in sè , imperocchè c ' è sempre qualche sufficiente ragione di scusa là dove non si può che molto indirettamente a far peccare altrui o , se si espone sè medesimi in qualche pericolo , è un pericolo molto lontano . A simili spettacoli possono assistere senza peccato : 1 . Le donne maritate , purchè ciò non dispiaccia ai loro mariti ; 2 . I domestici e le domestiche , per servizio dei loro padroni ; 3 . I figli e le figlie di famiglia , se tale è la volontà dei loro parenti ; 4 . I soldati e i magistrati , incaricati di vegliare al mentenimento del buon ordine ; 5 . I re e i principi , affine di conciliarsi l ' affetto dei loro sudditi ; 6 . Le persone che seguono il principe , ecc . Tutti costoro non peccano , ma ad una condizione , cioè che assistano agli spettacoli senza intenzioni lubriche e senza acconsentire a emozioni voluttuose , caso mai insorgessero . Contro gli spettacoli scrissero espressamente il Principe De Conti , Nicole , Bossuet , Desprez - De - Boissy : li hanno pure condannati , l ' autore dell ' opera intitolata : « CONTE DI VALMONT « Tromageau , Pontas e quasi tutti i nostri teologi . Lo stesso G . G . Rousseau , in una lunga ed eloquente lettera a D ' Alembert , li biasimò fortemente . Molti altri si potrebbero citare , come Racine , Bayte , La Mothe , Presset , Riccoboni , i quali enumeravano tutti i pericoli del teatro , e , dolenti di avervi cooperato , opinavano che gli spettacoli potevano abolirsi . Non intendiamo certamente opporsi a tanti uomini illustri , nè vogliamo in modo alcuno sostenere ch ' essi errarono o che furono troppo rigorosi nella loro condanna ai teatri . Diremo volentieri con P . Alessandro ( l . 40 , in-8° , p . 358 ) » La frequenza agli spettacoli e alle commedie è pericolosa alla castità , e nociva in molte guise all ' anima : talchè un cristiano può appena appena assistervi senza peccare . » Essendo gli spettacoli pericolosi , ne consegue direttamente che si deve avere ogni cura per allontanare i cristiani , ma non ne deriva perciò che tutti coloro i quali vi intervengono anche senza una causa scusante , pecchino mortalmente e sieno indegni di assoluzione . Quegli che colle parole o cogli scritti intendono provvedere alla integrità dei costumi o difenderla , esaminino bene ciò che v ' ha di lecito e d ' illecito nei divertimenti teatrali ; espongano diffusamente le circostanze dalle quali provengono conseguenze perniciose ; e raccolgono molte testimonianze di S . Padri , di Concilii e di dottori , a conferma della verità che inculcano . Ora stabiliamo le norme pei confessori . Per quanto è possibile dobbiamo distinguere il peccato mortale dal veniale , imperciocchè chi è reo di peccato mortale deve essere trattato molto diversamente da chi si è macchiato soltanto di peccato veniale . Io non assolverei : 1 . Gli attori e le attrici , nemmeno negli estremi di vita , a meno che non rinneghino la loro professione ; 2 . Gli scrittori che compongono opere piene di illeciti amori , da rappresentarsi in teatro ; 3 . Quelli che direttamente cooperano alle rappresentazioni teatrali , come le cameriere che abbigliano le attrici , e coloro che fanno professione di vendere , noleggiare o fabbricare bastimenti destinati al solo uso dei teatri ; 4 . Quelli che , assistendo alle rappresentazioni sceniche , dànno grave scandalo , come sarebbero tutte quelle persone che godono riputazione di cristiane virtù , a meno che non vi sieno spinte da grave necessità ; 5 . Quegli che , per proprie circostanze personali , si mettono in un grave pericolo di lussuria ; 6 . Quelli che , senza un ragionevole motivo di scusa , intervengono con frequenza a tali divertimenti , benchè non incorrano in grave pericolo nè diano scandalo , imperocchè una simile abitudine non può conciliarsi colla vita cristiana ; Assolverei , per lo contrario , e ammetterei alla comunione pasquale : 1 . Quelli che ponno dare al peccato un motivo sufficiente di scusa ; 2 . Quelli che qualche volta soltanto , o solo in determinate citcostanze , assistono a spettacoli in sè stessi non notabilmente disonesti , semprecchè non vi abbia pericolo , nè scandalo ; 3 . Quelli che cooperano alle rappresentazioni teatrali soltanto in modo lieve e indiretto , per esempio , facendo pulizia nel teatro , restaurando un edificio , ecc . , ecc . Del resto , in molti paesi stranieri i confessori non negano l ' assoluzione a quei penitenti che alle produzioni teatrali , che ordinariamente si rappresentano , vi assistono per mera curiosità o per sollievo , e senza gravo pericolo : nè la negano egualmente a coloro che cooperano a rappresentazioni sceniche nè direttamente nè indirettamente oscene . S . Francesco di Sales , pur confessando che gli spettacoli sono , come i balli , pericolosi ; crede non pecchino coloro che vi assistono senza emozioni disordinate . Leggesi nella sua Introduzione alla vita devota ( 1 parte , c . 23 ) : « I giuochi , i balli , i festini , le pompe , commedie non sono , in sè stesse , cose cattive , anzi sono indifferenti , potendo esse esser fatte tanto convenientemente quanto no , ma ad ogni modo implicano sempre un pericolo : e il pericolo diventa tanto più grave quanto più s ' affeziona ad esse . Io dico dunque , o Filoteo , che ancorchè sia permesso giuocare danzare , adornarsi , assistere a commedie oneste , banchettare ; nondimeno , l ' affezionarsi a queste cose , è contrario alla vita devota , e grandemente nocevole e pericoloso . Il male non istà in esse , ma sta nell ' affezione che ad esse si può portare . » E noi , nella nostra dottrina circa i balli e gli spettacoli , non ci allontaneremo dai principii trasmessici da un tanto pio maestro . Si domanda : Che deve dirsi dei commedianti e dei loro spettacoli ? R . Circa i commedianti e i loro spettacoli , così scrive S . Tomaso , 2 , 2 , q . 168 , art . 3 , al 3 : « Fra le cose utili al consorzio umano possono collocarsi alcune lecite occupazioni . La professione di commediante , allorchè serve a procurare un sollievo agli uomini , non è , in sè stessa , illecita ; e i commedianti non sono in istato di peccato , ogniqualvolta usino moderatamente della loro arte , cioè , non usino parole o atti illeciti non facciano servire l ' arte a cose indebite , nè la usino in circostanze non permesse . Da ciò segue che coloro i quali moderatamente li retribuiscono , non peccano , imperocchè non fanno che dare una mercede al loro lavoro . Ma quelli che sciupano in tali cose il loro avere , o aiutano in qualche modo commedianti che rappresentano cose illecite , peccano , imperocchè diventano fomentatori di peccato . » A questa opinione di S . Tomaso , sottoscrivono altri teologi . Ora , se la professione di commediante non è , per sè stessa , illecita , a più forte ragione non è peccato o almeno non è mortale , assistere per curiosità a quei divertimenti dei commedianti che , in sè stessi , non sono osceni nè nuocciono direttamente . Dicasi lo stesso degli spettacoli che si fanno col mezzo di animali , per esempio cavalli , ecc . Importa nondimeno guardar bene di non dar scandalo come avverrebbe ordinariamente se un religioso , un monaco , un prete assistesse a tali divertimenti , specialmente in presenza di laici ; ovvero se il divertimento fosse meno che onesto , o se i commedianti o giuocatori si esponessero a pericoli di morte , come non di rado avviene nei giuochi equestri . CAPO V . Delle cause , degli effetti e dei rimedii della lussuria . § I . Delle cause della lussuria . Le principali e più frequenti cause dei peccati di lussuria sono : 1 . L ' intemperanza nel mangiare e soprattutto nel bere . « Il vino è cosa lussuriosa e l ' ubriachezza è turbolenta chiunque si diletterà in queste cose , non sarà saggio » ( Prov . 20 , 1 ) ; « Non inebriatevi di vino , perchè eccita alla lussuria » ( Agli Ef . 5 , 13 ) ; « Lascivia e lussuria sono convesse alla ghiottoneria » (Tertull., lib , del dig . ) L ' esperienza conferma quest ' opinione . 2 . L ' oziosità che « insegna molte cose cattive » ( Eccl . 33 , 29 ) ; il dormir troppo ; la morbidezza o il tepore del letto ; i giuochi gli allettamenti e le delizie della vita . 3 . La famigliarità fra persone di diverso sesso , anche sotto pretesto di matrimonio ; gli sguardi , i toccamenti , gli abbracci , i colloquii teneri giusta queste parole dell ' Ecclesiastico , 9 , 11 : « Molti diventarono reprobi perchè s ' invaghirono delle bellezze della moglie altrui , le di cui parole infiammano come il fuoco . » 4 . Le danze , le commedie ed altri spettacoli profani ; le letture di libri osceni , i romanzi , i turpiloqui , le canzoni amorose ; l ' abbigliamento immodesto o lussureggiante ; il frequentare le bettole : tutte cose che come dice Tertulliano , « sono indizii di una castità morente . » § II . Degli effetti della lussuria . S . Tomaso , ( dopo S . Gregorio ) dà alla lussuria otto figlie , 2 , 2 , q . 153 , art . 5 , che sono : Relativamente all ' intelletto . 1 . La cecità di mente , di cui lo stesso Salomone ci offrì un terribile esempio : 2 . La sfrenatezza , per la quale l ' uomo commette sconvenienze , senza riflettere , senza deliberare ; 3 . La sconsideratezza , la quale fa giudicare erroneamente lo scopo che si propone o i mezzi per conseguirlo ; 4 . L ' incostanza , per la quale , chi si è dato alla lussuria vuole e non vuole come il poltrone ( Prov . 13 , 4 ) , e non sa persistere generalmente nel proposito di una vita migliore Relativamente alla volontà , le figlie della lussuria , secondo S . Tomaso , sono : 1 . Un disordinato amore di sè stesso , in forza del quale il libidinoso ripone il suo ultimo scopo nelle voluttà della carne , e tutti i suoi pensieri dirige a conseguirle ; 2 . L ' odio a Dio , il quale proibisce i peccati contro la castità e li punisce con gravissime pene ; 3 . L ' affezione al mondo , ove sono quelle voluttà che il lussurioso si propone come scopo della vita ; 5 . Orrore alla vita futura , ove sa che egli non potrà godere piaceri lascivi , ma dovrà subire invece acerbissimi dolori . Quest ' orrore lo fa disperare della felicità eterna imperocchè gli sembra impossibile ch ' ei possa rinunciare mai alle terrene voluttà . Quelli che giungono a questa disperazione si abbandonano poi ad ogni genere di lussuria . Per ciò S . Paolo agli Ef . 4 , 19 : « I disperati si sono dati in balía alla impudicizia e ad impurità di ogni fatta , » e Davide Sal . 9 , 26 : « Ai loro occhi , Dio non esiste piú : tutte le loro vie sono , in ogni tempo , insozzate . » E ' come s ' egli dicesse , scrive Syilvius t . 3 , p . 821 : « Rigettato ogni timore ed ogni rispetto a Dio , conducono una vita impurissima . » Oltre queste conseguenze morali , altre ve n ' hanno corporali , che già indicammo , senza contare le orribili malattie veneree ( così chiamate da Venere ) , le quali tengono sempre dietro all ' abuso dei piaceri di lussuria . § III . Dei rimedii ai peccati di lussuria . Innanzi tutto è necessario levar via le cause già enunciate , di cotesti peccati . Di più , devonsi specialmente prescrivere i seguenti rimedii . 1 . La preghiera frequente e fervorosa .. « Vedendo che io non poteva in altro modo essere continente , se non che rivolgendomi a Dio , ... andai a Lui e lo pregai . » ( Sap . 8 , 21 ) . 2 . La lettura di libri di devozione , la meditazione sulla passione di Cristo e sui supplizi riserbati ai libidinosi nell ' altra vita . « Qualunque cosa tu imprenda a fare ricordati dell ' ultimo tuo fine , e non peccherai mai » ( Eccl . 9 , 40 ) . 3 . Non coltivare il corpo con delicatezze o con lusso . « Le iniquità di Sodoma furono la superbia , la sovrabbondanza degli alimenti e l ' ozio » ( Ezech . 16 , 49 ) . 4 . Custodire i sensi e specialmente quello della vista . « Non guardare le fanciulle , se non vuoi che la loro bellezza ti faccia cadere in iscandalo . » (Eccles.) . 5 . Fuggire l ' ozio ed evitare con cura le tentazioni . « Chi ama il pericolo , in esso perirà . » ( Eccles . 3 . 27 ) . Procurino dunque i parenti che i fanciulli di sesso diverso , sieno pure fratelli e sorelle , non giacciano nello stesso letto , imperocchè l ' esperienza ammaestra che ció è pericoloso alla castità . 6 . Mortificare la carne e digiunare , imperocchè i contrarii si guariscono coi contrarii . » Non si caccia questa specie di demonii se non colla preghiera e col digiuno . » ( Mat . 17 , 20 . ) 7 . Fare elemosine ed altre opere di carità , colle quali si impetrano da Dio copiose grazie . 8 . Accostarsi frequentemente e con devozione ai sacramenti della Penitenza e della Eucarestia . 9 . L ' assiduità a mettersi al cospetto di Dio e a ricordarsi dell ' Eternità . 10 . La residenza alle prime lusinghe della voluttà , dirigendo il pensiero ad altro oggetto , e meglio , se sia un oggetto santo . « Resistete al demonio , ed egli fuggirà . » ( Jac . 4 , 7 ) . 11 . Sentire i consigli d ' un prudente confessore , e per quanto è possibile , del proprio confessore ordinario ; il quale suggerirà rimedii proporzionati al male e idonei maggiormente a vincere le tentazioni . PARTE SECONDA SUPPLEMENTO Al trattato sul matrimonio Sono molte le questioni gravissime ad uso quotidiano , risguardanti il matrimonio , che la prudenza comanda di non trattare in un pubblico Corso di Teologia . I preti , tuttavia , che stanno per assumere il formidabile incarico di dirigere le anime , non devono ignorarle , e perciò è nostra abitudine di proporle e svolgerle ai nostri diaconi . Codeste questioni possono generalmente ridursi a due : 1 . Dell ' impedimento per impotenza . 2 . Del debito conjugale . QUESTIONE I . Dell ' impedimento per impotenza . È questo un argomento , impudico , osceno , e spesso pericoloso : ciò che noi , stretti dalla necessità , stiamo per dire , non dev ' essere letto se non per motivi puri e con retto scopo , affine di poter ben distinguere lebbra da lebbra , applicare al male rimedii convenienti , dar saggi consigli , difendere le anime dal lezzo di turpi vizii e toglierle da esso . In questo genere di studii risiede quasi sempre qualche pericolo ; ma quelli che vi si dedicano per sola necessità , possono fiduciosamente attendersi soccorsi divini , i quali daranno ad essi la vittoria contro le tentazioni , devono perciò richiamarsi spesso alla mente ch ' essi sono al cospetto di Dio che scruta tutti i loro pensieri , e devono altresì dirigere alla Vergine Beata la breve e pia orazione , che esponemmo nel principio di questo libro . NOZIONI PRELIMINARI É essenziale al matrimonio la sua consumazione . La consumazione avviene colla emissione del seme del marito nella vagina naturale della moglie , ovvero coll ' unione del marito e della moglie in guisa che diventino una sola e medesima carne , giusta le parole della Genesi , 2 , 24 : « E saranno due in una stessa carne . » Quando il marito sia penetrato nella vagina della sua donna e vi abbia versato dentro il seme , il matrimonio reputasi consumato , sia che la moglie abbia o no emesso il suo succo venereo , cosa d ' altronde che non si può accertare , e che non è assolutamente necessaria alla fecondazione nè alla consumazione , come molti asseverano . La impotenza dunque altro non è se non la incapacità a consumare , nel modo suesposto , il matrimonio . Perciò , coloro a cui manca un testicolo solo , non sono impotenti , perchè possono penetrare nella vagina della donna ed emettere il seme prolifico . Egualmente , non si devono ritenere impotenti i vecchi , ancorchè decrepiti , imperocchè si son visti degli uomini a cent ' anni procreare dei figli con donne giovanissime . Le mogli dette sterili non si possono , per questo motivo , dichiarare impotenti , perchè ciò non ostante , potrebbero ricevere benissimo dai mariti , che s ' introducano nella loro vagina il seme spermatico , benchè poi non lo trattengano , o per qualsiasi altra causa , non restino fecondate . Se il seme si versa nel vaso genitale , l ' atto matrimoniale è compito , e l ' impotenza non esiste punto , ancorchè , per caso , non abbia luogo il concepimento . Sono per lo contrario impotenti quei vecchi i quali sono così debilitati che non possono penetrare nella vagina , e così decrepiti da non ejaculare umore spermatico : ciò è evidente . Dicasi egualmente di chi è privo d ' entrambi i testicoli o li ha totalmente schiacciati , imperocchè in questo caso non possono dare seme prolifico . Distinguonsi molte specie d ' impotenza , cioè , la naturale e l ' accidentale , l ' assoluta e la relativa , la perpetua e la temporanea , l ' antecedente e la susseguente . L ' impotenza naturale è quella che procede da causa naturale e intrinseca , per esempio , nell ' uomo , da freddezza impassibile la quale non permette un sufficiente eretismo , ovvero da eccessivo ardore che fa ejaculare lo sperma prima che avvenga l ' accoppiamento carnale , oppure dalla mancanza del membro virile o dei testicoli . Nella donna , un grande ristringimento delle parti genitali , talchè sia impedito all ' uomo di penetrare nella vagina : caso che avviene di frequente . L ' impotenza accidentale è quella che proviene da causa estrinseca , cioè , da un maleficio del demonio , sia nell ' uomo sia nella donna : nell ' uomo , quando il demonio gli fa intirizzire i nervi mentre sta per compiere l ' atto conjugale ; nella donna , quando il demonio stesso le ristringe la vagina o la turba nella fantasia in guisa che al marito non è possibile l ' accoppiarsi a lei , ovvero quando essa rende impossibile l ' accoppiamento perchè , mentre si sta per compierlo , un subitaneo odio la infiamma contro il marito , e va in escandescenze . L ' impotenza assoluta è quella che rende una persona impotente con qualsiasi altra : tale è l ' uomo a cui manchino entrambi i testicoli , o che sia affatto insensibile . L ' impotenza relativa è quella che verificasi con questa o quellla persona , ma non con tutte ; per esemipio , una donna può essere di vagina troppo stretta per un uomo , e non per un altro ; l ' uomo può essere sotto l ' influenza di qualche personale maleficio , ovvero può sentirsi indifferente per una giovane e non per un ' altra . L ' impotenza perpetua è quella che non può essere guarita col decorrere del tempo , nè con rimedii naturali e leciti , nè colle consuete preghiere della Chiesa , ovvero come dicono altri non può essere tolta che col mezzo d ' un peccato , col pericolo della morte , o con un miracolo . L ' impotenza è temporanea invece se può esse tolta con qualcuno dei detti mezzi , cioè , col decorrere del tempo , con un rimedio naturale e lecito , o colle consuete preghiere della Chiesa . L ' impotenza chiamasi antecedente , se precede il matrimonio ; e susseguente , se viene dopo . Ciò detto , domandasi se l ' impotenza e quale impotenza sia un impedimento dirimente ( ) del matrimonio . PROPOSIZIONE . È impedimento dirimente del matrimonio quella sola impotenza che è antecedente , e perpetua , sia poi assoluta o relativa . PROVA : I . La sola impotenza antecedente ; perchè ogni contratto diventa nullo , quando non si può dare la cosa promessa , venendo a mancare in questo caso l ' oggetto del contratto stesso : quegli che è afflitto da impotenza antecedente e perpetua , non può dare ciò che ha promesso : promise l ' accoppiamento carnale e naturale , che è scopo nel matrimonio , ed egli , nel caso nostro , non lo può consumare . La cosa stessa viene provata dal Diritto ecclesiastico al titolo : « Degli insensibili e dei maleficiati » ( Decret . 1 , 4 , tit . 15 ) e dalla Bolla di Sisto V Cum frequenter , anno 1587 . Questo impedimento essendo nel diritto della natura non può da alcuna autorità essere tolto con dispenza . II . La sola impotenza antecedente e perpetua , sia assoluta o relativa , è impedimento dirimente del matrimonio , imperocchè nè la impotenza conseguente nè la temporanea possano annulare il matrimonio . 1 . Non la impotenza conseguente , imperciocchè è cosa indubitata che , contratto una volta validamente il matrimonio , è per sua istituzione perpetuo ; 2 . Non la impotenza temporanea , perchè l ' essenza del matrimonio non sta nell ' uso attuale di esso ; e gli sposi , promettendosi fede conjugale , non determinano un tempo alla consumazione del matrimonio . Basta dunque che sia possibile una consumazione avvenire , a meno che , per caso , il consenso di uno degli sposi non dipendesse realmente dalla immediata possibilità dell ' atto matrimoniale . Gli infermi e gli stessi moribondi possono validamente contrarre matrimonio , benchè sieno incapaci all ' accoppiamento immediato . Dicesi lo stesso di coloro i quali , in causa di un ' eccessiva ardenza di natura , emettono il seme prima di penetrare nella vagina della donna : Cabassut osserva ( lib . 3 , cap . 15 , n . 2 ) che essi possono aver speranza che i loro sforzi non saranno sempre inutili . Ho detto , sia essa assoluta , o relativa , perchè il matrimonio si contrae con una persona determinata ; e se con questa persona esso non può essere consumato , è nullo . Benchè questo impedimento non si trovi nel Codice civile ( francese ) , è indubitato che i tribunali pronuncierebbero in questi casi le nullità del matrimonio se si verificasse l ' impotenza antecedente e perpetua . Così fu sempre giudicato tanto nel foro civile quanto nel foro ecclesiastico E così insegna Delvincourt . t . I , p . 403 , difendendo in questo senso con tutte le sue forze una Sentenza delle Corte d ' Appello di Treves , 27 gennaio 1808 . Toullier , t . I , n . 525 sostiene calorosamente che questa Sentenza è contraria allo spirito del Codice ; e dichiara che una donna possa ottenere dai giudici Sentenza annullante il matrimonio per impotenza accidentale e manifesta del marito ; per esempio , se fosse dimostrato ch ' esso era eunuco prima del matrimonio ; e prova il suo assento coll ' art . 312 Cod . Civ . , nel quale si stabilisce che il marito può non riconoscere un figlio partorito da sua moglie , se prova ch ' egli era assente all ' epoca del concepimento , o che per qualsiasi altro accidente non poteva aver contatto carnale con essa . In quanto a noi , dobbiamo specialmente trattare di ciò che riguarda il loro interno della coscienza , e sotto questo rispetto , non poche sono le difficoltà che offre questa materia . Le riferiremo per ordine , e ci studieremo di risolverle secondo le nostre forze . Si domanda : I . Se un uomo e una donna , consapevoli tutti due d ' essere entrambi impotenti , possono contrarre matrimonio coll ' intendimento di prestarsi un vicendevole soccorso e di conservare una perpetua castità . R . Sanchez e molti con esso ; l . 7 , disp . 97 , n . 13 , affermano ciò essere lecito , e si adoperano nella seguente maniera a provare il loro asserto : Quelli che contrassero matrimonio con tale impotenza , possono abitare assieme come fratello e sorella , escluso che sia ogni pericolo di peccato ; dunque , a pari motivo , se ragionevolmente essi non temono un tale pericolo , possono , anche colla consapevolezza della impotenza , contrarre matrimonio coll ' intendimento di aiutarsi mutuamente . Così la Beata Vergine e S . Giuseppe contrassero un vero matrimonio colla espressa intenzione di non usare l ' accoppiamento carnale . Ma gli altri Dottori negano generalmente che ciò sia lecito , imperocchè , dicono , non v ' ha dubbio che questo matrimonio , se non potesse mai essere consumato , sarebbe nullo ; contrarre volontariamente un matrimonio nullo , sarebbe una vera impostura , una profanazione del sacro rito , e per conseguenza un sacrilegio : tali connubii dunque non devono essere mai permessi . In quanto all ' esempio addotto , negano la parità di circostanze , imperocchè il matrimonio fra la Beata Vergine e S . Giuseppe era un matrimonio valido . Si domanda : 2 . Che deve farsi se non si è sicuri che l ' impotenza sia antecedente o susseguente al matrimonio ? R . Siccome noi qui non dobbiamo trattare la cosa che sotto l ' aspetto del foro interno , devesi giudicare a seconda della dichiarazione del penitente : se il penitente dice nettamente che c ' è e che ci fu sempre in lui impotenza a compiere l ' atto coniugale , devesi pronunciare la nullità del matrimonio . Si domanda : 3 . Hanno facoltà gli sposi di usare l ' atto conjugale , ove consti che uno di essi è impotente ? Nel foro esteriore si presume sempre , fino a prova contraria , che l ' impotenza accidentale sia venuta dopo il matrimonio . R . Gli sposi non hanno affatto in questo caso la facoltà d ' usare l ' atto conjugale , imperocchè l ' impotenza è , o antecedente , o susseguente , ; se è antecedente , il matrimonio è nullo , e perciò ogni atto venereo è vietato : se poi l ' impotenza è susseguente , non è più possibile consumare lo atto conjugale , e perciò gli sposi non devono darsi ad atti che non possono raggiungere lo scopo della consumazione , e , come lo diremo fra poco quando si parlerà dei toccamenti fra conjugi , peccano gravemente o leggiermente compiendoli . Si domanda : 4 . Che deve fare la moglie che sa dicerto essere il marito impotente e che ha avuto prole con un altro uomo , quando il marito , credendosi esso il padre della prole , vuole usare l ' atto conjugale ? R . Bisogna guardare bene se la moglie ritenga propria come certa nel marito una impotenza , che d ' altronde potrebbe anche essere dubbia . Ma supponendo che l ' impotenza sia certa , essa non deve prestarsi alle voglie del marito , dovesse anche , per questa ripulsa , cagionare a sè stessa un grave danno : assecondando , farebbe cosa intrinsecamente cattiva . In questa spiacevole ipotesi , essa deve ammonire il marito nel miglior modo che per lei si possa , affinchè esso si mantenga continente , adducendo , per esempio , il pretesto ch ' egli è vecchio , che ad essi basta il figlio che hanno , che essa non ama più l ' atto conjugale , ecc . ecc . E se un giorno il marito le sembrerà pienamente persuaso di ciò , essa gli potrà dire : « Affine di non essere vinti mai dalle tentazioni , nè stornati dal nostro proposito , ti prego , facciamo insieme voto di perpetua continenza . » Una volta emesso questo voto la moglie può star sicura ; essa potrà allora respingere il marito ogni qual volta ei volesse usare delle facoltà conjugali , e per mettersi essa al sicuro d ' ogni sospetto , addurrà il voto di continenza da entrambi emesso . La moglie tuttavia deve sempre rammentarsi dell ' obbligo ch ' essa ha di riparare al danno cagionato al marito e agli eredi avendo procreato un figlio spurio . Di ciò abbiamo parlato anche nel trattato sulla Restituzione . Si domanda : 5 . Che deve farsi quando non si sa bene se l ' impotenza sia temporanea o perpetua ? R . O si tratta di impotenza naturale ed intrinseca , ovvero d ' impotenza proveniente da maleficio . Nel primo caso , a meno che non si tratti di mancanza di parti genitali essenziali , soltanto i medici possono giudicare sulla natura e sulla durata di questa impotenza . Nell ' uomo i segni principali di essa sono : 1 . La deformità delle parti genitali , per esempio , una eccesiva grossezza , o una singolare piccolezza della verga . 2 . Una ineccitabilità di sensi , per cui non è possibile la emissione del seme prolifico ; 3 . Un ' avversione naturale ad ogni commercio carnale ed a qualsiasi cosa venerea ; 4 . Una cattiva conformazione dei testicoli . Nella donna , sono indicati due segni d ' impotenza , cioè : 1 . Una soverchia ristrettezza della vagina o un totale otturamento all ' utero ; 2 . Una cattiva posizione dell ' utero o della matrice . I canonisti e specialmente i vescovi devono anche giudicare della impotenza proveniente da maleficio ; essa può riconoscersi da questi indizii : 1 . Se la moglie , che d ' altronde ama suo marito , non vuole ch ' esso le si accosti carnalmente , persuasa ch ' egli non possa con essa compiere l ' atto conjugle ; 2 . Se gli sposi , benchè , s ' amino a vicenda s ' accendono subitamente d ' odio fra loro e inorridiscono , allorchè stanno per congiungersi carnalmente . 3 . Se al marito , che pure non è impotente con altre donne , non gli è possibile compiere l ' atto conjugale colla moglie , con tutto che essa non sia , nè di vagina stretta nè opponga resistenza alcuna . Checchè dicano alcuni , l ' opinione dei quali giusta S . Tomaso , Supp . 9 , 58 , art . 2 procede dal germe dell ' incredulità o da mancanza di fede , è certo che l ' impotenza può provenire da maleficio : ciò ammettono molti Concilii , quasi tutti i Rituali , e così dicono tutti i teologi . Il Dirito canonico prescrive in questo caso le regole da seguirsi ( Decret . caus . 33 , 9 , I , c . 4 , e dec . l . 4 . tit . 15 . c . 6 e 7 ) . Molti autori ecclesiastici trattano espressamente questo punto , e dimostrano questa verità con solide ragioni : così , fra gli altri , Thiers , nell ' opera . Trattato delle superstizioni . Solo la Enciclopedia e gli scrittori della medesima scuola combattono , deridendola , questa dottrina della Chiesa . Dunque se il confessore s ' avvede della esistenza d ' indizî che indicano l ' opera del demonio . deve consultare il vescovo o i di lui vicarii generali . Ma deve star ben attento di non prendere le illusioni della fantasia per opere del demonio . Si domanda 6 . Che deve farsi se , fatte le indagini , esista nondimeno il dubbio ancora circa la perpetuitá della impotenza . R . Risulta da tutti i teologi e canonisti che la Chiesa concede in questo caso agli sposi un triennio affine di tentare la consumazione del matrimonio . Cosí le Decret . l . 4 , tit . 15 c . 5 e la pratica costante dei tribunali ecclesiastici , da Papa Celestino III almeno , in poi : ammettesi pure questa regola nel foro interno . I canonisti tuttavia non sono concordi sul cominciamento del triennio ; alcuni reputano che il triennio cominci dal giorno stesso della celebrazione del matrimonio ; altri dal giorno della sentenza del giudice . La prima opinione è la più comune , ed è quella che segue la Rota e , come chiaro appare , è la sola ammissibile nel foro interno . Se , durante il tempo concesso per l ' esperimento , avviene che per un notevole intervallo di spazio i conjugi non possano compiere atti venerei , sia in causa di lunga infermità o di lunga assenza , si deve , come credesi ordinariamente supplire a questo tempo perduto , imperocchè la Chiesa richiede un triennio , e in questo caso il triennio non sarebbe completo . Non dicasi lo stesso nel caso in cui i conjugi fossero impediti per una o due settimane soltanto , perchè questo breve tempo deve considerarsi un nonnulla rispetto a un triennio . Ove poi gli sposi abbiano contratto matrimonio subito dopo che uno di essi ha raggiunta la pubertà , e non possano consumare il matrimonio , il tempo dell ' esperimento deve computarsi , non dal giorno del contratto matrimonio , ma dal giorno della raggiunta pubertà , perchè , prima della piena pubertà , e sempre dubbio se la impotenza provenga da causa perpetua o piuttosto da debolezza di forze . Così Sanchez l . 7 , disp . 110 , n . 10 , Collator d ' And . Pontas , Collet , ecc . L ' età della pubertà perfetta è quella di 14 anni nelle femmine e di 18 nei maschi . Del resto , se , non ancora spirato il triennio d ' esperimento , i coniugi chiaramente si avvedono che la impotenza è perpetua , devono concludere che il matrimonio è nullo , e sono obbligati ad astenersi tosto da ogni atto venereo . Non si concede alcun tempo d ' esperimento a chi manca di qualche parte del corpo essenziale all ' atto coniugale , imperocchè in questo caso non c ' è più dubbio alcuno sulla nullità dello stesso . Si domanda : 7 . Quali sono le precauzioni che il confessore deve usare verso i coniugi e quali i consigli ch ' esso deve dare durante il tempo dell ' esperimento ? R . O la impotenza proviene da causa naturale , o da malificio : in entrambi i casi il confessore deve usare delle precauzioni e dare dei consigli . I . Deve esaminare se l ' impotenza , che si attribuisce ad una causa naturale , nasca da eccesso di libidine o da altre cause sanabili , perchè allora deve ricorrersi ai rimedii naturali , e i medici li possono indicare e prescrivere . Molte però sono le cause naturali che impediscono al marito l ' unione carnale colla moglie e che possono essere sormontate anche senza l ' opera dei medici ; per esempio , la deformità della sposa , il fiato puzzolente , la meschinità delle vesti , la sporcizia , l ' odio , il disprezzo ecc . Sono invece forti eccitanti alla consumazione del matrimonio , la bellezza , e tutte le qualità che rendono amabile una donna . Nel caso in questione , il prudente confessore deve innanzi tutto consigliare gli sposi che , in cosa di tanto momento e che riguarda la salute eterna d ' entrambi , si comportino , durante tutto il tempo dell ' esperimento , con buona fede e con pura intenzione , senza libidini disordinate , senza odio , senza tedio , nè disgusto , nè molestie , affine di potere di comune accordo trovare quelle posizioni di corpo o quegli espedienti che possono essere meglio adatti ad affettuare l ' accoppiamento carnale , o ad indurre la moglie a tenersi più pulita di corpo , e a comparire amabile presentandosi , per esempio , al marito con dolcezze e con ornamenti decenti ; cerchi insomma sono parole dello stesso Apostolo il modo di piacere al marito . II . Se l ' impotenza proviene da maleficio , v ' hanno anco in questo caso precauzioni da prendere , consigli da dare . Precauzioni del confessore : 1 . Non si attribuisca a maleficio ciò che spesso proviene « da verecondia e pudore , o da eccessivo amore , o dall ' odio irritato della moglie contro il marito che la sposò contro voglia « sono parole di Zachia , dottissimo medico , riferite da Collat . And . nell ' opera Del Matrimonio , tit . 2 . pag . 237 . 2 . Si esamini bene se l ' immaginazione sia viziata da pregiudizii o dai ciechi timori . V ' hanno per esempio dei contadini dei quali non sanno darsi all ' accoppiamento venereo pensando di dover vedere della carne nuda ; 3 . Non neghi ostinatamente il confessore che l ' impotenza provenga da maleficio , imperocchè si potrebbe temere che la sua ostinazione provenisse da un germe di incredulità . Data questa condizione di cose , il confessore deve consigliare gli sposi : 1 . Che facciano , con cuore contrito e umiliato , una piena confessione a Dio e al sacerdote di tutti i loro peccati ; 2 . Che procurino di soddisfare la divina giustizia col piangere , col fare elemosine , col pregare , col digiunare ; 3 . Se questi mezzi non bastano a togliere una impotenza proveniente , in modo certo o probabile , da maleficio , devesi ricorrere agli esorcismi ma soltanto dopo aver interpellato il Vescovo e averne ottenuta espressa licenza . Le preci prescritte per fare questi esorcismi non si trovano nel nostro nuovo Rituale , ma se il Vescovo giudica doversi usare questo rimedio , delegherà un sacerdote e procurerà di comunicargli tutte le formule necessarie . Si domanda : 8 . Se la moglie è impotente per strettezza di vagina , è obbligata a subire un taglio , qualora , a giudizio dei medici , sia quello il solo rimedio adatto al caso ? R . 1 . Tutti i teologi dichiarano che la moglie non è obbligata a sottoporsi a questa operazione chirurgica , qualora ne possa in lei derivare grave pericolo di morte ; in questo caso l ' impedimento si ritiene come perpetuo . Da questa ipotesi consegue che , se l ' impotenza fosse sparita con tale operazione , malgrado il pericolo di morte , il matrimonio sarebbe per sempre nullo , e si dovrebbe rinnovarlo prima che gli sposi giacessero carnalmente assieme . R . 2 . Supposto che con un taglio non pericoloso fosse tolta l ' impotenza , il matrimonio rimarrebbe valido , senza bisogno di un nuovo consenso , e i coniugi potrebbero tosto usare carnalmente assieme , imperocchè , secondo le Decret l . 4 . tit . 15 c . 6 . l ' impotenza , che può essere tolta senza miracolo e senza pericolo di morte , non è perpetua , e non costituisce perciò un impedimento dirimente al matrimonio . Ma una grave questione si eleva fra teologi , ed è se la moglie è obbligata a sottoporsi ad una tale operazione chirurgica , allorchè è giudicata necessaria e non pericolosa . Molti dicono essere obbligata a subire il taglio se non è a temersi che un leggero dolore o una leggera malattia , ma no esservi obbligata se v ' ha il pericolo di cadere in una malattia grave o di provare dolori acerbissimi , imperocchè soggiungono essa promise , è vero , di prestare il suo corpo all ' atto coniugale , ma di prestarlo però nella sua condizione attuale ; nè può credersi l ' abbia promesso per esporsi a grave molestie . Il matrimonio , in questo caso , e dunque valido , perchè l ' impedimento potrebbe essere tolto con mezzi naturali e assolutamente leciti ma la moglie è scusata sufficientemente se non intende di prestarsi al debito coniugale . Altri , per lo contrario , sostengono essere obbligata a subire quella operazione , anche con acerbissimi dolori e col pericolo di contrarre una grave malattia , purchè soltanto non sia messa in pericolo la vita ; e così ragionano . Il matrimonio in questo caso , è valido , come risulta dalle Decretali or citate ; il marito dunque non può sposare altra donna ; si condannerebbe perciò ad una perpetua continenza . Ora la moglte deve sopportare il grave incomodo dell ' operazione chirurgica affine di sollevare il marito da una condizione di cose molestissima . La prima di queste opinioni è quella più comunemente adottata , ed è pur quella di Sanchez , Collet , Billuart , e Dens . Collet , con alcuni altri , opinò che fosse ragione sufficiente il solo pudore per scusare la moglie che non vuole subire quell ' operazione chirurgica benchè non pericolosa : ma più tardi cambiò parere , come egli stesso lo attesta , appoggiandosi a queste ragioni ; cioè che la sposa , colla quale più volte il marito tentò invano di compiere l ' atto venereo , non è più veramente vergine ; ch ' essa deve accorgersi di apparire agli occhi dello sposo come un oggetto molesto , in causa di quel suo difetto corporale , e finalmente che l ' ostetrica è oggi quasi dovunque esercitata anche dai chirurghi . Ordinariamente , non si ingiunge quel taglio sotto pena di non concedere l ' assoluzione ; noi non abbiamo infatti mai letto che la Chiesa l ' abbia comandato benchè spesso sieno occorsi impedimenti di questo genere . Perciò avvenendo questo caso , io esorto la moglie affinchè assieme al marito si rechi da un medico o chirurgo , dotto e pio , gli sveli candidamente il suo stato e lo richieda dell ' opportuno rimedio : se il medico o chirurgo dichiara essere necessario il taglio e non essere pericoloso , stimolo la donna a sottomettersi a questi consigli : se poi mi accorgo di riuscire a nulla , non ardisco andar più in là . Ma , scorso il triennio concesso all ' esperimento , si deve strettamente prescrivere alla moglie , in qualunque ipotesi , di non permettere al marito alcuna licenza contro la castità . Talvolta bastano certe unzioni per allargare la vagina della donna ; ciò almeno avvenne felicemente una volta , come mi fu asseverato da testimoni degni di fede . Si domanda : 9 . Se il matrimonio sia valido quando la moglie , tutto che di vagina ristretta , pure con un altro uomo sia stata idonea al commercio carnale . R . Generalmente si insegna che il matrimonio è valido , imperocchè si giudica che la impotenza non era perpetua : tuttavia se la moglie era , rispetto a suo marito , tanto ristretta di vagina , ch ' esso non abbia mai potuto unirsi carnalmente ad essa per la via naturale e lecita , allora l ' impotenza dovrebbe essere considerata come relativamente perpetua : in questo caso il matrimonio è nullo . Ora , è evidente che la nullità di questo matrimonio non può essere cancellata dal commercio carnale della moglie con un altro uomo , ma si può addivenire per mutuo consenso , ad un nuovo contrattto di matrimonio . Si domanda : 10 . Che si deve dire e fare se uno degli sposi , per maleficio , diventa idoneo con altro maleficio o con qualsiasi altro mezzo illecito ? R . In questo caso il matrimonio è nullo , supposto che l ' impedimento non si sia potuto togliere con altri mezzi : infatti al cap . 6 tit . 15 lib . 4 . Decret . si legge che l ' impedimento , che non può essere tolto se non mediante un peccato , reputasi perpetuo . Per esempio : Pietro ha sposato Paolina , dalla quale si separa in causa d ' un di lui impedimento proveniente da maleficio : contrae un altro matrimonio con Geltrude , ma , persistendo quel maleficio , non può nemmeno con questa accoppiarsi carnalmente . Se questo impedimento , scorso il triennio , e persistendo ancora , venisse poi tolto coll ' opera di un altro maleficio , il secondo matrimonio sarà nullo come lo era il primo , e , purchè non avvenga scandalo , non è obbligato a stare nè con Paolina nè con Geltrude , ovvero può a suo talento scegliere questa o quella . Questa decisione è contrariata da Pontas , il quale , al tit . Impedimento d ' impotenza , caso 15 , dice che non è lecito a Pietro riprendere Paolina ma deve ritenere Geltrude . In entrambi i casi deve essere celebrato un nuovo matrimonio , rinnovando il mutuo consenso . Del resto , siccome per tale impedimento oggi non può aver luogo separazione civile , è inutile esporre qui su questo argomento le altre questioni che un tempo si agitavano fra i dottori . Si domanda . Che decisione si deve prendere se , scorso il triennio perseverasse ancora l ' impotenza ? R . Una volta nel foro esteriore , chiamati e uditi di nuovo i coniugi , si prescriveva una ispezione sui loro corpi se non era già stata fatta mediante persone idonee ; e , o si giudicava perpetua la impotenza , e tosto il matrimonio si dichiarava nullo ; o esisteva ancora qualche dubbio , e , ciononostante , il matrimonio si scioglieva , affine di non costringere il coniuge che restava danneggiato da questo stato , ad attendere troppo a lungo e forse per sempre . Così Sanchez e molti altri da lui citati l . 7 , disp . 94 , n . 12 . La ragione è che la Chiesa , anche quando l ' impotenza non era perpetua , annullava di sua autorità il matrimonio , elevando una tale circostanza ad impedimento dirimente . In entrambi le ipotesi si concedeva facoltà al conjuge non impotente di passare ad altre nozze : all ' impotente poi proibivasi un nuovo matrimonio , a meno che non costasse che la impotenza era , di natura sua , non assoluta . Ma noi che non dobbiamo occuparci che del foro interno della coscienza , ove consti in modo certo che la impotenza è perpetua , deve esigersi dai conjugi che si considerino scambievolmente soltanto come fratello e sorella , che ciascuno abbia perciò un letto separato , e che si astengano da tutte quelle licenze che sono interdette alle persone non conjugate : così il cap : 5 , tit . 15 . lib . 4 . Decretal . Se poi i conjugi non possono vivere in questo modo senza esporsi al pericolo di peccare , non devono più , di fatto se non di diritto , vivere assieme , malgrado gli inconvenienti e lo scandalo che ne ponno derivare , sempre che però abbiano invano tentati tutti gli altri mezzi per conservarsi casti . Si domanda : 12 . Se gli sposi , afflitti da impotenza perpetua e ignari della nullità del loro matrimonio , che dopo il triennio si sforzano ancora di consumare l ' atto carnale , possono essere lasciati nella loro buona fede . R . Se constasse essere dessi in buona fede e che un avvertimento non li farebbe ricredere , sarebbe forse conveniente il lasciarli nella loro ignoranza , perchè in questo caso si solleverebbe un male minore , cioè , un peccato materiale , per evitare un male maggiore , cioè , un peccato formale . Sembra però improbabile che due saosi credano sempre in buona fede che a loro sia lecito di tentar un atto che essi mai non compiono , nè possono compiere . Ma può darsi che questa ignoranza li scusi , se non interamente , tanto almeno da non essere in peccato mortale . Ad ogni modo , noi crediamo che , generalmente , devono essere ammoniti , e sviati dal peccato , ma tuttavia devesi ordinariamnte usare tanta prudenza da non lasciar loro conoscere la gravezza del peccato . Si domanda : 13 . Che si deve fare se , sciolto il matrimonio per impotenza , si viene a conoscere che il conjuge giudicato impotente , non lo è più ? R . Se l ' impotenza fu tolta con mezzi illeciti , sovranaturali o gravemente pericolosi , l ' impedimento si considera come fosse un impedimento perpetuo , e il matrimonio si giudica bene sciolto . Se poi l ' impotenza cessò con mezzi naturali , i canonisti si dividono in due pareri : i Gallicani pretendono che il conjuge che si separò per impotenza dell ' altro , non è mai obbligato a ritornare con esso , ancorchè questi provasse che non è più impotente : I . Perchè , se si tratta del marito , come è il caso ordinario , è difficile provare ch ' egli non sia più impotente , imperocchè può benissimo darsi il caso ch ' egli non sia il padre dei figli che gli partorisce la moglie ; 2 . Perchè la Chiesa gallicana stabilì che tale impotenza , benchè non perpetua , annulli il matrimonio per il diritto positivo ; 3 . Perchè si presume che l ' impotenza sia stata soltanto relativa . Il secondo parere , molto generalizzato , e quello di teologi stranieri , i quali secondo S . Tomaso , suppl . 9 , 58 , art . I insegnano che il conjuge separato dall ' altro per autorità dell ' ufficio civile , o del vescovo , e che è già passato a seconde nozze , è obbligato a ritornare col primo conjuge , quando questi non sia più impotente : così statuirono Innocenzo III , e Onorio III come riferirono le Decret . l . 4 , tit . 15 , cap . 5 e 6 . Se in pratica di esse questo caso che presso di noi è quasi impossibile bisogna riferirne al vescovo . Si domanda : 14 . Che deve dirsi dei matrimoni fra impuberi . R . I matrimoni ; fra imbuberi sono , per diritto ecclesiastico , nulli : essi non valgono che come promesse nuziali . Decret . l . 4 , tit , 2 , cap . 14 : Così è stato saggiamente stabilito , perchè a molti impuberi manca quella piena riflessione che si richiede per darsi seriamente ad uno stato di tanto grave momento . Tre soli casi si accettano , in cui i matrimonii fra impuberi si ritengono validi , cioè : 1 . Quando la malizia supera l ' età , cioè , se l ' uomo si è reso , con atti frequentemente ripetuti , capace di consumare l ' atto coniugale prima della pubertà : il che può avvenire , come lo attesta S . Gerolamo coll ' esempio del re Achaz , il quale , all ' età di 12 anni , generò Ezechìa : questo fatto è riferito nel 4 . lib . dei Re c . 16 , 2 . et . cap . 18 , 2 . E ' eguale il caso di una donna che abbia concepito a 12 anni . 2 . Quando i coniugi , raggiunta la pubertà , proseseguono nella consumazione del matrimonio antecedentemente contratto : non possono allora essere più divisi , imperocchè si suppone in essi un rinnovamento del mutuo consenso . Decret . l . 4 tit . 2 . cap . 10 , e tit , 19 c . 4 . 3 . Quando i principi e le principesse , per la pace degli Stati , contraggono matrimonio prima della pubertà , il matrimonio è valido . Ciononpertanto i dottori ritengono necessaria una dispensa del sommo Pontefice , o almeno dal vescovo diocesano . Navarrus , Coll . Andeg . , Collet ecc . affermano essere sufficiente quest ' ultima . Consultisi ciò che da noi si è detto nel nostro trattato circa l ' etá richiesta per contrarre matrimonio . Si domanda : 15 . Che deve dirsi del matrimonio degli ermafroditi ? R . Gli ermafroditi ( parola composta da due vocaboli greci : HERMES , Mercurio AFRODITE , Venere ) sono così chiamati perchè ERMAFRODITE , figlio di Mercurio e di Venere , aveva in sè entrambi i sessi . Diconsi anche androgini , cioè , maschio e femmina insieme . Se si presta fede ai cultori della storia naturale , mai esistettero ermafroditi nel vero senso della parola , imperocchè avrebbero dovuto avere gli organi d ' entrambi i sessi per fecondare come uomini e per concepire come donne . Ermafroditi invece non sono , generalmente , che mostri i quali , nè fecondano , nè concepiscono , e che non possono perciò consumare matrimonio . E ' chiaro in questo caso , che essi non possono contrarre valide nozze ; e il parroco che conoscesse con certezza la loro incapacità , è obbligato ad opporsi al loro matrimonio . Se poi in essi prevalesse uno dei due sessi , in guisa da essere possibile la consumazione del matrimonio , possono venir ammessi alle nozze , sotto condizione però ch ' essi promettano di non usare mai se non del solo sesso che in essi prevale . E ' a notarsi che gli ermafroditi non possono ricevere nè gli ordini sacri nè abbracciare una professione religiosa fino a tanto che il loro sesso si mantiene dubbio . Così dice espressamente Sanchez e molti altri da esso citati , l . 7 , disp . 106 n . 10 . QUESTIONE II . Del debito coniugale . Questa seconda questione noi la divideremo in tre capi : 1 . Del debito coniugale chiesto e reso ; 2 . Dell ' uso del matrimonio ; 3 . Delle norme da eseguirsi dai confessori verso i coniugati . Capo I . Del debito coniugale , chiesto e reso . E ' certo che i coniugi sono strettamente obbligati di serbarsi vicendevolmente fedeli , imperocchè ne fanno solenne promessa davanti al sacerdote , allorchè li interroga e li benedice in nome di Dio , di cui esso e ministro . D ' altronde , secondo la stessa istituzione del matrimonio , il marito e la moglie sono due in una medesima carne ; ciascuno di essi dunque non può aver commerci carnali con altra persona , senza recare una grave ingiuria al suo coniuge . Perciò , qualsiasi atto venereo compiuto con persona estranea , o occasionato da essa , come l ' accoppiamento carnale , i contatti , i baci , il desiderio di compiere questi atti , o il compiacersi volontariamente in essi , riveste il carattere di una duplice malizia , che deve essere dichiarata al confessionale : c ' è malizia contro la castità , e c ' è malizia contro la giustizia . Dicasi lo stesso circa quella mollezza lussuriosa che in certo qual modo offende la fede promessa , come , per esempio , l ' abusare del proprio corpo , sul quale l ' altro coniuge ha dei diritti , acquistati allo scopo di compiere gli atti venerei . Detto questo , dividiamo il presente Capo in tre articoli : 1 . Dell ' atto coniugale considerato in sè stesso ; 2 . Della richiesta del debito coniugale ; 3 . Del debito coniugale , reso . ARTICOLO I . Dell ' atto coniugale considerato in sé stesso . Noi abbiamo provato nel Trattato del Matrimonio L . 4 p . 119 terza edizione contrariamente a molti eretici , che il matrimonio considerato in sè stesso è buono e onesto : ne risulta quindi che l ' atto carnale nel matrimonio non ha , per sè stesso , nulla di cattivo , e può essere anzi meritorio , se è esercitato per una ragione soprannaturale , per esempio , colla intenzione di mantenere al proprio coniuge quella fede che fu promessa chiamando in testimonio Dio , oppure se avviene per scopo religioso , per ottenere cioé dei figli destinati a servir fedelmente Iddio , ovvero affine di rappresentare l ' unione di Cristo colla Chiesa . Dunque , se sopravviene in tale argomento qualche difficoltà , non può riguardare che l ' accoppiamento carnale compiuto per sola voluttà ovvero soltanto per evitare la incontinenza . § I . Dell ' accoppiamento per sola voluttà . L ' atto coniugale compiuto per sola voluttà è peccato , ma soltanto veniale . Che sia peccato lo prova : 1 . L ' autorità di Innocenzo XI , il quale condannò , nell ' anno 1679 , la seguente proposizione : « L ' atto coniugale compiuto pel solo piacere ch ' esso procura è esente da ogni colpa , o fallo , anche veniale . » 2 . La Ragione : il piacere annesso al compimento dell ' atto coniugale , è il mezzo che conduce al fine , cioè alla procreazione della prole : all ' infuori di questo scopo , quel piacere diventa illecito ; e a più forte ragione è illecito l ' accoppiamento se , sviato dal suo scopo , non si compie che per voluttà . Che il peccato poi sia veniale , la Ragione stessa così lo dimostra : il piacere che si prova in una cosa buona non è in se stesso cattivo , ma lo è soltanto se avviene per uno scopo che manca di legittimità . Così è del piacere che si prova mangiando : nessuno nega che in certi casi particolari , la mancanza d ' un legittimo motivo , per esempio , se si mangia pel solo piacere di mangiare , non sia un peccato , ma è un peccato soltanto veniale . Così pensano S . Agostino , S . Ambrogio , S . Tomaso , S . Bonaventura , in generale , i teologi , contrariamente a coloro che dicono essere invece un peccato mortale . Altri molti , per lo contrario , vogliono , con Sanchez l . 9 , disp . 11 , n . 1 , che non vi sia menomamente peccato . § II . Dell ' atto coniugale compiuto per evitare l ' incontinenza . Si domanda se sia peccato e quale peccato il chiedere il debito coniugale pel solo motivo di evitare la incontinenza . Su questo argomento i teologi sono molto discordi , ma le loro opinioni possono infine ridursi a due principali , che molto chiaramente sono esposte da Sanchez lib , 9 , disp . 9 , e dal P . Antonio , ediz . nuov , 9 , 5 . dull ' obbligo de ' conj . tit . 4 , pag . 296 . I . Molti dicono non esservi peccato , e così provano il loro asserto : 1 . Nel I . ai Corint . 7 , 2 , leggesi : « Che ciascun uomo abbia la sua moglie ; che ciascuna donna abbia il suo marito , affine di non cadere nella fornicazione . » E l ' Apostolo aggiunge , v . 5 : « Non vogliate sottoporvi tra voi ( coniugi ) ad astinenze , se non sono mutuamente acconsentite e temporanee , come per esempio , durante il tempo dedicato alle preghiere ; e ritornate tosto a voi medesimi per timore che il Demonio non approfitti di voi e vi tragga poi nella incontinenza : e questo ve lo dico non per comandarvelo , ma per essere indulgente : desidero che voi tutti siate come sono io » . S . Paolo qui non mette innanzi , che la sola incontinenza , come motivo per permettere l ' atto coniugale , e non si può certo dire che l ' Apostolo possa concedere la facoltà di commettere un atto peccaminoso . 2 . L ' autorevole catechismo del Concilio di Trento 2 . part . cap . 14 , § III , così espone il terzo motivo per cui fu istituito il matrimonio , dopo il fallo dei primi padri : « Quegli che conosce la propria fragilità nè vuole affrontare le battaglie della carne , si valga del rimedio del matrimonio affine di evitare i peccati di libidine . E ' a questo proposito che l ' Apostolo scrisse : Che ciascun uomo abbia la sua moglie ecc . ecc . affine di non cadere nella fornicazione » . 3 . Ogni giorno la Chiesa benedice matrimonii di vecchi che certamente non possono aver prole ; nè a loro essa dice che non debbano usare del matrimonio , e che evitino in qualsiasi modo l ' atto coniugale : essa crede quindi che possano aver assieme commercio carnale affine di calmare la concupiscenza . 4 . Un atto per se stesso onesto e che si riferisce ad un fine onesto , non può essere cattivo . Ora , l ' atto coniugale è in sè stesso onesto : il calmare la concupiscenza per evitare la incontinenza , è uno scopo pure onesto dunque , ecc . Così S . Antonino ed Aludanus , Soto , Silvestro , S . Liguori , l . 6 , n . 882 , e molti altri citati da S . Liguori e da Sanchez l . 9 , disp . 9 , num . 3 . II . Molti altri ritengono che l ' atto coniugale , esercitato per esercitare la incontinenza , è peccato veniale , imperocchè dicono : 1 . Un atto che non si riferisca ad uno scopo legittimo è peccaminoso : lo scopo dell ' atto coniugale è la procreazione della prole : dunque se cotesto atto si compie per uno scopo diverso , per esempio , per evitare la incontinenza , diventa un atto cattivo . 2 . Assecondare i movimenti della libidine , senza una causa che sufficentemente scusi , è almeno un peccato veniale : quegli il quale usa unicamente del matrimonio per evitare la incontinenza , asseconda i movimenti della libidine nè ha una causa che sufficientemente lo scusi , imperocchè vi sono altri mezzi per calmare gli stimoli della carne , cioè , la elevazione della mente a Dio , le orazioni , i digiuni , e le altre opere di cristiana mortificazione . 3 . La incontinenza sarebbe certamente un grave peccato ma non è perciò lecito di assecondare per un altro verso la passione della libidine . Meglio si comprenderà la cosa con un paragone : E ' proibito ai monaci di mangiare fuori del monastero senza il permesso del superiore : uno di questi , per timore di essere tentato dalla gola e di cadere nella trasgressione della Regola allorchè è fuori del convento , mangia e si sazia nel monastero prima di uscire . Non commette egli forse un peccato veniale ? Egualmente , quegli che esercita l ' atto coniugale per evitare la incontinenza , asseconda , benchè leggermente , la libidine , affinchè questa , dominandola , non lo trascini in peccati più gravi : Così S . Agostino , S . Gregorio Magno , S . Fulgenzio , S . Tomaso , S . Bonaventura , Sylvius , Natale Alessandro , Collet , Billuat , Dens , ecc . A coteste ragioni così rispondono i sostenitori dell ' opinione contraria : 1 . Che S . Paolo non nega punto , che lo scopo proprio del matrimonio sia la procreazione della prole ; tutt ' altro ; ei dice anzi che il matrimonio la suppone : le sue parole perciò devono essere prese nel senso che si può evitare di cadere nella incontinenza anche usando il matrimonio come mezzo di procreazione della prole . 2 . Che anche il catechismo del Concilio di Trento deve essere interpretato in questo senso . 3 . Che la Chiesa non distoglie i vecchi dal contrarre matrimonio , perchè se li distogliesse , ne verrebbero mali maggiori , come le fornicazioni , e ed altre incontinenze . Da ciò risulta infine che il matrimonio fu istituito per l ' unione procreatrice della prole , o per rendere il debito coniugale , che non è che in via secondaria ch ' esso può essere giudicato come un rimedio contro la concupiscenza ; per ciò non è permesso chiedere il debito coniugale a una moglie sterile , vecchia , o incinta ; nè essa stessa può richiederlo . Del resto i sostenitori di questa opinione dicono che in entrambi i casi il peccato sarebbe soltanto veniale , imperocchè l ' atto coniugale è per sè stesso buono , e qui non sarebbe peccaminoso se non per la sola circostanza di non essere in relazione con uno scopo legittimo - circostanza che non costituisce materia di peccato mortale . Per queste ragioni essi dicono che non abusano del matrimonio quegli sposi che compiono l ' atto coniugale senza mirare ma anche senza escludere la procreazione della prole , e che sarebbe spingerli a peccati più gravi il volerli talora strappare da certi peccati veniali . Dopo tutto , questa controversia è di poco momento , in pratica , pei confessori , ma essa è , di natura sua , atta a rimuovere dal matrimonio persone timorate : perciò è facile il comprendere queste parole dell ' Apostolo circa i coniugi : « Essi tuttavia proveranno le tribolazioni della carne » I . ai Corin . 7 , 28 ) , e al v , 8 , stesso cap . « Io dico poi , che è buona cosa l ' essere celibi o vedovi , se vi si sa persistere , come faccio io » . I teologi insegnano anche , come molto probabile , che l ' esercitare l ' atto coniugale , in parte mirando alla prole in parte mirando al piacere venereo , è un peccato veniale imperocchè si serve in tal modo alla libidine . Così Sylvius l . 4 , p . 663 , Billuart , Dens , ecc . Di più , Sylvius sostiene essere peccato veniale l ' approvare e lo acconsentire al piacere che è annesso all ' atto procreatore della prole , perchè tale piacere , sorgendo da indole corrotta , è sempre turpe , ed oscura l ' intelletto . Ma Domenico Soto , Sanchez e altri insegnano , come molto probabile , non essere in ciò peccato alcuno , perchè se la natura unì all ' atto carnale un senso di piacere , lo fece per favorire la procreazione della prole , come fece per la conservazione dell ' individuo col gusto del mangiare e del bere , senza di cui queste necessarissime funzioni sarebbero state neglette . Si domanda se sia permesso usare del matrimonio per motivo di salute . R . È certo che non è pemesso contrarre matrimonio nè usare di esso unicamente allo scopo di conservare o di ricuperare la salute , imperocchè questo è uno scopo estraneo al matrimonio , e sarebbe quindi un peccato veniale il far ciò , per la ragione che si compirebbe un atto mancante del proprio e vero scopo . Così S . Tomaso supp . 9 , 94 , art . 5 , al 4 , e in generale i teologi . Ma non è peccato contrarre matrimonio o usare di esso mirando alla procreazione della prole , ma nel tempo stesso , in via secondaria , e quasi accidentale , proponendosi di dar così un sollievo alla natura e di conservarsi sano : nulla v ' ha di disordinato in tutto ciò . ARTICOLO II . Della richiesta del debito conjugale I conjugi non sono per se stessi obbligati a richiedere il debito conjugale , imperocchè nessuno è obbligato ad esercitare un proprio diritto . In qualche caso però , vi possono essi essere obbligati ; cioè : 1 . Se è necessario aver dei figli per prevenire gravi danni alla religione o allo stato : ciò è evidente ; 2 . Se un conjuge , ordinariamente la moglie , mostra con certi indizii di desiderare l ' atto carnale che non osa per pudore di chiedere apertamente ; allora l ' altro conjuge deve prevenire la richiesta : questo però sarebbe piuttosto il caso di un compimento del debito conjugale tacitamente richiesto , che di una reale richiesta del debito stesso . Ma sono molti i casi in cui non è permesso chiedere il debito conjugale senza peccare o mortalmente o venialmente . Tratteremo ora questo argomento in due paragrafi . § I . Di coloro che peccano mortalmente esigendo il debito conjugale . Pecca mortalmente il conjuge che esige il debito conjugale nei seguenti casi : 1 . Se , prima o dopo il matrimonio , ha fatto voto di castità , imperocchè in forza del proprio voto è tenuto ad astenersi da ogni atto venereo che non sia debitamente giustificato così statuiscono le Decret . l . 3 , tit . 32 , c . 12 . Ma è obbligato a rendere il debito se l ' altro conjuge lo richiede : infatti o esso fece il voto dopo aver contratto matrimonio e allora non ha certo potuto alienare un diritto che spetta all ' altro conjuge ; o fece il voto prima del matrimonio , e allora contraendo matrimonio peccò gravemente , ma concesse però nel tempo stesso al suo conjuge ciò che in faccia a Dio gli promise , per cui questi , CHE IGNORAVA QUEL VOTO emesso , può accampare i suoi diritti conjugali acquistati , e l ' altro non può giustamente rifiutarsi di assecondarli . Così tutti i teologi . Dissi , che ignorava quel voto , perchè se uno degli sposi avesse conosciuto , prima del matrimonio , il voto emesso dall ' altro , si dovrebbe credere ch ' egli lo abbia approvato , e non potrebbe perciò lecitamente richiedere il debito conjugale se non con una dispenza . Egualmente se , durante il matrimonio uno degli sposi col consenso dell ' altro facesse voto di castità e a più forte ragione se questo voto fosse fatto da entrambi con mutuo consenso : nessuno in questo caso , potrebbe chiedere il debito conjugale . In proposito Dens , t . 7 , p . 196 , decide che non è in generale , conveniente che gli sposi , specialmente se sono giovani , si votino a pepertua castità , perchè in tal caso l ' amore fra essi scema , il loro vincolo spirituale si allenta , e più acre punge lo stimolo della carne : laonde il confessore non deve nè consigliare né permettere loro tale voto . Esiste dunque ordinariamente , dopo la consumazione del matrimonio , una ragione sufficiente per domandare la dispensa da cotesti voti , affinchè gli sposi che abitano assieme , vinti dalle tentazioni della carne , non sieno indotti a peccare contro l ' obbligo che si sono imposto . Si noti che la dispensa del voto , emesso da un conjuge , senza saputa dell ' altro , non è un caso riservato al sommo Pontefice , imperocchè , per massima , le cose odiose devono essere interpetrate ristrettivamente , ed il solo caso riservato è quello del voto di perfetta castità . Ora , nel caso di cui si tratta , non fu votata la castità perfetta , perchè resta sempre l ' obbligo di rendere il debito coniugale che fosse richiesto . Egualmente non è riservato il voto emesso prima del matrimonio , imperocchè in virtù del susseguente matrimonio , il voto , di perfetto , diventa imperfetto . Il vescovo può dispensare da questo voto . Ma la cosa sarebbe diversa e ciò è evidente se il voto fosse emesso da entrambi , ovvero da uno solo , ma col consenso dell ' altro . Il voto di non contrarre più matrimonio , o di prendere gli ordini sacri , dopo aver già contratto matrimonio ; e il voto di abbracciare lo stato ecclesiastico , emesso dopo la consumazione del matrimonio , non impediscono nè il rendere nè il chiedere il debito coniugale , e in questi casi perciò non è necessaria dispensa alcuna , imperocchè questi voti non vincolano se non dopo la dissoluzione del matrimonio . E ' a notarsi che il voto di castità perpetua , emesso prima o dopo il matrimonio , e che non impedisce di rendere il debito coniugale , diventa voto perfetto morendo l ' altro coniuge , e non può essere rotto se non dal solo Pontefice , qualora si volesse contrarre un nuovo matrimonio . Quegli che , dopo il voto di non sposare , contrae matrimonio , pecca mortalmente , ma può , senza dispensa , rendere e chiedere il debito coniugale . Sciolto questo matrimonio , non ne potrebbe validamente contrarre un altro senza dispensa . II . Il coniuge che ebbe un commercio carnale , naturale e completo , con persona consaguinea all ' altro coniuge in primo o in secondo grado , non ha più il diritto di chiedere il debito coniugale , e pecca mortalmente se lo esigesse , perchè egli avrebbe in questo caso stabilita col suo coniuge una parentela d ' affinità , affinità che è un imdimento sopraveniente al matrimonio validamente contratto . Da questo impedimento può dispensare il vescovo da sè o col mezzo dei suoi vicarii generali , ovvero può dar facoltà di dispensa ai confessori . Nella nostra diocesi , per una speciale concessione di Monsignor Pidoll , tuttavia in vigore , i parrochi primarii possono dispensare ogni diocesano da questo impedimento , ma solamente nel foro della penitenza , impartiscano o no la sacramentale assoluzione ( Enchiridion , p . 9 . ) Questo impedimento , sopravveniente al matrimonio , essendo stato istituito come una pena , non obbliga la parte innocente , la quale può quindi chiedere il debito , e l ' altro coniuge è tenuto a ricambiarlo . Se poi l ' incesto avesse avuto luogo anche col consenso del coniuge , questi come molti teologi pensano non avrebbe più il diritto di chiedere il debito coniugale . Ma molti altri pensano diversamente , e dicono che questa pena non è formalmente espressa nel Diritto canonico . E ' certo che la donna , violentata , e l ' uomo che pecca con donna che ignora essere consanguinea a sua moglie , non vanno incontro ad impedimento alcuno , perchè quì non vi è colpa ; e , nell ' ultimo caso , l ' incesto non è formale , essendo necessaria perciò la consapevolezza : Decret . l . 4 , tit . 13 , cap . I : Da questo cap . I . Decret . si desume che esime egualmente da impedimento l ' ignoranza delle proibizioni della Chiesa , perchè anche quì non c ' è consapevolezza . Egli è tuttavia cosa più sicura come dice Collet . t , 6 , p . 89 . impetrare la dispensa del vescovo . III . Quegli che , durante il matrimonio , battezza o tiene al fonte battesimale la propria prole o la prole del suo coniuge , contrae l ' impedimento della parentela spirituale . Così statuisce un Decreto , caus . 30 , 9 , 1 . can . ai conf . e le Decretali , l , 4 . tit . 11 c . 2 . Nullameno , esso è tenuto a rendere il debito al coniuge che lo richiede , ma questi avrebbe perduto il diritto di chiederlo , qualora , consigliando o esortando , fosse stato la causa per cui l ' altro battezzò o tenne al fonte battesimale la prole . Se , per necessità o per assoluta ignoranza , un coniuge avesse battezzato la sua o la prole dell ' altro coniuge , non incorrerebbe in impedimento alcuno : ciò risulta dal cap . citato , lib . 4 . Decret . Vuolsi che esista la scusa della necessità rispetto al padre dicono Pontas , Collator Andag . Collet , ecc . quando manca il sacerdote , abbenchè vi possano essere dei laici , imperocchè le cose odiose devono essere interpretate rispettivamente , e il Diritto ecclesiastico d ' altronde non si spiega chiaramente sul fatto della mancanza di laici . Altri non pochi dicono che il padre non versa in una vera necessità , qualora sia presente un ' altra persona qualunque , sia un prete , sia un laico , sia anche una donna , purchè sappiano battezzare . Pare che questo sia il vero significato racchiuso nel vocabolo necessità ; infatti cosi dice il Rituale : « Il padre , o la madre , non deve battezzare la propria prole , fuorchè nel caso in cui , imminente essendo la morte , non sia possibile trovare altre persone che vengano a battezzare . » È necessario allora appigliarsi al partito più sicuro , e chiedere la dispensa . Il parroco primario può in questo caso , come abbiamo già detto dianzi , dispensare nel foro della penitenza qualsiasi diocesano . Quegli che ignora la prole ch ' egli battezza o tiene al fonte battesimale sia sua o del suo coniuge , non perde il diritto di chiedere il debito coniugale , perchè non è reo di alcuna colpa : se poi , sapendo che la prole è sua o del suo coniuge , ignora però la proibizione della Chiesa , è pure probabile che non incorra perciò in alcuna pena . Questa opinione sembra essere quella di Dens . tit . 7 , p . 262 e di S . Liguori , l . 6 , n . 152 . Tuttavia sarebbe cosa più sicura di ottenere in questo caso la dispensa . Da ciò deriva che un padre il quale , sia per ignoranza , sia per necessità , battezza o tiene al fonte battesimale la prole legittima o spuria , propria o d ' altri , nata da donna colla quale non è ammogliato , stabilisce con questa donna un impedimento , in forza del quale non ci può essere tra loro matrimonio a meno che non avvenga una dispensa : e la ragione è che la parentela spirituale , contratta fuori dal matrimonio , non costituisce punto per sè stessa una pena . IV . Colui che sa in modo certo che il suo matrimonio nullo , per esempio , in causa d ' un impedimento d ' affinità proveniente da commercio carnale illecito , non può nè chiedere il debito coniugale nè renderlo per qualsiasi motivo , imperocchè commetterebbe una vera fornicazione : la cosa e ragionevolmente chiara , ed è anche espressamente chiarita nelle Decretal , l . 5 , tit . 39 , cap . 44 . Se poi ha contratto un matrimonio di dubbia validità , ovvero , se sorge il dubbio , dopo averlo contratto ; esso , o si avvede che questo dubbio è privo d ' ogni fondamento di ragione e allora lo deve respingere come uno scrupolo , e può chiedere benissimo il debito coniugale ; o s ' accorge che esso è appoggiato a ragioni non sprezzabili , e allora non può chiedere il debito , se prima non è coscenziosamente certo ; diversamente ; egli incorrerebbe nel pericolo di fornicare . Ma egli è tenuto a rendere il debito al coniuge che non dubita , e lo richiede ; imperocchè fra due mali che non si possono evitare , è da scegliersi il minore ; ed è certo male minore esporsi al pericolo d ' una materiale fornicazione , che a quello di essere ingiusto contro l ' altro coniuge . Queste decisioni si trovano al cap . che dianzi abbiamo citato . Qui si suppone che non esistano giusti motivi per ricusare il debito coniugale o per sottrarvisi con sotterfugi , imperocchè nel caso invece in cui ci fosse pericolo d ' ingiustizia , non si dovrebbe rendere il debito . Dicasi egualmente pel caso in cui gli argomenti per la nullità del matrimonio fossero molto più serii che quelli per la validità non sarebbe permesso rendere il debito coniugale , imperocchè si commetterebbe senza dubbio alcuno una fornicazione . Così Dens t . 7 . p . 199 . Se entrambi gli sposi dubitassero della validità del matrimonio , nè l ' uno nè l ' altro potrebbe nè chiedere nè rendere il debito coniugale : ciò risulta da quanto si è già detto , § II . Di coloro che peccano venialmente esigendo il debito coniugale . I . Qualche teologo , citato da S . Liguori l . 6 , n . 91 5 , dice , assecondando S . Tomaso , che è peccato mortale lo accoppiarsi alla moglie durante i mestrui , i quali sono quel flusso sanguigno che ordinariamente si appalesa ogni mese nelle donne atte a rimaner fecondate ; ed è peccato perchè si nuoce alla prole e perchè è cosa proibita da Dio come risulta dal Levitico , 20 , 18; altri comunemente insegnano che è peccato , perchè con esso si offende la scienza , ma è peccato soltanto veniale , imperocchè l ' accoppiamento carnale esercitato durante i mestrui o non nuoce affatto o nuoce ben poco alla prole , e di più , la proibizione espressa al Levitico fu come pratica , abrogata dalla nuova Legge . Così S . Antonino , Navarrus , Concina , Pontius , Bonacina , Paludanus , Caietano , Sylvius , Billuart , Dens , ecc . Se poi vi fosse una causa ragionevole che giustificasse la richiesta del debito coniugale , per esempio , una grave tentazione , o per sfuggire alla incontinenza , non vi sarebbe alcun peccato . Così Navarrus , Paludanus , la scuola di Salamanca , S . Liguori . Se però la mestruazione , che ordinariamente non va più in là di due o tre giorni , si prolungasse e diventasse quasi continua come talvolta accade , il marito può , senza peccare , chiedere il debito coniugale ; imperocchè sarebbe per esso assai più grave l ' astenersene . Tutti sono d ' accordo che non pecca la moglie , la quale rende il debito durante la mestruazione : ed è pure tenuta a renderlo , se il marito non voglia ascoltare benigni avvertimenti e desistere , a meno che non sia evidente un grave danno , come suole accadere allorchè la mestruazione è sovrabbondante . Ciò che si dice riguardo al tempo dei mestrui , dicasi con eguale ragione riguardo al tempo della gravidanza e del flusso che segue il parto . Vedi S Liguori l . 6 , 926 . II . Chiedere il debito coniugale durante il tempo della gravidanza non è peccato mortale , semprechè sia escluso il pericolo d ' aborto ; è opinione questa comunissima fra i teologi , ed è una conseguenza di quanto abbiam detto intorno alla « richiesta del debito coniugale per evitare la incontinenza . » Nel caso , di cui è parola , il feto umano si trova talmente avvolto nella matrice ch ' esso non può essere toccato dal seme dell ' uomo , ed è per ciò che non è presumibile un facile aborto . Per tali motivi , con importune interrogazioni non devonsi su questo tema molestare i coniugi . Sanchez l . 9 , disp . 22 , n . 6 , e molti teologi da esso citati insegnano che non vi ha colpa , nemmeno veniale , nel richiedere il debito coniugale durante la gravidanza , imperocchè , non richiedendolo , sarebbe come sottostare ad una quasi continua astinenza dall ' atto coniugale , e il matrimonio in allora , che fu istituito come un rimedio contro la concupiscenza , non servirebbe che ad irritare , non a calmare la libidine ; sarebbe un inganno . Tuttavia S . Liguori l . 6 . n . 924 , con molti altri limita questa facoltà al solo caso nel quale esista pericolo di incontinenza . Altri teologi invece , e non pochi , pensano che anche in questo caso il richiedere il debito coniugale non va esente da colpa veniale , imperocchè , essi dicono , l ' atto coniugale benchè esercitato per evitare la continenza , manca del suo corpo legittimo . È questa l ' opinione dei Padri e dei dottori sopracitati . Quanto a noi , non tenteremo certo di definire la controversia . Commiserando questa pericolosa condizione dei conjugi diremo soltanto doversi essi lasciare nella loro buona fede , qualora il volerli distogliere dalle loro abitudini li potesse spingere verso falli più gravi . III . San Carlo avverte i conjugi di astenersi , con mutuo assenso , dall ' uso del matrimonio , nelle feste solenni , nei giorni domenicali , nei giorni di digiuno , e in quelli nei quali si è ricevuta o si deve ricevere la S . Eucarestia Ciò è conforme a più statuti rituali , e , fra gli altri , a quello di Mans , p . 140 Molti teologi , citati da Sanchez e da S . Liguori , sostengono che il chiedere il debito conjugale nei giorni sopraindicati e specialmente in quelli in cui si deve ricevere la S . Eucarestia , non va immune da peccato veniale , a meno che non ci sia una causa ragionevole che scusi , come sarebbe una grave tentazione . Questa opinione è motivata da ciò : che i diletti della carne distruggono grandemente il pensiero e lo rendono meno atto ad applicarsi a quelle cose spirituali , alle quali sono consacrati quei giorni . Tuttavia , Benedetto XIV , nel Sinodo Diocesano , l . 5 , c . I . n . 8 , nota che questo , ora , non è che un consiglio , benchè un tempo la Chiesa l ' avesse prescritto sotto gravi pene . Tutti i teologi dicono , con S : Francesco di Sales , ( Introd . alla Vita Devota , 2° part . cap . 20 ) , che il conjuge il quale nel giorno in cui ricevette o deve ricevere la divina Eucaristia , rende il debito conjugale , richiesto , non pecca ; e di più che è pure tenuto a renderlo , se l ' altro conjuge non vuole ascoltar preghiere perchè desista . Quì i teologi si domandano , se colui , il quale ebbe nel sonno una polluzione , possa ricevere la sacra Eucarestia . Essi sogliono rispondere con S . Gregorio Magno , il quale , nella lettera al divino Agostino , apostolo nella Gran Bretagna e riferita nel Decreto , p . I , dist . 6 , c . 1 , faceva questa distinzione : Questa polluzione proviene o da sovrabbondanza naturale d ' umori o da infermità , e in questi casi non è colpevole ; o proviene da eccessi di gola , e allora è peccato veniale ; ovvero da pensieri precedenti , e può essere peccato mortale . Nei primi casi , è uno scrupolo da non temersi ; nel caso degli eccessi di gola , la polluzione non impedisce che si riceva il sacramento o si celibrino i Misteri , qualora a far ciò consigli un ragionevole motivo , per esempio , l ' essere un giorno di festa o una domenica , nell ' ultimo caso , ci dice S . Gregorio « una tale polluzione deve fare astenere in quel giorno dalla celebrazione d ' ogni sacro mistero . » Cionondimeno , se la polluzione non è per la sua origine mortale ovvero ( trattandosi d ' un sacerdote ) se il sacerdote , realmente pentito , sia stato da essa assolto , potrà in quel giorno celebrare , quando a ciò lo consigli qualche ragionevole motivo . Quegli che , accoppiandosi carnalmente nel matrimonio , desidera che dal suo atto non nasca prole , pecca : su ciò sono d ' accordo tutti i teologi , ma sarebbe cotesto soltanto un peccato veniale , giusto l ' adagio che finis præcepti non cadit sub præcepto . Così Sanchez l . 9 , disp . 8 , n . 10 e molti altri . Ma v ' hanno pure dei teologi , del resto pochissimi che lo vogliono un peccato mortale . Però , è peccato mortale , qualora l ' impedimento alla fecondazione venga opposto volontariamente . ARTICOLO III . del ricambio del debito conjugale . Noi dovremo dire : I . Dell ' obbligo di rendere il debito conjugale ; II . Delle cause che dispensano da ricambiare il debito conjugale . 3 . Di coloro che peccano mortalmente rendendo il debito coniugale . 4 . Di coloro che commettono il peccato di Onan . 5 . Di coloro che , rendendo il debito coniugale , peccano venialmente . § I . Dell ' obbligo di rendere il debito coniugale . Secondo la S . Scrittura e la Ragione , è stretto obbligo in ciascun coniuge di rendere il debito coniugale all ' altro che lo chiedessse espressamente o tacitamente . 1 . Secondo la S . Scrittura : I . ai Corin . 7 , 3 : « L ' uomo renda il debito coniugale alla moglie , e la moglie lo renda al marito : non vogliate imporvi delle privazioni , a meno che ciò non avvenga con mutuo consenso per adempiere agli ufficii della preghiera » . Queste parole esprimono chiaramente lo stretto obbligo . 2 . Secondo la Ragione : Da ogni contratto nasce l ' obbligazione naturale di stare a quanto si è convenuto ; ora precipuo oggetto del matrimonio è la mutua prestazione del corpo per compiere ordinatamente l ' atto coniugale , perciò : chi senza legittimo motivo ricusasse l ' atto coniugale , mancherebbe gravemente ad un patto stipulato solennemente e con giuramento , e peccherebbe mortalmente . Così tutti i teologi . D ' onde risulta : 1 . E ' peccato mortale il ricusare , fosse anche per una sol volta , senza legittimo motivo , il debito carnale al coniuge che lo chiede con insistente ragionevolezza . Ma se il richiedente con facilità si adatta alla privazione e non incorre nel pericolo della incontinenza , allora il ricusare alcune volte il debito coniugale , o non è peccato , o se lo è , non è mortale . 2 . Uno dei coniugi non può lungamente stare assente quando l ' altro coniuge vi si opponga a meno che non esista una grande necessità . Diversamente , una tale assenza equivarrebbe al rifiuto di rendere il debito coniugale , e lederebbe gravemente la giustizia . § II . Dei motivi che dispensano dal rendere il debito coniugale . Come un legittimo motivo può talvolta dispensare dal restituire una cosa , così può egualmente dispensare dal restituire il debito coniugale . Molti sono i motivi di questo genere , cioè ; 1 . Se il coniuge che chiede il debito coniugale non è in sè stesso , per esempio , se è demente , o ubbriaco , non ci è obbligo in allora di assecondare la sua dimanda , imperocchè la sua richiesta non è un atto ragionevole . Tuttavia , se l ' uomo , malgrado questo suo stato , può ancora consumare l ' atto coniugale , la moglie può annuire alla sua domanda , e molto più sarà tenuta ad annuire , quando ragionevolmente essa tema che una ripulsa spingerebbe il marito alla incontinenza , o a darsi ad altra donna , o ad uscire in bestemmie o in turpiloqui coi domestici o coi figli . Così Sanchez l . 9 , disp . 23 , n . 9 , S . Liguori , l . 6 , n . 948 , ecc . i quali dicono che alla donna demente o furiosa non deve nè rendersi nè chiedere il debito coniugale , perchè v ' ha pericolo d ' aborto : 1 . E ' scusato quegli che non rende il debito coniugale , allorchè , rendendolo , correrebbe grave pericolo la sua salute : prima del debito coniugale , c ' è infatti l ' esistenza e la salute . Dicasi lo stesso , se si corresse il grave pericolo di nuocere alla prole . Da ciò risulta : 1 . non c ' è obbligo di rendere il debito al marito , affetto da morbo contagioso , per esempio da male venereo , peste , lebbra , ecc . Alessandro III , però dice , che deve rendersi il debito coniugale ad un lebbroso ma Sanchez , l . 9 , disp . 24 , n . 17 . S Lig . l . 6 , n . 930 , e molti altri dippoi insegnano che quelle parole si riferiscono al caso in cui non ci fosse probabilità di incorrere nel pericolo di rimanere ammorbato , imperocchè è repugnante l ' ammettere che un coniuge debba esporsi a tanto pericolo . Ma gli stessi autori eccettuano il caso in cui la lebbra abbia preceduto il matrimonio e fosse nota all ' altro coniuge . Ad ogni modo , è sempre da supporsi che non vi sia un grave pericolo , per esempio , il pericolo della morte . 2 . Il coniuge ammalato , che non potrebbe rendere il debito senza suo grave danno , ne è dispensato per tutto il tempo della malattia ; ma non è permesso di rifiutarlo adducendo inconvenienti di gravidanza o d ' educazione dei figli , o le consuete molestie del parto , imperocchè tutte queste cose non sono che accessorii del matrimonio . 3 . Un coniuge non è tenuto a rendere il debito all ' altro coniuge il quale per causa d ' adulterio perdette il diritto di chiederlo , imperocchè non si è più obbligato ad essere fedele a chi ha rotto la fede : ma se è egli stesso invece il reo d ' adulterio , non può ricusare il debito coniugale richiestogli , imperocchè in questo caso le offese si compenserebbero . Ciò è cosa certa per la moglie rispetto al marito , ma non è forse così per il marito rispetto alla moglie , perchè la donna adultera pecca assai più gravemente pel motivo ch ' essa provoca il pericolo di introdurre nella famiglia dei falsi eredi . Del resto , quegli che perdonò al suo coniuge l ' adulterio per esempio , rendendogli il debito coniugale dopo aver saputo l ' adulterio stesso , non può rifiutarlo . Nondimeno , l ' adultero può chiedere , ma solo come un favore , al coniuge consapevole della infedeltà , che gli conceda il debito coniugale : se poi questo coniuge ignora affatto l ' infedeltà , l ' adultero non è obbligato a rivelargliela , per la ragione che non si può costringere chicchessia ad infliggersi una punizione . 4 . Se il debito coniugale viene chiesto frequentemente , per esempio , più volte nella stessa notte , non si è sempre obbligati a renderlo , imperocchè ciò è contrario alla ragione , e può essere grandemente nocevole . Deve però la moglie , per quanto può dice Sanchez , l . 9 , disp . 2 , n . 12 , sovvenire ai bisogni del marito allorchè questi prova stimoli carnali veementi : lo spirito di carità vuole che essa , per quanto può , allontani il marito dal pericolo della incontinenza . 5 . La donna non è obbligata a rendere il debito coniugale durante il flusso mestruale ; o nel puerperio , a meno che ragionevolmente non tema che il marito incorra nel pericolo della incontinenza , perciò , se le di lei preghiere non valgono a persuaderlo di astenersi dall ' atto coniugale , deve alla fine rendergli il debito , imperocchè , altrimenti , sarebbe a temersi il pericolo d ' incontinenza , di litigii , od altri inconvenienti . Cosi S . Bonaventura e molti altri citati da Sanchez , l . 9 , disp . 21 , n . 16 . Generalmente i teologi insegnano essere lecito rendere e chiedere il debito coniugale nel tempo dell ' allattamento perchè consta dall ' esperienza che raramente l ' accoppiamento carnale guasta in questo caso il latte . ( Sanchez , l . 9 , disp . 22 , n . 14 , e S . Liguori , 1 , 6 , n . 911 ) . 6 . Non è permesso ricusare il debito coniugale per la paura di avere troppo numerosa prole . Gli sposi cristiani confidino in Dio che manda il cibo ai giumenti e ai pulcini dei corvi quando l ' invocano ( salm . 146 , 9 ) ; benedicendo egli la fecondità , benedice bene spesso anche i beni temporali e spirituali facendo si che fra i figli uno ne venga il quale , dotato di particolari qualità , benefichi poi moralmente e materialmente tutta la famiglia . Ciononpertanto , se mancassero davvero i mezzi di allevare , secondo il proprio stato , una numerosissima prole , Sanchez l . 19 , disp . 25 , n . 3 , e molti altri , reputano lecito il ricusare il debito coniugale , semprechè non vi abbia pericolo d ' incontinenza ; ma siccome il coniuge che nega in questo caso il debito non può mai con certezza sapere se il conjuge che lo domanda possa incorrere nel pericolo d ' incontinenza , così il confessore deve raramente permettere che sotto questo pretesto si neghi il debito conjugale . Egli deve sempre esigere che l ' astinenza avvenga per mutuo consenso ; cionondimeno benchè si sia fatto il proponimento di conservarsi reciprocamente in una perfetta continenza , ciascuno degli sposi deve sempre essere disposto a rendere il debito conjugale all ' altro che lo richiedesse . VII . La donna che , consenziente il marito , prende , per una pattuita mercede , un fanciullo d ' altri a nutrire , è scusata se non rende il debito conjugale durante l ' allattamento , imperocchè se il latte di una donna incinta non nuoce ordinariamente alla propria prole che di esso si alimenta , non avviene cosí se la prole che succhia quel latte è prole d ' altri . Perciò , chi affida il proprio bambino ad una balia , lo vedrà infermarsi , quando quella balia sia incinta . § III . Di coloro che peccano mortalmente , rendendo il debito coniugale . I . Se il coniuge che domanda il debito pecca mortalmente , per esempio , chiedendolo in un luogo pubblico o sacro , o quado vi sia pericolo d ' aborto o pericolo di nuocere alla propria o alla salute dell ' altro , ovvero quando v ' abbia evidente rischio di spandere il seme fuori della vagina della donna mentre potrebbe sfogarsi diversamente , è cosa certa che pecca pure mortalmente l ' altro conjuge che gli rende il debito , imperocchè parteciperebbe alla stessa colpa ed assumerebbe lo stesso carattere peccaminoso . II . Se l ' uomo è decrepito e debole tanto da non poter compiere l ' atto carnale , e non abbia speranza di poterlo compiere , peccherebbe mortalmente esigendo il debito conjugale , perchè sarebbe cosa contro natura ; e la moglie per la stessa ragione peccherebbe mortalmente , rendendolo . Ma se l ' uomo riuscisse di quando in quando a darsi all ' atto conjugale , benchè spesso non riesca a consumarlo , la moglie può rendere il debito e può anche aver l ' obbligo di renderlo , imperocchè , nel dubbio di un felice risultato , il marito non può privarsi del proprio diritto : al marito stesso in questo caso è permesso chiedere il debito conjugale , poichè può avere una ragionevole speranza di saper consumare l ' atto carnale ; e se avvenga ch ' egli spanda il seme fuori della vagina della donna , si giudica essere avvenuta la cosa per accidente , ne gliela si può imputare a peccato . Ma ove nessuna speranza egli abbia di giungere alla consumazione dell ' atto carnale , egli deve certamente astenersene sotto pena di peccato mortale . Così Sanchez , l . 19 , disp . 17 , n . 24 , S . Liguori , l , 6 , 954 , dub . 2 e molti altri da essi citati . III . Se uno dei conjugi , richiedendo il debito , peccasse mortalmente in forza di una circostanza sua particolare , per esempio , perchè fece voto di castità , o perchè si propone uno scopo cattivo , i teologi domandano se è permesso rendere a questo coniuge il debito . Certi teologi pensano essere peccato mortale rendere quì il debito conjugale , a meno che la cosa non sia scusata da un grave motivo ; imperocchè , nel caso in questione , il conjuge che domanda , non ha diritto alcuno sul corpo dell ' altro ; ovvero , pel voto emesso o pel fine perverso che si propone , il suo atto non sarebbe che un atto cattivo : l ' altro conjuge può quindi non voler assolutamente rendersi suo complice . Molti altri , per lo contrario , dicono che l ' altro conjuge , non solo potrebbe rendere il debito coniugale , ma deve renderlo , perchè il conjuge richiedente non perdette con un voto emesso , il suo diritto : sarà una richiesta illecita , ma non ingiusta . Potreste voi negare un debito pecuniario a un vostro creditore che promise di non chiedervelo , adducendo voi ch ' egli ora ve lo chiede contro la promessa fatta ? No certamente . Del pari dicono il coniuge che è richiesto , non può negare il debito conjugale all ' altro conjuge , malgrado il voto da questi fatto , e malgrado il peccato mortale che esso commette , chiedendo . Così Sanchez , l . 9 . S . Liguori , ecc . A me pare frattanto fuori di dubbio che il conjuge a cui , è chiesto il debito sia obbligato , pe dovere di carità , di avvertire il chiedente e distoglierlo dal peccato , « semprechè dice S . Liguori esso possa ammonire senza tema di grave dissidio , di sdegno , o di incontinenza , » inconvenienti che spesso sono a temersi . Non è più un obbligo la correzione fraterna quando non vi ha speranza alcuna di ammenda . Tutti i teologi asseverano che il conjuge non legato ad un voto può lecitamente chiedere il debito conjugale , e molti ve ne hanno che lo consigliano a chiederlo quando egli preveda che l ' altro conjuge glielo richiederebbe lui stesso : gli eviterebbe così di commettere un peccato . IV . Risulta dal fin quì detto che il conjuge , il quale ebbe , un commercio incestuoso con persona consanguinea all ' altro conjuge in primo o secondo grado , decade dal diritto di chiedere il debito . Ma se , ciononstante , il chiedesse , è obbligato l ' altro a renderlo ? Egli è certo che il conjuge innocente può chiedere il debito conjugale e l ' altro è tenuto a renderlo . Perciò molti teologi in questo caso , come nel caso precedente , lo consigliano a chiedere il debito , prevenendo così la domanda dell ' altro , il quale , chiedendo , cadrebbe in peccato . Molti teologi citati Sanchez , l . 9 , disp . 6 , n . 11 , ritengono invece che il coniuge innocente pecca mortalmente rendendo il debito all ' altro che lo richiede , perchè asseconda una richiesta che ha peccato mortale , e perciò fa propria l ' altrui malizia . Moltissimi altri però , e più probabilmente , insegnano con Sanchez e S . Liguori che non v ' ha peccato a rendere il debito conjugale , quando non si possa prudentemente distogliere il conjuge richiedente dal peccato di chiederlo : lo sposo innocente , compiendo in questo caso l ' atto conjugale , fa una cosa buona in se , a cui ha un diritto , che non gli può esser tolto dall ' atto colpevole dell ' altro conjuge : sia che egli chieda , sia che egli renda , esercita un proprio diritto , e perciò non pecca , specialmente poi se negando il ricambio del debito conjugale ne potessero risultare inconvenienti o se non gli fosse possibile in niun modo di distogliere l ' altro conjuge dal peccato . § IV Di coloro che commettono il paccato di Onan . Questo peccato avviene allorquando l ' uomo , dopo essersi introdotto nella vagina della donna , si ritira , affinchè il suo umore spermatico non si versi dentro le parti genitali della donna stessa , e così non avvnga la generazione . La denominazione di questo peccato viene da Onan , secondogenito del patriarca Giuda , il quale , morto il fratel suo Her senza figli , fu costretto a sposarne la vedova , di nome Thamar , affine di continuare la parentela del fratello . « Sapendo Onan che i figli nascituri non sarebbero considerati come suoi e porterebbero il nome del fratello , nè ciò egli volendo , accoppiavasi , sì , colla vedova del fratel suo , ma faceva in modo che il suo seme si versasse in terra » ( Gen . 38 , 9 . ) . Nulla è oggi più frequente di questa detestabile abitudine fra i giovani sposi , che , non infrenati dal timore di Dio , sprezzano le parole dell ' Apostolo : « sia il connubio , sopra ogni altro , onorevole ; e il talamo , immacolato , ( Cbr . 13 , 4 ) » e vivono : « come il cavallo e il mulo , a cui manca la ragione ( Sal . 31 , 9 ).» Non domandando essi al matrimonio che le sole voluttà della carne , rifuggono dai suoi doveri e vogliono , o non aver figli , o averne solo un determinato numero ; perciò si danno turpemente e senza freno alcuno alla libidine , evitando con arte le conseguenze dei loro accoppiamenti carnali . 1 . E ' certo che l ' uomo il quale così opera , qualunque ne sia la causa , pecca mortalmente , se non lo scusi la buona fede ; e non può essere assolto in confessione , se non si dolga del peccato e si proponga sinceramente di non cader più in esso ; non può essere messo in dubbio ch ' egli operi in modo enorme contro lo scopo del matrimonio . « Fu per questo che il Signore percosse Onan , il quale commetteva un ' azione detestabile . ( Gen . 38 10 ).» 2 . E ' certo che , per la stessa ragione , la moglie che induce il marito a così fare , ovvero acconsente alla di lui detestabile azione , o e ciò a più forte ragione essa si ritira , malgrado la volontà del marito prima che questi le abbia versato nella vagina il seme , pecca mortalmente ed è assolutamente indegna dell ' assoluzione . Sì , non è infrequente il caso di mogli che non permettano al marito di consumare interamente l ' atto coniugale , ovvero che , almeno , liberamente acconsentano che il marito compia la nefanda azione d ' Onan . 3 . E ' certo che la moglie è , almeno ordinariamente , obbligata ad ammonire il marito e a distoglierlo , per quanto può , dal compiere quella perversa azione : è la legge della carità che da lei lo esige . 4 . E ' certo che la moglie può e deve rendere il debito coniugale ; se il marito , da lei ammonito , promette di consumare perfettamente l ' atto carnale , e se , infatti , di quando in quando esso perfettamente lo consuma : sul semplice dubbio ch ' egli possa mancare al proprio dovere , essa non può negare il debito coniugale ; ma essa deve disapprovarlo allorchè egli si ritira indebitamente della sua vagina ; se no , peccherebbe anch ' essa gravemente . Ora la difficoltà sta nel sapere , con tranquilla coscienza , se essa può rendere il debito conjugale , ove sappia con certezza che il marito si tirerà indietro , malgrado le sue preghiere per distornelo . Molti teologi sostengono che la moglie in questo caso non può rendere il debito coniugale ancorchè si esponesse ad una minaccia di morte : 1 . Perchè l ' atto del marito che si ritira indebitamente dalla vagina della moglie è atto cattivo ; e la moglie che a questo atto annuisce , partecipa alla peccaminosità del marito ; 2 . Perchè , nella nostra ipotesi , l ' uomo non chiede veramente l ' atto coniugale , ma soltanto il permesso di introdursi nella vagina della donna per eccitare in se una polluzione ; 3 . Perchè , se il marito esigesse dalla moglie atti sodomitici , essa certamente non potrebbe in modo alcuno acconsentirvi , ancorchè si esponesse con ciò alla morte : ora , nel caso nostro , la domanda del marito si riduce a chiedere nè più nè meno che un atto di sodomia [ 12 ] , perchè vi sarebbe esclusa la consumazione dell ' atto conjugale . Cosí Habert , tit . 7 , p . 745 , Collator di Parigi , t 4 , p . 348 , molti Dottori della Sorbonna citati da Collet , t . 16 , p . 244 , Collator Andeg . « Sugli Stati , » t . 3 p . ultima , Bailly ecc . [ 12 ] Qui l ' autore si riferisce a quella specie , diremo così anormale di sodomia , che si compie fra persone di sesso differente , imperocchè la sodomia normale sarebbe quella fra maschio e maschio , fra femmina e femmina ( Vedi cap . III . art . II ) . ( Nota del traduttore ) Molti altri insegnano che la moglie , la quale non si oppone alla domanda del marito e si offre a lui nel modo che è d ' uso , va immune da ogni peccato , qualora essa non dia il proprio intero assentimento all ' azione del marito quando esso si tira indietro prima del tempo , imperocchè , cosi operando , essa fa cosa lecita ed esercita un diritto di cui il marito non può colla sua malizia , privarla : essa non fa se non ciò che , dato il matrimonio , può lecitamente fare . E il marito che ad essa si accosta e s ' introduce nella parte genitale di lei , non pecca già per ciò , ma pecca soltanto perchè si ritira innanzi tempo e spande fuori della vagina il suo seme . Dunque se la moglie non dà a quest ' azione del marito il proprio consenso , essa non partecipa al peccato del marito . Così Sanchez , l . 9 , disp . 17 , n . 3 , Pontius , l . 10 , cap . 11 , n . 3 , Tamburinus . l . 7 , cap . 3 , § 5 , n . 4 . Sporer , p . 356 . n . 490 , Pontas al vocabolo « Dovere conjugale » cap . 55 , S . Liguori , l . 6 , n . 947 . Roncaglius e Ebel , citati da S . Liguori , l . 6 , n . 947 , permettono essi pure alla moglie di rendere il debito conjugale al marito che vuole tiarsi indietro innanzi tempo , purchè essa non dia il proprio assenso al peccato di lui : ma per scusarla d ' ogni colpa essi esigono un grave motivo . Questa opinione a noi sembra la sola ammissibile , imperocchè noi siamo fermamente persuasi che quì l ' azione della donna non ha nulla in sè di cattivo ; perciò crediamo che il giudizio , dato da Habert e dagli altri teologi che ed esso aderiscono , sia troppo severo , e non fondato . La moglie può dunque quand ' abbia una sufficiente ragione , prestarsi passivamente al marito : ma la ragione scusante deve essere proporzionata alla malizia del peccato e all ' effetto della cooperazione , imperocchè non si può mettere in dubbio che la moglie in questo caso cooperi direttamente al peccato del marito : per ciò la causa scusante vuolsi che sia grave . Così ora pensano in generale i confessori dotti e pii , e la stessa Sacra Penitenzieria , la quale interrogata con queste parole : « Una pia moglie può ella permettere che suo marito le si accosti , dopo che ella sa per esperienza ch ' egli segue la nefanda usanza di Onan .... .... .. specialmente se , rifiutandosi essa , si esponga al pericolo di sevizie , o tema che il marito vada a sfogarsi con prostitute ? » rispose il 23 aprile 1822 : « Siccome nel caso proposto la moglie , da parte sua , nulla farebbe che fosse contro natura , faccia pure questa cosa che è lecita ; e tutto ciò che vi ha di disordinato in questo atto si imputi alla malizia dell ' uomo , il quale , invece di consumare l ' atto conjugale , si tira indietro e spande il seme fuori della vagina . Se la moglie , dopo aver fatto le debite ammonizioni al marito , che insiste minacciandole percosse , la morte , od altre gravi sevizie , essa nulla ottiene , può allora , senza peccare , ( come insegnano provetti teologi ) prestarsi passivamente al marito , imperocchè , in questo caso , essa non fa che semplicemente tollerare il peccato di suo marito , ed ha per sè gravi motivi di scusa , perchè la carità che pur l ' obbliga ad opporsi al marito , non l ' obbliga però ad opporglisi esponendosi a troppo gravi inconvenienti . » Dunque resta stabilito che la moglie , date queste circostanze , non pecca prestandosi al marito , semprechè però possa essere scusata da gravi motivi . Ora , ecco i motivi che vengono considerati come gravi : 1 . Se essa teme la morte , le percosse , o gravi sevizie . Ciò risulta manifesto dai responsi della Sacra Penitenzieria e dalla Ragione . 2 . Se c ' è luogo a temere che il marito conduca nella casa conjugale una concubina e viva maritalmente con essa , imperocchè una donna sensata sopporterà piuttosto le sevizie e le percosse che vedere nella propria casa una tresca così ingiuriosa per lei . 3 . Se c ' è a temere che il marito , benchè non tenga nella propria casa una concubina , la possa però in qualche altro modo frequentare , o possa tenere relazioni con meritrici , ci sembra che la moglie abbia quì un motivo sufficiente di scusa , tuttochè la Sacra Penitenzieria non si sia espressa su questo punto : è certo che un tale stato di cose riuscirebbe assai molesto alla moglie recando con sè diverbi , dissidii , sciupìo d ' avere , scandalo , ecc . 4 . La gravità di tutte queste molestie deve essere misurata a seconda delle circostanze personali . Ciò che per uno si reputa lieve cosa , può essere per un altro una cosa gravissima : ai litigii passeggeri , ai dissidii ed anche alle percose non si dà gran peso presso i contadini ma queste cose sarebbero insopportabili per una donna timida , istruita con squisitezza , ed educata alle maniere urbane . Ora , il timore di rilevanti dissidii , in quest ' ultimo caso , sarebbe una causa sufficiente per scusare il ricambio del debito conjugale . 5 . Egualmente può rendere il debito conjugale la moglie , se essa sà con certezza che il marito , irritato da una di lei negativa , bestemmierebbe Dio e la religione , ingiurierebbe confessori e sacerdoti , e uscirebbe in parole scandalose coi figli o coi domestici : volendo essa impedire un peccato , ne provocherebbe invece altri , gravi , ed anche più gravi del primo : a nulla di buono essa dunque riuscirebbe , e dovrebbe anche esporsi a subire gravi molestie . 6 . A più forte ragione sarebbe una scusa sufficiente il timore di divorzio , o di separazione , o di disonore , o di grave scandalo . 7 . Non è necessario che la moglie resista al marito fino al punto di provare le sevizie , le molestie e gli altri inconvenienti summentovati , imperocchè allora , anche rendendo o offrendo il debito conjugale , non riuscirebbe spesso a togliere il male già esistente : d ' altronde essa non è obbligata a subire quelle molestie per impedire al marito di peccare . Basta dunque che il timore sia ragionevole . 8 . Non è essa neppure obbligata di ammonire il marito ogni volta ch ' esso le domanda il debito conjugale coll ' intenzione di ritirarsi da lei prima del tempo , quando ella sappia per esperienza che nulla ottetrebbe , deve tuttavia , almeno qualche volta , far capire al marito ch ' essa non è contenta del suo mal fare . Si guardi però bene dal non assentire internamente al peccato del marito o dal compiacersi segretamente in esso , sia pel desiderio di non aver figli , o di non aver le molestie della gravidanza , o per qualsivoglia altro motivo . Nel caso che l ' atto fecondatore dipendesse unicamente da lei , dovrebbe essere disposta , piuttosto alla morte , che ad impedire la generazione . In tutti questi casi è permesso alla moglie tutto ciò che le sarebbe lecito , se il marito compisse regolarmente l ' atto conjugale . I suesposti principii sono generalmente accettati . Cionullameno v ' hanno ancora molte incertezze che nello scorso anno così esponemmo al sommo Pontefice : « Beatissimo Padre , « Il vescovo di Mans , prostrato con somma reverenza ai piedi di Vostra Santità , vi espone umilmente ciò che segue : « Quasi tutti i giovani sposi non vogliono aver prole numerosa , e d ' altronde non possono moralmente astenersi dall ' atto conjugale . « Interrogati dai confessori sul modo con cui essi esercitano i loro diritti conjugali , sogliono ordinariamente ritenersi gravemente offesi da tali interrogazioni ; ma continuano però nei loro smodati atti conjugali e nel tempo stesso non vogliono punto avere prole troppo numerosa , malgrado tutte le nostre ammonizioni . « Agli ammonimenti dei confessori rispondono abbandonando i sacramenti della Penitenza e della Eucarestia , dando in tal modo mali esempii ai figli , ai domestici e ad altri fedeli in Cristo . Da ciò consegue un lagrimevole pregiudizio alla religione . « Il numero di coloro che si accostano al sacro tribunale diminuisce dovunque di anno in anno , e specialmente pel motivo or enunciato , come asseverano molti parroci , cospicui per pietà , per scienza e per esperienza . « Che facevano un tempo i confessori ? dicono molti . Dai matrimonii non nascevano allora , generalmente , più figli di quello che oggi ne nascano : i conjugi non erano allora più casti d ' adesso , eppure non mancavano essi al precetto della annuale Confessione e della Comunione pasquale . « Tutti sinceramente ammettono essere massimo peccato tanto la infedeltà di un conjuge , quanto il provocato aborto . Or bene : non si riesce che a stento a persuadere qualcuno , che si è obbligati , sotto pena di peccato mortale , di conservarsi perffettamente casti nel matrimonio ( ) , e di correre il rischio di procreare numerosa prole . « Lo scrivente vescovo di Mans , prevedendo i gravi mali che da ciò possono scaturire , e turbato dalle incertezze , sollecito interpella Vostra Beatitudine sulle seguenti questioni : «1.° I conjugi , che usano del matrimonio in modo da impedire la fecondazione , commettono un atto per sè stesso mortalmente cattivo ? «2.° Benchè quest ' atto sia da aversi per sè stesso mortalmente cattivo , possono gli sposi , che di esso non accusano sè stessi , ritenersi in una tale buona fede che li renda immuni da grave colpa ? «3.° È da approvarsi la condotta di quei confessori che per non offendere i conjugi , si astengono dall ' interrogarli circa il modo col quale usano dei loro diritti conjugali ? « Risposta , La sacra penitenzieria , ponderate naturalmente le proposte questioni , risponde alla 1.ª : « Allorquando tutta la disordinatezza degli atti conjugali provenga dalla malizia dell ' uomo , il quale , invece di consumare l ' atto , si tira indietro e spande il suo seme fuori della vagina della moglie , questa può , dopo le debite ammonizioni invanamente fatte e qualora il marito insista minacciandola di percosse o di morte , può , senza peccare , come insegnano autorovoli teologi prestarsi passivamente all ' atto conjugale , a patto però , che in questi casi essa non faccia che tollerare semplicemente il peccato del marito : essa ha quì un grave motivo che la scusa , imperocchè la carità , che pure l ' obbliga a far resistenza , non l ' obbliga cionompertanto fino ad esporsi a tanto gravi molestie Alla 2:ª poi e alla 3.ª questione risponde : Che il confessore si richiami alla mente l ' adagio : le cose sante si devono trattare santamente ; che ponderi bene le parole di S . Alfonso de ' Liguori , uomo dotto ed espertissimo in tali cose , il quale così dice nella sua Pratica del Confessore § . 4 , n . ° 7 : « Relativamente a certi peccati dei conjugi riguardato al debito coniugale , il confessore non è ordinariamente obbligato di tenerne speciale parola , nè conviene farne interrogazioni : a meno che non si tratti della moglie ; per chiederle ; nel modo il più modesto possibile se ella abbia reso il debito coniugale .... Sul resto , taccia ; parli soltanto se sarà interrogato e finalmente che non ometta di consultare attri provetti Autori . » « Dato in Roma , l'8 giugno 1842.» Le suaccennate parole di S . Alfonso de ' Liguori trovansi nella ediz . XI ° in 4° al § suindicato , ma non al N . ° 7 , ma al 41 . Notiamo dunque che la Sacra Penitenzieria : 1.° suppone che l ' azione del marito il quale fa abuso del matrimonio , è azione per sè stessa mortalmente cattiva ; 2° ammette che la norma indicata da S . Alfonso de ' Liguori è prudente , e che i confessori la possono tranquillamente adottare . I confessori quindi si astengono cautamente e specialmente i più giovani da interrogazioni indiscrete e che recano grave molestia ai conjugi : operino e parlino con molta prudenza , senza però ledere mai la verità colle loro risposte , nè assolvere indebitamente il penitente ch ' essi hanno la coscienza ch ' ei sia in peccato mortale ; ma non sieno però nemmeno troppo solleciti a ritenere il penitente privo di quella buona fede che talora toglie al peccato la gravezza mortale . Ad ogni modo , si procuri d ' indurre i coniugi a vivere santamente nel matrimonio . La moglie procuri colla forza delle blandizie , con tutti i segni dell ' amore , colle preghiere , colle esortazioni , di persuadere il marito a compiere l ' atto coniugale colle debite regole , se no , di astenersene completamente , e vivere da cristiano . L ' esperienza prova che molte mogli sono riuscite in questo modo a persuadere i loro mariti . Si domanda : 1 . Se la moglie può chiedere il debito coniugale al marito , quando ella sappia che esso ne abuserà . R . Molti teologi rispondono affermativamente , perchè essa ne ha diritto , e del suo diritto usa . Così Pontius , Tamburinus , Spover ecc . Ma altri e più rettamente , come risulta da quanti abbiamo detto , richiedono un grave motivo affinchè essa possa lecitamente chiedere il debito coniugale , perchè altrimenti offrirebbe al marito un ' occasione prossima di peccare ; difficilmente poi potrà presentarsi questo motivo quando essa può trovare altri mezzi per vincere la tentazione . Ma , dato infatti il grave motivo , per esempio , la difficoltà di vincere la tentazione , essa non peccherebbe affatto , imperocchè è permesso di domandare con retto intendimento e per gravi motivi una cosa buona in sè , a quegli che la può dare senza peccare , abbenchè questa cosa , per l ' abuso che se ne farebbe , non si possa dare senza cadere in peccato : per questa ragione è permesso chiedere i sacramenti da un sacerdote indegno , un prestito di un usuraio , il giuramento da un pagano , ecc . quando vi sieno per far ciò sufficenti motivi . Si domanda : 2 . Se il marito possa versare il proprio seme fuori della vagina della donna , quando , per dichiarazione dei medici , la moglie non potesse se non con evidente pericolo di morte . Rispondiamo , con tutti i teologi , negativamente , perchè il versare a quel modo il proprio seme è cosa contro natura , e detestabile . Se il pericolo della morte non è molto probabile , si consumi completamente l ' atto , se poi il pericolo è moralmente certo , bisogna astenersene affatto . In questo caso non rimane ai coniugi altra via di salvezza che quella della continenza : è questa una condizione lagrimevole , ma non può essere mutata . Questi disgraziati sposi devono , se vogliono con più facilità rimanere continenti e vivere castamente , separarsi di letto . E ' a notarsi che anche i fornicatori , gli adulteri , ecc . , non possono opporsi alla generazione col lasciar volontariamente cadere il seme fuori della vagina della donna , perchè questa è sempre una cosa contro natura : circostanza d ' altronde da doversi dichiarare in confessione . § V . Di coloro che peccano venialmente rendendo il debito coniugale . 1 . Quando l ' atto coniugale è un peccato veniale da parte del coniuge che l ' ha domandato , per esempio , perchè lo domandò per sua voluttà , credesi che vi sia colpa a concederlo , a meno che non lo scusi qualche ragione , imperocchè altrimenti non si farebbe che somministrare materia al peccato . Se però la domanda è fatta in modo assoluto , è questa una ragione sufficente per giustificare il coniuge che rende il debito , imperocchè diniegandolo , sarrebbero a temersi risse , odii , scandali , pericoli più gravi di peccato ecc . 2 . Se poi l ' atto coniugale è venialmente cattivo per la cosa in sè , per esempio , perchè , volendo pur far uso , quegli che lo domanda , delle parti naturalmente destinate a ciò , nondimeno vuole un modo o una posizione strana e venialmente cattiva , oppure vuole l ' atto coniugale durante la mestruazione o la gravidanza , allora non lo si deve concedere se non c ' è una ragione , essendo esso indecente . Sarebbe però una ragione sufficiente per rendere il debito conjugale richiesto , se , diniegandolo , avessero a temersi dei dispiaceri . Così Sanchez , l . 9 , disp . 6 , n . 6 , S . Liguori , l . 6 . n . 946 e molti altri citati da essi , contrariamente ad altri non pochi i quali non ammettono che l ' indecenza d ' un atto , per quanto sia soltanto venialmente cattivo , possa essere cancellata da ragione qualsiasi : la menzogna , per esempio , ( dicono essi ) , non può essere mai giustificata dalla necessità . Non c ' è però parità fra i due casi : la menzogna è cattiva per natura sua , ma così non è della richiesta del debito conjugale , la quale poi , nel caso nostro , può essere giustificata a detta di chiunque , da un ragionevole motivo : perciò sarebbe egualmente giustificato chi rendesse il debito conjugale richiestogli . Dopo tutto , mi sembra più probabile l ' opinione , che chi rende il debito , in questo caso , vada immune da ogni colpa . Si domanda : 1 . Se le mogli che non seppero mai procreare se non figli morti , possano ciononostante rendere o chiedere il debito coniugale . R . Sanchez l . 7 . disp . 102 , n . 8 , S . Liguori l . 6 , n . 553 e molti altri dicono che la moglie in questo caso non pecca nè rendendo nè chiedendo il debito coniugale , imperocchè : 1 . ella fa una cosa in sè lecita e alla quale ha diritto , mentrechè la morte del feto avviene per accidente e non può essere a lei imputata ; 2 . meglio è che possa nascere un essere con un peccato originale , di quello che non nasca alcuno , come procura di dimostrarlo ampiamente Sanchez ; 3 . qualche volta accade che una donna , dopo molti aborti , partorisca felicemente . Sylvius però t . 4 , p . 718 , Billuart t . 19 , p . 396 , Bailly , ecc . dicono che la moglie non può chiedere , nè rendere il debito coniugale , quando sia moralmente certa che la prole non può nascere viva , perchè in questo caso diventa impossibile ottenere lo scopo legittimo e proprio del matrimonio . Questa opinione , così ristretta , ci sembra la più probabile e la sola da adottare . Gli Autori citati non dicono che in questo caso il peecato sia mortale , nè certo osiamo dirlo noi . Si domanda : 2 . Se la moglie la quale , secondo il giudizio dei medici , non può partorire senza manifesto pericolo di morte , sia obbligata di rendere il debito al marito , quando questi lo chieda insistentemente . R . Noi abbiamo già provato che il marito in questo caso non può , per qualsiasi motivo , domandare alla moglie il debito coniugale : egualmente la moglie non può renderlo , perché essa non può disporre a sua voglia della propria vita . Tuttavia , il peccato non è mortale se non nel caso in cui il pericolo della morte sia evidente . CAPO II . Dell ' uso del matrimonio . In questo capo esamineremo : 1 . Quando i conjugi peccano usando del matrimonio ; 2 . Come devono essere giudicati i contatti fra conjugi . ARTICOLO I . Quando i coniugi peccano usando del matrimonio . I . Peccano mortalmente i coniugi , non quando il loro accoppiamento carnale avviene all ' infuori della vagina della donna , o quando si spande , fuori della della stessa vagina e deliberatamente , l ' umore spermatico ; ma altresì , quando cominciano essi l ' accoppiamento carnale nelle parti deretane colla intenzione di consumarlo poi nella vagina femminile imperocchè qui essi ricorrono ad un mezzo che è in tutto sconveniente , e siccome questo mezzo tende per sè stesso a far spargere il seme fuori delle parti sessuali della donna , così esso non è , infine , se non una sodomia . Così Sanchez l . 9 , disp . 17 , n . 4 , S . Liguori l . 6 , n . 916 , e molti altri da essi citati . II . Secondo il parere di tutti i teologi , è un peccato mortale tanto il chiedere quanto il rendere il debito conjugale quando si vuol adottare , per accoppiarsi , una posizione non naturale e si incorre per ciò nel grave pericolo che il seme caschi fuori della vagina della donna . La ragione di ciò è evidente . Ma , escluso questo pericolo , il chiedere o il rendere senza necessità il debito conjugale in questa maniera è soltanto un peccato veniale , la positura non naturale dei corpi dei conjugi non tocca l ' essenza del matrimonio nè impedisce la fecondazione . Ma è severamente da biasimare , il marito specialmente , se per sentire maggiore voluttà , s ' introduce nella vagina della moglie facendosi volgere da lei il tergo come usano le bestie , oppure mettendosi sotto di lei , imperocchè queste strane giaciture corporali sono spesso segni di concupiscenza mortalmente cattiva in coloro che non si accontentano delle posizioni ordinarie . Data però la necessità di comportarsi in questi modi , per esempio , in causa di gravidanza , o perchè non è possibile una positura diversa , allora non vi ha peccato , semprechè però non ci sia il probabile pericolo di spandere il seme fuori della vagina della donna . III . Peccano mortalmente i coniugi che esercitano fra loro atti molto osceni e gravemente repugnanti al naturale pudore , e specialmente se si accoppiano carnalmente usando di una parte del loro corpo che non è quella voluta dalla natura , per esempio , se la moglie prende in bocca il membro virile del marito ( ) .... .... .... ... ecc . ecc . imperocchè lo stato coniugale non potrà mai in modo alcuno giustificare simili infamie . IV . E ' peccato mortale se i coniugi impediscono la fecondazione , per esempio , se , come già dicemmo , l ' uomo spande il seme fuori della vagina della donna , se si oppone alla sua completa eiaculazione , se la donna respinga da sè lo sperma del marito o tenta di respingerlo , se rimane essa impossibile , coll ' intendimento di impedire la fecondazione , ecc . S . Antonio Sanchez e molti altri citati da S . Liguori l . 6 , n . 918 , dicono che non vi è peccato mortale se , prima di emettere il seme , il marito , col consenso della moglie , si tira indietro , per esempio , affinchè non nasca prole ; semprechè però non vi sia nè nell ' uno nè nell ' altro coniuge pericolo di polluzione . Tuttavia Navarrus , Silvestro , Ledesma , Azor e moltri altri credono ragionevolmente essere peccato mortale , tanto perchè nell ' uomo c ' è sempre il pericolo della polluzione , quanto perchè si opera gravemente contro natura lasciando imperfetto l ' accoppiamento carnale . Questa seconda opinione è quella che in pratica de ' vessere adottata . V . Peccano mortalmente i conjugi se chiedono o rendono l ' accoppiamento carnale , quando v ' abbia grave pericolo di aborto , abbenchè il feto non sia ancora animato , oppure quando ne derivi notevole nocumento alla salute della prole . Ciò risulta evidente da quanto abbiamo già detto , imperocchè anche questa è una cosa gravemente contraria alla natura . IV . Peccano pure mortalmente i conjugi se , nell ' atto carnale del matrimonio hanno desiderii di adulterio , vale a dire se si fingono dinnanzi alla mente un ' altra persona e voluttuosamente si dilettano immaginandosi di avere invece commercio carnale con lei . Dicasi lo stesso se esercitano l ' atto conjugale con un fine mortalmente cattivo , per esempio , se il marito chieda o renda il debito col desiderio che la moglie muoja nei dolori del parto . VII . E ' peccato mortale l ' accoppiamento , se si compie , fosse pur anco in tempo di guerra , in un luogo sacro , perchè si mancherebbe alla debita riverenza del luogo e perchè la legge della Chiesa lo proibisce : i conjugi possono in altro modo appagare i loro bisogni . VIII . Peccano , infine , mortalmente i conjugi se si accoppiano in presenza d ' altri dando così grave scandalo : procurino perciò che nella loro camera nuziale non ci sia letto d ' altre persone . E i poveri , e i contadini , che ben sovente non hanno che una sola camera per dormirvi essi , i figli , e i domestici , sieno cauti e procurino che , di nottetempo , usando dei loro diritti conjugali , non si presti occasione di rovina ad altri . Oh ! quante domestiche , quanti fanciulli , in tenera età , sono già di costumi corrotti , e devono la loro depravazione a conjugi imprudenti ! ARTICOLO II . Dei contatti fra conjugi . I . Quel toccarsi per giungere direttamente al legittimo accoppiamento , senza però che vi sia pericolo di polluzione , è , senza alcun dubbio , lecito : questi toccamenti sono come gli accessorii dell ' accoppiamento : lecito questo , sono leciti pur essi . Se però , abbenchè tendano all ' accoppiamento , si fanno per godere una voluttà maggiore , sono peccati veniali , perchè questo maggiore godimento è uno scopo venialmente cattivo . Ma sarebbero però peccati mortali se questi contatti , quantunque tendenti all ' accoppiamento , fossero repugnati alla retta ragione , come sarebbe l ' applicare le parti sessuali dell ' uno a certe parti del corpo dell ' altro , non convenienti : perciò i conjugi cristiani non devono fare « come fanno i cavalli e i muli che sono irragionevoli ( Salm 31 . 11 ) ; ma che ciascuno di voi sappia ch ' egli possiede parti sensuali per scopo di santificazione e d ' onore , non per sfogo di passioni , come usano le genti che non conoscono Dio » ( I . ai Tessal , 4 . 4 . ) II . Il palparsi fra conjugi è peccato mortale quando ne risulti un prossimo pericolo di polluzione , imperocchè la polluzione non è lecita nè ai conjugati nè ai liberi , e non si può ammettere scusa alcuna ad esporsi volontariamente al pericolo di essa . Percui , allorquando non espongono al pericolo di polluzione , non sono menomamente peccati gli abbracciamenti fra conjugi ed altri contatti non osceni che soglionsi fare fra sposi per coltivare la mutua affezione . Se questi contatti si posson permettere fra persone non conjugate , benchè vi possa essere qualche pericolo di polluzione , semprecchè però vi sia un motivo che li giustifichi , a più forte ragione si possono permettere fra conjugi , imperocchè , favorendo questi contatti la loro mutua affezione , diventano un motivo sufficente a scusare un qualche pericolo di polluzione , se pur esistesse . III . Disputano discordi i Dottori sull ' argomento , se i contatti gravemente osceni fra conjugi , escluso sempre il pericolo prossimo di polluzione , siano peccati mortali . S . Antonio , Silvestro , Comitolus e molti altri citati da Sanchez , l . 9 , disp . 44 , asseriscono che i contatti , ( come gli sguardi ) , di questo genere , sono peccati se avvengono senza che vi sia un intendimento di addivenire all ' accoppiamento carnale , imperocchè in questo caso , non tendono ad esso , anzi l ' escludono , ma mirano bensì alla polluzione che è in sè essenzialmente cattiva . Sanchez poi l . 9 , disp . 44 , n . 11 e 12 , S . Liguori l . n . 932 ed altri in generale , sostengono che i toccamenti , come gli sguardi , di questa natura , escluso pur sempre il pericolo prossimo di polluzione , non sieno dippiù di un peccato veniale , benchè non mirano all ' atto conjugale , imperocchè tali atti fra sposi non sono , di loro natura , peccati , potendo esser benissimo compiuti lecitamente in relazione all ' accoppiamento carnale , e non diventano peccati venali se non quando non siano in relazione a cotesto accoppiamento , e manchino perciò di un legittimo scopo : e quando non esista grave pericolo di polluzione , non sono mai dippiù d ' un peccato veniale . Questa seconda opinione a noi sembra la più probabile . Tuttavia devesi , ordinariamente , in pratica biasimare sul serio i conjugi che così operano , in special modo , se questi contatti solleticano fortemente gli spriti veniali , imperocchè in questo caso di rado manca il pericolo della polluzione . Così P . Antoine e Collet . Non si devono però ritenere rei di peccato mortale quei coniugi , che asseverano in buona fede che , col toccarsi , i loro sensi non si eccitano , e che non v ' ha in essi probabile pericolo di polluzione imperocchè tal cosa non è infatti rara fra sposi da lungo tempo assuefatti agli atti venerei . Certamente noi non vorremmo condannare quella pia moglie la quale , o per timidezza , o per tema di qualche guajo , o per conservare la pace domestica , permette che il marito la palpeggi , semprechè essa assicuri che questi contatti non la eccitano libidinosamente od almeno la eccitano leggerissimamente . I discorsi osceni fra marito e moglie non sono peccati mortali , a meno che non inducano , nel grave pericolo della polluzione ; locchè d ' altronde è ben raro . Perciò , i confessori devono non preoccuparsi molto di tal cosa . IV . Sanchez , l . 9 . disp 44 , n . 15 e molti citati da esso dicono che un conjuge il quale , nell ' assenza dell ' altro , si tocchi o si guardi libidinosamente , senza pericolo di polluzione , pecca soltanto venialmente , imperocchè questi suoi atti sono atti secondari che tendono ad un atto principale , in sè lecito , vale a dire l ' accoppiamento carnale che è il loro debito scopo , benchè ora non possano conseguirlo . Essi sono pure d ' avviso che si deve dire la stessa cosa , se questo conjuge si figura d ' essere in atto di compiere l ' accoppiamento carnale e si diletta voluttuosamente pensandovi . Molti altri al contrario , più comunemente , per esempio , Layman , Diana , Sporer , Vasquez , S . Liguori , ecc . non sospetti di soverchia severità ritengono come probabile , che sono peccato mortale questo genere di toccamenti , tanto perchè il conjuge non ha facoltà di disporre del proprio corpo se non incidentalmente e in relazione all ' accoppiamento carnale , quanto perchè questo toccarsi provoca la polluzione , e si connette poi ad un pericolo prossimo quando soffermandovisi sopra col pensiero , si sovreccitano gli spiriti . Devono sempre essere proibiti come mortali quando eccitano notevolmente i sensi : se no , a noi sembrano soltanto peccati veniali . Siccome il piacere dell ' atto coniugale che si è compito o che si deve compiere non ha che poca influenza per eccitare i sensi , noi pensiamo che sovente non lo si debba imputare a peccato mortale . Il piacere di una cosa lecita non può essere gravemente cattiva ; ora , l ' accoppiamento carnale fra coniugi è lecito ; dunque non vi è peccato mortale pensando al piacere dell ' accoppiamento compiuto o da compiersi o che s ' immagina di compiere . Perciò S . Tomaso , « Del Male » 9 , 12 , art . 2 a 17 dice : « Siccome il congiungimento carnale non è peccato mortale fra sposi , così l ' acconsentire al pensiero voluttuoso di esso non può essere un peccato più grave dell ' acconsentire all ' atto medesimo . » Vale a dire , se l ' esercitare l ' atto coniugale per solo piacere è soltanto un peccato veniale , egualmente sarà del pensare voluttuosamente ad esso . Non può dunque essere peccato mortale se non in causa del pericolo che ne può derivare , pericolo che si reputa presente se « il piacere s ' accompagna , non solo alla commozione degli spiriti , ma benanco al solletico e alla voluttà della libidine , « come dice S . Liguori , l , 6 , n . 937 . Questi sono i principali peccati coi quali si suole macchiare la santità del matrimonio : Dio spesso li punisce , anco in questa vita , coll ' estinguere la famiglia , colla scostumatezza dei figli , colla morte improvvisa , o con altre calamità . Molti errano quei coniugi i quali credono che tutto a loro sia lecito nel matrimonio : perciò , con facilità essi commettono innumerevoli peccati mortali , che poi non disvelano al confessore , e che imputridiscono dentro di essi . A ragione l ' Augustissimo Delfino , padre di Luigi XVI , Luigi XVIII e Carlo X diceva che la castità coniugale era più difficile della perfetta continenza . CAPO III . Norme dei confessori verso le persone coniugate . I . I confessori devono avvertire i fidanzati , prima del matrimonio , s ' intende , degli obblighi cui vanno incontro , dicendo loro , per esempio : Molti coniugi credono erroneamente che tutto sia ad essi lecito ; si comportano « come il cavallo e il mulo ; » commettono molti peccati ; attirono sopra di se e loro famiglia gravi piaghe in questa vita , e miseramente si perdono nella vita eterna : procurate dunque di non comportarvi in questo modo , e non macchiate la santità del divino Sacramento : sappiate che ai coniugi è solo lecito ciò che è necessario per avere prole ; ed ora non voglio dirvi di più ; se qualche dubbio a voi verrà , aprite l ' animo vostro ad un confessore prudente . II . L ' esperienza insegna che molti conjugi non confessano i peccati commessi nell ' uso del matrimonio , se non sono interrogati . Ora , il confessore li può interrogare circa quelle cose che fra conjugi si permettono : Avete voi qualche cosa che vi morde la coscienza ? Se essi dicono di nulla avere e sembrano abbastanza istrutti e timorati , non è necessario lo insistere ulteriormente . Ma se essi sono rozzi o la loro sincerità appare dubbia , il confessore deve insistere : chiederà ad essi se hanno mai negato il debito coniugale : e se questa frase non fosse da essi compresa , potrà dir loro : Vi siete mai rifiutati all ' atto che si fa per avere dei figli ? se rispondono d ' aver rifiutato , bisogna informarsi del motivo , e dopo questa informazione si giudicherà se v ' ha peccato o no ; e se vi ha peccato , se sia mortale , o veniale . III . Generalmente il confessore deve chiedere al penitense s ' egli ha mai fatto cose disoneste contro la santità del matrimonio : Se il penitente confessa d ' aver fatto qualche cosa , conviene far dire da lui in che consiste questa cosa , e così non s ' incorre nel pericolo di insegnargli alcunchè ch ' egli ignora ; ma non si deve repentinamente nè con leggerezza incolparlo di peccato mortale . Quanto abbiam fin qui detto su questo lubrico argomento , basta . I parroci e i confessori devono proclamare la onestà e la santità dei doveri coniugali ; e dicano spesso col B . Paolo : « Che ciascuno di voi sappia ch ' egli possiede parti sensuali per scopo di santificazione e d ' onore , non per sfogo di passioni , come usano le genti che non conoscono Dio . » Riflettendo a queste parole , gli sposi facilmente comprenderanno in che possano aver peccato e come debbano astenersi dai peccati , se vogliono compiere giusta la dottrina dell ' Apostolo castamente e santamente i doveri coniugali . Concina t . 21 p . 248 dice : « I parroci apprenderanno maggior scienza per istruire i coniugati , studiando la dottrina di Paolo , di quello che ritenendo nella memoria tutte le dispute trattate da Sanchez , Diana , Gotius , ed altri : Nulla ci sembra più vero di ciò : per la qual cosa noi preghiamo i giovani confessori d ' essere cauti gravi e modesti nell ' interrogare le persone coniugate , perchè facilmente possono offenderle , e facilmente possono esporre se medesimi a gravi pericoli . FINE
Miscellanea ,
CAPITOLO I . Definizione del piacere . La vita dell ' uomo è un misto di piaceri e di dolori . Queste due sensazioni del pari forti e diametralmente opposte si agitano nell ' animo umano , lottano incessantemente tra loro , e a vicenda si vincono , ma ben di rado si cancellano . L ' uomo portato dalla sua natura ardente , vivace cerca sempre ed ovunque il piacere , come lo stato nel quale egli meglio può gustare la vita , usandone però moderatamente . E per piacere intendo accennare a qualunque aggradevole sensazione che faccia presa sui nostri sensi . Così chiamerò piacere le ebbrezze voluttuose di amore , come le dolcezze del riposo . Le gradazioni del piacere più forte , più vivo a quello più debole sono innumerevoli . Ma tutti non esciranno mai da questa grande classificazione , cioè piaceri sensuali e piaceri morali . Inutile pure il dire che i generi sono infiniti . I piaceri fisici o sensuali , quantunque più ricercati , sono quelli che meno restano impressi , anzi cercano col cessare dell ' eccitante che li ha prodotti . I piaceri morali sono i più puri , sono quelli che giammai si cancellano dall ' animo . I diversi generi di piaceri però sono prodotti da varie cause . Dalla condizione sociale , dal temperamento nervoso , dall ' educazione , dai climi , dalle stagioni , dall ' età , dal sesso , dallo stato di salute , ecc . Come ben si può scorgere a priori un vecchio ottuagenario non ricercherà i piaceri vivaci e focosi della gioventù . Diversi saranno i piaceri che si ricercheranno in inverno ed in estate , in città ed in campagna . Come pure diversi sono i piaceri dell ' amore da quelli della mensa ; quelli della caccia da quelli del riposo , ecc . Molto agisce sui piaceri anche il temperamento ; infatti lo stesso piacere farà una più viva impressione sul temperamento nervoso che sul linfatico . La nostra vita è dunque un complesso di piaceri e di dolori . L ' indifferenza che tanti definiscono uno stato intermedio fra il dolore ed il piacere , raramente si scontra nella vita . Il piacere può anche dirsi il possesso dei beni che si desiderano , il dolore la loro privazione . E siccome tutti nella loro vita desiderano , così tutti potranno andar soggetti alla realizzazione di questi desiderii o alla loro privazione . E questa asserzione è puramente pratica . Non è forse un piacere il riposarsi quando si è stanchi ? Il mangiare , il bere quando si ha fame o sete ? Anche l ' amare ed essere riamato dal nostro ideale , poter sacrificare a lei tutto perfino la vita , non è forse una dolce soddisfazione , non è forse un piacere ? Soccorrere l ' infelice , consolare l ' afflitto , morire per la patria , per un ' anima bella non son forse piaceri ? E se questi lo sono , la negazione di essi non produce dolore nell ' animo nostro ? Ora dirò che l ' uomo cerca sempre il piacere e sempre fugge il dolore . Questo non ha bisogno di dimostrazione . Anche i bruti per istinto cercano la gioia , le sensazioni gradevoli . Eccetto nel caso d ' una perversione di istinto tutti cercheranno il piacevole e fuggiranno quello che può loro nuocere . Non mi si accusi però di voler fare l ' apologia del piacere o del sensualismo . No ; una accusa di tal genere classificherebbe subito chi la lancia per un ' anima poco elevata . Il piacere è anche morale , diss ' io ; e del resto , anche gustando i fisici , sempre però con riservatezza , è un bene . Un uomo che sente dignità di se stesso non abusa dei piaceri sensuali , perché ha anche la cognizione di sapere che , oltrepassato un dato limite , diventano dannosi . È forse male gustare l ' odore grato d ' una mammola , il delicato sapore d ' un frutto maturo ? È forse male amare onestamente una vaga fanciulla dalla treccia nera e lucente ? L ' Ente supremo ci ha largiti questi beni affine di sollevare lo spirito nostro dalle fatiche del lavoro ; non sarebbe forse follia il rifiutarlo ? Uno dei più dolci incanti della vita è la unione dei piaceri dei sensi al godimento dello spirito , perché ci sollevano come in un mondo incantato , tutto nuovo per noi . Guai però a chi si lascia trasportare dal piacere . Esso non deve mai essere un bisogno , una abitudine , un vizio ! Se lo fosse ci abbasserebbe al livello del bruto , perché soffocherebbe in noi qualunque altro lodevole sentimento . Quanti uomini che , dominati da un piacere sensuale , presentano nella loro fisionomia analogia coll ' animale , cui li assimila la loro inclinazione ! .... I piaceri sensuali avviliscono ed annientano l ' uomo ! Quanti uomini d ' ingegno non si sono per questo completamente abbrutiti . Basterà citare il romano Antonio . Non avrebbe egli vinto Ottavio se un amore cieco non lo avesse gettato fra le seducenti braccia della regina Cleopatra ! Da questo capitolo deduciamo dunque la morale seguente : gustiamo i piaceri leciti con somma prudenza ; mai non lasciamoci dominare da essi . Fuggiamo quei piaceri che , pregiudicando altri , pregiudicherebbero noi stessi . Non vuotiamo per intiero il calice del piacere ; dopo questo viene l ' ebbrezza , la sazietà , il dolore . Evitiamo dunque gli eccessi , uniformandoci alle nozioni d ' igiene che verranno esposte in questo libro . GAPITOLO II . La giovinezza ed i suoi piaceri PARTE PRIMA . Adolescenza Pubertà . Adolescenza e sua igiene . Questa bella età che si rimpiange sempre ha i suoi piaceri innocenti ed anche giovevoli alla salute . Essi consistono in giuochi meno o più rumorosi , come il salto , le corse , la ginnastica , la danza , il nuoto e qualche volta l ' equitazione . Piaceri che , quando non affaticano di soverchio il fanciullo , sono giovevoli ; perché irrobustiscono i suoi muscoli ; gli allargano il torace , consolidano la sua salute e lo rendono agile e destro . Le malattie e le indisposizioni che affliggono questa età sono le bronchiti , i mali di gola , le eruzioni cutanee , le emorragie nasali , i colpi , le cadute , ma principalmente i flussi di ventre e le indigestioni . Quando le prime cure materne non bastano a guarire il giovinetto , allora la prudenza esige di chiamare il medico , perché è meglio prevenire una malattia che guarirla . Secondo i casi giova all ' ammalato delle bibite emollienti o diluenti . I mali di corpo e le coliche provengono dalla ghiottoneria propria a questa età ; dal mangiare cioè in quantità frutti succosi , dal rodere gli acerbi . Sono pure a temere pei fanciulli le indigestioni provocate da zuccherini , confetti , pasticci , dolci ed altro , perché queste chicche sono molto pesanti e indigesti , e bisogna procurare di non guastare lo stomaco sì da bambini . Quando dopo qualche malattia il fanciullo non si corregga , bene è d ' uopo che i genitori gli facciano una continua vigilanza , perché la malattia si rinnoverebbe con somma facilità . Non si predicherà mai abbastanza ai bimbi i tristi effetti dell ' ingordigia , massime poi alle giovinette , perché le chicche tolgono loro la giovanile avvenenza e la seducente freschezza . Pubertà . La pubertà è l ' età nella quale una grande rivoluzione s ' opera nel corso della nostra vita , l ' età nella quale il fanciullo diventa uomo ; la ragazza , donna . Questa è l ' età nella quale ci si schiude davanti un orizzonte dorato ; nella quale tutto ci sembra color di rosa . È l ' epoca dei sogni più lusinghieri , degli affetti più vivi ; è l ' epoca nella quale la fervida immaginazione ci trasporta , in cui si fanno mille castelli in aria ; castelli che pur troppo si sfasciano al primo vento glaciale del nord . Eppure si è felici , o per lo meno molti lo sono , perché adulti si rimpiange questa fase della vita nella quale cominciano a far capolino i prodromi di potenti fenomeni organici che la pubertà non indugia a svolgere . È l ' amore , il quale , a partire da quest ' epoca , domina tirannicamente il nostro essere . E ciò ha voluto natura per mantenere il suo fine : la propagazione della specie . Innumerevoli sono i piaceri di questa età perché è appunto nella pubertà che lo spirito nostro è avido di novità , di svaghi , di divertimenti , di forti impressioni . Le feste , le gioconde serate , i balli , i concerti , i teatri sono piaceri che attraggono la gioventù , ed ella vi si slancia con tale ardore al quale è bene mettere un freno . Infatti essi ponno e moralmente e fisicamente riuscire dannosi alla gioventù . Fisicamente potranno nuocere non usando tutte quelle precauzioni che pur troppo in queste occasioni , nelle quali si è esaltati , non passano nemmeno per la testa . Infatti il subitaneo passaggio dal caldo al freddo o viceversa , l ' eccitazione cerebrale che si propaga al corpo , le soppressioni totali o parziali di una esalazione , di una evacuazione sono cause di affezioni polmonari acute , di irritazioni intestinali , di dolori addominali , di bronchiti , di reumi , che possono svilupparsi dopo un po ' di tempo od anche istantaneamente . Moralmente potranno nuocere se il carattere del giovinetto è molto impressionabile . È cura dei genitori il preservarlo da questi pericoli . Non che io dica di privare affatto il giovane da qualsiasi divertimento suaccennato , dal teatro , per esempio , no . Ma aver cura , se si tratta del teatro , di sapere a quale produzione assisterà il giovane . Infatti non resterebbe male impressionato se assistesse ad una produzione nella quale l ' amor coniugale si mette in ridicolo e s ' innalza l ' adulterio ad un eletto sacrificio da parte della donna ? ... Nella quale si passano in rassegna le turpitudini di qualche scellerato ? Allontanatelo dunque da questi luoghi equivochi , ma però accompagnatelo là dove delle produzioni morali inspireranno nel suo cuore il sentimento del buono , del vero e del bello . Inoltre un piacere pericoloso pei giovani è il pubblico ballo , maggiormente quello di una grande città , dove vi si slancia una folla ardente e vivace , avida di trovare il piacere nell ' ebbrezza della danza . Però i genitori potranno accompagnarvelo se il desiderio di curiosità del figlio loro si mantenga come un ' idea fissa . I piaceri che si provano invece frequentando le feste di famiglia ed i piccoli giuochi di società sono molto più innocenti e dovransi accordare di buon grado perché sollevano lo spirito giovanile . È in queste riunioni che il giovane si reca volentieri perché sa di trovare l ' oggetto dei suoi pensieri , e i suoi più rosei sogni giovanili . La danza per questa età è un divertimento carissimo , perché possono far pompa della loro abilità ed eleganza , soddisfacendo l ' ambizione nascente , che se si mantiene nei limiti è una leggiera alterazione dell ' amor proprio . A questi convegni intervengono sempre amici di casa , per cui la decenza e il pudore non hanno nulla a soffrire . Ne risulta quindi una gaiezza sincera e scevra di qualunque fine secondario . Inutile d ' enumerarsi sono poi tutti i diversi generi di piaceri fisici e morali . Raccomandiamo alla gioventù i piaceri morali , perché oltre all ' essere incancellabili , sono di utilità grandissima agli altri , e lasciano nell ' anima una soddisfazione ed un contento grandissimo . Eccone un esempio . Un beneficio è sempre ricompensato . RACCONTO . Con passo frettoloso e col viso allegro e giulivo un giovane studente per nome Edmondo Derval si avviava ad un convegno per andare con diversi suoi amici a fare una scampagnata . Ma fu arrestato durante il suo cammino da un crocchio di gente che attorniavano un poveretto steso al suolo . A tal vista Edmondo si avvicinò , e vista la faccia smunta e macilente di quel giovane infelice domandò alla folla che gli era accaduto . È ubbriaco , dicevano gli uni ; è uno stratagemma per carpirci qualche soldo ; è colto da apoplessia , dicevano gli altri . Derval lo esaminò attentamente , e disse indignato a chi osava ingiuriare il poveretto : Largo , signori , concedetegli un po ' di aria ; quest ' uomo è estenuato dalla fame . E siccome nessuno lo soccorreva , rivoltosi a tre giovanetti vicini : Animo , disse loro , aiutatemi a portare questo disgraziato nella vicina osteria ; gli faremo ingoiare qualcosa . E seguiti dalla folla che benedicevano quel giovane pietoso , entrarono , e deposto l ' affamato su una banca , Edmondo domandò una tazza di brodo e un bicchier di vino del più buono . Appena bevuto un sorso di quel brodo vivificante , l ' infelice aprì gli occhi , sollevò un po ' la testa e compreso cosa eragli accaduto : Grazie , disse ad Edmondo con uno sguardo languido , ma espressivo , Dio ve ne compenserà . E a lenti sorsi trangugiò il resto della bevanda ristoratrice . Derval gli fece anche portare un bel pezzo di vitello , e raccomandato al suo protetto di mangiare lentamente , chiamò l ' oste , gli diede una moneta da 5 lire , dicendogli di pagarsi e di consegnare il resto a quel povero giovane , e tra i ringraziamenti i più sinceri uscì . Intanto l ' ora del convegno era trascorsa , ed il borsellino s ' era impicciolito , ma egli lungi dal rimpiangere la gita perduta , tornò a casa col cuore soddisfatto di avere fatto una buona azione . L ' indomani a ' suoi amici , che gli domandavano perché non era intervenuto a una così bella gita , raccontò il fatto , ed essi lo approvarono dicendo che una così rara soddisfazione valeva meglio che i folli piaceri d ' una scampagnata . Ma tu hai dato tutto il tuo gruzzolo al poverello ? gli domandò un amico . Sicuro , era l ' ultimo pezzo da lire 5 che mi rimaneva , rispose egli . Ebbene , noi siamo amici ; mancano quattro giorni alla fine del mese , puoi abbisognare di qualche cosa . La mia borsa non è tanto ben fornita , ma io la metto a tua disposizione ! ... Pochi anni dopo , la rivoluzione del 1789 scoppiava . La plebe inferocita sfogava il suo furore da lungo tempo represso su tutto ciò che le pareva colpevole . L ' aristocrazia fuggiva , il re era prigione , l ' esercito disfatto . Nel decimo giorno circa del furore plebeo un giovane elegantemente vestito si difendeva a stento dalle ingiurie e pur troppo dalle busse dei popolani , e certamente non sarebbe uscito di là colle proprie gambe se un giovane operaio , fattasi la via a forza di gomiti , non avesse fatto il largo attorno al nostro eroe con due poderosi pugni . E presolo per mano gridò : « Guai a chi lo tocca ! Questi è un amico del povero , un consolatore degli afflitti ; senza di lui io sarei morto di fame » E rivoltosi al giovane , dissegli : « Venite , vi condurrò a casa , questo quartiere non è sicuro per voi ! » Quell ' operaio era l ' affamato dell ' osteria , quel giovane elegante era Edmondo Derval ! PARTE SECONDA . I piaceri della giovinezza e loro igiene . Qualunque sia il piacere che ci procuriamo , dobbiamo sempre porre un limite ad esso , perché gli eccessi sono sempre funesti , e sono il più delle volte cause di serie malattie che possono renderci infelici per l ' intiera vita . Chi non conosce le dolorose indisposizioni che provengono da un eccesso nel mangiare o nel bere ? Come si disse poi nel capitolo precedente bisogna tener calcolo anche del luogo , delle stagioni , dell ' ora e del tempo . E mi spiego . Non tutti i luoghi sono adatti al benessere del nostro temperamento , e sono a fuggirsi i siti umidi , dove si leva quella nebbia malsana causa di febbri dolorose . Anche le stagioni influiscono sui generi dei piaceri , come pure il tempo . Nessuno potrà divertirsi e ritrarre giovamento intervenendo ad una partita di piacere , di caccia , di pesca , al nuoto , se non in giorni sereni e in luoghi salubri . Un consiglio che i giovani dovrebbero sempre ascoltare è il seguente . Mai non si deve bere , anche sentendo il più stimolante bisogno , quando si è corso , saltato , fatto esercizi ginnastici , perché , sopprimendo istantaneamente la traspirazione , si va incontro a malattie molto pericolose . Altresì , per la stessa ragione , non si deve esporsi ad una corrente d ' aria fissa . Tenetevi fisso nella memoria questo consiglio se un giorno o l ' altro non volete che , a seconda del vostro temperamento più o meno debole , essere assaliti da reumi , da flussi di ventre , da coliche , da mali alla gola e da altre di queste forti indisposizioni che tutte provengono dalla soppressione istantanea della traspirazione . Quanti che per aver trascurato questi precetti si rovinarono per tutta la vita ! .... I piaceri poi non devono essere spinti fino alla fatica , altrimenti diventano nocivi . Anche l ' amore allo studio deve essere frenato , perché un ' occupazione continua logora gli organi . Così gli studi che esigono una posizione incomoda devono essere di poca durata . Tali sono il disegno , il pianoforte , il ricamo e l ' arpa . Anche la musica vocale riesce dannosa a coloro che si sforzano , o che ripetono intempestivamente esercizi che non sono alla loro portata , perché le corde vocali logorandosi si può perdere del tutto quella voce che per tanti è la loro vita . È dunque meglio che tali studi si ripetano spesse volte nel giorno , piuttosto che sacrificare ad essi delle ore intere . PARTE TERZA . Igiene alimentare della giovinezza . Questo capitolo deve essere attentamente considerato , essendo la questione degli alimenti la principale , poichè , questi sono i fattori principali della vita . È una questione che dolorosamente non fa parte del programa scolastico ; dolorosamente dico , perché molti giovani istruiti escono dagli istituti senza avere nemmeno le prime cognizioni riguardo a questa materia . La scelta degli alimenti , la loro quantità e qualità dovrebbe essere calcolata in ragione del sesso , dell ' età e del temperamento dell ' individuo . Influiscono molto anche su esse le stagioni , i luoghi , le professioni . Essendo provvisti di queste utili cognizioni si scanserebbero tante malattie , e l ' alimentazione avrebbe pieno il suo corso di rinvigorire le esauste forze del giovane . E il nutrimento di esso richiederebbe maggiori cure di quelle che attualmente si prestano . La qualità e quantità delle sostanze alimentari devono essere conformate e proporzionate sulle perdite del soggetto , quindi nella giovinezza l ' alimentazione dev ' essere più abbondante , perché in quest ' epoca della vita molto attiva ed operosa il giovane subisce un continuo ed abbondante spreco di forze muscolari . Si deve avere riguardo anche al genere di vita che conduce l ' individuo ; infatti un impiegato che è condannato ad una vita sedentaria dovrà nutrirsi meno d ' un manuale che s ' affatica tutto il giorno . Le stagioni pure influiscono , ed infatti tutti d ' inverno mangiano molto più che d ' estate , e nella scelta dei cibi si deve aver molto riguardo nella primavera e nell ' autunno . Circa poi il numero dei pasti , questi devono essere regolati sulla forza dello stomaco dei giovani . I giovanetti hanno bisogno di fare quattro pasti al giorno . Due abbondanti e due più leggieri intermedi per attenuare la fame che si farebbe troppo sentire . Dopo i 24 anni invece bastano due soli pasti abbondanti o al massimo tre . Sopratutto però badate di non mangiare e bere eccessivamente ! Guai agli intemperanti ! Lo stomaco starei quasi per dire che è il centro della vita nostra , perché è nello stomaco che i cibi subiscono quella trasformazione chimica , per la quale , ridotti in chimo , si assimilano col sangue , risarcendoci per tal modo delle forze perdute . Chi è sano di stomaco godrà d ' una vita lunga e felice , e potrà giungere ad una robusta vecchiaia esente da infermità . Una raccomandazione importante sarebbe quella di alzarsi da tavola con un leggiero appetito , mai mangiare ingordamente fino a che vi sentite sazi , perché se lo stomaco affatica a digerire tutti quei cibi coi quali lo empite , esso si logorerà ben presto e si andrà soggetti ad indigestioni , a gastriche ed altre malattie sempre gravi allo stomaco ed agli intestini . Abbiate dunque sempre cura di questo apparato sì necessario alla vita ; rifiutate qualunque cibo o bevanda che gli possa nuocere e che lo rendono incapace di funzionare nella tarda età . Abbiate dunque sempre in mente questi precetti , perché chi ve li dice è uno che per molto tempo ha violentemente sofferto di stomaco e vi scongiura pel male nel quale potreste incorrere di osservare attentamente queste norme elementari . CAPITOLO III . Dell ' amor fisico PARTE PRIMA . Primi palpiti d ' amore . È nella giovinezza che noi cominciamo a pensare ed a sognare : è in questa età che le nostre forze fisiche e le facoltà intellettuali e morali si sviluppano e s ' ingrandiscono ; è in questa età che il nostro cuore si apre ad una vita novella , che esso si accende e batte per una nuova passione che in un istante può incendiare tutto l ' umano edificio . È l ' amore che si mostra sotto un aspetto giocondo alla nostra fervida immaginazione , è l ' amore che incomincia ad impossessarsi dei nostri giovani cuori per forse poi straziarli e farsene giuoco . Quasi tutti o ben pochi vanno esenti da questa passione ; e gli antichi avevano ragione di raffigurare l ' amore sotto le sembianze d ' un vispo fanciulletto alato , cogli occhi bendati tenendo in una mano una fiaccola , nell ' altra un arco sempre teso e sulle spalle una farètra piena di acutissimi dardi . Nulla può contro esso ; anche gli Dei stessi dell ' Olimpo , persino il sommo Giove furono trafitti dalle freccie dorate d ' Amore . Tutti adorano l ' amore e specialmente i giovani , per esso tutto sacrificano , per esso cercano la riputazione , la fama , la gloria ! Di quante nobili e generose azioni è causa l ' amore ! Dante , Petrarca , Tasso per lui si immortalarono ! E Amore sempre volubile , perché bello , spinge gli uni alla gloria , gli altri al tradimento , alla ignominia ; quanti esempi che pur troppo si potrebbero citare ! ... Meglio è il silenzio . PARTE SECONDA . Sensazione del coito . Al fine di conservare la nostra specie sul globo la natura ci ha concesso durante l ' atto della riproduzione uno dei più vivi piaceri . Questa sensazione in certi insetti è così intensa che perfino la morte non varrebbe a separare il maschio dalla femmina durante il coito . Nell ' uomo un improvviso arresto , qualunque sia il motivo , dei pieceri venerei , può produrre gravissime conseguenze e in certi casi anche la morte . I piaceri d ' amore poi offrono i più svariati fenomeni a seconda della costituzione fisica dell ' individuo , della sua impressionabilità nervosa e del clima in cui vive . Vi sono taluni che li gustano e vi si abbandonano con una vera frenesia ; altri che restano quasi insensibili . Però questi due casi sono anormali , e dinotano un ' alterazione del sistema nervoso . Il coito , per produrre buoni frutti , deve aver luogo in un voluttuoso raccoglimento . La donna nella più tenera età , come per istinto , preludia alla riproduzione colle sue bambole e col suo amore ad esse come fossero figlie . La giovinetta sogna d ' amore e scorge davanti a sè un orizzonte roseo e sorridente . La donna pone tutto il suo amore nei figli , uniche sue speranze avvenire , e fattasi vecchia circonda colle cure più sollecite i suoi vispi nipotini . PARTE TERZA . I due lati dell ' Amore . Non sempre l ' amore è causa di gioie pure ed infinite ; talvolta lo è di dolori e di una vita sventurata . Se giovani lo si cerca e lo si brama , in seguito poi a qualche disillusione si cerca di fuggirlo e lo si maledice . Esso , come già dissi , spinge gli uni alla gloria ; gli altri , perché comanda la devozione e l ' ubbidienza , all ' ignominia , al tradimento ! Eppure l ' amore è l ' ideale di tutti ; tutti pongono in esso i loro sogni , le loro speranze . Ma guai a chi leggiermente vi s ' abbandoni ! Prima di cadere completamente nei lacci d ' amore bisogna ponderare ben bene dove esso ci potrà condurre . L ' amore ha un lato vivace , sorridente , che ci attrae ; l ' altro è tetro , imbronciato , che ci disgusta . L ' amore puro , timido e casto appartiene al primo genere . Esso è l ' amore che deve formare la felicità nostra , è un amore tutto poetico e lusinghiero . Al secondo appartiene l ' amore irato , focoso , che è funestato dalla gelosia . Guardiamoci da questo , perché il fuoco che arde nei nostri petti ben presto si consuma senza poter nulla di poetico godere . Esso è un amore direi quasi despota e tiranno . È vero che all ' amore nulla può comandare , ma è bensì vero che gli si può resistere con un grandissimo sforzo di volontà . Tocca ai genitori di mostrare ai loro figli il lato brutto e pericoloso , tocca ad essi , dico , ad arrestarli sul lubrico cammino che conduce ad una vita desolata , piena di pianti e di tristezze . Guardatevi pure , o giovinetti inesperti , dagli amori volubili , gelosi e violenti . Se un tal genere di amore cominciasse a far presa nel vostro animo soffocatelo al suo nascere ; meglio negare , anche con dolore , la propria volontà , che essere infelici , e disgraziati più tardi . PARTE QUARTA . Dell ' Amore e sua igiene morale . Se l ' amore coi suoi nodi difficilmente solubili avvicina due giovani cuori e li fa battere entrambi dello stesso palpito , raramente si può arrestare i battiti di quei cuori , raramente si può scindere i due amanti . Nulla , nemmeno l ' esilio potrebbe spegnere la fiaccola ardente di quel primo amore . Ciò che alle volte pone un ostacolo insormontabile è l ' incompatibilità di carattere , la differenza della posizione sociale . E quì l ' igiene e il ragionamento devono riunirsi in uno sforzo comune per rendere evidente ai due innamorati l ' impossibilità di accendere la fiaccola d ' Imeneo . Le ragioni però che i genitori dovranno addurre sempre , devono avere un serio fondamento , e devono essere esposte con dolcezza se si vuole ottenere la vittoria . Esporle con severa durezza non si farebbe altro che attizzare il contrariato amore . Se questi mezzi fossero vani , allora l ' amore essendo troppo radicato nel cuore del giovane , nulla varrà a estirparlo , e se un languore incurabile s ' impossessasse del povero innamorato , l ' unico rimedio è il matrimonio . Però di rado si scontrano questi casi , perché una cura amorosa e assidua da parte dei genitori può allontanare queste sventure . E più tardi , quando il giovane comprenderà la disgrazia alla quale è sfuggito , avranno la soddisfazione di sentirsi ringraziare e di essere più di prima amati . Dopo però s ' accorgono della giustezza dei rifiuti dei genitori ; nella foga della loro passione nulla vedono , e non pensano che i genitori hanno molta maggiore esperienza di loro . Mi ricordo d ' una giovinetta che disse : « Pare che i miei genitori dimentichino che io voglio maritarmi per me e non per essi . Perché rifiutarmi l ' uomo che io amo e designarmene un altro che mi è indifferente e che ben presto mi tornerà odioso ? » Se questi giovani potessero in queste occasioni riflettere , vedrebbero che queste determinazioni sono state prese dopo le più minute informazioni e ricerche , circa al futuro sposo o sposa alla sua famiglia , al suo carattere , alla sua condotta . Vorreste voi che un padre e una madre avessero d ' abbandonare la loro creatura allevata con tanti sacrifici sulla via della virtù a un giovine dedito ai piaceri più vergognosi e illeciti , a un giovane che invece di essere il sostegno della sposa , fosse il suo carnefice ? Oh ! no ... farete bene a rifiutare la domanda d ' un simile soggetto che farebbe infelice la vostra prole diletta . È dovere sacrosanto de ' genitori di vegliare sui figli loro , di consigliarli , di guidarli sul lubrico sentiero della vita . Essi non hanno esperienza , la loro mente è piena di poesia , vedono tutto color di rosa ; perché sono i primi passi che fanno nel mondo , perché sono desiderosi di tutto vedere , di tutto gustare . E voi giovani , pur troppo sempre presuntuosi , ascoltate i vostri genitori ; se voi avete lo studio , essi hanno la conoscenza pratica della vita , e sempre potranno giovarvi i loro saggi consigli ; i loro precetti potranno togliervi dal precipizio che si apre sotto ai vostri piedi . Se ora vi sembrano irragionevoli e severi li benedirete in seguito quando la vita vi sarà nota colle sue disillusioni , coi suoi disinganni . Voi non potete sapere dove può condurvi un amore pernicioso . Non disperate se il primo amore sarà infelice ; un altro meno poetico , più ragionato del primo formerà la gioia della vostra vita futura . Anzi vi persuaderò con un esempio . Come chiodo scaccia chiodo , così amore scaccia amore . RACCONTO . Quando l ' amore si fa sentire nell ' animo del giovane , palpita il primo suono ardente di esso e tutto il suo essere ne è invaso . È la vista d ' una graziosa giovanetta degli occhi neri ed espressivi che gli ha messo nell ' animo questo fuoco sino allora sconosciuto . Egli allora abbandona i giuochi , i trastulli di bambino , fugge i compagni , cerca solo i luoghi poetici e nascosti per poter sognare di lei , per lasciar libero corso all ' immaginazione sua . E lo assale una dolce melanconia che in certi momenti lo annichilisce , è l ' estasi d ' amore che lo assale e gli fa trascorrere istanti dolci e felici . A questo grado di amore giungeva quello d ' Emilio e la sua bella se n ' era accorta e il contraccambiava di pari affetto vero e sincero . I colloqui si succedevano , ed in uno di questi Emilio afferrata la mano di Lei , che dolcemente gli abbandonò , gl ' impresse un bacio ardente , un bacio che svelava la sua interna e violenta passione . Quel bacio fece sussultare ambedue , e fece battere i loro cuori d ' uno stesso palpito violento e pieno di amore . Emilo ed Aspasia erano felici ; le dichiarazioni d ' un amore eterno , che si sarebbe seppellito con essi nella tomba , si succederono . I baci non erano più sulla bella manina , ma sulle rosee guancie animate dal fuoco d ' amore . Essi erano troppo contenti , una sventura pareva imminente . E la sventura pur troppo amareggiò il loro amore . Emilio fu condotto da suo padre a Parigi per ivi continuare i suoi studi . L ' ultimo convegno d ' addio fu pieno di giuramenti d ' un amore costante e fedele . Le lettere si succedettero senza alcuna interruzione nei primi sei mesi , ed erano ardenti come il loro cuore . Ma dopo questo tempo Emilio , corrotto dalle seduzioni della tremenda capitale , si sentì meno innamorato , le sue lettere diminuirono finchè cessarono del tutto . Egli attirato da alcuni suoi cattivi amici aveva dimenticata la sua gentile Aspasia per slanciarsi anima e corpo nei balli e nei festini . La povera amica dimenticata si struggeva come una candela ; un malore inqualificabile s ' impadronì di lei , e senza i conforti e i saggi consigli d ' una sua amica sincera , sarebbe forz ' anche morta di crepacuore . Ma convinta e fatta forte dalla rassegnazione , divenne ancora la bella donzella seducente di prima . E siccome le rose non appassiscono mai sullo stelo , trovò subito chi davvero l ' amò d ' un amore meno ardente e focoso ma più costante e reale . La giovanetta sulle prime non voleva aprire il suo cuore a nessuno , ma consigliata dall ' amica sua lasciò che questo amore benefico cancellasse i dolorosi avanzi del primo così sfortunato . E ciò serva a dimostrare come il primo amore rare volte finisce col matrimonio essendo troppo ardente e focoso . CAPITOLO IV . Conseguenze d ' una cattiva scelta . RACCONTO . Eugenia B ... , figlia di ricchi genitori che avevano pensato a ritirarsi dagli affari per godere nella vecchiaia i discreti frutti del loro assiduo lavoro giovanile , era una graziosa fanciulla sui 18 anni . Fra i molti adoratori , un giovane per nome Horimonte aveva saputo far breccia nel suo cuore e farsi amare . Era un giovanotto di belle apparenze , quantunque nascondesse sotto la sua ricercata eleganza e compitezza un cuore cattivo e un animo perverso . Tuttavia tanto seppe fare e dire che entrò anche nelle grazie dei genitori , i quali illusi e privi d ' ogni informazione sul suo conto , lo tenevano caro e vedevano di buon occhio l ' amore dei due giovani . Horimonte era pieno di attenzioni per la sua giovane sposa che in certo modo amava , ma d ' un amore vivo e volubile quanto il suo carattere ; cercando di nascondere i suoi difetti egli non faceva pompa che delle sue buone qualità che si sforzava di far credere che avesse . Finalmente tutti completamente illusi acconsentirono al matrimonio e giunse il giorno nel quale uniti per sempre a braccio uno dell ' altro esciti dalla chiesa si avviavano verso casa . La folla che era accorsa numerosa applaudiva a questa unione , e i giovani e le fanciulle da marito si comunicavano tra loro la propria ammirazione . Molti anzi invidiavano questa coppia che tutti chiamavano felice . E così fu nei primi cinque o sei mesi di matrimonio . Il marito mai non lasciava sola la sua cara Eugenia e le prodigava mille cure e mille attenzioni . Ma la luna di miele , ahimè ! troppo presto passò e una completa rivoluzione si palesò nelle abitudini di Horimonte . Un giorno tra gli altri marito e moglie ebbero un grave diverbio che fece accorrere la fantesca , la quale non potendo aprire l ' uscio , essendo questo chiuso al di dentro , stette ad origliare e tutto comprese . Di maniera che dopo potè essere in grado di consolare la sua povera padrona , alla quale voleva molto bene . Questa la pregò di tacere quanto aveva udito . Essa lo promise ; ma il giorno dopo tutto il quartiere seppe che il giovane sposo tradiva la moglie e l ' abbandonava per correr dietro alle crestaie ed alle donne di mondo , per le quali spendeva e spandeva con una eccessiva prodigalità . E pur troppo era vero . Horimonte dotato d ' un ricco temperamento sanguigno , aveva bisogno d ' uno sfogo , e , diceva egli , doveva cangiare amore e piaceri per sopportare passabilmente la vita . Aveva speso il resto di quel patrimonio che gli era restato , e per pagare gl ' innumerevoli debiti aveva già intaccata la dote della moglie . Povera Eugenia , ben altre sciagure le sovrastavano ! ... Tuttavia dopo qualche tempo dacchè conduceva questa vita scapestrata sembrò si cangiasse , e ritornò infatti ad essere il marito affettuoso ed obbediente dei primi mesi . La moglie credula e resa cieca dall ' amore , credette a una conversione e dimenticò le sventure trascorse . Poveretta ! Questa non era che un ' infame commedia . Horimondo aveva bisogno di una di lei firma per poter vendere una casa che formava parte della dote di lei . Infine dopo una settimana di costanza e di scioccherie infinite , il marito , esposto il suo progetto , rimase tutto sconcertato perché la moglie invece di accondiscendere subito , come aveva sperato , disse che abbisognava anche il consenso di suo padre . Horimonte , preso dall ' ira per vedere il suo progetto sfumato , con una voce aspra e brutale soggiunse : « Ah ! sono queste le proteste d ' amore ? Indegna , le vostre parole furono sempre una vile menzogna . Se il mio onore e la mia vita fossero in pericolo , voi non fareste il minimo sacrificio per salvarlo . » Una lagrima spuntò sulle ciglia di Eugenia ; voleva parlare , ma il pianto le faceva nodo alla gola . Il vile , vedendola intenerirsi , non pose tempo in mezzo , e disse estraendosi da tasca una rivoltella : « Signora , scegliete : o firmate o mi uccido ai vostri piedi . » La misera moglie , impietosita , fattasi forte , prese la penna , e già stava per mettere il suo nome , quando , vedendo la faccia inferocita del marito , fu presa da un tremito convulso , e la penna le cascò di mano . Il marito , male interpretando tale atto , fu acciecato dallo sdegno , e gridò : « Ah ! voi volete il mio disonore ! .... Ebbene non avrete questa soddisfazione . Voi non mi vedrete più . » E si slanciò verso l ' uscio . Eugenia l ' afferrò , e voleva trattenerlo , ma egli con una spinta brutale la fece rotolare sul pavimento e fuggì . Disgraziatamente , battendo del capo contro uno spigolo , si fece una larga ferita ; alla vista del sangue mandò un debole grido e svenne . Quando ritornò in sè era debolissima . Per fortuna un grumo di sangue aveva arrestato l ' emorragia . Pure ebbe la forza di alzarsi , di lavare il pavimento , di pulirsi i capelli e il viso per nascondere la brutalità di suo marito . Aveva appena finito quando entrò suo padre , che tutto accorato le domandò se era successo qualcosa di grave avendo veduto Horimonte tutto stralunato ed agitato . « Nulla padre mio . » Ma un secondo svenimento sconfessò la risposta . La ferita si riaperse , ed il sangue usci di nuovo . La fantesca corse pel medico , e dieci minuti dopo entrò con esso . Dopo aver fatto rinvenire Eugenia medicò la ferita , ed assicurò il padre sulla poca gravezza di questa , dicendo che dopo un po ' di giorni sarebbe stata completamente rimarginata . Andato che fu il medico , il padre volle sapere la causa di quella ferita . Ella cercò di scusarsi dicendo che era caduta accidentalmente ; ma il buon genitore , che già sospettava di qualche cosa , insistè cosi amorevolmente che Eugenia tutto gli confessò . Il padre la lodò della sua rassegnazione e ringraziò Iddio di avergli concesso una figlia sì buona , dotata di un carattere così generoso , poscia soggiunse : « Fin troppo , figlia mia , hai sopportato i legami di quell ' uomo brutale ; ora questi saranno rotti per sempre , e tu vivrai ancora in grembo alla tua famiglia come quando eri zitella . » E infatti il giorno istesso lasciò questa casa testimone di sì acerbi dolori e visse tranquilla vicina ai suoi genitori . Quel po ' d ' affetto che ancora restavale dell ' immenso amore di quello sciagurato ben presto sfumò , e subentrò l ' indignazione , ed ebbe la forza , acconsentendo alle preghiere del padre , di domandare una legittima separazione . Dopo tre mesi però , dacchè Horimonte era fuggito , ella ricevette una lettera da lui scritta , nella quale egli domandava mille perdoni alla moglie , e la supplicava di riceverlo ancora sotto il tetto coniugale . Inutile dire che questa domanda fu lasciata senza risposta . Egli fu così vile da scriverne un ' altra alla quale rispose il padre d ' Eugenia in questi termini : « I legami che esistevano un tempo tra mia figlia e voi sono oramai rotti per sempre . Noi ne abbiamo fatto il solenne giuramento . Tra poco la legge pronuncierà il suo voto . La vostra brutale e codarda condotta ci ha spinti a questo passo . Non cercate di rivederci . Per noi non dovete esistere sulla terra . Questa lettera laconica , e pur tanto espressiva , esaspirò il nostro bellimbusto . Mai non avrebbe pensato che sua moglie così timida avesse avuta tanta forza d ' energia . Invano scrisse ancora , intromise terze persone ; padre e figlia furono irremovibili . Allora disperato , vedendo che nulla poteva ottenere colle buone , bestemmiò , imprecò e giunse persino a scrivere una lettera piena di minaccie ad Eugenia . Ma questo atto gli costò caro , perché un agente di polizia s ' incaricò di portargli la risposta , e fu una risposta amara amara . Dovette umiliarsi a chiedere perdono all ' agente , dichiarando di conoscere la sua mancanza e di andare tanto lontano di maniera che i signori D .... più non udissero parlare di lui . Ed infatti quel codardo non solo abbandonò la città ma esule volontario andò a finire tra la rabbia ed il dolore i suoi giorni in estraneo paese . Eccovi , o genitori e giovanette , un esempio atroce , ma pur veritiero dei danni che avvengono per una scelta fatta con troppa leggierezza o per capriccio . CAPITOLO V . PARTE PRIMA . Il matrimonio ed suoi piaceri . Il matrimonio dovrebbe essere l ' unione di due cuori , di due anime che si comprendono a vicenda , che a vicenda si amano . Dovrebbe essere l ' unione di due esseri di sesso diverso che si propongono di condividere le gioie ed i dolori della vita . Il fine del matrimonio è di perpetuare legittimamente l ' umana specie . Due esseri che si amano desiderano adrentemente quest ' unione che per sempre li congiunge con una catena dorata , che assimila le loro inclinazioni , le simpatie loro e la loro moralità . E infatti , come è sufficientemente dimostrato nel precedente racconto , questa dote è indispensabile per rendere un matrimonio felice . Tanto le gioie quanto i dolori poi li uniscono ancora più strettamente , perché accrescono la simpatia e la stima reciproca . L ' amore ardente che li univa d ' amanti a poco a poco s ' acquieta , si calma , dando luogo ad un affetto profondo che raramente si può svellere dal cuore . Difficilmente i matrimoni d ' onore riescono a bene , ed anche il proverbio « chi per onor si piglia per rabbia si scapiglia » conferma quest ' asserzione . Come sono felici coloro che legati dai vincoli della stima , dell ' affezione e della devozione trascorrono la vita loro tranquilli , col cuore pieno di gioia e di tenerezza ! Come lesti trascorrono i giorni loro ! Come arride loro il sereno avvenire . E la loro contentezza s ' accresce quando il primo frutto d ' amore rende ambiziosa e fiera la sposa che può sentirsi chiamata col dolce nome di madre . Le cure dei coniugi allora sono rivolte al figlio loro perché possa crescere dietro il loro esempio buono e virtuoso , e benedica quando sarà adulto chi gli diede la vita fisica e morale ! PARTE SECONDA . Piaceri dell ' amore materno e paterno . Quando la donna è resa madre , i suoi pensieri , le sue più tenere cure , le sue più dolci affezioni sono riservate per la sua creaturina . È istinto di amarle profondamente affinchè possano crescere forti e robuste . E l ' amore e tanto più intenso verso il bambino quanto più grande è l ' affetto che porta al marito . Osservate con quanta gioia quella affettuosa madre accarezza il suo fanciullino , con quanta gioia lo bacia prodigandogli le più affettuose cure . Essa si assoggetta per lui a fatiche , a veglie , a inquietudine con costanza e quasi con gioia , per avere un sorriso , un bacio del suo angioletto . Come scrive Giusti nella sua poesia : « In ogni pena , un nuovo affetto impara . » Essa condivide le piccole afflizioni del bimbo , e gioisce de ' suoi giuochi infantili . Cerca di indovinare i suoi minimi bisogni , i suoi piccoli desideri per soddisfarli affine di vedere il viso del suo figliuolino raggiante di gioia . E non meno profondo , quantunque diverso , è l ' amore del padre . Anche esso è dominato da questo istinto lodevolissimo che lo attacca sempre più alle gioie della famiglia . Solo gli uomini abruttiti dal vizio mancano di questo sentimento naturale , rendendosi così di lunga inferiore alla belva la più feroce . Se il padre non presta ai bimbi suoi quelle amorose cure che sono proprio delle madri , egli però cerca col suo indefesso lavoro di formarsi uno stato sempre migliore del presente per poter dare alle sue creature quell ' educazione di cui tanto abbisogna un giovane . E quando stanco del lavoro giornaliero si reca a casa , con quanta gioia vede venirsi incontro i suoi demonietti vispi e allegri , e gettarsi fra le sue braccia e baciarlo e chiamarlo col tenero nome di papà . Non è questa per un uomo di delicati sentimenti una delle più dolci soddisfazioni ? Ma il suo amore s ' accresce quando i fanciulli si fanno più grandicelli , quando cominciano a parlare , a comprendere . Con quanta pazienza esso allora cerca d ' istruirli e risponde loro alle più piccole domande ! ... E fatti giovani , allora i coniugi ripongono in loro le loro più lusinghiere speranze , perché allora possono raccogliere il frutto dei loro sacrifizi , del loro amore ! CAPITOLO VI . PARTE PRIMA . Della procreazione . Norme igieniche . Coloro che amano di godere sempre una buona salute e quei conjugi che desiderano avere una bella e maschia prole devono procurarsi e leggere attentamente l ' Hygiène du Mariage , perché per la salute dei frutti e per quella degli stessi procreatori non è indifferente di librarsi ai piaceri voluttuosi di amore in tutti i luoghi , tempi e circostanze . Noi accenneremo le norme elementari . Intanto le epoche migliori per la fecondazione sono la primavera e l ' autunno . Migliore poi è la primavera , perché quella dolce aura profumata che spira accarezzando i primi fiori , i verdi ramoscelli , quel tiepido sole che ci rallegra , la natura che ci risveglia , tutto insomma ci invita a gustare delle dolci ebbrezze di amore . I fisiologi , in base a molte osservazioni prese , sostengono che gli individui concepiti durante i rigori invernali , o durante i cocenti calori d ' estate , crescono deboli , gracili , e sono difficilmente educabili . Gli animali invece non hanno che una sola epoca dell ' anno per procreare ; ma sebbene l ' uomo possa far ciò in tutte le stagioni , deve osservare le predette norme , e prova della verità di questi citerò il seguente RACCONTO [ 1 ] « I coniugi di Lor ... , dotati d ' una buona costituzione fisica , d ' una salute floridissima e senza alcun vizio ereditario , dopo 10 anni di matrimonio , non avevano potuto conservarsi un sol figlio dei sei che avevano avuto , perché , quantunque il parto fosse regolare , essi non campavano che due o tre mesi stante la loro gracilità . « I medici riuniti a consulto credettero che il male fosse durante la gestazione , perciò ordinarono un regime particolare di vita alla signora quando si sentì di nuovo madre . Il parto ebbe luogo felicemente , ma il bambino ebbe la stessa sorte dei fratelli . « I signori di Lor ... , esasperati , decisero di non aver più prole . Ma il caso volle che al sig . Lor ... capitasse nelle mani l ' Hygiène du Mariage . La lesse attentamente , la comunicò anche alla moglie , e decisero di seguire tutte quelle auree norme e quei precetti per una nuova procreazione , giacchè in loro il desiderio d ' avere un figlio era vivissimo . « Il 15 gennaio infatti la signora Lor .... .. partorì un grazioso bambino che prometteva di campare visto la sua robustezza . La madre medesima lo alattò , ed ebbe la consolazione di vederselo crescere dinanzi sano e vispo come un pesce . Ne ringraziò di ciò Iddio che le aveva fatto capitare fra le mani il suddetto libro . » Ed ora due paroline di ossarvazione : Perché quest ' ultimo bimbo sopravisse e gli altri morirono ? Basterà per risposta far osservare che i parti della signora Lor .... avvenivano sempre nei mesi di marzo , aprile , agosto o settembre , il che vuoi dire che la fecondazione avveniva nei mesi di luglio , agosto , dicembre e gennaio , i mesi più sfavorevoli ad una sana procreazione . [ 1 ] Estratto dagli annali fatti rari . PARTE SECONDA . Pericoli che s ' incontrano abbandonandosi ai piaceri dell ' amore . I piaceri dell ' amore sono cause che producono una intensa scossa del sistema nervoso . Questa scossa è talmente forte che ha prodotto perfino la morte ; essa chiamasi anche spasimo venereo . È evidente dunque , ed anche la scienza ce lo insegna , che pur gustandoli moderatamente bisogna che noi ci troviamo in uno stato di calma fisica e morale , e che tutti i nostri organi sieno in riposo . Norme elementari . Il coito non si dovrà effettuare quando noi avessimo ammalato un organo qualunque , perché il male si aggraverebbe . Quando si è mangiato e bevuto copiosamente , perché , arrestando la digestione , sarebbe causa d ' una gastrite fortissima o peggio . Quando si hanno appena finiti lavori intellettuali o fisici che richiedono fatica , o quando si ha corso , saltato , camminato , ecc . perché il nostro fisico ha bisogno di riposo ; l ' atto sessuale non farebbe che prostrarlo maggiormente . Quando si è stato poco prima in preda a un eccesso d ' ira , di dolore , di spavento , o si è provato una forte emozione , perché il male non solo si propagherebbe a voi , ma anche alla prole vostra . Quando poi si gustano questi piaceri non si deve mai oltrepassare i limiti prescritti dalla natura , perché il nostro fisico ne risentirebbe ; dopo ci abbisogna un assoluto riposo , perché mettendo in moto subito dopo i nostri muscoli , s ' incorrerebbe in abbattimenti . Bisogna altresì evitare durante il coito le posizioni anormali od incomode ; il luogo , l ' occasione , la paura d ' essere scoperti durante questo atto sono sempre nocevoli . Sono malori che non si sentiranno direttamente , e da giovani si considerano questi avvertimenti come superflue pedanterie , ma ben se ne pente quando vecchi si è aggravati da tutti quei piccoli acciacchi e malori che sono l ' effetto degli eccessi giovanili . Quegl ' individui che sempre vivono sotto la influenza genitale perdono a poco a poco ogni intelligenza . Non sono più capaci di pensare , nè di agire , e si rendono uguali ai bruti dominati sempre dal pensiero di soddisfare i loro brutali desideri . E questi eccessi venerei , dei quali prego i giovani di sempre astenersi , producono gravi malanni e forse anche la morte . Questo fatto convincerà gli increduli . . RACCONTO . Massimo Dub ... , figlio di ricchi genitori , era un bel giovane sui 24 anni circa , e studiava volonteroso alla Facoltà di Parigi , quando per somma sventura gli morì il padre . Passatogli il primo dolore , e trovandosi padrone d ' un bel capitale , si recò di nuovo a Parigi , che aveva lasciato per recarsi in famiglia . Gli amici suoi , sapendolo ricco , si attaccarono maggiormente a lui , ed approfittavano dell ' inclinazione di Massimo ai piaceri per godere alle sue spalle . Da principio erano festini , gite in campagna , pranzi in compagnia di donne prive del pudore . Vennero in seguito le serate , le orgie , alle quali Massimo invitava tutti i suoi compagni libertini e le loro mantenute . Il nostro povero giovane che camminava diritto al precipizio era da tutti adulato , tutti lo riguardavano come il campione della festa , ed egli pur troppo non ismentiva questa asserzione . Ma il patrimonio intanto scemava , e la salute gli si era alterata . A 25 anni , in seguito agli strapazzi ed agli eccessi dei piaceri d ' amore , pareva già vecchio . Le sue forze erano esauste , il suo volto era pallido e macilento , gli occhi senza vita , come coperti di un fitto velo ; una completa calvizie denotava una precoce caducità . Ben se ne avvide Massimo , se ne avvilì , ed ebbe abbastanza intelligenza per comprendere che la sua vita sarebbe oramai perduta . Per cui decise di finirla in mezzo ai più folli piaceri . E così fu .... Pochi giorni dopo diede una festa sontuosa , alla quale invitò tanti amici e prostitute quanti ne poteva capire la sala . Questa era tutta messa a nuovo , tutta dorata ed illuminata da mille candele . I fiori più rari esalavano un odore delicato e soave , tutto invitava all ' orgia . Il banchetto incominciò . Lascio al signor lettore immaginarne la descrizione , che mi ripugna il farla . Fu un vero inferno : uomini e donne , assaporati i cibi più succosi ed irritanti , e accesi da vini ed a liquori alcoolici , si abbandonarono , ebbri , ai più ributtanti piaceri , e al pari dei bruti , quando le loro forze furono esauste , s ' addormentarono sul pavimento , gli uni addosso agli altri , seminudi e nelle posizioni più schifose . Era una scena ributtante . Quando il sole era già alto sull ' orizzonte , parecchi ancora stravolti si alzarono , ed a vicenda svegliaronsi . Cercarono Massimo , lo videro , lo scossero , lo chiamarono ripetutamente ! .... Invano .... Massimo Dub .... abbracciato strettamente ad una giovane donna , era freddo cadavere ! CAPITOLO VII . Mali derivanti dai piaceri solitari . PARTE PRIMA . I piaceri solitari sono fra i vizi i più degradanti e i più dannosi , perché non solo sono funesti al fisico , ma anche al morale , e le facoltà intellettuali si impiccioliscono sempre più . Se noi dunque parliamo di questi vergognosi vizi , gli è per mostrarne i pericoli , gli è per poter arrestare quei giovani che vi si abbandonano , e che corrono indubbiamente su quella via sdrucciolevole che li conduce al precipizio . Pur troppo entrambi i sessi hanno esempio di infelici che furono trascinati ad una mala fine per questa degradante abitudine . I caratteri principali dai quali si potrà conoscere l ' infelice dedito ai piaceri solitari sono : Affievolimento della intelligenza , perdita della memoria , timidità eccessiva , pusillanimità , pigrizia , stupidità ed alle volte follia . Si conoscono dal fisico per : Persistente pallidezza , magrezza , indebolimento di forze , tremito nervoso , alito fetente , in seguito sordità , tisi , consunzione e forse anche la morte . Questa deplorevole passione però è più frequente fra le ragazze , perché , dicono i medici , maggiore è il loro sistema genitale , e perché , facendo una vita sedentaria , non possono essere distratte da brutti pensieri quanto un giovane . Noi traccieremo qui un quadro dei mali che derivano da questa tremenda passione . Questi mali nelle donne sono diretti o simpatici . Diretti se colpiscono direttamente il sistema genitale , simpatici se colpiscono organi meno o più lontani . Diretti . Distruzione della verginità . Dilatazione del canale vulvo - uterino . Rilassamento della mucosa che copre quelle parti , donde hanno luogo i fiori bianchi meno o più abbondanti e fetidi . Irritazione e indebolimento dell ' utero , da cui l ' interruzione della mestruazione . Emorragie uterine . Vapori isterici . Rilassamento del canale della vescica , da cui l ' incontinenza di urina . Sterilità . Perdite abbondanti che alterano la salute , distruggono le forze , conducendo al marasmo e fors ' anche alla morte . Simpatici . Ammollimento delle mammelle . Indebolimento delle forze digestive , indigestioni , vomiti , gastriche croniche . Irritazione cronica dei polmoni , catarri , asma , tisi . Indebolimento del cervello e del sistema nervoso . Degradazione intellettuale . Tristezza , noia , disgusto per la società . Stupida indifferenza . Aspetto d ' idiota . Perdita della memoria . Difficoltà di pensare , ecc . Debolezza muscolare . Pigrizia , affievolimento generale . Magrezza del corpo intero . Pelle floscia , pallidezza , orbite profonde , occhi senza vita . Finalmente atonia completa , sonnolenza , morte . Ecco le terribili conseguenze che derivano da questo detestabile vizio . Voi giovinette osservate di quali mali sia causa la masturbazione , e pensate che se non vi arrestate , vi piomberanno tutti addosso conducendovi ad una certa e misera fine . Voi che dovreste essere corteggiate ed adorate , voi che dovreste ispirare la poesia , l ' amore , sarete da tutti fuggite , da tutti disprezzate . I vostri lineamenti gentili si altereranno , la vostra giovanile freschezza scomparirà per dar luogo a rughe precoci , il vostro colorito roseo darà luogo a una pallidezza livida . Oh ! no , no fuggite questo vizio così abbominevole e funesto ! Non seguendo i miei consigli , invece di una gioventù brillante , d ' un vicino matrimonio sereno e ridente , che vi farà gustare tutti gli ineffabili piaceri di sposa e di madre , non troverete sul vostro cammino che compianto , tristezza ed abbandono . Spero che questa lettura vi sarà di giovamento , e se il vizio non è già radicato in voi , potrete svellerlo con forza d ' animo e di volontà , e allontanare tutti quei mali che da questo derivano mediante alcune cure ragionate , un ' alimentazione particolare , distrazioni , viaggi , esercizi fisici , ecc . Allora soltanto potrete vivere di un ' altra vita , e diverrete ancora vispe , allegre e amate da tutti . E ciò che dissi per le giovinette , fra le quali però questo vizio si osserva maggiormente , lo dico a voi giovani che foste d ' animo sì basso per abbadonarvi ai pieceri solitari . Non vedete i mali che ne provengono , non vedete come voi perdete in gaiezza , in salute , in intelligenza ? Fino a che questo vizio vi dominerà , voi non potrete concepire nulla di nobile , nulla di grande ; i vostri studi saranno per voi ardui , perché svanita sarà la memoria , rimarrete ignoranti , e sarete spregiati da chi conosce l ' abitudine vostra . Oh ! no , miei cari giovani , sradicate con ogni sforzo questo vizio riprovato dalla natura e dalla società ; ritornate coi vostri amici , fate parte dei loro giuochi chiassosi , dei loro divertimenti ! Non sentite vergogna di voi medesimi ? dunque rialzate orgogliosi la testa , dimenticate i giorni vergognosi trascorsi , ridiventate giovani onorati e forti , pensate che avete parenti , amici e sopratutto una patria . PARTE SECONDA . Mezzi per impedire i piaceri solitari . Quando i genitori o coloro presso i quali vive il fanciullo abbiano acquistato la certezza che il giovinetto è dedito a questo detestabile vizio dovranno porre in opera tutti i mezzi per impedirlo . Dovranno però usare prudenza e dolcezza perché la violenza ed i castighi irriterebbero solamente il soggetto . I mezzi da impiegarsi sono fisici o morali . I mezzi morali , però , sono quelli che meglio riescono , perché scuotendo l ' immaginazione , destano un sentimento di timore e risvegliano l ' amor proprio . Si cercherà , per esempio , di far comprendere al giovane come tutti possono accorgersi delle sue abitudini , perché gli traspare dal viso , e che invece di compiangerlo , lo disprezzeranno e mostrandolo a dito , lo lascieranno solo , temendo che esso guasti i compagni che gli sono vicini . Se giungete a fare arrossire di vergogna il fanciullo o la fanciulla siete sicuri che questi faranno il loro possibile per cambiarsi . Un altro mezzo da usarsi colle giovinette , è di suscitare la loro ambizione , ripetendo loro sovente che erano belle , fresche , avvenenti , e che gli adoratori cominciavano a ronzare loro d ' attorno , invece che ora sono brutte , pallide , macilenti , e che in luogo di farle segno di mille gentilezze come le sono le giovinette loro pari , sono fuggite e guardate con disprezzo . Se l ' ambizione comincia a far capolino , se si persuadono che un giorno potranno eclissare in bellezza le loro orgogliose compagne , allora siete sicuri che esse saranno istantaneamente guarite da questo vizio . Bisogna allontanare dai giovanetti le occasioni che possono trascinarli , come la lettura di romanzi , la vista di pitture o di incisioni indecenti , i teatri dove si danno produzioni immorali o leggiere , e tutto ciò che può accendere l ' immaginazione loro . Le giovinette che raggiunsero la pubertà sono dotate di una impressionabilità squisita , e risentono più vivamente dei giovani lo stimolo d ' amore . Se la giovinetta che manifesta l ' inclinazione per l ' altro sesso è nubile è un sacro dovere dei genitori di maritarla . Se non lo è bisogna che questi raddoppino l ' attenzione perché è facile che si dia al piacere solitario . I mezzi eccellenti per arrrestarlo sono le gite , le partite di piaceri , i viaggi , le passeggiate , ecc . PARTE TERZA . Mezzi per curare gli effetti dei piaceri solitari . Alimentazione e distrazioni : a ) Nutrimento dolce e corroborante da cui saranno escluse le carni scure , i pesci di carne rossa , il caffè , il vino , le vivande ventose , le droghe , gli zuccherini , ecc . ; b ) Fare una leggiera cena di frutti rinfrescanti prima ai coricarsi ; c ) Vietare gli alimenti indigesti e le bevande eccitanti ; d ) Fare uso di cioccolatte di buona qualità , che è un alimento eccellente e di facile digestione . Accennerò il cioccolatte fabbricato dalla Compagnia coloniale , che è preparato con zuccaro e cacao di prima qualità ; e ) Si procurerà di far fare un leggiero esercizio fisico dopo il pasto ; f ) Ogni quindici o venti giorni si dovrà accordare al soggetto il piacere d ' un pranzo o d ' una colazione in campagna , quando il tempo lo permette , oppure in un albergo , perché la distrazione e il cambiamento di cibi sono efficacissimi , e producono ottimi effetti . Raccomandazioni diverse : a ) Si cerchi di stancare il giovane con esercizi muscolari faticosi prima di lasciarlo coricare ; b ) Si procuri che il suo letto sia abbastanza duro e poco carico di coperte ; c ) Si faccia alzare appena svegliato ; d ) Gli si dieno vesti leggiere piuttosto ampie e non mai troppo calde ; e ) Non si lasci scaldare al sole o al fuoco ; f ) Non si permetta l ' uso dello scaldino alle giovanette ; g ) Si allontani finalmente qualunque causa morale o fisica che ecciti le loro funeste tendenze . Consiglio ai genitori . Si cerchi di correggere il fanciullo sino da bambino , perché allora , come la pianticella , più facilmente si sradicheranno dall ' animo loro le cattive abitudini . Che le correzioni sieno dolci e prudenti , e che si cerchi di sfavorire lo sviluppo delle buone qualità , l ' amore al lavoro , all ' operosità , alle occupazioni attive , che sono la salvaguardia dell ' innocenza e la conservazione della salute . CAPITOLO VIII . Della donna e dei piaceri che offre . La donna , secondo gli artisti , è un complesso grazioso ed armonioso di linee delicate e di soavi contorni ; è l ' essere il più perfetto che abbia prodotto Natura . Essa giganteggia sopra tutte le altre creazioni ; è intelligente quanto l ' uomo , lo supera per le doti morali . La donna è indispensabile per l ' uomo , e senza lei , infatti , non vi sarebbe nè amore , nè famiglia , quindi nessun piacere puro e soave . Oh ! sì , l ' uomo deve rispettare e amare la donna che si sacrifica a lui , che prodiga le più affettuose cure ai frutti del suo amore , che condivide i suoi dolori e le sue gioie . Dovrà esserle immensamente grato , perché essa è un inestimabile tesoro di modestia , di grazia , di amabilità , di devozione , di amore . E quanto più l ' uomo la ama e la rispetta , tanto più essa gli si affeziona , e gli è devota , e maggiori e ineffabili saranno i piaceri che essa gli apporterà , e di tutto farà per rendere felice l ' uomo che le dimostra un vero e sincero amore . Morali e fisici sono i piaceri che ci procura la donna . I fisici derivano dalla sua bellezza , dalle sue attrattive che soddisfano gli occhi nostri . I morali derivano dalle doti che essa possiede , dalla grazia , dal suo spirito , dalla dolcezza del suo carattere , ecc . La donna può impressionare tutti i sensi nostri , ma principalmente quelli dell ' udito , della vista e del tatto . Quantunque il senso dell ' udito ci procuri minori sensazioni che quello della vista pure gli armoniosi suoni d ' una voce graziosa di donna ci scendono sempre dolci al cuore . Non si prova forse una squisita sensazione quando la donna amata ci parla , quando arrossendo ci confessa il suo amore ? .... Allora tutti i sensi sono come soggiogati da una ebbrezza deliziosa , non si desidera che di sentire ancora la sua voce melodiosa e soave . E il senso dell ' udito non resta dolcemente impressionato quando una voce di donna canta una bella romanza e quando le diverse modulazioni e colore delle sue note esprimono i diversi sentimenti dell ' animo suo ? Il timbro della voce d ' una donna è generalmente puro e dolce , ed accarezzando il nostro orecchio , ci fa una impressione gradevolissima . Però si da il caso che molte giovinette anche belle abbiano una voce grossa e rozza , che fa perder loro i pregi e le attrattive fisiche esterne . Per cui è da raccomandarsi ai genitori di rettificare possibilmente la voce dei figli loro quando sono ancora bambini per mezzo di utili esercizi che troveranno nella nostra Hygiène de la voix . Il senso della vista ci procura le più dolci sensazioni . È infatti cogli occhi che si osservano le bellezze della donna , che si ammirano i contorni delle sue forme eleganti , che si seguono i suoi movimenti graziosi , che si scorge il suo incantevole sorriso ; cogli occhi infine che si apprezzano le mille attrattive delle quali Natura la regalò . Il senso del tatto è la sede dei piaceri fisici , inutile è il dimostrarlo . Infatti quale sensazione è più dolce di quella che si prova quando la gentile e morbida mano della donna amata ci accarezza , o quando questa ci bacia dimostrandoci l ' amor suo , la sua devozione ? Guai però a quegli individui che non hanno abbastanza forza per resistere alle voluttà dei piaceri fisici ! Questa funesta passione è causa di molti mali morali e materiali ; presto le loro forze si estenuano e se la morte non li colpisce , invecchiati precocemente conducono una vita misera e amareggiata dall ' infermità . CAPITOLO IX . Delle aberrazioni o traviamenti d ' amore . Tutte le passioni umane vanno soggette a dei traviamenti più o meno comuni , ma l ' amore offre delle aberrazioni singolarissime . Talvolta si manifesta con tale energia che inspira perfino paura . Talvolta si tiene celato fino ad una propizia occasione , e allora si manifesta pubblicamente . Generalmente l ' amore ha per iscopo il godimento fisico . Quando si trova rivestito della forma platonica si manifestano delle singolari aberrazioni , e allora la passione è portata alla frenesia , al delirio . Gl ' infelici che ne sono colpiti destano timore e devono essere rinchiusi in stabilimenti opportuni . I traviamenti venerei si manifestano sotto diverse specie , dall ' amore sensuale all ' irritazione genitale e all ' uteropatia . La prima , propria all ' uomo , comprende il priapismo e la satiriasi mali gravissimi che finiscono spesso colla morte . La seconda , propria alla donna , comprende l ' isterismo e l ' uteropatia , mali che però offrono speranza di guarigione . Fra questi mali gravissimi ve ne sono altri intermedi che sono perversioni dell ' apparecchio nervoso - sensorio . Vi sono anche , all ' incontro , parecchi individui d ' un eccessivo rigorismo per la maggior parte delle donne , e non comprendono la donna che in mezzo alle ricchezze , all ' eleganza , alle dovizie ; tutte le altre per loro sono sciupate e ripugnanti . Ben presto però la follia s ' impadronisce di essi . Esistono taluni anche ai quali piacciono le donne alte , altri le piccole , altri ancora o le grosse o le magre ; v ' è chi adora la donna dal colorito vivace , chi ama quella dal viso pallido , ecc . Vi sono individui pei quali i piaceri sensuali sono la loro principale occupazione , e cercano qualunque mezzo per soddisfarli , però sono frenati abbastanza per nascondere il loro vizio . Questa irritazione genitale soddisfatta conduce alla satiriasi . Si dica lo stesso delle donne che , soddisfando le loro brame sensuali , vanno incontro all ' isterismo e alla uteropatia . Questo sia d ' avviso a coloro che hanno un temperamento tendente all ' amore . Inoltre se lo spasimo venereo è prolungato oltre i limiti possono derivare infiniti mali , e pur troppo delle convulsioni mortali , e fors ' anche la morte fulminante . Questi piaceri poi , gustati troppo spesso , ci abbrutiscono , facendoci svanire le facoltà intellettuali e le forze fisiche , e rendendoci inutili a noi stessi e alla società . PARTE PRIMA . Satiriasi . Questa funesta affezione deriva dal temperamento con predominio genitale , dall ' impero dell ' istinto brutale sulla ragione , e dall ' irritazione morbosa del sistema nervoso , dell ' apparato generatore e del cervelletto . L ' individuo affetto da questa malattia soccombe indubitabilmente . Citeremo un esempio . Il giovanetto Amedeo R ... , dotato di un temperamento nervoso - sanguigno con predominio genitale , si era fin da fanciullo abbandonato ai piaceri solitari . Ma la sua forte costituzione e la sorveglianza dei genitori ne scongiurarono i tristi effetti . Uscito però dalla famiglia potè abbandonarsi anima e corpo ai piaceri d ' amore , bazzicando nelle case di tolleranza e dandosi in braccio a prostitute . Perfino la morte di suo padre non giunse a scuotere quest ' anima depravata . Lasciò la capitale per andare a raccogliere l ' eredità , e poi vi tornò sciupandovi più di prima patrimonio , salute e onore . Ben presto però , povero affatto e cacciato anche dalle donne perdute , cui incuteva spavento colle sue brutali passioni , si vide costretto per soddisfarle di girovagare pei luoghi deserti della capitale tra i ruderi e le rovine , dando l ' assalto alle donne che per malaventura vi passavano sole . Ma la polizia seppe subito arrestarlo , e lo trasse in prigione . Ma da qui fu trasportato all ' ospedale dei pazzi , e ivi legato con ferri , perché offrì i più violenti sintomi di furore genitale . Fu messo in una gabbia di ferro della quale mordeva le spranghe , e qui stette come un cane idrofobo per una settimana in preda a convulsioni tremende . Impossibile fare il ritratto di quest ' infelice ; più non era un uomo , aveva l ' aspetto d ' una belva arrabbiata , l ' espressione di Lucifero . Infine , dopo sette giorni in preda ad una tremenda ed atroce convulsione , spirò . Fu una scena orribile . Il guardiano stesso , assuefatto ed insensibile , non potè trattenere una lagrima ! PARTE SECONDA . Erotismo per soverchia continenza . Come gli eccessi in più sono dannosi alla salute , così lo sono anche gli eccessi in meno , perché distruggono l ' equilibrio che deve esistere fra le diverse funzioni . Infatti , essendo qualunque organo necessario alla macchina umana , se le funzioni di questo organo sono soppresse o ritardate , ne deriva un disquilibrio più o meno profondo . Il solo buon senso ci dimostra che sarebbe una follia il volere porre un limite alle leggi naturali . Quindi bisogna usare moderatamente delle cose della vita , ma non privarsene affatto . Gli esempi dei mali che provengono da una soverchia continenza sono raccolti negli annali della medicina , e non potendo qui esporli indirizziamo il lettore alla nostra Igiene del matrimonio . PARTE TERZA . Follia erotica . Abbiamo detto che la satiriasi , speciale all ' uomo , prende il nome di ninfomania quando s ' impadronisce della donna . I mali che ne provengono sono i medesimi e le cause sono le stesse , le cause predisponenti consistono nell ' avere un temperamento bilioso sanguigno , nel leggere o vedere cose oscene , e infine nell ' avere amici viziosi e dediti ai piaceri venerei . La ninfomania prende alle volte spaventevoli proporzioni , avendo la donna organi genitali molto sviluppati ; allora bisogna legare le infelici che ne sono affette , perché squarcierebbero tutti gli uomini che loro capitassero sotto mano . Per fortuna però questa forma di ninfomania è rara , e coloro che ne sono colpiti o guariscono per mezzo di una rivoluzione nel temperamento loro , o muoiono fra le convulsioni della febbre erotica . Vi sono però diverse gradazioni di ninfomania , ma il pudore e la vergogna fanno sì che le donne affette nascondino i loro trasporti nell ' ombra e nel mistero . Quando la ninfomania assale fortemente le donne , queste cadono in convulsioni alla vista di un uomo . Il viso loro è orribile a vedersi , perché tutti i muscoli si contraggono in un ironico sorriso , gli occhi scintillanti , la voce rauca ed acuta , le membra scricchiolanti denotano il loro spasimo e il loro dolore . PARTE QUARTA . Follia erotica intermittente . RACCONTO . Vive una giovane che all ' età di 23 anni offriva i più singolari contrasti di lubricità e di pudore . Ciascun mese essa era in preda alla crisi ninfomaniaca che durava cinque o sei giorni , e durante questo tempo sentiva un insaziabile desiderio dei piaceri venerei . Quando la crisi era passata si vergognava degli eccessi che aveva commessi , e camminava a testa bassa per paura che le si leggesse in viso il vergognoso difetto che la degradava . Impiegò tutti i mezzi sedativi ed antivenerei , ma invano . Due anni durò questo stato . Alla fine del secondo per fortuna ingravidossi ; dico per fortuna , perché da quest ' istante in poi le crisi erotiche più non si manifestarono . Diede alla luce una bella bambina . L ' amor materno soffocò qualunque altro sentimento . Essa vive ritiratissima , riponendo tutte le sue gioie , i suoi affetti , le sue speranze nella sua creaturina , che ama profondamente . Molte volte il triste ricordo dell ' obbrobrioso passato le si affacciava alla memoria , ma ella lo cacciava da sè , e ritraeva novello e vigoroso coraggio da un bacio della sua bambina . E questa donna vive ancora , quantunque sempre triste , cercando di espiare il passato con una vita esemplare e ritirata . Eccovi in breve le diverse affezioni erotiche che affliggono i due sessi . L ' unico consiglio che possa darvi si è quello di chiamare lo aiuto di un medico rinomato appena se ne sentano i sintomi . Un giorno che si ritardi potrebbe causare gravi crisi e forse anche la morte . PARTE QUINTA . Norme igieniche contro le aberrazioni dell ' amor fisico . Per preservarsi dalle malattie suaccennate , bisogna avere delle precauzioni e perseveranza . La prima norma è quella di allontanare da sè il predominio generale all ' irritazione prima che questa si dichiari negli organi genitali . I genitori devono avere cura della condotta e delle tendenze del figlio loro , dipendendo queste malattie dal temperamento del giovane . Se riconoscono l ' esistenza della predisposizione dovranno senza indugio consultare un medico . Le norme igieniche da osservarsi per combattere l ' irritazione genitale riguardano la alimentazione , e richiedono la ginnastica . Si sottoporrà il giovane ad un regime alimentare basato sopra lo stato della sua salute e delle sue forze . Se è d ' un temperamento robusto , gli si prescriveranno carni bianche , fecule , latticinii , erbaggi , sostanze povere di succhi nutritivi ; gli si proibiranno le bibite eccitanti , dandogli invece quelle che rinfrescano . Se invece è d ' un temperamento debole , gli si ordinerà il brodo di carne , l ' arrosto di bue , vitello , pollo , e specialmente dell ' eccellente cioccolatte , e per bevande le acque zuccherate , aromatizzate , le infusioni leggiermente toniche , per esempio la camomilla , il tiglio , l ' acqua di fior d ' arancio e simili . Si dovrà in seguito sottoporre il soggetto ad esercizi ginnastici , al ballo , all ' equitazione , al giuoco della palla , del bigliardo , ecc . , e qualunque altro esercizio o giuoco che richiegga uno sforzo muscolare , così si riporterà sul tronco quella forza che è in eccesso negli organi genitali . Se questi mezzi fossero vani , e le tendenze erotiche non diminuissero , si ricorrerà alle medicine ed agli altri mezzi sedativi ed antivenerei . I salassi , le bevande rinfrescanti e debilitanti abbattono l ' irritazione . Ma il regime alimentare trionfa su tutto . Noi abbiamo dimostrato questo ad evidenza nella nostra Hygiène alimentaire , e infatti coll ' alimentazione non solo si possono sradicare le malattie , ma perfino mutare la costituzione dello individuo . CAPITOLO X . Igiene dei piaceri venerei . PARTE PRIMA . I piaceri dell ' amore gustati con prudenza e moderazione servono come tutte le altre funzioni vitali a mantenere la nostra salute . Invece gli eccessi la sciupano , e sono causa di gravissime malattie . Quegli spensierati giovani che si abbandonano con trasporto alle snervanti voluttà d ' amore , e si vantano coi loro amici di poter più volte rinnovare la fatica d ' Ercole , non sanno che la loro spavalderia ed imprudenza attenterà alla loro salute , alle loro facoltà mentali e che prepara loro una vecchiezza precoce . Quando i primi desiderii si manifestano bene sarebbe d ' ammogliarsi . Ma da noi pur troppo non è così , perché si prende moglie quando si è già avanzati in età e quando si ha davanti la prospettiva d ' una bella dote . E pur troppo i desiderii , che già sono abbastanza forti , devono essere soddisfatti . Pur troppo , dico , perché per soddisfarli bisogna gettarsi in braccio alle donne pubbliche ! Giovani , siate per lo meno sobrii se dovete abbandonarvi a questi mezzi estremi ! Le prostitute sono a temersi , perché appartenendo esse a tutti gli uomini che le pagano , possono facilmente incalzarsi varie malattie sempre gravi , perché infettano il sangue , e fra le tante la più grave che è la sifilide . Guai a colui che ne è colpito , perché il virus non solo appesta l ' affetto senza speranza di guarigione , ma si trasmette anche alla prole innocente . Voi , giovani , pensate ai mali che vi possono danneggiare varcando la soglia di una casa di prostituzione , non dispregiate questi consigli , pensate che la vergogna ed il rimpianto succedono sempre alle ore dell ' orgia . Eccone un esempio . RACCONTO . Un giovane di 24 anni Alfonso Du ... , figlio d ' agiata famiglia , aveva abbracciato la carriera di commerciante . Primo commesso di una delle principali case della capitale , era ben veduto da tutti , perché amato e stimato da ' suoi superiori e da quelli a lui sottoposti . Da parecchi anni conviveva con una donna , ma l ' aveva circondata da tanto mistero che nessuno poteva immaginare questo fatto . Ma avuti dei dissensi con essa , erano già quattro giorni che più non la vedeva , quando una sera in compagnia di tristi amici varcò la soglia di un postribolo . Mai non l ' avesse fatto . Ne uscì col germe di una malattia che amareggiò la sua esistenza . S ' affidò ad un medico , ma dopo due mesi la malattia peggiorò , e l ' infelice si vide perduto . Le glandole erano oltremodo gonfie , gli cadevano i capelli a ciocche , la pelle gli si copriva di pustole , il virus straziava orribilmente il povero Alfonso . Fortuna volle che un suo amico lo condusse da un celebre medico , il quale , pur non nascondendogli la gravezza del suo male , gli promise la guarigione se adottava il suo sistema . Alfonso seguì infatti tutte le istruzioni del bravo medico , e dopo 10 mesi si credette libero dal virus che l ' infettava . Infatti egli si sentiva tanto bene che dopo due mesi pensò a prender moglie . Il medico non glielo permise , dicendogli però che poteva ammogliarsi senza pericolo di trasmettere la malattia ai figli dopo due anni . Alfonso ebbe tanta costanza di aspettare a sposarsi passati i ventiquattro mesi ed ebbe anche la consolazione di avere un figlio . Esso crebbe robusto sino al ventesimosesto mese , nel quale fu colpito da un ' oftalmia purulenta . Questa guarita , il male si trasportò all ' orecchio e alla bocca . Insomma aveva ereditato il male paterno . La povera creaturina rimase mingherlina per tutta la sua infanzia . Sorte migliore non ebbe il secondo figlio , epperò la sua costituzione rimase egualmente molto gracile . Alfonso , desolato , decise di non aver più figli , per non avere il dolore di vederli sopportare le conseguenze de ' suoi trascorsi . Povero giovane ! Egli condusse poi una vita trista , pensando che i suoi due figliolini un giorno gli rinfaccierebbero le amarezze della loro esistenza ! Ancora qualche anno vegetò piuttosto che visse , e morì di dolore e di crepacuore ! Lettori , che questo fatto vi sia d ' esempio . Pensate a tutte le conseguenze prima di gettarvi fra le braccia d ' una cortigiana . PARTE SECONDA . Credo utile di riassumere in questo capitolo alcuni precetti risguardanti i piaceri dell ' amore . L ' unico consiglio per conservare a lungo la propria salute è di gustare con moderazione i piaceri venerei . Gli eccessi prostrano il nostro fisico ed estenuano le nostre forze . L ' unico mezzo per rendere il piacere più vivo è di gustarlo raramente . Inoltre è male abbandonarsi alle voluttà d ' amore dopo il pasto , perché tale voluttà , turbando la digestione , può essere causa di soffocazioni , di svenimenti e fors ' anche di apoplessia . Dopo una lunga corsa od esercizi che richiedono spreco di forze fisiche . Quando si ha qualche organo ammalato , si prova un malessere generale , perché il coito non farebbe altro che accrescere il male . Si debbono scansare o reprimere i desideri immoderati , o i trasporti troppo focosi , perché logorando rapidamente la macchina umana ci possono essere funesti . Coloro che hanno stomaco debole , e che sono disposti alle affezioni polmonari sono generalmente inclinati a siffatti piaceri , dovranno dunque fare ogni sforzo per frenarsi , perché le voluttà sensuali precipitano i battiti del cuore , producono delle congestioni ai polmoni , che sono sempre funeste per chi tende alla tisi . Quando l ' appetito venereo fu soddisfatto , oppure quando è assopito naturalmente , è sempre dannoso alla salute il ridestarlo con mezzi morali o fisici , perché bisogna concedere agli organi genitali il loro istante di riposo . E così dicasi di tutti i mezzi usati dagli impotenti . È male gustare in piedi i piaceri dell ' amore , perché lo spasimo venereo , cagionando una forte tensione dei muscoli degli arti inferiori che già portano il peso del corpo , li affatica oltre misura . Le conseguenze non si manifestano istantaneamente , e fin che si è giovani e robusti non ci si bada , ma ben se ne accorge quando , vecchi , le gambe , ricusando il loro ufficio , domandano l ' aiuto del bastone , e si affaticano per un nonnulla , di maniera che la stanchezza vi accompagna perfino a letto . Male è ripetere il coito più volte , perché scuote il sistema nervoso ed esaurisce le nostre forze . Per lo meno tra un accostamento e l ' altro è bene lasciare l ' intervallo di un giorno . L ' impotenza si riscontra specialmente nei beoni , perché il loro sangue fu riscaldato da liquori , da vivande aromatiche , da idee lubriche , che accelerano i moti del cuore ed irritano il cervello . Può derivare anche da un ' alimentazione povera , debilitante , dal regime latteo o esclusivamente vegetale e dall ' uso delle bevande acide . Siccome le perdite della donna sono minori di quelle dell ' uomo , così essa può ripetere il coito più volte , ma però è bene se ne astenga , perché è provato che quelle che ne abusano vanno soggette alle tristi affezioni delle ovaie , della matrice , qualche volta anche al cancro . Dunque , riassumendo , diremo : L ' assoluta continenza , come l ' incontinenza della voluttà d ' amore , sono due estremi riprovati dalla natura e dalla ragione . Infatti se la continenza è conservata strettamente è causa d ' una sequela di malattie e di acciacchi , e qualche volta dà luogo alle allucinazioni oscene , alla follia , al delirio erotico . L ' incontinenza o gli eccessi , come abbiamo veduto logorano istantaneamente la salute , e sono causa di sterilità . È il libertinaggio che produce quegli esseri che poi crescono gracili e sparuti ; è il libertinaggio che riempie le sale degli ospedali di infelici che aspettano la morte come fine dei loro mali . Giovani , guardatevi dagli eccessi delle voluttà sensuali ; essi conducono spesso alla morte . CAPITOLO XI . Età virile e i suoi piaceri . PARTE PRIMA . Virilità . La virilità è l ' epoca più lunga della vita umana , poichè comincia qualche anno dopo della pubertà , e finisce giunti alla prima vecchiaia . Questa è l ' epoca la più felice della vita di colui che non è stato deteriorato dagli eccessi giovanili , dalle malattie o dalla privazione . È l ' epoca in cui tutti i sogni giovanili ci lasciano , nella quale la riflessione prende il loro posto , e la realtà si presenta senza tante illusioni ai nostri occhi oramai fatti esperti . Una rivoluzione fisica e morale si è operata nel nostro organismo . L ' amore scema per dar luogo ad un affetto profondo , a una sincera devozione . L ' amicizia diventa un bisogno , e getta nel nostro cuore profonde radici . È in questo periodo che i gusti diventano più serii e ragionati , e che l ' uomo tende a procurarsi una stato degno di lui nella società . Questa è l ' epoca dei lavori utili , nella quale i piaceri sono meno strepitosi , ma più vivi , nella quale non si gustano le distrazioni se uon quando si hanno adempiti ai doveri di cittadino , di marito , di padre ! Di marito e di padre , dico , perché in questi anni l ' uomo si cerca una sposa buona e gentile , e la donna un compagno laborioso ed onesto . Questo passo è il più importante della vita , e la prudenza di usare prima di stringere il nodo coniugale non è mai troppa , perché da questa unione dipende la nostra felicità o la nostra sventura . Ho detto che una grande rivoluzione si è operata nel morale dell ' individuo ; infatti esso non obbedisce come da giovane alle prime impressioni , ma si lascia guidare dalla ragione e dall ' esperienza . Prima di intraprendere una speculazione riflette , la guarda da tutti i suoi lati , e se la trova dubbia vi rinunzia per non esporre i suoi beni , giacchè egli è responsabile anche del benessere della sua famiglia . Cerca qualunque mezzo onesto di arricchire , perché le ricchezze acquistate da giovane servono nella tarda età ed all ' educazione dei figli suoi . Il marito deve essere più sobrio che il celibatario nei piaceri dell ' amore e condurre una vita più regolata di questi , perché i figli che procurerà saranno più belli e rigogliosi . È oramai provato che le qualità fisiche e morali del padre si trasmettono direttamente ai figli , per cui quanto più il padre godrà una florida salute , tanto più il figlio crescerà forte e robusto . È dunque necessario per un padre che senta il proprio dovere , che abbia a dar vita ai figli che diverranno utili alla patria , stante che ciò sta per tre quarti in suo potere . Dovrà perciò consultare varii libri che trattano della procreazione , fra i quali anche la nostra Hygiène du mariage . PARTE SECONDA Età matura . L ' età matura non è che la continuazione della virilità , quindi tutte le qualità che in quell ' epoca già germogliavano ora prendono vita e si manifestano . Infatti questa è l ' epoca la più pratica della vita . È l ' epoca nella quale si cercano avidamente le ricchezze , le cariche , gli onori , nella quale l ' uomo si occupa con ardore per aumentare il proprio benessere e stabilirsi una fortuna . Quando i mezzi che egli adopera per giungere al suo fine sono onesti , allora non si può che applaudire , ma pur troppo non tutti li impiegano . Questi , quantunque dispensino oro , dovunque passano , dovrebbero essere disprezzati ! Ma non lo sono ; l ' oro accieca gli occhi del volgo , e purchè gli si dia denaro non svela le macchie che intaccherebbero l ' onore di questi ricchi . Ai nostri tempi la potenza del danaro è sì grande che con esso si acquista persino l ' onore ! PARTE TERZA . Piaceri dell ' età matura . Siccome nell ' età matura il cerchio delle relazioni è più largo che durante la giovinezza , così i piaceri saranno più numerosi , perché maggiori saranno anche le soddisfazioni . Però le inclinazioni ed i gusti dell ' uomo in questo periodo si sono cangiati . L ' ardore giovanile che lo animava nelle sue partite di piacere è scomparso . Gioie più calme e meno effimere sottentrarono a quelle folli e strepitose . Ancora gli piacciono i divertimenti , i solazzi , i passatempi , ma pur godendoli , ha sempre innanzi agli occhi il fine de ' suoi desiderii . In quest ' epoca c ' è molta varietà di piaceri a seconda del diverso grado che si occupa nell ' umano consorzio . Pel commerciante i prosperi e lucrosi affari sono fonti di piacere , come le fortunate speculazioni pel capitalista , un isperato raccolto per l ' agricoltore , un ' abbondante messe per l ' affittaiuolo , ecc . Non è forse un ' immensa gioia per uno scrittore che una sua opera ottenga un favorevole successo ? Per un poeta , per un pittore sapere che il suo nome vola di bocca in bocca accompagnato da elogi e ammirazione ? Non è forse una gioia sincera quella dell ' impiegato , del soldato che avanza di grado , che si rende superiore ai compagni per la sua abilità ? E lo scienziato che dopo un faticoso studio e un indefesso lavoro giunge ad ottenere una scoperta che renderà un immenso servizio all ' umanità non prova nell ' anima una calda soddisfazione , una gioia ineffabile ? Infiniti sono i piaceri di questo genere , che potrei enumerare , sempre graditi agli uomini eletti . Gli onori , le decorazioni , le distinzioni , ecc . sono quelle che solleticano vivamente l ' amor proprio dell ' uomo di questa età . Il piacere che si prova giungendo in possesso di una decorazione , per esempio , è tanto più grande quanto maggiori furono le difficoltà che si sorpassarono per arrivarvi . Però bisogna guardarsi da questi generi di piaceri , perché alle volte si provano delle disillusioni e degli acerbi disinganni , vedendo onorato chi non ne ha punto i meriti e vedendo sè dimenticati . Ma non affliggetevi per questo , chè il merito e la virtù sempre sono ricompensati ! PARTE QUARTA . Piaceri paterni e materni . Nell ' età matura i piaceri della tavola sono più sentiti e più ricercati , perché quivi generalmente l ' uomo laborioso riposando delle fatiche giornaliere , prova i più cari piaceri della famiglia . È infatti a tavola che il padre di famiglia si trova circondato dai suoi cari figliuoletti , e quando l ' appetito non manca a nessuno , il pranzo è allegro e chiassoso , perché in quest ' ora in cui tutti sono riuniti si raccontano le cose della giornata , e generalmente l ' allegria regna tra la famigliuola . Il pranzo del celibe invece è privo di tutta questa gioia sincera , anzi è il più delle volte freddo e melanconico , perché il suo cuore non si apre alle dolcezze infinite che procurano una moglie affettuosa e dei vispi fanciulletti . Gioia e piacere maggiore provano il padre o la madre quando ricorre il santo del loro nome , perché i figli lor fanno a gara a preparare loro mille sorprese , che loro attesti il loro affetto e la loro riconoscenza . E questi sono piaceri vivi , che scendono soavi al cuore , e vi lasciano traccie indelebili , sono piaceri che sorpassano di lunga quelli che si gustano al teatro , a un ballo , ad un festino , sono piaceri infine che non può immaginare se non chi ha moglie ed è padre di figli amorosi ed educati . PARTE QUINTA . L ' uomo prudente che desidera una vecchiaia esente da infermità deve essere in particolar modo sobrio dei piaceri dell ' amore dai 40 ai 50 anni , perché , sebbene l ' uomo si trovi ancora forte e robusto , pure , essendo la perdita di fluido nerveo piuttosto copioso , così ne deriva un indebolimento muscolare , e alle volte un malessere non si ripara che col tempo e talora imperfettamente . Dalla sua nascita sino ai 40 anni le funzioni organiche dell ' uomo crescono crescono , poi rimanendo un po ' stazionarie , decrescono sensibilmente . Come nelle altre età l ' amore è un grato piacere , così lo è anche nell ' età matura , ma il marito non ha per iscopo dell ' amore il solo piacere . Esso pensa alla prole , perché in questa età la si desidera ardentemente . Ripeteremo dunque che l ' uomo ammogliato deve essere più che mai sobrio dei piaceri d ' amore , perché questi diminuiscono le sue forze fisiche ed intellettuali , delle quali più che mai abbisogna , e perché deve sentire il dovere di procreare figli forti e robusti , e se il suo corpo è sciupato gli esseri a cui darà la vita saranno pure deboli e gracili . Infatti è oramai provato l ' ereditorietà delle qualità fisiche e morali del padre , e se quest ' opera lo permettesse si potrebbero citare mille esempi a testimonianza . Ripetiamo dunque per conclusione che coloro i quali nella giovinezza fuggono gli eccessi e i disordini , godono nella virilità maggior numero di piaceri . CAPITOLO XII . Nubilità Età matura . Quantunque i piaceri della donna sieno meno numerosi e svariati di quelli dell ' uomo , pure non sono meno vivi , anzi le donne li sentono maggiormente e più profondamente di noi . Il sogno della giovinetta è di potersi unire con un nodo indissolubile all ' uomo che ama , che ha fatto sossultare il suo cuore , e di poter legittimare il suo amore col matrimonio . E il giorno di nozze rimane sempre scolpito nel suo cuore come un lieto e sacro ricordo . La gioia della giovane sposa sempre più si aumenta quando ella sentirà portare nel seno il frutto del suo amore , perché presto avrà la consolazione di sentirsi chiamare col dolce nome di madre ! Nulla è più dolce infatti per una donna di vedersi circondata da una corona di figliuoletti vispi e graziosi . La donna incinta negli antichi tempi era stimata ed onorata da tutti . Presso i Romani e presso i Greci si prodigavano tutte le cure le più amorose . La condizione non influiva nulla , la donna incinta aveva la preminenza su tutti , perché essa doveva dare alla patria un cittadino di più . I Greci si alzavano rispettosamente all ' avvicinarsi di una donna in istato di gravidanza , e anche oggi la società civile prodiga le più minuziose attenzioni alla donna che sta per diventare madre di famiglia . Voi donne che non avete scelto un compagno , se comprendeste le soavi gioie della maternità , sono sicuro che invidiereste colei che tiene fra le sue braccia un bambinello vezzoso , che lo nutre col suo latte , che lo bacia , che lo accarezza , e per ricompensa vuole da lui un sorriso che dimostri la sua contentezza . Non si possono descrivere con parole le emozioni , le gioie che può provare una madre , emozioni sempre dolci , gioie sempre ineffabili . Il marito poi , quantunque abbrutito dai vizii , prodiga alla moglie incinta le attenzioni di cui egli è capace . La gravidanza dunque è l ' epoca più importante della vita femminile . CAPITOLO XIII . Igiene dell ' età matura . L ' igiene di questa età comprende le azioni della vita fisica e morale , ma principalmente sulle tendenze essa deve apportare i suoi consigli . Come già abbiamo accennato , ciò che si impadronisce dell ' uomo a questa età è l ' ambizione e la vanità . È infatti in questa età che l ' uomo ambisce alle cariche , agli onori , alle ricchezze , alle distinzioni . Questa passione se non oltrepassa i limiti è di vantaggio all ' uomo , perché gli dà il coraggio e il desiderio di sopportare e di riescire . Ma se tale passione oltrepassa i limiti , allora è dannosa e rende all ' individuo che è assalito la vita pesante e penosa . È allora che il desiderio di possedere ricchezze , di acquistare una fortuna , si impossessa di lui e gli resta nella mente come un ' idea fissa . Si combatta dunque questa passione al suo nascere , si cerchi qualunque mezzo per soffocarla , perché la tendenza all ' acquisività , spinta all ' eccesso , può diventare avarizia , e all ' avarizia va sempre unita l ' invidia , questa passione che rode sordamente l ' animo dell ' uomo , e che sempre cresce e mai non gli lascia riposo . Tuttavia anche quando questa passione si è impadronita di noi non bisogna mai disperare , perché con forza d ' animo si può sradicarla dal cuore . I mezzi che si suggeriscono sono i soliti che distruggono il nostro spirito , e ci offrono nuovi piaceri . Tali sono la caccia , la pesca , la scherma , i viaggi , l ' equitazione , ecc . I piaceri che in questa età predominano sono i piaceri della tavola . Abbiamo già detto che l ' individuo giunto a questa età ricerca tutte le vivande le più piacevoli e i vini più squisiti , perché questi piaceri sono quelli che maggiormente rallegrano l ' individuo . Questi piaceri , gustati moderatamente , sono di vantaggio all ' uomo , perché gli procurano distrazioni e gioie , essendochè si riunisce in liete brigate d ' amici e di compagni . Ma se questi piaceri occupano troppo la mente dell ' individuo , allora degenerano nella ghiottornia , vizio che , oltre all ' essere sprezzato da tutti , può nuocere immensamente alla salute . L ' abuso delle vivande stuzzicanti e dei liquori sono cagioni di gravissime infermità che , sviluppandosi presto o tardi , sono però d ' una gravezza talora irrimediabile . Le bevande alcooliche in ispecie portano un immenso danno al sistema nervoso , e producendo sconcerti nel cervelletto , intorpidiscono l ' intelligenza dell ' individuo che ne abusa , rendendolo vecchio prima del tempo e inutile a sè stesso ed alla società . Con tutto ciò però io non biasimo gli allegri pranzi di famiglia , perché sono essi mezzi eccellenti per far nascere le gioie sì pure e sì sante come quelle dell ' amicizia . Però ricorderò ancora che coloro che sono ingordi e mangiano più del bisogno diventano stupidi , sonnacchiosi , pigri , vanno soggetti a malattie infiammatorie e possono con tutte le probabilità essere colpiti d ' apoplessia . Gli uomini dovrebbero fare come fanno gli animali ; mangiare e bere solamente quando hanno fame e sete , e non stuzzicare l ' appetito per gustare gli squisiti cibi e le delicate vivande . Fin che si è giovani la costituzione è robusta , e non sente le tristi conseguenze degli eccessi , ma giunti all ' età matura gli organi , trovandosi logorati , non prestano intiero il loro ufficio , e troppo tardi si rimpiangono i bagordi trascorsi . CAPITOLO XIV . Prima vecchiaia . La prima vecchiaia comprende nell ' uomo il periodo dai 50 ai 65 anni , nella donna dai 45 ai 55 . Periodo poi che in ambo i sessi varia in più od in meno a seconda della costituzione dell ' individuo che gli fu trasmessa dai genitori . Questa età è per taluni piena di acciacchi , per altri scorre limpida e serena . È in questa epoca che si manifestano tutte le tristi conseguenze degli eccessi giovanili , è in questa epoca che si riprovano tutti gli abusi ed anche le soverchie continenze . Se invece nella giovane età l ' individuo ha condotto una vita regolare , ed i disordini ed i vizi non hanno logorato i suoi organi , allora la prima vecchiaia può essergli grata , perché ancora può provare varii piaceri . Quando però l ' età del declino arriva si devono raddoppiare le attenzioni e le cure , perché il minimo eccesso è in questa età fatale . I piaceri che si provano in questa età non sono molto variati , perché a 60 anni si affatica facilmente . Si cerchino quindi quei piaceri che richiedono minor spreco di forze muscolari . Si abbandoneranno dunque le passeggiate lunghe , le partite di caccia , di pesca , di campagna . Si cercheranno invece le riunioni d ' amici nei caffè o nei clubs , i concerti ; si frequenteranno i teatri , le accademie musicali , le case private , le distrazioni artistiche . Questa è l ' età nella quale si attende con più pazienza ai lavori non faticosi . Per un pittore od uno scultore questa è l ' età nella quale più diligentemente attende ai suoi artistici lavori . Nelle lunghe sere d ' inverno questi buoni vecchietti cercano di scacciare la noia facendo una partitina agli scacchi , alle carte , a dama o a dominò . Inoltre il piacere più sviluppato in questa età è quello della tavola . In quest ' epoca però non si bada alla quantità ma specialmente alla qualità del cibo , e al vecchio piace immensamente di vedersi davanti una tavola bene imbandita e ama gustare un po ' di molti cibi squisiti . Si guardi però il vecchio dalla ghiottornia , perché una sola indigestione può essergli fatale . Siate dunque prudenti , perché anche il proverbio dice : Chi più mangia meno mangia . CAPITOLO XV . Dell ' erotismo nella vecchiaia . Quando l ' individuo , uomo o donna , è giunto alla vecchiaia deve astenersi assolutamente dai piaceri che procura l ' amore . Quantunque la facoltà riproduttrice occupi la più gran parte della vita umana , pure finisce al cominciare della vecchiaia , ossia verso i 60 o 65 anni . Le forze dell ' uomo verso questa età sempre più diminuiscono , e per lo più anche i suoi desiderii . Così vuole natura . L ' imprudente che osasse infrangere queste leggi si troverebbe ben presto pentito , perché andrebbe incontro ad amare disillusioni . E pur troppo si è constatato che in questa età i desiderii si ridestano in molti con una insolita forza , e si mantengono con una certa costanza nella mente del misero che ne è assalito . Questo , invece di accarezzare e secondare tali desiderii , deve fare di tutto onde allontanarli da sè . E pur troppo nella maggioranza dei casi ciò non avviene . Il vecchio che è assalito da questi nocivi desiderii , cerca ogni mezzo per poter soddisfarli e per ristabilire la sua attitudine genitale . Infelice ! esso forse ignora il danno che da ciò deriva . Esso forse ignora la malattia , gli acciacchi che lo assaliranno , conseguenze di questa insana passione . Ebbene legga attentamente queste poche righe , e se ragiona si asterrà per sempre dal gustare i piaceri dell ' amore . Ogni sacrifizio che il vecchio dedica all ' amore è una parte della salute , della sua stessa esistenza che da lui sen fugge . Di più il vecchio che si abbandona ai piaceri venerei subisce un enorme disperdimento di fluido nerveo , e siccome questa perdita non si può riparare come in gioventù , ne deriva che lo individuo resta abbattuto per settimane intere . L ' abuso poi produce delle laboriose digestioni , delle notti insonni , delle tremende infiammazioni alla vescica e mille altre malattie che conducono l ' individuo alla tomba . Si guardi bene da ciò il vecchio , perché se coltiva la sua lubrica immaginazione può essere colpito da quella schifosa malattia che abbiamo precedentemente descritta : la follia erotica ! CAPITOLO XVI . Prima vecchiaia , sue distrazioni e suoi piaceri . Anche la prima vecchiaia che , come abbiamo già detto , corre dai 60 ai 70 anni , può offrire i suoi piaceri e le sue distrazioni . Il vecchio che è arrivato a questa età senza aver abusato delle cose mondane , senza essere in preda a dolori e ad afflizioni morali , e che si trova in condizioni agiate , può condurre una vita abbastanza felice , accontentandosi del proprio stato , e cercando le distrazioni proprie alla sua età . Questa per chi ha lavorato per tutta la vita è un ' epoca di riposo , è un ' epoca nella quale , non essendo più soggetto agli usi del mondo , può condurre una vita indipendente e gustare la sua libertà . Questa età riesce più ricca di distrazioni per colui che ha avuto la fortuna d ' istruirsi . Infatti quale migliore distrazione della conversazione per un vecchio ? Quale maggior passatempo di discutere su mille cose tra parenti e amici ? La conversazione in generale è piacevole pel vecchio , perché egli ama riandare coi suoi amici d ' infanzia sulle cose passate , sugli avvenimenti , sulle peripezie comuni della giovinezza ; ed ora che si è divenuti più riflessivi , si considerano attentamente le scapate giovanili , e se ne cavano utili avvertimenti per la gioventù nascente . Anche la lettura offre un gradevole passatempo pel vecchio istruito , perché non solo trova diletto nella lettura dei giornali , ma anche nelle produzioni letterarie rinomate , e si compiace di vedere i progressi nelle arti e nelle scienze . In questa età si apprezzano quei lavori classici che da giovani si trascuravano , e si leggono e si analizzano con piacere . Ma il più dolce piacere che il vecchio possa provare si è quello del far del bene . E per far ciò non occorrono le ricchezze ; un consiglio , un saggio avvertimento , una correzione a tempo possono apportare più utili frutti che una manciata d ' oro . Il far del bene non consiste solo , come molti lo credono , di distribuire elemosine quà e là dove la miseria fa strage ; vi sono infelici che muoiono di fame piuttosto che abbassarsi a domandar l ' elemosina . Il vecchio che ama di vedersi venerato e amato da tutti deve andare egli stesso a visitare gli ammalati , a soccorrere i poverelli ; in persona deve penetrare nei più oscuri bugigattoli , incoraggiare il misero , procurargli un utile lavoro , asciugare le lagrime agli orfanelli . Egli deve cercare di mantenere la pace ovunque egli possa , egli deve avviare i giovani sulla retta strada del buono , del bello , del vero ; egli deve cercare di lenire i dolori , calmare gli affanni ! Egli insomma deve mettere la sua esperienza a profitto di quei poverelli che si trovano in condizioni d ' abbisognarne . Così facendo egli sarà da tutti benedetto , i suoi protetti e i suoi beneficati pregheranno per lui l ' Ente Supremo . La sua vita trascorrerà lieta e serena , l ' orizzonte sempre azzurro gli arriderà sempre , non una nube offuscherà il suo avvenire e camminerà verso la tomba su un allegro cammino coperto di fiori . La sua coscienza sarà pura e tranquilla , un ' interna soddisfazione lo renderà contento perché tutti lo mostreranno a dito , come il benefattore dei poveri , il consolatore degli afflitti . E quando Iddio lo chiamerà a sè , egli morrà rimpianto da tutti i suoi protetti , che rimanderanno il suo nome ai posteri a eterna memoria della loro sincera gratitudine e riconoscenza . CAPITOLO XVII . Seconda vecchiaia PARTE PRIMA . La seconda vecchiaia comincia nel 70° anno , e finisce verso il 79° anno più anno meno e seconda della costituzione del regime e della condizione sociale dell ' individuo . Questa età , secondo i fisiologi , sarebbe la penultima della vita umana , ma è ben raro che l ' individuo che raggiunga questo periodo sia ancora in buona salute , perché di rado un giovane si mantiene lontano dai vizi e dagli abusi . Gli svaghi e i passatempi di questa età sono affini a quelli della precedente , solo che diventano molto più rari . Il vecchio a 70 anni desidera la quiete , il riposo . Le distrazioni che ancora gli rimangono sono la compagnia di un amico d ' infanzia , la tavola , la pipa o la tabacchiera . Ciò che a un settuagenario torna molto caro e gradito è il discorrere della sua gioventù , delle sue avventure , delle sue buone azioni , e una debolezza comune a tutti i vecchi è quella di sentirsi lodare . Un altro piacere speciale a certi individui è quello di ammassare ricchezze per paura che abbia loro a mancare il necessario , anche quando hanno denaro più del bisogno . Coloro poi che furono prodighi in gioventù sono ora tanto più parchi ed economi . Qualità del resto che gli eredi trovano buona quando il vecchio non si assoggetti a privazioni . PARTE SECONDA . Dell ' abitudine e della noia dei vecchi . Pei vecchi settuagenari l ' abitudine è divenuta una necessità , una propensione irresistibile della loro esistenza che bisogna guardarsi bene dal contrastare , perché ne potrebbe derivare uno sconcerto nel debole organismo dell ' individuo . Nei vecchi le abitudini si verificano su tutte le cose e su tutte le circostanze della vita . Inutile è l ' enumerare tutte le occupazioni , gli svaghi dei quali un vecchio può formarsi un ' abitudine . Diverse sono a seconda del suo grado , della sua posizione sociale . Così può riscontrarsi l ' abitudine di alzarsi e coricarsi ad una data ora , di fare quella data passeggiata , quella tale visita , di frequentare una conversazione , un caffè , ecc . ; abitudini che se gli sono contrariate , il vecchio diventa irascibile , si inquieta e si attrista . E infatti è evidente . Il poveretto a quest ' età , non potendo gustare certi piaceri , non potendo avere altri svaghi , si attacca vivamente a questi ultimi passatempi che gli rimangono per non restare solo e non lasciarsi sopraffare dalla noia . La noia infatti è uno dei principali nemici della nostra salute . La noia colpisce il nostro fisico e il nostro morale . Essa ci abbatte e ci annichilisce rendendoci incapaci di operare con saggia energia . Ciò che mantiene viva ed animata la vita nostra è la speranza di raggiungere un fine che abbiamo concepito . Se questa speranza per varii motivi viene a cessare , cessa anche lo stimolo , l ' eccitante della vita , la noia sopravviene e l ' uomo da questa assalito più non vive , ma vegeta . Se la noia è mortale per un giovane , lascio immaginare al lettore quanto funesta sia per un vecchio la cerchia delle cui distrazioni è sì ristretta . Quando essa assalisce il povero settuagenario , esso non desidera altro che la morte venga a por fine alla sua monotona e melanconica vita di amarezze e di rimpianti . Felice è il letterato , il filosofo e l ' artista che s ' invecchia ; per loro la vecchiezza non ha queste mortali ore di noie e di scoraggiamento . Felice il vecchio che ha la fortuna di passare gli ultimi suoi anni in grembo alla sua famiglia , circondato dai figli amorosi e da una allegra corona di nipotini . Per lui le ore scorrono piacevoli e serene ! Felice anche il settuagenario contadino , che , conducendo una vita operosa , quantunque dura e faticosa , non può essere assalito dalla noia . Felice infine il vecchio che da giovane ha condotta una vita regolata , perché godendo ora buona salute , può camminare ridente e sereno verso l ' età del declino . PARTE TERZA . Decrepitezza . La decrepitezza è l ' ultima fase della vita umana . Pochi sono coloro che vi arrivano , e questi pochi sono tormentati da acciacchi e da diversi malanni . In quest ' epoca le distrazioni sono infinitamente rare . L ' ottuagenario , essendo molto debole , ha bisogno d ' un costante riposo , quindi le lunghe passeggiate più non convengono a lui . Esso pone la sua vita quasi sempre seduto sul seggiolone . Le sue membra inferiori essendosi di molto affievolite hanno bisogno d ' un bastone sul quale appoggiarsi per camminare . I sensi più non gli servono , perché funzionano imperfettamente ; il gusto è quello che ancor più gli serve . Lo stomaco , se ha condotto una vita regolata nelle fasi precedenti della vita , funziona regolarmente , e quindi anche la salute sarà buona . L ' unico passatempo che resta all ' ottuagenario è la conversazione . Però egli ama sempre discorrere delle passate cose , e trova che tutto una volta andava meglio , che il mondo presentava più attrattive , che insomma ora più non si progredisce e che si comincia a deteriorare . Così sembrano le cose a lui , perché i suoi sensi affievoliti non funzionano che imperfettamente , E conducendo questa vita abbastanza monotona ogni giorno s ' avvicina ad una morte serena e tranquilla . Pochi però arrivano alla morte senile . I più sono colpiti avanti la caducità . CAPITOLO XVIII . Dei sensi . Come la storia naturale ce lo insegna , cinque sono i sensi umani . La vista , l ' udito , l ' odorato , il gusto , il tatto . Per mezzo di essi noi siamo suscettivi di dolore o di piacere . I sensi ricevono la impressione esterna , la quale viene immediatamente trasmessa al cervello per mezzo dei nervi . Colui che possiede i suoi sensi in tutta la loro integrità può essere felice , perché sopra essi agiscono tutti gli eccitanti della vita . Per ragioni plausibili ed incontrastate i fisiologi hanno collocato i sensi in ordine di merito come più sopra li abbiamo accennati . La vista occupa il primo posto , perché è il senso il più delicato e sottile . La retina , principale organo della visione , è il prolungamento dei nervi ottici , è perciò quindi che gli occhi brillano del fuoco della mente . L ' udito , che occupa il secondo posto , ha pure la sua origine nel cervello . È un senso abbastanza esteso perché possiamo intendere i suoni più minuti a grandi distanze . L ' odorato , che ha col cervello meno intimità , ha anche una sfera d ' azione poco estesa . Il gusto , che occupa il quarto posto , è ancora più lontano del cervello e non agisce se non colle molecole colle quali è in contatto . Il tatto infine , che occupa il quinto posto , è il più esteso , e si esercita immediatamente su tutti i corpi sottomessi alla sua azione . A seconda della corrispondenza e dell ' armonia che esiste fra questi sensi , le facoltà intellettuali sono altrettanto sviluppate . Per esempio , le orecchie , gli occhi ben conformati trasmettono rigorosamente al cervello le sensazioni che provano . Siccome la vista e l ' udito sono in maggior relazione col cervello , così questi , ricevendo le impressioni del bello , sono detti sensi superiori . Il gusto e il tatto invece , che ne sono più lontani , non ricevono che impressioni fisiche , perciò chiamaronsi sensi inferiori . L ' odorato appartiene tanto alla prima , quanto alla seconda categoria a seconda delle occasioni . Quanto più i sensi superiori sono esercitati , tanto meno hanno preponderanza gli inferiori e viceversa . In generale un senso più degli altri esercitato sempre più si sviluppa e prepondera su noi . Per esempio , i fanciulli che hanno bisogno di mangiare sovente si mostrano ordinariamente golosi , ecc . PARTE PRIMA . Piaceri dei sensi . Vista . La vista , come senso superiore , è fonte di piaceri d ' un ordine elevato . Questi piaceri colpiscono ordinariamente l ' immaginazione , mettendo in attuazione le facoltà intellettuali . Infinite sono le impressioni che ci procura la vista , impressioni gradevoli o dolorose , diverse le une dalle altre , che fanno però sempre breccia nell ' animo nostro . Non è forse cogli occhi che noi ammiriamo le bellezze dell ' universo , che noi apprezziamo le produzioni del Creatore ? Sempre ci occorre di vedere ; la vista è il senso il più indispensabile . Qualunque divertimento che noi godiamo , qualunque passatempo che ci procuriamo ha per fattore principale la vista . Noi viaggiamo , andiamo in campagna , al teatro , ecc . ; è per vedere luoghi nuovi , per bearsi alla vista di prospettive incantevoli , per vedere le produzioni più spettacolose . Non è forse delizioso l ' assistere ad un ballo grandioso ? Ad un ballo nel quale lo splendore dei fuochi e della illuminazione , la magnificenza delle decorazioni , la leggierezza e la leggiadria delle ballarine , la ricchezza dei loro costumi , ecc . , ti inebbria e ti rapisce . Non è delizioso l ' assistere ad una solennità , ad una festa pubblica ; il vedere quella folla giuliva che accorre per assistere all ' illuminazione fantastica , al bengala , ai diversi fuochi d ' artifizio ? Non ci fanno una dolce impressione quei cento razzi che scoppiettando si elevano al cielo , si dividono e cadono in forma di stelle lucenti di tutti i colori ? Non la finirei più se volessi accennare tutte le impressioni , tutti i piaceri che ci procura il senso della vista . Il lettore medesimo li prova ; è inutile quindi che glie li dica io . PARTE SECONDA . Allucinazioni ed aberrazioni della vista . Le cause che producono le allucinazioni possono essere fisiche o morali . Le fisiche consistono nell ' abuso delle bibite alcooliche , o di quelle che eccitano il sistema nervoso , nell ' uso della digitale , dell ' aconito , della belladonna , ecc . Le morali sono più numerose , come per esempio le idee fisse , le tristi passioni che irritano il cervello , i rimorsi , l ' isolamento , il timore , la speranza , ecc . ; e le aberrazioni che producono solo talvolta gradevoli e piacenti , altre volte lugubri e spaventevoli apparizioni . RACCONTI . Giovane e pieno di dolci memorie , viaggiava in Grecia . Una sera tiepida e serena di primavera m ' era sdraiato ai piedi del monte Liceo all ' ombra d ' un colossale platano , ed assorto come in estasi contemplava il tramonto che dava a questa regione un singolare ed incantevole aspetto . Lontano lontano la cima dei monti si confondeva coll ' azzurro cielo e l ' azzurra onda del golfo d ' Arcadia scintillava agli ultimi bagliori del sole . I crisantemi e gli anemoni fiorivano sulle rive del fiume Ladone che scorreva ai miei piedi . Gli uccelletti dolcemente gorgheggiavano salutando il giorno morente . Ed io , sdraiato com ' era , teneva fisso lo sguardo su quelle amene rive , e mi pareva d ' udire il canto delle ninfe che danzavano al suono del flauto del Dio Pane . E distingueva le loro eleganti e seducenti personcine che premevano coi loro piedi il suolo in cadenza , e scorgeva le loro braccia voluttuosamente alzarsi e di quando in quando scopriva le loro forme rotondeggianti ed incantevoli , se il zeffiretto profumato solleva mollemente i loro aerei vestiti . Ma ahimè , un sol movimento della pupilla dissipò questa dolce visione . Tra le allucinazioni della vista è da notarsi anche questa : Un impiegato al Ministero della guerra ogni mattina quando si destava vedeva un ragno che , girando rapidamente , s ' ingrossava in maniera tale da occupare tutto il locale , quindi l ' infelice era costretto ad uscire perché gli sembrava di soffocare . Questa allucinazione in seguito si cambiò , e lo stesso impiegato tutte le mattine si deliziava alla vista d ' una stupenda colazione . Ma avvicinandosi per gustarla questa spariva e a lui non restava altro che l ' appetito insoddisfatto . PARTE TERZA . Igiene della vista . Essendo la vista il più delicato senso , così bisogna usare ogni riguardo per mantenerlo e conservarlo nella sua integrità . La prima cura che devesi avere è la pulitezza . Gli occhi devono essere lavati con acqua fresca l ' estate e con acqua leggiermente tiepida l ' inverno , e ciò basta per levare le impurità che le glandole lagrimali e sebacee che hanno deposto sui contorni dell ' occhio . Se l ' occhio fosse un po ' irritato bisogna lavarlo con acqua ove siavi qualche goccia di astringente . Bisogna evitare , per conservare l ' integrità della vista , il fumo , la polvere , i colpi , le cadute , la luce viva , l ' oscurità profonda . È di grave danno un assiduo lavoro al lume della candela , perché la fiamma oscillando obbliga incessantemente l ' occhio a mutar centro . È di danno alla vista una fiamma biancastra , meno una rossa . Si cercherà di non passare mai da una viva luce ad uva profonda oscurità e viceversa . Un consiglio utile ai giovani è questo : di non portar occhiali se non per un imperioso bisogno , perché questi indeboliscono la vista . Si avrà altresì cura di non esporsi alle intemperie a capo scoperto , e di non bagnarsi il cranio quando la pelle di esso è in traspirazione , perché può risultar danno alla vista , all ' udito e ai denti . Dunque che il lettore segui queste norme se vuol conservare sano questo indispensabile senso . CAPITOLO XIX . Dell ' udito PARTE PRIMA . Il senso dell ' udito , che occupa il secondo posto , segue immediatamente quello della vista . Esso appartiene alla categoria degli organi superiori , perché ci procura piaceri poetici e sentimentali . Questo senso è pure importantissimo , e , direi , quasi indispensabile . È infatti per mezzo dell ' udito che possiamo intendere ciò che i nostri simili ci dicono , e possiamo colla parola rispondere loro ed essere intesi . L ' udito e la parola riconfermano quindi i vincoli sociali . Per mezzo dell ' udito noi conosciamo e distinguiamo i suoni , per mezzo di esso noi gustiamo i dolci canti degli uccelletti , il dolce mormorio del ruscello , il fremire del zefiro fra i rami fronzuti . È per mezzo dell ' udito anche che intendiamo la graziosa voce della donna amata , e ci beiamo di questo suono melodioso e gentile che giocherella contro la membrana del nostro timpano . È per mezzo dell ' udito infine che l ' animo nostro si solleva e può gustare le infinite dolcezze che procura la musica . È l ' udito che ha dato origine alla musica ; a misura che questo senso è più delicato tanto più è atto ad afferrare le leggiere gradazioni delle melodie vocali ed istrumentali . Ed è specialmente la voce cantata che tocca deliziosamente il nostro udito e ci procura degli ineffabili piaceri . Il canto è l ' unione della melodia alla poesia , e quando esso è l ' espressione fedele dei moti del core di chi canta quale essere tanto insensibile potrebbe resistere agli incanti ineffabili di quella voce ? Il sordo soltanto è insensibile a tutte queste note d ' amore , di gloria , di ebbrezza . PARTE SECONDA . Della musica sull ' organismo umano . La musica piace generalmente a tutti e specialmente a quelle persone che hanno la mente colta . Il suono musicale è il più numeroso fra gli eccitanti dell ' udito . Si accetta sempre con piacere di assistere ad un concerto , ad un ' accademia musicale , ad un ' opera , ad una riunione , dove , come si dice , si fa un po ' di musica . La musica produce più violenti i suoi effetti se il sistema nervoso dell ' individuo è molto impressionabile . Infiniti sono gli esempi che ci offre la storia antica . Ne citerò qualcuno . Il musico Antigenita riscaldò talmente il cervello di Alessandro Magno suonando su un flauto Il Governo del Carro che il re , levandosi da tavola e gettandosi sulle sue armi , voleva far strage de ' suoi commensali . Tepandro , musico spartano , pacificò col suono della sua lira una disputa che doveva decidersi con un duello . Tutti conoscono l ' impero dell ' arpa di Davide sopra il re Saulle . E potrei citare altri esempi , ma rimanderò il lettore alla Hygiène de la voix , dove ne può trovare di curiosi assai . La musica inoltre può estendere la sua benefica influenza anche su persone ammalate . Così si racconta che la lira di Chirone e il flauto d ' Ismenia calmarono i dolori sciatici . Asilepiade ordinava certi motivi musicali contro la frenesia . Teofrasto si sentiva sollevato mediante la musica , da un affezione nervosa . Si conta altresì che una donna caduta in letargo da cinque giorni si risvegliò al suono della musica . Inoltre Filippo V di Spagna , colpito da un ' alienazione mentale , era insensibile a qualunque rimedio . S.M. la regina , conoscendo il delicato carattere del re , fece venire a Corte l ' esimio cantante Farinelli . Il re si sentì talmente trasportato da quella voce di tenore così penetrante che volle vedere il cantante . Questi , giunto che fu alla presenza del sire , gettandosi ai suoi piedi , esclamò : una grazia , sire , tornate a presiedere al Consiglio . La grazia fu accordata . Il re era salvo , e dopo un po ' di tempo guarì completamente . Questi esempi basteranno a dimostrare la influenza della musica sull ' udito . Questo senso dunque , dopo quello della vista , ci procura maggiori e più sentiti piaceri . Beato dunque colui che possiede un fino e delicato orecchio . PARTE TERZA . Allucinazioni dell ' udito . L ' organo dell ' udito , come quello della vista , va soggetto a delle strane aberrazioni . Citerò un esempio fra i molti , che darò al lettore un ' idea . RACCONTO . La signora E .... .. , quantunque godosse di tutta la sua ragione , andava soggetta a delle aberrazioni che la disturbavano non poco . Tutti i giorni infallibilmente , sedendosi alla sua toeletta , sentiva d ' apprima una voce di uomo gentile che lodava il suo angelico viso , le sue rotondeggianti forme , la sua fresca carnagione , ecc . e dopo un po ' di tempo un ' altra voce pure d ' uomo , ma dura ed aspra che le sussurrava all ' orecchio : « Brutta civetta , vanitosa che prendi a imprestito dal profumiere il tuo roseo colorito , che ti fai seducente di forme con mille mezzi artificiali . Cosa direbbero i tuoi adoratori se ti vedessero ora come io ti vedo ? » La povera signora E .... . si guardava atterrita attorno per scorgere l ' imprudente , e poi esciva spaventata dal gabinetto per distrarsi e dissipare le proprie emozioni . PARTE QUARTA . Igiene dell ' udito . Le norme igieniche relative alla conservazione dell ' udito sono le seguenti : Guardarsi dagli agenti indiretti o diretti che in certo qual modo possono nuocere alla mucosa che ricopre il condotto uditivo . Così bisognerà guardarsi dalle manovre dello stuzzica - orecchi , dai liquidi irritanti , dai rumori violenti , dalle scariche d ' artiglieria , dai colpi , dalle grida acute , dallo stridere della sega , dalle correnti di aria fredda quando il capo è in traspirazione , dall ' abuso delle bevande alcooliche od eccitanti ; tutte le cause che partoriscono una maggiore o minore sordità , e che possono dar luogo a convulsioni nervose o a veri attacchi di nervi . Inoltre bisogna avere cura di tenere netto l ' orecchio lavandolo con acqua fresca all ' estate e con acqua tiepida all ' inverno , e se si fa uso dello stuzzica - orecchi , guardarsi dall ' offendere in qualsiasi modo la membrana mucosa o il timpano . Che il lettore segua dunque queste norme , perché il senso dell ' udito è fonte inesausta di piaceri . CAPITOLO XX . Dell ' odorato PARTE PRIMA . Il terzo senso è l ' odorato o alfato , senso che , come l ' intermediario fra i sensi superiori e tra gl ' inferiori , partecipa delle qualità dei primi e dei secondi . La sede dell ' odorato è nelle fosse nasali , dove risiede la membrana pituitaria , sulla quale disponendosi le particelle odorose fanno impressione sul nervo olfativo che comunica col cervello . Quell ' appendice più o meno lunga , che noi chiamiamo naso , non serve che a dirigere l ' aria carica d ' odori verso la parte superiore delle forze nasali . Affinchè l ' odorato possa esercitare le sue funzioni conviene che la membrana pituitaria sia sana e che l ' aria circoli liberamente nel canale nasale , essendo l ' aria il veicolo delle molecole odorose . Le sensazioni prodotte dagli stessi odori variano da individuo a individuo , ossia agli uni piace un odore , che disgusta un altro . Vi sono odori soavi e penetranti che svegliano in noi nobili sentimenti , altri che eccitano i trasporti amorosi come gli odori ambrosiaci o afrodisiaci . Non sono del parere di fuggire gli odori , ma di usarne moderatamente , perché l ' abuso degli odori non solo è dannoso alla salute , ma snerva ed affievolisce il corpo . PARTE SECONDA . Classificazione degli odori . Fino ad oggi non si è potuto classificare giustamente gli odori in conseguenza della tenuità delle molecole odorose . Il naturalista Linneo li divise in sette classi : aromatici , fragranti , ambrosiaci , agliacei , nauseanti , fetidi , ripugnanti . Trascriveremo la classificazione fisiologica che è basata sopra la proprietà degli odori . Tonici , che agiscono sull ' economia animale ; Debilitanti , che producono svenimenti e lipotimie ; Inebbrianti , che cagionano l ' ebbrezza ; Caustici , la cui prolungata azione produce la tumefazione delle membrane mucose e provoca delle emorragie ; Nevrofili , che calmano l ' agitazione nervosa ; Antisterici e isterici , che calmano o provocano gli spasimi nervosi ; Emmenagoghi , che ristabiliscono il flusso catameniale ritardato o soppresso ; Sonniferi , che producono sonnolenza ; Vomitivi , che danno luogo al vomito ; Purgativi , che danno luogo allo scioglimento di corpo ; Carminativi , che fanno cessare i dolori di ventre ; Esilaranti , che eccitano la gioia ; Ambrosiaci , che eccitano gli organi genitali . Vi sono altri odori che hanno qualità speciali , ma rimandiamo il lettore al libro Les Parfums et le fleurs . È imprudenza il dormire in una camera ove vi siano tanti fiori , perché questi assorbono l ' ossigeno dell ' aria e versano in questa l ' acido carbonico ; quindi chi non vuol levarsi alla mattina con un forte dolor di capo , osservi questa norma . PARTE TERZA . Aberrazioni dell ' odorato . Quantunque le aberrazioni di questo senso sieno molto rare pure citeremo due casi . RACCONTI . Un avvocato avendo fatto una fortissima indigestione di formaggio trovava il sapore e l ' odore di questo in tutte le vivande che gli si portavano , e per ben sei mesi non mangiò altro che mele e frumento alla stato naturale . Però dopo una fortissima flussione di stomaco , e ricuperata la salute , si trovò libero da questa aberrazione . Un ' attrice s ' immaginò che gli amanti da lei licenziati , oltre all ' ingiuriarla , le gettassero sulla sua candida pelle delle materie fetide che le toglievano perfino il sonno . PARTE QUARTA Igiene dell ' odorato . Le norme igieniche sono le seguenti : non usare delle polveri irritanti come la canfora il pepe , il tabacco che irritano la pituitaria , e fanno perdere la sensibilità olfativa . Evitare le variazioni troppo rapide di temperatura , perché il raffreddore è dannoso all ' odorato . Pure dannosa è la vegetazione alla superficie della pituitaria , lo scirro , il cattivo vezzo che tanti hanno di stimolarsi il naso colle dita . L ' avulsione dei peli del naso è pure pericolosa ; spesso ne risultano ulcerazioni profonde e anche la cancrena . Per levarsi questi peli bisogna servirsi del depilatorio . Inoltre è da raccomandarsi , specialmente alle signore , di non abusare dei profumi dei fiori , perché l ' abuso attutisce la sensibilità dell ' odorato stesso . CAPITOLO XXI . Del gusto . PARTE PRIMA . Classificazione dei sapori . Il quarto senso è il gusto , che forma col tatto i sensi inferiori . Questo senso agisce solamente quando le molecole dei corpi sapidi vengono a contatto di esso . Varie sono le opinioni circa la residenza del gusto . Alcuni lo mettono nelle papille della lingua , alcuni nel palato , altri nel velo palatino , ma i più dotti credono che lingua , palato , e velo palatino concorrano a completare il senso del gusto . Questo senso guida l ' uomo e specialmente i bruti , alla ricerca degli alimenti . I sapori si dividono nelle classi seguenti : Dolci : come lo zucchero , i datteri , i fichi , ecc . , e hanno proprietà emolienti , lassative . Acquosi o scipiti : come le zucche , i cocomeri , la lattuga , ecc . , e hanno proprietà debilitanti e leggiermente diuretiche . Grassi vischiosi : come il tasso barbasso , la bismalva , i fiori di soffola , ecc . , e hanno proprietà dolcificanti e snervanti . Acidi : come il ribes , la melagrana , il limone , e hanno proprietà rinfrescanti , debilitanti . Amari : come il rabarbaro , le foglie di salice , l ' assenzio , e hanno proprietà toniche e purgative . Salati : come l ' acqua di mare , la soda , la potassa , e hanno proprietà detersive , purgative . Stitici o acerbi : come le cotogne , le sorbe , le nespole verdi , ed hanno proprietà astringenti . Piccanti , aromatici : come il pepe rosso , ì chiodi di garofano , la cannella , e hanno proprietà toniche , fortemente eccitanti . Acri - mordenti : come l ' aglio , le cipolline , ed hanno proprietà riscaldanti . È da notarsi che l ' odorato previene il gusto nella ricerca delle sostanze alimentari , perché le sostanze composte racchiudono in loro stesse un profumo : come le fragole , le mele , i lamponi , ecc . , quindi agiscono doppiamente sul gusto e sull ' odorato ; questo poi si unisce al primo per raddoppiare i piaceri . Il senso del gusto infatti è fonte di svariatissimi godimenti più o meno vivi e squisiti a seconda dell ' età , della salute , della delicatezza , del temperamento e della condizione sociale dell ' individuo . Per esempio i fanciulli e le donne in generale amano le cose dolci e per contrasto le acide o acerbe . Quando si è giovani , siccome l ' appetito si fa sentire , così si amano tutti i sapori tranne quelli a tutti antipatici . Avanzando sempre più in età i gusti si cambiano , il palato diventa più ottuso , e si cercano le vivande eccitanti , i sapori forti e piccanti , e ciò per eccitare l ' appetito e rendere la digestione più facile . Alcune volte sono dunque necessarie , ma più spesso alterano l ' organismo , e sono più di danno che di vantaggio alla salute . È un passatempo abbastanza istruttivo assistendo a un numeroso pranzo di famiglia di osservare sulle fisionomie di diversi le varie impressioni provocate dagli organi del gusto e dell ' odorato . Voglio ora trascrivervi un raccontino fattomi da un amico all ' uscire da un lauto e copioso banchetto . Eccolo : Esistono i due proverbi : vivere per mangiare e mangiare per vivere . Proverbi entrambi da evitarsi . Ecco perché presi la via di mezzo . Io mangio principalmente per vivere , ma in certo qual modo vivo anche per mangiare . Se gusto , se assaporo una vivanda gli è perché io sono un essere superiore al bruto che inghiottisce gli alimenti per puro istinto ; si è perché io sono un uomo intelligente che voglio servirmi di tutti i sensi che l ' Ente Supremo mi ha concesso ; si è perché voglio fare onore al Lucullo che mi ha invitato alla sua mensa e al cuoco che ha preparato le succose vivande . Non è forse vero quanto vi ho detto ? Vi scorgete l ' ombra di una biasimevole leccornia ? Del resto , signori miei , leccardi non possono essere tutti , perché per aguzzare il senso del gusto occorre uno studio speciale che io feci con cura amorosa . In primo luogo dovetti attenermi ad un severo regime per sviluppare questo senso , regime al quale forse non tutti si assoggetterebbero , e giunsi ad un discreto risultato dopo un corso di fisiologia degli organi e dei sensi . Volete il riassunto delle mie osservazioni ? Eccolo . Ma quì non voglio infastidire il lettore con questi appunti che si possono trovare più estesi in un trattato di storia naturale . Dirò solamente che questo amico quasi quasi mi convinse che l ' esser leccardi non è una cosa tanto facile quanto credeva , perché bisogna davvero studiare tutte le minutezze per vieppiù assaporare una bottiglia di champagne o un ' ala di fagiano . Il mangiare e il bevere , dicono taluni , è un piacere puramente fisico e materiale ; non importa , ma non si può negare che si ha un piacere dolce e vivo . Non si prova forse una gradevole soddisfazione quando dopo un eccellente pasto , inaffiato con un delicato vinetto di Piemonte si fuma una cigaretta seduto al balcone ? Chi potrebbe negare che il nostro fisico tutto si ristora quando d ' estate si beve una fresca e dolce bevanda al limone , al lampone , al ribes ; quando si prendono a centellini quei soavi gelati ? Sì , noi dobbiamo ascoltare anche il senso del gusto , perché , ascoltandolo moderatamente , si procura dei piaceri gredevolissimi , quantunque sieno fisici e materiali . PARTE SECONDA . Aberrazioni del gusto . RACCONTO . Due avvocati , amici intimi , pranzavano sempre insieme , ed offrivano delle aberrazioni affatto speciali . L ' uno si lamentava che il cuoco salava troppo le vivande . Al contrario l ' altro le trovava insipide . Si bisticciavano un po ' e quando l ' aberrazione cessava mangiavano tutti e due deliziosamente . PARTE TERZA . Igiene del gusto . Affinchè il senso del gusto agisca esattatamente occorre il completo sviluppo e la sanità di tutte le parti che lo compongono . Si dovrà quindi guardarsi da tutte quelle sostanze che possono danneggiare la lingua , la mucosa della bocca o il velo palatino ; da quelle che alterano la sensibilità dell ' apparato gustatorio , dalle abitudini che nuociono alla secrezione salivale come l ' abuso degli aromi , della pipa , del tabacco , dei liquori , ecc . Se la lingua fosse coperta da qualche impurità allora il gusto diventa ottuso , appena percettibile ; le bevande acide e toniche possono però risvegliarlo dal suo torpore . Il senso del gusto non è sviluppato se non nella età adulta , se questo si affievolisce è un sintomo d ' un ' affezione allo stomaco . Quindi bisogna guardarsi da tutte quelle cause che possono nuocere non solo a questo senso ma all ' intiero organismo . GAPITOLO XXII . Del tatto . PARTE PRIMA . L ' ultimo senso inferiore , il più fisico e materiale , è il tatto . Esso però è il più diffuso , poichè risiede nell ' organo cutaneo . Il tatto si attua toccando l ' oggetto che si vuol esaminare . Per mezzo di questo senso si conoscono le asprezze , la morbidezza , il peso e la grandezza d ' un corpo ; per mezzo suo inoltre si sente il caldo e il freddo , e molti individui anche lo stato elettrico dell ' atmosfera . La mano è la parte del corpo dove maggiormente risiede la sensibilità tattile e precisamente esso si trova nei polpastrelli delle dita . Per formarsi un ' idea dell ' importanza speciale di questo senso bisogna pensare ai ciechi che fanno ogni sorta di lavori servendosi del tatto , che perfino giungono a leggere gli scritti in rilievo ed a conoscere i varii colori . La mano , per meglio godere delle sensibilità tattiche , deve essere coperta da una bianca e morbida pelle , deve avere le dita bene articolate terminanti in una polpa mollemente arrotondita . Le signore che s ' interessano delle loro mani possono leggere la opera intitolata : Hygiène des mains et des pieds . Il tatto , a seconda del modo col quale è esercitato , prende varii nomi . Il solletico è un tatto speciale che tutti conoscono . Quando è esercitato sotto la pianta dei piedi provoca talmente il riso da essere assaliti da convulsioni e fors ' anche della morte in un eccesso titanico . Il solletico delle labbra o del palmo della mano produce un ' irritazione voluttuosa , di maniera che si hanno parecchie donne che provano per questo solletico dei trasalimenti nervosi e degli attacchi isteriformi . Il solletico dell ' ugula produce il vomito , quello della pituitaria lo starnuto , ed altri fenomeni le altre parti del corpo . Il tatto poi occupa il primo posto nei diversi atti dei piaceri sessuali . Le impressioni però che sono trasmesse al cervello sono meno o più vive e intense a seconda del temperamento dell ' individuo . Se uno ha un temperamento sensibile e nervoso il piacere che prova accarezzando una superficie morbida , tondeggiante e vellutata è molto più vivo che non quello di un linfatico , nel quale la fibra è più molle e meno sensibile ed ha bisogno d ' un contatto più pronunziato e prolungato per giungere a sensazioni meno vive di quelle dei soggetti nervosi . È dunque vero però che essendo il tatto il senso fisico per eccellenza trova in amore le sue più dolci applicazioni . PARTE SECONDA . Aberrazioni del tatto . Numerosi sono gli esempi di aberrazioni del tatto che ci offrono gli annali di medicina . Noi ne citeremo qualcuno . Una signora sentiva una miriade di sorci correre sopra il suo corpo ; finiti questi si credeva circondata da infiniti mosconi che la punzecchiavano . L ' allucinazione durava una mezz ' ora e tutti i giorni aveva luogo . Un ' altra signora si credeva d ' essere preda d ' una quantità di bruchi . Una terza sudava a larghe goccie di sudore nel cuore del verno . Una quarta , avendo bevuto ad un ruscello dove aveva visto una rana , credeva di sentire le rane danzare nel suo stomaco . E non la finiremmo più ; eccone un ' altra più curiosa : Un povero notaio aveva una moglie che per fargli fare ciò che voleva lo bastonava . Per farla corta la moglie morì . Il notaio , contento da una parte , ringraziava il Cielo che lo aveva liberato . Ma ahimè ! Povero illuso ! La moglie ( così credeva lui ) tutti i giorni a quell ' ora istessa gli faceva la sua visitina , e lo picchiava ancora di santa ragione , di maniera che il povero notaio gridava perfino pel dolore ! PARTE TERZA . Igiene del tatto . Siccome il tatto si trova diffuso in tutto l ' organo cutaneo , perciò chi desidera conservarsi un tatto sensibile e delicato bisognerà che allontani tutte le cause che possono alterare o guastare la pelle . È perciò che per evitare le numerose affezioni che possono nuocere alla pelle diviene indispensabile di vegliare alla sua integrità e di mantenerla , in uno stato di polizia che nulla lasci a desiderare . Bisognerà dunque guardarsi dai grandi calori , come dai freddi eccessivi , dal fuoco , dagli alcali , dagli acidi ; si dovrà evitare la alternativa dell ' acqua calda e di quella fredda , chè tutte sono cause di indurimento dell ' epidermide o di screpolature gravissime . Inoltre i geloni trascurati possono anche trasformare le dita . Coloro dunque che , oltre all ' evitare queste affezioni abbastanza dolorose , desiderano conservare il senso del tatto in tutta la sua integrità , si procuri la nostra Hygiène des mains et des pieds , ove diffusamente si parla di queste norme che qui sono solamente accennate . CAPITOLO XXIII . Rapporti tra le quattro parti del giorno e le quattro stagioni . Loro influenza sull ' economia umana . Il giorno è indicato dalla natura per occuparsi dei propri affari , per lavorare e anche per godersi qualche divertimento . La notte fu creata per riposare , per riparare , mediante il sonno , alle perdite della giornata . Chi inverte queste leggi di natura si troverà a suo tempo pentito . E pur troppo nell ' alta società si fa giorno della notte e viceversa . La vita passata nei teatri , nei caffè , nei clubs , attrae questi signori , ma li rovina e li rende gracili ed insani . Guardate le contadine che si levano e si coricano col sole . Quantunque il loro viso sia abbronzito , pure presentano i colori di una ferrea e vigorosa salute ! IL MATTINO . Il mattino corrisponde alla primavera e alla gioventù dell ' uomo . La parte migliore del giorno è il mattino quando il sole non ancora visibile sull ' orizzonte , manda avanti a sè i suoi raggi di fuoco che indorano e fanno brillare pari a gemme le terse goccie di rugiada che coronano i petali dei fiori , quando gli uccelletti appena svegli ringraziano col loro allegro cinguettio il sole nascente , il padre della vita ! Quanta gioia , quanta felicità si prova assistendo alla levata del sole in un calmo mattino di primavera ! Appena che i suoi benefici raggi inondano l ' atmosfera i contadini escono giulivi dalle loro case per avviarsi al lavoro . Dovunque la vita circola e si manifesta , noi ci sentiamo più spigliati , più vigorosi ; è nel mattino che le nostre facoltà intellettuali funzionano con maggior facilità ed energia . È per questo che i letterati , i poeti e gli artisti stanno occupati più nella mattina che nel resto della giornata . Inoltre pei divertimenti campestri si sceglie sempre la mattina . Chi non ama questi sollazzi ? A chi non piace quando si è in una compagnia allegra e piacevole andare in un ameno boschetto , sulla riva d ' un ruscello e fare una colazione resa saporitissima dall ' appetito che sviluppa l ' aria del mattino ? I medici hanno anche osservato che il maggior numero di miglioramenti nelle malattie avvengono nella mattina , perché in questa fase del giorno tutto concorre per allietare l ' anima ed il corpo . IL MEZZOGIORNO . Il mezzodì corrisponde all ' estate e all ' età matura nell ' uomo . Nell ' estate e nel mezzodì i raggi solari hanno acquistato tutta la loro forza , i lavoranti in quest ' ora di massimo calore cercano l ' ombra e il riposo per rivigorire le stanche loro membra . Così l ' uomo maturo che ha gustato tutti i piaceri della giovinezza e che durante questa epoca si è procurato coll ' assiduo lavoro uno stato discreto , può gustare tranquillo e contento i piaceri e le pure gioie della famiglia , godendo unitamente a questi un poco di riposo e di tranquillità . Un altro rapporto che esiste è il seguente : come nell ' estate , così nelle calde ore del mezzodì maggiormente si esercita l ' azione morbifica e particolarmente sullo stomaco , sul fegato e sugli intestini . È perciò che l ' igiene prescrive l ' esclusione di certi alimenti che possono essere funesti . E siccome l ' età matura è un ' età di riposo , così bisogna gustare con grande moderazione quei piaceri che affievoliscono e rendono inerte l ' individuo . LA SERA . La sera corrisponde all ' autunno e all ' età del declino . Come la sera fa cessare i lavori , sospende tutte le occupazioni , così l ' età del declino domanda l ' assoluto riposo , perché nelle età precedenti si è a sufficienza lavorato e goduto . La sera come l ' autunno e l ' età del declino è triste e melanconica . Infatti , sebbene l ' autunno presenti le sue belle giornate , pure la natura morente non può ispirare allegria . E in questa stagione che gli alberi si spogliano delle loro verdi fronde ; è in questa stagione che i fiori scompaiono , che le praterie ingialliscono , che le pioggie ingrossano i torrenti , è in questa stagione infine che la natura muore ! In tal modo cammina la vita umana che dall ' età del declino entra nella vecchiaia . Come l ' età del declino , così l ' autunno è fertile in malattie ; si raccomenderà quindi la prudente sobrietà ai vecchi e l ' astinenza degli abusi di quei frutti che prodiga l ' autunno . Il rapporto che esiste è dunque spiccante . Tutti e tre offrono un vago indefinibile che si avvicina alla tristezza . LA NOTTE . La notte corrisponde all ' inverno ed alla decrepitezza . La notte deve intieramente dedicarsi al riposo , poichè non solo gli animali dormono la notte , ma anche un gran numero di vegetali , poichè per essi il sonno è di assoluta necessità . In primavera le notti sono spesso stellate e fredde ; in estate ora tiepide , limpide , ora calde tempestose ; in autunno sono umide e malsane ; in inverno gelide . A seconda delle stagioni il sonno è dolce , piacevole ; grave ed interrotto ; profondo o leggiero a seconda dell ' atmosfera ; lungo e intenso . Si può dire che la durata del sonno è a seconda delle perdite fatte nella giornata . Mille volte infelici quegli ammalati che la notte non possono godere del sonno placido e riparatore , perché sono molestati da crudeli dolori ! Ecco così esaminate le diverse parti del giorno , le stagioni e le età dell ' uomo , ed accennato al rapporto che havvi tra loro . Terminerò il capitolo raccomandando di non invertire le leggi naturali facendo come i ricchi notte del giorno e del giorno notte , perché immenso è il danno che ne deriva . CAPITOLO XXIV . Dei piaceri offerti dalle quattro stagioni . In quest ' ultimo capitolo accenneremo ai diversi piaceri che offrono le quattro stagioni . Piaceri diversi tra loro , perché , come ogni stagione ha i suoi fiori , così ha i suoi godimenti . Nei climi temperati , ove quattro sono le parti dell ' anno , vi hanno piaceri non conosciuti ; nella zona torrida le stagioni sono due : quella delle pioggie e della siccità . Invece noi siamo contenti , quando dopo un po ' di giorni di sole eccessivo che dissecca la terra e infuoca il cielo , di ricevere una benefica acqua che spenga gli eccessivi calori . Questa continua alternazione non può renderci monotoma la vita . PARTE PRIMA . Dei piaceri in primavera . L ' inverno è passato , il vento gelido e freddo di questa stagione di morte s ' intiepidisce ; e la natura si sveglia a nuova vita . Sì colui che si è alzato una di queste mattine gioconde nella quale la natura ti sorride a ciascun passo , si è sentito il cuore sollevarsi , e respirando l ' aria a pieni polmoni ha dovuto esclamare : Viva la primavera ! Viva questa epoca nella quale tutto rinasce sotto lo splendido risveglio della natura , nella quale il cielo si fa più bello e la terra gli sorride di amore . È in questi giorni che tutto ritorna , che ritornano le rondinelle al nido del porticato , i piccoli fiori al vaso della fanciulla , i zefiri profumati a scuotere certe ciocche di capelli nere e lucenti . Chi sarà colui che non benedirà quest ' epoca , la più bella , la più gioconda di tutto l ' anno ; quest ' epoca nella quale un sole brillante dà la forza e la vivacità a tutta la natura ? ! .... La primavera ! Non è forse la più bella di tutte le quattro stagioni ? Non è forse nella primavera che si può vedere ed ammirare la onnipotenza dell ' Ente Supremo ? Bisogna certamente essere pessimisti per odiare quest ' epoca ; bisogna certamente aver perduto tutto lo spirito per non sentire questi profumi che ti spingono all ' amore plastico , come l ' autunno all ' amore platonico . Infiniti sono i piaceri che quest ' epoca ci offre . Le poetiche passeggiate , le escursioni , le colazioni nei campi , le cavalcate , le gite di campagna a piedi o a cavallo ; e l ' uomo fatto che ama studiare ha la botanica , la zoologia , la mineralogia che gli offre un esteso campo per acquistarsi utili cognizioni e passatempo . È nella primavera che lo spirito , il talento , il genio che giaceva annichilito , senza forza e senza slancio , è in questa stagione , dico , che hanno preso il volo , che hanno stese le loro ali gigantesche e che volano nei campi ridenti dell ' immaginazione . Vivano i fiori e la bella natura ! Ecco il grido che l ' anima invia alla primavera , il grido che viene dal cuore tratto dai zeffiri profumati all ' ideale . Come si può restare insensibili davanti alla splendida ricchezza che si spiega maestosa e sorride davanti agli occhi , che ci attira , che ci solleva in un mondo novello , che ci mostra un orizzonte dorato e meraviglioso , che ti fa sentire i profumi i più inebbrianti ? ! Come sei bella o natura ! Quanto sei grande ! Dove hai preso le mille forme di fiori che rendono vivaci le praterie , le siepi , i campi ? Ove li hai presi potenza soprannaturale ? In ciascun angolo il più remoto brilla un fiore , brilla uno de ' tuoi figli vaporosi che levano la monotonia e il dolore con un vago sorriso che t ' inspira amore . L ' aria ne è addolcita , e ciascun zefiro che passa accoglie sulle sue tiepidi ali il sospiro d ' amore di mille rose . Nei capelli neri e lucenti , sul seno della fanciulla , sugli altari , nei pranzi e sulla tomba , sul davanzale dell ' umile finestra e sulla terrazza del sontuoso palazzo , avunque brilla un fiore , ovunque è un profumo d ' amore . Il mese di maggio è arrivato e mille angioletti dalle rosee ali l ' accompagnano . Sono i fiori . Aprite , aprite le vostre finestre , apritele al sole , al profumo dei fiori . Come sono belli ; io vi amo e vi saluto . Vi amo perché dai vostri calici spira una dolcezza triste e solitaria ; v ' amo perché la bruna fanciulla poetica pure vi ama ; v ' amo infine perché siete i fiori , i figli della primavera . PARTE SECONDA . Dei piaceri nell ' estate . Le tiepide aurette primaverili più non scuotono mollemente la nera treccia di capelli . La primavera è finita e l ' estate col suo calore tanto benefico alla campagna si fa avanti maestoso ed infuocato . Il sole è giunto al punto più culminante . I suoi raggi sono perpendicolari alla terra ; la sua forza benefica è al massimo . In estate maturano le biondeggianti messi , i frutti i più squisiti , le tinte si fanno più scure e intense ; tutto insomma partecipa al cambiamento che il sole di giugno opera nei campi . Fra i piaceri che si possono godere nell ' estate figurano le passeggiate di buon mattino e di sera in campagna . Queste passeggiate sono piacevolissime per coloro che sanno gustare le pure gioie campestri . In questa stagione deve essere contento anche il proprietario che può passeggiare sui suoi fondi , e vedere le messi biondeggianti , l ' uva che matura , i prati smaltati di fiori . Beato il proprietario , perché tali beni , essendo suoi , ne può godere tutti i giorni e tutte le ore ! D ' estate poi sono un ' occasione di divertimento , e sono di un ' utilità incontestabile i bagni . Le acque minerali e termali sono molto frequentate durante l ' estate da ammalati , oppure da coloro che vogliono condurre una vita relativamente quieta . In questi stabilimenti si trovano tutti i divertimenti della capitale , di più si possono fare le passeggiate campestri che sono d ' una grandissima utilità alla salute . La massima principale per migliorare in questi stabilimenti è di non lasciarsi sopraffare dalla noia . La noia è il peggior nemico della salute ; quindi se un bagnante si annoia causa il cattivo tempo o lo stabilimento , dovrà subito abbandonare questo luogo per cercarne uno migliore , nel quale i concerti , la conversazione , i giuochi di società non lo lascino annoiato o melanconico . Altro fra i piaceri è quello dell ' acque , e sotto questa denominazione intendo le gite in barca , in battello a vapore , le passeggiate lungo le rive dei fiumi o dei laghi , infine il nuoto , tutti esercizi che dilettano immensamente ed irrubostiscono i nostri muscoli . L ' estate offre pure la sua parte di poesia . Non inspira forse dei nobili ed elevati sentimenti la vista d ' un ameno ed ombroso boschetto dove nulla s ' intende altro che il gorgheggio degli uccelli e il mormorio del terso ruscello ? Non si rimpiangono forse i convegni amorosi datisi nei boschi remoti e poetici ? Non siamo eccitati alla riflessione quando seduti all ' ombra d ' un gigantesco platano nella quieta campagna ammiriamo intorno a noi l ' opera del Creatore ? Insomma i piaceri estivi , quantunque meno chiassosi dei primaverili , ci tornano ciononostante graditi , perché accompagnati dalla riflessione . PARTE TERZA . Dei piaceri in autunno . L ' autunno è la stagione più ricca di frutta , è la stagione nella quale anche il regno animale ci dà gli elementi più svariati e di migliore qualità , per cui questa stagione è desiderata dai fanciulli , dai buongustai e dai leccardi . La natura in autunno cambia ancora di aspetto . Le mattine e le sere si fanno sempre più fresche , l ' aere è più mite . L ' autunno è l ' epoca dei viaggi nei paesi meridionali ; è l ' epoca della caccia . Riguardo a questo piacere dobbiamo dire che se è spinto alla fatica diventa nocivo alla salute . Alla caccia bisogna guardarsi dalle correnti d ' aria fresca quando si è in traspirazione , nel bevere quando si è sudati , o dall ' attraversare qualche acqua quando i piedi sono riscaldati dal percorso cammino . Queste sono norme che non si osservano quando siamo in preda all ' entusiasmo di inseguire qualche lepre , ma che dovrebbero seguirsi per non prepararsi delle infermità . Un altro piacere per i proprietarii di terre è quello di assistere al raccolto e principalmente alle vendemmie . Nei paesi viniferi si danno delle feste campestri , come le colazioni , i pranzi , i balli , feste che ci tornano gradite , perché nuove e purificate dall ' aura imbalsamata della campagna . Ma la seconda metà dell ' autunno non presenta questi dolci piaceri . Essa è triste , melanconica . La natura si spoglia de ' suoi verdi colori , gli alberi nudi sono tetri , gli augelletti più non gorgheggiano , le brine cominciano a coprire la terra , l ' aquilone freddo sibila fra i rami , le nebbie , le pioggie sono frequenti , i torrenti straripano , i raggi solari si affievoliscono , la natura si addormenta per ridestarsi più viva , più appariscente in primavera . L ' autunno però , sebbene abbondante in piaceri , è pure abbondante in malattie . Queste provengono dai cambiamenti repentini di temperatura che sono frequentissimi in autunno . Provengono però principalmente dalle scorpacciate di frutta di cui è ricca questa stagione . Si guardino bene i golosi dagli eccessi di questo genere , perché non sanno quanto dolorosi sieno i flussi di ventre , le febbri ribelli o le dissenterie . Un alimento che raccomando caldamente nell ' affievolimento di stomaco è il buon cioccolatte , perché , oltre all ' essere facilmente digeribile , ripara subito le perdite del corpo . Bisogna però guardarsi dal cioccolatte di cattiva fabbricazione , perché non fa altro che ingombrare lo stomaco . Un ' altra raccomandazione è quella di coprirsi ai primi freddi per evitare i raffreddori e le soppressioni di traspirazione . PARTE QUARTA . Dei piaceri in inverno . Questa è la stagione più monotona e melanconica dell ' anno . Il sole più non ci riscalda , e pare che ci abbia abbandonati . La neve bianca e fredda copre come un funebre lenzuolo tutta la campagna . Ovunque è tristezza , ovunque è torpore . Ma se l ' inverno è triste pel vecchio e pel fanciullo che se ne stanno rincantucciati al caminetto , non lo è però pel giovane , il quale trova nell ' inverno dei cari e graditi divertimenti . Egli sfida i rigori del verno per assistere all ' opera , al dramma , ai concerti ; egli sfida la neve per correre dove la danza lo chiama e lo attira , e non lascia la minima occasione per festeggiare l ' amore e il piacere . Una molestia dell ' inverno è il freddo delle mani e dei piedi . Freddo che deriva da ciò che il sangue più non circola nella rete muscolare superficiale , ma bensì è spinto nei vasi interni . È sopratutto nell ' inverno che il vecchio deve usare a sè stesso tutti i riguardi , perché il freddo intenso è fatale a questa età . I suoi piaceri devono essere quelli del focolare , della lettura , della conversazione , dei giuochi di famiglia che occupano e cacciano la noia . È nell ' inverno poi che si gustano maggiormente i piaceri dell ' amicizia , perché in questa stagione si stà lunghe ore coll ' amico in conversazione . Un vero amico non è mai abbastanza custodito . L ' amicizia è un porto dove si rifugia durante l ' uragano , ove si felicita dopo il pericolo . Qual maggior gioia di quella di rivedere dopo molto tempo l ' intimo amico , al quale si hanno mille cose da confidare , mille da sentire ! L ' inverno è anche la stagione più propizia ai pranzi , ai festini , ai banchetti . In questa epoca l ' appetito è in tutti sviluppato ; lo stomaco possiede maggior energia ; le sue funzioni hanno luogo più prontamente , e può quindi digerire più presto una maggiore quantità di alimenti che nelle altre stagioni . È nell ' inverno che si hanno le feste di Natale e quelle del primo giorno dell ' anno . Quest ' ultima in Francia è festeggiata da tutti , non solo dai bimbi che desiderano i regali , ma anche dagli adulti , ai quali tornano gradite le riunioni di famiglia . Il carnevale viene poi a portare l ' allegria ai giovani , e procurare loro mille sorta di piaceri nei quali la folla delirante si getta a capo fitto . E qui termina l ' opera , lo scopo della quale non solo era di accennare i piaceri delle diverse stagioni , ma bensì di cercare di assegnar loro un limite uniformandole alle norme dell ' igiene . Dunque di nuovo raccomandiamo ai nostri lettori di guardarsi dagli abusi delle cose della vita , perché , come abbiamo accennato in questo libro , possono apportare gravi sconcerti , affezioni , malattie , infermità e forse anche la morte !
TRAD. DI CANTICO DI NATALE DI CH. DICKENS ( VERDINOIS FEDERIGO , 1888 )
Miscellanea ,
Strofa Prima Lo spettro di Marley Marley , prima di tutto , era morto . Niente dubbio su questo . Il registro mortuario portava le firme del prete , del chierico , dell ' appaltatore delle pompe funebri e della persona che aveva guidato il mortoro . Scrooge vi aveva apposto la sua : e il nome di Scrooge , su qualunque fogliaccio fosse scritto , valeva tant ' oro . Il vecchio Marley era proprio morto per quanto è morto , come diciamo noi , un chiodo di porta . Badiamo ! non voglio mica dare ad intendere che io sappia molto bene che cosa ci sia di morto in un chiodo di porta . Per conto mio , sarei stato disposto a pensare che il pezzo più morto di tutta la ferrareccia fosse un chiodo di cataletto . Ma poiché la saggezza dei nostri nonni sfolgora nelle similitudini , non io vi toccherò con sacrilega mano ; se no , il paese è bell ' e ito . Lasciatemi dunque ripetere , solennemente , che Marley era morto com ' è morto un chiodo di porta . Sapeva Scrooge di questa morte ? Beninteso . Come avrebbe fatto a non saperlo ? Scrooge e il morto erano stati soci per non so quanti anni . Scrooge era il suo unico esecutore testamentario , unico amministratore , unico procuratore , unico legatario universale , unico amico , unico guidatore del mortoro . Anzi il nostro Scrooge , che per verità il triste evento non aveva fatto terribilmente spasimare , si mostrò sottile uomo d ' affari il giorno stesso dei funerali e lo solennizzò con un negozio co ' fiocchi . Il ricordo dei funerali mi fa tornare al punto di partenza . Non c ' è dunque dubbio che Marley era morto . Questo mettiamolo bene in sodo , se no niente di maraviglioso potrà scaturire dalla storia che son per narrarvi . Se non fossimo perfettamente convinti che il padre d ' Amleto è morto prima che s ' alzi il sipario , la sua passeggiatina notturna su pei bastioni al vento di levante non ci farebbe maggiore effetto della bisbetica passeggiata di un qualunque attempato galantuomo il quale se n ' andasse di notte in un posto ventoso - il cimitero di San Paolo , poniamo - pel solo gusto di sbalordire la melansaggine del proprio figliuolo . Scrooge non cancellò dall ' insegna il nome del vecchio Marley . Parecchi anni dopo , leggevasi sempre sulla porta del magazzino : " Scrooge e Marley " . La ditta era nota per Scrooge e Marley . Seguiva a volte che qualche novizio agli affari desse a Scrooge ora il nome di Scrooge e ora quello di Marley ; ma egli rispondeva a tutti e due . Per lui era tutt ' una cosa . Oh ! ma che stretta sapevano avere le benedette mani di cotesto Scrooge ! come adunghiavano , spremevano , torcevano , scuoiavano , artigliavano le mani del vecchio lesina peccatore ! Aspro e tagliente come una pietra focaia , dalla quale nessun acciaio al mondo aveva mai fatto schizzare una generosa scintilla ; chiuso , sigillato , solitario come un ' ostrica . Il freddo che aveva di dentro gli gelava il viso decrepito , gli cincischiava il naso puntuto , gli accrespava le guance , gli stecchiva il portamento , gli facea rossi gli occhi e turchinucce le labbra sottili , si mostrava fuori in una voce acre che pareva di raspa . Sul capo , nelle sopracciglie , sul mento asciutto gli biancheggiava la brina . La sua bassa temperatura se la portava sempre addosso ; gelava il suo studio né giorni canicolari ; non lo scaldava di un grado a Natale . Caldo e freddo non facevano effetto sulla persona di Scrooge . L ' estate non gli dava calore , il rigido inverno non lo assiderava . Non c ' era vento più aspro di lui , non c ' era neve che cadesse più fitta , non c ' era pioggia più inesorabile . Il cattivo tempo non sapeva da che parte pigliarlo . L ' acquazzone , la neve , la grandine , il nevischio , per un sol verso si potevano vantare di essere da più di lui : più di una volta si spargevano con larghezza : Scrooge no , mai . Nessuno lo fermava mai per via per dirgli con cera allegra : " Come si va , caro il mio Scrooge ? a quando una vostra visita ? " Né un poverello gli chiedeva la più piccola carità , né un bambino gli domandava che ore fossero , né uomo o donna , una volta sola in tutta la vita loro , si erano rivolti a lui per informarsi della tale o tal ' altra strada . Perfino i cani dei ciechi davano a vedere di conoscerlo ; scorgendolo di lontano subito si tiravano dietro il padrone in una corte o in un chiassuolo . Poi scodinzolavano un poco , come per dire : " Povero padrone mio , val meglio non aver occhi che avere un mal occhio ! " Ma che gliene premeva a Scrooge ! Meglio anzi , ci provava gusto . Sgusciare lungo i sentieri affollati della vita , ammonendo la buona gente di tirarsi in là , era per Scrooge come per un goloso sgranocchiar pasticcini . Una volta - il più bel giorno dell ' anno , la vigilia di Natale - il vecchio Scrooge se ne stava a sedere tutto affaccendato nel suo banco . Il tempo era freddo , uggioso , tutto nebbia ; e si sentiva la gente di fuori andar su e giù , traendo il fiato grosso , fregandosi forte le mani , battendo i piedi per terra per scaldarseli . Gli orologi del vicinato avevano battuto le tre , ma era già quasi notte , se pure il giorno c ' era stato . Dalle finestre dei negozi vicini rosseggiavano i lumi come tante macchie sull ' aria grigia e spessa . Entrava la nebbia per ogni fessura , per ogni buco di serratura ; e così densa era di fuori che , ad onta dell ' angustia del vicoletto , le case dirimpetto parevano fantasmi . Davvero , quella nuvola scura che scendeva e scendeva sopra ogni cosa faceva pensare che la Natura , stabilitasi lì accanto , avesse dato l ' aire a una sua grande manifattura di birra . L ' uscio del banco era aperto , per dare agio a Scrooge di tenere d ' occhio il suo commesso , il quale , inserito in una celletta più in là , una specie di cisterna , attendeva a copiar lettere . Scrooge non aveva per sé che un fuocherello ; ma tanto più misero era il fuocherello del commesso , che pareva fatto di un sol pezzo di carbone . Né c ' era verso di accrescerlo , perché la cesta del carbone se la teneva Scrooge con sé ; e quando per caso il commesso entrava con in mano la paletta , issofatto il principale gli faceva capire che sarebbe stato costretto a dargli il benservito . Epperò lo scrivano si avvolgeva al collo il suo fazzoletto bianco e ingegnavasi di scaldarsi alla fiamma della candela : il che , per non essere egli un uomo di gagliarda immaginazione , non gli riusciva né punto né poco . - Buon Natale , zio ! un allegro Natale ! Dio vi benedica ! - gridò una voce gioconda . Era la voce del nipote di Scrooge , piombato nel banco così d ' improvviso che lo zio non lo aveva sentito venire . - Eh via ! - rispose Scrooge - sciocchezze ! - S ' era così ben scaldato , a furia di correre nella nebbia e nel gelo , cotesto nipote di Scrooge , che pareva come affocato : aveva la faccia rubiconda e simpatica ; gli lucevano gli occhi e fumava ancora il fiato . - Come , zio , Natale una sciocchezza ! - esclamò il nipote di Scrooge . - Voi non lo pensate di certo . - Altro se lo penso ! - ribatté Scrooge . - Un Natale allegro ! o che motivo hai tu di stare allegro ? che diritto ? Sei povero abbastanza , mi pare . - Via , via - riprese il nipote ridendo . - Che diritto avete voi di essere triste ? che ragione avete di essere uggioso ? Siete ricco abbastanza , mi pare . - Scrooge , che non avea pel momento una risposta migliore , tornò al suo " Eh via ! sciocchezze . " - Non siate così di malumore , zio - disse il nipote . - Sfido io a non esserlo - ribatté lo zio - quando s ' ha da vivere in un mondaccio di matti com ' è questo . Un Natale allegro ! Al diavolo il Natale con tutta l ' allegria ! O che altro è il Natale se non un giorno di scadenze quando non s ' hanno danari ; un giorno in cui ci si trova più vecchi di un anno e nemmeno di un ' ora più ricchi ; un giorno di chiusura di bilancio che ci dà , dopo dodici mesi , la bella soddisfazione di non trovare una sola partita all ' attivo ? Se potessi fare a modo mio , ogni idiota che se ne va attorno con cotesto " allegro Natale " in bocca , avrebbe a esser bollito nella propria pentola e sotterrato con uno stecco di agrifoglio nel cuore . Sì , proprio ! - Zio ! - pregò il nipote . - Nipote ! - rimbeccò accigliato lo zio , - tieniti il tuo Natale tu , e lasciami il mio . - Il vostro Natale ! ma che Natale è il vostro , se voi non ne fate ? - Vuol dire che così mi piace , e tu non mi rompere il capo . Buon pro ti faccia il tuo Natale ! E davvero che te n ' ha fatto del bene fino adesso ! - Di molte cose buone sono stato io a non voler profittare , quest ' è certo - rispose il nipote ; - e il Natale fra l ' altre . - Ma il fatto è che io ho tenuto sempre il giorno di Natale , quando è tornato - lasciando stare il rispetto dovuto al suo sacro nome , se si può lasciarlo stare - come un bel giorno , un giorno in cui ci si vuol bene , si fa la carità , si perdona e ci si spassa : il solo giorno del calendario , in cui uomini e donne per mutuo accordo pare che aprano il cuore e pensino alla povera gente come a compagni di viaggio verso la tomba e non già come ad un ' altra razza di creature avviata per altri sentieri . Epperò , zio , benché non mi abbia mai cacciato in tasca la croce di un soldo , io credo che il Natale m ' abbia fatto del bene e me ne farà . Evviva dunque il Natale ! - Il commesso non si seppe tenere dall ' applaudire dal fondo della sua cisterna ; ma , subito accortosi del marrone , si diè ad attizzare il fuoco e riuscì ad estinguere l ' ultima scintilla . - Un altro di cotesti rumori dalla vostra parte - disse Scrooge - e ve lo darò io il Natale con un bravo benservito . Sei davvero un parlatore coi fiocchi - sopraggiunse volgendosi al nipote . - Mi sorprende che non ti ficchino in Parlamento . - Non andate in collera , zio . Orsù , vi aspettiamo domani sera a pranzo . - Scrooge rispose che piuttosto lo volea vedere all ' inf ... Sì davvero , la disse tutta la parola . Allora , forse , avrebbe accettato l ' invito . - Ma perché ? - esclamò il nipote . - Perché ? - Perché diamine ti sei accasato ? - domandò Scrooge . - Perché ero innamorato . - Perché eri innamorato ! - grugnì Scrooge , come se cotesta fosse l ' unica cosa al mondo più ridicola di un allegro Natale . - Buona sera ! - Ma voi , zio , non siete mai venuto a trovarmi prima . Perché mo ' vi appigliate a cotesto pretesto ? - Buona sera , - disse Scrooge . - Niente voglio da voi ; niente vi chiedo : perché non dobbiamo essere amici ? - Buona sera , - disse Scrooge . - Mi fa pena , proprio , di trovarvi così ostinato . Tra noi non ci sono mai stati dissapori , ch ' io ci abbia avuto colpa . Ho voluto fare questa prova in onore di Natale , e il mio buonumore di Natale lo serberò fino in fondo . Buon Natale dunque zio mio ! - Buona sera , - disse Scrooge . - E buon principio d ' anno per giunta ! - Buona sera , - disse Scrooge . Il nipote se n ' andò . Né il nipote si lasciò sfuggire di bocca una sola parola dispettosa . Andò via tranquillo e si fermò un momento alla porta esterna per fare i suoi auguri al commesso , il quale , gelato com ' era , aveva però addosso più calore di Scrooge , perché cordialmente li ricambiò . - Eccone un altro - borbottò Scrooge che l ' aveva udito : - il mio commesso , con quindici scellini la settimana , moglie e figliuoli , che parla di buon Natale . Mi chiuderò nel manicomio . - Cotesto lunatico intanto , facendo uscire il nipote di Scrooge , aveva introdotto due altre persone . All ' aspetto ed ai modi erano gentiluomini : si cavarono il cappello e s ' inchinarono a Scrooge . Avevano in mano fogli e quaderni . - Scrooge e Marley , credo ? - disse uno de ' due guardando a una sua lista . - Ho io l ' onore di parlare al signor Scrooge o al signor Marley ? - Il signor Marley - rispose Scrooge - è morto da sette anni . Morì sette anni fa , proprio questa notte . - Non dubitiamo punto - riprese a dire quel signore , presentando le sue credenziali - che la sua liberalità abbia nel socio sopravvivente un degno rappresentante . - Così senz ' altro doveva essere ; perché i due soci erano stati come due anime in un nocciolo . Alla malaugurosa parola " liberalità " Scrooge aggrottò le ciglia , crollò il capo e restituì le credenziali . - In questa gioconda ricorrenza , signor Scrooge - disse quel signore , prendendo una penna , - è più che mai desiderabile il raccogliere qualche tenue soccorso per la povera gente sulla quale ricade tutto il rigore della stagione . Ce n ' ha migliaia che mancano dello stretto necessario ; centinaia di migliaia cui fa difetto il menomo benessere . - Non ci sono prigioni ? - domandò Scrooge . - Molte anzi - rispose l ' altro posando la penna . - E gli Ospizi ? gli hanno chiusi forse ? - No davvero ; così si potesse ! - Sicché il mulino de ' forzati e la legge su ' poveri son sempre in vigore ? - Sempre , ed hanno anche un gran da fare . - Oh ! io avevo temuto alle vostre prime parole , che qualche malanno avesse rovinato coteste utili istituzioni , - disse Scrooge . - Mi fa piacere di sentire il contrario . - Mossi dal pensiero che esse non procacciano alla moltitudine un qualunque benessere cristiano di anima o di corpo - rispose quel signore - alcuni di noi si danno attorno per raccogliere un tanto da comprare ai poveri un po ' di cibo e un po ' di carbone . Scegliamo quest ' epoca , come quella in cui il bisogno è più acuto e l ' abbondanza rallegra . Per che somma volete che vi segni ? - Per niente ! - rispose Scrooge . - Vi piace serbar l ' anonimo ? - Mi piace non essere disturbato . Poiché lo volete sapere , signori miei , ecco quel che mi piace . Per conto mio , non mi do bel tempo a Natale , né voglio fornire ai fannulloni i mezzi di darsi bel tempo . Pago la mia brava quota per gli stabilimenti che sapete : costano di molto : chi non sta bene fuori , ci vada . - Molti non possono , e molti altri preferirebbero la morte . - Se così è , si servano pure - disse Scrooge ; - scemerebbe di tanto il soverchio della popolazione . In fondo poi , scusatemi , io non ne so niente . - Non vi riuscirebbe difficile di saperlo - osservò l ' altro . - Non è affar mio - ribatté Scrooge . - È già molto che ci si raccapezzi negli affari nostri , senza immischiarci in quelli degli altri . I miei mi pigliano tutta la giornata . Buona sera , signori ! - Vista l ' inutilità di ogni altra insistenza , i due gentiluomini si accomiatarono . Scrooge si rimise al lavoro , molto contento del fatto suo e di più lieto umore che mai non fosse stato . Intanto la nebbia e le tenebre si facevano così fitte che degli uomini armati di torce correvano per le vie , profferendosi a far da guide alle carrozze . La vecchia torre di una chiesa , la cui campana arcigna pareva guardare a Scrooge dall ' alto della sua finestra gotica , divenne invisibile e prese a suonare le ore e i quarti nelle nuvole con un certo prolungato tremolio come se i denti le battessero . Il freddo infierì . Alla cantonata alcuni operai , intenti a restaurare i tubi del gas , avevano acceso un gran fuoco in un braciere , e intorno a questo una mano di uomini e di ragazzi cenciosi s ' era raccolta : si scaldavano le mani e battevano le palpebre alla fiamma , beati . La fontanina , abbandonata a sé stessa , s ' incoronava malinconicamente di ghiacci . I lumi delle botteghe , dove i ramoscelli di agrifoglio crepitavano al calore delle fiamme , facevano rosseggiare le facce pallide dei passanti . Le mostre dei pollaioli e dei salumai erano mostre davvero ; e così splendide , da parere quasi impossibile che la volgarità del comprare e del vendere ci avesse niente che vedere . Il lord Mayor , nella sontuosità fortificata del suo palazzo , impartiva ordini ai suoi cinquanta cuochi e canovai perché si festeggiasse il Natale come s ' addice alla casa di un lord Mayor . E perfino il sartuccio , da lui multato di cinque scellini il lunedì avanti per essere andato attorno ubriaco e assetato di sangue , si dava da fare nella sua soffitta per preparare il pranzetto del giorno appresso , mentre la moglie magrina con in collo la bimba andavano fuori a comprare il pezzo di carne che ci voleva . E cresceano la nebbia ed il freddo ! Un freddo pungente , tagliente , mordente . Se il buon San Dustano , lasciando le solite sue armi , avesse un po ' carezzato il naso dello Spirito maligno con un tempo di quella fatta , è certo che lo avrebbe fatto strillare come un ' aquila . Il proprietario di un miserabile nasetto , rosicchiato dal freddo famelico come un osso dai cani , si fermò davanti allo studio di Scrooge per allietarne l ' inquilino con una canzonetta natalizia ; ma alle prime parole : Dio vi tenga , o buon signore , Sano il corpo e allegro il core ... Scrooge die ' di piglio alla riga con tanta furia che il cantore scappò atterrito , lasciando libera la porta alla nebbia e alla gelata , meglio adatte al luogo che il canto non fosse . Arrivò l ' ora finalmente di chiudere il banco . A malincuore Scrooge smontò dal suo sgabello , dando così un tacito segno al commesso , il quale soffiò subito sulla candela e si pose il cappello . - Mi figuro - disse Scrooge - che la giornata di domani la vorrete tutta , eh ? - Se vi piace , signore . - Non mi piace punto e non è giusto . Se vi risecassi per questo un mezza corona , scommetto che vi riterreste trattato male , non è così ? - Il commesso sbozzò un debole sorriso . - Eppure - proseguì Scrooge - a voi non vi pare che io sia trattato male , quando sborso il salario di una giornata per niente . - Il commesso notò che si trattava di una volta all ' anno . - Bella scusa per cacciar le mani nelle tasche d ' un galantuomo ogni 25 di dicembre ! - esclamò Scrooge abbottonandosi il pastrano fin sotto il mento . - Vada per tutta la giornata , poiché così ha da essere . E badate almeno a trovarvi qui più presto del solito doman l ' altro ! - Il commesso promise , e Scrooge se n ' uscì grugnendo . Detto fatto , il banco fu chiuso , e il commesso , co ' capi del fazzoletto bianco che gli pendevano fin sotto al farsettino ( pastrano non ne sfoggiava ) se n ' andò a fare una sdrucciolata sul ghiaccio dietro una brigata di monelli , in onore della vigilia di Natale , e poi diritto a casa a Camden Town per giuocare a mosca cieca . Scrooge fece il suo malinconico desinare nell ' usata malinconica osteria . Dié una scorsa a tutti i giornali e si sprofondò nel suo squarcetto , ammazzò la serata e si avviò a casa per mettersi a letto . Abitava un quartiere , o meglio una sfilata di stanze , già un tempo proprietà del socio defunto , in un vecchio e bieco caseggiato che si nascondeva in fondo ad un chiassuolo . Davvero , quel caseggiato in quel posto non si sapeva che vi stesse a fare : si pensava , mal proprio grado , che da bambino , facendo a rimpietterelli con altre case , si fosse rincattucciato lì e non avesse più saputo venirne fuori . Oramai s ' era fatto vecchio ed arcigno . Non ci abitava che Scrooge : tutte le altre stanze erano date via in fitto per studi di commercio . Era così buio il chiassuolo , che lo stesso Scrooge , pur conoscendolo pietra per pietra , vi brancolava .. La nebbia incombeva così spessa davanti alla porta scura della casa , da far credere che il Genio dell ' inverno stesse lì a sedere sulla soglia , assorto in una lugubre meditazione . Ora , certo è che il picchiotto della porta , oltre ad essere massiccio , non aveva in sé niente di speciale . È anche certo che Scrooge , da che abitava lì , l ' aveva visto mattina e sera ; E lo stesso Scrooge , inoltre , era dotato di così temperata fantasia quanto alcun ' altra persona nella City di Londra , compresi , con rispetto parlando , tutti i membri del corpo municipale . Si badi altresì a questo che Scrooge non aveva pensato un sol momento a Marley , dopo averne ricordato la morte , quel giorno stesso avvenuta sette anni addietro . E dopo di ciò , mi spieghi chi vuole come seguisse che Scrooge , ficcata che ebbe la chiave nella toppa , vide nel picchiotto , da un momento all ' altro , non più un picchiotto , ma il viso di Marley . Il viso di Marley . Non avvolgevasi già , come ogni altra cosa intorno , nell ' ombra fitta ; anzi raggiava un certo bagliore livido come un gambero andato a male in un oscuro ripostiglio . Non era crucciato o feroce ; fissava Scrooge come Marley soleva fare , e lo fissava con occhiali da spettro alzati sopra una fronte da spettro . I capelli sollevavansi stranamente quasi mossi da un soffio o da un ' aria calda ; gli occhi , benché sbarrati , erano immobili ; la faccia livida . Una cosa orrenda : se non che l ' orrore era estraneo all ' espressione di quel viso e in certo modo gli era imposto . Scrooge si fermò e stette a guardare il fenomeno . Il picchiotto tornò ad esser picchiotto . Non si può dire ch ' egli non trasalisse e che il sangue non gli desse un tuffo , come non gli era mai avvenuto . Nondimeno riafferrò la chiave , che aveva lasciato un momento , la girò con forza , entrò e accese la candela . Sì ; prima di chiudere la porta , stette un po ' irresoluto , ed anzi si piegò cautamente a guardare dall ' altra parte , quasi temesse di veder scodinzolare fino nella corte il codino di Marley . Ma niente c ' era , altro che le capocchie delle viti che reggevano il picchiotto . " Via , via ! " disse Scrooge , e sbatacchiò la porta . Rimbombò il rumore per tutta la casa come un tuono . Ogni stanza di sopra , ogni botte nella cantina del vinaio di sotto , echeggiò per suo conto . Scrooge non era uomo da aver paura degli echi . Menò il paletto alla porta , traversò la corte , prese a salir le scale a tutto suo comodo e smoccolando la candela . Voi mi parlerete di quelle brave gradinate d ' una volta su per le quali ci si poteva andare con un tiro a sei ; ma io vi so dire che per questa scalinata di Scrooge ci poteva anche salire un carro mortuario , portato di traverso , col timone verso il muro e lo sportello verso la ringhiera ; e senza fatica , anche . Del posto ce n ' era più del bisogno . E dovette essere per questo che Scrooge si figurò di vedersi davanti uno di cotesti carri che lo precedeva nel buio . Una mezza dozzina di fiammelle di gas non avrebbero bastato a far lume in quel forno ; pensate dunque che bel chiarore notturno spandesse intorno la misera candela di Scrooge . Scrooge andava su , senza curarsene un fico secco : l ' oscurità costa poco , e a Scrooge gli piaceva . Se non che , prima di tirarsi dietro la porta massiccia , visitò una per una tutte le stanze per vedere se ogni cosa era in regola . Può darsi che un certo ricordo confuso della faccia con gli occhiali lo spingesse a far questo . Salotto , camera , stanzone , tutto in ordine . Nessuno sotto la tavola , nessuno sotto il canapè ; un fuocherello nel caminetto ; pronti il cucchiaio e la tazza ; il ramino con l ' orzo sulla fornacetta ( Scrooge aveva una infreddatura di testa ) . Nessuno sotto il letto ; nessuno nel gabinetto ; nessuno nella veste da camera , pendente dalla parete in attitudine sospetta . Lo stanzone come al solito : un vecchio parafuoco , un vecchio par di scarpe , due ceste da pesce , un lavamani a tre gambe e un par di molle . Rassicurato , tirò a sé la porta e si chiuse , contro il solito , a doppia mandata . Si tolse la cravatta , si cacciò nella veste da camera , nelle pantofole e nel berretto da notte ; sedette davanti al fuoco per prendere il suo decotto . Era un fuoco meschino ; meno di niente in una notte come quella . Dovette accostarvisi dappresso e quasi covarlo , prima di spremerne il menomo calore . Il caminetto decrepito era stato costruito tanti anni fa da qualche mercante olandese con intorno un ammattonato fiammingo tutto pieno de ' fatti della Storia Sacra . Ci erano de ' Caini e degli Abeli ; figlie de ' Faraoni , regine di Saba , messi celesti calanti per l ' aria sopra nuvole a foggia di piumini , Abrami , Baldassarri , Apostoli che salpavano in tante salsiere , centinaia di figure da attrarre i suoi pensieri . Eppure , quel cosiffatto viso di Marley , morto da sette anni , veniva come la verga dell ' antico profeta ad ingoiare ogni cosa . Se ciascuno di quei mattoni vetriati fosse stato bianco e capace di riprodurre una figura fatta dai minuzzoli de ' pensieri di lui , si sarebbero viste senza meno altrettante facce del vecchio Marley . - Sciocchezze ! - disse Scrooge ; e si diede a passeggiare su e giù per la camera . Dopo un poco tornò a sedere . Arrovesciando il capo sulla spalliera del seggiolone , gli venne fatto di fermar gli occhi sopra un campanello disusato , che per una ragione o per l ' altra comunicava con una camera posta in cima al caseggiato . Con uno stupore grande , con un terrore nuovo , inesplicabile , egli vide quel campanello dondolare un poco . È così dolce era quel dondolio in principio che appena dava un filo di suono ; ma di lì a poco squillò con violenza e tutti i campanelli della casa risposero allo squillo stridente . Durò la cosa forse un minuto , forse mezzo : ma sembrò che durasse un ' ora . Tutti i campanelli smessero insieme , di botto , come avevano cominciato . Successe a quel suono un rumore di ferramenta , uscente dalle viscere della terra , come se qualcuno strascinasse una sua catena fra le botti della cantina del vinaio . Scrooge si sovvenne allora di aver sentito dire che gli spiriti , nelle case dove ci si sente , strascinano catene . L ' uscio della canova si spalancò con fracasso ; il rumore si fece più forte a terreno ; poi si udì suonare su per le scale ; poi venne difilato verso la camera . - Eh via , sciocchezze ! - disse Scrooge . - Non ci credo mica , io . - Si fece bianco però , quando subito dopo lo spettro traforò la porta massiccia e gli entrò in camera , davanti agli occhi . Nel punto stesso la fiamma morente die ' un guizzo come se volesse dire : " Lo conosco ! È lo spirito di Marley ! " e subito ricadde . Lo stesso viso , proprio lo stesso . Marley col suo codino , col solito panciotto , le brache attillate , gli stivaloni , le cui nappine di seta tentennavano insieme col codino , con le falde del soprabito e co ' capelli ritti sul capo . La catena strascinata lo stringeva alla cintola . Era lunga e gli s ' avvinghiava attorno come una coda , ed era fatta , come Scrooge ebbe a notare , di scrigni , chiavi , lucchetti , libri mastri , fogliacci e pesanti borse di acciaio . Aveva il corpo trasparente ; sicché Scrooge , osservandolo e guardandolo attraverso il panciotto , vedeva i due bottoni di dietro del vestito . Scrooge avea spesso sentito dire che Marley era un uomo senza visceri , ma soltanto adesso ci credeva . No davvero , non ci credeva nemmeno . Benché se lo vedesse davanti quello spettro e lo passasse con l ' occhio da parte a parte , benché da quegli sguardi impietriti nella morte si sentisse accapponar la pelle , benché notasse perfino l ' ordito del fazzoletto che gli copriva il capo e gli s ' annodava sotto il mento , al che sulle prime non avea badato , era nondimeno incredulo sempre e lottava contro i propri sensi . - Che vuol dire ciò ? - interrogò Scrooge , freddo e mordace come sempre . - Che volete da me ? - Molto ! - Era la voce di Marley , precisa . - Chi siete voi ? - Domandami chi fui . - Bene , chi foste ? - disse Scrooge alzando la voce . - Siete un tantino pedante , mi pare , per essere un ' ombra . - In vita , fui il tuo socio , Giacobbe Marley . - Potreste ... sedere ? - domandò Scrooge guardandolo dubbioso . - Posso . - Sedete , dunque . - Scrooge domandò la cosa , per vedere se uno spettro così diafano fosse in grado di pigliare una seggiola ; nel caso che no , lo avrebbe costretto ad una spiegazione imbarazzante . Ma lo spettro gli sedette in faccia , dall ' altra parte del caminetto , come se non avesse mai fatto altro . - Tu non credi in me - disse poi . - No - rispose Scrooge . - Che altra prova vorresti oltre quella dei sensi ? - Non lo so . - Perché dubiti dei tuoi sensi ? - Perché un nonnulla basta a turbarli . Un lieve disturbo di stomaco ci muta il bianco in nero . Voi potreste essere un pezzetto di carne mal digerito , uno schizzo di senapa , una briciola di formaggio , un frammento di patata mal cotta . Chiunque siate , c ' è in voi più della marmitta che della marmotta ! - Scrooge non si dilettava molto di questi giochetti di parole , né in cuor suo si sentiva adesso corrivo alla celia . Fatto sta che ch ' ei si studiava di esser faceto come per distrarsi e per domare il terrore ; perché veramente la voce dello Spettro lo faceva rabbrividire fino al midollo delle ossa . Star lì a sedere , fissando quelle pupille vitree , e non aprir bocca fosse pure per un momento , sarebbe stato lo stesso che spiritare . Scrooge lo capiva molto bene . C ' era anche questo terribile , che lo Spettro si avvolgeva quasi in una propria atmosfera infernale . Non già che Scrooge la sentisse ; ma è certo che , ad onta della perfetta immobilità dello Spettro , i capelli ritti , le falde del soprabito , le nappine degli stivaloni , tremavano sempre come se mossi dal fiato caldo di un forno . - Vedete questo steccadenti ? - disse Scrooge tornando subito alla carica pel motivo ora detto , e volendo , fosse pure per un istante , sottrarsi allo sguardo impietrito del fantasma . - Lo vedo - rispose lo Spettro . - Ma voi non lo guardate nemmeno - disse Scrooge . - Lo vedo nondimeno - disse ancora lo Spettro . - Bene ! - ribatté Scrooge . - Non ho che ad ingozzarlo , e tutto il resto dei miei giorni avrà alle calcagna una frotta di spiriti folletti , tutti di mia propria creazione . Sciocchezze . vi dico ; sciocchezze ! - A questo lo Spettro diè uno strido orrendo , e scosse la catena con così tetro e rovinoso fracasso , che Scrooge si tenne forte alla seggiola per non cadere svenuto . Ma come crebbe il suo terrore , quando , togliendosi lo Spettro la benda che gli fasciava il capo , quasi sentisse troppo caldo , la mascella inferiore gli ricascò sul petto ! Scrooge cadde ginocchioni e si strinse la faccia nelle mani . - Grazia ! - esclamò . - Terribile apparizione , perché mi fate paura ? - Uomo dall ' anima mondana ! - rispose lo Spettro , - credi adesso o non credi ? - Credo - balbettò Scrooge , - debbo credere . Ma perché mai gli spiriti vanno attorno e perché vengono da me ? - Deve ogni uomo - rispose lo Spettro - con l ' anima che ha dentro girare in mezzo ai suoi simili , viaggiare il più che può ; se non lo fa in vita , è condannato a farlo in morte . È dannato ad errare pel mondo , oh me infelice ! a vedere il bene senza poterlo godere , quel bene che avrebbe potuto dividere con gli altri sulla terra e che avrebbe fatto la sua felicità ! - Qui lo Spettro mise un altro strido , squassò la catena , si torse le mani diafane . - Siete incatenato - osservò Scrooge , tremando . - Perché ? - Porto la catena che mi son fabbricato in vita - rispose lo Spettro . - L ' ho fatta io stesso anello per anello , pezzo a pezzo ; io stesso me la cinsi per volontà mia , e di volontà mia la portai . Ti par nuova forse a te ? - Scrooge tremava sempre più forte . - O vorresti sapere - proseguì lo Spettro - il peso e la lunghezza della gomena che porti tu stesso ? Era per l ' appunto lunga e grave come questa mia , sette anni fa . Ci hai lavorato poi . Una catena di gran valore , adesso ! - Scrooge si guardò intorno per terra , figurandosi di vedersi avviluppato in cinquanta o sessanta metri di gomena ferrata : ma niente vide . - Giacobbe - disse supplichevole . - Mio vecchio Giacobbe Marley , ditemi qualche altra cosa . Datemi un po ' di consolazione , Giacobbe mio ! - Nessuna consolazione da me - rispose lo Spettro . - Altre regioni le mandano , o Ebenezer Scrooge , altri ministri le portano , altri uomini le ricevono . Né ti posso dire tutto quel che vorrei : poche altre parole , e basta . A me non è concesso un momento di riposo o d ' indugio . Il mio spirito non varcò mai la soglia del nostro banco , bada bene ! ; da vivo , il mio spirito non uscì mai dai limiti angusti del nostro stambugio . Lunghi e faticosi viaggi mi aspettano oramai ! - Soleva Scrooge , quante volte prendesse a meditare , cacciarsi le mani nelle tasche delle brache . Così fece adesso , ruminando le cose dette dallo Spettro ; ma non alzò gli occhi e stette sempre ginocchioni . - Bisogna dire che siete andato un po ' lento , Giacobbe mio - notò Scrooge , da uomo d ' affari , ma con deferente umiltà . - Lento ! - ripeté lo Spettro . - Morto da sette anni e sempre in viaggio ? - Sempre . Né riposo , né pace : Tortura assidua del rimorso . - Viaggiate presto ? - Sulle ali del vento . - Ne avrete visto dei paesi in sette anni ! - mormorò Scrooge . Udendo queste parole , lo Spettro mise un altro strido e così terribilmente fece suonar la catena nel silenzio della notte , che la guardia avrebbe avuto ragione di multarlo come disturbatore notturno . - Oh ! schiavo , incatenato , oppresso di ceppi ! - urlò - a non sapere che secoli e secoli di assiduo lavoro compiuto da creature immortali a pro di questa terra passeranno nell ' eternità prima che tutto sia sviluppato il bene ond ' essa è capace ; a non sapere che ogni spirito cristiano , pur lavorando nella piccola sfera assegnatagli , qualunque essa sia , troverà troppo breve la vita mortale ad esercitare tutti i mezzi innumerevoli del rendersi utile ; a non sapere che non c ' è durata di rammarico la quale ci assolva dalle occasioni perdute nella vita ! E questo io ho fatto ! e tale ero io ! - Ma voi , Giacobbe , foste sempre un eccellente uomo d ' affari , - mormorò Scrooge , che incominciava a fare un ' applicazione personale di tutto questo . - Affari ! - esclamò lo Spettro , tornando a torcersi le mani . - I miei simili erano i miei affari . Il benessere comune , la carità , la misericordia , la sopportazione , la benevolenza , questi erano i miei affari . Nell ' oceano immenso dei miei affari le operazioni del mio commercio non erano che una gocciola d ' acqua ! - Sollevò la catena per quanto il braccio era lungo , come se in quella fosse la causa della sterile angoscia , e tornò a sbatterla in terra con fracasso . - In questa stagione dell ' anno cadente - proseguì lo Spettro - io soffro di più . Perché mai , in mezzo alla folla dei miei simili , passavo io con gli occhi abbassati alla terra , perché una volta non gli alzai verso quella stella benedetta che guidò un giorno i sapienti ad un povero abituro ? Non potevo io forse , io , esser guidato da quella luce ad altri poveri abituri ? - Scrooge , più che mai atterrito alle parole incalzanti dello Spettro , incominciò a tremare come una canna . - Ascoltami ! - comandò lo Spettro . - L ' ora mia è vicina . - Ascolto - rispose Scrooge . - Ma non calcate la mano , ve ne prego ! non mi schiacciate di eloquenza , Giacobbe ! - Come io mi ti mostri in forma visibile , non so . Molti e molti giorni di fila ti sono stato ai fianchi invisibile . - L ' idea non era piacevole . Scrooge rabbrividì e si asciugò il sudore dalla fronte . - Né questa è piccola parte del mio supplizio , - proseguì lo spettro . - Son qui stasera per avvertirti che ancora una via t ' avanza e una speranza di sfuggire al mio fato . E sono io , Ezeneber , io che ti offro cotesta speranza e cotesta via . - Voi siete sempre stato per me un buon amico , - disse Scrooge . - Grazie ! - Avrai la visita - soggiunse lo spettro - di tre Spiriti . - La faccia di Scrooge si fece bianca quasi come quella dello Spettro . - Ed è questa la via , è questa la speranza che mi offrite , Giacobbe ? - interrogò con un filo di voce . - Questa è . - Io ... io davvero ne farei di meno , - disse Scrooge . - Senza la visita loro , - ammonì lo Spettro , - tu non eviterai il sentiero che io batto . Aspettati il primo per domani , quando la campana avrà battuto un ' ora . - Non potrei - insinuò Scrooge - non potrei pigliarli tutti e tre in una volta e farla finita ? - Aspetterai il secondo la notte appresso alla stessa ora . Il terzo , la terza notte , all ' ultima vibrazione della dodicesima ora . Me , non mi vedrai più ; ma ricordati , per amor tuo , ricordati di quanto è accaduto tra noi ! - Ciò detto , lo spettro tolse il fazzoletto dalla tavola e se lo avvolse come prima , intorno al capo . Scrooge se n ' accorse dallo scricchiolio dei denti quando le mascelle si urtarono , strette dalla benda . Alzò gli occhi dubbiosi e si ritrovò ritto davanti il suo visitatore soprannaturale , con la catena avvolta al braccio . L ' apparizione si scostò rinculando ; ad ogni suo passo , la finestra si apriva un poco , sicché , quando lo Spettro vi giunse , era spalancata . Lo Spettro fece un cenno , Scrooge si accostò . Quando furono due passi distanti , lo Spettro alzò la mano perché si fermasse . Scrooge si fermò . Più dell ' obbedienza potevano in lui la stupefazione ed il terrore ; perché , all ' alzarsi di quella mano , egli udì dei rumori confusi nell ' aria ; suoni incoerenti di dolore e di disperazione ; sospiri e guai di profonda angoscia e di rimorso . Lo Spettro , stato un po ' in ascolto , si unì al funebre coro e si dileguò nella oscurità della notte . Scrooge , nell ' agonia della curiosità , corse alla finestra e guardò di fuori . L ' aria era piena di fantasmi , che erravano di qua e di là senza posa , traendo guai . Ciascuno , come lo spettro di Marley , trascinava una catena ; ce n ' erano di quelli incatenati insieme , ed erano forse membri di governi malvagi ; nessuno era libero . Molti , da vivi , erano stati conoscenze personali di Scrooge . Era stato intrinseco con un vecchio spettro in panciotto bianco , con un enorme scrigno ferrato attaccato alla caviglia , il quale disperatamente piangeva per non poter soccorrere una povera donna con in collo un bambino , ch ' ei vedeva giù , sulla soglia d ' una porta . Il supplizio di tutti loro era questo , senz ' altro , di voler entrare nelle faccende umane per fare un po ' di bene e di averne per sempre perduto il potere . Se coteste creature si fossero risolute in nebbia o se la nebbia le avesse avvolte , Scrooge non potea dire . In un sol punto , sparvero gli spettri e tacquero le voci . Tornò la notte profonda . Scrooge chiuse la finestra ed esaminò la porta di dove lo Spettro era entrato . Era chiusa a doppia mandata , com ' egli stesso con le proprie mani avea fatto . I chiavistelli erano al posto . Gli corse alla bocca : " Sciocchezze ! " ma alla prima sillaba si fermò in tronco . Si sentiva stracco , sia dalle fatiche del giorno o dall ' ora tarda , sia piuttosto dalla commozione sofferta , dal balenio del mondo invisibile , dalle tristi parole dello Spettro . Tutto vestito com ' era se n ' andò a letto e si addormentò all ' istante . Strofa Seconda Il primo dei tre spiriti . Quando Scrooge si destò , era così fitto il buio , che guardando dal letto , ei distingueva appena la finestra trasparente dalle pareti opache della camera . Ficcava nelle tenebre i suoi occhi da furetto , quando all ' orologio di una chiesa vicina suonarono i quattro quarti . Scrooge stette in ascolto per sentir l ' ora . Con suo grande stupore , la grave campana passò dai sei colpi ai sette agli otto , e così fino a dodici . Allora tacque . Mezzanotte ! erano le due passate quando s ' era messo a letto . L ' orologio andava male . Qualche ghiacciuolo s ' era insinuato nelle ruote . Mezzanotte ! Premette la molla del suo orologio a ripetizione per correggere lo sproposito di quell ' altro . Il rapido polso della macchinetta batté dodici colpi e s ' arrestò . - Eh via , non può essere - disse Scrooge - ch ' io abbia dormito tutta una giornata e una seconda notte . Non può essere che gli abbia pigliato qualche malanno al sole e che sia mezzanotte quando è mezzogiorno ! - L ' idea era allarmante , sicché egli tiratosi fuori del letto andò brancolando verso la finestra . Fregò con la manica della veste da camera sui vetri per veder qualche cosa ; ma un gran che non arrivò a vedere . Vide che la nebbia era fitta e sentì un freddo indiavolato ; nessun rumore per la via , nessuno strepito di gente che corresse su e giù , come senz ' altro doveva essere se mai la notte avesse ammazzato il giorno e preso possesso del mondo . Questo fu un gran sollievo , perché , con la soppressione dei giorni , se n ' andava in fumo l ' eloquenza di certi suoi fogli : " A tre giorni data pagherete per questa mia prima di cambio all ' ordine del signor Ebenezer Scrooge ... " Scrooge se ne tornò a letto , e messosi a pensare , a ruminare , a mulinare , a stillarsi il cervello sulla stranezza del caso , non ne cavò niente di niente . Più ci pensava , più s ' imbrogliava ; e più si sforzava di non pensare , più forte ci pensava . Lo spettro di Marley lo turbava assai . Quante volte , dopo maturo esame , risolveva in mente sua che tutto era stato un sogno , subito , come una molla che scattasse , il pensiero tornava indietro e gli ripresentava lo stesso problema da sciogliere : " Era stato o non era stato un sogno ? " Stette così fino a che l ' orologio ebbe battuto altri tre quarti , e gli sovvenne allora , di colpo , che lo Spettro gli aveva annunziata una certa visita allo scocco dell ' una . Risolvette di star desto fino a che l ' ora fosse passata ; e , considerando che oramai gli era così facile addormentarsi come volare nella luna , era quello il più saggio partito cui si potesse appigliare . Quest ' ultimo quarto gli sembrò così lungo , che più di una volta sospettò di essersi appisolato e di non aver sentito suonar l ' ora . Alla fine uno squillo gli percosse l ' orecchio . - Din , don ! - Un quarto - disse Scrooge contando . - Din , don ! - Mezz ' ora - disse Scrooge . - Din , don ! - Tre quarti - disse Scrooge . - Din , don ! - Il tocco - esclamò Scrooge trionfante - e nient ' altro ! - Avea parlato prima che il colpo battesse , il quale seguì subito con un suono profondo , cupo , dolente . Una luce improvvisa balenò nella camera e le cortine del letto furono tirate . Dico che le cortine furono tirate da una mano : non già a capo od a piedi , ma proprio in quel punto dove egli avea volta la faccia . Le cortine furono tirate da parte ; e Scrooge , balzando a sedere , si trovò faccia a faccia con l ' essere soprannaturale che le avea tirate , così vicino come io a voi , io che sto in ispirito al vostro fianco . Era una strana figura , un che tra il bambino ed il vecchio . Per un ' arcana lontananza pareva ridotto alle proporzioni infantili . Aveva canuti i capelli , fluenti sul collo e giù per le spalle ; ma non una ruga sul viso anzi il rigoglio più fresco . Lunghe le braccia e muscolose ; e così pure le mani , come se dotate di una forza non comune . Di forme delicatissime le gambe e i piedi , nudi a pari delle braccia . Portava una tunica candidissima stretta alla vita da una cintura lucente . In mano teneva un ramoscello di verde agrifoglio ; e , per uno strano contrasto a cotesto emblema invernale , avea la tunica tutta adorna di fiori d ' estate . Ma la cosa più singolare era questa , che dal capo gli sprizzava un getto di luce viva pel quale tutte quelle cose si vedevano ; ed era per questo senz ' altro ch ' egli si dovea servire , nei suoi momenti cattivi , di un cappellone a foggia di spegnitoio che ora si teneva sotto il braccio . Ma nemmeno questa , quando Scrooge l ' ebbe guardato meglio , era la stranezza maggiore . Perché , scintillando quella sua cintura in qua e in là con un subito scambio di luce e di ombra , la stessa persona pareva fluttuante e mutevole : ed ora si mostrava con un braccio solo , ora con una gamba , ora con venti gambe o con un par di gambe senza capo o con un capo senza corpo ; né delle parti dissolventesi un qualunque tratto si potea scorgere nel buio fitto che le ingoiava . Di botto , tornava a essere come prima , chiaro e ben distinto . - Siete voi lo Spirito - domandò Scrooge - la cui visita m ' era stata predetta ? - Sono ! - Soave era la voce , ma così piana che pareva venir da lontano . - Chi siete e che cosa siete ? - domandò Scrooge . - Sono lo Spirito di Natale passato . - Passato da molto tempo ? - chiese Scrooge , badando alla piccolezza del suo interlocutore . - No . L ' ultimo Natale vostro . - Forse , se qualcuno gliene avesse chiesto , Scrooge non ne avrebbe saputo dire il perché ; ma una gran voglia lo pungeva di veder lo Spirito con lo spegnitoio in capo . Epperò lo pregò che si covrisse . - E che ! - esclamò lo Spirito - vuoi tu spegnere così presto con mani profane la luce ch ' io mando ? Non ti basta di essere stato fra coloro le cui passioni fabbricarono questo cappello e mi hanno dannato a portarlo per anni e secoli calcato sulla fronte ! - Scrooge umilmente dichiarò di non avere avuto alcuna intenzione di offenderlo né aver mai fatto cosa per cui lo Spirito dovesse " prender cappello " . Osò poi domandare che motivo lo aveva fatto venire . - La tua salute ! - rispose lo Spirito . Scrooge se ne professò obbligatissimo , pensando nondimeno che una notte di riposo non disturbato avrebbe meglio giovato a quello scopo . Lo Spirito , si vede , lo udì pensare , perché subito disse : - Il tuo riscatto , allora . Bada ! - Così dicendo , stese la mano e dolcemente lo prese pel braccio . - Sorgi e seguimi ! - Invano avrebbe Scrooge allegato che il tempo e l ' ora non si addicevano a una passeggiata a piedi ; che il letto era caldo e il termometro sotto zero ; che tutto il suo vestito si riduceva alla veste da camera , alle pantoffole e al berretto da notte ; e che una infreddatura lo tormentava . Non c ' era verso di resistere a quella stretta , benché soave come quella di una mano di donna . Si alzò ; ma vedendo che lo spirito si avviava alla finestra , gli s ' attaccò alla tunica in atto supplichevole . - Sono un mortale - protestò - e potrei anche cadere . - Che la mia mano ti tocchi qui ! - disse lo Spirito ponendogliela sul cuore - e ben alto sarai sostenuto ! - A questo , passarono insieme attraverso il muro , ed ecco si trovarono in aperta campagna , sopra una strada che i campi fiancheggiavano . La città era scomparsa ; non ne avanzava vestigio . Il buio e la nebbia eransi dileguati con essa , ed era una limpida giornata d ' inverno , e la neve biancheggiava al sole . - Dio di misericordia ! - esclamò Scrooge stringendo le mani e volgendosi intorno . - Qui son venuto su io ; qui ho passato la mia fanciullezza ! - Lo Spirito lo guardò con dolcezza . Quella sua stretta gentile , benché lieve e istantanea , era sempre sentita dal vecchio . Il quale anche aspirava migliaia di profumi vaganti per l ' aria , connessi ciascuno con migliaia di pensieri , e speranze , e gioie , e dolori da gran tempo caduti in oblio . - Il tuo labbro trema - disse lo Spirito . - È che hai costì sulla guancia ? - Scrooge balbettò , con un insolito balbettio della voce , che quella era una pustoletta , nient ' altro . Era pronto a seguire lo Spirito dove meglio gli piacesse . - Ti ricordi la via ? - domandò lo Spirito . - Se me ne ricordo ! - esclamò Scrooge . - Ci andrei ad occhi chiusi . - Strano però che per tanti anni te ne sia scordato ! - osservò lo Spirito . - Andiamo . - E andarono per quella via . Scrooge riconosceva ogni cancello , ogni albero , ogni piolo ; quand ' ecco apparve in distanza un villaggetto , col suo bravo ponte , la sua chiesa , il suo fiume tortuoso . Videro venire al trotto certi cavallini , montati da ragazzi , i quali chiamavano altri ragazzi in biroccino o su qualche carretta , guidati da un fattore . Tutti cotesti ragazzi erano in grande allegria e tante grida si scambiavano che la vasta campagna suonava di una musica gioconda e l ' aria stessa rideva in udirla . - Queste - disse lo Spirito - sono ombre di cose che furono . Non hanno coscienza di noi . - I lieti viaggiatori si avvicinavano ; e via via , Scrooge li riconosceva e diceva il nome di ciascuno . Perché si rallegrava oltre ogni dire in vederli ? perché gli brillava la fredda pupilla e il cuore gli diè un balzo ? perché sentì un ' insolita dolcezza , udendoli augurarsi un allegro Natale , nel punto di separarsi nei crocicchi o nei sentieri traversi per andarsene alle case loro ? Che gli premeva a Scrooge di un allegro Natale ? Al diavolo il Natale con tutta l ' allegria ! Che bene gli aveva mai fatto il Natale ? - La scuola non è ancora deserta - disse lo Spirito . - C ' è un ragazzo lì , vedilo , che i compagni hanno lasciato da solo . - Scrooge disse di riconoscerlo , e un impeto di singhiozzo lo prese alla gola . Uscirono dalla via maestra per un ben noto sentiero , e presto si avvicinarono ad un fabbricato rossastro , col suo capannuccio in alto e la sua banderuola e in quello una campana sospesa . Era una gran casa , ma caduta in bassa fortuna ; deserti gli stanzoni , umide e muffite le pareti , rotte le finestre e sdrucite le porte . I polli chiocciavano e si pavoneggiavano nelle stalle ; le rimesse e le tettoie erano preda dell ' erba . Né la parte interna serbava traccia dell ' antico stato ; perché , entrando nella corte malinconica e guardando per le porte spalancate di molte sale , videro queste miseramente fornite , fredde , ampie . C ' era nell ' aria un sentore terrigno , una nudità freddolosa in tutto , che in certo qual modo si associava all ' idea dell ' alzarsi troppo presto a lume di candela e del non aver molto da mangiare . Andarono , lo Spirito e Scrooge , di là della corte verso una porta alle spalle della casa . Si aprì loro davanti , mostrando un camerone nudo e malinconico , che pareva anche più vuoto di quel che era per certe file di banchi e di leggii . Ad uno di questi , presso un misero fuocherello , leggeva tutto solo un ragazzo ; e Scrooge cadde a sedere sopra uno di questi banchi e pianse a riveder sé stesso , misero , dimenticato , come allora soleva essere . Non un ' eco latente nella casa , non un rosicchio di topo , non una gocciola cadente nella corte della fontanina gelata a mezzo , non un sospiro fra i rami spogliati di un misero pioppo , non lo sbattimento monotono della porta di un magazzino vuoto , no , non un crepitio del fuoco che non cadesse soave sul cuore di Scrooge , che non gli spremesse più dolci le lagrime . Lo Spirito gli sfiorò il braccio ed accennò al ragazzo leggente . Di botto , un uomo , straniero al vestito , si mostrò vivo e vero di là della finestra : portava un ' accetta nella cintola e menava per la cavezza un somaro carico di legna . - Vedi , vedi ! - esclamò Scrooge in estasi . - È Alì Babà ! quel caro vecchio di Alì Babà ! Eh , altro se lo riconosco ! Un giorno di Natale , quando quel ragazzo lì avevano lasciato solo qui dentro , egli venne il buon Alì , venne per la prima volta , proprio come adesso . Povero ragazzo ! E Valentino , quel birbone di suo fratello ; eccoli tutti e due ! E quell ' altro , come si chiama , che fu deposto mezzo svestito e dormendo alle porte di Damasco : non lo vedete lì anche lui ? E il valletto del Sultano voltato sottosopra dai Genii : eccolo lì col capo di sotto ! Gli sta il dovere ! bravo dieci volte ! o che c ' entrava lui a sposar la Principessa ! - Avrebbero avuto di che stupire i colleghi di Scrooge , se lo avessero udito effondersi in tanta tenerezza con una strana voce tra il pianto e il riso , se avessero veduto quella sua faccia rossa come di fuoco ! - Ecco il pappagallo ! - esclamò Scrooge . - L ' ali verdi e la coda gialla con in capo quel ciuffetto che pare una lattuga ; eccolo davvero ! " Povero Robinson Crusoe " così gli disse , quando tornò a casa dall ' aver fatto il giro dell ' isola . " Povero Robin , dove sei stato , Robin ? " Lui si credeva di sognare , ma niente affatto . Era il pappagallo che parlava , capite . Ed ecco Venerdì che corre alla piccola baia per mettersi in salvo . Ohe ! animo ! avanti ! - Poi , con un ' insolita rapidità di transizione , esclamò compiangendo l ' altro sé stesso : " Povero ragazzo ! " e di nuovo ruppe in lagrime . - Vorrei - sussurrò , cacciandosi la mano in tasca e guardandosi attorno , dopo essersi asciugato gli occhi con la manica , vorrei .... ma è troppo tardi ormai . - Che c ' è ? - domandò lo Spirito . - Niente - rispose Scrooge . - Niente . C ' è stato un ragazzo iersera che cantava alla mia porta una canzonetta di Natale . Vorrei avergli dato qualche cosa , ecco . - Lo Spirito sorrise meditando e con la mano accennò di tacere . Poi disse : " Vediamo un altro Natale . " Subito il primo Scrooge si fece più grande e il camerone divenne più buio e più sudicio . Screpolavansi usci e finestre ; piovevano pezzi d ' intonaco e scoprivansi gli assicelli del soffitto . Come ciò accadesse , Scrooge lo sapeva quanto voi . Questo sapeva che le cose erano andate così per l ' appunto ; e che egli stava lì , solo come prima , sempre solo , quando tutti gli altri ragazzi erano scapolati a casa a godersi le buone feste . Non leggeva ora ; andava su e giù , disperato . Scrooge si volse allo Spirito , e tristemente crollando il capo guardò con ansia verso la porta . Questa si aprì . Una ragazzina , molto più piccola del ragazzo , balzò dentro , gli gettò le braccia al collo , a più riprese lo baciò , chiamandolo : " Caro , caro fratello mio . " - Son venuto a prenderti , caro fratello ! - disse la ragazzina , battendo palma a palma e chinandosi dal gran ridere . - Andiamo a casa , a casa , a casa ! - A casa , Fanny ? - domandò il ragazzo . - Sicuro ! - ribatté la bambina tutta gioconda . - A casa per davvero , a casa oggi e sempre . Papà è tanto più buono di prima che adesso si sta a casa come in paradiso . Mi parlò con tanta dolcezza una certa sera , mentre me n ' andavo a letto , che mi feci coraggio e tornai a domandargli se tu potevi venire a casa . Sì che potevi , mi rispose ; e mi ha mandato adesso con una carrozza per prenderti . Diventi un uomo , sai ! - soggiunse la bambina , aprendo tanto d ' occhi ; - e qui dentro non ci tornerai più ; e staremo insieme tutti i Natali , capisci , una vera allegria ! - Sei proprio una donna adesso , Fanny ! - esclamò il ragazzo . Ella batté le mani , diè in una risata e fece per toccargli il capo . Ma era troppo piccina , sicché , ridendo sempre , si alzò in punta di piedi per abbracciarlo . Poi , nella sua foga infantile , prese a trascinarlo verso la porta ; né egli nicchiava , ché anzi la seguiva di gran buona voglia . Una voce terribile gridò nella corte : " Portate giù il baule di Scrooge ! " E nel punto stesso apparve il maestro di scuola in persona , che squadrò il piccolo Scrooge con feroce condiscendenza e lo spaventò a dirittura con una stretta di mano . Li menò poi , lui e la sorella , nella sala a terreno , vecchia e umida quant ' altra mai , dove parevano lividi dal freddo i globi celesti e i mappamondi . Qui cavò da uno stipetto una boccia di vino annacquato e un pezzo di mattone in forma di focaccia , offrì di queste squisitezze ai due giovinetti , e mandò fuori un magro servitorello per offrire " qualche cosa " al postiglione , il quale ringraziò tanto tanto il signore , con questo però che se il vino era della stessa vigna che aveva assaggiato prima , se ne stava piuttosto a bocca asciutta . Intanto , il baule di Scrooge era stato legato sull ' imperiale , i ragazzi allegramente dissero addio al maestro , balzarono in carrozza , e questa se n ' andò di trotto giù pel viale del giardino , facendo schizzare come spruzzi di spuma dalle brune foglie delle semprevive la neve e la brina . - Sempre delicata quella creaturina - disse lo Spirito ; - un soffio l ' avrebbe fatta appassire . Ma che cuore che aveva ! - Che cuore ! - ripetette Scrooge . - Avete ragione , Spirito ; né io vi contraddico , che Dio non voglia ! - È morta maritata - disse lo Spirito - e mi pare che avesse dei bambini . - Uno ne aveva - rispose Scrooge . - È vero , - disse lo Spirito . - Tuo nipote ! - Scrooge pareva turbato assai e rispose breve : "Sì." Benché proprio in quel punto si lasciassero dietro la scuola , già si trovavano per le vie affaccendate di una città , dove passavano e ripassavano ombre di uomini , dove si contendevano il passo ombre di carri e carrozze , con tutto il tramestio e il tumulto di una città viva e vera . Dalle mostre delle botteghe si vedeva chiaro che anche qui si festeggiava Natale ; ma era sera e le vie erano illuminate . Lo Spirito si fermò davanti a un certo magazzino e domandò a Scrooge se lo conosceva . - Se lo conosco ! - esclamò Scrooge . - Ma non sono stato commesso qui ? - Entrarono . Un vecchio signore in parrucca se ne stava a sedere dietro un banco ; e questo era così alto , che se il signore avesse avuto due pollici di più , avrebbe dato del capo nel soffitto . Non sì tosto l ' ebbe visto , Scrooge gridò quasi fuori di sé : - Chi si vede ? il vecchio Fezziwig ! Dio lo benedica ! È proprio lui in carne ed ossa ! - Il vecchio Fezziwig posò la penna e guardò all ' orologio che già segnava le sette . Si fregò le mani ; si aggiustò il largo panciotto ; rise tutto quanto , da capo a piedi ; e chiamò forte con una voce sonora , gioviale , abbondante : - Ehi , costì ! Ebenezer ! Dick ! - Scrooge giovanotto entrò tutto svelto in compagnia dell ' altro commesso . - È desso , è Dick Wilkins ! - disse Scrooge allo Spirito . - Sì davvero , eccolo lì . Mi voleva un gran bene quel Dick . Povero Dick ! caro Dick ! - Ehi , dico , ragazzi ! - gridò Fezziwig . - Si leva mano per stasera . Non lo sapete ch ' è la vigilia di Natale ? Su , chiudete le imposte ! - e allegramente batteva le mani - chiudete , vi dico ! uno , due , tre ! - Non si può credere come i due giovanotti si dessero attorno ! Uscirono nella via con le imposte addosso , uno , due , tre - le misero a posto , quattro , cinque , sei - le sbarrarono e chiusero i catenacci , sette , otto , nove - e prima che aveste potuto contare fino a dodici , rieccoli dentro , ansanti come cavalli da corsa . - Su , svelti ! - gridò il vecchio Fezziwig , saltando giù dal suo seggiolone con una prestezza meravigliosa . - Fate largo , ragazzi , sgomberate ! A te , Dick ! da bravo , Ebenezer ! - Sgomberare ! Avrebbero fatto uno sgombero in tutta regola sotto gli occhi del vecchio Fezziwig . In meno di niente era fatto . Ogni oggetto mobile fu portato via come se dovesse sparire per sempre dalla vita pubblica ; l ' impiantito spazzato e annaffiato , smoccolati i lumi , ammontato il carbone sul fuoco ; ed ecco mutato il magazzino nella più acconcia ed asciutta e tiepida sala da ballo che si possa desiderare in una sera d ' inverno . Ed ecco entrare un sonatore di violino col suo scartafaccio , e arrampicarsi sul banco , e mutarlo in orchestra , e tentare certi accordi che parevano dolori di stomaco . Ecco la signora Fezziwig , grassotta e ridanciana . Ecco le tre signorine Fezziwig , raggianti e adorabili , seguite dai sei giovanotti di cui esse spezzavano i cuori . Ecco tutti i giovani e le giovani della casa . Ecco la cameriera col cugino panettiere . Ecco la cuoca col lattivendolo , amico intimo di suo fratello . Ecco il fattorino del magazzino accanto , sospettato di scarsa nutrizione da parte del suo principale , e tutto sollecito di nascondersi dietro la ragazza della bottega dirimpetto , cui la padrona , come tutti sapevano , aveva tirato le orecchie . Eccoli tutti , uno dopo l ' altro ; l ' uno scontroso , l ' altro ardito , questi con grazia , quegli con goffaggine , chi tirando e chi spingendo ; eccoli tutti , in un modo o nell ' altro . Venti coppie in una volta si muovono , si danno la mano , girano in tondo ; dieci vengono avanti , tornano indietro ; altre giratine parziali in tanti gruppi quante sono le coppie ; la prima coppia attempata non è mai al suo posto , la prima coppia giovane si slancia fuori di tempo , tutte in ultimo diventano prime coppie e la confusione è al colmo e le risate rumoreggiano . A questo , il vecchio Fezziwig batte le mani in segno di alto , grida " bravo ! " e il violinista immerge la faccia rubiconda in un boccale di birra , preparato a posta . Ma , sdegnando il riposo , subito riattacca gli accordi , benché non ci siano ballerini , come se il primo suonatore fosse stato trasportato a casa , disfatto , sopra un ' imposta , e ch ' egli fosse un suonatore nuovo di trinca risoluto ad eclissare il rivale o a morire . Ci furono altre danze , e poi giuochi di penitenza , e danze da capo , e una focaccia , e il ponce , e un gran pezzo di arrosto rifreddo , e un altro gran pezzo di lesso rifreddo , e i pasticcini , e birra a profusione . Ma il grande effetto della serata venne appresso , quando il violinista ( un bricconaccio che sapeva il fatto suo ! ) intonò la contradanza " Sir Roger de Coverly " . Si fece avanti il vecchio Fezziwig per ballare con la signora Fezziwig , e a fare da prima coppia , anche . Un bel lavoro ! ventiquattro coppie da guidare ; quarantotto frugoli co ' quali non c ' era mica da scherzare , che in tutti modi volevano ballare e che non sapevano che cosa fosse l ' andar di passo ! Ma fossero stati il doppio , e tre e quattro volte tanti , il vecchio Fezziwig te li menava come niente , e così pure la signora Fezziwig . In quanto a lei , era degna di lui in tutto e per tutto ; e se questo vi par poco , dite voi che altro ho da dire . I polpacci di Fezziwig raggiavano proprio ; splendevano qua e là nella danza come due lune ; impossibile prevedere le fasi . E quando il vecchio Fezziwig e la signora Fezziwig furono arrivati in fondo alla danza , - avanti , indietro , le mani alla dama , inchino , giro , rigiro , avanti da capo , di nuovo a posto , - il vecchio Fezziwig saltò con tanta sveltezza che le gambe parvero saette e ricadde diritto come un fuso . Battendo le undici , la brigata si sciolse . La coppia Fezziwig , postasi di guardia alla porta , si accommiatarono con una stretta di mano da ciascuno degli invitati , augurando a tutti un allegro Natale . Quando tutti furono partiti , meno i due commessi , anche con questi fecero lo stesso ; e così le allegre voci si dileguarono e i due giovanotti se n ' andarono a letto sotto un banco della retrobottega . Durante tutta questa scena , Scrooge avea come farneticato . Con l ' altro sé stesso , tutta l ' anima sua vi aveva preso parte . Riconosceva ogni cosa , si ricordava , godeva , era agitatissimo . Solo quando i visi luminosi dell ' altro sé stesso e di Dick furono scomparsi , ei si risovvenne dello Spirito e sentì che questi lo guardava fiso , mentre la luce del capo splendeva del massimo fulgore . - Niente ci vuole - disse lo Spirito - per inspirare a cotesta povera gente tanta gratitudine . - Niente ! - ripeté Scrooge . Lo Spirito gli fé cenno di ascoltare i due commessi , che si espandevano in lode di Fezziwig , e poi disse : - Non è forse vero ? Non ha speso che qualche centinaio di lire della vostra moneta mortale . Ti par tanto questo da meritare che lo si levi a cielo ? - Non è questo - esclamò Scrooge , punto da quella domanda e parlando inconsciamente come l ' altro sé stesso . - Non è questo , Spirito mio . Egli ha modo di farci lieti o tristi ; di rendere il nostro servizio grave o leggero , gradito o faticoso . Che il suo potere sia soltanto di parole e di occhiate , di cose così futili che non si possa registrarle e sommarle , che vuol dir ciò ? La felicità che ci dona vale un tesoro . - Sentì lo sguardo acuto dello Spirito e si fermò in tronco . - Che c ' è ? - chiese lo Spirito . - Niente - rispose Scrooge . - Eppure - insistette lo Spirito - qualche cosa c ' è . - No - disse Scrooge - no . Soltanto vorrei poter dire una o due parole al mio commesso . Ecco . - L ' altro sé stesso spense i lumi , mentre egli pronunciava quelle parole ; e Scrooge e lo Spirito si trovarono di nuovo insieme all ' aria aperta . - L ' ora incalza - disse lo Spirito . - Presto ! - Ciò non era detto a Scrooge né ad altri ch ' egli vedesse , ma l ' effetto fu immediato . Scrooge rivide sé stesso . Era adulto , nel fiore della vita . Non aveva ancora i lineamenti aspri di un ' età più matura ; ma già portava la prima impronta delle cure e dell ' avarizia . C ' era nell ' occhio una mobilità irrequieta , avida , ardente , che rivelava la passione radicata e dove sarebbe caduta l ' ombra dell ' albero nascente . Ei non era solo . Sedeva accanto a una bella fanciulla vestita a bruno . Alla luce dello Spirito , brillavano di lagrime gli occhi di lei . - Poco importa - diceva ella con dolcezza - poco importa a voi . Un ' altra ha preso il mio posto ; e se vi vorrà tutto il bene che vi avrei voluto io e vi farà felice , non ho motivo di lamentarmi . - Chi altra ha preso il vostro posto ? - domandò egli . - Un ' altra che è di oro . - Ecco la bella giustizia del mondo ! - egli esclamò . - Siete povero , vi accoppa ; cercate di arricchirvi , vi dà addosso peggio che mai ! - Voi ne avete troppa paura del mondo - ribatté dolcemente la fanciulla . - Tutte le vostre speranze si limitano a questa sola di sottrarvi al suo sordido disprezzo . Io ho veduto le vostre più nobili aspirazioni cadere ad una ad una fino a che la passione dominante , il lucro , vi ha assorbito . Non è forse vero ? - E che perciò ? che male c ' è se son divenuto più accorto ? Verso di voi non son mica mutato . - Ella crollò il capo . - Son forse mutato ? - È antica la nostra promessa . Ce la scambiammo quando tutti e due eravamo contenti della povertà nostra , aspettando prima o dopo una sorte migliore dal nostro stesso lavoro . Voi sì che siete mutato . Eravate allora un altro uomo . - Ero un ragazzo - ribatté egli con impazienza - Ah no ! - rispose la fanciulla - la coscienza vi fa sentire che non eravate quel che siete adesso . Io sì . Quel che ci prometteva la felicità quando avevamo un sol cuore , oggi che ne abbiamo due è fonte di dolori . Non dirò quante volte e con che pena ho pensato a questo . Vi basti che io ci abbia pensato e che possa ora rendervi la vostra parola . - L ' ho mai forse ridomandata ? - A parole , no , mai . - E in che modo dunque ? - Mutando in tutto , nel carattere , nelle abitudini , nelle aspirazioni , in ogni cosa che vi faceva apprezzare il mio affetto per voi . Se nulla ci fosse stato tra noi - soggiunse la ragazza dolcemente ma con fermezza - ditemi , lo cerchereste ora quell ' affetto ? Ah , no ! - Mal suo grado , egli parve arrendersi alla giustezza di quella ipotesi . Disse nondimeno , facendosi forza : - Voi non lo pensate . - Così potessi pensare altrimenti - ribatté ella - e lo sa il cielo se lo vorrei ! Quando una verità dolorosa come questa l ' ho riconosciuta io stessa , so bene quanto sia forte e irresistibile . Ma se voi foste libero oggi , domani , posso io credere che scegliereste una ragazza senza dote , voi che nei momenti della più schietta espansione , tutto valutate a peso di guadagno ? e se mai per un solo istante voleste tradire il principio che vi governa fino al punto di sposarla , non so io forse che il giorno appresso sareste tormentato dal pentimento ? Lo so , ne sono sicura ; epperò vi rendo la parola ; ve la rendo con tutto il cuore , per l ' amore di quell ' altro che prima eravate . - Egli fece per rispondere , ma ella proseguì voltandosi in là : - Forse , la memoria del passato me lo fa quasi sperare , forse ne soffrirete . Poco però , ben poco , e scaccerete subito ogni ricordo come un sogno vano dal quale fu bene che vi svegliaste . Possiate esser felice nella vita che vi siete scelta ! - Lo lasciò e si separarono . - Spirito ! - disse Scrooge , - non mostrarmi altro ! Menami a casa : Perché ti diletti a torturarmi ? - Un ' altra sola ombra ! - esclamò lo Spirito . - No , no , basta ! Non voglio vedere altro . Non mostrarmi altro ! - Ma lo Spirito inesorabile lo strinse fra le braccia e lo costrinse a guardare ancora . Erano altrove e la scena era mutata : una stanza , non vasta né bella , ma comoda ed acconcia . Presso al fuoco d ' inverno sedeva una bella giovinetta così somigliante a quella di poc ' anzi che Scrooge la credette la stessa , fino a che non scorse proprio lei , l ' altra , divenuta ormai una graziosa matrona , seduta di faccia alla figliuola . C ' era nella stanza un fracasso dell ' altro mondo , per via di una vera nidiata di bambini che Scrooge , nell ' agitazione sua , non poteva contare ; non erano già , come nella famosa canzone , quaranta ragazzi che se ne stavano cheti come se fossero uno solo , ma invece ciascuno di essi valeva per quaranta . Le conseguenze di ciò erano così tumultuose che non si può dire ; ma nessuno se ne dava pensiero ; invece madre e figlia se la ridevano cordialmente , e questa , mescolatasi un tratto a quei giuochi , fu subito crudelmente saccheggiata da quei minuscoli briganti . Che cosa non avrei dato io per essere uno di loro ... benché così crudele non sarei stato mai , no , no ! Per tutto l ' oro del mondo non avrei arruffato e tirato giù quei capelli così bene aggiustati ; e in quanto alla scarpettina aggraziata , non glie l ' avrei mica strappata a forza . Dio mi benedica ! nemmeno per salvarmi dalla morte . Un ' altra cosa non avrei osato , che quei monelli facevano come se niente fosse : misurarle la vita : perché avrei temuto di esserne punito , rimanendo col braccio incurvato per tutta l ' eternità . Eppure , lo confesso , avrei desiderato tanto tanto sfiorare quelle sue labbra , farle qualche domanda perché le aprisse , guardare le ciglia di quegli occhi abbassati senza provocare un rossore , sciogliere quell ' onda di capelli di cui un sol ricciolino sarebbe stato un ricordo inestimabile ; e in somma avrei voluto avere la libertà di un ragazzo ed essere abbastanza uomo da apprezzarne il valore . Ma ecco , si sente bussare alla porta , e subito con tanta furia vi si scagliano tutti , che la poverina , tutta ridente e con le vesti gualcite , proprio nel mezzo del gruppo tumultuoso , trovasi davanti al babbo che torna a casa in compagnia di un uomo carico di balocchi e doni di Natale . Che strilli acuti , che lotta , che assalti all ' indifeso portatore ! che scalata gli davano montando sulle seggiole , che frugamenti gli facevano per le tasche , come lo spogliavano dei suoi fagotti , lo afferravano per la cravatta , gli s ' appendevano al collo , gli davano pugni nelle reni e calci nelle gambe in segno d ' irrefrenabile affezione ! che grida di stupore e di giubilo allo svolgere di ogni fagotto ! che spavento è quello di tutti quando si sorprende il più piccino nell ' atto di cacciarsi in bocca la padella della bambola e lo si sospetta di aver ingoiato un tacchino di zucchero con tutta la tavoletta che lo sostiene ! che sollievo immenso nel trovare che non ce n ' era niente ! che gioia , che gratitudine , che estasi ! Tutte cose che non si possono descrivere . Basta sapere che i ragazzi con tutte le loro emozioni uscirono dal salottino , e su per una scaletta , uno dopo l ' altro , se n ' andarono a dormire , lasciando la calma dove testé aveva infuriato la tempesta . Ed ora Scrooge guardò più intento , perché il padrone di casa , mentre la figliuola si appoggiava a lui con affetto , sedette con lei e con la madre davanti al caminetto ; e quando pensò che una creatura come quella , graziosa e promettente , gli avrebbe dato il nome di padre e avrebbe fatto fiorire una primavera nel triste inverno della sua vita , si sentì la vista oscurata dalle lagrime . - Bella - diceva il marito , sorridendo alla moglie , - oggi ho incontrato un vecchio amico . - Chi ? - Indovina ! - Come vuoi che faccia ? ... Zitto , ci sono - soggiunse ridendo come lui . - Il signor Scrooge . - Per l ' appunto . Son passato pel suo banco ; e siccome la finestra non era chiusa e una candela ardeva di dentro , non ho potuto fare a meno di vederlo . Il socio , sento dire , è in punto di morte ; ed ei se ne stava là solo . Solo nel mondo , credo . - Spirito ! - esclamò Scrooge con voce soffocata - toglimi di qui ! - Ti ho detto - rispose lo Spirito - che queste son ombre di quel che fu . Non mi devi incolpare , se son ora quel che sono ! - Toglimi di qua ! - tornò a pregare Scrooge . - Non resisto più ! - Si volse allo Spirito , e vedendo che questi lo guardava con un certo strano viso nel quale confondevansi tutti i visi apparsigli fino allora , gli si scagliò addosso . - Lasciami ! Riportami a casa . Non m ' importunare di più ! - Nella lotta , se tale si potea dire quella in cui lo Spirito , senza visibile resistenza , rimaneva incrollabile e sereno a tutti gli sforzi dell ' avversario , Scrooge notò che la luce gli brillava sempre più viva sul capo ; e sospettando in quella la cagione dell ' influenza sopra di sé esercitata , afferrò di botto il cappello a spegnitoio e con un rapido movimento glielo fece ingozzare . Lo Spirito si accasciò sotto , in modo da esser tutto coperto dallo spegnitoio ; ma per quanta forza mettesse Scrooge a premere con le due mani , non riusciva a nascondere la luce , la quale sfuggiva in onde dal labbro e spandevasi sul suolo . Ei si sentiva fiaccato e una sonnolenza irresistibile lo vinceva ; sentiva anche di trovarsi in camera propria . Diè allo spegnitoio un lattone d ' addio , allentò le mani ed ebbe appena il tempo di raggomitolarsi nel letto prima di cadere in un sonno profondo . Strofa Terza Il secondo dei tre spiriti Destato nel pieno di un russo prodigiosamente fragoroso e sorgendo a sedere nel mezzo del letto per raccogliere i suoi pensieri , Scrooge non ebbe bisogno di sentirsi dire che il tocco stava per suonare da capo . Sentiva di esser tornato in sé al momento preciso per abboccarsi col secondo messo mandatogli per mezzo di Giacobbe Marley . Se non che , per un molesto ribrezzo che lo pigliò pensando a quale delle cortine il novello Spirito si sarebbe affacciato , le aprì tutte con le proprie mani ; poi , rimettendosi a giacere , stette tutto vigile a guardare intorno . Voleva subito affrontar lo Spirito e non già spiritar dalla sorpresa . Le persone franche , le quali si vantano di non conoscere che un paio di emozioncelle e di star sempre salde ad ogni sorpresa , esprimono la vasta misura del loro coraggio impassibile dicendosi buone così per una partita a birilli come per sbudellare un uomo in duello . Tra i due estremi ci deve essere però un campo piuttosto vasto e variato . Senza osare di mettere Scrooge a quell ' altezza , vorrei nondimeno farvi credere ch ' egli era pronto a molte e strane apparizioni e che nulla , dalla vista di un bambino a quella di un rinoceronte , gli avrebbe recato un grande stupore . Ora , l ' essere preparato a tutto non volea mica dire ch ' ei fosse preparato a niente ; e per conseguenza , quando il tocco squillò e nessun ' ombra apparve , ei fu preso da un violento tremore . Cinque minuti passarono , dieci , quindici , e niente veniva . Egli intanto , sempre giacente sul letto , si vedeva fatto centro di una gran luce rossastra , piovutagli sopra nel punto stesso in cui l ' ora era battuta ; la quale luce , non essendo altro che luce , era più spaventevole di una dozzina di spiriti , non potendo egli indovinare che cosa volesse dire e che ne uscirebbe . A momenti , lo pigliava il timore di essere egli stesso un caso interessante di combustione spontanea , senza aver neppure la consolazione di saperlo . Alla fine , però , incominciò a pensare - come voi ed io avremmo pensato subito , perché le persone estranee al caso sanno sempre egregiamente quel che si dovea fare nel tal caso e lo avrebbero fatto senz ' altro - alla fine , dico , incominciò a pensare che l ' arcana sorgente di cotesta luce spiritica potesse essere nella camera contigua ; dalla quale infatti , seguendone i raggi , la si vedea scaturire . Preso da quest ' idea , si alzò pianamente e se n ' andò strascicando in pantoffole verso la porta . Nel punto stesso che metteva la mano sul saliscendi una strana voce lo chiamò per nome e gl ' impose di venire avanti . Scrooge obbedì . Era la sua camera , proprio quella , ma trasformata mirabilmente . Pendevano dal soffitto e dalle pareti tante frasche verdeggianti , da formare un vero boschetto , di mezzo al quale le bacche lucenti mandavano raggi di fuoco vivo . Le frondi grinzose delle querce , dell ' edera , dell ' agrifoglio rimandavano la luce , come specchietti tremolanti ; e una vampa così poderosa rumoreggiava su per la gola del camino , che quel gelido focolare non avea mai visto la simile a tempo di Scrooge e di Marley o per molti e molti inverni passati . Ammontati per terra , quasi a formare una specie di trono , vedevansi tacchini , forme di cacio , caccia , polli , gran tocchi di carne rifredda , porcellini di latte , lunghe ghirlande di salsicce , focacce e pasticcini , barili di ostriche , castagne bruciate , mele rubiconde , arance succose , pere melate , ciambelle immani , tazzoni di ponce bollente , che annebbiavano la camera col loro delizioso vapore . Adagiavasi su cotesto giaciglio un allegro Gigante , magnifico all ' aspetto , il quale brandiva con la destra una torcia fiammante , quasi a foggia di un corno di Abbondanza , e l ' alzava , l ' alzava , per gettarne la luce sulla persona di Scrooge nel punto che questi spingeva dentro il capo dalla porta socchiusa . - Entra ! - gridò lo Spirito . - Entra ! e impara a conoscermi , uomo ! - Scrooge entrò timidamente e piegò il capo davanti allo Spirito . Non era più l ' arcigno Scrooge di prima ; e benché gli occhi di quello fossero limpidi e buoni , non gli piaceva troppo di incontrarli . - Io sono lo spirito di questo Natale - disse lo Spirito . - Guardami ! - Scrooge reverente obbedì . Portava lo Spirito una semplice veste verde - cupo , o tunica che fosse , orlata di pelo bianco , la quale con tanta scioltezza gli pendeva indosso , che l ' ampio torace sporgeva nudo come sdegnoso di celarsi o difendersi in alcun modo . Anche i piedi , disotto alle ampie pieghe della veste , vedevansi nudi ; e sul capo , nessun altro cappello che una ghirlanda d ' agrifoglio aggraziata da ghiacciuoli scintillanti . Lunghi e fluenti i riccioli della chioma nera ; liberi , come il viso era aperto e geniale , lucido l ' occhio , aperta la mano , gioconda la voce , franchi gli atti , ridente l ' aspetto . Legata alla cintura portava un ' antica guaina , senza lama dentro e tutta mangiata dalla ruggine . - Un altro come me , - esclamò lo Spirito , - tu non l ' hai visto mai ! - Mai , - rispose Scrooge . - Non sei andato attorno co ' più giovani della mia famiglia ; voglio dire ( perché io sono giovanissimo ) i miei fratelli maggiori nati in questi ultimi anni ? - Non mi pare , - disse Scrooge . - temo di no . Avete avuto molti fratelli , Spirito ? - Più di milleottocento , - rispose lo Spirito . - Una famiglia tremenda a mantenere ! - borbottò Scrooge . Lo Spirito si alzò . - Spirito , - pregò Scrooge in atto sommesso , - menatemi dove vi piace . Stanotte scorsa sono andato fuori per forza ed ho imparato una lezione che già mi va lavorando dentro . Questa notte qui , se m ' avete da insegnar qualche cosa , fate che io ne profitti . - Tocca la mia veste ! - Scrooge non se lo fece dire due volte e vi si tenne saldo . Agrifoglio , querce , bacche rosse , edera , tacchini , cacio , polli , caccia , tocchi di carne , porcellini , salsicce , ostriche , focacce , pasticci , frutta , ponce , tutto sparì all ' istante . E così pure la camera , e il fuoco , e la vampa rosseggiante , e l ' ora della notte . Ed eccoli tutti e due , la mattina di Natale , per le vie della città , dove la gente faceva una certa musica barbaresca , ma non affatto spiacente , raschiando la neve davanti alle case o di sopra ai tetti , donde , fra le gioconde acclamazioni dei ragazzi , piovevano le bianche falde e turbinavano nell ' aria burrasche artificiali . Nere parevano le case , più nere le finestre , tra il bianco e morbido lenzuolo di neve steso sui tetti e la neve , un po ' meno pulita , che copriva il suolo . Questa era stata dissodata ed arata in solchi profondi dalle ruote dei carri e delle carrozze ; e cotesti solchi , all ' incrociarsi delle vie principali , s ' intersecavano cento e cento volte , facendo intricati canali nella mota giallognola e nell ' acqua diacciata . Il cielo era fosco , e le vie più anguste erano affogate da una densa nebbia che cadeva in nevischio e in pioggia di atomi fuligginosi , come se tutti i camini della Gran Bretagna avessero preso fuoco di comune accordo e allegramente divampassero . In verità né il tempo era molto allegro né la città , e nondimeno una certa allegrezza spandevasi intorno che il più limpido cielo e il più splendido sole d ' estate non avrebbero potuto dare . Perché la gente che spazzava i tetti era piena di brio e di contentezza ; si chiamavano da una casa all ' altra , si scambiavano di tanto in tanto una pallottola di neve - proiettile più innocuo di parecchi frizzi - ridendo cordialmente se coglievano giusto e non meno cordialmente se sbagliavano la mira . Le botteghe dei pollaioli erano ancora mezzo aperte , quelle dei fruttivendoli raggiavano gloriose . Qua , dei grossi panieri di castagne , rotondi , panciuti , simili agli ampi panciotti di vecchi corcontenti , tentennavano fuori della porta , pronti a rovesciarsi nella via della loro apoplettica corpulenza . Là , delle cipolle di Spagna , rossastre , gonfie , lucenti nella loro carnosità come frati di Spagna , occhieggiavano furbescamente dall ' alto delle scansie alle ragazze che passavano guardando di sottecchi ai rami sospesi di visco . E poi , pere e mele , ammontate in piramidi fiorenti ; mazzi di grappoli che la benevolenza del venditore avea sospesi bene in vista , perché la gente si sentisse l ' acquolina in bocca e si rinfrescasse gratis et amore ; montagne di nocciuole , muscose e brune , che ricordavano con la loro fragranza antiche passeggiate nei boschi dove s ' affondava fino alla noce del piede nelle foglie secche ; biffins di Norfolk , paffuti e nericci , che rialzavano il giallo degli aranci e dei limoni , e nella compattezza delle succose persone urgevano e pregavano per essere portati a casa bene avvolti nella carta e mangiati dopo desinare . Gli stessi pesci d ' oro e d ' argento , esposti in tanti boccali fra tanta ricchezza di frutta , benché appartenessero ad una razza malinconica e fredda , si accorgevano in certo modo che qualche cosa d ' insolito accadeva , e tutti , grossi e piccini , giravano e rigiravano aprendo la bocca pel loro piccolo mondo in una lenta e tranquilla agitazione . E le drogherie ! oh , le drogherie ! chiuse a metà , o solo con una o due imposte tolte via ; ma che bellezza di spettacolo traverso a quelle aperture ! e non era soltanto che le bilance suonassero allegramente sul marmo del banco , o che le forbici tagliassero così svelte lo spago degli involti , o che i barattoli passassero rumoreggiando di mano in mano come bussolotti , o che i profumi mescolati del tè e del caffè accarezzassero il naso , o che i grappoli di uva passa fossero così pieni e biondi , e le mandorle così candide , e la cannella così lunga e dritta , e così squisite l ' altre spezie , e le frutta candite così ben vestite e brillanti di zucchero da commuovere e far sdilinquire i più freddi spettatori . E non era nemmeno che i fichi fossero sugosi e polputi , o che le susine di Francia arrossissero nella loro agrezza pudica nelle scatole riccamente adorne , o che ogni cosa fosse buona da mangiare e si mostrasse nei suoi abiti della festa natalizia . Ma gli avventori bisognava vedere ! gli avventori ansiosi e frettolosi , i quali per godere le provviste della giornata , si rotolavano l ' uno sull ' altro alla porta , si urtavano co ' panieri , lasciavano sul banco la roba comprata , tornavano correndo a riprenderla , facendo cento errori simili con la maggior possibile allegria ; mentre il droghiere e i suoi garzoni erano così franchi e gioviali che i lucidi fermagli a cuore dei loro grembiuli potevano passare pei loro cuori , esposti all ' osservazione generale e a disposizione di chi più li volesse . Ma di lì a poco le campane chiamarono la buona gente in chiesa o alla cappella , ed eccoli sbucare in frotta dalle vie con gli abiti della festa e i visi più allegri . E , nel punto stesso , ecco scaturire da vicoletti , androni , chiassuoli , una moltitudine di gente che portava il suo desinare al fornaio . La vista di cotesti poveri festaioli pareva star molto a cuore allo Spirito , il quale , con allato Scrooge , si fermò sulla soglia di un forno , e sollevando i coperchi dei piatti via via che passavano , spargeva incenso sulle vivande con una scossa della sua torcia . Strana torcia era questa , perché una o due volte , essendo corse parole vivaci fra alcuni di quei portatori di desinari , ei ne schizzò una spruzzaglia di acqua che subito li fece tornare di buon umore . Era una vergogna , dicevano , bisticciarsi il giorno di Natale . E così era in effetto ! Dio di misericordia , così era ! Una dopo l ' altra tacquero le campane e i forni si chiusero ; eppure , nel vapore umido che si librava sopra ogni forno , le cui stesse pietre fumavano come se anch ' esse si cocessero , c ' era una gioconda irradiazione di tutti cotesti desinari e del cuocersi lento . - C ' è forse un sapore speciale nello spruzzo della vostra torcia ? - domandò Scrooge . - C ' è . Il mio . - E si può comunicare a qualunque desinare d ' oggi ? - A qualunque desinare cordialmente offerto , e soprattutto ai più poveri . - Perché ? - Perché i più poveri ne hanno più bisogno . - Spirito , - disse Scrooge dopo aver pensato un momento , - io stupisco che proprio voi , fra tutti gli esseri dei tanti mondi che girano intorno , proprio voi vi siate accollato l ' ufficio di lesinare a questa gente le occasioni di un piacere innocente . - Io ! - esclamò lo Spirito . - Voi togliete loro il mezzo di desinare ogni settimo giorno , che è spesso il solo giorno in cui si possa dire che siedono a mensa . Non è forse vero ? - Io ! - esclamò lo Spirito . - Non siete voi che volete chiusi questi forni il settimo giorno ? Mi pare che torni lo stesso . - Io voglio cotesto ! - esclamò lo Spirito . - Perdonatemi se ho torto . In vostro nome si fa , o almeno in nome della vostra famiglia , - disse Scrooge . - Vivono alcuni su cotesta tua terra , - rispose lo Spirito , - i quali si figurano di conoscer noi e compiono in nome nostro i loro atti di ira , orgoglio , malvagità , odio , invidia , ipocrisia , egoismo ; e costoro sono così estranei a noi e a tutta la nostra famiglia come se mai fossero venuti al mondo . Ricordati questo , e le azioni loro addebita a loro , non già a noi . - Scrooge promise che così avrebbe fatto ; e andarono oltre , invisibili come prima , per entro ai sobborghi della città . Una singolare virtù avea lo Spirito ( già da Scrooge notata pocanzi ) che , ad onta della gigantesca statura , ei s ' acconciava comodamente dovunque , e che sotto il tetto più basso serbava la stessa grazia e la stessa dignità soprannaturale che avrebbe spiegato sotto le volte maestose di un palazzo . E fu per avventura la compiacenza che il buono Spirito trovava nel far mostra di cotesto suo potere , o forse la sua stessa natura generosa e cordiale e la sua simpatia per tutti i poveri , che lo portò difilato a casa del commesso di Scrooge . Ivi si recò , traendosi dietro Scrooge , attaccato al lembo della veste ; e giunto sulla soglia , lo Spirito sorrise e si fermò per benedire la dimora di Bob Cratchit con gli spruzzi della sua torcia . Figurarsi ! Bob non aveva che quindici bob alla settimana , come il popolo chiama gli scellini ; tutti i sabati intascava appena quindici esemplari del suo nome di battesimo ; eppure lo Spirito di Natale volle benedire quella sua casetta di quattro camere . Si alzò allora la signora Cratchit , la moglie di Bob , con indosso una povera veste due volte rivoltata , ma tutta galante di nastri , i quali costano poco e fanno una figura vistosa . E la signora Cratchit mise la tovaglia , con l ' aiuto di Belinda Cratchit , secondogenita , anch ' ella raggiante di nastri ; mentre il piccolo Pietro Cratchit , chinandosi per immergere una forchetta nella pentola delle patate , riusciva a cacciarsi in bocca le punte del suo mostruoso collo di camicia ( proprietà paterna , conferita al figlio ed erede in onore della festa ) e bruciava dalla voglia di far pompa di tanta biancheria nelle passeggiate alla moda . Due Cratchit più piccini , maschio e femmina , irruppero dentro gridando che di fuori al forno aveano sentito l ' odore dell ' oca e che l ' avevano riconosciuta per l ' oca loro ; e inebriandosi nella festosa visione di una salsa di salvia e cipolla , i due piccoli Cratchit si dettero a danzare intorno alla tavola , e levarono a cielo il signor Pietro , il quale , umile in tanta gloria benché quasi soffocato dal collo immane , soffiava nel fuoco , fino a che le patate levarono il bollore e picchiarono forte al coperchio della pentola per esser tratte fuori e pelate . - Che fa il babbo che non si vede ! - disse la signora Cratchit . - E vostro fratello , Tini Tim ? E Marta ? l ' altro Natale era già qui da mezz ' ora ! - Ecco Marta , mamma ! - disse una giovinetta entrando . - Ecco Marta , mamma ! - gridarono i due Cratchit piccini . - Se sapessi che oca c ' è , Marta , che oca ! - Ah , figliuola mia , che Dio ti benedica , come vieni tardi ! - disse la signora Cratchit , baciandola una dozzina di volte e togliendole lo scialletto e il cappellino con materna sollecitudine . - Abbiamo avuto un sacco di lavoro da finire , rispose la fanciulla , - e s ' aveva a consegnarlo stamane , mamma . - Bene , bene ! Adesso che ci sei , non importa , - disse la signora Cratchit . - Mettiti un po ' qui al fuoco , cara , datti una fiammatina , che il Signore ti benedica ! - No , no ! Ecco papà che viene , - gridarono i due piccoli Cratchit , che si trovavano nel momento stesso dapertutto . - Nasconditi , Marta , nasconditi ! - E Marta si nascose ; e subito , ecco entrare Bob , il padre , con tre braccia di cravatta pendente davanti , senza contar la frangia , co ' vestiti ben rimendati e spazzolati per parer di festa , e con Tiny Tim sulla spalla . Povero Tiny ! ci portava una gruccetta e una macchinetta di ferro per tenersi ritto ! - E Marta dov ' è ? - esclamò Bob guardandosi attorno . - Non viene - rispose la moglie . - Non viene ! - ripetette Bob , perdendo di botto tutta l ' allegria con la quale avea trottato per conto di Tiny dalla chiesa fino a casa . - Non viene , il giorno di Natale ! - Marta mal soffriva di vederlo scontento , fosse anche per celia ; sicché sbucò prima del tempo dal suo nascondiglio e gli si gettò fra le braccia , mentre i due piccoli Cratchit si pigliavano Tiny Tim e se lo portavano nel lavatoio per fargli sentire come cantava il bodino nella casseruola . - E come s ' è portato il piccolo Tim ? - domandò la signora Cratchit , dopo aver motteggiato Bob sulla sua credulità e dopo che questi si fu saziato di abbracciar la figliuola . - Come un angelo , - rispose Bob , - e meglio ancora . Stando tanto tempo a sedere , diventa meditativo e non ti puoi figurare che strani pensieri gli vengono . M ' ha detto or ora , tornando a casa , che sperava essere stato guardato in chiesa dalla gente , storpio com ' è , e che deve far piacere , il giorno di Natale , ricordarsi di colui che fece camminare i poveri zoppi e vedere i ciechi . - La voce di Bob tremava un poco così dicendo , e più forte tremò quando soggiunse che Tim s ' andava facendo più sano e più forte . S ' udì l ' agile gruccetta sbattere sull ' impiantito , e Tiny Tim subito riapparve , accompagnato dal fratello e dalla sorella fino al suo sgabelletto accanto al fuoco . Bob intanto , rimboccate le maniche - quasi che , poveretto , si potessero consumare di più ! - faceva in una brocca un suo miscuglio di ginepro e limone e girava e rigirava e lo metteva sul fuoco a bollire ; mentre il piccolo Pietro co ' due Cratchit onnipresenti correvano a prendere l ' oca , con la quale tornarono di lì a poco in processione solenne . Tanto fu il trambusto che ne seguì da far pensare che un ' oca fosse il più raro fra i volatili , un fenomeno pennuto , al cui confronto un cigno nero era la bestia più naturale di questo mondo : e davvero in quella casa c ' era da credere che così fosse . La signora Cratchit fece friggere il succo , già preparato in una padellina ; Pietro , con vigore incredibile , si diè a schiacciare le patate ; la signorina Belinda inzuccherò il contorno di mele ; Marta strofinò le scodelle ; Bob si fece seder vicino Tiny Tim a un cantuccio della tavola ; i due piccoli Cratchit disposero le sedie per tutti , non dimenticando sé stessi , e piantatisi di guardia ai posti loro si cacciarono i cucchiai in bocca per non gridar prima del tempo di voler l ' oca . Alla fine , messi i piatti , fu detto il benedicite . Successe un momento di silenzio profondo , mentre la signora Cratchit , guardando lungo il filo del coltello , si preparò a trafiggere la bestia . Ma quando il coltello fu immerso , quando sboccò dalla ferita il ripieno tanto aspettato , un mormorio di allegrezza si levò tutt ' intorno alla tavola , e lo stesso Tiny Tim , messo su dai due piccoli Cratchit , si diè a battere sulla tovaglia col manico del coltello e fece sentire un suo debole evviva ! Un ' oca simile non s ' era mai data . Disse Bob che , secondo lui , un ' oca di quella fatta non era stata cucinata mai . La sua tenerezza , il profumo , la grassezza , il buon mercato furono oggetto dell ' ammirazione universale . Col rinforzo del contorno di mele e delle patate , il pranzo era sufficiente : anzi , come diceva tutta contenta la signora Cratchit guardando ad un ossicino nel piatto , non s ' era potuto mangiar tutto ! Eppure ciascuno s ' era satollato , e i due Cratchit minuscoli specialmente erano immollati di salvia e cipolle fino agli occhi ! Ma ora , mutati i piatti dalla signorina Belinda , la signora Cratchit uscì sola - tanto era nervosa da non voler testimoni - per prendere il bodino e portarlo in tavola . E se il bodino non era a tempo di cottura ! e se si rompeva nel voltarlo ! e se qualcuno , di sopra al muro del cortile , se l ' avesse rubato mentre di qua si facea tanta festa all ' oca ! I due piccoli Cratchit si fecero lividi a quest ' ultima supposizione . Ogni sorta di orrori furono immaginati . Olà ! questo sì ch ' è fumo ! il bodino è fuori della casseruola . Che odor di bucato ! È il tovagliolo che lo involge . Un certo odore che è tutt ' insieme di trattoria e del pasticciere accanto e della lavandaia che sta a uscio e bottega ! Questo poi era il bodino . In meno di niente , ecco entrare la signora Cratchit , accesa in volto , ma ridente e gloriosa , col bodino in trionfo , simile a una palla di cannone chiazzata , liscia , compatta , ardendo in un quarto di quartuccio d ' acquavite in fiamme , e con in cima bene infisso l ' agrifoglio di Natale . Oh , un bodino stupendo ! disse Bob , gravemente , ch ' ei lo riguardava come il massimo trionfo della signora Cratchit dal matrimonio in poi . La signora Cratchit , liberatasi ormai di quel gran pensiero , confessò schiettamente di essere stata un po ' in dubbio sulla quantità della farina . Ciascuno disse la sua , ma nessuno osservò o pensò che un bodino di quella fatta fosse scarso per una famiglia numerosa . Questa sarebbe stata un ' eresia bell ' e buona , e l ' ultimo del Cratchit ne avrebbe arrossito fino alla radice dei capelli . Alla fine , terminato il desinare , si sparecchò , si spazzò il camino , si attizzò il fuoco . Assaggiato e trovato squisito il miscuglio nella brocca , furono messe in tavola mele ed arancie e una palettata di castagne sul fuoco . Allora tutta la famiglia si strinse presso al fuoco in circolo , come Bob diceva per significare un semicircolo ; e accanto a Bob fu messo tutto il servizio di cristalli : due bicchieri e un vasettino da crema , senza manico . I tre recipienti però raccolsero la calda bevanda né più né meno che tre coppe d ' oro avrebbero fatto ; e Bob la servì intorno con viso raggiante , mentre le castagne sul fuoco barbugliavano e scoppiettavano . Poi Bob disse forte : - Un allegro Natale a tutti noi , cari miei . Dio ci benedica ! - Tutta la famiglia ripetè l ' augurio . - Dio benedica tutti quanti siamo ! - disse , ultimo di tutti , Tiny Tim . Sedeva sul suo sgabelletto , proprio accosto al padre . Bob gli teneva la manina scarna per meglio fargli sentire il suo affetto , e se lo voleva sempre vicino , e quasi avea paura di vederselo portato via . - Spirito , - disse Scrooge con insolita sollecitudine , - dimmi se Tiny Tim vivrà . - Vedo un posto vuoto - rispose lo Spirito , - all ' angolo del povero focolare , e una gruccetta gelosamente custodita . Se queste ombre non muterà l ' avvenire , il fanciullo morrà . - No , no , - esclamò Scrooge . - Oh no , buono Spirito ! dimmi che sarà risparmiato . - Se queste ombre non muterà l ' avvenire , nessun altro della mia stirpe , - rispose lo Spirito , - lo troverà qui . Che monta ? S ' egli muore , tanto meglio , perché di tanto scemerà il soverchio della popolazione . - Scrooge abbassò il capo , udendo le proprie parole citate dallo Spirito , e si accasciò sotto il pentimento e il dolore . - Uomo , - disse lo Spirito , - se d ' uomo è il tuo cuore e non di adamante , lascia cotesto tuo tristo linguaggio , finché non saprai qual è quel soverchio e dov ' è . Osi tu forse decidere quali uomini debbano vivere , quali morire ? Può darsi che agli occhi del cielo , tu sii più indegno di vivere che non milioni di creature simili al fanciullo di questo povero uomo . Oh Dio ! udir l ' insetto sulla foglia pronunciare che c ' è troppi viventi fra i suoi fratelli affamati nella polvere ! - Tremò Scrooge al fiero rabbuffo e abbassò umile gli occhi . Ma subito li rialzò , udendo pronunziare il suo nome . - Al signor Scrooge ! - disse Bob ; - propongo un brindisi al signor Scrooge , protettore di questa festa ! - Bel protettore davvero ! esclamò la signora Cratchit facendosi rossa . - Lo vorrei qui , lo vorrei . Gli darei una certa festa a modo mio , che non gli andrebbe mica a genio . - Mia cara , - disse Bob , - ci sono i ragazzi ; è Natale ! - Un bel giorno di Natale - ribatté la moglie - se s ' avesse a bere alla salute di un uomo così odioso , taccagno , duro , egoista come quello Scrooge . Tu lo sai , Bob ! nessuno lo sa meglio di te , poveretto ! - Cara mia , - ripeté Bob con dolcezza , - è Natale . - Beverò alla sua salute per amor tuo e perché è Natale , - disse la signora Cratchit , - per lui no . Cento di questi giorni , un allegro Natale e felice capo d ' anno ! Starà proprio allegro e felice , figurati ! - I ragazzi bevvero anch ' essi alla salute di Scrooge . Era il primo dei loro atti che non fosse cordiale . Tiny Tim bevve in ultimo , ma non gliene importava niente . Scrooge era l ' Orco della famiglia . Il solo nome di lui avea gettato sulla lieta brigata un ' ombra , che non si dileguò per cinque buoni minuti . Dopo che fu svanita , tornò l ' allegria dieci volte più schietta , pel solo sollievo di essersi sbrigati di Scrooge il Malo . Bob Cratchit disse loro di avere in vista un certo posticino per messer Pietro che avrebbe portato in casa una sommetta di sei lire e cinque soldi la settimana . I due Cratchit minuscoli si sganasciarono dalle risa all ' idea che Pietro diventava uomo d ' affari ; e Pietro , per conto suo , guardò tutto pensoso al fuoco di mezzo alle punte del collo , quasi ventilando dentro di sé che sorta d ' investimenti avrebbe preferito quando fosse entrato in possesso di una rendita così sbalorditiva . Marta , povera apprendista da una crestaia , disse allora che sorta di lavoro avea da fare e quante ore di fila lavorava e che si volea levar tardi il giorno appresso e godersi il riposo della festa . Disse pure di aver visto qualche giorno fa una contessa e un gran signore , e che il signore avea su per giù la statura di Pietro ; al che , Pietro si tirò così alto il collo che non gli avreste più visto il capo . E intanto , castagne e bevande andavano intorno ; e poi ci fu una canzone a proposito di un ragazzo smarrito nella neve , e la cantò Tiny Tim ; la cantò con la sua vocina dolente , ma molto bene davvero , molto bene . Niente di nobile in tutto ciò . La famiglia non era bella ; nessuno sfoggio di vestiti ; le scarpe tutt ' altro che impermeabili ; meschina la biancheria ; forse e senza forse Pietro avea anche fatto una certa conoscenza col rigattiere . Ma erano felici nondimeno , riconoscenti , lieti di trovarsi insieme ; e nel punto stesso che si dileguavano , sembrando ancor più felici nella pioggia di luce di cui gl ' inondava la torcia dello Spirito in segno d ' addio , Scrooge li guardò fiso , soprattutti Tiny Tim , fino all ' ultimo istante . Calava intanto la notte e cadea fitta la neve : e mentre Scrooge e lo Spirito andavano per le vie , era mirabile lo splendore dei fuochi rugghianti nelle cucine , nei tinelli , in ogni sorta di stanze . Qua , la fiamma vacillante mostrava i preparativi di un buon pranzetto , co ' piatti messi in caldo davanti al fuoco , con le spesse tendine rosse pronte ad essere abbassate per tener fuori il freddo e le tenebre . Là , tutti i ragazzi della casa sbucavano correndo nella neve per essere i primi a salutare le sorelle maritate , i fratelli , gli zii , le zie , i cugini , le cugine . Qua , ancora , si ripercotevano sulle tende le ombre dei convitati ; e là , un gruppo di belle fanciulle , tutte incappucciate e con gli stivaletti impellicciati , e tutte chiacchierando a coro , se n ' andavano saltellanti da qualche loro vicino ; e guai allora allo scapolo - e ben lo sapevano le furbe ! - guai allo scapolo che le avesse viste entrare in un baleno di luce e di bellezza ! Dal numero della gente che si avviava alle amichevoli riunioni , c ' era da figurarsi che nessuno fosse in casa per ricevere , mentre invece in ogni casa s ' aspettava gente e si faceano enormi fiammate nei caminetti . Come esultava lo Spirito , Dio benedetto ! come scopriva l ' ampio torace , come apriva la palma capace , e si librava alto , versando su tutto con mano generosa lo splendore della sua gioia innocente ! Perfino il lumaio , che correva avanti punteggiando di luce le vie tenebrose , già agghindato per passar la sera in qualche posto , rise forte quando lo Spirito gli fu accanto , benché non sapesse di aver altra compagnia che quella del Natale ! Di botto , senza che lo Spirito ne desse avviso con una parola , si trovarono in una deserta e malinconica palude , disseminata di massi mostruosi di pietra greggia , come se fosse un cimitero di giganti . L ' acqua si spandeva libera dove più le piacesse , o almeno così avrebbe fatto se il gelo non l ' avesse imprigionata . Non vi cresceva altro che musco , ginestra , erbaccia . Giù , verso occidente , il sole al tramonto avea lasciato una striscia infocata , che un momento balenò , come il vivido sguardo di un occhio dolente , su quella desolazione , e via via velandosi sotto le palpebre si spense nell ' orrore di una notte profonda . - Che è qui ? - domandò Scrooge . - Qui - rispose lo Spirito - vivono i minatori , i quali lavorano nel ventre della terra . Ma essi mi conoscono . Guarda ! - Brillò una luce alla finestretta di una capanna e subito andarono verso di quella . Attraversando il muro di sassi e mota , trovarono una gaia brigata raccolta intorno a un bel fuoco . Un vecchio decrepito e la sua donna , co ' loro figli , e i figli de ' figli , e un ' altra generazione per giunta , rilucevano tutti nei loro abiti di festa . Il vecchio , con una voce che di rado levavasi sui sibili del vento all ' aperto , cantava loro una canzone di Natale , una canzone già antica di molto quando egli era ragazzo ; di tanto in tanto , gli altri a coro ripetevano il ritornello . Alzandosi le voci loro , si alzava anche e diveniva più gioconda la voce del vecchio ; finito il ritornello , cadeva insieme la voce di lui . Non s ' indugiò lo Spirito fra quella gente , ma imponendo a Scrooge di tenerglisi forte alla veste , varcò tutta la palude e si librò ... sul mare , forse ? Sì , proprio , sul mare . Voltandosi indietro , Scrooge ebbe ad inorridire vedendo lontano le rive , una fila spaventevole di scogli ; e lo intronava il tuono dei flutti furiosi che fra le atre caverne scavate avvolgevansi , muggivano , infuriavano , fieramente si sforzavano di minar la terra . Eretto sopra un banco di roccie basse , una lega all ' incirca dalla riva , contro le quali rompevansi le acque per quanto lungo era l ' anno , stava solitario un faro . Aderivano alla base enormi viluppi di alghe , e gli uccelli della tempesta - partoriti forse dal vento come l ' alga del mare - vi svolazzavano intorno alzandosi e abbassandosi come le onde che sfioravano con l ' ala . Ma anche qui , due guardiani aveano acceso un loro fuoco , e questo traverso alla feritoia del muro massiccio mandava un raggio lucente sulle tenebre del mare . Strigendosi le mani callose di sopra alla rozza tavola e al loro boccale di ponce , si davano l ' un l ' altro il buon Natale ; e il più vecchio dei due , dalla faccia accarnata e cicatrizzata dalle intemperie come una di quelle teste scolpite che sporgono dalla prua di una vecchia nave , intuonò una selvaggia canzone che poteva parere una raffica . E lo Spirito andava , andava sempre sulle onde cupe e anelanti , fino a che , lontani da ogni riva , com ' ei disse a Scrooge , raccolsero il volo sopra un bastimento . Qua il pilota alla sua ruota , lassù nella gabbia la vedetta , più in là gli ufficiali di quarto : figure fantasticamente immobili : ma ciascuno di loro canticchiava una canzone di Natale , o pensava a Natale , o di qualche passato Natale parlava basso al compagno con soavi speranze di ritorno . E ciascuno a bordo , desto o dormiente , buono o malvagio , aveva avuto per l ' altro una parola più gentile che in qualunque altro giorno dell ' anno ; avea partecipato in una certa misura alla festa ; avea ricordato i cari lontani , pensando con dolcezza al loro memore affetto . Fu per Scrooge una gran sorpresa , mentre badava ai gemiti del vento e pensava alla terribilità del muoversi fra le tenebre vaneggianti sopra una ignota voragine , profonda e segreta come la morte , fu per Scrooge una gran sorpresa , così assorto com ' era , l ' udire una risata squillante . E crebbe la sorpresa a mille doppi , quand ' ei riconobbe la voce del proprio nipote e si trovò in un salottino ben rischiarato , ben caldo , aggiustato , con accanto lo Spirito che sorrideva e che fissava quel medesimo nipote con uno sguardo di compiacenza . - Ah , ah ! - rideva il nipote di Scrooge . - Ah , ah , ah ! - Se mai , per un caso poco probabile , vi capitasse d ' incontrare un uomo che ridesse più cordialmente del nipote di Scrooge , io vi dico che sarei lietissimo di farne la conoscenza e di cercarne la compagnia . Vogliate presentarmelo , ve ne prego . È un bel compenso , ed è anche giusto e consolante nell ' ordine delle cose umane , che se il dolore e il malanno si attaccano , non ci sia al mondo cosa più contagiosa del buonumore e del riso . Il nipote di Scrooge rideva , tenendosi i fianchi , scotendo il capo , facendo col viso le più strane contorsioni ; la moglie , anch ' essa nipote di Scrooge , rideva con la stessa espansione ; tutti gli amici raccolti ridevano sgangheratamente , con tutto il cuore e con un fracasso indicibile . - Ah , ah ! Ah , ah , ah , ah ! - Ha detto , figuratevi , che Natale è una sciocchezza ! - gridava il nipote di Scrooge . - Com ' è vero che son vivo , l ' ha detto . E lo pensava pure ! - Due volte vergogna per lui , Federigo ! - esclamò tutta accesa la nipote di Scrooge . Benedette coteste donne ; non fanno mai niente a mezzo . Pigliano tutto sul serio . Era graziosa , molto graziosa . Un visino tutta ingenuità , stupore e pozzette ; un bocchino maturo , che pareva fatto per esser baciato , e lo era di certo ; ogni sorta di fossettine intorno al mento , le quali confondevansi insieme quando ella rideva ; il più raggiante par d ' occhi che abbia mai illuminato fronte di fanciulla . In complesso , una certa figurina provocante , capite ; ma anche pronta a dar soddisfazione . Oh , altro che pronta ! - È buffo davvero il vecchio - disse il nipote di Scrooge , - questa è la verità . Niente di male se fosse un tantino meno scontroso . Fatto sta che i suoi stessi difetti sono il suo malanno , ed io non ho niente da dire contro di lui . - Scommetto ch ' è ricco sfondato , - venne su la nipote di Scrooge . - Sei tu stesso , Federigo , che me lo dici sempre . - E che vuol dire , cara mia ! La ricchezza sua non gli serve a niente ; non fa un briciolo di bene , nemmeno per sé . Non ha nemmeno la soddisfazione di pensare ... ah , ah , ah ! ... che ce la serba a noi tutta quanta , proprio a noi . - Io non lo posso vedere , - affermò la nipote di Scrooge . Le sorelle di lei e tutte le altre signore espressero lo stesso sentimento . - Oh , io sì invece ! - disse il nipote . - Me ne dispiace per lui ; se pure mi vi provassi , non riuscirei a volergli male . Chi è che ne soffre pei suoi capricci ? Lui , nessun altro che lui . Ecco , per esempio , ora s ' è fitto in capo di guardarmi di traverso e non vuol venire a desinare con noi . Che ne viene ? ... ogni lasciato è perso . È vero però che un gran pranzo non lo ha perduto ... - Niente affatto , - interruppe la moglie , - io credo invece che ha perduto un pranzo eccellente . - Tutti a coro dissero lo stesso , e ne aveano da saper qualche cosa , perché appunto si alzavano di tavola e si stringevano intorno al fuoco . - Tanto meglio , ci ho gusto ! - disse il nipote di Scrooge , - perché davvero non ho una fede straordinaria in questa donnetta di casa . Che ne dite voi , Topper ? - Topper , si vedeva chiaro , aveva adocchiato una sorella della nipote di Scrooge , perché rispose che uno scapolo era una disgraziata creatura incapace di emettere un parere in proposito : Al che la sorella della nipote di Scrooge - quella pienotta col fazzoletto di pizzi , non quell ' altra con le rose - si fece rossa come una ciliegia . - Continua , Federigo - disse la nipote di Scrooge , battendo le mani . - Questo benedetto uomo lascia sempre i discorsi a mezzo ! - Il nipote di Scrooge dette in un ' altra risata , e poiché non si poteva evitare il contagio , quantunque la ragazza pienotta lo tentasse a furia di aceto aromatico , l ' esempio fu seguito da tutti . - Stavo per dire - riprese il nipote di Scrooge - che per dato e fatto del suo guardarci di traverso e della sua cocciutaggine di non stare allegro con noi , egli si perde dei momenti piacevoli , che non gli farebbero niente di male . È certo ch ' ei si priva di una compagnia meno uggiosa di quanti pensieri può trovare in quella stamberga umida del suo banco o nelle sue camere polverose . Per me , tutti gli anni , voglia o non voglia , gli farò la stessa offerta , perché mi fa pena . Padronissimo di schernire il Natale fino al giorno del giudizio , ma non potrà fare a meno di pensarne un po ' meglio , sfido io , quando mi vedrà ricomparire tutti gli anni sempre di buon umore , per domandargli : Come si va , zio Scrooge ? Se questo servisse nient ' altro che a fargli venir l ' idea di dar cinquanta sterline a quel diavolaccio del suo commesso , tanto per far cifra tonda , sarebbe già qualche cosa . E se non mi sbaglio , debbo averlo scosso ieri . - Adesso toccò agli altri a ridere , all ' idea di cotesto scotimento : Ma essendo egli un bravo ragazzo né curandosi di che ridessero , purché ridessero , gl ' incoraggiò nella loro espansione , facendo allegramente circolare la bottiglia . Dopo il thè , si fece un po ' di musica . Perché davvero tutta la famiglia era musicale e sapeva il fatto suo quando intuonava un ' arietta o un ritornello ; Topper in ispecie , il quale pigliava ogni sorta di note di basso profondo , senza gonfiar le vene della fronte e senza farsi rosso come un gambero . La nipote di Scrooge suonava l ' arpa assai benino ; e , fra le altre , suonò un ' arietta semplicissima ( una cosa da nulla , che in due minuti avreste imparato a zufolare ) , la quale era stata familiare alla bambina che veniva a prendere Scrooge alla scuola , come gli avea ricordato lo Spirito dell ' altro Natale . Suonandogli dentro le note di quella cantilena , tutte le cose mostrategli dallo Spirito gli tornavano in mente . Via via si sentì rammollire ; e pensò che se avesse potuto udirle spesso , tanti anni fa , avrebbe forse coltivato con le proprie mani e per la propria felicità le gentilezze affettuose della vita , anzi che ricorrere per conforto alla vanga del becchino che avea scavato la fossa di Giacobbe Marley . Ma non tutta la sera fu dedicata alla musica . Dopo un po ' , vennero i giuochi di penitenza ; perché fa bene a momenti tornar bambini , e più che mai a Natale , ch ' è una festa istituita da Dio fattosi anch ' egli bambino . Aspettate ! Si giocò prima di tutto a mosca cieca : Era naturale . Ed io credo tanto che Topper fosse cieco davvero per quanto posso credere che avesse gli occhi negli stivali . A parer mio , c ' era una tacita intesa tra lui e il nipote di Scrooge ; e anche lo Spirito n ' era a parte . Il suo modo di correr dietro alla sorella pienotta dal fazzoletto di pizzi era proprio un oltraggio alla umana credulità . Inciampando nelle seggiole , facendo cader le molle , urtando contro il pianoforte , soffocandosi nelle tende , dovunque ella andava , Topper andava appresso . Sapeva sempre dove trovavasi la ragazza pienotta . Se gli andavate addosso , come qualcuno facea , e gli stavate davanti , egli fingeva di volervi afferrare facendo così un affronto alla vostra perspicacia , e subito sgusciava di fianco nella direzione della sorella pienotta . Ella gridava spesso che non istava bene ; ed avea ragione , poverina ! Ma quando alla fine l ' afferrò ; quando , a dispetto dei guizzi di lei e del fruscio della sottana di seta , ei la incalzò in un cantuccio donde non c ' era più scappatoia ; allora la sua condotta fu a dirittura esecrabile . Perché infatti quel suo pretendere di non conoscerla , e che era necessario di toccarle la pettinatura , e che si dovea assicurare dell ' identità stringendo non so che anello al dito di lei e palpando non so che catena ch ' ella portava al collo , fu davvero una mostruosa vigliaccheria ! E non c ' è dubbio che la ragazza gli disse il fatto suo , quando , venuta in mezzo un ' altra persona bendata , si dettero insieme a bisbigliare con tanto accaloramento dietro le tende . La nipote di Scrooge non giuocava con gli altri a mosca cieca , e si raggomitolava tutta in poltroncina , con uno sgabelletto sotto i piedi , in un cantuccio dove lo Spirito e Scrooge le stavano alle spalle . Ma alle penitenze prese parte e rispose d ' incanto al " Come vi piace ? " con tutte le lettere dell ' alfabeto . Così pure nel gioco del " Come , quando e dove " , si dimostrò grande a dirittura , e con represso giubilo del marito , sgominò tutte le sorelle ; benché anche queste fossero furbe parecchio , come Topper l ' avrebbe potuto dire . In tutti erano una ventina , tra giovani e vecchi ; ma tutti giuocavano , e Scrooge con essi ; il quale , scordandosi per la foga improvvisa del sollazzarsi che la voce sua non potea da loro essere udita , gridava alto la parola dell ' indovinello , e più di una volta imbroccava anche ; perché l ' ago più sottile non era più sottile di Scrooge , con tutta la sua smania di far lo gnorri . Lo Spirito era molto lieto in vederlo così disposto , e con tanta benevolenza lo guardava , ch ' ei pregò come un bambino gli si permettesse di rimanere fino in fondo . Ma a questo lo Spirito si oppose . - Ecco un altro giuoco - disse Scrooge . - Una mezz ' oretta , Spirito , solo una mezz ' oretta ! - Era il giuoco del Sì e del No . Il nipote di Scrooge pensava una cosa , gli altri doveano indovinare , rispondendo egli soltanto sì o no , secondo il caso . Il fuoco vivace delle domande gli cavò di bocca ch ' egli pensava a un animale , a un animale piuttosto brutto , a un animale selvaggio , a un animale che grugniva qualche volta e qualche altra volta parlava , che stava a Londra , e girava per le vie , e non si mostrava in una baracca , e non era portato attorno da nessuno , e non viveva in un serraglio , e non era mai trascinato al macello , e non era né cavallo , né somaro , né vacca , né toro , né tigre , né cane , né porco , né gatto , né orso . A ogni nuova domanda , codesto nipote si sganasciava dalle risa ; e così forte ei si spassava , che a momenti si dovea alzare dal canapè e batteva i piedi in terra . Alla fine la sorella pienotta , presa dalla stessa convulsione d ' ilarità esclamò : - L ' ho trovato ! so quel che è , Federigo ! so quel che è ! - E che è ? - domandò Federigo . - È vostro zio Scro - o - o - oge ! - E così era infatti . L ' ammirazione fu universale , benché qualcuno obbiettasse che alla domanda : " È un orso ? " bisognava rispondere : " Sì " visto che bastava la risposta negativa a frastornarli da Scrooge , caso mai ci avessero pensato . - Ci ha fatto divertire un mondo , - disse Federigo , - questo è certo , e noi saremmo ingrati a non bevere alla sua salute . Ecco appunto un bicchiere di vino caldo , pronto per tutti . Alla salute dello zio Scrooge ! - Ebbene ! - gridarono tutti , - alla salute dello zio Scrooge ! - Un allegro Natale e un buon capo d ' anno al vecchio , checché egli sia ! - disse il nipote di Scrooge . - Da me non se lo piglierebbe questo augurio , ma io glielo fo lo stesso . Alla salute dello zio Scrooge ! - Lo zio Scrooge era diventato a poco a poco così gaio e leggiero di cuore , che avrebbe risposto volentieri al brindisi della brigata e ringraziato con un discorso inaudibile , se lo Spirito glien ' avesse dato il tempo . Ma tutta quanta la scena , nello spegnersi dell ' ultima parola detta dal nipote , si dileguò ; e Scrooge e lo Spirito viaggiavano come prima . Molto videro , molto andarono lontano , molte case visitarono , ma sempre con buon effetto . Lo Spirito stette al capezzale degl ' infermi , e gl ' infermi sorrisero ; presso i pellegrini in terra straniera , e quelli sentirono vicino la patria ; con gli uomini combattuti dalla sventura , e quegli uomini si rassegnarono in una più alta speranza ; con la povertà , e la povertà si sentì doviziosa . Nell ' ospizio , nell ' ospedale , nella prigione , in ogni rifugio della miseria , dove l ' uomo superbo nella sua breve autorità non avea potuto sbarrar la porta allo Spirito , ei lasciò la sua benedizione e insegnò a Scrooge i suoi precetti di amore . Fu una lunga notte , se pure fu una notte ; ma Scrooge ne dubitava un poco , perché gli pareva di veder condensate molte feste di Natale nel rapido tempo passato insieme . Notò anche , ma non ne fece motto , che mentre egli rimaneva sempre lo stesso , lo Spirito si faceva manifestamente più vecchio . La cosa era strana , ed ei non si poté più tenere , quando lasciando una brigata di fanciulli che solennizzavano la Befana , si accorse che i capelli dello Spirito s ' erano imbiancati . - Così breve - domandò - è la vita degli Spiriti ? - La mia vita su questa terra - lo Spirito rispose - è brevissima . Termina stanotte . - Stanotte ! - esclamò Scrooge . - A mezzanotte . Ascolta ! l ' ora si avvicina . - In quel punto i tocchi degli orologi battevano tre quarti dopo le undici . - Perdonami se sono indiscreto , - disse Scrooge guardando fiso alla veste dello Spirito , - ma io vedo venir fuori dal lembo della tua veste non so che di strano che non t ' appartiene . È un piede o un artiglio ? - Potrebbe essere un artiglio , per la poca carne che lo ricopre , - rispose malinconico lo Spirito . - Guarda . - Dalle pieghe della sua veste trasse fuori due bambini stremenziti , abietti , spaventevoli , ributtanti , miserabili . Caddero ginocchioni ai piedi di lui e si attaccarono saldi ai lembi della veste . - Guarda , uomo ! - esclamò lo Spirito . - Guarda , guarda qui , per terra ! - Erano un bambino e una bambina . Gialli , scarni , cenciosi , arcigni , selvaggi ; ma prostrati anche nella umiltà loro . Dove la grazia della gioventù avrebbe dovuto fiorir rigogliosa sulle loro guance , una mano secca e grinzosa , come quella del tempo , gli avea corrosi , torti , tagliuzzati . Dove gli angeli doveano sedere in trono , ascondevansi i demoni e balenavano minacciosi . Nessun mutamento , nessuna degradazione , nessun pervertimento del genere umano , in qualsivoglia grado , in tutti i misteri della maravigliosa creazione , ha mai partorito mostri così orrendi . Scrooge indietreggiò , atterrito . Tentò di dire allo Spirito , il quale glieli additava , che quelli erano due bei bambini ; ma le parole gli fecero groppo , anzi che partecipare alla enorme menzogna . - Spirito ! son figli tuoi ? - potette appena domandare Scrooge . - Sono figli dell ' Uomo - rispose lo Spirito chinando gli occhi a guardarli . - E a me s ' attaccano , accusando i padri loro . Questo bambino è l ' Ignoranza . Questa bambina è la Miseria . Guàrdati da tutti e due , da tutta la loro discendenza , ma soprattutto guardati da questo bambino , perché sulla sua fronte io vedo scritto : " Dannazione " , se la parola non è presto cancellata . Negalo ! - gridò lo Spirito , protendendole mani verso la città . - Diffama pure coloro che te lo dicono ! Serba il male , carezzalo , pei tuoi fini perversi . Ma bada , bada alla fine ! - Non hanno un rifugio ? - domandò Scrooge ; - non c ' è per loro un sollievo ? - E non ci son forse prigioni ? - ribatté lo Spirito , ritorcendogli contro le sue proprie parole . - Non ci son forse case di lavoro ? - L ' orologio batté le dodici . Scrooge si guardò intorno cercando lo Spirito e non lo vide più . Squillando l ' ultimo colpo , gli sovvenne la predizione del vecchio Giacobbe Marley , e alzando gli occhi , scerse un solenne fantasma , ammantato e incappucciato , il quale avanzavasi , come nebbia che sfiori il terreno , alla sua volta . Strofa Quarta L ' ultimo degli Spiriti Lento , grave , silenzioso , s ' accostò il fantasma . Scrooge , in vederselo davanti , cadde in ginocchio , perché in verità questo degli Spiriti era circonfuso di ombra e di mistero . Un nero paludamento lo avvolgeva tutto , nascondendogli il capo , la faccia , ogni forma : solo una mano distesa sporgeva . Senza di ciò , sarebbe stato difficile discernere la cupa figura dalla notte , separarla dalle tenebre che la stringevano . Sentì Scrooge che lo Spirito era alto e forte , sentì che la misteriosa presenza gl ' incuteva un terrore solenne . Non sapeva altro , perché lo Spirito era muto e immobile . - Sono io in presenza dello Spirito di Natale futuro ? - chiese Scrooge . Non rispose lo Spirito , e solo accennò con la mano . - Tu mi mostrerai le ombre delle cose non accadute , ma che accadranno nel tempo che ci aspetta , - proseguì Scrooge . - Dico bene , Spirito ? - La parte superiore del paludamento si aggruppò un momento nelle sue pieghe , come se lo Spirito avesse inclinato il capo . Fu questa l ' unica sua risposta . Benché oramai assuefatto a cotesta compagnia dell ' altro mondo , Scrooge avea tanta paura di quell ' ombra taciturna da non reggersi in gambe quando si trattò di seguirla . Lo Spirito , quasi accorto di quel tremore , sostò un momento per dargli tempo di riaversi . Ma il rimedio fu peggio del male . Scrooge fu preso da un brivido di vago terrore , pensando che di dietro al fosco paludamento due occhi spettrali intentamente lo fissavano , mentre egli , per quanto aguzzasse i propri , non poteva altro vedere che una scarna mano sporgente da un gran viluppo di nerume . - Spirito del futuro ! - egli esclamò , - io ho più paura di te che di ogni altro Spirito veduto innanzi . Ma , poiché so che l ' intenzione tua è di farmi del bene , e poiché spero di mutar vita , se Dio mi dà vita , eccomi disposto a tenerti compagnia e con animo grato , anche . Non vorrai tu essermi cortese di una parola ? - Nessuna risposta . La mano accennava diritto in avanti . - Ebbene , guidami ! - disse Scrooge . - Guidami ! La notte declina , e il tempo è per me prezioso , lo sento . Guidami , Spirito ! - Il Fantasma si mosse lento e grave com ' era venuto . Scrooge lo seguì come avvolto nell ' ombra del paludamento e in quella si sentì portato via . Non si può dire che entrassero in città ; parve invece che questa balzasse fuori di botto e li circondasse . Vi si trovavano dentro , proprio nel cuore ; alla borsa , fra i negozianti . E questi andavano su e giù frettolosi , e faceano tintinnare i denari in tasca , e discorrevano a capannelli , e cavavano fuori gli orologi , e si gingillavano in atto pensoso e co ' grossi sigilli d ' oro della catena . Così tante volte gli aveva visti Scrooge . Lo Spirito si arrestò presso un gruppo di uomini d ' affari . Osservando la mano che gli additava , Scrooge si avanzò per udire i loro discorsi . - No - diceva un omaccione grasso con tanto di pappagorgia - non ne so gran cosa . Questo so che è morto . - Quand ' è ch ' è morto ? - domandò un altro . - Iersera , credo . - O di che ? - chiese un terzo , pescando largamente in un ' ampia tabacchiera . - Mi pareva a me che non dovesse morir mai . - Dio lo sa , - sbadigliò il primo . - Che ne ha fatto dei suoi danari ? - domandò un signore dal viso rubicondo con una escrescenza pendula in punta del naso , la quale tremolava come i bargigli d ' un tacchino . - Non ne ho inteso dir niente , - rispose l ' uomo dalla pappagorgia in un secondo sbadiglio . - L ' avrà lasciati alla sua Ditta . A me , no di certo . Questo è quanto so . - Una risata generale accolse questa facezia . - Ha da essere un magro funerale , - soggiunse quello stesso ; - perché non so davvero di nessuno che ci vada . Che direste se ci andassimo tutti noi , da volontari ? - Se c ' è da rifocillarsi , non dico di no , - osservò il signore dall ' escrescenza . - Se ci vengo , mi s ' ha da nudrire . - Altra risata . - Bè , - disse il primo , - io sono il più disinteressato fra tutti voi , perché non porto mai guanti neri e non fo mai colazione . Eppure eccomi pronto ad andare , se c ' è altri che mi faccia compagnia . Quando ci penso , mi pare e non mi pare di essere stato il suo amico più intrinseco ; dovunque ci si vedeva , si barattavano quattro chiacchiere . Addio , addio ! - Il gruppo si sciolse si mescolò ad altri gruppi . Scrooge li conosceva tutti , e si volse allo Spirito per avere una spiegazione . Il Fantasma passò oltre in una via . Segnò , col dito disteso , due persone che s ' incontravano . Di nuovo Scrooge porse ascolto , pensando di trovar qui la spiegazione domandata . Anche questi uomini gli erano noti : uomini d ' affari , ricchissimi , di gran conto . S ' era studiato sempre di guadagnarsi la loro stima : beninteso , una stima commerciale , nient ' altro . - Come si va ? - chiese uno . - E voi ? - ribatté l ' altro . - Non c ' è malaccio . Pare che il vecchio lesina abbia avuto il suo conto alla fine , eh ? - Così ho inteso dire . Fa freddo , non vi pare ? - Siamo a Natale , capite . Voi non siete pattinatore , eh ? - No , no ! Ho ben altro pel capo . Buon giorno ! - Non altro . Questo il loro incontro , il colloquio , il commiato . Scrooge avrebbe quasi stupito che lo Spirito desse tanto peso a così futili discorsi ; ma per un ' intima certezza che qualche intento nascosto ci avea da essere , si diè a pensarci sopra . Non si poteva supporre che quei discorsi si riferissero alla morte di Giacobbe , il suo vecchio socio , perché quella apparteneva al Passato , e i dominio di questo Spirito era tutto nel Futuro . Né gli veniva in mente altra persona che gli appartenesse . Ma non dubitando punto che , a chiunque si riferissero , quei discorsi aveano una moralità latente diretta al proprio bene , ei risolvette di far tesoro di ogni parola che udisse e di ogni cosa che vedesse ; e specialmente di osservare la propria ombra , quando sarebbe comparsa . Poiché , pensava , la condotta del suo io di là da venire lo avrebbe messo sulla buona via , agevolandogli la soluzione di quegli indovinelli . Si guardò attorno per trovar sé stesso ; ma un altro occupava il noto cantuccio , e benché l ' orologio segnasse l ' ora solita del suo arrivo , non vide alcuno che gli somigliasse in mezzo alla folla che si pigiava all ' entrata . Non ne stupì molto però ; perché era andato rivolgendo dentro di sé un mutamento di vita e pensava e sperava che questa sua assenza fosse una prova dei novelli propositi recati in atto . Muto e fosco gli stava sempre allato il Fantasma con la mano protesa . Quando ei si riscosse , argomentò , dalla direzione della mano e dalla posizione del Fantasma stesso rispetto a sé , che gli occhi invisibili acutamente lo scrutassero . N ' ebbe un brivido per tutta la persona . Si tolsero dalla scena affaccendata e vennero in una oscura parte della città , dove Scrooge non era mai penetrato , benché subito ne riconoscesse la postura e la mala fama . Le vie erano anguste e sudicie ; misere le botteghe e le case ; la gente seminuda , ubriaca , sciatta , brutta . Androni e chiassuoli , come tante fogne , rigurgitavano sulle vie intricate l ' oltraggio del lezzo , dell ' immondizia , degli esseri viventi ; e tutto il quartiere esalava il delitto , il sudiciume , la miseria . In fondo a cotesta spelonca infame , sotto l ' aggetto di una tettoia , aprivasi una bottega lurida e bassa , dove s ' andava a comprare cenci , ferri , bottiglie , untume di rimasugli . Dentro , sull ' impiantito , erano ammontati chiodi , uncini , chiavi rugginose , catene , lime , bilance , pesi , ferri vecchi d ' ogni maniera . Ascondevansi forse e brulicavano segreti che non era bello approfondire in quella montagna di cenci nauseabondi , di grasso corrotto , di ossami . Un vecchio furfante sulla settantina , grigio di capelli , se ne stava a sedere in mezzo a coteste sue mercanzie , presso una stufa di vecchi mattoni . Difeso dall ' aria fredda di fuori mediante un sudiciume di tenda fatta di tante pezze spaiate , sospese a una corda , s ' andava fumando la sua pipa con tutta la voluttà di una solitudine indisturbata . Scrooge e il Fantasma vennero in presenza di costui nel punto stesso che una donna con un grosso fardello sgusciava nella bottega . E subito dopo di lei , un ' altra donna entrò , carica allo stesso modo ; e le tenne dietro un uomo vestito di nero rossiccio , il quale non meno stupì in vederle tutt ' e due ch ' esse non avessero fatto riconoscendosi a vicenda . Dopo un momento di muto stupore , al quale si unì il vecchio della pipa , tutt ' e tre dettero in una gran risata . - Passi avanti la giornaliera ! - gridò la donna ch ' era entrata per la prima . - Poi venga la lavandaia ; poi l ' appaltatore delle pompe funebri . Vedi un po ' che bazza , vecchio Joe ! Pare che ci siamo dato la posta , pare ! - Non vi potevate incontrare in un posto migliore , - disse il vecchio Joe , togliendosi la pipa di bocca . - Venite in salotto . Ci siete da un pezzo come a casa vostra ; e gli altri due non son mica forestieri . Lasciate che chiuda la porta della bottega . Ah , come stride ! sfido a trovar qui dentro una sferra più rugginosa di questi arpionacci o delle ossa più vecchie delle mie .. Ah , ah ! Siamo in armonia del mestiere , capite , siamo bene assortiti . Venite in salotto . Venite in salotto . - Il salotto era lo spazio difeso dalla tenda di stracci . Il vecchio rattizzò il fuoco con un ferro rugginoso di ringhiera , e smoccolato che ebbe la lucerna fumosa ( perché già era notte ) col cannello della pipa , si pose questo di nuovo fra le labbra . Nel frattempo , la donna che avea già parlato gettò il suo fagotto per terra e sedette sopra uno sgabello , incrociando i gomiti sulle ginocchia e squadrando con mal piglio gli altri due . - O che m ' avete da dire , signora Dilber , sentiamo un po ' ! - disse la donna . - Ognuno ha il diritto di guardare ai suoi interessi . Anche lui non ha fatto altro , voi lo sapete ! - Altro se lo so ! - rispose la lavandaia . - Nessuno lo passava per questo . - E allora , che è che mi fate cotesti occhiacci , come se aveste paura ? Non c ' è mica da scoprire altarini , qui ! - No , davvero ! - dissero insieme la signora Dilber e l ' uomo . - Speriamo di no , almeno . - Bravi dunque ! - esclamò la donna , - e non se ne parli altro . Chi è che ce lo perde questo po ' di roba ? Nessuno , a meno che non sia il morto . - Avete ragione , - approvò ridendo la signora Dilber . - S ' ei se la voleva serbare anche dopo morto , quel vecchio lesina , perché non ha vissuto come tutti gli altri ? Se avesse fatto così , qualcuno gli sarebbe stato vicino quando la morte se lo ha pigliato , e non avrebbe bocchieggiato nella sua topaia solo come un cane . - È proprio la parola della verità . Questo gli toccava , nient ' altro . - E gli avrebbe avuto a toccar peggio , parola d ' onore , e così avessi potuto io metter le mani su qualche altra cosa . Aprite quel fagotto , Joe , e prezzatelo . Parlate chiaro . Non ho mica paura io d ' esser la prima e tanto meno ch ' essi lo vedano . Anche prima di trovarci qua , si sapeva un pochino , mi pare , che i nostri affarucci li facevamo . Niente di male . Aprite il fagotto , Joe . - Ma la galanteria dei colleghi si oppose a questo , e l ' uomo vestito di nero rossiccio , montando pel primo sulla breccia , profferse il suo bottino . Non era gran che . Un par di sigilli , un astuccio da matita , due bottoni di camicia e una spilla di poco valore . Il vecchio Joe esaminò ed apprezzò ad uno ad uno gli oggetti , scrisse sul muro con un pezzo di gesso le somme ch ' era disposto a sborsare , e visto che non c ' era altro , tirò la somma . - Ecco il vostro conto , - disse , - e non darei niente niente di più , mi avessero anche ad arrostire . Chi viene appresso ? - Veniva appresso la signora Dilber . Lenzuola e tovaglie , un abito , due cucchiaini d ' argento antiquati , un par di pinzette per lo zucchero e qualche stivale . Il secondo conteggio fu fatto sul muro come il primo . - Con le signore , - disse il vecchio Joe , - sono sempre largo di mano . È una mia debolezza , e gli è così che mi rovino . Eccovi il vostro conto . Se non siete contenta e volete mercanteggiare , mi pentirò di essere stato così liberale e vi farò invece una sottrazione . - Ed ora , Joe , - disse l ' altra donna , - disfate il mio fagotto . - Joe si pose ginocchioni per star più comodo e dopo aver sciolti un arruffio di nodi , tirò fuori un involto grosso e pesante di stoffa scura . - O che è questo ? - disse . - Un cortinaggio ! - Ah ! - rispose ridendo la donna sporgendosi sulle braccia incrociate . - Un cortinaggio ! - Non mi darete mica ad intendere , che lo abbiate tirato giù , anelli e ogni cosa , mentre il morto stava lì , sul letto ! - Sì davvero . E perché no ? - Brava , - disse Joe , - voi siete nata per far fortuna , e vi dico che la farete . - Certo , - rispose freddamente la donna , - quando me ne verrà il destro , non me ne starò con le mani in mano , per riguardo a un omaccio come quello lì . No , Joe , parola d ' onore . E adesso non mi fate sgocciolar l ' olio sulle coperte . - Anche sue ? - domandò Joe . - O di chi volete che siano ? - ribatté la donna . - Non c ' è paura che pigli un ' infreddatura , no . - Spero che non sia morto di male contagioso , eh ? - disse Joe , fermandosi in tronco e alzando gli occhi . - Niente paura , - rispose la donna . - Se mai , non mi struggevo poi tanto della sua compagnia da stargli intorno per questi stracci . Ah ! fatevi pure a guardarla cotesta camicia , che non ci troverete né un buco né niente niente di logoro . Era la migliore che avesse , ed è anche fine . Se non c ' ero io , l ' avrebbero sciupata . - Sciupata ? - domandò il vecchio Joe . - Già , - rispose la donna ridendo , - gliel ' avrebbero messa indosso per sepellirlo . E c ' è stato non so che balordo che così avea fatto ! ma io gliel ' ho cavata di nuovo . È anche troppo lusso il cotone per involtarvi un morto . Più brutto di quanto era con questa indosso , non potrà parere di certo . - Scrooge ascoltava questo dialogo inorridendo . Li vedeva aggruppati intorno al loro bottino , alla povera luce d ' una lucerna , e gliene veniva un odio , una nausea , come al cospetto di osceni demoni che mercanteggiassero lo stesso cadavere . - Ah , ah ! - ridacchiò la stessa donna , quando il vecchio Joe , cavando un sacchetto di flanella pieno di denari contò a ciascuno per terra la sua parte . - Qui sta il bello , vedete ! Ha fatto paura a tutti quando era vivo , proprio per farci guadagnar noi da morto . Ah , ah , ah ! - Spirito ! - disse Scrooge , tremando da capo a piedi . - Vedo , vedo . Cotesto sciagurato potrei essere io . A questo mi mena la mia vita di adesso ... Dio di misericordia , che cosa è questa ! - Indietreggiò dal terrore , perché la scena era mutata ed ei toccava quasi un letto , un letto nudo , senza cortinaggio , sul quale , sotto un lenzuolo sdrucito , giaceva qualche cosa d ' avviluppato , il cui silenzio stesso parlava terribilmente . La camera era buia , tanto buia da non potere osservare intorno con accuratezza , benché Scrooge aguzzasse gli occhi obbedendo a un impulso segreto che lo rendeva ansioso di sapere in che sorta di camera si trovasse . Una luce scialba , venendo di fuori , mandò un raggio su quel letto : e su questo , spogliato , rubato , solo , trascurato , senza pianto , giaceva il corpo di quell ' uomo . Scrooge volse un ' occhiata al Fantasma . La rigida mano accennava al capo del morto . Il lenzuolo era così male aggiustato che col menomo tocco d ' un dito Scrooge avrebbe potuto scoprire quella faccia . Vi pensò , ne vide l ' agevolezza , se ne struggeva ; ma non avea maggior potere di rimuovere quel velo che di allontanare da sé lo Spettro silenzioso . Oh ! fredda , rigida , spaventevole Morte ! rizza qui il tuo altare , vestilo di tutti i tuoi terrori . Qui davvero è il tuo regno ! Ma se quel capo fosse amato , riverito , onorato , non un capello ne potresti strappare pei tuoi biechi disegni , non un tratto del viso rendere odioso . Non è già che quella mano non sia grave e che non ricada abbandonata ; non è già che il cuore e il polso non battano ; ma quella mano era aperta , generosa , leale ; ma quel cuore era bravo , caldo , affettuoso ; ma quel polso era di un uomo . Colpisci , Ombra , colpisci pure ! schizzeranno dalla ferita le sue buone azioni e si spargeranno pel mondo come semi di vita immortale ! Nessuna voce pronunciò queste parole all ' orecchio di Scrooge , eppure egli le udì mentre guardava a quel letto . Se quest ' uomo rivivesse , ei pensava , quali cure lo assorbirebbero ? L ' avarizia , la crudeltà , l ' ingordigia ? Una bella ricchezza gli hanno guadagnato , davvero ! Giaceva , nella cassa buia e deserta , senza che una voce di donna , di uomo , di bambino dicesse : " Egli fu buono per me in questa cosa o in quella , e per la memoria che ne serbo io sarò buono per lui " . Un gatto raspava alla porta e sotto le pietre del caminetto si udiva un rosicchiar di topi . Che cosa cercassero nella camera della morte e perché fossero così irrequieti , Scrooge non osò pensare . - Spirito ! - disse , - questo luogo è orrido . Uscendone , non m ' uscirà di mente la sua terribile lezione , credimi . Andiamo via ! - Sempre , col rigido dito , lo Spirito accennava al capo del morto . - Intendo , - rispose Scrooge , - e ti ubbidirei anche , se potessi . Ma non ne ho la forza , Spirito , non ne ho la forza . - Di nuovo parve che lo Spirito lo guardasse . - Se c ' è qualcuno nella città , che pianga la morte di quest ' uomo , - disse Scrooge al sommo dell ' angoscia , - mostramelo , Spirito , te ne scongiuro ! - Il Fantasma distese un momento la scura veste davanti a lui come un ' ala ; e ritraendola scoprì una stanza rischiarata dalla luce del giorno , dov ' erano una madre co ' suoi bambini . Ella aspettava ansiosa qualcuno ; andava su e giù per la stanza ; trasaliva ad ogni rumore ; si spenzolava dalla finestra ; guardava all ' orologio ; si provava invano a lavorare di ago ; sopportava a stento le voci dei bambini che facevano il chiasso . S ' udì alla fine la bussata lungamente attesa . Ella corse incontro al marito ; un uomo dal viso emaciato e triste , benché giovane ancora . Vi si notava ora una singolare espressione ; una specie di soddisfazione malinconica , della quale si vergognava e che studiavasi di reprimere . Sedette pel desinare che era stato tenuto in caldo presso i fuoco ; e quando la donna , dopo un lungo silenzio , gli domandò timidamente che notizie portava , ei parve impacciato a rispondere . - Sono buone o cattive ? - disse ella , per aiutarlo . - Cattive , - rispose . - Siamo rovinati affatto ? - No . C ' è speranza , Carolina . - S ' egli si è commosso , - disse la moglie tutta sorpresa , - allora sì ! Tutto si può sperare , se è accaduto un miracolo come questo . - Oramai , - rispose il marito , - non si può più commuovere . È morto . - Se il viso diceva il vero , ella era una creatura mite e prudente ; e nondimeno , udendo quella nuova , strinse insieme le mani , ringraziando il cielo . Ne domandò subito perdono e fu dolente della disgrazia ; ma il primo movimento era stato del cuore . - Adesso si trova tutto vero quel che mi disse quella donna mezzo brilla , di cui t ' ho parlato ieri , quando feci per vederlo e per ottenere la dilazione di una settimana . Io mi figuravo che fosse una scusa . Non solo stava molto male , ma era a dirittura moribondo . - A chi sarà trasferito il nostro debito ? - Non so . Ma prima d ' allora , il danaro sarà pronto ; e se mai , non avremo la mala sorte d ' inciampare in un creditore spietato come lui . Stanotte possiamo dormire col capo fra due guanciali , Carolina ! - Sì . Comunque temperassero la cosa , i loro cuori erano più leggieri . I visini dei bambini , che si stringevano loro intorno per udire quel che così poco capivano , brillavano più del solito ; e tutta la casa , per la morte di quell ' uomo , era più felice ! L ' unica emozione che lo Spirito gli potesse mostrare come effetto di quell ' evento , era di piacere . - Lasciami vedere qualche scena di tenerezza che si leghi all ' idea della morte , - disse Scrooge ; - se no , Spirito , quella buia camera testé lasciata mi sarà sempre davanti . - Lo Spirito lo menò per varie vie che gli erano familiari ; e via facendo , Scrooge guardava di qua e di là per trovare sé stesso , ma in nessun posto vedevasi . Entrarono nella casetta , già prima visitata , del povero Bob Cratchit , e vi trovarono la mamma e i figliuoli raccolti intorno al fuoco . Erano tranquilli , molto tranquilli . I rumorosi piccoli Cratchit se ne stavano a sedere in un cantuccio , muti come statue , e guardando a Pietro che leggeva in un libro . La mamma e le figliuole attendevano a cucire . Ma erano molto tranquilli tutti , molto tranquilli ! - " Ed egli prese un bambino e lo mise in mezzo a loro . " Dove aveva udito queste parole Scrooge ? Non le aveva già sognate . Il ragazzo avea dovuto leggerle ad alta voce , mentre egli e lo Spirito varcavano la soglia . E perché non andava avanti ? La mamma posò il lavoro sulla tavola e si coprì la faccia con le mani . - Il colore , - disse , - mi fa male agli occhi . - Il colore ? Ah , povero Tiny Tim ! - Adesso stanno meglio , - disse la moglie di Cratchit . - Si vede che il lume della candela stanca la vista ; e per nulla al mondo voglio far vedere a vostro padre , quando torna , che ho gli occhi affaticati . Dev ' essere vicino a tornare . - È anzi passata l ' ora , - rispose Pietro chiudendo il libro . - Se non sbaglio , mamma , da qualche sera in qua mi par che il babbo cammini meno svelto del solito . - Da capo tornarono a star tranquilli . Finalmente ella disse , con voce forte e allegra , che un sol momento tremò : - Mi ricordo quando camminava portando in collo ... mi ricordo quando camminava portando in collo Tiny Tim , e andava svelto davvero . - Anch ' io me ne ricordo , - esclamò Pietro . - Spesso . - E io pure ! - venne su un altro . Tutti se ne ricordavano . - Gli è che il bambino era leggiero , - riprese ella , tutta china sul lavoro , - e il babbo gli voleva tanto bene che non gli dava niente fastidio : niente . Ah , eccolo ! - Corse ad incontrarlo ; e Bob , col suo fazzoletto al collo - ne aveva bisogno , poveraccio ! - entrò . Il thè lo aspettava accanto al fuoco , e tutti fecero a gara per servirglielo . Poi i due piccoli Cratchit gli montarono sulle ginocchia , e gli posarono le piccole guance di qua e di là sul viso , come per dire : " Via , babbo , non ci pensare , non t ' affliggere ! " Bob era allegro con loro e parlò in tono gaio a tutta la famiglia . Guardò il lavoro sulla tavola e lodò la bravura e la sollecitudine della signora Cratchit e delle ragazze . Avrebbero terminato molto prima di domenica , disse . - Domenica ! - esclamò la moglie . - Sicché , ci sei andato oggi ? - Sì , cara , - rispose Bob . - Ti ci avrei voluta anche te . Ti avrebbe fatto del bene di vedere tutto quel verde . Ma ci andrai spesso . Gli avevo promesso che di Domenica ci avrei fatto una passeggiatina . Caro piccino ! caro caro piccino ! - Ruppe in pianti ad un tratto . Non si poté tenere . Se avesse potuto , non avrebbe forse sentito così vicino il suo figlioletto come se lo sentiva . Lasciò la stanza e andò nella cameretta di sopra , che era tutta illuminata e ornata di ghirlande di Natale . C ' era una sedia accanto al letto del bambino , e si vedeva a più segni che qualcuno c ' era stato di fresco . Il povero Bob vi sedette , e quando si fu alquanto raccolto e calmato , baciò quel caro visino . Allora si rassegnò a quanto era accaduto , e tornò da basso del tutto felice . Si raccolsero intorno al fuoco a discorrere ; la mamma e le ragazze lavoravano sempre . Bob narrò loro della straordinaria bontà del nipote del signor Scrooge , che appena una volta avea visto , e che incontrandolo per via e vedutolo un pochino ... " un pochino giù , vedete " disse Bob , gli avea domandato che dispiacere avesse . " Al che " disse Bob " visto ch ' egli è la persona più affabile del mondo , gli dissi la cosa . - Me ne duole assai , signor Cratchit , disse lui , e anche per la vostra buona signora . - A proposito , come abbia fatto a saper questo , non lo so davvero . - A saper che cosa ? - Che tu sei una buona moglie . - Tutti lo sanno ! - disse Pietro . - Bravo ragazzo , ben detto ! - esclamò Bob . - Lo spero bene . " Mi duole assai , dice , per la vostra buona signora . Se in qualunque modo posso esservi utile , dice dandomi il suo biglietto , eccovi l ' indirizzo di casa . Dirigetevi a me , ve ne prego . " Ora capisci , esclamò Bob , non era già pei favori che ci potea rendere , ma quella sua affabilità facea veramente piacere . Pareva proprio che avesse conosciuto il nostro Tiny Tim , e partecipasse al nostro dolore . - Ha un buon cuore , questo è certo , - disse la signora Cratchit . - Ne saresti certissima se lo vedessi e gli parlassi , - rispose Bob . - Non mi farebbe nessuna meraviglia , vedi , s ' ei trovasse a Pietro un posto migliore . - Senti , Pietro , senti ? - disse la madre . - E allora , - esclamò una delle ragazze , - Pietro s ' accasa e si stabilisce per conto suo . - Eh via ! - ribatté Pietro con una smorfia . - Prima o dopo , - disse Bob , - può anche darsi , benché ci sia tempo a pensarci sopra , figliuolo mio . Ma , comunque la cosa vada , io son sicuro che nessuno di noi dimenticherà mai il povero Tiny Tim , no , non è vero ? e nemmeno questa prima separazione in famiglia . - Mai , babbo , mai ! - gridarono tutti ad una voce . - E io so pure - disse Bob , - io so , cari miei , che quando ci ricorderemo com ' egli fosse buono e paziente , benché così piccino , non ci lasceremo andare a questionar fra di noi , se no sarebbe lo stesso che scordarci di quel poveretto . - No , babbo , mai ! - di nuovo esclamarono tutti . - Sono contento , - disse Bob , - oh , sono contento ! - La moglie lo baciò e così fecero le figliuole e i due ragazzi . Con Pietro si dettero una forte stretta di mano . Anima di Tiny Tim , la tua essenza infantile veniva da Dio ! - Spirito - disse Scrooge , - sento non so come , che il momento della nostra separazione è prossimo . Dimmi , chi era quell ' uomo che abbiamo visto disteso sul letto di morte ? - Lo Spirito di Natale di là da venire lo trasportò come prima - benché in un tempo diverso ; e in verità queste ultime visioni non erano ordinate e soltanto apparivano tutte nel futuro - nelle vie frequentate dagli uomini d ' affari , ma non gli mostrò l ' altro sé stesso . Non si fermava lo Spirito ; correva , correva diritto alla meta designata , finché Scrooge non lo pregò di arrestarsi un momento . - Questo cortile che ora attraversiamo , - disse , - è da molto tempo il centro dei miei affari . Ecco la casa . Lasciami un po ' vedere quel che sarò un giorno . - Lo Spirito si arrestò ; ma la mano sua accennava altrove . - Lì è la casa , - esclamò Scrooge . - Perché mi fai segno da quell ' altra parte ? - Il dito inesorabile stette saldo . Scrooge corse a dare un ' occhiata alla finestra del suo banco . Sempre banco era , ma non più il suo . Erano mutati i mobili e la persona seduta in poltrona non gli somigliava . Il Fantasma accennava sempre allo stesso modo . Ei lo raggiunse , e ruminando perché e dove se ne fosse andato , lo accompagnò fino a un cancello di ferro . Prima di entrare , si guardò attorno . Un cimitero . Qui , dunque , lo sciagurato di cui gli sarebbe stato svelato il nome , qui giaceva sottoterra . Un bel posto davvero . Circondato da case , ingombro di erbe e cespugli , una morte anzi che una vita di vegetazione , soffocato dalle molte sepolture , grasso fino alla nausea . Un bel posto davvero ! Lo Spirito stette fra le tombe e abbassò il dito segnandone una . Scrooge vi si accostò tremando . Era sempre lo stesso Spirito , ma parve a Scrooge travedere un pensiero nuovo e terribile nella solennità della sua forma . - Prima di accostarmi a quella pietra ove tu accenni , - disse Scrooge , - rispondi a una sola domanda . Son queste le immagini delle cose future o soltanto delle cose possibili ? - Lo Spirito teneva sempre il dito abbassato verso la tomba vicina . - Le azioni umane adombrano sempre un certo fine , che può diventare inevitabile , se in quelle ci si ostina . Ma se vengono a mutare , muterà anche il fine . Dimmi che così è , dimmelo , in queste scene che mi vai mostrando ! - Lo Spirito era immobile sempre . Scrooge si trascinò a quella volta , tremando ; e seguendo il dito , lesse sulla pietra della tomba negletta il proprio nome : EBENEZER SCROOGE . - Son io , io quell ' uomo che giaceva sul letto ? - gridò cadendo in ginocchio . Il dito accennò dalla tomba a lui e da lui alla tomba . - No , Spirito ! Oh no , no ! - Il dito non si moveva . - Spirito ! - gridò egli abbracciandosi alla sua veste , - ascoltami ! Io non son più lo stesso uomo di prima . Io non sarò l ' uomo che sarei stato , se non t ' avessi seguito . Perché mostrarmi tutto questo , se per me non c ' è più speranza ? - Per la prima volta la mano parve agitarsi . - Buono Spirito , - ei proseguì , sempre prostrato - tu ti commuovi perché sei buono , tu hai pietà di me . Dimmi , assicurami ch ' io posso ancora , mutando vita , cangiar queste scene che m ' hai mostrate ! - La mano tremò di nuovo in atto di conforto . - Io onorerò sempre Natale nel cuore , io ne serberò il culto tutto l ' anno . Vivrò nel passato , nel presente e nell ' avvenire . Mi parleranno dentro tutti e tre gli Spiriti . Non mi scorderò delle loro lezioni . Oh , dimmi , dimmi che mi sarà dato cancellare lo scritto di questa pietra ! - Afferrò , nell ' angoscia che lo straziava , la mano dello Spirito . Questi cercò divincolarsi dalla stretta , ma Scrooge pregava e teneva forte . Lo Spirito , più forte di lui , lo respinse . Alzando le mani in una estrema preghiera di veder mutato il suo fato , ei notò una trasformazione nella veste e nel cappuccio del Fantasma . Lo Spirito si strinse in sé , si rannicchiò , si rassodò , divenne una colonna di letto . Strofa Quinta La fine della storia Sì ! e quella colonna di letto era la sua . Suo il letto , sua la camera . Meglio ancora , meglio d ' ogni cosa , era suo il tempo che aveva davanti , suo , per emendarsi ! - Vivrò nel Passato , nel Presente e nel Futuro ! - ripetè Scrooge , sgusciando fuori del letto . - I tre Spiriti mi parleranno dentro . O Giacobbe Marley ! Benedetto sia il cielo e il giorno di Natale ! Lo dico in ginocchio , mio vecchio Giacobbe ; in ginocchio ! - Era così acceso , così affollato dalle sue buone intenzioni , che la voce rotta non rispondeva al pensiero . Nel suo conflitto con lo Spirito , avea singhiozzato violentemente e tutta la faccia avea bagnata di pianto . - Non son mica strappate , esclamò Scrooge , abbracciando una delle cortine del letto , - non son mica strappate con tutti gli anelli . Eccole qui ; eccomi qui : le ombre delle cose avvenire possono essere scongiurate . E così saranno . Lo so , eh altro se lo so ! - Si azzuffava intanto co ' vestiti , gli arrovesciava , se gl ' infilava sottosopra , li lacerava , li perdeva , li confondeva in ogni sorta di stravaganza . - Non so che fare adesso ; - esclamò ridendo e piangendo insieme , e avvolgendosi nelle calze come un Laocoonte . - Mi sento leggiero come una piuma , felice come un angelo , allegro come uno scolare . Sono balordo come un ubriaco . Un allegro Natale a tutti ! un allegro capo d ' anno al mondo intiero ! Olà ! eh ! olà ! - Era entrato saltellando nel salotto e se ne stava lì , ritto , ansante . - Ecco qua la casseruola con la farina d ' orzo ! - esclamò riscuotendosi e girando davanti al caminetto . - Questa è la porta di dove è entrato lo spirito di Giacobbe Marley ! Qui si è messo a sedere lo Spirito del Natale presente ! Da questa finestra ho visto gli Spiriti vaganti ! Tutto è a posto , tutto è vero , tutto è accaduto . Ah , ah , ah ! - Davvero per un uomo che da tanti anni era fuori esercizio , questa era una splendida risata , una risata co ' fiocchi : il ceppo di tutta una lunga famiglia di franche risate ! - A quanti ne siamo del mese ? - disse Scrooge . - Quanto tempo sono stato tra gli Spiriti ? Non lo so . Non so niente . Sono come un bambino . Non preme . Non me n ' importa . Così lo fossi , bambino ! Olà ! eh ! olà ! - Fu arrestato nelle sue effusioni dalle campane che mandavano all ' aria i più lieti squilli che avesse mai uditi . Bom , bam , din , don , dan ! Dan , don , din , bom , bam ! Oh , che armonia , oh , che gloria ! Corse alla finestra , l ' aprì , mise fuori il capo . Niente nebbia : un ' aria limpida , cristallina , gioconda ; un freddino salubre , pungente ; un sole d ' oro ; un cielo di zaffiro ; freschetto , non freddo ; e quelle campane , così allegre , così allegre ! Oh , bello , magnifico ! - Che è oggi ? - gridò Scrooge ad un ragazzetto che passava con indosso gli abiti della festa e che forse s ' era fermato per guardarlo . - Eh ? - fece il ragazzo spalancando la bocca dalla maraviglia . - Che è oggi , bambino mio ? - ripetè Scrooge . - Oggi ! - rispose il ragazzo . - È Natale , oggi . - È Natale ! - disse Scrooge a sé stesso . - Bravo , sono in tempo . Gli Spiriti hanno fatto ogni cosa in una notte . Possono fare quel che vogliono . Si sa . È naturale . Ohe , bambino ! - Ohe ! - fece il ragazzo . - Sai dov ' è il pollaiolo , nella via appresso , alla cantonata ? - Sfido io ! l ' avrei da sapere , - rispose il ragazzo . - Che ragazzo di talento ! - esclamò Scrooge . - Un ragazzo non comune , perbacco ! Sai se ha già venduto quel tacchinaccio che teneva ieri in mostra sospeso pel collo ? non quello piccolo , no ; il tacchino grosso . - Quale ? quello grosso come me ? - domandò il ragazzo . - Oh , che amore di un ragazzo - esclamò Scrooge . - È un piacere a discorrerci . Sì , proprio quello , piccino mio . - È sempre appeso com ' era . - Sì ? davvero ? Ebbene , corri subito a comprarlo . - Fossi grullo ! - ribatté il ragazzo . - No , no , - disse Scrooge , - parlo sul serio . Corri a comprarlo , e dì che lo voglio , che gli darò io l ' indirizzo dove l ' hanno da portare . Torna con l ' uomo tu , che ti darò uno scellino . Torna in meno di cinque minuti , che ti darò mezza corona ! - Il ragazzo partì come una freccia . Ci volea una mano ben gagliarda per scoccare una freccia a quel modo . - Lo manderò a Bob Cratchit ! - borbottò Scrooge , fregandosi le mani e scoppiando dal ridere . - Non ha da sapere chi glielo manda . È due volte Tiny Tim . Uno scherzo magnifico , oh , magnifico ! - Non era ferma la mano nello scrivere l ' indirizzo , ma bene o male lo scrisse , e andò giù ad aprir la porta , e per esser pronto all ' arrivo del tacchino . Stando così ad aspettare , fu tratto dal guardare il picchiotto . - Gli vorrò bene finché avrò vita ! - disse carezzandolo . - Non ci avevo guardato mai . Che espressione simpatica e onesta ! che bel picchiotto davvero ! ... Ecco il tacchino . Olà ! ehi ! Come state ? Buon Natale ! - Era un tacchino davvero ! Non si potea reggere in gambe , un uccellaccio come quello lì ; le avrebbe spezzate in un minuto come bastoncelli di ceralacca . - Perdinci ! è impossibile portare cotesta roba fino a Camden Town , - disse Scrooge . - Dovete prendere una carrozzella . - Il riso con cui disse questo , e il riso con cui pagò il tacchino , e il riso con cui pagò la carrozzella , e il riso con cui diè la mancia al ragazzo , furono soltanto sorpassati dal riso che lo prese tutto mentre si lasciava andare senza fiato sul suo seggiolone , e rise , e rise fino a che scoppiò a piangere . Non era agevole il radersi , perché la mano gli tremava sempre ; e il radersi richiede un po ' di attenzione , anche quando non ballate , facendovi la barba . Ma se pure si fosse mozzato la punta del naso , vi avrebbe appiccicato un pezzo di taffettà e sarebbe stato contento come una pasqua . Si vestì , col meglio che aveva , e uscì per la via . La gente si riversava fuori , com ' egli l ' avea vista con lo Spirito del Natale presente . Camminando con le mani dietro , Scrooge guardava a tutti con un sorriso di soddisfazione . Era così allegro , così irresistibile nella sua allegria , che tre o quattro capi ameni lo salutarono : " Buon giorno , signore ! Buon Natale ! " E Scrooge affermò spesso in seguito che di tutti i suoni giocondi uditi in vita sua , i più giocondi , senz ' altro , erano stati quelli . Non era andato lontano , quando si vide venire incontro quel signore dignitoso che era entrato il giorno prima al banco , domandando : " Scrooge e Marley , se non erro ? " Si sentì una trafittura al cuore , pensando all ' occhiata che quel signore gli avrebbe rivolto ; ma subito vide quel che avea da fare , e lo fece . - Mio caro signore , - disse , affrettando il passo e prendendolo per le mani . - Come state ? Spero che abbiate fatto una buona giornata ieri . Molto gentile da parte vostra . Tanti auguri pel Natale , signore ! - Il signor Scrooge ? - Sì . È il mio nome . Temo che vi suoni ingrato . Permettete che vi domandi scusa . E vorreste aver la bontà ... E gli bisbigliò qualche parola all ' orecchio . - Dio misericordioso ! - esclamò il signore soffocato dallo stupore . - Mio caro signor Scrooge , parlate sul serio ? - Ma sì , ma sì . Non un soldo di meno . Ci metto dentro molti arretrati , capite . Mi farete questo favore ? - Mio caro signore , - rispose l ' altro stringendogli forte la mano , - io non trovo parole per una tale muni ... - Basta , basta , prego ! - interruppe Scrooge . - Venite da me : Volete ? - Certamente ! - esclamò il vecchio signore con tutta l ' effusione della verità . - Grazie , - disse Scrooge . - Vi sono obbligato davvero . Mille e mille grazie . Arrivederci ! - Andò in chiesa , passeggiò per le vie , guardò alla gente che andava su e giù , carezzò i bambini sul capo , interrogò i mendicanti , spiò nelle cucine , alzò gli occhi alle finestre , e trovò che ogni cosa gli potea far piacere . Non avea sognato mai che una passeggiata o altra cosa qualunque gli potesse dare tanta felicità . Verso sera , si avviò alla casa del nipote . Passò davanti alla porta una dozzina di volte , prima di sentirsi il coraggio di salire e bussare . Ma si fece animo e bussò . - È in casa il padrone , cara ? - domandò alla ragazza . Una bella ragazza , parola d ' onore . - Signor sì . - Dov ' è , carina ? - È in sala da pranzo , signore , con la signora . Venite di qua , se vi piace , nel salottino . - Grazie . Mi conosce , - disse Scrooge mettendo la mano sulla maniglia del tinello . - Entrerò qui , bambina mia . - Spinse leggermente e s ' insinuò col viso per l ' uscio socchiuso . Marito e moglie osservavano la tavola sfarzosamente imbandita , perché cotesti giovani sposi sono meticolosi in certe materie e vogliono che tutto vada a capello . - Fred ! - disse Scrooge . O Signore Iddio , come trasalì la nipote ! Scrooge avea dimenticato pel momento di averla vista a sedere in un cantuccio co ' piedi sullo sgabello , altrimenti per nulla al mondo l ' avrebbe spaventata a quel modo . - Oh povero me ! - esclamò Fred , - chi è mai ? - Io , son io . Tuo zio Scrooge . Son venuto a pranzo . Mi vuoi , Fred ? - Volerlo ! Poco mancò che non gli stroncasse un braccio . In capo a cinque minuti , Scrooge si trovava come a casa propria . Niente di più cordiale . E lo stesso la nipote . E lo stesso per Topper , quando arrivò . E lo stesso per la sorella pienotta , quando fece la sua entrata . E lo stesso tutti . Che amore d ' una brigata , che giuochi , che accordo , che piacere ! Ma il giorno appresso si recò di buon mattino al banco , oh di buon mattino ! Se gli riusciva di arrivarci prima di Bob e di rinfacciare a Bob il ritardo ! Questo voleva fare , questo gli premeva . E lo fece , sicuro che lo fece ! L ' orologio suonò le nove . Niente Bob . Le nove e un quarto . Niente Bob . Era in ritardo di diciotto minuti e mezzo . Scrooge se ne stava a sedere , con la porta spalancata , per vederlo a insinuarsi nella sua cisterna . Prima d ' aprir l ' usciolo , Bob si avea tolto il cappello e il famoso fazzoletto . In un baleno , si trovò sullo sgabello , e si diè a scribacchiare in fretta e furia come per riafferrare le nove che erano passate . - Ohe ! - grugnì Scrooge con la solita sua voce chioccia per quanto gli riusciva di fingere . - Che vuol dir ciò ? a quest ' ora si viene in ufficio ? - Mi dispiace molto , signore , - rispose Bob . - Sono in ritardo . - Siete in ritardo ? - ripeté Scrooge . - Lo vedo che siete in ritardo . Favorite di qua , vi prego . - È una volta all ' anno , signore , - si scusava Bob , uscendo dalla sua cisterna . - Non accadrà più . Sono stato un po ' in allegria ieri sera , signore . - Bravo , adesso ve la do io l ' allegria , disse Scrooge . - Non son più disposto a tollerare , capite . Epperò - e così dicendo balzava giù dal suo sgabello e dava a Bob una manata così forte nel panciotto da farlo indietreggiare barcollando , - epperò io vi aumento il salario ! - Bob tremò e si accostò un po ' più alla riga . Ebbe un ' idea momentanea di darla sulla testa a Scrooge ; tenerlo saldo ; chiamar gente ; fargli mettere la camicia di forza . - Buon Natale , Bob ! - disse Scrooge battendogli sulla spalla con una cordialità schietta , da non si poter sbagliare . - Un Natale , Bob , molto più allegro di quanti non ve n ' ho augurati per tanti anni , ragazzo mio . Vi cresco il salario e farò di tutto per assistere la vostra famiglia laboriosa , e oggi stesso , Bob , oggi stesso discuteremo i vostri affari davanti a un bel ponce fumante . Accendete i fuochi e andate subito , mio caro Bob , a comprare un ' altra scatola di carboni , prima di mettere un altro solo punto sopra un i . Scrooge fu anche più largo della sua parola . Fece quanto avea detto , e infinitamente di più ; e in quanto a Tiny Tim , che non morì niente affatto , gli fu come un secondo padre . Divenne così buon amico , così buon padrone , così buon uomo , come se ne davano un tempo nella buona vecchia città , o in qualunque altra vecchia città , o paesello , o borgata nel buon mondo di una volta . Risero alcuni di quel mutamento , ma egli li lasciava ridere e non vi badava ; perché sapeva bene che molte cose buone , su questo mondo , cominciano sempre col muovere il riso in certa gente . Poiché ciechi aveano da essere , meglio valeva che stringessero gli occhi in una smorfia di ilarità , anzi che essere attaccati da qualche male meno attraente . Anch ' egli , in fondo al cuore , rideva : e gli bastava questo , e non chiedeva altro . Con gli Spiriti non ebbe più da fare ; ma se ne rifece con gli uomini . E di lui fu sempre detto che non c ' era uomo al mondo che sapesse così bene festeggiare il Natale . Così lo stesso si dica di noi , di tutti noi e di ciascuno ! E così , come Tiny Tim diceva : " Dio ci protegga tutti e ci benedica " .
Miscellanea ,
Con viva ansia e con stupore sempre crescente , veniamo osservando da lungo tempo la via dolorosa della Chiesa e il progressivo acuirsi dell ' oppressione dei fedeli ad essa rimasti devoti nello spirito e nell ' opera ; e tutto ciò in quella terra e in mezzo a quel popolo a cui S . Bonifacio portò un giorno il luminoso e lieto messaggio di Cristo e del regno di Dio . Tale nostra ansia non è stata alleviata dalle relazioni che i Reverendissimi rappresentanti dell ' Episcopato , conforme al loro dovere , Ci fecero secondo verità , visitandoCi durante la Nostra infermità . Accanto a molte notizie , che Ci furono di consolazione e conforto , sulla lotta sostenuta dai loro fedeli a causa della religione , non poterono , nonostante l ' amore al loro popolo e alla loro patria e la cura di esprimere un giudizio ben ponderato , passare sotto silenzio innumerevoli altri avvenimenti tristi e riprovevoli . Quando Noi udimmo le loro relazioni , con profonda gratitudine verso Dio potemmo esclamare con l ' Apostolo dell ' amore : « Non ho gioia più grande di quando sento : i miei figli camminano nella verità » . Ma la franchezza , che si addice alla grave responsabilità del Nostro ministero apostolico , e la decisione di presentare davanti a voi e all ' intero mondo cristiano la realtà in tutta la sua crudezza esigono anche che aggiungiamo : - - non abbiamo maggiore ansia né più crudele afflizione pastorale di quando sentiamo : molti abbandonano il cammino della verità . Il Concordato del 1933 1 . Quando Noi , Venerabili Fratelli , nell ' estate del 1933 , a richiesta del governo del Reich , accettammo di riprendere le trattative per un Concordato , in base ad un progetto elaborato già vari anni prima , e addivenimmo così ad un solenne accordo , che riuscì di soddisfazione a voi tutti , fummo mossi dalla doverosa sollecitudine di tutelare la libertà della missione salvifica della Chiesa in Germania e di assicurare la salute delle anime ad essa affidate , e in pari tempo dal sincero desiderio di rendere un servizio di interesse capitale al pacifico sviluppo e al benessere del popolo tedesco . Nonostante molte e gravi preoccupazioni , pervenimmo allora , non senza sforzo , alla determinazione di non negare il Nostro consenso . Volevamo risparmiare ai Nostri fedeli , ai Nostri figli e alle Nostre figlie , della Germania , secondo le umane possibilità , le tensioni e le tribolazioni , che , in caso contrario , si sarebbero dovute con certezza aspettare , date le condizioni dei tempi . E volevamo dimostrare col fatto a tutti , che Noi , cercando solo Cristo e ciò che appartiene a Cristo , non rifiutiamo ad alcuno , se egli stesso non la respinga , la mano pacifica della Madre Chiesa . Se l ' albero di pace , da Noi piantato in terra tedesca con puro intento , non ha prodotto i frutti , da Noi bramati nell ' interesse del vostro popolo , non ci sarà alcuno al mondo intero , che abbia occhi per vedere e orecchi per sentire , il quale potrà dire ancor oggi la colpa essere della Chiesa e del suo Capo Supremo . L ' esperienza degli anni trascorsi mette in luce le responsabilità , e svela macchinazioni , che già dal principio non si proposero altro scopo se non una lotta fino all ' annientamento . Nei solchi , in cui Ci eravamo sforzati di gettare la semenza della vera pace , altri sparsero - - come l ' inimicus homo della Sacra Scrittura - - la zizzania della sfiducia , della discordia , dell ' odio , della diffamazione , di un ' avversione profonda , occulta e palese , contro Cristo e la sua Chiesa , scatenando una lotta che si alimentò in mille fonti diverse , e si servì di tutti i mezzi . Su di essi e solamente su di essi , e sui loro protettori , occulti o palesi , ricade la responsabilità se all ' orizzonte della Germania apparisce , non l ' arcobaleno della pace , ma il nembo minaccioso delle dissolvitrici lotte religiose . Venerabili Fratelli , Noi non Ci siamo stancati di far presente ai reggitori , responsabili delle sorti della vostra nazione , le conseguenze , che sarebbero necessariamente derivate dalla tolleranza , o peggio ancora dal favoreggiamento di quelle correnti . Abbiamo fatto di tutto per difendere la santità della parola solennemente data , la inviolabilità degli obblighi volontariamente contratti , contro teorie e pratiche , le quali , se ufficialmente ammesse , avrebbero dovuto spegnere ogni fiducia e svalutare intrinsecamente ogni parola data , anche per l ' avvenire . Se verrà il momento di esporre agli occhi del mondo questi nostri sforzi , tutti i ben pensanti sapranno dove son da cercarsi i tutori della pace e dove i suoi perturbatori . Chiunque abbia conservato nel suo animo un residuo di amore per la verità , e nel suo cuore anche un ' ombra del senso di giustizia , dovrà ammettere che negli anni difficili e gravi di vicende , susseguitesi al Concordato , ciascuna delle Nostre parole e delle Nostre azioni ebbe per norma la fedeltà degli accordi sanciti . Ma dovrà anche riconoscere , con stupore e con intima ripulsa , come dall ' altra parte si sia eretto a norma ordinaria lo svisare arbitrariamente i patti , l ' eluderli , lo svuotarli e finalmente il violarli più o meno apertamente . La moderazione , da Noi finora mostrata , nonostante tutto ciò , non Ci è stata suggerita da calcoli di interessi terreni né tanto meno da debolezza , ma semplicemente dalla volontà di non strappare insieme con la zizzania , anche qualche buona pianta ; dalla decisione di non pronunziare pubblicamente un giudizio , prima che gli animi fossero maturi per riconoscerne l ' ineluttabilità ; dalla determinazione di non negare definitivamente la fedeltà di altri alla parola data , prima che il duro linguaggio della realtà avesse strappati i veli , con cui si è saputo e si cerca anche adesso mascherare , secondo un piano prestabilito , l ' attacco contro la Chiesa . Anche oggi , che la lotta aperta contro le scuole confessionali , tutelate dal Concordato , e l ' annientamento della libertà di voto , per coloro che hanno diritto all ' educazione cattolica , manifestano , in un campo particolarmente vitale per la Chiesa , la tragica serietà della situazione e una non mai vista pressione spirituale dei fedeli , la sollecitudine paterna per il bene delle anime Ci consiglia di non lasciare senza considerazione le prospettive , per quanto scarse , che possono ancora sussistere , di un ritorno alla fedeltà dei patti e ad una intesa , permessa dalla Nostra coscienza . Seguendo le preghiere dei Reverendissimi membri dell ' Episcopato non Ci stancheremo anche nel futuro di difendere il diritto leso presso i reggitori del vostro popolo , incuranti del successo o dell ' insuccesso del momento , ubbidienti solo alla Nostra coscienza ed al Nostro ministero pastorale , e non cesseremo di opporCi ad una mentalità , che cerca , con aperta od occulta violenza , di soffocare il diritto , autenticato da documenti . Lo scopo però della presente lettera , o Venerabili Fratelli , è un altro . Come voi Ci avete visitato amabilmente durante la Nostra infermità , così Noi ci rivolgiamo oggi a voi e per mezzo vostro , ai fedeli cattolici della Germania , i quali , come tutti i figli sofferenti e perseguitati , stanno molto vicini al cuore del Padre comune . In questa ora , in cui la loro fede viene provata , come vero oro , nel fuoco della tribolazione e della persecuzione , insidiosa o aperta , ed essi sono accerchiati da mille forme di organizzata compressione della libertà religiosa , in cui l ' impossibilità di aver informazioni , conformi a verità , e di difendersi con mezzi normali , molto li opprime , hanno un doppio diritto ad una parola di verità e d ' incoraggiamento morale da parte di Colui , al cui primo predecessore il Salvatore diresse quella parola densa di significato : « Io ho pregato per te , affinché la tua fede non vacilli , e tu a tua volta corrobora i tuoi fratelli » . Dio vero e dèi falsi 2 . - - E anzitutto , Venerabili Fratelli , abbiate cura che la fede in Dio , primo e insostituibile fondamento di ogni religione , rimanga pura e integra nelle regioni tedesche . Non si può considerare come credente in Dio colui che usa il nome Dio rettoricamente , ma solo colui che unisce a questa venerata parola una vera e degna nozione di Dio . Chi con indeterminatezza panteistica , identifica Dio con l ' universo , materializzando Dio nel mondo e deificando il mondo in Dio , non appartiene ai veri credenti . Né è tale chi , seguendo una sedicente concezione pre ­ cristiana dell ' antico germanesimo , pone in luogo del Dio personale il fato tetro e impersonale , rinnegando la sapienza divina e la sua provvidenza , la quale « con forza e dolcezza domina da una estremità all ' altra del mondo » e tutto dirige a buon fine . Un simile uomo non può pretendere di essere annoverato fra i veri credenti . Se la razza o il popolo , se lo Stato o una sua determinata forma , se i rappresentanti del potere statale o altri elementi fondamentali della società umana hanno nell ' ordine naturale un posto essenziale e degno di rispetto ; chi peraltro li distacca da questa scala di valori terreni , elevandoli a suprema norma di tutto , anche dei valori religiosi , e divinizzandoli con culto idolatrico , perverte e falsifica l ' ordine , da Dio creato e imposto , ed è lontano dalla vera fede in Dio e da una concezione della vita ad essa conforme . Rivolgete , o Venerabili Fratelli , l ' attenzione all ' abuso crescente che si manifesta in parole e per iscritto , di adoperare il tre volte santo nome di Dio quale etichetta vuota di senso per un prodotto più o meno arbitrario di ricerca o aspirazione umana , e adoperatevi che tale aberrazione incontri tra i vostri fedeli la vigile ripulsa che merita . Il nostro Dio è il Dio personale , trascendente , onnipotente , infinitamente perfetto , uno nella trinità delle persone e trino nell ' unità della essenza divina , creatore dell ' universo , signore , re e ultimo fine della storia del mondo , il quale non ammette , né può ammettere , altre divinità accanto a sé . Questo Dio ha dato i suoi comandamenti in maniera sovrana , comandamenti indipendenti da tempo e spazio , da regione e razza . Come il sole di Dio splende indistintamente su tutto il genere umano , così la sua legge non conosce privilegi né eccezioni . Governanti e governati , coronati e non coronati , grandi e piccoli , ricchi e poveri dipendono egualmente dalla sua parola . Dalla totalità dei suoi diritti di Creatore promana essenzialmente la sua esigenza ad un ' ubbidienza assoluta da parte degli individui e di qualsiasi società . E tale esigenza all ' ubbidienza si estende a tutte le sfere della vita , nelle quali questioni morali richiedono l ' accordo con la legge divina e con ciò stesso l ' armonizzazione dei mutevoli ordinamenti umani col complesso degli immutabili ordinamenti divini . Solamente spiriti superficiali possono cadere nell ' errore di parlare di un Dio nazionale , di una religione nazionale , e intraprendere il folle tentativo di imprigionare nei limiti di un solo popolo , nella ristrettezza etnica di una sola razza , Dio , Creatore del mondo , re e legislatore dei popoli , davanti alla cui grandezza le nazioni sono piccole come gocce in un catino d ' acqua . I Vescovi della Chiesa di Cristo preposti a quelle cose che riguardano Dio devono invigilare perché non si affermino tra i fedeli tali perniciosi errori , ai quali sogliono tener dietro pratiche ancora più perniciose . Appartiene al loro sacro ministero di fare tutto il possibile affinché i comandamenti di Dio siano considerati e praticati quali obbligazioni inconcusse di una vita morale e ordinata , sia privata sia pubblica ; i diritti della maestà divina , il nome e la parola di Dio non vengano profanati ; le bestemmie contro Dio in parole , scritti e immagini , numerose talvolta come l ' arena del mare , vengano ridotte al silenzio , e di fronte allo spirito caparbio e insidioso di coloro , che negano , oltraggiano e negano Dio , non si illanguidisca mai la preghiera espiatrice dei fedeli , la quale sale ad ogni ora come incenso all ' Altissimo , rattenendone la mano punitrice . Noi ringraziamo , Venerabili Fratelli , voi , i vostri sacerdoti e tutti i fedeli che nella difesa dei diritti della divina Maestà contro un provocante neopaganesimo , appoggiato purtroppo , spesso da personalità influenti , avete adempiuto e adempite il vostro dovere di cristiani . Questo ringraziamento è particolarmente intimo e unito ad una riconosceste ammirazione per coloro i quali , nel compimento di questo loro dovere , si sono resi degni di sopportare per la causa di Dio sacrifici e dolori . L ' Antico Testamento e Gesù Cristo 3 . - - La fede in Dio non si manterrà , a lungo andare , pura e incontaminata , se non si appoggerà nella fede in Gesù Cristo . « Nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui a cui il Figlio lo vuole rivelare » . « Questa è la vita eterna : che essi riconoscano te , unico vero Dio , e colui che hai mandato , Gesù Cristo » . A nessuno dunque è lecito dire : io credo in Dio , e ciò è sufficiente per la mia religione . La parola del Salvatore non lascia posto a scappatoie di simil genere : « Chi rinnega il Figlio non ha neanche il Padre ; chi riconosce il Figlio ha anche il Padre » . In Gesù Cristo , incarnato Figlio di Dio , è apparsa la pienezza della rivelazione divina : « In varie maniere e in diverse forme , Dio un giorno parlò ai padri per mezzo dei profeti . Nella pienezza dei tempi ha parlato a noi per mezzo del Figlio » . I libri santi dell ' Antico Testamento sono tutti parola di Dio , parte organica della sua rivelazione . Conforme allo sviluppo graduale della rivelazione , su di essi si posa il crepuscolo del tempo che doveva preparare il pieno meriggio della redenzione . In alcune parti si narra dell ' imperfezione umana , della sua debolezza e del peccato , come non può accadere diversamente , quando si tratta di libri di storia e di legislazione . Oltre a innumerevoli cose alte e nobili , essi parlano della tendenza superficiale e materiale , che appariva a varie riprese nel popolo dell ' antico patto , depositario della rivelazione e delle promesse di Dio . Ma per ogni occhio , non accecato dal pregiudizio o dalla passione , non può che risplendere ancora più luminosamente , nonostante la debolezza umana , di cui parla la storia biblica , la luce divina del cammino della salvezza , che trionfa alla fine su tutte le debolezze e i peccati . E proprio su questo sfondo , spesso cupo , la pedagogia della salute eterna si allarga in prospettive , le quali nello stesso tempo dirigono , ammoniscono , scuotono , sollevano e rendono felici . Solo cecità e caparbietà può far chiudere gli occhi davanti ai tesori di salutari insegnamenti , nascosti nell ' Antico Testamento . Chi quindi vuole banditi dalla Chiesa e dalla scuola la storia biblica e i saggi insegnamenti dell ' Antico Testamento , bestemmia la parola di Dio , bestemmia il piano della salute dell ' Onnipotente ed erige a giudice dei piani divini un angusto e ristretto pensar umano . Egli rinnega la fede in Gesù Cristo , apparso nella realtà della sua carne , il quale prese natura umana da un popolo , che doveva poi configgerlo in croce . Non comprende nulla del dramma mondiale del Figlio di Dio , il quale oppose al misfatto dei suoi crocefissori , qual sommo sacerdote , l ' azione divina della morte redentrice e fece così trovare all ' Antico Testamento il suo compimento , la sua fine e la sua sublimazione nel Nuovo Testamento . La rivelazione culminata nell ' Evangelo di Gesù Cristo è definitiva e obbligatoria per sempre , non ammette appendici di origine umana e , ancora meno , succedanei o sostituzioni di « rivelazioni » arbitrarie , che alcuni banditori moderni vorrebbero far derivare dal così detto mito del sangue e della razza . Da che Cristo , l ' Unto del Signore , ha compìto l ' opera di redenzione , infrangendo il dominio del peccato e meritandoci la grazia di diventare figli di Dio , da allora non è stato dato agli uomini alcun altro nome sotto il cielo , per diventare beati , se non il nome di Gesù . Anche se un uomo identifichi in sé ogni sapere , ogni potere e tutta la possanza materiale della terra , non può gettare fondamento diverso da quello che Cristo ha gettato . Colui quindi che con sacrilego misconoscimento delle diversità essenziali tra Dio e la creatura , tra l ' Uomo ­ Dio e il semplice uomo , osasse di porre accanto a Cristo o , ancora peggio , sopra di Lui o contro di Lui , un semplice mortale , fosse anche il più grande di tutti i tempi , sappia che è un profeta di chimere , a cui si applica spaventosamente la parola della Scrittura : « Colui che abita nel cielo , ride di loro » . Cattolicità della Chiesa di Cristo 4 . - - La fede in Gesù Cristo non resterà pura e incontaminata , se non sarà sostenuta e difesa dalla fede della Chiesa , colonna e fondamento della verità . Cristo stesso , Dio benedetto in eterno , ha innalzato questa colonna della fede ; il suo comandamento di ascoltare la Chiesa e di sentire , attraverso le parole e i comandamenti della Chiesa , le sue parole stesse ed i suoi stessi comandamenti , vale per gli uomini di tutti i tempi e di tutte le regioni . La Chiesa , fondata dal Salvatore , è unica per tutti i popoli e per tutte le nazioni , e sotto la sua volta , la quale si inarca come il firmamento sull ' universo intero , trovano posto ed asilo tutti ì popoli e tutte le lingue , e possono svolgersi tutte le proprietà , qualità , missioni e compiti , che sono stati assegnati da Dio , creatore e salvatore , agli individui e alle società umane . L ' amore materno della Chiesa è tanto largo da vedere nello sviluppo , conforme al volere di Dio , di tali peculiarità e compiti particolari piuttosto la ricchezza delle varietà che il pericolo di scissioni ; gode dell ' elevato livello spirituale degli individui e dei popoli , scorge con gioia e alterezza materna nelle loro genuine attuazioni frutti di educazione e di progresso , che benedice e promuove , ogni qualvolta lo può secondo verità . Ma sa pure che a questa libertà son segnati limiti dal comandamento della divina maestà , che ha voluto e fondato questa Chiesa come unità inseparabile nelle sue parti essenziali . Chi attenta a questa inscindibile unità toglie alla sposa di Cristo uno dei diademi , con cui Dio stesso l ' ha coronata ; sottomette l ' edificio divino , che posa su fondamenta eterne , al riesame e alla trasformazione da parte di architetti , ai quali il Padre Celeste non ha concesso alcun potere . La divina missione , che la Chiesa compie tra gli uomini e deve compiere per mezzo di uomini , può essere dolorosamente oscurata dall ' umano , talvolta troppo umano , che , in certi tempi , ripullula quasi zizzania in mezzo al grano del regno di Dio . Chi conosce la parola del Salvatore sopra gli scandali e coloro che li dànno , sa come la Chiesa e ciascun individuo deve giudicare su ciò che fu ed è peccato . Ma chi , fondandosi su questi lamentevoli contrasti tra fede e vita , tra parola e azione , tra il contegno esteriore e l ' interno sentire di alcuni - - e fossero anche molti - - pone in oblio , o coscientemente passa sotto silenzio , l ' immenso capitale di genuino sforzo verso la virtù , lo spirito di sacrificio , l ' amore fraterno , l ' eroismo di santità in tanti membri della Chiesa , manifesta una cecità ingiusta e riprovevole . E quando poi si vede che quella rigida misura , con cui egli giudica la odiata Chiesa , viene messa da canto se si tratta di altre società , a lui vicine per sentimento o interesse , allora riesce evidente che , ostentandosi colpito nel suo presunto senso di purezza , si appalesa simile a coloro i quali , secondo la tagliente parola del Salvatore , osservano la pagliuzza nell ' occhio del fratello , ma non scorgono la trave nel proprio . Altrettanto men pura è la intenzione di coloro i quali pongono a scopo della loro vocazione proprio quel che vi è di umano nella Chiesa , talvolta facendone persino un losco affare , e sebbene la potestà di colui che è insignito della potestà ecclesiastica , posando in Dio , non sia dipendente dalla sua elevatezza umana e morale , non vi è epoca alcuna , né individuo , né società che non debba esaminarsi onestamente la coscienza , purificarsi inesorabilmente , rinnovarsi profondamente nel sentire e nell ' operare . Nella Nostra Enciclica sopra il Sacerdozio , in quella sull ' Azione Cattolica , abbiamo con implorante insistenza attirata l ' attenzione di tutti gli appartenenti alla Chiesa , e sopratutto degli ecclesiastici , dei religiosi e dei laici , i quali e collaborano nell ' apostolato , al sacro dovere di mettere fede e condotta in quell ' armonia richiesta dalla legge di Dio e domandata con instancabile insistenza dalla Chiesa . Anche oggi Noi ripetiamo con gravità profonda : non basta essere annoverati nella Chiesa di Cristo , bisogna essere in spirito e verità membri vivi di quella Chiesa . E tali sono solamente coloro che stanno nella grazia del Signore e continuamente camminano alla sua presenza , sia nell ' innocenza sia nella penitenza sincera e operosa . Se l ' Apostolo delle genti , « il vaso di elezione » , teneva il suo corpo sotto la sferza della mortificazione affinché , dopo aver predicato agli altri , non venisse egli stesso riprovato , può darsi forse per quelli , nelle cui mani è posta la custodia e l ' incremento del regno di Dio , via diversa da quella dell ' intima unione dell ' apostolato e della santificazione propria ? Solo così si mostrerà agli uomini di oggi , e in prima linea agli oppositori della Chiesa , che il sale della terra e il lievito del cristianesimo non è diventato inefficace , ma è potente e pronto a portare rinnovamento spirituale e ringiovanimento a coloro che sono nel dubbio e nell ' errore , nell ' indifferenza e nello smarrimento spirituale , nel rilassamento della fede e nella lontananza da Dio , di cui essi - - l ' ammettano o lo neghino - - hanno più bisogno che mai . Una Cristianità , in cui tutti i membri vigilino su sé stessi , che espella ogni tendenza a ciò che è puramente esteriore e mondano , si attenga seriamente ai comandamenti di Dio e della Chiesa , e si mantenga quindi nell ' amore di Dio e nella solerte carità verso il prossimo , potrà e dovrà essere esempio e guida al mondo profondamente infermo , che cerca sostegno e direzione , se non si vuole che sopravvenga un immane disastro o un indescrivibile decadimento . Fedeltà alla Chiesa Ogni riforma genuina e duratura ha avuto propriamente origine dal santuario , da uomini infiammati e mossi dall ' amore di Dio e del prossimo ; i quali , per la loro grande generosità nel rispondere ad ogni appello di Dio e nel metterlo in pratica anzitutto in se stessi , cresciuti in umiltà e con la sicurezza di chi è chiamato da Dio , hanno illuminato e rinnovato i loro tempi . Dove lo zelo dì riforma non scaturì dalla pura sorgente dell ' integrità personale , ma fu effetto dell ' esplosione di impulsi passionali , invece di costruire distrusse , e fu sovente punto di partenza di errori ancora più funesti dei danni , a cui si volle e si pretese portare rimedio . Certamente lo spirito di Dio spira dove vuole , dalle pietre può suscitare gli esecutori dei suoi disegni , e sceglie gli strumenti della sua volontà secondo i suoi piani , non secondo quelli degli uomini . Ma Egli , che ha fondato la Chiesa e l ' ha chiamata in vita nella Pentecoste , non spezza la struttura fondamentale della salutare istituzione , da Lui stesso voluta . Chi è mosso dallo spirito di Dio ha perciò stesso un contegno esteriore ed interiore rispettoso verso la Chiesa , nobile frutto dell ' albero della Croce , dono dello Spirito della Pentecoste al mondo bisognoso di guida . Nelle vostre contrade , Venerabili Fratelli , si elevano voci in coro sempre più forte , che incitano ad uscire dalla Chiesa , e sorgono banditori i quali per la loro posizione ufficiale , cercano di risvegliare l ' impressione che tale distacco dalla Chiesa , e conseguentemente l ' infedeltà verso Cristo Re , sia una testimonianza particolarmente persuasiva e meritoria della loro fedeltà al regime presente . Con pressioni , occulte e palesi , con intimidazioni , con prospettive di vantaggi economici , professionali , civili o d ' altra specie , l ' attaccamento alla fede dei cattolici , e specialmente di alcune classi di funzionari cattolici , viene sottoposto ad una violenza tanto illegale quanto inumana . Con commozione paterna Noi sentiamo e soffriamo profondamente con coloro che hanno pagato a sì caro prezzo il loro attaccamento a Cristo e alla Chiesa ; ma si è ormai giunti a un tal punto , che è in giuoco il fine ultimo e più alto , la salvezza o la perdizione ; e quindi unico cammino di salute per il credente resta la via di un generoso eroismo . Quando il tentatore o l ' oppressore gli si accosterà con le insinuazioni traditrici di uscire dalla Chiesa , allora egli non potrà che contrapporgli , anche a prezzo dei più gravi sacrifici terreni , la parola del Salvatore : « Allontanati da me , o satana , perché sta scritto : adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo servirai » . Alla Chiesa invece rivolgerà queste parole : O tu , che sei madre mia fin dai giorni della mia fanciullezza , mio conforto in vita , mia avvocata in morte , si attacchi la lingua al mio palato , se io , cedendo a terrene lusinghe o minacce , dovessi tradire il mio voto battesimale . A coloro poi , i quali si lusingassero di potere conciliare con l ' esterno abbandono della Chiesa la fedeltà interiore ad essa , sia di monito severo la parola del Salvatore : « Chi mi rinnega davanti agli uomini , lo rinnegherò davanti al Padre mio , che è nei cieli » . Il papato insostituibile 5 . - - La fede nella Chiesa non si manterrà pura e incontaminata , se non sarà appoggiata nella fede al primato del Vescovo di Roma . Nello stesso momento in cui Pietro , prevenendo gli altri apostoli e discepoli , professò la sua fede in Cristo , Figlio del Dio vivente , l ' annunzio della fondazione della sua Chiesa , dell ' unica Chiesa , su Pietro , la roccia , fu la risposta di Cristo , che lo ricompensò della sua fede e di averla professata . La fede in Cristo , nella Chiesa e nel Primato stanno perciò in un sacro legame di interdipendenza . Un ' autorità genuina e legale è dappertutto un vincolo di unità e una sorgente di forza , un presidio contro lo sfaldamento e la disgregazione , una garanzia dell ' avvenire . E ciò si verifica nel senso più alto e nobile , dove , come nel caso della Chiesa , a tale autorità venne promessa l ' assistenza soprannaturale dello Spirito Santo e il suo appoggio invincibile . Se persone , che non sono neanche unite nella fede in Cristo , vi adescano e vi lusingano col fantasma di una « chiesa tedesca nazionale » sappiate ciò non essere altro se non un rinnegamento dell ' unica Chiesa di Cristo , un ' apostasia manifesta del mandato di Cristo di evangelizzare tutto il mondo , che solo una Chiesa universale può attuare . Lo sviluppo storico di altre chiese nazionali , il loro irrigidimento spirituale , il loro soffocamento e asservimento da parte dei poteri laici mostrano la desolante sterilità , che colpisce con ineluttabile sicurezza il tralcio separatosi dal ceppo vitale della Chiesa . Colui che a questi erronei sviluppi fin da principio oppone il suo vigile e irremovibile no , rende un servizio non solo alla purezza della sua fede , ma anche alla sanità e forza vitale del suo popolo . Gli elementi della fede cristiana 6 . - - Venerabili Fratelli , abbiate un occhio particolarmente vigile , quando nozioni religiose vengono svuotate del loro contenuto genuino ed applicate a significati profani . Rivelazione , in senso cristiano , significa la parola di Dio agli uomini . Usate questo stesso termine per suggestioni provenienti dal sangue e dalla razza , per le irradiazioni della storia di un popolo , è , in ogni caso , causare disorientamento . Tali false monete non meritano di passare nel tesoro linguistico di un fedele cristiano . La fede consiste nel tener per vero ciò che Dio ha rivelato e mediante la Chiesa impone di credere : è « dimostrazione di cose che non si vedono » . La fiducia gioiosa e altera sull ' avvenire del proprio popolo , cosa cara ad ognuno , significa ben altra cosa che la fede in senso religioso . L ' usare l ' una per l ' altra , il volere sostituire l ' una con l ' altra e pretendere con ciò di essere riconosciuto come « credente » da un convinto cristiano , è un vuoto gioco di parole , una consapevole confusione di termini , o anche peggio . L ' immortalità , in senso cristiano , è la sopravvivenza dell ' uomo dopo la morte terrena , come individuo personale , per l ' eterna ricompensa o per l ' eterno castigo . Chi con la parola immortale non vuole indicare altro che una sopravvivenza collettiva nella continuità del proprio popolo , per un avvenire di indeterminata durata in questo mondo , perverte e falsifica una verità fondamentale della fede cristiana e scuote le fondamenta di qualsiasi concezione religiosa , la quale richiede un ordinamento morale universale . Chi non vuole essere cristiano dovrebbe almeno rinunziare a volere arricchire il lessico della sua miscredenza col patrimonio linguistico cristiano . Il peccato originale è la colpa ereditaria , propria , sebbene non personale , di ciascuno dei figli di Adamo , che in lui hanno peccato , perdita della grazia e , conseguentemente , della vita eterna , con la concupiscenza che ciascuno deve soffocare e domare per mezzo della grazia , della penitenza , della lotta e dello sforzo morale . La passione e morte del Figlio di Dio ha redento il mondo dal maledetto retaggio del peccato e della morte . La fede in queste verità , fatte oggi bersaglio del basso scherno dei nemici di Cristo nella vostra patria , appartiene all ' inalienabile deposito della religione cristiana . La croce di Cristo , anche se il suo solo nome sia diventato per molti follia e scandalo , resta per il cristiano il segno sacrosanto della redenzione , il vessillo di grandezza e forza morale . Nella sua ombra viviamo , nel suo bacio moriamo ; sul nostro sepolcro starà come annunziatrice della nostra fede , testimonio della nostra speranza , protesa verso la vita eterna . L ' umiltà nello spirito del Vangelo e la implorazione dell ' aiuto di Dio si accordano bene con la propria dignità , con la fiducia in sé e coll ' eroismo . La Chiesa di Cristo , che in tutti i tempi , fino a quelli a noi vicinissimi , conta più confessori e martiri eroici di qualsiasi altra società morale , non ha certo bisogno di ricevere da tali campi insegnamenti sul sentimento e l ' azione eroica . Nel rappresentare stoltamente l ' umiltà cristiana come avvilimento e meschinità , la ripugnante superbia di questi innovatori rende irrisoria soltanto sé stessa . Grazia , in senso largo , può chiamarsi ciò che proviene alla creatura dal Creatore . Grazia , nel senso proprio cristiano della parola , comprende però le gratificazioni soprannaturali dell ' amore divino , la degnazione e l ' opera per cui mezzo Dio eleva l ' uomo a quella intima comunione della sua vita , che il Nuovo Testamento chiama figliuolanza di Dio : « Vedete quale grande amore il Padre ci ha mostrato : noi ci chiamiamo figliuoli di Dio , e siamo realmente tali » . Il ripudio di questa elevazione soprannaturale alla grazia , a causa di una pretesa peculiarità del carattere tedesco , è un errore , un ' aperta dichiarazione di guerra ad una verità fondamentale del Cristianesimo . L ' equiparare la grazia soprannaturale coi doni della natura significa violentare il linguaggio , creato e santificato dalla religione . I pastori e i custodi del popolo di Dio faranno bene ad opporsi a questo furto sacrilego e a questo lavorio di traviamento degli spiriti . I fondamenti della morale 7 . - - Sulla fede in Dio genuina e pura si fonda la moralità del genere umano . Tutti i tentativi di staccare la dottrina dell ' ordine morale dalla base granitica della fede , per ricostruirla sulla sabbia mobile di norme umane , portano , tosto o tardi , individui e nazioni al decadimento morale . Lo stolto , che dice nel suo cuore : « non c ' è Dio » , si avvierà alla corruzione morale . E questi stolti , che presumono di separare la morale dalla religione , sono oggi divenuti legione . Non si accorgono , o non vogliono accorgersi , che col bandire l ' insegnamento confessionale , ossia chiaro e determinato , dalle scuole e dall ' educazione , con l ' impedirgli di contribuire alla formazione della società e della vita pubblica , si percorrono sentieri di impoverimento e di decadenza morale . Nessun potere coercitivo dello Stato , nessun ideale puramente terreno , per quanto grande e nobile , potrà sostituire a lungo andare i più profondi e decisivi stimoli , che provengono dalla fede in Dio e in Gesù Cristo . Se a chi è chiamato ai più ardui cimenti , al sacrificio del suo piccolo io in bene della comunità , si toglie il sostegno morale , che gli viene dall ' eterno e dal divino , dalla fede elevante e consolatrice in Colui che premia ogni bene e punisce ogni male , allora il risultato finale per innumerevoli uomini non sarà l ' adesione al dovere , ma piuttosto la diserzione . L ' osservanza coscienziosa dei dieci comandamenti di Dio e dei precetti della Chiesa , i quali ultimi non sono altro che regolamenti derivati dalle norme del Vangelo , è per ogni individuo una incomparabile scuola di disciplina organica , di rinvigorimento morale e di formazione di carattere . È una scuola che esige molto ; ma non oltre le forze . Dio misericordioso , quando ordina come legislatore : « tu devi » , dà colla sua grazia la possibilità di eseguire il suo comando . Il lasciare quindi inutilizzate energie morali di così potente efficacia , o sbarrar coscientemente ad esse il cammino nel campo dell ' istruzione popolare , è opera da irresponsabili , che tende a produrre deficienza religiosa nel popolo . Il connettere la dottrina morale con opinioni umane , soggettive e mutevoli nel tempo , invece di ancorarle nella santa volontà dell ' eterno Dio e nei suoi comandamenti , significa spalancare le porte alle forze dissolvitrici . Perciò il promuovere l ' abbandono delle eterne direttive di una dottrina morale per la formazione delle coscienze , per la nobilitazione di tutti i campi della vita e di tutti gli ordinamenti , è attentato peccaminoso contro l ' avvenire del popolo , i cui tristi frutti amareggeranno le generazioni future . Il diritto naturale 8 . - - È una caratteristica nefasta del tempo presente il volere distaccare non solo la dottrina morale , ma anche le fondamenta del diritto e della sua amministrazione dalla vera fede in Dio e dalle norme della rivelazione divina . Il nostro pensiero si rivolge qui a quello che si suole chiamare diritto naturale , che il dito dello stesso Creatore impresse nelle tavole del cuore umano e che la ragione umana sana e non ottenebrata da peccati e passioni può in esse leggere . Alla luce delle norme di questo diritto naturale , ogni diritto positivo , qualunque ne sia il legislatore , può essere valutato nel suo contenuto etico e conseguentemente nella legittimità del comando e nella obbligatorietà dell ' adempimento . Quelle leggi umane , che sono in contrasto insolubile col diritto naturale , sono affette da vizio originale , non sanabile né con le costrizioni né con lo spiegamento di forza esterna . Secondo questo criterio va giudicato il principio : « Diritto è ciò che è utile alla nazione » . Certo a questo principio può darsi un senso giusto , se si intende che ciò che è moralmente illecito non può essere mai veramente vantaggioso al popolo . Persino l ' antico paganesimo ha riconosciuto che , per essere giusta , questa frase dovrebbe essere capovolta e suonare : « Non vi è mai alcunché di vantaggioso , se in pari tempo non è moralmente buono , e non perché è vantaggioso è moralmente buono , ma perché moralmente buono è anche vantaggioso » . Questo principio , staccato dalla legge etica , significherebbe , per quanto riguarda la vita internazionale , un eterno stato di guerra tra le nazioni ; nella vita nazionale poi misconosce nel confondere interesse e diritto , il fatto fondamentale che l ' uomo , in quanto persona , possiede diritti dati da Dio , che devono essere tutelati da ogni attentato della comunità , che avesse per scopo di negarli , di abolirli e di impedirne l ' esercizio . Disprezzando questa verità , si perde di vista che il vero bene comune , in ultima analisi , viene determinato e conosciuto mediante la natura dell ' uomo con il suo armonico equilibrio fra diritto personale e legame sociale , come anche dal fine della società determinato dalla stessa natura umana . La società è voluta dal Creatore come mezzo per il pieno sviluppo delle facoltà individuali e sociali , di cui l ' uomo ha da valersi , ora dando ora ricevendo per il bene suo e quello degli altri . Anche quei valori più universali e più alti che possono essere realizzati , non dall ' individuo , ma solo dalla società , hanno per volontà del Creatore come ultimo scopo l ' uomo e il suo sviluppo e perfezionamento naturale e soprannaturale . Chi si allontana da questo ordine , scuote i pilastri , su cui riposa la società , e ne pone in pericolo la tranquillità , la sicurezza e l ' esistenza . Il credente ha un diritto inalienabile di professare la sua fede e di praticarla in quella forma che ad essa conviene . Quelle leggi , che sopprimono o rendono difficile la professione e la pratica di questa fede , sono in contrasto col diritto naturale . I genitori coscienziosi e consapevoli della loro missione educativa hanno prima di ogni altro il diritto essenziale alla educazione dei figli , loro donati da Dio , secondo lo spirito della vera fede e in accordo con i suoi principii e le sue prescrizioni . Leggi , o altre simili disposizioni , le quali non tengono conto nella questione scolastica della volontà dei genitori o la rendono inefficace colle minacce o colla violenza , sono in contradizione col diritto naturale e nella loro intima essenza immorali . La Chiesa , la cui missione è di custodire e di interpretare il diritto naturale , non può fare altro che dichiarare essere effetto di violenza , e quindi prive di ogni valore giuridico , le iscrizioni scolastiche avvenute in un recente passato in una atmosfera di notoria mancanza di libertà . Esortazioni alla gioventù tedesca 9 . - - Rappresentanti di Colui che nell ' Evangelo disse ad un giovane : « Se vuoi entrare nella vita eterna , osserva i comandamenti » , Noi indirizziamo una parola particolarmente paterna alla gioventù . Da mille bocche viene oggi ripetuto al vostro orecchio un Evangelo che non è stato rivelato dal Padre celeste ; migliaia di penne scrivono a servizio di una larva di cristianesimo , che non è il cristianesimo di Cristo . Tipografia e radio vi inondano giornalmente con produzioni di contenuto avverso alla fede e alla Chiesa , e , senza alcun riguardo e rispetto , assaltano ciò che per voi deve essere sacro e santo . Sappiamo che moltissimi tra voi , a causa dell ' attaccamento alla fede e alla Chiesa e dell ' appartenenza ad associazioni religiose , tutelate dal Concordato , hanno dovuto e devono attraversare periodi tenebrosi di misconoscimento , di sospetto , di vituperio , di accusa di antipatriottismo , di molteplici danni nella loro vita professionale e sociale . E ben sappiamo come molti ignoti soldati di Cristo si trovano nelle vostre file , che con cuore affranto , ma a testa alta , sopportano la loro sorte e trovano conforto solo nel pensiero che soffrono contumelie nel nome di Gesù . Ed oggi , che incombono nuovi pericoli e nuove tensioni , Noi diciamo a questa gioventù : « Se alcuno vi volesse annunziare un Evangelo diverso da quello che avete ricevuto sulle ginocchia di una pia madre , dalle labbra di un padre credente , dall ' insegnamento di un educatore fedele a Dio e alla sua Chiesa , costui sia anatema . Se lo Stato organizza la gioventù in associazione nazionale obbligatoria per tutti , allora , salvi sempre i diritti delle associazioni religiose , i giovani hanno il diritto ovvio e inalienabile , e con essi i genitori responsabili di loro dinanzi a Dio , di esigere che questa associazione sia mondata da ogni tendenza ostile alla fede cristiana e alla Chiesa , tendenza che sino al recentissimo passato , anzi presentemente , stringe i genitori credenti in un insolubile conflitto di coscienza , poiché essi non possono dare allo Stato , ciò che viene loro richiesto in nome dello Stato , senza togliere a Dio ciò che appartiene a Dio . » Nessuno pensa di porre alla gioventù tedesca pietre di inciampo sul cammino , che dovrebbe condurre all ' attuazione di una vera unità nazionale e fomentare un nobile amore per la libertà e una incrollabile devozione alla patria . Quello contro cui Noi Ci opponiamo e Ci dobbiamo opporre , è il contrasto voluto e sistematicamente inasprito , mediante il quale si separano queste finalità educative da quelle religiose . Perciò Noi diciamo a questa gioventù : cantate i vostri inni di libertà , ma non dimenticate che la vera libertà è la libertà dei figli di Dio . Non permettete che la nobiltà di questa insostituibile libertà scompaia nei ceppi servili del peccato e della concupiscenza . A chi canta l ' inno della fedeltà alla patria terrena non è lecito divenire transfuga e traditore con l ' infedeltà al suo Dio , alla sua Chiesa e alla sua patria eterna . Vi parlano molto di grandezza eroica , contrapponendola volutamente e falsamente all ' umiltà e alla pazienza evangelica ; ma perché vi nascondono che si dà anche un eroismo nella lotta morale ? e che la conservazione della purezza battesimale rappresenta un ' azione eroica , che dovrebbe essere apprezzata meritevolmente nel campo sia religioso sia naturale ? Vi parlano delle fragilità umane nella storia della Chiesa ; ma perché vi nascondono le grandi gesta , che l ' accompagnarono attraverso i secoli , i santi che essa ha prodotto , il vantaggio che provenne alla cultura occidentale dall ' unione vitale tra questa Chiesa e il vostro popolo ? Vi parlano molto di esercizi sportivi , i quali , usati secondo una ben intesa misura , dànno una gagliardia fisica , che è un beneficio per la gioventù . Ma ad essi viene assegnata oggi spesso un ' estensione , che non tiene conto né della formazione integrale e armonica del corpo e dello spirito , né della conveniente cura della vita di famiglia , né del comandamento di santificare il giorno del Signore . Con un ' indifferenza , che confina col disprezzo , si toglie al giorno del Signore il suo carattere sacro e raccolto , che corrisponde alla migliore tradizione tedesca . Attendiamo fiduciosi dai giovani tedeschi cattolici che essi nel difficile ambiente delle organizzazioni obbligatorie dello Stato rivendichino esplicitamente il loro diritto a santificare cristianamente il giorno del Signore , che la cura di irrobustire il corpo non faccia loro dimenticare la loro anima immortale , che non si lascino sopraffare dal male e cerchino piuttosto di vincere il male col bene , che quale loro altissima e nobilissima meta ritengano quella di conquistare la corona della vittoria nello stadio della vita eterna . Il compito dei sacerdoti 10 . - - Una parola di particolare riconoscimento , di incoraggiamento , di esortazione rivolgiamo ai sacerdoti della Germania , ai quali , in sottomissione ai loro Vescovi , spetta il compito , in tempi difficili e circostanze dure , di mostrare al gregge di Cristo i retti sentieri con la dottrina e con l ' esempio , con la dedizione quotidiana , con la pazienza apostolica . Non vi stancate , diletti figli e partecipi dei divini misteri , di seguire l ' eterno sommo sacerdote Gesù Cristo nel suo amore e nel suo ufficio di buon samaritano . Camminate ognora in condotta immacolata , davanti a Dio , in incessante disciplinatezza e perfezionamento , in amore misericordioso verso quanti sono a voi affidati , specialmente i pericolanti , i deboli e i vacillanti . Siate guida ai fedeli , appoggio ai titubanti , maestri ai dubbiosi , consolatori degli afflitti , disinteressati soccorritori e consiglieri per tutti . Le prove e le sofferenze , per cui il vostro popolo è passato nel periodo del dopo guerra , non sono trascorse senza lasciar traccie nella sua anima . Vi hanno lasciato tensioni e amarezze , che solo lentamente potranno guarirsi ed essere superate nello spirito di un amore disinteressato e operante . Questo amore , che è l ' armatura indispensabile dell ' apostolo , specialmente nel mondo presente , agitato e sconvolto , Noi lo desideriamo e lo imploriamo per voi da Dio in misura copiosa . L ' amore apostolico , se non vi farà dimenticare , vi farà almeno perdonare molte immeritate amarezze , che sul vostro cammino di sacerdoti e di pastori di anime sono più numerose che in qualsiasi altro tempo . Quest ' amore intelligente e misericordioso verso gli erranti e gli stessi oltraggiatori non significa peraltro , né può per nulla significare , rinunzia a proclamare , a far valere e a difendere coraggiosamente la verità e ad applicarla liberamente alla realtà che vi circonda . Il primo e il più ovvio dono di amore del sacerdote al mondo è di servire la verità , tutta intera la verità , smascherare e confutare l ' errore , qualunque sia la sua forma o il suo travestimento . La rinunzia a ciò sarebbe non solo un tradimento verso Dio e la vostra santa vocazione , ma un delitto nei riguardi del vero benessere del vostro popolo e della vostra patria . A tutti quelli che hanno mantenuto verso i loro Vescovi la fedeltà promessa nell ' ordinazione , a quelli i quali nell ' adempimento del loro ufficio pastorale hanno dovuto e devono sopportare dolori e persecuzioni - - e alcuni sino ad essere incarcerati e mandati ai campi di concentramento , - - vada il ringraziamento e l ' encomio del Padre della Cristianità . E il Nostro ringraziamento paterno si estende ugualmente ai religiosi di ambo i sessi : un ringraziamento congiunto ad una partecipazione intima per il fatto che , in seguito a misure contro gli Ordini e le Congregazioni religiose , molti sono stati strappati dal campo di un ' attività benedetta e a loro cara . Se alcuni hanno mancato e si sono mostrati indegni della loro vocazione , i loro falli , condannati anche dalla Chiesa , non diminuiscono i meriti della stragrande maggioranza di essi , che con disinteresse e povertà volontaria si sono sforzati di servire con piena dedizione il loro Dio e il loro popolo . Lo zelo , la fedeltà , lo sforzo di perfezionarsi , l ' operosa carità verso il prossimo e la prontezza soccorritrice di quei religiosi , la cui attività si svolge nella cura pastorale , negli ospedali e nella scuola , sono e restano un glorioso contributo al benessere privato e pubblico , a cui un tempo futuro più tranquillo renderà giustizia più che il turbolento presente , Noi abbiamo fiducia che i superiori delle comunità religiose piglieranno argomento dalle difficoltà e prove presenti , per implorare dall ' Onnipotente nuovo rigoglio e nuova fertilità sul loro duro campo di lavoro , per mezzo di uno zelo raddoppiato , di una vita spirituale approfondita , di una santa serietà conforme alla loro vocazione e di una genuina disciplina regolare . I doveri del laicato cattolico 11 . - - Davanti ai nostri occhi sta l ' immensa schiera dei Nostri diletti figli e figlie , a cui le sofferenze della Chiesa in Germania e le proprie nulla hanno tolto della loro dedizione alla causa di Dio , nulla del loro affetto verso il Padre della Cristianità , nulla della loro ubbidienza verso i Vescovi e sacerdoti , nulla della gioiosa prontezza di rimanere anche in futuro , qualunque cosa avvenga , fedeli a ciò che essi hanno ricevuto in prezioso retaggio dagli avi . Con cuore commosso inviamo loro il Nostro paterno saluto . E in primo luogo ai membri delle associazioni cattoliche , che strenuamente e a prezzo di sacrifici spesso dolorosi si sono mantenuti fedeli a Cristo , e non sono stati mai disposti a cedere quei diritti che una solenne Convenzione aveva autenticamente garantito alla Chiesa e a loro . Un saluto particolarmente cordiale va anche ai genitori cattolici . I loro diritti e i loro doveri nell ' educazione dei figli , da Dio loro donati , stanno , al momento presente , nel punto cruciale di una lotta , della quale appena si può immaginarne un ' altra più grave . La Chiesa di Cristo non può cominciare a gemere e a deplorare solo quando gli altari vengono spogliati e mani sacrileghe mandano in fiamme i santuari . Quando si cerca di profanare il tabernacolo dell ' anima del fanciullo , santificata dal battesimo , con un ' educazione anticristiana , quando viene strappata da questo vivo tempio di Dio la fiaccola della fede e viene posta in suo luogo la falsa luce di un succedaneo della fede , che non ha più nulla in comune con la fede della Croce , allora la profanazione spirituale del tempio è vicina ed è dovere di ogni credente di scindere chiaramente la sua responsabilità da quella della parte contraria e la sua coscienza da qualsiasi peccaminosa collaborazione a tale nefasta distruzione . E quanto più i nemici si sforzano di negare od orpellare i loro tetri disegni , tanto più necessaria è una diffidenza oculata e una vigilanza diffidente , stimolata da un ' amara esperienza . La formalistica conservazione di un ' istruzione religiosa , e per di più controllata e inceppata da gente incompetente , nell ' ambiente di una scuola , la quale in altri rami dell ' istruzione lavora sistematicamente e astiosamente contro la stessa religione , non può mai presentare titolo giustificativo al fedele cristiano , perché liberamente acconsenta a una tal sorta di scuola , deleteria per la religione . Sappiamo , diletti genitori cattolici , che non è il caso di parlare , riguardo a voi , di un tale consenso e sappiamo che una libera votazione segreta tra voi equivarrebbe ad uno schiacciante plebiscito in favore della scuola professionale . E perciò non Ci stancheremo neanche nell ' avvenire di rinfacciare francamente alle autorità responsabili l ' illegalità delle misure violente prese finora , e il dovere di permettere la libera manifestazione della volontà . Intanto non vi dimenticate di ciò : nessuna potestà terrena può sciogliervi dal vincolo di responsabilità voluto da Dio , che unisce voi con i vostri figli . Nessuno di quelli che oggi opprimono il vostro diritto all ' educazione e pretendono sostituirsi a voi nei vostri doveri di educatori , potrà rispondere per voi al Giudice eterno , quando egli vi rivolgerà la domanda : dove sono coloro che io vi ho dati ? Possa ciascuno di voi essere in grado di rispondere : non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dati . La voce d ' un padre 12 . - - Venerabili Fratelli ! Siamo certi che le parole , che Noi rivolgiamo a voi , e per mezzo vostro ai cattolici del Reich germanico , in quest ' ora decisiva troveranno nel cuore e nelle azioni dei Nostri fedeli figliuoli un ' eco corrispondente alla sollecitudine amorosa del Padre Comune . Se vi è cosa , che Noi imploriamo dal Signore con particolare fervore , essa è che le Nostre parole pervengano anche all ' orecchio e al cuore di quelli che hanno già cominciato a lasciarsi prendere dalle lusinghe e dalle minacce dei nemici di Cristo e del suo santo Vangelo , e li facciano riflettere . Abbiamo pesato ogni parola di questa Enciclica sulla bilancia della verità e insieme dell ' amore . Non volevamo con silenzio inopportuno esser colpevoli di non aver chiarita la situazione , né con rigore eccessivo di aver indurito il cuore di quelli che , essendo sottoposti alla Nostra responsabilità pastorale , non sono meno oggetto del Nostro amore , perché ora camminano sulle vie dell ' errore e si sono allontanati dalla Chiesa . Anche se molti di questi , conformatisi alle abitudini del nuovo ambiente , non hanno se non parole di infedeltà , di ingratitudine , e persino di ingiuria , per la casa paterna abbandonata e per il padre stesso , anche se dimenticano quanto prezioso sia ciò di cui essi hanno fatto getto , verrà il giorno in cui il raccapriccio che essi sentiranno della lontananza da Dio e della loro indigenza spirituale , graverà su questi figli oggi perduti , e il rimpianto nostalgico li ricondurrà a Dio , che allietò la loro giovinezza , e alla Chiesa , la cui mano materna loro insegnò il cammino verso il Padre celeste . L ' affrettare quest ' ora è l ' oggetto delle Nostre incessanti preghiere . Come altre epoche della Chiesa , anche questa sarà preannunziatrice di nuovi progressi e di purificazione interiore , quando la fortezza della professione della fede e la prontezza nell ' affrontare i sacrifici da parte dei fedeli di Cristo saranno abbastanza grandi da contrapporre alla forza materiale degli oppressori della Chiesa l ' adesione incondizionata alla fede , l ' inconcussa speranza , ancorata nell ' eterno , la forza travolgente di amore operoso . Il sacro tempo della Quaresima e di Pasqua , che predica raccoglimento e penitenza e fa rivolgere lo sguardo del cristiano più che mai alla Croce , ma insieme anche allo splendore del Risorto , sia per tutti e per ciascuno di voi un ' occasione che saluterete con gioia e sfrutterete con ardore , per riempire tutto l ' animo dello spirito eroico , paziente e vittorioso che si irradia dalla Croce di Cristo . Allora i nemici di Cristo - - di ciò siamo sicuri - - che vaneggiano sulla scomparsa della Chiesa , riconosceranno che troppo presto hanno giubilato e troppo presto hanno voluto seppellirla . Allora verrà il giorno , in cui , invece dei prematuri inni di trionfo dei nemici di Cristo , si eleverà al cielo dai cuori e dalle labbra dei fedeli il « Te Deum » della liberazione : un « Te Deum » di ringraziamento all ' Altissimo , un « Te Deum » di giubilo perché il popolo tedesco , anche nei suoi membri erranti , avrà ritrovato il cammino del ritorno alla religione , con una fede purificata dal dolore , piegherà di nuovo il ginocchio dinanzi al Re del tempo e dell ' eternità , Gesù Cristo , e si accingerà in lotta contro i rinnegatori e i distruttori dell ' occidente cristiano , in armonia con tutti gli uomini ben pensanti delle altre nazioni , a compiere la missione , che gli hanno assegnato i piani dell ' Eterno . Egli , che scruta i cuori e i reni , Ci è testimonio che Noi non abbiamo aspirazione più intima che quella del ristabilimento di una vera pace tra la Chiesa e lo Stato in Germania . Ma se , senza colpa Nostra , la pace non verrà , la Chiesa di Dio difenderà i suoi diritti e le sue libertà , in nome dell ' Onnipotente , il cui braccio anche oggi non si è abbreviato . Pieni di fiducia in Lui « non cessiamo di pregare e di invocare » per voi figli della Chiesa , affinché i giorni della tribolazione vengano accorciati e voi siate trovati fedeli nel dì della prova ; anche ai persecutori e agli oppressori possa il Padre di ogni luce e di ogni misericordia concedere l ' ora del ravvedimento per sé e per i molti che insieme con loro hanno errato ed errano . Con questa implorazione nel cuore e sulle labbra , Noi impartiamo , quale pegno del divino aiuto , quale appoggio nelle vostre decisioni difficili e piene di responsabilità , quale corroboramento nella lotta , quale conforto nel dolore , a Voi Vescovi , pastori del Vostro fedele popolo , ai sacerdoti , ai religiosi , agli apostoli laici dell ' Azione Cattolica e a tutti i Vostri diocesani , e non ultimi agli ammalati ed ai prigionieri , con amore paterno , la Benedizione Apostolica . Dato in Vaticano , nella Domenica di Passione , 14 marzo 1937 .
I MISTERI DELLE SOFFITTE ( INVERNIZIO CAROLINA , 1901 )
Miscellanea ,
PARTE PRIMA Dramma . I . Era la notte del giovedì grasso . Nessuno si ricordava di un inverno mite come quello , e il carnevale aveva uno sfogo inusitato . I ricchi se la spassavano nei palazzi ; il popolo nelle osterie , sotto i portici , alla fiera , ai balli pubblici . I veglioni erano affollati e , come il solito , più di tutti si mostrava animato quello dello Scribe . Fra le maschere che avevano fatto il loro ingresso colà dopo la mezzanotte , vi era un domino femminile elegantissimo , troppo elegante , che stonava in quell ' ambiente volgare . Veniva forse in cerca di un ' avventura galante ? Aveva un appuntamento ? Una folla di studenti le fece cerchio . - Cerchi me , bella principessa ? - gridò uno di essi , un giovane allampanato , giallo come un limone . - Io sono disposto a darti tutto il mio cuore . - Va ' là , poeta da quattro soldi ! La bella è in cerca di un Trovatore dei tempi antichi , che sappia difenderla dagli audaci , piegare il ginocchio dinanzi a lei , e forse gli mostrerà appena la punta del suo bel nasino . - Il domino , che fissava i suoi occhi grigi su quel gruppo di giovani e pareva studiasse la fisionomia di ognuno , disse con voce armoniosa : - Hai indovinato , mio caro , ed ecco su chi faccio cadere la mia scelta . - E posò la mano inguantata sulla spalla di un bel giovane dal volto leale , con occhi nerissimi e capelli biondi . Scoppiò un evviva assordante , e per qualche minuto attorno alla coppia venne eseguita una danza folle , sfrenata , Poi ognuno si sbandò per proprio conto , gridando : - Buona fortuna , Aldo ! - Ma il giovane non pareva soddisfatto di quell ' inattesa avventura galante . Tuttavia , volgendosi alla sua compagna , le chiese con accento gentile , dandole del voi : - Dove debbo condurvi , signora ? - Fatemi fare un giro per il teatro , - rispose la maschera - poi conducetemi a casa vostra . - Lo studente sussultò . - A casa mia ? - ripetè , come se non prestasse fede ai suoi orecchi . - Sì . Che ci trovate di strano ? Non avete una casa , voi ? Vivete forse in famìglia ? - Aldo si era già rimesso . - No , - rispose - vivo solo . Ma sono povero , ed abito in una soffitta . - Che m ' importa ? - Aldo rivolse al domino uno sguardo , tra il diffidente ed il corrucciato . Ma l ' ammirazione che destava nel pubblico la sua elegante compagna , finì col lusingare il suo amor proprio . Egli pensava : - Costei dev ' essere molto bella , e sarei un pazzo se me la lasciassi sfuggire . Forse è una gran signora , che in questa notte di carnevale vuol soddisfare un morboso capriccio . Contentiamola ; io nulla ci perdo ; anzi , ho tutto da guadagnare in quest ' avventura ! - Prima di uscire dal teatro , Aldo passò nella guardaroba e prendere il suo soprabito . Aldo abitava sul corso San Maurizio . Egli e la sua compagna salirono le scale umide e sporche . Confusi rumori turbavano la sconosciuta . Erano pianti di bambini , bestemmie di uomini , grida soffocate di donne . - Che casa è mai questa ? - chiese ella . - È una specie di alveare . - rispose Aldo - nè può garbare a voi , avvezza forse ad una palazzina quieta , senza inquilini . In questa casa abitano molte famiglie , quasi tutte composto di onesti operai , che lavorano dall ' alba alla sera , e solo alle feste alzano un po ' il gomito e fanno chiasso . Però vi è di buono che nessuno si occupa dei fatti altrui , ognuno vive a sè , ed io mi trovo benissimo . - Avevano già salito cinque piani e si avviavano verso la stretta scala che conduceva alle soffitte . Il corridoio a destra e a sinistra sembrava interminabile . Aldo volse a sinistra , e dopo pochi passi sì trovò , a faccia a faccia con un uomo vestito da pierrot , col volto infarinato . Costui si trasse da un lato senza dire parola , e lo studente strinse il braccio della sua compagna , come per dirle che non aveva nulla da temere . Erano giunti dinanzi all ' uscio della soffitta di Aldo . Egli accese un cerino , aprì con una chiave inglese e fece passare il domino . Quando , entrato egli pure , si voltò per chiudere , vide il pierrot quasi vicino all ' uscio ; ma , Aldo non parlò , per non spaventare la compagna , e chiusa la porta , tirò il catenaccio . Fatto ciò , accese un lume che era sul tavolino , indi si volse alla sconosciuta . Costei si era seduta sopra un divano e si guardava intorno con sorpresa . Tutto era modesto , di una pulitezza eccezionale . Le due finestre avevano cortine bianchissime , come la coperta del letto . Sul tavolino stavano i libri ben allineati ; l ' armadio aveva i battenti lucidi come specchi ; un paravento cinese nascondeva il lavabo ; la stufa di maiolica rendeva un delizioso tepore . - Siete alloggiato come un principe ! - disse la sconosciuta . Aldo sorrise . - Io stesso - rispose - tengo in ordine la mia roba , rifaccio il letto , spazzo , pulisco dappertutto ogni giorno per conservare bene questi quattro mobili che mia madre ha comperati con molti sacrifizi . Perchè io sono povero , signora , e non lo nascondo . Ma voi non siete venuta qui per sentire la mia storia . Perdonatemi . - Sedette accanto a lei , e con voce sommessa : - Perchè non vi levate la maschera ? - disse . Ella mormorò : - Lasciatemi , signore , ve ne supplico ! - Poi si piegò , svenuta . Aldo ne fu spaventato . Per farle riavere il respiro , le tolse la maschera dal viso , e mandò un grido d ' ammirazione . Com ' era bella ! A un tratto la sconosciuta aprì gli occhi , due occhi grigi ornati di lunghe ciglia nere , e disse con l ' accento della più sincera disperazione : - Mio Dio , che cosa ho fatto ? Perchè sono venuta qui ? - Aldo , stupito , rispose : - Ci siete venuta di vostra volontà , signora . Ma io credo di avervi usato tutto il rispetto che meritate . - No , non lo merito ; ma voi siete buono , signore , e lo sarete ancora . Ah ! la mia scelta è caduta bene , altrimenti sarei stata perduta per sempre ! - Si passò una manina sulla fronte e con voce interrotta : - Se sapeste ! ... - proseguì . - Stasera ero come pazza : ho scoperto un tradimento che spezza tutta la mia vita di amore , di devozione , di fedeltà , e volendo calpestare l ' onore di colui che mi tradisce , mi sono recata al veglione dello Scribe . Era mia intenzione di darmi al primo uomo che mi fosse piaciuto , qualunque fosse , per poter gridare oggi all ' altro : " - Anch ' io ho avuto un amante ! - " Ma all ' uscire con voi dal teatro ero già esaurita dallo sforzo fatto ; poi , nell ' entrar qui , ho avuto vergogna di me ed ho perduto i sensi . - La giovane scoppiò in lacrime , nascondendo il bel volto sul divano . Aldo , commosso , le rivolse parole di conforto . La sconosciuta si era a poco a poco calmata ; ella rialzò la testa , stese le mani al giovane , che le strinse fra le sue con viva simpatia . In quel momento un grido acuto , terribile , un grido di morte risvegliò tutti gli echi del casamento e fece balzare in piedi Aldo e la sua compagna . Al tempo stesso si udì uno sbattere di uscì , voci che chiamavano aiuto , altre che gridavano : - All ' assassino ! - Aldo si slanciò fuori e la sconosciuta lo seguì con la lucerna accesa . E fu bene . A quel chiarore , lo studente vide il pierrot che gli passava dinanzi come una freccia , dirigendosi verso il pianerottolo per raggiungere la scala . E dietro a quegli una voce ansante gridava : - Fermatelo , è lui l ' assassino ! - Di un salto Aldo gli fu sopra , poi , aiutato da altri inquilini sopraggiunti , lo legò come un salame . - Bisogna ricondurlo nella stanza della sua vittima finchè giungano le guardie , - disse un uomo . - Chi ha assassinato ? - chiese Aldo . - Giulietta , la poverina , così buona e onesta ! - Ed è morta ? - domandò la sconosciuta , che tutti guardavano con sorpresa , sembrando loro una strana apparizione , - Essa non dà più segni di vita ; - rispose una donna canuta - è crivellata di ferite . Mio figlio è corso a chiamare il medico . - Andiamo a vederla ; - soggiunse la sconosciuta - forse potremo soccorrerla . - Quando la giovane apparve , seguita da Aldo , sul limitare della soffitta dove ora successo l ' assassinio , tutti fecero largo . La soffitta era rischiarata dai molti lumi portati dagli inquilini , in un angolo gemeva l ' assassino , steso a terra , tutto legato . Intorno al letto , dove era distesa l ' assassinata , molte donne si accalcavano ansiose , tentando invano con gli asciugamani di arrestare il sangue che sgorgava copioso dal petto della vittima . L ' assassinata era assai giovane , e nonostante il pallore cadaverico del volto , appariva sempre bellissima . Si capiva che era stata colpita mentre dormiva e , svegliata all ' improvviso , aveva sostenuto una fiera lotta con l ' assassino . Aveva ancora fra le mani contratte alcuni lembi dell ' abito del pierrot . Ma ciò che più di tutto straziava , è che presso al letto dell ' assassinata , inconscia del dramma terribile ivi successo , dormiva in una culla una bambina di forse due anni , bionda come la madre , bella come un amore . - Sarebbe bene toglierla di lì ; - disse la sconosciuta ad Aldo - la porterò nella vostra stanza e veglierò su lei . - Sollevò la bimba senza svegliarla e , tenendola stretta al suo petto , si mosse per uscire da quella stanza . Ma in quell ' istante entrò il medico . Dietro a lui venivano guardie , delegati , un ispettore , e una folla enorme che non si riusciva a tenere indietro . La signora non potè uscire dalla soffitta , II . La storia di Giulietta , detta la Bionda , era un romanzetto semplice , ma triste . Figlia di un antico militare decorato , passò l ' infanzia e l ' adolescenza in convento , protetta da alcune pie dame alla morte della mamma . Tornata a casa a quindici anni , essendo il padre vecchio , acciaccato , ella divenne il suo conforto , la sua guida . Siccome la meschina pensione del pover uomo non bastava a sopperire a tutte le spese , Giulietta si mise a ricamare per un negoziante , cui la madre superiora del convento l ' aveva raccomandata . Scorsero due anni d ' una vita abbastanza tranquilla . Giulietta ora buona quanto bella , Ebbe proposte di matrimonio , ma essa rispose che non si sarebbe accasata finchè vivesse suo padre . Un giorno , mentre lavorava , cantando allegramente , vennero ad avvertirla che il povero vecchio era stato colto da una sincope sulla via e l ' avevano trasportato all ' ospedale . Giulietta non doveva rivederlo che morto . La povera fanciulla pianse molto , ma a poco a poco il suo dolore si calmò ed ella potè riflettere alla sua situazione , La pensione del padre cessava . Giulietta doveva ormai vivere col suo lavoro . Fin da quel momento la sua vita fu ancora più modesta e più laboriosa . Usciva soltanto la domenica , recandosi al Valentino . Per certo , non le mancavano i corteggiatori , ma la bella bionda passava indifferente in mezzo a tutte le seduzioni . Tuttavia un giorno sì notò che Giulietta era stata accompagnata fino sulla porta di casa da un bel giovane sui venticinque anni , dall ' aria seria e distinta . D ' allora in poi , quando essa usciva , il bel giovane era ad attenderla . A chi le domandò chi fosse costui , rispose : - È il mio fidanzato , un bravissimo giovane impiegato in una banca . Ci sposeremo presto . - Ai coniugi Pavin , suoi vicini più intimi , lo presentò perfino . Scorsero tre mesi : era d ' inverno . Una sera , Lorenzo Pavin , tornando a casa , trovò la moglie Teresa molto inquieta . - Che hai ? - le chiese stupito . - Sono due giorni che non vedo Giulietta , e ciò mi turba . Non è mai stata tanto senza venire da noi . - Perchè non vai da lei ? - Ho bussato poco fa al suo uscio , non ha aperto . - L ' operaio si grattò la testa . - Tu mi metti una pulce negli orecchi ; vado io stesso a vedere . - Uscì nel corridoio e si recò a bussare all ' uscio della Bionda . Nessuno rispose . L ' operaio non pose tempo in mezzo . Corse a prendere un ferro e con quello diè di leva all ' uscio della soffitta di Giulietta . Si slanciò nella stanza , seguito da Teresa . La giovane era stesa sul letto e gemeva : aveva ingoiato del laudano ; voleva morire . La moglie del falegname preparò subito un caffè carico , mentre il marito correva a chiamare un medico , Due ore dopo , Giulietta ora fuori di pericolo e raccontava piangendo : - Sono stata disgraziata o colpevole . Mi sono fidata di un uomo che mi ha ingannata . Lo amavo , e siccome mi giurava di sposarmi , mi lasciai trattare come se fossi già sua moglie . Ero felice , e non scorgevo l ' abisso . " Quattro giorni fa , egli non venne all ' ora solita ; lo attesi inutilmente tutta la sera . " La mattina mi venne un pensiero : che fosse ammalato ? " Risolvetti di andare a chiedere sue notizie nella casa dove abitava . " Non ero mai andata a casa sua , perchè mi diceva che stava in pensione da una vecchia signora , amica della sua famiglia , la quale si sarebbe scandalizzata se fossi andata a trovarlo . " Ma sapevo il nome della via e il numero della casa . " Vi giunsi in pochi minuti . " Entrai dal portinaio e chiesi : " - È in casa il signor Fabio Ribera ? " - Non lo conosco ; - mi rispose - non abita qui . - " Uscii di là con le gambe tremanti . " Eppure non pensavo ancora ad un tradimento . " Corsi subito in un piccolo quartiere che Fabio aveva affittato e ammobiliato per il nostro matrimonio . " Salii difilato al secondo piano , sonai alla porta di quel quartiere . " Comparve un giovinetto che io non conoscevo . " - Il signor Fabio Ribera ? - chiesi . " - Vi siete sbagliata , bella ragazza : non abita qui . " - Ma come ? Fabio è il padrone di quest ' appartamento . - " Il giovinotto si mise a ridere . " - Lo sarà stato la settimana passata ! - esclamò . - Adesso il proprietario sono io .... e mi dispiace che ho una visita , altrimenti sarei lietissimo di farvelo visitare . Ma se voleste venire domani .... - " Non volli sentir altro : fuggii col cuore stretto da un ' orribile angoscia . " Quando fui nel vestibolo entrai in portineria . " Vi era una donna , e ciò mi diede coraggio . " - Scusate , - le dissi con voce ancora un po ' alterata - il quartierino al secondo piano , primo uscio a destra , non era stato preso ed ammobiliato dal signor Fabio Ribera ? - - " La portinaia mi guardava così fissamente , che sentii le guance avvamparmi . " - Il signor Fabio Ribera non è il giovane che venne più volte in questa casa con voi ? - domandò , " Feci un cenno affermativo . " - Ebbene , - soggiunse la portinaia - se vi ha detto che il quartierino era suo , vi ha ingannata . Quel quartierino lo tiene in affitto una certa Clorinda , che lo cede a giorni , a settimane , a mesi , per galanti ritrovi . - " Se non caddi di piombo a terra fu un miracolo . Ero stordita . Nonostante volli tentare un ultimo colpo , " Stamani , dopo altri due giorni d ' inutile attesa , mi sono recata alla banca dove Fabio mi aveva detto di essere impiegato . " Ma neppur là sanno chi sia Fabio Ribera . " Perciò , oppressa , disperata , quasi pazza , volevo morire . - Per fortuna , - esclamò Lorenzo - siamo stati in tempo a salvarvi ! - Quel birbante , - soggiunse Teresa - non merita davvero il sacrifizio della vostra vita ! Dimenticatelo , è forse meglio per voi : costui non si farà più vedere . - La moglie del falegname ebbe ragione . Giulietta passò molti giorni di angoscia , poi sembrò rassegnata e riprese a lavorare in compagnia dei suoi buoni vicini . Un giorno si accòrse di essere incinta . Ella non si disperò . - Invece di morire , - disse - vivrò per la mia creatura : se non ho potuto divenire una buona moglie , sarò una buona madre . - Infatti , dato che ebbe alla luce la sua bimba , cui pose nome Gina , la giovane volle allattarla da sè , e da allora in poi si dedicò interamente a sua figlia . Ed ora quella madre così giovane , bella , onesta , veniva barbaramente assassinata ! III . Mentre il medico visitava Giulietta , le guardie rialzavano bruscamente l ' assassino , che volgeva all ' intorno sguardi spauriti e balbettava : - Lasciatemi ! ... Non sono stato io ! ... - È stato lui ! L ' ho veduto uscire da questa soffitta quando sono accorsa al primo grido della povera Giulietta ! - urlò Teresa . - Silenzio ! - disse il medico . Egli era chinato sul corpo straziato di ferite , e , dopo alcuni minuti , si rialzò dicendo : - Non è ancora morta ! Procurerò di richiamarla ai sensi . - Frattanto la sconosciuta rimaneva presso la culla , tenendo appoggiata al seno la bimba , che continuava a dormire . Il medico operò una prima e rapida fasciatura delle ferite , poi chiese dell ' acqua con dell ' aceto , e ne spruzzò il viso di Giulietta . Ella si mosse , aprì gli occhi . Il medico non si era ingannato : viveva . La sconosciuta non poteva più distogliere gli sguardi dall ' assassinata . A un tratto gli occhi di Giulietta si rianimarono , la bocca le tremò convulsamente e lasciò sfuggire un grido rauco . - All ' assassino ! ... Aiuto ! ... Prendetelo ! ... - disse con una voce che scosse tutti . Ad un cenno dell ' ispettore le guardie trassero presso il letto il pierrot , che invano volgeva il capo per non incontrare gli sguardi dell ' assassinata . - L ' abbiamo arrestato , signorina ! - disse l ' ispettore . - Guardatelo : lo riconoscete ? - Giulietta stese un braccio con un gesto che parve una maledizione . - Lo riconosco , è lui ! - gridò . - Tenetelo , o mi colpirà ancora . Ed io .... non voglio morire .... - E cacciando un urlo che sgomentò tutti : - Mia figlia .... mia figlia .... la mia Gina .... - È qui , non temete ; - rispose la sconosciuta con voce dolcissima - ne avrò cura io . - Giulietta si volse al suono di quella voce , guardò la bella signora , poi si vide uno spettacolo singolare . La ferita si era rialzata bruscamente sul letto afferrandosi alla sconosciuta con tutte le sue forze , guardandola avidamente e rantolando : - Lei ? Lei ? Ma non sa ... ? - Uno sbocco di sangue sgorgò dalle labbra di Giulietta , che ricadde sul letto irrigidita . Questa volta il medico disse a voce alta ; - È morta ! - La sconosciuta vacillò , o sarebbe caduta con la bambina , se Aldo , che le era vicino , non l ' avesse sorretta . - Andiamo nella mia stanza : - disse - è inutile rimanere qui ancora . - Ma l ' ispettore osservava con sorpresa quella signora elegante e le disse : - Mi permetta una domanda , signora : conosceva la giovane che hanno assassinata ? - No , - rispose la sconosciuta - l ' ho veduta per la prima volta questa notte . - Allora come spiega le parole della poveretta , rivoltasi a lei come a persona che non le fosse ignota ? - Non so spiegarle . - Aldo fremeva a quelle domande . L ' ispettore proseguì : - Per certo , signora , ella non deve far parte degli inquilini di queste soffitte . Perchè dunque si trova qui ? - Questa volta Aldo non si contenne . Prima che la sconosciuta potesse rispondere , egli disse con voce sicura : - La signora è mia sorella , venuta a passare gli ultimi giorni di carnevale a Torino . Essa era nella mia stanza , quando abbiamo udite le grida di questa disgraziata e ci siamo slanciati fuori . Io stesso ho fermato l ' assassino . - È vero , è vero ! - dissero più voci . - Se volete le mie generalità , - soggiunse lo studente - vi sarà facile averle , perchè in questa casa tutti mi conoscono . Mi chiamo Aldo Pomigliano , sono studente ingegnere , di San Giorgio Canavese : ho i genitori viventi e quest ' unica sorella maritata a Ivrea . Ed ora , permettete che ci ritiriamo . - La franchezza del giovane cancellò ogni diffidenza del funzionario di pubblica.sicurezza, che disse : - Potete andare ; ma forse avremo poi bisogno di voi . - Sarò sempre a disposizione dell ' autorità . - E la bambina di quella disgraziata la tiene in custodia la signora ? - Sì ; - rispose la sconosciuta - non ho figli ; le farò da madre . - Le comari fecero sentire un lusinghiero mormorìo . Teresa si avvicinò alla sconosciuta . - Gina è la mia figlioccia ; - disse con le lacrime agli occhi - se la signora lo permette , posso aiutarla a custodirla . - Ne parleremo domani ! - disse con un mesto sorriso la sconosciuta . - Adesso ; il meglio che si possa fare è di coricarla nel letto di mio fratello . - Pochi minuti dopo , Gina , avvolta in una calda coperta nel letto di Aldo , continuava a dormire il sonno degli angeli . L ' assassino fu condotto via fra le imprecazioni di tutti . La povera salma dell ' infelice Giulietta rimase vegliata da due guardie . La sconosciuta , coricata che ebbe la bambina , si rivolse verso lo studente esclamando : - Siete stato molto generoso con me ! Non lo dimenticherò mai , sebbene la vostra generosità non impedisca che io sia perduta : domani si saprà , che non sono vostra sorella . - Tranquillatevi ! Nessuno può smentirmi , perchè io ho veramente una sorella maritata a Ivrea , una sorella che mi adora , alla quale scriverò subito per narrarle l ' accaduto ; e potete star certa non ci tradirà . - La giovane , tornata a sedere sul divano , chiese a Aldo : - Voi pure avete creduto che io conoscessi l ' assassinata ? - Sì , - rispose egli . - La sorpresa che ha mostrato nel vedervi , le sue sconnesse parole , mi avevano fatto credere che la povera Giulietta sapesse chi siete . - Eppure , - disse la sconosciuta - vi giuro che io non vidi mai quella sventurata prima di questa notte . E voi , la conoscevate ? - Come si conosco i vicini . L ' incontravo qualche volta per le scale : ci salutavamo , ma non ci parlavamo . Sapevo che lavorava e che aveva fama di onestissima , sebbene quella bambina fosso il frutto d ' una colpa . A proposito ; volete davvero occuparvi di quell ' orfanella ? - Sì , - rispose vivamente la sconosciuta , - Ma per riuscire , ho bisogno di voi . - Sono interamente ai vostri ordini . - Grazie ! - mormorò commossa la giovane . - La poverina passerà dunque il resto di questa notte nel vostro letto : domattina la brava donna che si è offerta di custodirla avrà cura di lei ; io sarò qui verso le nove , e combineremo insieme il modo di allevare quella creaturina , cui farò da madre . - Ed io le farò da padre ! - esclamò Aldo . La sconosciuta si alzò , e avvicinatasi al letto , guardò a lungo la bella creaturina che dormiva , poi disse a Aldo : - Datemi il mio domino , la maschera ; bisogna che io vada via . - Tornerete davvero alle nove ? - chiese Aldo con voce tremante . Essa gli stese la mano , e rispose con un accento che non ammetteva dubbio : - Ve lo prometto . - Grazie ! Intanto ditemi il vostro nome , il solo vostro nome di battesimo . - Speranza . - E senza aggiungere altro , la signora , infilato il domino , uscì . Aldo rimase immobile , col cuore in tumulto . Speranza si era già impadronita di tutta la sua anima . IV . Nessuno , del casamento operaio , conosceva neppure di vista il pierrot , nessuno l ' aveva mai veduto con la povera Giulietta . Al primo e sommario interrogatorio , colui , non soltanto aveva respinto l ' accusa di assassinio , ma non volle neppur dire il suo nome . Fu condotto in prigione , rivestito di altri abiti borghesi , lasciato solo , mentre si procedeva ad un ' inchiesta sul conto dell ' assassinata per scoprire la responsabilità dell ' assassino . Il giudice istruttore incaricato dell ' inchiesta , benchè ancora giovane , passava per molto abile . Era il cavaliere Umberto Trani , uomo simpatico e distinto , che aveva molto acume e molto tatto . Egli si recò col cancelliere ed alcuni agenti in borghese alla soffitta , dove era stato commesso il delitto , e quando vide la vittima , fece un atto di stupore e pensò : - Strano ! Mi sembra di aver veduto costei e di averle parlato ; ma non ricordo nè dove , nè quando . - Il nome gli era ignoto . Dopo aver osservato le ferite che denotavano come la sventurata avesse dovuto lottare con un feroce assassino , le guardò le mani . Manine bianche , lunghe , affusolate ; l ' indice della mano sinistra portava le tracce del lavoro . Nella destra aveva una ferita leggiera , e , fra le unghie , pezzetti di stoffa bianca insanguinata . Fatte rapidamente quelle osservazioni , il giudice istruttore ordinò una verifica nella stanza , Il primo oggetto che gli cadde sotto gli occhi fu la culla . - Nel rapporto dell ' ispettore ho letto infatti di una bambina . Dov ' è ? - chiese . L ' ispettore che si trovava nella soffitta ed era rimasto fino allora silenzioso , rispose : - È affidata alle cure di una brava donna , che fu sua madrina . Peraltro il signor Aldo Pomigliano , studente ingegnere , colui che arrestò l ' assassino , ha dichiarato che egli e sua sorella s ' impegnano di allevare la figlia della morta , - Ne riparleremo ; - disse Umberto Trani - proseguiamo le nostre indagini . - La soffitta aveva il puro necessario . Dentro un baule fu trovato biancheria , una scatola con oggetti d ' oro di poco valore , una piccola somma e una scatola contenente un fascio di lettere . Il magistrato s ' impossessò subito di queste . Poi diede ordine che il corpo fosse trasportato alla sala anatomica per l ' autopsia , ed egli interrogò gli inquilini delle soffitte . Il primo a presentarsi fu il falegname Lorenzo Pavin , cui il magistrato così si rivolse : - Ditemi tutto quello che sapete . - Io non so altro che Giulietta era una giovane onesta , buona .... - Onesta .... - interruppe il magistrato . - Mi sembra che una giovane divenuta madre senza avere un marito .... . - Fu sedotta da un furfante ! - soggiunse indignato l ' operaio . - Oh ! so io le lacrime versate dalla povera Giulietta ! - Conoscevate costui ? - Lo vidi due volte sole : era un bel giovane , elegante , di modi distinti .... - Avete veduto l ' assassino ? - Sì , signore . - Non vi è sembrato che avesse qualche rassomiglianza col seduttore ? - Il falegname rimase per un istante a bocca aperta , poi scosse il capo : - No , ecco , non mi pare , sebbene non potrei giurarlo ; era così impiastricciato di biacca e di sangue ! - Ebbene , ve lo faremo vedere ripulito ; ma prima ditemi : vedeste ieri la vittima ? - Sì , signore . Verso sera mia moglie ed lo venimmo qui per dare a Giulietta delle caramelle . La piccina era seduta su quel piccolo tappeto e si baloccava ; la mamma lavorava . - La vostra soffitta è attigua a questa ? - Sì , signore . - Non sentiste più tardi qualche voce d ' uomo o il rumore d ' una lite ? - No , signore . Mia moglie ed io , dopo cena , ci coricammo e ci addormentammo subito , Fummo svegliati all ' improvviso da un grido di aiuto . " - È Giulietta ! - disse mia moglie saltando dal letto e infilandosi una sottana , mentre io accendevo il lume , e si slanciò fuori dell ' uscio per bussare a quello della nostra vicina . " In quel momento ne uscì l ' assassino vestito da pierrot . " Teresa si mise a urlare , e allora il signor Aldo acciuffò il miserabile . " Ecco tutto , signore . - Gli altri vicini non aggiunsero nuovi particolari a quelli dati da Lorenzo . Anche Aldo fu interrogato . - Voi pure abitate nelle soffitte ? - gli domandò il magistrato . - Sì , signore , - egli rispose . - I miei mezzi non mi permettono di meglio . Mia madre e mia sorella fanno già abbastanza sacrifici per mantenermi qui agli studi . - Da quanto tempo abitate in questa casa ? - Da quasi due anni . - Conoscevate Giulietta ? - Conoscenza da vicini ; ci salutavamo incontrandoci per le scale , e nulla più . - Ieri la vedeste ? - No . Io passai quasi tutto il giorno fuori di casa , essendo giunta mia sorella che desiderava passare gli ultimi giorni di carnevale a Torino . - È maritata , vostra sorella ? - Sì ; a un benestante d ' Ivrea : il signor Rivalta : - rispose con disinvoltura Aldo . - Ieri sera pranzai con lei all ' albergo , poi siccome ella aveva desiderio di vedere un veglione , andammo a prendere un domino , ed io venni con lei a casa per cambiarmi d ' abito , " Avevo finito di abbigliarmi , mia sorella stava per mettersi la maschera , allorchè un grido giunse fino a noi . Mi slanciai per le scale e fu allora che arrestai l ' assassino . - Il magistrato aveva ascoltato con molto interesse . - Dove si trova adesso vostra sorella ? - domandò . - All ' albergo a riposare , in preda all ' emozione sofferta questa notte . - Mi hanno detto che essa vuole incaricarsi della bambina della vittima ? - Sì , signore , se non vi è nulla in contrario . Benchè non siamo ricchi , abbiamo preso a cuore la sorte di quella creaturina . Per adesso l ' abbiamo affidata a Teresa , una brava donna , che l ' ha tenuta a battesimo . Poi , appena mia sorella sarà tornata ad Ivrea ed avrà parlato con suo marito , la ritireranno con loro . - Faranno davvero un ' opera di carità , della quale tutte le persone di cuore non potranno che elogiarli . - L ' interrogatorio era finito . La soffitta fu chiusa coi suggelli , ed il giudice istruttore lasciò la casa , promettendo una ricompensa a chi gli recasse indizi sull ' assassino . Umberto Trani condusse seco Lorenzo il falegname , cui Giulietta aveva presentato un giorno il proprio fidanzato . Il magistrato sperava che l ' operaio lo riconoscesse nell ' assassino . V . - Contessa , ecco il conte : scende di carrozza . - Bene , Celia ; puoi ritirarti . - La contessa Bianca Rossano rimase sola nel suo gabinetto da toelette . Accigliata , nervosa , sedette sul divano , rimanendo assorta . Aveva il lungo accappatoio indossato nello scendere dal letto , e gli stupendi capelli neri sciolti sulle spalle . Un lieve bussare all ' uscio la fece trasalire . - Avanti ! - diss ' ella . Un uomo entrò , vestito da viaggio . Appariva pallido o commosso , ma nei suoi occhi era un raggio d ' intensa felicità . - Bianca ! - esclamò stendendo le braccia . La contessa non fece gesto alcuno . - Siete voi ? - disse con acconto glaciale . - Non vi aspettavo così presto ! Egli rimase un istante come impietrito . Il conte Rossano era un bell ' uomo sui trentacinque anni , distintissimo . I suoi sguardi , pieni di dolcezza , lampeggiavano quasi sinistramente nella commozione . Egli si slanciò verso la moglie , volle stringerla nelle sue braccia . - Bianca , angelo mio , è così che mi accogli al mio ritorno ? - La giovane si svincolò . - Finiamo questa ignobile commedia ! - disse guardandolo con alterezza . - Ormai ho scoperto che siete un miserabile . - Bianca ! - gridò il conte , minaccioso . - Un miserabile ! - ripetè essa . - Ah ! credevate di aver preso per moglie un ' idiota da sfruttare a vostro talento ! ... Ebbene , vi siete ingannato : voi non mi conoscete ancora , ma io vi conosco : guardate . - Si alzò , prese da una scatola di cristallo una lettera spiegazzata e la gettò con disprezzo sul viso di lui . Il conte divenne livido : aveva compreso tutto . Quella lettera , ricevuta una settimana prima , egli l ' aveva ricercata invano , la credeva smarrita . Era la lettera di una donna e diceva : " Livio mio , ti attendo con ansia . Già da un anno sospiro un tale istante ! Ah ! perchè non ero io ricca come quella sciocca che hai sposata e che non è la donna fatta per te ? Tu continui a giurarmi che non solo non ami tua moglie , ma che è un vero tormento per te il fingere una tenerezza che non senti . Ebbene , presso di me ti consolerai di tanta noia ! Ricordi le nostre follìe di un tempo ? Mi lusingo che si rinnoveranno , che ti compenseranno delle nausee sofferte . Mi hai promesso un ' intera settimana , una settimana di paradiso per entrambi . Mercoledì sera sarò alla stazione ad aspettarti e ritroverai il tuo nido come l ' hai lasciato . Ti bacio lungamente con tutta l ' anima . " CINZIA " . Il conte , raccolto il foglio , balbettò : - Non so che cosa tu voglia dire ! - Ah ! - esclamò Bianca con violenza . - Ve lo spiegherò io . Quella lettera ha rotto fra noi qualsiasi rapporto : se non chiedo una riparazione , non è per vostro riguardo , ma per mio padre : non voglio che il povero vecchio soffra , sapendomi infelice . - Bianca tacque , vinta dall ' emozione . Il conte si gettò ai suoi piedi . - Perdono , Bianca , perdono ! Sì , sono stato colpevole , ma ti giuro che quella donna ha mentito , scrivendo così . - Basta ! - gridò la contessa ritraendosi . - Non voglio scuse . A me poco importa ciò che colei scrive di me . Il fatto ignobile che nulla può cancellare , è di avermi inflitta l ' offesa di un tradimento quotidiano ; la vigliaccheria maggiore è di avermi fatto credere che partivate per assistere una zia morente . Ed io piansi , la sera della vostra partenza , pensando alla povera donna , pensando al vostro dolore . Invece , un ' amante vile al pari di voi vi attendeva alla stazione , e chi sa le risate da voi fatte per avermi così ingannata ! - Il conte si avvicinò a lei . - No , Bianca , no , non lo credere ; sono stato colpevole , lo ripeto , ma non infame ! - Cercò di stringerla fra le braccia , ma essa lo respinse con una forza di cui il marito non l ' avrebbe creduta capace . - Mi fate nausea ! - diss ' ella . Il conte sussultò . - Bene ! - disse con accento tragico . - Avete ragione ; siate sicura che non cercherò più di avvicinarvi . - Ed uscì dal gabinetto . Rimasta sola , Bianca lasciò sfuggire un sospiro di sollievo : quell ' uomo , ormai , le destava orrore . Seduta sulla poltrona , Bianca rivisse in un istante la vita passata . Figlia unica di ricchissimi possidenti del Monferrato , era stata adorata dai suoi genitori . Aveva un ' istitutrice , una tedesca , anima eletta che si affezionò alla sua allieva e fu per lei quasi una madre . Bianca possedeva una bellezza affascinante , un ' intelligenza superiore , che l ' istruzione sviluppò meravigliosamente . Sembrava assai timida , ma se un nobile pensiero la esaltava , diveniva audace , pronta a sfidare qualsiasi pericolo . Fino ai quindici anni era vissuta felice . La morte della madre fu il primo dolore della sua vita . Erano scorsi due anni dalla morte della buona signora . Si era d ' autunno , al tempo dello cacce . In una tenuta poco lontana da quella del padre di Bianca convennero gentiluomini torinesi , ospiti del marchese Passiflora , un gaudente , un prodigo , un gentiluomo tronfio di sè . Costui aveva chiesto Bianca in moglie , ma la giovane lo aveva rifiutato perchè non le piaceva . Mentre il marchese era a tavola cogli amici , cadde il discorso sul matrimonio , e ne furono dette di tutti i colori . - Io fui una sola volta in procinto di prendere moglie , un anno fa , - disse il marchese Passiflora - ma fui bellamente respinto . - La giovane era di difficile contentatura ! - esclamò il conte Livio Rossano , arricciandosi i baffi . - Mi fu detto che quella giovane sogna un eroe dei tempi antichi , un uomo che non abbia la più piccola macchia amorosa nel suo passato , che sia vissuto sempre nell ' azzurro , che si dedichi a lei sola per tutta la vita . - Il gaudente fu interrotto da uno scroscio di risa . - Merita almeno , la bella , un tal cavaliere ? - chiese ancora Rossano . - Vi assicuro che un uomo si stimerebbe felice di divenire suo schiavo . Ha sedici anni o poco più , figura da ninfa , viso d ' angelo , occhi brillanti come stelle , capelli neri e carnagione di latte e rosa . - Vi fu un nuovo scoppio di risa . - Passiflora , tu diventi poeta ! - Lo diventereste anche voialtri , se la conosceste , tanto più se aggiungo che quell ' ammirabile creatura porta in dote al fortunato che saprà conquistarla la bagattella di due milioni , ed alla morte di suo padre ne avrà altrettanti . - Vi fu un mormorìo d ' ammirazione . Rossano trasalì . - Dove si trova questa maraviglia ? - chiese un barone sbarbato . - È mia vicina , - rispose Passiflora - e se qualcuno desidera vederla , gli dirò che tutte le mattine si reca alla messa con l ' istitutrice . - La mattina seguente vi era una partita di caccia . Tutti si alzarono prima dell ' alba . Quando si trovarono riuniti nella sala a terreno della villa Passiflora , il marchese notò che mancava il conte Rossano . - Dov ' è Livio ? - chiese agli amici . - Livio non verrà ; - rispose il barone - questa notte si è sentito male , e mi prega di scusarlo presso te . - Nessuno suppose che quella malattia fosse una finzione . In quella stessa mattina , verso le sette , Bianca usciva con l ' istitutrice , avviandosi per un sentiero campestre che in meno di un quarto d ' ora conduceva al paese . Essa respirava con delizia l ' aria mattinale : mai la sua carnagione era apparsa più rosea e brillante . Ad un tratto i suoi sguardi e quelli dell ' istitutrice furono attirati da una curiosa scena ; un bel giovane , in abito elegante da mattina , stava quasi accovacciato sull ' erba , tentando di persuadere una bimba che balbettava fra i singhiozzi : - La mamma mi batterà ! - La voce del giovane salì chiara e fresca fino a Bianca . - No , carina , - diceva - la mamma non ti batterà , perchè io le dirò tutto . Via , alzati , torneremo insieme dallo speziale ! - No , sono troppo in ritardo ! - Più starai qui a piangere , più tarderai ! - Bianca si era avvicinata : ella conosceva la bambina . - Mietta , che hai ? - chiese . Al suono di quella voce , il giovane fu in piedi e salutò con la disinvoltura di un gentiluomo . - Essa piange - rispose - perchè ha rotto una boccetta di medicina che portava a casa . - Hai qualcuno ammalato , Mietta ? - chiese ancora Bianca , dopo aver ricambiato il saluto del giovane . - Il vitello , - rispose la bambina - e la mamma mi aveva raccomandato di far presto . Io correvo con la boccetta in mano , quando sono caduta e si è rotta . - Ed io le proponevo di tornare dallo speziale , che poi l ' avrei accompagnata a casa , - soggiunse lo sconosciuto . - Perchè non accetti ? - domandò l ' istitutrice . - Perchè non ho più i soldi per comprare la medicina . - Il giovane sorrise . - I soldi te li avrei dati io . - Non li voglio , perchè non lo conosco . - E da me li prendi , Mietta ? - Oh ! da lei , signorina Bianca , sì , e se dico alla mamma che l ' ho incontrata , non mi sgriderà più ! - La giovinetta sorrise , e mentre estraeva il portamonete , lo sconosciuto disse : - Ammiro la fierezza della piccina , come la sua fiducia in lei , signorina Bianca , angelo consolatore di queste terre ! - L ' istitutrice intervenne , mentre le guance della giovane si facevano di fuoco . - Il signore conosce la signorina ? - Chi non la conosce , nei dintorni ? - rispose lo sconosciuto . - Io vengo spesso da queste parti , ospite del marchese Passiflora : sono il conte Livio Rossano . E adesso , prego di perdonare la mia audacia , della quale Mietta e la bontà sua , signorina , hanno colpa . - E salutando di nuovo , s ' allontanò . Sapeva però che il colpo era fatto e che già si trovava più vicino alla giovane , che se l ' avesse accompagnata . Infatti il pensiero di Bianca era assorbito dall ' immagine del conte Rossano , il cui volto le si era impresso nella mente in modo da non dimenticarlo più . Il giorno stesso , mentre essa passeggiava soletta per l ' ombroso viale che conduceva al cancello della sua villa , vide dietro a quello il conte Livio Rossano , immobile a contemplarla . Ma incontrando lo sguardo di lei , egli si limitò a salutare e disparve subito . Fin da quel giorno Livio cercò tutti i mezzi per farsi vedere da lei , senza però osare di avvicinarla . Quella rispettosa adorazione conquistò interamente Bianca , che ormai si cullava nell ' incanto di quell ' amore da tutti ignorato . Erano cominciate le noiose piogge autunnali , che fecero fuggire dalla tenuta il marchese Passiflora ed i gentiluomini suoi amici . Ma il giorno della partenza di quegli scioperati , Mietta , venuta a portare un canestrino di mele a Bianca , introdotta nella stanza di questa , si tolse di sotto al grembiulino una lettera che aveva nascosta in tasca e gliela porse dicendo : - Questa è per lei . Gliela manda quel forestiero che voleva darmi i soldi per la medicina . - Bianca ringraziò la fanciulla , e appena fu sola , lesse la lettera . " Signorina , il mio ardire susciterà forse il vostro disprezzo , perchè avrei dovuto , prima che a voi , rivolgermi a vostro padre . Ma come affrontare un colloquio con lui prima di ottenerne il vostro permesso ? " Perdonatemi , ma fin da quando vi ho veduta , sono pazzo d ' amore per voi . " Voi avete risvegliato la mia anima addormentata , e vorrei rapirvi , trasportare in un mondo sconosciuto , dove nessuno potesse contendermi la felicità . " Ascoltatemi : la mia vita è stata finora triste , isolata : perdei mia madre troppo presto ; mio padre non si è curato mai di me . Egli era uno dei viveurs dell ' alta società torinese , e siccome ci somigliavamo perfettamente , giacchè mio padre , colle risorse sapienti dell ' arte e di un abile cameriere sembrava sempre giovane , quasi mio fratello maggiore , così una gran parte delle sue follìe si attribuivano a me . " Io lo lasciai credere , tanto più , dopo la morte di mio padre , sembrandomi altrimenti di profanare la sua memoria , di mancargli di rispetto . " A voi sola confido questo segreto : a voi sola . Perchè se finora non mi sono mai curato del giudizio del mondo , se ho portato con rassegnazione la mia croce , adesso non è più così . Da che vi amo , sento che non potrei sopportare il vostro disprezzo . " Peraltro , se domani vostro padre chiedesse chi sia il conte Livio Rossano e gli rispondessero : " un uomo viziato , un libertino che ha consumato nel giuoco e nelle donne quasi tutto il suo patrimonio " , io non potrei difendermi senza accusare il padre mio . " È orribile , credetelo , il soccombere sotto il peso delle calunnie . Vostro padre mi rifiuterebbe certo la vostra mano , e voi , Bianca , potreste , nel dubbio , respingermi . " Ecco perchè al momento di partire ho voluto farvi la mia confessione , ho voluto dirvi che , anche respinto , calpestato , vi offrirò in olocausto tutti i miei dolori , ed esausto morirò col vostro nome sulle labbra . " Ma se voi , tocca dai miei segreti dolori , acconsentiste ad amarmi , ad essere mia moglie , io vi dovrei più che la vita , vi dovrei l ' onore , perchè , inalzandomi a voi così pura , nessuno crederebbe più allo calunnie lanciate su me ; accettando il mio nome , si vedrà che non è indegno di voi . " Bianca , questa è l ' ora della mia vittoria o della mia sconfitta . Se dopo tutto quanto vi ho detto mi scriverete " venite " , io saprò convincere vostro padre , saprò lottare da forte , per ottenere il diritto di farvi mia moglie . " Se nulla riceverò alla fine della settimana , qui a Torino , nel mio vecchio palazzo del corso Palestro , io vi amerò tuttavia , vi amerò da morto come da vivo , e sarò vostro nell ' eternità . " LIVIO ROSSANO " . Bianca non si accorse quanto vi fosse di artificioso in quella lettera . Nel candore della sua anima , credette a tutto quanto il conte aveva scritto . Come non amare quell ' uomo che un ' ingiustizia atroce rendeva responsabile delle follie del padre ? Che importava se era rovinato ? Non era essa ricca per entrambi ? Livio dovrebbe tutto a lei , e sarebbero entrambi felici come nessun ' altra coppia al mondo . Bianca non esitò : il giorno stesso scrisse la parola che il conte aspettava ; " Venite " . Intanto si recò dal padre , cui confessò tutto . Egli presentì un ' insidia sotto quella lettera , e tremò . Una voce interna gli gridava : " Quell ' uomo mente ! " Ma come convincere sua figlia ? A tutte le ragioni la giovinetta crollava la testa , dicendo : - Anche tu scagli la tua pietra contro lui , vittima innocente ! Io l ' amo , l ' amo , e se tu rifiuti il tuo consenso al nostro matrimonio , non mi resta che morire ! - Il padre fu vinto . Il conte Rossano non tardò a presentarsi . Egli ammaliò il padre come aveva fatto della figlia : la sua aria dignitosa , la sua melanconia dissiparono ogni sospetto . Un anno dopo , Bianca era sua moglie . Passarono i mesi d ' inverno a Torino , il resto nella tenuta del padre di Bianca , che non volle muoversi dai suoi possessi per non rendersi fastidioso al genero e tenendo presso di sè l ' istitutrice della figlia per la direzione della casa . L ' anno seguente , col pretesto di alcuni affari , Livio si assentò spesso da casa , recandosi più specialmente a Milano ; ma ogni giorno scriveva alla sposa , e quando tornava a lei si mostrava così premuroso , appassionato , che Bianca non ebbe mai il minimo sospetto . Quell ' inverno le assenze del conte furono più frequenti . In ultimo trovò la scusa di una zia malaticcia , che non gli conveniva trascurare , perchè ricchissima , e della quale egli era il solo erede , almeno lo sperava . Il mercoledì grasso di quel carnevale Livio tornò a casa alla sera assai pallido , inquieto , - Che hai , amor mio ? - chiese Bianca spaventata . - Mia zia sta malissimo e bisogna che io parta . - Il conte sembrava oltremodo turbato . - E dire - soggiunse - che non posso condurti meco , perchè , lo sai .... la zia voleva darmi per moglie la figlia d ' una sua amica d ' infanzia , e non perdona il mio matrimonio con un ' altra ! Ora è perfettamente riconciliata con me , ma la tua presenza le recherebbe dispiacere . - Oh ! io non vorrei per tutto l ' oro del mondo turbare una povera vecchia morente . Va ' .... va ' tu solo ; io resterò qui a pregare per lei . - Tu sei un angelo ! - esclamò il conte baciandola . Il giovedì mattina , mentre la cameriera spazzolava gli abiti del conte , vide un foglio cadere a terra e lo consegnò a Bianca , la quale , entrata nella sua camera , lesse la lettera ignobile che già conosciamo . Ciò che provasse in quel momento sarebbe impossibile analizzarlo . Era la rovina di tutte le sue illusioni , di tutta la sua felicità ! Versò lacrime amare ; ma era troppo intelligente per abbandonarsi alla disperazione ; e colpita nell ' anima , le venne l ' idea di vendicarsi . Voleva far soffrire quel miserabile , calpestare sotto i piedi l ' onore di lui , gettargli in faccia queste parole : " Anch ' io ho un ' amante ! " Bianca sonò il campanello . Celia , devotissima a lei , accorse , ma rimase immota dallo stupore : il volto della contessa esprimeva la più energica determinazione : i suoi occhi scintillavano di arditezza . - Celia , vai a comprarmi un domino nero , elegantissimo , e una maschera : stasera vado al veglione , sola . - Mio Dio , se il conte lo sapesse ... ! - Bianca proruppe in una convulsa risata . - Mio marito si diverte senza me : è giusto che mi prenda la mia rivincita : leggi . - E le porse la lettera di Cinzia . Celia la percorse con un ' indignazione impossibile ad esprimersi . - Che infamia , eh ? - disse la contessa . - Come ha saputo abbindolarmi bene ! Ma d ' ora innanzi vedrà di che sono capace ! Io non rivelerò nulla a mio padre per non dargli troppo dolore o perchè potrebbe dirmi : " Tu l ' hai voluto ! " Non chiederò la separazione , ma fin da quest ' istante ho un solo desiderio : ricambiare il tradimento . Vai , dunque , ad eseguire i miei ordini senza che altri lo sappia ; mi fido di te . - Celia obbedì . Ella avrebbe voluto acompagnare la padrona al veglione , ma Bianca rifiutò . Quando la servitù fu coricata , la contessa indossò il domino e uscì . La fidata cameriera sperava che Bianca , pentita del partito preso , ritornasse al palazzo prima di entrare al veglione . Per cui si mise ansiosa alla finestra , scrutando l ' ombra del viale , intenta ad ogni rumore di carrozza . Le ore passavano e Bianca non tornava . Celia tremava . Ma a un tratto sentì il rumore di una vettura che si avvicinava . Si sporse dalla finestra e mormorò : - È lei .... è lei .... - Si precipitò ad aprire il portone , proprio al momento in cui Bianca pagava il vetturino . Bianca le battè una mano sulla spalla , dicendole con accento carezzevole : - Sono qui sana e salva , mia buona Celia . Andiamo su : ti raconterò tutto ! - La povera donna sentì allargarsi il cuore . Quando Bianca si trovò nella propria camera , seduta presso il caminetto , raccontò alla sua fidata cameriera tutto quanto le era accaduto . La povera donna non perdeva una parola : essa fremè al racconto dell ' assassinio di Giulietta , ne ascoltò trepidante i minimi particolari ed applaudì al buon cuore della sua padrona e dello studente , che volevano occuparsi dell ' orfanella . Un ' ora dopo , la contessa dormiva tranquilla nel suo letto . VI . Erano appena suonate la nove quando la contessa , vestita semplicemente di panno nero , bussava alla soffitta dello studente . Aldo le aprì e la riconobbe subito . Con un inchino rispettoso si ritrasse indietro per farla passare , ed appena l ' uscio fu chiuso le prese le mani . - Quanto vi ringrazio , signora , di essere venuta ! - Bianca si lasciò stringere le manine , ma fissando il giovane coi suoi occhi luminosi : - Signora ? - ripetè . - Dimenticate che sono vostra sorella ? - Aldo riprese tosto la sua disinvoltura . - È vero , Speranza ; ma non osavo ricordarvelo temendo di offendervi . - Se pensassi che da voi potessi avere un ' offesa , me ne andrei subito . Ho pienamente fiducia in .... mio fratello . - Vi era una tal semplicità , un tal candore nell ' insieme della giovane , in ogni sua parola , che Aldo ne fu affascinato . - Grazie ! - ripetè , portandosi questa volta le manine di lei alle labbra . Bianca arrossì un poco ma sedutasi sul divano chiese : - Ditemi che è successo dopo la mia partenza . - Egli le disse che la bimba , svegliatasi , chiamava la mamma , non voleva che la mamma . Teresa l ' aveva portata nella sua soffitta , per calmarla . - Povera angioletta ! - disse Bianca con le lacrime agli occhi . - Io desidero vivamente di abbracciarla . - Stamani non ve lo permetto , - rispose Aldo . - C ' è nel casamento il giudice istruttore : Umberto Trani . - Bianca divenne pallidissima . - Io lo conosco ! - balbettò . - Le cose s ' imbrogliano .... - Aldo la tranquillò : - No , no , tutto andrà bene ! Peraltro , sarà meglio che non torniate qui prima che sia finita ogni inchiesta sul feroce assassinio . Io dirò che siete partita per Ivrea onde ottenere il consenso di vostro marito per adottare la piccina : mia sorella è già avvertita di tutto e mi scriverà in conseguenza . Mostrerò la sua lettera al giudice istruttore ed a Teresa . - Che penserà vostra sorella di me ? - disse Bianca trepidante . - Quello che ne penso io stesso : - rispose lo studente - che siete degna della massima stima , del massimo rispetto . - Bianca era commossa . - Ma voi non conoscete di me che il nome che vi ho dato ! - Mi è bastato vedervi per giudicarvi . Non vi chiedo i vostri segreti ! per me siete Speranza , una cara sorella , e sono pronto a dare tutto il mio sangue per risparmiarvi una lacrima . State dunque tranquilla . Se non vi vedrò per qualche tempo , avrete mie lettere che vi terranno informata di tutto . Dove debbo scrivervi ? - Scrivete fermo in posta , al nome di Celia Lari . È il nome della mia cameriera , una donna fidatissima , che si farebbe ammazzare per me . Ora me ne vado : baciate per me la bambina . E il cadavere della sua sventurata madre è ancora là ? - No , l ' hanno trasportato alla sala anatomica per l ' autopsia . - Bianca ebbe un fremito . - Povera sventurata ! E il suo assassino ha confessato ? - No , egli nega ; non ha voluto dire il suo nome ; nessuno l ' ha riconosciuto . - È strano ! - Rimase un istante pensierosa , quindi chiese : - Non si potrebbe dare alla vittima onorevole sepoltura perchè la sua bambina possa un giorno pregare sulla tomba di lei ? - Ci abbiamo già pensato e sta girando nel casamento una sottoscrizione per l ' acquisto di una fossa privata . Solo nelle soffitte , abitate da gente bisognosa , si sono raccolte sessanta lire . - Nobili cuori ! Troveremo più tardi il mezzo di soccorrerli segretamente . - Quanto siete buona ! - Cerco d ' imitare .... mio fratello . Ma parleremo di tutto ciò più tardi . Eccovi intanto il mio obolo per la sottoscrizione . - Così dicendo si tolse di tasca un elegantissimo portafogli e ne levò due biglietti da cento lire . Aldo sussultò . - Non posso accettarli , Speranza ! Un povero studente come me non potrebbe fare una tale offerta , e neppure mia sorella . Qual nome dovrei dunque mettere sulla lista ? - Un incognito . - Bianca lo guardava stendendogli la manina . Egli la strinse nella sua e si sorrisero . Ma vi era una profonda commozione in quel sorriso . Poco dopo la contessa lasciava la soffitta , Il giorno seguente essa ebbe una lettera di Aldo , che le dava ragguagli sull ' interrogatorio del giudice istruttore , sulla bambina , l ' esortava a star quieta , non essendovi bisogno della sua testimonianza . Poi Aldo aggiungeva : " Quando sarà finito tutto questo , potrò rivedervi , Speranza ? Nel dire il vostro nome , mi sento capace delle più nobili cose ! " Voi mi avete fatto molto bene , sorella mia ! Chi avrebbe mai detto che in una notte di carnevale avrei trovato la mia felicità ? Peraltro , questa felicità , nata da un dolore , mi fa quasi paura . Ma non voglio pensarci adesso . Se la felicità non esiste sulla terra , noi la creeremo a forza di doveri , di lotte , di sacrifizi . " Bianca lesse più volte quella lettera , presa da un incanto nuovo , quasi una nuova luce sorgesse nella sua esistenza . Aldo le scrisse tutti i giorni , e Bianca già obliava il marito in quella pura ebbrezza dello spirito , quando il conte Rossano , di ritorno , la svegliò dal suo sogno . Ma allora tutta la sua anima si ribellò , il ricordo del tradimento risorse e la contessa ricevette il conte come abbiamo veduto . Rimasta sola nello spogliatoio , essa riandava il passato , allorchè Celia entrò . - Ho una lettera da consegnarle , - disse . - Dammela subito , Ho bisogno di respirare qualche cosa di puro . - Afferrò bramosa la lettera di Aldo , ma appena l ' ebbe aperta , tornò pallidissima . Essa lesse ad alta voce : " Speranza , tutto il nostro piano si sfascia . " Ieri il giudice istruttore mi fece chiamare nel suo gabinetto e mi chiese , guardandomi fisso : " - Vostra sorella non è più tornata a Torino ? " - No , signore , - risposi . " - Ebbene , telegrafatele che urge la sua presenza . - " Mi turbai , ma risposi : " - Bene ! Telegraferò . - " Appena fui lungi dagli sguardi del giudice istruttore , ebbi un momento di disperazione . " Che è successo perchè il giudice istruttore mi abbia fatto tale intimazione ? " Per certo , se telegrafassi a mia sorella , essa partirebbe subito ; ma , una volta qui , la gente del casamento mi smentirebbe , perchè mia sorella non vi assomiglia affatto : è bionda come una spiga matura , piccola , grassa , tutto l ' opposto di voi , insomma . C ' è da diventare pazzi ! Per me , non temo : sopporterei anche la prigionia , purchè foste salva ; ma se avessero qualche indizio su voi , se il confessare che non vi conosco non bastasse a allontanare ogni pericolo ? Se lo potete , venite senza indugio da me : io non mi muoverò di casa per attendervi . Voi non sapete in che stato mi trovo al pensiero di non aver potuto mantenere la mia promessa , salvarvi da una pubblicità . Non ragiono più , e se non vi vedessi , sento che commetterei qualche pazzia . Perdonatomi questa lettera insensata , ma voi avete il cuore troppo nobile per non comprendere lo stato d ' animo del vostro sventuratissimo fratello . " - Povero Aldo ! - mormorò Bianca , che si era rimessa dal primo moto di terrore . - Egli sarebbe capace di tutto per impedire a me un dolore : tocca a me , ora , a consolarlo . - Che intendete fare ? - chiese Celia spaventata . Bianca si alzò , tranquilla . - Andrò dal giudice istruttore , - rispose . - Lo conosco , è un gentiluomo , non mi perderà , - Indi aggiunse con un gesto vago : - E poi , se mi perdesse , che m ' importa , ora ? - Contessa , - disse Celia - pensi a suo padre ! - I bellissimi occhi di Bianca si velarono . - Hai ragione ! - mormorò . E dopo un momento di silenzio : - Dammi il mio abito da mattina , - disse con vivacità , - Hai sentito ? Aldo mi aspetta . Sta ' sicura , non mi accadrà nulla di male ! - Un quarto d ' ora dopo , la contessa usciva . VII . L ' assassino aveva subito un primo interrogatorio nel gabinetto del giudice istruttore , ma a tutte le domande di questi si rifiutò di rispondere , giurando che era innocente . Nel camiciotto del pierrot , nelle tasche dei calzoni nulla si era trovato che potesse stabilirne la identità . Ma il giudice istruttore , rileggendo i punti salienti dell ' inchiesta , fu colpito da una osservazione che dapprima gli era sfuggita . Era il rapporto dell ' ispettore e di un agente , i quali avevano osservato l ' effetto prodotto dalla vista della sorella di Aldo Pomigliano sulla povera Giulietta , la quale pronunziò parole strane a suo riguardo : - Lei ? Lei ? Ma non sa .... ? - Dunque , costei conosceva la giovane , e forse lo studente stesso era stato in intimi rapporti colla sventurata . Assalito da questi sospetti , Umberto Trani fece chiamare l ' ispettore , interrogandolo su questa circostanza . - Io dubito , - rispose l ' ispettore - che quella signora sia sorella dello studente . Il signor Aldo Pomigliano non è ricco , e a furia di sacrifici riesce a sbarcare il lunario . Ora quella signora portava orecchini di brillanti di una grossezza maravigliosa , aveva le dita cariche di anelli di valore , un abito ricchissimo . A me pare che una provinciale non vestirebbe in tal guisa per recarsi a trovare un fratello povero nelle soffitte . - Avete ragione . Quello studente mi ha gabbato . Ma saprò fargli pagar cara la sua astuzia . Intanto vi ringrazio delle vostre informazioni . - Dopo un paio di giorni , il Trani fece chiamare Aldo , cui disse semplicemente che telegrafasse alla sorella di venire a Torino , avendo necessità di parlare con lei . Quando Aldo , sconvolto , era uscito dal gabinetto del giudice , vi entrò un agente per avvertirlo che Teresa , colei che teneva in custodia la bimba della vittima , veduto il ritratto che la questura aveva fatto fare all ' assassino , l ' aveva riconosciuto per il seduttore della povera Giulietta . Il magistrato si fregò le mani dalla soddisfazione . - Siamo in porto ! - esclamò . - Le lettere della vittima ci danno il nome dell ' assassino . - Ne prese una dal pacchetto che aveva sopra lo scrittoio , ne guardò la firma e fece un gesto di trionfo . - Fabio Ribera ! Si vede che egli non supponeva che la sua vittima conservasse tutte le sue lettere . Ora sarà facile avere delle informazioni su lui ; procuratemele . - La sera dello stesso giorno ebbe un esteso rapporto sull ' assassino . Fabio Ribera era designato come un giovane onestissimo , commesso in un negozio di mode . Dieci giorni prima del fatto , aveva chiesto al principale di assentarsi per un mese , dovendo recarsi fuori di Torino per affari di famiglia . Per cui il principale lo credeva in viaggio . Nessuno poteva prestar fede all ' accusa contro lui , tanto il suo tenore di vita era quieto . E poi , si sapeva che amava una buona fanciulla , commessa nello stesso negozio , e che dovevano presto sposarsi . Anzi , la giovane era persuasa che il suo Fabio si trovasse lungi da Torino , appunto per ritirare carte relative al loro matrimonio . Il giudice istruttore era pensieroso . - La matassa è più imbrogliata di quello che credevo ! - diceva fra sè . - Se il rapporto dice il vero , quale sarebbe stato il movente dell ' assassinio ? Forse che Teresa , la moglie del falegname , si è ingannata credendo di riconoscerlo ? Li metterò a confronto . - Il domani , verso le dieci , il prigioniero fu condotto nel gabinetto del magistrato . - Ebbene , persistete a negare di essere stato l ' assassino di Giulietta , sebbene designato da lei stessa prima di morire ? - gli domandò il magistrato . - Sì , signore . - Chiamate la teste ! - disse il giudice al cancelliere . L ' accusato si rivolse verso l ' uscio di entrata e si trovò a faccia a faccia con Teresa . Ma egli non fece alcun gesto di sorpresa , come se si fosse trovato dinanzi ad una persona sconosciuta . Teresa , invece , dopo averlo guardato un momento , gridò con accento indignato : - Sì , lo riconosco , è lui , il birbante ! È il fidanzato di Giulietta , colui che vidi spesso con la poverina ! - V ' ingannate ! - rispose il giovane . - Ah ! m ' inganno ? La vedremo , assassino ! ... Sei proprio tu : ti riconosco dal neo che hai sulla guancia . - Il giudice istruttore soggiunse : - Ormai è inutile che neghiate , Fabio Ribera ! - Un tuffo di sangue salì al viso dell ' accusato . - Sapete il mio nome ? - balbettò . - Sappiamo tutto quanto vi riguarda , e le vostre lettere da voi firmate , scritte a quella povera infelice , sono qui ad attestare la vostra iniquità verso colei che , dopo essere stata vittima di un ' infame seduzione , fu da voi assassinata ! - L ' accusato ascoltava come se non capisse . - Le mie lettere ? Firmate da me ? - Sì , da voi , guardate : non riconoscete la vostra calligrafia , la vostra firma ? - Così dicendo , il giudice istruttore pose sotto gli occhi dell ' accusato il foglio tolto poco prima dal pacchetto . Il giovane lo guardò , e subito cadde svenuto . Quello svenimento fu per il magistrato una prova luminosa della colpabilità del giovane . Fabio non tardò a rinvenire . Egli aveva cambiato interamente aspetto . Vi era in lui qualche cosa di risoluto , come se compiesse un dovere penoso dinanzi al quale non si indietreggia . - Sono pronto a rispondere a tutte le vostre interrogazioni ! - disse . Un lampo di trionfo passò negli occhi del magistrato , che riunite alcune carte e fatto un segno al cancelliere , disse all ' accusato : - Prima di tutto , il vostro nome e cognome ? - Lo sapete : Fabio Ribera . - La vostra età ? - Ventitrè anni . - Dove siete nato ? - A Torino . - La vostra professione ? - Commesso in un negozio di mode . - Confessate di aver colpito volontariamente , coll ' intenzione di uccidere , l ' operaia Giulietta Lovera , detta la Bionda ? - Lo confesso . - Il vostro delitto è stato premeditato ? - No . Giulietta stessa mi ci spinse . - In qual modo ? - Un tempo Giulietta fu mia amante . Ma poi la incontrai due volte al ballo pubblico con un individuo che non volle dirmi chi fosse ; incontrai lo stesso individuo una sera sulle scale della sua abitazione e fin da quel momento ruppi ogni relazione con lei . - Cioè , non vi faceste più vedere , senza spiegarle il motivo della rottura . Agiste da vile . Quando l ' abbandonaste , sapevate di averla resa madre ? - No ; seppi un mese fa che essa aveva una bambina , ma non sono sicuro della mia paternità . - Calunniate la morta ! - Ho tutto il diritto di fare questa supposizione , dal momento che Giulietta mi nascose il suo stato . E confrontando la data della nascita della piccina , è facile desumere che la giovane era già madre prima della nostra separazione . - Da quando la lasciaste , non la rivedeste più ? - La vidi un mese fa . Non pensavo più a lei , vivevo tranquillo , quando una mattina nell ' uscire di casa m ' imbattei con Giulietta . Essa mi disse : " - Venivo a cercarvi . " - Sono ai vostri ordini , - risposi . " Capivo che era inevitabile una spiegazione . " La condussi nel mio piccolo alloggio , le chiesi ciò che desiderava . " Giulietta mi rimproverò la mia condotta , insultandomi . E fu allora che mi rivelò la sua maternità , " Ma io a mia volta le risposi indignato che non la credevo , e allusi ad altri suoi sconosciuti amanti . " Giulietta andò su tutte le furie . Poi mi intimò di abbandonare la fanciulla che da tre mesi è mia fidanzata e che dovevo sposare dopo Pasqua . Le chiesi con qual diritto mi imponeva questo , ed aggiunsi che mai avrei acconsentito al suo volere . " Giulietta replicò : " - Lo farete , altrimenti andrò io stessa da quella giovane , mostrandole la vostra creatura . - " Ebbi paura . Io amo Ilda , e sono da lei riamato . Se Giulietta si fosse presentata davvero a lei , la giovinetta non avrebbe più voluto saperne di me . " La scongiurai di desistere dalla sua idea , le offersi perfino di passarle una pensione per la bambina . " Tutto fu inutile . " - Se fra quindici giorni non ho prove sicure che l ' avete abbandonata , - mi disse - penserò io ad allontanarvi da lei . - " Se ne andò , senza che io avessi la forza di trattenerla . - Il magistrato l ' aveva ascoltato con aria severa . - Allora , - disse - concepiste il disegno di assassinarla ? - No , - rispose Fabio . - Io provavo soltanto un rancore amaro contro Giulietta , cui scrissi supplicandola di risparmiarmi , soprattutto di risparmiare Ilda . Ma più io mi umiliavo , più Giulietta diveniva crudele . " - Vi dò altri otto giorni di tempo , - rispose alle mie preghiere - spirati i quali sarò inesorabile ! Se io non avrò il vostro anello di sposa , non l ' avrà neppur l ' altra ; è giustizia . - " Ero furente , ma non pensavo di ucciderla . Volli avere un ultimo colloquio con lei , deliberato a suicidarmi se ella fosse inflessibile . " Scelsi , per recarmi da Giulietta , la sera di giovedì grasso , sicuro che una parte degli inquilini delle soffitte sarebbero assenti . Io tenevo ancora una chiave della stanza di Giulietta . " Non sapendo quello che potesse accadermi , avevo chiesto un permesso al mio principale , dicendo di assentarmi da Torino per andare a ritirare delle carte concernenti il mio matrimonio . " Passai parte della sera girovagando per le strade nel mio costume da pierrot . " Era quasi la mezzanotte quando mi decisi di arrischiare tutto , pure di non perdere Ilda . " Salii le scale , introdussi la chiave nella serratura e stavo per aprire , allorchè il rumore di gente che saliva le scale mi fece spengere il cerino e dirigere da quella parte . " Mi trovai a faccia a faccia col giovane che poi mi arrestò e che mi pento non avere strangolato . Egli teneva stretta al braccio una signora elegantissima , in domino nero . " La mia presenza li rese muti ; forse ispirai loro paura . Il giovane si affrettò ad aprire il suo uscio , a introdurre la signora , e disparve con lei . " Allora entrai a mia volta nella soffitta di Giulietta , e accesi una candela . " La giovane dormiva . " Io la svegliai , chiamandola per nome . " Essa aprì gli occhi ed esclamò : " - Tu ! Che vieni a far qui , a quest ' ora ? Come sei entrato ? " - Colla chiave che mi desti un giorno tu stessa : domani scade il termine da te impostomi , e vengo per sapere se sei decisa a rovinarmi , a distogliere da me la fanciulla che amo . " - Miserabile ! - esclamò . - Non mi rovinasti , tu ? No , non ti risparmierò ! ... Voglio che Ilda ti disprezzi , ti odi ! - " Perdetti la testa . " - E se io ti facessi tacere per sempre ? - le dissi . - Tu ? ... Ma io chiamerò aiuto .... Assassino ! ... - " Alzava la voce ; io non fui più padrone di me , e colpii , eccitato dalle grida di lei , cieco di furore , di rabbia . - E non pensaste all ' innocente creatura che riposava tranquilla presso sua madre e che è vostra figlia ? - disse il giudice istruttore . - Respingo in modo assoluto tale paternità . - Non vi pentite di aver uccisa la giovane che un giorno amaste ? - No ; essa mi ha spinto al delitto minacciandomi di farmi perdere l ' amore di Ilda . - L ' avete perduto lo stesso , macchiandovi le mani di sangue . Credete che , se quella giovinetta è onesta , possa amare un assassino ? Voi le desterete orrore . - Non lo dite , non lo dite , o impazzo ! - Ed il giovane , fino allora risoluto , quasi calmo , divenne tremante , agitato , i suoi occhi si empirono di lacrime , le sue mani si torcevano con violenza . A stento potè firmare il suo interrogatorio , così che la calligrafia apparve ben diversa da quella delle lettere . Ma il magistrato non vi pose mente , e se anche l ' avesse osservato , non ne avrebbe fatto caso tanto la mano del giovane tremava . Fabio fu condotto via . Mentre egli usciva dal gabinetto del giudice istruttore , una signora elegante , che aveva consegnato allora un biglietto per il magistrato ed attendeva di essere ricevuta , trasalì nel vedere l ' imputato . Eppure Bianca , giacchè era lei , non conosceva l ' assassino di Giulietta ! Ma quel giovane pallido , di aspetto quasi femmineo , le ricordò vagamente suo marito . L ' assassino , dal canto suo , sussultò alla vista di quella signora nella quale riconobbe il domino di quella notte funesta in cui aveva naufragato tutta la sua felicità . Bianca entrò nel gabinetto del giudice istruttore . Egli le andò incontro coi segni del più profondo rispetto . - Desiderate parlarmi ? Posso esservi utile in qualche cosa , contessa Rossano ? - Non contessa Rossano ; - rispose Bianca con voce debole , ma ferma - sibbene la sorella di Aldo , il domino misterioso che si trovò presente alla morte della povera Giulietta assassinata ! - VIII . Il conte Livio Rossano era stato colpito come da una mazzata sul capo per la scenata della moglie . Entrando nel proprio appartamento , stringeva ancora fra le dita convulse la lettera di Cinzia , Ah ! se avesse avuto in quel momento l ' amante nelle mani ! Era irritato anche con la cameriera , ben supponendo che costei avesse trovato il biglietto e lo avesse consegnato alla contessa . - Quella pettegola mi ha sempre veduto di mal occhio ! - pensava . - Le torcerei volentieri il collo .... Capisco che per Bianca quella lettera era crudele ; ma credevo che tutto si sarebbe risolto con una crisi di lacrime ; invece mi ha detto che le fo nausea ! Basta , il meglio che io possa fare è di fingere un pentimento sincero , finchè lei stessa , commossa , mi stenda la mano . La sua collera non può durare , mi ama troppo ! - Questo pensiero lo calmò . Non era la prima volta che il conte si trovava mischiato a drammi intimi , e sempre ne era uscito serenamente , grazie alla sua ipocrisia . Un commediante non avrebbe saputo fingere meglio l ' emozione , il dolore , la passione , mentre nel suo interno rimaneva impassibile . Quando Livio Rossano aveva raccontato a Bianca la sua dolorosa storia , non aveva detto una sola parola vera . Egli assomigliava a sua madre morta , una donna bellissima , la quale ingannò il marito fino all ' ultimo istante , senza che il disgraziato se ne accorgesse mai . Il conte Sebastiano Rossano , padre di Livio , era stato un galantuomo in tutta l ' estensione del termine , un galantuomo che la moglie e poi il figlio sfruttarono fino alla morte . In passato la famiglia Rossano era stata potentissima , ricca ; ma , come tante altre nobili famiglie piemontesi , aveva consumato quasi tutto il suo patrimonio per la redenzione della patria . Onde , colla sostanza esigua rimasta , il conte Sebastiano non avrebbe potuto vivere ; ma , impegnato il suo piccolo capitale negli affari , ebbe tale fortuna , che in pochi anni riuscì ad ammassare un discreto patrimonio , e , se il figlio fosse stato come lui laborioso , le ricchezze di un tempo sarebbero rientrate nella casa . Ma Livio voleva godersi la vita , e , se pianse alla morte della madre , non versò una sola lacrima quando gli mancò il padre . Libero di sè , si diede allo più pazze orge , alle più volgari avventure e ne uscì in completa rovina . Fu in quel frattempo che , invitato dal marchese di Passiflora , sentì parlare della bellezza di Bianca e dei suoi milioni . Questi soprattutto gli ispirarono il desiderio di conquistare la giovane . E vi riuscì . Solamente il padre di Bianca , diffidando di Livio , stabilì nel contratto di matrimonio che la dote di Bianca fosse inalienabile , che il marito non potesse toccare la minima parte del capitale senza il consenso della moglie . Livio non fece opposizione , perchè sicuro dell ' amore di Bianca aveva la certezza di piegarla ad ogni suo volere . Ma dopo l ' accaduto pensò che se per sua colpa avveniva una separazione , perderebbe tutti i beni dotali . Livio provò un fremito di collera e di paura al tempo stesso a questo pensiero . Egli ormai non avrebbe più potuto rinunciare alla vita splendida che conduceva . Inoltre , se il conte non amava sua moglie , andava orgoglioso della bellezza di lei e ambiva a possederla . All ' ora della colazione Livio passò nella saletta dove egli e Bianca erano soliti prendere i pasti , quando si trovavano soli . Era una saletta elegantissima , munita di tutto il confortabile , calda e profumata . Ma al primo entrare , vide una sola posata sulla tavola apparecchiata . Aggrottò le sopracciglia , ma vedendo entrar Celia , assunse un ' espresione melanconica e domandò : - Mia moglie non viene a colazione ? - La signora contessa - rispose Celia - è uscita . Ora suonerò , perchè lei sia servito . - Un momento , - soggiunse Livio . - Vorrei prima parlare con voi . Per colpa vostra mia moglie è in collera con me . Sono sicuro che voi stessa le consegnaste la lettera trovata nella mia tasca . - Sapevo forse che cosa fosse scritto in quel foglio ? - disse Celia . - Credevo si trattasse semplicemente di un conto . Quantunque io la sappia lunga sul conto suo , caro signore , e conosca molti suoi intrighi , non lo avrei mai denunziato alla signora , non per riguardo a lei , ma alla contessa . - Livio trasalì . Tuttavia chiese : - Che sapete ? Sentiamo . - Non ho bisogno di dirglielo ; interroghi la sua coscienza . - La mia coscienza di nulla mi rimprovera : io sono vittima di calunnie ! - Celia sbuffava . - La lascio , perchè ne direi troppe e non ho tempo da perdere con lei . - E suonando il campanello elettrico , disse al domestico accorso : - Servite il signor conte : la contessa tornerà più tardi . - Essa uscì dalla saletta lasciando Livio in preda ad una terribile agitazione . - Che può sapere costei ? - pensava , - Avrei paura , adesso , io , che non ho mai saputo che sia timore ? Celia me la pagherà ! Ma non bisogna commettere imprudenze . - Dopo colazione , il conte indossò il soprabito , i guanti , prese il cappello ed uscì . In istrada consultò l ' orologio . - Il tocco ! - mormorò . - Se andassi da Fabio ? A quest ' ora deve trovarsi a casa ! - Si recò in via Garibaldi , entrò in un portone , e senza fermarsi in portineria , salì le scale fino al quarto piano . Bussò ad una porta , su cui era incollato un biglietto da visita col nome di Fabio Ribera . Bussò due volte senza averne risposta . Livio fece un gesto di malumore . - Sarà andato dalla sua bella ! - pensò , ridiscendendo le scale , - È strano che non mi abbia fatto saper nulla , come eravamo intesi . Se mi recassi da Ilda ? Ma no , è meglio che ci vada stasera ; sarò più sicuro di trovarli insieme . - Entrò in un caffè , dove chiese una bibita ed i giornali . Ne spiegò uno per passare il tempo e ad un tratto divenne pallido come un cadavere . Leggeva le seguenti righe : / # " Nulla ancora si è scoperto circa l ' assassinio di Giulietta Lovera . L ' uomo mascherato da pierrot , arrestato sul luogo la sera del giovedì grasso , il presunto assassino , si mantiene negativo ed ancora non si è potuto sapere il suo nome . Si dice che siano stati fatti altri arresti , ma per ora ci è duopo mantenere il silenzio onde non intralciare l ' opera della giustizia . " # / Il conte chiamò il cameriere , cui disse : - Vorrei i numeri arretrati di questo giornale ! - Un momento dopo il cameriere tornava con un fascio di giornali . Il conte cercò fra essi il numero del venerdì grasso e vi trovò tutti i ragguagli dell ' assassinio . Il foglio tremava nelle sue mani . - Ed io non ho saputo nulla ! - mormorò . - Ma come potevo credere Fabio capace di tanto ? E si è fatto arrestare ? Adesso è finita .... non potrà negare a lungo .... si saprà il suo nome , e non se la caverà con poco . - Sembrava che quest ' ultimo pensiero lo sollevasse , gli rendesse la calma . Quand ' ebbe finito di leggere , chiese un altro caffè . - Bisogna che stasera vada da Ilda ; - disse - da lei saprò tutto . - Tuttavia tornò al palazzo verso sera . La contessa era a casa , e quando si trovò a pranzo di fronte a lei gli parve di non averla mai veduta più bella . Infatti , Bianca aveva il volto animato , gli occhi brillanti , un fascino nuovo in tutta la persona . Anche Celia , che serviva a tavola , sembrava contenta . Livio invece si sentiva turbato e socchiudeva gli occhi per meglio guardare sua moglie ; notò che questa non si curava affatto di lui e mangiava con appetito . Quando la tavola fu sparecchiata e Celia si ritirò , il conte , avvicinatosi a Bianca , con voce tenera le disse : - Siete sempre in collera con me ? - Non dimentico ! - rispose Bianca con fierezza . - Credevo che , dopo le vostre parole , non avreste più tentato un inutile avvicinamento . Ma giacchè mi sono ingannata , vi dirò come intendo di regolare d ' ora innanzi la mia vita , a meno che preferiate una separazione .... - Separarmi da voi , Bianca ? Non è possibile - Ella rimase impassìbile , ma gli occhi che si fissavano su Livio avevano un ' espressione strana , che lo spaventarono . " - Ciò avverrà , - dichiarò risoluta - se continuerete la parte ipocrita rappresentata fino ad ora . Alle corte , ecco ciò che ho deciso : voi sarete libero come se fossimo separati , pur continuando a godere le rendite che aveste finora , padronissimo di mantenere delle amanti qui od altrove , purchè rispettiate il tetto coniugale . - Bianca ! - Ella proseguì : - Dal canto mio non avrò più nulla di comune con voi ; se ci troveremo all ' ora dei pasti , li faremo insieme come due estranei che s ' incontrano in un albergo , serviti da Celia , la sola che sia a parte di ciò che avviene fra noi . - La fisionomia di Livio aveva assunto un ' espressione tetra . - Accetto - diss ' egli - perchè spero col tempo di farvi ricredere sul conto mio e di riacquistare quell ' amore che senza colpa ho perduto . - Bianca non aggiunse altro e lasciò la stanza . Livio impallidì dalla collera , ma non tardò a rimettersi . - Al diavolo anche lei ! - mormorò . - Alla fin fine che m ' importa ! Che io possa conquistare Ilda , e non rimpiangerò mia moglie ! - Ormai sicuro che le rendite non gli sarebbero sfuggite , riacquistò tutta la sua baldanza ed uscì per recarsi dalla fidanzata di Fabio . Ilda abitava in un modesto appartamento a un quinto piano di via Santa Teresa . Era sola con sua madre , una vecchia infermiccia , che viveva di una piccola rendita lasciatale da una padrona presso la quale era stata a servizio per più di quarant ' anni . Suo marito era stato cocchiere della stessa casa . Avevano avuto quell ' unica figlia , che formava ormai tutto il tesoro della povera vecchia , la quale non aveva sperato , maritandosi a quarantadue anni , di diventare madre . Il padre di Ilda era morto quando la fanciulla compiva i sette anni , e la padrona consigliò la madre di mettere la figlia in un collegio di monache , finchè fosse in età di guadagnarsi la vita . La donna seguì il consiglio ; ed Ilda rimase per oltre otto anni in collegio . Quando ne uscì , abile in tutti i lavori , trovò subito da occuparsi . Ma il guadagno era esiguo , per cui accettò un posto di commessa in un elegante magazzino di mode , e lavorò a casa la sera , accanto alla madre . Ilda era una bellissima giovinetta . Slanciata , elegante anche nel suo vestitino da pochi soldi , aveva una di quelle fisionomie che destano simpatia al primo vederle . Pallida , bruna , con gli occhi verde mare , aveva alcun che d ' ardito e d ' intelligente . Ilda amò Fabio teneramente . Non era bello , ma aveva un fascino sulla buona fanciulla . Fabio le aveva raccontato la sua semplice storia . Non aveva conosciuto i genitori . Una nobile dama si prese cura di lui , lo fece allevare , e venuta a morte quando egli compiva i dieci anni , un figlio di lei l ' aveva surrogata in quell ' opera di carità . Quell ' uomo generoso lo aveva fatto studiare , per metterlo in grado di guadagnarsi la vita . Fabio non aveva avuto fino allora altro affetto che quello del gentiluomo , il quale lo trattava come un fratello e per il quale avrebbe dato a goccia a goccia tutto il suo sangue . Egli volle presentare ad Ilda il suo benefattore , che si mostrò con lei molto gentile , approvò la scelta di Fabio e promise di mobiliare a sue spese il quartiere per gli sposi . Ilda , commossa , lo ringraziò , ma quando , sola col fidanzato , questi le chiese quale impressione avesse avuto del suo benefattore , la giovane rispose : - Vuoi che te lo dica , Fabio ? Se non sapessi che ha soltanto dodici anni più di te , lo direi tuo padre . Egli ti assomiglia molto . Avete eguale anche il colore degli occhi ; ma il suo sguardo non è il tuo , non mi piace .... - Di ' la verità : non ti è rimasto molto simpatico ? - No , ma devi perdonarmi . Vi sono persone che non piacciono a prima vista , e che , frequentandole , si finisce con l ' amarle . - Hai ragione , Ilda mia , e vedrai che , conoscendo meglio il conte , lo adorerai , perchè è un cuor d ' oro , un ' anima elevata . - Ne sono persuasa . Ha moglie ? - Sì , - rispose Fabio - ma io non la conosco , perchè non mi sono mai recato a casa del conte . Egli si occupa di me , viene qualche volta a trovarmi , desidera che ricorra a lui in qualsiasi circostanza , ma vi è troppa distanza sociale fra noi , perchè io frequenti la sua casa . Anzi , ti prego di non parlare del conte a nessuno . A te ho voluto dir tutto , a te ho voluto presentare il conte perchè voglio che tu sia a parte di tutti i segreti della mia vita , che tu mi conosca interamente , come ormai credo di conoscere te , unico mio amore ! - Ilda era troppo felice per non approvare la delicatezza del fidanzato . La loro felicità durava da qualche mese , il loro amore andava ognor crescendo . Ma la loro felicità durò poco . Fabio lasciò una sera Ilda dicendole che doveva partire per il paese natio a cagione di alcune carte relative al loro matrimonio . Ilda si accòrse che nel lasciarla egli aveva le lacrime agli occhi e ne fu spaventata . - Che hai ? ... Dimmi , che hai ? Si direbbe che stia per accaderti sventura . - No , Ilda ; sono triste perchè anche un breve distacco da te mi addolora ; ma quando tornerò tutto sarà finito e nessuno ci separerà più . - Hai avvertito il conte della tua partenza ? - Fabio sussultò . - Il conte è lontano da Torino con sua moglie . Dammi un bacio , Ilda , e addio . - No , a rivederci presto . - E soggiunse con un sorriso pieno di dolcezza : - Forse che non vorresti tornare , abbandonarmi ? - Fabio la strinse fra le sue braccia . - Abbandonarti ? - esclamò con veemenza . - È più facile che tu .... - Io ? - disse Ilda troncandogli la parola in bocca . - Ah ! tu non mi conosci ancora . Ti ho giurato d ' esser tua per sempre , e se qualche fatalità dovesse separarci , io manterrei lo stesso il mio giuramento . O tua , o di nessuno ! - Grazie , Ilda , grazie ! Ora parto più contento ! - Ma i giorni scorsero ed Ilda più nulla sapeva di lui , nè poteva comprendere quell ' inesplicabile silenzio . Una sera , rincasando , trovò presso sua madre un delegato e due agenti che venivano a interrogarla sul fidanzato che si trovava in prigione accusato d ' assassinio . Ilda si ribellò . - Fabio un assassino ! - disse con veemenza . - Pazzo chi lo dice ! - Egli stesso ha confessato ! - È una menzogna ! Perchè avrebbe assassinato ? A quale scopo ? - Lo saprete , signorina , - disse il delegato - perchè verrete chiamata dal giudice istruttore . Intanto , abbiate pazienza , ma dobbiamo eseguire una perquisizione . - Una perquisizione in casa mia ? Forse per trovare le prove del delitto ? Mamma , li senti ? - Ma la povera vecchia , fulminata da quella notizia e più ancora dalla presenza delle guardie , era svenuta . Allora Ilda non pensò più che a sua madre , e mentre gli agenti rovistavano inutilmente dappertutto , la fanciulla , inginocchiata presso la povera donna , la faceva rinvenire . - Mamma , rassicurati , - le disse quando la vecchia tornò in sè - Fabio è innocente . Lascia che quegli uomini facciano il loro dovere ; noi non abbiamo nulla da temere , nulla da rimproverarci . - Il delegato guardò quel gruppo con rispetto . Egli credette bene intervenire . - La signorina ha ragione ; - disse - lei deve stare tranquilla ; ciò che noi abbiamo dovuto compiere è una semplice formalità . Del resto , è già finito , e ce ne andiamo . - Fece un cenno alle guardie ed uscirono . La vecchia mormorò : - Dio , che colpo ! Ma tu dici bene , cara : Fabio non può essere un assassino ! - Non lo è , credilo , c ' è qualche sbaglio , e non tarderanno a saperlo . - Proprio in quella sera , il conte Livio Rossano , il protettore di Fabio , si recava dalla fanciulla , persuaso che ella conoscesse maggiori particolari sul delitto , di quelli appresi dal giornale . Quando la giovane , al suono del campanello , si recò ad aprire e si vide dinanzi il conte , lasciò sfuggire un grido di gioia . - Lo manda Dio ! - esclamò . - Venga , signor conte : ora non temo più nulla . - Livio fece un gesto di stupore , assai bene simulato . - Che succede ? - chiese con dolcezza , mentre seguiva la giovane nella stanza in cui era la povera vecchia . - Sono stato a casa di Fabio , e non l ' ho trovato . - Fabio è stato arrestato , signor conte , - disse la madre di Ilda . Il conte si volse con impeto alla fanciulla . - Arrestato ? - ripetè in tono interrogativo . - Sì , signor conte ; - rispose Ilda - lo accusano di essere un assassino . - Livio si abbandonò su d ' una sedia . - Ma lei non lo crede , non è vero ? - esclamò con slancio la fanciulla . - Lei lo difenderà . - Invece di rispondere , il conte rimaneva pensieroso , turbato , e a un tratto , come parlasse a sè stesso : - Disgraziato ! - mormorò . - Che abbia posto in opera la sua minaccia ? Ma no , non è possibile ! - Ilda era divenuta pallidissima . - Quale minaccia ? Che sa lei , signor conte ? - disse con ansia . - Oh ! parli , parli ! - Fanciulla , sedete qui vicina a me , - disse in tono quasi paterno - lasciate che prima io vi interroghi , perchè non ho più veduto Fabio da un mese , essendo assente da Torino . - Fabio me lo aveva detto , - rispose Ilda . - E dopo la sua assenza , signor conte , egli era divenuto triste , ma non ne feci molto caso , perchè era sempre amoroso e tenero con me . Solo quando mi disse di doversi assentare da Torino per le carte relative al nostro matrimonio , mi sorprese che egli piangesse , come se avessimo dovuto dividerci per sempre . Fin da quel momento non ebbi più sue nuove , e soltanto oggi sono venuti qui un delegato e due guardie per fare una perquisizione . - Il conte aveva appoggiato un gomito ad una tavola vicina e si sorreggeva la fronte fra le mani , ripetendo : - Disgraziato , disgraziato ! - Ma dunque , anche lei lo crede colpevole ? - disse la madre d ' Ilda . - Per quanto atroce sia la verità , - disse il conte - con accento soffocato - sento che è mio dovere non lasciarvela ignorare . - E con voce tremante raccontò alle due donne press ' a poco quanto abbiamo sentito raccontare dall ' accusato circa i suoi amori con Giulietta , fino al giorno in cui l ' antica amante l ' aveva minacciato di mandare a monte il suo matrimonio se egli non rendeva la parola alla fanciulla amata . - Io trovai Fabio in quel giorno , - aggiunse il conte - ed egli mi confidò tutto . " Creda , " mi disse ad un tratto " piuttosto che perdere la mia Ilda , mi uccido od uccido Giulietta ! " A poco a poco giunsi a calmarlo . Fabio mi promise di non tentar nulla contro lei , di rivolgersi piuttosto all ' autorità ; poi io fui costretto a partire e non seppi più altro . Ma adesso tutto mi fa temere che Fabio abbia posto in opera la sua idea . - La vecchia tremava di orrore . Ilda era rimasta dapprima affranta , dubitando di colui al quale era legata coi vincoli dell ' amore e della fede ; ma a mano a mano che il conte parlava , i suoi dubbi svanivano , e quando Livio ebbe finito , essa disse , fremente : - Fabio non può essere un infame ! Egli si sarebbe ucciso prima di uccidere . Fabio avrebbe rinunziato piuttosto a me , che possedermi al prezzo di un delitto ! - Il conte aveva trasalito . - L ' amate molto , cara fanciulla ! - disse . - Ma quest ' amore renderà più vera l ' accusa di essersi sbarazzato di quella donna per voi .... e finiranno col ritenervi sua complice . - Che m ' importa ! - esclamò con fierezza la fanciulla . - Crede forse che io voglia rinnegarlo , perchè lo dicono colpevole ? - Ma se Fabio confessasse il suo delitto ? - osservò Livio . - Non lo crederei lo stesso ; - interruppe la fanciulla - lo conosco troppo ! Direi che si è sacrificato per qualcuno ! - Livio aveva lasciato cadere i guanti che teneva in una mano e si chinò per raccoglierli . - Cara fanciulla , - disse poi - Fabio può andare con ragione orgoglioso del vostro amore , ed io vorrei che i giudici la pensassero come voi ; ma essi , purtroppo , non ragionano col cuore . - Ma lei , signor conte , potrebbe recarsi dal giudice istruttore , fargli comprendere che Fabio non può essere colpevole . - Lo farei con tutto il cuore , ma la mia testimonianza aggraverebbe forse le cose , perchè in coscienza sarei costretto a rivelare quanto ho già detto a voi . Fabio stesso avrebbe dispiacere di vedermi immischiato in questa faccenda , e se io non sarò chiamato da lui , non muoverò un passo per non recargli danno . Anzi , se il giudice istruttore vi facesse chiamare , farete bene a non parlargli di me . - Non dubiti ; - rispose freddamente la fanciulla - so il mio dovere . Fabio mi ha pregata più volte di non far parola di lei con alcuno ed io l ' obbedisco . Se mi recherò dal giudice , sarà solo per difendere il mio fidanzato . - Il conte si alzò . - Mi permettete , - disse - coraggiosa fanciulla , che torni da voi per sapere vostre nuove e dirvi ciò che io stesso cercherò di apprendere su Fabio ? Adesso che egli vi manca , è mio dovere vegliare su voi e vostra madre . - La fanciulla voleva rispondere : " Grazie , non s ' incomodi ! " ma la vecchia prese subito la parola . - Sì , venga , venga , signor conte ; siamo due povere donne sole , abbandonate , ed io mi sento vicina a morire di spavento . - Ilda , chinando il capo , mormorò : - Se la mamma vuol così venga pure ! - Ma quando Livio fu uscito , la fanciulla si gettò nelle braccia della vecchia singhiozzando . - Egli lascerà perdere Fabio , lo sento ! - balbettò . - Il conte non è sincero ! Io diffido di lui . - IX . Quando il cavalier Umberto Trani udì la dichiarazione della contessa Bianca Rossano , trasalì ed esaminò la giovine con un rapido sguardo , come se avesse avuto dinanzi una colpevole . Ma il bel volto di Bianca esprimeva tanto candore , che il magistrato le stese vivamente la mano e le disse ; - Mi spiegherete , contessa .... - Sono qui per dirvi tutto , perchè ho fiducia in voi e sono certa che col vostro aiuto potrò riuscire in tutto quello che desidero . - Ella sedette e con voce ferma e dolce fece il racconto della sua vita dal momento in cui conobbe il conte Livio Rossano fino al giorno in cui scoperse il suo tradimento . Parlò poi dell ' incontro di Aldo , il quale , invece di approfittare del suo passo insensato , la rispettò come una sorella . E narrò tutto , tutto nei minimi particolari . Umberto Trani ascoltò la signora con attenzione . Quando essa ebbe finito , le disse : - Vi ringrazio della fiducia che mi dimostrate . Dal canto mio , farò tutto il possibile perchè il vostro nome non venga pronunziato e si creda che il domino di quella notte era la sorella dello studente Aldo . - Grazie ! Io ben sapevo che non invano mi sarei a voi rivolta . - Dovete però promettermi di non recarvi più in quella casa . - Non vi nascondo , - disse Bianca - che vi sono stata altre due volte , per intendermi col signor Aldo circa la bambina della povera Giulietta . - Badate che , recandovi a trovarla in quella casa , si finirebbe con lo scoprire che non siete la sorella di Aldo . - Ascoltatemi ancora , signore , giacchè siete così buono . Stamani mi sono recata in quella casa perchè il signor Aldo , disperato , tremava per me , ed io volevo rassicurarlo , dirgli che sarei venuta io stessa da voi . Tuttavia , per precauzione , non salirò più quelle scale neppure per abbracciare la mia protetta ; ed ecco ciò che ho combinato col signor Aldo . Sua sorella , che non ha figli ed alla quale il signor Pomigliano ha confidato tutto , è dispostissima a occuparsi della piccola orfana fino a tanto che io non potrò affidarla a mio padre ed alla mia istitutrice , oppure prenderla meco . Il cognato del signor Aldo verrà a Torino per prendere la bambina , dicendo che sua moglie non può muoversi perchè indisposta . Ma siccome Teresa , cui la bimba è affidata , potrebbe rifiutare , così voi ci aiuterete recandovi col signor Rivalta , il quale verrà prima qui per intendersi con voi , dalla moglie del falegname . - Umberto Trani aveva un cuore generoso , che si commuoveva facilmente quando ora convinto dell ' innocenza della persona che a lui si affidava . Per cui , disse con un sorriso : - Voi mi farete fare tutto ciò che vorrete , anche a rischio di compromettermi . Ebbene : vi do la mia parola di gentiluomo che voi non sarete disturbata e che la bambina sarà consegnata da me stesso al signor Rivalta . - Gli occhi di Bianca rifulsero . - Quanto sieto buono ! - esclamò con ingenua espansione . - Ora non temo più nulla , perchè ho trovato anche in voi un vero amico . - Quando Bianca se ne fu andata , Umberto Trani rimase per alcuni secondi pensieroso . - Il conte Rossano non meritava un simile tesoro , - mormorò . - Io lo conosco bene ; la sua apparenza di gentiluomo nasconde un ' anima ignobile . - Ora , non rimaneva al magistrato che interrogare la fidanzata di Fabio . Egli la fece chiamare il giorno seguente alla visita di Bianca , e quando la giovinetta comparve nel suo gabinetto , fu non soltanto sorpreso dalla bellezza da lei , ma dall ' espressione energica e leale che si leggeva nei suoi occhi . - Sapete perchè vi ho fatta chiamare , signorina ? - le chiese il magistrato . - Lo suppongo , - rispose Ilda . - Il mio fidanzato è accusato di assassinio . Ma la cosa è paradossale ! - Eppure , lui stesso ha confessato .... - Fabio ha mentito ! - esclamò con slancio appassionato Ilda . - Eppure il fatto è evidente , perchè , quand ' anche il giovane non avesse confessato , vi sono prove schiaccianti contro lui . Egli mentì chiedendo un permesso al suo principale per recarsi a cercare delle carte concernenti il vostro matrimonio . Invece , non è stato un giorno assente da questa città . E poi , perchè si sarebbe trovato , nella notte del giovedì grasso , mascherato da pierrot , in quella casa , nella stanza dove avvenne l ' assassinio ? Come entrò in quella soffitta senza destare l ' attenzione di alcuno ? Perchè una vicina della vittima l ' avrebbe riconosciuto come l ' antico amante della sventurata ? - Ilda sussultò . - Davvero ? - esclamò . - Sì , signorina . Infine , perchè egli avrebbe confessato ? - Ilda fremeva . - La mia testa si perde , - mormorò - , - In questo delitto vi è un mistero che mi sfugge . Comunque , Fabio non può averlo commesso . Ah , se potessi parlare un istante con lui ! - Era quello che il magistrato sperava . - Alla mia presenza ? - chiese . - Magari ! - rispose con vivacità la giovane , - Sono certa che dinanzi a me saprà scolparsi dalla terribile accusa . - Ebbene , aspettate un momento , signorina , e lo vedrete ! - Umberto Trani diede gli ordini necessari . Poco dopo l ' uscio sì schiuso o l ' assassino entrò nel gabinetto , fra due guardie . Fabio non ei aspettava di trovarvi la sua fidanzata . Alla vista di lei diventò pallidissimo ; il suo volto espresse alternativamente la passione , il dolore , la sorpresa , l ' inquietudine , l ' angoscia . - Ilda ! - balbettò l ' infelice , stendendo le mani legate dalle manette . La fanciulla rimase calma , severa . - Prima di risponderti , - disse - voglio sapere se è vero che parlo con un assassino . - L ' imputato trasalì , distolse gli occhi dalla fidanzata e rispose con un filo di voce : - Sì .... sono colpevole . - Ilda ebbe uno scoppio di sdegno . - Ma perchè , - gridò - perchè uccidere una sventurata che era stata tua amante , che era madre ? - L ' agitazione di Fabio aumentava . - Essa m ' impediva di sposarti ! - balbettò . Ilda fece un gesto sdegnoso . - Alza gli occhi , guardami bene in faccia : tu menti , tu menti ! - Un tremito convulso scoteva l ' imputato . - Ho detto la verità ! - Tu menti ! - ripetè con accento vibrante Ilda . - Quella donna tu non la conoscevi nemmeno , ne sono sicura ! Se tu sei un assassino , altri ti ha armata la mano , e ti ha spinto a commettere quel delitto per sbarazzarsi di colei che gli dava noia . - Questa volta Fabio sollevò il capo : le sue guance si erano infiammate , i suoi occhi scintillavano . - Non è vero , non la creda , signor giudice , - nessuno mi ha spinto a quel delitto , all ' infuori della mia vittima . Io , io solo la uccisi .... - Ebbene , io non ti credo , - esclamò l ' eroica fanciulla - e ti giuro che un momento o l ' altro scoprirò il vero assassino ! - L ' assassino sono io ! - gridò il disgraziato , e cadde svenuto . Fabio fu portato via dal gabinetto , e Ilda , esausta , si lasciò cadere su di una seggiola , piangendo . - Mi sono mostrata crudele con lui ; - mormorò - ma era necessario ! - Il magistrato la guardava con simpatia . - Siete ancora persuasa ch ' egli sia innocente ? - Sì , signore , - rispose Ilda asciugando le lacrime . - Avete dunque indizi contro qualcuno ? - Nessuno , signore ; soltanto sono convinta nell ' anima che egli è innocente e l ' unica speranza che mi sostiene è di fare io stessa un giorno conoscere la sua innocenza . - Il magistrato scosse il capo senza rispondere , e quando la giovinetta si ritirò , Umberto Trani disse fra sè : - Costei vale la contessa Bianca . Due nobili cuori , due caratteri forti . Se tutte le donne somigliassero ad esse , anche gli uomini diverrebbero migliori ! - X . L ' istruttoria si chiuse senza incidenti . L ' assassino era confesso . Si aspettava il processo . Nelle soffitte della casa dove abitò la povera Giulietta era un vero fermento . Quando si seppe che il cognato di Aldo era giunto da Ivrea per ritirare l ' orfanella , molti inquilini corsero da Teresa per abbracciare ancora una volta la piccola Gina , e per vedere il marito di quella bellissima signora in domino , veduta nella tragica notte . Il signor Rivalta giunse in compagnia del giudice istruttore e di Aldo . Quando entrarono nella soffitta , Teresa teneva in braccio Gina , già pronta ; presso a lei era il marito . Entrambi avevano gli occhi pieni di lacrime ; la piccina invece sorrideva , guardando sorpresa tutta la gente che l ' attorniava . Per alcuni giorni Gina aveva pianto , chiamando la mamma ; ma a quell ' età presto si dimentica , e dopo una settimana la bimba si trastullava allegramente con altre piccine pel corridoio . Il giudice istruttore sorrise a Teresa . - Sapete già , a quello che vedo , il motivo per cui siamo qui ! - disse . - Sì , signore ; - rispose Teresa - il signor Aldo ci avvertì ieri sera , e sebbene ci sentiamo spezzare il cuore nel separarci da questa creatura , pure comprendiamo ch ' è pel suo bene . - Voi ragionate da quella savia donna che siete , e , credetelo , io stesso non avrei dato il permesso di togliervela , se non sapevo che veniva affidata a buone mani . Spero che la piccina non avrà difficoltà ad andare col signor Rivalta . - Vuoi venire con me ? - chiese questi a Gina , mentre le porgeva una bambola , che aveva tolta dalla tasca del soprabito . - Sì , - rispose Gina tendendo le manine per afferrare la bambola . - Carina ! - esclamò il signor Rivalta ; e rivolto a Teresa soggiunse : - Mia moglie vi manda questa busta per ricompensarvi delle cure da voi avute in questo frattempo per la bambina . - Così dicendo aveva tratto dal grosso portafogli una busta che porse a Teresa . Ma questa rifiutò . - Non accetto , signore , perchè io tenni la bimba per affetto e non per interesse . Ringrazi la sua signora a nome mio , e le dica piuttosto che mi farà un regalo dandomi qual che volta nuove di Gina e permettendomi di recarmi una volta o l ' altra a trovarla . - Vi vedremo con piacere , - rispose il signor Rivalta . Poco dopo , Aldo col cognato e la bambina , salutato il giudice istruttore che si trattenne ancora avendo da parlare a Lorenzo ed a sua moglie , salirono in una carrozza per recarsi alla stazione . Aldo guardò l ' orologio . - Non c ' è tempo da perdere : - disse - mancano venticinque minuti alla partenza del treno e Speranza sarà là ad aspettarci . - Sono ansioso di conoscere questa bella incognita , che non hai ancora saputo chi sia , - disse il signor Rivalta . - Perchè non ho voluto saperlo ; - rispose con calore il giovane - il mistero mi affascina . Ma Speranza è una gentildonna che merita ogni interesse . Al postutto , mi ha detto che oggi stesso ci rivelerà il suo nome e quanto la riguarda , perchè le parrebbe di mancare di fiducia in mia sorella , in te ed in me se continuasse a serbare il suo incognito . - Giunsero alla stazione . Gina , cullata dal moto della vettura , si era addormentata colla testina appoggiata al petto di Guglielmo . Questi scese con lei fra le braccia e vide tosto che Aldo , aperto l ' altro sportello , si precipitava incontro ad una signora vestita di un elegantissimo abito da viaggio , accompagnata da una donna che portava una valigia . - Grazie , grazie di essere venuta ! - disse Aldo . Bianca , giacchè era lei , sorrise . - E la bambina ? - Eccola con mio cognato ; vieni , Guglielmo ! - Seguì una breve presentazione . Intanto la donna che portava la valigia , guardando la piccola addormentata , esclamava : - Dio , come è bella ! - Te l ' avevo detto , Celia ! - esclamò Bianca . - Ma presto : consegna la valigia al signor Aldo , e tu vattene : non abbiamo tempo da perdere . Ricordati i miei ordini . - Saranno eseguiti a puntino . - Aldo , va ' a prendere i biglietti , o perderemo il treno ! - disse Guglielmo . - I biglietti li ho già presi io , - esclamò Bianca - appunto per non perdere tempo ! - Lo studente ammirò la squisita gentilezza della signora , nè Guglielmo ebbe ragione di offendersi di quell ' atto . Un momento dopo si trovavano tutti e quattro in un vagone di prima classe . Erano soli . Guglielmo depose sul divano la bambina , che continuava a dormire , Bianca sedette di faccia a lei e vicina a Aldo . Di fronte aveva Guglielmo , il quale ammirava la incognita che , sollevato il fitto velo , mostrava il suo bel volto . Avevano appena oltrepassata la stazione di Caluso , quando Gina si svegliò . Dapprima si guardò attorno quasi spaurita , ma veduto Guglielmo gli sorrise e gli stese le manine . Egli la sollevò per baciarla , poi mostrandole Bianca : - Conosci quella signora ? - chiese . Gina scosse il biondo capo . - Chi è ? - chiese . - Sono la tua mammina ; - esclamò Bianca - vuoi venire in braccio a me ? - Gina le si slanciò subito al collo , e la contessa la coprì di baci ripetendo : - Io sono la mamma , sai , carina , e questo signore è il babbo ! - E le additava Aldo . La bambina passò nelle braccia del giovinotto e gli porse subito le labbra . Il viaggio fu lieto . Essi giunsero ad Ivrea quasi senza accorgersene . Il signor Rivalta abitava un po ' fuori della città , non lungi dalla stazione , in un modesto fabbricato composto di un solo piano e di un pianterreno , con un vasto giardino ed un orto . Severina corse ad abbracciare Aldo , poi salutò la contessa Bianca , indi , sollevando Gina , esclamò : - Ecco la mia angioletta , la mia nipotina ! - Un bel cane da caccia mandava latrati giulivi , festeggiando gli arrivati . Entrarono in casa , una casetta semplice , ma linda e ridente . La sorella di Aldo , Severina , non assomigliava al fratello che nel colore dei capelli e nel sorriso . Essa era piccola , piuttosto paffuta , coi colori di una mela - rosa . Ma da tutta la sua persona traspariva la bontà . Severina condusse Bianca nella camera che le aveva preparata , perchè la contessa aveva promesso di trattenersi un paio di giorni presso la famiglia Rivalta . Appena furono sole e Bianca si fu tolta il cappello , Severina l ' abbracciò . - Come siete bella ! - disse con ingenuo entusiasmo , - Ah ! comprendo come vi si possa adorare : io sento di volervi molto bene , e saremo amiche , non è vero ? - Più che amiche , sorelle ! - esclamò Bianca ricambiando i suoi baci . Quando scesero si tenevano a braccetto . Severina lasciò Bianca con Aldo per vedere se tutto era in ordine per il pranzo . Guglielmo era andato a cambiarsi d ' abito , e Gina si baloccava in giardino . - Che giornata incantevole ! - disse la contessa . - Come mi sento felice in quest ' atmosfera sana e affettuosa ! Aldo la guardava con immensa tenerezza . - Perchè non rimanete qui a lungo ? - Perchè non posso . - Una leggiera nube di tristezza era apparsa sulla sua fronte , ma tosto disparve . Il pranzo fu allegrissimo : Gina sorrideva a tutti , inviava baci sulla punta dei ditini a Bianca , ad Aldo chiamandoli babbo e mamma , e si sporgeva ogni tanto ad accarezzare Guglielmo e Severina , che le erano accanto e si occupavano continuamente di lei . Quando fu portato il caffè , Gina fu lasciata libera di correre in giardino , la donna di servizio si era ritirata in cucina a sbrigare le sue faccende , e gli altri rimasero liberi di discorrere . - Ecco il momento di dirvi tutto quanto mi concerne ! - esclamò Bianca con un sospiro . - Vi prego di ascoltarmi . - Tutti le porsero orecchio . - Io sono la contessa Bianca Rossano .... - Rossano ? - interruppe Guglielmo . - Io ho conosciuto un conte Sebastiano Rossano , morto una diecina di anni fa ! - Era il padre di mio marito , - disse Bianca . La fronte di Guglielmo si oscurò . - Ma allora , conosco anche vostro marito , il conte Livio . - Precisamente : Livio è il suo nome . - Guglielmo stava per riaprire la bocca , ma Severina glielo impedì . - Lascia che parli lei , - disse - e poi ci dirai tu come conosci persone di cui non mi parlasti mai . - Prima di continuare , - soggiunse Bianca - ditemi signor Rivalta : è vero che il padre di Livio fu un uomo dissoluto , perverso ? - No ! - rispose Guglielmo . - Il conte Sebastiano Rossano era il fiore dei gentiluomini . Povero conte ! Egli fu abbeverato di dispiaceri e morì di crepacuore .... - A cagione del figlio , non è vero ? - proruppe Bianca , - Oh ! ditemi tutto : sappiate che io sono una vittima del miserabile , cui mi trovo legata per sempre . - Aldo si sentì torcere il cuore . Spesso aveva pensato che quella nobile , pura creatura non doveva essere libera ; ma l ' idea che fosse unita ad un uomo ignobile , gli procurava un così acuto dolore , che gli pareva di morire . Guglielmo aveva rivolto uno sguardo di profonda compassione alla contessa . - Povera signora ! - disse colla sua semplice franchezza . - M ' immagino la vita che dovete condurre con lui . Egli è stato un figlio malvagio , non può essere un buon marito . Di lui io non so altro che , morti i suoi , condusse un ' esistenza sfrenata , e in pochi anni divorò il patrimonio lasciatogli , la sostanza ammassata con sudori e lacrime dal padre . Sarei curioso di sapere in qual modo abbia trovato una moglie vostra pari . - Coll ' inganno più vile ! - rispose Bianca . E narrò tutta la sua vita , non nascondendo i recenti patti stabiliti col marito e come questi li avesse accettati , temendo di perdere le rendite di cui godeva . Assicurò inoltre che ormai si trovava libera di ogni sua volontà ed avrebbe potuto dedicarsi a Gina , recarsi sovente a trovarla . A questa punto Aldo le rivolse sguardi pieni d ' amore e di riconoscenza . Le ore trascorsero in quelle intime confidenze : poi tutti sì alzarono da tavola per fare una passeggiata in giardino . Aldo doveva ripartire la stessa sera per Torino , ma prima di quell ' ora potè trovarsi un istante da solo con Bianca . Essi erano assai commossi , guardandosi . - Prima di partire , - disse il giovane - volevo chiedervi , contessa .... - Contessa ? - interruppe vivamente Bianca . - Per voi , Aldo , sono e rimarrò sempre Speranza . - Un raggio di gioia brillò sul volto dello studente , che presa la mano di Bianca se la portò alle labbra . Bianca arrossì di gioia . - Che volevate dunque chiedermi prima di partire ? - domandò . - I vostri ordini . - Ella rise come una bambina , fissandolo con occhi luminosi . - Eccoli . Prima di tutto dovete studiare , perchè non vorrei che per causa mia trascuraste le vostre lezioni . - Da che vi conosco sento ancor più il desiderio di applicarmi , perchè voglio che non abbiate mai nulla da rimproverare a vostro fratello . - Sono sicura che sarò sempre contenta di voi . Voi saprete inalzarvi nelle più eccelse sfere . - Con voi per amica mi sento davvero capace di tanto ! - Un sorriso di Bianca fu la risposta . La sera , sola nella graziosa camera che le avevano destinata , Bianca , invece di coricarsi , sedette su di una poltrona e si pose a fantasticare . Come era passato rapido quel giorno ! Come si sentiva lieta , sollevata ! Ricordava l ' ultimo saluto di Aldo , prima di recarsi alla stazione . - A rivederci , mia Speranza ! - Sì , ella sarebbe la sua speranza , il suo raggio di sole , come egli lo era per lei . Nella semplicità della sua anima , Bianca non credeva di commettere una colpa abbandonandosi a quell ' affetto puro , profondo , che nulla aveva di volgare . XI . Il giorno del processo di Fabio Ribera era giunto . L ' udienza era fissata per le dieci , ma fino dal mattino la folla si pigiava alle porte dell ' aula di giustizia . Ed appena quelle porte si aprirono , tutto il recinto riservato al pubblico fu pieno in un attimo . Nei posti riservati presero posto diverse signore e qualche titolato , fra cui il conte Livio Rossano . Più lungi , in compagnia di una signorina , sedeva la contessa Bianca . Entrò la Corte . Dopo le formalità preliminari , il presidente disse : - Introducete l ' imputato . - Vi fu un mormorio di curiosità . Fabio comparve , vestito di nero , pallidissimo ma calmo . Egli volse uno sguardo tranquillo sulla folla curiosa , ma ad un tratto quello sguardo s ' illuminò , un roseo colore gli si diffuse sulle guance . Forse aveva veduto qualcuno che conosceva , ma nessuno avrebbe potuto dire chi fosse la persona che destava in lui quella rapida commozione . Il silenzio nell ' aula era perfetto . Declinate , a richiesta del presidente , le sue generalità , Fabio sedette finchè il cancelliere non ebbe letto l ' atto di accusa , che l ' accusato ascoltò senza il minimo trasalimento , cogli occhi perduti come in un sogno , la fronte alta e fiera . Cessata la lettura , la voce del presidente annunziò l ' interrogatorio . - Fabio Ribera , avete udito l ' atto d ' accusa ? Che avete da rispondere ? - Che i fatti sono quali io stesso ho confessati : mi riconosco colpevole . Nego peraltro d ' aver premeditato il delitto e ripeto che la vittima stessa mi spinse a commetterlo . - Un mormorio di disapprovazione accolse queste parole . L ' accusato rimase calmo e con fermezza narrò l ' accaduto , come l ' aveva raccontato al giudice istruttore , non commovendosi che al momento in cui parlò della fidanzata , della sua Ilda , non nascondendo la sua intensa passione per lei , le angosce del suo cuore , le sue atroci angosce all ' idea di dover rinunziare per sempre a farla sua moglie . Il suo accento profondo scosse l ' uditorio . Un uomo si era accigliato : il conte Livio Rossano . - Ora si comprende la causa del delitto ! - diceva la gente . - Quell ' Ilda gli ha fatto girare la testa , forse l ' ha spinto ad uccidere quella sventurata . Lei sola dovrebbe trovarsi in quella gabbia ! - L ' interrogatorio era finito : incominciava la sfilata dei testimoni . Tutti furono concordi nell ' affermare la rettitudine della povera Giulietta , tutti ebbero imprecazioni per l ' assassino , parole di profondo compianto per la vittima . Quando il presidente dette ordine di introdurre la fidanzata di Fabio , vi fu un vivo sentimento di curiosità nel pubblico . Ma nessuna commozione poteva uguagliare quella dell ' imputato e del conte Rossano . Livio , divenuto pallidissimo , fu còlto da un brivido dal capo alle piante . Fabio tremò convulsamente ; i suoi occhi sbarrati , pieni di angoscia , seguirono la direzione degli occhi del pubblico . Ilda entrò . Il suo primo sguardo fu per l ' imputato , sguardo d ' amore , di pietà . Il cuore di Fabio ne fu squarciato . Poi ella girò gli occhi sul pubblico , impressionando anche i più indifferenti . Ilda si spiegò senza enfasi , ma con fermezza , raccontando la sua semplice storia , il suo incontro con Fabio , il loro casto amore , fino al momento della partenza del giovane per recarsi a cercare le carte riguardanti il loro matrimonio . Poi raccontò come avesse saputo del suo arresto e del delitto di cui l ' accusavano . A questo punto , ergendo la bella e pallida testa , esclamò con voce sonora : - Il delitto è stato commesso : la mano del mio fidanzato l ' ha compiuto , ma il vero colpevole non è lui . L ' uomo che l ' ha spinto a perdersi è forse in questa stessa aula ed assiste imperterrito alla condanna della vittima . Ebbene , colui che Fabio non vuole accusare , preferendo l ' infamia , preferendo di rinunziare a me piuttosto che denunziarlo , colui che io non conosco , ma che intuisco chi sia , colui fu il vero amante della povera Giulietta , il suo seduttore . Teresa Pavin lo scambia col mio fidanzato , ma io lo ritroverò un giorno , lo giuro , e quel giorno il mio povero Fabio e la misera Giulietta saranno vendicati ! - Questa dichiarazione produsse un effetto immenso , inaspettato . Ilda aveva ad un tratto conquistato il pubblico , che si abbandonò ad alta voce a mille commenti . L ' imputato si piegò sulla panca e svenne . Lo trasportarono fuori dell ' aula e l ' udienza fu sospesa per alcuni momenti . Nessuno pose mente al conte Livio Rossano , che fino dalle prime parole della fanciulla era stato assalito da un tremito convulso ed i suoi denti mordevano rabbiosamente le labbra . E appena Ilda tacque , il conte lasciò la sala . L ' udienza fu ripresa poco dopo . Fabio era tornato al suo posto , abbattutissimo . Gli fu chiesto quanto vi fosse di vero nelle parole della fidanzata , ed egli rispose debolmente : - Ella cerca di difendermi , ma non lo merito : io solo sono colpevole . Ho detto la verità . - Ilda ebbe un sorriso pieno di compassione . - Povero Fabio ! - disse . - Credi che il tuo sacrifizio sia apprezzato da colui che armò la tua mano ? Scommetto che il vile trema nel timore che tu venga assolto , perchè la tua condanna sarà la sua vita . Ah ! potessi avere una sola prova contro lui ! Ma la troverò . In quanto a me , Fabio , giuro su quel crocifisso che , colpevole o no , non cesserò mai di amarti , e puoi contare ora e sempre sul mio affetto . - Un singhiozzo strinse la gola dell ' imputato , mentre i suoi occhi si empivano di lacrime . Nella sala vi fu un tentativo d ' applausi . L ' idea della fanciulla era stata accolta . Quanto ella aveva detto poteva esser vero . Incominciò l ' interrogatorio a favore dell ' imputato . Il suo principale , i commessi , diversi clienti del negozio , tutti attestarono dell ' onestà di Fabio , della vita modesta che conduceva , del suo sviscerato amore per Ilda . Nessuno gli aveva conosciuto altre amanti : era rispettosissimo colle commesse e preferito dalle clienti per il suo contegno riservato . Fabio era commosso , agitato . Il suo principale lo salutò , dicendo ad alta voce : - A rivederci , Fabio : io pure , come la tua fidanzata , non ti credo il vero colpevole , e quando uscirai di prigione , troverai sempre il tuo posto presso di me , ti stenderò sempre la mano da amico . - Fabio si mise a piangere e balbettò a stento : - Grazie , grazie ! Che Dio la ricompensi della sua bontà , che io non merito ! - Continuò l ' interrogatorio dei testimoni , ma non ebbero più importanza . Nella seduta pomeridiana ebbe luogo una requisitoria schiacciante per l ' imputato . Ma la difesa , quantunque riconoscesse che tutte le prove erano contro l ' accusato , volle difendere il giovane . Rivelò la dichiarazione della fidanzata , ed aggiunse abilmente che esistevano molti punti oscuri nella faccenda , e sperava che un giorno si facesse piena luce , benchè l ' accusato si ostinasse a farsi credere il solo colpevole . Finì col dichiarare che Fabio Ribera poteva sostenere benissimo la sua colpa , i giurati condannarlo , ma che la sua convinzione e quella del pubblico sarebbe quella della coraggiosa Ilda : che l ' imputato fosse una vittima . L ' uditorio accolse con simpatia quella difesa , perchè Fabio si era conquistato l ' interesse di tutti , e quando i giurati si ritirarono per deliberare , molti fecero voti perchè la condanna fosse mite . La deliberazione non fu lunga . Il verdetto era affermativo , ma ammetteva le circostanze attenuanti . Fabio Ribera fu condannato a sei anni di reclusione . - Non avete nulla da dire ? - chiese il presidente all ' imputato . Questi si alzò , e con voce commossa rispose : - Ringrazio il signor presidente ed i giurati della loro clemenza : sono colpevole , ho assassinato , meritavo anch ' io la morte . Ma cercherò di espiare il mio delitto col pentimento . - La commozione aveva invaso tutti , e mentre il pubblico usciva dall ' aula , si abbandonava ancora a mille commenti . L ' imputato era uscito dalla gabbia , ma prima di essere ricondotto in prigione s ' incontrò nel corridoio con Ilda , che una persona pietosa aveva fatta passare colà . A quella vista , il povero giovane scoppiò in dirotto pianto , e mentre ella , con uno slancio spontaneo , gli gettava le braccia al collo , balbettò fra i singhiozzi : - Grazie , Ilda , angelo mio , posso morire adesso , che non avrei pagata abbastanza cara la felicità di sentirmi così amato da te ! - Tu non devi morire , ma vivere per me , che ti aspetterò . Coraggio ! Ne avrò anch ' io ! - Furono subito separati , ma essi avevano in quel momento un paradiso nel cuore , e l ' ultimo sguardo che si ricambiarono valeva più d ' un giuramento . In quell ' istante stesso il conte usciva dalla Corte d ' Assise , ed accendendo una sigaretta , mormorava fra sè : - Sei anni ? Sono pochi , ma in questo frattempo cercherò il mezzo di sbarazzarmene per sempre e di ridurre Ilda ad ogni mio volere . - E salì in carrozza per tornare a casa . XII . La sera del verdetto il conte , che aveva pranzato con sua moglie , quando Bianca fu sul punto di alzarsi da tavola le disse con dolcezza : - Ho bisogno di parlarvi . - Allora andiamo nel salotto da fumo , - disse Bianca . Il conte la seguì , e appena soli le disse : - Questa vita non può durare . - Vorreste cambiarla ? - chiese essa lentamente . - Sì , perchè questo genere di vita mi pesa . Ho tutti i doveri del marito , senza averne i diritti . Mi trovo di fronte ad una volontà inaudita . Ebbene , sono venuto ad una decisione , che voi stessa approverete . - Sentiamo , - disse Bianca . Livio si passò una mano sulla fronte , come per scacciarne un pensiero importuno , poi disse : - Ecco ciò che avrei deciso . Io figurerò di vivere sotto il vostro tetto , continuerò a tenere qui il mio appartamento , ma non faremo più vita comune , cioè non pranzerò più in casa , non vi accompagnerò più in società , al teatro , non avrò più le noie dei bagni , della villeggiatura : sarò completamente libero delle mie azioni , come lo sarete voi . - Accetto , - disse Bianca - perchè non vi nascondo che la vostra presenza mi è insoffribile . Avete altro da dirmi ? - soggiunse . - Abbiamo da regolare la questione degli interessi . - Bianca ebbe un sorriso ironico . - È vero ; - rispose - l ' avevo dimenticato . Fate benissimo a ricordarla . Quanto volete ? - - O cedermi subito metà della vostra dote , o passarmi quindicimila lire di reddito mensile . Per voi , le altre cinquemila basteranno . - Certamente ! - soggiunse Bianca col suo accento ironico . - Non vi credevo così generoso .... col mio denaro . Ma sia pure . Io non intaccherò il capitale , perchè se vi dessi metà della mia dote , alla fine del mese sareste a domandarmi l ' altra . Vi passerò il reddito che chiedete , e vi consegnerò stasera stessa la prima mesata . - Avrei bisogno di centomila lire , poi il patto è conchiuso . Vi basterà firmare questa carta . - Ella vinse l ' ira che sentiva e disse freddamente : - Vediamo . - La lesse da cima a fondo , temendo un tranello . Quella carta era l ' autorizzazione di vendere una cartella a lei intestata di cinquemila lire di rendita . - La firmerò , - disse - ma vi avverto che sarà l ' ultima concessione . D ' ora innanzi non avrete che il reddito fissato . Ma prima ch ' io firmi , stabilite in iscritto i patti da voi fatti , e firmateli . E quella carta rimarrà presso di me . - Devo scriverla adesso ? - Sì . - E se rifiutassi ? - Io non firmerei questa . - Livio capì che Bianca non avrebbe ceduto . Fremeva dalla rabbia , ma si contenne . - Attendete un momento , ve la porterò subito . Livio uscì dal salotto , e poco dopo rientrò con una carta in mano . La contessa percorse rapidamente cogli occhi il foglio già firmato , poi disse : - Va bene . - Indi prese la penna e scrisse il suo nome sull ' altra carta . - Grazie ! - disse il conte . Bianca uscì dal salotto . Pochi momenti dopo , il conte , salito in carrozza , si fece condurre alla casa dove Ilda abitava . Livio aveva già fatto il suo piano e vi pensava salendo le scale che conducevano al modesto quartiere della fanciulla . Fu sorpreso di trovare l ' uscio aperto , e inoltratosi alquanto , chiese : - È permesso ? - Nessuno gli rispose , ma un rumore sommesso di voci e gemiti disperati lo fecero accorrere senza esitare nell ' altra stanza . Il quadro che si offrì ai suoi occhi lo turbò profondamente . Distesa sopra il letto , immobile , irrigidita , era la madre di Ilda . Gettata quasi attraverso il corpo di lei , gemendo , chiamandola con accento disperato , era la giovinetta . Due donne tentavano di strapparla da quel letto : altre due donne parlavano in un angolo , sottovoce . Il conte si avvicinò a Ilda , e con accento commosso : - Che vi accade , signorina , per disperarvi così ? - Il suono di quella voce fece scattare in piedi la giovinetta , che guardò il conte come smarrita , poi proruppe in pianto . - La mamma è morta ! - balbettò . - La mamma è morta ! - E di nuovo si gettò sul cadavere , dicendo con un accento straziante : - Perdonami , mamma adorata , apri gli occhi un solo momento , uno solo . - Il conte trasse le donne nella stanza vicina e disse con un accento che sembrava profondamente commosso : - Lasciamola sfogare , non la turbiamo ; quando si sarà calmata , le parlerò , procurerò di confortarla . Del resto , quella morte era da aspettarsi : la povera donna si trovava così distrutta .... - Davvero ! Essa è morta di dolore , - disse una donna . - Povera Ilda ! La madre morta , il fidanzato in prigione .... Merita proprio pietà ! - Ed ogni riguardo , - soggiunse , il conte . - Però vi consiglio di non turbarla , di non lasciarvi vedere per qualche ora . Io rimarrò qui per ogni evento , ed al bisogno vi chiamerò . - Così , coi modi più gentili , Livio le mise fuori dell ' uscio , che subito richiuse per tornare solo nella stanza della morta . Egli sedette in disparte e lasciò che la fanciulla continuasse a piangere . Quando , esausta , vacillante , essa cadde su di una seggiola , il conte le si avvicinò . - Signorina , coraggio : la disgrazia che vi colpisce è immensa , è la maggiore delle disgrazie . Perdere la mamma adorata , che è tanta parte di noi , è un dolore terribile . Io pure l ' ho provato : quel giorno fu il più doloroso della mia esistenza . - Lacrime vere , cocenti , colarono dagli occhi di Livio . La fanciulla , che aveva alzato il capo a guardarlo , trasalì . Si era dunque ingannata sul conto di quel gentiluomo ? Fabio aveva ragione , quando le diceva che era un ' anima eletta ? Livio proseguì : - Il solo conforto lo trovai nel ricordo del suo amore , delle sue virtù , al pensiero che essa dal Cielo avrebbe sempre vegliato su me . Pensate lo stesso , Ilda , perchè vostra madre era una santa , e dalla sua memoria attingerete quella forza che ora vi manca . - Il mio dolore è acuito dall ' idea che anch ' io contribuii alla sua morte , perchè , se non avessi conosciuto Fabio , se non l ' avessi tanto amato .... - Anche vostra madre ed io lo amavamo , - interruppe grave il conte - e se io sopportai con maggior forza il dolore da lui datomi rendendosi assassino , vostra madre , già debole , malata di cuore , si è accasciata ed ha sofferto atrocemente , non tanto per sè , quanto per voi . Poteva una madre rimanere insensibile al vostro dolore ? Forse il suo affanno proveniva anche dalla vostra nobile esaltazione nel sostenerlo innocente . - Ilda parve richiamata bruscamente alla realtà . - Ma io lo credo ancora , e lo crederò sempre , e sempre cercherò colui che l ' ha trascinato alla rovina . - Povera fanciulla , io non voglio distruggere la vostra illusione ; ma se vi fosse un altro colpevole , Fabio non si sarebbe lasciato condannare , ben sapendo che la sua condanna gli farebbe perdere il vostro amore . - Ma io ho giurato di attenderlo , di non amare altri che lui , e manterrò il mio giuramento ! - proruppe la giovane . Il conte Livio si morse le labbra , tuttavia rispose : - Ciò vi fa onore , perchè infine egli è stato colpevole appunto per possedervi . - Credete proprio che sia questo il motivo del suo delitto ? - Lo credo . Se fosse altrimenti , io avrei speso il mio intiero patrimonio per far risplendere la sua innocenza . - La fanciulla rimase un momento perplessa , ma poi , sollevando il capo : - No , no .... - disse con indignazione - Fabio non sarebbe stato capace di un delitto così abominevole , se qualcuno non ve lo avesse spinto . - Sì , la sua vittima . - Ilda avrebbe replicato , ma i suoi sguardi caddero sul cadavere della madre . Allora gettò un grido e scattò in piedi . - Sono una cattiva creatura ! - esclamò . - Io non devo pensare in questo momento che a lei , a lei sola ! - E tornò ad abbracciarla . Il conte passò la notte in quella camera . Egli stesso si occupò del funerale e di tutte quelle formalità che accompagnano sempre la morte . E quando la povera vecchia venne portata al camposanto , Ilda la seguì in carrozza chiusa , sola col conte . Le vicine di casa della giovinetta incominciarono a malignare sul suo conto . Quel bel signore che non la lasciava più , aveva per lei mille premure , si incaricava di tutto , aveva per certo preso il posto di Fabio . Ilda visse per alcuni giorni come in un triste sogno . Ma quello stato non poteva durare a lungo . Una mattina il conte , recandosi come il solito da lei , vide che essa aveva ricuperato il predominio di sè stessa e nei suoi occhi brillava l ' energia di prima . - Io non ho parole per ringraziarvi di tutto ciò che avete fatto per me e per la povera mamma , - diss ' ella al conte con accento mesto e dignitoso - e spero di potere un giorno , col mio lavoro , rendervi il denaro sborsato in questa occasione . - Non ne parlate , Ilda , o mi farete arrossire ! - interruppe vivamente il conte . - Voi non avete alcun obbligo verso me : è mio dovere assistervi , confortarvi , ora che siete sola al mondo . - Il bel volto di Ilda assunse un ' espressione di scoramento . - Voi siete buono , signore , e vi ringrazio con tutta l ' anima ; ma adesso che mi sento meglio , penso che devo bastare da sola a me stessa : la vostra assiduità presso una povera fanciulla come me sarebbe male interpretata .... - Che importa il mondo , quando abbiamo la coscienza tranquilla ? - soggiunse il conte nobilmente , - Se vi fosse qui Fabio , egli stesso vi direbbe di accettare il mio appoggio : per mezzo del suo avvocato difensore mi rivolse la preghiera di non abbandonarvi , mi scongiurò di vegliare su voi .... e se sapesse che rifiutate di ricevermi come un amico sincero , sono certo che ne soffrirebbe . - Ilda si sentì commossa . - No , non rifiuto di ricevervi ; ma voi , che siete un gentiluomo di senno e di cuore , dovete riflettere che una fanciulla sola , alla mia età , è sottoposta a calunnie , anche conducendo la vita più onesta , specialmente vedendo frequentare assiduamente la mia casa da un signore come voi .... - Potrei essere il vostro tutore ! - Siete troppo giovane . - Non sono così giovane come vi sembro , e vi ripeto che Fabio stesso .... - Fabio - interruppe gravemente Ilda - crede che la mamma viva ancora , e certo , se lei ci fosse , vorrei che veniste tutti i giorni per parlare di quello sventurato . - Possiamo farlo egualmente , fanciulla mia , - soggiunse con accento paterno Livio - se voi farete tacere i vostri scrupoli e mi permetterete di venire qui se non tutti i giorni , almeno un paio di volte alla settimana . - Ebbene , accetto , - rispose Ilda - perchè mi parrebbe di essere un ' ingrata se vi chiudessi addirittura l ' uscio in faccia , dopo quanto faceste per me nel momento più doloroso della mia vita . - Le lacrime cadevano in gran copia dai suoi occhi . - Non vi alterate così , ve ne supplico ! - esclamò Livio con un tono che sembrava profondamente commosso . - Finirete con l ' ammalarvi ! - Avete ragione , - rispose la fanciulla asciugandosi gli occhi , - Io ho bisogno di essere sana per lavorare . - Contate di tornare al solito magazzino ? - Non so ancora , rifletterò . Mi sembra che colà , dove troverò vuoto il posto occupato dal mio Fabio , mi aspetti una sofferenza insopportabile . - Io vi consiglierei per vostro bene a rinunziare a quel posto . Perchè non mettete un piccolo negozio di mode per conto vostro , del quale sareste padrona ? - Perchè mi manca il denaro , - rispose Ilda brevemente . - Ma io metto la mia borsa a vostra disposizione . - Ma io rifiuto , perchè ho già un debito assai grosso con voi , che forse non giungerò mai a pagare . - V ' ingannate , perchè se il negozio andasse bene , potreste triplicare il capitale che vi offro in prestito . E intanto mi paghereste gl ' interessi . - Ilda scosse il capo . - No , non accetto , - disse - anche perchè non desidero di mettermi in vista dopo l ' accaduto e per un riguardo a Fabio , al quale sono legata da un giuramento , che manterrò . Lasciatemi riflettere qualche giorno , e poi vi dirò quello che farò . - Come volete . - Oggi è mercoledì ; tornate sabato sera , non prima . - Vi obbedirò . - Il conte era internamente irritato , ma salutò con garbo la ragazza ed uscì . Fremeva d ' ira . Egli si era giurato di far sua quella giovane che , bella com ' era , aveva scatenato in lui una passione sensuale . Alla moglie , non pensava più . Aveva preso un alloggio da scapolo elegantissimo , e colà viveva a modo suo . Egli fu nervoso , impaziente in quei tre giorni che non potè recarsi da Ilda . Gli sembrava di non averla mai tanto desiderata . Il sabato sera si recò dalla giovane e salite in fretta le scale sonò timidamente il campanello . Nessuno rispose . Sonò più forte : sempre silenzio . Un turbamento invincibile lo invase . Che era accaduto ? Il conte scese lesto lesto le scale , entrò come una bomba dal portinaio , e domandò : - La signorina Ilda ? - La signorina Ilda lasciò il suo alloggio ieri mattina , - rispose il portinaio - senza darci il suo nuovo indirizzo . Soltanto mi disse : " Se venisse un signore a chiedervi mie notizie , gli direte che le troverà in una lettera ferma in posta . " - Va bene , grazie ! - disse il conte dando la mancia al portinaio e andandosene . Si recò alla posta a ritirare la lettera a lui diretta . L ' aperse e lesse : " Signor conte , mi perdoni se ricambio male le sue premure , ma una volontà più forte della mia ragione mi spinge ad allontanarmi dalla casa dove conobbi al tempo stesso la felicità e la sventura , nè desidero rivelare a lei o ad altri dove mi ritiro , perchè mi crederebbero pazza . Intanto le rimborso le 150 lire da lei spese per i funerali della mamma . La prego di perdonarmi se non accetto il suo appoggio , ma una fanciulla sola non deve avere per amico un signore ricco e giovane come lei . Non dimentico però i suoi benefizi e pregherò Dio che la ricambi con tanta felicità . " Mi creda sua devotissima e obbligatissima serva "ILDA." Il conte , nella sua rabbia , fece una pallottola della lettera , la stracciò coi denti . Quella fanciulla si era presa giuoco di lui . Dove si era recata ? - Stupida ! - disse a denti stretti . - Credi forse che rinunzi a te ? No , ti troverò , perchè ti amo e ti voglio ! - E , a passi concitati , si diresse al circolo . PARTE SECONDA Virtù d ' amore . I . Sonavano le nove di sera , pioveva a dirotto . I commessi del magazzino dove era stato impiegato Fabio si erano già tutti ritirati , il facchino stava mettendo le bande alle vetrine del negozio , e il principale , dato uno sguardo ai conti della giornata , si accingeva a recarsi a cena , quando una giovane vestita a lutto , pallida , bellissima , entrò vivamente dirigendosi verso lui . - Signor Berardo ! - balbettò con voce commossa . - Ilda , voi ? Finalmente ! ... Siete guarita ? - Sì , signore , e desidererei parlarle . Mi perdoni se vengo a quest ' ora , ma desideravo che fosse solo per non essere veduta . - Aspettate un momento , entrate nel mio gabinetto ; faccio terminare di chiudere , prendo le chiavi , mando via il facchino e sono da voi . - Ilda obbedì , e poco dopo il signor Berardo la raggiunse chiedendole con bontà : - Che avete da dirmi , Ilda ? Che posso fare per voi ? - Lei può farmi molto bene , signore ; e poi , è l ' unico cui possa confidarmi , senza timore che le mie parole vengano ripetute . - Il signor Berardo sorrise . - Vedo che mi conoscete bene . Orsù , dunque , coraggio ! - Oh ! ne ho , signore , nonostante la doppia sventura che mi ha colpita . Le scrissi , tempo fa , dicendole che poteva disporre del mio posto , perchè io non mi sarei sentita la forza di rimanere nel luogo dove tutto mi ricordava Fabio . Aggiunsi inoltre che la morte improvvisa di mia madre aveva finito con l ' abbattermi e che ero malata .... - Sì , lo ricordo , ho la vostra lettera . Ebbene , ora volete tornare con noi ? - Ilda scosse il capo . - No , signore : i motivi che mi impediscono di rimanere qui , sussistono sempre . E poi , io ho bisogno di molte ore di libertà per giungere allo scopo che mi sono prefissa : ritrovare colui che spinse Fabio ad un così esecrando delitto . - Il signor Berardo la guardò , commosso . - Vi auguro di riuscire . Intanto , che posso fare per voi ? - Ascolti ancora un momento , abbia pazienza , non voglio nasconderle cosa alcuna . Dopo la morte di mia madre , io lasciai la casa dove dimoravo e mi recai ad abitare nella soffitta stessa dell ' assassinata , senza dire chi fossi . Per non essere riconosciuta dagl ' inquilini che assistettero al processo , porto di solito una parrucca bionda , mi tingo le guance col minio , metto sotto il corsetto un ' imbottitura che mi ingrossa , e con lo stesso artificio ingrosso i miei fianchi . - Perchè stasera non siete truccata così ? - Perchè non volevo farle brutta impressione . Ma d ' ora innanzi ella mi rivedrà trasformata . Nella nuova casa ho assunto il nome di Laura Favre , che è quello d ' una mia bisnonna , nata e morta ad Aosta . Ora io sono a pregarla di procurarmi del lavoro in casa , per guadagnarmi da vivere . - Il guadagno non sarà lauto . - Io non sono esigente : pochi soldi bastano a mantenermi . - Ma incontrerete delle spese per lo scopo che vi proponete . - Ho venduto una parte dei mobili della mia povera mamma e diversi oggetti d ' oro , e ne ho ricavato trecento lire , metà dello quali restituii a persona che me le aveva prestate per i funerali della mamma . - Perchè non vi siete rivolta a me ? - Ero così stordita dai colpi ricevuti , da perdere la percezione delle cose . Quella persona mi offrì allora i suoi servigi , che non ricusai . Ma volli tosto sdebitarmene , perchè non ho fiducia in costui , benchè sia un gentiluomo . Così mi rimangono centocinquanta lire : un piccolo tesoro ! - Il signor Berardo appariva commosso . - Un tesoro che finirà presto , - disse - benchè sappiate regolarvi . Però , ove foste in bisogno , ricordatevi di me . Intanto state certa che il vostro segreto sarà custodito ; ora io scriverò il vostro nome , Laura Favre , fra le lavoranti in casa , e stasera stessa vi consegnerò una pezza di stoffa per farne camicette . Vi unirò gli ultimi figurini . Le misure per tali camicette già le conoscete . Invece di pagarvele un tanto l ' una , come faccio di solito , vi passerò in complesso quattro lire al giorno , ed ogni sabato sera , quando saranno uscite le lavoranti , verrete a ritirare il vostro onorario . Non vi disturbate a venire a prendere e riportare il lavoro : vi manderò una piccola nuova , che non vi conosce . - Ilda l ' ascoltava con le lacrime agli occhi . - Come è buono ! In qual modo potrò dimostrarle la mia riconoscenza ? - Col rimanere onesta , come siete stata fino ad ora . Inoltre , badate di non commettere imprudenze nel ricercare il colpevole . - Non dubiti ! - Il colloquio durò ancora pochi minuti , poi Ilda si accomiatò dal generoso negoziante e , preso il suo lavoro , si diresse verso casa . Giunta nella soffitta , accese una lampada a petrolio , si svestì e indossò un vestitino semplice da casa , imbottito alle anche ed al corsetto , che ingrossò subito la sua svelta figura ; sulle strette trecce nere pose una capigliatura , bionda , così bene accomodata che pareva vera , e che le cinse il capo come un diadema . Quella capigliatura dette un fascino nuovo alla sua bellezza . Si passò poi sul volto uno strato di veloutine e sulle guance un po ' di minio . Quand ' ebbe finito , sentì bussare all ' uscio . - Signorina Laura ! - Essa aprì : era Teresa , la moglie del falegname . - Uscite , signorina ? - Sono tornata a casa adesso , perchè mi sono recata a prendere del lavoro , - rispose Ilda . - Piove forte . - Lo so , e siccome devo scendere per la cena prima che torni il mio uomo , vi pregherei di prestarmi l ' ombrello . - Volentieri . - Uscita Teresa , Ilda si preparò anch ' essa la cena . La giovane aveva tenuti i suoi mobili migliori , e nulla le mancava del necessario . Quando prese a pigione la soffitta , la portinaia non mancò di avvertirla che ivi era stato commesso un delitto , ma essa le disse : - Per me , non ho alcun timore : l ' ombra di quella povera morta , che non ho conosciuta , non verrà a turbarmi , nè , spero , mi accadrà ciò che accadde a lei . Io non ho amanti .... - Neppure Giulietta ne aveva : era una ragazza onestissima , di buona famiglia . Ebbe dapprima la sfortuna d ' imbattersi in un farabutto che , dopo averla resa madre , l ' assassinò , per sposarne un ' altra . - L ' avete conosciuto , costui ? - A dirle il vero , no : questo casamento è troppo grande per tener d ' occhio tutti . - Si deve stare poco sicuri nelle stanze . - Oh ! per questo le devo dire che in dieci anni che io sono qui , non è mai accaduto un furto . - Ho almeno dei buoni vicini ? - Ottimi , e saranno felici di esserle utili . - Ilda pagò subito l ' affitto di due mesi , ed il giorno dopo prendeva possesso della soffitta di Giulietta sotto il nome di Laura Favre . Non era trascorsa una settimana , che aveva già fatto amicizia colle vicine , cui disse che era orfana e lavorava per conto di un importante magazzino . - Un ' altra Giulietta ; - fu detto - ed ancora più bella ! - Auguriamoci che non faccia la sua fine ! Questi furono i discorsi delle comari ; poi , nessuno si curò di lei più di quanto si usa fra vicini . Ilda aveva il suo piano ed a poco a poco l ' avrebbe messo in esecuzione . Intanto si sentiva molto più libera in quella soffitta che nel quartierino dove la sua povera mamma era morta . Ilda aveva terminato la sua modesta cena , quando bussarono di nuovo all ' uscio . - Sono io , sono Teresa , - disse una voce al di fuori . La giovane aprì subito . - Vi restituisco l ' ombrello e vi ringrazio , - disse Teresa , - Ma perchè , invece di star qui sola sola , non venite a passare il resto della sera da noi ? Faremo una partita a tombola ; ci sarà anche un ' altra giovane della vostra età , per scambiare quattro chiacchiere . Accettate ? - Con tutto il cuore ! - rispose Ilda , che voleva accaparrarsi la simpatia delle vicine . - Allora vi aspettiamo , - soggiunse Teresa . - Vado ad avvertirò anche Vigia . - Ilda la seguì poco dopo . Alla tavola coperta di un tappeto rosso sedevano il falegname , un giovane in abito da operaio ed una giovane sui vent ' anni , dal volto sfrontatello ma seducente , con una bocca incantevole e bellissimi denti . All ' entrare di Ilda , tutti si alzarono , e dopo uno scambio di complimenti , le due ragazze sedettero vicino . Vigia assunse tosto un tono familiare . - Ho proprio piacere di conoscerti , - disse - perchè mi sei molto simpatica . - Ti ringrazio , - rispose Ilda con un sorriso . - Io pure sono lieta di trovare tante amabili persone . Alla mia età l ' isolamento pesa molto . - Non avete parenti , in Torino ? - chiese Teresa . - No ; - rispose Ilda - mio padre e mia madre erano d ' Aosta . - Che mestiere fai ? - chiese Vigia . - Lavoro in casa per un magazzino di mode . - Anch ' io sono sarta , ma stenterei parecchio se non avessi i miei genitori . Guadagnano poco anche loro , ma tutti insieme , si va avanti , E quando Nando mi avrà sposata .... - Così dicendo si rivolse al giovane , che sedeva alla sua destra , e battendogli una mano sulla spalla : - Via , di ' anche tu qualche cosa , invece di guardarci a bocca aperta . - E ridendo soggiunse : - Vedi , Ilda , egli è più timido di me ; ma in compenso è un buon ragazzo , guadagna una buona giornata , e sarò felice con lui . - Lo spero , - si affrettò a dire il giovane - benchè non sappia mostrarti abbastanza il mio amore . - Vigia continuava a ridere . - Tanto lo sai , non mi piacciono le sdolcinature . Quando per la strada incontro qualcuno di quei giovani inamidati , che rivolgono alle ragazze complimenti al latte e miele , mi sentirei la voglia di schiaffeggiarli , perchè so bene che ogni loro parola è una menzogna . - Avete ragione ! - esclamò Teresa . - Se la povera Giulietta , - soggiunse Vigia - l ' avesse pensata come me , invece di attaccarsi a quel tipo che poi l ' assassinò , avrebbe sposato un onesto operaio e sarebbe ancora viva e felice . - Giulietta è la giovane che fu assassinata nella soffitta dove io abito ? - chiese Ilda con accento di curiosità . - Precisamente , - rispose Vigia - ed hai avuto davvero un bel coraggio . Io non starei in quella stanza per tutto l ' oro del mondo ! Mi parrebbe di vedere tutte le notti quell ' ombra sanguinosa , oppure che mi comparisse dinanzi l ' assassino . - Era bella , quella ragazza ? - domandò Ilda . - Un angelo ! - esclamò il falegname . - E buona , onestissima ! - soggiunse la moglie . Vigia alzò le spalle . - Io non voglio contestare i suoi meriti , ma dovete però convenire che , con tutte le sue buone qualità , era molto superba . Essa rifiutò ottimi partiti , perchè essendo bravi operai avevano le mani callose ! E si attaccò a quel figuro , perchè lo credette un signore . - E non lo è ? - chiese Ilda . - Ma che signore ! È un semplice commesso di magazzino , se è proprio lui che l ' ha sedotta . - Come , ne dubiteresti ? - proruppe Teresa con impeto . - E lo dici a me , che ho veduto quell ' intrigante , quell ' assassino ? - Non vi riscaldate ! - soggiunse Vigia . - Io non voglio smentire la vostra asserzione , ma voi potreste giurare che l ' assassino è veramente colui che Giulietta diceva suo fidanzato ? - Ma sì , sì ! - replicò Teresa con un turbamento che si sforzava di nascondere . - L ' ho riconosciuto anche dal neo sulla guancia sinistra . - Ilda palpitava . Teresa proseguì : - Era biondo , di media statura . Infine , se non fosse stato lui , perchè avrebbe confessato il suo delitto ? - Sì .... sì ; so benissimo che la mia è una idea stramba . Non se ne parli più . Giuochiamo a tombola ! - La veglia si protrasse fin verso le dieci . E quando Vigia si separò da Ilda , questa le chiese in tono calmo : - Dove vai a lavorare ? - Sono stata fino a pochi giorni fa da una sarta qui vicino , ma ora che non c ' è lavoro , ne profitto per completare il mio magro corredo . - Allora , vieni a lavorare con me : ci terremo compagnia e il tempo passerà meglio . - Accetto con tutta l ' anima . - Le due giovani si baciarono cordialmente . Quella notte Ilda non dormì . Ella pensava : - Era biondo , e aveva un neo sulla guancia sinistra . Anche il conte Livio ha lo stesso neo ! Ma no , ciò ch ' io penso è insensato ! Per quanto Fabio amasse il suo benefattore , non sarebbe giunto al punto di commettere per lui un assassinio . Eppure , per chi altri Fabio nutriva tanta devozione o tanto attaccamento ? - E l ' atroce dubbio diventava quasi certezza . In tali ansie , Ilda soffrì tutta la notte , e alzatasi all ' alba si mise al lavoro . Alle otto Vigia bussò all ' uscio . - Ti disturbo ? È troppo presto ? - No , no , vieni pure . - Per un poco parlarono di futilità . Vigia rideva sempre , mostrando i bianchi denti , ammirando i mobili della soffitta . - Tu sei arredata come una principessa ; - disse infine - la tua stanza può stare a confronto con quella del signor Aldo . - Chi è ? - Uno studente che abita qui vicino ; un bel giovinotto , sebbene troppo serio .... - Non l ' ho ancora veduto ; per ora non conosco che te , il tuo fidanzato e i coniugi Pavin . A proposito : ieri sera ti rimbeccavi con Teresa per il delitto commesso in questa stanza . Tu non credi dunque che l ' assassino sia colui che è stato condannato ? - Vigia si sfogò volentieri . - Io non nego che colui sia stato l ' assassino ; e sarebbe assurdo pensare altrimenti , dopo che egli stesso ha confessato . Dico soltanto che in quel delitto vi è un mistero ; e se ti racconto in qual modo avvennero i fatti , sono certa che mi darai ragione . Ascolta : Giulietta era figlia di un militare in ritiro , aveva avuta una buona istruzione ed è forse per questo che sdegnava accasarsi con un operaio , Dopo la morte del padre dovette pensare a mantenersi . Lavorava per conto di un negoziante . Molti giovinotti del casamento le fecero la corte ; ma erano operai e Giulietta li respinse . Voleva un signore ed un signore l ' ha avuto . - Conoscevi il suo innamorato ? - chiese Ilda . - Lo vidi una sola volta con lei , mentre l ' accompagnava a casa . Io ero dietro alle loro spalle e rallentai il passo per non farmi scorgere . Ebbene , ti assicuro che non poteva essere un commesso ; un giovane di negozio , specialmente nei giorni feriali , non veste con tanta eleganza , non porta guanti e bastoncino , come aveva il compagno di Giulietta . - Lo riconosceresti , vedendolo ? - Sì , se lo vedessi per di dietro , con una donna : aveva un portamento signorile e chinava la testa verso Giulietta in un modo che non s ' usa fra gli innamorati del nostro ceto . Ma per certo costui , quando ebbe ottenuto dalla ragazza ciò che volle , prese il volo . Nel casamento dicono che quel signore fosse il primo e il solo amante di Giulietta . Ma io credo invece che dopo costui , essa conoscesse il commesso , il quale le fece forse promesse che poi non voleva mantenere . Giulietta , scottata una volta , per non essere scottata la seconda l ' avrà minacciato , e lui , per sbarazzarsene , la uccise . - Ilda , che si era rianimata al principio del discorso , cominciava a perdere ogni speranza . - Ah ! tu credi che quel signore non entri nel delitto commesso ? - No ; dopo tre anni di abbandono , perchè ucciderla ? Lo avrebbe fatto prima . E che l ' assassino non sia il padre della bambina lo ha detto egli stesso in piena udienza , sebbene molti non lo abbiano creduto . Ma le circostanze del delitto hanno del romanzo e del mistero , - soggiunse Vigia . - Quella sera io ero a letto , quando mi svegliai udendo passi e grida nel corridoio . Mi alzai , m ' infilai una sottana , e via , con la mamma a vedere che cosa accadeva . " Entrata in questa stanza , scorsi Giulietta distesa sul letto crivellata di ferite . L ' assassino era tenuto da alcuni uomini . Ma ciò che mi stupì fu di vedere presso il letto di Giulietta , colla bambina della misera fra le braccia , una signora bellissima , adorna di gioielli , elegante , tanto da far restare a bocca aperta . Il signor Aldo disse che era sua sorella ; ma io non lo credo : una signora con tutti quei brillanti non lascia il fratello in una soffitta . Dunque : primo mistero . - Ilda sorrise . - Sentiamo il secondo , perchè questo non mi sembra riguardi la morta , sibbene il signor Aldo . Quella signora sarà stata sua amante .... - È ciò che ho pensato anch ' io . Ma viene lo strano . Giulietta , colle cure del medico , si riebbe un momento , e veduta la signora , gettò un grido di terrore e disse : " - Lei ? Lei ? Ma non sa ... ? - " E ricadde morta . Dunque : secondo mistero . - Sì , ciò è strano . Ma quelle parole saranno state raccolte , la signora avrà dovuto comparire nel processo , e tu saprai adesso chi sia . - Niente affatto , ed ecco il terzo mistero . La signora non fu citata fra i testimoni , e nessuno l ' ha più riveduta . Il signor Aldo disse che era partita per Ivrea e si trovava indisposta ; inoltre , essendo venuto un pezzo grosso della magistratura a prendere la bambina con un signore che si qualificò come il cognato dello studente , tutti prestarono fede a quella storiella , all ' infuori di me . - Che ne concludi ? - Concludo che fra Giulietta e quella signora doveva esservi qualche segreto , e penso talvolta che l ' assassino sia stato un mandatario della sconosciuta , che ora si è impadronita della bambina volendo forse sopprimerla come la madre . E mi confermo sempre più nella mia idea , perchè il signor Aldo , dopo aver promesso a Teresa Pavin di condurla ad Ivrea per vedere la bambina , ha detto che la sorella ed il cognato sono partiti per la Spagna a cagione di un ' eredità conducendo seco Gina , che ormai considerano come loro figlia . - Ilda corrugò la fronte . - Il signor Aldo sarebbe dunque un complice ? - Ne ho il sospetto , e ti confesso che mi era venuta la tentazione di spiarlo per sapere dove si reca quando si assenta per due o tre giorni . - Si assenta spesso ? - Ogni quindici giorni ; l ' ho saputo da Teresa , alla quale ha dato ad intendere che egli fa dei piccoli viaggi per i suoi studi d ' ingegneria .... Ma io credo che abbia altro scopo . Alla perfine ho pensato : che deve importare a me dei suoi intrighi ? Perchè immischiarmi nei suoi affari ? Giulietta non era mia amica e non tocca a me vendicare la sua morte . Così lascio correre l ' acqua per la sua china . Ed ora sarà meglio che discorriamo d ' altro . - II . Lucia , colei che fu l ' istitutrice di Bianca , stava leggendo il giornale favorito dal signor Moreno , padre della contessa Rossano , inchiodato da una settimana su di una poltrona dai dolori reumatici , quando una carrozza entrò nel vasto cortile della tenuta . Poco dopo Bianca abbracciava Lucia e il genitore . - Babbo , la tua lettera mi ha spaventata ; che hai ? - Dolori reumatici , come ti ho scritto nella speranza che tu venissi a abbracciarmi . Gli anni scorsi al principio di maggio eri già qui , e quest ' anno lasciavi trascorrere quasi l ' estate senza venire a vedermi ! - Bianca aveva chinato il viso sul petto del padre per nascondere il suo rossore . - Che vuoi ! Non è colpa mia . Livio non è mai libero . - Non è venuto con te ? - Verrà fra qualche settimana . È molto occupato .... - Ma che fa ? ... Orsù , me lo dirai più tardi , quando ti sarai riposata . - Non sono stanca , e appena avrò rinfrescato il viso tornerò da te . - E presa a braccetto l ' istitutrice , si avviò con lei nella sua camera da fanciulla . Celia vi si trovava già e disfaceva le valigie . Bianca indossò un semplice abito da casa , poi tornò presso il padre . Appoggiò la bella testa alla spalla del vecchio , che era molto commosso . - Cara bambina , - diss ' egli - perchè non posso averti sempre con me ? Io non ho che te al mondo e ti amo tanto ! Ma ho torto di lamentarmi , mentre tu sei così felice ! - Bianca sussultò , e alzando il capo : - Sì , sono felice ! - disse con semplicità . - Livio è sempre buono con te ? - Ella non seppe mentire . - Io non pensavo a lui in questo momento , - disse . - A chi dunque ? - chiese il padre con un sorriso . Bianca chinò gli splendidi occhi . - A te , a te solo ! - Hai forse da lamentarti di tuo marito ? - No , no . - Bianca , tu mi nascondi qualche cosa , lo sento ! - L ' amore immenso che mi porti , babbino , ti fa travedere . Io nulla ti nascondo , e ti accerto che sono felice . - Quest ' ultima frase tranquillò il vecchio . Una mattina , mentre il signor Moreno dormiva ancora , Bianca , vestita di un semplice abito di campagna , uscì dalla tenuta e si mise per una strada ombrosa , che , serpeggiando , andava fino ad una chiesuola . La campagna era piena di profumi . Bianca passava per quella strada come una bianca apparizione . Essa aveva il cuore pieno di gioia . Aldo le scriveva ogni giorno , e le lettere di lui erano il punto luminoso della sua vita . Egli le parlava dei suoi studi , delle sue speranze di essere in quell ' anno laureato , delle sue scappate ad Ivrea per vedere la loro bambina , le dava un minuto ragguaglio sulle famiglie che per mezzo di lei beneficava . E ad ogni frase scaturiva l ' animo generoso del giovane , la sua fede ardente in lei , il suo immenso amore . Bianca sedette sopra una panchina , pensosa al suo amore . A un tratto una voce dietro di lei la fece volgere vivamente . - Contessa .... - Era il marchese di Passiflora che la salutava , colui che ella aveva un giorno respinto per marito e che era stato compagno d ' orge di Livio col quale era ancora , in apparenza , amico . Bianca rese il saluto freddamente . Passiflora le sedette accanto . - Non speravo un così bell ' incontro , - disse il marchese - tanto più che ieri vidi Livio a Torino . - Infatti mio marito è rimasto là , - rispose freddamente Bianca . - Fate male a lasciarlo solo ! Egli vi sarà infedele ! - Bianca alzò con alterezza il capo . - Voi offendete il vostro amico ! - Lo pago colle medesime armi , - rispose il marchese . - Un malaugurato giorno Livio venne con altri compagni alle mie cacce . Alla fine di un pranzo , il discorso cadde sul matrimonio , ed io confessai che una sola volta fui in procinto di prendere moglie , ma che la fanciulla la quale aveva destato in me un amore infinito , mi aveva respinto perchè aspirava a un uomo che non avesse la più piccola macchia amorosa sul suo passato . Io , invece , ero stato un gaudente , un libertino . Voi sapete chi fosse quella fanciulla e come allora avesse ragione di credere che io non potevo essere un buon marito per lei . - Quest ' ultima frase ora stata pronunziata con un accento di vera malinconia , che fece provare un senso di inquietudine a Bianca . Ma essa si dominò , e cercando di sorridere : - Voi forse esageravate i vostri difetti , - disse - ed io ero troppo bambina per giudicare gli uomini . - È giusto ! E come succede sempre alle fanciulle inesperte , finiste col cadere in un abisso . - Marchese ! - esclamò Bianca , facendo l ' atto di alzarsi . Ma il gentiluomo frenò quello slancio , e con voce umile , commossa : - Perdonatemi , perdonatemi , - supplicò - e lasciatemi almeno finire ! I miei amici vollero sapere chi era la fanciulla che amai , ed io dissi il vostro nome , facendo di voi un ritratto sublime , e aggiungendo che oltre alla bellezza , avreste portato in dote due milioni . - Bianca impallidì . - Quanto male mi faceste ! - esclamò a suo malgrado , con accento di amarezza . - È vero , - soggiunse con aria mesta il marchese - lo compresi quando non ero più in tempo a porvi riparo . Livio , crivellato di debiti , scòrse in voi una tavola di salvezza , e abilissimo conquistatore , seppe affascinarvi . Io soffersi più di quello che possiate immaginare il giorno in cui vi vidi dinanzi all ' altare con un uomo , che dopo essersi impossessato del vostro cuore vi avrebbe preso la vostra ricchezza nè si sarebbe curato della vostra felicità . Io giudicavo freddamente Livio , perchè conoscevo quanto valeva . Eppure , vi giuro che se egli , pentito dei suoi trascorsi , fosse divenuto un buon marito sarei stato il primo a goderne . Ma non è così .... e voi sapete che dico il vero . - Bianca , fremente , si guardò intorno . - Tacete ! Se qualcuno vi ascoltasse .... - Non abbiate timore , nessuno può spiarci , qui . Ed io adesso voglio dirvi tutto . - Bianca lo guardò intensamente . - Livio è vostro amico ! - mormorò . - Fu , un giorno , mio compagno di dissolutezze ; - rispose il marchese - ma non ebbi mai amicizia per lui , ed ora lo disprezzo in modo assoluto , perchè capisco che corre alla rovina senza badare se voi stessa sarete travolta in quel turbine . Egli passa le notti alla tavola da giuoco , ed ha per amante una certa Cinzia , venuta da Milano , un ' ex - ballerina , che egli conobbe per l ' addietro . - Bianca fremeva . Il nome di Cinzia evocava il ricordo della lettera caduta dalle tasche dell ' abito di Livio , della lettera che distrusse tutte le sue illusioni . - Tempo fa , - soggiunse Passiflora - lo rimproverai aspramente per la sua condotta , ma egli si mise a ridere , mi disse di curarmi dei fatti miei . Volevo dunque avvertire vostro padre di quanto succedeva .... - Bianca mandò un gridò di spavento , stese supplichevole le mani al gentiluomo . - Per pietà , - disse - risparmiate mio padre , che nulla sospetta , che mi crede sempre felice con Livio ! - Passiflora la guardò commosso . - E voi sapevate ... ? - Sapevo già tutto quanto mi avete detto , - interruppe con voce soffocata . - Da lungo tempo la benda mi è caduta dagli occhi , e se non ho fatto uno scandalo , è stato per mio padre , che ne morrebbe di dolore . - Come potete sopportare l ' oltraggio che Livio vi fa subire e che non tarderà ad essere noto a tutti ? Costui , dopo avervi oltraggiata , vi rovinerà . - Livio non può toccar nulla della mia dote . - Egli farà dei debiti e finirà col minacciarvi , se non acconsentite a pagarli . Date retta a me , avvertite vostro padre finchè siete in tempo . - No , no ! Conosco mio padre : egli ucciderebbe quel miserabile ! Dopo tutto , io non soffro . Livio per me non esiste più ; anche se lo vedessi nelle braccia di un ' altra , mi tornerebbe indifferente . Non l ' amo più , non lo stimo : lo disprezzo . Egli vive a suo modo , io mi occupo dei miei poveri , sono libera di andare e venire come mi pare , senza rendergli conto dei fatti miei e sono contentissima . - Contessa , il mondo è maligno ; qualcuno potrebbe scusare la condotta di vostro marito vedendovi godere tanta libertà .... - Bianca l ' interruppe con un moto altero . - Che importa a me il giudizio del mondo ? - esclamò . - La mia coscienza nulla mi rimprovera .... - Potrete sempre dire così , giovane e bella come siete ? Contessa , ascoltate un amico sincero , che vi vuol bene : cercate di riunirvi a vostro marito . - Mai ! - Accettate allora l ' appoggio di un gentiluomo onesto che si dedicherà tutto a voi . Affidatevi completamente a me , Bianca , che tutto sacrificherei per assicurare la vostra felicità . - Passiflora si era chinato verso la giovane , ed ella sentì il suo alito ardente bruciarle le guance . Scattò in piedi con impeto , e fatto un passo indietro disse con voce glaciale : - Vi ringrazio , marchese , non accetto . Se dovessi chiedere l ' appoggio di un uomo , sarebbe quello di mio padre ; ma per ora basto a me stessa . Se siete un gentiluomo , non cercherete più di avvicinarmi e terrete segreto il nostro colloquio . - Passiflora , livido , si alzò a sua volta . - E se io andassi a raccontare ogni cosa a vostro padre ? - Agireste da vile e vi crederei il degno compagno di Livio . - Bianca salutò Passiflora , rimasto come inchiodato al suo posto , e si allontanò di passo sicuro . III . Era una domenica mattina , una giornata splendida . Aldo , nella sua soffitta , stava preparando la valigia e canterellava . Aveva ragione di essere allegro . Il giorno prima , un biglietto di Bianca l ' avvertiva che si recava a passare due giorni ad Ivrea . Aldo era ormai sicuro di avere conquistato il cuore di Bianca , che egli amava come poche anime elette sanno amare . Non sperava nulla , non desiderava nulla ; mai una parola d ' amore sarebbe sfuggita dalle sue labbra ; ma sentiva che la sua anima era tutta di quella donna . Aldo chiuse la valigia , poi guardò l ' orologio , mormorando : - Ho tempo di andare alla stazione a piedi . - Mentre usciva , non vide nel corridoio una donna velata che lo seguì . Alla stazione , messasi al finestrino accanto a lui , quella donna , che era Ilda , sentì che prendeva il biglietto per Ivrea e ne chiese uno per la stessa destinazione . Dopo i suoi colloqui con Vigia , Ilda non ebbe più altro pensiero che seguire i passi dello studente . Forse in tal modo scoprirebbe qualche mistero . Quando il treno giunse ad Ivrea , Ilda vide lo studente accolto da un gruppo di persone venute alla stazione ad attenderlo . Vi erano due signore , una bruna e una bionda , una bambina con lunghi riccioli biondi ed un bell ' uomo , alto , sorridente , piacevole . Ilda osservò che Aldo baciò tutti , all ' infuori della signora bruna , alla quale si era limitato a stringere la mano . Ma la bimba aveva afferrato il giovane per una falda dell ' abito , dicendo con voce squillante : - Non baci anche la mammina ? - - Lo studente si avvicinò tutto rosso alla signora bruna , che gli porse la fronte . Poi il gruppo si avviò all ' uscita . Ilda rimase sconcertata . Tutta quella gente non aveva nulla di misterioso . Per certo costoro nulla avevano a che fare coll ' assassinio di Giulietta , nè Fabio poteva conoscerli . Ma la bimba della vittima dov ' era ? Quell ' angioletta bionda , che chiacchierava con un cinguettìo d ' uccello , camminando per mano allo studente , chiamò mammina la signora bruna ; dunque non poteva essere la figlia di Giulietta ! Che ne era stato di quella piccina ? Era veramente in Ispagna con una sorella di Aldo ? Ilda era uscita dalla stazione dietro al gruppo senza che nessuno le badasse . Li vide entrare in una casa poco distante , e quando furono spariti chiese a sè stessa : - Che fare ? Tornare addietro ? Nessun treno riparte adesso per Torino . Fingerò di essere una forestiera venuta a visitare questi dintorni per trovarvi una villetta da prendere in affitto , e intanto prenderò informazioni su Aldo . - Si avviò per una strada di campagna , e vide una contadina camminare per la stessa via . Le si avvicinò . - Scusate , - disse - vorrei farvi una domanda : c ' è qualche famiglia nei dintorni che dia stanze in affitto e pensione per un mese o due ? - Sì , signora ; posso accompagnarla io stessa ad una trattoria di campagna , qui vicina , dove danno anche alloggio : un luogo pulito , frequentato da persone oneste . - Vi ringrazio . - Strada facendo continuarono a discorrere . - La signora non è mai stata da queste parti ? - chiese la contadina . - Ci venni una volta , da bambina . La mia povera mamma conosceva molte persone di questi luoghi , fra cui la famiglia Pomigliano . - Ma non è d ' Ivrea , è di San Giorgio Canavese : lo so , perchè mio marito aveva un fratello , in quel paese , manovale presso la famiglia Pomigliano . - Forse non sarà la stessa ! - osservò Ilda . - Nella famiglia di cui parlo io , - proseguì la contadina - vi era una bella ragazza bionda , la signorina Severina , che si è maritata appunto qui in Ivrea , ed un ragazzo , il signor Aldo , ora studente a Torino . - Sì , sì ! - esclamò Ilda . - Sono proprio i nomi che sentivo dire da mia madre . Essa mi diceva che erano buona gente . - Dica che è difficile trovarne migliore . I vecchi Pomigliano , marito e moglie , hanno lavorato e lavorano , si può dire , notte e giorno per mantenere il figlio agli studi , e coi loro risparmi hanno dato una buona dote alla Severina , che è un angelo di donna , sposata a un vero galantuomo . L ' unico loro dispiacere era di non aver figli ; ma ora una parente , rimasta vedova , ha affidato loro una bambina , che è un amore . Il signor Aldo , che adora la sorella , viene di quando in quando a trovarla . Se la signora vuol andare a trovarli , abitano in una bella casetta prossima alla stazione . - Erano giunte alla trattoria , una casetta modesta che aveva al primo piano una terrazza coperta di spesso fogliame , sotto cui non potevano filtrare i raggi del sole . Quivi erano preparate diverse tavole , come nel giardino sottostante , dove già si trovavano alcuni avventori . Ilda disse che pranzerebbe sulla terrazza . La contadina salutò Ilda , che le regalò due lire per il suo incomodo . - La giornata d ' oggi mi costerà una bella somma , - pensava la giovane - e forse senza alcuna riuscita ; ma non importa : non voglio trascurar nulla , per non aver rimorsi . - La padrona della trattoria , una donna cinquantenne , gioviale e simpatica , la condusse in una cameretta pulita , dalla cui finestra aperta si godeva una vista incantevole . - Le faremo subito il letto , signora , - disse - se vuol coricarsi . - No ; mi sdraierò un poco sul divano , - rispose Ilda , che intanto si era tolto il cappello e mostrava il suo bel viso circondato da un ' aureola bionda . La padrona del ristorante non potè rattenere un movimento d ' ammirazione . - La signora viene per la prima volta da queste parti ? - chiese . - No ; vi fui da bambina , - disse Ilda - ed allora ero più felice di adesso , che mi trovo sola al mondo , vedova .... - Così giovane e già vedova ? - Sì , da pochi mesi . - Oh ! povera signora ! - Viaggio per svagarmi , e vorrei venire a villeggiare da queste parti . - Farebbe benissimo , perchè quest ' anno si sta a maraviglia : abbiamo molti forestieri . Da ieri , alloggio il conte Rossano con la signora . - Ilda fece uno sforzo per non dimostrare la sua commozione . - Ah ! sì ? - disse semplicemente . - Di dove vengono ? - Da Torino ; la contessa ha voluto fermarsi al mio albergo , dove dice che passò i primi giorni della sua luna di miele . Anch ' essi pranzano sulla terrazza . - La padrona dell ' albergo lasciò Ilda dopo averle chiesto il nome che doveva sognare sul registro . - Vedova Laura Favre , - disse la giovane . E rimasta sola pensò : - Il conte Rossano qui ? E con sua moglie ? Conoscerò dunque quella contessa , che Fabio non ha mal veduta : sono stata ispirata bene venendo in questo luogo ! Forse saprò cose utili per lo mie ricerche . - All ' ora del pranzo ella si recò sulla terrazza , dove il conte Rossano era già colla sua compagna , una donna che attirava gli sguardi . Bruna , pallida , flessuosa , dagli occhi pieni di languore , aveva della silfide e della baccante ad un tempo . Ella parlava al conte ridendo , con un atteggiamento pieno di grazia voluttuosa . Ilda non poteva vedere il viso di Livio , perchè le volgeva le spalle . Però , ad alcune parole pronunziate sommessamente dalla compagna , egli si volse , ma non potè vedere di Ilda che l ' opulenta chioma dorata : ella si era messa a sedere alla tavola apparecchiata per lei , dallo stesso lato , ma nell ' ombra , e volgeva ad entrambi le spalle . Il conte non si curò più di quell ' incognita e diè i suoi ordini ad un cameriere . Ilda cominciò a mangiare . Ad un tratto una frase in francese pronunziata dalla contessa attrasse l ' attenzione della giovane . Ilda conosceva benissimo la lingua francese . - Insomma , non vi è più cosa alcuna che ti diverta ? Rimpiangi forse tua moglie ? - Chiudi la bocca su questo soggetto , - disse con tono brusco il conte - sai che mi irrita . Se non fosse per cagion tua , la contessa non avrebbe mai sospettato nulla . Ma io non penso a lei . - Ilda stupì . Dunque , quella non era la moglie del conte , sebbene egli la facesse passare per tale ? Che dramma intimo era avvenuto in casa di Livio a cagione della donna che l ' accompagnava ? Un momento dopo la bella bruna riprendeva : - A chi pensi dunque ? Se sei innamorato di qualche donna , parla : ormai con te sono avvezza a tutto ! Già tu sei cambiato da quando passammo insieme gli ultimi giorni di carnevale ; ti ricordi quella notte del giovedì grasso ? Eri proprio insoffribile . E pensare che tua moglie a Torino piangeva di rabbia e di gelosia . Ah ! ti avrei rimandato volentieri a lei ! - Ilda ascoltava anelante . Dunque , il giovedì grasso di quell ' anno il conte non si trovava a Torino . Ma perchè Fabio le aveva detto che il gentiluomo era partito colla moglie ? Un turbine di pensieri la sconvolgeva . - Taci , Cinzia ! - brontolò Livio . - No , voglio sfogarmi un poco , tanto qui nessuno per certo capisce il francese . Tu sei insoffribile , e non so perchè stia qui con te , invece di essere a Montecarlo a divertirmi . Sono una bestia , ma vi è in te qualche cosa che mi attira ; forse i tuoi vizi . Non riderò .... sì , tu sei l ' uomo più vizioso che io abbia conosciuto ; non hai cuore , non hai che i sensi , e scommetto che tu sogni già qualche nuovo intrigo con una seconda Giulietta .... - Taci ! - esclamò il conte con un accento così minaccioso , che Cinzia ammutolì . Vi fu silenzio . Al nome pronunziato da quella donna , Ilda divenne livida . Dunque , i suoi sospetti non erano infondati ? Il conte aveva conosciuto Giulietta , e la sua mano armò quella di Fabio ? Ma come averne le prove ? Il conte , come pentito di aver trattato bruscamente la sua compagna , disse con voce tenera : - Cinzia , perchè rivangare vecchie storie ? Se amassi un ' altra , perchè ti avrei scritto di raggiungermi ? Non sei tu forse per me più che un ' amante , una camerata , cui posso intieramente confidarmi ? Se oltre tutti i crucci che ho , tu pure mi tormenti , finisco col commettere qualche follìa . Sai bene che fin dal giorno in cui la tua lettera cadde nelle mani di mia moglie , la pace di casa se ne andò . - La contessa è una sciocca ! - Lo credevo , mia cara ; - interruppe il conte - invece è più furba di me e di te . Ella ha saputo mostrarsi inesorabile ed ha dettato i suoi patti . Mi ha bandito dal suo appartamento , mi ha lasciato libero di agire come voglio , assegnandomi quindicimila lire di rendita mensili , che mi verrebbero tolte se tentassi una riconciliazione . - Che vorresti di più ? - Ho bisogno di denaro , - rispose con voce cupa il conte . - Ho perduto al giuoco duecentomila lire in poche sere , ho già impegnato la rendita di sei mesi .... - Perchè commetti simili pazzie ? - Ne è causa una ragazza .... - Oh ! oh ! Sapevo bene che gatta ci covava ! Mi ricordo l ' entusiasmo dimostrato al mio arrivo , le tue espansioni , le lacrime versate stringendomi fra le tue braccia , la gioia con cui accogliesti la proposta di lasciare per qualche tempo Torino . Pensai : " Livio ha qualche cosa da dimenticare . " E si tratta d ' una ragazza ? - Sì . Bella da fare impazzire . Essa mi è sfuggita quando credevo averla nelle mani . - È innamorata d ' un altro ? - D ' un uomo che è in galera . - Ilda mordeva il tovagliuolo per non gridare . - Non hai un indizio dove costei sia nascosta ? - No . - Che mestiere esercita ? - È commessa in un negozio di mode . - Onesta ? - Sì . - Bada , Livio , che a furia di sedurre fanciulle oneste tu finirai col lasciarci la pelle ! - Questo potrebbe avvenire se m ' innamorassi di una giovane che avesse un padre , un fratello , un amante . Ma io scelgo i miei tipi fra le orfane senza difesa . - Vi sono fanciulle che sanno difendersi da sè stesse , e lo prova colei che tu desideri , se ha saputo sfuggire alle tue grinfe . - Colei non ha mai sospettato il mio amore . Si è allontanata da me , perchè credeva che volessi intralciare il suo progetto , che è quello di far rifulgere l ' innocenza dell ' amante , che essa crede vittima di un errore giudiziario . - Sciocco , perchè non la secondavi ? - Sì , ho fatto male ; ma se la ritrovo , voglio cambiar tattica . Intanto , prima di ricercarla , mi occorre del denaro . Scriverò a mia moglie , che è ora presso suo padre , e la pregherò di tornare in città avendo bisogno di parlarle . Guai a lei se respingesse la mia richiesta ! - Tu mi spaventi quando minacci , perchè so che non minacci invano ! - Il colloquio prese poi una piega sentimentale . Ilda , incapace di resistere più a lungo , si recò nella propria camera . I suoi occhi brillavano di un ' energia sovrumana . - Non ho perduto la mia giornata ! - esclamò . - Dunque , non m ' ingannavo : il conte conosceva Giulietta . Ma come provare che ha spinto Fabio a un assassinio ? Ebbene , voglio riuscirvi e ci riuscirò ! Se intanto avvertissi sua moglie del pericolo che corre ? ... Sì , ormai sono decisa ; voglio mettermi in lotta con lui ! - Assorbita da quest ' idea , Ilda un quarto d ' ora dopo si allontanava dall ' albergo onde ripartire per Torino , non avendo ormai più interesse di rimanere ad Ivrea . IV . Nei primi momenti , Aldo e Bianca , felici di trovarsi insieme , dimenticarono tutti i guai . Dopo pranzo , Aldo chiese alla contessa : - Volete fare un giro in giardino ? - Volentieri . - Uscirono in giardino : una brezzolina profumata , che soffiava attraverso gli alberi , accarezzò il viso di Bianca , che esclamò : - Come si sta bene qui ! - In quel piccolo spazio soleggiato pareva loro di essere isolati dal mondo . Camminarono un poco in silenzio , attraversarono una spianata erbosa , entrarono in un chiosco coperto di foglie , sedettero sopra una panca e parlarono . - Caro Aldo , - disse Bianca - ho lasciato mio padre dicendogli che andavo a passare un paio di giorni con mio marito ; ma in verità l ' ho fatto perchè ho bisogno di voi , e nel presentimento che qualche cosa di grave mi debba accadere , qualche cosa che forse ci costringerà a non vederci per lungo tempo . - E Bianca raccontò il colloquio avuto col marchese Passiflora , aggiungendo : - Egli non mi perdona di averlo un giorno respinto , come non mi perdona di non volerlo accettare adesso come amico . Per certo avvertirà mio padre della condotta di Livio , oppure tenterà qualche altra cosa contro me . - Speranza , vi difenderò io ! - So bene che siete buono , audace , generoso , e se non avessi mio padre , disprezzerei qualsiasi convenienza , andrei orgogliosa di presentarvi come mio amico e difensore . Ma bisogna ad ogni costo risparmiare quel povero vecchio , che mi crede felice , che di nulla dubita , nulla sospetta . - Bianca aveva le lacrime agli occhi . - Non vi turbate così ; - disse lo studente - io veglierò senza dar ombra ad alcuno e impedirò al marchese Passiflora di fare qualsiasi passo contro voi . - Rimasero seduti l ' uno accanto all ' altra , Aldo circondandole la vita col braccio , Bianca colla testa appoggiata alla spalla di lui . - Speranza , io t ' amo , tu l ' hai compreso , - sussurrò il giovane - nè ti offendano le mie parole ! Il mio affetto è puro ! Mi rimproveri di amarti ? - Perchè dovrei rimproverarti ? - disse la contessa . - Io pure ti amo e vado orgogliosa di amarti . Nulla ormai può disgiungere le nostre anime . Amandoci , porteremo la nostra croce sorridendo , glorificando lo spirito nella esultanza d ' amore . - Gli occhi di Aldo splendevano soavemente . - Cara , cara ! - esclamò , e la baciò sui capelli . La voce squillante di Gina li riscosse . - Mammina , babbo , dove siete ? - Un istante dopo il biondo folletto era nelle loro braccia . Nei due giorni in cui Aldo e Bianca rimasero presso i Rivalta , non uscirono mai di casa , trovando ogni gioia in quel giardinetto , in compagnia delle persone teneramente amate . Lo studente partì per il primo . Bianca fu accompagnata alla stazione da Guglielmo , Severina e la bimba . Già da tre giorni Bianca si trovava di nuovo presso il padre , quando una mattina Celia le disse , un po ' turbata : - Signora contessa , potrebbe venire nella sala verde ? Una signora desidera parlarle . - - L ' impaccio della cameriera non sfuggì al signor Moreno , che era presente e che , subodorando qualche mistero in quella visita , quando Bianca fu uscita dal salotto , si avviò egli pure verso la sala verde . Il signor Moreno non titubò : egli si appiattò dietro la porta e sentì distintamente che all ' entrare di sua figlia una voce di donna diceva con stupore : - Lei ? Lei è la contessa Rossano ? - Sì , io ! - rispose Bianca , con tranquilla alterezza . - Perchè questa sorpresa ? - Perchè se lei è la contessa Rossano , - disse lentamente Ilda , perchè era lei - è la stessa persona che cinque giorni fa si trovava ad Ivrea , presso i Rivalta . - Bianca rispose senza turbarsi : - Non lo nego . Ma a voi che importa ? - chiese poi alteramente . Il volto di Ilda si era fatto cupo e minaccioso . - Allora è lei , - proruppe con impeto - che la notte del giovedì grasso si trovava nella casa dove assassinarono Giulietta Levera , è lei che il signor Aldo Pomigliano fece credere sua sorella , è lei che portò via la bambina , forse per sopprimerla un giorno come la madre ! - Bianca era impallidita ; ma pensando ad Aldo , riprese il suo contegno altero , e rispose con voce ferma : - Io dovrei respingere le vostre accuse , dirvi che mentite , almeno in parte ; ma prima di abbassarmi a discolpe , vi chiederò a mia volta : " Con qual diritto siete venuta in casa mia ad insultarmi ? " - Gli occhi di Ilda espressero una terribile esaltazione . - Vuole saperlo ? - disse in tono violento . - Glielo dirò . Un uomo è stato condannato per avere ucciso quella povera giovane , un uomo che fino all ' ultimo si è protestato il solo colpevole di quel delitto . Invece costui non è stato che il mandatario di un altro , o di un ' altra , che aveva interesse a sbarazzarsi di quell ' infelice .... e in tal modo ha sacrificato anche me , che amava , che doveva sposare in quei giorni . - La contessa ebbe una scossa : la sua voce quasi si raddolcì , chiedendo : - Voi siete dunque la fidanzata dell ' assassino ? - Non lo chiami così : egli è colpevole perchè l ' hanno spinto su quella via . - E sospettate di me ? - Sì ; e giacchè ho cominciato , voglio dirle tutto , Lei ha conosciuto il mio fidanzato . - Io ? ... No . - Ilda la guardò cogli occhi in fiamme . - Possibile ? - disse . - Suo marito non le ha mai presentato Fabio Ribera ? - Mio marito ? - esclamò vivamente Bianca , con un accento che fece trasalire Ilda . - Come poteva conoscere il vostro fidanzato ? - Vuol dunque farmi credere che il conte non le abbia mai detto come Fabio Ribera , un orfano fatto educare dalla defunta contessa Rossano , fu poi da lui continuamente assistito , tanto che Fabio nulla avrebbe fatto , senza averne prima il suo consenso ? - Vi giuro che mio marito non mi ha mai fatto parola di costui , nè credo che lo abbia spinto al delitto . - Ilda scoteva il capo . - Allora , se il conte non ha spinto Fabio a uccidere Giulietta , in qual modo lei si trovava quella notte nella soffitta dell ' assassinata e perchè , quando costei la vide , la riconobbe ed esclamò : " Lei ? Lei ? Ma non sa ? " - Io pure - rispose la contessa - spesso mi sono chiesta come mai quella sventurata avesse pronunziato quella frase . Ora vi dirò per quale concatenazione di cose io mi trovassi la notte del giovedì grasso in quella casa fatale . Sarò sincera con voi , perchè mi destate un senso arcano di fiducia . Mio marito era partito il giorno prima per Milano dicendomi che andava a trovare una parente moribonda . Invece la mattina del giovedì un biglietto dimenticato dal conte mi convinse che egli m ' ingannava . Era andato a Milano per trovare un ' amante . - Cinzia ! - interruppe Ilda . Bianca sussultò . - Come lo sapete ? - Glielo dirò poi : continui . - Voi , che avete amato ed amate , potete comprendere come rimanessi alla certezza del tradimento di mio marito . Allora , come pazza , commisi una follìa , della quale però non mi pento . - Qui la contessa raccontò come al veglione avesse avuto la fortuna d ' imbattersi in Aldo ; si diffuse a parlare della delicatezza , della generosità del giovane , poi descrisse in qual modo si era trovata nella soffitta della povera Giulietta e tutto ciò che era dopo avvenuto . - Se non mi sono divisa legalmente da mio marito , - concluse - è perchè ho un padre che mi adora e che morrebbe di dolore se venisse a conoscere tutto ciò . Ma col conte non ho più nulla di comune . Se mi reco ad Ivrea , è per vedere quella bambina , che amo come se fosse mia . Eccovi tutta la verità . Spero che adesso mi crederete . - Sì , - disse Ilda con umiltà - e le domando perdono di averla sospettata . Ella è una vittima del conte , come lo è stato il mio povero Fabio . Ed ora sono convinta più che mai che il conte , dopo aver sedotto Giulietta , spinse il suo protetto ad ucciderla , a sacrificarsi per lui .... - Sarebbe orribile ! - esclamò Bianca . - Come vi nacque questo sospetto ? - Glielo dirò , signora contessa . Quando Fabio si assentò dicendomi che andava a prendere alcune carte per il nostro matrimonio , mi disse che il conte era partito con lui e che starebbero assenti qualche tempo . Perchè questa doppia menzogna , mentre il povero giovane non aveva mai mentito ? Perchè , dopo il delitto , il conte non si presentò a far testimonianza del buon carattere del suo protetto ? Perchè Fabio non richiese mai di lui , non alluse alla sua relazione col conte ? Il sospetto si insinuava nella mia anima . - Ilda narrò allora la morte di sua madre , le visite del conte , che ella sfuggì recandosi ad abitare nella soffitta dell ' assassinata , cambiando nome , trasformando la propria persona per non essere riconosciuta , onde raggiungere lo scopo che si era prefissa : scoprire il vero colpevole . - Così , - soggiunse - seppi della incognita che si ora trovata in quella notte nella soffitta della povera Giulietta . Chi era costei ? Dissi a me stessa che lo studente doveva essere in relazione con quella donna , e mi proposi di seguirlo quando si assentava da Torino . " Per questo mi recai ad Ivrea , senza che lo studente sospettasse di essere seguito da me . " Io lo vidi alla stazione con tutti loro , e seguii il gruppo fino all ' uscio di casa ; chiesi poi informazioni su lui e sui coniugi Rivalta e me ne fecero mille elogi . " Non sapevo più che pensare , mi pareva di aver fatto quel viaggio inutilmente , quando , essendomi recata in un albergo per passarvi alcune ore , seppi che era ivi alloggiato il conte Rossano colla signora . - Bianca gettò un lieve grido , - Mio marito ad Ivrea , - esclamò - con una donna che fa passare per me ? - Sì , quella Cinzia presso la quale egli si nascose a Milano , mentre a Torino veniva assassinata la povera Giulietta , - rispose Ilda . E con parole concitate ripetè il colloquio di Livio coll ' amante . - Udite queste infami cose , - proseguì Ilda - deliberai di venire ad avvertire lei del pericolo che corre , ansiosa al tempo stesso di conoscerla . A Torino seppi dove si trovava e partii . Ora può immaginarsi la brusca sorpresa provata riconoscendo in lei la signora che si trovava ad Ivrea in compagnia del signor Aldo e degli altri . Il sospetto mi assalse di nuovo . - Vi comprendo , - esclamò Bianca con slancio - e non solo vi perdono di tutto cuore , ma vi ringrazio di esser venuta , perchè adesso mi unirò a voi per smascherare il colpevole , quand ' anche il colpevole fosse mio marito ! - Ilda apparve commossa . - No , signora contessa , - disse - non lo permetto . Lasci fare a me , che non ho alcun timore di lui , che disprezzo le sue minacce come il suo amore , che non ho , come lei , un padre che mi ami , che possa soffrire per cagion mia . - Questo padre ritroverà tutta la sua forza per difendere la figlia e vendicare le vittime di quel furfante , - disse la voce sonora del signor Moreno , comparso all ' improvviso nella sala . Bianca si alzò gettando un grido di angoscia . Ma suo padre le stendeva le braccia , ed ella vi si gettò piangendo . Ilda , in piedi , pallidissima , non osava pronunziare parola . - Tu hai sentito tutto , padre mio ? - domandò la contessa . - Tutto , perchè ebbi il presentimento che la visita della signorina mi rivelasse qualche mistero che ti riguardava . Bianca , tu facesti male a non aver fiducia in me ; e voi , signorina , mi avete addolorato coi vostri sospetti sulla mia innocente creatura ; ma adesso che so tutto , vi scuso e vi stendo la mano da amico . - Ilda aveva le lacrime agli occhi . - Io vi ringrazio , - esclamò - e vi giuro che d ' ora innanzi non farò un passo senza consultarvi ! - Ed io non ti nasconderò più nulla , - soggiunse Bianca - ed appoggiata a te , mi sentirò sicura . - Il signor Moreno la baciò sulla fronte , mentre stringeva la manina di Ilda . V . Il conte Livio era tornato a Torino di cattivissimo umore : ormai Cinzia l ' annoiava , eppure non voleva sbarazzarsi di lei , forse perchè la giovane era la sola che avesse penetrati molti dei suoi segreti . Egli aveva ceduto all ' amante il suo elegante quartierino da scapolo , non potendo per il momento sobbarcarsi troppe spese . Una settimana dopo il suo ritorno scrisse un biglietto alla contessa , per avvertirla che aveva necessità di parlarle . Livio era sicuro che sua moglie non gli avrebbe dato un rifiuto , onde la sera stessa disse allegramente a Cinzia : - Vedrai che fra qualche giorno potrò offrirti un appartamento migliore di questo , con mobili di palissandro , e comprarti quel fermaglio di brillanti che tanto desideri . - Sei sicuro che la contessa cederà alle tue minacce ? - disse Cinzia . Livio si arricciò i baffi con aria spavalda . - Sicurissimo , - rispose - perchè Bianca ha troppa paura dello scandalo , a cagione di suo padre . Firmerà e tacerà ! - Due giorni dopo , verso mezzogiorno , Livio , sempre in attesa della moglie , stava per mettersi a tavola nella sala da pranzo del proprio palazzo , allorchè un cameriere annunziò : - Il signor Moreno ! - Se un fulmine fosse caduto ai piedi di Livio , non l ' avrebbe maggiormente stordito . In un attimo pensò che Bianca avesse confidato tutto al padre , e fremette . Il suocero entrò , sorridente , disinvolto , esclamando : - Se ti trovo a pranzo , vuoldire che non c ' è nulla di grave . Bianca ha avuto torto a spaventarsi ! - Livio riacquistò subito la baldanza . Il signor Moreno nulla sapeva . Bianca non aveva parlato . Per cui si slanciò incontro al suocero , stendendogli le mani e dicendo con voce commossa : - Mi aspettavo così poco la tua venuta , che ne sono ancora stordito . Bianca non si sentirà male , spero ? - No , no , rassicurati ; è soltanto infreddata , ed io ho trovato imprudente che si mettesse in viaggio , tanto più che io stesso avevo bisogno di venire a Torino . - Mentre parlava , il conte gli teneva fissi gli occhi addosso , con aria di maraviglia . Il signor Moreno sembrava ringiovanito . La sua persona , per il solito un po ' cascante , si raddrizzava come quella di un giovinotto . - Hai un aspetto magnifico , - disse il conte - e mi congratulo di vederti così bene . I tuoi dolori reumatici ti hanno lasciato ? - Interamente . Ma giacchè sono giunto in buon punto , non faccio complimenti , mi metto a tavola con te . - Livio diè l ' ordine di mettere un ' altra posata . Il signor Moreno sedette fregandosi le mani con aria soddisfatta e disse a Livio : - Scommetto che la tua lettera è stata semplicemente un tranello per far venire Bianca , sembrandoti abbastanza lungo il tempo senza lei . - Livio soffocò la rabbia che internamente lo divorava . - È vero ; - rispose - a te non lo posso nascondere . - Io l ' avevo indovinato ; - soggiunse il signor Moreno - ma quella benedetta figliuola è così impressionabile , che ha subito creduto ti fosse accaduto qualche sventura . Basta , oggi stesso le scriverò per tranquillarla , perchè io debbo trattenermi a Torino . - Durante il pranzo , parlarono di cose futili , ma quando furono passati nel salottino da fumo , il signor Moreno , col sigaro fra le labbra , disse sorridendo : - Tu non immagini certo ciò che ho deliberato di fare . - Livio provò una vaga inquietudine . - Sentiamo , - disse con simulata allegria . - Vengo a stabilirmi presso di voi . Sono stanco di vivere lontano da mia figlia e di condurre una vita da orso . Io non vi darò noia , perchè ho la mia servitù , e se mangeremo tutti insieme , pagherò la mia pensione . Del resto , piena libertà da ambe le parti . Come capirai , Bianca è contenta della mia decisione . E tu ? - Io pure , padre mio , - disse Livio con dolcezza . Poi , cambiando tono e fisionomia , avvicinatosi al suocero , disse con accento turbato : - Posso confidarti una cosa ? - Per certo . Dove potresti trovare un confidente migliore di me ? - Hai ragione . Ah ! perchè prima di sobbarcarmi in false speculazioni non mi sono rivolto a te ? - Il volto del signor Moreno non esprimeva alcuna diffidenza . - È vero ! Bianca mi ha parlato alto alto di certi affari da te intrapresi . Ti sono forse andati male ? - Purtroppo ! - mormorò Livio con aria compunta . - Sono stato raggirato da un birbante che ha fatto rilucere dinanzi ai miei occhi una vera miniera d ' oro , mentre portava via il mio . - Sei stato troppo ingenuo ; non dovevi arrischiare del denaro in speculazioni sconosciute . Che bisogno ne avevi ? - Arrossivo di dover tutto a mia moglie , e sognavo di diventar ricco , di elevare Bianca sopra una montagna d ' oro . - La sua voce si era fatta convulsa . Il signor Moreno non perdeva la sua espressione bonaria . - Il tuo pensiero era lodevole ; - disse - ma Bianca è ricca abbastanza per due . Quando io più non sarò , la montagna d ' oro per lei si troverà inalzata . Intanto spero che la lezione ti avrà servito e non intraprenderai altri affari senza consultarmi . Quando Bianca , la settimana scorsa , venne a trovarti , a passare due giorni con te , le facesti parte della tua sconfitta ? - No , non ne ebbi il coraggio , - disse il conte , che trasalì sentendo che Bianca si era allontanata dalla tenuta col pretesto di raggiungerlo . Dove si era recata ? Il signor Moreno sorrise . - Capisco ! Tu non hai pensato che al piacere di abbracciarla , - esclamò - e di rinnovare una breve luna di miele ! So che conducesti Bianca ad Ivrea . - Chi te l ' ha detto ? - balbettò il conte , livido . - Bianca stessa , - rispose con bonomia il signor Moreno . - Le avevi proibito di farmene parte ? - No , no . - Egli era spaventato di quanto sentiva , e chinava gli occhi dinanzi agli sguardi del signor Moreno , che rimaneva quieto , sorridente . - Basta ! - disse questi con dolce accento . - Hai fatto bene a non turbare Bianca col racconto della tua sconfitta , alla quale rimedierò io stesso . A quanto ammonta la tua perdita ? - Era il momento decisivo . Il conte mandò un sospiro , esitò un istante , poi rispose con voce debole : - A quattrocentomila lire ! - Il signor Moreno non battè palpebra . - Dammi un calamaio ed una penna , - disse . Livio si affrettò ad obbedirlo . Il signor Moreno si tolse di tasca un libretto , ne staccò un foglio , vi scrisse alcune parole e porgendolo al genero : - Oggi stesso - disse - potrai presentarti dal mio banchiere a ritirare la somma che , m ' immagino , non hai pagata . - No , padre mio .... mi ero reso garante .... firmai delle cambiali .... - Bene , bene : non voglio saper nulla della trappola che ti avevano preparata ; paga il tuo debito e non se ne parli più . - Come ringraziarti ? - E l ' ipocrita ruppe in pianto . Il signor Moreno si alzò , nervoso . - Se fai così , ti lascio ! - disse . - Non occorrono queste scene fra noi ! Se ti hanno giuocato un brutto tiro , il tuo onore è salvo , dal momento che io posso pagare . Via , asciuga quelle lacrime , vai a riscuotere il tuo chèque , mentre io mi ritiro a riposare nel mio appartamento . - Il conte volle accompagnarlo fino alla sua camera e diede ordine al suo domestico di mettersi a disposizione del suocero . Poi lasciò il palazzo , sollevato . L ' arrivo del suocero l ' aveva sconcertato , ma ormai aveva il cuore tranquillo . Peraltro non capiva come Bianca avesse potuto dire a suo padre di essere stata ad Ivrea . Che qualcuno l ' avesse avvertita che egli viaggiava in compagnia di Cinzia facendola passare per moglie ? Non volle più stare a riflettere , dal momento che sua moglie stessa lo sosteneva per non dispiacere al padre . Infatti , se il signor Moreno avesse avuto qualche dubbio sulle infedeltà di lui , non gli avrebbe dato quel denaro ! Riscosso lo chèque , pagato un debito di giuoco , si trovò ancora in possesso di centocinquantamila lire . Allora si recò a comprare il fermaglio per Cinzia e , andato da lei , glielo presentò con aria trionfante . - Hai dunque vinto ? - chiese ella ridendo . - Completamente ; ma la partita è stata col suocero . - Come ? Come ? - E narrò l ' arrivo del signor Moreno , il colloquio avuto con lui . - Cinzia aggrottava le ciglia . - Non rallegrarti troppo ! - disse infine . - Io non ci vedo chiaro nella generosità del vecchio e nella sua determinazione di stabilirsi a Torino . Gatta ci cova : quell ' allusione alla gita di sua figlia con te ad Ivrea mi sa di mistero . - Quando il conte tornò al palazzo trovò il suocero già alzato e di eccellente umore . - Che cosa c ' è di spettacoli divertenti ? - chiese al genero . Livio lo guardò stupito , tuttavia rispose : - Una compagnia di operette all ' Alfieri . - Ebbene , andremo ad ammirarla . - Il conte cadeva dalle nuvole . Il suocero , così austero , tanto avverso alla società , cambiava ad un tratto di abitudini ? Il signor Moreno pranzò con appetito , mostrandosi molto allegro , incitando il genero ad imitarlo . Quando giunsero all ' Alfieri , il primo atto dell ' operetta era quasi al termine . I due uomini presero posto nella seconda fila delle poltrone e dovettero passare innanzi ad una bellissima bruna , elegante , con un largo cappello alla moschettiera e grossi brillanti agli orecchi . Era Cinzia che , vedendo il suo amante con quel signore , trasalì , perchè comprese che era il suocero del conte . Livio non potè trattenere una smorfia vedendo la giovane , e la fissò con uno sguardo corrucciato , che ella ricambiò sdegnosamente . Il signor Moreno vide quello occhiate , e quando fu seduto , disse al genero : - Hai veduto quella bruna , nella nostra fila ? - No , - rispose il conte con noncuranza . - E una bella donna ; ma io conosco di meglio : un bocconcino da re : sedici anni o poco più , capelli neri , alta , ben fatta , occhi da far impazzire . - E dove hai trovata questa fenice ? - Non te lo dirò : è il mio segreto ; soltanto non ti nascondo che devo a quell ' ammaliatrice la risoluzione di venire a Torino . - Tanto meglio ! - pensò il conte . - Se egli commette delle follìe , saprà scusare le mie ! - L ' atto era finito , quando un giovane elegantissimo , dall ' aria di buontempone , si avvicinò al conte , stendendogli la mano . - Buona sera , Livio : vieni stanotte al circolo ? - No , - rispose bruscamente il conte , toccando appena la mano del giovane . Ma questi non si sgomentò , e senza badare che l ' amico era in compagnia di un altro : - Dimmi , è vero che hai lasciato Cinzia ? - chiese . Il conte , stizzito , chiese : - Chi è Cinzia ? Non la conosco . - Ah ! ah ! si vede che sei in collera con lei . Ma scommetto che stasera rifarete la pace : non per niente l ' hai seguita al teatro ; guardala , com ' è bella , con quel cappellone alla moschettiera ! - Ti dico che sei pazzo ! Non so di chi tu voglia parlare ! - L ' altro divenne subito serio , e togliendosi il cappello , con un ' aria fra comica e sprezzante : - Scusate ! - disse . E andò a sedere vicino a Cinzia . Livio , livido di rabbia , si volse al suocero : - È un imbecille , quel giovanotto ! - Perchè ? - rispose calmo il signor Moreno . - Ti ha fatto delle domande naturalissime , e tu non dovevi prenderti soggezione di me e rispondere la verità . Io compatisco le debolezze altrui . - Ti assicuro che colui si è ingannato : io non conosco quella donna . - Meglio così ! - E siccome l ' orchestra aveva sonate le prime battute del secondo atto e il telone si era alzato , il signor Moreno si occupò a guardare la scena . Il conte e il suocero tornarono al palazzo insieme . Il signor Moreno si ritirò nel suo appartamento . Il conte , invece di coricarsi , era uscito novamente per recarsi ad un circolo , dove si giuocava tutta la notte . Ma non era il giuoco che ve lo attirava : voleva trovare l ' amico che aveva osato parlargli di Cinzia in faccia al suocero . La sua presenza al circolo fu accolta da esclamazioni di gioia , ed il primo che il conte si vide dinanzi fu appunto il giovane che cercava . Allora , squadrandolo da capo a piedi : - Chi ti ha dato il diritto - disse - di farmi stasera quelle stupide domande al teatro ? - Il diritto me lo sono arrogato io , - rispose l ' altro - perchè credevo di rivolgermi al compagno che si era compiaciuto altra volta di raccontarmi le sue avventure amorose e non mi aveva nascosta la sua relazione con Cinzia , relazione che tutti conoscono , me ne appello a questi signori . - Ma questi signori ti diranno pure che bisogna essere imbecilli per venire a interrogarmi su tale relazione mentre mi trovavo in compagnia di mio suocero . - Un sonoro scoppio di risa risonò da tutte le parti . Il giovane rimase scombussolato , e con l ' accento del più sincero cordoglio : - Scusami , amico ; - disse - ti assicuro che se avessi potuto immaginare che quel signore era in tua compagnia , non ti avrei rivolte quelle domande stupide , come ben dici . Ma io ti credevo solo , e supponevo che per semplice dispetto tu non fossi vicino a Cinzia . - Livio parve esitare un istante , poi sorrise , e stendendo la mano al giovane : - Accetto le scuse , - esclamò - e non ne parliamo più ! - Quella notte giocò , e la fortuna gli fu favorevole . Quando abbandonò il suo posto per tornare a casa , aveva trentamila lire di più . La mattina seguente , alzatosi verso le nove , seppe che il suocero era già uscito . Il vecchio tornò a mezzogiorno . Sembrava molto contento . Il conte fu proprio persuaso che il signor Moreno ignorasse totalmente la sua condotta verso la moglie , e nella sua fatuità credette che Bianca avesse spinto il padre a recarsi a Torino per potere , col suo mezzo , riconciliarsi con lui . Per cui , quando il suocero gli chiese se voleva accompagnarlo alla tenuta , accettò con entusiasmo . Si sentiva quasi felice all ' idea di riavvicinarsi alla moglie . Avvertì con un biglietto Cinzia della sua assenza di qualche giorno e partì col signor Moreno . Quando arrivarono al castello , Bianca abbracciò il padre , quindi porse la mano al conte . Ma quella mano era così fredda , che gli fece capire come egli avesse sperato invano nell ' indulgenza di lei . Tuttavia , trovandosi più tardi solo con Bianca , assunse un ' aria compunta , piena di dolore e mormorò : - Signora , la visita improvvisa di vostro padre aveva aperto il mio cuore alla più dolce delle speranze : speravo che per lui , se non per me , avreste dimenticato e perdonato . - Ella lo fissò con uno sguardo pieno di disprezzo . - Dimenticare , perdonare ? - ripetè . - Si può farlo per un uomo onesto che un istante di traviamento ha fatto deviare dalla retta via ; ma per voi che avete mentito sempre , per voi che , calpestando ogni riserbo , aveste perfino la temerità di presentare come vostra moglie una sgualdrina non può esservi nel mio cuore che odio e repulsione . Evitate dunque di avvicinarmi se non volete che io mi ribelli e vi schiacci ! - E voltategli le spalle , lasciò il conte quasi fuori di sè dalla rabbia . - Me la pagherà ! - pensò , stringendo i pugni . E uscito dalla tenuta per non incontrarsi in quel momento col signor Moreno , diresse i suoi passi verso la villa del marchese Passiflora . Immerso nei suoi pensieri , il conte camminava con la testa china , quando una voce ironica lo fece trasalire . Era il marchese Passiflora . - Sempre pensieroso , sempre innamorato ! - diceva . E stendendo la mano a Livio : - Ti sei dunque deciso a venire un po ' in campagna ? - soggiunse ridendo . Il conte si era rasserenato . - Sono venuto a riprendere la contessa , - rispose . - Ma ti assicuro che , sebbene giunto da poche ore , sono già annoiato . - Il marchese Passiflora lo prese a braccetto . - Capisco , birbante , rimpiangi Cinzia ! Ma , bada , è pericoloso lasciar per lungo tempo sola una moglie come la tua . Essa potrebbe fare qualche scappatella , che suo padre non si curerebbe di tenerle dietro . - Per parlare così , tu devi sapere qualche cosa ; ma bada , io ho troppa fiducia in mia moglie per nutrire il minimo sospetto contro lei , tanto più se fatto nascere da un uomo che non può dimenticare di essere stato respinto come marito . - Passiflora aveva tolto il suo braccio da quello del conte , e fermatosi su due piedi lo guardò fisso , seriamente . - È vero ; - rispose - non posso dimenticare il rifiuto di quella giovinetta che mi avrebbe reso felice , come ho l ' orgoglio di credere che sarei stato per lei il migliore dei mariti , e fremo pensando che quella felicità è toccata a te , che eri meno degno di ottenerla . - Marchese ! - Non ti alterare , è la verità ! Non credo di offenderti , perchè so quanto vali . Però il tuo trionfo non è durato a lungo . - Il conte impallidì . - Che ne sai tu ? - Più di quello che credi , perchè tu e Bianca , da quel tempo , mi siete sempre stati a cuore . Essa non ha tardato a scoprire che il suo prescelto non valeva il rifiutato ; e per consolarsi di veder distrutta la sua cara illusione , è andata in cerca di un altro . - Il conte gettò un grido di furore . - Marchese , voi insultate mia moglie e me ne renderete conto ! - Quando vorrete , mio caro ! - rispose senza scomporsi il marchese . - La contessa almeno mi sarà grata di averla sbarazzata di voi . - Non so che mi tenga dallo schiaffeggiarvi ! - Passiflora si mise a ridere . - Ve lo dirò io , conte : la paura . Perchè voi siete audace soltanto con le donne , di cui sapete benissimo sbarazzarvi quando ne siete stanco . - Queste ultime parole , dette a caso , ebbero un effetto fulminante sul conte . Egli indietreggiò livido , barcollante , Passiflora rideva sempre . - Vedete , caro conte , - soggiunse - che ho còlto nel segno . Ma rinfrancatevi , io non ho alcuna volontà di battermi con voi : lo farei soltanto se vostra moglie chiedesse il mio appoggio . Sfortunatamente Bianca mi odia , perchè mi crede vostro amico , mi giudica forse alla stessa stregua , e va in cerca di un puro ideale . - Il conte , furente , si riavvicinò al marchese . - Voi vorreste farmi credere che mia moglie ha un amante ; - disse con voce alterata - ma non ci riuscirete . - Ne sono persuaso , - rispose il marchese con oltraggiosa disinvoltura . - Da questo lato vi torna più comodo fare il sordo . - Gli voltò le spalle e si allontanò . Livio ristette immobile , finchè non lo vide sparire fra un gruppo di alberi . Tuttavia mai il suo orgoglio aveva tanto sanguinato . Era stato insultato dal marchese , che forse narrerebbe la scena gettando il ridicolo su lui ! Sua moglie aveva un amante ? - Lo saprò , - disse con la gola stretta . VI . Mentre si svolgevano queste scene , Fabio scontava il suo delitto in prigione , rassegnato al suo destino . Egli lavorava nell ' amministrazione delle carceri , dove sono ammessi i detenuti di ottima condotta , e così le sue giornate , sebbene monotone , trascorrevano abbastanza presto . Le notti erano terribili : nel silenzio della cella , Fabio si abbandonava a spaventevoli scoppi di dolore , di collera , di disperazione . Rivedeva la sua vittima , ricostruiva l ' orribile scena di quella notte , si contorceva sotto accessi di convulsioni , fino a che cadeva inerte sul giaciglio ed un sonno pesante scendeva a lenire i suoi rimorsi , i suoi dolori . Poi , a poco a poco , anche quegli accessi si calmarono e le sue notti furono meno agitate . Quando pensava a Ilda , gli sembrava che tutto il sangue gli affluisse al cuore con violenza , trovava in sè un tesoro di energia sublime che gli faceva dimenticare il luogo dove si trovava , quanto era accaduto . Ah ! se avesse potuto dire almeno a lei ... ! Ma no , egli avrebbe taciuto sempre : era necessario , lo doveva : una morta gliel ' aveva imposto . Fabio parlava pochissimo coi suoi compagni di carcere , ma si mostrava così buono con tutti , che nessuno nutriva astio contro lui . I giorni , i mesi scorrevano . Per Natale quasi tutti i prigionieri ricevono qualche regalo . A Fabio pervennero diversi doni della fidanzata , del suo principale , e alcuni doni anonimi , ma che egli doveva ben sapere da chi gli pervenivano . Libri , oggetti , dolci , erano stati prima minutamente visitati , ma i pochi biglietti che li accompagnavano potevano essere consegnati al prigioniero . Quello di Ilda diceva : " Coraggio e speranza in Dio : lavoro per te , non ti dimentico , ti sono sempre vicina col cuore . " Il suo principale gli scrisse , inviandogli una scatola di dolci squisiti : " Perchè tu veda che non sei dimenticato . Buon Natale ! " E " Buon Natale ! " stampato , ripeteva l ' invio dei doni anonimi . Fabio pianse di gioia ; distribuì i dolci fra i suoi compagni ; per sè tenne soltanto un libro rilegato , Le mie prigioni di Silvio Pellico . Si mise sul cuore il biglietto di Ilda . Quella notte egli si addormentò col sorriso sulle labbra . Il giorno dopo , all ' ora della ricreazione , incominciò la lettura delle Mie prigioni . Aveva già percorse alcune pagine , quando sussultò . Nelle interlinee di un foglio vi erano scritte delle parole in un carattere minutissimo . Lo scritto diceva : " Tu hai presunto troppo della fedeltà di Ilda : essa ha un amante che le ha regalato una palazzina , carrozza e cavalli ed è diventata una delle mantenute più in voga . " Ilda ha sprezzato l ' appoggio del sincero amico che tu le lasciasti , ha riso di lui , l ' ha perfino minacciato , sperando di farlo tacere . Ma ho voluto avvertirti , a costo di tutto , perchè mi si strazia il cuore nel vederti così ingannato . Io continuerò a vegliare su lei , e qualunque cosa succeda ti avvertirò . Intanto , se puoi , dimenticala : essa è indegna di te . " Tu hai avuto troppa fiducia in lei . " Fabio rimase come stupidito . Chiuse il libro e dopo poco tornò al lavoro , che disimpegnò macchinalmente . Quella sera , gettatosi bocconi sul pagliericcio , scoppiò in singhiozzi . Tradito , tradito da lei , che il giorno prima gli aveva scritto quel biglietto che teneva sul cuore . Eppure l ' uomo che aveva vergate quelle parole , il conte Livio , il suo protettore , non poteva ingannarlo ! Ma perchè Ilda gli scriveva : " Coraggio e speranza in Dio : lavoro per te , non ti dimentico , ti sono sempre vicina col cuore " ? Per alcuni giorni Fabio ebbe nuovamente accessi di disperazione che sembrava dovessero renderlo pazzo ; poi , un senso di stanchezza lo colse , ed egli continuò ad eseguire macchinalmente il suo lavoro ; ma era pallido , accasciato . Per certo se il conte lo avesse veduto in quei giorni , avrebbe pensato che Fabio non uscirebbe più da quel carcere che cadavere . Ma anche Livio non si trovava sopra un letto di rose ! Dopo la scena avvenuta col marchese Passiflora , il conte nascose il suo avvilimento e ingoiò tutto l ' amaro versatogli dal marchese , col pensiero di vendicarsi un momento o l ' altro di lui . Intanto il signor Moreno tutto disponeva per la propria partenza . - Ora sono tranquilla ! - disse la buona Celia alla sua cara padrona . - Lei non ha più nulla da temere . Con suo padre vicino , il conte si guarderà bene dal recarle un dispiacere . - È vero ; - rispose Bianca - ma d ' ora innanzi non mi sarà più concesso di vedere Aldo ed abbracciare quella bambina : l ' ho promesso a mio padre , e manterrò la mia promessa fino a quando il conte non verrà smascherato e tutto sarà finito fra noi . - Ma lei può scrivere al giovane ed avere notizie della bambina . - Questo sì ; se il babbo me l ' avesse proibito , ne sarei morta . - Il conte conservava la sua perfetta disinvoltura dinanzi al suocero e sembrava il migliore dei mariti . Al loro arrivo a Torino , il signor Moreno si stabilì nel suo appartamento , perfettamente libero , dove poteva tenere presso di sè Lucia ed il suo fidato cameriere . Egli fece fare una porticina segreta che metteva in comunicazione le sue stanze con quelle della figlia . Al conte Livio fu nascosta l ' esistenza di quella porticina . Incominciava il dicembre . Verso le quattro , i portici erano affollati . Un giorno Livio , con alcuni amici , si era diretto verso Baratti .... Camminavano chiacchierando , ridendo , ammirando le belle che passavano loro vicino . Dinanzi alla confetteria Baratti si fermarono in gruppo . In quel momento uno dei compagni di Livio disse ad alta voce : - Ecco la Cleo . Fortunato il mortale che la possiede ! - Livio si volse e rimase trasecolato . La giovane che il suo compagno aveva chiamata Cleo era Ilda , la fidanzata di Fabio , la fanciulla che avrebbe voluto far sua a costo di un delitto . Ella appariva di una bellezza maravigliosa , vestita con eleganza suprema . Sotto il largo cappello a piume , i capelli nerissimi , divisi sulla fronte , le scendevano fino agli orecchi , ai quali scintillavano due brillanti di una grossezza straordinaria . Nulla di più voluttuoso del pallore del suo volto , dei suoi occhi bistrati , color verde - mare . Le labbra provocanti , di un rosso acceso , mettevano in mostra , nel sorriso , denti di una bianchezza lattea . Passò altera dinanzi al gruppo dei giovani , entrò da Baratti e non tardò ad uscirne , tenendo fra le dita inguantate un pacco di caramelle . Sali in un superbo coupè a due cavalli , che attendeva fuori dei portici . Tutto ciò era avvenuto in così breve tempo , che il conte credette di essere vittima di un ' allucinazione , nè si scosse che quando Ilda si fu allontanata . Allora si volse vivamente al compagno chiedendogli : - Chi è quella Cleo ? Che fa ? Come la conosci ? - Ih ! ih ! quante domande ! - risposo l ' altro ridendo . - Ti ha dunque subito stregato , la bella ammaliatrice ? Essa è mantenuta da un milionario incognito . Già da un mese frequenta i ritrovi eleganti , e so che molti vanno pazzi per lei , ma inutilmente . Il suo Creso , che qualcuno dice sia un russo , ha acquistato per lei una palazzina stupenda . La giovane ha preso il nome di Cleo , perchè per l ' addietro fu protagonista di un dramma da Corte d ' Assise . - Il conte aveva il cervello in fiamme ; i suoi occhi lanciavano foschi lampi . Ilda si era presa giuoco di lui ! Ilda era l ' amante di un altro , mentre egli , per averla , avrebbe dato la vita ! E Fabio ignorava tutto , passava i suoi giorni fiducioso nella fedeltà della fanciulla che l ' aveva difeso con tanta passione ! Ma egli l ' avrebbe avvertito , anche per dargli così un colpo terribile , forse mortale . Sbarazzarsi di quell ' uomo , il cui pensiero lo tormentava ogni notte , impadronirsi di Ilda , era in quell ' istante il suo desiderio unico . Come fare ? Dopo avere a lungo pensato , si recò quella stessa sera a casa di Cinzia . L ' ex ballerina od il conte si erano nuovamente divisi con tacito accordo : Cinzia , ripresa la propria libertà , si era stabilita a Torino , ed un negoziante di cereali aveva preso il posto di Livio . Però fra il conte e Cinzia rimaneva un ' apparenza di amicizia : avevano stabilito che entrambi , all ' occasione , si sarebbero scambievolmente aiutati . Livio trovò la giovane a casa e sola . Ella stava cenando , e veduta alla luce del gas , appariva seducentissima nell ' abito rosa . - Che buon vento ti guida ? - chiese stendendo la mano al conte . - Vorrei sapere se conosci una certa Cleo . - Cinzia fece un brusco movimento , guardò il conte con occhi fiammeggianti . - Se la conosco ? - proruppe con accento d ' odio . - È una mia rivale ! Quando m ' incontra mi guarda con aria di sfida , sorride con disprezzo .... Ah ! se potessi schiacciarla ! - Livio era ritornato calmo . - Te no darò i mezzi io , - disse . - Se tu farai questo , - esclamò Cinzia con voce carezzevole - io ti obbedirò come una schiava ! - Il conte , fissando i suoi occhi in quelli di lei , disse con voce bassa e fremente : - Ebbene , ascoltami .... - VII . Quando Ilda tornò a Torino , dopo essersi trattenuta due giorni alla tenuta di Bianca , non sembrava più la stessa di quando era partita . Un raggio di gioia brillava nei suoi occhi e dimostrava il suo contento . Dopo tante angosce , Ilda sentiva nel suo cuore alitare le più soavi speranze . Ella aveva trovato due buone creature che si sarebbero unite a lei per smascherare il conte , punirlo se era il vero colpevole , dischiudere , se possibile , le porte del carcere all ' infelice che si sacrificava . Ilda aveva discusso molto col signor Moreno circa gli strani rapporti fra il conte e Fabio . Per certo fra loro esisteva un misterioso legame , che aveva reso l ' uno lo schiavo sommesso dell ' altro . Ma come scoprire tale mistero , che sarebbe la chiave di tutto ? La giovane sperava di riuscirvi . Con Bianca ed il signor Moreno avevano ideato un piano per conseguire l ' intento desiderato . Ilda , col fine discernimento della donna , aveva indovinato il puro amore di Bianca per lo studente Aldo , e pensava che quei due erano degni l ' uno dell ' altra . - Se non ci fosse il conte ! - diceva fra sè e sè . Quella sera Ilda , a tarda ora , si recò a bussare alla soffitta di Aldo . Il giovane stava studiando . Tuttavia aprì . La vista di quella giovane , che egli aveva appena intraveduta due volte nel corridoio , lo sorprese . - Che desidera , signorina ? - Ho una lettera da consegnarle . - L ' aveva tratta dal corsetto e gliela porse . Il giovane riconobbe subito la calligrafia di Bianca . - Entri ; si accomodi , la prego ! - disse con premura . Aldo si assorbì nella sua lettura . La contessa gli faceva parte di tutto quanto era accaduto in quei giorni : della comparsa di Ilda , del colloquio con lei , dell ' apparizione improvvisa del signor Moreno , del perdono di lui , e di tutto quanto avevano combinato insieme con la fidanzata di Fabio . / # " Noi saremo separati per lungo tempo , mio caro Aldo , " terminava la lettera " ma le nostre anime non si divideranno mai . L ' avvenire sarà forse migliore del passato . Mettiti ad intera disposizione di Ilda : essa ti dirà qual parte dovrai assumere in ciò che abbiamo ideato ; accettala , te ne prego . Ilda stessa ti presenterà a mio padre : ubbidiscilo in tutto e ti troverai contento . " # / Lo studente , terminata la lettura , alzò gli occhi su Ilda con tenerezza , e con accento familiare : - Siete voi , - disse - la fidanzata dell ' uomo che assassinò la povera Giulietta ? - Ilda rispose , grave : - Sono io ; ma per certo non mi avreste riconosciuta sotto questo travestimento . È stato necessario per venir ad abitare nella camera dell ' assassinata . - Avete avuto tanto coraggio ? - Il mio amore per Fabio mi ha dato la forza e l ' energia di tentar tutto per scoprire la verità . - Sospettate il conte Rossano ? - Sì . - Ma l ' assassinio fu veramente compiuto dal vostro fidanzato . - Il conte fu senza dubbio l ' istigatore . - Aldo era pensieroso . - Perchè non faceste il nome di lui all ' udienza ? - Fabio me l ' aveva proibito . Lo studente trasalì . - Come ? - La giovane raccontò dei rapporti del suo fidanzato col conte , come questi passasse per un benefattore , e si diffuse sulla riconoscenza di Fabio verso quell ' uomo . Parlò quindi dell ' offerte fattele dal conte quando il giovane fu condannato , della fuga di lei , della sua scoperta il giorno in cui si era recata ad Ivrea , di tutto ciò che aveva raccontato a Bianca . - Continuerete ad abitare la soffitta della povera Giulietta ? - chiese Aldo , quando essa ebbe finito di parlare . - Sì , ma vi farò le mie apparizioni di quando in quando , dovendo d ' ora innanzi vivere altrove . - I due s ' intrattennero ancora a lungo . Quella sera Ilda rientrata nella sua soffitta dopo la mezzanotte , prima di coricarsi pregò fervorosamente , chiedendo a Dio di sostenerla nella lotta che stava per intraprendere . Quindici giorni dopo , sotto il nome di Cleo , essa prendeva possesso di una elegantissima palazzina , acquistata a suo nome dal signor Moreno . Tutti parlavano della eleganza , del lusso della nuova stella . Ogni sera la giovane scriveva un minuto ragguaglio di tutti gli avvenimenti della giornata , una specie di diario che veniva segretamente inviato a Bianca . Il giorno del suo incontro col conte Livio davanti alla pasticceria Baratti , Ilda tornò a casa agitata . Finalmente la lotta comincerebbe ed ella vi si apprestava con energia . La sera stessa il signor Moreno si recò da lei ed ebbero un lungo colloquio insieme . Ilda , fino dai primi giorni della sua nuova esistenza , si era incontrata con Cinzia , e la fissò con uno sguardo pieno di disprezzo o di sfida . Due giorni dopo l ' incontro di Livio , Ilda se ne stava nel suo salotto , allorchè una cameriera le consegnò il biglietto di un visitatore . Ilda lesse : " Conte Livio Rossano . " - Introducilo subito nel salotto rosa , - disse alla cameriera . Ilda indossava un abito da casa che le stava a meraviglia . Aveva i capelli negligentemente annodati e trattenuti da un pettine di brillanti . Ella passò nel salotto , dove , in attesa di lei , il conte , pallido come un cadavere , esaminava lo splendore di quella stanza , un gioiello di buon gusto . Sentendo aprire un uscio , si volse e rattenne a stento un grido di ammirazione . Ilda appariva calma , sorridente . - Quale sorpresa , caro conte ! - esclamò . - Che volete ! Ho desiderato di accertarmi co ' miei occhi se la Cleo che fa tanto parlare di sè a Torino eravate proprio voi , Ilda . Non volevo crederci .... mi pareva impossibile . Ma , disgraziata fanciulla , avete dunque dimenticato il povero Fabio , che per voi ha commesso un delitto ? - Ilda si sdraiò su di una poltrona con atto civettuolo . Rideva , mostrando i denti bianchissimi . - Conte , smettete le prediche : le detesto . E poi , come potete farvi il difensore della virtù dopo le confidenze da voi fatte alla sedicente contessa che era in vostra compagnia in un albergo di Ivrea ? - Il conte rimase a bocca aperta dallo stupore . - Orsù , giuochiamo a carte scoperte ! - proseguì Ilda . - Non è lo scrupolo per il condannato che vi ha condotto da me , sibbene il dispetto di perdere la preda che agognavate . - Livio era in preda ad una grande confusione . La giovane continuava a ridere . - Osereste negare ? - domandò . - Ebbene , no , non lo nego ! - rispose risoluto il conte . - E , se avete udite le mie confidenze , saprete fino a qual punto vi ami . - Al punto di commettere voi pure un delitto .... Ah ! ah ! - Non ridete così ; se sapeste che male mi fate ! Potevo io mai pensare che voi , così onesta , che respingevate ogni mia proposta , che fuggiste da me .... - Non ne indovinaste la cagione ? - interruppe Ilda . - No ; ditela , ditela , ve ne prego ! - Ella inclinò vezzosamente la testa , ed i suoi occhi presero un ' espressione di languore . - Io avevo indovinato il vostro amore ; - esclamò - capivo che la condanna di Fabio aveva fatto nascere nel vostro cuore un ' insensata speranza .... - Perchè insensata ? - Perchè mai mi sarei data al protettore del mio fidanzato ! Voi siete l ' unico uomo che non avrebbe mai potuto trionfare di me . - E me lo dite con tanta franchezza ? - Perchè mentire ? Veramente io avevo risoluto di restar fedele a Fabio , ma dopo alcuni mesi di lotta con la miseria , vedendomi disprezzata dalla società che mi riteneva forse complice del condannato , convinta infine che Fabio era veramente colpevole , decisi di prendermi una rivincita su quelli stessi che mi disprezzavano , e siccome trovai , viaggiando , un ' ottima occasione , non me la lasciai sfuggire . Come vedete , il mio protettore ha fatto le cose in grande . - Una collera tremenda contraeva il volto di Livio . - E se io ne avvertissi Fabio ? - Ilda alzò con disprezzo le spalle . - Che m ' importa ? Io mi godrò la vita tuttavia ! - Ilda , io non dirò nulla , ve lo prometto , Fabio ignorerà tutto , ma voi non sarete crudele con me . - Volle prenderle una mano , ma la giovane la ritrasse vivamente . - Giù le zampe , caro mio ; se volete che continui a ricevervi e che la mia accoglienza sia amichevole , dovete stare al vostro posto , altrimenti , se verrete un ' altra volta , troverete l ' uscio chiuso . - Io non metterò più piede nella casa di un altro . - Questa è casa mia , sapete ! - disse con alterezza Ilda . - Il mio protettore me l ' ha regalata : potete mettervi a suo pari ? - Sì , che lo posso ! - gridò il conte . - Datemi una sola speranza , ed io metto ai vostri piedi tutte le mie ricchezze . - Ilda l ' interruppe con uno scroscio di risa . - Le vostre ricchezze ? - soggiunse . - Dimenticate , conte , di aver detto alla vostra sedicente contessa che vi trovavate al verde , che avevate bisogno di denaro per aver perduto duecentomila lire al giuoco ed impegnata la rendita di sei mesi ? E minacciavate la vera contessa , che fortunatamente non poteva sentirvi , se non acconsentiva a pagare i vostri debiti ! - Il conte era livido . - Ma dove eravate , voi , per sapere tutto questo ? - Accanto alla vostra tavola , dove voi pranzavate in compagnia della sedicente contessa . Oh ! voi credevate che nessuno , lì , capisse il francese ; ma c ' ero io , e udii tutto . - Il conte fremeva , ma Ilda era così adorabile , così provocante , che egli perdeva la testa . - Ilda , abbiate pietà di me ! - balbettò . - Se vi sentisse Cinzia .... - E divenendo seria : - È inutile , - disse . - Forse , se non foste stato il protettore di Fabio , avrei potuto amarvi . - Io rinnego il mio protetto dal momento che si è reso indegno di me , - diss ' egli con voce ansante . Ilda conservò il suo sorriso . - Che m ' importa , adesso ? - esclamò . - Io non sono libera , e , quand ' anche lo fossi , vi fuggirei egualmente . - E stesa la mano ad un bottone del campanello , lo premè nervosamente . Prima che il conte avesse il tempo di rispondere , una cameriera apparve . Ilda era già in piedi , e con la massima disinvoltura : - Accompagna il signor conte , - disse . - Ah ! dimenticavo avvertirvi che il giovedì sera ricevo gli amici ; si fa un po ' di musica , poi si cena . Sarete il benvenuto . - Il conte era stordito . - Non mancherò , - rispose macchinalmente . E seguì la cameriera , tutto fremente d ' ira . Appena in istrada si disse : - Ilda si prende giuoco di me e di Fabio , che aveva piena fiducia in lei ! Ma io l ' avvertirò . - Poi soggiunse con accento più cupo : - Voglio conoscere il nababbo che la mantiene , ed agirò contro di lui per avere Ilda nelle mie mani . - VIII . Il marchese Passiflora non era ancora soddisfatto della lezione data a Livio : egli avrebbe voluto torturarlo , come egli era stato torturato , respinto da Bianca per la seconda volta . Il marchese era quasi sicuro che la contessa avesse qualche intrigo . Ma come scoprirlo ? Passiflora aveva un cameriere intelligente , fedele , del quale poteva fidarsi . Pensò di servirsene per il suo intento . - Pietro , - gli disse - voglio darti una missione di fiducia . - Mi comandi , signor marchese . - Devi mettere a prova tutta la tua sagacia per scoprire il segreto di una signora . - Mi dica di chi si tratta , e stia tranquillo che fra pochi giorni saprò dirle tutto quanto riguarda quella signora . - Quella signora si chiama la contessa Bianca Rossano , ed abita verso il corso Palestro . - Conosco il palazzo . - Meglio così . Quando ti metterai all ' opera ? - Oggi stesso . - Passò una settimana , senza risultato . Finalmente una sera Pietro disse al padrone : - Signor marchese , sono quasi riuscito ; ma vi è una piccola difficoltà . - Quale ? Sentiamo . - Ho contratto relazione con una cameriera della contessa , una bella ragazza diciottenne , che mi crede innamorato di lei . Mi sono fatto credere un piccolo possidente , venuto a passare l ' inverno a Torino , ed essa è felice . L ' ho fatta chiacchierare , ed ho saputo che la contessa ha l ' appartamento separato da quello del marito . In casa abita anche il padre della signora . La contessa si fa unicamente servire dalla cameriera Celia , e nessun ' altra che questa l ' avvicina . La mia ragazza , che odia Celia e la spia per coglierla in fallo , ha scoperto che due volte alla settimana essa va alla posta a ritirare delle lettere al suo indirizzo , ed ha veduto consegnare quelle lettere alla contessa . - Un lampo scaturì dagli occhi di Passiflora . - Bisognerebbe impadronirsi di una di quelle lettere ! - esclamò . - Ci ho pensato anch ' io , ma la ragazza non vuole arrischiarsi a ritirarla dalla posta , perchè ormai l ' impiegato deve conoscere Celia . - Passiflora si era messo a camminare nervosamente per la stanza . - Eppure , è necessario avere una di quelle lettere ! - disse ad un tratto soffermandosi dinanzi a Pietro . - Cerca , inventa qualche cosa , pur che riesca . Se ti fa duopo spendere del denaro , prendi . - Trasse dal portafogli due biglietti da mille e li porse a Pietro , che s ' inchinò rispondendo : - Farò l ' impossibile per servirla . - Una settimana dopo Pietro apparve con aria trionfante . - Ecco la lettera , signor marchese , ed ancora chiusa . - Passiflora l ' aprì con diabolica soddisfazione e lesse : " Mia Speranza , " Più i giorni passano , più mi riesce doloroso il vivere separato da te ; ma è necessario , per la lotta che si prepara e sarà grave . Abbiamo tutto combinato con Ilda ; ma il mio compito non sarà facile come credevo , e il dibattito che ho sostenuto dentro me stesso è stato lungo , doloroso . Pensare che quell ' uomo ignobile è tuo marito , è cosa orribile ! Credi che ho dovuto lottare non poco per non lasciarmi vincere dallo spirito del male e non commettere un delitto ! " Al contrario tuo padre ed Ilda stessa mi destano un tal rispetto , quasi uguale a quello che sento per te . Cari e nobili cuori tutti ! " Bianca , quando ritorneranno quei brevi e rapidi istanti passati insieme con la nostra bambina ? Dal giorno che tu sei partita , ella si è fatta triste triste , chiama sempre la sua mammina . E ieri l ' altro , appena mi vide , mi corse incontro gridando : " Babbo , perchè non hai condotta con te la mamma ? " " Avrei da dirti tante cose , amor mio , ma attendo di scrivertele domani , per poterti anche spiegare meglio la parte che mi sono assunta e che spero di eseguire a maraviglia . Un bacio sulla tua pura fronte , perchè si rassereni e speri . "ALDO." Se un fulmine fosse caduto ai piedi di Passiflora , non gli avrebbe prodotto la terribile commozione che l ' agitava dopo quella lettura . Ecco perchè Bianca aveva respinto il suo aiuto , la sua protezione ! Come si era presa giuoco di lui ! Ma ormai aveva un ' arme nelle mani che poteva servirgli ad attirare Bianca , a piegarla ad ogni sua volontà . Se ella resisteva ancora , se ricusava di venire a patti con lui , egli informerebbe Livio di tutto . Così pensando , il marchese si mise a un tavolino e vergò queste righe : " Contessa , " Un grave pericolo minaccia voi e due persone che vi sono care ! Aldo e la bambina . Questo pericolo io solo posso scongiurarlo . Vi prego di recarvi senza indugio da me , che per due giorni non mi muoverò da casa per attendervi . Spero che non ricuserete , altrimenti tutto sarebbe perduto . "PASSIFLORA." Aggiunse in un angolo del biglietto il proprio indirizzo colla data , poi lo chiuse in una busta , sulla quale scrisse : " Signora Celia Lari , fermo in posta " come era scritto sulla busta che conteneva la lettera dello studente . Ed uscì per impostarla egli stesso . Il domani egli disse al suo cameriere che poteva restarsene fuori tutta la giornata , e attese , solo , in casa , che la contessa vi si recasse . Fremeva di speranza e d ' impazienza . A un tratto il suono del campanello lo scosse . Corse ad aprire , e subito svanì ogni sua speranza : gli stava dinanzi il signor Moreno . - Voi aspettavate mia figlia , - disse - e sono venuto io . Posso entrare ? - Entrate , - rispose Passiflora con un gesto altero . E sollevata egli stesso una portiera , lo fece passare nel salotto , gli offrì una poltrona . - Grazie , posso parlare anche in piedi ; avremo poco da dirci , - soggiunse in tono risoluto il signor Moreno . E guardando bene in faccia il marchese , soggiunse : - Che tranello volevate tendere a Bianca col vostro biglietto ? - Passiflora si fece rosso ed una fiamma cupa brillò nei suoi occhi . - Un tranello ? - ripetè senza chinare lo sguardo dinanzi a quello del signor Moreno . - Essa ha creduto così ? O piuttosto ha voluto far credere a voi , mandandovi al suo posto , di non conoscere le persone che io le nominavo nel mio biglietto ? - Il signor Moreno rimase calmo . - Mia figlia non ha bisogno di usare alcun sotterfugio con suo padre , signor marchese . Io conosco benissimo quelle persone . A voi domando piuttosto come le abbiate conosciute , e soprattutto desidererei sapere perchè la lettera diretta alla contessa era indirizzata ferma in posta alla cameriera Celia . - Passiflora fu imprudente . Togliendo dal suo portafogli la lettera di Aldo , disse con un sorriso freddo ed ironico : - L ' ho imparato dall ' amante di vostra figlia ! - Uno schiaffo sonoro piombò sulle guance di Passiflora , seguito da queste parole : - Voi siete un miserabile , signor marchese , ed avete compiuto un ' azione degna della galera ! - Passiflora fece l ' atto di slanciarsi sul signor Moreno , ma la riflessione lo trattenne . - Mi renderete ragione dell ' insulto fattomi in casa mia e delle parole pronunziate ! - disse con voce fremente . - Voi renderete ragione al tribunale di aver trafugato una lettera , facendola ritirare da chi è pronto a testimoniarlo ! - ribattè il signor Moreno . - Un uomo d ' onore non può battersi con un vile ! - Passiflora fremeva . - Andate pure a denunziarmi ; - disse con un sorriso atroce - ma domani tutta Torino saprà che se il conte Rossano è un libertino , sua moglie e suo suocero lo valgono . - Con atto violento il signor Moreno l ' afferrò per il petto . - Datemi quella lettera , o vi schiaccio ! - Non ve la darò , e siccome voi venite ad aggredirmi in casa mia , io schiaccerò voi ! - E lottando rabbiosamente cercò di rovesciarlo . Allora ebbe luogo fra quei due una lotta feroce . Passiflora , reso forsennato dalla rabbia , cercava invano di abbattere il suo avversario , che , più calmo , tenace , respingeva il suo assalto . Ad un tratto un pugno dato da mano maestra piombò come una mazzata sul capo del marchese , lo stese supino a terra . Calmo , il signor Moreno tolse al gentiluomo , che sembrava morto , la lettera innocente eppure accusatrice ; si riaggiustò gli abiti , si rimise il cappello caduto e se ne andò chiudendosi l ' uscio alle spalle . A poco a poco il marchese si riebbe e allora un urlo gli sfuggì dalle labbra ; - Mi vendicherò , mi vendicherò ! - Mentre Passiflora imprecava come un forsennato , la porta si schiuse e rientrò il cameriere , chiedendo : - Sono tornato troppo presto ? - Passiflora , a quelle parole , a quella vista , non si contenne più . Si slanciò sul disgraziato e lo sbattè contro il muro . - Anche tu mi hai giuocato , infame ! - esclamò con gli occhi stralunati dal furore . Il cameriere tremava come una foglia . - Ma io .... signor marchese .... - Taci , o ti chiudo la bocca per sempre ! Sì , tu mi hai rubato il denaro per darlo ad una sgualdrina , che dopo averti consegnato la lettera , è andata a raccontar tutto al suo padrone . - Io non so nulla .... sono innocente .... - Taci ! - urlò di nuovo il marchese . - Se tu non le avessi detto il mio nome , io non sarei stato compromesso per causa tua . Via , via .... che non ti veda mai più ! - Il cameriere si avviò per uscire . Ma Passiflora , già ritornato in sè , comprese che nessuno più di quel domestico poteva in quel momento servirlo . E con voce cambiata : - Fermati ! - disse . - Oh ! signor marchese , adesso la riconosco .... Non potevo credere che lei mi scacciasse così , dopo averla servita sempre fedelmente . Le giuro che io non ho colpa in quanto mi dice , le giuro che io non ho pronunziato il suo nome , e non so come abbiano potuto scoprirlo , ma lo saprò . - Tu non farai alcun passo senza mio ordine , e mi obbedirai ciecamente se vuoi rientrare nelle mie grazie . - Il cameriere si lasciò cadere sulle ginocchia . - Mi comandi , farò tutto quello che lei vorrà , anche se mi comandasse un delitto . - Va bene , alzati ; domani ti dirò quello che mi aspetto da te : adesso lasciami , vai a prepararmi una tazza di caffè ! - IX . Era la sera di ricevimento in casa di Cleo , o piuttosto di Ilda . Luce e fiori a rifascio . Gli invitati dovevano giungere alle dieci . Erano le otto pomeridiane , e nello spogliatoio Ilda stava discorrendo con Aldo , che in abito da società aveva l ' aspetto di un principe . Anche Ilda era affascinante nell ' abito impero , adorna di perle e di brillanti . - Siete sicura che egli venga ? - chiese il giovane gravemente . - Lo vedrete . Quell ' uomo non abbandona la preda che agogna . Ma ricordate bene la vostra parte . - Credo che il pensiero della contessa basterà a rendermi superiore a me stesso . - Ilda guardò l ' orologio e mormorò : - Il cavaliere Trani dovrebbe già essere qui . - In quel momento una cameriera apparve , portando sopra un vassoio d ' argento un biglietto da visita . - È lui ! - esclamò con vivacità Ilda . - Che entri , che entri subito ! - Il cavaliere Umberto Trani apparve . Il magistrato , sorridente , stese la mano alla giovane , dicendo : - Vedo con piacere che mi trovo fra conoscenti . Veramente il vostro biglietto firmato Cleo non mi avrebbe fatto sospettare che si trattava di voi . Bravissima ! Mi rallegro che non abbiate più quelle idee singolari che conquistarono il pubblico a vostro favore . - V ' ingannate , signor Trani ; - rispose Ilda - quelle idee sussistono sempre , ed è per ciò che mi vedete trasformata nella cortigiana Cleo e che trovate il signor Aldo in mia compagnia . - I due uomini si erano stretti scambievolmente la mano , ma alle parole di Ilda il cavalier Trani guardò i due giovani con serietà e stupore . - Mi spiegherete ... ? - disse . - Vi ho pregato di venire da me un ' ora prima che giungano gli altri invitati appunto per parlarvi liberamente , - rispose Ilda . - Favorite sedere e vi spiegheremo subito tutto . - Il magistrato obbedì . - Parlerò io , signor Aldo , - soggiunse la giovane volgendosi allo studente , che fece un cenno affermativo . - Voi sapete , signor Trani , come io stia cercando colui che spinse il mio fidanzato a commettere un delitto ? - E l ' avete trovato ? - Non ancora , ma ho degli indizi . Il signor Aldo , divenuto mio amico , come aiutò in quella notte funesta ad arrestare l ' assassino , così mi aiuterà a scoprire colui che armò la mano del disgraziato . Per giungere a tale scopo io , povera commessa , sono divenuta la ricchissima cortigiana Cleo ; Aldo , il nobile e povero studente , passerà per l ' uomo che mi mantiene . - Lo sguardo del magistrato si fissava intensamente su Ilda . - Ed i mezzi , chi ve li procura ? - Il signor Moreno , a nome della contessa Bianca Rossano sua figlia . Essa vuole ad ogni costo scoprire il mistero di quell ' assassinio o piuttosto il segreto delle parole pronunziate dell ' assassinata appena l ' ebbe veduta . - Umberto Trani era divenuto pensieroso . - Ascoltatemi : - disse - io dovrei distogliervi da tali idee , tanto più che , se riusciste a scoprire più di quello che ho scoperto io , passerei per un magistrato da poco . Ma io ho cuore e coscienza , ed apprezzo il vostro nobile intento ; per cui mi unisco a voi , pronto ad aiutarvi in tutto , pronto ad attestare di essermi ingannato , ma ancora in tempo a prendermi una rivincita . - Grazie , grazie ! - dissero ad un tempo Aldo ed Ilda . - La contessa e noi non dubitammo un istante del vostro appoggio . - Umberto sorrise , orgoglioso di quello slancio sincero . - Ditemi dunque qual parte mi avete preparata e su chi cadono i vostri sospetti . - Su persona che voi conoscete e che vi sembrerà impossibile abbia avuto rapporti coll ' assassino : il conte Rossano , - disse Ilda . Il magistrato trasalì . - Il conte non conosceva Fabio . - Fabio stesso lo presentò a me . - Umberto Trani divenne agitatissimo . - E voi me lo nascondeste ? - Feci male , ma Fabio me l ' aveva imposto ; e se ora manco al giuramento fatto al mio fidanzato , è perchè mi sono persuasa che il conte non merita alcun riguardo . E dire che Fabio mi aveva raccomandata a lui . Ah ! povero disgraziato ! - La giovane raccontò al Trani quanto noi già sappiamo e concluse : - Del resto , sarà difficile smascherarlo . - Essa parlò ancora a lungo , senza che il magistrato la interrompesse . Una cameriera venne ad avvertire che i convitati cominciavano a giungere . - Bisogna che io prenda il mio posto di padrona di casa , - disse Ilda , volgendosi ai due uomini . - Voi rimanete pure ancora qui . Aldo conosce la casa e saprà indicarvi da quale parte passare quando vorrete fare la vostra comparsa nel salone . A rivederci . - Impossibile immaginare casa più ricca ed artistica di quella della bellissima cortigiana : una fila di stanze , splendidamente addobbate , fantasticamente illuminate , nel cui centro un salone circolare , adorno di arazzi . Lì stava la fata del luogo . I primi arrivati erano giovani dell ' alta società , che accompagnavano due orizzontali assai note . Ilda le accolse con un gentile sorriso , e mentre esse si mostravano entusiaste di ciò che vedevano e la coprivano di elogi e di complimenti , la giovane indicò loro di sedere e mosse incontro ad altri venuti . Le sale non tardarono ad affollarsi : uomini distinti , alcuni appartenenti alla nobiltà , altri alla finanza , al commercio ; non mancavano gli ufficiali , gli artisti , i letterati . Le donne erano in minor numero e sapevano contenersi bene . Ilda nel suo invito prometteva un po ' di musica e il ballo ; in ultimo la cena chiuderebbe il ricevimento . Ilda era la Regina della festa . Sorrideva a tutti , ma guardava impaziente l ' entrata del salone , spiando l ' arrivo del conte . Umberto Trani , che si aggirava pei salotti , si sentì dire a un tratto : - Anche voi , severo magistrato , in questo tempio della ricchezza e dell ' amore ? - Si voltò : era il marchese Passiflora , colà condotto da un amico . Il magistrato sorrise . - Tutti i luoghi sono buoni per me , per studiare i tipi .... - .... dei delinquenti ? - interruppe con uno scroscio di risa il marchese . - Perchè no ? Chi vi dice che qui non vi sia qualcuno che finisca i suoi giorni in prigione ? Anche la padrona di casa fu mia cliente e corse il rischio di essere rinchiusa . - Come ? - Ma sì ; la bella Cleo non è altri che Ilda , l ' eroina del processo di Fabio Ribera , l ' assassino di Giulietta Lovera ! - Chi la mantiene in questo lusso ? - Quel giovinetto che ora le sta vicino e le parla : Aldo Pomigliano . - Passiflora sussultò . - Vi saluto , marchese , - disse il magistrato , che avendo veduto entrare il conte Rossano , subito si diresse verso Ilda . La giovane si era seduta al fianco di Aldo e lo guardava con amore . Parlavano sommesso e ridevano , non curandosi del pianista che molti ascoltavano in estasi . Ilda aveva veduto entrare il conte , che le si avvicinò per salutarla . - Vi ringrazio di esser venuto ! - diss ' ella . - Vi ringrazio io di ricevermi , signorina Ilda , - replicò il conte . - Chiamatemi Cleo : è adesso il mio nome , quantunque qui conoscano tutti o quasi tutti la mia storia . - Aldo , che frattanto fissava la giovane colle sopracciglia aggrottate , chiamò in tono imperioso : - Cleo ! - Ella si voltò languidamente verso lui , chiedendogli : - Che volete , amico mio ? - Aldo sussurrò alcune parole , che fecero scoppiare dalle risa la giovane . - Sentite , conte , sentite : - esclamò rivolgendosi a Livio , pallido , convulso per la gelosia - il signor Aldo Pomigliano , che vi presento , credeva nientemeno che voi foste il mio ex fidanzato , colui che è in galera ! - Il conte rivolse uno sguardo feroce allo studente . - Signore ! - disse in tono di minaccia . - Scusate ; - interruppe Aldo , che appariva più sorpreso che confuso - ma voi avete col signor Ribera una rassomiglianza straordinaria ; me ne appello al cavalier Trani - Il magistrato , che era poco distante , si volse vivamente chiedendo : - Che c ' è ? - E veduto il conte Rossano gli andò incontro stendendogli la mano . - Anche voi qui ? - disse . - Sì ; - rispose Ilda , che subito narrò il piccolo incidente , mentre Aldo ripeteva : - Me ne appello a voi : lo trovate somigliante al Ribera ? - Umberto Trani guardò il conte e disse giovialmente : - Toh , è vero ! Non lo avevo osservato . Avete perfino lo stesso neo sulla guancia sinistra ! - In quel momento uno scroscio di applausi rimbombò nel salone , diretti al pianista . Ilda prese a braccetto Aldo e si allontanò . Umberto Trani ed il conte andarono a fumare nella galleria , che metteva in comunicazione le sale con le stanze di Ilda . - Chi avrebbe mai detto , - esclamò il Trani mentre accendeva un ' avana - che quella modesta commessa sarebbe divenuta la bella Cleo , la mantenuta di colui che ne arrestò il fidanzato ! - Livio sussultò . - Come ? Il signor Aldo è colui del quale parlavano i giornali al tempo del processo ? Ma , se non m ' inganno , si diceva che era povero . - È vero ; ma si dice che abbia avuto un ' eredità . - I due uomini furono interrotti dall ' entrata di una terza persona nella galleria . Era il marchese di Passiflora . Questi , riandando nella mente il contenuto della lettera che il signor Moreno era giunto a carpirgli , fu persuaso che Aldo , il protettore della bella Cleo , fosse l ' amante della contessa Rossano e gli parve di aver trovato il modo di vendicarsi . Passiflora aveva veduto il conte Livio , e come se non ricordasse più l ' affronto fattogli alla tenuta , gli andò incontro col sorriso sulle labbra . - Tu pure in casa della bella Cleo ? - esclamò giovialmente . - Discolo ! Queste scappate dovreste lasciarle fare agli scapoli , non è vero , cavaliere ? - Così dicendo si rivolse ad Umberto Trani che conosceva . - Ho moglie anch ' io ; - rispose il magistrato - ma non credo di commettere adulterio passando un ' ora in amabile compagnia , tanto più quando non si ha altro scopo che divertirsi . - Ciascuno ha il diritto di pensare come vuole . Livio , - soggiunse rivolto al conte - puoi star meco cinque minuti ? Ho bisogno di parlarti . - Umberto Trani s ' inchinò , allontanandosi . Allorchè il magistrato fu scomparso , il volto di Passiflora non espresse che una dolce melanconia , e prendendo a braccetto l ' amico , gli disse : - Memore della nostra passata amicizia , io provo per te in questo momento tanta e sì profonda compassione , che ti domando perdono se un giorno fui quasi brutale con te . - Livio lo guardò con sorpresa . Passiflora si prendeva giuoco di lui ? - Non ti comprendo ! - esclamò . - Perchè ti faccio compassione ? - Possibile che tu non soffra ? Possibile che non ti stia a cuore , se non l ' affetto , almeno il denaro di tua moglie ? - Che c ' entrano adesso i denari della contessa con un supposto inganno ? - domandò Livio a denti stretti . Un sorriso ironico increspò le labbra del marchese . - Povero illuso , bisognerà proprio che ti spieghi tutto ! Mentre tu folleggi , altri prende il tuo posto . - Livio divenne livido . - Parla chiaro ! - esclamò con voce rauca . - Queste tue reticenze mi uccidono . Che sai ? - Il marchese lo trasse dietro un gruppo di fogliami , che li nascose intieramente . - Hai tu osservato bene il protettore della bella Cleo ? - disse con voce che parve un sibilo . Agitato da una strana commozione , Livio rispose : - Sì ; ebbene ? - Sai di dove provengano quelle ricchezze , che gli servono a mantenere il lusso sfrontato che ci circonda ? - No . - Il denaro che qui si spende è denaro di tua moglie , per conseguenza , tuo . - Tu menti ! - gridò il conte . - Sapevo bene che non mi avresti creduto ; - disse amaramente il marchese - eppure è la verità . Tu mi dirai perchè io cerchi di schiacciare in tal modo la contessa ; ma sai che l ' ho amata prima di te , ed ho avuto la debolezza di continuare ad amarla , sperando che il giorno in cui avesse aperti gli occhi sul conto tuo , sarebbe stata mia . Ebbene , il giorno venne in cui essa ti disprezzò ; ma quando le offrii il mio appoggio mi respinse di nuovo . Allora , nella stessa guisa che avrei commesso un delitto per possederla , così avrei dato il mio sangue per vendicarmi del suo disprezzo . La feci spiare , ed ho scoperto che essa ha un amante , e che è madre di una creatura di lui . - Il conte cacciò un urlo , afferrando il braccio del marchese . - Non è vero ; è una menzogna orribile la tua , e me ne renderai conto ! - Quando vorrai ; - disse con calma Passiflora - ma quand ' anche tu mi uccidessi , non potrai distruggere quello che è ! - Il conte passò a un tratto dal furore alla calma ; i suoi lineamenti si distesero , e con accento cambiato : - Hai ragione ! - disse al marchese . - Un duello fra noi non avrebbe alcuna utilità . Io voglio vendicarmi del mio odiato rivale , e tu mi aiuterai . - Ti ho avvertito e basta : ora tocca a te ! - Un momento dopo i due uomini rientravano nel salone , disinvolti come se nulla fosse stato . X . Quando la contessa Bianca Rossano , aperta la busta che credeva contenesse la lettera di Aldo , trasse invece il biglietto del marchese Passiflora e lo lesse provò un ' angoscia spaventevole ed ebbe appena la forza di suonare il campanello per chiamare la cameriera . Celia accorse , e vedendo la signora così abbattuta , chiese con sgomento : - Mio Dio , che è successo ? - Sono stata tradita . - Per carità , si spieghi ! Chi l ' ha tradita ? - Non lo so , ma tu forse potrai scoprirlo . - Mi alca che cosa devo fare : io sono pronta a tutto per lei . - Hai mai rivelato ad altri che le lettere a te indirizzate ferme in posta erano per me ? - Giammai ! - proruppe Celia in preda a un febbrile orgasmo , ma con l ' accento della verità - Eppure , qualcuno l ' ha saputo , ha fatto ritirare una di quelle lettere . - Impossibile ! - gridò Celia . - L ' impiegato postale non può consegnarle che a me .... - La lettera che oggi hai ritirata e conteneva questo biglietto ti proverà il contrario : leggi . - Celia obbedì , lasciando sfuggire un ' esclamazione di terrore . - Ma io non comprendo .... - balbettò . - Qui si parla di un pericolo del signor Aldo , della bambina ... - Con un gesto la contessa l ' interruppe . - Questo biglietto è un tranello ; il marchese Passiflora nulla sa di quello che mi riguarda , e se ha indirizzata la lettera a te , per certo ne ebbe un ' altra di Aldo tra le mani . - Celia crollava il capo . - Non posso crederci , contessa . Se me lo permette , vado subito alla posta , non potendo rimanere in questa incertezza . - Vai . - E Bianca attese che la sua cameriera le recasse la conferma di quanto credeva . Celia non stette assente più di mezz ' ora . Quando tornò , il suo viso aveva un atteggiamento così addolorato , che Bianca ne fu commossa . - Ebbene , avevo ragione ? - chiese la contessa sollevandosi sulla poltrona . - Sì ; una miserabile si è presentata all ' impiegato della posta con un mio biglietto , in cui pregavo di consegnare la lettera a me diretta , trovandomi ammalata . - Chi può essere colei ? - Dai connotati ho capito che si tratta di Peretta , la sotto - cameriera . - Bianca fece un atto di sorpresa . - Ma essa sarà stata spinta da altri . Va ' a dirle che ho bisogno di parlarle ; ma , te ne prego , fa ' che non sospetti di che si tratta . - L ' obbedirò , benchè mi senta il desiderio di torcerle il collo . - Peretta comparì in compagnia di Celia . Era una bella ragazza , dall ' aria un po ' sfrontata . - La signora contessa ha bisogno di me ? - chiese . - Sì ; lasciaci , Celia . - Questa obbedì . - Ora dimmi : - domandò Bianca a Peretta - quanto ti hanno dato per ritirare dalla posta una lettera diretta a Celia ? - Io non capisco .... - balbettò la ragazza . - È inutile che tu finga ; so tutto , e se ricusi di parlare , questa sera stessa dormirai in prigione . - Peretta si abbandonò sopra una sedia . - Sono rovinata ! - esclamò . - Se tu dirai la verità , nessuno ti farà del male e continuerò a tenerti al mio servizio . - Ebbene , tanto peggio per coloro che mi hanno messa nell ' imbroglio . È verissimo : io ho ritirato dalla posta una lettera diretta a Celia , per istigazione e dietro il biglietto di un uomo che mi fa la corte . - Sai il suo nome ? - No ; da che gli consegnai la lettera non l ' ho più veduto . - Ti ha parlato di me ? - No , mai , lo giuro ! Mi disse soltanto che voleva sapere gli intrighi di Celia , perchè io ebbi l ' imprudenza di confidargli che l ' avevo vista recarsi alla posta a ritirare delle lettere . - Va bene , puoi andartene ; ma se vuoi rimanere al mio servizio , non agire più con una leggerezza che avrebbe potuto aprirti le porte d ' una prigione , ove Celia fosse stata così cattiva da denunziarti . - Per carità , signora contessa , mi perdoni e preghi Celia di perdonarmi ! - Ormai certa che si trattava di un tranello del marchese Passiflora , Bianca si confidò al padre . Sappiamo già quello che fece il signor Moreno in casa del marchese Passiflora . Bianca aspettava il padre in preda a mille tristi presentimenti . Quando egli fu di ritorno , le disse : - Tu avevi indovinato : il marchese ha commesso una vile azione ; ma io sono giunto a strappargli questa lettera che , resa pubblica , sarebbe stata il tuo disonore e la mia morte . - Un ' onda di sangue imporporò la fronte di Bianca , mentre i suoi occhi si velavano di lacrime . - Padre mio ! - Hai avuto torto a permettere ad Aldo un linguaggio familiare , che potrebbe far credere ad una relazione colpevole . Basterebbero queste frasi per perderti ! " Quando ritorneranno quei brevi e rapidi istanti passati insieme con la nostra bambina ? Dal giorno che tu sei partita , ella si è fatta triste , triste , e chiama sempre la sua mammina . E ieri l ' altro , appena mi vide , mi corse incontro , gridando : " Babbo , perchè non hai condotto teco la mamma ? " Ora dimmi se questa lettera non sarebbe la tua condanna , il tuo disonore . Tuo marito avrebbe potuto con essa intentarti un processo d ' adulterio , ed il colpevole sarebbe passato per vittima , avrebbe trionfato ! - Bianca chinò il capo sul petto : sentiva che suo padre aveva ragione . - Per fortuna , - continuò il signor Moreno - il pericolo adesso è scomparso ; ma il marchese Passiflora non è uomo da sopportare in pace l ' umiliazione che gli ho fatta subire : bisogna guardarsi da lui . Intanto tu non devi più scrivere , nè ricevere lettere dal signor Pomigliano : l ' avvertirò io . - Bianca non replicò , ma uscito il padre diede in un pianto dirotto . Così le era tolta la gioia di intrattenersi per lettera con Aldo , di sapere le nuove di Gina , perchè essa era legata da una catena infrangibile . Celia , trovata la sua padrona piangente , fece sforzi straordinari per consolarla . - Non si disperi così ; - le disse quando ne seppe la cagione - se non può più scrivere , andrò io a trovare il signor Aldo e le porterò sue nuove . - Bianca scosse il capo . - No , - rispose - sarebbe lo stesso che disobbedire a mio padre ; ed egli soffre già troppo per cagion mia . - Il suo accesso di debolezza era passato ed ella si ripromise di attendere gli avvenimenti . Quella sera , prima di coricarsi , la contessa , inginocchiata , pregava : - Mio Dio , fate che Aldo non mi dimentichi , e se il pensare a lui è una colpa , fate tacere il mio cuore e non mi punite maggiormente , Signore ! - * * * Il conte Rossano , quando gl ' invitati della bella Cleo si misero a cena , scomparve , senza salutare alcuno , dalla palazzina . Attraversato un salotto , aprì un uscio , e si trovò in un elegantissimo gabinetto , tappezzato di stoffa ricamata d ' oro , dai mobili preziosi , paraventi , stuoie , giardiniere , e dal quale si accedeva nella camera da letto di Ilda . Il conte voleva avere quella sera stessa un colloquio da solo a solo con la giovane . La camera ed il gabinetto erano illuminati da lampade col globo velato , che proiettavano all ' intorno una luce debolissima . Il conte cercò a suo agio il luogo per nascondersi e lo trovò in un vano comodissimo , nascosto da un drappeggio di velluto che scendeva fino sul tappeto . Dietro quel vano potè mettere una seggiola , onde starvi più comodo . Egli riandava gli avvenimenti di quella sera , e delle vampe di calore gli salivano al capo . Non gli pareva naturale l ' osservazione di Aldo sulla sua somiglianza con Fabio Ribera . Ilda doveva aver detto della relazione che esisteva fra lui e l ' assassino .... Fors ' anche aveva supposto e confidato agli altri che l ' istigatore di quel delitto doveva essere lui . E mormorava : - Insensata , tu non scoprirai nulla , nè gli altri saranno più fortunati di te . L ' assassino è Fabio ; nessun mezzo , per quanto abile , varrà a strappargli di bocca la verità . Egli mi è troppo devoto ! - Un sorriso diabolico sfiorava le sue labbra . PARTE TERZA Il passato . I . Quarant ' anni prima degli avvenimenti narrati , in una brutta sera d ' autunno , nella camera da letto dell ' avvocato Zeno Mestre , una delle figure più spiccate della magistratura torinese , si svolgeva una scena pietosa . L ' avvocato , ancora in giovane età , agonizzava . Affranta dal dolore , lo assisteva la compagna adorata della sua vita , la signora Valeria , una gentildonna tutta cuore , ma di una debolezza di carattere eccessiva e di una timidità estrema , sebbene toccasse la quarantina . Quantunque il medico l ' avesse avvertita che la malattia non lasciava speranza , ella sperava ancora . Che avrebbe ella fatto senza il marito , che era il solo appoggio alla sua debolezza , il solo che la incoraggiasse ? Egli soprattutto era l ' unico che avesse potere su Stefana , una giovinetta quindicenne , loro figlia , che , sotto un ' apparenza d ' angelo , nascondeva il più feroce egoismo e dominava la madre , che non aveva la forza d ' opporsi alle sue volontà . Stefana ebbe le convulsioni quando seppe del pericolo del padre , e , come sua madre , vegliò tre notti , senza allontanarsi mai ; sembrava che uno strappo spaventoso si fosse prodotto nel suo cuore al pensiero di quella perdita , ma in realtà i suoi occhi erano rimasti aridi , nè aveva avuto un battito di più . Pensava che la morte del padre la privava di un despota contro il quale mai potè ribellarsi . Egli solo la teneva in soggezione . Sua madre , intanto , con la testa appoggiata al guanciale del morente , piangeva da far pietà . Dall ' altra parte del letto stavano una suora ed una cameriera . Nella stanza non si udiva che il bisbiglìo della suora , il penoso respiro del morente , e di quando in quando un singhiozzo della signora Mestre . - Chi piange ? - chiese ad un tratto il moribondo , volgendo penosamente la testa sul guanciale . - Valeria .... - Ella si asciugò in fretta gli occhi , si chinò a baciarlo . - Zeno .... Zeno mio ! ... - Povera cara , non voglio che tu pianga così . Sei qui sola ? - No , Zeno ; vi sono Stefana , suor Orsola e Concetta . - Di ' loro che escano dalla camera , voglio rimanere solo con te . - Fu obbedito . Allora il moribondo , presa una mano della moglie : - Valeria , ascoltami : - disse - io muoio .... - Valeria balbettò : - No , no , non voglio che tu muoia , Zeno ! - Bisogna rassegnarsi . Non disperarti così , te ne scongiuro , se vuoi vedermi chiudere gli occhi tranquillo ! Valeria , se io rimpiango in quest ' istante la vita , è per te , povera cara , perchè ti lascio con una figlia , dalla quale non sai farti obbedire e rispettare , e che ti procurerà molti dolori . - La madre ebbe uno slancio generoso . - Stefana ha buon cuore , - esclamò - l ' ho compreso in questi giorni , in cui ha diviso i miei tormenti ! - Non illuderti , Valeria : io ho letto nell ' animo suo : nulla la commuove ; mentre versa lacrime , rimane insensibile . Ho cercato di modificare il suo carattere , ma purtroppo non sono riuscito . Ricordalo , Valeria : frena quella fanciulla con mano di ferro , o tu verserai lacrime di sangue per cagion sua ! - Zeno , Zeno , che farò senza te ? - Devi vincere ad ogni costo la tua debolezza , che sarebbe la perdita di tua figlia e la tua : promettilo , Valeria , prometti di non piegarti più ai suoi capricci , di sorvegliare ogni suo atto , di soffocare ogni sua ribellione , e magari rinchiudila . Io ti lascio ricca , lo sai , e questa ricchezza può essere la rovina di tua figlia ; per cui tu devi nascondergliela . Io ho scritto il testamento in modo che ella creda di avere appena una rendita bastante per vivere , come l ' ha creduto finora . Una parte del nostro patrimonio l ' ho affidata al notaro Vannucci , il mio unico amico , che sarà tutore di Stefana e ti aiuterà nel compito che ti lascio . Tu gli obbedirai come a me : egli ha ricevuto tutte le mie istruzioni , saprà guidarti , sostenerti . - Cessa , per pietà , cessa , o il mio povero cuore si spezza ! - Egli posò la mano sul bruno capo che si curvava sul petto di lui . - Povero e caro angelo , noi ci rivedremo un giorno in Cielo . Intanto prometti di esaudire i miei voleri . - Sì , Zeno , sì , te lo giuro ! - Grazie ; ora sono contento . Puoi chiamare nostra figlia , intanto che manderai per il mio amico . - La sua respirazione si era fatta più ansante . Valeria si affrettò ad obbedirlo . Stefana apparve , col volto serafico , atteggiato al più profondo dolore . - Eccomi , babbo ; - disse - che vuoi ? - Voglio che in questo supremo momento tu mi giuri di rispettare tua madre , di obbedirla in tutto , di considerarla quale è veramente , la più santa delle madri , la più degna di essere amata . - Stefana gettò le braccia al collo di Valeria con un affetto che parve sincero . - Babbo , te lo giuro : se tu dovessi mancarmi , io non vivrò che per mia madre . - Valeria singhiozzava stringendo al petto la figlia . Il moribondo alzò la mano con un gesto solenne . - Dio ti ascolta , Stefana ! Guai se tu mancassi al giuramento fatto al letto di morte di tuo padre ! Saresti disgraziata per tutta la vita . Ma non voglio pensarci , e benedico Dio che mi ha colpito , se la mia morte può servire a cambiare il tuo cuore , i tuoi sentimenti . Come ho detto a tua madre , non lascio ricchezze . - Stefana sussultò , ma il suo volto non cambiò l ' addolorata espressione . Il moribondo proseguì : - Ti lascio però un nome stimato , degli esempi di lavoro , di abnegazione , che non devi dimenticare . Stefana , ricordati di me : se qualche cattivo pensiero ti turbasse , confidati mentalmente a me , che cercherò di consolarti . Guardati dalle cattive azioni ; al momento di commetterle , pensa che l ' anima di tuo padre ti è vicina , ti guarda .... e tu non vorrai farlo soffrire nell ' eternità . Ed ora dammi un bacio , Stefana , e tu pure , Valeria , e che Dio vi protegga , vi benedica entrambe ! - La scena che ne seguì distrasse le ultime forze del moribondo . Un ' ora dopo era morto , assistito anche dal suo vecchio amico , il notaro Vannucci , giunto in tempo per raccogliere le sue ultime raccomandazioni , il suo ultimo sospiro . Per alcune settimane si credette che la signora Mestre seguisse il marito ; ma a poco a poco quella disperazione violenta , si cambiò in una tristezza raccolta , e Valeria comprese che il suo dovere era di vivere per la propria creatura . In questo frattempo Stefana , con la sua ipocrisia , era riuscita ad affascinare il tutore . Il notaro Vannucci aveva finito col pensare che il suo defunto amico si era ingannato sul conto della figlia . Quella ragazza sedicenne aveva una grande intelligenza ed una penetrazione che lo stupivano . In poche parole , Stefana , senza neppure che il vecchio notaro potesse sospettarlo , seppe in breve come suo padre l ' avesse ingannata e come il patrimonio che possedeva fosse cento volte maggiore di quello che aveva creduto . Questa scoperta superò le sue speranze , ma non ne parlò con alcuno . L ' anno del lutto passò tranquillo , sebbene per Stefana avesse la durata di un secolo . Il suo tutore era divenuto per lei un amico devoto , uno schiavo sommesso ad ogni suo desiderio . E siccome la signora Mestre era persuasa di adempiere alla volontà del marito affidandola a lui , lasciava che egli venisse a prenderla per condurla seco al passeggio , a pranzo in casa sua , al teatro . Egli abitava solo con una vecchia fantesca che voleva bene a Stefana perchè la fanciulla l ' accarezzava e scherzava con lei . Una sera in cui il notaro aveva bevuto più del solito , eccitato dall ' allegria di Stefana , dal suo calcolato cicaleccio , le rivelò il segreto del suo amico . La fanciulla aveva già un tale potere su sè stessa , che non dimostrò alcuna sorpresa . Soltanto disse : - Il babbo ha fatto benissimo ad affidare a voi la più gran parte del suo patrimonio , perchè la mamma non avrebbe saputo amministrarlo . Ma se per caso domani doveste mancare , questo patrimonio passerà ai vostri eredi ? - Il notaro abbracciò la fanciulla ridendo . - Come sei bambina ! - esclamò . - Credi che le cose non siano state fatte in regola ? Tua madre nella sua cassaforte tiene la ricevuta del deposito , ed io nel mio testamento lascio a te , col patrimonio di tuo padre , anche il mio , non avendo eredi diretti . - Stefana gli gettò con impeto le braccia al collo . - Grazie ! Ma Dio voglia che campiate cent ' anni ! - Invece , una settimana dopo il vecchio , che aveva cenato in casa Mestre , si sentì preso da brividi , e , coricatosi , non si svegliò più : la fantesca lo trovò morto la mattina dopo . Il medico , chiamato in fretta , disse trattarsi di una sincope fulminante . Stefana finse di disperarsi per quella morte , e la gente ammirò il suo cuore sensibile . Nessuno stupì che il notaro avesse lasciato tutta la sua sostanza a Stefana . Egli non aveva parenti . Da allora in poi , la signora Mestre divenne uno strumento docile a tutti i voleri della figliuola , pur senza accorgersi che Stefana comandava ed ella obbediva , tanta era la furberia della ragazza . Alcuni mesi dopo la morte del tutore , la vedova mise un piede di casa principesco , convinta che in tal modo troverebbe uno splendido partito per la figlia . Sogni ambiziosi , fatti nascere da Stefana , ottenebravano ormai la sua mente . La signora Mestre nulla vedeva di più bello , di più perfetto che sua figlia . Veramente , Stefana a diciotto anni era maravigliosa : non si poteva guardarla senza rimanerne affascinati . Ma se lo sguardo altrui fosse penetrato nel suo cuore , si sarebbe arretrato inorridito . Stefana pensava che il piacere fosse l ' unico scopo della donna e il fare delle vittime l ' unica sua ambizione . Frattanto non trovava marito , quantunque avesse all ' intorno una vera folla di corteggiatori . Ma la bellezza stessa della fanciulla , la vita dispendiosa che conduceva , i sorrisi d ' incoraggiamento con cui accoglieva tutte le dichiarazioni , spaventavano anche coloro che avrebbero voluto chiedere la sua mano . Si diceva che sarebbe stata una deliziosa amante , ma come moglie era troppo pericolosa . In questo frattempo le venne presentato il conte Sebastiano Rossano . Il gentiluomo non era più sul fiore dell ' età ed aveva condotto fino allora una vita austera : centinaia di donne gli erano passate vicino senza destargli ombra d ' amore ; il lavoro e il dovere erano stati la sola sua occupazione , tanto che , coll ' esiguo patrimonio lasciatogli dal padre , riuscì ad arricchirsi , grazie al suo assiduo lavoro . Egli era stato presentato da un amico a Stefana . Gli bastò vederla per amarla . Ma siccome il suo amore era tanto puro e profondo quanto entusiastico , prima ancora di rivelarlo a lei , la chiese in moglie alla madre . Stefana fu lusingata da quella domanda : il titolo di contessa le garbava . - Accetto ; - disse alla madre - però desidero far prima i miei patti . - La sera stessa il conte si presentava alle due signore . - La mamma - gli disse Stefana con una voce armoniosa che risonò agli orecchi di Sebastiano come una melodia di paradiso - mi ha comunicato la vostra domanda , che mi ha fatto molto piacere . - Egli tremava come un fanciullo . - Posso dunque sperare ? - chiese con voce alterata . - Sperate , - rispose Stefana con un incantevole sorriso - se pur vi adatterete a certe condizioni che io credo indispensabili . - Il conte non pensava che alla felicità di possedere quella divina creatura . - Qualunque sieno , - esclamò con slancio - io le accetto ! - Siete molto buono , conte , e sento che vi amerò per tutta la vita . Ma ora lasciate che io vi dica quello che desidero . Quando sarò maritata , non voglio più abitar qui , ma avere una palazzina mia propria . - Ne ho appunto acquistata una , assai elegante ; - rispose il conte - ma se non vi piace , la cambierò . - Vedremo . Voi siete molto ricco , signor conte ? - Ho un reddito di centomila lire . - Altrettanto ha la mia figliuola , - disse la signora Mestre . Stefana battè le mani come una bambina . - Oh ! allora vedrete come ci divertiremo . Avrò un palco al Regio , mi farò venire gli abiti da Londra ; alla mattina andremo alla passeggiata a cavallo ; nel pomeriggio , in carrozza . Riceverò , darò delle feste ! - Farete tutto quello che vorrete . - Come siete amabile , quanto vi amo ! Mi condurrete anche ai bagni , in campagna ? - Sì , sì , Stefana ! Io farò sempre la vostra volontà ! - Allora non ho più altro da chiedervi , se non che affrettiate il nostro matrimonio . - Il matrimonio della giovane col conte Sebastiano Rossano fece rumore . Tutti i giornali ne parlarono ed i commenti nel mondo elegante furono infiniti . Alcuni non sapevano spiegarsi come Stefana , bella , ricchissima , vivace avesse acconsentito a sposare un uomo non più giovane e si mostrasse così raggiante di gioia . - Stefana è molto più saggia di quello che credete , - dicevano le mamme alle loro figlie . - Ella sarà felice . - II . Benchè Stefana fosse divenuta una di quelle celebrate signore il cui nome si vede spesso comparire nelle cronache dei giornali mondani , benchè fosse circondata di adoratori , tutti erano concordi nel dire che essa era onestissima , che adorava il marito e che niuno avrebbe preso nel suo cuore il posto occupato da lui . Il conte Sebastiano Rossano si felicitava ogni giorno della sua scelta . Nella immensità della sua ebbrezza , il conte non vedeva lo sperpero del denaro che si faceva in casa . Tutte le condizioni imposte da Stefana erano da lui scrupolosamente rispettate : qualunque desiderio della moglie era un ordine . La contessa divenne madre di un bel fanciullo , che fu chiamato Livio . Stefana amò suo figlio con una passione quasi selvaggia , e fu l ' unico , vero amore della sua vita . Essa volle allattarlo , e così ebbe un appartamento per sè e per il bimbo : il conte riprese possesso del suo appartamento da scapolo , situato al lato opposto della palazzina . La contessa aveva fatto spese straordinarie per Livio . Il corredo era bello come quello d ' un principe . La culla era costata diecimila lire . Oltre la cameriera della contessa , maritata al cocchiere , due persone , che già avevano servito Stefana quando era ragazza e si sarebbero fatte squartare per lei , due altre cameriere dovevano servire esclusivamente per il bambino . Un giorno il conte si accòrse che , andando di quel passo , in pochi anni il patrimonio suo e quello di Stefana sarebbe divorato . In tre anni aveva già dovuto alienare una parte del capitale perchè la rendita non bastava a far fronte a tutte le spese . Tuttavia il gentiluomo si guardò bene dal farne parola alla moglie . - Posso io pagare abbastanza la felicità che la mia adorata Stefana mi procura ? - pensava . - Posso privarla di qualche cosa ? No , no ! Mi rimetterò a lavorare e procurerò che ella non sappia mai che spende troppo denaro e quale sacrificio io farò per lei allontanandomi spesso dal suo fianco . - Un giorno che il conte aveva tardato più del solito all ' ora del pranzo , tornato a casa trovò Stefana triste , inquieta , che gli gettò piangendo le braccia al collo . - Porche quest ' assenza ? Dove sei stato ? Non mi ami dunque più ? - Il conte la coprì di baci . - Stefana , come puoi pensare così ? Guardami , guardami bene : ho la faccia di un colpevole ? - Stefana fissò i suoi splendidi occhi ammaliatori in quelli di lui . - No ; - rispose - ma tu mi nascondi qualche cosa . - Sì , e faccio male , perchè non devo avere segreti per te . Le mie assenze hanno un giusto motivo : lavoro per te e per nostro figlio . - Come ? - Non comprendi ? Noi siamo ricchi , è vero , ma voglio che Livio lo sia ancora più ; per cui mi sono rimesso agli affari . Stefana si strinse a lui con un grido di gioia . - Come sei buono ! Quanto , quanto ti amo ! - E l ' inebriò di sorrisi , di carezze . Fin da quel momento , Stefana non si curò più delle assenze del marito , anzi , le desiderava . Era la stagione dei bagni , ed ella vi si recò col bambino e la madre , in una bella villa di Pegli , presa in affitto dal conte , che rimase a Torino , facendo ogni tanto una scappata colà per abbracciare la moglie e il figlio . Stefana aveva trovato a Pegli molti conoscenti . Alla sera ella riceveva amici e conoscenti , e vegliava fino a tarda ora . Una notte tutto taceva nella villa , quando la signora Mestre , che soffriva di cuore , essendosi messa alla finestra per respirare , sentì un rumore di passi in giardino ed al chiarore della luna vide sua figlia al braccio di un uomo . Si dirigevano verso un piccolo padiglione . Quantunque il turbamento le togliesse quasi il respiro , la signora Mestre lasciò la finestra , scese con precauzione in giardino e si avvicinò al padiglione , illuminato . Da una delle vetrate guardò nell ' interno . Ciò che vide la povera donna dovette essere orribile , perchè indietreggiò con un grido di spavento e cadde distesa al suolo . La porta del padiglione non tardò a spalancarsi e Stefana si precipitò fuori , seguìta da un giovane quasi imberbe , che mostrava sul volto i segni dello spavento . - Che c ' è ? - chiese con voce soffocata . La contessa , veduto il corpo di sua madre , comprese tutto . Allora , calmissima , rivoltasi al giovane : - Vattene subito ; - disse - tu non hai nulla da temere ! - Egli disparve tosto , mentre Stefana si chinava sul corpo della madre , appoggiava il suo orecchio al cuore di lei . Quando comprese che era solo svenuta , sollevatala per le spalle la trascinò nel padiglione , la stese sull ' agrippina . La signora Mestre non tardò a rinvenire , e veduta sua figlia gridò con disperato accento : - Sciagurata ! ... Sciagurata ! ... Hai dunque l ' anima impastata di fango ? Tradire il più onesto dogli uomini , tu , madre della sua creatura ! ... - Basta ! - interruppe con impeto Stefana . - Non tediarmi . Perchè venire a spiare i miei passi come una suocera ? - Ed è così che rispondi a tua madre ? Non provi rossore al pensiero dell ' azione commessa ? Non pensi che , invece di me , poteva esser qui tuo marito ? - Stefana alzò con aria di disprezzo le spalle . - Credi che sia venuta ai bagni per far la balia al bambino ? L ' adoro , il bimbo , ma egli non deve essermi d ' inciampo . Tu sei una mamma dalle idee antidiluviane ! Io , invece , sono una donna moderna : voglio avere degli amanti , schiavi sommessi , pronti a versare tutto il loro sangue per me , e li avrò ! Voglio essere ammirata , e in pari tempo creduta da tutti la donna più onesta del mondo ! - La signora Mestre ascoltava terrorizzata quelle massime vergognose : tremava a verga a verga , anelante . - Disgraziata figliuola ! - balbettò . - Dove hai imparato un simile modo di pensare e di parlare ? Io ti ho dato solo esempi di virtù ; tuo padre era l ' uomo più onesto che esistesse , la tua istitutrice era una santa donna . E tu ... ? - L ' infelice si mise a singhiozzare . - Oh ! dimmi che vaneggi , che hai avuto un istante di follìa , - soggiunse con accento supplichevole - ma che ti penti , che il tuo cuore non è così traviato come vuoi farmi credere ! Vieni meco a pregar Dio che ti perdoni : d ' ora innanzi io non ti lascerò un solo istante ! - Lo sguardo di Stefana divenne quasi feroce . - Credi che la tua presenza m ' impedirebbe di fare il comodo mio ? - interruppe con cinismo . - Ma non voglio infliggerti un tal supplizio , e scriverò a mio marito che l ' aria di mare ti è nociva , che tornerai con lui a Torino , così non avrai più ragione di scandalizzarti . - Un singhiozzo sfuggì dalle labbra della sventurata ; ella sentiva che se rimaneva lì ancora un istante non avrebbe più la forza di ritornare nella propria camera ; onde fuggì barcollando , dopo aver gridato a sua figlia : - Che Dio ti perdoni ! - L ' infelice passò la notte in ginocchioni , chiamando in aiuto Dio e suo marito . La mattina dopo la cameriera , entrando in camera , trovò la signora stesa al suolo , immobile , morta . III . Stefana ebbe violente crisi di simulato dolore . Il conte Rossano , avvertito da un telegramma , accorse subito e circondò la moglie di delicate premure . La colonia dei bagnanti andò a iscriversi nel registro posto in una sala della villa , ma Stefana non ricevette alcuno . Il trasporto della defunta dalla villa alla stazione fu veramente commovente . Stefana , col figlio fra le braccia ed il conte accanto a lei , seguiva in vettura il carro funebre , coperto di corone , e prese posto nel vagone riservato , dove era stato messo il feretro . Al cimitero , ella volle assistere al seppellimento della salma . Per un anno , la contessa visse ritirata , non occupandosi che del suo Livio , inebriandosi al cicaleccio di lui , che non lasciava quasi mai la mammina . Poi Stefana ricominciò a frequentare la società , riprese la sua esistenza di piaceri . Livio , crescendo , le assomigliava non soltanto nel fisico , ma soprattutto nel morale : nulla aveva di suo padre , nulla ! Il conte avrebbe voluto educarlo con una certa severità ; ma come resistere alla moglie ? - Abbiamo quest ' unico figlio ; - diceva Stefana - vuoi che ci muoia per il troppo studio ? Lascialo sviluppare : per ora gli daremo una buona istitutrice , più tardi un ottimo precettore , che sceglierò io stessa . - Se Livio studiava poco , aveva in compenso una malizia innata e la profonda ipocrisia della madre . Era capacissimo di tormentare una bestia per il solo gusto di vederla soffrire , salvo poi , se compariva qualcuno , di piangere e disperarsi . Il conte lavorava da mane a sera ; la moglie faceva sperpero di denaro . Un giorno la contessa s ' intratteneva nel suo salotto con un ufficiale di cavalleria , che da lungo tempo le faceva la corte ed al quale essa aveva concesso un particolare colloquio . Mentre l ' ufficiale , inginocchiato ai piedi di Stefana , le chiedeva pietà del suo soffrire , un uscio si spalancò con impeto e Livio , il quale allora aveva sette anni , si precipitò dentro , gridando : - Mamma , c ' è il babbo ! - La malizia di quel fanciullo gli fece comprendere che quel colloquio , sorpreso dal padre , poteva cagionare un grave dolore alla madre . E quando il conte entrò nel salotto , la contessa stava tranquillamente disegnando presso un tavolino : l ' ufficiale era uscito da un altro uscio , guidato da Livio . Da questo si può comprendere l ' educazione del fanciullo e come madre e figlio dovessero adorarsi e andare pienamente d ' accordo . Un giorno il conte si recò all ' estero a cagione del fallimento di una Casa commerciale , colla quale egli era cointeressato . La sua assenza doveva essere di pochi mesi , invece si prolungò oltre un anno . In questo frattempo la contessa Stefana parve rinunciare alla vita elegante , scapigliata . Non riceveva più , si mostrava di rado in carrozza al passeggio , e la sua salute sembrava alterata . Livio la sorprese sovente sdraiata su di una lunga poltrona , pallida , affranta , piangente . - Che hai , mamma , che hai ? - le diceva coprendola di baci . - Il babbo ti ha dato qualche dispiacere ? - No , angelo mio , no ! Sono triste , senza sapere il perchè ! - rispondeva la contessa . Ma Livio non era persuaso . Egli aveva allora dodici anni e sembrava un ragazzo educatissimo : sapeva stare in società , aveva tutta la grazia e il sorriso affascinante della mamma . Ma in fondo era vizioso , indolente , e non si approfondiva in cosa alcuna . Aveva i sensi precocemente sviluppati e l ' aspetto di un arcangelo . Una mattina , quando stava per alzarsi , il cameriere gli consegnò una lettera della contessa . Livio ebbe un moto di sorpresa . - Dov ' è la mamma ? - domandò . - È partita ! - Il fanciullo strappò febbrilmente la busta , e lesse : " Amor mio ! " Ho bisogno di assentarmi dal palazzo , almeno per una settimana : lascio te , che sei un ometto , a guidare la casa . Se arrivasse tuo padre e altri chiedesse il motivo della mia assenza , rispondi che un dovere di gratitudine mi ha condotta presso la madre , ammalatissima , della mia cameriera , la quale parte con me . Conduco meco anche il cocchiere , suo marito . Mostrami in questa circostanza l ' amore che mi porti , non facendo scene per la mia lontananza e scusando cogli altri la mia partenza . Ti adoro e ti bacio . " Livio rimase impassibile . E nelle due settimane che la contessa rimase assente , egli seppe tenere un contegno da vero ometto . Quando il conte arrivò , la contessa era già tornata . Egli trovò sua moglie assai pallida , come se uscisse da una malattia , e abbracciandola si scusò della sua lunga assenza . - D ' ora innanzi , non starai tanto tempo lontano , non è vero ? - gli disse Stefana stretta al collo di lui . - Quanto mi ha fatto soffrire questa separazione , benchè avessi meco mio figlio ! - Il conte non si saziava di baciarla : era commosso della fedeltà di quella donna adorata . - In questo frattempo ho avuto anche un altro dispiacere : la mamma della mia cameriera , colei che mi ha portata in braccio piccina , è morta . Essa volle rivedermi prima di chiudere gli occhi per sempre . - Povera donna ! - Mi recai da lei con la cameriera e il cocchiere , cui essa ha lasciato una casetta di campagna con alcune vigne , ed ho dovuto , con mio dispiacere , rinunziare a quei due fidi servitori , che ormai vogliono accudire ai loro beni . - Il conte non ebbe il minimo sospetto che tutta quella storia fosse una menzogna . Ma Livio , sebbene fanciullo , non credette alle parole della madre , cui disse : - Tu menti : hai un segreto per me , e non vuoi rivelarmelo . - Lo saprai più tardi ; adesso sarebbe inutile , - rispose Stefana - ti prego di non insistere . - Gli anni scorsero . Stefana , come divorata da un pensiero tormentoso , si diede nuovamente alla pazza gioia . Il conte continuava la sua via di sacrificio , persuaso che la donna adorata meritava tutto il suo grande amore , tutta la sua devozione . Una notte la contessa si sentì colta da brividi ed ebbe ad un tratto il presentimento della sua prossima fine . Sentì agghiacciarsi di terrore : non voleva morire , senza fare una importante rivelazione a suo figlio . Con quella forza di volontà che aveva sempre distinto Stefana in tutte le pericolose circostanze della sua vita , scese dal letto , indossò una vestaglia , e barcollando si diresse nella camera del figlio . Questi , vedendola , si spaventò e chiese : - Mamma , che hai ? Tu soffri ? - Sì , caro ; - rispose ella - sento in me qualche cosa che si spezza , ed ho paura di morire . - Egli la guardava convulso . - Perchè ti sei alzata ? Vuoi che ti riconduca a letto , che mandi per un medico ? - No , più tardi ; prima voglio rivelarti un segreto che da dieci anni mi pesa sul cuore . Ascoltami . - Ella sedette accanto al letto del figlio e prese a dire : - Ti ricordi come , dieci anni fa , mentre tuo padre si trovava in viaggio , io mi assentassi da casa ? - Lo ricordo perfettamente , mamma ; ho sempre impresso le raccomandazioni fattemi nella tua lettera , e sebbene bambino , non prestai fede quando dicesti che eri partita per riabbracciare una morente . - Avevi indovinato , Livio : io non mi allontanai da Torino ; mi nascosi coi miei fidati servi in un piccolo appartamento già preso in affitto sotto il loro nome , ed in quell ' appartamento diedi alla luce un bambino , che non porterà mai il nome tuo , nè godrà del tuo patrimonio . Tuo fratello fu legalmente riconosciuto come figlio dei coniugi Ribera , che per me avrebbero fatto qualsiasi sacrifizio . Ora ti spiegherò i motivi che mi indussero a lasciar vivere quel fanciullo . " Se tuo padre fosse stato in quel tempo a Torino , non avrei potuto nascondergli il mio stato ed egli sarebbe stato felice d ' avere un altro figlio , un altro erede . " Ma io non volevo : avrei odiato quel secondo fanciullo se prendeva posto in questa casa perchè tu solo regni nel mio cuore , nell ' anima mia , tu solo fai parte di me . Se volli dare un nome a tuo fratello , lo feci perchè tu avessi più tardi un uomo da far agire a tuo talento , un uomo che ad un tuo cenno diverrà tuo schiavo e sul quale avrai un potere di vita e di morte . - Livio guardava sua madre credendo vaneggiasse . Ella comprese quello sguardo . - Tu pensi - soggiunse - che la febbre mi abbia dato al cervello , che io deliri : no , rassicurati , Livio , ho tutto il mio senno e te lo provo . " Fabio Ribera , tale è il nome di tuo fratello , fu dato a balia ad una donna che , come tutti , lo credette veramente figlio della mia cameriera . " L ' anno seguente , i due coniugi lo presero in casa , e per quattro anni Fabio visse con loro , che lo facevano pregare ogni sera per me , dinanzi al mio ritratto , dicendogli che ero la sua benefattrice . " Volle disgrazia che quando Fabio compiva i cinque anni , la cameriera e suo marito fossero portati al camposanto . Ma la donna lasciava a suo figlio una lettera , che io stessa le dettai e che , unita ad un ' altra scritta da me , consegnerai tu stesso a Fabio , quando avrà vent ' anni . " Tu leggerai quelle lettere , che non sono suggellate , prima di consegnarle a Fabio . " Egli è ora in un collegio modesto il cui rettore mi assicura che non vi è allievo migliore di lui . - Vuol dire che non mi rassomiglia ! - interruppe ridendo Livio . - Oh ! tu per me hai tutte le perfezioni , e Fabio non avrebbe mai preso nel mio cuore il tuo posto . Peraltro , tu compirai l ' opera mia verso lui , ne farai un buon operaio , e gli dirai che deve tutto a te , acciocchè sia pronto a qualsiasi sacrificio per amor tuo . Ora , caro , accompagnami nella mia camera ; voglio consegnarti quelle lettere . - Livio , vestitosi in fretta , seguì la madre , che ebbe ancora la forza di aprire il serracarte e consegnare al figlio una piccola cassetta d ' ebano , scongiurandolo di andare subito a nasconderla . Quando Livio ritornò , la contessa gli cadde fra le braccia , balbettando : - Chiama aiuto , mi sento morire ! - Livio la trasportò sul letto , poi attraversò le stanze urlando , chiamando i domestici , destando tutti . - Presto , un medico ! - gridava . - La mamma muore ! - Il conte si precipitò nella camera della moglie . - Stefana , Stefana , che hai ? - gridava , spaventato . La contessa non rispose . Aveva gli occhi fissi , immobili . A un tratto balbettò : - Aria .... aria .... soffoco .... Dio , Dio ! ... - Venne spalancata la finestra , mentre padre e figlio sostenevano Stefana per le spalle . Il medico giunse e recò alla contessa un sollievo momentaneo con iniezioni d ' etere e con l ' ossigeno ; ma dichiarò il caso disperato : si trattava di una pericardite acuta . Poco dopo Stefana chiamò : - Sebastiano ! - Il conte fu in un attimo vicino a lei , che l ' attirò al suo petto per mormorare : - Muoio .... ama molto Livio .... per me .... - Il conte rispose con un lacerante singhiozzo . Troppo lungo sarebbe descrivere la scena dolorosa che ne seguì . Ma il medico aveva ragione : Stefana entrò in agonia , indi il suo cuore cessò di battere . Se il conte Sebastiano , colpito da quella morte improvvisa , sembrò impazzire , la disperazione di Livio non ebbe limiti . Nessuno riusciva a staccarlo dal cadavere della madre , che copriva di baci appassionati . Di fronte a quell ' immenso dolore , il padre fece tacere il suo . Egli ricordava le ultime parole di Stefana e , avvicinatosi al figlio , lo sollevò , lo strinse fra le sue braccia , balbettando : - Piangi con me , Livio , piangi col tuo povero babbo , che ha pure il cuore spezzato ! - Per la prima volta il giovane ebbe uno slancio sincero di riconoscenza , per la prima volta si tenne stretto al padre , confondendo le lacrime con quelle di lui . Per molte settimane padre e figlio vagarono per la palazzina come in attesa che la contessa Stefana comparisse . Essi passavano lunghe ore nella camera di lei , dove un ritratto ad olio di Stefana la riproduceva in tutto lo splendore della sua bellezza . Un giorno il conte , stringendo la mano al figlio , gli disse : - Io mi rimetterò agli affari : tu pure cerca un ' occupazione : così potremo far tacere il nostro dolore . - Il giovane non rispose . Quel giorno stesso egli si chiuse nella sua camera ed aprì per la prima volta la cassetta d ' ebano , consegnatagli dalla madre . Conteneva due lettere , in una busta non suggellata . La soprascritta di una di esse diceva : " A mio figlio . " Era vergata da una mano a lui sconosciuta e diceva : " Caro figlio , " Questa lettera che io ti scrivo in punto di morte non ti verrà consegnata che quando avrai compiuti vent ' anni . Sarà dunque allora la voce di una morta che parlerà al tuo cuore , e tu devi ascoltarla . " Guai se tu non obbedissi a quella voce ! Io non avrei più riposo nella tomba e tu saresti maledetto per tutta l ' eternità ! " Ascoltami , dunque . Dal momento che tu sarai un uomo , dedicherai tutta la tua esistenza alla contessa Stefana Rossano , tua benefattrice . " A lei tu devi tutto , ricordalo , e qualunque cosa ti imponesse , l ' eseguirai : io stessa , tua madre , te lo comando . Sii colla tua benefattrice umile , devoto , rispettoso ; pensa che a lei sola devi la tua istruzione , che essa sola ha sopperito a tutte le spese per allevarti , per fare di te un uomo onesto . La tua vita stessa non basterebbe a pagare il debito di riconoscenza che hai con lei . " Addio , figlio mio , addio ! Ti bacio e ti benedico . Tua madre " FLAVÌ RIBERA . " L ' altra lettera era scritta da Stefana . Livio lesse : " Mio buon Fabio , " Speravo di poter compiere il voto espressomi dalla tua povera mamma prima di morire : consegnarti una sua lettera , quando tu fossi un uomo . Ma io pure cedo innanzi tempo a quella legge fatale della natura , che non dovrebbe colpire le madri , finchè sono necessarie alle loro creature . Ho il presentimento che la mia fine si avvicini , e non voglio morire senza aggiungere alla lettera di tua madre la mia ultima raccomandazione . Le due lettere ti saranno consegnate da mio figlio . " Tu sai quanto io sia stata affezionata alla tua povera mamma , e come abbia adempiuto la promessa a lei fatta di vegliare su te . Ti ho voluto bene come se tu fossi mio figlio : ebbene , su mio figlio tu riverserai tutta la riconoscenza che nutri per me , tu obbedirai ad ogni sua volontà , farai ciò che egli ti ordinerà di fare : questo io desidero . " Appena avrò chiusi gli occhi , mio figlio , il conte Livio Rossano , diverrà il tuo benefattore . " Amalo molto in cambio di tutto quanto farà per te e di ciò che io feci alla tua povera mamma ; cerca di provargli , fosse anche a costo della tua vita , la tua gratitudine ; contribuisci , per quanto puoi , alla sua felicità . " Tu sei un ragazzo assennato , e quando avrai questa mia sarai un uomo capace di dare a due povere morte la maggiore soddisfazione che possono avere da te . E quando verrai a pregare sulla mia tomba , su quella di tua madre , noi riconosceremo il suono della tua voce , e se ci dirai di averci obbedite , riposeremo tranquille , benedicendoti . Se invece tu ci disobbedissi , tua madre ed io non troveremmo più pace nella tomba e tu saresti maledetto . " Ma tu sei buono , onesto , hai cuore , e ci ascolterai . Ti mando un bacio con tutta l ' anima e ti benedico . La tua benefattrice " Contessa STEFANA ROSSANO . " Livio stette per alcuni minuti con quella lettera fra le mani . - Cara mamma ! - mormorò . - Essa ha pensato a me solo fino all ' ultimo istante ! Ebbene , per amor suo mi occuperò di Fabio , quando anche egli non mi giovasse a niente e dovesse procurarmi noie e spese . - Presa questa risoluzione , suggellò le due lettere , le mise nella cassettina , ed il giorno seguente , vestito a lutto , col volto atteggiato ad una grande mestizia , si presentava al collegio dove Fabio veniva educato . Appena diede il suo nome , venne introdotto nel gabinetto del direttore . Questi , un vecchio di modesto aspetto , dal volto spirante la più grande bontà , gli andò incontro premuroso e , con voce commossa : - Vi ringrazio , signor conte , - disse - dell ' onore che mi fate colla vostra visita . Conosco la disgrazia che vi ha colpito , e ne soffro , come ne soffre il protetto dalla compianta signora contessa . - Io sono venuto espressamente per vederlo e parlargli , - rispose Livio . - La mia santa mamma ha amato quel ragazzo come un figlio , ed io crederei di mancare al mio dovere , se non prendessi il suo posto in quest ' opera di carità . - Voi siete degno figlio della povera signora ! - soggiunse il direttore . - Sono lieto di potervi dire che il ragazzo merita davvero tutta la vostra premura : è il migliore degli allievi nostri , e vi assicuro che i vostri benefizi non andranno perduti . - Meglio così ! - Il direttore diede ordine perchè Fabio fosse chiamato . Il ragazzo non tardò a comparire nella sua uniforme del collegio . Era davvero un bel fanciullo , biondo , roseo , e Livio notò subito che gli assomigliava . Fabio , entrando , guardò prima con sorpresa Livio , poi grosse lacrime gli caddero dagli occhi , e congiungendo le mani con espressione commovente : - Non m ' inganno : - balbettò - lei è il figlio della contessa , della mia benefattrice : le somiglia tanto ! - E , prima che il conte potesse prevederlo , Fabio gli cadde ai piedi svenuto . - Vedete come è sensibile ! - disse il direttore , mentre aiutava Livio a sollevare il ragazzo , a distenderlo sul divano . - Dal giorno in cui seppe della morte della contessa , non è stato più bene . - Egli fece portare dell ' acqua e dell ' aceto , ne inzuppò un fazzoletto , che pose sulla fronte del fanciullo . Fabio aprì gli occhi ed il suo primo sguardo fu per Livio . Allora si mise novamente a piangere . Il giovane conte lo sollevò , lo strinse al suo petto . - Piangi .... piangi ! - gli disse . - Non verserai mai abbastanza lacrime per quella santa che ci ha lasciati . Io pure ho il cuore spezzato , io che ho perduto in lei la migliore delle madri . Sappi che ella non si dimenticò di te : mi raccomandò di non abbandonarti mai , e puoi star certo che il suo voto sarà esaudito . - Oh ! signor conte , io non so esprimermi , ma se potesse leggere nel mio cuore , vedrebbe quanta devozione racchiude ! La mia benefattrice mi parlava sempre di lei , ed io l ' amavo senza conoscerlo ; ora sento che sarei pronto a versare per lei tutto il mio sangue . - Grazie , Fabio ; non dimenticherò mai le tue parole . - Calmata la piena degli affetti , Livio , con un accento quasi paterno domandò a Fabio dei suoi studi , delle sue aspirazioni . - Le mie aspirazioni non sono molto alte : - rispose mestamente il ragazzo - io vorrei compiere il corso commerciale per entrare come contabile in qualche magazzino , dove potessi guadagnarmi da vivere . L ' unica mia ambizione è di rimanere a Torino per poter vedere di quando in quando lei . - Amare ed essere amato da Livio , serbare un culto profondo alla sua benefattrice , ecco ormai dove Fabio compendiava tutta la sua vita . - Tu sei proprio un bravo ragazzo ! - disse Livio baciandolo sulla fronte . - Io vado orgoglioso di proteggerti , e puoi star certo che verrò spesso a trovarti . - Infatti non passava settimana senza che il contino si recasse al collegio , e se egli ne usciva commosso dai colloqui avuti con Fabio , il povero ragazzo contava quelle ore come le più felici della sua esistenza , che radicavano in lui profondamente il desiderio di dedicarsi al suo benefattore . IV . Passato l ' anno del lutto , Livio menò vita scapigliata E dispendiosa . Il conte Sebastiano seppe presto dei disordini di suo figlio . Un giorno , durante il pranzo , egli osservò che Livio era molto turbato , per cui nell ' alzarsi da tavola gli disse : - Ho da parlarti : andiamo nel salotto da fumo . - Il giovane divenne livido , ma rispose con abbastanza disinvoltura : - Sono ai tuoi ordini , babbo ! - Seduti l ' uno di faccia all ' altro , il conte , guardando il figlio con espressione d ' immenso amore , gli disse con accento pieno di paterna tenerezza : - Perchè non hai fiducia in me , figlio mio ? Io so che hai perduto al giuoco cinquantamila lire in una notte , e per pagarle ti sei messo in mano agli strozzini . - Il giovane stava per negare , ma comprese che avrebbe commesso una pazzia . Allora pensò bene di cadere alle ginocchia del padre , e mentre grosse e bugiarde lacrime comparivano nei suoi occhi : - È vero ! - balbettò . - Perdono , padre mio , perdono : ti prometto di non toccare mai più una carta . Mai ! - Va bene ; alzati e siedi ; non ti ho detto ancor tutto . - Il giovane sembrò attendere umilmente . - Mi hanno poi detto che mantieni una ballerina , una minorenne , cui hai regalato gioielli , carrozze e cavalli , come se tu fossi un milionario .... È vero ? - Livio mostrò una certa audacia . - Sì , non lo nego ! - rispose . - Ma suppongo che la povera mamma mi abbia lasciato un vistoso patrimonio . - Quell ' allusione afflisse il conte Sebastiano . Per quanto grande fosse la sua adorazione per la defunta , non voleva che suo figlio si facesse delle illusioni . - La tua povera mamma non ha lasciato nulla , - rispose con tono grave - ed ho dovuto pagare molti suoi debiti perchè non venisse profanata la sua memoria . Non faccio un rimprovero a quella santa ; essa non conosceva il valore del denaro . - Livio era alquanto scombussolato . - La mamma mi disse più volte che ti aveva portato in dote centomila lire di reddito . - È verissimo ; ma stante la sua prodigalità , in pochi anni finì la sua dote e più della metà di ciò che io stesso possedevo . Col mio lavoro potei salvare il resto ed aumentare a poco a poco il patrimonio , riuscendo in tal modo a non turbare la tua povera mamma , a lasciarle continuare la sua esistenza di lusso . Ed è morta , ignorando tutti i sacrifizi da me fatti per lei . - Livio rimaneva a capo chino . Il conte proseguì : - Sarei però un cattivo padre se lasciassi percorrere a te la stessa china fatale , mentre ormai sei un uomo e puoi comprendere come l ' esistenza non sia fatta di soli piaceri . Io ho sempre lavorato , e d ' ora innanzi lavorerai anche tu . Pagherò tutti i debiti da te fatti , purchè tu mi prometta di nuovo di non più frequentare case da giuoco e di lasciare quella ballerina . - Te lo prometto ; - disse Livio - d ' ora innanzi mi lascerò guidare da te . - Livio mentiva come sempre . Tuttavia per qualche tempo sembrò tornasse savio . Pagati i debiti , lasciata l ' amante , si mise al lavoro . Suo padre gli affidò la contabilità . Un giorno il conte affidò al figlio ventimila lire per fare un pagamento . Appena Livio ebbe quel denaro nelle mani , fece un viaggetto di piacere con una canzonettista , ed appena a Milano , telegrafò al padre : " Non ho resistito alla tentazione . Fai tu il pagamento . Tornerò presto . " E tornò infatti dopo una settimana , completamente al verde . Questa volta il conte Sebastiano ebbe per lui parole roventi di rimprovero . Suo figlio aveva abusato della sua fiducia ; era doppiamente colpevole . Livio , invece di chiedergli perdono , si ribellò , mostrandosi quale veramente era : cinico , audace , vizioso . Voleva imporre al padre , ma non ci riuscì : il conte tenne duro , gli lesinò il denaro , gli disse che non avrebbe più riconosciuto alcun debito fatto da lui . Frattanto lo sventurato padre si sentiva morire di cordoglio . Una mattina il conte Sebastiano , còlto da grave malore , spirò in meno di un ' ora . Livio era libero ! Libero di divertirsi , di spendere , di godersi la vita , senza che alcuno controllasse le sue azioni . V . Fabio continuava con ardore gli studi , per rendersi sempre più degno del suo benefattore . Tutta l ' adorazione che il fanciullo aveva provata per la contessa , si riversò su Livio . Per Fabio non vi era nulla al mondo di più bello , di più perfetto del giovane conte , il quale se ne compiaceva . Fabio era sui diciotto anni , allorchè un giorno Livio si recò ad avvertirlo che gli aveva trovato un buon posto di contabile in un grande magazzino di mode , dove avrebbe percepito per i primi mesi sessanta lire , che sarebbero andate crescendo fino a raggiungere la cifra di centocinquanta lire mensili . Fabio ne fu felice . Livio aveva preso , a nome di Fabio Ribera , due stanzette al quarto piano di un vasto casamento in via della Rocca , pagandone il primo semestre anticipato e le aveva fatte ammobiliare con una certa proprietà . Quando vi condusse Fabio , questi , versando lacrime di riconoscenza , cadde ai piedi di Livio e gli baciò affettuosamente le mani . Fabio Ribera si presentò al magazzino indicatogli da Livio e vi fu ben accolto . Il conte Rossano regolò la vita del giovane in modo che nessuno dubitasse dei rapporti esistenti fra loro . Egli , sapendo che in quel magazzino cercavano un contabile , offrì Fabio , dicendo che gli era stato raccomandato da un gentiluomo che ne aveva fatto i più grandi elogi . Così , fu accettato . Quando Livio capitava a fare qualche compra in quel magazzino , Fabio lo salutava con rispetto , ma nessuno avrebbe mai creduto che egli fosse in relazione col conte . Non passava però settimana senza che il conte dedicasse una sera al suo protetto . In questo frattempo Livio conobbe Giulietta Lovera . Una mattina che il conte bighellonava per le strade , giunto al corso San Maurizio si fermò a guardare una giovane vestita con semplicità ma di una bellezza più unica che rara . Il conte , affascinato , le si avvicinò , e con voce soave : - Perdonatemi , signorina , - disse - ma l ' involto che portate è senza dubbio troppo pesante per voi . Permettete che io ve lo porti . - Giulietta guardò alla sfuggita quel giovane tanto gentile , e fattasi di fiamma rispose : - Ci sono avvezza , signore ; e poi , non ho da fare che pochi passi ; abito qui vicino ; grazie ! - E si allontanò in fretta . Livio le tenne dietro e la vide fermarsi presso la porta di un vasto casamento , dare una moneta ad un mendicante che le si era avvicinato , quindi sparire dentro il vestibolo . Livio si avvicinò a sua volta all ' accattone , che subito gli si rivolse implorando : - Un po ' di carità , per amor di Dio ! - Vuoi guadagnarti dieci lire ? - gli disse il conte . Il mendicante lo guardò con aria inebetita . - Dieci lire ? - ripetè , credendo di sognare . - Sì , per rispondere ad una mia domanda . - Per dieci lire rispondo a cento ! - esclamò l ' altro aprendo la bocca ad un triviale sorriso . Livio trasse dal portafogli un biglietto da dieci , che fece vedere al mendicante ; ma prima di darglielo domandò : - Chi era quella ragazza bionda che ti ha dato una moneta ? - È una lavorante che abita nelle soffitte del casamento . - Ha famiglia ? - No , signore , è sola ; suo padre era un vecchio militare . - Di che vive , costei ? - Lavora di bianco per un magazzino . - Avrà un amante , m ' immagino ! - No . Essa ha avuto delle proposte coi fiocchi , ma le ha rifiutate tutte . Qualche operaio l ' ha chiesta in moglie , ma ha fatto fiasco : essa dice che vuole sposare un impiegato o un commesso , di cui le riesca innamorarsi . - Livio diè il biglietto da dieci e si allontanò . Ormai ne sapeva abbastanza sul conto di Giulietta e formò subito il suo piano . Egli cambiò i suoi abiti eleganti in abiti più modesti ; acquistò un portafogli grande , di quelli che usano comunemente i giovani d ' ufficio ; prese in affitto una camera in via Montebello , qualificandosi per Fabio Ribera , impiegato di banca , e pose tutto il suo studio nello spiare l ' uscita della giovane . Quattro giorni dopo il suo primo incontro con lei , verso sera , la vide uscire dal casamento sola , anche questa volta con un fagotto . Egli le si avvicinò , e Giulietta lo fissò con uno sguardo crucciato . - Signorina , ve ne prego , ascoltatemi ; - diss ' egli con voce commossa - io non ho più pace da che vi ho veduta , e desidero tanto di parlare con voi perchè somigliate moltissimo a una mia povera sorella , morta a sedici anni e che io ho tanto adorata . - L ' impostore aveva le lacrime agli occhi . Giulietta si commosse ; non aveva più ragione di offendersi , e con voce debole : - Mi dispiace di avervi , senza mia colpa , rinnovato un dolore ! - balbettò . - Oh ! signorina , voi invece mi avete procurata la felicità più grande che io potessi sognare . Non vi pare che sia un conforto ritrovare in una persona le sembianze adorate di un essere che è morto ? - Avete ragione , signore ! - rispose vivamente Giulietta . - Vedete , nel magazzino per il quale lavoro , un vecchio contabile mi ricorda il mio povero babbo ; ebbene , quando lo vedo , provo una gioia sconosciuta , che egli neppure si immagina , e parlo sempre volentieri con lui . - Vedete dunque che io sono da compatire . Ma scusate se vi trattengo , mentre forse voi dovete recarvi al magazzino . - È vero . - Io non vi chiedo il permesso di accompagnarvi , perchè forse non me lo permettereste ; però avrete tutta la mia riconoscenza se , incontrandovi qualche volta , non sdegnerete di scambiare una parola con me .... Se volete prendere informazioni sul conto mio , potete farlo : abito in una cameretta al terzo piano di quella casa che vedete là ; il mio nome è Fabio Ribera , oriundo di un piccolo paese del Piemonte ; sono solo al mondo ed impiegato in una banca . - Giulietta rispose con dolcezza : - Anch ' io sono sola al mondo , signor Fabio . Mi chiamo Giulietta Lovera , vivo del mio lavoro , e nella mia povertà sto contenta . - Ebbene , giacchè la nostra sorte si somiglia , noi saremo amici , non è vero ? - Egli aveva un sembiante così onesto e sincero , che Giulietta gli stese la mano . - Oh ! sì , - esclamò - con tutto il cuore ! - Si separarono sorridendosi . Ormai Giulietta non pensava più che a quel falso Fabio , e il conte desiderava follemente Giulietta . - Ella sarà mia ; - si diceva - cadrà a poco a poco , senza accorgersene . Che deliziosa amante avrò , allora ! Come è bella ! - Ciò non impediva al conte di tenere al tempo stesso relazione con Cinzia la ballerina , con la quale più volte si era bisticciato ma con la quale sempre si riconciliava , perchè i loro caratteri , i loro sentimenti erano presso a poco uguali . Cinzia non si peritava di tradirlo allegramente con altri : Livio le era spesso infedele ; poi si raccontavano reciprocamente le loro avventure , ridendo alle spalle di chi avevano loro creduto . Questa volta però per Livio l ' avventura era più seria . Quella bellissima fanciulla dai capelli d ' oro gli stava a cuore più di quello che credesse ; non si trattava del capriccio di un ' ora , ma di un intrigo che doveva essere ben ponderato e condotto , perchè capiva che la più piccola imprudenza sarebbe bastata per far fuggire la preda . Il conte però non seppe tacere con Cinzia , e le si confidò . - Il tuo romanzetto m ' interessa ; - disse la bella ridendo - ma bada di non metterti in qualche impiccio . Le fanciulle oneste sono terribili dinanzi ad un tradimento : sta ' in guardia ! - Due giorni dopo , nel pomeriggio , Livio incontrò Giulietta , cui si avvicinò con le mani stese . - Vi recate al magazzino , signorina ? - le domandò . - No , torno a casa . - Così presto ? Con un pomeriggio tanto splendido ? Se sapeste quanto fa bene camminare dopo essere stati seduti a lavorare per molte ore del giorno ! Acconsentite che vi accompagni a fare una passeggiata sul viale ? Andremo verso Po . - Giulietta non ebbe il coraggio di rifiutare . In quei due giorni non aveva fatto che pensare a lui , provando un vero benessere al pensiero che essa occupava il cuore del giovane col ricordo della sorella morta . Come diffidare di un uomo così gentile , rispettoso , che serbava tanto culto ad una morta ? Gli occhi del giovane la fissavano con una tenerezza malinconica . Camminarono alquanto senza parlare . Poi Livio cominciò ad abbandonarsi a false confidenze . Compose un romanzetto della sua vita , dicendosi figlio di un uomo che aveva consumato tutto il patrimonio in bagordi , descrivendo le torture sofferte da sua madre , una santa , per allevare i suoi due figli , un maschio ed una femmina , buoni , onesti , amanti del lavoro . Giulietta , a sua volta , gli fece il semplice racconto della sua esistenza ; gli disse come anch ' essa vivesse di lavoro e ricordi , cercando di mantenersi sempre sulla via dell ' onestà , che i suoi cari le avevano inculcata nell ' anima . La sera era deliziosa . Nell ' aria vi era una freschezza soave ; non una nube velava il sereno orizzonte . I due giovani si erano seduti sopra una breve sporgenza , quasi in riva al Po . Non si dicevano più nulla , ma provavano un incanto nuovo , delizioso , e lasciarono scendere la notte senza quasi accorgersene . Fu la prima Giulietta a risvegliarsi da quel sogno . - Mio Dio , come si è fatto tardi ! - esclamò scattando in piedi . - Che diranno i miei vicini non vedendomi ancora rientrare ? ... - Se vi faranno qualche osservazione , - mormorò con somma dolcezza Livio , prendendole una mano - direte che avete fatto una passeggiata col vostro fidanzato . - Giulietta impallidì e chinò gli occhi confusa . - Signor Fabio ! - Egli le cinse con un braccio la vita , l ' attirò dolcemente a sè . - Perchè non unire i nostri destini ? - le chiese con accento carezzevole all ' orecchio . - Voi sarete l ' angelo custode del mio modesto focolare , ed io benedirò ancora alla vita .... Dite , Giulietta : volete essere mia moglie ? - Io sono povera , lo sapete , - balbettò . - Che importa ? Neppur io sono ricco , ma ho qualche risparmio che mi permetterà di ammobiliare un piccolo nido . Alla banca guadagno centocinquanta lire al mese , e con una moglie come voi , la nostra casa diverrà un paradiso . Oh ! non mi respingete : se rifiutate , io muoio , perchè vi amo tanto ! - Commossa , Giulietta lo guardò . - Anch ' io vi amo , - disse con quella franchezza che era il fondo del suo carattere - ed accetto con tutta l ' anima ! - Quella sera , tornata a casa , Giulietta pregò a lungo , ringraziando Dio della felicità che le concedeva e ripetendo mille volte con tenerezza il nome di Fabio . VI . Mentre succedevano queste scene , il vero Fabio Ribera disimpegnava con zelo il suo modesto ufficio , acquistandosi ogni giorno più la stima del principale . Fabio era sempre il primo al lavoro , l ' ultimo ad uscire dal magazzino . Non chiedeva mai permessi , non andava mai al teatro . - Ma come passate le sere ? - chiedevano gli altri commessi . - Studio , - rispondeva - perchè ho ancora molto da imparare . - Avete idea di cambiare posizione ? - No , ma l ' istruirsi giova sempre . - Fabio non aveva mai fatto allusione al conte : teneva per sè il suo dolce segreto . Le commesse , e non erano poche , gli rivolgevano occhiate incendiarie . Ma egli fingeva di non accorgersene . Solo una bimba pallida , dall ' aspetto un po ' sofferente , sebbene bellissima , aveva acquistata la sua simpatia . Era Ilda , che si trovava da poco tempo nel magazzino e che nonostante il fondo ardito del suo carattere rimaneva come impaurita dal contegno spesso insolente delle altre commesse . Era ancora così giovane ! Aveva appena quindici anni , ed era stata educata in convento ! Il tempo scorreva . Già da molte settimane il conte non era stato a trovar Fabio , tanto che questi cominciava ad essere inquieto , quando una sera Livio comparve con aria sorridente , ed abbracciando il giovane esclamò : - Credevi ti avessi dimenticato , non è vero ? - No , ma temevo che foste ammalato .... e soffrivo . - Povero ragazzo ! Invece io stavo benissimo , vivevo in piena luna di miele , avendo raggiunto il colmo della felicità . - Fabio lo guardava estatico . - Avete preso moglie ? - No , mio caro , ma sono stato e sono l ' amante della ragazza più adorabile che esista . Te la farò conoscere , nè avrai mai veduto nulla di più bello e perfetto . - Il conte rimase con Fabio fino alla mezzanotte e promise di tornare presto . Ma scorsero due mesi senza che comparisse . Fabio deperiva : era diventato taciturno . Passava ore intiere col ritratto del conte fra le mani , e s ' irritava contro la sconosciuta che si era impadronita del suo benefattore . Finalmente , non potendo più resistere alla smania che l ' agitava , scrisse a Livio una lettera quasi supplichevole come faceva quando era ancora in collegio . " Mio benefattore , " Ogni giorno che passa è un nuovo tormento per me non vedendovi , e pensando che mi abbiate dimenticato .... So bene che io sono misera cosa , di cui avete ragione di non curarvi : io non posso offrirvi altro che la mia devozione ; ma a voi costerebbe così poco ridonarmi la felicità ! Mi basterebbe una vostra parola scritta , o vedervi per pochi minuti . " A momenti odio quasi colei che vi distacca da me . Oh ! perdonatemi , perdonatemi , e non scacciatemi dalla vostra via , voi che avete avuto tanta bontà per me ! Se io dovessi perdervi , morirei . " Il vostro schiavo devoto " FABIO RIBERA . " Il giovane chiuse la lettera in una busta e la impostò ; poi attese col cuore palpitante , come se dovesse ricevere la risposta o la visita di una donna adorata . La mattina seguente trovò in portineria un biglietto del conte al suo indirizzo . L ' aprì e lesse : " Stasera , uscendo dal magazzino , vieni da me . Ti presenterai come commesso del mio sarto , senza dare il tuo nome : sarai subito introdotto . " Fabio , appena uscito dal magazzino , si avviò senz ' altro all ' abitazione del conte . Il domestico che gli aprì , sentito che era il commesso del sarto , gli disse : - Venite : il conte vi aspetta . - Gli fece attraversare alcune stanze elegantissime e , sollevata una portiera , picchiò ad un uscio chiuso . La voce di Livio disse : - Entrate . - Il domestico aprì per avvertire che era giunto il commesso che aspettava . - Ebbene , venga subito , - esclamò il conte - e bada bene che non ci sono più per alcuno ! - Ho capito . - Fabio era entrato e rimaneva in atteggiamento umile , rispettoso . Ma quando il cameriere ebbe richiuso l ' uscio , il giovane si slanciò ai piedi del suo benefattore , che non si era alzato dalla poltrona su cui stava seduto , e gli prese una mano coprendola di baci , balbettando : - Grazie , grazie di avermi concesso di vedervi : se sapeste quanto ho sofferto ! - Livio sembrava lusingato da quell ' omaggio affettuoso . - Povero Fabio ! Ma alzati ; ho da parlarti seriamente ! - Il giovane obbedì : sedette di faccia al conte , come questi gli aveva indicato , e lo fissò avidamente . Allora si accòrse che la fisonomia di Livio non aveva più la freschezza di due mesi prima , nè si mostrava raggiante di piacere . Una ruga gli attraversava la fronte , un sorriso pieno di amarezza gl ' incurvava la bocca . - Siete stato ammalato ? - chiese con segreta angoscia . - No , Fabio , rassicurati ; ho soltanto avuto una disillusione . Ti parlai pure di una ragazza di cui mi ero innamorato ... ? - Sì ; ebbene ? - Ebbene , caro mio , quella ragazza si è presa giuoco di me , che ho fatto tante bestialità per cagion sua . Basta , ora tutto è finito ! ma ne ho avuto uno strappo al cuore . - Miserabile sgualdrina ! - esclamò Fabio . - Se la conoscessi , vorrei farle pagar caro il dispiacere che vi ha dato ! - Livio assunse un tono dolce , commovente . - Ti ringrazio ; ma è meglio non pensarci più . Parliamo piuttosto di te . Stai per compiere vent ' anni , non è vero ? - Sì , conte . - Io sono molto contento di te , ragazzo mio : hai superato tutte le mie aspettative e quelle di mia madre : sei un vero uomo . Vado orgoglioso di proteggerti , e sebbene tu non abbia ormai bisogno del mio aiuto , potrai in qualunque occasione rivolgerti a me . - Ah ! vorrei poter dare io la mia vita per voi ! - Può darsi benissimo che un giorno o l ' altro abbia bisogno di te ! - Venga quel giorno benedetto : mi vedrà alla prova . - Non ne dubito , mio buon Fabio ; ma per ora mi basta solo il tuo affetto , la tua amicizia . E se ti ho fatto venir qui , invece di venire io da te , è stato per consegnarti una reliquia che non potevo darti prima . - E presa una cassettina d ' ebano la porse a Fabio soggiungendo : - Qui dentro troverai due lettere che ti saranno più care di qualsiasi cosa al mondo : l ' una di tua madre , l ' altra della mia , lettere scritte da quelle sante pochi giorni prima di morire . Mia madre le affidò a me , pregandomi di consegnartele quando tu avessi vent ' anni . - Fabio , tremante per la commozione , prese la cassettina e ringraziò Livio , che lo accomiatò stringendogli la mano con affetto . Poi il conte suonò il campanello , perchè il domestico accompagnasse il giovane commesso alla porta . Appena solo , un singolare sorriso dischiuse le labbra di Livio . - Com ' è ingenuo ! - pensava . Egli non aveva detto a Fabio la verità qual ' era , circa i suoi amori con Giulietta . La fanciulla , affascinata dal libertino , aveva creduto a tutto quello che egli volle darle ad intendere . Per quasi un mese Livio si condusse con lei come il più timido degli uomini , facendo bei propositi per l ' avvenire . - Come saremo felici ! - le diceva . - Alla sera , tornando a casa , troverò la mia adorata mogliettina ad aspettarmi , a farmi dimenticare le cure dell ' ufficio . Quando poi avremo un figlio .... - Giulietta tremava ed arrossiva . Livio sorrideva di quell ' adorabile confusione . Giulietta si lasciava cullare da quelle promesse , accompagnate da sguardi teneri , da dolci sorrisi . Un giorno Livio le disse come avesse trovato un bell ' appartamentino , che sembrava fatto per loro . - Voglio spendere tutti i miei risparmi per rendere il nido degno di te , - aggiunse con tenerezza . - A proposito : hai pensato alle carte occorrenti per il nostro matrimonio ? - Giulietta provò una dolce commozione . - No , non ancora ; - rispose debolmente - ma posso averle in settimana . - Brava ! Le consegnerai a me , ed io provvederò per le pubblicazioni . - Ormai si vedevano ogni giorno , ed egli era salito più volte nella soffitta di Giulietta , dove ottenne qualche puro bacio . Una mattina che il conte andò a prenderla per fare una passeggiata prima di recarsi all ' ufficio , come egli diceva , appena in istrada la prese allegramente a braccetto , esclamando : - Indovina un po ' dove ti conduco ? - Non so ! - ella rispose guardandolo , raggiante di amore . - Ebbene , ti conduco a visitare il nostro nido , che ieri ultimarono . Voglio sentire il tuo parere . - Giulietta arrossì dalla gioia . Il quartierino in parola era al secondo piano , in fondo al cortile di un vasto casamento sulla piazza Vittorio Emanuele I . Livio aveva in tasca la chiave dell ' appartamento , che era stato mobiliato in quei giorni . Entrarono in una piccola anticamera , un po ' oscura , ma nella quale Giulietta scòrse subito una bella giardiniera piena di fiori . Livio aprì l ' uscio a destra , che metteva in un graziosissimo salotto azzurro pallido . - È troppo bello per me ! - esclamò Giulietta , confusa dal piacere . Dal salotto passarono nella camera da letto , spaziosa , elegantissima . La giovane credeva di sognare . Fabio aveva fatto tutte quelle spese per lei ! Ancora poche settimane , ed ella sarebbe regina di quell ' incantevole nido ! Livio notava quella commozione , e la sua perfida anima ne gioiva . - Ti piace ? - chiese con accento carezzevole , cingendole con un braccio la vita . Giulietta lo guardò colle lacrime negli occhi . - Oh ! tanto , tanto ; come sono felice ! - Se tu sapessi quanto mi rendi contento ! Ma vieni : non hai ancora veduto la nostra cucinetta . - Era graziosa anche quella , col fornello a gas , un armadio che conteneva tutto un servito per la tavola , un cestino di posaterie , diverse bottiglie di liquori . - Vedi , - disse Livio con tono dolcissimo - i giorni feriali potremo pranzare in cucina ; le feste , voglio che ce le godiamo a tavola in salotto : non sei del mio parere ? - Tutto quello che piace a te piace a me pure . - Sei un angelo ! Intanto mi permetterai , mogliettina mia , che ti faccia gli onori di casa : ho preparato un piatto di biscottini ed una bottiglia di vecchio marsala . - Li tolse dall ' armadio . Giulietta volle aiutarlo a ripulire due bicchieri , a portarli sul vassoio . Egli la seguì colla bottiglia e i dolci . Misero tutto sul tavolino del salotto , poi Livio tolse il cappellino alla fanciulla , dicendole che gl ' impediva di ammirare i suoi splendidi capelli d ' oro . Sedettero vicini , sul divano , dimentichi del mondo intero . Duo ore dopo , quando uscirono da quella casa , Giulietta non era più pura come vi era entrata . Non sapeva come fosse caduta , nè poteva darne colpa a Livio . Egli nulla le aveva chiesto , non aveva preteso nulla , ma la voce fascinatrice di lui , le sue parole , l ' avevano immersa in un ' estasi , in cui non sapeva distinguere il sogno dalla realtà . E si era abbandonata senza riserva , incosciente , felice . Quando riprese possesso di sè , pianse a calde lacrime . Ma Livio seppe sopire il suo rimorso e farle coraggio . - Perchè piangi ? Tu hai ceduto al tuo cuore , come io ho obbedito al mio . Saremo tra pochi giorni marito e moglie . Chi potrebbe rimproverarci la nostra felicità ? - Così soffocò i suoi ultimi scrupoli . Fin da quel momento Giulietta non seppe rifiutargli più nulla , visse in pieno idillio , attendendo il giorno in cui si sarebbero sposati . Ma il libertino , ottenuto il suo intento , già pensava di abbandonare la poveretta . Egli , riannodato con Cinzia , le raccontò ridendo la sua avventura sotto le spoglie di un commesso di banca , e le chiese consiglio per liberarsi della sedotta . - Colei non sa davvero chi tu sia ? - chiese Cinzia . - No . - Le hai scritto ? - Sì , ma firmavo le lettere col nome falso , quindi non ho nulla da temere da quel lato . - Ebbene , fai scomparire il commesso di banca , ritorna il conte Livio Rossano , ed accompagnami a Montecarlo senza rivedere colei . Se tornando a Torino tu la incontrassi , fingi di non conoscerla ; se ti venisse incontro , dimostrale che si inganna . - Farò così . - Il giorno stesso portò via la sua piccola valigia dalla camera ammobiliata presa in affitto come commesso . Pagò inoltre alla padrona del quartiere che Giulietta credette ammobiliato per il loro matrimonio , il prezzo di quei giorni , ed alla sera partì con Cinzia per Montecarlo , senza curarsi della sventurata che abbandonava dietro di sè . Il conte per tre settimane fu di nuovo felicissimo con Cinzia , nonostante le perdite subite a Montecarlo . Ma la ballerina partì con un altro per la Russia , e Livio fece ritorno a Torino . Egli aveva dimenticato Giulietta . Peraltro , quasi presentisse che un giorno o l ' altro Fabio Ribera potrebbe avere parte in quest ' avventura , pensò di raggirarlo fingendosi abbandonato dalla giovane , e consegnandogli quelle due lettere che dovevano sempre più avvincerlo alla sua persona . Tuttavia nessun pensiero delittuoso era mai passato per la mente di Livio , che , datosi a nuovi capricci , continuò a dissipare il suo patrimonio , del quale stava per vedere il fondo . Fu allora che la sua buona stella lo unì a Bianca Moreno . VII . Come già sappiamo , la povera Giulietta , dopo l ' abbandono dell ' amante , tentò di suicidarsi ; ma fu salvata . L ' affettuosa premura dei vicini le rese poi il coraggio di vivere . Quando fu madre , allevò con amore la sua creatura , pur continuando a lavorare per guadagnarsi la vita . Il nome di Fabio Ribera non era più uscito dalle sue labbra , ma la giovane non lo dimenticava . Spesso , seduta accanto alla culla della sua creatura , il suo pensiero correva al bel giovane che aveva appassionatamente amato , o rileggeva le lettere di lui , e calde lacrime le scorrevano dagli occhi . Menzogna , l ' amore ! Menzogne , i giuramenti ! Erano trascorsi tre anni . Una mattina , Giulietta , affidata Gina a Teresa Pavin , era uscita per riportare del lavoro . Giunta in via Garibaldi , una carrozza padronale si fermò vicina a lei . Ella si volse istintivamente a guardare chi scendeva , e credette ad un tratto di cadere a terra fulminata . Dalla vettura era sceso un bell ' uomo , elegantissimo , che aveva i lineamenti di Fabio Ribera . Egli porse poi la mano ad una giovane di una bellezza maravigliosa , dicendole con una voce che la povera Giulietta riconobbe tosto : - Fa ' adagio , Bianca ! - La coppia entrò in un negozio , e Giulietta rimase immobile , stupidita , come fuori di sè . Fu scossa dalla voce dello staffiere , ch ' era sceso dalla cassetta e che , vedendo quella bella ragazza , non si lasciò sfuggire l ' occasione di farle un complimento . Giulietta , assalita da un ' idea improvvisa , sorrise all ' audace staffiere , esclamando : - La vostra padrona è più bella di me ! - La signora contessa è bruna ed a me piacciono le bionde ! - rispose lo staffiere . - Ah ! è una contessa ? - Meritereste d ' esserlo anche voi ! - Ed è suo marito , quel signore che l ' accompagna ? - Sì , è il conte Livio Rossano . - Che ella si fosse ingannata ? Ma no , era lui , proprio lui ! - Il conte Rossano ? - ripetè sorridendo . - Ah ! mi pare di averlo sentito nominare ... - .... per aver corso molto la cavallina con belle ragazze pari vostro , - sussurrò in fretta e piano lo staffiere . Giulietta si sentì torcere il cuore ; tuttavia soggiunse con aria maliziosa : - Ah ! lo so .... Abita sul corso .... - Fingeva di cercare il nome , come se non lo ricordasse . - .... Palestro , - disse lo staffiere . - Sì .... sì , è proprio lui ! - proruppe ridendo Giulietta . - E tal padrone , tal domestico . - Si allontanò , lasciando lo staffiere intontito . Ella camminava in fretta , con la testa in fiamme . - Ah ! l ' infame , - mormorava - era un conte , e si è finto un semplice commesso di banca ! Il nome datomi era falso .... Ma lo smaschererò ; forse sua moglie ignora tutto . Essa è bellissima ed ha il viso di buona . Se mi recassi da lei ? Merita forse , quel miserabile , di essere un marito felice ? - Giulietta si guardò bene dal far parola con alcuno di quell ' incontro ; ma formò subito il suo piano . Ella si recò sul corso Palestro , ed entrata da una lattivendola , le disse : - Scusate , abita qui vicino la contessa Bianca Rossano ? - Precisamente : la servo io di latte . Che buona signora ! È proprio un angelo ! - Non sapete se cerca una cameriera ? - Qualche tempo fa , sì , me lo disse Celia , la prima cameriera ; ma credo che ora abbiano trovato . - Peccato ! - disse Giulietta . - Sarei andata volentieri in quella casa , dove si deve star bene . - Per la contessa , sì . Ma il conte è una vecchia volpe ! Ne ha fatte e ne fa di tutti i colori ! - Buono a sapersi ! Se è così , non invidio le cameriere di quella casa . - Giulietta salutò la lattivendola e se ne andò . Frattanto si propose di accertarsi che il conte Rossano e Fabio Ribera fossero veramente un solo uomo . La sera , affidata Gina a Teresa con un pretesto qualunque , si mise a spiare vicino al palazzo e ne vide uscire il conte . Gli tenne dietro . Quando fu giunto ad una svolta del viale , Giulietta gli si avvicinò , e battendogli sulla spalla : - Buona sera , Fabio Ribera ! - disse a voce alta . Il conte si volse , pallido come un sudario . Riconobbe Giulietta , ma volle fingere la sorpresa . - Dite a me , signorina ? - chiese con brusco accento . - Sì , non fare quell ' aria stupida ! - rispose Giulietta sollevando arditamente la bella testa . - Oh ! so bene adesso che il mondo ti conosce per Livio Rossano ; ma per me sei Fabio Ribera , commesso di una banca .... fallita . - E la giovane diede in una risata piena di sarcasmo , di amarezza , di disperazione . - Io non vi comprendo , signorina ! - arrischiò il conte . - No ? Ebbene , andrò a spiegarmi con tua moglie , e quando le avrò raccontato la mia storia e mostrato le tue lettere , sono certa che c ' intenderemo . - Livio fremette , e con voce tremante , in preda alla più grande agitazione : - No , tu non lo farai , Giulietta ! - balbettò . - Ah ! mi riconosci , adesso ? Ricordi ancora il mio nome ? - Io non ti ho mai dimenticata , - diss ' egli ritrovando a un tratto tutto il suo spirito , preparandosi a scolparsi . - Vieni , andiamo a casa tua , ti spiegherò tutto ; vedrai che non sono colpevole come forse pensi . Le apparenze ingannano .... - Davvero ? Ebbene , a casa mia non riporrai più piede ; ma conducimi dove vuoi , foss ' anche in un luogo infame , come facesti quando ero ancora una fanciulla onesta , purchè possa una buona volta gettarti sul volto tutte le tue viltà . - Il conte era sulle spine , perchè la giovane andava alzando la voce . Ma fece uno sforzo su sè stesso e disse vivamente : - Ebbene , vieni . - Si mise a camminare rapidamente e Giulietta lo seguì . Giunsero ad una stazione di vetture . Il conte aprì lo sportello di una di esse , perchè la giovane vi salisse . Ella non si oppose . Livio si rivolse al vetturino , gli dette con voce ferma un indirizzo , poi salì accanto a Giulietta . Non scambiarono una parola fino a quando la vettura si fermò . Allora il conte disse alla giovane : - Aspettate un momento . - Saltò a terra e disparve nel vestibolo di un bel palazzo . Salì al terzo piano , sonò all ' uscio di destra . Una giovane cameriera venne ad aprire . - È in casa la signora ? - Sì . - Un uscio si schiuse e comparve Cinzia . - Oh ! che piacere ! - esclamò , facendo l ' atto di saltargli al collo . Ma vedendolo pallido , colla fronte corrugata , ristette . - Che hai ? - Andiamo nella tua camera : ho bisogno di dirti due parole in fretta . - Cinzia si affrettò ad introdurlo . - Che c ' è dunque ? Che ti succede ? Il conte la informò di quanto accadeva , e soggiunse : - Bisogna assolutamente che io conceda a Giulietta il colloquio che mi chiede . Tu mi cederai il salotto , e te ne andrai con Rosetta . - Rosetta la manderò fuori , ma io , caro mio , rimarrò qui , perchè voglio sapere la parte che debbo fare . D ' altronde , fra noi , lo sai , non devono esserci segreti .... Se rifiuti , conduci pure la tua colomba in altro luogo . - Il conte fremeva , ma fu costretto a cedere . Egli ridiscese di volo le scale e fece salire Giulietta in casa della ballerina . Appena entrato nel salotto , il conte gettò il cappello su di una poltrona e fece l ' atto di inginocchiarsi dinanzi a Giulietta . Ma la giovane lo guardò con disprezzo . - È inutile che ricominciate l ' ipocrita commedia ! - disse . - Se la ingenua fanciulla vi cedette , la donna saprà mantenere la propria dignità . - Non mi sarà permesso di scolparmi ? ... - Scolparvi ? Come lo potete ? Sarei curiosa di saperlo . - Ella aveva assunto un tono beffardo , altero . Livio parlò dapprima a voce bassa , velata , ma che si fece a mano a mano più forte : - Sono stato un miserabile , un infame , non lo nego , ma l ' amore che voi m ' ispiraste al primo vedervi mi fece perdere la testa . - L ' amore ! - interruppe Giulietta ironica . - Sì , io vi amai al nostro primo incontro , ed avrei voluto presentarmi a voi sotto le mie vere spoglie . Ma seppi che il vostro sogno era di sposare un impiegato o un commesso , e per attirarvi a me v ' ingannai , ma adorandovi come nessuna donna è stata adorata . - Ed è questa la vostra discolpa ? - esclamò fremente di sdegno Giulietta , fissando sul conte gli occhi fiammeggianti . - Vi piacqui , e per passare il tempo ingannaste la povera operaia che nulla sapeva della vita , che non sospettava gl ' intrighi dei vostri pari . Un giorno , stanco del vostro capriccio , mi abbandonaste , senza pensare che forse questa misera tradita era madre ! - Il conte indietreggiò . Giulietta seguitò , animandosi : - La vostra infamia cangiò ad un tratto il mio amore in un profondo disprezzo , e l ' uomo che doveva abbellire la mia vita divenne per me un oggetto d ' odio , di terrore . Ma io pure ero stata colpevole , e non perdonavo a me stessa il mio fallo . Mi rinchiusi in una solitudine assoluta , accettai rassegnata la mia maternità , mi dedicai alla mia creatura , nè mi curai di venire in cerca di voi . Vi avevo dimenticato , quando il caso volle che v ' incontrassi . " Seppi allora come il sedicente Fabio Ribera non fosse che il conte Livio Rossano . " Seppi inoltre che la contessa vostra moglie ignora la vostra perversità , si crede adorata , mentre voi la ingannate con avventuriere . " Se mi avessero detto che eravate un buon marito , forse non mi sarei neppure curata di rivedervi ; ma nel sapere che vi prendete giuoco anche della più onesta delle mogli , ho sentito di odiarvi come non vi avevo odiato per il vostro tradimento . " Ed ho trovato la mia vendetta . " Non è giusto che l ' ipocrita abbia sempre a trionfare : io vi smaschererò dinanzi a vostra moglie . - Il pallido volto di Giulietta si era fatto di fuoco , i suoi occhi fiammeggiavano . Il conte la guardava , e gli pareva più bella così audace , minacciosa , che umile e tenera . - Fai pure , - disse - ma un giorno rimprovererai te stessa di avermi giudicato più colpevole di quello che sono . " Tu ignori , Giulietta , che cosa sia il mondo nel quale io vivo . Non scuso affatto la colpa commessa verso di te : ma ascoltami . " Io non potevo sposarti , perchè quando ti conobbi ero già rovinato , e per me , avvezzo allo splendore , alla ricchezza , la miseria è peggiore della morte . " Se fossi nato un povero operaio , anch ' io forse sarei stato migliore . Ti amavo , ripeto , ma avevo in disgusto la povertà . E quest ' orrore lo sentivo anche per te . Avrei voluto farti un trono d ' oro , vederti regnare sopra tutte le altre donne . Ma se allora ti avessi detto tutto ciò , tu , fiera ed onesta , non mi avresti amato . Allora ricorsi all ' unico mezzo che mi restava per legarti a me per sempre : farti mia , colla promessa che saresti mia moglie ; e ci riuscii . " Ma credi che questo bastasse a saziare l ' amore quasi feroce che mi avevi ispirato ? No ! Il mio sogno persisteva . Volli essere di nuovo ricco , e soltanto per te , e sposai una donna che non amavo , per avere i suoi milioni da offrirti . - Giulietta rivolse il capo con disgusto . - La vostra infamia mi stomaca ! Potevate mai sperare che io divenissi la vostra amante , calpestando una donna che io rispetto per quanto disprezzo voi ? - Credi forse che io non mi disprezzi ? Eppure per te commetterei anche un delitto ! Sì , sì : ad un tuo cenno mia moglie sparirà dal mondo , e noi potremo essere ancora felici con la nostra creatura . - Le si era avvicinato fremente . Giulietta lo respinse con orrore . - Sciagurato ! - esclamò . - Se ancora avessi nutrito un atomo di tenerezza per voi , le vostre parole l ' avrebbero distrutto . Povera contessa , caduta nelle vostre mani ! Ma no , non è giusto che essa continui ad illudersi sul conto vostro ; mi parrebbe di essere vostra complice se non la illuminassi ! - Livio si morse a sangue le labbra . - L ' avvertirai ? - chiese fra i denti . - Sì ! - rispose Giulietta freddamente . - A noi due , dunque ! - esclamò Livio . - Io ti ho offerto la pace , e tu vuoi la guerra . Sia . Ti do tempo un mese a pensarci . - Non attenderò tanto per smascherarvi . - Giulietta ! - Il volto di lui prese un ' espressione così terribile , che la giovane credette fosse giunta l ' ultima sua ora . Allora pensò alla sua bambina , che senza lei sarebbe rimasta sola al mondo . E tutta la sua energia cadde ; una lacrima corse nei suoi occhi e balbettò : - Ebbene , no , non parlerò ! - Il volto di Livio espresse il trionfo . Giulietta fuggì da quella casa come pazza . Livio non aveva fatto un moto per trattenerla , ma nei suoi occhi era un lampo sinistro . - Ella parlerà , ne sono sicuro ! - pensava . - Ma io saprò chiuderle la bocca . - Una mano che gli batteva sulla spalla lo fece trasalire . Era quella di Cinzia . - Hai sentito ? - chiese il conte sorridendo . Cinzia era più pallida del solito . La voce le uscì come un sibilo dalle labbra : - Ho sentito tutto , e ti dico una cosa sola : mi fai orrore ! - VIII . Fabio Ribera era al colmo della felicità . Amava ed era amato . Ilda sarebbe presto sua moglie . La dolcezza infinita , la gravità melanconica di Fabio si affiatavano mirabilmente con la fierezza dei sentimenti di Ilda , il suo fascino incantevole . Una sera che il conte si era recato a trovare il suo protetto , si accòrse che un cambiamento era avvenuto in lui . Fabio sembrava più bello , aveva l ' aria felice . Livio intuì subito la verità . - Sei innamorato ! - gli disse sorridendo . Fabio arrossì e rispose : - È vero . Amo una fanciulla bella e buona , la quale mi corrisponde : è una commessa del magazzino dove mi avete impiegato . - Il conte fece una smorfia . - Una commessa ? Una civettina che vorrà imbrogliarti . Fabio , ricordati come anch ' io sia stato giocato da una fanciulla dal volto d ' angelo . - Colei non aveva cuore ! - interruppe Fabio . - Ma io sono certo della fedeltà di Ilda , del suo amore per me . - Il conte rideva . - Tu sei un ingenuo , e nulla conosci del mondo e della vita . È così facile , alla tua età , ingannarsi ! Ma io che sono più vecchio di te e t ' amo come un figlio , vedrò e giudicherò la tua prescelta . - Il volto di Fabio si era illuminato . - Quanto siete buono ! Per certo , quando conoscerete Ilda , approverete la mia scelta . - Ebbene , avvertila che domenica sera mi condurrai con te . - Grazie , grazie ! - Livio fu puntuale all ' appuntamento . Egli rimase soggiogato dalla bellezza della fanciulla , e provò una gioia infernale al pensiero di tentarla , di contenderla al fratello . Ilda peraltro provò subito per il conte una ripugnanza istintiva , ebbe il presentimento che quel gentiluomo dal sorriso mendace le porterebbe disgrazia . Livio comprese che non riuscirebbe a vincere il cuore di quella fanciulla e provò una rabbia interna , che si guardò bene dal dimostrare , ma giurò a sè stesso che Ilda sarebbe sua . Il conte aveva quasi dimenticato le sue minacce a Giulietta , allorchè una mattina incontrò la sventurata vicino al suo palazzo . Ella , nel vederlo , divenne pallida , ma non abbassò gli occhi dinanzi allo sguardo di lui . Sembrava minacciarlo . Il conte le si avvicinò . - Di dove vieni ? - le domandò con arroganza . - Parlate a me ? - disse a voce alta Giulietta . Il conte cambiò subito espressione . - Scusate ; - disse - vi avevo presa per la cameriera di mia moglie . - E si affrettò ad entrare nel palazzo . Il portinaio passeggiava sotto il vestibolo . - È stata qui una giovane bionda a chiedere della contessa ? - domandò . - No , signor conte . - Bene : se venisse , dirai sempre che la contessa non riceve . - Livio non era tranquillo . Quel giorno pensò sempre a Giulietta , e la sera , mentre si recava dalla fidanzata di Fabio , si fermò di botto , dicendo : - Ho trovato ! Toglierò di mezzo una donna che mi è divenuta odiosa , getterò tanto fango su Fabio , che Ilda non dovrà più provare che orrore per lui , e tutto andrà per il mio meglio ! - La mattina seguente scrisse a Fabio : " Mio caro fanciullo , " Mentre scrivo queste parole , tremo dalla febbre , dal dolore .... " Ieri ero felice : oggi tutto si rivolta contro me : e soffro tanto , che vorrei morire . " Non posso scriverti di più , mi si confonde la vista dal pianto ; vieni stasera nel mio quartierino da scapolo , dove passammo insieme tante ore , ricordando la nostra cara morta . Di faccia al ritratto di lei troverò il coraggio di dirti tutto , di chiederti un sacrificio . " Colui che ti protegge e ti ama . " La sera , Fabio , pallido da far pietà , sonava con mano convulsa all ' appartamento indicatogli dal conte . Livio vi si trovava da un ' ora . Il gentiluomo sembrava invecchiato di vent ' anni : i suoi occhi portavano le tracce delle lacrime versate . - Grazie di essere venuto ! - balbettò vedendo Fabio . Questi gli disse : - Che cosa vi è accaduto ? Ditemi tutto , e se la mia vita stessa è necessaria per sollevarvi , prendetela ; è vostra . - Il conte gli gettò le braccia al collo , tenne la testa appoggiata alla guancia di lui , e per qualche minuto non seppe che pronunziare : - Fabio ! Fabio ! Fabio ! - Poi si calmò alquanto , e sollevando la testa , proruppe con un tremito nella voce : - Ti ricordi , Fabio , di quella sciagurata che ebbi la follia di amare e m ' ingannò vilmente ? - Volete parlare di Giulietta Lovera ? - interruppe il giovane . - Sì , di lei , il mio genio crudele , Ed io che non volevo credere ai presentimenti ! ... - Si passò la mano sulla fronte e proseguì : - Ero felice , non pensavo più a lei , da che ho sposato la donna che adoro e dalla quale sono adorato . Ma ora la mia felicità sta per distruggersi .... e più ci penso , meno so come porvi rimedio . E tutto per lei .... per Giulietta . - - Ma che pretende ancora , quella sciagurata ? Che vuol fare ? - Il conte rimase per un istante silenzioso , come affranto . Egli recitava la parte che si era prefisso con un ' arte che avrebbe ingannato chiunque . - Te lo dirò ! - rispose a voce bassa , soffocata . - Giulietta ha saputo che sono ammogliato , ricco , felice , ed è venuta a ricercarmi . Ella mi ha minacciato di presentarsi a mia moglie , di consegnarle delle lettere che ebbi la debolezza di scriverle , di raccontarle che io , dopo averla resa madre , l ' abbandonai con una creatura . - Miserabile ! - proruppe Fabio . - Come può inventare simili infamie ? - Giulietta è capace di tutto . - Ebbene , avvertite voi stesso la contessa ! - Oh ! no .... mai ! - esclamò con slancio il conte . - Dovrei confessarle di avere amato quella sciagurata , e Bianca non me lo perdonerebbe , perchè la cara bimba si è illusa di essere stata l ' unico amore della mia vita ed io non voglio distruggere un ' illusione che forma la sua felicità . - Volete che mi rechi io stesso da Giulietta , la induca a desistere dalle sue minacce ? - Povero ragazzo ! - interruppe il conte - ella ti riderebbe sul viso . Oh ! se ci fosse ancora la mia povera mamma , saprebbe darmi un consiglio ! - E volgendo i suoi sguardi sopra una fotografia della contessa Rossano , disse con accento lacerante : - Mamma , mamma , vieni tu in mio aiuto , ispira a me o a Fabio un mezzo per allontanare il pericolo ! - Anche Fabio aveva rivolti gli occhi al ritratto della contessa , ed in quel momento ricordò la lettera da lei vergata prima di morire , come ricordò le supreme parole di sua madre . Entrambe quelle morte l ' incitavano a sacrificare la sua vita , l ' onor suo per il suo benefattore . Avrebbe egli esitato ? Esse stesso gli inviarono una suprema ispirazione . - Il mezzo ci sarebbe , - disse - e , per quanto terribile , io stesso non esiterò a compierlo . - Rialzò il capo : gli sguardi dei due uomini s ' incrociarono e parvero comprendersi . - Tu vorresti ucciderla ? - disse Livio a voce bassa . Fabio rispose : - Sì .... sono disposto a commettere anche un delitto per rendervi la tranquillità . - No ; è troppo ! Sarebbe una vigliaccheria la mia se accettassi . Ma la tua risoluzione è buona : io stesso sopprimerò Giulietta . - Grosse lacrime sgorgarono dai suoi occhi , ma le asciugò rapidamente , come se arrossisse della sua debolezza . - Voi , esporvi al pericolo di essere arrestato , condannato come assassino ? - proruppe con slancio Fabio . - E credete che io potrei permetterlo ? A me solo tocca a sacrificarmi , e lo farò . Il vostro nome non deve neppur venire pronunziato . - Il conte volle dargli l ' estremo colpo . - Non pensi a Ilda ? - mormorò . Un lungo sospiro sfuggì dal petto di Fabio , una lacrima velò i suoi occhi ; ma vincendosi subito : - Prima di Ilda ci siete voi , voi , cui tutto debbo ! - esclamò . - Sì , lo ripeto , io solo terrò da voi lontana la disperazione . Voi partirete da Torino con vostra moglie acciocchè nessun sospetto possa sfiorarvi , e checchè accada , il vostro nome non uscirà dal mio labbro . - Fabio si era andato animando . Aveva l ' esaltazione dello schiavo credente che tutto sacrificherebbe per il suo idolo . E l ' idolo del povero commesso era il conte Livio . Ah ! se avesse potuto leggere nel cuore di lui ! Il conte non dubitava delle parole di Fabio ; egli sentiva di tenere la sua vittima nelle mani . - Oh ! Fabio , Fabio mio , dovrò dunque a te , a te solo la mia liberazione ! - Egli si stringeva a Fabio , chiamandolo suo salvatore , affascinandolo con tenere parole , e consigliandogli quanto desiderava con una destrezza infinita . Fabio lasciò il conte a mezzanotte , e tornò a casa vacillando come un ubriaco . Quando fu solo nella propria camera , si sgomentò . Assassino ! Sarebbe un assassino ! E Ilda ? Il pensiero della sua adorata gli produsse una vertigine . - Ella resterà libera , - mormorò - sarà felice con un altro ! - In quella notte sognò la contessa Rossano e la madre . Le due morte uscivano dalla tomba per dirgli : - Compi il tuo dovere se non vuoi essere maledetto da noi . Quella donna non deve più vivere , è necessario che ella muoia per la felicità di Livio . - Fabio si alzò come ipnotizzato , Fin da quel momento la sua risoluzione fu presa . Alla sera , quando si trovò con Ilda , le parlò di un suo prossimo viaggio per alcune carte concernenti il loro matrimonio , La fanciulla non doveva aver sospetti . Fabio accomodò le cose in modo da non suscitare il minimo dubbio . Una volta lontano da Ilda , si sentì più calmo . Il conte gli aveva consegnato una chiave della soffitta di Giulietta , dandogli i consigli necessari per l ' adempimento del truce misfatto . Il carnevale favorì l ' assassino . La sera prima del delitto , durante un ' assenza di Giulietta , Fabio potè penetrare nella soffitta della sventurata , studiarne la disposizione dei mobili , degli oggetti . La notte egli non dormì . Rilesse ancora una volta la lettera della madre e quella della contessa , e dopo averle baciate , le strappò a minutissimi pezzi . La mattina seguente acquistò gli abiti da pierrot ; la sera pranzò macchinalmente , ingoiò due bicchierini di cognac . Era livido sotto la biacca che gl ' impiastricciava il volto . Quando entrò , verso le undici , nel casamento abitato da Giulietta , aveva il cervello in fiamme e con la mano destra stringeva convulsamente un coltello , che teneva nella tasca dei calzoni . - La colpirò nel sonno , nessuno se ne accorgerà e avrò il tempo di allontanarmi tranquillamente . - Ma nell ' avvicinarsi all ' uscio della soffitta gli tremavano le gambe . Udì un rumore di voci e di passi : comparve lo studente Aldo , col misterioso domino . Fabio attese un istante , poi entrò risoluto nella soffitta di Giulietta : tenebre profonde . Egli accese un cerino e , veduta sulla tavola una candela , si accostò . Giulietta , svegliatasi ad un tratto , si sollevò sul letto terrorizzata . - Chi siete ? Che volete ? - chiese con voce soffocata . Di un salto Fabio le fu sopra . - Tacete ! - disse a denti stretti . Ma Giulietta , che lo guardava cogli occhi spalancati , mandò un ' esclamazione : - Assassino ! Ti riconosco ! Lasciami , o griderò a tutti che il conte Livio Rossano .... - La sventurata non finì . Il nome evocato fece tacere il senso di pietà sorto , a suo malgrado , nel petto di Fabio . Egli alzò la mano armata di coltello e colpì . Un grido sinistro echeggiò nella stanza : il colpo non aveva dato nel segno . Coi capelli irti , smarrito , ansante , Fabio alzò una seconda volta la mano . Allora avvenne una lotta terribile fra l ' assassino e la vittima . Egli colpiva , colpiva sempre , e quando vide Giulietta cadere rantolante , si slanciò verso l ' uscio , l ' aprì . Ma una donna gli sbarrava il passo : Teresa . Il resto è noto . IX . Il conte Livio , nascosto nel salotto attiguo alla camera da letto di Ilda , aveva evocato il passato , provando una gioia strana nel ricordare la parte assunta verso Fabio , la sua vittima , che gli aveva fatto olocausto della vita , dell ' onore . Mentre così rifletteva , Livio sentì un fruscìo di abiti e quasi tosto la voce di Ilda che diceva : - Marietta , tu puoi andare a dormire : il signor Aldo rimane qui a discorrere con me . Lascia aperta la vetrata della galleria , così lo farò uscire da quella parte , senza disturbare alcuno . Metti qui il soprabito ed il cappello . - Sì , signora . - Ilda e lo studente erano entrati nel salotto : l ' uscio fu chiuso . - Perchè non volete che mi ritiri ? - chiese Aldo con dolcezza . - Perchè temo per voi ! - rispose Ilda . - Il cuore mi dice che il conte si è appostato fuori del palazzo per attendervi , e non voglio che vi allontaniate fino a giorno . - Si erano seduti vicini sul divano . Livio stringeva i denti per soffocare la rabbia interna che lo divorava . - Che ne pensate del conte ? - chiese ad un tratto Ilda . - Penso che è innamorato di voi e che deve odiarmi , credendomi vostro amante . - Bisogna lasciarglielo credere ; - soggiunse Ilda - è l ' unico mezzo per giungere al punto che io e il signor Moreno desideriamo : fargli confessare che fu lui l ' istigatore dell ' assassinio della povera Giulietta . - E da questa confessione , che possiamo sperare ? - esclamò Aldo , - Bianca sarà sempre avvinta a quel miserabile . - No ; - rispose con voce cupa Ilda - se il mio sogno è di far comparire chiara l ' innocenza di Fabio , il sogno del signor Moreno è di liberare la figlia dalle mani di un mostro . Egli ha deciso : o il conte si farà giustizia colle proprie mani , o il signor Moreno l ' ucciderà . - Io solo voglio punirlo ! - interruppe Aldo . - Lo provocherò a duello . - No , non dovete farlo , per Bianca ; sapete quanto vi ama ! - Un fremito agitò Livio dal capo alle piante . - Ed io l ' adoro come si adora gli angeli del Cielo ! - disse con esaltazione il giovane . - Per lei , sono pronto a soffrire tutto . Ora è necessario star divisi , perchè così vuole il signor Moreno , ma la mia vita , i miei pensieri sono tutti per lei . Ah ! perchè non dovevamo conoscerci che in quella notte fatale dell ' assassinio ? - Era destino ! - mormorò Ilda . Rimasero per un istante silenziosi . La giovane riprese la parola . - Se il conte potesse indovinare che suo suocero conosce tutte le sue infamie ed è sul punto di punirle ! Se sapesse l ' odio che io provo contro di lui ! - Avete osservato il suo pallore , allorchè parlammo della sua rassomiglianza col condannato ? - osservò Aldo . - Il signor Umberto Trani vuol riguardare tutti gli atti concernenti il passato di Fabio , per scoprire qualche nuovo punto che possa darci la chiave del mistero . - Comunque , - osservò Ilda - Fabio non smentirà la sua confessione , non accuserà mai il conte , dovessero sottoporlo a qualsiasi tortura . - Vi sarebbe forse un mezzo per farlo parlare , - disse Aldo . - Informarlo come il conte abbia tentato di sedurvi . - Bisognerà parlarne al signor Moreno . - Rimasero un altro poco in silenzio . - Voi siete stanca ; - disse Aldo - andate a riposare . Io rimarrò qui ad attendere il giorno scrivendo , se vi compiacerete darmi un foglio ed una penna . - Venite : vi condurrò nella camera attigua alla mia dove troverete uno scrittoio con tutto l ' occorrente . - Essi lasciarono il salotto . Il conte stringeva i pugni in una convulsione di rabbia . Ciò che aveva sentito gli sconvolgeva il cervello . Sentì degli usci che si aprivano , si chiudevano , poi il passo di Ilda strisciò sul tappeto della sua camera , quindi un lieve scricchiolio del letto fece capire al conte che la giovane si era coricata . Passò un ' altra mezz ' ora : più nessun rumore ; tutti dormivano nella casa . Allora il conte lasciò il suo nascondiglio e si avvicinò all ' uscio aperto della camera di Ilda . Al chiarore della lampada , egli scòrse la giovane stesa sul letto , in sottana e accappatoio . Dormiva , stanca della serata . Sul comodino scintillavano i gioielli di lei . Quei gioielli abbagliarono il conte e fecero sorgere nella sua testa un ' idea , che volle mettere in esecuzione . Si appressò in punta di piedi al letto , poi , afferrato un asciugamano , con atto fulmineo ne coprì il capo della disgraziata . La vittima , svegliatasi , si dibatteva , ma non poteva sciogliersi da quel laccio , mandare un grido . Intanto Livio , chino su lei , le diceva con voce alterata : - Hai voluto trattenermi : peggio per te . Sei bella , mi seduci quanto Bianca , più di lei , e ti voglio ! - Ilda faceva sforzi supremi per liberarsi da quella stretta , ma inutilmente : egli premè più forte le dita . Allora le braccia della sventurata , che si erano avvinte disperatamente a lui , caddero inerti sul letto ; il corpo rimase immobile . Il conte credette di averla strangolata e la lasciò . Ilda non fece il minimo movimento . Livio non ebbe il coraggio di toglierle l ' asciugamano dal viso . Vi era però qualche cosa in lui più potente ancora dello spavento : il calcolo abietto fatto poco prima . Egli afferrò i gioielli che erano sul comodino , e recatosi nel salotto vicino , prese il soprabito di Aldo e nascose i gioielli nelle sue tasche . Poi aprì la porta del salotto , entrò nella galleria lasciata aperta dalla cameriera , passò nelle sale deserte , e dall ' anticamera scese in istrada senza incontrare alcuno . Una volta fuori respirò : era salvo . Tutto si rivolgeva contro Aldo . Egli si diresse al proprio palazzo , si coricò , e , affranto , non tardò a addormentarsi . Appena risvegliato , un pensiero dominò tutti gli altri : egli aveva ucciso Ilda . Ma l ' idea che Aldo , l ' amante di sua moglie , sarebbe accusato , fece tacere la sua angoscia . Il cameriere l ' avvertì che la contessa e il suocero erano usciti assai presto . Che voleva dire quell ' assenza della contessa col padre ? Erano già stati avvertiti dell ' avvenuto ? Ilda era morta ? Aldo , arrestato ? - Vai a prendermi i giornali del mattino ! - disse al cameriere . Ma non vi trovò nulla di ciò che desiderava sapere . Eppure in città erano ormai informati dell ' avvenuto . Quando Aldo si era ritirato nella camera attigua a quella di Ilda , il suo pensiero fu di attendere il giorno scrivendo a Bianca le impressioni di quella notte . E cominciò : " Mia Bianca adorata , " Presso la camera di colei che tutti credono la mia amante , mentre attendo il momento propizio di ritirarmi , racconterò a te sola tutti gli eventi di questa notte . " Ho avuto bisogno di tutta la mia forza di volontà per apparire tranquillo allorchè comparve tuo marito , l ' uomo che odio con tutta l 'anima." Aldo si fermò un istante di scrivere , perchè gli parve di udire un gemito . Stette un momento in ascolto e si convinse di essersi ingannato . Allora proseguì : " Tuttavia , pensando a te , ho eseguito la mia parte a maraviglia . Ma costui è troppo scaltro per tradirsi , e bisogna venire a qualche più violenta decisione . Mi dispiace che Ilda sarà la sacrificata , la vittima . " Aldo si fermò ancora , depose la penna e s ' immerse in profonde riflessioni , le quali avevano un unico oggetto : Bianca . A un tratto un nuovo gemito , e questa volta distinto , lo fece balzare in piedi , porre la mano sulla gruccia dell ' uscio che metteva nella camera di Ilda . Ma prima di aprire chiese a voce alta : - Signorina , avete bisogno di me ? Non vi sentite bene ? - Gli rispose un altro gemito rauco , affannoso . Allora non ebbe più esitazioni . Si slanciò nella camera della giovane , Ilda si dibatteva sul letto , cercando di togliersi l ' asciugamano che ancora l ' avvolgeva . Aldo cercò di aiutarla , ma la giovane lo respinse col gesto , e le sue grida si fecero più rauche ed acute . Nei suoi occhi stralunati apparve una tale espressione di spavento , che Aldo indietreggiò , allibito . - Ilda .... che avete ? Che vi ho fatto ? - Ella era riuscita con un ultimo sforzo a sciogliersi dal suo laccio ed a stendere la mano al cordone del campanello . Sembrava volesse parlare , ma dalla bocca spalancata non uscivano che gemiti . Ma alla violenta scampanellata era accorsa la cameriera . - Presto , soccorrete la vostra padrona che sta male ! - disse il giovane . E cercò di aiutare la donna , ma si vide di nuovo respinto da Ilda , le cui pupille si fissarono ancora spaventate su lui ; poi una nebbia le coprì , e la sventurata non vide più nulla . Era svenuta . - Presto , dell ' aceto , dei sali .... - disse Aldo alla cameriera . Questa aveva scorto sul collo bianco d ' Ilda i segni dello strangolamento , aveva veduto il gesto di orrore della sua padrona allorchè Aldo si era avvicinato per soccorrerla , onde guardò con diffidenza il giovane balbettando : - Vado subito a prenderli . - E corse via per avvertire i domestici dell ' accaduto . Un momento dopo , tutti sapevano che Aldo aveva tentato di strangolare Ilda . Un domestico andò a cercare un medico : un altro ad avvertire il signor Moreno . Aldo intanto , con l ' asciugamano stesso che aveva servito al conte per avvolgere il capo ed il collo della giovane , asciugò il gelido sudore e la schiuma , che la povera Ilda aveva agli angoli della bocca . Nel far ciò , vide egli pure su quel collo bianco i segni dello strangolamento . Possibile ? Non sognava ? E mentre nella sua mente si chiedeva se il conte fosse l ' autore dell ' ardito tentativo , diverse voci gli ferirono le orecchie : - Non lasciatelo uscire ! - Non può essere che lui ! - Aldo si volse . Nella stanza entravano due cameriere , la cuoca , due domestici . - Che succede , dunque ? - chiese lo studente . - Nulla , signore ; - rispose una delle cameriere fatta ardita - siamo venute per soccorrere la signora ; lasci fare a noi . - E si avvicinò al letto , mentre i due domestici rimanevano di guardia all ' uscio . Aldo non vedeva gli sguardi che si scambiavano i servitori . Ilda a poco a poco rinvenne , e la prima parola che pronunziò fu per chiamare il signor Moreno . - Fra poco sarà qui ; l ' abbiamo mandato ad avvertire ; - disse una cameriera - ma c ' è il signor Aldo . - Fatelo uscire ; che io non lo veda ! - Aldo credeva d ' impazzire . - Ma perchè , Ilda , perchè ? - chiese avvicinandosi al letto . Essa lo fissò con uno sguardo strano , terribile , e disse lentamente : - Siete più vile , più miserabile dell ' altro ; egli mi aveva almeno rispettata ! - Ilda , non vi comprendo .... - Siate maledetto , voi che rovinaste tutto il mio avvenire .... che mi toglieste più della vita .... Infame ! ... Infame ! ... Povera Bianca ! ... Il suo disprezzo sarà il vostro gastigo ! ... - E volse il capo sul guanciale per non più vederlo . Aldo non sapeva che pensare . Credeva di essere in preda ad un ' allucinazione . Egli si strinse il capo con le mani e fuggì via . Ma nel salotto vicino i due domestici gli sbarrarono il passo . - Signore , lei non uscirà di qui finchè non sia giunto il signor Moreno : glielo impediremo ! - Con quale diritto ? - chiese Aldo . - Con quello di due galantuomini contro un assassino ! - Aldo impallidì fece un passo indietro . - Assassino , io ? - Sì , avete tentato di strangolare la signora . - Ma siete pazzi ! - Aldo stava per commettere qualche atto insensato , allorchè giunsero il medico ed il signor Moreno . Il primo venne tosto introdotto nella camera di Ilda , mentre il signor Moreno si slanciava incontro al giovane , dicendo : - Grazie a Dio , vi trovo qui ! Che storia mi sono venuti a raccontare sul vostro conto , di un tentato strangolamento verso Ilda ? - È ciò che vanno ripetendo anche a me , e vi giuro , signor Moreno , che mi sembra di perdere la ragione . - Ma come possono essere sòrte tali voci ? - Io vi dirò la verità , signor Moreno , persuaso che voi almeno mi crederete . - E volle raccontare ciò che era avvenuto , allorchè una cameriera corse ad avvertire il signor Moreno che Ilda chiedeva di lui . Il signor Moreno entrò nella camera di Ilda . La giovane era sempre spaventosamente pallida ed il medico , curvo su lei , esaminava attentamente le lividure del collo . - Sì , vi è stato un tentativo di strangolamento , per fortuna non riuscito ! - disse . - Oh ! meglio fossi morta . - dichiarò Ilda con un singhiozzo . E veduto il signor Moreno gli stese le mani , soggiungendo con voce rotta : - Guardate che hanno fatto di me ! E non è tutto .... - Io non comprendo , figlia mia : spiegatevi . Chi può essere il colpevole ? - Il signor Pomigliano . - Lui ? ... Ma è assurdo ! Egli si protesta innocente , ed io lo credo . - Non lo crederete più , quando vi racconterò ciò che è avvenuto : anche il medico può ascoltarmi , come Marietta , e raccogliere la mia deposizione . Voi sapete , signor Moreno , come stanotte io abbia data una festa ed il perchè . - Lo so ! - interruppe il gentiluomo . - E colui non ha accettato l ' invito ? - Sì , è venuto . Ma non si è trattenuto più di un ' ora : ad un tratto è scomparso senza salutare alcuno . Io ho avuto paura che tendesse un agguato al signor Aldo , fuori del palazzo , terminata la festa , e ho trattenuto il signor Pomigliano , pregandolo di non uscire prima di giorno . Egli acconsentì . Ho mandato la cameriera a letto , trattenendo il signor Aldo che sarebbe rimasto a discorrere con me . Dopo aver discorso alquanto , lui , accorgendosi che ero stanca , abbattuta , mi ha pregata di coricarmi e ha detto che egli avrebbe atteso il giorno scrivendo . Allora l ' ho fatto passare in quella stanza , ho chiuso l ' uscio , e , spogliatami , mi sono sdraiata sul letto e addormentata . A un tratto mi sono svegliata sentendomi soffocare : avevo il viso avvolto in un asciugamano , due mani strette alla gola , mentre una voce mi diceva parole infami . - Era la voce del signor Aldo ? - Sì , era la sua ; e poi , nessun altro che lui poteva pronunziare certe parole . Volli liberarmi da quella stretta ma inutilmente , mi sentii mancare , non ricordo più altro .... e sono tornata in me .... mentre il signor Aldo era intento a soccorrermi . - Ma se egli fosse stato colpevole , sarebbe fuggito , - disse il signor Moreno . - E poi , a qual fine vi avrebbe così imbavagliata ? Bisognerebbe che fosse divenuto pazzo ad un tratto . - Ilda si torceva le mani . - Ma non capite , non capite .... Non è la mia vita che voleva , ma il mio onore .... - No , - interruppe con forza il signor Moreno - non lo credo . Io ritengo invece che colui che credevate scomparso , si sia nascosto nella vostra camera e sia lui che abbia ordito l ' orribile trama per perdere voi .... e l ' altro . - Ilda trasalì , ma poi scosse il capo . - Non è possibile ! - disse piano . - Lasciate almeno che il signor Aldo si giustifichi ; non condannatelo prima di averlo ascoltato ; egli ha il diritto di difendersi . - Ilda rimaneva perplessa . In quel momento si udirono diverse voci nella stanza vicina . Un servitore avvertì come fossero giunti un ispettore di questura e due delegati . - Chi li ha chiamati ? - chiese il signor Moreno . - Non so , signore ; ma ormai è noto a tutti che il signor Aldo ha tentato di strangolare la signora . Dunque , lo scandalo era inevitabile . I rappresentanti della giustizia vennero introdotti Aldo era con loro . Il giovane portava la testa alta . Ilda , tremante , fece la sua deposizione a voce così bassa , che appena si udì . - Voi dunque accusate il signor Aldo Pomigliano ? - disse l ' ispettore quando la giovane ebbe finito di parlare ; e rivolto allo studente : - Che avete da rispondere ? - Che la signora mi accusa a torto . Quando essa mi ha lasciato nella camera attigua , io mi sono messo a scrivere , e la mia anima era assai lontana di qui . Sognavo , scrivendo , quando ho udito un gemito . Accorso qui , ho veduto la signora che si dibatteva sul letto per togliersi un asciugamano che le avvolgeva il volto . " Stupito , mi sono avvicinato per soccorrerla , ma essa mi ha respinto , ha sonato il campanello per chiamare aiuto , e mi ha accusato di volere strangolarla . " Ebbene : giuro che la signora s ' inganna , che io sono vittima della perfidia di un altro ! - Io vi credo ! - disse a voce alta il signor Moreno . L ' ispettore , che aveva ascoltato freddamente , deliberò : - Visitiamo la stanza dove il signore afferma che stava scrivendo . - Ma appena entrati nella stanza vicina , Aldo , coi lineamenti stravolti , in preda ad una grande agitazione , si slanciò per prendere la lettera abbandonata sulla scrivania e che fra quelle commozioni aveva dimenticata . Ma l ' ispettore lo fermò . - Un momento : - disse - quel foglio appartiene ormai alla giustizia . - Aldo , con voce stridente , gridava : - Voi non avete alcun diritto di ritenere quella lettera ! - Il signor Moreno , che intuì come quel foglio fosse diretto a sua figlia , soggiunse con voce commossa : - Il signor Aldo ha ragione : quella lettera non può aver nulla che fare coll ' accusa ! - L ' ispettore si volse al signor Moreno . - Come può saperlo lei ? In ogni modo è inutile ogni protesta : il foglio non uscirà dalle nostre mani . - Aldo chinò il capo abbattuto . Che gl ' importava adesso l ' accusa formulata contro lui ? Non pensava più che a Bianca , ch ' egli aveva compromessa . Ma un altro tegolo stava per piombargli sul capo . La cameriera Marietta si era precipitata nella stanza dicendo che i gioielli della signora erano scomparsi . La signora se ne era accorta in quell ' istante e dichiarava che il signor Aldo non poteva averli presi . - Meno male , - esclamò il giovane - che anche Ilda comincia a credere alla mia innocenza ! - Vedremo ! - soggiunse l ' ispettore . - L ' inchiesta non è ancora terminata . - - Poco dopo si recarono tutti nel salotto dove il giovane si era intrattenuto con Ilda . Entrando , l ' ispettore scòrse il soprabito gettato sopra una poltrona . Lo sollevò , chiedendo : - A chi appartiene questo ? - A me , signore , - rispose Aldo . L ' ispettore lo frugò e ne trasse un astuccio di velluto rosso , che mostrò al giovane dicendo con tono brusco : - Questo è pure vostro ? - Aldo trasalì , ma tenne la testa alta . - No , - rispose - e non capisco come si trovi nella tasca del mio soprabito . - Ve lo farò capire io : guardate . - - Aveva aperto l ' astuccio , che conteneva uno splendido finimento di perle e brillanti . Il giovane gettò un urlo d ' indignazione . - Questo è troppo ! - esclamò . - I gioielli di Ilda nel mio soprabito ? Chi è il miserabile che ve li ha posti ? - Voi dovete saperlo meglio di tutti , signore ! ... - esclamò l ' ispettore . - Ma dunque , credete che io sia un ladro , un assassino ? - proruppe sempre più eccitato il giovane . - Avrei tentato di strangolare la giovane per impadronirmi dei suoi gioielli ? Ma se ciò fosse , perchè sarei rimasto qui , invece di fuggire ? - Perchè non avete potuto fare altrimenti ! - rispose l ' ispettore . - La vittima chiamava soccorso ! - Oh ! no , no , io sogno , impazzo ! Perchè avrei commesso tutto ciò ? Ilda era amica mia . - Sì , l ' amante del cuore ! - Aldo sentì il sudore scorrergli sulla fronte . - È una spudorata menzogna , me ne appello al signor Moreno ! - Il signor Pomigliano ha ragione ! - rispose il vecchio gentiluomo rimasto fino allora silenzioso . - Se egli si trova in questa casa , è per ordine mio ; io stesso lo misi al fianco della giovane , che per certo già si pente dell ' accusa lanciata su lui . Sto io stesso garante dell ' onestà del signor Aldo ! - A noi non basta , signore ! - interruppe con accento fermo l ' ispettore . - Fino a prova contraria , per noi , il signore è colpevole ! - Vi ripeto che un altro individuo è entrato qui , ha fatto il colpo ! - ripetè il signor Moreno . - Non basta una vaga affermazione : diteci il nome di colui che accusate ! - Vi giuro che domani lo saprete ! - Un sorriso sfiorò le labbra dell ' ispettore . - E sia ; - rispose - comunque , fino a che non scaturirà fuori quell ' altro , il signor Aldo rimarrà a nostra disposizione , verrà con noi ! - Mezz ' ora dopo , nonostante le proteste vivaci del signor Moreno e quelle di Ilda , che ormai temeva di aver accusato un innocente , il giovane venne condotto in questura , e di lì , dopo un breve interrogatorio , in prigione . Il vecchio gentiluomo si recò immediatamente dal Trani per raccontargli l ' accaduto . Bianca , in questo frattempo , ignara di tutto , benchè avesse accompagnato il padre fino al palazzo di Ilda , si trovava colla istitutrice presso una pia signora , che doveva condurle a visitare un convento dove avrebbero trascorso la giornata . Il signor Moreno , che lo sapeva , ne gioì perchè voleva avere un colloquio da solo col genero . Tornato a casa , trovò Livio sorridente , quasi felice . - Ho bisogno di parlarti ; - gli disse il suocero . - Vieni nella mia stanza . - Livio lo seguì . - Hai dunque qualche cosa di molto grave da comunicarmi ? - Ne giudicherai ! - rispose il signor Moreno colle sopracciglia aggrottate . Egli sedette di faccia a Livio , lo guardò fisso . - Dove hai passato la notte ? - gli domandò . - In casa della bella Cleo , che dava una festa nel suo palazzo . Ma siccome mi uggivo , all ' ora della cena sono tornato a casa . - Tu menti ! - gridò con forza il signor Moreno . - Strappa una volta quella maschera d ' ipocrisia che ti copre il volto , mostrati quale veramente sei : spudorato , cinico , vizioso , colpevole ! Tu sei andato a quella festa perchè , innamorato di quella giovane che ti odia , volevi avvicinarla , sapere chi fosse che la manteneva in quel lusso . " Tu non hai lasciato la festa , ma ti sei nascosto nella sua camera per attendere il momento propizio di attentare al suo onore . " La sorte ti fu propizia . Tu non soltanto hai commesso il più vile dei delitti , ma hai fatto in modo che la tua vittima stessa , riavutasi , accusasse un innocente di ciò che tu solo avevi fatto . " Oseresti negare ? - Livio lanciò una boccata di fumo verso il soffitto . - Non ne ho alcuna intenzione , - rispose - e ti ringrazio di avermi informato di ciò che bramavo sapere . Dunque , tutto è andato a seconda dei miei desideri e il risultato è davvero splendido ! - Questa riflessione parve così brutale al signor Moreno , che scattò gridando : - Miserabile ! Birbante ! Farabutto , che a furia d ' inganni riuscisti a sposare mia figlia per averne la dote ! Griderò a tutti i tuoi delitti ! - Davvero ? E farai anche sapere che tua figlia , la tua onesta e ingenua figlia , è l ' amante dello stesso uomo che ha tentato di assassinare la tua mantenuta per derubarla ? - Sotto l ' insulto sanguinoso rivolto alla sua adorata , il signor Moreno perdè il lume della ragione e fece per scagliarsi sul genero . Ma questi , più svelto di lui , aveva fatto un salto dietro la poltrona , e , togliendo una rivoltella dalla tasca , la puntò verso il suocero . - Sono armato , - disse - e non mi sarebbe difficile far credere al vostro suicidio , data la condotta di vostra figlia e gli eventi di stanotte . Ah ! fu una vera fortuna che io potessi assistere , nascosto , al colloquio fra Ilda e il signor Pomigliano . Così sono informato della trama ordita contro me , e so adesso in qual modo possa difendermi . - Ci fu un istante di terribile silenzio . Il vecchio , annientato , dovette afferrarsi ad un mobile per non cadere . Il conte proseguì : - Perchè agitarvi tanto ? Discorriamo tranquillamente , dal momento che non ci sono più segreti fra noi . Ma forse conosco io più assai voi stesso , di quello che conosciate me . Voi mi giudicate da ciò che sentiste dire da vostra figlia o da altri : ebbene , si sono tutti ingannati . Voi mi accusate di aver sposata vostra figlia per denaro : è vero , perchè quando la conobbi ero rovinato ; però , mi rimaneva ancora il titolo di nobiltà , ed una ricca borghese non è mai indifferente dinanzi ad una corona di contessa . Quanti bottegai arricchiti darebbero i loro milioni per divenire parenti sia pure di un nobile spiantato ! Non voglio attribuire a voi tale debolezza : voi non cercavate che la felicità di vostra figlia . Ebbene , io potevo dargliela ! Se Bianca era innamorata di me , io lo ero di lei , ed avrei continuato ad esserlo . Ma potevo pensare che una semplice scappata con una femmina volgare cambiasse l ' amore di mia moglie in odio , mi facesse interdire dal suo appartamento per sempre ? Ed intanto , la pura , la severa mia moglie aveva un amante che , più felice di me , la rese ancora madre . - Ah ! è troppa infamia questa , non resisto più ! - urlò il signor Moreno colla schiuma alle labbra . - Ma se voi stesso le avete tenuto di mano ! - interruppe il conte , - Ne ho le prove : ho letto due lettere , sottratte proprio in questi giorni a mia moglie e che custodisco gelosamente . - Il signor Moreno si strinse il capo fra le mani : un rossore sinistro copriva il suo viso . - Sì , tutte le apparenze stanno contro me e contro Bianca : mentre voi siete il solo colpevole . - Io ? Oh ! questa è bellissima ! - Sì , ascoltatemi a vostra volta .... Bianca vi amava , e quando scoprì il vostro inganno , uscì quasi di senno : la sera stessa del giorno in cui aveva trovato la lettera rivelatrice del vostro tradimento , esasperata , si mascherò e andò al veglione coll ' idea di darsi al primo uomo che le fosse piaciuto . " Volle fortuna che s ' imbattesse in Aldo Pomigliano , il quale la condusse nella propria soffitta , dove , appena giunta , ella tornò in sè e con accento disperato chiese al giovane che la rispettasse . Infatti , ella uscì da quella casa pura come vi era entrata . " Mentre ella ne usciva , udì un urlo straziante e delle grida : " - All ' assassino ! - " Bianca si trovava quella notte nelle soffitte della casa dove fu assassinata la povera Giulietta Lovera . Aldo arrestò l ' assassino , e Bianca promise all ' assassinata di fare da madre alla sua creatura . " Ora quell ' innocente bambina , che è forse vostra , la credete frutto di un amore di mia figlia ! - Livio aveva ascoltato con appassionata intenzione . - Il romanzo è completo , - disse - ma non spiega i rapporti che continuarono fra mia moglie e l ' uomo che le scrive frasi d ' amore , dicendole : " Quando passeremo ancora qualche ora felice , inebriante , insieme con la nostra bambina ? " Inoltre non so comprendere come Ilda sia venuta a far parte della trama ordita contro me per farmi confessare un delitto che non ho commesso , e mi maraviglio che voi abbiate promesso ad Ilda i mezzi per schiacciarmi , dichiarando di volermi far giungere al punto di togliermi la vita colle stesse mie mani . - Sì , per punirvi di torturare mia figlia e per far giustizia dell ' infelice che per cagion vostra espia in prigione un delitto da voi stesso commesso . - Ma dunque persistete a credere che io abbia spinto Fabio Ribera a commettere un assassinio ? Quali sono le prove contro di me ? Per quanto cerchiate , non ne troverete . - Perchè dunque taceste anche col cavaliere Umberto Trani i vostri rapporti con Fabio ? - Perchè non volli vantarmi di una buona azione fatta in altri tempi . Ma ora non è più così : si tratta della mia difesa e mi difenderò con tutte le mie forze . Così schiaccerò tutti coloro che hanno cercato di perdermi . Intanto ho cominciato coll ' uomo che mi ha tolta Bianca . - Il signor Moreno ebbe un brivido dal capo alle piante . - Io racconterò la verità . - Voi non direte nulla , - proruppe con forza il conte - voi non accuserete il marito di vostra figlia , che ormai prenderà su lei tutti i diritti che nessuno può contendergli . La legge stessa mi protegge , e per quanto cerchiate , non troverete alcuna prova contro me . Se poi voleste intentarmi una causa per separazione , mostrerò le lettere dell ' onesto studente , citerò i testimoni degl ' incontri dei due amanti , così Bianca sarà la sola disonorata . Ora che sapete come la penso , - soggiunse - sappiate regolarvi . - Il signor Moreno sobbalzò come frustato . - Io farò soltanto ciò che mi detta la coscienza : - rispose - difenderò con tutte le mie forze gli innocenti , nè Dio permetterà che uno scellerato pari vostro trionfi . Ed ora toglietevi dalla mia presenza , perchè non potrei più a lungo sopportarvi senza commettere un delitto . - Il conte aprì l ' uscio , ma prima di uscire esclamò al suocero : - Dite a Bianca che fin da questa sera riprendo tutti i miei diritti di marito . Sarà la sua espiazione ! - E se ne andò , lasciando il vecchio annientato . X . Nonostante i passi fatti dal Trani , dal signor Moreno e dallo stesso conte Livio Rossano , lo scandalo riguardante il tentato strangolamento della bella Cleo scoppiò enorme . Alcuni giornali riportarono il fatto coi più strampalati commenti , fra i quali nessuno poteva discernere la verità . Ma una settimana dopo un articolo conteneva queste rivelazioni : " Si è scoperta la verità circa l ' attentato contro la bella Cleo . " Per ben comprendere tutto l ' intreccio , bisogna risalire ad un delitto commesso qualche anno fa , in cui ebbe tanta parte la bellissima Cleo , allora conosciuta sotto il semplice nome di Ilda . " Come a tutti è noto , la notte di un giovedì grasso un certo Fabio Ribera assassinava Giulietta Levera , dalla quale aveva avuto una bambina . Il movente del delitto era lo sbarazzarsi di quella donna per sposare Ilda . " L ' assassino fu arrestato da uno studente : il signor Aldo Pomigliano , il quale in quella notte aveva seco una giovane di maravigliosa bellezza , che lo studente qualificò per una sua sorella . " Ora peraltro è stato scoperto dal sostituto procuratore Meralta che quella sedicente sorella era invece la contessa Bianca Rossano . " E qui entriamo in pieno romanzo . " La contessa Rossano , nata Bianca Moreno , sposò il conte Livio per amore , portandogli in dote due milioni in contanti . " Bianca Moreno , un ' indole sensitiva , fanciulla ingenua , credeva che le persone da lei amate le fossero interamente devote . " Il marito era per lei come un secondo Dio . " Volle sventura che un giorno capitasse nelle mani della contessa una lettera di un ' ex amante del conte , e presa da una collera violenta , credendosi tradita , pensò di vendicarsi . " La sera stessa si recò al veglione dello Scribe , e invitata da Aldo Pomigliano si lasciò condurre nella sua soffitta . Ma , ivi giunta , ella comprese il tristo passo che stava per fare e volle andarsene , quando alcune voci che urlavano " all ' assassino " , le fecero dimenticare la sua situazione e si slanciò con Aldo nella stanza della povera Giulietta . " Qui fa duopo aprire una parentesi . Se l ' assassinata nei suoi ultimi momenti riconobbe la contessa Bianca , questa aveva pure riconosciuta l ' infelice . È un altro romanzo che ha una sorgente quasi idillica , in cui lumeggia la virile figura del conte Livio , quella della sua defunta madre . " A Torino tutti conoscevano la bella contessa Rossano , madre di Livio : la sua carità era inesauribile . " La contessa Rossano aveva fra la servitù un cocchiere ed una cameriera che prediligeva . Costoro , venuti a morte , lasciarono un bambino di pochi anni , Fabio , che raccomandarono alla contessa Rossano . Questa si prese cura del fanciullo , e quando venne a morte essa pure , lasciò per legato al figlio di non abbandonare mai l ' orfano Ribera . Così il conte , che aveva adorata la madre , eseguì con zelo e segretezza la missione affidatagli . " Egli tacque sempre con tutti la sua opera generosa e non ne menò mai vanto con alcuno . " Fabio Ribera divenne un uomo . Il conte lo fece impiegare presso un noto magazzino di mode , esortandolo per modestia a tacere i loro rapporti . Però il gentiluomo non mancava di recarsi a trovare più volte il suo protetto nel modesto alloggio di lui , ed il giovane gli confidò della relazione contratta con Giulietta Levera , del suo affetto per lei , del tradimento della giovane , del suo abbandono . " Intanto il conte Livio si era ammogliato . Se a tutti aveva taciuto di Fabio , ne parlò bensì a Bianca sua moglie , senza però estendersi troppo sui benefizi prodigati al giovane . Una mattina , mentre il conte e la contessa passeggiavano insieme , s ' imbatterono con Fabio , che si trovava in compagnia di Giulietta . Fabio arrossì , salutò goffamente ; Giulietta avviluppò con uno sguardo ardente la contessa , che dal canto suo guardò con sorpresa quella giovane , dai capelli d ' oro . " Tutto ciò ebbe la durata di pochi secondi , " La coppia passò rapida ed il conte disse a sua moglie chi fosse il giovane , ma tacque su colei che l ' accompagnava . Però la contessa non dimenticò più quel volto e lo ritrovò nell ' assassinata Giulietta , la quale a sua volta riconobbe la contessa . " E quelle parole dette dalla sventurata : Lei ? Lei , signora ? Ma non sa .... volevano per certo significare : Non sa che il mio assassino è il beneficato da suo marito ? " Ma la contessa nel suo spavento non comprese : ella lasciò che Aldo Pomigliano la facesse credere sua sorella , ritornò nella soffitta di lui colla bambina , ed il giovane , per attirarsi quella bellissima signora che ormai gli aveva sconvolto il cervello , s ' incaricò di far allevare la piccina , della quale la contessa voleva essere la mamma ed Aldo il babbo . " Così l ' orfana dell ' assassinata divenne il legame fra quelle due persone che poche ore prima non si conoscevano , e fu cagione di tutta una trama ordita contro il conte Livio Rossano e l ' ingenua contessa . " Nessuno ignora come la fidanzata di Fabio Ribera protestasse in piena udienza contro la condanna del giovane , giurasse di scoprire ella stessa il vero colpevole . " Ora , siccome Ilda conosceva i rapporti del suo fidanzato col conte , ideò che questi fosse l ' istigatore dell ' assassino . Due altre persone avevano interesse a sopprimere il conte : Aldo , perchè sperava che , sbarazzatosi del gentiluomo , la contessa sarebbe sua ; il signor Moreno , persuaso che il genero fosse un dissoluto e facesse l ' infelicità di sua figlia . Costoro si accordarono per perderlo . " E la conclusione fu , che fra Ilda , divenuta miss Cleo , il conte Moreno ed Aldo , venne decretata la rovina del conte Livio . Ma il risultato non fu quale si aspettavano ; l ' inchiesta dimostrò l ' innocenza di colui , su cui si voleva far cadere tutti i sospetti . " Il tentato strangolamento d ' Ilda , il furto dei gioielli , fu una trama non riuscita per perdere il conte . Peraltro la bella Cleo , che credeva di dover fingere da vittima , stava per esserlo veramente , giacchè Aldo voleva sopprimerla sul serio . Ella , sentendosi soffocare , chiese aiuto , e contribuì all ' arresto del complice . Così Aldo Pomigliano comprenderà quanto fosse pazza l ' impresa ideata e come non possa esservi felicità fondata sul delitto . " Il giorno seguente a queste strane rivelazioni , i giornali annuziavano la morte improvvisa del signor Moreno e la scomparsa di Ilda da Torino . Quindici giorni dopo si seppe che il conte e la contessa , riuniti , erano partiti per un lungo viaggio . Aldo Pomigliano attendeva in carcere il giorno del processo , disperandosi segretamente per la sorte di Bianca . Ed il solo , il vero colpevole , continuava a trionfare ! PARTE QUARTA Dramma fraterno . I . La villa Bianca , situata sulla collina di Moncalieri , in un ' altura dominante le ville circostanti e lontana da tutte , era un vasto fabbricato , circondato da un parco grandissimo . Livio Rossano , compratala , vi si era stabilito colla moglie . Si diceva che tanto il conte quanto la contessa , dopo i dolorosi avvenimenti che avevano funestata la loro vita , sentivano la necessità della solitudine . Tornati da un viaggio che durò quasi due anni , si erano ritirati alla villa Bianca , e da tre anni che vi abitavano nessuno aveva ancora veduto la contessa : essa non riceveva , nè voleva vedere alcuno . La servitù era stata cambiata . Celia fu rimandata al suo paese , e al fianco della contessa era una donna di fiducia di Livio : il conte non aveva preso cameriere , perchè diceva di attenderne uno che doveva venire da lontano e l ' aveva servito altre volte con perfetta devozione . Anche la scelta della cuoca , del cocchiere , del giardiniere e degli altri domestici era stata fatta da lui . Tutti avevano ordini precisi , e guai se li avessero trasgrediti ! Nessuno poteva penetrare negli appartamenti del conte e della contessa senza essere chiamato . Si sapeva che il conte e la contessa non mangiavano insieme , ma nessuno ne stupiva , perchè Bianca , per la sua salute malferma , aveva bisogno di un regime particolare . Del resto , se qualche volta si bisbigliava in cucina sui rapporti fra marito e moglie , quelle voci non uscivano al di fuori e nessuno avrebbe pensato a trasgredire gli ordini del conte . La contessa Bianca aveva ereditato dal padre un patrimonio colossale ed aveva lasciato piena procura al marito di amministrarla . Ed il conte non abusava di quella fiducia : si sapeva che non giuocava più , non si occupava più di altre donne che della propria . Eravamo sul finire di maggio . Verso il tramonto di un sabato , sulla lunga erta che conduceva alla villa , saliva penosamente un uomo sui trent ' anni , con una valigia e un nodoso bastone . Era un individuo dalla faccia sparuta , circondata da barba folta e lunga , di un biondo cinereo . Il largo cappello di feltro nascondeva la capigliatura . Un fazzoletto di seta gli cingeva il collo . Egli si fermava ad ogni tratto per guardarsi attorno . Sulla sua bocca esangue errava un sorriso di soddisfazione . L ' uomo era giunto quasi alla metà dell ' erta , quando un altro individuo che veniva dalla villa gli si fece incontro correndo . - Fabio , Fabio , sei tu , finalmente ! - esclamò . L ' uomo , lasciando cadere valigia e bastone , stendeva le mani scarne , balbettando : - Voi ? Voi , conte ? Quanto siete buono ! La gioia di rivedervi mi fa dimenticare tutto ! - Barcollava . Livio , giacchè era lui , lo trasse al suo petto e lo baciò . - Se tu sapessi come ti attendevo ! - mormorò . - Io ho bisogno di avere un amico come te al fianco . Non credo più a nulla , all ' infuori di te ! - Tutta la mia vita vi è dedicata .... - rispose Fabio con voce alterata , tremante . - Grazie , ma ora cerca di rimetterti ! Devi essere stanco ; perdonami di averti fatto venire a piedi dalla stazione , ma non volevo dar sospetti . - Non sento più alcuna fatica vicino a voi ! - E lo guardava , mentre camminavano vicini . Come gli parve invecchiato , benchè a prima vista questo cambiamento non lo avesse colpito ! I due uomini erano giunti alla villa . Presso il cancello , attendevano un domestico ed il giardiniere . Il primo , ad un cenno di Livio , tolse dalle mani di Fabio la valigetta , l ' altro salutò . Nessuno disse parola . Livio condusse Fabio nella camera che gli aveva destinata , divisa dalla sua da un breve corridoio . Era una bella camera spaziosa , tappezzata graziosamente di carta a fiorami . Ma ciò che commosse soprattutto Fabio fu di trovare a capo del letto due ritratti : quello della contessa Rossano e quello della presunta madre di Fabio . Il povero giovane rimase per un momento stordito , incapace di articolar parola ; poi si volse al conte per ringraziarlo , e con una commozione mista a spavento , lo vide inginocchiarsi davanti a lui , lo sentì dirgli : - Io sono stato un infame con te , Fabio : ti ho disonorato , reso assassino ; e tu , generoso , non ti smentisti mai , non mi accusasti .... Perdonami .... perdonami ! ... - Fabio lo rialzò con un grido . - Non parlate così : io sono cosa vostra : voi solo eravate padrone di disporre della mia vita , del mio onore . Io tutto avrei fatto per voi ! - Livio lo strinse al suo petto . - Oh ! mio solo amico ! - mormorò singhiozzando . Livio volle che Fabio , appena rifocillatosi , si coricasse . La mattina dopo , Fabio dormiva ancora , quando il conte entrò nella sua camera . - Caro Fabio , - gli disse sedendosi accanto al letto - come sono contento di vederti ! Ho tanto bisogno di discorrere con qualcuno che mi comprenda ! - Egli chinò il capo sulla coperta , come se non potesse ritenere le lacrime . Fabio era commosso . - Sono stati molto cattivi con voi , ma hanno avuto la loro punizione ! - disse con un tremito . Il conte alzò all ' improvviso il capo mostrando il volto contratto . - Io ho sofferto più di tutti ! - disse . - Ascoltami , voglio aprirti il mio cuore . Tu conosci ormai la trama ordita contro me , la lega formata fra il miserabile che ti arrestò e la tua perfida fidanzata .... Ma tu , l ' ami ancora ? - No : la odiai un istante , poi quell ' odio si è spento , dando luogo al più profondo disprezzo . Essa è morta per me ! - Rimasero un istante silenziosi , quindi il conte riprese lentamente : - La condanna di Aldo , la scomparsa di Ilda che seppe sottrarsi colla fuga all ' arresto , la scoperta di tutti questi orribili intrighi , furono un colpo supremo per mio suocero . Una congestione lo fulminò . Ma come se questo non bastasse , sua figlia , la mia sventurata Bianca , smarrì la ragione . La sua pazzia non è terribile ! Essa non strepita , non grida ; ma se io mi avvicino , è presa da un fremito , il suo occhio spento s ' illumina , il suo volto si contrae con un ' espressione di spavento e di orrore . Bianca è persuasa che io le abbia assassinato il padre , e che ora voglia attentare alla stessa sua vita . Invano io la supplico di credere alla mia innocenza , invano le ho mostrato il rapporto del medico sulla morte del signor Moreno . Bianca non mi crede . - Fabio aveva l ' animo straziato . - Non vi è speranza di guarigione ? - mormorò . Il conte scosse il capo . - Ho tutto tentato , ma inutilmente ! Dio solo potrebbe compiere un miracolo . Mi avevano suggerito di metterla in una casa di salute , ma non avrei la forza di separarmi da lei . Non ti nascondo che tanto qui come a Torino ignorano la pazzia di Bianca : la credono soltanto malaticcia . Io attendevo ansiosamente la tua venuta , perchè almeno di te posso fidarmi . - Oh ! disponete pure della mia vita ! - Ecco quello che desidero da te . Io ti presenterò alla servitù come il cameriere fidato che attendevo , al quale dovranno obbedire come a me stesso . Sarà necessario ti cambi il nome : ti chiamerò Martino . Tu stesso farai la pulizia della mia stanza e di quella della contessa , alla quale ti presenterò , dandoti tutte le mie istruzioni . Tu sorveglierai tutto e tutti , riportandomi i discorsi che udrai . Fra me e te parleremo in tedesco , lingua che nessun altro qui conosce . - Farò tutto quanto desiderate . - Il conte ebbe un nuovo impeto di espansione . - Ah ! qual sollievo provo nell ' aprirti tutto il mio cuore ! Adesso tu mi aiuterai a sopportare la mia sventura . Venisse un giorno che Bianca guarisse ! - Sperate , conte , sperate ! - Lo stesso giorno Fabio , rivestito di nuovi abiti , coi capelli e la barba accuratamente aggiustati , venne presentato al servidorame come il cameriere di fiducia del conte , sotto il nome di Martino . Livio dette ordine che fosse obbedito come lui stesso . Quando ebbe finito colla servitù , il conte si rivolse a Fabio e gli disse : - Ed ora andiamo dalla contessa ! - II . Bianca era irriconoscibile : pallida e magra come uno spettro . I suoi stupendi capelli neri le scendevano in trecce disordinate sulle spalle ; gli occhi sembravano smisuratamente ingranditi , cerchiati di nero ; le labbra scolorite mostravano , schiudendosi , gengive esangui ; aveva il naso affilato come quello di un cadavere . Eppure in quella figura spettrale vi era ancora tanto fascino , che non si poteva mirarla senza sentirsene attirati ! Come sappiamo , il conte Livio , il giorno stesso dell ' arresto di Aldo , aveva detto al suocero che riprenderebbe tutti i suoi diritti sulla moglie , e il misero padre attese il ritorno di sua figlia per rivelarle tutto . Quando Bianca , tornata al palazzo , si recò nelle stanze del padre , fu spaventata dall ' alterazione dei lineamenti di lui . - Che hai ? - chiese agitata . - Ti senti male ? - No , cara . Ma dammi il braccio : ti accompagno nella tua camera perchè ho da parlarti . - Ella si sentì terrorizzata come se avesse scoperto ai suoi piedi un abisso . Calmatala , il signor Moreno le narrò tutti gli avvenimenti della notte , e infine la minaccia del conte di riprendere i suoi diritti di marito . Bianca sembrava fulminata . Tutte quelle rivelazioni l ' avevano schiacciata ; ma il suo abbattimento non durò a lungo . Un grido d ' orrore sfuggì dalla sua bocca , ed afferrandosi con angoscia al padre : - Tu non mi lascerai in sua balìa , non è vero ? - esclamò . - Uccidimi , piuttosto , uccidimi ! - Bianca ! - Fu un tal grido pieno di strazio , che bastò a richiamare in sè la giovane . Ella si gettò ai piedi del padre . - Perdonami , perdonami : tutti questi dolori li devi a me ; io sono stata la sola colpevole ; ma non lotterò più , purchè tu ritorni tranquillo , non mi maledica ! - Oh ! maledirti , amor mio , mia gioia ! - esclamò come delirante il padre , sollevandola . - Io vorrei salvarti a prezzo della vita ! - Egli rimase quella notte presso sua figlia , coricato sul divano attiguo alla sua camera , attendendo il conte . Ma Livio non comparve , nè lo videro il giorno seguente . - Eppure egli trama qualche cosa ! - disse il signor Moreno alla figlia . Ella ormai pensava alla sorte di Aldo , di Aldo innocente , eppure accusato di tentato strangolamento e furto ! - Io reco danno a tutti quelli che avvicino ! - mormorò la sventurata . Da Celia seppero poi che Ilda era scomparsa da Torino , nè il signor Moreno ebbe una sola riga che l ' avvertisse di quella scomparsa . La sera , il signor Moreno si trovava da sua figlia , quando il conte apparve alla loro presenza . Bianca , scorgendolo , divenne cadaverica . Il conte era calmo , e con accento gentile : - Non temete , Bianca , - disse - non sono qui per farvi del male , quantunque voi ne abbiate fatto moltissimo a me . Vengo solo ad avvertirvi che sarete chiamata dal giudice istruttore con vostro padre . - Vi andremo , giacchè è necessario , - rispose per la figlia il padre - e non nasconderemo la verità ! - È quello che desidero ! - soggiunse il conte inchinandosi e ritirandosi . - Mi fa più paura il vederlo così calmo , che se fosse in collera ! - disse Bianca . - Egli è sicuro di sè , - rispose il signor Moreno - mentre noi , innocenti , abbiamo contro tali prove da renderci inquieti . Ti sentirai tu la forza di recarti dal giudice istruttore ? - Sì , padre mio , perchè la mia coscienza di nulla mi rimprovera , e poi tu sarai con me . - Ma allorquando il signor Moreno tornò dall ' interrogatorio , aveva le vene della fronte gonfie ed il viso di porpora , mentre Bianca appariva più livida di un cadavere . - Tutti proclamano la sua innocenza , tutti ; - proruppe con un riso sibilante il vecchio quando fu nell ' appartamento della figlia - noi soli siamo i colpevoli : io temo d ' impazzire ! - Fu la volta di Bianca di consolarlo , benchè essa pure avesse il cuore lacerato . Il conte non si lasciava più vedere dalla moglie e dal suocero ; eppure si sapeva che passava molte ore nel suo appartamento . Che faceva ? Dopo alcune notti passate insonni , il signor Moreno scrisse il suo testamento . Egli lasciava metà del suo patrimonio alla figlia , l ' altra metà divisa in parti eguali fra Aldo Pomigliano , Ilda e la piccola Gina , la figlia di Giulietta Lovera , l ' assassinata " e ciò per riparare un ' enorme ingiustizia del mondo . " Vi erano inoltre due vistosi legati per miss Lucia e Celia . Mentre era intento a scrivere , fu bussato al suo uscio . - Chi è ? - chiese il signor Moreno . - Io ! - rispose il conte con voce tranquilla . Il vecchio fu subito in piedi , nè pensò più al testamento che andava scrivendo . Si recò ad aprir l ' uscio , chiuso per di dentro . Il signor Moreno indicò al genero da sedere e sedette egli pure . - Che avete da dirmi ? - Vengo a dirvi che sopra un giornale molto diffuso della città è comparso un articolo che aggrava la condizione del vostro protetto , signor Pomigliano , e la vostra . - La mia ? Che intendete dire , signor conte ? - Leggete , ciò mi eviterà di rispondervi . - Gli porse il giornale in cui era segnato l ' articolo : " Mistero svelato " . Il signor Moreno lo afferrò con le dita convulse , e percorse avidamente il foglio cogli occhi . Immerso in quella lettura che gli infiammava il sangue nelle vene , gli dava le vertigini , non s ' accorse che Livio s ' era alzato , avvicinandosi allo scrittoio . Il conte aveva guardato macchinalmente il foglio sul quale il suocero stava poco prima scrivendo . Ma alcune parole gli corsero sotto gli occhi , facendolo rabbrividire . Allora si chinò , e cogli occhi dilatati da una rabbia interna , lesse quel testamento inaspettato e per lui terribile . Aveva appena finito , che una voce gridò alle sue orecchie : - È un ' infamia , un ' infamia ! ... - Il conte si volse di scatto , ed i due uomini si trovarono di fronte ; il conte livido , ma in apparenza calmo , il signor Moreno congesto , con gli occhi striati di rosso , la bocca piena di schiuma . - Sì , è un ' infamia ! - ripetè Livio lentamente . - Miserabile , dite così , mentre voi stesso l ' avete scritto , voi che ideaste tutto l ' intrigo fra me , Aldo e gli altri ! - Vorreste negare che sia la verità ? Ma ecco qui una nuova , luminosa prova : il vostro testamento . - Il signor Moreno cacciò un urlo da belva . - Lasciate quel foglio , datemi quel foglio ! - Livio lo sollevava al di sopra del suo capo . - Non sono così pazzo : questo sarà una nuova prova che dimostrerà sempre più la mia innocenza . - Un fiotto di sangue salì al cervello del signor Moreno , che non distingueva più nulla . - Ah ! furfante , non mi sfiderete più a lungo ! - rantolò . E a testa bassa , con un impeto terribile , fece per slanciarsi contro Livio ; ma il conte saltò rapidamente di fianco , ed il vecchio , trascinato dal proprio slancio , cadde disteso bocconi , rimanendo immobile . Il conte si pose il foglio nella tasca interna del soprabito ed attese che il suocero si rialzasse . Il vecchio non si muoveva . Allora Livio si curvò su lui e fremette : il signor Moreno era morto . Il conte sonò con violenza il campanello , si mise a gridare aiuto . Accorsero i domestici , ed il conte spiegò loro come , mentre parlava col suocero , questi avesse ad un tratto stese le mani verso lui quasi per cercare un appoggio , ma egli non era giunto in tempo ad afferrarle , e il vecchio era caduto . - Bisogna trasportarlo sul letto , andar subito in cerca di un medico . - I suoi ordini vennero eseguiti . In quel mentre Bianca rientrava al palazzo con Lucia , e furono sorprese di trovare le porte spalancate e nessun domestico in anticamera . La contessa ebbe il presentimento di una sciagura e si slanciò verso l ' appartamento del padre . Ma ad un tratto le si fece incontro il conte che le disse con le lacrime nella voce : - Bianca , te ne prego , non entrare là ; vieni prima con me nel salotto ! - Ella lo fissò cogli occhi stravolti . - Che c ' è ? Che succede ? - Coraggio , Bianca , tuo padre .... - La contessa non lo lasciò finire : diede in un grido acutissimo e , respingendolo , volò nella camera del padre . Alcuni domestici erano nella stanza , ed il medico presso al letto si chinava ancora una volta verso il cadavere ; poi , rialzandosi , confermò : - Morto ! - Bianca lo vedeva bene , là disteso sul letto , immobile , ma il volto di suo padre conservava ancora il colore della vita , gli occhi stranamente aperti . No , non poteva essere morto , non era possibile ! - Signore , vi ingannate , il babbo non è morto ! L ' ho lasciato due ore fa che stava benissimo . - Vi credo , signora , ma purtroppo non posso darvi alcuna speranza : il povero signore ha dovuto soccombere ad una congestione cerebrale fulminea , un accesso di sangue al cervello .... - Prodotto da che cosa ? - chiese macchinalmente Bianca , mentre i denti le stridevano . - Vi sono tante cause che possono condurre ad un tal risultato : un eccesso di collera , una profonda commozione , una fatica intellettuale . - Bianca non l ' ascoltava più . Si era gettata sul cadavere del padre , lo copriva di baci e lacrime , ripetendo fra i singhiozzi : - No , tu non puoi avermi lasciata così sola .... sola ! ... Se tu sei morto , qualcuno ti ha ucciso ! - Ad un tratto si raddrizzò , ed i suoi sguardi , incontrati quelli del conte , espressero il raccapriccio , mentre ella , stendendo il braccio verso lui : - Assassino , assassino ! - gridò . - Poveretta , il dolore le sconvolge la ragione ! - disse il medico . Il conte si era avvicinato . - Bianca , torna in te ; tutti qui possono testimoniare se io ho colpa nella morte di tuo padre ! - Sì .... voi l ' avete ucciso .... via di qui .... la vostra presenza è un insulto alla vittima .... - Ma che io debba dunque essere sempre sospettato da te ? - disse con angoscia il conte , - Ah ! se tuo padre potesse parlare ancora , egli ti griderebbe che io sono innocente : te lo giuro sul suo cadavere ! - Non vi credo .... non vi credo ! ... - Il conte fu costretto a ritirarsi , celando , sotto un apparente dolore , la rabbia che lo divorava . Ma ormai sua moglie rimaneva in sua balìa , e , quel che più importava , il patrimonio del suocero non gli sfuggiva più . Bianca chiese il parere di altri medici , e tutti furono concordi nella diagnosi del male che aveva fulminato suo padre . Il conte fece chiamare alcune suore perchè non abbandonassero la contessa e le facessero intendere che ella incolpava a torto il marito . Quando fu il momento di deporre il cadavere nella cassa , Bianca , afferrandosi alla fredda salma : - Voglio esser seppellita con lui ! - diceva . Dovettero trarla via a forza , ed allora si dibattè in convulsioni , finchè cadde svenuta . Per qualche settimana si temette che soccombesse . Poi cominciò a riaversi , ma la sua mente era alquanto scossa . - Io pure - pensava - ho aiutato ad uccidere mio padre . Se non avessi commesso quella follia quando scopersi il tradimento di Livio , sarei stata sventurata , ma la mia coscienza di nulla mi avrebbe rimproverata : mio padre non sarebbe morto , nè Aldo rovinato , nè Ilda vagante per il mondo . Anch ' io merito una punizione , nè cercherò di sottrarmi colla morte al castigo che mi spetta ! - E fu così . Bianca si ritenne legata alla vita per espiazione . Se alla vista del conte tremava come una foglia scossa dal vento , se lo fissava con gli occhi stralunati , ripetendo senza esaltazione che egli era stato l ' assassino di suo padre , di Aldo , le stesse cose ripeteva a sè stessa , rodendosi dal rimorso di essersi mostrata cattiva figlia , di essersi incamminata in una via orribile , nella quale non calpestava che morti . Era una specie di pazzia la sua , una pazzia calma , commovente , che non richiedeva alcuna sorveglianza speciale . Il signor Moreno non aveva lasciato testamento , quindi Bianca diveniva la sola erede del padre . Il conte Livio , dietro consiglio del suo avvocato , si recò da Bianca onde ottenere da lei la procura per l ' amministrazione del patrimonio . Il conte aveva posta al fianco di Bianca una donna che si era votata a lui per sempre , perchè con quel posto la salvava dalla miseria , dal disonore . Era una certa Milia Lezzani , una vedova che fu in procinto d ' affogarsi per la fame volendo conservare la propria onestà . Milia credeva all ' innocenza del conte , e promise che avrebbe cercato di trasfondere la sua convinzione nella povera contessa . Essa non era cattiva , sebbene avesse un ' apparenza piuttosto burbera . Era una donna forte , robustissima , sui trent ' anni : aveva un carattere integro , un ' onestà senza limiti ed era di una segretezza a tutta prova . Il conte poteva fidarsi di lei . Bianca , ritornando alla vita , si era trovata costei al fianco , ma non chiese chi fosse . Quando il conte entrò dalla moglie con le carte inerenti alla procura che essa doveva firmare , Milia si trovava seduta presso la contessa . Livio le fece cenno di ritirarsi e si avvicinò a Bianca . A misura che il conte si avvicinava , essa cominciò a tremare , a battere i denti , il suo respiro divenne affannoso . - Bianca , puoi ascoltarmi ? - chiese con dolcezza Livio . Ella trasalì a quella voce , e gridò con violenza : - Volete uccidermi , come faceste di mio padre ? Ma io chiamerò aiuto ! - Calmati , Bianca , io non voglio farti alcun male ; vorrei soltanto che tu firmassi queste carte . - Firmerò tutto quello che volete ; ma non uccidetemi . - Non ne ho alcuna intenzione . Lascia che io ti spieghi il contenuto di queste carte .... - Non voglio saper nulla .... Firmerò , purchè andiate via ! - E tremava sempre più forte . La firma , sebbene fatta con mano tremante , riuscì perfettamente leggibile . Il conte esultava . Pochi giorni dopo partivano per la Sicilia , d ' onde poi tornarono per stabilirsi nella villa comprata dal conte ed alla quale Livio pose il nome di Bianca . Nei due anni che stettero assenti da Torino , i rapporti fra Bianca e suo marito non mutarono . Ma nella solitudine della villa il conte volle qualche volta dare sfogo al fiele che aveva nell ' animo . Un giorno entrò nel salotto di Bianca , mentre questa dormiva su di una poltrona . Per una completa evoluzione del suo spirito , Livio provava ormai per Bianca una passione così violenta , come non l ' aveva mai sentita per lei . Quel giorno il conte , vedendo la moglie che dormiva con un dolce sorriso sulle labbra , chiese a Milia , che sedeva poco lungi dalla contessa , lavorando : - Da quanto tempo riposa così ? - Da quasi un ' ora , - rispose la donna . - Chi c ' è ? - chiese in quel momento la contessa aprendo gli occhi . - Sono io , Bianca , - rispose il conte avvicinandosi a lei . - Indietro , indietro ! - gridò la contessa , i cui lineamenti si sconvolsero , - Non voglio vedervi ! - La sentite , Milia ? - esclamò il conte con una lugubre risata . - Quella donna colpevole , che anche in questo istante sognava forse il suo amante , respinge il marito , che ha avuto la debolezza di perdonarla e di lasciar credere a tutti che ella era una vittima incosciente . - Assassino ! - Ancora ? Vuoi che ti ripeta ad alta voce le frasi d ' amore da lui scritte , quelle lettere che io porto sempre con me ? Oh ! io le ho impresse nella mente , parola per parola ; ascoltate , Milia ! - No , per pietà , tacete ! - supplicò Bianca rabbrividendo . - Hai tu pietà per me ? Io sono stanco dei tuoi insulti , del tuo disprezzo ! Sono tuo marito ed ho diritto di possederti ! - Si chinò sfiorandole colle labbra i capelli . Bianca gettò un grido , respingendolo . - No , non sarà mai , mai ! Vi odio , perchè avete ucciso mio padre , debbo a voi tutte le mie sventure ! Lasciatemi .... lasciatemi ! ... - Livido , il conte seppe dominarsi , e indietreggiando disse con voce cupa : - Ti lascio , ma ritornerò ogni giorno per dirti che sei la più sprezzabile delle creature ! - Appena si fu ritirato , Milia disse : - Senta , se fossi io suo marito , non avrei tanta pazienza ! E bisogna dire che lei abbia un cuore ben duro per trattarlo così ! - Voi non sapete .... - interruppe Bianca . Ma la vedova non la lasciò finire . - Io sto a quel che vedo , a quello che sento . Lei accusa suo marito di averle ucciso il padre , e tutti i medici hanno ripetuto che il povero signore è morto di un colpo . - Se il conte non gli avesse fatto salire il sangue al cervello , mio padre non sarebbe morto . Dio , che sa tutto , farà un giorno giustizia ! - mormorò Bianca . Quelle scene si rinnovarono spesso , alterando sempre più la salute della contessa , accrescendo la passione morbosa di Livio . A Milia sembrava che , continuando in tal modo , un giorno o l ' altro sarebbe avvenuta una lotta spaventosa . Pure vi fu un momento che quella situazione parve cambiata . Bianca non usciva più in escandescenze , e dinanzi al conte rimaneva calma e fredda come una morta . Così erano giunti al giorno dell ' arrivo di Fabio e delle confidenze strazianti fatte dal conte al giovane prima d ' introdurlo nell ' appartamento della contessa . III . Bianca stava nella poltrona , presso la finestra aperta . Milia , fedele guardiana , lavorava all ' uncinetto , a pochi passi da lei . Il rumore dell ' uscio che si apriva fece volgere la donna ; la contessa non si mosse . Livio , seguito da Fabio , le si avvicinò , e poichè la giovane non si muoveva , il conte la chiamò . - Bianca ! - Ella si rivolse , e scorgendo uno sconosciuto in compagnia di suo marito , si mise a tremare come una foglia scossa dal vento . - Siete venuti ad uccidermi ! ... - balbettò . - No , Bianca , ritorna in te ; - rispose dolcemente il conte - tu sai quanto la tua vita mi sia preziosa , quanto ti ami , nonostante l ' atroce supplizio che mi fai subire ogni giorno . Io sono venuto per presentarti il cameriere fidato che d ' ora innanzi aiuterà Milia nelle cure che ti sono necessarie . È un uomo di cuore , al quale potrai confidarti . - Bianca guardò Fabio , che provò un brivido . - Lo riconosco : - disse poi con voce singolare - l ' ho veduto spesso nei miei sogni ; ora me lo mettete al fianco per sbarazzarvi di me , come di Giulietta . - Fabio barcollò come colpito al petto : il conte divenne livido . - Non badarle , Martino : - disse con la solita dolcezza - ella non sa quel che dice . - La contessa chinò la testa sul petto , e socchiuse gli occhi . Un ' ombra passò sul volto di Livio , poi i suoi occhi si inumidirono e fuggì quasi correndo nelle sue stanze . Fabio lo seguì . Il conte si era gettato su di una poltrona . - L ' hai veduta ? L ' hai sentita ? E credi che io possa resistere a lungo a tale supplizio ? - La fisonomia di Fabio si era fatta grave . - Permettete , conte , che io vi dia un consiglio ? Ebbene : dovreste vedere vostra moglie il meno che sia possibile , recarvi a Torino , distrarvi , o non presentarvi a lei se ella non vi fa chiamare . Vedrete che a poco a poco essa guarirà e tornerà ad amarvi . - Il conte ebbe un sorriso amaro . - Sai che bisognerebbe fare per guarirla ? Ricondurle il suo amante . - Fabio impallidì . - Non lo credo , conte ; - interruppe - non torturatevi l ' animo con queste fantasie . La contessa non può avere un così vile pensiero . E poi , siete sicuro che colui sia stato suo amante ? - Se lo sono ? Tieni , leggi ! - Ed il conte trasse dal portafogli una lettera che porse a Fabio . Egli la prese con mano tremante e lesse : " Mia adorata ! " Quale giornata , quella di sabato ! Non posso dimenticarla . Solo con te , colla tua testina appoggiata alla mia spalla , le mani nelle mie ! Io avrei voluto morire così ! " Cerco di studiare , ma ho la febbre e mi alzo ad ogni istante , non riuscendo a dominare la mia agitazione . Pensare che tu , mia Bianca adorata , sei lontana da me , vicina ad un marito che potrebbe far valere i suoi diritti , ad un uomo vizioso , infame , indegno di te ! " È una situazione atroce , spaventevole la mia , o piuttosto la nostra . Quando finirà ? Potremo strappare dal volto di quell ' uomo la maschera d ' ipocrisia che nasconde l ' uomo senza vergogna ed indurlo a punirsi da sè stesso ? Tuo padre l ' ha promesso ed io ho fede in lui . " Quando ti rivedrò ? Manda Celia ad avvertirmi ; la vita mi è insopportabile senza un tuo sorriso , un tuo bacio . La nostra Gina ci aspetta . Io conto i giorni , le ore , i minuti che ci separano . Scrivimi . Ti amo ! Ti amo ! "ALDO." Fabio fremeva , e quando rese la lettera al conte , il suo volto esprimeva un vero strazio . - E voi amate sempre vostra moglie ? - Sì , l ' amo .... ed è questo il mio torto . - Voi siete buono , generoso come un Dio e la vostra bontà avrà un giorno la ricompensa . Vostra moglie riconoscerà i suoi torti , si pentirà , e voi la riavrete purificata nelle vostro braccia . - Se tu dicessi il vero ! Intanto farò quello che mi consigli , ed oggi stesso mi recherò a Torino , perchè adesso ho qui te e posso fidarmi . Nessun estraneo , sia uomo o donna , deve essere introdotto presso la contessa , nessuna lettera deve esserle consegnata . - Potate essere sicuro che ogni vostro ordine verrà eseguito a puntino . - Quando il dispensiere porterà i cibi per la contessa , li consegnerà a te , che a tua volta li passerai a Milia , e se questa scenderà per rifocillarsi o fare un giro nel parco , tu la supplirai presso mia moglie . - Il conte partì lo stesso giorno , senza avvertire altri , sicuro di Fabio come di sè stesso . Infatti Livio non poteva lasciare una persona più fidata nella villa . Fabio pranzò alla tavola dei domestici , accaparrandosi subito la simpatia di tutti per i suoi modi gentili , la bontà che traspariva dal suo sguardo , dalle sue parole . Quando Fabio risalì , passò nelle stanze della contessa , perchè Milia a sua volta potesse scendere , svagarsi un poco . Alla vedova era pure piaciuto il nuovo cameriere Martino , e capì che sarebbero andati perfettamente d ' accordo . Quand Fabio aprì la porta del salottino della contessa , Bianca non fece il minimo movimento : continuò a guardare fissamente nel giardino . Egli sedette presso un tavolinetto da lavoro . A un tratto Bianca si rivolse , fece un gesto spaventato , e con voce rotta dall ' angoscia : - Siete venuto ad uccidermi ? - balbettò . - Egli è partito come l ' altra volta per lasciarvi libero d ' agire ? - Fabio scosse dolcemente la testa . - State tranquilla , signora ; - rispose - io non sono qui per farvi male e v ' ingannate sul mio conto . Io mi chiamo Martino e sono un povero servo , devoto a voi ed al conte , pronto a dare la mia vita per rendervi la felicità . - Voi mentite ! - esclamò Bianca . - Vi riconosco , sapete : siete l ' assassino di Giulietta , l ' uomo amato dalla povera Ilda , lo strumento cieco di mio marito ! Quale malìa ha adoperato Livio per indurvi a commettere un delitto , per farvi sopportare lunghi anni di prigionia , per convincervi delle colpe di tanti innocenti ? - Innocenti ? Sì , voi pure avete l ' apparenza dell ' innocenza , e innocente vi crederei se non avessi letto la lettera del vostro amante ! - Bianca aveva alzato il capo con un moto pieno di nobiltà ed alterezza : sembrava trasfigurata . - Del mio amante ? - ripetè . - Che Dio vi perdoni questa parola , che per voi ed il conte ha un significato vergognoso , giacchè non intendete l ' amore se non accompagnato dal delirio dei sensi ! - Fabio arrossì come un fanciullo . - Sbagliate , signora contessa ! Voi chiamate puro un amore come il vostro , che permette ad un uomo di parlarvi di baci ? - Sì , quelle lettere mi accusano , accusano Aldo ; eppure , se vi fu uomo che abbia saputo rispettare una donna , fu lui ; se vi fu donna che , calpestata , avvilita dal marito , abbia saputo portar alta la fronte , sono stata io ! E con tutto ciò siamo i puniti , mentre il vero colpevole trionfa ! Non lo nego : amo Aldo e ne sono amata , ma il nostro amore è al di sopra di tutte le iniquità umane e si libra presso all ' altare di Dio . Può il nostro carnefice torturarci , coprirci d ' infamia , dividerci : le nostre anime saranno sempre unite , i nostri cuori vicini , e la fiamma arderà sempre più sfolgorante , quanto più cercheranno di spengerla con atroci patimenti . Ripetete pure tutto questo al conte . - Non sono qui per fare la spia , signora contessa , ma saprò dimostrarvi come accusiate a torto vostro marito . - Sarebbe inutile ; - interruppe Bianca col petto ansante , guardando con compassione il volto pallido ma soave di Fabio - voi non mi convincereste , come io non riuscirei a convincere voi , povera vittima delle vostre illusioni ! - La sola , la vera vittima è vostro marito . - Lui ? - proruppe con veemenza Bianca . Ma rimettendosi subito : - Già , che importa spiegarvi ? - soggiunse . - Egli ve l ' ha detto : sono una povera pazza . Infatti , ho la testa ed il cuore straziati , sconvolti , e voi non potete nè dovete prestarmi fede , sebbene abbiate creduto a tutte le infamie che il conte ha inventate sulla sventurata Ilda . - Fabio sussultò . - Non mi parlate di colei ! - proruppe con violenza . - Come potete chiamarla sventurata ? - Un sorriso ironico sfiorò le labbra di Bianca . - La conoscete ? - disse con strano accento . - Voi , il servo Martino , entrato ieri al servizio del conte ? - Fabio arrossì , tremò : si era tradito senza volerlo . - Non badate a me ; - soggiunse Bianca - non so nulla , sono una povera pazza ! - Così dicendo incrociò le braccia sul petto , chinò il capo e riprese quella calma apparente , che al conte faceva più paura della collera . IV . Quando Guglielmo e Severina seppero dell ' accusa contro Aldo , della sua entrata in prigione , credettero d ' impazzire dal dolore . Una sera , al momento di coricarsi , i coniugi Rivalta sentirono bussare alla porta di strada . Era una signora alta , velata , avvolta in un mantello . - Chi cerca , signora ? - disse Guglielmo che era andato ad aprire . - Cerco di lei , signor Rivalta : sono mandata da Aldo Pomigliano . - Entri , entri , la prego ! - L ' introdusse nella saletta , accese la lampada , e attraverso il velo che copriva il volto della signora scòrse delle sembianze giovanissime , leggiadre . Severina , sentendo una voce di donna , era frettolosamente scesa . Guglielmo le disse vivamente : - La signora viene da parte di tuo fratello . - Davvero ? - proruppe Severina avvicinandosi alla sconosciuta . - L ' ha veduto ? Gli ha parlato ? - No , signora ; ma sono portatrice di una sua lettera , consegnatami dal cavaliere Umberto Trani . Eccola . - Leggila subito , Guglielmo ! - esclamò la signora Rivalta . - E lei si accomodi , signora ! - Le indicò il divano , poi corse vicino al marito per leggere , dietro le spalle di lui , la lettera del fratello . Aldo scriveva : " Caro Guglielmo , " Questa lettera ha due scopi : presentarti la giovane che te la consegnerà , rassicurarti sulla mia sorte e pregarti di rassicurare Severina . Mi trovo in prigione sotto un ' orribile accusa in cui venne coinvolta anche la latrice della presente : ella , mercè l ' opera di persona influente , è riuscita a fuggire ed è assolutamente necessario che tu la nasconda , la sottragga a tutte le ricerche che si faranno di lei . È la signorina Ilda Corato . " Guglielmo e Severina interruppero la lettura , guardando sbalorditi la giovane , che intanto si era sollevata il velo e fissava su di essi i suoi sguardi ammaliatori . - Ma non è lei - disse la signora Rivalta non potendo contenersi - che , come annunziavano i giornali , accusò mio fratello di aver tentato di strangolarla e di averla derubata ? - Ilda doveva essere d ' accordo con Aldo e con Umberto Trani , perchè rispose : - I giornali hanno riportato il falso : io accusai il vero autore del tentato assassinio e del furto , ma non vollero credermi perchè in quella notte Aldo era presso di me e gli trovarono nel soprabito i gioielli , che il vero ladro vi aveva posti . Il giudice istruttore , incaricato dell ' inchiesta , disse che era tutta una commedia preparata da me e da suo fratello per perdere l ' altro . - E non avete potuto dimostrare in alcun modo la vostra innocenza ? - No , perchè tutte le prove erano contro noi . Ma lasciate che vi racconti tutto . - Prima terminiamo la lettera di Aldo ! - osservò Severina . - Essa non è che il riassunto di quanto io debbo dirvi , - soggiunse Ilda . - Se è così , potremo leggerla anche dopo , - disse Guglielmo - e se la signorina non è stanca e vuol raccontare .... - Dirò tutto . Il signor Aldo era già in prigione quando fu spiccato il mandato di cattura anche per me . Ora dovete sapere che fra il cavalier Meralta , magistrato che deve istruire questo processo , ed il cavalier Umberto Trani , che voi conoscete , esiste un sordo rancore , perchè il Trani aveva chiesto di fare l ' inchiesta , e non solo venne escluso per i suoi rapporti d ' amicizia col signor Moreno o come frequentatore della mia casa , ma lo accusarono di aver sottratto altra volta alla giustizia la contessa Rossano per favorire la gentildonna ed Aldo , nascondendo i loro rapporti al conte per odio contro lui . " Il Trani avrebbe potuto facilmente scolparsi di tali accuse ; ma non lo fece per suoi motivi particolari e si limitò a dire che il tempo avrebbe dimostrato dove era la verità e dove la menzogna . Egli è convinto delle colpe del conte ed ha giurato di smascherarlo e di abbassare l ' alterigia del suo collega , che momentaneamente trionfa . Il Trani si è dedicato interamente a questo scopo e dice che riuscirà . Intanto , per mezzo di un agente segreto , che gli è fidatissimo , ha potuto tenere corrispondenza con Aldo , al quale ha dato tutte le sue istruzioni . Così ha avuto questa lettera per voi ed ha potuto avvertirmi in tempo del mandato di cattura ed inviarmi qui , come il luogo , per ora , più sicuro per me . " Ho lasciato i miei bagagli in stazione ed in un baule tengo un travestimento completo da contadina della valle di Susa . Io so parlare il dialetto di quella vallata . Voi figurerete di avermi conosciuta a Susa , in una famiglia presso cui ero come serva . Direte che quei signori , recandosi fuori d ' Italia , mi hanno raccomandata a voi , finchè non abbia trovato un altro servizio . Con questo travestimento potrò anche andare e tornare da Torino senza che nessuno badi a me . Il mio scopo , secondo l ' istruzione di Aldo , è di avvicinarmi alla contessa Bianca , di poterle parlare , dirle che il signor Pomigliano le raccomanda di essere tranquilla , che il suo pensiero sarà sempre vicino a lei ; ho pure un biglietto da consegnare alla contessa . - Però il mio povero fratello verrà condannato ! - interruppe commossa Severina . - Temo di sì , - rispose schiettamente Ilda - perchè hanno troppo interesse di toglierlo di mezzo . Ma Aldo vi prega di non tentare alcun passo per sottrarlo alla sua sorte ; dice che subirà la condanna senza ribellione , certo di avere un momento o l ' altro una rivincita . Egli pensa più a Bianca che a sè : teme solo per lei . - Severina piangeva . - È un ' anima nobile e grande , e un giorno trionferà per certo con la sua innocenza ! - soggiunse Ilda . La giovane aveva ripreso tutta la sua energia di un tempo , e le sue parole finirono col consolare i coniugi Rivalta . Ilda fu alloggiata nella stanza dei forestieri , ma per due giorni nè Gina , nè la servetta di casa la videro . Il terzo giorno comparve nei suoi abiti di montanara , che la rendevano irriconoscibile . Gina fece subito amicizia con lei . Di lì a due giorni , Ilda seppe della morte del signor Moreno , e molto se ne afflisse . Per saperne la causa , volle andare a Torino e si recò direttamente a casa del Trani . Il magistrato stava per mettersi a tavola colla moglie ed i figli , quando gli fu annunziato che una giovane montanara chiedeva di essere ricevuta da lui avendo urgente bisogno di parlargli . Un po ' sorpreso , Umberto diede ordine che fosse introdotta nel suo studio . - Che desiderate da me ? - le chiese entrando . - Ospitalità per qualche giorno , - rispose Ilda . Al suono di quella voce , Umberto guardò la montanara , sbalordito . - Voi ? Voi ? - disse , stendendole la mano . Ilda raccontò perchè era venuta a Torino : le lacrime offuscarono i suoi occhi ricordando il signor Moreno e Bianca . Anche il signor Trani era molto commosso . - Quella morte ha recato a me pure una grande impressione ! - disse . - Il signor Moreno ha avuto il colpo mentre si trovava nel proprio salotto solo col genero . Un domestico asserisce di aver sentito il povero signore gridare : " È un ' infamia , un ' infamia ! " - E la contessa Bianca ? - Vi parlerò più tardi di lei ; adesso , senza complimenti , venite a pranzo con me , altrimenti la minestra si fredda . - Che dirà la vostra signora , vedendomi ? - Mia moglie è la mia vera metà , a parte di tutti i miei segreti , e potete stare tranquilla sulla sua accoglienza ; seguitemi . - Il magistrato condusse Ilda nella sala da pranzo , ed ammiccando alla moglie , che guardava stupita la bella e giovane montanara , disse a voce alta : - Guarda chi ti conduco , Norina ! È la figlia del nostro fittavolo di Susa , che tu non conosci ancora ; è venuta a Torino per una cura , giacchè è anemica ; suo padre me la raccomanda . Resterà qui con noi . - Sì , sì ! - rispose sorridendo la buona moglie del cavalier Trani . - Sedete , bella ragazza , e ditemi come vi chiamate . - Catì . - Ebbene , Catì , state di buon umore e consideratevi come a casa vostra . - Diede ordine perchè fosse portata un ' altra posata , incoraggiò la giovane a mangiare , e durante il pranzo non parlarono che di cose indifferenti . I figli del magistrato non si mostrarono affatto curiosi . Finito il pranzo i fanciulli si recarono a passeggiare ed il Trani colla signora ed Ilda si ritrassero in un altro salotto . Questa volta Umberto presentò Ilda alla moglie e raccontò il vero motivo per cui era venuta a Torino . - La contessa Bianca - disse poi il magistrato alla sua ospite - è malata : i medici dicono che il dolore le ha alterata la ragione . Il conte si mostra premuroso con lei , forse perchè , non essendosi trovato il testamento , egli sa ormai che le ricchezze del signor Moreno vanno tutte di diritto a sua figlia . Il mio agente segreto è incaricato di riferirmi tutto quello che succede al palazzo : egli ha trovato una furba ausiliaria in una cameriera . Intanto debbo dirvi che Celia è arrestata . - Arrestata ? Perchè ? - chiese con angoscia Ilda . - Perchè si dice che facesse come voi parte della trama per sopprimere il conte . - Mi pento di non averlo fatto ! - mormorò la giovane . - Era meglio che l ' avessi ucciso , quel furfante ! - Umberto scosse il capo . - Avreste fatto male , - disse - perchè la sua morte non portava alcun vantaggio agli innocenti . No , no ! Noi dobbiamo giungere ad accerchiarlo in modo che egli confessi le sue colpe . Ci riusciremo , sebbene la cosa non possa avvenire molto presto . Da chi però non abbiamo nulla da sperare , è da Fabio . - Se io gli scrivessi , gli raccontassi come sia stato vittima del conte ? - osservò Ilda . - Ma in qual modo fargli pervenire la lettera ? - Di questo m ' incarico io , sebbene non abbia alcuna fiducia che egli si risolva a tradire il conte . Un uomo che diventa assassino per un altro , deve essere avvinto a quest ' altro da tali obblighi , da tali segreti , che riuscirà difficile scoprire . Perchè la semplice gratitudine non basta a spingere un essere a tal punto di devozione . Ho già preparato un ' inchiesta a tal uopo : risalirò fino alla nascita di Fabio , troverò qualche vecchio servo della casa Rossano che serviva al tempo dei coniugi Ribera . Quando avrò in mano il bandolo di quella matassa , potrò dire di essere quasi in porto . - Ilda preparò la lettera , che fece leggere al magistrato , il quale la ritoccò in diversi punti , e , ricopiata , la tenne per farla pervenire al prigioniero . Intanto ogni giorno si aveva nuove della contessa Bianca , che su per giù erano le stesse ; poi si seppe che il conte , licenziata tutta la servitù , aveva già dato gli ordini per la sua partenza con la moglie , con la quale diceva di essersi riconciliato . - Io non lo credo ! - disse Ilda . - Il conte prepara qualche tranello per la contessa . - Egli è troppo furbo per compromettersi ora che tutto gli va a seconda ! - osservò il magistrato . - Forse la contessa , stanca di lottare , ha finito col sottomettersi . - Sono persuasa che morirebbe prima di cedere ! - interruppe Ilda . - Temo piuttosto che , fra tante scosse , abbia smarrita la ragione . - Io saprò quello che le succede , - soggiunse Umberto . - Bisogna però che agisca con gran prudenza per non suscitare dei sospetti nel conte . - Intanto fu informato che Livio era partito colla moglie per Napoli e di lì si sarebbe imbarcato per la Sicilia . Pochi giorni dopo il magistrato , tornando a casa , consegnò ad Ilda una busta , dicendole : - Non vi avevo avvertita che con Fabio a nulla saremmo riusciti ? Giudicatene da quello che troverete qui dentro . - Ilda lesse il biglietto del prigioniero , che le scriveva , rimandandole la sua lettera senza averla aperta : " È inutile , signorina , che v ' incomodiate a spedirmi lettere : esse non m ' interessano affatto , e vi dareste una pena inutile , perchè vi sarebbero rimandate come questa . Potevo perdonare l ' infedeltà , mi sarei rassegnato alla perdita del vostro amore ritenendola una giusta punizione al mio delitto : non vi perdono i bassi intrighi per perdere il mio benefattore , nè mi rassegno di saperlo vilipeso da voi , che conoscevate i suoi rapporti con me , la bontà del suo animo , la generosità del suo cuore . Io non vi conosco più : l ' Ilda di un tempo è morta : per me adesso siete un ' estranea , una indifferente . "FABIO." Il cavalier Trani , che osservava Ilda mentre leggeva , fu molto commosso dalla disperazione che sconvolgeva il suo bel viso . - Non me l ' aspettavo ! - esclamò l ' infelice lasciando cadere il biglietto che il magistrato raccolse . Questi cacciò un grido di stupore ed esclamò : - È insensato come non ci abbia pensato subito ! - La giovane rialzò il capo chiedendo : - A che cosa ? - Questo biglietto è stato scritto proprio da Fabio , non è vero ? Ne riconoscereste la calligrafia ? - Perfettamente . - Aspettate un momento , - disse il Trani , agitato . Lasciò Ilda sola , ma non tardò a ritornare portando un pacchetto , dal quale trasse una lettera che svolse e confrontò col biglietto . - Ed io , stupido , che trascurai la cosa più importante ! - disse bruscamente il magistrato . - Guardate , Ilda : vi sembra questa la calligrafia di Fabio ? - Questa è la calligrafia del conte . - Ne siete sicura ? - Sì , perchè ho delle lettere scritte da lui . - E firmate col suo nome ? - Certo . - Queste invece sono firmate " Fabio Ribera " e dirette alla povera Giulietta Lovera . - Ma dunque , non c ' è alcun dubbio : - gridò Ilda - fu lui il seduttore , e fu lui che spinse Fabio ad assassinare quella sventurata ! - Non solo , - interruppe il magistrato - ma Fabio riconobbe quelle lettere per sue , ragione per cui io non mi curai più di indagare . Vedete bene che un segreto grave esiste fra quei due uomini , di cui l ' uno tutto sacrifica per l ' altro . Ma da Fabio non lo sapremo mai , ve lo ripeto , perciò bisogna cercare un ' altra via per giungere alla scoperta della verità . E voi mi aiuterete . - Con tutte le mie forze , dovessi rimetterci la pelle . - Nessuno , all ' infuori della moglie del magistrato , seppe delle minuziose indagini fatte da Umberto Trani , assistito da Ilda , nel passato del conte e di Fabio . Intanto non trascuravano Bianca , Gina ed Aldo . Questi , durante il processo , pure protestandosi innocente non tentò di difendersi , per salvare l ' onore di Bianca . Che gli importava la propria condanna , il proprio disonore , purchè Bianca non avesse a soffrire per cagion sua ? Egli era sicuro dell ' amore di lei : il Trani gli aveva promesso di vegliare sulla contessa : che il proprio destino , dunque , si compisse ! Scontata la sua condanna , Aldo era scomparso da Torino , e così Ilda ed i coniugi Rivalta , Gina e Celia avevano lasciato Ivrea . Nessuno sapeva dove fossero andati : qualcuno sussurrò che si erano imbarcati per l ' America . Umberto Trani era a parte di quel segreto : egli solo avrebbe potuto dire dove si trovavano , ma si sarebbe ben guardato dal parlarne . Cercava che tutti dimenticassero , non pensassero più a quella storia d ' intrighi , d ' infamie , per poter agire . V . Livio si era recato a Torino per svagarsi , sicuro ormai che Bianca sarebbe scrupolosamente sorvegliata . Sotto i portici di piazza Castello , egli s ' imbattè nel marchese Passiflora . Il gentiluomo conservava la sua fisonomia beffarda . - Chi non muore si rivede ! - disse andando incontro al conte . - Sei proprio tu .... o la tua ombra ? Il conte sorrise , e ricambiando la stretta dell ' uomo dal quale si sentiva odiato e che detestava del pari , rispose quasi gaiamente : - Sono proprio io . Mi trovi molto cambiato ? Ho avuto tanti guai ! Basta , ora sono tranquillo ed ho fiducia nell ' avvenire ! - Meriti davvero un po ' di felicità ! Sei tornato a Torino colla contessa ? - Livio scosse il capo . - Essa non vuole abbandonare la campagna , ed io non la dissuado , perchè la poveretta ha bisogno di solitudine . - I due uomini avevano preso a camminare . - Sento - disse il marchese - che sei diventato un marito modello ; ed è tanto più meritevole da parte tua , avvezzo ai tripudi e col patrimonio che adesso possiedi . Perchè deve aver lasciato un bel patrimonio , il vecchio Moreno ! - Un altro paio di milioncini , dei quali mia moglie vuole che io sia il solo amministratore . - Capperi ! La contessa non ha più alcuna prevenzione contro te , nonostante le tue scappatelle ! Mi rallegro ! A proposito , non lascerai così presto Torino , e vorrai stasera venire a pranzo da me . Troverai delle tue conoscenze ; si farà una partita alle carte . - A casa tua ? Ma non pranzavi al circolo e non vi passavi sovente anche la notte ? - È vero , perchè mi trovavo solo . Ora , ho una compagna . Vedrai , vedrai .... Voglio lasciarti il piacere della sorpresa .... Vieni alle sette . Ti accomoda ? - Perfettamente . - Alle sette in punto il conte entrò nel salone del marchese , dove era già riunita numerosa compagnia . Il marchese Passiflora gli andò incontro . - Ti ringrazio di non aver mancato ! - disse . - Non si aspettava che te ! - Mi dispiace d ' avervi fatto attendere ! - Strinse la mano al marchese , poi salutò tutti , lieto di ritrovare antichi compagni che si affrettarono a festeggiarlo . - Credevamo che tu fossi sparito dal mondo ! - gli dicevano senza dissimulare un sorriso pieno di sottintesi . - Non è stata colpa mia . Il lutto , la malattia della contessa .... - Come sta adesso ? - chiesero alcuni con premura . - Assai meglio , ma non si risolve a lasciare la sua solitudine . - Permettete che mi congratuli con voi per la guarigione della contessa ! - disse una voce alle sue spalle . Il conte si volse trasalendo e si trovò a faccia a faccia con Umberto Trani . - Grazie , cavaliere , per la vostra squisita gentilezza , - disse Livio con un sorriso oltremodo amabile . - Sì , la mia Bianca si è quasi completamente rimessa delle scosse subite . - Frattanto Livio gli stendeva la mano . Ma il magistrato non fu in tempo a stringerla , perchè alla volta del conte tornava Passiflora , tenendo al braccio una donna . Livio indietreggiò . La compagna di Passiflora era Cinzia . Ella sorrise al conte , senza mostrare la minima commozione . Era più pallida del solito , ma conservava quegli occhi strani , incantatori , il sorriso voluttuoso , le movenze serpentine . - Finalmente , - esclamò , porgendo la mano a Livio - ecco un risuscitato ! Non volevo credere a Passiflora quando venne a dirmi che eravate dei nostri .... Ne sono proprio contenta , perchè ero persuasa di non rivedervi più ! - Io invece pensavo che vi avrei ritrovata presto o tardi , - rispose galantemente il conte - e sono tanto più lieto di rivedervi felice . - Oh ! sì , lo sono ! - mormorò Cinzia volgendo uno sguardo languido al marchese , che arrossì di piacere , mentre gli amici non nascondevano un maligno sorriso . - Signori , a tavola ! - gridò la voce di un domestico . I commensali erano quattordici , fra cui cinque donne . Cinzia sedette in capo tavola , avendo alla sua destra il conte Livio , a sinistra il Trani , di faccia il marchese . Nessuno faceva le maraviglie di vedere in quella casa il magistrato , sapendolo amico di Passiflora ed amantissimo , almeno in apparenza , della società . Il pranzo era squisito , i vini scelti . Livio aveva ripreso il suo spirito , la sua gaiezza di un tempo . Riempiva ad ogni momento il bicchiere , che vuotava di un fiato ; premeva dolcemente sotto la tavola il piede di Cinzia , raccontava aneddoti a bizzeffe , come se volesse ad ogni costo divertire gli altri . - È vero - gli chiese il Trani - che avete preso in affitto la villa Stenner ? - È verissimo . A mia moglie piacque per la posizione . - Forse la contessa non sa come il precedente proprietario , il banchiere Stenner , fosse ivi assassinato ! - Un mormorìo corse lungo la tavola . - Siete in inganno , cavaliere ; - soggiunse il conte - lo Stenner si tolse da sè la vita , non potendo sopportare i tormenti di una malattia che da diversi anni l ' affliggeva . - Se così vi hanno detto , è perchè i parenti del morto facevano correre questa voce , onde sbarazzarsi di una tenuta che altrimenti non avrebbero trovato da vendere o da affittare . Ma io so benissimo come sono andate le cose . - Raccontate , raccontate ! - esclamarono ad una voce i commensali . - Lo farei di buon grado , ma temo d ' impressionare troppo l ' odierno possessore della villa . - Il conte scoppiò in una risata . - Raccontate pure , non ho certo alcun timore . La villa è cintata e custodita , ed alla notte si sguinzaglia due mastini , coi quali nessuno vorrebbe far conoscenza . - Il banchiere Stenner non era meno prudente di voi . Egli era scapolo , ed io lo conobbi una sera in casa del prefetto . Era un bell ' uomo , alto , asciutto , di apparenza fredda . Egli teneva casa in Torino , ma passava la più gran parte dell ' anno nella sua villa . Si diceva che avesse una singolare passione per la cultura dei giardini , che amasse la solitudine della campagna . Teneva dei domestici che sembravano giganti , dei cani che intimorivano al solo guardarli . " Una mattina , uno dei domestici trovò sul ciglio di un fosso il cadavere di Stenner . Una palla in fronte l ' aveva fulminato . Tutti accorsero sul luogo , vennero i carabinieri da Moncalieri , le autorità da Torino , i medici , fu telegrafato ai parenti e si sparse la voce che il banchiere si era suicidato . " Ma nessuno rinvenne la pistola colla quale si era tirato il colpo , nessuno sapeva capacitarsi come un uomo ricco a milioni potesse finire i suoi giorni in tal guisa : io solo scopersi la verità , ma era inutile ormai propalarla . - Perchè ? - chiese Cinzia sorridendo . - Era vostro dovere illuminare la giustizia . - Giustizia era già stata fatta del colpevole ! - rispose in tono grave Umberto . - Il banchiere Stenner , benchè avesse un ' apparenza piuttosto austera , era il più consumato dei libertini . Per lui nulla vi era di sacro : egli non rispettava nè le mogli , nè le figlie dei suoi dipendenti , e nessuna osava fiatare perchè tutte lo temevano ed avevano timore di far perdere ai padri , ai mariti il loro posto . " Fra le sue vittime vi era la figlia di un ' onesta vedova , che di nulla sospettava . " Jetta era una ragazza sedicenne , bella e pura come gli angeli . Per certo egli dovette usare delle pazienti astuzie per averla in suo possesso : come vi riuscisse , è un segreto ; ma il fatto sta che un bel giorno l ' attirò nel parco , e quando l ' infelice ne uscì era disonorata . Di poi , licenziò dal suo servizio la ragazza e la madre di lei . " Jetta non ebbe il coraggio di rivelare subito la verità alla mamma . Peraltro , cominciò a deperire , e tre mesi dopo era in agonia . Solo prima di chiudere gli occhi Jetta disse tutto a sua madre . " La povera donna , baciato il cadavere della figlia , le sussurrò agli orecchi alcune parole che la morta sola sentì : " Riposa in pace , e sarai vendicata ! " " Pochi giorni dopo il conte fu trovato nel parco con una palla nella testa . - Bisognava farlo soffrire di più ! - urlò Cinzia . - È vero ! - aggiunsero gli altri . - Che volete , - soggiunse il magistrato - certe vendette raffinate non sono conosciute nella classe alla quale apparteneva la povera madre . - Ma voi , come sapeste questa storia , che mi pare un po ' assurda ? - chiese Livio . - La seppi dalla bocca stessa dell ' infelice madre . - E non la denunziaste ? - L ' avreste fatto voi ? - Sì , perchè in fondo quella donna era un ' assassina ! - E qual nome dareste all ' assassinato ? - Il conte alzò con noncuranza le spalle . - Quando un uomo - soggiunse il magistrato - abusando dell ' innocenza , della fiducia d ' una giovinetta , le ruba l ' onore , se la vittima o chi per essa fa giustizia del don Giovanni , è nel suo diritto . No , non denunziai quella madre .... e la coscienza non mi rimprovera : feci il mio dovere . - Bravo , benissimo .... - gridarono tutte le donne . Passiflora , per tagliar corto alle discussioni che potevano sorgere , colmò il bicchiere di sciampagna , e , sollevandolo , disse gaiamente : - Alla salute di tutte queste belle ! - Finito il pranzo , i commensali passarono in un ' altra sala , dove erano preparati i liquori , il caffè , i sigari . Due porte di questa sala erano spalancate : una metteva nella stanza da giuoco , l ' altra in una galleria a fiori . Alcune coppie si erano già avviate in quella galleria , ed il conte invitò Cinzia ad imitarle ; ma in quel momento Passiflora si avvicinò dicendogli : - Aspettiamo te per fare una partita . - Un momento ; vengo . - E mentre il marchese si allontanava per parlare con un altro , Livio disse rapidamente a Cinzia : - Bisogna che ti parli . - Anch ' io , - rispose ella con voce oppressa . - Vieni al Trombetta . Ti attenderò tutta la mattina . - Alle nove ci sarò . - Cinzia si diresse verso il Trani , che entrava nella galleria . Livio si recò nella sala da giuoco . Alle due di notte , quando si ritirò , aveva perduto ventimila lire , ma poco glie ne importava . Al conte ormai non premeva che togliere Cinzia a Passiflora . E l ' impresa gli pareva facile , perchè la cortigiana doveva amarlo ancora , a malgrado del modo poco gentile con cui l ' aveva trattata . Egli era partito da Torino colla moglie senza più rivederla , senza dirle dove si sarebbe recato , senza lasciarle del denaro , quantunque sapesse che in quel momento Cinzia non si trovava in buone acque . E non si era mai più curato di sapere che fosse avvenuto di lei . Ora , avendola ritrovata con Passiflora , il conte , inasprito dalle ripulse della moglie , sentì rinascere con violenza il suo capriccio del passato , capriccio accresciuto dal desiderio di prendersi giuoco di Passiflora . Egli non potè dormire : alle sette era già alzato . Ma erano già passate le nove ed il conte , fremente di impazienza , di collera , passeggiava nervosamente per le stanze , quando il cameriere venne ad avvertirlo che una signora chiedeva di lui . Cinzia entrò : vestiva un abito scuro , semplice , elegantissimo . Il conte le andò incontro , stendendole la mano , dicendo a voce alta : - Buon giorno , cugina ! - Ma appena il cameriere si fu ritirato , Livio chiuse l ' uscio con la spranghetta e si volse a Cinzia per abbracciarla . La cortigiana disse con accento mordace : - Giù le zampe , mio caro ! Non sono venuta qui per subire i tuoi amplessi , ma solo per sfogarmi ! - Egli fece un gesto irato . - Se avevi l ' intenzione di farmi una predica , - esclamò - potevi risparmiarti la pena di venire ! - Ah ! - esclamò Cinzia , che si ora seduta sul divano . - Ti farebbe comodo , dopo avermi lasciata cinque anni fa , come un cane , senza neppur dirmi addio , riprendermi adesso che ti è tornato il capriccio e sei qui senza tua moglie ! Ma ciò non fa comodo a me , e se sono venuta , è per dirti in faccia , da soli a soli , che sei un birbante , un mascalzone ! Ed io ti amavo al punto di sacrificarti tutto , ed ho sempre taciuto sulle tue marachelle , che potevano mandarti all ' Assise , come quel povero diavolo che vi si recò volontariamente per salvarti . - Il conte era divenuto cadaverico . - Cinzia , tu vaneggi ! - Sai bene che no ! Ma non importa , starò zitta su questo punto , perchè mi preme la pelle : volevo soltanto parlarti della tua ingratitudine verso me . Mentre tutto ti andava a seconda ed io stessa ti aiutavo perchè tu riuscissi a trionfare , a schiacciare quella Cleo , che mi era rivale , tu pensavi già a sbarazzarti di me . - Non è vero , Cinzia ! - Non è vero ? Te lo provo , Tu sai che in quei giorni io mi trovavo in cattivissime acque : il mio protettore se ne era andato e tu mi lesinavi il denaro , perchè ne avevi bisogno per riuscire a trionfare sui tuoi nemici . Però mi lusingavi dicendomi che , ottenuto il tuo intento , mi avresti fatto parte dei milioni del suocero , e mi avresti serbato una riconoscenza eterna . Parole ! I nemici furono vinti , il suocero se ne è andato all ' altro mondo , i milioni sono caduti nelle tue mani , e tu , senza una parola , un addio , fuggi colla moglie e ti rivedo dopo cinque anni ! ... Il conte aveva cambiato fisonomia . - Perdonami , Cinzia , perdonami .... tu hai ragione ; ma io aveva perduto la testa .... - Vai a darlo ad intendere ad altri , non a me , che ti conosco .... Non ti pareva vero di liberarti di me , ricco a milioni , con una moglie che tu stesso avevi resa pazza e non ti dava più noia . Intanto io sono rimasta con un pugno di mosche in mano e per soprappiù mi sono ammalata e sono stata condotta all ' ospedale : all ' ospedale , capisci , dove rimasi cinque mesi , e quando ne uscii , non avevo più nulla da vivere , ed ero così debole .... così debole .... Basta , non voglio tediarti col racconto delle sofferenze da me patite : ti dirò solo che ti maledivo mille volte al giorno e ti auguravo ogni male . Alfine , un ' anima pietosa s ' interessò di me e cominciai a star meglio . Ma ero stanca di far la vita della donna alla mercè del primo venuto , e volli mettermi a lavorare . La persona che si era interessata di me mi diede pure i mezzi per rilevare una rivendita di sali e tabacchi . E facevo degli affari . Fra i miei avventori era il marchese Passiflora , che s ' intratteneva a discorrere volentieri con me . Egli mi confidò che era sua intenzione prendere in affitto un elegante appartamento , ammobiliarlo riccamente per ricevere ogni sera gli amici e le amiche , per giocare . Mi propose di entrare in società con lui : accettai . - Il conte ebbe un sorriso ironico . - E dividete i proventi della bisca , o ricevete anche i magistrati che assistono impassibili allo spoglio dei giocatori ? - Vuoi parlare del cavaliere Trani ? Ma egli non è più in servizio : già da qualche anno ha dato le sue dimissioni . - Livio provò un segreto sollievo . Cinzia riprese : - Io vado perfettamente d ' accordo con Passiflora , e , grazie a lui , la mia situazione fra poco sarà cambiata , perchè diverrò sua moglie . - No , tu non lo sposerai ! - disse con violenza il conte . - Perchè ? Sei tu che ti opponi ? È grottesco : dopo avermi lasciata nella miseria , non curandoti di me per cinque anni .... Basta ! finiamola : ora che mi sono sfogata , me ne torno a casa . - No , tu non andrai via così : voglio che tu ti calmi , che tu rifletta . Non mi dirai che ami Passiflora .... no , non lo credo . E perchè lo sposeresti ? Per avere il suo nome ? Bel nome ! Tenutario di una bisca . Per i quattrini ? È rovinato , e quello che oggi possedete insieme , non si fonda su basi solide . Che bell ' avvenire ti attende ! ... E come può quell ' uomo divertirti ? No , non fa per te ! - Cinzia tratteneva a stento le risa . - Avrei un bel vantaggio a cambiarlo con te ! - disse . - Sì , che l ' avresti ! - interruppe con impeto il conte . - Prima di tutto , io sono adesso padrone di circa tre milioni , ed almeno la metà di questo denaro potremo godercela insieme . Bianca ormai non si muove dalla villa , ma io posso venire a passare con te almeno tre giorni della settimana , purchè sia sicuro di trovare la tua casa sempre aperta , il tuo cuore come per il passato , e che io possa confidarmi a te interamente . Non è vero che accetti la mia proposta ? - Le s ' inginocchiò dinanzi , le baciò le mani . Cinzia sembrava commossa . Egli si fece sempre più incalzante , perchè voleva ad ogni costo supplantare Passiflora e perchè il fascino che emanava da Cinzia tornava ad avvilupparlo . - Resta con me ! - pregava con voce piena di lacrime . - Dimmi che cosa vuoi che io faccia per ottenerti ancora ! - Cinzia si alzò . - Ebbene , avrai la mia risposta domattina . - E perchè non adesso ? - Perchè voglio rifletterci . Addio ! - Rimasto solo , il conte fu dapprima assalito da una collera violenta . Ma dovette contenerla , calmare i nervi e lo spirito . Sceso a fare colazione , poi lasciò l ' albergo , stette fuori parte della giornata ed alla sera fu tentato di recarsi da Passiflora . Ma resistette alla tentazione ; tornò all ' albergo e si sentì molto triste , come forse non lo era mai stato nella sua vita . Pensò a sua moglie , e sentì che non avrebbe mai più riacquistato il suo amore : poteva ottenerla colla forza , ma non avrebbe più posseduto che un cadavere . Ebbe un moto di ribrezzo a quel pensiero . Nessuno lo amava al mondo , all ' infuori di Fabio ; ma quella stessa cieca affezione del misero , invece di tornargli di conforto , l ' irritava , ricordandogli le sue orribili menzogne , il delitto fatto compire . Era malcontento di sè , di tutti , e passò anche quella notte senza chiuder occhio ; si alzò di cattivo umore ed attese la risposta di Cinzia . Alle nove precise sentì battere all ' uscio . - Avanti ! - disse . Con un vivo battito di cuore vide entrare Cinzia col sorriso sulle labbra , gli occhi pieni di fiamme . - Vengo a portarti la risposta io stessa ! - disse , porgendogli le labbra . Livio gettò un grido di gioia e la strinse al suo petto . Ma Cinzia si svincolò , e indietreggiando alquanto : - Adagio ! - esclamò . - Prima dobbiamo fare i nostri patti ! - VI . L ' assenza del conte Livio dalla villa si prolungava , ma egli aveva scritto a Fabio dicendogli che alcuni interessi lo terrebbero lontano per qualche settimana . Gli raccomandava la contessa , e aggiungeva che se ella avesse mostrato desiderio di scendere nel parco a farvi una passeggiata , lui e Milia l ' accompagnassero , non staccandosi mai dal suo fianco . Fabio nascose la lettera , quindi si recò dalla contessa per avvertirla che il conte non sarebbe tornato presto . Quella mattina Bianca sembrava rianimata : era uscita un momento sul balcone e si appoggiava alla balaustrata . Vestiva un abito azzurro pallido , stretto alla vita da una cintura d ' argento : aveva due grosse trecce pendenti sulle spalle . Pareva una giovinetta . - Signora contessa .... - disse Fabio alle sue spalle . Ella sussultò e si rivolse . - Che volete ? - chiese . - Vengo a dirvi che il signor conte mi ha scritto . - Che m ' importa ? - esclamò ella duramente . - Egli s ' interessa molto della vostra salute , mi scongiura di avervi ogni riguardo , e mi dice che , se desideraste passeggiare nel parco .... - Posso scendere nel parco ? - interruppe vivamente Bianca con lo slancio di una bimba . - Sì ; - rispose Fabio - Milia ed io vi accompagneremo . - Bianca non mise tempo in mezzo , e scese subito la scalinata ; ma dovette fermarsi , ansante . Fabio le chiese con premura : - Posso offrirvi il braccio ? - Voi ? ! - Era in quella esclamazione tanto disprezzo e tanto orrore , che Fabio indietreggiò come se l ' avessero schiaffeggiato . Poi , chinando il capo , rispose : - Avete ragione : scusate ! - E siccome Bianca aveva ripreso a camminare , la seguì . Egli aveva il cuore oppresso . Come mai era stato così audace da offrire il suo braccio alla contessa , lui , un servo , un assassino ? Come Bianca doveva sprezzarlo ! Ma anch ' essa era stata colpevole , sebbene lo negasse ; anch ' essa aveva voluto commettere un delitto , associandosi con coloro che volevano sbarazzarsi del conte ! Pure , nel contegno di lei , nella sua fisonomia , non era quell ' impaccio di persona che , essendo colpevole , sta continuamente in guardia temendo di tradirsi . E neppure poteva dirsi pazza : il conte s ' ingannava su questo . Fabio camminava colla testa china . Bianca , giunta ad una panchina , sedette . Fabio si appoggiò al tronco di un albero , non osando volgere lo sguardo sulla contessa . - Che bei fiori vedo su quel prato ! - disse ad un tratto Bianca . - Se avessi la forza di correre , vorrei coglierli . - Fabio si allontanò e non tardò a tornare con un fascio di fiori , che depose sulla panca presso Bianca . Poi si appoggiò di nuovo all ' albero . La contessa spinse coll ' ombrellino il fascio di fiori che caddero in terra , quindi si alzò e si diresse verso casa . Fabio non disse parola , ma fremette e seguì Bianca con passo vacillante . La contessa , giunta nella sua camera , disse che aveva bisogno di riposo . Fabio si ritirò nella propria camera , e lasciatosi cadere su di una poltrona , vi rimase tutto compreso dal dolore . Egli non aveva mai provato tanta umiliazione nella sua vita . Neppure nella solitudine del carcere ebbe mai una visione così chiara dell ' infame delitto da lui commesso ! Dunque egli era un gran miserabile per avere sbarazzato il suo benefattore d ' una donna che lo minacciava ! E lui non aveva provato vergogna del suo delitto , pensando solo di pagare un debito di riconoscenza al suo benefattore ! Ora tutto ciò gli appariva mostruoso ! Il disprezzo di Bianca gli aveva aperto gli occhi : egli capì l ' avversione che la contessa doveva provare per lui . Ilda sola , Ilda che egli aveva amata di un amore puro e buono , non si era peritata a difenderlo innanzi a tutti , gli aveva stesa la mano . Se Bianca avesse avuto ragione ? Se il conte fosse il solo colpevole ? Fabio gettò un grido che lo scosse , lo fece tornare in sè , e fu spaventato dei propri pensieri . Dove mai lo trascinava la contessa col suo disprezzo ? Finiva col dubitare del proprio benefattore ! - È così che obbedisco alla mia povera mamma e alla mia defunta benefattrice ? - mormorò colle lacrime agli occhi , fissando il ritratto della bellissima contessa Rossano . Ma non tornò tranquillo : sentiva un cambiamento nel suo essere , e pregò Dio di liberarlo da quell ' incubo , di aiutarlo nell ' adempimento dei doveri prescrittigli dal conte . Poi gli parve di aver bestemmiato con tale preghiera . Si sentì soffocare e si alzò per aprire la finestra . Fabio respirò più sollevato . Nell ' ora in cui Milia discese per desinare , egli tornò nell ' appartamento della contessa . Le si avvicinò umilmente , e piegando un ginocchio : - Perdonatemi ! - disse con voce tremante . Bianca alzò il capo e lo guardò , stupita . - Sì , perdonate il mio ardire di aver còlto quei fiori per voi ! - soggiunse Fabio . Un mesto sorriso rischiarò il bel volto di Bianca . - Ho già dimenticato . - disse . Fabio si chinò colla fronte sino a terra , baciandole il lembo dell ' abito . Quando si alzò , aveva gli occhi inondati di lacrime , ma sul volto era un ' espressione di dolcezza così commovente , che Bianca ne fu mossa a pietà . Tuttavia rimase silenziosa , con gli occhi fissi nel vuoto , inerte . Fabio la guardava e stupiva di vederla così tranquilla , con quell ' aureola di candore sulla fronte . Possibile che quella soave creatura avesse avuto un amante ? Aveva pur letto la lettera di Aldo ; ma il dubbio ormai si faceva strada nella sua mente . Ad un tratto si ricordò delle lettere scritte dal conte a Giulietta e firmate col suo nome : Fabio Ribera . Egli aveva saputo quel particolare quando fu interrogato dal giudice istruttore . Livio aveva dunque premeditato d ' ingannare Giulietta , prendendo il nome di Fabio per sottrarsi ad ogni responsabilità . Ora non poteva Livio avere scritto quella lettera firmata Aldo , per dimostrare la colpa della moglie ? E se un giorno , stanco di Bianca , gli proponesse di sopprimerla ? - Oh ! no , no , questo mai ! - disse a voce alta , volgendo attorno gli occhi spaventati . Bianca l ' udì , si rivolse verso lui . - Che avete , Martino ? - Egli si scosse , divenne di fuoco . - Nulla .... contessa ; - balbettò - il silenzio di questa stanza mi aveva assopito , e sognavo .... - Che il conte voleva farvi commettere un altro delitto ? - interruppe sorridendo Bianca . Fabio ebbe una gran vergogna di sè stesso . - No , no ! - Quali sogni spaventevoli devono talvolta opprimervi ! - proseguì la contessa . - Ditemi : non vi appare mai l ' ombra di colei che uccideste per un altro ? Non è venuta mai Giulietta a chiedervi conto della sua bambina ? - Le labbra di Fabio tremavano convulsamente . - Non capisco , contessa , non so nulla , nulla ! - Ella ebbe un sorriso di disprezzo . - Avete ragione , dimentico sempre che siete .... Martino . - Milia entrava e Fabio fuggì nel parco . Quando tornò , Bianca si accòrse che egli doveva aver pianto , perchè aveva gli occhi rossi . - Avete ordini da darmi , contessa ? - chiese con voce alterata . - Sì , Martino ! - rispose con dolcezza Bianca . - Se domattina il tempo è così bello preparatemi la poltrona a ruote : mi farete fare tutto il giro del parco . - Il volto di Fabio s ' illuminò d ' improvviso . - Sì , contessa . - Vi diletta leggere , Martino ? - Sì , contessa . - Ebbene , prendete questo libro : vi piacerà . - Egli afferrò il libro con mano tremante , balbettò un ringraziamento . Quando se ne fu andato , Bianca disse a Milia : - Mettimi a letto , sono stanca , ma sto meglio . - Dio sia lodato ! - esclamò la vedova . VII . Fabio , seduto nella sua camera , aperto il libro che Bianca gli aveva dato , leggeva : " Noi c ' inchiniamo servilmente davanti ad un idolo di creta , facciamo talvolta per una creatura umana il sacrifizio del nostro dovere , della nostra anima , della nostra felicità eterna , mentre ci pare grave servire Dio immortale , creatore e dominatore di tutte le cose . " E che otterremo da una creatura mortale , che domani è polvere ? Che avremo da quell ' idolo di creta , che la semplice volontà di Dio basterebbe a rovesciare ? " Un giorno verrà che l ' apparente trionfo farà sembrare più grande ancora la giustizia di Dio , mentre le lacrime degli innocenti faranno esaltare ancor più la sua misericordia . " L ' ora verrà in cui tutte le pene cesseranno . E sarà quando l ' uomo , comprendendo le sue colpe , si umilierà dinanzi a Dio , implorerà il suo perdono . Dio è sempre pronto a salvare chi si pente . Egli accoglie il peccatore pentito , gli addita la via del Cielo ! Oh ! la dolcezza della parola divina in un ' anima abbattuta ! Quand ' anche tutto il mondo ci mancasse , Dio ci resta sempre .... " Fabio , angosciato , con un sentimento nuovo nel cuore , che lo torturava e lo consolava ad un tempo , cadde sulle ginocchia , e mentre lacrime cocenti cadevano dai suoi occhi , balbettava fra i singhiozzi : - Mio Dio , perdonatemi ! Mio Dio , fate scaturire la luce , perchè io mi penta , perchè sia tutto vostro ! Mio Dio , io ho fede in voi ! - Così inginocchiato , Fabio ritornò sul suo passato , esaminò la sua vita . La giudicò miserabile ! Egli non aveva avuto altro fine che accontentare il conte , senza neppur sapere se faceva bene o male . Aveva obbedito ciecamente come uno schiavo che si piega alla minima volontà del padrone , senza cercare se questa volontà è contraria alle sante leggi di un padrone più onnipotente . Oh ! ricominciare una nuova vita , una vita utile a tanti innocenti ! Mentre così pensava , la sua anima venne rapita da un ' estasi mai provata , come avviene a tutti coloro cui la fede in Dio si rivela per la prima volta . La mattina seguente il sole era sorto radioso , ma più radiosa era l ' anima di Fabio . Quando egli entrò nella camera della contessa per avvertirla che la poltrona era pronta per la passeggiata nel parco , apparve agli occhi di Bianca come un altro uomo . Sembrava che tutto il suo essere fosse cambiato . Bianca non lo interrogò , scese nel parco , sedette sulla poltrona , ed allora soltanto , rivolgendosi a lui , gli disse : - Andiamo : spingete . Voi , Milia , restate pur qui a riposarvi . - Fabio palpitò . La contessa non aveva dunque più orrore di lui ? La poltrona scorreva dolcemente pei viali . La casa e Milia più non si vedevano , allorchè la contessa disse : - Riposatevi , Martino : io starò bene qui , all ' ombra . Egli obbedì : trasse la poltrona dove gli alberi erano più folti , e si allontanò di qualche passo per non rendersi indiscreto . Ma Bianca lo chiamò . - Avete letto il libro che vi ho dato ? Non avete nulla da dirmi ? - Egli si gettò ai piedi della contessa . - Non osavo parlarvene , - disse - eppure ho il cuore pieno . Il vostro libro mi ha aperto gli occhi . Io credevo di seguire il bene e sono stato un malvagio . Non nego più .... sono Fabio Ribera , l ' assassino di Giulietta Levera . - Lo so ; - rispose Bianca con tristezza - ma so altresì che il conte è il maggior colpevole in tale delitto : egli solo vi spinse al male . - Fabio si strinse colle mani la fronte . - È proprio vero , contessa ? L ' anima mia si dibatte fra atroci dubbi . Ho chiesto a Dio d ' illuminarmi . È possibile che l ' uomo da me adorato , il mio benefattore sia colpevole ? - Se era un uomo onesto non avrebbe armato la vostra mano per farvi commettere un delitto ! Chi benefica un uomo per spingerlo al male , è un demonio ! Ma se Dio ha toccato il vostro cuore , voi potete essere salvo . Fabio , vedete che io , pur trovandomi qui sola , inerme , non ho più paura di voi e vi stendo la mano da amica ? Ebbene , ora io ho piena fiducia in voi , come dovete averla in me . Siamo qui soli , nessuno può ascoltare i nostri segreti : apritemi la vostra anima , come io vi aprirò la mia . Allora Dio , che ci ascolta , diraderà le tenebre dalla vostra mente , farà apparire agli occhi vostri la verità . - Avete ragione : confesso .... confesso tutto . Dio mi ispira . - In ginocchio sull ' erba , dinanzi a quella creatura il cui volto soave pareva trasfigurato , Fabio fece il racconto di tutta la sua vita passata , nulla tacendo di quanto riguardava sè , la contessa Rossano , madre di Livio , ed il conte . Bianca ascoltò con intensa attenzione . Essa fu colpita più che altro dalla raccomandazione di Stefana fatta a Livio di non abbandonar mai l ' orfanello . Ad un tratto nella mente della giovane subentrò una gran luce e tutto divenne per lei verità semplice ed evidente . Fabio , terminato il suo racconto , le disse : - Non sembra anche a voi , contessa , che un uomo , il quale mostrò tanta generosità verso il figlio di un povero servo , non può essere colpevole di quanto lo accusano ? - Lo è più ancora di quanto m ' immaginavo ! - esclamò Bianca . - Fabio , non vi siete mai guardato allo specchio ? Non vi ha mai detto alcuno della vostra strana rassomiglianza col conte ? Ebbene , egli è per certo vostro fratello .... - Impossibile ! - esclamò Fabio . - Io sono iscritto sui libri dello Stato Civile come figlio dei coniugi Ribera . - Chi erano questi Ribera ? - interruppe concitata Bianca . - Due servi devoti alla loro padrona . La contessa Stefana , e questo lo seppi dalla bocca stessa di Livio nei primi mesi del nostro matrimonio , in un momento di espansione , assomigliava perfettamente a lui nel carattere ; era creduta una donna virtuosa , ed ingannava il mondo , come ingannava il marito . Non vi è dunque nulla di straordinario che , per nascondere una colpa , abbia avuto per complici i suoi fidati domestici . - I denti di Fabio sbattevano sulle sue labbra sbiancate . - Ed io sarei il frutto .... di quella colpa ? - Lo giurerei . La contessa non ebbe il cuore di abbandonarvi e si occupò di voi , quando Dio vi privò di coloro che vi avevano dato il nome . Ma nè la vostra finta madre , nè la vera , ebbero il coraggio di rivelarvi la verità , neppure al letto di morte . Il conte , che sa tutto per certo , vi ha tenuto sempre al livello di un suo servo , e non basta : egli ha voluto fare di voi un assassino . Vi ha fatto credere che Giulietta era disonesta , che finiva col minacciarlo . Essa era invece una fanciulla onesta , che il conte aveva sedotta sotto il vostro nome e che abbandonò quando fu madre . Nè tanto gli bastò : Livio , temendo di vedersi smascherato dalla disgraziata , armò la mano stessa del fratello . - Fabio ansava . - Dio mio ! - mormorò con angoscia . Bianca continuò , come se quelle rivelazioni la sollevassero : - E sapete dov ' era il conte , mentre voi compivate l ' esecrabile delitto ed io mi dibattevo in spasimi morali atroci , nel mio palazzo a Torino ? " Egli si godeva il carnevale a Milano , in compagnia di una certa Cinzia , una creatura spregevole al pari di lui e che doveva essere a parte di tutte le sue infamie . " Ma non basta . Istigandovi a colpire Giulietta , sbarazzandosi di lei e di voi col lasciarvi condannare , il conte aveva un altro scopo : quello d ' impadronirsi della pura fanciulla da voi amata .... Ilda . - Fabio credette di morire . - Oh ! questo non è vero , ditemi che non è vero ! - balbettò con accento straziante . Bianca alzò il pallido viso trasfigurato . - Per la cara memoria di mio padre , vi giuro che è la verità ! Ma perchè meglio mi comprendiate , vi racconterò la mia storia , perchè ad essa si collega quella di altri innocenti : Aldo Pomigliano e la vostra fidanzata , Ilda . - Fabio ascoltò , col cuore in sussulto . Quando Bianca gli ebbe detto tutto , egli cadde sull ' erba , rompendo in singhiozzi . Mezz ' ora dopo Bianca tornava alla villa con Fabio , il quale partì il domani per Torino . VIII . Nei patti stabiliti da Cinzia col conte , la cortigiana si manifestò pratica e ponderata . Prima di tutto , non volle fare le cose con precipitazione : una rottura improvvisa con Passiflora avrebbe provocato spiegazioni , forse un duello ; e Livio doveva evitare uno scandalo per riguardo alla moglie . Il conte avrebbe dunque continuato a frequentare la casa del marchese Passiflora , fingendo di esservi attirato dal giuoco , ma ogni mattina i due amanti si vedrebbero in qualche appartamento ammobiliato , dove Livio abiterebbe . Quando poi il marchese sollecitasse il matrimonio , Cinzia gli confesserebbe di voler riprendere la propria libertà . La cortigiana volle pure che Livio le giurasse che per qualche tempo non rivedrebbe la contessa , perchè essa era gelosa di lei . Il conte giurò tutto quanto essa volle , accettò tutti i patti che a Cinzia piacque fargli sottoscrivere e si dette subito attorno per trovare l ' appartamento che desiderava . Egli ne prese uno al pianterreno , su di un corso deserto , in un palazzina abitata dai soli padroni , due vecchi negozianti in ritiro , che passavano quasi tutto l ' anno in campagna . In quel momento la casa era vuota . Il conte non aveva nemmeno bisogno di passare innanzi al portinaio : aveva un ' entrata particolare dal giardino . Due tappezzieri allestirono in pochi giorni il quartiere , ma il conte non prese alcun domestico . Si accordò col portinaio e la moglie di esso per la pulizia delle stanze e lì ricevette Cinzia quasi tutti i giorni . Una mattina il conte stava per uscire dall ' albergo dove si recava a dormire ogni notte perchè tutti ignorassero il suo ritiro segreto , quando si trovò a faccia a faccia con Fabio . - Tu qui ? - esclamò . - È successo qualche cosa a Bianca ? - Fabio aveva la fisionomia tranquilla . - No , rassicuratevi ; la contessa sta assai meglio ; sono venuto a Torino per eseguire alcune sue commissioni ; ma prima ho desiderato vedervi . - Il conte guardò l ' orologio : erano le nove ; aveva mezz ' ora a sua disposizione . - Hai fatto benissimo ! - rispose . - Vieni ! Il conte rientrò nell ' albergo , e condotto Fabio nel proprio appartamento : - Ebbene , che hai da dirmi ? - gli chiese . - Volevo soltanto avvertirvi che la contessa va migliorando ogni giorno ; non vaneggia più , non mi respinge quando le parlo di voi , anzi sembra ascoltarmi con molto interesse . Però ho dovuto trasgredire al vostro ordine e dirle che sono veramente Fabio Ribera . - Livio aggrottò le sopracciglia . - È stata un ' imprudenza ! - L ' ho commessa nel vostro interesse , - rispose il giovane - perchè così ho potuto dimostrarle quanto s ' ingannava sul vostro conto , parlandole di tutti i benefizi da voi ricevuti , giurandole che voi non prendeste alcuna parte nell ' assassinio di Giulietta . Se ho fatto male , ve ne chiedo perdono ! - Il conte gli sorrise con bontà . - Ti sono anzi grato della tua devozione . Ma che risponde Bianca sentendo perorare la mia causa ? - Rimane pensosa . Ieri disse queste parole : " - Che io mi sia sempre ingannata sul conto di Livio ? Che abbia avuto una benda sugli occhi ? - " Non aggiunse altro , ma ieri sera mi chiese dolcemente se sarei venuto a Torino ad acquistarle alcuni libri e dei pezzi di musica , che desiderava . Mi affrettai a rispondere che ero lieto di compiacerla . " Io credo però che la contessa mi abbia inviato a Torino colla speranza che io vi veda e vi parli di lei ; sarebbe dunque bene che ritornaste alla villa . - Il conte lo fissava con grande attenzione . - Dimmi la verità , Bianca stessa ti manda da me . - No , ve lo giuro ! - Aspettiamo dunque che lei mandi a cercarmi ! - esclamò sorridendo il conte , alzandosi . - Aspettiamo che la sua guarigione sia completa . In questo momento non potrei abbandonare Torino ; ho qui affari che non ammettono dilazioni . Forse fra qualche settimana farò una scappata . Non parlare a Bianca di me ; se t ' interroga , dille che non mi hai veduto . - Fabio pure si era alzato . Capiva che Livio voleva sbarazzarsi di lui . La pendola sonava le dieci : Livio sussultò . - Ho un appuntamento ; - disse - ti lascio ; ci rivedremo alla villa . - Scendo con voi . - Appena in istrada , il conte , senza neppure stendere la mano a Fabio per la fretta , salì in una carrozza che stazionava dinanzi all ' albergo , gridando forte al cocchiere : - Corso Grugliasco , e di corsa ! - Fabio tenne dietro cogli occhi alla vettura , e quando la vide sparire il suo volto divenne triste e cupo . Dove correva il conte ? Aveva dunque delle tresche , dei raggiri ? Agitato , Fabio salì a sua volta in un fiacchere dando al vetturino l ' indirizzo del cavaliere Umberto Trani . Il magistrato lo ricevette subito e sussultò nel vederlo . - Vengo da parte della contessa Bianca Rossano , che vi manda questa lettera , - disse Fabio . Umberto fece un brusco movimento . - La contessa Bianca ? - ripetè . - L ' avete veduta ? Le avete parlato ? - Sono al suo servizio fino dalla mia uscita di prigione . - Chi vi ha dato quel posto ? - Il conte Livio , facendomi passare presso la servitù e presso la contessa stessa per un antico suo cameriere di nome Martino . Ma voi sarete meglio informato dalla lettera . - Il magistrato offrì una sedia a Fabio , e , sedutosi egli stesso allo scrittoio , lacerò la busta e lesse quanto Bianca gli scriveva . / # " Finalmente ! Dio ha compiuto il miracolo : Fabio ha confessato tutto , si pente del suo delitto , è divenuto nostro alleato , nostro amico , disposto a tutto per conoscere il segreto della sua nascita , i legami che l ' uniscono al conte , ed aiutarci a vendicare tanti poveri innocenti . " # / Il magistrato si fermò : i suoi occhi scintillavano di contento fissandosi sul volto di Fabio . - È vero ciò che mi scrive la contessa ? - chiese Umberto . - È vero ; - replicò Fabio senza sconcertarsi - solo vi aggiungo che alla buona signora si deve il miracolo ; ella sola ha saputo mostrarmi il mio accecamento . Io sono stato molto colpevole , signore , e darei tutto il mio sangue per espiare . - Ed io vi aiuterò nella vostra opera di espiazione , - rispose il magistrato . E si rimise a leggere . Bianca gli faceva il racconto di quanto era accaduto fra lei e Fabio . - La nostra causa è vinta ! - esclamò finalmente il Trani . - Ah ! lo vedranno coloro che credevano di mettere anche me nel sacco ! ... Sapremo dimostrare chi è stato il solo colpevole ! - Nascose la lettera nel portafogli , si fregò le mani , poi disse al giovane : - Adesso avvicinatevi e parliamo : le ricerche che volete fare per conoscere il legame che ha reso di voi , galantuomo , il complice di un gentiluomo altrettanto vile quanto miserabile , l ' ho incominciate io stesso e con buon risultato . Ebbene , quello che la contessa Bianca suppone , è la verità : voi siete il secondo figlio della contessa Rossano . - Fabio arrossì , poi tornò pallido : tutto il suo corpo tremava dalla commozione . - Suo figlio ? - ripetè , - E non mi ha dato il nome di mio padre ? - Ascoltatemi , Fabio , e non credete che io oltraggi la memoria della donna che fu vostra madre : tutto quanto vi dirò , posso provarvelo . Oh ! questa minuziosa investigazione del passato di una morta mi è costata non pochi sforzi , ma ci sono riuscito . - Infatti il magistrato narrò tutta la storia della contessa Stefana Rossano , del frutto del suo adulterio , delle dissolutezze di Livio , che fece poi vittima Giulietta , armando la mano di Fabio , e la povera contessa Bianca . - Ora , - concluse - il conte è di nuovo ìncapriccito di Cinzia , e forse finirà col proporvi di sopprimere anche sua moglie . - Un grido d ' angoscia sfuggì dalla strozza di Fabio . - Non temete per la contessa Bianca ; - soggiunse il magistrato - il conte ormai è nelle nostre mani : Cinzia è nostra alleata . Colei detesta il conte , e ambisce a divenir moglie del marchese Passiflora . Ora non fa che tenere a bada Livio , ed attende un mio cenno per fargli confessare tutto , mentre voi , io ed altri due testimoni , nascosti in una stanza attigua , ascolteremo la sua confessione . Potete trattenervi a Torino ? Io mi accorderò stasera con Cinzia , e domani notte potrete sentir confermare dalla bocca stessa di vostro fratello quanto già sapete . - Ho promesso alla contessa Bianca di portarle stasera una vostra risposta , e non vorrei mancare . - Ebbene , andate . Ma domani verso quest ' ora tornate da me , vi darò le mie istruzioni ; noi non faremo scandali , ma il conte merita di essere punito . - IX . Nell ' assenza di Fabio , la contessa Bianca non si mosse dalla sua camera . Erano circa le quattro del pomeriggio . La contessa , dopo aver desinato , sedette sul balcone , attendendo il ritorno di Fabio . Ella provava in cuore una dolce commozione ed aveva il vago presentimento che quel giorno dovesse essere per lei notevole . Mentre era così immersa nelle sue fantasticherie , fu sorpresa di sentire un arpeggio di chitarra , mentre una voce di bimba cantava la tenera e soave romanza : / * " Rondinella pellegrina Che ti posi sul verone .... " * / Bianca provò una scossa indefinibile : ella chiamò Milia . - Non senti quel canto di bambina ? - le chiese la contessa . - Sì , infatti . - Sai chi è che canta ? - No , contessa , ma vado subito ad informarmi , se vi fa piacere . - Sì , va ' , va ' ! - Il dolce canto continuava ; poi , ad un tratto , cessò . Alcuni minuti dopo Milia apparve con una bambina magra , vestita di nero , col capo coperto da un fazzoletto nero che gli scendeva sulla fronte e impediva di scorgere il colore dei capelli . La bimba inoltrava quasi tremando . - Contessa , - disse Milia con tono commosso - vi ho condotta la piccola cantante , certa che , se anche il conte ed il signor Martino lo sapessero , non mi sgriderebbero , come vorrete impetrare indulgenza per Pietro il giardiniere e sua moglie , che hanno commesso una mancanza . - Quale mancanza ? - chiese Bianca . - È passata di qui una compagnia di sonatori girovaghi , dei quali fa parte questa bambina . Sono due donne ed un uomo : la più vecchia , quando è stata al cancello della villa , ha avuto uno svenimento . Il giardiniere e sua moglie , impietositi , li hanno ricettati nel padiglione del parco . - Hanno fatto benissimo ! - interruppe concitata Bianca . - Vai subito a portare a quella povera gente quanto può loro occorrere . Intanto la piccina mi terrà compagnia . - Milia non vide alcun inconveniente nell ' appagare il desiderio della contessa , e si affrettò ad allontanarsi , lieta di aver trovato anche per sè un passatempo , pur facendo una buona azione . Durante il discorso delle due donne , la bambina era rimasta silenziosa , cogli occhi bassi , in mezzo alla stanza . Appena uscita Milia , la contessa sedette su d ' una poltrona , dicendo con dolcezza : - Avvicinati , mia cara , non temere ! - Allora si vide una cosa inaudita . La bambina si tolse d ' un lampo il fazzoletto che aveva in capo , lasciando sciogliere sulle spalle lunghi e folti ricci d ' un biondo dorato . Poi d ' un salto fu al collo della contessa , baciandola convulsamente , balbettando fra lacrime e singhiozzi : - Mammina .... la mia mammina .... finalmente .... finalmente .... t ' ho ritrovata ! ... - Fu un vero miracolo se Bianca non cadde svenuta . Senza una parola , strinse convulsamente fra le braccia Gina , la figlia della povera Giulietta , e per un istante fu un vero delirio . - Sei tu , proprio tu , Gina mia ? - balbettava la contessa . - Io , mammina cara ; se tu sapessi quanto abbiamo fatto per avvicinarti senza che ci scoprissero ! Ma ti dirò tutto , sai ! E non temere : ora sono grande e saprò non tradirmi per restare vicino a te . - Cara , cara , tesoro adorato ; ma aspetta un momento , chiuderemo l ' uscio . - Non importa , mammina ! - osservò giudiziosamente la bimba . - Non bisogna destar sospetti a quella donna che ti serve ; sta ' tranquilla , per un pezzo non verrà ; il babbo saprà trattenerla ! - La contessa sentì mancarsi il respiro : il suo cuore si mise a battere pazzamente . - Il babbo è qui con te ? - mormorò . - Sì : povero babbo , ha sofferto tanto ! Ma ci ha dato sempre speranza e coraggio . Egli ha pensato di trasformarci in sonatori ambulanti .... - Ma chi sono le due donne che avete insieme ? - chiese palpitante la contessa . - Una si chiama Ilda e mi tiene luogo della povera zia Severina , che è morta .... - Gli occhi di Bianca si empirono di lacrime . - Morta ? Morta di dispiacere , non è vero ? - mormorò , parlando più a sè stessa che a Gina . - Sì , mammina , ma anche morendo pensava a me , a te , e scongiurava il babbo di ricondurmi nelle tue braccia , e perdonava a tutti . - Povera e santa creatura ! E suo marito ? - Ha lasciato Ivrea , non potendo più vedersi nel paese dove è morta la zia . Non sappiamo dove sia andato . - E l ' autore di tutte queste sventure dovrà restare impunito ? - Il babbo dice che bisogna aver fede nella giustizia divina . - Quella semplice espressione di fiducia in Dio commosse profondamente Bianca . Gina la guardava con un sorriso estatico . - Mammina , se tu sapessi quanto ho pregato per te ! Ed anche per il babbo , che non vedevo più .... Ma un giorno egli tornò . Era pallido pallido e tremava mentre mi stringeva fra le sue braccia . È tanto buono , il babbo , mammina ! Oh , se tu potessi scendere un momento , vederlo , parlargli ! - Bianca si scosse e con subitanea commozione : - Ebbene .... sì .... verrò .... lo debbo , lo voglio ! ... - Oh ! mammina cara , quanto sei buona ! Non temere : quella donna che ti serve non saprà nulla . Guarda ! - Scivolò dalle ginocchia della contessa , riprese il suo fazzoletto e ne avvolse i dorati capelli . Poi , sorridendo di un sorriso angelico , stese la mano a Bianca , dicendo : - Volete venire , bella signora ? - La fisonomia della contessa si era mutata . Ella era divenuta seria ed i suoi occhi brillarono stranamente . - Vengo ! - rispose in tono risoluto , alzando il capo con fierezza . - Non sono io qui la padrona ? Gina , cara bambina mia , conducimi da tuo padre . - Gina l ' afferrò per la mano . In quel momento comparve Fabio . Egli era pallidissimo , ma calmo . Guardò con sorpresa la bimba vestita a lutto , che alla sua vista si rifugiò fra le gonne della contessa . - Ah ! siete tornato a tempo , Martino ! - disse Bianca senza scomporsi . - Vedete questa cara bambina ? Essa fa parte di una compagnia di sonatori girovaghi che io ho permesso di ricoverare nel padiglione del parco . Ora , per aderire alle preghiere di questa bambina , stavo per scendere a visitare i suoi compagni . - Volete che vi accompagni , contessa ? - Più tardi ; prima ho bisogno di parlarvi . Va ' tu sola , cara , - soggiunse volgendosi alla bambina - di ' a tuo padre ed agli altri che tra poco sarò da loro , ed avverti la donna che mi serve che io sono qui col signor Martino e non ho bisogno per ora di lei . - Sì , contessa ! - balbettò la bimba . - Mi permettete di abbracciarvi ? - Con tutto il cuore ! - E mentre Gina si stringeva al collo di Bianca , le sussurrò all ' orecchio : - Quello è l ' uomo cattivo che ti tiene chiusa qui , lontana da me ? - No , tesoro ; - rispose la contessa - quello è un uomo buono , che farà del bene anche a te ! - E a voce alta : - Dai un bacio anche al signor Martino ! - soggiunse . - Certamente , se lo vuole ! - rispose pronta Gina . - Oh ! lo voglio sicuro ! - esclamò Fabio , commosso da quella spontanea ingenuità . E si chinò sorridendo , ricambiando il bacio purissimo . La fanciulla corse via tutta contenta . - Sapete chi sia quella bimba ? - disse la contessa posando la mano sulla spalla di Fabio , che tremò a quel contatto . - No , - rispose con voce velata . - Ve lo dirò io : è la figlia di Giulietta Lovera . - Egli si rivolse alla contessa con un ' espressione straziante . - Mio Dio .... ne siete sicura ? Ed avete voluto che baciasse me .... il miserabile che l ' ha privata di sua madre ? - Io non vi considero un assassino , e sono sicura che anche la povera Giulietta vi ha perdonato . - Fabio scoppiò in dirotto pianto . - No .... non me lo merito .... Ah ! potessi spargere tutto il mio sangue per farla rivivere ! - La contessa disse dolcemente : - Giacchè non è possibile , pensiamo alla sua bambina . - Oh ! avete ragione .... sì , sì .... ditemi ciò che io posso fare per lei .... sono pronto a tutto .... a tutto .... - Sedete , Fabio , ed ascoltatemi bene . Ormai posso confidarmi a voi . La figlia di Giulietta non è qui a caso : essa è venuta in compagnia di altri sventurati che attendono , soffrendo , il giorno della giustizia . - Fabio sussultò , spalancando gli occhi . - Chi sono ? - chiese a bassa voce , tremando , perchè temeva d ' indovinare . Bianca alzò la bella testa , che pareva cinta da un ' aureola . - Ancora non li ho veduti , nè ascoltati ; - disse - ma li vedremo ed ascolteremo insieme , Oh ! non temete , soggiunse dolcemente , vedendo Fabio impallidire - non voglio obbligarvi ad essere presente , nè pronunzierò il vostro nome ! Col vostro permesso farò venir qui quella gente : voi entrerete nella mia camera lasciando la portiera abbassata , e di lì potrete ascoltar tutto . Sarà senza dubbio una confessione penosa per me e per voi . - Non come quella che udrò domani sera , - interruppe Fabio . - Domani sera ? Dove ? - A Torino , in una casa dove mi condurrà il cavaliere Umberto Trani , del quale vi riporto la risposta alla vostra lettera . - Siete dunque andato da lui ? - domandò con ansia febbrile la contessa . - Sì . - Ma allora avete veduto mio marito , e siete persuaso adesso che non fu calunniato ? - Lo sono ; ecco perchè fino da questo istante io mi dedicherò tutto a redimere il male da me fatto . Comandate : se volete far venire quelle persone , sono pronto a sonare il campanello per dare gli ordini necessari . - Un momento : lasciate prima che io legga la lettera del cavalier Trani . - Fabio la guardava mentre essa leggeva , e andava pensando come suo fratello fosse stato vile , miserabile , a sacrificare , per i suoi infami vizi , quella soave creatura , così squisitamente educata . Per una completa evoluzione del suo spirito , Fabio provava ora per la contessa tanta stima e venerazione , quanto odio e disprezzo per il conte . Sentiva che , trovandosi di fronte a lui , avrebbe a mala pena contenuto la sua indignazione . Bianca , finito di leggere , stese la lettera a Fabio . - Ormai non esistono più segreti fra noi ; - disse - leggete . - Egli sentì gonfiarsi gli occhi di lacrime . - Quanto siete buona ! - mormorò . - Grazie ! - Furono interrotti dal passo pesante di Milia nella stanza vicina . Fabio nascose la lettera in tasca , e mentre la vedova bussava all ' uscio . - Avanti ! - disse a voce alta . - Scusate se vi disturbo , - esclamò Milia entrando - ma non ho ben capito l ' ordine di quella piccina , sembrandomi impossibile che la contessa non avesse bisogno di me ! - Stavo per chiamarvi adesso , - disse Bianca . - La piccina ha eseguito benissimo la mia commissione , perchè il signor Martino desiderava parlare a me sola . - Milia si volse a Fabio . - Avete fatto un buon viaggio , Martino ? Avete veduto il conte ? - Sì . Mi ha detto che tornerà presto , e che intanto dobbiamo obbedire in tutto alla contessa . - Oh ! per me non chiedo di meglio . Sono tanto lieta di vederla migliorata ! - Ora , - interruppe Fabio - siccome la contessa desidera conoscere quei sonatori ambulanti ai quali ha fatto dar ricovero , andate a dir loro che li aspetta , e conduceteli in questo salotto . E non occorre che io e voi conosciamo le sventure di quei poveretti , dei quali la nostra padrona vuole occuparsi ; per cui ci ritireremo entrambi , appena li avrete condotti qui . - Milia si ritirò . Fabio entrò nella camera della contessa , per consiglio della medesima . Bianca chiuse la vetrata del balcone ed attese seduta su di una poltrona . Era pallidissima . Stava dunque per rivedere Aldo , lo sventurato che aveva tanto sofferto per cagion sua ! Gina entrò per la prima nel salotto e corse a lei per dirle : - Mammina , coraggio , non tradirti ! - E ristette timida presso Bianca , mentre gli altri entravano a loro volta nel salotto , preceduti da Milia , che diceva : - Eccoli , signora contessa ! - Bianca vide un uomo male in arnese , dai capelli lunghi e brizzolati , che teneva gli occhi bassi e rigirava fra le dita un largo cappello ; una donna in sottana corta con un fazzoletto a colori avvolto intorno al capo , ed una vecchia che si reggeva su due bastoni e camminava curva , penosamente . - Avanti , avanti ! - disse la contessa con voce che si sforzava di rendere ferma . - Milia , avvicina delle sedie , poi vattene . - Appena la donna fu uscita , Gina andò a chiudere l ' uscio a chiave , mentre Aldo si affrettava a togliersi la parrucca , Ilda , il fazzoletto e la vecchia metteva in un angolo i bastoni , raddrizzava il corpo ancora robusto e andava a gettarsi ai piedi di Bianca , esclamando fra i singhiozzi : - Oh ! la mia padrona , la mia padrona ! ... Finalmente vi rivedo ! - Tu .... Celia .... tu ? ... - Io , sì , che mi sono disperata tanto per cagion vostra ! Ma ora è passato tutto , perchè vi ho ritrovata , sono vicina a voi , posso parlarvi , contemplarvi ancora ! - E noi , dunque ? - E la contessa si trovò ad un tratto circondata da quelle quattro persone che l ' adoravano . Dopo un lungo scambio di strette di mano , di frasi affettuose , la contessa volle che le raccontassero tutto ciò che era avvenuto dopo la loro separazione . - Incomincerò io , - disse Celia che aveva ripreso tutto l ' ardire di una volta . - Voi già forse sapete , contessa , come io sia stata condannata per aver detto la verità su vostro marito . La condanna fu lieve , ma ingiusta . Basta : uscita di prigione , vostro marito mi diede lo sfratto . Allora mi recai ad Ivrea , e fui accolta in casa Rivalta , dove rimasi poco , volendo ad ogni costo sapere la sorte vostra . Ma voi eravate partita , ed io tornai al mio paese . Il signor Pomigliano fu quello che mi venne più tardi in aiuto , - concluse Celia . - Ed ora spetta a voi , Aldo , a parlare . - II giovane rimase concentrato alcuni minuti , poi disse con voce commossa : - Non parlerò dei miei dolori , perchè è facile intuirli . Ma tutte le mie torture fisiche e morali furono nulla in confronto all ' idea di lasciarvi nelle mani di un uomo che su voi avrebbe fatto pesare la sua tirannica volontà . " Scontai l ' ingiusta condanna , e sonata che fu l ' ora della libertà , corsi in casa del Trani , dove trovai , colla più affettuosa accoglienza , Ilda , che tutti credevano rifugiata all ' estero . " Appena mi vide , ella si gettò ai miei piedi , chiedendomi perdono , dicendosi cagione delle mie sventure . " Povera innocente , vittima al pari di me ! La sollevai commosso , le dissi che il solo colpevole era il conte , che da lui solo erano venuti tutti i nostri dolori , le nostre vergogne , le nostre umiliazioni .... e che lui soltanto meritava di essere punito . " Basta : fra me ed Ilda combinammo di ritrovare le vostre tracce . " Ma una lettera di mio cognato mi chiamò ad Ivrea . Mia sorella , colpita al cuore dalla mia condanna , andava adagio adagio estinguendosi . " Mio cognato l ' aveva condotta per qualche tempo in Isvizzera con Gina ; però la mia povera sorella non volle fermarsi ivi a lungo e tornò ad Ivrea . " Ella aspettava il mio ritorno , e mio cognato sperava che la mia presenza contribuisse a renderle la salute . " Severina morì invece sei mesi dopo nelle mie braccia , e con una mano stretta in quella del marito . " L ' ultimo suo pensiero fu per voi . - Aldo tacque un istante perchè aveva delle lacrime nella voce . Bianca e gli altri pure piangevano . - Mio cognato , - continuò Aldo - che in pochi mesi era divenuto tutto bianco , colla faccia rugosa , la schiena curva come un vecchio , presso al letto di morte di Severina voleva suicidarsi . " Feci appena in tempo per strappargli l ' arme dalle mani . Tuttavia egli partì dopo senza volermi dire dove si sarebbe recato . " Mi ritrovai solo con Gina , che mi chiedeva insistentemente di voi . " Allora sorse in me il progetto di ricercarvi , di avvicinarvi , in unione a tutti coloro che avrebbero voluto vendicarvi . " Mi recai con la bimba a Torino , spiegai il mio progetto al Trani . " Egli mi approvò . " Scrissi a Celia , ebbi un colloquio con Ilda , e pochi giorni dopo potevo dire a Gina : " - Non piangere : noi andremo in cerca della tua mammina . - " Avevamo deliberato di formare una compagnia di sonatori ambulanti , di percorrere l ' Italia per seguire le vostre tracce . " Per mezzo del Trani , ci fu facile avere un passaporto in piena regola . Io passavo per il padre di Gina , orfana di madre , Ilda per mia sorella , Celia , una zia . " Ora non sto a descrivervi tutte le peripezie del nostro viaggio : vi dirò solo che , arrivati a Messina , una lettera del cavaliere Trani ci avvertiva che il conte aveva acquistata questa villa , e che qui si era ritirato con voi . E si diceva che , guarita dalla pazzia cagionata dai dolori sofferti , vi eravate riconciliata col marito . " Per quanto io soffrissi , era tale il desiderio di sacrificarmi per la vostra felicità , che vi perdonai di aver dimenticato le ingiustizie da me sopportate . " Avremmo dato tutti la vita per risparmiarvi un nuovo rammarico . " Però , se io perdonavo a voi , Ilda non perdonava all ' uomo che le cagionò tanto male . " - Voglio assicurarmi che la lettera dica il vero ! - esclamò . - Io non credo al pentimento di costui : ho idea che quella riconciliazione debba servire al conte per giungere al possesso di tutte le ricchezze della moglie , e ottenuto il suo scopo : sopprimerla . - " Allora scrivemmo al Trani per fargli parte dei nostri sospetti ; egli ci rispose che ormai il conte era nelle sue mani , e ci pregava di tornare a Torino . " È inutile vi racconti adesso il colloquio che ebbi col Trani : ne capirete più tardi il risultato . " Egli però non sa che ci troviamo qui in questo momento , ma io non seppi resistere al desiderio di Gina , di Celia e di Ilda , che volevano ad ogni costo avvicinarvi , mentre io non osavo sperare tanta felicità . " Adesso siamo in attesa dei vostri ordini . - Un momento ! - esclamò Ilda , che fino allora aveva taciuto . - Io debbo e voglio dire alla contessa quale sia il mio scopo nell ' avvicinarmi a lei ; ma prima , guardatemi bene , signora . - Ella si era avvicinata a Bianca , che fissò con compassione quel volto un giorno affascinante , ora alterato dal dolore , quegli occhi sinistramente fiammeggianti , quella bocca livida . - Il signor Aldo è un santo ! - disse la giovane sedendo di fronte a Bianca . - Condannato ingiustamente , torturato , parla ancora di clemenza , di perdono . Io , no ! Sarà una demenza la mia , ma non avrò pace finchè non schiaccerò sotto i miei piedi il miserabile , cagione di tante sventure ! Mi ucciderò se non l ' uccido , e sono donna da mantenere la mia parola ! " Ho troppo sofferto per cagion sua , ho veduto troppo soffrire gli altri , innocenti al pari di me ! " Ed è giusto questo ? " Io sono adesso come una belva che va attorno alla gabbia nell ' attesa di sbranare chi l ' ha ridotta all ' impotenza . " Egli deve venire qui , non è vero ? Ed io qui resto . " Scommetto che non sarà solo ; egli avrà seco l ' uomo che ha già spinto ad assassinare una innocente ; colui è sua vittima ! " Fabio è uscito di prigione , ma nessuno sa dove si sia nascosto . " Nessuno lo sa ? M ' inganno ! Il conte deve saperlo ed io ho il presentimento che verrà qui con lui per compiere qualche altro mostruoso delitto . " Ma non temete : ci sono io , io che strapperò finalmente la maschera all ' infame Livio , che mostrerò a Fabio chi sia l ' uomo al quale egli affidò un giorno la fidanzata . " Io non ho paura nè dell ' uno , nè dell ' altro : forte della mia innocenza , saprò far giustizia e lasciare a Fabio , che dubitò di me , un eterno rimorso . " Contessa , è vero che non ci allontanerete dalla villa ? - No ! - disse pronta Bianca . - Rimarrete tutti presso di me . È qui un uomo che il conte mi ha posto al fianco per sorvegliarmi ; ma costui ormai è divenuto lo schiavo di ogni mia volontà . Egli vi assegnerà un appartamento in questa casa , eseguirà gli ordini che io darò . Tornate nel padiglione ; anzi , vi accompagnerò io stessa per non dare sospetto alla servitù ; voi sola , Ilda , rimanete qui ad aspettarmi : ho bisogno di parlarvi in particolare . - La contessa uscì , seguita da Gina , Celia ed Aldo . Ilda non li seguì . Essa si era abbandonata su di una poltrona e nascondendosi il volto fra le mani pianse silenziosamente . Ad un tratto la giovane fremette . Una voce dietro a lei , una voce piena di lacrime , diceva : - Ilda , se vuoi uccidere anche questo sciagurato che osò dubitare di te , eccomi pronto : non mi difenderò ! - Fabio si gettò ai piedi della giovane . - Indietro , assassino ! - esclamò . - Io non ti credo più ; se ti trovi in questo luogo , è per commettere un altro delitto . - Io sono qui invece per salvarvi tutti e punire il nostro comune carnefice . - Ipocrisia , menzogna ! - gridò Ilda . - Vattene , vattene ! - Fabio si era alzato e la guardava con infinita tenerezza e pietà . Ilda , che se lo vedeva sempre dinanzi , fu presa da un impeto di furore . - Ma vattene dunque ! Non capisci che la tua presenza mi è odiosa ? - No , fermatevi , Fabio ! - disse dolcemente la contessa che rientrava in quell ' istante . - Ho bisogno che voi siate presente al colloquio che avrò con Ilda . - X . - Non vuoi prendere la rivincita ? - chiese il marchese Passiflora a Livio , che aveva gettate le carte e si alzava dalla tavola da giuoco , dove perdeva . - No ; - rispose il conte , fingendo di trattenere uno sbadiglio - sono stanco ; me ne vado a letto . - Passiflora si mise a ridere . - Quando Cinzia tornerà dal suo breve viaggio , - soggiunse - sarà soddisfatta di sentire che durante la sua assenza i miei amici disertano le sale prima della mezzanotte . Ma spero sia questo il suo ultimo viaggio e che al suo ritorno possiamo incominciare le pubblicazioni per le nozze . - Te l ' auguro ! - disse il conte porgendo la mano al marchese . Una carrozza attendeva il conte alla porta . Egli vi salì e si fece condurre verso il corso Grugliasco . Già da tre giorni Cinzia aveva preso possesso del nido delizioso in cui prima non faceva che rare comparse . Ella si era fatta consegnare da Livio la chiave , dicendogli che là dentro voleva essere la sola padrona e non desiderava che egli ne profittasse per condurvi altre donne . Inoltre aveva voluto che Livio si recasse da Passiflora onde non dargli alcun sospetto fino al giorno decisivo della loro rottura . Il conte aveva ceduto a tutte le sue volontà , tanto più che non aveva il diritto di dubitare del suo amore , se la capricciosa rinunziava al marchese per lui . Egli scese dinanzi alla porticina segreta e pulsò il campanello elettrico . Un uomo che pareva un domestico comparve , facendo un inchino . - È il signor conte ! Avanti , avanti ! - Livio lo guardò con sorpresa : non aveva mai veduto quell ' individuo . Tuttavia lo seguì senza esitare . Nell ' anticamera il domestico gli tolse il soprabito , il cappello , il bastone , e stava per precederlo nel salotto , quando Cinzia apparve sorridente . Salutò il conte , indi , rivolta al domestico : - Puoi andartene ; non abbiamo più bisogno di nulla . Vieni , amor mio ! - disse al conte . Livio seguì Cinzia , che lo condusse fino ad un padiglione di lillà , posto in un angolo del giardino . Il padiglione era vivamente illuminato ; nel mezzo era preparata una tavola per due , con piatti freddi , gelatine ed un numero abbastanza notevole di bottiglie in ghiaccio . Cinzia rideva come una bambina . - Sei contento della sorpresa ? - disse . - Qui godremo di un fresco delizioso e di un profumo inebriante , mentre ceniamo : e saremo al tempo stesso nella più completa libertà , come isolati dal mondo intero . - Sì , è bellissimo e ti ringrazio del tuo gentil pensiero ! - esclamò Livio . - Ma dimmi , chi è quel domestico venuto ad aprirmi ? - È un cameriere della trattoria dove ho ordinato la cena : oggi ho avuto anche altri uomini in casa : tappezzieri , fiorai , perchè ho voluto cambiare le giardiniere e i mobili che non mi piacevano .... Mi sgriderai ? - Perchè dovrei sgridarti ? Ti ho dato carta bianca ! Ma siedi qui ; non mi hai ancora dato un bacio . - Aspetta ; prima vado a vedere che non ci sia più alcuno . - Fuggì , ma ritornò dopo brevi istanti e gli si gettò fra le braccia , esclamando : - Siamo proprio soli .... soli .... Oh ! che felicità ! ... - Livio se la strinse al petto con passione , ma Cinzia si svincolò . - Le sentimentalità a più tardi ! - disse ridendo . - Prima ceniamo . - Al conte pareva di non averla mai vista più desiderabile . Sedette accanto a lei sopra un divano che la cortigiana aveva ivi fatto trasportare . Cinzia mangiò con appetito , o mentre mangiava volle sapere da Livio che cosa gli avesse detto il marchese . Livio le ripetè lo ultime frasi di lui . Cinzia rise a crepapelle . - Che imbecilli sono gli uomini ! - esclamò . - Anche per me dici questo ? - Perchè no ? - rispose la cortigiana , alzando le spalle con aria di sfida . - Ne faccio giudice te stesso . Mentre sei in possesso di una moglie bella , adorabile , stai qui a spasimare per una donna , che non vale la punta del suo dito mignolo . - Non dire così , nè mi parlare di mia moglie ; voglio te , te sola ! - Ella divenne più audace . - Sì , me l ' hai già ripetuto , salvo poi , se io domani lascio definitivamente il marchese per te , ad abbandonarmi dopo una settimana in mezzo ad una strada . - No , Cinzia , te lo giuro ! - I tuoi giuramenti valgono poco . Che garanzia ne ho io ? - Ma sarei qui , vicino a te , a supplicarti di essere mia , se non ti amassi ? - Il riso di Cinzia si fece insolente . - Amarmi ? - interruppe . - Questa parola in bocca tua è una bestemmia . Se la povera Giulietta Lovera non ti avesse prestato fede quando le giuravi altrettanto , tu , invece di farla sopprimere da quello stolido che credeva a tutte le tue menzogne , l ' avresti adorata ; se Bianca Moreno avesse riso alle fanfaluche che le raccontavi , sarebbe stata la moglie felice di un altro , e tu saresti con un impiccio di meno . - Taci , Cinzia , taci ! - mormorò il conte . - No , voglio che tu capisca che a me non la darai ad intendere . - Ebbene , ammetti pure che quello che provo per te non sia amore , ma un delirio dei sensi ; - proruppe eccitato Livio , bevendo molto vino generoso , mentre toccava appena i cibi - ma è certo che ho bisogno assoluto di te , nè potrei adesso lasciarti . Con te sola posso sfogarmi liberamente , dire tutto quello che penso .... - Cioè , quello che ti torna più comodo dire , - interruppe Cinzia - e tenermi invece nascosti gli eventi più importanti della tua vita . Così mi confidasti di esserti sbarazzato di Giulietta Lovera per mezzo di Fabio , ma non mi dicesti il segreto che ti lega a costui , qualche grave motivo , nè mi raccontasti del famoso tranello che servì a perdere Aldo e la bella Cleo , mia rivale . E vuoi che creda di essere la tua prescelta ? No ! Più penso ai tuoi inganni , anche verso me , più mi cresce il desiderio di darti un addio per sempre e ritornare dal mio vecchio marchese , nel cui cuore leggo come in un libro aperto . E tu cercherai un ' altra amante , chè delle donne non ne mancano , quando si ha le tasche piene , benchè quel denaro sia stato estorto in modo poco delicato a tua moglie . - Ma taci dunque ! - gridò Livio in un impeto di collera e di passione , rovesciandola sul divano . - Vuoi dunque farmi impazzire ? - La cortigiana disse con la più completa calma : - E tu vuoi il mio amore , mentre mi tratti da villano ? Vuoi forse strangolarmi come facesti con Ilda , per violarla ? - Il conte si raddrizzò con impeto . - Violarla ? - ripetè . - Chi ti ha dato ad intendere tali stupide fandonie ? Sì , l ' avrei fatto , perchè era in mia balìa , se nella stanza attigua non vi fosse stato Aldo e non avessi avuto timore di essere sorpreso . Vuoi saper tutto ? Te lo dirò , ma devi giurarmi di non far più parola del marchese Passiflora e di lasciare Torino con me . Sì , sono ricco , tu l ' hai detto , e con questo denaro potremo viaggiare , divertirci , godere ancora la vita ! - Non mi basta . - Che vuoi ancora ? - Te lo dirò poi , quando avrai parlato . Ora confessati a me .... lo voglio .... te ne prego ! - Maliarda ! - Nel giardino il silenzio era perfetto . Il conte colmò un bicchiere di vino , e dopo averlo vuotato : - Ascoltami : - disse afferrando una mano di Cinzia - voglio contentarti , perchè tu sola mi sei stata fedele anche quando t ' ingannavo , ed è forse per questo che torno con delirio a te , ora che non ho più altri che mi ami . - Non hai fatto la pace con tua moglie ? - L ' hai creduto ? Ebbene , te lo giuro , Cinzia : dal giorno che Bianca trovò la tua lettera , prese a odiarmi , a disprezzarmi : nè le preghiere , nè le minacce poterono indurla ad amarmi ancora : sarebbe morta prima di cedermi . " Eppure un giorno mi amò ! Ricordo ancora le prime felicità della nostra unione . " Ma non ne parliamo più : tutto è passato ; fra me e Bianca vi è un muro di ghiaccio ; se ella mi lascia amministrare il denaro ereditato , se vive in una completa solitudine , è perchè crede forse che l ' uomo da lei amato sia morto . " Ed io l ' odio , quell ' Aldo , e vorrei averlo non solo infamato , ma ucciso ! " Sì , io tesi quel tranello a lui e ad Ilda , ma ti giuro che in quella sera non ci pensavo . " Mi ero recato a casa di Ilda , o della bella Cleo , come tu la chiami , assalito da un desiderio ardente di conoscere l ' uomo che essa aveva preferito a me . " Aldo Pomigliano mi venne indicato come l ' amante della bella Cleo . " Chi era costui ? Dove prendeva il denaro per mantenere il lusso della giovane ? " Il marchese Passiflora s ' incaricò di spiegarmelo . Egli mi disse che l ' oro con cui Aldo pagava i capricci della cortigiana proveniva da mia moglie , di cui era l ' amante . " Nel primo impeto del furore volevo correre nella sala , schiaffeggiare il giovane , ucciderlo ; ma riflettendo meglio , pensai che lo scandalo sarebbe ricaduto su me , e volli trovare un altro mezzo per vendicarmi . " Ed il mezzo mi si offrì quella notte stessa . - Qui il conte raccontò a Cinzia la scena accaduta nella camera della bella Cleo . - Tu fosti fortunato ! - esclamò Cinzia quando egli le ebbe detto tutto , e come fosse fuggito dalla casa d ' Ilda senza incontrare alcuno . - La fortuna è degli audaci ! Ora incomincio a credere che tu sia l ' uomo che mi convenga . - Cinzia ! - mormorò Livio appassionatamente , cercando attirarla a sè . - Un momento ! - diss ' ella svincolandosi . - Ancora non mi hai detto tutto . Chi è dunque Fabio , il complice , che fai agire a tuo talento , che preferisce disonorarsi al disonorarti ? - Vuoi saperlo ? Quell ' uomo che ha fede in me come in Dio , è mio fratello . Siamo figli della stessa madre , ma egli è nato per essere il mio schiavo , io il padrone : la nostra sorte non sarà mai uguale : io potrei ucciderlo , egli mi adorerà fino alla morte . - Fabio sa di questo legame che esiste fra voi ? - Sarei stato uno stupido se glielo avessi rivelato ! Egli porta il nome di due vecchi servi di mia madre , che salvarono in tal modo l ' onore della loro padrona . Fabio ignorerà sempre la verità , mi adora come suo benefattore , non ha altra volontà che la mia . - Cinzia gli disse lentamente : - Così , se tu dovessi sopprimere tua moglie , ti serviresti ancora di lui ? - II conte balbettò : - Sopprimere mia moglie ? A che scopo ? - Cinzia si mise a ridere . - E me lo domandi , mentre pretendi di amarmi ? Se vuoi che io abbandoni Passiflora , ricominci la vita con te , devi cercare il mezzo di sopprimere tua moglie ; così , liberi entrambi , ricominceremo la vita in due , non pensando più che ad adorarci . Vuoi ? - Si era chinata verso lui , avvolgendolo del suo profumo . Livio fu inebriato . - Sì , - rispose - fa ' conto che Bianca sia già morta . Ma questa volta Fabio sarà uno strumento incosciente : egli le verserà la morte in qualche bevanda , dove vi sarà della polvere che io gli consegnerò come un medicinale per guarirla . Sei contenta così ? - Sei proprio l ' uomo che io ho sempre sognato , l ' unico che io possa amare ! - esclamò Cinzia . - Vieni , rientriamo in casa . - Essi erano spariti , lasciando accesi i lumi nel padiglione . Allora sorsero , come dalla terra , cinque uomini vestiti di nero . Uno di essi disse : - Non una parola , finchè non ci troveremo a casa mia : andiamo , è tempo . - Si diresse verso la porticina segreta ; gli altri lo seguirono in silenzio . L ' uomo che aveva parlato era Umberto Trani . XI . Bianca ricominciava a godere della più pura felicità . Era circondata da persone fedeli , che tutto mettevano in opera perchè dimenticasse i suoi dolori . Aveva tanto bisogno di essere consolata . I sonatori ambulanti vennero alloggiati nella villa , e Fabio diede ordine che si avesse per essi ogni riguardo . Milia si avvide con sorpresa che il servo Martino si era molto interessato di quei girovaghi , ed aveva permesso che la piccola Gina dormisse nella stanza stessa della contessa . Ciò era molto strano . Ed il conte non compariva . Che voleva dir ciò ? Fabio si era di nuovo assentato , ed al suo ritorno , dopo un lungo e segreto colloquio con la contessa , aveva licenziato alcuni domestici , mettendo ai loro posti Aldo e le sue compagne . Milia incominciava ad avere qualche sospetto . Di mano in mano che Bianca ricuperava le forze e la salute , le sue passeggiate nel parco si allungavano sempre più e si faceva spesso accompagnare dalle nuove cameriere , dal nuovo domestico . Ciò inasprì Milia , quantunque la contessa le avesse detto con molta dolcezza : - Tu non devi stancarti . Io sto benissimo , non ho più bisogno d ' appoggio e sono sorvegliata lo stesso . La piccina mi tiene per mano e mi aiuta a cogliere i fiori : non desidero altro . - Ma io vorrei sapere se il conte è poi proprio contento che vi teniate attorno della gente , che egli non conosce ! - rispose Milia . La contessa aggrottò lo sopracciglia . - Qui adesso la padrona sono io : - soggiunse - quando tornerà mio marito , agirà come egli crede . E tu sei abbastanza saggia ed onesta per comprendermi . - Milia però non era persuasa e si ripromise di sorvegliare , intuendo che tutti quei cambiamenti di persone nascondevano qualche segreto che il conte ignorava . Una sera che la contessa , rientrata in camera con la piccina , aveva fatto chiamare Aldo , che aveva assunto il nomignolo di Cantor , appunto perchè cantava sempre qualche romanza accompagnandosi con la chitarra , Milia vide scendere furtivamente nel parco Martino con la più giovane della compagnia , la Moretta , come la chiamavano . La vedova intuì un intrigo amoroso . - Se scopro qualche cosa , questa volta ne avverto il conte , dovessi recarmi a Torino ! - pensò . - Tutti questi pasticci mi sanno di marcio ; sono certa che il padrone ignora tutto e Martino gli ruba il salario . - Si era tolta le scarpe , e seguì guardinga la coppia che non s ' era accorta di lei . Fabio camminava accanto ad Ilda , senza parlare . La coppia camminò ancora un pezzo , quindi sedette sopra un sedile all ' ombra di alcune piante . Milia , strisciando leggermente , giunse a poca distanza da loro e tese avidamente gli orecchi . - Ilda , - disse dolcemente Fabio con una voce che la vedova non avrebbe riconosciuta se non avesse saputo da chi veniva - ho voluto parlarti ancora prima di partire . - Il conte ti ha proprio chiamato ? - Sì , egli mi dice che non può in questo momento lasciar Torino ed ha urgente necessità di vedermi : puoi immaginarti ciò che vuole da me . - Dunque , non è sazio d ' infamie , non ha pietà di una povera martire che chiede solo di essere lasciata tranquilla ? Non gli basta il denaro di lei : ne vuole la vita ! Nè il suo cuore si è mosso un solo istante a pietà per te , e cerca ora di nuovo la tua mano per versare la morte alla sua vittima ? E tu puoi ancora resistere di fronte a lui ? - È necessario , Ilda , se vogliamo salvare la contessa , - disse lentamente Fabio . - Non temere : questa volta lui cadrà in trappola , ed io , suo fratello , sarò il suo giudice ! Ilda , ho voluto vederti , perchè tu sei forte , e nessuno più di te può vegliare perchè alla povera donna nulla trapeli di quanto si trama attorno a lei . Le ho taciuta l ' ultima parte della confessione del conte per timore di colpirla mortalmente : l ' ho detto a te , perchè conosco la tua energia e so che non mi tradirai . E poi , adesso che tu mi hai perdonato , sento in me un coraggio che non ebbi mai , affronterò tutto . - La voce di Ilda si fece commossa . - Fui violenta e dura con te . - esclamò - ma avevo sofferto tanto ! - Oh ! mia Ilda ! ... - Stettero un momento silenziosi , tenendosi per mano . - Fabio , - disse ad un tratto Ilda - io vorrei chiederti un ' altra cosa . - Parla , mia cara ! - Dobbiamo fidarci di Milia , quella vedova che il conte ha messo al fianco della moglie ? Ho sorpreso certi suoi sguardi che mi hanno dato da pensare . Ella sospetta di noi . - Milia - rispose gravemente Fabio - è una buona creatura , che serba riconoscenza al conte per averla salvata dalla miseria e non immagina certo di servire essa pure d ' istrumento cieco ai voleri di un briccone . Essa può diventare pericolosa per noi non essendo a parte della verità . Per cui fa duopo allontanarla . - No , non mi allontanate , non mi allontanate ; io sarò dei vostri , se è vero che il conte è un uomo cattivo ! - esclamò Milia , non potendo contenersi , sorgendo ad un tratto dinanzi alla coppia sbalordita . - Sciagurata ! Avevamo dunque ragione di dubitare di voi ! - proruppe Fabio alzandosi con impeto . - Dove vi eravate nascosta ? Che avete sentito ? - Tutto .... - balbettò la vedova con voce appena intelligibile - ma ve lo giuro .... è stato a fin di bene .... - Non vi crediamo , - interruppe Ilda - perchè , se così fosse , avreste interrogato lealmente il mio compagno o la contessa .... No , non possiamo fidarci di voi ! - Milia ebbe una scossa nervosa . - Se io fossi una donna disonesta , se io volessi tradirvi , - disse - non vi chiederei di rimanere qui : mi sarei recata a Torino per avvertire il conte del tradimento che si prepara per lui . - Fabio ed Ilda si consultarono con un rapido sguardo , poi la giovane disse : - Ebbene , vogliamo prestarvi fede , ma se vorreste tradirci , non vi mancherebbe la punizione . - Sono sicura che non me la meriterò mai . - Ecco allora ciò che esigo da voi : - disse Fabio - fingerete colla contessa d ' ignorare che essa corre un pericolo . Durante la mia assenza fate in modo che nessun estraneo l ' avvicini ed entri nella villa . Se io tornassi in compagnia del conte , non parlate delle persone che ho accolte . - Il conte non verrà che quando sarà finito tutto , - interruppe Ilda - cioè , quando l ' avvertiremo che la contessa non è più . - Milia soffocò un grido . - Mio Dio , credete proprio che il conte voglia farla sopprimere ? - Sì ; - rispose Fabio - ma Dio vuole altresì che la buona signora abbia intorno cuori devoti , persone che sapranno dare la propria vita per salvare la sua .... - Io per la prima , - esclamò con slancio sincero Milia - verserei a goccia a goccia tutto il mio sangue per lei ! - Vi credo . - disse Ilda stendendole la mano . Ritornarono in casa . La mattina seguente la posta recava una lettera di Livio alla contessa . Il conte le scriveva : " Mia adorata Bianca , " Dal mio e tuo fidato servo Martino ho saputo che tu vai migliorando , e puoi figurarti se ciò mi rallegra , mi fa benedire di essermi allontanato per qualche tempo da te : così al mio ritorno ritroverò la mia Bianca di una volta e ricominceremo insieme una vita nuova . " Però io rimango ancora per qualche settimana assente , farò un piccolo viaggio ; ma siccome voglio mostrarti che non ti dimentico ti manderò per Fabio una cassettina , in cui troverai diversi oggetti per te , che potranno ricrearti nella tua solitudine e farti ricordare chi ti adora sempre . " Tuo aff.mo marito LIVIO . " Fabio , partito la mattina , tornò infatti la sera portando la cassettina datagli dal conte per la moglie . Quella cassettina conteneva gingilli giapponesi , scatole d ' argento piene di confetti , boccettine di profumo ed una fiala di vetro azzurro , su cui ora stampato : " Elixir miracoloso di lunga vita per ridonare le forze , ringiovanire la mente , eccitare l 'appetito." - Il conte mi ha raccomandato questo elixir , - disse Fabio a Bianca . - Egli mi ha detto di versarne alcune gocce ogni sera nella limonata che prendete prima di andare a letto , ed ha aggiunto che in pochi giorni sarete guarita . - Un tremito assalì Bianca : un presentimento le attraversò lo spirito . - Questa fiala contiene del veleno ! - esclamò . Fabio rimase calmo . - Io non lo so , contessa : - rispose - vi ripeto le parole e l ' ordine datomi da vostro marito . Ma dal canto mio vi dico : conservate questa fiala , nascondetela fino al momento in cui vi dirò di adoperarla : tenendola nascosta , vedrete che compirà il miracolo di prolungare a voi la vita ed accorciarla a chi ve l ' ha mandata . E giacchè siamo qui uniti , aggiungo : l ' ora della giustizia è sonata ! - PARTE QUINTA Il castigo del colpevole . I . Erano le due di notte . Il conte Livio Rossano usciva dalla casa di Passiflora , dove aveva vuotato il suo portafogli , perchè la sorte gli era stata sfavorevole . Egli era di cattivissimo umore , mentre tornava a piedi all ' albergo . Cinzia , dopo avere stretto un patto segreto con lui , era partita da Torino , ingiungendogli di rimaner lì per non dare sospetti , fino a che l ' ostacolo che impediva la loro unione fosse stato tolto di mezzo per sempre . La cortigiana gli aveva bensì promesso di scrivergli , ma ancora non si era fatta viva , nè da Fabio aveva avuto alcuna nuova sul risultato del miracoloso elixir , che doveva compiere la guarigione della contessa . Ciò lo rendeva nervosissimo , inquieto . Quella notte il cielo era oscuro , piovigginoso : nelle strade buie , deserte , tutto ora triste , silenzioso . Livio era giunto all ' angolo di una strada deserta , allorchè un uomo di alta statura gli si fece dinanzi , balbettando con voce commossa : - Ho bisogno di parlarvi , signor conte ! - Livio fece istintivamente un passo indietro . - Parlarmi a quest ' ora ? - esclamò . - Che cosa volete ? Io non vi conosco . - Mi farò conoscere , conte . - interruppe l ' altro togliendosi il cappello e mostrando un volto pallido , patito , con grand ' occhi luccicanti , coronato da capelli bianchi come la neve . - Guardatemi bene . Io sono un uomo onesto , non vi ho mai fatto del male , ma voi mi condannaste ad una vita d ' inferno , non pensando che io potessi un momento o l ' altro cogliervi a vostra volta . - Livio l ' osservava con stupore , non conoscendo affatto quei lineamenti . - Io credo , signore , - gli disse - che i fumi del vino vi abbiano dato al cervello , perchè più vi guardo , meno mi ricordo di avervi già veduto . - Il mio volto non vi è certo familiare , ma io non sono ubriaco nè pazzo , conte ; se non mi conoscete di figura , mi conoscete di nome : sono Guglielmo Rivalta , il cognato di Aldo Pomigliano . - Ah ! - esclamò il conte , lieto di trovare qualcuno su cui sfogare i suoi nervi . - Capisco ! Siete il galantuomo che aiutava lo studente galante a mangiare i denari di mia moglie . - Vile , miserabile ! - urlò Guglielmo facendo l ' atto di gettarsi su lui . Ma il conte aveva fatto un salto indietro , e con un rapido mulinello , girando il bastoncino , ne lasciò cadere il pomo di piombo sul capo scoperto dello sventurato che cadde di peso al suolo . Livio non stette ad osservare se fosse ferito o morto : nessuno aveva assistito a quella rapida scena , onde si allontanò lestamente , fischiando un ' aria di operetta . L ' avventura gli aveva calmato i nervi . Intanto Guglielmo , che per il colpo perdeva sangue dal capo , sotto la pioggia incominciava a rinvenire , quando sentì alcune voci che dicevano : - È ubriaco ! - No , è ferito ! - Bisogna trasportarlo all ' ospedale ! - Aspettate che cerchi alla meglio di fermargli il sangue ! - Sotto la pressione della mano che gli fasciava il capo con un fazzoletto , Guglielmo si riebbe e disse : - Non è nulla , credo di potere alzarmi e andare a casa . - Gli uomini che si erano presi cura di lui , erano dei bravi operai , che a quell ' ora già si recavano al lavoro . Essi si mostrarono lieti , sentendo che il ferito parlava . - Aspettate , signore , vi sosterremo e vi accompagneremo fino a casa . - Vi ringrazio , vi ringrazio mille volte ! - disse Guglielmo . - Ma posso andar solo . Ho avuto uno svenimento , e nel cadere mi sono ferito . Ma ora sto bene . - E salutati gli operai si allontanò . Guglielmo Rivalta aveva preso alloggio nella casa stessa dove era stata assassinata la povera Giulietta , e non avrebbe neppure egli saputo dire il perchè . Nel casamento avevano dimenticato il dramma accaduto . La soffitta abitata un giorno da Giulietta , quindi da Ilda , era stata presa in affitto da un venditore ambulante che vi depositava la sua merce . Guglielmo Rivalta aveva affittato una camera all ' ultimo piano , qualificandosi sensale . Appena si trovò nella sua cameretta , Guglielmo si sfasciò la testa : il sangue non colava più . Egli empì una catinella d ' acqua , si lavò , poi , fasciatosi di nuovo , si stese vestito sul letto , a meditare . Egli era sparito da Ivrea senza lasciar detto dove si recasse , perchè nessuno potesse dubitare dell ' idea che si era messa in mente . Guglielmo voleva provocare il conte , costringerlo a battersi con lui , ucciderlo per vendicare tutte le vittime del miserabile e soprattutto il suo povero cognato , la sua adorata Severina e sè stesso . Il signor Rivalta era un valentissimo schermitore , per cui era sicuro del fatto suo , nè gli sorgeva neppure il pensiero che in un duello potesse esser vinto . Aveva cercato a lungo il conte e l ' aveva ritrovato per esserne quasi aggredito in quel modo ! Guglielmo digrignò i denti , si morse lo dita . Il suo odio contro Livio si esasperava . Vendicarsi , vendicare Severina , Aldo e tutti gl ' innocenti ! Ciò diventava un vero fanatismo nella mente di Guglielmo . Il giorno dopo uscì di casa e si diresse senz ' altro verso l ' albergo , dove sapeva che il conte alloggiava , per averlo già pedinato . - Si potrebbe parlare col conte Livio Rossano ? - chiese gentilmente Guglielmo al segretario dell ' albergo . - Il conte è partito per la sua villa di Moncalieri , - rispose . - Ha ricevuto un telegramma che lo chiamava colà : sembra che la contessa si sia improvvisamente aggravata . - Guglielmo si sentì venir freddo . - Stava male , la contessa ? - Oh ! da molto tempo non si muove più dalla villa : il conte non teneva neppur più casa a Torino ; venendo qui per i suoi interessi , si tratteneva nel nostro albergo . - Lo so , e mi dispiace della nuova che mi dà ; gli scriverò . - Allontanandosi , agitava nella sua mente terribili idee . - Anche lei , anche lei ! ... Ah ! questo pone il colmo a tutte le sue iniquità . Ma sarà l ' ultima , lo giuro ! - Guglielmo salì in tranvai per recarsi a casa . Si mise nelle tasche della giacca una rivoltella carica a sei colpi , un paio di fazzoletti , il portafogli . Guglielmo non sapeva dove si trovasse la villa del conte , ma era sicuro che , giunto a Moncalieri , tutti gliel ' avrebbero indicata . Era di domenica . Il signor Rivalta prese il tranvai che partiva almeno un ' ora prima del treno , e arrivato a destinazione si fece indicare da un trattore la villa del conte . Era distante : un ' ora di cammino ; ma Guglielmo non si sgomentò . Giunto nei pressi della villa , si fermò e sedette . Come entrare là dentro ? - Che stupido ! - disse a un tratto . - Se la contessa è aggravata andrà bene il medico a curarla , le si chiamerà anche il prete . Ebbene , per mezzo di questi , io entrerò nella villa . - E soddisfatto della sua idea , si rialzò e camminò gesticolando , minacciando un fantasma invisibile . II . Cinzia non aveva lasciato Torino , ma compiuta la sua parte con Livio si era rifugiata di nuovo in casa del marchese Passiflora . Fu però assai sorpresa di non trovare nel gentiluomo quell ' accoglienza che si aspettava per essere riuscita a smascherare il conte in faccia a coloro che lo volevano nelle mani . - Non sei contento di me ? - gli chiese con audacia . - Bada che io ritorno da Livio e non gli nascondo che la mia è stata solo una commedia per perderlo . - Tu non andrai , - disse freddamente il marchese - se hai cara la tua vita : intanto non uscirai dalla tua camera , perchè se tu lo tentassi ti ucciderei ! - Cinzia si morse a sangue le labbra . - A che giuoco giochiamo , vecchio mio ? - esclamò . - Non sei tu forse che per il primo mi hai spinta a vendermi ai nemici del conte , non sei tu che mi hai allettata dicendomi che , compiuta un ' impresa che avrebbe liberata la società di un birbante , mi avresti dato il tuo nome ? - È verissimo . - E allora , perchè adesso sembri minacciarmi , invece di stendermi le braccia come meritavo ? - Il perchè lo saprai tra qualche giorno . Adesso , ti ripeto , sei mia prigioniera . Tu hai detto al conte che partivi per un viaggio , e deve crederlo . - E se io non accettassi la tua condizione ? - Non discutiamo . Se tu tentassi di uscire dalla tua camera , ti farei saltare le cervella , salvo poi a fare altrettanto con le mie . Guarda ! - Le mostrò una rivoltella che teneva in tasca , ed aggiunse in tono più mite : - Del resto , non è che una prigionia di pochi giorni , non ti mancherà nulla e ti servirò io stesso da carceriere . - Cinzia non replicò , ma provava una rabbia profonda , mista ad un ' angoscia orribile per qualche cosa d ' impreveduto , che non poteva definire . - È questa dunque la ricompensa per averti servito con tanto zelo ? Senza di me , non avresti mai avuto il conte nelle mani . - Questo è vero , - rispose con calma il marchese . - E senza di lui non t ' avrei così bene conosciuta come ora ti conosco . - Cinzia fu chiusa nella sua camera , ed il marchese , acceso un sigaro , si ritirò nel suo salotto , dove si mise a fumare nervosamente , camminando in su e in giù , gesticolando . Il marchese Passiflora , come sappiamo , aveva commesso un giorno una viltà , facendo ritirare dalla posta lettere dirette alla contessa , lettere che la condannavano , benchè pura ed innocente , scoprendo al conte il legame fra Aldo e la contessa . Inoltre Passiflora , trovatosi solo , senza affetti , si ora dedicato a Cinzia , che gli pareva creatura fatta proprio per lui . Col proporle di vivere insieme , il marchese aveva avuto lo scopo di conoscerla meglio , e la maliarda aveva saputo agire in modo , che egli si era innamorato di lei fino a sentire il bisogno di darle il suo nome , onde rialzarla ai propri occhi ed a quelli degli altri . E quando il Trani , rimasto suo amico , gli propose di servirsi di Cinzia per indurre il conte a confessione , il marchese dapprima rifiutò . Non era bastato a Livio di togliergli Bianca , e gli toglierebbe ora anche la sola compagna che gli abbisognava ? Ed in uno sfogo di passione , di gelosia , disse al magistrato : - Cedergli Cinzia ? Mai , mai ! - Il Trani guardò l ' amico con commiserazione , gli prese una mano , che tenne stretta nella sua . - Tu commettesti un giorno un ' azione indegna dl te , - disse - ma puoi ancora ripararla , perchè in fondo sei un gentiluomo onesto , nè vorrai macchiare il tuo onore per una donna indegna di te . - Tu calunni Cinzia ! - gridò il marchese . - Ti proverò che ella si ride di te , che se l ' intende di nuovo con Livio , - disse il Trani . Un fiotto di sangue salì al cervello di Passiflora , gli imporporò il viso . - È falso .... , è falso ! ... - È la verità , e , per quanto possa offenderti , non voglio nascondertela . Tu credevi di prendere una rivincita sul conte , prendendogli la donna che fu sua amante . Orbene , il domani stesso , i due si ritrovarono insieme . Nel rivedersi , sentirono risvegliarsi con nuova forza gli istinti bestiali di una volta ; ma siccome Cinzia teme di perderti , finge un profondo disprezzo pel conte . - Passiflora strinse i pugni . - Se ne fossi certo ! - esclamò . - Che faresti ? Vorresti imbrattare la tua mano di gentiluomo per un sgualdrina ? Lascia quella parte al conte , che oramai ha perduto ogni senso di onore , e se ti resta ancora un atomo di affetto per la sventurata contessa che tu stesso contribuisti a calunniare , aiutaci a salvarla , a toglierla dalle mani del suo carnefice . - Non invano il magistrato aveva fatto appello all ' onore del marchese . Tutti gli istinti cavallereschi si risollevarono ad un tratto in lui , lo fecero ridiventare padrone di sè stesso . Egli stese la mano ad Umberto . - Ebbene , sarò con te : spiegami quale sia il tuo progetto ! - Umberto glielo disse . Passiflora ascoltò dapprima attentamente , poi ad un tratto interruppe : - Ma se tu affermi che Cinzia è d ' accordo con Livio , non accetterà di tradirlo . - Lo farà ; tu non conosci ancora bene quella donna : ella è venale e non vuol perderti . Tutti i giorni non le si offre l ' occasione di divenire marchesa autentica . Io le farò la proposta , e vedrai che l ' accoglierà con entusiasmo . Intanto domani la farò chiamare nel mio gabinetto , fingendo di volerle parlare da sola ; tu sarai ad ascoltare . - Accetto , accetto e ti ringrazio ! - Passiflora rimase così persuaso della perfidia e leggerezza di Cinzia . Quando il magistrato le propose di sedurre novamente il conte per fargli confessare i suoi delitti , Cinzia simulò scrupoli di delicatezza , disse che non si sarebbe mai prestata a simile commedia . Ma quando Umberto le dimostrò che egli non ignorava i misteriosi convegni di lei col conte nel nido del corso Grugliasco , Cinzia , spaventata , non potendo negare , balbettò con accento soffocato : - È vero , non ho saputo sottrarmi al fascino che mi attira verso Livio ; ma , per pietà , non mi perdete con Passiflora : che egli nulla venga a sapere , ed io vi servirò in tutto quello che volete ! - Il marchese stesso desidera di smascherare il conte , e dietro mia preghiera acconsente che voi l ' attiriate nel tranello che io ho ideato : dalla mia bocca Passiflora non saprà nulla ; ma guai a voi se ci tradirete col conte ! - Cinzia aveva ripresa la sua audacia . - Potete fidarvi di me : ambisco troppo a divenire una marchesa autentica . - Passiflora ebbe il coraggio di non muoversi , di non tradire la sua presenza con un solo movimento ; ma appena Cinzia fu partita , si slanciò presso l ' amico esclamando : - Tu avevi ragione , io tenevo una benda sugli occhi per quella sgualdrina ; ma ora è caduta e non macchierò il mio stemma per una tale femmina , come pure desidero rialzarmi agli occhi della contessa per ottenere un giorno il suo perdono . - II marchese sentiva ormai troppa vergogna per quello che aveva fatto , ed avrebbe dato metà del suo sangue per rimediarvi . Cinzia non sapeva che la notte della confessione di Livio , anche Passiflora era fra coloro che ascoltavano . Il Trani l ' aveva introdotto nella villa sotto un travestimento facendolo passare per un suo fidato agente , ed il marchese si era allontanato dopo gli altri , in preda ad un disgusto orribile per quella coppia colpevole , assalito da uno spasimo angoscioso nel sentire con quanta freddezza il conte accettava di sbarazzarsi della moglie . Allorchè Cinzia era ritornata a lui , fingendo con Livio di partire finchè tutto fosse finito , il marchese , ritenendo pericoloso che il conte sospettasse la presenza della cortigiana nella sua casa , e soprattutto perchè nessun ostacolo sorgesse ad impedire quanto il Trani aveva combinato , pensò di tenervela rinchiusa . Cinzia , prigioniera da due giorni , incominciava a trovare la cosa singolare , e si pentiva di aver preferito il marchese al conte , dal momento che questi , una volta libero di sua moglie , si dava completamente in sua balia . Dopo una settimana passata in alternative di speranze e timori , Cinzia non ne potè più . Ella voleva ad ogni costo uscire dalla sua reclusione . Picchiò , risoluta , all ' uscio , decisa a farne saltare in aria la serratura od a chiedere aiuto dalla finestra se il marchese non compariva . Ma al primo clamore Passiflora accorse . - Che c ' è ? - chiese , - Che vuol dire un tal chiasso ? - Vuol dire che sono stanca di rimanere qui ! - esclamò Cinzia con accento rabbioso . - Se tu avessi avuto pazienza , questa sera stessa ti avrei liberata , - risposo Passiflora . - Ma non importa : sarà forse meglio anticipare , perchè è giunto il momento di una spiegazione importante fra noi . - Cinzia ristette indecisa , turbata , e senza rispondere si mise a sedere . Passiflora fece altrettanto e , senza alcun preambolo : - Sai dove si trova in questo momento il tuo amante ? - chiese . Cinzia sussultò . - Il mio amante ? - ripetè . - Vuoi forse parlare del conte ? Vuoi prenderti giuoco di me ? Sai bene che mi sono sacrificata a ritornare con lui per alcuni giorni onde compiacere te ed il tuo amico Trani . - Passiflora lasciò sfuggire una lugubre risata . - Ed i tuoi ritrovi anteriori erano pure fatti per compiacermi ? - Cinzia si morse le labbra , ma non chinò per questo gli occhi . - Il tuo amico mi ha calunniata ! - Lui ? Egli non ha aperto bocca sul conto tuo : tu stessa ne parlasti trovandoti nel suo gabinetto , senza pensare che altri poteva ascoltarti . - Ebbene , se fosse vero ? Forse che non vi ho dato il conte nelle mani , non vi ho serviti lealmente , mentre potevo tradirvi ed essere a quest ' ora molto lungi di qui con lui ? ... - Ne convengo : tu hai mantenuto i tuoi patti e meriti una ricompensa . Per cui , invece di consegnarti alle guardie come complice del conte , ti condurrò io stesso fino a Genova , ti metterò a bordo di un bastimento che ti condurrà lontana dall ' Italia .... - Siete pazzo ! - interruppe Cinzia . - Non partirò ! - Preferisci dunque la prigione alla libertà ? Perchè , se tu rimani , sarai denunziata per aver preso parte all ' assassinio di Giulietta Lovera , conoscendo fino da allora quello ed altri intrighi orditi dal conte , e di avere ultimamente istigato il conte a sbarazzarsi di sua moglie . - Non è vero ! - gridò Cinzia . - Cinque testimoni , persone onorate , attesteranno come tu sola abbia spinto il conte Rossano a sbarazzarsi con un delitto di sua moglie . - Cinzia , còlta al laccio , gettò un grido di rabbia e disse : - Siete una massa di vigliacchi ! - II marchese , livido , trasse di tasca la rivoltella . Allora la sciagurata si vide perduta , e folle di terrore si gettò ai piedi del marchese . - Perdonami ! ... Perdonami ! ... Non mi uccidere ! ... Partirò . Farò quello che vorrai ! - Gli occhi del marchese brillarono di una gioia sinistra . Nascose lentamente la rivoltella e trasse di tasca un foglio in cui era scritto che Cinzia si obbligava ad obbedirlo . - Ebbene , firma ! - le disse . Cinzia obbedì . - Eccomi in tua balìa ! - disse poi . - Non avrei mai pensato , il giorno in cui mi giuravi di amarmi , che tutto sarebbe finito così ! - Ella lo fissava cogli occhi umidi di lacrime , e Passiflora , temendo di cederle , lasciò quella camera per andare a rinchiudersi nella propria . Gli occorrevano alcune ore per ricuperare tutta la sua fermezza onde giungere alla fine del suo compito . Ma quando ritornò da Cinzia , trovò la camera vuota . Aveva dimenticato di rinchiuderla , e la cortigiana ne aveva profittato per svignarsela . Passiflora si sfogò in invettive , quindi finì col calmarsi . Doveva avvertire Umberto di quella fuga ? Sì , era necessario . E senz ' altro , il marchese si recò dal cavaliere Trani per avvertirlo di quanto accadeva . Ma il magistrato aveva egli pure lasciato Torino . III . Nonostante tutto il suo cinismo , allorchè il conte Rossano ricevette il telegramma di Fabio che diceva : " Contessa improvvisamente aggravata , si teme catastrofe , urge vostra presenza " , un livido pallore si stese sul suo volto . Egli partì subito ; ma era molto turbato . A Moncalieri fece attaccare un calesse che avrebbe guidato egli stesso . Livio non desiderava che alcuno turbasse le sue riflessioni di quell ' ora . Egli voleva formarsi tutto un piano prima di giungere alla villa . Tutti , compreso Fabio , dovevano credere al suo dolore , al suo strazio per la fine immatura di Bianca . Ad un tratto sussultò . La morte di Bianca lo lasciava padrone interamente del patrimonio di lei ? Non poteva Bianca aver fatto testamento a favore di altri , lasciando a lui la sola legittima ? Perchè non aveva pensato prima a tutto ciò ? Era stato pazzo , imprudente ! - Purchè arrivi in tempo a rimediarvi ! - mormorava fra i denti . - Sono stato così pazzo da cercare di toglierla dal mondo prima di aver sistemati i miei interessi . - Il conte sferzava adesso il cavallo per giungere più presto . Bisognava ad ogni costo che Bianca testasse a suo favore . Eccitato da quel pensiero , il conte proseguiva a frustare . Era giunto ad un sentiero , le cui pietre ruzzolavano sotto i passi del cavallo . Livio scese e condusse a mano l ' animale . Egli fremeva d ' impazienza . Finalmente giunse al cancello della villa : silenzio perfetto . Livio tirò con violenza il campanello . Il giardiniere corse ad aprire . Il conte gli domandò : - Ebbene , Lorenzo ? La contessa è dunque peggiorata ? - Oh ! signore .... non avrò mai il coraggio di dirglielo .... no .... no ! ... - esclamò il giardiniere . E ruppe in pianto . Livio divenne livido . - Parla .... lo voglio .... - balbettò con accento soffocato - la contessa .... mia moglie ? - Lorenzo rispose con voce rotta : - E spirata .... questa mattina . - Un urlo , che parve avere squarciato il cuore del conte , sfuggì dalle sue labbra . - Morta ! ... Morta ! ... No ! Dimmi che non è vero ! ... - Ahimè , signore .... se potessi farla rivivere , darei con piacere tutto il mio sangue ! - Livio sembrò assalito da una specie di furore e corse verso la villa . Nel vestibolo vide alcuni domestici che l ' osservavano , pallidi e inquieti . E ad un tratto gli si fece incontro Fabio , pallidissimo , ma calmo . - Perdonatemi , signor conte , - disse con voce commossa - se non sono venuto alla stazione ; ma urgeva la mia presenza qui . Non so se ho fatto male , ma ho dato ordine che non fosse ancora avvertito alcuno della morte della contessa . - Hai fatto benissimo ; - rispose a voce alta il conte , perchè tutti lo intendessero - fino a domani , proibisco a chiunque di parlarne .... . Oh ! mia Bianca , mia povera , amata Bianca ! - Ruppe in singhiozzi e si afferrò al braccio di Fabio per sostenersi . - Coraggio , signor conte ! - disse questi dolcemente . - Nessuno poteva prevedere una così rapida fine . Nessuno qui ha trascurato il suo dovere . Abbiamo avuto per la povera signora tutte le premure ; si sperava nel miracoloso elixir da voi mandato e che non trascuravo di farle prendere ogni sera ; eppure non è bastato ! - Fabio s ' interruppe , perchè piangeva . - Martino , accompagnami nella mia camera ; - disse il conte - mi narrerai l ' accaduto . Ora non avrei il coraggio di vederla . Chi veglia accanto a lei ? - Milia , che non l ' ha abbandonata mai . - Come siete stati buoni tutti ! Io solo l ' ho trascurata , almeno in apparenza , mentre non pensavo che a lei ; andiamo , Martino ! - Salì al proprio appartamento , e appena in camera gettò il cappello sul letto e si lasciò cadere su di una poltrona . - Signore , - disse Fabio - la povera contessa ha scritto una lettera per voi e mi ha pregato , qualche ora prima di morire , di consegnarvela . - Il conte apparve oltremodo agitato . - Una lettera per me ? Dammela subito ! - Vado a prenderla , conte ! - Fabio uscì e tornò poco dopo con una lettera fra le mani . - Mentre leggete , - disse - io andrò a dare alcuni ordini necessari . - Fabio uscì di nuovo . Livio volse e rivolse la busta fra le mani , poi la strappò convulsamente da un lato , ne tolse il foglio che Bianca aveva scritto , e lesse : " Livio , " L ' accostarsi della morte dà nuove facoltà all ' intelletto , tanto che cogli occhi della mente si penetra nei cuori , si legge in essi ciò che hanno tenuto sempre nascosto . " Ed io leggo in quest ' istante nel tuo cuore , ti vedo esultare nel trovarti alfine libero di colei , la cui perdita effettua i tuoi sogni di piacere e di ricchezza . Sei sceso alla bassezza , all ' infamia , al delitto , per ottenere il tuo intento . " Ebbene , il mio denaro non l ' avrai ! L ' assassino non pensa sempre a tutto . La carta che tu mi facesti firmare e ti dava l ' amministrazione di tutti i miei beni , la dimenticasti nel partire ed io l ' ho distrutta : la mia ricchezza è in salvo e passerà nelle mani di coloro che tu credevi di distruggere , e che invece sopravviveranno a te . " Una dichiarazione da me firmata ed unita alla boccetta che contiene ancora una parte dell ' elixir miracoloso che tu m ' inviasti , rivelerà la causa della mia morte , la spaventosa agonia cui mi condannasti e che nascosi gelosamente all ' istrumento incosciente dei tuoi delitti , il quale senza saperlo mi ha versato il veleno , credendo con esso di ridarmi la vita . " La mia dichiarazione , unita alla boccetta , l ' ho chiusa io stessa nella cassaforte della mia camera ; ho appeso la chiave , attaccata ad un cordoncino , al mio collo , ed ho fatto giurare a Milia che , anche dopo morta , quella chiave non mi verrà tolta se non da colui che ho già designato perchè venga a staccarla da me prima che io sia deposta nella bara . " Ho fatto altresì giurare a Fabio che , se io venissi a morte , egli solo ne veglierà il cadavere . " Ed ora che ho tutto disposto , ora che ho fatto giustizia del mio carnefice , verserò il triplo della dose che tu mi facevi mescere del tuo miracoloso elixir per finirla al più presto e perchè al più presto tu sia punito . "BIANCA." Dire ciò che provasse il conte a quella lettura , sarebbe impossibile . Vinto .... era vinto , quando si credeva prossimo alla vittoria ! Una rabbia fredda s ' impadronì di lui . Egli sonò con violenza il campanello . Fabio accorse . - Tu hai mentito con me , - disse con voce sorda . - Da questa lettera apprendo che i miei nemici hanno potuto parlare alla contessa . - Fabio lo guardava , addolorato . - Io non vi comprendo , conte , - rispose . - Vi giuro che nessuno ha mai avvicinato la contessa all ' infuori del medico che veniva qualche volta a visitarla e del parroco , perchè voi stesso avevate dato ordine di non rimandarli . - - Il conte andava calmandosi . - Io non capisco più nulla , - mormorò . - Bianca mi fa delle accuse , che io non merito . Essa non ha cessato di odiarmi fino alla tomba . - Odiarvi ? Io credo che v ' inganniate , conte . La contessa già da qualche tempo parlava con grande affetto di voi , mi diceva che se avesse seguito i vostri consigli si sarebbe trovata più tranquilla e felice , che non vi aveva apprezzato abbastanza . Ella stessa volle che vi telegrafassi perchè si sentiva morire , e aggiunse che in quel supremo istante il vostro sublime affetto le appariva in tutto il suo splendore , ed apprezzando la mia devozione per voi e per lei , mi fece giurare che veglierei il suo cadavere . - Il conte fremeva , mentre Fabio parlava . Egli non poteva , nè voleva mostrare al giovane la lettera della contessa . Fabio non doveva sapere che si era servito della sua mano per versarle il veleno . Ah ! pazzo che era stato a non prender prima tutte le sue disposizioni ! Un fremito di disperazione lo colse : lo spettro della miseria , del disonore , si drizzò davanti a lui . Ma siccome era energico , non tardò a riaversi da quella debolezza e formò subito nella sua mente un ' ardita risoluzione . - Voglio crederti , - disse a Fabio - benchè questa lettera mi dimostri il contrario . Ma la mia povera Bianca deve averla scritta in un momento di esaltazione mentale . Ah ! non mi perdonerò mai di non essere stato vicino a lei negli ultimi momenti ! Dimmi , ha molto sofferto ? - Moltissimo ! - rispose Fabio . - Se voi foste stato qui , non avreste potuto resistere a quell ' orribile agonia . E la contessa non voleva che si chiamasse il medico , nè altri ; diceva che l ' unica medicina che l ' avrebbe guarita , voi stesso gliel ' avevate mandata . - Livio impallidì , si morse le labbra , e passandosi una mano sulla fronte : - Chiamami Milia ! - disse . Fabio uscì subito per obbedirlo . Un momento dopo la vedova compariva dinanzi al conte . Ella aveva gli occhi gonfi di lacrime , ed alla vista del suo padrone scoppiò in pianto , balbettando : - Oh ! signor conte , perchè non siete venuto prima ? Mio Dio .... mio Dio , essa è morta chiamandovi , disperata ! - Il conte la guardò con aria minacciosa . - Non è vero ! Essa mi ha maledetto ! E tu le tenesti mano per favorire i miei nemici , tu le conducesti qui il suo amante ! - Milia indietreggiò spaurita . - Voi bestemmiate , conte ! Da quando sono qui , la contessa è vissuta come una santa . Martino può attestarlo . Io posso giurarvi che era una donna veramente onesta , e se volete sapere la verità , prima di morire la contessa ha passato al suo collo un cordoncino con attaccata una chiave e mi ha detto : " - Giurami , Milia , che non mi lascerai togliere questa chiave che da una bambina , la quale si presenterà qui prima che io venga deposta nella bara e ti dirà : " Sono la figlia del conte Rossano e di Giulietta Lovera ; la mia povera mamma fu assassinata innocente . A me sola spetta di consegnare questa chiave nelle mani di mio padre . " - Il conte sentì intorbidarsi gli occhi , fece un passo indietro , poi disse a Milia : - La contessa vaneggiava . - Essa era pienamente in sè , padrone , ed io attendo domattina quella bambina : se non verrà , allora voi avrete ragione , conte . Sono una donna onesta , e Dio mi punirebbe se non mantenessi il giuramento fatto ad una morente . Non venite , conte , a vedere la povera signora ? - Verrò più tardi , lasciami ! - Voleva essere solo per calmare il tumulto dei suoi pensieri , ritrovare la calma necessaria per non tradirsi in faccia ad alcuno . Ah ! come era stato giuocato bene da quella morta , che egli aveva creduto di tenere nelle mani ! Quale colpo supremo gli aveva preparato , facendogli consegnare quella chiave dalla figlia di Giulietta , dalla sua propria figlia ! Livio non aveva viscere di padre . Il ricordo di quella bambina cui fece assassinare la madre , non lo commoveva , ma l ' irritava . Come poteva la contessa averle parlato ? Se la fanciulla era entrata nella villa , per certo vi era venuto anche Aldo Pomigliano ! Egli cercava la verità senza trovarla , e continuava a digrignare i denti , a bestemmiare , a maledire . Poi tornò a calmarsi , e tutte le sue facoltà si concentrarono per avere le ricchezze di Bianca . Non un rimorso nell ' anima del conte : solo il pensiero di salvarsi e ricuperare la fortuna che gli sfuggiva . Atteggiando il volto al più profondo dolore , egli si diresse all ' appartamento di Bianca . Nel corridoio incontrò Fabio . - Dammi il braccio ; - mormorò Livio - temo di non avere la forza di sopportare la vista di quella salma adorata . - Coraggio ! - disse Fabio . Entrarono nella camera della contessa . Milia , che era presso al letto funebre , si chinò come se volesse aggiustare i guanciali della morta , quindi si trasse da parte . La camera era avvolta nell ' oscurità : chiuse le persiane e le imposte ; una sola lampada accesa gettava un incerto chiarore sul letto , dove il conte vide distesa sua moglie , vestita di bianco , con le trecce nere pendenti sull ' abito , gli occhi chiusi . Egli osò appena guardarla : ebbe un brivido di paura , e staccatosi da Fabio cadde sulle ginocchia fingendo di singhiozzare disperatamente e gridando : - Mia povera Bianca , mia povera Bianca ! - Fabio e Milia , ritti , immobili , muti , sembrava non osassero turbare quel dolore . Ad un tratto il conte si rialzò balbettando : - No , non posso resistere , non posso resistere : tornerò più tardi ; se rimanessi qui adesso , impazzirei ! - E fuggì da quella camera , si recò nel parco per essere solo a riflettere . Appena fu scomparso , Bianca aprì gli occhi , si sollevò alquanto , sorrise . - Credete al suo dolore ? - chiese . - No , - risposero insieme Fabio e Milia . - Il conte non vi ha rivelato il contenuto della mia lettera ? - No , - soggiunse Fabio - se ne è guardato bene ; però non ha potuto nascondere i suoi fremiti di furore ; ho visto nei suo occhi passare dei lampi sanguigni .... e sono ormai persuaso che stanotte si tradirà . - Recatevi a sorvegliarlo , - disse dolcemente la contessa . - Non bisogna perderlo d ' occhio un istante . Inoltre vi raccomando di farlo mangiare e soprattutto bere . - Fidatevi di me . - Il conte , in balìa dei propri pensieri , si mise a percorrere rabbiosamente i viali del parco , gesticolando ; poi si gettò disteso sull ' erba , e coi pugni chiusi sotto il mento , gli occhi torbidi , si diede ad organizzare nella sua testa tutto un piano tenebroso che quella notte stessa doveva avere uno svolgimento . - Fabio solo può aiutarmi , e mi aiuterà ! - mormorò ad un tratto quasi ad alta voce . Riconfortato da questa riflessione si rialzò ed ebbe un brusco sussulto , trovandosi all ' improvviso dinanzi il giovane , cui in quel momento pensava . - Tu qui ? - disse Livio vivamente . Fabio appariva triste , commosso . - Andavo in cerca di voi , - rispose . - Vi avevo veduto così agitato ! Ma ora ringrazio Dio di ritrovarvi più tranquillo ! - Il conte gli prese una mano , gliela strinse affettuosamente . - La tua presenza mi rende il coraggio . Oh ! ti ringrazio di essere venuto ! Nessuno è più fedele di te e so che posso contare assolutamente sul tuo affetto . - Sì , conte ; io non dimentico la lettera di vostra madre , la contessa Rossano , la mia benefattrice ; ho sempre in mente le sue parole : " Su mio figlio riverserai tutta la riconoscenza che nutri per me , obbedirai ad ogni sua volontà , farai solo ciò ch ' egli ti ordinerà di fare " ed io sono tutto vostro . - Un raggio di trionfo passò negli occhi di Livio . - Grazie , Fabio ! ... - esclamò . - Sei degno del mio amore ! ... - Ritornarono a casa a braccetto . Nel salotto particolare del conte era imbandita la tavola , e Livio volle che Fabio vi sedesse con lui . Il conte cominciò a mangiare macchinalmente , con aria triste , poi il suo appetito essendosi risvegliato , fece onore allo vivande e bevette più di quello che volesse , eccitandosi a poco a poco , incitando Fabio a fare lo stesso . - Sì , è una sventura per me la morte di Bianca ; - disse empiendo un bicchiere di vecchio barolo - ma lei , poveretta , ha finito di soffrire . Col suo cervello debole , la sua salute scossa .... - Vuotò il bicchiere di un fiato e soggiunse : - Non poteva durare a lungo : aveva un temperamento troppo eccitabile . - Bevve di nuovo , e guardando fissamente Fabio : - Dunque , Bianca ti ha fatto giurare di passare la notte presso il suo cadavere ? - Sì , conte , - rispose gravemente il giovane - ed io adempirò al mio giuramento . - Farai bene , io veglierò la cara salma con te . - Fabio lo guardò a sua volta negli occhi . - Voi , conte ? Ne avrete la forza ? - Tu sarai con me e mi darai coraggio . E poi avrò forse da chiederti un favore . - Qualunque sia , - rispose Fabio con dolcezza - sarete obbedito . Sono il vostro schiavo . - No , sei il mio amico , il mio solo e migliore amico . - Gli stese la mano , senza accorgersi che quella di Fabio ebbe un fremito nel toccarla . Poi il giovane disse : - Allora , se permettete , andrò a dare gli ordini opportuni perchè Milia vada a riposare ed i domestici si ritirino di buon ' ora . - Va ' pure , e fa ' intendere che non voglio a nessun costo essere disturbato ! - Fabio uscì , ed il conte , versatosi un altro bicchiere di barolo , disse sogghignando : - Oh ! mamma cara , come fosti previdente nel procurarmi un tal fratello ! ... La tua colpa d ' amore ha dato a me due volte la vita ! - IV . Erano circa le dieci . Nella villa regnava il più perfetto silenzio . I domestici si erano coricati , così Milia , dopo avere scambiate poche parole con Fabio . Bianca , distesa sul letto , sembrava dormisse l ' ultimo sonno . Quando il conte entrò con Fabio , questi disse : - Io temo che la vista del cadavere finisca col turbarvi e non possiate sopportarla ; se me lo permettete , tiro le tende del letto . - Fai pure ! - rispose il conte . Fabio si affrettò ad obbedire . Una sola lampada rischiarava la stanza . - Volete che accenda un altro lume ? - chiese Fabio . - No , - rispose il conte - basta così .... Spingi piuttosto quella poltrona presso alla mia , perchè dobbiamo discorrere . - Fabio fece quanto egli desiderava . - Se ho voluto passare la notte qui con te , - cominciò il conte con voce cupa - è stato per rivelarti ciò che nessun altro deve sapere , per farti una confessione che ti strazierà il cuore , come ha straziato il mio . - Livio sembrò reprimere un singhiozzo . - Mio Dio , che è successo ? - chiese Fabio . - Forse correte nuovi pericoli ? Cercano ancora di farvi del male ? - Sì , ed è quella morta , capisci , che si vendica di me , non perdonandomi di avere smascherato il suo amante ; quella morta che mi ha odiato fino all ' ultimo momento . - Se non foste voi che me lo diceste , non lo crederei , perchè , vi ripeto , la contessa in questi ultimi tempi sembrava cambiata a vostro riguardo . - Per meglio ingannarti ! - interruppe il conte . - Tu , così ingenuo , fidente , non te ne accorgesti ; ma io posso dirti che è riuscita a rivedere il suo amante , posso provarti che Bianca è morta per vendicarsi di me . - Morta per vendicarsi di voi ? - ripete con accento di sorpresa Fabio . - Scusate , conte : non vi comprendo . - Il conte volse uno sguardo rapido al letto , come se temesse che la morta sorgesse a smentirlo ; poi disse : - Tu credi che la morte di Bianca sia stata naturale ? - Fabio finse di scattare sulla poltrona , stralunò gli occhi . - Ma non so , non capisco ... ! - Livio si chinò ancora più verso lui . - Mia moglie è morta avvelenata ! - disse piano . Fabio gettò un grido . - Avvelenata ? Come ? Da chi ? - Da sè stessa . - Un suicidio , dunque ? - Sì , un suicidio , per perdermi . - Fabio era divenuto pensieroso . - Ma come ha potuto procurarsi il veleno ? .... - Ecco ciò che ignoro , ma un momento o l ' altro lo scopriremo . - Ma voi , in qual modo indovinaste ... ? - Dalla lettera che tu mi consegnasti da parte della defunta , lettera che è tutta una minaccia , un insulto per me . Bianca mi dice che ha nascosto nella cassaforte il resto dell ' elixir da me inviatole , con la dichiarazione che contiene del veleno . - Non è vero , però ? - interruppe Fabio , mostrandosi agitato . II conte alzò le spalle . - Non capisci che il veleno vi è stato posto da Bianca , la quale ha così dato sfogo al suo odio contro me ! Ma se quella boccetta con quella dichiarazione venisse trovata , io sarei perduto . - Il viso di Fabio si era contratto . Egli volse uno sguardo disperato alla cassaforte . - Come fare ? La chiave non è nella serratura , e noi non possiamo sforzare il mobile . - Io so dove si trova la chiave ; - disse lentamente il conte - Bianca stessa me lo dice nella sua lettera . Ma ella è sicura che io non la toglierò mai dal posto dove si trova , e per questo mi affido a te . Sì , tu solo puoi rendermi un tale servizio , e me lo farai , altrimenti ne va del mio onore , della mia vita . - L ' onore e la vita del vostro schiavo - disse Fabio - non hanno alcun valore , quando si tratta della vostra salvezza ; io sono pronto a sacrificarli per voi . Ditemi dove si trova quella chiave . - Al collo della morta , - rispose il conte tremando - ed io non avrò mai il coraggio di togliergliela . - Fabio si passò una mano sulla fronte . - Sarebbe una profanazione , quasi un delitto ! - Pensa che , diversamente , io sono perduto ; ricordati la raccomandazione della tua benefattrice , la preghiera di tua madre . - Fabio scattò in piedi . - Avete ragione ! - disse con accento risoluto . - Perdonatemi se ho esitato un istante . - Si diresse di passo fermo verso il letto funebre , ne tirò di nuovo le tende . Il conte , più livido del cadavere , seguiva ogni movimento del giovane , senza muoversi dal suo posto . Egli vide Fabio chinarsi verso la salma e ad un tratto indietreggiare con un grido , mentre la morta si sollevava sul letto , e con una voce che sembrava venisse di sotterra , pronunziava queste parole : - Non ti basta , Livio , di aver fatto di tuo fratello un assassino ; vuoi che sia anche ladro ? - Il conte tentò di rispondere , ma la voce gli spirò nella gola ; fece per alzarsi , ma i suoi piedi ricusarono di muoversi e si ripiegò svenuto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Quando risensò , era nella propria camera e dinanzi a lui , colle braccia incrociate sul petto , stava Fabio . Ma il giovane non aveva più l ' aspetto timido , sommesso , che il conte gli conosceva . Egli alzava fieramente la bella testa , ed i suoi occhi fissi su lui avevano un ' espressione di freddo disprezzo . - Io sogno .... - mormorò Livio . - No , tu sei sveglio , Caino .... - rispose Fabio sordamente . - Guardami , guardami bene .... Sono io , Fabio .... tuo fratello ! - Il conte ricominciava a riprendere la sua audacia . Si raddrizzò con violenza . - Mio fratello .... tu ? Chi ti ha dato ad intendere simili menzogne ? - Dimentichi la confessione fatta da te stesso alla tua degna amante Cinzia ? - rispose Fabio ridivenendo ad un tratto calmo , ma di una calma terribile . - Io ero là ad ascoltarti , e non ero solo : altri raccolsero la tua confessione , mentre tu aprivi per la prima volta la tua anima alla donna che ti tradiva . - Tu menti ! - ruggì il conte . - Ho le prove di quanto ti dico , e sono in mani sicure . - Ebbene , ammettendo che tu sia figlio di mia madre , tu sei un bastardo , e non pretenderai adesso di avere gli stessi diritti del figlio legittimo .... Dovresti ringraziare Dio se ti venne dato un nome ! - Fabio vacillò sotto l ' ingiuria , ma sollevando tosto con più fierezza la testa : - Sì , quel nome mi sarebbe bastato , - pronunziò - se tu non ti fossi compiaciuto di trascinarlo nel fango . Io non ti contendo i tuoi diritti , ma sono qui per chiederti conto di tutte le infamie che m ' inducesti a commettere . Che facesti tu e mia madre del fanciullo che nella sua innocenza vi credeva suoi benefattori , del fanciullo che aveva lo stesso vostro sangue nelle vene ? Un vile schiavo ed un sicario . Una povera fanciulla da te ingannata sotto il mio nome , ti dava noia per i tuoi progetti di matrimonio ; tu armasti la mia mano per sbarazzarti di lei , facendola apparire un mostro di dissolutezza . Una buona creatura da me amata suscitò il tuo capriccio , e tu fosti lieto della mia condanna che la toglieva a me e la dava nelle tue mani . Avevi ideato di perderla . - - Non è vero ! - urlò il conte . - Se essa è sfuggita al tuo oltraggio , - proseguì Fabio - non è stato per tua volontà . Un giovane onesto , che aveva raccolta tua figlia , che venerava la contessa come una santa , destò la tua invidia e te ne sbarazzasti , facendolo passare per ladro . Non parlo di tutte le altre tue vittime : tuo suocero , la signora Rivalta , morti di crepacuore . Vengo alla contessa . Non ti bastava di averle tolto il padre , cercasti di sopprimerla avvelenandola . Ed avevi scelto di nuovo me per versare la morte alla povera martire . Ma Dio era stanco delle tue infamie e permise che io aprissi gli occhi sul tuo conto e che la contessa fosse salva . - Un grido di rabbia sfuggì dalle labbra di Livio . - È dunque commedia la morte di Bianca ? - esclamò . - Sì , commedia , per smascherarti interamente . Neppure davanti a quella donna che tu credevi cadavere avesti un lampo di rimorso per quello che volevi farmi commettere . Ebbene , vedi : benchè io sia povero , disprezzato , non abbia il nome che tu porti , mi sento più grande di te , nè vorrei cambiare la mia posizione colla tua . Potrei ucciderti con la mie mani , ma non voglio fare la parte di Caino ; eppure , se ti lasciassimo vivere , tu faresti ancora del male ! - Quest ' ultima frase riempì Livio di terrore . Egli si portò le mani in tasca , come se cercasse un ' arme che non aveva , digrignò i denti e con voce spezzata : - Che vuoi dunque da me ? - chiese . - Pensi che io voglia farmi saltare le cervella ? - No , qualcuno ti suggerirà una morte meno violenta . - Fabio aprì l ' uscio e chiamò a voce alta : - Gina ! - La figlia di Giulietta Lovera comparve . Essa assomigliava così stranamente alla madre , che il conte indietreggiò terrorizzato , come se si fosse veduto sorgere dinanzi la sua vittima . La fanciulla vestiva di nero , ed il suo adorabile viso aveva una gravità che colpiva . Ella teneva nella mano destra una chiave , ed avvicinandosi al conte : - La mamma vi manda questa chiave , - disse , con una voce che scosse tutte le fibre del miserabile - perchè possiate aprire la cassaforte e prendere la boccetta di liquore che vi guarirà per sempre . - Livio non rispose , non stese la mano . Guardava quella fanciulla , e grosse gocce di sudore gli scorrevano sulla fronte . - Non la volete ? - proseguì Gina . - Avete paura ? Eppure la mamma mi ha detto che siete forte e terribile ! Io vi temevo e vi odiavo senza conoscervi , ma ora che mi hanno detto che siete ammalato , non vi temo nè vi odio più , e vi darò la medicina per guarire , così diverrete buono , vi pentirete del male fatto . - Il conte continuava a guardarla , e ad un tratto chiese bruscamente : - Come sei qui ? - Dio mi ha guidata qui per salvare la mamma . - È dunque la contessa , la tua mamma ? - ripetè il conte sogghignando . - Sì , la mammina del cuore ; l ' altra mamma .... me l ' hanno uccisa , ma Dio punirà il suo assassino ! - Il sogghigno del conte si accentuò . - Sai chi sia stato il suo assassino ? Guardalo .... l ' hai dinanzi a te . - E le indicò Fabio , che era divenuto livido . La fanciulla gettò un grido , poi , spinta da un ' angoscia indicibile , si slanciò verso Fabio . - Non è vero ! - esclamò , - Dimmelo tu ! Quell ' uomo cattivo ha mentito per far del male anche a te ! - No , Gina ; - rispose con gravità e tristezza il giovane - quell ' uomo ha detto la verità : per obbedire a lui , io tolsi dal mondo la tua povera mamma . - Gina si mise a singhiozzare . Fabio le si inginocchiò vicino . - Io ho pianto a lacrime di sangue il delitto fattomi commettere da quell ' uomo , - proseguì - ma la tua povera mamma apparve a me una notte , stendendomi la mano , dicendomi che mi avrebbe perdonato il giorno in cui il vero colpevole fosse punito . Io ti giuro , Gina , che quando colui sarà punito , mi ucciderò , e tu allora mi perdonerai come mi perdonerà tua madre . - La fanciulla esitò un istante , poi si slanciò al collo di Fabio . - Io non voglio che tu ti uccida ; ti perdono , come ti perdonerà la mamma , ti vorrò bene come prima , perchè tu non sei colpevole ; l ' assassino è lui ! - E volgendosi al conte : - Sì , siete voi , - soggiunse - doppiamente cattivo , perchè dopo che avete fatto ammazzare la mamma , accusate un altro : la mamma non vi perdonerà mai , come io non vi perdono : voi mi fate paura , io vorrei vedervi morto ! - Gettò la chiave in terra e si avvinghiò di nuovo a Fabio . - Portami via , - mormorò supplichevole - non voglio vederlo ! - Nello sguardo del conte passò un lampo di odio , ma Fabio e la bambina non se ne avvidero , perchè uscirono dalla stanza , lasciandolo solo . La collera di Livio , fino allora repressa , scoppiò terribile . Egli morse con rabbia disperata un fazzoletto che teneva nelle mani , imprecò , bestemmiò . - Anche lui contro di me ! - diceva . - Caino ! Mi ha chiamato Caino , e lo sarò ! Anche Cinzia mi ha tradito ! Miserabile ! Se potessi averla fra le mani .... Ah ! credono che io voglia prendere il veleno ? Stupidi tutti ! La vita mi preme troppo e voglio conservarla per vendicarmi ! Ah ! tutti sperano che io scompaia ! Ebbene , non sarà questa la soluzione che vi aspettate ! Io prenderò ancora la mia rivincita , e quale rivincita : lo vedrete ! - Egli aprì un cassetto del suo scrittoio e ne trasse una rivoltella carica a sei colpi , che si mise in tasca . Poi raccolse da terra la chiave che vi aveva gettata Gina , e si avviò all ' appartamento di sua moglie . Era sorto il giorno , ma nella villa il silenzio era perfetto . Il conte entrò nella camera di Bianca . Non vi era alcuno . Livio volse subito gli sguardi alla cassaforte , e quando vi giunse vicino , i suoi occhi si fecero ardenti . Egli mise la chiave nella serratura , aprì . Vide subito la boccetta dell ' elixir , con accanto un foglio piegato . Ma prima di prenderlo il conte rovistò febbrilmente nella cassaforte , sperando di trovarvi dei valori , o i gioielli della contessa . La cassaforte era vuota . Un ' onda di sangue gli salì al capo . - Nulla , più nulla ! - gridò . Allora , con una rabbia impossibile a descriversi , strappò coi denti il foglio vergato da Bianca senza neppure leggerlo , e afferrata la boccetta , la scagliò a terra : il liquido si sparse sul pavimento . Poi , con una furia da pazzo , il conte si slanciò verso l ' uscio . Ma sulla soglia stava la contessa Bianca , sorridendo con sanguinosa ironia . Il conte indietreggiò come fulminato . Egli non riconosceva quasi più sua moglie in quella donna dal volto animato , dagli occhi brillanti . Essa inoltrò di qualche passo e disse : - Sapevo bene che non avevate cuore nè orgoglio , che la vostra anima è inaccessibile al pentimento , che nulla vi avrebbe commosso , neppure la vista della vostra innocente bambina . Inoltre , siete troppo vigliacco per uccidervi ! - Ad ogni insulto di quella donna , il conte trasaliva ; ma non era quello l ' istante di porre in opera quanto aveva divisato . Giacchè sua moglie era là , egli l ' avrebbe costretta a dargli tutto il denaro , a firmare ciò che voleva . - Venite voi dunque a darmi la morte ? - domandò . Bianca fece un atto di altero disprezzo . - Non sono un ' assassina ! - . rispose , - E giacchè siete tanto attaccato alla vita , nessuno qui ve la toglierà . Solo vi avverto che , dietro la vostra completa confessione , che cinque testimoni , compresi due magistrati , hanno accolta , voi non sfuggirete alla giustizia umana . È già stato spiccato l ' ordine di arrestarvi , e solo dietro una mia preghiera , per non suscitare scandalo , hanno lasciato che prima venissi a proporvi io stessa il patto , che solo varrà a salvarvi . - E questo patto ? - chiese egli con tono leggermente beffardo . - Voi lascerete subito l ' Italia : vostro fratello stesso vi accompagnerà fino all ' Havre , ed al momento del vostro imbarco per il nuovo mondo , vi consegnerà una somma bastante a sopperire al vostro viaggio , ai vostri primi bisogni . Dopo , cercherete di guadagnarvi la vita ed espiare , col lavoro , l ' indegna vostra condotta passata . Per me sarete morto , perchè scriverete un biglietto , in cui direte che , stanco di un ' esistenza torturata dai rimorsi , vi siete ucciso . - Il conte era ritornato calmo . - E questo biglietto devo lasciarlo a voi ? - Sì . - Ebbene , sarete soddisfatta ; datemi carta e calamaio , ed io lo scriverò subito per mostrarvi che non sono il vile che credete e che qualche cosa di buono è ancora in me . - Mentre Bianca obbediva , il conte si strinse il capo fra le dita convulse , e come parlando a sè stesso : - Sì , sono stato un grande colpevole ! - disse in tono violento . - Non merito il perdono di alcuno ! - La contessa era commossa : senza guardare il conte , si chinò a disporre sul tavolino la carta da lettere ed il calamaio . In quel momento sentì un soffio ardente alle sue spalle ; si volse di scatto e si trovò dinanzi il marito , livido , con gli sguardi scintillanti di selvaggia energia , la mano armata della rivoltella . - Credevi di trionfare , - esclamò Livio con un ' esaltazione che andò crescendo - credevi di liberarti per sempre di me , di avermi nelle tue mani vinto , umiliato ! Invece sei tu nelle mie : quella carta servirà a te stessa per scrivere che metà della tua sostanza mi appartiene interamente . Vedi che sono discreto ; ma se tu esiti a scrivere , io ti uccido ! - La contessa , alla vista della rivoltella , aveva provato un brivido di terrore , ma subito riprese la sua calma , perchè vide sollevarsi il panneggiamento di un uscio ed apparire Fabio alterato , irriconoscibile per lo spavento . Egli inoltrava in punta di piedi dietro al fratello : ma all ' istante di afferrare il braccio che teneva la rivoltella , un movimento lo tradì . Livio si rivolse e gettò un grido di rabbia . - Ah ! tu stavi a spiarmi ? - urlò furente . - Vattene , vattene , o non rispondo più di me ! - Colpisci dunque , Caino , colpisci ! - esclamò Fabio presentando il petto al fratello . Bianca , presentendo il pericolo che il giovane correva , si gettò a sua volta sopra il conte per disarmarlo , ma non fu a tempo . Uno sparo rintronò , e Fabio , colpito alla spalla sinistra , cadde senza gettare un grido . - Assassino , fratricida ! - urlò Bianca pazza dal terrore . - Aiuto ! Aiuto ! - Due uomini si precipitarono nella stanza : Aldo Pomigliano e Umberto Trani . Livio non li riconobbe : egli non era più un uomo , ma una belva . - Fatemi largo .... o ammazzo tutti ! - Tre altri spari rintronarono nella stanza : fortunatamente i colpi andarono a vuoto . Ma Livio aveva ottenuto in tal modo il passo libero e si slanciò fuori , mentre gli altri non si occuparono più che di Fabio steso a terra , immerso nel sangue . Il conte scese , sempre correndo , nel parco , e si mise a percorrerlo come un forsennato , continuando a sparare colpi all ' impazzata . Ma la rivoltella era ormai scarica ; tuttavia egli continuava a fare scattare il grilletto , in preda a un delirio orribile , mentre le tenebre avvolgevano la sua mente . Alla svolta di un viale si fermò : un uomo gli era sorto dinanzi , un uomo armato egli pure di rivoltella . - Ah ! finalmente ti ritrovo ! Mi riconosci ? - disse costui sbarrandogli il passo . - La Provvidenza mi ha scelto per porre un termine ai tuoi delitti : tu morrai per mano mia ! - Non so chi siate ! Indietro , o vi uccido io per il primo ! - urlò a sua volta il conte . E spianò contro lui la rivoltella scarica . - Io morrò , ma vendicato ! - rispose prontamente l ' altro , lasciando a sua volta partire il colpo . Fu la cosa di un attimo . Un lampo brillò , un grido si intese , e il conte , colpito in pieno petto , cadde al suolo fulminato . L ' uomo che aveva fatto giustizia era il signor Guglielmo Rivalta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Fabio apriva gli occhi alla vita dopo quindici giorni di alternativa fra speranze e timori . Egli si guardava attorno senza pronunziare parola . Una donna , col viso alterato dalle veglie e dal dolore , osservava quella prima manifestazione di vita con occhi inondati di pianto : era Ilda . Allorchè il medico , visitato il ferito , dichiarò che il caso era mortale e che soltanto un miracolo poteva salvare Fabio , Ilda esclamò con passione : - Io compirò il miracolo ! Io lo salverò ! - E non lasciandosi vincere dal dolore , curò Fabio giorno e notte . Egli era sempre in preda al delirio ed evocava ad alta voce le scene più orribili della sua esistenza , quelle che più erano rimaste impresse nella sua mente . Invano Ilda cercava di calmare quel delirio con delle pezze ghiacciate . Fabio si dibatteva , faceva degli sforzi , come se volesse difendersi da un nemico invisibile , respingeva la mano amica , pronta a salvarlo . E batteva l ' aria con le braccia , cercava di gettarsi dal letto , quindi vi ricadeva spossato , mentre le lacrime inondavano il volto di Ilda . Di quando in quando Fabio sembrava riconoscerla , poi tornava a delirare , consumando così le sue forze , mentre Ilda pregava Dio che prendesse la sua vita , ma salvasse Fabio . Ma Dio , senza volere tanto sacrifizio da lei , le rendeva l ' uomo redento dal dolore , dal pentimento ! Lo sguardo di Fabio , dopo aver vagato a lungo qua e là , si fermò ad un tratto , per la prima volta con un lampo di intelligenza , su Ilda , e per la prima volta sembrò che la vedesse . - Tu ? - mormorò . - Tu , mia adorata ? Perchè vicina a me ? - Ilda non seppe resistere ; chinandosi verso lui , mormorò con voce commossa : - Per salvarti . - Fabio fece un brusco movimento . - Per salvarmi ? Forse che corro qualche pericolo ? - No ; ma sei stato molto malato . Ora , però , grazie a Dio , tutto è passato : tu sei guarito .... - Per merito tuo , non è vero ? - Ilda sorrise : Fabio le stese la mano ; ma spossato da quel breve sforzo , richiuse gli occhi e si addormentò . Dormì per molte ore , nè Ilda si mosse dal suo posto . Quando il medico giunse , Fabio dormiva sempre , nè lo svegliò , assicurando Ilda che quel riposo tranquillo era vita per lui . - Quando si sveglierà , - disse - comprenderà tutto e potrà dirsi completamente guarito . - La contessa Bianca , Aldo o Gina entrarono nella camera per assicurarsi coi loro occhi del miglioramento di Fabio . Ed un sospiro di sollievo sfuggì dai loro petti . Allorchè Fabio riaperse di nuovo gli occhi , era perfettamente in sè . Riconobbe Ilda e sorrise . - Ah ! sei tu , sempre tu ! - disse con voce debole . - Quanto sei stata buona con me , che ti ho disconosciuta ! Dimmi : fui ferito gravemente ? - Sì , ma oramai ogni pericolo è scomparso . - Mi trovo sempre alla villa Bianca ? - Sempre . - Fabio si passò una mano scarna sulla fronte , e con voce leggermente alterata : - E mio fratello ? - mormorò . - Non pensare a lui , adesso : quando sarai più forte ti dirò tutto . - Lascia almeno che ringrazi te , che mi hai dato una seconda vita . - Le stese le mani , l ' attirò a se : le loro labbra s ' incontrarono in un lungo bacio . Il domani egli era più forte , e , risvegliandosi , trovò al suo capezzale non solo Ilda , ma la contessa Bianca , Gina ed Aldo . Quante esclamazioni di gioia quando il convalescente li salutò tutti a nome , sorrise loro fissandoli con sguardi dolci e turbati ! Per molti giorni nessuno ricordò a Fabio i fatti avvenuti ; ma allorchè il giovane cominciò ad alzarsi , ruppero il silenzio che diveniva ormai penoso . Ilda lo informò di quanto accadde dopo la scena rapida e violenta fra lui ed il fratello , che aveva cercato di ucciderlo . Raccontò la fine del conte . La gente , però , non sapeva il vero ; la notizia era stata diffusa dal Trani , dal Meralta e dal marchese di Passiflora : Livio Rossano si era suicidato . Un mandato di arresto era stato spiccato contro lui , dopo una confessione firmata da cinque testimoni , in cui il conte aveva rivelato delle perfidie che nessuno avrebbe mai immaginate . Così si seppe che l ' assassinio di Giulietta Lovera era stato ordito e fatto consumare da lui onde sbarazzarsi della giovane che gl ' impediva di contrarre il suo matrimonio con Bianca . Così pure si scoprì che il tentato strangolamento di Ilda ed il furto del quale venne accusato Aldo Pomigliano , erano stati perpetrati dallo stesso conte pe ' suoi fini tenebrosi . Inoltre il conte stava per commettere un ultimo e più infame delitto cercando di avvelenare la moglie ; ma la giustizia , avvertita in tempo , si era recata alla villa per arrestarlo . Nella colluttazione che aveva avuto luogo per impossessarsi di Livio , questi , perduta la testa , aveva tirato alcuni colpi di rivoltella , andati a vuoto , poi si era slanciato nel parco , ed ivi si era suicidato . Ilda aggiunse che Cinzia , arrestata , aveva confermato quei particolari , ed era stata tale l ' impressione provata per la tragica fine del conte , che la sciagurata si trovava morente nell ' infermeria delle carceri . La giovane concluse che nessuno aveva fatto parola della ferita riportata da Fabio , dei suoi legami col conte , nè alcuno avrebbe avuto il minimo dubbio sul suicidio di lui , se una lettera di Guglielmo Rivalta , ricevuta dalla contessa Bianca , non avesse rivelato che lo sventurato aveva fatto giustizia del colpevole e si era poi ritirato in un convento a finire i suoi giorni , persuaso che Dio lo avrebbe perdonato e ricongiunto alla sua adorata Severina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sei mesi dopo , la villa Bianca era di nuovo in vendita . Bianca Rossano si era ritirata nella tenuta di suo padre , e Fabio , marito felice di Ilda , era divenuto amministratore dei beni della contessa . Sua moglie era la più devota amica della giovane vedova . Gina non aveva più lasciata la sua cara mamma . Aldo invece aveva ripreso dimora a Torino , continuando i suoi studi ed i suoi esperimenti sopra un modello di macchina , che un giorno gli procurerebbe fama e fortuna . Il tempo scorreva tranquillo nella tenuta . Una volta alla settimana Aldo vi compariva , ed era una vera festa per tutti , ma specialmente per Bianca . Due anni scorsero così . Una mattina Bianca ricevette un telegramma che le fece battere il cuore a colpi precipitosi , Diceva ; " Stasera sarò costì a prendere il premio del mio lavoro . Aldo . " Questo voleva dire che il disegno esposto della macchina inventata da Aldo aveva riportato un trionfo . Ed a questo trionfo era collegato il suo avvenire e quello della contessa . Perchè egli non avrebbe mai aspirato alla mano di lei finchè non avesse potuto offrirle un nome degno di lei . Quando Aldo giunse alla tenuta , tutti erano ad aspettarlo . Egli fu condotto in casa quasi in trionfo ; ma dopo cena , quando la notte fu calata , tutti si ritirarono , lasciando Bianca e il giovane soli . Ella sedeva accanto al balcone aperto ; egli le si mise ai piedi . La luna brillava , inondandoli di un mite e soave chiarore . - Bianca , adorata ! - sussurrò Aldo guardando la giovane che la felicità rendeva ancora più bella . - Ora sarai mia per sempre , non è vero ? Nulla più ci dividerà ! Ora anch ' io ho uno stato da offrirti .... - Credi forse che se tu non fossi riuscito avrei rinunciato a te ? - rispose Bianca senza arrossire . - Io fui tua fino da quando mi considerasti come una sorella , e se adesso vado orgogliosa del tuo trionfo , è solo per te . Aldo , credi al mio amore ? - Se ci credo ! Ma è il tuo amore che mi ha dato la forza di soffrire , di lottare ! E qual premio migliore posso ottenere che quello di farti mia per sempre ! Bianca , io ti adoro , noi saremo felici , l ' avvenire è nostro ! - L ' attirò a sè , senza che ella opponesse resistenza , e per la prima volta le loro labbra s ' incontrarono in un lungo bacio d ' amore .
ALLA CONQUISTA DI UN IMPERO ( SALGARI EMILIO , 1907 )
Miscellanea ,
1 . Mylord Yanez La cerimonia religiosa , che aveva fatto accorrere a Gauhati , una delle più importanti città dell ' Assam indiano , migliaia e migliaia di devoti seguaci di Visnù , giunti da tutti i villaggi bagnati dalle sacre acque del Brahmaputra , era finita . La preziosa pietra di Salagraman , che altro non era che una conchiglia pietrificata , del genere dei corni d ' Ammone , di color nero , ma che nel suo interno celava un capello di Visnù , il dio conservatore dell ' India , era stata ricondotta nella grande pagoda di Karia , e probabilmente già nascosta in un ripostiglio noto solo al rajah , ai suoi ministri ed al grande sacerdote . Le vie si sfollavano rapidamente : popolo , soldati , bajadere , suonatori , s ' affrettavano a far ritorno alle loro case , alle caserme , ai templi o agli alberghi , per rifocillarsi dopo tant ' ore di marcia intorno alla città , seguendo il gigantesco carro che portava l ' invidiato amuleto e soprattutto quel capello che tutti gli stati dell ' India invidiavano al fortunato rajah dell ' Assam . Due uomini , che spiccavano vivamente pei loro costumi assai diversi da quelli indossati dagli indiani , scendevano lentamente una delle vie centrali della popolosa città , soffermandosi di quando in quando per scambiare una parola , sopratutto quando non avevano presso di loro né popolani , né soldati . Uno era un bel tipo d ' europeo , sulla cinquantina , colla barba brizzolata e abbondante , la pelle un po ' abbronzata , tutto vestito di flanella bianca e avente sul capo un largo feltro somigliante al sombrero messicano , con piccole ghiande d ' oro intorno al nastro di seta . L ' altro invece era un orientale , un estremo orientale , a giudicarlo dalla tinta della sua pelle , che aveva dei lontani riflessi olivastri , occhi nerissimi , brucianti , barba ancora nera e capelli lunghi e ricciuti che gli cadevano sulle spalle . Invece del vestito bianco , indossava una ricchissima casacca di seta verde con alamari e bottoni d ' oro , portava calzoni larghi d ' egual colore , stivali alti di pelle gialla colla punta rialzata come quelli degli usbeki e dalla larga fascia di seta bianca gli pendeva una magnifica scimitarra , la cui impugnatura era incrostata di diamanti e di rubini d ' un valore certamente immenso . Splendidi tipi entrambi , alti di statura , vigorosi , capaci di tener testa da soli a venti indù . - Dunque , Yanez ? - chiese ad un tratto l ' uomo vestito di seta , fermandosi per la decima volta . - Che cos ' hai deciso ? I miei uomini si annoiano ; tu sai che la pazienza non è mai stata il forte delle vecchie tigri di Mompracem . Sono otto giorni che siamo qui a guardare i templi di questa città e la corrente poco pulita del Brahmaputra . Non è così che si conquista un regno . - Tu hai sempre fretta - rispose l ' altro . - Gli anni non riusciranno a calmare mai il sangue ardente della Tigre della Malesia ? - Non credo - rispose il famoso pirata , sorridendo . - Ed a te non strapperanno la tua eterna calma ? - Vorrei , mio caro Sandokan , mettere oggi stesso le mani sul trono del rajah e strappargli la corona per metterla sulla fronte della mia bella Surama , ma la cosa non mi sembra troppo facile . Fino a che qualche fortunato avvenimento non mi farà avvicinare quel prepotente monarca , noi non potremo tentare nulla . - Quell ' avvicinamento si cerca . Si sarebbe spenta la tua fantasia ? - Non credo , perché ho un ' idea fissa nel cervello , - rispose Yanez . - Quale ? - Se noi non facciamo qualche gran colpo , non entreremo giammai nelle buone grazie del rajah , il quale detesta gli stranieri . - Noi siamo pronti ad aiutarti . Siamo in trentacinque , con Sambigliong , e domani saranno qui anche Tremal - Naik e Kammamuri . Mi hanno telegrafato quest ' oggi che lasciavano Calcutta per raggiungerci . Fuori l ' idea . - Invece di rispondere , Yanez si era fermato dinanzi ad un palazzo , le cui finestre erano illuminate da panieri di filo di ferro colmi di cotone imbevuto d ' olio di cocco , che fiammeggiavano crepitando . Dal pianterreno , che pareva servisse d ' albergo , usciva un baccano indiavolato e attraverso le finestre si vedevano numerose persone che andavano e venivano affaccendate . - Ci siamo , - disse Yanez . - Dove ? - Il primo ministro del rajah , Sua Eccellenza Kaksa Pharaum non dormirà tanto facilmente questa sera . - Perché ? - Col chiasso che fanno sotto di lui . Che cattiva idea ha avuto di andare ad abitare sopra un albergo ! Potrebbe costargli cara . - Sandokan lo guardò con sorpresa . - La tua idea partirebbe da questo albergo ? - chiese . - Me lo saprai dire più tardi . Come ho giuocato James Brooke , che non era uno stupido , farò un brutto scherzo anche a S . E . Kaksa Pharaum . Hai fame , fratellino ? - Una buona cena non mi dispiacerebbe . - Te la offro , ma tu te la mangerai da solo , - disse Yanez . - Tu diventi un enigma . - Svolgo la mia famosa idea . Tu dunque cenerai ad un ' altra tavola e qualunque cosa accada non interverrai nelle mie faccende ; solo quando avrai finito di cenare andrai a chiamare i nostri tigrotti e li farai passeggiare , come tranquilli cittadini che si godono la frescura notturna , sotto le finestre di S . E . il primo ministro . - E se ti minacciassero ? - Tengo sotto la fascia due buone pistole a due colpi ciascuna ed in una tasca ho il mio fedele kriss . Guarda , ascolta , mangia e fingi di essere cieco e muto . - Ciò detto lasciò Sandokan , più che mai stupito per quelle parole oscure , ed entrò risolutamente nell ' albergo , con una gravità così comica che in altre occasioni avrebbe fatto schiattare dalle risa il suo compagno , quantunque per indole non fosse mai stato troppo allegro . Quella trattoria non era così frequentata , come Yanez aveva creduto . Si componeva di tre salette , ammobiliate senza lusso , con molte tavole e molte panche ed un gran numero di servi che correvano come pazzi , portando caraffe di vino di palma e d ' arak e grandi terrine ripiene di riso condito con pesci del Brahmaputra , fritti nell ' olio di cocco e mescolati con erbe aromatiche . Assisi ai tavoli non vi erano più di due dozzine d ' indiani , appartenenti però alle alte caste , a giudicarlo dalla ricchezza dei loro costumi , per lo più kaltani e ragiaputra discesi dalle alte montagne del Dalch e del Landa per chiedere qualche grazia alla preziosa conchiglia pietrificata , che celava nel suo interno il capello di Visnù . L ' improvvisa entrata di quell ' europeo pareva che avesse prodotto un pessimo effetto su tutti quegli indiani , poiché i discorsi cessarono immediatamente , e l ' allegria prodotta dalle abbondanti libazioni del vino e dell ' arak arracanese sfumò d ' un colpo . Il portoghese , a cui nulla sfuggiva , attraversò le due prime sale ed entrato nell ' ultima andò a sedersi ad un tavolo , che era occupato da quattro barbuti kattani che avevano nelle larghe fasce un vero arsenale fra pistole , pugnali e tarwar assai ricurvi e affilatissimi . Yanez li guardò bene in viso , senza degnarli d ' un saluto e si sedette tranquillamente di fronte a loro , gridando con voce stentorea : - Da manciare ! Mylord avere molta fame ! - I quattro kaltani , ai quali non doveva piacere troppo la compagnia di quello straniero , presero le loro terrine ancora semi - piene di carri , s ' alzarono di colpo e cambiarono tavola . - Benissimo , - mormorò il portoghese . - Tra poco vi farò o ridere o piangere . - Un garzone passava in quel momento , portando un piatto colmo di pesci , destinato ad altre persone . Si levò rapidamente e lo afferrò per un orecchio costringendolo a fermarsi . Poi gli gridò sul viso : - Mylord avere molta fame . Metti qui , briccone ! È seconda volta che mylord grida . - Sahib ! - esclamò confuso , ed un po ' irritato , l ' indiano . - Questo pesce non è per voi . - Chiamare me mylord , birbante ! - gridò Yanez , fingendosi irritato . - Io essere grande inglese . Metti qui piatto ! Buon profumo . - Impossibile , mylord . Non è per te . - Io pagare e volere manciare . - Un momento solo e ti servo . - Contare momenti sul mio orologio , poi tagliare a te un orecchio . - Si tolse da un taschino un magnifico cronometro d ' oro e lo mise sulla tavola , fissando le lancette . In quel momento Sandokan era entrato , mettendosi a sedere ad un tavolo che si trovava presso una finestra e che non era stato occupato . Indossando un costume orientale ed avendo la pelle colorata , nessuno aveva fatto gran caso a lui . Poteva passare per un ricco indù del Lahore e di Agrar , giunto per assistere alla celebre cerimonia religiosa . Il famoso pirata malese si era appena seduto che tre o quattro giovani servi gli furono intorno , chiedendogli premurosamente che cosa desiderasse per cena . - Per Giove ! - esclamò Yanez , gettando via con stizza la sigaretta che aveva appena accesa . - È entrato dopo di me ed eccoli tutti intorno a servirlo . Un europeo non potrà mai fare niente di buono in questo paese , a menoché non sia un furbo matricolato . Ah ! È così ! Vedrete che cosa saprà fare mylord ... Moreland . Prendiamo il nome del figlio di Suyodhana . Suona bene agli orecchi . Ah ! Toh ! Vi è da bere ! - Una caraffa , ordinata certamente dai quattro kaltani che prima occupavano il tavolo , si trovava nel mezzo , con accanto una tazza . Yanez , senza preoccuparsi dei suoi proprietari , l ' afferrò e se l ' accostò alle labbra , tracannando una lunga sorsata . - Vero arak , - disse poi . - Squisitissimo in fede mia ! - Stava per riassaggiarlo , quando uno dei quattro kaltani barbuti si avvicinò al tavolo , dicendogli in un pessimo inglese : - Scusa , sahib , ma quella caraffa appartiene a me . Tu hai appoggiate al vaso le tue labbra impure e pagherai il contenuto . - Chiamare me , mylord , innanzi tutto , - disse Yanez , tranquillamente . - Sia pure , purché tu paghi quel liquore che io ho ordinato per me , - rispose il kaltano con accento secco . - Mylord non pagare per nessuno . Trovare caraffa sul mio tavolo ed io bere finché non avere più sete . Lasciare tranquillo mylord . - Qui non sei a Calcutta e nemmeno nel Bengala . - A mylord non importare affatto . Io essere grande e ricco inglese . - Ragione di più per pagare ciò che non ti appartiene . - Vattene al diavolo - . Poi , vedendo passare un altro garzone che portava un certo piatto colmo di frutta cotte , lo prese pel collo , urlandogli : - Qui ! Metti qui , davanti mylord . Metti o mylord strangolare . - Sahib ! - Yanez , senza attendere altro , gli strappò il piatto , se lo mise dinanzi e dopo d ' aver dato al garzone una spinta che lo mandò a battere il naso contro un tavolo vicino , si mise a mangiare , borbottando : - Mylord avere molta fame . Birbanti indiani ! Mandare io qui cipay e cannoni e bum su tutti voi ! - A quell ' atto di violenza , compiuta da uno straniero , un minaccioso mormorìo era sfuggito dalle labbra degli indiani , che stavano cenando nella trattoria . I quattro kaltani si erano anzi alzati , tenendo le mani appoggiate sui loro lunghi pistoloni e guardandolo ferocemente . Solo Sandokan rideva silenziosamente , mentre Yanez , sempre imperturbabile , si divorava coscienziosamente le frutta cotte inaffiandole di quando in quando coll ' arak che non aveva pagato , né che intendeva pagare . Quand ' ebbe terminato , afferrò quasi di volata un terzo garzone , strappandogli di mano una terrina piena di carri , condito con un magnifico pesce . - Tutto questo per mylord ! - gridò . - Voi non servire , ed io prendere , by God ! - Questa volta un urlo d ' indignazione si era alzato nella sala . Tutti gl ' indiani che occupavano le tavole erano balzati in piedi come un solo uomo , seccati da quelle continue prepotenze . - Fuori l ' inglese ! Fuori ! - gridarono tutti , con voce minacciosa . Un ragiaputra d ' aspetto brigantesco , più ardito degli altri , si avanzò verso il tavolo occupato dal portoghese e gli additò la porta , dicendogli : - Vattene ! Basta ! - Yanez , che stava già attaccando il pesce , alzò gli occhi sull ' indiano , chiedendogli con perfetta calma : - Chi ? - Tu ! - Io , mylord ? - Mylord o sahib , vattene ! - riprese il ragiaputra . - Mylord non avere finito ancora cena . Avere molta fame ancora , caro indiano . - Va ' a mangiare a Calcutta . - Mylord non avere voglia di muoversi . Trovare qui roba molto buona ed io mylord mangiare ancora molto , poi tutto pagare . - Buttalo fuori ! - urlarono i kaltani , furibondi . Il ragiaputra allungò una mano per afferrare Yanez ; ma questi gli scaraventò attraverso il viso il pesce che stava mangiando , accecandolo colla salsa pimentata che lo contornava , A quel nuovo atto di prepotenza , che suonava come una sfida , i quattro kaltani ai quali Yanez aveva bevuto l ' arak , si erano slanciati contro la tavola urlando come indemoniati . Sandokan si era pure alzato , mettendo le mani entro la fascia ; ma uno sguardo rapido di Yanez lo fermò . Il portoghese era d ' altronde un uomo da cavarsela , senza l ' aiuto del suo terribile compagno . Scaraventò innanzi a tutto addosso ai kaltani la terrina del carri ; poi afferrato uno sgabello di bambù l ' alzò , facendolo roteare minacciosamente sui musi dei suoi avversari . La mossa fulminea , la statura dell ' uomo e più che tutto quel certo fascino misterioso che esercitano quasi sempre gli uomini bianchi su quelli di colore , avevano arrestato lo slancio dei kaltani e di tutti gli altri indù , che stavano per prendere le difese dei loro compatriotti . - Uscire o mylord inglese accoppare tutti ! - aveva gridato il portoghese . Poi , vedendo che i suoi avversari stavano lì immobili , indecisi , lasciò cadere lo scanno , trasse due magnifiche pistole a doppia canna , arabescate e montate in argento e madreperla e senz ' altro le spianò , ripetendo : - Uscire tutti ! - Sandokan fu il primo a obbedire . Gli altri , presi da un subitaneo panico e anche per evitare al loro governo , già non troppo ben visto dal viceré del Bengala , delle gravi complicazioni , non tardarono a battere in ritirata , quantunque tutti possedessero delle armi . Il proprietario della trattoria , udendo tutto quel baccano , fu lesto ad accorrere impugnando una specie di spiedo . - Chi sei tu che ti permetti di guastare i sonni di S . E . il ministro Kaksa Pharaum che abita sopra e che metti in fuga i miei avventori ? - Mylord , - rispose Yanez con tutta tranquillità . - Mylord o contadino t ' invito a uscire . - Io non avere ancora finita mia cena . Tuoi boy non servire me e io prendere a loro piatti . Io pagare e avere per ciò diritto mangiare . - Va ' a terminare la tua cena altrove . Io non servo gl ' inglesi . - E io non lasciare tuo albergo . - Farò chiamare le guardie di S . E . il ministro e ti farò arrestare . - Un inglese mai avere paura delle guardie . - Esci ? - urlò il trattore furibondo . - No . - L ' assamese fece atto d ' alzare lo spiedo , ma subito indietreggiò fino sulla soglia della porta . Yanez aveva impugnate le pistole che aveva deposte sulla tavola e gliele aveva puntate verso il petto , dicendogli freddamente : - Se tu fare un solo passo , io fare bum e ucciderti . - Il trattore chiuse con fracasso la porta , mentre i kaltani ed i ragiaputra che erano accorsi anche dalle due sale , gridavano : - Non lasciamolo scappare ! È un pazzo ! Le guardie ! Le guardie ! - Yanez era scoppiato in una gran risata . - Per Giove ! - esclamò . - Ecco come si può procurarci una cena gratuita presso un altissimo personaggio del rajah d ' Assam . Me la offrirà , non ne dubito . E Sandokan ? Ah ! Se n ' è andato : benissimo , ora possiamo riprendere il pasto . - Tranquillo ed impassibile , come un vero inglese , si era seduto dinanzi ad un ' altra tavola sulla quale si trovava un ' altra terrina di carri , mandando giù qualche cucchiaiata . Non era però giunto alla terza , quando la porta si riaprì con gran fracasso e sei soldati che avevano dei turbanti immensi , delle larghe casacche fiammanti , calzoni amplissimi e babbucce di pelle rossa , entrarono puntando sul portoghese le loro carabine . Erano sei pezzi d ' uomini , alti come granatieri , e barbuti come briganti della montagna . - Arrenditi , - gli disse uno di loro che aveva piantata sul turbante una penna d ' avvoltoio . - A chi ? - chiese Yanez , senza cessare di mangiare . - Noi siamo le guardie del primo ministro del rajah . - Dove condurre me mylord ? - Da S . E . - Io non avere paura di S . E . - Si rimise nella cintura le pistole , si alzò con tutta flemma , depose sul tavolo un gruzzoletto di rupie pel taverniere e s ' avanzò verso le guardie , dicendo : - Mylord degnare S . E . di vedere me grande inglese . - Da ' le armi , mylord . - Io non dare mai mie pistole : essere regalo di graziosissima regina Vittoria mia amica , perché io essere grande mylord inglese . Io promettere non fare male a ministro . - Le sei guardie si interrogarono cogli sguardi , non sapendo se dovevano forzare quell ' originale a consegnare le pistole ; ma poi , temendo di commettere qualche grossa corbelleria , trattandosi di un inglese , lo invitarono senz ' altro a seguirli presso il ministro . Nella vicina sala s ' erano radunati tutti gli avventori , pronti a prestare man forte alle guardie del ministro . Vedendolo comparire , una salva d ' imprecazioni lo accolse : - Fatelo impiccare ! - Gettate dalla finestra l ' inglese ! - È un ladro ! - È un furfante ! - È una spia ! - Yanez guardò intrepidamente quegli energumeni , che facevano gli spavaldi perché lo vedevano fra sei carabine e rispose alle loro invettive con una clamorosa risata . Uscite dalla trattoria , le guardie entrarono in un vicino portone e fecero salire al prigioniero una marmorea gradinata che era illuminata da un lanternone di metallo dorato , in forma di cupola . - Qui abitare ministro ? - chiese Yanez . - Sì , mylord - gli rispose uno dei sei . - Io avere fretta cenare con lui . - Le guardie lo guardarono con stupore ; ma non osarono dire nulla . Giunti sul pianerottolo lo introdussero in una bellissima sala , arredata con eleganza , con molti divanetti di seta fiorata , grandi tende di percallo azzurro e leggiadri mobili , leggerissimi ed incrostati d ' avorio e di madreperla . Uno dei sei indiani s ' appressò ad una lastra di bronzo sospesa sopra una porta e la percosse replicatamente con un martelletto di legno . Il suono non erasi ancora dileguato , quando la tenda fu alzata ed un uomo comparve , fissando subito i suoi occhi , più con curiosità che con stizza , su Yanez . - S . E . il primo ministro Kaksa Pharaum , - disse una delle guardie . - Saluta . - Aho ! - fece Yanez , togliendosi il cappello e porgendo la destra , come per stringere la mano al potentissimo ministro . Kaksa Pharaum era un uomo sui cinquant ' anni , piccolo , magro come un fakiro , colla pelle assai abbronzata , il naso adunco come il becco degli uccelli da preda , che si nascondeva in buona parte entro una foltissima barba che gli saliva fino quasi agli occhi . Aveva deposto il ricco costume di corte , perché indossava un semplice dootèe di seta gialla a ricami rossi che gli scendeva , come una veste da camera , fino alle babbucce di pelle rosso cupa . Quantunque avesse veduta la mano di Yanez , si guardò bene dal toccarla , anzi si trasse un po ' da parte , per far meglio capire a quello straniero che non desiderava accordargli nessuna confidenza . - Sei tu che hai provocato tanto chiasso nella trattoria ? - chiese . - Essere stato io , - rispose Yanez . - Non sapevi che qui abita un ministro ? - Io sapere una sola cosa : di avere molta fame e di vedere altri a manciare senza me . - E per quello hai fatto nascere una mezza rivoluzione e mi hai disturbato ? - Quando tua Eccellenza avere voglia cenare tu manciare subito ed io no ? - Io sono un ministro ... - Ed io essere mylord John Moreland , grande pari Inghilterra , amico grande regina Vittoria imperatrice tutte Indie . - Udendo quelle parole , la fronte del ministro , poco prima corrugata , si rasserenò . - Tu sei un mylord ? - Sì , Eccellenza . - E non l ' hai detto al trattore ? - Averlo cridato a tutti e nessuno volermi dare da manciare . Non fare così noi in Inghilterra . Dare da manciare anche a indù . - Sicché non hai potuto cenare , mylord ? - Soli pochi bocconi . Io avere ancora molta fame , grandissima fame . Io scrivere stassera a viceré del Bengala non poter compiere mia difficile missione , perché assamesi non dare mylord da manciare . - Quale missione ? - Io essere grande cacciatore tigri ed essere qui venuto per distruggere tutte male bestie che mangiano indù . - Sicché tu , mylord , sei venuto per rendere dei preziosi servigi . I nostri sudditi hanno avuto torto a trattarti male , però io rimedierò a tutto . Seguimi , mylord . - Fece cenno alle guardie di ritirarsi , rialzò la tenda ed introdusse Yanez in un grazioso gabinetto , illuminato da un globo di vetro opalino , sospeso sopra una tavola riccamente imbandita , con piatti e posate d ' oro e d ' argento , colmi di svariati manicaretti . - Stava appunto per cenare , - disse il ministro . - Mylord ti offro di tenermi compagnia , così ti compenserò della cattiva educazione e della malevolenza del trattore . - Io ringraziare Eccellenza e scrivere a mio amico viceré Bengala tua gentile accoglienza . - Te ne sarò grato . - Si sedettero e si misero a mangiare con invidiabile appetito , specialmente da parte di Yanez , scambiandosi di quando in quando qualche complimento . Il ministro spinse anzi la sua cortesia fino a far servire al suo convitato della vecchia birra inglese che , quantunque molto acida , Yanez si guardò bene dal non tracannare . Quand ' ebbero terminato , il portoghese si rovesciò sulla comoda poltrona e fissati gli occhi in viso al ministro , gli disse a bruciapelo ed in buonissima lingua indiana : - Eccellenza , io vengo da parte del viceré del Bengala per trattare con voi un grave affare diplomatico . - Kaksa Pharaum aveva fatto un soprassalto sulla sua sedia . - Perdonate se io ho ricorso ad un mezzo ... un po ' strano per avvicinarvi e ... - Non sareste voi un mylord ... - Sì , un vero mylord e primo segretario e ambasciatore segreto di S . E . il viceré , - rispose Yanez imperturbabilmente . - Domani vi mostrerò i miei documenti . - Potevate chiedermi una udienza , mylord . Non ve l ' avrei rifiutata . - Il rajah non avrebbe tardato a esserne informato , mentre io per ora desidero parlare solo a voi . - Il governo delle Indie avrebbe qualche idea sull ' Assam ? - chiese Pharaum spaventato . - Niente affatto , tranquillizzatevi . Nessuno pensa a minacciare l ' indipendenza di questo stato . Noi non abbiamo alcun lagno da muovere all ' Assam ed al suo principe . Ciò però che devo dirvi non deve essere udito da alcuna persona , sicché sarebbe meglio , per maggior sicurezza , che mandaste i vostri servi a dormire . - Non ne saranno scontenti , tutt ' altro , - disse il ministro , sforzandosi a sorridere . Si alzò e percosse il tam - tam che stava appeso alla parete , dietro la sua sedia . Un servo entrò quasi subito . - Che si spengano tutti i lumi , eccettuati quelli della mia stanza da notte e che tutti vadano a coricarsi - disse il ministro , con un tono da non ammettere replica . - Non voglio , per nessun motivo , essere disturbato questa notte . Ho da lavorare . - Il servo s ' inchinò e scomparve . Kaksa Pharaum attese che il rumore dei passi si fosse spento , poi tornando a sedersi , disse a Yanez : - Ora , mylord , potete parlare liberamente . Tra qualche minuto tutta la mia gente russerà . - 2 . Il rapimento d ' un ministro Yanez vuotò un bicchierone di quella pessima birra , non senza fare una smorfia , poi levò da un bellissimo portasigari di tartaruga con cifre in diamanti , due grossi manilla e ne offrì uno al ministro , dicendogli con un sorriso bonario : - Prendete questo sigaro , Eccellenza . Mi hanno detto che siete un fumatore , cosa piuttosto rara fra gl ' indiani , che preferiscono invece quel detestabile betel che rovina i denti e guasta la bocca . Sono certo che non avete mai fumato un sigaro così delizioso . - Ho imparato a fumare a Calcutta , dove ho soggiornato qualche tempo in qualità d ' ambasciatore straordinario del mio re , - disse il ministro , prendendo il manilla . Yanez gli porse uno zolfanello , accese anche il proprio sigaro , gettò in aria tre o quattro boccate di fumo odoroso , che per qualche istante offuscarono la luce della lampada , poi riprese , fissando con una certa malizia il ministro , che assaporava da buongustaio il delizioso aroma del tabacco filippino : - Io sono qui venuto , come vi dissi , Eccellenza , per incarico del viceré del Bengala per avere da voi delle informazioni sui moti che si stanno svolgendo nell ' alta Birmania . Voi che siete confinanti con quel turbolento regno , che ci ha sempre dato dei gravi fastidi , ne saprete certo qualche cosa . Vi avverto innanzi a tutto , Eccellenza , che il governo delle Indie vi sarà non solo gratissimo , ma che anche vi ricompenserà largamente . - Udendo parlare di ricompense , il ministro , venale come tutti i suoi compatriotti , spalancò gli occhi ed ebbe un risolino di contentezza . - Ne sappiamo più di quello che potreste supporre , - disse poi . - È vero : nell ' alta Birmania è scoppiata una violentissima insurrezione , promossa a quanto pare da un intraprendente talapoino , che ha gettato la tonaca gialla del monaco per impugnare la scimitarra . - E contro chi ? - Contro il re Phibau e sopratutto contro la regina Su - payah - Lat che ha fatto strangolare , il mese scorso , le due giovani mogli del monarca , una delle quali era stata scelta fra le principesse dell ' alta Birmania . - Che storia mi raccontate voi ? - Ve la spiegherò meglio , mylord , - disse il ministro , socchiudendo gli occhi . Secondo le leggi birmane , il re può avere quattro mogli ; però il suo successore è obbligato a sposare la propria sorella o per lo meno una principessa sua parente , affinché si conservi puro il sangue reale . Quando Phibau , che è il monarca attuale , salì al trono , c ' erano nella sua famiglia due sorelle degne di salire al trono del fratello . Il re sentiva maggior inclinazione per la maggiore ; ma la più giovane , la principessa Su - payah - Lat si era messa in testa di diventare anch ' essa regina , per ciò fece mostra dappertutto del più ardente affetto pel sovrano e seppe così indurre la regina madre a decidere , nella sua alta sapienza , che quell ' amore meritava di essere ricompensato e che il figlio doveva sposarle entrambe . Il disegno però fu sventato dalla maggiore delle sorelle , la principessa Ta - bin - deing , la quale aveva preferito entrare in un monastero buddista . È chiaro tutto ciò ? - Chiarissimo , - rispose Yanez , che trovava un ben scarso interesse in quel racconto . - E poi , Eccellenza ? - Phibau allora sposò Su - payah - Lat e altre due principesse , una delle quali apparteneva all ' alta classe della Birmania settentrionale . - E per dispetto le fece strangolare ? - Sì , mylord . - E dopo che cosa è successo ? Un nuovo strangolamento , da parte del re questa volta ? - Niente affatto . Su - payah - pa ... pa ... - Avanti , Eccellenza , - disse Yanez , guardandolo malignamente . - Dov ' ero ... rimasto ? - chiese il ministro , che pareva facesse degli sforzi supremi per tenere aperti gli occhi . - Al terzo strangolamento . - Ah sì ! Su - payah - pa ... pa ... pa ... è chiaro ? - Chiarissimo . Ho capito tutto . - Pa ... pa ... un figlio ... gli astrologi di corte ... mi capite bene , mylord ? - Benissimo . - Poi strangolò le due regine ... - Lo so . - E Su ... pa ... - Mi pare che diventi terribile quel pa ... pa ... per la vostra lingua . Per Giove ! Avreste bevuto troppo questa sera ? - Il ministro , che per la ventesima volta aveva chiusi e riaperti gli occhi , guardò Yanez come trasognato , poi si lasciò sfuggire dalle labbra il sigaro e tutto d ' un colpo s ' abbandonò prima sullo schienale della sedia , poi rotolò a terra come se fosse stato colpito da sincope . - Briccone d ' un sigaro ! - esclamò Yanez , ridendo . - Quell ' oppio doveva essere di prima qualità . Ed ora , all ' opera , giacché tutti dormono . Ah ! Tu credevi , Sandokan , che la mia fantasia si fosse spenta ? Vedrai . - Raccolse innanzi a tutto il sigaro , che il ministro aveva lasciato cadere e s ' accostò alla finestra che era aperta . Quantunque non brillasse più alcun lume , essendo gl ' indiani molto economici in fatto d ' illuminazione , anche perché le notti colà sono chiare ed il cielo quasi sempre purissimo , scorse subito parecchie persone che passeggiavano lentamente , a gruppi di tre o quattro , come onesti cittadini che si godono un po ' di frescura , fumando e cianciando . - Sandokan ed i tigrotti , - mormorò Yanez , stropicciandosi le palme . - Tutto va benissimo . - Gettò via il mozzicone di sigaro lasciato cadere dal ministro , accostò alle labbra due dita e mandò un sibilo dolcemente modulato . Udendolo , le persone che passeggiavano s ' arrestarono di colpo , poi , mentre alcune si dirigevano verso le due estremità della via onde impedire che qualcuno si avvicinasse , un gruppo si fermò sotto la finestra illuminata . - Pronti , - disse una voce . - Aspetta un momento , - rispose Yanez . Strappò i grossi cordoni di seta della tenda , li legò insieme fortemente , provò la loro solidità , poi assicurò un capo al gancio d ' una imposta e l ' altro lo strinse sotto le ascelle del disgraziato ministro che conservava sempre una immobilità assoluta . - Pesa ben poco S . E . , - disse Yanez , prendendoselo in braccio . Lo portò verso la finestra e afferrato strettamente il cordone si mise a calarlo . Dieci braccia furono pronte a prenderlo , appena ebbe toccato il suolo . - Aspettate me , ora , - disse Yanez a bassa voce . Spense la lampada , s ' aggrappò alla corda ed in un attimo si trovò sulla via . - Tu sei un vero demonio , - gli disse Sandokan . - Non l ' avrai ucciso , spero . - Domani starà bene quanto noi , - rispose Yanez , sorridendo . - Che cosa hai fatto bere a quest ' uomo , che sembra morto ? - Quest ' uomo ! Rispetta le Eccellenze , fratellino . È il primo ministro del rajah , mio caro . - Saccaroa ! Tu fai sempre colpi grossi . - Andiamo e alla lesta , Sandokan . Può giungere la guardia notturna . Hai qualche veicolo ? - Vi è un tciopaya fermo sull ' angolo della via . - Raggiungiamolo senza perdere tempo . - Con un sibilo simile a quello che aveva lanciato poco prima Yanez , il pirata malese fece accorrere tutti i suoi uomini che vigilavano all ' estremità della via e tutti insieme raggiunsero un gran carro , che aveva la cassa dipinta d ' azzurro e che reggeva una specie di cupoletta formata di frasche sotto la quale stavano due materassi . Era uno di quei comodi veicoli che gl ' indiani adoperano quando intraprendono qualche lungo viaggio e che sono chiamati tciopaya , dove , al riparo dal sole , possono mangiare , fumare e dormire , essendo la cassa divisa in due parti : una che serve da salotto e una da stanza da letto . Quattro paia di zebù , bianchissimi , colle gobbe cadenti ed i dorsi coperti da gualdrappe di stoffa rossa , erano aggiogati al massiccio ruotabile . Il ministro fu deposto su un materasso , Yanez e Sandokan vi si sedettero presso e , mentre i loro compagni , per non destare sospetti , si disperdevano , il carro si mise in moto , guidato da un malese vestito da indiano che teneva in mano una torcia per illuminare la via . - Subito a casa , - disse Sandokan al cocchiere . Poi , volgendosi verso Yanez che stava accendendo una sigaretta , gli chiese : - Parlerai ora ? Io non riesco affatto a capire che razza d ' idea ti è nata nel cervello . Credevo che ti ammazzassero davvero là dentro . - Un uomo bianco e mylord ! Uhm ! Non l ' avrebbero mai osato , - rispose Yanez , aspirando lentamente il fumo e rigettandolo con altrettanta lentezza . - Hai giuocato però una partita che poteva costarti cara . - Bisogna ben divertirsi qualche volta . - Insomma che cosa vuoi fare di questa mummia ? - È una Eccellenza , ti ho detto . - Che non farà mai una bella figura alla corte del rajah . - La farò invece io . - Vuoi dunque introdurti alla corte di quel sospettoso tiranno ? Sono otto giorni che tutti continuano a ripeterci che non vuol vedere nessun europeo . - Ed io ti dico che mi riceverà e con grandi onori . Aspetta che io possa avere nelle mie mani la pietra di Salagraman ed il famoso capello di Visnù e vedrai come mi accoglierà . - Chi ? - Il rajah , - rispose Yanez . - Credevi tu che io fossi venuto qui a guardare il bel paese della mia Surama , senza darle anche la corona ? - Era ben questa la nostra idea , - disse Sandokan . - Non avrei lasciato il Borneo per fare delle passeggiate per le vie di Gauhati . Non riesco però a comprendere che cosa possa entrare il rapimento d ' un ministro , il capello di Visnù e la pietra di Salagraman colla conquista d ' un regno . - Sai tu , innanzi a tutto , fratellino , dove i sacerdoti tengono nascosta la conchiglia ? - Io no . - E nemmeno io , quantunque abbia interrogati , in questi otto giorni , non so quanti indiani . - Chi ce l ' indicherà dunque ? - Il ministro , - rispose Yanez . Sandokan guardò il portoghese con vera ammirazione . - Ah ! che diavolo d ' uomo ! - esclamò poi . - Tu saresti capace di giuocare Brahma , Siva e anche Visnù insieme . - Forse , - rispose Yanez , ridendo . - Troveremo però alla corte del rajah un ostacolo che sarà duro da abbattere . - Che cos ' è ? - Un uomo . - Se hai rapito un ministro , potrai fare scomparire anche quello . - Si dice che goda una grande influenza a corte e che sia lui che fa di tutto per impedire agli stranieri di razza bianca di metterci dentro i piedi . - Chi è ? - Un europeo , mi hanno detto . - Qualche inglese . - Non ho potuto saperlo . Ce lo dirà il ministro . - Una brusca fermata che per poco non fece loro perdere l ' equilibrio , interruppe la loro conversazione . - Siamo giunti , padrone , - disse il conduttore del carro . Dieci o dodici uomini , gli stessi che li avevano aiutati a rapire il ministro , erano usciti da una porta , schierandosi silenziosamente ai due lati del veicolo . - Vi ha seguìti nessuno ? - chiese loro Sandokan , balzando a terra . - No , padrone - risposero ad una voce . - Nulla di nuovo nella pagoda ? - Calma assoluta . - Prendete il ministro e portatelo nel sotterraneo di Quiscena . - Il carro si era fermato dinanzi ad una gigantesca roccia che s ' appoggiava in parte al Brahmaputra e che s ' alzava in una località deserta affatto , non essendovi intorno che delle antichissime muraglie semidiroccate , che un tempo dovevano aver servito di cinta alla città e ad ammassi colossali di macerie . Sulla fronte , al di sopra di una porta di bronzo , si scorgevano confusamente delle divinità indiane , di pietra nera , allineate su una specie di cornicione sorretto da una infinità di teste d ' elefante , scavate nella roccia e che tenevano le proboscidi arrotolate . Doveva essere qualche pagoda sotterranea , come già ve ne sono tante nell ' India , poiché in alto non si vedeva alcuna cupola né semi - circolare , né piramidale . Altri uomini erano usciti , portando delle torce ed unendosi ai primi . Pareva che tutte quelle persone , quantunque indossassero costumi assamesi , appartenessero a due razze ben distinte che nulla o ben poco avevano d ' indiano . Infatti , mentre alcuni erano bassi e piuttosto tarchiati , colla pelle fosca che aveva dei riflessi olivastri con sfumature rossastro cupo e gli occhi piccoli e nerissimi , altri invece erano piuttosto alti , di colore giallastro , coi lineamenti bellissimi , quasi regolari e gli occhi grandi , bene aperti ed intelligentissimi . Un uomo che avesse avuto profonda conoscenza della regione malese , non avrebbe esitato a classificare i primi per malesi autentici e gli altri per dayachi bornesi , due razze che si equivalevano per ferocia , per audacia e per coraggio indomito . - Prendete quest ' uomo , - aveva detto Yanez , scendendo dal carro e sporgendo il ministro sempre addormentato . Un malese che aveva il volto rugoso , ma i capelli ancora nerissimi e forme quasi atletiche , afferrò fra le poderose braccia Kaksa Pharaum e lo trasportò nella pagoda . - Conduci il carro nel nascondiglio , - proseguì Yanez volgendosi verso il conduttore . - Quattro uomini rimangano qui fuori a guardia . Possiamo essere stati seguiti . - Prese sotto braccio Sandokan , riattizzò la sigaretta e varcarono la soglia , inoltrandosi in un angusto corridoio , ingombro di rottami staccatisi dall ' umida volta e che pareva s ' addentrasse nelle viscere della colossale roccia . Dopo aver percorsi cinquanta o sessanta metri , preceduti dagli uomini che portavano le torce e seguìti dagli altri , giungevano ad una immensa sala sotterranea , scavata nel vivo masso , di forma circolare , nel cui centro s ' ergevano , sopra una pietra rettangolare , di dimensioni enormi , le tre dee : Parvati , Latscimi e Sarassuadi , la prima , protettrice delle armi siccome dea della distruzione ; la seconda , delle vetture , dei battelli e degli animali quale dea della ricchezza ; la terza , dei libri e degl ' istrumenti musicali come dea delle lingue e dell ' armonia . - Fermatevi qui , - disse Yanez a coloro che lo accompagnavano . - Tenete pronte le carabine : non si sa mai quello che può succedere . - Prese una torcia e seguìto sempre da Sandokan entrò in un secondo corridoio , un po ' più stretto del primo e lo percorse finché fu giunto in una stanza , pure sotterranea , ammobigliata sontuosamente e illuminata da una bellissima lampada dorata che reggeva un globo di vetro giallastro . Le pareti ed il pavimento erano coperti da fitte tappezzerie del Guzerate , scintillanti d ' oro e rappresentanti per lo più belve strane , solo esistite nella fervida fantasia degli indù e all ' intorno vi erano comodi e larghi divani di seta e mensolette di metallo sorreggenti dei fiaschi dorati e delle coppe . Nel mezzo , una tavola con incrostazioni di madreperla e di scagliette di tartaruga che formavano dei bellissimi disegni , con intorno parecchie sedie di bambù . Solo una parte della parete era scoperta , essendovi incastrato , in una vasta nicchia , un pastore colla faccia nera : era Quiscena , il distruttore dei re malvagi e crudeli , che formavano l ' infelicità del popolo indiano . Il ministro era stato deposto su uno di quei soffici divani e russava beatamente come se si trovasse nel suo letto . - È tempo di svegliarlo , - disse Yanez , gettando la sigaretta e prendendo da una mensola un fiasco dal collo lunghissimo , il cui vetro rosso era racchiuso da una specie di rete di metallo dorato . - Noi abbiamo pratica di veleni e d ' antidoti , è vero , Sandokan ? - Non saremmo stati tanti anni laggiù , nel regno degli upas , - rispose il pirata . - Gli hai fatto fumare dell ' oppio ? - Ben nascosto sotto la foglia del sigaro , - disse Yanez . - Lo avevo coperto così bene da sfidare l ' occhio più sospettoso . - Due gocce di quel liquido in un bicchiere d ' acqua basteranno per farlo saltare in piedi . Il suo cervello non tarderà molto a snebbiarsi . - Vediamo , - disse il portoghese . Empì un bicchiere d ' acqua preso da una bottiglia di cristallo che si trovava sulla tavola e vi lasciò cadere due gocce d ' un liquido rossastro . L ' acqua spumeggiò , prendendo una tinta sanguigna , poi a poco a poco riacquistò la solita limpidezza . - Aprigli la bocca , Sandokan , - disse allora il portoghese . Il pirata s ' avvicinò al ministro tenendo in mano un pugnale e colla punta lo sforzò ad aprire i denti , che erano fortemente chiusi . - Presto , - disse Sandokan . Yanez versò nella bocca di Kaksa Pharaum il contenuto del bicchiere . - Fra cinque minuti , - disse la Tigre della Malesia . - Allora puoi accendere la tua pipa . - Credo che sia meglio . - Il pirata prese da una mensola una splendida pipa adorna di perle lungo la canna , la riempì di tabacco , l ' accese e si sdraiò su uno dei divani , come un pascià turco , mettendosi a fumare con studiata lunghezza . Yanez , curvo sul ministro , lo scrutava attentamente . Il respiro , poco prima affannoso dell ' indiano a poco a poco diventava regolare e le sue palpebre subivano di quando in quando una specie di tremito , come se facessero degli sforzi per alzarsi . Anche le gambe e le braccia perdevano la loro rigidità : i muscoli , sotto la misteriosa influenza di quel liquido , si allentavano . Ad un tratto , un sospiro più lungo sfuggì dalle labbra del ministro , poi quasi subito gli occhi s ' aprirono , fissandosi su Yanez . - Amate troppo il riposo , Eccellenza , - disse Yanez ironicamente . - Come fanno i vostri servi a svegliarvi ? Vi ho fatto fare un viaggio che è durato più di un ' ora e non avete cessato un sol momento di russare . Non servite troppo bene il vostro signore . - Per ... Mylord ! - esclamò il ministro , alzandosi di colpo e girando intorno uno sguardo meravigliato . - Sì , io , mylord . - Ma ... dove sono io ? - In casa di mylord . - Il ministro stette un momento silenzioso , continuando a girare gli occhi intorno , poi esclamò : - Per Siva ! Io non ho mai veduto questo salotto . - Sfido io ! - rispose Yanez , colla sua solita flemma beffarda . - Non vi siete mai degnato di visitare il palazzo di mylord . - E quell ' uomo chi è ? - chiese Pharaum , indicando Sandokan , che continuava a fumare placidamente come se la cosa non lo riguardasse affatto . - Ah ! Quello , Eccellenza , è un uomo terribile , che fu chiamato per la sua ferocia , la Tigre della Malesia . È un gran principe ed un grande guerriero . - Kaksa Pharaum non poté nascondere un tremito . - Non abbiate paura di lui , però , - disse Yanez , che si era accorto dello spavento del ministro . - Quando fuma è più dolce d ' un fanciullo . - E che cosa fa qui , in casa vostra ? - Viene a tenere qualche volta compagnia a mylord . - Voi vi burlate di me ! - gridò Kaksa , furibondo . - Basta ! Avete scherzato abbastanza ! Vi siete dimenticato che io sono possente quanto il rajah dell ' Assam ? Voi pagherete caro questo giuoco ! Ditemi dove sono e perché mi trovo qui , invece di essere nel mio palazzo o io ... - Potete gridare finché vorrete , Eccellenza , nessuno udrà la vostra voce . Siamo in un sotterraneo che non trasmette al di fuori alcun rumore . D ' altronde , rassicuratevi : io non voglio farvi male alcuno se non vi ostinerete a rimanere muto . - Che cosa volete da me ? Parlate , mylord . - Lasciate prima che vi dica , Eccellenza , che ogni resistenza da parte vostra sarebbe assolutamente inutile , perché a dieci passi da noi vi sono trenta uomini che nemmeno un intero reggimento di cipay sarebbe capace d ' arrestare . Accomodatevi ed ascoltate pazientemente una pagina di storia del vostro paese . - Da voi ? - Da me , Eccellenza . - Lo spinse dolcemente verso una sedia , costringendolo a sedersi , prese alcune tazze di cristallo finissimo ed un fiasco , riempiendole d ' un liquore color dell ' oro vecchio , poi aprì il portasigari , offrendolo al prigioniero . Nel vedere i grossi manilla , Kaksa Pharaum fece un gesto di terrore . - Potete scegliere senza timore , - disse Yanez . - Questi non contengono nemmeno una particella d ' oppio . Se avete qualche sospetto , prendete una sigaretta , a vostra scelta . - Il ministro fece un feroce gesto di diniego . - Allora assaggiate questo liquore , - continuò Yanez . - Guardate : ne bevo anch ' io . È eccellente . - Più tardi : parlate . - Yanez vuotò la sua tazza , accese la sigaretta , poi , appoggiando comodamente il dorso alla spalliera della sedia , disse : - Ascoltatemi dunque , Eccellenza . L ' istoria che voglio narrarvi non sarà lunga , però vi interesserà molto . - Sandokan , sempre sdraiato sul divano , fumava silenziosamente , conservando una immobilità quasi assoluta . 3 . Nell ' antro delle tigri di Mompracem - Regnava allora sull ' Assam , - cominciò Yanez , - il fratello dell ' attuale rajah , un principe perverso , dedito a tutti i vizi , che era odiato da tutta la popolazione e soprattutto dai suoi parenti , i quali non si sentivano mai sicuri di riveder l ' alba del domani . Quel principe aveva uno zio che era capo di una tribù di kotteri , ossia di guerrieri , uomo valorosissimo che più volte aveva difese le frontiere assamesi contro scorrerie dei birmani e che perciò godeva una grande popolarità in tutto il paese . Sapendosi mal visto dal nipote , il quale si era fisso in capo , senza motivi però , che congiurasse contro di lui per carpirgli il trono e derubarlo delle sue immense ricchezze , si era ritirato fra le sue montagne , in mezzo ai fedeli suoi guerrieri . Quel valoroso si chiamava Mahur ; ne avete mai udito a parlare , Eccellenza ? - Sì , - rispose asciuttamente Kaksa Pharaum . - Un brutto giorno la carestia piombava sull ' Assam . Quell ' anno nemmeno una goccia d ' acqua era caduta ed il sole aveva arsi i raccolti . I bramini ed i gurus1 indussero allora il rajah a dare in Goalpara una grandiosa cerimonia religiosa , onde placare la collera delle divinità . Il principe vi annuì di buon grado e volle che vi assistessero tutti i parenti che vivevano disseminati nel suo stato , non escluso suo zio , il capo dei kotteri , il quale , di nulla sospettando , aveva condotto con sé oltre la moglie , i suoi figli , due maschi ed una bambina che chiamavasi Surama . Tutti i parenti furono ricevuti cogli onori spettanti ai loro gradi e con grande cordialità da parte del principe regnante ed alloggiati nel palazzo . Compiuta la cerimonia religiosa , il rajah offrì a tutti i suoi parenti un banchetto grandioso , durante il quale il tiranno , come già gli accadeva sempre , bevette una grande quantità di liquori . Quel miserabile cercava di eccitarsi , prima di compiere una orrenda strage , già forse meditata da lungo tempo . Era quasi il tramonto ed il banchetto , allestito nel gran cortile interno del palazzo che era tutto cintato da alte muraglie , stava per finire , quando il rajah , non so con quale scusa si ritirò coi suoi ministri . Ad un tratto , quando l ' allegria degli ospiti aveva raggiunto il massimo grado , un colpo di carabina echeggiò improvvisamente , ed uno dei parenti cadde col cranio fracassato da una palla di carabina . Lo stupore , causato da quell ' assassinio in piena orgia non era ancora cessato , quando un secondo colpo rintronava ed un altro convitato stramazzava , bruttando col suo sangue la tovaglia . Era il rajah che aveva fatto quel doppio colpo . Il miserabile era comparso su un terrazzino prospiciente sul cortile e faceva fuoco sui suoi parenti . Aveva gli occhi schizzanti dalle orbite , i lineamenti sconvolti : pareva un vero pazzo . Intorno aveva i suoi ministri che gli porgevano ora tazze colme di liquori ed ora delle carabine cariche . Uomini , donne e fanciulli si erano messi a correre all ' impazzata pel cortile , cercando invano un ' uscita , mentre il rajah , urlando come una belva feroce , continuava a sparare facendo nuove vittime . Mahur , che era il più odiato di tutti , fu uno dei primi a cadere . Una palla gli aveva fracassata la spina dorsale . Poi caddero successivamente sua moglie ed i suoi due figli . La strage durò una mezz ' ora . Trentasette erano i parenti del principe e trentacinque erano caduti sotto i colpi del feroce monarca . Due soli erano miracolosamente sfuggiti alla morte : Sindhia il giovane fratello del rajah e la figlia del capo dei kotteri , la piccola Surama , che si era nascosta dietro il cadavere di sua madre . Sindhia era stato segno a tre colpi di carabina e tutti erano andati a vuoto , perché il giovane principe , con dei salti da tigre , ben misurati , si era sempre sottratto alle palle . In preda ad un terribile spavento , non cessava di gridare al fratello : " Fammi grazia della vita ed io abbandonerò il tuo regno . Sono figlio di tuo padre . Tu non hai il diritto di uccidermi " . Il rajah , completamente ubriaco , rimaneva sordo a quelle grida disperate e sparò ancora due colpi , senza riuscire a coglierlo , tanto era lesto suo fratello ; poi , preso forse da un improvviso pentimento , abbassò la carabina che un ufficiale gli aveva data , gridando al fuggiasco : " Se è vero che tu abbandonerai per sempre il mio stato ti fo grazia della vita , ad una condizione " . " Sono pronto ad accettare tutto quello che vorrai " , rispose il disgraziato . " Io getterò in aria una rupia ; se tu la coglierai con una palla della carabina , ti lascerò partire pel Bengala senza farti alcun male . " " Accetto " , rispose allora il giovane principe . Il rajah gli gettò l ' arma che Sindhia prese al volo . " Ti avverto " , urlò il pazzo , " che se manchi la moneta subirai la medesima sorte degli altri . " " Gettala ! " Il rajah fece volare in aria il pezzo d ' argento . Si udì subito uno sparo e non fu la moneta bucata , bensì il petto del tiranno . Sindhia , invece di far fuoco sulla moneta , aveva voltata rapidamente l ' arma contro suo fratello e l ' aveva fulminato , spaccandogli il cuore . I ministri e gli ufficiali si prosternarono dinanzi al giovane principe , che aveva liberato il regno da quel mostro e senz ' altro lo accettarono come rajah dell ' Assam . - Voi , mylord , mi avete narrata una storia che qualunque assamese conosce a fondo , - disse il ministro . - Non il seguito però , - rispose Yanez , versandosi un altro bicchiere ed accendendo una seconda sigaretta . - Sapreste dirmi che cosa è avvenuto della piccola Surama , figlia del capo dei kotteri ? - Kaksa Pharaum alzò le spalle , dicendo poi : - Chi può essersi occupato d ' una bambina ? - Eppure quella bambina era nata ben vicina al trono dell ' Assam . - Continuate , mylord . - Quando Sindhia seppe che Surama era sfuggita alla morte , invece di accoglierla alla corte o almeno di farla ricondurre fra le tribù devote a suo padre , la fece segretamente vendere a dei thugs che percorrevano allora il paese per procurarsi delle bajadere . - Ah ! - fece il ministro . - Credete Eccellenza che abbia agito bene il rajah vostro signore ? - chiese Yanez , diventato improvvisamente serio . - Non so . È morta poi ? - No , Eccellenza , Surama è diventata una bellissima fanciulla ora e non ha che un solo desiderio : quello di strappare a suo cugino la corona dell ' Assam . - Kaksa Pharaum aveva fatto un soprassalto . - Dite , mylord ? - chiese spaventato . - Che riuscirà nel suo intento , - rispose freddamente Yanez . - E chi l ' aiuterà ? - Il portoghese s ' alzò e puntando l ' indice verso la Tigre della Malesia che non aveva cessato di fumare , gli rispose : - Quell ' uomo là innanzi a tutto , che ha rovesciato troni e che ha vinto la terribile Tigre dell ' India , Suyodhana , il famoso capo dei thugs indiani , e poi io . L ' orgogliosa e la grande Inghilterra , dominatrice di mezzo mondo , ha piegato talvolta il capo dinanzi a noi , tigri di Mompracem . - Il ministro si era a sua volta alzato , guardando con profonda ansietà ora Yanez ed ora Sandokan . - Chi siete voi , dunque ? - chiese finalmente , balbettando . - Degli uomini che nemmeno i vostri più formidabili uragani potrebbero arrestare , - rispose Yanez , con voce grave . - E che cosa volete voi da me ? Perché mi avete trasportato in questo luogo che io non ho mai veduto ? - Yanez , invece di rispondere , riempì nuovamente le tazze e ne porse una al ministro , dicendogli colla sua voce insinuante : - Bevete prima , Eccellenza . Questo squisito liquore vi rischiarirà le idee meglio del vostro detestabile toddy . Bevetene pure liberamente : non vi farà male . - Il ministro , che si sentiva invadere da un invincibile tremito nervoso , credette opportuno di non rifiutarsi . Yanez si raccolse un momento , poi , fissando il disgraziato ministro che aveva le labbra smorte , gli chiese : - Chi è l ' europeo che si trova alla corte del rajah ? - Un uomo bianco che io detesto . - Benissimo : il suo nome ? - Si fa chiamare Teotokris . - Teotokris ! - mormorò Yanez . - Questo è un nome greco . - Un greco ! - esclamò Sandokan , scuotendosi . - Che cos ' è ? Io non ho mai udito a parlare di greci . - Tu non sei un europeo , - disse Yanez . - Sono uomini che godono fama di essere i più furbi dell ' intera Europa . - Avversari temibili ? - Temibilissimi . - Buoni per te , - rispose la Tigre della Malesia , sorridendo . Il portoghese gettò via con stizza la sigaretta , poi rivolgendosi al ministro : - Gode molta considerazione a corte , quello straniero ? - gli chiese . - Più che noi ministri . - Ah ! Benissimo . - Si era nuovamente alzato . Fece tre o quattro giri intorno alla tavola , torcendosi i baffi e lisciandosi la folta barba , poi , fermandosi dinanzi al ministro che lo guardava attonito , gli chiese a bruciapelo : - Dov ' è che i gurus nascondono la pietra di Salagraman che contiene il famoso capello di Visnù ? - Kaksa Pharaum guardò il portoghese con profondo terrore e rimase muto , come se la lingua gli si fosse improvvisamente paralizzata . - Mi avete capito , Eccellenza ? - chiese Yanez un po ' minaccioso . - La pietra ... di Salagraman ! - balbettò il ministro . - Sì . - Ma ... io non so dove si trova . Solo i sacerdoti ed il rajah ve lo potrebbero dire , - rispose Kaksa , riprendendo animo . - Io non so nulla , mylord . - Voi mentite , - gridò Yanez , alzando la voce . - Anche i ministri del rajah lo sanno : me lo hanno confermato parecchie persone . - Gli altri forse , non io . - Come ! Il primo ministro di Sindhia ne saprebbe meno dei suoi inferiori ? Eccellenza , voi giuocate una pessima carta , ve ne avverto . - E perché vorreste sapere , mylord , dove si trova nascosta ? - Perché quella pietra mi occorre , - rispose Yanez audacemente . - Kaksa Pharaum mandò una specie di ruggito . - Voi rubate quella pietra ! - gridò . - Non sapete che il capello che contiene , appartenne , migliaia di anni or sono , ad un dio protettore dell ' India ? Non sapete che tutti gli stati c ' invidiano quella reliquia ? Non sapete che , se ci venisse portata via , sarebbe la fine dell ' Assam ? - Chi lo ha detto ? - chiese Yanez ironicamente . - Lo hanno affermato i gurus . - Il portoghese alzò le spalle , mentre la Tigre della Malesia faceva udite un risolino beffardo . - Vi ho detto , Eccellenza , che a me occorre quella conchiglia : aggiungerò poi , per placare i vostri timori , che non lascerà l ' Assam . Io non la terrò nelle mie mani più di ventiquattro ore , ve lo giuro . - Allora andate a chiedere al rajah un tale favore . Io non posso accordarlo , perché ignoro ove i sacerdoti della pagoda di Karia la nascondano . - Ah ! Non vuoi dirmelo , - disse Yanez cambiando tono . - La vedremo ! - In quel momento si udì ad echeggiare il gong , sospeso esternamente alla porta . - Chi viene a disturbarci ? - chiese Yanez , aggrottando la fronte . - Io , padrone : Sambigliong , - rispose una voce . - Che cosa c ' è di nuovo ? - Tremal - Naik è giunto . - Sandokan aveva lasciata la pipa , e si era alzato precipitosamente . La porta si aprì ed un uomo comparve , dicendo : - Buona sera , miei cari amici : eccomi pronto ad aiutarvi . - Le destre di Sandokan e di Yanez si erano tese verso il nuovo venuto , il quale le aveva strette fortemente , esclamando : - Ecco un bel giorno : mi pare di tornare giovane insieme a voi . - L ' uomo che così aveva parlato era un bellissimo tipo d ' indiano bengalino , di circa quarant ' anni , dalla taglia elegante e flessuosa , senz ' essere magra , dai lineamenti fini ed energici , la pelle lievemente abbronzata e lucidissima e gli occhi nerissimi e pieni di fuoco . Vestiva come i ricchi indiani modernizzati dalla Young - India , i quali ormai hanno lasciato il dootèe e la dubgah pel costume anglo - indù , più semplice , ma anche più comodo : giacca di tela bianca con alamari di seta rossa , fascia ricamata e altissima , calzoni stretti pure bianchi e turbantino rigato sul capo . - E tua figlia Darma ? - avevano chiesto ad una voce Yanez e Sandokan . - È in viaggio per l ' Europa , amici - rispose l ' indiano . - Moreland desidera far visitare a sua moglie l ' Inghilterra . - Sai già perché ti abbiamo chiamato ? - chiese Yanez . - So tutto : voi volete mantenere la promessa fatta quel terribile giorno in cui il Re del Mare affondava sotto i colpi di cannone del figlio di Suyodhana . - Di tuo genero , - aggiunse Sandokan , ridendo . - È vero ... Ah ! - Si era vivamente voltato guardando il ministro del rajah , il quale stava immobile presso la tavola , come una mummia . - Chi è costui ? - chiese l ' indiano . - Il primo ministro di S . A . Sindhia , principe regnante dell ' Assam , - rispose Yanez . - Toh ! Tu giungi proprio in buon punto . Sapresti tu , Tremal - Naik , far parlare quell ' uomo che si ostina a non dirmi la verità ? Voi indiani siete dei grandi maestri . - Non vuol parlare ? - disse Tremal - Naik , squadrando il disgraziato che pareva tremasse . - Hanno fatto cantare anche me gli inglesi , quando ero coi thugs . Kammamuri però è più destro di me in tali faccende . Ti preme , Yanez ? - Sì . - Hai ricorso alle minacce ? - Ma senza buon esito . - Ha cenato quel signore ? - Sì . - È quasi mattina , può quindi fare uno spuntino , o una semplice tiffine2 senza birra però . È vero che l ' accetterete in nostra compagnia ? - Chiamalo Eccellenza , - disse Yanez maliziosamente . - Ah ! Scusate , Eccellenza , - disse Tremal - Naik con accento un po ' ironico . - Mi ero scordato che voi siete il primo ministro del rajah . Accettate dunque una fiffine ? - Io di solito non mangio la prima colazione che alle dieci del mattino , - rispose il ministro a denti stretti . - Voi , Eccellenza , adotterete le abitudini dei miei amici . Sono partito ieri mattina da Calcutta , ho mangiato malissimo lungo la via ferroviaria , peggio ancora nel vostro paese , quindi ho una fame da tigre . Amici , lasciate che vada ad ordinare a Kammamuri una succolenta colazione . Suppongo che i viveri non mancheranno in questa vecchia pagoda . - Qui regna l ' abbondanza , - rispose Yanez . - Vieni con me , allora . Kammamuri è un cuoco abilissimo . - Si presero a braccetto e uscirono insieme , lasciando soli il disgraziato ministro del rajah e Sandokan . Questi aveva riacceso il suo cibuc e , dopo essersi sdraiato , si era rimesso a fumare silenziosamente , spiando attentamente il prigioniero . Kaksa Pharaum si era lasciato cadere su una sedia , prendendosi il capo fra le mani . Pareva completamente annichilito da quel succedersi di avvenimenti imprevisti . I due personaggi stettero parecchi minuti silenziosi , l ' uno continuando a fumare e l ' altro a meditare sui tristi casi della vita , poi il pirata , staccando dalle labbra la pipa , disse : - Vuoi un consiglio , Eccellenza ? - Kaksa Pharaum aveva alzata vivamente la testa , fissando i suoi piccoli occhi sul formidabile pirata . - Che cosa vuoi , sahib ? - chiese , battendo i denti . - Devi dire , se vuoi evitare maggiori guai , quello che desidera sapere il mio amico . Bada , Eccellenza ! È un uomo terribile , che non indietreggerà dinanzi a nessun mezzo feroce . Io sono la Tigre della Malesia : egli è la Tigre bianca . Quale sarà il più implacabile ? Ah ! Io non te lo saprei dire . - Ma ho già detto che io ignoro dove si trova la pietra di Salagraman . - Il sigaro che il mio amico ti ha fatto fumare ti ha annebbiato un po ' troppo il cervello , - rispose Sandokan . - È necessaria una buona colazione . Vedrai , Eccellenza , come la memoria diventerà limpida . - Tornò a rovesciarsi sul divano e si rimise a fumare con tutta calma . Un silenzio profondo regnava nel salotto . Si sarebbe detto che all ' infuori di quei due personaggi nessuno abitava la vecchia pagoda sotterranea . Kaksa Pharaum , più che mai spaventato , era tornato ad accasciarsi sulla sua sedia , col capo fra le mani . La Tigre della Malesia non fiatava , anzi si studiava di non fare alcun rumore colle labbra . I suoi occhi però pieni di fuoco , non si staccavano un solo momento dal ministro . Si comprendeva che stava in guardia . Trascorse una mezz ' ora , poi la porta tornò ad aprirsi ed un altro indiano entrò , tenendo fra le mani un piatto fumante che conteneva dei pesci annegati in una salsa nerastra . Era un uomo presso la quarantina , piuttosto alto di statura e membruto , tutto vestito di bianco , col viso molto abbronzato che aveva dei riflessi dell ' ottone e che aveva agli orecchi dei pendenti d ' oro che gli davano un non so che di grazioso e di strano . - Ah ! - esclamò Sandokan , deponendo la pipa . - Sei tu , Kammamuri ? Ben felice di vederti , sempre in salute e sempre fedele al tuo padrone . - I maharatti muoiono al servizio del loro signore , - rispose l ' indiano . - Salute a te , invincibile Tigre della Malesia . - Altri quattro uomini erano entrati , portando altri tondi pieni di cibi diversi , bottiglie di birra e salviette . Kammamuri depose il suo tondo dinanzi al ministro , mentre entravano Yanez e Tremal - Naik . La Tigre della Malesia si era alzata per sedersi di fronte al prigioniero , il quale guardava con terrore or l ' uno ed ora gli altri , senza però pronunciare una sillaba . - Perdonate , Eccellenza , se la colazione che io vi offro è ben inferiore alla cena che vi ho mangiata , ma siamo un po ' discosti dal centro della città ed i negozi non sono ancora aperti . Fate onore al nostro modesto pasto e rasserenatevi . Avete una cera da funerale . - Io non ho fame , mylord , - balbettò il disgraziato . - Mandate giù pochi bocconi per tenerci compagnia . - E se mi rifiutassi ? - In tal caso vi costringerei colla forza . Non si fa l ' offesa d ' un rifiuto ad un mylord . La nostra cucina d ' altronde non è meno buona della vostra : assaggiate e vi persuaderete . Poi riprenderemo il nostro discorso . - Come abbiamo detto , Kammamuri aveva posto dinanzi al ministro il primo tondo che aveva portato e che conteneva dei pesci che nuotavano entro una salsa nerastra , costringendolo in tal modo ad inghiottire solo quell ' intingolo . Il povero diavolo , vedendo fisso sopra di sé e minacciosi gli occhi di Yanez , si decise finalmente a mangiare quantunque non avesse affatto appetito . Gli altri non avevano tardato ad imitarlo , vuotando rapidamente i piatti che avevano dinanzi e che non sembravano contenere un intingolo diverso , almeno apparentemente . Kaksa Pharaum aveva con grandi sforzi inghiottiti alcuni bocconi , quando lasciò cadere bruscamente la forchetta guardando il portoghese con smarrimento . - Che cosa avete , Eccellenza ? - chiese Yanez , fingendo con gran stupore . - Che mi sento bruciare le viscere , - rispose Kaksa Pharaum che era diventato smorto . - Non mettete anche voi del pimento nei vostri intingoli ? - Non così forte . - Continuate a mangiare . - No ... datemi da bere ... brucio . - Da bere ? Che cosa ? - Di quella birra , - rispose il disgraziato . - Ah no , Eccellenza . Questa è esclusivamente per noi e poi voi , come indiano , non potreste berne poiché noi inglesi , onde aumentare la fermentazione della birra , vi mettiamo qualche pezzetto di grasso di mucca . Voi , Eccellenza , sapete meglio di me che , per voi indiani , quell ' animale è sacro e chi ne mangia andrà soggetto a pene tremende quando sarà morto . - Sandokan e Tremal - Naik fecero uno sforzo supremo per trattenere una clamorosa risata . Ne poteva inventare altre quel demonio di portoghese ? Perfino il grasso di mucca nella birra inglese ! Yanez , che conservava una serietà meravigliosa , empì una tazza di birra e la porse al ministro dicendogli : - Se volete , bevete pure . - Kaksa Pharaum aveva fatto un gesto d ' orrore . - No ... mai ... un indiano ... meglio la morte ... dell ' acqua mylord ... dell ' acqua ! - aveva gridato . - Ho il fuoco nel ventre ! - Dell ' acqua ! - rispose Yanez . - Dove volete che andiamo a prenderne , Eccellenza ? Non vi è alcun pozzo in questa pagoda sotterranea ed il fiume è più lontano di quello che credete . - Muoio ! - Bah ! Noi non abbiamo alcun interesse a sopprimervi . Tutt ' altro . - Mi avete avvelenato ... ho dei carboni accesi nel petto ! - urlò il disgraziato . - Dell ' acqua ! dell ' acqua ! - La volete proprio ? - Kaksa Pharaum si era alzato , comprimendosi con le mani il ventre . Aveva la schiuma alle labbra e gli occhi gli uscivano dalle orbite . - Dell ' acqua ... miserabili ! - urlava spaventosamente . La sua voce non aveva più nulla d ' umano . Dalle labbra gli uscivano dei ruggiti che impressionavano perfino la Tigre della Malesia . Anche Yanez si era alzato di fronte al ministro . - Parlerai ? - gli chiese freddamente . - No ! - urlò il disgraziato . - E allora noi non ti daremo una goccia d ' acqua . - Sono avvelenato . - Ti dico di no . - Datemi da bere ! - Kammamuri ! Entra ! - Il maharatto , che doveva essere dietro la porta , si fece innanzi portando due bottiglie di cristallo piene d ' acqua limpidissima e le depose sulla tavola . Kaksa Pharaum , all ' estremo delle sue sofferenze , aveva allungate le mani per afferrarle , ma Yanez fu pronto a fermarlo . - Quando mi avrai detto dove si trova la pietra di Salagraman tu potrai bere finché vorrai , - gli disse . - Ti avverto però che tu rimarrai in nostra mano finché l ' avremo trovata , quindi sarebbe inutile ingannarci . - Brucio tutto ! Una goccia d ' acqua , una sola ... - Dimmi dove è la pietra . - Non lo so ... - Lo sai , - rispose l ' implacabile portoghese . - Uccidetemi allora . - No . - Siete dei miserabili ! - Se lo fossimo , non saresti più vivo . - Non posso più resistere ! - Yanez prese un bicchiere e lo empì lentamente d ' acqua . Kaksa Pharaum seguiva , cogli occhi smarriti , quel filo d ' acqua , ruggendo come una fiera . - Parlerai ? - chiese Yanez , quand ' ebbe finito . - Sì ... sì ... - rantolò il ministro . - Dov ' è dunque ? - Nella pagoda di Karia . - Lo sapevamo anche noi . Dove ? - Nel sotterraneo che s ' apre sotto la statua di Siva . - Avanti . - Vi è una pietra ... un anello di bronzo ... alzatela ... sotto in un cofano ... - Giura su Siva che hai detto la verità . - Lo ... giuro ... da bere ... - Un momento ancora . Veglia qualcuno nel sotterraneo ? - Due guardie . - A te . - Invece di prendere il bicchiere il ministro afferrò una delle due bottiglie e si mise a bere a garganella , come se non dovesse finire più . La vuotò più che mezza , poi la lasciò bruscamente cadere e stramazzò , come fulminato , fra le braccia di Kammamuri che gli si era messo dietro . - Coricalo sul divano , - gli disse Yanez . - Per Giove , che droga infernale hai messo dentro quell ' intingolo ? Mi assicuri che non morrà , è vero ? - Non temete , signor Yanez , - rispose il maharatto . - Non ho messo che una foglia di serhar , una pianta che cresce nel mio paese . Domani quest ' uomo starà benissimo . - Tu lo sorveglierai e metterai due dei nostri alla porta . Se fugge siamo tutti perduti . - E noi dunque che cosa faremo ? - chiese Sandokan . - Aspetteremo questa sera e andremo ad impadronirci della famosa pietra di Salagraman e del non meno famoso capello di Visnù . - Ma perché ci tieni tanto ad avere quella conchiglia ? - Lo saprai più tardi , fratellino . Fidati di me . - 4 . La pietra di Salagraman Dodici o quattordici ore dopo la confessione del primo ministro del rajah dell ' Assam , un drappello bene armato lasciava la pagoda sotterranea , avanzandosi con profondo silenzio lungo la riva sinistra del Brahmaputra . Era composto di Yanez , Sandokan , Tremal - Naik e di dieci uomini , per la maggior parte malesi e dayachi che , oltre le carabine e quei terribili pugnali colla lama serpeggiante chiamati kriss , portavano delle funi arrotolate intorno ai fianchi , delle torce e dei picconi . Essendo il sole tramontato già da quattro o cinque ore , nessun essere vivente passeggiava sotto i pipal , i fichi baniani e le palme , che coprivano la riva del fiume , proiettando una fitta ombra . Il drappello , dopo aver percorso qualche miglio senza aver scambiata una parola , si era arrestato di fronte ad un ' isoletta che sorgeva quasi in mezzo al fiume , all ' altezza dell ' estremità orientale del popoloso sobborgo di Siringar . - Alt ! - aveva comandato Yanez . - Bindar non deve essere lontano . - È l ' indiano che tu hai assoldato ? - chiese Sandokan . - Potremo fidarci di lui ? - Surama mi ha detto che è il figlio d ' uno dei servi di suo padre e che perciò non dobbiamo dubitare della sua lealtà . - Uhm ! - fece la Tigre crollando il capo . - Io non mi fido che dei miei malesi e dei miei dayachi . - Lui conosce la pagoda anche internamente , mentre noi non l ' abbiamo veduta che all ' esterno . Una guida ci era necessaria . - S ' accostò ad una enorme macchia di bambù alti per lo meno quindici metri , che curvavano le loro cime sopra le acque del fiume , e mandò un debole fischio , ripetendolo poi tre volte ad intervalli diversi . Non erano trascorsi dieci secondi quando fra quelle immense canne si udirono dei leggeri fruscii , poi un uomo sorse bruscamente dinanzi al portoghese , dicendogli : - Eccomi , sahib . - Era un giovane indiano di forse vent ' anni , bene sviluppato , dall ' aria intelligentissima ed i lineamenti piuttosto fini delle caste guerriere . Non aveva indosso che un semplice gonnellino un po ' lungo , il languti degli indù , stretto da una piccola fascia di cotone azzurro , entro cui era passato un pugnale dalla lama larghissima , in forma quasi d ' un ferro di lancia ed il corpo aveva interamente spalmato di cenere , probabilmente raccolta sul luogo dove si ardono i cadaveri , e che è il distintivo poco attraente dei seguaci di Siva . - Hai condotto la bangle ? - chiese Yanez . - Sì , padrone , - rispose l ' indiano . - È nascosta sotto i bambù . - Sei solo ? - Tu non mi avevi detto , sahib , di condurre altri . Avrei avuto più piacere , perché la bangle è pesante a guidarsi . - I miei uomini sono gente di mare . Imbarchiamoci subito . - Devo avvertirti d ' una cosa però . - Parla e sii breve . - So che questa notte dinanzi alla pagoda devono bruciare il cadavere d ' un bramino . - Durerà molto la cerimonia ? - Non credo . - Il nostro arrivo non desterà qualche sospetto ? - E perché sahib ? Le barche approdano sovente all ' isolotto , - disse l ' indiano . - Andiamo allora . - Avrei però desiderato meglio che nessuno ci vedesse a sbarcare , - disse Sandokan . - Rimarremo a bordo , finché tutti si saranno allontanati , - rispose Yanez . - Non faranno troppa attenzione a noi . - Seguirono il giovane indiano , aprendosi faticosamente il passo fra quelle durissime canne giganti , che alla base avevano la circonferenza d ' una coscia di fanciullo , e giunsero sulla riva del fiume . Sotto le ultime canne che , curvandosi verso l ' acqua , formavano delle superbe arcate , stava nascosto uno di quei pesanti battelli , che gl ' indiani adoperano sui loro fiumi per trasportare il riso , privo però degli alberi , ma provvisto invece d ' una tettoia di stoppie destinata a riparare l ' equipaggio dalle ingiurie del tempo . Yanez ed i suoi compagni s ' imbarcarono ; i malesi ed i dayachi afferrarono i lunghi remi e la bangle lasciò il nascondiglio dirigendosi verso l ' isolotto , nel cui mezzo giganteggiava fra le tenebre una enorme costruzione in forma di piramide tronca . L ' indiano aveva detto il vero annunciando un funerale . La massiccia barca non aveva percorsa ancora mezza distanza , quando sulla riva dell ' isolotto si videro comparire numerose torce e raggrupparsi intorno ad una minuscola cala che doveva servire d ' approdo alle barche del fiume . - Ecco dei guasta affari , - disse Yanez a Tremal - Naik . - Ci faranno perdere un tempo prezioso . - Sono appena le dieci , - rispose l ' indiano - e per la mezzanotte tutto sarà finito . Trattandosi d ' un bramino , la cerimonia sarà più lunga delle altre , avendo diritto a speciali riguardi anche dopo morte . Se il morto fosse un povero diavolo qualunque la faccenda sarebbe spiccia . Una tavola di legno per coricarvi il cadavere , una lampadina accesa da mettergli in fondo ai piedi , una spinta e buona notte . La corrente s ' incarica di portare il morto nel sacro Gange , quando i coccodrilli e i marabù lo risparmiano . - Ciò che accadrà di rado , - disse Sandokan , che stava seduto sul bordo della bangle . - Puoi contarlo come un caso miracoloso , - rispose Tremal - Naik . - Appena oltrepassata la città , sauriani e volatili vanno a gara per far sparire carne ed ossa . - E di quel bramino che cosa faranno invece ? - chiese Sandokan . - Il funerale sarà un po ' lungo , esigendo certe formalità speciali . Innanzi a tutto quando un bramino entra in agonia non si trasporta semplicemente sulla riva del fiume , perché spiri al dolce mormorìo dell ' acqua , che lo trasporterà nel cailasson , ossia nel paradiso ; bensì in un luogo speciale , che prima sarà stato accuratamente cosparso di sterco di mucca e su un pezzo di cotone mai prima di allora usato . - Uscito poco prima dal cotonificio , - disse Yanez , ridendo . - Ah ! Siete dei bei matti voi indiani . - Oh ! Aspetta un po ' , - disse Tremal - Naik . - Giunge allora un sacerdote bramino accompagnato dal suo primogenito onde procedere alla cerimonia chiamata sarva prayasibrit . - Che cosa vuol dire ? - La purificazione dei peccati . - Toh ! Credevo che i bramini non ne commettessero mai ! - Ed in che consiste ? - chiese Sandokan che pareva s ' interessasse vivamente di quegli strani particolari . - Nel versare in bocca al moribondo un liquore speciale dei bramini , che si pretende sacro , mentre ai seguaci di Visnù si somministra un po ' d ' acqua dove fu messa una pietra di Salagraman qualunque . - Per soffocarli più presto è vero ? - disse Yanez . - Infatti non è certamente un bel divertimento assistere all ' agonia d ' un moribondo . È meglio spedirlo presto all ' altro mondo . - Ma no , - rispose Tremal - Naik - si lascia morire in pace ... cioè , veramente no , perché il moribondo deve aggrapparsi alla coda d ' una mucca e lasciarsi trascinare per un certo tratto di via onde egli sia ben sicuro di ritrovarne una di simile che lo aiuterà a passare il fiume di fuoco che gira intorno al Yama - lacca , dove abita il dio dell ' inferno . - Così la finiscono più presto , - disse l ' incorreggibile Yanez . - Un po ' di galoppo dietro una mucca non deve far male ad un povero moribondo che sta per vomitare la sua anima . E poi ? - Lo vedremo quando avremo affondata l ' ancora , - rispose Tremal - Naik . - Vedo una donna che gira sulla riva alzando disperatamente le braccia . Deve essere la sposa del morto . - E questo tonfo nel fiume lo hai udito ? - È il figlio primogenito del bramino , che si è gettato nel fiume , dopo d ' aver indossato i suoi più bei vestiti , prima di farsi tagliare accuratamente la barba , se ne ha , ed i capelli . - Se io fossi il viceré dell ' India farei rinchiudere in un ospedale di pazzi tutti i bramini del reame . Parola di Yanez . - Queste cerimonie sono dettate dai libri sacri . - Scritti quando quei sacerdoti erano pieni di bâng3 . - La grossa barca in quel momento era giunta dinanzi al minuscolo seno , e Bindar aveva lasciata cadere l ' ancora , arrestandola ad una quindicina di passi dalla riva . Quindici o venti persone si erano radunate intorno ad una specie di palanchino formato di bambù intrecciati , su cui riposava un cadavere , che aveva indosso un ampio dootèe di seta gialla . Dovevano essere tutti parenti ed amici del morto , però si vedevano in mezzo a loro alcuni pourohita ossia sacerdoti bramini accompagnati da tre o quattro gouron , specie di sagrestani incaricati dalla pulizia delle pagode e dei bassi servizi del culto . Tutti avevano delle torce , sicché Yanez ed i suoi compagni potevano osservare benissimo quanto quegli uomini stavano per compiere . Il primogenito del morto era uscito dal fiume , si era fatto già radere in fretta e si era accostato al genitore , seguìto dalla madre alla quale i parenti avevano levato il thaly , quel gioiello che è l ' insegna delle donne sposate e tagliati i capelli , che non doveva più mai lasciarsi crescere durante tutta la sua vedovanza . Il primo gettò sul cadavere una manata di fiori , poi fece alzare la barella e la fece trasportare alcuni passi più lontano , dove era una buca lunga due metri e larga uno , circondata da pezzi di legna e da sterco disseccato di mucca e fece deporre vicino un vaso di terra entro cui bruciavano dei carboni . Il morto fu privato della sua bella veste e dei gioielli , per non perdere inutilmente l ' una e gli altri , poi il primogenito mise sul petto nudo del bramino un pezzo di sterco acceso , vi versò sopra un po ' di burro sciolto e mise in bocca al cadavere una mezza rupia e alcuni granelli di riso che prima aveva bagnati con un po ' di saliva e si ritrasse , pronunciando una preghiera . I parenti s ' accostarono a loro volta , accumulando sul bramino le legne e le mattonelle di sterco . - È finita la cerimonia ? - chiese Yanez a Tremal - Naik . - Aspetta un momento . Il figlio deve ancora compiere qualche cosa . - Il giovane infatti aveva preso un vaso di terra pieno d ' acqua e l ' aveva spaccato con violenza sulla testa del defunto . - Ah ! birbante ! - esclamò il portoghese . - Perché ? Ora almeno è sicuro che suo padre è veramente morto . - Se fosse stato ancora agonizzante l ' avrebbe accoppato egualmente . - I parenti avevano fatto circolo accostando le torce al rogo . Una gran fiamma si sprigionò subito rompendo bruscamente le tenebre e avvolgendo , con rapidità incredibile , il cadavere , che era tutto cosparso di burro . Fra il crepitare del legname ben imbevuto di materie resinose ed il salmodiare del pourohita e dei suoi aiutanti , si udivano le urla disperate del figlio e della vedova , ed ai bagliori delle fiamme si vedevano i parenti a rotolarsi per terra ed a picchiarsi il petto con pugni tremendi . - Quegli stupidi vogliono sfondarsi le costole , - diceva Yanez . - Non mi stupirei che domani fossero tutti a letto . - Quella fiammata gigantesca non durò che un quarto d ' ora , poi quando il cadavere fu consumato , i parenti con pale di ferro raccolsero la cenere e le ossa e le gettarono nel fiume , quindi si allontanarono tutti in silenzio , scomparendo ben presto sotto gli alberi , che coprivano buona parte dell ' isolotto . - Possiamo sbarcare ora ? - chiese Sandokan rivolgendosi a Bindar , che era rimasto sempre silenzioso . - Sì , sahib , - rispose l ' indiano . - A quest ' ora i gurum della pagoda devono dormire profondamente . - Andiamo dunque . Sono impaziente di condurre a termine questa avventura notturna . - E di menare possibilmente le mani , è vero , fratellino ? - disse Yanez . - Sì , se si può , - rispose la Tigre della Malesia . - Le mie braccia cominciano ad irrugginirsi . - Allentarono la fune dell ' ancora e con pochi colpi di remo spinsero la bangle verso la riva . - Che due uomini rimangano a guardia della barca , - disse Yanez . - Dobbiamo assicurarci la ritirata . - Raccolsero le armi e scesero silenziosamente a terra , cacciandosi sotto un bosco , formato quasi esclusivamente di palmizi tara e d ' immensi gruppi di bambù . Bindar si era messo alla testa del drappello , fiancheggiato da Yanez , il quale voleva sorvegliarlo personalmente , non avendo , checché avesse detto a Sandokan , una completa fiducia di quell ' indiano , che da soli pochi giorni conosceva . La pagoda non era lontana più di due tiri di carabina , quindi in una ventina di minuti e anche meno , il drappello poteva giungervi . Tutti però si avanzavano con estrema prudenza onde non farsi scorgere . Era molto improbabile che a quell ' ora così inoltrata qualche indiano passeggiasse per quelle boscaglie , nondimeno si tenevano in guardia . Attraversata la zona dei palmizi e dei bambù , si trovarono improvvisamente dinanzi ad una vasta radura , interrotta solamente da gruppi di piccole piante . Nel mezzo giganteggiava la pagoda di Karia . Come abbiamo detto , quel tempio , veneratissimo da tutti gli assamesi , perché conteneva la famosa pietra di Salagraman col capello di Visnù , si componeva d ' una enorme piramide tronca ; colle pareti abbellite da sculture che si succedevano senza interruzione dalla base alla cima e che rappresentavano in dimensioni più o meno grandiose , le ventuno incarnazioni del dio indiano . Quindi , pesci colossali , testuggini , cinghiali , leoni , giganti , nani , cavalli , ecc . Solo dinanzi alla porta d ' entrata si rizzava una torre piramidale più piccola , il cobrom , coronato da una cupola e colle muraglie pure adorne di figure per la maggior parte poco pulite , rappresentanti la vita , le vittorie e le disgrazie delle diverse divinità . Ad una altezza di venti piedi s ' apriva una finestra sul cui davanzale ardeva una lampada . - È per di là che dovremo entrare , sahib , - disse Bindar volgendosi verso Yanez , che aveva corrugata la fronte , scorgendo quel lume . - Temevo che qualcuno vegliasse nella pagoda , - rispose il portoghese . - Non avere alcun timore : è uso mettere una lampada sulla prima finestra del cobrom . Se fosse un giorno festivo , ve ne sarebbero quattro invece d ' una . - Dove troveremo la pietra di Salagraman ? Nella pagoda o in questa specie di torre ? - Nella pagoda di certo . - Yanez si volse verso i suoi uomini , chiedendo : - Chi saprà raggiungere quella finestra e gettarci una fune ? - Se forzassimo la porta invece ? - chiese Sandokan . - Perderesti inutilmente il tuo tempo , - disse Tremal - Naik . - Tutte quelle dei nostri templi sono di bronzo e d ' uno spessore enorme . D ' altronde i tuoi uomini non saranno troppo imbarazzati a giungere lassù . Sono come le scimmie del loro paese . - Lo so , - rispose Yanez . Indicò due dei più giovani del drappello e disse semplicemente loro : - In alto , fino alla finestra ! - Non aveva ancora finito , che quei diavoli , un malese ed un dayaco , salivano già aggrappandosi alle divinità , ai giganti , ai trimurti indù rappresentanti lo sconcio lingam che riunisce Brahma , Siva e Visnù . Per quei marinai , mezzi selvaggi , abituati a salire di corsa le alberature delle navi e camminare come fossero a terra sui leggeri pennoni dei loro prahos o inerpicarsi sugli altissimi durion delle loro foreste , non era che una semplice scalata quella manovra . In meno di mezzo minuto si trovarono entrambi sul davanzale della finestra , da dove gettarono due funi , dopo di averle assicurate a due aste di ferro , che sostenevano due gabbie destinate a contenere dei batuffoli di cotone imbevuti d ' olio di cocco durante le straordinarie illuminazioni . - A me pel primo , - disse Sandokan . - A te l ' altra fune , Tremal - Naik . Tu Yanez , alla retroguardia . - A me , che devo conquistare il trono di Surama ! - esclamò il portoghese . - Ragione di più per conservare la preziosissima persona d ' un futuro rajah , - rispose Tremal - Naik , sorridendo . - I pezzi grossi non devono esporsi ai gravi pericoli che all ' ultimo momento . - Andate al diavolo ! - Niente affatto , saliremo verso il cielo invece . - Va ' a trovare Brahma adunque ! - Sandokan e Tremal - Naik si issarono rapidamente , scomparendo fra le tenebre . Quando i malesi ed i dayachi videro la fune a scuotersi , a loro volta cominciarono la salita , mentre il portoghese ne regolava l ' ascensione . Frattanto la Tigre della Malesia e l ' indiano avevano raggiunto il davanzale , dove si tenevano a cavalcioni il malese ed il dayaco , i quali si erano già affrettati a spegnere il lume onde non si potessero scorgere le persone che salivano . - Avete udito nulla ? - aveva chiesto subito Sandokan . - No , padrone . - Vediamo se qui vi è un passaggio . - Lo troveremo di certo , - disse Tremal - Naik . - Tutti i cobrom comunicano colla pagoda centrale . - Accendete una torcia . - Il malese , che ne aveva due passate nella fascia , fu pronto a obbedire . Sandokan la prese , s ' abbassò fino quasi a terra onde la luce non si espandesse troppo e fece qualche passo innanzi . Si trovavano in una minuscola stanza , la quale aveva una porta di bronzo assai bassa e che era solamente socchiusa . - Suppongo che metterà su una scala , - mormorò . La spinse , cercando di non produrre alcun rumore e si trovò dinanzi ad un pianerottolo pure minuscolo . Sotto s ' allungava una stretta gradinata che pareva girasse su se stessa . - Finché gli altri salgono , esploriamo , - disse Tremal - Naik . - Lasciate che vi preceda , - disse una voce . Era Bindar , il quale aveva preceduto tutti gli altri . - Conosci il passaggio ? - gli chiese Sandokan . - Sì , sahib . - Passa dinanzi a noi e bada che noi non staccheremo un solo istante i nostri sguardi da te . - Il seguace di Siva ebbe un sorriso , ma non rispose affatto . La scala era strettissima , tanto da permettere a malapena il passaggio a due uomini situati l ' uno a fianco dell ' altro . Sandokan e Tremal - Naik , seguìti dagli altri , che raggiungevano a poco a poco la finestra , si trovarono ben presto in un corridoio , che pareva si avanzasse verso il centro della pagoda e che scendeva molto rapidamente . - Ci siete tutti ? - chiese il pirata , arrestandosi . - Ci sono anch ' io , - rispose Yanez , facendosi innanzi . - Le funi sono state ritirate . - La Tigre della Malesia sfoderò la scimitarra che gli pendeva dal fianco e che scintillò , alla luce della torcia , come se fosse d ' argento , essendo formata di quell ' impareggiabile acciaio naturale che non si trova che nelle miniere del Borneo ; poi disse con voce risoluta : - Avanti ! L ' antico pirata di Mompracem vi guida ! - Percorso il corridoio e trovata un ' altra scala , entrarono , dopo averla discesa , in una immensa sala , in mezzo alla quale si rizzava , su un enorme quadro di pietra , una statua rappresentante un pesce colossale . Era quella la prima incarnazione del dio conservatore , così tramutato per salvare dal diluvio il re Sattiaviraden e la moglie di lui , servendo sotto quella forma di timone alla nave che aveva loro mandato per sottrarli al diluvio universale4 . Narrano poi le leggende indiane , che dopo quel fatto , Visnù sdegnato contro i giganti Canagascien e Aycriben perché avevano rubati i quattro vedam onde il nuovo popolo fondato da Sattiaviraden non avesse più religione , li uccise per restituirli a Brahma . Il drappello si era fermato , temendo che vi fosse qualche sacerdote in quell ' ampia sala , poi , rassicurato dal profondo silenzio che regnava là dentro , mosse risolutamente verso il gigantesco pesce . - Se il ministro non ci ha ingannati , l ' anello deve trovarsi dinanzi a quell ' acquatico , - aveva detto Yanez . - Se non avrà detto il vero lo getteremo nel fiume con una buona pietra al collo , - aveva risposto Sandokan . Stavano per giungere presso il dio , quando parve loro di udire come il cigolìo d ' una porta che s ' apriva . Tutti si erano arrestati , poi i dayachi ed i malesi con una mossa fulminea rinserravano come entro un cerchio Sandokan , Yanez e Tremal - Naik , puntando le carabine in tutte le direzioni . Attesero per qualche minuto , senza parlare , anzi quasi senza respirare , poi Yanez ruppe pel primo il silenzio . - Possiamo esserci ingannati , - disse . - Se qualche sacerdote fosse entrato , a quest ' ora avrebbe dato l ' allarme . Che cosa dici tu , Bindar ? - Penso che quel rumore sia stato prodotto dallo scricchiolìo di qualche trave . - Cerchiamo l ' anello , - disse Sandokan . - Se verranno a sorprenderci sapremo accoglierli per bene . - Fecero il giro del mostruoso dado di pietra reggente l ' incarnazione di Visnù e trovarono subito un massiccio anello di bronzo su cui si scorgeva un alto rilievo rappresentante una conchiglia : la pietra di Salagraman . Un ' esclamazione di gioia a mala pena soffocata , era sfuggita dalle labbra del portoghese . - Ecco quella che mi aiuterà a conquistare il trono , - disse . - Purché si trovi realmente sotto i nostri piedi . - Se non la troveremo , ti accontenterai di quella che è disegnata su questo anello , - disse Sandokan . - Ah no ! voglio la vera conchiglia ! - rispose Yanez . - Non so perché ci tieni tanto . - Il portoghese , invece di rispondere , disse , volgendosi verso i suoi uomini : - Alzate . - Due dayachi , i più robusti del drappello , afferrarono l ' anello e con uno sforzo non lieve alzarono la pietra la quale misurava quasi un metro quadrato . Yanez e Sandokan si curvarono subito sul foro e scorsero una stretta gradinata che scendeva in forma di chiocciola . - Quel carissimo Kaksa Pharaum è stato d ' una esattezza meravigliosa ! Che spaventi producono talvolta certe colazioni ! Scommetto che non ne farà più una in vita sua e che si accontenterà di sole colazioni . - Così dicendo Yanez prese ad un dayaco una torcia , armò una pistola e scese coraggiosamente nei sotterranei del tempio . Tutti gli altri , uno ad uno l ' avevano seguìto , preparando le carabine . Nessuno aveva pensato all ' imprudenza che stavano per commettere . Scesi diciotto o venti gradini si trovarono in una spaziosa sala sotterranea che probabilmente , migliaia d ' anni prima aveva servito da tempio a giudicarlo dalla rozzezza delle sculture , appena segnate sulle pareti rocciose , rappresentanti le solite incarnazioni del dio conservatore . Gli occhi di Yanez si erano subito fissati su un dado di pietra sormontato da una piccola statua di terracotta , raffigurante un bramino nano . - La pietra deve essere nascosta lì sotto , - disse . Con un calcio atterrò quel mostro , mandandolo in pezzi e subito un grido di gioia gli sfuggì . In mezzo al masso coperto dal basamento della statua , aveva veduto un cofano di metallo , con altirilievi di squisita fattura . - Ecco la pietra famosa ! - esclamò trionfante . - La corona dell ' Assam è ormai di Surama . - Senza chiedere aiuto a nessuno , tolse il cofano dal suo nascondiglio , e vedendovi dinanzi un bottone al posto dove avrebbe dovuto trovarsi la serratura , lo premette con forza . Il coperchio s ' aprì di colpo e agli sguardi di tutti comparve una conchiglia pietrificata , di colore nerastro . Era la tanto venerata pietra di Salagraman contenente il famoso capello di Visnù . 5 . L ' assalto delle tigri Gli indiani che adorano Visnù , hanno una straordinaria venerazione per le pietre di Salagraman le quali , come abbiamo già accennato , non sono che delle conchiglie pietrificate del genere dei corni d ' Ammone , ordinariamente di colore nerastro , perché credono fermamente che esse rappresentino sotto quella forma il loro dio . Vi sono nove specie di pietre di Salagraman , come si contano , fra le più note , nove incarnazioni di Visnù , e sono tutte tenute in grande conto come il lingam che è venerato dai seguaci di Siva e che rappresenta , sotto una strana forma che non si può descrivere , la creazione umana . Chi ha la fortuna di possedere tali conchiglie , le porta avvolte sempre in bianchissimi lini e ogni mattina le lava in un vaso di rame indirizzando a esse molte e stravaganti preghiere . I bramini pure le tengono in molta venerazione e , dopo averle lavate , le pongono su un altare dove le profumano in presenza dei fedeli ai quali poi danno da bere un po ' d ' acqua entro cui hanno lavato il Salagraman e ciò affine di renderli puri e mondi d ' ogni peccato . La conchiglia però che rendeva orgogliosi i religiosi dell ' Assam , non era una di quelle comuni . Aveva delle dimensioni straordinarie per appartenere al genere dei corni d ' Ammone , per di più era d ' una splendida tinta nera e poi possedeva nel suo interno un capello del dio , mai veduto forse da nessuno , ma giacché i gurum lo avevano affermato , bisognava ben crederci . L ' avevano letto sugli antichissimi libri sacri e basta . Quale importanza poteva avere quella conchiglia pel portoghese , che non era mai stato un adoratore di Visnù , lo vedremo in seguito . Già nemmeno Sandokan , né il suo amico Tremal - Naik erano riusciti a saperlo , tuttavia conoscendo l ' astuzia profonda del terribile consumatore di sigarette si erano accontentati di lasciarlo fare e di aiutarlo con tutte le loro forze . Quel diavolo d ' uomo , che aveva giuocato dei tiri meravigliosi perfino al famoso James Brooke ed a Suyodhana , poteva ben farne uno anche al rajah dell ' Assam , per porre sulla bellissima fronte di Surama , la sua fidanzata , la corona del barbaro principe e conservarne una metà per sé . Yanez , dopo essersi ben assicurato che quella era veramente la tanto celebrata conchiglia che il giorno innanzi i sacerdoti della pagoda avevano condotto a passeggio per le principali vie di Gauhati , con immensa gioia della popolazione , aveva rinchiuso il coperchio , poi aveva afferrato il prezioso cofano , dicendo ai suoi compagni : - Ed ora in ritirata ! - Vuoi altro ? - gli aveva chiesto Sandokan un po ' ironicamente . - Qui dentro sta la corona della mia fidanzata . Vuoi che pren da anche la pagoda ? - Se la volessi ! ... - Non ne ho bisogno per ora . Prendiamo il volo prima che i sacerdoti si risveglino . Armate le carabine ! - Uno scricchiolìo secco lo avvertì che i malesi e i dayachi non avevano atteso un nuovo ordine . Si slanciarono tutti sulla stretta scala , salendola frettolosamente quando ad un tratto una bestemmia sfuggì dalle labbra del portoghese , che era alla testa del drappello . - Che Visnù sia maledetto ! ... - Che cosa c ' è , fratellino bianco ? - chiese Sandokan , che gli stava dietro con Tremal - Naik . - C ' è ... c ' è ... che hanno rimesso a posto la pietra ! - Chi ! - chiesero ad una voce la Tigre della Malesia e Tremal - Naik . - Che ne so io ? - Saccaroa ! Siamo stati dei veri stupidi ! Ci siamo dimenticati di lasciare almeno un paio d ' uomini a guardia dell ' uscita ! Che sia caduta da sé ? - È impossibile , - rispose Yanez , che era diventato un po ' pallido . - La pietra era stata deposta a quattro o cinque passi dall ' apertura . - È vero , signor Yanez , - dissero i due dayachi , che l ' avevano sollevata . Yanez , Sandokan e Tremal - Naik si erano guardati l ' un l ' altro con una certa ansietà . Per qualche istante fra quei tre uomini , rotti a tutte le avventure e coraggiosi fino alla follia , regnò un profondo silenzio . Sandokan fu il primo a romperlo . - I due dayachi più forti con me ! Spingiamo ! - Quantunque la scala fosse stretta , i tre uomini appoggiarono le mani sulla pietra , tentando di alzarla , ma quello sforzo supremo fu vano . Pareva che qualche peso enorme fosse stato collocato su quella lastra onde impedire , ai profanatori della pagoda , ogni via di scampo . La Tigre della Malesia aveva mandato un vero ruggito . Il formidabile uomo non era abituato a trovare resistenza ai suoi muscoli d ' acciaio . - Siamo stati sorpresi e vinti , - disse a Yanez , coi denti stretti . Il portoghese non rispose : pareva che pensasse intensamente . Ad un tratto si volse verso Bindar , chiedendogli con voce perfettamente calma : - Conosci questi sotterranei ? - Sì , sahib , - rispose l ' indiano . - Vi è qualche passaggio ? - Uno solo . - Dove mette ? - Nel Brahmaputra . - Sopra o sotto la corrente ? - Sotto , sahib . - Bah ! Siamo tutti abilissimi nuotatori . Non ve ne sono altri ? - Non credo . - Come lo sai , tu ? - Perché ho lavorato , alcuni mesi or sono , a rifare le volte che minacciavano di crollare . - Sapresti guidarci ? - Lo spero , se le torce non si spegneranno . - Ne abbiamo altre due di ricambio . - Allora tutto andrà bene . - Si tratta però di far molto presto . Se i gurum avranno il tempo di chiamare le guardie del rajah , allora tutto sarà finito per noi . - Il palazzo del principe è lontano , sahib . - Guidaci ! - L ' indiano prese una torcia , che un malese gli porgeva e si diresse verso l ' estremità della immensa sala , dove s ' apriva una galleria molto ampia le cui volte parevano rifatte di recente . - È questa che sbocca nel Brahmaputra ? - chiese Yanez . - Sì , - rispose Bindar . - Non odi un rombo lontano , sahib ? - Sì , mi pare . - L ' indiano stava per riprendere la marcia quando Tremal - Naik lo arrestò . - Che cosa vuoi , sahib ? - chiese Bindar , sorpreso . - Io scorgo laggiù un ' altra porta che mette forse in qualche altra galleria , - disse Tremal - Naik . - Lo so . - Conduce anche quella al fiume ? - L ' indiano ebbe una lunga esitazione e parve ad Yanez ed a Sandokan che dimostrasse dall ' aspetto del suo viso un certo terrore . - Parla , - disse Tremal - Naik . - Non cacciarti là dentro sahib , - rispose finalmente il seguace di Siva . - Anzi teniamoci ben lontani e fuggiamo al più presto . - Perché ? - chiesero ad una voce Sandokan e Yanez colpiti vivamente dal tono strano della sua voce . - Là vi è la morte . - Spiegati meglio , - disse Tremal - Naik con voce imperiosa . - Quella galleria conduce nella cella sotterranea dove si custodiscono i tesori del rajah e quella cella è guardata da quattro tigri . - Per Giove ! - esclamò Yanez , impallidendo . - E potrebbero quelle bestie venire qui ? - Sì , se i sacerdoti alzano la saracinesca che mette nella galleria . - Noi e le signore tigri siamo vecchie conoscenze , - disse Sandokan , - tuttavia in questo momento non desidererei trovarmi dinanzi a loro . Spicciati Bindar e allunga il passo . - Il drappello si cacciò sotto la galleria a passo di corsa , volgendo di quando in quando la testa indietro , per paura di vedersi piombare addosso le quattro formidabili belve che vegliavano sul tesoro del principe . Di passo in passo che si avanzavano , un rombo che pareva prodotto dal frangersi di qualche enorme massa d ' acqua , si ripercuoteva sotto le volte , propagandosi sempre più distintamente . Era il Brahmaputra , che rumoreggiava all ' estremità della galleria . Quella ritirata precipitosa durava da alcuni minuti , quando i fuggiaschi si trovarono improvvisamente in una seconda sala , molto meno ampia della prima , scavata nella viva roccia e assolutamente nuda . Il fracasso prodotto dal fiume era diventato intensissimo . Si sarebbe detto che quelle massicce pareti tremavano sotto gli urti poderosi dell ' enorme affluente del sacro Gange . - Ci siamo ? - chiese Yanez a Bindar , alzando la voce . - Il fiume non è che a pochi passi , - rispose l ' indiano . - Sarà lungo il tratto che dovremo percorrere sott ' acqua ? - Cinquanta o sessanta metri , sahib . Tuffati senza pericolo entro il pozzo e finirai nel fiume . Io rispondo di tutto . - Yanez sciolse rapidamente la fascia di lana rossa che portava stretta attorno ai fianchi e la passò intorno all ' anello di metallo del prezioso cofano che racchiudeva la pietra di Salagraman , legandosi il prezioso talismano alle spalle . - Al pozzo , ora , - disse poi all ' indiano . Bindar stava per cacciarsi nell ' ultimo tratto della galleria , quando s ' arrestò bruscamente facendo un gesto di terrore . - Vengono ! - Chi ? - domandarono Yanez e Sandokan . - Le tigri . - Io non ho udito nulla , - disse il portoghese . - Guardate sotto la galleria che abbiamo attraversata . - Tutti si erano voltati puntando le carabine . Otto punti luminosi , che avevano dei riflessi verdastri , che ora si socchiudevano ed ora si aprivano , brillavano sinistramente fra le tenebre . - Per Giove ! - esclamò Yanez , che dinanzi al pericolo aveva ricuperato prontamente il suo meraviglioso sangue freddo . - Sono ben occhi di tigri , quelli che scintillano laggiù . I gurum le hanno scatenate ma non hanno pensato che le nostre costole sono indigeste anche alle signore della jungla . - In ginocchio tutti ! - comandò Sandokan , snudando la scimitarra e traendo una pistola a doppia canna . - Puoi tener fronte all ' attacco ? - chiese Yanez . - Sì , fratello . - Andiamo a vedere il pozzo , Bindar . Assicuriamoci innanzi a tutto la ritirata . - Fa ' presto , fratello , - disse Sandokan . - Non domando che un solo minuto . - Si slanciò nella galleria coll ' indiano che portava una torcia . Il fragore , prodotto dal fiume scorrente sopra i sotterranei della pagoda , era diventato assordante . Bindar , che tremava come se avesse la febbre , percorsi venti passi e fors ' anche meno , si era fermato dinanzi ad una vasta apertura circolare , che non era difesa da alcun parapetto , in fondo alla quale si udivano a gorgogliare cupamente le acque del Brahmaputra . - È per di qui che dovremo scendere , - disse . - Vedi , sahib , che vi è anche una gradinata . - Yanez non aveva potuto trattenere una smorfia di malcontento . - Per Giove ! - esclamò . - Questa discesa non sarà molto allegra ; sei ben sicuro che noi non lasceremo la nostra pelle entro questa voragine ? - Alcune settimane or sono per di qui è fuggita una ragazza che i gurum avevano rapita per farne una bajadera . - Ed è riuscita a salvarsi ? - Te lo giuro su Siva , sahib . - Perché hanno aperto questo pozzo i sacerdoti ? - Per lavarvi , senza essere veduti da alcun occhio profano , la pietra di Salagraman . - Tu sarai il primo a saltare in acqua . Voglio essere ben certo io del mio conto . - Preferisco uscire da questa parte che affrontare le tigri , - disse Bindar . - E se ... - Due colpi di carabina che rintronarono sotto le tenebrose volte come due colpi di spingarda lo interruppero . - Ah ! Le signore della jungla , - disse . - Andiamo a vedere se sono molto affamate . Quando ci saremo sbarazzati di quelle andremo a far conoscenza colle acque del Brahmaputra . È strano ! Quest ' avventura , salvo in certi particolari , mi fa pensare a quella affrontata nelle caverne di Raimangal . - Tornò rapidamente indietro , seguìto dall ' indiano , e giunse nella sala sotterranea nel momento in cui rintronarono altri tre colpi di carabina . - Si sono decise ad assalirci dunque ? - chiese il portoghese , levandosi le pistole . - Ci sono anch ' io nella partita e le mie armi sono di buon calibro . Fabbrica anglo - indiana e delle più famose . - Temo che abbiamo sprecato inutilmente delle cariche , - disse Sandokan , che stava in piedi dietro ai malesi ed ai dayachi inginocchiati , assieme a Tremal - Naik . - Quelle bestie sono di una prudenza estrema e pare che non abbiano fretta di assaporare le nostre carni . - Puzzano troppo di selvatico quelle dei nostri uomini , - disse il portoghese , che non perdeva mai il suo buon umore . - Dove sono ? - Sono dinanzi a noi , ma socchiudono troppo di frequente gli occhi e così non si lasciano scorgere , - rispose Sandokan . - Eppure dobbiamo far presto . L ' alba non è lontana e poi vi è il pericolo che giungano le guardie del rajah . Ritiriamoci verso il pozzo e , se ci seguiranno fin là , daremo a loro battaglia prima di tuffarci . - In ritirata , amici ! - gridò Sandokan . I malesi ed i dayachi si alzarono rapidamente , mostrando sempre la fronte alle tigri e si ritrassero in buon ordine verso il corridoio , che conduceva al pozzo . Fra l ' oscurità , di quando in quando s ' alzava terribile quell ' impressionante ahu , delle regine delle jungle indiane . - Ci siamo , - disse Yanez , indicando a Sandokan il pozzo . - Che oscurità , - mormorò Tremal - Naik . - Confesso che il rumoreggiare di quest ' acqua non giunge gradito ai miei orecchi . - Non vi è altra via da scegliere , - rispose Yanez . - A te Bindar . - Sì , sahib , - rispose l ' indiano . Scese la gradinata senza manifestare la menoma apprensione . Si udì un tonfo , poi più nulla . - Agli altri ora , uno ad uno ! - gridò il portoghese . Un malese fu il primo , poi seguirono gli altri . Non erano rimasti che Sandokan , Tremal - Naik ed il portoghese , quando degli ahu spaventevoli echeggiarono all ' entrata della galleria . - Le tigri ! - aveva gridato il bengalese . - Ah ! canaglie ! - gridò Yanez . - Hanno aspettato il buon momento ! - Sandokan si era precipitato innanzi , colla scimitarra alzata e la pistola montata . Due lampi , che per poco non spensero la torcia che era stata infissa in un crepaccio della rivestitura del pozzo , balenarono . Una massa enorme attraversò lo spazio dinanzi al terribile pirata della Malesia , dibattendosi disperatamente e tentando di afferrarsi colle zampe anteriori . - A te il resto dunque ! - gridò Sandokan . La sua scimitarra fischiò in alto e troncò d ' un colpo solo il collo della belva . - Va ' ! - continuò il formidabile uomo . - Tu non sei degna di misurarti colla Tigre dell ' arcipelago malese ! - Le altre tre belve però erano pure comparse , e non sembravano affatto impressionate per la fine miseranda della compagna . Tremal - Naik , che oltre le pistole aveva una splendida carabina indiana , fece fuoco sulla più vicina , senza troppa precipitazione . La signora delle jungle spiccò un salto in aria mandando una specie di ruggito e cadde pure per non più alzarsi . Era stata fulminata . - A te , Yanez , finché ricarico le pistole ! - gridò Sandokan , balzando indietro . - Eccomi , - rispose il portoghese . Oltre le armi da fuoco che portava appese alla cintura , aveva estratto il kriss mettendoselo fra le labbra . Le due altre tigri s ' avanzavano strisciando e mugolando . Tremal - Naik sparò la sua pistola alla distanza di appena dieci passi e sbagliò entrambi i colpi . I due lampi però spaventarono le belve facendole indietreggiare rapidamente fino all ' estremità del corridoio , prima che Yanez avesse avuto il tempo di far fuoco . Quel momento di sosta era stato però sufficiente a Sandokan per ricaricare le sue armi . - Yanez , - disse il pirata , - le tigri tarderanno l ' attacco dopo un così brutto ricevimento . Approfitta senza ritardo . - Per che fare ? - Per scendere nel pozzo e gettarti nel Brahmaputra . Tu devi salvare la pietra di Salagraman e quel cofano ti darà non poco impiccio se dovrai nuotare sott ' acqua . - E voi ? - Non occupartene . Da ' a noi le tue pistole che in acqua non ti servirebbero . Il kriss ti basterà . Sarà meglio però che tu ti sbarazzi almeno degli stivali . - Esito . - Perché ? - Siete in due contro due . - E le armi ? Abbiamo coi tuoi sette colpi e poi sai che noi non abbiamo paura . Metti in salvo il cofano , se ti è assolutamente necessario per conquistare la corona . - Più che necessario . - Allora salta in acqua . Le tigri brontolano , ma non si muovono e probabilmente lasceranno anche a noi il tempo di andarcene senza troppi pericoli . Spicciati ! - Il portoghese si levò gli stivali e la giacca , si fissò bene il kriss nella cintura dei calzoni , si assicurò il cofano e scese la gradinata , dicendo ai suoi due valorosi compagni : - L ' appuntamento è nel nostro sotterraneo . - Scese dieci gradini viscidi per l ' umidità e si trovò dinanzi ad un foro circolare entro cui gorgogliava la corrente . - Preferirei vederci , - disse . - Bah ! Posso fidarmi delle mie forze . - Alzò le mani e si precipitò nelle cupe acque del Brahmaputra , scomparendo sotto la galleria sommersa . Si era appena tuffato , quando un ahu terribile annunciò a Sandokan ed a Tremal - Naik che le due tigri si erano finalmente decise a ritentare l ' assalto e vendicare le loro compagne . - In guardia , Tremal - Naik , - disse la Tigre della Malesia . - Vengono a grandi slanci . - Sono pronto a riceverle , - rispose l ' intrepido bengalese . - Nella jungla nera ne ho ammazzate un buon numero , quindi sono pure mie vecchie conoscenze . - Le due belve erano sbucate dalla galleria , mugolando ferocemente . Erano due splendidi animali , che avevano raggiunto il loro pieno sviluppo , con un collo da toro . Vedendo i due uomini in piedi , colle armi puntate , dinanzi alla torcia che mandava dei bagliori sanguigni crepitando , si erano fermate , raccogliendosi su loro stesse , come se si preparassero allo slancio supremo . - Fuoco , Tremal - Naik ! - aveva gridato precipitosamente Sandokan . Il bengalese scaricò la carabina ed una delle due tigri , colpita sul muso , s ' inalberò come un cavallo che riceve una terribile speronata , poi si accasciò . - Salta in acqua , Tremal - Naik ! - gridò Sandokan . Il bengalese si precipitò giù per la gradinata , credendosi seguìto dal pirata ; questi invece era rimasto fermo dinanzi all ' ultima tigre che cercava di avvicinarsi , strisciando lentamente . - Non voglio che nemmeno tu difenda più mai il tesoro del rajah , - disse il formidabile uomo , - La Tigre della Malesia ti aspetta a piè fermo . - La belva aveva risposto con una specie di miagolìo strozzato e aveva fissati i suoi occhi fosforescenti sull ' uomo che osava offrirle l ' ultima battaglia . - Ti aspetto , - ripeté Sandokan , che impugnava la pistola sua e quella di Yanez . - Spicciati : ho fretta di raggiungere i compagni . - La tigre spalancò la bocca , mostrando i suoi aguzzi denti , duri come l ' acciaio e dalla gola uscì una nota spaventevole che terminò in un vero ruggito , quasi simile a quello che irrompe dal petto dei leoni africani , poi scattò . Sandokan , che s ' aspettava quell ' assalto , fu lesto a gettarsi da una parte , poi sparò i suoi quattro colpi con lentezza studiata , cacciando tutte le quattro palle nel corpo della belva . - La Tigre della Malesia ha vinto un giorno la Tigre dell ' India uomo - disse , mentre un sorriso d ' orgoglio gli compariva sulle labbra . - Ora ho ucciso anche la tigre dell ' India animale . - Si rimise le pistole nella cintura e mentre la fiera esalava l ' ultimo respiro , scese la gradinata e si gettò , senza la menoma esitazione , nelle tenebrose acque del Brahmaputra . 6 . Sul Brahmaputra Yanez , appena gettatosi in acqua , si era messo a nuotare vigorosamente , seguendo la corrente , immaginandosi che solamente in quel modo avrebbe potuto trovare il canale di sfogo e rimontare alla superficie . Prima d ' abbandonarsi non si era dimenticato di riempirsi per bene i polmoni d ' aria , ignorando quanto avrebbe potuto durare quell ' immersione sotto le ultime volte del tempio . Il cofano che portava legato al dorso , gli dava non poco fastidio , tuttavia non disperava di ritornare alla superficie , essendo sicuro delle proprie forze e della propria abilità come nuotatore . Credendosi ormai fuori dalle volte , aveva tentato di spingersi in alto , e non senza provare un brivido di terrore , aveva urtato sempre il capo contro una massa resistente . - Mi pare che la faccenda diventi un po ' seria , - aveva pensato , raddoppiando le battute delle mani e dei piedi . Percorsi altri quindici o venti passi , sempre assordato dai muggiti della corrente che cercava travolgerlo , e sentendosi ormai i polmoni esausti , ritentò l ' ascensione , appoggiandola con due vigorosi colpi di tallone . La sua testa emerse senza trovare più alcun ostacolo . Le volte non esistevano più e si trovava quasi in mezzo all ' immenso fiume , a più di duecento passi dall ' isolotto . Aspirò una gran boccata d ' aria e si rovesciò sul dorso per prendere un po ' di riposo . Il sole non era ancora sorto , però le tenebre cominciavano a diradarsi . L ' alba non doveva essere lontana . - Cerchiamo di raggiungere subito la riva , - disse . - Prima che il giorno sorga è meglio trovarci al sicuro nel tempio sotterraneo . I malesi e i dayachi ci saranno forse già , se non hanno preferito aspettarci nella bangle . Spero che non avranno commessa l ' imprudenza d ' aspettarci . Orsù ! Quattro buoni colpi e attraversiamo il fiume prima che il cielo si rischiari e che i sacerdoti della pagoda mi scorgano . - Si era rivoltato e stava per scivolare silenziosamente fra due acque , quando sentì un urto che lo fece indietreggiare di qualche passo . - Chi mi assale ? - si chiese . - Qualche coccodrillo ? - Levò precipitosamente il kriss e cercò di rimanere immobile . Quasi subito vide ergersi dinanzi a lui una brutta testa piatta , di dimensioni simili press ' a poco a quella d ' un pesce - cane , con una bocca larghissima , armata d ' un gran numero di denti acutissimi , fornita agli angoli di certi baffi lunghi quasi due piedi , che davano uno strano aspetto . - Per Giove ! - esclamò il portoghese . - Io conosco queste brutte bestie e non ignoro quanto siano voraci . Non sapevo che anche nei fiumi dell ' India vi fossero delle balene d ' acqua dolce ! In guardia , amico Yanez : valgono i coccodrilli . - Non si trattava veramente d ' una balena , quantunque a quei pesci abbiano dato quel nome che nulla giustifica , bensì d ' uno squalo d ' acqua dolce e meglio ancora d ' un siluros glanis . Balena , squalo , o siluro , l ' avversario era terribile , poiché quei pesci che si trovano solamente nei grossi fiumi , sono d ' una voracità incredibile e non esitano ad assalire l ' uomo e anche a divorarselo . Sono brutti mostri che misurano dai due ai tre metri , col corpo molto allungato che li fa rassomigliare un po ' alle anguille , che come abbiamo detto hanno una bocca larghissima e poderosamente armata , guernita ai lati di sei peli lunghissimi , che pare siano destinati ad attirare i pesci . Forti e audaci , costituiscono un vero pericolo anche per gli esseri umani . Che un ragazzo si bagni ed il siluro abbandonerà subito la melma , dove abitualmente si riposa , per assalirlo e divorarlo talvolta intero . Nemmeno gli animali sono risparmiati . Che sopravvenga una piena ed ecco lo squalo d ' acqua dolce dare la caccia alle bestie che avranno trovato rifugio sulle piante e a gran colpi di coda farle cadere nella sua terribile bocca . Yanez , che aveva conosciuto quei pericolosi abitanti dei fiumi nei grandi corsi del Borneo , si era subito posto in guardia per non perdere qualche braccio , o ricevere qualche tremendo colpo di coda . Il siluro dopo aver mostrata la sua testa , coperta da una viscida pelle di colore verdastro , erasi subito rituffato ma non aveva tardato a ricomparire , muovendo contro il portoghese . Essendo però tali squali piuttosto lenti nelle loro mosse , Yanez aveva avuto il tempo di lasciarsi calare a picco per evitare l ' attacco . Il siluro non aveva tardato a seguirlo . Aveva però di fronte un avversario degno di lui . Si era appena immerso che il portoghese lo assalì piantandogli il kriss fra le pinne pettorali . Fatto il colpo , Yanez chiuse le gambe lasciandosi portare dalla corrente per parecchi metri , tenendosi sempre sott ' acqua ; poi con due bracciate rimontò a galla e con non poca sorpresa , urtò contro un corpo duro che lo obbligò ad immergersi di nuovo . - Un altro squalo d ' acqua dolce ? - si era chiesto . - Ed io che ho lasciato il mio pugnale nel petto dell ' altro ! ... - Si spinse più innanzi rattenendo il respiro , poi risalì ancora . Tornò a urtare , non già colla testa , bensì con una spalla e finì per emergere . - Ah ! Diavolo ! - esclamò . - Che cos ' è questo ? Una lampada , per Giove ! Che odore ! - Quattro o cinque uccellacci , che avevano le penne nere e becchi immensi , si erano alzati volandosene via . - I marabù ! - aveva esclamato Yanez . - Allora qui vi è un cadavere ! - Solo in quel momento si era accorto di aver presso di sé una tavola lunga un paio di metri e larga uno , ad una delle cui estremità bruciava una piccola lampada d ' argilla . - Questo è un feretro abbandonato alla corrente , - mormorò . - Che incontro poco allegro ! Dopo tutto mi aiuterà a reggermi a galla . - Allungò le mani e s ' aggrappò a quella strana bara che la corrente trasportava . Uno sternuto vigoroso lo colse . - Ah ! Per Giove ! Vi è un morto ! Dannati indiani ! Col loro sacro Gange cominciano ad annoiarmi . - Infatti , steso su quella funebre tavola , destinata a raggiungere il Gange , si trovava il cadavere di un vecchio indiano , quasi nudo , con una lunga barba bianca , ridotto però in uno stato orribile . I marabù gli avevano strappati gli occhi , divorata la lingua , squarciato il ventre per divorargli gl ' intestini e da quelle ferite usciva un odore nauseante che rivoltava lo stomaco . - Puoi andare a finire nel Gange anche senza questa tavola che è più necessaria a me che a te - disse Yanez . - E poi il tuo profumo non mi piace affatto . Va ' e buon viaggio ! - Con una spinta vigorosa gettò il cadavere in acqua assieme alla lampadina e si issò sulla tavola . - Cerchiamo ora di orientarci , - mormorò . - Gli altri penseranno a mettersi in salvo come potranno . Già , di Sandokan , di Tremal - Naik e dei miei uomini sono sicuro . - Si , guardò intorno e gli parve di riconoscere la riva destra . - È là che devo sbarcare , - disse . Si gettò bocconi sulla tavola e servendosi delle mani come di remi , guidò il galleggiante funebre attraverso il fiume . La corrente non era forte , avendo quasi tutti i corsi d ' acqua dell ' India pochissima pendenza , sicché gli riuscì facile raggiungere la riva . Abbandonò la tavola e prese terra . In quel luogo non vi erano che delle risaie : capanne , nemmeno una . - Rimontando verso levante giungerò al tempio sotterraneo , - mormorò . - Non deve essere molto lontano . Affrettiamoci , o desterò una pericolosa curiosità io , uomo bianco , senza giacca e senza stivali e con un bagaglio sulle spalle . - Si mise rapidamente in marcia , seguendo sempre la riva , che era fiancheggiata da grossi alberi fra i cui rami cominciavano già a volteggiare delle singalika , quelle magrissime scimmie che sono così numerose in India , alte quasi un metro , con una specie di barba , che dà a loro uno strano aspetto e che sono lo spavento dei poveri contadini , ai quali distruggono senza misericordia i raccolti . Yanez , che vedeva , non senza inquietudine , approssimarsi l ' alba , affrettava il passo . Aveva già oltrepassata l ' isola su cui sorgeva la pagoda di Karia , non doveva quindi essere molto lontano dal tempio sotterraneo . Di quando in quando s ' arrestava un momento sperando di scorgere la bangle e non vedeva invece altro che delle lunghe file di grotteschi uccellacci , d ' aspetto decrepito , semi - spelati , col becco lunghissimo e robusto . Erano i marabù che attendevano pazientemente il passaggio di qualche cadavere , umano o animale , poco importava , per dargli addosso ed in quattro e quattro otto farlo scomparire nei loro mai pieni stomachi . Il sole dardeggiava i suoi primi raggi sulle acque del Brahmaputra , quando Yanez giunse dinanzi al tempio sotterraneo , sulla cui porta vegliava un uomo , che aveva l ' aspetto d ' un fakiro . - Ah ! Signor Yanez ! - esclamò quell ' uomo alzandosi . - Kammamuri ! - aveva esclamato il portoghese . - Nella pelle d ' un biscnub , signore , - rispose il maharatto ridendo - che non ha però rinunciato né alle ricchezze , né ai piaceri della vita , né ai beni di questo mondo come i miei correligionari . - Sono tornati ? - Il signor Sandokan ed il mio padrone ? Vi aspettano a colazione da una buona mezz ' ora . - E gli altri ? - Vi sono tutti . Sono giunti su una bangle . - Ed il ministro ? - È sempre al sicuro , ma ho paura che quel povero diavolo muoia di spavento . - I tuoi compatriotti hanno la pelle troppo dura per andarsene così presto in grembo a Siva o a Brahma . - S ' aprì il passo fra i cespugli che nascondevano l ' entrata e si cacciò nei corridoi del tempio , che erano guardati da malesi e da dayachi armati di carabine e di scimitarre . Quando giunse nell ' ultima stanza , che già abbiamo descritta e che era sempre illuminata dalla lampada non avendo alcuna finestra , trovò seduti dinanzi alla tavola Sandokan , Tremal - Naik ed il ministro . - Finalmente ! - esclamò il primo . - Stavo per mandare alcuni uomini a cercarti , quantunque io non dubitassi che ci avresti raggiunti . - Non ho potuto raggiungere la bangle . Di ciò parleremo più tardi . Lascia che mi cambi , ché gocciolo da tutte le parti e fa ' portare la colazione . Quel bagno mi ha messo indosso un appetito da tigre . - E metti al sicuro la tua famosa conchiglia , - disse Tremal - Naik . - Dopo : bisogna che il signor ministro la veda . - Passò in una stanza attigua e si cambiò rapidamente , indossando un vestito di flanellina bianca , assai leggera . Quando rientrò , la tiffine , o colazione fredda all ' inglese , era pronta : carne , birra , biscotti . Il cuoco però aveva aggiunta una terrina di carri per S . E . il ministro , non mangiando carne di bue gli indiani . - Mangiamo per ora , - disse Yanez - e voi , Eccellenza , rasserenate un po ' il vostro viso e bevete pure la nostra birra . Vi do la mia parola che non contiene , questa , nessun pezzetto di grasso di mucca . - Invece di rasserenarsi , il ministro si fece ancor più oscuro in viso , nondimeno non respinse il carri che Yanez gli offriva , né una tazza di birra . Mentre mangiavano con un appetito invidiabile , i due pirati della Malesia e Tremal - Naik , si raccontavano le avventure a loro toccate durante la perigliosa evasione . Anche Sandokan e l ' indiano avevano avuto da fare non poco a uscire dalle volte sommerse , ma più fortunati del portoghese non avevano incontrata nessuna balena d ' acqua dolce ed avevano potuto raggiungere felicemente la bangle dove avevano già trovati i dayachi ed i malesi . Temendo di venire da un momento all ' altro sorpresi dai sacerdoti , non avevano indugiato a prendere il largo , convinti che Yanez se la sarebbe facilmente cavata da sé . Quando la colazione fu terminata Yanez accese , come di consueto , l ' eterna sigaretta , mise il cofano dinanzi al ministro e l ' aprì levando la preziosa conchiglia . - È questa , proprio questa la famosa pietra di Salagraman ? - chiese al ministro che la guardava sbigottito . - Rispondetemi Eccellenza . - Kaksa Pharaum fece col capo un cenno affermativo . - Uditemi ora e badate di non rispondermi con dei soli cenni . Esigo da voi delle importanti dichiarazioni . - Ancora ? - brontolò il ministro , che sembrava di pessimo umore . - Ci tiene molto il re a possedere questa pietra di Salagraman ? - Più di voi certo , - rispose Kaksa Pharaum . - Come si potrebbero fare le processioni senza quella preziosa reliquia , che tutti i gurum c ' invidiano ? - Qual è la prossima processione che si farà in pubblico ? Voi indiani ne eseguite molte durante l ' anno . - Quella del maddupongol . - Che cos ' è ? - È la festa delle vacche , - disse Tremal - Naik - che si solennizza nel decimo mese di tai , ossia del vostro gennaio , per festeggiare il ritorno del sole nel settentrione e che fa seguito al gran - pongol ossia alla festa del riso bollito nel latte . - È vero , - disse il ministro . - Quando deve scadere ? - chiese Yanez . - Fra quattro giorni . - Benissimo : per quel giorno il rajah avrà la sua pietra di Salagraman . - Il ministro aveva fatto un soprassalto , guardando Yanez cogli occhi dilatati dal più intenso stupore . - Volete scherzare , mylord ? - chiese . - Niente affatto , Eccellenza - rispose Yanez . - Vi do la mia parola d ' onore che la pietra ritornerà , per mezzo del principe , nella pagoda di Karia . - Io non comprendo più nulla , - disse Kaksa Pharaum . - Ed io meno di voi , - aggiunse Sandokan che fumava il suo cibuc senza aver , fino allora , preso parte alla conversazione . - Abbi un po ' di pazienza , fratellino - disse Yanez . - Ditemi ora Eccellenza , faranno delle ricerche per scoprire gli autori del furto ? - Metteranno a soqquadro la città intera e lanceranno nelle campagne tutta la cavalleria , - rispose Kaksa Pharaum . - Allora possiamo essere sicuri di non venire disturbati , - disse il portoghese sorridendo . - Sono già le otto : possiamo andare a trovar Surama e fare un giro per la città . Vedremo così l ' effetto che avrà prodotto il furto della famosa pietra . - Staccò dalla parete un altro paio di pistole , che si mise nella larga fascia rossa , si mise in testa un elmo di tela bianca adorno d ' un velo azzurro , che gli dava l ' aspetto d ' un vero inglese in viaggio attraverso il mondo e fece atto d ' uscire insieme a Sandokan ed a Tremal - Naik che si erano pure provveduti d ' armi . - Mylord , - disse il ministro , - ed io ? - Voi , Eccellenza , rimarrete qui sotto buona guardia . Non abbiamo ancora terminato le nostre faccende , e poi se vi mettessimo in libertà , correreste subito dal principe . - Io mi annoio qui ed ho molti affari importanti da sbrigare . Sono il primo ministro dell ' Assam . - Lo sappiamo , Eccellenza . D ' altronde se volete cacciare la noia , fumate , bevete , e mangiate . Non avete altro che da ordinare . - Il povero ministro , comprendendo che avrebbe perduto inutilmente il suo tempo , si lasciò ricadere sulla sedia mandando un sospiro così lungo che avrebbe commossa perfino una tigre , ma che non ebbe nessun effetto sull ' animo di quel diavolo di portoghese . Quando furono fuori del tempio , trovarono Kammamuri sempre seduto dinanzi ad un cespuglio , col suo berretto rosso ed azzurro sul capo , il corpo avvolto in un semplice pezzo di tela , con una corona ed un bastone in mano : era il costume dei fakiri biscnub , specie di pellegrini erranti che sono però tenuti in molta considerazione nell ' India , avendo quasi tutti appartenuto a classi agiate . - Nulla di nuovo , amico ? - gli chiese Yanez . - Non ho udito che le urla stonate d ' un paio di sciacalli i quali si sono divertiti a offrirmi , senza richiesta , una noiosissima serenata . - Seguici a distanza e raccogli le dicerie che udrai . Se non potrai seguire il nostro mail - cart non importa . Ci rivedremo più tardi . - Sì , signor Yanez . - Il portoghese ed i suoi due amici si diressero verso un gruppo di palme dinanzi a cui stava fermo uno di quei leggeri veicoli chiamati dagli anglo - indiani mail - cart , che vengono usati per lo più nei servizi postali . Era però di dimensioni più vaste degli ordinari , e sulla cassa posteriore vi potevano stare comodamente anche tre persone invece d ' una . Era tirato da tre bellissimi cavalli che pareva avessero il fuoco nelle vene e che un malese penava a frenare . Yanez salì al posto del cocchiere , Sandokan e Tremal - Naik di dietro e la leggera vettura partì rapida come il vento , avviandosi verso le parti centrali della città . I mail - cart vanno sempre a corsa sfrenata come le troike russe e tanto peggio per chi non è lesto a evitarle . Attraversano le pianure come uragani , salgono le più aspre montagne , le discendono con eguale velocità , specialmente quelle adibite al servizio della posta . Sono guidate da un solo indiano , munito d ' una frusta a manico corto , che non lascia un momento in riposo , perché non deve arrestarsi per nessun motivo . Quelle corse però non sono scevre di pericoli . Avendo quelle vetture le ruote alte e la cassa senza molle , subiscono dei trabalzi terribili e se uno volesse parlare correrebbe il rischio di troncarsi , coi propri denti , la lingua . Yanez , come abbiamo detto , aveva lanciato quella specie di birroccio a gran corsa , facendo scoppiettare fortemente la frusta per avvertire i passanti a tenersi in guardia . I tre cavalli , che balzavano come se avessero le ali alle zampe , divoravano lo spazio come saette , nitrendo rumorosamente . Bastarono dieci minuti perché il mail - cart si trovasse nelle vie centrali di Gauhati . Yanez ed i suoi compagni notarono subito un ' animazione insolita : gruppi di persone si formavano qua e là discutendo animatamente , con larghi gesti e anche sulle porte dei negozi era un bisbigliare incessante fra i proprietari ed i loro avventori . Si leggeva sul viso di tutta quella gente impresso un vero sgomento . Yanez , che aveva frenati i cavalli onde non storpiare qualche passante , si era voltato verso i suoi due amici strizzando loro l ' occhio . - La terribile notizia si è già sparsa , - rispose la Tigre della Malesia , sorridendo . - Dove ci conduci ? - Da Surama per ora . - E poi ? - Vorrei vedere quel maledetto favorito del rajah , se mi si presentasse l ' occasione . - Uhm ! Sai che il principe non vuol vedere nessun inglese alla sua corte . - Eppure dovrà ricevermi e con grandi onori , - disse Yanez . - Ed in quale maniera ? - Non ho forse la pietra in mia mano ? - Che diventi un talismano ? - Fors ' anche di più , mio caro Sandokan . Oh ! Che cosa c ' è ? - Due indiani s ' avanzavano fra la folla , l ' uno lanciando di quando in quando delle note rumorose che ricavava da una lunghissima tromba di rame e l ' altro che scuoteva furiosamente una gautha , ossia uno di quei campanelli di bronzo ornati con una testa che ha due ali e che vengono adoperati nelle cerimonie religiose per convocare i fedeli . Li seguiva un soldato del rajah , con ampi calzoni bianchi , la casacca rossa con alamari gialli e che portava una bandiera bianca con nel mezzo dipinto un elefante a due teste . - Questi sono araldi del principe , - disse Tremal - Naik . - Che cosa annunceranno ? - Io lo indovino di già , - disse Yanez , fermando la vettura . - È una cosa che riguarda noi . - I tre araldi , dopo aver assordato i vicini che si erano radunati in gran numero attorno a loro , si erano pure fermati ed il soldato che doveva avere dei polmoni di ferro , si era messo a urlare : " S . M . il principe Sindhia , signore dell ' Assam , avverte il suo fedele popolo che offrirà onori e ricchezze a chi saprà dare indicazioni sui miserabili che hanno rubata la pietra di Salagraman dalla pagoda di Karia . Ho parlato per la bocca del potentissimo rajah " . - Onori e ricchezze , - mormorò Yanez . - A me basteranno i primi per ora . Il resto verrà più tardi , te lo assicuro , mio caro Sindhia . Quelle però saranno per la mia futura moglie . - Lasciò passare i banditori che avevano ripresa la loro musica infernale e lanciò i cavalli a piccolo trotto , percorrendo successivamente parecchie vie molto larghe , cosa piuttosto rara nelle città indiane che hanno stradicciuole tortuose come quelle delle città arabe e anche poco pulite . - Ci siamo , - disse ad un tratto , fermando con uno strappo violento i tre ardenti corsieri . Si era fermato dinanzi ad una casa di bella apparenza , che sorgeva , come un gran dado bianco , fra otto o dieci colossali tara che l ' ombreggiavano da tutte le parti . Solo a vederla si capiva che era un ' abitazione veramente signorile , essendo perfettamente isolata ed avendo porticati , logge e terrazze per poter dormire all ' aperto durante i grandi calori . Tutte le abitazioni dei ricchi indù sono bellissime e tenute anche con molta cura . Devono avere cortili , giardini , cisterne d ' acqua e fontane non solo nelle stanze bensì anche all ' entrata e grandi ventole mosse a mano dai servi onde regni una continua frescura . Devono anche avere intorno delle piccole kas khanays ossia casette di paglia o piuttosto di radici odorose , costruite nel mezzo d ' un tratto di terra erbosa e sempre in prossimità d ' una tank ossia fontana onde la servitù possa comodamente lavarsi . Udendo il fracasso prodotto dai tre cavalli , due uomini vestiti come gl ' indiani che però dalla tinta della loro pelle e dai tratti del viso , duri e angolosi si riconoscevano anche di primo acchito per malesi , erano subito usciti dalla casa salutando con un goffo inchino Yanez ed i suoi due compagni . - Surama ? - chiese brevemente il portoghese saltando a terra . - È nella sala azzurra , capitano Yanez , - rispose uno dei due malesi . - Occupatevi dei cavalli . - Sì , capitano . - Salì i quattro gradini seguito da Tremal - Naik e da Sandokan e attraversato un corridoio si trovò in un vasto cortile , circondato da eleganti porticati sorretti da esili colonne . Nel mezzo , da una grande coppa di pietra , zampillava altissimo un getto d ' acqua . Yanez passò sotto il porticato di destra e si fermò dinanzi ad una porta dove stavano raggruppate delle ragazze indiane . - Avvertite la padrona , - disse loro . Una giovane aprì invece senz ' altro la porta , dicendo : - Entra , sahib : ti aspetta . - Yanez ed i suoi compagni si trovarono in un elegantissimo salotto che aveva le pareti tappezzate di seta azzurra ed il pavimento coperto da un sottile materasso che si estendeva fino ai quattro angoli . Tutto all ' intorno vi erano dei divanetti di seta , con ricami d ' oro e d ' argento di squisita fattura , e larghi guanciali di raso fiorato appoggiati contro le pareti onde i visitatori potessero sdraiarvisi comodamente . All ' altezza d ' un metro , s ' aprivano nelle muraglie parecchie nicchie dove si vedevano dei vasi cinesi pieni di fiori che esalavano acuti profumi . Mobili nessuno , eccettuato uno sgabello collocato proprio nel mezzo della stanza su cui stavano dei bicchieri ed un fiasco di vetro rosso racchiuso entro un ' armatura d ' oro cesellata , e col collo lunghissimo . Una bellissima giovane , dalla pelle leggermente abbronzata , dai lineamenti dolci e fini , cogli occhi nerissimi ed i capelli lunghi intrecciati con fiori di mussenda e gruppettini di perle , si era prontamente alzata . Uno splendido costume tutto di seta rosa , con ricami azzurri , copriva il suo corpo sottile come un giunco , pur essendo squisitamente modellato , lasciando vedere l ' estremità dei calzoncini di seta bianca che s ' allargavano su due graziose babbucce di pelle rossa con ricami d ' argento e la punta rialzata . - Ah ! Miei cari amici ! - aveva esclamato , muovendo a loro incontro colle mani tese . - Anche tu , Tremal - Naik ! Come sono felice di rivederti ! Lo sapevo già che non saresti rimasto sordo all ' appello dei tuoi vecchi compagni ! - Quando si tratta di dare un trono a Surama , Tremal - Naik non rimane inoperoso , - rispose il bengalese stringendo calorosamente la piccola mano della bella indiana . - Se Moreland e Darma non fossero in viaggio per l ' Europa sarebbero qui anche loro . - Come l ' avrei veduta volentieri tua figlia Darma ! - La riceverai alla tua corte , quando tornerà , - disse Yanez . - Orsù , Surama , da ' da bere agli amici . Le vie di Gauhati sono molto polverose e la gola si secca presto . - A te , mio dolce signore , il tuo liquore favorito - disse la giovane indiana prendendo il fiasco ed empiendo i bicchieri di cristallo rosa d ' un liquore color dell ' ambra . - Alla salute della futura principessa dell ' Assam , - disse Sandokan . - Non così presto , - rispose Surama , ridendo . - E che ! Vorresti tu , piccina , che noi avessimo lasciato il Borneo ed i nostri prahos e gli amici per venire a vedere solamente le bellezze poco interessanti della tua futura capitale ? Quando noi ci muoviamo facciamo sempre qualche grosso guasto , è vero Yanez ? - Non siamo sempre noi le vecchie tigri di Mompracem ? - rispose il portoghese . - Dove piantiamo le unghie la preda non scappa più . Ne vuoi una prova ? Abbiamo già nelle nostre mani la famosa pietra di Salagraman . - Quella del capello di Visnù ? - Sì , Surama . - Di già ? - Diamine ! Mi era necessaria per introdurmi a corte . - Ed il merito è tutto del tuo fidanzato , - disse Sandokan . - Yanez invecchia ma la sua straordinaria fantasia rimane sempre giovane . - E potremo finalmente conoscere i tuoi famosi disegni ? - chiese Tremal - Naik . - Io continuo a rompermi inutilmente la testa e guastarmi il cervello senza riuscire a trovare alcuna relazione fra quella dannata conchiglia e la caduta del rajah . - Non è ancora tempo , - rispose Yanez . - Domani però saprai qualche cosa di più . - È inutile che tu lo tenti , amico Tremal - Naik , - disse Sandokan . - Noi ne sapremo qualche cosa quando sarà giunto il momento di rovesciare contro le guardie reali i nostri trenta uomini e di sguainare le nostre scimitarre . È vero , Yanez ? - Sì - rispose il portoghese , sorridendo . - Quel giorno non sarà però molto vicino . Con quel Sindhia dovremo procedere molto cautamente . Non dobbiamo dimenticarci che siamo soli qui e che non possiamo contare sull ' appoggio del governo inglese . Non dubitiamo però sull ' esito finale . O Surama riavrà la corona o noi non saremo più le terribili tigri di Mompracem . - Ah mio signore ! - esclamò la giovine indiana fissando sul portoghese i suoi profondi e dolcissimi occhi . - Tu la dividerai con me , è vero ? - Io ! Sarai tu , fanciulla , che me ne darai un pezzo . - Tutta insieme al mio cuore , Yanez . - Sta bene , aspettiamo però di levarla , dalla testa di quel briccone . Pagherà ben cara la cattiva azione che ti ha usata . Lui ti ha venduta come una miserabile schiava ai thugs per fare di te , principessa , una bajadera ; un giorno venderemo anche lui . - Purché non faccia la fine della Tigre dell ' India , - disse Sandokan con accento quasi feroce . - Ci sarò anch ' io quel giorno ! - 7 . Il rajah dell ' Assam L ' indomani , due ore dopo il mezzodì , un drappello che destava non poca curiosità fra gli sfaccendati che ingombravano le vie della capitale dell ' Assam , s ' avanzava a passo militare verso il grandioso palazzo del rajah che torreggiava sulla immensa piazza del mercato . Si componeva di sette persone : d ' un inglese , più o meno autentico , vestito correttamente di bianco con un cappello di tela grigia adorno d ' un gran velo azzurro che gli scendeva fino al di sotto della cintura , e di sei malesi , vestiti però all ' indiana , con casacche verdi ricamate , ampi calzoni rossi , grandi turbanti in testa di seta variegata e armati di carabine splendide dalle canne rabescate ed i calci intarsiati d ' avorio e di madreperla , pistole a doppia canna alla cintura e scimitarre al fianco . Erano tutti begli uomini , d ' aspetto feroce , membruti e dagli occhi cupi e sinistri . Non erano che sei , eppure dal loro aspetto si comprendeva facilmente che non avrebbero dato indietro nemmeno dinanzi ad una compagnia di cipay bengalesi . Giunti dinanzi al palazzo reale , che era guardato da un drappello di guardie , armate di lance che avevano la lama larghissima , l ' inglese arrestò con un gesto i suoi uomini . - Che cosa vuoi sahib ? - chiese il comandante delle guardie , avanzandosi verso l ' inglese , mentre i suoi uomini mettevano le picche in resta , come se si preparassero a respingere un assalto . - Vedere rajah - rispose Yanez . - È impossibile , sahib . - Perché ? - Il rajah sta colle sue donne . - Io essere grande mylord inglese amico della regina ed imperatrice Indie . Tutte porte aprirsi davanti a me mylord John Moreland . - Il rajah non ama ricevere gente dalla pelle bianca sahib . - No , sahib , io essere grande mylord ! - Il rajah non riceverà nemmeno un mylord . Non desidera vedere alla sua corte degli europei . - Tu essere uno stupido , brutto indiano . Andare a dire a principe tuo che io avere trovato la pietra di Salagraman della pagoda di Karia . Mylord avere uccisi tutti i ladri bricconi , perché io mylord non avere mai paura neanche delle vostre bâg admikanevalla5 . Tu intanto mettere saccoccia questa mohr6 . Noi inglesi pagare sempre disturbo . - Udendo quelle parole e vedendo soprattutto quella grossa moneta d ' oro , che Yanez gli porgeva , come se fosse una semplice rupia , gli indiani della guardia si erano rimirati l ' un l ' altro con profondo stupore . - Mylord - disse il capo , confuso - è proprio vero quanto hai affermato ? - Yanez fece segno ad uno dei sei malesi , che reggeva sulle braccia una specie di cassetta avvolta in un pezzo di seta rossa , d ' avanzarsi , poi disse : - Qui dentro essere la pietra di Salagraman che fu rubata da birbanti thugs . Va ' dire questo a Sua Altezza . Ricevere subito me , mylord . - L ' indiano rimase un momento esitante , guardando l ' involto , poi , come se fosse stato preso da una subitanea pazzia si slanciò sotto l ' ampio porticato battendo furiosamente i gongs sospesi al di sopra delle porte . - Finalmente , - mormorò Yanez traendo flemmaticamente una sigaretta dal suo portasigari ed accendendola . - Avremo da aspettare ma ciò non monta . - I suoi uomini , appoggiati alle loro carabine , mantenevano una immobilità assoluta , spiando attentamente la guardia indiana che teneva sempre le lance in resta . Era appena trascorso un minuto quando un vecchio indiano , vestito sfarzosamente , che doveva essere qualche ministro o qualche cortigiano , seguìto da parecchi ufficiali che portavano sul capo degli immensi turbanti , scese l ' immenso scalone di marmo candidissimo precipitandosi verso Yanez . - Mylord ! - esclamò con voce affannata . - È vero che tu hai trovato la pietra di Salagraman ? - Yanez gettò via la sigaretta , lanciò quasi sul naso dell ' indiano l ' ultima boccata di fumo , poi rispose : - Yes . - Vuoi dire ? - Sì : avvertire subito Sua Altezza . - La vera pietra ? - Yes . - E come l ' hai trovata ? - Io parlare solo a rajah : mylord non essere uomo da poco . - Dov ' è la pietra ? - Io averla e bastare : Sua Altezza non ricevere me ed io andare a vendere pietra . - No ! no ! mylord ! - Allora rajah ricevere me e subito . Io soffrire spleen . - Vieni avanti , ti aspetta . - Aho ! Essere io molto contento . - Fece un segno ai malesi e seguì il ministro o favorito che fosse , salendo lo splendido scalone , su cui , ad ogni gradino , trovavasi una guardia armata di carabina e di pistole . - Si capisce che questo sovrano non si ritiene troppo sicuro - mormorò Yanez . - Che abbia fiutato il vento infido ? In guardia , amico e trombona bene . - Sul pianerottolo s ' aprivano quattro grandiose gallerie , tutte di marmo , con colonne contorte e adorne di teste d ' elefanti che intrecciavano artisticamente le loro proboscidi . Ampie tende di seta azzurra e leggerissima , con trama d ' oro , d ' uno splendido effetto , scendevano fra i colonnati onde ripararle dai riflessi del sole e mantenere una certa frescura . Lungo le pareti dei vasi enormi per lo più d ' origine cinese reggevano dei colossali mazzi di fiori e delle foglie di banani . Anche in quelle gallerie v ' erano numerose guardie che passeggiavano , armate di picche e di scimitarre . Il ministro fece attraversare a Yanez ed alla sua scorta una di quelle gallerie , poi aprì una porta tutta di bronzo dorato e sculturata e li introdusse in una immensa sala tappezzata in seta bianca con ricami d ' oro e che aveva all ' intorno parecchie dozzine di divanetti di velluto bianco . All ' estremità , su una piattaforma di marmo , coperta in parte da un ricchissimo tappeto , si ergeva una specie di letto , su cui stava sdraiato , appoggiandosi ad un cuscino di velluto rosso , un uomo che indossava una lunga zimarra bianca . Intorno a quella specie di trono , stavano quattro vecchi indiani che sembravano sacerdoti , e dietro di loro , schierati su quattro linee , quaranta soldati seikki , i guerrieri più valorosi che abbia l ' India e che vengono assoldati in gran numero dai rajah per farsene una guardia fedele e sicura . Il ministro con un gesto imperioso fece fermare i malesi presso la porta , poi prese per una mano Yanez , lo condusse verso il trono gridando ad alta voce : - Salute a S . A . Sindhia , rajah dell ' Assam ! Ecco il mylord inglese . - Il sovrano si era alzato , mentre Yanez si toglieva il cappello . I due uomini si guardarono per qualche minuto senza parlare come se volessero studiarsi a vicenda . Sindhia era un uomo ancora giovane , poiché non pareva che avesse più di trent ' anni , però la vita dissoluta che doveva condurre , aveva già tracciata sulla fronte del tiranno delle rughe precoci . Era nondimeno sempre un bellissimo tipo d ' indiano , dai lineamenti finissimi , con occhi neri che parevano due carboni lucenti . Una rada barbetta nera gli dava un aspetto piuttosto truce . - Sei tu il mylord che mi riporta la pietra di Salagraman ? - chiese finalmente , dopo aver squadrato dall ' alto in basso il portoghese . - Se è vero quanto hai detto al mio ministro , sii il benvenuto , quantunque io non ami gli stranieri . - Sì , io essere mylord John Moreland , Altezza , ed io riportare a te conchiglia con capello di Visnù - rispose Yanez . - Tu avere promesso ricchezze , onori , è vero ? - E manterrò la promessa , mylord - rispose il principe . - Ebbene io a te dare conchiglia . - Si volse facendo cenno al malese che portava il cofano di avvicinarsi . Levò la seta che l ' avvolgeva e andò a deporlo ai piedi del principe . - Tu vedere prima Altezza , se quella essere vera pietra rubata . - Vi è un segno sulla pietra che io ed i gurum della pagoda di Karia conosciamo benissimo - rispose il principe . Aprì il cofano e prese la conchiglia facendola girare e rigirare fra le mani . Una vivissima gioia si era subito diffusa sul suo viso . - È la pietra che fu rubata , - disse finalmente . - Mylord , tu sarai mio amico . - Uno dei suoi cortigiani udendo quelle parole portò subito a Yanez una sedia dorata , facendolo sedere dinanzi alla piattaforma . Quasi subito una diecina di servi , che indossavano dei costumi sfarzosi entrarono reggendo dei vassoi d ' oro sui quali vi erano delle chicchere piene di caffè , bicchieri colmi di liquori , piattelli con gelati e pasticcini dolci . Il principe e Yanez furono i primi serviti , poi i ministri , quindi i malesi della scorta . - Ed ora mylord , - disse Sindhia dopo d ' aver vuotato un paio di bicchieri di cognac , ingollati come se quella vecchia grappa fosse della semplice acqua , - mi dirai come sei riuscito a sorprendere i ladri e perché ti trovi sul mio territorio . - Io essere qui venuto a cacciare le bâg - rispose Yanez - perché io essere molto grande cacciatore e non avere paura di tigri . Io averne uccise molte , tante nelle Sunderbunds del Bengala . - Ed i ladri ? - Io essermi imboscato ieri notte per cacciare una bâg nera e grossa molto e ... - Una tigre nera ! - aveva esclamato il principe sussultando . - Sì . - Quella che ha divorati i miei figli ! - gridò Sindhia passandosi una mano sulla fronte che pareva si fosse coperta d ' un gelido sudore . - Come ? Quella bâg avere mangiato ... - Taci , mylord - disse il principe quasi imperiosamente . - Continua . - Tigre non venire ed io aspettare sempre - proseguì Yanez . - Sole stava per farsi vedere , quando io scorgere cinque indiani scappare attraverso bosco . Dovevano essere thugs , perché io avere veduto ai loro fianchi , lacci e fazzoletti seta nera con palle piombo . Io odiare quei bricconi e quindi sparare subito carabina poi pistole e ucciderli tutti , poi gettare cadaveri nel fiume e coccodrilli tutto mangiare . - Ed il cofano ? - Averlo trovato a terra . - E poi ? - Poi io avere udito tuoi araldi , ed io portare qui conchiglia col capello di Visnù perché non sapere cosa farne io . - E che cosa domandi ora , mylord ? - chiese Sindhia . - Io non volere denaro , io essere molto ricco . - Ma tu hai diritto ad una ricompensa . La pietra di Salagraman è per noi un tesoro impagabile . - Yanez stette un momento silenzioso , fingendo di pensare , poi disse : - Tu nominare me tuo grande cacciatore , ed io uccidere le tigri che mangiano tuoi sudditi . Ecco quello che io volere . - Il rajah aveva fatto un gesto di stupore , tosto imitato dai suoi ministri ed aveva ben ragione di mostrarsi sorpreso . Come ! Quell ' inglese originale invece di chiedere ricompense si offriva invece di rendere dei preziosi servigi , quali la distruzione di tutte le belve che tanti danni e tante angosce recavano ai poveri assamesi delle campagne ? - Mylord , - disse il rajah , dopo un silenzio abbastanza lungo . - Io ho offerto onori e ricchezze a chi avrebbe ricuperata la pietra di Salagraman . - Io saperlo , - rispose Yanez . - E non domandi nulla . - Io essere contento cacciare bâg ed essere tuo grande cacciatore . - Se ciò può farti felice , io ti offro alla mia corte un appartamento , i miei elefanti ed i miei scikari7 . - Grazie , principe : io essere molto soddisfatto . - Il rajah si tolse da un dito un magnifico anello d ' oro che aveva un diamante grosso come una nocciuola d ' una limpidezza meravigliosa e che doveva valere per lo meno diecimila rupie e lo porse a Yanez , dicendogli con un grazioso sorriso : - Tieni almeno questo , mylord , per mio ricordo . Vorrei però chiedere a te , giacché sei un grande cacciatore , un favore . - Io essere sempre pronto a farlo a S . Altezza , - rispose il portoghese . Il rajah fece un gesto imperioso . I ministri e i seikki si ritrassero subito all ' opposta estremità della sala onde non ascoltare ciò che doveva dire il loro principe . - Ascoltami , - disse il rajah . - Io ascoltarti , Altezza , - disse Yanez avvicinandosi . - Tu mi hai detto di esseri recato nella foresta a cacciare la tigre nera . L ' hai veduta ? - No , Altezza , - rispose Yanez , che cominciava a tenersi in guardia , non sapendo dove voleva finire il principe . - Io averne solamente udito parlare . - Quella bâg un giorno ha mangiato i miei figli . - Aho ! Cattiva bestia . - Così cattiva che si calcola abbia divorato più di duecento persone . - Molto appetito quella bestia ! - Tu sei grande cacciatore , mi hai detto . - Moltissimo . - Vuoi provarti a ucciderla ? - Yanez con non poca sorpresa del rajah non aveva risposto . I suoi occhi si erano invece fissati su una doppia cortina di seta che pendeva dietro a quella specie di letto e che di quando in quando oscillava come se dietro si nascondesse qualcuno . - Che cosa può essere ? - si era chiesto il sospettoso portoghese . - Si direbbe che qualcuno suggerisce delle pessime idee al sovrano . - Mi hai capito , mylord ? - chiese il rajah , un po ' sorpreso di non ricevere risposta . - Sì , altezza - rispose Yanez . - Io andare uccidere bâg nera che ha mangiato tuoi figli . - Avresti tanto coraggio ? - Io mai avere paura delle tigri . Pum ! E morte tutte ! - Se tu , mylord riuscirai a vendicare i miei figli , io darò a te tutto quello che vorrai . Pensaci . - Io avere pensato . - Che cosa vorrai ? - Tu avere commedianti a corte , Altezza . - Sì . - Io voler vedere commedie indiane e suggerire io soggetto ad artisti . - Ma tu non domandi nulla ! - esclamò il rajah , che cadeva di sorpresa in sorpresa . Un sorriso diabolico era comparso sulle labbra di Yanez . - Noi inglesi essere tutti eccentrici . Io voler vedere teatro indiano . - Subito ? - No , dopo aver uccisa tigre feroce . Io dare a mangiare a quella brutta bestia molto piombo . Tu Altezza preparare domani elefanti e scikari , prima spuntare sole . Io preparare tutti miei uomini . Lasciami andare ora : curare molto mie armi buone . - Yanez si era alzato facendo al principe un profondo inchino . - Addio , mylord ! - disse il rajah porgendogli la destra . - Non dimenticherò mai quanto ti devo . - Aho ! Io non avere fatto nulla . - I seikki ed i ministri si erano riavvicinati . I primi ad un cenno del rajah aveva presentato le armi al portoghese , il quale aveva risposto con un perfetto saluto militare . Anche i sei malesi , dal canto loro , avevano alzato le carabine salutando il rajah . Yanez attraversò a passi lenti la sala , accompagnato da due ministri ; quando però fu presso la porta si volse bruscamente e vide , con non poca sorpresa , una testa comparire fra le cortine di seta che pendevano dietro il trono del principe . Quella testa era d ' un uomo bianco , barbuto , con due occhi di fuoco . I loro sguardi s ' incontrarono , ma fu un lampo , poiché quell ' europeo era subito scomparso . - Ah ! Birbante ! - mormorò Yanez . - Eri tu che suggerivi al principe ! Deve essere quel greco misterioso di cui mi ha parlato quel povero Kaksa Pharaum . Quello deve essere più pericoloso di quell ' imbecille di Sindhia , però mio caro , hai da fare con delle vecchie Tigri di Mompracem e puoi essere certo che ti mangeranno . - Salutò i ministri che lo avevano accompagnato e uscì dal palazzo , salutato dalle guardie che vegliavano sulle gradinate e dinanzi al portone . A breve distanza stava fermo il suo mail - cart , tirato da due cavalli che Bindar , il sivano , riusciva a mala pena a tenere fermi . - Mio fratellino Sandokan è veramente un grand ' uomo , - mormorò Yanez . - Che tigre prudente . - Si volse verso i malesi che aspettavano i suoi ordini : - Disperdetevi , - disse loro - fate tutto ciò che volete e badate di non farvi seguire da nessuno . Non ritornate alla pagoda sotterranea che a notte tarda e fucilate senza misericordia chi cercherà di spiarvi . Vi sono dei pericoli . - Va bene capitano , - risposero i malesi . Salì a cassetta , sedendosi a fianco di Bindar e lanciò i cavalli a corsa sfrenata onde nessuno potesse seguirlo . Solamente quando fu sulle rive del Brahmaputra lontano dagli ultimi sobborghi , rallentò il galoppo furioso dei focosi destrieri . - Bindar , - disse , - hai udito a parlare tu della tigre nera che ha mangiato i figli del rajah ? - Sì , sahib - rispose l ' indiano . - Anch ' io ho udito vagamente a parlarne due o tre giorni or sono . Che bestia è ? - Una bâg che si dice sia tutta nera e che commette delle stragi terribili . - Quale luogo frequenta ? - Le jungle di Kamarpur . - Sono lontane ? - Una ventina di miglia , non di più . - Al di là del Brahmaputra ? - Non è necessario attraversare il fiume . - È vero che ha mangiati i figli del rajah ? - Sì , sahib . - Quando ? - L ' anno scorso . - E come ? - Il rajah seccato dai continui reclami dei suoi sudditi , s ' era finalmente deciso di porre fine alle stragi che commetteva quella admikanevalla8 ed aveva incaricato i suoi due figli di dirigere la battuta . Erano fanciulli , assolutamente incapaci di condurre a termine una così difficile impresa . Temendo però la collera del padre si erano ben guardati dal rifiutarsi . Non si sa veramente come siano andate le cose ; però ti posso dire che due giorni dopo furono trovati i loro corpi , semi - divorati , pendenti da un ramo d ' un albero . - Si erano imboscati lassù ? - Dove li avevano messi e legati - disse Bindar . - Che cosa vuoi dire ? - Che sotto la pianta furono trovate delle corde strappate , - rispose l ' indiano . - E vuoi concludere ? - Che si sussurra qui , che il rajah avesse approfittato di quella tigre per sbarazzarsi di quei due fanciulli che forse gli davano noia . - Per Giove ! - esclamò Yanez inorridito . - Eh ! Sahib ! Sindhia è fratello di Bitor , il rajah che regnava prima e che tutti detestavano per le sue infamie . - Ah ! Ho capito - rispose il portoghese aggrottando la fronte . Poi mormorò fra sé : - Il greco , la tigre nera che ha mangiato i figli del rajah , l ' invito ad andarla ad ammazzare . Che cosa ci sarà sotto tutto ciò ? Fortunatamente ho la Tigre della Malesia , Tremal - Naik e Kammamuri sotto mano , tre unità formidabili , come direbbe un marinaio moderno . La bâg cadrà , non ne dubito e allora , mio caro Sindhia , non sarà una semplice rappresentazione quella che ne pagherà le spese . Ci vuol ben altro ! Una corona per Surama e per me . - Lanciò nuovamente i cavalli al galoppo allontanandosi dalla città parecchie miglia e volgendosi di quando in quando per vedere se era seguito da qualche altro mail - cart . Quando il sole tramontò fece ritorno , inoltrandosi nei boschi che sorgevano di fronte al tempio sotterraneo . - Occupati dei cavalli , - disse all ' indiano . Sulla soglia della pagoda lo aspettavano , con viva impazienza , Sandokan e Tremal - Naik . - Dunque ? - chiesero ad una voce . - Tutto va bene , - rispose Yanez ridendo . - Il rajah è mio amico . - Poi estraendo una sigaretta proseguì : - Vi spiacerebbe cacciare domani una tigre pericolosissima ? - A me lo domandi ? - rispose Sandokan . - Allora fa ' preparare le tue armi . Prima che il sole spunti ci troveremo al palazzo del rajah . - Che cosa dici , Yanez ? - chiese Tremal - Naik . - Venite , - rispose Yanez . - Vi racconterò tutto . - 8 . La tigre nera Erano appena suonate le tre del mattino quando Yanez , seguìto da Sandokan , da Tremal - Naik e dai sei malesi giungeva dinanzi al palazzo reale , per intraprendere la caccia della terribile kala - bâgh ossia la tigre nera . Fino dal giorno innanzi avevano noleggiati tre grandi tciopaya , ossia carri indiani tirati da una coppia di zebù , non essendo conveniente che un uomo bianco e per di più inglese , si recasse ad un appuntamento a piedi e senza una scorta numerosa . Il maggiordomo della corte aveva preparato ogni cosa per la grande caccia . Tre magnifici elefanti , che reggevano sui poderosi dorsi delle comode casse destinate ai cacciatori , prive di cupolette onde non intralciare il fuoco delle carabine e montati ognuno da un mahut , stavano fermi in mezzo alla piazza , circondati da una dozzina di behras , ossia di valletti che tenevano a guinzaglio una cinquantina di bruttissimi cani , di statura bassa , incapaci di tenere testa ad una belva così pericolosa , ma necessari per scovarla . Dietro agli elefanti stavano due dozzine di scikari , ossia battitori , armati solamente di picche e quasi nudi , onde essere più lesti a fuggire dopo aver stanata la belva . - Siamo pronti , sahib - disse il maggiordomo inchinandosi profondamente dinanzi a Yanez . - Ed io essere contentissimo , - rispose il portoghese degnando lo appena d ' uno sguardo . - Buoni elefanti ? - Provati e abituati alle grosse cacce , sahib . Scegli quello che meglio ti conviene . - Quello , - disse Tremal - Naik , indicando il più piccolo dei tre pachidermi e che aveva delle forme massicce , poderose e due denti superbi . - È un merghee di buona razza . - I mahuts avevano gettate le scale di corda . Yanez , Tremal - Naik e Sandokan presero posto nella cassa del merghee , Kammamuri coi malesi in quelle degli altri , insieme col maggiordomo che doveva dirigere la battuta . - Avanti ! - disse Yanez al mahut . I tre pachidermi si misero subito in marcia mandando tre formidabili barriti , seguiti subito dagli scikari e dai behras che conducevano i cani , i quali latravano a piena gola . In meno di mezz ' ora la truppa fu fuori dalla città , poiché gli elefanti procedevano di buon passo obbligando la scorta a correre per non rimanere indietro e si diresse attraverso le boscaglie che si estendevano , quasi senza interruzione , fino nei dintorni di Kamarpur . Yanez , dopo aver accesa la sua eterna sigaretta e d ' aver bevuto un lungo sorso d ' arak , si era seduto dinanzi a Tremal - Naik dicendogli : - Ora tu , che sei indiano e che hai passati tanti anni nelle Sunderbunds , ci spiegherai che cos ' è questa tigre nera . Noi conosciamo quelle bornesi e là di nere non ne abbiamo mai vedute , è vero Sandokan ? - Il pirata che fumava placidamente il suo cibuc , gettando in aria , con lentezza misurata , delle nuvole di fumo , fece col capo un cenno affermativo . - Quella che noi indiani chiamiamo kala - bâgh non è veramente nera , - rispose Tremal - Naik . - Ha il mantello simile a quello delle altre : siccome però sono le più feroci , i nostri contadini credono che incarni una delle sette anime della dea Kalì che come sai si chiama anche la Nera . - Non si tratterebbe quindi che di uno di quei terribili solitari che gli inglesi chiamano man ' s eater ossia mangiatori d ' uomini . - E che noi chiamiamo admikanevalla o admiwala kanâh . - Una bestia sempre pericolosa . - Terribile , Yanez - disse Tremal - Naik , - perché quelle tigri sono ordinariamente vecchie , per ciò rotte a tutte le astuzie e d ' una voracità spaventosa . Non potendo , in causa dell ' età che le priva dello slancio giovanile , cacciare le antilopi od i buoi selvaggi , s ' imboscano nei dintorni dei villaggi o si nascondono in prossimità delle fontane in attesa che le donne vadano a prendere acqua . Sono d ' una prudenza straordinaria , conoscono luoghi e persone , attaccando di preferenza gli esseri deboli e sfuggendo quelli che potrebbero tenere a loro testa . - Vivono sole ? - chiese Sandokan . - Sempre sole , - rispose il bengalese . - Sono allora difficili a catturarsi . - Certo , perché sono prudentissime e cercano di evitare sempre i cacciatori . - Siccome però quella tigre mi è necessaria , noi la prenderemo , - disse Yanez . - Tu diventi incontentabile , amico - disse Sandokan , ridendo . - Prima era la pietra di Salagraman che ti era necessaria , oggi è una tigre e domani cosa vorrai ? - La testa del rajah , - rispose Yanez celiando . - Oh per quella , ci penso io . Un buon colpo di scimitarra e te la porto ancora quasi viva . - E i seikki che vegliano sul principe , non li conti tu . - Ah sì ! Mi hai parlato di quei guerrieri . Che gente sono , amico Tremal - Naik ? Tu devi conoscerli un po ' . - Guerrieri valorosi . - Incorruttibili ? - Eh ! Secondo , - rispose il bengalese . - Non devi dimenticare , innanzi tutto che sono mercenari . - Ah ! - fece Sandokan . - Ehi fratellino ! - esclamò Yanez . - Che cosa t ' interessano quei seikki ? - Tu hai le tue idee , io ho le mie , - rispose la Tigre della Malesia , continuando a fumare . - Sono anche quelli adoratori di Visnù e delle pietre di Salagraman , amico Tremal - Naik ? - Non adorano né Siva , né Brahma , né Visnù , né Budda , - rispose il bengalese . - Essi non credono che in Nanek , un religioso che sul principio del secolo decimosesto si fece un gran nome e che fondò una nuova religione . - Vorresti diventare anche tu un seikko . - Non glielo consiglierei , - disse Tremal - Naik , scherzando - perché sarebbe costretto , per essere ammesso a quella setta religiosa , a bere dell ' acqua che ha servito a lavare i piedi e le unghie al sacerdote . - Ah ! Porci ! - esclamò Yanez . - Ed a mangiare servendosi di un dente di cinghiale , almeno per le prime volte . - Perché ? - chiese Sandokan . - Per abituarsi a superare la ripugnanza che tutti i mussulmani hanno pei maiali , - rispose Tremal - Naik . - Se lo terranno per loro il dente perché io non ho alcun desiderio di diventare un seikko , - disse la Tigre della Malesia . - Ho semplicemente un ' idea verso quelle guardie . Bah ! Ci penseremo su . Siamo nei boschi bassi . Apriamo gli occhi . È in questi , è vero Tremal - Naik , che preferiscono abitare quei terribili solitari ? - Sì , le macchie dei banani e le terre umide delle grandi erbe , - rispose il bengalese . - Teniamoci in guardia dunque . - I tre elefanti , che procedevano sempre di buon passo , erano giunti in una immensa pianura che era interrotta qua e là da gruppi di mindi , arbusti non più alti di due o tre metri , dalla corteccia bianchissima e lucente ed i rami sottilissimi ; da piccoli banani e da piccole macchie di butee frondose , dal tronco nodoso e robusto , coronato da un folto padiglione di foglie vellutate d ' un verde azzurrognolo e sotto le quali pendevano degli enormi grappoli d ' una splendida tinta cremisina . A grandi distanze , e per lo più in mezzo a piccole piantagioni d ' indaco e ombreggiate da cespugli di mangifere , si scorgeva qualche capanna . Animali invece non se ne vedevano : solamente degli stormi di bulbul , quei piccoli , leggiadri e battaglieri rosignuoli indiani , volavano via all ' avvicinarsi degli elefanti e dei cani , mostrando le loro penne picchiettate e la loro coda rossa . - Che sia questo il regno della tigre nera ? - chiese Yanez . - Lo sospetto , - rispose Tremal - Naik . - Vedo laggiù degli stagni e quelle brutte bestie amano l ' acqua perché sanno che le antilopi vanno a dissetarsi dopo il tramonto . - Che riusciamo a scoprirla prima che la notte scenda ? - Uhm ! Lo dubito . - Le prepareremo un agguato . - Perderesti inutilmente il tuo tempo . Le kala - bâgh non si lasciano sorprendere e potrai mettere capretti finché vorrai e anche dei maiali , senza deciderle ad avvicinarsi . - Aspettiamo - concluse Yanez . - Noi non abbiamo fretta . - Fino al mezzodì gli elefanti continuarono ad avanzare attraverso a quella pianura che pareva che non dovesse finire mai , passando fra i gruppi di banani , di mindi e di mangifere , senza aver mai dato alcun segno di inquietudine ; poi il maggiordomo che montava un magnifico makna , ossia un elefante maschio senza zanne , diede il segnale della fermata per servire la colazione agli ospiti del suo signore . Gli scikari rizzarono in pochi minuti un ' ampia e bellissima tenda di seta rossa in forma di padiglione e copersero il suolo con dei soffici tappeti di Persia , mentre il babourchi , ossia il cuoco della spedizione , aiutato da alcuni sais , cioè palafrenieri , faceva scaricare dal makna del maggiordomo le sue provviste onde servire una colazione fredda . Yanez , Sandokan e Tremal - Naik si erano affrettati a prendere possesso della tenda , essendo il caldo intensissimo . Kammamuri ed i sei malesi della scorta , si erano invece rifugiati sotto un immenso tamarindo che spandeva , sotto i suoi lunghissimi e flessibili rami un ' ombra benefica . L ' aria del mattino aveva aguzzato straordinariamente l ' appetito dei cacciatori , sicché gli ospiti del rajah fecero molto onore alla curree bât che inaffiarono abbondantemente con birra e toddy , la dolce e piccante bevanda indiana che è gradevolissima anche ai palati europei . Il maggiordomo , dopo d ' aver sorvegliato la distribuzione dei viveri , li aveva raggiunti , sedendosi però ad una certa distanza dal mylord inglese . - Ti aspettavamo , - disse Yanez , che si era coricato su un ampio cuscino di seta rossa per fumare con maggior comodità . - E questa tigre dove la scoveremo ? - Il jungaul barsath ( re della jungla ) a quest ' ora si riposerà nella sua tana , - rispose il maggiordomo . - Non sarà che verso sera o di buon mattino che noi la incontreremo . Non ama il sole , mylord . - Sai approssimativamente dove noi la incontreremo ? - Quattro giorni or sono , fu vista nei dintorni dello stagno di Janti ; anzi là divorò una donna che conduceva una mucca onde si abbeverasse . - La mucca scappò in tempo ? - La bâgh non si è occupata dell ' animale . Ora che si è abituata alla carne umana non desidera che quella . - Che abbia il suo covo in quei dintorni ? - chiese Sandokan . - Sì , deve trovarsi fra i bambù della vicina jungla , perché anche alcune settimane or sono , è stata incontrata due volte da uno scikaro . - Questa sera potremo trovarci a quello stagno ? - Prima del tramonto vi giungeremo , - rispose il maggiordomo . - Volete che tendiamo una imboscata colà ? - chiese Sandokan volgendosi verso Yanez e Tremal - Naik . - Se quella bestia è così astuta e diffidente , non si lascerà accostare dagli elefanti . - Era quello che pensavo anch ' io , - disse il portoghese . - A che ora riprenderemo le mosse ? - chiese Tremal - Naik al maggiordomo . - Alle quattro , sahib . - Possiamo approfittare per schiacciare un sonnellino allora . Non siamo sicuri di riposarci questa sera . - Il maggiordomo fece portare altri cuscini , poi abbassare sul dinanzi della tenda un gran drappo pure di seta , onde potessero riposare più tranquilli . Anche gli scikari ed i conduttori dei cani , approfittando della grande calma che regnava sotto le piante , e del nessun pericolo che li minacciava , si erano addormentati . Vegliavano invece gli elefanti , occupati a dar fondo ad un ammasso di foglie e di rami di pipal , di cui sono ghiottissimi , non avendo forse trovata sufficiente la razione fornita loro dai mahuts , quantunque composta di venticinque libbre di farina impastata con acqua , di una libbra di burro chiarificato e di mezza libbra di sale per ciascuno . Alle quattro , con una precisione cronometrica , tutta la carovana era pronta a riprendere le mosse . La tenda in un baleno era stata levata e gli elefanti , che erano appena allora stati spalmati di grasso alla testa , agli orecchi ed ai piedi , si mostravano di buon umore , scherzando coi loro mahuts . - Avanti ! - aveva gridato Yanez che aveva ripreso il suo posto con Sandokan ed il bengalese . La carovana si mosse di buon passo , sempre coll ' ordine primiero . Gli scikari , non essendo ancora giunti sul luogo della caccia , si tenevano ultimi insieme ai conduttori dei cani ed ai servi . Il paese accennava a cambiare . I grandi alberi scomparivano per dar luogo a immense distese di erbe palustri , grosse e diritte come lame di sciabola che i botanici chiamano thypha elephantina , perché assai amate dagli elefanti che ne fanno delle scorpacciate , ed a gruppi di bambù spinosi , alti solo pochi metri , ma invece molto grossi . Era il principio della jungla umida , il regno dell ' acto bâgh beursah ( la tigre signora ) come l ' hanno chiamata i poeti indiani . Della selvaggina piccola e grossa , spaventata dall ' avvicinarsi di quei tre colossi accompagnati da tanta gente armata , balzava di quando in quando fuori da quei bambù , allontanandosi a corsa precipitosa . Ora erano dei samber , specie di cervi , più grossi di quelli europei , dal pelame bruno violetto sul dorso e bianco argenteo sotto il ventre e la testa armata di corna robuste , che spiccavano dei salti meravigliosi , scomparendo in pochi istanti agli occhi dei cacciatori ; ora invece erano dei nilgò , le antilopi indiane , grosse quasi quanto un bue di media statura , di forme però eleganti e fini ed il pelame grigiastro ; ora delle bande di cani selvaggi , grossi quanto gli sciacalli ai quali rassomigliano molto nella forma della testa e che sono famosi cacciatori di daini , dei quali ne distruggono un gran numero . Anche qualche bufalo delle jungle , strappato al suo riposo dal barrire degli elefanti , si scagliava , con impeto furibondo , fuori dalle macchie di bambù , mostrando la sua testaccia corta e quadra , armata di corna ovali e fortemente appiattite , curvantisi all ' indietro . Si arrestava qualche momento , ben piantato sulle poderose zampe , guatando cogli occhi iniettati di sangue la carovana , smanioso forse di lanciarsi ad una carica disperata e di far strage di scikari e di valletti , poi s ' allontanava a piccolo galoppo , volgendosi di quando in quando indietro e anche soffermandosi come per dire : un bhainsa della jungla non ha paura . Il sole era prossimo al tramonto e gli elefanti cominciavano a dar segno di stanchezza in causa della pessima natura del suolo che cedeva facilmente sotto i loro larghi piedi , quando Yanez , dall ' alto della cassa , al di là d ' una piccola jungla formata esclusivamente di piante spinose , vide scintillare una distesa d ' acqua . - Ecco lo stagno della tigre nera , - disse . Quasi nell ' istesso momento una viva agitazione si manifestò fra i cani . Tiravano i guinzagli e latravano furiosamente formando un baccano assordante . - Che cosa c ' è dunque ? - chiese il portoghese al mahut . - I cani hanno fiutata la pista della kala - bâgh , - rispose l ' indiano . - Che sia passata per di qua ? - Certo , sahib . I cani non latrerebbero così . - E quando passata ? Di recente ? - Solo i cani potrebbero saperlo . - Il tuo elefante non dà alcun segno d ' agitazione ? - Nessuno finora . - Avanzati verso lo stagno . Ne faremo il giro per vedere quale contegno terranno i cani . - Sì , sahib , - rispose il mahut alzando la sua corta picca armata lateralmente d ' un uncino molto acuto . L ' elefante che si era arrestato un momento , riprese il cammino scostando colla sua formidabile tromba i bambù . Era ancora tranquillo , tuttavia doveva essersi accorto anche lui che s ' avanzava nel dominio della tigre perché non aveva più il passo lesto come prima . I cani , sotto una tempesta di frustate , non urlavano più , però di quando in quando tentavano di rompere le funicelle per slanciarsi attraverso le typha . - Che l ' abbiano proprio fiutata la belva ? - chiese Yanez , che sembrava inquieto , rivolgendosi verso Tremal - Naik . - Credo che il mahut non si sia ingannato , - rispose il bengalese . - Per precauzione faremo bene a preparare le carabine . Si è dato qualche volta che le tigri solitarie invece di fuggire si siano gettate improvvisamente addosso ai cacciatori . - Approntiamoci , Sandokan . - La Tigre della Malesia vuotò il suo cibuc e presa la sua carabina a due colpi , montò i grilletti mettendosela poi fra le ginocchia . Yanez e Tremal - Naik lo avevano imitato , poi avevano appoggiato contro l ' orlo della cassa tre picche di corta misura che avevano però delle lame piuttosto larghe e coi margini affilatissimi . - Tu Sandokan , veglia sul mahut , io guardo a destra e tu Tremal - Naik a sinistra , - disse Yanez quando quei preparativi furono terminati . - Conto più su di noi tre che su tutta questa gente . - E su Kammamuri e sui nostri malesi , - aggiunse la Tigre della Malesia . - Non sono uomini da volgere le spalle nel momento del pericolo . - Quantunque tutto indicasse che quelle jungle fossero state percorse dalla terribile belva , gli elefanti giunsero senza cattivi incontri sulle rive dello stagno e ne fecero il giro levando solamente alcune coppie di pavoni ed una mezza dozzina di oche selvatiche , grosse quanto quelle europee , col collo invece più lungo , le ali orlate di nero , la testa adorna d ' un ciuffo . Quello stagno non aveva che una circonferenza di cinque o seicento metri e serviva da serbatoio ad alcuni minuscoli torrenti che si perdevano nelle vicine jungle . Le piante acquatiche , le jhil , che somigliano al loto comune e che producono un grosso tubero assai apprezzato dagli indiani , lo avevano invaso per buona parte . - Accampiamoci qui , - disse Yanez al mahut . Gettò la scala e scese coi suoi compagni . Il maggiordomo lo aveva subito raggiunto per attendere i suoi ordini . - Fa ' alzare la tenda e preparare l ' accampamento . - Sì , mylord . - Una domanda prima . - Parla . - Vi sono altri stagni nei dintorni ? - Nessuno . Non vi è che il fiume , ma è molto lontano ancora . - Sicché i nilgò ed i bufali sono costretti a venire qui a dissetarsi . - Ai villaggi non s ' avvicinano mai e poi quelle fontane sono troppo frequentate dagli uomini e dalle donne . - Non mi occorre ora che una buona cena . - Gli scikari , i valletti ed i servi , aiutati anche dal malesi che erano sotto la direzione di Kammamuri , in meno d ' un quarto d ' ora prepararono l ' accampamento intorno ad un magnifico pipal nim , dal tronco enorme e dal fogliame cupo e fitto , che coi suoi immensi rami lo copriva quasi tutto . Trattandosi di fermarsi in quel luogo forse parecchi giorni , gli scikari per premunirsi dalle sorprese della terribile kala - bâgh , con dei bambù incrociati avevano formata come una barriera tutta all ' intorno , legandoli strettamente . La tenda , quantunque non fosse proprio necessaria , era stata rizzata contro un albero , ossia quasi nel centro del campo . Il pranzo , molto abbondante , poiché il babourchi aveva caricato alla lettera di provviste il terzo elefante destinato più al servigi della carovana che ad affrontare la pericolosa bestia , fu subito preparato e anche lestamente divorato dai cacciatori . - Mylord , - disse il maggiordomo entrando sotto la tenda , dopo che Yanez ed i suoi compagni ebbero finito di mangiare . - Devo far accendere dei fuochi intorno all ' accampamento ? - Guardati bene dal farlo , - rispose il portoghese . - Spaventeresti la tigre e allora dove andremo a cercarla ? Noi siamo venuti qui per cacciarla e non già per tenerla lontana . - Può piombare sul campo , mylord . - E noi saremo pronti a riceverla . Fa ' collocare delle sentinelle dietro la cinta e non preoccuparti d ' altro . Hai del grasso tu ? - Del ghi ( burro chiarificato ) che potrà servire ugualmente . - E delle scatole di latta ? - Sì , quelle della carne conservata per te e pei tuoi compagni . - Riempiene tre o quattro di burro , mettici dentro un pezzo di tela od una funicella , falle accendere e collocale intorno all ' accampamento , alla distanza di tre o quattrocento passi . - Io farò quello che vorrai . - Che cosa vuoi fare con quelle scatole Yanez ? - chiese la Tigre della Malesia quando il maggiordomo si fu allontanato . - Attiriamo la bâgh , - dissero Tremal - Naik ed il portoghese . - Ah i furbi ! - L ' odore del grasso o del burro si espande a grandi distanze e giungerà alle nari della tigre , - continuò Tremal - Naik . - Facevo così quand ' ero il cacciatore della jungla nera e le belve giungevano sempre ed anche in buon numero . - Amici , prendiamo le nostre armi ed andiamo a imboscarci fuori del campo , - disse Yanez . - Io sono certo che quella bestiaccia cadrà questa notte sotto i nostri colpi . - Sono pronto , - disse la Tigre della Malesia . Presero le loro carabine e le munizioni , si passarono nella cintura i kriss che sapevano , i due pirati specialmente , maneggiare meglio di qualunque altro e lasciarono la tenda . - Tu occupati dell ' accampamento e fidati più dei miei uomini che dei tuoi scikari , - disse Yanez al maggiordomo che era ritornato . - E tu , mylord , dove vai ? - chiese l ' indiano con stupore . - Noi andiamo a scovare la kala - bâgh . - Di notte ! - Non abbiamo paura , noi . Addio : presto udrai le nostre carabine . - Avvertirono anche Kammamuri di vegliare attentamente , poi i tre valorosi uscirono dal campo , tranquilli come se andassero a cacciare dei beccaccini . Era una di quelle splendide notti delle quali se ne vedono solamente nell ' India . Le stelle fiorivano nel cielo purissimo , sgombro di qualsiasi nube e la luna s ' alzava al di sopra delle cupe foreste che s ' estendevano al di là del Brahmaputra , proiettando i suoi raggi azzurrini sulla jungla che circondava lo stagno . Yanez ed i suoi due compagni , oltrepassate le scatole piene di burro chiarificato che bruciavano crepitando e lanciando di quando in quando sprazzi di luce vivissima , s ' addentrarono fra i canneti ed i cespugli della jungla finché ebbero trovato un piccolo spazio scoperto , una minuscola radura dove non crescevano che pochi mindi . - Ecco un magnifico posto , - disse il portoghese , deponendo la carabina . - Di qui possiamo sorvegliare l ' accampamento e anche la jungla . Si direbbe che le piante non lo hanno invaso per far piacere a noi . - È vero , - rispose Sandokan . - Taci ! - disse in quell ' istante Tremal - Naik . - Che cosa hai udito ? - La risposta non la diede il bengalese . Fu un hu - ab terribile , formidabile , che rintronò nella notte tranquilla come un colpo di tuono e che scosse perfino le salde fibre della Tigre della Malesia . La risposta l ' aveva data la kala - bâgh ! 9 . Il colpo di grazia di Yanez Le tre più formidabili potenze carnivore , si sono divise il mondo in modo da non incontrarsi quasi mai sui loro passi : il leone si è riservata l ' Africa ; l ' orso , che diventa molto sovente un carnivoro terribile , l ' Europa e l ' America settentrionale dove impera fra le alte montagne rocciose sotto il nome di grizly ; la tigre l ' Asia e anche buona parte delle grandi isole che appartengono all ' Oceania . Sono circa seicento milioni di abitanti che si è riservata la acto bâgh - beursah , ossia la tigre signora , come la chiamano i poeti indiani ; e quali tributi preleva ogni anno su quei disgraziati ! Nella sola India non meno di diecimila persone trovano la loro tomba negli intestini del feroce carnivoro . I rettili , che sono molto più numerosi in quella vasta penisola , non ne prelevano che la metà . Vi sono tigri in Persia , nell ' Indo - Cina , a Sumatra , a Giava , a Borneo , nella penisola Malese , anche nella Nuova Guinea , persino nella Mongolia e nella Manciuria ; ma nessuna eguaglia per bellezza , per astuzia , per ferocia , le tigri dell ' India , e perciò forse sono state chiamate tigri reali . Tutte le altre tigri sono infatti inferiori a quelle che abitano le jungle indostane . Quelle delle isole malesi sono meno belle , più basse di zampe , più tozze e quindi molto meno eleganti . Anche il loro pelame , quantunque più spesso e più lungo ed egualmente rigato , non soddisfa . Hanno delle basette meno sviluppate , i ciuffi del pelo del ventre e delle cosce meno abbondanti , gli occhi più falsi , più maligni , la lingua sempre pendente come fosse perennemente assetata di sangue , la coda bassa , l ' incedere ruvido . Sono i contadini della foresta . La tigre indiana invece ha uno sviluppo maggiore , più grazia , più eleganza pur essendo egualmente feroce , anzi forse più carnivora delle altre . Come statura supera tutte le altre , anche quelle della Cina che assaltano , con coraggio straordinario , i campagnuoli delle immense pianure della Manciuria . Una bella tigre indiana non misura mai , dalla punta del naso alla estremità della coda , meno di due metri e cinquanta centimetri , però ve ne sono di quelle che raggiungono perfino i tre metri . Dalla base delle loro zampe anteriori , posate a piatto , fino all ' orecchio , corre un metro , e colla loro impronta sul suolo coprono un circolo di venti centimetri di diametro . La loro testa non è molto sviluppata in confronto a quella del leone e delle pantere , nondimeno le loro mascelle sono più larghe , i denti più lunghi e più formidabili , gli artigli più duri e più tremendi . Il petto invece è più ristretto , e come incollatura lo ha maggiore il giaguaro americano , ciò che gli permette di trascinare , senza soverchia fatica , perfino una mucca . Una tigre però , nel suo pieno sviluppo , può saltare una cinta di tre e anche di quattro metri , portandosi in bocca un vitello ben grosso . La sua astuzia è estrema . Il leone , conscio delle proprie forze , quando caccia o si prepara ad assalire , annuncia la sua presenza con un ruggito formidabile , che assomiglia ad un colpo di tuono . La tigre invece di rado fa udire la sua voce prima dell ' assalto . Al pari della pantera si tiene imboscata , per ore ed ore , aspettando pazientemente la preda e non lancia il suo urrah , se non quando tuffa il suo muso fra gl ' intestini della sua vittima , e anche non sempre . L ' urlo rauco udito da Yanez e dai suoi compagni annunciava che la kala - bâgh si era già guadagnata la cena o che aveva fiutati i cacciatori ? - Che cosa ne dici tu , Tremal - Naik ? - aveva chiesto il portoghese al suo amico indiano , che stava ascoltando . - Tu le conosci meglio di noi queste bestie pericolose . - Potrò ingannarmi - aveva risposto il bengalese - ma questo deve essere un urlo di delusione . Quando una tigre atterra la preda , lancia un formidabile a - o - ung e non già un hu - ab . Le è andato male il colpo su qualche nilgò o su qualche bufalo , ne sono sicuro . - Allora verrà a cercarci , - disse Sandokan . - Sì , se vorrà guadagnarsi la cena , - rispose Tremal - Naik . - Con un piatto forte a base di piombo , - disse Yanez . - Se saremo capaci di offrirglielo . - Lo dubiti , tu ? - Oh no ! - I miei nervi sono tranquillissimi . - Ed anche i miei - aggiunse la Tigre della Malesia . - State zitti . - S ' avvicina ? - chiesero ad una voce Sandokan e Yanez prendendo le carabine e sdraiandosi al suolo . - Non so , ho udito tuttavia un lieve rumore fra quella macchia di bambù che si alza dinanzi a noi . - Che cerchi sorprenderci ? - chiese Sandokan . - È probabile , - rispose Tremal - Naik . - La faccenda diventa seria . Prepariamoci a ricevere degnamente la signora tigre , - disse Sandokan . Un altro hu - ab rintronò in quel momento e molto più sonoro e più vicino del primo , seguìto subito da un cupo a - o - ung prolungato , d ' un effetto sinistro . - Quella tigre deve avere veramente nel suo corpo una delle sette anime di Kalì - disse Yanez sforzandosi di sorridere . - Non ho mai veduto una tigre così audace da lanciare , in piena notte , quasi sul viso dei cacciatori , il suo grido di guerra . - È una solitaria - rispose Tremal - Naik - ed ha ormai fiutato l ' odore della carne fresca e soprattutto umana . - Per Giove ! Non saranno i miei polpacci che mangerà questa sera . - Prendiamo posizione , - disse Sandokan . - Tu Yanez collocati alla mia destra a quindici o venti passi di distanza e tu Tremal - Naik alla mia sinistra , un po ' più innanzi . Cerchiamo di attirarla e di avvolgerla . Attenti a non farvi sorprendere . - Non temere Sandokan , - disse il bengalese . - Io sono perfettamente tranquillo . - Ed io sono dispiacentissimo di non poter finire la mia sigaretta , - rispose Yanez . - Mi rifarò più tardi . - Mentre Sandokan indietreggiava di alcuni passi , il portoghese e Tremal - Naik si scostarono , uno a destra e l ' altro a sinistra , raggiungendo i margini della piccola radura e coricandosi dietro i bambù spinosi . Dopo il secondo urlo , la tigre non si era fatta più udire , però i tre cacciatori erano più che certi che si avanzava silenziosamente attraverso alla jungla , sperando di sorprenderli . Mentre Yanez e Tremal - Naik stavano stesi bocconi , Sandokan si era messo in ginocchio , tenendo la carabina bassa onde la belva non potesse subito scorgerla . Gli occhi del terribile uomo scrutavano minuziosamente le alte canne della jungla per cercar di scoprire da quale parte poteva mostrarsi la ferocissima belva . Un gran silenzio regnava . Non si udivano né urla di sciacalli , né ululati di cani selvaggi . Il grido di guerra della kala - bâgh doveva aver fatto fuggire tutti gli animali notturni . Solo di quando in quando passava sulla jungla come un fremito leggero , dovuto a qualche soffio d ' aria , poi la calma ritornava . Passarono alcuni minuti d ' angosciosa aspettativa pei tre cacciatori . Quantunque fossero coraggiosi fino alla temerità e già abituati a misurarsi con quei formidabili predatori , non potevano sottrarsi completamente ad un certo senso d ' irrequietezza . Yanez masticava nervosamente la sua sigaretta che aveva lasciata spegnere , Sandokan tormentava i grilletti della carabina e Tremal - Naik non riusciva a rimanere immobile . Ad un tratto gli orecchi acutissimi della Tigre della Malesia percepirono un leggerissimo rumore , come un fruscio . Pareva che qualche animale scivolasse cautamente fra i bambù . - L ' ho dinanzi , - mormorò Sandokan . In quell ' istante un soffio d ' aria passò sulla jungla e gli portò al naso quell ' odore particolare e sgradevole che emanano tutte le belve feroci . - Mi spia , - sussurrò il pirata . - Purché non piombi invece su Yanez e su Tremal - Naik , che mi pare non si siano ancora accorti della sua presenza . - Gettò sui due compagni un rapido sguardo e li vide immobili sempre coricati . D ' improvviso i bambù che gli stavano dinanzi s ' aprirono bruscamente ed egli scorse la tigre ritta sulle zampe posteriori , che lo saettava coi suoi occhi fosforescenti . Sandokan alzò rapidamente la carabina , mirò un istante e lasciò partire , uno dietro l ' altro , i due colpi che rintronarono formidabilmente nel silenzio della notte . La kala - bâgh mandò un ululato spaventevole , che fu seguito da altri quattro spari , fece due salti in aria , poi scomparve in mezzo alla jungla con un terzo salto . - Colpita ! - aveva gridato Yanez , correndo verso Sandokan , che ricaricava precipitosamente la carabina . - Sì ! Sì , toccata ! - aveva risposto Tremal - Naik , balzando in piedi . - Vorrei però averla veduta a cadere e non rialzarsi più , - disse Sandokan . - Che abbia delle palle in corpo ne sono certo , tuttavia non possiamo dire di avere la sua pelle . - La troveremo morta nel suo covo , - disse Tremal - Naik . - Se le ferite non fossero gravissime si sarebbe gettata contro di noi . Se è fuggita è segno che non si sentiva più in grado di affrontarci . - Che le abbiamo fracassate le zampe anteriori ? - chiese Yanez . - Io ho mirato all ' altezza del collo . - È probabile , - rispose Tremal - Naik . - Non credi che ritorni ? - L ' aspetteresti inutilmente . - Andremo a cercarla domani . - E le daremo il colpo di grazia , se sarà ancora viva , - aggiunse Sandokan . - Orsù torniamo al campo . Alcune ore di sonno non guasteranno . - Stettero qualche minuto in ascolto , poi non udendo alcun rumore lasciarono la radura riattraversando l ' ultimo tratto di jungla che li separava dall ' accampamento . Fuori della cinta incontrarono Kammamuri coi sei malesi . - Andate a dormire , - disse loro Sandokan . - L ' abbiamo ferita e all ' alba andremo a scovarla . Avvertite il chitmudgar ( maggiordomo ) che faccia preparare per tempo gli elefanti . - Tutti gli indiani erano in piedi , colle armi in mano , temendo che i cacciatori avessero mancata la tigre e che questa assalisse l ' accampamento . Quando però udirono che era stata gravemente ferita , tornarono a coricarsi . I tre amici si cacciarono sotto la tenda , accettarono un bicchiere di birra , che il maggiordomo aveva premurosamente offerto e si gettarono senza spogliarsi sui materassini , mettendosi a fianco le carabine . Il loro sonno non durò che poche ore . I barriti degli elefanti e le urla dei cani li avvertirono che tutto era pronto per cominciare la battuta . - Eccoli ridiventati coraggiosi , - disse Yanez , vedendo gli scikari schierati dinanzi ai colossali animali e pieni di ardore . Vuotarono una tazza di tè caldissimo e presero posto sui loro elefanti . - All right ! - comandò Yanez quando vide che tutti erano pronti . I tre pachidermi si misero subito in movimento , preceduti dagli scikari e fiancheggiati dai behras . Appena fuori dalla cinta i cani furono liberati e si slanciarono in tutte le direzioni abbaiando con furore . Cominciava appena allora a rischiararsi il cielo . Gli astri si smorzavano a poco a poco ed una luce rossastra , che diventava rapidamente più intensa , saliva dalla parte d ' oriente . Una fresca brezza spirava dal non lontano Brahmaputra , piegando ad intervalli i bambù , che formavano la jungla . Dinanzi ai cani che si gettavano furiosamente attraverso le piante con grande coraggio , animali e volatili fuggivano precipitosamente , indizio sicuro che la terribile kala - bâgh non imperava più su quei dintorni . Degli axis , che durante la notte si erano forse abbeverati allo stagno , scappavano a tutte gambe . Erano gli eleganti cervi indiani , somiglianti ai daini , dal pelame fulvo , macchiato di bianco con una certa regolarità . Talvolta invece erano stormi di kirrik , bellissimi uccelli dalle penne nere e lucentissime , bianche solamente sul collo e sul petto , con un piccolo ciuffo di penne sulla testa e la coda molto folta ed allungata . - O la tigre è morta o sta agonizzando nella sua tana , - disse Tremal - Naik , a cui nulla sfuggiva . - Quegli axis e questi uccelli non si troverebbero qui , se quella brutta bestia battesse ancora la jungla . Questo è un buon segno . - Tu che hai soggiornato molti anni nelle Sunderbunds ne devi sapere più di noi , - disse Yanez . - Io comincio a sperare d ' offrire a quel briccone di rajah la pelle della kala - bâgh . - Ed io ne sono sicuro , - aggiunse Sandokan . - Il tuo principe sarà così pienamente soddisfatto , - disse Tremal - Naik . - La pietra di Salagraman prima , poi la pelle della tigre che gli ha divorato i figli . Che cosa potrebbe desiderare di più ? Tu , Yanez , sei un uomo veramente fortunato . - L ' impresa non è ancora finita , amico . Anzi è ancora da cominciare . - Che cosa vorrai offrirgli ancora ? - Non lo so nemmeno io per ora . - Il ministro ? - Oh ! Quello rimarrà prigionero finché Surama sarà proclamata principessa dell ' Assam . Quello guasterebbe troppo le mie faccende . - E sono così numerose , è vero , Yanez ? - disse Sandokan . - Non poche di certo ... Aho ! Che cos ' hanno i cani ? - Dei latrati furiosi s ' alzavano fra i bambù ed i cespugli spinosi . Si vedevano i botoli a slanciarsi animosamente innanzi e poi ritornare precipitosamente verso gli elefanti , i quali mostravano una certa irrequietezza alzando ed abbassando alternamente le trombe e soffiando vigorosamente . Anche gli scikari si erano fermati , dubbiosi fra l ' andare innanzi o mettersi sotto la protezione dei pachidermi . - Ehi , mahut , che cosa c ' è dunque ? - chiese Yanez , afferrando la carabina . - I cani hanno fiutata la kala - bâgh , - rispose il conduttore . - Anche il tuo elefante ? - Sì perché non osa più andare innanzi . - Allora la tigre è vicina . - Sì , sahib . - Fermati qui e noi scendiamo . - Gettarono la scala di corda , presero le loro armi e scesero . - Mylord ! - gridò il maggiordomo . - Dove vai ? - A finire la kala - bâgh , - rispose tranquillamente il portoghese . - Fa ' ritirare i tuoi scikari . Non mi sono necessari . - Quell ' ordine non era necessario , poiché i battitori , spaventati dai latrati acuti dei cani , che annunciavano la presenza della fiera , si ripiegavano già precipitosamente , onde non provare la potenza di quelle unghie . - Questi indiani valgono ben poco , - disse Sandokan . - Potevano rimanersene nel palazzo del principe . Se non vi fossero gli ufficiali inglesi , l ' India sarebbe a quest ' ora quasi inabitabile . - Badate alle spine , - disse in quel momento Yanez . - Lasceremo qui mezzi dei nostri abiti . - La jungla in quel luogo era foltissima e non facile a superarsi . Macchioni di bambù spinosi si stringevano gli uni addosso agli altri . La kala - bâgh si era scelta un buon rifugio , se si trovava veramente colà . - Lascia a me il primo posto , - disse Sandokan a Yanez . - No , amico - rispose il portoghese . - Vi sono troppi occhi fissi su di me ed il colpo di grazia deve darlo mylord , se vuol diventare celebre . - Hai ragione , - disse Sandokan , ridendo . - Noi non dobbiamo figurare che in seconda linea . - Dei guaiti lamentevoli si erano alzati fra una macchia che cresceva venti passi più innanzi , ed i cani davano indietro . La tigre doveva averne sventrati alcuni . - È nascosta là , - disse Yanez , armando la carabina . - Potremo passare ? - chiese Sandokan . - Mi pare che vi sia un ' apertura sulla nostra destra , - disse Tremal - Naik . - Deve averla fatta la tigre . - Sotto , Yanez . Con sei colpi possiamo affrontare anche quattro belve , - disse Sandokan . Il portoghese girò intorno alla macchia e trovata un ' apertura vi si cacciò dentro , mentre i cani per la seconda volta tornavano ad indietreggiare , latrando a piena gola . Percorsi quindici passi , Yanez si fermò e togliendosi colla sinistra il cappello , disse con voce ironica : - Vi saluto , acto bâgh beursah ! - Un sordo mugolìo fu la risposta . La tigre era dinanzi al portoghese , sdraiata su un ammasso di foglie secche , ormai impotente di nuocere . Aveva tutto il pelame del petto coperto di sangue e le due zampe anteriori fracassate . Vedendo comparire quei tre uomini , fece un supremo sforzo per rimettersi in piedi , ma cadde subito lasciandosi sfuggire dalle fauci spalancate un urlo di furore . - Abbiamo pronunciata la tua sentenza - disse Yanez , che si teneva a soli dieci passi dalla belva . - Tu sei stata accusata di assassinio e d ' antropofagia , perciò i signori giurati sono stati inflessibili e tu devi ora pagare il fio dei tuoi delitti e regalare la tua pelle a S . A . il rajah dell ' Assam , per compensarlo dei sudditi che tu gli hai divorati . Chiudi gli occhi . - La tigre invece di obbedire fece un nuovo tentativo per alzarsi ed infatti vi riuscì . Yanez però l ' aveva ormai presa di mira . Due colpi di carabina rimbombarono formando quasi una sola detonazione , e la kala - bâgh ricadde fulminata con due palle nel cervello . - Giustizia è fatta , - disse Sandokan . - Avanti gli scikari ! - gridò Yanez . - La tigre è morta . - I battitori costruirono rapidamente una specie di barella , incrociando e legando dei solidi bambù e caricarono la belva , non senza però una certa apprensione . - Per Giove ! - esclamò Yanez , che si era avvicinato per poterla meglio esaminare . - Non ho mai veduto una tigre così grossa . - Si è ben nutrita di carne umana , - disse Tremal - Naik . - Il pelame tuttavia non è veramente splendido . Si direbbe che questa bestia soffriva la rogna . - Tutte le tigri che si nutrono esclusivamente di carne umana , perdono la loro bellezza primiera ed il loro pelame a poco a poco si guasta . - Che sia una specie di lebbra ? - chiese Sandokan . - Può darsi , - disse Yanez . - Tu sai che anche i dayachi dell ' interno del Borneo , che sono pure antropofagi , vanno soggetti a quella malattia quando abusano troppo di carne umana . - L ' ho notato anch ' io , Yanez . Comunque sia è sempre una bella bestiaccia . Giacché la nostra missione è finita , affrettiamoci a ritornare a Gauhati . Abbiamo più da fare laggiù che qui . - Ritornarono al loro elefante , fra le acclamazioni entusiastiche del maggiordomo , degli scikari e dei conduttori di cani e fecero ritorno all ' accampamento . Divorata la colazione che i servi avevano già allestita e fatta una fumata , la carovana levò il campo facendo ritorno alla capitale dell ' Assam . 10 . Alla corte del rajah Sei ore dopo la carovana , che era accompagnata da un gran numero di curiosi accorsi da tutti i quartieri della città , per vedere la terribile belva e per lanciare contro il cadavere insulti sanguinosi , si arrestava dinanzi al grandioso palazzo del rajah . I ministri , già avvertiti da due scikari che avevano preceduti gli elefanti , aspettavano il famoso cacciatore inglese alla base della gradinata marmorea , con una grossa scorta di seikki in alta tenuta e di eunuchi che indossavano dei costumi sfarzosi e molto appariscenti . - Yanez , - disse Sandokan , fermandolo nel momento in cui stava per scendere dall ' elefante . - Non occuparti di me , né di Tremal - Naik . Il palazzo reale non è fatto per noi . Sai dove trovarci . - Tengo con me i malesi . - Formano la tua guardia e quale guardia ! Con loro non avrai nulla da temere . Noi approfittiamo di questa confusione per eclissarci . - Riceverete presto mie nuove . - Scese a terra e mosse incontro ai ministri seguìto da otto scikari che portavano la mostruosa belva . - Dire a S . A . che io avere mantenuta mia promessa , - disse loro . - S . A . ti aspetta , mylord - risposero ad una voce i ministri , curvandosi fino quasi al suolo . Yanez , ridiventato l ' eccentrico inglese , salì lo scalone fiancheggiato da due file di seikki che lo guardavano con profonda ammirazione e preceduto da quattro eunuchi , fece la sua solenne entrata nell ' immensa sala del trono , la quale rigurgitava di alti dignitari , di capi d ' esercito , di suonatori , e di can - ceni , ossia di danzatrici che indossavano dei bellissimi costumi poco dissimili da quelli che portano le bajadere bengalesi e dell ' India centrale . S . A . stava sdraiato sul suo trono - letto chiacchierando con alcuni favoriti . Quando però vide entrare il portoghese , seguìto dagli scikari che portavano la kala - bâgh , si alzò prontamente e , favore insigne , scese i tre gradini della piattaforma , stendendo la destra . - Tu , mylord , sei un valoroso , - gli disse . - Io non avere fatto altro che sparare mia carabina - rispose Yanez . - Nessuno dei miei sudditi , per quanto coraggiosi , sarebbe stato capace di affrontare e di uccidere una simile belva . Ora puoi domandare quello che vuoi . - A me bastare essere tuo grande cacciatore ed essere ospite tuo . - Darò delle grandi feste in tuo onore . - No , baccano , farmi troppo male testa . Io non voler vedere che teatro indiano . - Ho una compagnia stabile qui ed è la più rinomata di quante se ne trovano nel mio regno . - Aho ! Io essere soddisfatto vedere tuoi commedianti . - Sarai stanco . - Pochino . - Il tuo appartamento è pronto e metto a tua disposizione quanti servi vorrai . - Bastare a me , Altezza , mia scorta e un tuo chitmudgar . - Lo troverai dinanzi alla tua porta , mylord . Quando vorrai assistere alla rappresentazione ? - Questa sera se non dispiacere a te . - Ogni tuo desiderio è per me un comando , mylord - rispose cortesemente il rajah . S ' accostò alla tigre e la guardò a lungo . - Questa pelle farà una bella figura nella tua stanza , - disse poi . - Essa ti ricorderà sempre la grande impresa che tu hai compiuta . Va ' a riposarti , mylord e questa sera pranzeremo insieme e ti presenterò un altro uomo bianco , che spero diverrà tuo amico . - Io vederlo con piacere , - rispose Yanez . Il ricevimento era finito . Il portoghese chiamò i suoi malesi e lasciò la sala che lentamente si sfollava , preceduto da due eunuchi . Il rajah era tornato a sedersi o meglio a sdraiarsi sul suo trono , dopo d ' aver fatto colla mano un gesto imperioso che voleva significare : - Lasciatemi solo . - L ' ultimo ministro e l ' ultima guardia erano appena usciti , quando la doppia cortina di seta che pendeva dietro al trono si aprì ed un uomo comparve . Non era un indiano , bensì un europeo di alta statura , dalla pelle bianchissima , che risaltava doppiamente in causa d ' una lunga barba nerissima che gli incorniciava il volto . Aveva i lineamenti regolarissimi , il naso aquilino , gli occhi neri e ardenti , ma che avevano tuttavia un non so che di falso che produceva una cattiva impressione , almeno di primo acchito . Come tutti gli europei che soggiornano nell ' India , era vestito di leggerissima flanella bianca . Solo in testa portava una calotta rossa con grosso fiocco , simile a quelle che usano portare i greci ed i levantini . - Che cosa ne dici Teotokris ? - gli chiese il rajah . - Dall ' espressione del tuo viso si direbbe che tu non sia soddisfatto del felice esito dell ' impresa compiuta da quell ' inglese . - T ' inganni , Altezza : i greci ammirano le prove di coraggio . - Eppure io scorgo una profonda ruga sulla tua fronte e sembri preoccupato . - Lo sono infatti , Altezza - rispose il greco . - Per quale motivo ? - Sei tu proprio certo che egli sia veramente un mylord ? - E perché dovrei dubitarne ? - Sai da dove venga ? - Dal Bengala , mi ha detto . - E che cosa sia venuto a fare qui ? - A cacciare . - Il greco fece una smorfia . - Uhm ! - fece poi . - Sai tu qualche cosa sul suo conto ? - So solo che egli di quando in quando va a trovare una bellissima fanciulla indiana che deve appartenere alle alte caste e che sembra sia ricchissima , abitando in un bellissimo palazzo ed avendo molti servi e molte donne . - Fin qui non ci trovo nulla di straordinario , - disse il rajah . - Molte delle nostre donne hanno sposato degli inglesi . - E se quel signore fosse una spia mandata qui dal governatore del Bengala per sorvegliare i tuoi atti ? - Udendo quelle parole la faccia del principe aveva assunto un aspetto quasi feroce . - Hai qualche prova tu , Teotokris ? - chiese coi denti stretti . - Finora no . - È una tua supposizione , dunque . - Per ora sì . - Si vede però che hai qualche sospetto . - Il greco fece un gesto vago , poi aggiunse con una certa malignità . - Vorrei vedere i titoli di nobiltà di quel mylord . - Tu hai una polizia a tua disposizione : adoperala dunque . Finché non avrai però una prova in contrario quell ' inglese sarà mio ospite . Egli ha ricuperata la pietra di Salagraman e non ha voluto nulla , anzi mi ha reso un altro importante servigio , liberando i miei buoni sudditi di Kamarpur dalla kala - bâgh . Tu non sei mai stato capace di fare tanto in sole quarant ' otto ore . - Il greco si morse le labbra . - Io non contesto che egli sia un coraggioso e che la fortuna lo abbia favorito - disse poi . - Ma appunto perché è un coraggioso può essere anche pericoloso . - Il rajah fece un gesto di noia e s ' alzò dicendo : - Lasciami in pace quell ' inglese , Teotokris . Fa ' invece avvertire i miei attori di preparare questa sera , nel grande cortile , uno spettacolo emozionante . - Farò come tu vuoi , Altezza , - rispose il greco . Yanez , soddisfattissimo della buona piega che prendevano i suoi affari , aveva preso possesso dell ' appartamento destinatogli dal munifico rajah . Si componeva di quattro bellissime stanze , d ' un salotto elegantissimo e d ' un gabinetto pel bagno , tutte ammobigliate con molto sfarzo e fornite di punka , che sono grandi tavole coperte di stoffa , attaccate al soffitto e che un servo fa girare continuamente , mediante un giuoco di corde , onde mantenere nell ' interno una deliziosa frescura . Il chitmudgar , che il principe aveva destinato al famoso cacciatore , aveva subito fatto portare un lauto pranzo con molte bottiglie di birra e di liquori , destinato parte al primo e parte ai sei malesi che avevano preso posto in una delle quattro stanze tramutandola in una specie di caserma . - Fammi compagnia , - aveva detto Yanez al maggiordomo , sedendosi . - Io ! ... Con voi , mylord ! - aveva esclamato l ' indiano , facendo un gesto di stupore . - Taci e dividi con me . Ho molte cose da chiederti e anche delle rupie da regalarti se mi sarai fedele . - Le rupie fecero maggior effetto dell ' invito , poiché il chitmudgar , venale come la maggior parte dei suoi compatriotti , obbedì prontamente senza più protestare contro un così grande onore . - È vero che i commedianti sono qui , nel palazzo ? - chiese Yanez assaggiando le vivande . - Sì , mylord . - Conosci il capo della compagnia ? - È mio amico anzi , mylord . - Benissimo , - disse Yanez versandosi un bicchiere di birra e tracannandola d ' un colpo solo . - Desidero vederlo . - Io ho avuto l ' ordine di soddisfare qualunque tuo desiderio . Il rajah così vuole . - Ed io invece desidero che il principe non sappia affatto che io voglio vedere il capo della compagnia . Compero il tuo silenzio per cinquanta rupie . - Il chitmudgar fece un soprassalto e sgranò gli occhi . In un anno di servizio forse non aveva guadagnato la metà di quella somma , che rappresentava per lui una piccola fortuna . - Che cosa devo fare ? - Te l ' ho detto : desidero che venga qui il capo dei commedianti e possibilmente senza che sia veduto . Dove si terrà lo spettacolo ? - Nel cortile interno . - Yanez si rovesciò nella poltroncina di bambù e guardò per qualche po ' il chitmudgar . - È quello stesso dove il rajah uccise suo fratello ? - Sì , mylord . - Me l ' ero immaginato . Vi è ancora quella famosa balconata da dove il fratello di Sindhia sparò sui suoi parenti ? - Si trova anzi precisamente sopra il palcoscenico . - Per Giove ! - esclamò Yanez . - Ciò si chiama avere una prodigiosa fortuna . Va ' a chiamarmi quell ' uomo . - Il chitmudgar non si fece ripetere l ' ordine due volte , quantunque il pranzo non fosse stato ancora terminato . Si alzò precipitosamente e scomparve . - Ah ! Ah ! - fece Yanez ridendo . - Mio caro rajah voglio prepararti un tiro birbone e metterti nel cuore un sospetto che non ti lascerà più dormire . - Chiamò il capo dei sei malesi il quale , pranzando nella stanza vicina coi compagni fu pronto ad accorrere . - Che cosa desideri capitano Yanez ? - gli chiese il selvaggio figlio della Malesia . - Quante rupie vi ha affidate Sandokan ? - chiese il portoghese . - Seimila . - Che siano pronte . - Un momento dopo il maggiordomo entrava accompagnato da un indiano piuttosto attempato , dagli occhi intelligentissimi , dai lineamenti ancora belli , dalla carnagione piuttosto oscura essendo gli attori indiani quasi sempre tamuli o malabari , che sono i popoli più appassionati per le rappresentazioni drammatiche . - Ecco il calicaren ( attore ) , - disse il maggiordomo . L ' indiano fece un profondo inchino e attese di essere interrogato . - Sei tu che scegli le commedie o le tragedie che si rappresentano od il rajah ? - gli chiese Yanez . - No , io , sahib , - rispose il calicaren . - Che cosa avevi intenzione di rappresentare questa sera ? - Il Pramayana , una tragedia scritta dal nostro grande poeta Valmiki , che è il più celebre che sia conosciuto nell ' India . - Di che cosa tratta ? - Delle imprese e delle conquiste fatte dal dio Rama a Ceylan . - Rama non m ' interessa , - rispose Yanez . - Il soggetto voglio dartelo io . Vieni ed ascoltami attentamente . - Si alzò e lo condusse nel suo salotto . Il colloquio durò una buona mezz ' ora e terminò con una chiamata di Yanez del capo della scorta malese . - Da ' a quest ' uomo cinquecento rupie , - disse il portoghese . - Questo è il regalo di mylord . - Il calicaren si era precipitato ai piedi del generoso inglese ; ma questi con un rapido gesto lo aveva trattenuto dicendo : - Non occorre . Intasca e fa ' quanto ti ho detto . Ora puoi andartene e sopratutto silenzio . - Sarò muto come una statua di bronzo , sahib - rispose il calicaren . Quando fu solo Yanez si gettò sul magnifico letto , tutto dorato con intarsi di madreperla e coperto da una superba stoffa di seta damascata , dicendo : - Ed ora possiamo riposare finché verrà quell ' europeo misterioso se si degnerà di venirmi a salutare . - Invitato dal silenzio profondo che regnava nel palazzo , essendo l ' ora del riposo diurno che dura da dopo il mezzodì fino alle quattro , durante il cui tempo tutti gli affari sono sospesi , e dalla dolce frescura prodotta dalla punka che un servo , situato sulla terrazza , manovrava energicamente , non tardò a chiudere gli occhi . Una discreta battuta alla porta lo svegliò dopo un paio d ' ore . - Sei tu , chitmudgar ? - chiese Yanez balzando giù dal letto . - Sì , mylord . - Che cosa si vuole da me ? - Vi è , sahib , Teotokris che desiderava vederti . - Teotokris ! - esclamò il portoghese . - Chi è costui ? Questo è un nome greco , se non m ' inganno . Ah ! Deve essere l ' europeo di cui mi hanno parlato . Andiamo a fare la conoscenza di quel misterioso personaggio . - Si rassettò le vesti , si mise per precauzione una pistola in tasca sapendo , per istinto , d ' aver a che fare con un avversario forse pericolosissimo ed entrò nel salotto . Il greco era là , in piedi , con una mano appoggiata al tavolo , un po ' meditabondo . Vedendo entrare Yanez si rizzò di colpo squadrandolo rapidamente , poi fece un legger inchino , dicendo in perfetto inglese : - Ben felice di salutarvi , mylord e di vedere qui , alla corte di S . A . il rajah dell ' Assam , un altro europeo . - Quelle parole però erano state pronunciate con una certa ironia stizzosa , che non era sfuggita al furbo portoghese . Tuttavia questi fu pronto a rispondere amabilmente . - Io lo avevo saputo , signore , che vi era qui un europeo e nessuno è più felice di me di potergli stringere la mano . Fuori del nostro continente a qualunque nazione apparteniamo siamo sempre fratelli , perché siamo tutti figli della grande famiglia degli uomini bianchi . Sedetevi signor ... - Teotokris . - Un greco ? - Sì , dell ' Arcipelago . - Come mai vi trovate qui ? La vostra nazione non ha interessi nell ' India . - È una lunga istoria che vi racconterò un ' altra volta . Non sono venuto per questo , mylord . - Ditemi che cosa desiderate da me . - Chiedervi , da parte del rajah , una spiegazione . - Yanez aggrottò impercettibilmente la fronte e guardò attentamente il greco , come se cercasse di scrutare i suoi pensieri . - Parlate , - disse poi . - Voi non siete giunto solo qui ? - No , ho condotto con me sei cacciatori malesi che mi hanno dato molte prove di fedeltà quando cacciavo le tigri bornesi . - Ah ! Siete stato al Borneo ? - Ho visitato tutte le isole malesi facendo delle vere stragi d ' animali feroci . - Eppure noi abbiamo saputo che un ' altra persona vi ha accompagnato . - Chi ? - Una bellissima giovane indiana che ha preso in affitto un palazzo . - E così ? - chiese Yanez , freddamente . - Il rajah desidererebbe sapere se è qualche principessa indiana . - E perché ? - Per invitarla a corte . - Ah ! - fece Yanez , respirando un po ' più liberamente di prima , poiché aveva provato , non ostante il suo meraviglioso coraggio e sangue freddo , una certa apprensione . - Dite a S . A . che io lo ringrazio , ma che quella giovane non ama che la tranquillità della sua casa . - È però una principessa . - Sì , del Mysore , - rispose Yanez . - Volete saper altro ? - Il greco non rispose : pareva che fosse imbarazzato o che volesse fare qualche altra domanda e non osasse . - Parlate , - disse Yanez . - Vi fermerete molto qui , mylord ? - Non lo so , dipendendo dal minor o maggior numero di tigri che infestano l ' Assam . - Lasciate che divorino , - disse il greco , alzando le spalle . - Che cosa importa a voi se si mangiano alcune centinaia d ' assamesi ? Il rajah ne avrà sempre abbastanza da governare . - Non siete troppo gentile verso chi vi ospita . - Sono ospite del rajah e non di loro . - Spiegatevi meglio . - Che cosa vorreste per tornarvene nel Bengala ? Là vi sono più tigri che qui e nelle Sunderbunds potrete sfogarvi finché vorrete . - Io andarmene ! - esclamò Yanez . Teotokris rimase silenzioso , guardando però con un certo stupore Yanez . - Un mio compatriotta mi avrebbe a quest ' ora compreso , - disse poi con mal celata collera . - Può darsi , signore , - rispose pacatamente Yanez ; - siccome però noi inglesi non siamo così svegliati come i greci dell ' Arcipelago , abbiamo l ' abitudine di aspettare sempre maggiori spiegazioni . - Cinquemila rupie vi basterebbero ? - chiese il greco . - Per ... - Andarvene ? - Aho ! - Ottomila . - Yanez lo guardò senza rispondere . - Diecimila , - disse il greco coi denti stretti . Nuovo silenzio da parte del portoghese . - Quindicimila ? - E trentamila invece a voi se fra ventiquattro ore avrete varcato la frontiera dell ' Assam , - disse Yanez , alzandosi . Il greco era diventato pallidissimo , come se avesse ricevuto uno schiaffo in pieno viso . - A me ! - gridò . - Sì , a voi le offre mylord Moreland , che non è mai stato un greco dell ' Arcipelago , né un pescatore di spugne o di sogliole . - Avete detto ? - gridò Teotokris stringendo le pugna . - Vi occorrerebbe per caso un medico per farvi qualche operazione agli orecchi ? Uno dei miei malesi è abilissimo in tali faccende . Ha curato perfino una giovane tigre che io avevo fatta prigioniera . - Il greco aveva fatto due passi indietro saettando su Yanez , che conservava la sua calma ammirabile , due occhi di fuoco . - Mi avete offeso , mi pare ? - disse con voce arrangolata . - Parrebbe anche a me . - E allora ? - Ma ! Da noi , quando si crede di aver ricevuto un insulto , si usa chiedere una riparazione colle armi . - Il greco rimase interdetto . Yanez dal canto suo levò una sigaretta da una tasca e l ' accese tranquillamente , soffiando in aria una nuvoletta di fumo profumato . - Se ne volete una anche voi , signore , ve la offro di tutto cuore . - Voi volete burlarvi di me ! - Io ! Dio me ne guardi ! Io non amo burlarmi che delle tigri , e quelle sono più pericolose degli uomini . Vi pare , signor Teotokris ? - Sicché voi non volete andarvene ? - Non sono già venuto qui per uccidere una miserabile kala - bâgh - rispose Yanez . - Voglio tornarmene al Bengala con un bel numero di pelli . E poi ho trovato che si sta benissimo qui nel palazzo reale . - Voi non conoscete ancora quanto sia capriccioso il rajah . Egli sarebbe capace di ordinarvi domani di portargli una tigre ogni giorno . - Ed io andrò a cercarla e ucciderla . Non mi ha nominato forse il suo cacciatore ? - E potrebbe anche chiedervi di mostrare i vostri documenti per accertarsi se siete veramente un mylord od un volgare avventuriero . - Questa volta fu Yanez che impallidì . La sua destra piombò sulla spalla sinistra del greco con tale violenza da costringerlo a piegarsi , quantunque fosse più alto d ' almeno un palmo . - Siete voi ora , signor Teotokris , che mi avete offeso : vi sembra ? - Può darsi . - Ora siccome un mylord non lascia mai impunito un insulto , vi chiedo di rendermi stretto conto di quel titolo di avventuriero . - Quando lo vorrete , se mi concederete la scelta delle armi e che il duello sia pubblico . - Fate , - rispose semplicemente Yanez . - Per domani . - Sia . - Il rajah e la sua corte saranno i nostri testimoni . - Benissimo . - Addio , signore . - Mylord vi saluta , greco dell ' Arcipelago . - 11 . Il veleno del greco Gli indiani , al pari di noi europei e di molti altri popoli asiatici , hanno una vera passione pel teatro ; i migliori attori sono sempre i malabari ed i tamuli , i quali vengono specialmente assoldati dai rajah che li retribuiscono non meno dei lottatori . Le commedie che rappresentano sempre , sono tratte dalle antiche leggende indiane ed a base di soggetto religioso , perciò si vedono sempre apparire divinità , giganti e malvagi che si danno busse finché sono esausti . Quasi sempre vi figurano il dio Rama , il conquistatore di Ceylan , che decanta il valore dei suoi guerrieri ; Krisna che ha compiuto imprese straordinarie tratte dal yudkishtira vigea , uno dei più grandiosi poemi epici , e Pandu , il famoso re dell ' India , della razza dei re provenienti dal sole . I loro teatri , al pari di quelli siamesi , annamiti e cinesi , sono di una semplicità straordinaria . Una piattaforma con qualche vaso contenente una pianta , tre o quattro stanzette ai lati per gli attori onde possano cambiarsi senza essere veduti dal pubblico e molti lumi ad olio , sospesi a qualche filo di ferro . Gli spettatori siedono per terra , su stuoie , e all ' oscuro , così è permesso loro di fumare , di mangiare e anche di bere : dobbiamo dire però che non disturbano mai gli attori . Tutt ' al più si rizza un piccolo padiglione quando assiste alla rappresentazione qualche personaggio importante . Gli attori sono sempre numerosissimi ed i loro abbigliamenti molto splendidi e molto ricchi ed all ' eroica indiana , cioè simili a quelli che si vedono in certe statue antiche dei loro numi e dei loro eroi . Gli attori , come in Cina , sono tutti uomini e giovanotti . Questi ultimi fungono da donne e sanno truccarsi così da rendere l ' illusione quasi perfetta . Le rappresentazioni finiscono quasi sempre con una pantomima , la quale però è difficile a essere compresa da chi non ne ha fatto uno studio particolare . L ' europeo non ci capisce affatto nulla per quanta attenzione vi presti . Essi pretendono di esprimere in essa non solamente le azioni e le passioni , bensì anche gli oggetti esterni ed assenti , come per esempio una montagna , un cavallo , una nave , un albero ecc . per mezzo di gesti , ciascuno dei quali è fisso a determinare e significare il tale e tal altro di quei medesimi oggetti . Invece le passioni sono in quelle pantomime assai bene rappresentate . Per esprimere l ' amore , gli attori menano dolcemente in giro la testa rivolgendo , nel medesimo tempo , in una maniera leggiadra e tenera gli occhi e sospirando teneramente . Per esprimere invece l ' ira , mettono in convulsione , in un modo assai espressivo i muscoli delle labbra , del naso , degli occhi , della fronte e così del resto ... Il sole era scomparso da qualche ora , quando Yanez fu avvertito dal chitmudgar che la rappresentazione stava per cominciare e che il rajah lo aspettava nel padiglione che era stato eretto in mezzo allo spazioso cortile del palazzo , di fronte alla piattaforma che doveva servire da teatro . - Andiamo a vedere che faccia farà S . A . , - mormorò il portoghese , sorridendo ironicamente . - Scommetto che questa notte non dormirà tranquillo . Il colpo sarà forse troppo audace , ma bah ! Non sono solo e Sandokan è capace , con un pugno d ' uomini , di spazzar via anche la guardia del principe . Checché accada andiamo a vedere come lavorano questi attori indiani . - Sempre prudente , potendo aspettarsi qualunque sorpresa in quella corte dove era straniero e dove sapeva ormai d ' avere un nemico mortale in quel greco dell ' Arcipelago , si nascose sotto la fascia le pistole ed il kriss , diede ordine ai suoi malesi di fare altrettanto , poi scese nel cortile cercando di affettare la massima tranquillità . Tutto era pronto per la rappresentazione . Il palcoscenico , una semplice piattaforma adorna solamente di pochi vasi di porcellana , che contenevano dei colossali mazzi di fiori , ed illuminata da una trentina di lumi di vetro variopinto , non aspettava altro che gli attori . Ai lati soldati , servi e serve , seduti su dei tappeti , chiacchieravano sommessamente . Di fronte , sotto un ampio padiglione formato da tende seriche a colori smaglianti , stavano il rajah col greco , i suoi ministri e gli alti dignitari dello stato . Fumavano , bevevano liquori o masticavano il betel in attesa che la rappresentazione cominciasse . Il principe che sembrava di molto buon umore e anche un po ' alticcio , fece sedere Yanez alla sua destra , dicendogli : - Spero mylord , che sarete contento dei miei attori . Sono quasi tutti malabari e li ho fatti scegliere con cura . - Io essere contentissimo , - rispose Yanez . - Amare molto teatro io , anche indiano . - Bevete mylord , - disse il rajah porgendogli una tazza . - Questo è vero gin inglese . - Più tardi , Altezza - rispose il portoghese che aveva notato come quel liquore lo avesse versato il greco . - Non avere sete ora . - Depose la tazza accanto a sé , su una scranna , ben deciso di non vuotarla . Non si fidava troppo del signor Teotokris . Il rajah batté le mani e tosto comparvero sulla scena una cinquantina di attori . Alcuni erano truccati da vecchi ed indossavano dei costumi principeschi , altri da donne e non mancavano i fanciulli e le fanciulle . Spiccava soprattutto , per la ricchezza delle sue vesti , una ragazzina d ' una diecina d ' anni , che si teneva accanto ad un vecchio guerriero che aveva una lunga barba bianca . Fra tutta quella gente vi era un rajah d ' aspetto sinistro , accompagnato da un giovane principe che rassomigliava stranamente a Sindhia . Nel vedere quei due personaggi il portoghese non aveva potuto trattenere un sorriso . - Questi indiani sanno camuffarsi meravigliosamente , - aveva mormorato . - Credo di non avere spese male le mie cinquecento rupie . - Dopo una lunga serie di complimenti fra il rajah e tutta quella gente , una immensa tavola era stata portata sul palcoscenico , carica di piatti e di cibi e tutti si erano messi a mangiare , mentre una turba di bajadere e di suonatori intrecciavano danze e facevano squillare rumorosamente gong , sitar e saranguy accompagnati da gran colpi di tumburà , magnifico istrumento , caricato di dorature , di pitture , di nastri e di preziosi ornamenti che i ricchi indiani tengono esposto agli occhi dei forestieri nella loro migliore stanza , siccome una delle più belle suppellettili . Mangiavano frattanto gli attori , con un appetito invidiabile e non già dei pesci di cartapesta o delle salse false , tracannando dei fiaschi pieni di toddy , ridendo e chiacchierando rumorosamente . Ad un tratto , verso la fine del banchetto , si vide il rajah a scomparire , per mostrarsi poco dopo , accompagnato da alcuni ministri , sulla balconata che sovrastava il palcoscenico . Teneva in mano una carabina ed i suoi compagni portavano invece delle bottiglie e dei bicchieri . Tosto echeggiò un colpo di fuoco ed uno dei convitati , il vecchio guerriero dalla barba bianca , cadde mentre la bambina che gli sedeva accanto , fuggiva urlando . Altro colpo di fuoco ed un altro cadde dibattendosi disperatamente . Il rajah , che sembrava in preda ad una furiosa pazzia , vuota una tazza di liquore che un ministro gli porge , poi prende un ' altra carabina e torna a sparare . I convitati fuggono disperatamente aggirandosi , come lupi in trappola , intorno alla tavola , rovesciando sedie e tondi , urlando spaventosamente e tendendo le braccia verso il rajah che continuava a sparare . Stramazzano i vecchi , poi le donne , poi i fanciulli , ma il sanguinario principe , come invasato dal demonio della distruzione , sordo ai lamenti strazianti delle vittime , continua a sparare , finché non rimangono che il giovane che gli rassomiglia e la bambina che piange sul cadavere del vecchio guerriero . Yanez guarda il rajah . Il principe è pallidissimo , la sua fronte è aggrottata , le sue labbra fremono . Si ricorda bene di quel terribile dramma che lo ha portato sul trono dell ' Assam . - È più commosso di quello che credeva , - mormora il portoghese . - Aspetta la fine , mio caro . Questo è ancora nulla . - Il rajah beve un ' altra tazza e guarda le vittime , contandole cogli occhi . Il giovane principe , che è ritto in mezzo ai cadaveri tende , con atto disperato , le braccia verso il rajah che barcolla come un ubriaco fradicio e urla ripetutamente , simulando a meraviglia uno spavento indicibile : - Lasciami la vita ! Sono tuo fratello ! Abbiamo nelle vene il medesimo sangue ! - Il rajah sembra esitare , poi il suo sguardo ardente e feroce si spegne lentamente . Getta sul palcoscenico una delle sue carabine e dice : - Io ti risparmio purché tu colpisca la rupia che io getterò in aria . - Il principe raccoglie l ' arma e spara sul rajah che stramazza fulminato sul terrazzino . I ministri del defunto tiranno si affrettano a discendere nel cortile ed a gettarsi ai piedi del giovane principe , ma questi invece si getta sulla bambina che piange sempre sul cadavere del padre , gridando con un gesto tragico : - Portatela via , anch ' io non voglio più parenti ! Vendetela schiava a qualcuno ! - Sulla scena compariscono alcuni indiani , miseramente vestiti , dai lineamenti feroci , che portano dipinto sul petto un serpente azzurro colla testa d ' una donna e che hanno ai fianchi dei fazzoletti di seta nera e dei lacci . Sono i thugs , gli adoratori della sanguinaria Kalì , i terribili strangolatori . Afferrano brutalmente la bambina , la cacciano entro una specie di sacco e la portano via malgrado le sue grida . Yanez torna a guardare il rajah e lo vede livido . Grosse gocce di sudore gl ' imperlano la fronte e le sue labbra si agitano come se un grido dovesse uscirgli : però non riesce a pronunciare nemmeno una sillaba . - Non osa , - mormora il portoghese . Tutti gli attori in quel momento scompariscono , i gongs , i sitar ed il tumburà intonano una marcia trionfale che assorda gli spettatori . Tosto venti uomini che indossano dei costumi guerreschi e che tengono in mano delle scimitarre , invadono la scena mandando clamori altissimi ; poi comparisce un palanchino sorretto da otto hamali9 splendidamente vestiti , sul quale sta assisa una giovane principessa che porta sulla fronte una corona reale . Il rajah manda in quell ' istante un urlo di belva feroce , seguìto tosto da un altro straziante . Tutti gli spettatori balzano in piedi . Anche il rajah si è alzato guardando , con smarrimento , i suoi ministri che reggono un alto dignitario che barcolla e che ha le labbra imbrattate di una schiuma sanguigna . - Che cosa succede qui ? - urla Sindhia . - Signore ... Muoio ! ... - risponde il dignitario con voce fioca . Yanez che non capisce nulla di quel colpo di scena , getta uno sguardo presso di sé ed impallidisce a sua volta . Il bicchiere colmo di liquore , che si era messo presso la sedia , era stato vuotato da qualcuno . Un lampo gli attraversa il cervello . - Sono sfuggito alla morte per un vero miracolo . Se l ' avessi vuotato io , a quest ' ora mi troverei nei panni di quel disgraziato . Cane d ' un greco ! Mi pagherai questo tiro birbone . Fortunatamente sono più astuto e più prudente di quello che credi . - Nel padiglione la confusione era al colmo . Tutti gridavano e s ' affannavano dietro al disgraziato , il quale vomitava sangue insieme a certe materie verdastre e filamentose . Il medico di corte finalmente giunse . Con un solo sguardo capì subito che la sua opera sarebbe stata assolutamente inutile .. - Quest ' uomo ha bevuto qualche potente veleno , - disse . Il rajah era diventato livido . I suoi occhi ardenti come carboni , si fissarono ora sugli uni ed ora sugli altri dignitari che occupavano il padiglione e che tremavano come se fossero stati colti da un accesso di febbre . - Qui vi è un colpevole ! - gridò il principe . - O lo troverete o vi farò decapitare tutti ! Mi avete udito ? Probabilmente quel veleno era destinato a me ! - O a me , Altezza ? - disse Yanez . Il rajah lo guardò con stupore . - Tu credi , mylord ? ... - Io non credere niente , però fare notare a S . A . che mio bicchiere non averlo vuotato io . Io averlo trovato senza goccia liquore dentro . Potere essere stato quello avvelenato . - Dov ' è quel bicchiere , mylord ? - Yanez si curvò per raccoglierlo , ed un ' esclamazione di collera gli sfuggì . - Aho ! - Il bicchiere era misteriosamente scomparso . - Non essere più accanto sedia , - disse poi . - Noi troveremo il colpevole mylord , te lo prometto . - Grazie , Altezza . - Questo delitto non deve rimanere impunito . Il mio elefante carnefice avrà del lavoro fra qualche giorno . - Poi aggiunse brutalmente : - Lo spettacolo è finito . Che anche il colpevole vada a dormire per l ' ultima volta . - I ministri , in preda ad un vivo sgomento , si erano ritirati precipitosamente per fargli largo . Il rajah strinse la mano al portoghese e uscì dal padiglione , colla fronte aggrottata e lo sguardo cupo . Il greco nella sua qualità di primo favorito , stava per seguirlo , quando Yanez fu pronto a trattenerlo . - Ho da dirvi una parola , signor Teotokris . - Me la direte domani , mylord - rispose il greco . - Il principe mi aspetta . - Non ho che da dirvi grazie . - Di che cosa ! - Diamine ! Di essere ancora vivo ed è un bel piacere , credetelo , Teotokris - disse Yanez , ironicamente . - Credevo però che i greci dell ' Arcipelago fossero più furbi . - Mylord ! - esclamò il favorito con voce rauca . - Voi m ' insultate e questo non è né il luogo , né il momento . - Domani aggiusteremo l ' affare ; non guastatevi il sangue per ora . - Il greco alzò le spalle e se ne andò frettolosamente . Yanez non credette opportuno trattenerlo . Si sfogò con un " va ' al diavolo , briccone ! " . Chiamò i suoi malesi e lasciò a sua volta il padiglione , ormai deserto . In mezzo al cortile , guardato da una mezza dozzina di servi e coricato su un tappeto , giaceva il cadavere del dignitario , un alto funzionario della corte a quanto sembrava . Il veleno aveva operato rapidamente troncandogli la vita ancora giovane e gagliardo . Il portoghese , più commosso di quanto lo credeva , si levò il cappello , mormorando con ira : - Un giorno , anche tu , povero uomo che mi hai salvata l ' esistenza , sarai vendicato . - Stava per salire la scala che conduceva al suo appartamento , quando un uomo gli sbarrò la via , cadendogli ai piedi in ginocchio . Era il calicaren , ossia il capo degli attori . - Sahib , - gli disse , - salvami . Noi domani saremo tutti morti . - Chi ? - chiese Yanez sorpreso . - Io ed i miei artisti . - Perché ? - In causa della commedia che noi abbiamo rappresentato . Il rajah è furibondo ed ha giurato di farci tagliare il collo allo spuntare del sole . - Chi te lo ha detto ? - L ' altro uomo bianco - Il favorito ? - Sì , sahib . - Vuoi un consiglio ? - Dammelo sahib . - Dattela a gambe assieme ai tuoi attori e va ' a rappresentare i tuoi drammi nel Bengala . Kubang ! - Il capo della scorta si era fatto avanti . - Da ' a quest ' uomo altre cinquecento rupie , - gli disse Yanez . - Ti bastano per scappare , calicaren ? - Tu mi fai un signore , sahib - disse l ' attore . - Me ne hai dato altre cinquecento . - Prendi anche queste . - Mi farò costruire un gran teatro . - Come vuoi , purché non ti acciuffino prima che il sole si alzi . - Il rajah non ci prenderà più , sahib . Se posso esserti necessario disponi di me . - Non occorre : corri invece . - Yanez salì la scala ed entrò nel suo appartamento dove lo aspettava il maggiordomo . Per la prima volta in vita sua il portoghese appariva molto preoccupato . - Sbarrate la porta , - disse ai suoi malesi , - e coricatevi colle carabine a fianco . Non so che cosa possa accadere . - Siamo in sei , capitano - rispose il capo della scorta . - Tu puoi dormire tranquillamente perché veglieremo su di te . Vuoi che mandi qualcuno ad avvertire la Tigre ? - È inutile pel momento . Lasciatemi solo col maggiordomo . - Si sedette dinanzi al tavolo stappando una bottiglia di gin , la fiutò a lungo , poi empì il bicchiere e lo porse al chitmudgar dicendogli : - Avresti paura tu a vuotarlo ? - Perché , mylord ? - Sai che con un bicchiere di non so quale liquore hanno mandato , or ora , all ' altro mondo uno dei grandi ufficiali del rajah ? - Me lo hanno raccontato , sahib - rispose il chitmudgar . - Era il tesoriere del principe . - Sai che quell ' uomo ha vuotato il bicchiere che era stato offerto a me ? - Che cosa dici , mylord ! - esclamò l ' indiano stupefatto . - È come te la racconto . - Sicché si cercava di avvelenare te ? - Così pare , - rispose Yanez flemmaticamente . - E non hai alcun sospetto ? - Chi credi tu , chitmudgar che alla corte abbia qualche interesse a sopprimermi ? - Il maggiordomo era rimasto silenzioso . - Il rajah ? - No , è impossibile ! - esclamò l ' indiano . - Egli ti deve troppa riconoscenza per aver ricuperata la pietra di Salagraman e di non aver chiesto alcuna ricompensa . E poi egli ti ammira troppo dopo l ' uccisione della kala - bâgh . - E allora ? - L ' altro uomo bianco . - Il favorito , è vero ? - L ' indiano ebbe una breve esitazione , poi rispose francamente : - Sì , lui . - Ne ero certo , - disse Yanez . - Egli teme che tu mylord , gli prenda il posto . - Credi tu che questo liquore sia avvelenato ? - Questo no ; è impossibile ! Le bottiglie che io ho portato qui le ho prese nelle cantine del rajah , quindi puoi vuotarle con animo tranquillo . - Bevi allora . - Ecco mylord . - Il chitmudgar vuotò , senza esitare , d ' un sol colpo il bicchiere . - È eccellente , mylord . - Allora berrò anch ' io , - disse Yanez , empiendo un altro bicchiere . - Va ' a riposarti ora : se avrò bisogno di te ti farò chiamare . - Il maggiordomo fece un profondo inchino e si ritirò . Yanez vuotò un altro bicchiere , accese una sigaretta e si stropicciò le mani mormorando : - La giornata è stata pesante , tuttavia non ho perduto il mio tempo inutilmente . Le frutta le raccoglieremo più tardi . La matassa è ancora molto imbrogliata ; però spero di dare a Surama la corona che le spetta e di mandare a casa del diavolo Sindhia . Il ragno malefico è quel dannato greco dell ' Arcipelago . Domani farò il possibile di darti una terribile lezione . - 12 . Un terribile duello Yanez , che aveva dormito tranquillamente , come un uomo che non ha fastidi , aveva appena aperti gli occhi e stava sbadigliando , quando il chitmudgar , dopo aver bussato replicatamente entrò accompagnato da un ufficiale del rajah . - Mylord , - disse il maggiordomo , mentre l ' ufficiale faceva un grande inchino - sei aspettato dal principe . - Aspettate cinque minuti , - rispose Yanez , tornando a sbadigliare . Balzò dal letto , si vestì con cura senza troppo affrettarsi , si mise nella fascia le pistole e raggiunse il chitmudgar e l ' ufficiale che lo attendevano nel salotto dove era stato intanto approntato il thè . - Che cosa desidera S . A . ? - chiese sorseggiando l ' aromatica bevanda con studiata lentezza . - Lo ignoro mylord , - rispose l ' ufficiale . - È di cattivo umore forse ? - Mi sembra assai preoccupato stamane , mylord . Pare che vi sia stata un po ' di burrasca fra lui e l ' altro uomo bianco . - Ah ! Il signor Teotokris ! - esclamò Yanez quasi distrattamente . - Già , l ' altro uomo bianco è sempre di cattivo umore . - È vero mylord ! - Così si fa temere . - Tutti hanno paura di lui alla corte . - Anche di me ? - Oh no , mylord . Tutti vi ammirano e sarebbero ben lieti di vedervi al posto del favorito . - Ecco una preziosa informazione - mormorò fra sé il portoghese . Trangugiò in fretta l ' ultimo sorso , chiamò i suoi fedeli malesi e seguì l ' ufficiale dicendo : - Prepariamoci ad una burrasca . L ' affare della commedia non passerà certamente liscio . Fortunatamente gli attori se ne sono andati , almeno lo spero . - Scese lo scalone ed entrò nella sala del trono . S . A . Sindhia vi era già , sdraiato come il solito su quella specie di letto , con parecchie bottiglie di liquori disposti su un tavolino ed un gran bicchiere colmo in mano . - Ah ! ben felice di vederti , mylord - disse appena Yanez entrò seguìto dai malesi . - Ti aspettavo con impazienza . - Io essere sempre a disposizione di V . Altezza , - rispose Yanez nel suo fantastico inglese . - Siedi presso di me , mylord . - Yanez prese una sedia e la collocò sulla piattaforma , presso quella specie di letto che serviva di trono . - Mylord , - disse il rajah porgendogli un bicchiere di champagne , - bevi questo . Non è avvelenato perché la bottiglia l ' ho fatta sturare in mia presenza ed ho assaggiato il liquido che conteneva . - Io non avere paura di voi , Altezza - rispose Yanez . - Amare molto vino bianco francese e bevere subito a vostra salute . - Vuotò d ' un colpo la tazza poi riprese : - Ed ora io ascoltare tutto orecchi Vostra Altezza . - Dimmi mylord , in quali rapporti sei col mio favorito ? - Cattivi , Altezza . - Perché ? - Non sapere io . Greco non vedermi bene qui . - Tu hai avuto una questione . - Essere vero . Noi uomini bianchi rissare sempre quando non appartenere istessa nazione . Io inglese , lui greco . - Sai che vuole ucciderti ? - Aho ! Io uccidere forse lui . - Mi ha chiesto di offrire alla mia corte un combattimento emozionante . Io amo i coraggiosi e mi piace vedere gli uomini a difendere la propria vita valorosamente . - Io essere pronto , Altezza . - Quale arme hai scelto , mylord ? - Io avere lasciato scelta a tuo favorito . - Sai dove vi misurerete ? - Io non sapere niente . - Nel mio cortile . Il duello sarà pubblico e tutta la mia corte vi assisterà . Così desidera il mio favorito . - Benissimo , - rispose Yanez con indifferenza . - Tu hai un coraggio meraviglioso , mylord . - Io non avere mai paura , Altezza . - Io ho scelto l ' ora . - Quale ? - Due ore prima del tramonto noi saremo tutti raccolti nel cortile d ' onore . Stanno già i miei servi preparando i padiglioni . - Noi dare ora commedia . - Ah ! - esclamò il rajah aggrottando la fronte e facendo un gesto di collera . - A proposito di commedie , sai che tutti i miei attori sono fuggiti ? - Oh ! - fece Yanez simulando un meraviglioso stupore . - Fra di loro doveva esservi colui che cercò di avvelenare me o te . - Possibilissimo , - si limitò a rispondere il portoghese . - A quest ' ora saranno molto lontani , ma se per caso rientreranno un giorno nel mio stato , li farò decapitare tutti , compresi i fanciulli che hanno con loro . Accetta un altro bicchiere di questo eccellente vino , mylord , prima di lasciarmi . Ti darà maggior forza per misurarti col mio favorito . - Grazie , Altezza - rispose Yanez , prendendo la tazza che il rajah gli porgeva . La vuotò ed avendo compreso che l ' udienza era finita si alzò . - Mylord , - disse a voce bassa il principe mentre gli stendeva la mano . - Sta ' in guardia ! Il mio favorito ha scelto per lui un ' arma terribile e che egli sa maneggiare meglio d ' un vecchio thug . Sii pronto a tagliargliela o sarai perduto . Ora va ' e sii forte e valoroso come il giorno in cui hai ucciso la kala - bâgh . - Yanez uscì dalla sala del trono e forse in quel momento appariva preoccupato . Il suo eterno buon umore pareva che fosse scomparso da quel viso sempre ilare e un po ' ironico . Senza dubbio le ultime parole del rajah avevano fatto presa sul suo animo . Risalì lentamente nel suo appartamento dove il chitmudgar lo aspettava per annunciargli che la colazione era pronta . - Mangerò poi , - gli disse Yanez . - Pel momento devo occuparmi di qualche cosa più interessante dei tuoi piatti più o meno infernali . - Che cos ' hai , mylord ? - chiese il maggiordomo . - Tu mi sembri di cattivo umore stamane . - Può darsi , - rispose il portoghese . - Siediti e rispondi alle domande che ti rivolgerò . - Sono sempre a tua disposizione , mylord . - Hai mai visto tu il greco a eseguire dinanzi al rajah qualche straordinario esercizio ? - Sì , quello del laccio ; credo anzi che nessun thug possa rivaleggiare con lui . Un giorno è giunto alla corte uno di quei sinistri adoratori della dea Kalì e si è misurato col favorito del rajah . - E chi vinse ? - Il favorito , mylord . Il thug cadde mezzo strangolato e se non fosse stato graziato , non sarebbe certo uscito vivo da questo palazzo . - Che il favorito sia stato fra i thugs ? - Solo il rajah potrebbe saperlo e forse nemmeno lui . - Ah ! birbante d ' un greco ! - esclamò Yanez . - Fortunatamente so come agiscono i signori strangolatori . Quando si ha in mano una buona scimitarra si può tenere fronte a loro senza correre troppo pericolo . Sta ' tu , in guardia , signor Teotokris . Ora possiamo fare colazione . - Subito mylord , - disse il chitmudgar . Yanez passò nel salotto , mangiò col suo solito appetito , poi strappate alcune pagine dal suo portafoglio si mise a coprirle d ' una scrittura fittissima e minuta . Quand ' ebbe finito fece cenno al chitmudgar di lasciarlo solo e chiamò il capo della scorta . - Porta questi fogli a Sandokan , - gli disse sotto - voce . - Bada che tu probabilmente sarai pedinato da qualcuno , è necessario quindi che tu agisca colla massima prudenza perché desidero che si ignori qui ove si nascondono i miei compagni . Se vedi di non poter ingannare quelli che ti seguissero , fermati da Surama . Penserà ella a far pervenire questi fogli alla Tigre della Malesia . - Sarò prudente , capitano - rispose il malese . - Aspetterò la notte per entrare nel tempio sotterraneo , così potrò uccidere più facilmente quelli che mi seguiranno . - Va ' , amico . - Quando il malese fu scomparso , il portoghese si sdraiò su un divano , accese una sigaretta e s ' immerse in profonde riflessioni , seguendo distrattamente , cogli occhi socchiusi , le spire che descriveva il fumo innalzandosi . Quando il chitmudgar entrò , dopo tre ore , il portoghese russava pacificamente come se nessuna preoccupazione lo turbasse . - Mylord , - disse il maggiordomo , - il rajah ti aspetta . - Ah ! Diavolo ! - esclamò Yanez stirandosi le membra . - Non mi ricordavo più che il greco deve strangolarmi . Sono già tutti raccolti nel cortile ? - Sì , mylord : non si aspetta che te . - Portami un bicchiere di gin onde mi svegli del tutto . Bada che non contenga qualche droga infernale . - Aprirò per maggior sicurezza un ' altra bottiglia . - Tu sei un brav ' uomo : un giorno ti farò nominare gran cantiniere di qualche grossa corte . - Si alzò , vuotò il bicchiere che il chitmudgar gli porgeva e dopo d ' aver chiamati i malesi scese nell ' ampio cortile , tenendo fra le labbra la sigaretta spenta . Aveva riacquistato tutto il suo sangue freddo e la sua calma straordinaria . Pareva un uomo che si recasse ad una festa anziché ad un combattimento terribile e forse mortale per lui . Tutto intorno al cortile erano stati eretti dei ricchi padiglioni , un po ' più bassi di quello che occupava il rajah . C ' erano uomini e bellissime indiane , con costumi sfarzosi e molti gioielli indosso . Il greco stava in mezzo , accanto ad un piccolo mobile su cui stavano una scimitarra ed un laccio . Era pallido più del solito , però sembrava non meno tranquillo del portoghese . Il rajah che sedeva fra i suoi ministri , vedendo entrare il mylord colla sigaretta in bocca , lo salutò cortesemente colla mano guardandolo intensamente . Gli spettatori affollati nei padiglioni si erano invece alzati in piedi , osservandolo curiosamente . Yanez salutò toccandosi con una mano la tesa del cappello , poi mentre i suoi malesi prendevano posto all ' estremità del cortile appoggiandosi sulle loro carabine , si avanzò lentamente verso il greco dicendogli : - Eccomi . - Cominciavo a perdere la pazienza , - rispose Teotokris con un brutto sorriso che parve una smorfia . - Quando noi marinai dell ' Arcipelago abbiamo deciso di ammazzare un avversario , non aspettiamo mai . - E nemmeno i gentiluomi inglesi , - disse Yanez . - Le armi ? - Le ho scelte . - Alla spada o alla pistola ? - Voi dimenticate che qui non siamo in Europa . - Che cosa volete dire ? - Che io vi affronterò con un laccio onde offrire al mio signore uno spettacolo veramente indiano . - È degno dei briganti indiani che adorano Kalì , - rispose Yanez ironicamente . - Credevo aver da fare con un europeo : ora capisco di essermi ingannato . Non importa : ho commesso la sciocchezza di lasciarvi la scelta delle armi ed ora vi mostrerò come un mylord inglese sa trattare le persone della vostra razza . - Signore ! - No , chiamatemi mylord , - disse Yanez . - Mostratemi le vostre carte prima . - Dopo , quando vi avrò tagliato il collo e la barba insieme . Voi , greci dell ' Arcipelago siete tanti barili di polvere ? - chiese Yanez , sempre beffardo . - Basta : il rajah s ' impazienta ! - A teatro bisogna sempre aspettare , per Giove , almeno a Londra . - Prendete la vostra scimitarra . - Ah ! È con questa che dovrò tagliarvi la testa ? Benissimo ! - Scherzate troppo ! - Che cosa volete ? Noi inglesi siamo sempre di buon umore . - Vedremo se lo sarete quando il mio laccio vi strangolerà , signore . - No , no , mylord . - Lo vedremo il vostro sangue azzurro ! - gridò il greco esasperato . - Ed io quello dei greci dell ' Arcipelago . - Prendete la vostra scimitarra : ho fretta di finirla ! - Ed io nessuna di andarmene all ' altro mondo . - Gettò la sigaretta , prese la scimitarra che era stata posata accanto al laccio e fece alcuni passi indietro , senza troppo affrettarsi , arrestandosi a qualche metro dai malesi i quali guardavano ferocemente il greco . Era da prevedersi che i selvaggi figli delle grandi isole indo - malesi non sarebbero rimasti impassibili , se una disgrazia avesse colto il loro capo che adoravano come un dio , checché dovesse succedere dopo . Teotokris , che sembrava in preda ad un vero accesso di furore , aveva preso bruscamente il laccio , mettendosi a dieci passi dal suo avversario . Quello strano duello , di carattere veramente indiano , pareva che avesse impressionato profondamente gli spettatori , quantunque dovessero averne veduti ben altri . Un profondo silenzio si era fatto in tutti i padiglioni : anche il rajah stava zitto e non staccava i suoi sguardi da Yanez , la cui tranquillità era meravigliosa . Il portoghese si era messo in guardia come un vecchio spadaccino , tenendo la scimitarra un po ' alta per essere più pronto a difendere il collo . In quel momento egli si chiedeva solo se il suo avversario aveva imparato a maneggiare il lazo fra i gauchos dell ' America meridionale o fra i thugs indiani . Una mossa del greco lo convinse di aver dinanzi un uomo che aveva imparato a servirsi di quella terribile corda fra gli ispano americani piuttosto che fra gli indiani . - Quello deve essere stato un grande avventuriero , - mormorò . - Bada al collo , amico Yanez . - Teotokris aveva arrotolata parte della fune sul braccio sinistro facendo girare , attorno alla propria testa il lazo come usano fare i cavalieri della pampa argentina ed i cow - boys del Wild - West dell ' America settentrionale allorquando si preparano ad arrestare un mustang selvaggio spinto al galoppo . - Siete pronto mylord ? - chiese . - Quando vorrete . - Fra mezzo minuto vi avrò strangolato , ammenoché il rajah non chieda la vostra grazia . - Non preoccupatevi tanto , signor Teotokris - rispose Yanez . - Non avete ancora in vostra mano la pelle dell ' orso , come si dice da noi . - Vi farò un colpo che non lo sospettate . - Me lo direte più tardi . Voi cercate di sorprendermi facendomi parlare troppo . Basta , signor Teotokris . - Infatti il greco , mentre chiacchierava , non aveva cessato di far girare sopra la propria testa il terribile lazo per tenere la corda ben aperta . Tutti gli spettatori si erano alzati per non perdere nulla di quell ' emozionante combattimento . Un vivo stupore si leggeva su tutti quei volti abbronzati o nerastri : la calma meravigliosa dei due duellanti aveva prodotto in tutti gli animi una profonda ammirazione . - Ah ! questi europei ! - non cessavano di sussurrare . Yanez , un po ' raccolto su se stesso per offrire meno presa al laccio , aspettava l ' attacco del greco , sempre impassibile , seguendo attentamente collo sguardo le rotazioni , sempre più rapide , che descriveva la funicella . Ad un tratto un sibilo acuto si fece udire , Yanez aveva alzata rapidamente la scimitarra , vibrando un colpo , poi aveva fatto un balzo indietro , un vero balzo da tigre , mandando nel medesimo tempo un urlo di furore . Nella sua destra non stringeva altro che l ' impugnatura dell ' arma . La lama , appena urtata dal laccio , era caduta a terra . Tuttavia il colpo era stato parato . - Traditore ! - gridò Yanez al greco che ritirava precipitosamente il lazo per ritentare il colpo . - Se fai un passo innanzi ti brucio le cervella ! - Aveva tratta dalla fascia una delle due pistole e dopo averla montata l ' aveva puntata su Teotokris , mentre i malesi che si trattenevano a stento avevano alzate precipitosamente le carabine appoggiandosele alle spalle . Un gran grido erasi levato fra gli spettatori che non si aspettavano di certo quel colpo di scena . Anche il rajah pareva in preda ad una certa irritazione , avendo ben compreso che un tradimento era stato ordito a danno del suo grande cacciatore , non potendo ammettere che una scimitarra si spezzasse sotto il semplice urto d ' una funicella . Teotokris , pallido come un cencio lavato , era rimasto muto ed immobile , lasciando pendere il lazo . Grosse stille di sudore gl ' imperlavano la fronte . - Datemi un ' altra scimitarra ! - gridò Yanez . - Vedremo se si spezzerà nuovamente . - Uno dei suoi malesi estrasse quella che gli pendeva al fianco e gliela porse dicendogli : - Prendi questa , capitano . È d ' acciaio del Borneo e tu sai che è il migliore che si possa avere . - Il portoghese impugnò saldamente l ' arma , gettò a terra la pistola e si mise di nuovo di fronte al greco . Una sorda rabbia lo aveva invaso . - Bada , greco , - disse coi denti stretti - che io farò il possibile per ucciderti . Non mi aspettavo da te , europeo al pari di me , un simile tradimento . - Ti giuro che io non ho scelta quell ' arma ... - Lascia i giuramenti agli altri ; già non ti crederei . - Signore ! - Ti aspetto per farti a pezzi . - Sarai tu che morrai ! - urlò il greco furibondo . - Lancia il tuo lazo dunque ! - Il greco tornava a far girare la funicella . Spiava attentamente Yanez sperando di sorprenderlo ; il suo avversario però conservava una immobilità assoluta e non perdeva mai di vista , nemmeno per un istante , il lazo . D ' improvviso il greco fece un balzo in parte lanciando contemporaneamente la funicella e mandando un urlo selvaggio per scombussolare o impressionare il portoghese . Questi si era ben guardato dal muoversi . Sentì piombarsi addosso il lazo e scendergli attraverso la testa , ma pronto come un lampo avventò due colpi di scimitarra a destra ed a sinistra , tagliandolo netto prima che il greco avesse avuto il tempo di dare lo strappo fatale . Allora a sua volta si slanciò . La larga lama balenò in alto , poi scese con gran forza , colpendo il greco con un traversone sotto la mammella destra . Teotokris aveva fatto un salto indietro , tuttavia non era riuscito ad evitare per intero il colpo . Si tenne un momento ritto , poi cadde pesantemente al suolo , comprimendosi con ambe le mani il petto . Attraverso la casacca squarciata il sangue usciva , formando una larga macchia sulla candida flanella . Un urlo uscito da duecento bocche aveva salutato la vittoria del coraggioso uccisore di tigri . - Devo finirlo ? - chiese Yanez , rivolgendosi verso il rajah che si era alzato . - Ti chiedo la grazia per lui , mylord - rispose il principe . - Sia , - rispose Yanez . Restituì la scimitarra , raccolse la pistola e dopo d ' aver fatto un lungo inchino si ritirò mentre le donne si levavano i mazzolini di mussenda che portavano all ' estremità delle loro trecce gettandoglieli dietro . Mentre si allontanava sempre scortato dai suoi malesi , il medico di corte e sei servi avevano adagiato il greco su un palanchino , portandolo rapidamente nella sua stanza . Teotokris non era svenuto e nemmeno si lamentava . Solo di quando in quando una rauca bestemmia gli sfuggiva attraverso le labbra scolorite . Pareva che sentisse più la rabbia di essere stato vinto dal suo rivale , che il dolore prodottogli da quel colpo di scimitarra . - Sì , visitami e fasciami subito - disse con tono imperioso al medico . - La ferita non è grave . La lama deve aver incontrato la guardia del pugnale che portavo sotto la casacca . - Il medico gli denudò rapidamente il petto . La scimitarra aveva tracciato , sotto la mammella destra , un taglio lungo una quindicina di centimetri che non sembrava molto profondo . - Ah ! Ecco ! - esclamò il dottore raccogliendo un oggetto che era scivolato sotto la giacca . - Tu devi a questo , la tua vita , signore . - Il manico del pugnale ? - Sì : è stato tagliato netto . Se la lama non lo avesse incontrato il cacciatore di kala - bâgh ti avrebbe spaccato il cuore . Ero presente quando ti ha vibrato il colpo . - Una botta scagliata con tutta forza , - rispose Teotokris . - Per quanto credi che io ne abbia ? - Non sarai in piedi prima di due settimane . Sei robustissimo tu , signore . - Ed ho pelle di marinai addosso , - disse il greco , sforzandosi a sorridere . - Spicciati : il sangue se ne va e non desidero affatto di perderlo . - Il medico che , quantunque indiano , doveva essere abilissimo , cucì lestamente la ferita , spalmandola poi con una materia che pareva resinosa e la fasciò strettamente . Aveva appena terminato , quando un ufficiale dei seikki entrò nella stanza annunciando il rajah . La fronte del greco si era subito abbuiata , tuttavia si guardò bene dal far trasparire il suo malumore . - Uscite tutti , - disse al medico ed ai servi . Il rajah entrava in quel momento e solo . Anche la sua fronte non pareva serena . Attese che tutti si fossero allontanati , compreso l ' ufficiale , poi prese una sedia e si assise presso il capezzale del ferito . - Come va dunque , mio povero Teotokris ? - chiese . - Ti credevo più abile e più fortunato . - Vi ho dato , Altezza , non poche prove della mia abilità nell ' uso del laccio . Non credo di meritarmi quindi alcun rimprovero . - È grave la ferita ? - No , Altezza . Potrò rimettermi a vostra disposizione fra una quindicina di giorni e allora vi giuro che non perderò il mio tempo . - Che cosa vuoi dire ? - Che saprò chi è quell ' uomo che si spaccia per un mylord . - Tu serbi rancore a quel valoroso cacciatore . - E gliene serberò finché avrò un alito di vita , - rispose il greco con accento feroce . - Eppure tu gli hai giuocato un cattivo tiro . - Voi supponete Altezza ? ... - Che l ' impugnatura di quella scimitarra sia stata abilmente segata onde la lama cedesse al menomo urto . - Chi è che mi accusa ? - Io , - disse il rajah , aggrottando la fronte . - Se siete voi Altezza che lo dite , allora non negherò più . - Confessi ? - Sì , è vero : l ' estremità della lama l ' ho fatta segare presso la guardia da un abilissimo artefice . - Il principe non poté frenare un gesto di stupore e guardò severamente il suo favorito . - Avevi dunque paura del gran cacciatore bianco ? - Volevo sopprimerlo a qualunque costo per rendere al mio benefattore un grande servizio , - disse il greco audacemente . - A me ? - Sì , Altezza . - Uccidendo colui che mi ha restituito la pietra di Salagraman e che ha ucciso la kala - bâgh ! - Sì , perché quell ' uomo un giorno , ne sono sicuro , ti giuocherà qualche pessimo tiro . - E perché ? - Perché è un inglese innanzi tutto e tu sai , forse meglio di me , che gli uomini della sua razza furono sempre i più pericolosi avversari degli indiani . Forse che quasi tutto l ' Indostan non è stato conquistato da loro ? E poi perché quel mylord ha condotto con sé una principessa indiana che non è assamese ? Apri gli occhi Altezza e non fidarti ciecamente di quell ' inglese che non sappiamo che cosa sia venuto a fare qui . - A uccidere la tigre , mi ha detto - rispose il rajah . - Tu potrai credere quello che vorrai , ma non io che appartengo alla razza più astuta che viva in Europa . - Il principe , visibilmente impressionato , si era levato in piedi mettendosi a passeggiare intorno al letto del ferito . Diffidente per carattere , cominciava a diventare inquieto . - Che cosa fare ? - chiese ad un tratto fermandosi presso il greco che lo aveva seguito con uno sguardo ironico . - Io non posso congedarli lì per lì ; potrei anzi avere dei grossi fastidi col governatore del Bengala . - Non ti consiglierei di far ciò nemmeno io , Altezza - disse il greco . - E allora ? - Vuoi lasciare a me carta bianca ? - Il rajah lo guardò con diffidenza . - Penseresti a farlo assassinare da qualche sicario o di farlo avvelenare ? Cattivi mezzi che non mi salverebbero dall ' avere dei grattacapi . - Non sarà contro di lui che io agirò . A te Altezza non chiedo altro che di farlo strettamente sorvegliare . - Con chi te la prenderai dunque ? Voglio prima saperlo . - Con quella misteriosa principessa indiana . Quando sarà in mia mano la costringerò a dirmi chi è , e che razza d ' avventuriero sia quel mylord . - Io credo davvero che tu appartenga alla razza più astuta dell ' Europa , - disse il rajah . - Non desidero però che quella donna o fanciulla che sia venga trasportata qui . - Ho una casa di mia proprietà , dove tengo le mie donne - rispose il greco . - Questa notte mi farò condurre colà , ma tu dirai a tutti che io sono sempre alla tua corte e darai ordine che nessuno , per qualsiasi motivo , venga a disturbarmi . - Farò quello che vorrai . Addio e pensa a guarire presto . - 13 . La scomparsa di Surama Erano trascorsi solamente quattro giorni dal duello fra Yanez e Teotokris , quando un pomeriggio , nell ' ora in cui gli indiani , dopo la solita dormita , lasciano le loro stanze per recarsi a respirare una boccata d ' aria sulle terrazze , si presentava al palazzo di Surama un bruttissimo individuo dinanzi al quale però tutti s ' inchinavano come se fosse stato un altissimo personaggio od un essere più venerato ancora dei sacerdoti bramini . Si trattava d ' un fakiro appartenente alla rispettabilissima classe dei gussain , ossia dei mendicanti religiosi d ' una setta tantrica . Il suo aspetto era ben lungi dall ' ispirare una qualche simpatia , anzi nemmeno un po ' di compassione . Un europeo sarebbe certamente scappato nauseato . Il suo viso era cinto da una barba lunghissima , incolta e che terminava in una specie di pizzo arricciato come la coda d ' un maiale che gli scendeva fino ai piedi . Sulle gote e sulla fronte aveva strani tatuaggi rossi , figuranti come tanti minuscoli tridenti ed i suoi capelli erano riuniti sul cranio in modo da formare come una mitra . Il corpo , spaventosamente scarno , era quasi interamente nudo , non avendo che una striscia di stoffa giallastra attorno ai fianchi . Aveva però sul petto e sulle cosce un gran numero di macchie grigiastre fatte certamente con sterco di vaccina bruciato . Quello che lo rendeva però più spaventoso era il braccio destro , completamente anchilosato ed incartapecorito , che ormai non poteva più piegarsi e che stringeva fra la mano ben chiusa entro una guaina di cuoio una pianticella di mirto sacro . Quantunque l ' aspetto di quel disgraziato fosse spaventevole , anzi addirittura ripugnante , come abbiamo detto , tutti s ' inchinavano sul suo passaggio e s ' affrettavano a fargli largo . Nell ' India un fakiro , a qualunque setta appartenga , è sempre venerato . Da noi desterebbe solamente un po ' d ' ammirazione per la sua forza d ' animo di rimanere per interi anni con un braccio sempre alzato finché l ' articolazione si atrofizzi e immerso in una contemplazione stupida , che nessuna emozione anche profondissima può trarre , come nessun pericolo . Può bruciare una pagoda , anche una città , ma il fakiro non farà un passo per evitare le fiamme se è assorto nella sua contemplazione . D ' altronde che cosa rappresenta la morte per quei fanatici ? La fine delle loro pene e i godimenti supremi del cailasson , ossia del paradiso indiano . I due servi che vegliavano dinanzi al portone del palazzo , masticando del betel per ingannare meglio il tempo , vedendo il fakiro salire i quattro gradini si erano affrettati a muovergli incontro , chiedendogli premurosamente che cosa desiderasse . - Io so , - disse il fakiro , - che una persona ha gettato su questa casa una cattiva occhiata e vengo a proporre alla tua padrona di toglierla onde non le tocchi qualche grave disgrazia . - I due servi si erano guardati l ' un l ' altro con spavento , poiché gli indiani temono immensamente gli effetti del mal occhio . - Ne sei ben sicuro gussain ? - chiese uno dei due servi . - Io stavo seduto poco fa sui gradini di quella pagoda , quando vidi un vecchio fermarsi a poca distanza di qui e fare dei segni misteriosi . Te lo dico io : ha lanciato il mal occhio contro questo palazzo e anche contro tutti coloro che lo abitano e tu sai quali conseguenze fatali può produrre . - Non sai chi è quel vecchio ? - Prima d ' ora non l ' ho mai veduto - rispose il fakiro . - Deve essere però un nemico della tua padrona . - Attendimi un istante gussain . - Il servo si allontanò velocemente , mentre l ' altro teneva compagnia al fakiro il quale si era intanto seduto sull ' ultimo gradino , tenendo sempre alto il suo orribile braccio anchilosato e disseccato . Qualche minuto dopo il primo servo ritornava con un viso sgomentato dicendo : - Entra subito gussain e giacché hai il potere togli subito alla mia padrona ed a noi l ' occhiata scagliata da quel vecchio . - Sono pronto , - rispose il fakiro . - Allora entra . - Il gussain entrò nel palazzo a passi lenti , salendo lo scalone che conduceva negli appartamenti di Surama . La principessa lo aspettava sul pianerottolo . Indiana anch ' ella , aveva paura della terribile occhiata . - Signora , - disse il fakiro , - la tua casa è stata maledetta , ma io ho il potere di distruggere il mal occhio . - Ed io saprò ricompensarti , - rispose la giovane indiana . - Hai un bacino ? - Sì . - Io ho la tinta rossa . Fammelo portare . - Surama fece un cenno ad una delle sue serve e tosto un bacino d ' argento fu portato . - Dammi anche un pezzo di tela - disse il fakiro . Surama si levò la fascia di finissimo percallo a righe bianche e azzurre che le serrava i fianchi e gliela porse . - Dell ' acqua ora , - disse il fakiro . Una serva portò una bottiglia di cristallo rosso , racchiusa fino a metà da una incrostazione di lapislazzuli . Il fakiro empì il bacino , vi versò dentro una polvere rossastra , poi servendosi della mano sinistra , lo fece passare per tre volte dinanzi al viso di Surama ; servi e serve si erano aggruppati dietro alla padrona . Solo i quattro malesi che Yanez aveva messo a disposizione di Surama onde vegliassero su di lei , non subirono quella strana cerimonia , essendosi probabilmente accorto che non erano indiani , cosa d ' altronde facilissima data la tinta olivastro - oscuro della loro pelle . Ciò fatto il fakiro prese la fascia di Surama coi denti e la lacerò in due pezzi , gettando con forza l ' uno a destra e l ' altro a sinistra . - È fatto , - disse a Surama . - Tu signora sei liberata dall ' occhiata di quel sinistro vecchio e non correrai più alcun pericolo . - Che cosa vuoi pel tuo disturbo ? - chiese la giovane . - Che mi lasci un po ' riposare , - rispose il fakiro . - Sono molte notti che non dormo e che non mi nutrisco . Che cosa ne farei io del denaro ? Ad un fakiro bastano un banano e qualche crosta di pane . - Riposati dunque , - disse Surama . - Qui vi sono dei divani dove starai meglio che sui gradini della pagoda . Quando uscirai dalla mia casa avrai un regalo . Intanto che cosa posso offrirti ? - Fammi portare una tazza di toddy signora . È molto tempo che non ne bevo . - Sarai subito servito . Uscite tutti e lasciatelo dormire . - Si ritirarono ed il fakiro si stese su un tappeto , cogli occhi volti verso il soffitto come se l ' estasi l ' avesse sorpreso . Un momento dopo entrava un servo portando su un vassoio d ' argento un fiasco pieno di quel dolce e leggermente inebriante vino che gli indiani chiamano toddy e che somiglia al nostro vino bianco ed una tazza . - Prendi e bevi finché vuoi , gussain - gli disse , deponendo il vassoio a terra . - E prendi anche questa borsa che contiene dieci rupie . - Che saranno tue se rispondi ad una mia domanda , - rispose il fakiro . - Che cosa vuoi sapere , gussain ? - La stanza della tua padrona dove si trova ? - È accanto a questa . - A destra o a sinistra ? - A sinistra , - rispose il servo . - E perché mi hai fatto questa domanda ? - Per indirizzare a lei le mie preghiere , - rispose il fakiro gravemente . Il servo uscì . Il fakiro stette alcuni minuti immobile , poi si alzò senza far rumore e trasse di sotto al gonnellino che gli cingeva i fianchi una fiala di leggerissimo cristallo , fatta in forma d ' una bolla di sapone , che conteneva nel suo interno un mazzolino di fiori azzurri che rassomigliavano alle violette . - Queste carma - joga produrranno il loro effetto , - mormorò . - Chi può resistere al profumo che esalano questi piccoli fiori ? S ' addormenterà di colpo , così potranno portarla via senza che mandi nemmeno un lamento . - S ' avanzò cautamente verso la porta che si trovava a sinistra , ascoltò attentamente per alcuni istanti trattenendo il respiro , poi fece girare la maniglia senza produrre il menomo rumore e fece un passo innanzi . La stanza di Surama era tutta adorna di seta bianca , ricamata in oro e argento . In mezzo stava il letto , completamente isolato , coperto da un immenso drappo ricamato splendidamente , collocato sotto la punka . - Nessuno , - mormorò il fakiro . - È Siva o Brahma che mi proteggono ? L ' uomo bianco sarà contento ! - S ' avvicinò ad un piccolo mobile di ebano , intarsiato di madreperla e coperto da un tappeto che cadeva fino al suolo , spezzò il recipiente di vetro e vi gettò sotto il mazzolino . - Dormirai anche se non avrai sonno , - disse poi , con un sorriso ironico . Uscì indietreggiando , rinchiuse la porta e tornò a sdraiarsi sul tappeto come un uomo immensamente stanco . Il sole era tramontato da qualche ora , quando il servo di Surama entrò chiedendogli : - Gussain vuoi cenare ? La mia padrona ti offre da mangiare . - Lasciami dormire - rispose il fakiro , socchiudendo gli occhi . - Sono molto stanco . La tua padrona mi permette ? - Un sant ' uomo è padrone di dormire come e dove crede . Riposa in pace e che Brahma , Siva e Visnù veglino su di te , - rispose il servo . - La casa è tua ! - Il fakiro fece col capo un leggero movimento e rinchiuse gli occhi . Dormiva realmente ? Era un po ' difficile a saperlo . La notte era scura . Tutti si erano coricati nel palazzo : la padrona , i malesi , i servi e le serve . Un uomo solo vegliava come una tigre in agguato : il fakiro . Doveva essere quasi la mezzanotte quando un sibilo acuto tagliò l ' aria . Il fakiro udendolo , si era prontamente alzato . - Dorme , - mormorò . Colla mano sinistra aprì la finestra e gettò sulla via tenebrosa un rapido sguardo . Delle ombre umane stavano ferree in mezzo alla strada . Strinse le labbra e lasciò fuggire un debolissimo sibilo , che si poteva scambiare con quello del velenosissimo cobra - capello . Un segnale eguale subito rispose . - Sono pronti , - mormorò ; - allora tutto va bene . - Si affacciò alla finestra e lanciò un secondo sibilo . Subito dopo un colpo secco si fece udire contro una delle due imposte . Il fakiro allungò la sinistra e afferrò una fune che era attaccata ad una freccia molto lunga , che si era profondamente infissa nel legno . - Che demonio è quell ' uomo bianco ! - brontolò . - Mantiene le promesse e pagherà anche a me le cento rupie che mi ha promesso . Aspettate un momento e l ' affare sarà finito senza che nessuno se ne accorga . - S ' appressò alla porta , ascoltò ancora , poi risolutamente aprì . La lampada che rischiarava la stanza di Surama , brillava ancora , spandendo al di sotto una luce leggermente azzurrognola . Le serve avevano abbassato il lucignolo in modo che la luce fosse debolissima . Surama dormiva profondamente . Solo la sua respirazione era un po ' affannosa come se qualche cosa le gravitasse sul cuore . Il fakiro contemplò per alcuni istanti il viso bellissimo e roseo della giovane indiana , poi fece un gesto di dispetto . - Maledetto sia il giorno che io ho disseccato il mio braccio - disse . - Vile mestiere è quello del fakiro ! ... Ah ! - Tornò rapidamente nel salotto , assicurò la fune ad un gancio delle imposte e mandò due sibili . Un istante dopo un uomo scavalcava il davanzale , tenendo stretto fra le labbra uno di quei terribili coltelli indiani chiamati tarwar . - Che cosa vuoi gussain ? - gli chiese , balzando agilmente nella stanza . - Che mi aiuti - rispose il fakiro . - Io non posso usare che un solo braccio . - Vuoi che uccida ? - No : il padrone non vuole . Nessun delitto per ora . Aiutami a portare via la fanciulla . - Guidami . - Il fakiro rientrò nella stanza di Surama e gliela indicò dicendogli : - Fa ' presto : i fiori della carma - joga addormentano . - L ' indiano strappò dal letto la coperta di seta bianca , levò con un gesto brusco le lenzuola , avvolse Surama che pareva colpita da una specie di catalessi e lasciò subito la stanza borbottando : - Maledetti fiori ! Un momento ancora e m ' addormentavo anch ' io ! ... - Afferrò Surama fra le braccia secche nervose , scavalcò il davanzale , s ' aggrappò con una mano sola alla fune e si lasciò scivolare giù . Il fakiro quantunque avesse la destra anchilosata e stringesse sempre nella destra il ramoscello di mirto sacro , l ' aveva subito seguìto . Dieci uomini armati di lunghe carabine e di scimitarre li aspettavano in mezzo alla via . - È fatto il colpo ? - chiese uno . - Sì . - In marcia allora . - Ed io ? - chiese il fakiro . - Seguici . - Un palanchino sorretto da quattro hamali era pronto . Surama sempre avvolta nella coperta di seta bianca vi fu adagiata , le cortine furono abbassate , poi il drappello si mise rapidamente in marcia preceduto da due mussalchi che portavano delle torce accese . Nel palazzo nessuno si era accorto di quell ' audace rapimento compiuto nel colmo della notte e nel più profondo silenzio . I rapitori percorsero diverse vie oscure e deserte , poi si arrestarono dinanzi a un vasto caseggiato che rassomigliava nella costruzione a quei comodi e graziosi bengalow che si fabbricano gli inglesi che si stabiliscono nell ' India . La porta era aperta e la gradinata illuminata da una grossa lampada . Un chitmudgar , accompagnato da quattro servi , aspettava il drappello . - Fatto ? - chiese . - Sì , - rispose il fakiro . - Il tuo padrone sarà contento . - Il chitmudgar sollevò una tenda del palanchino e gettò su Surama , sempre addormentata , un rapido sguardo . - Sì , - disse poi . - È la principessa misteriosa . - Fece un segno ai servi . Questi presero il palanchino , l ' alzarono e salirono frettolosamente la scala . - Potete andare , - disse allora il maggiordomo rivolgendosi alla scorta , - e anche tu gussain . È meglio che non ti si veda in questa casa . Eccovi cento rupie che il mio padrone vi regala . Buona notte . - Chiuse la porta e raggiunse i servi i quali avevano deposto il palanchino in una bellissima e ampia stanza , il cui centro era occupato da un letto incrostato di laminelle d ' argento e di madreperla con ricchissima coperta di seta azzurra a ricami gialli . Il chitmudgar prese fra le robuste braccia la bella indiana che pareva morta , svolse la coperta di seta bianca e la mise a letto , coprendola per bene . - Portate via il palanchino ora - disse ai servi . Erano appena usciti quando un uomo entrò : era uno dei ministri del rajah . - Eccola signore - disse il maggiordomo , inchinandosi profondamente . - Le guardie del favorito hanno agito rapidamente e senza allarmare gli abitanti del palazzo . - Il ministro sollevò la coperta e guardò Surama . - È bellissima , - disse . - Il grande cacciatore è di buon gusto . - Devo svegliarla signore ? - Che cosa ha adoperato il fakiro per addormentarla ? - Gli ho dato tre fiorellini di carma - joga . - Ah ! - fece il ministro . - Ne coltivo molti nel giardino . - Come potremo farla parlare ? - Ho previsto tutto , signore . - Colla youma ? - Ho qualche cosa di meglio - rispose il maggiordomo con un ' sottile sorriso . - Fino da ieri ho preparato una infusione di bâng10 e di benafuli11 . - Non s ' addormenterà di più invece ? - No , signore : la renderà furibonda e parlerà . Il benafuli modera l ' azione dell ' oppio . - Che si possa tentare la prova ? - Quando tu vorrai , signore . - Tu mi assicuri che la principessa non soffrirà . - Rispondo io pienamente . - Agisci allora . - Il chitmudgar prese da una mensola una fiala di cristallo che conteneva un liquido giallastro , un piccolo coltello d ' argento e s ' avvicinò a Surama . - Bada di non farle male , - disse il ministro . - Noi non sappiamo ancora chi sia , ed il rajah desidera che si usi la più grande prudenza . - Non temere , signore - rispose il maggiordomo . Aprì le labbra di Surama , introdusse leggermente , con somma precauzione , la punta del coltello fra gli splendidi dentini che erano strettamente chiusi , poi facendo un piccolo sforzo li aprì . Subito un lungo sospiro sfuggì alla fanciulla ; però gli occhi rimasero chiusi . Il chitmudgar prese la fiala e versò parecchie gocce nella gola della bella dormente . - Dieci - contò . - Bastano . - Aveva appena terminato di parlare , quando un fremito scosse il corpo di Surama . Pareva che fosse stata toccata da una scarica elettrica . - Si sveglia , signore - disse il chitmudgar . - Fra poco tu saprai tutto quello che vorrai . - Un secondo fremito , più intenso del primo , aveva fatto sussultare la giovane indiana . - Odi come respira più libera , signore ? - disse il maggiordomo che non staccava gli sguardi da Surama - È segno che il suo sonno sta per finire . - D ' un tratto Surama s ' alzò di colpo a sedere , aprendo gli occhi . Il suo viso , sotto l ' influenza di quella strana pozione somministratale dal chitmudgar era alterato e le sue pupille apparivano straordinariamente dilatate . Si guardò intorno con vivo stupore , fermando poi lo sguardo sui due uomini che le stavano presso , muti ed immobili . - Dove sono io ? - chiese . - Questa non è la mia stanza ! - Parve però che quel lampo di lucidità subito si spegnesse , poiché si portò una mano alla fronte , come se cercasse di risvegliare dei lontani ricordi . - Yanez ! Mio sahib bianco ! - esclamò dopo alcuni istanti . - Perché non ti vedo presso di me ? Il rajah ha sempre bisogno di te ? - Yanez ! - mormorò il ministro , guardando il chitmudgar . - Chi sarà ? - Taci signore e lasciala parlare per ora - rispose il maggiordomo . - La interrogherai più tardi . - Surama continuava a passarsi e ripassarsi la destra sulla fronte . I suoi occhi parevano seguissero qualche visione , perché li teneva sempre fissi dinanzi a sé . - Yanez , - riprese dopo un nuovo e più lungo silenzio . - Perché non vieni ? Ho fatto un triste sogno l ' altra notte , mio adorato sahib bianco . Un brutto uomo , un fakiro , è entrato nella mia casa e mi ha guardato a lungo . Diceva che un nemico aveva lanciato su di me il mal occhio ! Che sia vero ? Vieni amico , io ho paura , molta paura . La pietra di Salagraman e la kala bâgh non ti saranno fatali ? Le corone costano troppo care ! - Le corone ! - mormorò il ministro aggrottando la fronte . - Di quali intende parlare questa fanciulla ? Chitmudgar apri bene gli orecchi . - Non perdo una sillaba . - Surama aveva avuto in quel momento un improvviso accesso di collera . - Maledetto fakiro ! - aveva gridato tendendo le pugna . - Non era vero che quel vecchio sconosciuto aveva gettato sulla mia casa il mal occhio ! Tu eri stato pagato dal rajah o dall ' avventuriero che cerca la rovina del mio sahib bianco ! - Odi ? - chiese il ministro . - Sì , - rispose il chitmudgar . - L ' avventuriero deve essere il favorito . - Certo , signore . Taci , lasciala parlare . - Surama continuava a passarsi la destra sulla fronte che appariva imperlata di sudore . Il bâng operava , esaltandola a poco a poco . Vi fu un altro lungo silenzio , poi la giovane ravviandosi con una mossa nervosa i lunghi capelli neri continuò , guardando sempre dinanzi a sé : - Perché la Tigre della Malesia e Tremal - Naik non vengono in mio aiuto ? Sono uomini forti che hanno vinta e uccisa la Tigre dell ' India , il terribile Suyodhana che faceva tremare anche il governo del Bengala ! Uscite dal tempio sotterraneo , venite , uccidete , distruggete ! Yanez vuole la corona dell ' Assam per darla a me ! Chi vincerà voi che avete fatto tremare l ' intero Borneo ? Il Re del Mare è stato vinto , ma a quale prezzo ? Voi siete degli eroi della Sonda ! - Riesci a comprendere qualche cosa tu , chitmudgar ? - chiese il ministro del rajah che cadeva di sorpresa in sorpresa . - No , signore . - Che il tuo bâng l ' abbia fatta impazzire ? - È impossibile . - Che cosa dice dunque questa fanciulla ? - Aspettiamo . - Parla d ' una corona però . - E di quella dell ' Assam . - Che mistero è questo ? - Abbi pazienza , signore . Forse si spiegherà meglio . - Surama si era nuovamente alzata ed i suoi sguardi si erano fissati , per la seconda volta , sul ministro . - Tu non sei il sahib bianco - gli disse . - Che cosa fai qui ? - Il chitmudgar fece un segno come per dire : - Interroga pure . - No , - disse il ministro - io non sono il sahib bianco , però sono un suo fedelissimo amico . - Perché non vai allora ad avvertire la Tigre della Malesia ? - Chi è ? - Il più formidabile uomo delle isole della Sonda , - rispose Surama . - Le isole della Sonda ! Dove si trovano quelle terre ? - Là dove il sole nasce . - Quell ' uomo viene dunque da lontano . - Molto da lontano : il Borneo non è vicino all ' India . - E che cosa faceva quell ' uomo laggiù ? - Combatteva sempre . - Col sahib bianco ? - No , contro gli inglesi ed i thugs di Rajmangal . - Il ministro che non comprendeva nulla , non essendo gli indiani troppo forti in geografia , guardò il chitmudgar , ma questi gli fece un segno imperioso che voleva dire " continua " . - Rajmangal ? - proseguì il ministro . - Dov ' è ? - Nel Bengala - rispose Surama . - Ed il sahib bianco ha ucciso il capo dei thugs ? - Non lui : è stata la Tigre della Malesia . - E dov ' è questa Tigre ? Io non l ' ho veduta alla corte del rajah . - Oh no ! È nella pagoda sotterranea coi suoi malesi . - Dov ' è questa pagoda ? - Di fronte all ' isola ... a quell ' isola dove hanno rubata la pietra di Salagraman . - Chi l ' ha rubata ? - Yanez . - Ancora questo nome misterioso , - mormorò il ministro . - Chi sono dunque quegli uomini ? - Poi alzando la voce proseguì : - Sai il nome di quella pagoda ? - No : so solo che è scavata in una collina che strapiomba nel fiume . - Di fronte alla pagoda di Karia , è vero ? - Sì , sì , così mi hanno detto . - Chi l ' abita ? - Degli uomini che non sono indiani . - Molti ? - Non lo so , - rispose Surama . - Perché sono venuti qui ? - Per la corona . - Quale corona ? - Dell ' Assam . - Il ministro ed il chitmudgar si guardarono l ' un l ' altro con spavento . - Una qualche congiura si sta certamente tramando contro il rajah - disse il primo . - Continua a interrogarla , signore - rispose il secondo . - Ho paura di saper troppe cose . - Si tratta forse della vita del rajah . - Il ministro si rivolse verso Surama la quale non cessava di guardare dinanzi a sé . - Signora , - le disse , - chi guida quegli uomini ? - Questa volta Surama non rispose . - Mi hai udito ? - chiese il ministro . La giovane agitò le labbra come se volesse parlare , poi ricadde pesantemente sul letto , chiudendo gli occhi . - Il sonno l ' ha ripresa , - disse il chitmudgar . - Non potrai sapere più nulla , signore . - E domani ? - Bisognerebbe somministrarle una nuova dose di bâng e di benafuli , ma io non oserò . - Perché ? - Potrebbe non risvegliarsi più mai . Non si può scherzare impunemente coll ' oppio . - Ne so abbastanza d ' altronde , - mormorò il ministro . - Andiamo ad avvertire subito il favorito e prendiamo le nostre misure per sorprendere quei misteriosi congiurati . Fortunatamente abbiamo i seikki e quelli sono guerrieri che non hanno paura di nessuno . - Date prima i vostri ordini , signore - disse il maggiordomo . - Lasciala riposare tranquilla e se si sveglia trattala coi dovuti riguardi . Può essere sotto la protezione del governatore del Bengala ed il rajah non ha alcun desiderio di far entrare gli inglesi in questa faccenda . Domani puoi venire alla corte ? - Sì , mio signore . Ho un fratello che fa il chitmudgar . - Veglia attentamente . - Tutti i servi sono stati armati . - Il ministro uscì accompagnato dal maggiordomo e scese nel giardino che si estendeva dietro alla casa . Otto uomini , tutti armati , stavano intorno ad uno di quei palanchini chiamati dâk con due portatori di torce . - Al palazzo del rajah , - comandò il ministro . - Presto : ho molta fretta . - 14 . Sandokan alla riscossa Era appena trascorsa mezz ' ora da che Surama era stata rapita mercé l ' audacia del fakiro , quando una delle serve entrava nella stanza , per annunciare alla sua giovane padrona il ritorno del capo della scorta con una lettera urgente della Tigre della Malesia . Quantunque fosse passata già la mezzanotte , la fedele indiana non aveva esitato a vestirsi prontamente e ad entrare , avendo ricevuto l ' ordine di svegliarla nel caso che qualche messaggero si fosse presentato al palazzo . Il capo della scorta di Yanez si era fermato dinanzi alla porta , però udendo la donna mandare un grido altissimo , si era subito slanciato innanzi temendo che qualche grave pericolo minacciasse la fidanzata del portoghese . - Perché urli così ? - aveva chiesto , mettendo una mano sull ' impugnatura della scimitarra . - Sparita ! - Chi ? - La padrona ! - È impossibile ! - Guarda ! Il letto è vuoto . - Il malese aveva fatto un gesto di stupore , poi la sua pelle era diventata grigiastra che è quanto dire pallidissima . Aveva veduto il letto disfatto , le coperte rovesciate e le lenzuola vuote . - Rapita ! - aveva esclamato . - Lo vedi : non vi è più . - Che sia uscita ? - No , perché la porta era chiusa e due servi vegliavano . - Chiama qui tutti e da ' ordine di preparare due cavalli , i migliori che si trovano nelle scuderie . - La serva uscì correndo mentre il malese faceva il giro della stanza . La finestra colle imposte aperte lo colpì subito . - È per di là che l ' hanno fatta scendere ! - esclamò . Si curvò sul davanzale , allungò le braccia e trovò la corda ancora appesa al gancio . - Birbanti ! - mormorò . - Come hanno fatto ad introdursi qui senza che nessuno li udisse e portarla via senza che Surama mandasse un grido o ... - Si era bruscamente interrotto , portandosi una mano sulla fronte . - Che cosa provo io ? - si chiese , guardandosi rapidamente intorno . - Si direbbe che il mio cervello diventa pesante e che un lieve torpore m ' invade ... e questo sottile profumo da dove proviene ? Eppure io non vedo alcun fiore qui . - In quel momento entravano i servi , le serve ed i quattro malesi gridando e piangendo . - Silenzio , - disse il capo della scorta . - Ditemi innanzi tutto se voi sentite un qualche profumo sospetto qui . - Tutti fiutarono l ' aria a varie riprese , poi uno dei servi esclamò : - Hanno nascosti qui dei carma - joga ! - Che cosa sono ? - chiese il capo . - Dei fiori che addormentano . - Cercateli . - I servi si misero a rovistare dappertutto , spostando i mobili , sollevando i tappeti ed i cortinaggi e riuscirono finalmente a trovare il piccolo mazzolino che il furbo fakiro aveva nascosto ed i pezzi di vetro della bottiglietta rotonda . - Gettiamoli subito via , - disse colui che li aveva scoperti . - Corriamo il rischio di addormentarci anche noi . - Il mazzolino fu lanciato attraverso la finestra aperta . - Ditemi ora , - disse il capo . - Avete veduto nessuno a entrare ? - No - risposero tutti ad una voce . - E nessun rumore ? - Nemmeno . - Avete dei sospetti ? - No . - Ad un tratto uno dei servi mandò un grido : - E il gussain ? Andiamo a vedere se c ' è ancora . - La porta che comunicava col salotto fu aperta e tutti poterono constatare che il fakiro non vi era più . Un grido di rabbia sfuggì da tutte le bocche : - Il miserabile ! - Che cosa volete dire ? - chiese il capo . - Chi era ? Un uomo forse ? - Un fakiro - disse uno dei quattro malesi . - L ' hai veduto anche tu ? - Sì , capo . - Sono pronti i cavalli ? - Sono davanti alla porta signore - rispose uno staffiere . - Vieni con me Loy , - comandò il capo . - Mi racconterai ciò che è avvenuto durante il viaggio . Non dobbiamo perdere un solo istante . Forse ho indugiato troppo . - Scesero rapidamente le scale , senza aver aggiunta nessuna altra parola e trovati i cavalli che scalpitavano dinanzi alla gradinata , trattenuti a stento da due servi , balzarono in sella allentando le briglie . - Dove andiamo , Kubang ? - chiese Loy . - Alla pagoda sotterranea . Avvertiamo innanzi tutto la Tigre della Malesia . - Ed il capitano Yanez ? - Il palazzo del rajah è chiuso di notte e poi il capitano non potrebbe tentare nulla in questo momento , mentre la Tigre e Tremal - Naik sono liberi e hanno uomini valenti con loro come Kammamuri e quel Bindar . Spingi il tuo cavallo e arma la tua carabina . La notte scorsa ho uccisa una spia nei pressi del nostro rifugio . - Ti aveva seguito ? - Sì e per molte ore ; però me la sono sbrigata presto . Non ho fatto altro che imboscarmi fra le centinaia di tronchi d ' un banian e aspettare che mi passasse dinanzi . Una palla sola è stata sufficiente a chiudergli la bocca eternamente . Via , sferza ! Sarà un colpo terribile anche per la Tigre della Malesia nell ' apprendere la scomparsa di Surama , che ama come se fosse sua figlia . - I due cavalli , due splendidi corsieri del Guzerate , correvano come il vento , sollevando una fitta colonna di polvere , non essendo le antiche città indiane lastricate . In un quarto d ' ora raggiunsero l ' ultimo sobborgo che si estendeva lungo la riva sinistra del Brahmaputra e si gettarono nell ' aperta campagna senza che i due malesi avessero incontrato fino allora alcun essere vivente . Un altro quarto d ' ora dopo , galopparono fra le folte macchie di banian , di tara e di mangifere che nascondevano in gran parte l ' enorme roccia nelle cui viscere s ' apriva la pagoda sotterranea . - Preparati a raccontare tutto alla Tigre della Malesia , - disse il capo a Kubang . - Ci siamo . - Quattro uomini erano balzati bruscamente sul sentiero che conduceva al tempio , puntando le carabine . - Amici , - gridò il capo . - Presto , accorrete a svegliare il padrone . Notizie gravi . - Due sentinelle scomparvero fra le macchie mentre le altre si rimettevano in agguato , onde impedire che qualche spia s ' avvicinasse . I due malesi , pochi istanti dopo , entravano nel tempio sotterraneo , preceduti da due dayachi muniti di torce e s ' introducevano nella saletta già descritta , dove si trovavano mezzi vestiti la Tigre della Malesia , Tremal - Naik , Kammamuri e l ' indiano Bindar . - Che notizie rechi ? - chiese il primo non senza una certa commozione . - Se sei tornato così presto vuol dire che qualche grave avvenimento è accaduto in città . - Gravissimo , Tigre della Malesia : Surama è stata rapita . Il mio compagno ti narrerà tutto . - Vi fu fra quei quattro uomini un momento di silenzio angoscioso : il pirata e Tremal - Naik rimasero come fulminati . - Scomparsa ! - esclamò poi il primo con voce terribile . - Chi può aver osato tanto ? Yanez lo sa ? - No padrone , - rispose il malese . - Surama è stata portata via forse un paio d ' ore fa . - E da chi ? - domandò Tremal - Naik stringendo i pugni , mentre il maharatto si strappava i peli dalla rada barba . - Ascoltatelo , - disse Sandokan . - Parla ! Parla ! - gridarono tutti ad una voce . Il malese che era ai servigi di Surama narrò rapidamente quanto era avvenuto , non dimenticando di far cadere i suoi sospetti sul gussain dal braccio anchilosato . Quella circostanza colpì subito Bindar . - Un fakiro che porta un ramoscello chiuso entro il pugno , - disse l ' indiano , quando il malese ebbe terminato . - Non ve n ' è che uno in tutta la città : Tantia . - Lo conosci tu ? - chiese la Tigre della Malesia . - Sì , di vista , sahib , - rispose l ' indiano . - Che tipo è ? - Uhm ! Non gode troppo buona fama quel fakiro . Si dice che sia una spia del rajah o dei suoi ministri . - Sai dove abita ? - chiese Tremal - Naik . - Ordinariamente sui gradini delle pagode e domani è venerdì , è vero ? - Sì , - rispose Kammamuri . - Lo potremo vedere di certo dinanzi alla pagoda di Karia . Io in tale giornata l ' ho sempre veduto a fare il giuoco del fiore in compagnia di alcuni saniassi , che devono essere i suoi protettori ed anche i suoi sfruttatori . - Ecco il punto di partenza , - disse Sandokan che non aveva perduto una sillaba . - Purché non vi siano due di quei birbanti ! - No , sahib , ne sono sicuro , - rispose Bindar . - Io conosco la città a menadito abitando qui da undici anni e non ho mai veduto un gussain che somigliasse a quello . - Tu , hai notato qualche altro segno particolare su quel fakiro ? - chiese Tremal - Naik al malese di Surama . - Sì , una larga cicatrice sulla fronte , che mi parve prodotta più da un terribile colpo di frusta che da un ' arma da taglio . - È Tantia ! - esclamò Bindar . - Anch ' io ho notato quel segno violaceo che sembra un leggero solco . - A che ora va ad occupare i gradini della pagoda ? - chiese Sandokan . - L ' ho sempre veduto di buon ' ora . Nel pomeriggio dorme sotto i banian . - Coi suoi saniassi ? - Sì , sahib . - La bangle è sempre pronta ? - È nascosta fra i canneti della riva . - Tremal - Naik , partiamo . Non mancano che tre ore all ' alba . - Quanti uomini ? - chiese il bengalese . - Una diecina basteranno . Gli altri rimangano a guardia di quel caro Kaksa Pharaum . Il ministro deve essere ora più sorvegliato che mai . Se dovesse fuggirci sarebbe finita per noi e anche per Yanez . - Padrone , - disse - devo avvertire il capitano ? - Per ora no . Andiamo , amici : un ' ora perduta vale un giorno in questi momenti . - Kammamuri era subito uscito per scegliere gli uomini che dovevano accompagnarli . Sandokan e Tremal - Naik si vestirono rapidamente , presero le loro armi e lasciarono il salotto . Fuori dalla pagoda sotterranea dieci malesi , fra i quali si trovava anche il malese di Surama , li aspettavano insieme a Bindar ed a Kammamuri . Ad un fischio mandato dalla Tigre della Malesia , le sentinelle che vegliavano nelle macchie circostanti , erano accorse . - Nulla di sospetto ? - chiese Tremal - Naik . - No . - In marcia , - comandò allora Sandokan . I quattordici uomini scomparvero fra le macchie che s ' allargavano intorno alla roccia , avviandosi verso la riva del Brahmaputra . Bindar si era messo alla testa , subito seguìto da Sandokan e da Tremal - Naik i quali tenevano le carabine sotto il braccio onde essere più pronti a servirsene . Il fiume muggiva sordamente a breve distanza , nondimeno tutti aprivano ben bene gli occhi e tendevano gli orecchi , avendo già saputo che il capo della scorta di Yanez , la notte precedente , aveva ucciso un individuo sospetto che lo aveva seguìto per parecchie ore . Giunti a duecento passi dal corso d ' acqua , si gettarono in mezzo ad un macchione di nagatampo , bellissimi alberi , dal legname così duro che gli europei lo hanno chiamato legno del ferro e che producono dei fiori assai profumati , dei quali si servono le eleganti indiane per ornarsene i capelli . - La bangle non è che a pochi passi - disse Bindar , volgendosi verso Sandokan e Tremal - Naik . - Che ci sia ancora ? - L ' ho visitata ieri mattina , sahib . - Attraversarono anche quella macchia e s ' impegnarono fra una immensa quantità di calamus , che s ' aggrovigliavano gli uni cogli altri come giganteschi serpenti , spingendosi fino sulla riva dove formano delle strane volte . Bindar s ' immerse fra le canne acquatiche e ben presto un grido di trionfo avvertì Tremal - Naik e Sandokan che la grossa imbarcazione era stata trovata . - Lesti , - disse il pirata . - Dobbiamo approdare prima che l ' alba sorga . - La bangle , spinta da Bindar , s ' avanzava spaccando o curvando le canne che le ostacolavano la marcia . I malesi ed i loro capi s ' imbarcarono rapidamente , prendendo subito il largo senza troppo agitare i lunghissimi remi . - Diritti verso l ' isolotto ! - aveva comandato Sandokan . La notte era calma , tranquillissima anzi . Non si udivano che il mormorìo delle acque frangentisi contro i canneti che coprivano la riva e le grida delle anitre bramine e delle oche , le prime a svegliarsi sui grandi fiumi dell ' India . Sandokan e Tremal - Naik , sdraiati sulla prora della grossa imbarcazione , guardavano attentamente le due rive e l ' isolotto sul quale giganteggiava la celebre pagoda che racchiudeva nuovamente , nei suoi sotterranei , la famosa pietra di Salagraman . Quantunque fossero sicurissimi che nessuno li avesse veduti partire , pure non si sentivano interamente tranquilli . Il rapimento di Surama doveva averli profondamente impressionati e forse per istinto avevano compreso che qualche sospetto doveva essersi infiltrato nell ' anima dei ministri del rajah . Il segreto , fino allora così bene custodito , sulle origini di quella bellissima ragazza , doveva essere stato tradito da qualcuno . Diversamente a quale scopo l ' avrebbero rapita ? - Vi è un mistero qui sotto , - disse Sandokan a Tremal - Naik , - e che noi dobbiamo decifrare . Non ammetterò mai che Yanez possa aver commesso qualche imprudenza da destare dei sospetti nell ' animo del rajah . Nessuno deve più qui rammentarsi della bambina venduta ai thugs bengalesi . - Era precisamente quello che pensavo anch ' io in questo momento - rispose l ' indiano . - E chi può aver tradito il segreto ? I miei uomini sono d ' una fedeltà a tutta prova e adorano me e Yanez come due divinità . Un milione di rupie offerto dal rajah , li lascerebbe assolutamente impassibili perché sono incorruttibili . - Non ho alcun dubbio sui tuoi malesi e sui tuoi dayachi , - rispose Tremal - Naik . - Ah ! Se potessi sapere ... Saccaroa ! Ed il greco che si è battuto con Yanez ? l ' hai dimenticato tu ? - Tremal - Naik ebbe un soprassalto . - Tu credi ? - chiese con viva emozione . - Che quell ' uomo l ' abbia fatta rapire , non perché sospetti forse in quella fanciulla una formidabile rivale del rajah , bensì per vendicarsi della sciabolata che ricevette . - Se tutto fosse questo non si tratterebbe che di riprendergliela , - disse Tremal - Naik . - Una cosa non troppo difficile per noi , è vero Sandokan ? - Aspetta che io abbia quel fakiro nelle mie mani e vedrai come lo farò cantare ! Lo costringerò io a dirmi dove l ' hanno nascosta , dovessi mettere sossopra tutta la popolazione di Gauhati . Quando ho sottomano i miei malesi ed i miei dayachi , non ho paura di tutti i seikki del principe , se ne avrà allora . - Ti ho udito più volte parlare di quei seikki - disse Tremal - Naik . - Tu devi avere qualche idea . - Penso mio caro che non sarà con una trentina di pirati , per quanto valorosi ed audaci , che si potrà conquistare un trono , - rispose Sandokan . - Tu mi dicesti che quei valorosi soldati servono chi meglio li paga . - È vero . - Che cosa saranno per noi centomila rupie ? Una corona vale ben di più . Aspetta che Surama sia nuovamente libera ed io mi occuperò di questo importante affare . Ah ! Ci siamo già ! Sbarchiamo . - E l ' alba spunta , - rispose Tremal - Naik . La bangle aveva gettata già l ' ancora a pochi passi dalla riva meridionale dell ' isolotto , poi i malesi l ' avevano spinta verso terra servendosi dei loro lunghi remi . - Fingiamo di essere cacciatori , - disse Sandokan ai suoi uomini . - Vedo alzarsi fra questi canneti stormi di oche , di anitre , di bozzagri e di marabù . Fuciliamoli finché la pagoda sarà aperta e ... - Fermi , - disse in quel momento Bindar . - Che cos ' hai veduto ? - Comincia la nagaputsciè , - aggiunse Bindar . - Che cos ' è ciò ? - Mi ero dimenticato di dirti , sahib , che quest ' oggi scade appunto l ' uffizio del serpente , - rispose l ' indiano . - Ne so meno di prima : tu ti scordi facilmente che io non sono indiano . - È una festa che fanno le donne , sicché ne vedremo moltissime qui . Mancheranno invece gli uomini . - Meglio per noi : così non ci daranno impiccio quando piomberemo sul fakiro . E perché vengono qui le donne ? - Perché su queste rive abbondano l ' arisci ed il margosano . - Due piante acquatiche ? - Sì , sahib . - Andiamo a cacciare fra i margosani allora . - Diede ordine a tre malesi di rimanere a guardia della bangle , poi tutti scesero fra i canneti che pullulavano di uccelli acquatici . La luce diurna si diffondeva rapidissima e si udivano già a risuonare nella pagoda i giganteschi tumburà , quegli enormi tamburi ricchi di dorature e di pitture , coi quali s ' annunciano le feste religiose ed i tam - tam . Fra i canneti e le piante di loto che tappezzavano le rive , volavano via vere nubi di tortorelle dalle piume bianche , che mandavano lievi grida , cakinni , colombi di tutte le tinte , pernici , beccaccini , corvi , bozzagri e gypaeti insieme con oche ed anitre . Sandokan , Tremal - Naik ed i malesi non tardarono ad aprire il fuoco , più per farsi credere cacciatori che per fare delle prede , non avendo con loro alcun fucile da caccia . Tutto quel baccano infatti non ebbe altro risultato che di far stramazzare qualche oca , colpita miracolosamente da una palla di carabina . La caccia durò una mezz ' ora , poi fu sospesa , poiché cominciavano a giungere sulla riva delle donne per compiere la cerimonia del nagaputsciè , ossia l ' uffizio del serpente . Quella strana festa viene eseguita parecchie volte all ' anno ed ha per iscopo d ' invocare la protezione delle divinità per avere una numerosa prole . I serpenti hanno nulla a che fare in questa funzione , poiché i sapwallah , ossia gli incantatori , non si fanno nemmeno vedere , né figurano alcun cobra - capello , né il più infimo naja . Il tutto si limita ad una semplice passeggiata , che fanno le donne sulle rive dei fiumi o degli stagni , dove abbondano soprattutto le piante chiamate arisci e margosano . Giunte sotto quegli alberi che non nascono che fra i bassifondi , le indiane depongono una pietra chiamata lingam , già venerata da tutti i bramini e da tutti i sivani , d ' una forma che non si può descrivere perché troppo oscena , ma che per la circostanza è unita da due piccole serpi pure di pietra . Dopo averla ben lavata nell ' acqua del fiume o dello stagno , vi accendono dinanzi alcuni pezzi di legno , destinato specialmente a quelle specie di sacrifici e vi gettano sopra dei fiori chiedendo al dio a cui sono fedeli , ricchezze , numerosa prole e molti anni di vita ai loro mariti . Terminate alcune preghiere abbandonano quelle pietre sul luogo onde altre donne che non le posseggono se ne possano servire . Se per caso sulle rive non trovano alcuna pianta di arisci o di margosano , portano con loro alcuni rami di quegli alberi e li piantano da una parte e dall ' altra del lingam , in modo da formare una specie di baldacchino . L ' arisci , per le donne indiane viene riguardato come il maschio ed il margosano come la femmina , quindi raccolgono più rami dell ' uno o dell ' altro secondo il desiderio dei loro mariti . Sandokan vedendo giungere le prime schiere di donne , chiamò i suoi cacciatori onde non disturbare quelle cerimonie e , guidato da Bindar , s ' avviò verso la grande pagoda dove sperava di trovare il misterioso fakiro che aveva rapita Surama . Attraversati alcuni boschetti di fichi baniani e di cassie latifoglie , che somministrano agli indù dei fiori molto carnosi e assai nutrienti , si trovarono improvvisamente dinanzi al vasto piazzale che si estendeva intorno alle gradinate della pagoda . Bindar che precedeva sempre la truppa , aveva subito fatto un salto indietro . - Che cos ' hai ? - aveva subito chiesto Sandokan . - Lui ! - Chi lui ? - Il gussain ! - Sandokan si volse verso il malese di Surama mostrandogli il fakiro . - Padrone ! - esclamò il malese . - Lo vedi quel fakiro che ha un braccio rigido ? - Il birbante ! - Lo riconosci ? - Sì , è quello che è venuto nel palazzo a levare il mal occhio . - Non t ' inganni ? - No , padrone : è proprio lui . Ecco la cicatrice che gli sfregia la fronte . - Va bene : siamo su una buona pista . - Il gussain Tantia si trovava seduto sui gradini dell ' entrata principale della pagoda , tenendo in mano una conchiglia del genere dei corni d ' Ammone , simile alla famosa pietra di Salagraman , piena di latte , che doveva , secondo il rito , essere stato prima versato sul lingam , per poterlo efficacemente offrire ai moribondi , onde potessero rendersi degni di godere le delizie del cailasson , ossia del paradiso indiano . Intorno a lui sonnecchiavano dieci o dodici altri fakiri che appartenevano però alla classe dei saniassi , pessimi individui più dediti al brigantaggio che alle pratiche religiose e che sono assai temuti da tutti gli indiani . Ed infatti oltre le lunghe barbe che davano loro un aspetto ripugnante , ai lunghissimi capelli che da anni non dovevano aver conosciuto l ' uso del pettine e che erano imbrattati di fango rossastro , per farsi maggiormente temere , avevano a fianco dei nodosi bastoni . - Sono quelli i suoi protettori ? - chiese Sandokan con profondo disprezzo , volgendosi verso Bindar . - Sì , sahib . - Bella scorta ! - Guardati , perché sono cattivi e nell ' istesso tempo molto rispettati . - Mi degnerò appena di prenderli a calci . Sarebbe troppo onore per loro , se mi servissi della carabina o della scimitarra . Accampiamoci sotto l ' ombra fresca di questo superbo pipal e tu malese mio cerca di non farti vedere dal fakiro . Potrebbe riconoscerti ancora . - Sì , padrone - rispose il pirata , sdraiandosi dietro ai suoi compagni . - Ed ora , giacché abbiamo portato con noi delle provviste , facciamo colazione , - disse Tremal - Naik . Senza preoccuparsi delle donne che entravano in gran numero nella pagoda e che si facevano dare dal fakiro alcune gocce di latte che mettevano religiosamente entro delle microscopiche ampolle , per serbarle probabilmente pei loro mariti o congiunti , trassero le provviste , che i malesi , sempre prudenti perché abituati alle lunghe spedizioni , avevano rinchiuse in sacchetti di tela e consistenti in carne fredda , biscotti e bottiglie di arak . Il fakiro pareva non si fosse accorto affatto della presenza di quel drappello che bivaccava sotto le piante . Continuava a vendere il suo latte , mentre i suoi protettori dormivano al sole , certi di dividere una buona giornata . Terminato il pasto , i malesi ed i loro capi , si misero a fumare , aspettando impazientemente il momento d ' impadronirsi del fakiro . Non fu però che verso il tramonto che Tantia lasciò i gradini della pagoda , coll ' evidente intenzione di tornarsene in città . I saniassi si erano svegliati e armati dei loro bastoni , gli si erano messi alle calcagna impazienti forse di dividere il prezzo della vendita del latte sacro . - In piedi - aveva comandato Sandokan . - Li sorprenderemo sotto le macchie . Tu malese resta indietro , onde non s ' accorgano delle nostre intenzioni . - Il drappello si cacciò sotto i fichi baniani , sparando qualche colpo contro i pappagalli che cicalavano rumorosamente ed in grande numero , fra i frondosi rami di quegli splendidi e maestosi alberi . Il fakiro pareva che non avesse anche questa volta prestata alcuna attenzione a quei cacciatori ed aveva continuata la sua via sempre seguìto da quei luridi saniassi . Già aveva percorso quasi mezzo chilometro accostandosi sempre più alla riva , dove aveva certo la sua barca , quando Sandokan e Tremal - Naik , che lo avevano preceduto girando le macchie , gli sbarrarono la via , tenendo le carabine in mano . - Alto , fakiro ! - gridò il primo , mentre i malesi si radunavano rapidamente dietro di lui . Tantia li guardò tranquillamente , dicendo : - Non ho più latte da vendere , e poi ai cacciatori non ne do mai . - Si tratta di qualche cosa di più importante del latte , amico , - rispose Sandokan . Questa volta il gussain li guardò sospettosamente . - Che cosa vuoi tu ? Non vedi che sono un fakiro ? - È bene un fakiro che mi occorre . - Va ' a cercarne un altro . - Un altro non saprebbe dirmi quello che voglio sapere da te . - Da me ! - esclamò il gussain con inquietudine . - Tu vedi che io sono un pover ' uomo che non si occupa che della vendita del latte sacro e del mal occhio . - È appunto perché tu sai togliere le occhiate fatali , che noi abbiamo bisogno di te , - disse Tremal - Naik . - Io non ho tempo in questo momento . Devo tornare in città essendo atteso da un grande personaggio della corte . - Quello aspetterà - disse Sandokan con tono minaccioso . - Congeda la tua scorta e vieni con noi . - Io non vado mai solo . - Basta fakiro ! Obbedisci ! - I saniassi vedendo che la faccenda prendeva una brutta piega , impugnarono i loro randelli e si misero dinanzi al gussain urlando a squarciagola : - Largo , canaglie ! - Sandokan si volse verso i malesi dicendo : - Spazzate questi furfanti ! - Non aveva ancora terminato il comando che i pirati , guidati da Kammamuri e da Bindar , si erano scagliati , impugnando le carabine per la canna onde servirsene come mazze . I saniassi lasciarono andare alcune randellate , poi scapparono come lepri in tutte le direzioni lasciando lì il loro protetto . - Ora briccone , - disse Sandokan , scrollando bruscamente il disgraziato fakiro - verrai con noi . - Non mi uccidete ! - balbettò il povero diavolo terrorizzato . - Non saprei che cosa farne della tua pelle , - rispose Sandokan . - Non sarebbe buona nemmeno per fabbricare un tumburà . È la tua lingua che mi occorre . - Vuoi strapparmela , signore ! - strillò il gussain tremando . - Allora non parlerebbe più mentre noi abbiamo bisogno invece che canti e molto alto . Cammina e basta . - Dove volete condurmi ? - Lo saprai più tardi . - Bada che io ho il potere di gettare il mal occhio . - Finiscila , cialtrone ! - disse Tremal - Naik . - Già i tuoi saniassi non torneranno a liberarti . Avanti ! - I malesi si presero in mezzo il gussain e lo spinsero verso la riva che era poco lontana . La notte era già calata , quando il drappello giunse dinanzi alla bangle , la quale era nascosta fra i canneti . - Nulla di sospetto ? - chiese Sandokan ai due dayachi che erano rimasti a bordo . - No , padrone , - risposero ad una voce . - Imbarchiamoci e torniamo presto . Io non so che cosa sia , eppure non sono tranquillo questa sera . - Che cosa temi ? - chiese Tremal - Naik , mettendo piede sul ponte . - Finora tutto è andato bene . - Eppure vorrei già essere nella pagoda sotterranea . - Infatti tu mi sembri irrequieto . - È il rapimento di Surama che mi ha tolto la mia solita tranquillità , - rispose Sandokan . - Io non cesso dal chiedermi perché l ' hanno portata via . - Il fakiro è nelle nostre mani e ce lo dirà . - In quel momento due detonazioni ruppero il silenzio che regnava sul fiume , rumoreggiando sinistramente sotto le folte boscaglie che si prolungavano lungo le rive . Sandokan aveva spiccato un salto . - Le carabine dei miei uomini ! - aveva esclamato . - Amici , preparatevi al combattimento ! - 15 . L ' attacco della pagoda sotterranea Dopo quei due spari , che annunciavano qualche cosa di grave , essendosi uditi verso la sinistra , ossia nella direzione in cui si trovava la pagoda sotterranea , era tenuto dietro un lungo silenzio . Quei due colpi dovevano essere stati sparati dalle sentinelle , che vegliavano fra le macchie che circondavano l ' immensa roccia . Sandokan conosceva troppo bene le carabine dei suoi uomini per non ingannarsi . - Che abbiano fatto fuoco contro qualche spia ? - chiese Tremal - Naik a Sandokan , il quale , curvo sulla prora della bangle , ascoltava attentamente . - Non lo so - rispose il pirata . - Tuttavia le mie inquietudini sono cresciute . Si direbbe che io prevedo qualche tradimento . - Può essere anche un falso allarme , amico , - disse Tremal - Naik . - Taci ! - Altri due spari rintronarono in quell ' istante , seguìti quasi subito da una scarica nutrita . - Queste non sono le carabine dei miei uomini ! - esclamò Sandokan . - Si attacca il nostro rifugio ! Presto amici , date dentro ai remi ! I minuti sono preziosi ! - I malesi non avevano certo bisogno di essere incoraggiati . Arrancavano furiosamente facendo fare alla pesante barcaccia dei veri salti . Ormai nessuno più dubitava che la pagoda sotterranea fosse stata assalita . Le scariche si succedevano alle scariche ed echeggiavano dietro la roccia . Sandokan si era messo a passeggiare pel ponte come una tigre in gabbia . Di quando in quando si fermava per tendere gli orecchi , poi gridava : - Presto ! Presto , amici ! Assalgono i nostri compagni . - Anche Tremal - Naik era diventato nervosissimo e tormentava il grilletto della sua carabina , ripetendo a sua volta : - Sì presto , presto ! - Un combattimento furioso doveva essere stato impegnato dinanzi l ' entrata della pagoda . Sandokan distingueva nettamente gli spari delle carabine malesi , le quali avevano un suono più forte di quelle indiane . La bangle finalmente , sotto un ultimo e più poderoso sforzo dei rematori , toccò la riva quasi di fronte alla roccia . - Gettate l ' ancora e seguitemi ! - gridò Sandokan : ' - Ed il fakiro ? - chiese Tremal - Naik . - Che un uomo , ma uno solo , rimanga a guardia di lui , - rispose Sandokan . - Già non potrà scappare . Su , lesti e non fate rumore . Prenderemo gli indiani alle spalle ! - Balzarono a terra e si cacciarono fra le macchie , mentre la fucileria continuava a rumoreggiare con crescente intensità ripercuotendosi sotto le immense volte di verzura dei tara e dei fichi baniani . I pirati correvano veloci senza però far troppo rumore , quantunque le detonazioni delle carabine coprissero il rompersi dei rami . Giunti a trecento passi dall ' entrata della pagoda , Sandokan arrestò il drappello dicendo : - Fermatevi qui , e che nessun si muova finché non sarò ritornato . Vieni Tremal - Naik : prima d ' impegnarci a fondo andiamo a contare i nostri avversari . - Approvo pienamente la tua prudenza - rispose il bengalese . - Se noi venissimo distrutti , Yanez e Surama sarebbero perduti . Non precipitiamo quindi le cose . - Si gettarono a terra e si allontanarono , strisciando attraverso ad una folta macchia di banani selvatici . Raggiunto il margine di essa si fermarono . - Eccoli , - aveva sussurrato Sandokan . - Sono i seikki ! Me l ' ero immaginato . - Molti ? - Una quarantina per lo meno . - Tremal - Naik si spinse un po ' più innanzi , sporgendo il capo attraverso le immense foglie d ' un banano . Una quarantina d ' uomini sparava senza interruzione verso l ' entrata della pagoda sotterranea . Erano tutti seikki e li comandava un capitano che portava sull ' elmetto un grosso ciuffo di penne rosse . Per offrire meno bersaglio , erano tutti stesi bocconi , tuttavia sette od otto soldati giacevano senza vita dinanzi alla pagoda . Probabilmente quei valorosi guerrieri avevano cercato di prendere d ' assalto il rifugio ed erano stati respinti . - Che cosa dici di fare , Sandokan ? - chiese Tremal - Naik . - Di assalirli alle spalle , senza ritardo , - rispose il pirata ; - affido però a te un pericoloso incarico . - Quale ? - Quello d ' impadronirti del capitano dei seikki . Quell ' uomo mi è assolutamente necessario . - Vivo o morto te lo porterò . - È vivo che mi occorre . Andiamo a chiamare i nostri uomini . - Riattraversarono la macchia e raggiunsero i malesi che parevano frementi di menare le mani , incominciando ad ubriacarsi coll ' odore della polvere . - Siete pronti ? - chiese Sandokan . - Tutti , Tigre della Malesia , - risposero ad una voce . - Tu Kammamuri seguirai il tuo padrone e non lo lascerai un istante . - Poi volgendosi verso i malesi aggiunse : - Vi avverto di fare una scarica ; una sola , mandando nel medesimo tempo il vostro grido di guerra onde avvertire i compagni che si trovano nella pagoda , poi caricate colle scimitarre . Mi avete bene compreso ? - Sì , Tigre della Malesia . - Avanti allora , e non dimenticate che le vecchie tigri di Mompracem hanno sempre vinto . - Partirono quasi a passo di corsa , tanto erano impazienti di prendere parte al combattimento , tenendo il dito sul grilletto delle carabine . Sandokan li precedeva con Tremal - Naik e Kammamuri . Quando giunsero sull ' orlo della macchia , i seikki erano a soli venti passi dall ' entrata del rifugio ed il fuoco degli assediati cominciava a rallentare . - Giungiamo in buon punto , - disse Sandokan . Snudò la scimitarra , impugnò una delle due pistole che portava alla cintura , due splendide armi a doppio colpo , e si slanciò gridando con voce tuonante : - Su , tigri di Mompracem ! - Un urlo selvaggio , acutissimo , il grido di guerra di quei formidabili scorridori dei mari della Sonda , echeggiò coprendo il fragore della fucileria , seguito subito da una scarica . I seikki che non s ' aspettavano certo quell ' attacco , balzarono prontamente in piedi , mentre dall ' interno della pagoda gli assediati rispondevano al grido di guerra dei loro compagni . Sandokan ed i suoi valorosi si erano slanciati furiosamente all ' attacco , caricando colle scimitarre e urlando come ossessi onde farsi credere in maggior numero . Sette od otto indiani erano caduti sotto la scarica , quindi il loro numero erasi considerevolmente diminuito ; tuttavia quantunque fossero presi fra due fuochi , poiché gli assediati si erano pure slanciati all ' assalto , non smentirono nemmeno in quel momento la fama di essere i più valorosi guerrieri della grande penisola indostana . Colla rapidità del lampo si disposero su due fronti , mettendo anche loro mano alle scimitarre e per qualche istante sostennero il doppio urto dei selvaggi figli della Malesia , difendendosi disperatamente . Disgraziatamente avevano dinanzi a loro il più famoso guerriero della Malesia . Con un impeto irresistibile Sandokan s ' era gettato in mezzo alle file sciabolandole terribilmente e scompaginandole . Nessuno poteva resistere a quell ' uomo , che atterrava un nemico ogni volta che la sua scimitarra calava . Le linee sfondate da quel fulmineo attacco , si ruppero nonostante gli sforzi che faceva il capitano per tenerle salde , poi si sbandarono . Nel momento però in cui scappavano da tutte le parti inseguiti vigorosamente da una dozzina e mezzo di malesi , che facevano fuoco onde impedire loro di riordinarsi , Tremal - Naik e Kammamuri si erano gettati addosso al capitano , atterrandolo di colpo e legandolo solidamente . Sandokan frattanto si era avvicinato al vecchio Sambigliong che teneva ben stretto il ministro Kaksa Pharaum che pareva più morto che vivo . - Quanti uomini hai perduto ? - gli chiese con una certa ansietà il pirata . - Due soli , Tigre della Malesia , - rispose il vecchio tigrotto . - Ci eravamo subito trincerati dietro le rocce , dove le palle dei seikki non potevano raggiungerci . - Prepariamoci a sgombrare subito . - Lasceremo questo comodo rifugio ? - È necessario : domani i seikki torneranno in maggior numero ed io non ho alcun desiderio di farmi chiudere in una trappola senza uscite . - Dove andremo dunque ? - A questo penserà Bindar . - I malesi in quel momento ritornavano . Avevano inseguite le guardie del rajah per cinque o seicento metri , sbandandole completamente , poi temendo di cadere in qualche agguato , si erano ripiegati in buon ordine verso la pagoda sparando qualche colpo di fucile per far meglio comprendere ai fuggiaschi che si trovavano sempre nei dintorni . - Preparatevi alla partenza , - disse loro Sandokan . - Prendete tutto ciò che ci può essere necessario per accamparci in mezzo alle foreste e raggiungeteci alla bangle . Vi raccomando il ministro ed il comandante dei seikki . A me Bindar ! E anche tu Tremal - Naik , con quattro uomini di scorta . - Sicuro ormai di non essere più molestato dalle guardie del rajah si diresse verso il fiume accompagnato dai due indiani e dai quattro malesi . - Ora a noi , Bindar , - disse Sandokan all ' indiano . - Tu conosci i dintorni ? - Sì , sahib . - Dove potremo trovare un nuovo rifugio sicuro ? - L ' assamese pensò un momento , poi disse : - Non potresti essere sicuro che nella jungla di Benar . - Dove si trova ? - Sull ' opposta riva del fiume , a quattro o cinque miglia di distanza , però ... - Continua . - È evitata perché le tigri la frequentano . - Non preoccuparti di ciò , - rispose Sandokan alzando le spalle . - Siamo tigri noi , quindi ben poco avremo da temere di quelle a quattro zampe . Nessuno la percorre ? - Oh no ! Hanno troppa paura . - È folta ? - Foltissima . - Non vi è alcun rifugio ? - Sì , un ' antica pagoda semi - diroccata . - Non domando di più . - Si crede però , sahib , che serva di ricovero a delle bâgh . - Ah ! Benissimo , le manderemo a passeggiare altrove se non vorranno regalarci la loro pelle . Con un po ' di piombo pagheremo loro l ' affitto , è vero Tremal - Naik ? - Il nostro è di buona qualità , - rispose il bengalese . - Vale più dell ' oro , quando esce dalle nostre carabine . - Raggiungiamo il fiume ed imbarchiamoci , - concluse Sandokan . - Quando saremo al sicuro faremo parlare Tantia e poi vedremo d ' intenderci col comandante dei seikki . - Io non comprendo perché tu l ' abbia sempre con quei guerrieri . - Seguo un ' idea , - rispose Sandokan . - Se vi riesco , la corona sarà assicurata a Surama . Ecco il fiume : appena giungeranno i malesi ed i dayachi partiremo . - Salirono a bordo della bangle che si trovava sempre ancorata presso la riva . I due malesi di guardia chiacchieravano tranquillamente col fakiro , che avevano però strettamente legato , quantunque quel disgraziato , col suo braccio anchilosato , si trovasse nell ' assoluta impossibilità di tentare la fuga . - Nessuna barca sul fiume ? - rispose Sandokan . - No , Tigre della Malesia , - rispose il malese . - Tutto è tranquillo . - Salpate l ' ancora per ora e aspettiamo gli altri . - Credevo che ti avessero ucciso - disse il gussain dardeggiando sul pirata uno sguardo feroce . - Se speri di sfuggire alla vendetta del rajah t ' inganni e di molto , ladro ! Non ti do una settimana di vita . - Ed a te nemmeno due giorni se non confesserai , amico - disse Tremal - Naik . - Sono indiano come te e so quali mezzi adoperano i nostri compatriotti per sciogliere le lingue . - Tantia non ha nulla da dire : è sempre stato un povero gussain . - Vedremo quale parte tu hai avuta nel rapimento di quella giovane indiana , canaglia - disse Sandokan . Il fakiro ebbe un brivido , però rispose subito , affettando un grande stupore : - Di quale indiana intendi parlare ? - Di quella alla quale tu hai levata l ' occhiata . - Sii maledetto da Brahma , da Siva e da Visnù e che la dea Kalì ti divori il cuore ! - urlò il gussain . - Non sono un indiano io , quindi me ne rido delle tue maledizioni , birbante - rispose Sandokan . - Brahma è il dio più possente dell ' universo . - Io non credo che in Maometto , e anche quando mi pare e piace . - Ma il tuo compagno è indù ! - E se ne ride anche lui delle tue divinità . Chiudi la bocca e non seccarmi per ora ; avrai più tardi tempo di sfogarti . - Ecco i tuoi uomini , - disse in quell ' istante Tremal - Naik . I malesi ed i dayachi , ventisei in tutto , giungevano correndo , carichi di pacchi , di coperte e di grosse borse di pelle contenenti viveri e munizioni . In mezzo a loro si trovava il demjadar , ossia il comandante dei seikki . - V ' inseguono ? - chiese la Tigre accostandosi alla murata . - Ci danno la caccia , - rispose Kammamuri . - A bordo ! - Malesi e dayachi salirono lestamente sulla bangle , si sbarazzarono dei loro carichi e delle armi e si precipitarono ai remi . - Otto uomini si tengano pronti a far fuoco , - disse Sandokan . - Ed ora lavorate di muscoli ! - La pesante barca si staccò dalla riva e filò rapidamente verso l ' opposta onde non rimanere esposta al tiro delle carabine dei seikki , nel caso che fossero riusciti a scoprirli . La traversata si compì felicemente , e prima che il nemico fosse giunto sulla riva , la bangle navigava sotto le immense arcate delle piante curvantisi sul fiume . Essendo colà l ' ombra assai fitta , in causa delle immense fronde dei tamarindi che crescevano in gran numero , bagnando le loro colossali radici nell ' acqua , era ormai quasi impossibile che i seikki potessero scorgere i fuggiaschi . D ' altronde la larghezza del Brahmaputra era tale in quel punto , da non permettere che una palla di carabina lo attraversasse . Sandokan , dopo essersi ben assicurato che nessun pericolo lo minacciava , almeno pel momento , potendo avvenire che più tardi le guardie del rajah lo inseguissero con delle pinasse , od altro genere di barche , s ' avvicinò a Bindar che stava osservando attentamente la riva insieme a Tremal - Naik . - Vi sono dei villaggi da queste parti ? - No , sahib - rispose l ' indiano . - Qui comincia la jungla selvaggia e nessuno oserebbe abitarla per paura delle bestie feroci ; solo al di là delle paludi , dove il terreno comincia a salire , si trovano dei bramini drauers . - Chi sono ? - La risposta te la darò io , - disse Tremal - Naik . - Sono sacerdoti di Brahma che hanno conservata tutta la purezza della loro antica religione , che parlano una lingua affatto sconosciuta agli altri , che si dipingono la fronte ed il corpo come tutti i bramini , aggiungendo solo alla toeletta alcuni grani di riso , che portano incollati sopra le sopracciglia . Sono d ' altronde persone tranquille che si occupano di pratiche religiose e che quindi non ci daranno alcun fastidio . - E vasta la jungla di Benar ? - Immensa , sahib , - rispose Bindar . - Faremo di quella il nostro quartiere generale , - disse Sandokan . - Se è lontana solo quindici o venti chilometri , in tre o quattro ore potremo trovarci nella capitale dell ' Assam . - M ' inquieta però la sorte di Surama , - disse Tremal - Naik . - Per Yanez non sono preoccupato ; quel diavolo d ' uomo saprà sempre cavarsela bene e sfuggire a tutte le insidie . E poi ha sei malesi , i migliori della banda . - Che cosa temi per Surama ? - Che il rajah la faccia uccidere . Non ha distrutto forse tutti i suoi parenti ? - Non l ' oserà , - rispose Sandokan . - Egli crede che Yanez sia veramente un inglese e ci penserà cento volte prima di commettere un delitto , sapendo che Surama è sotto la sua protezione . Questi principotti hanno troppa paura del viceré del Bengala . - Questo è vero , tuttavia questo tempo perduto in questi momenti mi dispiace . Se perdessimo le tracce dei rapitori ? - Il gussain ci metterà sulla buona via . - E se si ostinasse a non parlare ? - Lo costringeremo , non temere amico , - rispose Sandokan freddamente . Levò dalla larga fascia il suo cibuc , lo caricò di tabacco e accesolo , si sedette sulla prora della bangle , tenendo una carabina fra le ginocchia . Intanto i malesi ed i dayachi arrancavano con gran lena , mentre Bindar teneva il timone . Essendo la corrente debolissima , non avendo i grandi fiumi dell ' India molta pendenza , l ' imbarcazione , quantunque fosse pesante e avesse la prora assai rotonda procedeva abbastanza rapidamente , filando sempre sotto le arcate degli alberi che si succedevano continuamente , senza la minima interruzione . Ora erano colossali tamarindi , ora mirti , o sangore drago o nargassa , meglio conosciuti sotto il nome di alberi del ferro , perché differiscono ben poco da quelli brasiliani , che sono così resistenti da rompere il filo delle scuri meglio temprate . Di quando in quando comparivano sulla riva delle bande di sciacalli e di lupi indiani ; ma dopo aver ululato o latrato su vari toni contro i remiganti , s ' affrettavano a rinselvarsi onde cercare delle prede più facili . Alle quattro del mattino , nel momento in cui i pappagalli cominciavano a strillare in mezzo ai rami dei tamarindi , e le anitre e le oche ad alzarsi al disopra dei canneti , Bindar , che da parecchi minuti osservava attentamente la riva , con un poderoso colpo di timone fece deviare la bangle . - Che cosa fai ? - chiese Sandokan balzando in piedi . - Vi è una laguna , sahib , dinanzi a noi , - rispose l ' indiano . - Entro nella jungla di Benar e là saremo perfettamente sicuri . - Vira allora . - La bangle si trovava dinanzi ad una vasta apertura . La riva era tagliata da un canale ingombro di piante acquatiche , le quali però non impedivano il passaggio , essendo radunate in gruppi piuttosto lontani gli uni dagli altri . Un numero straordinario di uccelli volteggiava gridando , al disopra di quella laguna . Cicogne di dimensioni straordinarie , grossi avvoltoi che avevano le penne bianche ed il petto quasi nudo ; miopi , volatili meno forti delle prime e dei secondi , ma che per destrezza li vincono entrambi ; piccoli uccelli del paradiso e moltissime anitre scappavano in tutte le direzioni descrivendo dei giri immensi , per tornare poco dopo a calarsi intorno alla grossa barca , senza dimostrare soverchia paura . Se in quel luogo si trovavano tanti volatili , era segno che gli abitanti mancavano assolutamente . Oltrepassato il canale , dinanzi agli sguardi di Sandokan e di Tremal - Naik apparve un bacino immenso , che rassomigliava ad un lago e le cui rive erano coperte da alberi altissimi , per lo più manghieri , già carichi di quelle grosse e belle frutta che si fendono come le nostre pesche , delle quali se ne servono gli indù per metterle nel carri , onde dare a quell ' intruglio un gusto di più , e da splendidi banani dalle foglie immense . - Approdiamo , - disse Bindar . - Dov ' è la jungla ? - chiese Sandokan . - Dietro quegli alberi , sahib . Comincia subito . - A terra . - La bangle sfondò le erbe galleggianti lacerando vere masse di piante di loto e si arenò sulla riva che in quel luogo era molto bassa . - Copriamola onde non la trovino e se la portino via , - disse Sandokan . - È inutile , sahib - disse Bindar . - Questa palude è più pericolosa e perciò più temuta del terribile lago di Jeypore . - Non ti comprendo . - Guarda in mezzo a quelle piante acquatiche - . Sandokan e Tremal - Naik seguirono cogli sguardi la direzione che l ' indiano indicava loro e videro comparire tre o quattro teste mostruose e aguzze . - Coccodrilli ! - esclamò la Tigre della Malesia . - E molti , sahib , - rispose Bindar . - Qui ve ne sono delle centinaia , fors ' anche delle migliaia . - Che non ci faranno paura . L ' amico Tremal - Naik conosce quei brutti sauriani . - Nella jungla nera pullulavano , - rispose il bengalese . - Ne ho uccisi moltissimi e ti posso anche dire che sono meno pericolosi di quello che si crede - . I malesi ed i dayachi si caricarono dei loro pacchi , presero le armi e scesero a terra , dopo aver saldamente ancorata la bangle . - È lontana la pagoda ? - chiese Sandokan . - Appena un miglio , sahib . - In marcia . - Formarono la colonna e s ' inoltrarono sotto gli alberi , tenendo in mezzo il fakiro , il demjadar dei seikki ed il ministro Kaksa Pharaum . Oltrepassata la zona alberata che era limitatissima , il drappello si trovò dinanzi ad una immensa pianura coperta di bambù altissimi , appartenenti quasi tutti alla specie spinosa . Rari alberi sorgevano qua e là , a grandi distanze , per lo più erano borassi dal fusto altissimo e dalle larghe e lunghe foglie disposte ad ombrello . - Cercate di non fare rumore , - disse Bindar . - Le belve non hanno ancora raggiunti i loro covi e potrebbero assalirci d ' improvviso . - Non aver paura per noi , - rispose Sandokan . Tutti si tolsero le carabine che fino allora avevano tenute a bandoliera e la piccola colonna si cacciò in mezzo a quel mare di verzura , nel più profondo silenzio . Fortunatamente Bindar aveva trovato un largo solco , aperto forse dall ' enorme massa di qualche elefante selvaggio , o da qualche rinoceronte , sicché il drappello poteva avanzarsi rapidamente senza aver bisogno di abbattere quelle canne gigantesche . Di quando in quando l ' indiano , che camminava alla testa della colonna , si fermava per ascoltare , poi riprendeva la marcia più velocemente , lanciando occhiate sospettose in tutte le direzioni . Dopo mezz ' ora si trovarono improvvisamente dinanzi ad una vasta radura , ingombra solamente di sterpi e di kalam : quelle erbe altissime che sono taglienti come spade . In mezzo s ' ergeva una costruzione barocca , che rassomigliava ad un immenso cono allargantesi alla base , con molte fenditure in tutta la sua lunghezza . Tutto il rivestimento esterno era crollato , sicché si scorgevano accumulati a terra pezzi di statue , di animali e soprattutto un numero infinito di teste d ' elefante . Una gradinata , la sola forse che si trovasse ancora in ottimo stato , conduceva ad un portone che non aveva più porte . - È questa la pagoda ? - chiese Sandokan fermando il drappello . - Sì , sahib , - rispose Bindar . - Non ci crollerà addosso ? - Se ha resistito tanto alle ingiurie del tempo , non saprei perché dovesse sfasciarsi proprio ora , - disse Tremal - Naik . - Andiamo a vedere in quale stato si trova l ' interno . - Stava per dirigersi verso la gradinata seguìto da Sandokan e dai malesi che avevano accese due torce , quando Bindar gli si parò davanti dicendo : - Fermati , sahib . - Che cosa vuoi ancora ? - Ti ho già detto che questa pagoda serve d ' asilo a belve feroci . - Ah ! è vero - disse Sandokan . - Me n ' ero scordato . Sei sicuro però che abbiano là dentro il loro covo ? - Così ho udito raccontare . - Che cosa dici tu , Tremal - Naik ? - Talvolta le tigri si servono delle pagode disabitate , - rispose il bengalese . - Andremo a rassicurarci se la notizia è vera o falsa , - disse Sandokan . - Kammamuri prendi una torcia e seguici . Voialtri fermatevi qui , formate una catena e se le belve cercano di fuggire ... - In quel momento un grido rauco , poco sonoro , echeggiò verso la porta della pagoda e quasi subito due punti verdastri , fosforescenti , scintillarono fra la profonda oscurità che regnava dentro quell ' enorme cono . Bindar aveva fatto due passi indietro , mormorando con voce tremante : - Le kerkal ! Non si sono ingannati quelli che me l ' hanno detto . - Sono tigri ? - aveva chiesto Sandokan . - No , sahib : pantere . - Benissimo - rispose il pirata colla sua solita calma . - Vieni , Tremal - Naik , andremo a far conoscenza con quelle signore . Finora non ho ucciso che delle pantere nere che pullulano nel Borneo . Andiamo a vedere se quelle indiane sono migliori o peggiori . - 16 . Fra le pantere e le tenebre Nell ' India non è raro trovare non solo nelle jungle , che un giorno dovevano essere state coltivate e popolate , bensì anche in mezzo alle folte foreste , avanzi di città e splendide pagode . Gli antichi rajah , più capricciosi dei moderni , usavano cambiare sovente la loro residenza , sia per sfuggire la vicinanza di belve pericolose che non erano capaci di distruggere , sia per qualsiasi motivo politico . Fondare una nuova città era allora di moda , molto più che la mano d ' opera costava così poco , che con qualche milione di rupie un ' altra migliore poteva sorgere ed in brevissimo tempo . Accade quindi sovente , anche al giorno d ' oggi , di trovarsi improvvisamente dinanzi a rovine grandiose , semi - coperte da una folta vegetazione . L ' ubertosità del suolo , il gran calore e l ' umidità della notte , favoriscono in modo straordinario , in quella fortunata penisola , lo sviluppo della vegetazione . Un campo abbandonato , dopo soli pochi mesi , non conserva più alcuna traccia . Bambù , arbusti , banani , pipal , tara , sorgono come per incanto e tutto fanno scomparire . La radura prima coltivata diventa una boscaglia quasi impenetrabile , od una jungla che più tardi diventerà un asilo sicuro alle tigri , alle pantere , ai rinoceronti , ai serpenti , dal morso fatale . Non era quindi da stupirsi se i pirati della Malesia , guidati da Bindar , avevano trovato quel rifugio . Disgraziatamente non pareva che fosse disabitato , come dapprima avevano sperato Sandokan e Tremal - Naik . Quel mugolìo sordo e quei due punti luminosi li avevano subito avvertiti che dovevano pagare prima la pigione con palle di piombo . - Orsù , - disse Sandokan . - Cerchiamo di sloggiare gli inquilini . - Non se ne andranno però senza protestare , - rispose Tremal - Naik scherzando . - In tale caso avranno da fare con noi . Kammamuri , non tremerà il tuo braccio ? Se rimarremo all ' oscuro non risponderei dello sloggio . - La torcia brillerà sempre dinanzi alle adnara . - Ecco un altro nome . - Le chiamiamo così noi maharatti quelle brutte bestie . - Mettiti dietro di noi . - Sì , Tigre della Malesia . - Sandokan si volse per vedere se i suoi uomini erano a posto , armò la carabina e le pistole e si avanzò verso la porta della pagoda , salendo i gradini . Tremal - Naik lo seguiva , accanto a Kammamuri , il quale teneva ben alta la torcia . Il formidabile pirata era tranquillo come se si trattasse di andar a trovare dei buoni vicini . I suoi occhi però non si staccavano dai due punti luminosi che brillavano sempre fra le tenebre , socchiudendosi a lunghi intervalli . - Sarà sola o avrà un compagno ? - si chiese Sandokan , arrestandosi sul pianerottolo . - Temo , mio caro Sandokan , che la pagoda ospiti una intera famiglia di quelle bestiacce , - disse Tremal - Naik . - Sii prudente perché le adnara valgono le tigri . - Forse un po ' meno delle nostre pantere nere . Proviamo a fare un buon colpo . Tu non sparare per ora . - S ' inginocchiò e puntò la carabina mirando i due punti luminosi . Stava per premere il grilletto , quando questi si spensero bruscamente . - Saccaroa ! - brontolò il pirata . - Che quella brutta bestia si sia accorta che volevo la sua pelle e che si sia internata nella pagoda ? Ecco degli inquilini che diventano noiosi . Bah ! Andremo a trovarle nel loro covo . Avanti Kammamuri ! - Il maharatto alzò la torcia , armò una pistola a due colpi non potendo servirsi della carabina con una sola mano , e si avanzò intrepidamente fiancheggiato da Sandokan e da Tremal - Naik . I malesi ed i dayachi si erano disposti in forma di semi - cerchio alla base della gradinata , pronti ad accorrere in aiuto dei loro padroni , nel caso che avessero avuto bisogno del loro appoggio od a chiudere il passo alle belve . Non avevano però trascurato , anche in quel terribile frangente , di mettersi dinanzi il capitano dei seikki ed il fakiro , onde non approfittassero per prendere il largo , cosa però poco probabile , poiché quei due disgraziati erano ancora ben legati . I cacciatori , dopo essersi fermati alcuni istanti sulla soglia del portone , erano entrati risolutamente nella pagoda . Una sala immensa , di forma ovale , quasi nuda , poiché non vi erano che dei cumuli di macerie cadute dall ' alto e dalle larghe fessure che si scorgevano lungo le pareti , s ' apriva dinanzi a loro . Anche il rivestimento interno , al pari di quello esterno , era crollato cospargendo il suolo di frammenti di statue . Sandokan e Tremal - Naik girarono intono un rapido sguardo e con non poca meraviglia non scorsero , in quell ' immensa sala , nessuna belva . - Dove sarà scappata quella pantera ? - si chiese Sandokan . - Attraverso i crepacci delle pareti no di certo , non prolungandosi fino alla base . - In guardia , amico - disse Tremal - Naik . - Può essersi nascosta dietro questi cumuli di rottami . - Non mi sembrano tanto alti da coprirla . D ' altronde lo sapremo subito . - Dinanzi a lui si trovava un gigantesco dado di pietra che forse in altri tempi aveva servito a sorreggere od una pietra di Salagraman od un lingam , il trimurti della religione indiana . Con un salto vi fu sopra e spinse gli sguardi in tutte le direzioni . - Nulla , - disse poi . - La pantera è scomparsa . - Eppure non deve essere uscita , - disse Tremal - Naik . - I nostri uomini l ' avrebbero veduta . - Ah ! - Che cosa c ' è ancora ? - Vedo una porticina all ' estremità della sala . - Che metterà probabilmente in qualche galleria , - disse il maharatto . - Purché non vi sia da quella parte un ' uscita , - disse Tremal - Naik . - In tal caso ci risparmierebbe il disturbo di cacciarla , - rispose Sandokan . - Andiamo a vedere se quella signora ha preferito lasciarci l ' alloggio senza protestare . - Attraversarono la sala e giunsero ben presto dinanzi alla porticina che era aperta . Sandokan e Tremal - Naik avvertirono subito un acuto odore di selvatico . - È passata per di qua - disse il primo . - Attenti a non farvi sorprendere . - Questa galleria deve condurre negli appartamenti dei sacerdoti , - aggiunse il bengalese . - In tale caso avremo da percorrere un bel tratto . Mettiti dietro di noi , Kammamuri . - Appoggiarono le carabine alla spalla onde essere più pronti a far fuoco e s ' inoltrarono in quello stretto passaggio che tendeva a salire . Percorsi cinquanta passi , si trovarono dinanzi ad una gradinata che descriveva una curva assai accentuata . - Saccaroa ! - esclamò Sandokan , seccato . - Dove si sarà cacciato quel maledetto animale ? - Taci ! - disse Tremal - Naik . Un sordo mugolìo si udì un po ' più sopra . Segno che la pantera si trovava là dentro e che forse si preparava a disputare ai tre uomini la via . Sandokan , risoluto a finirla , si slanciò su per la gradinata e giunto sul pianerottolo , vide un ' ombra allontanarsi velocemente entro un secondo corridoio . - Fa ' lume , Kammamuri ! - gridò . Il maharatto fu pronto a raggiungerlo . Scorgendo ancora l ' ombra , la Tigre della Malesia fece precipitosamente fuoco . La detonazione , che risuonò fra quelle strette pareti come un colpo di spingarda , fu seguìta da un urlo strozzato . - Colpita ? - chiese Tremal - Naik balzando avanti . - Ah ! non lo so , - rispose Sandokan che ricaricava l ' arma . - Fuggiva dinanzi a me e non potevo scorgerla troppo bene . Ho fatto fuoco a casaccio . - Andiamo a vedere se vi sono delle tracce di sangue . - S ' avanzarono cautamente , cogli occhi e gli orecchi in guardia , tenendosi curvi onde offrire meno bersaglio nel caso d ' un improvviso attacco . Il corridoio , che era aperto nello spessore delle pareti , girava come se seguisse la curva della immensa pagoda . Di quando in quando a destra ed a sinistra s ' aprivano delle piccole celle , che un giorno dovevano aver servito ai bramini o ai gurum . Ad un tratto Sandokan si arrestò curvandosi a terra . - Una larga macchia di sangue ! - esclamò . - L ' hai colpita , - disse Tremal - Naik . - Fra poco sarà nostra . - Avanti ! - Sicuri di non trovare ormai da parte della pantera grande resistenza , avevano allungato il passo . Le macchie di sangue continuavano e sempre più abbondanti . La palla di Sandokan doveva aver prodotta una ferita gravissima . La dannata bestia però continuava la sua ritirata attraverso a quell ' interminabile corridoio . Ad un certo momento e quando meno se l ' aspettavano , i tre cacciatori si trovarono dinanzi ad una sala piuttosto vasta , ingombra di statue rappresentanti le eterne incarnazioni di Visnù . - Dobbiamo essere alla fine ! - aveva esclamato Tremal - Naik . Aveva appena pronunciate quelle parole quando una massa piombò improvvisamente su di loro , atterrandoli uno sull ' altro e spegnendo la torcia . Sandokan fu pronto ad alzarsi ed a far fuoco e anche questa volta a casaccio , imitato da Kammamuri che non si era lasciata sfuggire la pistola . Tremal - Naik , più prudente , aveva conservata la sua carica temendo un ritorno offensivo della belva . Questa , dopo aver spiccato quel gran salto e d ' aver gettati i cacciatori a gambe levate , era scappata ritornando nel corridoio . - Quella pantera ha l ' anima di Kalì ! - esclamò Tremal - Naik . - Eccoci in un bell ' impiccio ! Chi ha l ' acciarino ? - Io no - rispose Sandokan . - E nemmeno io - aggiunse Kammamuri . - Dovremo compiere la ritirata all ' oscuro ? - Conosciamo già il corridoio e credo che il ritorno non sarà difficile , - rispose la Tigre della Malesia . - E se la pantera ci aspetta all ' agguato ? - Ecco quello che temo . - Ricarica subito e anche tu Kammamuri . Da un istante all ' altro possiamo trovarci nuovamente di fronte alla kerkal . - E può anche ... - Il maharatto non finì la frase . Un mugolìo che terminò in un soffio ardente lo aveva arrestato . - Vi è un ' altra pantera qui ! - esclamò subito Sandokan facendo un rapido dietro fronte . - Ma sì ! - rispose Tremal - Naik . - La prima non era sola . - In ritirata ! - E presto , - aggiunse il bengalese . - Qui corriamo il pericolo di venire assaliti dinanzi e alle spalle . - Sandokan lanciò una imprecazione . - Tornare indietro ora , quando già erano nelle nostre mani ! - Le scoveremo più tardi . Vieni , non perdiamo tempo ! - Uscirono dalla sala , indietreggiando lentamente onde non farsi sorprendere . Kammamuri solo , che aveva ricaricata la pistola , aveva volte le spalle alla porta per far fronte alla prima pantera fuggita attraverso il corridoio . Il momento era terribile , eppure quei tre valorosi non avevano nulla perduto della loro ammirabile calma , quantunque fossero più che certi di venire assaliti prima di poter ridiscendere nella pagoda e raggiungere i loro compagni che dovevano essere molto inquieti , non vedendoli ritornare dopo quei quattro spari . - Teniamoci uniti , - disse Sandokan ai compagni . - Se non abbiamo più la torcia possediamo sempre le nostre armi da fuoco . - E appena scorgiamo gli occhi delle belve spariamo subito , - aggiunse Tremal - Naik . La ritirata , fra la profonda oscurità che regnava in quello stretto corridoio , si compiva lentamente , dovendo Sandokan ed il bengalese indietreggiare colla faccia rivolta sempre verso la sala . Kammamuri stava per mettere i piedi sul primo gradino , quando vide , a soli pochi passi , lampeggiare gli occhi verdastri della kerkal , che era fuggita attraverso il corridoio . - Padrone ! - disse , dando indietro . - La bestia sta dinanzi a me . - E la seconda ci segue , - rispose Sandokan . - Ecco là i suoi occhi . - I tre uomini si erano arrestati colle armi puntate contro quei quattro punti luminosi . Quantunque provati alle più terribili avventure , non osavano far fuoco per la tema di mancare i loro avversari . Fra loro regnò un breve silenzio , poi Sandokan pel primo lo ruppe . - Non possiamo rimanere qui eternamente . Oltre le armi da fuoco abbiamo anche le scimitarre ed un combattimento a corpo a corpo non mi fa paura . Tu , Kammamuri , fa ' fuoco sulla pantera che si trova sulla scala ; io cercherò di spacciare l ' altra . - Ed io ? - chiese Tremal - Naik . - Rimarrai in riserva , - rispose la Tigre della Malesia . Estrasse con precauzione la scimitarra senza staccare i suoi occhi dai due punti fosforescenti che brillavano sinistramente fra quelle fitte tenebre , la strinse fra i denti , poi mirò lentamente , onde essere ben sicuro del suo colpo . Kammamuri dal canto suo aveva puntata la pistola , che come abbiamo detto era a doppia canna . I tre spari formarono una detonazione sola . Al rapido bagliore prodotto dalla polvere , i cacciatori videro le due belve scagliarsi innanzi , poi ruzzolarono l ' uno addosso all ' altro giù per la scala . Tremal - Naik , che fu il primo a giungere in fondo , udendo verso il pianerottolo un mugolìo minaccioso , sparò più per illuminare , fosse pure per un istante la galleria , che colla convinzione di colpire . Un urlo vi rispose , poi una massa crollò giù dalla scala cadendo addosso a Sandokan che si era fermato sul penultimo gradino . - Ah ! Canaglia ! - urlò il pirata che aveva avuto il tempo d ' impugnare la scimitarra prima di cadere . Alzò l ' arma e la lasciò cadere con forza su quel corpo che si dibatteva al suo fianco urlando . - Prendi ! Prendi ! - Due volte la scimitarra , maneggiata da quel braccio di ferro , tagliò a fondo . - Fuggiamo ! - disse in quel momento Tremal - Naik . - Le nostre armi sono scariche . - Tutti e tre si erano slanciati attraverso al corridoio , correndo all ' impazzata . Stavano per entrare nella pagoda , quando udirono una scarica echeggiare al di fuori . - I nostri uomini hanno fucilata l ' altra , - disse Sandokan correndo verso la porta . Non si era ingannato . Sul vasto pianerottolo giaceva una gigantesca pantera , una delle più grosse che avesse visto fino allora , immersa in una pozza di sangue . La sua splendida pelliccia era crivellata di proiettili . - Sahib , - disse Bindar , facendosi innanzi , - si temeva che ti fosse accaduta qualche disgrazia . - La pagoda è nostra , - rispose semplicemente Sandokan . - Occupiamola . - Sarà morta l ' altra ? - chiese Kammamuri . - La mia scimitarra è lorda di sangue e quando io meno un colpo , nemmeno una tigre può resistere . Fa ' mettere , per maggior precauzione , delle sentinelle dinanzi alle due porte e cerchiamo di riposare qualche ora . Ne abbiamo bisogno . - I malesi ed i dayachi sciolsero i pacchi , stendendo a terra tappeti e coperte di lana e perfino cuscini destinati ai loro capi , mentre alcuni altri accendevano alcune torce piantandole fra le macerie . Il vecchio Sambigliong fece la scelta degli uomini di guardia , portandone tre dinanzi alla porticina che conduceva sulla gradinata della porta maggiore , non essendo improbabile che altre fiere si presentassero . Sandokan e Tremal - Naik , dopo essersi bene assicurati che il fakiro ed il comandante dei seikki avevano i legami intatti , si sdraiarono sui tappeti , non senza aver avuto la precauzione di mettersi a fianco le armi , quantunque si ritenessero perfettamente sicuri contro una invasione da parte delle guardie del rajah . Il resto della notte infatti trascorse tranquillo . Solo alcuni sciacalli , attirati da quella luce insolita , che brillava nell ' interno della pagoda , osarono salire la gradinata e mandare qualche urlo . Non essendo pericolosi , gli uomini di guardia non si scomodarono a salutarli con un colpo di fucile , desiderando economizzare le loro munizioni . Preparata e divorata la colazione , Sandokan inviò nella jungla una metà dei suoi uomini , per assicurarsi contro qualunque sorpresa , poi si fece condurre dinanzi il fakiro . Il povero uomo , che già s ' aspettava di dover subire un interrogatorio , tremava come se avesse la febbre e dalla fronte gli cadevano grosse gocce di sudore . - Siediti , - gli disse ruvidamente Sandokan , che stava comodamente sdraiato su un tappeto a fianco di Tremal - Naik . - È giunta l ' ora di fare i conti . - Che cosa vuoi da me , signore ? - gemette il disgraziato guardando con fervore l ' antico capo dei pirati di Mompracem , che lo fissava come se cercasse di ipnotizzarlo . - Un uomo che avesse la coscienza tranquilla non tremerebbe come te , - disse Sandokan accendendo il cibuc e lanciando in aria una fitta nuvoletta di fumo . - Narrami ora come hai fatto tu , che hai un braccio solo disponibile , a rapire quella fanciulla . - Una fanciulla ! - esclamò il fakiro alzando gli occhi in aria . - Che cosa vieni a raccontarmi tu sahib ? Ti ho già detto che io non so nulla , affatto nulla . - Sicché tu non ti sei recato in casa d ' una signora indiana per liberarla dal mal occhio . - Può darsi , ma non ti saprei dire quale . - Allora te lo dirà un uomo che assistette alla cerimonia . - Fallo venire , - rispose il gussain , con voce però tutt ' altro che ferma . - Kubang ! - gridò Sandokan . Il malese , che fino allora si era tenuto nascosto dietro un cumulo di macerie , si alzò e si mise di fronte al fakiro chiedendogli : - Mi riconosci tu ? - Tantia lo fissò a lungo , con uno sguardo che tradiva una profonda inquietudine , poi raccogliendo tutta la sua energia rispose : - No : non ti ho mai veduto . - Tu menti - gridò il malese . - Quando tu passasti il bacino dinanzi agli occhi della giovane indiana , mi trovavo a soli tre passi di distanza da te . - Il gussain ebbe un leggero fremito , però rispose subito . - T ' inganni : un viso che avesse avuto quella brutta pelle non mi sarebbe sfuggito così facilmente . Te lo ripeto : io non ti ho mai veduto . - Un uomo che ha un braccio anchilosato e che tiene nel suo pugno un ramoscello non si dimentica facilmente - rispose il malese . - Sei stato tu , lo affermo solennemente . - Difenditi ora , - disse Sandokan . - Vedi che quest ' uomo ti accusa . - Il gussain crollò le spalle , sorrise ironicamente , poi rispose : - Quest ' uomo o è pazzo od ha giurato di perdermi . Tantia però non è così stupido da cadere nell ' infame agguato preparato da questo miserabile . - È troppo furbo per compromettersi , - disse Tremal - Naik . - L ' interrogatorio però è appena cominciato e non finirà tanto presto . - È vero , - disse Sandokan . - Accusa Kubang . - Io dico che quest ' uomo si è presentato nel palazzo della giovane indiana , - riprese il malese , - che ha chiesto di riposarsi , che fu lasciato solo e che alla notte scomparve portando via la padrona : che neghi se l ' osa ! - L ' oso , - rispose il fakiro . - Sicché non vuoi confessare per conto di chi hai agito , - disse Sandokan . - Io non sono che un povero uomo che non ha altro desiderio che di andarsene al più presto nel cailasson . La mia carcassa non servirebbe nemmeno per una cena alla tigre . - Kammamuri , - disse Sandokan , - quest ' uomo non ha ancora fatto colazione . Portagli una terrina di carri . Come ha ceduto Kaksa Pharaum , cederà anche questo ostinato . - Il maharatto che stava rimescolando un certo intingolo , che si trovava in una pentola di ferro e che gli faceva lagrimare abbondantemente gli occhi , empì un recipiente e lo posò dinanzi al gussain . - Mangia , - disse Sandokan . - Poi riprenderemo il discorso . - Tantia fiutò il riso condito con droghe fortissime e scosse la testa dicendo con voce risoluta : - No ! - Sandokan si levò dalla fascia una pistola , l ' armò e accostando le fredde canne ad una tempia del prigioniero gli disse : - O mangi o ti faccio scoppiare la testa . - Che cosa contiene questo carri ? - chiese il fakiro coi denti stretti . - Mangialo , ti dico . - Tu mi prometti che non contiene alcun veleno ? - Non ho alcun interesse a sopprimerti , anzi desidero che tu viva . Ti decidi o no ? Ti accordo un minuto . - Il fakiro esitò un istante , poi prese il cucchiaio che Kammamuri gli porgeva sorridendo ironicamente e si mise a mangiare facendo delle orribili smorfie . - Troppo pimento in questo carri , - disse . - Tu hai un cattivo cuoco . - Me ne provvederò un altro , - rispose Sandokan . - Per ora accontentati di quello che ho . - Il fakiro , vedendo che non deponeva la pistola , continuò a mangiare quella miscela infernale , che doveva bruciargli lo stomaco . Essendo però gli indiani abituati a mettere molto pimento nei loro cibi , specialmente nel carri , il gussain ne risentiva certamente meno gli effetti ardenti . Quand ' ebbe finito si batté colla sinistra il ventre dicendo : - Anche questa minestra passerà . - Vedremo se il tuo stomaco sarà così solido , - rispose Sandokan . - Ora a te Tremal - Naik . - Il bengalese e Kammamuri afferrarono il gussain sotto le ascelle e lo misero in piedi . - Che cosa volete ancora da me ? - chiese il disgraziato con terrore . - Oh ! Non abbiamo ancora finito ? - disse Tremal - Naik . - Credevi di cavartela così a buon prezzo ? Vuoi evitare il resto ? Allora confessa . - Vi ho detto che io non so nulla ! - strillò Tantia . - Io non ho preso parte al rapimento di quella donna . Potete strapparmi la lingua , tormentarmi , io non potrò dirvi quello che io non ho fatto . - Lo vedremo , - disse Tremal - Naik . Lo spinsero fuori dalla pagoda e gli fecero scendere la scalinata fermandolo dinanzi ad una buca molto profonda , che due malesi stavano scavando . - Basterà , - disse Sandokan ai due pirati , dopo d ' aver dato uno sguardo a quello scavo . - L ' uomo non è grasso , tutt ' altro anzi . - Il gussain aveva fatto due passi indietro guardando con smarrimento Sandokan , Tremal - Naik e Kammamuri . - Che cosa volete fare di me ? - chiese battendo i denti . - Ricordatevi che io sono un fakiro , ossia un sant ' uomo , che gode la protezione di Brahma . - Chiamalo che venga a liberarti , - disse Sandokan . - Voi non godrete le delizie del cailasson , quando la morte vi avrà colpiti . - Io mi accontento del paradiso di Maometto . - Il rajah mi vendicherà . - È troppo lontano e poi in questo momento non ha tempo di occuparsi di te . Vuoi parlare sì o no ? - Che siate maledetti tutti ! - urlò il gussain furibondo . - Lancio contro di voi il malocchio ! - La mia scimitarra lo spezzerà , - rispose Sandokan . - Calatelo dentro . - I due malesi s ' impadronirono del fakiro , che non poteva opporre che una resistenza debolissima , avendo un solo braccio disponibile e lo cacciarono nella buca lasciandogli sporgere solamente la testa e il braccio sinistro che nessuno avrebbe potuto ormai piegare senza spezzarglielo . Ciò fatto cominciarono a gettare dentro palate di terra in modo da avvolgere completamente quel magrissimo corpo e d ' immobilizzarlo . Il gussain che forse aveva indovinato a quale spaventevole supplizio lo condannavano i suoi carnefici , cacciava urla spaventevoli che non producevano però nessun effetto sull ' anima di Sandokan , né su quella di Tremal - Naik . - La pentola ora , - disse la Tigre della Malesia , quando il fakiro fu interrato . Uno dei due malesi corse nella pagoda e tornò portando una specie di vaschetta di metallo , colma d ' acqua limpidissima e la mise dinanzi a Tantia , alla distanza di qualche passo . - Quando avrai sete te la prenderai , - disse allora Sandokan . Vedendo l ' acqua il gussain stralunò gli occhi e le sue labbra s ' incresparono . - Datemi da bere ! - ruggì . - Ho il fuoco nel ventre . - Allunga il tuo braccio anchilosato e serviti , - rispose Sandokan . - Nessuno te lo impedisce . - Spezzatemelo allora ! Io non posso abbassarlo . - È un affare che riguarda te . Vieni Tremal - Naik : quest ' uomo comincia a diventare noioso . - A cinquanta passi dalla gradinata s ' alzava uno splendido lauro sotto il quale i malesi avevano stesi alcuni tappeti e collocati alcuni cuscini . Sandokan e Tremal - Naik , seguiti da Kammamuri , si diressero verso quella pianta e si sdraiarono sotto la fitta ombra accendendo le loro pipe . Il gussain non cessava di urlare come un dannato , chiedendo acqua . Il pimento cominciava a fare i suoi effetti , tanagliandogli le viscere . - All ' altro ora , - disse la Tigre della Malesia . - Kammamuri va ' a prendere il demjadar . - Terremo la corte di giustizia sotto quest ' albero ? - chiese Tremal - Naik scherzando . - Siamo più sicuri qui che nella pagoda - rispose Sandokan . - Eh non so , amico ! Tu dimentichi che siamo in mezzo ad una jungla . - Finché i miei uomini battono i bambù non abbiamo nulla da temere . - Pronunceremo un ' altra sentenza ? - Tutto dipenderà dalla buona o cattiva volontà del prigioniero . - Kammamuri tornava in quel momento col capitano dei seikki . Era questi un bel tipo di montanaro indiano , d ' una robustezza eccezionale , con una lunga barba nerissima che dava maggior risalto alla sua pelle appena abbronzata e con due occhi pieni di fuoco . Essendogli state slegate le mani , salutò militarmente Sandokan e Tremal - Naik , portando la destra sull ' immenso turbante bianco colla calotta rossa ricamata in oro , che gli copriva la testa . - Siedi amico , - gli disse la Tigre della Malesia . - Tu sei un uomo di guerra e non già un gussain . - Il demjadar che conservava una calma degna d ' un vero soldato , obbedì senza batter ciglio . - Io voglio sapere da te se hai preso parte al rapimento d ' una principessa indiana insieme col fakiro . - Io non ho mai avuto alcun rapporto con quell ' uomo , - rispose il seikko quasi con disprezzo . - Io sono mussulmano come tutti i miei compatriotti e non mi occupo dei santoni . - Dunque tu non sai nulla di quel rapimento . - È la prima volta che odo parlare di ciò . Poi io non mi occuperei di tali cose . Affrontare dei nemici sia pure ; lottare con delle donne che non possono difendersi , mai ! I seikki della montagna sono guerrieri . - Chi ti ha incaricato di assalirci ? - Il rajah . - Chi aveva detto a S . Altezza che noi abitavamo nella pagoda sotterranea ? - Io sono abituato a obbedire alle persone che mi pagano e non di chiedere i loro affari , - rispose il seikko . - Quanto ti dà il rajah all ' anno ? - Duecento rupie . - Se vi fosse un uomo che te ne offrisse mille , lasceresti il rajah ? - Gli occhi del demjadar lampeggiarono . - Pensaci , - disse Sandokan , a cui non era sfuggito quel lampo che tradiva una intensa cupidigia . - Mi risponderai su ciò più tardi . Ora voglio sapere altre cose . - Parla , sahib . - Sei tu che comandi la guardia reale ? - Sì , sono io . - Di quanti uomini si compone ? - Di quattrocento . - Tutti valorosi ? - Un sorriso quasi di disprezzo spuntò sulle labbra del demjadar . - I seikki della montagna sanno morire bene e non contano i loro nemici , - disse poi . - Quanto ricevono i tuoi uomini dopo un anno di servizio ? - Cinquanta rupie . - Che cosa hai pensato dell ' offerta che ti ho fatta ? - Il demjadar non rispose : pareva facesse qualche calcolo difficile . - Sbrigati , non ho tempo da perdere , - disse Sandokan . - Il rajah del Mysore ed il guicovar di Baroda , che sono i più generosi principi dell ' India , non mi darebbero tanto , - rispose finalmente il seikko . - Sicché tu accetteresti per una tale somma di lasciare il rajah dell ' Assam e di passare sotto altre persone ? - Sì , purché paghino . Noi siamo mercenari . - Anche se quella persona si servisse di te e dei tuoi uomini per dare addosso al rajah dell ' Assam ? - Il demjadar alzò le spalle . - Io non sono un assamese , - rispose poi . - La mia patria è sulle montagne . - Risponderesti della fedeltà dei tuoi uomini se si offrissero a loro duecento rupie per ciascuno ? - Sì , sahib , assolutamente - rispose il demjadar . - Tutti quei montanari li ho arruolati io e non obbediscono che a me . - Ti farò versare oggi un acconto di cinquecento rupie , ma per ora tu non devi lasciare il mio campo e non cesserà la sorveglianza intorno a te . - Non sarebbe necessaria perché tu hai la mia parola , però fa ' come vuoi . È meglio non fidarsi , ed io al tuo posto farei altrettanto . - Ora puoi andartene : devo occuparmi del fakiro . Kammamuri ! - chiamò poi ; il maharatto che stava accoccolato dinanzi a Tantia ascoltando , impassibile alle urla feroci che mandava il disgraziato , fu lesto ad accorrere . - A che punto siamo ? - gli chiese Sandokan , mentre il demjadar si allontanava . - Il gussain non può più resistere : è idrofobo . - Andiamo a vedere se si decide a parlare . Vieni Tremal - Naik : noi non avremo perduta la nostra giornata . - Comincio a sperare che la corona di Surama non sia lontana , - disse il bengalese . - Anch ' io , amico : ormai non è più che una questione di pazienza . - 17 . La confessione del fakiro Tantia divorato da una sete spaventevole , bruciato dal sole che lo colpiva direttamente sul nudo cranio , arso internamente dal pimento e compresso dalla terra , pareva che fosse proprio all ' estremo delle sue forze . Gli occhi gli uscivano dalle orbite , aveva la schiuma alle labbra ed il suo braccio anchilosato subiva dei fremiti , come se da un momento all ' altro dovesse spezzarsi sotto gli sforzi disperati che faceva il suo proprietario , per abbassarlo verso la bacinella piena d ' acqua . Urla spaventevoli , che rassomigliavano agli ululati d ' un lupo idrofobo , gli sfuggivano di quando in quando dal petto oppresso dalla terra . Vedendo Sandokan e Tremal - Naik , i suoi occhi s ' iniettarono di sangue ed il suo viso assunse un aspetto orribile . - Acqua ! - ruggì . - Sì , quanta ne vorrai , se ti deciderai a parlare - rispose Sandokan sedendosi di fronte al miserabile . - Voglio farti una proposta . Dimmi prima quanto ti hanno dato per rapire quella giovane indiana o per aiutare i rapitori . - Il gussain fece una smorfia , e non rispose . - Poco fa ho deciso il demjadar dei seikki a dirmi tutto quello che io desideravo , e quello è un fiero soldato e non già uno stupido fanatico come sei tu . Segui il suo esempio e avrai acqua e anche delle rupie . Se ti rifiuti io non mi occuperò più di te e ti lascerò morire entro la tua buca . Scegli ! - Rupie ! - rantolò Tantia , guardando fisso la Tigre della Malesia . - Cento , anche duecento . - Il gussain ebbe un fremito . - Duecento ! - esclamò con voce appena intelligibile . Ebbe ancora un ' ultima esitazione , poi rispose : - Parlerò ... se mi farai avere un sorso d ' acqua . - Finalmente , - esclamò Sandokan . - Ero sicuro che tu ti saresti deciso a confessare . - Prese la bacinella e l ' accostò alle labbra del gussain , lasciandogli bere alcuni sorsi . - Te la do per scioglierti meglio la lingua , - disse . - Se vuoi il resto devi dirmi tutto . Per conto di chi hai lavorato ? - Pel favorito del rajah - rispose Tantia che pareva fosse rinato dopo quei pochi sorsi d ' acqua . - Chi è costui ? - L ' uomo bianco . - Sandokan e Tremal - Naik si guardarono l ' un l ' altro . - Deve essere quel greco , - disse il primo . - Certo , - rispose il secondo . La fronte di Sandokan si era abbuiata . - Mi sembri inquieto , - disse Tremal - Naik . - Ho mille ragioni per esserlo , - rispose il famoso pirata . - Se quel cane ha fatto rapire Surama , vuol dire che in qualche modo è venuto a conoscenza dei nostri progetti e ciò , se fosse vero , sarebbe grave . Vi è la testa di Yanez in giuoco . - Non spaventarmi , Sandokan . - Oh ! Non l ' ha ancora perduta e noi non siamo ancora morti . Tu sai di che cosa sono capace io , e quella testa non cadrà se io non lo voglio e tu sai anche quanto io amo Yanez più che se fosse mio fratello , più che se fosse mio figlio . - Lo so : non potrebbe esistere una Tigre della Malesia senza il suo amico portoghese . - Sandokan che si era un po ' allontanato dal gussain , onde non potesse udire il suo discorso , tornò verso la buca . - Vediamo , - disse . - Forse noi ci creiamo dei timori che non esistono . Può trattarsi d ' una semplice vendetta . - Si rivolse a Tantia che lo fissava sempre intensamente e gli chiese : - Il favorito l ' hai veduto tu ? - No . - Chi ti ha dato l ' ordine di rapire la donna ? - Un ministro , amico intimo del favorito . - E come hai fatto ? - Prima l ' ho addormentata con dei fiori , poi l ' ho calata dalla finestra . Sotto vi erano dei servi del favorito . - E dove l ' hanno portata ? - Nella casa dell ' uomo bianco . - Dove si trova ? - Sulla piazza di Bogra . - Bindar ! - L ' assamese che si trovava a breve distanza , masticando una noce d ' areca con un pizzico di calce , fu lesto ad accorrere . - Tu sai dove si trova la piazza di Bogra ? - gli chiese Sandokan . - Sì , sahib . - Benissimo : continua gussain . - Che cosa vuoi sapere ancora ? - chiese Tantia . - Ti ho detto perfino troppo . - Ma hai guadagnato duecento rupie . - Me le darai ? - Io sono un uomo che quando prometto mantengo , non scordartelo , fakiro , - rispose Sandokan . - Allora posso aggiungere qualche cosa d ' altro a quanto ti ho detto , - disse Tantia . - Ossia ? - Io ho saputo che il chitmudgar del favorito , ha dato da bere a quella giovane donna non so quale miscela per farla parlare . - Sandokan ebbe un soprassalto . - Ed ha parlato ? - chiese con ansietà . - Certo , poiché hanno assalito la pagoda dove tu ti nascondevi . - Che abbia compromesso Yanez ? - si chiese a mezza voce Sandokan mentre la sua fronte si copriva d ' un freddo sudore . Si mise poi a passeggiare per la spianata colle mani chiuse , il viso alterato . Un improvviso scoppio di furore lo assalì d ' un tratto : - Cane d ' un greco ! - gridò tendendo un braccio in direzione della capitale dell ' Assam . - Non lascerò questo paese se non ti avrò prima strappato il cuore ! Come ho uccisa la Tigre dell ' India , ucciderò anche te ! - Anche Tremal - Naik appariva molto preoccupato e nervoso . Egli si chiedeva insistentemente quali parole erano riusciti a strappare dalle labbra di Surama . Egli aveva già provato , quando aveva cercato di lottare cogli strangolatori della jungla nera , l ' effetto di quei misteriosi narcotici , che solo certi indiani conoscono . Se erano riusciti a scoprire lo scopo della loro presenza nel principato d ' Assam , doveva succedere una catastrofe completa , pensava . Sandokan dopo d ' aver passeggiato qualche minuto , stringendo continuamente le pugna e aggrottando di quando in quando la fronte , tornò precipitosamente verso il gussain . - Hai più nulla da aggiungere a quanto hai detto ? - No , sahib . - Ti avverto che tu rimarrai nelle nostre mani fino al nostro ritorno e che se hai mentito ti farò levare la pelle . - Ti aspetterò tranquillo - rispose il fakiro . - Invece di duecento rupie ne hai guadagnate quattrocento , che ti verranno contate subito . - Io sono tuo anima e corpo . - Vedremo , - rispose Sandokan . Si volse verso i malesi dicendo loro : - Levate quest ' uomo dalla buca e dategli da mangiare e da bere finché vorrà . Vegliate però attentamente anche su lui . Ed ora mio caro Tremal - Naik , prepariamoci a partire . Surama sarà salva , se non sopravvengono altri incidenti . - Chi condurremo con noi ? - Bindar , Kammamuri e sei uomini ; gli altri rimarranno a guardia dei prigionieri . - Saremo sufficienti per tentare il colpo ? - In caso di bisogno chiameremo in nostro aiuto i sei malesi che ha Yanez . Non perdiamo tempo e partiamo . - Sandokan ed i suoi compagni , dopo d ' aver raccomandato a Sambigliong di tenere un piccolo posto di guardia sulle rive della palude , lasciavano la pagoda per raggiungere il Brahmaputra . Essendo quasi mezzo giorno non dovevano correre alcun pericolo nella traversata della jungla , poiché ordinariamente le belve , a menoché non siano eccessivamente affamate , durante le ore più calde del giorno si tengono sdraiate nelle loro tane . Solo la notte si mettono in caccia , favorendo le tenebre i colpi di sorpresa . La traversata infatti la compirono senza vedere alcun animale pericoloso . Solo qualche coppia di bighama , ossia di cani selvaggi , li seguì per qualche tratto urlando senza osare di attaccarli . Giunti sulle rive della palude trovarono la bangle nel medesimo luogo ove l ' avevano lasciata , segno evidente che nessuno si era spinto fin là . Le guardie del rajah non avendo potuto seguire le tracce dei fuggiaschi in causa del fiume dovevano aver abbandonato l ' inseguimento . - Bindar , - disse Sandokan salendo a bordo della barcaccia , - governa in modo da farci giungere in città a notte inoltrata . Non voglio che ci vedano entrare nel palazzo di Surama , che dovrà servirci da quartier generale . - S ' imbarcarono levando l ' ancora , ritirarono l ' ormeggio ed imboccarono il canale che doveva condurli nel Brahmaputra remando lentamente , non avendo molta fretta . Una gran calma regnava sulla palude e sulle sue rive . Solo di quando in quando qualche uccello acquatico s ' alzava pesantemente , descrivendo qualche curva intorno alla bangle , poi si lasciava cadere fra i gruppi di canne . In mezzo alle piante del loto , mezzo affondati nel fango , sonnecchiavano dei grossi coccodrilli , i quali non si degnavano di muoversi nemmeno quando la barca passava accanto a loro . Fu verso le sei della sera che Sandokan ed i suoi compagni raggiunsero il Brahmaputra . Due poluar , specie di navigli indiani , i più adatti alla navigazione interna , perché assai leggermente costruiti , colla prora e la poppa ad eguale altezza e muniti di due piccoli alberi che sorreggono due vele quadrate , navigavano a poca distanza l ' uno dall ' altro radendo quasi la riva opposta , dove la corrente si faceva sentire più forte . - Che siano barche in crociera ? - si chiese Sandokan , che le aveva subito notate . - Non vedo seikki a bordo , - disse Tremal - Naik . - Mi hanno più l ' apparenza di navigli mercantili . - Vedo una spingarda sulla prora di uno di essi . - Talvolta quelle barche sono armate non essendo sempre sicuri i corsi d ' acqua che attraversano queste regioni . - Tuttavia li sorveglieremo , - mormorò Sandokan . - Possiamo accertarci subito se sono dei semplici trafficanti od esploratori . - In quale modo ? - Rimanendo noi indietro o sopravvanzandoli . - Proviamo : giacché non abbiamo fretta facciamo ritirare i remi e lasciamoci portare dalla corrente . - I malesi , subito avvertiti , ritirarono le lunghe pale e la bangle rallentò la sua corsa , andando un po ' di traverso . I due poluar continuarono la loro marcia , aiutati dalla brezza che gonfiava le loro vele ed in pochi minuti si trovarono considerevolmente lungi dalla bangle , sparendo poi entro la curva del fiume . - Se ne sono andati - disse Tremal - Naik . - Come vedi io non m ' ero ingannato . - Sandokan crollò il capo senza rispondere . Non pareva affatto convinto della tranquillità di quei due piccoli navigli . - Dubiti ? - chiese Tremal - Naik . - Un pirata fiuta gli avversari a grandi distanze , - disse finalmente la Tigre della Malesia . - Io sono più che sicuro che quei due poluar perlustrano il fiume . - Ci avrebbero fermati ed interrogati . - Non siamo ancora giunti a Gauhati . - Che i seikki ci abbiano seguìti nella nostra ritirata attraverso la jungla ? Eppure quella sera io non vidi alcuna barca a darci la caccia . - E le rive non le conti ? Voi siete tutti corridori insuperabili ed un uomo che avesse seguito la riva sinistra avrebbe potuto facilmente tenersi sempre in vista della bangle e notare il luogo ove aveva imboccato il canale della palude . - E perché non ci hanno assaliti nella jungla ? - Può darsi che non abbiano avuto il coraggio di farlo - rispose Sandokan . - Le mie non sono però che semplici supposizioni e potrei benissimo ingannarmi . Tuttavia apriamo bene gli occhi e teniamoci pronti a qualunque evento . Sento per istinto che dovremo lottare con un uomo fortissimo che vale dieci volte il rajah . - Quel greco ? - Sì , - rispose Sandokan . - È lui il nemico pericoloso . - È vero . Senza quell ' uomo Yanez avrebbe fatto a quest ' ora chissà che cosa . - A me basta avere i seikki sottomano . Se il demjadar riesce a persuaderli a mettersi ai miei servigi , vedrai che pandemonio saprò scatenare io a Gauhati . - Accese il suo cibuc e si sedette sulla murata di prora , lasciando penzolare le gambe sul fiume che rumoreggiava intorno alla bangle . Il sole stava allora tramontando dietro le alte cime dei palas , quei bellissimi alberi dal tronco nodoso e massiccio , coronato da un fitto padiglione di foglie vellutate , d ' un verde azzurrognolo , donde partono degli enormi grappoli fiammeggianti , dai quali si ricava una polvere color di rosa , adoperata dagli indù nelle feste di Holi . Sulle rive , numerosi contadini battevano , con un ritmo monotono , l ' indaco , raccolto durante la giornata e messo a macerare entro vasti mastelli per meglio distaccare le particelle e farle precipitare più presto , avendo gli indiani un modo diverso per trattare tale materia colorante . Altri invece spingevano in acqua colossali bufali per dissetarli , guardandoli attentamente onde i coccodrilli non li afferrassero pel naso o pel muso e li tirassero sotto , cosa comunissima nei fiumi dell ' India . La bangle , verso le nove , giunse in vista dei fanali che splendevano nelle vie principali della capitale dell ' Assam . Stava per passare vicino all ' isolotto su cui si alzava la pagoda di Karia , quando si trovò improvvisamente dinanzi ai due poluar che chiudevano il passaggio . Una voce si era subito alzata sul più vicino : - Ohe ! Da dove venite e dove andate ? - Lascia che risponda io , - disse Tremal - Naik a Sandokan . - Fa ' pure , - rispose questi . Il bengalese alzò la voce gridando : - Veniamo da una partita di caccia . - Fatta dove ? - chiese la medesima voce di prima . - Nella palude di Benar , - rispose Tremal - Naik . - Che cosa avete ucciso ? - Una dozzina di coccodrilli che andremo a raccogliere domani essendo affondati . - Avete visto degli uomini in quei dintorni ? - Null ' altro che dei marabù e delle oche . - Passate e buona fortuna . - La bangle , che aveva rallentata la marcia , riprese la corsa a tutta forza di remi , mentre i due poluar allentavano le gomene per lasciarle il passo . - Che cosa ti ho detto ? - disse Sandokan a Tremal - Naik , quando furono lontani dai due navigli . - Noi pirati abbiamo un fiuto straordinario e sentiamo i nemici a distanze incredibili . - Me ne hai dato or ora una prova , - rispose Tremal - Naik . - Che ci abbiano proprio seguìti ? - Non ne dubito . - Tuttavia ce la siamo cavata benissimo . - Per la tua buona idea . - Dove sbarcheremo ? - Nel centro della città . Questa notte desidero dormire nel palazzo di Surama . Forse là troveremo notizie di Yanez . Kubang non avrà mancato di fare una visita ai servi . - È quello che pensavo anch ' io . Quel malese è molto intelligente . - Un gran furbo , - disse Sandokan . - Se non lo fosse non sarebbe un malese . Bah ! evitata la crociera tutto andrà bene . Domani ci metteremo in cerca di Surama e prepareremo al greco od ai suoi uomini un bel tiro . Credi che nel suo palazzo abbia un chitmudgar ? - Certo , Sandokan , - rispose Tremal - Naik . - Un indiano che si rispetta , deve avere una ventina di servi per lo meno ed un direttore di casa . - Che si lasci pescare da me ed il colpo sarà fatto . Non si tratta che di sapere i luoghi che frequenta . - Perché ? - Lascia fare a me : ho la mia idea . Ehi , Bindar , possiamo approdare ? - Sì , sahib . - Accosta la riva dunque . - La bangle in pochi colpi di remo attraversò il fiume e andò ad ancorarsi dinanzi ad un vecchio bastione che difendeva la città verso occidente . - A terra , - comandò Sandokan , dopo essersi assicurato che dietro la bastionata non vi era nessuno . - Due soli malesi rimangano a guardia della bangle . - Presero le loro armi e scesero sulla riva che era coperta da fitte macchie di nagatampo , alberi durissimi e che producono dei fiori odorosi e bellissimi , dei quali si adornano le giovani indiane . - Seguitemi , - disse Sandokan . - Giungeremo al palazzo di Surama inosservati , se non vi saranno intorno delle spie . - Che cosa temi ancora ? - chiese Tremal - Naik . - Eh ! Quel greco è capace di aver teso degli agguati , mio caro . In cammino amici e se vi sarà da menar le mani non fate uso che delle scimitarre . Nessun colpo di carabina o di pistola . - Sì , Tigre della Malesia - risposero i malesi . - Venite ! - Si misero a costeggiare il fiume coperto da enormi tamarindi , che rendevano colla loro ombra l ' oscurità più fitta ; poi raggiunto il sobborgo orientale , si cacciarono fra le viuzze interne dirigendosi verso il centro della città . Essendo già molto tardi , pochissimi abitanti si trovavano per le vie e anche quelli s ' affrettavano a girare al largo , scambiando probabilmente Sandokan ed i suoi uomini per soldati del rajah in cerca di qualche malvivente . La mezzanotte non doveva essere lontana quando il drappello sbucò sulla piazza dove sorgeva il palazzo , che Yanez aveva acquistato per la sua bella fidanzata . Sandokan si era arrestato lanciando un rapido sguardo a destra ed a sinistra . - Vedo due indiani fermi dinanzi al palazzo , - disse a Tremal - Naik . - Non mi sono sfuggiti , - rispose il bengalese . - Che siano due spie di quel maledetto greco ? - Può darsi . Egli ha interesse a far sorvegliare il palazzo . - Cerchiamo di prenderli in mezzo . Ci faremo credere guardie del rajah intenti ad eseguire una ronda notturna . - I due indiani però , accortisi della presenza del drappello , si allontanarono rapidamente non ostante che Tremal - Naik avesse subito gridato dietro a loro : - Alt ! Servizio del rajah ! - Non devono essere due galantuomini , - disse Sandokan quando li vide scomparire entro una viuzza tenebrosa . - Lasciamoli andare . - Poi volgendosi verso Kammamuri continuò : - Tu resta qui di guardia coi malesi . La nostra spedizione notturna non è ancor finita e prima che sorga il sole voglio fare la conoscenza colla dimora privata di quel cane di greco . - Salì la gradinata seguìto da Tremal - Naik e da Bindar e percosse , senza troppo fracasso , la lastra di bronzo sospesa allo stipite della porta . Il guardiano notturno che vegliava nel corridoio , fu pronto ad aprire e riconoscendo in quegli uomini gli amici della sua padrona , fece un profondo inchino . - Conducimi subito dal maggiordomo , - disse Sandokan . - Sbrigati , ho fretta . - Entra nel salotto , sahib . Fra mezzo minuto ti raggiungerò . - Sandokan ed i suoi due compagni aprirono la porta ed entrarono in una elegantissima stanzetta che era ancora illuminata . Si erano appena seduti dinanzi ad uno splendido tavolino d ' ebano di Ceylan filettato in oro , quando il maggiordomo del palazzo , appena coperto da un dootèe di tela gialla , si precipitava nel salotto , esclamando con voce singhiozzante : - Ah signori ! Quale disgrazia . - La conosciamo , - disse Sandokan . - È inutile che tu perdi il tempo a raccontarcela . Il sahib bianco della tua signora s ' è fatto vedere ? - No . - Ha mandato nessuno ? - Quell ' uomo dalla faccia olivastra , con una lettera per la padrona . - Dammela subito . I minuti sono preziosi in questo momento . - Il maggiordomo s ' avvicinò ad un cofanetto laccato con intarsi di madreperla e prese un piccolo piego , porgendolo al pirata . Questi ruppe il suggello e lesse rapidamente ciò che stava scritto dentro . - Yanez non sa ancora nulla , - disse poi a Tremal - Naik - Kubang ha conservato bene il segreto . - E poi ? - Avverte Surama di non inquietarsi per lui e che il favorito guarisce rapidamente . Già tutti i bricconi hanno la pelle a prova di acciaio e di piombo . - E null ' altro ? - L ' incarica di far sapere a noi che pel momento non corre alcun pericolo e che si è già guadagnata la stima e la confidenza del rajah . Giacché si trova benissimo alla corte e non sa che gli hanno rapito la fidanzata , lasciamolo tranquillo , operiamo da noi soli . - Poi volgendosi verso il maggiordomo che stava ritto dinanzi a lui , in attesa dei suoi ordini , gli chiese : - È avvenuto nessun altro fatto dopo il rapimento della tua padrona ? - No , sahib . Ho notato però che alla sera ronzano attorno al palazzo , fino a notte tardissima , delle persone . - Ah ! - esclamò Sandokan . - Si sorveglia qui . Non ne dubitavo . Hai fatto delle ricerche ? - Sì , sahib e sempre infruttuose . - Hai avvertito la polizia ? - Non ho osato , temendo che la padrona sia stata rapita per ordine del rajah . - Hai fatto benissimo . Tremal - Naik , Bindar , rimettiamoci in caccia . - Ed io , signore , che cosa devo fare ? - chiese il maggiordomo . - Assolutamente nulla fino al nostro ritorno . Gli uomini che il sahib bianco ha lasciati a guardia di Surama sono sempre qui ? - Sì . - Li avvertirai di tenersi pronti ; posso aver bisogno anche di loro per rinforzar la mia scorta . Domani sera , a notte inoltrata , noi saremo qui . Addio . - Uscì dal salotto e raggiunse i suoi uomini che si erano seduti sulla gradinata . - Deponete le carabine , - disse loro . - Conservate solo le pistole e le scimitarre . Ed ora in caccia ! - 18 . Il giovane sudra Sandokan , che di solito era sempre tranquillo al pari del suo fratellino Yanez , era diventato nervosissimo . Il suo sangue ardente di bornese gli bolliva nelle vene , benché egli fosse avanti negli anni . Abituato agli assalti impetuosi , invecchiato fra i colpi di scimitarra ed al fumo delle spingarde e dei cannoni dei suoi prahos , il formidabile pirata si trovava scombussolato di non aver trovata l ' occasione di menare le mani . Camminava rapidamente , tormentando l ' impugnatura della sua scimitarra e borbottando . Anche Tremal - Naik d ' altronde non sembrava completamente calmo . Il dubbio di non poter liberare prontamente Surama , o di non trovarla nel palazzo del favorito del rajah , doveva scombussolare un po ' le loro formidabili fibre . Eppure erano uomini che avevano condotto a buon porto ben altre imprese anche più difficili , sia nell ' India che sui mari della Malesia . Erano le due del mattino quando giunsero sulla piazza di Bogra , ad una delle cui estremità s ' ergeva il palazzo del favorito del rajah , una specie di bengalow di costruzione elegantissima , col tetto piramidale che si alzava molto , e con bellissime varanghe intorno , sostenute da colonnette di legno dipinte a smaglianti colori e dorature . Due vaste ali si estendevano ai suoi fianchi , destinate a ricoverare i servi , i cavalli e gli elefanti . - Ah ! è qui che viene a riposarsi quel briccone , ed è qui che forse si trova Surama ! - esclamò Sandokan . - Vuoi che prendiamo questa casa d ' assalto ? I tuoi malesi sono pronti - disse Tremal - Naik . - Sarebbe una grande imprudenza , - rispose il pirata . - Qui non siamo al Borneo ed è nostro interesse agire colla massima prudenza . - Perché siamo venuti qui allora ? - Per studiare un po ' la casa , - rispose Sandokan . - Di giorno verremmo subito notati . - Eppure non sarebbe difficile dare la scalata alla varanga inferiore , - disse Kammamuri . - Io ho un ' altra idea . Mi occorre sapere prima se Surama si trova veramente qui e quale stanza abita . Facciamo il giro della palazzina per ora e studiamo innanzi tutto i punti più accessibili . Poi riparleremo di questa faccenda . - Il bengalow del greco era completamente isolato e anche la parte posteriore aveva varanghe sorrette da colonne e chiuse da leggere stuoie di coccottiero per ripararle dagli ardenti raggi del sole indiano . Nelle costruzioni assai più basse del fabbricato centrale , che s ' allungavano sui fianchi , difese da un ' alta palizzata , si udivano a russare gli elefanti e brontolare i cani . - Sono queste bestie che m ' inquietano , - mormorò Sandokan , dopo d ' aver compiuto il giro . - Dovrò occuparmi anche di questi cani . Bindar ! - Padrone ! - Vi è qualche albergo in questi dintorni ? - Sì , sahib . - Che sia aperto ? - Fra poco sorgerà l ' alba , è quindi probabile che i servi siano già alzati . - Guidaci : bada però che non sia un albergo di lusso . - È un bengalow di passaggio , sahib . - Meglio così : vi prenderemo alloggio . Così potremo sorvegliare la casa del favorito del rajah e fare le nostre osservazioni . - Attraversarono la piazza senza incontrare nessuno e dopo d ' aver girato uno degli angoli , si fermarono dinanzi a quello che Bindar aveva chiamato un bengalow di passaggio . Sono questi specie di alberghi frequentati quasi esclusivamente dai viaggiatori che si fermano solamente pochi giorni . Consistono in una casa di forma rettangolare , ad un solo piano , diviso in varie stanze , aventi ognuna un piccolo gabinetto per la vasca da bagno e arredate con molta semplicità , perché non hanno che un letto , una tavola ed un paio di sedie o di enormi seggioloni dagli schienali altissimi , lunghi un metro , in modo che le gambe della persona si possano allungare all ' altezza del corpo , costruiti con legno di rotang . Si paga una rupia ( ossia lire 2.50 ) per fermata , duri due o tre giorni o solamente pochi minuti , e le vivande hanno una tariffa speciale . Il maggiordomo , poiché anche in quei bengalow di passaggio vi si trova l ' indispensabile chitmudgar , ed i suoi servi , erano già in piedi in attesa dei viaggiatori che potevan giungere . - Da ' alloggio e vitto a tutti noi , - disse Tremal - Naik all ' importante individuo che aveva la direzione dell ' albergo . - Noi ci fermeremo alcuni giorni e tu metterai a nostra disposizione tutte le tue camere . - Tu sahib sarai servito come un rajah od un marajah - rispose il chitmudgar . - Il mio bengalow è di prima classe . - E noi non guarderemo il prezzo purché la cucina sia ottima , - disse Sandokan . - Intanto portaci qualche cosa da bere . - Il maggiordomo li introdusse in una saletta dove vi erano una tavola e comodi seggioloni ; fece portare ai viaggiatori un vaso pieno di quella specie di vino chiamato toddy , chiaro , un po ' spumeggiante , piacevole al palato e molto salutare , ed una scatola piena di foglie somiglianti a quelle del pepe od alla foglia dell ' ellera con un po ' di calce , poi dei pezzetti di noce d ' aracchiero , che tinge la saliva e le labbra di rosso : il betel indiano . - Ora a noi due , Bindar - disse Sandokan , dopo aver vuotato un paio di bicchieri di toddy . - In questa faccenda tu devi avere una parte importantissima . - Mio padre era un fedele servitore del padre della principessa e suo figlio lo sarà pure - rispose l ' indiano . - Comanda , sahib ed io farò tutto quello che vorrai . - A me occorre che tu porti qui a bere qualche servo della casa del favorito . - Ciò non sarà difficile a ottenersi . Un indiano non si rifiuta mai di bere un buon bicchiere di toddy , specialmente quando sa di non pagarlo . - Tu dunque andrai a ronzare sulla piazza di Bogra e prenderai all ' amo il primo servo che uscirà . Lascio a te la scelta di prenderlo nel miglior modo possibile e se occorrono delle rupie paga liberamente . Ne metto cento a tua disposizione . - Compero la coscienza di venti servi con una tale somma . - Mi basta di uno - disse Sandokan . - Portamelo qui . - Tu sarai obbedito , sahib . - Va ' dunque . - Poi volgendosi ai suoi uomini ed a Kammamuri aggiunse : - Voi potete andarvi a riposare . Pel momento bastiamo io e Tremal - Naik . - Caricò il suo cibuc , lo accese e si mise a fumare flemmaticamente , mentre il suo amico arrotolava una foglia di betel dopo d ' avervi messo dentro un pizzico di calce ed un pezzetto di noce d ' aracchiero per cacciarsela poi in bocca , droga splendida , affermano gli indiani , che conforta lo stomaco , fortifica il cervello , cura l ' alito cattivo , ma che invece annerisce i denti e fa sputare saliva color del sangue . Era trascorsa una mezz ' ora senza che né l ' uno né l ' altro avessero scambiata una parola , quando la porta del salotto si aprì e comparve Bindar seguìto da un giovane indiano che portava indosso un dootèe di seta gialla e che calzava quei zoccoletti di legno che solo i servi delle grandi case usano portare e che tengono fermi colle dita dei piedi senza impedire loro di camminare comodamente e con prestezza . - Ecco quello che desideri sahib , - disse Bindar . - Egli è pronto a bere anche un vaso di toddy , se tu glielo offri . - Sandokan squadrò attentamente il nuovo venuto e parve soddisfatto di quell ' esame , poiché un lampo di contentezza gli brillò negli occhi nerissimi e pieni di fuoco . - Siedi e bevi a tuo piacimento - gli disse . - Tu non perderai inutilmente il tuo tempo perché sono uso a pagare largamente i servigi che mi vengono resi . - Io sono ai tuoi ordini , sahib - rispose il giovane indiano . - Io ho bisogno di chiederti solamente delle informazioni sul tuo padrone , desiderando avere un posto alla corte del rajah . - Il mio signore è potentissimo e può , se vuole , fartelo avere . - Dovrò pagare molto ? - Il padrone è avido assai di rupie e anche di sterline . - Potresti tu parlargliene ? - Io no , ma il maggiordomo sì . - È ancora a letto il favorito del rajah ? - E vi rimarrà ancora parecchi giorni . Quel maledetto inglese lo ha ferito più seriamente di quello che credeva . - Bevi . - Grazie , sahib - rispose il giovane vuotando la tazza che Tremal - Naik gli aveva messa dinanzi . - Dunque mi dicevi , - riprese Sandokan , - che è molto malato il ferito ? - Molto no , perché la scimitarra di quel cane d ' inglese l ' ha colpito solamente di sbieco . - Il tuo padrone va di frequente nel suo bengalow ? - Oh , di rado ! - rispose l ' indiano . - Il rajah non può vivere senza di lui . - Bevi ancora , giovanotto e tu Tremal - Naik fa ' portare delle bottiglie di gin o di brandy di vera marca inglese . Ho voglia di bere stamane . Dunque mi dicevi tu ? ... - Che il favorito del rajah viene di rado al bengalow , - rispose il giovane indiano , dopo d ' aver vuotata una seconda e una terza tazza di toddy . - Non ha un harem nel suo palazzo ? - Sì sahib . - Composto d ' indiane ? - Puoi dire delle più belle fanciulle dell ' Assam . - Ah ! - fece Sandokan ricaricando e riaccendendo il cibuc , mentre Tremal - Naik sturava due bottiglie di vecchio gin a dieci rupie l ' una ed empiva al giovane una tazza della capacità d ' un nali , ossia d ' un paio di quinti . - Il favorito ama le belle fanciulle ! - È un gran signore che può permettersi qualunque lusso . - È vero quello che si dice in città ? - Che cosa , sahib ? - Bevi prima questo eccellente gin e poi mi risponderai . - L ' indiano che forse non aveva mai bevuto quel fortissimo liquore , tracannò avidamente quattro o cinque grossi sorsi , facendo scoppiettare la lingua . - Eccellente , sahib - disse . - Vuota pure la tazza . Abbiamo altre bottiglie qui da bere . - Il giovane servo del greco riprese la tazza ingollando altri lunghissimi sorsi . Certo non si era mai trovato in mezzo a tanta abbondanza . - Ah ! - disse Sandokan , quando gli parve che il gin agisse sul cervello del povero giovanotto . - Ti volevo chiedere se è vera la voce che corre la città . - Non so di che cosa si tratta . - Che il favorito del rajah abbia fatto un nuovo acquisto . - Non comprendo . - Cioè che abbia fatto rapire , di notte , una principessa straniera che si dice sia d ' una bellezza meravigliosa . - Sì , sahib - rispose l ' indiano abbassando la voce e socchiudendo gli occhi . - Mi sorprende però come si sia saputo in città quel rapimento , essendo stato commesso di notte . - Coll ' aiuto d ' un gussain è vero ? - Che cosa ne sai tu , sahib ? - Me lo hanno detto , - rispose Sandokan . - Bevi ancora : non hai ancora vuotata la tua tazza . - L ' indiano , che ci trovava piacere , d ' un solo colpo la lasciò asciutta . L ' effetto di quella bevuta , in un uomo non abituato ad altro che a sorseggiare del toddy , fu fulminante . S ' accasciò di colpo sul seggiolone guardando Sandokan con due occhi smorti , che non avevano più alcun splendore . - Ah ! Mi dicevi dunque che il colpo era stato fatto di notte , - rispose Sandokan con un leggero tono ironico . - Sì , sahib - rispose l ' indiano con voce semi - spenta . - E dove l ' hanno portata quella bella fanciulla ? - Nel bengalow del favorito . - E vi si trova ancora ? - Sì , sahib . - Si dispera ? - Piange continuamente . - Il favorito non si è fatto però ancora vedere ? - Ti ho detto che è ammalato e che si trova sempre alla corte , nell ' appartamento destinatogli dal rajah . - E dove l ' hanno messa ? Nell ' harem ? - Oh no ! - Sapresti indicarci la stanza ? - L ' indiano lo guardò con una certa sorpresa e fors ' anche con un po ' di diffidenza , quantunque fosse ormai completamente o poco meno ubriaco . - Perché mi domandi questo ? - chiese . Sandokan accostò la sua seggiola a quell ' indiano e abbassando a sua volta la voce gli sussurrò agli orecchi : - Io sono il fratello di quella giovane . - Tu , sahib ? - Tu però non devi dirlo se vuoi guadagnare una ventina di rupie . - Sarò muto come un pesce . - Talvolta anche i pesci emettono dei suoni . Mi basta che tu sia muto come quelle teste d ' elefante che adornano le pagode . - Ho capito , - rispose l ' indiano . - E se tu mi servirai bene avrai fatto la tua fortuna - continuò Sandokan . - Sì , sahib - rispose l ' indiano sbadigliando come un orso e abbandonandosi sullo schienale della poltrona . - Purché mi presenti al chitmudgar del favorito . - Sì ... del favorito . - E che non parli . - Si ... parli . - Vattene al diavolo ! - Sì ... diavolo . - Furono le sue ultime parole poiché vinto dall ' ubriachezza chiuse gli occhi mettendosi a russare sonoramente . - Lasciamolo dormire , - disse Sandokan . - Questo giovanotto non ha certo bevuto mai così abbondantemente . - Sfido io , gli hai fatto bere tre razioni d ' un cipay in un solo colpo . - Ma sono riuscito a sapere quanto desideravo . Ah ! Surama è ancora nel palazzo ed il greco si trova ancora a letto ! Quando quel briccone si alzerà , la futura regina dell ' Assam non sarà più nelle sue mani . - Che cosa intendi di fare ? - Di fare innanzi a tutto la conoscenza del chitmudgar . Quando sarò nel palazzo , vedrai che bel tiro giuocheremo noi . Lasciamo che quest ' indiano digerisca in pace il gin che ha ingollato e andiamo a fare colazione . - Passarono in un vicino salotto e si fecero servire una tiffine , ossia carne , legume e birra . Quand ' ebbero finito s ' allungarono sui seggioloni e dopo d ' aver avvertito il maggiordomo di non lasciar uscire il giovane indiano , chiusero a loro volta gli occhi prendendo un po ' di riposo . Il loro sonno non fu molto lungo , poiché il chitmudgar , dopo un paio d ' ore , entrò avvertendoli che l ' indiano aveva di già digerita l ' abbondante bevuta e che insisteva di vederli . - Quel ragazzo deve avere uno stomaco a prova di piombo , - disse Sandokan alzandosi lestamente . - Può fare concorrenza agli struzzi , - aggiunse Tremal - Naik . Entrarono nel vicino gabinetto e trovarono infatti il servo del greco in piedi e fresco come se avesse bevuto dell ' acqua pura . - Ah ! sahib ! - esclamò con un gesto desolato . - Io mi sono addormentato . - E temi i rimproveri del maggiordomo del bengalow , è vero ? - chiese Sandokan . - Ah no , perché oggi sono libero . - Allora tutto va bene . - Sandokan trasse dalla fascia un pizzico di fanoni , ossia di monete d ' argento del valore d ' una mezza rupia , e gliele porse dicendo : - Per oggi queste , a patto però che tu mi presenti al maggiordomo , desiderando io di avere un impiego alla corte , poco importa che sia alto o basso . - Purché tu sia con lui generoso , l ' impiego può fartelo avere . Ha un fratello alla corte che gode d ' una certa considerazione . - Andiamo subito adunque . - Ed io ? - chiese Tremal - Naik . - Tu mi aspetterai qui , - rispose Sandokan , strizzandogli l ' occhio . - Se vi sarà un altro posto disponibile non mi dimenticherò di te . Vieni , giovanotto . - Lasciarono l ' albergo e , attraversata la piazza che era affollata di persone , di carri d ' ogni forma e dimensione dipinti tutti a colori smaglianti , da elefanti e da cammelli , entrarono nello splendido bengalow del favorito del rajah , non senza però che Sandokan avesse destata una viva curiosità pel suo fiero portamento e per la tinta della sua pelle ben diversa da quella degl ' indiani che non ha sfumature olivastre . Il chitmudgar del greco , avvertito subito della presenza di quello straniero nell ' abitazione del suo padrone , si era affrettato a scendere nella stanza dove era Sandokan , introdotto dal giovane servo , coll ' idea di far bene sentire , a quell ' intruso , tutta la sua autorità di pezzo grosso . Quando però si vide dinanzi l ' imponente figura del formidabile pirata , fu il primo a fare un profondo inchino , a chiamarlo signore e pregarlo di sedersi . - Tu saprai già , chitmudgar , lo scopo della mia visita , - gli disse Sandokan bruscamente . - Il servo che ti ha qui condotto me lo ha detto , - rispose il maggiordomo del favorito con aria imbarazzata . - Mi stupisce però come tu , signore , che hai l ' aspetto d ' un principe , cerchi un posto alla corte e per mezzo mio . - E del tuo padrone , - disse Sandokan . - D ' altra parte hai ragione di mostrarti sorpreso non essendo io mai appartenuto alla casta dei sudra12 . Un giorno fui principe e anche ricco e potente e lo sarei ancora se gli inglesi non avessero distrutti tutti i principati dell ' India meridionale . - Gli inglesi ! Sempre quei cani , quei nemici ostinati della nostra razza ! Oh sahib ! - Lascia stare quella gente e veniamo al mio affare , - disse Sandokan . - Che cosa vuoi tu , signore ? - Io so che il tuo padrone è potentissimo alla corte del rajah e vengo a chiedere il suo appoggio per ottenere una occupazione . - Ma signore ... - Io ho potuto salvare qualche centinaio di rupie , - disse Sandokan , interrompendolo prontamente - e saranno tue se potrai indurre il tuo padrone a raccomandarmi al rajah . - Udendo parlare d ' argento , il maggiordomo fece un profondissimo inchino . - Il mio padrone mi vuol bene , - disse - e non rifiuterà un così piccolo favore , trattandosi di procurare il pane ad un principe disgraziato . Alla corte vi è posto per tutti . - Vorrei però ora chiederti un piacere , sempre pagando . - Parla signore . - Io qui non ho né amici e né parenti , quindi avrei bisogno d ' una stanza , sia pure un bugigattolo : potresti offrirmela ? Io non ti darò alcun fastidio e ti pagherò una rupia al giorno vitto compreso . - Il maggiordomo pensò un momento , poi rispose : - Posso accontentarti , signore , purché tu finga di essere un servo ed eseguisca qualche piccolo lavoro . Ho una stanzuccia presso la varanga del secondo piano che può fare per te . - Sandokan tirò fuori quindici rupie e le depose sul tavolo che gli stava dinanzi , dicendo : - Tu sei pagato per due settimane . Se mi potrai occupare prima non ti chiederò la restituzione . - Tu sei generoso come un principe - rispose il maggiordomo . - Conducimi o fammi condurre nella mia stanza . - Il chitmudgar aprì la porta e fece avanzare il giovane servo indiano , che pareva fosse lì in attesa de ' suoi ordini . - Condurrai questo sahib nello stanzino che si trova accanto la seconda varanga e lo tratterai , fino a nuovo ordine , come un mio ospite . - Poi volgendosi verso Sandokan : - Seguilo , signore - gli disse . - Io mi occuperò questa sera del tuo affare . - Vai a visitare il favorito del rajah ? - Devo ricevere i suoi ordini . - Gli fece colla mano un cenno come per raccomandargli la massima prudenza e uscì da un ' altra porta . - Eccomi nel cuore della piazza , - mormorò Sandokan . - È un ' altra giornata guadagnata . Conducimi , giovanotto . - Seguimi , sahib . - Salirono una scala riservata ai domestici e attraversata la varanga superiore entrarono in una minuscola stanzuccia dove non si trovavano che un letto e due sedie . - Ti va sahib ? - chiese il sudra . - Benissimo , - rispose Sandokan . - D ' altronde non mi fermerò qui che pochi giorni . - Non vi è certo il lusso del bengalow di fermata . - Sandokan gli posò una mano sulla spalla , dicendogli gravemente : - Tu m ' hai promesso di essere muto come un pesce , quindi non devi parlare con nessuno di quell ' albergo . - Sì , sahib . - Ora ho bisogno ancora di te , se vorrai guadagnare altri pezzi d ' argento . - Parla sahib ; tu sei più generoso del mio padrone . - Dove si trova la giovane donna che hanno portata qui di notte ? - Il sudra pensò un momento poi passandosi una mano sulla fronte disse : - Mi ricordo , quantunque avessi molto bevuto , che tu m ' hai detto essere il fratello di quella signora . - È vero . - E ... che cosa vuoi fare , sahib ? - Non occuparti di questo . - Io servendo te corro il pericolo di venire cacciato e anche bastonato . - Né l ' uno né l ' altro , perché io ti prenderò ai miei servigi con doppia paga e cento rupie di regalo . - Il giovane spalancò gli occhi fissandoli su Sandokan e chiedendosi se sognava . - Tu mi prendi al tuo servizio , sahib ! - esclamò finalmente , - e con doppia paga ! - Sì . - Io sono tuo corpo e anima . - Non mi occorrono , - rispose Sandokan . - A me per ora basta la tua lingua . - Che cosa vuoi sapere ? - Dove si trova la giovane indiana . - È più vicina di quello che tu credi . - Dimmelo . - Il sudra aprì una porta che era nascosta da una tenda e che era sfuggita a Sandokan e gli mostrò uno stretto corridoio . - Questo conduce nella stanza della giovane che hanno rapito - disse a voce bassa . - L ' harem del padrone è al secondo piano . - Vedo infatti là in fondo un ' altra porta . Sarà però chiusa , suppongo . - Sì , però io posso farti avere la chiave . - È quella che mi occorre . - Fra mezz ' ora l ' avrai , sahib . - Tu m ' hai detto che oggi sei libero . - È vero . - Sicché puoi recarti al bengalow di passaggio . - A qualunque ora . - Sandokan trasse da una tasca un libriccino , strappò una pagina e con una matita scrisse alcune righe . - Tu consegnerai questa carta all ' uomo che mi teneva compagnia , quando ti offersi da bere . Lo riconosceresti ancora ? - Oh sì , sahib . - Portami la chiave , una bottiglia di qualche liquore e lasciami solo . - Sì , sahib . - Quando il giovane sudra fu uscito , Sandokan s ' inoltrò in punta di piedi nel corridoio ed esaminò la porta che metteva nell ' harem del greco . Come la maggior parte delle porte indiane , era laminata in bronzo ; tuttavia accostando un orecchio alla toppa , Sandokan poté udire due voci di donna . - Surama ! - esclamò subito . - Che io abbia la chiave ed una fune e il colpo sarà fatto . Mio caro greco , vedremo chi di noi due sarà più furbo . Vi è qualcuno che discorre con Surama . Bah ! Se non starà zitto con un colpo di pugnale gli chiuderò per sempre la bocca . - Ritornò nel suo bugigattolo , si sdraiò sul letto , e , acceso il cibuc , si mise a fumare immergendosi in profondi pensieri . Aveva appena terminata la prima carica di tabacco , quando il giovane sudra ricomparve tenendo in mano una bottiglia ed un bicchiere di metallo dorato . - Ecco , sahib - gli disse . - È il maggiordomo che ti manda questo . - E la chiave ? - L ' ho presa senza che nessuno se ne accorga . - Tu sei un bravo ragazzo . Ora dimmi se mia sorella è sola o in compagnia di qualche altra donna . - Questo lo ignoro , non potendo io entrare nell ' harem del mio signore . - Non importa , - disse Sandokan dopo un momento di riflessione . - Che cosa devo fare ora ? - Portare la carta che ti ho dato al mio amico e procurarmi per questa sera una solida corda . - Che cosa vuoi fare sahib ? - chiese il sudra spaventato . - T ' ho detto che ti prendo al mio servizio con doppia paga : non ti basta ? - È vero , sahib . - Vattene . - Attese che il rumore dei passi fosse cessato , poi tornò nel corridoio e tenendo in mano la chiave che il giovane gli aveva dato , accostò di nuovo un orecchio alla toppa . - Non parlano più , - mormorò . - Facciamo la nostra comparsa : Surama mi rivedrà ben volentieri . - Introdusse la chiave e aprì . Un grido , a mala pena represso , rispose allo stridio del chiavistello . - Taci , Surama ! - disse Sandokan . - Sono io ! 19 . La liberazione di Surama Sandokan si trovò in una splendida stanza da letto , di stile greco - orientale , adorna di ricchissimi divani di seta bianca , ricamati in oro , di tappeti turchi e persiani e di ampie tende di seta azzurra cadenti dinanzi alle finestre . Solo il letto , massiccio , con intarsi di madreperla e che si trovava proprio nel mezzo , ed alcuni mobili leggeri , erano di provenienza indiana . Surama , vedendo entrare Sandokan , gli si slanciò contro trattenendo , come abbiamo detto , a mala pena un grido . Il maggiordomo del favorito le aveva fatto indossare un ' ampia sari di seta rosea , con un grand ' orlo azzurro , che faceva doppiamente risaltare la bruna bellezza della giovane assamese . - Chiudi bene la porta , - le disse subito Sandokan sotto - voce . - Nessuno deve sorprendermi nella tua stanza . - Ma come tu , signore , sei qui ? - Taci ora : la porta . - Surama abbassò i due ganci , assicurandola solidamente . - Nessuno potrà ora entrare senza il mio permesso - disse tornando verso Sandokan . - Ed ora parla signore : Yanez ? - Non inquietarti per lui , Surama , - rispose Sandokan invitandola a sedersi sul divano , che si trovava più vicino al corridoio che conduceva nel suo bugigattolo . - Pel momento non corre alcun pericolo e credo che non abbia mai goduto tanta salute come ora . - E Tremal - Naik ? - In questo momento sta cenando di certo e senza troppe apprensioni . - Ma tu ... - Aspetta un po ' : sappi che sono qui in qualità di ospite e non già di prigioniero . Ora rispondimi a quanto ti chiederò . Innanzi a tutto verrà nessuno a disturbarci ? - Per ora no . Abbiamo un paio d ' ore di libertà . - Non mi occorre tanto tempo . Ti hanno usato dei maltrattamenti ? - No , signore , tutt ' altro . - Ti hanno interrogata ? - Non ancora , tuttavia vi è nel mio cervello un ricordo confuso . - Quale ? - Posso aver sognato . - Spiegami codesto sogno , Surama - disse Sandokan . - Mi sembra d ' aver veduto degli uomini intorno al mio letto e di aver udito degli strani discorsi e poi mi sembra che mi abbiano dato da bere qualche cosa , come un liquore fortissimo e molto amaro . Qualche cosa di vero può essere avvenuto poiché quando mi sono svegliata , in questo letto , avevo il cervello offuscato e le membra mi tremavano come se avessi bevuto del bâng . - Cos ' è ? - Una mistura d ' oppio . - La fronte di Sandokan si corrugò . - Sei ben certa , Surama , che non sia stato un sogno ? - Non te lo saprei dire con piena sicurezza , - rispose la bella assamese . - Quel tremito però non mi parve naturale . - Ecco dove sta il pericolo . Voi indiani possedete delle droghe misteriose che esaltano le persone e che le costringono a parlare . Tremal - Naik m ' ha parlato un giorno d ' una certa youma . - Non devono aver adoperata quella pianta , perché produce una febbre intensissima , che dura parecchie ore . No , se è vero che mi hanno dato da bere qualche cosa , deve trattarsi d ' altro . - Pensa bene , fanciulla , perché se tu hai parlato puoi aver compromesso non solo me e te , bensì anche Yanez . - E se , come t ' ho detto , fosse stato un sogno ? - Il tuo cervello , se fosse stato un sogno , non sarebbe rimasto offuscato . - Anche questo è vero . - Se vi fosse qualche mezzo per poter sapere quello che hai detto ! - mormorò Sandokan . - Chissà , forse Tremal - Naik può trovarlo ; egli conosce molti narcotici . - Io sono pronta a bere tutto quello che vorrai , Sandokan . - Di questa faccenda ci occuperemo più tardi . - E tu come hai saputo che io ero stata rapita ? - chiese Surama . - Ho preso quel cane di fakiro e l ' ho costretto a confessare . È il favorito del rajah che t ' ha fatta rapire , probabilmente per vendicarsi di quel colpo di scimitarra . Anche questo è affare che poco interessa pel momento . È un giuoco che io gli restituirò questa notte istessa . Tutto è ormai pronto per la tua evasione . Dove mettono le tue finestre ? - Sulla varanga del secondo piano . - Hai paura ad affidarti a una fune ben solida ? - Io sono pronta a fare tutto quello che vorrai . - Si dorme presto in questa casa ? - Alle undici tutti i lumi sono spenti , - rispose Surama . - A mezzanotte sii pronta . Dorme nessuna serva qui ? - So che ve ne sono due nella camera attigua . - Vengono da te prima di coricarsi ? - Sì , per accompagnarmi a letto . - Hai qualche bottiglia di liquore da offrire loro ? - Anche del vino europeo : il chitmudgar non mi lascia mancare nulla . - Sandokan si frugò nella fascia ed estrasse una scatola di metallo contenente parecchi tubetti a vari colori . Ne prese uno , lo esaminò attentamente , poi lo porse a Surama dicendole : - La polvere che sta qui dentro , la scioglierai in una bottiglia , o di liquore o di vino , e poi offrirai a ciascuna delle due donne un bicchierino di quella mistura , non di più . Il narcotico è potente e assorbito in dose superiore , potrebbe far dormire per sempre chi lo prende . Ora un ' altra domanda e poi ti lascerò sola . - Parla signore , - disse Surama nascondendosi in seno il tubetto . - Credi tu che i montanari di tuo padre si siano scordati di te ? - Se mi presentassi a loro e dicessi che io sono Surama , la piccola figlia del famoso guerriero , sono più che certa che prenderebbero le armi per aiutare te e Yanez in questa difficile impresa . Pensi tu forse di condurmi fra di loro ? - Ciò può essere necessario per metterti al sicuro , - rispose la Tigre della Malesia . - Un elefante quanto potrebbe impiegare per giungere fra quelle montagne ? - Non più di cinque giorni . - Ne so abbastanza . Addio , Surama , e sii pronta per la mezzanotte . - Strinse la mano alla futura principessa dell ' Assam e tornò in punta di piedi nella sua stanzetta . - Tutto va a gonfie vele , - mormorò . - Se non sopravverranno degli incidenti , domani noi saremo nella jungla di Benar e perfettamente al sicuro . Poi vedremo che cosa ci converrà fare . - Si sdraiò sul suo lettuccio mettendo su uno sgabello una bottiglia di arak , accese la pipa ed attese tranquillamente che giungesse il momento di agire e che il giovane sudra si presentasse . La mezzanotte non era lontana , quando un leggero colpo battuto alla porta lo fece scendere dal letto . - Deve essere lui , - mormorò . - Ecco un bravo ragazzo che farà una discreta fortuna . - Aprì senza far rumore e si vide dinanzi il servo del maggiordomo . - Dunque - gli chiese Sandokan . - Dormono tutti . - Sono tutti spenti i lumi ? - Sì , sahib . - Hai veduto nessuno a passeggiare sulla piazza ? - Un gruppo d ' uomini . - Sono i miei amici . Prendi la fune . - È qui , sahib . - Seguimi e non aver paura . Da questo momento tu sei ai miei servigi . - Grazie , padrone . - Sandokan aprì la porta che metteva nel corridoio e bussò replicatamente a quella della stanza di Surama che fu subito aperta . La giovane assamese aveva abbassato il lucignolo della lampada per far credere che dormiva e si era gettata sulla testa una larga fascia di seta , che la nascondeva quasi tutta . - Eccomi , signore - disse a Sandokan . - Sono pronta a scendere . - Le tue serve ? - Dormono profondamente . - Hanno bevuto il narcotico ? - Da più di un ' ora . - Prima di domani sera non si sveglieranno , - disse Sandokan . - Siamo quindi sicuri di non essere disturbati da parte loro . - Aprì una finestra e passò sulla varanga accostandosi silenziosamente al parapetto . Quantunque l ' oscurità fosse fitta , scorse subito alcune ombre umane sfilare silenziosamente dinanzi al palazzo del favorito . - Devono essere Tremal - Naik , Kammamuri e i miei malesi , - mormorò . - Speriamo che tutto vada bene . - Svolse la corda , legò un capo ad una colonna di legno della varanga e gettò l ' altro nel vuoto , mandando nel medesimo tempo un leggero sibilo che imitava perfettamente quello del terribilissimo cobra - capello . Un segnale identico rispose poco dopo . - È lui - disse Sandokan . - All ' opera ! - Tornò verso la finestra , prese fra le sue braccia Surama e s ' avviò verso la fune dicendo al sudra : - Scendi pel primo tu . - Sì , padrone . - E fa ' presto . - Il giovanotto varcò il parapetto e scomparve . - Tu incrocia le tue mani attorno al mio collo , - disse poscia Sandokan alla bella assamese , - e dammi la tua fascia di seta , onde ti leghi a me . - Non sarebbe necessario , - rispose la principessa . - Le mie braccia sono robuste . - Non si sa mai quello che può accadere . - Prese la sciarpa , strinse Surama contro il proprio dorso , poi a sua volta montò sul parapetto , non senza essersi prima cacciato fra i denti il kriss malese . - Stringi forte , - disse . - Non mi strangolerai colle tue piccole mani . - Afferrò la corda e si mise a scendere . Vecchio marinaio , non si trovava certo imbarazzato a compiere quella manovra , tanto più che possedeva una muscolatura da sfidare l ' acciaio . In pochi istanti raggiunse la veranda inferiore . Disgraziatamente urtò coi piedi contro l ' orlo della leggera tettoia che la copriva , facendo cadere un pezzo di grondaia . Una sola imprecazione gli sfuggì suo malgrado . Quel pezzo di latta o di zinco che fosse , nel precipitare sulle pietre della piazza , produsse molto rumore . Sandokan puntò i piedi contro il riparo e si lasciò scivolare verticalmente , senza badare se si scorticava o no le mani . Non distava dal suolo che pochi metri quando dalla varanga udì una voce a urlare : - All ' armi ! La prigioniera fugge ! - Poi rintronò un colpo di pistola . La palla fortunatamente non aveva colpito né Sandokan , né Surama . Uomini , servi e guardie , si erano precipitati sulla varanga urlando a squarciagola : - Ferma ! Ferma ! - Due , avendo trovata la fune stesa dinanzi alla galleria , vi si aggrapparono lasciandosi scorrere fino a terra , ma già Sandokan che reggeva sempre Surama , si trovava al sicuro fra i suoi fedeli malesi . Tremal - Naik vedendo poi quei due venire avanti con dei tarwar in mano , armò rapidamente le due pistole che aveva nella fascia e scaricò uno dietro l ' altro , senza troppa fretta , quattro colpi che li fece cadere l ' uno sull ' altro . - Via ! - gridò Sandokan dopo aver sciolto il piccolo sari che legava Surama , e d ' aver presa questa fra le braccia . - Al palazzo ! - La porta del bengalow del favorito , si era aperta e dieci o dodici uomini muniti d ' armi da fuoco e da taglio e ancora semi - nudi , si erano scagliati dietro ai fuggiaschi , urlando senza posa : - All ' armi ! All ' armi ! - Sandokan correva come un cervo , fiancheggiato da Tremal - Naik e da Kammamuri e protetto alle spalle dai malesi . La caccia era cominciata furiosa , implacabile ; ma quantunque gli indù godano generalmente la fama di essere corridori instancabili , avevano trovato nei loro avversari dei campioni degni dei loro garretti . Di quando in quando qualche colpo di fuoco echeggiava , facendo accorrere alle finestre gli abitanti delle vicine case . Ora veniva sparato dagli inseguitori ed ora dai fuggiaschi , senza gravi perdite né da una parte né dall ' altra non potendo , in quella corsa disordinata , prendere la mira . Nondimeno una viva inquietudine cominciava a tormentare Sandokan . Quelle grida e quegli spari facevano accorrere ad ogni istante altre persone ed il drappello dei servi del greco s ' ingrossava rapidamente . Sarebbero riusciti a salvarsi nel palazzo senza essere stati scorti ? Lo stesso pensiero doveva essere sorto anche nel cervello di Tremal - Naik , poiché senza cessare di correre , chiese a Sandokan : - Non verremo noi assediati ? - Prima di voltare l ' angolo dell ' ultima via , faremo una scarica . È assolutamente necessario che non ci vedano entrare nel palazzo . Forza alle gambe ! Cerchiamo di distanziarli . - Avevano percorso sette od otto vie , senza incontrare fortunatamente nessuna guardia notturna . Con uno sforzo supremo raggiunsero l ' angolo del palazzo vantaggiando a un tempo di duecento e più passi . - Fate fronte ! - gridò Sandokan ai malesi . - Caricate ! Fuoco di bordata prima ! - Le terribili tigri di Mompracem , niente spaventate di trovarsi di fronte a cinquanta o sessanta avversari , puntarono le carabine facendo una scarica , poi estratte le scimitarre caricarono furiosamente con urla selvagge . Vedendo cadere parecchi dei loro , gl ' indù volsero le spalle senza aspettare l ' attacco impetuoso , irresistibile , dei malesi . - Kammamuri , fa ' aprire la porta del palazzo prima che quei furfanti ritornino ! - È già aperta , signore ! - gridò Bindar . - A me , malesi ! - I pirati che si erano slanciati dietro ai fuggiaschi ululando come bestie feroci , si ripiegarono di corsa e si gettarono dentro l ' ampio peristilio del palazzo di Surama , chiudendo e barricando precipitosamente la porta . - Spero che nessuno ci abbia veduti , - disse Sandokan deponendo a terra Surama e aspirando poscia una lunga sorsata d ' aria . - Grazie , Sandokan , - disse la giovane . - A te ed al sahib bianco devo ormai troppe volte la mia vita . - Lascia queste cose e andiamo a vedere che cosa succede . Intanto fa ' armare tutta la tua gente . Temo che vi sarà battaglia questa notte . - Salì la gradinata insieme con Tremal - Naik e con Kammamuri e si affacciò ad una finestra del secondo piano . - Saccaroa ! - esclamò . - Ci hanno ritrovati ! Qui corriamo il pericolo di venire presi ! Ah ! Per Maometto , preparerò loro un bel tiro , prima che giungano i soldati del rajah ! - Che cosa vuoi fare ? - chiese Tremal - Naik . - Surama ! - gridò invece Sandokan . La giovane assamese saliva in quel momento la scala . - Che cosa desideri signore ? - chiese avvicinandosi rapidamente . - La tua casa è isolata mi pare . - Sì . - Che cosa vi è di dietro ? - Una piccola pagoda . - Isolata anche quella ? - No , si appoggia ad un gruppo di palazzi e di bengalow . - È larga la via che divide la tua casa dalla pagoda ? - Una diecina di metri . - Fa ' portare subito delle funi , tutte quelle che puoi trovare . Ci raggiungerai sul tetto . Bindar ! - L ' indiano che era sulla varanga vicina fu pronto ad accorrere . - Eccomi , padrone - disse . - Da ' ordine ai miei malesi ed ai servi di tenere in iscacco gli assalitori per alcuni minuti . Che non facciano economia di polvere né di palle . Va ' e comanda il fuoco . E ora , Tremal - Naik , vieni con me e con Kammamuri . - Salirono una seconda gradinata raggiungendo l ' ultimo piano e trovato un abbaino , passarono sul tetto che era quasi piatto , non avendo che due leggere inclinazioni . - Non mi aspettavo tanta fortuna , - mormorò Sandokan . - Andiamo a vedere quella via e quella pagoda . - Mentre s ' avanzavano carponi , dinanzi al palazzo echeggiavano clamori assordanti . Gli assedianti dovevano essere cresciuti di numero a giudicarlo dal fracasso che facevano . Il fuoco però non era ancora cominciato né da una parte né dall ' altra . Bindar non aveva forse giudicato prudente cominciare pel primo le ostilità , per non irritare maggiormente gli avversari . Sandokan ed i suoi due compagni in pochi momenti attraversarono il tetto , raggiungendo il margine opposto . Una via larga , nove o dieci metri , separava il palazzo da una vecchia pagoda di modeste proporzioni , la quale era sormontata da una specie di terrazzo , irto di antenne di ferro che sorreggevano dei piccoli elefanti dorati che funzionavano forse da mostraventi . - È alta quanto questa casa , - disse Sandokan . - Che cosa vuoi tentare ? - chiese Tremal - Naik . - Di passare su quel terrazzo , - rispose la Tigre della Malesia . Il bengalese lo guardò con spavento . - Chi potrà saltare attraverso questa via ? - Tutti . - Ma come ? - Tu sai ancora adoperare il laccio ? Un vecchio thug non dimentica facilmente il suo mestiere . - Non ti capisco . - Non si tratta che di gettare una buona corda al di sopra d ' una di quelle antenne e di formare poi un ponte volante con un paio di gomene . - Ah ! Padrone , lascia fare a me allora , - disse Kammamuri . - Sono stato un anno prigioniero dei thugs di Rajmangal e ho appreso a servirmi del laccio a meraviglia . Non sarà che un semplice giuoco . - E poi dove scapperemo noi ? - chiese Tremal - Naik . - Vi sono delle case dietro la pagoda che attraverseremo facilmente , passando sui tetti . In qualche luogo scenderemo . - E non ci daranno la caccia ? - Io eleverò fra noi e gli assedianti una tale barriera da togliere loro ogni idea d ' inseguirci . - Tu sei un uomo meraviglioso , Sandokan . - Non sono stato forse un pirata ? - rispose la Tigre della Malesia . - Nella mia lunga carriera ne ho provate delle avventure e ne ho ... - Una scarica di carabine gli tagliò la frase . I malesi ed i servi del palazzo avevano aperto il fuoco , per impedire agli assedianti di abbattere la porta e d ' invadere le stanze del pianterreno . - Se la resistenza dura dieci minuti noi siamo salvi , - disse Sandokan . Si volse udendo delle tegole a muoversi , Surama s ' avanzava con precauzione andando carponi sul tetto , accompagnata da due servi e da un malese , che portavano corde di seta , strappate probabilmente dai tendaggi , e grosse corde di canape tolte dalle varanghe . - Chi è che ha aperto il fuoco ? - chiese Sandokan aiutando la brava ragazza ad alzarsi . - I tuoi uomini . - Vi sono dei seikki fra gli assalitori ? - Una dozzina e avevano subito attaccata la porta . - Kammamuri scegliti la corda e bada che sia solida perché tu dovrai passare su quella . - Lascia fare a me , padrone ; - rispose il maharatto . Si gettò sulle funi che erano state deposte dinanzi a lui e prese un cordone di seta , lungo una quindicina di metri e grosso come un dito , osservandolo attentamente in tutta la sua lunghezza . - Ecco quello che fa per me , - disse poi . - Può sorreggere anche due uomini . - Fece rapidamente un nodo scorsoio , si spinse verso il margine del tetto , lo fece volteggiare tre o quattro volte intorno alla propria testa come fanno i gauchos della pampa argentina e lo lanciò . La corda ben aperta alla sua estremità , in causa di quel rapido movimento rotatorio , cadde su una delle aste di ferro e vi scivolò dentro . - Ecco fatto , - disse Kammamuri volgendosi verso Sandokan . - Tenete forte il cordone . - Guarda prima se vi è gente nella via . - Non mi pare , padrone . D ' altronde l ' oscurità è fitta e nessuno ci vedrà . - Sandokan e Tremal - Naik si gettarono sulle tegole afferrando strettamente il cordone , subito imitati dai due servi e dal malese . - Coraggio amico , - disse il pirata . - Ne ho da vendere , - rispose il maharatto sorridendo . - E poi non soffro le vertigini . - Si appese al cordone , incrociandovi sopra , per maggior precauzione , le gambe e s ' avanzò audacemente al di sopra della via , senza nemmeno pensare che poteva da un istante all ' altro cadere da un ' altezza di diciotto o venti metri e sfracellarsi sul lastricato . Sandokan e Tremal - Naik seguivano con viva emozione e non senza rabbrividire quella traversata , dal cui buon esito dipendeva la salvezza di tutti . Vi fu un momento terribile , quando il coraggioso maharatto giunse a metà della distanza che divideva il palazzo dalla pagoda . Il cordone quantunque tirato a tutta forza dai cinque uomini , aveva descritto un arco accentuatissimo , crepitando sinistramente sotto il peso non indifferente di Kammamuri . - Fermati un istante ! - gridò precipitosamente Sandokan . Il maharatto che doveva pure aver udito quel crepitìo che poteva annunciare una imminente rottura , ubbidì subito . Fortunatamente la corda non aveva ceduto , né aveva dato alcun altro suono . A quanto pareva , i fili di seta si erano solamente allungati senza spezzarsi . - Vuoi provare ? - chiese finalmente Sandokan . - Aspettavo il tuo ordine , - rispose Kammamuri con voce perfettamente calma . - Va ' , amico , - disse Tremal - Naik . Il maharatto riprese la sua marcia aerea , procedendo però con precauzione e giunse ben presto sul terrazzo della pagoda , mandando un gran sospiro di soddisfazione . - Le funi , padrone ! - gridò subito . Sandokan aveva già scelto le più grosse e le più solide . Le annodò facilmente . Le due funi , annodate l ' una sopra l ' altra , all ' altezza d ' un metro e mezzo e assicurate a due aste di ferro , potevano permettere il passaggio senza correre troppi pericoli . - Tremal - Naik , - disse Sandokan ; - occupati di far passare le persone . Surama hai paura ? - No , signore . - Passa per la prima . - E tu ? - chiese Tremal - Naik . - Vado a coprire la ritirata e preparare la barriera che impedirà agli assedianti di darci la caccia . - Riattraversò il tetto e ridiscese negli appartamenti . La battaglia fra gli indù , i malesi ed i servi del palazzo infuriava , facendo accorrere da tutte le vicine vie nuovi combattenti . I malesi nascosti dietro i parapetti delle varanghe che avevano coperti con materassi , cuscini e pagliericci , sparavano furiosamente facendo indietreggiare , ad ogni scarica , gli assalitori e mandandone molti a terra morti o feriti . La folla però , che era pure armata di ottime carabine e di pistole , rispondeva non meno vigorosamente e anche dalle case fronteggianti il palazzo di Surama si sparava contro la varanga , mettendo in serio pericolo i difensori . Sandokan si era precipitato fra i suoi uomini , gridando : - Riparate subito sul tetto ! Fra pochi minuti il palazzo sarà in fiamme ! Prima le donne ed i servi , ultimi voi per coprire la ritirata . - Ciò detto strappò una torcia che illuminava la varanga e diede fuoco alle stuoie di coccottiero , quindi si slanciò attraverso le splendide stanze che formavano l ' appartamento riservato di Surama , incendiando i cortinaggi di seta delle finestre , le coperte dei letti , i tappeti , i leggeri mobili laccati . - Ci diano la caccia ora , - disse quando vide le fiamme avvampare e le stanze riempirsi di fumo . - Cinquantamila rupie non valgono un dito di Surama . - Ritornò sulla varanga inseguito dalle colonne di fumo per accertarsi che non vi era più nessuno . Indiani e malesi , dopo d ' aver fatta un ' ultima scarica , erano precipitosamente fuggiti ; e le stuoie , le colonne di legno e persino il pavimento , avvampavano con rapidità prodigiosa lanciando intorno bagliori sinistri . - Questo palazzo brucerà come un pezzo d ' esca , - mormorò Sandokan . - È tempo di metterci in salvo . - Raggiunse l ' abbaino e balzò sul tetto . La ritirata era cominciata in buon ordine ; uomini e donne attraversavano rapidamente il ponte volante reggendosi sulle due funi , mentre i malesi , curvi sui margini del tetto , consumavano le loro ultime munizioni e scagliavano nella via , sulle teste degli assedianti , ammassi di tegole . Sul terrazzo della pagoda le persone si accumulavano , prendendo subito la via dei tetti , sotto la guida di Tremal - Naik , di Kammamuri e di Bindar . Quando Sandokan vide finalmente il ponte volante libero , vi fece passare i malesi , poi troncò con un colpo di coltello le due funi che erano state legate attorno al comignolo d ' un camino , onde gli assedianti , nel caso che la casa non bruciasse interamente , non potessero accorgersi da qual parte gli assediati fossero fuggiti . - Ora un esercizio da buon marinaio , - mormorò Sandokan . Prima di eseguirlo lanciò intorno un rapido sguardo . Dagli abbaini uscivano nuvoli di fumo e getti di scintille e nella sottostante via si udivano i clamori feroci della folla . - Entrate e dateci la caccia , - mormorò il pirata con un sorriso ironico . Afferrò una delle due funi , si spinse fino sull ' orlo del tetto e senz ' altro si slanciò andando a battere i piedi contro il cornicione della pagoda che sorreggeva il terrazzo . Nessun altro uomo , che non avesse posseduta l ' agilità e la forza straordinaria di Sandokan , avrebbe potuto tentare una simile volata senza fracassarsi per lo meno le gambe . Il pirata però che doveva possedere una muscolatura d ' acciaio , non provò che un po ' di stordimento , prodotto dal violentissimo contraccolpo . Stette un momento fermo per rimettersi un po ' , quindi cominciò a issarsi a forza di pugno finché raggiunse il terrazzo . Sui tetti delle vicine case i servi e le donne fuggivano rapidamente , fiancheggiati dai malesi . Surama camminava alla testa , sorretta da Tremal - Naik e da Kammamuri . Sandokan , pur camminando con una certa precauzione , in pochi istanti li raggiunse . - Finalmente ! - esclamò il bengalese , - cominciava a diventare inquieto non vedendoti comparire . - Io ho l ' abitudine di giungere sempre , - rispose la Tigre della Malesia . - Ed il mio palazzo ? - chiese Surama . - Brucia allegramente . - È un patrimonio che se ne va in fumo . - E che la Tigre della Malesia pagherà - rispose Sandokan alzando le spalle . - Ci inseguono ? - chiese Tremal - Naik . - Attraverso le fiamme ? Si provino a mettere i loro piedi entro quella fornace . Io già non ti seguirei di certo . - Ma dove finiremo noi ? - Aspetta che troviamo una via che c ' impedisca di andare più innanzi , amico Tremal - Naik . Ho già fatto il mio piano . - E quando la Tigre della Malesia ne ha uno nel cervello , si può essere certi che riuscirà pienamente , - aggiunse Kammamuri . - Può darsi , - rispose Sandokan . - Non fate troppo rumore e non guastate troppe tegole . In questo momento non potrei risarcire i danneggiati . - La ritirata si affrettava sempre in buon ordine , passando da un terrazzo all ' altro . Gli uomini aiutavano sempre le donne a scavalcare i parapetti , che talvolta erano così alti da costringere i malesi a formare delle piramidi umane , per meglio favorire le scalate . Verso il palazzo si udivano sempre urla e spari e si scorgevano le prime lingue di fuoco sfuggire attraverso gli abbaini . Nelle case di fronte e di dietro , di quando in quando , partivano delle grida altissime : - Al fuoco ! Al fuoco ! - I fuggiaschi che temevano di essere sorpresi , si affrettavano . Se le fiamme s ' alzavano , qualcuno poteva scorgerli e dare l ' allarme , e questo , Sandokan assolutamente non lo desiderava . - Presto ! presto ! - diceva . Ad un tratto gli uomini che si trovavano all ' avanguardia , si ripiegarono verso il terrazzo che avevano appena allora superato . - Che cosa c ' è ? - chiese Sandokan . - Non si può più andare innanzi , - disse Bindar che guidava quel drappello . - Abbiamo una via dinanzi e tanto larga che non la potremo sorpassare . - Vedi nessun abbaino ? - Ce ne sono due sotto il terrazzo . - Di che cosa ti lagni dunque amico , quando abbiamo delle scale per scendere nella via ? Fa ' sfondare quegli abbaini e andiamo a fare una visita agli abitanti di questa casa . Sarà troppo mattutina , ma la colpa non è nostra . - 20 . La ritirata attraverso i tetti Come Bindar aveva detto , proprio sotto la parete che reggeva l ' ultimo terrazzo , s ' aprivano due finestre piuttosto anguste , ma sufficienti per lasciar passare un uomo , e riparate da semplici stuoie di coccottiero . Sandokan che si era riunito a Tremal - Naik , a Kammamuri e a Surama , dopo averle osservate un momento , trasse dalla fascia il kriss e con un colpo solo sventrò il grossolano tessuto , introducendo la testa attraverso lo squarcio . - Non vi è nessuno ? - chiese il bengalese . - Sembra che le grida e le fucilate non abbiano ancora guastato il sonno agli abitanti di questa casa - rispose Sandokan . - Chi è che ha una torcia ? - Io , sahib - rispose Bindar . - Accendila , ragazzo previdente . - Eccola padrone . - La Tigre della Malesia sfondò la stuoia strappandola completamente ; prese la torcia , armò una pistola ed entrò in un bugigattolo ingombro solamente di vecchie mobilie fuori d ' uso . - Che tutti mi seguano , - comandò - e tenete pronte le armi . - Con una semplice spinta aprì una porta e trovata una scala , si mise a scendere tranquillo , come se fosse stato in casa sua . Molte porte s ' aprivano a destra ed a manca , però tutte erano chiuse e nessun rumore si udiva . - Si direbbe che questa casa è deserta , - mormorò Sandokan . S ' ingannava , poiché mentre stava per scendere il primo gradino d ' uno scalone , due servi indiani , due sudra , gli si pararono dinanzi roteando minacciosamente nodosi randelli e gridando : - Ferma ! - Sgombrate , - rispose invece Sandokan puntando contro di loro la pistola . - Siamo in quaranta e tutti armati . - Che cosa vuoi tu ? - chiese il più vecchio . - Come sei entrato qui , senza il permesso del padrone ? - Noi desideriamo solamente andarcene , senza disturbare nessuno . - Siete ladri ? - Nessuno dei miei uomini ha toccato le cose appartenenti al tuo padrone . Orsù , metti fuori la chiave e aprici il portone . Abbiamo fretta . - Io non posso aprire senza l ' ordine del padrone . - Ah , occorre il suo ordine ? La vedremo . - Si volse verso i malesi che l ' avevano raggiunto e disse loro : - Legate ed imbavagliate questi due servi . - Non aveva ancora terminato quell ' ordine , che già i malesi si erano scagliati come tigri sui sudra disarmandoli ed imbavagliandoli . - La chiave ! se non volete che vi faccia gettare giù dalla scala , - disse Sandokan con voce imperiosa . - Vi ho detto che abbiamo fretta . - I due indiani spaventati non osarono più rifiutarsi e porsero la chiave . Sandokan riprese la discesa seguito da tutto il drappello e aprì non senza qualche difficoltà il portone . Nessuno pareva che si fosse accorto di quell ' invasione , poiché nessun altro servo erasi mostrato . - Eccoci finalmente liberi , - disse Sandokan . - Come hai veduto , mio caro Tremal - Naik , la cosa non poteva essere più facile . - Tu sei sempre l ' uomo straordinario che la Malesia intera ha temuto e ammirato . - Venite tutti . - Non essendo ancora sorta l ' alba , la via era deserta , sicché poterono allontanarsi indisturbati e raggiungere le viuzze d ' un vicino sobborgo , che terminava sulle rive del Brahmaputra . In lontananza il cielo era tinto di rosso . Erano i riflessi dell ' incendio che divorava il palazzo di Surama . Vedendoli , la giovane principessa non poté trattenere un lungo sospiro , che non isfuggì a Sandokan che le camminava a fianco . - Tu rimpiangi la tua casa , è vero amica ? - disse il pirata . - Non lo nego . - Fra non molto ne avrai una più bella : il palazzo del rajah . - Tu dunque speri sempre , signore ? - Non avrei lasciata la Malesia , - rispose Sandokan , - se non fossi stato certo di condurre a buon fine l ' impresa . Fra me , Yanez e Tremal - Naik , rovesceremo quell ' ubbriacone sanguinario , che regna sull ' Assam e gli strapperemo la corona che egli ha conquistata con un semplice colpo di carabina . Egli ha mandato te a fare la bajadera e noi manderemo lui a fare ... il bramino od il gurum . - Intanto erano giunti sotto i folti tamarindi che ombreggiavano la riva del fiume . Sandokan si era fermato rivolgendosi verso i servi e le donne , che si erano raggruppati dietro di lui . - È questo il momento di lasciare la vostra padrona , - disse loro . - Riceverete ognuno cinquanta rupie di regalo , che vi consegnerà domani mattina Bindar nel bengalow di passaggio . Appena avremo bisogno di voi riprenderete il vostro servizio . - Grazie , sahib - risposero i sudra commossi da tanta generosità . - Disperdetevi e non dimenticatevi dell ' appuntamento . - Le donne baciarono le mani di Surama , gli uomini l ' orlo della veste , poi si allontanarono rapidamente prendendo varie direzioni . - Ora a noi , Bindar , - riprese Sandokan ; - posso contare sulla tua assoluta fedeltà ? - Mio padre è morto difendendo quello della principessa ed io , che sono suo figlio , sarei ben lieto di fare altrettanto - rispose con nobiltà l ' assamese . - Comanda , sahib . - Andrai , innanzi tutto , a presentare questa tratta di cinquantamila rupie al banco anglo - assamese e pagherai i servi . - Bene sahib : ti riporterò fedelmente la rimanenza non più tardi di domani sera . - Non c ' è premura - disse Sandokan . - Hai altro da fare qui , prima di raggiungermi nella jungla di Benar . - Comanda , sahib . - Tu andrai al palazzo reale e cercherai di vedere Yanez o qualcuno dei suoi uomini . - Che cosa devo dire al sahib bianco ? - Narrargli tutto ciò che è avvenuto e dirgli dove noi ci troviamo . Se ti darà una lettera noleggerai una barca e verrai a raggiungermi nella jungla . Sii prudente e bada di non farti prendere . - Non mi lascerò sorprendere , signore , - rispose Bindar . - Va ' , bravo ragazzo : la tua fortuna è assicurata . - L ' assamese baciò l ' orlo della veste di Surama , poi si allontanò velocemente scomparendo sotto gli alberi . - Alla bangle ora , - disse Sandokan . - Speriamo di trovarla ancora nel medesimo posto dove l ' abbiamo lasciata . - E facciamo presto - aggiunse Tremal - Naik . - Noi non saremo interamente sicuri finché non ci troveremo nella pagoda di Benar . - Se lo saremo anche là . - Dubiti ? - Eh ! chi lo sa ? Il greco non mancherà di spie , mio caro Tremal - Naik , e tu sai meglio di me quanto sono astuti e soprattutto intelligenti i tuoi compatriotti . - Questo è vero - rispose il bengalese . - E faremo perciò bene a guardarci alle spalle . Alla bangle amici , e andiamocene prima che il sole sorga . - Si cacciarono in mezzo agli alberi seguendo la riva che era popolata solamente di marabù , ritti e fermi sulle loro zampe , in attesa che la luce si avanzasse per recarsi a pulire le vie della città , essendo quegli ingordi volatili i soli spazzini dei quartieri indù , spazzini economici , ma non meno utili di quelli umani perché tutto divorano : ossa , vegetali marci , avanzi di qualunque genere che i cani più affamati sdegnerebbero . Le stelle cominciavano ad impallidire quando il drappello giunse nel luogo dove era stata lasciata la bangle . - Niente di nuovo ? - chiese Sandokan ai due malesi che erano rimasti a guardia della barca . - Sì : siamo spiati , Tigre della Malesia , - rispose uno dei due . - Che cos ' hai notato ? - Alcuni uomini sono venuti a ronzare presso la bangle . - Molti ? - Cinque o sei . - Soldati del rajah ? - No , non erano guerrieri quelli . - Sono ritornati ? - Due ore fa li abbiamo riveduti , - rispose il malese . Sandokan guardò Tremal - Naik . - Che cosa ne dici tu ? - gli chiese . - Che la nostra presenza è stata notata e che il rajah o il greco tenteranno di fare qualche colpo contro di noi , - rispose il bengalese . - Che vengano ad assalirci nella jungla ? - Ho proprio questo dubbio . - Bah ! Abbiamo laggiù forze sufficienti per opporre una terribile resistenza . Se vogliono seguirci lo facciano pure : saremo pronti a dar loro una tale lezione che non dimenticheranno facilmente . - Salirono sulla bangle ; i malesi presero i remi e si spinsero al largo risalendo la corrente del Brahmaputra . Sandokan , come era sua abitudine , si era collocato a prora con Tremal - Naik e Surama . Gli occhi vigili del pirata sorvegliavano attentamente la riva , poiché , dopo quanto gli avevano riferito i due malesi lasciati a guardia della barca , un dubbio lo aveva assalito . Ed infatti la bangle non aveva ancora percorso duecento metri , quando da una piccola insenatura , nascosta da giganteschi tamarindi , vide avanzarsi sul fiume una di quelle leggere barche , che gli indiani chiamano mur - punky e che rassomigliano nelle forme alle baleniere , quantunque abbiano la prora un po ' elevata ed adorna d ' una grossa testa di pavone . - Ah ! furfanti ! - mormorò . - M ' aspettavo questo inseguimento . - E ci lasceremo dare la caccia da quegli uomini ? - chiese Surama . - Non siamo ancora giunti nella jungla di Benar , - rispose Sandokan . - Chissà che cosa può succedere prima d ' imboccare il canale che conduce nello stagno dei coccodrilli . Io spero di offrire a quei brutti sauriani una cena appetitosa , quantunque li detesti . - Quegli uomini possono diventare un giorno miei sudditi . - Ne avrai sempre abbastanza , - rispose freddamente Sandokan . - Se io avessi risparmiati tutti i miei nemici , non sarei diventato la Tigre della Malesia , né avrei potuto rimanere per tanti anni nella mia Mompracem . D ' altronde io non potrei tenere troppi prigionieri : ne ho già due nella jungla , uno dei quali potrebbe darmi dei gravi fastidi . - Chi è ? - Il fakiro che ti ha rapita , mia cara Surama . Se quello riuscisse a scapparmi , a noi non resterebbe altro che di rifugiarci al più presto nel Borneo , e allora la tua corona sarebbe perduta . Ah ! ci corrono dietro ! La vedremo , signori miei : abbiamo palle e polvere ancora . - Il mur - punky che era montato da otto rematori e da un timoniere , filava rapidissimo tenendosi sulla scia della bangle . Che quegli uomini fossero semplici rematori , vi era da dubitare , poiché gli sguardi acuti di Sandokan avevano veduto , quantunque cominciasse solo allora a rischiararsi il cielo , le estremità di parecchi fucili che s ' appoggiavano sui due bordi . Poteva darsi che fossero cacciatori in cerca di anitre bramine e di oche , volatili che abbondano sempre sulle rive dei grandi fiumi dell ' India , specialmente su quelli che bagnano le terre orientali di quella immensa penisola . Ad un tratto però la leggera baleniera si gettò fuori dalla scia , piegando a destra e con uno sforzo di remi sorpassò la bangle , che in causa della sua pesante costruzione e dei suoi larghi fianchi , non poteva vincerla in velocità , e con non poca sorpresa di Sandokan e di Tremal - Naik , si diresse verso la riva sinistra , dove si scorgeva vagamente , sotto le immense fronde di tamarindi costeggianti il fiume , una massa nera . - Che cosa significa questa manovra ? - si chiese il pirata corrugando la fronte . - Che ci siamo ingannati ? - disse Tremal - Naik . - Adagio , amico - rispose Sandokan . - Che cos ' è , innanzi a tutto , quell ' ombra grossa che si nasconde sotto le piante ? - Da ' ordine al timoniere di accostarsi alla riva . Voglio vederci chiaro in questa faccenda . - Toh ! Guarda , Tremal - Naik . Il mur - punky l ' ha abbordata . - Che sia qualche bangle ? In tale caso non dovremmo spaventarci . Quegli uomini del mur - punky possono essere marinai che tornano a bordo del loro legno . - Uhm ! - fece Sandokan . - Non sono affatto rassicurato . Ehi , Kammamuri , poggia ancora ! - La bangle deviò verso la riva sinistra mentre i malesi rallentavano la battuta e passò dinanzi alla massa oscura a trenta o quaranta metri di distanza . Un doppio grido di stupore sfuggì dalle labbra del pirata e del bengalese . - Il poluar ! - Si guardaron l ' un l ' altro interrogandosi cogli occhi . - Sarà poi quello che ci ha seguiti quando scendevamo il fiume ? - chiese finalmente Tremal - Naik . - Quando io ho veduto una volta una nave non la scordo più , - rispose Sandokan . - Quello è il poluar che ci ha dato la caccia . - E che si prepara a seguirci ancora , - aggiunse Kammamuri , che aveva ceduto il timone ad un malese . - Stanno spiegando le vele . - Eppure non devono scoprire il nostro rifugio , - disse Sandokan che era diventato pensieroso . - Vorresti assalirlo ? - chiese Surama , - Un equipaggio ben più numeroso del tuo . - Ho un ' idea , - disse Sandokan , dopo essere rimasto alcuni istanti silenzioso . - Tu , Kammamuri , saresti capace di fabbricarmi una bomba ? Basterà una scatola di latta , una di quelle che contengono le conserve . Ne dobbiamo avere qui . - Ne ho fatto imbarcare una dozzina piene di biscotti , prima di lasciare la jungla . - Basterà una di quelle : con un chilogrammo di polvere si può produrre un bel guasto . Lega però solidamente la scatola , con del filo di ferro se lo puoi trovare e mettici una buona miccia , che non sia più lunga di cinque centimetri . - E con quale cannone la lancerai a bordo del poluar ? - chiese Tremal - Naik . - Andrò io a regalarla a quei signori , - rispose Sandokan . - Saremo costretti ad aspettare la notte poiché il sole già si alza ; ma noi non abbiamo fretta ed i nostri amici , che sono nella jungla , non si inquieteranno pel nostro ritardo . - Non riesco a comprendere il tuo progetto . - Lo capirai quando mi vedrai all ' opera . Va ' a riposarti , Surama , tu devi essere molto stanca . Ti sveglieremo all ' ora della colazione e tu Kammamuri va ' a fabbricarmi la bomba e metti fra la polvere più palle di carabina che puoi . Vedremo poi come se la caverà quel poluar . - Accese la pipa e si portò a poppa della nave per sorvegliare le mosse di quei misteriosi naviganti . Il piccolo naviglio , levate le ancore e sciolte le sue due vele quadrate , aveva lasciata la riva ed avendo il vento favorevole , si era messo dietro alla bangle tenendosi ad una distanza di tre o quattrocento metri . Dietro la poppa rimorchiava il mur - punky . Se avesse voluto avrebbe potuto superare facilmente la pesante barca di Sandokan , essendo quei piccoli bastimenti velocissimi , anche con vento scarso ; ma si vedeva che il suo equipaggio non aveva alcun desiderio di fare troppo cammino , poiché di quando in quando abbassava ora l ' una ora l ' altra vela per rallentare la marcia . Essendosi il sole ormai innalzato sopra le immense foreste del levante , Sandokan e Tremal - Naik potevano distinguere facilmente le persone che montavano quel poluar . Non erano che dieci o dodici e parevano battellieri , non avendo per vestito che un semplice dootèe annodato intorno ai fianchi per esser più lesti a montare sull ' alberatura , ma forse altri si tenevano nascosti nella stiva . Una cosa aveva subito colpito il pirata ed il bengalese : era un enorme tamburo , uno di quelli che gl ' indiani chiamano hauk e di cui si servono nelle feste religiose , tutto adorno di pitture e di dorature e sormontato da mazzi di penne variopinte e che si trovava collocato fra i due alberi , quasi in mezzo alla coperta . - Quello non è un istrumento da guerra , - disse Sandokan , a cui nulla sfuggiva , - né fino ad oggi ho veduto quei tamburoni sui velieri indiani . - E nemmeno io , - rispose Tremal - Naik . - Lo hanno collocato là per qualche motivo e che io forse indovino . - Vuoi dire ? - Che quegli istrumenti quando sono vigorosamente percossi si possono udire a distanze incredibili . - Sicché servirebbe ? - Per trasmettere dei segnali . - Sono della tua opinione , - disse Sandokan . - Si prepara qualche cosa contro di noi . Ormai abbiamo fatto troppe osservazioni . - Bah ! aspettiamo questa sera e anche quel tamburone andrà a tenere allegra compagnia ai pesci del Brahmaputra . - La bangle intanto continuava la sua marcia , senza troppo affrettarsi , non volendo Sandokan allontanarsi di troppo dal canale che conduceva alla laguna , seguìta ostinatamente dal poluar , il quale si sforzava di mantenersi sempre alla medesima distanza , quantunque la brezza mattutina fosse diventata più forte . Il fiume che si svolgeva superbo , scendendo dolcemente , invece di restringersi tendeva ad allargarsi , scorrendo fra due magnifiche rive coperte di palas , di palmizi tara , di mangifere splendide e di nim dal tronco enorme e dal fogliame cupo e foltissimo . Di quando in quando compariva qualche risaia , chiusa tra arginetti alti alcuni piedi , destinati a trattenere le acque , tutta coperta da lunghi steli d ' un bel verde e che producono dei chicchi enormi ; ma ben presto la foresta riprendeva il suo impero svolgendosi fra un caos di liane che formavano dei pergolati bellissimi . Numerose bande di semnopiteci , svelte e leggere scimmie che gli indiani chiamano langur , alte un metro e mezzo , ma così magre da non pesare oltre dieci chilogrammi , si mostravano sugli alberi e salutavano i naviganti con fischi acuti , scagliando nel medesimo tempo frutta e ramoscelli , essendo insolentissime . Sulle rive invece , fra i canneti , svolazzavano gruppi di bellissime anitre bramine , di cicogne , di bozzagri e di marabù e sonnecchiavano indolentemente , scaldandosi al sole , grossi coccodrilli dai dorsi rugosi e coperti di piante acquatiche . A mezzogiorno , Sandokan fece dirigere la bangle verso la riva sinistra e affondare l ' ancora , onde permettere ai suoi uomini di far colazione . Il poluar continuò la sua marcia per altri tre o quattrocento metri per non destare forse dei sospetti , ma poi poggiò verso la riva destra gettando le sue ancore in un minuscolo seno , dove l ' acqua era ancora abbastanza profonda . Dal fumo che sfuggiva dal casotto di poppa , Sandokan s ' accorse subito che anche quell ' equipaggio si preparava il pasto del mezzodì . - Hai ancora qualche dubbio sulle intenzioni di quegli uomini ? - chiese a Tremal - Naik . - No , - rispose il bengalese che appariva preoccupato . - Se non troviamo il mezzo di sbarazzarci di quel legno , non ci lasceranno più . Quegli uomini devono aver ricevuto l ' ordine di spiarci . - Aspettiamo questa notte . - Fecero chiamare Surama e pranzarono sulla tolda , dopo d ' aver avuto la precauzione di far stendere una vela sopra le loro teste onde preservarsi da qualche colpo di sole . Non fu che verso le quattro del pomeriggio che Sandokan fece dare il segnale della partenza . La bangle si era appena mossa che anche il poluar spiegava una delle sue due vele , prendendo la medesima via . - Ah , non volete lasciarci ? - disse il pirata . - La bomba è pronta e penserà essa ad arrestarvi anche in piena corsa . - Le due barche continuarono a navigare di conserva , l ' una a remi e l ' altra a vela , mantenendo la medesima distanza che variava dai trecento ai cinquecento metri . La regione era diventata deserta . Non si scorgevano più né risaie , né capanne e nemmeno barche . La jungla , sfuggita da tutti gli abitanti che non avevano alcun desiderio di ricevere le visite poco gradite delle tigri e delle pantere , non doveva essere lontana . Infatti verso il tramonto , la bangle che si era avanzata assai , benché lentamente , passava dinanzi al canale che conduceva nella palude ; ma Sandokan vedendosi sempre alle costole il poluar , si guardò bene dal dare il comando di cacciarvisi dentro . Lasciò che la barca risalisse il fiume per un paio di miglia ancora , poi , quando le tenebre scesero , fece gettare di nuovo le ancore presso la riva sinistra . Il poluar , come aveva fatto al mezzodì , proseguì la sua marcia per alcune centinaia di metri e si ancorò non già sulla riva opposta , bensì in mezzo al fiume , onde sorvegliare più strettamente la piccola barca . - Cenate pure , - disse Sandokan a Tremal - Naik ed a Surama . - E tu ? - chiese il bengalese . - Mangerò dopo il bagno . - Che cosa vuoi tentare ? - Non te l ' ho detto ? Voglio sbarazzarmi di quegli spioni . - E come ? - Il tuo bravo Kammamuri m ' ha preparato una bomba veramente splendida . Quando tu , Surama , diventerai la regina dell ' Assam lo nominerai generale dei granatieri . - Io farò tutto quello che desidereranno i miei protettori , - rispose la giovane con un amabile sorriso . - Pensiamo ora al nostro affare , - disse Sandokan . - La notte è oscura e nessuno mi vedrà attraversare il fiume . - Tu vuoi farti divorare ! - esclamò Tremal - Naik spaventato . - Da chi ? - Vi sono coccodrilli e anche squali d ' acqua dolce nelle acque del Brahmaputra . - Sandokan alzò le spalle , poi levandosi dalla fascia il kriss malese disse con noncuranza : - E quest ' arma a che cosa dovrebbe dunque servire ? - chiese . - Quando il vecchio pirata di Mompracem l ' ha bene in pugno , se ne ride degli uni e anche degli altri . La mia carne non fa per loro , tranquillizzati . - Lascia che t ' accompagni . - No , amico . In queste faccende non può agire che un solo uomo . - Non mi hai spiegato ancora il tuo progetto . - È semplicissimo . Vado ad appendere la mia bomba ai cardini del timone del poluar , accendo la miccia e ritorno tranquillamente a bordo della mia bangle . Vedrai che guasto farà quel chilogrammo di polvere ! Kammamuri , sono pronto . - Il maharatto accorse portando con una certa precauzione la famosa bomba , la quale non consisteva che in una scatola di latta , bene cerchiata con filo di rame tolto dai bordi della bangle , con una miccia lunga otto o dieci centimetri ed un gancio , ad una delle due estremità , formato pure di filo di rame , per poterla appendere ai cardini del timone . Sandokan la esaminò attentamente , fece col capo un gesto come d ' uomo soddisfattissimo , poi entrato nel casotto di poppa , si spogliò rapidamente stringendosi ai fianchi un dootèe e passandovi dentro il kriss . - Ora tu , mio bravo Kammamuri , mi legherai sulla testa la bomba e vi unirai l ' acciarino e l ' esca . Assicura bene l ' una e gli altri , onde non costringermi a rifare il viaggio . - Kammamuri non si fece ripetere due volte l ' ordine . - Fa ' calare una fune ora , - riprese Sandokan . - Bada ai coccodrilli , signore , - disse Surama che sembrava commossa . - Tu arrischi la tua preziosa vita per me . - E per gli altri , - rispose il fiero pirata . - Sii tranquilla , mia bella fanciulla . La carne delle vecchie tigri di Mompracem è troppo coriacea . - Stese la mano alla giovane ed a Tremal - Naik , raccomandò il più assoluto silenzio , poi si lasciò scivolare lungo la fune , immergendosi , dolcemente , nella corrente dal fiume . Surama , Tremal - Naik e tutto l ' equipaggio , avevano seguìto ansiosamente cogli sguardi il formidabile pirata chiedendosi , non senza sgomento , come sarebbe finito quell ' audace tentativo , ma dopo pochi istanti lo perdettero di vista essendo l ' acqua oscurissima ed il cielo coperto di vapori . Sandokan si era messo a nuotare silenziosamente , tagliando la corrente , che era d ' altronde debolissima , senza far rumore . Con frequenti colpi di tallone si teneva ben alto , temendo che qualche spruzzo bagnasse l ' esca o la miccia . Il poluar si trovava a soli quattrocento metri : una distanza derisoria per un uomo dell ' arcipelago della Sonda . Nessun nuotatore può competere con un malese ed un bornese della costa . Si può dire che quegli audaci pirati nascono nel mare e che vi muoiono dentro . Sandokan , di passo in passo che s ' accostava al piccolo veliero indiano , diventava più prudente . Non era il timore d ' incontrare qualche coccodrillo o qualche squalo d ' acqua dolce , bensì il timore che degli uomini vegliassero a bordo e che potessero scorgerlo . Di quando in quando si fermava per ascoltare , poi rassicurato dal profondo silenzio che regnava sul fiume e sul veliero , riprendeva la sua marcia silenziosa , agitando le braccia e le gambe con somma prudenza e sempre più dolcemente . A cinquanta passi dal poluar subì un urto . Credette per un istante che qualche sauriano cercasse di assalirlo ; trovò invece sotto mano un corpo molle , che lo appestò col suo puzzo nauseante di carogna imputridita . - Un cadavere , - mormorò , respirando . S ' allungò lasciando il passo al morto e con cinque o sei bracciate giunse sotto la poppa del veliero . Quantunque avesse avuta la precauzione di non levare le mani dall ' acqua , gli uomini che vegliavano sul poluar , s ' accorsero certamente di qualche cosa d ' insolito , poiché udì distintamente una voce a dire : - Si direbbe , Maot , che qualcuno ha rasentato il bordo della nave . Hai udito nulla tu ? - Solo il timone a cigolare sui cardini , - rispose un ' altra voce . - Bah ! qualche coccodrillo lo avrà urtato . - Sarà meglio accertarsene , Maot . Mi hanno detto i seikki che quelli che montano la bangle non sono indiani . - Guarda dunque . - Sandokan si era prontamente cacciato sotto la poppa , aggrappandosi al timone . Trascorse un mezzo minuto poi la medesima voce di prima riprese : - Non si vede nulla con questa oscurità , Maot . Ti ripeto che sarà stato un coccodrillo . Quelle brutte bestie non mancano su questo fiume . Dammi un po ' di betel e riprendiamo la nostra guardia a prora . Dal castello osserveremo meglio . - Sandokan , che ascoltava attentamente , udì uno stropiccìo di piedi nudi allontanarsi . - Stupidi ! - mormorò . - Al vostro posto non mi sarei accontentato di chiacchierare come pappagalli . Ah ! sapete che noi non siamo indiani ? Ecco una ragione di più per farvi saltare in aria . - Attese ancora qualche minuto , poi rassicurato dal profondo silenzio , che regnava sul poluar , levò con una mano la scatola , si mise fra le labbra l ' acciarino e l ' esca , badando bene di non bagnare quest ' ultima e appese la bomba al secondo cardine . Ciò fatto strinse le gambe contro il timone e con grande precauzione , diede fuoco all ' esca accostandola alla miccia . Il rumore però , per quanto lievissimo , prodotto dalla selce battuta contro l ' acciarino , fu certamente udito dai due battellieri di guardia , poiché Sandokan s ' accorse che s ' avvicinavano . Si lasciò andare a picco nuotando sott ' acqua con estrema velocità , onde non saltare insieme con la nave . Emerse a cinquanta metri e fissò subito gli occhi sul poluar . Piccole scintille cadevano sotto la poppa . Era la miccia che ardeva . - Eccovi serviti , - mormorò , tornando a tuffarsi e percorrendo sempre sott ' acqua altri cinquanta o sessanta metri . Quando tornò a galla , urla acutissime partivano dal poluar : - Al fuoco ! al fuoco ! - Quasi nell ' istesso momento un lampo squarciò le tenebre , seguìto da una detonazione che parve un colpo di cannone . La poppa del piccolo veliero era stata squarciata dalla bomba , e per l ' enorme falla l ' acqua entrava a torrenti . Il timone era stato già mandato in pezzi . A quel rimbombo , che si propagò lungamente sotto le interminabili volte di verzura che si estendevano sulle due rive , tenne dietro un breve silenzio , poi le grida dell ' equipaggio tornarono a farsi udite : - Il poluar affonda ! Si salvi chi può ! - Sandokan con poche bracciate raggiunse la bangle e afferrata la fune , che non era stata ritirata , si issò sul ponte . Surama e Tremal - Naik erano accorsi . - Ah ! Tigre della Malesia ! - esclamò la prima . - Io ormai non dubito più di diventare una regina , quando l ' uomo che mi protegge possiede tale audacia . - Tu sei un demonio , - aggiunse il bengalese . - Lascia che me lo dicano quei poveri diavoli che affondano , - rispose Sandokan , scuotendosi di dosso l ' acqua . Il poluar s ' inabissava rapidamente , inclinandosi verso la poppa . Numerosi uomini saltavano in acqua , mentre altri si salvavano sull ' alberatura mandando grida di terrore , colla speranza che il fiume non fosse in quel luogo così profondo da inghiottire tutta la nave . - Lasciamoli urlare e raggiungiamo il canale , - disse Sandokan freddamente . - Se la cavino da loro . Ai remi , amici . - I malesi che avevano assistito impassibili a quel disastro , per loro già non nuovo , afferrarono le lunghe pagaie e la bangle ridiscese velocemente il fiume , aiutata dalla corrente , che si faceva sentire piuttosto forte lungo la riva sinistra . Per alcuni minuti i fuggiaschi udirono ancora le urla disperate dei disgraziati che venivano tratti a fondo insieme col naviglio , poi il grande silenzio tornò ad imperare sul Brahmaputra . Sandokan che si era affrettato ad indossare le sue vesti , aveva raggiunto Surama e Tremal - Naik , che dall ' alto della poppa cercavano ancora di discernere il poluar . - Non mi ero ingannato , - disse loro . - Ho avuto la prova che quei battellieri avevano avuto l ' incarico di sorvegliarci e fors ' anche di catturarci . A bordo vi erano dei seikki del rajah . - E come l ' hai appreso ? - chiese il bengalese stupefatto . - Da un discorso fatto da due di quegli uomini , nel momento in cui stavo appendendo la scatola al timone . È un vero miracolo se non mi hanno scoperto . - Sanno dunque chi siamo noi ? - chiese Surama . - Forse non lo credo , - rispose Sandokan , - ma qualche cosa è trapelato di certo dei nostri progetti . Tu devi aver parlato , Surama . - È possibile , se mi hanno dato da bere qualche narcotico . - E ciò m ' inquieta per Yanez . - Non spaventarmi signore ! - esclamò la bella assamese . - Tu sai quanto io ami il sahib bianco . - Tu finché Yanez non ci manda qualche messo , non devi preoccuparti . Aspettiamo che torni Bindar . - Tu però sospetti che possa correre qualche pericolo . - Pel momento no , e poi mio fratellino è un uomo da cavarsela anche senza il mio aiuto . Come ha giuocato James Brooke , il rajah di Sarawak , saprà burlare anche il rajah dell ' Assam . Aspettiamo sue nuove . - La bangle che scendeva il fiume con grande rapidità , era già giunta dinanzi al canale che conduceva alla palude . Kammamuri che aveva ripreso il suo posto al timone , guidò la barca entro il passaggio , dopo essersi prima ben assicurato che nessun ' altra nave spiava la bangle . Venti minuti dopo affondavano le ancore in mezzo al vasto stagno . Essendo la jungla pericolosissima di notte , Sandokan mandò a dormire i suoi uomini , che cadevano per la fatica , vi mandò poi Surama , e lui si stese sul ponte , su una semplice stuoia accanto a Tremal - Naik , dopo essersi messa a fianco la sua fida carabina . L ' indomani , dopo aver assicurata bene la bangle che era loro necessarissima e d ' averla nascosta sotto un enorme ammasso di canne e di rami , Sandokan ed i suoi compagni attraversarono felicemente la jungla e giunsero alla pagoda di Benar . I malesi ed i dayachi si trovavano riuniti , sorvegliando attentamente il fakiro ed il demjadar dei seikki . Durante l ' assenza della Tigre della Malesia , nessun avvenimento aveva turbato la calma che regnava in quella parte della jungla . Solo qualche tigre e qualche pantera avevano fatto la loro comparsa , senza però osar di assalire l ' accampamento , troppo formidabile anche per quei feroci animali . Sandokan fece allestire alla meglio , in una delle stanze dei gurum , un modesto alloggetto per Surama , non presentando la vasta sala della pagoda , in parte diroccata , molta solidità , ed attese pazientemente il ritorno di Bindar . Fu la sera del settimo giorno che il fedele assamese finalmente comparve . Aveva risalito il fiume su un piccolo gonga , ossia su un battello scavato nel tronco d ' un albero , e aveva attraversata la jungla prima che le belve , che l ' abitavano si fossero messe in cerca di preda . Egli recava una terribile notizia . - Sahib , - disse appena fu condotto dinanzi a Sandokan che stava fumando sotto un tamarindo , godendosi un po ' di fresco insieme con Tremal - Naik , - una catastrofe ci ha colpiti . - Sandokan ed il bengalese balzarono in piedi in preda ad una vivissima agitazione . - Che cosa vuoi dire tu ? - gridò il primo . - Il sahib bianco è stato arrestato ed i suoi malesi sono stati decapitati . - Un vero ruggito uscì dalle labbra del pirata . - Lui ... preso ! - E tu stai per essere assalito . La jungla domani sarà circondata . - 21 . Una caccia emozionante Mentre Sandokan lavorava tenacemente e con buona fortuna a liberare Surama , Yanez si riposava , almeno apparentemente , alla corte del rajah , passando il suo tempo a bere , a mangiare , a fumare più sigarette che poteva e ad ammirare le bellissime bajadere , che ogni sera intrecciavano danze nel vasto cortile del palazzo al suono di tamburi d ' ogni genere e di lottatori , avendone sempre un buon numero i principi indiani . Non perdeva però di vista il greco e non mancava d ' informarsi minutamente , ogni mattina , della guarigione del suo avversario , ben sapendo che il maggior pericolo stava celato nel cervello di quell ' avventuriero . Una cosa però l ' aveva subito crucciato , una certa freddezza che aveva notato nel rajah . Dopo quella famosa rappresentazione teatrale ed il suo duello , il principe non si era più occupato di lui , né più lo aveva fatto chiamare , come se in tutto il regno gli animali feroci fossero scomparsi . Ciò annoiava non poco quell ' uomo d ' azione che era tutt ' altro che amante della neghittosità e dell ' indolenza indiana . - Per Giove ! - esclamava ogni mattina , rotolando giù dal suo splendido letto dorato e scolpito . - Che cacciatore sono dunque io ? Possibile che gli animali feroci non mangino più indiani nell ' Assam ? Eppure le tigri non devono mancare in questo paese che ha così tante foreste e così tante jungle . - Erano tre giorni che oziava non sapendo più come impiegare il suo tempo , quando la mattina del quarto , un ufficiale del rajah , si presentò dicendogli : - Mylord , il rajah ha bisogno del suo grande cacciatore . - Finalmente ! - esclamò il portoghese che si trovava ancora a letto . - Il principe si è dunque ricordato di avere ai suoi servigi un distruttore di belve feroci ? Cominciavo ad annoiarmi . Di che cosa si tratta ? - Gli abitanti d ' un villaggio , che si trova presso le rive del fiume , si lamentano perché un rinoceronte distrugge ogni notte i loro raccolti . Tutte le piantagioni d ' indaco , che formavano la loro principale ricchezza , sono perdute . - Mi rincresce per quei disgraziati coltivatori , ma saranno vendicati . Dove scorazza quel bestione ? - A venti miglia di qui . - Dirai al rajah che io lo ucciderò e che gli porterò il corno . Fa ' preparare cavalli ed elefanti . - Tutto è pronto , mylord . - Ed anche la mia carabina è pronta , - rispose Yanez . - Ed il favorito come va ? - Ieri sera si è alzato qualche ora . - Per Giove ! Quell ' uomo ha la pelle più grossa del rinoceronte che andrò a uccidere , - mormorò il portoghese . - Se un ' altra volta mi capita fra i piedi lo passerò da parte a parte . - Saltò giù dal letto , chiamò il suo maggiordomo per dargli alcuni ordini , poi si vestì rapidamente . - Chissà che uscendo dal palazzo non possa avere qualche notizia di Surama e di Sandokan , - disse quando fu solo . - E chissà che il rajah , dopo una tale caccia , si ricordi più sovente di me . Il greco lavora sott ' acqua ed io farò altrettanto , amico . Vedremo chi uscirà colle costole rotte da questa battaglia . La popolarità s ' avanza e quando sarà ben assicurata avrò buon giuoco su te e sul principe , tuo protettore . Non è che questione di pazienza , come dice sempre Sandokan . - Prese la sua carabina , quell ' istessa che aveva già abbattuta la terribile tigre nera , chiamò i malesi fra i quali si trovava Kubang , che si era ben guardato di narrargli del rapimento di Surama , e scese nel gran cortile , dove si trovavano pronti dodici cavalli , due elefanti , molti cani e una ventina di seikki , che dovevano aiutarlo nella pericolosissima caccia . Fu nondimeno un po ' sorpreso nel trovare invece d ' un maggiordomo o d ' un conduttore di scikari , un alto ufficiale del rajah , il quale gli disse senza preamboli : - Mylord , la direzione della caccia spetterà esclusivamente a me . - Oh ! - fece Yanez incrociando le braccia . - Ed a me che cosa spetta ? - Di uccidere il rinoceronte . - E se lo uccideste voi invece ? - Io non sono il gran cacciatore della corte , - rispose seccamente l ' alto ufficiale . - Ah ! - Mi hai capito mylord ? Io solo ho la direzione . - Spero che mi caccerai dinanzi il bestione però . - Lascia fare ai seikki , mylord . - Yanez salì su uno dei due elefanti , molto di cattivo umore ed un po ' anche pensieroso . - Non ci vedo chiaro in questa faccenda - mormorò . - Il greco deve aver tentato qualche colpo . Come mai il rajah ha cambiato così presto d ' umore verso di me ? C ' è qui sotto qualche cosa che mi sfugge . Stiamo in guardia . In una caccia è facile sbagliare un animale e uccidere invece un cacciatore . Avvertirò i miei malesi d ' aprire per bene gli occhi e di non perdere di vista un solo istante i seikki . Il pericolo sta là . - Si sdraiò sui cuscini della cassa , accese la sigaretta e affettando una calma completa che realmente non sentiva , fece segno al cornac di muovere l ' elefante , il quale già cominciava a dar segni d ' impazienza . La carovana attraversò la città sfilando fra due ali di popolo , che osservava con curiosità , non esente da una certa simpatia , il famoso cacciatore ; poi rimontò la riva destra del fiume avviandosi ai grandi boschi che si estendevano verso ponente , formati di superbi tek dal legno durissimo ed incorruttibile , di gomma lacca , di nagassi , ossia d ' alberi dal legno di ferro perché i loro tronchi ed i loro rami sono così duri da smussare le scuri le più affilate , e di imponenti fichi baniani . L ' ufficiale del rajah che montava il secondo elefante , si era messo alla testa della truppa , fiancheggiato dai seikki che montavano bellissimi cavalli , di forme perfette , d ' origine certamente araba o per lo meno persiana . Pareva che si fosse perfino scordato della presenza del grande cacciatore di corte a cui spettava il poco invidiabile onore di abbattere il terribile rinoceronte . Per cinque ore la carovana continuò a costeggiare la riva del fiume , oltrepassando di quando in quando dei meschini raggruppamenti di capanne , formate di rami intrecciati , mescolati a fango rossastro o grigiastro ; poi l ' ufficiale fece l ' alt nei dintorni d ' un villaggio piuttosto grosso , che sorgeva in mezzo a vastissime piantagioni d ' indaco , che si vedevano realmente qua e là gravemente danneggiate , come se una truppa di bestie si fosse divertita a farvi sopra delle corse sfrenate . - È questo il luogo che il rinoceronte frequenta ? - chiese Yanez al cornac che stava a cavalcioni dell ' elefante . - Sì , signore - rispose l ' indiano . - Quel brutto animale ha già distrutto tanto indaco , che seicento rupie non sarebbero bastanti per ricompensare questi poveri contadini . Oh , ma tu lo ucciderai signore , è vero ? - Farò il possibile . - Ci fermiamo qui , signore . - La popolazione del villaggio guidata dal suo capo , un bel vecchio ancora vegeto , erasi avanzata incontro alla carovana , dando a tutti il benvenuto e mettendosi a loro disposizione . Essendo già stata precedentemente avvertita da un corriere mandato dal rajah , aveva preparato una specie di campo chiuso da bambù incrociati e solidamente legati , innalzandovi nel mezzo otto o dieci capanne formate con frasche e coperte da rami ancora verdeggianti . Yanez senza occuparsi dell ' alto ufficiale , scelse la più comoda e la più ampia , istallandovisi coi suoi sei malesi . Nella sua qualità di grande cacciatore , credeva di averne bene il diritto . I cuochi servirono ai cacciatori ed ai servi una colazione fredda e abbondante , inaffiata con dell ' eccellente toddy , poi il capo del villaggio , accompagnato dall ' ufficiale del rajah , chiese a Yanez : - Sei tu sahib , che sei incaricato di liberarci dal cattivo animale ? - Sì , amico - rispose il portoghese - ma per poter far ciò tu devi darmi delle indicazioni e anche una guida . - Io darò a te tutto quello che vorrai , signore , e anche un premio . - Quello lo darai ai danneggiati . Dove credi che il rinoceronte abbia il suo covo ? - Nella foresta che costeggia lo stagno dei coccodrilli . - Lontana ? - Qualche ora di marcia . - Si è mai mostrato di giorno ? - Mai , sahib . È solamente a notte tarda che lascia la foresta per venire a devastare le nostre piantagioni . - L ' hai veduto tu ? - Sì , tre notti or sono gli ho sparato contro due colpi di carabina e probabilmente non sono riuscito a colpirlo . - È grosso ? - Non ne ho mai veduto di così colossali . - Va bene . Lasciami riposare fino dopo il tramonto e avverti l ' uomo che deve guidarci di tenersi pronto . - Sarò io che ti condurrò sul luogo che la cattiva bestia frequenta . - Una parola , mylord - disse l ' ufficiale del rajah . - Come intendi cacciarlo ? - Lo aspetterò all ' imboscata . - Non otterresti nulla , perché al primo colpo di fucile , quegli animali assalgono e scappano , e tu sai che una palla sola non basta ad atterrarli . Il rajah ha messo a tua disposizione uno dei suoi migliori cavalli , onde tu possa inseguire l ' animale dopo fatto il colpo . - Me ne servirò , - rispose Yanez . - Ora lasciatemi tranquillo perché non so se questa sera avrò tempo di dormire . - Attese che il capo e l ' ufficiale si fossero allontanati , poi volgendosi verso i suoi malesi che stavano seduti a terra , lungo le pareti , disse loro : - Qualunque cosa debba succedere , voi non mi lascerete solo nella foresta . Non abbiate paura del rinoceronte : penso io ad abbatterlo . - Temi qualche tradimento , padrone ? - chiese Kubang . - Sono sicurissimo che quel maledetto greco , cercherà di vendicarsi , con tutti i mezzi possibili , del colpo di scimitarra che gli ho dato , e perciò dubito di tutto e di tutti . In una caccia in mezzo alla foresta accade talvolta di ammazzare un cacciatore invece dell ' animale . - Non perderemo d ' occhio i seikki , capitano Yanez . Alla prima mossa sospetta , piomberemo addosso loro come tigri e vedremo quanti sfuggiranno alle nostre scimitarre . - Che uno di voi monti la guardia fuori della capanna e prendiamo un po ' di riposo . - Si stese su una stuoia ed invitato dal gran calore che regnava e dal profondo silenzio , poiché anche gli elefanti e gli indiani si erano addormentati , chiuse gli occhi . Fu svegliato verso il tramonto dai latrati dei cani , dai nitriti dei cavalli , dai barriti degli elefanti e dalle grida dei cornac e dei seikki . I malesi erano già in piedi e pulivano le loro carabine e le loro pistole . - La cena , - disse Yanez . - Poi andremo a scovare questo signor colosso . - I cuochi avevano preparato il pasto serale e non aspettavano che l ' ordine del gran cacciatore per servire . Yanez mangiò alla lesta , prese la sua magnifica carabina a doppia canna , caricata con palle rivestite di rame , veri proiettili da grossa caccia , e uscì . Gli uomini scelti ad accompagnarlo , non erano che in sei e tenevano per le briglie alcuni splendidi cavalli , fra i quali uno tutto nero che pareva avesse il fuoco nelle vene e che era riccamente bardato , con staffe corte all ' orientale . - Il mio ? - chiese Yanez all ' ufficiale . - Sì mylord , - rispose l ' indiano . - Non montarlo però ora . - Perché ? - I cavalli devono giungere sul luogo della caccia freschissimi . I rinoceronti corrono colla velocità del vento quando caricano e guai al cavallo che in quel momento si trovasse affaticato . - Hai ragione . E la guida ? - Ci aspetta di là delle piantagioni . - Partiamo , ma senza cani : disturberebbero la caccia . - Così ho pensato anch ' io , desiderando tu cacciare all ' agguato . - Lasciarono l ' accampamento e presero un sentiero che attraversava le piantagioni d ' indaco , seguìti dagli sguardi di tutti i contadini , i quali si erano schierati sui margini dei campi . La notte era splendida e propizia per una buona caccia . Una fresca brezzolina , che scendeva dagli altipiani giganteschi del Bhutan , soffiava ad intervalli , sussurrando fra le pianticelle d ' indaco , e la luna sorgeva mestosa dietro i lontani picchi della frontiera birmana . In cielo le stelle fiorivano a milioni e milioni , proiettando una luce dolcissima . Yanez colla sua eterna sigaretta fra le labbra , colla carabina sotto un braccio , seguìto subito dai suoi malesi , marciava in testa al drappello . L ' ufficiale invece guidava i seikki che conducevano i cavalli . Oltrepassate le piantagioni il drappello trovò il vecchio capo . - L ' hai veduto ? - gli chiese Yanez . - No , sahib , ma ho saputo dove si trova il suo covo . Un cacciatore di nilgò me l ' ha indicato . - Credi che sia già uscito a pascolare ? - Oh ! non ancora . - Meglio così : lo sorprenderemo nel suo covo . - Ripresero la marcia avviandosi verso una foresta che nereggiava verso ponente e che sembrava immensa . Bastò un ' ora di marcia rapidissima , essendo gli indiani dei camminatori lestissimi ed infaticabili non meno degli abissini , perché la raggiungessero . Per un caso veramente raro , quella foresta si componeva quasi tutta di fichi d ' India , piante colossali d ' una longevità straordinaria , dalle foglie ovali lanceolate , coriacee , mescolate a piccoli frutti d ' un sapore dolciastro che poco hanno da fare coi nostri fichi d ' Europa , e dai cui tronchi gl ' indiani estraggono , mediante una semplice incisione , una specie di latte che non è però bevibile , ma che invece serve ottimamente a preparare una specie di gomma - lacca , che nulla ha da invidiare a quella che viene usata dai cinesi e dai giapponesi . Il vecchio capo fece una breve fermata sul margine della foresta mettendosi in ascolto , poi non udendo che gli ululati lontani di alcuni lupi indiani , s ' inoltrò risolutamente fra quella miriade di tronchi , dicendo a Yanez : - Non ha ancora lasciato il suo covo . Se fosse uscito lo si udrebbe , perché quando scorazza per le boscaglie fa sempre udire il suo niff - niff . - Meglio così , - rispose Yanez . Gettò via la sigaretta , armò la carabina , fece segno ai malesi di fare altrettanto e seguì la guida che s ' inoltrava con passo sicuro sotto le immense volte dei fichi , tenendo in mano un vecchio fucile che ben poco avrebbe potuto servire contro quei colossali animali , che hanno una pelle quasi impenetrabile ai migliori proiettili . La foresta , di passo in passo che i cacciatori s ' avanzavano , diventava sempre più fitta . Per di più enormi cespugli crescevano qua e là , avvolti in una vera rete di calamus e di nepente . I cacciatori avevano percorso un buon mezzo miglio , quando il vecchio indiano fece a loro segno di arrestarsi . - Ci siamo ? - chiese Yanez sottovoce . - Sì , sahib : lo stagno dei coccodrilli è poco lontano ed è sulle sue rive che il rinoceronte ha il suo covo . Fa ' avvolgere le teste dei cavalli nelle gualdrappe onde non nitriscano . L ' animale può essere di buon umore e sfuggirci , invece di caricarci . - Yanez trasmise l ' ordine ai seikki poi disse alla guida : - Avresti paura a seguirmi ? - Perché sahib ? - Desidero scovare il rinoceronte senza avere dietro di me i seikki ed i miei uomini . Spareranno dopo di me se non riuscirò ad abbatterlo . - Tu sei il grande cacciatore del rajah , quindi nulla devo temere . - Aspettatemi qui e tenetevi pronti a montare a cavallo , - disse Yanez alla scorta . - Se io manco aprite il fuoco e mirate bene . Se ci carica sarà un affare serio ad arrestarlo in piena corsa . Andiamo amico : conducimi nel luogo preciso dove si trova il covo . - Vieni , sahib . - Si allontanarono in silenzio , passando con precauzione fra le innumerevoli colonne dei fichi , cogli occhi in guardia e gli orecchi ben tesi . Regnava un profondo silenzio . Perfino i bighama , i lupi dell ' India , tacevano in quel momento . Anche il venticello notturno era cessato e non faceva più stormire il fogliame degli immensi alberi . Percorsi altri trecento passi il vecchio indiano tornò a fermarsi . - Lasciami ascoltare , - disse sottovoce a Yanez . - Lo stagno dei coccodrilli sta dinanzi a noi . - Odi nulla ? - Il respiro del rinoceronte . Deve essere nascosto in mezzo a quel vasto cespuglio . - Che non abbia fame questa sera ? - Si sarà cibato abbondantemente stamane . - Lo costringerò io a mostrarsi . - Si guardò intorno e scorto un grosso pezzo di ramo , lo scagliò , con quanta forza aveva , al disopra del cespuglio . Subito una specie di fischio rauco s ' alzò fra le fronde seguìto da uno strano grido . Era il niff - niff del rinoceronte . - Si è svegliato - sussurrò Yanez mettendosi rapidamente la carabina alla spalla . - Che si mostri e gli caccerò due palle nel cervello . - Trascorsero alcuni istanti senza che l ' animale si mostrasse . Anche l ' indiano , quantunque avesse una scarsa fiducia nell ' efficacia del suo vecchio fucile , si teneva pronto a sparare . Ad un tratto il cespuglio si agitò in tutti i sensi , come se una tempesta fosse improvvisamente scoppiata nel suo seno , poi s ' aprì bruscamente ed un enorme rinoceronte comparve lanciando furiosamente il suo grido di guerra . Subito tre detonazioni rimbombarono l ' una dietro l ' altra , seguìte tosto da un altissimo grido lanciato dall ' indiano . - Fuggi , sahib ! ... - Il rinoceronte quantunque dovesse aver ricevuto qualche palla , poiché Yanez non mancava mai ai suoi colpi , caricava all ' impazzata coll ' impeto furibondo , che è particolare a quegli animalacci . Il portoghese vedendolo , aveva voltato le spalle slanciandosi a tutta corsa verso il luogo ove si trovavano i malesi e i seikki . Fortunatamente gl ' innumerevoli tronchi dei fichi d ' India , che in certi luoghi crescevano così uniti da non permettere il passaggio ad un grosso animale , avevano frenato lo slancio terribile del colosso , lasciando così tempo ai fuggiaschi di raggiungere i loro compagni . - A cavallo ! - gridò Yanez . Un seikko gli condusse prontamente dinanzi quel cavallo che il rajah gli aveva destinato . Il portoghese con un solo slancio fu in sella senza servirsi delle staffe . I malesi e i seikki vedendo il rinoceronte apparire fra i tronchi dei baniani a corsa sfrenata , fecero una scarica , poi si dispersero in varie direzioni , trasportati loro malgrado dai cavalli spaventati che non obbedivano più né alle briglie , né agli speroni . L ' ufficiale del rajah era stato il primo a scappare , senza perdere tempo a far fuoco . Yanez aveva fatto fare al suo nero destriero un salto terribile per evitare l ' urto del furibondo colosso , mentre il vecchio indiano , più fortunato , si poneva in salvo , con un ' agilità scimmiesca , su un fico . Il rinoceronte , reso feroce dalle ferite ricevute , continuò la sua corsa per un due o trecento passi ; poi fatto un brusco voltafaccia tornò indietro lanciando per la seconda volta il suo grido di guerra : niff - niff ! ... Se gli altri erano scappati , Yanez era rimasto sul luogo della caccia e non per volontà sua , bensì per bizzarria del suo cavallo che pareva fosse diventato improvvisamente pazzo . Faceva dei terribili salti di montone come se il peso del cavaliere gli spezzasse le reni , s ' inalberava nitrendo dolorosamente , poi sferrava calci in tutte le direzioni . Il portoghese però non si lasciava scavalcare e stringeva nervosamente le ginocchia e non risparmiava né strappate di briglie , né colpi di sperone , sagrando come un turco . - Via ! scappa ! - urlava . - Vuoi farti sventrare ? - Il cavallo non obbediva ed il rinoceronte tornava alla caccia , colla testa bassa ed il corno teso , pronto ad immergerlo tutto nel ventre del nemico . Un freddo sudore bagnava la fronte di Yanez . Un terribile sospetto gli era balenato nel cervello , ossia che il greco gli avesse preparato qualche tranello per perderlo nel momento più pericoloso . Guardò rapidamente in aria . Appena ad un metro sopra la sua testa si stendevano orizzontalmente i rami dei fichi . - Sono salvo ! - esclamò , gettandosi a bandoliera la carabina . In quel momento il rinoceronte piombò addosso all ' imbizzarrito destriero . Il corno scomparve intero nel ventre del povero animale , poi con un colpo di testa alzò cavallo e cavaliere . Uno solo però cadde : il primo , poiché il secondo , che aveva conservato un meraviglioso sangue freddo anche in quel terribile frangente , si era disperatamente abbrancato ad un ramo , issandosi prontamente . Il cavallo , sventrato di colpo , stramazzò al suolo , s ' alzò ancora inalberandosi , poi cadde di quarto mandando un nitrito soffocato . Il rinoceronte , colla brutalità e ferocia istintiva degli animali della sua razza , tornò addosso al povero animale immergendogli per la seconda volta nel corpo il corno , poi preso da un eccesso di furore indescrivibile , si mise a calpestarlo rabbiosamente mandando fischi acuti . Sotto il suo peso enorme , le ossa del cavallo scricchiolavano e si spezzavano , e dagli squarci prodotti da quei due colpi di corno , uscivano insieme getti di sangue , intestini e polmoni . Yanez che aveva ricuperata prontamente la sua calma , appena messosi a cavalcioni del ramo , ricaricò la carabina , borbottando : - Ora vendicherò il cavallo del rajah , quantunque quel testardo , per poco , non mi abbia spedito diritto nell ' altro mondo . - In quel momento alcuni spari rimbombarono a breve distanza : poi i sei malesi passarono a centocinquanta metri circa da Yanez , trasportati in un galoppo sfrenato . - Andate pure , miei bravi - disse Yanez . - Ci penso io al rinoceronte . - Si accomodò meglio che poté sul ramo e puntò la carabina . Il bestione che pareva impazzito non aveva ancora lasciato la sua vittima . La squarciava a gran colpi di corno avvoltolandosi nel sangue , la calpestava lasciandosi poi cadere con tutto il suo enorme corpaccio e non cessava di mandare urla stridenti . Una palla che lo colpì un po ' sopra l ' occhio sinistro , lo calmò per un istante . S ' arrestò guardando in aria , colla bocca aperta . Era il momento che Yanez aspettava . Il secondo colpo di carabina partì colpendo l ' animale al palato e penetrandogli nel cervello . La ferita era mortale , pure il bestione non cadde . Anzi si mise a galoppare vertiginosamente intorno ai tronchi dei fichi schiantandone parecchi . - Per Giove ! - esclamò Yanez ricaricando l ' arma . - Per questi animali ci vorrebbe una spingarda o meglio un cannone . - Attese che gli passasse sotto e fece fuoco quasi a bruciapelo , colpendolo fra la nuca ed il collo . L ' effetto fu fulminante . L ' animalaccio si rizzò di colpo sulle zampe posteriori , poi stramazzò pesantemente a terra rimanendo immobile . Aveva ricevuto cinque palle e tutte foderate di rame e di grosso calibro . - Era tempo che tu morissi ! - esclamò Yanez lasciandosi scivolare giù da uno di quegli innumerevoli tronchi . - Ho ammazzato tanti animali , ma nessuno m ' ha fatto sudare né passare un brutto momento come questo . Vediamo ora che giuoco hai tentato , maestro Teotokris dell ' Arcipelago greco . Che una tigre mi divori se qui sotto non vi è la tua mano ! Il cavallo era troppo impazzito . - S ' avvicinò con precauzione al rinoceronte e dopo essersi ben accertato che era proprio morto e che non vi era più pericolo che si rimettesse in piedi , rivolse la sua attenzione al destriero del rajah . Disgraziato animale ! Intestini , cuore , polmoni e fegato giacevano intorno a lui , strappati dal brutale corno del colosso ed il suo corpo schiacciato , mostrava delle ferite spaventevoli dalle quali il sangue colava ancora abbondantemente . - Sembra quasi una focaccia , - mormorò Yanez . - Spero nondimeno di poter ancora trovare il perché aveva il diavolo in corpo . Ci deve essere qui sotto qualche bricconata . - Guardò a lungo il cadavere , poi slacciò la fascia del sottoventre e alzò la sella . - Ah ! birbanti ! - esclamò . Nella parte interna vi erano state confitte tre punte d ' acciaio , lunghe un centimetro . - Ecco perché il povero animale era diventato furibondo , - riprese il portoghese . - Saltando in sella gli si erano conficcate nelle carni . Questo è un tiro del greco . Egli sperava che il rinoceronte mi sventrasse . No , mio caro , anche questa t ' è andata a vuoto . Yanez ha la pelle più dura di quello che tu credi e , devo dirlo , anche una fortuna prodigiosa . Acqua in bocca per ora e lasciamo correre , ma ti giuro , birbante , che un giorno ti farò pagare , e tutto d ' un colpo , i tuoi tradimenti . Già quell ' altissimo ufficiale , che deve essere una tua creatura , mi era sospetto . - Caricò flemmaticamente la carabina e sparò , con un certo intervallo l ' uno dall ' altro , due colpi in aria . Le due detonazioni rombavano ancora sotto le infinite volte di verzura , quando vide giungere , a breve distanza l ' uno dall ' altro , i suoi fidi malesi seguìti dall ' ufficiale del rajah . - Ecco fatto , - disse Yanez con una certa ironia , guardando l ' indiano . - Come vedi la faccenda è stata sbrigata senza troppa fatica . - L ' ufficiale rimase per qualche istante muto , guardandolo con profondo stupore . - Morto , - disse poi . - Non si muove più , - rispose Yanez . - Tu sei il più grande cacciatore di tutta l ' India . - È probabile . - Il rajah sarà contento di te . - Lo spero . - Farò tagliare dai seikki il corno e tu stesso lo regalerai al principe . - Lo presenterai tu , così potrai avere una mancia . - Come vuoi , mylord . - Fammi condurre un altro cavallo , purché sia più docile del primo . Ne ha qualcuno troppo bizzarro il tuo signore . - L ' ufficiale finse di non udirlo ed essendo in quel momento giunti i seikki accompagnati dal vecchio indiano , fece cenno a uno di loro di smontare . Yanez stava per montare in sella quando un ' improvvisa agitazione si manifestò fra i seikki , seguìta quasi subito dalle grida : - Lo jungli - kudgia ! ... Lo jungli - kudgia ! - Yanez udendo dietro di sé aprirsi i cespugli si voltò rapidamente . Un animale che a prima vista sembrava un bisonte indiano , era comparso improvvisamente aprendosi il passo fra le liane e i nepenti . - Fuoco , amici ! - gridò . I sei malesi , che avevano le carabine ancora cariche , fecero fuoco simultaneamente , non badando al grido mandato dal vecchio indiano : - Ferma ! - Il ruminante colpito da cinque o sei palle stramazzò fra le erbe , senza mandare un muggito . - Sventura sui maledetti stranieri ! - urlò il capo del villaggio slanciandosi verso l ' animale che agonizzava e alzando le braccia verso il cielo . - Hanno ucciso la vacca sacra di Brahma ! - Ehi capo , diventi matto ? - chiese Yanez . - Se è per spillarmi un po ' di rupie , sono pronto a pagarti la tua bestia . - Una vacca sacra non si paga , - rispose l ' ufficiale del rajah . - Andate tutti al diavolo ! - gridò Yanez che perdeva la pazienza . - Temo , mylord che tu dovrai fare i conti col rajah , perché qui , come in tutta l ' India , una vacca è un animale sacro , che nessuno può uccidere . - Perché dunque i tuoi uomini hanno gridato lo jungli - kudgia ? Sebbene non conosca profondamente la lingua indiana , quel nome lo si dà , se non erro , ai terribili bisonti della jungla , che non sono meno pericolosi d ' un rinoceronte . - Si saranno ingannati . - Peggio per loro . - Mentre si scambiavano quelle parole , il vecchio indiano continuava a girare intorno al cadavere della vacca , manifestando la più violenta disperazione e vomitando una serqua infinita d ' ingiurie contro gli uccisori dell ' animale sacro . - Finiscila , cornacchia ! - gridò Yanez , sempre più seccato . - T ' ho liberato dal rinoceronte che guastava le tue piantagioni , e non cessi d ' ingiuriarmi . Tu sei la più grande canaglia che abbia conosciuto da che sono nato . Se non ritiri la tua linguaccia da cane , ti farò bastonare dai miei uomini . - Tu non lo farai , - disse l ' ufficiale del rajah con voce dura . - Chi me lo impedirebbe , signor ufficiale ? - chiese Yanez . - Io , che qui rappresento il rajah . - Tu non sei , per me , che sono un mylord inglese , che un impiegato della corte , inferiore ai miei servi . - Mylord ! - Vattene all ' inferno , - disse Yanez , montando a cavallo . Poi volgendosi verso i malesi che guardavano ferocemente i seikki , pronti a caricarli al primo moto sospetto , disse a loro : - Torniamo in città ; ne ho abbastanza di questo affare . - Mylord , - disse l ' ufficiale , - gli elefanti ci aspettano . - Gettali nel fiume , non ne ho bisogno . - Fece salire dietro di sé il malese che gli aveva dato il cavallo e partì al galoppo , mentre il vecchio indiano gli urlava dietro ancora una volta : - Maledetti stranieri ! Che Brahma vi faccia morire tutti ! - Usciti dal bosco , le tigri di Mompracem si gettarono fra le piantagioni , senza badare se rovinavano più o meno l ' indaco , e presero la via di Gauhati . Quando entrarono in città era ancora notte . Le guardie che vegliavano dinanzi al portone , si affrettarono ad introdurli nel vasto cortile d ' onore , dove , sotto i porticati spaziosi , dormivano su semplici stuoie , scudieri e staffieri , onde essere più pronti ad ogni chiamata del loro signore . Yanez affidò a loro i cavalli e salì nel suo appartamento svegliando il chitmudgar . - Tu , signore ! - esclamò il maggiordomo stropicciandosi gli occhi . - Non mi aspettavi così presto ? - No , signore . Hai già ucciso il rinoceronte ? - Sì , l ' ho messo a terra con quattro colpi di carabina . Portami una bottiglia nella mia stanza , alcune sigarette e aspettami , ché devo chiederti importanti spiegazioni . - Sono ai tuoi ordini , sahib . - Yanez si sbarazzò della carabina , mandò i suoi malesi a coricarsi , poi raggiunse il chitmudgar , che aveva già accesa la lampada e messo sul tavolo una bottiglia di liquore ed una scatola di sigarette indiane , formate d ' una foglia di palma arrotolata e di tabacco rosso . Vuotò un bicchiere di vecchio gin , poi sdraiatosi su una poltrona , gli narrò succintamente come si era svolta la caccia , dilungandosi solo sull ' uccisione di quella maledetta vacca sacra , che l ' aveva fatto uscire dai gangheri : - Che cosa ne dici tu ora di questo affare ? - È una cosa grave , mylord - rispose il maggiordomo che appariva preoccupato . - Una mucca è sempre sacra , e chi l ' uccide incorre in grandi fastidi . - Mi avevano detto che era un bisonte della jungla ed io ho comandato il fuoco senza guardarla bene . - Il chitmudgar scosse il capo mormorando : - Affare serio ! affare serio ! - Dovevano tenersela nel villaggio . - Tu hai ragione , mylord , ma il torto sarà tuo . - Quel capo è un vero furfante . Non gli ho ucciso il rinoceronte che devastava le piantagioni del villaggio ? Ah ! e se in questa faccenda vi fosse sotto la mano del favorito del rajah ? Le punte di ferro vi erano nella sella . - Non mi stupirei , - rispose il maggiordomo . - Io so che quell ' uomo ti odia a morte . - Me ne sono già accorto e poi vorrà vendicarsi di quel colpo di scimitarra . - Certo , mylord . - Allora è stata ordita una vera congiura . Prima ha tentato di farmi sventrare dal rinoceronte , poi mi ha mandato la vacca sacra . Che fosse d ' accordo anche il capo del villaggio ? - È probabile , signore . - Per Giove ! non mi lascerò mettere nel sacco . Vado a riposarmi e se prima di mezzogiorno il rajah manda qualcuno dei suoi satrapi , risponderai che dormo e che non voglio essere disturbato . Se insistono , lancia contro di loro i miei malesi . È ora di mostrare a quel cane di greco e a quell ' ubriacone che serve , che un mylord non si lascia prendere a gabbo . Va ' , chitmudgar . - Spense la lampada e si gettò sul ricchissimo letto senza spogliarsi , addormentandosi quasi subito . 22 . La prova dell ' acqua Sognava di Surama , che già vedeva assisa sul trono del rajah , con un dootèe azzurro tutto costellato di diamanti del Guzerate e di Visapur , quando tre colpi fortissimi , battuti sulla porta della sua stanza da letto , lo fecero balzare in piedi . - Entrate , per Giove ! - esclamò con voce tuonante . - È codesto il modo di svegliare un mylord ? - Il maggiordomo , tutto umile , si avanzò dicendo : - Signore , è mezzodì . - Aho ! benissimo . Non mi ricordavo più dell ' ordine che ti avevo dato . Hanno chiesto di me ? - Più volte , signore , un ufficiale del rajah si è presentato insistendo per vedervi . - Ed i miei malesi non si sono seccati ? - Hanno finito per scaraventarlo giù dalla scala . - Si è rotto almeno una gamba quel seccatore ? - Si sarà certo ammaccato le costole . - Avrei preferito che si fosse rotto il collo , - disse Yanez . - Sono tornati quei bricconi che mi hanno accompagnato alla caccia ? - Sì , poco dopo lo spuntare del sole . - Briganti ! Chissà che cosa avranno detto di me dopo il servizio reso . Il rajah troverà però questa volta un osso duro da rodere , ed il signor Teotokris avrà poco da ridere . Per Giove ! Un mylord non si lascia divorare come un pesce del Brahmaputra . - Fece un po ' di toeletta , poi uscì dopo d ' aver raccomandato ai malesi di non muoversi . Sembrava in preda ad una viva agitazione , ad una sorda collera : cosa piuttosto strana in un uomo che pareva più flemmatico d ' un vero inglese . Sulla porta del salone reale trovò un ufficiale . - Va ' a dire al tuo signore che io desidero vederlo , - gli disse con tono imperioso . Ciò detto entrò nel magnifico salone sdraiandosi su uno dei divani , che si stendevano lungo le marmoree pareti , mettendosi a fumare come fosse nella sua propria stanza . Non trascorse un minuto , che le cortine di seta pendenti dietro a quel letto - trono , s ' aprirono ed il principe comparve . - Ah ! siete voi ! - disse Yanez gettando via la sigaretta e accostandosi alla piattaforma . - T ' ho fatto chiamare tre volte , - disse il rajah con voce un po ' dura . - Dormivo , - rispose Yanez pure seccamente . - La caccia mi aveva molto stancato . - Ho ricevuto il corno del rinoceronte che tu mylord hai ucciso . Il suo proprietario doveva essere un animale ben grosso . - E anche molto cattivo , Altezza . - Lo credo . I rinoceronti sono sempre di cattivo umore . - Non sono solamente quelle bestie che hanno indosso l ' umore nero : vi sono anche degli uomini . - Che cosa vuoi dire , mylord ? - chiese il principe fingendo un grande stupore . - Che alla vostra corte , Altezza , avete dei furfanti . - Che cosa dici mai , mylord ? - Sì , perché mentre io arrischiavo la mia vita , per fare il mio dovere di grande cacciatore del rajah dell ' Assam , altri cercavano di assassinarmi a tradimento , - disse Yanez con collera . - Ed in quale modo ? - Mettendo delle punte di ferro sotto la sella dal cavallo , che voi mi avete mandato . L ' animale s ' imbizzarrì nel momento in cui occorreva che fosse calmo per permettermi di far fuoco , e se non vi fosse stato un ramo sopra la mia testa , io non sarei qui , Altezza , a raccontarvi come finì la caccia . - Io farò cercare il colpevole e lo punirò come si merita , - disse il rajah . - Non ti nascondo però che sarà un po ' difficile a scovarlo . Altra cosa invece è la colpa che tu hai commesso e che è gravissima . Stamane è venuto da me il capo del villaggio , dove tu hai cacciato , e che per tua disgrazia è uno dei più influenti del regno , a dirmi che tu ed i tuoi uomini avete ucciso la vacca sacra , che godeva la protezione di Brahma . - Io credevo in buona fede che fosse un bisonte della jungla . - Il capo del villaggio sostiene il contrario e ti sfida alla prova . - Mi sfida ! - esclamò Yanez , scattando . - A colpi di carabina forse ? Venga e gli salderò il conto con una palla nella testa . - Non credo che sia capace di tanto , - disse il rajah con un sottile sorriso . - Vuole sfidarti a provare il contrario . - Come ! vuole avere ragione lui ? - E ci tiene . - Dov ' è quel mascalzone ? - Il principe prese una piccola mazza d ' argento che stava su una piccola mensola , e batté tre colpi su un disco di bronzo appeso alla parete . Subito la porta principale del magnifico salone s ' aprì ed entrò il vecchio indiano , accompagnato dall ' ufficiale e dai sei seikki , che avevano assistito all ' uccisione della vacca sacra . Nel vederli Yanez non poté trattenere un moto di collera . Aveva compreso che stavano per tendergli un secondo agguato e forse più pericoloso del primo . - Furfanti ! - mormorò . - Questi sono le anime dannate di quel maledetto greco . - Il rajah si era sdraiato sul suo letto - trono , appoggiandosi ad un gran cuscino di seta cremisina con ricami d ' oro , mentre una mano passando fra le cortine , gli aveva dato un superbo narghilè di cristallo azzurro , già acceso , con una lunga canna di pelle rossa ed il bocchino d ' avorio . Il capo del villaggio s ' avanzò verso la piattaforma e si gettò tre volte a terra , senza che il rajah si degnasse di rispondere a quell ' umiliante saluto . - Ah , sei qui , vecchio briccone , - disse Yanez con disprezzo . - Che cosa vuoi tu ? - Solamente giustizia , - rispose l ' indiano . - Dopo che ti ho sbarazzato del rinoceronte ? Bella riconoscenza la tua ! - Mi hai ucciso la vacca sacra e chissà ora quali calamità piomberanno sul villaggio . I danni che recava il rinoceronte , saranno niente in confronto a quelli che ci colpiranno ora . - Tu sei un imbecille . - No , io sono un indiano che adora Brahma . - Yanez stava per mandare a casa del diavolo anche il dio , però si trattenne a tempo . Il rajah si era un po ' alzato e dopo d ' aver guardato per qualche istante tanto il capo quanto l ' europeo , disse gettando in aria una nuvoletta di fumo : - Che cosa vuoi Kadar ? - Giustizia , rajah . - Quest ' uomo bianco che io ho nominato grande cacciatore della mia corte , sostiene che tu hai torto . - Io ho dei testimoni . - E cosa dicono ? - Che il sahib ha ucciso la vacca sacra pur avendo riconosciuto che non era un jungli - kudgia . - Tu sei una canaglia ! - gridò Yanez . - Taci , mylord , - disse il rajah con accento severo . - Io sto amministrando la giustizia e non devi interrompere né Kadar , né me . - Ebbene ascoltiamo questo brigante , che non ha mai saputo che cosa sia riconoscenza . - Continua , Kadar , - disse il rajah . - Quella vacca era stata consacrata a Brahma , onde proteggesse il mio villaggio , tale essendo l ' uso . Nessuno poteva ucciderla , né avrebbe osato commettere un così esecrando delitto . Brahma certo si vendicherà e allora che cosa accadrà delle nostre piantagioni ? La miseria più spaventosa piomberà su noi tutti e finiremo per morire tutti di fame . - Te ne regalerò una , così il tuo dio si rabbonirà , - disse Yanez ironicamente . - Non sarà più quella . - Che cosa vuoi tu dunque ? - La tua punizione . - Io non l ' ho uccisa per recare uno sfregio alle tue credenze religiose . - Sì . - Tu menti come un sudra . - Mi appello a questi uomini . - È vero , - disse l ' ufficiale che lo aveva accompagnato alla caccia . - Tu hai ordinato il fuoco ai tuoi , per fare un dispetto a quest ' uomo ed uno sfregio a tutti gli abitanti . - Anche tu m ' accusi ? - Ed anche i seikki . - Yanez si trattenne a stento e volgendosi verso il rajah , che stava vuotando un enorme bicchiere pieno di liquore fornitogli dalla mano misteriosa che gli aveva dato il narghilè , gli disse : - Non credere , Altezza , a questi miserabili . - Il rajah ingollò con uno sforzo il liquido , poi rispose socchiudendo gli occhi : - Sono in otto che ti accusano , mylord , ed io devo , secondo le nostre leggi , credere più a loro perché sono in molti . - Io farò venire qui i miei uomini . - I servi non possono testimoniare dinanzi ai guerrieri . La loro casta è troppo bassa . - Che cosa devo fare adunque ? - Confessare che tu hai ucciso la vacca sacra per dispetto e lasciarti punire . Il delitto è grave . - Sicché dovrei subire qualche pena . - Se tu fossi un mio suddito , mylord , io dovrei farti schiacciare il capo dal mio elefante carnefice , come vogliono le nostre leggi ; ma tu sei straniero e per di più inglese e siccome io non desidero aver questioni col viceré del Bengala , con mio grande rincrescimento , dovrò sfrattarti dallo stato . - Se ti giuro , Altezza , che questi uomini hanno mentito . - Io ti sfido ! - disse il capo . - Vieni con me a tentare la prova dell ' acqua ! Se tu rimarrai più sotto di me , la ragione sarà tua . - Che cosa mi proponi tu , manigoldo ? - Ti propone la prova dell ' acqua . - In che consiste ? - Si tratta di tuffarsi nelle acque del Brahmaputra , di discendere lungo un palo fino in fondo al fiume e di resistere più che si può . Il primo che salirà avrà torto . - Ah ! - fece Yanez . Squadrò il vecchio da capo a piedi poi gli disse freddamente : - Per quando questa prova ? - Per domani mattina , sahib ; se non ti spiace . - Sta bene ed io dimostrerò al rajah che tu hai torto . - E allora gli farò dare cinquanta legnate , - disse il principe , facendo un cenno per far capire che l ' udienza era finita : Yanez fece un leggero inchino e fu il primo ad uscire non senza aver lanciato sui suoi accusatori uno sguardo di profondo disprezzo e di aver sputato sulle scarpe rosse che l ' ufficiale calzava . - Ah , mi tendono un altro agguato , - mormorò salendo le scale che conducevano nel suo appartamento . - Anche questa volta vi siete ingannati , bricconi . Io rimarrò qui a vostro dispetto . Per Giove ! valgo quanto un palombaro e sarai tu , vecchio furfante , che caccerai prima fuori la testa , se non vorrai crepare asfissiato . Tu non sai che quantunque io sia un europeo , sono ormai mezzo malese , la razza più acquatica del mondo . - Il chitmudgar lo aspettava sulla porta dell ' appartamentino in preda ad una vivissima ansietà , poiché quel brav ' uomo amava sinceramente il grande cacciatore della corte . - Dunque , mylord ? - gli chiese . - Me la caverò a buon mercato , - rispose Yanez . - Mi si tendono delle reti intorno , tuttavia non dispero di sgusciare fra le maglie . Poi verrà la mia volta e tutti questi bricconi avranno il loro conto . Portami il pranzo e non chiedermi altro . - Non ostante le sue preoccupazioni , mangiò con appetito invidiabile , poi scrisse un biglietto per Surama incaricando Kubang di portarglielo . Voleva avvertire Sandokan di quanto gli accadeva e della pessima situazione in cui cominciava a trovarsi . Gli agguati del greco , troppo possente pel momento , cominciavano ad impensierirlo , quantunque fosse ben deciso a tenere testa a quell ' avventuriero dell ' Arcipelago greco . Passò la serata chiacchierando coi suoi malesi e andò a coricarsi presto , onde essere pronto a subire , al mattino seguente , la prova dell ' acqua . Se si fosse trovato in altro paese , avrebbe certamente accoppato i suoi accusatori e fors ' anche il rajah , ma trovandosi quasi solo in una corte che poteva scagliargli addosso delle centinaia di guerrieri , Yanez , che non era uno stupido , si vedeva pur troppo costretto , a suo malgrado , a subire gli avvenimenti . Tuttavia , quantunque seri pensieri lo turbassero , anche quella notte dormì non meno saporitamente del solito , fidando nella propria audacia e soprattutto nella sua stella e sull ' appoggio della formidabile Tigre di Mompracem , il vincitore dei tughs e del loro non meno formidabile capo . L ' orologio della torre che s ' alzava sul palazzo reale , suonava le cinque , quando il chitmudgar lo svegliò , portandogli il thè . - Mylord , - disse il fedele maggiordomo . - Il capo indiano , i giudici del rajah ed i testimoni , sono già partiti pel Brahmaputra ed un elefante ti aspetta sulla piazza . - Per Giove ! - esclamò Yanez . - Quelle canaglie hanno fretta di vedermi emergere asfissiato . Vedremo se fra un ' ora quel vecchio lupo avrà il dorso fracassato a colpi di bastone , o se io sarò in viaggio per la frontiera del Bengala . Una buona tazza di liquore dammi , chitmudgar , onde mi scaldi un po ' il sangue . Ed il favorito , come sta ? - M ' hanno detto che si è già alzato e che assisterà alla prova . - Perdio ! Ha la pelle dura come un coccodrillo quell ' avventuriero ? Un ' altra volta invece della scimitarra adoprerò le armi da fuoco , con palle foderate di rame . Se ho ammazzato un rinoceronte , bucherò anche lo stomaco di quel greco dell ' Arcipelago . Aspettiamo l ' occasione . - Vuotò la tazza di thè ed il bicchiere che gli aveva portato il maggiordomo e discese . Sulla piazza , dinanzi alla marmorea gradinata del palazzo reale , lo aspettavano cinque malesi , giacché Kubang non si era ancora fatto vivo , dopo che era stato mandato al palazzo di Surama . Un elefante , bardato sontuosamente , con una immensa gualdrappa di velluto rosso e grossi pendagli d ' argento agli orecchi e sulla fronte , lo aspettava . - Parti , mahut - disse salendo rapidamente la scala di corda e prendendo posto nella cassa che era coperta da una cupoletta di legno dipinta in bianco con arabeschi dorati . - Fa ' trottare l ' animale . - I malesi lo avevano seguìto , prendendo posto di fronte a lui : - Amici , - disse loro , - qualunque cosa accada , lasciate in riposo le vostre armi , tanto da fuoco che da taglio . Lasciate che me la sbarazzi da solo . Sto giuocando una carta che può farmi perdere la partita . Siate prudenti e non muovetevi se io non vi darò il segnale . - L ' elefante si era messo in moto allungando il passo . Essendo ancora molto presto , poche persone , per lo più sudra , muniti di enormi panieri destinati a ricevere le provviste , percorrevano le vie della capitale . Veder passare degli elefanti era poi una cosa così comune che nessuno se ne curava , sicché Yanez poté giungere sulla riva del fiume senza quasi essere stato notato . La prova doveva avere certamente un carattere privato e non pubblico , poiché nella notte il rajah aveva fatto innalzare una specie di semi - recinto , le cui ali estreme terminavano nel fiume . Numerosi personaggi appartenenti tutti alla corte , vi si erano già radunati . Anche il vecchio indiano era giunto e chiacchierava coi tre giudici scelti dal rajah , che stavano seduti su un tappeto collocato di fronte a due pali piantati nel letto del Brahmaputra , a due metri di distanza l ' uno dall ' altro , in un luogo ove l ' acqua era molto profonda . Vedendo giungere il gran cacciatore , tutti gl ' invitati avevano interrotto le loro conversazioni , guardandolo con viva curiosità . Forse credevano di scorgere sul viso dell ' europeo qualche preoccupazione per quella prova che non aveva mai subita ; ma dovettero rimanere ben delusi . Yanez era calmo come il solito e gustava pacificamente il fumo della sua sigaretta . - Eccomi , vecchio briccone ! - disse dopo d ' aver attraversato il recinto , fermandosi dinanzi all ' indiano . - Forse tu speravi che io non venissi . - No , - rispose asciuttamente Kadar . I tre giudici si erano alzati inchinandosi dinanzi al grande cacciatore , poi il più anziano gli disse : - Sai di che cosa si tratta , mylord ? - Me l ' ha spiegato il rajah , - rispose Yanez . - Bah ! un bagno non fa male in questa stagione , anzi servirà ad aguzzarmi l ' appetito . - Tu dovrai resistere più che potrai . - Oh stancherò facilmente questo vecchio brigante . - Lo vedremo , sahib , - disse Kadar con voce ironica . - Se non vorrai crepare asfissiato dovrai mettere fuori la testa . - Sì , dopo la tua . - Non mi conosci ancora . - Si levò la giacca , i calzoni e gli stivali , conservando solo la camicia e le mutande e con un salto fu sulla riva dicendo : - Vieni birbante . - Un momento , mylord , - disse uno dei giudici . - Quando avrai raggiunto il tuo palo , aspetta il nostro segnale prima di tuffarti . - Un momento anche per voi , signori giudici , - aggiunse a sua volta Yanez . - Vi avverto che se non agirete lealmente vi farò accoppare dalla mia scorta . - Ciò detto balzò in acqua , subito seguito da Kadar e con quattro bracciate raggiunse il suo palo , aggrappandovisi strettamente , onde la corrente non lo portasse via . Si era fatto un profondo silenzio fra gli spettatori . I tre giudici ritti sulla riva , aspettavano che i due uomini fossero pronti . Ad un tratto il più anziano alzò un braccio gridando con voce tuonante : - Giù ! ... - Yanez ed il vecchio indiano si tuffarono nel medesimo istante , lasciandosi scivolare per qualche metro lungo il palo e stringendo attorno al medesimo le gambe . Tutti gli spettatori si erano riversati sulla riva , fissando attentamente i due pali che l ' impeto della corrente faceva oscillare fortemente . Una viva ansietà si scorgeva su tutti i volti . Trascorse un minuto , ma nessuna testa riapparve . La corrente continuava la sua marcia gorgogliando sopra i due sommersi . Passarono ancora alcuni secondi , poi un cranio , nudo e lucido come la palla d ' un bigliardo , comparve bruscamente ; quindi il viso di Kadar , spaventosamente alterato , emerse . Una salva d ' invettive coprì il disgraziato . - Canaglia ! - Stupido ! - Buono da nulla ! - Va ' a coltivare i campi ! - Ti sei fatto insaccare dall ' uomo bianco ! - Carogna ! - Kadar mezzo asfissiato non rispondeva che con furiosi colpi di tosse e con contorcimenti da scimmia . I suoi occhi erano iniettati di sangue e la sua respirazione affannosa . Altri tre o quattro secondi erano trascorsi , quando anche Yanez comparve a galla aspirando rumorosamente una lunga boccata d ' aria . Non era in così cattive condizioni come Kadar . Più sviluppato del magro indiano , con polmoni più ampi e anche più abituato alle lunghe immersioni , aveva meglio resistito alla prova pericolosa . Vedendo presso di sé il suo avversario tutto avvilito , gli disse ironicamente : - Te lo avevo detto io che non avresti guadagnato con me . Va ' ad offrire il tuo dorso al bastone del carnefice . Consolati che hai la pelle dura e poca carne sulle tue ossa . - Lasciò il palo e raggiunse la riva . Gli spettatori che avevano posto tutte le loro speranze in Kadar , lo accolsero con un silenzio glaciale . Solo il giudice più vecchio gli disse : - Tu hai vinto , mylord , quindi tu avevi ragione e quel miserabile avrà la punizione che si merita , a menoché tu non chieda la sua grazia . - Ai furfanti di quella specie io non la fo mai - rispose il portoghese . Si asciugò alla meglio con un dootèe che gli aveva dato uno dei suoi malesi , si vestì rapidamente e lasciò il recinto senza salutare alcuno , mentre le invettive continuavano a grandinare sul disgraziato Kadar , il quale si teneva ancora aggrappato al palo , per paura di aver un ' accoglienza peggiore da parte dei suoi compatriotti . - Subito al palazzo reale , - disse il portoghese salendo sull ' elefante . Dieci minuti dopo , avvertito da un ufficiale che lo aveva atteso alla base della marmorea gradinata , entrava nella sala del trono dove il rajah lo attendeva . - So che tu hai vinto la prova , - gli disse il principe con un benevolo sorriso - e ne sono lieto . - Ed io ben poco . La vostra giustizia indiana è ben al di sotto di quella inglese , Altezza . - Da migliaia d ' anni è rimasta sempre eguale ed io non ho il tempo di modificarla . Che cosa posso fare ora per te ? Io ti devo una ricompensa per l ' uccisione del rinoceronte . - Voi sapete , Altezza , che io mi sono messo ai vostri servigi senza nessuna pretesa . Lasciate che vada a riposarmi : è tutto quello che chiedo . - Penserò più tardi al miglior modo di mostrarmi generoso con te , mylord . - Yanez , che pareva fosse un po ' indispettito , s ' inchinò senza ribattere parola e salì al suo appartamento . 23 . Le terribili rivelazioni del greco Yanez non doveva ancora essere giunto al suo appartamento , quando le tende che servivano , come abbiamo detto , di sfondo al letto - trono , su cui si trovava ancora il rajah , s ' aprirono e Teotokris comparve . Questi non era ancora completamente guarito e certo il principe non lo aspettava , poiché , nello scorgerlo , non poté frenare un gesto di sorpresa , esclamando nel medesimo tempo : - Tu ! ... - Io , Altezza , - rispose il greco . - Perché hai lasciato il tuo letto ? Codesta è un ' imprudenza . - La gente che appartiene alla mia razza , è la più solida dell ' Europa , - disse , - e poi non amo infiacchirmi nel letto . - Sicché va meglio la tua ferita ? - Fra pochi giorni non rimarrà più , sulla mia pelle , nessuna traccia . - E perché ti sei alzato ? - Perché volevo ascoltare ciò che diceva quel mylord . - Non sai dunque che ha vinto ? - Purtroppo , - rispose il greco coi denti stretti . - Eppure io avevo ordita bene la cosa e se perdeva , tu avresti potuto sbarazzarti per sempre di quella spia . - Spia ! - esclamò il rajah . - Sì , quell ' uomo è una spia ! - ribatté il greco . - Ed io ne ho le prove . - Tu ! - Egli era d ' accordo con una principessa venuta da non so dove , la quale lo aiutava ... - Tu vuoi spaventarmi , Teotokris ? - interruppe il rajah che era diventato grigiastro , e che per l ' improvvisa emozione , aveva lasciato cadere sulla ricca coperta del suo letto - trono , il bicchierino di forte liquore che teneva in mano . - No , poiché anche essendo a letto ho provveduto a tutto . - In quale modo ? - Facendo rapire e sequestrare l ' amica del mylord . - Per tutti i cateri13 dell ' India ! Tu hai fatto questo ? - Sì , Altezza - rispose Teotokris . - E dove si trova ora ? - Nel mio palazzo . - E tu mi accerti che quella principessa sia una spia ? - E qualche cosa di più ancora posso provare . - Continua . - Sembra che ella ti stesse ordendo una congiura per prenderti la corona . I miei uomini e uno de ' tuoi ministri l ' hanno costretta a confessare . - Il rajah che aveva preso dallo sgabello , situato presso il trono , un altro bicchierino , lasciò cadere anche quello senza aver avuto il tempo di vuotarlo . Un forte tremito assalì quel principe ubriacone , mentre dal suo viso trapelava uno spavento impossibile a descriversi . - Ma io farò stritolare tutti quei traditori sotto le zampe del mio elefante carnefice ! - urlò poscia con uno scatto di furore . - Allora dovresti cominciare da mylord . - Perché da lui ? - È l ' amico intimo di quella principessa e prima che egli fosse nominato grande cacciatore , la visitava di frequente . - Chi te l ' ha detto ? - Un fakiro che elemosinava nei pressi del Palazzo della misteriosa principessa . - E nessun ' altra prova ? Capirai che noi dobbiamo agire colla maggior prudenza . Il mylord può essere stato mandato qui dal viceré del Bengala , e tu sai che gli inglesi sono abituati ad approfittare anche delle più piccole occasioni , per stendere le loro mani rapaci sui principati ancora indipendenti . - Ma quella principessa è un ' indiana e non già una donna bianca . - Ebbene la farò sfrattare dal mio stato . - E gli altri ? - Quali altri ? - I complici . Sai che cosa credo ? Che faccia parte della congiura un principe di non so quale paese , non di razza bianca però e che è quello stesso che respinse i nostri seikki , quando assalirono la pagoda sotterranea . - E me lo dici ora , Teotokris ! - gridò il re con collera . E vuotando un paio di bicchierini per prendere probabilmente un po ' d ' animo , saltò o meglio si lasciò scivolare giù dal letto - trono , mettendosi a passeggiare nervosamente per la piattaforma . Teotokris , appoggiato allo stipite della porta , lo guardava con un sorriso beffardo sulle labbra . - E dunque ? - chiese finalmente il principe , - che cosa mi consigli di fare ? - Accusare direttamente il grande cacciatore e , giacché non osi farlo schiacciare dall ' elefante , metterlo sotto chiave . - E poi ? - Eh ! - fece il greco . - In carcere si possono far succedere tante cose . - Ossia ? - Se passato un certo tempo , senza che il viceré del Bengala inoltri qualche reclamo sull ' arresto del suo suddito , un po ' di veleno farà scomparire ogni cosa : carne ed ossa . - Il rajah lo guardò con ammirazione . - Tu sei un grande ministro , Teotokris , - disse poi . - Ah ! questi europei sono meravigliosi ! - Siete deciso , Altezza ? - Ho piena fiducia di te . - Lo accuserai direttamente ? - Sì , - rispose il rajah . - Quando ? - Il rajah pensò qualche momento poi rispose : - Onde meglio mascherare le cose , questa sera daremo una festa nella sala degli elefanti , e quando l ' allegria sarà al colmo , chiederò conto al mio grande cacciatore delle sue relazioni colla misteriosa principessa . Tu terrai pronti cinquanta seikki , perché quel mylord è sempre armato e non fa un passo se non ha dietro que ' sei brutti musi verdastri . - Non vi pentirete Altezza ? - No , sono risoluto a troncare la testa a questa congiura . Ho ucciso mio fratello per avere la corona ; non la cederò a stranieri finché avrò una goccia di sangue . - Il greco aprì le tende e scomparve , mentre il principe saliva sul suo trono - letto , allungandosi sulla coperta di seta azzurra fiorita , inzuppata di whisky ... Mentre il greco preparava la perdita di Yanez , questi , che non sospettava nemmeno lontanamente quale tegola stava per cadergli sul capo , specialmente dopo la splendida riuscita della prova e le promesse del rajah , faceva tranquillamente la sua colazione chiacchierando col chitmudgar e coi suoi malesi . Quantunque le manovre del greco lo preoccupassero non poco , egli era profondamente convinto di dare fra non molto la scalata al trono , e di offrirlo alla sua adorata Surama . Ciò che lo inquietava invece , era la mancanza di notizie da parte di Sandokan e da parte di Surama , che non aveva più riveduta , dopo la sua entrata nel palazzo reale , temendo di comprometterla . Se avesse saputo che in quel momento ella era già prigioniera del greco ! Kubang fortunatamente si guardò bene dall ' avvertirlo , confidando nell ' audacia della Tigre della Malesia . Divorata coscienziosamente la eccellente colazione , fattagli preparare dal chitmudgar , si era pacificamente addormentato sull ' ampio seggiolone di bambù , colla sigaretta semi - spenta fra le labbra . I malesi non tardarono ad imitarlo dopo essersi ritirati nella loro ampia stanza che serviva a loro , in certo qual modo , di quartiere . Era d ' altronde l ' ora in cui tutti si riposavano , ricchi e poveri , poiché dal mezzodì alle quattro pomeridiane , in tutte le città dell ' India , ogni lavoro viene sospeso , per evitare i tremendi colpi di sole , che sono quasi sempre fortissimi , come lo sono i colpi di luna per coloro che durante la notte s ' addormentano all ' aperto , senza aver la precauzione di gettarsi qualche straccio sul viso . I primi quasi sempre uccidono , i secondi invece accecano o producono gonfiori alla faccia , accompagnati da malessere e da fortissime febbri . Alle cinque il chitmudgar svegliò il portoghese portando , su un vassoio d ' argento , un biglietto profumato ed una piccola scatola d ' oro finamente cesellata . - Ah ! - esclamò Yanez , alzandosi . - Il rajah vuole certamente ricompensarmi dell ' uccisione del rinoceronte . Se ciò gli fa piacere accettiamo pure . - La scatoletta conteneva un altro magnifico anello con uno splendido rubino , del valore di qualche migliaio di rupie ; la lettera era un invito per una festa che il rajah offriva alla sua corte nella sala degli elefanti . - Per Giove ! - esclamò nuovamente Yanez . - Il rajah comincia a diventare gentile ed apprezzare i miei servigi . Speriamo d ' indurlo a poco a poco a sbarazzarsi di quel briccone di greco . Via quell ' individuo , io e Sandokan non avremo da fare altro che allungare le mani e togliere , dalla testa di quell ' ubriacone , la corona che gli pesa ormai troppo . - Si mise in un dito il prezioso anello e siccome la festa doveva cominciare subito dopo la scomparsa del sole , fece un ' accurata toeletta , indossando un nuovissimo vestito di flanellina bianca , molto leggero , e stivaloni lucidissimi . Alle reni cinse poi una larghissima fascia di seta a varie tinte , doppiandola in modo da poter nascondere le sue pistole ed il kriss , lasciando solo in vista la scimitarra . - Non si sa mai quello che può succedere alla corte d ' un principe indiano , - mormorò . Anche i suoi malesi si erano vestiti a nuovo ed avevano ben pulite le loro carabine e le loro scimitarre , empiendosi le tasche e le fasce di munizioni , come se dovessero recarsi ad una partita di caccia , piuttosto che ad una festa , essendo per istinto non meno diffidenti del loro padrone . Quando Yanez udì squillare nell ' ampio cortile i baunk , che sono specie di trombette dal suono acutissimo , e rumoreggiare i grossi tamburi , lasciò l ' appartamento preceduto dal chitmudgar , che si pavoneggiava in un ampio dootèe di seta gialla e seguìto dai suoi malesi . La sala degli elefanti si trovava a pianterreno e s ' apriva su uno dei quattro angoli del cortile . Era più vasta e più splendida di quella che il rajah usava pei ricevimenti , con magnifiche colonne ricche di scolture e di dorature , e anche quella non mancava d ' un trono . Era un immenso seggiolone sorretto , come quello del Gran Mogollo , da sei piedi d ' oro massiccio , che si dipartivano da una foglia di palma di dimensioni enormi , di legno intagliato . Sopra la spalliera un pavone tutto di bronzo dorato , allargava la sua coda variopinta , che teneva incastrati diamanti , zaffiri e rubini d ' un effetto splendido . Il rajah vi si era già assiso , circondato dai suoi ministri e dai suoi favoriti e riceveva gli omaggi dei pezzi grossi della capitale , offrendo a tutti bicchieri di liquori . In un angolo dell ' immensa sala , su una piattaforma , coperta da un bellissimo tappeto di Persia , una trentina di suonatori soffiavano disperatamente dentro quelle lunghe trombe di rame chiamate ramsinga , o dentro le surnae che rassomigliano alle nostre chiarine , mentre altri pizzicavano le corde di seta delle sitar , che sono le chitarre indiane , o quelle dell ' omerti , quello strano istrumento formato con una mezza noce di cocco , coperta per un terzo d ' una pelle finissima , o quelle dei sarindàh . Fra le otto colonne che reggevano la volta della sala , una cinquantina di can - ceni , ossia di danzatrici , tutte bellissime e sfarzosamente vestite , coi petti chiusi entro corazze di metallo dorato , coi lunghi capelli sciolti , che avevano alle estremità dei mazzolini di fiori , eseguivano la danza della ram - genye , la più graziosa di tutti i ballabili indiani . All ' estremità della sala invece altrettanti balok , ossia giovani ballerini , col corpo semi - nudo , dipinto in più luoghi e colle teste ornate di fiori e di nastri , danzavano la ram - genye , eseguendo dei passi difficilissimi , assai ammirati dai numerosissimi spettatori che erano accorsi all ' invito del rajah . Yanez dopo d ' aver dato un rapido sguardo a tutti quegli invitati , attraversò la sala sempre seguìto dai suoi malesi e andò a salutare il principe , il quale , in contraccambio , gli offrì una tazza di arak birmano , porgendogliela di propria mano . Il principe sembrava molto di buon umore , forse anche perché era ormai molto alticcio ; però aveva negli sguardi un certo lampo falso che non sfuggì al portoghese , che era un osservatore profondo . Non vedendo però fra i ministri il greco , si rassicurò alquanto e dopo aver vuotata la tazza , andò a sedersi su uno dei divani , che giravano tutto intorno alla sala . Le danze si seguivano alle danze , ora accompagnate dal bin , dal sitar e da altri istrumenti a corda , come usano gli indiani ed ora dal tobla , dall ' hula e dal sarindàh , come usano invece i mussulmani dell ' India centrale e settentrionale . Le can - ceni ed i balok facevano meraviglie , dando prova d ' una resistenza incredibile . Di quando in quando una turba di servi , splendidamente vestiti , che reggevano degli immensi vassoi d ' argento o d ' oro , irrompevano nella sala , offrendo agli invitati pasticcini , gelati , bibite di varie specie , o delle pipe già cariche di eccellente tabacco , o scatole piene di betel . Già la danza durava da un paio d ' ore quando , con sorpresa di tutti , si vide regnare una improvvisa agitazione sulla piattaforma del trono . I ministri che fino allora erano sempre stati seduti presso il trono , bevendo e fumando , si erano alzati discorrendo animatamente fra di loro e gesticolando , mentre il rajah era balzato giù dal trono , facendo dei gesti che parevano di collera . Ufficiali salivano e scendevano dalla piattaforma , come per ricevere e dare ordini . - Che cosa può essere successo ? - si chiese Yanez a cui non era sfuggito quel tramestìo . - Che sia scoppiata qualche rivoluzione in qualche parte del regno ? - Si era appena fatta quella domanda quando vide il rajah lasciare la piattaforma e scomparire dietro una tenda , subito seguìto da uno dei suoi ministri . Quasi nel medesimo tempo un ufficiale della guardia si diresse verso il divano ch ' egli occupava . Yanez vedendolo accostarsi , provò una stretta al cuore . Gli era balenato subito il sospetto che Sandokan avesse tentato qualcuno dei suoi audaci colpi di testa e che gli fosse toccata qualche disgrazia . - Mylord , - disse l ' ufficiale , fermandoglisi dinanzi e curvandosi , onde i vicini non potessero udirlo . - Il rajah desidera parlarti . - Che cosa è avvenuto ? - Lo ignoro : so solo che mi ha detto di condurti senza indugio da lui . - Ti seguo - rispose Yanez forzandosi a mostrarsi tranquillo . I malesi che stavano appoggiati alla parete , vedendo il loro padrone alzarsi , si erano staccati per seguirlo , ma l ' ufficiale fu pronto a dire : - Il rajah desidera parlare al suo grande cacciatore senza testimoni , perciò voi dovete rimanere qui . È l ' ordine che ho ricevuto . - Rimanete pure , - disse Yanez volgendosi verso i malesi . Fece colla mano un gesto che voleva dire : - Tenetevi pronti a tutto . - Poi seguì l ' ufficiale , mentre le danze continuavano animatissime e gl ' istrumenti musicali facevano echeggiare di allegre melodie l ' ampia sala degli elefanti . Uscirono da una delle due parti che si aprivano ai due lati del trono , e Yanez si trovò in una saletta ammobigliata con molto gusto , con divani , specchi e lampadari bellissimi . Il rajah era là , seduto su una poltrona di bambù , appoggiata contro una tenda , che doveva nascondere di certo qualche porta . Non aveva con sé che un ministro e due ufficiali della sua guardia . Yanez comprese di primo acchito , dall ' espressione alterata del viso , che il rajah non era più di buon umore . - Che cosa desiderate , Altezza , da me ? - chiese Yanez fermandosi a due passi dal principe . - Vi è qualche altra caccia da organizzare ? - Forse , mylord - rispose bruscamente il rajah ; - ma dubito molto che si dia l ' incarico a te , questa volta . - Perché , Altezza ? - Perché potresti essere tu la selvaggina . - Yanez con uno sforzo prodigioso trattenne un sussulto , poi guardando bene in viso il principe gli chiese freddamente : - Volete scherzare , Altezza , o guastare la festa ? - Né l ' una , né l ' altra cosa . - Allora spiegatevi meglio . - Il rajah s ' alzò e facendo un passo innanzi , gli chiese a bruciapelo : - Chi è quella principessa indiana ? - Per la seconda volta il portoghese fu costretto a fare un nuovo e più terribile sforzo , per mantenersi calmo e non tradirsi . - Di quale principessa intendete parlare , Altezza ? - domandò mentre impallidiva a vista d ' occhio . - Di quella che ha il suo palazzo dinanzi la vecchia pagoda di Tabri . - Ah ! - fece Yanez tentando di sorridere . - Chi è stato quell ' imbecille che vi ha detto che quella è una principessa ? - Non importa che te lo dica , mylord . La conosci tu ? - Da molto tempo . - Chi è ? - Una bellissima indiana , che io ho scoperta nel Mysore , e che m ' accompagna sempre nei miei viaggi , perché ella mi ama ed io l ' amo . Siete ora soddisfatto , Altezza ? - No , - rispose seccamente il principe . - Che cosa desiderate di sapere ancora ? - Sapere quale motivo ti ha spinto a venire nel mio regno . - Ve l ' ho già detto : la passione per le grosse cacce . - In tale caso non si conducono tanti uomini . - Non ne ho che sei . - E quelli che occupavano il tempio sotterraneo e che mi sono sfuggiti di mano ? - Yanez , malgrado il suo straordinario coraggio , si sentì vacillare . - Quali ? - chiese dopo un breve silenzio . - Io non so di quali uomini vogliate parlare . - Non li conosci tu ? - Non so chi siano , né per quale motivo si siano rifugiati in quella pagoda . - È strano che la tua donna non te n ' abbia mai parlato . - Chi ? - chiese Yanez con impeto . - Quella che chiamano la principessa . - Quella fanciulla conoscere quegli uomini ! Chi v ' ha narrato ciò , Altezza ? È una infamia codesta ! - L ' ha confessato ella stessa . - Yanez portò ambo le mani alla fascia dove teneva nascoste le pistole e guardò ferocemente il principe . Una bella collera , a poco a poco , lo invadeva . Aveva capito perfino troppo e si sentiva mancare il terreno sotto i piedi . - Altezza ! - disse con voce minacciosa , - che cosa avete fatto di quella fanciulla ? - L ' abbiamo fatta rapire . - Miserabili ! - tuonò Yanez con accento terribile . - Chi vi ha dato il permesso ? - Il rajah che aveva preso un animo insolito per l ' eccitamento dei liquori poco prima tracannati , rispose prontamente : - Da quando un principe , che regna assoluto , deve chiedere dei permessi agli stranieri , mylord ? - Io vi ho reso dei servigi . - Ed io ti ho pagato . - Un uomo come me non si compera , né con diecimila , né con cento mila rupie , m ' avete capito , Altezza ? - Si strappò dalle dita i due anelli e li gettò con disprezzo a terra dicendo : - Ecco che cosa ne faccio io dei vostri regali . Fateli raccogliere dai vostri servi . - Il rajah un po ' atterrito da quello scoppio d ' ira e da quell ' atto , rimase silenzioso , limitandosi ad aggrottare la fronte . - Altezza , - rispose Yanez con rabbia concentrata , - voi avete agito non come un principe , bensì come un malandrino . Ricordatevi però che io sono un suddito inglese , che sono per di più un mylord , che la mia donna è sotto la protezione del governo inglese , e che alle frontiere del Bengala vi sono truppe sufficienti per invadere il vostro stato e conquistarlo . - Tu mi hai offeso , mylord , - rispose il rajah con collera . - Non me ne importa . Rendimi quella fanciulla o io ... - Che cosa oseresti fare ? - Non ti terrò più in conto di un principe . - Ed io ti risponderò invitandoti a deporre le armi . - Io ! - gridò Yanez balzando indietro . - Tu , mylord , devi averne sotto la tua fascia , - disse il rajah . - Un inglese quando si trova in paesi ancora barbari , non lascia mai le sue pistole . - Allora sarò costretto a fartele togliere colla violenza . - Yanez incrociò le braccia sul petto e guardandolo fisso con tono di sfida : - Provatevi e vedrete che cosa succederà qui ... - Il rajah , visibilmente spaventato dall ' audacia del portoghese , era rimasto silenzioso , volgendo gli occhi ora verso l ' una ed ora verso l ' altra delle sue guardie , come per chiedere una pronta protezione . Il suo ministro , che tremava come se avesse avuta la febbre , aveva battuto prudentemente la ritirata verso una delle due porte della sala degli elefanti . - Dunque ? - chiese Yanez vedendo che il principe non si decideva a riprendere la parola . - Mylord , - disse finalmente il rajah riprendendo un po ' di coraggio , - ti dimentichi che ho qui più di duecento seikki , pronti a dare il loro sangue per me ? - Lanciatemeli addosso : io sono qui ad aspettarli . - Allora deponi le armi . - Mai ! - Finiamola ! - gridò il rajah esasperato . - Ufficiali , disarmate quest ' uomo ! - Ah ! è così che tu tratti il tuo grande cacciatore ? - gridò Yanez . In tre salti attraversò la stanza e si precipitò nella sala tuonando : - A me , malesi ! ... - Aveva estratte le pistole e le aveva puntate verso la porta , pronto a fulminare i due ufficiali della guardia , se lo avessero seguìto . I malesi , udendo la voce del loro capo e vedendolo precipitare fra le danzatrici e gli spettatori colle armi in pugno , balzarono innanzi come tigri , armando precipitosamente le carabine e puntandole verso la folla . Un immenso grido di terrore echeggiò nella vasta sala . - Via tutti ! - gridò Yanez , - o comando il fuoco ! - Le danzatrici , i suonatori e gli spettatori , che erano inermi e che ormai sapevano quanto fosse audace il grande cacciatore , si rovesciarono confusamente verso la porta , che metteva nel cortile d ' onore , pigiandosi e gareggiando accanitamente per giungere prima all ' aperto . Urlavano tutti in preda ad un vivissimo spavento , credendo in buona fede che la scorta del grande cacciatore , si preparasse a far fuoco dietro le loro spalle . Yanez approfittò di quella confusione per chiudere le due piccole porte di bronzo massiccio , che mettevano nelle vicine stanze ed a sprangarle , onde impedire ai seikki d ' irrompere nella sala . Quando gli ultimi spettatori , dopo essersi schiacciati presso l ' uscita , riuscirono a loro volta a mettersi in salvo nel cortile , i malesi chiusero con gran fracasso anche quella porta , che era pure di bronzo , e così spessa da sfidare il fuoco d ' un pezzo d ' artiglieria . - Ora - disse Yanez , - prepariamoci a vendere cara la pelle , amici . Sappiate che tutto è stato scoperto , che Surama è stata rapita , e che non si sa nulla di Sandokan . Non ci resta che di morire , ma noi vecchie tigri di Mompracem , non abbiamo paura della morte . Avete molte munizioni ? - Quattrocento colpi - rispose Burni . - Peccato che Kubang non sia ritornato a tempo . Vi sarebbe una carabina di più . Come mai non si è più fatto vivo ? - Capitano , che sia stato assassinato ? - disse uno dei cinque malesi . - Può darsi - rispose Yanez . - Vendicheremo anche lui . Burni , tu pel momento prenderai il posto di Kubang . - Va bene , capitano . - In quell ' istante , ad una delle due porte che comunicavano colle stanze , si udì echeggiare un colpo sonoro che parve prodotto dall ' urto d ' una mazza di metallo , seguìto subito da una voce imperiosa che gridava : - Aprite , ordine del rajah ! - Yanez che stava dirigendosi già verso il portone di bronzo , immaginandosi che l ' attacco più vigoroso sarebbe stato tentato da quella parte , tornò prontamente indietro , gridando a sua volta : - Va ' a dire a S . A . che il suo grande cacciatore non ha pel momento alcun desiderio di ricevere i suoi ordini . - Se non obbedisci , mylord , farò abbattere le porte . - Ma dietro le porte troverai degli uomini pronti a tenerti testa , perché tutti noi siamo risoluti a vendere carissima la nostra pelle . - Rifiuti , mylord ? - Assolutamente . - È la tua ultima parola ? - Sì , l ' ultima - rispose Yanez . La voce non si fece più udire . Yanez s ' accostò alla porta di bronzo che metteva sul cortile e si mise in ascolto . Al di fuori si udiva un brusio di voci , come se molti uomini si fossero radunati dinanzi alla porta . - Saranno i seikki del rajah , - mormorò . - Per Giove ! La faccenda minaccia di diventare seria ! Non poter avvertire Sandokan ! Come finirà tutto ciò ? Non potremo resistere indefinitamente , e questa porta , per quanto robusta , finirà per cadere . - Ad un tratto trasalì ! Aveva udito un barrito spaventevole , come quello d ' un elefante in furore , rimbombare a breve distanza dalla porta . - Ah per Giove ! Io non avevo pensato a questo ! - esclamò . - A me , malesi ! - I cinque uomini si ripiegarono rapidamente verso il centro della sala . - Che cosa dobbiamo fare , capitano Yanez ? - chiese Burni . - Prendere tutti questi divani , queste sedie ed innalzare una barricata dietro la grande porta di bronzo . - Non aveva ancora terminato di parlare che già i malesi erano al lavoro . Bastarono pochi minuti a quegli uomini infaticabili , per elevare dietro alla porta una barricata imponente , più per intralciare il passo all ' elefante che per arrestarlo . Yanez però era sicuro di abbatterlo a colpi di carabina , prima che potesse scagliarsi attraverso la sala . - Dietro a tutti questi divani , ci difenderemo a meraviglia , - disse ai malesi . - Rimanga un uomo solo a guardia delle due porticine . L ' attacco si farà qui per ora . - In quell ' istante un altro e più formidabile barrito si fece udite al di fuori , seguìto da alcune grida . Erano i cornac che eccitavano l ' animale a dare addosso alla porta . - Tutti intorno a me ! - comandò Yanez . - Qualunque cosa accada , non lasciate la barricata , o morrete schiacciati dalle porte di bronzo . - Un rombo metallico fece tremare perfino le pareti della vasta sala e oscillare spaventosamente le massicce porte di bronzo . L ' elefante aveva dato il primo cozzo colle parti deretane . - Che forza prodigiosa hanno questi pachidermi ! - mormorò Yanez . - Sette od otto di questi colpi ed il varco sarà aperto . - Trascorse mezzo minuto d ' angosciosa aspettativa per gli assediati , poi un altro urto fu dato alla porta , la quale oscillò dalla base alla cima . Parve che fosse scoppiata qualche grossa granata , o che gli assedianti avessero dato fuoco ad un mortaio di grosso calibro . Ne seguì un terzo , poi un quarto , sempre più violento . Al quinto le porte , svelte dai cardini , piombarono con un fragore assordante addosso ai divani , schiacciandone un gran numero , ma rinforzando nel medesimo tempo colla loro massa , la barricata . - Amici ! - gridò Yanez , che era già preparato a quella caduta - prepariamoci a dare a questi indiani una lezione che faccia epoca . - 24 . La resa di Yanez L ' elefante , atterrato l ' ostacolo , si era frettolosamente allontanato di una ventina di passi , poi si era voltato presentando agli assediati la sua formidabile tromba , che stringeva all ' estremità una massiccia sbarra di ferro . Seduto fra le due orecchie stava il suo cornac , armato dell ' uncino onde spingerlo all ' attacco . Dietro ed ai fianchi si erano radunati trenta o quaranta seikki ; però altri dovevano trovarsi nel cortile a giudicare dalle grida e dai comandi che si udivano . La porta era così ampia che l ' elefante poteva entrare senza fatica nella sala , la quale , forse in altri tempi , aveva servito da scuderia a quei colossali pachidermi . Avanti che il grosso animale salisse il primo gradino , una ventina di seikki gli si gettarono dinanzi , sparando all ' impazzata fra i divani e le sedie , colla speranza di far scaricare le carabine degli assediati ; questi però , che erano bene al riparo dalle palle degli avversari , si guardarono bene dal cadere nel tranello . Non ricevendo risposta , i seikki , dopo d ' aver consumato senza alcun risultato un centinaio di cartucce , lasciarono il passo al pachiderma , il quale s ' avanzò coraggiosamente ostruendo , col suo corpaccio , tutta la porta . Era il momento atteso da Yanez . - Ecco un ' altra barricata , - mormorò . - Non lasciamolo passare del tutto . - Alzò la sua grossa carabina , tenendosi inginocchiato dietro un divano e lasciò partire uno dopo l ' altro i due colpi , tosto imitato dai suoi uomini . L ' elefante colpito alle giunture delle spalle , i due punti più vulnerabili , e crivellato dai proiettili dei malesi , tentò di dare indietro per uscire da quella strettoia ; ma le forze improvvisamente gli mancarono e s ' accasciò di colpo , ostruendo tutto il passaggio colla sua massa enorme . Al di fuori si levò un coro di urla di rabbia , mentre il disgraziato animale , dopo d ' aver lanciato tre o quattro possenti barriti , cominciava a rantolare . Grosse lagrime gli cadevano dagli occhi e la sua tromba , scossa da un tremito convulso , soffiava sangue : indizio sicuro d ' una prossima morte . - Per Giove ! - esclamò Yanez . - Ecco un colpo magnifico che i seikki non s ' aspettavano . Vedremo ora come faranno a entrare . Sarano costretti ad assalirci dalla parte delle due porticine , e quelle aperture non sarà difficile difenderle . Burni ! - Capitano . - Prendi due uomini e va ' a demolire il palco dei suonatori . È necessario barricare le due porticine . - Quindi volgendosi verso i due malesi che gli stavano inginocchiati ai fianchi , spiando gli ultimi sussulti del pachiderma , disse a loro : - Non perdete di vista un solo istante la porta , e fate fuoco sul primo che cercherà d ' entrare . Potrete facilmente vederlo perché sarà costretto passare sul corpo dell ' elefante . Ed ora vedremo come stanno le cose . - Si alzò con precauzione e sporse il capo fra due divani , lanciando un rapido sguardo verso la porta . L ' elefante rantolava ancora e dietro la sua massa si vedevano sorgere numerose carabine . Era evidente però che i seikki aspettavano che il povero pachiderma avesse esalato il suo ultimo respiro , prima di avventurarsi sul suo corpo , per timore di ricevere qualche colpo di proboscide . Burni e i suoi due uomini avevano appena terminato di barricare le due porticine , accumulandovi dietro tavole , pali grossissimi e gli ultimi divani , quando una nota metallica uscì dalle fauci del pachiderma : la morte stava per sorprendere il disgraziato animale . - È il suo barrito supremo , - disse Yanez . - Tenetevi pronti a respingere l ' attacco . I seikki non tarderanno ad aprire il fuoco . - Ne vedo già uno che sta arrampicandosi sul dorso dell ' elefante - disse Burni . Un guerriero seikko , sicuro ormai che l ' elefante era morto , oppure non più in grado di far uso della terribile proboscide , erasi arrampicato sul gigantesco corpo e si avanzava strisciando . Burni , che non lo perdeva di vista , si rizzò in piedi , mirò qualche istante , tenendosi semi - nascosto dietro un divano , poi lasciò partire un colpo secco che risuonò nell ' immensa sala . L ' indiano rotolò verso uno degli stipiti della porta , lasciandosi sfuggire il fucile che teneva in mano , senza fare nemmeno un gesto , né mandare un grido . - Ecco uno che non griderà più , - disse Yanez freddamente . - Se tutti i proiettili colpissero così bene , colle munizioni che abbiamo , non resterebbe più un solo seikko a quel maledetto rajah . - Altri due seikki avevano preso il posto dell ' ucciso . Vedendo alzarsi dietro i divani una nuvoletta di fumo , fecero fuoco quasi contemporaneamente , credendo di colpire l ' uccisore del loro compagno , ma Burni si era nascosto dietro la barricata . - A me , ora , - disse Yanez . - Vi mostrerò io come tira il grande cacciatore . - Due spari fortissimi seguirono quelle parole . La grossa carabina del portoghese aveva fulminato anche quei nuovi assalitori , facendoli ruzzolare uno a destra e l ' altro a sinistra dell ' elefante . Quei tre colpi meravigliosi scatenarono un clamore assordante e rallentarono , nel medesimo tempo , l ' attacco . Il grande cacciatore del rajah , già ammirato per la sua straordinaria audacia , cominciava a terrorizzare anche quei coraggiosi guerrieri , che tutti gli indiani ritenevano invincibili . - Ah ! Se potessi avvertire la Tigre della Malesia ! ... - esclamò Yanez . - Ma dove si troverà ? Deve essere impegnato in qualche grave affare il mio fratellino , se non ha mandato a noi sue notizie . La va male ! Come finirà questa brutta faccenda ? Orsù , non disperiamo e cerchiamo di resistere più che potremo ! I lamenti sono affatto inutili in questo momento . - Una detonazione fortissima scosse l ' immensa sala , poi un largo tratto di soffitto precipitò al suolo , a breve distanza dagli assediati . I seikki , non osando attaccare risolutamente i malesi , avevano messo in batteria , all ' estremità del cortile d ' onore , un pezzo d ' artiglieria ed avevano cominciato il fuoco . La fronte di Yanez si era annuvolata . - Questo non me l ' aspettavo , - mormorò . - Speriamo che non adoperino delle granate . - Una seconda detonazione rimbombò più acuta della prima , ed un proiettile , dopo d ' aver attraversato l ' elefante quasi a livello della spina dorsale , passò sibilando sopra la barricata dei divani , conficcandosi profondamente nella parete opposta . - Fino a quando potremo resistere ? - disse Yanez . Un terzo sparo rimbombò nel cortile e si vide uno spettacolo orribile . L ' elefante era stato colpito da una granata e questa , scoppiando nel suo corpo , aveva orrendamente squarciata la massa , scagliando , contro gli stipiti della porta , enormi lembi di pelle e di carne e spruzzando di sangue le vicine pareti , le porte di bronzo , i divani e perfino le sedie . La detonazione non si era ancora spenta , quando dieci o dodici seikki si slanciarono sul corpo mutilato del pachiderma , mandando urla feroci e facendo fuoco in tutte le direzioni . I malesi avevano già alzate le carabine per rispondere all ' attacco ; Yanez fu pronto a trattenerli : - No : a colpo sicuro ! - I seikki , superato il corpaccio del pachiderma , si erano slanciati sulle due porte di bronzo che , come abbiamo detto , erano cadute addosso ai divani , e stavano per attraversarle quando una voce secca , tagliente , si fece udire : - Fuoco , malesi ! - Una scarica terribile , quasi a bruciapelo , colpì il minuscolo drappello d ' avanguardia . Sei seikki caddero in mezzo ai divani , più o meno fulminati . Gli altri , che avevano le carabine scariche , balzarono rapidamente sull ' elefante attraverso lo squarcio sanguinoso e scapparono a gambe levate . - Questi montanari sono testardi , - disse Yanez . - Però io al loro posto sarei più prudente , sapendo d ' aver dinanzi degli uomini che tirano meravigliosamente ed a colpo sicuro . - In guardia , capitano ! - esclamò Burni . - Vengono ancora ? - Sì , tornano all ' attacco . - Turbanti e canne di carabine tornavano a mostrarsi dietro all ' elefante . I seikki si preparavano di certo per tentare uno sforzo supremo . Dovevano essere furibondi per le perdite subite , quindi ben più terribili di prima . Un urlo feroce , il grido di guerra di quelle intrepide tribù montanare , li avvertì che l ' attacco stava per essere ripreso . Ed infatti , un momento dopo , una valanga d ' uomini scalava l ' elefante , proteggendosi con un fuoco vivissimo , di nessun effetto però per gli assediati , che si trovavano riparati prima dalle porte di bronzo che erano rimaste inclinate , e poi da tutto quell ' ammasso di divani e sedie . - Date dentro ! - comandò Yanez ai suoi uomini . I malesi non si fecero ripetere il comando . Meravigliosi tiratori , aprirono a loro volta il fuoco abbattendo un uomo ogni colpo che sparavano . I seikki , quantunque atterriti dalla precisione di quel fuoco , che non cessava un solo istante , se non osavano avanzare , si tenevano però ostinatamente sul dorso del pachiderma , rispondendo colpo per colpo , mentre il pezzo d ' artiglieria , piazzato in fondo al cortile , tuonava mandando le palle sopra le loro teste , cercando di sfondare il soffitto e di provocarne la caduta per schiacciare i difensori della sala . Fortunatamente la volta era stata troppo bene costruita e non rovinavano che qualche mattone e larghi pezzi di calcinaccio , proiettili che non inquietavano affatto né Yanez , né i malesi . Il fuoco era diventato terribile d ' ambo le parti e anche rapidissimo . Ogni seikko che cadeva , veniva subito surrogato da un altro non meno ostinato , né meno valoroso del compagno e che non tardava a capitombolare morto o ferito . Una ventina di uomini erano già stati posti fuori di combattimento , quando il segnale della ritirata venne dato . Quel comando giungeva in buon punto , poiché i malesi si trovavano ormai imbarazzati a tener fronte a tanti avversari , e si bruciavano le mani essendo diventate le canne delle carabine ardenti . Anche questa volta il fuoco dei seikki non aveva ottenuto alcun risultato , poiché solo Burni era stato colpito da una palla di rimbalzo , che gli aveva portato via il lobo dell ' orecchio destro , provocando un ' emorragia che non poteva avere alcuna grave conseguenza . - Capitano , - disse Burni , - come ce la caveremo noi ? Che cosa tenteranno i seikki ? - Eccoli radunati intorno al pezzo , - gridò Yanez . - Amici , preparatevi a sgombrare o riceverete in pieno petto una palla di buon calibro . - I malesi furono solleciti ad allontanarsi , riparandosi dietro le due estreme ali della barricata , che si trovavano fuori dalla linea del portone . Avevano appena raggiunti i loro posti , quando il cannone avvampò con un fragoroso rimbombo . La palla rimbalzò sulle porte di bronzo , scheggiando quella di destra , attraversò la barricata dei divani , affondandone parecchi e andò a conficcarsi in una parete . - Avranno però da fare , a sfondare le porte di bronzo , capitano - disse il malese . - Cederanno anche quelle . Il pezzo che i seikki adoperano deve essere buonissimo , - osservò Yanez . Un altro colpo seguì il primo e la palla tornò a rimbalzare , sfondando però un ' altra buona parte della barricata . - Se ne va , - disse Burni scuotendo tristemente la testa . I colpi si succedevano ai colpi , facendo tremare le invetriate della sala . Le palle rimbalzavano da tutte le parti , scrosciando sulle porte di bronzo , le quali a poco a poco cedevano , e si conficcavano contro le muraglie aprendo dei buchi enormi . Yanez ed i malesi , rannicchiati dietro i divani , cupi , pensierosi , stringevano le loro carabine senza sparare un solo colpo , ben sapendo che sarebbero state cartucce perdute senza alcun profitto , poiché la massa del pachiderma impediva a loro di scorgere gli artiglieri . Il cannoneggiamento durò una buona mezz ' ora , poi quando le due porte caddero spezzate , e la barricata fu sfondata , il fuoco fu sospeso ed un uomo , salito sui resti dell ' elefante , si presentò , tenendo infisso sulla baionetta un pezzo di seta bianca . Yanez si era già alzato , pronto a fulminarlo , ma accortosi a tempo che si trattava d ' un parlamentario , abbassò la carabina chiedendo : - Che cosa vuoi tu ? - Il rajah mi manda per intimarvi la resa . La vostra barricata ormai non vi protegge più . - Dirai a Sua Altezza che ci proteggeranno le nostre carabine , e che il suo gran cacciatore ha ancora le braccia ferree e la vista eccellente , per mettergli fuori di combattimento le guardie reali . - Il rajah mi ha mandato per proporti delle condizioni , mylord . - Quali sono ? - Accorda a te la vita , purché tu ti lasci condurre alla frontiera del Bengala . - Ed a ' miei uomini ? - Hanno ucciso , non sono uomini bianchi e pagheranno colla loro vita . - Va ' a dire allora al tuo signore , che il suo grande cacciatore li difenderà finché avrà una cartuccia e un soffio di vita . Sgombra o ti fucilo sul posto ! - Il parlamentario fu lesto a scomparire . - Amici , - disse Yanez con voce perfettamente tranquilla , - qui si tratta di morire : la Tigre della Malesia penserà a vendicarci . - Signore , - disse Burni , - la nostra vita ti appartiene e la morte non ha mai fatto paura alle vecchie tigri di Mompracem . Cadere qui o sul mare è tutt ' una , è vero camerati ? - Sì , - risposero i malesi ad una voce . - Allora prepariamoci all ' ultima difesa , - disse Yanez . - Quando non potremo più sparare , attaccheremo colle scimitarre . - Ai colpi di cannone di poco prima , era successo un profondo silenzio . I seikki si consigliavano e stavano preparando la colonna d ' attacco . Essi , invece di esporsi al tiro di quelle infallibili carabine , avevano trascinato il pezzo d ' artiglieria vicino alla porta , e siccome l ' elefante , ormai quasi interamente distrutto dalle granate , non impediva più il puntamento , si preparavano a mitragliare i difensori della sala . - Ecco la fine ! - disse Yanez , che si era accorto della manovra . - Cerchiamo di morire da prodi . - Una bordata di mitraglia scrosciò sugli avanzi della barricata , fulminando Burni che si era avanzato per vedere come stavano le cose . Seguì una seconda scarica che fece cadere un altro malese , poi il parlamentario tornò a mostrarsi fra il corpaccio dilaniato dell ' elefante , gridando per la seconda volta : - Il rajah mi manda per intimarvi la resa . Se rifiutate vi stermineremo tutti . - La difesa era insostenibile . - Noi siamo pronti ad arrenderci , - rispose finalmente il portoghese , - a condizione però che i miei uomini abbiano , al pari di me , la vita salva . - Il mio signore te lo promette . - Ne sei ben certo ? - Mi ha dato la sua parola . - Eccomi . - Balzò sopra gli avanzi della barricata seguito dai suoi malesi , superò l ' elefante e saltò sul gradino , fermandosi dinanzi al cannone ancora fumante . Il cortile era pieno di seikki ed in mezzo a loro si trovava il rajah coi suoi ministri , i quali reggevano delle torce . Yanez gettò a terra la carabina , respinse gli artiglieri che cercavano di afferrarlo e mosse verso il principe a testa alta , colle braccia strette sul petto , dicendo con un accento sardonico : - Eccomi Altezza . I seikki hanno vinto l ' uccisore di tigri e di rinoceronti , che esponeva la sua vita per la tranquillità dei vostri sudditi . - Tu sei un valoroso , - rispose il rajah evitando lo sguardo fiammeggiante del portoghese . - Poche volte mi sono divertito come questa sera . - Sicché Vostra Altezza non rimpiange i seikki , che sono caduti sotto il mio piombo . - Li pago - rispose brutalmente il principe . - Perché non dovrebbero distrarmi ? - Ecco una risposta degna d ' un rajah indiano , - rispose Yanez ironicamente . - Che cosa farete ora di me ? - A questo penseranno i miei ministri , - rispose il principe . - Io non voglio avere questioni col governatore del Bengala . T ' avverto però che finché non si saranno decisi , tu sarai mio prigioniero . - Ed i miei uomini ? - Li farò rinchiudere intanto in una stanza appartata . - Assieme a me ? - No , mylord , almeno per ora . - Perché ? - Per maggior sicurezza . Siete uomini troppo astuti voi per lasciarvi insieme . - Avverto però V . A . che anche i miei servi sono sudditi inglesi , essendo nati a Labuan . - Io non so che cosa sia questo Labuan , - rispose il principe . - Tuttavia terrò conto di quanto tu mi dici . - Fece poi un segno colla mano e tosto quattro ufficiali piombarono sul portoghese , afferrandolo strettamente per le braccia . - Conducetelo dove voi sapete , - disse il rajah . - Non dimenticatevi però che è un uomo bianco e per di più un inglese . - Yanez si lasciò condurre via senza opporre resistenza . Era appena entrato in una delle sale pianterrene , quando i seikki si scagliarono , coll ' impeto di belve feroci , contro i tre malesi , strappando a loro di mano le carabine e legandoli solidamente . Quasi nel medesimo istante , da una delle ampie porte che s ' aprivano sul cortile , usciva un colossale elefante , montato da un cornac barbuto e d ' aspetto feroce . Appeso alla tromba reggeva un ceppo , poco dissimile a quello su cui i macellai usano spaccare i quarti di bue . Quel bestione era l ' elefante - carnefice . In tutte le corti dei principotti indiani vi è un simile animale , ammaestrato sul miglior modo di mandare all ' altro mondo tutti coloro che danno ombra a quei crudeli regnanti . Mentre i seikki si ritiravano per lasciargli il passo , il gigantesco pachiderma depose , proprio nel centro del cortile , il ceppo , posandovi poi sopra una delle sue zampacce , come per provarne la solidità . - Avanti il primo , - disse il rajah che stava comodamente seduto su una poltrona , con un sigaro fra le labbra . - Voglio vedere se questi uomini , che si battono col coraggio delle tigri , saranno altrettanto coraggiosi dinanzi alla morte . - Quattro seikki afferrarono uno dei tre malesi e lo trascinarono dinanzi all ' elefante , facendogli appoggiare la testa sul ceppo e trattenendolo con tutto il loro vigore . Il gigantesco carnefice , ad un ordine del cornac , fece due o tre passi indietro , alzò la proboscide cacciando fuori un lungo barrito , poi s ' avanzò verso il ceppo , levò la zampa sinistra e la lasciò cadere sulla testa del povero malese . Il cadavere fu gettato da un lato , e coperto con un largo dootèe ; poi l ' uno dopo l ' altro , furono giustiziati , nel medesimo modo , i due altri malesi . - Teotokris sarà ora contento , - disse il rajah . - Andiamo a riposarci . - Cominciava allora ad albeggiare . Egli si alzò e entrò in uno degli edifici laterali , seguìto dai suoi ministri e dai suoi ufficiali , mentre i seikki si preparavano a portare via i loro camerati , caduti sotto il piombo delle tigri di Mompracem . Il principe si era forse appena coricato , quando un uomo entrava frettolosamente nel palazzo reale e saliva a quattro a quattro i gradini , che conducevano nell ' appartamento di Yanez . Era Kubang che tornava , dopo aver assistito all ' attacco del palazzo di Surama , e alla fuga di Sandokan e di Tremal - Naik verso il fiume . Udendo bussare frettolosamente , il chitmudgar , che dopo le prime fucilate sparate nella sala si era precipitosamente rifugiato lassù , non osando prendere le parti del gran cacciatore , aveva subito aperto . Il pover ' uomo , che da una finestra che prospettava sul cortile d ' onore , aveva assistito alla resa di Yanez , e all ' esecuzione dei tre malesi , era disfatto per l ' intenso dolore e piangeva come un fanciullo . - Ah , mio povero sahib ! - esclamò vedendosi dinanzi Kubang ; - vuoi morire anche tu , dunque ? - Che cosa dici chitmudgar ? - chiese il malese , spaventato dal pianto di quell ' uomo . - Il tuo signore è stato arrestato . - Il capitano ! - esclamò il malese facendo un salto . - Ed i tuoi compagni sono stati tutti giustiziati . - Kubang diede indietro come se avesse ricevuto una palla di fucile in mezzo al petto . - Povera Tigre della Malesia ! - esclamò con voce strozzata , - povero capitano Yanez ! - Poi rimettendosi prontamente e afferrando strettamente le braccia del chitmudgar , gli disse : - Narrami ciò che è avvenuto , tutto , tutto . - Quando fu informato del combattimento avvenuto nella notte , il malese si passò più volte una mano sugli occhi , strappando via qualche lagrima , poi chiese : - Credi tu che il rajah giustizierà anche il mio padrone ? È necessario , prima che lasci questo palazzo , che io lo sappia . - Io non so nulla , tuttavia secondo il mio modesto parere , il rajah non oserà alzare la mano su un mylord inglese . Ha troppa paura del governatore del Bengala . - Dove hanno rinchiuso il mio padrone ? - Se non m ' inganno devono averlo condotto nel sotterraneo azzurro , che si trova sotto la terza cupola del cortile d ' onore . - Un luogo inaccessibile ? - Sicuro di certo . - Bene guardato ? - So che giorno e notte vegliano dei seikki dinanzi alla porta di bronzo . - Vi sono dei carcerieri ? - Sì , due . - Incorruttibili ? - Eh , questo poi non lo posso sapere . - Sotto la terza cupola mi hai detto ? - Sì , - rispose il chitmudgar . - Potresti farmi uscire senza che mi vedano ? - Per la scala riservata ai servi , che mette dietro il palazzo . - Un ' ultima domanda . - Parla , sahib . - Dove potrei rivederti ? - Ho una casetta nel sobborgo di Kaddar , che è tutta dipinta in rosso , ciò che la fa spiccare fra tutte le altre , che sono invece bianchissime , e dove tengo una donna che mi è assai affezionata e che due volte alla settimana posso vedere . Là potrai trovarmi quest ' oggi , dopo mezzogiorno . - Tu sei un brav ' uomo , - disse il malese . - Ora fammi fuggire . - Seguimi : il sole è appena sorto ed i servi non si saranno ancora alzati . - Attraversarono un piccolo terrazzo che s ' allungava sul di dietro dell ' alloggio di Yanez , si cacciarono entro una scaletta aperta nello spessore delle muraglie , e così stretta da non permettere il passaggio che ad un solo uomo alla volta , e scesero nei giardini del rajah , che avevano una notevole estensione e che , stante l ' ora mattutina , erano deserti . Il chitmudgar condusse il malese verso una porticina di metallo , adorna delle solite teste di elefante e l ' aprì , dicendogli : - Qui non vi sono sentinelle . Ti aspetto nella mia casetta . Io mi sono affezionato al tuo padrone e tutto quello che potrò fare per liberarlo dalla sua prigionia , te lo giuro su Brahma , mio sahib , lo tenterò . - Tu sei il più bravo indiano che io abbia conosciuto fino a oggi , - rispose Kubang , commosso . - Il padrone , se un giorno sarà libero , non ti dimenticherà . - S ' avvolse nel dootèe e s ' allontanò frettolosamente , senza volgersi indietro , avviandosi verso la casa di Surama , colla speranza d ' incontrare in quei dintorni qualcuno di sua conoscenza . Stava per giungervi scorgendo già le ultime colonne di fumo che s ' alzavano sopra le rovine del palazzo , interamente divorato dal fuoco , quando un uomo che veniva in senso contrario con molta premura , gli sbarrò bruscamente il passo . Kubang , già troppo esasperato dalla catastrofe che aveva colpito il suo padrone , stava per sparare una pistolettata sull ' insolente , quando un grido di gioia gli sfuggì : - Bindar ! - Sì , sono io sahib , - rispose subito l ' indiano . - Surama e la Tigre della Malesia sono ormai in viaggio per la jungla di Benar e venivo ad avvertire il tuo padrone . - Troppo tardi , amico - rispose Kubang con voce triste . - Egli è prigioniero ed i miei camerati sono stati massacrati . Pare che tutto sia stato scoperto e che quel cane di greco sia vincitore su tutti . Non perdere un momento , va ' a raggiungere subito la Tigre della Malesia e avvertilo subito di quanto è avvenuto . - E tu ? - Io rimango qui a sorvegliare il greco . Ho modo di sapere quello che può accadere alla corte . La mia presenza in Gauhati può essere più utile che altrove . - Hai bisogno di denaro ? Ho riscosso or ora per conto del capo . - Dammi cento rupie . - E dove potrò io trovarti ? - Nel sobborgo di Kaddar vi è una casetta tutta rossa , che appartiene al chitmudgar , che era stato messo a disposizione del capitano Yanez . Là andrò a stabilirmi . Ora parti senza indugio e va ' ad avvertire la Tigre . Quell ' uomo libererà di certo il capitano . - Bindar gli contò le cento rupie , poi partì a corsa sfrenata dirigendosi verso il fiume , dove contava di acquistare o di noleggiare qualche piccolo battello . Kubang proseguì il suo cammino per raggiungere il borgo , il quale trovandosi lontano dal palazzo reale , aveva meno probabilità , in quel luogo , di venire scoperto . Sua prima cura però fu quella di entrare da un rigattiere baniano e di cambiare il suo costume troppo vistoso , con uno mussulmano ; poi dopo d ' aver fatto colazione in un modestissimo bengalow di passaggio , riprese la marcia addentrandosi nelle tortuose viuzze della città bassa . Eccetto che nei grandi centri , o nei dintorni dei palazzi reali o delle più celebri pagode , le città indiane non hanno strade larghe . La pulizia è una parola poco conosciuta , sicché quelle viuzze , prive d ' aria , sempre sfondate e polverose , essendo rare le piogge , somigliano a vere fogne . Una puzza nauseante si alza da quei labirinti , anche perché di quando in quando si trovano delle vaste fosse , dove vengono gettate le immondizie delle case , il letame delle stalle e le carogne d ' animali morti . Guai se non vi fossero i marabù , quegli infaticabili divoratori , che da mane a sera frugano entro quei mondezzai , ingozzandosi fino quasi a scoppiare . Fu solamente verso le tre del pomeriggio che Kubang , che aveva parecchie volte sbagliata via , non conoscendo che imperfettamente la città , riuscì finalmente a scoprire la casetta rossa del chitmudgar . Era una minuscola costruzione a due piani , che sembrava più una torre quadrata che una vera casa , che si elevava in mezzo ad un giardinetto dove sorgevano sette od otto maestose palme , che spandevano all ' intorno una deliziosa ombra . - È un vero nido , - mormorò Kubang . - Speriamo che il proprietario vi sia già . - Aprì il cancelletto di legno che non era stato fermato e s ' inoltrò sotto le piante . Il maggiordomo stava seduto dinanzi alla sua casetta , insieme a una bella e giovane indiana dalla pelle vellutata , appena un po ' abbronzata , con lunghi capelli neri adorni di mazzolini di fiori . - Ti aspettavo , sahib , - disse l ' indù muovendo sollecitamente incontro al malese . - Sono due ore che sono giunto . Ecco la mia donna , una brava fanciulla , che sarà ben lieta di riceverti come ospite , se tu , come credo , avrai intenzione di fermarti qui . Almeno saresti sicuro , specialmente ora che hai cambiato pelle . - È una offerta che io accetto ben volentieri , avendo dato appuntamento qui agli amici del mio padrone . - Saranno sempre ben ricevuti da me e dalla mia donna . - Hai raccolte notizie sul capitano ? - Ben poche . Posso solo dirti che è sempre rinchiuso nel sotterraneo della terza cupola , però ... - Continua . - Ho trovato il modo di poter far pervenire a lui tue notizie , se credi che possano essergli utili . - E come ? - chiese il malese con ansietà . - Il rajah ha rinnovato i carcerieri che vi erano prima , e uno è un mio parente . - E si presterà al pericoloso giuoco ? - È troppo furbo per lasciarsi sorprendere . Con un po ' di rupie , sarà a nostra disposizione . - Dammi un pezzo di carta . - Più tardi : ora pranziamo . - 25 . La ritirata della Tigre della Malesia Quantunque il colpo , che non si aspettavano di certo , fosse stato terribile , Sandokan e Tremal - Naik non avevano tardato a riprendere il loro sangue freddo . Erano uomini troppo bene temprati , per rimanere molto a lungo sotto l ' impressione d ' un disastro , per quanto grave fosse . Dopo aver avvertito Surama di quanto era accaduto e di averla tranquillizzata , radunarono fuori della pagoda tutti i loro uomini per concentrarsi sul da farsi . Da quel consiglio non scaturì che una sola idea , condivisa da tutti . Salvare più presto che fosse possibile Yanez , prima di tentare il cozzo supremo che doveva travolgere il rajah e privarlo della corona . Disgraziatamente un gravissimo pericolo li minacciava , pericolo che non erano ben certi di evitare . Bindar , dopo aver annunciata la cattura del portoghese , aveva pure recato la notizia che il loro rifugio era stato scoperto e che le truppe del rajah si preparavano a circondare la jungla . Era quindi necessario , innanzi a tutto , sfuggire a quel pericoloso accerchiamento . Perciò appena terminato il consiglio , Sandokan , dopo d ' aver lanciato una diecina d ' uomini in tutte le direzioni , onde non farsi sorprendere , richiamò Bindar che stava rifocillandosi entro la pagoda : - Hai veduto tu , coi tuoi propri occhi , le truppe del rajah avanzarsi verso la jungla ? - Ho scorti tre grossi poluar , carichi di seikki e di guerrieri assamesi , gettare le ancore nella palude dei coccodrilli e due bangle pure montate da soldati , risalire il fiume coll ' evidente intenzione di sbarcare più a oriente . - Quanti uomini supponi che vi fossero a bordo di quei cinque velieri ? - Non meno di duecento , - rispose l ' indiano . - Hai veduto artiglieria a bordo ? - I poluar avevano un pezzo ciascuno ; le bangle solamente delle spingarde . - Sei tu proprio sicuro che quegli uomini mirino ad impadronirsi di noi , oppure che si tratti di qualche spedizione diretta contro qualche tribù ribelle ? - Non vi sono abitanti da queste parti , sahib , per un tratto immenso . Qui le jungle e gli stagni si seguono per parecchie dozzine di miglia e non vi è che un solo villaggio , quello di Aurang , ed è troppo piccolo per ribellarsi all ' autorità del rajah , o per rifiutarsi di pagare le tasse . No , sahib , quei guerrieri hanno intenzione di muovere verso di noi . - Dove si trova quel villaggio ? - A oriente della jungla . - Si potrebbero trovare colà degli elefanti ? - chiese Sandokan . - Il capo ha un piccolo parco dove nutre una mezza dozzina di quegli animali . - Pagandoglieli bene ce li venderebbe ? - Certo , sahib . Non li fa ammaestrare per puro capriccio . - Potresti tu raggiungere quel villaggio ? - Una quindicina di miglia non mi fanno paura . - Che cosa vuoi farne tu di quelle bestie ? - chiese Tremal - Naik , che assisteva al colloquio insieme a Surama e a Kammamuri . - Tu sai che ho sempre delle strane idee , - rispose la Tigre della Malesia . - E sempre di esito sicuro , - aggiunse il maharatto . - Io ho bisogno di almeno quattro elefanti , - riprese Sandokan rivolgendosi a Bindar . - Hai riscosso le rupie ? - Sì , sahib . - Credi tu che gli uomini che hanno risalito il fiume , abbiano già circondata la jungla verso oriente ? - È impossibile : da quel lato è molto vasta e anche se fossero già sbarcati , sarei più che certo di passare attraverso alle loro sentinelle senza correre il pericolo di venire scorto e fucilato . - Amico , tu tieni nelle tue mani la sorte di tutti , - disse Sandokan con voce grave . - Parti subito , additaci la via che noi dovremo tenere per giungere al villaggio , acquista gli elefanti e non preoccuparti per noi . Questa sera noi leveremo il campo e attraverseremo la jungla a dispetto dei seikki e dei guerrieri assamesi . Ah ! mi scordavo una cosa importantissima . Tu sai dove rivedere Kubang ? - Sì , nella casa del chitmudgar , che il rajah aveva messo a disposizione del sahib bianco . - Mi basta . - Sandokan , - disse Surama che aveva ancora i lucciconi agli occhi , - che cosa vuoi fare ? Non abbandonerai il mio fidanzato è vero ? - Un lampo terribile avvampò negli occhi del formidabile uomo . - Fossi sicuro di perdere ambe le braccia , ti giuro , Surama , che Yanez , l ' uomo che io amo più che se fosse mio fratello , sarà libero , e che vendicherò anche i miei uomini caduti sotto le zampe dell ' elefante - carnefice . Quando saremo sfuggiti all ' accerchiamento , il rajah ed il greco avranno da fare i conti con me . - E perché vuoi quegli elefanti ? - chiese Tremal - Naik . - Desidero , prima di ridiscendere verso Gauhati , vedere le montagne dove nacque Surama . E poi mi occorre della forza in mano , ed una forza terribile da scaraventare addosso a quei due miserabili . I seikki li tengo in mano e quando vorrò , il demjadar s ' incaricherà di metterli a mia disposizione ; ma quelli non bastano per spazzare via un trono . Che io possa avere cinque o seicento montanari e vedrai come prenderemo d ' assalto la città e come l ' Assam intero griderà : Viva la nostra regina ! Orsù , facciamo i nostri preparativi . - Ed i prigionieri ? - Verranno con noi , per ora . - Due ore prima del tramonto , come già era stato convenuto , i dieci uomini mandati in esplorazione , fecero ritorno alla pagoda . Recavano tutti notizie poco rassicuranti . Molti uomini erano realmente sbarcati nello stagno dei coccodrilli , e si erano accampati sul margine della jungla . - Bindar non si è ingannato , - disse Sandokan . - È proprio contro di noi che si preparano ad operare . Ebbene prenderanno d ' assalto la pagoda vuota . - I malesi ed i dayachi si caricarono dei loro fardelli , contenenti tappeti , tende , coperte , munizioni ed un po ' di viveri e si misero in marcia su una doppia fila , tenendo nel mezzo i prigioneri e Surama . Tremal - Naik e la Tigre della Malesia , con sei uomini scelti fra i migliori tiratori , aprivano la marcia , mentre Kammamuri e Sambigliong con altri quattro , pure scelti , la chiudevano per coprire la colonna alle spalle . Le tenebre calavano rapide e le grida dei numerosi volatili , appollaiati sulle cime degli altissimi bambù , a poco a poco si spegnevano , mentre invece in lontananza cominciavano a farsi udire le lugubri urla dei cani selvaggi . Di passo in passo che la piccola colonna si allontanava dalla pagoda , la via diventava sempre più difficile , poiché in quella direzione non esistevano sentieri . Gigantesche macchie di bambù , di quando in quando , sbarravano il passo , obbligando gli uomini dell ' avanguardia a lavorare colle scimitarre per aprirsi un varco . Fortunatamente di tratto in tratto s ' incontravano delle radure abbastanza vaste ; ma anche là i fuggiaschi si vedevano costretti ad avanzare con infinite precauzioni , perché il suolo era tutto irto di quelle erbe taglienti e rigide come sciabole , chiamate kalam , che hanno le punte così acute , da traforare le suole delle scarpe . La marcia , in conseguenza di quegli ostacoli , diventava lentissima , mentre Sandokan avrebbe desiderato che fosse stata velocissima , temendo , e non a torto , che anche le truppe , sbarcate nella palude dei coccodrilli , approfittassero delle tenebre per avanzarsi nella jungla , colla speranza di sorprendere gli abitatori della pagoda ancora addormentati . Dopo un ' ora la colonna aveva appena percorse due miglia , ed il margine orientale della jungla era ancora lontanissimo . - Eppure bisogna raggiungerlo prima che spunti l ' alba , - disse Sandokan a Tremal - Naik , - se vorremo passare inosservati . Gli indiani che hanno risalito il fiume possono essere già sbarcati ed essere in agguato . La nostra salvezza sta nella nostra rapidità e negli elefanti , se Bindar riuscirà a procurarceli . Con quegli animali ci lasceremo indietro seikki e assamesi . - Di quando in quando qualche animale , disturbato dal rumore prodotto dalle scimitarre e dal cadere delle gigantesche canne , balzava fuori dai cespugli vicini e fuggiva a precipizio . Non erano però sempre dei nilgò o degli axis , gli eleganti cervi delle jungle indiane , che scappavano davanti alla colonna : qualche volta era una pantera che mostrava qualche velleità di resistenza , ma che si decideva , dinanzi al lampeggiare delle scimitarre dell ' avanguardia , a battere in ritirata , pur ringhiando e brontolando . Altre tre miglia erano state guadagnate ed in lontananza cominciava a delinearsi qualche albero , quando una detonazione debole , si propagò attraverso i bambù della jungla . - La detonazione viene da oriente , è vero , Tremal - Naik ? - chiese Sandokan . - Sì , - rispose il bengalese che ascoltava attentamente . - Allora vuol dire che gli indiani hanno raggiunto il margine della jungla . - Un altro sparo , un po ' più distinto però , si udì in quel momento e non già verso oriente , bensì verso occidente . - Le due colonne si corrispondono , - riprese Sandokan , la cui fronte si era rabbuiata . - Quella che viene dalla palude dei coccodrilli , ci è ben più vicina dell ' altra . - Abbiamo però un vantaggio di tre o quattro miglia per lo meno , - disse Kammamuri . - Che perderemo se riescono a trovare la nostra pista , - rispose Sandokan . - Mentre noi saremo costretti ad aprirci la via , loro invece seguiranno quella che ci lasciamo alle spalle . Affrettiamoci ! - L ' avanguardia fu accresciuta di altri quattro uomini : due armati di bastoni , fiancheggiavano l ' avanguardia tirando furiose legnate a destra ed a manca , per far fuggire i serpenti , i quali preferiscono abitare le macchie più fitte per meglio sorprendere le prede . Già tutte le jungle indiane , sia del settentrione , del centro che del mezzodì , sono infestate di serpenti del minuto , che in meno di quaranta secondi fulminano l ' uomo più robusto ; di gulabi , chiamati anche serpenti rosa ; di cobra - capello , i più terribili della specie , e di cobra manilla , lunghi appena un piede , di colore azzurro e sottilissimi e pure pericolosi , e di colossali rubdira mandali , che raggiungono talvolta la lunghezza di dieci e perfino undici metri , e di pitoni che posseggono una forza così prodigiosa da stritolare , fra le loro possenti spire , i formidabili bufali e perfino le ferocissime tigri . A mezzanotte Sandokan concesse un po ' di riposo ai suoi uomini , sia per riguardo a Surama che doveva essere stanchissima , quanto per mandare Kammamuri con due dayachi a fare una rapida esplorazione alle spalle della colonna . Quella corsa , eseguita dal maharatto con velocità straordinaria , non diede però alcun risultato apprezzabile . I guerrieri sbarcati nella baia dei coccodrilli dovevano essere ancora lontani . Una detonazione che rimbombò verso oriente , più chiara della prima , decise Sandokan a levare frettolosamente il campo . Una seconda rispose , dopo qualche minuto , in direzione opposta . - Ci stringono , - disse Sandokan a Tremal - Naik . - Se deviassimo verso il nord ? - Ed il villaggio dove Bindar ci aspetta cogli elefanti ? - chiese il bengalese . - Lo ritroveremo più tardi . Quello che ora preme di più è di non lasciarci rinchiudere in un cerchio di ferro e di fuoco . - Proviamo , - concluse il bengalese . - Riformarono la colonna e dopo d ' aver percorso il tratto di sentiero aperto dall ' avanguardia , piegarono decisamente verso il settentrione . L ' idea di Sandokan fu ottima , poiché dopo che ebbero percorso altri cinque o seicento metri , la jungla pur rimanendo sempre tale , e conservando le sue inestricabili macchie , cominciò a diradarsi . La colonna incontrava con maggior frequenza degli spazi liberi , dove non vi erano che delle erbe che non avevano la rigidezza dei kalam e dove poteva avanzare con maggior rapidità , però aumentava il pericolo da parte degli abitatori della jungla . Se cervi e caprioli scappavano , di tratto in tratto qualche gigantesco bufalo o qualche rinoceronte , si precipitava all ' impazzata addosso all ' avanguardia e non voltava il dorso se non dopo d ' aver ricevuto una mezza dozzina di palle di pistola nel corpo . Alle due del mattino Sandokan fece fare un secondo alt . Era inquieto , e prima di piegare verso oriente , non volendo discostarsi troppo dalla linea , sulla quale doveva incontrare il villaggio , voleva avere almeno qualche notizia delle due bande indiane , per sapersi regolare sul cammino che doveva tenere . Avendo scoperto un fico baniano , che da solo formava una piccola foresta e la cui cupola immensa era sorretta da parecchie centinaia di tronchi , come il famoso ficus chiamato dagli indiani cobir - bor , che è celebre nel Guzerate , fece nascondere là in mezzo la sua colonna , poi chiamati due uomini e Tremal - Naik , partì alla scoperta , dopo aver raccomandato agli accampati il più assoluto silenzio . - Rifacciamo la via percorsa , - disse al bengalese . - Noi non dobbiamo procedere così alla cieca senza prima sapere se i nostri nemici ci sono alle calcagna o se ci preparano qualche nuovo agguato . - Si erano messi in corsa , seguendo la medesima via tenuta da prima , segnata da bambù abbattuti e da kalam decapitati . Un silenzio profondo regnava sulla jungla . Non si udivano né urla di bighama , né ululati di sciacalli : quello non era un indizio rassicurante . Se estranei non avessero percorso le macchie , quegli eterni cacciatori non sarebbero stati zitti . Se tacevano , ciò voleva dire che erano spaventati . Bastarono venti minuti , a quegli infaticabili corridori , per giungere al sentiero che avevano aperto prima di cambiare direzione . Sandokan , non udendo alcun rumore e non parendogli di scorgere nessun nemico , stava per spingere una breve esplorazione anche su quello , quando Tremal - Naik , che gli stava presso , gli posò energicamente una mano sulle spalle , spingendolo poi quasi con violenza verso un gruppo di banani selvatici , i quali stendevano in tutte le direzioni le loro gigantesche foglie . Erano trascorsi appena due minuti , quando udirono distintamente i bambù ad agitarsi e scricchiolare , poi quattro uomini , armati di fucili , sbucarono nella piccola radura che s ' apriva fra le gigantesche canne ed il gruppo di banani . Erano non già seikki , bensì scikari , ossia battitori delle jungle , persone abilissime , anzi impareggiabili nel seguire le piste , sia degli uomini come delle belve feroci . Si erano subito arrestati esaminando attentamente il terreno e rimovendo le erbe che lo coprivano . - Hanno cambiato direzione , Moko - disse uno di quegli scikari . - Non marciano più verso oriente . - Lo vedo , - rispose colui che doveva chiamarsi Moko . - Devono essersi accorti che noi marciamo sulle loro tracce e filano verso il settentrione . - Allora sfuggiranno all ' accerchiamento . - E perché ? - Non abbiamo truppe in quella direzione . Uno di noi raggiunga i seikki che ci seguono , e noi continuiamo a camminare sulla pista . - Mentre uno partiva di corsa rifacendo la via , gli altri tre si erano rimessi in cammino , curvandosi di quando in quando al suolo , per non perdere di vista le piste della colonna fuggente . Sandokan e Tremal - Naik attesero che si fossero allontanati , poi , a loro volta , si misero in cammino , girando la macchia di banani dal lato opposto . - Dobbiamo gareggiare di velocità e sorpassarli , - disse la Tigre della Malesia . - E se tendessimo invece un agguato a quegli scikari ? - chiese Tremal - Naik . - Un colpo di carabina in questo momento tradirebbe la nostra presenza . Penseremo più tardi a sbarazzarci di loro . Corriamo , amici ! - Tremal - Naik , che aveva trascorsa la sua gioventù fra le grandi jungle delle Sunderbunds , possedeva un ' orientazione naturale , cosa comune a molti popoli dell ' oriente , quindi era più che sicuro di condurre i suoi compagni là dove la colonna si era accampata . Per timore però d ' incontrare nuovamente gli scikari sui suoi passi , deviò verso ponente , descrivendo un lungo giro . Quella corsa rapidissima , poiché tutti avevano ancora le gambe solide , quantunque il malese e l ' indiano non fossero più giovani , durò una ventina di minuti . - Pronti a ripartire senza indugio , - comandò Sandokan ai suoi uomini , quando ebbe raggiunto l ' accampamento . - Ci seguono ? - chiese Surama . - Hanno scoperto le nostre tracce , - rispose Sandokan . - Non inquietarti però , fanciulla . Noi sfuggiremo all ' accerchiamento , dovessimo sfondare qualche linea . - La colonna si riformò , mettendo i prigionieri nel mezzo e partì a passo accelerato . Sandokan aveva raddoppiato gli uomini della retroguardia , temendo da un istante all ' altro un attacco da parte degli scikari . Aveva però raccomandato a Kammamuri , che la comandava , di respingerli colle armi bianche non volendo segnalare , con spari , la sua direzione al grosso degli assamesi . La jungla continuava a diradarsi e tendeva a cambiare . Alle macchie intricate e difficili ad attraversarsi , si succedevano , di quando in quando , gruppi d ' alberi , per lo più palmizi tara , circondati però da cespugli foltissimi , che avevano delle estensioni straordinarie , ottimi rifugi in caso di pericolo . La marcia diventava sempre più precipitosa . Tutti sentivano per istinto che solo dalla velocità delle gambe , dipendeva la loro salvezza e che stavano per giuocare una partita estremamente pericolosa , anzi la corona di Surama . Che cosa sarebbe avvenuto se le truppe del rajah li avessero schiacciati nella jungla ? Chi avrebbe salvato Yanez ? La catastrofe sarebbe stata completa e avrebbe segnata la fine assoluta delle ultime e formidabili tigri della gloriosa Mompracem . Alle tre del mattino Kammamuri , che era rimasto sempre colla retroguardia , ad una notevole distanza , raggiunse Sandokan . - Padrone , - disse con voce affannosa per la lunga corsa , - gli scikari ci hanno raggiunti . - Quanti sono ? - Sei o sette . - Sono dunque aumentati di numero ? - Sembra , Tigre della Malesia . Che cosa devo fare ? - Tendere a loro un agguato e distruggerli . - E se fanno fuoco ? - Farai il possibile di sorprenderli e d ' ucciderli prima che pongano mano alle carabine . - Kammamuri ripartì a corsa sfrenata , mentre la colonna continuava la ritirata fra le macchie e gli alberi . Altri dieci minuti trascorsero , minuti lunghi come ore per Sandokan e per Tremal - Naik , poi delle grida orribili ed un cozzar d ' armi ruppero il silenzio , che regnava sulla tenebrosa jungla , seguìto qualche istante dopo da un colpo d ' arma da fuoco . - Maledizione ! - esclamò Sandokan , fermandosi . - Questo sparo non ci voleva . - E nemmeno questi , - aggiunse Tremal - Naik . A quella detonazione isolata aveva tenuta dietro una scarica di carabine fortissima . Dovevano essere stati i seikki e gli assamesi a far fuoco . - Sono ancora lontani ! - esclamò Sandokan , il cui viso si era subito rasserenato . - Un miglio almeno , - rispose Tremal - Naik . - Aspettiamo Kammamuri . - Non attesero molto . Il maharatto giungeva di corsa seguìto dalla retroguardia . - Distrutti ? - chiese Sandokan . - Tutti , padrone - rispose Kammamuri . - Disgraziatamente non abbiamo potuto impedire a uno degli scikari di scaricare la sua carabina . - Ha ucciso nessuno dei nostri ? - chiese Tremal - Naik . - Ho avuto il tempo di fargli deviare la canna del fucile . - Tu vali una tigre di Mompracem , - disse Sandokan . - Riprendiamo la corsa . Abbiamo qualche miglio di vantaggio e potremo forse aumentarlo . - O perderlo , - disse in quel momento Sambigliong . - Perché ? - chiese Sandokan . - I kalam ricominciano al di là di queste macchie e ci faranno nuovamente tribolare , padrone . - Sono secche quelle erbe ? - Bruciate dal sole . - Benissimo , avremo , in caso disperato , una riserva preziosa . - In quale modo ? - chiese Tremal - Naik . Invece di rispondere Sandokan si bagnò l ' estremità del dito pollice e l ' alzò come fanno i marinai , per indovinare la direzione del vento . - Soffia da settentrione la brezza , - disse poi . - Allo spuntare del sole sarà più viva . Dio , Maometto , Brahma , Siva e Visnù , tutti uniti , ci proteggono . Dateci la caccia ora , miei cari seikki ! Amici , avanti , io rispondo di tutto ! - 26 . Fra il fuoco ed il piombo Che cosa aveva scoperto ? Lui solo lo sapeva e se un tale uomo aveva pronunciate quelle parole , voleva dire che era certo della riuscita del suo piano . Sambigliong aveva detto il vero annunciando la presenza dei kalam , quelle erbe alte e durissime , rigide come lame . Infatti appena la colonna ebbe attraversata l ' ultima macchia , cadde nel bel mezzo d ' una vastissima radura , tutta irta di quei pericolosi vegetali . Non mancavano però , qua e là , gruppi di cespugli che avevano delle estensioni non comuni . L ' avanguardia fu raddoppiata e riprese la faticosa sua manovra , sciabolando le erbe per aprire il passo ai compagni , che correvano il pericolo di rovinarsi le gambe ed i piedi . Ed intanto le tenebre cominciavano a dileguarsi . Le stelle impallidivano rapidamente , ad oriente la luce cominciava a fare la sua comparsa dilagando pel cielo , la jungla continuava ad estendersi come se non dovesse finire mai . Sandokan si manteneva nondimeno sempre tranquillo . I suoi sguardi erano fissi su una massa ancora oscura che giganteggiava al di là della pianura dei kalam e che sembrava una foresta od una gigantesca macchia di altissimi bambù . Certamente era quella che desiderava raggiungere , prima di decidersi a mettere in effetto il suo piano . Si era messo dietro all ' avanguardia e stimolava i falciatori a far presto , temendo che la sua truppa potesse venire raggiunta prima di arrivare a quel rifugio , che aveva già indovinato e dove sperava di poter opporre un ' accanita resistenza , anche se fosse stato assalito alle spalle . La pianura dei kalam fu finalmente attraversata , nel momento in cui il sole sorgeva , fiammeggiante , sull ' orizzonte . Tutti erano sfiniti , specialmente Surama che aveva tenuto testa a quei poderosi camminatori delle foreste del Borneo . Erano giunti sul margine d ' un piccolo bosco , formato quasi esclusivamente di banani selvatici e di giacchieri , che reggevano delle frutta colossali . Sandokan fece ricoverare la sua truppa sotto quelle foglie superbe , poi chiamato Kammamuri gli chiese : - Abbiamo delle bottiglie di gin fra i nostri bagagli ? - Una dozzina . - Falle deporre dinanzi a me , poi farai raccogliere quanta legna secca si potrà trovare . Affrettati , poiché i seikki e gli assamesi , non devono essere lontani . - Sì , padrone . - Chiamò alcuni uomini e si cacciò nel bosco . Sandokan e Tremal - Naik intanto si erano spinti innanzi , verso i kalam , sorvegliando attentamente la radura che avevano poco prima attraversata . S ' aspettavano da un momento all ' altro di veder comparire gli assalitori ed erano sicuri di non ingannarsi . Un fischio di Kammamuri li avvertì che gli ordini erano stati eseguiti . Non vedendo comparire gli avversari , si ripiegarono verso il bosco , dove trovarono pronti una trentina di fasci di legna secca , disposti in semi - cerchio davanti al campo . - Preparatevi ad aprire il fuoco , - disse Sandokan ai suoi malesi ed ai suoi dayachi , che aspettavano appoggiati alle loro carabine . - Sparate a colpo sicuro e non fate spreco di munizioni : oggi ne abbiamo più bisogno che mai . Sei uomini attraversino intanto il bosco e ci guardino le spalle . Gli uomini che sono sbarcati a monte del fiume , possono averci chiusa la ritirata verso il nord . Silenzio e lasciamo avanzare quelli che procedono da ponente . - Si erano tutti sdraiati dietro le ultime file dei kalam , tenendo la carabina a fianco . Ad un tratto una parola sfuggì da tutte le labbra : - Eccoli ! - All ' estremità della vasta radura , in piena luce , poiché il sole si alzava rapidamente dietro i grandi alberi , erano comparsi alcuni uomini , che portavano sulla testa dei turbanti monumentali , ed altri ne sbucavano . Erano i seikki del rajah che precedevano gli assamesi , e che si avanzavano su due colonne , pronti a slanciarsi all ' attacco . Sandokan s ' appressò alle bottiglie , le spaccò una ad una lasciando scorrere il liquido sui fastelli di legno , poi acceso un ramo resinoso , li incendiò tutti . Fiamme livide s ' alzarono tosto , comunicandosi ai kalam , semi - bruciati dal sole . Bastarono pochi secondi perché una vera cortina di fuoco , si stendesse dinanzi al margine della foresta . - Ora , amici ! - gridò il formidabile uomo , gettando il ramo fiammeggiante e afferrando la carabina - salutate i montanari dell ' India . Sono degni avversari delle tigri di Mompracem , e ne hanno il diritto . - I seikki , che si erano avanzati rapidissimi , non erano che a quattrocento metri . Una scarica nutrita , li arrestò di colpo , facendone cadere parecchi a terra . I montanari indiani , quantunque non si aspettassero una così brutta accoglienza , allargarono le loro file per offrire meno presa alle palle nemiche , ed a loro volta cominciarono a sparare , a casaccio però , poiché le fiamme che si alzavano altissime ed i nuvoloni di fumo misti a immensi getti di scintille , coprivano interamente i dayachi ed i malesi . Questi d ' altronde , si erano così bene appiattati in mezzo alle piante , da non poter essere colpiti . Il fuoco dei seikki e dei soldati assamesi , ebbe una durata brevissima , poiché l ' incendio si dilatava con rapidità prodigiosa , soffiando una forte brezza dal settentrione . I kalam investiti dalle fiamme si contorcevano , scoppiettavano e sparivano a vista d ' occhio . Pareva che tutta la jungla dovesse venire distrutta dall ' elemento divoratore . I seikki , dinanzi a quel formidabile nemico che li minacciava da tutte le parti , e contro il quale nulla potevano , avevano cominciato a battere rapidamente in ritirata . Nuvole di cenere ardente e di scintille , piovevano già su di loro , costringendoli a raddoppiare la corsa . Sandokan , appoggiato al tronco d ' un tara , guardava tranquillamente l ' incendio ed i nemici a scappare a rotta di collo . - Non credevo che ti fosse nata nel tuo fantasioso cervello una così splendida idea , - gli disse Tremal - Naik , che gli stava presso con Surama . - Tu sei sempre la terribile ed invincibile Tigre della Malesia . - Questo incendio non si spegnerà , se non quando avrà divorato l ' ultimo bambù di questa jungla ; e i seikki , se vorranno salvarsi , saranno costretti a riguadagnare la palude dei coccodrilli . - E gli altri , li hai dimenticati ? Possono aver già compiuto l ' aggiramento alle nostre spalle . - Sfonderemo le loro linee . - Una cosa però mi cruccia . Dove si troverà il villaggio ? Ci siamo gettati molto fuori di strada . - Vedo una collina a tre o quattro miglia verso il settentrione . Di lassù potremo benissimo scorgerlo e raggiungerlo . - Già la colonna di Sandokan stava per raggiungere gli avamposti mandati ad esplorare i margini settentrionali della macchia , quando si vide avanzarsi Sambigliong , facendo dei larghi gesti come per raccomandare il più assoluto silenzio . - Che cosa c ' è ancora ? - chiese la Tigre della Malesia quando il vecchio pirata fu vicino . - C ' è padrone , che noi siamo giunti troppo tardi sui margini della jungla , - rispose Sambigliong . - Vuoi dire che abbiano dinanzi a noi altri nemici . - Sì , e non mi sembrano pochi . - Saccaroa ! - esclamò Sandokan con ira . - Sono uccelli questi indiani per percorrere in così breve tempo tali distanze ? Quei guerrieri devono essere quelli sbarcati a monte del fiume . - Certo , - disse Tremal - Naik . - Dove sono ? - Imboscati a quattro o cinquecento passi da noi , - rispose Sambigliong . - Quando sono giunti ? - Pochi minuti fa . Correvano come gazzelle , attratti senza dubbio dall ' incendio . - Vi hanno scorti ? - Sì e per questo si sono arrestati . - Ebbene li attaccheremo e passeremo attraverso le loro file , - disse Sandokan . - Formiamo due piccole colonne d ' attacco , con Surama ed i prigionieri in coda guardati da sei uomini . Siete pronti ? - Non aspettiamo che il vostro segnale , - rispose Kammamuri per tutti . - All ' attacco , Tigrotti della Malesia ! - Dayachi e malesi si sparpagliarono alla bersagliera e si spinsero innanzi attraverso le erbe ed i cespugli , guidati gli uni da Tremal - Naik e da Kammamuri , e gli altri da Sandokan e da Sambigliong . La fucileria incominciò intensissima da una parte e anche dall ' altra . Gli indiani però , che non contavano fra di loro alcun seikko , tiravano come coscritti alle prime prove del bersaglio , mentre gli uomini di Sandokan , che erano tutti meravigliosi bersaglieri , di rado mancavano ai loro colpi . Sandokan che non voleva esporre troppo i suoi uomini al fuoco , per quanto irregolarissimo e pessimo , spingeva alacremente l ' attacco , desideroso di venire all ' arma bianca . Si era gettato a bandoliera la carabina ed aveva impugnata la sua terribile scimitarra , quell ' arma che manovrata dal suo formidabile braccio , non poteva trovare alcuna difesa . Correva dinanzi ai suoi uomini , balzando come una vera tigre a destra ed a sinistra , urlando come una belva feroce : - Sotto , Tigrotti di Mompracem ! All ' attacco ! - I dayachi ed i malesi , che non erano meno agili di lui , piombarono colle scimitarre in pugno addosso alla colonna assamese , come uno stormo di avvoltoi affamati . Sfondarla e fugare i nemici a gran colpi di sciabola , fu l ' affare di pochi secondi . Una scarica di carabine li decise a sgombrare completamente la fronte d ' attacco ed a rifugiarsi nella jungla . - Tutta quella gente non vale un seikko , - disse Sandokan . - Se il rajah conta su questi guerrieri è perduto . - Prima che possano riunirsi e ritentare l ' attacco , raggiungiamo la collina , - disse Tremal - Naik . - Potrebbero ritornare alla caccia e tormentare la nostra marcia verso il villaggio . - E poi lassù potremo opporre una maggior resistenza , - aggiunse Sambigliong . - Voi parlate come generali prudenti , - disse Sandokan , sorridendo . - Riprendiamo la nostra corsa amici . - La collina non distava che cinque o seicento metri e sorgeva perfettamente isolata . Era una montagnola che spingeva la sua vetta a sette od ottocento piedi , e coi fianchi coperti da una lussureggiante vegetazione . La colonna , che si era riformata , attraversò a passo di corsa la distanza , sparando di quando in quando qualche colpo di fucile . L ' ascensione fu compita in meno di mezz ' ora , non ostante gli ostacoli opposti da tutta quella massa di piante e senza che gli assamesi avessero ritentato l ' attacco . Giunti sulla cima , Sandokan fece accampare i compagni , onde accordare a loro un paio d ' ore di riposo , ben meritato d ' altronde , dopo una così lunga corsa attraverso la jungla , sempre battagliando ; poi con Tremal - Naik e Kammamuri si inerpicò su una roccia che formava il culmine della collina , e che era affatto spoglia di qualsiasi vegetazione . Di lassù lo sguardo poteva dominare un immenso spazio , estendendosi tutto intorno la pianura . L ' incendio continuava ancora nella jungla minacciando di estendersi fino sulle rive del Brahmaputra e verso la palude dei coccodrilli . Era un vero mare di fuoco , che aveva una fronte di cinque o sei miglia e che tutto divorava sul suo passaggio . Enormi colonne di fumo nerissimo e getti immensi di scintille , ondeggiavano su quell ' immane braciere , avvolgendo già la foresta che si estendeva dietro la jungla . Perfino la vecchia pagoda di Benar era crollata , e non era rimasto in piedi che qualche pezzo di muraglia . Sandokan ed i suoi compagni volgendo gli sguardi verso levante , non tardarono a scoprire un piccolo villaggio , formato da una minuscola pagoda e da qualche centinaio di capanne . Si trovava molto lontano dall ' incendio e fuori da qualsiasi pericolo , perché vaste risaie , coi canali pieni d ' acqua , lo circondavano . - Non può essere che quello , - disse Sandokan additandolo ai compagni . - Non ne vedo altri in nessuna direzione . - E nemmeno io , - rispose Tremal - Naik . - Quanto credi che disti da noi ? - Cinque miglia . - Una semplice corsa . - Sì , se gli assamesi ci lasceranno tranquilli . - Li vedi ? - Sono sempre nascosti fra i kalam . - Che ci spiino ? - Ne sono certo . Ci proveremo a ingannarli scendendo l ' altro versante della collina . - Si lasciarono scivolare lungo la parete rocciosa , che aveva già una notevole pendenza e raggiunsero i loro compagni , che si erano accampati fra le piante . - Tutto va bene , almeno per ora - disse Sandokan a Surama . - Io spero di poter raggiungere il villaggio in un paio d ' ore , tenuto conto delle difficoltà che incontreremo nella foresta . Se troveremo gli elefanti , faremo correre i seikki , se vorranno darci la caccia . - E Yanez ? - chiese la giovane con angoscia . - Come ben puoi comprendere , pel momento , nulla possiamo fare per lui . La sua liberazione richiederà un certo tempo . D ' altronde non inquietarti : egli non corre alcun pericolo , perché il rajah , convinto che sia un inglese , non oserà torcergli un capello . Tutt ' al più lo farà tradurre alla frontiera bengalese . - E come potremo ritrovarlo poi ? - Oh ! Sarà lui che muoverà incontro a noi , quando gli giungerà la buona notizia che le Tigri di Mompracem ed i tuoi montanari hanno preso d ' assalto la capitale del tuo futuro regno . Ah ! mi dimenticavo di chiederti una preziosa notizia . Il Brahmaputra attraversa le tue montagne ? - Sì . - Ha delle barche quella gente ? - Bangle e anche dei grossi gonga . - Non speravo tanto , - disse Sandokan . Si sdraiò poi sotto un banano selvatico , accese la sua pipa e si mise a fumare con studiata lentezza , tenendo gli sguardi fissi sui kalam , in mezzo ai quali dovevano trovarsi ancora gli assamesi , non potendo allontanarsi in causa dell ' incendio , che sbarrava a loro la ritirata verso il fiume . Gli altri lo avevano già imitato , chi fumando e chi masticando noci d ' areca . Era trascorsa un ' ora e fors ' anche di più , quando Sandokan vide delle ombre umane scivolare fra i kalam e radunarsi presso una doppia fila di cespugli , che s ' allungavano quasi ininterrottamente verso la base dell ' altura . - In piedi amici , - comandò . - È il momento di sloggiare . - Che cosa succede ancora ? - chiese Surama . - I tuoi futuri sudditi si preparano a snidarci , - rispose Sandokan , - ed io non ho alcun desiderio di aspettarli quassù . Preparate le vostre gambe , perché si tratta di fare una vera corsa . Tenetevi sempre fra le piante , finché avremo raggiunto il versante opposto . - Strisciando fra i sarmenti ed i cespugli e tenendosi al riparo dalle larghe foglie dei banani , la piccola colonna girò intorno alla roccia e raggiunse , inosservata , il pendio settentrionale , che si presentava ingombro di superbe mangifere , che formavano dei gruppi giganteschi di manghi e di areca dai tronchi contorti , legati strettamente fra di loro da un numero infinito di piante parassite , che avevano raggiunto delle lunghezze straordinarie . L ' avanguardia fu costretta a riprendere il suo faticoso lavoro , per praticare un passaggio attraverso a quella muraglia di verzura , che non presentava alcuna apertura . Sandokan , sempre prudente , aveva rinforzata la sua retroguardia , non potendo venire il pericolo che dal versante opposto . Forse in quel momento gli assamesi avevano già attraversata la distanza che li separava dalla collina e stavano salendo , sicuri di sorprendere i fuggiaschi ancora accampati . Se loro salivano in fretta , anche i malesi ed i dayachi , scendevano non meno rapidamente , sfondando rabbiosamente quel caos di piante . Gli uomini dell ' avanguardia , si cambiavano di cinque in cinque minuti , onde vi fossero sempre alla testa lavoratori freschi . La fortuna proteggeva certamente la colonna , poiché questa poté finalmente raggiungere la foresta , che Sandokan e Tremal - Naik avevano scorta dall ' alto della roccia , e senza che fosse stato sparato un colpo di fucile , né da una parte , né dall ' altra . Contrariamente a quanto avevano dapprima creduto , quella foresta era poco folta , essendo composta di piante di tek e di nagassi , ossia di alberi del ferro , vegetali che conservano una certa distanza e che non permettono , ai cespugli che nascono sotto le loro foglie , di svilupparsi troppo . La marcia poteva quindi ridiventare rapidissima come nell ' ultimo tratto della jungla . Era bensì vero che anche gli assamesi , se avevano scoperta la pista , ciò che non era difficile col sentiero aperto dalle scimitarre , potevano a loro volta spingere l ' inseguimento ; ma già a Sandokan ormai poco importava , essendo sicuro che Bindar avrebbe già preparato gli elefanti . Già non distavano dal villaggio che un mezzo miglio , quando Sandokan e Tremal - Naik , udirono a echeggiare alle loro spalle alcuni spari , seguìti subito da una nutrita scarica di carabine . - Ci sono già addosso ! - esclamò il primo arrestandosi . - La retroguardia ha risposto con un fuoco di fila - aggiunse il secondo . - Dieci uomini con me : gli altri con Kammamuri continuino la via . Vi raccomando di far preparare subito gli elefanti . - Dieci malesi si staccarono dalla colonna e seguirono a passo di corsa i due capi , che già rifacevano la via percorsa , armando le carabine . Dopo trecento passi s ' incontrarono colla retroguardia , che era condotta da Sambigliong . - Siete stati attaccati ? - chiese Sandokan . - Sì , da un piccolo gruppo di esploratori , che è fuggito a rompicollo alla nostra prima scarica . - Abbiamo dei feriti ? - Nessuno , Tigre della Malesia . - Come mai quegli uomini ci hanno raggiunti così presto ? - Correvano come gazzelle . - Sei ben sicuro che si siano dispersi ? - Li abbiamo inseguiti per due o trecento metri . - Affrettatevi : il villaggio non è che a due passi e forse troveremo gli elefanti pronti . - Radunò i due piccoli drappelli e tornò indietro sempre di corsa , temendo che il grosso degli assalitori , si trovasse a poca distanza . Quando raggiunse la colonna , questa si trovava già intorno a cinque colossali elefanti , montati ognuno da un cornac e forniti della cassa destinata a contenere gli uomini . Bindar era con loro . - Ah , sahib ! - esclamò il bravo ragazzo . - Quante inquietudini ho provato per te , vedendo l ' incendio divorare la jungla e udendo tante scariche ! Temevo che tu fossi stato sopraffatto ed i tuoi guerrieri distrutti . - Siamo gente diversa dagli indiani noi , - si limitò di rispondere Sandokan . - Vi sono altri elefanti nel villaggio ? - Due soli ancora . - Basteranno questi a trasportare tutta la mia gente ? - Sì , sahib . - Fece salire Surama sul primo elefante , poi diede ordine ai suoi uomini di occupare gli altri e di tenersi pronti a salutare con una buona scarica gli assalitori , nel caso che si mostrassero sul margine della foresta . Bindar s ' arrampicò anche lui , coll ' agilità d ' una scimmia , sul primo elefante , che era montato , oltre che dalla futura regina , da Sandokan , da Tremal - Naik , da Kammamuri e da tre malesi , che si erano accomodati dietro la cassa sull ' enorme dorso del bestione . - Avanti , cornac e spingete la corsa . Venti rupie di regalo , se li farete galoppare come cavalli spronati a sangue , - gridò Sandokan . Non ci voleva di più per incoraggiare i conduttori , che forse non guadagnavano tanto in un anno di servizio . Mandarono un lungo fischio stridulo impugnando , nel medesimo tempo , i corti arpioni e tosto i cinque colossali pachidermi si misero in marcia con passo rapidissimo , con quello strano dondolamento che dà l ' impressione , a chi li monta , di trovarsi su un battello scosso ora dal rollio ed ora dal beccheggio . Bindar , che come abbiamo detto , si trovava sull ' elefante montato da Sandokan , aveva dato ordine ai cornac di risalire verso il sud - est , seguendo la lunga e stretta frontiera bengalese , che si frappone come un cuscinetto fra il Boutam e l ' Assam , avvolgendo quest ' ultimo stato a settentrione ed a levante , in modo da separarlo dai montanari dell ' Himalaya e dai montanari della vicina Birmania . Makum , l ' antica capitale del piccolo principato , retto dal padre di Surama , ultima cittadella della frontiera assamese , doveva essere la meta della loro corsa . Appena oltrepassate le risaie , che si estendevano tutte intorno al villaggio per uno spazio considerevole , i cinque elefanti si trovarono in mezzo alle eterne jungle , che seguono , per centinaia e centinaia di miglia , la riva destra del Brahmaputra , spingendosi quasi ininterrottamente fino ai primi scaglioni della catena del Dapha Bum e dell ' Harungi . La foresta che stavano per attraversare , non era così fitta come quella di Benar , tuttavia aveva anche questa immense distese di bambù di dimensioni straordinarie , ottime per servire d ' agguato a uomini ed a belve , infinite distese di kalam e di cespugli ; però non mancavano le piante d ' alto fusto , come tara , pipal , palas e palmizi splendidi , che allargavano smisuratamente le loro foglie dentellate o frangiate . Sandokan che s ' aspettava da un momento all ' altro qualche brutta sorpresa da parte degli assamesi , i quali potevano essersi accorti della nuova direzione presa dai fuggiaschi , raccomandò ai suoi uomini di non deporre le carabine e di sorvegliare attentamente le macchie . Era sicuro di non passarla liscia , quantunque gli elefanti s ' avanzassero colla velocità di cavalli spinti a buon galoppo . Più innanzi le cose si sarebbero certamente cambiate , poiché i nemici per quanto lesti corridori , non avrebbero potuto resistere a lungo alla corsa indiavolata degli elefanti , ma pel momento era da aspettarsi qualche brutto giuoco . - Tu temi qualche altra sorpresa , è vero ? - gli chiese Tremal - Naik , senza cessare di osservare attentamente le folte macchie dei bambù , che gli elefanti costeggiavano , aprendosi un passaggio a gran colpi di proboscide , quando se le trovavano dinanzi . - Dubito sempre , e poi mi sembra impossibile che quegli uomini abbiano interrotto così bruscamente l ' inseguimento . Devono averci scorti e mi aspetto , fra queste macchie , qualche colpo di testa . - In quel momento , con sorpresa di tutti , gli elefanti , che fino allora avevano continuato ad accelerare la corsa , la rallentarono bruscamente . - Ehi , cornac , che cos ' ha il tuo elefante - pilota ? - chiese Tremal - Naik , che si era subito accorto . - Sente la vicinanza di qualche tigre forse ? Noi siamo uomini da ammazzarne anche una dozzina . - Pessimo terreno , signore - rispose il conduttore crollando il capo . - Vuoi dire ? - Che le ultime piogge hanno reso il terreno eccessivamente fangoso e che le zampe dei nostri animali affondano fino al ginocchio . Non mi aspettavo una simile sorpresa . - Non possiamo deviare ? - Altrove il terreno non sarà migliore . Vi è dell ' argilla sotto questa jungla e le acque stentano a filtrare . - Sandokan e Tremal - Naik si alzarono guardando il terreno . Apparentemente sembrava asciutto alla superficie , ma guardando le larghe impronte , lasciate dagli elefanti , si poteva facilmente comprendere come sotto esistesse una riserva d ' acqua , poiché quei buchi si erano subito riempiti d ' un liquido fangoso ed a quanto sembrava , tenacissimo . - Ehi , cornac , cerca di spingere più che puoi il tuo elefante , - disse Sandokan . - Farò il possibile , signore . - I cinque pachidermi non sembravano troppo contenti di aver incontrato quel terreno , che arrestava il loro slancio . Barrivano sordamente , agitavano la tromba e le grandi orecchie e scuotevano le loro teste massicce , manifestando il loro mal umore . Nondimeno , quantunque affondassero di quando in quando fino al ginocchio e provassero talvolta qualche difficoltà ad estrarre le loro zampacce da quel fango tenace , come se avessero compreso che dalla loro velocità dipendeva la salvezza degli uomini che li montavano , facevano sforzi prodigiosi , per non rallentare troppo la corsa . Disgraziatamente , di passo in passo che s ' avanzavano , il terreno diventava sempre meno resistente . L ' acqua ed il fango sprizzavano da tutte le parti , macchiando le rosse gualdrappe dei pachidermi . Era soprattutto sotto i bambù che si trovava maggior copia di materia liquida : là gli elefanti non potevano scorgere dove ponevano i piedi ; avanzavano a passo quasi d ' uomo e non cessavano di barrire , segnalando così la loro presenza , mentre Sandokan avrebbe desiderato il più scrupoloso silenzio . Una buona mezz ' ora era trascorsa , da che avevano lasciato il villaggio , quando Bindar , che si teneva dietro al cornac del primo elefante , con una mano stretta sull ' orlo della cassa , avendo nell ' altra la carabina , si lasciò sfuggire una esclamazione . Quasi nell ' istesso momento l ' elefante si fermava , alzando rapidamente la tromba e fiutando l ' aria a diverse altezze . - Che cos ' hai , Bindar ? - chiese subito Sandokan , alzandosi precipitosamente . - Ho veduto dei bambù ad agitarsi , - rispose l ' indiano . - Dove ? - Sulla nostra sinistra . - Che vi sia qualche tigre ? Mi pare che l ' elefante sia inquieto . - Una bâgh non spaventerebbe questi cinque colossi , che marciano uno addosso all ' altro . Deve aver fiutato qualche cosa d ' altro . - Fermo , cornac ! - L ' elefante non avanza più , - rispose il conduttore . - Preparate le armi ! - continuò Sandokan , alzando la voce . Malesi e dayachi si erano alzati come un solo uomo , armando le carabine . Anche gli altri elefanti , che si erano stretti contro il primo , manifestavano una certa inquietudine . Trascorsero alcuni minuti senza che alcun che di straordinario accadesse . I bambù non si erano più mossi , eppure i pachidermi non si erano ancora interamente tranquillizzati . Sandokan , che era impaziente di guadagnare via , stava per ordinare ai cornac di riprendere la marcia , quando alcune detonazioni scoppiarono entro un macchione di bambù , che si estendeva a circa duecento metri dai pachidermi . - Gli assamesi ! - esclamò Sandokan . - Fuoco là in mezzo ! - I malesi dapprima , poi i dayachi con un intervallo di pochi secondi , fecero una scarica poderosa , mentre l ' elefante - pilota mandava un barrito spaventevole , rovesciandosi addosso ai compagni . Qualche palla doveva averlo colpito , poiché gli altri si mantennero impassibili , come brave bestie , abituate al fuoco . Gli assamesi non risposero più . A giudicare dai movimenti disordinati dei bambù , dovevano aver battuto precipitosamente in ritirata , per paura forse di dover subire una carica furiosa da parte dei pachidermi . - Quindici uomini vadano a esplorare quella macchia ! - gridò Sandokan . - Se il nemico resiste , ripiegatevi verso di noi facendo fuoco . - Le scale furono gettate ed un drappello composto di dayachi e di malesi , sotto la guida del vecchio Sambigliong , si slanciò attraverso il pantano , balzando fra i bambù e le erbe , le cui radici opponevano una certa resistenza . Sandokan e gli altri , dall ' alto delle casse , sorvegliavano intanto la macchia , pronti a sostenere i loro compagni . L ' elefante - pilota continuava a lanciare barriti formidabili e ad indietreggiare , non ostante le buone parole che gli diceva il suo conduttore . - Ha ricevuto certamente una palla nel corpo , - disse Tremal - Naik a Sandokan . - Mi spiacerebbe che fosse stato ferito gravemente , - rispose la Tigre della Malesia . - È bensì vero che ce ne rimangono altri quattro . - Cornac , va ' a un po ' a vedere dove è stato toccato . - Sì , signore - rispose il conduttore raggiungendo rapidamente la scala di corda e lasciandosi scivolare sul pantano . Girò intorno al pachiderma osservandolo attentamente lungo i fianchi e si arrestò presso la gamba sinistra posteriore . - Dunque ? - chiese Tremal - Naik . - Sanguina qui , signore - rispose il cornac . - Ha ricevuto una palla presso l ' articolazione . - Ti sembra grave la ferita ? - Il conduttore scosse il capo a più riprese , poi disse : - Durerà finché potrà . Questi colossi posseggono una forza prodigiosa , eppure sono d ' una sensibilità estrema e guariscono difficilmente . - Puoi fare una fasciatura ? - Mi proverò , signore , tanto per arrestare il sangue . Estrarre il proiettile , che si è cacciato sotto la pelle , sarebbe impossibile . - Fa ' presto . - In quel momento Kammamuri ed il suo drappello ritornavano . - Fuggiti ? - chiese Sandokan . - Scomparsi ancora - rispose il maharatto . - Canaglie ! Non hanno il coraggio d ' affrontarci in campo aperto . - Li ritroveremo più innanzi , se gli elefanti non trovano un terreno migliore . Subiremo delle imboscate finché non potremo galoppare furiosamente . - Continua il fango ? - Sempre . - Montate e tenete sempre pronte le carabine . - Malesi e dayachi s ' inerpicarono come tanti scoiattoli su per le scale di corda , seguiti poco dopo dal cornac dell ' elefante - pilota , che era riuscito ad arrestare l ' emorragia . - Avanti ! - comandò Sandokan . - Vedremo che cosa sapranno fare quei dannati assamesi . - 27 . La carica degli jungli - kudgia Qualche minuto dopo la piccola colonna riprendeva l ' interminabile ritirata attraverso le jungle , ritirata che rassomigliava , in certo qual modo , a quella famosa compiuta attravero il Bundelkund da Tantia Topi , il celebre generalissimo degli insorti indiani del 1857 , che per un anno intero , insieme alla bellissima rhani di Jhansie , tenne in iscacco ben tre corpi d ' inglesi . Gli elefanti s ' avanzavano sempre prudentemente , tastando prima il fango per assicurarsi della solidità del sottosuolo e aspirando l ' acqua , che trapelava dalle buche aperte dalle loro zampacce . L ' elefante - pilota , che si era di già calmato , teneva sempre la testa alta e indicava ai compagni , con dei sordi barriti , la via da tenersi . L ' istinto di quell ' animale , il più grosso dei cinque , era assolutamente meraviglioso , poiché sapeva scegliere , anche di primo acchito , il posto dove poteva procedere più speditamente . Degli assamesi non si scorgeva alcuna traccia , tuttavia Sandokan e Tremal - Naik erano più che certi che non avrebbero rinunciato all ' inseguimento . La marcia continuava , sempre lentissima , mettendo a dura prova i muscoli dei pachidermi . Le macchie di bambù , ora altissimi ed ora invece bassi , grossi e assai spinosi , si susseguivano quasi senza interruzione , ma i banchi di fango non accennavano a terminare tanto presto . Pareva che quella jungla fosse stata un giorno il fondo di qualche immensa palude . Corvi , bozzagri e cicogne , s ' alzavano in grandi stormi all ' appressarsi degli elefanti . Altre volte erano bande di superbi pavoni , volatili ritenuti sacri dagli indiani perché rappresentano , secondo le loro strane leggende , la dea Sarasvati , che protegge le nascite ed i matrimoni ; oppure coppie di sâras , meglio conosciute sotto il nome di gru antigone , le più belle della famiglia , avendo le penne setacee di una splendida tinta grigio perla , e la testa che è piccola , adorna di piume rosse del più bell ' effetto . Sono anche le più grosse perché raggiungono sovente l ' altezza di un metro e mezzo ed al pari dei pavoni sono venerate , rappresentando l ' emblema della fedeltà coniugale , e forse non a torto , perché vanno sempre appaiate . Si scorgevano pure cani selvaggi dal pelame corto e bruno fulvo , a scappare attraverso le macchie , e qualche tcita , graziosa e piccola pantera dell ' India , che si addomestica con molta facilità e che viene adoperata per la caccia degli antilopi . Per due ore i pachidermi continuarono a lottare in mezzo ai pantani , facendo subire alle persone che li montavano delle brusche scosse ; poi avendo trovato un pezzo di terreno sodo , che formava come una striscia di qualche centinaio di passi su tre o quattro metri d ' altezza , tutto coperto di erbe palustri , grosse come lame di sciabole , di cui sono ghiotti tutti i pachidermi , di comune accordo , si arrestarono . - Sono stanchi , - disse il cornac dell ' elefante - pilota , volgendosi verso Sandokan . - E poi qui hanno trovato il loro pasto . - Avrei amato meglio che continuassero fino a trovare il terreno duro . - Non deve essere lontano , signore . Vedo all ' orizzonte una linea oscura . Laggiù vi devono essere delle foreste di palas e quelle piante non si sviluppano nei terreni acquitrinosi . D ' altronde le nostre bestie non chiederanno che qualche ora di riposo . - Approfitteremo per fare colazione , se avremo ancora viveri bastanti . - Faremo presto a provvederci di buoni arrosti , - disse Tremal - Naik . - I volatili sono numerosi e abbiamo due buoni fucili da caccia . - Accettato , - rispose Sandokan . - Così faremo una piccola punta verso il settentrione , per vedere se gli assamesi continuano a seguirci . - Scesero tutti improvvisando un accampamento in mezzo alle typha elephantina , come chiamano i botanici quelle piante ; ma i viveri non erano sufficienti per tante bocche . Non v ' era che un mezzo sacco di biscotti e una mezza dozzina di scatole di carne conservata . Fu quindi decisa subito una partita di caccia , anche per mettere in serbo un po ' di cibo , non essendo le jungle sempre popolate di volatili grossi come i pavoni ed i sâras . Sandokan e Tremal - Naik si armarono di fucili a doppia canna , di fabbrica inglese , carichi di pallettoni e balzarono risolutamente in mezzo al pantano , seguìti da quattro malesi muniti di carabine e di scimitarre per scortarli . Attraversato una specie di canale fangoso , trovarono un altro strato di terreno solido , tutto ingombro di bambù , che pareva avesse una estensione maggiore di quello dove si erano arrestati gli elefanti . In mezzo a quelle canne giganti , dalle foglie verdi pallide , i volatili abbondavano straordinariamente . Gru , pavoni , oche , pappagalli , volteggiavano in tutti i sensi , insieme a grossi stormi di anitre bramine , senza manifestare troppa paura per la presenza di quei cacciatori . Sandokan e Tremal - Naik non tardarono ad aprire il fuoco e siccome erano entrambi valentissimi cacciatori , in pochi minuti un buon numero di volatili furono raccolti dai quattro malesi di scorta . Continuando a trovare terreno resistente , s ' avanzarono ancora , impegnandosi in mezzo ad una pianura molto vasta , che era coperta di folti cespugli ed anche da qualche piccolo gruppo di palmizi . - Ecco un posto che servirà magnificamente ai nostri elefanti , - disse Sandokan al bengalese . - Li faremo deviare su questo terreno , così potranno galoppare a loro agio . - È anche un luogo propizio per fare delle grosse cacce , - aggiunse il bengalese che si era bruscamente arrestato . - Che cos ' hai veduto ? - Della selvaggina , bensì pericolosa , ma molto grossa . - Non vedo che dei sâras volare dinanzi a noi . - Guarda presso quella macchia , che si stende a duecento passi da noi . È ben uno jungli - kudgia quello . - Un bufalo selvaggio , vuoi dire ? - Sì , Sandokan . - Fra mezz ' ora ti saprò dire se le sue bistecche sono veramente squisite , come ho udito affermare più volte . - Fa ' nascondere i tuoi uomini e cambiamo le armi . Quelle bestie sono a prova di spingarda . - Presero due carabine colle relative munizioni , diedero ordine alla scorta di cacciarsi in mezzo ad un cespuglio e si allontanarono , tenendosi curvi , onde non farsi scoprire prima di giungere a buon tiro . Si trattava veramente d ' uno di quei giganteschi bufali che , in fatto di statura , nulla hanno da perdere , nel confronto , coi bisonti dell ' America settentrionale , colla testa corta , colla fronte alta e larga , armata di due corna ovali , e fortemente appiattite , curvantesi dapprima indietro per rialzarsi poi in avanti , il collo grosso e breve , il dorso gibboso ed il pelame rossiccio . Dopo le tigri sono le bestie più pericolose che s ' incontrano nelle jungle , potendo gareggiare coi formidabili rinoceronti , quantunque per mole siano inferiori a questi . Raggiungono tuttavia sovente i tre metri , dal muso all ' origine della coda , e un ' altezza di un metro e ottanta centimetri , e hanno la pelle così spessa , che si adopera per fare degli scudi resistentissimi , a prova di sciabola . Sono inoltre irascibili , coraggiosi fino alla pazzia e una volta in corsa , non s ' arrestano nemmeno dinanzi ad un esercito di cacciatori . Non temono , d ' altronde , né le tigri , né le pantere e non esitano ad impegnare , con quei terribili predoni , dei furiosi combattimenti . Lo jungli - kudgia scoperto da Tremal - Naik pascolava tranquillamente lungo il margine della macchia , senza manifestare alcuna apprensione , quantunque quegli animali abbiano un udito finissimo , che li compensa largamente della loro pessima vista . Fu appunto quella tranquillità che non fece buon effetto sul bengalese , che conosceva profondamente le abitudini di quegli animali , avendoli già cacciati per molti anni nelle Sunderbunds del Gange . - Quella calma non mi rassicura affatto , - disse a mezza voce a Sandokan , che strisciava a qualche passo di distanza . - Non deve essere solo . Già di solito marciano a branchi e piuttosto numerosi . - Ammazziamo quello li intanto , - disse Sandokan che non voleva rinunciare a quella grossa preda . - Dietro di noi abbiamo i malesi imboscati . A me il primo colpo . - Lo jungli - kudgia si presentava magnificamente per un buon colpo , poiché in quel momento offriva al tiratore il suo largo petto , lasciando così indifeso il cuore . Una detonazione secca rimbombò , facendo scappare le gru ed i pavoni , che stavano nascosti in mezzo ai bambù . Il bisonte indiano , colpito un po ' sotto la spalla sinistra , mandò un lungo muggito , abbassò rapidamente la testa e si avventò verso il luogo ove vedeva ancora ondeggiare la nuvola di fumo . Quella corsa furibonda non durò più di due secondi , poiché stramazzò pesantemente a meno di venti passi dal cacciatore , agitando pazzamente le zampe . Era appena caduto , quando i cespugli s ' aprirono impetuosamente , sotto un urto irresistibile e quindici o venti bufali , di statura gigantesca , irruppero attraverso la jungla , lanciati ad una carica spaventosa . - Gambe , Sandokan ! - urlò Tremal - Naik , facendo fuoco a casaccio , quantunque fosse sicuro di non arrestare quei furibondi colossi . I due cacciatori che avevano le ali ai piedi , in pochi istanti raggiunsero i malesi , traendo i bufali nella loro corsa sfrenata ; poi balzarono in mezzo al pantano , salvandosi a tempo in mezzo agli elefanti . Alle loro grida d ' allarme , tutti gli accampati , credendo a un nuovo attacco degli assamesi , erano balzati in piedi , afferrando le carabine , mentre i cornac facevano rialzare precipitosamente i pachidermi , che si erano coricati per meglio brucare le alte e durissime typha . I bisonti , dopo essersi arrestati un momento presso i cespugli , dove poco prima si erano tenuti nascosti i malesi , sperando forse che i cacciatori si fossero imboscati là in mezzo , avevano ripresa la loro carica indiavolata , tutto abbattendo sul loro passaggio . Parevano tanti enormi proiettili scagliati da qualche colossale pezzo di marina , tanto era il loro impeto . I bambù , che come si sa , sono resistentissimi , cadevano falciati dai robusti zoccoli di quei demoni , come se fossero semplici giunchi . Giunti dinanzi allo strato fangoso , s ' arrestarono di colpo , piegandosi fino a terra e accavallandosi gli uni sopra gli altri . - Per Siva ! - esclamò Kammamuri , raggiungendo rapidamente i suoi padroni , che si erano messi in salvo sul loro elefante . - Altro che assamesi ! Questi sono ben più pericolosi di quei poltroni ! ... - Avanti , cornac ! - gridò Tremal - Naik . - Se passano lo strato fangoso , assaliranno gli elefanti . - E voialtri aprite il fuoco ! - comandò Sandokan , vedendo che anche tutti i suoi uomini erano già montati . Otto o dieci colpi di carabina rimbombarono , ma non ottennero altro effetto , che quello di rendere maggiormente furiosi gli jungli - kudgia . Gli elefanti , aizzati dai cornac , si erano già lanciati coraggiosamente nella fanghiglia , avanzandosi frettolosamente , temendo di dover provare la robustezza e l ' acutezza di quelle terribili corna . I bisonti , vedendoli allontanarsi , anziché calmarsi si misero a muggire spaventosamente ed a spiccare salti ; poi si provarono a gettarsi a loro volta nel pantano , ma accorgendosi che le loro gambe , che non avevano lo spessore di quelle degli elefanti , sprofondavano interamente , rimontarono lo strato duro , seguendo su quello i fuggiaschi . - Che non vogliano lasciarci ? - chiese Sandokan che cominciava ad inquietarsi . - Avrei desiderato meglio incontrare gli assamesi . - Quegli animali sono testardi ed eccessivamente vendicativi - rispose Tremal - Naik . - Aspetteranno che i nostri elefanti trovino un terreno solido per darci battaglia . - Spero che prima di allora saranno ben decimati . - Non ci rimane altro da fare , amico . - Non sono che a trecento metri , e le nostre carabine hanno una portata più che doppia . - Gli è che il dondolìo degli elefanti renderà il nostro tiro molto difficile . - Sandokan prese la carabina , si piantò per bene sulle gambe , appoggiando il petto contro l ' orlo superiore della cassa , e puntò l ' arma , aspettando che l ' elefante pilota trovasse qualche punto su cui poggiare con minor violenza , le sue zampacce . Trascorse qualche minuto , poi Sandokan lasciò partire il colpo , approfittando d ' un istante di sosta del pachiderma . La palla , quantunque ben diretta , andò a spezzare una delle corna del bisonte , che guidava la truppa e che era il più colossale di tutti . L ' animale si fermò un momento , sorpreso , senza dubbio , di vedersi cadere dinanzi una delle sue principali difese ; poi riprese tranquillamente la marcia , come se nulla fosse avvenuto . - Saccaroa ! - esclamò Sandokan , deponendo l ' arma ancora fumante , per prenderne un ' altra che gli porgeva Kammamuri . - Quegli animali valgono i rinoceronti . - Te l ' ho detto , - disse Tremal - Naik . Sandokan tornò a puntare l ' arma , mirando ancora il capo - fila , essendosi promesso di abbatterlo a qualunque costo . Due minuti dopo un altro sparo rimbombava e la palla passava oltre senza aver colpito nessuno del branco . - Tu sprechi il piombo , - disse il bengalese . - Ho ancora una palla . - Confesserai almeno che si spara male , stando sul dorso d ' un elefante , e che per distruggere tutto quel branco , dovremmo consumar tutte le munizioni . - Ciò che non desidero affatto , non sapendo se gli assamesi ci seguono ancora o , se sono tornati indietro . - Uhm ! Lo dubito : sono testardi come gli jungli - kudgia . - Riprese la carabina e per la terza volta l ' alzò , aspettando il momento favorevole . Una nuova fermata dell ' elefante pilota , il quale era sprofondato nel fango fino alle ginocchia , rimanendo immobile per qualche istante , gli permise di sparare il suo ultimo colpo . Il bisonte mandò un lunghissimo muggito , poi si fermò bruscamente abbassando la testa fino quasi al suolo , colla lingua pendente . Tutto il branco si era fermato , guardandolo e muggendo . Aveva compreso che il capo doveva essere stato gravemente ferito . Il colossale bisonte non accennava a muoversi . Tenera sempre la testa bassa e dalla sua bocca , assieme ad una bava sanguigna , uscivano dei rauchi muggiti , che diventavano rapidamente fiochi . - Sta per morire ! - esclamò Sandokan . In quel momento il bisonte cadde sulle ginocchia , affondando il muso nel fango . Tentò ancora di rimettersi in piedi ; le forze invece bruscamente gli mancarono e si rovesciò su un fianco . - Pare che sia proprio morto , è vero Tremal - Naik ? - disse Sandokan , tutto lieto di quel successo insperato . - Tu hai provveduto agli sciacalli ed ai cani selvaggi una buona preda , che avrebbe servito a meraviglia anche a noi , - rispose il bengalese . - Tu tiri , come Gengis - khan lanciava le sue frecce . - Non lo conosco , né mi occupo di sapere chi sia . - Un meraviglioso conduttore di esercito ed un famoso arciere . - I bisonti , dopo d ' aver fiutato a più riprese il loro capo e di aver manifestata la loro rabbia con muggiti possenti , avevano ripresa la marcia , camminando quasi parallelamente agli elefanti . Vi era da augurarsi che quel pantano si prolungasse indefinitivamente , o almeno fino alle falde delle montagne di Sadhja , ciò che era impossibile a sperarsi . Per altre due ore gli elefanti continuarono a marciare , ostinatamente seguìti dai bisonti . Trovato un altro strato solido , che formava come un isolotto in mezzo alla fanghiglia della circonferenza di tre o quattrocento passi e coperto d ' alberi di varie specie , Sandokan comandò una seconda fermata . Era una precauzione necessaria , poiché il mezzodì era già trascorso e continuando ad avanzare , senza alcun riparo , potevano buscarsi qualche terribile colpo di sole , non meno fatale del morso dei velenosissimi cobra - capello . D ' altronde tutti avevano fame , non avendo potuto prepararsi la colazione durante la prima fermata , in causa dell ' attacco furioso degli jungli - kudgia . Il luogo non era stato scelto male , poiché un largo canale fangoso li difendeva dall ' attacco di quei testardi animali ; e poi su quell ' isolotto assieme a parecchie palme ed a piante d ' areca , si vedevano degli ham , ossia dei manghi , carichi di frutta oblunghe di tre o quattro pollici di lunghezza , che sotto la buccia dura e verdognola , contengono una polpa giallastra , d ' un sapore aromatico squisitissimo e salubre se ben matura . Il campo fu subito improvvisato alla meglio , all ' ombra delle piante , poiché anche gli elefanti soffrono assai il calore ; anzi tenendoli troppo esposti , corrono il pericolo di veder la loro pelle screpolarsi , formando così delle piaghe nella carne viva , che sono talvolta difficilissime a guarirsi . Gli è perciò che i loro cornac li spalmano di grasso , specialmente sulla testa . Furono accesi parecchi fuochi e furono messi ad arrostire i volatili abbattuti da Sandokan e da Tremal - Naik . Mentre gli arrosti rosolavano infilzati nelle bacchette di ferro delle carabine , e attentamente sorvegliati da una mezza dozzina di cuochi improvvisati , Sandokan , Surama ed il bengalese , scortati da alcuni dayachi , esploravano l ' isolotto , per far raccolta di frutta , non avendo ormai più nemmeno un biscotto . La loro gita non fu inutile , poiché oltre a molli manghi , furono tanto fortunati da scoprire un paio di mahuah , piante preziosissime , che non a torto vengono chiamate la manna delle jungle , perché danno , dopo la caduta dei fiori , che sono pure mangiabilissimi , quantunque sappiano di muschio , delle grosse frutta col mallo violaceo , contenenti delle mandorle bianche eccellenti , lattiginose , colle quali gli indiani si preparano delle focacce gustosissime , che surrogano benissimo il pane . La colazione , abbondantissima , essendo tutti i volatili grossissimi , fu divorata in pochi minuti ; poi tutti , Sandokan e Tremal - Naik eccettuati , si stesero sotto la fresca ombra delle palme , a fianco degli elefanti , i quali stavano consumando una enorme provvista di teneri rami e di foglie , non potendosi dare a loro né farina di frumento impastata , né la solita libbra di ghi per ciascuno , ossia di burro chiarificato . I due capi , che sospettavano sempre un attacco degli assamesi , e che da veri avventurieri non sentivano bisogno di riposarsi , avevano riprese le loro armi , per sorvegliare le due rive dell ' isolotto . Volevano anche assicurarsi di ciò che facevano i bisonti , che poco prima avevano veduto ancora gironzolare al di là della fanghiglia . Percorso l ' isolotto tutto all ' ingiro , scorsero nuovamente gli jungli - kudgia . Si erano sdraiati al di là del canalone , brucando le dure erbe palustri che crescevano presso di loro . Vedendo apparire i due cacciatori , in un attimo furono tutti in piedi , cogli occhi iniettati di sangue , sferzandosi rabbiosamente i fianchi colle loro lunghe code infioccate . Muggivano ferocemente e dimenavano freneticamente le teste , come se si provassero ad avventare delle cornate . - Qui non siamo più sul dorso degli elefanti , - disse Sandokan . - È questo il momento di decimarli . - Accostò le mani alle labbra e mandò un lungo fischio . Subito malesi e dayachi si precipitarono verso la riva . - Fucilatemi quelle canaglie , - disse a loro Sandokan . - È tempo di finirla con questo inseguimento che dura da troppo tempo . - Fu una scarica terribilissima quella che partì . Su diciotto bisonti , undici caddero morti o moribondi ; gli altri , vista la mala parata , si allontanarono a corsa sfrenata , mettendosi in salvo fra le moltissime macchie di bambù , che coprivano la jungla settentrionale . I nostri fuggiaschi non scorgendo più i bisonti , fecero ritorno all ' accampamento , sicuri di potersi finalmente riposare senz ' essere più disturbati . Verso le quattro pomeridiane , quando l ' intenso calore cominciava a scemare , l ' accampamento fu levato e gli elefanti , sempre preceduti dal pilota , riprendevano le mosse . Mezz ' ora dopo ritrovavano finalmente il terreno solido . La jungla paludosa era stata attraversata e cominciava quella secca , con distese di eterni bambù lisci e spinosi , di erbe altissime semi - bruciate dal solleone , di immensi cespugli con qualche gruppo di mindi , quei graziosi arbusti dalla corteccia bianchiccia , foglie verdi pallide e lunghi grappoli di fiori , d ' un giallo delicato e dal profumo delizioso . Era il momento di spingere i pachidermi a gran corsa , per lasciare definitivamente indietro gli assamesi , se ancora li seguivano . Una brutta sorpresa però attendeva i fuggiaschi e si preparavano a offrirla gli implacabili bisonti . Nessuno più pensava a quegli animali , che non si erano fatti più vedere dopo la disastrosa sconfitta , che avevano subìta sul margine della fanghiglia , quando una improvvisa agitazione si manifestò fra gli elefanti . Il pilota pel primo si era fermato dimenando la proboscide e lanciando dei sonori barriti . - In guardia , signori ! - gridò il cornac , volgendosi verso Sandokan e Tremal - Naik , che si erano alzati scrutando le folte macchie che li circondavano . - Noi abbiamo dimenticato gli jungli - kudgia , - disse Tremal - Naik . - Ancora quelle canaglie ! - esclamò Sandokan furioso . - T ' ho già detto che tu non li conosci . - Questa volta li stermineremo ! - Non ci resta altro da fare , se vogliamo continuare tranquillamente la marcia . - Sandokan alzò la voce . - Tenetevi pronti tutti ! Fuoco accelerato e mirate meglio che potete . - Gli elefanti , malgrado i colpi d ' arpione , non si muovevano e non cessavano di barrire . Si erano piantati solidamente sulle zampacce , colla proboscide ben alta , pronta a vibrare colpi vigorosi e le teste basse colle lunghe zanne tese innanzi . Avevan fiutato il pericolo prima degli uomini e si preparavano a sostenere gagliardamente l ' urto degli avversari , proteggendosi vicendevolmente i fianchi , per non farsi sventrare dalle aguzze corna di quegli indemoniati animali . I malesi ed i dayachi , tutti appoggiati ai bordi delle casse , colle dita sui grilletti delle carabine , erano pronti ad appoggiarli e ben risoluti a difenderli . Gli jungli - kudgia s ' avvicinavano , sfondando con slancio irresistibile le macchie . Le altissime canne oscillavano in diversi punti , poi cadevano abbattute dalle corna d ' acciaio dei colossi animali . La carica , a giudicarlo dalle mosse disordinate dei bambù , doveva avvenire per diverse direzioni . Gli astuti e vendicativi animali , non si slanciavano più in una sola massa , per non cadere in gruppo come sulle rive della fanghiglia . - Eccoli ! - gridò ad un tratto il cornac . Un bisonte , dopo d ' aver sfondato con un ultimo urto una vera muraglia di bambù spinosi , comparve all ' aperto e si slanciò , con impeto selvaggio , contro l ' elefante pilota , colla testa bassa , per piantargli le corna in mezzo al petto . Fu così fulmineo l ' attacco , che Sandokan , Tremal - Naik , Kammamuri e anche Surama , la quale si era pure armata , essendo una buona bersagliera , non ebbero nemmeno il tempo di far fuoco . L ' elefante - pilota però vegliava attentamente . Alzò la sua possente tromba , poi quando si vide l ' animale quasi fra le gambe , lo percosse furiosamente sulla groppa . Parve un colpo di spingarda . Lo jungli - kudgia stramazzò di colpo , colla spina dorsale fracassata da quella tremenda sferzata . S ' udì quasi subito un crac , come se delle ossa si spezzassero sotto una pressione spaventevole . Il pachiderma aveva posato ambe le zampe posteriori sul moribondo , schiacciandogli la testa . - Bravo pilota ! - gridò Tremal - Naik . - Questa sera avrai doppia razione di typha ! - Altri tre bisonti erano comparsi sbucando da diverse direzioni e caricando all ' impazzata . Uno fu subito fulminato da una scarica dei malesi e dei dayachi , il secondo andò a cacciarsi fra due elefanti della retroguardia e subito schiacciato prima che avesse potuto far uso delle sue corna , ed il terzo , ferito e forse gravemente da una palla di Sandokan , voltò le spalle rientrando nelle macchie , forse per morire là dentro in pace . Giungeva però il grosso , formato fortunatamente da cinque soli animali , gli unici superstiti della numerosa truppa . L ' accoglienza che ebbero fu tremenda . I malesi ed i dayachi che avevano avuto il tempo di ricaricare le armi , li ricevettero con un vero fuoco di fila , arrestandoli in piena corsa ed il peggio fu quando gli elefanti , aizzati dai cornac , caricarono a loro volta abbattendo con gran colpi di proboscide quelli che , quantunque gravemente feriti , tentavano ancora di rialzarsi . - Ehi , Tremal - Naik ! - gridò allegramente Sandokan . - Che questa volta la sia proprio finita ? - Vorrei sperarlo , - rispose il bengalese che non era meno lieto di quel completo successo . - E quello che si è rifugiato nella jungla , vada a cercare altri compagni ? - Le truppe di bisonti non s ' incontrano ad ogni passo e poi ogni gruppo fa da sé e non si unisce mai agli altri . Facciamo le nostre provviste , giacché la carne qui abbonda , mentre noi siamo a secco . Il filetto e le lingue di questi animali , godono fama di essere bocconi da re . - Gli elefanti furono fatti inginocchiare e tutti scesero a terra , senza l ' aiuto delle scale , correndo verso quelle enormi masse di carne . Non fu però impresa facile spaccare quelle gobbe per trarne i filetti . I bisonti indiani , al pari di quelli americani , offrono delle resistenze incredibili anche dopo morti , per lo spessore enorme delle loro ossa che sono a prova di scure . I malesi , dopo essersi invano affaticati , dovettero lasciare il posto a Bindar ed ai cornac più pratici di loro . Fatta un ' abbondante provvista di lingue e di carne scelta , la carovana riprese la marcia , rimontando verso il settentrione con passo abbastanza celere , malgrado gli ostacoli che presentava incessantemente l ' interminabile jungla . Non fu che verso le otto della sera , nel momento in cui il sole precipitava all ' orizzonte e dopo d ' aver percorse ben quaranta miglia in poche ore , che Sandokan diede il segnale della fermata a breve distanza dalla riva destra del Brahmaputra , il quale piegava pure , in senso inverso , a settentrione , scendendo dall ' imponente catena dell ' Himalaya . Non essendo improbabile che in quel luogo vi fossero molti animali feroci , Tremal - Naik e Kammamuri fecero improvvisare dai malesi e dai dayachi , uno stecconato di bambù , intrecciati e accendere anche , ad una certa distanza , numerosi falò ; poi le tende furono rizzate per difendersi dai colpi di luna , che nell ' India non sono meno pericolosi di quelli di sole , poiché dormendo col viso esposto all ' astro notturno , sovente ci si sveglia ciechi affatto . La cena fu deliziosa e , come si può ben immaginare , abbondantissima . Gustate furono specialmente le lingue dei bisonti , che erano state messe a bollire in un pentolone di rame . I flying - fox , quei brutti vampiri notturni , dalle ali nere , che quando sono interamente spiegate , misurano insieme perfino un metro e che hanno il corpo rivestito da una folta pelliccia rossastra , e la testa che somiglia a quella della volpe , cominciavano a descrivere in aria i loro capricciosi zig - zag , quando Sandokan , Surama e Tremal - Naik , si ritirarono sotto la loro tenda , sicuri di poter passare finalmente una notte tranquilla . Gli altri li avevano già preceduti . Solo Kammamuri e Sambigliong , con quattro dayachi , erano rimasti a guardia del campo , potendosi dare che qualche tigre , qualche pantera , si celassero nei dintorni e tentassero , quantunque i fuochi ardessero sempre , qualche colpo sugli addormentati . 28 . I montanari di Sadhja La notte era splendida e fresca , cominciando a farsi sentire le forti arie delle non lontane montagne , che si delineavano maestosamente verso il settentrione , primi contrafforti dell ' imponente catena dell ' Himalaya . La luna splendeva in un cielo purissimo , sgombro di qualsiasi nube , fra miriadi di stelle che fiorivano senza posa , facendo proiettare , alle altissime e folte macchie di bambù , ombre lunghissime . Un silenzio profondo , rotto solo di quando in quando dall ' urlo monotono e triste di qualche sciacallo affamato o dallo strido acuto di qualche flying - fox ( volpe volante ) , regnava sulla immensa pianura . Pareva che né le tigri , né le pantere , né i serpenti , animali che vivono in gran numero nelle jungle indiane , avessero ancora lasciato i loro covi , per mettersi in caccia . Kammamuri e Sambigliong , seduti a breve distanza da un falò , fumavano scambiandosi di quando in quando qualche parola , mentre i dayachi passeggiavano silenziosamente dietro la cinta improvvisata , alimentando di tratto in tratto i fuochi . Vegliavano da un paio d ' ore senza che avessero notato alcunché di straordinario , quando udirono improvvisamente alzarsi nella jungla , un urlio indiavolato , come se centinaia e centinaia di cani selvaggi irrompessero attraverso le macchie . - Che cosa succede laggiù ? - si chiese Sambigliong alzandosi . - I cani avranno scovato qualche nilgò e si saranno messi in caccia , - rispose Kammamuri . - O che mirino ad assalirci ? - Non sono da temersi molto . - Odi come i loro latrati diventano sempre più acuti ? Si direbbe che s ' avvicinano . - Kammamuri stava per rispondere , quando un colpo di fucile , che fece subito tacere la banda urlante , rintronò nella jungla . - Ah ! Questo è da temersi , altro che i cani ! - brontolò il maharatto . Lo sparo che si era ripercosso perfino dentro le tende , aveva fatto balzare subito fuori Sandokan e Tremal - Naik e svegliati i suoi uomini e anche gli elefanti . - Chi ha fatto fuoco ? - chiese la Tigre della Malesia accorrendo . - Nessuno di noi , padrone , - rispose Kammamuri . - Che gli assamesi ci abbiano raggiunti ? - Io credo , padrone , che si tratti invece di qualche viandante che si difende dai cani selvaggi . - Uhm ! - fece Tremal - Naik . - Chi oserebbe inoltrarsi nella jungla , solo , di notte ? Tu t ' inganni , mio bravo Kammamuri . - Si posero tutti in ascolto , ma non udirono nessun altro sparo . Anche i cani non avevano più riprese le loro urla . - Tu che sei un figlio delle jungle , che cosa proponi di fare ? - chiese Sandokan rivolgendosi verso Tremal - Naik ; - di lanciare un drappello d ' uomini in mezzo ai bambù ? - Sarebbe un pessimo consiglio , - rispose il bengalese , - che non lo darei a nessuno . Le jungle si prestano troppo bene alle imboscate . - Tu sospetti che si cerchi di attirarci in qualche agguato . - Nel tuo caso sai che cosa farei , amico Sandokan ? Leverei senza indugio il campo e prenderei il largo spingendo gli elefanti alla massima corsa . - Ed io accetto la tua proposta , senza cercare nemmeno di discuterla . - Poi alzando la voce , comandò : - Ohe , cornac ! Fate alzare gli elefanti e fate prendere a loro la corsa . Tutti pronti a salire ! Vi accordo , amici , cinque soli minuti per ripiegare le tende . - Malesi e dayachi si erano slanciati attraverso l ' accampamento , come uno stormo di avvoltoi , sciogliendo le tende e arrotolando con rapidità fulminea tappeti , materassini e coperte , mentre Sandokan , Tremal - Naik e Kammamuri , varcata la cinta improvvisata , si spingevano per qualche centinaio di passi nella jungla , colla speranza di scoprire qualche cosa . I cinque minuti non erano ancora trascorsi , che gli elefanti si trovavano pronti a ripartire , quantunque dimostrassero il loro mal umore per quella inaspettata marcia , con sordi barriti e con un alzare e abbassare d ' orecchi . Dayachi , malesi e prigionieri erano tutti al loro posto , chi entro le casse , chi sui larghi dorsi dei pachidermi , tenendosi ben stretti alle corde . Sandokan ed i suoi compagni , dopo aver fatta una breve punta senza nulla vedere di sospetto , si erano affrettati , a loro volta , a raggiungere l ' elefante - pilota , il solo che si mantenesse tranquillo . - Siamo pronti ? - chiese Sandokan quando si fu accomodato nella cassa a fianco di Surama . - Tutti ! - risposero ad una voce malesi e dayachi . - Via ! - Gli elefanti , quasi avessero compreso che un grave pericolo minacciava i loro conduttori , avevano cessato di barrire ed avevano preso un vero galoppo , e così rapido , che difficilmente un buon cavallo avrebbe potuto tenere dietro a loro . A vedere quelle masse enormi , che hanno qualche cosa di antidiluviano , si giudicherebbe che essi fossero eccessivamente tardivi , mentre invece posseggono un ' agilità straordinaria ed una forza di resistenza incredibile , che permette a loro di gareggiare , e senza svantaggio , coi mahari , i famosi corridori del deserto di Sahara . Avevano appena preso lo slancio , quando un grido di rabbia ed insieme d ' angoscia , sfuggì da tutte le bocche . A destra ed a sinistra , dalla via presa dai pachidermi , come per un segnale convenuto , i bambù e le erbe secche della jungla , arse dal sole , avevano preso fuoco su diversi punti ! ... - Me l ' aspettavo questo brutto giuoco ! - esclamò Sandokan . - Cornac ! Spingete la corsa , o morremo tutti arrostiti ! - I conduttori , senza attendere quel comando , vedendo il fuoco propagarsi con rapidità incredibile , avevano già afferrati i loro corti arpioni , lasciandoli cadere violentemente sui crani dei pachidermi , lanciando contemporaneamente fischi stridenti . Vampe immense s ' alzavano di già minacciando di rinchiudere i fuggiaschi in un cerchio di fuoco . I malesi ed i dayachi avevano aperto il fuoco , sparando all ' impazzata in tutte le direzioni , mentre gli elefanti , atterriti , raddoppiavano lo slancio , barrendo spaventosamente e sfondando , come mostruose catapulte , le folte macchie che si paravano a loro dinanzi . Quella fuga rapidissima aveva qualche cosa di spaventoso ed insieme di fantastico . Cominciando a cadere le scintille addosso agli elefanti e anche sulle persone che stavano nelle casse , Sandokan sciolse rapidamente una coperta e la gettò addosso a Surama , avvolgendola completamente , mentre Tremal - Naik gridava agli altri : - Sciogliete le tende ed i materassini ! Copritevi e riparate le groppe degli elefanti ! - L ' ordine fu subito eseguito ed appena in tempo , poiché le due linee di fuoco , ormai diventate giganti , stavano per raggiungersi e chiudere completamente la ritirata . - Poggia verso il fiume , cornac ! - comandò Sandokan che conservava , anche in quel terribile momento , tutta la sua calma di grande capitano . - Là sta la nostra salvezza ! Getta questa coperta sulla testa dell ' elefante e bendagli gli occhi ! Fate altrettanto voialtri ! Su , forza , attraverso al fuoco ! - I pachidermi , spaventati di vedersi dinanzi quelle cortine fiammeggianti , pareva che esitassero a proseguire la corsa . Quando però si sentirono avvolgere la testa dalle coperte e dalle tende , presi da un maggior spavento , si slanciarono innanzi all ' impazzata , mandando clamori orribili . Le due cortine di fuoco non distavano che pochi metri l ' una dall ' altra . Ancora un mezzo minuto di ritardo e si sarebbero raggiunte . Scintille , cenere ardente , foglie accese , cadevano da tutte le parti e l ' aria minacciava di diventare , da un istante all ' altro , irrespirabile . I cinque elefanti giunsero , come un uragano , là dove le due linee fiammeggianti stavano per operare la loro congiunzione , e attraversarono il passo coll ' impeto dei proiettili , raddoppiando i loro spaventevoli clamori . Quattro o cinque colpi di carabina li salutarono al passaggio , sparati però a una così notevole distanza , che le palle non produssero alcun effetto contro il grosso cuoio che rivestiva quei colossi . I cornac s ' affrettarono a togliere le coperte che avvolgevano le teste degli animali , mentre i malesi ed i dayachi gettarono via materassini e tende , che avevano già preso fuoco . - Non credevo di avere tanta fortuna , - disse Sandokan che appariva di buon umore . - Se gli elefanti continueranno questa corsa indiavolata per tre o quattro ore , non avremo più nulla da temere da parte degli assamesi . Che cosa ne dici , Tremal - Naik ? - Dico , - rispose il bengalese , - che da questo momento noi potremo proseguire tranquillamente il nostro viaggio verso Sadhja , senza essere più disturbati . È vero , Bindar ? - Sì , sahib - rispose il fedele giovanotto . - Tra due giorni noi saremo fra le montagne dove regnava il padre della principessa , il valoroso Mahur . - Come rivedrò volentieri il mio paese natio ! - esclamò la futura regina dell ' Assam , con un sospiro . - Purché si ricordino ancora del capo dei kotteri . - Non ci sono io forse ? - disse Bindar . - Mio padre era uno dei più fedeli servitori del tuo e , lassù , fra le montagne , ho molti parenti . Basterà che io ti presenti a Khampur . - Chi è costui ? - Il nuovo capo dei kotteri . Era un amico intimo di tuo padre e sarà ben lieto di rivederti e di mettere a tua disposizione tutti i suoi guerrieri . Egli odia Sindhia e non si rifiuterà di prestarti man forte . - Speriamolo , - rispose Surama . - A me basta di liberare il sahib bianco , che tanto amo . - Lo rivedrai più presto di quello che credi , - disse Sandokan . - Non lascerò l ' Assam , checché debba accadere , senza aver prima strappato il mio fratellino bianco dalle zampe di quell ' ubriacone di Sindhia e senza aver saldato i conti con quel cane di greco , causa principale di tutte le nostre disgrazie . Fra quindici giorni , e fors ' anche prima , tutto sarà finito e andrò a respirare una boccata d ' aria marina , della quale sento un bisogno grandissimo . - Come ! Non ti fermerai alla mia corte , ammesso che io possa diventare la rhani dell ' Assam ? - Sì , per un paio di settimane , ma poi tornerò laggiù , al Borneo , - disse Sandokan che era diventato improvvisamente cupo . - Anche nelle mie vene scorre sangue di rajah ed un giorno mio padre fu potente , e dominava una regione forse più vasta dell ' Assam . Pensiamo a dare ora un trono a te ed a Yanez : poi penserò a posare anche sul mio capo una corona . Sono vent ' anni che medito una vendetta e sono vent ' anni che un miserabile straniero siede sul trono dei miei avi , dopo d ' aver spazzato mio padre , mia madre , i miei fratelli , le mie sorelle ! Quel giorno che comparirò sulle rive del lago di Kini Ballù sarà un giorno di sangue e di fuoco . - Sandokan ! - esclamarono Tremal - Naik e Surama . Il terribile pirata si era alzato cogli occhi accesi , il viso alterato da un furore spaventevole , agitando la destra come se brandisse una scimitarra assetata di sangue e di stragi , ma dopo qualche istante tornò a sedersi , calmo come prima , dicendo con voce rauca : - Aspettiamo quel giorno ! - Caricò rabbiosamente la pipa , l ' accese e si mise a fumare con furia , guardando la jungla che fiammeggiava sempre dietro gli elefanti . Tremal - Naik gli batté su una spalla . - Quel giorno , - gli disse , - spero che mi avrai per compagno . - Ti accetto fin d ' ora , - rispose la Tigre della Malesia . - Ed io , - disse Surama , - metterò a tua disposizione tutti i tesori dell ' Assam e tutti i seikki . - Grazie fanciulla , ma a tuttociò , preferisco Yanez , il mio buon genio . Il principe consorte potrà assentarsi per un paio di mesi . - Anche per dodici se lo vorrai . - Gli elefanti , ancora spaventati dai bagliori dell ' incendio , continuavano intanto la loro rapidissima corsa , ansando fortemente ed imprimendo alle casse tali scosse , che le persone che le montavano , di quando in quando , cadevano le une nelle braccia delle altre . La jungla continuava ad estendersi lungo la riva destra del Brahmaputra , però a poco a poco tendeva a cambiare . I bambù sparivano per lasciare il posto alle alte graminacee , ai folti cespugli , alle mangifere che formavano dei superbi gruppi , ai tara ed ai latania . Era però sempre una regione senza villaggi , senza capanne , non amando gli indiani abitare là dove imperano le tigri , i rinoceronti , le pantere ed i serpenti dal morso mortale . Quella corsa velocissima durò fino alle dieci del mattino , poi Sandokan , vedendo che gli elefanti rallentavano , diede il segnale della fermata . Ormai gli assamesi non erano più da temersi . Anche se avessero avuto dei cavalli di buona razza , non avrebbero potuto tenere dietro a quei colossi , che avevano mantenuto per cinque o sei ore una velocità assolutamente straordinaria . Quella fermata si prolungò fino alle quattro del pomeriggio , poi gli elefanti ripresero , di buon umore , la loro corsa , senza aver bisogno di essere aizzati dai loro conduttori , avendo trovato , durante quel riposo , un ' abbondante provvista di typha e di rami di bâr ( ficus indica ) , il cibo che preferiscono sopra tutti gli altri , quando non trovano delle foglie di pipal ( ficus religiosa ) . A mezzanotte marciavano ancora , avanzandosi verso le non lontane catene di montagne , abitate dai sudditi del defunto Mahur , il padre di Surama . Le jungle erano a poco a poco scomparse , per lasciare il campo a pianure ondulate e coperte da fitti gruppi di alberi , all ' ombra dei quali , cominciavano a succedersi piccoli villaggi , circondati da risaie . Un ' altra fermata fu fatta che si prolungò fino alle sette del mattino : poi gli instancabili elefanti ripresero la corsa rimontando verso il nord - est , dove già si delineavano alcune catene di altissime montagne , coperte da foreste immense . Altre due tappe , poi i pachidermi , sempre agili e sempre rapidi , salivano il giorno dopo i primi scaglioni di quelle boscose catene , innalzandosi gradatamente . Il paese cominciava a popolarsi . Minuscoli villaggi di quando in quando apparivano sui declivi , in mezzo a folte macchie di mangifere e di tamarindi stupendi . - Ecco i sudditi di mio padre ! - diceva Surama con un sospiro . - Quando sapranno che la figlia del vecchio capo dei kotteri , dopo tanti anni , è ritornata , non le rifiuteranno il loro appoggio . - Lo spero , - rispose Sandokan . Quella sera l ' accampamento fu piantato in mezzo alle foltissime foreste e mai notte fu più calma di quella , non abbondando sulle montagne né cani selvaggi , né sciacalli , ed essendo anche piuttosto rare le tigri , le quali preferiscono il clima umido e caldo delle jungle . La sveglia fu suonata da Bindar , che possedeva un ramsinga di rame , alle quattro del mattino , desiderando tutti di riposarsi alla sera a Sadhja , l ' antica residenza del capo dei kotteri . Gli elefanti , ben riposati e anche ben pasciuti , avendo trovato dei banian da saccheggiare , avevano subito ripresa allegramente la marcia , costeggiando una enorme spaccatura , in fondo alla quale rumoreggiava il Brahmaputra , che forse dopo migliaia e migliaia d ' anni , si era aperto un varco fra quelle montagne , per raggiungere il sacro Gange e riversare le sue acque nel golfo del Bengala . Quantunque le chine fossero faticosissime , gli elefanti procedettero sempre con grande rapidità ; dimostrando ancora una volta la loro incredibile resistenza e la loro agilità assolutamente straordinaria . Verso il tramonto la carovana , dopo aver superate altre altissime montagne , sempre ricche di boscaglie , poiché la vegetazione dell ' India non cessa che là dove cominciano le nevi ed i ghiacciai , entrava finalmente in Sadhja , la capitale del piccolo stato , quasi indipendente , ossia dei kotteri , dei montanari guerrieri , i più valorosi dell ' Assam . Bindar guidò i suoi padroni verso una vasta capanna , circondata da un giardino , dimora di un suo parente , la quale si trovava un po ' fuori dal bastioni della cittadella , desiderando non suscitare , almeno pel momento , la curiosità della popolazione . Essendo già prossima la notte , quasi nessuno aveva fatto attenzione all ' arrivo della carovana , trovandosi la maggior parte di quei montanari nelle loro casette a cenare . Due vecchi indiani , parenti del giovane , accolsero cortesemente gli ospiti raccomandati dal nipote , mettendo a loro disposizione tutte le provviste che possedevano . - Cenate senza preoccuparvi di me , - disse Bindar , - e consideratevi come in casa vostra . Io vado ad avvertire Khampur del vostro arrivo . - Come accoglierà la notizia ? - chiese Sandokan che appariva un po ' pensieroso . - Khampur era l ' amico devoto di Mahur , il grande capo dei kotteri guerrieri , e sarà ben felice di rivedere la figlia del forte montanaro . E poi so che odia mortalmente Sindhia e che non gli ha mai perdonato d ' aver venduta , come una miserabile schiava , l ' ultima principessa di Sadhja . - Ciò detto il bravo giovanotto , dopo aver presa per precauzione , forse eccessiva , la sua carabina , uscì entrando in città . Sandokan si rivolse al capo dei seikki che gli sedeva di fronte e gli chiese : - Posso sempre contare sulla fedeltà dei tuoi uomini ? - Sempre , sahib - rispose il demjadar . - Quando tu lo vorrai , spiegheranno la tua bandiera , se ne hai una , e apriranno il fuoco contro il palazzo reale . - Ho la mia bandiera fra i miei bagagli , - rispose Sandokan , con uno strano sorriso . - È tutta rossa con tre teste di tigre . Sanno gli inglesi quanto vale . - Dammela ed i miei seikki la faranno sventolare dinanzi al rajah . - Sì , domani , quando ridiscenderemo il Brahmaputra , - rispose Sandokan . - Sarà la nuova bandiera dell ' Assam , è vero Surama ? - E che io conserverò religiosamente se diventerò veramente la rhani - disse la giovane principessa . - Così mi ricorderò sempre di dover la mia corona alle Tigri di Mompracem . - Avevano appena terminata la cena , quando Bindar entrò seguìto da un bel tipo d ' indiano sulla quarantina , vestito come un ricco kaltano , ossia con un costume mezzo orientale , con una larga fascia di seta rossa piena di pistoloni e di armi da taglio . Era un uomo di statura imponente , vigoroso come uno jungli - kudgia , barbuto come un brigante della montagna , con due occhi nerissimi e sfolgoranti ed i lineamenti energici . Solo a vederlo si capiva che doveva essere un gran capo e soprattutto un uomo d ' azione . Prima ancora che Sandokan ed i suoi compagni si fossero alzati , mosse diritto verso Surama e le si inginocchiò dinanzi , dicendole con voce alterata da una profonda commozione : - Salute alla figlia del valoroso Mahur ! Tu non puoi essere che quella . - La giovane principessa con un rapido gesto l ' aveva rialzato . - Il mio primo ministro non deve rimanere ai miei piedi , se io un giorno riuscirò ad atterrare Sindhia , - disse . - Io ... tuo primo ministro , rhani ! - esclamò il montanaro , meravigliato . - Se , coll ' aiuto di queste persone che mi circondano , che per valore valgono mille uomini ciascuno , otterrò la corona che mi spetta . - Khampur gettò uno sguardo sui malesi e sui dayachi , fermandolo sulla Tigre della Malesia . - È quello il capo , è vero , Surama ? - chiese . - Un uomo invincibile . - Lo si vede , - rispose l ' assamese . - Me ne intendo di uomini . Quello ha la folgore negli occhi . - E anche la mano lesta , - disse Sandokan sorridendo e avanzandosi verso il montanaro , che pareva aspettasse una vigorosa stretta di mano . - Tu sahib , sei un valoroso , - disse il montanaro , - e ti ringrazio di aver raccolta e protetta la figlia del mio amico , il prode Mahur . Bindar tutto mi ha raccontato : che cosa posso fare ? Che cosa vuoi tu ? Parla : Khampur è pronto a dare la sua vita , se fosse necessario , per la felicità di Surama . - Io non desidero da te che mille uomini della montagna , risoluti a qualunque sbaraglio e le barche necessarie per condurli a Goalpara , - rispose Sandokan . - Puoi tu fornirmeli ? - Anche duemila se ne vuoi , - rispose il montanaro . - Quando i miei sudditi domani sapranno che la figlia di Mahur è ritornata , affileranno subito le loro armi e staccheranno dalle pareti i loro scudi di pelle di bufalo . - A noi basta la metà purché siano scelti e valorosi , - disse Sandokan . - Noi possiamo contare sulla guardia del rajah , che è formata tutta di seikki provati al fuoco , è vero demjadar ? - Quando tu lo vorrai , sahib , saranno pronti , - rispose il capo dei mercenari . - Non avrò da dire a loro che una parola . - Khampur guardò attentamente il seikko , poi disse con una certa soddisfazione : - Ecco un vero guerriero : conosco il valore di questi montanari . - Quando potranno essere pronte le barche ? - chiese Sandokan . - Domani dopo mezzodì i miei uomini saranno pronti a discendere il Brahmaputra . - Di quanti legni puoi disporre ? - Ho una ventina di piccoli legni fra poluar e bangle e potremo caricare su ognuno una cinquantina d ' uomini , - rispose Khampur . - Quanto credi che impiegheremo a giungere a Gauhati ? - Non più di due giorni , se non troveremo degli ostacoli . So che il rajah tiene una flottiglia sul fiume . - Hai delle bocche da fuoco ? - Una cinquantina di falconetti . - S ' incaricheranno i miei uomini di provarli sulle barche del rajah , se cercheranno di sbarrarci il passo , - disse Sandokan . - D ' altronde non ci avanzeremo che con estrema prudenza e cercheremo di non destare sospetti . È necessario piombare improvvisamente sulla capitale e prenderla d ' assalto con un colpo di mano . - Tu farai , sahib , quello che meglio crederai , - disse Khampur . - I miei uomini ti seguiranno dovunque . Vado a far battere il tumburà , onde domani siano qui tutti i guerrieri della montagna . - S ' inginocchiò dinanzi a Surama e le baciò replicatamente l ' orlo della veste , omaggio che si rende solo ai sovrani e alle principesse del sangue ; e dopo d ' ager augurato a tutti la buona notte , uscì rapidamente rientrando nella cittadella . 29 . Sul Brahmaputra Quella notte nessuno certamente dormì tranquillo in Sadhja . Il tumburà , quell ' enorme e splendido tamburo , ricco di dorature e di pitture , di nastri e di ciuffi di penne di pavone , che gli indiani adoperano solo nelle grandi circostanze , non cessò un solo istante di rullare fragorosamente sulla piazza della cittadella . Da tutti i villaggi installati sulle chine , o sulle cime delle vicine montagne o nelle profonde gole , si rispondeva a colpi d ' hula , altri tamburi , di dimensioni inferiori al tumburà , ma che tuttavia si odono egualmente ad incredibili distanze , o si rispondeva con acuti suoni di trombe di rame e con scariche di fucile . I prodi montanari della frontiera birmana , avvertiti dall ' incessante rullare del tumburà , che qualche grave avvenimento stava per accadere , accorrevano da tutte le parti , in grossi drappelli ed in pieno assetto di guerra : scudi di pelle di bisonte o di rinoceronte , lance , carabine , pistoloni , scimitarre e tarwar affilatissimi . Forse supponevano che qualche esercito birmano , avesse varcata la frontiera , minacciando la capitale del loro minuscolo stato , avvenimento già parecchie altre volte accaduto . Certo nessuno s ' immaginava che Surama , la figlia del loro adoratissimo capo , che per tanti anni avevano pianto , fosse la causa di tutto quel trambusto . Quando l ' indomani , poco dopo l ' alba , Sandokan , Tremal - Naik e Surama entrarono in Sadhja , guidati da Bindar e seguìti dai loro malesi e dayachi , uno spettacolo bellissimo s ' offerse ai loro occhi . Sulla vasta piazza della cittadella , più di mille e cinquecento montanari , che indossavano i pittoreschi costumi dei kaltani , con larghi calzoni variopinti , alta fascia rossa piena d ' armi da fuoco e da taglio , casacche con alamari gialli o azzurri ed immensi turbanti , stavano schierati in bell ' ordine divisi per compagnia , coi capi dei villaggi alla testa , che avevano per unico distintivo un mazzo di penne di sâras ondeggiante sulle loro fronti . Khampur che per l ' occasione montava un bellissimo cavallo bardato all ' orientale , con una lunga gualdrappa rossa a guarnizioni d ' oro , appena vide giungere Surama coi suoi protettori , sguainò la sua scimitarra , e l ' agitò in alto gridando con voce tuonante : - Salutate la figlia di Mahur , il vostro defunto signore . Ella viene a ricevere l ' omaggio dei suoi fedeli montanari . - Un grand ' urlo , che parve il rombo d ' una valanga e che si propagò attraverso le montagne e le vallate , seguì quell ' ordine . - Salute alla rhani di Sadhja ! Salute ! - Poi millecinquecento carabine fecero fuoco contemporaneamente in alto , facendo tremare le muraglie mal solide delle case . - Salute ai miei fedeli montanari ! - gridò Surama quando l ' eco delle montagne e delle vallate non ripeté più la scarica . Khampur si avanzò verso Sandokan , che riconosceva ormai come il capo della spedizione , e dopo essere sceso da cavallo gli disse : - Siamo pronti a muovere alla conquista di Gauhati . Non hai che da scegliere i mille uomini che ti occorrono , sahib . Ti prometto che essi ti seguiranno anche fino sulle sponde del golfo del Bengala , se tu lo desidererai . - Scegli tu i migliori ; li conosci meglio di me . - Come vuoi , sahib . - Sono pronte le barche ? - Sono già due ore che la flottiglia aspetta . - Hai imbarcati i falconetti ? - Tutti . - Andiamo a vedere , intanto che tu scegli i tuoi guerrieri . Guidaci , Bindar . - Eccomi , padrone - rispose il giovane indiano . Mentre Khampur sceglieva i montanari che dovevano prendere parte alla pericolosa spedizione , Sandokan , Tremal - Naik e Surama , seguìti dai malesi e dai dayachi , scendevano verso il fiume , il quale scorreva , con grande fracasso , fra due immensi muraglioni di granito , alti più di trecento metri e nei quali gli abitanti avevano scavato delle comode gradinate . Sulla riva , solidamente ancorati , si trovava una ventina di legni , fra bangle e poluar , di cinquanta od ottanta tonnellate di portata , costruiti un po ' rozzamente , ma che pure non dovevano essere cattivi galleggianti . - Basteranno , - disse Sandokan , dopo aver dato una rapida occhiata alla flottiglia . - Ogni barca può contenere comodamente una cinquantina di persone sotto - coperta . - Perché sotto - coperta ? - chiese Tremal - Naik . - Noi dovremo figurare , fino a Gauhati , come onesti trafficanti che vanno a vendere le loro merci nel Bengala , - rispose Sandokan . - Voglio giungere alla capitale incognito e senza destare sospetti . Se il rajah o meglio il greco , sapessero qualche cosa dei nostri progetti , radunerebbero di certo tutte le truppe che si trovano nell ' Assam e questo non deve avvenire . Il nostro colpo di mano deve essere fulmineo . Caduto il rajah , più nessuno si occuperà certo di accorrere in sua difesa ed il popolo accetterà , senz ' altro , il fatto compiuto ed acclamerà la sua bella e giovane rhani . È così che si fa la politica nel tuo paese , è vero ? - Tu eri destinato a diventare un grand ' uomo di stato , - rispose Tremal - Naik . - È quello che mi diceva anche Yanez , - rispose Sandokan ridendo . I primi drappelli di montanari giungevano in quel momento preceduti dai loro rispettivi capi . Sandokan diede ai suoi uomini le disposizioni per l ' imbarco . Si prese , innanzi a tutto , il più grosso poluar della flottiglia , che era stato armato con sei falconetti e che poteva servire benissimo come nave ammiraglia , specialmente se montata dai malesi , abili marinai e formidabili artiglieri , imbarcando Surama , Tremal - Naik e Kammamuri , oltre i prigionieri . Occorse non meno di un ' ora prima che i mille montanari si fossero imbarcati e accomodati alla meglio sotto i ponti , non dovendo mostrarsi che sotto le mura della capitale del rajah , onde non destare degli allarmi , che avrebbero potuto produrre delle conseguenze incalcolabili . Alle sette del mattino la flottiglia salpava le ancore , scendendo il Brahmaputra a gruppi di tre o quattro legni , misti fra bangle e poluar , essendo solamente questi armati di falconetti . Il primo giorno di navigazione fu senza incidenti . Soli pochi legnetti furono incontrati , che salivano la corrente , portando agli abitanti delle montagne dei carichi di riso . Anche il secondo fu senza allarmi . Nessuno aveva fatto caso a quel numero , un po ' insolito di navigli , non essendo il Brahmaputra troppo frequentato , quantunque sia una delle più grandi arterie fluviali dell ' India settentrionale . Avendo i malesi , i dayachi ed i barcaiuoli di Khampur , arrancato vigorosamente tutto il giorno , ed essendo stati molto favoriti dalla corrente che scorreva più rapida e dal vento che soffiava deciso da levante , alla sera giungevano di fronte all ' imboccatura del canale che conduceva nella palude dei coccodrilli . - Dobbiamo fermarci nel nostro vecchio rifugio per qualche giorno , - disse Sandokan a Tremal - Naik . - È assolutamente necessario che ci assicuriamo innanzi a tutto l ' aiuto dei seikki e di avere notizie di Yanez , prima di piombare su Gauhati . - E se vi è qualche legno del rajah nella palude ? - Lo caleremo a fondo dopo d ' averlo abbordato , - rispose risolutamente la Tigre della Malesia . Poi alzando la voce gridò : - Ehi , Kammamuri ! Da ' ordine ai nostri uomini d ' imboccare il canale . - Il poluar che marciava sempre alla testa della flottiglia , cambiò subito rotta e si cacciò entro il passo , seguìto subito da tutti gli altri legni , che avevano già ricevuto l ' ordine di regolarsi sempre sulle mosse della così detta nave ammiraglia . Come già Sandokan aveva previsto , nessun legno del rajah stazionava nella palude . I seikki , cacciati dal fuoco che aveva già divorato interamente la jungla di Benar , disperando ormai di ritrovare i loro avversari , dovevano aver fatto ritorno a Gauhati , sicché la flottiglia dei montanari poté gettare indisturbata le sue ancore all ' estremità della palude , presso una riva coperta di folte piante sfuggite , chissà per quale caso , all ' incendio spaventevole che aveva divorato la jungla su tutta la sua estensione . Sandokan , mentre gli equipaggi preparavano la cena , fece chiamare Bindar ed il demjadar dei seikki . - Ecco il momento di operare , - disse a loro . - Noi siamo pronti a giuocare la suprema partita . - Ed io sono sempre ai tuoi ordini , sahib - rispose il capo della guardia . - Ho avuto il tempo di conoscerti e preferisco servire sotto di te , piuttosto che sotto il rajah ed il suo favorito , due bricconi che non hanno mai saputo far nulla di buono . - Io spero che tu diventerai un bravo ufficiale della rhani , giacché è a quella fanciulla che spetta il trono e non a me , - rispose Sandokan . - Prendiamo gli ultimi accordi . - Ti ascolto . - Sei sicuro che nessuno dei tuoi guerrieri ti tradirà ? - Non avere il più lontano dubbio su di ciò . Rispondo io per tutti . Che cosa dovrò fare ? - Impadronirti innanzi a tutto del favorito del rajah . - E poi ? - Liberare immediatamente l ' uomo bianco che si trova prigioniero in uno dei sotterranei del cortile d ' onore . Affiderai a lui , momentaneamente , il comando delle tue truppe . È un uomo che vale quanto me e d ' un coraggio a tutta prova . Tu farai quello che ti dirà lui . - Dovrò rimanere nel palazzo ? - Se vedrai che gli assamesi opporranno resistenza ai miei montanari , accorrerai in nostro soccorso e li prenderai alle spalle . Di quanti uomini , senza la tua guardia , potrà disporre il rajah ? - Di tre o quattromila , - rispose il demjadar . - Con artiglierie ? - Due dozzine di vecchi cannoni . - E gli uomini sono solidi ? - I cipay terranno certamente duro , sahib , ma quelli non sono che sette od ottocento . - Non lascerò a loro il tempo di barricarsi , - disse Sandokan . - Entreremo in città di sorpresa . Ed ora a te , Bindar . - Comanda , padrone - disse il giovane indiano che aspettava di essere interrogato . - Tu accompagnerai il demjadar e t ' informerai come meglio potrai del capitano Yanez . - A questo ci penso io , sahib - disse il capo dei seikki . - Appena giungerò alla corte interrogherò i miei uomini . - Ma tu come giustificherai la tua prolungata assenza ? - chiese Tremal - Naik , che assisteva al colloquio insieme a Khampur ed a Surama . - Il rajah vorrà sapere dove sei stato finora . - Ho già pensato a ciò , - rispose il demjadar . - Gli dirò che mi sono occupato di dare la caccia ai rapitori del suo primo ministro Kaksa Pharaum , e che le ricerche mi hanno condotto molto lontano da Gauhati . Il rajah non dubiterà di quanto racconterò io . - Allora tu , Bindar , entro domani , verrai a raggiungerci , - disse Sandokan volgendosi al giovane indiano . - Aspetto tue notizie prima di salpare le ancore . - Prima del tramonto io sarò qui , padrone . - Conto su di te . - Sandokan fece mettere in acqua un piccolo gonga , che aveva fatto imbarcare sul suo poluar prima di lasciare Sadhja , e fece cenno al demjadar ed a Bindar di prendere il largo , dicendo : - A domani notte : checché debba succedere , ricordatevi che io non ricondurrò a Sadhja questi valorosi montanari . - I due uomini scesero nel gonga , afferrarono i remi e si allontanarono rapidamente , scomparendo ben presto fra le tenebre . - Ora , - disse Sandokan , - possiamo cenare . - Anche quella notte nessun molesto avvenimento turbò la calma che regnava fra gli equipaggi della flottiglia , sicché tutti poterono dormire tranquillamente , malgrado i concerti assordanti degli sciacalli ed i rauchi brontolii dei coccodrilli , i quali giravano in gran numero intorno ai legni colla speranza che qualche battelliere cadesse fra le loro mascelle spalancate . L ' indomani Sandokan , quantunque non avesse veramente dubbi sulla fedeltà del demjadar , forse pel suo istinto sospettoso , mandò un drappello di montanari , guidati da Kammamuri , verso la bocca del canale ed un altro , sotto la direzione di Sambigliong , verso la jungla , onde sorvegliassero il fiume ed i dintorni . Quelle precauzioni furono però assolutamente inutili , poiché il primo drappello non vide che qualche bangle carica d ' indaco scendere la corrente , ed il secondo non scorse , fra le ceneri della jungla , che qualche banda di cani selvaggi . Un ' ora prima del tramonto , dai montanari che vegliavano verso il fiume , fu segnalato un gonga , montato da due uomini , che si avanzava velocissimo verso il canale . La notizia trasmessa subito a Sandokan , destò una viva ansietà fra l ' equipaggio . - Non può essere che Bindar ! - esclamò la Tigre della Malesia , raggiante . - E l ' altro ? - avevano chiesto ad una voce Surama e Tremal - Naik . - Sarà qualche barcaiuolo suo amico , suppongo . - Infatti un quarto d ' ora dopo , il piccolo battello compariva , muovendo a gran forza di remi verso la nave ammiraglia . Subito un grido di gioia sfuggì dalle labbra di Sandokan : - Bindar e Kubang , il capo della scorta di Yanez ! - Il gonga che filava come una rondine marina , abbordò il poluar sotto la poppa ed il montanaro ed il malese in un baleno furono a bordo . Tutti si erano affollati intorno ai due nuovi arrivati per interrogarli . Sandokan con un gesto imperioso li fece diventare muti . - Prima a te Bindar , - disse . - I seikki sono tutti ai tuoi ordini , - rispose il giovane assamese . - Sono bastate poche parole dal demjadar per deciderli . - Quanti sono ? - Quattrocento . - Aspettano il nostro attacco ? - Sì , padrone . - E Yanez ? - È sempre prigioniero , quantunque trattato con tutti i riguardi possibili ed è stato già avvertito dal demjadar di tenersi pronto . - Non lo hanno sfrattato ? - No . - Ah ! - esclamò Surama , con una esplosione di gioia intensa . - Il mio caro sahib bianco ! - Taci , fanciulla , - disse Sandokan ruvidamente . - Perché non lo hanno ancora condotto alla frontiera bengalese ? - Il demjadar mi ha detto che il favorito ha mandato dei corrieri a Calcutta , per accertarsi se il capitano è veramente un mylord inglese . - E nel caso che non lo fosse farlo ammazzare , - aggiunse Sandokan . - Sono tornati ? - No , sahib . - Quando giungeranno , il loro padrone non regnerà più sull ' Assam . Ora a te Kubang . - Per mezzo del maggiordomo che il rajah aveva messo a disposizione del suo grande cacciatore , ho avvertito il capitano Yanez che non abbia nulla da temere . - Non vi è pericolo che lo avvelenino ? - No , Tigre della Malesia , perché il carceriere è un parente del maggiordomo e fa prima assaggiare i cibi ad un cane . - Surama , ti raccomando quel maggiordomo e quel suo parente - disse Sandokan volgendosi verso la giovane . - Forse quei due uomini hanno salvata la vita al tuo fidanzato . - Non li dimenticherò , Sandokan , te lo prometto . - Hai altro da dire , Kubang ? - riprese poi la Tigre della Malesia . - Vorrei chiederti un favore . - Parla . - Di vendicare i miei amici che formavano la scorta del capitano Yanez , - disse il malese con voce commossa . Il viso di Sandokan si fece cupo . - Non era necessario che tu lo chiedessi , amico - disse con voce stridula . - Sai che la Tigre della Malesia non perdona . Saranno tutti vendicati . - Quindi volgendosi verso Khampur , il capo dei montanari , gli disse : - Darai ordine a tutti gli equipaggi , che alla mezzanotte salpino le ancore e che i falconetti siano carichi e pronti a trasportarsi in città . Avremo probabilmente bisogno di un po ' di artiglieria , per controbattere quella degli assamesi , se avranno il tempo di condurla al fuoco . - Sarai obbedito , sahib - rispose il montanaro . - Tutti i miei uomini sono impazienti di combattere e di dare una corona alla figlia di Mahur . - Li ringrazierai da parte mia , - disse Surama , - e dirai a loro che non scorderò giammai di dover ai prodi montanari di Sadhja il mio trono . - Vieni , Tremal - Naik - disse Sandokan . - Andiamo a preparare il nostro piano . - A mezzanotte precisa la flottiglia salpava le ancore e coi poluar in testa , essendo i più grossi ed i meglio armati , lasciava silenziosamente la palude dei coccodrilli , scendendo il Brahmaputra su due colonne . 30 . L ' assalto a Gauhati Alle due del mattino la flottiglia , sempre in buon ordine , giungeva inosservata presso l ' isolotto su cui sorgeva la pagoda di Karia , gettando le ancore in prossimità del tempio sotterraneo , che aveva servito di rifugio a Sandokan ed ai suoi malesi e dayachi . Pareva che nessuno si fosse accorto dell ' arrivo di quella piccola squadra , che si preparava a dare un formidabile attacco alla capitale dell ' Assam . Sandokan aveva già comunicati a tutti i capi i suoi ordini , D ' altronde non si trattava che di sorprendere le guardie che vegliavano dinanzi alla porta del bastione di Siringar , che era il più prossimo , e di muovere rapidamente verso il palazzo reale , terrorizzando la popolazione con scariche furiose . Sandokan aveva preso il comando assieme a Tremal - Naik dei malesi e dei dayachi , poco numerosi , è vero , ma d ' un coraggio a tutta prova ; Sambigliong era stato incaricato di dirigere l ' artiglieria , formata da una trentina di falconetti ; Khampur aveva divisi i montanari in quattro gruppi , di duecento cinquanta uomini ciascuno . Prima di scendere a terra , Sandokan si accostò a Surama e le disse : - Non temere , mia giovane amica . Ora che sono sicuro che i seikki sono con noi , non dubito più di nulla . Non lasciare questo legno , checché debba accadere . Lascio a te una buona guardia , che ti ricondurrà fra le tue montagne se un disastro , che io però non prevedo , dovesse accadere . Aspetta tranquilla mie notizie . - Mi manderai almeno il sahib bianco ? - chiese Surama che appariva profondamente commossa . - Sì , quando tutto sarà terminato . Yanez non rinuncerà di certo a prendere parte alla battaglia . - Le strinse calorosamente la mano e raggiunse il suo gruppo che formava l ' avanguardia delle quattro colonne montanare . - Avanti , miei bravi ! - gridò , snudando la scimitarra . - Le vecchie tigri di Mompracem devono aprire la strada ai forti guerrieri di Sadhja ! - I mille uomini si misero in marcia , trascinando con loro i falconetti , sui quali molto contavano per spaventare maggiormente la popolazione ed impressionare il rajah e la sua corte , formata ormai di soli cortigiani e di servi , dacché i seikki si preparavano a disertare . Sandokan giunto a trecento passi dalla porta che s ' apriva nel bastione di Siringar , fece fermare i suoi uomini e s ' avanzò solo con Tremal - Naik , dopo d ' aver montate le pistole . - Faremo il colpo noi , - disse al bengalese . - Ci apriranno ? - Lo vedrai . Seguimi correndo . - Entrambi si slanciarono come se avessero avuto le ali ai piedi . Una voce che partiva dall ' alto del bastione , li costrinse a fermarsi . Ormai però non erano che a pochi passi dalla porta . - Chi vive ! - gridò la sentinella . - Corrieri del rajah ! - rispose Sandokan in buon indiano . - Aprite subito ! Gravi notizie dalla frontiera . - Da dove vieni ? - Da Sadhja . - Aspetta . - Dietro la porta , che era di bronzo , si udirono delle voci a discutere animatamente per qualche istante , poi a stridere i grossi chiavistelli . - Le pistole in pugno e fa ' fuoco subito , - sussurrò Sandokan a Tremal - Naik . - Pronto , - rispose il bengalese mettendosi la scimitarra fra i denti e levando le sue armi da fuoco . Un momento dopo la massiccia porta di bronzo si apriva e tre soldati assamesi comparivano muniti di lanterne . Subito otto colpi di pistola rimbombarono uno dietro l ' altro , con rapidità fulminea , crivellando i disgraziati . - Avanti ! - urlò Sandokan riprendendo la scimitarra . I dayachi ed i malesi , udendo quegli spari si erano a loro volta slanciati a corsa disperata ; pronti ad aiutare i loro capi . Non vi era ormai più bisogno del loro concorso , poiché i cinque o sei uomini che formavano il corpo di guardia , spaventati da tutti quei colpi , erano fuggiti a gambe levate , non senza urlare però ed a squarciagola : - All ' armi , cittadini ! All ' armi ! - Di corsa , tigrotti di Mompracem ! - esclamò Sandokan . - Non lasciamo alla guarnigione il tempo d ' organizzare la difesa . - Assicuratosi che i montanari di Khampur s ' avanzavano a passo di corsa , portando a braccia i falconetti , onde fare più presto , si slanciò risolutamente attraverso il bastione , sboccando in una delle principali vie di Gauhati . I malesi ed i dayachi che avevano già ricevuto prima le istruzioni , lo avevano seguìto , mandando clamori selvaggi e sparando contro le finestre delle case e le porte , onde impedire agli abitanti di scendere nelle strade e di prestare man forte alla guarnigione . Anche i montanari di Khampur che s ' avanzavano in ranghi serrati , si erano messi a gridare ed a sparare . Quella marcia non doveva però prolungarsi molto . I guerrieri che formavano il corpo di guardia , avevano già dato l ' allarme , e quando l ' avanguardia malese e dayaca fu giunta presso la piazza del mercato , si vide sbarrata la via da un grosso attruppamento di soldati . Erano i cipay del rajah , i quali avendo la loro caserma in quei dintorni , erano stati lesti ad accorrere con qualche pezzo d ' artiglieria ed un mezzo squadrone di cavalleggeri irregolari . - Ci siamo ! - gridò Sandokan . - Stringete le file e caricate alla disperata . Qui bisogna sfondare . - Quei cipay erano una truppa eccellente , formata del fiore dei guerrieri assamesi , milizia salda che aveva fatto le sue prove alle frontiere della Birmania , e quindi capace di opporre una lunga e fors ' anche ostinata resistenza . - Bah ! - mormorò Sandokan che guidava bravamente all ' attacco il suo drappello ; - se non cedono , li faremo assalire alle spalle dai seikki . - Un fuoco vivissimo accolse i montanari che irrompevano sulla piazza in ranghi ben serrati , facendo non pochi vuoti fra gli assalitori ; però questi , senza troppo impressionarsi , misero rapidamente in batteria i loro trenta falconetti e aperte le file fulminarono a loro volta i cipay del rajah . Una vera battaglia si era impegnata d ' ambo le parti , con vero accanimento . Se i cipay fossero stati soli , non avrebbero resistito a lungo a quel fuoco infernale , quantunque disponessero anche loro di alcuni pezzi d ' artiglieria . Disgraziatamente pei montanari , altri rinforzi giungevano da tutte le parti , asserragliando le vie che sboccavano sulla piazza con carri e lastre e pietre , formando delle vere barricate . Tutta la guarnigione della capitale , allarmata da quegli spari , si portava sollecitamente sul campo della pugna . Sandokan , che conservava un ammirabile sangue freddo , intuì subito il pericolo che lo minacciava . - Ogni minuto che perdiamo , aumenterà la resistenza - disse a Tremal - Naik che combatteva al suo fianco . - Forziamo la fronte . Battuti i cipay , saremo padroni della città . - Radunò duecento uomini , mise in testa i malesi ed i dayachi e li scagliò all ' assalto contro le linee dei cipay . Malgrado l ' uragano di fuoco , la colonna attraversò di gran corsa la piazza e si gettò contro i primi avversari , impegnando un terribile combattimento all ' arma bianca . Tre volte i montanari furono costretti a dare indietro , lasciando sul terreno un gran numero d ' uomini , ma al quarto attacco , appoggiato da una nuova colonna guidata da Khampur , riuscirono a tagliare a metà la fronte dei cipay . Aperto il varco , tutte le altre schiere si spinsero innanzi sciabolando il nemico , che già si ripiegava in disordine riversandosi attraverso le vie laterali . - Diritti al palazzo ! - urlò Sandokan . - Avanti , prodi montanari di Sadhia ! Avanti tigrotti di Mompracem ! - I guerrieri assamesi che avevano bloccate le vie trasversali , vedendo i cipay a fuggire e temendo di venire sorpresi alle spalle , lasciarono le barricate per concentrare forse la difesa in altro luogo . I montanari , vedendo la via sgombra , si misero alla corsa , non cessando di far fuoco contro le finestre e le porte . Nessun abitante osava d ' altronde mostrarsi . Le stuoie di coccottiero , rimanevano ermeticamente abbassate , perfino quelle delle verande . Bindar , che era sfuggito miracolosamente ai colpi dei cipay , quantunque avesse sempre combattuto e valorosamente in prima fila , guidava Sandokan e le sue schiere , verso l ' immensa piazza , in mezzo alla quale s ' ergeva il superbo palazzo del rajah . I montanari stavano per irrompere nell ' ultima e più ampia via che conduceva nella piazza , quando si trovarono dinanzi ad una serie di barricate , costruite è vero alla buona , con carri , materassi e panconi di legno incrociati , ma che offrivano una certa resistenza . Fra le une e le altre si erano ammassati i cipay ed i guerrieri assamesi , con un certo numero di bocche da fuoco . - Ecco l ' osso più duro da rosicchiare - disse Sandokan fermandosi . - I cipay sono stati più lesti di noi ed hanno avuto il tempo di trincerarsi . - Capo , - disse Khampur , accostandosi al pirata . - Se i seikki non si muovono , corriamo il pericolo di farci schiacciare . - I seikki al momento opportuno entreranno in azione . Devono essere occupati ad impossessarsi del rajah e dei suoi favoriti , in questo istante . Quando giungeremo al palazzo reale , non avremo più nulla da fare là dentro . Fa ' piazzare tutta la tua artiglieria lungo i camminapiedi e manda duecento uomini a occupare le case che si trovano presso la prima barricata . Dalle verande e dalle terrazze potranno fare dei buoni colpi di carabina . Se è possibile , fa ' installare anche lassù dei falconetti . - Sì , capo . - Dammi ora quattrocento uomini per formare una solida colonna d ' attacco . - Quel rapido discorso era stato fatto in mezzo ai colpi di fuoco . Gli assamesi , credendosi sicuri dietro le loro barricate , non avevano però ancora fatto uso delle loro artiglierie , che dovevano essere state caricate a mitraglia . I malesi , i dayachi ed una compagnia di montanari , avevano risposto con poche scariche e con qualche colpo di falconetto , tanto per provare la resistenza di quelle trincee e dei loro difensori . Sandokan , prima di dare il gran cozzo , attese che i suoi ordini fossero stati eseguiti , e quando vide i montanari comparire sulle verande e sulle terrazze delle case più prossime alla prima trincea , comandò alcune scariche di falconetti . Quei piccoli pezzi lanciarono per ben tre volte un vero uragano di palle , del calibro d ' una libbra , sfondando parte dei carri e dei panconi , e costringendo i difensori della barricata a ripiegarsi contro le pareti delle case . Era il momento opportuno per dare il cozzo . Sandokan e Tremal - Naik fecero stringere le file alla colonna d ' assalto , e mentre i montanari che occupavano le terrazze e le verande li proteggevano con un fuoco violentissimo , diretto specialmente contro i cipay , che servivano i pezzi d ' artiglieria , si slanciarono all ' attacco con impeto meraviglioso . A cento passi dalla barricata una poderosa scarica di mitraglia , vomitata da tre pezzi collocati ai lati della barricata , fece oscillare la colonna d ' assalto , che però si rimise subito , strinse ancor più i ranghi e si spinse audacemente innanzi , malgrado avesse subito gravi perdite . Una seconda volta si trovò esposta alle scariche di mitraglia , nondimeno quei prodi montanari , incoraggiati dallo slancio ammirabile dei malesi e dei dayachi e dalle grida dei valorosissimi capi , che si esponevano intrepidamente al fuoco , mostrando un disprezzo assoluto della vita , furono ben presto sopra la barricata , caricando i difensori colle larghe scimitarre e gli affilati tarwar . I cipay ed i guerrieri assamesi tennero duro per qualche minuto , poi volsero in fuga salvandosi dietro la seconda barricata . Sandokan fece voltare verso quella i cannoni conquistati , che valevano ben meglio dei piccoli falconetti , mentre una parte dei suoi uomini sfondavano , coi calci delle carabine , le porte delle case per occupare le verande e le terrazze . Un ' altra colonna , composta di trecento uomini , correva in aiuto dei vincitori . La guidava Khampur . Quel poderoso rinforzo si slanciò a sua volta , dopo alcune cannonate , all ' attacco della nuova trincea , dietro la quale i cipay e gli assamesi , si preparavano ad opporre un ' altra accanita resistenza , malgrado avessero subito perdite enormi . Tutto il tratto di via che correva fra le due trincee , era coperto di morti e di feriti , segno evidente che gli indiani si erano valorosamente difesi , prima di cedere al possente urto dei montanari e delle vecchie tigri di Mompracem . Il secondo attacco fu meno laborioso del primo . I soldati del rajah , scoraggiati , non ressero che pochi minuti , poi si rifugiarono nell ' immensa piazza dove sorgeva il palazzo reale e dove avevano collocate le loro migliori artiglierie . I montanari però li avevano seguìti così da presso da non permettere a loro d ' innalzare un ' altra trincea , né di fare troppe scariche . L ' urto fra le due falangi fu nondimeno sanguinosissimo . Assamesi e montanari gareggiavano per coraggio e per ostinazione . Tutti avevano gettate via le carabine , diventate inutili in un combattimento corpo a corpo , non essendo armate di baionette e combattevano colle pistole e colle armi bianche , con una rabbia crescente e con grande strage da una parte e dall ' altra . La resistenza che opponeva la guarnigione , sempre ingrossata da altre truppe fresche , che giungevano ad ogni istante dai quartieri più lontani della città , era diventata così tenace , che Sandokan , Tremal - Naik e Khampur , per un momento , dubitarono dell ' esito dell ' impresa . I montanari cominciavano a dar segno di stanchezza e non assalivano più coll ' impeto primiero , un po ' scoraggiati anche di trovarsi continuamente dinanzi truppe fresche , che non cedevano facilmente ai replicati assalti . Ad un tratto però , all ' estremità opposta della piazza , in direzione del palazzo reale , proprio dietro le spalle delle truppe del rajah , si udirono echeggiare improvvisamente delle nutrite scariche di fucileria , appoggiate da alcuni colpi di cannone . Un immenso urlo di gioia sfuggì dai petti dei montanari e dai petti delle vecchie tigri di Mompracem : - I seikki ! - Erano infatti i saldi ed invincibili guerrieri del demjadar , che accorrevano in loro aiuto , e che avevano aperto il fuoco dalle gradinate del palazzo reale . I cipay e gli assamesi , passato il primo momento di stupore , non potendo subito credere ad un tale tradimento , vistisi presi fra due fuochi , si diedero ad una fuga precipitosa , gettando le armi onde essere più lesti . Tre o quattrocento però erano rimasti sulla piazza , abbassando le carabine e le scimitarre in segno di resa . Sandokan e Tremal - Naik si erano slanciati verso il demjadar , che marciava alla testa della sua magnifica truppa , accompagnato da un uomo vestito di flanella bianca , che portava sul capo un elmetto di tela con un lungo velo azzurro . - Yanez ! - esclamarono entrambi precipitandosi fra le braccia aperte del portoghese . - In carne ed ossa , amici miei - rispose l ' ex mylord ridendo . - Peccato che sia giunto un po ' tardi a prendere parte alla battaglia , che assicura il trono alla mia bella Surama ; ma abbiamo avuto un po ' da fare al palazzo reale , è vero mio bravo demjadar ? - Il capo dei seikki fece un cenno affermativo . - Il rajah ? - chiese Sandokan . - È nelle nostre mani . - Ed il greco ? - Si è difeso come un dannato , aiutato da un manipolo di favoriti e di bricconi degni di lui , e nella lotta è caduto con tre o quattro palle in corpo . - Morto ? - Per Giove ! Erano palle di carabina e di buon calibro , mio caro Sandokan . - Forse è meglio così , - disse Tremal - Naik . - I tuoi malesi sono stati egualmente vendicati . - Hai ragione , - rispose Sandokan . - Il rajah è furibondo ? - È mezzo ubbriaco e credo che non abbia nemmeno capito che la corona gli cadeva dalla testa , - rispose Yanez . - Ma Surama dov ' è ? - È a bordo d ' uno dei nostri poluar . La faremo subito avvertire . - E tutta questa gente dove l ' hai scovata , tu ? - Sono i sudditi del padre della tua fidanzata . Lascia le spiegazioni a più tardi . - In quell ' istante giunse Khampur . - Capo , - disse volgendosi verso Sandokan . - Che cosa devo fare ? Tutti i soldati del rajah o scappano o si arrendono . - Manda , innanzi a tutto , una buona scorta al poluar , onde conduca qui , il più presto possibile , Surama . Manderai poi i tuoi uomini a occupare tutte le caserme della città ed i fortini dei bastioni . Non troveranno ormai più alcuna resistenza . - Lo credo anch ' io , capo . - E ripartì di corsa , mentre i suoi montanari disarmavano i prigionieri e sparavano le loro ultime cartucce contro le case , onde la popolazione non scendesse nelle vie . - Dal rajah ora , - disse Sandokan . - Guidaci , mio bravo demjadar . Tu hai mantenuto la tua promessa e la rhani dell ' Assam manterrà i suoi patti . - Il capo dei seikki si diresse verso il palazzo reale seguìto da Sandokan , da Yanez , da Tremal - Naik e da una piccola scorta . I seikki guardavano le porte , dinanzi alle quali erano stati piazzati dei piccoli pezzi d ' artiglieria . Il drappello salì lo scalone principale ed entrò nella sala del trono , dove si trovavano radunati i ministri ed alcuni dei più alti dignitari dello stato . Il rajah invece se ne stava , semi - coricato , sul suo letto - trono , mezzo inebetito dai liquori e dallo spavento . Certo la morte del greco , del suo fido , quantunque perfido consigliere , doveva avergli schiantata l ' anima . Vedendo entrare Yanez seguìto da tutti gli altri , scese dal trono e assumendo una cert ' aria di dignitosa fierezza , infusagli dal cognac bevuto , gli chiese con voce rauca : - Che cosa vuoi tu , mylord , ancora da me ? La mia vita forse ? - Noi non siamo assamesi , Altezza - rispose il portoghese togliendosi il cappello e facendo un inchino . - Al governo inglese premerebbero , forse , più che la mia vita le mie ricchezze ? - Vostra Altezza s ' inganna . - Che cosa volete dire , mylord ? - Che il governo inglese non c ' entra affatto in questa rivoluzione o , sollevazione , se così vi piace meglio . - Il rajah fece un gesto di stupore . - Per conto di chi avete agito voi dunque così ? Chi siete ? Chi vi ha mandati qui ? - Una fanciulla che voi ben conoscete , Altezza - rispose Yanez . - Una fanciulla ! - Sapete Altezza chi sono i guerrieri che hanno vinto le vostre truppe ? - chiese Sandokan , avanzandosi . - No . - I montanari di Sadhja . - Un grido terribile lacerò il petto del principe . - I guerrieri di Mahur ! - Si chiamava ben così , il forte montanaro che vostro fratello uccise a tradimento , - continuò Sandokan . - Ma io non ho preso parte a quell ' assassinio ! - urlò il principe . - Ciò è vero , - rispose Yanez , - però Vostra Altezza non avrà dimenticato che cosa ha fatto della piccola Surama , la figlia di Mahur . - Surama ! - balbettò il rajah diventando livido . - Surama ! - Sì , Altezza . A chi l ' avete venduta ? Ve lo ricordate ? - Il rajah era rimasto muto guardando Yanez con intenso terrore . - Allora voi , Altezza , mi permetterete di dirvi che quella fanciulla , figlia di un grande capo che era vostro zio , invece di farla sedere sui gradini d ' un trono , come le spettava per diritto di nascita , l ' avete venduta , come una miserabile schiava , ad una banda di thugs indiani , onde ne facessero una bajadera . Vi ricordate ora ? - Anche questa volta il rajah non rispose . Solamente i suoi occhi si dilatavano sempre più , come se dovessero schizzargli dalle orbite . - Quella fanciulla , - proseguì l ' implacabile portoghese , - chiese il nostro aiuto e noi , che siamo uomini capaci di mettere sottosopra il mondo intero , siamo venuti qui , dalle lontane regioni della Malesia , per sostenere i suoi diritti e , come avete veduto , ci siamo riusciti , poiché voi non siete più rajah . È la rhani che da questo momento regna sull ' Assam . - Il principe scoppiò in una risata stridula , spaventosa , che si ripercosse lungamente nell ' immensa sala . - La rhani ! - esclamò poi , sempre ridendo . - Ah ! ... ah ! ah ! Le mie carabine ... le mie pistole ... i miei elefanti ... voglio sposare la rhani ! ... Dov ' è ... dov ' è ? Ah ! Eccola ! Bella , bellissima ! ... - Yanez , Sandokan e Tremal - Naik si guardarono un po ' atterriti . - È diventato pazzo , - disse il primo . - Bah ! Vi sono degli ospedali a Calcutta , - aggiunse il secondo . - Surama è ormai abbastanza ricca per pagargli una pensione principesca . - E uscirono tutti e tre , un po ' pensierosi , mentre il disgraziato , colpito improvvisamente da una pazzia furiosa , continuava a urlare come un ossesso : - Le mie carabine ... le mie pistole ... i miei elefanti ... voglio sposare la rhani ! - Dieci giorni più tardi gli avvenimenti narrati , quando già il disgraziato rajah era stato condotto a Calcutta , sotto buona scorta , per essere internato in uno dei primari stabilimenti d ' alienati e quando già tutte le città dell ' Assam , avevano fatto atto di sottomissione completa , la bellissima Surama impalmava solennemente il suo amato sahib bianco , cedendogli metà della corona . - Eccovi finalmente felici , - disse a loro Sandokan , la sera istessa , mentre la folla , delirante , acclamava i nuovi sovrani dell ' Assam , ed i fuochi d ' artifizio illuminavano fantasticamente la capitale . - Ora tocca a me procurarmi una corona , quella stessa che portava sul capo mio padre . - E quando sarà quel giorno ? - chiese Yanez . - Sai che noi , quantunque di tinta diversa , siamo più che due fratelli . Parla e verrò io ad aiutarti coi miei scikari e , se sarà necessario , coi montanari di Sadhja . - Chi lo sa , - disse Sandokan dopo un silenzio relativamente lungo . - Forse quel giorno è più prossimo che tu non lo creda , ma non voglio per ora guastare la tua luna di miele , come dite voi uomini dell ' estremo occidente . Fra giorni mi imbarcherò pel Borneo coi miei ultimi malesi e dayachi e , quando sarò là , riceverai miei ordini . - NOTE 1 Sacerdoti di Siva . 2 Colazione leggera degli anglo - indiani , composta di carne , legumi , birra . 3 Liquore mescolato con oppio . 4 Anche gli indù come gli altri popoli credono al diluvio universale . 5 Tigri che non assaltano che gli esseri umani . 6 Moneta d ' oro che vale 16 rupie ( 40 lire ) . 7 Battitori . 8 Mangiatrice d ' uomini . 9 Facchini . 10 Forte dose di oppio . 11 Riso del Bengala finissimo che cuocendo spande un profumo soavissimo . 12 A questa casta , che è l ' ultima , appartengono i domestici e gli artigiani . 13 Giganti malefici .
Miscellanea ,
Ecco fatto . Ho voluto ricopiare qui in questo mio giornalino il foglietto del calendario d ' oggi , che segna l ' entrata delle truppe italiane in Roma e che è anche il giorno che son nato io , come ci ho scritto sotto , perché gli amici che vengono in casa si ricordino di farmi il regalo . Ecco intanto la nota dei regali avuti finora : l . ° Una bella pistola da tirare al bersaglio che mi ha dato il babbo ; 2.° Un vestito a quadrettini che mi ha dato mia sorella Ada , ma di questo non me ne importa nulla , perché non è un balocco ; 3.° Una stupenda canna da pescare con la lenza e tutto l ' occorrente e che si smonta e diventa un bastone che mi ha dato mia sorella Virginia , e questo è il regalo che mi ci voleva , perché io vado matto per la pesca ; 4.° Un astuccio con tutto l ' occorrente per scrivere , e con un magnifico lapis rosso e blu , regalatomi da mia sorella Luisa ; 5.° Questo giornalino che mi ha regalato la mamma e che è il migliore di tutti . Ah sì ! La mia buona mamma me ne ha fatto uno proprio bello , dandomi questo giornalino perché ci scriva i miei pensieri e quello che mi succede . Che bel libro , con la rilegatura di tela verde e tutte le pagine bianche che non so davvero come farò a riempire ! Ed era tanto che mi struggevo di avere un giornalino mio , dove scriverci le mie memorie , come quello che hanno le mie sorelle Ada , Luisa e Virginia che tutte le sere prima d ' andare a letto , coi capelli sulle spalle e mezze spogliate , stanno a scrivere delle ore intere . Non so davvero dove trovino tante cose da scrivere , quelle ragazze ! Io , invece , non so più che cosa dire ; e allora come farò a riempire tutte le tue pagine bianche , mio caro giornalino ? Mi aiuterò con la mia facilità di disegnare , e farò qui il mio ritratto come sono ora all ' età di nove anni finiti . Però in un giornalino bello come questo , bisognerebbe metterci dei pensieri , delle riflessioni ... Mi viene un ' idea ! Se ricopiassi qui un po ' del giornalino di Ada che giusto è fuori insieme alla mamma a far delle visite ? .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .. Ecco qui : sono andato su in camera di Ada , ho aperto la cassetta della sua scrivania , le ho preso il suo giornale di memorie , e ora posso copiare in pace . " Oh , se quel vecchiaccio del Capitani non tornasse più ! ed invece , è venuto anche stasera . È impossibile ! non mi piace ! Non mi piace , e non mi piacerà mai , mai ... La mamma ha detto che è molto ricco ; e che se mi chiedesse in moglie , dovrei sposarlo . Non è una crudeltà , questa ? Povero cuore mio ! Perché ti mettono a tali torture ? ! Egli ha certe mani grandi e rosse , e col babbo non sa parlare d ' altro che di vino e di olio , di campi , di contadini e di bestie ; e se lo avessi veduto , almeno una volta vestito a modo ... Oh , se questa storia finisse ! Se non tornasse più ! Mi metterei l ' anima in pace ... Iersera , mentre l ' accompagnavo all ' uscio , ed eravamo soli nella stanza d ' ingresso , voleva baciarmi la mano ; ma io fui pronta a scappare , e rimase con un palmo di naso ... Ah no ! Io amo il mio caro Alberto De Renzis . Che peccato che Alberto non sia altro che un misero impiegatuccio ... Mi fa continuamente delle scenate , e io non ne posso più ! Che delusione ! Che delusione è la vita ... Mi sento proprio infelice !!!..." E ora basta , perché ho empito due pagine . # Ti riapro prima d ' andare a letto , giornalino mio , perché stasera m ' è successo un affare serio . Verso le otto , come al solito , è venuto il signor Adolfo Capitani . È un coso vecchio , brutto , grosso grosso e rosso ... Le mie sorelle hanno proprio ragione di canzonarlo ! Dunque io ero in salotto col mio giornalino in mano , quando ad un tratto lui mi dice con quella sua vociaccia di gatto scorticato : - Cosa legge di bello il nostro Giannino ? - Io , naturalmente , gli ho dato subito il mio libro di memorie , ed egli si è messo a leggerlo forte , davanti a tutti . Da principio la mamma e le mie sorelle ridevano come matte . Ma appena ha incominciato a leggere il pezzo che ho copiato dal giornalino di Ada , questa si è messa a urlare e faceva di tutto per strapparglielo di mano , ma lui duro ; ha voluto arrivai fino in fondo , e poi serio serio mi ha detto : - Perché hai scritto tutte queste sciocchezze ? Io gli ho risposto che non potevano essere sciocchezze , perché le aveva scritte nel suo libro di memorie Ada , che è la mia sorella maggiore , e perciò ha più giudizio di me e sa quello che dice . Appena detto questo , il signor Capitani si è alzato serio serio , ha preso il cappello e se n ' è andato via senza salutare nessuno . Bella educazione ! E allora la mamma , invece di pigliarsela con lui , se l ' è presa con me , gridando e minacciando , e quella stupida di Ada si è messa a piangere come una fontana ! Andate a far del bene alle sorelle maggiori ! Basta ! Sarà meglio andare a letto . Ma intanto son contento perché ho potuto empire tre pagine zeppe del mio caro giornalino ! 21 settembre . Son proprio nato disgraziato ! In casa non mi possono più soffrire , e tutti non fanno altro che dire che per colpa mia è andato all ' aria un matrimonio che per i tempi che corrono era una gran fortuna , che un marito come il signor Capitani , con ventimila lire di rendita , non si trova tutti i giorni , che Ada sarà condannata a restare zittella tutta la vita come la zia Bettina , e via e dàlli , una quantità di storie che non finiscono mai . Io vorrei sapere che gran male ho fatto alla fin fine , per copiare un pensiero dallo scartafaccio di mia sorella ! Oh ! ma da ora in avanti , o bene o male , giuro che il giornalino lo scriverò tutto da me , perché queste scempiaggini delle mie sorelle mi dànno ai nervi . # Dopo il fatto di ieri sera , pareva che stamani fosse successa a casa una gran disgrazia . Era già sonato da un bel pezzo mezzogiorno , e non c ' era nemmeno l ' idea di mettersi a tavola a far colazione come gli altri giorni . Io non ne potevo più dalla fame ; zitto zitto sono andato in salotto da pranzo , ho preso dalla credenza tre panini , un bel grappolo d ' uva , un ' infinità di fichi dottati , e con la lenza sotto il braccio mi sono avviato verso il fiume per mangiare in pace . Dopo mi son messo a pescare , e non pensavo che ad acchiappare i pesciolini , quando ad un tratto , ho sentito dare uno strappone alla canna che reggevo in mano ; forse mi sarò proteso un po ' troppo in avanti , perché ... giù , pùnfete ! sono cascato nell ' acqua ! Pare incredibile : ma in quel momento non ho potuto fare a meno di pensare fra me e me : - Ecco , i miei genitori e le mie sorelle saranno contenti ora di non avermi più tra i piedi ! Ora non diranno più che son la rovina della casa ! Non mi chiameranno più Gian Burrasca di soprannome , che mi fa tanta rabbia ! - Affondavo giù giù nell ' acqua , e non capivo più nulla , quando mi son sentito tirar su da due braccia d ' acciaio . Ho respirato a pieni polmoni l ' aria fresca di settembre , e subito , sentendomi meglio , ho domandato al barcaiuolo che mi teneva in collo , se aveva pensato di mettere in salvo anche la mia povera lenza ! Non so perché la mia mamma abbia pianto tanto , quando Gigi mi ha riportato a casa fradicio mézzo . Io stavo benissimo e glielo dicevo , ma le mie parole erano dette al vento , perché le lacrime della mamma pareva che non finissero mai . Come ero contento di essere cascato nel fiume , e di avere corso rischio di affogare ! Se no , non avrei avuto tanti complimenti , né tutte quelle moine . Luisa mi ha messo subito a letto ; Ada mi ha portato una tazza di brodo caldo bollente ; e tutti , anche le persone di servizio , sono stati intorno a me , fino all ' ora di andare a desinare . Poi , lasciandomi così infagottato nelle coperte , da farmi davvero morire di soffocazione , sono andati giù , raccomandandomi di star buono e di non muovermi . Ma era possibile questo , per un ragazzo della mia età ? Che cosa ho fatto appena son rimasto solo ? Mi sono levato , ho tirato fuori dall ' armadio il mio vestitino buono a quadrettini , mi son vestito , e scendendo pian piano le scale per non farmi sentire , sono andato a nascondermi sotto la tenda della finestra , in salotto . Se mi avessero scoperto , quante gridate avrei avuto ! ... Non so come sia andata che mi sono addormentato quasi subito ; forse avevo sonno , o ero stanco . Il fatto è , che dopo una buona dormita , ho aperto gli occhi ; e da una fessura della tenda ho veduto Luisa seduta sul sofà , accanto al dottor Collalto , che chiacchieravano a voce bassa . Virginia strimpellava il piano , in un angolo della stanza . Ada non c ' era ; era andata certo a letto , perché sapeva che il Capitani non veniva . - Ci vorrà almeno un anno - diceva lui . - Il dottor Baldi , sai , comincia a diventar vecchio , e mi ha promesso di prendermi come suo aiuto . Ti dispiace di aspettare , amor mio ? - Oh no : e a te ? - ha risposto Luisa , e tutt ' e due si son messi a ridere . - Ma non lo dire ancora a nessuno , - ha continuato lui . - Prima di dichiararci fidanzati in pubblico , voglio avere una posizione sicura ... - Oh ti pare ? sarebbe una sciocchezza ... - Mia sorella aveva appena finito di dire così , che si alzò a un tratto , attraversò il salotto e si mise a sedere lontana dal dottor Collalto . In quel momento appunto entravano nella stanza le Mannelli . Tutti non facevano che domandare con grande interesse come stava il povero Giannino , quando la mamma si precipita in salotto , con un viso bianco da far paura , urlando che ero scappato dal letto , che mi aveva cercato dappertutto , ma che non mi aveva potuto trovare . Allora , perché non si affannasse di più , che cosa fo io ? esco dal nascondiglio cacciando un grande urlo . Che paura hanno avuto tutti ! - Giannino , Giannino ! - si lamentava la mamma piangendo - mi farai ammalare ... - Come ! Sei stato tutto questo tempo dietro la tenda ? - mi ha domandato Luisa , facendosi di mille colori . - Certo : mi predicate sempre di dire la verità ; e allora , perché non dite alle vostre amiche che siete promessi sposi ? - ho risposto rivolgendomi a lei e al dottore . Mia sorella mi ha preso per un braccio , trascinandomi fuori della stanza , - Lasciami ! Lasciami ! - gridavo . - Vado da me solo . Perché ti sei rizzata in piedi quando hai sentito toccare il campanello ? Collalto ... - ma non ho potuto finire la frase , perché Luisa mi ha tappato la bocca , sbatacchiando l ' uscio . - Avrei una gran voglia di bastonarti , - e cominciava a piangere . Collalto non te la perdonerà più - e singhiozzava , singhiozzava , poverina , come se avesse perduto il più gran tesoro del mondo . - Smetti di piangere , sorellina mia , - io le dicevo . - Ti pare che sarei venuto fuori dalla tenda senza dir nulla , se sapevo che il dottore è tanto pauroso ? - In quella è venuta la mamma che mi ha riportato a letto , raccomandando a Caterina di non lasciarmi finché non fossi bene addormentato . Ma come avrei potuto dormire , giornalino mio caro , senza prima confidarti tutte le peripezie della giornata ? Caterina non ne può più dal sonno , e ogni volta che sbadiglia , pare che la testa le debba cascare giù dal collo . Addio , giornalino , addio per stasera . 6 ottobre . Sono due settimane che non ho più scritto una parola nel mio giornale , perché mi sono ammalato da quel giorno famoso che fui per affogare e che scappai dal letto mentre sudavo . Collalto è venuto su a vedermi due volte al giorno ; ed è stato così buono con me , che quasi quasi sento rimorso di averlo fatto spaventare quella sera . Quanto tempo mi ci vorrà per guarire ? ... Stamani sentivo Ada e Virginia che parlavano insieme nel corridoio : com ' è naturale , mi sono messo ad ascoltare quello che dicevano . Pare che ci sarà , nientemeno , che una festa da ballo in casa nostra . Virginia diceva che era contentissima che io sia a letto ; così si sentiva più tranquilla , ed era sicura della riuscita della festa . Essa spera che io debba rimanere in camera un mese intero . Non so capire perché le sorelle maggiori non vogliano bene ai fratelli più piccoli ... Ed io , invece , sono così buono con Virginia ... Quando sto bene vado anche due volte al giorno alla posta , a prenderle e ad impostarle le lettere ; qualche volta , non dico , ne avrò perduta qualcuna ; ma ella non l ' ha mai saputo , e non ha nessuna ragione di avercela con me ! Oggi mi sentivo così bene , che mi è venuta la voglia di levarmi . Verso le tre ho sentito venir su per le scale Caterina che mi portava la merenda ; sono sgusciato dal letto , mi sono nascosto dietro l ' uscio di camera , tutto imbacuccato in uno sciallone nero della mamma , e mentre la cameriera stava per entrare , le sono saltato addosso , abbaiando come un cane ... Che credi che abbia fatto quella stupida ? ... Dalla paura ha lasciato cascare in terra il vassoio che reggeva con tutt ' e due le mani ... Che peccato ! .. Il bricco di porcellana celeste è andato in mille pezzi ; il caffè e latte si è rovesciato sul tappetino che la mamma mi aveva comprato ieri ; e quella sciocca ha cominciato a urlare così forte , che il babbo , la mamma , le mie sorelle , la cuoca e Giovanni sono corsi su tutti spaventati , per vedere quello che era successo ... Ci può essere una ragazza più oca di quella ? ... Al solito , io sono stato gridato ... Ma ... appena sono guarito , voglio scappare da questa casa , e andare lontano lontano , così impareranno a trattare i ragazzi come si deve ! ... 7 ottobre . Finalmente stamani ho avuto il permesso di alzarmi ... Ma era possibile che un ragazzo come me potesse star fermo su una poltrona , con una coperta di lana sulle gambe ? C ' era da morire di noia ; così mentre Caterina era andata giù un momento a prendermi un bicchiere di acqua inzuccherata , lesto lesto , butto via ogni cosa , e me ne vo in camera di Luisa a guardare tutte quelle fotografie che tiene dentro la cassetta della sua scrivania . Le mie sorelle erano in salotto con un ' amica , la signorina Rossi . Caterina , appena tornata col bicchiere e lo zucchero , mi cerca dappertutto , inutilmente ... Sfido ! ... Mi ero nascosto dentro l ' armadio ... Che risate matte ho fatto , con quei ritratti ! ... Su uno c ' era scritto : Un vero imbecille ! ... Su un altro : Oh , carino davvero ! ... Su un altro : Mi ha chiesto , ma ... fossi minchiona ! E in altri : Simpaticone ! ! ! ... oppure : Che bocca ! ... In uno poi c ' era scritto : Ritratto di un ciuco ! ... In tutti c ' era una frase di questo genere . Io mi sono impossessato di circa una dozzina di fotografie delle persone che conosco , per fare qualche burletta innocente , appena uscirò di casa ; poi ho richiuso per benino la cassetta , in modo che Luisa non si accorgerà di nulla ... Ma io non avevo voglia di ritornare nella mia stanzaccia tutta sporca e in disordine ; non avevo voglia di annoiarmi . - Se mi mascherassi da donna ? - Ho pensato a un tratto . Ho trovato un busto vecchio di Ada , una sottana bianca inamidata con lo strascico , ho preso dall ' armadio il vestito di batista color di rosa di Luisa a tramezzi di trina , e ho cominciato a vestirmi . La gonnella era un po ' stretta alla vita e ho dovuto appuntarla con gli spilli . Mi sono bene unto le gote con una pomata color di rosa di un vasettino , e mi sono guardato allo specchio ... Misericordia ! ... non ero più io ... Che bella signorina ero diventato ! ... - Che invidia , che invidia , avranno di me le mie sorelle ! - ho esclamato , al colmo della contentezza . E così dicendo , ero arrivato in fondo alle scale proprio quando la signorina Rossi stava per andarsene . Che chiasso ! - Il mio vestito di batista rosa ! - ha urlato Luisa , facendosi smorta in viso dalla stizza . La signorina Bice mi ha preso per un braccio rivolgendomi alla luce , e : - " Come mai ti sono venute quelle belle gote rosse , eh , Giannino ? " - mi ha detto in aria di canzonatura . Luisa mi ha fatto cenno che non parlassi ; ma io , facendo finta di non vederla , ho risposto : - " Ho trovato una pomata in una cassetta ... " E quella signorina ha cominciato a ridere in un modo così malizioso , che non so quello che le avrei fatto . Mia sorella , dopo , ha detto che Bice Rossi è una pettegola , che non le parrà vero di andare a raccontare a tutti che mia sorella si tinge la faccia : e questo poi non è vero , e io lo potrei giurare , perché quella pasta serve a colorire i fiori di seta che Luisa sa fare tanto bene per guarnire i cappelli . Stavo per ritornare in camera alla svelta , allorché mi sono fermato davanti a Luisa e , guardandola fissa , le ho strappato una gala in fondo al vestito . Non l ' avessi mai fatto ! ... È diventata una furia , e mi ha dato uno schiaffo ... - Ah , signorina ! ... - ho detto fra me e me . - Se sapesse che le ho preso i ritratti ! - Le sorelle credono che le gote dei ragazzi sieno fatte apposta per essere schiaffeggiate ... Se sapessero , invece , i pensieri tetri e disperati che ci vengono in mente quando fanno così ! ... Sono stato zitto , ma ... a domani ! 8 ottobre . Ah , come mi son divertito oggi a andare a trovare tutti gli originali delle fotografie che presi alle mie sorelle ! Ho cominciato da Carlo Nelli , il padrone di quel bel negozio di mode che è nel Corso e che va vestito sempre tutto per l ' appunto , e che cammina sempre in punta di piedi perché ha le scarpe troppo strette , il quale appena mi ha visto entrare mi ha detto : - Oh , Giannino , sei guarito bene ? - Io gli ho detto di sì , e poi ho risposto per bene a tutte le domande che mi faceva ; ed egli mi ha regalato una bella cravatta tutta rossa . Io l ' ho ringraziato come era mio dovere , e siccome lui ha cominciato a rivolgermi delle interrogazioni sulle mie sorelle . io ho creduto bene che quello fosse il momento buono per tirar fuori la fotografia . Sotto c ' era scritto a penna : vecchio gommeux ; ma non so che cosa volesse dire . Di più gli erano stati allungati i baffi e allargata la bocca fino alle orecchie . Lui nel vedere il suo ritratto ridotto a quel modo , è diventato rosso come un peperone e ha detto subito : - Ah ! sei stato tu , eh , brutto birbante ? - Io gli ho risposto di no , che avevo trovato le fotografie a quel modo in camera delle mie sorelle , e sono scappato via perché aveva un viso da far paura , e poi non volevo più perder tempo con lui a dargli altre spiegazioni , avendo da distribuire le altre fotografie che avevo preso . Infatti sono andato subito in farmacia da Pietrino Masi . Come è brutto , povero Pietrino , con quei capellacci rossi e con quella faccia gialla tutta butterata ! Ma lui non se lo figura nemmeno ... - Buon giorno , Pietro , - gli ho detto . - O Giannino ! - mi ha risposto . - E a casa stanno tutti bene ? - Sì , e tanti saluti da tutti . - Lui allora ha tirato giù dallo scaffale un bel barattolo di vetro bianco e mi ha detto : - Che ti piacciono le pasticche di menta ? E senza aspettare che gli rispondessi , me ne ha date una manciata di tutti i colori . È proprio vero che i ragazzi che hanno la fortuna d ' avere delle sorelle simpatiche ricevono sempre mille attenzioni dai giovanotti ! Io ho preso tutte le pasticche , poi ho tirato fuori la fotografia , e facendogli l ' occhio pio , gli ho detto : - Guarda qui : l ' ho trovata in casa stamani . - Fammi vedere ! - E Pietrino Masi ha steso la mano , ma io non gli volevo dare il ritratto a nessun costo ; però lui me l ' ha preso per forza , e così ha potuto leggere quel che c ' era scritto di dietro col lapis blù . Ha chiesto la mia mano , ma fossi minchiona ! Pietrino è diventato bianco come questo foglio , e lì per lì credevo perfino che gli venisse uno svenimento . Ma invece ha detto digrignando i denti : - È una vergogna che le tue sorelle piglino così in giro le persone per bene , hai capito ? - Benché io avessi capito benissimo , lui per spiegarmelo meglio ha alzato una gamba per appiccicarmi un calcio , ma io ho fatto una cilecca e ho infilato svelto svelto la porta , e mi c ' è entrato anche di pigliare un ' altra manciata di pasticche di menta che erano rimaste sparse sul banco . E sono andato da Ugo Bellini . Ugo Bellini è un avvocato giovanissimo : avrà ventitré anni , e sta nello studio insieme al suo babbo , che è avvocato anche lui , ma di quelli bravi , in Via Vittorio Emanuele al numero 18 . Ugo , a vederlo camminare , par che sia chi sa chi ; va via tutto impettito , col naso per aria , e quando discorre ha una voce da basso profondo , che pare se la faccia venir su dalle suola delle scarpe . È proprio buffo , e le mie sorelle hanno ragione ; ma io , nel presentarmi a lui , avevo un po ' di tremarella , perché è un tipo che non vuole scherzi . Mi sono affacciato all ' uscio e gli ho detto : - Scusi , sta qui il Vecchio Silva Stendere ? - Ma che hai ? - ha risposto . - Ecco , ho qui una fotografia per lui ! - E gli ho consegnato il suo ritratto sotto il quale era scritto : Pare il Vecchio Silva Stendere ! Come è buffo ! Ugo Bellini l ' ha preso , e io via , di corsa ! Gli deve aver fatto un grande effetto ; perché , mentre scendevo le scale , l ' ho sentito urlare col suo vocione terribile : - Maleducate ! Pettegole ! Sguaiate ! - Ah ! Se seguitassi a scrivere tutte le scene di stamani , stasera non anderei più a letto ! Che facce spaurite facevano tutti quei giovanotti appena avevan sott ' occhio la loro fotografia , mentre io invece mi sentivo scoppiar dal ridere , vedendo tutte le smorfie che facevano ! Ma quello che mi ha fatto ridere più di tutti è stato Gino Viani quando gli ho dato la sua fotografia dove in fondo era scritto : Ritratto d ' un ciuco . Poveretto ! Gli son venute le lacrime agli occhi e ha detto con un filo di voce : - La mia vita è spezzata ! - Ma non era vero niente , perché se gli si fosse spezzata la vita non avrebbe potuto camminare in su e in giù per la stanza come faceva , borbottando una quantità di parole senza senso comune . 9 ottobre . Oggi Ada , Luisa e Virginia hanno tormentato tutto il giorno la mamma , perché acconsentisse a dare quella famosa festa da ballo della quale esse chiacchieran tra loro da tanto tempo . Prega e riprega , la mamma , che è tanto buona , ha finito per contentarle , e la festa è stata fissata per martedì di quest ' altra settimana . Il bello è che , discorrendo degli inviti da fare , hanno rammentato , naturalmente , anche tutti quelli ai quali ho portato ieri le fotografie . Figuriamoci se dopo quei complimenti scritti dalle mie sorelle in fondo ai loro ritratti , avranno voglia di venire a ballar con loro ! 12 ottobre . Mio caro giornalino , ho tanto bisogno di sfogarmi con te ! Pare impossibile , ma è proprio vero che i ragazzi non vengono al mondo che per fare dei malanni , e sarebbe bene che non ne nascesse più nessuno , così i loro genitori sarebbero contenti ! Quante cose mi son successe ieri , e ne avrei tante da confidarti , giornalino mio ! Ma appunto perché ne ho avute tante , non mi è stato possibile scriverle . Ah sì , quante ne ho avute ieri ! .. E anche ora duro fatica a muovermi e non posso star neppure a sedere a causa di tutte quelle cose che ho detto e che mi ci hanno lasciato , con rispetto parlando , certi vesciconi alti un dito . Ma ho giurato oggi di descrivere il fatto come è andato , e benché soffra tanto a stare a sedere , voglio confidare qui tutte le mie sventure ... Ah , giornalino mio , quanto soffro , quanto soffro ! ... E sempre per la verità e per la giustizia ! ... Ti dissi già l ' altro giorno che le mie sorelle avevano avuto dalla mamma il permesso di dare una festa da ballo in casa nostra ; e non ti so dire come erano tutte eccitate da questo pensiero . Andavano e venivano per le stanze , bisbigliavan tra loro , sempre tutte affaccendate ... Non si pensava , né si parlava d ' altro . Ieri l ' altro , dopo colazione , si eran riunite in salotto a far la nota degli invitati , e parevan tutte al colmo della contentezza . A un tratto , eccoti una grande scampanellata , e le mie sorelle , sospendendo la nota degli invitati , si mettono a cinguettare : - Chi sarà a quest ' ora ? E che scampanellata ! ... - Non può esser che un contadino ! ... - Certo , una persona senza educazione ... - In quel momento comparisce la Caterina sulla porta , esclamando : - Ah , signorine , che sorpresa ! ... - E dietro di lei , eccoti la zia Bettina ! ... proprio la zia Bettina in pelle e in ossa , la zia Bettina che sta in campagna e che viene a trovarci due volte l ' anno . Le ragazze dissero con un filo di voce : - Uh , che bella sorpresa ! - Ma diventarono livide dalla bile , e con la scusa di andare a farle preparare la camera piantarono la zia con la mamma e andarono a riunirsi nella stanza da lavoro . Io le seguii per godermi la scena . - Ah brutta vecchiaccia ! - disse Ada con gli occhi pieni di lacrime . - E figuriamoci se non si tratterrà ! - esclamò la Virginia con aria ironica . - E come sarà contenta , anzi , di aver l ' occasione della festa da ballo per mettersi il suo vestito di seta verde e i suoi guanti gialli di cotone e la cuffietta lilla in capo ! - Ci farà fare il viso rosso ! - soggiunse la Luisa disperata . - Ah , è impossibile , ecco ! Io mi vergogno di presentare una zia così ridicola ! - La zia Bettina è ricca straricca , ma è così antica , poveretta ! così antica che pare uscita dall ' arca di Noè : con la differenza che gli animali dell ' arca di Noè vennero fuori tutti a coppie , e la zia Bettina , invece , era venuta sola , perché non ha mai trovato un cane di marito ! Dunque le mie sorelle non volevano che la zia rimanesse alla festa da ballo . E siamo giusti : non avevano forse ragione , povere ragazze ? Dopo essersi tanto affaccendate perché la festa riuscisse bene , non era un vero peccato che questa vecchia ridicola venisse a compromettere l ' esito della serata ? Bisognava salvare la situazione . Bisognava che qualcuno si sacrificasse per la loro felicità . Ah ! non è forse una nobile azione per un ragazzo di cuore il sacrificio per la felicità delle sue proprie sorelle ? Io avevo il rimorso della vendetta che m ' ero già presa di loro con la brutta celia delle fotografie , e decisi subito di compensare le vittime con una buona azione . Perciò ieri l ' altro sera , dopo pranzo , presi da parte la zia Bettina e col tono serio che meritava la circostanza le dissi pigliandola alla larga - Cara zia , vuol fare una cosa gradita alle sue nipoti ? - Che dici ? - Le dico questo : se lei vuol proprio contente le sue nipoti , faccia il piacere di andarsene prima della festa da ballo . Capirà , lei è troppo vecchia e poi si veste in modo troppo ridicolo per queste feste , è naturale che non ce la vogliono . Non dica che glie l ' ho detto io ; ma dia retta a me , tornì a casa sua lunedì , e le sue nipoti gliene saranno infinitamente grate . - Ora domando io : doveva la zia inquietarsi , dopo che avevo parlato con tanta franchezza ? E doveva , dopo che l ' avevo pregata dì non dir nulla a nessuno , andare a spifferare ogni cosa a tutti , giurando e spergiurando che la mattina dopo , appena alzata , sarebbe ripartita ? E la zia Bettina , infatti , è andata via ieri mattina , facendo il solenne giuramento dì non metter mai più piede in casa nostra . Ma questo non è tutto . Pare che il babbo le avesse chiesto in prestito una certa somma di danaro , perché essa gli ha rinfacciato il favore che gli aveva fatto , dicendo che era una vera vergogna il dare le feste da ballo con i quattrini degli altri ! Che colpa ne avevo io , di questo ? Ma al solito , la stizza dì tutti si è riversata su un povero ragazzo di nove anni ! Non voglio avvilire queste pagine col raccontare quel che ho sofferto . Basti dire che iermattina , appena partita la zia Bettina , le persone che più dovrebbero volermi bene in questo mondo , mi hanno calato i calzoncini e giù , frustate senza pietà ... Ahi , ahi ! Non posso più stare a sedere ... oltre al dolore c ' è anche la preoccupazione per la festa da ballo . I preparativi son quasi finiti , e io non son punto tranquillo per quell ' affare delle fotografie ... Basta ; Dio ce la mandi buona , giornalino mio , e senza vento ! 15 ottobre . Siamo al famoso martedì , causa di tutte le agitazioni di questi giorni ... Caterina mi ha messo il vestito nuovo e quella bella cravatta rossa tutta di seta che mi ha regalato l ' altro giorno Carlo Nelli , quello della fotografia dov ' era scritto : vecchio gommeux , che non so cosa voglia dire . Le mie sorelle mi hanno fatto una predica lunga come una quaresima , con le solite raccomandazioni d ' esser buono , di non far niente di male , di comportarmi educatamente con le persone che verranno in casa , e altre simili uggiosità che tutti i ragazzi sanno a memoria a forza di sentirsele ripetere a tutte l ' ore , e che si stanno a sentire proprio per dar prova della nostra condiscendenza verso i nostri maggiori , pensando , invece , a tutt ' altre cose . Naturalmente io ho risposto sempre di sì , e allora ho avuto il permesso d ' uscir di camera e girare per tutte le stanze del pian terreno . Che bellezza ! Tutto è pronto per la festa che comincerà fra poco . La casa è tutta illuminata e mille fiammelle di luce elettrica risplendono qua e là , riflettendosi negli specchi , mentre ogni sorta di fiori sparsi per tutto fan bella mostra dei lor vivaci colori ed espandono per le sale i loro grati e delicati profumi . Ma il più grato profumo è quello della crema alla cioccolata e alla vainiglia nelle grandi scodelle d ' argento , e della gelatina gialla e rossa che trema nei vassoi , e di quei monti di pasticcini e di biscotti d ' ogni qualità che si inalzano in salotto da pranzo , sulla tavola ricoperta da una bella tovaglia tutta ricamata . Dovunque è un allegro scintillio di cristalli e d ' argento ... Le mie sorelle sono bellissime , tutte vestite di bianco , scollate , con le gote rosse e gli occhi raggianti di felicità . Esse girano per tutto per vedere se ogni cosa è in ordine e accorrono a ricevere gli invitati . Io sono venuto su a pigliare questi appunti sulla festa , ora che ho la mente serena ... Perché dopo , giornalino mio , non posso garantire se sarò in grado di confidarti ancora le mie impressioni . # Ho fretta d ' andare a letto , ma prima voglio raccontar qui come sono andate le cose . Quando son ritornato al pian terreno , erano già venute le signorine di nostra conoscenza , come sarebbero le Mannelli , le Fabiani , Bice Rossi , le Carlini e tante altre , tra le quali quella seccherellona della Merope Santini , che si dà il belletto in modo indecente e alla quale la mia sorella Virginia ha appioppato il nome d ' uscio ritinto . Le ragazze erano molte , ma di uomini non c ' erano che il dottor Collalto , il fidanzato di Luisa , e il sonatore di pianoforte che stava a sedere con le braccia incrociate , aspettando il segnale per eseguire il primo ballabile . L ' orologio segnava le nove ; e il sonatore ha incominciato a sonare una polca , ma le signorine seguitavano a girar per la sala , chiacchierando tra di loro . Poi il sonatore ha sonato una mazurca , e due o tre ragazze si son decise a ballar tra loro , ma non si divertivano . E intanto l ' orologio segnava già le nove e mezzo . Le mie povere sorelle non levavano gli occhi dalle lancette che per rivolgerli all ' uscio d ' ingresso ; e avevano un ' aria così desolata , che facevano proprio compassione . Anche la mamma era molto preoccupata , tant ' è vero che mi son potuto ingoiare quattro gelati uno dietro l ' altro , senza che neppur se n ' accorgesse . Come mi rimordeva la coscienza ! Finalmente , quando mancavano pochi minuti alle dieci , si è sentito una scampanellata . Questa sonata di campanello ha rallegrato le invitate più di tutte le sonate fatte fino allora sul pianoforte . Tutte le signorine hanno dato un gran respirone di sollievo , voltandosi verso la porta d ' ingresso in attesa dei ballerini da tanto tempo aspettati . Le mie sorelle si son precipitate per far gli onori di casa ... Ed ecco che , invece degli invitati , entra Caterina con una gran lettera e la porge all ' Ada . Luisa e Virginia le si fanno attorno esclamando : - Qualcuno che si scusa di non poter venire ! - Altro che scusa ! Quella non era una lettera , né un biglietto : era una fotografia che esse conoscevano benissimo e che era stata per tanto tempo chiusa nella scrivania di Luisa . Le mie sorelle son diventate di mille colori , e passata la prima impressione son cominciate fra loro le interrogazioni : - Ma come mai ? Ma come può essere ? Ma com ' è stato ? ... - Di li a poco ecco un ' altra scampanellata ... Le invitate si voltano daccapo verso l ' ingresso , aspettando sempre un ballerino , e come prima si presenta invece Caterina con un ' altra lettera che le mie sorelle aprono trepidanti : è un ' altra delle fotografie da me recapitate l ' altro giorno ai rispettivi originali . E dopo cinque minuti , un ' altra scampanellata e un ' altra fotografia . Le mie povere sorelle erano diventate di mille colori ; ero così mortificato nel pensare che io ero l ' unica causa di questi loro dispiaceri , che mi misi a mangiar panini gravidi per distrarmi , ma non mi fu possibile , perché il rimorso era troppo grande , e avrei pagato chi sa che per trovarmi non so dove , pur di non vedere le mie povere sorelle in quello stato . Finalmente son venuti Ugo Fabiani ed Eugenio Tinti , che sono stati festeggiati più d ' Orazio Coclite dopo la sua vittoria contro i Curiazi . Ma io ho capito perché il Fabiani e il Tinti non avevano fatto come gli altri invitati ! Mi son ricordato che sul ritratto del Fabiani era scritto : - Che caro giovane ! - e su quello del Tinti : - Bello , bellissimo , troppo bello per questa terra ! Ma anche essendo in tre ballerini , compreso il Collalto che balla come un orso , come potevano fare a contentare una ventina di signorine ? A un certo punto hanno fatto un carré di lancieri , ma una ragazza ha dovuto far da uomo , e così è finito che hanno imbrogliato ogni cosa , senza che l ' imbroglio facesse rider nessuno . Le più maliziose bensì , come la Bice , ridevano tra loro nel vedere che la festa non era riuscita , e che le mie povere sorelle avevano quasi le lacrime agli occhi . Una cosa molto riuscita , invece , sono stati i rinfreschi ; ma , come ho detto prima , io ero molto angustiato , sicché non ho potuto assaggiare che tre o quattro bibite , delle quali la migliore era quella di marena , benché anche quella di ribes fosse eccellente . Mentre stavo passeggiando per la sala , ho sentito Luisa che ha detto piano al dottor Collalto : - Dio mio ! Se potessi saper chi è stato , come mi vorrei vendicare ! ... È stato uno scherzo indegno ! Domani , certo , saremo sulle bocche di tutti , e non ci potrà più soffrire nessuno ! Ah , se potessi avere almeno la soddisfazione di sapere chi è stato ! .. - In quel momento il Collalto si è fermato dinanzi a me e , guardandomi fisso , ha detto a mia sorella : - Forse Giannino te lo potrebbe dire ; non è vero , Giannino ? - Di che ? - ho risposto io , facendo finta di nulla . Ma mi sentivo il viso infocato , e poi mi tremava la voce . - Come di che ! O chi ha preso dunque i ritratti dalla camera di Luisa ? - Ah ! - ho risposto io , non sapendo più che cosa dire . - - Forse sarà stato Morino ... - Come ! - ha detto mia sorella fulminandomi con gli occhi . - Il gatto ? - Già . L ' altra settimana gli detti due o tre fotografie perché si divertisse a masticarle e può essere che lui le abbia portate fuori e le abbia lasciate per la strada ... - Ah , dunque le hai prese tu ! - ha esclamato Luisa , rossa come la brace e coli gli occhi che le uscivano dalla testa . Pareva mi volesse mangiare . Ho avuto una paura terribile e perciò , dopo essermi empite le tasche di torrone , sono scappato su in camera . Assolutamente non voglio essere alzato quando gl ' invitati se ne anderanno via . Ora mi spoglio e vo a letto . 16 ottobre . È appena giorno . Ho preso una grande risoluzione e , prima di metterla in effetto , voglio confidarla qui nelle pagine di questo mio giornalino di memorie , dove registro le mie gioie e i miei dispiaceri che sono tanti , benché io sia un bambino di nove anni . Stanotte , finita la festa , ho sentito un gran bisbigliare all ' uscio di camera mia , ma io ho fatto finta di dormire e non hanno avuto il coraggio di svegliarmi : ma stamani , quando si alzeranno , mi toccheranno certamente delle altre frustate , mentre non mi è ancora cessato il dolore di quell ' altre che ebbi l ' altro giorno dal babbo . Con questo pensiero , non ho potuto chiudere un occhio in tutta la notte . Non c ' è altro scampo , per me , che quello di scappar di casa prima che i miei genitori e le mie sorelle si sveglino . Così impareranno che i ragazzi si devono correggere ma senza adoprare il bastone , perché , come ci insegna la storia dove racconta le crudeltà degli Austriaci contro i nostri più grandi patriotti quando cospiravano per la libertà , il bastone può straziare la carne ma non può cancellare l ' idea . Perciò mi è venuto l ' idea di scappare in campagna , dalla zia Bettina , dove sono stato un ' altra volta . Il treno parte alle sei , e di qui alla stazione in mezz ' ora ci si va benissimo . # Sono bell ' e pronto per la fuga : ho fatto un involto mettendovi due paia di calze e una camicia per cambiarmi ... In casa tutto è silenzio , ora scenderò piano piano le scale , e via in campagna , all ' aria aperta ... Viva la libertà ! ... A questo punto il giornalino di Gian Burrasca ha una pagina sgualcita , e quasi interamente occupata dall ' impronta di una , mano sudicia di carbone , sopra alla quale è , a caratteri grossi e incerti come se fosse stata scritta con un pezzo di brace , una frase interrotta da un fregaccio . Riproduciamo fedelmente anche questo documento , che è di non lieve importanza nelle memorie del nostro Giannino Stoppani . 17 ottobre . La zia Bettina non s ' è ancora alzata , e io approfitto di questo momento per registrare qui l ' avventura accadutami ieri , e che meriterebbe proprio di esser descritta dalla penna di un Salgari . Iermattina , dunque , mentre tutti dormivano , fuggii da casa come avevo stabilito , dirigendomi verso la stazione . Io avevo già disegnato nella mente il modo di effettuare il mio progetto che era quello di recarmi a casa della zia Bettina . Non avendo quattrini per prendere il treno e non conoscendo la strada provinciale per andarvi , mi proponevo di entrare nella stazione , aspettare il treno col quale ero andato l ' altra volta dalla zia Bettina , e dirigermi per la stessa strada , lungo la ferrovia , seguendo le rotaie , fino al paese presso il quale è la villa Elisabetta dove sta appunto la zia . Così non c ' era pericolo di sbagliare , e io , ricordandomi che ad andarci col treno ci si mette tre ore o poco più , mi proponevo di arrivarci prima di sera . Giunto dunque alla stazione , presi il biglietto d ' ingresso ed entrai . Il treno arrivò poco dopo , ed io , per evitare il caso di esser visto da qualche persona di conoscenza , mi diressi verso gli ultimi vagoni per attraversare la linea e andare dalla parte opposta alla stazione . Ma invece mi fermai dinanzi all ' ultimo vagone che era un carro per bestiame , vuoto , e che aveva la garetta dove sta il frenatore , vuota anch ' essa . - Se montassi lassù ? - Fu un lampo . Assicuratomi con un ' occhiata che nessuno badava a me , saltai sulla scaletta di ferro , mi arrampicai su , e mi misi seduto nella garetta , col ferro del freno tra le gambe , e le braccia appoggiate sul manubrio del freno . Di lì a poco il treno partì e io sentii arrivarmi fin dentro il cervello il fischio della macchina la cui groppa nera io vedevo , di lassù , distendersi alla testa di tutti i vagoni che si trascinava dietro , tanto più che il vetro del finestrino della garetta da quella parte era stato rotto , e non ve n ' era rimasto che un pezzetto in un angolo , a punta . Meglio ! Da quel finestrino , aperto proprio all ' altezza della mia testa , io dominavo tutto il treno che si slanciava a traverso la campagna che era ancora avvolta nella nebbia . Ero felice , e per festeggiare in qualche modo la mia fortuna , cavai di tasca un pezzetto di torrone e mi misi a rosicchiarlo . Ma la mia felicità durò poco . Il cielo s ' era fatto scuro , e non tardò a venir giù una pioggia fitta fitta e ad alzarsi un vento impetuoso , mentre una scarica terribile di tuoni si inseguiva fra l ' ombre delle montagne ... Io non ho paura dei tuoni , tutt ' altro ; ma mi mettono addosso il nervoso , e perciò appena incominciò a tuonare mi si presentò alla mente la mia condizione in un quadro molto diverso da quello col quale mi era apparso da principio . Pensavo che in quel treno nel quale viaggiava tanta gente ero isolato e ignorato da tutti . Nessuno , né parenti , né estranei , sapeva che io era lì , sospeso in aria in mezzo a così tremenda tempesta , sfidando così gravi pericoli . E pensavo anche che aveva molta ragione il babbo quando diceva roba da chiodi del servizio ferroviario e delle condizioni scandalose nelle quali si trova il materiale . Io ne avevo lì una prova evidente nel finestrino della garetta dal quale , essendo rotto il vetro come ho detto prima , entrava vento e pioggia , facendomi gelare la parte destra della faccia che vi si trovava di contro , mentre mi sentivo la parte sinistra infocata in modo che mi pareva d ' esser mezzo ponce e mezzo sorbetto , e ripensavo malinconicamente alla festa da ballo della sera precedente , che era stata la causa di tanti guai . E il peggio fu quando incominciarono le gallerie ! Il fumo lanciato dalla macchina si addensava sotto la volta del tunnel , e dal finestrino rotto invadeva la mia angusta garetta , impedendomi il respiro . Mi pareva d ' essere in un bagno a vapore , dal quale poi , quando il treno usciva dal tunnel , passavo a un tratto al bagno freddo della pioggia . In un tunnel più lungo degli altri credetti di morire asfissiato . Il fumo caldo mi , avvolgeva tutto , avevo gli occhi che mi bruciavano per la polvere di carbone che entrava col fumo nella garetta e che mi accecava , e per quanto mi facessi coraggio sentivo che ormai le forze erano per abbandonarmi . In quel momento l ' animo mio fu vinto da quella cupa disperazione che in certe avventure provano anche gli eroi più valorosi come Robinson Crosuè , i Cacciatori di capigliature e tanti altri . Ormai per me ( così mi pareva ) la era finita e volendo che almeno rimanessero , come esempio , le ultime parole di un ragazzo infelice condannato a morire di soffocazione in un treno , nel fiore degli anni , scrissi nel giornalino con uno zolfino spento che avevo trovato nel sedile della garetta le parole della pagina 13 : Moio per la Libertà ! Ma non potei finir la parola , perché in quel punto mi sentii un nodo alla gola e non capii più nulla . Devo essermi svenuto di certo , e credo che , se non avessi avuto il ferro del freno tra le gambe che mi reggeva , sarei caduto giù dalla garetta e morto stritolato sotto il treno . Quando rientrai in me stesso , la pioggia gelata mi sferzava di nuovo la faccia e mi prese un freddo così acuto nelle ossa , che incominciai a battere i denti . Fortunatamente di lì a poco il treno si fermò , e sentii gridare il nome del paese al quale ero diretto . Io volli scendere alla svelta giù per la scaletta di ferro , ma mi tremavano le gambe , e all ' ultimo scalino inciampai e caddi in ginocchio . Subito mi vennero d ' intorno due facchini e un impiegato , che mi raccolsero , e guardandomi con tanto d ' occhi , mi domandarono come mai mi trovavo lassù sulla garetta . Io risposi che vi ero salito in quel momento , ma loro mi portarono nell ' ufficio del capostazione , il quale mi messe dinanzi uno specchietto dicendomi : - Ah , ci sei salito ora , eh ? E codesto muso da spazzacamino quando te lo sei fatto ? - Io nel vedermi nello specchio rimasi senza fiato . Non mi riconoscevo più . La polvere di carbone , col fumo , durante il mio disastroso viaggio , mi era penetrata nella pelle della faccia alterando i miei connotati per modo che parevo un vero e proprio abissino . Non dico niente poi degli abiti , ridotti addirittura a brandelli , e sporchi anch ' essi come la faccia . Fui costretto a dire da dove venivo e dove andavo . - Ah ! - disse il capostazione . - Vai dalla signora Bettina Stoppani ? Allora pagherà lei per te . - E disse all ' impiegato : - Faccia un verbale di contravvenzione computandogli tre biglietti di terza classe e la trasgressione per aver viaggiato in una garetta riservata al personale ! - Io avrei voluto rispondere che questa era una ladronería bella e buona . Come ! Mentre le ferrovie avrebbero dovuto per giustizia rifare un tanto a me che mi ero adattato a viaggiare peggio delle bestie , che almeno viaggiano al coperto , mi si faceva invece pagare per tre ? Ma siccome mi sentivo male , mi contentai di dire : - Almeno , giacché il viaggiare nelle garette costa così caro , procurino che ci sieno i finestrini col vetro ! - Non l ' avessi mai detto ! Il capostazione mandò subito un facchino a verificare la garetta dove avevo viaggiato e , saputo che non c ' era il vetro , mi fece aumentare la contravvenzione di ottanta centesimi come se l ' avessi rotto io ! Mi accorsi una volta di più che il mio babbo aveva ragione a dir corna del servizio ferroviario , e non dissi altro per paura che mi avessero a mettere nel conto anche il ritardo del treno , e magari qualche guasto della locomotiva . Così , accompagnato dall ' impiegato , mi avviai verso la villa Elisabetta , e non vi so dire come rimase la zia Bettina quando si vide capitar dinanzi uno straccione così sudicio com ' ero io e , peggio ancora , un conto da pagare di sedici lire e venti , e più la mancia all ' impiegato che glielo portava ! - Che è accaduto , mio Dio ? ... - ha gridato appena ha potuto capire dalla voce che ero io . - Senti , zia Bettina , - le ho detto - a te , lo sai , dico sempre la verità ... - Bravo ! Dimmi dunque ... - Ecco : sono scappato di casa . - Scappato di casa ? Come ! Hai abbandonato il tuo babbo , la tua mamma , le tue sor ... - Ma si è interrotta all ' improvviso , come se le fosse venuto male . Certo si ricordava in quel momento che le mie sorelle non l ' avevano voluta alla festa . - È naturale ! - ha soggiunto . - Quelle ragazze farebbero perder la pazienza a un Santo ! ... Vieni in casa , figliolo mio , a lavarti , che mi sembri un bracino ; poi mi racconterai tutto ... - Intanto io guardavo Bianchino , il vecchio Barboncino che è così caro alla zia Bettina , e alla finestra della villa il vaso di dìttamo al quale ella è così pure affezionata . Nulla è cambiato dall ' ultima volta che ci venni , e mi pare di non essermi mai mosso di qui . Quando mi fui lavato , la zia Bettina si accòrse che avevo un po ' di febbre e mi mise a letto , benché io tentassi di persuaderla che era tutta questione d ' appetito . La zia Bettina mi fece alcuni rimproveri a mezza bocca , ma in fondo mi disse che stessi pur tranquillo , che da lei non correvo nessun pericolo ; e io fui così commosso dalla sua bontà , che volli farle assaggiare un pezzetto di torrone che avevo in tasca dei calzoni , e la pregai di prenderlo , ché così ne avrei mangiato un po ' anch ' io . Difatti la zia Bettina fece per metter la mano in tasca , ma non fu capace di aprirla . - Ma qui c ' è la colla ! - disse . Che era successo ? Il torrone , col calore del fumo rinserratosi nella garetta , si era tutto strutto e aveva appiccicato la tasca dei calzoni per modo che non era più possibile di aprirla . Basta : la zia mi fece compagnia , finché , alla fine , la stanchezza non mi fece prender sonno ... e da allora mi sono svegliato in questo momento , e il primo mio pensiero è stato per te , giornalino mio , che mi hai seguìto sempre , mio fido compagno , a traverso a tanti dispiaceri , a tante avventure e a tanti pericoli ... Stamani la zia Bettina s ' è molto inquietata con me per uno scherzo innocente che , in fin dei conti , era stato ideato con l ' intenzione di farle piacere . Ho già detto che la zia è molto affezionata a una pianta di dìttamo che tiene sulla finestra di camera sua , a pianterreno , e che annaffia tutte le mattine appena si alza . Basta dire che ci discorre perfino insieme e gli dice : - Eccomi , bello mio , ora ti dò da bere ! Bravo , mio caro , come sei cresciuto ! - È una sua mania , e si sa che tutti i vecchi ne hanno qualcuna . Essendomi dunque alzato prima di lei , stamattina , sono uscito di casa , e guardando la pianta di dìttamo m ' è venuta l ' idea di farla crescere artificialmente per far piacere alla zia Bettina che ci ha tanta passione . Lesto lesto , ho preso il vaso e l ' ho vuotato . Poi al fusto della pianta di dìttamo ho aggiunto , legandovelo bene bene con un pezzo di spago , un bastoncino dritto , sottile ma resistente , che ho ficcato nel vaso vuoto , facendolo passare a traverso quel foro che è nel fondo di tutti i vasi da fiori , per farci scolar l ' acqua quando si annaffiano . Fatto questo , ho riempito il vaso con la terra che vi avevo levata , in modo che la pianta non pareva fosse stata menomamente toccata ; e ho rimesso il vaso al suo posto , sul terrazzino della finestra , il cui fondo è di tante assicelle di legno , facendo passare fra l ' una e l ' altra di esse il bastoncino che veniva giù dal foro del vaso e che io tenevo in mano , aspettando il momento di agire . Dopo neanche cinque minuti , eccoti la zia Bettina che apre la finestra di camera , e incomincia la sua scena patetica col dìttamo : - Oh , mio caro , come stai ? Oh , poveretto , guarda un po ' : hai una fogliolina rotta ... sarà stato qualche gatto ... qualche bestiaccia ... - Io me ne stavo lì sotto , fermo , e non ne potevo più dal ridere . - Aspetta , aspetta ! - seguitò a dire la zia Bettina . - Ora piglio le forbicine e ti levo la fogliolina troncata , se no secca , ... e ti fa male alla salute , sai , carino ! ... - Ed è andata a prendere le forbicine . Io allora ho spinto un po ' in su il bastoncino . - Eccomi , bello mio ! - ha detto la zia Bettina tornando alla finestra . - Eccomi , caro ! .. - Ma ha cambiato a un tratto il tono alla voce ed ha esclamato : - Non sai che t ' ho da dire ? Che tu mi sembri cresciuto ! ... - Io scoppiavo dal ridere , ma mi trattenevo , mentre la zia seguitava a nettare il suo dittamo con le forbicine e a discorrere : - Ma sì , che sei cresciuto ... E sai che cos ' è che ti fa crescere ? È l ' acqua fresca e limpida che ti dò tutte le mattine ... Ora , ora ... bello mio , te ne dò dell ' altra , così crescerai di più ... - Ed è andata a pigliar l ' acqua . Io intanto ho spinto in su il bastoncino , e questa volta l ' ho spinto parecchio , in modo che la pianticella doveva parere un alberello addirittura . A questo punto ho sentito un urlo e un tonfo . - Uh , il mio dìttamo ! ... - E la zia , per la sorpresa e lo spavento di veder crescere la sua cara pianta a quel modo , proprio a vista d ' occhio , s ' era lasciata cascar di mano la brocca dell ' acqua che era andata in mille bricioli . Poi sentii che borbottava queste parole : - Ma questo è un miracolo ! Ferdinando mio , Ferdinando adorato , che forse il tuo spirito è in questa cara pianta che mi regalasti o desti per la mia festa ? - Io non capivo precisamente quel che voleva dire , ma sentivo che la sua voce tremava e , per farle più paura che mai , ho spinto in su più che potevo il bastoncino . Ma mentre la zia vedendo che il dìttamo seguitava a crescere , continuava a urlare : Ah ! Oh ! Oh ! Uh ! , il bastoncino ha trovato un intoppo nella terra del vaso , e siccome io lo spingevo con forza per vincere il contrasto , è successo che il vaso si è rovesciato fuor della finestra , ed è caduto rompendosi a ' miei piedi . Allora ho alzato gli occhi e ho visto la zia affacciata , con un viso che faceva paura . - Ah , sei tu ! - ha detto con voce stridula . Ed è sparita dalla finestra per riapparire subito sulla porta , armata di un bastone . Io , naturalmente , me la son data a gambe per il podere , e poi son salito sopra un fico dove ho fatto una grande spanciata di fichi verdini , che credevo di scoppiare - Quando son ritornato alla villa , ho visto sulla solita finestra un vaso nuovo con la pianta di dìttamo e ho pensato che la zia , avendo rimediato al mal fatto , si fosse calmata . L ' ho trovata in salotto che discorreva con un facchino della stazione e appena mi ha visto , mi ha detto con aria molto sostenuta mostrandomi due telegrammi : - Ecco qui due dispacci di vostro padre . Uno di iersera che non ha avuto corso perché la stazione era chiusa , e uno di stamani . Vostro padre è disperato non sapendo dove vi siete cacciato ... Gli ho risposto che venga a prendervi col prossimo treno ! - Io , quando il facchino è andato via , ho tentato di rabbonirla , e le ho detto con la mia voce piagnucolosa che di solito fa un grande effetto perché ci si sente il ragazzo che è pentito : - Cara zia , le chiedo scusa di quel che ho fatto ... Ma lei ha risposto arrabbiata : - Vergognatevi ! - Però - ho seguitato a dire con voce sempre più piagnucolosa - Io non sapevo che nel dìttamo ci fosse lo spirito di quel signor Ferdinando che diceva lei ... - A queste parole la zia Bettina si è cambiata a un tratto . È diventata rossa come il tacchino della contadina , e ha detto balbettando : - Zitto , zitto ! ... Mi prometti di non dir niente a nessuno di quel che è successo ? - Sì , glielo prometto ... - Ebbene , allora non ne parliamo più : e io cercherò di farti perdonare anche dal tuo babbo ... - Il babbo arriverà certamente col treno delle tre , non essendovene altri né prima né dopo . E io sento una certa tremarella ... # Sono qui , chiuso nel salotto da desinare , e sento di là nell ' ingresso quella vociaccia stridula della zia Bettina che si sfoga contro di me con la moglie del contadino e ripete : - È un demonio ! Finirà male ! E tutto questo perché ? Per aver fatto il chiasso coi figliuoli del contadino , come fanno tutti i ragazzi di questo mondo , senza che nessuno ci trovi nulla da ridire . Ma siccome io ho la disgrazia d ' avere tutti parenti che non voglion capire che i ragazzi hanno diritto di divertirsi anche loro , così mi tocca ora a star qui chiuso e sentirmi dire che finirò male ecc . ecc . , mentre invece io volevo che la zia Bettina finisse col pigliarci gusto anche lei al serraglio di bestie feroci , che m ' era riuscito così bene . L ' idea m ' è venuta perché una volta il babbo mi portò a vedere quello di Numa Hava , e da allora ci ho sempre ripensato , perché il sentire nell ' ora del pasto tutti quegli urli dei leoni , delle tigri e di tanti altri animali che girano in qua e in là nelle gabbie stronfiando e raspando è una cosa che fa grande impressione e non si dimentica tanto facilmente . E poi io ho sempre avuta molta passione per la storia naturale e a casa ho i Mammiferi illustrati del Figuier che li leggo sempre , guardando le figure che mi son divertito tante volte a ricopiare . Ieri , dunque , nel venire qui alla villa avevo visto nella fattoria che confina col podere della zia due operai che tingevano le persiane della casa del fattore di verde e le porte della stalla accanto di rosso ; sicché stamani , dopo il fatto della pianta di dìttamo , appena mi è venuto l ' idea del serraglio , mi son subito ricordato dei pentolini di tinta degli operai , che avevo visto ieri alla fattoria , e ho detto fra me che avrebbero potuto far comodo , come difatti mi sono stati molto utili . Prima di tutto mi son messo d ' accordo con Angiolino , il figliuolo del contadino della zia , un ragazzo che ha quasi la mia età ma che non ha mai visto nulla nella sua vita , sicché mi sta sempre a sentire a bocca aperta e m ' ubbidisce in tutto e per tutto . - Ti voglio far vedere qui sull ' aia il serraglio di Numa Hava - gli ho detto . - Vedrai ! - Voglio vedere anch ' io ! - ha esclamato subito la Geppina che è la sua sorella minore . - Anch ' io ! - ha detto Pietrino , un bambino di due anni e mezzo che non sa ancora camminare e che si trascina per terra con le mani e con le ginocchia . Lì nella casa del contadino non c ' eran che questi tre ragazzi perché i loro genitori e i fratelli maggiori eran tutti nel campo a lavorare . - Va bene , ... - ho detto . - Ma bisognerebbe , poter pigliare i pentolini delle tinte alla fattoria ! - Questo è il momento buono , - ha detto Angiolino - perché è l ' ora che i verniciatori vanno al paese a far colazione . - E siamo andati tutt ' e due alla fattoria . Non c ' era nessuno . Da una parte , a piè di una scala , c ' eran due pentoli pieni di tinta a olio - in uno la tinta rossa e nell ' altro la tinta verde ; e c ' era anche un bel pennellone grosso come il mio pugno . Angiolino ha preso un pentolo ; io ho preso l ' altro e il pennello , e via , siamo ritornati sull ' aia di casa sua , dove Pietrino e la Geppina ci aspettavano ansiosi . - Cominceremo dal fare il leone , - ho detto . A questo scopo avevo portato con me dalla villa , Bianchino , il vecchio can barbone della zia Bettina , al quale ella è così affezionata . Gli ho attaccato al collare una fune e l ' ho legato alla stanga del carro da buoi che era sull ' aia , e , dato di piglio al pennellone , ho incominciato a tingerlo tutto di rosso . - Veramente - ho detto a quei ragazzi perché avessero un ' idea precisa dell ' animale che volevo loro rappresentare - il leone è colore arancione , ma siccome manca il giallo noi lo faremo rosso , che in fondo viene a esser quasi lo stesso . - In poco tempo Bianchino , interamente trasformato , non era più riconoscibile e , mentre esso si andava asciugando al sole , ho pensato a preparare un ' altra belva . Poco distante da noi c ' era una pecorella che pascolava ; l ' ho legata alla stanga del carro , accanto al cane , e ho detto : - Questa la trasformeremo in una bellissima tigre . - E dopo aver mescolate in una catinella un po ' di tinta rossa e un po ' di tinta verde le ho dipinto sul dorso tante ciambelline in modo che pareva proprio una tigre del Bengala come quella che avevo visto da Numa Hava , meno che , per quanto le avessi tinto anche il muso , non aveva quell ' espressione feroce che faceva una così bella impressione in quella vera . A questo punto ho sentito un grugnito , e ho domandato ad Angiolino : - Che ci avete anche un maiale ? - Sì : ma è un maialino piccolo : è qui nella stalla , guardi , sor Giannino . E ha tirato fuori , infatti , un porcellino grasso grasso , con la pelle color di rosa che era una bellezza . - Che se ne potrebbe fare ? - ho domandato a me stesso . E Angiolino ha esclamato : - Perché non ci fa un leofante ? Io mi son messo a ridere . - Vorrai dire un elefante ! - gli ho risposto . - Ma sai che un elefante è grande come tutta questa casa ? E poi con che gli si potrebbe far la proboscide ? - A questa parola i figliuoli del contadino si son messi a ridere tutt ' e tre e finalmente Angiolino ha domandato : - O che è ella , codesta cosa così buffa che ha detto lei , sor Giannino ? - È , come un naso lungo lungo quasi quanto la stanga di questo carro e che serve all ' elefante per pigliar la roba per alzare i pesi e per annaffiare i ragazzi quando gli fanno i dispetti . - Che brutta cosa è l ' ignoranza ! Quei villanacci di ragazzi non mi hanno voluto credere , e si son messi a ridere più che mai . Io intanto riflettevo per trovare il modo di utilizzare il maialino color di rosa che seguitava a grugnire come un disperato . Alla fine ho risoluto il problema e ho gridato : - Sapete che cosa farò ? Io cambierò questo maialino in un coccodrillo ! - Sul carro c ' era una copertaccia da cavallo . L ' ho presa e l ' ho fermata da un lato , legandola con una fune intorno alla pancia del maialino ; poi , risollevando tutta la parte di coperta che avanzava strascicando di dietro , l ' ho legata stretta stretta a uso salame , in modo che rappresentasse la lunga coda del coccodrillo . Fatto questo , ho tinto di verde tanto il maialino che la coperta , in modo che , a lavoro compiuto , l ' illusione era perfetta . Dopo aver legata anche questa belva alla stanga del carro da buoi , ho pensato di farne un ' altra servendomi dell ' asino che ho preso nella stalla e che , essendo di color grigio , si è prestato benissimo a far da zebra . Infatti è bastato che gli dipingessi sul corpo , sul muso e sulle gambe tante strisce , dopo aver mescolato daccapo il rosso col verde , per ottenere una zebra sorprendente , che ho legata con gli altri animali alla solita stanga . Infine , siccome per rallegrare la scena mancava la scimmia , con lo stesso colore ho tinto la faccia di Pietrino che appunto stava berciando e sgambettando come una bertuccia , e servendomi d ' uno straccio strettamente legato gli ho anche fabbricato una splendida coda che ho assicurata alla cintola del marmocchio , sotto la sottanina . Poi , per rendere la cosa anche più naturale , ho pensato che il vedere la scimmia sopra un albero avrebbe fatto un bellissimo effetto e perciò , aiutato da Angiolino , ho messo Pietrino su un ramo dell ' albero che è accanto all ' aia , assicurandolo con una fune perché non cascasse . Così ho completato il mio serraglio e ho incominciato la spiegazione . - Osservino , signori : questa bestia a quattro zampe con la groppa tutta rigata a strisce bige e nere è la Zebra , un curioso animale fatto come un cavallo ma che non è un cavallo , che morde e tira i calci come i ciuchi ma che non è un ciuco , e che vive nelle pianure dell ' Affrica cibandosi dei sedani enormi che nascono in quelle regioni , e scorrazzando qua e là a causa delle terribili mosche cavalline che in quei paesi caldi hanno le proporzioni dei nostri pipistrelli ... - Accidempoli ! - ha detto Angiolino . - O che può essere ? - Può essere sicuro ! - ho risposto io . Ma tu devi stare zitto , perché mentre si dà la spiegazione delle bestie feroci , è proibito al pubblico di interrompere perché è pericoloso . Quest ' altra belva , che è qui accanto , è la Tigre del Bengala , che abita in Asia , in Affrica e in altri luoghi dove fa strage degli uomini e anche delle scimmie ... - A questo punto della mia spiegazione Pietrino ha incominciato a piagnucolare di sull ' albero e , voltandomi in su , ho visto che la fune con la quale l ' avevamo legato al ramo s ' era allentata ed egli stava sospeso con gli occhi fuor della testa per la paura . In quella posizione pareva proprio una scimmia vera quando sta attaccata agli alberi con la coda , e io ho approfittato subito della circostanza per richiamar l ' attenzione del pubblico su questa nuova bestia del mio serraglio . - Hanno udito , signori e signore ? Al solo nome della tigre la Scimmia si è messa a stridere , e con ragione , perché essa è spesso vittima degli assalti di questo terribile animale ferino . La scimmia che loro osservano lassù sull ' albero è una di quelle che si chiamano volgarmente bertucce e che vivono abitualmente in cima agli alberi delle foreste vergini , dove si nutrono di bucce di cocomero , di torsoli di cavolo e di tutto quel che si trova a portata delle loro mani . Questi curiosi e intelligenti animali hanno il brutto vizio di scimmiottare tutto quel che vedono fare agli altri , e questo è appunto il motivo per cui i naturalisti hanno messo loro il nome di scimmie ... Bertuccia , fate una riverenza a questi signori ! ... - Ma Pietrino non ha voluto saperne di far la riverenza , e ha seguitato a piagnucolare . - Faresti meglio - gli ho detto - a soffiarti il naso ... Ma intanto noi passeremo al Leone , a questo nobile e generoso animale che ben a ragione è chiamato il re di tutte le bestie perché col suo bel manto e la sua forza impone soggezione a tutti quanti , essendo capace di mangiarsi anche una mandra di bovi in un boccone ... Esso è il carnivoro più carnivoro di tutti i carnivori , e quando ha fame non porta rispetto a nessuno , ma non è tanto feroce come altre belve che ammazzano la gente per puro divertimento ; esso invece è un animale di cuore , e si racconta anche nei libri , che una volta , trovandosi egli a Firenze di passaggio , e avendo incontrato per la strada un piccolo bambino che si chiamava Orlanduccio e che si era perso , lo prese delicatamente per la giacchetta e lo riportò pari pari alla sua mamma che se non mori di paura e di consolazione fu un vero miracolo . - Molte altre cose avrei potuto dire intorno al leone ; ma siccome Pietrino seguitava a berciare sull ' albero che pareva lo scannassero , mi sono affrettato a passare al Coccodrillo . [ v . figura 031.jpg ] - Guardino , signori , questo terribile anfibio che può vivere tanto nell ' acqua che nella terra e che abita sulle sponde del Nilo dove dà la caccia ai negri e ad altri animali facendoli sparire nell ' enorme bocca come se fossero piccole pasticche di menta ! ... Esso si chiama coccodrillo perché ha il corpo ricoperto di grosse squame dure come le noci di cocco fresco che si vendono nei bar , e con le quali si difende dai morsi delle altre bestie feroci che si aggirano in quei paraggi ... - In così dire ho dato una buona dose di bacchettate sul groppone del maialino che ha incominciato a grugnire come un disperato , mentre il pubblico rideva a più non posso . - La caccia al coccodrillo , signori e signore , è molto difficile appunto perché su quel groppone così duro le armi a punta come la sciabola e il coltello si spuntano , e le armi a fuoco sono inutili perché le palle rimbalzano e se ne vanno via . I coraggiosi cacciatori però hanno pensato un modo molto ingegnoso per pigliare i coccodrilli , servendosi di uno stile a due punte in mezzo al quale è legata una corda , che adoperano così ... - E perché quei due poveri ignoranti capissero qualcosa , ho preso un pezzo di legno , poi col temperino vi ho fatto le punte da tutt ' e due le parti e vi ho legato uno spago nel mezzo ; fatto questo , mi sono avvicinato al maialino , gli ho fatto aprir bocca e vi ho introdotto dentro arditamente il pezzo di legno , seguitando la mia spiegazione : - Ecco qua ; il cacciatore aspetta che il coccodrillo faccia uno sbadiglio , ciò che gli succede spesso , dovendo vivere sempre sulle sponde del Nilo dove anche una bestia finisce per annoiarsi ; e allora ficca il suo dardo nell ' enorme bocca dell ' animale anfibio che naturalmente si affretta a richiuderla . Ma che cosa succede ? Succede che chiudendo la bocca viene a infilarsi da sé stesso le due punte del dardo nelle due mascelle , come possono osservare lor signori ... - Infatti il maialino , richiudendo la bocca s ' era bucato e mandava certi urli che arrivavano al cielo . In quel momento , voltandomi , ho visto il babbo e la mamma d ' Angiolino , che venivano giù dal campo trafelati . Il contadino gridava : - Oh , il mi ' maialino ! ... - E la contadina sporgeva le braccia verso quel moccione di Pietrino che seguitava anche lui a piangere , e diceva : - Uh , povera la mi ' creatura ! ... - È inutile . I contadini sono ignoranti , e perciò in tutte le cose si lasciano sempre trasportare all ' esagerazione . A vederli correre affannati e fuor della grazia di Dio pareva che gli avessi ammazzato tutti i figliuoli e tutte le bestie , invece di cercare , come facevo io , di istruire que ' villani tentando di far entrare in que ' cervellacci duri , delle spiegazioni sulle cose che non avevano mai visto . Ma sapendo quanto sia difficile di far entrar la ragione in quelle zucche , per non compromettermi ho sciolto alla svelta tutte le bestie feroci e , montato sul ciuco , gli ho dato un par di legnate , e via a precipizio su per la strada maestra , con Bianchino dietro , che abbaiava a più non posso . Dopo aver girato un pezzo , finalmente sono arrivato alla villa . La zia Bettina è corsa sulla porta , e vedendomi sul ciuco ha esclamato : - Ah , che hai fatto ! ... - Poi , vedendo Bianchino tutto tinto di rosso , ha dato un balzo indietro impaurita , come se fosse stato un leone davvero ; ma l ' ha riconosciuto subito e allora gli si è buttata addosso , tremando come una foglia e gemendo : - Uh , Bianchino mio , Bianchino caro ! Come ti hanno ridotto , povero amor mio ? ... Ah ! È stato di certo questo manigoldo ! ... - E si è rialzata tutta inviperita . Ma io ho fatto più presto di lei , e buttatomi giù dal ciuco , son corso in questa stanza e mi ci son chiuso . - Starai lì in prigione finché non viene a ripigliarti tuo padre ! - ha detto la zia Bettina : e ha chiuso la porta di fuori , a chiave . Dopo poco ho sentito la contadina che è venuta a far rapporto di tutto quel che ho fatto sull ' aia , s ' intende esagerando ogni cosa . Ha detto che il maiale sputa sangue , che Pietrino è in uno stato da far pietà , ecc . Basti dire che mi si tiene responsabile anche di quel che non è successo , e infatti è la decima volta che quell ' uggiosa ripete : - Ma ci pensa , lei , sora padrona , se il mi ' Pierino cascava giù dall ' albero ? ... - Lasciamola dire , bisogna compatire le persone ignoranti , perché loro non ci hanno colpa . Tra pochi minuti arriverà il babbo e speriamo che egli saprà distinguere quel che è la verità ... 17 ottobre . Eccomi a casa mia , nella mia cameretta , che ho rivisto tanto volentieri ! ... È proprio vero quel che dice il proverbio : Casa mia , casa mia , Per piccina che tu sia , Tu mi sembri una badia . E ora bisogna che ripigli la narrazione al punto dove l ' ho lasciata ieri ... Che giornata piena di avvenimenti ! ... Avevo appena smesso di scrivere , che arrivò alla villa il mio babbo . La zia Bettina aveva incominciato a raccontargli le mie prodezze , come le chiamava lei , s ' intende esagerando ogni cosa e mettendo tutto in cattiva luce ( ci vuol tanto poco a rappresentare il fatto più innocente come un atroce delitto , quando si tratta di dare addosso a un povero ragazzo che non ha voce in capitolo ! ) ma io ho incominciato a tempestare l ' uscio di pugni e di calci , urlando a squarciagola : - Apritemi ! Voglio rivedere il mio babbo , io ! ... La zia Bettina mi ha aperto subito e io mi son buttato addosso al babbo , coprendomi il viso colle mani , perché in quel momento mi sentivo proprio commosso . - Cattivo , - mi ha detto - tu non puoi figurarti quanto ci hai fatto soffrire tutti quanti ! ... - È un infame ! - ha aggiunto la zia Bettina . - Vedete un po ' come ha ridotto quel mio povero Bianchino ! - Toh ! - ha esclamato il babbo guardando il cane tinto di rosso , e mettendosi a ridere . - Come è buffo ! - È stato lui ! Ed è tinta a olio che non va più via ! ... Povero Bianchino mio ! ... - Che male c ' è ? - ho borbottato io con voce piagnucolosa . - Lo chiami Rossino da qui avanti ... - Ah sì ? - ha gridato allora la zia con la sua voce stridula , e tremando dalla rabbia . - Questo sfacciato ha incominciato di prima mattinata a farmi disperare ... - Ma che ho fatto , dopo tutto ? Ho spiantato la pianta di dìttamo , ma io non sapevo che gliel ' avesse regalata il signor Ferdinando per la sua festa e che ora ci fosse dentro lo spirito ... - Basta così ! - ha gridato la zia Bettina interrompendomi . - Vattene , e non ritornare mai più in casa mia , hai capito ? - Silenzio ! - ha aggiunto mio padre con voce severa ; ma io mi sono accorto che rideva sotto i baffi . Poi ha parlato sottovoce con la zia e ho sentito che ricordava spesso mia sorella Luisa . E da ultimo mi ha preso per la mano , e salutando la zia Bettina le ha detto : - Dunque ci conto , via ! Non sarebbe né giusto né serio , per un pettegolezzo riportato da un ragazzo , il mancare a una festa di famiglia così importante . - Quando siamo stati in treno , ho detto al babbo - Hai proprio ragione , sai , babbo , a dir male del servizio ferroviario ! - E gli ho raccontato tutte le peripezie del mio viaggio e del finestrino rotto che mi fecero ripagare per nuovo . Il babbo mi ha un po ' sgridato , ma ho capito che in fondo mi dava ragione , e questo è naturale , perché io davo ragione a lui . Ora sono in pace con tutti , e mi sento proprio felice . Iersera , alla stazione c ' era una vera folla ad aspettarmi : parenti , amici , conoscenti , tutti eran venuti lì apposta per salutarmi , e non si sentiva dir altro che Giannino qua e Giannino là ... Mi pareva d ' essere un soldato reduce dalla guerra , dopo aver vinto una battaglia . Non dico poi quel che successe a casa ; a pensarci solamente mi vien da piangere . La mamma , povera donna , singhiozzava , le mie sorelle non si saziavano di baciarmi , e la Caterina si asciugava gli occhi col grembiule e non faceva che ripetere : - Ah , sor Giovannino ! Ah , sor Giovannino ! ... - È un fatto positivo che un ragazzo che scappa di casa , quando ritorna , poi , ha di gran belle soddisfazioni ! Ma poi c ' è un ' altra cosa che mi rende felice , ed è questa : mia sorella sposa il dottor Collalto e lo sposalizio si farà tra cinque giorni , e ci sarà un gran pranzo di nozze con un ' infinità di dolci di tutte le specie ... Il Collalto essendosi stancato di aspettare che il dottor Baldi lo prendesse per suo aiuto , aveva concorso per andare assistente in un grande laboratorio di medicina a Roma che non mi ricordo più come si chiama , e ora avendo vinto il posto e dovendo partir subito ha deciso di sposare mia sorella e andar via con lei . Questo veramente mi fa dispiacere perché io voglio molto bene alla Luisa e anche al dottor Collalto che è un giovane allegro che spesso fa il chiasso con me e che sa stare alla burletta . Ma come si fa ? 18 ottobre . Come sono contento ! lersera il dottor Collalto mi ha portato una splendida scatola di tinte , e mi ha detto : - Tieni : tu che hai tanta disposizione per il disegno , ti potrai esercitare all ' acquarello ... - E mia sorella , accarezzandomi i capelli , ha soggiunto : - E così quando dipingerai penserai un poco anche alla tua sorella lontana , non è vero ? - La voce con la quale mia sorella ha detto queste parole era così affettuosa che mi sarei messo a piangere per la commozione : ma il piacere di possedere finalmente una bella scatola di tinte , di quelle complete come la desideravo da tanto tempo , era troppo grande e mi son messo a saltare dalla contentezza e poi mi son rinchiuso qui in camera mia e ho voluto subito comunicare per il primo la mia gioia al giornalino , dipingendo il disegno del serraglio che avevo fatto alla villa della zia Bettina mentre ero in prigione aspettando il babbo . Poi ho fatto vedere il mio lavoro al Collalto che ha detto : - Ma bravo ! Pare proprio un quadro dell ' epoca giottesca ! - Ora dico io : se non avessi avuto l ' idea di fare il serraglio delle belve feroci non avrei avuto quella di disegnarlo , e allora questo lavoro non ci sarebbe stato ! Dunque , certe scappate , per un ragazzo che si sente nato per far l ' artista , son necessarie , e allora perché i parenti son sempre lì pronti a sgridarlo e a punirlo ? Basta , quel che è certo è che il Collalto mi ha fatto un bel regalo e che io bisognerà che in qualche modo gli manifesti la mia gratitudine . Ho un ' idea ... ma mi ci vogliono tre o quattro lire per metterla in esecuzione . Vedremo ! 19 ottobre . Stamani Luisa mi ha condotto in camera sua , mi ha baciato e con le lacrime agli occhi mi ha regalato un bello scudo d ' argento dicendomi , al solito , di esser buono , di non fare sciocchezze , perché in casa col da fare che c ' è per i preparativi dello sposalizio nessuno può badare a me ... L ' ho sempre detto , io , che Luisa è la migliore di tutte . Ho preso lo scudo e via , a mettere in esecuzione la mia idea . Ho comprato dodici razzi col fischio , sei candele romane , otto tippi - tappi , quattro belle girandole e altri fuochi artificiali tutti svariati , coi quali festeggerò gli sposi la sera del matrimonio , in giardino . Non mi par vero d ' arrivare a quel momento . Intanto ho nascosto tutti i fuochi sull ' armadio della mamma perché questa deve essere una sorpresa per tutti . 24 ottobre . Eccoci al gran giorno ! È dal 19 che non scrivo più una riga qui nel giornalino , ma ho avuto tanto da fare ! In questi giorni mi sono accorto che i ragazzi possono essere molto utili nelle case quando vi sono circostanze solenni , e quando le persone grandi chiedono loro un piacere con educazione e con garbo . Giannino qua ! Giannino là ! Giannino su ! Giannino giù ! Non riparavo a contentar tutti . Chi voleva il rocchetto di cotone , chi la matassina di seta , chi i campioni di stoffe , chi mi mandava alla posta a ritirar lettere , chi a far telegrammi , insomma arrivavo alla sera stanco morto , ma con la coscienza tranquilla d ' aver fatto il mio dovere per l ' avvenire di mia sorella . Finalmente il gran giorno è venuto , oggi ci sarà lo sposalizio e stasera farò i fuochi e così dimostrerò a Collalto , che ride sempre quando dice che io son suo cognato , come anche i ragazzi sappiano nutrire l ' affetto per i parenti e la gratitudine per le scatole di tinte che ricevono in regalo . È arrivata anche la zia Bettina per assistere allo sposalizio , e così ha rifatto la pace con tutti . Però , mentre la Luisa si aspettava da lei in regalo quel paio di diamanti che ebbe in eredità dalla povera nonna , ha avuto invece una coperta da letto di lana gialla e celeste che la zia Bettina aveva fatto con le sue mani . Luisa è rimasta mortificata , e io ho sentito che diceva a Virginia : - Quella vecchia dispettosa si è voluta vendicare dell ' altra volta che venne da noi . - Però mia sorella ha avuto dei bei regali da tutte le parti ... Non dico nulla dei dolci che ci son preparati in sala da pranzo ! .. Una cosa da sbalordire ! ... Però il migliore è la panna montata coi cialdoni . # Tutti son pronti , e fra pochi minuti si andrà al Municipio . Ma la zia Bettina non verrà , perché ha deciso invece di ritornare a casa sua col treno che parte tra mezz ' ora . Nessuno sa spiegarsi il perché di questa improvvisa decisione essendo stata accolta con tutti i dovuti riguardi : e alla mamma che la pregava di dire francamente se qualcuno le aveva mancato di rispetto senza accorgersene , ella ha risposto a denti stretti : - Vo via , anzi , perché mi si rispetta troppo ; e dirai a Luisa che se vuoi rispettarmi anche meglio , mi rimandi la coperta di lana che io ho avuto la stupidaggine di farle con le mie mani . - E così se n ' è andata via senza voler dire altro . Il bello è che io solo so il vero motivo della partenza della zia , ma non lo dico per non guastare la bella sorpresa che avrà mia sorella . Un ' ora fa io ho detto alla zia Bettina : - Cara zia , vuole un buon consiglio ? Riporti via quella copertaccia di lana che ha regalato a Luisa e le regali invece i diamanti ai quali mia sorella aveva fatto la bocca ... Così si farà più onore , e mia sorella non avrà più ragione di trattarla di vecchia dispettosa ! - Ebbene , bisogna che riconosca che questa volta la zia Bettina si è condotta molto bene . Ella deve aver capito di avere sbagliato , perché ha accettato il mio consiglio e se ne va di corsa a casa sua a prendere i diamanti per Luisa che sarà felicissima , e tutto per merito mio . Ecco che cosa vuoi dire essere un buon fratello ! # Giornalino mio , sono nella massima disperazione , e mentre sto qui chiuso nella mia cameretta non ho altro conforto che di confidare a te tutta la mia angoscia ! ... Il babbo mi ha chiuso qui dentro , dicendomi una filza di parolacce , in mezzo alle quali invece di virgole ci ha messo tanti calci così forti , che bisogna che stia a sedere su una parte sola e cambiando parte ogni cinque minuti ... Bel modo di correggere i ragazzi che son perseguitati dalla disgrazia e dalle circostanze impreviste ! ... È colpa mia , domando io , se stamani il Collalto ha ricevuto un telegramma ed è dovuto partire insieme alla Luisa col treno delle sei , invece di trattenersi la sera come era stato stabilito prima ? Naturalmente io che avevo fatto tutto il mio progetto per fare i fuochi stasera in giardino son rimasto male ; ma nessuno si piglia mai pensiero di indagare i dolori che si nascondono nell ' anima dei ragazzi , come se fossimo dei pezzi di legno , mentre invece tutti si scagliano addosso a noi quando per sfogare il nostro dolore si è fatto qualcosa che ha urtato i nervi alle persone grandi ... E poi , alla fine , che ho fatto mai ? Uno scherzo , un semplice scherzo , che , se il Collalto fosse stato meno pauroso , tutti avrebbero preso per il suo verso senza far tanto baccano ... Che scena ! Non potendo fare i fuochi la sera , avevo pensato di accendere almeno una girandola e me n ' ero messa in tasca una di quelle più piccole , aspettando il momento opportuno . Quando gli sposi sono scesi dal Municipio , io mi son messo dietro a loro . Erano così commossi , che non mi hanno neanche visto . Allora , non so come , m ' è venuto l ' idea di attaccar la girandola al bottone di dietro del frak di Collalto e acceso un fiammifero le ho dato fuoco ... Non è possibile ridire quel che è successo ... ed è meglio che cerchi di riprodurlo con le tinte che mi regalò il Collalto stesso , con quelle tinte per le quali io sentivo tanta gratitudine verso di lui da spendere tutto lo scudo che mi aveva dato sua moglie , che è mia sorella , in tanti fuochi d ' artificio ! ... Che scena ! Il dottore , mentre la girandola gli girava dietro le falde , tremava e urlava senza sapere che cosa fosse accaduto , Luisa era quasi svenuta , gli invitati anch ' essi erano tutti impauriti ... e io mi divertivo un mondo , quando a un tratto mio padre in mezzo alla confusione generale mi ha preso per un orecchio e mi ha accompagnato fin qui , a forza di parolacce e di pedate . In quel pandemonio mi pareva d ' essere , un rivoluzionario russo dopo un attentato allo Zar ! Ma io non avevo per niente l ' intenzione di attentare alla vita di Collalto , e volevo fare semplicemente uno scherzo per esprimere la mia gioia , tant ' è vero che non è accaduto nulla di male , e se la gente che s ' è trovata al fatto fosse stata più coraggiosa , tutto sarebbe finito in una risata . [ v . figura 037.jpg ] Purtroppo , però , le buone intenzioni dei ragazzi non sono mai riconosciute , ed eccomi qui in prigione , vittima innocente delle esagerazioni delle persone grandi , condannato a pane e acqua mentre giù tutti gozzovigliano e si finiscono i dolci ! # Che giornata eterna ! Ho sentito il rumore della carrozza che portava via gli sposi , poi la voce di Caterina che cantava la solita canzonetta della Gran Via , mentre metteva a posto i piatti : Là sulla spiaggia Che si vede remota ... Tutti sono allegri e contenti , tutti hanno mangiato a crepapelle , e io son qui solo , condannato a pane e acqua , e tutto questo mi succede per il troppo amor fraterno che mi ha spinto a festeggiare lo sposalizio di mia sorella . Il peggio è che si fa sera e io non ho né candela né fiammiferi ... L ' idea di dovere star qui solo al buio mi mette i brividi , e ora capisco tutto quello che doveva soffrire il povero Silvio Pellico e tanti altri gloriosi superstiti dalle patrie battaglie ingiustamente perseguitati . Zitti ! sento rumore all ' uscio ... qualcuno apre di fuori ! # Quand ' ho sentito armeggiare nella serratura dell ' uscio mi son nascosto sotto il letto perché avevo paura che fosse il babbo e che venisse per picchiarmi . Invece era la mia cara sorella Ada . Sono uscito di sotto il letto e l ' ho abbracciata gridando ; ma lei mi ha detto subito : - Silenzio , per carità ; il babbo è uscito un momento ... Guai , se sapesse che son venuta qui da te ! ... Prendi ! - E mi ha dato un panino gravido col prosciutto e un involtino di confetti . L ' ho sempre detto io : Ada è la migliore di tutte , e io le voglio molto bene perché lei compatisce i ragazzi e non li infastidisce con tante prediche inutili . Mi ha portato anche una candela e una scatola di fiammiferi e Il Corsaro nero del Salgari . Meno male ... Almeno potrò leggere e dimenticare le ingiustizie ! 25 ottobre . È appena giorno . Ho letto quasi tutta la notte . Che scrittore questo Salgari ! Che romanzi ! ... Altro che i Promessi Sposi , con quelle descrizioni noiose che non finiscono mai ! Che bella cosa essere un corsaro ! E un corsaro nero , per giunta ! Non so che cosa mi sia entrato nel cervello , leggendo tante avventure una più straordinaria dell ' altra ... Ma il fatto è che non posso star fermo e sento proprio la voglia di far qualcosa di grande , che faccia impressione a quelli che mi perseguitano , dimostrando che in certi momenti anche un ragazzo può diventare un eroe , purché abbia del sangue nelle vene come il Corsaro nero ... Ora ci penso , e qualcosa alla fine farò ... 26 ottobre . Sono ancora nella mia camera ... ma , purtroppo , sono in letto malato , e ho appena la forza di scrivere poche righe su quel che mi è accaduto iermattina . Ricordo perfettamente che tagliai con un temperino i lenzuoli del letto in tante strisce , che le annodai insieme , che le fermai da un ' lato a una gamba del tavolino , e che afferrandomi ad esse , mi calai arditamente fuor della finestra . Ma a questo punto i ricordi mi si confondono ... Battei la testa , questo è certo : ma dove ? Mi pare nel canale della doccia ... Poi battei un fianco in terra ... Forse le strisce del lenzuolo si strapparono ... Forse non eran fermate bene al tavolino ... Non so ... Il fatto è che a un tratto vidi tutte le stelle ... e poi buio pesto ! Ah ! rammento che quando riaprii gli occhi mi trovai qui in letto , e vidi il babbo che girava in su e in giù e si dava i pugni in testa dicendo : - È impossibile ! È impossibile ! Questo ragazzo è la mia disperazione ! Sarà la mia rovina ! ... - Io avrei voluto chiedergli perdono di essermi rotto la testa , ma non potevo parlare ... Poi è venuto il dottore , mi ha fasciato ben bene , e alla mamma che piangeva ha detto : - Non si spaventi ... suo figlio ha la pelle dura ! ... - Intanto , però , i miei genitori e le mie sorelle non mi hanno lasciato un minuto in tutta la giornata , e ogni pochino erano a domandarmi : - Come va la testa ? - Nessuno s ' è azzardato di farmi un rimprovero . Sfido ! Devono aver capito che in fondo un po ' di ragione l ' ho anche io . Se il babbo che si vanta , come tutte le persone grandi , d ' essere stato sempre buono quand ' era piccino , fosse stato rinchiuso per un ' intera giornata in una camera a pane e acqua , scommetto avrebbe fatto anche lui quel che ho fatto io per riavere la libertà ... 29 ottobre . Ora sono proprio contento . Il dottore aveva ragione a dire che ho la pelle dura : son completamente guarito , e per di più tutti hanno verso di me mille attenzioni e mille riguardi . Ieri ho sentito il babbo che diceva alla mamma : - Proviamo a trattarlo con dolcezza , a pigliarlo per il suo verso ... - Dev ' essere molto pentito d ' avermi trattato con tanta severità ; e difatti mi ha promesso di condurmi stasera al teatro , a vedere il celebre prestigiatore Morgan che è qui di passaggio . Ci verrà anche l ' avvocato Maralli , quello con gli occhiali e con quel barbone , che è stato causa di una gran discussione in casa perché è socialista , e la mamma non lo può soffrire specialmente quando dice male dei preti e di tutto , e perciò - come dice l ' Ada - è una nota volgare nella nostra conversazione , mentre il babbo sostiene che in fondo è un buon diavolo , che bisogna andar coi tempi e che il Maralli si va facendo una buona posizione e che finirà certamente deputato . 30 ottobre . Ho deciso che quando sarò grande farò il prestigiatore . Iersera mi son divertito immensamente al teatro . Quel Morgan è molto bravo e ha fatto dei bei giuochi . Io , in tutto il tempo che è durata la rappresentazione , non gli ho levato gli occhi di dosso per scoprire il segreto dei suoi giuochi , ma molti son troppo difficili . Qualcuno però scommetto che lo saprei fare anche io , come per esempio quello delle uova , di ingoiare una spada e di prendere in prestito dalle signore un orologio e poi pestarlo in un mortaio e farlo sparire ... Oggi voglio esercitarmi ben bene in camera mia e poi quando son sicuro della riuscita voglio dare una rappresentazione in salotto vendendo i biglietti a due soldi alle mie sorelle e a quelli che vengono in conversazione , e tutti resteranno a bocca aperta e impareranno così a rispettarmi di più . Oggi , tanto per provare , ho dato una piccola rappresentazione in giardino ai miei amici Renzo e Carluccio e a Fofo e Marinella che stanno di casa accanto a noi e sono figli della signora Olga che scrive i libri stampati ed è sempre distratta e sempre affaccendata . Il biglietto d ' ingresso era di un soldo a testa . - Mi farebbe la gentilezza qualche signora - ho detto - di prestarmi un orologio d ' oro ? Lei ? - - Io non ce l ' ho , - ha risposto Marinella - ma posso vedere se mi riesce di pigliar quello della mamma . - Infatti è corsa in casa ed è tornata in giardino con un bell ' orologino d ' oro . Io che avevo portato con me un piccolo mortaio dove Caterina pesta le mandorle e lo zucchero quando fa i dolci , vi ho buttato dentro l ' orologio della signora Olga e col pestello ho incominciato a pestarlo ben bene come fa il Morgan ; ma l ' orologio era molto duro e non s ' è tritato bene , meno il cristallo che si è stritolato subito in mille bricioli . - Osservino , signori ! - ho detto . - Come loro vedono , l ' orologio della signora Marinella non è più riconoscibile ... - - È vero ! - hanno detto tutti . Ma noi - ho soggiunto io - lo faremo riapparire come era prima ! - Infatti ho rovesciato il mortaio in un fazzoletto dove ho legato strettamente i pezzi dell ' orologio che mi aveva dato Marinella e con molta sveltezza mi son cacciato il fagottino in tasca . Poi , facendo finta di niente , ho cavato fuori del petto un altro fagottino che m ' ero preparato prima e cioè l ' orologio della mamma che avevo già involtato in un fazzoletto simile al primo , e mostrandolo agli invitati ho detto : - Elà , signori , osservino l ' orologio ritornato intatto ! - Tutti hanno applaudito rimanendo molto contenti dello spettacolo , e Marinella ha preso l ' orologio della mamma mia credendolo quello della sua mamma , e così mi son fatto molto onore . Stasera darò una grande rappresentazione in casa mia , e credo che andrà splendidamente . Ora preparo i biglietti d ' invito . 31 ottobre . Ah , giornalino mio , come son nato disgraziato ! E quel che mi è successo finora non è niente , perché c ' è il caso che io finisca in galera , come mi è stato predetto da più d ' uno e , tra gli altri , dalla zia Bettina ... Sono così avvilito , che in casa non hanno avuto neanche il coraggio di picchiarmi . La mamma mi ha accompagnato qui in camera mia , e mi ha detto semplicemente : - Procura di non farti vedere da nessuno ... e prega Dio che abbia pietà di te e di me che , per causa tua , sono la donna più disgraziata di questa terra ! - Povera mamma ! A pensare al suo viso pieno di malinconia mi viene da piangere ... Ma , d ' altra parte , che ho a fare se tutte le cose , anche le più semplici , mi vanno a rovescio ! Come avevo stabilito , ieri sera volli dare la rappresentazione di giuochi di prestigio , nel salotto ... e in questo non c ' era niente di male , tant ' è vero che tutti dissero : - Vediamo , vediamo questo rivale di Morgan ! - Fra gli spettatori , oltre Mario Marri che fa le poesie e porta la caramella , la signorina Sturli che le mie sorelle dicono che si stringe troppo , e l ' avvocato , c ' era anche Carlo Nelli , quello che va vestito tutto per l ' appunto e che ha rifatto la pace dopo che s ' era avuto tanto a male che Virginia gli avesse scritto sul ritratto : Vecchio gommeux . - Cominceremo dal giuoco della frittata ! - dissi io . Presi dal cappellinaio il primo cappello che mi capitò fra mano , e lo posi su una sedia , a una certa distanza dal pubblico : poi presi due uova , le ruppi e versai le chiare e i torli nel cappello , mettendo i gusci in un piatto . - Stiano attenti , signori ! Ora prepareremo la frittata , e poi la metteremo a cuocere ! ... - E con un cucchiaio mi misi a sbattere le uova dentro il cappello , avendo nell ' idea , dopo , di levarci la fodera e farlo ritornar pulito come prima . Il Carli , nel vedermi sbattere le uova dentro il cappello , dètte in una gran risata e gridò : - Oh , questa è bella davvero ! ... - Io , sempre più incoraggiato nel vedere che tutti quanti si divertivano ai miei giuochi , per finire l ' esperimento proprio alla perfezione come avevo visto fare al celebre Morgan , dissi : - Ora che le uova sono sbattute , io pregherei un signore di buona volontà a reggere il cappello mentre vado ad accendere il fuoco ... - E rivolgendomi all ' avvocato Maralli , che era il più vicino a me , ripresi : - Lei , signore , vuol avere la gentilezza di reggere il cappello per un minuto ? - L ' avvocato accondiscese , e preso il cappello nella destra vi gettò uno sguardo dentro e si mise a ridere esclamando : - Toh ! Ma io credevo che ci fosse un doppio fondo ... Invece ha sbattuto le uova proprio dentro il cappello ! ... - Carlo Nelli che sentì , dètte in un ' altra risata più clamorosa della prima , ripetendo : - Ah , questa è bella ! ... questa è proprio graziosa ! ... - Io , tutto contento , presi nell ' ingresso il candelliere con la candela accesa che avevo già preparato e , ritornato accanto all ' avvocato Maralli , glielo misi nella sinistra , dicendo : - Ecco acceso il fuoco : ora lei , signore , favorisca di tenerlo sotto al cappello , non tanto vicino per non bruciarlo ... Ecco , così ... Bravo ... Ora poi la frittata è bell ' e cotta e spengeremo il fuoco ... Ma come ? Ah ! Ecco qui : noi lo spengeremo con la mia pistola ... - Veramente il Morgan adopera una carabina ; ma io , avendo una di quelle pistole da ragazzi che si caricano con quei proiettili di piombo a punta da una parte e con uno spennacchietto rosso dall ' altra , coi quali si tira nel bersaglio , avevo creduto che fosse la stessa cosa ; e , impugnata la mia arma , mi impostai dinanzi all ' avvocato Maralli . In questo punto , molto importante per la riuscita dell ' esperimento , dovendo io spengere con un colpo della mia pistola la candela , fui distratto improvvisamente da due grida . Carlo Nelli , avendo a un tratto riconosciuto nelle mani dell ' avvocato Maralli il proprio cappello , aveva smesso subito di ridere gridando con angoscia : - Uh ! Ma quel cappello è il mio ! - Nello stesso tempo l ' avvocato Maralli , vedendomi con la pistola stesa , aveva esclamato sgranando tanto d ' occhi dietro gli occhiali : - Ma è forse carica ?...- In quel momento lasciai andare il colpo , e si udì un urlo : - Ah , mi ha ammazzato ! ... - E l ' avvocato Maralli , lasciandosi cadere dalle mani il candelliere e il cappello con le uova dentro che si sparsero sul tappeto sporcandolo tutto , si gettò su una sedia premendosi il viso con tutt ' e due le mani ... Le signorine Mannelli si svennero , le altre si dettero a urlare , le mie sorelle si messero a piangere come fontane ; Carlo Nelli si precipitò sul suo cappello , ringhiando : - Assassino ! ... - Mia madre , intanto , aiutata da Mario Marri , aveva afferrato l ' avvocato Maralli , sorreggendolo e scostandogli le mani dal viso , dove vidi con terrore , proprio accanto all ' occhio destro , lo spennacchietto rosso del proiettile a punta che gli s ' era conficcato nella carne ... Ebbene : posso giurare che ero il più dispiacente di tutti , ma in quel momento io non potei trattenermi dal ridere , perché il Maralli , con quello spennacchietto rosso ficcato accanto all ' occhio , era proprio buffo ... Allora Carlo Nelli , che in tutta quella confusione aveva sempre seguitato a ripulire il cappello col fazzoletto , esclamò al colmo dello sdegno : - Ma quello lì è un delinquente nato ! ... - E la signorina Sturli che si era avvicinata al Maralli per vedere che cosa gli era successo , accorgendosi d ' aver macchiata la camicetta di seta bianca col sangue che usciva dall ' occhio del ferito , si mise anche lei a smacchiarsi col fazzoletto , borbottando tutta stizzita : - Quel ragazzo finirà in galera ! ... - Io smessi di ridere , perché incominciavo a capire che la cosa era molto seria . Mario Marri , aiutato dagli altri invitati , avevano preso l ' avvocato Maralli a braccia e l ' avevan trasportato su nella camera dei forestieri ; e intanto Carlo Nelli s ' era incaricato d ' andar a chiamare il dottore . Io , rimasto solo in salotto , mi misi in un cantuccio a singhiozzare e a riflettere ai casi miei ... e ci rimasi così triste , dimenticato da tutti , quasi tutta la notte , finché non mi ha scoperto la mamma che mi ha accompagnato , come ho scritto prima , qui in camera mia ... Pare che l ' avvocato Maralli stia molto male . E io ? Io finirò in galera , come dicono tutti ! ... Sono disperato , mi gira la testa , mi sento tutto pesto come se mi avessero bastonato ... Non ne posso più , non ne posso più ! ... # Ho dormito e mi sento meglio . Che ore sono ? Dev ' esser tardi perché sento venir su dalla cucina un odorino di stracotto che mi rallegra un po ' lo spirito in mezzo a questo silenzio sepolcrale ... Ma un ' idea terribile mi perseguita sempre : quella del processo , della prigione , dei lavori forzati a vita ... Povero me ! Povera la mia famiglia ! ... Mi sono affacciato alla finestra , e ho visto giù , in giardino , Caterina in gran conciliabolo con Gigi , quello che mi salvò la vita quando ero per affogare . Caterina si sbracciava , si accalorava , e Gigi ogni tanto si tirava il cappello sugli occhi , allungava il collo e spalancava la bocca , come fa lui quando un discorso gli interessa di molto . Io li guardavo tutt ' e due , e capivo benissimo che Caterina raccontava a Gigi il fatto di iersera dell ' avvocato Maralli e che Gigi era molto impressionato del racconto ; e capivo anelare che il far quei gesti che facevano era segno che l ' affare era molto serio , e che probabilmente il povero avvocato stava molto male ... A un certo punto anzi , quando Caterina ha alzato le braccia al cielo , m ' è venuto anche il dubbio terribile che il povero Maralli fosse morto ... Eppure bisogna , giornalino mio , che ti confessi una cosa : nel vedere quei due far tutti quei gesti , non ne potevo più dal ridere . Che io sia davvero un delinquente nato , come ha detto iersera Carlo Nelli ? Ma il buffo poi è questo , caro giornalino : che ora , ripensando a questa cosa del delinquente nato , mi vien da piangere perché più ci rifletto e più mi par proprio d ' essere un ragazzo venuto al mondo per soffrire e far soffrire , e dico fra me : - Oh quant ' era meglio che Gigi mi avesse lasciato affogare quel giorno ! - Zitti ! ... sento rumore nell ' andito ... Ah ! forse il Maralli è morto davvero ... forse i carabinieri vengono ad arrestarmi per omicidio ... Ma che carabinieri ! ... Era la mamma , la mia buona mamma che è venuta a portarmi da mangiare e a darmi notizie dell ' avvocato Maralli ! ... Ah , giornalino mio , che peso mi son levato dalla coscienza ! ... Salto e ballo per la stanza come un pazzo dall ' allegria ... L ' avvocato non è morto , e non c ' è neanche pericolo di morte . Pare che tutto si ridurrà alla perdita dell ' occhio , perché è rimasto offeso non so che nervo ... e il dottore ha assicurato che il Maralli tra una diecina di giorni potrà andar fuori . La mamma quand ' è venuta era molto seria , ma poi quando è andata via era allegra come me , certamente perché anche , lei deve aver capito la ragione . Siccome quando è entrata in camera io ero molto spaventato perché credevo che fossero i carabinieri , ella mi ha detto : - Ah , meno male che , se non altro , hai rimorso di quel che hai fatto ! ... Io sono stato zitto , e allora lei mi ha preso tra le braccia , e guardandomi in viso mi ha detto , ma senza sgridarmi , anzi con voce piangente : - Lo vedi , Giannino mio , quanti dispiaceri , quante disgrazie per colpa tua ! ... - Io allora , per consolarla , le ho risposto : - Sì , lo vedo : ma se son disgrazie , scusa , che colpa ci ho io ? - Lei allora mi ha rimproverato perché io mi ero messo a fare i giochi di prestigio , e io le ho detto : - Ma se quando mi son messo a farli , tutti quelli che erano in salotto si divenivano ed erano felici e contenti ! ... - Perché non potevano prevedere quello che hai fatto dopo ... - E io lo potevo forse prevedere ? Sono forse indovino io ? - Allora lei ha tirato fuori l ' affare del cappello di Carlo Nelli che dice è andato via impermalito , perché gliel ' ho tutto insudiciato con le uova . - Va bene - ho detto io . - Ma anche quella è stata una disgrazia , perché io ho preso un cappello qualunque dal cappellinaio , e non sapevo che fosse il suo . - Ma , Giannino mio , se fosse stato d ' un altro non sarebbe stato lo stesso ? - Così ha detto la mamma , ed era qui che l ' aspettavo . - No , che non sarebbe stato lo stesso ... per Carlo Nelli ! Infatti , quando egli si è accorto che io non sapevo più come rimediare il giuoco e che il cappello ormai era rovinato , il signor Carlo Nelli rideva a crepapelle , credendo che il cappello fosse d ' un altro , e diceva : - Ah , questa è bella ! Questa è graziosa ! - Mentre invece , quando poi s ' è accorto che il cappello era suo , ha detto che io ero un delinquente nato ! .. Sempre così ! .. Tutti così ! .. E anche il Maralli rideva e si divertiva , perché aveva visto che il cappello non era il suo , e se lo avessi poi anche sfondato con un colpo di pistola , si sarebbe divertito più che mai ... Invece la disgrazia ha voluto che cogliessi lui vicino a un occhio , ed ecco che allora tutti danno addosso al povero Giannino , e tutti si mettono a gridare che Giannino finirà in galera ... Sempre così ! ... Tutti così ! .. Anche la zia Bettina mi ha detto a questo modo , e ce l ' ha a morte con me ... E , in fondo , che avevo fatto di male ? Avevo sradicato dal vaso una pianticella di dìttamo che costerà due centesimi ... Ma siccome io son nato disgraziato , per l ' appunto s ' è data la combinazione che quella pianta era stata data alla zia Bettina da un certo Ferdinando , e pare anzi , a quanto dice lei , che ci sia dentro , in quella pianta , lo spirito di questo signore ... A questo punto la mamma mi ha interrotto piena di curiosità , dicendomi : - Come , come ? ... Raccontami tutto per bene : come ti disse la zia Bettina ? ... - E ha voluto che le dicessi tutto il fatto del dìttamo e le ripetessi quel che mi disse la zia Bettina , parola per parola ; e poi s ' è messa a ridere , e poi mi ha detto : - Cerca di star qui , zitto e tranquillo ... Poi ritornerò , e , se sei stato buono , ti porterò per merenda un po ' di conserva di pesche ... - E se n ' è andata giù , e ho sentito che chiamava l ' Ada e la Virginia dicendo : - Ah , ve ne voglio raccontare una carina ! ... - Meno male . Io l ' ho sempre detto : fra tutti , la mamma è quella che capisce di più la ragione , e che sa distinguere se una cosa succede per disgrazia o per cattiveria . # C ' è stata l ' Ada a portarmi la cena e ha voluto anche lei che le raccontassi il fatto del dìttamo della zia Bettina . Mi ha dato ottime notizie . Un ' ora fa c ' è stato il dottore daccapo e ha detto che l ' avvocato Maralli va molto meglio , ma che deve stare in camera al buio almeno per una settimana . Capisco che dev ' essere una cosa seccante : ma è anche più seccante il dovere stare relegati in una camera senza esser malati , come son costretto a star io . Ma ci vuol pazienza . Ada mi ha detto che il babbo è molto arrabbiato , che non mi vuol più vedere e che perciò bisogna aspettare che gli passi l ' inquietudine e allora con l ' intromissione della mamma tutto sarà appianato . Intanto io vo a letto , perché ho molto sonno . 1° novembre Oggi , mentre il babbo era fuori , Ada è venuta a darmi le notizie dell ' avvocato Maralli , che va sempre migliorando , e a dirmi se volevo scendere in salotto , col patto che dopo una mezz ' oretta ritornassi in camera mia . Io sono sceso molto volentieri , per cambiare aria ; e dopo poco è venuta la signora Olga a far visita alla mamma e mi ha fatto molte feste , dicendo che ero cresciuto , che avevo gli occhi intelligenti , e molte altre cose che dicono le donne di noi ragazzi , quando discorrono con le nostre mamme . Però mia sorella Virginia , che era venuta in quel momento , ha creduto bene di farmi subito scomparire , dicendo che ero troppo spensierato , ed è entrata a parlare del fatto dell ' altra sera che ha raccontato naturalmente a modo suo , esagerando , come fa sempre lei , e portando alle stelle la rassegnazione della povera vittima ( così chiama l ' avvocato ) che rimarrà privo di un occhio per tutta la vita . Però , la signora Olga che è una persona molto istruita e che scrive i libri , ha detto che la vittima era da compiangersi , ma che era stata una disgrazia ; e io ho aggiunto subito : - Sicuro : e una disgrazia voluta , perché se l ' avvocato fosse stato fermo come dicevo io , non avrei sbagliato la mira ... - Dopo molti discorsi la signora Olga ha tirato fuori l ' orologio e ha detto : - Mio Dio ! Già le quattro ! - La mamma allora ha osservato : - Curiosa ! Lei ha un orologio che somiglia perfettamente al mio ... - Ah , sì ? - ha risposto la signora Olga - e se l ' è riposto in seno , mentre Virginia che le stava di dietro faceva dei cenni con le mani alla mamma che non capiva niente . Quando poi la signora Olga se n ' è andata , Virginia , che ha sempre il vizio di chiacchierare e di ficcare il naso nelle cose che non le appartengono , ha esclamato : - Ma mamma ! Non hai visto che , oltre all ' orologio , aveva anche un ciondolo preciso al tuo ? ... È una cosa strana ! ... - E son salite tutte in camera della mamma per pigliar l ' orologio ... Ma l ' orologio non c ' era , perché l ' avevo preso io l ' altro giorno per fare i giuochi di prestigio nel giardino . È impossibile descrivere come son rimaste la mamma , l ' Ada e Virginia . L ' Ada è corsa subito in camera sua , ed è tornata dicendo : - Ma io ve ne dirò un ' altra ... un ' altra che è anche più straordinaria , tanto che , prima di dirla , ho voluto sincerarmi . Quando la signora Olga si è soffiata il naso ho osservato che aveva un fazzoletto di tela batista col ricamo come quello che mi regalasti tu , mamma , per la mia festa . Ebbene : ora sono andata a vedere nel mio cassetto e me ne manca proprio uno ! ... - Sfido ! È il fazzoletto che presi l ' altro giorno per fare il gioco di prestigio in giardino , e che consegnai a Marinella con dentro l ' orologio della mamma ! ... Ebbene : per queste due cose così semplici , la mamma e le mie due signore sorelle sono state lì a chiacchierare più d ' un ' ora con mille : Ah ! Oh ! Uh ! e sono andate a ricercare l ' ultimo giorno che la signora Olga era stata da noi , che fu l ' altro lunedì , e si son ricordate che la mamma l ' aveva fatta passare in camera sua , e finalmente Ada ha concluso tutte le discussioni così : - Questo è un caso di cleptomania . - Questa parola io la conosco per averla letta più di una volta nel giornale del babbo , e so che è una specie di malattia curiosissima , che spinge la gente a rubare la roba degli altri senza neanche accorgersene . Io allora ho detto : - Sempre l ' esagerazioni ! ... - E avrei voluto spiegare la cosa , salvando la signora Olga da un ' accusa ingiusta ; ma siccome Virginia è saltata su a dire che io sono un ragazzo e che dovevo stare zitto , e guai , anzi , se avessi detto a qualcuno del fatto al quale avevo assistito , così io le ho piantate , lasciando che se la sbrigassero fra loro . Quanta superbia hanno i grandi ! Ma questa volta si accorgeranno che , anche essendo ragazzi , si può giudicare le cose molto meglio di loro , che voglion sempre saper tutto ! ... 2 novembre . Oggi è il giorno dei morti e si va al Camposanto a visitare la tomba dei poveri nonni e quella del povero zio Bartolommeo che morì due anni sono , purtroppo , e che se fosse campato m ' avrebbe regalato una bella bicicletta che m ' aveva promesso tante volte ... La mamma mi ha detto di vestirmi alla svelta , e che in questa circostanza solenne , se mi porterò bene , il babbo forse rifarà la pace con me . Meno male ! Finalmente la giustizia trionfa , e l ' innocente non è più perseguitato da chi dovrebbe invece capir la ragione , senza dar sempre addosso al più piccino perché non si può difendere . # Prima di andare a letto voglio registrare qui , nel mio caro giornalino , il fatto d ' oggi che è stato quello di essere stato perdonato dal babbo ; però c ' è mancato poco che tutto andasse all ' aria , e anche questa volta proprio per una sciocchezza . Oggi , dunque , prima d ' uscir di casa , il babbo mi ha consegnato una corona di fiori e mi ha detto dandomi del voi , con quella voce grave che fa sempre quando è stato adirato con me e che , dopo un pezzo , si decide a ridiscorrere : - Speriamo che il pensiero dei poveri nostri nonni vi ispirino a diventar migliore di quel che siete ... - Io , naturalmente , non ho fiatato , ben sapendo che in queste circostanze ai ragazzi è proibito di dir liberamente le loro ragioni : ho chinato la testa come si fa quando si diventa rossi , e ho guardato di sotto in su il babbo , che mi fissava con tanto di cipiglio . Intanto la mamma ci ha chiamati , perché la carrozza che aveva mandato a prendere per Caterina era pronta , e ci siamo montati tutti , meno la Virginia che è rimasta in casa , perché doveva venire il dottore dall ' avvocato Maralli che va sempre migliorando . Io ho detto alla mamma : - Se permetti vado a cassetta , così ci state più comodi . - E così ho fatto , anche perché a cassetta mi diverto molto di più , specialmente quando si piglia la carrozza a ore , perché allora si va piano e il fiaccheraio mi lascia anche tener le guide . - Che bella giornata ! - ha detto l ' Ada . - E quanta gente ! ... Infatti quando siamo entrati nel Camposanto pareva d ' essere al passeggio ed era un bel colpo d ' occhio il vedere tutte quelle famiglie che formicolavano nei viali cariche di fiori variopinti per i loro poveri defunti . Abbiamo visitato le tombe dei poveri nonni e del povero zio , e pregato per loro come si fa tutti gli anni , e poi si è fatto il giro del Camposanto per vedere le nuove tombe . A un certo punto ci siamo fermati a una tomba in costruzione e l ' Ada ha detto : - Ecco la cappella della famiglia Rossi della quale discorre tanto la Bice ... - Che lusso ! - ha osservato la mamma - quanto costerà ? - Tre o quattromila lire di certo ! - ha risposto il babbo . - Farebbero meglio a pagare i debiti che hanno ! ... - ha detto l ' Ada . Io ho colto l ' occasione per riparlare col babbo e gli ho domandato : - E a che serve questo fabbricato ? - Serve per seppellirvi via via tutta la famiglia Rossi ... - Come ! Sicché anche la signorina Bice sarà sotterrata qui dentro ? - Certamente . - Io non ne potevo più , e mi son messo a ridere come un matto . - Che c ' è da ridere ? - C ' è che questa cosa di farsi fare , quando uno è vivo , la casa per quando sarà morto , mi pare dimolto buffa , ecco ! ... - Eh ! - ha detto il babbo - sotto un certo punto di vista , infatti , è una vanità come tante altre ... - Sicuro ! - è saltata su a dire Ada . - Come quella di avere il palco di suo al teatro , e non so come Bice non si vergogni a farcisi vedere , sapendo che suo padre ha dovuto pigliare altri quattrini in prestito dalla banca ... E qui il babbo , la mamma e l ' Ada si son messi a chiacchierar tra di loro , e siccome io mi seccavo , avendo visto di lontano Renzo e Carluccio li ho raggiunti e ci siamo messi a fare ai cavalli lungo i viali che si prestano molto bene , essendo tutti coperti di ghiaia e avendo ai lati le barriere da saltare nei recinti pieni d ' erba , purché però non veggano i guardiani perché è proibito . A un tratto mi son sentito pigliar per il goletto . Era il babbo tutto infuriato perché , a quanto pare , mi cercava da un pezzo con la mamma e l ' Ada . - Proprio non e ' è nulla di sacro per te ! - mi ha detto con voce severa . - Anche qui , dove si viene per piangere , trovi il modo di far delle birichinate ! ... - Vergogna ! - ha soggiunto Ada dandosi una grande aria di superiorità - mettersi a fare il chiasso in Camposanto ! ... - Allora io mi son ribellato e le ho detto : - Ho fatto il chiasso con Carluccio e Renzo perché son piccino e voglio bene ai miei amici anche nel Camposanto , mentre invece ci sono le ragazze grandi che vengono qui a dir male delle loro amiche ! ... - Il babbo ha fatto una mossa come per picchiarmi , ma l ' Ada l ' ha fermato e ho sentito che ha borbottato : - Lascialo stare , per carità ... Sarebbe capace d ' andare a ridirlo a Bice ! - Ecco come sono le sorelle maggiori ! Esse difendono qualche volta i loro fratelli minori , ma sempre per interesse e contro il trionfo della verità e della giustizia ! Credevo che la bufera scoppiasse poi a casa , ma una grande novità che abbiamo trovato al nostro arrivo ha dissipato ogni malumore . Virginia ci è venuta incontro , ridendo e piangendo nello stesso tempo , e ci ha raccontato che il dottore aveva trovato l ' avvocato Maralli molto migliorato e che ormai poteva garantire non soltanto la prossima guarigione , ma anche che non avrebbe altrimenti perduto l ' occhio che fino ad ora aveva creduto in pericolo . È impossibile ripetere la contentezza prodotta in noi da una sì grata e inaspettata notizia . Io ho avuto molto piacere , anche perché tutto questo dimostra che in fondo quelle che chiamano le mie birbonate sono vere inezie , e che sarebbe ora di finirla con le esagerazioni e le persecuzioni ! 5 novembre . In questi giorni non ho avuto un minuto di tempo per scrivere nel mio caro giornalino , e anche oggi ne ho pochissimo , perché ho da fare le lezioni . Proprio così . Si sono riaperte le scuole , e io ho messo giudizio e voglio proprio studiare sul serio e farmi onore , come dice la mamma . Con tutto questo , non posso esimermi di mettere qui , nel giornalino delle mie memorie , il ritratto del professore di latino , che è così buffo , specialmente quando vuol fare il terribile e grida : - Tutti zitti ! Tutti fermi ! E guai se vedo muovere un muscolo del viso ! Per questo noialtri fino dai primi giorni gli abbiamo messo il soprannome di Muscolo e ora non glielo leva più nessuno , campasse mill ' anni ! In questi giorni , in casa nulla dì nuovo . L ' avvocato Maralli va sempre migliorando , e tra un paio di giorni il dottore gli sfascerà l ' occhio e gli permetterà di riveder la luce . Ieri venne in casa una commissione del partito socialista per rallegrarsi con lui della guarigione , e c ' è stato un po ' di battibecco tra la mamma e il babbo , perché la mamma non voleva lasciar passare questi eresiarchi , come li chiama lei , e il babbo invece li fece entrare in camera dell ' avvocato che mi fece proprio ridere perché disse : - Sono molto contento di vedervi - mentre invece eran tutti al buio . Basta : dopo che furono andati via , il Maralli , parlando col babbo , gli disse che proprio era felice di avere avuto in questa circostanza tante manifestazioni di stima e di simpatia dalla cittadinanza ... E pensare che sul principio , a sentir quelli di casa mia , pareva che l ' avessi ammazzato ! ... 6 novembre . Ieri , mentre studiavo la grammatica latina , stando attento a quel che dicevano tra loro la mamma e Ada , ne ho sentita una carina . Si tratta della signora Olga e della sua pretesa cleptomania . Pare dunque che la mamma abbia avvertito della cosa , con tutta la delicatezza possibile , il marito della signora Olga che è il signor Luigi , un bolognese che discorre in napoletano quando discorre , ma discorre poco perché è burbero e pare che ce l ' abbia con tutti , benché invece sia il più buon uomo di questo mondo , pieno di cuore e che vuol bene ai ragazzi e li sa compatire . Il signor Luigi , a quanto ho sentito , rimase molto sorpreso della notizia che gli dètte la mamma , e stentava a crederci ; ma quando toccò con mano che l ' orologio della signora Olga era quello della mamma , si convinse ... e , con una scusa fece visitare sua moglie da un celebre dottore , il quale sentenziò che la cosa era possibilissima trattandosi di un temperamento molto nervoso , e prescrisse una cura ricostituente . Il fatto che le hanno ordinato questa cura l ' ha raccontato lei ieri sera alla mamma ; ma lei crede che sia per una malattia di debolezza che il medico le ha riscontrato , e ha detto anzi , che se l ' è levata di testa lui perché lei sta benissimo e che fa la cura unicamente per contentar suo marito . Naturalmente io mi son divertito molto a questa scena , e spero di divertirmi anche di più in seguito . Intanto stamani ho colto il momento che nessuno badava a me e sono andato in camera di Ada dove le ho preso tutti i fazzoletti che ho trovato ; poi , passando dal salotto da pranzo , ho preso l ' ampolliera d ' argento e me la son nascosta sotto alla blouse ; e finalmente sono andato in giardino , ho chiamata Marinella e , con la scusa di fare a nascondersi , sono andato in casa sua e ho lasciato l ' ampolliera nella sua stanza da pranzo . In quanto ai fazzoletti li ho dati a Marinella dicendole di portarli in camera della sua mamma , ciò che ha fatto subito ; e di lei son sicuro , perché Marinella è una bambina piuttosto silenziosa e sa tenere il segreto . E ora aspettiamo quest ' altro atto della commedia ! 7 novembre . Stamani a scuola alla lezione di latino n ' è successa una che merita davvero d ' esser raccontata . Renzo , che sta di posto accanto a me , aveva portato un po ' di pece presa nel negozio di suo zio , che fa il calzolaio ; e io , colto il momento che un compagno che davanti a noi si era alzato per andare a dir la lezione , ho steso ben bene questa pallottolina di pece nel posto dove sta a sedere questo ragazzo che è Mario Betti , ma noi si chiama il Mi ' lordo perché va vestito tutto per l ' appunto e all ' inglese , mentre invece ha sempre il collo e gli orecchi così sudici , che pare proprio uno spazzaturaio travestito da signore . Naturalmente quando è ritornato al suo posto non si è accorto di niente . Ma dopo un po ' di tempo la pece sulla quale stava a sedere gli s ' era riscaldata sotto e ha fatto presa sui calzoni in modo che egli , nel moversi , e nel sentirsi tirare per di dietro , ha cominciato a borbottare e a smaniare . Il professore se n ' è accorto , e allora tra Muscolo e il Mi ' lordo è avvenuta una scena da crepar dal ridere . - Che c ' è lì ? Che ha il Betti ? - Ecco , io ... - Zitto ! - Ma ... - Fermo ! ... - Ma io non posso ... - Zitto e fermo ! Guai se lo vedo muovere un muscolo ! ... - Ma scusi , io non posso ... - Non può ? Non può star zitto né fermo ? Allora esca dal suo posto ... - Ma io non posso ... - Vada fuori di scuola ! - Non posso ... - Ah ! ... - E con un ruggito Muscolo si è scagliato sul povero Mi ' lordo e afferratolo per un braccio lo ha tirato fuori del banco , con l ' intenzione di buttarlo fuori di scuola , ma l ' ha lasciato subito , perché ha sentito un gran crac e s ' è accorto che un pezzo dei calzoni di quel povero ragazzo era rimasto attaccato sul sedile . Muscolo è rimasto male ... ma è rimasto peggio il Mi ' lordo ; e bisognava vederli tutti e due impappinati a guardarsi in faccia , senza che nessun de ' due si potesse spiegare l ' accaduto . Una risata clamorosa è rimbombata nella classe , e il professore , rovesciando su tutti la sua rabbia , ha urlato : - Tutti fermi ! Tutti zitti ! Guai se ... - Ma non ha avuto il coraggio di finire il suo solito ritornello . Eh sì ! altro che muscolo ! Tutta la scolaresca era a bocca spalancata , ed era impossibile , anche volendo , che qualcuno si potesse frenare ... Basta . Dopo , per questo fatto , è venuto il Prèside , e per l ' affare della pece siamo stati interrogati in sette o otto di noialtri , che stiamo nel banco dietro a quello del Mi ' lordo , ma non ci sono state spiate , fortunatamente , e la cosa è rimasta lì . Però il Prèside , guardandomi fisso , ha detto : - Stia attento chi è stato , ché può essere che la paghi quando meno se l ' aspetta . - Oggi il dottore ha sfasciato l ' occhio all ' avvocato Maralli e ha detto che domani potrà incominciare a tenere l ' imposta della finestra un po ' aperta , in modo che passi nella camera appena un filo di luce . 9 novembre . Ieri la mamma e Ada sono andate a render la visita alla signora Olga e quando son tornate ho sentito che dicevano fra loro : - Hai visto ? Aveva un altro fazzoletto mio ! - E l ' ampolliera d ' argento ? Ma io mi domando come avrà fatto a portar via l ' ampolliera ! Dove se la sarà nascosta ? - Uhm ! È proprio una malattia seria ... Bisogna avvertire suo marito stasera stessa . - Io ridevo dentro di me , ma ho fatto finta di nulla , e anzi , ho detto a un tratto : - Chi è malato , mamma ? - Nessuno , - ha risposto subito Ada , con quella sua solita aria di superiorità , come per dire che io , essendo un ragazzo , non devo saper niente . E pensare che invece ne so tanto più di loro ! ... 15 novembre . Sono diversi giorni che non scrivo nulla nel mio giornalino , e questo dipende dall ' avere avuto in questo tempo troppo da lavorare per la scuola . Basta dire sono stato mandato via due volte perché appunto , con tutta la mia buona volontà , non ero arrivato a far tutto il compito che ci avevan dato ! Ma oggi non posso proprio fare a meno di registrare qui , in queste pagine dove confido tutti i miei pensieri , una grande notizia , una notizia strepitosa che dimostra come i ragazzi . anche quando fanno del male , in fondo lo fanno sempre a fin di bene , mentre i grandi , per quel gran viziaccio di esagerare che hanno , ci perseguitano ingiustamente , perché qualche volta son costretti a riconoscere il loro torto come sarebbe appunto nel caso nostro . Ed ecco la grande notizia : l ' avvocato Maralli iersera , in una lunga conversazione che ha avuto col babbo , gli ha chiesto la mano di Virginia . Questo fatto ha messo la rivoluzione in casa . La mamma , appena l ' ha saputo s ' è messa a urlare che sarebbe stato un delitto il sacrificare una povera figliuola nelle mani di quell ' uomo senza principi e senza religione , e che lei non avrebbe mai e poi mai dato il suo consenso . Il babbo , invece , sostiene che il Maralli è un ottimo partito per Virginia sotto tutti gli aspetti , perché è un giovane molto avveduto e che farà carriera e che bisogna adattarsi ai tempi , molto più che oggi l ' essere socialista non è una cosa brutta come venti anni sono . Virginia dà ragione al babbo , e ha detto che il Maralli è quel che si può desiderare di meglio , e che lei , giacché s ' è presentata l ' occasione d ' accasarsi , non se la vuol lasciare scappare . Anche io avrei piacere che questo sposalizio si facesse , perché così ci sarà un altro pranzo dì nozze , e chi sa quanti dolci e quanto rosolio ! ... 16 novembre . Stamani Ada ha pianto e strepitato con la mamma , perché dice che non è giusta che anche Virginia si sposi mentre lei deve marcire in casa , condannata a restare zittellona come la zia Bettina ; e che se il babbo dà il permesso a Virginia di sposare un socialista non c ' è ragione di proibire a lei di sposare il De Renzis che è povero , ma è un giovane distinto , e che in seguito potrà farsi una bella posizione . 18 novembre . Le bambine , in generale , sono dei veri tormenti , e non somigliano punto a noi ragazzi . Ora ne verrà una in casa nostra a passare una settimana , e mi ci vorrà una bella pazienza ... Ma la mamma , se sarò buono , mi ha promesso di regalarmi una bicicletta e io farò il possibile per dimostrarmi gentile con questa bambina che , a quanto ho sentito , deve arrivare domani . È questa la sesta volta a far poco che mi promettono un velocipede , e , pare impossibile , tutte le volte è successo qualche cosa che mi ha impedito di averlo . Speriamo che questa sia la buona ! La bambina che si aspetta è una nipotina dell ' avvocato Maralli , il quale ha scritto a una certa signora Merope Castelli , che è una sua sorella maritata a Bologna , di venire qui con la figlia per conoscere la sua futura cognata che sarebbe la mia sorella Virginia . Ormai pare che per lo sposalizio tutto sia concluso , e tanto la mamma che l ' Ada , iersera , dopo una gran predica fatta dal babbo , hanno finito con l ' acconsentire . 19 novembre . Siamo andati alla stazione a prendere la signora Merope Castelli e Maria , che a vederla è una bambina qualunque , ma che discorre in bolognese in modo che fa proprio ridere , perché non ci si capisce niente . Tutti in casa sono felici e contenti che sieno venute queste nostre future parenti , e anche io ne godo moltissimo , tanto più che Caterina ha preparato due bei dolci , uno con la crema e uno con la conserva di frutta perché ciascuno scelga secondo il proprio gusto , come farò io che , non avendo preferenze , li sceglierò tutt ' e due . 20 novembre . È passato un giorno della settimana e ho fatto tutti gli sforzi possibili e immaginabili per esser buono come promisi l ' altro giorno alla mamma . Ieri , dopo scuola , ho fatto i balocchi con Maria e l ' ho trattata molto bene adattandomi a giuocare tutto il giorno con la sua bambola che è molto bella ma è anche parecchio noiosa . La bambola di Maria si chiama Flora ed è grande quasi quanto la sua padroncina . Ma l ' unica cosa di divertente che abbia questa bambola è il movimento degli occhi che quando è ritta stanno aperti e quando la si mette a diacere si chiudono . Io ho voluto capacitarmi di questa cosa e le ho fatto un buco nella testa dal quale ho potuto scoprire che il movimento era regolato da un meccanismo interno molto facile a capirsi . Infatti l ' ho smontato e ho spiegato a Maria come stavano le cose , ed ella si è interessata alla spiegazione , ma dopo , quando ha visto che gli occhi della bambola erano rimasti storti e non si chiudevano più , si è messa a piangere come se le fosse accaduta una disgrazia sul serio . Come sono sciocche le bambine ! # La Maria ha fatto la spia al suo zio dell ' affare della bambola , e stasera l ' avvocato , Maralli mi ha detto : - Ma dunque tu , Giannino mio , ce l ' hai proprio con gli occhi degli altri ! ... - Però dopo un poco ha ripreso sorridendo : - Via , via , faremo accomodare gli occhi della bambola ... come si sono accomodati i miei . E del resto , cara Maria , bisogna consolarsi nel pensare che tutte le disgrazie non vengono per nuocere . Guarda quella toccata a me , per esempio ! Se Giannino non mi tirava una pistolettata in un occhio io non sarei stato così pietosamente ospitato e assistito in questa casa , non avrei avuto modo forse di apprezzare tutta la bontà della mia Virginia ... e non sarei ora il più felice degli uomini ! - A queste parole tutti si sono commossi , e Virginia mi ha abbracciato piangendo . In quel momento io avrei voluto dire tutto quello che mi passava nell ' animo , ricordando le ingiustizie patite e facendo conoscere col fatto che i grandi hanno torto di perseguitare i ragazzi per ogni nonnulla , ma sono stato zitto perché ero commosso anch ' io . 22 novembre . Riaprendo il giornalino , e rileggendo le ultime parole scritte ieri l ' altro mi si riempie l ' anima dì malinconia e dico fra me : - Tutto è inutile , e i grandi non si correggeranno mai ... - E intanto anche questa volta , addio bicicletta ! Mentre scrivo sono qui barricato in camera mia , e deciso a non cedere finché non avrò la sicurezza di non essere picchiato dal babbo . Il fatto , come sempre , si riduce a una inezia e la causa di esso dovrebbe procurarmi un premio invece che un gastigo , avendo io fatto di tutto per obbedire la mamma che ieri , prima di andar via di casa con le mie sorelle e con la signora Merope per far delle visite , mi aveva detto : - Cerca di divertire Maria , mentre siamo fuori , e abbi giudizio . - Io , dunque , dopo aver fatto con lei da cucina e qualche altro giuoco , tanto per contentarla , essendomi seccato a queste stupidaggini da bambini , le ho detto : - Guarda , è quasi buio e c ' è un ' ora prima di andare a desinare : vogliamo fare quel bel giuoco , come ti feci vedere ieri in quel bel libro di figure ? Io sarò il signore e tu lo schiavo che io abbandono nel bosco ... - Sì ! Sì ! - ha risposto subito . La mamma , con le mie sorelle e la signora Merope non erano ancora tornate ; Caterina era a preparare da mangiare in cucina : e io ho condotto Maria in camera mia , le ho levato il vestitino bianco , e le ho messo il mio di panno turchino , perché sembrasse proprio un ragazzo . Poi ho preso la mia scatola di colori e le ho tinto la faccia da mulatto , ho preso un paio di forbici e siamo scesi giù nel giardino , dove ho ordinato allo schiavo che mi venisse dietro . Eravamo giunti in un viale solitario , quando rivolgendomi a Maria , ho raggiunto : - Senti : ora ti taglio i riccioli , come nel racconto , se no ti riconoscono . - La mamma non vuole che tu mi tagli i capelli ! - ha risposto lei mettendosi a piangere . Ma io non le ho dato retta : le ho tagliato tutti i riccioli perché altrimenti non era possibile fare quel gioco . Poi l ' ho messa a sedere su una pietra , vicino alla siepe , dicendole che doveva far finta d ' essere smarrita . E mi sono avviato tranquillamente verso casa . Intanto ella urlava , urlava proprio come se fosse stato uno schiavo vero , e io mi tappavo gli orecchi per non sentire perché volevo seguitare il gioco fino in fondo . Il cielo era stato tutto il giorno coperto di nuvole , e in quel momento cominciarono a venir giù certi goccioloni grossi grossi ... Quando sono entrato in salotto tutti erano a tavola ad aspettarci . Sulla tovaglia c ' era un bellissimo vassoio pieno di crema e di savoiardi che mi hanno fatto venir subito l ' acquolina in bocca . - Oh , eccoli finalmente ! - ha esclamato la mamma vedendomi , con un respirone di sollievo . - Dov ' è Maria ? Dille che venga a pranzo . - Abbiamo fatto il gioco dello schiavo , - ho risposto . - Maria deve fingere di essersi smarrita . - E dove si è smarrita ? - ha domandato la mamma ridendo . - Oh , qui vicino , nel viale dei Platani , - ho continuato , mettendomi a tavola a sedere . Ma il babbo , la mamma , la signora Merope e l ' avvocato Maralli sono scattati in piedi , come se la casa fosse stata colpita da un fulmine , mentre invece tonava appena appena . - Dici sul serio ? - mi ha domandato il babbo , stringendomi forte il braccio , e imponendo agli altri di mettersi a sedere . - Sì ; abbiamo fatto quel giuoco del signore e dello schiavo . Per questo ho dovuto travestirla da mulatto ; e io che facevo il padrone che l ' abbandonava l ' ho lasciata sola laggiù ; poi viene la fata , che la conduce in un palazzo incantato , e lei diventa , non si sa come , la più potente regina della terra . - Nessuno ha più messo un boccone in bocca , dopo che ebbi detto questo , meno io . La signora Merope si torceva le mani dalla disperazione e diceva che la bambina sarebbe morta dallo spavento , che aveva paura dei tuoni , che le sarebbe venuta certamente una malattia , e altre esagerazioni simili . A sentirla , pareva che dovessero succedere tutti i guai del mondo per un po ' di freddo e un po ' d ' umidità . - Brutto ! Cattivo ! Scellerato ! - ha esclamato Virginia , strappandomi di mano i biscotti che stavo per mangiare . - Non la finisci mai con le birbonate ? Che coraggio hai avuto di venire in casa e di lasciare quell ' angiolo caro , laggiù . sola , al freddo e al buio ? Ma che cosa ti viene fuori dalla tasca ? - Oh nulla , sono i capelli di Maria . Glieli ho dovuti tagliare perché non fosse riconosciuta . Non ho detto che l ' ho travestita da mulatto , con i capelli corti e la faccia nera ? - Qui la signora Merope si è fatta pallida pallida , ed ha chinato la testa . La mamma ha cominciato a spruzzarle il viso con l ' aceto , e piangeva e singhiozzava . Il babbo si è alzato per andare a prendere una lanterna . Che furia d ' andare a cercare quella bambina ! Nemmeno se fosse stata un oggetto di valore ! Mi faceva stizza di veder la casa in iscompiglio per una cosa da nulla . Il fatto è che mi è toccato di smetter di mangiare per andare a far vedere in che posto avevo lasciato Maria . Era una vergogna sentire quello che dicevano di me ; pareva che non fossi lì presente ! Dicevano che ero un disubbidiente , uno sbarazzino , uno scellerato , un ragazzo senza cuore , come se le avessi tagliato la testa , invece dei capelli ! Questo è il fatto nella sua semplicità . La signora Merope parte oggi per Bologna , perché non mi può più vedere , e perché ha piovuto mentre che la sua bambina era smarrita nel viale . E io che mi infradiciai tutto per andare a cercare Maria , non ebbi in ricompensa né baci , né abbracci , non ebbi una tazza di brodo bollente con l ' uovo dentro , come lei , non ebbi un bicchierino di marsala con i biscottini , la crema e le frutte , né mi stesero sul sofà per farmi tante carezze . Neppur per sogno ! Fui invece cacciato in camera come un cane , e il babbo disse che sarebbe venuto su per conciarmi per il dì delle feste . So purtroppo quel che vogliono dire queste minacce . Ma io feci le barricate , come nelle città in tempo di guerra , e non mi prenderanno che sulle rovine del lavamano e del tavolino da scrivere che ho messo contro l ' uscio . Zitto ! Sento del rumore ... che sia l ' ora del combattimento ? Ho le provvigioni in camera , l ' uscio è chiuso a chiave , ci ho messo davanti il letto , sopra il letto c ' è il tavolino da scrivere , sul tavolino lo specchio grande . Ecco il babbo ... picchia alla porta perché gli apra , ma non gli rispondo . Voglio star qui zitto zitto , come il gatto quando è in cantina . Oh , se per un miracolo un ragno filasse la tela , a un tratto , a traverso l ' uscio ! Il nemico crederebbe la camera vuota , e se n ' andrebbe . E se volesse aprir per forza ? Sento un gran fracasso ! Spingono la porta ... Andrà a finire che lo specchio cadrà , e andrà in bricioli , e dopo la colpa sarà mia , tanto per mutare .. ... Sempre così : è il ragazzaccio cattivo , è il famoso Gian Burrasca che fa sempre tutti i malanni ... Roba vecchia ! 23 novembre . Niente di nuovo . Ieri , com ' era stato stabilito , è partita la signora Merope con quella leziosa di Maria , e bisognava sentire quanti complimenti ! Pare sia andato anche l ' avvocato Maralli ad accompagnarle fino a Bologna . All ' uscio di camera mia non ci sono stati più assalti . In ogni modo io son deciso a resistere . Ho rinforzato la barricata e ho messo insieme anche una discreta quantità di provvigioni procuratemi da Caterina per mezzo d ' un panierino che ho calato dalla finestra del giardino , mentre la mia famiglia era andata ad accompagnare alla stazione la signora Merope . 24 novembre . Dopo la tempesta viene la calma ! Tre giorni fa il cielo era cupo , ora invece è sereno . La pace è conclusa , l ' assedio è levato . Stamani , dal buco della serratura , mi è stato promesso di non darmi più bastonate , e io ho promesso solennemente di ritornare a scuola , di studiare e di esser buono . Così l ' onore è stato salvo ... e anche la mobilia e lo specchio grande , perché ho levato la barricata e sono uscito di camera . Viva la libertà ! 28 novembre . In questi giorni non ho scritto nulla nel giornalino , perché ho avuto molto da fare per mettermi in pari con le lezioni . In casa tutti son contenti di me , e il babbo ieri mi ha detto : - Forse ti si presenta l ' occasione di riguadagnare la bicicletta che hai perduta per la tua cattiveria con Maria . Vedremo ! - 29 novembre . Con oggi incomincia la nuova prova ... e questa volta voglio proprio vedere se mi riesce d ' acchiappare questa famosa bicicletta che da tanto tempo mi vedo scappare davanti agli occhi . A casa non ci siamo che io , Virginia e Caterina . I miei genitori con Ada sono andati a passare una settimana da Luisa . La mamma è partita , dicendo che questo viaggio non le farà pro ; che si struggerà tutto il tempo che starà fuori , per la paura che io ne faccia delle solite . ma io le ho raccomandato di non stare in pensiero , promettendole che sarò buono , che anderò tutti i giorni a scuola , che ritornerò a casa appena finite le lezioni , e obbedirò a mia sorella ; insomma sarò un ragazzo modello . Voglio invocare tutti i santi del Paradiso che mi aiutino a cacciare le cattive tentazioni . Caterina dice che tutto sta a cominciare ; che non è poi una cosa tanto difficile esser buoni per una settimana sola : basta volere . Non so come fa a sapere queste cose , lei che non è stata mai un ragazzo . Ma è certo che per aver finalmente una bicicletta , credo che potrò fare a meno di gettare i sassi dietro i cani per la strada , e salar la scuola . Non c ' è che dire , quest ' altra settimana potrò girare su e giù per il paese tutto trionfante su una bella Raleigh ! E la mia buona condotta sarà portata per esempio agli altri ragazzi ... Mi sembra di sognare ! 30 novembre . È passata una notte sola , da che il babbo , la mamma e Ada sono andati via , e posso dire di essere abbastanza contento di me . È vero che ieri ruppi lo specchio in camera della mamma , ma quella fu proprio una disgrazia . Ero con Carluccio a giocare a palla in quella stanza , con l ' uscio chiuso , perché Virginia non sentisse , quando la palla , che avevo legata alle calosce di mia sorella , per vedere se rimbalzava di più , andava a colpire lo specchio sul cassettone , che , com ' è naturale , si ruppe in mille pezzi , rovesciando sul tappeto nuovo una bottiglia d ' acqua di Colonia . Allora pensammo di andare a giocare in giardino ; ma ecco che dopo pochi minuti comincia a pioviscolare . Fummo costretti a rifugiarci in soffitta e rovistare tutte quelle antichità . Quando più tardi andai a pranzo , mi misi addosso una vecchia zimarra del nonno , che avevo trovato appunto in soffitta ; e non so dire le risate che fecero Virginia e Caterina nel vedermi così travestito . Avrò la bicicletta ? Mi pare di essere stato abbastanza buono . 1° dicembre . Sono due giorni e due notti che i miei genitori sono partiti , e non ho fatto altro che pensare alla bicicletta . Questa volta sono proprio sicuro d ' acchiapparla . Oggi è stata una giornata veramente di Paradiso : tirava un bel venticello fresco , che mi ha fatto venire la voglia di andare a pescare , badando bene però di non affogare come mi successe l ' altra volta , se no addio bicicletta ! Dopo scuola sono andato a comprare una lenza nuova , degli ami , e mi sono avviato in riva al fiume . Da principio non venivano su che delle erbacce , poi ho preso due ghiozzi , che sono sguizzati un ' altra volta nell ' acqua ; ma verso buio ecco un ' anguilla vera , grossa come un coccodrillo . Che dovevo farne ? Naturalmente , l ' ho portata a casa per mangiarla domani mattina a colazione , e per divertirmici stasera ho pensato di metterla per benino sul pianoforte , in salotto da ricevere . Dopo pranzo , Caterina ha acceso i lumi in quella stanza , e mia sorella è scesa giù e si è messa a sonare e cantare la solita romanza che canta sempre e che comincia : Nessuno ci vede , nessuno ci sente ... A un tratto , ha dato un grand ' urlo : - Ah ! Una vipera ! ... Uh ! ... Ah ! ... Oh ! ... Ih ! ... Eh ! ... - Che urli ! ... Il fischio della locomotiva non c ' è per niente , a paragone ! Io sono subito corso in salotto per vedere quello che era successo ; Caterina pure è accorsa ; e abbiamo visto Virginia che si contorceva sul canapè come un cane arrabbiato . - Scommetto che c ' è qualcosa sul piano , - ho detto a Caterina . Caterina si è avvicinata al pianoforte per vedere , e poi via , con un balzo è corsa alla porta di casa urlando : - Aiuto ! ... - . Allora ha incominciato a entrare in casa la gente del vicinato , e tutti , appena data un ' occhiata al pianoforte , a urlare come disperati . - Ma se è un ' anguilla ! - ho detto io , stanco finalmente di tutte queste esagerazioni . - Che cosa ? Che cosa ? - hanno domandato tutti in coro . - È un ' anguilla innocente ! - ho ripetuto , mettendomi a ridere . Le donne sono proprio sciocche , di buttare all ' aria la casa per un ' anguilla , che poi mangiano con tanto gusto , quando viene portata a tavola cucinata e condita . Mi hanno detto che sono cattivo , per aver fatto spaventare Virginia ... Si sa ; è sempre la medesima storia . Anche se ho la disgrazia di avere una sorella che non riconosce un ' anguilla da una vipera , la colpa dev ' essere sempre mia ... 2 dicembre . Virginia ha brontolato anche oggi perché sono stato tutto il giorno a pescare ; ma il peggio è che , avendo il vestito buono , ho fatto un bello strappo ai calzoni e una macchia di sugna alla giacchettina . Tornando a casa , verso le cinque , son salito su dall ' usciolino di cucina , per cambiarmi il vestito . A pranzo mia sorella mi ha detto : - Giannino , anche oggi è venuto il maestro a fare il rapporto della tua assenza ; se seguiti così , lo dirò certamente al babbo ... quando torna . - Domani andrò a scuola . - Meno male . E hai portato a casa un altro serpente ? - Ho risposto di no , che uno bastava . Mi preme la bicicletta e non voglio comprometterla per simili sciocchezze . 3 dicembre . Com ' è paurosa mia sorella ! Ha tanta paura dei ladri , che non può dormire la notte , ora che il babbo e la mamma non sono a casa . La sera guarda sotto il letto , dietro gli usci , dietro la tenda della finestra , per vedere se c ' è qualcuno in camera , e non spengerebbe mai il lume . Non capisco perché le ragazze debbano essere così sciocche ! Ieri sera erano appena due ore che dormivo saporitamente , quando fui svegliato da urla tremende , come se la casa fosse addirittura in preda alle fiamme . Balzo dal letto , e mi affaccio al corridoio ; in questo mentre Virginia entra precipitosamente in camera mia , in camicia da notte , mi prende per un braccio , e chiude l ' uscio a chiave . - Giannino ! Giannino ! ... c ' è un ladro sotto il letto ! - esclama con la voce affannosa . Poi spalanca la finestra , e si mette a gridare : - Aiuto ! ... aiuto ! ... al ladro ! ... al ladro ! ... - Tutte le persone del vicinato si destano a quelle grida ; e in men che non si dice , sono all ' uscio di casa nostra , Caterina e Virginia , che ha avuto appena il tempo di infilarsi una veste da camera , si precipitano giù , nelle braccia dei vicini che domandano ansiosamente : - Ma che cosa c ' è ? che cosa c ' è ? - Un uomo sotto il mio letto ! ... l ' ho veduto io con i miei occhi ! Presto ! Andate a vedere ... Ma per carità , non andate su senza un revolver ! ... - Due di quelli che avevano più coraggio salirono su ; gli altri due rimasero con Virginia a rincorarla . Andai anch ' io in camera di mia sorella . Quei valorosi guardarono adagino adagino sotto il letto . Era proprio vero ; c ' era un uomo . Lo presero per una gamba , e lo trascinarono fuori . Egli lasciava fare non pensando nemmeno a sparare la pistola che aveva in mano . Uno dei coraggiosi accorsi aveva afferrato intanto una seggiola , per lanciargliela addosso , e l ' altro stava col braccio steso armato di revolver , nel caso che avesse opposto resistenza . Ad un tratto , tutti si rivolsero a guardarmi con gli occhi spalancati . - Giannino , anche questa è opera tua ! - Già , appunto ; - risposi - Virginia crede sempre che ci sia un ladro sotto il letto , e ho pensato che non le sarebbe parso strano di trovarcene uno , almeno per una volta . - Giornalino mio caro , sai che cos ' era che aveva fatto tanta paura a mia sorella e aveva messo sottosopra il vicinato ? Un semplice vestito vecchio del babbo ripieno di innocentissima paglia ! ... 4 dicembre . Sono cinque giorni che i miei genitori son partiti ; ma Virginia ha mandato oggi un telegramma pregandoli di anticipare il ritorno . Ella va dicendo a tutti che , se seguita a rimaner sola con me , si ammalerà certamente ... E io intanto perderò anche questa volta la bicicletta ... e perché ? Perché ho la disgrazia di avere una sorella nervosa che di nulla nulla si spaventa . È giusta ? 5 dicembre . Oggi è tornato il babbo , la mamma e l ' Ada , tutti di cattivissimo umore . È inutile dire che si sono sfogati tutti contro di me , ripetendo che sono un pessimo soggetto , un ragazzaccio incorreggibile , e tutte le solite cose che oramai so a mente da un pezzo . Il babbo per l ' affare del fantoccio mi ha fatto una predica d ' un ' ora , dicendo che è stata un ' azione degna di uno sciagurato senza cervello e senza cuore come sono io . Anche questo è un complimento vecchio , oramai , e mi piacerebbe che si rimettesse un po ' a nuovo . Non mi si potrebbe chiamare qualche volta , tanto per cambiare , uno sciagurato senza fegato e senza milza , o uno sciagurato senza ventricolo e senza coratella ? ... Ma oggi era destino che fosse la mia beneficiata , la beneficiata di questo infelice Gian Burrasca - come mi chiamano tutti i miei persecutori apposta perché sanno di farmi dispetto - e le disgrazie mi capitano a due a due come le ciliege , con la differenza che le ciliege si ha piacere che capitino così , mentre le disgrazie sarebbe bene che venissero a una per volta , altrimenti non ci si resiste . Il fatto è che il babbo non aveva ancora finita la predica per lo spavento avuto da Virginia , quando è arrivata una lettera di quel caro signor Prèside il quale ha voluto fare il suo bravo rapporto per una sciocchezza accaduta ieri in scuola , una cosa alla quale si è voluto dare una grande importanza , non si sa perché . Ecco come sta il fatto . Ieri avevo portato a scuola una boccettina d ' inchiostro rosso che avevo trovato sulla scrivania del babbo ... e in questo mi pare non ci sia nulla di male . Io ho sempre detto che sono un gran disgraziato , e lo ripeto . Infatti guardate : io porto a scuola una bottiglietta d ' inchiostro rosso proprio nel giorno in cui alla mamma del Betti viene in mente di mettergli una golettona inamidata di due metri ; e lei mette al suo figliuolo quella golettona proprio nel giorno che mi viene il capriccio di portare a scuola una bottiglia d ' inchiostro rosso . Basta . Non so come mi è venuta l ' idea di utilizzare la goletta del Betti , la quale era così grande , così bianca , così luccicante ... e intinta la penna dalla parte del manico nell ' inchiostro rosso , piano piano perché il Betti non sentisse , gli ho scritto sulla goletta questi versi : Tutti fermi ! tutti zitti , Che se vi vede Muscolo Siete tutti fritti ! Poco dopo il professor Muscolo ha chiamato il Betti alla lavagna , e tutti leggendo su quella bella goletta bianca scritti questi tre versi in un bel color rosso , hanno dato in una grande risata . Da principio Muscolo non capiva , e non capiva nulla neppure il Betti , proprio come l ' altra volta quando gli messi la pece sotto i calzoni che gli rimasero attaccati sulla panca . Ma poi il professore lesse i versi e diventò una tigre . Andò subito dal Prèside il quale , al solito , venne a fare un ' inchiesta . Io nel frattempo avevo fatto sparire la boccettina dell ' inchiostro rosso nascondendola sotto la base di legno del banco ; ma il Prèside volle far la rivista delle cartelle di tutti noi , che stavamo di posto dietro al Betti ( cosa insopportabile perché l ' andare a frugare nella roba degli altri è proprio un modo di procedere degno della Russia ) e nella mia trovò la penna col cannello tinto di rosso . - Lo sapevo che era stato lei ! - mi disse il Prèside - come fu lei a metter la pece sotto i calzoni dello stesso Betti ... Va bene ! Tanto va la gatta al lardo ... - E per questa cosa mi ha fatto rapporto . - Lo vedi ? - ha gridato il babbo mettendomi la lettera del Prèside sotto il naso . - Lo vedi ? Non si finisce di rimproverarti di una birbonata che ne vien fuori un ' altra peggio ! ... - È verissimo , ne convengo . Ma è colpa mia , se è venuta la lettera del Prèside proprio nel momento in cui il babbo mi rimproverava per l ' affare del fantoccio ? 6 dicembre . Scrivo dopo aver divorate tutte le mie lacrime . Proprio così ; perché ho finito in questo momento di mangiare una scodella di minestra piangendovi dentro per la rabbia di doverla mangiare . Il babbo ieri ha decretato che la mia punizione per l ' affare del fantoccio di Virginia e per l ' altra sciocchezza dei versi contro il professor Muscolo debba consistere nel darmi da mangiare per sei giorni consecutivi sempre minestra , niente altro che minestra . E questo , si capisce , perché sanno che io le minestre non le posso soffrire ... Se per combinazione la minestra mi piacesse , si può esser sicuri che mi avrebbero tenuto sei giorni senza minestra ... E poi dicono che son dispettosi i ragazzi ! ... Il fatto è che ho resistito tutto il giorno rifiutandomi di mangiare , deciso a morir di fame piuttosto che sottostare a una prepotenza così feroce . Ma purtroppo stasera non ne potevo più e ... ho dovuto piegarmi alla necessità , piangendo amaramente sul mio infelice destino e sulla minestra di capellini che ho terminata in questo momento . 7 dicembre . È l ' ottava minestra che mangio in due giorni ... e tutte di capellini . Io domando se anche ai tempi dell ' inquisizione s ' è mai pensato a infliggere un si terribile supplizio a un povero innocente . Ma tutto ha un limite , e io comincio a ribellarmi a questa indegna persecuzione . Un ' ora fa sono entrato in cucina nel momento in cui Caterina non c ' era e ho messo una manciata di sale nella cazzeruola dove era a cuocere lo stufato . Il bello è che oggi c ' è a pranzo anche l ' avvocato Maralli ! Meglio così : io in camera mia mangerò la mia nona minestra di capellini , ma loro non potranno mangiare il loro stufato ! # Oggi , dopo aver trangugiato la minestra non ho saputo resistere alla curiosità di vedere che effetto faceva lo stufato con tutto quel sale , e sceso al pianterreno sono andato a far capolino all ' uscio della stanza da desinare . È stato bene , perché così ho potuto ascoltare una parte di conversazione che m ' interessava da vicino . - Dunque , - ha detto la mamma - domani l ' altro bisognerà alzarsi alle cinque ! - Sicuro , - ha risposto il babbo perché la carrozza sarà qui alle sei precise , e per andar lassù ci vogliono almeno un paio d ' ore . La funzione durerà una mezz ' oretta , e così prima dell ' undici saremo di ritorno ... - Io alle sei precise sarò qui , - ha detto il Maralli . E voleva dir di più , ma in quel momento ha messo in bocca un pezzo di stufato e s ' è messo a tossire e a sbuffare come se avesse ingoiato un mulino a vento . Tutti si son messi a dire : - Che è ? Che cos ' è stato ? - Ah ! ... Assaggiatelo ! ... - ha risposto l ' avvocato . L ' hanno assaggiato , e allora è stato un coro generale di tosse e starnuti e tutti hanno incominciato a urlare : - Caterina ! Caterina ! - Io non ne potevo più dal ridere , e sono scappato in camera mia . Vorrei sapere dove anderanno tutti domani l ' altro alle sei di mattina , in carrozza ... Credono di farla a me , ma io starò all ' erta ! 9 dicembre . Sono alla diciannovesima minestra di capellini ... ma continuo nelle mie vendette . Loro non sanno immaginare che cosa possa diventare di cattivo un povero ragazzo obbligato a mangiare fin cinque e sei minestre al giorno , tutte di capellini , ma se n ' accorgeranno . Intanto stamani sono andato in cucina e ho messo un bel pizzicotto di pepe nel caffè ... ed era un divertimento , dopo , il vedere come sputavano tutti quanti ! Oggi poi c ' è stato in casa un viavai di gente , e da ultimo è venuto il garzone del pasticciere con una grande scatola di cartone e un sacchetto pieno che Caterina ha riposto subito nella credenza , chiudendola a chiave . Io però , sapendo che la chiave della camera di Ada apre benissimo anche la credenza , ho colto il momento opportuno e ho voluto vedere che cosa ci fosse in quella scatola e in quel sacchetto . Lo dico subito : la scatola era piena di altre piccole scatole tonde sulle quali era scritto con lettere dorate : Nozze Stoppani - Maralli . È stata una rivelazione per me . - Ah ! - ho detto - c ' è uno sposalizio in casa e non mi si dice nulla ? Ah , c ' è una festa in famiglia e il povero Giannino si tiene all ' oscuro di tutto , condannato a mangiar minestre di capellini dalla mattina alla sera ? - E aperto il sacchetto portato dal pasticciere , e il cui contenuto , dopo aver scoperto quello della scatola , non era più un mistero per me , mi son fatto una bella scorpacciata di confetti esclamando : - No , cari miei ! Deve festeggiare gli sposi anche Giannino , perché Giannino è proprio quello che ha fatto nascere lo sposalizio e sarebbe una vera ingratitudine il non fargli prender parte alla festa ! - 10 dicembre . Evviva gli sposi ! Evviva Giannino ! ... E abbasso le minestre di capellini ! Finalmente la pace è tornata in famiglia e tutto per merito mio . Stamattina dunque , come mi ero ripromesso , io stavo all ' erta ; e quando ho sentito un po ' di rumore in casa , zitto zitto mi sono alzato , mi son vestito e sono stato ad aspettare gli eventi . Nessuno pensava a me . Ho sentito il babbo , la mamma , Ada e Virginia che sono scesi giù dalle loro camere ; poi è venuto l ' avvocato Maralli , e in ultimo ha suonato il campanello il vetturino e tutti sono usciti . Allora io che stavo pronto , lesto come una saetta , sono sbucato dalla mia camera , sono uscito di casa , e via a corsa precipitosa dietro la carrozza che si era appena mossa . L ' ho raggiunta poco distante da casa , ho agguantato la traversa di legno che è in fondo , dietro il mantice , e mi son ficcato lì a sedere , come fanno i ragazzi di strada , pensando fra me : - Ecco che ora non potrete più nascondermi dove andate ! ... - Il più bello poi è questo : che stando lì , udivo tutti i discorsi che facevano dentro la carrozza ... E tra l ' altro ho sentito il Maralli che diceva : - Per carità , badate che quel tremoto di Gian Burrasca non sappia niente di questa nostra gita ... altrimenti lo ridice a mezzo mondo ! - Cammina cammina , dopo molto tempo la carrozza s ' è fermata e tutti sono scesi . Ho aspettato un poco e poi sono sceso anch ' io . Oh maraviglia ! Si era davanti a una chiesetta di campagna , nella quale erano entrati i miei genitori , le mie sorelle e il Maralli . - Che chiesa è questa ? - ho domandato a un contadino che era lì fuori . - È la chiesa di San Francesco al Monte . - Sono entrato anch ' io , e ho visto dinanzi all ' altar maggiore inginocchiati davanti al prete l ' avvocato Maralli e Virginia , e più indietro Ada , il babbo e la mamma . Io strisciando lungo la parete della chiesa mi sono avvicinato all ' altare senza che nessuno si accorgesse di me , e così ho potuto assistere a tutto lo sposalizio , e quando il prete ha domandato a Virginia e al Maralli se erano contenti di sposarsi e che loro hanno risposto di sì , allora sono uscito a un tratto fuori dell ' ombra e ho detto : - Sono contento anch ' io ; e allora perché non mi avete detto niente , brutti cattivi ? - Non so perché , ma in quel momento m ' è venuto da piangere , perché quell ' azione mi era dispiaciuta davvero , e tutti sono rimasti così meravigliati della mia apparizione , che nessuno ha fiatato . Ma subito la mamma si è messa a singhiozzare e mi ha preso tra le braccia e mi ha baciato , domandandomi con voce tremante : - Giannino mio , Giannino mio , ma come hai fatto a venir fin qui ? - Il babbo ha borbottato : - Una delle solite ! - Anche Virginia , dopo lo sposalizio , piangeva e mi ha abbracciato e baciato , ma il Maralli m ' è parso molto malcontento , e presomi per un braccio mi ha detto : - Bada bene , Giannino , che non ti scappi detto a nessuno , in città , quello che hai visto ... Hai inteso ? - E perché ? - Non ti impicciare del perché . Non son cose che possono capire i ragazzi , queste . Sta ' zitto e basta . - Ecco dunque un ' altra delle tante solite cose che i ragazzi non possono capire ! Ed è possibile - domando io - che delle persone grandi credano sul serio che una ragione simile possa soddisfare un ragazzo ? Basta . L ' interessante per me è che ora tutti mi vogliono bene ; siamo tornati a casa , e nel ritorno sono stato a cassetta col vetturino , e ho guidato quasi sempre io ; e , quel che più conta , ora non mangerò più minestre di capellini per un pezzo . 12 dicembre . Gran bella cosa per un ragazzo avere delle sorelle grandi che piglian marito ! Giù la sala da pranzo pare diventata una bottega di pasticcere ... Vi sono preparate paste di tutte le qualità : le migliori però sono quelle con la conserva di frutta , ma son buoni anche i diti con la crema dentro , sebbene abbiano il difetto che quando si mettono in bocca da una parte per mangiarli , la crema scappa via da quell ' altra , e anche le maddalene nella loro semplicità sono squisite , ma in quanto alla delicatezza le marenghe bisogna lasciarle stare ... Io però non le ho lasciate stare , e di quelle ne ho mangiate nove ... Sono così fragili , che si struggono in bocca e non durano nulla . Tra un ' ora gli sposi torneranno dal Municipio con i testimoni e tutti gli invitati , e allora avrà principio il rinfresco ... In casa c ' è soltanto Ada che piange , poveretta , perché vede che tutte le sorelle piglian marito e lei ha paura di far come la zia Bettina . A proposito : la zia Bettina non è venuta , benché il babbo l ' abbia invitata . Ha risposto che non si sentiva di affrontare il viaggio , e che mandava tanti augurii di felicità dal fondo del cuore , ma Virginia ha detto che non sa che se ne fare , e che sarebbe stato meglio se quell ' avaraccia le avesse mandato un regalo . # Giornalino mio , rieccoci daccapo chiusi in camera , e forse , Dio non voglia , condannati alle minestre di capellini ! Quanto sono disgraziato ! ... Sono tanto disgraziato che piangerei chi sa come , se non mi venisse da ridere nel ripensare alla faccia del Maralli quando è scoppiata la gola del camminetto . Com ' era buffo , con quel barbone che gli tremava tutto dalla paura ! Il disastro è stato grande ; ed è inutile dire che la causa sono stato io , perché io sono la disperazione dei miei genitori e la rovina della casa ... per quanto , alla fin dei conti , la rovina si riduca a una sola stanza e precisamente al salotto di ricevimento . Ecco dunque com ' è andato il fatto . Quando il Maralli , mia sorella , il babbo , la mamma e tutti gli altri son tornati dal Municipio faceva un gran freddo , ragione per cui uno degli invitati , entrando nella sala da pranzo , ha detto : - Siamo tutti intirizziti ; se ci date anche il rinfresco , moriremo qui assiderati ! - Allora Virginia e l ' avvocato Maralli hanno chiamato subito Caterina e le han fatto accendere il caminetto nella sala da ricevere . La Caterina , poveretta , ha obbedito e ... Dio , che bomba ! È parsa proprio una bomba ; e poi lì per lì , tra la polvere , sotto 1a pioggia dei calcinacci che schizzavano qua e là si è creduto che rovinasse tutta la casa . Caterina è cascata lunga distesa senza più dar segno di vita ; Virginia , che stava lì a vederle accendere il caminetto , ha cacciato un urlo come quando trovò il fantoccio sotto il letto ; e il Maralli , bianco come un cencio lavato , scoteva il barbone e ballettava per la stanza ripetendo : - Mamma mia , il terremoto ! Mamma mia , il terremoto ! - Molti invitati sono scappati via . Il babbo , invece , è corso subito sul luogo del disastro , ma nessuno capiva il perché si era schiantata la gola del caminetto , facendo rovinare giù mezza parete della stanza . A un tratto , quando tutto pareva finito , si è sentito dentro il camino un fischio e tutti son rimasti senza fiato per la sorpresa . Il Maralli ha detto : - Ah ! Li dentro c ' è un incendiario ! Bisogna chiamar le guardie ! Bisogna farlo arrestare ! ... - Ma io che avevo capito tutto non ho potuto fare a meno di esternare il mio dispiacere : - Ah , i miei razzi col fischio ! - Mi ero ricordato in quel momento che quando avevo comperato i fuochi per festeggiare il matrimonio di Luisa , non avendoli potuti più adoperare li avevo ficcati appunto su per la gola del camino nel salone di ricevimento , dove non andava mai nessuno , perché il babbo non me li trovasse , ché altrimenti me li avrebbe sequestrati . Naturalmente la mia esclamazione è stata un lampo di luce per tutti . - Ah ! - ha gridato l ' avvocato Maralli imbestialito - ma tu sei addirittura il mio flagello ! Ero scapolo e tentasti di accecarmi , ora piglio moglie e tenti di incenerirmi ! ... - La mamma intanto mi aveva preso per un braccio e , per salvarmi dal babbo , mi ha portato qui in camera mia , tanto per mutare . Fortuna che quando ci sono dei rinfreschi in casa , io ho la precauzione di farmi sempre la parte prima che incomincino ! 13 dicembre . Stamattina essendo terminati i sei giorni di sospensione che mi aveva dati il Prèside per quei tre versi che mettevano in ridicolo il professor Muscolo , la mamma mi ha accompagnato a scuola . - Ti ci accompagno io , - ha detto - perché se ti ci accompagnasse il babbo ha giurato che ti farebbe trovar davanti all ' uscio di scuola senza neppure toccar terra ... - Come ! - ho detto - in pallone ? - Ho detto così , ma avevo capito benissimo che l ' idea era di accompagnarmi a furia di pedate nel medesimo posto ... Appena arrivato mi è toccato naturalmente di sentire una gran predica del Prèside in presenza alla mamma che sospirava e ripeteva le solite frasi che dicono i genitori in queste circostanze : - Lei ha proprio ragione ... Sì , è cattivo ... Dovrebbe esser grato , invece , ai professori che son così buoni ... Ma ora ha promesso di correggersi ... Dio voglia che la lezione gli frutti ! ... Staremo a vedere ... Speriamo bene ... Io ho tenuto sempre la testa bassa e ho detto sempre di sì ; ma da ultimo mi son seccato di far quella figura da mammalucco e quando il Prèside ha detto sgranando gli occhi dietro le lenti e sbuffando come un mantice : - Vergogna , mettere il soprannome ai professori che si sacrificano per voi ! - E io allora che dovrei dire ? - ho risposto . - Tutti mi chiamano Gian Burrasca ! - Ti chiamano così perché sei peggio della grandine ! - ha esclamato mia madre . - E poi tu sei un ragazzo ! - ha aggiunto il Prèside . La sinfonia è sempre questa : i ragazzi devono portar rispetto a tutti , ma nessuno è obbligato a portar rispetto ai ragazzi ... E questo si chiama ragionare ; e con questo credono di persuaderci e di correggerci ! ... Basta . A scuola tutto è andato bene , e tutto è andato bene anche a casa , perché la mamma ha fatto in modo , anche al ritorno , di non farmi incontrare col babbo che , come ho detto , vuol farmi camminare senza toccar la terra coi piedi . Passando dal pianerottolo ho visto un gran viavai di muratori : stanno accomodando la gola del camino del salotto da ricevere . 14 dicembre . Niente di nuovo , né a scuola , né in casa . Non ho ancora rivisto il babbo e ormai spero che quando lo rivedrò gli sarà già passato ogni cosa . # Ah , stasera purtroppo , giornalino mio , l ' ho visto e l ' ho sentito ! ... Scrivo col lapis , stando disteso sul letto ... perché mi sarebbe impossibile stare a sedere dopo avercene prese tante ! Che umiliazione ! Che avvilimento ! ... Vorrei scrivere ancora raccontando la causa di questa nuova bufera che mi s ' è scaricata sulle spalle ... anzi , per essere più esatti , sotto le spalle : ma non posso ; soffro troppo nel morale per l ' amore proprio che è stato colpito a sangue , e anche nel materiale che è stato purtroppo anch ' esso colpito a sangue senza nessuna pietà . 15 dicembre . Sono stato a scuola : e rinunzio a dire quel che ho provato nell ' andare , nello stare e nel tornare . Scrivo in piedi perché ... mi stanco meno . Il motivo , dunque , delle busse avute ieri è da ricercarsi nella manìa che ha la Caterina di occuparsi sempre delle cose che non la riguardano invece di pensare alle sue faccende . E si sa , ormai , che in ultimo , chi ci va di mezzo son sempre io , anche se si tratta di antiche sciocchezze che a quest ' ora dovrebbero essere dimenticate . lersera Caterina cercando non so che in un armadio , pescò un paio di calzoni miei da mezza stagione che non mi ero più messo da quest ' autunno ; e frugando nelle tasche trovò , involtato in un fazzoletto , un orologio d ' oro da donna ridotto in bricioli . Invece di lasciar la roba dove l ' aveva trovata come le avrebbe dovuto suggerire la più elementare delicatezza , che cosa fece la Caterina ? Andò subito dall ' Ada , la quale andò dalla mamma e tanto chiacchierarono tutt ' e due su questa faccenda che arrivò il babbo e volle sapere anche lui di che cosa si trattava . E allora vennero tutti da me per le spiegazioni . - Non è niente , - dissi io - è una cosa proprio da nulla . conto neanche di parlarne ... - Ma come ! Un orologio d ' oro ... - Sì , ma è inservibile . - Sfido ! È ridotto in mille bricioli . - Appunto . Serviva per fare certi giochi tra noi ragazzi ... ma è passato tanto tempo ! - Meno discorsi ! - disse il babbo a un tratto - e sentiamo subito di che si tratta . - Mi è toccato naturalmente a raccontare tutta la storia del gioco di prestigio che feci tanto tempo fa con Fofo e con Marinella facendomi dare l ' orologio della signora Olga che pestai nel mortaio e che sostituii poi con quello della mamma . Appena ebbi finito il mio racconto fa un diluvio di esclamazioni , di rimproveri , di minacce . - Come ! - gridava la mamma . - Ah ! Ora capisco ! Ora si spiega tutto ! La signora Olga che è tanto distratta non si è mai accorta della sostituzione ... - Sicuro ! proprio così ! - urlava Ada . - E noi che abbiam creduto a un caso di cleptomania ! E quel che è peggio lo abbiam fatto credere anche a suo marito ! Che figura ! .. - Ma tu , - ripigliava a gridare la mamma - tu , sciagurato , perché non dicesti niente ? - E qui le aspettavo . - Io anzi lo volevo dire ! - risposi . - Mi ricordo benissimo che incominciai a dirvi che non era per niente un caso di cleptomania , e allora saltaste su tutte a gridare che io in queste cose non dovevo metter bocca , che i ragazzi non devono impicciarsi di quel che dicono i grandi , che non posson capire l ' importanza delle cose ... e via dicendo . Io stetti zitto per obbedienza . - E la nostra ampolliera d ' argento che ritrovammo poi in casa della signora Olga ? - E i miei fazzoletti ricamati ? - Anche questa roba la portai io in casa della signora Olga per divertirmi . - A questo punto s ' è avanzato verso di me il babbo , spalancando gli occhi ed esclamando con voce minacciosa : - Ah tu ti diverti così ? Ora ti farò vedere come mi diverto io ! ... - Ma io ho incominciato a girare intorno alla tavola , mentre dicevo le mie ragioni : - Ma è colpa mia se loro s ' eran messe in testa l ' affare della cleptomania ? - Brutto birbante , ora l ' hai da pagar tutte ! - Ma pensa , babbo , - seguitavo io a dire piagnucolando - pensa che son cose passate ... I fuochi li misi nella gola del camino quando prese marito la Luisa ... L ' affare dell ' orologio è dell ' ottobre ... Capirei che tu mi avessi picchiato allora ... Ma ora no , ecco , ora son cose passate , babbo , non me ne ricordo più ... - Qui il babbo riuscì ad acciuffarmi , e disse con accento feroce : - Ora , invece , io te ne farò ricordare per un pezzo ! - E infatti ... mi ha lasciato molti segni nel taccuino ! È giusta ? Se è giusta mi aspetto un giorno o l ' altro d ' esser picchiato per le bizze che facevo quando ero piccino di due anni ! ... 16 dicembre . Oggi ho avuto una gran soddisfazione . Era stato stabilito che appena tornato da scuola dovessi andare con la mamma e l ' Ada dalla signora Olga a confessare quella che chiamano la mia colpa e a chieder perdono . Infatti siamo andati da lei , e io , tutto confuso , ho incominciato subito a raccontarle il fatto del gioco dì prestigio , che la signora Olga ha ascoltato con molta curiosità . Poi ha detto : - Ma vedete un po ' che testa ho io ! Ho tenuto per tanto tempo un orologio che non è mio senza neppure accorgermene ! - Ed è corsa a pigliarlo per restituirlo alla mamma che diceva : - Ma le pare ! Ma le pare ! - Ecco ! Questo si chiama ragionare ! Infatti se la signora Olga si fosse accorta subito dell ' orologio , tutto si sarebbe spiegato a suo tempo . È colpa mia dunque , se la signora Olga è tanto distratta ? Ma il più bello è stato quando la mamma e l ' Ada hanno dovuto raccontare la faccenda della cleptomania . Via via che procedeva il racconto , la signora Olga si interessava divertendosi come se si fosse trattato di un ' altra persona invece che di lei , e da ultimo dette in una solenne risata , agitandosi sul canapè esclamando : - Ah bella ! Ah bellissima ! Come ! Mi hanno fatto prendere anche delle medicine per guarire della cleptomania ? Ah ! Ma questo è un episodio graziosissimo , degno di un romanzo ! ... E tu , birichino , ti ci divertivi , eh ? Chi sa quanto hai riso ! ... Sfido ! mi ci sarei divertita anche io ! ... - E mi ha acchiappato per la testa e mi ha coperto di baci . Come è buona la signora Olga ! Come si capisce subito che è una donna piena di cuore e piena d ' ingegno , senza tutte le esagerazioni che hanno le altre donne ! La mamma e l ' Ada son rimaste molto confuse perché si aspettavano , invece , chi sa che scena ! Ma quando siamo venuti via non ho potuto far a meno di dir loro : - Imparate dalla signora Olga come si devono trattare i ragazzi ! ... - E mi son grattato dove mi duole tanto a camminare . 17 dicembre . Oggi a scuola ho avuto che dire con Cecchino Bellucci per causa di Virginia . - È vero - mi ha detto il Bellucci - che tua sorella ha sposato quell ' arruffapopoli dell ' avvocato Maralli ? - È vero - gli ho risposto - ma il Maralli non è quello che dici tu : invece è un uomo d ' ingegno , e presto sarà deputato . - Deputato ? Bum ! ... - E il Bellucci si è coperto la bocca , soffocando una risata . Io , naturalmente , ho incominciato a riscaldarmi . - C ' è poco da ridere ! - gli ho detto scotendolo per un braccio . - Ma non sai - ha ripreso lui - che per fare il deputato ci vogliono dimolti , ma dimolti quattrini ? Sai chi sarà deputato ? Mio zio Gaspero : ma lui è commendatore e il Maralli no ; lui è stato sindaco e il Maralli no ; lui è amico di tutte le persone più altolocate e il Maralli no ; lui ha l ' automobile e il Maralli no ... - Che c ' entra l ' automobile ! - gli ho detto . - C ' entra , perché con l ' automobile mio zio Gaspero può andare in tutti i paesi di campagna e anche in cima ai monti a fare i discorsi , mentre il Maralli , se ci vuole andare , bisogna che ci vada a piedi ... - Nel paesi di campagna ? Il mio cognato , per una certa regola tua , è il capo di tutti gli operai e di tutti i contadini , e se il tuo zio va in campagna anche con l ' automobile ci troverà delle brave bastonale ! - Bum ! A parole ! - C ' è poco da far bum ... - Bum ! - Smetti di fare bum , t ' ho detto . - Bum ! bum ! - Quando poi s ' esce di scuola , te lo dò io il bum ! - Lui s ' è chetato perché sa , come sanno tutti , che Giannino Stoppani riffe non se ne lascia far da nessuno . Difatti dopo scuola l ' ho raggiunto alla porta d ' uscita dicendogli : - Ora facciamo i conti fra noi ! - Ma lui ha affrettato il passo e , appena fuori , è montato sull ' automobile di suo zio che lo aspettava e s ' è messo a suonar la tromba tra l ' ammirazione di tutti i nostri compagni , mentre lo scioffèr girava il manubrio e via di gran corsa ... Non importa . Gliele darò domani ! 23 dicembre . È quasi una settimana che non scrivo in questo mio caro giornalino . Sfido ! Come avrei potuto farlo con la clavicola spostata e il braccio sinistro ingessato ? Ma oggi finalmente il dottore mi ha tolto l ' apparecchio , e alla meglio posso descrivere qui , dove confido tutti i miei pensieri e tutti i casi della mia vita , la tremenda avventura che mi successe il 18 dicembre - data memorabile per me perché fu un vero miracolo che non segnasse l ' ultimo giorno della mia vita . Quella mattina , dunque , appena Cecchino Bellucci venne a sedermi accanto in scuola , lo trattai di vigliacco perché era scappato in automobile per paura della lezione che gli avevo promesso . Lui allora mi spiegò che in questi giorni essendo i suoi genitori a Napoli per la malattia di suo nonno , che sarebbe il babbo della sua mamma , era stato accolto in casa del suo zio Gaspero il quale lo mandava a prendere a scuola tutti i giorni con l ' automobile per lo scioffèr , e che perciò non poteva trovarsi a solo a solo con me , almeno per un certo tempo . Dietro queste spiegazioni mi calmai , e ci mettemmo a discorrere dell ' automobile che è una cosa che mi interessa assai ; e il Bellucci mi spiegò tutto il meccanismo , dicendomi che lui lo conosce benissimo e ci sa andare anche solo e ci è andato più d ' una volta , perché basta saper girare il manubrio e stare attenti alle voltate , anche un ragazzo lo sa manovrare . Io veramente ci credevo poco , perché mi pareva impossibile che lasciassero l ' automobile nelle mani a un ragazzetto come Cecchino Bellucci . E siccome glielo dissi , lui per punto d ' impegno mi propose una scommessa . - Senti , - mi disse - lo scioffèr oggi deve fermarsi alla Banca d ' Italia per sbrigare una commissione che gli ha dato lo zio Gaspero , e io rimarrò solo sull ' automobile . Tu cerca il modo di uscir prima dalla scuola , e fatti trovare sul portone della Banca ; mentre lo scioffèr si tratterrà dentro tu monterai sull ' automobile e io ti farò fare un giretto intorno alla piazza , e così vedrai se son capace o no . Va bene ? - Benone ! - E si scommise dieci pennini nuovi e un lapis rosso e turchino . Detto fatto , una mezz ' oretta prima dell ' uscita cominciai a dimenarmi sulla panca , finché il professor Muscolo mi disse : - Tutti fermi ! Che cos ' ha lo Stoppani che si divincola come un serpente ? Tutti zitti ! - Mi dòle il corpo , - risposi . - Non ne posso più ... - Allora vada a casa ... tanto c ' è poco all ' uscita . - E io , come s ' era stabilito con Cecchino , uscii e andai difilato alla Banca d ' Italia , dove aspettai fuori del portone . Poco dopo eccoti l ' automobile del Bellucci . Lo scioffèr discese , e quando fu entrato nella Banca , a un cenno di Cecchino , montai su e mi misi a sedere accanto a lui . - Ora vedrai se so mandarla anche da me , - mi disse . - Tieni intanto la tromba , e suona ... - Sì chinò dicendo : - Vedi ? Per andare , basta girar questo ... - E girò il manubrio . L ' automobile fece : putupum ! due o tre volte , e via di gran carriera . Io lì per lì mi divertii molto e mi misi a sonar la tromba a tutt ' andare ed era un ridere a veder tutta la gente sgambettar di qua e di là per scansarsi , guardandoci spaventata . Ma fu un attimo ; capii subito che Cecchino non sapeva regolar l ' automobile in nessuna maniera , né frenarla , né fermarla . - Suona , suona ! - mi diceva , come se il sonare la tromba potesse influire sul meccanismo . Si usci dalla città come una palla di schioppo , e via per la campagna con una velocità vertiginosa , tanto che non si respirava . Cecchino a un tratto lasciò il manubrio e si abbandonò sul sedile , bianco come un cencio lavato . Dio mio , che momento ! Solamente a ripensarci , mi sento rizzare i capelli sulla testa . Fortunatamente la strada era larga e diritta , e io vedevo come in sogno sfuggirmi dinanzi agli occhi la campagna intorno . Di questa visione mi è rimasta un ' impressione così viva , che posso qui riprodurla come in una istantanea . Ricordo benissimo che un contadino che badava ai buoi , vedendoci passare come una saetta , urlò con una voce formidabile che arrivò a coprire il rumore dell ' automobile : - L ' osso del collo ! ... - Il mal augurio si avverò anche troppo presto , e se non ci si ruppe proprio l ' osso del collo , andaron rotte altre ossa non meno utili . Io ricordo appena che a un certo punto vidi dinanzi a me sorgere a un tratto dalla terra come un grande fantasma bianco che si riversasse sull ' automobile ... e poi più nulla . Dopo ho saputo che a una svoltata della strada eravamo andati contro una casa , che la violenza dell ' urto era stata tale , che io e Cecchino avevamo fatto un volo per aria di una trentina di metri e che nella disgrazia avevamo avuto la fortuna di cascare dentro una macchia che ci servì come di una molla , attutendo il colpo della caduta , in modo che non fu - come poteva essere - mortale . Dice che dopo mezz ' ora del disastro arrivò lo scioffèr del Bellucci con un ' altra automobile , che era corso a prendere a nolo appena si era accorto della nostra fuga , e ci trasportò tutti e due all ' ospedale dove a Cecchino ingessarono la gamba destra e a me il braccio sinistro . Io non mi potevo muovere , e dovettero accompagnarmi a casa in lettiga . Certo è stato un brutto azzardo , e i miei poveri genitori e Ada hanno provato un gran dispiacere ; ma però è stata anche una bella soddisfazione per me il raccontare a tutti quelli che son venuti a farmi visita questa mia avventura : descrivendo la nostra corsa vertiginosa che faceva ripetere a ciascuno : - È stata una vera e propria corsa alla morte , come quella di Parigi ! E oltre a questo , ho la soddisfazione di aver vinto a quello sballone di Cecchino Bellucci dieci pennini nuovi e un lapis rosso e turchino che , appena saremo guariti , mi dovrà dare , se non vuole che gli dia quella famosa lezione che deve avere per i suoi bum contro mio cognato ! 24 dicembre . Il dottore ha detto che il braccio ritornerà certo come prima , ma intanto io non posso moverlo . Luisa , alla quale il babbo aveva scritto di questa mia malattia , ha risposto proponendo di mandarmi da lei a Roma dove il dottor Collalto dice che c ' è un suo amico specialista che mi farebbe la cura elettrica e il massaggio sicché potrei trattenermi da loro durante le vacanze di Natale e poi ritornare a casa guarito . Io ho incominciato a urlare dalla contentezza , e avrei anche battuto le mani se mi riuscisse d ' alzare il braccio . - Però - ha detto il babbo - con che coraggio ti si può mandar fuori di casa ? - Io starei sempre in pensiero di qualche disgrazia - ha aggiunto la mamma . L ' Ada ha messo la nota finale : - Bisogna proprio dire che il Collalto sia un buon uomo a invitarti a casa sua dopo il bel regalo di nozze che gli facesti ... - Io son rimasto così avvilito da questo plebiscito , che la mamma s ' è mossa a compassione e ci ha messo subito una buona parola : - Se almeno , dopo tanti guai , promettesse proprio sul serio d ' esser buono d ' esser gentile col dottor Collalto ... - Sì lo prometto ! - ho gridato con quello slancio e quell ' entusiasmo che metto sempre nelle mie promesse . E così , dopo un po ' dì discussione , è stato stabilito che per Santo Stefano il babbo mi accompagnerà a Roma . Io sono felice e benedico il momento in cui mi son rovinato il braccio . Andare a Roma è un mio antico sogno , e non mi par vero di vedere il Re , il Papa , gli Svizzeri e tutti i monumenti antichi che ci sono . Quello poi che mi solletica più di tutto è l ' idea di far la cura elettrica , solamente a pensarci mi par di sentirmi dentro il corpo una batteria di pile e non posso star fermo . Viva Roma capitale ! # In questo momento ho saputo che Cecchino Bellucci sta male . Pare che sia proprio un affare serio , e che sia difficile che la gamba gli ritorni come prima . Povero Cecchino ! Ecco a che cosa si può andare incontro quando ci si vanta di saper fare una cosa , mentre invece non se ne sa niente ! Però mi dispiace molto di questa cosa perché il Bellucci con tutti i suoi difetti è un buon ragazzo . 25 dicembre . Io preferisco a tutti gli altri mesi dell ' anno quello di dicembre , perché c ' è il Natale e Caterina fa sempre due bei budini , uno di riso e uno di semolino perché alla mamma piace quello di semolino e quello di riso non lo può soffrire , e il babbo va matto per quello di riso mentre quello di semolino l ' ha a noia come il fumo agli occhi ; io , invece , li preferisco tutti e due , e siccome anche il dottore dice che tra i dolci i budini sono i più igienici , così ne mangio quanto mi pare e nessuno mi dice nulla . 26 dicembre . Parto per Roma fra due ore . C ' è una grande novità ; il babbo non viene ad accompagnarmi , ma mi affida invece al signor Clodoveo Tyrynnanzy , suo intimo amico che viene appunto nella capitale per affari , e che mi consegnerà al dottor Collalto , - nelle sue proprie mani medesime - come ha detto lui . Che tipo buffo è il signor Clodoveo ! Prima di tutto vuol far sempre il forestiero , e s ' è cambiato gli i del suo cognome , che sarebbe Tirinnanzi , in tanti ipsilonni facendone un Tyrynnanzy , perché dice che nel suo commercio , rappresentando le principali fabbriche d ' inchiostri dell ' Inghilterra , gli giova presentarsi ai clienti con tre ipsilonni ... E poi è un tombolotto grosso e grasso con un faccione largo contornato da due cespugli rossi di fedine e con un nasino più rosso che mai e tondo tondo nel mezzo , che pare proprio un di que ' pomodorini piccoli ma tutto sugo . - Bada ! - gli ha detto il babbo - ti prendi una bella responsabilità , perché Giannino è un ragazzaccio capace di tutto ... - Eh ! - ha risposto il signor Clodoveo - ma non sarà capace di scuotere la mia flemma inglese garantita come i miei inchiostri ... Se non è buono gli tingo la faccia e lo mando in una colonia indiana ! ... - Marameo ! - ho detto fra me , e son salito a prepararmi la valigia con Caterina , perché da me solo , col braccio malato , non posso . Ho messo tutto quel che mi può occorrere a Roma : le tinte , la palla di gomma coi tamburelli , la pistola col bersaglio , e ora metterò anche te , mio caro giornalino , che mi accompagni in tutte le vicende della mia vita ... A rivederci dunque a Roma ! 27 dicembre . Giornalino mio , ti riprendo subito , appena arrivato a Roma , perché ho , da narrare nelle tue pagine tutte le mie avventure di viaggio che non sono piccole né poche . Ieri , poco dopo che si fu partiti , il signor Clodoveo si mise a porre in ordine la sua roba esclamando : - Meno male ! Siamo noi due soli ... e speriamo che si rimanga così fino a Roma . Vedi , ragazzo mio ? Questa è la mia cassetta coi miei campionari ... Guarda qui quante boccette e boccettine , e che varietà d ' inchiostri ! ... Ne avresti da scrivere per tutta la vita ! ... Questo è inchiostro per penne stilografiche ... Questo qui è inchiostro per i ministeri dei quali ho la fornitura ... e su questi ci guadagniamo bene , sai ? Vedi ? E bisogna che io sappia fino a un puntino i prezzi di tutti , e la qualità chimica ... Ci vuol la testa a posto , sai , per il commercio ! - Io da principio mi son divertito molto a veder tutte quelle boccette ma poi il signor Clodoveo ha avuto un ' ispirazione infernale e mi ha detto : - Ora sta ' attento a tutte le principali stazioni dove si ferma il treno , e guarda dal finestrino ; io ti spiegherò l ' importanza dì tutte le città e te le farò conoscere meglio che la geografia , perché io ho la pratica commerciale e questa fa più dì tutti i libri ... - E infatti via via che si arrivava a una stazione il signor Clodoveo si affannava a far la sua brava lezione peggio del professor Muscolo , finché a forza di sentire spiegazioni mi sono addormentato profondamente . Quando mi sono destato ho visto nel divano difaccia il signor Clodoveo che dormiva , russando come un contrabbasso . Mi sono affacciato al finestrino e mi son messo a guardar la campagna ; ma poi mi son seccato e non sapevo che cosa fare ... Ho aperto la valigia , ho riguardato tutti i miei balocchi ... Ma ormai li conoscevo da un pezzo , e non bastavano a farmi passar la noia da dosso ... Allora ho tirato giù la cassetta dei campionari del signor Clodoveo e mi son divertito a riguardar tutte quelle boccette coi cartellini di tutti i colori . In quel momento il treno si era fermato , e dal finestrino ho visto che un altro treno era fermo di faccia a noi , per lo scambio , a pochissima distanza , tanto che , spenzolandomi fuori , forse avrei potuto toccare la faccia dei viaggiatori che vi stavano affacciati ... È stato allora che m ' è venuta un ' idea terribile . - Se avessi uno schizzetto ! - ho pensato . Mentre pensavo a questo , lo sguardo si è fermato sulla palla di gomma che era nella mia valigia rimasta aperta , e allora ho detto fra me : - E perché non potrei fabbricarmelo ? - E cavato di tasca il temperino ho fatto un buco nella palla ; poi ho preso tre bottigliette d ' inchiostro dalla cassetta del signor Clodoveo , e sono andato nella ritirata , dove , stappate le boccette , ho versato il contenuto nella catinella allungandolo con l ' acqua . Fatto questo ho sgonfiato la palla , e immersala nella catinella l ' ho riempita ... Quando son tornato nello scompartimento il treno di faccia si moveva e i viaggiatori eran tutti affacciati ... Non ho fatto altro che sporgere un po ' le braccia fuori del mio finestrino e stringere gradatamente la palla tra le mani , col foro rivolto in avanti ... Ah , che emozione ! Che effetto ! Che divertimento ! ... Campassi mill ' anni non riderò mai quanto ho riso in quel momento nel vedere tutti quei visi affacciati , che da principio avevano una grande espressione di stupore e poi subito di rabbia , spenzolarsi fuori in mezzo alle braccia che mi tendevano i pugni chiusi , mentre il treno si allontanava ... Mi ricordo perfettamente di uno che ebbe uno schizzo d ' inchiostro in un occhio , e che pareva diventato pazzo e ruggiva come una tigre ... Se lo incontrassi lo riconoscerei ... ma forse è meglio che non lo incontri più ! Il signor Clodoveo intanto seguitava a dormire come un ghiro , sicché io ebbi il tempo di rimettere a posto la sua cassetta dei campionari in modo che non potesse accorgersi di niente . E tutto sarebbe andato a finir bene ed egli non avrebbe avuto di che lamentarsi di me , se più tardi non mi fosse venuta un ' altra idea peggiore della prima , perché questa ha avuto delle serie conseguenze . Ricominciavo a seccarmi di veder sempre il signor Tyrynnanzy sdraiato sul divano e di sentirlo stronfiare , quando disgraziatamente mi dètte nell ' occhio il manubrio del segnale d ' allarme che pendeva da una cassettina sospesa nel soffitto dello scompartimento . Bisogna sapere che qualche altra volta mi aveva dato nell ' occhio quel gingillo , e che sempre avevo provato una grande tentazione di vedere che cosa succede in un treno quando si dà l ' allarme . Questa volta non seppi resistere : montai sul divano , infilai la mano nel manubrio , e tirai giù con quanta forza avevo . Il treno si fermò quasi istantaneamente . Allora aiutandomi alla meglio col braccio malato mi riuscì d ' arrampicarmi sulla rete dove si metton le valige e mi ci accovacciai , stando a vedere che cosa sarebbe accaduto . Immediatamente si aprirono tutti e due gli sportelli dello scompartimento e cinque o sei impiegati vi entrarono dentro , fermandosi dinanzi al signor Clodoveo che seguitava a dormire ; e uno scotendolo disse : - Ah ! forse gli è venuto un accidente ! - Il signor Tyrynnanzy si svegliò di soprassalto , esclamando : - Che vi pigli ! ... - E allora vennero le spiegazioni : - Lei ha dato il segnale d ' allarme ! - Io ? Niente affatto ! ... - Eppure è stato dato da questo scompartimento ! - Ah ! È Giannino ! ... Il ragazzo ! ... Dov ' è il ragazzo ! ... - esclamò a un tratto come fuori di sé il signor Clodoveo . Ah ! Forse qualche disgrazia ! Dio mio ! Il figlio di un mio amico che mi era stato affidato ! ... - Mi cercarono nella ritirata ; guardarono sotto i divani ; finalmente un impiegato mi scoprì accucciato tra due valige sulla rete , ed esclamò : - Eccolo lassù ! ... - Disgraziato ! ... - gridò il signor Clodoveo . - Tu hai dato il segnale d ' allarme ? ... Che hai fatto ? ... - Ohi ! ... - risposi con voce piagnucolosa , perché ora capivo tutto il male fatto - mi doleva tanto il braccio malato ... - Ah ! E per questo ti sei arrampicato costassù ? - Intanto due impiegati mi avevano preso di peso e mi avevano tirato giù , mentre gli altri eran corsi via a far ripartire il treno . - Lei sa che c ' è la multa ! - dissero gl ' impiegati rimasti . - Lo so : ma la pagherà il padre di questo signorino ! - rispose il signor Clodoveo , guardandomi come se mi avesse voluto incenerire . - Intanto , però , bisogna che paghi lei ... - Ma se io dormivo ! - Appunto : dal momento che le era stato affidato il ragazzo doveva vigilarlo ... - Sicuro ! - esclamai io tutto contento , guardando l ' impiegato che dava prova di tanto senso comune . - La colpa è del signor Clodoveo ... Ha dormito per tutto il viaggio ! ... - Il signor Tyrynnanzy fece l ' atto come di strozzarmi , ma non disse niente . È stato fatto il verbale di contravvenzione , e il signor Clodoveo ha dovuto pagar la multa . Rimasti soli , ha durato un pezzo a dirmi delle impertinenze ; e il peggio è stato quando , essendosi egli ritirato nella ritirata , è riuscito fuori e , dopo aver dato un ' occhiata nella sua cassetta dei campionari , s ' è accorto delle boccette che mancavano . - Che hai fatto dei miei campioni d ' inchiostro , assassino ! ... - ha gridato . - Ho scritto una lettera ai miei propri genitori ! - ho risposto tremando . - Come una lettera ! ... Qui mancano tre bottigliette ! ... - Ne avrò scritte tre ... ora non mi ricordo ! ... - Ma tu sei peggio di Tiburzi ! ... Come fa la tua povera famiglia a sopportare una canaglia come te ? ... - E così ha seguitato a dirmi parolacce finché non siamo arrivati a Roma . Bel modo , questo , di accompagnare un ragazzo affidato da un amico ! ... Ma io ho avuto prudenza e non gli ho risposto mai niente , meno che quando mi ha consegnato al mio cognato Collalto , al quale ha detto : - Tenga : glielo consegno intatto ... ma in parola d ' onore darei dieci anni di vita piuttosto che essere nei piedi di lei che è costretto , povero signore , a tenerlo per diversi giorni ! ... Dio gliela mandi buona ! ... Hanno ragione a chiamarlo Gian Burrasca ! - Allora non ne ho potuto più , e gli ho risposto : - Con codesti piedoni che ha lei , invece , dovrebbe ringraziare Iddio se potesse essere nei piedi di chiunque altro ! E in quanto a Gian Burrasca è meglio farsi chiamar così che farsi chiamare con tre ipsilonni come fa lei che è proprio una ridicolaggine ! - Il dottor Collalto mi ha fatto cenno di stare zitto ; e mentre mia sorella mi faceva passare in un ' altra stanza , ho sentito che egli diceva sospirando : - Si comincia bene ! - 28 dicembre . Il mio braccio è molto peggiorato a causa dello sforzo fatto ieri per salire nella rete del compartimento . Il Collalto mi ha portato stamani da quel suo amico che fa le cure elettriche , e che si chiama il professor Perussi il quale , dopo avermi visitato , mi ha detto : - Ci vorrà una diecina di giorni e anche più ... - Meglio ! - ho detto io . - O che hai piacer a star male ? - ha esclamato il professore sorpreso . - No , ma mi piace tanto di stare a Roma , e poi a far la cura elettrica con tutte quelle macchine deve essere molto divertente ... - Il professor Perussi ha incominciato subito a farmi il massaggio elettrico applicandomi la corrente con una macchina motto complicata che mi faceva come un gran formicolìo in tutto il braccio , mentre io ridevo a più non posso . - Questa - ho detto - è la macchina per fare il solletico ... Ci vorrebbe per il signor Tyrynnanzy che , dopo l ' affare del segnale d ' allarme , è diventato così serio ! - Vergognati ! - ha detto il Collalto ; ma l ' ha detto ridendo . # Mia sorella Luisa mi ha fatto grandi raccomandazioni di star buono e quieto in questi giorni che rimarrò presso di lei , perché prima di tutto la sora Matilde che è sua cognata , ossia la sorella di Collalto , è una ragazza invecchiata ed è molto ordinata nelle sue cose e anche un po ' meticolosa , e poi perché il dottor Collalto è specialista per le malattie del naso , della gola e degli orecchi , come è scritto nel cartellino sull ' uscio di casa , e dà le consultazioni tutti i giorni , motivo per cui non bisogna far rumore a causa dei clienti che vengono a farsi visitare . - Del resto - ha detto - tu anderai molto fuori , a veder Roma , e ti accompagnerà il cavalier Metello che la conosce sasso per sasso . - 29 dicembre . Ieri sono stato a girare col cavalier Metello che è un signore amico dì Collalto , molto istruito e che sa la storia d ' ogni monumento dall ' a alla zeta . Mi ha portato a vedere il Colosseo che anticamente era un anfiteatro dove facevano i combattimenti degli schiavi con le bestie feroci , e le matrone si divertivano a veder mangiare i cristiani vivi . Com ' è bella Roma per uno che abbia passione per la storia ! E che grande varietà di paste al caffè Aragno , dove sono stato iersera con mia sorella ! Stamani andiamo con lei a fare una passeggiata a Ponte Molle . # Torno ora da Ponte Molle , dove sono stato in tranvai con Luisa . Le ho domandato perché si chiama Ponte Molle , ma lei non lo sapeva , e allora ci siamo rivolti a un uomo di lì il quale ha detto : - Si chiama Ponte Molle perché è sul Tevere che è sempre molle , ossia bagnato a questo modo , e non è come tanti altri fiumi che appena vien l ' estate si asciugano subito . - Quando ho detto questa cosa al cavalier Metello , che è venuto poco fa per fissar la passeggiata di domani , si è messo a ridere a crepapelle , e poi , ritornato serio , ha detto : - Questo ponte si chiamava anticamente Molvius e anche Mulvius e v ' è pure chi lo chiamava Milvius , ma il nome che ha ora è forse una corruzione dell ' antica denominazione Molvius , nome che deriva probabilmente dal colle che gli sovrasta di faccia , sebbene molti si ostinino nella denominazione Milvius , facendola derivare da Aemilius ossia da Emilio Scauro che si crede sia stato il costruttore del ponte , mentre d ' altra parte è provato che lo stesso ponte esisteva un secolo prima che nascesse Emilio Scauro , tanto è vero che Tito Livio dichiara che quando il popolo di Roma andò incontro ai messi che portavano la notizia della vittoria contro Asdrubale , traversarono proprio quel ponte ... - Il cavalier Metello è molto istruito , e certo pochi posson vantarsi di sapere la storia romana come la sa lui ; ma in quanto a me , dico la verità , mi persuadeva più la spiegazione che mi ha dato stamani quell ' uomo che tutti i Milvius , i Molvius e i Mulvius del cavalier Metello . 30 dicembre . Oggi , mentre eravamo a colazione , Pietro il cameriere è venuto a dire a Collalto : - Professore , c ' è la marchesa Sterzi , che desidera parlar con lei per quella cura che le disse ieri l ' altro ... - Il Collalto che aveva molto appetito ha incominciato a sbuffare dicendo : - Proprio in questo momento ! ... Dille che aspetti ... E intanto tu va ' dal farmacista , e fatti spedir questa ricetta subito ! ... - E mentre il cameriere se n ' andava ha aggiunto : - Questa vecchia civetta che parla col naso come un òboe , si è messa in testa che io possa farla guarire ... Però è buona cliente , e va trattata bene ... - Dopo questo discorso mi è venuto naturalmente una voglia pazza di vedere questa signora , e poco dopo , con una scusa , mi sono alzato da tavola e sono andato nella sala d ' aspetto dove infatti ho trovato una signora buffa con una bella mantella di pelliccia , e che appena mi ha visto mi ha detto : - Ah , bel ragazzino ... che fai ? - Io lì per lì non ho saputo resistere alla tentazione di rifarle il verso , e ho risposto discorrendo col naso : - Io sto bene , e lei ? - Nel sentirmi discorrer col naso si è turbata , poi mi ha guardato , e vedendo che stavo serio , mi ha detto : - Ah ! forse anche tu hai la mia malattia ? - E io , parlando col naso più che mai : - Sissignora ! - - Forse - ha seguitato la marchesa - fai anche tu la cura del professor Collalto ? - E io daccapo : - Sissignora ! ... - Allora mi ha abbracciato e baciato , e poi ha detto : - Il professor Collalto è molto bravo , è uno specialista e , vedrai , ci guarirà tutti e due ... - E io , sempre discorrendo col naso : - Sissignora , sissignora ! ... - In quel momento è entrato il Collalto che sentendomi discorrere a quel modo è diventato pallido come questa carta , e voleva certo dirmi qualcosa , ma la signora non glie ne ha dato il tempo perché ha detto subito : - Ecco qui un mio compagno di sventura , è vero , professore ? Anche lui , mi ha detto , è ammalato come me , e viene da lei a chiederle la guarigione ... - Il Collalto mi ha dato un ' occhiata che pareva volesse fulminarmi , ma per non pregiudicare la situazione ha detto in fretta : - Eh , già , già ... vedremo , sicuro ! Intanto ecco , signora marchesa , prenda questa boccetta e faccia delle inalazioni mattina e sera , versando poche gocce del contenuto in una catinella d ' acqua bollente ... - Io sono uscito dalla sala e son corso da mia sorella , dove poco dopo mi ha raggiunto il Collalto che mi ha detto con la voce che gli tremava dalla rabbia : - Bada bene , Giannino : se tu ardisci un ' altra volta di entrare nella sala d ' aspetto e di parlare con i clienti , io ti strozzo , hai capito ? Ti strozzo , in parola d ' onore ... Ricòrdatelo ! - Come sono interessati gli uomini , e specialmente i dottori specialisti in malattie del naso e della gola ! Per paura di perder la clientela strozzerebbero anche le persone di famiglia e perfino i poveri ragazzi innocenti . 31 dicembre . Com ' è uggioso quel cavalier Metello ! Anche oggi mi ha portato a veder Roma e questo mi fa piacere , ma lui ci mette tante spiegazioni , che è una cosa insopportabile . Per esempio dinanzi all ' arco di Settimio Severo s ' è messo a dire : - Questo splendido arco trionfale eretto dal Senato l ' anno 205 dell ' Era cristiana in onore di Settimio Severo e , dei suoi figli Caracalla e Geta , ha sulle due facce una iscrizione nella quale è dette come in seguito alle vittorie riportate sui Parti , sugli Arabi , sugli Adiabeni ... - Ah ! Alla fine del discorso quest ' arco di Settimio Severo mi pareva d ' averlo tutto sullo stomaco , e la mia bocca era diventata fin arco trionfale più grande di tutti gli archi trionfali di Roma messi insieme ... # La sora Matilde , cioè la sorella di Collalto , è molto brutta e molto uggiosa , e non fa che sospirare e discorrere col gatto e col canarino ; però con me va molto d ' accordo , e anche oggi mi ha detto che in fondo sono un buon figliolo . Mi domanda sempre come era Luisa da ragazza e che cosa faceva e diceva , e io le ho raccontato la storia delle fotografie che trovai in camera sua prima che pigliasse marito e della burletta che feci distribuendole ai rispettivi originali , e poi le ho detto anche di quando le trovai nel cassetto della toeletta un vasetto di pomata rossa con la quale mi tinsi le gote e lei s ' arrabbiò tanto e mi dette perfino uno schiaffo , perché c ' era presente la sua amica Bice Rossi che era una ragazza pettegola e non le sarebbe parso il vero d ' andare a dire che mia sorella si tingeva ... Bisognava vedere come si divertiva la sora Matilde a sentirmi descrivere queste cose , e basti dire che da ultimo mi ha regalato cinque gianduiotti e due caramelle di limone , e bisogna proprio dire che mi vuol bene , perché , a quel che dice la Luisa , è più golosa lei di dolci che dieci ragazzi , e se li mangia tutti per sé . Se li tiene tutti chiusi nell ' armadio e ce n ' ha di tutte le qualità , ma se mi riesce un di questi giorni di metterci le mani , può dire addio alle sue provviste ! ... Ora , caro giornalino , ti lascio perché domani è il primo dell ' anno e devo scrivere una lettera ai miei genitori per chieder perdono delle mie mancanze di quest ' anno , e promettere per l ' anno novo d ' esser bono , studioso e ubbidiente . 2 gennaio . Eccoci nell ' anno novo ! Che pranzo , ieri ! Quanti dolci e liquori e rosolii e pasticcini di tutti i colori e di tutti i sapori ! Che bella cosa è il capodanno e che peccato che venga così di rado ! Se comandassi io , vorrei fare una legge perché il primo dell ' anno capitasse almeno un paio di volte al mese , e ci starebbe anche la sora Matilde , la quale ieri mangiò tanti biscottini , che stamani ha dovuto pigliare l ' acqua di Janos . 3 gennaio . Ieri ne ho fatta una grossa , ma però ci sono stato spinto ; e se si andasse in tribunale , credo che i giudici mi darebbero le circostanze attenuanti , perché era un pezzo che il signor marchese mi provocava senza nessuna ragione . Questo signor marchese è un vecchio ganimede tutto ritinto che viene dal professor Perussi , dove anche lui fa una cura elettrica ma tutta diversa dalla mia perché lui fa i bagni di luce , mentre io fo il massaggio ... o per dir meglio lo facevo perché dopo questo fatto non lo fo più . Pare che a questo tale il professor Perussi avesse raccontato il fatto dell ' automobile che fu causa che io mi ruppi il braccio , perché ogni volta che ci incontravamo su nel gabinetto di consultazione mi diceva : - Ehi , giovanotto ! Quando andiamo a fare una corsa in automobile ! - E questo me lo diceva con un risolino così maligno , che non so come abbia fatto a non rispondergli male . Io domando chi gli dava il diritto , a questo corvo spelacchiato che non so nemmeno come si chiama , di mettere in ridicolo la mia disgrazia , e se io non avevo tutte le ragioni d ' averlo preso in uggia e di accarezzare l ' idea di fargli qualche tiro che gli servisse di lezione ... E il tiro gliel ' ho fatto ieri ed è riuscito anche peggio di come l ' avevo architettato io . Bisogna sapere prima di tutto che il bagno di luce che fa il signor marchese consiste in una specie di cassa piuttosto grande , dentro la quale il malato si mette a sedere su un apposito sedile , e ci riman chiuso dentro con tutta la persona , meno la testa , che sporge fuori da un ' apertura rotonda nella parete superiore . Dentro questa cassa vi sono moltissime lampade rosse di luce elettrica che rimane accesa e nella quale dicono che il malato fa il bagno , mentre invece non si bagna per niente e resta asciutto come quando ci è entrato , se non di più . Io , dunque , avevo visto un paio di volte il signor marchese entrare in codesto cassettone , che è in una stanza molto distante da quella dove io mi facevo il massaggio , e rimanervi un ' ora , trascorsa la quale l ' inserviente andava ad aprir la cassa e a levarlo di dentro . E lì in quella stanza ieri si è svolta la mia feroce ma giusta vendetta . Avevo portato con me una cipolla che avevo trovato in cucina a casa di mia sorella . E dopo fatto il massaggio , invece d ' andar via , sgattaiolai nella stanza del bagno di luce dove si era recato poco prima il signor marchese . Egli era là , infatti , ed era così buffa quella sua testa tutta ritinta sporgente fuori da quel cassone , che non potei fare a meno di ridere . Egli mi guardò meravigliato , e poi , col suo solito risolino canzonatorio , mi disse : - Che venite a far qui ? Perché non andate a fare una passeggiata in automobile , oggi che è una bella giornata ? - Io non ne potevo più dalla rabbia . Tirai fuori la cipolla e gliela stropicciai forte forte sotto il naso e tutt ' intorno alla bocca ; ed era buffo il sentirlo agitar gambe e braccia dentro il cassone dov ' era chiuso , senza poter difendersi in nessuna maniera , e vederlo fare con la faccia le più ridicole smorfie , cercando di gridare , ma inutilmente , perché l ' odore acutissimo della cipolla quasi lo soffocava ... - Ed ora , - gli dissi - se permette , vado a far una giratina in automobile ! - E me ne venni via , richiudendo la porta della stanza . Stamani ho saputo che , passata l ' ora del bagno gli inservienti andarono per levarlo dal cassone , e vedendolo col viso rosso e tutto in lacrime , chiamarono d ' urgenza il professor Perussi che esclamò subito : - Questa è una crisi nervosa ... Presto , fategli una doccia ... - E il signor marchese fu inaffiato ben bene , malgrado le sue proteste e le sue grida , le quali non facevano che confermar sempre più il professore nella sua opinione che si trattasse di una terribile sovraeccitazione nervosa . Inutile dire che il professor Perussi si è affrettato a informare dell ' accaduto il suo amico e mio cognato Collalto , pregandolo di non mandarmi più a far la cura elettrica ; ed è anche inutile aggiungere che il Collalto me ne ha dette di tutti i colori , terminando con queste parole : - Bravo davvero ! ... Gian Burrasca non poteva incominciar l ' anno meglio di così ... Ma in quanto a proseguirlo , caro mio , lo proseguirai a casa tua , perché io ne ho abbastanza ! - 4 gennaio . Stamani Collalto aveva scritto al mio babbo una lettera col pepe e col sale ( come ha detto lui ) informandolo di tutte le mie birbanterie ( son sempre sue parole ) e pregandolo di venirmi subito a riprendere ; ma poi la lettera non è stata più impostata e anzi mio cognato ha smesso il broncio e mi ha detto sorridendo : - Via per questa volta ci passeremo sopra , anche per non dare un dispiacere ai tuoi genitori ... Ma bada bene ! La lettera rimane qui nel cassetto del mio scrittoio , e alla prima che mi fai ancora , io l ' aggiungo alle altre e le spedisco tutte insieme a tuo padre ... Règolati ! - Il curioso è che questo cambiamento di scena è avvenuto in seguito a un ' altra mia birbanteria - per dir come dice Collalto - ma che pare abbia fatto molto piacere a mio cognato . Ed ecco come sta il fatto . Oggi , alla solita ora , cioè quando si era a colazione , è venuta la marchesa Sterzi , quella che fa la cura per non parlar più col naso . Io allora ho pensato , che , giacché il Collalto aveva scritto al babbo ( allora credevo che avesse già impostata la lettera ) , potevo pigliarmi qualche altro divertimento senza pregiudicare di più la mia situazione ; e còlto il momento propizio sono andato di corsa nella sala delle consultazioni . La marchesa stava seduta in una poltrona voltando le spalle verso la porta per la quale ero entrato io . Mi sono avvicinato piano piano alla poltrona , e , quando le sono stato proprio dietro , mi son chinato perché non mi vedesse e ho gridato : - Maramèo !..- La marchesa ha fatto un salto sulla poltrona , e quando mi ha visto accoccolato sul tappeto ha esclamato : - Chi è là ? - Il gatto mammone ! - ho risposto , inarcando la schiena , puntandomi sulle mani e sul piedi e sbuffando come fanno i gatti . Mi aspettavo che la marchesa Sterzi si risentisse per questo mio scherzo ma invece ella mi ha guardato un poco con ammirazione e poi si è chinata su me , mi ha rialzato , mi ha abbracciato , mi ha accarezzato , e ha incominciato a dire con voce tremante per la commozione : - Oh caro ! Oh caro ! Ah che gioia , che grande gioia mi hai recata , ragazzo mio ! ... Oh che grata sorpresa ! ... Parla , parla ancora ... Ripeti ancora quella magica parola che mi ridà la pace dell ' anima e suona al mio orecchio come una dolce promessa e il più gradito augurio ch ' io possa mai desiderare ... - Io , senza farmi pregare , ho ripetuto : - Marameo ! - E la marchesa a raddoppiare le carezze e gli abbracci , mentre io , per farle piacere , seguitavo a ripetere : Marameo , marameo ... Finalmente ho capito il motivo di tanta allegrezza : la marchesa sentendo che non discorrevo più col naso come la prima volta che mi aveva incontrato , mi credeva guarito e non finiva di domandarmi : - E quanto tempo è durata la cura ? E quando hai cominciato a sentire il miglioramento ? E quante inalazioni facevi al giorno ? E quanti sciacqui ? - Io da principio le rispondevo quel che mi veniva alla bocca ; ma poi , siccome cominciavo a seccarmi , l ' ho piantata li , e soltanto quando sono stato sulla porta , le ho ripetuto , sempre per farle piacere : - Marameo ! - Ma proprio in quel momento stava per entrare il dottor Collalto il quale , avendo sentito quella parola , mi ha allungato una pedata nel corridoio che son riuscito a scansare per miracolo , e ha borbottato fremendo : - Canaglia , ti avevo proibito di venir qui ! .. - Poi è entrato nella sala di consultazione , e io , ritornando indietro per il corridoio con l ' intenzione di andare in camera mia e chiudermici dentro a scanso di altre pedate , ho sentito che diceva alla marchesa Sterzi : - Perdonerà , signora marchesa , se quel ragazzaccio maleducato ... Ma la marchesa lo ha interrotto subito : - Che dice mai , caro professore ! anzi non può immaginare quanto confortante sia stato per me il poter constatare i miracolosi effetti della sua cura ... Quel ragazzo è guarito in pochi giorni ! ... - Qui ci è stata una pausa , e poi ho sentito il Collalto che diceva : - Già , già ... infatti è guarito presto ... Sa , un ragazzo ! Ma spero col tempo di guarire anche lei ... - Non ho voluto sentir altro ; e invece dì andarmi a chiudere in camera , sono andato da mia sorella che ho trovato nel suo salottino da lavoro e alla quale ho raccontato tutta la scena . Che risate abbiamo fatto insieme ! E così , mentre si rideva a crepapelle , ci ha sorpresi il Collalto che ha riso anche lui ... e non ha spedito più la lettera al babbo . - Giannino - ha detto mia sorella - ha promesso dì esser buono , non è vero ? - Sì , - ho risposto - e non dirò più bugie ... nemmeno alla marchesa Sterzi . - Ah ! - ha esclamato mio cognato - badiamo bene che tu non abbia a incontrarti più con lei , altrimenti c ' è il caso che il bene vada a finire in male ! - 5 gennaio . Oggi ho avuto un ' altra grande soddisfazione ... Pare proprio che in casa di mia sorella si incominci un po ' a render giustizia ai ragazzi ! Stamani verso le dieci è venuto da mio cognato il professore Perussi , quello che fa le cure elettriche , e siccome si son chiusi tutti e due nello studio , io , dubitando che ci fosse qualche nuova complicazione nell ' affare di quel signor marchese ritinto al quale sfregai una cipolla nel muso mentre era chiuso nel bagno di luce elettrica , mi son messo con l ' orecchio al buco della serratura per ascoltare ... Dico la verità : se invece di aver sentito quel che ho sentito proprio con quest ' orecchio me l ' avesse raccontato qualcuno non ci crederei per tutto l ' oro del mondo ! Il professor Perussi , appena entrato nello studio , dando in una gran risata ha detto al Collalto queste precise parole : - Non sai che mi càpita ? Quel marchese , sai bene , che veniva da me a fare i bagni di luce , dopo la canagliata che gli fece l ' altro giorno quel pezzo da galera di tuo cognato , mi ha detto che in vita sua non era stato mai bene né si era sentito così in forze come quel giorno , e che certo doveva dipendere dalle fregagioni di cipolla fattegli sul viso durante il bagno ... Conclusione : ora nel mio gabinetto gli fo una cura novissima , mai sentita rammentare nelle cronache scientifiche di tutto il mondo , che ho battezzato bagno di luce con massaggio faciale di allium cepa . - A questo punto hanno dato tutt ' e due in una grande risata , e questa è stata una fortuna , perché così non hanno sentito la mia . Poi il Collalto ha raccontato il fatto della marchesa Sterzi , e qui daccapo a ridere come due matti . E pensare che spesso si sgridano i ragazzi per certe cose che , se i grandi aspettassero il tempo necessario per vedere come vanno a finire , dovrebbero invece lodarle e ringraziarci di averle fatte ! 6 gennaio . Evviva la Befana ! Stamani Luisa mi ha portato in , camera una bella calza piena di dolci con un bel pulcinella in cima , e Collalto mi ha regalato un bel portamonete di pelle di coccodrillo . Da casa mia poi mi hanno scritto di avermi preparato altre liete sorprese per quando ritornerò ... Per me oggi è una bellissima giornata . Viva la Befana ! ... 8 gennaio . Sono qui in camera mia e sto aspettando il babbo che deve venire a prendermi , perché purtroppo ieri il Collalto gli ha spedito la famosa lettera , e quel che è peggio con l ' aggiunta delle ultime mie birbanterie . Questo è il nome che egli dà alle disgrazie che possono capitare a un povero ragazzo perseguitato dal proprio destino che pare si diverta a ricacciarlo nell ' abisso proprio nel momento in cui tenta di sollevarsi alla stima dei propri genitori e parenti . E le disgrazie , si sa , non vengono mai sole ; motivo per cui ieri me ne son successe diverse collegate insieme in modo che , se i grandi non fossero sempre propensi a esagerare l ' importanza dei nostri errori , si dovrebbero considerare logicamente come una disgrazia sola . Ed ecco per filo e per segno come andò la faccenda . Ieri mattina , mentre la sora Matilde era fuori di casa , andai nel suo salottino da lavoro dove avevo visto entrare Mascherino , il grosso gatto bianco e nero prediletto di mia cognata . Sul tavolino da lavoro stava la gabbia col canarino , un ' altra creatura che gode la protezione della sora Matilde la quale , come dicono tutti , vuol molto bene alle bestie mentre non può soffrire i ragazzi , cosa , questa , assai ingiusta e che non si spiega . E poi non ho mai capito che razza di bene sia quello di tenere , per esempio , un povero uccellino rinchiuso in una gabbia , invece di lasciarlo volare libero per l ' aria come è la sua abitudine . Povero canarino ! Mi pareva che mi guardasse e cinguettando dolcemente mi dicesse come nel libro di lettura che avevo in seconda elementare : - Fammi gustare , anche per poco , la libertà che da tanto tempo m ' è negata ! - La porta e la finestra del salottino erano chiuse : non c ' era pericolo perciò che il canarino potesse scappare ... Io gli aprii la gabbietta , ed esso si affacciò girando il capino qua e là , tutto sorpreso di trovar l ' usciolino aperto . Poi finalmente si decise e uscì dalla prigione . Io m ' ero messo a sedere su una sedia , col gatto sulle ginocchia e stavo osservando con grande attenzione tutte le mosse del canarino . Fosse l ' emozione o altro , per prima cosa la povera bestiola sporcò un bel ricamo di seta che era sul tavolino ; ma siccome non era ancora finito , pensai che fosse poco male , ché la sora Matilde avrebbe potuto rifarlo facilmente . Ma il gatto , forse dando alla cosa una maggiore importanza , volle punire crudelmente l ' infelice canarino ; il fatto è che mi saltò via a un tratto dalle ginocchia , balzò su una sedia che era tra mezzo rovesciandola , e di lì sul tavolino , abbrancò il povero uccellino e lo divorò in un boccone prima ancora che io potessi pensare a impedire una simile tragedia . Però a mia volta volli punire esemplarmente la crudeltà dì Mascherino perché in avvenire in simile occasione non avesse a ricadere nello stesso difetto . Accanto al salottino da lavoro della sora Matilde c ' è la sua stanzetta da bagno ; io dunque vi entrai , e , salito su una sedia , aprii la cannella dell ' acqua fredda ; poi afferrai il gatto per il collo e lo tenni un pezzo con la testa sotto la doccia mentre esso si divincolava come se avesse le convulsioni . A un certo punto dètte un tale scossone che non lo potei più reggere , e Mascherino , gnaolando in modo che pareva ruggisse , si slanciò nel salottino , facendo salti terribili attorno alla stanza e rompendo un vaso di vetro di Venezia che era lì sulla consolle . Io intanto cercavo di richiudere la cannella dell ' acqua , ma per quanti sforzi facessi non vi riuscivo . La tinozza era già piena e l ' acqua incominciava a traboccare ... Peccato ! Mi dispiaceva molto per l ' impiantito della stanza da bagno , tutto lucido che era una bellezza ; ma fortunatamente l ' acqua che già vi scorreva come un fiume trovò uno sfogo nel salottino da lavoro dove anche io mi ritirai per non bagnarmi troppo le scarpe . Ma ci rimasi poco , perché vidi sulla consolle Mascherino , accovacciato che mi guardava fisso con certi occhi gialli spaventosi , come se da un momento all ' altro mi avesse voluto mangiare come aveva fatto col povero canarino . Ebbi paura e uscii chiudendo la porta . Passando dalla stanza degli armadi , vidi dalla finestra una bambina bionda , che stava facendo i balocchi sulla terrazza del piano di sotto , e siccome la finestra era molto bassa mi venne il pensiero gentile di fare una visita a quella bella bambina e mi calai di sotto . - Oh ! - esclamò la bambina . - Chi sei ? Non sapevo che la signora Collalto avesse un bambino ... - Io allora le dissi chi ero e le raccontai la mia storia che pare la divertisse immensamente . Poi mi fece passare in una stanzetta vicino alla terrazza dove aveva le sue bambole e me le fece vedere tutte , spiegandomi in quali circostanze le aveva avute , chi gliele aveva date e via dicendo . A un tratto però incominciò a venir giù dell ' acqua dal soffitto e la bambina chiamò la sua mamma dicendo : - Mamma , mamma ! Piove in casa ! ... - La mamma accorse e rimase molto sorpresa di trovarmi con la sua bambina , ma io le spiegai la cosa ed ella , che doveva essere una signora molto ragionevole , sorrise dicendo : - Ah ! si è calato nella terrazza ? Ecco un ragazzo che incomincia presto ad avere delle avventure galanti ! - Io le risposi molto gentilmente ; e poi , siccome ella si mostrava assai impensierita per l ' acqua che veniva giù sempre più abbondante dal soffitto , le dissi : - Non tema niente , signora ; non piove in casa ... Io credo che quest ' acqua venga invece dalla stanza da bagno di mia cognata , dove ho lasciato il rubinetto aperto ... - Ah , ma allora bisogna avvertire di sopra ... Presto , Rosa , accompagnate questo signorino dalle signore Collalto e avvertitele che hanno la stanza da bagno allagata . - Rosa , che era la cameriera , mi accompagnò infatti di sopra e venne ad aprire il servitore di mio cognato ; ma fu inutile avvertire , perché proprio in quel momento era tornata in casa la sora Matilde e s ' era accorta di tutto . Il servitore del Collalto si chiama Pietro e ha un fare così serio e una voce così grave che fin dalle prime volte mi ha dato sempre una grande soggezione . - Guardi ! - mi disse con un tono solenne che mi fece fremere dal capo al piedi . - Cinque cose aveva la signorina Matilde alle quali teneva molto e che erano , si può dire , le cose che avesse più care al mondo : il suo canarino che aveva allevato lei , il suo bel gatto bianco e nero che aveva trovato e raccolto per la strada lei stessa quando era piccino , il vaso di vetro di Venezia che era il ricordo di una sua amica d ' infanzia che è morta l ' anno passato , il ricamo di seta al quale lavorava da sei anni e che voleva regalare all ' altar maggiore della chiesa dei Cappuccini , e il tappeto del suo salottino da lavoro , un tappeto vero persiano che le aveva portato un suo zio da un viaggio che fece ... Ora il canarino è morto , il gatto è in agonia e dà di stomaco tutta roba gialla , il vaso di vetro di Venezia è in mille bricioli , il ricamo di seta è rovinato e il tappeto vero di Persia è tutto scolorito dall ' acqua che ha allagato il salottino ... - Tutte queste cose le disse lentamente , con aria dignitosa e mesta a un tempo , come se raccontasse una storia misteriosa di paesi e di tempi lontani . Mi sentivo così avvilito , che balbettai : - Che devo fare ? - Io - soggiunse Pietro - se avessi la disgrazia di essere ne ' suoi piedi ... li adoprerei per ritornare a Firenze di corsa . - E disse questa freddura con una voce funebre che mi fece rabbrividire . Eppure , in fin dei conti , il suo consiglio mi parve il solo che mi offrisse una via di salvezza nella critica situazione in cui mi trovavo . Avrei voluto andarmene subito , sicuro com ' ero di non incontrar nessuno de ' miei parenti ; ma potevo partire lasciando in mani nemiche queste pagine alle quali confido tutta l ' anima mia ? Potevo abbandonarti , giornalino mio caro , unico conforto in tante vicissitudini della mia vita ? No , mille volte no ! Zitto , zitto , in punta di piedi , salii nella mia cameretta , mi misi , il cappello , presi la mia borsa e ritornai giù , pronto a lasciar la casa di mia sorella per sempre . Ma non feci a tempo . Proprio nel momento in cui ero per varcare la soglia di casa , Luisa mi agguantò per le spalle esclamando : - Dove vai ? - A casa - risposi . - A casa ? - A quale casa ? - A casa mia , dal babbo , dalla , mamma e dall ' Ada ... - E come fai a prendere il treno ? - Non prendo treno : vo a piedi . - Disgraziato ! A casa anderai domani . Collalto ha spedito al babbo in questo momento , la lettera alla quale non ha aggiunto che queste parole : « Stamani Gian Burrasca in meno di un quarto d ' ora ha fatto tante birbanterie che ci vorrebbe un volume a descriverle . Venga a prenderlo domattina , e gliele dirò a voce » . - Mi sentivo accasciato sotto il peso delle mie sventure e non replicai . Mia sorella mi spinse in camera sua e , vedendomi in quello stato , cedette e un sentimento di pietà , e passandomi una mano sul capo esclamò : - Ma Giannino , Giannino mio ! Come hai fatto a far tanti danni in pochi minuti che sei rimasto solo ? - Tanti danni ? - risposi singhiozzando . - Io non ho fatto niente ... È il mio destino infame che mi perseguita sempre , perché son nato disgraziato ... - In quel momento entrò il Collalto che , avendo udite le mie ultime parole , esclamò a denti stretti : - Disgraziato ? Disgraziati son quelli che devono tenerti in casa ... ma per me , questa volta puoi star sicuro , è una disgrazia che finisce domani ! - L ' accento ironico di mio cognato mi fece tanto rabbia in quel momento , che le lacrime mi si seccarono a un tratto negli occhi , e scattai : - Sì , disgraziato ! Qualche volta , è vero , m ' è successo di far del male che poi è riuscito in bene per gli altri , come il fatto di quel marchese che faceva i bagni di luce dal professor Perussi il quale guadagna ora dei bei quattrini con la cura della cipolla che ho inventata io ... - Ma chi te l ' ha detto ? ... - Lo so e basta . E come quell ' altro fatto della marchesa Sterzi alla quale ho fatto credere che tu mi abbia guarito dalla voce nasale ... - Zitto ! - No , non voglio stare zitto ! E siccome quel fatto ti fece dimolto comodo , così tu non mandasti la lettera a casa mia , per non dare un dispiacere ai miei genitori ! Succede sempre così : quando il male che può fare un ragazzo vi torna utile , voialtri grandi siete pieni di indulgenza ; mentre poi se facciamo magari qualcosa a fin di bene e che ci riesce male , come è successo a me stamani , allora ci date tutti addosso senza remissione ! .. - Come ! Ardiresti di sostenere che quel che hai fatto stamani era a fin di bene ? - Sicuro ! Io volevo far godere un poca di libertà a quel povero canarino che s ' era annoiato a star sempre rinchiuso in quella gabbia ; è forse colpa mia se il canarino appena fuori ha sporcato il ricamo di seta della sera Matilde ? Allora il gatto l ' ha voluto castigare e gli è saltato addosso ; è colpa mia se Mascherino è troppo severo e si è mangiato il canarino ? Per questo fatto si meritava una lavata di testa e io l ' ho messo sotto la cannella del bagno ... È colpa mia se l ' acqua gli ha fatto male allo stomaco ? È colpa mia se ha rotto il vaso di vetro di Venezia ? È colpa mia se , non riuscendomi di chiudere la cannella del bagno , l ' acqua ha allagato il salotto e ha fatto scolorire il tappeto di Persia della sora Matilde ? E poi io ho sempre sentito dire che i tappeti veri di Persia non sbiadiscono ... Se è sbiadito vuol dire elle non era persiano ... - Come non era persiano ! - urlò in quel momento la sora Matilde entrando in camera di mia sorella come una bomba . - Anche le calunnie ! E che calunnie ! Si osa calunniare la buon ' anima di mio zio Prospero che era un galantuomo , incapace di regalarmi un tappeto persiano falso ! ... Ah ! Quale profanazione , mio Dio ! ... - E la sora Matilde appoggiò un gomito sul cassettone alzando gli occhi al cielo e prendendo una posa malinconica che mi è rimasta così impressa da poterla riprodurre come un ritratto con la fotografia , e che lì per lì mi fece proprio ridere . - Andiamo , via ! - esclamò mia sorella . - Non bisogna poi esagerare : Giannino non voleva certo mancar di rispetto a tuo zio ... - Non è forse mancar di rispetto a mio zio il dire che mi ingannava regalandomi dei tappeti coi colori falsi ? Sarebbe come se dicessi a te che hai le gote tinte col rossetto ! - Eh no ! - rispose piccata mia sorella . - Non è lo stesso caso perché il tappeto alla fin fine è scolorito , mentre io ho in faccia una tinta che non sbiadisce , e , grazie a Dio , non divento mai gialla ... - Dio , come prendi le cose sul serio ! - esclamò la sora Matilde sempre più indispettita . - Io ho fatto un paragone , e non ho voluto dir niente affatto che tu ti tinga . Se mai lo dice qui il tuo signor fratello che mi ha raccontato che quando eri ragazza avevi il rossetto sulla toelette ... - A queste parole mi sentii arrivare uno scapaccione che veniva certo da mia sorella , e corsi a chiudermi in camera mia , dalla quale sentii una gran lite che si accendeva tra le due donne che facevano a chi urlava di più , mentre ogni tanto la voce del Collalto cercava invano di calmarle esclamando : - Ma no ... Ma sì ... Ma senti ... Ma pensa ... - E rimasi nella mia camera finché non venne Pietro a prendermi per andare a pranzo , durante il quale il Collalto e Luisa , tra i quali ero a sedere , mi tenevano a turno per la giacchetta come se io fossi stato un pallone senza frenare , e loro avessero avuto paura che volassi via da un momento all ' altro . La stessa scena si è ripetuta stamani per la colazione , dopo la quale Pietro mi ha riaccompagnato qui in camera dove sto aspettando l ' arrivo del babbo il quale certamente considererà la cose dal lato peggiore , come fanno tutti ! Intanto Pietro mi ha detto che Luisa e la sora Matilde non si parlano più da ieri ... E anche di questo si dirà che la colpa è mia come se dipendesse da me il fatto di avere una sorella con la faccia troppo rossa e una cognata con la faccia troppo gialla ! ... 9 gennaio . Scrivo in casa del Maralli . Ho un nodo alla gola e duro fatica a riordinare le idee per raccontare qui la scena di ieri che è stata come la scena d ' una tragedia , ma non di quelle che fa D ' Annunzio che sentii recitare una volta e che anche la mamma diceva che non poteva stare , benché le mie sorelle le dessero sulla voce , dicendo che dipendeva che lei non era intellettuale . La mia , invece , è una tragedia vera che si potrebbe intitolare : Il piccolo bandito , ossia La vittima della libertà , perché , in fin dei conti , tutto quello che mi succede è stato per dare la libertà a un povero canarino che la sora Matilde voleva tenere chiuso in gabbia . Ieri mattina , dunque , il babbo venne a prendermi a Roma , e naturalmente ebbe dal Collalto la descrizione dì tutte le mio birbanterie , meno , s ' intende , quella della marchesa Sterzi e del marchese che fa la cura della cipolla . Il babbo è stato a sentir tutto , e da ultimo ha detto : - Ora il vaso è colmo . - E non mi ha detto più una parola , finché non siamo arrivati a casa . Lì ho trovato la mamma e l ' Ada che mi hanno abbracciato tutte piangenti , ripetendo come un lamento : - Ah Giannino ! Oh Giannino ! ... - Il babbo mi staccò da loro , mi accompagnò in camera mia e lì mi disse serio serio , con voce calma , queste precise parole : - Ho già fatto tutte le carte necessarie e domani andrai in collegio . - E se n ' andò richiudendo l ' uscio . Più tardi venne l ' avvocato Maralli con mia sorella Virginia , e l ' uno e l ' altra fecero di tutto per rimuovere il babbo dalla sua risoluzione , ma io sentivo che il babbo ripeteva sempre questo ritornello : - Non lo voglio più vedere ! Non lo voglio più vedere ! - Bisogna che renda questa giustizia all ' avvocato Maralli : è un uomo di cuore che difende i deboli contro la persecuzione e contro le ingiustizie , e che a tempo e luogo sa mostrarsi grato dei benefici ricevuti . E per questo , ricordando la pistolettata che gli tirai nell ' occhio ha detto al babbo : - Che vuole ? quel ragazzo fu lì lì per accecarmi e dopo , il giorno in cui sposai Virginia , andai anche a rischio di esser seppellito vivo sotto le rovine del caminetto nel salotto da ricevere . Ma non posso dimenticare che io e Virginia dobbiamo a lui se siamo uniti ... E poi prese anche le mie difese , a scuola , contro il nipote di Gaspero Bellucci che diceva male di me ... Io l ' ho saputo , e questo indica che Giannino è un ragazzo di sentimento , non è vero , Giannino ? Perciò io gli voglio bene ... Perché bisogna guardare al fondo delle cose : per esempio anche per quei danni commessi a Roma , dopo tutto , il movente è stato generoso : egli voleva dar la libertà a un uccellino ... - Che avvocato d ' ingegno è il Maralli ! ... Io che stavo fuori dell ' uscio a sentire questo suo discorso così poderoso , non potei più star fermo ed entrai nella stanza gridando : - Viva il socialismo ! ... - E caddi nelle braccia di Virginia , singhiozzando . Mio padre si mise a ridere , e poi disse , asciutto : - Va bene : ma poiché il socialismo vuole che ciascuno abbia la sua parte di gioia nel mondo , perché l ' avvocato non ti prende con sé per qualche tempo ? - E perché no ? - esclamò il Maralli . - Scommetto che ho la maniera di farlo diventare un omino ... - Sentirai che gioia ! - disse il babbo . - In ogni modo , siccome io non voglio più vederlo , per me lo scopo è ugualmente raggiunto . Piglialo pure ... - E così fu conchiuso il patto : io sarei stato bandito da casa mia e tenuto in prova per un mese dal Maralli , dove potrò riabilitarmi e dimostrare che non sono , in fondo , quell ' essere insopportabile che dicono tutti . # Virginia e suo marito , fin dal loro ritorno dal viaggio di nozze che fecero quando prese fuoco il caminetto nel salotto da ricevere , vennero ad abitare questo quartiere che è molto comodo e centrale e dove mio cognato ha messo pure il suo studio d ' avvocato , che ha un ingresso a sé ma che comunica con la casa per mezzo d ' un usciolino che mette nella stanza degli armadi . Io ho una cameretta piccola , ma elegante , che dà sul cortile e dove sto benissimo . In casa , oltre mia sorella e il Maralli , c ' è il signor Venanzio , zio del Maralli , che è venuto da qualche giorno a passare un po ' di tempo presso il nipote , perché dice che questo clima gli giova di più alla salute . Però la salute non si sa dove l ' abbia : è un vecchio cadente , sordo al punto che bisogna parlargli col corno acustico , e ha una tosse che pare un tamburo . Dicono però che è ricco sfondato , e che bisogna trattarlo con tutti i riguardi . Domani ritorno a scuola . 10 gennaio . In questo momento vorrei avere la penna di Edmondo De Amicis perché la scena che è successa a scuola stamani è una di quelle da far piangere la gente come vitelli . Appena sono entrato in classe si è sentito un gran brusìo : tutti i compagni avevano gli occhi fissi su me . Certo è una bella soddisfazione l ' essere stato il protagonista di un ' avventura come quella dell ' automobile , e io non stavo in me dalla gioia , e guardavo tutta quella massa di ragazzi dall ' alto al basso , perché nessuno di loro s ' era mai trovato a un pericolo come quello che avevo passato io ... Ma però sbagliavo : ce n ' era uno , invece , che ci s ' era ritrovato come me ... e quest ' uno uscì faticosamente dal suo posto , puntellandosi con le mani sul banco e mi venne incontro reggendosi su una stampella . Io mi sentii tutto un rimescolìo dentro l ' anima e il corpo , e in un baleno mi andò via tutta la vanità d ' essere stato un eroe , mentre mi saliva un nodo alla gola e , pallido come un morto , ripetevo dentro di me : - Oh povero Cecchino ! Oh povero Cecchino ! - In un momento io e il Bellucci ci si ritrovò avvinghiati insieme , tutti bagnati di pianto , singhiozzando , senza poter dire una parola . Tutti i ragazzi avevano le lacrime agli occhi e persino il professor Muscolo che aveva incominciato a dire : Tutti fermi , rimase sull ' effe che gli uscì di bocca come un lungo soffio : il quale finì da ultimo in un dirotto pianto . Povero Cecchino , davvero ! Malgrado tutte le cure che gli hanno fatto fare gli è rimasto la gamba destra più corta e dovrà andare zoppo per tutta la vita . Ah credi pure , giornalino mio : il vederlo ridotto a quel modo , con la stampella , mi ha fatto una grande impressione , e io che mi ero ormai quasi dimenticato il fatto dell ' automobile , dinanzi allo spettacolo di sì terribili conseguenze , mi accorgo di tutta la leggerezza che mettiamo spesso noi ragazzi nell ' affrontare certi rischi senza dar loro l ' importanza che devono avere . Naturalmente mi son guardato bene dal chiedere al povero Cecchino Bellucci i dieci pennini nuovi e il lapis rosso e turchino che avevamo scommesso e che gli avevo vinto . 13 gennaio . Il mio cognato è proprio una brava persona . Egli mi tratta come se io fossi un uomo , non mi dà mai mortificazioni e ripete sempre : - Giannino in fondo è un bravo ragazzo e diventerà qualche cosa . Or ora mi ha sorpreso mentre avevo dinanzi a me il giornalino , e lo ha sfogliato guardando le figure che vi ho disegnato . - Ma sai - ha detto - che tu hai una grande disposizione per il disegno ? E poi si vede che osservi e ti vai migliorando ... Vedi un po ' dalle prime figure che hai fatto a queste ultime che progresso ! Bravo Giannino ! Faremo di te un artista ! - Queste sono cose che fanno piacere a un ragazzo , e io voglio dimostrare a mio cognato quanto gli sono riconoscente per tutto quello che fa per me , perciò ho deciso di fargli un regalo e , non avendo neppure un soldo , ho pensato di ricorrere al signor Venanzio , che è tanto ricco , e di chiedergli in prestito un paio di lire . # Oggi a desinare il Maralli ha parlato ancora del mio giornalino . - Tu non l ' hai mai visto ? - ha domandato a Virginia . - No . - Faglielo vedere , Giannino : vedrai ci siamo tutti , e come somiglianti ! Giannino è un artista ! - Io tutto contento ho preso il giornalino e ho mostrato a mia sorella le figure , ma ho proibito a tutti di leggerlo , perché voglio che i miei pensieri rimangano segreti . Però , nonostante la mia proibizione , a un certo punto , Virginia ha esclamato : - Ah , guarda : qui c ' è il nostro sposalizio di San Francesco al Monte ! - A queste parole mio cognato s ' è slanciato sul giornalino e ha voluto vedere quelle pagine dove è descritto il mio viaggio sulla traversa dietro la carrozza e la scena che , successe quando li sorpresi tutti in chiesa e li rimproverai perché non mi avevano detto nulla . Dopo aver letto quello che avevo scritto , il Maralli mi ha fatto una carezza e poi mi ha detto : - Senti , Giannino , mi devi fare un gran piacere ... Me lo prometti ? Io gli ho risposto di sì . - Bene : - ha ripreso il mio cognato . - Tu devi permettermi di strappare dal tuo giornalino queste pagine ... - Questo poi no ! - Come ! Ma se mi hai detto di si ! - Ma scusa , perché mi vuoi strappar quelle pagine ? - Per bruciarle . - Ma perché bruciarle ? - Perché ... perché ... Il perché lo so io , e non è una cosa che possa capire un ragazzo . - Ecco le solite ragionacce ! Ma ormai avevo giurato a me stesso di esser buono , e ho voluto accondiscendere anche a questo sacrifizio , ma molto a malincuore , perché l ' idea di sottrarre al mio caro giornalino una parte delle mie confidenze , mi pareva una cosa fatta male e mi faceva un gran dispiacere . Il Maralli , dunque , ha strappato le pagine del suo sposalizio a San Francesco al Monte , ne ha fatto una palla e l ' ha buttata nel caminetto . Quand ' ho visto che il fuoco s ' è attaccato a un angolo di una pagina che era rimasto arricciato sulla palla di carta fatta da mio cognato , mi son sentito una stretta dolorosa al cuore ; ma ne ho sentita subito un ' altra , e questa volta era di gioia , vedendo che la fiamma appena lambito quel pezzo di carta accartocciata s ' è spenta rispettando la palla che era stata molto compressa ed era perciò assai resistente ; e da quel punto , quanti palpiti a ogni minaccia del fuoco contro le pagine del mio giornalino ! Ma fortunatamente ormai la fiamma aveva esulato dalla parte ove il Maralli l ' aveva gettato , e poco dopo , mentre nessuno badava a me , svelto svelto , ho raccattato dal caminetto la palla di carta , me la son nascosta nella blouse , e ora ho steso per bene le pagine e con la gomma le ho riappiccicate al loro posto . C ' è l ' angolo di una pagina un po ' abbruciacchiato ma lo scritto e l ' illustrazione sono rimasti intatti , e io , caro giornalino mio , sono felice di riaverti intero , così , con tutti i miei sfoghi , buoni o cattivi , belli o brutti , spiritosi o stupidi ch ' essi sieno , secondo il momento . Ora voglio andare a chiedere due lire al signor Venanzio . Me le darà ? # Ho preso il momento buono : mia sorella è fuori , il Maralli è nel suo studio , e io ho afferrato la trombetta , l ' ho ficcata in un orecchio al signor Venanzio e gli ho gridato : - Per piacere mi prestereste due lire ? - Il paniere per poter partire ? - ha risposto lui . - Che paniere ? - Io ho ripetuto la domanda con quanta voce avevo , e allora ha risposto - I ragazzi non devono aver mai quattrini . - Questa volta aveva capito ! Allora io gli ho detto : - Ha ragione la Virginia a dire che lei è un grande avaraccio ! ... - A queste parole il signor Venanzio ha dato un balzo sulla poltrona , e ha cominciato a brontolare : - Ah , dice così ? Brutta pettegola ! Eh ! Si sa ! ... se avesse molti denari , lei li spenderebbe tutti in vestiti e cappellini ! ... Ah ! ... Ha detto che sono un avaraccio ? Eh ! Eh !...- Io per consolarlo ho creduto bene di dirgli che per questo il Maralli l ' aveva sgridata , come infatti era vero ; e lui tutto contento mi ha domandato : - Ah , mio nipote l ' ha sgridata ? Meno male ! Volevo ben dire io ! Mio nipote è un buon giovane e mi è stato sempre molto affezionato ... E che le ha detto ? - Le ha detto : È bene che lo zio sia avaro : così mi lascerà più quattrini . - Il signor Venanzio è diventato rosso come un tacchino , e s ' è messo a balbettare in modo che credevo gli venisse un colpo . - Si faccia coraggio ! - gli ho detto - forse questo è il colpo apoplettico che il Maralli dice sempre che un giorno o l ' altro le deve venire ... - Egli ha alzato le braccia al cielo , ha borbottato dell ' altre parole e poi alla fine s ' è levato di tasca il suo borsellino , ha preso una moneta di due lire e me l ' ha data dicendomi : - Eccoti le due lire ... E te le darò spesso , ragazzo mio , a patto che tu mi dica sempre quello che dicono di me mio nipote e tua sorella ... perché sono cose che mi fanno molto piacere ! Tu sei un bravo ragazzo e fai bene a dir sempre la verità !..- È un fatto che a esser buoni e a non dir bugie ci si guadagna sempre . Ora penserò a fare il regalo a mio cognato , perché se lo merita . 14 gennaio . Il giovane di studio del Maralli è , invece , un vecchio tentennone che sta sempre nella stanza d ' ingresso , seduto a un tavolino , con lo scaldino tra le gambe , e scrive sempre , dalla mattina alla sera , sempre copiando e ricopiando le medesime cose ... Io non so come fa a non incretinire ; ma forse dipende perché è cretino di suo . Eppure mio cognato ha molta fiducia di lui , e ho sentito spesso che l ' ha incaricato d ' incombenze anche difficili che non so come faccia a disimpegnarle , con quella faccia da Piacciaddìo che si rimpasta ... Invece , se il Maralli avesse giudizio , quando ha qualche commissione da sbrigare alla svelta e per la quale c ' è bisogno d ' un po ' d ' istruzione e d ' intelligenza , dovrebbe affidarla a me , e così piano piano farmi impratichire nella professione e tirarmi su per avvocato . Mi piacerebbe tanto dì diventar come lui e d ' andar nei tribunali a difendere i birbanti , ma quelli buoni però , cioè che son diventati cattivi per disgrazia e per forza delle circostanze nelle quali si son trovati , come è successo a me ; e lì vorrei fare certi bei discorsi , urlando con tutto il fiato che ho in corpo ( e mi par d ' averne più di mio cognato ) per fare stare zitti gli avversari e far trionfare la giustizia contro la prepotenza delle classi sfruttatrici , come dice sempre il Maralli . Io qualche volta mi trattengo a discorrere con Ambrogio che è appunto il giovane di studio e che è dello stesso mio parere . - L ' avvocato Maralli si farà strada , - mi dice spesso - se lei diventasse avvocato troverebbe qui nel suo studio la nicchia bell ' e fatta . - Oggi intanto ho incominciato a impratichirmi un poco di processi e di tribunali . Mio cognato era fuori ; e Ambrogio a un certo punto ha posato lo scaldino , è uscito di dietro il suo tavolino e mi ha detto : - Che mi potrei fidar di lei , sor Giannino , per un piacere ? - Gli ho risposto di sì , e lui allora mi ha detto che aveva da andare un momento a casa sua dove aveva dimenticato certe carte importantissime , che avrebbe fatto presto ... - Lei stia qui finché torno io : e chiunque venga lo faccia aspettare ... Mi raccomando però ; non si muova di qui ... Posso star sicuro , sor Giannino ? - L ' ho rassicurato e mi son messo a sedere dove sta lui , con lo scaldino tra le gambe e la penna in mano . Di lì a poco è entrato un contadino , un tipo buffo con un ombrellone verde sotto il braccio , e che , rigirandosi il cappello tra le mani ha detto : - Che è qui che ho a venire ? - Chi cercate ? - gli ho domandato . - Del sor avvocato Maralli ... - L ' avvocato è fuori ... ma io sono il suo cognato e potete parlare liberamente ... È come se ci fosse lui in persona . E voi chi siete ? - Chi sono io ? Io son Gosto contadino del Pian dell ' Olmo , dove mi conoscono tutti , e anzi mi chiamano Gosto grullo per distinguermi da un altro Gosto che sta nel podere accanto , e sono , come lei saprà , ascritto alla Lega dove pago due soldi tutte le settimane che Dio mette in terra , e il sor Ernesto lo può dire che è il nostro segretario e sa far di conto perché lui non è un contadino come noialtri disgraziati ... Sicché i ' ero venuto a sentire per quel processo dello sciopero con la ribellione , che deve andare fra due giorni e dove son testimonio , come qualmente il giudice istruttore mi ha mandato a chiamare per farmi l ' interrogatorio , ma io prima di andar da lui son venuto qui per sentire come mi devo regolare ... - Io non ne potevo più dal ridere , ma mi son trattenuto , e anzi ho preso un ' aria molto seria e gli ho detto : - Come andò il fatto ? - Gua ' ! Il fatto andò che quando noi ci si trovò di fronte ai soldati si cominciò a vociare , e poco dopo Gigi il Matto e Cecco di Merenda cominciarono a tirar sassate e allora i soldati spararono . Ma che le ho a dire queste cose al giudice istruttore ? - S ' intende esser bestie , ma a questo punto non credevo mai che un contadino ci potesse arrivare . Hanno proprio ragione a chiamarlo Gosto grullo ! Come si fa , dico io , a non sapere che in Tribunale i testimoni devono dire la verità , tutta la verità e niente altro che la verità , che sono cose che le sanno anche i bambini d ' un anno ? Io gli ho detto di dire le cose come stavano , che in quanto al resto poi ci avrebbe pensato il mio cognato . - Ma i compagni di Pian dell ' Olmo però mi hanno raccomandato di negare il fatto delle sassate ! - Perché sono ignoranti e grulli come voi . Fate come vi dico io : non dite nulla a nessuno di quel che avete fatto , e vedrete che tutto anderà a finir bene . - Gua ' ! ... Lei non è il cognato del sor avvocato Maralli ? - Sicuro . - E a discorrer con lei non è lo stesso che discorrer con lui ? - Precisamente . - E quand ' è così vo via tranquillo e dico come stanno le cose per filo e per segno . Arrivedella e grazie . - E se n ' è andato . Io son rimasto molto soddisfatto d ' aver sbrigato quest ' affare a mio cognato ... Pensare che se stessi qui sempre potrei preparare i processi , dare il parere ai clienti ed essergli utile e nello stesso tempo divertirmi chi sa quanto ! ... Sento proprio d ' esser nato per far l ' avvocato ... Quando è tornato Ambrogio e mi ha domandato se c ' era stato nessuno gli ho risposto : - C ' è stato un grullo ... ma me lo son levato di tra i piedi . - Ambrogio ha sorriso , è tornato al suo posto , s ' è messo lo scaldino tra le gambe e la penna tra le dita , e ha ricominciato a scrivere sulla carta bollata ... 13 gennaio . Il signor Venanzio è uggioso , ne convengo , ma ha delle buone qualità . Con me per esempio , è pieno di gentilezze e dice sempre che sono un ragazzo originale e che si diverte un mondo a sentirmi discorrere . È di una curiosità straordinaria . Vuol saper tutto quello che si fa in casa e tutto quello che si dice di lui , e per questo mi dà quattro soldi al giorno . Stamani , per esempio , si è molto interessato ai soprannomi coi quali lo chiamano in casa , e io glie ne ho detti parecchi . Mia sorella Virginia lo chiama vecchio spilorcio , sordo rimbambito , spedale ambulante ; il Maralli lo chiama lo zio Tirchio , lo zio Rùdero , e spesso gli dice anche vecchio immortale perché non muore mai . Perfino la donna di servizio gli ha messo il soprannome : lo chiama Gelatina perché trema sempre . - Meno male ! - ha detto il signor Venanzio . - Bisogna convenire che , fra tutti , la più gentile verso di me è la serva . La ricompenserò ! - E s ' è messo a ridere come un matto . 16 gennaio . Ho già pensato al regalo che debbo fare a mio cognato . Gli comprerò una bella cartella da tenere sulla sua scrivania invece di quella che ha ora , che è tutta strappucchiata e sudicia d ' inchiostro . E poi comprerò anche un paio di razzi che manderò dalla terrazza in segno di gioia per esser finalmente diventato un buon ragazzo come desiderano i miei genitori . 17 gennaio . Ieri mattina me n ' è successa una bella . Nel ritornare a casa , dopo aver comprato la cartella per il Maralli e i due razzi , passai dallo studio , e vedendo nella stanza d ' aspetto che Ambrogio non c ' era e che aveva lasciato sotto il tavolino lo scaldino spento , mi venne l ' idea di fargli una sorpresa e gli ci misi dentro i due razzi , nascosti ben bene sotto la cenere . Veramente , se avessi potuto immaginare le conseguenze , questo scherzo non lo avrei fatto ; ma come si fa , santo Dio , a immaginarsi le conseguenze che hanno il torto di venir sempre dopo , quando nelle cose non c ' è più rimedio ? Però da qui in avanti voglio pensarci ben bene prima di fare una burla in modo che non mi succeda più di sentirmi dire , come per questo fatto , che io fo gli scherzi di cattivo genere . È stata proprio una faccenda seria , ma per me che sapevo che non c ' era pericolo è stata una cosa da morire dal ridere . Io avevo visto Ambrogio andare in cucina ad assettare lo scaldino , come fa tutte le mattine , e naturalmente stavo in vedetta . A un certo punto si è sentito un gran tonfo ed un urlo , e allora mio cognato e due clienti che erano nello studio si son precipitati nella stanza d ' aspetto e son corse pure Virginia e la donna di servizio per vedere quel che era successo . Ma ecco che , quando tutti erano lì riuniti , scoppia nello scaldino un tonfo più grosso di prima , e allora via tutti come pazzi a scappar di qua e di là , lasciando quel povero Ambrogio solo , incastrato fra il tavolino e la seggiola e che non aveva la forza di moversi e balbettava : - Che sarà mai ? Che sarà mai ? - Io ho cercato di fargli coraggio , dicendogli : - Non è niente di pericoloso ... Anzi ! Io credo che sieno certi razzi che avevo messo lì per fare un po ' di festa ... - Ma il povero Ambrogio non capiva più niente e non mi sentiva neppure ; però mi ha sentito il Maralli , che dopo essere scappato via con gli altri ora ritornava piano piano e faceva capolino alla porta . - Ah ! - ha gridato mostrandomi il pugno - sei stato tu , ancora coi tuoi fuochi d ' artifizio ? Ma dunque hai giurato proprio di farmi rovinar la casa in capo ? - Io allora ho cercato di rinfrancare anche lui dicendogli : - Ma no , via ; t ' assicuro che non è rovinato altro che uno scaldino ... Non è niente , vedi ? È stata più la paura che il danno ... - Non l ' avessi mai detto ! Mio cognato è diventato rosso dalla rabbia , e ha incominciato a gridare : - Che paura e non paura , brutto imbecille che non sei altro ! Io non ho paura di nulla , per tua regola ... ma ho paura a tenerti in casa mia , perché sei un flagello , e vedo che , prima o poi , finiresti col farmi la pelle ... - Io allora mi son messo a piangere e sono scappato in camera mia , dove poco dopo è venuta mia sorella che mi ha fatto una predica d ' un ' ora , ma poi ha finito col perdonarmi e col persuadere il Maralli a non riportarmi a casa mia per esser mandato in collegio . E io , per dimostrargli la mia gratitudine , stamani prima che egli andasse nello studio , gli ho messo sulla scrivania la cartella nuova che gli comprai , e ho buttato quella vecchia nel caminetto . Speriamo che anche lui mi sia grato della mia gratitudine ... # Oggi ho pensato tutto il giorno a correggermi del difetto di fare gli scherzi di cattivo genere , e perciò mi è venuto in mente di farne uno che non può aver nessuna seria conseguenza né recar danno a nessuno . Mentre ero dal signor Venanzio , che tra parentesi si è divertito un mondo al racconto del fatto d ' ieri , ho colto il momento in cui aveva posato le lenti sul tavolino e gliele ho prese . Poi sono andato nella stanza d ' aspetto , e quando Ambrogio è andato nello studio a parlare col Maralli , lasciando le sue lenti sul tavolino , ho preso anche le sue e son corso in camera mia . Lì ho rotto una delle due punte di un pennino facendone un piccolo cacciavite ; e con questo , svitando i perni delle lenti ho messo quelle d ' Ambrogio nei cerchietti d ' oro del signor Venanzio e le lenti del signor Venanzio nei cerchietti d ' acciaio di Ambrogio , riserrando poi i pernetti con le viti com ' eran prima . L ' operazione è stata fatta così alla lesta , che ho potuto rimettere le due paia di lenti al loro posto senza che né Ambrogio né il signor Venanzio si fossero accorti della loro mancanza . Non mi par vero dì vedere come anderà , a finire questo scherzo che non potrà essere certo giudicato uno scherzo di cattivo genere . 18 gennaio . Mi convinco sempre più che è molto difficile per un ragazzo il prevedere le conseguenze di quello che fa , perché anche la burla più innocente può causare a volte delle complicazioni straordinarie , che neppure a esser grandi si saprebbero immaginare . Iersera , dunque , appena Ambrogio ritornò al suo solito tavolino e si mise le lenti sul naso , fece un atto di meraviglia : e dopo averle rigirate tra le dita e ben considerate da tutte le parti e averle appannate più volte col fiato e ben ben ripulite col suo fazzolettone a scacchi turchini ed essersele rimesse sul naso , incominciò a mugolare : - O Dio , o Dio , o Dio ! Che diamine mai m ' è accaduto ? Non ci veggo più ... Ah ! Ho capito ... questa è una conseguenza dello spavento di ieri ! Vuol dire che sono ammalato grave ... Pover ' a me ! Son rovinato ... - E andò a rammaricarsi col Maralli , al quale chiese il permesso di assentarsi subito dallo studio per recarsi in una farmacia , perché sentiva dì non reggere e certo gli era per venire qualche cosa di molto serio . E questa è una conseguenza . L ' altra è anche più strana e complicata . Stamani il signor Venanzio s ' è messo nella poltrona per leggere come fa sempre il Corriere della Sera che , invece , gli arriva la mattina ; ma appena s ' è messo le lenti ha incominciato a dire : - Uh ! mi si appannano le pupille ... Uh ! mi si confonde la vista ... Mi gira la testa ... Ah , ci siamo ! Per carità , mandate subito a chiamare il medico ... e un notaro , mi raccomando ! Un notaro ! - Allora in casa è successo una rivoluzione . Il Maralli è accorso al fianco dello zio e , ficcatogli il corno acustico nell ' orecchio ha cominciato a dirgli - Coraggio , zio ... Ci son qui io , non tema di niente ! Penso a tutto io ... Non si spaventi , è un deliquio passeggero ... - Ma il signor Venanzio aveva chiuso gli occhi ed era stato preso da un tremito che andava aumentando sempre più . Arrivato il medico l ' ha visitato e ha detto che il malato era in condizioni disperate . A questa notizia il Maralli è diventato di tutti i colori , non poteva più star fermo , e non faceva che ripetere : - - Zio , coraggio ... Sono qui io ! - Per metter fine a questa scena tragica son corso nella stanza d ' aspetto e ho preso le lenti d ' Ambrogio ( che egli aveva lasciato iersera sul suo tavolino ) con l ' intenzione di portarle al signor Venanzio , e che avrebbero fatto il miracolo di guarirlo immediatamente . Ma quando son ritornato la porta era chiusa e di fuori stava mio cognato e Virginia . Il Maralli era piuttosto allegro , e ho sentito che diceva : - Ha detto al notaro che sarebbe stata una cosa lesta ... e questo , capirai , è un buon segno perché vuol dire che ci saranno pochi legati ... - E a me che avevo steso la mano per aprir la maniglia della bussola ha soggiunto : - Lascia andare ... Non si può entrare . C ' è il notaro ... fa il testamento ... - Di lì a poco mio cognato se n ' è andato nello studio perché gli è venuto un cliente , e anche Virginia è andata via , raccomandandomi di star lì e di avvertirla appena fosse uscito il notaro . Ma io , invece , quando il notaro è uscito sono entrato in camera e presa la trombetta ho gridato al signor Venanzio : - Non dia retta al dottore ! Lei si è impaurito perché non ci vedeva più coi suoi occhiali ... Ma si tratta probabilmente di un indebolimento di vista . Provi questi d ' Ambrogio che sono più forti dei suoi ... - E messegli sul naso le lenti che avevo con me gli ho presentato davanti agli occhi il Corriere della Sera . Il signor Venanzio allora , nel vedere che ci vedeva , s ' è calmato subito , poi ha fatto il confronto fra le due paia di lenti , e abbracciandomi mi ha detto : - Ma tu , ragazzo mio , sei un portento ! Tu hai un acume molto superiore alla tua età , e diventerai certamente qualcosa di grosso ... E mio nipote dov ' è ? - Era lì fuori , ma ora è nel suo studio . - E che diceva ? - Diceva che se lei si sbrigava presto col notaro era buon segno , perché significava che c ' erano pochi legati . - A queste parole il vecchio ha dato in una tal risata che credo non ne abbia mai fatte di simili in tutta la sua vita , e poi regalandomi i suoi occhiali d ' oro che gli avevo chiesto e che gli erano oramai inutili ha esclamato : - Ah , questa poi è la più carina di tutte ! E ora non mi dispiace che di una cosa : di non potere , quando sarò morto , risuscitare per assistere all ' apertura del testamento ... Rimorirei dal ridere ! - # È tornato Ambrogio , tutto impensierito perché il medico gli ha detto che ha una nevrastenìa acuta e gli ha ordinato di smettere di fumare e di mettersi in assoluto riposo . - Pensare - diceva quel pover ' uomo - che non posso fare né una cosa né l ' altra ! Come fo a mettermi in riposo se ho bisogno di lavorare per vivere ? E come farò io , disgraziato , a smettere di fumare ... se non ho mai fumato in vita mia neppure una sigaretta ? - Ma io l ' ho tolto da ogni imbarazzo , e , presentandogli gli occhiali d ' oro del signor Venanzio , gli ho detto : - Si provi un po ' queste lenti , e vedrà che gli passerà la nevrastenìa ... - Bisognava vedere la gioia d ' Ambrogio ! Pareva diventato pazzo e voleva sapere una quantità di come e di perché ; ma io ho tagliato corto dicendogli : - Questi occhiali mi son stati regalati dal signor Venanzio e io li regalo a lei . Se li tenga e non cerchi altro ! ... - 19 gennaio . Il Maralli da iersera è di un umore terribile . Prima di tutto se la prese con me perché non lo avevo avvertito , come mi era stato detto , quando il notaro era uscito dalla camera del signor Venanzio , e poi era molto preoccupato perché non riusciva a spiegarsi il miglioramento avvenuto nelle condizioni di salute di suo zio , così a un tratto , senza una causa , mentre il medico aveva detto prima che si trattava di una cosa grave . Stamani era anche più nero di iersera e me ne ha dette di tutti i colori perché gli buttai nel caminetto la sua vecchia cartella tutta strappata e scarabocchiata mettendogli invece sulla scrivania una cartella nuova , tutta dorata che è una , bellezza . E questa è la gratitudine per avere avuto il gentile pensiero di fargli un regalo ! Pare , a quanto ho potuto capire , che nella cartella vecchia vi fossero delle carte e dei documenti importantissimi che riguardavano un processo , e che ora , per la loro mancanza , il Maralli non sappia più dove battere la testa ... Fortunatamente era l ' ora della scuola e me sono andato via lasciando che si sfogasse con Ambrogio . Quando son tornato di scuola ho trovato mio cognato anche più nero di stamani . Il signor Venanzio gli aveva detto che ero stato io che l ' avevo guarito dandogli le lenti d ' Ambrogio e Ambrogio poi gli aveva raccontato d ' essere stato guarito pure da me per avergli dato le lenti del signor Venanzio . - Voglio assolutamente sapere come sta questa faccenda ! - ha detto il Maralli sgranandomi tanto d ' occhi in faccia . - Ma io che c ' entro ? - C ' entri benissimo . Com ' è che mio zio non ci vede più con le sue lenti mentre ci vede con quelle d ' Ambrogio ? E com ' è che Ambrogio non ci vede più con le sue e ci vede con quelle dello zio Venanzio ? - Uhm ! Bisognerebbe sentire un oculista ... - In quel momento però è venuto Ambrogio , esclamando : - Tutto è spiegato ! Guardi : lo vede questo sgraffietto in questa lente ? Ebbene : da questo sgraffietto ora riconosco che la lente è mia ... Queste sono le mie lenti che ho sempre avute : soltanto sono state messe nei cerchietti d ' oro di suo zio ... Capisce ? - A questa rivelazione il Maralli ha cacciato un grido e ha fatto un passo verso di me , stendendo un braccio per afferrarmi , ma io ho fatto più presto di lui e son corso a chiudermi in camera . Che anche questo di cambiar le lenti a due paia d ' occhiali sia stato uno scherzo di cattivo genere ? Ma chi avrebbe potuto prevedere che per questo scherzo il signor Venanzio e Ambrogio si sarebbero ìmpauriti a quel modo ? Ed è colpa mia se i loro medici per questo fatto hanno riscontrato nel primo un caso disperato e nel secondo una nevrastenìa acuta ? # È un ' ora che son chiuso in camera mia . Tanto per passare il tempo , con un bastoncino , una gugliata di refe e uno spillo ritorto , mi son fabbricato una lenza e mi son divertito a pescare nella mia catinella certi pesciolini ritagliati nella carta ... 20 gennaio . Stamani Virginia s ' è intromessa nella questione tra me e il Maralli e pare che egli non mi riporti a casa mia come aveva minacciato di fare . - Che badi bene , però , - ha detto a mia sorella - che badi di rigar diritto ! Io mi son già pentito di quel che ho fatto per lui , e ormai basta una goccia per far traboccare il vaso ! ... - 21 gennaio . Altro che goccia ! Su quel vaso di mio cognato che era lì lì per traboccare c ' è cascato addirittura un diluvio e ... non so proprio di dove cominciare . Dovrei piangere dal dispiacere , strapparmi i capelli , dalla disperazione ... ma le disgrazie che mi son capitate ieri tra capo e collo sono tante e si sono scatenate così improvvisamente , tutte insieme , che io son rimasto rimbecillito e mi par di sognare ... Andiamo per ordine . La prima causa della mia rovina è stata la passione per la pesca . Ieri , appena ritornato da scuola , presi in camera mia quella lenza che mi ero fabbricato ieri l ' altro e andai nella stanza del signor Venanzio con l ' intenzione di pescare nella sua catinella per farlo divertire . Disgraziatamente il signor Venanzio dormiva ; e dormiva in un modo curioso , con la testa arrovesciata sulla spalliera della poltrona e con la bocca spalancata dalla quale gli usciva un rantolino che andava a finire in un piccolo fischio ... Allora cambiai idea . Dietro alla poltrona c ' era una tavola , e io montatovi sopra , stando seduto su un panchettino , mi misi , per ridere , a pescare nella bocca del signor Venanzio , tenendo la lenza al disopra della sua testa e l ' amo sospeso all ' altezza della bocca spalancata ... - Ora quando si sveglia - pensavo - chi sa come rimarrà sorpreso ! - Disgraziatamente gli venne a un tratto da starnutire ; e nello starnuto , avendo egli chinata la testa , l ' amo andò a posarglisi sulla lingua e , avendo poi richiusa la bocca , gli restò dentro , mentre io senza accorgermene , per un semplice istinto di pescatore , detti una stratta alla lenza tirando in su ... Si udì un grido acutissimo , e io vidi , con mia grande meraviglia , attaccato all ' amo un dente con due barbe ! Nello stesso tempo il signor Venanzio sputava una boccata di sangue ... In quel terribile istante , preso da un grande sgomento , gettai la lenza e , sceso con un salto dalla tavola , scappai come un pazzo in camera mia . Dopo un ' oretta è venuto mio cognato , seguito da mia sorella che gli raccomandava : - Riportalo a casa magari subito , ma non lo picchiare ! - Picchiarlo ? Se mi ci mettessi dovrei ammazzarlo ! - rispondeva il Maralli . - No , no ; ma voglio che sappia almeno quel che mi costa l ' averlo tenuto una settimana in casa mia ! - Quando mi fu dinanzi mi guardò ben bene in faccia e poi disse lentamente con una calma che mi faceva più paura che se avesse urlato come tante altre volte : - Sai ? Ora son convinto anche io che tu anderai a finire in galera ... e t ' avverto che io non sarò certo il tuo avvocato difensore ... Io , vedi , ho conosciuto molta canaglia : ma tu hai nelle tue intraprese di delinquente delle risorse misteriose , ignorate a tutti gli altri ... Per esempio , come avrai fatto a fare un taglio alla lingua di mio zio Venanzio e a portargli via un dente che è stato trovato attaccato a uno spillo ricurvo legato a un filo di refe ? E perché hai fatto questo ? Chi lo sa ! Ma quello che devi sapere è che mio zio vuole assolutamente andar via da casa mia , dove dice di non sentirsi sicuro , e che così , per causa tua , io vado a rischio di perder una vistosa eredità della quale , senza di te , potevo dirmi sicuro . - Il Maralli s ' è asciugato il sudore , mordendosi al tempo stesso le labbra ; poi ha ripreso lentamente : - Tu mi hai dunque rovinato come uomo ; ma aspetta , ché c ' è dell ' altro ! E quest ' altro , purtroppo , l ' ho scoperto in tribunale , al processo , che è andato tutto a rotoli e che ha segnato la mia rovina nella mia professione e nella mia carriera politica . Tu parlasti quattro o cinque giorni fa con un contadino chiamato Gosto grullo ? - Sì - confessai io . - E che gli dicesti ? - A questo punto mi parve che la constatazione di una buona azione compiuta dovesse compensare il fallo rimproveratomi precedentemente e risposi con accento trionfale : - Gli dissi che in tribunale doveva dire la verità , tutta la verità , nient ' altro che la verità , come ho visto scritto nel cartello che è sulla testa del presidente . - Sicuro ! E infatti l ' ha detta ! Egli ha raccontato che gli imputati avevan tirato dei sassi ai soldati e gli imputati sono stati condannati . Hai capito ? ... E gli hai fatti condannar te ! E io che ero avvocato difensore ho perso la causa per te ! E per te i giornali avversari mi attaccheranno ora con violenza , e per te il nostro partito avrà in paese meno credito di quel che aveva ... Hai capito ? Sei contento ora ? Sei soddisfatto dell ' opera tua ? Vuoi far qualche cos ' altro ? Hai in mente altre rovine , altri cataclismi da compiere ? Ti avverto che nel caso hai tempo fino a domattina alle otto , perché ora è troppo tardi per riaccompagnarti a casa tua . Io non capivo più nulla , non avevo la forza né di parlare né di muovermi ... Il Maralli mi lasciò lì come inebetito ; mia sorella mi disse : - Disgraziato ! - e se ne andò anche lei . Ah sì , disgraziato : disgraziato io e più disgraziati tutti quelli che hanno a che far con me ... Sono già le otto , caro giornalino : il Maralli mi aspetta nello studio per ricondurmi a mio padre che mi metterà subito in collegio ! Si può essere più disgraziati di me ! Eppure non mi riesce di piangere ... Anzi ! Con tutta la tremenda prospettiva del mio triste avvenire , non so levarmi dalla mente l ' immagine di quel dente con quelle due barbe che ho pescato ieri nella bocca spalancata del signor Venanzio e ogni tanto mi scappa da ridere ... 22 gennaio . Ho appena due minuti di tempo per scrivere due righe . Sono a Montaguzzo , nel collegio Pierpaoli , e profitto di questo momento in cui mi trovo solo , in camerata , con la scusa di prendere dal mio baule la biancheria che mi è necessaria per la mia toilette . Proprio così . Ieri mattina il Maralli mi riaccompagnò dal babbo al quale raccontò tutto quello che gli era successo per causa mia , e allora il babbo - a racconto finito - non disse altro che queste parole : - Me l ' aspettavo : tant ' è vero che il suo baule con tutto il corredo richiesto dal collegio Pierpaoli è su bell ' e pronto . Partiremo subito , con la corsa delle nove e quarantacinque ! - Giornalino mio , non ho coraggio di descrivere qui la scena della separazione dalla mamma , dall ' Ada , dalla Caterina ... Si piangeva tutti come tante fontane , e anche ora nel ripensarci mi vengon giù , su queste pagine , i goccioloni a quattro a quattro ... Povera mamma ! In quel momento ho capito quanto bene mi vuole , e ora che sono così lontano da lei capisco quanto bene le voglio io ... Basta : il fatto è che , dopo due ore di treno e quattro dì diligenza , sono arrivato qui , dove il babbo uni ha consegnato al signor direttore e mi ha detto lasciandomi : - Speriamo che quando ritornerò a prenderti possa trovare un ragazzo diverso da quello che lascio ! Mi riescirà di diventare diverso da quel che sono ? Sento la voce della direttrice ... # Mi hanno messo la divisa del collegio che è bigia , col berrettino da soldato , la tunica con una doppia fila di bei bottoni d ' argento e i calzoni lunghi con le bande rosso - scure . I calzoni lunghi mi stanno benissimo ; ma però la divisa del collegio Pierpaoli non ha sciabola e anche questo , per me è stato un bel dispiacere ! 29 gennaio . È una settimana , giornalino mio , che non ho scritto più un rigo in queste tue pagine , nelle quali in questi giorni avrei avuto pur tante cose tristi e comiche da confidare e anche tante lacrime da versare ! ... Ma qui , in questo stabilimento carcerario che chiamano collegio , non siamo mai soli , neppure quando si dorme , e la libertà non penetra mai per nessuno , neppure per un minuto secondo ... Il direttore si chiama il signor Stanislao ed è un uomo secco secco e lungo lungo , con due gran baffoni brizzolati che quando s ' arrabbia gli treman tutti , e con una zazzera di capelli nerissimi che gli vengono in avanti appiccicati sulle tempie e che gli dànno l ' aria di un grand ' uomo , ma dei tempi passati . È un tipo militare , che parla sempre a forza di comandi e facendo gli occhi terribili . - Stoppani , - mi ha detto un paio di giorni fa - stasera starete a pane e acqua ! Per fianco destro ... March ! - E questo , perché ? Perché mi aveva sorpreso nel corridoio che conduce alla sala di ginnastica mentre scrivevo col carbone sul muro : Abbasso i tiranni ! Più tardi la direttrice mi disse : - Sei un sudicione e un malvagio . Sudicione perché hai sporcato il muro , e malvagio perché offendi le persone che cercano di farti del bene correggendoti . Chi hai voluto indicare come tiranni ? Sentiamo ... - Uno è Federigo Barbarossa , - risposi pronto - un altro è Galeazzo Visconti , un altro è il generale Radeschi , e un altro è ... - Siete anche un impertinente , ecco tutto ! Andate in classe subito ! - Questa direttrice non capisce nulla ; invece d ' aver piacere chi io mi appassioni contro i peggiori personaggi della storia patria , s ' è messa in testa , da quella volta , che io la canzoni , e non mi leva mai gli occhi di dosso . La direttrice si chiama la signora Geltrude ed è la moglie del signor Stanislao , ma è un tipo tutto diverso da lui . È bassa bassa e grassa grassa , con un naso rosso rosso , e declama sempre , e fa dei grandi discorsi per delle cose da nulla , e non si cheta mai un minuto , corre per tutto e discorre con tutti e su tutto e su tutti trova a ridire . Gli insegnanti che fanno lezione alle diverse classi sono tutti dipendenti dal direttore e dalla direttrice e paion loro servitori . Il professore di francese arriva perfino a baciare la mano alla signora Geltrude tutte le mattine quando le dà il buon giorno e tutte le sere quando le dà la buona sera ; e il professore di matematiche dice sempre al Signor Stanislao quando va via : " Servo suo , signor direttore ! " Noi collegiali siamo ventisei in tutti : otto grandi , dodici mezzani e sei piccoli . Io sono il più piccino di tutti . Si dorme in tre camerate , una accanto all ' altra , si mangia tutti in un gran salone , due pasti al giorno e la mattina il caffè e latte col pane inzuppato , ma senza burro e sempre con poco zucchero . Il primo giorno a desinare vedendo venir la minestra di riso esclamai : - Meno male ! Il riso mi piace moltissimo ... - Un ragazzo di quelli grandi che sta di posto accanto a me ( perché a tavola ci mettono sempre alternati , uno piccino e uno più grande ) e che si chiama Tito Barozzo ed è napoletano , dètte in una gran risata e disse : - Tra una settimana non dirai più così ! - Io allora non capii niente , ma ora ho compreso benissimo il significato dì quelle parole . Sono sette giorni che sono qui e , meno l ' altro ieri che era venerdì , si è sempre mangiato la minestra di riso due volte al giorno ... Mi è venuta così a noia , che l ' idea di una minestra di capellini , che prima mi era così antipatica , ora mi manda tutto in solluchero ! ... Oh mamma mia , cara mammina che mi facevi fare spesso da Caterina gli spaghetti con l ' acciugata che mi piacciono tanto , chi sa come ti dispiacerebbe se tu sapessi che il tuo Giannino in collegio è obbligato a mangiare dodici minestre di riso in una settimana ! 1° febbraio . È appena giorno e io che mi sono svegliato presto ne profitto per continuare a registrare le mie memorie nel mio caro giornalino , mentre i miei cinque compagni dormono della grossa . In questi due giorni passati ho due tatti notevoli da narrare : una condanna alla prigione e la scoperta della ricetta per fare un ' eccellente minestra di magro . Ieri l ' altro dunque , cioè il 30 Gennaio , dopo colazione , mentre stavo chiacchierando con Tito Barozzo , un altro collegiale grande , un certo Carlo Pezzi , gli si accostò e gli disse sottovoce : - Nello stanzino ci son le nuvole ... - Ho capito ! - rispose il Barozzo strizzando un occhio . E poco dopo mi disse : - Addio , Stoppani , vo a studiare - e se n ' andò dalla parte dove era andato il Pezzi . Io che avevo capito che quella d ' andare a studiare era una scusa bella e buona e che invece il Barozzo era andato nello stanzino accennato prima dal Pezzi , fui preso da una grande curiosità e , senza parere , lo seguii pensando : - Voglio vedere le nuvole anch ' io . - E arrivato a una porticina dove avevo visto sparire il mio compagno di tavola , la spinsi e ... capii ogni cosa . In una piccola stanzetta che serviva per pulire e assettare i lumi a petrolio ( ve n ' erano due file da una parte , e in un angolo una gran cassetta di zinco piena di petrolio e cenci e spazzolini su una panca ) stavano quattro collegiali grandi che nel vedermi , si rimescolarono tutti , e vidi che uno , un certo Mario Michelozzi , cercava di nascondere qualcosa ... Ma c ' era poco da nascondere , perché le nuvole dicevano tutto ; la stanza era piena di fumo e il fumo si sentiva subito che era di sigaro toscano . - Perché sei venuto qui ? - disse il Pezzi con aria minacciosa . - Oh bella ! Son venuto a fumare anch ' io . - No , no ! - saltò a dire il Barozzo . - Egli non è avvezzo ... gli farebbe male , e così tutto sarebbe scoperto . - Va bene : allora starò a veder fumare . - Bada bene però , - disse un certo Maurizio Del Ponte . - Guai se ... - Io , per tua regola - lo interruppi con alterezza , avendo capito quel che voleva dire - la spia non l ' ho mai fatta e spero bene ! - Allora il Michelozzi che era rimasto sempre prudentemente con le mani didietro , tirò fuori un sigaro toscano ancora acceso , se lo cacciò avidamente tra le labbra , tirò due o tre boccate e lo passò al Pezzi che fece lo stesso passandolo poi al Barozzo che ripeté la medesima funzione passandolo al Del Ponte che , dopo le tre boccate di regola , lo rese al Michelozzi ... e così si ripeté il passaggio parecchie volte , finché il sigaro fu ridotto a una misera cicca e la stanza era così piena di fumo che ci si asfissiava ... - Apri il finestrino ! - disse il Pezzi al Michelozzi . E questi si era mosso per eseguire il saggio consiglio quando il Del Ponte esclamò : - Calpurnio ! - E si precipitò fuori della stanza seguito dagli altri tre . Io , sorpreso da quella parola ignorata , indugiai un po ' nella istintiva ricerca del suo misterioso significato , pur comprendendo ch ' era un segnale di pericolo ; e quando a brevissima distanza dagli altri feci per uscir dalla porticina , mi trovai a faccia a faccia col signor Stanislao in persona che mi afferrò per il petto con la destra e mi ricacciò indietro esclamando : - Che cosa succede qua ? - Ma non ebbe bisogno di nessuna risposta ; appena dentro la stanza comprese perfettamente quel che era successo e con due occhi da spiritato , mentre gli tremavano i baffi scompigliati dall ' ira , tonò : - Ah , si fuma ! Si fuma , e dove si fuma ? Nella stanza del petrolio , a rischio di far saltar l ' istituto ! Sangue d ' un drago ! E chi ha fumato ? Hai fumato tu ? Fa ' sentire il fiato ... march ! - E si chinò giù mettendomi il viso contro il viso in modo che i suoi baffoni grigi mi facevano il pizzicorino nelle gote . Io eseguii l ' ordine facendogli un gran sospiro sul naso ed egli si rialzò dicendo : - Tu no ... difatti sei troppo piccolo . Hanno fumato i grandi ... quelli che sono scappati di qui quando io imboccavo il corridoio . E chi erano ? Svelto ... march ! - Io non lo so . - Non lo sai ? Come ! Ma se erano qui con te ! - Sì , erano con me ... ma io non li ho visti ... Sa , con questo fumo ! ... - A queste parole i baffi del signor Stanislao incominciarono a ballare una ridda infernale . - Ah ! Sangue di un drago ! Tu ardisci rispondere così al direttore ? In prigione ! In prigione ! March ! - E afferratomi per un braccio mi portò via , chiamò un bidello e gli disse : - In prigione fino a nuov ' ordine ! - # La prigione è una stanzetta su per giù come quella dei lumi a petrolio , ma più alta della metà , e c ' è una finestra lassù per aria , con una barra di ferro che le dà , proprio l ' aspetto triste di una prigione . Fui serrato lì dentro a catenaccio , e vi rimasi solo con ì miei pensieri finché non venne a farmi visita la signora Geltrude la quale mi fece una lunga predica sul pericolo dell ' incendio che avrebbe potuto succedere se il fuoco del sigaro si fosse appiccato al petrolio , e seguitò a declamare per un bel pezzo per finire poi , con voce patetica , a scongiurarmi di dire a lei la verità , assicurandomi che non era per dare delle punizioni ai colpevoli , ma per prendere delle precauzioni nell ' interesse di tutti ... Io naturalmente seguitai a dire che non sapevo niente e che non avrei detto niente mai , anche se mi avessero tenuto in prigione per una settimana , che dopo tutto era meglio stare a pane e acqua che essere obbligati a mangiar la minestra di riso due volte al giorno ... La direttrice se ne andò tutta invelenita dicendomi con voce drammatica : - Vuoi essere trattato con tutto il rigore ? Tal sia di te ! - Rimasto solo daccapo , mi sdraiai sul lettuccio che era in un canto della prigione e non tardai ad addormentarmi perché era già tardi e io ero stanco da tante emozioni . La mattina dopo , cioè iermattina , mi svegliai di lietissimo umore . Il mio pensiero , considerando i miei casi , corse ai tempi delle cospirazioni , quando i patriotti italiani marcivano nelle prigioni piuttosto che dire i nomi dei congiurati ai tedeschi , e mi sentivo pieno d ' allegria , e avrei voluto magari che la prigione fosse stata più stretta e magari anche umida , e con qualche topo . Però , in mancanza di topi , c ' era qualche ragno , e io mi misi in testa di ammaestrarne uno , come Silvio Pellico , e mi misi all ' opera con tutto l ' impegno , ma dovetti smettere . Non so se dipenda perché i ragni d ' allora fossero più intelligenti di quelli d ' ora o perché i ragni di collegio siano più zucconi degli altri , ma il fatto è che quel maledetto ragno faceva tutto il contrario di quel che gli dicevo dì fare , e mi fece tanto arabbiare che da ultimo lo schiacciai con un piede . Allora mi venne in mente che , se avessi potuto chiamare dalla finestra qualche passerotto , sarebbe stato molto più facile di ammaestrarlo ; ma la finestra era così alta ! ... Non so che cosa avrei dato per potere arrampicarmi su quella finestrino ; e a furia di pensarci mi era venuto come una frenesia e non potevo più star fermo , né mi riusciva di levarmi dal cervello quell ' idea ... Cominciai dal trascinare il lettuccio sotto la finestra per diminuirne la distanza ; poi presi un pezzo di corda che avevo in tasca , levai la cinghia dei calzoni e l ' aggiunsi a quella ... Ma con tutt ' e due si arrivava appena alla metà dell ' altezza cui era posta la finestra . Allora mi cavai la camicia , la strappai a strisce , che attorcigliai a uso fune e che aggiunsi alla corda che avevo già ; ne venne una corda assai lunga che lanciai mirando alla finestra . Ora ci arrivava , ma occorreva una lunghezza maggiore per farne ritornar giù una parte dopo averla fatta passare sulla sbarra che era nel mezzo alla finestra . Mi cavai anche le mutande delle quali feci altre strisce che aggiunsi alle altre . Cosi ottenni una corda sufficiente a tentare la scalata che mi ero prefisso di dare alla finestra . Da un capo di essa attaccai una scarpa ; e incominciai i miei esercizi di tiro a segno lanciando con la destra la scarpa contro la barra di ferro e tenendo nella sinistra l ' altro capo della corda . Quanti vani tentativi ! Non avevo orologio per calcolare quanto tempo occupassi in questo lavoro , ma potevo giudicarne la durata dal sudore che mi bagnava tutto per la fatica . Finalmente mi riuscì di fare in modo che la scarpa lanciata al disopra della sbarra girasse al di sotto , ritornando dentro la stanza ; e dopo , piano piano , a forza di piccole e prudenti scosse date con la parte di corda che avevo in mano mi riuscì di far calare giù l ' altro capo tanto da arrivare ad acchiapparlo . Che felicità ! Su quella doppia corda mi arrampicai su fino alla finestra , dove mi riescì di accoccolarmi , alla meglio , e salutai il cielo che mai mi era parso così limpido e così bello come in quel momento . Ma oltre alla bellezza del cielo che scorgevo al disopra di me mi commosse l ' animo un grato odorino di soffritto che veniva dal di sotto ... La finestrina , infatti , dava sul cortiletto della cucina in un angolo del quale era una enorme caldaia piena d ' acqua bollente . Allora mi ricordai che era venerdì , il giorno sacro alla famosa minestra di magro che in mezzo a tutte le minestre di riso della settimana veniva ad allietare i nostri stomachi , a quella eccellente minestra di magro così saporita e che pareva riunire in sé le fragranze più care dell ' umano palato ... Mi sentivo venir l ' acquolina in bocca e una grande malinconia mi scendeva giù nella desolata solitudine delle mie povere budella ... Fortunatamente questo atroce supplizio durò poco , perché ogni desiderio mi sparì come per incanto dallo stomaco appena scoprii la ricetta con la quale il cuoco del collegio faceva la sua ottima minestra di magro . Stando appollaiato sulla finestra avevo visto più volte andare e venire lo sguattero , un ragazzettaccio che da quel che capii era stato preso da poco perché sentivo il cuoco che gli diceva continuamente : - Fa ' così , fa ' cosà , piglia qui , piglia là - e gli insegnava tutto quel che aveva a fare e dove stavano gli utensili e come dovevano essere adoperati ... - Tutti i piatti sudici di ieri , - gli domandò a un certo punto il cuoco - dove gli hai messi ? - Lassù su quell ' asse come mi diceste voi . - Benone ! Ora rigovernali nella solita caldaia dove hai rigovernato ieri e ier l ' altro , ché l ' acqua calda dev ' essere al punto giusto ... E poi risciacquali come le altre volte nell ' acqua pulita . - Lo sguattero portò tutti i piatti sudici nel cortiletto e a due a due li fece scivolare dentro il caldaione dell ' acqua calda . Poi si mise a tirarli su , a uno per volta , sciaguattandoli e strisciandovi sopra l ' indice della destra steso per levarvi bene l ' unto ... Quand ' ebbe tirato su l ' ultimo piatto , lo sguattero esclamò immergendo la mano nella caldaia : - Che brodo ! Si taglia col coltello ! ... - Benone ! - disse il cuoco comparendo sull ' uscio della cucina . - Gli è come deve essere per la minestra d ' oggi . - Lo sguattero sgranò tanto d ' occhi , proprio come feci io lassù sul mio osservatorio . - Come ! La minestra d ' oggi ? - Sicuro ! - spiegò il cuoco , accostandosi al caldaione . - Questo è il brodo per la minestra di magro alla casalinga del venerdì che piace tanto a tutte queste carogne di ragazzi . Capirai ! Qui ci son tutti i sapori ... - Sfido io ! Ci ho rigovernato i piatti di due giorni di seguito ... - E prima che tu venissi tu c ' erano stati rigovernati i piatti d ' altri due giorni ... Insomma , per tu ' regola , in questa caldaia si comincia a rigovernar la domenica e si dura fino al giovedì , sempre nella medesima acqua ; e capirai bene che quando si arriva al venerdì l ' acqua non è più acqua , ma è un brodo da leccarsi i baffi ... - Vo ' direte bene , - disse lo sguattero sputando - ma io i baffi non me li voglio leccare un accidente ... - Grullaccio ! - ribatté il cuoco . - Ti par ' egli che noi si mangi di questa roba ? Il personale di cucina mangia la minestra speciale che si fa per il direttore e per la direttrice ... - Ah ! - fece lo sguattero , tirando un gran respiro di sollievo . - Ora , via : portiamo la caldaia sul fuoco , che c ' è già il pane bell ' e affettato e il soffritto è pronto . E tu impara il mestiere , e mosca ! Il personale di cucina , questo te l ' ho già spiegato , non deve mai far parola con nessuno al mondo di quel che si fa intorno ai fornelli . Hai capito ? - E , uno da una parte uno dall ' altra , afferrarono la caldaia e l ' alzarono di peso ; ma allo sguattero nel chinarsi cadde nella caldaia il berrettaccio tutt ' unto che aveva in testa , ed egli fermatosi dette in una grande risata e ritiratolo su strizzandovelo dentro esclamò : - Gua ' ! Ora gli è anche più saporito di prima ! - A questo punto non ne potetti più dallo schifo e dall ' ira : e cavatomi la scarpa rimastomi in piedi la tirai giù con forza nella caldaia urlando . - Porci ! allora metteteci anche questa ! ... - Il cuoco e lo sguattero si voltarono in su , come due spiritati , e mi par di vedere anche ora quei quattro occhi dilatati , fissi su me in una comica espressione di maraviglia e di sgomento . Io intanto seguitavo a lanciar loro tutti i titoli che si meritavano , finché essi , riavutisi finalmente dallo sbalordimento , si precipitarono dentro la cucina . Pochi minuti dopo , la piccola porta della mia prigione si apriva e vi entrava di profilo - ché altrimenti non ci sarebbe potuta passare - la signora Geltrude declamando : - Ah disgraziato ! Uh , che vedo ! ... A rischio di cader giù e sfracellarsi ! ... In nome di Dio , Stoppani , che cosa fate costassù ? - Eh ! - risposi - sto a veder preparare la minestra di magro alla casalinga ... - Ma che dici ? sei impazzato ? - In quel momento entrò un bidello con una scala . - Appoggiatela lì , e fate scendere quello sciagurato ! - impose con aria drammatica la signora Geltrude . - No , non scendo ! - risposi aggrappandomi alla sbarra dì ferro . - Se devo rimanere in prigione voglio starmene quassù perché c ' è più aria ... e poi si impara come si cucinano i ragazzi in collegio ! ... - Scendi , via ! Non capisci che ero venuta appunto per farti uscire dalla prigione ? Purché , s ' intende , tu prometta di essere buono e ubbidiente , ché se no , figliuolo mio , è un affar serio ! ... - Io guardai la direttrice sorpreso . - Perché questa improvvisa liberazione ? - pensavo fra me . - Eppure non ho rivelato i nomi dei ragazzi che fumavano nello stanzino del petrolio ... Dunque ? Ah ! Ho capito ! Ora cercan di pigliarmi con le buone maniere perché non racconti ai miei compagni la scoperta della ricetta per la zuppa di magro alla casalinga . - In ogni modo non c ' era più ragione di rimanere appollaiato sulla finestrina e discesi . Appena ebbi toccato terra , la signora Geltrude , ordinò al bidello di riportar via la scala , e poi , presomi per un braccio , mi disse con tono imperioso : - Di ' su : che volevi dire della minestra di magro che si fa in collegio ? - Volevo dire che io non intendo di mangiarla più mai . Guardi ! Mi assoggetto piuttosto a mangiar quella di riso anche il venerdì ... a meno che non mi dia la minestra speciale che fanno per lei e per il signor direttore ... - Ma che dici ? Io non t ' intendo ... Dimmi tutta la verità ... tutta , capisci ? - Allora le raccontai semplicemente tutto quello che avevo visto e sentito dalla finestrino della mia prigione e con mia grande sorpresa la signora Geltrude , molto impressionata dal mio racconto , esclamò : - La cosa che dici , ragazzo mio , è molto seria ... Bada bene ! Si tratta di far perdere il pane a due persone : al cuoco e allo sguattero ... Pensaci : hai detto proprio la verità ? - L ' ho detta e la sostengo . - Allora vieni a far rapporto dal signor direttore ! - Difatti mi condusse nell ' ufficio di direzione dove , dietro a una scrivania piena di libri , stava il signor Stanislao . - Lo Stoppani - gli disse la signora Geltrude - ha un rapporto molto grave da fare contro il personale di cucina . Via , racconta - E io raccontai da capo la scena alla quale avevo assistito . Passavo di sorpresa in sorpresa . Anche il direttore mi apparve indignato del racconto fatto . Chiamò il bidello e ordinò : - Fate venir qui il cuoco e lo sguattero . March ! - Poco dopo , eccoli tutti e due ; e io daccapo a ripetere il racconto per la terza volta ... Ma la mia maraviglia giunse al colmo quando , invece di rimanere confusi , com ' io mi aspettavo , sotto il peso delle mie rivelazioni , essi dèttero in una grande risata , e il cuoco , presa la parola , disse indirizzandosi al signor Stanislao : - La mi scusi , signor direttore , ma le par possibile che si faccia tutto questo ? Deve sapere che io ho per abitudine di far sempre la burletta , e ora specialmente che ho per le mani questo sguattero , che è nuovo del mestiere , mi diverto un mondo a dargliene ad intendere delle cotte e delle crude ... Quello che ha raccontato il signorino è sacrosantamente vero : soltanto , come le ho detto , si trattava di parole dette per ischerzo ... - Va bene , - disse il direttore . - Ma il mio dovere mi impone di procedere immediatamente a un ' ispezione in cucina . Precedetemi ... March ! E voi , Stoppani , attendetemi qui ... - E uscì impettito , con passo militare . Quando ritornò poco dopo mi disse sorridendo : - Tu hai fatto bene a riferirmi quel che avevi visto ... Ma fortunatamente la cosa sta come aveva raccontato il nostro cuoco ... e puoi mangiar tranquillo la tua brava scodella di minestra alla casalinga . Cerca di esser buono ... Va ' ! - E mi dètte un colpetto di mano su una guancia . Io me ne andai tutto contento e persuaso in mezzo ai miei compagni , che giusto in quel momento uscivano di classe . Poco dopo andammo tutti a pranzo , e il Barozzo che , come dissi già , è di posto accanto a me , mi strinse forte la mano sotto la tovaglia e mi disse sottovoce : - Bravo Stoppani ! sei stato forte ... Grazie ! - Quando venne in tavola la minestra di magro alla casalinga , il mio primo movimento fu di repulsione . Ma le parole del cuoco mi avevano persuaso ... E poi avevo molta fame ... E poi , appena assaggiata dovetti riconoscere che quella minestra era proprio buona e mi pareva impossibile che una cosa tanto prelibata potesse esser preparata in un modo così ripugnante . Avrei voluto raccontare al Barozzo tutta la scena che si era svolta nel cortiletto della cucina e poi nell ' ufficio di direzione ... Ma la signora Geltrude , che quando si mangia gira sempre intorno alla tavola , non mi levava gli occhi di dosso , e mi accorsi che mi vigilava in modo speciale , proprio per vedere se mangiavo la minestra e se raccontavo l ' avventura della mattinata ai miei compagni di tavola . Anche dopo , durante l ' ora di ricreazione , la signora Geltrude continuò la sua sorveglianza speciale ; la quale non impedì che il Pezzi , il Del Ponte e il Michelozzi mi facessero una gran festa , dichiarandomi che benché io sia piccino , dopo quel fatto d ' aver sostenuto la prigione piuttosto che far la spia , mi consideravano un amico grande come loro , e mi avrebbero ammesso nella loro società segreta che si chiama : Uno per tutti e tutti per uno . La sorveglianza speciale è durata fino a ieri sera ; ma a cena mi parve che il mio contegno avesse finalmente persuaso la direttrice che mi ero dimenticato di quel che avevo visto la mattina . Così potei narrar tutto per filo e per segno al Barozzo , il quale prese la cosa molto sul serio e dopo aver pensato un po ' disse : - Vorrei sbagliare ... Ma per me l ' interrogatorio del cuoco e dello sguattero è tutta una commedia . - Come ! - Sicuro . Prendiamo a considerare la faccenda dal momento in cui il cuoco , accortosi che tu avevi assistito alla preparazione della minestra di magro alla casalinga , è corso ad avvertire il direttore o la direttrice . Qual era il consiglio che dovevano seguire nel loro interesse ? Quello di rabbonirti e di cancellare dalla tua mente lo spettacolo che avevi visto . Essi dunque hanno detto al cuoco e allo sguattero : Quando sarete chiamati dite che è stata una burletta ! ... Ed ecco che la direttrice viene ad aprirti la prigione , finge di scandalizzarsi al tuo racconto e ti conduce dal direttore il quale finge di fare un tremendo processo al cuoco e allo sguattero , i quali fingono di avere scherzato ... e tu , persuaso di tutto questo , mangi e gusti , come al solito , la tua brava minestra di magro alla casalinga e ... e tutto sarebbe andato bene per loro se tu non avessi raccontato la cosa al tuo amico Barozzo che ha più esperienza di te e che riferirà la cosa alla società ... - Per questa faccenda , in tempo di ricreazione faremo un ' adunanza e decideremo . Non mi par vero che arrivi quell ' ora ! ... Ma è già sonata la sveglia e bisogna che mi affretti a nasconderti , giornalino mio ! # L ' adunanza della Società segreta Tutti per uno e uno per tutti è andata benissimo . Ci siamo riuniti tutti in un angolo del cortile ; questo disegno che ho fatto qui stasera , prima di addormentarmi , rappresenta il momento più solenne della discussione , con Tito Barozzo che presiedeva alla mia sinistra , e accanto i lui Mario Michelozzi , alla mia destra Carlo Pezzi e , tra questi e il Michelozzi , Maurizio del Ponte . Prima di tutto c ' è stato un voto di plauso per me , perché quel giorno in cui i soci si erano riuniti a fumare nello stanzino del petrolio , piuttosto che far la spia mi ero fatto condannare in prigione . Poi un altro voto di plauso per avere scoperto l ' affare della minestra di magro ... Insomma sono stato trattato come un eroe , e tutti mi hanno dimostrato una grande ammirazione . Dopo aver discusso ben bene ci siamo trovati d ' accordo su questo punto : che per accertarsi se la minestra del venerdì è fatta con la rigovernatura dei piatti serviti ai pasti degli altri giorni , bisogna , incominciando da domani , dopo mangiato , mettere nel piatto qualche cosa che dia un colore all ' acqua nella quale i piatti saranno rigovernati ... - Ci vorrebbe dell ' anilina ! - ha detto il Del Ponte . - Ci penso io a procurarla ! - ha aggiunto Carlo Pezzi - ne ho vista nel gabinetto di chimica . - Benissimo . Domani allora principieremo la prova . - E ci siamo separati dandoci la mano ; quello che la stendeva diceva : - Tutti per uno ! - E l ' altro , stringendo la mano , rispondeva : - Uno per tutti ! - Sono molto contento di essere entrato in questa società ; ma ero incerto , caro giornalino mio , di scriverne nelle tue pagine , avendo giurato di non confidare il segreto a nessuno ... Però ho pensato che a te potevo confidar tutto perché mi sei fedele e poi io ti custodisco bene , chiuso a chiave nella mia valigetta . A proposito ; la mia valigia è riposta con la mia biancheria in un piccolo armadietto scavato nel vano della parete a capo del letto , al disopra del comodino . Tutti i collegiali hanno un armadietto simile , chiuso da uno sportello bigio . L ' altra sera , dunque , mentre gli altri dormivano , per riporre nella valigia il giornalino mi ficcai addirittura dentro il mio armadino , e sentii delle voci . Rimasi in ascolto , pieno di curiosità . Non mi ero sbagliato : le voci erano al di là del muro in fondo all ' armadietto ... e mi parve perfino di riconoscere la voce della signora Geltrude . Dev ' essere una parete sottilissima . 2 febbraio . Si incomincia la prova . Prima di mezzogiorno Carlo Pezzi aveva già distribuito a ciascuno di noi un involtino nel quale sono dei granellini minutissimi come quelli della rena . Per l ' appunto oggi , essendo domenica , abbiamo avuto una pietanza di più e cioè il pesce con la maionese , e così noi altri soci della Società segreta abbiamo messo un granellino nel piatto che aveva servito per il pesce , e un altro nel piatto dei muscoletti in umido ( anche questa dei muscoletti in umido è una pietanza che ritorna spesso in tavola , come la minestra di riso ) e così abbiamo rimandato in cucina due granellini d ' anilina a testa , cioè dieci in tutto . Stasera a cena poi , essendoci una pietanza di stracotto , abbiamo messo nei piatti sudici un altro granellino , sicché nella giornata sono quindici granellini che sono andati in cucina nel famoso caldaione ... - Capirai , - mi ha detto il Barozzo - anche se di qui a giovedì ne mettiamo un altro solo al giorno ( perché bisogna mettere il granellino soltanto nei piatti dove si è mangiato una pietanza in umido ) sono altri venticinque granellini e cioè quaranta in tutti , tanti quanti bastano per colorire di rosso il brodo della minestra di venerdì ... ammesso che l ' inchiesta del signor Stanislao sia stata , come séguito a credere , una burletta . - Sicché avremo la minestra col brodo rosso ? - Eh no ! Molto probabilmente in settimana lo sguattero non si accorgerà affatto del colore che aumenterà gradatamente , giorno per giorno ; e se n ' avvedrà solo il cuoco il venerdì mattina quando si disporrà a manipolare la sua famosa minestra alla casalinga . - Ma allora farà un ' altra minestra ! - Sicuro : e , dovendo rimediare alla svelta , farà una minestra di riso ... Ebbene : se venerdì non ci sarà la tradizionale minestra di magro alla casalinga , vorrà dire ... che questa era proprio fatta col brodo della rigovernatura , e allora noi insorgeremo . - Che ingegno ha il Barozzo ! Egli prevede tutto e sa rispondere a tutto , sempre ... Ora , giornalino mio , ti rimetto a posto e ... E poi lo sai che cosa fo ? Ho qui uno scalpello che ho preso oggi nell ' ora di ricreazione giù nel cortile , mentre il muratore che viene da qualche giorno a far dei lavori era uscito ... E con questo scalpello voglio incominciare piano piano a fare un buco nella parete in fondo all ' armadino per vedere di dove vengono le voci che sentii l ' altra sera . I miei compagni dormono : ora spengo il lume e mi ficco dentro l ' armadietto a lavorare ... 3 febbraio . Oggi dopo desinare durante una riunione della nostra Società segreta abbiamo , tra altre cose , parlato anche della continuità di questa stomachevole minestra di riso , e ci siamo tutti trovati d ' accordo nel pensare che sarebbe davvero ora di finirla . Mario Michelozzi ha detto : - Io ho un ' idea . Se mi riesce di procurarmi i mezzi per metterla in esecuzione ve la comunicherò , e domanderò l ' aiuto del nostro bravo Stoppani . - Per me è un piacere di sentirmi così stimato dai ragazzi più grandi , e di godere tutta la loro fiducia , mentre gli altri ragazzetti della mia classe non son considerati nulla e non li guardano neppure . Però c ' è un mio compagno che ha l ' età mia e si chiama Gigino Balestra il quale è un bravo figliolo e siamo diventati amici . Questo meriterebbe di entrare nella Società segreta perché mi pare fedele e sicuro ... Ma prima voglio accertarmi meglio , perché mi dispiacerebbe troppo di farmi canzonare presentando un traditore . # Mi è venuta una lettera della mamma la quale mi dice tante belle cose e mi ha consolato un poco nella vita di collegio che è una vitaccia impossibile , sia per la mancanza di libertà , sia perché si mangia molto male , e più di tutto perché siamo lontani dalle nostre famiglie e , per quanto dicano di tener le veci dei nostri genitori , il signor Stanislao e la signora Geltrude non arriveranno mai a farei dimenticare il babbo e la mamma . 4 febbraio . Grande novità ! Stanotte , dopo un lungo e paziente lavoro , dovendo fare in modo di non far rumore per non svegliare i compagni del dormitorio , son riuscito finalmente a fare un buco nella parete in fondo all ' armadietto che è nel vano del muro a capo del mio lettino . Subito è apparso un chiarore , una luce opaca che veniva dall ' altra parte , ma riparata da qualche cosa che era frapposta al di là della parete . Spingendo lo scalpello fuori del buco sentii che l ' ostacolo era cedevole e , dopo averne studiata per un pezzo la natura , mi convinsi che doveva essere un quadro attaccato nella parete che avevo forata . Ma se la tela mi vietava la vista non mi impediva l ' udito ; e io sentivo , sebbene non riuscendo ad afferrar le parole , la voce del signor Stanislao e della signora Geltrude che parlavano tra di loro . Mi giunse solo distintamente questa frase pronunziata con vivacità dalla direttrice : - Tu sarai sempre un imbecille ! Queste carognette mangiano anche troppo bene ! Intanto ho fatto un contratto col fattore del marchese Rabbi per trenta quintali di patate ... - Con chi parlava la signora Geltrude ? L ' altra voce che io sentivo era certamente quella di suo marito ; ma è impossibile che il signor Stanislao , con quella sua aria rigida di vecchio militare , permettesse alla signora Geltrude di trattarlo a quel modo ... L ' argomento delle patate mi ha fatto pensare che vi fosse presente anche il cuoco e che il dialogo corresse con lui . Tito Barozzo al quale ho raccontato la cosa mi ha risposto : - Chi sa ! In ogni modo questa è una faccenda secondaria . La questione principale è che si presentano dinanzi al nostro immediato avvenire di infelici collegiali trenta quintali di patate , cioè trenta volte cento chilogrammi , ovverosia tremila chilogrammi che è quanto dire centoquindici chilogrammi per ogni stomaco , dovendosi certo escludere dal conto gli stomachi direttoriali e del personale di cucina , per i quali è fatto un trattamento diverso ! ... - # Oggi durante l ' ora di ricreazione si è riunita la Società segreta , e io ho raccontato l ' affare del buco nell ' armadietto , e tutti hanno applaudito dicendo che quel posto d ' osservazione era importantissimo e poteva essere di molta utilità per tutti , ma che bisognava prima accertarsi che stanza fosse quella dalla quale venivano le voci del direttore e della direttrice . Di questo si è preso l ' incarico Carlo Pezzi che ha uno zio ingegnere e che sa come si fa a sviluppare le piante delle case . 5 febbraio . Stamani mentre attraversavo il corridoio che conduce alla scuola di disegno , Mario Michelozzi mi si è avvicinato mormorando : - Uno per tutti ! - Tutti per uno ! - ho risposto . - Vai nello stanzino del petrolio che è aperto . Dietro la porta troverai un bottiglione pieno di petrolio coperto con un asciugamano : prendilo , portalo nel tuo dormitorio e nascondilo sotto il tuo letto . Maurizio Del Ponte fa la guardia : se senti gridare : " Calpurnio ! " lascia andare il bottiglione e scappa . - Io ho eseguito l ' ordine e tutto è andato benissimo . # Oggi , durante la ricreazione , Carlo Pezzi ha studiato molto per scoprire quale stanza è quella al di là del mio armadino . Ma più che con la sua scienza d ' ingegnere si è aiutato chiacchierando con i muratori che seguitano a lavorare a certe riparazioni del collegio . Il Michelozzi mi ha detto : - Stasera tieni pronto : mentre tutti dormiranno noi ci occuperemo del riso ... e rideremo ! - 6 febbraio . È vicina la sveglia , giornalino mio , e io ho molti fatti da registrare . Prima di tutto una lieta notizia : i convittori del collegio Pierpaoli non mangeranno più minestra di riso per un pezzo ! Iersera , quando tutti dormivano , io che stavo sull ' attenti sentii nella porta del dormitorio un lieve sgretolo a più riprese , come quello di un tarlo . Era il segnale convenuto : il Michelozzi raschiava la porta con l ' unghia per avvertirmi di portar fuori il bottiglione pieno di petrolio , ciò che io feci in un batter d ' occhio . Egli lo prese e porgendomi la mano mi sussurrò in un orecchio : - Vieni dietro a me rasentando il muro ... - Che palpiti nell ' avventurarsi così , nel buio dei corridoi , fermandosi in ascolto a ogni più lieve rumore , trattenendo il respiro ... A un certo punto , sboccando da un corridoio stretto stretto , la scena fu rischiarata da una finestra le cui imposte erano aperte , e ci fermammo dinanzi a una porticina nascosta nel muro . - Il magazzino ! - mormorò il Michelozzi . - Prendi questa chiave ... È quella del gabinetto di fisica e apre benissimo anche questa porta ... Fa ' piano ... - Presi la chiave , la introdussi pian piano e la girai nella serratura adagino adagino ... La porticina si aprì ed entrammo . Il magazzino era fiocamente illuminato dal chiarore che veniva da un finestrino aperto sulla parete difaccia alla porta , in alto ; e a quella luce incerta vedemmo da un lato una fila di balle aperte , con della roba bianca ... Vi misi le mani ; era il riso , quell ' odiato riso che nel collegio Pierpaoli ci era servito a tutti i pasti , tutti i giorni , meno il Venerdi e la domenica ... - Aiutami ! - mormorò il Michelozzi . Lo aiutai ad alzare il bottiglione , e giù ! innaffiammo ben bene le balle col petrolio . - Ecco fatto ! - aggiunse il mio compagno posando il bottiglione in terra e incamminandosi verso l ' uscita . - E ora quella bella provvista di riso posson farsela fritta . - Io non risposi . Avevo adocchiato un sacco di fichi secchi e me ne ero empite già le tasche e la bocca . Dopo aver richiusa la porticina tornammo cautamente per la strada già fatta e ci separammo dinanzi al mio dormitorio . - Tutto è andato bene ! - disse a bassa voce il Michelozzi - e abbiamo reso un grande servigio a tutti i nostri compagni . Ora vo a riportare la chiave del gabinetto di fisica al suo posto e poi a letto ... Uno per tutti ! - Tutti per uno ! - e ci stringemmo la mano . Io zitto zitto andai a letto ; ma ero così commosso per questa avventurosa spedizione notturna che non potevo prender sonno . Alla fine mi decisi a ripigliare il mio lavoro dentro l ' armadietto ; il segnale col quale il Michelozzi mi aveva prima annunziato la sua presenza mi aveva suggerito il modo di forare senza pericolo la tela che rendeva inutile il mio osservatorio . Ma prima di accingermi a tal lavoro ho voluto allargare la buca , e adoperando con tutta la prudenza possibile lo scalpello nelle connessiture dei quattro lati di un mattone riuscii a indebolirlo talmente che finì con lo staccarsi . Ora avevo dinanzi a me un vero e proprio finestrino che potevo a mio talento richiudere e riaprire , rimettendo o rilevando il mattone , a seconda del bisogno . Restava a bucar la tela che vi era dinanzi . Un po ' con l ' unghie e un po ' con lo scalpello mi misi a grattarla a riprese cadenzate , pensando : - Anche se di dentro sentono questo rumore crederanno che sia un tarlo e io potrò seguitare il mio lavoro fino a che non abbia raggiunto lo scopo . Difatti ho seguitato a grattare finché non ho sentito , tastando col dito sulla tela , un forellino ... Ma nella stanza che era oggetto di tante faticose ricerche da parte di Maurizio Del ponte v ' era buio perfetto . Allora , non essendovi per il momento altro da fare , me ne ritornai a letto soddisfatto del mio lavoro . In verità la mia coscienza non poteva rimproverarmi di essermi abbandonato all ' ozio che è il padre dei vizii ... e io mi addormentai placidamente pregustando già in sogno le grandi sorprese che mi riserba questo mio osservatorio che mi costa tanti sudori e per il quale ho perduto tanti sonni ... Non mi par vero d ' arrivare a stasera ! # Evviva , evviva ! ... Oggi a desinare si è finalmente cambiato minestra ! ... Abbiamo avuto una eccellente pappa col pomodoro alla quale le ventisei bocche dei convittori dei collegio Pierpaoli han rivolto con ventisei sorrisi il più caldo e unanime saluto ... Noi della Società segreta ci si guardava ogni tanto con un sorriso diverso da tutti gli altri perché sapevamo il mistero di questo improvviso cambiamento . Chi sa che tragedia era successa in cucina ! ... La signora Geltrude girava attorno alla tavola con gli occhi iniettati di sangue che pareva una belva , volgendo lo sguardo qua e là sospettosamente ... Per me e per Mario Michelozzi è stata una grande soddisfazione quella di aver fatto cambiar regime ai nostri pasti , e ripensando alla nostra audace spedizione di stanotte , ai pericoli affrontati con tanto sangue freddo , mi par d ' essere uno degli eroi di quelle imprese gloriose che si trovano in tutto le storie di tutti i popoli e che a farle devono essere state molto divertenti per chi le ha fatte , quanto sono noiose a leggerle per i poveri scolari perché devono poi impararle a mente con tutte le date ... E alla fin dei conti non si tratta forse , sia pure in un campo più ristretto , delle medesime cause e dei medesimi fatti nei quali chi ha più core e più coraggio si sacrifica per il bene comune ? Anche nelle storie delle nazioni ci sono i popoli che ogni tanto si stancano d ' aver sempre minestra di riso , e allora avvengono le congiure , i complotti , e saltan fuori i Michelozzi e gli Stoppani che affrontano i pericoli finché per la loro abnegazione , non si passa alla pappa al pomodoro ... Che fa se il popolo ignora chi è stato che ha fatto cambiar minestra ? A noi ci basta la coscienza d ' aver fatto quel che abbiamo fatto per la felicità di tutti . Però gli altri soci della nostra Società segreta ci han fatto molta festa , a me e al Michelozzi , per la riuscita dell ' impresa , e Tito Barozzo stringendoci la mano ci ha detto : - Bravi ! Vi nomineremo i nostri petrolieri d ' onore ! ... - Intanto Maurizio Del Ponte ci ha fatto una comunicazione molto importante . - Ho visto la stanza sulla quale il nostro bravo Stoppani ha aperto il suo finestrino che ci sarà di una utilità incalcolabile . Ho potuto penetrarvi perché in questi giorni i muratori stanno rifacendovi un pezzo d ' impiantito . È la sala particolare della direzione , quella dove il signor Stanislao e la signora Geltrude ricevono le persone più intime e di riguardo . Questa stanza a destra comunica con l ' ufficio di direzione e a sinistra con la camera da letto dei coniugi direttori . In quanto al quadro che impedisce al nostro Stoppani di spingere lo sguardo su questa importante piazza nemica , è il grande ritratto a olio del professor Pierpaolo Pierpaoli , benemerito fondatore di questo collegio , zio della signora Geltrude alla quale passò in eredità ... - Benissimo ! Stasera mi godrò dunque lo spettacolo nella sala riservata di Pierpaolo Pierpaoli buonanima , dal mio palchetto su all ' ultimo ordine stando comodamente sdraiato nel mio armadietto . - Come vorremmo essere al tuo posto ! - mi hanno detto i compagni della Società Uno per tutti e tutti per uno . 7 febbraio . Iersera , appena i miei piccoli compagni si furono addormentati saltai su nel mio armadietto richiudendo lo sportello per di dentro e levato il mattone aprii il mio finestrino , vi ficcai la testa e appiccicai l ' occhio al buchino fatto ieri notte nella tela in cui è effigiato il compianto professor Pierpaolo Pierpaoli che ebbe l ' infelicissima idea di fondare questo odioso collegio . Da principio tutto era buio : ma poco dopo la scena si rischiarò a un tratto e vidi comparire giù dalla porta a sinistra la signora Geltrude impugnando un doppiere con le candele accese , seguìta dal signor Stanislao che diceva con accento di preghiera : - Ma cara Geltrude , è certo che quest ' affare del petrolio nelle balle del riso è inesplicabile ... - La direttrice non rispose e seguitò lentamente a camminare verso la porta di destra . - Possibile che si annidi tra i collegiali un tipo così audace da compiere un fatto simile ? In ogni modo farò di tutto per scoprirlo ... - A questo punto la signora Geltrude si fermò , si rivoltò verso il marito e con voce stridula gli disse : - Voi non scoprirete niente . Perché voi siete un imbecille ! - Ed entrò nella camera lasciando la sala del defunto Pierpaolo Pierpaoli nella più completa oscurità . La scena alla quale avevo assistito dal palchetto era stata brevissima , ma abbastanza interessante . Se non altro essa mi aveva dimostrato che l ' altra notte la direttrice parlando delle patate non si era rivolta al cuoco come mi aveva fatto supporre la grande libertà di linguaggio adoperato , ma aveva parlato col direttore ... La signora Geltrude quando diceva : imbecille ! si rivolgeva proprio al suo marito in persona ! ... Oggi è una grande giornata ; è venerdì , e noi della Società segreta aspettiamo con ansia l ' esito del nostro strattagemma per scoprire se la minestra di magro è fatta o no con la rigovernatura dei piatti ... 8 febbraio . Ieri sera avrei voluto scrivere in queste pagine l ' ultima parte della cronaca della giornata , ma mi premeva di vigilare il campo nemico dal mio osservatorio ... E poi bisogna da ora in avanti adoperare una grande prudenza perché siamo spiati da tutte le parti e tremo al solo pensiero che mi possano trovare questo mio giornalino ... Fortuna che la chiave della valigia nella quale lo tengo rinchiuso è assai complicata ... E poi i sospetti sono contro i convittori grandi e ... E poi in fin dei conti , se fossi messo alle strette potrei dir delle cose che farebbero smascellar dalle risa tutti quanti , come rido io in questo momento soffocando a stento l ' ilarità per non svegliare i miei compagni ... Ah , giornalino mio , quante cose ho da scrivere ! ... E che cose ! ... Ma andiamo per ordine , e cominciamo dal fatto meraviglioso , strabiliante della minestra di magro di ieri . # Dunque a mezzogiorno in punto , tutti i ventisei convittori del collegio Pierpaoli erano , come al solito , seduti intorno alla tavola del refettorio in attesa del pranzo ... E qui mi ci vorrebbe la penna del Salgari oppure di Alessandro Manzoni per descrivere l ' ansietà di tutti i compagni della nostra Società segreta , mentre si aspettava che portassero la minestra . A un tratto eccola ! ... I nostri colli si allungano , i nostri occhi seguono con grande curiosità le zuppiere ... e appena la minestra incomincia a riempire le scodelle tutte le bocche si arrotondano in un lungo ooooh ! ... di meraviglia e un mormorio generale si leva nel quale son ripetute queste parole : - L ' è rossa ! ... - La signora Geltrude , che gira qua e là dietro le nostre sedie , si ferma ed esclama sorridendo : - Si capisce ! ci sono le barbabietole rosse , non vedete ? - E la minestra di magro , infatti , questa volta , è piena di piccole fette di barbe rosse , testimoni muti e terribili , per la nostra Società segreta , della ingegnosa nequizia del cuoco ... - E ora che si fa ? - dico piano al Barozzo . - Ora si fa così ! - mormora egli con gli occhi sfavillanti di sdegno . E alzatosi in piedi , girando lo sguardo intorno ai compagni , esclama con la sua voce energica : - Ragazzi ! nessuno mangi questa minestra rossa ... Essa è avvelenata ! - A queste parole i collegiali lasciano cadere il cucchiaio sulla tavola e rissano gli occhi in faccia a Barozzo esprimendo il massimo stupore . La direttrice , il cui volto è diventato anche più rosso della minestra , accorre e afferrato il Barozzo per un braccio gli grida con la sua voce stridula : - Che dici ? - Dico - ripiglia il Barozzo - che non sono le barbe che tingono di rosso la minestra ma è l ' anilina che ci ho messo io ! - L ' affermazione fatta con tanta precisione e tanta fermezza dal coraggioso presidente della Società Uno per tutti e tutti per uno sconvolge addirittura la signora Geltrude che resta li per qualche minuto confusa , senza poter nulla rispondere ; ma infine l ' ira sua terribile esplode in questa frase piena di recondite minacce : - Tu ! ... tu ! ... tu ! ... Ma sei pazzo ? ... - No , non sono pazzo - ribatte il Barozzo . - E ripeto che questa minestra è rossa in causa dell ' anilina che vi ho messo io , mentre avrebbe avuto tutte le ragioni di diventar rossa di vergogna per il modo col quale è fatta ! - Questa bella frase , detta con quell ' accento meridionale così sonoro , ha finito di sconvolgere la povera direttrice che non sapeva far altro che ripetere : - Tu ! Tu ! Proprio tu ! ... - E infine , scostando la sua sedia , ha concluso in un sibilo : - Va ' giù in Direzione ! Bisogna che tutto sia spiegato ! - E ha fatto un cenno al bidello che lo accompagnasse . Questa scena si è svolta così fulmineamente che i convittori , anche dopo l ' uscita del Barozzo dal Refettorio , rimanevano lì , ringrulliti , sempre con gli occhi fissi sulla sedia rimasta vuota . Frattanto la direttrice aveva dato ordine di portar via la minestra rossa e di portare in tavola l ' altra pietanza - che era baccalà lesso - sul quale i convittori si scagliarono così affamati che esso oppose invano ai loro denti la più dura e stopposa resistenza . Io invece , per quanto avessi non meno appetito degli altri , spelluzzicai la mia porzione di baccalà con fare impacciato . Mi sentivo nell ' anima lo sguardo fisso , acuto della signora Geltrude che , fin dal primo momento in cui s ' era alzato da sedere il Barozzo gettando l ' allarme contro la minestra di magro , non mi aveva mai levato gli occhi da dosso . Durante l ' ora della ricreazione continuò la vigile sorveglianza della direttrice e non potei parlare che di sfuggita col Michelozzi . - Che si fa ? - Prudenza ! Bisogna prima sentire il Barozzo . - Ma il Barozzo non fu visto da nessuno in tutto il giorno . La sera ricomparve a cena , e pareva un altro . Aveva gli occhi rossi e infossati e sfuggiva gli sguardi curiosi dei suoi compagni , special cute di noi della Società segreta . - Che è stato ? - gli domandai piano . - Zitto ... - Ma che hai ? - Se mi sei amico non parlarmi . - Il suo fare era imbarazzato , la sua voce mal sicura . Che era dunque accaduto ? Ecco la domanda che mi rivolgevo ieri senza trovarvi una risposta . Ieri sera appena i miei piccoli compagni di dormitorio si furono addormentati , mi ficcai dentro il mio armadietto , senza neppur pensare a scrivere in queste pagine i fatti della giornata , per quanto fossero di grande importanza . Era per il momento assai più importante il vedere quel che accadeva nella sala del defunto professor Pierpaolo Pierpaoli cercando di scoprire le batterie nemiche . E per la verità , la mia aspettazione non fu punto delusa . Appena dentro nel mio osservatorio sentii la voce della signora Geltrude che diceva : - Sei un perfetto imbecille ! - Capii subito che parlava con suo marito ; e difatti , accostato l ' occhio al forellino fatto nel ritratto del compianto fondatore di questo collegio , ho visto giù nella sala i due coniugi direttori , l ' uno di fronte all ' altra , la direttrice con le mani sul fianchi , col naso addirittura paonazzo e gli occhi sfavillanti , e il direttore dritto , rigido in tutta la sua lunghezza , nell ' attitudine di un generale che si prepari a sostenere un assalto . - Sei un perfetto imbecille ! - ripeteva la signora Geltrude . - E si deve a te , naturalmente , se abbiamo tra i piedi quel pezzente napoletano che finirà col rovinare l ' istituto propalando l ' affare della minestra ... - Calmati , Geltrude , - rispondeva il signor Stanislao - e cerca di considerare seriamente la cosa . Prima di tutto il Barozzo fu accettato di comune accordo a condizioni eccezionali per riguardo al suo tutore che ci procurò altri tre convittori a retta intera ... - D ' accordo ? E sfido ! Non la finivi più con le tue ragionacce stupide ... - Via , Geltrude , cerca di moderarti e di ascoltarmi . Il Barozzo , vedrai , non abuserà della scoperta fatta con la sua anilina . Tu sai che egli ignorava di esser tenuto qui a patti speciali ; e io profittando di questo e toccando la corda sensibile della sua dignità gli ho fatto considerare con un discorso molto efficace , che egli era tenuto qui quasi per compassione e che perciò aveva , lui più degli altri , il dovere di mostrarsi grato e affezionato a noi e al nostro istituto . A questa rivelazione il Barozzo è rimasto talmente turbato che non ha avuto più parola ed è diventato un pulcino . Dopo la mia reprimenda ha balbettato : " Signor Stanislao , mi perdoni ... Capisco ora di non avere qui dentro nessun diritto ... e può esser sicuro che non avrò mai né una parola né un atto contro il suo collegio ... Glielo giuro " . - E tu , imbecille , ti fidi dei suoi giuramenti ? - Certamente . Il Barozzo ha un fondo di carattere serio ed è rimasto molto impressionato dal quadro che gli ho fatto delle sue condizioni di famiglia . Sono assolutamente sicuro che da parte sua non avremo nulla da temere ... - Non capisci nulla . E lo Stoppani ? Lo Stoppani che è la causa prima dello scandalo ? Lo Stoppani che è proprio quello che ha messo il campo a rumore per la minestra di magro ? - Lo Stoppani è meglio lasciarlo stare . Per lui è un altro paio di maniche ; egli è addirittura un bambino e le sue chiacchiere non possono nuocere alla buona fama dell ' istituto ... - Come ! Non lo vuoi neppur punire ? - Ma no , cara . Il punirlo lo irriterebbe maggiormente . E poi chi ha messo l ' anilina nei piatti è il Barozzo : mi ha confessato egli stesso di essere stato lui , lui solo ... - A questo punto la signora Geltrude ebbe un tale accesso di bile che credetti le pigliasse li per lì un accidente . Alzò le braccia al cielo e si mise a declamare : - Ah numi ! Ah eterni dèi ! ... E tu fai il direttore di un collegio ? Tu così cretino da credere a quel che ti dice un ragazzaccio come il Barozzo , pretendi di stare alla testa di questo istituto ? Ma tu sei da rinchiudere in un manicomio ! ... Tu sei un idiota come non ve ne sono mai stati nel mondo ! - Il Direttore sotto questa valanga di ingiurie reagì , e abbassata la testa al livello della sua violenta consorte la guardò negli occhi esclamando : - Ora poi basta . - E a questo punto io vidi , giornalino mio , la cosa più straordinaria , più lontana da ogni previsione e insieme più comica che si possa immaginare . La signora Geltrude , allungando la destra sul capo del signor Stanislao , come un artiglio , gli afferrò i capelli esclamando : - Ah ! che vorresti fare ? - E mentre ella ringhiava queste parole io vidi con profondo stupore che la chioma corvina del direttore era rimasta nelle grinfie della direttrice la quale agitava la parrucca in aria ripetendo furiosa : - Ah ! Vorresti anche minacciarmi ? Tu ? Me ? ... - E gittata via a un tratto la parrucca afferrò un battipanni di giunco ch ' era su un tavolino e si mise a inseguire il signor Stanislao che , avvilito , con la testa completamente nuda cercava goffamente di sfuggire alle minacce coniugali girando attorno alla tavola ... La scena era così supremamente ridicola che per quanti sforzi facessi , non potei trattenere completamente le risa e mi usci dalla bocca un mugolìo acuto . Questo mugolìo fu la salvezza del signor Stanislao . I due coniugi si voltarono in su stupiti verso il ritratto ; e la signora Geltrude passando dalla irritazione a una vaga paura mormorò : - Ah ! La buonanima dello zio Pierpaolo ! ... - Ed io prudentemente mi ritirai lasciando i due coniugi pacificati ad un tratto da un comune sentimento di timore , a fantasticare intorno al mugolìo del compianto fondatore di questo malaugurato collegio . 9 febbraio . Stamani fra i componenti la società Uno per tutti , tutti per uno è passata la solita parola d ' ordine che significa : Nell ' ora di ricreazione c ' è adunanza . E infatti l ' adunanza c ' è stata e io non mi ricordo d ' aver mai assistito a una seduta di società segreta più emozionante di questa . Nel rileggere il resoconto che ne ho fatto nella mia qualità di segretario , mi par d ' avere davanti agli occhi una scena della vita dei cristiani nelle catacombe o un episodio della Carboneria , come si trovano descritti nei romanzi storici . Figurati dunque , giornalino mio , che all ' adunanza non mancava nessuno della nostra società , perché il contegno del Barozzo aveva dato nell ' occhio a tutti , e s ' era tutti ansiosi di sapere come mai tutto ad un tratto egli aveva cambiato così , dopo essere stato chiamato in direzione , a proposito dell ' affare dell ' anilina . Ci siamo riuniti nel solito angolo del cortile , con molta precauzione , per non dare nell ' occhio alla Direttrice , la quale pare che diventi più sospettosa un giorno dell ' altro , e me specialmente non mi abbandona mai con lo sguardo , come se da un momento all ' altro temesse qualche gherminella . Per fortuna non sospetta neppure lontanamente che la voce del signor Pierpaolo , che le ha fatto tanta paura , fosse invece la mia voce , se no mi ammazzerebbero per lo meno ; perché quella donna io la credo capace di tutto ! Dunque appena ci siamo raccolti in circolo , il Barozzo , che era pallido in modo da fare impressione , ha detto sospirando , con aria cupa : - Assumo la presidenza dell ' assemblea ... per l ' ultima volta ... - Tutti siamo rimasti male e ci siamo guardati in viso con espressione di grande meraviglia , perché il Barozzo era stimato da tutti un giovine pieno di coraggio , d ' ingegno , e di un carattere molto cavalleresco : insomma proprio il presidente ideale per una società segreta . È seguìto un momento di silenzio che nessuno ha osato interrompere ; poi il Barozzo con la voce sempre più cupa ha continuato : - Sì , amici miei , fino da questo momento io debbo declinare l ' alto onore di presiedere la nostra associazione ... Ragioni gravi , gravissime , per quanto indipendenti dalla mia volontà , mi costringono a dimettermi . Se non mi dimettessi sarei una specie di traditore ... e questo non sarà mai ! Di me tutto si potrà dire ma nessuno deve potermi accusare mai di aver conservato per un giorno solo una carica di cui mi considero indegno ... - Qui il Michelozzi , che ha un ' indole piuttosto tenera , per quanto di fronte al pericolo si comporti da eroe , ha interrotto , con una voce strozzata dalla commozione : - Indegno ? Ma è impossibile che tu ti sia reso indegno di restare fra noi ... di conservare la presidenza della nostra società ! - È impossibile ! - abbiamo ripetuto tutti in coro . Ma il Barozzo tentennando la testa ha proseguito : - Io non ho fatto nulla per diventare indegno ... la coscienza non mi rimprovera nessuna azione contraria alle leggi della nostra società o a quelle dell ' onore in generale . - Qui il Barozzo si mise una mano sul cuore in modo straordinariamente drammatico . - Non posso dirvi nulla ! - prosegui l ' ex presidente . - Se avete ancora un po ' d ' affetto per me non dovete domandarmi né ora né mai quale motivo mi costringe ad abbandonare la presidenza . Vi basti sapere che io non potrei , d ' ora innanzi , aiutare e tanto meno promuovere la vostra resistenza contro le autorità del nostro collegio ... Dunque vedete bene che la mia posizione è insostenibile e la mia decisione immutabile . - Tutti si guardarono di nuovo in faccia e qualcuno si scambiò anche le proprie impressioni a bassa voce . Io capii subito che le parole del Barozzo sembravano a tutti molto significanti , e , che , passata la prima impressione di stupore , le sue dimissioni sarebbero state accettate . Anche il Barozzo lo capì , ma rimase fermo nel suo atteggiamento , come Marcantonio Bragadino quando aspettava d ' essere scorticato dai Turchi . Allora io non ne potei più e pensando a quello che avevo visto e sentito la sera prima dal buco fatto attraverso il fondatore del collegio , gridai con quanto fiato avevo : - Invece tu non ti dimetterai ! - E chi me lo può impedire ? - disse il Barozzo con molta dignità . - Chi può vietarmi di battere la strada che mi suggerisce la voce della coscienza ? - Ma che voce della coscienza ! - risposi io . - Ma che strada da battere ! La voce che ti ha turbato così è stata quella della signora Geltrude : e quanto al battere , ti assicuro che non c ' è bisogno d ' altre battiture dopo quelle che ha ricevuto ieri sera il signor Stanislao ! - A queste parole i componenti la società Uno per tutti e tutti per uno sono rimasti così meravigliati che m ' hanno fatto compassione , e ho subito sentito il bisogno di raccontar loro tutta la scena avvenuta in Direzione . E non ti so dire , giornalino mio , se tutti son stati soddisfatti di sentire che nessun motivo serio costringeva il Barozzo a dimettersi , perché non era vero nulla che lo tenessero in collegio per compassione , mentre anzi ci avevano trovato il loro tornaconto per via dei molti convittori procurati dal tutore del nostro presidente . Ma più specialmente i componenti la società s ' interessarono al racconto della bastonatura , e della perdita della parrucca , perché nessuno si sarebbe immaginato che il Direttore con quella sua aria militare si lasciasse maltrattare in quel modo dalla moglie ; e tanto meno si poteva supporre che i suoi capelli fossero presi a prestito appunto come l ' aria militare . Il Barozzo però era rimasto sempre distratto e come concentrato in sé stesso . Si vedeva che le mie spiegazioni non lo avevano consolato dalla terribile delusione provata quando aveva saputo di trovarsi nel collegio a condizioni diverse dagli altri . E infatti , nonostante la nostra insistenza non volle recedere dalla grave deliberazione presa , e concluse dicendo : - Lasciatemi libero , amici miei , perché io prima o dopo farò qualcosa di grosso ... qualcosa che voi non credereste in questo momento . Io non posso più essere della vostra Società perché uno scrupolo me lo vieta , e ho bisogno di riabilitarmi , e non di fronte a voi , di fronte a me stesso . - E disse queste parole in un modo così deliberato che nessuno osò aprir bocca . Si decise di riunirsi al più presto possibile per eleggere un altro presidente , perché ormai s ' era fatto tardi e c ' era il caso che qualcuno venisse a cercarci . - Gravi avvenimenti si preparano ! - mi disse Maurizio Del Ponte mentre ci stringevamo la mano scambiandoci le fatidiche parole : Uno per tutti ! Tutti per uno ! Vedremo se il Del Ponte avrà indovinato , ma anche a me l ' animo presagisce qualche grossa avventura , per un ' epoca forse molto prossima . # Altra strepitosa notizia ! Iersera dal mio osservatorio ho scoperto che il direttore , la direttrice e il cuoco sono spiritisti ... Sicuro ! Quand ' ho messo l ' occhio al solito forellino essi eran già riuniti tutti e tre attorno a un tavolino tondo e il cuoco diceva : - Eccolo ! Ora viene ! - E chi doveva venire era proprio lo spirito del compianto professor Pierpaolo Pierpaoli benemerito fondatore del nostro collegio e dietro alle cui venerate sembianze io stavo in quel momento vigilando i suoi indegni evocatori ... Non mi ci volle dimolto tempo né dimolto ingegno per comprendere la causa e lo scopo di quella seduta spiritistica . Evidentemente il signor Stanislao e la signora Geltrude erano rimasti molto impressionati dal mugolìo che avevan sentito la sera avanti discendere dal ritratto del loro predecessore , e ora , spinti un po ' dal rimorso per la scenata fatta in presenza alla rispettabile effige del compianto fondatore dell ' istituto e forse anche da un vago timore che incutevan nel loro animo i recenti avvenimenti , evocavano lo spirito dell ' illustre defunto per domandargli perdono , consiglio ed aiuto . - Ora viene ! Eccolo ! - ripeteva il cuoco . A un tratto la signora Geltrude esclamò : - Eccolo davvero ! - Infatti il tavolino s ' era mosso . - Parlo con lo spirito del professor Pierpaoli ? - domandò il cuoco fissando sul piano del tavolino due occhi spalancati che luccicavano come due lumini da notte . Sì udirono alcuni colpi battuti sul tavolino e il cuoco esclamò convinto : - È proprio lui . - Domandagli se era lui anche ieri sera - mormorò la signora Geltrude . - Fosti qui anche ieri sera ? Rispondi ! - disse il cuoco in tuono di comando . E il tavolino a ballare e a picchiare , mentre i tre spiritisti si alzavano dalla sedia e si dondolavano qua e là e si rimettevano a sedere seguendone tutti i movimenti . - Sì , - disse il cuoco - era lui anche ieri sera . - Il signor Stanislao e la signora Geltrude si scambiarono un ' occhiata come per dire : - Eh ! Ci abbiamo fatto una bella figura ! - Poi il signor Stanislao disse al cuoco : - Domandagli se posso rivolgergli la parola ... - Ma la signora Geltrude lo interruppe bruscamente , fulminandolo con una occhiata : - Niente affatto ! Se qualcuno ha il diritto di parlare con lo spirito del professor Pierpaolo Pierpaoli sono io , io sua nipote e non voi che egli non conosceva neanche per prossimo ! Avete capito ? - E rivolta al cuoco soggiunse : - Domandagli se vuol parlare con me ! - Il cuoco si concentrò in sé stesso e poi , sempre figgendo gli occhi sul piano del tavolino ripeté la domanda . Poco dopo il tavolino ricominciò a ballare e a scricchiolare . - Ha detto di no - rispose il cuoco . La signora Geltrude rimase male , mentre il signor Stanislao , non sapendo padroneggiarsi , diè libero sfogo alla gioia che provava per la meritata sconfitta della sua prepotente consorte , esclamando con accento di giubilo infantile degno più di me che di lui : - Hai visto ? - E non l ' avesse mai detto ! La signora Geltrude si rivoltò tutta inviperita scagliando in volto al povero direttore l ' ingiuria abituale : - Siete un perfetto imbecille ! - Ma Geltrude ! - rispose egli imbarazzato con un fil di voce . - Ti prego di moderarti ... almeno in presenza al cuoco ... almeno in presenza allo spirito del compianto professore Pierpaolo Pierpaoli ! - La timida protesta di quel pover ' uomo in quel momento mi commosse e volli vendicarlo contro la violenza di sua moglie . Perciò con voce rauca e con accento di rimprovero esclamai : - Ah ! ... - I tre si voltarono di botto verso il ritratto , pallidi , tremanti di paura . Vi fu una lunga pausa . Il primo a ritornare padrone di sé fu il cuoco , il quale fissando verso di me i suoi occhi di fuoco esclamò : - Sei tu ancora lo spirito di Pierpaolo Pierpaoli ? Rispondi ! - Io feci un sibilo : - Sssssss ... - Il cuoco continuò : - Ti è concesso di parlare direttamente con noi ? - Mi venne un ' idea . Contraffacendo la voce come prima risposi : - Mercoledì a mezzanotte ! - I tre tacquero commossi dal solenne appuntamento . Poi il cuoco disse a bassa voce : - Si vede che stasera e domani gli è vietato di parlare ... A domani l ' altro ! - Si alzarono , misero il tavolino da una parte , rivolsero uno sguardo supplichevole verso di me e poi il cuoco uscì ripetendo con voce grave : - A domani l ' altro . - Il signor Stanislao e la signora Geltrude restarono un po ' in mezzo della stanza , impacciati . Poi il direttore dolcemente disse alla moglie : - Geltrude ... Geltrude ... Cercherai di moderarti ? Sì , è vero ? Non mi dirai più quella brutta parola ? ... - Ella , combattuta tra la paura e il suo carattere arcigno , rispose a denti stretti : - Non ve la dirò più ... per rispettare il desiderio di quell ' anima santa di mio zio ... Ma anche senza dirvelo , credete a me , rimarrete sempre quel perfetto imbecille che siete ! - A questo punto lasciai il mio osservatorio perché non ne potevo più dal ridere . # Stamani dopo aver scritto in queste pagine il fatto della seduta spiritistica di ierisera , mi sono accorto che uno dei miei compagni di dormitorio era sveglio . Gli ho fatto cenno di stare zitto , e del resto anche se non glielo avessi raccomandato sarebbe stato zitto lo stesso , perché si trattava di un amico fidato , di Gigino Balestra del quale ho già parlato in questo mio giornalino . Gigino Balestra è un ragazzo serio , che mi è molto affezionato e ormai ho potuto riscontrare in più circostanze che posso contare su lui senza pericolo d ' esser compromesso . Prima di tutto siamo concittadini . Egli è figlio del famoso pasticciere Balestra dal quale si serve sempre mio padre , rinomato per le meringhe che ha sempre fresche , molto amico del mio cognato Maralli perché è anche lui un pezzo grosso del partito socialista . E poi ci sentiamo anche legati di amicizia per la rassomiglianza delle vicende della nostra vita . Anche lui è disgraziato come me e mi ha raccontato tutta la storia delle sue sventure , l ' ultima delle quali , che fu la più grossa e che fece prendere al suo babbo la risoluzione di cacciarlo in collegio , è così interessante che voglio raccontarla qui nel mio giornalino . - Campassi mill ' anni - mi diceva Gigino - non mi scorderò mai del primo Maggio dell ' anno passato che è e rimarrà sempre il più bello e il più brutto giorno della mia vita ! - E in quel giorno evocato da Gigino - io stesso me ne ricordo benissimo - c ' era una grande agitazione in città perché i socialisti avrebbero voluto che tutti i negozi fossero stati chiusi mentre molti bottegai volevano tenere aperto ; anche nelle scuole c ' era un certo fermento perché alcuni babbi di scolari , essendo socialisti , volevano che il Preside desse vacanza , mentre molti altri babbi non ne volevan sapere . Naturalmente i ragazzi in quella circostanza si schierarono tutti dalla parte dei socialisti , anche quelli che avevano i babbi di un altro partito , perché quando si tratta di far vacanza io credo che tutti gli scolari di tutto il mondo sieno pronti a dichiararsi solidali nello stesso sacrosanto principio che sarebbe quello d ' andare a fare piuttosto una bella passeggiata in campagna col garofano rosso all ' occhiello della giacchetta . Difatti successe che molti ragazzi in quel giorno fecero sciopero , e mi ricordo benissimo che lo feci anche io , e che per questo fatto il babbo mi fece stare tre giorni a pane e acqua . Ma pazienza ! Tutte le grandi idee hanno sempre avuto i loro martiri ... Al povero Gigino Balestra però successo qualche cosa di peggio . Egli , dunque , a differenza di me , aveva fatto sciopero dalla scuola col consenso di suo padre ; anzi suo padre lo avrebbe obbligato a far vacanza se , per una ipotesi impossibile ad avverarsi , Gigino avesse voluto andare a scuola . - Oggi è la festa del lavoro - gli aveva detto il signor Balestra - e io ti dò il permesso di andare fuor di porta con i tuoi compagni . Sta ' allegro e abbi giudizio . - Gigino non aveva inteso a sordo : e con alcuni suoi amici era andato a fare una visita a certi compagni che stavano in campagna . Arrivati sul posto , tutti insieme si misero a fare il chiasso e , via via , il numero della comitiva era andato aumentando , tanto che da ultimo erano non meno di una ventina di ragazzi di tutte le età e di tutte le condizioni sociali , tutti affratellati in una grande baldoria d ' urli e di canti . A un certo punto Gigino che si dava una cert ' aria per essere il figlio di uno dei capi del partito socialista , entrò a parlare del primo maggio , della giustizia sociale e di altre cose delle quali aveva sentito parlare spesso in casa e che aveva imparato a ripetere pappagallescamente : ma ad un tratto uno della comitiva , un ragazzaccio tutto strappucchiato gli rivolse a bruciapelo questa inopportuna domanda : - Tutti bei discorsi ; ma che è giusta , ecco , che tu abbia una bottega piena di paste e di pasticcini a tua disposizione , mentre noi poveri non si sa neppure di che sapore le sieno ? - Gigino a questa inaspettata osservazione rimase male . Ci pensò un poco e rispose : - Ma la bottega non è mica mia : è del mio babbo ! ... - E che vuol dire ? - ribatté il ragazzaccio . - Non è socialista anche il tuo babbo ? Dunque , oggi che è la festa del socialismo dovrebbe distribuire almeno una pasta a testa a tutti i ragazzi , specialmente a quelli che non ne hanno mai assaggiate ... Se non comincia lui a dare il buon esempio non si può pretendere certo che lo facciano i pasticcieri retrogradi ! ... - Questo tendenzioso ragionamento ebbe la virtù di convincere l ' assemblea e tutta la comitiva si mise a urlare : - Ha ragione Granchio ! ( Era questo il soprannome del ragazzaccio tutto strappato ) Evviva Granchio ! ... - Gigino , naturalmente , era mortificato perché gli pareva , di fronte , a tutti quei ragazzi , di farei una cattiva figura , e non solo lui ma anche il suo babbo ; sicché si struggeva dentro di trovar qualche ragione colla quale ribattere il suo avversario , quando gli venne una idea che da principio lo spaventò quasi per la sua arditezza , ma che gli apparve poi di possibile esecuzione e l ' unica che avesse la virtù in quel frangente di salvare la reputazione politica e sociale sua e di suo padre . Aveva pensato che in quel momento il suo babbo era alla Camera del Lavoro a fare un discorso , e che le chiavi di bottega erano in casa , nella sua camera , dentro il cassetto del comodino . - Ebbene ! - gridò . - A nome mio e di mio padre vi invito tutti nel nostro negozio ad assaggiare le nostre specialità ... Ma intendiamoci , eh , ragazzi ! Una pasta a testa ! - L ' umore dell ' assemblea si mutò come per incanto e un solo grido echeggiò , alto , entusiastico , ripetuto da tutte quelle bocche in ciascuna delle quali serpeggiava la medesima acquolina tentatrice . - Evviva Gigino Balestra ! Evviva il suo babbo ! - E tutti quanti mossero dietro di lui , compatti con l ' ardore e la velocità di un eroico drappello alla conquista di una posizione lungamente vagheggiata o il cui possesso si presenti a un tratto privo dì ogni ostacolo . - Sono una ventina fra tutti - pensava intanto Gigino - e per una ventina di paste ... mettiamo pure una venticinquina ... dall ' esserci al non esserci , in bottega dove ce ne sono a centinaia , nessuno se ne può accorgere ... In verità non varrebbe la pena che per una simile miseria compromettessi il mio prestigio , quello di mio padre e perfin quello del partito al quale apparteniamo ! - Arrivati in città Gigino disse ai suoi fedeli seguaci : - Sentite : ora vo a casa a pigliar le chiavi di bottega ... fo in un lampo . Voialtri intanto venite dall ' usciolino di dietro ... ma alla spicciolata , per non dar nell ' occhio ! - Bene ! - gridarono tutti . Ma Granchio osservò : - Ohé ! ... Non ci farai mica la burletta , eh ? Se no , capisci ? ... - Gigino ebbe un gesto di grande dignità : - Sono Gigino Balestra ! - disse - e quando ho dato una parola si può esser sicuri ! - Andò lesto lesto a casa , dove c ' era la sua mamma e una sua sorellina ; senza farsi vedere sgusciò in camera del babbo , prese dal cassetto del comodino le chiavi di bottega e ritornò via di corsa lanciando alla mamma queste parole : - Vo con i miei compagni , ma tra poco ritorno a casa ! - E se n ' andò difilato al negozio , guardando a destra e a sinistra per paura che qualche persona di conoscenza della sua famiglia avesse a sorprenderlo durante quella manovra . Aprì la porta scorrevole di ghisa e la tirò su tanto da potere entrare in bottega , e una volta dentro la richiuse . S ' era provvisto in casa di una scatola di cerini e con essi accese una candela che il babbo teneva sempre vicino alla porta ; così trovò il contatore del gas , l ' aprì , e accese poi le lampade della pasticceria ; e fatto questo andò ad aprir l ' usciolino dietro il negozio che dava in un vicolo poco frequentato . Da quell ' usciolino incominciarono a entrare i compagni di Gigino , a uno , a due a tre ... - Mi raccomando - badava a ripetere il figlio del pasticcere . - Uno per uno ... al più due ... Ma non mi rovinate ! - Ma a questo punto è meglio che lasci la parola allo stesso Gigino Balestra che essendo stato il protagonista di quella avventura comica e tragica a un tempo , la racconta certamente meglio di quel che potrei fare io . - Lì per lì - dice Gigino - mi parve che il numero dei miei compagni fosse molto cresciuto . Il negozio era addirittura invaso da una vera folla che bisbigliava girando intorno sulle paste e sulle bottiglie de ' rosolii certi occhi che parevan di fuoco . Granchio mi domandò se potevano prendere una bottiglia di rosolio , tanto per non murare a secco , e avendo acconsentito , me ne versò gentilmente un bicchiere pieno dicendo che il primo a bere doveva essere il padrone di casa . E io bevvi e bevvero tutti facendomi dei brindisi e invitandomi e ribere , sicché si dovette stappare un ' altra bottiglia ... Intanto anche le paste sparivano e i più vicini a me ne offrivano dicendomi : - Prendi , senti com ' è buona questa , senti com ' è squisita quest ' altra - proprio come se loro fossero stati i padroni della pasticceria e io il loro invitato . Che vuoi che ti dica , caro Stoppani ? Si arrivò a un punto che io non capivo più nulla ; ero esaltato , mi sentivo addosso un ardore e un entusiasmo che non avevo provato mai , mi pareva d ' essere in un paese fantastico tutto popolato di ragazzi di marzapane col cervello di crema e il cuore di marmellata uniti da un dolce patto di fratellanza condita con molto zucchero e rosolio di tutte le qualità ... E ormai anche io seguitavo come tutti gli altri a mangiar paste a quattro ganasce e a vuotar bottiglie e boccette di tutti i colori e di tutti i sapori volgendo delle occhiate di beatitudine in quel campo aperto alla baldoria nel quale si agitavano come fantasmi tutti quei ragazzi che ogni tanto urlavano a bocca piena : - Evviva il socialismo ! Evviva il primo maggio ! - Io non ti so dire quanto durasse quella grande scena d ' ogni dolcezza e d ' ogni letizia ... So che a un certo punto la musica cambiò a un tratto e una voce terribile , quella di mio padre , rimbombò nel negozio gridando : - Ah , razza di cani , ora ve lo dò io il socialismo ! - e fu un diluvio di scapaccioni che piovve da tutte le parti fra le grida e i pianti di tutta quella folla di ragazzi ubriachi che si accalcava confusamente verso la porticina cercando di fuggire . Io ebbi un momento di lucido intervallo nel quale , con un volger d ' occhi , abbracciai quel quadro bizzarro e sentii in un lampo tutta la terribile responsabilità che mi pesava ... Il banco prima cosparso di centinaia di paste tutte messe per ordine era vuoto , gli scaffali attorno erano tutti in disordine e vi si affacciavano qua e là i colli di bottiglie rovesciate dalle quali colavano giù rosoli e sciroppi , in terra era un piaccichiccio di pasta sfoglia pesticciata , dovunque sulle sedie , nelle cornici degli scaffali e del banco eran bioccoli di crema e di panna sbuzzata fuori dalle meringhe , e ditate di cioccolata ... Ma fu solo , come ho detto , in un lampo ch ' io intravidi tutto questo , perché un maledetto scapaccione mi fece rotolar sotto il banco e non vidi né sentii più nulla . Quando mi svegliai ero a casa , nel mio letto , e accanto a me c ' era la mia mamma che piangeva . Mi sentivo un gran peso nella testa e sullo stomaco ... Il giorno dopo , 2 maggio , il babbo mi dette due once d ' olio di ricino ; la mattina di poi , tre maggio , mi fece vestire e mi portò qui nel collegio Pierpaoli ... - Cosi Gigino Balestra ha concluso il suo racconto , con un accento comicamente solenne che mi ha fatto proprio ridere . - Vedi ? - gli ho detto . - Anche tu sei vittima , com ' è accaduto a me in più circostanze della vita , della tua buona fede e della tua sincerità . Tu avendo il babbo socialista hai creduto nel tuo entusiasmo di dover mettere in pratica le sue teorie distribuendo i pasticcini a que ' poveri ragazzi che non ne avevan mai assaggiati , e il tuo babbo ti ha punito ... È inutile : il vero torto di noi ragazzi è uno solo : quello di pigliar sul serio le teorie degli uomini ... e anche quelle delle donne ! In generale accade questo : che i grandi insegnano ai piccini una quantità di cose belle e buone ... ma guai se uno dei loro ottimi insegnamenti , nel momento di metterlo in pratica , urta i loro nervi , o i loro calcoli , o i loro interessi . Io mi ricorderò sempre d ' un fatto di quando ero piccino ... La mia buona mamma , che pure è la più buona donna di questo mondo , mi predicava sempre di non dir bugie perché a dirne solamente una si va per sette anni in Purgatorio ; ma un giorno che venne a cercarla la sarta col conto e che lei aveva fatto dire dalla Caterina che era uscita , io per non andare in Purgatorio corsi alla porta di casa a gridare che non era vero nulla e che la mamma era in casa ... e in premio d ' aver detto la verità ci presi un bello schiaffo . - E perché ti hanno messo in collegio ? - Per aver pescato un dente bacato ! - Come ! - ha esclamato Gigino al colmo dello stupore . - Per uno starnuto d ' un vecchio paralitico ! - ho aggiunto io divertendomi a vederlo a sgranar tanto d ' occhi . Poi , dopo averlo tenuto per un bel pezzo di curiosità , gli ho raccontato l ' ultima mia avventura in casa del mio cognato Maralli , per la quale fu interrotto il mese di esperimento concesso da mio padre ed io fui accompagnato in questa galera . - Come vedi , - conclusi - anche io sono stato una vittima del mio destino disgraziato ... Perché se quel signor Venanzio zio di mio cognato non avesse fatto uno starnuto proprio nel momento in cui lo avevo avvicinato la lenza con l ' amo alla sua bocca sgangherata , io non gli avrei strappato quell ' unico dente bacato che gli rimaneva e non sarei qui nel collegio Pierpaoli ! Vedi un po ' , a volte , da che può dipendere la sorte e la reputazione di un povero ragazzo ... - # Ho voluto raccontar qui le confidenze che son corse tra me e Gigino Balestra per dimostrare che siamo legati ormai in intima amicizia e che , se stamani egli era sveglio e mi guardava mentre io scrivevo nel Giornalino , non avevo nessuna ragione - come ho già detto in principio - di diffidare di lui . Anzi gli ho detto in grande segretezza di queste mie memorie che vo scrivendo , l ' ho messo a parte dei miei progetti e gli ho proposto , d ' entrare nella nostra Società segreta ... Egli mi ha abbracciato con uno slancio d ' affetto che mi ha commosso e ha detto che si sentiva orgoglioso della fiducia che rimettevo in lui . Oggi , infatti , durante l ' ora di ricreazione , l ' ho presentato ai miei amici che l ' hanno accolto benissimo . Il Barozzo non c ' era . Da quando ha dato le dimissioni egli vive solitario e pensieroso e quando ci incontra si limita a salutarci con un ' aria triste triste . Povero Barozzo ! Io in adunanza ho raccontato tutta la scena della seduta spiritistica di iersera e si è stabilito , di riflettere tutti seriamente per trarre partito da questa nuova situazione e per preparar qualche tiro per mercoledì notte . Domani martedì ci riuniremo per eleggere il nuovo presidente e per decidere sull ' intervento dello spirito del compianto professore Pierpaoli all ' appuntamento dato al signor Stanislao , alla signora Geltrude e al loro degno cuoco inventore della minestra della rigovernatura . 11 febbraio Ieri sera nulla di nuovo . Dal mio osservatorio vidi il Direttore e la Direttrice traversare la sala del venerato Pierpaolo , lentamente silenziosamente , e andarsene nella loro camera dopo aver rivolto verso il ritratto una timida occhiata , come per dire : - A domani sera , e che Dio ce la mandi buona ! - Gigino Balestra , mentre scrivo , è là nel suo lettuccio che mi guarda e sorride ... # Oggi , durante l ' ora di ricreazione , c ' è stata l ' elezione del presidente della nostra Società segreta . Tutti i soci avevano già scritto il nome scelto in pezzetti di carta che ripiegati sono stati messi in un berretto . Gigino Balestra che è il socio più piccino ( ha due mesi e mezzo meno di me ) ha fatto lo squittinio ed è risultato eletto presidente Mario Michelozzi . Anche io ho votato per lui perché se lo merita , e perché se da qualche giorno nel collegio non si mangia più la solita minestra di riso si deve a lui . Abbiamo discusso su quello che si deve preparare per la seduta spiritica di domani sera . Ciascuno aveva la sua idea , ma è stata approvata quella di Carlino Pezzi . Carlo Pezzi , che è quel ragazzo che ha la specialità della topografia , mentre cercava di stabilire su quale stanza dava il mio osservatorio , fece conoscenza con un ragazzo che serve da manovale ai muratori addetti ai lavori di riparazione nel collegio . Servendosi di questa sua amicizia egli spera di poter penetrare nel salone del ritratto di Pierpaolo e fare una cosa , che se riesce , avrà un effetto straordinario sui tre spiritisti ... E poi ... e poi ... ma non voglio scrivere di quel che abbiamo progettato e complottato . Dirò solo che se quel che abbiamo pensato di fare riuscirà noi saremo finalmente vendicati di tanti bocconi amari che abbiam dovuto ingozzare ... compresi quelli della famosa minestra di magro fatta con la rigovernatura dei nostri piatti , e quel che è peggio di quelli del signor Stanislao e della signora Geltrude . 12 febbraio Dio , quanti avvenimenti si accumulano per stanotte ! A pensarci mi va via la testa e mi pare d ' essere il protagonista d ' uno di quei romanzi russi dove tutto , anche le cose più semplici come sarebbe quella di mettersi le dita del naso , acquista una grande aria di tenebroso mistero . Intanto registrerò qui due notizie importanti . Prima : oggi Carlino Pezzi , mentre il Direttore e la Direttrice erano a pranzo , ha trovato modo per mezzo di quel suo amico manuale , di entrare nel salone di Pierpaolo dove l ' imbianchino aveva lasciato una lunga scala che gli era servita per ritoccare la riquadratura del soffitto . In un attimo il Pezzi ha drizzato la scala al ritratto di Pierpaolo e , arrampicatosi fin lassù , con un temperino gli ha fatto due buchi negli occhi . Cosi tutto è stato felicemente preparato per il grande spettacolo di stanotte . Seconda notizia . Ho visto Tito Barozzo che era già stato messo a parte del nostro progetto e che mi ha detto : - Senti , Stoppani . Devi sapere che , dal giorno in cui ebbi a patire nella stanza del Direttore la grande umiliazione che tu sai e che ha annientato nell ' anima mia ogni slancio di ribellione contro le ingiustizie e i soprusi che si commettono in questo collegio dove io son tenuto per compassione , un solo pensiero , uno solo , capisci ? mi ha dato la forza finora di resistere , ed è questo : la fuga . - Io ho fatto un atto di sorpresa e di dolore all ' idea di perdere un amico così simpatico e così amato da tutti ; ma egli ha soggiunto subito : - È inutile , credi , ogni argomento che mi si potesse portare in contrario . Della mia miserabile condizione qui dentro non posso esser giudice che io , e io ti so dire che essa è intollerabile e che , se si dovesse prolungare , finirebbe con l ' uccidermi . Perciò ho deciso di scappare , e nulla potrà rimuovermi da questa mia risoluzione . - E dove anderai ? - Il Barozzo s ' è stretto nelle spalle allargando le braccia . - Non lo so : anderò per il mondo che è così grande e dove io sarò libero e non soffrirò mai che nessun mio simile ardisca umiliarmi come hanno ardito il mio tutore e il Direttore del collegio . - A queste parole pronunziate con nobile alterezza l ' ho guardato con ammirazione e poi ho esclamato con entusiasmo : - Scappo anch ' io con te ! ... - Egli mi ha guardato con uno sguardo pieno d ' affetto che non scorderò mai e nel quale ho letto la gratitudine e il ricambio di tutto il bene ch ' io gli voglio . Poi con accento grave nel quale ho sentito tutta la sua superiorità su me , ha soggiunto : - No , caro amico mio . Tu non puoi né devi scappare di qui perché tu sei in condizioni molto diverse dalle mie . Tu stai qui con tutti i tuoi diritti e puoi insorgere ogni volta che qualcuno te li contesti con l ' inganno o con la violenza . E poi tu hai una mamma e un babbo che soffrirebbero molto della tua scomparsa ... mentre io non ho che un tutore il quale non piangerà certo ignorando le mie notizie ! ... - E nel dir così il povero Barozzo ha avuto un sorriso così triste e così amaro che m ' ha fatto venir le lacrime agli occhi e in un impeto di affetto e di pietà l ' ho abbracciato stretto stretto esclamando : - Povero Tito ! ... - E l ' ho baciato bagnandolo del mio pianto . Egli ha avuto un singhiozzo , mi ha stretto forte forte sul petto ; e poi scostandomi e passandomi una mano sugli occhi ha ripreso : - Dunque senti , Stoppani . Quello che avete combinato per stanotte , può favorire splendidamente il mio progetto . Vorrete aiutarmi ? È l ' ultimo atto di solidarietà fraterna che chiedo ai miei compagni della Società segreta ... - Figurati ! - Allora sta ' bene attento . Quando il Direttore , la Direttrice e il cuoco saranno sopraffatti dagli spiriti , tu andrai nella stanzina dei lumi a petrolio che tu conosci , l ' aprirai con questa chiave e , attaccata alla porta dalla parte interna , troverai una chiave molto grossa che prenderai teco . Quella è la chiave del portone d ' ingresso del collegio con la quale esso è chiuso ogni sera per di dentro . Vieni con questa chiave nel corridoio a pian terreno ... Lì ci sarò io . - In così dire Tito Barozzo mi afferrò la destra , me la strinse e si allontanò in fretta . Sono sopraffatto dagli avvenimenti che si preparano per stanotte ... Come anderà ? 13 febbraio . Quante cose , e quali , ho da scrivere stamani ! ... Ma tutto ora consiglia la massima prudenza e non posso perdermi in descrizioni e in considerazioni oziose , ma bisogna che mi sbrighi a registrare i fatti nudi e crudi . Che notte ! ... e che botte ! ... # Ecco dunque com ' è andata . Naturalmente ieri sera non mi sono addormentato . L ' orologio della chiesa vicina suonava le undici e mezza ... I miei compagni dormivano ... mi alzai e mi vestii . Gigino Balestra che dal suo lettuccio non mi perdeva di vista fece lo stesso e pianino pianino , in punta di piedi , mi venne accanto . - Sdràiati sul mio letto - gli dissi all ' orecchio . - Io vo nell ' armadietto ; a suo tempo di lassù ti darò il segnale . - Egli obbedì e io salii sul comodino , e di lì entrai nel mio piccolo osservatorio . Misi l ' occhio al solito forellino . Tutto era buio nel salone ; ma i tre spiritisti non tardarono ad arrivare . Il cuoco che portava un lume a petrolio lo posò su una consolle , e tutti e tre si rivolsero a me ... cioè al compianto Pierpaolo Pierpaoli . Il direttore disse a bassa voce : - Mi pare che stasera abbia gli occhi più neri ... - La signora Geltrude lo guardò e schiuse le labbra in modo ch ' io capii benissimo che era per dargli dell ' imbecille , ma si ritenne per paura dello spirito di suo zio . E pensare che il povero sor Stanislao aveva pienamente ragione , perché i due buchi fatti da Carlino Pezzi negli occhi del ritratto , sul fondo nero dello sgabuzzino dove stavo io , dovevano fare appunto l ' effetto che gli occhi del compianto fondatore del Collegio si fossero molto ingranditi ! Poco dopo il Direttore , la Direttrice e il cuoco erano seduti attorno al solito tavolino , con le mani unite e stavano aspettando silenziosamente , tutti riconcentrati , che il fluido si sviluppasse . L ' orologio della chiesa suonò dodici tocchi . Il cuoco esclamò : - Pierpaolo Pierpaoli ! - Il tavolino dette un balzo . - C ' è - mormorò la signora Geltrude Vi fu una pausa solenne . - Puoi parlare ? - domandò il cuoco : e tutti e tre sbarrarono gli occhi verso il ritratto . Incominciava la mia parte . Risposi assentendo con un sì che pareva un soffio . - Ssssss ... - I tre spiritisti erano così commossi che ci volle un bel pezzetto prima che ripigliassero un po ' di fiato . - Dove sei ? - disse finalmente il cuoco . - In Purgatorio - risposi con un fil di voce . - Ah zio ! - esclamò la signora Geltrude . - Voi che eravate così buono , così virtuoso ! ... E per quali peccati ? - Per uno solo , - risposi io . - E quale ? - Quello di aver lasciato questo mio istituto a persone indegne di dirigerlo ! - Dissi queste parole con voce un po ' più alta e con accento adirato ; e parve che esse cadessero sulla testa dei tre spiritisti come tante tegole . Si abbandonarono col capo e con le braccia stese sul piano del tavolino , affranti dalla terribile rivelazione e rimasero così sopraffatti dai loro rimorsi , per parecchio tempo . La prima a riaversi fu la signora Geltrude che domandò : - Ah zio ... adorato zio ... Degnatevi di dire i nostri torti e noi li ripareremo . - Li sapete ! - risposi con voce grave . Ella parve riflettere ; poi riprese : - Ma ditemeli ... Ditemeli ! ... - Io non risposi . Mi ero già imposto di non rispondere che alle domande che favorivano il nostro progetto e oramai non ve n ' era che una che aspettavo , e che non poteva indugiare a essermi rivolta . - Zio ! ... Non rispondete più ? ... - disse ancora la Direttrice con voce insinuante . Lo stesso silenzio . - Sei dunque molto sdegnato con noi ? - aggiunse ella . E io sempre zitto . - Che sia andato via ? - chiese al cuoco . - Pierpaolo Pierpaoli ! - disse l ' odiato manipolatore delle minestre di magro con le rigovernature . - Ci sei sempre ? - Ssssss ... - risposi . - C ' è sempre ; - disse il medium - se non risponde vuol dire che a certe domande non vuol rispondere e bisogna fargliene delle altre . - Zio , zio ! ... - esclamò la signora Geltrude . - Abbiate pietà di noi , poveri peccatori ! ... - A questo punto io mi scostai dal forellino fatto da me nella tela e piantai gli occhi nei buchi fatti da Carlino Pezzi e incominciai a roteare le pupille a destra e a sinistra e , ogni tanto , a fissarle sui tre spiritisti . Essi che tenevano sempre lo sguardo intento al ritratto , poco dopo si accorsero che esso moveva gli occhi , e presi da un gran tremito si scostarono dal tavolino e caddero in ginocchio . - Ah , zio ! - mormorò la signora Geltrude . - Ah , zio ! ... pietà ... pietà di noi ! ... Come potremo riparare ai nostri torti ? - Era qui che l ' aspettavo . - Togliete il segreto alla porta - dissi - perché io possa venire a voi ... - Il cuoco si alzò e pallido , camminando a zig - zag come un ubriaco , andò a togliere il segreto alla porta . - Spengete il lume e aspettatemi tutti in ginocchio ! - Il cuoco spense il lume e io sentii poi tornare a inginocchiarsi accanto agli altri due . Il gran momento era giunto . Lasciai il mio posto d ' osservazione e affacciatomi all ' ingresso dell ' armadietto feci con la gola un suono come si fa quando si russa . Immediatamente Gigino Balestra si alzò dal mio letto ov ' era ancora disteso e , senza far rumore , uscì dalla camerata . Egli andava a dar l ' avviso ai compagni della Società segreta che eran tutti pronti per irrompere nel salone di Pierpaolo Pierpaoli e , armati di cinghie e di battipanni , farne le giuste vendette . Io mi rivoltai nel mio sgabuzzino e accostai l ' orecchio alla tela del ritratto per godermi un po ' la scena . Sentii aprire l ' uscio della sala , richiuderlo col segreto , e poi ad un tratto le grida dei tre spiritisti sotto i primi colpi . - Ah ! gli spiriti ! ... Pietà ! ... Aiuto ! ... Soccorso ! ... - Mi ritirai precipitosamente , e uscito di camerata accesi uno stoppino del quale mi ero provvisto , andai nella stanzetta dei lumi a petrolio , aprii con la chiave che mi aveva dato il Barozzo , staccai la grossa chiave che trovai attaccata dietro la porta secondo le istruzioni che mi aveva dato , e corsi al portone d ' ingresso del collegio . Tito Barozzo era lì . Prese la chiave , aprì il portone , poi si rivolse a me e mi avvinghiò con le braccia , e mi tenne stretto stretto al suo petto ; mi baciò e le nostre lacrime si confusero insieme sui nostri visi ... Che momento ! Mi pareva d ' essere in un sogno ... e quando ritornai in me io ero solo , appoggiato al portone dell ' Istituto , chiuso . Tito Barozzo non c ' era più . Girai la mandata e ritirai la chiave dal portone e rifacendo rapidamente la strada già fatta l ' andai a rimettere al suo posto , richiusi l ' uscio dello stanzino dei lumi e ritornai in camerata dove mi affacciai con la massima precauzione , assicurandomi se i miei piccoli colleghi dormivano tutti . Dormivano infatti . Il solo desto era Gigino Balestra , a sedere sul mio letto , che mi aspettava inquieto , non sapendo il motivo per il quale ero uscito . - Siamo tutti ritornati in dormitorio - mormorò . - Ah , che scena ! ... - Voleva parlare , ma io gli accennai di stare zitto ; salii sul comodino , mi tirai su a sedere nell ' armadietto e feci cenno a Gigino di venir su anche lui . Con molti sforzi si riuscì a ficcarci tutti e due nel mio osservatorio tra le cui anguste pareti , stavamo distesi , stretti l ' uno all ' altro come due sardine di Nantes , con la differenza che non eravamo senza testa come loro , ma anzi avevamo i nostri visi , anch ' essi appiccicati insieme , dentro la finestrina da me aperta sulla gran sala di Pierpaolo che era nella più completa oscurità . - Ascolta , - dissi in un soffio di voce a Gigino . Si udiva già un singulto cadenzato . - Geltrude - sibilò il mio compagno . Doveva essere intatti la Direttrice che piangeva e ogni tanto borbottava con accento fioco : - Pietà ! ... Perdono ! ... Mi pento di tutto ! Non lo farò più ! ... Misericordia dell ' anima mia ! ... - A un tratto nel silenzio tragico di quel momento s ' alzò una voce tremula che diceva : - Pierpaolo Pierpaoli ... possiamo riaccendere il lume ? - Era quel mascalzone del cuoco , inventore della minestra di rigovernatura . Non mi pareva vero di vedere come lo avevano conciato i compagni della Società segreta e mi affrettai a rispondere col solito sibilo : - Sssssss ... - Si udì inciampare ; poi lo sfregamento scoppiettante di un fiammifero di legno contro il muro , si vide una piccola scialba fiammella giallognola vagar qua e là nel buio come un fuoco fatuo nel cimitero e finalmente un lume si accese . Ah , che spettacolo ! Non lo dimenticherò mai . Le sedie , i tavolini erano rovesciati per terra . Sulla consolle il grande orologio , i candelabri erano in bricioli . Dovunque regnava uno spaventevole disordine . Da un lato , accanto al lume acceso , appoggiato alla parete , il cuoco col faccione verde pieno di bitorzoli , vòlto verso di noi , guardava con gli occhi languidi e lacrimosi il ritratto . Dall ' altra parte , accovacciata in un angolo , era la Direttrice , col viso sgraffiato , i capelli disciolti e le vesti in brandelli . Anche lei aveva gli occhi gonfi , stralunati , e fissava sul ritratto le inquiete pupille . Poi sopraffatta dal rimorso e dal dolore dètte in un pianto dirotto , balbettando sempre rivolta alla venerata effige del defunto Pierpaolo : - Ah , zio ! hai avuto ragione di punirci ! Sì ... noi siamo indegni di questa tua grande istituzione alla quale dedicasti tutta la tua vita intemerata ! ... E hai fatto bene a mandarci gli spiriti a punirci , a gastigarci delle nostre colpe ... Grazie , zio ! Grazie ... E se ci vuoi dare altri gastighi , fa ' pure ! ... Fa ' pure ! Ma ti giuro che da qui in avanti noi non ricadremo più nel peccato tremendo dell ' egoismo , dell ' avarizia , della prepotenza ... Te lo giuriamo , non è vero , Stanislao ! ... - E si volse lentamente alla sua destra , poi girò lo sguardo da ogni parte , sgomenta . - O Dio ! Stanislao non c ' è più ! ... - Infatti il Direttore mancava , e io sentii una stretta al cuore . Che ne avevano fatto , i compagni della Società segreta ? ... - Stanislao ! ... - chiamò con voce più alta la Direttrice . Nessuno rispose . Allora il cuoco alzò la voce verso il ritratto : - Pierpaolo Pierpaoli ! Gli spiriti punitori hanno forse portato il nostro povero Direttore all ' inferno ? ... - Io rimasi zitto . Volevo dimostrare , ora , che lo spirito del fondatore del Collegio non era più presente . E vi riuscii perché il cuoco , dopo averlo più volte chiamato , disse ( e nel dir questo la sua voce aveva ripreso il suo tono calmo e naturale ) : - Non c ' è più ! - Anche la signora Geltrude fece un sospiro di sollievo e parve liberata da una gran preoccupazione . - Ma Stanislao ? - disse . - Stanislao ! Stanislao , dove sei ? ... - A un tratto dall ' uscio che dalla sala mette nella camera dei due coniugi venne fuori una lunga figura così comicamente fantastica che , pur essendo recente la drammatica solennità di quel terribile convegno spiritistico , il cuoco e la direttrice non poterono frenar le risa . Il signor Stanislao pareva diventato più secco e più allampanato di prima ; ma il pezzo della sua persona cui era impossibile volger lo sguardo senza ridere era la testa tutta monda e bianca come una palla di biliardo e con un occhio tutto cerchiato di nero intorno e con espressione di così comica desolazione che tanto io che Gigino Balestra , malgrado i nostri più eroici sforzi , non potemmo frenare una risata . Fortunatamente in quel momento ridevano anche il cuoco e la signora Geltrude , sicché non si accorsero di noi . Ma il direttore che non rideva dovette udire qualcosa perché volse l ' atterrito occhio cerchiato di nero verso di noi ... e noi ci frenammo ancora , resistendo finché ci fu possibile , ma la risata ad un tratto ci scappò via dal naso in un sordo grugnito e ci ritirammo , più in fretta che ci fu possibile in quella ristrettezza , nell ' armadietto scendendo poi giù nella camerata . Gigino raggiunse il suo lettuccio e tutti e due spogliatici in un baleno ci ficcammo sotto le rispettive lenzuola palpitanti ... Non ho chiuso occhio in tutta la notte , temendo sempre che tutto fosse stato scoperto e che un ' improvvisa ispezione venisse a sorprenderci . Fortunatamente nulla di nuovo è accaduto e io posso stamani confidare al mio Giornalino le ultime vicende del collegio Pierpaoli . 14 febbraio . Ho appena il tempo di segnare qui in stile telegrafico gli avvenimenti di ieri . Nel critico momento che attraversiamo se questo mio giornalino cadesse nelle grinfie della Direttrice sarebbe una rovina per tutti ... Perciò l ' ho levato dalla mia valigia e lo tengo legato sul petto con uno spago e vorrei vedere chi avesse l ' ardire di venirmelo a cercare ! Ecco dunque quel che è successo in queste ventiquattr ' ore . Ieri fin dalla prima mattina in tutto il collegio ci fu un gran movimento e un gran chiacchierare sottovoce , ed anche un estraneo avrebbe capito subito che qualcosa di straordinario doveva essere avvenuto . Si era sparsa la notizia della fuga di Tito Barozzo e mentre tutti i collegiali commentavano il fatto e andavano a caccia di particolari , i bidelli e gli inservienti dell ' Istituto andavano e venivano con certe facce smunte come se avessero perso un terno al lotto e davano in giro certe occhiate torve che parevan proprio poliziotti alla ricerca di qualche bandito . Intanto si diceva che la Direzione aveva diramato telegrammi a destra e a sinistra , avvisando le autorità di tutti i paesi vicini , dando i connotati del fuggiasco , mentre era aperta una severissima inchiesta per stabilire se nella fuga il Barozzo aveva avuto dei complici tra i suoi compagni o nel personale addetto al collegio . C ' era in giro anche la notizia che la Direttrice , appena scoperto il fatto si era ammalata d ' un ' eruzione nella pelle ed era dovuta tornare a letto e che il Direttore per correre qua e là a dare ordini aveva battuto un occhio in uno spigolo e poi aveva preso una gran flussione sicché aveva la testa tutta rinfagottata in una gran ciarpa di seta nera e aveva un occhio anche più nero ... Io e i miei compagni della Società segreta sapevamo il motivo di queste eruzioni e di queste flussioni , ma stavamo naturalmente zitti e cheti , limitandoci a scambiare degli sguardi che valevano cento discorsi . A colazione apparve in refettorio il signor Stanislao e non so come si facesse tutti quanti a non scoppiare in una clamorosa e sonora risata . Si sentiva bensì qua e là qualcuno che malgrado tutti gli sforzi sghignazzava , e si vedeva dovunque un grande affaccendarsi a pulirsi la bocca col tovagliolo per nascondere alla meglio l ' ilarità che aveva invaso tutti ... Com ' era ridicolo , povero signor Stanislao , con quella ciarpona nera avvoltolata intorno alla zucca completamente pulita ( noi della Società si sapeva che ormai non poteva più coprirsela con la parrucca ch ' era stata buttata in un luogo tale che anche se l ' avesse ritrovata , non se la sarebbe rimessa di certo ! ) e con quell ' occhio grosso , languido e lacrimoso come un uovo al tegamino poco cotto ... - Pare un becchino turco ! - disse piano Maurizio Del Ponte alludendo a quel turbante nero che gli copriva la testa . Più tardi si seppe che a uno a uno i collegiali erano chiamati in Direzione per subire un interrogatorio . - Che t ' hanno domandato ? - chiesi a uno che incontrai nel corridoio grande mentre usciva di Direzione . - Nulla - mi rispose . Verso sera ne acchiappai un altro : - Che t ' ha detto il Direttore ? - Nulla . - Capii allora perfettamente che il signor Stanislao doveva avere nel suoi interrogatori intimiditi i ragazzi in un modo addirittura feroce con chi sa quali minacce se avessero rivelato una parola . In questa idea mi confermò più tardi Mario Michelozzi , il quale passandomi accanto , mi disse rapidamente : - All ' erta ! Calpurnio ha mangiato la foglia ! - Ma in camerata mi aspettava la terribile rivelazione della nostra completa rovina ... - Sei stato in Direzione ? - sussurrai a Gigino Balestra mentre mi passava dinanzi . - No , - rispose . Come mai erano stati interrogati tutti i collegiali più piccoli e noi due no ? Questa esclusione mi dava molto da pensare e andai a letto deciso di non avventurarmi nel mio osservatorio , temendo di una vigilanza speciale notturna . Non so quanto tempo stetti così sveglio , riflettendo sui casi della giornata , architettando deduzioni su deduzioni ; ma la tentazione di salire sull ' armadietto mi si riaffacciava sempre , ostinata , a traverso a tutte le mie riflessioni , finché da ultimo mi vinse e mi fece abbandonare ogni saggio consiglio di prudenza . Mi assicurai prima se tutti i miei compagni dormivano , ficcai lo sguardo in tutti gli angoli della camerata per vedere se c ' era qualche spia messa a vigilare , e alzatomi pian piano salii sul comodino ed entrai nell ' armadietto ... Oh , sorpresa ! ... La parete in fondo era murata ; murata come era prima ch ' io levassi con tanto paziente lavoro il mattone , aprendomi così vasto e interessante campo di osservazione sulla vita privata dei signori Direttori del collegio Pierpaoli ! Non so come riuscii a trattenere un grido . Sgusciai giù dall ' armadietto sul comodino e di lì sotto ì lenzuoli ... e in mezzo alle ipotesi più strane e fantastiche che mi ballavano vertiginosamente nel cervello , una dominava sulle altre , e ritornava alla mia mente , tenace , implacabile , mostrandomi tutte le probabilità delle quali era armata ... - È andata così : - diceva con una terribile sicurezza l ' ipotesi trionfatrice di tutte le altre - il signor Stanislao ha sentito ridere te e Gigino Balestra dietro il quadro di Pierpaolo Pierpaoli , e gli è entrato da quel momento un vago sospetto che è andato via via crescendo ; e siccome gli ci voleva poco a sincerarsi , stamattina ha preso una scala , l ' ha appoggiata alla parete , è salito fino al quadro , l ' ha alzato , ha guardato sotto di esso , ha scoperto il finestrino che avevi fatto e ... e l ' ha fatto murare , dopo essersi assicurato - questo s ' intende - dove rispondeva questo finestrino e avere scoperto così che esso corrispondeva proprio nell ' armadietto di Giannino Stoppani , detto dai suoi nemici Gian Burrasca ! - Ahimé ! L ' ipotesi , giornalino mio caro , mi pare proprio che colga nel segno e mi aspetto qualche cosa di grosso ... Chi sa , dopo queste righe che butto giù alla meglio in questa terribile nottata insonne , quando potrò ancora confidare i miei pensieri e i casi della mia vita alle tue pagine ? 20 febbraio . Novità ! Novità ! Novità ! Quanti avvenimenti in questa settimana ! Me ne sono accadute tante che non ho avuto mai il tempo di scriverle ... Anche perché non volevo sciupare le mie avventure descrivendo in queste pagine troppo alla svelta , mentre meriterebbero di essere narrate in un romanzo . Perché la mia vita è un vero romanzo , e io quando ci penso non posso fare a meno di ripetere sempre fra me il solito ritornello : - Ah , se avessi la penna di Salgari , che volume vorrei scrivere , da far rimanere a bocca spalancata tutti i ragazzi di questo mondo , peggio che con tutti i corsari rossi e neri ! ... - Basta : scriverò come so , e tu , mio caro giornalino , non ti vergognerai , spero , se le tue pagine sono scritte con poca arte , tenendo conto in compenso che sono scritte con grande sincerità . E veniamo dunque alle grandi novità , la prima delle quali è questa : che io in questo momento sto scrivendo sul mio tavolino , in camera mia , di fronte alla finestra che dà sul mio giardino ... Proprio così . Sono stato mandato via dal collegio Pierpaoli , e questa è certamente una gran disgrazia ; ma sono finalmente in casa mia e questa è una grandissima fortuna . Andiamo dunque per ordine . La mattina del 14 avevo un triste presentimento , come appare dalle righe che scrissi in fretta e furia qui nel giornalino ; e il presentimento non mi ingannava . Uscendo dalla camerata mi accorsi subito che qualche cosa di grosso era per succedere . Si vedeva nelle facce delle persone , si sentiva nell ' aria un non so che di grave e di solenne che annunziava qualche avvenimento straordinario . Incontrai Carlo Pezzi che mi disse in fretta : - I grandi sono stati interrogati tutti , meno io , il Michelozzi e il Del Ponte ... - E dei nostri , - risposi - sono stati chiamati tuttì meno io e Gigino Balestra ! - È evidente che tutto è stato scoperto . Ho saputo che la signora Geltrude dirige il processo dal letto facendo agire Calpurnio che , certo , non sarebbe stato capace d ' andare in fondo alla faccenda ... Noi siamo tutti d ' accordo , se saremo interrogati , a non rispondere neanche una sillaba , per non compromettere di più la situazione . - Io e il Balestra faremo lo stesso , - risposi alzando la destra in segno di giuramento . Proprio in quell ' istante venne un bidello che mi disse : - Il signor Direttore la desidera . - Confesso che quello fu un brutto momento per me . Mi sentii un gran rimescolìo nel sangue ... ma fu proprio un momento , e quando mi presentai in Direzione ero relativamente calmo e mi sentivo sicuro di me . Il signor Stanislao , sempre col suo turbante nero in testa e il suo occhio maculato che era diventato violetto , mi squadrò ben bene da dietro la sua scrivania , senza parlare , credendo di incutermi chi sa che paura , mentre invece io che conoscevo quest ' arte , girai in qua e in là lo sguardo distrattamente sugli scaffali pieni di libri , tutti splendidamente rilegati , con certe dorature bellissime e che lui non leggeva mai . Finalmente il Direttore mi domandò a bruciapelo con accento severo : - Voi , Giovanni Stoppani , la notte dal 13 al 14 siete uscito verso mezzanotte dalla vostra camerata e non vi avete fatto ritorno che dopo un ' ora circa . È vero ? - Io seguitai a guardare i libri degli scaffali . - Dico a voi , - ripeté il signor Stanislao alzando la voce . - È vero o no ? - E non ricevendo risposta urlò anche più forte : - Ehi , dico ! Rispondete ; e ditemi dove siete stato e che avete fatto in quell ' ora ! - Io a questo punto fissai lo sguardo sulla carta dell ' America appesa alla parete a destra della scrivania e ... seguitai a far l ' indiano . Il signor Stanislao allora si alzò dalla sedia puntando le mani sulla scrivania e protendendo la faccia stralunata verso di me ; poi al colmo dell ' ira gridò : - Hai capito che devi rispondere , eh ? Pezzo di canaglia ! - Ma io non mi scossi , e pensai fra me : - Si arrabbia perché sto zitto ; dunque io sono il primo dei collegiali compromessi che egli ha chiamato in Direzione ! - A questo punto l ' usciolino a sinistra della scrivania si aprì e comparve la signora Geltrude tutta rinfagottata in una veste da camera verdognola , con un viso pure verdognolo e con gli occhi tutti pesti , che si volsero subito su di me pieni di odio . - Che c ' è ? - disse . - Che sono questi urli ? - C ' è - rispose il Direttore - che questo pessimo soggetto non risponde alle mie domande . - Lascia fare a me , - rispose lei - ché tanto te sarai sempre il medesimo ... - E si fermò ; ma io capii , e lo capì certo anche il signor Stanislao , che la parola che mancava al discorso era imbecille . La Direttrice fece tre passi e mi si piantò dinanzi , in una attitudine minacciosa e cominciò a voce bassa , nella quale si sentiva concentrata una rabbia tanto più terribile in quanto doveva essere repressa : - Ah , non rispondi , eh ? pezzo di mascalzone ... Tu non vuoi convenire , eh ? delle tue prodezze ! ... Chi è dunque che ha fatto scappare l ' altra notte quell ' altro mascalzone come te , il tuo , degno amico Barozzo ? Fortunatamente c ' è stato chi ti ha visto e chi ha parlato ... Ah , credevi di farla liscia , eh ? Sei tu che ci hai messo il collegio in rivoluzione fin dal primo momento che ci sei capitato tra i piedi , con le tue perfide invenzioni , con le tue vili calunnie ... Ma basta , sai ? E anche senza interrogarti vi sono tante prove e testimonianze delle tue canagliate che abbiamo avvertito fino da ieri tuo padre di venirti a riprendere , e a quest ' ora dev ' essere per la strada ... Se non ti vuol tenere in casa ti metterà in galera , che è il solo posto degno d ' un briccone come te ! - Mi afferrò per un braccio e scuotendomi riprese : - Sappiamo tutto ! Una cosa sola ci potresti dire ... Lo sai tu dov ' è andato il Barozzo ? - Non risposi ; ed ella scuotendomi forte : - Rispondi . Lo sai ? - E siccome io seguitavo a tacere , ella esasperata , allargò un braccio come per lasciarmi andare uno schiaffo ; ma io balzai indietro e afferrato un gran vaso giapponese che era sulla consolle feci l ' atto di buttarlo in terra . - Brigante ! Assassino ! - urlò la Direttrice tendendomi il pugno . Lascia andare ! Gaspero ! ... - Accorse il bidello . - Portate via questo demonio , e fategli preparare la sua roba che se Dio vuole tra poco ce lo leveremo di torno ! Portatemi qui il Balestra . - Il bidello mi accompagnò in camerata , mi fece rivestire degli abiti da borghese che avevo quando entrai in Collegio , - e che tra parentesi mi eran diventati corti ma larghi , prova manifesta che il regime del collegio Pierpaoli fa allungare i ragazzi ma non li ingrassa - e preparare la mia valigia . Poi fece l ' atto di andarsene dicendomi : - Stia qui , che tra poco arriverà il suo babbo e se Dio vuole si avrà dopo un po ' di pace . - Imbecille più del signor Stanislao che è tutto dire ! - gli risposi al colmo dell ' ira . Egli parve offendersi e mi venne sulla faccia esclamando : - Lo ridica ! - Imbecille ! - ripetei io . Egli si morse un dito e si allontanò tutto stizzito , mentre io gli dicevo : - Se vuoi che te lo ridica anche un ' altra volta non far complimenti , hai capito ? - E dètti in una risata ; ma era un riso sforzato , perché nell ' anima ero più arrabbiato io di lui , arrabbiato per non poter trovare il bandolo dell ' arruffata matassa e per ignorare la sorte dei miei compagni della Società segreta . Mi appariva chiara una cosa : che la risata mia e di Gigino Balestra mentre eravamo nell ' armadietto ad assistere alla famosa scena notturna aveva fatto scoprire a Calpurnio il nostro osservatorio ; che zitto zitto Calpurnio lo aveva fatto murare mentre noi eravamo alle lezioni ; che poi con una intuizione molto facile Calpurnio aveva capito che le bòtte distribuite nella fatale nottata non erano state date dallo spirito dello zio di sua moglie ma dai collegiali ; che aveva perciò incominciato a interrogare qualche beniamino cercando di scuoprire quali collegiali in quella notte erano usciti di camerata ; e che infine avevano trovato il beniamino che in quella notte , essendosi svegliato , aveva visto uscire dalla camerata i congiurati e aveva fatto bravamente la spia . E certamente le spie erano almeno due : una dei ragazzi grandi che aveva compromesso Mario Michelozzi , Carlo Pezzi e Maurizio Del Ponte , e una dei piccoli che aveva compromesso me e Gigino Balestra . Un ' altra cosa era chiara : che Calpurnio , certamente guidato dall ' astuta sua moglie , aveva basato tutto il suo processo sulla nostra complicità nella fuga del Barozzo , non accennando neanche lontanamente al nostro complotto , dirò così , spiritistico che era in realtà molto più grave ma che avrebbe , se ammesso e risaputo , fatto perdere il prestigio del Direttore e della Direttrice ... e anche del cuoco ! Però in questa ridda di tetri pensieri , di deduzioni e di induzioni che mi frullava nel cervello , un ' idea buffa mi si riaffacciava continuamente : - Chi sa perché i compagni della Società segreta hanno messo al signor Stanislao il soprannome di Calpurnio ? - E mi meravigliavo di non averne mai domandato una spiegazione finora che mi sarebbe stato così facile averla , mentre ora che mancava poco tempo ad abbandonare per sempre il collegio mi sentivo a un tratto una grande curiosità che mi pungeva sempre più , che a poco a poco mi invadeva tutto cacciando via , in seconda linea , tante altre preoccupazioni che pure avevano diritto d ' essere accolte in prima fila ... A un certo punto vidi passare pel corridoio il Michelozzi e mi slanciai verso di lui . - Dimmi - gli dissi rapidamente - perché il signor Stanislao si chiama Calpurnio ? - Il Michelozzi mi guardò trasecolato . - Come ! - disse . - Ma non sai quel che è successo ? Non sei stato chiamato ? - Sì : e sono stato mandato via . E voialtri ? - Anche noi ! - Sta bene : ma io voglio andar via sapendo il perché il signor Stanislao si chiama Calpurnio ... - Il Michelozzi rise . - Guarda nella Storia Romana e capirai ! - rispose e fuggì via . In quel momento passava un ragazzo della mia camerata , un certo Ezio Masi , che mi guardò con un lieve risolino maligno . Quel risolino , in quel momento , fu per me come una rivelazione . Mi ricordai d ' una volta in cui avevo avuto che dire col Masi il quale infine aveva ceduto alle mie minacce di picchiarlo ; sapevo che egli era uno dei collegiali più ben visti dalla signora Geltrude ... E tutto questo condusse , nella mia mente , a formular subito un ' accusa : - È stato lui che ha fatto la spia ! - Non ci stetti a ragionar sopra ; lo presi per un braccio e lo spinsi così in camerata mormorando : - Senti , Masi ... t ' ho da dire una cosa . - Sentivo che egli tremava ; e intanto andavo architettando nella mia mente l ' interrogatorio da rivolgergli e una vendetta nel caso ch ' io lo avessi scoperto veramente colpevole . Nel tragitto che feci trascinandolo dalla porta della camerata al mio letto feci tutto un piano strategico per l ' assalto , e uniformandomi a quello rallentai la mano colla quale lo stringevo e lo invitai a sedere accanto a me col più bel sorriso del mondo . Egli era pallido come un morto . - Non aver paura , Masi , - gli dissi con accento mellifluo - perché anzi ti ho portato qui per ringraziarti . - Egli mi guardò sospettoso . - Lo so che sei stato tu che hai detto al signor Stanislao che io l ' altra notte ero uscito di camerata ... - Non è vero ! - protestò lui . - Non lo negare ; me l ' ha detto lui , capisci ? E appunto per questo io ti voglio ringraziare , perché mi hai fatto proprio un piacere ... - Ma io ... - Non capisci che io non ci volevo più stare qui dentro ? Non capisci che ne facevo di tutte apposta per farmi mandar via ? Che non mi par vero d ' essere arrivato a questo momento in cui sto aspettando mio padre che sarà qui fra poco a prendermi ? Dunque perché dovrei avercela con te che m ' hai fatto raggiungere il mio scopo ? - Egli mi guardò non ancora rassicurato . - Ora giacché mi hai fatto questo piacere , me ne devi fare un altro . Senti ... vorrei andare un momento di là a salutare un mio amico e a dargli la mia giacchetta da collegiale che ho promesso di lasciargli per ricordo : puoi aspettarmi qui , e dire al bidello , nel caso che venisse a cercarmi , che ritorno subito ? - Il Masi ora non dubitava più e manifestò una grande contentezza di essersela cavata così a buon mercato . - Ma figurati ! - mi disse - fa ' pure , sto qui io ! ... - Io corsi via . La scuola di disegno , ch ' era lì vicina era aperta e non c ' era nessuno . Vi entrai stesi la mia giacchetta da collegiale su un banco e preso un pezzo di gesso scrissi nella schiena della giacca , a grandi lettere , la parola : Spia . Fatto questo , in un lampo , ritornai in camerata , dove entrai con passo misurato , tenendo la mia giubba per il bavero , ripiegata in due in modo che il Masi non vedesse la parola che vi avevo scritta . - Non ho potuto trovare l ' amico - dissi . - Pazienza ! Ma poiché non ho potuto lasciar la mia giacchetta a lui , per ricordo , voglio lasciarla a te , mentre io mi prenderò la tua in memoria del gran servizio che mi hai reso . Vogliamo fare a baratto ? Vediamo se ti sta bene ! - E appoggiata lievemente la mia giacchetta sul letto lo aiutai a levarsi la sua e poi a rimettergli la mia , facendo in modo naturalmente che non vedesse la parola che v ' era scritta sulla schiena . Quando l ' ebbe indossata gliela abbottonai e gli dissi toccandolo con la mano sulla spalla : - Caro Masi , la ti va come un guanto ! - Egli si dètte un ' occhiata alla bottoniera , e si adattò facilmente a questa mia stravaganza . Si alzò , mi porse la mano ... ma io feci finta di non accorgermene , perché mi ripugnava di stringer la destra di un traditore , e mi disse : - Dunque , addio Stoppani ! - Io lo ripresi per il braccio e accompagnandolo alla porta risposi : - Addio Masi : e grazie sai ? - E lo vidi allontanarsi per il corridoio recando dietro la schiena la parola infamante che s ' era meritata . Poco dopo venne il bidello che mi disse : - Stia pronto , suo padre è arrivato ed è in Direzione a parlare col signor Stanislao . - Mi venne un ' idea : - Se andassi anche io in Direzione , a raccontare a mio padre in faccia al signor Stanislao , tutti i fatti ai quali egli si sarebbe certo guardato bene accennare , da quello della minestra di rigovernatura a quello della seduta spiritistica ? - Ma l ' esperienza , purtroppo , mi avvertiva che i piccini di fronte ai più grandi , hanno sempre torto , specialmente quando hanno ragione . A che pro difendersi ? Il Direttore avrebbe detto che quelle che io narravo eran fandonie , malignità e calunnie di ragazzi , e mio padre avrebbe creduto certo più a lui che a me . Meglio stare zitti e rassegnarsi al proprio destino . Infatti quando mio padre venne a prendermi non disse nulla . Avrei ben voluto saltargli al collo e abbracciarlo dopo tanto tempo che non lo rivedevo , ma egli mi dètte un ' occhiataccia severa che mi agghiacciò e non mi disse altra parola che questa : - Via ! - E partimmo . In diligenza si mantenne sempre il medesimo silenzio . Esso non fu rotto da mio padre che nell ' entrare in casa . - Eccoti di ritorno , - disse - ma è un cattivo ritorno . E ormai per te non c ' è che la Casa dì correzione . Te lo avverto fin d ' ora . - Queste parole mi spaventarono ; ma la paura mi passò subito perché di lì a poco ero nelle braccia della mamma e di Ada , piangente e felice . Non dimenticherò mai quel momento : e se i babbi sapessero quanto bene fa all ' anima dei figlioli il trattarli così affettuosamente piangerebbero anche loro con essi quando c ' è l ' occasione di farlo , invece di darsi sempre l ' aria di tiranni , ché tanto non giova a niente . Il giorno dopo , cioè il giorno 15 , seppi dell ' arrivo di Gigino Balestra , anche lui mandato via dal collegio per l ' affare della grande congiura del 12 febbraio , data memorabile nella storia dei collegi d ' Italia e forse d ' Europa . E anche questa è una novità che mi ha fatto piacere perché spero di trovarmi spesso insieme col mio buon amico ... e magari di mangiar qualche volta insieme qualche pasticcino nel suo bel negozio ... però quando non vede il suo babbo che è socialista , ma che in quanto a pasticcini li vorrebbe tutti per sé . E ieri poi ne ho saputa un ' altra . Il signor Venanzio , quel vecchio paralitico al quale pescai a canna l ' ultimo dente che gli era rimasto , pare che stia di molto male , poveretto , e il mio cognato è in grande aspettativa per la eredità . Questo almeno ho raccapezzato dai discorsi che sento fare ; e anzi ho anche saputo che il Maralli , appena ebbe la notizia del mio ritorno dal collegio , disse all ' Ada : - Per carità , badate che non mi venga in casa , perché se no mi fa perdere quel che ho acquistato in questo tempo nell ' animo dì mio zio e va a finire che mi disereda davvero ! - Ma non abbia paura , che io in casa sua non ci vado . Oramai ho promesso alla mia buona mamma e all ' Ada di metter la testa a partito e di fare in modo che il babbo non abbia a mettere in esecuzione la minaccia fatta di cacciarmi in una Casa di correzione ché questo sarebbe davvero un disonore per me e per la mia famiglia ; e in questi cinque giorni ho dimostrato che questa volta non si tratta di promesse da marinaro , e che se voglio so anche essere un ragazzo di giudizio . Tant ' è vero che la mamma stamani mi ha abbracciato e mi ha dato un bacio dicendo : - Bravo Giannino ! seguita così e sarai la consolazione dei tuoi genitori ! - La frase non è nuova , ma però detta da una mamma buona come la mia fa sempre un effetto nuovo nel cuore di un figliolo per bene , e io le ho giurato di mantenermi sempre così . Io l ' ho sempre detto che le mamme sono più ragionevoli dei babbi . Infatti la mamma , quando le ho raccontato dell ' affare della minestra di magro che ci davano in collegio il venerdì e dell ' eterno riso che si mangiava in tutti gli altri giorni della settimana mi ha dato pienamente ragione e ha detto a mia sorella : - Poverini , chi sa come si stomacavano a mangiar quelle porcherie ! - 21 febbraio . Pare che il babbo , visto che mi son corretto dal miei difetti , abbia intenzione di mettermi un maestro in casa per farmi poi pigliar l ' esame regolare a fìn d ' anno . Speriamo bene ! Oggi finalmente ho rivisto Gigino Balestra . Per l ' appunto mia sorella ha un ' amica , una certa signorina Cesira Beni , che sta di casa in un quartiere accanto a quello dove abita Gigino , e siccome oggi Ada è andata a far visita a questa sua amica io ho colto l ' occasione di farne una al mio amico . Quanto abbiamo parlato delle nostre avventure passate ! A un certo punto dei nostri discorsi mi s ' è riaffacciata alla mente la curiosità di sapere come mai nel collegio Pierpaoli era venuto l ' uso di chiamare il signor Stanislao col nome di Calpurnio . - Mi hanno detto che è levato dalla Storia Romana , e a questo ci arrivavo anche io . Ma che significa ? Perché l ' hanno adattato al Direttore ? Lo sai tu ? - Gigino Balestra si è messo a ridere ; poi ha preso una Storia Romana che era nel suo scaffaletto , ha cercato un po ' e mi ha messo il libro dinanzi agli occhi aperto nelle pagine dove sono raccontate le guerre di Giugurta ; e lì ho letto questo pezzetto che mi son ricopiato perché volevo metterlo qui nel mio giornalino proprio tale e quale : " Dopo che Giugurta ebbe fatto torturare e uccidere il cugino profuse oro a destra e a sinistra perché il misfatto fosse taciuto . Ma il tribuno Caio Memmio manifestò dinanzi al Fòro la scelleraggine di Giugurta e il Senato bandì contro lo sleale principe numida la guerra che affidò a uno dei consoli eletti , per l ' anno successivo , e che chiamavasi Lucio Calpurnio Bestia ... " . - Ah ! - gridai smascellandomi dalle risa . - Ora ho capito finalmente ! Lo chiamavano Calpurnio perché ... - ... perché anche se sentiva , - concluse Gigino , non avrebbe capito che gli si dava della bestia ! È un ingegnoso strattagemma , non c ' è che dire . Ma sarebbe stato molto meglio che l ' avessi conosciuto prima , perché allora chiamando Calpurnio il signor direttore del collegio Pierpaoli ci avrei provato più gusto . Ho parlato con Gigino Balestra anche di un altro importante argomento : dei pasticcini . - Vedi se puoi passare domattina dal negozio , verso le dieci . Il babbo a quell ' ora ha una adunanza per le elezioni ... Ti aspetto sulla bottega . - Infatti ho saputo che ci sono le elezioni politiche , perché quello che era deputato è diventato pazzo a un tratto , per il motivo , - dicono tutti quelli che s ' intendono di politica , - che aveva preso le cose troppo sul serio . E i nuovi candidati sono il commendatore Gaspero Bellucci , zio di Cecchino , e l ' avvocato Maralli mio cognato . Pensare che nel dicembre scorso , proprio il giorno prima che ci si rovinasse in quella disastrosa corsa in automobile , con Cecchino Bellucci ci pigliammo a parole appunto sulla maggiore o minore probabilità che avrebbero avuto di diventar deputati i due che oggi si trovavano in lotta davvero . A sentir Gigino Balestra parrebbe che l ' elezione del Maralli fosse sicura ; e lui è al caso di saperlo perché il suo babbo non solamente è un pasticciere , ma è il grande elettore del suo partito e dice che di riffe o di raffe questa volta il collegio deve essere conquistato dai socialisti e che è già sicuro della vittoria . Per questo ha messo fuori un giornaletto intitolato Il sole dell ' avvenire che è in grande polemica con l ' Unione Nazionale che sostiene lo zio di Cecchino . Gigino Balestra mi ha fatto vedere questi giornali e mi ha detto : - Il babbo ora non ripara a dar retta a tutte le commissioni , ed è sempre occupato a scrivere nel giornale ... Domani siamo sicuri che in bottega non viene . Non mancare ! - 23 febbraio . Stamani mi son purgato . Non ho mai potuto capire il perché i pasticcini che sono tanto buoni debbano far male e i purganti che son tanto cattivi debbano far bene . Il fatto è che dei pasticcini ieri ne mangiai una ventina , tutti con le mandorle , e pare che per l ' appunto le mandorle sieno molto indigeste . Gigino Balestra all ' ora che avevamo fissato , cioè alle dieci , era sulla porta del negozio e mi fece l ' occhiolino come per dire che aspettassi un poco prima di entrare . Infatti fece una giratina in su e in giù e finalmente mi fece cenno , di passare . In quel momento non c ' era nessuno , perché il ministro di bottega era andato a dare un ' occhiata nel laboratorio . - Bisogna far presto , - disse Gigino - perché ritorna subito . Io feci in un lampo : quattro pasticcini ogni boccone ... e si vede che il mangiar così in fretta e furia mi fece male , perché appena tornato a casa mi sentii un gran peso allo stomaco e dei giramenti di testa tali che dovettero mettermi a letto . Naturalmente dell ' affare dei pasticcini non dissi niente ... anche per non compromettere il mio amico Gigino Balestra . 24 febbraio . Stamani ci è arrivata in casa una triste notizia ; il signor Venanzio è morto stanotte . Povero signor Venanzio ! Era un po ' uggioso , ne convengo , ma era un buon uomo e mi dispiace molto che se ne sia andato . Mi pare di vederlo ancora ... Povero signor Venanzio ! 25 febbraio . Che giornata di grandi emozioni ! È vicina la mezzanotte ; tutti son già andati a letto e io sono solo qui nella mia cameretta : solo col mio segreto , col mio grande segreto , e piango e rido e tremo non so perché né di che , e stento quasi a scrivere qui questo importante avvenimento della mia vita nella paura che sia risaputo ... Ma no ! Oramai in queste pagine ho confidato ogni mio atto e ogni mio pensiero e sento come un bisogno di sfogare qui , in questo mio caro giornalino , la piena dei sentimenti che mi invade l ' animo e mi commuove tutto ... Però prima di tutto voglio dare un ' occhiata se il mio prezioso segreto e al suo posto ... Sì , sì ! Sono lì tutti e duegento ... Non ne manca uno ! Procuriamo di rimetterci in calma , dunque , e ripigliamo il discorso tranquillamente dal punto in cui è stato interrotto . Il povero signor Venanzio , dunque è morto : e questo l ' ho scritto fino da ieri . Scrissi anche che la notizia mi aveva fatto dispiacere , ed è proprio vero , perché in fondo quel vecchio sordo e paralitico , al quale tutti auguravano la morte , mi faceva compassione , e ora che è morto e di lassù può vedere le cose come stanno deve capire che se gli pescai con l ' amo l ' ultimo dente non lo feci a fin di male ma con lo scopo di divertirlo , e che certo non avrei fatto quello che feci se ne avessi potuto prevedere le conseguenze , che del resto furono motto esagerate da mio cognato perché in una bocca avere un dente solo e bacato e non averne punti è tutt ' uno , e non credo per questo di avere abbreviato la vita d ' un minuto a quel povero disgraziato . Però , per quanto la notizia della morte del signor Venanzio mi avesse fatto dispiacere , stamani non ci pensavo più , quando un fatto stranissimo è venuto a richiamarmelo alla mente . Verso le nove e mezzo , mentre inzuppavo il terzo panino imburrato nel mio caffè e latte con molto zucchero ( non è per ghiottoneria , ma io metto sempre dimolto zucchero perché la mattina prendo sempre dimolto latte con dimolto caffè per poterci inzuppare dimolti panini con dimolto burro ) mi son sentito chiamare a un tratto . - Giannino ! Giannino ! ... Vieni qua , subito ... - Era l ' Ada che urlava a quel modo e io certo , occupato com ' ero , non mi sarei mosso neanche d ' un passo se nell ' accento di mia sorella non avessi sentito veramente qualche cosa di insolito ... Son corso nella stanza d ' ingresso dove l ' ho trovata insieme alla mamma , e tutte e due stavano commentando una lettera che tenevano in mano . - Guarda , Giannino , - mi ha detto subito la mamma - questa lettera è per te ... - E allora , - ho osservato subito - perché l ' avete aperta ? - Oh bella ! Io sono la tua mamma e ho diritto , credo , di vedere chi ti scrive ... - E chi mi scrive ? - Ti scrive il cavaliere Ciapi notaro . - E che vuole da me ? - Leggi . - Allora ho letto , pieno di meraviglia la lettera che ricopio qui tale e quale : CAVALIER TEMISTOCLE CIAPI NOTARO Signor Giovanni Stoppani , Nella mia qualità di pubblico notaro incaricato di dare esecuzione alle disposizioni testamentarie del defunto signor Venanzio Maralli , mi pregio ricopiare qui il paragrafo 2 di dette disposizioni che La riguardano personalmente : " § 2 . - Desidero e domando che alla lettura di questo mio testamento , oltre agli interessati , e cioè mio nipote avvocato Carlo Maralli , Cesira Degli Innocenti sua donna di servizio e il commendatore Giovan Maria Salviati , sindaco della città , intervenga anche il giovinetto Giovannino Stoppani cognato del predetto Carlo Maralli , sebbene nessuna delle disposizioni testamentarie qui contenute lo interessino . Ma io desidero la sua presenza perché avendolo conosciuto di persona amo che in queste mie disposizioni il giovinetto Stoppani trovi un efficace ammaestramento sulla vanità delle umane ricchezze e un nobile esempio verso il prossimo . A tale scopo dò espresso incarico al notaro cavaliere Temistocle Ciapi di mandare a prendere il detto Giovanni Stoppani dove si trova , a tutte spese da pesare sulla somma dell ' intero capitale di cui al paragrafo 9 " . In ordine dunque al desiderio espresso nel paragrafo qui sopra riportato La prevengo che alle ore quindici di oggi manderò alla sua abitazione un mio incaricato di fiducia il quale La accompagnerà in vettura fino al mio studio in via Vittorio Emanuele numero 15 , piano 1° , dove sarà data lettura dei testamento del defunto signor Venanzio Maralli . TEMISTOCLE CIAPI , NOTARO . - Guarda un po ' di ricordarti bene , caro Giannino ... - mi disse la mamma dopo che ebbi letto la lettera del notaro . - Pensa a quello che facesti in quei giorni che rimanesti in casa del Maralli ... Non c ' è il caso che ci sia sotto qualche altro dispiacere ? - Uhm ! - risposi io . - Ci fu l ' affare del dente ... - È curiosa ! - esclamò l ' Ada . - Non si è mai sentito un altro esempio di invitare un ragazzo ad assistere alla lettura di un testamento ... - Se ti avesse lasciato qualcosa si capirebbe - aggiunse la mamma . Ma di questo non c ' è pericolo dopo tutto quel che gli facesti ... - E poi , - osservò mia sorella - la lettera parla chiaro : sebbene , dice , nessuna delle disposizioni testamentarie qui contenute lo interessino ... Dunque ! - In ogni modo , - concluse la mamma - non diremo niente al babbo , hai capito ! Ché se c ' è qualche strascico d ' allora non vorrei che compromettesse quel che hai acquistato dacché sei tornato di colleggio e ti mettessero in una Casa di correzione ... Siamo rimasti dunque d ' accordo che alle ore quindici Caterina si sarebbe trovata fuori della porta di casa per dire al vetturino di attendere senza fargli suonare il campanello e che io sarei salito zitto zitto nella carrozza annunziata dalla lettera del notaro . Al babbo , la mamma e l ' Ada avrebbero detto di avermi mandato a divertirmi dalla signora Olga . È inutile dire con quanto desiderio abbia aspettato l ' ora fissata . Finalmente Caterina è venuta a chiamarmi e io sono sgusciato via di casa e son montato nella carrozza che mi aspettava con lo sportello aperto . Dentro c ' era un uomo tutto vestito di nero che mi ha detto : - È lei Giovannino Stoppani ? - Sì ; e ho qui la lettera ... - Benissimo . - Quando , poco dopo , sono entrato nello studio del notaro Ciapi c ' era il sindaco , e poco dopo è arrivato il mio cognato Maralli che appena mi ha visto ha alzato tanto di muso , ma io ho fatto finta di nulla e invece ho salutato la sua donna di servizio Cesira , che è arrivata subito dopo di lui e che è venuta a mettersi a sedere accanto a me , e mi ha domandato come stavo . Il notaro Ciapi stava seduto su una poltrona , davanti a un tavolino . Questo notaro è un tipo buffo , piccolo piccolo e grasso grasso , con una faccia tonda mezza affogata dentro una papalina ricamata , con una nappa che gli vien sempre sull ' orecchio e che egli cerca di cacciar via con certe scrollatine di testa come farebbe uno che avesse i capelli troppo lunghi sulla fronte per mandarseli indietro . Egli ci ha guardato tutti e poi ha suonato il campanello e ha detto : - I testimoni ! - E son venuti due così neri neri , che si son messi tra me e il notaro , il quale ha preso uno scartafaccio e ha cominciato a leggere con voce nasale , come se avesse avuto da dire un ' orazione : - In nome di Sua Maestà il re Vittorio Emanuele III felicemente regnante ... - E giù una filastrocca di cose nelle quali non capivo niente finché poi a un certo punto incominciò a leggere proprio le parole dettate dal signor Venanzio prima di morire e quelle le capii benissimo . Naturalmente non posso ricordarmi le frasi precise , ma ricordo le cifre dei diversi làsciti , e ricordo anche che tutte quelle disposizioni testamentarie erano dettate in un modo curioso , con uno stile pieno di ironia come se il povero signor Venanzio nell ' ultima ora della sua vita si fosse preso il supremo divertimento di pigliare in giro tutti quanti . La prima disposizione era di dare dal suo patrimonio la somma di diecimila lire alla Cesira , e non saprei ridire la scena che nacque quando il notaro ebbe letto questo paragrafo del testamento . La Cesira alla notizia di quella fortuna si svenne e tutti corsero attorno , fuori che il Maralli che diventò pallido come un morto e guardava la sua donna di servizio con due occhi come se la volesse mangiare . Eppure a sentire il povero signor Venanzio , che spiegava tutte le ragioni per le quali lasciava tutti quei quattrini a quella ragazza , pareva che l ' avesse fatto proprio per far piacere al suo nipote . - Io lascio questa somma alla nominata Cesira Degli Innocenti ( su per giù diceva così ) prima di tutto per gratitudine mia verso di lei che , nella casa di mio nipote ove passai gli ultimi anni della mia vita mi trattò con ogni riguardo , superando in gentilezze perfino i miei parenti . Basta dire che ella abitualmente si limitò sempre a trattarmi col soprannome di gelatina alludendo al tremore continuo che mi dava la paralisi . - Ora io mi ricordavo benissimo che questo fatto al povero signor Venanzio l ' avevo detto proprio io , ragione per cui se a Cesira ora capitava questa bella eredità doveva ringraziar me . Ma il signor Venanzio aggiungeva altre ragioni : - Inoltre , - diceva press ' a poco nel suo testamento - a favorire in modo speciale questa buona ragazza son mosso dalle giuste e sane teorie politiche e sociali di mio nipote , il quale ha sempre predicato che nel mondo non vi devono essere più né servi né padroni ; ed egli , io credo , accoglierà benissimo questo mezzo ch ' io porgo a Cesira Degli Innocenti di non esser più serva in casa di lui e a lui di non esser più suo padrone . - L ' avvocato Maralli nel sentir leggere questo paragrafo sbuffava e ripeteva a bassa voce , rivolgendosi al sindaco : - Eh ! ... Uhm ! ... Già mio zio , è stato sempre un originale ! ... - Il sindaco sorrideva con una certa aria canzonatoria e stava zitto . Intanto il notaro seguitava a leggere ed era arrivato a un altro paragrafo che diceva così : - Sempre per rispetto alle nobili teorie di altruismo sulle quali sono fondate le teorie politico - sociali di mio nipote , poiché mi parrebbe di recare ad esso una profonda offesa lasciando del mio capitale erede lui che fu sempre avversario accanito del capitale e dei suoi privilegi , primo dei quali è quello della eredità , lascio tutto il mio patrimonio già descritto ai poveri di questa città , dei quali il giorno della mia morte risulterà negli atti del Comune la fede di miserabilità ; mentre al mio amatissimo nipote , in ricordo del suo affetto verso di me e degli auguri e voti fatti continuamente a mio riguardo , lascio per mio ricordo personale , che egli certo terrà carissimo , l ' ultimo mio dente strappatomi dal suo piccolo cognato Giovannino Stoppani e che ho fatto espressamente rilegare in oro per uso di spillo da cravatta . - E il notaro levò infatti da un astuccio un enorme spillone in cima al quale era proprio il dente con le barbe che avevo pescato io nella bocca sgangherata del povero signor Venanzio . A quella vista , naturalmente , non seppi resistere e mi scappò da ridere . Non l ' avessi mai fatto ! l ' avvocato Maralli che pareva invecchiato di dieci anni e tremava tutto per la rabbia e per lo sforzo che faceva per contenersi , scattò e tendendo una mano verso di me esclamò : - Canaglia ! Ridi anche , eh ? al frutto delle tue canagliate ! - E c ' era in queste parole tale accento di odio che tutti si son voltati a guardarlo e il notaro gli ha detto : - Sì calmi , signor avvocato ! E ha fatto per porgergli l ' astuccio col dente del povero signor Venanzio , ma il Maralli l ' ha respinto con un gesto energico , esclamando : - Lo dia a quel ragazzo ... Fu lui che lo levò al defunto e io glielo regalo ! - E s ' è messo a ridere . Ma si capiva che era un riso sforzato per rimediare alla scena fatta prima . Infatti , dopo aver messo la firma sotto ai fogli che gli porgeva il notaro , ha salutato e se n ' è andato via . Mentre il sindaco prendeva degli accordi col notaro per distribuire ai poveri i denari lasciati loro dal povero signor Venanzio , la Cesira mi ha detto : - Ha visto , sor Giovannino , com ' è rimasto il sor padrone ! - Eh ! il bello è che se la pigliava con me . - Già . Chi sa che scena farà a casa ! Io non so come fare a andarci ! .. - Che t ' ímporta ? Ormai tu sei una signora ... Vedi che cosa vuol dire a trovar bene un soprannome a un vecchio paralitico ? ... - In quel momento il sindaco aveva finito di firmar fogli e fissare col notaro , e questi ha chiamato la Cesira alla quale ha detto di ritornar da lui l ' indomani . Così rimasto solo nella stanza , il notaro ha aperto un cassetto della sua scrivania , ha levato fuori un involto e alzandosi gli occhiali e guardandomi fisso in faccia mi ha detto : - Il defunto signor Venanzio Maralli era veramente un originale , ma a me non sta il giudicarlo , e il mio dovere di notaro è di seguire fino all ' ultimo le sue volontà testamentarie , sieno esse state espresse per iscritto che a voce . A voce dunque il signor Venanzio mi disse : - Io ho qui un involto contenente mille lire in tanti biglietti di banca da cinque che desidero , dopo la mia morte , sieno consegnati a brevimano e senza che nessuno veda e che nessuno venga a saperlo , al cognato di mio nipote , Giovannino Stoppani , col patto che egli li prenda e li tenga con sé e ne disponga a suo piacere e non dica a nessuno di possedere tale somma . - Queste parole che mi hanno empito di meraviglia il notaro le ha dette con un tono di voce uguale come se le avesse imparate a mente . Poi cambiando accento mi ha detto accarezzandomi : - Il defunto mi disse che tu eri la disperazione de ' tuoi parenti ... - Ora però sono diversi giorni che sono buono ! - ho detto io . - Meno male ! Guarda dunque di non usar male del denaro che ti consegno . Forse il defunto signor Maralli lasciandotelo senza alcun vincolo e nessuna vigilanza ha voluto darti una prova di grande stima e di grande fiducia ... e sia per questo , o sia che per la sua bizzarra natura si sia divertito a pensare a quel che tu avresti potuto fare trovandoti in possesso di questi quattrini , ho creduto mio dovere di darti un consiglio che la mia qualità di notaro e di esecutore testamentario non mi vietava ... - E mi ha consegnato l ' involto . Poi ha aggiunto porgendomi anche l ' astuccio col dente del defunto : - E questo ? Tuo cognato te lo ha ceduto . Prendi ; e ora ti farò riaccompagnare a casa . - Io ero così confuso da tante inaspettate sorprese che non gli dissi neppure grazie . Sull ' uscio dello studio era quell ' uomo tutto nero che mi aveva accompagnato fin lì e che è sceso giù con me alla porta ed è entrato con me nella carrozza che mi ha portato fino a casa . Il babbo non c ' era , e la mamma e l ' Ada mi son venute subito d ' intorno a farmi mille domande . Quando hanno saputo che il signor Venanzio aveva lasciato tutto il suo patrimonio ai poveri del Comune e che al Maralli non era toccato che uno spillo d ' oro col dente che aveva ceduto a me , hanno cominciato a scaricarmi un diluvio di esclamazioni : - Come ! ... Possibile ! ... Ma perché ? ... Ma come mai ? ... - Io però ho risposto sempre che non ne sapevo nulla , e quando alla fine ho potuto liberarmi dalle loro domande me ne son venuto qui in camera e ho riposto il mio tesoro nel cassetto del tavolino che ho chiuso a chiave . Per il resto della giornata ho fatto finta di nulla , ma era tanto il nervoso che avevo addosso che il babbo a cena se n ' è accorto , e ha detto : - Si può sapere che cos ' hai stasera , che mi sembri un ' anguilla ? - Finalmente quando sono stato solo qui nella mia cameretta , ho dato libero sfogo alla mia emozione e ho contemplato il mio tesoro , e ho contati e ricontati i duecento biglietti da cinque lire dei quali sono possessore , e li ripongo nel cassetto del tavolino e lo chiudo , e poi lo riapro e poi li ritiro fuori e li rimiro e li riconto daccapo per poi richiuderli e rilevarli senza decidermi a separarmi da loro ... Mi pare d ' essere diventato quel vecchio d ' una operetta che ho sentita due anni fa che era intitolata Le Campane di Corneville ; ma però non è per avarizia che contemplo tutti questi quattrini , ma per i sogni che ci fo sopra che sono tanti e così diversi ! Ho sognato più in queste poche ore che sto sveglio , che in tutte le nottate dormite da che son nato ! ... Basta : mi par che sia ora d ' andare a letto ... Chiudo la mia cassaforte e buonanotte ! 26 febbraio . È appena giorno e io sono ancora qui a contare i miei duecento biglietti da cinque lire che mi si parano davanti come duecento punti interrogativi : - Che ne farò ? - Il fatto è che da quando ho tutti questi quattrini non sono più io : ho la testa piena di pensieri , di preoccupazioni , di paure . Stanotte non m ' è riuscito di chiuder occhio : ogni tantino mi svegliavo di soprassalto perché mi pareva sempre che venissero i ladri a rubarmi le mie mille lire , o il babbo a domandarmi di dove provenivano , ciò che per me , in fondo , rappresentava lo stesso pericolo di perderle . In ogni modo bisogna che le assicuri meglio perché ci potrebbe essere in casa un ' altra chiave che apra il cassetto del mio tavolino e nulla di più facile che la mamma e Ada vengano a frugarci dentro ... La prima spesa che bisogna che faccia è quella di una buona cassaforte , piccola in modo che possa nasconderla in fondo all ' armadio dove tengo miei balocchi di quando ero più piccino . In quanto all ' impiego che farò dell ' eredità , fra i tanti sogni che ho fatto due specialmente mi stanno fissi alla mente : comperare un automobile , o aprire un negozio di pasticceria come quello del babbo di Gigino Balestra ... Vedremo ! Intanto prendo venti biglietti da cinque lire in tasca e vo a cercare la cassaforte ... Ed eccomi di nuovo solo in camera mia mentre tutti dormono : solo col mio tesoro che è qui , finalmente sicuro nel mio armadio ... Che bella soddisfazione avere una cassaforte con mille lire dentro ! ... Un momento : ora non sono più mille lire , ma settecentotrentuno perché oggi ho speso la somma non indifferente di lire duecentosessantanove ! Ma tutte spese giustificate e tutte regolarmente registrate qui nel libro d ' entrata e uscita che costa una lira e dal quale risulta il seguente stato di cassa a tutt ' oggi . ENTRATA USCITA Ereditato dal povero signor Venanzio Libro d ' entrata e uscita Elemosine Cassaforte Pasticcini 1000,00 1,00 15,00 250,00 3,00 Nel registro che ho comperato c ' è anche una colonna per le Osservazioni , ma lì non ho scritto niente , perché l ' unica osservazione che potevo metterci era questa : che i quattrini peggio spesi sono stati quelli delle elemosine . Infatti stamani appena sono uscito di casa ho trovato sugli scalini della chiesa di San Gaetano un povero cieco che chiedeva l ' elemosina , e io messa subito mano a tasca ho tirato fuori un biglietto da cinque lire e gliel ' ho lasciato cadere dentro il cappello che egli teneva sulle ginocchia . Egli ha fatto un gesto di meraviglia e , agguantato con moto fulmineo il biglietto , lo ha messo contro la luce guardandolo attentamente ; poi mi ha chiesto : - Ma ... non è mica falso , eh , signorino ? - Immediatamente un altro povero cieco che era dall ' altra parte della scalinata è venuto a esaminare il biglietto e ha detto : - Ma non vedi che è buonissimo ? E a me , signorino ? Non me ne dà uno anche a me ? - Io per non fare ingiustizie ne ho dato uno anche a lui : e siccome in quel momento uno zoppo che chiedeva l ' elemosina sulla porta della chiesa è corso precipitosamente a me per godere dello stesso trattamento dei suoi due colleghi ho dato cinque lire anche a lui . Ma il bello della scena è stato questo : che io infatuato come ero in quel momento della mia munificenza , mentre mi davo una grande aria di importanza nel levar di tasca i miei biglietti di banca , non ho neanche menomamente pensato al fatto stranissimo di quei due ciechi che vedevano e di quello zoppo che correva . Ci ho ripensato dopo ... Allora ho capito che la carità è una gran bella cosa , ma bisogna saperla fare ... e lì per lì ho provato tanta stizza di essere stato ingannato così sfacciatamente che , per un legittimo sentimento di reazione , sono andato al negozio Balestra e mi son mangiato tre lire di pasticcini ! Forse ne ho mangiati troppi , e senza dubbio ho abusato di canditi che mi piacciono di molto e per l ' appunto , fra i dolci sono i più indigesti di tutti . Ma insomma questa è stata una spesa fatta bene e non me ne pento . Un ' altra spesa molto complicata è stata quella della cassaforte . Pare impossibile che sia così difficile a un ragazzo che si presenta in una bottega coi suoi bravi quattrini di comperare quel che più gli pare e piace ! Eppure al primo negozio ove mi sono presentato a chiedere una cassaforte si son messi a ridere e siccome io insistevo mi hanno detto : - Bambino , levati di qui che abbiamo altro da fare che badare alle tue burlette ! - In un altro negozio siccome si disponevano a farmi la stessa accoglienza , mi son risentito e ho detto : - Che credono perché sono un ragazzo che io non abbia i quattrini ? - E ho levato di tasca una manciata di biglietti . Allora il commesso del negozio ha cambiato subito maniere e mi ha dato del lei . Però non mi ha voluto dar la cassaforte , scusandosi che lui non poteva vendere ai minorenni e che perciò bisognava che ci andassi col mio babbo . Già : non ci mancherebbe altro ! Per fortuna in quel momento sulla bottega ci era un giovanotto che mi guardava mentre tiravo fuori i quattrini e che appena sono uscito mi ha detto : - Ma come son buffi ! Per comprar la roba da ora in avanti ci vorrà la fede di nascita ... - Naturalmente io ho acconsentito a questa giusta critica , e allora questo bravo giovanotto mi ha domandato : - Ma lei che voleva comprar qualcosa ? - Sì : una cassaforte , - ho risposto - ma una cassaforte piccola ... - Quanto vorrebbe spendere ? - Ma ... non saprei . Voglio una cassaforte che sia forte davvero , capisce ? - Il giovanotto ha pensato un poco , e poi ha detto guardandomi fisso : - Trecento lire ? ... - Eh ! È un po ' cara . - Cara ? No davvero ! Non sa che le casseforti costano delle migliaia di lire ? Ma lei deve prendere una cassaforte d ' occasione ... se ne trovano facilmente : le costa meno e le fa lo stesso servizio . - E dove si trovano ? - Lei deve venir con me . Ho diversi negozianti amici , tutte brave persone che vendono roba garantita e senza far tante storie come fanno nei negozi di lusso ... - E mi ha accompagnato in diverse botteghe dove vendevano tutta roba usata e di tutte le specie . Da principio pareva difficile trovare una cassaforte : nessuno ce l ' aveva . Abbiamo girato parecchio prima di trovare finalmente quel che si cercava . Quel giovanotto era proprio servizievole e non è stato contento finché finalmente non è riuscito a procurarmi quel che mi occorreva . Egli entrava via via nelle botteghe di questi negozianti suoi amici coi quali si tratteneva a parlare mentre io aspettavo sulla porta : e all ' ultima bottega dove ci siamo fermati è ritornato fuori col padrone mostrandomi una cassaforte che per la misura era proprio quel che ci voleva sebbene fosse un poco arrugginita . Io naturalmente ho tirato nel prezzo , e dài , picchia e mena me l ' ha rilasciata per duecentocinquanta lire . Gli ho dati tutti i quattrini che avevo in tasca e me la son fatta portare a casa per le cinque , perché sapevo che a quell ' ora il babbo non c ' era e la mamma e l ' Ada erano a fare una visita . Difatti ho avuto la cassaforte e ho dato il resto , cioè centosessantotto lire oltre le ottantadue che avevo già date . Ma ora son contento perché il mio capitale è al sicuro e non c ' è più paura ! 27 febbraio . L ' orizzonte si rannuvola . Oggi il babbo mi ha fatto una predica d ' un ' ora , dicendomene di tutti i colori e terminando colla solita conclusione : che io son destinato a esser la rovina della famiglia . E tutto questo perché , a quanto pare , l ' avvocato Maralli gli ha detto che era stato diseredato dal suo zio per colpa mia . Ma , anche se questo fosso vero , dico io , è giusta mi si debbano dare ora le sgridate per una colpa passata , della quale ho già scontata la pena in Collegio ? Sempre così ! Sempre ingiustizie e prepotenze ! Io sono stato a sentire sempre zitto ; e dopo la predica sono uscito con una scusa e sono andato al negozio Balestra , dove ho mangiato dodici paste tutte svariate per rifarmi la bocca . Uscendo ho incontrato Gigino Balestra al quale ho raccontato della sgridata avuta ed egli mi ha detto tutto meravigliato : - Ma se l ' avvocato Maralli , anzi , dice che è stato lui che ha consigliato suo zio a lasciar tutto ai poveri ! ... - Come ! - Vieni con me a casa mia e vedrai . - Siamo andati infatti a casa sua e lì Gigino mi ha fatto vedere l ' ultimo numero del Sole dell ' avvenire dove è un articolo intitolato : Il nostro candidato contro il privilegio dell ' eredità . Ricopio qui il principio dell ' articolo dal giornale che mi ha regalato Gigino , perché è bene che in queste pagine di un giornale scritto da un bambino si veda con quale sincerità sieno scritti i giornali dei grandi : A costo di parere indiscreti al nostro egregio amico avvocato Maralli , e sicurissimi delle proteste che gli inspirerà la sua naturale modestia , noi non possiamo assolutamente tacere di un nobilissimo fatto che torna a suo onore e che è prova novella della coerenza che egli segue sempre in tutti gli atti della vita verso i suoi principii . Il nostro candidato , dunque , con la generosità che è una delle prime virtù dell ' animo suo , aveva ospitato un suo zio molto malato e molto ricco , straordinariamente ricco , del quale egli sarebbe stato il naturale erede ... se il nostro valoroso compagno non fosse fedele seguace dei nostri principî contro ogni privilegio capitalistico , primo dei quali il diritto di eredità . Egli dunque , in ossequio al programma del nostro partito , non solo nulla fece di quel che avrebbe fatto qualunque borghese per persuadere il ricco zio di farlo erede del lauto patrimonio , ma con la predicazione sincera delle proprie idee lo convinse a nominare eredi i poveri della città , i quali oggi appunto in cui avverrà la distribuzione del làscito al nostro Municipio , avranno un aiuto alla loro grama esistenza . E qui l ' articolo era tutto un attacco contro il candidato avversario che era chiamato egoista , sfruttatore ecc . , mentre si esaltava il disinteresse del mio cognato . Io , quando ho letto quest ' articolo , son cascato dalle nuvole , poiché ben sapevo com ' erano andate le cose riguardo all ' eredità del povero signor Venanzio . E sapendo che il giornale era fatto dal babbo di Gigino gli ho detto : - Ma come ! Ma qui il tuo babbo ha sbagliato ! ... Quando lo vedrà il Maralli , quest ' articolo , starete freschi ! ... - Che dici ? Ma il Maralli l ' ha visto e come ! - L ' ha visto ? - Non solo l ' ha visto , ma prima hanno discusso a lungo , lui e il babbo , se conveniva di farlo , e da ultimo hanno deciso di sì , perché , come ha detto il Maralli , il suo zio nel testamento stesso dichiara che lascia eredi i poveri in ossequio alle idee del nipote e sebbene abbia scritto questo per canzonarlo , da chi non conosce come stanno le cose può essere preso benissimo sul serio . " Almeno , " ha detto il tuo cognato " avrò avuto un utile morale !..." . - Sicché ha approvato tutto ? - Ha approvato ? Altro che ! Anzi , il principio dell ' articolo lo ha scritto il Maralli stesso ... - Io sono rimasto di stucco : ma Gigino Balestra , che è più infarinato di me di cose elettorali , mi ha detto : - Ti fa meraviglia ? Non è nulla ancora ! Ora , vedi , incomincia la polemica con l ' Unione Nazionale e sentissi che cosa non si dicono ! ... Ma il babbo , mentre gliene scrive di quelle da levare il pelo , ci ride e ci si diverte ... Se il mio babbo non facesse il pasticciere , sarebbe un giornalista di prim ' ordine , lo dicono tutti : ma lui dice gli rendono più i pasticci con la crema che quelli scritti ! - E come anderà a finire l ' elezione ? - Eh ! Il Maralli ha tutte le probabilità di riuscire perché c ' è l ' unione dei partiti popolari ... - Meno male ! - Bisogna che dica la verità ; io avrei piacere che il mio cognato fosse eletto deputato . Perché ? Non lo so neppur io precisamente ; ma mi pare che avere un deputato in famiglia sia una cosa utile e da averci delle soddisfazioni , e ho in idea che se il Maralli riuscisse , mi perdonerebbe ; e allora mi piacerebbe molto d ' andar con lui nei comizi elettorali dove tutti urlano , anche i ragazzi , senza che nessuno li sgridi ... - Anzi , - mi ha detto Gigino - più che si urla e più ci hanno piacere . Se vuoi venire domenica si va a Collinella dove c ' è una gran fabbrica con di molti operai e lì il babbo vuole che si gridi : Evviva la lega ! - Ci anderei volentieri , ma non so se il babbo mi ci manderà ... Vedremo . 1° Marzo . Queste elezioni incominciano a interessarmi davvero . Ieri , mentre ero fuori , ho sentito urlare il giornale dei moderati : - Legghino , Signori , l ' Unione Nazionale , con la vera storia dell ' eredità del candidato socialista ! - Io l ' ho comperato subito e ho letto il primo articolo nel quale si rispondeva punto per punto all ' articolo del Sole dell ' avvenire che mi aveva fatto vedere l ' altro giorno Gigino Balestra . Si vorrebbe dal nostro avversario trarre vantaggio da una meritata punizione ( così diceva l ' Unione ) e non possiamo negare che egli dimostri in questo suo strattagemma elettorale un cervello assai sottile e una faccia molto tosta .. E seguitava a raccontar la storia del povero signor Venanzio che non divideva affatto le idee dell ' avvocato Maralli e che anzi per queste idee del nipote in perfetta opposizione con le sue si decise a diseredarlo , lasciando il vistoso patrimonio ai poveri della città . E di questo ( seguitava a dire l ' Unione ) il nostro avversario che vorrebbe ora apparire un eroe del disinteresse e un martire dell ' altruismo , ebbe tutt ' altro che piacere , e anzi provò tanto dolore e tanta rabbia che licenziò su due piedi la propria domestica Cesira Degli Innocenti , magari dopo averla coperta d ' improperi perché tra i legati del defunto Venanzio Maralli ve n ' era uno di diecimila lire in favore di lei . Bisogna convenire che questa era la verità ; e io non potevo comprendere come mai il mio cognato , che pure era cosi furbo , avesse potuto dare appiglio ai suoi avversari di dirgli delle cose cosi scottanti mentre era facile prevedere che essi sarebbero stati informati esattamente di tutta la faccenda , pensando che l ' incaricato di distribuire ai poveri l ' eredità del signor Venanzio era stato proprio il sindaco cioè uno dei capi del partito conservatore e che era stato presente alla lettura del testamento quando l ' avvocato Maralli aveva fatto quella famosa scenata che ho detto prima . Ma si vede che nelle lotte elettorali le bugie sono all ' ordine del giorno in tutti i partiti , perché anche l ' Unione Nazionale ne dice parecchie , e una poi è così sfacciata che non la posso mandar giù . In seconda pagina , infatti , c ' è un articoletto intitolato : I nemici della religione , che ricopio qui tal quale : Si dice che questa volta , come al solito , gli elettori cattolici si asterranno dal dare il voto . Ora noi non sapremmo concepire , nella lotta attuale , questa astensione la quale verrebbe direttamente a favorire , contro un candidato ossequiente a tutti gli articoli del nostro Statuto e prima che agli altri al primo , il trionfo di un candidato socialista che si vanta nemico di tutte le istituzioni che sono i cardini d ' ogni civile società e rinnega la religione dello Stato in ogni modo , con le parole e con le opere . E qui il giornale seguitava per una colonna a trattare il Maralli di miscredente , mentre io mi ricordo benissimo ( e ho registrato il fatto proprio qui nel mio caro giornalino ) che mio cognato quando sposò mia sorella andò in chiesa perché altrimenti il babbo e la mamma non avrebbero mai acconsentito al matrimonio . Come si fa , domando io , a inventare tante calunnie ? Queste menzogne del giornale conservatore mi hanno talmente indignato che da ieri sto pensando se non sia il caso di andare alla Direzione per far rimettere le cose a posto . Mi pare questo sarebbe prima di tutto il mio dovere perché si deve sempre far risaltare la verità , e poi sarebbe anche una buona occasione per rendere un servizio al mio cognato dopo che , sia pure senza volerlo , gli ho fatto perdere l ' eredità di suo zio sulla quale egli faceva tanto assegnamento . Voglio andar subito a trovare il mio amico Gigino Balestra che s ' intende molto di questioni elettorali per sentire il suo parere . 2 marzo . Oggi sono stato da Gigino Balestra al quale ho confidato il mio progetto . Egli ci ha pensato un po ' sopra e poi mi ha detto : - È una buona idea ! Ci andremo insieme . - Infatti siamo rimasti d ' accordo che domattina alle undici anderemo alla Direzione dell ' Unione Nazionale e porteremo una rettifica ( dice Gigino che si chiama così ) all ' articolo intitolato : I nemici della religione . Questa rettifica l ' abbiamo combinata insieme , e ora , prima di andare a letto , l ' ho ricopiata perbene in certi fogli di carta che mi ha dato Gigino e nei quali mi ha raccomandato di scrivere da una parte sola perché dice che quando si scrive per la stampa sì deve far cosi . Ed ecco la rettifica che ricopio tal quale : Onorevole Direzione , Leggendo l ' articolo del numero scorso del suo pregiato giornale il quale è intitolato " I nemici della religione " mi credo in dovere di fare osservare alla S . V . che non è esatto quel che si afferma nel detto articolo dove è scritto che l ' avvocato Maralli mio cognato è miscredente , mentre posso garantire che questo è assolutamente falso avendo assistito io in persona al suo matrimonio che fu celebrato nella chiesa di San Sebastiano a Montaguzzo dove si comportò molto divotamente dando prova di essere un buon cristiano al pari di chiunque . GIANNINO STOPPANI . È la prima volta che scrivo un articolo in un giornale e non mi par vero di arrivare a domani . Stamani mi sono alzato ho fatto il riscontro di cassa e vi ho trovato la somma di lire italiane settecentododici e centesimi trentacinque . Quando sono sceso per là colazione ho trovato il babbo di un umore insopportabile , perché dice che io non studio , che io non penso che a divertirmi e altre simili ripetizioni che non so capire come non gli venga a noia a ritirarle fuori cosi spesso senza neanche cambiarci una sillaba , senza trovarci neppure un ' intonazione di voce diversa . Basta . Io sono stato a sentirlo con rassegnazione fino alla fine pensando alla rettifica che devo portare all ' Unione Nazionale . Come mi accoglieranno ? Uhm ! In ogni modo bisogna ristabilire la verità , come ha detto Gigino Balestra , e io lo farò ad ogni costo . # Siamo stati , come avevamo stabilito , con Gigino Balestra alla Direzione del giornale l ' Unione Nazionale , e sono proprio soddisfatto di avere avuto un ' idea cosi felice ... Da principio quando ci siamo presentati in ufficio , vedendo due ragazzi non ci volevano far passare nella Direzione e uno ci ha detto : - Ragazzi , qui non si ha tempo da perdere ! ... - Il bello è che lui stava lì a sedere dinanzi a un tavolino senza far nulla ! - Ma noi veniamo per una rettifica ! - ha detto subito Gigino Balestra dandosi una certa aria . - Una rettifica ? Che rettifica ? - Allora sono intervenuto io e ho detto : - Siccome nell ' Unità Nazionale è stato stampato che l ' avvocato Maralli non è cristiano , io che sono il suo cognato posso giurare che non è vero perché l ' ho visto io con questi occhi quando ha sposato mia sorella che stava inginocchiato nella chiesa di San Sebastiano a Montaguzzo . - Come , come ? Lei è cognato dell ' avvocato Maralli ? Ah ! Aspetti un poco ... - E quel giovanotto è andato in un ' altra stanza da dove è riuscito poco dopo dicendomi : - Si accomodino ! - E cosi siamo entrati proprio dal direttore che è un uomo con una testa pulita pulita , e anzi è la sola cosa pulita che abbia perché ha un vestito che pare tessuto col sudiciume , e una cravatta nera tutta unta nel cui centro brillava uno schizzo di torlo d ' uovo in modo che pareva proprio che ce lo avesse messo lì apposta per far finta d ' averci uno spillo d ' oro . Però è stato molto gentile e quando ha letto la mia rettifica , dopo aver riflettuto un poco ha detto : - Benissimo ! La verità innanzi tutto ... Ma ci vorrebbero delle prove ... dei documenti ... - Io allora gli ho raccontato che tutto il fatto com ' era andato era descritto qui nel mio giornalino , in quelle pagine che fortunatamente avevo potuto salvare dal caminetto quando il mio cognato aveva tentato di distruggerle ... - Ah ! aveva tentato di distruggerle , eh ? - Sicuro ! Ma vede la combinazione , eh ? Se io non le avessi riprese a tempo ora sarebbe peggio per lui perché non potrei dimostrare la verità di quel che io dico ... - Eh già ... sicuro ... - Infatti il direttore dell ' Unione Nazionale , ha detto che gli era necessario di vedere questo mio giornalino con la mia firma , e ho fissato di portarglielo stasera stessa , mentre egli da parte sua si è impegnato di pubblicare nel prossimo numero non solo la mia rettifica , ma anche se ci sarà bisogno la descrizione del matrimonio religioso di mio cognato ... Chi sa che piacere avrà il Maralli quando leggerà l ' articolo nel giornale avverso dove gli renderanno giustizia , e quando saprà che io sono stato la causa di tutto . Mi figuro già di vedermelo venire incontro con le braccia aperte a rifar la pace , e allora si metterà una pietra sul passato e l ' innocenza trionferà contro tutte le calunnie ... E ora , caro giornalino mio , ti chiudo e mi accingo a separarmi da te per qualche giorno , ma son contento perché tu mi aiuti a compiere una buona azione e a far rifulgere la verità contro tutte queste invenzioni tendenziose - come le chiama il mio amico Gigino Balestra ! Qui termina il giornalino di Gian Burrasca ; ma non terminano qui , naturalmente , le sue monellerie e le sue avventure , e a me che ho impresa la pubblicazione di queste memorie corre almeno l ' obbligo immediato di completar la narrazione dell ' avventura elettorale rimasta interrotta sul più bello ... o sul più brutto , secondo il punto di vista politico - sociale dei miei piccoli lettori . Infatti proprio in una questione politico - sociale andò a incappare il nostro povero Giannino Stoppani , e non è da far le meraviglie se la sua buona fede fu tradita da tutte le parti e ogni suo calcolo da cima a fondo sbagliato . Vero è che il direttore dell ' Unione Nazionale accolse come aveva promesso la rettifica rimessagli da Gian Burrasca , ma il titolo dell ' articolo in cui essa comparve basta a rivelare il secondo fine cui si faceva servire il riconoscimento della verità . L ' articolo era intitolato : L ' avvocato Maralli libero pensatore in città e bigotto in campagna , e in esso alla dichiarazione di Giannino Stoppani si faceva seguire la descrizione del matrimonio religioso di sua sorella col Maralli fedelmente ricopiata dal Giornalino e si concludeva col dipingere il candidato socialista come un opportunista della peggiore specie , non spinto da altre molle in ogni sua attitudine nell ' agone politico che da quelle di un volgare interesse e di una smodata ambizione . In casa Stoppani la notizia di questa tragedia elettorale giunse di prima mattina . Il babbo di Giannino ricevé il numero dell ' Unione Nazionale , con quel terribile articolo segnato con lapis bleu e con queste parole scritte nel margine dall ' avvocato Maralli . - " Vostro figlio che mi aveva già rovinato come uomo facendomi perdere l ' eredità di mio zio e come professionista facendomi perdere una causa importante è tornato in tempo dal Collegio per rovinarmi nella mia carriera politica ... e c ' è riuscito perfettamente ! " - La tempesta scoppiò tremenda sul capo del povero Gian Burrasca ... e anche più in giù . - Ma io ho detto la verità ! - gridava egli sotto la gragnuola inaspettata . - Io credevo di far bene difendendolo da un ' accusa ingiusta ! ... - E il padre , mentre la gragnuola rinforzava : - Stupido ! Rompicollo ! I ragazzi , non devono impicciarsi nelle cose che non possono capire ! Cretino ! Birbante ! Sei la rovina di tutta la famiglia ! ... - E certo il nostro Giannino non poteva capire i misteri della politica per i quali a volte la difesa fatta da un ' anima semplice e ingenua può recar più danno di un ' offesa lanciata dall ' anima più nera e perversa . Il fatto è che la rivelazione ch ' egli fece all ' Unione Nazionale e che questa fece al pubblico determinò la ribellione contro il Maralli di una frazione del suo stesso partito e i partiti che a quello si erano alleati , e il giorno dell ' elezione fu ignominiosamente sconfitto . Ma non basta . La polemica fra l ' Unione Nazionale e il Sole dell ' avvenire sì inacerbì al punto che non bastando più tutte le male parole del vocabolario elettorale italiano si passò alle bastonate e un giorno la pasticceria del babbo di Gigino Balestra fu teatro di una zuffa terribile tra moderati e socialisti che si picchiarono di santa ragione , dicendosi le cose più amare su un terreno cosparso delle cose più dolci che si possano immaginare , e riducendosi scambievolmente in uno stato compassionevole e anche appetitoso , col volto ammaccato pieno di bitorzoli e di bioccoli di crema , annerito da ecchimosi e da ditate di cioccolata , gocciolante di sangue e dì alkermes ... Ne vennero querele da ambe le parti , e in Tribunale uno dei documenti più importanti per stabilire l ' origine dei fatti dei quali si discuteva , fu appunto il Giornalino di Gian Burrasca che il direttore dell ' Unione Nazionale non aveva più restituito al suo legittimo proprietario e che rimase poi lungamente dimenticato fra gli incarti della Cancelleria giudiziaria , ciò che non farà certo maraviglia a chi sa come tutto della Giustizia italiana sia lungo e oblioso . Come alla fine il Giornalino di Gian Burrasca capitasse tra le mie mani , io non dirò : basti sapere che io , che ebbi la fortuna di scoprirlo da una portinaia moglie d ' un usciere del Tribunale mentre ella lo leggeva a ' suoi figliuoli , dovetti durar molta fatica e spender molti quattrini in carta bollata per ottenere - col consenso di Giannino Stoppani - la restituzione del manoscritto , non potendo il Tribunale , per regolarità , consegnare un documento processuale né a Gian Burrasca che era proprietario ma era minorenne né a me che ero purtroppo maggiorenne , ma non ero il proprietario . E neanche questo farà maraviglia a chi sappia come tutto nella Giustizia italiana sia regolarmente faticoso e costoso ... Ho detto in principio che non terminato col Giornalino le avventure di Gian Burrasca ... Infatti dopo che egli ebbe rovinata la posizione politica di suo cognato , il suo babbo si decise a rinchiuderlo in una Casa di correzione , e la stessa decisione nello stesso tempo era presa dal babbo di Gigino Balestra che , come avete visto , era stato complice necessario nella rettifica recata all ' Unione Nazionale . Sotto questa terribile minaccia i due ragazzi concertarono una fuga e ... e da questo punto si apre un altro periodo della storia di Gian Burrasca che vi racconterò un ' altra volta .
Miscellanea ,
I LO SPECCHIO Una cosa era certa : che il micino bianco non c ' entrava affatto : la colpa era tutta del nero . Durante l ' ultimo quarto d ' ora Dina , la gatta madre , aveva lavata la faccia al micino bianco ( operazione che il micino dopo tutto , aveva sopportato con dignità ) ; era quindi chiaro che esso non aveva potuto aver parte nel misfatto . Il modo come Dina lavava la faccia ai figli era questo : prima teneva il poverino per l ' orecchio con una zampa , e poi con l ' altra gli stropicciava tutto quanto il muso , contro pelo , principiando dal naso ; e proprio poco prima , come ho detto , era stata occupatissima col micino bianco , che se ne stava tranquillo e calmo tentando di far le fusa , certo col sentimento che tutto si faceva per il suo bene . Ma il gattino nero era stato lavato prima in quel pomeriggio ; e così , mentre Alice se ne stava rannicchiata in un cantuccio della maestosa poltrona , in una specie di dormiveglia , esso s ' era dato a una gran partita di salti col gomitolo che Alice aveva pazientemente fatto dalla matassa di lana , rotolandolo su e giù finché l ' aveva tutto ingarbugliato . Ed ora ecco il gomitolo sparso sul tappeto tutto nodi e grovigli , col gattino in mezzo che cerca di acchiapparsi la coda . - Ah , brutto micio - gridò Alice acchiappando il gattino e dandogli un bacio per fargli capire d ' essere in collera . - Veramente Dina avrebbe dovuto insegnarti a essere più educato ! Tu devi farlo , Dina , tu sai che devi farlo ! - essa aggiunse , dando un ' occhiata di rimprovero alla gatta madre , e parlando col suo miglior tono di disapprovazione . E poi , arrampicatasi di nuovo sulla poltrona , dopo aver preso con sé il gattino e la lana , cominciò a rifare il gomitolo . Ma andava innanzi lentamente , perché nel frattempo chiacchierava , un po ' per il gattino e un po ' per sé . Sulle ginocchia di lei il micio sedeva in aria triste , fingendo di osservare il progresso del gomitolo e di tanto in tanto sporgendo una zampetta , e pianamente toccando la palla , come per dire che , potendo , avrebbe aiutato il lavoro volentieri . - Sai che è domani , micino ? - cominciò Alice . - Se fossi venuto alla finestra con me , tu l ' avresti indovinato ... Ma Dina ti lavava la faccia e non hai potuto . Io guardavo i ragazzi che raccoglievano le fascine e le frasche per la fiammata di carnevale . Ce ne vogliono molte di fascine , micino . Ma faceva tanto freddo e nevicava tanto , che dovettero andarsene . Non importa , micino , domani andremo a vedere la fiammata . - Qui Alice avvolse due o tre volte il filo intorno al collo del gattino , per vedervi l ' effetto ; ma nell ' atto le sfuggì il gomitolo che rotolò sul pavimento , disfacendosi di nuovo per molti metri di filo . - Sai , micino , io ero così arrabbiata , - continuò Alice , appena si furono riaccomodati sulla poltrona , - quando vidi tutto il danno che avevi fatto . Avrei quasi aperto la finestra per gettarti nella neve ! E l ' avresti meritato , brigantaccio ! Che hai da dire ? Non m ' interrompere ! - essa continuò , levando un dito . - Ora ti dirò tutte le tue cattive azioni . Prima : questa mattina , hai strillato due volte , mentre Dina ti lavava la faccia . E non puoi negarlo , micino , l ' ho sentito io . Che cosa dici ? ( fingendo che il gatto abbia parlato ) - Ch ' essa t ' aveva fatto entrar una zampa nell ' occhio ? Colpa tua , se tenevi gli occhi aperti : se li avessi tenuti ben chiusi , non sarebbe accaduto . Ora sono inutili le scuse , ascolta . Secondo : tu hai tirato Nevina per la coda mentre io le mettevo innanzi il tegame del latte . Che cosa ? Avevi sete anche tu ? Come sai che non fosse assetata anche lei ? Terzo : hai disfatto il gomitolo mentre io guardavo da un ' altra parte . Sono tre mancanze , Frufrù , e tu non hai avuto ancora nessun castigo . Tu sai che ti riserbo i castighi per mercoledì di quest ' altra settimana . Immagina un po ' se a me avessero riserbato tutti i castighi per un dato giorno ? Quanto farebbero alla fine d ' un anno ? Credo che arrivato quel giorno , mi dovrebbero mandare in prigione . Supponendo anzi che ciascun castigo dovesse consistere nel rimanere senza desinare , allora , arrivato quel terribile giorno , dovrei fare a meno di cinquanta desinari in una volta sola . A dir la verità , non m ' importerebbe molto . Sarei più contenta di rimaner digiuna che di mangiarli . « Senti la neve contro i vetri della finestra , Frufrù ? Che suono dolce ! Come se uno stesse baciando la finestra dal di fuori . Forse la neve vuol bene agli alberi e ai campi e li bacia così soavemente ! E poi li copre ben bene , sai , con una coperta bianca , e forse dice : « Andate a letto , cari , andate a letto , cari ! » E l ' estate quando si svegliano , Frufrù , si vestono tutti di verde e si mettono a ballare ... quando soffia il vento ... Oh che bellezza ! - esclama Alice , lasciando cadere il gomitolo di lana per battere le manine . « E io desidererei tanto che fosse vero ! Certo che i boschi par che dormano in autunno , quando ingialliscono le foglie . « Frufrù , ti piace giocare a scacchi ? Ora non ridere , caro , io te lo domando seriamente . Perché , quando poco fa stavamo giocando , tu guardavi come se sapessi il giuoco ; e quando ho detto : « Scacco matto » tu hai fatto le fusa . Sì , è stato un magnifico scacco matto , e veramente avrei potuto vincere se non fosse stato per quel brutto cavaliere che si sviò fra i miei pezzi . Frufrù caro , fingiamo ... » E qui vorrei saper riferire se non altro una metà delle cose che soleva dire Alice , quando cominciava con la sua parola favorita : «Fingiamo...» Ella aveva avuto il giorno prima una lunghissima discussione con la sorella , soltanto perché aveva cominciato : « Fingiamo d ' essere re e regine » : sua sorella , alla quale piaceva d ' essere sempre molto esatta , aveva risposto che non potevano perché erano soltanto in due , e Alice era stata costretta finalmente a dire : « Allora tu puoi essere una , e io sarò tutti gli altri . » E una volta aveva veramente atterrita la vecchia governante strillandole a un tratto nell ' orecchio : « Signorina , fingiamo che io sia una iena affamata e voi un orso ! » Ma questo vuol dir divagare dal discorso di Alice al micio : - Fingiamo che tu sia la Regina Rossa , Frufrù . Sai che penso ? Che se tu stessi seduto e incrociassi le braccia , saresti preciso come lei . Prova subito , caro . E Alice prese la Regina Rossa dal tavolo e la mise innanzi al micino come il modello da imitare ; ma la cosa non riuscì , principalmente , disse Alice , perché il gattino non volle piegar bene le braccia . Così , per punirlo , lo tenne di fronte allo specchio , perché guardasse quant ' era goffo . -...E se non stai buono , - aggiunse , - ti faccio andare nello specchio . Ti piacerebbe di andare nello specchio ? Ora , se stai attento , Frufrù , e non parli tanto , ti dirò tutta la mia idea intorno alla Casa dello Specchio . Prima di tutto , v ' è la stanza che si vede attraverso lo Specchio : è precisa come il salotto dove stiamo ; però tutte le cose son messe alla rovescia . Salendo su una sedia la veggo tutta ... tutta tranne la parte dietro il caminetto . Quanto mi piacerebbe veder quella parte ! Chi sa se nell ' inverno c ' è il fuoco : se il nostro focolare non fa fumo , non s ' indovina mai ; ma se c ' è fumo di qua , c ' è fumo anche di là . Ma chi sa , può essere una finzione , per dare a credere che ci sia il fuoco anche di là . I libri , poi , somigliano ai nostri libri ; ma le parole sono stampate a rovescio . Questo lo so ; perché ho tenuto un libro contro lo specchio , e nell ' altra stanza ne hanno pigliato un altro . « Ti piacerebbe di stare nella Casa dello Specchio , Frufrù ? Chi sa , se ti darebbero il latte là dentro ? Forse il latte della Casa dello Specchio non è buono da bere ... E ora , Frufrù , arriviamo al corridoio . Se si lascia aperta la porta del nostro salotto si vede un pezzettino del corridoio della Casa dello Specchio : somiglia molto al corridoio nostro , ma chi sa se più in là non è diverso . Oh , Frufrù , che bellezza se potessimo entrare nella Casa dello Specchio ! Son certa che ci sono tante belle cose . Fingiamo di poterci entrare , Frufrù , fingiamo che lo specchio sia morbido come un velo , e che si possa attraversare . To ' , adesso sta diventando come una specie di nebbia ... Entrarci è la cosa più facile del mondo . » Alice stava sulla mensola del caminetto mentre diceva così , sebbene non sapesse spiegarsi come fosse arrivata lassù . E certo il cristallo cominciava a svanire , come una nebbia lucente . L ' istante dopo Alice attraversava lo specchio e saltava agilmente nella stanza di dietro . La prima cosa che fece fu di guardare se ci fosse il fuoco nel caminetto , e fu tanto contenta di vedere che ce n ' era uno vero , pieno di fiamme vive , come quello che aveva lasciato nel salotto . « Così , qui starò calda come nell ' altra stanza , - pensò Alice , - più calda , veramente , perché qui non ci sarà nessuno che mi farà allontanare dal caminetto . Che bellezza , quando mi vedranno attraverso lo specchio e non potranno toccarmi ! » Poi cominciò a guardare intorno intorno , e si accorse che ciò che poteva essere veduto dalla vecchia stanza era comune e poco interessante , ma che tutto il resto era assolutamente diverso . Per esempio , i ritratti appesi al muro sembravano tutti vivi e lo stesso orologio sul caminetto ( come comprendete , nello specchio si vedeva solo la parte di dietro ) aveva la faccia di un vecchietto e sogghignava . « Questa stanza non è tenuta pulita come l ' altra » - diceva Alice a sé stessa , vedendo alcuni pezzi della scacchiera fra la cenere del focolare ; ma un istante dopo con un piccolo « oh » di sorpresa s ' inginocchiò per guardarli . Innanzi ai suoi occhi i pezzi della scacchiera sfilavano per due . - Ecco il Re Rosso e la Regina Rossa , - disse Alice ( sottovoce , per tema di spaventarli ) - ed ecco il Re Bianco e la Regina Bianca che si seggono sull ' orlo della paletta ; ed ecco i due Castelli che camminano a braccetto ... Non credo che possano sentirmi , - essa continuò , chinando un po ' di più la testa ; - e son sicura che neanche possono vedermi . Mi par quasi di diventare invisibile ... Allora qualche cosa cominciò a squittire sul tavolo dietro Alice , e le fece volger la testa appena in tempo per vedere una delle Pedine Bianche rotolare e cominciare a dar calci : ella la guardò con molta curiosità per vedere il seguito . - É la voce di mia figlia ! - gridò la Regina Bianca , passando accanto al Re e urtandolo con tanta violenza che lo fece stramazzare fra la cenere . - Mia preziosissima Lilla ! ... Mio regale tesoro , - e cominciò ad arrampicarsi selvaggiamente sull ' alare . - Tua regale sventataccia ! - disse il Re sfregandosi il naso che aveva battuto cadendo . Egli aveva diritto di essere un po ' irritato con la Regina , perché era coperto di cenere dalla testa ai piedi . Alice era ansiosissima di rendersi utile . La povera Lilla smaniava e strillava disperatamente ; ed allora ella raccolse in fretta la Regina e la mise sul tavolo accanto alla sua rumorosa figlioletta . La Regina si sedette ansando : il rapido viaggio per l ' aria le aveva tolto il respiro , e per un minuto o due non poté far altro che abbracciare silenziosamente la piccola Lilla . Ripreso fiato , gridò al Re Bianco che sedeva imbronciato nella cenere : - Bada al vulcano . - Che vulcano ? - disse il Re , guardando ansiosamente nel fuoco , come se credesse più che probabile scoprirne uno . - M ' ha soffiato ! - balbettò la Regina , che non respirava ancora bene . - Bada di tornare qui ... in modo regolare ... non farti soffiare ! Alice osservava il Re , mentre egli si sforzava pianamente d ' arrampicarsi d ' asse in asse , e finalmente gli disse : - A quella velocità ci metterai un secolo ad arrivare al tavolo . Sarà meglio che io ti aiuti , non è vero ? Ma il Re parve non accorgersi di quelle parole : era assolutamente evidente ch ' egli non poteva né udirla né vederla . Così Alice lo prese molto cortesemente , e lo sollevò più adagio della Regina . in modo da non togliergli il respiro ; ma prima di metterlo sul tavolo , pensò bene , vedendolo con tanta cenere addosso , di spolverarlo un poco . Essa narrò dopo di non aver mai visto in tutta la sua vita una faccia come quella fatta dal Re , nel momento ch ' egli si trovò in aria tenuto da una mano invisibile e diligentemente spolverato : ne parve così stupito che non fiatò , ma gli occhi e la bocca andarono man mano diventando più grandi e più rotondi , finché la mano di lei lo scosse fra tante risate che ci mancò poco non lo lasciasse ricadere sul pavimento . - Oh ! non far quelle smorfie , caro ! - esclamò a un tratto dimenticando che il Re non poteva udirla . - Mi fai ridere tanto che appena posso tenerti ! E non spalancar tanto la bocca ! Si riempirà di cenere ... Ecco , mi pare che ora sii abbastanza pulito ! - ella aggiunse , allisciandogli i capelli e mettendolo sul tavolo accanto alla Regina . A un tratto il Re stramazzò supino , e rimase perfettamente calmo ; e Alice ebbe un po ' paura per ciò che aveva fatto , e girò un po ' per la stanza per trovare un po ' d ' acqua e gettargliela in faccia . Ma non poté trovare che una boccetta d ' inchiostro , e quando ritornò con la boccetta , vide che il Re s ' era riavuto e che parlava con la Regina in un timido bisbiglio ... così basso , che Alice poté con difficoltà udire ciò che si dicevano . Il Re diceva : - Ti assicuro , mia cara , che ero diventato freddo fino alla punta dei baffi . E la Regina rispondeva : - Tu non hai baffi . - La paura di quell ' istante , - continuò il Re , - non la dimenticherò mai . - La dimenticherai , - disse la Regina . - se tu non l ' annoti nel taccuino . Alice osservò con grande curiosità che il Re traeva di tasca un taccuino enorme , e cominciava a scrivere . Improvvisamente le saltò in mente una idea , e afferrò l ' estremità della matita che sorpassava la spalla del Re e cominciò a scrivere per lui . Il povero Re apparve imbarazzato e dolente , e lottò per qualche tempo con la matita senza dir nulla ; ma Alice era più forte di lui . Finalmente egli balbettò : - Cara mia , debbo procurarmi una matita più sottile . Questa non la so adoperare . Scrive cose che io non capisco . - Che cosa ? - disse la Regina guardando nel libro ( in cui Alice aveva scritto : « Il Cavaliere Bianco scivola dall ' alare . Egli non sa stare in equilibrio » ) - Questa non è un ' annotazione che ti riguarda . Vi era un libro sul tavolo accanto , e Alice , mentre se ne stava seduta a guardare il Re Bianco ( perché ancora si sentiva un po ' in ansia per lui e aveva l ' inchiostro pronto per gettarglielo sul viso , in caso dovesse svenire di nuovo ) si mise a voltare le pagine per trovar qualche parte che potesse leggere , « perché è stampato tutto in una lingua che io non conosco » , diceva fra sé . Era così : irrat ilgil i e eccoc a are ' S , ottehcsip len navallertrig irranicnec i icsol ittut . ottets egnol navaigguffus Essa guardò impacciata per qualche tempo ; ma finalmente le venne un lampo di luce : - Naturalmente è un libro della Casa dello Specchio . E se io lo metto contro uno specchio , le parole si raddrizzeranno . Questa era la poesia che Alice lesse : S ' era a cocce e i ligli tarri girtrellavan nel pischetto , tutti losci i cencinarri suffuggiavan longe stetto . « Figlio attento al Giabervocco : ha gli artigli ed ha le zanne , ed attento , attento aI Tocco , e disprezza il frumio Stranne ! » Egli prese in man la spada - da gran tempo lo cercava - e sull ' albero di nada in pensiero riposava . Mentre stava sì in pensiero ecco il Giabervocco appare per il bosco artugio e fiero tutte alunche fiamme pare . Uno e due ! Ecco che fa l ' itra spada zacche , zacche . L ' erpa testa ei lascia , e va galonfando pel pirracche . « Hai ucciso il Giabervocco ! Vieni , figlio , che t ' abbracci , vieni , figlio , al bardelocco dei dì lieti di limacci ! » S ' era a cocce e i ligli tarri girtrellavan nel pischetto , tutti losci i cencinarri suffuggiavan longe stetto . - Sembra bella , - essa disse , quando l ' ebbe finita , - ma è piuttosto difficile a capire ! ( Come vedete , non confessava neanche a sé stessa che non poteva comprenderla . ) Però mi pare che mi riempia la testa d ' idee ... Soltanto non so di che si tratti . Certo qualcuno uccise qualche cosa : comunque sia questo è chiarissimo ... « Ma , ohi ! - pensò Alice , levandosi immediatamente , - se non faccio in fretta , dovrò ritornare oltre lo specchio , prima d ' aver visitato il resto della casa . Vado prima a dare un occhiata al giardino . » In un istante era fuori della stanza e correva giù per le scale ... Veramente correre non è la parola esatta . La sua era una nuova invenzione per far le scale rapidamente e facilmente , come diceva Alice a sé stessa . Essa poggiava la punta delle dita sulla ringhiera , e andava leggermente giù senza neanche toccare i gradini coi piedi ; poi volò giù per l ' atrio , e sarebbe andata dritta alla porta nello stesso modo , se non si fosse afferrata al pilastro . Sentiva un po ' di vertigine passando così per aria e fu lieta quando si accorse che camminava di nuovo nel modo solito . II IL GIARDINO DEI FlORI VIVI « Vedrei il giardino molto meglio , - disse Alice fra sé , - se potessi arrivare in cima a quella collina . Ecco un sentiero che ci va dritto dritto ... almeno ... no , no ... non ci va ... - ( dopo aver fatto pochi passi lungo il sentiero e aver girato parecchi angoli acuti ) - ma credo che finalmente ci andrà . Ma che strane voltate che fa ! Somiglia più a un cavaturaccioli che a un viottolo . Ecco , di qui si va alla collina , mi pare ... No , non ci si va . Si rivà dritto a casa . E allora proverò per l ' altra via . » E così fece : vagando su e giù , e girando un angolo dopo l ' altro , e alla fine tornando sempre alla casa . In verità , una volta , girando un angolo più velocemente del solito , gli corse incontro prima di potersi fermare . « É inutile parlarne , - disse Alice , guardando la casa e facendo le viste di discutere con essa , - per ora non voglio rientrare . Dovrei ripassare un ' altra volta per lo specchio , e mi ritroverei nella vecchia stanza ... e addio a tutte le mie avventure ! » Così , risolutamente volgendo le spalle alla casa , ripigliò la via giù per il sentiero , decisa di andar dritta fino alla collina . Andò bene per pochi minuti , e stava dicendo : « Questa volta sul serio ci arriverò ... » quando il sentiero fece una brusca voltata e si scosse ( come ella disse poi ) e l ' istante appresso Alice s ' avvide di camminare in realtà verso la porta . - Oh , è troppo cattiva ! - ella esclamò . Non ho visto mai una casa venirmisi a cacciare così tra i piedi . Mai ! Però la collina era in piena vista , e non c ' era da far altro che mettersi di nuovo in viaggio . Questa volta ella arrivò ad una grande aiuola , tutta orlata di margherite , e con un salice piangente nel mezzo . - Oh Giglio , - disse Alice , rivolgendosi a uno stelo che oscillava graziosamente al vento , vorrei che tu potessi parlare . - Noi possiamo parlare , - disse il Giglio , - se c ' è qualcuno con cui metta conto di parlare . Alice fu così stupita che rimase senza parola per un minuto . Finalmente , siccome il Giglio non faceva che oscillare , ripigliò a discorrere timidamente ... quasi con un bisbiglio . - E tutti i fiori parlano ? - Come te , - disse il Giglio , - e molto più forte . - Sai , - disse la Rosa , - cominciar noi non sta bene , e veramente tu parlavi ; dicevo a me stessa : « Il suo viso ha qualche significato , sebbene non sia furbo » . Pure , tu hai il colore giusto , e col colore giusto si va lontano . - Non m ' importa nulla del colore , - disse il Giglio . - Starebbe meglio se ella avesse i petali un po ' più arricciati . Ad Alice non piaceva di essere giudicata , e così cominciò a fare delle domande . - Non avete paura d ' esser piantati qui fuori , con nessuno che vi accudisca ? - V ' è l ' albero nel mezzo , - disse la Rosa , a che altro servirebbe ? - Ma che potrebbe fare innanzi a un pericolo ? - chiese Alice . - Troncarlo , - disse la Rosa . - É per questo , - disse una Margherita , - che il suo fusto si chiama tronco . - Non sai questo ? - gridò un ' altra Margherita , e tutte cominciarono a strillare in coro , finché l ' aria parve tutta assordata da quelle stridule voci . - Silenzio , tutte ! - gridò il Giglio , agitandosi irosamente da un lato all ' altro , fremente di rabbia . - Siccome sanno che io non posso raggiungerle , - balbettò , piegando verso Alice la testa tremante , - si mettono a gridare a quel modo . - Non ci badare , disse Alice con accento carezzevole , e , chinandosi sulle margherite , che stavano ricominciando , bisbigliò : - Se non state zitte , vi colgo . Vi fu un istante di silenzio e parecchie delle margheritine rosee diventarono bianche . - Benissimo ! - disse il Giglio . - Le margherite hanno un carattere pessimo . Quando una parla , cominciano tutte , e non ci vuol altro per seccare chi le sente . - Come va che voi potete parlare così bene ? - disse Alice , sperando di addolcirlo con un complimento . - Sono stata in tanti giardini , ma non ho mai sentito parlare i fiori . - Metti giù la mano e tasta il suolo , - disse il Giglio . - Saprai il perché . Alice obbedì . - É molto duro , - ella disse , - ma non capisco che c ' entri . - Nella maggior parte dei giardini . - disse il Giglio , - fanno i letti dei fiori troppo soffici , e così i fiori dormono sempre . La ragione era ottima , e Alice fu lieta di apprenderla . - Non ci avevo pensato , - disse . - Credo che tu non pensi mai ! - disse la Rosa con un tono piuttosto severo . Non ho visto mai una fisionomia più stupida , - disse la Viola così improvvisamente , che Alice diede un balzo . - Tieni a posto quella lingua ! - grido il Giglio . - Come se tu vedessi mai nessuno . Tu nascondi la testa sotto le foglie e vi russi tanto che ne sai del mondo quanto può saperne un germoglio . - Ci sono soltanto io nel giardino o c ' è altra gente ? - chiese Alice , non volendo raccogliere l ' ultima osservazione della Rosa . - V ' è un altro fiore nel giardino che può muoversi come te , - disse la Rosa . - Vorrei sapere come fai ... ( « Tu sempre vuoi sapere » disse il Giglio ) , ma è più affaccendata di te . - É come me ? - chiese Alice sollecita , perché un pensiero le era lampeggiato : « V ' è un ' altra bambina in qualche parte del giardino ? » - Sì ha la stessa tua goffa statura , - disse la Rosa , - ma è più rossa , e i suoi petali sono più corti , credo . - Sono più stretti , come quelli della dalia , disse il Giglio , - e le cadono intorno intorno come i tuoi . - Non è colpa tua , - aggiunse cortesemente la Rosa , - se cominci a impallidire ... e i tuoi petali cominciano a insudiciarsi . Non piacque ad Alice questa osservazione , e , per cambiar discorso , chiese : - Viene qui qualche volta ? - Credo che la vedrai presto , - disse la Rosa , - ella è della specie a nove punte , sai ? - Dove le porta ? - chiese Alice , curiosa . - Intorno alla testa , naturalmente , - rispose la Rosa . - Mi domandavo perché tu non le avessi . Credevo che quello fosse il tipo normale . - Viene ! - gridò lo Spron di Cavaliere . Sento i suoi passi , tump tump , sulla ghiaia del viale . Alice si volse rapidamente , e vide la Regina Rossa . - É cresciuta molto , - fu la sua prima osservazione . Era cresciuta davvero . Quando Alice l ' aveva raccolta dalla cenere era alta non più di otto centimetri , ed in quel momento era di mezza testa più alta d ' Alice . - Effetto dell ' aria fresca , - disse la Rosa , - qui abbiamo un ' aria meravigliosa . - Vorrei andarle incontro , - disse Alice , perché sebbene i discorsi dei fiori fossero interessanti , capiva che sarebbe stato molto più importante conversare con una vera Regina . - Forse non potrai andarci , - disse la Rosa ; - ti consiglierei d ' andare dall ' altra parte . Questo parve una sciocchezza ad Alice , e non disse nulla , e s ' avviò verso la Regina Rossa . Con sua grande sorpresa , immediatamente la perse di vista , e s ' avvide di camminare ancora verso la porta . Si ritrasse un po ' irritata e , cercando per ogni dove la Regina ( che scoperse finalmente a grande distanza ) , pensò finalmente di tentar di camminare nella direzione opposta . Le riuscì magnificamente . Non aveva fatto neanche un minuto di strada che si trovò a faccia a faccia con la Regina Rossa e in piena vista della collina alla quale aveva mirato per tanto tempo . - Donde vieni ? - disse la Regina Rossa , - e dove vai ? Guardami in viso , parla dolcemente , e intanto non agitar le dita . Alice obbedì a tutte queste ingiunzioni , e rispose , come meglio poté , di aver smarrita la sua via . - Non so che intendi per la tua via , - disse la Regina ; - tutte le vie qui attorno appartengono a me ... ma d ' altra parte , perché sei venuta qui fuori ? - aggiunse con tono più cortese . - Fa un inchino mentre pensi a ciò che dici . Si guadagna tempo . Alice si mostrò molto meravigliata , ma aveva troppo timore per la Regina per non crederle . « Proverò quando ritorno a casa , diceva fra sé , la prima volta che sarò un po ' in ritardo pel desinare . » - É ora di rispondere , - fece la Regina , guardando un orologetto , - apri un po ' più la bocca quando parli , e di ' sempre : « Vostra Maestà . » - Volevo soltanto visitare il giardino , Vostra Maestà ... - Ora va bene , - disse la Regina , battendole sulla testa , cosa che ad Alice non piacque affatto , - ma se mi parli di « giardino » ho veduto giardini a petto ai quali questo sarebbe un deserto . Alice non osò di contrastare questa asserzione , e continuò : - Cercavo la strada che mena in cima alla collina . - Se mi parli di « collina » , - interruppe la Regina , - io potrei mostrarti colline a petto alle quali questa potresti chiamarla «vallata.» - No , che non potrei , - disse Alice , che si sorprese finalmente a contraddirla ; - una collina non può essere una vallata , è un ' assurdità ... La Regina Rossa scosse la testa : - Chiamala assurdità , se ti piace , - disse , - ma io ho sentito delle assurdità a petto alle quali questa sarebbe più piena di significati di un dizionario . Alice fece di nuovo un inchino , perché , dal tono con cui la Regina parlava , temeva di averla offesa ; e si misero a camminare in silenzio finché arrivarono alla cima della collinetta . Per alcuni minuti Alice se ne stette in silenzio , guardando la campagna in tutte le direzioni ... Era una campagna stranissima . Un gran numero di ruscelletti l ' attraversavan dritti da un lato e l ' altro , e il terreno che li separava era diviso in quadrati da un gran numero di piccole siepi verdi che andavan da un ruscello all ' altro . - Mi pare disegnata proprio come una grande scacchiera , - disse Alice finalmente . - Vi dovrebbero essere qua e là degli uomini che si muovono ... ed eccoli , ci sono ! - aggiunse deliziata , e il cuore le comincio a battere più celere mentre continuava : - Si giuoca un giuoco colossale di scacchi ... per tutto il mondo ... se questo e un mondo . Oh , che divertimento ! Vorrei essere del giuoco . Non m ' importerebbe d ' essere una Pedina , purché potessi essere là con loro , ma naturalmente mi piacerebbe di più essere Regina . Diede un timido sguardo alla vera Regina , mentre diceva così , e la sua compagna accennò un gentile sorriso e disse : - Se ti piace , si può far subito . Puoi essere la Pedina della Regina Bianca , perché Lilla è troppo giovane per giocare ; e intanto tu sei nella seconda Casella ; quando arriverai all ' ottava Casella sarai Regina . Proprio in quel momento , chi sa come , cominciarono a correre . Alice non poté mai capire , ripensandoci dopo , come avesse cominciato : tutto ciò che ricordava si era che correvano l ' una dietro l ' altra , tenendosi per mano , e che la Regina andava così veloce che ella stentava a mantenere lo stesso passo ; e pure la Regina continuava a strillare : « Più presto , più presto ! » ma Alice non poteva andare più presto , e non aveva più un filo di fiato per dirlo . E il più strano si era che gli alberi e tutti gli altri oggetti d ' intorno non cambiavan mai di posto : per quanto veloci esse andassero , non si lasciavan dietro mai niente : « Forse tutte le cose si muovono con noi ... » diceva tra sé Alice , non sapendo che pensare . E la Regina pareva indovinasse i suoi pensieri , perché gridava : « Più presto ! Non tentar di parlare ! » Non che Alice avesse l ' intenzione di farlo . Le era rimasto così poco fiato , che non sapeva se avrebbe mai potuto riparlar più : e la Regina gridava : « Più presto ! più presto ! » e se la trascinava appresso . - Siamo arrivate ? - poté finalmente domandare Alice , con un soffio . - Arrivate ? - rispose la Regina . - Ci siamo passate dieci minuti fa . Più presto ! E corsero per qualche tempo in silenzio , col vento che soffiava nelle orecchie di Alice , dandole la sensazione di strapparle i capelli . - Su ! su ! - gridava la Regina . - Più presto ! più presto ! E andavano così veloci che finalmente parve traversassero l ' aria a volo , sfiorando a pena coi piedi il suolo , finché improvvisamente , nell ' istante che Alice si sentiva assolutamente esausta , si fermarono , ed ella si trovò seduta senza respiro in terra e con la testa che le girava . La Regina l ' adagiò contro un albero , e cortesemente le disse : - Ora puoi riposarti un poco . Alice si guardò intorno , sorpresa . - Ma mi pare che in tutto questo tempo non ci siamo mosse da quest ' albero . Non c ' è nulla di cambiato in questo luogo . - É naturale , - disse la Regina ; - che cosa avresti voluto ? - Ma nel nostro paese , - disse Alice , che ancora ansava un poco , - generalmente si arriva altrove ... dopo che si è corso tanto tempo come abbiamo fatto noi . - Che razza di paese ! - disse la Regina . Qui invece , per quanto si possa correre si rimane sempre allo stesso punto . Se si vuole andare in qualche altra parte , si deve correre almeno con una velocità doppia della nostra . - Non ci vorrei provare ! - disse Alice . Son contenta di starmene qui ... soltanto ho caldo e sete . - So che cosa ti piacerebbe ora , - disse la Regina con affabilità , cavando una scatolina di tasca . - Mangia un biscotto ! Alice pensò che non sarebbe stato cortese dir di no , benché non fosse quello che desiderava . Prese il biscotto e fece del suo meglio per mangiarlo : era molto secco . In vita sua non s ' era mai sentita in tanto pericolo di strozzarsi . - Mentre tu ti rinfreschi , - disse la Regina , - io prenderò le misure . E cavò di tasca la fettuccia del metro , e cominciò a misurare il terreno e a ficcare qua e là dei piccoli pioli . - Alla fine di due metri , - ella disse , mettendo un piolo per segnar la distanza , - ti darò le istruzioni ... Vuoi un altro biscotto ? - No , grazie , - disse Alice , - ne ho abbastanza d ' uno . - La sete è spenta , spero ? - disse la Regina . Alice non sapeva che dire , ma fortunatamente la Regina non aspettò la risposta , e continuò : - Alla fine di tre metri , le ripeterò , per non fartele dimenticare . Alla fine di quattro , ti dirò addio . Alla fine di cinque , me ne andrò . In quel momento aveva finito di mettere i pioli , e Alice stette a guardare con grande interesse , mentre la Regina ritornava all ' albero , e cominciava a camminare pianamente giù per la fila . Al piolo del secondo metro , ella si volse e disse : - Una pedina , sai , fa due caselle nella sua prima mossa . Così andrai rapidamente per la terza Casella - per ferrovia , direi , - e ti troverai subito nella quarta . Bene , la quarta Casella appartiene a Tuidledum e Tuidledì ... la quinta la maggior parte è acqua ... La sesta appartiene a Unto Dunto ... Ma non mi dici nulla ? - Io ... io non sapevo di dover dir qualche cosa ... proprio ora , - balbettò Alice . - Avresti dovuto dire , - continuò la Regina con tono di grave rimprovero : « Siete molto gentile a dirmi tante cose » . Ma facciamo conto che tu l ' abbia detto ... La settima Casella è tutta foresta ... ma uno dei Cavalieri t ' indicherà la via ... e nell ' ottava Casella noi saremo Regine insieme , e tutto sarà festa e allegria . Alice si levò e fece un inchino . e si risedé di nuovo . Al prossimo piolo , la Regina si voltò ancora e disse : - Parla in francese quando una cosa non sai pensarla nella tua lingua ... volgi all ' infuori le dita dei piedi camminando ... e ricorda chi sei . Questa volta non aspettò che Alice s ' inchinasse , ma si diresse velocemente al prossimo piolo , dove si voltò un momento per dire « addio » , e quindi corse in gran fretta all ' ultimo . Come avvenisse , Alice non seppe mai ; ma , non appena raggiunto l ' ultimo piolo , la Regina non c ' era più . Se si fosse dileguata in aria o se fosse corsa velocemente nel bosco ( « essa può correre tanto presto » , pensava Alice ) , non vi fu assolutamente mezzo d ' indovinare : era sparita , e Alice cominciò a ricordarsi d ' essere una Pedina e che il suo dovere era di muoversi . III GL ' INSETTI DELLO SPECCHIO Naturalmente la prima cosa da fare era di esaminare attentamente il paese attraverso il quale doveva viaggiare . « É come studiar la geografia , - pensava Alice , mentre si levava in punta di piedi con la speranza di vedere un po ' più oltre . - Fiumi principali ... non ve ne sono . Montagne principali ... La sola montagna qui son io , ma credo di non aver nome . Città principali ... Ah ! ... e che sono quelle bestie che fanno il miele laggiù ? Non possono essere api ... le api non si potrebbero vedere alla distanza di un miglio . » E per qualche tempo rimase silenziosa , guardandone una che s ' aggirava tra i fiori , ficcando la proboscide nei loro calici . « Proprio come un ' ape » , pensava Alice . Però era tutt ' altro che un ' ape : infatti , era un elefante ... come Alice scoprì presto , con uno stupore che le tolse quasi il respiro . « E che enormi fiori debbono essere ! » - si disse poi . - « Qualche cosa come dei villini senza tetto e con uno stelo ... e che gran quantità di miele debbono fare ! Voglio andar giù a ... No , non voglio andare ancora » , continuò arrestandosi , dopo aver cominciato a correre giù per la collina , tentando di trovar qualche scusa per quel suo improvviso timore . « Non andrò mai giù tra quelle bestie senza una pertica per scacciarle ... E che divertimento sarà quando mi si domanderà se mi è piaciuta la passeggiata ! Io dirò :...Oh, m ' è piaciuta tanto ... ( qui fece la sua solita scrollatina di testa ) , soltanto c ' era tanta polvere e tanto caldo , e gli elefanti m ' hanno seccato un poco . » « É meglio andar giù per l ' altra via , » disse dopo una pausa : - « e forse potrò vedere gli elefanti più tardi . Inoltre così arriverò nella Terza Casella . » E con questa scusa corse giù per la collina e saltò oltre il primo dei sei ruscelletti . * * * - I biglietti , per favore ! - disse la Guardia , cacciando la testa allo sportello . In un istante tutti cavarono fuori i biglietti . Erano biglietti della stessa dimensione delle persone e pareva che riempissero la vettura . - Su , il tuo biglietto , bambina , - continuò la Guardia , guardando severamente Alice . E molte voci dissero tutte insieme ( « come il coro d ' un canto » pensava Alice ) : - Non lo fare aspettare , bambina , ché il suo tempo vale mille lire al minuto . - Mi dispiace di non averlo , - disse Alice tutta impaurita : - nel luogo dove sono partita , non c ' era l ' ufficio del bigliettario . E di nuovo il coro delle voci continuò : - Non c ' era spazio per l ' ufficio nel luogo donde essa è partita . Il terreno lì vale mille lire il centimetro . - Le scuse sono inutili , - disse la Guardia , - dovevi comprare il biglietto dal macchinista . E ancora una volta il coro delle voci continuò : - L ' uomo che conduce la macchina . Ebbene , il fumo solo vale mille lire lo sbuffo . Alice diceva fra sé : « É inutile tentar di parlare . » E siccome non aveva parlato , non sentì il coro delle voci , ma con sua gran sorpresa s ' accorse che tutti pensavano in coro ( io spero che voi comprendiate che cosa significa pensare in coro ... perché debbo confessare che io non lo comprendo ) : - É meglio non dire nulla . La lingua vale mille lire la parola . « Stanotte mi sognerò le mille lire , son certo che le sognerò » , pensava Alice . In quel momento la Guardia la stava fissando prima con un telescopio , poi con un microscopio , e poi con un binocolo . Infine disse : - Tu viaggi in senso inverso ! E così dicendo , chiuse lo sportello e se ne andò . - Una bambina così piccola , - disse il signore che le sedeva di fronte , vestito di carta bianca , - dovrebbe sapere in che senso viaggia , anche se essa non sa come si chiama . Un Caprone , che sedeva accanto al signore in bianco , chiuse gli occhi e disse a voce alta : - Essa doveva sapere la via dell ' ufficio dei biglietti , anche se non sa leggere . Ma uno Scarabeo che sedeva accanto al Caprone ( era una stranissima vettura tutta piena di passeggeri d ' ogni specie ) disse , giacché pareva che si seguisse la regola di parlare a turno : - Essa dovrà essere rimandata di qui come bagaglio . Alice non poté vedere quello che aveva parlato dopo lo Scarabeo , ma poi sentì una voce affannata e cava : - Si cambia la macchina ! ... - disse la voce , che poi fu come soffocata e costretta a interrompersi . - Sembra la voce di un cavallo , - diceva Alice fra sé ; e una voce straordinariamente sottile , accanto all ' orecchio di lei , disse : - Tu dovresti fare un bisticcio su questo : un bisticcio su cava e cavallo . Allora una voce gentile in distanza disse : - Sapete , le bisogna mettere l ' etichetta : « Ragazza , fragile . » E dopo questa , altre voci continuarono : ( « Quanta gente c ' è in questa vettura ! » pensava Alice ) : - Essa deve andare per posta , perché ha un collo addosso . Deve essere mandata come un dispaccio per telegramma ... Deve tirare il treno da sé per il resto del viaggio ... E altre proposte di questo genere . Ma il signore vestito di carta bianca si chinò un po ' e le bisbigliò all ' orecchio : - Non badare a ciò che si dice , cara , ma prendi un biglietto di ritorno tutte le volte che il treno si ferma . - Veramente non lo farò , - disse Alice con qualche impazienza , - io non appartengo a questo viaggio di strada ferrata ... Poco fa ero in un bosco ... e vorrei poter tornare indietro . Disse la piccola voce accanto al suo orecchio : - Adesso potresti fare un giuoco di parole : qualche cosa , sai , su volere e potere . - Non mi seccare , - disse Alice , invano guardandosi per scoprire donde venisse la voce ; - se ti piacciono tanto i giuochi di parole , perché non ne fai uno tu ? La piccola voce trasse un profondo sospiro : segno evidente di grande infelicità , e Alice avrebbe detto qualche parola di consolazione , « se il sospiro fosse stato come tanti altri ! » ella si diceva . Ma era così straordinariamente minuscolo , che non si sarebbe assolutamente sentito , se non le fosse sonato accanto all ' orecchio . Per conseguenza ella avvertiva un forte solletico all ' orecchio che la stornava dal pensiero dell ' infelicità della povera creaturina . Continuò la piccola voce : - So che tu sei un ' amica una cara amica , una vecchia amica . Benché io sia un insetto , tu non mi farai male . - Che specie di insetto ? - Alice chiese con ansia . Ciò che voleva veramente sapere era se pungesse o no , ma pensò che non era una domanda che si potesse educatamente mettere . - Che ! allora non ti .... . cominciò la vocettina , quando fu soffocata da un acuto strillo che veniva dalla macchina , e tutti si levarono impauriti . Alice tra gli altri . Il Cavallo che aveva messo la testa allo sportello , la ritrasse tranquillamente dicendo : - Si tratta di saltare un ruscello . Tutti parvero soddisfatti di questa spiegazione , ma Alice si sentiva un po ' nervosa all ' idea di un treno che doveva saltare . « Però , ci porterà alla quarta Casella , e questa è una consolazione ! » disse fra sé . - L ' istante dopo sentì la vettura levarsi dritta in aria , e nella paura che la invase , Alice s ' afferrò all ' oggetto più vicino , che poi era la barba del Caprone . * * * Ma la barba , toccata , parve svanire , e Alice si trovò tranquillamente seduta sotto un albero , mentre la Zanzara ( che era l ' insetto che le aveva parlato ) si equilibrava su un ramoscello che le pendeva sulla testa , facendosi vento con le ali . Certo , era una Zanzara colossale : « della dimensione di una gallina , » pensò Alice . Pure , non ne ebbe paura , dopo che avevano conversato tanto tempo insieme . -...Allora non ti piacciono tutti gli insetti , - continuò la Zanzara , come se nulla fosse accaduto . - Mi piacciono quando sanno parlare , disse Alice . - Nessuno di essi parla mai , nel paese donde vengo - E che razza di insetti ti allietano , e donde vieni ? - chiese la Zanzara . - Gli insetti non mi allietano affatto , - spiego Alice , - piuttosto ne ho paura ... almeno di quelli grandi . Ma posso dirti i nomi di alcuni . - Naturalmente , essi rispondono ai loro nomi ? - osservò con indifferenza la Zanzara . - Non l ' ho mai saputo . - E che servirebbe aver il nome , e non rispondere ? - Non serve ad essi , - disse Alice ; ma serve alle persone che li nominano , credo . Se no , perché ogni cosa avrebbe un nome ? - Non so , - rispose la Zanzara . - Nel bosco laggiù non ci sono nomi ... Ma continua con la lista degli insetti : così perdi il tempo . - Prima , la Mosca cavallina , - cominciò Alice , contando i nomi sulle dita . - Oh , bene , - disse la Zanzara , - a mezza strada da quel cespuglio , vedrai la Mosca dei cavallucci di legno . É fatta interamente di legno , e va di ramo in ramo dondolandosi su sé stessa . - E di che vive ? - chiese Alice con grande curiosità . - Linfa e segatura , - disse la Zanzara ; avanti con la tua lista . Alice mirò la Mosca dei cavallucci di legno con grande interesse , e dicendo fra sé che certo , per sembrare così lucente e appiccicaticcia , era stata riverniciata di fresco , continuò : - E v ' è il Moscone della carne . - Guarda il ramo sulla tua testa , - disse la Zanzara , - e vedrai il Moscone della carne . Ha il corpo di salsiccia , le ali di costoletta e la testa di braciola . - E di che vive ? - chiese Alice , come prima . - Di salame e di pasticcio di sanguinaccio , - rispose la Zanzara , - e fa il nido in un tegame . - E poi c ' è la Mosca del formaggio , - continuò Alice , dopo aver guardato ben bene l ' insetto , che aveva la testa nel fuoco , mentre essa diceva : « Forse questa è la ragione perché agl ' insetti piace di volare intorno alle candele » . - Puoi veder strisciare ai tuoi piedi , - disse la Zanzara ( Alice ritrasse i piedi impaurita ) - una Mosca del pane e formaggio . Le sue ali sono fette sottili di pane e burro , il suo corpo è di Gorgonzola , gli occhi di Gruyera . - E di che vive ? - Di maccheroni e di pere . Ma in mente di Alice sorse un ' obiezione . - E se non ne trova ? - essa disse . - Morirebbe , è naturale . - Qui deve accadere molto spesso , - osservò Alice pensosa . - Accade sempre , - disse la Zanzara . E allora , Alice rimase un minuto o due meditabonda . La Zanzara si divertiva intanto a zirlarle intorno alla testa : finalmente si adagiò di nuovo , e osservò : - Io credo che tu non abbi l ' intenzione di perdere il nome . - Veramente no , - disse Alice con una certa ansia . - E pure io non so , - continuò la Zanzara con tono d ' indifferenza : - pensa il guadagno che faresti , se lo perdessi ritornando a casa . Per esempio , se la governante volesse chiamarti per la lezione , direbbe : « Vieni qui ... » e dovrebbe interrompersi , perché non avrebbe un nome con cui chiamarti , e tu allora non dovresti rispondere . - Io credo che questo non servirebbe a nulla , - disse Alice : - la governante mi farebbe scuola lo stesso . Se non ricordasse il nome , mi chiamerebbe « signorina » come fa la cameriera . - Bene , « signorina » vuol dire piccola signora , - osservò la Zanzara , - e allora ... s ' ignora la chiamata . Questo è un bisticcio . Mi piacerebbe che l ' avessi pensato tu . - Perché ti piacerebbe che l ' avessi pensato io ? - chiese Alice . - É un brutto bisticcio . Ma la Zanzara non rispose e trasse un profondo sospiro , mentre due grosse lagrime le solcavano le gote . - Non dovresti far dei bisticci , - disse Alice , - se ti addolora tanto . Poi venne un altro di quei malinconici sospiri , e tosto la povera Zanzara parve essersi dissolta con esso , perché Alice guardò di nuovo da quella parte , e non vide più nulla sul ramoscello . E allora , siccome si sentiva intirizzire per esser stata così a lungo seduta , s ' alzò e si mise a camminare . Arrivò subito a una pianura , con un bosco dall ' altro lato : sembrava molto più oscuro dell ' ultimo bosco , e Alice ebbe paura di entrarci . Però , ripensandoci meglio , decise di andare innanzi : « Perché certamente non ritornerà più » essa si diceva , e quella era l ' unica via per l ' Ottava Casella . - Questo dev ' essere il bosco , - disse meditabonda , - dove le cose non hanno nomi . Chi sa che sarà del mio , quando c ' entrerò ! Non mi piacerebbe di perderlo ... perché dovrebbero darmene un altro , e certo sarebbe brutto . Sarebbe divertente trovare la creatura che portasse il mio vecchio nome . Proprio come i manifesti quando la gente perde i cani : « Risponde al nome di Menelik : aveva un collare d ' ottone » ; figurarsi , chiamare ogni cosa che s ' incontra « Alice » , finché una risponde . Ma se fosse savia , non risponderebbe affatto . Divagava a questo modo , quando raggiunse il bosco , che le sembrò molto freddo e ombroso . « Ma ad ogni modo è un gran conforto , - si diceva entrando sotto gli alberi , - dopo tanto caldo , entrare nel ... nel ... che cosa ? » ella continuò , piuttosto sorpresa di non poter trovar la parola . « Vado sotto il ... sotto il ... sotto questo , sai » e mise la mano sul tronco dell ' albero . « Chi sa come si chiama ! Credo che non abbia nome ... sì , certo , non l 'ha.» Stette silenziosa per un minuto a pensare ; e poi ricominciò : « E allora è realmente accaduto , dopo tutto . E ora , qual è il mio nome ? Voglio ricordarlo , se posso . Sono proprio decisa . » Ma l ' essere decisa non significava nulla , e tutto ciò che poté dire , dopo molto scervellarsi , fu : « Al , so che comincia per Al . » Proprio in quel punto venne a passare una cerva , che guardò Alice coi suoi grandi gentili occhi , ma non sembrò per nulla impaurita . - Qua , qua ! - disse Alice , sporgendo la mano e provando a carezzarla . Ma quella diede un piccolo balzo , e poi la guardò calma di nuovo . - Come ti chiami ? - disse finalmente la Cerva , con una soavissima voce . « Vorrei saperlo » , pensava la povera Alice , e rispose tutta rattristata : - In questo momento , nulla . - Pensaci ancora , - disse la Cerva , - così non può essere . Alice pensò ancora , ma non venne a capo di nulla . - Per favore , e tu non puoi dirmi come ti chiami ? - ella disse timidamente . - Forse m ' aiuteresti a ricordare il mio nome . - Te lo dirò , se vieni un po ' più oltre , disse la Cerva . - Qui non posso ricordarlo . Così esse viaggiarono insieme per il bosco , Alice con le braccia strette affettuosamente intorno al morbido collo della Cerva , finché non arrivarono in un ' altra pianura , dove la Cerva balzò improvvisamente in aria e si liberò dal braccio di Alice . - Io sono una Cerva , - esclamo con voce di gioia . - E povera me , tu sei una creatura umana . Tosto uno sguardo di sgomento apparve nei suoi begli occhi bruni , e l ' istante dopo essa s ' era slanciata lontano a grande velocità . Alice la seguì con lo sguardo , li lì sul punto di scoppiare in lagrime per aver perduta così improvvisamente quella piccola compagna di viaggio . « Però , so il mio nome ora , - ella si disse : - questa è una consolazione . Alice ... Alice ... non lo dimenticherò più . E ora chi sa quale di queste due frecce dovrei seguire ! » Non era molto difficile rispondere a questa domanda , perché nel bosco c ' era una strada sola e la freccia su tutti e due i cartelli aveva la punta rivolta in quella direzione . « Lo deciderò , - si disse Alice , - quando la strada si dividerà e le frecce indicheranno diverse vie . » Ma la cosa non sembrava probabile . Ella continuò ad andare , ad andare , per molto tempo , e dovunque la strada si divideva era sicura di vedere due frecce che indicavano la stessa via , una col cartello : « Alla casa di Tuidledum » e l ' altra : « Alla casa di Tuidledì . » - Credo , - disse finalmente Alice , - che essi abitino nella stessa casa . Non so perché non ci abbia pensato prima . Ma non potrò starvi a lungo . C ' entrerò per dire : « Come state ? » e domanderò loro d ' indicarmi la via per uscire dal bosco . Se potessi soltanto arrivare all ' ottava Casella prima di notte ! Così continuò ad andare innanzi , parlando a sé stessa mentre camminava , perché , nel voltare intorno a un angolo acuto , s ' imbatté in due grassi omini , così all ' improvviso che non poté fare a meno di dare un balzo indietro , ma per riaversi l ' istante dopo , già assolutamente certa ch ' essi dovevano essere IV TUIDLEDUM E TUIDLEDI ' Essi se ne stavano sotto un albero , ciascuno con un braccio intorno al collo dell ' altro , e Alice seppe subito chi fosse l ' uno e chi l ' altro ; perché uno aveva un « Dum » ricamato sul collare e l ' altro un « Dì » . « Certo tutti e due portano scritto « Tuiddle di dietro sul collare » , ella disse fra sé . Se ne stavano così calmi , che ella dimenticando assolutamente ch ' erano vivi , stava per girar loro intorno per veder la parola « Tuiddle » scritta di dietro sul collare , quando fu sorpresa da una voce che veniva da quello segnato « Dum » . - Se credi che noi siamo statue di cera , - egli disse , - avresti dovuto pagare , sai . Le statue di cera non sono fatte per esser vedute gratis . No . - Viceversa , - aggiunse quello segnato « Dì » - se credi che siamo vivi , avresti dovuto parlare . - Mi dispiace tanto , - fu tutto ciò che Alice poté dire , perché le parole d ' una vecchia canzone continuavano a risonarle nel cervello come il tic - tac d ' un pendolo , ed ella non poté fare a meno dal gridare : Tuidledum e Tuidledì si sfidarono a duello : Tuidledum a Tuidledì avea rotto un campanello . Proprio allora volò un corvo nero assai più della pece : ei guardò gli eroi sì torvo che ambedue scappar li fece . - Io so a che pensi , - disse Tuidledum , - ma non e così , no . - Viceversa , - continuò Tuidledì , - se fosse così , potrebbe essere ; e se fosse così , sarebbe ; ma siccome non è , non è . É logico . - Io cercavo , - disse Alice molto cortesemente , - la via per uscire dal bosco : si fa così scuro ! Volete farmi il favore d ' indicarmela ? Ma i due grassi omini si guardarono l ' un l ' altro e sogghignarono . Somigliavano così esattamente a un paio di grossi e grassi scolaretti , che Alice non poté fare a meno dall ' indicare col dito Tuidledum e dire : - Caposquadra ! - No , - esclamò vivacemente Tuidledum , e richiuse la bocca con uno scrocchio . - Vice - caposquadra ! - disse Alice , passando a Tuidledì , sebbene fosse assolutamente certa ch ' egli avrebbe risposto « Viceversa ! » come infatti rispose . - Hai cominciato male ! - esclamò Tuidledum . - La prima cosa da fare in una visita è di dire : « Come state ? » e stringer le mani . E qui i due fratelli si diedero un abbraccio , e poi sporsero le mani che erano libere per stringer la mano ad Alice . Alice non voleva stringer prima la mano di uno per tema di offender la suscettibilità dell ' altro ; così , per cavarsi dalla difficoltà , s ' impossessò delle due mani insieme . Il momento dopo essi stavano danzando in circolo . Questo le sembrò una cosa naturalissima ( essa dopo se ne ricordò ) , e neanche fu sorpresa d ' udir sonare una musica che veniva dall ' albero sotto il quale danzavano , ed era fatta ( a quel che si poteva intendere ) dai rami che si sfregavan gli uni attraverso gli altri come violini ed archi . - Ma certo fu buffo , ( diceva Alice dopo , narrando la storia di tutto alla sorella ) sorprendermi a cantare « Ecco l ' ambasciatore » . Non so quando cominciassi , ma è certo che avevo cantato per tanto tempo . Gli altri due ballerini che erano grossi e grassi , rimasero presto senza fiato . - Fare quattro giri in una danza è già troppo , - balbettò Tuidledum , e improvvisamente essi interruppero il ballo come improvvisamente l ' avevano incominciato : nello stesso momento cessò la musica . Allora essi lasciarono le mani di Alice , e la stettero a guardare per un minuto : vi fu una pausa piuttosto imbarazzante , perché Alice non sapeva come cominciare una conversazione con persone con le quali aveva poco prima ballato : - Ora non starebbe bene dire : « Come state ? » - essa si diceva - siamo arrivati già più lontano di questo , mi pare . E poi finalmente disse : - Spero che non siate stanchi . - Niente affatto . E grazie molte per averlo domandato , - disse Tuidledum . - Obbligatissimo , - aggiunse Tuidledì . Ti piace la poesia ? - S ... ì , piuttosto ... un po ' di poesia - disse Alice dubbiosa . - Mi indichereste la strada che conduce fuori del bosco ? - Che cosa le reciterò ? - disse Tuidledì , guardando con uno sguardo solenne Tuidledum , e non raccogliendo l ' osservazione di Alice . - Il Tricheco e il Legnaiuolo è la più lunga , - rispose Tuidledum , dando al fratello un abbraccio affettuoso . Tuidledì cominciò immediatamente : Dardeggiava il sol sul mare Qui Alice s ' arrischiò a interromperlo : - Se è molto lunga , - disse nella sua più cortese maniera , - mi fareste il favore di dirmi prima qual ' è la strada ... Tuidledì sorrise con affabilità , e cominciò di nuovo : Dardeggiava il sol sul mare col suo massimo vigore , ché volea l ' acqua appianare e prestarle il suo splendore . Strana idea , ch ' era già notte fonda come in una botte . Ahi , la luna a viso afflitto su lucea languidamente , e dicea : « Con che diritto a quest ' ora è il sol presente ? É scortese , e dico poco , a guastarmi così il giuoco . » Era il mar più che bagnato , più che asciutta era la rena : senza nubi il ciel stellato , perché l ' aria era serena ; non volava uccello alcuno ... non ce n ' era neppur uno . Camminavan con piacere il Tricheco e il Legnaiuolo , ma che pianto nel vedere tanta sabbia sparsa al suolo ! Disser tosto , senza asprezza : « Se si spazza , che bellezza ! Se tre serve con tre panni stesser notte e dì a spazzare » fe ' il Tricheco - « in tre o quattr ' anni , la potrebbero levare . » « Chi sa ! » - fece il Legnaiuolo , e piangea da un occhio solo . « O bell ' Ostriche , sul lido come è dolce passeggiare ! » fe ' il Tricheco : « Il vostro nido or lasciate in fondo al mare ; ed in nostra compagnia state un poco in allegria . » Lo guardò l ' Ostrica vecchia , ma una sillaba non disse , strizzò l ' occhio e in un ' orecchia un ' unghietta si confisse , quasi a dir di non volere di lì togliersi a giacere . Ma tre Ostriche piccine accettarono l ' invito , ed uscir con le vestine bianche e il viso assai pulito , senza piedi - è naturale - ma con scarpe di coppale . Altre tre seguir le prime , poi tre altre in un istante , ed infine sulle cime delle spume , tante e tante , che saltando d ' onda in onda s ' aggrappavano alla sponda . Il Tricheco e il Legnaiuolo si diresser lungo il mare , e sull ' argine del molo stetter quindi a riposare . Tutte in fila , curiosette aspettavan le Ostrichette . « É già l ' ora » fe ' il Tricheco , « di parlar di molte cose , di corazze ... e scarpe ... e greco , di prezzemolo e di rose , e perché di marmo è il mare , e se il bue sta sull 'alare.» Disser l ' Ostriche : « Aspettate un momento pel discorso ; siamo grasse e siam sudate , più d ' un miglio abbiamo corso ! » Fece il Legnaiuolo : « Bene , riposarvi vi conviene . » « Ciò che occorre sopratutto » , fe ' il Tricheco , « è un po ' di pane , pepe , aceto , burro e tutto , per il pasto di stamane . Siete già , Ostriche care , pronte per il desinare ? » « Non con noi ! » gridâro a un tratto tutte le Ostriche atterrite , « voi , così gentili , un atto così fello concepite ? » « Bella notte ! » fe ' il Tricheco : « ammirate il cielo meco ? Con voi tutto io mi consolo , squisitissime Ostrichette . » Interruppe il Legnaiuolo : « Son sottili queste fette , falle grosse ; ho un appetito , formidabile , inaudito ! » « É un infamia questo tiro » , fe ' il Tricheco . « Poverine ! dopo un così lungo giro macerarle in salsa fine ! » L ' altro fe ' con un sussurro : « Spargi , caro , molto burro . » « Per voi piango , » fe ' il Tricheco , con parole assai commosse . Ne ripete i pianti l ' eco , mentre ei sceglie le più grosse , e di lagrime un ruscello va asciugandosi bel bello ! Disse il Legnaiuolo : « Care mie , la gita è stata bella ! Se tornar volete al mare , ce n ' andremo in comunella . » Ma - mangiate ad una ad una - non rispose - ahimé ! - nessuna . - Mi piace più il Tricheco , - disse Alice : - perché era un po ' rattristato per le povere ostriche ! - Egli mangiò più del Legnaiuolo , però , - disse Tuidledì . - E si teneva il fazzoletto in faccia , in modo che il Legnaiuolo non poté contare quante se ne prendeva ... viceversa ! - Questa fu una viltà , - disse Alice indignata . - Allora mi piace più il Legnaiuolo , se ne mangiò meno del Tricheco . - Ma egli ne mangiò più che ne poté , disse Tuidledum . Era come un indovinello . Dopo una pausa , Alice cominciò : - Allora erano due cattivi ... Si frenò subito , in apprensione , all ' udir come uno sbuffo di locomotiva nel bosco , accanto a lei , pur temendo invece che più probabilmente fosse una bestia feroce . - Bazzicano dei leoni e delle tigri qui ? chiese timidamente . - É il Re Rosso che russa , - disse Tuidledum . Onestamente Alice non poteva dir che cosa fosse . Egli aveva in testa un alto berretto rosso , con un ' etichetta , e se ne stava rannicchiato quasi come in un mucchio polveroso , russando sonoramente , « quasi che la testa dovesse esplodergli » , come notò Tuidledum . - Temo che si acchiapperà un raffreddore col dormire sull ' erba umida , - disse Alice , che era una bambina assai cauta . - Ora egli sogna , - disse Tuidledì , - e che credi che sogni ? Alice disse : - Nessuno lo può indovinare . - Sogna di te ! - esclamò Tuidledì , battendo le mani con aria di trionfo . - E se cessasse di sognare di te , dove credi che tu saresti ? - Dove sono ora , naturalmente , - disse Alice . - Niente affatto , - ribatté Tuidledì con tono di sprezzo ; - non saresti in nessuna parte . Perché tu sei soltanto una specie d ' idea nel suo sogno . - Se il Re si dovesse svegliare , - aggiunse Tuidledum , - tu ti spegneresti ... puf ! ... proprio come una candela . - Non è vero ! - esclamò Alice indignata . - E poi , se io sono una specie d ' idea nel suo sogno , mi piacerebbe di sapere che cosa siete voi . - Idem , - disse Tuidledum . - Idem , idem , - gridò Tuidledì . E strillò tanto che Alice non poté fare a meno di dire : - Zitto ! Lo sveglierai , se fai tanto rumore . - É inutile di parlare di svegliarlo , - ; disse Tuidledum , - quando sei soltanto un ' idea nel suo sogno . Sai benissimo che non sei vera . - Io sono vera ! - disse Alice , e cominciò a piangere . - E inutile piangere , tanto non diverrai più vera col piangere , - osservò Tuidledì . Non v ' è ragione di piangere . - Se io non fossi vera , - disse Alice , sorridendo un poco a traverso le lagrime ( tutto le sembrava così ridicolo ) - non potrei piangere . - Non crederai , spero , che le tue siano lagrime vere ? - la interruppe Tuidledum con tono di grande disprezzo . - Io so che essi dicono delle sciocchezze , diceva fra sé Alice , - ed è stupido piangere . Così si asciugò le lagrime , e continuò più allegramente che poté : - A ogni modo , sarebbe meglio uscire dal bosco , perché si fa veramente molto buio . Credete che si metterà a piovere ? Tuidledum spiegò un grosso ombrello sulla sua testa e su quella del fratello , e guardò di fra le stecche . - No , credo di no , - egli disse , - almeno qui sotto . Niente affatto . - Ma pioverà al di fuori ? - Se così vuole , - disse Tuidledì : - noi non obiettiamo . Viceversa ... « Egoisti ! » - pensò Alice , e stava appunto per dire « Buona sera » e lasciarli , quando Tuidledum fece un salto di sotto l ' ombrello , e l ' afferrò per il polso . - Vedi questo ? - egli disse , con voce d ' ira soffocata , e gli occhi gli si spalancarono e s ' ingiallirono in un istante , mentre indicava col dito tremante un piccolo oggetto bianco sotto l ' albero . - Ebbene , è un sonaglio , - disse Alice dopo un attento esame del piccolo oggetto bianco . Sai , non un serpente a sonagli , - aggiunse in fretta per tema di spaventarlo , - ma un sonaglietto vecchio e rotto per giunta . - Lo sapevo ! - gridò Tuidledum , cominciando a pestare i piedi e a strapparsi i capelli con ira selvaggia . - É guasto , naturalmente . - E si mise a fissare Tuidledì , che immediatamente si sedette in terra e cercò di nascondersi sotto l ' ombrello . Alice gli mise la mano su un braccio , e disse , in tono carezzevole : Perché devi disperarti per un sonaglio vecchio ? - Ma non è vecchio ! - esclamò Tuidledum più furioso che mai . - É nuovo , ti dico ... l ' ho comprato ieri , ... il mio bel sonaglio nuovo ! - e la sua voce si levò in un perfetto urlo . Durante questo tempo , Tuidledì faceva del suo meglio per chiuder l ' ombrello e nascondervisi ; ma la cosa era così ardua , che l ' attenzione di Alice fu distolta dal fratello in collera . Ma Tuidledì , per quanto facesse , non ci riuscì , e finì con l ' arrotolarsi insieme con l ' ombrello , lasciando la testa fuori ; e così rimase , aprendo e chiudendo la bocca e gli occhi ... « da sembrare piuttosto un pesce che altro » , pensò Alice . - Naturalmente è necessario fare un duello , - disse Tuidledum con tono più calmo . - Credo di sì , - rispose l ' altro imbronciato , uscendo fuori dell ' ombrello : - soltanto è necessario ch ' essa ci vesta . Così i due fratelli andarono a braccetto nel bosco , e ritornarono dopo un minuto con le braccia piene di oggetti , quali cuscini , coperte , tappeti , coperchi di tegami e secchi da carbone . - Spero che tu sappi appuntar degli spilli e legar delle corde , - osservò Tuidledum . - In un modo o nell ' altro noi dobbiamo indossare tutte queste cose . Alice dopo narrò di non aver mai assistito a tanto fracasso in vita sua : di tutto il trambusto di quei due , e della gran quantità di cose che si misero addosso , e del fastidio che le diedero nel legarli con le funi e abbottonarli . - Veramente sembreranno più fasci di vecchi utensili che altro , quando saranno pronti , - essa si disse , mentre accomodava un guanciale intorno al collo di Tuidledì « per impedir che la testa gli fosse troncata , » come egli diceva . - Sai , - egli aggiunse gravemente , - è una delle cose più gravi che possono accadere a uno in duello , aver la testa troncata . Alice scoppiò in una grande risata , ma tentò di cambiarla in tosse , per tema di offendere la suscettibilità di Tuidledì . Son diventato pallido ? - disse Tuidledum , avanzandosi per farsi legare l ' elmo . ( Egli lo chiamava elmo , benché somigliasse molto più a un paiuolo ) . - Veramente ... sì ... un poco , - rispose gentilmente Alice . - Ordinariamente io son molto coraggioso , - egli continuò sottovoce , - ma oggi ho il mal di testa . - Ed io ho il mal di denti , - disse Tuidledì che aveva sentito le parole del fratello . - Io sto peggio di te . - Allora sarebbe meglio di non combattere oggi , - suggerì Alice , pensando che quella fosse l ' occasione di rappacificarli . - Noi dobbiamo battagliare un poco , ma non ci tengo a continuare a lungo , - disse Tuidledum ; - che ora è ? Tuidledì guardo l ' orologio , e disse : - Le quattro e mezzo . - Combattiamo fino alle sei , e poi desineremo , - disse Tuidledum . - Benissimo , - disse l ' altro con malinconia , - ed essa può guardare ... Soltanto farà bene a non avvicinarsi troppo . Io ordinariamente , colpisco tutto ciò che veggo ... quando sono veramente eccitato . - E io colpisco tutto ciò che posso raggiungere , - gridò Tuidledum , - lo vegga o no . Alice rise : - Voi dovete colpir gli alberi molto spesso , o credo . Tuidledum si guardò intorno con un sorriso soddisfatto . - Non credo , egli disse , - che rimarrà un solo albero in piedi qui intorno intorno , finché non avremo finito . - E tutto questo per un sonaglio , - disse Alice , sempre sperando di farli vergognare di cominciare un duello per una inezia . - Non ci avrei badato tanto , - disse Tuidledum - se non fosse stato un sonaglio nuovo . - « Io vorrei che venisse quel brutto corvo » , pensava Alice . - V ' è una sola spada , sai , - disse Tuidledum al fratello ; - ma - tu puoi tenere l ' ombrello ... che è molto aguzzo . Soltanto bisogna sbrigarsi a cominciare . Si sta facendo così buio . - Molto buio , - disse Tuidledì . Si faceva buio così rapidamente che Alice penso che s ' avvicinasse un temporale . - Che nuvola nera ! - ella disse . - E come viene presto . To ' mi pare che abbia le ali . É il corvo ! - gridò Tuidledum con un acuto strillo di terrore , e i due fratelli levarono le calcagna e si dileguarono in un attimo . Alice prese a correre per il bosco , e si fermò sotto un grosso albero . - Qui non può raggiungermi , - essa pensava . - Esso è così grande che non si potrà infilare fra gli alberi . Ah , se non agitasse tanto le ali ... nel bosco soffia un uragano ... ecco uno scialle che vola . V LANA E ACQUA Mentre così parlava acchiappò lo scialle e guardò per veder la persona alla quale apparteneva ; l ' istante dopo apparve la Regina Bianca che correva precipitosamente attraverso il bosco , con le mani aperte , come se volasse ; e Alice le andò gentilmente incontro con lo scialle . - Son molto lieta d ' averlo potuto acchiappare ! - disse Alice , mentre aiutava la Regina a rimetterselo . La Regina Bianca la guardò come atterrita , continuando a ripetere a sé stessa con un bisbiglio qualche cosa che sonava come : « Pane e burro , pane e burro » , e Alice capì che se voleva conversare , doveva pensarci lei . Così cominciò , con una certa solennità , con una frase che aveva sentito leggere dalla sorella : - Si para qui innanzi la Regina Bianca ? - Se questo si chiama pararsi ! - disse la Regina . - A me non pare ! - Alice pensò che non fosse conveniente intavolare una discussione appena all ' inizio della conversazione ; così sorrise e disse : - Se Vostra Maestà vorrà insegnarmi il miglior modo di cominciare , lo farò come meglio potrò . - É inutile ! - gemé la povera Regina , è da due ore che lo sto facendo da me . Sarebbe stato bene , come sembrava ad Alice , che la Regina che era in un acconciatura straordinariamente negletta , si fosse fatta vestire da qualche altra persona . - « Tutto è stato messo storto ! » - pensava Alice , e poi aggiunse ad alta voce : - Posso accomodarvi lo scialle ? - Io non so che abbia , - disse la Regina , con tono melanconico . - É irritato , credo . L ' ho appuntato di qui , l ' ho appuntato di là , ma non c ' è modo di compiacerlo . - Ma non può star dritto , se lo appuntate tutto da un lato , - disse Alice bellamente accomodandoglielo ; - e poveretta me , in che stato avete i capelli ! - Ci s ' è impigliata la spazzola , - disse la Regina con un sospiro , - e ieri ho perduto il pettine . Alice attentamente liberò la spazzola , e fece del suo meglio per riordinarle i capelli . - Vedete come state meglio ora ! - ella disse , dopo aver cambiato di posto a molte spille . - Veramente vi converrebbe prendere una cameriera - Certo che ti piglierei con piacere , - disse la Regina . - Quattro soldi la settimana e marmellata ogni domani . Alice non si poté tenere dal ridere , mentre diceva : - Io non voglio mettermi a servizio di nessuno , e non ho che farne della marmellata . - É ottima , - disse la Regina . - A ogni modo oggi non voglio nulla . - E non potresti averla , anche se la volessi , - disse la Regina : - non sai ? il patto è marmellata domani e marmellata ieri , ma non mai oggi . - Qualche volta deve pur venire il giorno della marmellata - No , non può , - disse , la Regina . - É marmellata ogni domani : oggi non è domani , sai . - Non vi capisco , sapete , - disse Alice , - è una terribile confusione . - Ecco che succede col vivere all ' indietro , - disse gentilmente la Regina : - in principio uno si sente un po ' di vertigine . - Vivere all ' indietro ! - ripete Alice nel massimo stupore , - non ho mai sentito una cosa simile ! - ... ma v ' è un gran vantaggio : che la memoria lavora in tutti e due i sensi . - Io son certa che la mia lavora in un senso solo , - osservò Alice . - Non può ricordare le cose prima che accadano . - Che miserabile razza di memoria quella che lavora solo all ' indietro ! - osservò la Regina . - Oh , le cose che accaddero la settimana dopo la prossima ! - riprese la Regina con tono indifferente . - Per esempio , ora , - essa continuò , incollandosi un gran quadrato di taffetà sul dito mentre parlava , - ecco l ' Alfiere del Re . Essendo stato punito , ora è in prigione ; e il processo non comincerà che mercoledì prossimo ; naturalmente , il delitto è l ' ultimo ad accadere . - E se , non lo commette ? - disse Alice . - Tanto meglio , non è vero ? - disse la Regina , legandosi il taffetà intorno al dito con un pezzo di nastro . Alice naturalmente non poteva dir di no . - Sì , che sarebbe meglio ; ma non sarebbe meglio non essere punito ? - Hai torto , però , - disse la Regina . - Tu non sei stata mai punita ? - Soltanto per delle mancanze . - E te ne trovasti molto meglio , dopo ! disse la Regina con accento di trionfo . - Sì , ma io avevo commesso le mancanze , per le quali ero punita , - disse Alice , - questa è la differenza . - Ma se tu non le avessi commesse , - disse la Regina , - sarebbe stato molto meglio ancora ; meglio e meglio e meglio . La voce diveniva più acuta ad ogni « meglio » , finché non fu che un grido gutturale . Alice stava appunto per dire : « C ' è un errore in qualche punto ... » quando la Regina cominciò a strillare con tanta forza ch ' essa non poté finire la frase . - Oh , oh , oh ! - strillava la Regina , scotendo la mano come se volesse gettarla lontano , - il mio dito sanguina ! Oh , oh , oh ! Le sue strida erano così simili ai fischi d ' una macchina a vapore , che Alice dové mettersi le mani alle orecchie . - Che cosa avete ? - disse , non appena ebbe la speranza di farsi sentire , - vi siete punto il dito ? - Non me lo son punto ancora , - disse la Regina , - ma presto me lo pungerò ... Oh , oh , oh ! - Quando credete che ve lo pungerete ? chiese Alice con una voglia matta di ridere . - Quando mi rimetterò lo scialle un ' altra volta , - gemeva la povera Regina . - Il fermaglio s ' aprirà subito . Oh , oh ! - Mentre diceva così , il fermaglio s ' aperse , la Regina vi portò a precipizio le dita , tentando di richiuderlo . - Badate ! - gridava Alice , - lo tenete storto . Ed essa prese il fermaglio ; ma era troppo tardi : la spilla aveva ferito il dito della Regina . - Ed ecco perché il dito mi sanguinava , - ella disse ad Alice . - Ora comprendi come vanno le cose qui . - Ma perché non strillate ora ? - chiese Alice , levando le mani per tapparsi di nuovo le orecchie . - Perché ho già strillato quanto dovevo strillare , - disse la Regina . - A che servirebbe mettersi a strillare un ' altra volta ? Frattanto schiariva : - Il corvo dev ' essersene andato , credo , disse Alice . - Son così contenta che se ne sia andato . Credevo che fosse già notte . - Anch ' io vorrei poter essere contenta ! disse la Regina . - Soltanto non ricordo la regola . Tu devi essere felicissima , vivendo in questo bosco ed essendo contenta tutte le volte che ti piace . - Soltanto qui son così sola , - disse Alice con voce melanconica : e al pensiero della sua solitudine , due grosse lagrime le corsero per le guance . - Oh , non piangere così ! - gridò la povera Regina , torcendosi le mani disperata . - Considera che sei già grande . Considera quanta strada hai fatta oggi . Considera che ora è . Considera qualunque cosa . Ma non piangere . Alice non poté non sorridere , anche attraverso le lagrime . - E voi potete fare a meno dal piangere , col considerare tutte queste cose ? - essa chiese . - Ecco come si fa , - disse la Regina con gran decisione , - come sai , nessuno può fare due cose in un volta . Per cominciare , consideriamo prima la tua età ... quanti anni hai ? - Sette e mezzo in punto . - Non è necessario dire « in punto » , - osservò la Regina . - Posso crederlo senza di questo . Ora darò io a te qualche cosa da credere . Io ne ho esattamente cento e uno , cinque mesi e un giorno . - Questo non lo posso credere , - disse Alice . - No ? - disse la Regina in tono di compatimento . - Provatici . Fa un respiro lungo , e poi chiudi gli occhi . Alice si mise a ridere . - É inutile che mi ci provi , - ella disse , - non si può credere alle cose impossibili . - Forse non hai la pratica necessaria , - disse la Regina . - Quando io avevo la tua età , m ' esercitavo per mezz ' ora al giorno . Ebbene , a volte credevo nientemeno che a sei cose impossibili prima della colazione ... Ecco che se ne va di nuovo lo scialle . Il fermaglio s ' era aperto mentre essa parlava , e un ' improvvisa raffica di vento fece volar lo scialle della Regina attraverso un ruscello . La Regina spalancò di nuovo le braccia , e si mise a corrergli dietro , e questa volta riuscì ad acchiapparlo da sé . - L ' ho preso , l ' ho preso ! - gridò con tono di trionfo come la vispa Teresa con la farfalla . - Vedrai che ora me l ' appunterò da me . - Allora , il vostro dito sta meglio ? - disse Alice con molta cortesia , mentre traversava il ruscelletto dietro la Regina . * * * - Oh benissimo ! - gridò la Regina , con una voce che si faceva sempre più acuta . - Benissimo . Be - e - enissirmo . Be - e - ehh ! L ' ultima parola finì in un lungo belato , così simile a quello d ' una pecora che Alice diede un balzo . Guardò la Regina , che pareva si fosse completamente coperta di lana . Si sfregò gli occhi e guardò di nuovo . Non poteva comprendere ciò che fosse accaduto . Si trovava essa in una bottega ? E quella che sedeva all ' altro lato del banco era veramente una Pecora ? Per quanto si sfregasse gli occhi , era proprio così : si trovava in una piccola oscura botteguccia , appoggiata coi gomiti al banco , di fronte a una vecchia Pecora , che sedeva in una poltroncina facendo la calza e che , di tanto in tanto , levava gli occhi dal lavoro per guardarla a traverso un paio di grosse lenti . - Che vuoi comprare ? - disse finalmente la Pecora , lasciando per un momento la calza . - Ancora non lo so , - disse Alice con dolcezza . - Vorrei , se fosse possibile , dare prima un ' occhiata intorno intorno . Tu puoi guardar di fronte e ai due lati , se vuoi , - disse la Pecora , - ma non intorno intorno a meno che tu non possegga degli occhi sulla nuca . Ma Alice non li aveva , e così si limitò a volgersi in giro e guardar gli scaffali , avvicinandosi di volta in volta . La bottega sembrava zeppa di ogni sorta di strani oggetti ... ma il più strano di tutto si era che tutte le volte che Alice si metteva a guardar fisso uno scaffale , per veder bene ciò che conteneva , quello diventava improvvisamente vuoto , sebbene gli altri d ' intorno fossero perfettamente colmi - Qui gli oggetti se ne volano via ! - ella disse finalmente , in un tono di lamento , dopo aver passato un minuto o quasi a inseguir vanamente un grande oggetto lucente , che le sembrava a volte una bambola e a volte una scatola da lavoro , ed era sempre nello scaffale al di sopra di quello in cui guardava . - E questo e il più irritante di tutti ... ma io vi dirò , - essa aggiunse , come un subitaneo pensiero le sorse , - che lo seguirò fino all ' ultimo scaffale in cima . Non vorrà andarsene pel soffitto , spero . Ma anche questo mezzo non le riuscì : l ' oggetto traversò tranquillamente il soffitto , come se ci fosse lungamente avvezzo . - Sei una bambina o una trottola ? - disse la Pecora , mentre prendeva un altro paio di ferri da calza . - Mi farai venire la vertigine , se continui ad aggirarti a quel modo . Essa ora lavorava con quattordici paia di ferri contemporaneamente , e Alice non poteva non guardarla con grande meraviglia . - Come può fare con tanti ferri ? - pensava la bambina imbarazzata . - E più sta , e più mi sembra che diventi un porcospino . - Sai remare ? - chiese la Pecora , dandole un paio di ferri , mentre parlava . - Sì , un poco ... ma non per terra ... e non coi ferri da calza ... - cominciò a dire Alice , quando improvvisamente i ferri che aveva in mano diventarono remi , e si trovò con la Pecora in una barchetta che scivolava fra due sponde . Non poté far altro che remare . - Remigante ! - gridò la Pecora , prendendo un altro paio di ferri . Non sembrando che questa osservazione avesse bisogno d ' una risposta , Alice non disse nulla , ma tirò innanzi . V ' era qualche cosa di strano nell ' acqua , ella pensava , perché di tanto in tanto i remi affondavano , ed eran tratti fuori con gran difficoltà . - Remigante , Remigante , - gridò di nuovo la Pecora , prendendo altri ferri . - Tosto piglierai un granchio . - Un bel granchiolino , - pensava Alice , mi piacerebbe . - Non hai sentito che dicevo Remigante ? gridò irata la Pecora , prendendo addirittura un fascio di ferri . - Sì , che l ' ho sentito , disse Alice , - l ' avete detto tanto spesso ... e ad alta voce . Per favore dove sono i granchi ? . - Nell ' acqua naturalmente , - disse la Pecora , ficcandosi alcuni ferri nei capelli , ché n ' aveva piene le mani . - Remigante , dico ! - Perché dire « Remigante » tante volte ? - chiese finalmente Alice , piuttosto seccata . - Io non sono un uccello . - Si che lo sei , - disse la Pecora , - sei una piccola oca . A questo Alice s ' offese un po ' . Così per un minuto o due non vi fu conversazione . La barca scivolava silenziosa sull ' acqua ; a volte fra letti d ' alghe ( nelle quali s ' impigliavano più che mai i remi ) , e a volte sotto gli alberi , ma sempre con le stesse alte . sponde . accigliate da un lato e dall ' altro - Oh , per favore ! vi sono dei giunchi profumati , - gridò Alice in un improvviso accesso di gioia . Ve ne sono tanti e come son belli ! - É inutile dirmi « per favore » , a proposito dei giunchi , - disse la Pecora senza levar la testa dalla calza . - Non ce li ho messi io , e non son io che li toglierò . - No , ma io volevo dire ... per favore , possiamo fermarci a coglierne un po ' ? - si scusò Alice . - Se non vi dispiace di fermare per un minuto la barca . - Come debbo fermarla ? - disse la Pecora . - Se cessi di remare , si fermerà da sé . Così la barca fu lasciata in balia della corrente , finché scivolò pianamente fra i giunchi oscillanti . E le piccole maniche furono attentamente rimboccate , e le piccole braccia affondate fino al gomito , per afferrare i giunchi più in basso che potevano prima di romperli ... e per un poco Alice dimenticò ogni cosa della pecora e delle calze , incurvandosi sul fianco della barca , con l ' estremità della chioma scarmigliata nell ' acqua , mentre con lucenti e avidi occhi acchiappava un ciuffo dietro l ' altro dei cari giunchi odorosi . - Spero soltanto che la barca non si rovesci , - essa si disse . - Oh , che bel ciuffo ! ... Solo che non ci arrivo ! Ed era una cosa veramente irritante ( « come se fosse fatto apposta » ella pensava ) che , sebbene ella cercasse di cogliere molti bei giunchi che la barca rasentava , v ' era sempre un ciuffo più grazioso che non si raggiungeva . - I più belli sono sempre più oltre ! - esclamò finalmente , con un sospiro , all ' ostinazione dei giunchi nel crescer così lontano , mentre con le guance accese e i capelli e le mani gocciolanti , si arrampicava di nuovo al suo posto e cominciava a mettere in ordine quei suoi nuovi tesori . Che importava ora a lei che i giunchi avessero cominciato a scolorarsi e a perdere tutto il loro profumo e la loro bellezza del primo istante della raccolta ? Anche i giunchi veri durano pochissimo ... e quelli , essendo giunchi immaginari si liquefecero quasi come la neve , ammucchiati com ' erano ai suoi piedi . Ma Alice ci badò appena , perché v ' erano tante altre cose strane alle quali pensare . Esse non erano andate molto più innanzi quando la pala di uno dei remi s ' impegolò nell ' acqua e non volle uscirne più ( così Alice raccontò ; dopo ) , ed avvenne che il manico la colpì sotto il mento , e , nonostante una serie di piccoli strilli « Oh , oh , oh ! » da parte della povera Alice , la divelse dal suo posto e la fece stramazzare sul mucchio dei giunchi . - Ma essa non s ' era fatto male , e si levò subito in piedi : la Pecora continuava a far la calza , come se nulla fosse accaduto . - É un piccolo granchio che tu hai preso , ella osservò , mentre Alice ritornava al suo posto , molto confortata di trovarsi ancora in barca . - Sì ? Non l ' ho visto , - disse Alice , affacciandosi cautamente sul fianco della barca , e guardando nell ' acqua scura . - Non l ' avrei lasciato andare ... Mi piacerebbe tanto di portarmi un granchiolino a casa . Ma la Pecora sorrise ironicamente , e continuò a far la calza . - Vi sono molti granchi qui ? - disse Alice . - Granchi , e tutto quello che vuoi , - disse la Pecora , a tua scelta . Soltanto deciditi . Che cosa vuoi comprare ? ' Comprare ? - echeggiò Alice , in un tono che era mezzo di stupore e mezzo di paura , perché i remi , e la barca e il fiume erano in un istante svaniti , ed essa si ritrovava nella piccola oscura botteguccia . - Vorrei comprare un uovo , - essa disse timidamente . - A quanto li vendi ? - Cinquantun centesimi per uno , venti centesimi per due , - rispose la Pecora . - Allora due costano meno di uno ! - disse Alice sorpresa , cavando il borsellino . - Ma se ne compri due , devi mangiarli tutti e due , - disse la Pecora . - Allora ne piglio uno , - disse Alice mettendo i soldi sul banco , perché essa diceva fra sé : « non saranno molto freschi . » La Pecora prese i soldi , e li mise in una cassetta ; poi disse : - Io non metto gli oggetti nelle mani degli avventori ... Non starebbe bene ... te lo prenderai da te . E così dicendo , si diresse in fondo della bottega , e su uno scaffale mise l ' uovo dritto . « Chi sa perché non starebbe bene ? - pensava Alice , andando a tentoni fra i tavolini e le sedie , perché la bottega in fondo era oscurissima . Più cammino , e più sembra che l ' uovo s ' allontani . É una sedia questa , sì o no ? To ' , ha messo i rami . Strano che qui crescano gli alberi . To ' , ecco un ruscello . Ma questa è la bottega più strana che io m ' abbia visto . » Ella continuò ad andare innanzi , sempre più sbalordita a ogni passo , mentre ogni cosa diventava un albero nell ' istante che l ' avvicinava , ed essa s ' aspettava che l ' uovo dovesse far precisamente lo stesso . VI UNTO DUNTO Ma l ' uovo diventava sempre più grosso e più grosso , e sempre più umano e più umano : e come ella s ' avvicinò , vide che aveva gli occhi e il naso e la bocca , e come si avvicinò ancor più , vide chiaramente ch ' era Unto Dunto in persona . « Non può essere che lui , - ella si disse . Ne son più certa , che se lo avesse scritto in faccia . » Avrebbe potuto essere scritto un centinaio di volte , comodamente , su quella faccia enorme . Unto Dunto con le . gambe incrociate , come un turco , era seduto sull ' orlo d ' un muro alto , così stretto che Alice si meravigliò come egli potesse tenersi in equilibrio . Siccome gli occhi di lui guardavan fisso nella direzione opposta , e non s ' accorgevano affatto della bambina , questa pensò , dopo tutto , che Unto Dunto fosse una persona imbalsamata . - E come rassomiglia esattamente a un uovo , - disse ad alta voce , pronta con le mani ad acchiapparlo , perché temeva ad ogni istante di vederlo cadere . - É molto seccante , - disse Unto Dunto , dopo un lungo silenzio , guardando da un ' altra parte , mentre parlava , - sentirsi dar dell ' uovo . Molto , molto seccante ! - Ho detto che rassomigliavate ad un uovo , signore , - spiegò Alice gentilmente . - E alcune uova sono graziosissime , veramente , - ella aggiunse , sperando di fare accettare la sua frase come un complimento . - Certi , - disse Unto Dunto , sempre guardando , come il solito , da un ' altra parte , - non hanno più intelligenza di un fantolino . Alice non sapeva che rispondere : si disse che quella non era una conversazione , perché egli non le rivolgeva mai la parola ; l ' ultima osservazione infatti l ' aveva rivolta evidentemente ad un albero . Così ella se ne stette muta , ripetendo dolcemente a sé stessa : Unto Dunto sedea sul muro Unto Dunto cascò sul duro ; Tutti i fanti che accorsero tosto Non sepper alzarlo e rimetterlo a posto . Quest ' ultimo verso è troppo lungo per una poesia ; - ella aggiunse , quasi ad alta voce , dimenticando che Unto Dunto la sentiva . - Non chiacchierare così sola , - le disse Unto Dunto , guardandola per la prima volta , - ma dimmi come ti chiami e che fai . - Mi chiamo Alice , ma ... - Hai un nome molto sciocco ! - la interruppe con impazienza Unto Dunto . - Che cosa significa ? - Forse che un nome deve significare qualche cosa ? - domandò Alice dubbiosa . - Altro che ! - disse Unto Dunto con una breve risata : Il mio nome significa la forma che ho io ... fra parentesi una forma graziosa e bella . Con un nome come il tuo si può avere qualunque forma o quasi . - Perché ve ne state lì seduto solo solo ? chiese Alice che non voleva cominciare una discussione . - Perché non v ' è nessuno con me ! - gridò Unto Dunto . - Credevi che non ti sapessi rispondere ? Domanda un ' altra cosa . - Non pensate che in terra stareste più sicuro ? - Alice continuò ; non con l ' idea di proporre un altro indovinello , ma semplicemente per simpatia verso la strana creatura . - Lassù dovete stare così scomodo . - Che facili indovinelli mi dai a indovinare ! - brontolo Unto Dunto . - Io no , non la penso così . Ebbene , se mai cadessi ... non c ' è pericolo ... ; ma se cadessi ... - e qui egli gonfiò le labbra , e prese un aspetto così solenne e maestoso che Alice non poté , per quanto facesse , trattenersi dal ridere . - Se cadessi , - egli continuo , - « Il Re mi ha promesso ... » puoi anche diventar pallida , se ti dispiace . Tu non credevi che dovessi dir questo ? Il Re mi ha promesso ... con la sua stessa bocca ... di ... di ... - Di mandarvi tutti i suoi fanti , - Alice interruppe , piuttosto imprudentemente . - Ora io ti dico che sta malissimo , - gridò Unto Dunto , montando improvvisamente in collera . - Tu hai origliato alla porta ... e dietro gli alberi ... e sotto i camini ... se no , non l ' avresti saputo . Ma no , - disse Alice molto umilmente , - c ' è in un libro . - Ah , sì , si scrivono simili cose nel libri ? disse Unto Dunto con tono più calmo . - Forse è nella storia . Ora guardami . Io sono uno che ha parlato col Re : forse non vedrai mai un altro , che abbia parlato al Re , e per mostrarti che io non sono orgoglioso , ti permetto di stringermi la mano . ( E ghignò quasi da un orecchio all ' altro , mentre si sporgeva più che gli era possibile , da quel muro ) e stese la mano ad Alice . Ella lo guardava con qualche ansia , mentre la prendeva . « Se egli sorridesse un po ' più , le estremità della bocca gli si incontrerebbero sulla nuca , ella pensava : - e chi sa che potrebbe accadere alla sua testa . Temo che si spaccherebbe . » - Si , mi manderebbe tutti i suoi fanti , continuò Unto Dunto . - In un minuto mi raccoglierebbero , altro che ! Però questa conversazione va troppo rapidamente innanzi , ritorniamo alla penultima osservazione . - Non credo di ricordarla , - disse Alice con molta cortesia . - Se è così , cominceremo da capo , - disse Unto Dunto , - ed ora spetta a me scegliere un soggetto . ( « Egli parla come se si trattasse di un giuoco , » pensava Alice ) . Ecco una domanda per te . Quanti anni dicevi di avere ? Alice fece un breve calcolo e disse : - Sette anni e sei mesi . - Che c ' entra ? - esclamo Unto Dunto con accento di trionfo . - Tu non avevi mai detto niente di simile . - Io credevo che voi intendeste : « Quanti anni hai , » - spiego Alice . - Se avessi inteso questo , l ' avrei detto , disse Unto Dunto . Alice , non volendo incominciare un ' altra discussione , non disse nulla . - Sette anni e sei mesi ! - ripeté Unto Dunto pensoso . - Un ' età molto scomoda . Se tu ti fossi consigliata con me , t ' avrei detto : « fermati a sette » ... ma ora è troppo tardi . - Non mi consiglio con nessuno sull ' età , disse Alice indignata . Così orgogliosa sei ? - chiese l ' altro . Alice si sentì ancora più indignata a questa domanda . - Voglio dire che uno non può fare a meno dal crescere . - Uno forse non può , - disse Unto Dunto , - ma due sì . Efficacemente aiutata , avresti potuto rimanere a sette . - Che bella cintura che avete ! - osservò improvvisamente Alice . ( Ne avevano abbastanza sul conto dell ' età , ella pensava , e se veramente dovevano scegliere i soggetti a turno , adesso toccava a lei ) - cioé , - ella corresse , ripensandoci - una bella cravatta . Avrei dovuto dire ... no , una cintura , voglio dire ... scusatemi , - essa aggiunse impacciata , perché Unto Dunto appariva perfettamente offeso , ed ella cominciò a deplorare di aver toccato quell ' argomento . - Se soltanto sapessi , - diceva fra sé , - qual è il collo e qual è il petto . Evidentemente Unto Dunto era irritatissimo , sebbene stesse zitto per uno o due minuti . Quando riparlò , fu con un sordo brontolio . - É ... una cosa molto seccante , - egli disse finalmente , - che una persona non distingua una cravatta da una cintura . - É per la mia grande ignoranza , - disse Alice , in un tono così umile che Unto Dunto si calmò . - É una cravatta , e bella , come tu dici . É un dono del Re Bianco e della Regina . Ecco tutto . - Veramente ? - disse Alice , lietissima di aver trovato finalmente un buon argomento . - Me l ' hanno data , - continuò Unto Dunto pensoso , mettendo una gamba a cavalcioni sull ' altra e circondando con le mani il ginocchio , me l ' hanno data per un dono ingenetliaco . - Scusatemi ... - disse Alice con aria impacciata . - Tu non m ' hai offeso , - disse Unto Dunto . - Voglio dire , che cosa è un dono ingenetliaco ? - Un dono che ti si offre quando non è il tuo genetliaco , è chiaro . Alice stette un po ' a pensare . - Mi piacciono più i doni genetliaci , - finalmente disse . - Tu non sai quel che ti dici , - gridò Unto Dunto . - Quanti sono i giorni in un anno ? - Trecentosessantacinque . - E quanti genetliaci hai ? - Uno . - E se togli uno da trecentosessantacinque , che rimane ? - É semplice : trecentosessantaquattro . Unto Dunto parve dubbioso . - Lo vorrei eseguito sulla carta , - egli disse . Alice non poté fare a meno dal sorridere , mentre cavava il taccuino e faceva per lui la sottrazione : 365 l - - - 364 Unto Dunto prese il libro e guardò attentamente . - Mi pare esatta ... - egli cominciò . - Lo tenete sottosopra ! - interruppe Alice . - É vero , - disse Unto Dunto allegramente , mentre Alice gli voltava il taccuino , - pensavo appunto che mi sembrava un po ' strano . Dicevo dunque : « Mi sembra esatta ... » ché ora non ho il tempo di esaminarla con calma ... e questo mostra che vi sono trecentosessantaquattro giorni nei quali ti può essere offerto un dono ingenetliaco . Certo , - disse Alice . - E uno solo per i doni genetliaci . Eccoti gloria . - Io non so che intendiate per « gloria » , disse Alice . Unto Dunto sorrise con aria di compatimento .. - Certo che non lo intendi ... se non te lo dico . Eccoti un magnifico trionfale argomento . - Ma « gloria » non significa un magnifico trionfale argomento , - obiettò Alice . - Quando io uso una parola , - disse Unto Dunto in tono d ' alterigia , - essa significa ciò che appunto voglio che significhi : né più né meno . - Si tratta di sapere , - disse Alice , - se voi potete dare alle parole tanti diversi significati . - Si tratta di sapere , - disse Unto Dunto , - chi ha da essere il padrone ... Questo è tutto . Alice era così impacciata che non disse nulla , e dopo un minuto Unto Dunto ricominciò : - Alcune di esse sono intrattabili ... specialmente i verbi sono orgogliosissimi ... con gli aggettivi si può fare ciò che si vuole , ma non con i verbi ... Però io so maneggiarle tutte quante . Impenetrabilità ! Ecco che dico ! - Vorreste dirmi , per favore , - disse Alice , - che cosa significa questo ? - Ora parli come una bambina ragionevole , - disse Unto Dunto , con un ' aria molto soddisfatta . - Intendevo con « impenetrabilità » d ' averne avuto abbastanza di questo argomento e che sarebbe stato opportuno che mi avessi detto che pensavi di far dopo , perché suppongo che tu non intenda fermarti qui vita natural durante . - É un voler far significare troppe cose a una parola sola , - disse Alice in tono pensoso . - Quando a una parola faccio far tanto lavoro , - disse Unto Dunto , - la pago di più . - Oh ! - disse Alice , troppo confusa per fare anche una sola osservazione . - Ah , dovresti vederle venirmi intorno la sera del sabato , - disse Unto Dunto , gravemente scotendo la testa da un lato all ' altro , - per aver la paga . ( Alice non s ' avventurò a chiedergli come le pagasse , e così io non posso dirvelo . ) - Voi , signore , sembrate abilissimo nello spiegare le parole , - disse Alice . - Mi fareste la cortesia di dirmi il significato della poesia intitolata Giabervocco ? - Sentiamola , - disse Unto Dunto . - Io posso spiegare tutte le poesie che sono state scritte ... e molte che non sono state scritte ancora . Questo sonava molto attraente , e Alice ripeté la prima strofa : S ' era a cocce e i ligli tarri girtrellavan nel pischetto , tutti losci i cincinarri suffuggiavan longe stetto . - Basta per cominciare , - interruppe Unto Dunto : - qui vi sono molte parole difficili . « Cocce » significa le dieci della mattina , l ' ora in cui si comincia a cuocere i cibi per la colazione . - Bene , - disse Alice , - e « ligli » ? - Ligli significa agile e limaccioso . « Li » è lo stesso che « attivo » . Due significati in una parola sola . - Ora comprendo , - osservò Alice pensosa , - e che sono i « tarri ? » - « Tarri » sono degli esseri simili ai tassi ... alle lucertole ... e ai cavaturaccioli . - Che creature strane che debbono essere ! - Sì , - disse Unto Dunto , - e fanno i nidi sotto le meridiane e vivono di formaggio . - E che vuol dire « girtrellare » ? - Girtrellare vuol dire rotare come un giroscopio e far buchi come un trapano . - E il pischetto ? - La zolla d ' erba intorno alla meridiana . É detta pischetto perché si espande un po ' innanzi e un po ' dietro la meridiana ... - E un po ' da ogni lato , - aggiunse Alice . - Appunto . « Losci » poi vuol dire deboli e miserabili ( ecco un ' altra parola con due significati ... come un portamonete con due tasche ) . E « cincinnarro » è un uccellino con le piume piantate come aculei intorno intorno al corpo ; una specie di strofinaccio vivo . - E suffuggiare ? Mi dispiace di darvi tanto disturbo . - Vuol dire qualche cosa tra muggire e fischiare , con una specie di starnuto in mezzo : però tu lo sentirai fare ... nel bosco laggiù , forse ; e quando l ' avrai sentito , sarai contenta . « Longe stetto . » Non ne sono certo , ma mi pare voglia dire lontano senza tetto . Stetto , senza tetto ... per dire che avevan smarrita la strada . Chi è che t ' ha ripetuto tutto questo brano difficilissimo ? - L ' ho letto in un libro . Ma m ' è stata recitata una poesia molto più facile di questa da ... Tuidledì , mi pare . - In quanto a poesia , - disse Unto Dunto , levando una delle sue grandi mani , - te ne posso recitare più e meglio degli altri , se si tratta di questo ... - Oh , ne son certa , - disse Alice in fretta , sperando di trattenerlo dal cominciare . - Quella che reciterò , - egli continuò senza raccogliere la sua osservazione , - fu scritta per tuo esclusivo divertimento . Alice comprese che , stando così la cosa , era suo dovere di ascoltarla , e allora si sedette e disse « grazie » con accento piuttosto melanconico . « - Nell ' inverno quando i campi ed i monti sono bianchi io ti canto questo canto perché un gaudio non ti manchi .... » soltanto che non lo canto , - egli aggiunse , come spiegazione . - Veggo , - disse Alice . - Se tu puoi vedere se io canti o no , hai gli occhi più acuti degli altri , - osservò con severità Unto Dunto . Alice tacque . « Quando i boschi in primavera s ' inghirlandano di fronde cercherò di dirti il senso che nei versi si nasconde . » - Grazie , disse Alice . « Nell ' estate quando i giorni sono lunghi e caldi tanto forse tu potrai comprendere , che significa il mio canto . Nell ' autunno quando i rami delle foglie son già privi prendi carta penna e inchiostro , ed il canto mio trascrivi , » - Lo scriverò , se lo ricorderò , - disse Alice . - Non è necessario fare osservazioni simili , - disse Unto Dunto , - sono insensate e mi scombussolano . « Ho mandato ai pesci un foglio per dir loro : « É ciò che voglio » . Ed i pesci dalla costa m ' han mandato la risposta . Solo due parole o tre : « É impossibile , perché .... » - Temo di non comprendere , - disse Alice . - Ora diventa più facile , - rispose Unto Dunto « Ho mandato ancora a dire : - Sara meglio di ubbidire : Ed i pesci con calore : - Siete in collera , signore . E di nuovo un foglio piglio , ma si ridon del consiglio ! Ho così preso un tegame nuovo , lucido , di rame . Alla pompa l ' ho ben pieno , mentre il cor batteami in seno . É venuto uno e m ' ha detto : - Ora i pesci sono a letto . Io mi son messo a gridare : - Tu li devi risvegliare . Chiaro e tondo gli ho parlato , nell ' orecchio gli ho strillato . Unto Dunto alzò straordinariamente la voce , recitando queste strofe , e Alice pensava con un brivido : - Non mi sarei voluta trovare nella pelle del messaggero . Ma superbo egli e feroce dice : - Abbassa quella voce . Ma feroce egli e superbo dice : - Andrò , - con piglio acerbo . Un turacciolo lì presso tosto abbranco e vado io stesso . Perché chiuse son le porte , urto , picchio e batto forte . Perché chiuso sempre sta la maniglia afferro , ma ... Vi fu una lunga pausa . - É tutto ? - chiese timidamente Alice . - É tutto , - disse Unto Dunto . - Addio . « É un congedo piuttosto brusco » , penso Alice ; ma dopo un così chiaro invito ad andarsene , ella stimò che sarebbe stato piuttosto indiscreto rimanere . Così si alzò e tese la mano : - Addio , c ' incontreremo un ' altra volta , disse , - più allegra che poté . - Non ti riconoscerei più , se c ' incontrassimo , - rispose Unto Dunto poco soddisfatto , dandole da stringere un dito : - tu sei proprio come tutti gli altri . - Generalmente , si giudica dal viso , - Alice osservo pensosa . - É questo che deploro , - disse Unto Dunto . - Il tuo viso somiglia a quello di tutti gli altri .. due occhi ( notando il loro posto in aria col pollice ) - Il naso in mezzo , la bocca sotto . Sempre allo stesso modo . Se invece tu avessi gli occhi da un solo lato del naso , per esempio , ... o la bocca al di sopra ... potrebbe giovare a distinguerti . - Non sarebbe bello , - obiettò Alice . Ma Unto Dunto chiuse gli occhi e disse : - Prova un poco . Alice aspettò un minuto per sentir se parlasse ancora , ma siccome egli non apriva più bocca e non l ' osservava più affatto , disse : « Addio , » ancora una volta , e non avendone risposta si allontanò tranquillamente , ma non poté fare a meno dal dire mentre se n ' andava : « Fra tutte le persone ... ( essa parlava ad alta voce , come un gran conforto nel dover dire una cosa così solenne ) sì , fra tutte le persone meno soddisfacenti da me incontrate ... Non finì mai la sentenza , perché in quell ' istante un enorme scroscio scosse la foresta da capo a fondo . VII IL LEONE E L ' UNICORNO L ' istante dopo dei soldati arrivavano correndo per il bosco , in principio a due o tre , poi a dieci o venti insieme , e finalmente in tali masse che sembravano riempire tutta la foresta . Alice si rifugiò dietro un albero per paura d ' esser travolta e li guardò passare . Pensava di non aver mai veduto in vita sua tanti soldati proceder con tanta incertezza di gambe ; inciampavano sempre su questo o quell ' oggetto , e quand ' uno cascava , parecchi altri gli cascavano addosso , di guisa che il suolo fu tosto coperto di mucchi di uomini . Poi vennero i cavalli . Avendo quattro piedi , se la cavavano molto meglio dei fanti ; ma anch ' essi inciampavano di tanto in tanto , e sembrava che fosse regola normale , quando un cavallo inciampava , che il cavaliere dovesse istantaneamente cadere . La confusione si faceva ogni momento maggiore , e Alice fu lietissima di uscir fuori del bosco in un luogo scoperto , dove trovò il Re Bianco seduto a terra e tutto affaccendato a scrivere nel suo taccuino . - Li ho mandati tutti , - gridò il Re in tono di grande soddisfazione vedendo Alice . - T ' è capitato d ' incontrare dei fanti , cara , venendo per il bosco ? - Sì , - disse Alice , - e parecchie migliaia , credo . - Quattromila duecento e sette è il numero esatto , - disse il Re , riferendosi al libro . - Non ho potuto mandarli tutti , sai , perché due occorrono al giuoco . E neanche ho mandato i due Alfieri . Entrambi sono andati in città . A proposito guarda sulla strada , e dimmi se vedi qualcuno di essi . - Nessuno , - disse Alice , dopo aver dato un ' occhiata alla strada . - Mi rallegro con i tuoi occhi , - osservò il Re con tono stizzoso . - Poter veder Nessuno . E a tanta distanza poi ! Figurati che è già tanto se mi riesce di veder qualcuno , con questa luce . Tutto questo non fu sentito da Alice , ancora intenta a guardare sulla strada , facendosi schermo agli occhi con la mano . - Io veggo qualcuno ora , - finalmente ella esclamò , - ma viene avanti pian piano , e con che strani atteggiamenti ! ( Perché l ' Alfiere continuava a saltare di qua e di là , e , contorcendosi come una anguilla , veniva innanzi con le mani aperte come ventagli ai due lati . ) - Niente affatto , - disse il Re . - Egli è un Alfiere anglo - sassone ... e quelli sono atteggiamenti anglo - sassoni . Fa così quando si sente felice . Si chiama Fortunello . - Io amo il mio amore con un F . - cominciò Alice , pensando a certo ritornello infantile , perché egli è Felice . Lo odio con un F . perché è Fellone . Lo cibo con ... con ... con Fette di sandwiches e Fieno . Si chiama Fortunello e vive ... - E vive a Firenze , - osservò il Re semplicemente , senza la minima idea di unirsi al giuoco , mentre Alice esitava nel cercare il nome di una città con un F . - L ' altro Alfiere si chiama Hatta . Debbo averne due , sai , per venire e andare : uno a venire , e uno ad andare . - Scusatemi ... - disse Alice . - Non hai fatto nulla per chiedermi scusa - disse il Re . - Volevo dire che non capivo , - disse Alice , - perché uno per venire e l ' altro per andare ? - Non te l ' ho detto , - ripeté il Re , impazientito , - che ne debbo aver due a ... ad andare a portare . Uno ad andare e uno a portare . In quel momento arrivò l ' Alfiere : non gli era rimasto tanto di fiato da poter dire una parola ; poteva solo accennare dei grandi gesti con le mani , e far le più terribili smorfie al povero Re . - Questa signorina ti ama con un F . - disse il Re , presentando Alice nella speranza di stornar da sé l ' attenzione dell ' Alfiere ; ma invano . Gli atteggiamenti anglo - sassoni si facevano sempre più straordinari , mentre gli occhi spalancati giravano furiosamente da un lato all altro . - Tu mi allarmi , - disse il Re . - Mi sento debole ... dammi una fetta di sandwich ! - A ciò l ' Alfiere , con gran divertimento di Alice , aprì un sacchetto che portava appeso al collo , e diede un sandwich al Re , che lo divorò avidamente . - Un altro sandwich ! - disse il Re . - Non è rimasto che il fieno , ora , - disse l ' Alfiere , guardando nel sacchetto . - Fieno , allora , - mormorò il Re con un sussurro . Alice fu lieta di vedere che il fieno lo rianimava . - Non c ' è nulla come il fieno , se uno si sente debole , - egli le osservò , continuando a masticare . - Forse sarebbe meglio gettarvi dell ' acqua fredda addosso , - suggerì Alice , -...o dei sali volatili . - Non ho detto che non v ' è nulla di meglio , - rispose il Re , - ho detto nulla come il fieno . Il che Alice non s ' arrischiò di contestare . - Chi passava sulla strada ? - continuò il Re , stendendo la mano all ' Alfiere per avere altro fieno . - Nessuno , - disse l ' Alfiere . - Per l ' appunto , - disse il Re , - l ' ha visto anche questa signorina . Allora Nessuno cammina più piano di te . - Io faccio del mio meglio , - disse l ' Alfiere imbronciato , - e son sicuro che nessuno cammina più presto di me . - É impossibile , - disse il Re , - sarebbe arrivato prima di te . Frattanto , hai ripigliato fiato e puoi dirci ciò che è accaduto nella città ! - Te lo dirò all ' orecchio , - disse l ' Alfiere , mettendosi le mani alla bocca a guisa di tromba , e chinandosi sull ' orecchio del Re . Alice si dispiacque di quest ' atto , perché voleva saper le notizie anche lei . Però , invece di far un sussurro con le labbra , l ' Alfiere strillò con tutti i suoi polmoni : - La solita battaglia ! - E questo tu lo chiami dirmelo all ' orecchio ? - gridò il povero Re facendo un balzo . - M ' è parso d ' avere un terremoto in testa . - Chi è che fa la solita battaglia ? - Il Leone e l ' Unicorno , chi altri può essere ? - disse il Re . - Battagliano per la Corona ? - Certo , - disse il Re , - e il più bello si è che è sempre per la mia corona . Corriamo a vedere E s ' avviarono al trotto , mentre Alice si ripeteva le parole della vecchia canzone : Battagliar per la Corona il Leone e l ' Unicorno , che fu vinto dal Leone in cittade e intorno intorno , chi mangiar fe ' I ' Unicorno , chi mangiare fe ' il Leone pane bianco e pane bruno , pan di Spagna con torrone . - Chi vince ottiene la corona ? - ella chiese , come poté , perché la corsa le toglieva il fiato . - Povero me , no ! - disse il Re . - Che idea ? - Sareste così cortese ... , - disse Alice ansando , dopo aver corso un poco più oltre , - da fermarvi un minuto ... per respirare un poco . - Io sono cortese , - disse il Re , - ma non son forte abbastanza . Vedi , un minuto è così tremendamente veloce . Sarebbe lo stesso che voler fermare un lampo . Non avendo più fiato per parlare , Alice continuò a correre in silenzio , finché si trovò di fronte a una gran folla , in mezzo alla quale battagliavano il Leone e l ' Unicorno . Erano in una nuvola di polvere così densa , che in principio Alice non poté distinguerli : ma poi capì dal corno qual ' era l ' Unicorno . Essa col Re si dispose accanto ad Hatta , l ' altro Alfiere , che guardava il combattimento con una tazza di té in una mano e un pezzo di pane imburrato nell ' altra . - É uscito ora di prigione , e non aveva finito il té quando ci fu mandato , - sussurrò Fortunello ad Alice : - là dentro non si danno che gusci d ' ostriche ... così ha molta fame e molta sete . Come stai , caro mio ? - egli continuò , mettendo affettuosamente il braccio intorno al collo di Hatta . Hatta guardò in giro e fece un cenno con la testa continuando a mangiare il pane imburrato . - Te la passavi felicemente in prigione , amico caro ? - disse Fortunello . Hatta girò ancora intorno lo sguardo , e una lagrima o due gli solleticarono questa volta la guancia ; ma non disse una parola . - Parla , non puoi parlare ? - gridò Fortunello impaziente . Ma Hatta masticava e beveva té . - Parla , non vuoi parlare ? - gridò il Re . Come si conducono al combattimento ? Hatta fece uno sforzo disperato , e inghiottì un gran pezzo di pane e burro . - Continuano benissimo , - egli disse con voce soffocata : - ciascuno dei due è caduto circa ottantasette volte . - Allora si darà loro il pane bianco e il pane bruno ? - Li aspettiamo ora , - disse Hatta , - adesso me ne sto mangiando un pezzo . Vi fu una pausa nel combattimento in quell ' istante , e il Leone e l ' Unicorno si sedettero ansando , mentre il Re gridava : - Son concessi dieci minuti per i rinfreschi . Fortunello e Hatta si misero subito al lavoro , portando vassoi di pane bianco e bruno . Alice se ne prese un pezzo da assaggiare , ma era molto secco . - Non credo ch ' essi combatteranno più oggi , - disse il Re ad Hatta ; - dà l ' ordine ai tamburi di cominciare . E Hatta se n ' andò saltando come un grillo . Per un minuto o due Alice se ne rimase in silenzio a guardarlo . A un tratto s ' illuminò : - Guarda , guarda ! - ella gridò puntando un dito . - Ecco la Regina Bianca che corre per la campagna . Essa è venuta a volo dal bosco laggiù . Come possono correre presto queste Regine ! - Senza dubbio ha qualche nemico alle calcagna , - disse il Re , senza neanche levar lo sguardo . - Questo bosco n ' è pieno . - Ma perché non correte ad aiutarla ? - chiese Alice , sbalordita di vederlo prender la cosa con tanta tranquillità . - É inutile , è inutile ! - disse il Re . - Corre con tanta rapidità . Sarebbe come voler acchiappare un lampo . Ma io piglierò un appunto su di lei , se tu vuoi ... É una creatura così buona ! - ripeté pianamente a sé stesso mentre apriva il taccuino . - Creatura la scrivi con due « a » ? In quel momento arrivava trotterellando l ' Unicorno , con le mani in tasca . - L ' ho vinto questa volta , - egli disse al Re , dandogli un ' occhiata mentre gli passava accanto . - Un poco ... un poco , - rispose il Re con qualche nervosità . - Non avresti dovuto trafiggerlo col corno , però . - Non gli ho fatto male , - disse calmo l ' Unicorno , e stava per continuare quando s ' avvide di Alice . Si voltò immediatamente e stette a guardarla con l ' aria del più profondo disgusto . - Che cosa ... è ... mai ? - disse finalmente . - Una bambina , - rispose subito Fortunello , mettendosi di fronte ad Alice per presentarla , e stendendo ambo le mani verso di lei in atteggiamento anglosassone . - L ' abbiamo trovata oggi . É grande al vivo e più che naturale . - Io avevo creduto sempre che fossero dei mostri favolosi , - disse l ' Unicorno . - É viva ? - Può parlare , - disse Fortunello solennemente . L ' Unicorno guardò Alice come in sogno , e disse : - Parla , bambina . Alice non poté non schiudere le labbra a un sorriso , mentre cominciava : - Non sapete , anch ' io avevo sempre creduto che gli Unicorni fossero mostri favolosi . Non ne avevo visto ancora uno vivo . - Bene , ora che ci siamo visti tutti e due , - disse l ' Unicorno , - se tu crederai in me , io crederò in te . Accetti il patto ? - Sì , se vi piace . - Adesso fa portare la torta , caro , - disse l ' Unicorno volgendosi da lei al Re . - Per me , niente del tuo pane bruno oggi . - Certo ... certo ! - mormorò il Re . e fece cenno a Fortunello . - Apri il sacco , - egli sussurrò . - Presto , non quello ... quello è pieno di fieno . Fortunello trasse una grossa torta dal sacco , e la diede a tenere ad Alice , mentre egli prendeva un piatto e un coltello . Come fossero tutte queste cose uscite dal sacco , Alice non poté indovinare . Era come un giuoco di prestidigitazione , essa pensava . Il Leone li aveva raggiunti , frattanto : appariva molto stanco e assonnato , e aveva gli occhi semichiusi . - Che è questo ? - disse , dando una pigra occhiata ad Alice , e parlando in un tono di basso profondo , che pareva il rintocco d ' una campana . - Ah , sì , che è questo ? - gridò pronto l ' Unicorno . - Non l ' indovineresti mai ! lo non ho potuto . Il Leone guardò Alice annoiato : - Sei un animale ... un vegetale ... un minerale ? - disse sbadigliando ad ogni parola . - É un mostro favoloso ! - esclamò l ' Unicorno , prima che Alice potesse rispondere . - Allora servici la torta , Mostro ; - disse il Leone sedendosi in terra e tenendosi il mento fra le zampe . - E sedetevi anche voi ( al Re e all ' Unicorno ) : e dividi la torta in parti uguali , sai . Evidentemente il Re non appariva soddisfatto di dover sedere fra le due grandi creature ; ma non c ' era altro posto per lui . - Che battaglia potremmo darci per la corona , ora ! - disse l ' Unicorno , guardando di sottecchi la corona che il povero Re era sul punto di vedersi cader di testa , tanto tremava in tutte le . membra . - Vincerei facilmente , - disse il Leone . - Non lo credo , - disse l ' Unicorno . - Sì , ed io ti batto intorno alla città , pollo che non sei altro ! - rispose irosamente il Leone facendo l ' atto di levarsi mentre parlava . Allora il Re intervenne per far cessare il litigio : aveva i nervi molto scossi e la voce gli tremava : Intorno alla città ? - egli disse . - C ' è molta strada . Andate per il ponte o per la piazza del mercato ? Dal ponte si gode un magnifico panorama . - Non so , - brontolò il Leone , nell ' atto di riadagiarsi . - V ' era tanta polvere che non si vedeva nulla . Quanto ci mette il Mostro a tagliare quella torta ! Alice s ' era seduta sull ' orlo d ' un ruscelletto col gran piatto sulle ginocchia e tagliava attentamente col coltello . - Che seccatura ! - ella disse , rispondendo al Leone ( s ' era già abituata ad esser chiamata « Mostro » ) , - io taglio le fette , ed esse si riappiccicano . - Tu non sai come si trattano le torte dello Specchio ! - osservò l ' Unicorno . - Prima devi distribuire le parti e poi tagliarle . Questo pareva assurdo , ma Alice ubbidientemente si levò , portò in giro il piatto , e la torta si divise in tre pezzi , mentre la bambina andava dall ' uno all altro . - Ora tagliala , - disse il Leone , mentre ella tornava al suo posto col piatto vuoto . - Dichiaro che non è giusto , - gridava l ' Unicorno , mentre Alice , seduta col coltello in mano , non sapeva di dove cominciare . - Il Mostro ha dato al Leone una porzione due volte più grossa della mia . - Non s ' è tenuta la porzione sua , però , disse il Leone . - Ti piace la torta , Mostro ? Ma prima che Alice potesse rispondere , cominciarono i tamburi . Ella non poté comprendere donde venisse il rumore : l ' aria ne sembrava piena , e il fracasso la rintronava in modo da assordarla . Ella balzò in piedi e fece un salto a traverso il ruscelletto per la paura che l ' aveva invasa , ed ebbe appena il tempo di vedere il Leone e l ' Unicorno levarsi in piedi , con gli sguardi irati per quell ' interruzione della loro colazione , prima di cadere in ginocchio e di mettersi le mani alle orecchie , invano tentando di smorzare quello spaventoso fracasso . « Se questo stamburio non li caccia fuori della città , - ella pensava , - nulla vi riuscirà . » VIII « É DI MIA SPECIALE INVENZIONE » Dopo un po ' , parve che il rumore gradatamente cessasse , finché tutto fu silenzio perfetto , e Alice levò la testa sgomenta . Non si vedeva nessuno , e il suo primo pensiero fu di aver sognato il Leone e l ' Unicorno e quello strano Alfiere anglosassone . Però ai suoi piedi , c ' era ancora l ' enorme piatto sul quale ella s ' era ingegnata di tagliare la torta . - Dunque non ho sognato , - si disse , - salvo che tutti non facciano parte dello stesso sogno . Solo spero che il sogno sia mio - non quello del Re Rosso . Non vorrei appartenere al sogno di un ' altra persona , - continuò in tono piuttosto lamentoso . - Ho una gran voglia d ' andare a svegliarlo per veder che cosa accadrà . - In quel momento i suoi pensieri furono interrotti da alte grida di « Ohi , ohi , scacco ! » , e un Cavaliere , vestito d ' una corazza cremisi , veniva galoppando verso di lei , brandendo una gran mazza . Non appena la raggiunse , il cavallo immediatamente si fermò . - Sei mia prigioniera ! - gridò il Cavaliere , precipitandosi di sella . Sorpresa com ' era , Alice fu più spaventata per lui che per sé in quell ' istante , e lo vide con ansia rimontare a cavallo . Com ' egli si trovò di nuovo a suo agio in sella , ricominciò : - Tu sei mia ... Ma allora si levò un ' altra voce : « Ohi , ohi , scacco ! » e Alice guardò intorno sorpresa per vedere il nuovo nemico . Questa volta era un Cavaliere Bianco . Egli si trasse a fianco di Alice , e precipitò dal cavallo nell ' istessissimo modo del Cavaliere Rosso ; poi si rialzò e i due Cavalieri si guardarono l ' un l ' altro per qualche tempo , senza parlare . Gli sguardi d ' Alice andavan stupiti dall ' uno all altro . - Ella è mia prigioniera , sai ! - disse finalmente il Cavaliere Rosso . - Sì , ma io son venuto a riscattarla , - rispose il Cavaliere Bianco . - Allora dobbiamo combattere per lei , disse il Cavaliere Rosso , mentre dava mano all ' elmo ( che era sospeso alla sella e aveva in qualche modo la forma d ' una testa di cavallo ) e se lo metteva in testa . - Tu osserverai , naturalmente , le Regole della Battaglia , - osservò il Cavaliere Bianco mettendosi anche lui l ' elmo . - Le osservo sempre , - disse il Cavaliere Rosso ; e cominciarono a picchiarsi con tanta furia che Alice si rifugiò dietro un albero per star lontana dai colpi . « Chi sa mai quali siano le Regole della Battaglia , - si diceva , assistendo al duello e facendo timidamente capolino dal suo nascondiglio ; - una regola par sia questa , che se uno dei Cavalieri colpisce l ' altro , lo fa precipitare di sella , e se fallisce il colpo , precipita egli stesso ... e un ' altra regola par sia questa : che entrambi usano le mazze ferrate con le braccia , come se fossero Pulcinella e don Anselmo . Che fracasso che fanno quando precipitano ! Come un fascio di molle , palette e soffietti , che cada sul focolare ! E come se ne stan quieti i cavalli ! Li lasciano andare su e giù come se fossero tavole . » Un ' altra regola della battaglia , della quale Alice non s ' era accorta , sembrava fosse questa : che essi cadevano sempre a testa in giù . E la battaglia finì con la caduta d ' entrambi a questo modo , l ' uno accanto all ' altro : quando si rialzarono si strinsero la mano , e allora il Cavaliere Rosso montò a cavallo e partì al galoppo . - É stata una vittoria gloriosa , - disse il Cavaliere Bianco , levandosi ansante . - Non so , - disse Alice dubbiosa . - Io non voglio essere prigioniera di nessuno . - Sarai libera , quando avrai traversato il prossimo ruscello , - disse il Cavaliere Bianco . - Io ti condurrò sana e salva fino al limite del bosco ... e poi debbo tornare indietro , sai . Questo è lo scopo della mia mossa . - Vi ringrazio tanto , - disse Alice . - Posso aiutarvi a togliervi l ' elmo ? - Evidentemente , egli non poteva toglierselo da solo , ed ella tanto fece che finalmente glielo trasse . - Ora si può respirare più facilmente , - disse il Cavaliere , riportandosi indietro con ambe le mani la chioma setolosa , e volgendo ad Alice il viso affabile e i grandi e miti occhi . Ella pensò di non aver mai visto in vita sua un soldato di apparenza più strana . Aveva l ' armatura di zinco , che gli si adattava male , e un piccolo zaino di strana forma legato sottosopra sulle spalle e col coperchio aperto penzoloni . Alice lo guardò con molta curiosità . - Veggo che tu ammiri il mio zaino , - disse con affabile tono il Cavaliere . - É di mia speciale invenzione ... serve per tener gli abiti e la colazione . Come vedi , lo porto sottosopra , in modo che la pioggia non c ' entri . - Ma gli oggetti possono caderne , - osservò gentilmente Alice , - tenendolo così aperto . - Non lo sapevo , - disse il Cavaliere , e un ' ombra di amarezza gli passò sul viso . - Allora tutti gli oggetti debbono essere caduti . E lo zaino non mi serve più . Lo sciolse mentre così parlava , e stava per gettarlo nei cespugli , quando gli venne una nuova idea , e lo sospese con gran diligenza a un albero . - Puoi indovinare perché ho fatto così ? domandò ad Alice . La bambina scrollò il capo . - Con la speranza che delle api possano farsi un nido ... e io mi piglierei il miele . - Ma voi avete un alveare ... o qualche cosa di simile ... legato alla sella , - disse Alice . - Sì , è un ottimo alveare , - disse in tono di poca soddisfazione il Cavaliere , - un alveare della migliore qualità . Ma non c ' è entrata ancora nessuna ape . E l ' altro oggetto è una trappola di topi . Credo che i topi allontanino le api ... o le api allontanino i topi , veramente non so . - Mi domandavo appunto a che servisse la trappola , - disse Alice . - Non è probabile che un topo s ' arrischi a salire sulla groppa di un cavallo . - Non molto probabile , certo , - disse il Cavaliere , - ma se venissero , non vorrei che andassero scorrazzando da per tutto . Così , - continuò dopo una breve pausa , - è bene andar premunito per ogni caso . Ecco perché il cavallo ha intorno alle zampe tanti cerchietti di ferro irti di aculei . - Ma a che servono ? - chiese Alice , con accento di grande curiosità . - A preservarlo dai morsi delle serpi , - rispose il Cavaliere . - Sono di mia speciale invenzione . E ora aiutami a montare . Verrò con te fino all ' estremità del bosco . Perché hai quel piatto ? - M ' è servito per la torta , - disse Alice . - Faremo bene a portarcelo , - disse il Cavaliere . - Ci servirà , se mai troveremo qualche torta . Aiutami a metterlo in questo sacco . Ci volle parecchio tempo , sebbene Alice tenesse con gran diligenza aperto il sacco . Il Cavaliere si mostrò così poco abile a ficcarci il piatto , che le prime due o tre volte che tentò di farlo ci cadde lui dentro . - É piuttosto difficile , - egli disse , quando finalmente ne venne a capo , - ci sono tanti candelabri dentro . E lo attaccò alla sella , che era già carica di mazzi di carote , e soffietti e molle , e attizzatoi e tanti altri oggetti . - Spero che tu abbi i capelli ben legati , - egli continuò , mentre s avviavano . - Come il solito , - disse Alice con un sorriso . - Difficilmente basterà , - egli disse con ansia . - Non vedi quanto è forte il vento qui ? É forte ... come un peperone . - Avete inventato un mezzo per impedire al vento di agitare i capelli ? - domandò Alice . - Non ancora , - disse il Cavaliere , - ma ho già trovato il mezzo per non farli cadere . - E come ? - Si prende prima un bastone , - disse il cavaliere , - e sulla sua punta si mette la chioma , come quella d ' un albero . I capelli cadono perché stanno all ' ingiù ... ma all insù non cade mai nulla . Non era un mezzo efficace , Alice pensava , e per pochi minuti camminò in silenzio , confusa da quella idea , e fermandosi di tanto in tanto per dare un aiuto al povero Cavaliere , che certamente non era un buon cavalcatore . Ogni volta che il cavallo si fermava ( cosa che avveniva spesso ) , egli cadeva in avanti , ed ogni volta che quello ripigliava a trottare ( cosa che generalmente faceva con risoluzione piuttosto improvvisa ) , egli cadeva all ' indietro . Altrimenti si manteneva piuttosto bene , tranne che aveva l ' abitudine di cadere di tanto in tanto di lato ; e siccome generalmente lo faceva dal lato di Alice , questa tosto penso che fosse meglio non camminare troppo vicino al cavallo . - Temo che non siate molto esercitato in equitazione , - ella s ' arrischiò di dire , mentre lo aiutava a rilevarsi da una quinta caduta . Il Cavaliere sembrò molto sorpreso e un po ' offeso di quella osservazione . - Perché dici così ? - egli chiese arrampicandosi di nuovo sulla sella e afferrando con una mano la chioma di Alice , per risparmiarsi un tonfo dall ' altro lato . - Perché quelli che sono esercitati ad andare a cavallo non cadono con tanta frequenza . - Io ho un sacco d ' esercizio , - disse il Cavaliere con gravità , - un sacco d ' esercizio . Alice non seppe dir altro che « Davvero ? » ; e lo disse con la maggiore cordialità possibile . Essi camminarono un po ' in silenzio dopo questo , il Cavaliere con gli occhi chiusi , mormorando fra sé , e Alice aspettando con qualche ansia il prossimo capitombolo . - La grande arte dell ' equitazione , - cominciò improvvisamente il Cavaliere a voce alta , gestendo col braccio destro mentre parlava , - consiste nel tenersi ... Improvvisamente com ' era cominciata , la frase fu interrotta e il Cavaliere cadde pesantemente nel punto esatto dove Alice camminava . Ella s ' impaurì assai questa volta , e domandò con ansia mentre lo rialzava : - Spero non vi siate rotto nulla ? - Nulla di grave , - disse il Cavaliere , come se non volesse dir nulla l ' essersi rotte due o tre ossa . - La grande arte dell ' equitazione , come dicevo , consiste nel tenersi nel giusto equilibrio . Così come ora vedi ... Abbandonò la briglia , e stese le braccia per mostrare ad Alice ciò che intendeva , e questa volta cadde di piatto sulla schiena , proprio sotto i piedi del cavallo . - Un sacco d ' esercizio , - continuò a ripetere , mentre Alice lo rimetteva in piedi . - Un sacco d ' esercizio ! - É troppo ridicolo ! - gridò Alice , perdendo la pazienza questa volta . - Dovreste avere un cavallo di legno con le ruote , ecco che dovreste avere . - É un animale tranquillo ? - chiese il Cavaliere con accento di grande interesse , abbracciando il collo del cavallo mentr ' egli parlava , appena in tempo per salvarsi da un nuovo capitombolo . - Molto più tranquillo d ' un cavallo vivo , disse Alice , con uno scroscio di risa , nonostante si fosse sforzata di non ridere . - Ne voglio acquistare uno , - disse il Cavaliere , pensoso . - Uno o due ... parecchi . Vi fu un breve silenzio e poi il Cavaliere continuò : - Io ho un gran genio per le invenzioni . Ora certo avrai notato l ' ultima volta che m ' hai raccolto che io apparivo piuttosto meditabondo . - Sì , eravate un po ' grave , - disse Alice . - Bene , proprio in quel momento stavo inventando la maniera per salire su un cancello ... vuoi sentirla ? - Volentieri , - disse cortesemente Alice . - Ti dirò come mi è venuta in mente , - disse il Cavaliere , - Vedi ' io mi son detto : « La sola difficoltà è nei piedi : la testa è già abbastanza alta » . Dunque , prima metto la testa sopra il cancello ... così la testa è alta abbastanza ... allora mi poggio sulla testa ... così , vedi , i piedi si trovano abbastanza in alto ; - e allora son su , vedi . - Sì , credo che sarete su , quando avrete fatto tutto questo , - disse Alice pensosa , - ma non vi sembra un po ' difficile ? - Non lo so ancora , - disse gravemente il Cavaliere , - e non posso dirlo con certezza ... ma temo che sia un po ' difficile . E parve così amareggiato all ' idea , che Alice cambiò discorso in fretta . - Che curioso elmo che avete ! - ella disse lietamente ' - è anche questa una vostra speciale invenzione ? Il Cavaliere guardò orgogliosamente l ' elmo , che pendeva dalla sella : - Sì , - disse , - ma ne ho inventato uno migliore ... a pan di zucchero . Quando io usavo di portarlo , se cadevo di cavallo , esso toccava il suolo sempre prima . Così avevo pochissima via da fare ... Ma v ' era il pericolo di cadervi dentro ... Sicuro . Questo mi accadde una volta ... e il peggio si fu che prima che io potessi uscirne arrivò l ' altro Cavaliere Bianco e se lo mise . Egli credette che fosse il suo . Il Cavaliere parlava con tanta solennità che Alice non osò di ridere . - Temo che gli abbiate fatto male , - ella disse con voce tremante , standogli sopra la testa . - Dovetti dargli dei calci , - disse il Cavaliere , con molta serietà . - E poi si tolse l ' elmo ... ma ci vollero ore e ore perché io uscissi fuori . Ero stretto come ... come un buco . - Ma quella è una strettezza diversa - obiettò Alice . Il Cavaliere scosse la testa : - Ti giuro che sentivo ogni specie di strettezza , - egli disse . Levò le mani eccitato mentre pronunziava questo , e immediatamente rotolo dalla sella , andando a cadere lungo disteso in un fosso profondo . Alice corse sull ' orlo del fosso per dargli una mano . Era sorpresa di quella caduta , ché , per qualche tempo , egli era andato innanzi senza incidenti , ed ella temé che quella volta veramente egli si fosse fatto male . Pure , sebbene non vedesse di lui che le suole delle scarpe , si confortò sentendolo parlare nel solito tono . - Ogni specie di strettezza , - egli ripeteva , - ma non fu un bel tratto mettersi l ' elmo d ' un ' altra persona , con la persona dentro per giunta . - Come potete continuare a parlare con tanta tranquillità a testa in giù ? - chiese Alice , mentre lo tirava per i piedi , e lo metteva come un fagotto sulla sponda . Il Cavaliere parve sorpreso alla domanda : - Che importa dove il corpo si trovi ? - egli disse . - Il mio cervello continua a lavorare lo stesso . Anzi , più mi trovo a testa in giù e più continuo a inventare cose nuove . Ora la più bella invenzione da me fatta , - egli continuò dopo una pausa , - è quella d ' un nuovo bodino nel corso del pranzo . - Da fare in tempo per averlo pronto per la prossima portata ? - disse Alice . - Certo una bella invenzione . - Non per la prossima portata , no , - disse il Cavaliere lento e pensoso , - no , non per la prossima portata . - Forse allora per il giorno seguente , per non avere due piatti di bodino nello stesso pranzo ? - No , non per il giorno seguente , - ripeté il Cavaliere come prima , - no , non per il giorno seguente . Veramente , - egli continuò , chinando la testa e parlando sempre più lento e più piano , - credo che quel bodino non sarà mai cotto . Veramente , credo che quel bodino non sarà mai cotto . E pure non ci è voluto poco per inventarlo . - Di che volevi che si facesse ? - chiese Alice , sperando di fargli piacere , perché il povero Cavaliere sembrava tanto scoraggiato a causa del bodino . - Cominciava con la carta asciugante , - rispose il Cavaliere con un gemito . - Temo non sarà appetitoso ... - Non molto appetitoso , - egli interruppe pronto , - ma tu non puoi immaginare come sarebbe diverso mischiato con altre cose ... per esempio , con polvere da sparo e ceralacca . E ora io debbo lasciarti . Erano appunto arrivati all ' estremità del bosco . Alice appariva tutta confusa , pensando al bodino . - Tu sei triste , - disse il Cavaliere con ansia , - ti canterò una canzone per confortarti . - É molto lunga ? - chiese Alice , perché aveva sentito molta poesia quel giorno . - Sì lunga , - disse il Cavaliere , - ma è molto , molto bella . Chiunque la sente cantare , o piange o pure ... - O pure che ? - disse Alice , perché il Cavaliere s ' era subitamente interrotto . - O non piange . Il nome della canzone si chiama Occhi d ' Agoni . - Ah , questo è il nome della canzone , disse Alice , tentando di sentirsi interessata . - No , non capisci , - disse il Cavaliere , apparendo un po ' amareggiato . - É il nome come è chiamata . Il nome vero è « L ' uomo vecchio , vecchio . » - Allora , io avrei dovuto dire : « E così che è chiamata la canzone ? » - Alice si corresse . - No , che non dovevi . É diverso . La canzone è chiamata « Modi e Mezzi » , ma , sai , così si chiama soltanto . - Bene , qual ' è la canzone allora ? - chiese Alice che era già completamente sconvolta . - Venivo appunto a questo , - disse il Cavaliere . - Il titolo della canzone è veramente : « Seduto su un cancello . » Così dicendo , fermò il cavallo e gli abbandono le redini sul collo ; poi , pianamente , battendo il tempo con le mani e con un debole sorriso che gli illuminava il viso sciocco e gentile , come compiaciuto della musica della sua canzone , egli cominciò . Di tutte le strane cose viste da Alice nel suo viaggio per la Casa dello Specchio , questa fu l ' unica che le rimase in mente impressa più chiaramente . Molti anni dopo poteva rappresentarsi tutta la scena come se l ' avesse veduta soltanto il giorno prima ... I miti azzurri occhi del Cavaliere ; il sole al tramonto che gli irradiava i capelli e si rifletteva nella corazza con uno splendore che quasi l ' accecava ; il cavallo che s ' aggirava tranquillamente intorno con le redini che gli pendevano dal collo , brucando l ' erba ai suoi piedi ; e le ombre nere della foresta in fondo ... tutto questo ella guardava come un quadro , mentre con una mano si faceva schermo agli occhi , appoggiata a un albero , mirando la strana coppia e ascoltando , come in sogno , la melanconica musica della canzone . « Ma la musica non è di sua speciale invenzione » - ella si disse , perché ricordava d ' averla già sentita . L ' ascoltò con molta attenzione , ma non le vennero agli occhi le lagrime . Ti dirò .... presta l ' orecchio ... ma non c ' è nulla di bello ... vidi un uomo vecchio vecchio star seduto su un cancello « Chi sei , vecchio ? Come hai nome ? Come vivi ? » poi gli faccio ; e attraverso la mia testa la risposta passa come l ' acqua messa nello staccio . Disse : « Cerco le farfalle che s ' addormon nel frumento , io ne faccio torte gialle , che poi vendo al Parlamento e alle barche quando insane in tempesta vorticosa scioglie il mare l ' onde irate e così guadagno il pane ; come vedi un ' ardua cosa . » Ma pensavo in quel momento a un bellissimo progetto ; colorarsi in verde il mento come un fresco cespuglietto . Così senza una risposta al discorso del vecchietto dissi sol queste parole : « La tua vita quanto costa ? » e gli caddi sopra il petto . Ei riprese con bel tono : « Faccio sempre a modo mio : se nel bosco incontro un tuono , lo precipito nel rio . Se ne forma una sostanza molto simile al catrame ; io guadagno cinque soldi ; ed inver non me ne avanza per calmare la mia fame . » Ma pensavo come fare per cibarmi di formaggio , e ogni giorno diventare di maggiore tonnellaggio . Io lo scossi in tutti i sensi , e , lasciandol senza fiato : « Parla » , dissi , « come vivi ; parla » , aggiunsi , « come pensi ? e che cosa hai progettato ? » Ei rispose : « Occhi d ' agoni vo cercando nei giardini ; li trasformano in bottoni per le giacche dei bambini , ma per oro non li vendo e neppure per argento , o per qualche nichelino . Un soldin di rame prendo , e con un ne acquisto cento . Spesso cerco zolle erbose per far ruote ai miei carretti , pesco frutta butirrose , spesso scavo dei panetti e così ( strizzando l ' occhio ) io mi faccio un gruzzoletto che mi serve per benino ; fo ' il signore , vado in cocchio e a te brindo con rispetto . » Tacque , ed io senza far motto concretato avea un disegno : preservar col Vino cotto dalla ruggine ogni legno . Ringraziai molto il vecchietto , che mi diede assai cortese le notizie a lui richieste : ma ancor più per il rispetto nel suo brindisi palese . Ed io or se alle finestre le mie dita a un tratto affaccio od un piede della destra nel sinistro guanto caccio e nel pollice del mento mi si versa un monumento , tosto a piangere mi metto , ché ricordo quel vecchietto , dolce e bruno , mite e schietto , che parlava con affetto con linguaggio assai corretto , che tenea coperto il petto d ' un bellissimo farsetto ed intorno al capo stretto un magnifico berretto che accostava al naso un netto ricamato fazzoletto e sedea , come ho già detto , sul cancello d ' un muretto . Mentre il Cavaliere cantava le ultime parole della ballata , raccolse le redini , e volse la testa del cavallo verso la strada dalla quale erano venuti ... - Tu hai ancora pochi passi da fare , - egli disse , - giù per la collina e oltre quel ruscelletto e poi sarai Regina ... Ma fermati un poco e guardami andar via prima , - aggiunse mentre Alice volgeva subito lo sguardo nella direzione da lui indicata . - Farò presto . Tu aspetta e agita il fazzoletto quando arrivo a quell ' angolo della strada . Ne sarò incoraggiato , sai . - Andate , ché aspetto , - disse Alice , - e tante grazie per esser venuto fin qui ... e per la canzone ... che mi è piaciuta molto . - Lo spero , - disse il Cavaliere con accento di dubbio , - ma non hai pianto , come io immaginavo . Si strinsero le mani , e il Cavaliere s avviò lentamente a cavallo per la foresta . - Non passerà molto che lo vedrò cadere credo , - si disse Alice , mentre lo guardava . - Eccolo , è caduto con la testa in giù , come al solito . Però , si rialza abbastanza facilmente ... Cade perché ha tanti oggetti appesi al cavallo ... Così continuò a parlare a sé stessa , mentre sulla strada guardava il cavallo andare al passo e il cavaliere precipitare prima da un lato e poi dall ' altro . Dopo il quarto o il quinto capitombolo , egli raggiunse la voltata ; ella agitò il fazzoletto verso di lui , aspettando che fosse fuor di vista . « Spero di averlo incoraggiato , - ella disse , e si voltò correndo giù per la collina : - e ora per l ' ultimo ruscello ad essere Regina . Come suona solenne ! » Pochi passi la portarono sull ' orlo del ruscello . « L ' ottava Casella , finalmente ! » - ella gridò , mentre saltava , e si gettò a riposare su un prato morbido come il musco , con aiuole che lo circondavano qua e là . « Oh , come son contenta d ' essere qui ! E che cosa ho sulla testa ? - esclamò in tono di sorpresa dolorosa , mettendo le mani su un oggetto molto pesante , che le aderiva strettamente alla fronte . - Ma come posso essermelo messo senza saperlo ? » - essa aggiunse , togliendosi l ' oggetto e mettendoselo in grembo per veder che cosa fosse . Era una corona d ' oro . IX ALICE REGINA « To ' , questo è magnifico ! - disse Alice , - non mi sarei mai aspettato d ' essere Regina così presto ... e vi dirò che cosa c ' è , vostra Maestà , continuò in tono severo ( ella a volte affettava di sgridare se stessa ) - non è bene stare a trastullarsi a quel modo sull ' erba . Le Regine debbono avere della dignità . » Si levò e si mise a passeggiare ... con una certa rigidezza in principio , per timore che la corona le cascasse ; ma si confortò al pensiero che in quel momento non c ' era nessuno che la vedesse : « E se io veramente sono Regina , - si disse sedendosi di nuovo sull ' erba , - potrò in breve condurmi a dovere . » Ogni cosa accadeva così stranamente che non si sorprese affatto di trovarsi sedute accanto la Regina Rossa e la Regina Bianca , dall ' uno e l ' altro lato : avrebbe voluto domandare come fossero giunte colà , ma temé che non fosse buona educazione . Però , non vi sarebbe stato alcun male , si disse , a domandare se il giuoco fosse finito . - Per favore , volete dirmi ... - cominciò , guardando timidamente la Regina Rossa . - Parla quando ti s ' interroga ! - la interruppe bruscamente la Regina . - Ma se tutti ubbidissero a questa regola , rispose Alice , che aveva sempre in serbo qualche ragione da dire , - e parlassero soltanto se interrogati , e gli altri li aspettassero per incominciare , nessuno direbbe mai nulla . - Sciocchezze ! - esclamò la Regina . - Non vedi , bambina ... - qui s ' interruppe , aggrottò le ciglia , e dopo aver pensato un istante , cambiò il soggetto della conversazione : - Che intendi col dire : « Se sei veramente una Regina ? » Che diritto hai di chiamarti così ? Tu non puoi essere Regina , sai , se non sostieni l ' esame regolare . E più presto cominciamo , meglio sarà ! - Io dissi soltanto « se » ... - si scusò la povera Alice con umile accento . Le due Regine si guardarono , e la Regina Rossa osservò con un piccolo brivido : - Essa dice di aver detto «se...» - Ma essa disse molto più di questo ! - geme la Regina Bianca , torcendosi le mani . - Oh quanto di più ! - É vero , sai , - disse la Regina Rossa ad Alice . - Di ' sempre la verità ... pensa prima di parlare .... e poi mettilo in carta . - Io certo non intendevo ... - cominciò Alice , ma la Regina Rossa la interruppe impaziente : - Ed è proprio questo che deploro ! Tu avresti dovuto intendere . A che credi che serva una bambina che non intende ? ... Anche uno scherzo deve avere un intendimento ... e una bambina è più importante d ' uno scherzo , credo . Tu non potresti negarlo , anche se ti ci mettessi mani e piedi . - Io non nego le cose con le mani e coi piedi , - obiettò Alice . - Nessuno ha detto che lo hai fatto , - disse la Regina Rossa . - Ho detto che non potresti , se ti ci provassi . - Essa è in una condizione di mente , - disse la Regina Bianca , - che ha bisogno di negar qualche cosa . O non sa che negare . - Un brutto , odioso carattere , - osservò la Regina Rossa , e poi vi fu un silenzio imbarazzante per uno o due minuti . La Regina Rossa ruppe il silenzio col dire alla Regina Bianca : - Io t ' invito al pranzo d ' Alice per questo pomeriggio . La Regina Bianca sorrise debolmente , e disse : - E io invito te . - Io non sapevo affatto di dover dare un pranzo , - disse Alice , - ma se ve n ' è da essere uno , credo che dovrei invitare io gli ospiti . - Noi ti abbiamo dato l ' opportunità di farlo , - osservò la Regina Rossa , - ma io oso dire che tu non hai ancora avuto molte lezioni di buona maniera . - Le buone maniere non s ' insegnano con le lezioni , - disse Alice . - Le lezioni insegnano a fare le quattro operazioni e cose simili . - Sai fare l ' addizione ? - chiese la Regina Bianca . - Quanto fa uno e uno e uno e uno e uno e uno e uno e uno e uno e uno ? - Non so , - disse Alice , - ho perduto il conto . - Non sa fare l ' addizione ! - interruppe la Regina Rossa . - Sai fare la sottrazione ? Togli nove da otto . - Nove da otto , sapete , non si può , - rispose subito Alice , - ma ... - Non sa fare la sottrazione , - disse la Regina Bianca . - Sai fare la divisione ? Dividi un pane con un coltello ... Che hai ? - Io credo ... - cominciò Alice . Ma la Regina rispose per lei : - Pane e burro , naturalmente . Prova a fare un ' altra sottrazione . Togli un osso da un cane . Che rimane ? Alice , pensandovi un po ' , rispose : - L ' osso non rimarrebbe se io lo prendessi ... e il cane non rimarrebbe ; mi morderebbe ... e certo non rimarrei neanche io . - Allora credi che non rimarrebbe nulla ? - disse la Regina Rossa . - Credo che la risposta sia questa . - Male , come al solito , - disse la Regina Rossa , - rimarrebbe la bile del cane . - Ma io non veggo come ... - Ebbene , guarda , - gridò la Regina Rossa , - il cane avrebbe della bile , non è vero ? - Forse , - rispose cauta Alice . - Allora , se il cane se n ' andasse , la bile gli rimarrebbe ! - esclamò la Regina con un accento trionfale . Alice non poté fare a meno dal pensare : « Quante sciocchezze stiamo dicendo ! » - Essa non sa fare le quattro operazioni , - dissero insieme le due Regine con grande energia . - E voi sapete le quattro operazioni ? - disse Alice , volgendosi improvvisamente alla Regina Bianca , perché non le piaceva di far così brutta figura . La Regina chiuse gli occhi anelante : - Posso fare l ' addizione , - disse , - se mi dai tempo ... ma non faccio sottrazioni in nessuna circostanza . - Tu leggi l ' abbicì , naturalmente , - disse la Regina Rossa . - Sì , che lo leggo . Anch ' io , - mormorò la Regina Bianca . - Noi spesso lo diciamo insieme , cara ? E ti dirò un segreto ... so leggere le parole di una sola lettera . Che te ne pare ? Però , non ti scoraggiare . Col tempo ci arriverai anche tu ! Qui cominciò di nuovo la Regina Rossa : - Hai imparato le nozioni utili ? - essa disse . - Come si fa il pane ? - Questo lo so ! - disse subito Alice . - Si prende del fior di fa ... Dove cogli il fiore ? - chiese la Regina Bianca . - In un giardino o nelle siepi ? - Ma non si coglie affatto . Si fa la pasta ... - Pasta reale o pasta sfoglia ? - disse la Regina Bianca . - Quante cose dimentichi ! - Rinfrescale la testa col ventaglio , - interruppe ansiosamente la Regina Rossa . - Col pensare tanto , le verrà la febbre . Così si misero a farle vento con mazzi di foglie , finché essa dové pregare che cessassero , ché le scompigliavano i capelli . - Ora si sente bene , - disse la Regina Rossa . - Conosci le lingue ? Come si dice in francese « Fiddle - de - di ? » - Fiddle - de - di , non è una parola italiana , - disse Alice con gravità . - Chi mai ha detto che era italiano ? E Alice questa volta credé di vedere una via di scampo . - Se mi direte di che lingua è « Fiddle - de - di » io vi dirò come si dice in francese ! - ella esclamò trionfante . Ma la Regina Rossa assunse un aspetto solenne , e disse : - Le Regine non scendono mai a patti ! « Ma le Regine non dovrebbero mai fare domande » , - disse fra sé Alice . - Non ci far litigare , - disse la Regina Bianca con accento d ' ansia . - Qual ' è la causa del lampo ? - La causa del lampo , - disse risolutamente Alice , perché era quasi certa di questo , - É il tuono ... no , no ! - si corresse in fretta ... - volevo dire viceversa ... - É troppo tardi per correggersi , - disse la Regina Rossa ... : - quando hai detto una cosa , e così , e ne devi subire le conseguenze . - Questo mi rammenta ... - disse la Regina Bianca , abbassando gli occhi e intrecciandosi e sciogliendosi irrequietamente le dita ... abbiamo avuto una tale tempesta martedì scorso . Voglio dire un martedì della scorsa serie . Alice si mostrò confusa . - Nel nostro paese , - notò , - c ' è solo un giorno alla volta . La Regina Rossa soggiunse : - É un modo veramente miserabile di far le . cose . Qui invece , per la maggior parte , abbiamo giorni e notti a due e tre alla volta , e a volte nell ' inverno ne abbiamo tanti come per cinque notti di fila ... per il caldo . - Cinque notti sono più calde di una notte , allora ? - s ' avventurò a chiedere Alice . - Cinque volte più calde , naturalmente . - Ma per la stessa ragione dovrebbero essere cinque volte più fredde ... - Appunto così , - gridò la Regina Rossa . Cinque volte più calde e cinque volte più fredde ... appunto come io sono cinque volte più ricca di te e cinque volte più capace . Alice sospirò , scoraggiata . - É come un indovinello senza soluzione , essa pensava . - Lo vide anche Unto Dunto , - continuò la Regina Bianca a voce bassa , quasi come se parlasse a se stessa . - Venne alla porta con un turacciolo in mano ... - E che voleva ? - disse la Regina Rossa . - Disse che voleva entrare , - continuò la Regina Bianca , - perché cercava un ippopotamo . Ora , non ce n ' era in casa quella mattina . - Ordinariamente ce ne sono ? - chiese Alice meravigliata . - Sì , ma solo i giovedì , - disse la Regina . - Lo so perché venne , - disse Alice : senza dubbio voleva punire il pesce , perché ... E ricominciò la Regina Bianca : - Fu una tempesta tale da non potersi immaginare ! ( « Essa non lo potrebbe » , disse la Regina Rossa ) . Parte del tetto si scoperchiò , e vi entrò tanto tuono , e andò rotolando per la stanza e battendo sulle tavole e sui mobili ... finché ebbi tanta paura che non mi ricordavo più come mi chiamassi . Alice diceva fra sé : « Io non cercherei mai di ricordarmi il nome , nel caso d ' una disgrazia . A che mi gioverebbe ? » Ma non disse questo ad alta voce per non offendere la suscettibilità della povera Regina . - Vostra Maestà deve scusarla , - disse la Regina Rossa ad Alice , prendendo una mano della Regina Bianca nella sua , e gentilmente accarezzandola . - In generale ella pensa bene , ma non può fare a meno dal dire delle sciocchezze . La Regina Bianca guardava timidamente Alice , la quale comprendeva di dover dire qualche cosa di gentile , ma in verità non sapeva in quell ' istante pensare a nulla . - Essa in verità non fu mai bene educata , - continuò la Regina Rossa ; - ma ha un ' indole meravigliosamente dolce . Dàlle un colpetto in testa e vedrai come ne sarà lieta . Ma Alice non aveva tanto coraggio . - Con un po ' di gentilezza ... e arricciandole i capelli , otterrai un monte da lei . La Regina Bianca cacciò un profondo sospiro , e mise la testa sulla spalla di Alice . - Ho tanto sonno , - essa gemé . - É stanca , poveretta ! - disse la Regina Rossa . - Allisciale i capelli ... prestale la tua cuffietta e cantale una dolce ninnananna . - Non ho la cuffia qui , - disse Alice , tentando di ubbidire alla prima indicazione : - e non conosco nessuna dolce ninnananna . - Debbo cantarla io allora , - disse la Regina Rossa , e cominciò : « Su dormi signora , nel grembo d ' Alice ; schiacciamo un sonnetto ; beato e felice ; al ballo n ' andremo , finito il festino , Regine ed Alice pianino pianino . » - E ora tu sai le parole , - ella aggiunse , e s ' appoggiò con la testa sull ' altra spalla di Alice ; - ora cantale per me . Anch ' io ho sonno . Nell ' istante dopo entrambe le Regine erano immerse nel sonno e russavano rumorosamente . - Che debbo fare ? - esclamò Alice , guardandosi intorno perplessa , appena una testa e poi l ' altra le rotolarono dalle spalle e le caddero come due grosse palle in grembo . - Non credo che sia mai accaduto a nessuno di dover badare a due Regine addormentate insieme . No , nella storia di nessuno Stato , - e non sarebbe potuto accadere , naturalmente , perché non vi è mai più d ' una regina alla volta . Svegliatevi , su , svegliatevi , ché pesate ! ella continuò con tono impaziente ; ma non le rispose che un soave russare . Il russare diventava ogni minuto più forte , e sembrava sempre più simile a un ' arietta ; finalmente ella distinse delle parole e si mise ad ascoltare con tanta avidità , che quando le due grosse teste svanirono dal suo seno , quasi non se n ' accorse . Si trovò in piedi innanzi a una porta ad arco , sul quale erano le parole « Alice Regina » in grandi lettere , e all ' uno e all ' altro lato dell ' arco v ' era un cordone di campanello : su uno era scritto : « Campanello del visitatore » , e sull ' altro « Campanello dei servi . » - Aspetterò finché sia finita la canzone , pensava Alice , - e poi sonerò il ... il ... quale campanello debbo sonare ? - continuò , confusa dalle indicazioni . - Io non sono una visitatrice , io non sono una serva . Ve ne dovrebbe essere un altro , con l ' indicazione «Regina.» Proprio allora la porta si aperse un poco , e una creatura con un lungo becco mise fuori la testa per un momento e disse : É vietato l ' ingresso fino alla settimana dopo la prossima , - e chiuse , sbattendo la porta . Alice picchiò e suonò invano per molto tempo ; ma finalmente un vecchio Ranocchio , che sedeva sotto un albero , si levò e saltellò lentamente verso di lei . - Che c ' è ? - disse il Ranocchio con profonda raucedine . Alice si voltò subito , disposta a trovar tutti in colpa : - Dov ' è il servo che ha l ' ufficio di rispondere alla porta ? - cominciò irata . - Quale porta ? - disse il Ranocchio . Alice quasi si mise a scalpitare per quel modo strascicato di parlare del Ranocchio . Questa porta ; qual ' altra porta ? Il Ranocchio guardò per un minuto coi suoi grandi ed ottusi occhi la porta ; poi s ' avvicinò e la sfregò col pollice , come per assicurarsi se se ne fosse andata la vernice , poi guardò Alice . - Rispondere alla porta ? - egli disse . - Che ha chiesto la porta ? Era così rauco che Alice poteva appena udirlo . - Io non so che volete intendere , - essa disse . - Parlo latino forse ? - continuò il Ranocchio , - o sei sorda ? Essa che ha chiesto ? - Nulla ! - disse Alice impaziente , - Io l ' ho picchiata . - Male , male ! Questo non si deve fare , non si deve fare ... borbottò il Ranocchio . - Le dispiace , sai . - Poi salì su e diede alla porta un calcio con uno dei suoi grandi piedi . - Se tu la lasci stare , - egli balbettò mentre ritornava salterellando al suo albero , - essa ti lascerà stare . In quel momento la porta si spalancò , e una voce penetrante si sentì cantare : - Nella casa dello Specchio disse Alice : « Io son Regina , e mi metto sulla testa la corona ogni mattina : della Casa dello Specchio cittadini ed abitanti a pranzar con la Regina or v ' invito tutti quanti . » E centinaia di voci si aggiunsero in coro : - Presto i calici colmate e riempite i belliconi , e la tavola di crusca sparpagliate e di bottoni ; entro il té mettete i gatti ed i topi nel caffé viva Alice la Regina , viva trenta volte tre . Poi seguì un confuso strepito di applausi , e Alice diceva fra sé : « Trenta volte tre fanno novanta . Chi sa se qualcuno fa il conto . » Dopo un minuto si fece di nuovo silenzio , e la stessa voce penetrante cantò un altra strofa : « Della Casa dello Specchio , cittadini ed abitanti , è un onore per me grande di vedervi tutti quanti : è un ambito privilegio darvi un pranzo e darvi il té con le due belle Regine Bianca e Rossa e poi con me » E si sentì di nuovo il coro : « Presto i calici colmate con inchiostro e teriaca e con ciò che più vi piace , dolce a ber che non ubbriaca E mischiate lana e vino o la sabbia col caffé , ed Alice salutate , più di cento volte tre » - Cento volte tre , - esclamò Alice disperata . - Oh , questo non si farà mai . Sarebbe meglio entrare subito . Entrò subito , e si fece un silenzio mortale nell ' istante che ella apparve . Alice diede una rapida occhiata alla mensa , mentre si dirigeva alla gran sala , e scorse che v ' erano una cinquantina di ospiti di tutte le specie : alcuni erano quadrupedi , altri uccelli , ed alcuni fiori . - Son lieta che siano venuti senza aspettare l ' invito , - ella pensava , - se no , non avrei saputo chi invitare . V ' erano tre sedie a capotavola ; le Regine Bianca e Rossa ne avevano già occupate due ; ma quella di mezzo era vuota . Alice vi si sedé , piuttosto impacciata per quel silenzio , sperando che qualcuno parlasse . Finalmente la Regina Rossa cominciò : - Sei arrivata dopo la minestra e il pesce , - disse . - Servitele il cosciotto di montone . E i camerieri misero una coscia di montone innanzi ad Alice , che la guardò con un certo imbarazzo , perché non aveva mai trinciato la carne a tavola . - Tu sembri intimorita : lascia che ti presenti a questa coscia di montone , - disse la Regina Rossa . - Alice ... Montone : Montone ... Alice . La coscia di montone si levò sul piatto e fece una piccola riverenza ad Alice ; e Alice restituì l ' inchino , non sapendo se dovesse spaventarsi o divertirsi . - Posso darvene una fetta ? - ella disse , prendendo il coltello e la forchetta e guardando ora una Regina ora l ' altra . - Ma no , - disse risolutamente la Regina Rossa , - non è educazione fare a pezzi la persona a cui si e stati presentati . Portate via il cosciotto . E i camerieri lo portarono via , e tornarono con un gran pasticcio . - Non mi presentate al pasticcio , per favore ! - esclamò Alice , - oppure non si pranzerà più . Posso darvene un poco ? Ma la Regina Rossa tutta imbronciata , brontolò : - Pasticcio ... Alice : Alice ... Pasticcio . Portate via il pasticcio . E i camerieri lo portarono via con tanta rapidità che Alice non poté restituirgli l ' inchino . Però , essa non capiva perché la Regina Rossa dovesse esser la sola a dare degli ordini ; così , per fare una prova , gridò : - Cameriere , riporta il pasticcio . E rieccolo innanzi a lei in un istante , come in giuoco di prestidigitazione . Era così grande , che essa non poté non esserne un po ' intimorita , come innanzi al montone ; però ella vinse , con un gran sforzo , la propria timidezza , e ne tagliò una porzione e la offerse alla Regina Rossa . - Che impertinenza , - disse il Pasticcio . - Io vorrei sapere che cosa diresti , se tagliassi una fetta da te , miserabile creatura ! Parlava in una densa e succosa specie di voce ; ed Alice non seppe rispondere una parola : rimase a guardarlo a bocca aperta . - Di ' qualche cosa , - disse la Regina Rossa , - è ridicolo lasciar tutta la conversazione al Pasticcio . - Non sapete , oggi mi sono stati recitati tanti versi , - cominciò Alice , un po ' sgomenta come vide che , non appena aveva accennato a parlare , s ' era fatto un silenzio mortale , e tutti gli occhi erano intenti su di lei , - ed è strano credo , ... che ogni poesia trattasse in qualche maniera di pesci . Chi sa perché in queste parti piacciano tanto i pesci . Ella parlava alla Regina Rossa , che non rispose molto a proposito : - Quanto ai pesci , - ella disse , molto lenta e solenne , avvicinando le labbra all ' orecchio di Alice , - Sua Maestà Bianca sa un bell ' indovinello ... tutto in poesia ... tutto intorno ai pesci . Lo deve ripetere ? - Sua Maestà la Regina Rossa è molto gentile per ricordarlo , - mormorò la Regina Bianca all ' altro orecchio di Alice , con una voce che sembrava quella d ' una tortorella . - Sarebbe un tal piacere . Posso ? - Sarà un vero favore , - disse con molta cortesia Alice . La Regina Bianca sorrise di piacere e carezzò la guancia di Alice . Poi cominciò : « Prima il pesce bisogna acchiappare » ( Facilissimo un bimbo può prenderlo ) « Quindi il pesce bisogna comprare .... » con un soldo dovunque si ha . « Ora il pesce bisogna lessare .... » facilissimo .... l ' acqua è già tepida .... « In un piatto lasciatelo stare ? » Assai facil ... sul piatto già sta . « Date qui , ché lo voglio mangiare » ; ecco fatto , portato è già in tavola ; « ma il coperchio bisogna levare , » e il coperchio non giungo a scoprir . Chi l ' ha fatto col piatto saldare ? Io dispero il coperchio di togliere . Di ' , che cosa è più facile fare : « questo piatto od un senso scoprir ? » - Pensaci un minuto , e poi rispondi , - disse la Regina Rossa . - Frattanto , noi beviamo alla tua salute ... alla salute della Regina Alice ! - essa strillò a squarciagola , e tutti i convitati cominciarono subito a bere , in modo stranissimo : alcuni si mettevano i calici in testa come spegnitoi , e bevevano tutto ciò che scorreva sulle loro facce ; altri rovesciavano le bottiglie , e lambivano il vino quando scorreva dagli orli della mensa ; e tre ( che avevano l ' aspetto di tre canguri ) s ' arrampicarono sul piatto dell ' arrosto di montone , e cominciarono a leccare il sugo « come porci in brago » , pensò Alice . - Tu dovresti ringraziare con un bel discorso , - disse la Regina Rossa , guardando accigliata Alice . - Noi ti sosterremo , - bisbigliò la Regina Bianca , mentre Alice si levava in piedi , obbediente , ma un po ' sgomenta . - Grazie , - ella bisbigliò in risposta , - ma non ne ho bisogno . - Come non ne hai bisogno ? - disse con gran risoluzione la Regina Rossa . Così provò con buona grazia a farsi sostenere . ( - Ed esse mi spinsero tanto ! - ella disse dopo , quando narrò a sua sorella la storia del banchetto . - Si sarebbe creduto che avessero voluto spremermi come un limone ! ) Infatti le fu piuttosto difficile stare al suo posto mentre faceva il discorso : le due Regine la premettero così da un lato e l ' altro , che quasi la sollevarono in aria . - Io mi levo a ringraziare ... - cominciò Alice , e veramente si levò , mentre parlava , di parecchi centimetri ; ma s ' aggrappò all ' orlo della tavola , e riuscì a star ferma . - Bada ! - strillò la Regina Bianca , afferrando Alice per le mani . - Accadrà qualche cosa . E allora ( come narrò dopo Alice ) accaddero in un istante una gran quantità di cose . Le candele si allungarono fino al soffitto , e parvero canne con fuochi d ' artificio in punta . Quanto alle bottiglie , ciascuna si prese un paio di piatti , se li adattò come ali , e con le forchette per gambe , andò svolazzando nella sala in tutti i sensi , e « sembrano tutti uccelli » , diceva Alice fra sé , così come poteva , in quella tremenda confusione . In quel momento sentì una voce rauca al suo fianco , e si volse a vedere che accadesse alla Regina Bianca ; ma invece della Regina , sedeva sulla sedia il cosciotto di montone . - Sono qui , - gridò una voce dalla zuppiera , e Alice si volse , e fu appena in tempo a vedere il largo e tranquillo viso della Regina che le sorrise per un momento sull ' orlo della zuppiera e poi sparì nella minestra . Non c ' era da perdere un momento . Già parecchi degli ospiti giacevano nei piatti e il mestolo camminava sulla tavola verso la sedia di Alice , facendole con impazienza cenno di levarsi dinanzi . - Io non posso resistere più a lungo , - essa gridò , levandosi e afferrando la tovaglia con ambo le mani ; una stratta ... e piatti , convitati e candele scrosciarono insieme in un fascio sul pavimento . - Quanto a voi ... - essa continuò , volgendosi fieramente alla Regina Rossa , ch ' essa considerava come la cagione di tutto il male . Ma la Regina non c ' era più al suo fianco : s ' era improvvisamente rimpicciolita fino a sembrare una minuscola bambina , e correva allegramente sulla tavola dietro il suo scialle , che si trascinava dietro . In tempo normale , Alice si sarebbe sorpresa a quella vista , ma quella volta era troppo esaltata , per sorprendersi di nulla al mondo . - Quanto a voi , - essa ripeté , afferrando la piccola creatura che era appunto nell ' atto di saltare su una bottiglia posatasi in quel momento sulla tavola , - ti darò agli artigli di un gattino , ti darò ... X SCUOTIMENTO Essa la prese dalla tavola mentre parlava , e la scosse innanzi e indietro con tutta la forza . La Regina Rossa non fece alcuna resistenza ; solo la faccia le divenne piccolissima , e gli occhi grandi e verdi ; e ancora , mentre Alice continuava a scuoterla , continuava a diventar più corta ... e più grassa ... e più morbida , .. e più tonda ... e XI RISVEGLIO ... e veramente era un micio , dopo tutto . XII - Vostra Maestà non dovrebbe far le fusa - disse Alice , sfregandosi gli occhi , e volgendosi rispettosamente al gattino , pure con qualche severità . - Tu m ' hai svegliato da ... da ... da un sogno così bello . - E tu sei stato con me , Frufrù ... insieme con me nel mondo dello Specchio . Lo sapevi , caro ? É un ' abitudine sconveniente dei gattini ( Alice aveva osservato una volta ) che , qualunque cosa loro si dica , si mettono sempre a far le fusa . - Se essi facessero le fusa per dir « sì » , e miagolassero per dir « no » , o pure seguissero qualche regola , - ella aveva detto , - si potrebbe conversare con loro . Ma come si può parlare con una persona , se ti dice sempre la stessa cosa ? In quell ' occasione il micino fece le fusa soltanto ; era impossibile indovinare se intendeva « sì » o « no » . Così Alice cercò fra i pezzi della scacchiera sul tavolino , finche trovò la Regina Rossa ; poi s ' inginocchiò sul focolare , e mise il micio di fronte alla Regina . - Ora Frufrù , - battendo le mani in trionfo , - confessa che sei stato tu a trasformarti così . ( - Ma il micino non volle guardare , - essa disse , quando dopo spiegò la cosa alla sorella : ha voltata la testa , fingendo di non vederla ; ma sembrava che se ne vergognasse un po ' . Così credo che fosse lui la Regina Rossa ) . - Statti un po ' , più fermo , caro ! - esclamò Alice con un sorriso . - E fa un inchino , mentre pensi a ... fare le fusa . Si guadagna tempo , ricorda . E allora lo prese e gli diede un bacino per l ' onore di essere stato la Regina Rossa . - Nevina , Nevina cara , - essa continuò guardando di sulla spalla il micio bianco , che ancora continuava pazientemente a farsi ripulire , chi sa quando Dina avrà finito con vostra Maestà . Questa la ragione perché tu mi sei apparso così negletto nel sogno ... Dina ! Lo sai che stai lavando una Regina Bianca ? Veramente , ti comporti poco rispettosamente ... E che era diventata Dina ? ella continuò a cercare , mentre si sedeva sul tappeto , poggiandovi un gomito e col mento nella mano , per osservare i gatti . - Dimmi , Dina . Eri diventata Unto Dunto ? Credo di sì ... però faresti bene a non dirlo ancora , perché non ne sono ancora certa . « A proposito , Frufrù , se tu fossi stato veramente con me , nel mio sogno , v ' è stata una cosa che ti sarebbe piaciuta ... m ' è stata recitata tanta poesia , tutta sui pesci . Domani te ne farò mangiar tanti . E mentre tu mangerai , ti ripeterò : « Il tricheco e il legnaiuolo » , e tu , caro , potrai fingere che siano ostriche ! « Ora , Frufrù , vediamo chi è stato che ha sognato tutto . É una questione seria , caro , e tu non dovresti leccarti la zampa a quel modo ... come se Dina non ti avesse lavato questa mattina . Vedi , o sono stato io , o è stato il Re Rosso . Egli era parte del mio sogno , naturalmente ... ma io ero parte del suo sogno , anche . É stato il Re Rosso , Frufru ? Tu rappresentavi la Regina Rossa , mio caro , e tu dovresti saperlo ... Oh , Frufru , aiutami a trovare ... La tua zampa può aspettare . Ma l ' irrequieto gattino cominciò con l ' altra zampa e finse di non aver udito la domanda . Chi credete voi che fosse ?
COME TI ERUDISCO IL PUPO ( LUCATELLI LUIGI , 1920 )
Miscellanea ,
Questo volume è al tempo stesso il compimento di un dovere fraterno e la soddisfazione di un desiderio unicamente sentito . È l ' omaggio postumo alla memoria di uno dei nostri più cari compagni di lavoro ed insieme una necessità per l ' innumerevole stuolo di coloro , che ammirarono Luigi Lucatelli , nella umile , ma pur nobile veste di Oronzo E . Marginati . Questo volume ha così una caratteristica profonda che lo distingue da ogni altro , perché , se in genere è il libro che cerca e spesso trova solo a grande stento il suo pubblico , questa volta è il pubblico che attende e cerca ansiosamente il libro , nel quale si rispecchia tanta parte della sua anima collettiva . Perché pochi scrittori , come il nostro indimenticabile collega , ebbero il segreto di suscitare attorno alla propria produzione intellettuale , un più largo consenso . Egli , che nutriva nell ' animo semplice e buono un culto fervente per la verità , ebbe il merito grandissimo di rivelarla all ' osservazione altrui , per la via così pur difficile dell ' umorismo , e si acquistò in tal modo il diritto alla riconoscenza di una moltitudine , alla quale questo libro reca ancora una volta la parola del cittadino Oronzo , come un ultimo sorriso . Luigi Lucatelli fu veramente un umorista completo e di alto valore ; umorista per temperamento , per bisogno spontaneo del proprio carattere . La sua sensibilità critica , davvero superiore , aveva bisogno assoluto , per svilupparsi di una libera atmosfera , epperò quando il Travaso era già un saldo organismo sorretto dal favore del pubblico , egli lo prescelse con la certezza di trovare nel nostro foglio quella piena libertà di esame e di giudizio , che , mentre è il più prezioso patrimonio di un giornale , è anche il terreno fecondo dal quale possono aversi frutti inaspettati . Così nacque la macchietta di Oronzo E . Marginati , che doveva essere dapprima un cantuccio quasi trascurabile della cronaca cittadina , una specie di sfogatoio del malcontento spicciolo , ma che poi , scaldata via via al fuoco del successo sempre crescente , non fu più soltanto una macchietta , ma divenne un tipo , cui l ' autore seppe dare successivamente consistenza morale così da renderlo , pure a traverso la gustosa deformazione della caricatura , il portavoce autorevole di una critica di profondo contenuto , ispirata ad una bonaria , per quanto amara filosofia . E intanto , nel perfezionare la sua creazione , il nostro Lucatelli la veniva amando sempre con maggior trasporto , cosicchè accadde un po ' a lui ciò che molti anni prima era accaduto a Miguel Cervantes per il suo Don Chisciotte ; l ' autore era giunto ad immedesimarsi quasi col personaggio da lui creato . Ma nella figura rotondetta e bonacciona dì Luigi Lucatelli vivevano in segreto e perfetto accordo due anime , due temperamenti , cui per la volontà del legittimo proprietario , riusciva facile lo scindersi al momento opportuno . Egli stesso si compiaceva con gli amici di apparire sotto due aspetti diversi derivatigli - secondo lui - dall ' essere un Lucatelli , ossia un discendente di una delle ultime vittime del patibolo pontificio e figlio al tempo stesso di una madre uscita dalla piccola borghesia romana , quella borghesia minima che , ancora alla vigilia della Breccia , non sapeva persuadersi che il quieto vivere dell ' Urbe , potesse essere disturbato dagli obici del generale Cadorna . Come c ' era in lui il sentimento vivo , spontaneo del coraggio , che lo spingeva ad affrontare con animo sereno i disagi e i rischi della sua opera giornalistica di corrispondente di guerra , nella quale appariva un colorista di prim ' ordine ed un nobilissimo poeta degli umani dolori , egli cedeva ad un ' altra esigenza del suo temperamento penetrando nei pacifici ambienti della borghesia minima , un po ' ridicola e un po ' dolente , per sorprendervi una scenetta comica , uno scorcio d ' ambiente o magari soltanto un tipo , che poi riproduceva con gusto d ' arte e con la cura minuziosa del particolare più nascosto . E la sua penna aveva allora la stessa singolare efficacia , come quando tracciava le ampie linee della descrizione di una sanguinosa battaglia . Per questa Roma che lo aveva veduto nascere e per la quale i suoi avevano affrontato la ghigliottina e la galera , egli ebbe un affetto devoto ed ardente che lo spinse ad imbeverarsi di romanità anche alle pure fonti dell ' archeologia . Apparvero così quei suoi indimenticabili articoli sugli scavi dell ' Urbe , articoli materiati di erudizione vera e di sentimentalità squisita coi quali egli si rivelava dieci anni or sono al pubblico colto di tutta Italia , come scrittore di originalità eccezionale . E aveva appena finito di rievocare da par suo una visione della Roma Imperiale intuita con alto senso d ' arte , a traverso forse pochi rottami di marmi , che già si rimetteva a tavolino chiudendosi idealmente nelle anguste pareti domestiche di casa Marginati , per rintracciarvi la ragione di una protesta qualsiasi , che poi distillava con quel suo particolare frasario , che il grande pubblico dei lettori finì per far suo . Questa brusca successione di sensibilità disparate , cui egli si assoggettava , rispondeva , come abbiamo detto , ad un bisogno della sua anima che aveva in sè il destino del contrasto che lo spingeva alle emozioni della vita , randagia ed avventurosa , mentre in realtà egli pareva fatto per quella sedentaria . Nello stesso carattere di Oronzo E . Marginati è facile avvertire questo contrasto perché il buon travetto romanesco ha bensì il senso della disciplina e del dovere derivategli dalla natura del suo ufficio , ma custodisce e nutre in sè lo spirito anarcoide che esplode , sia pure bonariamente , alla constatazione delle ingiustizie sociali . Forse anche per questo l ' Oronzo fu l ' oggetto della sua particolare predilezione , I romanzi e le novelle , gli articoli di archeologia o di vita vissuta , le sue corrispondenze di guerra , tutta la sua produzione seria , che pure rifulgeva di grazia letteraria incomparabile , egli metteva in seconda linea , al di là del suo Oronzo che giudicava essere la cosa più riuscita della sua varia attività intellettuale . Tutti gli echi della realtà quotidiana egli faceva raccogliere da questo suo personaggio , per modo che Oronzo E . Marginati ebbe per virtù sua un carattere ed una mente specialmente adatti ad adoperare quell ' arnese , che va diventando ogni giorno più raro , e ha nome buonsenso . Ma quando nella moderna letteratura italiana , egli era giunto a prendere il posto che gli spettava e più gli arrideva il successo , un ' insidia fisica inesorabile era già in agguato per strapparci ad un tempo il compagno e l ' amico . Tuttavia , pur sentendosi declinare , non perdeva la misurata giocondità che brillava costantemente alla superficie della sua persona . Ancora pochi giorni prima di lasciarci per sempre egli diceva ad un collega che , incontrandolo , lo trovava dimagrito : - Eh , sono stato malissimo . È stato una specie di prova generale della morte . - Se avessi avuto tempo sarei morto addirittura , ma ho degli impegni di lavoro da soddisfare ... Bisogna essere uomini di parola . - Ma il destino non volle accordargli che una breve dilazione e anch ' egli , come un altro grande umorista , Gandolin , che a quanti gli dicevano che non sarebbe guarito , rispondeva : " Non dubitate , morirò guaritissimo " , anche egli poche ore prima di entrare in agonia chiedeva sorridendo al medico che gli aveva fatto l ' analisi del sangue : - Ci ha trovato nessun gatto defunto ? Sono passati già alcuni mesi dal mattino di luglio in cui abbiamo raccolto l ' ultimo respiro dalle sue labbra su cui il riso era salito spontaneamente tante volte , quasi come il preavviso della risata altrui e , Luigi Lucatelli è tuttora vivo in mezzo a noi , che lo conoscemmo e lo amammo . Potranno passare molti anni ancora e sarà sempre ugualmente vivo per noi , che cementammo con lui la nostra amicizia nella consuetudine di un non facile , ma piacevole lavoro . Più che tessere le lodi dell ' amico perduto , sulle colonne del Travaso , ove l ' espressione del nostro dolore sarebbe apparsa un ' antitesi , un controsenso , se non addirittura una sconvenienza , abbiamo voluto che il nostro tributo di omaggio alla memoria di Luigi Lucatelli fosse dedicato al pubblico , cui egli nella incarnazione di Oronzo , sulla quale sono perfino discesi come corvi miserabili imitatori , dedicò i lampi più brillanti del suo vivido ingegno . Così è nato questo libro . Il lettore dopo averne scorse le pagine , apprezzerà sempre più la filosofica sapienza che esso racchiude e tornerà a rileggerlo ancora chi sa quante volte . Renderà così anch ' egli , inconsapevolmente un omaggio doveroso di riconoscenza a chi seppe assolvere in modo eletto , l ' arduo compito di spargere sorrisi per temperare l ' alterna vicenda di lagrime che segna il cammino della vita . GENTILI signore , egreggi signori e amabilissimi rigazzini , Prego lorsignori , prima di tutto di ariflettere che , tanto io che loro , è la prima volta che sentiamo parlare Oronzo in pubblico : nun so che impressione ci faccia a loro . A me mi fa una impressione curiosa assai . Lorsignori mi faccino una cortesia : prendano un coccodrillo , magari usato , vi aggiuntino una tigre con un dente cariato o , sia detto con sopportazione , un suino disilluso , mischino il tutto servino caldo . Questa miscolanza ci può dare un ' idea di quello che è successo dentro di me , quando me ti hanno detto che dovevo tenere una conferenza . Lorsignori devono consapere che io , se si tratta di spezzarti una lancia ne le colonne del giornale , pazzienza , perché ci ho la penna che sa le tempeste , laddovechè la lingua invece non ci si è trovata mai . Per cui dicevo fra me e me , dice : Oronzo , ma cosa ti stropicci ? Ci penzi , quando starai per entrare in quella sala , che ti sentirai di là la folla che brontola , e il cuore ti farà lippe e relative lappe ? Ci penzi a quelle centinaia d ' occhi che ti guarderanno fissi come l ' ombra del compianto Banco , e averanno l ' aria di dire : Uccidilo , che faccia da frescone ! ... Abbasta , cominciai col dire di no . Però Terresina dice che si comincia sempre accusì . Dice : io non terrò la conferenza , tu la terrai , colui la dovrebbe tenere , e fenì che dissi come Leonida al passo di Calè : Parliamone in famiglia . E ne parlai col sor Filippo . Scusino si insisto su la figura , ma è bene che queste persone di casa mia loro le conoschino . Il sor Filippo è un omo tutto d ' un pezzo : il che potrebbe sembrare una cosa piuttosto commune , invece tanti vanno avanti a furia di pezzi di ricambio . Lui è anche un omo politico , perché , si nun conobbe Bettino Ricasoli , fu perché ci curse il consuveto pelo . Si tanto quanto quel benedetto pelo si fermava un momento a prender fiato , era botta fatta . Raggione per cui lui me ti arispose , dice : Le situvazzioni bisogna pigliarle in faccia . Con la quale ci arisposi : Scusi , ma se la situvazzione finisce a patate , o pomi di terra , come dicheno i nostri fratelli d ' Oltralpa , me lo saluta lei il gusto di pigliarle in faccia ? Pensai di rivolgermi a Terresina . Lei levò gli occhi dal Fogazzari , fece il sospiro de le grandi occasioni , e disse , dice : Mi ti sono insognata una dimostrazzione , indovechè la gente ti aveva messo sopra un somiero e tutti strillaveno : Evviva , evviva ! ... Raggione per cui credo che sia di bonugurio . Tienila . - Ma sei sicura , ci feci io , che l ' evviva fosse per me e non per il somaro ? - Eh ... caro mio , fece lei , credi che sarebbe la prima volta che la gente crede di gridare evviva a un omo , e invece grida a un somaro ? Raggione per cui detti un calcio alle convenienze , un altro al gatto che me ti si era aggranfagnato al cravuse che ci sposai , mi messi una mano a la coscienza , un ' altra sulle convinzioni pulitiche , e con l ' altra ci dico : eccomi qua ! Dice , il pupo mio ! ... Lorsignori devono partire da questa idea , che il pupo mio non è un pupo come l ' altri pupi : è , come dicheno i tedeschi , una specie di " überpupen " l ' arcipupo per eccellenza . Tanto è vero che un altro pupo , in otto o dieci anni che ti sta fra le colonne del " Travaso " , a quest ' ora sarebbe diventato per lo meno sergente dei pompieri , e invece lui ti aresta pupo : mi pare che come fermezza di carattere , sia una bella prova . Terresina tante volte me ti dice : ma , Oronzo mio , come sarà che questa creatura nostra nun cresce ? ... Per cui ci arispondo con un sospiro : E che ci voresti fare ? ... Nun cresce ! Tuttavia lorsignori nun devono per questo credere che sia un pupo deficiente . Anzi è una bella creatura . Occhi che lèvati , naso un po ' per l ' in su , perché la madre è stata sempre un po ' sentimentale , e quando era in istato interessante guardava sempre le stelle . Ci ha i capelli che arissomigliano tutti a quelli del Sor Filippo , e la camminata è tutta la mia , quand ' ero minorenne . Quanto all ' intelligenza , è cosa che ci zompa all ' occhio come una cooperativa di gatti arrabbiati , e si Cristofero Colombo num aveva tanta prescia di scoprire l ' America , a botta sicura la scopriva il pupo mio . Lui nell ' età in cui l ' altri pupi te si ficcheno un dito nel naso , già stava accusì avanti , che bisognava tenerlo , si no ce si ficcava tutta la mano : è stato lui che ha inventato l ' arte di mettere il carrettino di carta ne le convinzioni pulitiche delle mosche , e la pecetta di carta masticata modello Marginati è la più accreditata nella nostra popolazione scolastica . E come si nun bastasse , lui ti sa a memoria tutto quello che si insegna ne le scole itagliane : Domandateci : Che faceva la vispa Teresa ? E lui vi arisponderà come una palla : Avea fra l ' erbetta . Che cosa s ' ode a destra ? ... Uno squillo di tromba . Fu vera gloria ? ... Ai posteri . Chi risponde a sinistra ? ... Un altro squillo . Come cade la neve ? ... A larghe falde . E gli uccelletti ? ... Si svolazzano l ' anima dei loro perversi defunti di ramo in ramo . E via dicendo . Come lorsignori vedono , sta bello avanti , e si nun fusse l ' invidia dei contemporanei , sono certo che questa creatura ti passerebbe a la posterità , come a una classe superiore qualunque . Non ci parlo poi del carattere . Eccoci un esempio , col quale entro anche ne la parte , diremo accusì , didattica : Lorsignori devono consapere che io , a torto o a raggione , ho sempre avuto , nell ' educare il pupo , questa massima : che la virtù , cioè , è come l ' arittimetica , vale a dire che abbisogna renderla evidente con l ' esempi pratici e non con le teorie . Voi cercate d ' insegnare a un rigazzo che quattro e quattro , così in astratto , fa otto . Ve ci vorrà una settimana a bon conto ; quando voi ci aridomandate : quanto fa quattro e quattro ? lui vi arisponde : Numa Pompilio . Viceversa , si ci dite : quattro briccocole più quattro briccocole , quante briccocole fa ? ... Lui vi arisponde subito : briccocole otto , e nun ne perde una nemmeno se l ' ammazzate . Accusì è la virtù : abbisogna innistarla su la vita . È inutile che ci dite teoricamente che la bucìa ci ha le gambe curte , se poi , la prima volta che la vostra creatura ne dice una , non ci fate capire che , per lo meno , le gambe lunghe ce l ' avete voi . Accusì fu che io una mattina lo chiamai e ci dissi : Ricordati che la verità è come diceva Costantino all ' Angelo Custode , il meglio fico , salvando il dovuto arispetto , del bigonzo . Perciò tu la devi dire in faccia a tutti , qualunque siano le conseguenze che ti pòi tirare dietro , o magari davanti . L ' omo onesto ci ha una parola solo . Tu mi dirai che è forse per questo che nisuno lo sente , ma ciò non toglie che è accusì . Lui dice : sì papà , piglia i suoi libri , si soffia il naso nella tenda e se ne va a scola . Eccoti che all ' ora di pranzo me ti vedo comparire davanti , macchè un pupo ! ... Pareva il commesso viaggiatore della ditta scappellotti , pignoli e compagni , col campionario in testa , tanti erano i brugnoccoli , lividi e piticozzi che ci aveva sulla cervice . Dico : Figlio mio , ma che è questa uniforme d ' Itagliano all ' estero ? E lui me ti arisponde , dice : - Papà , è colpa vostra . - Figlio mio , ma anche d ' un cane , e chi t ' ha toccato ? Dice : Papà , ho fatto come m ' avete detto voi . Ho detto la verità a tutti . Detto un fatto , a furia di pazzienza , ariescii a tirarci fora da la bocca il racconto di quello che era successo . Dice che , appena rivato giù al portone , ti aveva trovato il portiere il quale è gobbo e si stava guardando in uno specchio . E lui gli fa , dice : Sa , signor Crispino ? Si lei si credesse , con quella voglia di cocomero ne la schiena , di arrissomigliare al defunto Apollo , si è sbagliato assai : lei è qualche cosa di mezzo fra il dromedario e il dolore di panza . Raggione per cui quello agguanta una forma per le scarpe e ce la scaraventa addosso con tanta energia , che si lo piglia bene in mezzo , d ' un pupo solo , me ne fa due gemelli . Eccoti che se ne va saltellando a la scola , indove ti trova il maestro di arittimetica , il quale ci detta : Probblema . - Un mercante compra 372 metri di stoffa a lire 4,12 il metro . Poco dopo entra in magazzino un signore il quale ci domanda : Quanto costa questa stoffa ? , .. E il negoziante ci risponde : Se lei multiplica la superficie d ' un triangolo che ci ha 82 di base e 45 d ' altezza pel nummero fisso 3,14 e poi lo divide per 342 , ha i 5/8 dei 9/10 del prezzo totale . Si domanda : quanto pagò la stoffa questo signore ? E il pupo te ci scrive sotto : Risposta : Ma quel signore nun la comprò per gnente , anzi liticarono e cursero le guardie . Dice il maestro : - Come sarebbe a dire ? - Sarebbe a dire che quel signore ci arispose : Ma che modo è questo di stare in commercio ? Io vengo per comprare la stoffa e lei me ti fa i giochi di bussolotto ? - Bussolotto sarà lei . - Ma sarà lei e tutti di casa . Pimfete , pamfete e cursero le guardie , laddovechè per poco non ci fugge il defunto , o scappa il morto , come dice la plebbe . - Eccoti che poco dopo ti riva il maestro d ' itagliano , che ci detta : Composizione : Pierino ha detto un buggìa , raggione per cui tutta la notte non ha potuto dormire per il rimorso . Allora lui la mattina scrive una lettera a la madre per domandarci perdono . E il pupo me te ci scrive sotto : SVOLGIMENTO Egreggio Signor Maestro . Si vede che lei Pierino no lo conosce per gnente . Prima di tutto è raro che lui dica una bucìa sola , ma bensì ne dice sempre parecchie , a rampazzo . E poi , quando l ' ha dette , ci dorme sopra come si fussero cuscini di velluto . Per cui ci appoggiarono un zero in arittimetica e uno in itagliano . Quando fu a l ' uscita de la scola ti incontra la signora Geltrude in faccia , quella che abbita incontro a noi , la quale ci fa : Uddìo , Pippetto , chi sa che averà detto mammà tua che mercoledì nun la sono venuta a trovare ! - Anzi , ci fece lui , è stata tutta contenta , perché dice : Manco male che non è venuta quel tramvai de la sora Geltrude , che inficca sempre il naso ne l ' affari dell ' altri ! Raggione per cui la sora Geltrude che è nevrastenica , arrivolta l ' ombrellino e me ti ariduce il pupo come un tamburo usato . Abbasta , nun la tiriamo in lungo , come diceva Messalina . L ' unico che si lasciò dire la verità fu il campanaro di Santa Maria in Pignolis , presso casa , che il pupo ci disse : Ucciditi , che peperone rosso che ci hai . E lui ci arispose : - Grazie , a casa tutti bene ? Ma fu accertato che era sordo . Del resto , il pupo ci arimediò : Scappellotti 5; pignoli 12; disillusione 1; e un calcio qui . Ma le disillusioni di chi fa il proprio dovere sono purtroppo frequenti , lo so bene io ; che me ne capitò , nei primordi de la mia carriera burocratica , una che ce la voglio raccontare . Entrato nell ' ufficio , ci ebbi due compagni di stanza che il capo d ' ufficio disse ; A lei che è novo questi ci daranno qualche lume . Invece nun ce si poteva domandare nemmeno un cerino , perché uno era un vecchio scienziato che studiava sempre la cabbala del lotto , e l ' altro era un giovanotto di famiglia nobbile decaduta che faceva il sorriso mifistofelico e parlava coll ' erre moscio . Il primo giorno che ero arrivato , dopo essermi messo a sedere , nun avendoci altra occupazzione , mi messi a contare le pennine e mi aricordo come adesso che erano 24 . Tutto d ' un tratto t ' entra il capo d ' ufficio , mi dà una carta e di dice : " Mi evada questa pratica " . Ed io , imperterrito , abbenanche che nun avessi capito , ci faccio : " Sissignora " . E , detto un fatto , ti zompo al tavolino del vecchio , piglio il vocabolario e ti cerco evadere . Arimasi di stucco leggendo : Fuggire da un luogo chiuso . Me si addrizzarono i capelli in testa , che allora ce l ' avevo . Oronzo , dissi fra di me , indove sei capitato ? ... Qui sotto c ' è qualche cospirazione ! ... Mi messi una mano su la coscienza , mi spolverai il cravuse e cursi dal capo d ' ufficio . " Dico , ci feci , egreggio superiore , arieccogli la pratica : io non evado . Il governo mi ha messo in questo posto e aresto su la breccia come torre che non ti crolla un corno ! .. " . Lui si levò gli occhiali e mi fece : " Signor Marginati , mi avevano già detto che lei era un frescone , perciò nun ci dico altro . Legga la pratica e faccia l ' obbligo suo " . Accusì lessi la pratica , che era un curato il quale diceva che si nun aripparavano la chiesa , ci cascava in testa e accusì ci si mettesse una pezza per via gerarchica . Detto un fatto , mi arisolsi a domandare un lume al più anziano di quelli che ci avevo in cammera che mi rispose : " Mettetela agli atti " . " Come sarebbe ?..." ci aribattei io . Dice lui : " morto che parla 47 , cane danese 23 , ci fo l ' ambo sciolto su rota di Torino " . " Ma i suoi cattivi trapassati , rimbrignai io ; indove stanno l ' atti ? ... " . " Zitto ! fece lui , che si esce 9 primo estratto stiamo a cavallo ! " . Che ci volevate fare ? ... Mi toccò di aritornare dal capo d ' ufficio che mi spiegò la cosa . Dice : " Pigliate un foglio di quelli là e scriveteci : Oggetto : lettera del sig . Curato X , ecc . ; poi metteteci la lettera dentro , passatelo ai vostri compagni di cammera e ariportatemelo " . Detto un fatto , feci accusì , e prima il vecchio messe i due fogli in una copertina e ci ariscrisse sopra : Oggetto ecc . ecc ... poi quelli col sorriso mifistofelico li messe dentro un ' altra copertina e ci ariscrisse : Oggetto ecc . ecc ... Quindi ariportai il tutto al capo d ' ufficio , che lo messe in una cartella grande . Allora mi permisi di dirci : " Dico , scusi , ma con tutti questi oggetti , a quel curato ci cascherà la chiesa in testa . Non si potrebbe aripparare ... " . Nun l ' avessi mai detto ! ... Avete visto mai una tigre che ci ha un dente cariato ? Accusì diventò lui . Dice : " Lei che è entrato ieri viene a introdurre i metodi rivoluzzionari ! Lei è insubbordinato , arruffapopolo " e tante altre boglierie che solo a sentirle ero diventato uno straccio zozzo . Abbasta : tre giorni doppo cascò la chiesa acciaccando il curato ; il capodufficio fu mandato sul posto indove lo fecero cavaliere per il contegno coraggioso , e a me mi dettero tre giorni di sospensione . Allora fu che dissi quell ' altra espressione che poi passò nella storia : Governo boglia ! Malgrado questi inconvenienti , tuttavia nun ho mai cessato di strillarti ne la capoccia del pupo quelle massime che levati , e si ci dò dei consigli di virtù , ci dò anche dei consigli di prudenza . Io , per esempio , ci dico : Figlio mio , come ti dice puro il sor Filippo per via che t ' è compare , non ti perdere mai di coraggio . È vero , la via della virtù , ammappela si quanto è piena di spine ! Ma sull ' altra sono addirittura cocci di bottiglie , raggione per cui torna più conto a fare il galantuomo , anche perché c ' è meno concorrenza . È vero , tuo padre , per essere un galantuomo a milledue , ha ceduto il quinto e l ' unico effetto positivo che ha ricavato è l ' effetto del sor Bonaventura , che s ' arinnova come fa la luna , ma con l ' interessi . Tuttavia è certo che la virtù a la fine trionfa , perché altrimenti i Promessi sposi , i Due sergenti e la favola di Barba blù sarebbero una bucìa , mentre invece è certo che a un certo punto viene fori una fata o un frate cappuccino , e le cose si aggiusteno . Nel caso , però , del frate cappuccino , occhio a la penna , figlio mio , perché nun si sa mai , come diceva il gatto scottato al vermine solitario . Ma la virtù in ogni caso , nun c ' è bisogno che te l ' attacchi al collo come il campanello del gatto . La virtù sarebbero , sia detto con la consuveta supportazione , le mutande dell ' anima , che nun si vedono , ma si nun ce l ' hai , sei un zozzaglione . Raggione per cui , si quando ti trovi in compagnia senti uno che in un quarto d ' ora pronunzia tre volte la parola galantuomo , abbottonati le saccocce e zompa sul primo tramve che ti capita davanti , comechè quello è un miccagliolo di sicuro . L ' onestà , l ' educazione e i bagliocchi sono tre cose che chi ce l ' ha davero , nun le nomina mai . Nun so se tu riverai a essere un signore , nel qual caso potrai averci molti idee del tuo , ma si per caso diventassi un tribbolato , fatti una borza impermeabile per tenerci dentro le tue oppignoni , e nun le far vedere a nissuno . Se un tuo superiore ti domanda come la penzi in una questione , di ' che ti dole un dente , che te si è strappato un bottone ai straccali , arispondi una scemenza qualunque , perché si per avventura ti perdonano d ' essere un galantuomo , nissuno ti perdonerà di nun essere un micco . Mantieni sempre la tua parola . Qualcuno ti dirà che , per aver mantenuto la sua parola , a Attilio Regolo ci successe che lo misero dentro una botte piena di chiodi e lo ruzzolarono giù per Capo le Case , raggione per cui , quando uscì fuori messe una mano sul foco e disse : Ingrata patria , me ci hai pizzicato una volta , nun me ci pizzichi più . Ma tu , chi ti porta questo esempio , arispondi che quella di mantenere una parola è il lusso di noi poveri diavoli , comechè nun possiamo certo mantenere una ballerina . Nun ti distrarre mai . Aricordati il caso di Archimede , che doppo aver inventato il tirabbucione , la bilancia , il fucile a due botte e il tassametro , un giorno era rimasto accosì soprappensieri , che rivò un antico Romano e ci dette una sciabbolata in testa perché lo chiamava e lui nun sentiva . Disprezza i soldi , ma i biglietti da mille trattali con riguardo . Ricordati il caso di Fabbrizio , che quando vennero l ' ambasciatori turchi coi barili pieni di carte da cento , gli arispose : Passate via , o pagate in oro , perché c ' è il cambio ! Procura di farti , come sol dirsi , una faccia . Tuo padre ci ha un muso da omo qualunque , e questa è stata una rovina . Se ci aveva i capelli lunghi , il meno che ci capitava era che lo promoveveno omo di genio . Guarda quell ' uomo celebbre che rompeva i vetri . Il socialismo se l ' è levato , ma i capelli ricci , col formaggio che se li leva ! Se entri in un partito , scopri subbito una tendenza , si no ti pigliano per un frescone qualunque e ti danno la tessera . Impàrati venti o trenta parole difficili e quando passi davanti a una birreria , aricopiati qualche nome tedesco e tientelo a mente . Dimodochè , si in una discussione t ' accorgi di avere detto una frescaccia , zompa su e strilla : Sissignori , l ' ha detto puro Spatembrau in quel volume sulla metatesi del piroconofobo transustanziato . E vedrai che subito qualcuno ti arisponde : Sissignori , l ' ho letto puro io ! Fidati di tutti , ma prima chiuditi solo in cammera quando devi fare una cosa : prima vedi se ti ariesce di nun farla , poi pensaci tre volte , ma nun ci pensare quattro , sinnò finisce che nomini una commissione come un governo itagliano qualunque , che manco la vergogna . Arispetta i tuoi superiori , ma senza inchinarti troppo , sinnò ci pigliano gusto e diventi come un piticozzo qualunque . Fa come tuo padre . Io sono come il sighero toscano , che si spezza , ma non si piega . Si uno ti fa un ' offesa , dagli un mozzico al naso , ma poi disinfettati i denti . Stringi la mano a tutti , ma pure quella , disinfettala spesso , come diceva Nerone a Catilina . Ariguardo ai proverbi però , ci ho sempre avuto una leggera priggiudiziale . I proverbi ci hanno l ' inconveniente dei rimedi di quarta paggina , comechè sono una specie di pillole che dovrebbero guarire tutto e invece per lo più ti restano su la panza . Dice , ma sono figli de l ' esperienza . Già ! ... E il padre chi era ? Primo inconveniente ! Eppoi , ci so dire che spesso e volentieri nun fanno onore a la madre ! Un tempo , presempio , sarà magari stato vero che bandiera vecchia , onor di capitano . Oggi invece , quando una bandiera è vecchia , se ne trova un ' altra . Dice , tanto va la gatta all ' unto , che ci lascia lo zampino . Invece io ho viste tante gatte che sono andate all ' unto , se lo sono pappato , e sono ritornate a casa in automobile ! Chi di gallina nasce convien che razzoli ! ... Dicheno loro ! ... Chi di gallina nasce , se si sa regolare pole pure essere che finisce capodivisione . Omo a cavallo , sepoltura aperta ! ... Ma questo è un proverbio che se l ' è inventato uno che ci toccava d ' andare a piedi ... Vidde passare quell ' altro a cavallo e ci disse per invidia : Possi morire trucidato . Ed ecco il proverbio . Io ci dico , piuttosto : Aricordati che l ' omo è il re della natura , e mi pare che sia una bella posizione . Il cane è l ' amico dell ' omo , raggione per cui finirà male . Tira più un pelo di bona volontà , che un sighero de la Reggìa . Una mano lava l ' altra e tutte due suonano il pianoforte , per cui è una bella scocciatura . Diffida di chi ti loda in faccia , ma si qualcuno ti loda di dietro , mettici una pietra sopra e allontanati . Ricordati che l ' ozzio è il padre dei vizzi , ma la fatica è la madre dei calli , per cui , fra i due , scegli sempre i spaghetti alla matriciana . Pensa che la farina del diavolo è l ' unica che non paga il dazzio . Arimembrati spesso quei versi del Metastasio , che dice : Miser chi mal oprando si confida , Laddovechè si fai una boglieria , quando proprio ti credi che non ci pensi più nessuno , ecco che ti fanno cavagliere . Giunto a questo punto de l ' insegnamenti morali , ecco che me te si presenta davanti il fenomeno più grave , comechè un uomo che tu lo prepari per la vita , senza prepararlo al momento che prenderà di petto a la donna , è come uno che ci dici : eccheti lo schioppo e la polvere e va pure a la guerra , ma a le palle passiamoci sopra . Loro mi diranno : Ma a un padre ci conviene , di fronte a un rigazzino nel fiore de l ' innocenza , di farci certi discorsi ? Cari signori , de le due l ' una : O il rigazzino certe cose le capisce già , e allora è meglio che ci porti il sussidio de l ' esperienza , o non le capisce e allora pole fare conto che ci stia sonando un pezzo di Debbussì e ci pole dormire sopra . Per cui passo oltre e dico . Cominciamo abbovo , come diceva quello che faceva il zabbaglione . La donna sarebbe quella cosa , che ci trovi dentro , sempre con rispetto parlando , ideali più o meno infranti , soli dell ' avvenire , raggi di luna , tacchi di scarpa , zucchero e vainiglia , pezzi di Fogazzari e canzonette napoletane . Si te la dovessi definire bene , ti arissumerei in una parola sola : Piàntela , figlio mio . Ma siccome tanto tu non la pianteresti , passiamoci sopra . Vedi che parlo come un amico . L ' esperienza , in questo caso , ti pole servire fino a un certo punto , comechè quando l ' omo è arivato ad avere una bella esperienza con le donne , è il momento che piglia moglie . E allora era meglio , che con l ' esperienza ce si faceva un paio di fondelli per i calzoni . La donna si distingue dall ' omo , prima di tutto perché ci ha i capelli lunghi , poi per via dei vestiti , i quali ci hanno questo particolare : che il conto della sarta lo paga il marito , poi perché ha sempre raggione lei . Le donne si dividono in sei categorie : cattive , cusì cusì , oneste , disoneste , minorenni e nevrasteniche . Se ti dovessi dire : scegli ; ti direi : comprati mezzo sigaro e tira via . Ma nun ti dico scegli , per cui è lo stesso . E doppo che hai detto tutte queste cose , si ti avvicini e ci dici mezza parola , lei casca da le nuvole , comechè la donna si arregola sempre come se stasse preparando il proprio materiale di difesa , dimodochè si agguantavano Putifarre quando levò il mantello a Giuseppe , ci scommetto che già ci aveva pronto l ' ago e il filo per far vedere che ci voleva attaccare un bottone . Col quale sono persuvaso che doppo tutto questo , tu piglierai moglie lo stesso : me ne accorgo dal modo come ti gratti la testa . E allora , o figlio di poveri ma onesti genitori , beccatela e di ' come disse Cornelia madre dei Gracchi : Dio me l ' ha data , guai a chi la tocca . Averai inteso dire più volte che un omo pole ridimere una donna . Abbada di non fare questo bisinisso , come dicheno oltre oceano . Non è che la donna si dimentica il beneficio aricevuto ; è che non te lo perdona mai . Tu ci diventi come una specie di fedina criminale in pelle e ossa , e naturalmente cerca di buttarti via . Aricordati che la donna , quando ti vuol fare una cattiva azzione , prima si persuvade a ogni costo che te la meriti , perciò quando te l ' ha fatta si perdona , e trova , che doppotutto , nisuno la pole condannare . A te , però non te la perdona più . Tu dirai che questi sono brutti difetti e che io disprezzo le donne . Nemmeno per il formaggio : anzi , succede accusì , che quando ci hai di queste idee , l ' ultima donna che ti capita per le mani , ti pare sempre l ' eccezzione de la regola , per cui si è destino che tu devi arimanere stropicciato , beccati pure questa birola , che salute ti darà , e nun c ' è da metterci una pezza . Dicevamo , dunque , che questo è il cosidetto insegnamento morale . Per quello che ariguarda l ' altri lati de la pissicologgia del pupo , che sarebbero come chi dicesse il sentimento e la intellettuvalità , io e Terresina si siamo divisi , come suol dirsi , l ' agone . L ' educazzione del sentimento se l ' è ariserbata Terresina , comechè lei dice che certe cose , come crescono sotto la mano de la donna , nun crescheno in nissun altro modo . E per fissarci bene ne la mente certe definizzioni , ha scritto una collana di sonetti intitolati : Sonetti del sentimento . Io non ce ne ho potuti finora pizzicare che due : il resto sarà un giorno di domigno pubblico , ma questi due , si volete , ve li dico : LA CASTITÀ La castità sarebbe , una virtù che è bella , ma somiglia un po ' alla rosa , comechè a dirci il vero , è puncicosa e non vole la gente a tu per tu . Per esempio : figurati mammà che ha fatto un dolce e doppo l ' ha riposto . Il dolce c ' è , però tu ignori il posto e l ' ora certa che si mangerà . In tutte l ' altre bone qualità si propone l ' esempio dei maggiori però non si può fare in questa qua . Non posso dirti : come tuo padre (eh..., l ' esperienza te lo insegnerà ! ) E tanto meno : fa come tua madre ! E l ' altro è LA CARITÀ La carità sarebbe un sentimento che l ' omo che lo prova è superiore , come qualmente glie si allarga il cuore e doppo s ' aritrova più contento . Si fa in parecchi modi a tutte l ' ore : col tè danzante , con la conferenza , con la serata di beneficenza ed altri giocarelli per signore . Si fa per le rigazze disgrazziate ... per qualche miccagliolo che si pente , per le povere bestie maltrattate , per i cani barboni trovatelli , per le mosche olearie pensionate e , qualche volta , per i poverelli ! Ma non posso e non voglio invadere ulteriormente il campo della mia leggittima consorte . Perciò abbandono il terreno e aritorno al campo intellettuvale . E veniamo al malloppo de la questione . Fra tutte le forme dell ' insegnamento quello che doverebbe essere più utile , doverebbe essere l ' insegnamento de la storia , vuoi profana , vuoi sacra , comechè diceva Ludovico il Moro a la Berresina : La storia è la maestra de la vita ! Ma , perché sia veramente accusì , abbisogna che la storia sia cumbinata in modo , che da ogni fatto ti schizzi fori l ' arelativa reclame . Laddovechè si nun fai accusì , vol dire che ci sarebbero dei pezzi di storia inutile , vale a dire che l ' umanità sarebbe come un vestito pieno di buchi . Perciò , ci sono dei frammenti storici senza morale , è segno che l ' insegnante nun ce la sa trovare . Altrimenti vorrei sapere che ci giova di sapere che Carlo d ' Angiò vinse i Turchi alla battaglia di Pavia o che Federico Barbarossa disse a Carlo 5° : Si tu ci provi a sonare la tromba , senti che campana ti sono io ! Per cui intervenne Cesare Borgia e tutto fenì col trattato di Villafranca . Lei me ti consideri per esempio il fatto di Nerone . Che ci pole interessare a noi di sapere che quello lì dette foco a Roma , per cui venne fori il Quovadise , e altri incomodi ? Va bene , averà fatto male , ma ormai quell ' incendio lì l ' hanno smorzato da tanto tempo ! ... Eppoi , scusino tanto , ma loro la vedono la morale del fatto ? Io no . Come vogliamo concludere ? ... Morale : Rigazzi , non date foco a Roma ! Ma sarebbe lo stesso che dire : Rigazzi , nun tirate la coda all ' Orsa Maggiore ! Oppure : Nun vi soffiate mai il naso ne la chioma di Berenice ! Tanto meno , poi : Nun fate magnare i cristiani dai leoni ! Anche perché ci sono certi cristiani in giro , che sarebbe il caso di fare un contratto con un leone aresistente , per un tanto a cristiano , e pure c ' è il caso che se casca in certa gente , povero leone ! Laddovechè invece io ci ariduco la cosa a proporzioni più modeste , e in modo che la morale ci casca in mano bella che fatta come un cioccolatino al distribbutore automatico . Io ci dico : Nerone era un bravo rigazzo . La matina si alzava , si lavava e si pettinava , e dava il buon giorno ai suoi cari genitori . Insomma sarebbe stato il modello dei rigazzi , se nun avesse avuto un brutto difetto , quello di giocare coi fiammiferi . La madre gli diceva sempre : Bada , Nerone , che un giorno o l ' altro mi farai avere chi sa che dispiaceri e finiremo sui giornali , che nemmanco la vergogna ! ... Pareva che il core glielo dicesse , povera donna ! ... Abbasta , dagli oggi e torna a ridarvi domani , fenì che un giorno dette foco a la casa . Una casa abbrucia l ' altra e tutte e due lavano il viso , per cui , in un momento , prese foco tutta la città , e fu un disastro tale , che solo a cumitati di beneficenza , tè danzanti , tolette per le signore e onorificenze ai superiori di chi s ' era distinto , ancora c ' è chi piange ! ... Per cui concludo : Morale ! Rigazzi , ubbidite i vostri genitori , amate la Patria e il Re , e non giocate coi fiammiferi . Ecco che io utilizzo Nerone mentre l ' altri lo adoperano a scopo puramente decorativo . Questo è , per modo di dire , un esempio di industrializzazzione storica , ma ci sono altri fatti che a la critica nun reggheno ! Come volete , presempio , che io utilizzi il fatto di Noè ? a scopo di temperanza ? Come ! un omo che s ' era trovato al diluvio universale e aveva visto che scherzi fa l ' acqua , lo vorressimo mettere in croce perché ha voluto provare se andava meglio col vino ? E l ' affare di Esaù ? ... Dice : Esaù si vendette la primoggenitura per un piatto di lenticchia ! Uhm ! Sarà ! Io , però , ho fatto alcune indaggini , da le quali me ti arisultano particolari piuttosto gravi . Dice : il padre si chiamava Noè , la madre Rebbecca , ci avevano un parente prossimo che si chiamava Samuele , e il figlio di Giacobbe , indovinate un po ' come ci messere nome ? ... Isacco ! ... E con una parentela come questa , e un nome come quello , uno fa un ' affare accusì sballato , di vendersi la primoggenitura per un piatto di lenticchia ? ... Eh ! ... Se si mettevano d ' accordo Esaù e Giacobbe , pole essere che la primoggenitura la levaveno a quel prezzo a uno che si chiamava Pippo o Federico , ma da quel galeotto a quel marinaro uno scherzo cusì nun andava ! ... Diciamo piuttosto che fecero figurare la lenticchia , per nun pagare la tassa di successione , e forse saremo nel vero ! ... Nè è questa la sola indaggine o riforma che vorrei proporre . Anche si osserviamo la grammatica , lorsignori vedono al consuveto volo del non mai abbastanza lodato uccello , che ci sono un sacco di cose che , salvando il dovuto arispetto , fanno a calci con la vita . Una cosa che nun ho capito , presempio , è la cogniugazione dei verbi . Dice : Io curro , tu curri , colui curre ! ... Piano ! ... Io curro . Va bene . Io posso currere , perché sono un libbero cittadino . Tu si sei tanto amico mio che si diamo del tu , curri pure te per vedere che m ' è successo , Ma cului che c ' entra ? ... E si cului ci ha le scarpe strette ? ... Come ! S ' è tanto combattuto per la libbertà e a questo povero colui ci vogliamo buttare un laccio al collo e tirarselo dietro come un cane barbone qualunque ? Io dico che colui nun curre . E bastasse questo . Ci sono degli altri verbi che nun si possono assolutamente cogniugare cusì . Presempio : Io vado in automobile , tu vai in automobile , colui va in automobile . Ma bravo ! e chi va sotto ? e il vile pedone dove lo lasci ? Senza contare che ci sono dei verbi che a cogniugarli accusì , ti tocca poi di fare a pugni con la loggica . Presempio : Io sbafo , tu sbafi ... Eh ! ... per bacco , se io e tu sbafiamo , colui paga . Magari pago io , paghi tu , facciamo a la romana , facciamo come ci pare . Ma se sbafiamo tutti , o bisogna supporre un paio di colui , o paga quello che ha scritto la grammatica . Quindi io m ' aribbello e sostengo che i verbi dovrebbero coniugarsi in un modo più confacente alla vita , che sarebbe , presempio , il seguente : Io curro , tu ci hai una cambiale protestata , colui fischia la marsigliese . Io canto , tu te ne vai , colui si attura le orecchie . Io tengo una conferenza , tu la mastichi male , colui dice : accidenti a quando ci sono venuto . Io compro un sighero , tu te lo fumi , colui sputa . Io vado in automobile , tu mi guardi con invidia , colui sente la puzza de la benzina . Io litigo , tu litighi , il terzo gode . Io piglio moglie , tu mi compiangi , colui ... come sopra . Ora , premessi questi metodi , e dimostratoci come ho tirato su questa creatura mia , io sento la necessità di arivolgermi a lorsignori per un cunsiglio . Un giorno o l ' altro questa creatura mia romperà la cunsegna e crescerà . Con cui allora me ti zompa davanti il problema più arduvo : Che carriera ci farò prendere ? È uno di quei problemi che a un povero padre nun lo fanno dormire nè più nè meno che si avesse inghiottito un sorcio sindacalista . Come dice lei , laggiù ? ... L ' impiegato ? ... E ! ... caro signore , si nun fusse che lei sta troppo lontano , era proprio il momento del mozzico al naso . Come ! ... il pupo mio , per averci un padre impiegato , per poco nun ha fatto la fine del visconte Ugolino che fu promosso abbacchio per merito speciale . Come ! ... tante volte io , per essere impiegato , faccio finta di masticare la penna perché sono distratto , e invece ci faccio colazione ! ... E dovrei mettere mio figlio ne lo stesso vicolo cieco ? Il medico ? ... Ma se , povera creatura , una volta che ammazzò una mosca pianse tanto che mi toccò di comprarci un gobbo col fischio ! ... Allora vol dire che la prima volta che ammazzasse un cristiano mi toccherebbe di comprarci una balena col trombone ! ... Una voce perversa me ti mormora : Facci vendere la sua cuscienza . Bravo ! ... Di questi tempi una cuscienza quasi nova di marca nazzionale , con pezzi di aricambio , vale su per giù come un cane morto con la pelle in cattivo stato . Per cui mi arivolgo a loro : Si qualcuno di lorsignori ci avesse un posto da acchiappatore di mosche , da giocatore di pallino o da cane barbone , me lo facci sapere al " Travaso " . Comechè ho perduto l ' ultima speranza : credevo di poterlo impiegare come rompitore di scatole , ma , purtroppo , vedo che in questo c ' è il padre che basta e avanza ! Estratto ariconcentrato di ben due lustri di proteste pubbliche , ebbedomandarie , nonchè infruttuvose Quella cosa che chiameno MORALE PULITICA Sotto la mia responsabilità . Mi pare giunto il momento di sfoderare un piccolo manuvale di idee pulitiche , comechè mai come al giorno d ' oggi , l ' omo ha avuto bisogno di averci , a portata delle zampe davanti , un prontuvario di questo genere . Nissuno infatti potrebbe capire come mai , putiamo il caso , un socialista che è diventato come sopra perché la patria era un ' idea che lui te ce si trovava troppo stretto , tutto in d ' un tratto trova che nun esiste più nemmeno l ' umanità , nè tampoco il sistema planetario , ma bensì , presempio , solo la classe dei lavoratori de la scopa , e siccome la giornata dei scopatori nun crescerebbe con la guerra : gnente guerra . Nè tampoco capirebbe come un ripubblicano , doppo aver strillato per trent ' anni : Trento e Trieste ! Santa Carabbina ! ... Guglielmo Oberdan ! ... tutto in un tratto te si mette a strillare : Ma che carabbina ! ... Volevo dire penna stilografica ! Per cui , vengo fori con un saggio di questo mio piccolo trattato . Solo Terresina , che è la mia cumpagna , salvando indove mi tocco , fedele , sa quanto tempo è che ce l ' ho per la mano . Ma al momento di metterlo fori , c ' era come un timone di carrettino che me ti si metteva attraverso alla gola e mi fermava il gesto . Ora passo il Rubicone . Ecco qua il saggio . SCHIZZO D ' UN TRATTATO DI MORALE PULITICA Con la teoria de la " CAROGNA SOLITARIA " . - Inclusavi la vera ricetta per fare i spaghetti a la matriciana e un programma pulitico . - Inoltre con la canzona : " Addio d ' un giovane che parte per la guerra " , la risposta alla " Bella spagnola che canti " , e un bono per farsi ariprendere in fotografia da tutte le parti . PRIMA PARTE Teoria de la Carogna solitaria . Ammalappena Iddio ebbe fatto l ' omo , ci dette una guardata e disse : Questo qui , se nun ci arimedio presto , mi sgrancia puro il triangolo che porto in testa . Per cui ci pensò , e fece la donna . Laddove eccoti che il serpente disse : Questi qui , se nun li stropiccio in tempo , mi leveno la pelle per farci le borzette . E tirò fori l ' affare del pomo , per cui la donna disse : Adesso ti stropiccio io ! ... E dette il pomo all ' omo ... Nonchè allora Domineddio esclamò : Siate stropicciati tutti e tre ! Come lei vede , i primi inquilini di questa disonesta palla erano occupati a stropicciarsi uno coll ' altro , e l ' abbitudine era tale , che appena nati due figli , uno aritirò la tessera da omo vivo all ' altro e gli acciaccò la testa . Messa l ' umanità su queste basi , lei ci aggiunga due grammi di fede inconcussa , tre di quel sacro colle , un paro di soli dell ' avvenire che non ci abbiano magnato troppo sopra ( se li trova ! ) , mischi e serva caldo , e il piatto ariuscirà adesso quello che ariusciva quando Cristofero Colombo scrisse a macchina le leggi de le dodici Tavole , per cui Orazio Coclite esclamò : La legge è uguale per tutti , e l ' eco gli arispose : Ma lei esagera ! L ' idea pulitica ci era già fino da allora , ma lei me lo insegna che le proprie idee , si uno se le tiene in corpo , cicciano come le patate , e un uomo solo è come un candidato senza l ' appoggio del guverno , per cui venne fori la solidarietà , ed eccheti la cooperativa , la coppia adultera , il fascio proletaglio , la sega circolare e il partito pulitico . Fino a poco tempo fa ci avemio in Italia vari partiti : Il monarchico o costituzzionale , che sarebbe quello dell ' omo attaccato a le stituzzioni . Il quale s ' era talmente attaccato che pareva l ' edera all ' olmo , e lo stufato in una padella trascurata , per cui era come si avesse messa la testa in una mastella di ricotta , e nun vedeva gnente . Il ripubblicano , che ci aveva la cravatta rossa , il socialista , che ce l ' aveva nera , il clericale che ce l ' aveva gialla , il democratico che prendeva tempo a riflettere , il nazzionalista che ci aveva i scopettoni , e il narchico che propendeva per il congegno splosivo . Laddove nel caso odierno cunsidero che è meglio di pretermettere le vecchie divisioni , e veniamo al malloppo de la questione . Ora ci abbiamo il nevutralista e l ' intervenzionista . L ' intervenzionista abbisognerà vederlo all ' atto pratico , quindi per ora lasciamolo lì . Il nevutralista sarebbe colui il quale quando sente parlare de la guerra è come se ci avesse fatto male il sighero . Da quando è cominciata la guerra , ogni volta che il vento sbatte una porta , lui sente il rimbombo nella panza , e freme . Si per avventura la serva macina il caffè in cucina , ci pare la mitragliatrice , e dovunque il guardo gira ti vede palle , quattrocento venti , obbici , articoli di corrispondenti di guerra , critici militari ed altri incommodi . E siccome i primi tempi tutti strillavano guerra , guerra ! ... lui te si sentì solo . E siccome l ' omo solo nun si ha un pubblico e quindi è inutile che diventi rosso , fu sincero e sclamò : Anmappami che carogna che sono ! ... Ma lorsignori nun hanno da fare altro che aprire il primo trattato di botanica che ci capita ne la mano e vederanno , al Capitolo 23 - Mammiferi col colletto - Paragrifo 25 - Sottospece : " Homus carogna scalcagnatissimus " e leggeranno : " Quest ' animale , quando è solo sente freddo , e tanto gira finchè non ha trovato una teoria che gli faccia da foglia di fico " . Per cui quell ' uomo guardò intorno , ariconobbe da la camminata che erano in parecchi , laonde si riunirono , si fecero un po ' compassione uno coll ' altro e poi dissero d ' accordo : Ma che carogne ! ... Noi siamo un partito . Nel partito stesso poi lei pole constatare che ci è il sotto - partito , cioè quello dello sciopero generale , quello che ti dimostra che nun possiamo fare la guerra , perché nun ci areggiamo in piedi , quello che strilla : Evviva Francesco Giuseppe , eccetera . Eppoi c ' è una lunga lista di oscuri , ma valorosi cittadini , che con altre dieci o dodici lire di firme , a due soldi il pezzo , fanno una bella maggioranza . L ' IDEALE PULITICO ( uso esterno ) compresovi alcuni accenni alle cose di cui l ' omo pulitico si deve stropicciare , e una vaga menzione del profumone assoluto e bogliaccia . Al lettore , specialmente si soffre di calli alle zampe di dietro o all ' anima , nel qual caso si chiameno disillusioni , sarà avvenuto più di una volta di esclamare con voce concorde e sbrozzolosa : Ah , l ' ideale è un ' illusione ! Laddovechè , come quasi tutte queste frase , e l ' altre su l ' incostanza de la donna , la brevità de la sistenza e l ' effetti delle acque minerali , anche questa spressione è una specie di stranuto pisicologgico , che significa a presso a poco come queste altre frase storiche " Mannaggia li cani ! " oppure " O numi , numi " ovvero " Accidenti ai signori " . Comechè dire che l ' ideale nun c ' è , è come se io dicessi che il biglietto da mille nun esiste pel solo fatto che da le parti de la saccoccia mia nun ci bazzica . Dunque l ' ideale c ' è . La quistione è che quella mercanzia lì è come lì quadrini , la nobbiltà e la ducazzione , che chi ce l ' ha nun la mette in mostra mai . Si lei vede il biglietto da visita del collega Tuttibozzi ( che ci ha avuto un marchese collaterale per parte di donna nell ' antichità , credo quando s ' incominciò a parlare del viale Roma - Ostia ) lei legge : Gontrano de ' Tuttibozzi de ' Marchesi Scannapippa di Montecetriolo di via Margutta . Robba che pare addirittura un magazzino di mobili . Comecchè invece don Cerino ci sgnacca : Prospero Colonna e è abbastanza accusì , che ci hai poco da rugare . Accusì è l ' ideale . Da quando ci ho la patente de bipide senza penne , ho visto un sacco di gente che ci aveva l ' ideale in bocca continuamente , come un mezzo toscano qualunque . Come è fenito ? Come la cicca . Chi l ' ha buttata via , chi se l ' è ciccata , chi l ' ha venduta al primo cercamozze che ce l ' ha domandata . Viceversa ogni tanto , vòi in Libia , vòi in Grecia , vòi in de l ' Aragonna , ti viene fuori uno sconosciuto qualunque che ti dicheno : È morto da eroe . Quello lì ci aveva l ' ideale in forma privata , ma per davero . Per cui , si , putiamo il caso , domani l ' Itaglia si decide di dare via quelle nespole che ognuno spera , veranno fori un sacco di gente che nun hanno mai parlato , comechè essendo occupati a pagare le tasse , a lavorare e a fare i galantommini , nun si poteva pretendere che perdessero tempo a fare l ' ommini pulitichi . E quelli lì meneranno sul serio . Poi avanzerà il Corpo Reale Sbafatori , e seguiterà a magnarsi tutto e a strillare : " Venghino , signori , arimirino si che bell ' ideale che ci ho io . Guardino si che fede inconcussa col fischio di dietro , osservino si che sole dell ' avvenire a sorpresa , che più te ne magni e più ce n ' è ! ... " . E via di questo passo . Ora lei mi domanderà , dice : Ma l ' omo pulitico ce lo deve avere l ' ideale ? Eh no , caro signore , comechè quello è un amico pericoloso che ti pole pure costare la pelle , e l ' omo pulitico fa l ' omo e non il defunto . L ' omo pulitico nun è , in generale , cattivo . È un omo che ci ha un fisico speciale . Ci ha una panza che c ' entra magari tutto il Palazzo di Giustizia , un core come un vago di lenticchia e due occhi che ci vedono tutt ' al più dal banco suo a quello del presidente del Cunsiglio . Quello che nun entra là dentro , per lui non c ' è . Quindi l ' Itaglia , presempio , nun ci cape , e nun ce la fai entrare nemmeno se la ungi come un giornale nevutralista . L ' omo pulitico si ha quindi una certa quantità di cose di cui se ne deve stropicciare , e sono tutte quelle che nun ci capeno . E sarebbe come chi dicesse : Patria , umanità , proletaglio , eccetera . Ora , veduta la cosa accusì , al solito volo del non mai abbastanza compianto ucello , lei potrebbe concludere : dunque l ' omo pulitico è profumone ! No , caro signore . È " un po ' profumone " . E in ogni indegno pronipote di quella disonesta scimmia che deggenerò in omo , c ' è un malloppetto di boglia , ma boglia di prim ' ordine . Si questo malloppetto si potesse estrarre , e nalizzare , lei aresterebbe surpreso di vedere , presempio , che il commendator Tal dei Tali , con quella bella panza , e quelli belli baffi a virgola ben nutrita , ci ha due milligrammi di satiro inferocito , che la contessa Violetta de ' Pensateci ci ha un centigrammo di antropofagia , che l ' onesto ciavattino che fa da portiere a casa vostra è , quanto un ' ombretta , in fondo in fondo assassino , che la vostra venerabile socera , con tanto d ' occhiali e di fare materno , ci ha nella vetusta panza un granello di Messalina , e voi in persona , magari sete , salvando la vostra ariputazione , un povero borsarolo mancato . Accusì , il vero zozzaglione autentico e tutto d ' un pezzo , è raro . Ma c ' è . Quello , presempio , che davanti a garibbaldini morti , non ha coraggio di dire : la carogna sono io , che è molto si nun ho pavura di campare , figurati di morire : ma ti esclama : Sono delinquenti ! ... Quello lì è il vero zozzaglione , assoluto e centrifugato . Accusì il disegnatore che nun pole arippresentare l ' Itaglia che come una cosa da sputarci sopra , e il nevutralista che strilla " evviva l ' Austria " . Quello lì non è un " porcoide " , o un " parazzozzaglione " o un " emisuino " come l ' omo in generale . È schietto , assoluto e completo , come una vettura del tranve . L ' altri discuteno , lui puzza , l ' altri fanno propaganda , lui fa schifo . Laddove io cunsidero che alcuni di questi infusori te si sono imprudentemente arivelati troppo , hanno creduto che fusse la festa di Santa Chiavica e sono venuti fori . Ma a me mi fanno la figura di defunti in permesso , comechè si scoppia la buriana nun li comprerei con tutta la pelle addosso , nemmeno con due bagliocchi falsi . Lei mi dirà : Ma perché ci imbrigni tanto con la morale pulitica ? ... Perché quella povera morale la fai andare attorno sotto al braccio a la pulitica , laddovechè finirà col compromettersi ? ... Manderesti tu in giro Terresina sotto al braccio di Nena la Baffona o Tuta la Strozza - quintini ? Ebbene , ci arisponderò che la morale è un ' idea , e l ' idee sono cose antisettiche e impermeabili , per cui hanno voglia di bazzicare zozzoni , arestano sempre pulite . Si no a quest ' ora la patria , l ' umanità , l ' ideale , la libbertà , l ' ordine , e altri princìpi dello stesso genere starebbero da un pezzo in villeggiatura all ' ospedale di S . Gallicano , o dei rognosi che dir si voglia . E , proseguendo per l ' intrapreso vicolo , vengo a darci un altro malloppetto del trattato in questione . E sarebbe come chi dicesse : LA PATRIA Definizzioni - Il " Dentiverdismo " - La patria del proletaglio organizzato - Quella del giovine coi scopettoni - Quella dell ' omo qualunque . Era una bella mattina di primavera , il sole arisplendeva a caldi raggi , e l ' uccelletti , nun avendo gnente da fare , avevano detto : Vogliamo svolazzare di ramo in ramo ? ... Per cui la natura , poverella , era in festa , e le violette , fedeli a la consegna , odoraveno . Il sottoscritto , tenendo per la mano il di lui , malgrado le insinuvazzioni , ligittimo rampolo , passeggiava per i viali di Villa Borghese . Laddove tutto in d ' un tratto il fanciullo arrestossi , introdussesi un nummero imprecisato di dita nella narice destra e esclamò : Papà , che è la Patria ? ... Lì per lì , preso a la sprovvista , ci arisposi : " La patria , figlio mio , è quella cosa che " Appennin parte il mar circonda " nonchè " di dolore ostello " , e che sarebbe come chi dicesse una cosa che ci fanno le dimostrazzioni , i colleggi elettorali , i Palazzi di Giustizzia e tante altre cose in base alle quali nun te le posso dire tutte , ma quando sarai più grande ti farai capace " . Come vede , la definizione era troppo sommaria , ma , dagli oggi e torna a ridarvi domani , fenii col dire tra me ed Oronzo : Questo rigazzino nun lo potrai far trovare ne la cundizione del 90 per 100 degl ' Itagliani che , rivati a una certa età , si sentono domandare i bagliocchi , la libbertà e magari la pelle per conto della patria , e nissuno s ' è mai insognato di spiegarci chi è questa creditrice misteriosa , che domanda tutto ai galantommini e tutt ' al più dà qualche onoreficenza ai birbaccioni . Laddove , arifletti che ti arifletti , rivai a questa conclusione che la Patria è come il sole , la vita e i pugni in testa : nun si discute , si accetta . La Patria è la madre . È bona ? ... Ci devi baciare la mano . È cattiva ? ... Baciaci pure i piedi e arispettela lo stesso . Questo è , diremo accusì , l ' imperativo assoluto per sprimersi come il principale del Padre Eterno . Poi , naturalmente , ogni bipide senza penne ci ha sul naso pisicologgico un paro d ' occhiali metafisichi , coi quali vede le cose , vuoi rosse , vuoi verdi , vuoi color ventre di cane fugace , vuoi color di spirito dei suoi perversi defunti . Si dovessimo prendere per punto di partenza alcuni bipidi , ci dovrei dire : La Patria è quella cosa che " altamente si afferma " . Lei , magari in forma privata , se ne stropiccerà come il Kaiser d ' un trattato , ma in pubblico lei dà una sgrullata ai capelli , fa due bagliocchi di mossa leonina e esclama : Il mio patriottismo ? ... Ma io altamente lo affermo ! ... E se ci ha i capelli un po ' ondulati e ci viene bene la mossa , è capace che lo fanno puro deputato . Si lei nun fa accusì , e si tiene il patriottismo in corpo , fenisce che lo piglieno per un vecchio patriotta , e ci tocca aspettare d ' essere morto e che capiti un ministro con un parente scultore , per arimediare due centesimi di monumento . Avvi , viceversa , il tipo dell ' antipatriotta , invelenito e furibondo , o Dentiverdi che dir si voglia . Questo signore ti parte dall ' idea che per ogni Itagliano che deve nascere , l ' Itaglia lo va a aspettare , diremo accusì , a la stazzione , e ci dice : Pss , pss , pss ! ... Vieni qui , bel moretto , vienimi a nascere in territorio nazzionale ! ... Si nun mi fai torto ti garantisco un bell ' avvenire cinque cammere e cucina e tutti i giorni spaghetti a la matriciana , trippa ritransitata in cazzagliola , frutta , formaggio e caffè , inclusivo lo spruzzo , o lo schizzo , come dice il lavoratore . Per cui il dentiverdi è esiggente e si un giorno nei spaghetti , c ' è poco formaggio , o lo schizzo nun è di marca superiore , lui dice : Ingrata patria ... Ne consegue che l ' Itaglia , indovechè Dante , Michelangelo , e tanti altri che ce si trovaveno bene e Cristofero Colombo e Galileo , che la trovaveno stretta , a tempo perso ti scopriveno i mondi o le stelle , adesso è troppo piccola per tutti questi vermini solitari . Lo conosce Lei il maestro Torcibudella ? ... No ? ... Bene , quello lì scrisse una canzonetta per la festa di S . Giovanni intitolata : Lucertola d ' amore e non fu premiato . Lei che avrebbe fatto ? ... Mettersi a fare il ciavattino . No . Lui ha disprezzato l ' Itaglia . E accusì via . Il povero proletaglio , avrebbe bisogno che qualcuno ci dicesse chi è la patria . Ma a scola nun ce lo dicheno , o lui non vi va . Ci vorrebbe una scola d ' allievi itagliani , per prendere il maschietto grezzo , metterlo in macchina e tirarlo fori cittadino . Ma su questo progetto il gesuita ci ha scritto " nun si tocca " . E nissuno ci ha il fiato di toccarlo ; comechè il libberale pensa che con quel meccanismo lì , nun ce si sbafa gnente , e il nazzionalista si ha voluto che gli dassero la santa scarpa da allustrare e un par di colleggi , ha promesso che si qualcuno ne parla , lui strilla l ' inno di Mameli e manda per aria la casa . Per cui per il proletaglio , l ' Italia si chiama : esattore che leva quattrini o carabbignere che mette le manette . Quando , in questo terreno cuncimato , ti riva la spia austriaca vestita da socialista , che ci dice : Addosso a la patria ! ... lui arisponde : Addosso ! ... Il vero zozzaglione è l ' omo istruvito che , facendo il ciancione o il ladro internazionale , ha acquistato un po ' d ' esperienza , e che nun si schifa di sè stesso quando insegna queste cose al proletaglio . Avvi poi il giovine con scopettoni . Lui è per la patria . Ma non un ' Itaglia grezza , impolverata , scomunicata , una patria garibbaldina e strafottente , che si Pio nono la scomunicava , lei gli apriva la breccia . Lui vole un ' Itaglia allustrata , lavata nell ' acqua benedetta , morbidella e scivolosa , che possa entrare in salotto quando ci sono le signorine , farsi pigliare il ganascino da zio prete , giocare al tennise , che odori di cucina fina e di profumo delicato come l ' appartamento del commendatore X , e sia simpaticuccia , digestiva e leggermente gelatinosa , come una di quelle novelle per i giornali , che finiscono bene e agliuteno la diggestione . E in ultimo c ' è il solito omo qualunque . È lui che ha fatto l ' Itaglia . Cavurre , Garibbaldi , Mazzini , Vittorio Emanuele , ci hanno forse insegnato la strada , ma l ' omo qualunque è quello che ha pagato , s ' è fatto trucidare , mettere in galera , e nun se n ' è lagnato mai . Ha fatto l ' obbligo suo , come si ce l ' avesse scritto ne l ' interno buzzico del cranio . Quello lì , nun domanda che è la patria . Chi si arivolge questa domanda è come la donna che domanda consiglio a un ' amica su un affare de casa . È come se avesse già becchificato il suo legittimo consorte . Del resto fra un po ' nun sarà più il momento di chiacchierare . Prenderemo tutti i Dentiverdi , ne faremo un reggimento chiamato : Corpo reali puzzafiati , e ci daremo tanti calci nel programma pulitico che , o andranno avanti , o faranno da parapalle ai galantommini . Poi quelli che camperanno , li faremo commendatori . Nun sono boni ad altro . Stringe il periglio e il tempo vola , come diceva l ' imperatore Guglielmo quando ordinava il pranzo al buon vecchio Iddio , per cui oggi o domani potrebbe darsi che dovessi rinfoderare la penna per sguainare quei metri uno o trenta di brando che tramutano l ' omo in guerriero . Ne consegue che ci consegno , o stendo , o arifilo , secondo più ci garba la spressione , questi malloppi ultimi di morale pulitica . Ed eccoli : Il gioco delle risponsabilità - Il cusiddetto Governo , i cusiddetti partiti e altri giochi di società . Si lei , salvando indove mi tocco , scivola per le scale e si fa un bozzo ; si lei , tagliandosi un segmento di pane di guerra , si taglia un millimetro di pelle , che fa ? Compra due soldi di taffettà e uno d ' unguento antibbozzico , e li applica sulla parte lesa . Ma se il bozzo o il taglio se li fa la cusiddetta Terzitaglia o Vilepatria ( come dice il socialista ufficiale quando si è strozzato due marchi di vino asciutto ) che ti fa ? Cerca la risponsabbilità . Anche al semplice e consuveto volo del più pacifico uccello , lei comprende subbito che ci sono molte ricerche più divertenti : vuoi quella dell ' omo , da eseguirsi con la lanterna accusiddetta di Dioggine , vuoi quella del massimo comun divisore o di qualsivoglia cifra , nummero , insetto , cane barbone , deputato o levatrice che sia . Invece il cittadino si dedica alla ricerca delle risponsabbilità con lo stesso criterio con cui il miccagliolo si mette a strillare al ladro . Accusì , intanto , aresta stabbilito che lui nun ci ha colpa . Ci ha colpa il Governo . Ora si ci è una cosa sicura , è che io , come Oronzo , me ne stropiccio di questo ministero , di quello che c ' era prima , di quello che ci sarà domani , e anche di quello che ci sarà doppodomani . Ma quando sento che pel solo fatto di essere nato ministero , invece di nascere grillotalpa , cinocefalo , o zozzaglione , tutti ci deveno dare in testa , io me ti levo e dico : no . Il ministero , novantanove volte su cento , commanda come quel marito che s ' era arifuggiato sotto al letto per salvarsi dalle bastonate della moglie , e che quando lei ci diceva : Sorti fori ... lui ci arispondeva : " No , sono il padrone di casa e voglio stare indove mi pare " . Chi comanda sono i partiti , e i partiti siamo noi . Per cui , presempio , nel momento attuvale lei sentirà che tutti baccaglieno perché il paese nun ci aveva la preparazione morale . È colpa , dicheno , del guverno ! Ma andiamo , zozzaglioni , ultraprofumoni , iperruminanti , microcefali , farfanicchi , tirabbucioni , malloppi semivivi , sciroppi di lumache , ed eziandio vermini solitagli ! ... Si facciamo il conto de le risponsabbilità , abbisognerebbe mettere tutti i partiti a sedere intorno e che poi seguitassero a sputarsi in faccia per quindici giorni ! Eccoti che lei vede il dimocratico il quale te si arivolta , guarda la Patria con aria dentiverdica , e ti esclama : Ma com ' è che non si scopron le tombe ? Ma com ' è ? ... O figlio di veri mammiferi , ma ammalapena quella povera Itaglia te si arillegrava per quattro sorbe date al Turco libbico , tu zompavi su e gli ti mettevi a sedere sull ' entusiasmo strillando : Zitta , per carità , che se no ti nascheno le illusioni ! ... Ma che eroi ! Siamo carogne , arcicarogne ! ... Figurate che ci era qualcuno che , per arimediare un sorriso dei socialisti , era rivato fino a inventare " il proletaglio arabbo ! " . Robba che si tu vedi un lavoratore arabbo quando fa finta di lavorare , ti senti crescere la stima verso il bagherozzo ! ... Nun ti parlo del conservatore ; quello nun è un partito , è un sanatorio . Nun ti parlo del socialista " ufficiale " per un occhio di ariguardo a le persone pulite che leggheno . Ma ti rivo al partito giovine , al nazzionalista ! Quello lì aveva preso la scorciatoia . Ma che faticare per fare un ' Itaglia ricca , forte , istruvita , eccetera ! ... Facciamo conto che sia già tutto fatto . L ' Itaglia è imbottita di miglioni , il bersagliere fa tremare il mondo , il cugino di Arturo è tenente dei lancieri e sposa la cuggina , l ' operaglio ama la patria e il Re e ci ha la parcamensa , carica di caponi , lo zio prete don Procopio ci ha la coccarda a tre colori dentro il cappello . Oh ! che bella festa , oh che bella festa ! ... Nun ti pare un racconto di Deamicise bonanima con l ' aritorno del soldato , il trionfo de la virtù , e un bel sole al burro che tramonta sopra un mare di percalle blù , come nelle ogliografie ? I maschietti ce si entusiasmaveno col permesso dei genitori : ci pareva di essere qualche cosa fra il visconte Gontrano del romanzo d ' appendice e l ' arcangelo Gabbrielle . Feniva che nun sentiveno più nemmeno l ' odore di milledue col quinto ceduto , di broccoli e di gatto maleducato de le parete domestiche , e si sentiveno crescere i scopettoni automaticamente . E adesso questi signori te si arivolteno a guardare la folla , e esclameno : Com ' è che nun son tutti leoni ? ... Ecco , io ci vorrei dire , ma si voi vi imbriacate di chiacchiere e volete un cittadino itagliano su misura , un eroe ordinato in fabbrica , all ' ora fissa , con quella data mossa e quelle date parole da farci il pezzo sul giornale , io vi arispondo : Signori , pussate via ! L ' eroe c ' è . Forse si crede lui stesso d ' essere ministro di fornaro o tabaccaglio o veterinario , ma al momento bono farà l ' obbligo suo come si fusse fatto a leone . Chi ti dice che l ' eroe di domani nun sia quel signore che passa , quello che accende i lampioni , o magari il Sor Filippo con tutto il solito incommodo ? Con viva preghiera di salutarmi tanto Montecitorio e annessi incommodi Su quello che strofina l ' elettore . Sopracciglio alla piuma , ovverosìa " occhio alla penna " , come dicheno i cacciatori , che poi in numismatica sarebbero i seguaci di Nembrotte . È abbastato che si sentisse per aria quella leggera puzza di medaglietta , che indica l ' avvicinarsi de le lezzioni pulitiche , perché accadesse quello che accade in campagna . Indove appena cumincia a piovere , da ogni sasso ti schizza fori una ranocchietta . Accusì , da ogni cullegio ti zompano fori vari candidati pulitici , che , come sol dirsi , si incuminciano a strofinare l ' elettore . Nun è ancora il momento di fare quello che si dice la cernita , e stiamo tuttavia nel periodo in cui il candidato s ' incubba , per poi , più in là , venire a capo un pedicello maturo . Tuttavia si possono ariconoscere da la camminata i diversi tipi , laddovechè il mondo , come diceva un filosofo che , come si fusse poco , era puro greco , è un teatro di burattini , indove gira che ti ariggira , vengheno sempre fori le stesse maschere , e abbenanche che cambi la commedia , Arlecchino fa sempre i stessi caprioli , Florindo sposa la cuggina , Rugantino baccaglia e Pantalone , a botta sicura , paga . Ma quello lì nun lo fanno mai diputato . In questo momento , il candidato nun è ancora sceso per strada per fare come le donne che fanno di verecondia getto , ovverosia passarti vicino con l ' occhiata fra il pizzico e il sentimento , e dirti : ... Uddìo ! ... che bel moretto , chi sa che suffraggio ! ... Nun gli dare retta a quel zozzaglione là , attaccati a me , che te ne aricordi per un pezzo ! ... Adesso stanno ancora a la finestra e lavorano d ' occhiate . Qualcuno butta addirittura via la maschera e chiama il cliente o vogliamo dire elettore . Poi ci è il tipo puritano , quello che sta li in un cantone e fa lo sdegnoso , con l ' idea che oggi o domani un ministro qualunque esclami : Ma chi sarà quel bell ' omo austero e meditabbondo che si aritira sul monte sacro , laggiù ? ... Offriamoci un po ' un colleggio ! C ' è il tipo bonaccione e a la mano , che in tempi normali , si ci domandi un cerino ti sputa in un occhio , e ammalapena te si leva sull ' orizzonte l ' astro de la medaglietta incumincia che quando t ' incontra vole sapere come stai , si sta bene la tua signora , si la pippa tira , si la serva fa bene la spesa e si il pupo ha smesso l ' abbitudine di ficcare le suppellettili nel naso , ovverosia è il primo della classe . Poi c ' è il tipo con la fede inconcussa e l ' ideale imperituro , tipo un po ' aticuvato e , si vogliamo , piuttosto modello 1860 . Ma l ' omo è fatto in modo tale che casca sempre ne le medesime stropicciature come si lo facesse apposta , per cui da tempo immemorabile e in tutte le condizioni sociali , la truffa a l ' americana , quella de la solita patacca e il discorso elettorale troveno sempre chi ci casca . Oramai , da tanti anni , la gente dovrebbe aver capito che quando uno dice : " Io , sempre sollecito del bene dell ' elettore di questo collegio ... " merita la stessa fede di quello che dice : " Favorischino , signori , nell ' interno de la baracca a vedere l ' omo con due teste , le pulce ammaestrate , la foca che dice papà e mammà , nonchè il cavallo che legge , scrive , firma la cambiale e non la paga , come un omo qualunque " . Comechè si ti fai adescare dal discorso elettorale , l ' omo a due teste , magari a tre , lo poi vedere subbito , ed è candidato , mentre viceversa tu aresti con una testa deprezzata e vilipesa , che passiamoci sopra , come diceva la Ninfa Leggeria al Moro di Piazza Navona . Per cui io dico che , doppo matura ariflessione , quest ' anno il voto nun lo do a nisuno , o meglio , lo metto alla Cassa d ' arrisparmio , accusì con l ' interessi me ti diventa addirittura un plibbiscito , ma aresta in famiglia . In un sol caso voterei : cioè , quando potessi darmelo da me . Lei mi dirà che non c ' è sugo , ma in ogni caso non lo do a uno , che poi me ti ride dietro . Doppo tutto , si in Itaglia vi fossero i due grandi partiti dei boglia e degli antiboglia , come io me ti vado vaticinando da anni , ci dovrebbe essere un posto in parlamento per me , che su le colonne del Travaso me ti ho tenuto sempre alto quel vissillo , che nun solo c ' entra la fede inconcussa , la lupa e il sole dell ' avvenire , ma ti sventola anche su quel colle che levati , indove c ' entra la gloria degli avi , il baluardo de le istituzzione e un altro bidone di cose belle . Laonde puro Terresina dice che si portassi la medaglietta ci farei l ' impressione di addiventare quasi un bel maschietto . Col quale cesserei d ' essere un omo plebbeo e ci darei più nell ' occhio , il che è poco , ma chi si contenta gode , come diceva quello che faceva colazione con un piatto di starnuti cotti nella pila di Volta . Lei mi dirà che sono diventato ambizioso , ma a una certa età qualche idealuccio da accarezzare ci vuole ; percui uno ci ha un incommodo , uno la dentiera , uno accarrezza le fanciulle trilustri , e io il timone dello Stato . Bisogna darcelo puro alla donna . Dica , lei che ci averà senza dubbio qualche amico influvente , averebbe la bontà di tastare il terreno per vedere si nun potesse costituvire una società a lo scopo di rilevare Terresina , mia legittima consorte , ed andarla ad esibbire altrove , levandomela da le parete domestiche ? Pole puro affermare che è una signora in bono stato , di fabbrica nazzionale , del peso di 97 chilogrammi , con rispetto parlando , lordi , provvista di ideali di ricambio , piccolo corredo , aspirazzioni nobbili e generose e lievissima Fogazzarite incipiente . Lei mi dirà che quello che ci dico è molto grave , ma creda puro che è accusì e non pole andare più avanti . Tra mia moglie e un ' altra traggedia che mi ti sento saltellare intorno e della quale ci parlerò fra poco , sto lì lì per prendere una di quelle decisioni che quando poi il postero le trova ne la storia , dice : Trucidalo ! ... quale enorme decisione ! Ed eccoci al perché , che sarebbe come il malloppo de la questione . Dice , il mondo cammina ! ... Facci puro ! Ma domando e dico perché deve camminare sui piedi dei galantommini , o quanto meno su la pace de le famiglie ! Si fusse un mondo ben educato , camminerebbe sul marciapiede e nun romperebbe i piccoli recipienti di legno o scatole , a nisuni . Laddovechè invece io me ti trovo a questo , che cioè quando condussi al non mai abbastanza lodato altare Terresina , credevo di condurci una femmina dell ' omo o vogliam dire donna , e avevo bone raggioni per crederlo , tant ' è vero che lo diceva puro il Sor Filippo che era amico di casa , e invece adesso me ti trovo che vole i diritti dell ' omo ; per cui l ' omo , fra caro viveri , sor Bonaventura e altri dispiaceri , se poi ci leveno puro i diritti , me lo saluta lei ? Deve consapere che per ogni elezzione pulitica è come un cicolino in un posto delicato , tante , accusì varie e molteplici sono le scocciature , che mi ti pioveno sull ' onorata capoccia . Questa volta vi si è aggiunto l ' affare de le suffraggette , per cui oso dire che sono sull ' orlo di quel colpo di revolvere che priverebbe l ' Italia di un cittadino onorato , la famiglia di un padre e il Travaso di un fedele collaboratore . Casa mia nun è più una casa , ma bensì un antipasto di rivoluzzione sociale , comechè si è costituvito un comitato fra Terresina , la moglie del pizzicagnolo in faccia , la signora Geltrude di sopra , quella che ci curse un pelo che nun sposasse il duca Toccafondi quand ' era ragazzo , e la manicura al primo piano , e fanno le suffraggette . Terresina nun abbada più a le faccende ! L ' altro giorno il riso aveva bollito tanto che era diventato una colla , e quando ce lo dissi , sa che mi arispose ? ... Dice : Tanto meglio , ci attaccheremo i manifesti del partito ! Nun vi parlo dell ' umido con le cucuzzette , che era diventato un pezzo di carbonella , del pupo che , non essendo più sorvegliato dall ' occhio materno , feniva col soffiarsi il naso nell ' anima dei suoi gloriosi avi , come dice l ' Imperatore Guglielmo , nè tampoco della domestica , la quale fenirà col farmi trovare in casa il baluvardo de le stituzzioni , che sarebbe l ' esercito , e già siamo al quarto caporale de le varie armi ! Tutto questo per ariunirsi in salotto con quelle altre tre sarapiche , la quale ogni tanto ti sento attraverso una porta de le frasi come queste : - È finita di stare sotto all ' omo ! - Oggi conculchi tu , domani conculco io ! - Innalziamo puro noi tanto di vissillo ! E via dicendo . Per cui ora abbasta ! Si figuri che l ' altro giorno avevano perfino incominciato a preparare il vissillo , laddovechè ci ho arimesso una tenda rossa che stava accanto all ' armuarre , nonchè un manico di scopa quasi novo , e ti si erano già disposte in corteo per uscire , senonchè entrò dalla finestra un grillo e si ficcò ne la froce del naso a la sora Geltrude , e cusì evitassimo lo scandalo . Ma Terresina ci pensa sempre e la notte la sento che dice fra il lusco e relativo brusco : Quando sarà che arriveremo all ' urna ! Viceversa ci assicuro che io son rivato al punto di quello che ci aveva su la testa la spada di Damocle legata al filo di Arianna , per cui diceva : non anderà sempre accusì . Sul contenuto di quel certo contenente . Avrebbe la bontà di salutarmi tanto l ' urne ? Ogni volta che ci aripenso sento il microbbo de la semitigre , che me te si sveglia ne la panza e divento , come sul dirsi , un leone . Si lei vedesse casa mia , pare la succursale de la ritirata di Mosca , con l ' aggravante che il Sor Filippo si è aritirato ne la sua stanza e ci è venuto il solito incommodo . E pazzienza fussi solo la sconfitta del Sor Filippo , perché lui dice che puro Napoleone c ' è passato , ma il male è che io nun posso cancellare , come suol dirsi , l ' oltraggio patito . Domenica scorsa , prima di movermiti da casa , me ti misi il soprabbito de le grandi occasioni , allustrai la bomba che ci andassimo all ' altare con Terresina , poscia chiamai il pupo e ci dissi : - Figlio mio , porgi orecchio , levati la mano destra da la narice sinistra , e inficcati ne la memoria ciò che tuo padre ti dice . Oggi è quel giorno memorabbile che il popolo fa i deputati , ciovè quella cosa la quale ce ne sono cinquecento otto , e ci curse un pelo che nun ci entrasse tuo padre . Guardami bene in faccia : nun ci vedi gnente di novo ? Lui ariflettè un poco , e poi mi disse : - Papà , soffiati il naso ! - Questa pole essere un ' idea come un ' altra , ma oltre a questo tu osserverai , che io ci devo avere nel viso la spressione dell ' omo che esercita , mica gnente , che i suoi diritti di soverano cittadino ; indovechè dagli oggi torna a ridarvi domani , dal tempo in cui lo stato era un omo solo , siamo rivati adesso che fra deputati , senatori , ministri , acchiappacani , baluvardi de le stituzzioni e altri dispiaceri domestici , nun si conteno più . Tu mi dirai che dal punto di vista de la conomia il vantaggio non lo vedi . Ma nun senti nell ' aria un nun so che che ti dice : La patria ti guarda ? E si la patria ti guarda incomincia dal rintrodurre al suo leggittimo posto il pizzo de la camicia , che ti sporge fori , e vieni con me , laddovechè così imparerai a dare il voto . Detto un fatto , ci moviamo da casa e eccoci come un sol uomo davanti a la sezzione , in dove pregai il pupo di aspettarmi , e ti entro nel portone . Appena entrato , me te si fa avanti uno sbarbato che mi fa l ' occhietto e dice : Sa , lei dev ' essere dei nostri , lo ariconosco da la panza . Eccoci la scheda dell ' On . Malvetti ! Io ebbi un motto di fierezza e ci arisposi : Si ella nun possiede altri moccoli , pole ricercare quello de la prima commugnone o aritirarsi a lo scuro , perché su questa panza , si lei non lo sa , ci è scritto : Di qui non si passa ! Allora me te si avvicina un altro che mi fa a bassa voce : Bravo cittadino , forza a la macchina , fiaccola , scure , abbasso la borghesia , evviva lo sciopero nonchè il sole de l ' avvenire , proletagli di tutto il mondo ... - Ho capito ! ci feci io con dignità . È vero che sono mezzo narchico , ma sono anche funzinaglio de lo Stato . I due si guardarono in faccia e sentii che parlaveno a bassa voce , ma afferrai solo le seguenti parole o pezzi di parola : "...azzato lui e quel beccaccione , ... ci suoi , ... ottella imbottita , ... chi ... ega !..." . Io non ci feci caso e ti penetrai come una bomba ne la sala ; laddovechè quei due signori mi vennero appresso . Il presidente del seggio fa , dice : Ma lei è conosciuto ? - Altrochè , ci dico io , è un pezzo che mi propugno su la libbera stampa , la quale ... - Ma c ' è nessuno che lo conosce ? rimbrigna lui . Allora quello con la faccia sbarbata dice : Io nun lo conosco . E l ' altro : Figurati io ! ... Dice il precidente : Allora lei nun pole votare . Io mi sentii qualche cosa nel bellico , che diceva : Questa è dunque l ' iniqua mercede ! ... Ma mi frenai e feci : Va bene , qualche conoscenza qua dentro la troverò ! Detto un fatto , giro l ' occhio attorno e ti vedo , vi azzecchi un poco chi ? ... Il sor Bonaventura , quello de la cambiale . Il quale lei deve consapere che è presidente de la Confraternita di San Pizzico in Testa , primicerio de la Congregazzione dei Crovattari e consigliere de la Banca Mutua di Piccolo Strozzo . - Dico , lei mi conosce , salvognuno , nun è vero ? Ma lui che sa che sono mezzo narchico , me ti fa : - Scusi tanto , ma per quanto frughi ne la memoria ... - Si frughi pure l ' anima dei suoi perversi defunti , feci io , nonchè di nonno ganimede e di quella donna mancipata di sua madre ! Accusì non si conoscessimo ! - Nun posso seguirla su questo terreno , fece lui . E poi disse a bassa voce : Sa , devo fare accusì per disciplina di partito , ma noi arestiamo sempre amici ! - Gnente affatto , feci io , aspetto a la fin del mese , e vedi si nun ti fo dare le dimissioni da creditore . Tu non mi ariconosci più per Oronzo ? ... E io ti scasso da sor Bonaventura , e quando ti presenti con la cambiale invece di frugare in saccoccia , frugo ne la memoria e ti pago il capitale in tante arimembranze giovanili , e i frutti a furia di dolci ricordi e rimorsi di cuscenza . Abbasta , fatto sta che nun potetti votare , e adesso c ' è puro l ' inconveniente del pupo che , l ' altro giorno in cortile coi suoi coetanei si sono messi a giocare a l ' elezzione e a lui è toccata la parte del candidato clericale , per cui fra torzate , pommidorate e incalzate al cappello , è aritornato su , che camminava a pecorone per le scale . Sulla penuria di dicasteri Lei sa che io nun sono solito di applavudire l ' omo di stato , comechè oramai me ti sono fatto questa sperienza : Si per avventura senti uno che parla di questioni , come sol dirsi , nazzionali , e le piglia sul serio , sta sicuro che è un poveta , un caffettiere , un giornalista , un sonatore di flauto o qualsivoglia altro genere commestibile de la cusidetta categoria idealisti . Perché il vero omo pratico che ti riva al governo , da quell ' altezza lui vede tante di quelle cose che prima nun le vedeva , per cui le questioni che prima ci parevano importanti , come a dire se il popolo magna o no , se i rigazzini vanno a scola o in galera , si l ' alleati ti sputeno in faccia o meno , diventeno tanti giocarelli che a furia di parafrasi nun li vedi più o viceversa ti accorgi che con una botta al gruppo A , una carezza al gruppo B , un sussidio al gruppo C , ti organizzi un come canti bene parlamentare , col quale stai al guverno , ci resti , te ne stropicci e chi più ne ha più ne introduce , come diceva il Principe Eulemburg a la battaglia di Culonia . Con la quale lei vede a occhio nudo che siccome io ci ho uno stipendio da idealista , nun posso pensare come un ministro , e per conseguenza con quella gente lì ci bazzico poco . Ma quando ne penzano una bona abbisogna batterci la mano . Nun so se lei si era accorto che in Itaglia ci mancava qualche ministero . Forse lei nun ci aveva fatto caso , ma io , che vivo ne l ' amministrazzione , ci posso dire che era il momento di mettere fine a certi abbusi . Nun dico che tutte l ' altre amministrazzioni marciassero proprio bene , anzi , è certo che nun avevano fatto il vero obbligo loro , comechè quando sento che passa la Reale aresto come un frescone e penso : Ma chi se lo sarebbe mai creso ! Sono quasi quarant ' anni che ci abbiamo un ministero de la Guerra e ancora sopravvive l ' esercito ! Come puro quando sento che c ' è uno scontro io ne piglio argomento per ariconoscere che le Ferrovie nun sono proprio ancora bene di Stato , perché quando vi sarà un ministero de le Ferrovie , al primo treno che esce da una stazzione , lo autorizzo di tagliarmi la capoccia , o una libbra di carne magra indove tocca tocca . Ma con tuttociò è chiaro che malgrado la bona volontà delle amministrazzioni centrali , tu ti vedevi che ugnitanto il paese ti faceva dei scherzi da matto ai quali mi pare che era il momento di mettervi una pezza . Noi avevamo sistemato il cosidetto problema meridionale accusì bene che andando avanti di quel passo , ti compravi un collegio con tre soldi di pulenta , ed eccoti che quelli ti zompeno su con l ' opportuno dicastero , ti mandeno un sacco di miglioni al loro paese , che adesso i signori del mezzogiorno ci tocca di pagare la mano d ' opera persino dei dodici soldi al giorno , e al momento bono i voti costeno un occhio . Eppoi , uno partiva , aritornava , faceva bagliocchi , li ariportava indietro , e tutto questo senza una mollichella di emarginazzione , senza bolli , senza finche , senza che ci fusse la firma dell ' arelativa divisione : robba che a raccontarlo nun ce si crede . Adesso , finalmente , è venuta l ' idea bona ! Facciamo ben altri due ministeri ; quello del lavoro e quello de le ferrovie . E , messi su una bona strada , approfittiamo di questo momento che ci abbiamo , come sol dirsi , l ' interimme , e facciamo parecchi altri ministeri ad ocche ; affinchè ogni cosa che succede dentro i così detti confini de la patria , vi sia qualche povero figlio di famiglia che ci si possa fare una posizzione sopra , con relativo capodufficio , capodivisione , bollo , finca e annotazzioni a margine segnate . Accusì , quando aristitueremo il mandato , poteremo dire a chi ci ha prestato il potere : Lei pole constatare che lo Stato si è notevolmente accresciuto , laddovechè lei ce lo ha dato di 11 ministeri e questi , si lei se li conta , sono tredici . E nun ci fermeremo qui : verrà , spero , il giorno in cui il cittadino ci averà una turbina al naso col contastarnuto di Stato , uno scrivano per prendere nota del numero e un ufficio centrale per metterci il relativo bollo ; accusì per il resto . E dire che Terresina prima stava in pena che quando il pupo sarebbe stato grande nun avrebbe trovato il posto ! Povera donna ! Sai quanto sarà contenta adesso ! Quando Pippetto Marginati ci averà la debbita licenza , l ' Itaglia , grazie a Dio , sarà tutto un Dicastero , e chi sa che nun siamo ariusciti a mettere la mano nel cusidetto bel cielo italico e a rigarlo uso bollo , con tanto di margini sui due versanti , e in cima , su la cusiddetta Alpe fatale , tanto di " Oggetto " in carattere stampatello . Sul gergo , salvognuno , dell ' onorevoli Pensa e ripensa e nel pensare divengo folle - più che ci penso e più sono cose da pigliarsi con le molle , - come diceva quello che mangiava pane e radici quadrate . Lei si figuri , che in questo momento che ci scrivo sono aridotto in casa mia , come si avessi data una cammera in subbaffitto e Corrado Brando . Comechè si andiamo di questo passo fenisce che prendo un appartamento al quinto piano di un proggetto di case popolari e mi aritiro a vivere lassù , come il segretario del conte Ugolino . Non so chi sia stato colui , il quale me ti pose ne la capoccia del cranio l ' idea di condurti il pupo a visitare il Parlamento nazzionale , indovechè speravo con questo di arialzarci le idee . Strada facendo ci dicevo : Vedi , figlio mio , tieni sempre davanti parecchie cose , fra le quali l ' idea che l ' omo non è un semplice bipide , perché allora nisuno lo distinguerebbe dal pollo che si è giocato le penne a percuoti muraglia , o battimuro come dice la plebbe , e tanto meno dal rinoceronte privo di due zampe . L ' omo è quella cosa che ci ha un cervello che pensa , per cui si occupa di pulitica , soffre di dolor di testa e falsifica le cambiali , mentre il pollo , tu me lo insegni che becca qualunque porcheria , ma la pulitica no , e il rinoceronte ti può dare una cornata , ma sarebbe incapace di farti poi una causa per danni . L ' omo ci ha ezziandio il sentimento , che sarebbe quella cosa che ce si fanno le romanze e i figli maschi , nonchè la bandiera dell ' ideale . Quanto a rimediare la bandiera dell ' ideale non te ne preoccupare , perché la patria te la mette in mano appena nasci . Il difficile è il modo di usarla . Tu , ci scommetto che ti ci soffieresti subito il naso ; invece ti assicuro che bisogna tenerla da conto , saperla sventolare ogni tanto per levarci le tarle , e soprattutto imparare a ripiegarla . Questo ultimo lavoro qui a Montecitorio lo fanno accusì bene , che si pole dire , vivono di quello . Per cui , vieni nel santuvario della patria , guarda , arimira ed apprendi . Detto un fatto entriamo a Montecitorio , indovechè appena entrato esclamai : Numi dei vari Olimpi , debbitamente assortiti ! ... Sogno o son desto ? Si figuri che cascassimo in pieno struzzionismo , indove uno faceva " tetetè tetetè tetetè " con la bocca , un altro con la medesima faceva altre cose , uno sbatteva le tavolette , uno fischiava la marcia de l ' Aida e , quello che è peggio , uno parlava . Il pupo me ti fa , dice : Papà , ma che ci ho da imparare qui ! ... Si tanto quanto azzardassimo a comportarci accusì a scola , ogni zampata del maestro ci rimane la forma della scarpa nel pensiero pulitico ! ... Eppoi dice , questo è il santuvario della patria ? ... E la patria indove sta ? - Ecco , ci feci io , che stavo su le spine , la patria c ' è , ma qui non ce la fanno entrare , perché si quella entrasse quaddentro , ti piglia , di tutta questa gente , uno per partito , e ci dà tanti di quei sganassoni che ci cascheno tutti i denti , senza dei quali la pulitica nun la ponno fare più , perché ci mancheno i ferri del mestiere . In quel momento incominciarono a sentirsi certi vocabboli , che feci appena a tempo a mettere la giacca in testa al pupo e portarlo fori , per pavura che sentissi tutto . Laddove adesso l ' ho ariportato a casa , ma è bastato quel po ' che ha sentito , perché mi ti incominciasse a parlare in modo tale , che adesso la serva dice che nun ci vole più stare e Terresina dice che ci ho fatto apprendere i " vocaboli ordurieri " come dicheno i fratelli d ' oltr ' Alpa , o zozzonate , come si dice fra noi . Inoltre adesso questo sciagurato fanciullo dice che si un deputato pole parlare accusì , un demonio indigente o povero diavolo qualunque pole fare di peggio , e quindi ti ha stabbilito lo struzzionismo puro lui . E abbastasse questo ; ieri è andato in cucina e siccome voleva fare lo sperimento di rovesciare l ' urna , ha dato un colpo di granata o scopa ne la pila del brodo e ti ha rovesciato la medesima sul foco , per cui c ' è voluto il ben di Dio per aricunquistare su le fiamme i centoventi grammi di malvagio sedere , o come altrimenti dice la plebbe , dai quali si doveva estrarre il brodo domestico . Vi aggiungo inoltre che quest ' ultimo , fra il carbone , il fumo e l ' abbrucciato , anzichè di pio bove , sapeva di Giordano Bruno . Io per conto mio , sarei del parere che , nell ' attuvale frangente , visto che l ' omo , come diceva quello che ci aveva una voce curiosa , è impotente a " porci un rimedio , si facesse una domanda collettiva al Padre Eterno e a Mosè , perché ognuno si aripigliasse i suoi , altrimenti , si l ' esempio dilaga , è robba che un giorno o l ' altro ti usciamo da le case con musica in testa e caro viveri in cuore e ti nominiamo un cummitato arivoluzzionario ; accusì almeno potremo con poca spesa fare alquante ripubbliche , nonchè il pollo a la cacciatora . Sempre come sopra . Averebbe qualchiduno la bontà di salutarmi la rippresentanza nazzionale , che sta per riaprirsi ? Io , sarà per quel tinticarello dell ' ecchese candidato , sarà per quel panciante a la pulitica che è come chi dicesse il lupo , con cui il pelo te lo perdi come si te lo fussi giocato a bottonella , ma il vizzio mai , certo è che ugniqualvolta passo davanti a Montecitorio dico fra me e Oronzo E . Marginati : E pensare che lì dentro si gioca a bazzica e legge , mentre di fori il proletaglio va cercando nei monterozzi di mondezza una spina di pesce che nun sia proprio tirata a pulimento ovverosia un osso del fu abbacchio indove ci sia ancora una rimembranza di carne ! ... Vede : nun è che io disprezzi il rappresentante de la nazzione , perché si uno ama la nazzione e disprezza chi la rippresenta è come si dicesse di amare Roma e poi si soffiasse il naso ne la lupa , calpestasse il Colosseo o si mettesse a sedere su la colonna Antonina . Io , anzi , quanto ti dico : un diputato , con una mano ci faccio tanto di cappello , e con l ' altra grido : Viva sempre le nostre nun mai abbastanza gloriose stituzzione . Ma tuttavia ne la mia propria capoccia de la testa , quando penso al carro de lo Stato e al rispettivo rippresentante de la nazzione , nun posso fare a meno di figurarmi il suddetto rappresentante de lo Stato come colui il quale deve tirare il prefato carro . Sarà somiero , sarà destriero , sarà leone , tigre , pantera , farfalla , ippopotamo , zanzara , vapore , grillotalpa , mosca olearia o microbbo del tifo , ma certo è quell ' essere animato che deve stare fra le stanghe de la nazzione e tirare . E quindi vorrei che all ' occhio del cittadino la cosa , diremo cusì , tirata , o carro suddetto , e quella che deve , a bon gioco , tirare , o diputato , fussero a contatto continuvo . Invece ti hanno congegnato le questioni in modo , che il cittadino purchessia non ci si ariccapezza più , laddovechè succede come col medico , che a te ti dole un dito e lui ti dice : Sa , dipende da la parapicosi strofolaria endosmotica con pizzicorrea metaplastica ; raggione , per cui ci dài tre lire e sul dito ci metti il non mai abbastanza lodato seme di lino come si nun avesse detto gnente . Nel medesimo modo , al parlamento è accaduto che si sono fatti un vocabolario complicato per persone intellettuvali , per cui loro si parleno e loro si capischeno . Avviene , putiamo temporaneamente il caso , che il cittadino trova che il pane è troppo caro , raggione per cui spererebbe che un giorno o l ' altro un diputato andasse su e dicesse : Egreggio signor guverno , è inutile che lei faccia finta di leggere le carte sul tavolo , guardi da la parte mia e tiri a far poco il miccagliolo : ci crede che si il pane seguita a essere cusì caro , fenisce che diventa un metallo prezzioso ? Ebbene , adesso che te l ' ho detto , arimediaci meglio che pòi , si no ti levo il portafoglio e te lo sbatto in testa . E sia la prima e l ' ultima volta che fai il profumone ! Viceversa il diputato va su e quando parla , ti tira fori da una parte i centesimi addizzionali , dall ' altra la perequazzione , dall ' altra il sistema protettivo , e tanti altri scacciapensieri per signora e signorina , con tanti vocabboli novi , parole africane , eschimesi e ciampinesi , che il proletaglio nun capisce gnente , paga il pane un bagliocco di più e abbozza come un sol uomo . Ora io dico : abbasta ! E lo dico in lingua benchè povera , addirittura nullabbiente , diomodochè questo abbasta è come quel pignolo in mezzo alla fronte , che nun lo poi tradurre altro che in lingua pignola . Abbasta , egreggi signori arippresentanti de la nazzione , abbasta di giocare a bussolotto , salta , con rispetto parlando , la quaglia e perfida genitrice , o mammaccia , come dice la plebbe ! Abbasta , che quando il popolo dice pane , voi gli arispondete ordine del giorno ! ... Scendete in mezzo al proletaglio , il quale da la fame cerca se si pole mozzicare i propri gomiti da sè stesso , buttate un occhio nel suo tugurio ed in quello de la sua scalcagnata signora , nonchè prole , mettete il dito su la piaga e poi aricordatevi che abbozza oggi , abbozza domani , torna ad abbozzare dopodomani , verrà il giorno nel quale agguanteremo la bandiera de la riscossa , la fiaccola , la scure e qualche altro genere commestibbile , per cui se una sera andate a dormire sugli allori , e la mattina vi trovate una mezza dozzina di barricate per casa , dovete dire come quel tale de la commedia : tu l ' hai voluta , caro il mio Giorgio Dandini ! L ' arittimetica de la nazzione . Lei mi dirà che io voglio ficcare , con rispetto parlando , il naso ne le quistioni dell ' alta pulitica , ma oserei dirci che quando un cittadino paga le tasse ( che quei quattro bagliocchi di stipendio da una mano il guverno ce li dà e dall ' altra se li arribbecca quasi tutti ) acquista il diritto di ficcare il naso in tutti l ' affari , il dito in tutte le piaghe e l ' intelletto in tutti i probblemi , coi quali negargli un simile diritto sarebbe come si uno venisse a dirmi che dopo aver dato a la donna di servizio i bagliocchi per la spesa , io non ho il diritto di penetrare in cucina , per vedere si ha messo ne la pila i soliti 130 grammi di cupertina , ovverosia le scarpe del di lei bersagliere , ovverosia guardia di finanza ! E con ciò Ella vede facilmente come io ho tutto il diritto di guardare in faccia Montecitorio e di dirci : A profumone ! a che gioco giochiamo ? Ella vede ad occhio impudicamente nudo , che i diputati ciurlano , come diceva il principe Eulemburg , nel manico ! Ma che , facciamo le leggi o giochiamo a piccola sfera o pallina ? Qui , tutto il tempo utile , quando fa fresco ed ogni essere animato , vuoi cane da caccia , vuoi cavallo di vettura , o preferisci rippresentante de la nazzione , lavora con calma e con facilità , te lo passiamo a fare le crisi , le interpellanze , le sedute movimentate , ed altri giochi di società , e quando incomincia il caldo , che l ' omo , il bipide , il tripide , o il quadripide nun connetteno più per il caldo , le zanzare e l ' elezzione amministrative , allora te si ariduciamo a approvare i bilanci che sarebbero viceversa l ' osso di persica del lavoro parlamentare e quello che ce si dovrebbe pensare prima di tutto . Laddovechè accusì il Parlamento che dovrebbe essere come un ufficio in capo del paese , indove invece de le pratiche si emarginano le leggi , e invece di mettere all ' atti i pezzi di carta ce si mette oggi una corazzata , domani una università e doppodomani magari tutta la nazzione , sempre più te si ariduce a una specie di teatro meccanico , indove il cittadino ci va per vedere se il ministro Tizzio è ariuscito a stropicciare l ' onorevole Caglio o viceversa , e altri scacciapensieri , laddovechè doppotutto nun è nemmeno molto divertente ; e si i bagliocchi che si spendono per i locali , l ' illuminazione , l ' impiegati , la cartasuga e li campanelli del presidente , si spendessero in tanti bruscolini e nocchie capate , si divertiressimo di più . Viceversa io vorrei che quello che ariguarda il vero malloppo de la quistione , che sarebbero i conti di cassa , li facessimo prima di tutto e con calma ; come io dico al pupo che faccia prima il compito , poi impari la lezzione , e doppo lo autorizzo a giocare col picchio , o quanto meno a giocare a palla nel cortile ! Invece ti succede come a le serate di famiglia , che prima s ' incomincia con la polca e a la fine vi è il galoppo , e quando ariva il galoppo ti discutiamo i bilanci ! Ma che modo è questo di amministrarti una nazzione indove le energie del popolo sono tali e tante , che si ti arivolti da una parte vedi l ' incremento del servizzio postale e telegrafico , dall ' altra l ' esercito che è baluvardo de le stituzzione , dall ' altra la fede inconcussa e dall ' altra l ' ideale imperituro , il nalfabetismo , il rigagnoletto d ' oro , e il muvimento dei furestieri ? Quindi venghi fori qualcuno a dire a quei signori , che si vogliono fare i diputati , faccino i diputati , ma si viceversa vogliono giocare a maroncino , allora un giorno o l ' altro , quando andranno per mettersi a sedere sul seggio parlamentare , gli si addrizzerà davanti il fantasma de la patria , di dietro il suffragio degli elettori , e succederà uno scherzo tale che la valle di Giosafatte , al confronto , diventerà una bibbita ghiacciata . Indove ti smonto l ' ingranaggio de lo Stato . S ' era accorto mai nissuno che nell ' amministrazzione de lo Stato c ' era qualche cosa che nun andava ? Pole essere di sì , perché l ' amministrazzione de lo Stato , veduta dal di fori è una cosa , dal di dentro è un ' altra . Comechè il cittadino , di fronte a la medesima , è una facentefunzioni , e nun pole sapere quello che succede laddentro . Infatti , presempio , si lei ci ha una quistione con lo Stato , supponiamo in qualità di danneggiato terremotico , e aspetta invano la relativa baracca , eccoti che se la piglia col guverno , comechè dice : Ma che fa il ministero ? Caro lei , ci arispondo io , il ministero fa il suo dovere ! ... Comechè per lei , terremotato , una baracca è un dificio di tavole , chiodi , bollette , tetto , bagherozzi e altri accessori , come pel marinaglio la nave è un piroschifo con tubbo , macchina , stantuffo , ecc ... come per il soldato militare il riggimento è una certa quantità d ' ommini con schioppo , fucili ed altri generi commestibbili , mentrechè per l ' amministrazzione questi oggetti sono un foglio di carta su cui è scritto : Oggetto : baracca , nave , riggimento , ecc . Per cui , quando lei si trova senza baracca , e ci viene una polmonite , è in errore , comechè la baracca c ' è , già scritta , bollata , firmata , messa sotto copertina , in altri termini è evasa . Si lei , poi , invece di una baracca evasa ha bisogno di una baracca fabbricata , vadi dal falegname ! ... Mi spiego ? ... Accusì , se il marinaglio va per imbarcarsi e la nave nun esiste , e il colonnello sustiene che nun pole condurre a la carica un pezzo di carta protocollo , queste quistioni nun ci riguardano . Anzi , io ci assicuro che il cusidetto malcontento del paese è un vero ostacolo al retto , come sol dirsi , funzionamento degli uffici , comechè ogni tanto ci è qualche interpellanza contro qualcuno e questo si arisolve in una vera offesa alla legge contro la protezzione dell ' animali . Mi spiego con un esempio : Nel nostro ufficio ci è un gatto chiamato Pecicche . Quando c ' è una interpellanza contro un presunto abbuso o ritardo , il Ministro chiama il capo de la divisione competente e ci dice : Proveda ! ... Il capodivisione chiama il caposezzione e ci dice : Proveda ! ... Il caposezzione chiama il capo d ' ufficio e ci dice : Proveda ! ... Il capo d ' ufficio chiama il segretario e ci dice : Proveda ! ... Il segretario chiama l ' alunno e ci dice : Proveda ! ... L ' alunno chiama l ' usciere : Ma comm ' è che nun provedi ? ... E l ' usciere dà una zampata a Pecicche . Per cui un anno in cui la rippresentanza nazzionale si occupò molto dell ' interessi pubblici ( si vede che nun fu un quivoco ) il povero Pecicche s ' era ridotto che appena sonava il campanello del gabinetto di Sua Eccellenza scappava per i tetti , e con tutto questo , a furia di zampate , invece d ' un gatto era diventato un marciapiede , e dovessimo arifarci una coda nova per sottoscrizzione . Ora il male è che questa superstizzione del pubblico è penetrata , pare , ne le alte sfere guvernative , per cui eccheti che , pensa e aripensa , come diceva il poveta , ti vogliono impiantare l ' orario unico . Il che ha prodotto , nell ' uffici , qualche cosa come una mezza arivoluzzione . Laddovechè lei me lo insegna che , gira che ti ariggira , chi ci arimette siamo noi ! Lei deve consapere che ogni orario di ufficio ci ha il cusidetto limite di sbafo , che sarebbe come chi dicesse quel cinichetto di aritardo nell ' entrata e di prematurità nell ' uscita , il quale ti permette di aridurre praticamente l ' orario . Presempio , si lei deve entrare a le nove e uscire a le dodici , entra a le nove e mezza e esce alle undici e trenta , per cui vede che , con due orari , ci sono quattro limiti di sbafo , mentre nell ' orario unico ve ne sono due soli ! C ' è poi l ' aggravante del cibbo ! ... Vole costringere un omo , ahimè ! maturo , come me , a munirsi di una vile fetta di salame , inclusa , come direbbe Gabbrielle , ne la vile parentesi di due semipagnotelle ? No , certo . E allora , quel cucchiaio di brodo me lo devono telefonare ? Ovverosia si vederà un capo di famiglia , e funzionaglio de lo Stato , andare all ' ufficio con canestrino de la merenda come la vispa Teresa ? E il collega Tuttibbozzi , che è geloso della moglie , per cui quell ' intervallo ci serviva a sorvegliarla , come si aregola ? Vorrebbe salvognuno che , mentre emargina una pratica , la moglie ci adornasse il letto , come diceva Santuzza a quel beccaccione di compar Alfio , in malo modo ? Si finirebbe con una serie di cavallerie rusticane , laddovechè il povero Tuttibbozzi , a furia di mozzicare l ' orecchie de l ' amici , fenirebbe sdentato come una sega pensionata . Farsi portare il cibbo da la serva ? ... E si ti cade fra le braccia di un giovane e leggiadro funzionaglio ? ... Abbasta , soprassediamo , come diceva quel principe tedesco al Moro di Piazza Navona , e attendiamo cosa va a decidere il fato . Indove ti metto , salvognuno , a nudo le chiacchiere gratisse e la pagnotta a 18 carati Contro il lavoratore in genere a panza per aria . La prego di ariccogliersi in sè stesso e di arispondermi a le seguenti domande : Scusi , ci pare che sia stato io a fabbricare la società accusì come è fabbricata ? ... Lei è fermamente persuvaso che si il pane costa caro è perché Oronzo Marginati ha fatto l ' incetta de le farine ? ... Si lei è persuvaso di questo , io mi arinchiudo in un bigozzo di dignitoso ariserbo e abbozzo : abbozzo come un sol uomo , e sto zitto . Ma si per avventura le cose fussero diferenti , allora , mannaggia i soliti cani , fenisce che un giorno o l ' altro smorzo la fiaccola , depongo la scure su la battilonta , arimetto il sole dell ' avvenire nel tiratore del commò , e vendo questa intemerata penna al sodalizzio dei boglia ed affini ! Laddovechè io - e quando dico io ti voglio dire anche quelle legioni d ' Oronzi che faticheno come una cooperativa di muli , per attaccare un ventisette all ' altro tutti i mesi - siamo stanchi di essere , come sol dirsi , l ' incudine di tutti i martelli , il battipalle di tutte le palle , la sòla di tutte le scarpe , la pelle di tutti i tamburi , indovechè a un certo punto ce si infiamma il piticozzo dei nostri diritti personali , nonchè le legittime arivendicazzione e allora leviamo in alto il sacrosanto vissillo dell ' ommini qualunque , che sono miglioni , e gridano abbasta ! C ' era un straccetto di sole dell ' avvenire e se lo sono beccato i socialisti , c ' erano due bagliocchi di fiaccola dell ' ideale e se la sono sgranfignata i ripubblicani , ci avevamo un ' oncia e mezza di Padre Eterno e ha firmato il patto Gentiloni , possedevamo un ' apparenza di Patria , e i nazzionalisti ci hanno messo tanto d ' ipoteca per farci tre collegi lettorali e un piviale da prete , nonchè si sono puro sbafati l ' inno di Mameli , approfittando che i morti nun possono prendere a zampate i vivi , per cui , ecco che un povero cittadino , il quale nun ci ha altre tessere che quella de lo stato civile , si trova aridotto a fare la parte di abbozzatore perpetuo , ovverosia come chi dicesse una macchina che paga , vòta , ariceve botte , zampate , privazzioni e ditate nell ' occhi , e in compenso di tutto questo , abbenchè si nutra di pane annaffiato col sudore de la fronte , con contorno di disinganni e disillusioni all ' agro , c ' è puro chi ci dà il grasso borghese . Mi arimiri per un momento la cosa pubblica . Le sigaraglie scioperano ? ... E lei crede che lo Stato ci arimette qualche cosa ? ... Ci arimetto io , omo qualunque ! Comechè da sittimane e sittimane sono costretto di acquistare certi sigheri toscani che pareno vermini , salvando indove mi tocco , solitari , laddove sono accusì mosci , che quando mi voglio aricordare qualche cosa , invece di fare un nodo al fazzoletto , faccio un nodo al sighero , e nun piglieno foco nemmeno se li intingi in un vulcano . L ' altro giorno ho provato col cerino , col fulgore de lo sguardo , con la fiamma de la passione , con la fede ardente dell ' avvenire e col carbone di cucina , ma era come a commovere il sor Bonaventura ! ! ... Arimaneva smorzato e moscio come un elettore davanti ai vari programmi del momento ! Dice accusì Terresina che si avesse avuto qualche anno di meno ci avrebbe provato lei , ma che adesso nun ci ha più la mano . A ogni modo eccheti che la arivendicazzione de la proletaglia tabbacchifera , te si arisolve in una tribbolazzione del mansuveto cittadino qualunque . Ti scoppia il sciopero generale ? Chi è che magna la polvere de le strade , vedove di servo encomio , nonchè di codardo oltraggio e poi anche di scope municipali ? Io . Chi è che magna il pane arifatto ? Io . Chi è che va piedi ? Io . Chi è che ci manca il pane dell ' anima perché nun sorte il giornale ? Io . Per cui un giorno si ci organizzeremo anche noi , ci avremo anche noi un vissillo , faremo una barricata di protesti cambiari e di citazzioni , usciremo dal silenzio dei quarti piani , da le viscere de le camere ammobbigliate con commodo di cucina , da le profondità dei mezzanini con finestra sul cortile , e se la vedremo , come diceva Messalina a Lucrezia Borgia ! ... Abbasta ! ... Siamo stanchi di tenere l ' occhi bassi , comechè perfino le nostre scarpe ci rideno in faccia ! ... Siamo stanchi di magnare polpette d ' allesso arifatto e pane ciancicato ! ... Guardateci fra le pareti domestiche ! ... Nun ci abbiamo più una foderetta di cuscino indove l ' impiegati del Monte nun ci abbiamo fatto l ' esercizio di calligrafia ! ... Il fondo , salvognuno , dei calzoni , è diventato un pezzo di aricambio , con tante pezze che sembra un campionaglio di stoffe ! La padella di cucina si è tanto disabbituvata a cibbi ristocratichi , che si ci buttassero dentro un pollo diventerebbe rossa dall ' emozzione ! Lo spiedo , abbiamo finito col farci un parafulmine , e quando parliamo de le bistecche , a chi ci viene il sorriso ironico , e a chi la furtiva lagrima ! ... E doppo tutto questo dobbiamo puro fare da materia prima all ' arivendicazzioni dell ' altri ! Avecche le fromage ! come dicheno i fratelli d ' Oltralpa quando noi ci stendiamo la mano . Per cui formiamoci in fitta schiera , procuriamoci un ' asta , magari per sottoscrizzione , attacchiamoci , presempio , il gravuse che ci sposai , che a furia d ' andare al Monte di pietà , s ' è abbituvato accusì bene che fa la strada solo , e marciamo a la conquista dell ' avvenire . Contro lo scopatore irripiribbile . Averebbe la cortesia , salvando il dovuto arispetto , di salutarmi i scopini municipali ? Lei lo sa , ch ' io sono , come chi dicesse , mezzo narchico , per conseguenza nei conflitti tra capitale e lavoro , per quanto cerchi d ' essere quanime , sento sempre qualche cosa che mi tira da la parte del proletaglio . Col quale lei vede a occhio , beato lui , nudo , che io , per temperamento , nun so scondinzolare e sono portato più ad erigermi , quanto che posso , a ribbelle che a tutore dell ' ordine . Lei mi dirà che io faccio per farmi fare cavagliere , ma io ci arispondo di no , abbenanche che io sappia che le stituzzioni sono come certe donne , che si nun ci dài i pignoli , nun s ' affezioneno mai . Però , in quest ' occasione mi dichiaro forcagliolo , profumone , boglia , aripressivo , carnefice . Finchè tu mi dici : Sai ? ... son garzone fornaglio , perciò , si nun mi crescheno la paga , sciopero e ti levo il pane dalla bocca " , io abbozzo . Si tu mi dici : " Sai ? ... sono vitturino , o la vita o la borsa " , io fremo , ma abbozzo . Ma adesso , converrà puro lei che con questa aggitazzione dei scopini , e relativo minacciato sciopero , la cosa incomincia a puzzare ; e ognuno se ne accorge . Quando ho letto che i giornali parlaveno dei lavoratori de la scopa , da principio ho detto : " Vòi vedere che il caldo gli ha dato in testa e non si vogliono mettere a scopare le strade ? " . Ma si vede che nun conoscevo bene la fibra de lo scopatore romano , il quale si spezza , ma non si piega . Per cui impugno la penna e ci scarico la seguente protesta : Fintanto che tu , proletaglio , per questi due bagliocchi di colletto inamidato che ci ho al collo mi tratti da grasso borghese e vuoi i bagliocchi , posso limitarmi a baccagliare un poco , ma si per avventura vòi la pelle , e mi minacci di scaraventarmi addosso un esercito di microbbi , si nun credi di essere abbastanza infezzione tu , e convochi il tifo , chiami a raccolta il collera , fischi a la scarlattina , inviti il vaiolo ; allora me ti aricordo che prima di fare l ' Oronzo ho fatto per nove mesi il feto , vale a dire che l ' avutrice dei miei giorni me ti ha messo assieme a mollichelle , come un piccolo peculio di famiglia , e che poi c ' è voluto il sudore di parecchie fronti per tirare avanti me e i cusidetti miei , e tutto questo perché ? Perché a un certo punto rivassi tu , o vilissimo scopista , e mi dicessi : Passa all ' ufficio difunti ! Ah ! ... figlio di sei o sette danesi e d ' una cooperativa di gatte arrabbiate , è per questo che abbiamo preso quel colle che sai tu , e ci abbiamo piantato quel vissillo che non ignori ? È per questo che abbiamo conquistato le libbere stituzzioni , il caro viveri , la fede inconcussa , la lupa , la tassa di famiglia e il ponte del Risorgimento tutto di cemento armato ? E la cuscienza , dove ce l ' hai ? ... Quando ti bevi mezzo litro su le rovine de la patria , nun senti come un chiodo ne la panza che dice : ti possa diventare tutto acido fenico ? ... Con che coraggio passerai per i viali del Pincio dove ci sono l ' ommini illustri , che hanno servito la suddetta patria ? ... Nun ti parerà che ti dicheno : Hai raggione che siamo senza braccia e senza gambe si no sentivi che scadenza ? ! ? ! ? ! ? E quando passerai per le strade piene di mondezza , nun ti parerà che i torzi di broccolo ti guardino con aria mesta e che ti dicheno : Ingrato , perché ci abbandonasti accusì ? ... Nun ti parerà che le cocce di cocommero grondino di sangue , oserei dire , piuttosto invendicato ? ... E dopo tutto questo , vòi puro la mancia di ferragosto ? ... Per conto mio ti faccio consapere che io ho scritturato il cane dell ' oste , al cantone , col quale tutte le mattine ci arroto i denti con la raspa , poi lo attacco per la coda al sole , ce lo tengo dieci minuti , ci do da mangiare un osso tirato a pulimento e ci leggo un pezzo di polemica sul monopolio . Doppo tre giorni è già diventato una tale tigre che si dici : " Bongiorno " ti dà un mozzico in faccia . Ebbene , quando verrai a chiedere la mancia , te lo attizzo , e si nun te si magna vivo , do le mie dimissioni da Oronzo e voglio essere chiamato canestraro anche dalla mia tenera prole . Le cose volgheno al traggico , e si nun vi si mette ariparo , feniremo male , perché ci sono azzioni che ci si pole arispondere con la parola , ma a certe altre ci vogliono le palle . Due parole a quelli del sindacalismo . Averebbe Lei la bontà di farsi coraggio , entrare ne la gabbia dei sindacalisti e stringerci cordialmente la mano ? Laddovechè questi signori , o vogliam dire compagni , nun solo ti esercitano con energia la parte che si sono scelti , ma ci hanno la franchezza di dirlo , robba che nun succede in tutti i vicoli ciechi . Generalmente uno che , con rispetto parlando , ci ha avuto una cundanna , quando ne parla dice : Mi aricordo ci ebbi quella disgrazzia ... Nonchè lei vede che quando io debbo accennare al piccolo incunveniente fisiologgico del Sor Filippo , io dico decorosamente : il solito incommodo . E cusì pure Lei vederà che certe categorie d ' ommini , di donne o di generi affini , quando ci scappa di qualificarsi , dicheno semplicemente e castamente : Noi disgrazziati o ate , noi perseguitati , o ate , eccetera . Invece il sindacalista ti ha costituvito il partito dei rompitori di scatole , lo dichiara , marcia verso i suddetti recipienti , e li rompe a la luce del sole . E accidenti , quanto li rompe ! ... Ogni volta che casca il somaro a un ortolano , ti sospende il lavoro ne la città , se il somaro nun si rialza subbito , ne la provincia , e se il somaro si mostra fermo nei suoi princìpi , eccoti tutta la nazzione con le mano in mano ; insomma per rialzare un somaro proletaglio , ti mette la patria con la corona turrita per terra e le venerate zampe al soffitto . Per cui ti dimostra al solito lume del non mai abbastanza lodato naso , che tuttora l ' avvenire del paese ti dipende dalla camminata di un somaro , cosa , del resto , che non era del tutto ignota . Per cui quando il pupo me ti domanda che nelle varie branche della sua rudizzione ci dilucidi il punto arelativo a la pulitica , io ci dico : Guarda che la vita pubblica del paese è come chi dicesse una specie di orchestra indove è vero che chi dirige è il maestro , ma il maestro stesso si fa impressionare abbituvalmente da quello che sona la grancassa , per cui si può considerare che la direzzione è divisa in due , fra quello che maneggia la bacchetta , e quello che fa bum - bum . Generalmente la carriera incomincia da bum - bum e fenisce con la bacchetta , quando il sonatore di grancassa nun è per avventura più modesto e nun si contenta di un posto di violino , o magari di corno , sia pure inglese . Per cui , aricordati quello che ti dice tuo padre , il quale ci ha ben pochi peli sulla lingua , meno ancora sul capo e , quei pochi , di colore incerto . Quasi tutti quelli che ci hanno la bacchetta in mano , quando sonaveno la grancassa pareveno dei veri estratti di belve feroci , ma mano a mano che si avvicinaveno al sedione del direttore , prendeveno un aspetto intermediario fra l ' attacchino e il capo - divisione . Tu nun ti pòi figurare , certi di quelli che adesso si ci tocchi la monarchia con un dito diventeno pantere , quanti borghesi si magnaveno per pasto , tu nun ti pòi figurare quanti troni e quanti altari ti polverizzaveno tutte le matine ! ... Poi , piano piano lo spirito arrivoluzzionario glie si aritirava come un vestito che diventa stretto , finchè a uno , presempio , di tutto il sole dell ' avvenire gli arrestava solo il cappello moscio per andare al Quirinale , a un altro gli arrestava la pettinatura , e a qualcuno magari , la sola abbitudine di lavarsi un po ' meno le mano . Dimodochè , quando senti quel bum - bum della gran cassa , nun ti spaventare troppo : è come i leoni dei monumenti sulle piazze itagliane : fanno il leone , ma senza convinzione . E si presti bene l ' orecchio , l ' unica cosa che ti consiglio di prestare , perché tanto il Monte non lo piglia e nissuno te lo rubba , vedrai che quel rumore che pare tutto bum - bum , in fondo è tutto un discorso , il quale tante volte dice : Voglio un posto fisso al Ministero ! ... oppure : Maestà , me butti un ' occhiata da questa parte ! ... oppure : Guardino , o signore , che bella aria da apostolo pridistinato che ci ho io ! ... E viceversa il proletaglio , a ogni colpo di gran cassa , guarda da la finestra per vedere si il sole dell ' avvenire è spuntato ! ... Mentrechè io ci direi : O frescone ! ... vi piove in Roma ? ... Ma nun lo sai che il sole dell ' avvenire nun spunta perché conosce bene i suoi polli e sa che si viene fori , appena è sbucato dall ' orizzonte quelli lì se lo magneno ? ... Perciò , occhio a la penna , e sta puro sicuro che , per quanto la gran cassa bussi forte , novantanove volte su cento bussa a quadrini . Tu mi dirai che io sono scettico . Ma tu devi consapere che a un certa età il lupo perde il pelo , e a le signore ci viene l ' ideale infranto , mentre che all ' omo ci cascheno prima l ' illusioni , poi i capelli , poi la fede inconcussa , poi i denti ! ... Dimodochè , io che ci ho sì e no tre capelli , e mi considero d ' illusione piccolo come una lenticchia , io che de la fede inconcussa me ci è arimasto sì e no la smoccolatura , e che ho conservato i denti solo per ricordo di quando magnavo tutti i giorni , ti posso dire che è vero che l ' umanità marcia in avanti , ma che i suoi cusidetti capitani ci hanno attaccato a le spalle il privato e personale carrettino de la loro fortuna , e fanno come i rigazzini che s ' attaccheno al trave . Oggi è il sindacalista , ieri era il socialista , l ' altro ieri era il radicale , o vuoi il ripubblicano , ma la grancassa è sempre quella , e la carriera del sonatore sempre la stessa . Tu mi dirai che c ' è ezziandio il conservatore clericale diviso ne le sue sottospecie dì modernista , temporalista , nazzionalista e altri scacciapensieri , ma quelli lì ci hanno un altro sistema : invece di attaccare il carrettino al groppone del proletaglio , s ' attacheno loro a la carrozza dei signori , ci fanno i caprioli e magari la cronaca con l ' aggettivo per le signore . E qualche volta arimediano un bagliocco , una croce , un culleggio e altre miserie . Credi a tuo padre , il quale in pulitica è un mezzo narchico solitaglio , e credi a Tito Livio Cianchettini , nostro venerato maestro . E ti metto a posto puro il sabbottagge . Io passo per un omo che l ' arte di abbozzare la conosce , come sol dirsi , sulla punta delle dita , ma quello che è troppo è troppo , e si le cose seguiteno a andare avanti accusì , lei si pole aspettare che un giorno o l ' altro sente strillare i giornali : Col fatto del conte Ugolino , il padre che si è magnato la propria prole con tutte le scarpe e la questura indaga ! Vede , io nun sono aritrogrado , perciò nun ti arimpiango quei tempi che ai rigazzini ci davi da leggere il sillabbario e la dottrina , comechè il progresso è progresso e il mondo va avanti su quella via la quale un bel giorno faremo tutto a macchina e bona notte al secchio . Ma lei nun si pole immaginare quello che succede in casa mia , comechè quando lascio il giornale sul tavolino il pupo se lo piglia , legge , e poi me ti trasporta la pulitica fra le parete domestiche , con cui lei vede a occhio nudo che manco la vergogna del vicinato . Vede , lui prima quando voleva una cosa e trovava opposizione , ci aveva tre metodi e vogliam dire sistemi progressivi di persuasione : 1 . Blandizzia sentimentale , indovechè te si incominciava a strofinare il naso ne la manica de la giacca dicendo : Papà mio , comprami questo o comprami quello , per cui doppo un po ' ci aveva sul braccio i galloni da sergente maggiore . 2 . Arifiuto d ' obbedienza e introduzione volontaria del dito nel naso e , si vedeva che questo non ci veniva bene , ci era il terzo spediente o convulsione pilettica con urli , strilli , pianto , intervento de la genitrice e pignolo finale . Lei vede che ci era già abbastanza materia per farsi venire i capelli bianchi , giacchè si deve immagginare che ci veniveno certi capricci dell ' altro mondo , e una volta voleva perfino che ci comprassi un piano regolatore perché si credeva che fusse un giocarello di quelli che si caricheno e sonano . Me ci volle un secolo e mezzo per persuvaderlo che era meglio comprarsi un gioco dell ' oca , che costava molto meno e era un divertimento innocente lo stesso ! Adesso poi , con tutto questo movimento di scioperi e aggitazzioni proletaglie e sindacaliste è fenito che una sera ho messo a letto un pupo qualunque , e la mattina mi si è alzato sindacalista , ma di quelli inveleniti , che se li tocchi schizzeno . Per cui ultimamente ci è scappata una questione in casa , che si nun ci si mette ariparo presto , quanto è vero che sono Oronzo e che questa penna con la quale ci scrivo sa le tempeste a mena , salvando il dovuto rispetto , dito , un giorno o l ' altro agguanto il pupo e me lo rimagno come un programma vòi pulitico , vòi amministrativo . Si figuri che un giorno è venuto a casa da scola e mi ti dice : Sai , papà ? vorrei che tu mi comprassi due giocarelli novi , e cioè : un gobbo con doppio fischio e una centrale elettrica . E ti dichiaro prima che il tempo de le conculcazzioni è fenito e che si siamo stretti in sodalizzio sotto il titolo di Federazzione dei mocciolosi , coi quali d ' ora in avanti si nun ci danno i desiderata nostri , glie la soniamo di azzione diretta ! Senta , quando mi ha detto accusì , si nun fossi stato sicuro di non aver baiato mai , avrei dubbitato di averci davanti un figlio d ' un cane ! Dico : Figlio mio , ti doverebbero aver buttato su la testa qualche cofena di mattoni o qualche nummero di Giornale d ' Italia con referendum ! ... Fino al gobbo col fischio , potrei fare un sacrificio e comprartelo , ma quell ' altra robba nun esiste , è una cosa che si promette ai rigazzini boni , ma che viceversa quando la vanno per toccare scappa fra le dita come un radicale a l ' inglese . Per cui datti l ' animo in pace , e contentati del gobbo , laddovechè per quello che ariguarda la federazzione , si nun la pianti d ' urgenza nomino commissario reggio il commendator Pignolo e chi ha avuto ha avuto . Lui me ti fece un sorriso piuttosto fatale e me li arispose : Vedremo chi la spunta ! Su di che io ci detti un piccolo acconto in forma di zampata , o colpo di piede nelle convinzioni pulitiche e la cosa arimase lì . Ma eccoti che mi sono accorto che lui , gnentedimeno , me ti fa il sabbottagge ! ... Senta : io non l ' ho ancora potuto agguantare sul fatto , ma ci assicuro che si rivo a averci le prove in mano , una tigre invelenita diventa una pecorella di zucchero di quelle di Pasqua , a confronto di quello che divento io ! Sono tre giorni di lotta e ho già constatato i seguenti atti di sabbottagge : 1 . Introduzzione di un sorcio morto ne la pippa paterna , con grave danno de lo strumento prefato , che nun tira , e vilipendio del cadavere del suddetto sorcio . 2 . Praticamento di un foro nel fondo de la pila la quale si è resa inservibbile . 3 . Asportazione di nummero tre penne a la ventola e due al cappello materno che furono introdotte ne la cappa del camino e ne conseguì che lo stufato prese di fumo e tutta la casa puzzava di corno abbruciato con relativi epigrammi del portiere . Tuttavia io nun cedo , e lui ha voglia di fare il sorriso mifistofelico , perché piuttosto faccio la serata , ovverosia lo chiudo ne la cassetta dei panni sporchi , ma di qui nun si passa , come diceva Susanna al bagno . Il caroviveri . L ' Itagliano il quale ci ha un dolore di denti , prima esclama : Guverno ladro ! ... poi si decide a prendersela col proprio dente e va dal dentista . La quale premessa ci spiega come qualmente oggigiorno , vuoi per il pane , vuoi per la guerra , nisuno si preoccupa di dire : " c ' è cascata una tevola in testa , vediamo di levarcela " , ma viceversa tutti la piglieno con quella povera Itaglia , come si uno per uno fussimo un ' altra cosa di quel malloppo che , una volta formato , si chiama Itaglia . Laddovechè bisognerebbe rivare a figurarsi che questa povera Itaglia che fa tante boglierie , sarebbe come chi dicesse una associazione a dilinquere , formata da galantommini che levati . Ecco perché mi permetto di sprimerci alcune mie cunsiderazzioni e farci varie confidenze sul sviluppo dei venimenti contemporanei , e soprattutto su quel solito pacioccone del caroviveri . Il quale si avanza con passo minaccioso e notevolmente profumone . Hanno torto coloro i quali ti sostengono che in Itaglia l ' industria è inferiore agli altri paesi . In Itaglia invece l ' industria è accusì svelta , che ariesce a guadagnare puro su quello che parerebbe una rovina . Lei pole constatare che abbasta che cresca il prezzo d ' una cosa qualunque , che l ' onesto industriale ti ariesce a fare un monte di bagliocchi anche su altri articoli che c ' entreno come il patriottismo nel nevutralismo a ogni costo . Aricresce ( mi puti un po ' il caso ) il prezzo delle lenticchie , di due bagliocchi al chilo ? ... Ebbene , l ' industriale incomincia col crescerlo di sei bagliocchi , poi ariflette che la lenticchia si cucina col sellero , e aricresce il sellero , nonchè il prezzo del tigame , e siccome talora si adopera il prelodato veggetale come contorno del zampone , aricresce il magliale , quindi la ghianda , e per arimbalzo crescendo questo articolo col quale i caffettieri intelliggenti costituviscono il caffè , cresce il prezzo dei cuccumetti e , via di questo passo , un giorno o l ' altro , trovi che l ' avutomobbili , il cerotto per i calli , i fondelli per i calzoni e l ' acqua acetosa , sono cresciuti di prezzo per colpa de la lenticchia . Si figuri quando aricresce il grano ! ... Io già me li aspetto che il sor Bonaventura verrà per domandarmi un aumento sull ' interesse de la solita cambialetta ! Ma anche quello lì è una vittima del guverno , che nun ha mai voluto agliutare le industrie . Una volta voleva impiantare una officina idro - elettrica per la cedibilità del quinto , abbasta che il guverno ci garantiva il 75% sul capitale , e ci hanno detto di no , perché nun era elettore . Adesso voleva impiantare un ' aggenzia per il contrabbando del materiale da guerra in Austria , e nun lo incoraggeno , tanto è vero che sì e no che gli ariesce di esportare il 98,50 per cento de le cummissioni . Ecco come te si smonta il patriottismo de la gente ! Ci assicuro che quando me lo diceva ci aveva le lagrime all ' occhi ed esclamava : Ah ! ... Itaglia , Itaglia , si nun fosse perché sono troppo bono , fenirei col diventare suvversivo ! ... Nun ci so dire come il caroviveri ti influisce tra le parete dei focolagli domestici ... , Abbasta , noi avevamo fatto alcune pruvviste prevedendo i tempi cattivi : fra l ' altro avevo acquistato dodici articoli di Luiggi Einaudi , perché quando ti metti uno di quelli su lo stommico , è come si avessi magnato una braciola dell ' elefante de la Minerva e nun hai più fame per tre mesi : poi avevamo comprato sei chili di facioli con l ' occhio , perché , per quanto magni cibbi pesanti , almeno quelli lì possono veder chiaro e guidarti nei labbirinti interni ; inoltre avevo fatto la graduvatoria dell ' animali domestici che doveveno essere sagrificati nel seguente ordine : Primo : Il felino domestico . Secondo : La tartaruga del Sor Filippo , che sta per casa da tanto tempo . Terzo : Il riccio addetto alla distruzzione dei bagherozzi famigliari . Quarto : Il canario mio . Quinto : Il passero di Terresina , soprannominato Scianteclèr . Sul passero ci fu una lunga discussione con Terresina , perché diceva : Toccatemi tutto , ma non mi toccate quell ' animaletto lì . E quando ci dicevo : Ma nun vedi che io ti sagrifico il mio con ciglio asciutto ? ... Lei ebbe il curaggio di arispondermi che c ' era una bella differenza perché quello era un ex canario che nun cantava più nemmeno si lo trucidavi . E ora di che camperemo ? ... Mi metterò a fare il miccagliolo ? ... Nun ci ho vocazzione ! ... Mi metterò a fare la cocotta ? ... Mi amanca , diremo accusì , l ' iniziativa . Farò con rispetto parlando , il nevutralista ? ... Ci ribbatto sul medesimo . Dia retta a me , facciamo , come sol dirsi , una campagna e ribbelliamoci un po ' come Dio commanda . Un tempo de l ' affare de la spesa era cosa che se la spicciava Terresina da sè , adesso abbisogna ariunire il consiglio di famiglia , comechè con questo caro dei viveri siamo rivati al punto che si pagherà qualche bagliocco puro per fermarsi davanti la vetrina del fornaro . Col quale lei vede che i generi che prima erano di prima necessità adesso diventeranno ghiottonerie e finirà che io ti dirò al pupo : Si sei bono o prendi dieci a scola ti comprerò una grosta di pane guasi senza muffa , oppure ti porterò a vedere i broccoli al mercato , che oggi c ' è entrata libbera e nun si paga gnente ! Lei deve consapere che a casa mia , quando si discorre de la spesa , è robba che me ti si addrizzano quei quattro peli che ho sulla testa . La carne no perché c ' è il truste , l ' erbaggi no perché c ' è il bagarinaggio , il pesce è meglio a non toccarlo , perché quello se lo sciroppa l ' aristocrazzia , eppoi a Terresina ci fa male ... Siamo aridotti che il faciolo domina accanto a la patata , e tutti e due lavano il viso . Col quale il Sor Filippo sostiene che sono i sovversivi ; e dice che si venissero a Roma solo un ' altra cinquantina di congregazzioni il problema sarebbe arisolto , comechè essendoci già i conventi indove si cuce di bianco , quelli indove si tiene l ' albergo e via dicendo , piano piano tutti i mestieri li farebbero loro , e noi faressimo i signori . Terresina sostiene che si governasse Fogazzari , ti introdurrebbe il sistema di Pietro Maironi , accusì la popolazzione calerebbe e si magnerebbe più a bon mercato . Io invece ci confesso che sto per iscrivermi al partito pessimista , perché qui nun si riva , nun si riva , nun si riva . Qui il cittadino è diventato , mi passi sull ' espressione , una vacca , che tutti ci caveno il latte , ma viceversa nissuno ci dà da mangiare , e lei vede a occhio nudo che , dacci oggi e torna a ridarci domani , verrà il giorno che nun ci avremo più latte e lei , egreggio signor cronista , me lo insegna , che quello sarà il giorno della rivoluzzione sociale . Accusì è chiaro che si riveremo a la narchia , vi riveremo perché ci hanno tirato per i capelli ( parlo per chi li possiede ) e si un giorno o l ' altro il cittadino ti fa due bagliocchi di barricate , non bisognerà prendersela con lui , nè tampoco troveranno più il funzionaglio che ci ariprime il disordine , stantechè la piggione la paga puro il funzionaglio , i viveri ci servono puro a lui , e non è mica vero che al macellaglio ci poi fare i tre squilli o davanti al padron di casa ti poi mettere la sciarpa . Abbasta , siamo ridotti a questo , che domenica volevamo fare due dita di aribbotta perché veniva a Roma la zia di Terresina , quella che ci ha qualche cosa al sole , e ti arisultò il seguente menù , che sottopongo a l ' indignazzione popolare : Menêtre de haricots sans cotique , mais avec la cipol . Haricots in humide avec pommes de terre . Pommes de terre in salade et haricots a volontè sur toute la ligne . Per il dessert il pupo trovò una pigna vecchia in un cantone e arimediassimo qualche pignolo . Ma lei capisce che è tutta robba che ci fa poca bona figura e la zia disse : Si sapevo che a Roma tirava questo vento di emicrania ( o migragna , come dice la plebbe ) vi portavo qualche gallina da fuori . Vi aggiunga che è una nutrizzione poco sostanziosa e il pupo me ti è diventato che sembra l ' ombra d ' uno stranuto veduto di profilo , laddovechè Terresina sospira sempre e dice che si lei avesse voluto avrebbe potuto sposare un signore . Abbasta , qui la barca nun pole più andare avanti , abbenchè ci sia il sor Filippo che ci dà una spinta , ma lei capirà che per arisolvere una situvazzione simile , ci vorrebbero tre Oronzi e almeno due sori Filippi assortiti . Me ti scusi se le ho sgnaccato nel suo interno le mie miserie , ma creda puro che le cose si mettono male , e da tutte queste tribbolazzioni , da tutti questi facioli che il proletaglio è costretto a rimandar giù , ti nascerà un giorno qualche cosa che non saperanno più dove mettersi la mano . E ci ripercuoto di bel nuovo Ma abbandoniamo una volta questa Roma indove oramai stiamo a subbaffitto , cerchiamo sul libbro del telefono l ' indirizzo del Monte Sacro e lasciamo che il padron di casa affitti all ' anima dei suoi perversi defunti o mortacci sui , come dice la plebbe ; lasciamo che il macellaglio si mangi il proprio filetto da sè , lasciamo che il pizzicagliolo si sciroppi il di lui salame in forma privata . Oppuramente mettiamoci tutti in pricissione , arechiamoci sotto le finestre di quel giovine che fu re sul mare e diciamoci : " Laddovechè qui il cittadino lavora , eppoi riva il bottegaglio che , con la scusa che ci è aricresciuta la piggione lo strozza , mentre al contrario il padron di casa lo strozza perché sono cresciuti i viveri , e a noi non ci resta altro che stringersi tutti in un fascio e passare come un solo uomo al partito dell ' antropofighi " . E così dicendo buttarsi uno ne le braccia dell ' altro e magnarsi ariciprocamente a mozzichi , come tante frazzione del partito socialista . Laddovechè si il rincaro dei viveri nun si aresta , sono rivato a un punto che quando bacio questa creatura mia sento che mi ti si sviluppa in testa la bozza del Conte Ugolino . E più sta e più il male peggiora . Si figuri che tutte le sere quando andiamo a letto , io e Terresina ci domandiamo con trepidazzione : A quanto sarà rivato il magliale domani ? ... E si , mentre dormiamo , ci crescessero le patate ? ... Oppure si svegliassimo che il bovo è arivato più su del carburo in borsa ? ... Si figuri che l ' altra notte Terresina si svegliò da un sogno tutta spiritata , strillando : Uddìo , Oronzo , la carne cresce ! ... E mi ci volle del bello e del bono per persuvaderla ch ' erano illusioni giovanili . Tuttavia la verità è che certe volte uno va a letto considerando il gatto dal punto di vista dell ' animale domestico , e si sveglia considerandolo dal punto di vista dello stufato con cipolle ! " Ahimè ! stolto , che cosa dissi io mai ? " , come dicheno ne le traggedie . Pole essere che domani la cipolla che adesso gli dài del tu come a una burina qualunque , ti faccia un salto ne la ristrocrazzia , come quella patata che passò nel corpo diplomatico , e allora è finita puro quella ! Riveremo a un punto , che al pupo l ' abbacchio ce lo farò vedere sul libbro di lettura , come il serpente boa , il leone , il rinoceronte e il ritratto di Pietro Micca con la povesia . E ci dirò : Vedi questa bestia strana , che adesso si crede di essere chi sa chi ? ... un tempo lo trattaveno poco meno che a zampate , e quando uno ci aveva un po ' troppa l ' aria di personaggio del Fogazzari , gli si diceva : Questo non è un omo , è un abbacchio ! E adesso invece , eccolo lì che tutti gli fanno di cappello e se lo possono sciroppare solo i strozzini , scassinatori di casse forti , miglionari , briganti e bottegai , salvando il dovuto rispetto ai briganti . Accusì impara che con un po ' di bona volontà , una savia amministrazzione al potere e l ' appoggio di qualche bagarino influvente , uno ti nasce abbacchio e chi sa che non fenisca capodivisione . Abbasta , io nun ci dico altro , perché si no la penna me te si addrizza fra le mano ogni momento e mi toccherà di darci il bromuro . Qui noi cuntiamo l ' anni , non più da la nascita di Cristo , ma dall ' epoca in cui fu veduta in casa una coscia di pollo ! La donna di servizio che ci ha visto discendere dal bovo all ' abbacchio , dall ' abbacchio al magliale e dal magliale alla pecora , l ' altro giorno mi ha detto con fare ironico , dice : Sa , si vole che ammazziamo il gatto , dica puro , ma quando saremo rivati al sorcio , dò le dimissioni e vado a vivere del mio . Intanto il pupo ci ha il vermine solitaglio e stamattina quella povera bestia se n ' è andata da sè perché dice che si sapeva i menù di casa nemmanco si incommodava a venire . Pertanto , si per avventura le cose si mettessero a peggio , mandi a casa mia un usciere con un sacco di ossigeno e una grosta di pane . Io , Garibbaldi e Guglielmone Come ti vedo l ' Eroe , Me ti sento addosso un certo non so che di entusiasmo , non fo per dire , patriottico , che zompo . Me ti addormo al sono dell ' inno di Mameli e me ti risveglio con l ' inno di Garibbaldi , mi arivolto di qua , piglio di petto la Marsigliese , mi arivolto di là e sbatto il naso ne l ' Internazzionale . Evviva , come sol dirsi , l ' Itaglia , nonchè il progresso , e si qualora per avventura lei incontrasse quei signori che per l ' amore de le stituzzioni riverebbero fino a cacciare la dinastia da Roma per arimetterci l ' Interessi di Roma con tanto di Beni Stabbili , me li saluta lei ? Io sono maturotto anzichennò , col quale è chiaro che dagli oggi e torna a ridarvi domani , è un pezzo che ti vedo dimostrazzioni , per cui quando un oratore ti comincia un discorso , da le prime parole ti capisco il resto e ammalappena lui ha detto : " Dall ' alto di questo storico colle " oppure " Narrasi che ne l ' antica Grecia " io già so indove va a sbattere il naso . Tuttavia , oggi si tratta di un ' altra cosa , per cui ti ho preso il pupo e l ' ho accompagnato al Giannicolo , come l ' antichi Romani ti accompagnavano i figli a le Termopile . Quindi me ti sono fermato davanti al monumento dell ' Eroe e ci ho detto : Arimirami queste auguste sembianze , o rampollo , e schiaffatelo bene nel cervello : comechè è chiaro che un omo come questo si trova a passare ogni mille anni , si basta . Quando lui voleva fare l ' Itaglia , allora non c ' erano l ' Interessi di Roma , ma bensì de la gente come loro che diceveno : Sì , finiamola puro , mo co le bone e senza compromettersi troppo , per cui a un certo punto rivava Garibbaldi : pif , paffe , quattro sventole e metteva tutto a posto . Tu sei ancora fanello , o maschietto , come dice la plebbe : troverai un buscherio di gente , che ti dirà : Io ho fatto l ' Itaglia . Tuo padre , non fo per dire , ha inteso questa frase da circa duemila persone , fra cui un frate cappuccino , una guardia in borghese , un fusagliaro , due strozzini e dodici capisezzione . Non ti fare incantare . L ' Itaglia l ' ha fatta quello lassù e pochissimi altri . Si ti dicheno che l ' Itaglia va a rotoli , tu abbozza . Si senti una portiera o una inciclica che dice che nel progresso c ' è il diavolo , tu abbozza e sorridi . Si il padron di casa ti arincara la piggione , per salvare quelle stituzzione che levati , tu fremi , ma abbozza , e limitati a darci il voto contro . Ma si ti dicono male di quello lassù , insorgi , o rampollo , dacci un mozzico , che è ben dato , e strappa , che tutto quello che porti via è ben portato . E aricordati che lui sta accusì in alto , appunto perché l ' altri ci riveno ai primi scalini de la scalinata . Lui è lui , e non ce ne sono altri , come qualmente non si riva neppure a infangarlo . Il nome , o rampollo , è come la tichetta de la bottiglia : di fori c ' è scritto accusì , ma quello che vale è quello che c ' è dentro , per cui si ti imbattessi in un Garibbaldi che va in pricissione o ti canta le litanie , di ' pure che è una boccia ariempita . Quello vero è quello là . E perciò , fintanto che è stato vivo , ci hanno fatto un sacco d ' Aspromonti , adesso che è morto ci hanno fatto il monumento , c ' è da aringrazziare Iddio che non c ' era nessuna commissione di mezzo , si nò ti finiva come quello di Vittorio . Laddovechè guarda bene quella statuva , e aricordati che ci ha , non fo per dire , un mazzarello in mano . Quando sarà il giorno de la riscossa , che i galantommini metteranno sotto i boglia , lui zomperà giù con quell ' arnese in mano e allora che voi vedere : pinfete e panfete ! ... Pezzi di sor Bonaventura che zompano a destra , frammenti di caposezzione che voleno per aria , bogliaccia che scappeno . Interessi di Roma che si arifuggono in sagrestia , sorbe , sleppe , birole , papagni , leccamuffi , sgargamelle , pignoli , sventole come piovesse , su tutta la massa dei profumoni che , non fo per dire , sono leggione . E quando averà sistemato le cose , verrà quassù e si arimetterà fermo . Hai compreso ? Aricordati tutto e nun sia mai un ' altra volta approfitti de l ' entusiasmo di tuo padre per ficcarti le dita nel naso , laddovechè riverai al cervello , o figlio di un omo d ' ordine , ti tratto come Roma ha trattato il clerico , con rispetto parlando , moderato a costo di arifarti un par di calzoni novi . Come pircipisco Guglielmone . Devo communicarci una proposta la quale sarebbe che si facesse una sottoscrizzione nazzionale per aridare l ' onore a quel povero diavolo di Musolino . E giacchè ci siamo , aridiamolo puro a Tibburzi e a quel gentilomo del brigante Salomone . Comechè questi modesti professionisti , tutt ' al più facevano a schioppettate per non correre il rischio di quella partita a garaghè , che sarebbe un processo in una corte d ' assise itagliana , indove nun essendo nè contessa per interessare l ' ommini , nè ufficiale di cavalleria per interessare le donne , erano quasi sicuri che gli avrebbero arifiutata quella patente d ' omicidio con accompagnamento di flauto che tanto distingue i nostri tribbunali . Mentre invece l ' imperatore Guglielmo se ne stava a casa sua , indove nisuno gli averebbe rotte le scatole , e eccoti che tutto in un tratto nun solo piglia a curtellate il prossimo , ma ti piomba in una città nevutrale , indove alla fine tira fori puro il trombone e vole li quadrini . Fortuna che Dio , povero vecchio , ci tocca di stare con lui , evidentemente per guadagnarsi il pane , altrimenti qui era il caso di mandarci un paio di cherubbini vestiti da carabbinieri e di sgnaccarlo dentro per grassazione a mano armata . Povero Dio ! ... Chi glie l ' avesse detto ! ... Doppo di avere fatto tanti sacrifici pel genere umano , essersi aridotto , a quell ' età lì , a fare da segretario a un omo di quel genere ! Perché lei pole cunstatare che l ' imperatore nun fa una boglieria senza far notare che c ' era puro Dio . Cara figlia ! Oggi abbiamo abbruciato tre villaggi . Dio è con noi . Cara figlia ! Oggi abbiamo sbafato duecento miglioni a una città nevutrale . Dio è con noi . Un giorno o l ' altro ci scrive : Cara figlia ! Oggi abbiamo rimesso in croce Gesù Cristo . Dio è con noi ! ... Ci dico che a quel povero Dio ci parrà che aritornino i tempi in cui ci toccava di benedire la forca dei tedeschi ! ... Abbasta ! ... Ma che ci fa coi fulmini quel benedetto funzionaglio lì ? ... Li addopra per accendere la pippa dell ' imperatore ? ... Mi pare che sarebbe il caso d ' incenerire una mezza dozzina di zozzaglioni e arimettere in pace il mondo ! ... Laddove quando andamio ai cumizzi e sintimio l ' on . Turati ( maniera 1890 ) esclamare : L ' èra delle guerre è finita ! I proletagli di tutto il mondo si sono dati la mano ! ... O quando quelli che adesso ci hanno il diploma in nazzionalismo facevano il corso preparatorio ( esami di socialismo , esercizi di arivoluzzione sociale e canto dell ' inno dei lavoratori ) , allora ci credemio sul serio che si un giorno un Guglielmo purchessia voleva tirar fori quel cortello a lama fissa che si chiama spada , l ' umanità intera averebbe fatto le barricate . Invece , appena è incominciata l ' aggressione , eccoti che hanno buttato via il socialismo e ti hanno preso il loro bravo trombone puro loro . Me li saluta lei i proletagli di tutto il mondo ? ... Si putacaso si unissero un momento ci averei tanto piacere , perché accusì ci averebbero una faccia sola , e si saperebbe indove sputare . L ' amichi che sono arimasti fedeli a la consegna sono stati quei bravi ferrovieri licenziati . Dice : Che ce ne importa a noi de la patria , de l ' umanità , del sistema planetario ? ... Hanno licenziato il compagno Piticozzi ? ... Caschi il mondo ! ... E giù bombe in treno ! ... Bravi rigazzi ! ... E pensare che con tanto piombo che si spreca adesso in Europa , nun ci deva essere una gratificazzione per loro ! E giacchè mi ci trovo , la prego di farmi una curtesia , e cioè di dire due parole per conto mio all ' Itaglia . Lei mi dirà che quella signora lì adesso l ' hanno presa in affitto i nazzionalisti e senza la passata del curato nun ce si pole parlare , ma tuttavia io insisto nel dirci che ci trasmetta l ' ambasciata . Ci dica accusì che nun si faccia incantare . Adesso tutti ci promettono tutto . La Germania ci promette mezzo mondo . L ' altro mezzo ce lo promette la Francia . Indove poi , a cose fatte , si nun stiamo attenti a le saccocce , ci leveranno puro le scarpe . Dell ' alleati nun ne parliamo perché quelli lì sappiamo bene si che panni vestono . Quanto ai fratelli d ' oltralpa , si oggi o domani ci serve la pelle nostra , inventeno un Manubba qualunque , e ce la leveno . Per cui mettiamoci bene in testa che qui si raggiona a pignoli . Li dobbiamo dare all ' alleati o ai fratelli ? ... Ariflettiamo bene , ma quando abbiamo ariflettuto , via il pignolo , e che sia quello delle grandi occasioni . Io , per conto mio , tengo d ' occhio l ' avvocato Dentiverdi , il quale già s ' era organizzato un sorriso di amaro compiacimento sperando di vedere il nimmico in Itaglia , e adesso si trova tutto imbarazzato , perché si per esempio noi si movessimo per aripizzicarci Trento e Trieste , si troverebbe nel bivio o di dar raggione all ' Austria , e sarebbe come sputarsi in facia da sè , o di dar raggione all ' Itaglia , come si l ' Itaglia fusse per esempio la Francia , e allora Lei capisce che ce si arivolterebbe la cuscenza demogratica e altri rebbus . Davanti al Kaisere . Ci scrivo questa lettera dal campo . Lei dirà : Accidenti ... Ma nun fa gnente . Accidenti più , accidenti meno , con questi tempi che currono , bisogna passarci sopra , come dice il Kaisere , quando trova un cadavere per terra . Laonde vengo con la presente a renderci conto della missione ricevuta dal sig . Direttore . Il quale un giorno me ti ha fatto chiamare e me ti ha detto : Senta , qui dai communicati nun ce si capisce il solito fico dimagrato , o secco , come sol dirsi . Lei apre un foglio , e vede che i tedeschi sono battuti , ma si per avventura ne apre un altro , vede che battono , e cusì via dì questo passo . Nonchè ci si è mischiato tutto il Corpo RR . Padreterni , ovverosia il Buon Dio N . 1 , che sarebbe quello dei cattolici ; Herr Buon Dio N . 2 , che sarebbe quello dei protestanti tedeschi , Sir Bon Dio N . 3 che sarebbe quello dei protestanti inglesi ; Bon Dioff N . 4 , che sarebbe quello slavo ; Allah N . 5 , che sarebbe quello dei turchi ; Buddha N . 6 , che sarebbe quello dei giapponesi , raggione per cui si per avventura uno vole bestemmiare , mette in imbarazzo il portalettere e fenisce che è meglio che dia una zampata al primo cane che passa . Averebbe lei la bontà di andare a veder le cose da vicino ? ... M ' incarico io d ' ottenerci il permesso dal Ministero , e quanto alla sua famiglia , ci passeremo il necessario in forma diretta . Io me ti sentii nella panza qualche cosa , come quando uno ci ha il vermine solitaglio nostalgico e meditabbondo . La voce de la prudenza mi diceva : Oronzo , resta nevutrale ! ... mentre lo spirito bellicoso mi consigliava : Siamo tutti bersaglieri ! ... Nel contempo feci uno starnuto , perché mi era entrato un pelo nel naso , e mi trovai che avevo detto di sì . Del resto molte volte certe decisioni importanti , dipendono semplicemente da un pelo che entra in qualche posto . Col quale , detto un fatto , me ti trovai ingaggiato . In tal modo me ti diressi a casa , e dissi a Terresina : Vi siamo . Preparami il costume di guerra , che vado alla suddetta . Si devi svenire aspetta un momento , che mando a pigliare l ' aceto , e non obbliare l ' elmo che ci andetti in Africa . La quale Terresina si fece portare poltrona , svenne e si nun era che ci aveva la veste da cammera nova , ci veniva puro l ' attacco di nervi . Laonde voleva mettermi il chiodo all ' elmo per il colore locale , ma declinai l ' offerta . Quindi chiamai il pupo e ci dissi : Guarda tuo padre , e lèvati all ' altezza dei tempi , nonchè il dito dal naso . Pole darsi che io aritorni e pole darsi di no . Nel qual caso seguita costantemente ad essere figlio mio , ed anche di tua madre . Rispetta la patria e le stituzzioni , e non calpestare mai nè i diritti , nè i calli del prossimo . Frequenta la gente onesta se la trovi , se no fatti fare diputato . Si ci hai una fede inconcussa , illuminala con la fiaccola dell ' ideale , bagnala col sudore de la fronte e asciugala al sole dell ' avvenire . Con questo sistema te la conserverai in bono stato e sarai la consolazzione dei tuoi superiori . Aricordati che la bucìa ha le gambe corte , per cui dall ' alto di questa piramide ci siamo e ci resteremo , nonchè la virtù è premio a sè stessa e vale più un ovo oggi che un ' appedicite doppodomani , o una cambiale protestata ieri . Addio . E tu , sposa fedele , metti fuori i tuoi affetti su questo rampollo e la canfora nel cravuse che ci sposai , nonchè un po ' più di burro nei spaghetti , che quelli d ' oggi pareveno fili del telegrafo . Detto un fatto , troncai l ' induggi e me ne andetti con passo scozzese . Ma , prima di partire , volli arecarmi presso alcuni colleghi del mestiere per farmi favorire alcuni ingredienti necessari , per cui fra i vari currispondenti di guerra di mia conoscenza fu fatta una colletta , la quale me ti produsse : Sig . XX . - Nummero 5 descrizioni del cusidetto tramonto di sangue , due delle quali già addoperate in Libbia , tre sibbili de le palle , un gnavulio di srapnel , il quale era novo , perché dice che lui non l ' aveva inteso mai . Sig . Y . Z . - Tre effetti di chiaro di luna , uno dei quali con un buco da una parte , e un pisodio sintimentale nello stesso stato . Sig . X . V . - La partenza del cuscritto . Usata , ma sterilizzata e arimessa a nuovo . Sig . P . P . ( nazzionalista ) . - Ventidue pisodii del prete eroico , non potuti utilizzare in Libbia , tre " messe al campo " a le quali basta levarci le palme del fondo , e con quattro alberi qualunque sono ancora bone . Sig . N . N . - Nummero 3417 aggettivi , con molti r , boni per tutti gli usi . Sig . T . R . ( nevutrale ) . - Apoteosi del Germanesimo trionfante e Rinascita delle razze latine a scelta , secondo le circostanze . Inoltre feci arrotare la penna che sa le tempeste , feci arimettere il manico alla mia coscienza intemerata , e feci riattaccare due bottoni all ' usbergo del sentirsi puro , coi quali me ti mossi . Come lei comprenderà il primo pensiero mio , movendomi , è stato quello di scegliere a quale partito attaccarmi . Terresina mi diceva : Attaccati al Kaisere ! ... Ma lei lo sa che le donne sono troppo impulsive . Per cui , ponderando bene la cosa , mi parve che il meglio di tutti sarebbe stato , anzichè attaccarmici , di intervistarlo . Dove l ' ho trovato , nun ce lo posso dire , perché come lei sa , quel grande imperatore lì è cusì sicuro de la gratitudine dell ' umanità , che fa come l ' arabba fenice , la quale , che ci sia ciascuno lo vocifera , ma dove sia nun lo trovi nemmeno ne la cabbala del lotto . Il fatto è che ci rivai . La prima volta che ci feci domandare udienza , me ti fece arispondere che nun poteva , perché ci era il buon vecchio Dio che ci stava facendo la barba . Dice : Sa , mi disse l ' aiutante di campo , nun è perché è Dio , perché l ' imperatore è superiore a queste piccolezze , ma perché oramai è vecchio , è tanto tempo che sta per casa , e sua maestà è tanto bono con la servitù , che nun ci vole dare un dispiacere . Aripassi domani . Il giorno dopo ci sono aripassato . Dice : Sa , sua maestà è proprio occupatissimo per una operazzione militare . Si figuri che stanno fissando l ' indennità che deve pagare una città nevutrale , e il numero dei monumenti storici da abbruciare , nonchè aregolando il conto di quel trattore di Pariggi , indove doveva andare a pranzo Sua Maestà , e che l ' aspetta da due mesi , sempre con la pila al foco ! Detto un fatto , al terzo giorno mi ariceve . Lo trovai assiso sul vertice de la sua gloria , nel mentre stringeva in pugno le sorti dell ' Europa , e con l ' altra mano teneva alto il prestigio dell ' Impero . Dice : Ah ! ... lei sarebbe Itagliano ? ... Spero che nun lo faccia apposta ! ... Lo sa che l ' Itaglia mi ha fatto un bel servizzio , come diceva il principe Eulemburg a parecchi amici suoi ? ... Come mai nun s ' è decisa a marciare con me ? Indove lo trova un altro alleato come me ? ... Abbasterebbe l ' aquila che ci ho sullo stemma ! ... Ci avete un uccello con due teste voialtri ? ... Io sì ! ... - Scusi , ci ho fatto io , in Itaglia siamo gente modesta e a la bona . Quindi magari con una testa sola , ma robba di casa . Del resto , ambasciatore nun porta pene , ma tutt ' al più un plico siggillato , altrimenti nisuno farebbe il diplomatico . Io desidererei sapere , si quali intenzioni ci ha riguardo al globo terraqueo ed altre provincie germaniche . L ' imperatore arimase sopra pensieri , poi me ti fece : - Mah ! ... Ecco , ci dirò . Credo che per ora lo lascerò ancora accusì tondo com ' è . Soltanto ci leverò il Polo , perché nun avendolo scoperto un tedesco , lo cunsidero come nullo ed inesistente . Riguardo alle nazzioni mimiche , esse furono . La Francia fu , l ' Inghilterra fu , il Giappone fu , la Russia fu , insomma è un fu fu fu fu generale . L ' Austria abbasterà lasciarla far da sè : con un altro paglio di aritirate strateggiche , lei vederà i Russi indove vanno a fenire . Per l ' Itaglia , pel momento è autorizzata a tremare ... In quel momento ti sentissimo bussare a la porta , e entrò il ciambellano : Dice : Maestà , c ' è il Figliuolo e lo Spirito Santo , che dicheno se ci potesse accordare un impiego ... - Auffa ... fece lui , accidenti a la beneficenza ! Diteci accusì che si sapevo che per aver fatto una curtesia al padre , me ti trovavo tutta la famiglia sul groppone , lo lasciavo indove stava ! Mandateli via , se no tiro fori il barile de le sacre folgori ! Abbasta , fece poi verso di me ; abbia la bontà di andarsene per oggi . Scusi si nun ci dò la mano , ma ho contato poco fa i soldi de le taglie del Belgio e ci ho ancora le dita sporche . Accusì feci la prima intervista . E davanti ad uno delli suoi dipendenti . Facendo seguito alla mia pricidente corrispondenza dal campo , vengo a riferirci il cumpendio di una breve intervista col generale Pitikozzen , uno dei membri più eminenti dello stato maggiore tedesco . Te lo trovai seduto sotto la sua tenda che scriveva , la quale appena che mi vidde mi fece : Si accomodi puro e esprima in brevi motti quello che desidera . - Ecco , ci feci io , vorei sapere da lei , che è omo tennico , com ' è che ancora quest ' esercito del Kaisere nun è arivato a Pariggi . Come lei sa , l ' Imperatore aveva promesso di pranzare là per il feragosto , e quel povero trattore tutte le mattine ariprepara il pranzo , e il consumatore nun lo vede mai ... - Ce lo spiego subbito , fece lui . Come lei sa , eravamo rivati fino a due passi da Pariggi , ma ancora nun ci eravamo ben decisi , sul punto preciso indove attaccare la città , per cui fu deciso di tenere un cunsiglio generale . Il Kronprinz , pel primo , disse : Seguiamo le nostre gloriose tradizzioni : mezzo giro , e pigliamola dall ' altra parte . Molti , nel cunsiglio , la pensavano come lui , tanto che si alzarono esclamando : Sì , sì , bisogna beccarsela in quel modo . Viceversa il Kaisere in persona s ' alzò a sua volta e disse : Mi dispiace di nun potermi uniformare alle tendenze di mio figlio . Capirete , che all ' età mia uno diventa troppo staggionato per lasciarsi trascinare dall ' entusiasmo . Per cui stabbilirei di procrastinare la cosa . Anzi , facciamo accusì , tiriamosi quattro passi indietro e pigliamo l ' arincorsa . Detto un fatto , lei nun si pole immagginare si che anima di rincorsa abbiamo preso . C ' è qualcuno che ancora corre . Ma già , lei me lo insegna che l ' entusiasmo è fatto accusì . Correndo correndo c ' è venuta un ' idea : Si con un salto ti entrassimo in Inghilterra ? ... E adesso ci siamo fermati qui . Ma siccome fra il dire e il fare c ' è di mezzo un discreta quantità di mare , abbiamo ariflettuto un po ' . E adesso vedrà che un giorno o l ' altro pigliamo un ' altra arincorsa ! ... Ma stia tranquillo che vinceremo noi . Già , il soldato tedesco è il primo del mondo . Abbasta che lei osservi la grande quantità di soldati decorati che ci abbiamo . Vede si quante croci ? ... A guerra finita abbisognerà trovarne una speciale per l ' Imperatore , ma qualcuno ci penserà e vedrà che verà fori un lavoro ben fatto . Per ora ci abbiamo l ' onorificenza del Campanile sfasciato , la gran croce al merito de la requisizzione , quella del merito incendiario , alcune distinzioni speciali per le fucilazzioni dei borghesi , eccetera . Veramente c ' era chi aveva proposto addirittura il tatuvaggio , per rendere imperitura la memoria de le gesta , ma è rivata una delegazzione di Pellirosse che ha protestato , perché dice accusì che è meglio non creare confusioni , comechè loro si sono aritirati dall ' affari e nun operano più da un pezzo . Del resto arimanga con noi , e ne vedrà de le belle ... - Grazie , ci ho arisposto : io non fumo ! ... E sono arientrato ne le provisorie pareti domestiche , laddove ci ho trovato la posta con un sacco di giornali . Aprendo con gioglia che la Turchia è entrata in ballo , con relativo Enver Pascià . Vederà che quello lì ti salva l ' impero ottomano come ha salvato la Tripolitania . Infatti la serie de le vittorie strepitose è già cuminciata . Si un giorno o l ' altro si custituisce il corpo " Reali Sbruffoni " quello lì abbisogna farlo generale . Che vole che ci dica ? ... Quando ti vedo quella povera Turchia , tutta inficozzata , piena di cambiale protestate e di cicatrice , che viene fora ammaestrata al fischio dei tedeschi per pigliar la sua parte di sorbe , me ti pare di vedere Osvaldo dei Spettri , bonanima , che venisse fora coll ' elmo dell ' antico Romano a strillare : Mamma , ti prego di favorirmi il Sole ! ... Fenirà che la Turchia è ancora una nazzione , ma che fra un par d ' anni sarà diventata un modo di dire . Si dirà turco di ritorno con quel che segue , fuma come un turco , robba da turchi , ma il turco non ci sarà più . Che malincunia , di vedere il Corno d ' oro al monte di Pietà . e l ' odalische all ' asta , salvando indove mi tocco ; pubblica ! Leggo anche con una certa apprenzione che si ariapre la Cammera . Veramente nel momento in cui tutto il mondo mena , il fatto che noi si mettiamo a chiacchierare , me ti fa un po ' l ' impressione che l ' Itaglia si metta a cantare Vide ' o mare quanto è bbello , per distrarre la cumpagnia e arimediare il consuveto bagliocco , incartato nel non meno solito disprezzo . Ci sarebbe veramente , qualche cosa di importante da mettersi d ' accordo , ma si c ' è un diputato che ci ha un bello strillo da cacciare fora , un bel do di petto da cullocare , uno che ci ha un bello scaldaletto da esitare , un altro che ci ha da rivelare al pubblico , e magari all ' alleato orientale , qualche deficenza di organizzazione in un punto piuttosto che in un altro , chi li regge quelli lì ? ... Per cui , francamente , sono piuttosto preoccupato per quel benedetto Montecitorio ! Nun sarebbe meglio metterci una certa quantità di pietre sopra ? Abbenchè forse l ' Itaglia è l ' unico paese in cui i partiti sono proprio attaccati all ' idee ... In Germania o in Francia , appena dichiarata la guerra , tutti hanno piantato il partito e ti hanno esclamato : Prima il paese , poi il cummitato . Ma qui no . Qui sono attaccati all ' idea . Il socialista ti esclama : Ma che Trento e Trieste ? ... Chi sono questi signori ? ... Ci hanno la tessera ? ... E poi , c ' è gnente da sbafare pel ferrovione ? ... C ' è un rifiletto di bagliocchi per lo scarpellino o per lo scupino municipale ? ... No ? ... E allora chi si move ? ... È robba che ariguarda i capitalisti . Noi ci battiamo solo per l ' Idea : pane e sciopero . Nonchè dall ' altra parte ti zompa su il clericale che esclama : Noi attaccare l ' Austria ? ... Ma che , gnente gnente , quando il nazzionalista vi diceva che erimo Itagliani puro noi , l ' avete preso sul serio ? ... Bravo , fanciullo ! ... Mi sapressi dire quanti giri fa un picchio ? ... Col quale lei vede a occhio nudo che in tutta questa rippresentazzione europea ci mancava la scena comica finale , e vederà che ce l ' averemo a Montecitorio . Il Kaisere e l ' altri enti supremi . Me ti giunge a traverso la stampa europea , nutizia che l ' imperatore Guglielmo te si è presentato alla sinagoga di Lozze , in Polonia , e ha detto agli ivi raccolti giudii : " Sapete ? io sono il Messia ! " . Per cui vorrei sapere in linea ufficiale indove andiamo a fenire , ovverosia , per adoperare una spressione diplomatica , chi è il Padreterno del Kaisere . Comechè , ora l ' ha col buon vecchio Dio , ora con Allah , ora con questo , ora con quell ' altro , ora ti arubba il mestiere a Mosè , ora a Maometto , domani a Budda . Un giorno o l ' altro qui fenisce con un ' aggitazzione di profeti disoccupati , a cavusa di questo imperial boglia , che va a fare il krumiro a la porta del paradiso . Ne consegue eziandio , che te si presentano innanzi all ' occhio vari e passa bigonzi di probblemi complicati : perché è evidente che , senza offendere nissuna religgione , l ' omo di una fede ci ha sempre qualche cosa che ci manca o ci sopravanza per essere perfetto come omo di un ' altra religgione . Raggione per cui allorquando Guglielmo da giudio vole aridiventare cristiano , il fedele arimane penzoso e ti esclama : " O mi sbaglio io , o a questo Kaisere gli manca qualche cosa ! " . Giacchè , lei me lo insegna , nelle cunvizioni pulitiche - religgiose , abbasta abbandonare a quanto un ' ogna del proprio patrimonio morale , che le cose piglieno tutta un ' altra camminata ... Vol dire che abbisogna suppore che ci troviamo , a bon gioco , di fronte a un Kaisere che è un po ' tutto di un pezzo , un po ' a vite . E allora si vede che ci averà con lui un barattolo con un supplemento morale sotto spirito da applicare quando lascia Mosè per conferire col buon vecchio Dio . Stia attento di nun lasciare il barattolo in giro , quando ci ha molti ufficiali per casa , perché a botta sicura trova padrone ! Un ' altra storia che mi ti ha fatto impressione è l ' affare del " Ministero delle munizioni " , non perché nun aritenga che nun sia utile e necessario , ma aritengo piuttosto che sia destinato a produrre una influvenza deleteria nell ' interno delle mie personali pareti domestiche . Infatti Terresina te si è slanciata subbito sull ' idea che parallelamente alla istituzzione per la fabbrica intensiva delle munizioni materiali , occorrerebbe fare un grande cummitato nazzionale per la produzzione delle cartucce morali , come chi dicesse ideali , fedi inconcusse , slanci patriottici , illusioni giovanili e altre palle pisicologgiche , srappenelle morali e granate a mano sentimentali . Con cui si poterebbe dividere l ' istituto in varie sizzioni , indove Terresina sostiene che la donna ci avrebbe tanto da fare , da esclamare , come disse Leonida coi suoi trecento , a Messalina : " Accidenti che campo d ' attività ! " . Infatti : Chi - sustiene la mia signora - è più capace di , diremo così , aricaricare il morale d ' un omo , come la donna ? È vero che per ariaddrizzare una baionetta ci vole la energia dell ' omo , ma per ariaddrizzare un morale ci vole tante volte quella mezza parola d ' una donna , che ti fa da caffè co ' lo schizzo dell ' anima . È vero che solo il metallo ti diventa palla , ma in de l ' interno labboratorio della famiglia , ti accade un ' altra combinazzione chimica , che un sorriso mischiato con una certa quantità di sacre memorie e poche gocce d ' arimembranze giovanili ti diventa tanto entusiasmo patriottico con relativo " sposa mia sarà la mia bandiera " , " datemi un brando " , " Savoglia , Savoglia " , ed eccoti che una signora Tuttibbozzi qualunque , da un appartamento qualunque al quarto piano di via Tiretinlà , ti ammazza un tedesco e ti fabbrica un eroe , senza produrre il minimo botto . Io , naturalmente , per raggioni di tranquillità domestica , vorei sopprimere l ' aggitazzione sul nascere ; ma Terresina dice che quando ha preso un ' iniziativa lei , è difficile che se la lasci scappare , finchè per lo meno nun l ' ha eretta in ente morale . Come me ti lavoro l ' Aedo Ti accuso Corrado Brando . Sa , io non sono di quei critici che te si impancano a tener catedra di tutto , quindi nun ci entro in materia speciale , ma lei , prendendo le dovute precavuzzioni per la sicurezza personale , avrebbe la bontà di salutarmi Corrado Brando ? Lei deve consapere , anzi oramai lo saperà , che Terresina mi tira sempre fori l ' affare dell ' omo plebbeo e dice che l ' arte nun la capisco e figureti poi la modernità . Laddovechè quando si annunziò che facevano più che l ' amore , non connetteva più e diceva che doveva essere una sciccheria : per cui ne consegue che tutto il giorno ti consultava il Fogazzari e il linguaggio dei fiori per vedere che cos ' era . Detto un fatto , tanto fece , che io e il sor Filippo decidessimo di andare con lei , e alle cinque di sera eravamo nel portone della galleria , indovechè c ' era tanta gente che si pole figurare che pisto . Io ci avevo il cravuse de le grandi occasioni , e Terresina il fiocco di sciffonne dietro , che in quella calca ci diventò onor di capitano , come una bandiera vecchia qualunque . E il semolino che me ti ero messo in saccoccia con una provatura dentro per ingannare lo stommaco me ti diventò come un ' ostia e Dio lo sa che patacca . Con la quale Terresina , per via che aveva lasciato il pupo solo in casa , ogni tanto ci sbottava l ' ideale infranto , e allora povero me . Nun ci dico i tuzzi , incofenate , pizze , ginocchiate , acciaccate di calli , spintoni e strappi che avessimo per le scale , ma come Dio volle eccoci a sedere su un colpo d ' occhio che levati . E ci passo sopra al resoconto de la serata , che abbenanche lei abbitasse lontano l ' averà sentito da casa , che pareva li cungresso de le locomotive malcontente , ma voglio farci accusì a volo d ' uccello alcune ariflessioni . Averebbe la bontà di dire al signor Gabbrielle d ' Annunzio , si lo incontra , che scusi tanto , ma mi pare una bella boglieria ? Fortuna che nun ci ho portato il pupo , altrimenti me ti toccava , il giorno appresso , di sgnaccarlo in una casa di correzzione ! Io ci ho insegnato l ' eroe tutto in un altro modo , e quando lo porto in giro per erudirlo , si ti incontro un Corrado Brando fra due guardie , ci dico : Guarda come finiscono i zozzaglioni ! ... Va bene che quello di D ' Annunzio faceva tutte queste boglierie perché ci aveva l ' ideale di quel viaggio , ma si per trovare indove nasce un fiume , c ' è bisogno di tutta quella robba , si tanto tanto doveva scoprire una scoperta più grossa , ariduceva Roma una pizzetta ! ... E quando ti vedevo Virginio Vesta il quale è chiaro che nun è un omo , ma un abbacchio , e aripensavo che a me hanno avuto li coraggio di dirmi beccaccione perché affitto una cammera al sor Filippo , me ti saltava la mosca al naso perché non c ' è giustizzia distribbutiva . E quel signor Rastignacco che lo difende , io prenderei Corrado Brando e ce lo darei due mesi per inquilino a la porta accanto . Me ci gioco la gratificazzione di Natale che , o aritira fori il quadrilatero o telefona in questura e te lo fa sgnaccare dentro . Insomma , io nun ho fischiato per educazzione , ma sono arimasto sconturbato , nonchè il sor Filippo che se la piglia coi sovversivi e Terresina che ci piace più il Fogazzari indove sono tutti Virgini Vesta . Accusì arrestai così male , che la notte mi sognai che cercavo la sorgente dell ' Omo e nun ci dico altro . Mi faccio meraviglia di Basigliola . Averebbe la bontà , prendendo le relative precavuzzioni per la salute , di salutarmi Basigliola ? Torno a dirci che io non sono letterato , ma per mezzo de la stampa quotidiana qualche schizzo di letteratura t ' entra sempre fra le parete domestiche , accusì dagli oggi e persevera nel ridarci domani , su per giù tutti i personaggi del signor D ' Annunzio me li aritrovo sempre per casa . Laddovechè l ' anno scorso il pupo , prima me ti si era messo in testa di fare il Corrado Brando e tirava zampate al gatto da la mattina a la sera , rubbava il zucchero dal barattolo e tirava pecette al signor maestro per via che lui era un eroe , e dette perfino un schiaffo alla figlia del portiere , con la scusa che era de la razza dei Cabotto ; poi ci prese l ' affare de l ' ingegnere de le acque come Virginio Veste e non si pole immagginare come aridusse le cazzerole in cucina e altri strumenti domestici . Questo ce lo dico per dimostrarci che in casa l ' influsso letterario ci si sente . Per cui , si lei non mi mette ariparo in tempo dicendolo al signor D ' Annunzio , questa Basigliola mi ariduce in mezzo a un vicolo cieco . Ma , scusi , indove le pesca queste donne il signor D ' Annunzio ? O sono bone bone come Maria Vesta e allora si piangono sempre l ' anima dei loro migliori trapassati vestiti da festa , o si tanto tanto ti passeno il Rubbicone , ti piglieno la strada da le Angizzie Fure o de le Basigliele , e allora me le saluta lei ? Senta , io sono un omo , diremo cusì , attempatello e su certi fatti una certa esperienza ce l ' ho . Ho veduto donne oneste , donne accusì accusì , donne boglia , e donne profumone assai ! Ma questa Basigliola non è una donna , è uno spuntasigheri , che si ci accosti un dito te lo porta via ! Capisco , non fo per dire , una donna un po ' mancipata , un po ' oserei dire , magari zozzagliona , ma questa è un fagotto di panni sporchi col microbbo del colera , una tigre invelenita , una coccodrillessa che ha mangiato il peperoncino ; non è più una donna , è una trebbiatrice d ' ommini , che da una parte ci metti l ' omo e dall ' altra sorte fori un caso imprevisto e prosciugato , o accidente a secco come dice la plebbe ! Ma , scusi , Marco Gratico nun ci aveva le mano per acchiapparla per qualche cosa ed esclamarci : Ah Basiliò , mannaggia chi ti ha introdotto nell ' urbe , o ti arissegni a diventare una , diremo accusì , donna perduta come tutte le altre donne perdute , o qui , fra sleppe , birole , colpi di piede nel totus mundus , schiaffi ed altre forme di arepressione , ti ariduco come un onor di capitano , o vogliam dire , bandiera vecchia . Ma già mi figuro che a bon conto Marco Gratico ci masticava sopra , come uno di questi apasci de la mala vita ! E il peggio è che l ' esempio è contaggioso , per cui Terresina l ' altro giorno me te se n ' esce con la seguente frase che ancora si ci aripenzo me te si addirizzeno in testa i consuveti tre peli : Dice : Che te ne fai del focolaglio domestico ? Arma , piuttosto , se ci hai coraggio , la nave , e salpa come si fusse gnente , verso il mondo ! ! ... Raggione per cui arimasi impressionatissimo e la notte me ti sognai la fossa Fuglia e mi messi a strillare fra la veglia e il sogno : Agliuto , chè vi casco dentro , per cui al piano di sopra sentireno e ieri mattina il portiere ci ebbe il coraggio di dirmi si volevo che chiamasse la società degli asfittici . Coi quali lei tocca con mano che di questo passo il teatro educatore ti riva a un punto , che se si salva l ' onore di Madama Lugrezzia è proprio perché ce n ' è un pezzo solo . Mi ti infoco contro il Ferro . Vede , io nun sono uno di quei moralista che si ti vedono una signora che mostra i soliti tre metri quadrati di pelle , fanno finta che ce si addirizzino , salvando indove mi tocco , i famosi tre peli in testa . A me certe cose nun si verificheno e ti so guardare le cose in faccia , come quella torre che nun crollava nemmeno si ci tiravi dentro col cannone a due botte . Perciò nun sono neppure di coloro che , quando vanno a teatro , te si figureno che l ' Arte , Apollo , l ' ufficio Muse , il signor Della Rima nonchè quello Del Cesello , Dante Alighieri , il Conte di Montecristo , l ' Aurora Boreale e il placido Zeffiretto , siano tutte cose inventate perché il signor Tizzio o Caglio che sia , vòi andando a teatro , o promanandosi per le vie , si senta facilitata la diggestione dello spaghetto domestico . Laonde ne consegue che , vòi nel teatro , vòi ne la vita , si la morale nun è proprio come quella della favola dei sette capretti , di Barbabblù , e dei Promessi Sposi , e se invece di trionfar la giustizzia , avviene che trionfi il boglia , roderò magari il cusidetto freno , ma abbozzo , e sto zitto . Tuttavia , francamente , si lei volesse pregare il professore D ' Annunzio di un piccolo favore , mi farebbe la più specchiata cortesia . Come lei comprenderà facilmente , ho assistito al Ferro , e sono ritornato a casa ne le cundizzioni del più profondo abbacchiamento . Dico : ma ammappale queste famiglie dannunziane ! ... Incomincio a credere che Salomè , quella che , quando era stufa di giocare con la pupazza , domandava al padre un par di teste di Iocananne , fusse figlia di qualcuna di queste tribbù di mandrilli sanguinari , che l ' illustre poveta cava da la gabbia de la propria intelliggenza , per arifilarceli sulla scena . Me la saluta lei Mortella ? ... E quel signore Ismera , boglia , carogna , egoista , assassino , raggione per cui le donne quando lo vedono , se ne innamorano ? Lei mi ti dirà che questo accade puro ne la vita vera , e io ci so dire che la cammeriera de la contessa Scrocchiazzeppi ha riccontato a la moglie del pizzicagliolo in faccia , come qualmente quando ci fu il processo di quello che aveva disonorato la nonna e poi l ' aveva cotta al forno , tutte le patronesse del Cummitato parrocchiale contro il turpiloquio , se n ' erano innammorate . Ma quello ci aveva anche una voglia di porco in faccia , mentre il signor Ismera nun ce l ' aveva , o almeno ci aveva , diremo così , una voglia di suino metafisica . Ma questo sarebbe gnente : da Più che l ' amore al Ferro c ' è un progresso : qui , almeno , il boglia , a la fine , l ' ammazzeno , e a nessuno ci scappa detto di chiamarlo eroe . Quello che me ti dispiace di più è che manca il chiaroscuro . Vòi fare un ambiente di zozzaglioni , indove la persona più pulita è quella che ammazza un omo ? Va bene , fallo ! ... come diceva Messalina a le falangi tebbane . Ma almeno , per cuntrasto , infiliamoci dentro un galantomo , accusì vanno a posto le tinte . Invece si si dovesse fare il galantomo , secondo i drammi di Gabbriele il Grande , si doverebbe scrivere questa definizzione : il galantuomo è il materazzo del boglia . Nel Più che l ' amore c ' è Virginio Vesta , che fa la parte del galantomo . Ma quello nun è un galantomo , è un bigonzo , un vile cucurbitaceo , o vogliamo dire cetriolo , che si lo tagli o l ' acciacchi , più che acqua nun viene fori ! Corrado Brando gli si aripertica la sorella ? ... Corrado Brando strozza la scontista ? ... E lui ti esclama : Ma guarda si che bravo giovinotto ! ma un tipo accusì deve fenire in galera come un zozzaglione qualunque ? ... Ma vado io in galera per lui ! ... Viceversa qui c ' è quello che sona l ' orgheno . Il vero galantomo , a rigor di termine , con una parentela come quella : una moglie che gli faceva portare quell ' anima di penne , e una sorella che tira cortellate come caramelle , avrebbe dovuto capire che c ' era qualche cosa per aria . Invece lui sona l ' orgheno , e nun capisce gnente . Va bene che l ' orgheno è sonato dietro le quinte , quindi il pubblico si pole illudere che l ' orgheno sia suo , ma che glie lo soni un altro , e che l ' avutore abbia voluto fare un simbolismo per far capire che , abbozza abbozza , nun aveva salvato nemmeno quello strumento musicale . In ogni caso , lei capisce al solito volo del solito uccello , che si seguitiamo con queste Fedre , questi Corradi Brandi e queste Pisanelle , questi San Sebbastiani e questi Ferri , un povero rigazzo come il Pupo , che viene su adesso e che ti desideri di farsi un ' idea de la vita attraverso il teatro , ci viene la pilessia . Comechè pensa , che si la vita è fatta di donne che nun si possono innammorare d ' un birbaccione si nun gli è almeno fratellastro , di eroi che fanno i furti con scasso e che per riabilitarsi , rendono zii i loro migliori amici , di Santi che si rosicano la coda come le scimmie , di galantommini che soneno l ' orgheno e di rigazze che tireno cortellate , qualora uno nun possa prendere il porto d ' armi per cannone da 420 , e corazzarsi l ' amor proprio come la torre d ' una draguenutte , tanto vale mettesi l ' anello al naso , dar foco alla Lupa , nonchè al Padre Tevere , al progetto di Roma al mare , nonchè all ' inchiesta del Palazzo di Giustizzia , e aridursi sulle deserte balze dell ' Acqua Acetosa , fra l ' elefanti , le tigre e l ' acquacetosari , come il famoso selvaggio Mabbò . Abbasta : che si diceva ? Averebbe la bontà di salutarmi tanto il Vate , il quale viceversa poi sarebbe Gabbriele D ' Annunzio ? Col quale lei vede al solito volo del non mai abbastanza lodato uccello , che si andiamo di questo passo , verrà il giorno che a furia di ricevere boglierie da tutti , il povero privato cittadino che ti nasce senza il peticozzo del superuomo , e per giunta nun è nè postelegrafico , nè lavoratore de la scopa , nè ladro internazzionale , lo tratteranno addirittura come i cani in chiesa e ci toccherà di aritirarsi sul monte Sacro , si puro allora nun ci averanno fabbricato un convento , un albergo o un ministero . Comechè lei deve consapere che l ' ultimo libbro dell ' Indiscutibbile , me ti ha messo le parete domestiche in uno stato che si nun vi metto subbito ariparo me ti tocca di passare d ' urgenza all ' ufficio defunti . Si pole immaginare che Terresina , quando ha saputo che il Vate aveva scritto l ' ultima parola del volume qualche minuto doppo mezzanotte , e che a quell ' ora aveva perfino scommodato l ' amici per farcelo sapere per telegrafo , è entrata in un periodo d ' aggitazzione cusì forte , che già avevo organizzato un modello di martinicca per dargli ogni tanto il controvapore . Lei , vede , nun è che ti tradisca il Fogazzari , perché quello lì è il sogno permanente , e da quello lì nun l ' arimovi nemmeno con la dinamite , ma lei dice che in certi punti D ' Annunzio ci ha lo stesso sapore sciropposo , con una puntarella aromatica . Soltanto lei si lamenta che di tutti i personaggi del Vate nun ce n ' è uno che si possa aricevere in casa , salvo quel beccaccione contento di Virginio Vesta . Quindi , dal momento de la notizzia in poi , fu come si ci avessero fatto una ignezzione di benzina , e tanto fece e tanto disse , che a la fine me ti privai d ' un ombrello novo che avevo divisato di acquistare , e comprai ben cinque lire di Forse che sì , ma può pure darsi di no . Io , francamente , credevo che parlasse dell ' attuvale ministro , mentre invece poi ho appreso che si tratta di un duvetto sul genere di : Favorisci di levarti la cammesella ! ... - La cammesella forse che sì , forse che no ! - indove però c ' entra pure il velivolo , che sarebbe il soprannome dell ' arioplano quando va in società , e inoltre , accanto a la coppia dell ' innamorati , c ' è quella dei piagnoni , con relativo fratello che più sta e più diventa ingegnere de le acque . Abbasta , Terresina si chiuse in salotto , accese il lume de le grande occasioni , ci messe intorno un velo pavonazzo , messe due bagliocchi di fiori ne la tazza del caffè e latte , e poi fabbricò un po ' di profumo arcano , col quale , una volta preparato l ' ambiente , ecco che si messe a leggere . E da quel giorno , è come si , salvando il dovuto arispetto , me ti fossi messo in casa Corrado Brando ! E qui ci faccio una breve parentesi : Scusi , ma lei si quando va a teatro per sentire l ' Aida , rivato al punto indove dice che " già i sacerdoti adunansi " ci calassero il sipario e l ' arimandassero a un ' altra settimana , come aresterebbe ? Aritornerebbe a casa senza sentirsi nè completamente carne nè tampoco tutto pesce , comechè nun riverebbe mai a capire che cosa te si sono ridunati a fare quei sacerdoti . E cusì si putacaso assistendo a la Nave si calasse la tela quando ci sono le ballerine che fanno il Cionkina - cion : laddovechè nun potrebbe mai capire si i due fratelli fanno pace , o si ci scappa poi il consuveto fratricidio . Nel libbro , poi , a questi scherzi ci siamo poco abbituvati , perché è chiaro che si i Promessi Sposi restassero al rapimento di Lucia , noi nun verressimo mai a sapere che a la fine , con una bona peste di Milano ed un opportuno frate cappuccino , la virtù trionfa e il vizzio rimane stropicciato . E eccoti che il volume in parola , indove parla Vana , termina accusì : Ma come induvinò su la bella bocca imbronciata un nuovo scoppio di pena , soggiunse ; E poi c ' è il foglio bianco . Da principio io credevo che la fine ci fusse nascosta in qualche parte , perciò quando Terresina si lamentò , ci arisposi con un sorriso mefistofelico : Vedi retro ! Ma poi me ti sono convinto puro io che , per ora almeno , fenisce accusì . Per cui adesso tutta la casa è sottosopra perché vònno sapere che cosa soggiunse Vana ; abbiamo fatto perfino il spiritismo col tavolino , ma è venuta fori solo la parola : Stropicciatura ! Abbiamo cercato di indovinare , scrivendo ognuno una frase , e sono venute fore le seguenti : ( Terresina ) . L ' augellino mio volò volò . ( Il Sor Filippo ) . L ' ordine ne la libbertà e viceversa . ( Io ) . Ci averesti mezzo toscano ? ( Il pupo ) . Abbasso i pignoli . Laddovechè ancora nun ci è gnente di delucidato e più ci penso e più me ti gira la piccola sfera , o pallino come dice la plebbe . La notte Terresina si sveglia di soprassalto e me ti tira per le braccia per domandarmi : Oronzo , che ci averà detto Vana ? Con la quale l ' altra notte che io me ti sognavo il sor Bonaventura , ci arisposi : Ci averà detto , facciamo il settanta per cento e nun se ne parli più . Ti scocco un ' altra freccia per conto mio al San Sebbastiano . Qualora si imbattesse in Gabbriele D ' Annunzio me lo saluta magari in francese ? Vede , io , abbenanche che personalmente sia tutto d ' un pezzo , nun me ti voglio mettere a fare l ' intransiggente : siamo libberali , sì , ma giacobbini no , come diceva quel diputato dimocratico che votava per i preti . Per cui passiamoci sopra . Lui ieri ci aveva la fiaccola in pugno , nonchè la scure , oggi ti salta il fosso e ti passa dall ' altra parte , per cui tutto d ' un tratto si sente un dolore da una parte : che è che nun è , ci è venuta fori la fede dei suoi padri , nonchè il San Sebbastiano , e quel che è peggio , il francese . Io nun me ne sono meravigliato , comechè da tanti anni che ti seguo questo autore ho sempre veduto che , con un po ' di aritardo , questo è vero , ma ha sempre ubbidito a la moda , e si le signore si lagneno , si cerchino un ' altra modista . Laddovechè , per poco che lei ci faccia caso , vedrà che come Basigliola curre appresso a Salomè , San Sebbastiano curre appresso a Pietro Maironi . Anzi , bisognerebbe avvertire quest ' ultimo che stia in guardia , perché si quell ' altro arriva , nun so come fenisce . Fra due santi di quel genere lì , c ' è da aspettarsi qualunque facezzia . Terresina dice accusì che lei se l ' aspettava : Sono anni , me ti ha detto , che ci vedo i sintomi del Fogazzarismo ; quel certo nun so che ne la camminata , quel certo modo di non farsi capire , quell ' aria fra il prete di novant ' anni e il giovane nazzionalista , quell ' odoretto di signora per bene che sorte da la chiesa , insomma tutto il quadro , salvando indove mi tocco , clinico . Eppoi , dice sempre lei , quando uno ti ha letto la prefazzione di Più che l ' amore , quando riva a la fine e aripiglia i sensi deve convenire che a un omo che scrive accusì , nun ci resta da fare che il San Sebbastiano e in francese . Io in fondo ci ho un certo piacere , perché prima , ce lo confesso , di quello che scriveva lui , il novanta per cento nun lo capivo e mi vergognavo , perché tutte le signore diceveno che d ' Annunzio toccalo dapertutto , ma lasciaci stare la lingua . Adesso che scrive in francese , ci ho quella cosa lì , e sto tranquillo per un pezzo , comechè vederà che andando di questo passo , un giorno o l ' altro qualunque gl ' indolcisce l ' Adriatico e allora scrive in tedesco . Del resto , anche su questo c ' è da fare poche insinuvazzioni . Qualunque omo averebbe fatto come lui , visto e considerato di dove c ' è venuta l ' ispirazzione . Quando un omo te si trova davanti una donna secca come una canna di pippa proletaglia , che ti fa le danze plastiche quasi nuda , con l ' anelli di brillanti ai piedi , e ti pare una cosa di mezzo fra un minorenne e una minorenna , si capisce subbito che a te t ' entra , come si dice , nell ' animo il misticismo . Si il caso ci pare controverso , domandi a chi se n ' intende , e per quanto faccia nun troverà un salesiano che ci dia torto . Quello che nun capisco è l ' affare de la fiaccola da aggitare su le solite alte cime , come disse D ' Annunzio quando morì Carducci . L ' Itaglia è un paese come il circolo di divertimento Belli Nasi , con la quale lungo la strada glie ci vole il concertino , che sarebbe nel caso attuvale , il poveta civile . Ora , se la lingua del poveta civile cambia secondo l ' ispiratrice , fenisce come a la musica di Strausse : per un po ' fai finta che la capisci , poi te ne aritorni a casa fischiando Funicolì e arelativo Funicolà . Lei mi ti dirà che c ' è Pascoli , ma quello lì è capace che te si ferma per strada arifare il verso a le cicale , a le raganelle , ai passeri e altri incovenienti . Per cui abbisogna porvi ariparo , e bandire un concorso col seguente avviso : " Cercasi giovine intraprendente per posto di poveta civile itagliano . Pel momento è necessario essere proprio Itagliano , ma a la prima voltata c ' è arimedio a tutto . Il richiedente doverà inoltre : 1 . Averci un gilè fantasia ultima moda . 2 . Dimostrarti di sapersi fare certi fiocchi alla cravatta come nun se li fa nissuno . 3 . Possedere un cusidetto " fine sorriso ironico " marca B , di fabbrica nazzionale . 4 . Esibbire il certificato di buona condotta del curato della rispettiva parrocchia . 5 . Svolgere a scelta uno dei seguenti temi di composizzione in versi : San Luviggi Gonzaga come precursore del Nazzionalismo itagliano - Parallelo fra San Gabbrielle D ' Annunzio e S . Margherita di Cortona - L ' Itaglia è fatta , facciamoci una posizzione " . Questo credo che sarebbe il provvedimento da prendere , ammenochè , come dice qualcuno , tutto nun dipenda dal fisico de le ispiratrici , laddovechè allora bisognerà aspettare che finisca il periodo de le ispiratrici magre , e cominci quello delle ispiratrici grasse . Al Vate nella viggilia del cimento . Averebbe la bontà si per avventura si imbatte nel Vate o , come chi dicesse , Gabbriele il poveta , di darci un consiglio da parte mia , ariguardo del fatto che lui vole andare in Amarissimo con la curazzata , comechè quello è l ' unico posto degno di lui ? ... Lei mi ti dirà , dice : Ma chi sei tu che ti permetti di dare un cunsiglio a Colui il Quale ? ... Ecco , vede , si fusse un cunsiglio in materia di povesia , o vogliamo dire sul modo di fare i versi , io me ti starei zitto , perché il poveta è lui . Ma qui si tratta di patriottismo , e allora baccaglio puro io . Io , vede , sono una parte piccolissima de la patria . Io nun sarò nè testa , nè braccio , nè core , nè gnente , sarò magari il bellicolo del ventre innummerevole , ma in quell ' affare lì , ci ho voce in capitolo anche come bellicolo . E ne cunsegue che quando vedo che Gabbriele te ci si inferocisce tanto col patriottismo , me ti incomincio a spaventare , e me ti domando : Che il patriottismo stia passando di moda ? ... Laddovechè , siamo sempre lì , come tailleur di parole , uno come Gabbriele nun lo trovi nemmeno ne le prime case di moda , ma il male irrimediabbile è che quando la moda la tira fori lui , a Pariggi incumincia a odorare di sbrinzo trapassato o di cane difunto . Lui ci ha portato in Itaglia il superomo , quando questo povero diavolo s ' era aritirato da tanto tempo da la letteratura e teneva un barre in una città di provincia ; lui è andato verso la luce quando il sole dell ' avvenire ce si erano già magnati quasi tutti i raggi e c ' era arimasto un ciuffo da una parte come un pennello per la barba , per cui i giovani incominciavano a dire : Qui , si nun s ' inventa presto un nazzionalismo qualunque , abbisognerà mettersi a fare il cittadino del proprio paese , col rischio di aritrovarsi in tarda età indotti a fare i vecchi patriotti . Si è ariattaccato ai tutelari , a la Diaconessa Ema , e a tutti l ' altri giochi di società , quando il cumpianto Fogazzari stesso incuminciava a trovare che più appiccicoso di Pietro Maironi era difficile fabbricarne un altro . La gente pensava , che data la libbertà di cuscenza , uno poteva credere e nun credere alla fede dei suoi presunti padri , ma che arridurla a un profumo di un po ' di incenso , un po ' di pasciolì , un po ' d ' acido fenico , era mettersi su la strada di arrivare a Santa Salomè vergine e incestuvosa , con la morfina ne l ' incenziere , e il sagro tea de le cinque col mistico tango , e la vesta spaccata da una parte . Questo aritardo su la moda era colpa del pubblico o era colpa del poveta ? ... Èrimo noi che èrimo una spece di Ciampino in grande , o lui che ci mandava i sagri messaggi da una Ciampino intellettuvale ? ... Mistero ! Nun lo sapremo mai . Laddove però , finchè te si tratta di povesie , spettacoli teatrali ed altre caramelle , importa poco . Ma qui si tratta , speriamo bene , di botte . E abbasta con le chiacchiere . Noi ( e quando dico noi , lei deve , con rispetto , vedere dietro di me tutti l ' Ommini Qualunque , che sono leggione ) èrimo patriotti puro quando il Vate Multilingue ( che Domineddio una glie ne tagli , una glie ne perdoni e una glie ne benedica ) l ' aveva coi cinquecento vili mortali che invece di fare i Cantelmi con le Vergine de le Rocce , o con quelle dei selci , andaveno a fare i Bruti a Dogali . E per aritrovarci addosso il nostro leggittimo tricolore , nun si dobbiamo levare tre o quattro vistiti , un mantello nero da narchico intellettuvale , un piviale da prete e una camicia aricamata da pòveta cesareo per signore . Il patriottismo nun è una pettinatura nè uno scopettone di pelo o di povesia ; nun c ' è posto per il fracche . C ' è , come diceva uno di quei D ' Annunzi di parecchi figurini fa , il griggio diluvio dimocratico , quello dei soldati con la baglionetta . Per i clubbe di divertimento , si mette male . Si per sventura adesso negheno una corazzata al Poveta , ditemi che ci aresta per la gente intellettuvale . Piglio contatto con le Muse per raggioni di stetica Ti demolisco il novo Montecitorio . Lei mi dirà : Ma questo Oronzo vole ficcare il naso , salvando i suoi principi politici , dapertutto , come l ' Imperatore Guglielmo ! No , ci arispondo io , comechè prima di tutto , si sono importuno , vol dire che rompo le scatole a quei due o tre miglioni di lettori , mentrechè l ' imperatore ogni tanto dà un pizzico nell ' equilibrio internazzionale a l ' Europa e allora è uno scatolifraggio universale . Eppoi , ne la quistione in parola c ' entro come contribbuvente , e come tale baccaglio , strillo , fo cagnara e posso puro rivare a un cinichetto d ' arivolta . Me lo saluta lei il Palazzo del novo Parlamento ? Io non ti voglio dire che l ' egreggi artisti che l ' hanno ideato nun siamo ommini all ' altezza de la cosa , ma , francamente , vi trovo non poco d ' aridire . Prima di tutto costa troppo . I nostri relativi padri si ariunivano per delibberare sotto un albero , magari di fico , o quanto meno nel foro . Ora lei me lo insegna che anche facendo le cose a la grande , presempio con cinquanta fichi e altrettanti fori , c ' era da arisparambiare un bel po ' . Laddovechè tutta questa spesa è come la girandola bonanima , ciovè una specie di razzo matto di marmo o travertino , col quale lei vede a occhio nudo che i bagliocchi se ne vanno , il diputato arimane quello stesso prodotto avariato che era prima , e a noi ci resta il razzo . Inoltre ci troviamo sempre di fronte a la stessa quistione di quel tale che ci aveva le gambe di legno e tutto il giorno si allustrava le scarpe , laddovechè per quanto allustrasse , i piedi non c ' erano ! Perciò io averei voluto che accanto al dificio parlamentare , ci fusse un palazzo per una scola d ' allievi diputati . Comechè in tutte le professioni c ' è l ' apprendissaggio , e in questa no . Voi fare il pizzicagliolo ? Ma prima che sii ammesso a tenere un salame in mano ti tocca di fare il rigazzino di bottega per dieci anni . Voi fare la levatrice ? Ma prima di ariccogliere un pupo devi fare le prove chi sa quanto tempo ! Invece , la nazzione te la considerano al di sotto di questa creatura mia , nonchè del salame , perché oggi sei un frescone qualunque , domani con una buona raccomandazzione ti trovi la nazzione in mano , robba che nemmeno la vergogna ! Inoltre , creda puro che è inutile che il signor Sartorio nonchè Calandra e Trentacoste ti perdano tempo a farci le allegorie ne le pareti , vuoi in marmo o vuoi in pittura . Il diputato , quando ti vede tutte quelle figure in movimento si crede che sia un tumulto popolare e arimani lì intontito , perché nun sa si si deve buttare a destra e invocare i tre squilli , o a sinistra e tirar fori la lotta di classe . Senza contare che qualcuno poi pole credere che tutte quelle bandiere e quelle folle arippresentino un omaggio , oserò dire , suvversivo all ' indipendenza itagliana , mentre nun bisogna guastarsi con l ' alleati . Io invece ci averei fatto un lavoro , diremo accusì , più verista , ciovè , da una parte un curemi appresso di diputati che cercheno di agguantare un portafoglio , dall ' altra una serie di sori Bonaventura impiccati con la scritta : Chi la fa , non fo per dire , ma l ' aspetta . Eppoi , tutte le massime stampate a lettere d ' oro in giro giro : La buggia ha le gambe lunghe - L ' abbito fa il monaco , il clerico - moderato , il socialista e il narchico - Colleggio che vai , sbafatori che trovi - Dammi il voto oggi , che ti darò lo sbruffo domani , e via discurenno . Nunchè poi ci farei un bassorilievo indove ce si vedessero tutti i miracoli di San Suffraggio universale , ciovè il morto che vota , la scheda che gira come un picchio , l ' omo con due teste che vota per due e sbafa per quattro , il miracolo de le cinquemila pagnottelle imbottite , che se le mangiarono in cinquanta lettori e la leggenda de l ' elettore bono , che gli dettero un posto fisso al ministero , e de l ' elettore cattivo , che le guardie lo aspettarono a la porta del seggio , gli dettero un sacco di pignoli e lo messero dentro per oltraggio . Vorrei inoltre farci alcune variazzioni , come suol dirsi , nel meccanismo interno . Ciovè , metterei da una parte una grande lavagna con la quale lei vede ad occhio nudo che quando qualcuno vole fare uno di quei discorsi che è come se parlasse col proprio bellicolo , tanto se li sente lui solo , invece di perdere il fiato , va là e se li scrive in succinto , accusì l ' altri possono dormire o scrivere le lettere a casa in pace . Accusì uno va là e scrive : Mando un saluto a la bonamina di Mastro Titta - Adoro il carabbignere - Levo una fiera e dignitosa protesta - Intensifico la propaganda - Mi ti conteterei d ' un Sottosegretariato , e via dicendo . Nun ci pare giusto ? Inoltre per la votazzione è inutile aricorrere al solito gioco de le palle nere e di quelle bianche , tanto si sa che ci sono certi che votano sempre di sì , per tutti i ministri . Io a quelli lì ci leverei le palle , tanto che se ne fanno ? Accusì le cose anderebbero più tranquille e quando capita un affare di Stato , la Camera ci potrebbe soprassedere in pace . Ma lei vederà che di tutte queste proposte nun n ' ariccolgono una . Questa è la sorte di tutti l ' inventori : da Gallileo che scuprì il pendolo e ce lo sequestrarono per oltraggio al pudore , a Cristoforo Colombo che voleva scuprire l ' America e nun potè perché l ' uscere del Ministero accese la pippa con la pratica relativa . Ma il tempo farà giustizzia , e come è andato a cercare ne la guida Monaci tanta gente illustre per farci il monumento a Roma , si no nisuno li conosceva , accusì un giorno ti piglierà Oronzo e lo leverà sugli scudi . Butto un occhio sull ' altare della Patria . Lei che ha la bontà di leggermi , favorisca trasmettere n ° una stretta di mano a quel pubblicista il quale disse che ci aveva messo meno Vittorio Emanuele a fare l ' Itaglia che gl ' Itagliani a farci il monumento . Laddovechè è una frase che ce l ' invidio , essendoci arispecchiato , come sol dirsi , il sintimento di tutti i cittadini . Oramai siamo rivati a un punto che si Vittorio si arisvegliasse ci tira appresso tutti i sassi che hanno ammucchiato lassù . Io sono funzionaglio de lo Stato , e quindi doverei chiudere un occhio , ma nun mi posso areggere più e ci dico che si Oronzo mandasse avanti le cose di casa sua come le manda il Governo , a quest ' ora averebbe dovuto mettere all ' asta , salvando indove mi tocco , Terresina , il pupo e il Sor Filippo . Ci avevano sottomano il travertino , e non l ' hanno voluto addoperare . perché dice che prima voleveno vedere si che riuscita faceva al Coloseo , e così ti hanno preso una pietra buzzurra che quando ti viene qui gli ci vole l ' indennità di trasferta , e poi viene a pezzo e bocconi per cui ne consegue che lo scarpellino sciopera , baccaglia , strilla e ha raggione . Quando è morto l ' architetto Sacconi tutti sono zompati su a dire : Arispettiamo la sua volontà , per cui facciamo una commissione . E ecco che ti zompa su uno e dice : Io ci farei una piccola trasformazzione qui ; io ci darei una piccola bottarella là , io ci metterei un altro pupazzo qua sotto , io ci appiccicherei un altro freggio qua sopra e accusì il monumento arimane freggiato più del necessario , che manco la vergogna per l ' occhio del mondo . Lei si deve figurare che io , il quale ci ho l ' abbitudine di trascinarmi appresso il pupo per erudirmelo , tutte le volte che passo vicino al monumento e lui me ti domanda quando sarà fenito , mi tocca di farmi venire la tosse per non risponderci ; accusì a quest ' ora ci ho una mezza bronchite . Laddovechè , si parlassi , ci doverei dire : Questo è quel monumento il quale ti arippresenta per filo e per segno l ' Itaglia , indove vedi che è stato fatto pigliando un capitello qua e una colonna là e non si ariesce a metterli d ' accordo , per cui ecco che zompa fori il governo e ti nomina una commissione da cui ne deriva che un membro si dimette e un altro scrive una lettera a un giornale . Impara , figlio mio , che l ' omo finchè è un privato cittadino ci fai tanto di cappello , ma quando ti diventa membro ci spuntano fori tutte le boglierie , compresa la diaria che la paghiamo noi , e il risultato è questo , che indove ci dovrebbe sventolare quel vissillo intemerato che nun si sa quante battaglie , birole , sleppe e cannonate ci sono volute , ecco il boglia te ci pianta il vissillo de la boglieria , laddovechè quando tuo nipote verrà a vedere il progetto definitivo del regolamento che regolerà le terz ' ultima commissione , i pupazzi che dovranno arippresentare l ' ommini grandi intorno al monumento ti zomperanno su come tanti saltapicchi e ti strilleranno : " Si sapevamo che per cavusa nostra ariducevate l ' Itaglia un pizzico , col formaggio venivamo a fare l ' ommini grandi qui ! E poi c ' è puro questo , che quando s ' invita a casa una persona per bene , bisogna prepararci la compagnia proporzionata , e invece qui è come un vagone di terza classe in cui c ' incontri un sacco di sconosciuti " . E il grido ti correrà come una palla dall ' Alpi al Lilibbeo , indovechè tutti si sveglieranno , perfino i cittadini romani , e obbligheranno il governo a nominare una Commissione perché compri una carta geografica e accusì veda che c ' è un paese che si chiama l ' Itaglia . Mi ti dichiaro solidale con Dante Alighieri . A un sacco di gente che ne parla , ci vorrei dire : Favorischino di non stuzzicarmi Dante Alighieri . Dice : facciamo il monumento ! E con questo ci pare di fargli un complimento ? ... Ma un complimento , verbigrazzia , lo fai quando a una persona ci dài qualche cosa che nun la dai a nisuno , mentrechè si puta caso a uno ci dai un bagliocco , una scarpa vecchia , un pirolo di sedia , una cica ezziandio cicata , una croce da cavagliere o un osso di nespola precedentemente succhiato , è caro nonchè grazzia se non te lo tira in faccia . E qui è chiaro che quando uno riva a capodivisione ha diritto al monumento di bronzo e , si ci fanno male le scarpe , magari con cavalcatura ; si poi è stato ministro vi ha diritto con femmina , fanciullo e leone o altri pupazzi assortiti , raggione per cui Roma con tutti quei buggeri che fanno le mosse sui piedistalli pare l ' anticamera d ' un sartore con molta gente che si prova i vestiti . Creda puro che a voler erudire un po ' il pupo su le glorie nazzionali è diventato un fatto da strapparsi i capelli . Si figuri che un giorno ti rivai al punto che passando dietro al Ministero de le finanze ci viddi un signore novo sull ' alberetti , e nun sapendo come cavarmela dovetti dirci : Quello lì è quello che ha inventato il soprabbito a doppio petto . Dimodochè , quando ti vogliamo fare un monumento a Dante , facciamo come colui che ti invita a casa una persona di soggezzione e poi nun ci ha da presentargli una compagnia come si deve . Vi aggiunga che adesso ci si mettono puro i forestieri o fra poco tempo non ci sarà un violinista polacco o una sciantosa francese che nun ci abbia due bagliocchi di piedistallo e tre centimetri di pupazzo a Roma . Laddovechè Dante potrebbe arisponderci : Ma , o figli di donne , non fo per dire , mancipate , nun averessivo potuto lasciarmi in pace all ' inferno , indovechè , almeno , la gente che ci capitava la conoscevo ? Ma nun c ' era altro poveta che Dante ? Quel Dante il quale fu , oserei dirci , il padre e precursore di tutti gli Oronzi , perché con una puncicata di penna ti prese tutti i bogli in un mazzo , ci fece ognuno la sua nicchia e lì schiaffò miccaglioli , scocciatori , diputati fedifreghi , coscienze tarlate e moralità col buco , cori di cacio marcetto e anime di peracotta ! ... Lì ti vedi i sori Bonaventuri costretti a rosicarsi in eterno le cambiali protestate , lì si hai fatto un peculato ti tocca di trascinarti in eterno un carretto di spazzabbricciole , e nun c ' è corte di giustizzia che tenga : quando Minosse ti ha dato quattro intorchiate di coda , quella coda è come il dito di Dio , che sorge da le sue ceneri e ti grida : Ah profumone , beccati questa birola e mosca , si no chiamo Farfarello con la piluccia de la pece bollente , e te la sciropperai a uso zabbaglione ! E un uomo come quello , che ce ne vorrebbero almeno undici , uno per dicastero , me lo volete mettere al pari di questi Spetalieri , che ce li troviamo sull ' osso del collo come i pidicelli , senza sapere chi ce li ha attaccati ? Parsifalle . Siamo sempre lì : la gran piaga della società moderna nell ' attuvale momento in Itaglia è il disprezzo dell ' omo qualunque . L ' omo qualunque ci ha avuto il suo momento bono quando tutto era fatto per lui , quando ci scriveveno per lui , e solo per lui , quelle belle commedie che feniveno bene , quando perfino i pubblici difici e monumenti ereno fatti in modo accusì preciso e benpensante che , vedendo un omo sopra un piedistallo con un leone sotto , tu nun potevi nippure sospettare che quello fusse un domatore con un leonoide domato , ma dicevi subbito : È un monumento d ' un capo divisione ; insomma , quando ai giovinetti che erano cresciuti leggendo Marco Visconti ci potevi far chiudere l ' onesta e virtuosa carriera leggendo i Bozzetti Militari , e chi era nato al sono de la tromba intrepida poteva chiudere l ' occhi a quello di Beppe che va soldato , o quanto meno a quello del Cusì veder vi voglio , o altra bibbita di Giuseppe Verdi al selz . Ma oramai è avvenuta , come diceva quel socialista che voleva andare al potere , la scissione . O almeno , si l ' apparenza non ne fa una de le sue e nun inganno , l ' omo qualunque è sceso di grado e nun ha più voce in capitolo . Ma forse è l ' apparenza che inganna e siamo arimasti , in forma privata , tutti ommini qualunque . Certo è che un cittadino che si vole sciroppare l ' arte contemporania , deve dividersi , non già pel tradizzionale numero fisso tre e quattordici , ma in due parti ben distinte : l ' omo contemporaneo , e l ' omo qualunque , ovverosia , l ' omo esterno che fa finta di capire e l ' omo interno , che nun capisce gnente e abbozza . Col quale abbozzamento vengo al malloppo de la quistione che , nel caso specifico , sarebbe il Parsifalle . Come lei saprà , il direttore del Travaso giorni fa me ti chiamò in redazzione e disse : Sa , siccome al critico musicale gli è venuto un gelone al bellicolo , con rispetto parlando , lei è pregato di arecarsi al Costanzi per prendere le cusidette brevi note . Detto un fatto , ammalapena ebbi data un ' occhiata al programma , che cuminciava a le quattro e finiva alle dieci , con intervallo pel cibbo , scrissi alcune disposizioni testamentarie e pregai Terresina di prepararmi una pagnotta da due bagliocchi , con dentro uno di prosciutto e uno di provatura , mi feci allustrare la tubba de le grandi occasioni , il cravuse che ci sposai e , sul punto di uscire da casa , in un momento di malinconia mi feci recitare dal pupo " L ' addio di Lucia ai monti " dei Promessi Sposi , per cui quando uscii mi pareva di aver mangiato un impiastro di semedilino con tutta la pezza , o un gelato d ' unguento di semifreddi . Fu accusì che entrai in teatro e - arimirami subbiimi scherzi del destino - ti vado a cascare proprio accanto a quel signore coi capelli lunghi che in altre consimili impresi teatrali me ti è stato compagno e guida , comechè essendosi tagliato i baffi e la barba , è diventato vagneriano . E detto un fatto mi accinsi a lo sciroppamento scientifico dell ' opera . La quale si fussi uno scienziato ce la saprei descrivere , comechè invece essendo un omo qualunque nun posso che procedere per via di paralleli . Lei si figuri un viaggio in ferrovia indove ora sbuchi in un paesaggio che levati , indove il core te si apre e ti pare di sentire qualche cosa come la marcia de l ' Aida , multiplicata per dieci , indove Mimmì , la fioraglia , ce si perderebbe come una ciriola nell ' oceano Pacifico , e in altri momenti viaggi in un tunnele indove nun senti che lo stantuffo de la machina e provi l ' impressione che ti vogliano persuvadere con la violenza . E siccome io sono tutto d ' un pezzo e con le bone mi porti indove ti pare , ma con la prepotenza no , allora era il momento che dicevo : Eccoti che , gratta gratta , come diceva Cleopatra al caporale dei pretoriani , ariviene fuori il tedesco . Quello che nun ho capito bene è stato il fatto dell ' opera . Capirà , noi siamo abbituvati a quelle bell ' opere indove c ' è la prima donna che s ' innamora del tenore , il baritono che nun vole , e a la fine s ' imbussolano i nomi , uno more e l ' altri due si sposeno , mentre il coro s ' allontana , con quelle belle canzone che pareno la tirolese , e le campane che fanno din - don . Invece qui , tutti questi guerrieri , boschi incantati , fate , pipistrelli , bestie antidiluviane , ora moreno , ora arisusciteno ; il diavolo il Padre Eterno , il cane barbone , la spada affatata , il vermine solitaglio intusiasmato , la lucertola sdegnosa , così di sopra , così di sotto , e ogni tanto certe cooperative di squilli di tromba che ti pare che il tenore stia per strillare : Scioglietevi ! ... Per cui mi arivolsi al mio vicino e ci dissi , dico : Scusi , averebbe la bontà di dirmi in poche parole il fatto dell ' opera ? Lui me ti fece un sorriso sdegnoso e me ti disse : " Il fatto , vede , proprio come fatto , sarebbe quasi una scemenza tale che la favola di Barbabblù , al confronto , diventa la Divina Commedia , ma nell ' opera di Wagner , oltre al fatto , che è quello che vede lei , c ' è il superfatto , il fatto filosofico , il simbolo , il parafatto , il metafatto , l ' endofatto , il catafatto , e tira via che si no si mette male , come diceva Sigfrido a la battaglia di Canne . " E quelli lì , vede , si ce lo devo dire in cunfidenza , nun li so nemmeno io , anzi , siccome è una materia complicata , forse nun li sa nessuno , ma si lei si lascia capire che nun lì sa , si faccia un ' idea che questo sorriso ironico che ci fo io ( e me lo fece ) ce lo fanno tutti . " Comechè a quell ' autore lì , prima nun lo voleveno capire in nissun modo , e per quanto girasse nun arimediava nemmeno una croce da cavagliere , ma quando furono bene sicuri che ci aveveno inacidito l ' anima , allora pure i stranuti diventaveno tanti capilavori . Del resto lei è un profano , perché vedo che sta lì e si gode la musica come un peraccottaglio qualunque , mentre invece dovrebbe dedicarsi a la ricerca del laitemotiffe . Col quale la prego di non disturbarmi " . Io , naturalmente , arimasi abbacchiato . E quello che mi abbacchiò più di tutto fu la durata del lavoro . Dice , è bello . Sicuro . Ma perché nun ci mettono anche sul programma il modo di usarlo ? Comechè la Venere Capitolina è una statuva , ma si te la danno in testa fenisce la musica . Comechè quando uscii dal teatro ero accusì imbottito di note , che la notte me ti sono sognato che andavo in barca in un mare di sol bemolle indove c ' era Parsifalle a cavallo d ' una chiave di basso , con la quale mi pareva che Terresina strillasse , do , do , do , do , e l ' eco rispondeva : ah ! troppo tardi t ' ho conosciuta ! Pelleossi e Melisenda , Fedele all ' ordini ricevuti , quando fu domenica a sera tirai fori il cravuse che ci sposai , feci la barba a la tubba , perché ce si era arruffato il pelo sui spigoli e me ti diressi come un sol uomo al Costanzi . Comechè io sono come un soldato militare e una volta che l ' ordine di servizzio portava Pelleossi e Melisenda , dissi : e Pelleossi e Melisenda sia ! Laddovechè lei me lo insegna che mi sentivo un certo batticore , perché la professione del critico musicale arissomiglia un poco a quella del callista : si tagli mezzo millimetro più in là , ti saluto , o cuffia ! Detto un fatto , ecco che cominceno a accordare i strumenti e io , fermo come torre che non crolla , aspettavo che cominciassero a sonare . Laddovechè tireno su il sipario che quelli accordaveno ancora . Anzi , ci devo dire la verità , pareva un congresso del partito socialista . C ' ereno a dir poco , in orchestra , venticinque sottogruppi che ognuno marciava col programma suo , laddovechè nel frattempo eccoti che quelli che recitaveno , pareva che si vergognassero di dare retta a l ' orchestra , per cui ne consegue che io dissi fra me , come diceva il poveta : Viva la libbertà , semo fratelli ! E infatti è chiaro che si uno che recita andasse appresso a l ' orchestra averebbe l ' aria di farsi impressionare da la piazza , mentre invece quando ti dichiara l ' autonomia , c ' è più nobbiltà di carattere , nonchè una cert ' aria a la don Romolo Murri che a un vecchio giacobbino come me nun ci dispiace mai . Vi aggiunga che , visto e cunsiderato che faceveno il commodo loro , lo faceveno con una certa discrezzione , senza troppi botti , anzi , a un certo punto pareva un congresso di cazzarolette che le bollissero a foco lento , nel frattempo che il cuoco si fischia a mezza bocca un ' arietta per conto suo e la signorina impara la scala sul pianoforte due cammere più in là . Creda puro , era una cosa accusì innocuva , che a un certo punto , sentendo uno strumento che faceva gnau gnau me ti scappò detto : Povera bestiola ! Per cui un signore coi capelli lunghi che ci dev ' essere spesso perché mi aricordo che l ' hanno scorso mi dette alcune spiegazzione su la Cavalcata di quelle gentildonne delle Valchirie , si arivolta e me ti fa : Dice : Lei è musicista ? Dico : No , ma mia moglie è zoofila , per cui si sapesse che in pieno secolo ventesimo ci sono dei professori d ' orchestra che si permettono di chiudere un povero micetto nel trombone per farlo gnavolare al teatro , tirerebbe fori un barile e mezzo d ' ideale infranto . Dice : Scusi , ma lei nun capisce il simbolo ; quel gnavo , gnavo del gattino vorrebbe dire il tramonto del sole col conflitto della passione , l ' arimpianto del povero ceco nonchè addio del passato , Funicolì Funicolà e chi la fa l ' aspetta . Io ci detti un ' occhiata che se era un colpo di spada arovinavo puro la poltrona , poi presi e mi soffiai il naso . - Che cosa dice ? ... fece lui . - Questa soffiata di naso , ci dissi io , è un simbolo col quale vol dire che si lei crede di acchiapparmi nel circolo , o prendermi in giro , come dice la plebbe , l ' avverto che ci faccio entrare la capoccia nel contrabbasso . A questo punto fussimo interrotti , perché il pubblico , visto che orchestra e cantanti , abbenchè pagati faceveno il commodo loro , disse : Figurati allora io che sono quello che pago ! ... E giù fischi , strilli , urli e altri generi commestibili che io mi dicevo fra me e me : Vòi vedere che è venuto fori Corrado Brando ? Vorrei spiegarci il resto , ma sarebbe tale e quale , laddovechè si avessi avuto un ' idea del trattenimento che era , me ti portavo tre o quattro pratiche , accusì facevo un po ' di lavoro straordinario . Laddovechè quando uscii , eccoti un ' altra volta accanto quello coi capelli lunghi . Dice : Ebbene , che ce ne pare ? - Mi pare , ci feci io , che sia la stessa stropicciatura de la Salomè ovverosia la stropicciatura è la stessa , ma mentre quello ti piglia con le cattive , t ' intontisce a trombonate e permette perfino all ' obboe di farti l ' atti sconci , questo cerca stropicciarti con le bone . Con cui questa è una specie di solita patacca musicale : però a me non m ' incanteno . - Però , fa lui , il pubblico ha fatto male a fischiare accusì un maestro di questo genere . - Ci pare a lei ! Dica che invece di chiamarsi Debussy si fusse chiamato Dibussini , e doppo mezz ' ora in platea ce si poteva fare la quadriglia perché tutte le poltrone staveno sul palcoscenico . - Ma scusi , come fa lei a giudicare ? Lei legga il Giornale d ' Itaglia e vederà che questa non è cosa per tutte le intelliggenze : ci vole della gente che abbia una certa cultura musicale , con la quale si acquisteno quei capelli lunghi e quell ' aria fra il nevrastenico e la scopa usata che permettono di comprendere il simbolismo della cosa . - Ma scusi , il simbolismo che sarebbe ? - Sarebbe come quando io nun fussi bono di parlare , e per farmi capire ci faccio i segni . Dimodochè questa è musica e nun è musica , l ' artista c ' è e nun c ' è , e nun ti poi sperare che una persona come lui ti venga incontro : forse te lo insognerai stanotte ; forse mentre meno te lo aspetti , ti zompa su da una chiavichetta come una sorca mancipata ; forse , mentre lei credeva che quello facesse solo zin - zin gnau - gnau , chissà quante volte ci è passata vicino la fortuna , perché quel zin - zin voleva dire ; Giochi 24 primo estratto . In altri termini il simbolismo sarebbe quella cosa che uno nun si capisce nemmeno da sè e l ' altri fanno finta di capirla per l ' occhio del mondo , ovverosia qualche cosa di mezzo tra lo spiritismo , il gioco delle tre carte e i dolori per l ' ossa . - Lei averà raggione , feci io . Si si tratta di malatie , abbisogna compatirli , perché pole toccare a tutti ; ma averebbe la bontà di spiegarmi perché , visto e cunsiderato che la musica nun è musica ma un simbolo , e accusì i cantanti e via discurrendo , nun introducheno anche l ' abbitudine di pagare al botteghino in simboli ? Accusì uno pagherebbe con una patata , un altro con un solfeggio , un altro con un bottone dei calzoni , con un sorcio morto , una pecetta di carta masticata , un osso di abbacchio , una parola affettuosa , un cerino o un mozzico in faccia . Invece tutto è simbolo , ma quando rivi al bagliocco , si poco poco nun sona bene sul marmo o se la carta è un po ' zozza , è come si avessi scherzato . - Vedo che nun andiamo d ' accordo , fece lui ; arivederla . A proposito , ci averebbe mezzo toscano ? Per cui io tirai fori una cicca lunga due millimetri e ce la detti , dicendo : prenda puro , questo è un simbolo di sighero avana . Contro la ditta Strausse e Salomè . Fedele , come sol dirsi , a la voce del dovere me ti sono recato al Costanzi a scopo di Salomè . Laddovechè si devo dire che è un capolavoro , buvatta più , buvatta meno , farò un sagrifizzio e ubbidirò , ma si devo dire la cosa come la sento fino al momento presente , sono grammi tre di fenacitina pel mal di testa , e di più ho perduto la pace del focolaglio domestico . Ma mettiamola sull ' altare del dovere e basta . Prima di tutto credevo che con Basigliola avessimo esaurito la serie de le femmine matte e zozzaglione , e invece eccoti Salomè a petto de la quale Basigliola diventa una creatura di tre anni che gioca a pallino . Almeno quella lì andava per Gratici e basta , ma questa va per capocce di uomo , la quale è robba che si vi aripenso , me ti si addrizzano quei quattro peli in testa . E si la cosa piglia piede , oggi o domani si vedremo sul teatro una che ci piaceno i cani in avanzata putrefazzione o ezziandio l ' arrosto di rigazzini in fasciola o quanto meno l ' insalata di nasi tabaccosi . Mi fa il piacere di dirmi perché uno che si chiama Giovanni si deve mettere nome Jokananne ? E quella famiglia Erode me la saluta lei ? ... In mano a quell ' imbriacone lì , con quella moglie e quella figlia , me li saluta lei quei poveri giudii . È vero che puro Giovanni , non fo per dire , ci fa una figura un po ' , diremo accusì , esaltata . Si vede che la testa gli premeva poco , o vogliam dire , l ' aveva presa in affitto . Il fatto è che quando Salomè ariclama la sullodata testa , e ci intigna tanto : Voglio la testa di Jokananne , voglio la testa di Jokananne , voglio la testa di Jokananne , io dicevo tra me : Adesso il padregno gli dà un pignolo ! ... Invece gnente ! Al tempo mio le rigazze , quando aveveno dimandato una camicetta o un fazzolettino di seta era tutto quello che voleveno : adesso ci vonno le capocce di Jokananne . Abbasta , passiamo a la musica . Io , ai tempi miei , ero abbituvato che quando andavo al teatro , mi ariportavo sempre via qualche motivo , laddovechè qui invece mi sono ariportato via certi giramenti di testa che levati ! Ogni tanto sentivo un violino che accennava un motivo e ci andavo appresso , ma eccoti il trombone che lo seppelliva ; cercavo di andare appresso al trombone , e tarataffete , la grancassa ti mette tutto sotto e bonanotte al secchio ; nonchè poi c ' è uno strumento lungo di legno che ogni tanto faceva certe cose sconvenienti ... ma questo doverebbe essere un capriccio del sonatore , e dica al maestro che ci metta aripparo lui , per l ' occhio del mondo . Per la quale , l ' affare del ballo nun c ' è male , ma si io fussi una prima donna mi aribbellerei , laddovechè dopo aver cantato tante belle cose in itagliano , aridurmi a ballare in tedesco , mi parerebbe un ' umigliazzione ! Vi aggiunga che ci avevo il solito individuo accanto , col fracche e i capelli lunghi , che ogni tanto s ' entusiasmava e mi pistava il piede indove ci ho l ' occhio pollino . Quando sortissimo , lui me ti si arivolta e mi ti fa : Nun è vero che è divino ? Io ci arisposi , dico : Sa , non per offenderla , ma a me mi ha fatto l ' impressione di uno che volesse darmi d ' intendere un sacco di buggerate ! - Si vede , arispose lui con un sorriso disprezzante , che lei nun ci ha preparazzione . - Come sarebbe a dire ? ... Dice : Qui ci vole l ' omo raffinato e , salvando indove mi tocco , un po ' morboso , per cui lei si procuri qualche ignezione di morfina , si imbriachi col vischi , che sarebbe la palletta de l ' Inglesi , legga molto Oscarvilde , impari a memoria qualche povesia norveggese , due o tre romanzi russi e poi venga qui che , una volta afferrato il leittemotiffe , tutto il resto scivola come fusse al burro . - E , dico , il leittemotiffe che sarebbe ? - Sarebbe quella cosa che basta a mettersi d ' accordo prima . Si noi , presempio , stabbiliamo che tatatatà è il motivo del desiderio , zum - zum - zum quello del fumo , a tiroley - boy - bey arippresenta la Toscana , quando io la ci faccio tatatatà , zum - zum - zum , tiroley - boy - bey , vol dire : desidero un sigaro toscano ! Si persuade ? - Senta , arisposi io , si è per il sighero toscano , eccone mezzo , ma voglio morire impiccato con le budelle del sor Filippo , che è il meglio amico mio , se vi ho capito il consuveto fico . - Dal momento che è tanto gentile , arispose lui accendendo il sighero , ci dirò che nemmeno io vi ho capito gnente , nè tampoco molti altri , ma siccome mi sono lasciato crescere i capelli , adesso faccio il vagneriano , per l ' occhio del mondo . E mi lasciò solo . Con cui aritornando a casa , ci avevo la testa pesante come un bavulle , e si nun era che per arifarmi mi solfeggiai strada facendo un pezzo d ' Aida e tre dita di Forza del destino , cascavo per terra . Vi aggiunga che la notte mi sognai che Jokananne s ' era messo d ' accordo con Marabatte e mi correvano appresso per tagliarmi il leittemotiffe per cui detti una zampata a Terresina e adesso andiamo avanti a furia d ' ideale infranto . Abbasta , tralascio di scrivere perché il pupo vole la testa de la serva , e si nun la pianta sono pignoli . Ti annichilisco il futurismo . Chi scrive è un cadavere ! Sono morto . Puzzo ! Nun sono più che l ' ombra di un trapassato piuttosto aremoto , ovverosia , dopo tanti anni di onorate fatiche , me ti vedrò costretto a fare il fantasma ne le sedute spiritiche , per guadagnarmi un tozzo di pane fluvidico , e due fette di presciutto spirituale . E tutto questo lo devo al futurismo . Come lei apprenderà da la voce pubblica , ho disertato le parete del focolaglio domestico , il talamo e tutti l ' altri generi commestibbili , e alloggio provvisoriamente all ' Otel du Petit Pou . Lei dirà : Accidenti ! Ma nun si pole immaginare questa parola quante volte l ' ho detta io , voi come pure interiezzione , a scarico di cuscenza , voi come indirizzo di fiducia a chi me ti ha ridotto in questi piedi . Coi quali lei vede ad occhio nudo che quello che si pole si pole . ma quando nun se ne pole più , è fenita , come diceva Giason Dal Pelio a Margherita Pusterla . Io credo di essermi alcune volte sfogato su certi difetti de la mia età , la quale , nun lo nascondo , ne aveva parecchi . Ma dagli oggi , dagli domani , mi ero abbituvato a passarglici sopra , e oramai me ti pareveno piccolezze . Fintanto che si trattava di qualche capriccetto di moda , di femminismo , di cummitati di beneficenza e di altre patronesserie , potevo abbozzare , ma per quanto la pazzienza d ' un omo sia grande , viene quella volta che nun c ' entra ; e quando nun c ' entra , ti saluto scuffia ! Raggione per cui i primi sintomi ce li ho avuti a casa , quando ci fu la prima seduta di Futurismo al Costanzi . Io da principio , credevo che si trattasse come di una specie di un circolo di divertimento come un altro , a modo di dire : Belli Nasi , Salta e balla , Semo noi , ecc . Ma dal modo come ti tornò Terresina , capii che c ' era qualche cosa di grave ; era tutta infocata che pareva che avesse fatto un semicupio nel Vesuvio , e ogni tanto diceva : Finalmente abbiamo veduto la luce . Il primo fatto grave accadde il giorno doppo , che ci avevamo a pranzo la signora Geltrude in faccia , e Terresina ci fece trovare il menu scritto su carta straccia e accusì cuncepito : Minestra di pignoli Fritto di stracci al petroglio Triglie candite Seme di lino Gommitate ne lo stommaco . La signora Geltrude ammalappena lesse il menu , si messe a ridere e disse : Sempre allegra quella signora Terresina ! La quale per tutta risposta si levò una ciavatta di quelle col non - ti - scordar - di - me e il Coloseo aricamato ne la punta , ce l ' ammollò in faccia aggiungendovi queste qualifiche , dice : Zozzagliona , passatista , cadavere in avanzata putrefazzione , strafilococco , coratella di zanzara , rudero , cane spelacchiato , osso di persica e lumaca senza coccia ! La signora Geltrude svenne d ' urgenza , e dovessimo ariportarla a casa io e il sor Filippo , che un altro po ' ci viene il solito incommodo . Non ci so dire che successe poi a casa ! Terresina , quando cercai di mostrarci l ' enormità di quello che aveva fatto , me ti fece un sorriso satanico , poi rispose : Me l ' aspettavo . Lo volevo . Non desideravo altro . La cosa deve cominciare accusì , ma poi si persuvaderanno tutti . L ' ha detto puro Marinetti ! Io cercai di persuvaderla che nun era vero , che era un gioco che l ' avevo visto tante volte , quando i giovinotti per bene giocaveno al decadente , poi al superuomo , eccetera e chi più ne ha più ne introduca come diceva Messalina ai 300 di Leonida . Cercai di farci capire che anzi , come moda , era piuttosto una cosetta anticuvata , un paltò di quattro o cinque anni fa , oppure una camicetta con le maniche a gigò , del tempo quando ognuno che scriveva aveva l ' aria di sputare in testa al lettore . Ci dissi che nun ci facesse caso , che anche quell ' altri , meno Corrado Brando che era fenito male , a un certo punto quando tutti si erano arivoltati a guardarli per la cagnara che faceveno , e aveveno detto : Bè fori il capolavoro ! ... aveveno esclamato modestamente : Vogliamo un posto fisso al Ministero ! E tutto era fenito con un milledue qualunque . Ma lei nun me ti ha dato retta nemmeno per facezzia , raggione per cui ho incominciato a dubbitare che questa volta le cose andassero a fenire a ugnatura ... Ha incuminciato a dire che abbisognava dare un colpo a la tradizzione , raggione per cui ha arifatto il letto per traverso , un cuscino da capo e uno da piedi , e ne consegue che fra la veglia e il sonno mi sognavo d ' essere il conte Ugolino , che avevo trovato all ' inferno il sor Bonaventura e viceversa ho dato un mozzico a un calcagno de la mia leggittima consorte . Ieri poi , un po ' per il mozzico che ci faceva male , un po ' per il solito colpo a la tradizzione , ha voluto provare a camminare con le mano e il sor Filippo che era entrato in cammera per domandare se ci aveva dato un punto a la giacca scucita , è aritornato addietro pallido come un morto , perché dice così che per quanto guardasse nun era ariuscito a riconoscerla . Invece ha cambiato il posto a tutti l ' oggetti , per cui , quando sono andato per cercare una cicca di toscano nel consuveto barattolo indove le aripongo , il barattolo era pieno di conserva di pommidoro e ci ho avuto un ' impressione che un ' altro po ' svenivo . Laddovechè la serva ha lasciato cadere le cicche ne lo stufato , che solo poi a odorarlo abbiamo stranutato per mezz ' ora . Il peggio è che il pupo ci ha preso gusto nell ' esempio della madre , e ne consegue che vole fare il pittore futurista . Eccoti che ieri ha preso un foglio di carta , ci ha disegnato una scopa , un ragno , la ferrovia , un moro con la lancia , poi ci ha appiccicato il conto del macellaglio , cui ha attaccato tre mosche , ce si è soffiato il naso e dice che quel quadro ti aripresenta il seguente titolo : Primi sorrisi d ' amore . Inoltre poi , tutte le volte che discute con qualche rigazzino della sua età , minaccia di buttarlo per le scale , di farlo volare sui tetti , di affondarlo in quaranta minuti , eccetera eccetera . Per cui ci ho detto che per quanto rigazzino , nun era una creatura lattante e che è ora di smetterla di fare il presidente de la repubblica d ' oltralpa , e di cuminciare a fare l ' omo serio . Ma lui mi ha dato del passatista e , inorridisco a dirlo , del beccaccione ! ! ! Allora ho saputo che tutto era fenito , e che conveniva aritirarsi sul Monte Sacro . E lì attendo l ' eventi , che matureranno , ma ci giuro che questa volta sarò duro . Sgnacco alcune birole sulle boglierie del progresso Su le zozzaglionerie delle quarte paggine . Prima zozzaglioneria . Scusi tanto , ma io nun so dove mettermi le mano ! Lasciamo andare che i giornali sono diventati , fra uno scandalo e un ' arrivelazzione , un satiro e un mandrillo e via dicendo , qualche cosa come un cinematogrifo di zozzaglionate , ma salvognuno , non ti salveno nemmanco la quarta paggina , che sarebbe un posto dilicato . E vengo al piticozzo de la quistione . Me le saluta lei , quelle corrispondenze private ? Dice , sono private ! Va bene , ma se da una parte sono private , son pubbliche dall ' altra , comechè chiunque le pole leggere e c ' è Terresina che ci si delettava un poco , e ora dice che diventando , col dovuto arispetto , una specie di chiavica . Prima lei te si divertiva a seguire , come chi dicesse , lo svolgimento de la cosa , e ce la leggeva a tavola , accusì i nomi dei corrispondenti li sapevamo a memoria . Una sera , presempio , lei ci diceva : " Sai ? Miosotise non è andato all ' appuntamento perché Ideale 327 si lagna " . Oppure : " Sai ? Signora bionda dice cosi che Marignano pensieroso deve darsi pace , perché il destino nun vole . Figurati lui , povero giovane , si come starà " . E accusì succedeva che dagli oggi , torna a ridargli domani , noi conoscevamo a tu per tu Oleandro , giocavamo a briscola con 2 febbraio , Frugolina la vedevamo come vedo lei , e Pignolo dimenticato era il nostro migliore amico . Dice Terresina , che era come a leggere tanti romanzi , e una volta voleva scrivere a Zuccherina vellutata per dargli un buon consiglio , che lasciasse puro quel zozzaglione di Nario Tafa , perché tanto lei lo capiva dal modo di esprimersi , nun c ' era da cavarne un ragno dal buco . Abbasta , andando di questo passo , ci pareva come chi dicesse , di stare in una finestra , di dove ti sentivamo tutte le frescacce del vicinato e ce si spassevamo . Quando ecco che ti entrano in ballo Tortorella schizzignosa e Solitario 23 e allora la cosa è diventata un altro gioco . Si figuri che cominciarono fin dal principio col lasciar capire che c ' era qualche cosa sotto , e poi ti rivarono a un tale punto di impudicizzia che la serva di casa , solo per essersi soffiato il naso con uno dei nummeri del giornale incriminato , si curse un pelo che nun divenisse madre . Lui ti cominciò che ci scriveva : " Ricordo momento indimenticabile sensazzione che levati , ci arifò , ci arifò , ci arifò , 25 moltissimi nonchè 42 , 11 Celimontano papera nera " . E lei : " Tutta tua come occasione divina , ricordati canapè azzurro . Fifina bruciotto 29 moccolo spento " . E quello che era più terribile erano le parole convenzionale , che te si chiudevano davanti come una persiana al momento bono , e ti lasciaveno sospettare Dio lo sa che . Con la quale Terresina non ci dormiva la notte e una volta mi svegliai che tirava zampate come al futte balle e strillava nel sonno : Ah ! boglia Amaranto pavonazzo , accusì aricambi la povera Sensitiva 80 ? Aritirati 42 , 54 tavola apparecchiata , pellicano azzurro , bacissimi , fosti crudele , auguromi ristabilita ; cane danese , ippopotamo entusiasmato ! E giù zampate , che si nun mi attaccavo al letto entravo paro paro nell ' armuare di faccia ! Lei vede che accusì nun pole andare , tanto più che adesso ci entra in ballo un terzo , col quale è evidentissimo che non ce si capisce più gnente . Ma che giocheno a briscola col battifondo ? L ' altro giorno lui diceva : " Già tornato lui , verremoti 41 , tieni pronto 54 , limone dorato 4 p . 33 " . Senta , si seguita accusì me ti viene la fissazione . Già è la seconda volta che me ti capita a l ' uscere de l ' ufficio invece di dirci : " Sa , se viene il commendatore ci dica che quella pratica importante nun se ne preoccupi perché l ' ha cestinata il cavagliere " , di dirci : " Sa , se viene Oleandro ci dica pigna verde 49 , tempo perso , bacerotti " . E perciò mi arimetto a lei , egreggio signor farfalla azzurra 42 , ciovè , volevo dire , eggreggio amico , altrimenti divento come quel povero Raul fedelissimo , che l ' altro giorno scriveva : " Ricevetti , ricorderotti , marrone , impazziscomene , tutero verde 91 " . Seconda come sopra . Averebbe la gentilezza di arispondere quanto un cinichino a una domanda che ci arivolgo ? La domanda è questa che consegue . È permesso di mettere la mano in saccoccia al prossimo e di rubbarci il portamonete ? Lei mi dirà : Ma a Oronzo ci gira la piccola sfera o pallino , come dice la plebbe ! Si capisce che è provibbito , e si quello che ha preso il portamonete si va a costituvire , un giorno che il delegato è di malumore , è capace puro che lo mettono dentro ! E allora io ci rimbrigno : Ma come mai te si permette , in questo caso , certi avvisi che si zompeno all ' occhi ne la quarta pagina dei giornali ? Mi butti un po ' un occhio , o magari tre , su certi annunzi relativi al gioco del lotto che , nun fo per dire , nun solo ti stropicciano l ' ingenuo come una pollanchella qualsiasi , ma ti penetrano nel santuvario della famiglia e ti scombussolano l ' ordine domestico , il quale sarebbe come chi dicesse il pirolo centrale della costituzzione economica dell ' interno del focolaglio , e levaci quello , tutto quanto casca ! E veniamo al malloppo de la quistione . Apri un giornale , e che ti leggi ? Si è trovato un tesoro ... Non più gabbole , non più regole , non più imposture ! Si becchino questo terno ! Mi faccino il piacere di levarmi da torno questa quaderna ! ... Guardino si che sciccheria questo ambo ! E via di questo passo . E questo , salvando indove mi tocco , in certi giornali indove in prima paggina ti danno addosso a un ministro per quattro gabbolette di gnente ! Ma , dico io , si uno si mette a vendere per strada uno specifico per , salvando il dovuto rispetto , i calli , ecco che ti giunge un ecchese pizzardone e te lo acchiappa , e si quel maggistrato non ci ha l ' esercizzi spirituali , te lo sgnaccano in pretura come una palla ! Ezziandio lei m ' insegna che non si ponno mettere le tagliòle a li uccelli , laddovechè qui ci appare con evidenza che a l ' uomo , il quale doverebbe star molto al disopra de l ' uccello , ci si pole mettere qualunque tagliòla . Nè basta ! Ecco che il foglio ti penetra ne le parete domestiche e lì ti scoppia la bomba . Lei deve consapere che il sor Filippo , ch ' è un omo quadrato , è cabbolista . Lui ci ha certe regole basate su la simpatia dei nummeri , che si riva a trovare come chi dicesse , la chiave del sistema , ti sbanca il guverno . Terresina , invece che è tutto sentimento , lei ti sta per il sistema contista , che è abbasato su l ' ispirazzione . Vedi un uomo ? ... E tu ci cavi un nummero . Vedi un somaglio , o asino che dir si voglia , un cane , un serpente , una cianfrusaglia purchessia ? E tu ci cavi il nummero ! Accusì lei ti apre il Fogazzari , e a la prima paggina che trova , prende il nummero delle righe , lo divide pel nummero del giorno , ci aggiunge il quarto della luna , moltiplica tutto pel nummero del millesimo , lo divide pel nummero fisso 3,14 poi va a la riga currispondente e la prima parola che trova ci cava il nummero . In questo modo si riva , dice lei , a conoscere la profondità del libbro , perché dice che l ' idea riggeneratrice sta tutta lì . Il male è che io me la devo cibbare , e ogni tanto la notte me ti sveglio che strilla : Pietro Maironi 27 , meno 80 , non si pole , 6 democratico cristiano , Oronzo mio , ci ho l ' ambo stretto ! Coi quali è evidente che fenisse col girarmi la testa come la rota de la fortuna ! La quale è chiaro che il sor Filippo , da omo superiore , ci ride cinicamente , perché dice che c ' è una sola regola , la simpatia del nummero , perché dice che ce ne sono di quelli come una calamità . Adesso sta studiando un meccanismo novo col quale si ci zompa fori il 23 , tutti l ' altri ci vanno appresso come una sola palla , e ci dico poco . Il male è che la cosa te si propaga : la domestica te la ha sorpresa , nun dico in fragrante , ma cureva un pelo o due , con una guardia di P . S . , e lei me ti si scusa col dire che ci aveva il nummero simpatico . Il pupo me ti viene da scola con un quattro in arittimetica , e siccome ci ho fatto osservazione , mi arisponde , dice : Tu dividilo per 11 , ommini in piedi , moltiplica il quoziente per 44 , tavola apparecchiata ... A questo punto mi sono saltate le buggere delle grandi occasioni e ci ho detto : Aggiungivi allora 22 pignoli in testa , 24 zampate nel preterito , 33 brugnoli sotto al naso , fa la somma , dividila per queste quattro sculacciate e si nun sia mai detto me ti aripresenti con un nummero antipatico come questo , non voglio più vedere l ' occhi del sor Filippo , che è il meglio amico mio , si non ti aripudio come padre . Questo , egreggio interlocutore , succede perché il governo boglia e traditore , per poco che il miccagliolo sia proprio miccagliolo , ha pavura di metterci le mani adosso , per non toccare un collega . Laddove , invece , basta che la giustizzia capisca che c ' è la probbabbilità di avere a che fare con un galantomo , diventa un leone . Lo stato , eggreggio signore , è come il masticaccia : ci ha coraggio solo con chi nun porta il coltello in saccoccia . E faccio punto , perché si no sortirei dell ' eufemismo e ci direi la cosa con le parole sue . Su le trappole del cinematogrifo . Lei dirà , dice : Oronzo è diventato puritano ! No : Oronzo è omo quilibbrato e si Dommineddio ci ha dato due occhi , è appunto perché ogni tanto ne possa chiudere uno su le debolezze de la carne e magari su quelle del contorno , ma vi sono certe cose che proprio nun ve si pole transitare sopra . Io nun ti contesto che anche il zozzaglione nun ci abbia diritto a vivere , ma vorrei , presempio , che quando un libbro o uno spettacolo contengheno qualche boglieria , ci fusse sopra un cartello che dicesse : Libbro o spettacolo per zozzaglioni ! Accusì uno si regola ! Invece qui la zozzaglionata te la trovi davanti indove meno te l ' aspetti , come il babbao che scappa fori de la scatola . E vengo al peticozzo centrale de la quistione . Laddovechè di riffe , o vogliamo dire di raffe , il pubblico te si è fermato l ' idea che il cinematogrifo sia quello spettacolo il quale vi poi condurre il pupo e la tua signora senza pericolo che ti diventi rosso puro il pomo del bastone . Con cui domenica scorsa ti piglio la prole , la legittima metà e consecutivo sor Filippo e ti dico : Andiamo a vedere il cinematrogrifo . Il programma diceva : Cappuccetto rosso , ovverosia bambini nun vi ficcate le dita nel naso . - La via del vizzio , ossia , Povero padre , commoventissima , educativa e aricostituente . - Scena comica finale , ossia , arispettate le bestie . Il tutto preceduto da un canto variato . Lei vede che avevo tutto il diritto di credere che fosse uno spettacolo variato , comechè si tu me li moralizzi col cinematogrifo , nun me ti vorrai smoralizzare col canto variato . Detto un fatto , entriamo e ti si mettiamo a sedere : prima di tutto ti viene fuori un macchiettista con un dito infasciato e ti si mette a cantare una canzone indove diceva che s ' era fatto male per aprire un ' ostrica . Io da principio non mangiai la foglia , ma siccome tutti ridevano , incominciai a sentirmi un po ' a disaggio , e vi aggiunga che il pupo ti zompa su e fa ad alta voce , dice : Papà , la poteva aprire con le molle ! ... raggione per cui tutti sbottarono una gran risata e Terresina ci venne il rossore della vergogna o casta porpora come dicheno i poveti . Va via quello e viene una che ballava la maciccie che , me la saluta lei ? ... Certe mosse , egreggio signor cronista , certe mosse che nun sapevo più indove ficcare il pupo perché non vedesse : tentai di attapparci l ' occhio , ma lui si messe a strillare , raggione per cui Terresina dovette aridiventare rossa e il sor Filippo incuminciò a dire che ereno i sovversivi . Abbasta , credevamio , egreggio signore , di aver tranguggiato tutto il calice , quand ' ecco che ti viene fore un ' altra che diceva : Che bel lorgnone che ci ha la barona ! E qui ci cadde il somiero o l ' asino , come dice la plebbe , perché Terresina ci si arisollevò tutto il Fogazzari che ci aveva , con rispetto parlando , su lo stomico , te si alza , ti agguanta il pupo , e se ne sortissimo in mesto e ben ordinato corteo , laddovechè poi me ti dovetti sciroppare ben due ore di ideale infranto con contorno d ' omo plebbeo e pianticella che intristisce nell ' ombra , robba che si ci aripenzo , non fo per dire , mi viene il mal di mare . E nun abbasta . Adesso il pupo me ti si è mezzo imbirbito , raggione per cui te l ' hanno agguantato che insegnava la macicce a la figlia del portiere , il quale è narchico e dice che è fenito il tempo indove i figli de la borghesia ti corrompevano la plebbe , e è venuto su strillando certe cose , che puro il gatto di casa è rimasto scandalizzato . Adesso , me ti dica lei indove un padre che sia puro di famiglia , ti può trasportare i suoi , quando crede di darsi questo sollazzo . Vai per entrare al cinematogrifo e ti trovi davanti il lorgnone de la barona : vai per andare al teatro , certi prezzi che levati ; vai per andare a la Nave , e mi dicheno che puro lì c ' è il pezzo di cion - kina - cion con le ballerine che fanno le mosse , eppoi , va bene che Basigliola era quello che era , ma pure quell ' altri ci dicono certe parole , che nemmeno al vicolo del Micio , o Domizzio che dir si voglia . Per cui ti succede che prima quando c ' era uno spettacolo boglia era un ' eccezzione , e adesso siamo aridotti che ci hai due bagliocchi di pupo e un cinichetto di consorte intemerata , è come si puzzassi , con rispetto parlando , di acido fenico . Ti tocca di andartene in un cantoncello solo e lì metterti a fare il Pietro Maironi come un colleggiale qualunque . Su la communicazzione de le signorine che non te la danno . Mi averebbe la bontà di dirmi indove andiamo , salvando il dovuto arispetto , con queste telefoniste ? Qui è diventata una cosa che si fussero quei tempi nei quali ci avevo quei quattro peli bonamina su la testa , me ti si addrizzerebbero ogni giorno . Laddovechè deve consapere che sono cose da popolo , nun fo per dire , semibbarbaro . Si figuri che io da l ' ufficio ci ho l ' abbitudine che ogni giorno ti telefono a l ' inquilino del piano sotto che ce l ' ha in casa , e lui dà una voce a la serva che te si affaccia al cortile e dice : Sora Terresina , buttate giù puro la minestra che il sor Oronzo a momenti riva . Come lei vede è un bel commodo , ma il destino boglia me la tira tanto a me , salvognuno , che a la mia signora , e dice il proverbio che chi tira la strappa . E vengo al bono . Prima ogni tanto ti succedeva qualche piccola boglieria laddovechè io pensavo : Sono ragazze , e passiamoci sopra . Ma dagli oggi e ritorna a dargli domani , siamo rivati a un punto che nun se ne pole più . Quando apri la communicazzione , incomincia che prima che si degnino di arisponderti ci vonno nummero quattro o cinque chiamate , e accusì bastasse . A la fine , quando ti hanno arisposto , ti tocca di sentire i fatti di quattro o cinque persone , per cui giorni fa io mi sfiatavo a strillare : " Mi faccia la gentilezza di far dire a Terresina che butti giù i rigatoni ! " . E l ' altro mi arispondeva tutto inferocito : " E aricordati , donna infedele , che si ti aricchiappo col tenente faccio una carneficina " per cui , quando sentì che insistevo coi rigatoni arispose : " Ah ! ... e me ti aripassi ezziandio ? ! E mi fai venire il tuo drudo al telefono ? ... Adesso vengo là e senti che svirgole " . Per cui chi sa che traggedia era successa , con l ' aggravante dei rigatoni , che Terresina li buttò giù troppo tardi e senza scherzi ce si potevano fare i cerchioni all ' automobile , tanto ereno tosti . Vi aggiunga che intanto che parli ti levano la communicazzione e aresti lì come un frescone , che si fusse possibile , daresti un pignolo nell ' apparecchio . Io ci dico la verità , ho fatto il calcolo che per una telefonata ci vogliono N . 20 minuti accusì distribuviti : N . 3 minuti per ottenere la communicazzione ( si il personale è di buon umore ) . N . 7 minuti di vari colloqui assortiti con persone che nun c ' entrano gnente . N . 3 minuti di arimostranze a la signorina . N . 4 minuti della di lei sdegnosa protesta . N . 1 minuto per communicare con la persona che si desidera . Dice : Ariclama ! ... Ma lei mi ha detto un fiammifero ! ... Prima che ti mettono in communicazzione con l ' ufficio ariclami , passeno 48 ore ! Per cui abbisogna prenderselo in santa pace , ma siccome io nun sono il solo , ma in questa circostanza sono , nun fo per dire , leggione , levo la voce anche per l ' altri . Si figuri che un diputato che non ci faccio il nome , è costretto , si vole essere preso in benevola considerazzione , a dirci : " Signorina , mi dia , putiamo il caso , 27 e 80 , e la prego di favorirmi presto perché io sono quel diputato che ci ha fatto arialzare lo stipendio " . Io , però , che nun ci ho fatto arialzare gnente , nun ci ho nemmeno questo agliuto e mi tratteno come un cane barbone o , con rispetto parlando , lupetto . Dice : Il ministro ha baccagliato ! E va bene , ma il personale ha fatto la sua dignitosa protesta , con cui siamo para e patta . Laddovechè si in un altro paese tu dici a un cittadino : " Guardi che lei ci ha il viso zozzo o sudicio che vogliam dire " : quello si va per lo meno a guardare ne lo specchio per vedere si è vero , mentre qui ti arma un commitato , un presidente , quattro segretari , un censore , due comizzi e una manifestazzione unanime di leggittimo sdegno , ma l ' acqua e il sapone me li saluta lei ? ... Io sono persuvaso che domani , quando arichiamo al telefono , mi mettono in communicazzione col sor Bonaventura de la cambiale , per cui perdo l ' appetito di certo , o quanto meno mi chiameno le pompe funebbri , ma questa protesta , egregge signorine ce la gnacco quande meme , come diceva il Minotauro a la battaglia di Pavia . Non mi lusingo che loro mi diano retta , perché il femminismo avanza a grandi passi e sarebbe da ridere che con tante prevoccupazzioni d ' indole sociale loro perdessero tempo puro col telefono , ma un ' altra volta , mi faccino tutte quelle boglierie che desiderano , magari mi mandino a morire trucidato , ma mi arispondano subbito , perché a la mia età , quella di stare un ' ora col manubbrio in mano senza nessun risultato , è una birola che non mi va giù , non mi va giù , non mi va giù . E così spero di loro . Io pedone contro i quaranta cavalli e puro più . Ci sarei infinitamente grato si mi ti schiarisse , salvando indove mi tocco , un dubbio . Lei sa che da qualche tempo a questa parte , l ' acciaccamento del pedone per mezzo di automobbile , da un semplice passatempo da dilettante , è diventata una consuvetudine assodata ed ezziandio pacifica . Lei mi dirà che la cosa pare pacifica dal punto di vista dell ' automobbile , comechè il pedone poterebbe avere qualche cosa in contrario , ma siccome novantanove volte su cento il pedone , doppo questi incidenti , te si chiude nel più assoluto riserbo , e nun parla nemmeno se lo riammazzi , accusì noi siamo illuminati solo dal parere dell ' automobbile il quale dice che ha raggione lui . Però , siccome questo fatto ti viene a formare qualche cosa come un nuovo stato giuridico del pedone , io che sono ascritto a questa categoria , averei piacere che lei mi dilucidasse , con rispetto parlando , alcuni punti . Quando accade qualcuno di questi fatti , il pubblico te si divide in due categorie : quelli che dicheno : ha torto lo sciaffèr , e quelli che dicheno : sono i pedoni che nun sanno fare l ' obbligo loro . E in quest ' ultimo caso è certo che il meno che si meritiamo è di essere acciaccati , perché si in tanti secoli che l ' omo te si è reso autonomo da la scimmia , tantochè gli si è aritirata la coda , e cammina su le zampe di dietro , non abbiamo ancora imparato a camminare , vol dire che stiamo al mondo come tanti cani senza museruola e ha raggione l ' acchiappacani . Con cui , però , vorrei che ci facessero il favore di dirci come dobbiamo fare , perché io ho provato in tutti i modi , vòi con una gamba sola , vòi con le mani e coi piedi . Ma doppo due giorni mi toccherebbe di levare le pezze che ci ho al fondo dei calzoni per metterle a le ginocchia , e allora l ' occhio del mondo me lo saluta lei ? Perciò sono aritornato a la maniera antica che , evidentemente , nun va più bene . Con cui me ti sento conturbato come Aliggi , quando il padre ci diceva : Si ti sguercio un occhio è ben fatto ! Comechè qui l ' automobbile ci imbriaca di puzze a machina , e è ben fatto ; ci acciacca sotto le rote , e è fatto benissimo ; ci appiccica al muro come tante calcomanie , e è fatto a perfezzione ; quindi è certo che senza mancare di arispetto all ' automobbilisti , vorrei sapere si è ben fatto che noi seguitiamo a girar per le strade . Io dico che ci averessimo tutta la bona volontà di imparare , ma si seguitiamo accusì , quando averemo imparato bene bene , saremo morti tutti acciaccati e , lei vede a occhio nudo , un po ' tardi per mettere in pratica l ' insegnamento . Laonde , per metterci un paliativo credo che si poterebbe fare accusì : un giorno far sortire un manifesto : " Oggi si acciaccheno le seguenti categorie : impiegati , diputati e senatori , donne mancipate , scontisti e sonatori di flauto ; domani viceversa tocca a le levatrici , callisti , militari bassa forza , cerinari e femministe " . Accusì lei vede chiaramente che si lascerebbe un po ' più di margine per i superstiti . Si no , lei si deve figurare che casa mia è diventata qualche cosa che a chiamarla purgatorio , mi ci becco una querela da Belzebbù . Si figuri che Terresina , tutte le volte che esce , dice che si sente le fitte nell ' occhio pollino il quale è un presentimento che ci accadrà qualche cosa , per cui ti bacia il pupo , spolvera la corona di fiori d ' arancio che sta sotto la campana , e va via con un ' aria accusì fatale , che al pupo ci vengono le lagrime all ' occhi e si soffia il naso in tutte le tendine de le finestre . La moglie del pizzicagliolo in faccia ci ha detto che l ' unico scongiuro è quello di portare un osso di persica benedetto , un po ' di pelo di tasso e un ferro di cavallo involtato in un mezza paggina del Fogazzari , ma con tutto ciò non è tranquilla . Il pupo , poi , che sta per il progresso , dice che doppo tutto l ' automobbile deve arimanere sempre di sopra , per cui l ' altro giorno voleva insegnare a la donna a fare il pedone , e mi ti ha fatto nascere una quistione in casa . Io volevo prendere una decisione spartana e mettermi a fare lo sciaffèr , ma a l ' età mia lasciare la penna e prendere il manubbrio in mano è robba che si ci si aripenso , me si addrizzano le vaghe arimembranze di quei quattro peli che ci avevo in testa . Perciò , lei che ci ha molti appoggi , veda un po ' di ottenermi un salvacondotto , altrimenti un giorno o l ' altro , me ti tocca di andare sotto pure a me , e creda puro , più ci penso e meno me ci posso adattare . A ogni modo , si mi dovesse succedere qualche cosa , quei quattro stracci di casa vanno a li eredi leggittimi , e questa penna che sa le tempeste la lascio al Museo del Risorgimento . Quattro passi per l ' Urbe . Comechè il Municipio ha incominciato a far funzionare la commissione che mette e leva i nomi a le strade , nun posso passar sopra a la quistione e debbo comunicarci alcuni inconvenienti tutt ' altro che leggeri , e mettere avanti una proposta che da parecchio tempo mi sta su lo stommico . Innanzitutto abbisogna di correggere parecchie denominazzioni , le quali ci salta all ' occhio che sono per lo meno esaggerate . Infatti ci faccio constatare innanzitutto che noi a Roma ci abbiamo , mica gnente , che una piazza e una via del Fico . Ora , io arispetto tutte le convinzioni pulitiche , ma nun capisco questa cortiggianeria verso il fico , laddovechè la povera briccocola nisuno la guarda in faccia e la povera brugna languisce nel più profondo oblìo . E mi saprebbe dire come mai in un paese dove ci sono tante ciriole nun c ' è via della Ciriola , mentre per maneggi partiggiani , che nun voglio approfondire , ci abbiamo la via del Cefalo ? Averei capito via de la Balena , perché si nun altro c ' era un ' idea di grandezza , ma il cefalo me lo saluta lei ? Inoltre ci abbiamo via de la Scimmia , de le Vacche , del Gallinaccio , e perfino via de la Ranocchia , nonchè la Scrofa , e nisuno ha penzato a via dell ' Abbacchio che puro ha tante benemerenze , comechè una volta er il benefattore de la mensa proletaglia . Eppoi ci sono certe strade che nun si capisce perché le chiameno accusì , comechè accadono i quivoci : il pupo mio , presempio , un giorno si doveva comprare una scoppoletta , e lui paro paro , ti piglia e t ' infila via dei Cappellari , comechè nun solo nun trovò la scoppoletta , ma mi toccò a farci un bagno di sublimato ! Altra , come sol dirsi , pecca . Dovendo denominare una strada col nome d ' una parte del corpo , sissignora che ti andiamo a pescare proprio la più inconveniente , e ti facciamo : Via del Piede ! Ma , signori senatori e signori diputati , come diceva quello , indove andiamo a finire ? Ma come ? da la testa , salvando indove mi tocco , in giù , nun si trovava di meglio ? ... Ma c ' era via dell ' Occhio destro e via dell ' Occhio sinistro , via de la Froce del naso , via de la Bocca aperta , via dell ' Onor del mento , e avanti di questo passo ! ... Averei capito magari un viscero , come , presempio via de l ' Intestino tenue , via de l ' Intestino crasso , o di quello accusì accusì , via dello Stommico , piazza del Peritoneo , ecc . ecc . , ma il piede veniva proprio per ultimo . Eppoi , che ti significheno quei nomi , presempio : Via delle Palle , via dei Pallini e de le Palline ! ... Ma che Roma è diventato il pallificio nazzionale ? E via del Buco me la saluta lei ? Lo sa che quando leggo sul giornale a casa qualche fatto che è accaduto da quelle parte , mi tocca dire : " Via , mettiamoci una pietra sopra " ? Abbasta , speriamo che la cummissione vada fino in fondo ! Intanto io , soprattutto per quello che ariguarda i quartieri nuovi , farei una proposta : Prima di tutto si dovrebbe fare una strada detta : Via dei Galantommini ! Accusì arimedierebbe puro al caroviveri , perché ci potrebbero piantare i carciofi e i piselli . Poi farei una gran piazza detta : Piazza Profumona , e lì ci metterei tutti i boglia , i miccaglioli , le donne mancipate e i scontisti , con annessa via dei Masticaccia e via dei Tirapiedi , accusì , si nun altro ; , le guardie saprebbero che lì c ' è la canaglia e passerebbero da un ' altra parte . Inoltre ci dovrebbe essere : Via dei Suonatori di pianoforti , vicolo dei Tenori , via dei Fonografi e via dei Gliettatori ; accusì questa è tutta gente che si s ' ammazzeno fra di loro , poco male . Poi poterebbe fare una via fori de le mura , con tutti alberi alti di qua e di là , nonchè siepi di mortella molto fitte , che nun si vedesse quello che ci passa , e avviarci i cortei de le dimostrazzione patriottiche , accusì si eviterebbe a l ' alleati di fori e a l ' amici politici de l ' interno , la seccatura di vedere la bandiera a tre colori , che sono sempre dispiaceri , incidenti diplomatici , impicci e discorsi di ministri dell ' Esteri . Abbasta , veda lei si nun fusse il caso di meditare la cosa con una certa profondità . Lei vede che si tratta di cose piuttosto serie , perché Roma nun è Ciampino e l ' Europa ci guarda , come diceva Parpagnoli a Roncisvalle . Sul meccanismo de la miccheria rotabbile . Averebbe la bontà di salutarmi tanto il tassametro ? Io sono rivato al punto che si dico che nun ci capisco più gnente , me ti pare quasi di voler passare per un omo troppo intelligente . Lei si aricorda che il tassametro venne , come sol dirsi a chiudere quel periodo nel quale l ' omo che andava a piedi si viceversa voleva andare in carrozza , si doveva far riccomandare da un diputato influente a qualche vitturino , il quale , dato che lo acchiappassero in un momento di buonumore , doppo mature ariflessioni rivava puro a degnarsi di far sapere quanto averebbe voluto nel caso che si fussi deciso a portarlo in carrozza . Lei mi dirà : C ' era la tariffa ! Che bel discorso ! Allora c ' è pure il piano regolatore , il proggetto per la ferrovia da Roma al mare , il cummitato per le feste del 1911 , l ' Arabba Fenice , l ' ideale imperituro e il vascello , salvognuno , fantasma ! Ma queste sono figure retoriche che si adoperano per modo di dire . La tariffa è un ' espressione come quando uno dice : " tocco il cielo col dito " indovechè sì e no che pole toccare il soffitto , oppure " darei un miglione " mentrechè vi ha in saccoccia un bottone usato e una grosta di pecorino ! Perciò , dato questo stato di fatto , si rivò al tassametro , col quale il vitturino ci fremeva , perché si vedeva trattato come un cocchiere qualunque , che nisuno diceva le proprie idee pulitiche , prima di prenderlo in affitto , ma viceversa ci dicevano : " Vai qua , vai lì , fermati qui , fermati là " . Però , ecco che adesso siamo rivati di nuovo in alto mare , comechè la tariffa nova ci ha tanti pintimenti , tante eccezioni e tanti altri generi commestibili , che si lei vi capisce qualche cosa , ci dò un bacio , salvando indove mi tocco , nell ' occhio sinistro . Lei deve consapere che glieri l ' altro , io e Terresina dovessimo accompagnare il pupo da quella zia della mia signora che ci ha qualche cosa , come suolo dirsi , al sole . Detto un fatto , pigliamo il primo vitturino che transitava , ci zompiamo su e via , comechè Terresina vi aveva il non mai abbastanza lodato occhio pollino , e non poteva rendersi pedestre . Quando riviamo , il tassametro segnava uno e quaranta , più venti di supplimento , e si questo nun fa uno e sessanta , voglio essere chiamato Niobbide . Vado per pagare e il vitturino me ti fa un sorriso sdegnoso . Dice : Ma qui sono tre e sessanta ! - Ma , ci arisposi io , che ti possano sopprimere con violenza , o ammazzare , come dice la plebbe , nun vedi il tassametro ? Mi hai preso forse per qualche figlio , vuoi di Albione vuoi d ' un cane , che cerchi d ' imbrogliarmi accusì ? - Ma lei , me ti ha risposto il vitturino , lei nun capisce un caso imprevisto , o accidente che dir ti voglia . Il tassametro segna , ma quello è , come sol dirsi , un punto di partenza qualunque . Lei guardi la tariffa : trenta centesimi sono di più , perché ho voltato tre volte a mancina ; poi , siccome abbiamo attraversato il vicolo del Micio , e lì c ' è una tariffa speciale , sono altri quaranta di più ; il supplemento per il rigazzino sarebbe di venti centesimi , ma lei legga la tariffa e vedrà al paragrafo 375 A , n . 18 piano III , che i rigazzini con scoppoletta blù pagano 50 centesimi , senza contare il 2 per 100 d ' aumento generale dalle 15 in poi , e tre soldi per diritto di stranuto , avendo lei stranutato in carrozza . Faccia la somma , ci tiri fori la radice quadrata , moltiplichi tutto pel nummero fisso 3,14 , poi divida pel nummero dei razzi della rota , e se alla fine è ancora nel nummero dei cusì detti viventi , vederà che ho raggione io . Lei che averebbe fatto , davanti a un raggionamento accusì ? ... Nun c ' erano che due vie : o il pagamento o la trombonata . E siccome io nun possiedo trombone , e Terresina ... mi faccio maraviglia , pagai ! Ma al ritorno , nun essendoci più danaro in cassa dovessimo rivenire a piedi , e siccome Terresina ci ha il filo diretto fra i calli e l ' ideale , nun facevamo quattro passi che num mi dava dell ' uomo plebbeo , e aricordava che si nun l ' avessi sposata io , adesso sarebbe andata in carrozza giorno e notte . Il pupo , poi , si messe a piangere perché passò davanti a un libbraio laddove si credeva che il " Forse che sì , forse che no " fusse un gioco di pazzienza e voleva che glie lo comprassi . Accusì finì col pignolo , e un ' altra volta che mi parleno di andare in carrozza , divento una tigre . Quello che mi arricordo de le cose mie CAPITOLO I Indove nacqui ; e primi passi nel sentiero ( come sòl dirsi ) de la vita . Alcuni dinigratori vogliono sostenere che mio padre facesse il trippagliolo , e abbenanche io creda che indove c ' è l ' onestà non ci vole altro e la virtù si trova tanto in mezzo a la trippa quanto sui gradini del trono o in qualunque posto , a buon gioco , pure ci dico che non è vero . No ! Mio padre faceva l ' abbacchiaglio e con tutto che sono passati tanti anni , quando vedo un abbacchio in mostra , aripenzo all ' autore dei miei giorni e me ti sento un tinticarello qui . Mio padre dunque ti spingeva avanti la barca a la meglio , mentre mia madre stava al bancone , per cui nacqui io e non mi vergogno della mia origgine , laddovechè tanti capoccioni , se si guardano addietro , vedono che sono sortiti magari da un posto peggio . Accusì la mia famiglia mi tirò su a mollichelle , povero sì , ma intemerato , e tutti di casa mia siamo andati sempre a fronte alta , abbenanche che papà ci avesse la testa carica di penzieri . Adesso non ti voglio posare a farti l ' omo di genio , ma se il professor Lombroso mi avesse misurata la testa , avrebbe veduto che nun ero un omo come tutti l ' altri , tantochè a mammà ce lo disse puro il cappellaglio : Questo ragazzo farà qualche cosa . E mammà ci fece tanto impressione , che quel giorno mi arovinai i calzoncini novi , e lei ci passò sopra e chiuse un occhio . Infatti un certo non so che di poco commune me lo sentivo : certe volte , mentrechè stavo in bottega , arestavo lì come un frescone , soprappenzieri , e papà mi voleva magari dare una zampata , ma mammà ci tratteneva la mano e diceva : Lasselo stare , che quello lì fa qualche cosa . Una volta mi aricordo che al compare mio , che era caffettiere , ci arecitai una povesia letta in un libbro accusì bene , che lui mi voleva per forza al banco con lui , ma non se ne fece gnente per raggioni di famiglia . A scola , andavo da l ' Ignorantelli indove a furia di sventole su le mano , imparai a stare a braccia conzerte che ero il primo de la classe e abbenanche il prete mi andasse poco giù , tutti mi volevano bene , e il primo premio , quando nun se lo beccava un altro , l ' ho sempre ariportato io . Il lettore mi perdonerà se ci passo sopra al luttuoso avvenimento dei miei genitori , che morirono come si si fussero corsi appresso ; ma mettiamoci una lagrima e , come sol dirsi , un fiore . Avevo diciassette anni quando mi aritrovai solo e il negozio se lo prese un amico di casa che ci aveva le cambiali . Laddovechè mi arivoltai ai parenti e li andetti o trovare tutti , e ci arimediai dodici boni consigli , una pagnotella imbottita , il compianto universale e un calcio qui . Fu allora che ti feci questa ariflessione : Accidenti , come è aspro il sentiero de la vita CAPITOLO II Ercole al bivio , ovverosia male non fare e pavura non avere . Solo , scalcagnato , senza un bagliocco , ti affrontai il primo cimento che , si ci avessi ancora qualche cosa in testa , me si addrizzerebbe solo a pensarci . Me ti ero inteso dire tante volte che abbasta averci la coscienza tranquilla che tutto va bene . Ma la prima volta che volli trovare un oste che mi segnasse , quando ci dissi che ci avevo solo la coscenza tranquilla , ti fece un zompo come una tigre e mi tirò la lavagnetta che ci faceva i conti , perché dice che me lo aripassavo . Gira che ti ariggira , ci confesso che incominciai a vedermela brutta , come diceva colui che ci aveva lo specchio rotto . Dice : la via della virtù è piena di spine , e quella del vizzio sono rose , ma in fondo c ' è la rupe Tarpea . Tutte le sere , quando andavo a letto che era una poltrona a casa d ' una zia , che faceva un po ' il filantropo , dicevo : Non ne posso più ; domani lascio la via della virtù e ti imbocco come un razzo quella del vizzio . Laddovechè poi ci aripenzavo , e quando era per metterci il piede mi cascaveno le braccia . Una mattina che me ne stavo al Pincio , indove ci ho avuto sempre un debbole per la natura e , povertà non è vizzio , ci avevo una fame che puro le violette mi pareva che odorassero di abbacchio a la cacciatrice , me ti passa davanti una signora col marito e una creatura di sette anni , la quale appena mi vidde , disse : Papà , guarda che faccia di frescone . Il padre puro mi guardò e disse : È vero , quel giovinotto mi piace . Io capii che la fortuna mi passava vicino e messi assieme una cosa che poteva puro parere un sorriso . Ed eccoti che presero informazzione e gli entrai in casa come segretario , con l ' incarico di ariordinare la scrivania del marito , e , a tempo perso , anche l ' altri mobbili di casa , nonchè ci facevo qualche spesuccia e mi affidarono l ' educazzione del figlio , che io portavo a scola . In quella casa non mi ci trovavo male : lui era un impiegato grosso a Roma e Comarca e lei ci aveva uno zio monsignore che veniva sempre in casa , raggione per cui non ci amancava gnente , ma il rigazzino era un gran boglia . Pigliate , salvognuno , un serpente a sonagli , metteteci una tigre , un effetto protestato , sciogliete il tutto in un dispiacere di famiglia e avrete sottocchio quello che era questo giovine anticristo . Il padre nun stava quasi mai a casa per via de l ' ufficio e perché il zio monsignore dice che ci dava sempre qualche missione delicata : la madre poi ce le mandava tutte bone , e solo una volta che lui gli si soffiò il naso nel vestito novo , la prese con me perché dice che ci insegnavo le idee suvversive . Però lei era una signora caritatevole e ci aveva le piccole conomie per le opere di beneficenza , raggione per cui si il pupo gli sfasciava una cosa diceva : Oronzo , siete stato voi , e a me mi toccava di aripagarla e mandar giù la pirola . Tuttavia ci sarei arimasto per un pezzo di più . Il monsignore mi aveva preso a benvolere e diceva sempre che rassomigliavo a un cane barbone che ci aveva avuto da ragazzo e che ci voleva molto bene , ma a un certo punto avvenne un fatto che mi aribellai . Nell ' occasione di una festa per un parente che rivava da fori , essendoci poco personale in casa , me ti volevano far fare da grumme , e quello che è peggio da grumme nero . Averei abbozzato per la manzione , ma quando mi dissero che dovevo farmi nero , diventai bianco come un panno lavato e dissi no ; per via che toccami da per tutto che abbozzo , ma lasciami stare il decoro ! Aggiungeteci che la mattina , mentre tanto per ingannare il tempo , ariordinavo la cammera de la signora , che dormiveno separati , ti ci trovai una calzetta di monsignore e la pippa del cocchiere , per cui una parola è poco , ma due mi pare un po ' troppo , e tre , ti diventa addirittura un discorso . Allora presi il coraggio a due mani , portai la pippa e la calzetta a la signora e ci dissi : Favorisca liquidarmi , come sol dirsi , il mio avere , comechè lei mi insegna che l ' africano non lo voglio fare e tanto meno qualche cosa di peggio , perché oggi o domani , tanto ci potrebbe venire voglia di farmi fare il turco , la scimmia o l ' osso di persica , quanto ci potrei trovare in cammara il bancone del pizzicagliolo . E vi aggiunga che si seguito a pagare tutto quello che si sfascia , oggi o domani mi mettono in conto qualche cosa che non l ' ho toccata mai e allora aresto in mezzo a un vicolo cieco . Per cui lei ebbe pavura de la pippa e ci fu una mezza scena col monsignore , che si nun si metteva di mezzo il marito , feniva male . E sortii : con pochi bagliocchi , ma libbero e a fronte alta , per via che il rigazzino mi aveva attaccato una scaletta di dietro , ma ci messi una pietra sopra . CAPITOLO III Ti entro da un avvocato . Inizzio de la mia fede pulitica . Entreno questi ! Quando ti sortii da quella casa nun mi trovai , salvognuno , come un pesce fuor d ' acqua . Stavo in buoni rapporti con un avvocato che mi aveva notificato lo sfratto di bottega e pensai di arivolgermi a lui per entrare in un posto purchessia . Ed eccoti che mi presento , e lui che ci aveva un certo occhio , mi capì a volo e mi prese con lui a lavorargli nello studio indove c ' era da fare un po ' di tutto . In quell ' ambiente ci presi il gusto de la letteratura , per via d ' un medico che ci bazzicava e che sapeva molte povesie a memoria , raggione per cui quando la sera facevano a scopone io me le aggustavo che era una delizzia . Fenì che mi venne anche a me il tinticarello di fare qualche cosa , e un giorno ti buttai giù certi penzieri , ma il diavolo volle che fusse carta bollata , e lo scherzo mi costò mezzo stipendio di un mese , per cui mi persuvasi che le belle lettere sono un gusto da signori . Il principale era un mezzo libbero pensatore , ma siccome era furbo anzichennò , lui te si sapeva barcamenare , e quando un convento di frati ci aveva una pendenza la metteva in mano a lui . Però , quando non lo sentiva nessuno , diventava u leone , e allora , che ti voi vedere ! Ti tirava fori Dante , Coladirienzo , il Macchiavello , la repubblica del 48 e via dicendo , raggione per cui me ti toccava di chiudere le finestre si no sentiva il spezziale incontro . Lui per l ' Itaglia ci stava , ma diceva che la pera non era matura , e che la rivoluzzione bisognava farla , ma con le bone , e non come faceva Garibbaldi , che con la prescia guastava tutto . Da lui ci imparai un buggerio di belle cose , per via che era un omo istruvito e un mezzo idealista , come diceva lui ; raggione per la quale stava sempre con la testa fra i penzieri alti , e le fine del mese si correvano appresso che era una bellezza , perché si ci andavi a reclamare la paga ti esclamava : " Sempre queste miserie ! Come si vede che siete abbituvato in mezzo ai caccialepri !..." . E io stavo zitto e mi aricoprivo con la mia dignità , ma rivai a un punto che me si vedevano le dita dei piedi , raggione per cui mi feci coraggio e ci dissi : " Egreggio signor avvocato , io capisco che lei sta sempre in mezzo allo studio con quei libbroni e l ' affari dei frati che levati , e nun pole abbassarsi fino a queste miserie ; ma si ci ha un rifiletto di tempo , pregola darmi una smicciata a le scarpe e lì vedrà che nun le posso più persuvadere di andare avanti . Nun fo per dire , ma sono tre mesi che sto con lei e ieri mi è toccato rivare fino a Sant ' Onofrio per farmi prestare due pezze da mettermi ai calzoni . " Lei dice che oggi o domani entreno questi , e allora ti alziamo lo stendardo de la libbertà , ma la prevengo che il coco mi arifila le porzioni e quando si aricorda del pane mi pretermette il companatico . Ne consegue che quando entreno questi , lo stendardo de la libbertà gli toccherà a alzarselo da sè , perché si nun trovo uno scontista che mi presta il fiato , con quello che ci ho nun glie la faccio davero " . Lui mi guardò e fece un sorrisetto amaro ; poi disse : " Come siete materiale ! ... Si vede che l ' ideale nun lo sentite ! ... E io che , quando ti sento la marcia reale , qualunque cosa ci abbia , ti divento un altro " . Così fu che mi dette una lira , che allora si chiamavano papetti , ma l ' affare della marcia reale era un po ' esaggerato perché quando perse l ' affare del lascito dell ' Orsoline , e io gli andetti in cammera facendo : " Tarazun , tarazun , tarazun ! " , lui mi tirò una scarpata che , se mi piglia , addio Oronzo ! ... Detto un fatto ti riva quel gran giorno che sentimio le cannonate da tutte le parte e la superiora delle carmelitane si aripparò da noi allo studio suo per pavura di qualche palla . Era tanta la pavura che volle stare allo scuro . A un tratto ti sentii li strilli , le trombe e la voce de la libbertà ; me si messe una cosa davanti all ' occhi , aprii la porta de lo studio e strillai : Sono entrati ! ... E la superiora strillò : Uddìo ! ... ha visto tutto ! ... Per cui a la sera ebbi il benservito , persi il posto e l ' avvocato mi liquidò trenta papetti di arretrati . CAPITOLO IV Indove mi si aprono tre porte e ottengo il posto . Entrati questi , io mi ti arimasi di fuori e per circa quattro mesi tirai avanti pascendomi di illusioni al bengalla , e di entusiasmi giovanili , e ero rivato al punto che quando mi soffiavo il naso facevo piano piano per pavura che mi arestasse l ' anima nel fazzoletto . Dagli oggi , e aridagli domani , la miseria mi faceva da battistrada e mezz ' ora prima che io arivassi in un posto , vi si sentiva la puzza di saccocce vuote . Di questo passo ogni tanto mi toccava , con rispetto parlando , di farmi il massaggio allo stommico perché mi si appicicava il bellicolo a la spina dorsale . Finalmente , come Dio volle , incominciò a vedercesi chiaro e , cerca di qua , cerca di là , ci furono tre persone di core che mi apersero tre vie davanti . Fu allora che dissi quella frase celebbre : Oronzo , occhio a la penna ! La prima via fu uno dell ' ecchese cummitato intransiggente che mi offrì un posto da guardia di Pubblica Sicurezza , e quasi , malgrado che mi piacesse poco , averei accettato , per via che la fame era rivata a un punto che la vedevo come vedo questa creatura mia , ma quando mi vidde un amico commune disse : Questo , i ladri se lo bevono ! ... E accusì non se ne fece gnente , ed eccoti la seconda via , che me la offrì la vedova dello zio caffettiere , offrendomi un posto nell ' amministrazione dell ' azzienda ; ma un giorno mentre , tanto per ingannare il tempo , lavavo uno scioppe , mi arestò il manico in mano e questo fu il pomo della discordia , sul quale si dividessimo . La terza via fu la prima signora indove ero stato come segretario , la quale non essendoci più l ' ufficio di Roma e Comarca e comechè fusse morto lo zio monsignore , il marito lo fecero diputato d ' opposizione e mi fece un bella riccomandazzione . Quando mi presentai dal ministro ( non ci dico il nome perché adesso è senatore e guai se lo sapesse la governante ) ammalapena lesse il nome di lei ci si arifecero un par d ' occhi accusì e disse : Ma le pare ? ... Vedremo di servirla subbito ! Allora chiamò il segretario dietro il paravento e sentii che ci diceva : Veda di mettermi a posto questo frescone ! ... E allora dissi fra me : Stiamo a cavallo ! ... Eccoti come fu che in quattro e quattr ' otto mi feci fare la rimonta a le scarpe , acquistai una soprammanica e , come una palla , entrai al fondo culto , indove non mi presero fisso , ma in seguito venne l ' organico . CAPITOLO V Avventure , come sol dirsi , di gioventù e capito in Filodrammatica . Abbenchè questo libbro sia fatto con lo scopo precipuvo che un giorno mio figlio lo tenga in mano , puro non voglio pretermettere anche le piccole cose , accusì l ' omo ti zompa fori in tutti i suoi particolari . Dice : Ma questo Oronzo era puritano ? Non signore : qualche boglieria l ' ho fatta puro io e siccome ho detto di metterci tutto , puro questa ci deve entrare . All ' angolo del vicolo delle Colonne di Massimo , che adesso nun c ' è più , allora c ' era una tabbaccaglia indove ogni giorno ci pigliavo il solito toscano . Adesso non fo per dire , ma abbenanche non fussi un Adone , un certo non so che di povetico ce l ' avevo , e compra un sighero oggi , una scatola di fosferi domani , oggi cambia una lira , domani ci dai un ' occhiata sentimentale , doppodomani acquista un gioco dell ' oca , il giorno appresso prendi due soldi di spuntature , sgnaccaci un sospiro , facci una risatina , eccetera eccetera , fenì che ci detti nell ' occhio . Un giorno mi accorsi che mi sorrideva , e allora mi sentii qualche cosa ne la panza che mi diceva : Oronzo , ci siamo e ci resteremo . Ad ogni acquisto lei mi faceva una risatina , e quel giorno in capo a la sera avevo arimediato diciassette risatine , ciovè due soldi di sale , quattro scatole di ciragge brillante , sei soldi , in varie riprese , di pignoli e passerina , venti centesimi di zio Bibbo o zibbibbo come dice la plebbe , cinque lacci per le scarpe , sei toscani e un ' oncia di polvere di mattone . Fra di me feci questa ariflessione : Si riesco a seguitare così per una settimana , sono a cavallo . Disgrazziatamente , un po ' per economia , un po ' a furia di zibbibbo e zucchero d ' orzo mi si era indolcita anche l ' anima dei trapassati , e la cosa s ' incominciò a mettere male , indovechè la signora Giuditta che mi affittava la cammera credo che ancora allustri i cucchiarini con la polvere di mattone del mio primo amore . Tuttavia i ferri si andavano ariscaldando e un giorno presi il coraggio a due mani , acquistai un foglio di carta che levati e ci scrissi una lettera che averebbe intenerito il cuore di madama Lucrezzia che , salvognuno , è tutta in travertino . Detto un fatto , mi metto il pappiè in saccoccia , mi arriccio i baffi , ti passo dal barbiere e vado sul posto , che strada facendo mi sentivo una palla qui . Ma appena entrato in negozio ti trovo il marito con cert ' occhi che parevano due ovi frittellati il quale mi fa : " Eccoci il toscano , che è l ' ultimo che lei compera in bottega mia , indovechè ci si aricapita ci fo magnare il spuntasigheri " . Che avrei dovuto fare ? ... Ci penzai e aripenzai , ma tutto il giorno mi sentivo lo spuntasigheri di Damocle sospeso sulla testa , e ci dovetti mettere una pietra sopra . Allora , ce lo confesso , volli obliare , e mi detti a lo stravizzio , raggione per cui ti passavo le sere al caffè immerso nella bazzica e granata , ovverosia scopa , come dice la plebbe ; mi veniva un ' idea nera e la schiaffavo nell ' orzata , ci avevo un penziero triste e lo ficcavo nelle nocchie capate . In breve ti diventai un viveurre scapigliato e si seguitavo un altro po ' a bazzicare la gioventù dorata fenivo in mezzo a un piccolo vicolo . Una sera mi aricordo che arimasi sospeso tra due penzieri , uno che era un biglietto per la filodrammatica Stefano Pecioni al Vicolo de le Palle , che si facevano i Due sergenti , l ' altro era la solita via del vizzio . Arimasi un po ' sopra penzieri : rimira un poco fresche , direbbe il filosofo , da quali piccolezze ti dipende l ' avvenire d ' un omo ! ... Feci fra me : Adesso passa quel cerinaglio : se volta a destra vado al caffè : se va a sinistra ti vado in filodrammatica . Il cerinaglio si messe a sedere sul cantone e allora , a rigor di termine , ti avrei dovuto prendere una via di mezzo fra il vizzio e i Due sergenti , ma un pizzardone lo cacciò via , e detto un fatto , mi trovai sulla via della filodrammatica , che mi aricordo come adesso , portavo i calzoni di picchè bianco e ci avevo il cravuse per via d ' un buco dietro . Accusì fu che conobbi Terresina . CAPITOLO VI Conosco Terresina . Pareva che il core me lo dicesse , che qualche cosa di grosso mi doveva rivare , perché quando fui su la porta arimasi un altro momento fra il sì ed il no , fintantochè presi ed entrai . Eccheti che mi messi in una poltrona e mi cominciai ad aggustare lo spettacolo , che era una vera schiccheria . Un certo panciante per l ' arte ce l ' ho avuto sempre , e ci assicuro che si invece di inficcarmi ne la burocrazzia acchiappavo le tavole del palcoscenico , qualche cosa di grosso succedeva . In sostanza , ci dico che fenii col prenderci parte e quando quel boglia di Valmore ci imbrigna per la fucilazzione di quei due disgrazziati , mi veniva voglia di dirci : Vieni giù in platea che me ti aripasso io ! ... Abbasta , il fatto è che Terresina , la quale ancora era ragazza , ci faceva la parte di Sofia e quando riva il punto che lui se ne vole andare e ti strilla : " Si il cielo , l ' inferno e l ' altre boglierie mi fanno malloppo , io ci ammollo una zeccata e ti passo oltre come una palla ! " , lei ci si agguantava addosso e ci diceva : " Arimirami queste due creature che ci ho davanti , fallo per loro ! " , io mi sentii un nonsochè che mi veniva su e poi riandava giù , e fenì che mi soffiai il naso come si ci avessi avuto dentro un nimmico personale . Abbasta , fenita la rappresentazzione , si incominciarono i soliti quattro salti , e un amico mi presentò a la protagonista . Adesso sono passati molti anni e un po ' per questo , un po ' fra il debbito del signor Bonaventura e le disillusione , la povesia se n ' è andata , ma ci assicuro che quando mi ci avvicinai e ci dissi : " Signorina , mi accorda un valzere ? " mi parve di sentire una voce che diceva : Questo valzere leghetelo al collo , perché te lo ricorderai fino che campi . Abbasta , non fo per dire , adesso che queste cose nun ce si penza più , ma allora ti facevo un valzere saltato con certi molleggi che , me li saluta lei ? ... Fenito di ballare andassimo al buffette , indove ci offrii un supplì e intanto che ci arinfrescavamo ci feci : " Ma sa , signorina , che lei recita divinamente ? " . Lei mi fece un sorrisetto e disse : " Lei è molto buono , mi arangio come posso , ognuno si agliuta con l ' ugne sue " . Abbasta , quella sera , quando tornai a casa me si incominciava a confondere il passato al presente e mentre mi magnavo l ' ultima cartata di zibbibbo della tabbaccaglia , me ti venne come un rimorso ; aprii la finestra e la buttai via , insieme con due scatole di ciragge e un laccio de le scarpe che tenevo fra le paggine dell ' Ebbreo Errante . La notte mi sognai i due sergenti che si litigavano Terresina , e l ' agliutante Valmore che abbracciava Sofia e uno spuntasigheri che gli agliutava con l ' ugne sue . Per farcela breve , tutte le domeniche aritornai a la filodrammatica e in capo a un mese sapevo i Due sergenti come l ' avemmaria e una sera che il caporale Senzaffanni era indisposto , mi prestai gentilmente e me la cavai con plavuso di tutti . Dacci oggi e ridacci domani , l ' amore , salvognuno , è come un pedicello che , più lo stuzzichi e più s ' infiamma , fintantochè nun ti viene a capo . E fu così che una sera aripresi la penna e ti scrissi la seguente lettera : Egreggia signorina , L ' altra sera lei notò che io ero pallido e mi disse che ci parevo Iacopo Ortise : ci confesso che lì per lì ci ho avuto quasi un moto , come sol dirsi , di aribellione e di gelosia , ma poi mi sono informato e ho saputo che è il fatto d ' un libro . Nun so se i miei sguardi , le mie parole e l ' inciampicone che presi entrando in palcoscenico perché lei , mi guardava , ci hanno fatto capire quello che ci ho dentro : ad ogni modo come disse Cesare alla Berresina , il dado è tratto , e si lei nun mi ha penetrato , adesso ce lo dico io . Ci assicuro , però che ne lo scrivere queste parole mi trema la penna e gli occhi mi fanno piccolo fico , ovverosia fichetto , come dice la plebbe . Ebbene , sì , ce lo confesso : io l ' amo ! Lei dirà : Che frescone ! ... Che cosa si è messo in testa ? ... Sono in un tale stato che nun so più quello che mi metto in testa , in bocca o ne la froce , salvognuno , del naso , e ne consegue che mi aspetto un sì che mi farà schioppare da la gioglia , che si , mi puti il caso , fosse viceversa un no , si aspetti di aricevere la notizzia de la mia morte , con tanto d ' ombra implacabbile che ci verrà a sturbare le notti . Attendo la sua risposta col cuore appeso , salvognuno , a un filo . Il suo ORONZO E . MARGINATI . La sera a le otto , dopo i Due sergenti , me ci avvicinai e , senza che se ne accorgesse nessuno , ce la messi in mano . CAPITOLO VII Bazzico per casa di Terresina e conosco il sor Filippo . Il matrimonio . Nun ci so dire con quale lippe ed ezziandio lappe arimasi durante i dieci minuti che tennero dietro a questo fatto . Me te ne andetti pel vicolo ceco dietro la filodrammatica e era tanta la confusione , che mi ficcai il sighero acceso in bocca all ' incontrarlo , e mi scottai il labbro di sotto , ma la trepidazzione era tale che ci messi una pietra sopra ; e passai oltre . Mi sentivo il core che mi faceva ticche tacche , come il patocco d ' un orologgio e ogni tanto pigliavo la rincorsa per arientrare , ma su la porta facevo un pirolè e ritornavo indietro . A la fine ti acchiappo il coraggio con le mano e con i piedi , mi metto a correre e ti entro come una palla : la trovai che la madre ci infilava il paltoncino , e ci detti una guardata che lei capì a volo d ' uccello . Di prima botta capii che si metteva bene , e quando fummo al portone lei mi fece : " Nun vede , signor Oronzo , si che bella luna ? ... A che cosa ci fa pensare a lei ?..." . " Mi fa pensare , ci arisposi io con un filo di voce , che si lei mi dicesse di sì , mi parerebbe di toccarla , salvando il dovuto arispetto , con un dito " . Fu allora che a la madre ci cascò l ' ombrellino e arimanessimo soli , per cui quando l ' ombrellino fu raccolto me ci feci davanti e ci dissi : " Signora , mi accorderebbe , esempligrazzia , la mano di sua figlia ?..." . E lei arispose : " Abbasta che sia contento il sor Filippo " . Fu così che ci entrai in casa . Il sor Filippo era un amico di casa per cui , come diceva la madre , aveva veduto nascere Terresina e lì doppo la morte del padre , che era maestro di casa del principe Mazzetti , ci era seguitato a andare come ci andava prima . Siccome era una persona per bene , impiegato a la Minerva e ci aveva qualche cosetta fori , accusì era una specie di appoggio morale e loro si consigliaveno sempre con lui . La prima sera che ci andetti in casa ci trovai puro lui e facessimo una piccola aribbotta . La madre che era la signora Concetta , mi fece vedere i capelli del defunto , che ci aveveno aricamato un quadro con un salice piangente , e poi un tappeto di scatolette di cerini , col merletto di stama indovechè dice che Terresina ci aveva le mani d ' oro e il sor Filippo puro diceva di sì . Al sor Filippo ci feci una bella impressione e disse che per Terresina ero proprio il marito che ci voleva . Anzi , un giorno facessimo una passeggiata io e lui , che si vede che la madre era d ' accordo , e accusì una parola tira l ' altra , mi domandò quanto pigliavo , si ci avevo qualche follia , come sol dirsi , di gioventù e mi fece : Abbasta , dice , io sono omo di mondo , conosco la vita e sono stato nella pulitica tant ' è vero che ci curse un pelo che non mi presentassero a Bettino Ricasoli , perciò l ' ommini li conosco a volo , e spero che lei la farà felice ; in ogni caso eccoci un amico come ce ne sono pochi . Su la qual cosa ci stringessimo la mano e credo di averci mantenuto per lo meno la parola , comechè ci avrò tutti i difetti , ma come marito sono tutto d ' un pezzo , e dal giorno che ci dissi di sì davanti al Sindaco , Terresina ci pole dire che pochi ommini seppero abbozzare come ho abbozzato io nelle boglierie de la vita . Accusì , una bella mattina di primavera facessimo il matrimonio , col rinfresco che ce lo offrì la zia caffettiera e una bella povesia del sor Filippo , il quale era un sonetto che diceva accusì : Esulta , Oronzo , esulta Terresina ! Ora di gioglia imperitura è questa , poi che ' l giocondo Imen ti s ' avvicina e a redimerti appressasi la testa . Al casto fronte il labbro s ' avvicina e tutta la natura si aridesta , e se fia che in un ' epoca vicina un pargoletto venga a farvi festa , sovvengavi colui ch ' or ve l ' augùra , come v ' augùra pur prosperi i fati del dolce Imen fino alla sepoltura . E stringendoci insiem tutti abbracciati gridiam dal monte fino a la pianura : O sposi veramente fortunati ! E quello , si nun fusse stato un boglia che si volle divertire a mandarmi una lettera anonima indove mi dice beccaccione , fu il più bel giorno della mia vita , che alle 2 partissimo per Frascati . CAPITOLO VIII Contraggo il debbito col signor Bonaventura . A riguardo alla luna di miele ci passo sopra , tanto per non stuzzicare il santuvario della famiglia , comechè queste cose più si mucinano e peggio è . I primi mesi di matrimonio fussimo come due piccioni e tubba che ti aritubba , un bel giorno la sora Concetta bonanima sua si arese defunta . La socera sarebbe quella cosa come , salvando il dovuto arispetto , certe cose che tutti ne dicheno male , ma tutti ce l ' hanno , e oltre la tomba non vive odio nimmico nemmeno per il formaggio , ma tuttavia mi ci arisico una lacrima e un fiore . Proprio boglia non era , ma ci aveva quel vizzio che ogniqualvolta ci accadeva una cosa purchessia che nun ci andava bene , eccoti che ci veniveno le convulsioni e ti si metteva a strillare : Indove sta mio marito che mi teneva come la rosa al naso ! ... E con questo affare della rosa e ezziandio del naso , quando ci aveva l ' attacco dava via pignoli e colpi di babbuccia o ciavatta , come dice la plebbe , dimodochè mi inficozzava la testa e mi aridusse la pace di casa che non si ariconosceva più . Poi diceva che io ci avevo il fare plebbeo e che si campava suo marito bonamina , sua figlia averebbe portato una coda lunga accusì e tutta di pelusce , tantochè un giorno ci dissi : " Signora Concetta , io non vi posso tenere come la rosa al naso perché i mezzi non mi rivano , e lo vedete che si va avanti , come sol dirsi , a mollichelle ; ma non si pole prenderla con me perché ci ho una bona volontà che si la vedete vi piglia , salvognuno , un caso imprevisto , o accidente , come dice la plebbe ; con quale vi confermo che in fatto di coda bisogna che Terresina abbozzi e tiri avanti con quello che passa il convento , ariflettendo che col tempo riveremo puro al pelusce " . Invece sono passati tant ' anni e stiamo ancora a la cottonina da mezza lira al metro , vero fallimento . Ma chi lo sa che un giorno non ti spunti tanto di sole dell ' avvenire o qualche altra boglieria . Abbasta , chiudo la parentisi e ci vengo al fatto che la sora Concetta arestituì l ' anima a chi ce l ' aveva data , e per quanto le cose si facessero in famiglia , bisognò metterci una pietra sopra e le spese furono grosse . Una mattina feci i conti , chiamai Terresina , e ci feci : Son dolente di dirtelo , ma siamo andati di sotto . Lei mi guardò con un sorriso e disse : " A me mi abbasta il tuo cuore e , salvognuno , una capanna " . Viceversa , si ci avessimo avuto una capanna se la saressimo almeno affittata , invece il garzone dell ' orzagliolo ci veniva a fare le sgaggiate , e il macellaglio che ci portava la copertina a casa , disse che mi faceva l ' atti . Accusì fu che un giorno quel compagno mio d ' ufficio coll ' erre moscio di famiglia decaduta , mi disse : Stia tranquillo , che in ultima analisi la presento al sor Bonaventura . Il quale sor Bonaventura era uno scontista che vendeva l ' ogliografie e i servizzi da tavola a rate settimanali con una bona firma e era stato usciere puro lui al Fondo culti . Lui ci disse che non era lui , ma una terza persona , e doppo una settimana facessimo l ' effetto , dopodichè l ' ho rinnovato un migliaio di volte e me ne trovo accusì bene , che si putacaso moro , si l ' inferno c ' è , e ci vado io , lui ce lo trovo come una palla e ci do certi mozzichi in testa , che quelli del conte Ugolino diventeno casti baci . CAPITOLO IX M ' entra in casa il sor Filippo Dacci oggi e ridacci , salvognuno , domani , questo fatto del signor Bonaventura , che doveva essere come chi dicesse un ' ancora di salvezza , mi diventò invece un pricipizzio nel quale più bagliocchi buttavo e più me ce ne volevano . Ogni giorno che mi passava era una boglieria nova , e si facevo tanto da attapparti un buco , ecco che te ne zompava fori un altro , per la qual cosa andavo sempre dicendo tra di me : Nun si riva , nun si riva , nun si riva . Fu allora che Terresina ci venne fori l ' ideale infranto , la pianticella che intristisce nell ' ombra , l ' omo plebbeo , la piaga insanabile e tante altre boglierie per le quali i capelli , comechè ancora ce l ' avevo , mi si addrizzaveno in testa . Raggione per cui , appena rivata davanti al canapè ci pigliavano le convulsione e un giorno ce si trovò il sor Filippo che abbuscassimo un pignolo per uno e dicessimo di commune accordo : Passiamoci sopra . Eccoti che il sor Filippo , ci morì la padrona di casa indove ci stava da diciotto anni , e un giorno che io e Terresina facevamo i conti per vedere si si poteva arinnovare il miracolo , come sol dirsi , dei pesci , nonchè dei pani , mi riva a casa e me ti fa la seguente proposta : Dice : " Sa , io sono un omo che ci ho certe abbitudini , come diceva Bettino Ricasoli bonanima , quando ci corse un pelo che me lo presentassero , e abbenanche non mi sia fatta una famiglia , mi ci scapperebbe di averci puro a me due bagliocchi di focolaglio domestico . " Coi quali , come lei vede , io ci ho qualche incommodo e mi piace l ' ordine in famiglia e lei vede che si poterebbe fare tutto un molloppo , comechè nun fo per inficcarmi indovi non mi tocca , ma puro a lei nun ci farebbe danno un piccola spinta . " Pigliamo una casa con una cammera di più e si alla signora Terresina nun ci dispiace , quello che mi tocca ce lo do tutte le fine di mese e tiriamo avanti accusì " . Detto un fatto , lo dissi a Terresina e lei puro annuvì e il giorno doppo , mentre io stavo all ' ufficio , si messero in giro loro due per trovare la casa e a Terresina ci servì per distrazzione . A questo punto faccio , come sol dirsi , una sosta e do libbero sfogo a un cosidetto giusto risentimento , che ce l ' avevo su lo stommico da un pezzo . Nel bollore della lotta pulitica vi fu un boglia che , aripparondosi dietro il baluvardo dell ' anonimo , intinse la penna nel bidone del fiele e con animo boglia , nonchè dilibberato , mi scagliò la freccia come sol dirsi , del parto . La quale mi pizzicò proprio nel santuvario della famiglia che però l ' arispingo sdegnosamente . Non ci voglio stare a dire la cosa in tutte lettere , ma il lettore intelligente l ' acchiapperà a volo , laddovechè io , il sor Filippo e Terresina siamo , salvognuno , abbastanza gentilommini per sentirsi superiori a certe boglierie , e questo signore che si so il nome ci sgnacco due amici , il menagge a tre ce lo avrà lui e lo spirito vile di suo nonno ganimede , overosia l ' animaccia di nonno paino , come dice la plebbe . Si ci potessi parlare a quattrocchi ci direi : Suino , che è come chi dicesse porco , anima nera , vassallo scostumato e zozzaglione , si vede che a casa tua ne hai viste , salvando il dovuto rispetto , di tutti i colori , ma si vieni a casa mia , indove ti arivolti e per quanto guardi per tutti i buchi nun vedi che montarozzi d ' anime intemerate e fagotti di coscenze tranquille , comechè a Terresina ci pòi cercare puro il pelo , a bon gioco , nell ' uovo , che su quell ' affare lì non ci è stato mai gnente di dire . Il sor Filippo è un uomo tutto d ' un pezzo e pole dirlo lui si a casa mia è custodito come si deve , si la mattina non trova sempre i pedalini al posto loro . Pigliatelo , rivoltatelo da tutte le parte , e se ci amanca verbigrazzia , un bottone , me ne faccio strappare due e magari tre . Abbasta , facciamo come diceva Michelangelo : Non ti curare di loro , ma guarda , sputaci in un occhio , facci tanto di scongiuro , mostraci il tuo disprezzo , fumaci mezzo toscano sopra , e passa . Per farcela breve , si stabbilissimo insieme , e allora le cose incominciarono a camminare con le gambe loro , come puro Terresina si fece un po ' più tranquilla e il sor Filippo dette una spinta a la barca . Raggione per cui una sera a cena ti accade che Terresina , credevo che fusse l ' abbacchio che ci avesse fatto male , e invece mi tirò in un cantone e mi disse : Dice : " Oronzo , non fo per vantarmi , ma azzeccaci un poco ? ... Sono madre " . E io mi sentii come una gran botta in testa , che erano le viscere paterne . CAPITOLO X Me ti nasce il pupo . Il giorno appresso venne la Signora Assunta , che sarebbe la mammana e mi confermò la cosa . Ci assicuro che provai una sensazzione nova e che quando sortii per la strada mi pareva che tutti mi dovessero insegnare col dito come per dire : Quello lì nun è un frescone , ma viceversa è padre . Puro a l ' ufficio si accorsero che ci avevo qualche cosa di novo che mi traspariva pelle pelle , e mi aricordo che a un certo punto non mi potevo tener più e sbottai col più anziano , ma lui mi arispose : " Uno , pupo ; ottanta , genitrice " , e al terzo nummero ci dissi frescone e lo piantai . Quello coll ' erre moscio di famiglia nobbile decaduta mi allungò una guardata e fece : " Beato voi che credete alle gioglie de la famiglia " . Lui era pessimista , che sarebbe come chi dicesse uno che ci ha sempre come l ' ammoniaca sotto al naso , e porta sempre la sigheretta smorzata . Abbasta , si devo dire la verità , le gioglie de la famiglia mi fecero tribbolare un bel po ' perché a Terresina durante la gestazzione ci venivano tutte sorta di voglie e mi toccava a farmi in quattro per contentarla , si no c ' è il caso che il pupo mi nasceva tutto a l ' incontrario . Per darci un esempio , è capace che di notte d ' un tratto me ti faceva un gran zompo e si metteva a strillare : " Oronzo , voglio una beccaccia , datemi una beccaccia , si no moro !..." . Robba , ci dico , da far venire i geloni a Pasquino , laddovechè trovai aperto solo un oste che ci aveva un beccafico e lo travestissimo da beccaccia . Un ' altra notte , eravamo di dicembre , ci viene la voglia della corallina e il sor Filippo tanto si messe in giro che glie l ' arimediò . Quel povero sor Filippo abbasterebbe quello che fece in quella circostanza per aricordarselo tutta la vita : e nun si possono dire l ' attenzione che ci usava a Terresina . Rivò fino al punto che una notte che ci presero le dogliette curse a chiamare la mammana , che viceversa era un falso allarme . Abbasta , dacci oggi , dacci domani , la cosa cresceva a vista d ' occhio e la sora Assunta affermava che era maschio per via che ci aveva la sporgenza davanti . Incominciassimo quindi a discutere il nome del nascituro che tanto io quanto il signor Filippo che era il compare , volevamo darcelo , e quell ' erre moscio pessimista disse : " Pigliate una via di mezzo e metteteci nome Filipponzo o Oronzippo " , ma si vede che le disillusione ci avevano dato in testa . Abbasta , il gran giorno si avvicinava a gran passi e il nascituro stava lì , tantochè tutte le sere , quando venivo fra le parete domestiche , mettevo prima l ' orecchio al buco de la chiave , per paura di trovarmi davanti a l ' improvviso il frutto de le mie viscere . M ' aricordo come si fusse adesso che era una sera che tirava la tramontana e Terresina stava per andare a letto , quando me ti fa , dice : " Uddìo , Oronzo , vi siamo !..." . Io mi sentii un ' altra botta fra capo e collo e corsi a chiamare la mammana , intantochè il sor Filippo ci faceva la camomilla . Fu tanta la prescia che mi messi i calzoni a l ' incontrario . Strada facendo mi sentivo una cosa in testa che mi stava stretta e era il cappello del sor Filippo che me l ' ero messo dall ' altra parte . Come Dio volle rivò la mammana ed ezziandio la zia di Terresina che c ' era passata tante volte , nonchè venne la sora Adalgisa , quella che abbitava di sopra . Io e il sor Filippo arestassimo in salotto e lui mi voleva fare coraggio , ma ero così aggitato che mi soffiai il naso al boa della sora Adalgisa , che doppo ci toccò di dire che c ' erano passate le lumache . A ogni strillo me si addrizzaveno quei quattro peli che ci avevo sul capo e il core mi faceva come un botto dentro . A un tratto ti sentiamo un gran strillo : che è e che non è , me ti si apre la porta , ti vedo comparire la mammana con un malloppo in mano che si moveva e mi ti dice : " Signor padre , guardate si che bel maschio !..," . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Io e il sor Filippo si gettassimo uno nelle braccia dell ' altro . CAPITOLO XI Mi zompano nella promozione . Vi è un proverbio che dice . È meglio essere ricco di carne che di bagliocchi , come a dire che è meglio averci un figlio che un biglietto da mille , con la differenza che al biglietto da mille non ci vonno scuffiette e al pupo invece abbisogna darci tanto di zinna , quando non riva fino a rovinarti i vestiti . In una parola , al pupo ci fu messo nome Filippo Oronzo Teodoro Spiridione e se lo allattassimo in famiglia , che nun fo per vantarmi , ma il latte di Terresina era un butirro . Ne nacque che all ' ufficio si formò la lega di resistenza fra il personale e si incomiciassimo a aggitare perché volevamo , salvando il dovuto rispetto , l ' organico che sarebbe quel meccanismo , per cui uno entra con lo scappelloto e poi si trova fisso . Mi ricordo che la prima adunanza la facessimo a la Posta vecchia e quando ti viddi che due minuti prima si davano del profumone e facevano magari a scopa per ingannare il tempo fra una pratica e l ' altra , mentre lì si dicevano egreggio collega e mi dettero perfino del preopinante , mi aricordai il bel tempo de la filodrammatica e ci presi un gusto grosso buggero e buggerone ( come dice la plebbe ) . Domandai la parola con la stessa trepidazzione con cui avevo domandato Terresina , e me la dettero . Fu allora che ti scaricai una loquenza che tutti mi staveno a sentire , indovechè ci feci notare che si si aggita la piazza , quattro carabbigneri e siamo al posto , mentre si si aggitiamo noi , le pratiche chi te le scrive ? ... E si nun vi siamo noi per mettervi le cose negli atti , mi fa il piacere di dirmi come ti va avanti il paese ? ... E il baluvardo de le stituzzione , doppo l ' esercito , chi è ? ... Pinco ? ... Federico Barbarossa ? ... L ' onorevole Icchese ? ? ... Nemmeno per il formaggio ! Siamo noi che viceversa è come tante rotelle d ' una gran macchina che abbasta che ne fermi una , il capodivisione è inutile che ci metta una pezza , non va avanti ! E quando ti vengono a dire la burocrazzia di qua , la burocrazzia di là , la spesa improduttiva di sopra e la sanguisuga di sotto , ci arispondo che sono mentecatti , o come dice la plebbe , fresconi , perché si una cosa purchessia non me la emargini , non me la finchi sotto copertina e non c ' è la firma del segretario , nun vale , e allora come va avanti il paese ? ... E si arifletta che noi siamo gente d ' ordine e toccaci dapertutto , ma lasciaci stare le stituzzione ; ma quando si riva a l ' organica siamo capaci di tirarci fori lo spirito di classe come uno scopino qualunque . Abbasta : fui loquente . Ma , come sol dirsi , Adamo si salvò , ma incorse in gravi dispiaceri intimi . L ' organico non me lo potettero levare , ma a la prima promozzione , quando ti passavo a milledue , eccoti che quello con l ' erre moscio che era pessimista per via che la sorella era una certa Demì Mondana , che se ne parlò tanto all ' epoca di quel ministro che morì d ' un colpo nel budoarre , me lo trovai davanti . E viceversa mi toccò prendermela come una cosa naturale . CAPITOLO XII Ti entro nella libbera stampa ! Mi arimmento una povesia di Stecchetti quello che era morto , ma non era vero gnente , che dice : Sono un poveta o sono un imbecille ? Si loro sapessero quante volte mi sono arivolto una domanda su per giù come questa ! Quando ti vedevo una boglieria , mi si arivoltava , salvognuno , il fritto e mi toccava di tenermelo dentro e abbozzare , e allora dicevo : Ma questo arivoltamento di fritto sarà nobbile indignazione , ovverosia una fresconata qualunque ? Un giorno finalmente , che mi ricordo come adesso , avvenne quella boglieria del tranve , che ti rivai a casa come una tigre , zompo in cammera , piglio il quaderno del pupo , impugno la penna e così , senza arifletterci più che tanto , ci buttai giù una lettera che la penna mi zompava fra le dita come una cigliuola o ciriola ( come dice la plebbe ) . A farla non fu gnente , ma non ci so dire la trepidazzione quando , senza dirci gnente a nessuno , la copiai in un bel foglio protocollo senza righe , col titolo con tutti svolazzi e me la messi in saccoccia . Strada facendo me ti dicevo fra me e me , dice : Oronzo , qui non bisogna tremare ; se titubbi ti pigliano per frescone . Le mie simpatie erano per il Travaso , abbenchè il capodufficio dicesse che era giacobbino , e detto un fatto ti rivai a la porta de l ' ufficio e siccome lì me ti mancò il fiato arimasi co le braccia a pendolone e feci finta di guardare il gioglielliere . Finalmente feci animo , come sol dirsi , arisoluto e mi domandai : Ma dunque non sono omo ? ... Mi messi una mano su la coscenza , onde feci : Sì , sono omo ! E allora perché faccio il perverso pupo o pupazzo , come dice la plebbe ? ... Chi ci sarà laddentro ? ... un leone ? ... il sor Bonaventura ? ... la bonamina della signora Giuditta ? ... No : vi sono dapertutto dei gentilommini come me e lei e il primo frescone che passa ! ... E allora , coraggio ! ... Detto un fatto ti piglio la scala a la rincorsa , e ti rivo a una porta che s ' apre e c ' era un uscere che mi fa : " Lei che vole ?..." . " Voglio il direttore ! " ci arisposi dandomi un ' aria san fasonne , ma però da lo sturbo che ci avevo ne la panza capivo che stavo per fare un gran passo . Lui mi fa : " Passi puro in redazzione che ci sono tutti " . Dice il direttore : " Ma lei , scusi , chi è ? " . " Sono , ci feci io , un omo tutto d ' un pezzo che adesso se sono aggitato vi passi sopra , ma il bene pubblico ce l ' ho avuto sempre in pizzo a tutti i penzieri e quando vedo una boglieria bisogna areggermi se no sbotto , e Terresina tante volte mi dà i calci sotto al tavolino , per via del sor Filippo che è ben pensante , ma ci confermo che si nun trovo uno sfogo divento narchico . Lei dirà : E chi se ne stropiccia ? ... Io ci arispondo : E allora la fede inconcussa e quell ' anima ideale che levati , col quale ti abbiamo inficozzato lo straniero e ti inalberassimo il vissilo della riscossa , indove li ficca ? ... " Io direi di ficcarli ne la libbera stampa , che appena vi è una boglieria ti si addrizza davanti come una vipera che ci hai acciaccato un piede , la quale ti impugna la penna e ziffe , ziffe , ziffe , ecco che ti trionfa la giustizzia ! " . A mano a mano che parlavo me ci ero ariscaldato , e quando fenii mi fecero una mezza ovazzione , e ci fu uno che nell ' abbracciarmi mi fece una ficozza al cappello , ma fu per amicizzia , e vollero puro sturarmi qualche cosa per fare legria . Laddovechè quando sortii , dico : Stasera , Terresina ci dirò che mi faccia una giunta a la pelle perché non vi entro più dalla gioglia . Tanto è vero che mi amancò un piede e cascai con la faccia avanti , indovechè con questa posizzione vi feci tutte le scale e in fondo sbattei ezziandio la capoccia . Fu così che entrai nella libbera stampa . Poche parole ... ( Prologo della commedia " Casa Marginati " che Luigi Lucatelli aveva incominciato a scrivere per la compagnia dialettale di Gastone Monaldi ) . ORONZO ( entrando sulla scena ) ... Ah ! ... finalmente bonasera ! ... Già , bonasera ! Come dice lei ? ... Sì , ho capito . Adesso , per arimanere attaccato a la tradizzione di queste , diremo accusì , prefazzioni sceniche , doverei esclamare ( esegue la controscena ad hoc , secondo il vecchio stile filodrammatico ) : Dio ! ... quanta gente ! ... E chi se lo sarebbe mai creso ? ... E doverei far finta di meravigliarmi , se vi aritrovo qui . Invece bisogna ariconoscere che questa è la cosa più naturale del mondo , dal momento , prima di tutto , che io sono di professione personaggio , e lorsignori sono occupati a fare il pubblico , eppoi che io sono , come diceva un amico mio penalista , una specie di Dioggene , il quale ti va girando il mondo con la lanterna , cercando , come l ' illustre predecessore , un omo . Ma per uno che cerca un omo , la cumbinazzione di trovartene un così illustre pipinaglio , nonchè tante signore per bonamano , pole essere una gran fortuna , come puro una grande disgrazzia . Non so se lorsignori si aricordano la storia di quel tale che andava domandando pane , e gli cascò il panificio militare in testa , per cui disse : " Accidenti ! l ' Italia è fatta , diamo in appalto gli edifici pubblici ! " . Quindi nun vorrei , che doppo aver tanto girato , cercando che qualcuno vedesse attraverso il cravuse che ci sposai , la vera anima mia , quella sua , e magari quella dei suoi distinti trapassati , nun mi accadesse che lorsignori facessero con me quello che fece ( nun se la piglino a male del paragone , perché quell ' animale lì è un proggenitore ) , quello che fece la scimmia , quando trovò uno specchio , la quale , accorgendosi che era un po ' meno vezzoza de la Venere Capitolina , se la prese con lo specchio , medesimo e te lo aridusse come l ' equilibbrio europeo . Comechè , anche per noi che scriviamo , accade sempre lo stesso e ci capita ogni tanto che colui il quale legge il giornale dice : la stampa è immorale ! ... - Ma guardati in faccia ! ... ci arrisponderei io ! ... Il giornale sei tu ! ... Leggi fra le righe ! ... La coppia adultera sorpresa in Via del Cane Danese , sei tu ! ... Il solito ignoto , sei tu ! ... E la solita patacca chi è ? tu ... Il satiro di via del Micio , sei tu !..O lo sei stato ! Quante volte nun sei stato , quando ti hanno acciaccato per la prima volta i delicati calli dell ' ideale , il signore che voleva morire ? ... E voglio essere ottimista ; qualche volta pole darsi che sei stato anche la sporta dei galantommini , ma dimmi la verità , di quella parte lì nun ne hai abbusato mai ! ... E allora - che Dio ti dia una gratificazzione a modo suo - perché te la pigli con noi ? ... Perché te la pigli con lo specchio ? ... Si arisuscitasse il Pitecantropo , bonamina , vorrei essere chiuso in una gabbia di cuccudrilli organizzati e coscenti , si nun si vergognerebbe di noi , e ci scommetto che ci tirerebbe qualche noce di cocco in testa . Perché lui era un vero galantomo : Quando ammazzava un altro pitecantropo , ci aveva l ' unica giustificazzione possibile per un intervento chirurgico di quel genere : si magnava il paziente . E quando ci piaceva una pitecantropa , ci dava un appuntamento sopra un albero , senza telefonare al sindaco , indovechè lorsignori capiscono benissimo che nun c ' era la legge e quindi era inutile fabbricare il codice per trovare l ' inganno . Accusì nun essendoci la paternità umana , nun era necessario fabbricare il cannone 420 . E quando un pitecantropo usciva di casa , per fare la pelle al prossimo , nun aveva bisogno di assicurarsi si ci aveva il trombone e il libbro turchino , e si Dio era con lui . Quindi , aritorno a domandarci un po ' d ' indulgenza . Nun ci strapazzate troppo , sarebbe come se vi strapazzassivo da voi . Perché , tanto è inutile anniscondervelo . Quelli che stanno qui , su la scena , stanno in platea ! Già ... Si ci guardo bene ... Dio ! quanti Oronzi ! ... Non ci auguro che tutti ci abbino , come me , l ' effettino del sor Bonaventura , ma dicano la verità , signori , chi sa quanti di loro pensano come me , che nun si riva , nun si riva , nun si riva ... Lei laggiù chi sa quante volte ha faticato per attaccare un 27 con l ' altro . E chi sa quanti sori Filippi ... E quante Terresine ! ... Dica la verità lei , signora , ce l ' ha anche lei due bagliocchi d ' ideale infranto ? ... Ci sono tutti , tutti ... ( Dalla platea si alza un signore magro , con barba nera , che grida ) . - Paghi quella cambialetta ! ORONZO - Accidenti ! ... Puro il sor Bonaventura ! ( scappa e sparisce nelle pieghe del sipario ) . Commiato Ci ho ariccontato i fatti miei e ci ho sposto il mio programma politico ; ci ho fatto vedere l ' interno di casa mia e tutto quello che vi avevo dentro : adesso il lettore ci ha un libbro in mano , e pole accendervi la fiaccola dell ' ideale o la , pippa , secondo i modi di vedere . Io , doppo la battaglia , arientro nelle parete domestiche , come un leone che ha finito l ' orario , ma si da questo peticozzo ti vedo una boglieria , ti impugno la penna e levati , perché in dove tocco fo un buco . Col quale stringo la mano al cortese lettore e ci dico : Vale !
NOVALE: DIARIO ( TOZZI FEDERIGO , 1920 )
Miscellanea ,
" Tutto è stato per me un passare tra la vita per giungere a completare la mia anima " . Tozzi Premessa Nel presentare un nuovo volume del Tozzi non ci dovrebbe essere bisogno di aggiungere parola , se non , forse , per spiegarne le origini , o le intenzioni di chi ne curò la stampa . Notando le incertezze o inesattezze di alcuni giudizi susseguitisi in molti giornali e riviste , mi sono accorta della necessità di dare a conoscere meglio il Tozzi a coloro che per giudicare della sua arte debbono riferirsi unicamente ad opere le quali , perché appartenenti tutte a periodi di travaglio e di lotta , dovrebbero considerarsi , piuttosto , in quanto a valore psicologico , indici di stato d ' animo transitori che di realtà spirituale permanente . Distinzione che non viene fatta quasi mai ; così , mentre concorde è il riconoscimento della perfezione di espressione e di forma raggiunta nell ' arte dal Tozzi , da pochi è ammesso che questa eccellenza , anzi che il frutto di gravi studi o paziente tirocinio , sia prima di tutto , in ogni sua caratteristica - come lucidità scultorea del pensiero , acutezza d ' analisi , sincerità di sentimento , ecc . - rivelazione non dubbia di una poderosa potenza creatrice , predestinata immancabilmente ad affermarsi in opere di valore spirituale universale , se all ' autore fosse stato concesso il tempo , o data la possibilità , di compiere la propria evoluzione interiore e di fermarsi sulle acquistate certezze . Specialmente , guardando all ' opera pubblicata , non si pensa abbastanza che del Tozzi si ha , si può dire , un solo periodo di produzione e relativamente breve ; perché anche le cose scritte prima : Con gli occhi chiusi ( 1912 ) , Ricordi di un impiegato ( 1910 ) , ecc . , furono stampate nel 1918 e 1920 , ed ebbero , perciò , nell ' ultimo rimaneggiamento , più o meno , l ' impronta di questo periodo unico . E in quali condizioni d ' animo naturali potesse trovarsi allora il Tozzi per potere essere obbiettivo , basti , tra il resto , pensare che , artista precoce - come dal presente volume - avendo al sogno d ' arte sempre sacrificato e sottoposto tutto se stesso , non riusciva che allora , cioè al suo trentaquattresimo anno d ' età , e soltanto per raccomandazione , a farsi aprire i battenti di una Casa Editrice importante ! Per un autore fecondo come lui - lavorava di getto , con vena prodigiosa , riempiendo cartelle dietro cartelle quasi le ricevesse dettate - ma per cui il consenso o successo era condizione base se non all ' impeto creativo certamente alla facilità di produrre , ciò che questo significò non è facilmente computabile . Ad aiutare , dunque , uno studio sul Tozzi più esteso e fedele intesi che bisognava pubblicare altri documenti ; e , il più possibile , diretti , perché non si avesse sospetto di parzialità o di esagerazione . Dovevano , quindi , necessariamente , essere pagine del Tozzi stesso e anche , per quanto si poteva , libere da preoccupazioni d ' arte . Il mio primo disegno fu di comporre con dei frammenti inediti , scelti tra i più soggettivi , una specie di autobiografia . Ma , cominciata la scelta da le lettere che sono quelle che formano la seconda parte del presente volume , mi avvidi che sarebbero state esse sole sufficienti a dimostrare limpidamente l ' anima vera del Tozzi . Però , non si potevano pubblicare isolate per più motivi : anzitutto , non davano della vita dell ' autore che un periodo breve ; poi , non vi era abbastanza sviluppata la parte narrativa , e , infine , potevano non convincere , perché troppo esclusivamente passionali . Mentre , indecisa , pensavo al modo migliore , da scegliere , per completare il lavoro , inaspettatamente venne in mio contatto una persona che aveva conosciuto il Tozzi diciannovenne . Erano stati amici , ma poi , separati dalle circostanze , dal 1903 non si erano più incontrati , e né l ' uno aveva saputo dell ' altro . Risale a quell ' epoca lontana uno studio analitico sull ' arte del Tozzi fatto da questa stessa persona , sulla sola base di alcune lettere scritte dal Tozzi ad una ignota : Annalena ; e da esse date a quest ' amico appunto per averne un giudizio . Lettere che egli copiò senza che il Tozzi né l ' Annalena lo sapessero mai . Sono quelle che formano il primo gruppo del presente , di cui non si hanno più gli originali perché distrutti dal Tozzi con altre , poco dopo scritte . Si deve , dunque , alla chiaroveggenza del caso , alla devota e disinteressata ammirazione di un amico che esse si siano conservate e concesse a integrare la presente raccolta . Sono le più importanti perché dell ' epoca la più remota e perché appunto in esse l ' autore si è lungamente indugiato a descriversi per riuscire a farsi conoscere dall ' ignota alla quale scriveva . Con l ' insieme dei due gruppi , così , si ha l ' evolversi di quasi tutta la prima giovinezza del Tozzi ( quella che si può dire , è la parte fondamentale della vita d ' ogni uomo ) la meno conosciuta , dov ' è già , però , la rivelazione sicura della sua inconfondibile personalità , se anche adombrata dalle influenze degli autori preferiti . Personalità , che , se porta le stimmate certe delle passioni e dei sentimenti che si dovranno sviluppare in corso di tempo e farlo soffrire tanto , porta anche scolpiti i caratteri di quella forza con la quale trionferà poi sempre d ' ogni contagio : la bontà semplice e schietta dell ' animo . Perché , se è vero che Egli fu senza remissione e più che non si creda , esposto a risentire e soffrire tutte le influenze , le più disparate , a partirsi dalle sensuali e passare per tutte le deviazioni dello spirito ( dalle nichiliste - tra cui le reazionarie cattoliche e le reazionarie bolsceviche - alle malate di misticismo nordico ; dall ' intellettualità pretenziosa e gretta di provincia alle raffinatezze ambiziose dei cerebrali intriganti della capitale ; dalla mondanità frivola fino alle compiacenti esibizioni spiritistiche ) ; è pure anche certo che si trattò sempre di aberrazioni momentanee , le quali se lo turbarono non lo modificarono , mai , sostanzialmente . Nella scelta dei brani , oltre lo scopo fondamentale , cercai di raggiungere anche quello di una lettura che interessasse per se stessa : da qui la forma a diario e la concessione di alcuni particolari non strettamente necessari . Dichiaro che nella compilazione delle note non guardai tanto a una chiarificazione immediata quanto all ' occasione che mi si porgeva per sottolineare sentimenti o fatti d ' importanza biografica . Vinsi la naturale ritrosia a pubblicare pagine intime con la coscienza di un dovere da compiere : quello di restituire al Tozzi , e alla sua più nobile fama , cosa che gli appartiene . Del resto considero impossibile sbagliare : di attori , in quest ' opera come in qualche altra del Tozzi , ce n ' è uno solo : l ' autore . Non m ' illudo che la storia troppo ingenua e semplice , passi senza incontrare sogghigni : roba d ' altri tempi , roba superata ! Ma le generazioni non nascono adulte . Ci sono dei giovani oggi ; ci saranno domani - e tra essi il figlio di Tozzi . A loro dedico il libro . EMMA TOZZI Parte prima Da Siena , a Siena 27 novembre 1902 ( A ) . Veramente non dovrei scriverle , dal momento che alla mia prima lettera Ella non ha né meno risposto ... Ma non posso ritenere il vivo desiderio che ho di comunicare così con una donna che io non conosco , forse trasportato dalla novità stessa di questo fatto . Le dissi che avrei desiderato essere uno fra i suoi corrispondenti , per avere agio di studiare il carattere di una giovane donna . Riconosco di aver mostrato troppo rudemente il mio scopo facendolo apparire privo di ogni grazia . Spero di rimediare con la presente dicendole che io vorrei conoscere le sue impressioni su l ' arte senese ; intendo dire su quanto di artistico esiste in Siena , specialmente nelle chiese , dove si trovano veramente tesori di pitture e di sculture quasi obliati dall ' indifferenza . Io che ho diritto di chiamarmi un artista , come Ella potrebbe riconoscere accettando la mia proposta , ho passato molto tempo a contemplare tali capolavori , rapito nell ' idea istessa che l ' artista aveva saputo infondere nel suo soggetto . Vorrei che Ella mi dicesse - per esempio - l ' affresco tale che trovasi nella chiesa tale , mi piace specialmente perché ha questa maniera , ecc . Riconosco che così non le posso essere chiaro . Ma in ogni modo Ella dev ' essere capace di afferrare il mio concetto e di apprezzarlo . Le scrivo in un momento in cui non potrei fare di meglio perché ( glielo voglio dire ) sono in un ... caffè dove , d ' intorno a me , si giuoca , si grida , si bestemmia , si sputa ... Un mio amico m ' interrompe per voler sapere quello che io scrivo , ma con un pugno lo ricaccio al suo posto e continuo a scrivere , Questo accenno rapidissimo le darà così un ' idea del mio modo di fare facendole conoscere un lembo della mia vita e in qual ambiente si svolga . Ma non mi creda un triviale ! Nella rozzezza degli atti esteriori , conservo intatta la purità della mia anima a cui non giungono se non le armonie ... ( 1 ) 4 dicembre 1902 . Non ho potuto rispondere subito alla sua grata perché mi trovavo fuori di Siena a tessere uno dei più deliziosi idillii con la mia ... Mimì ( B ) . Quindi sono certo di trovare presso di lei il perdono e il desiderio di spendere un altro soldo per scrivermi un ' altra volta . Ecco : io penso che Ella abbia notato quella mano mentre stava pregando . Non è vero ? Se così è , non posso lodarla come religiosa né non ammettere che Ella sia una brava e intelligente signorina come se ne trovano poche . Non per la ragione di aver rilevato quel grossolano difetto di figurazione , che sarebbe ben poca cosa ; ma perché da quello facilmente si comprende come i suoi occhi devono essere animati da una curiosità nobilissima ( 2 ) . Quel dipinto del Casolani è uno dei peggiori , sia pel colorito che pel disegno . Non sono stato a rivederlo dopo la sua lettera per una ragione semplicissima , che dietro i vetri delle finestre che sono lì di fronte alla chiesa , potrebbe esservi la fronte ridente di Annalena . Però mi ricordo bene della chiesa . Anzi le dirò che se io fossi un credente non andrei a pregare lì dentro . Per me ci vorrebbero delle chiese più grandi , capaci di darmi impressione ed immagini . S . Quirico ( parlo della chiesa ) è un aborto dell ' arte . Che potevan far di più il Salimbeni , il Casolani e magari anche il Vanni ? Per me questi tre artisti e i minori che furono della scuola loro , non meriterebbero di essere ricordati . Badiamo : a proposito del Vanni parlo di quello che ha dipinto a S . Quirico e non dell ' altro che ha lavorato anche in Duomo nella cappella di S . Ansano , alla sinistra di chi entra , al lato dell ' altar maggiore . Il Salimbeni poi è il più incapace di tutti . Basta vedere i lavori che ha fatto nella Chiesa di S . Spirito . Che roba ! Degna di stare vicina alle carceri . Il Casolani ha qualche cosa di buono . Per esempio , al Carmine c ' è il supplizio di S . Bartolommeo , che , toltane la troppa aridezza , è riuscito lodevolmente . Questa volta le scrivo tra una forchettata e l ' altra di pasta al sugo e non ho avuto voglia di consultare alcun libro o le mie note , per sfoggiare il mio patrimonio artistico . Ho scritto così alla buona , distendendo in periodi quello che mi veniva a mente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . la prego a riscrivermi , indicandole di visitare la Chiesa del Convento dell ' Osservanza , quasi l ' unica che accolga bellezze artistiche di diverse scuole . Ci vada . Non badi al fango . Poi me ne parli . Il prossimo lunedì andrò alla Posta . Badi : non mi faccia fare il viaggio invano . 8 dicembre 1902 . Per tutto il fascino che sento per lei mi perdoni quello che sono per scrivere ! Questa volta non la terrò allegra , son certo . Non tutti i giorni della mia vita hanno il riso della giovinezza e la gioia di un cuore soddisfatto . Una volta gli angeli scendevano volentieri dai loro troni lucenti per consolare gli uomini , ma ora , ohimè , la sola leggenda ci rimane per rimpiangerli . Io devo , signorina , lavorare più di lei . Ella forse nel lavoro trova una soddisfazione , le sue mani sui fiori di qualche ricamo , hanno più fortuna delle mie . A Lei la tranquillità soffusa nel salottino elegante , nella luce temperata e nel tepore : a me , Ella lo indovina , una stanza brutta assai volgare , per valermi di un aggettivo di moda , dove solo i miei sogni pieni di fantasmi e di suggestioni come le visioni pallide di frati medioevali , danzano intorno vanamente . Se Ella mi vedesse con la fronte posata dentro il cavo trepido di una mano , guardare dolcemente lungo le righe d ' una pagina stampata , inseguendo nel volo ardente e silenzioso della mia anima una immagine incantevole , oh ! Ella non riderebbe ! I miei segreti , Ella non li conosce ; ed è bene . Ho bisogno di dirle che le mie lettere sono come le stoffe orgogliose che coprono l ' ossa d ' un disperato ? Forse Ella non mi crederebbe . Ma è così . Sì , nella corsa ardente della mia vita , che pulsa nelle mie vene irrequiete e anelanti , nel pensiero angoscioso che m ' invade , mi troverebbe or dubbioso , scettico , magari beffardo . Ma non lo sono . Anch ' io ho bisogno più d ' altri della finzione , della finzione che piace , sa ! Ella pensa : questo ... Rodolfo ha bisogno d ' un soldo ? Io le rispondo gridando : no , no ! Ho bisogno d ' illusioni , io che penso con Max Nordau che l ' illusione è il migliore dei beni dello spirito umano . Come vede , sono contento di un paradosso ! Ride ? Il fumo del mio ponce è un ' evanescenza che sale nell ' Invisibile ... Le mie digestioni - molto differenti dalle sue , o signorina - sono necessarie - sono la base prima del Necessario ... Come vede , questo misticismo , a cui pochi credono , mi domina interamente . Ride ? Io invece mi faccio più serio . Conosce il Cyrano ? - Diamine ! Allora queste parole non le possono essere sfuggite : ".............non, merci ! Mais ... chanter , Rêver , rire , passer , être seul , être libre , Avoir l ' oeil qui regarde bien , la voix qui vibre , Mettre , quand il vous plaît , son feutre de travers , .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .. N ' écrire jamais rien qui de soi ne sortît , Et modeste , d ' ailleurs , se dire : mon petit , Sois satisfait des fleures , des fruits , même des feuilles , Si c ' est dans ton jardin à toi que tu les cueilles ! .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .. .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .. Déplaire est mon plaisir . J ' aime qu ' on m ' haïsse " . Ora , meno il suo intelletto o il ... suo naso , io ho il cuore di Cyrano ! Se ho scritto le due lettere in un caffè e in una trattoria , non è perché io passi tutto il giorno a bere caffè o a mangiare porzioni di pasta asciutta , ma perché scrivendole lì , mi piaceva di più . Mi vuole più sincero ? Lo so , a volte , anzi spesso , la sincerità non piace alle donne , perché essa ha la disgrazia di essere troppo rude ; per Annalena dovevo fingermi un elegante col naso pieno di aromi e co ' baffi tirati in su ... Ma che vuole , io conosco e gusto altri passatempi ! E poi - ci creda - non è questione di volgarità , è questione ... d ' appetito . Con ciò , si capisce , io non voglio urtarmi con lei . Se mi scappa qualche sgarbatezza mi perdoni , ché all ' infuori della mia Mimì non conosco altre donne . Ci crede ? Non posso spiegarmi . Lasciamo andare le chiese ! Stiamo pure all ' aria libera , respirando liberamente altre aure . Per un momento posso lasciare anche il diletto dell ' arte religiosa , ché poco danno me ne viene . Ma non ci partiamo dall ' arte . E dicendo così , questa volta , intendo di esprimermi in una concezione latissima che tutte le forme dell ' arte comprende . Le piace notomizzare con me questa manifestazione dell ' intelletto ? Posso essere importuno e insistente quanto lo è una zanzara , ma non per questo cedo alla speranza d ' avere corrispondenza con Lei ! Le pare ? Nel tempo che scrivo una lettera non sento manco il freddo della mia stanza ! 11 dicembre 1902 , ore 18 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sì , io credo che ella m ' abbia compreso e che desideri conoscere a fondo tutto il segreto dell ' anima mia , con la voluttà ingenua di una innamorata . Ed io l ' appagherò con la fede di un mistico . Però , che mai abbia da pentirmi dell ' orecchio d ' Annalena ! Le mie lettere saranno come i petali della mia anima , strappati l ' uno dopo l ' altro e sparsi in grembo ad una donna che lo sconosciuto mi fa somigliare a una nova Melisenda , non di Tripoli . E parlerò ancora di quella Mimì perché Ella , nel profilo morale , colga gl ' incanti di una giovine che non disdegnerebbe ad amica . Ma creda a tutto quello che io le scrivo ! La menzogna m ' appare come il peggiore dei mostri , che dell ' alito pestifero dell ' umanità vive e si nutre . Ma la credo immortale e invincibile come lo erano quelle antiche Sfingi che gli Orientali avevano create in una delle loro aberrazioni fantastiche e che , pur tuttavia , sovrastavano fatalmente a ' destini degli uomini . Oggi queste Sfingi non sono morte . Vivono spiritualmente nelle nostre abitudini viziose , ne ' nostri pensieri , e il bagliore de ' loro occhi spaventa i buoni . Per questo non amare la verità ? Ah , no ; mai ! Mi attorciglio ad essa , come un ' edera che sfida primavere ed inverni . Con me , un ' altra pianta intreccerà le foglie e dall ' alto guarderà eternamente il cielo , rapita nell ' estasi di tanta bellezza . Ed Ella ? ( 3 ) 13 dicembre 1902 , ore 20 . Quando sono per scriverle non mi preoccupo mai di ritrovare l ' intonazione precedente ; non sono io che comando , ma le mie passioni che lascio passare come un pastore assopito guarda l ' acqua che corre . Così , a seconda del diverso umore in cui mi trovo , esse sono tristi o liete , dolci o amare , odiose o amorevoli . In fondo , si capisce , sono sempre il medesimo : soltanto il campo marginale della mia coscienza è quello che si muta , perché esposto direttamente alle impressioni esteriori ; ma , naturalmente , il mio io non oscilla . Stasera , per esempio , sono più disposto ad esporre un ' analisi psicologica , che a cercar fiori in immagini e fantasmi . Ciò dipende dal fatto che tutto il giorno ho letto un libro dello psicologo americano James , ossia Gl ' ideali della Vita . Mi riuscirebbe imperfetto e faticoso cambiare tal modo di associare le idee mie ... Forse , nel corso della lettera , pensando specialmente che io sto scrivendo ad una signorina , e che non devo sperdermi inutilmente in discussioni di un ' indole disadatta , è facile che lentamente ritorni a quello che mi piace di più : alla poesia . Se ciò non chiama sincerità io non so quello che dovrò dire . Perché è un caso curioso che a me , forse più sincero di ogni altro ( per carità non pensi che io voglia dir male d ' alcuno ) , Ella non sappia trovare un sentimento completo di fiducia . O quella Mimì ? Io non l ' avrei più portata in campo se Ella , nella seconda lettera , mi pare , non l ' avesse creduta ... È stato per un bisogno istintivo di protezione e di difesa che io ho speso alcune parole , per essa . Del resto la mia Mimì , che non potrebbe né meno immaginare d ' occupare l ' attenzione sua , non l ' avrei più tolta dal segreto ripostiglio del mio cuore . E le dà da pensare ? Perché ? Veda , se Ella non mi credesse ancora quello che realmente sono , sa che farei ? Rinuncerei da me stesso ad ottenere una corrispondenza , ed invece del solito pseudonimo metterei il mio nome senza timore e senza vergogna . La prego di non dirmi più a quel modo , che lo faccio da vero ! In quanto poi ad essere caduto in varie contraddizioni non mi pare giusto , anzi sono certo del contrario , ché ho la coscienza d ' aver parlato sempre sinceramente . Mi chiede Ella : perché con tanta insistenza cerca di mettersi meco in relazione se ha la possibilità di espandere in un altro cuore fidato i tesori della sua anima ? Questa domanda non doveva essere fatta . Le chiedo io : perché con tanta insistenza cerca di non mettersi meco in relazione se ha la possibilità di espandere in un cuore fidato i tesori della sua anima ? Probabilmente come le rispondo io , ossia ... stando zitta ! Ora , perdoni la troppa confidenza che mi prendo con queste chiacchiere ( o ragionamenti se vuole ) , ma non ne posso fare a meno dal momento che Ella non mi ha risparmiato . Scommetto che questa volta mi trova ... di un altro carattere ... È vero ? Di un carattere pessimo , un po ' acre , disadorno . Oh , non tutti i giorni sono uguali ! Oggi mi vesto di lana ché nevica ; domani di tela , ché splende un bel sole : ma le vesti sono sempre le mie . Una volta scrivendo a un mio amico e parlandogli del mio primo amore ( che allora da poco tempo avevo perso e che era passato dinanzi a gli occhi abbagliati del mio cuore come un astro nella notte profonda della mia ingenuità ) tra le altre cose io gli dicevo : " È tanto dolce il primo amore ! Ignoriamo la donna e la si ama per conoscerla . Questa ingenuità da Dafni è così soave che non si dimentica più . I primi baci ! Il mistero che si svela ! Sorprese della gioventù sempre rosee ! Quando la si guarda negli occhi , che ebbrezza ! La mia donna aveva gli occhi neri ; ma io non sono stato mai capace di scrutarli perché m ' abbagliavano e tremavo . Se io dovessi descrivere il suo viso non potrei . Ne ho avuta sempre , una sensazione scompigliata , meravigliosa . Ecco : chiudendo gli occhi la rivedo , ma non bene . Riconosco la guancia tanto bianca come un petalo di rosa , e la bocca leggermente rosea , sempre atteggiata ad un sorriso calmo , incantevole . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Deliziosa ! Deliziosa ! Fa che ti ribaci , che le mie mani scorrano sui tuoi capelli tanto neri , pieni di profumi come fiori selvaggi : pieni di dolcezze ignote . Ma tu non arrossisci più , quando mi vedi . Io ti sono indifferente . È vero ? Pensi che me ne dolga ?..." Non so a lei che impressione hanno fatto queste parole ; a me , rileggendole prima e riscrivendole , sono parse non più vere , anzi esagerate . Ora devo forse dire che due anni fa , scrivendole , non ero sincero ? La risposta non è dubbia . Potrei riportare a mio comodo una infinità di documenti psicologici , ché io ho la buona abitudine di fermare , ogni giorno , su la carta , quello che è passato nella mia anima . E tutti questi documenti proverebbero come non solo da un anno ad un altro si cambia interiormente , ma come di giorno in giorno le nostre associazioni intellettive si trasformino evolvendosi in poco tempo ; e che quindi il nostro carattere , pur rimanendo fermo sostanzialmente l ' io , assuma tante forme quante sono le circostanze esteriori e cause interiori che entrano in giuoco a modificarlo . Un ' altra volta , per esempio , parlare di queste cose mi parrebbe troppo fatica e mancando una necessità a influire su la decisione della mia volontà , preferirei o parlare d ' altre cose o valermi d ' altri materiali . E per questo Annalena direbbe che lo non sono lo stesso ? Adesso le chiedo scusa della noia che devo averle procurata . Lo so , certe conversazioni richiedono uno sforzo particolare d ' attenzione che snerva e che spiace . Ma ... la colpa è un po ' sua ! In ogni modo Le prometto però che in seguito terrò tutt ' altro contegno . Specialmente quando avrò anch ' io qualche segretuccio di Lei . Non è vero ? Dunque ... m ' assolva . 17 dicembre 1902 , ore 18 . Giobbe avrebbe avuto meno pazienza di me ! Tuttavia non mi sono adirato della sua letterina , perché l ' ho trovata abbastanza spiritosa ; e lo spirito mi piace , specialmente quando in parte ... è meritato . Perciò le dico subito quello che ho creduto o sperato e credo e spero di trovare in Annalena . Ecco : un giorno Rodolfo che era in bottega del suo barbiere , legge ... che c ' è una signorina senese che accetterebbe corrispondenza epistolare ( C ) . Rodolfo pensa : ciò non l ' aspettavo e mi piace ; non mi perderò sulla scelta dell ' argomento , che sono felice in ogni modo quando una signorina rubi al mio cuore ! E bene , le scrive e le dice : " vorrei essere uno de ' suoi corrispondenti , per conoscere il carattere di una giovine donna " . Imposta la lettera e più tardi riflette : - che bestia ! non mi risponderà , perché è impossibile che una donna risponda a certe curiosità . Rodolfo aspetta due ... tre giorni e la risposta non viene . Allora riscrive e le propone una discussione su l ' arte sacra , esistente in Siena . Peggio che peggio ! Ma non si perde di coraggio ! propone un tema più vasto ; una discussione generica su l ' arte . Peggio che peggio ! E allora ? Signorina Annalena , a Rodolfo non rimarrebbe che abbassare la coda - se l ' avesse - e andarsene . Ma ... no ! In sostanza che cosa le ha chiesto senza mai stancarsi ? Di confondere i suoi sogni , di respirare un po ' di tempo insieme , di confondere il rumore dei nostri cuori in un solo . Alle conseguenze poi non vi ha mai pensato . Chi s ' occupa di certe conseguenze ? A Rodolfo l ' onda libera dell ' anima sgorgante senza fine nel mare delizioso della fantasia ; a Rodolfo que ' giuochi di pensiero che fanno sorridere i più e che incantano i poeti , come i rosignoli i viatori . Chi s ' occupa del rimanente ? Ma Annalena - ora sono io che faccio la domanda - è da vero fatta come Rodolf ? Se sì , perché tanti dubbi e tante riluttanze ? Se no , perché non troncargli la speranza di aver trovato quella che , senza saperlo , l ' anima di Rodolfo aspettava ? Se Rodolfio non avesse trovato tanta opposizione , il colloquio sarebbe già cominciato . Ella si duole di non aver conosciute le sue brame ... La contento io , abusando delle confidenze che il mio protetto Rodolfo mi ha fatte . Egli , come tutti i pazzi , ha un ' idea fissa : la sua è quella che un giorno ( tra un anno , due ... ) avrà potuto comporre ( come egli dice ) un ' operuccia drammatica . Il soggetto della quale - benché non ancora ben sviluppato , come egli lo sente confusamente - l ' ha già trovato ... Ed ora su ciò mi permetta di non fare più altre parole , ché se Rodolfo lo sapesse guai a me ! Ma le dirò , per darle un documento abbastanza prezioso su di lui , che egli è iscritto nel partito socialista e che ... non dico altro , altrimenti lo riconosce subito ! Ora è contenta ? Deve anche comprendere che se Rodolfo non ha un carattere ben delineato e fermo dipende prima di tutto dalla sua età ( 19 anni ) e dagli studi che hanno su di lui una grande influenza morale , a seconda degli autori di cui studia il pensiero ( D ) . Deve anche comprendere che Rodolfo non ha una coltura completa , benché abbia scorazzato assai , più che nell ' italiano , nella letteratura francese e tedesca . Adesso la parola alla signorina Annalena ! Dalla camera n . 22 , dell ' albergo de ' Tre Re . - 21 dicembre 1902 . Per una strana necessità mi trovo in questo albergo da cinque giorni e non ne sono uscito . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Che ho fatto in questo tempo ? Che fo ? Da un amico mi sono fatto prestare le opere drammatiche di Shakespeare e me le sono lette una dietro l ' altra , con l ' avidità insaziabile di un assetato . A punto , quando ho letto la sua graditissima lettera , stavo ripassando quell ' immortale monologo di Amleto che comincia con le parole : Essere ovver non essere ! Da quello ho subito ricavato ... il tema per intavolare la nostra conversazione , scartando concezioni scientifiche o religiose o morali , e dicendo è più bello pensare quel mistero che noi chiamiamo anima , immortale o mortale ? ( 4 ) Amleto dice : " Morir - dormire ... e nulla più ; - del core La tortura finir con questo sonno , E i mille strazi che natura fece Eredità di carne . Unico è dunque La putredine amor !..." Questo principe infelice preferisce dunque l ' idea di una morte pagana ? Lasciamo andare il suo particolare umore e le cagioni che l ' hanno indotto a ragionare così - ché da un caso speciale non potremmo trarre un concetto generico - ; ma badiamo a ciò che egli dice dopo : " Chi mai vorria La sfera e l ' onte sopportar del tempo , Dell ' oppressor gli oltraggi , o del superbo La contumelia , di schernito amore L ' angoscie , il duro della legge indugio , E l ' insolenza de ' ministri , e il vile Dispregio , onde ogni tristo al paziente Merito insulta , s ' ei potesse appena Con la punta saldar dello stiletto Le sue partite ? " E poi continua in altre considerazioni concludendo : " Se non fosse il terror di qualche cosa Dopo la morte ? " Vuol dire che mettendoci nelle condizioni patologiche d ' Amleto veniamo a pensare che la fede nell ' immortalità dell ' anima è bella , poiché in essa si nutre la speranza di una vita ineffabilmente migliore . E se non ci fosse questa credenza ? Che forse alcuno più sopportare vorrebbe la sferza e l ' onta del tempo , gli oltraggi dell ' oppressore , ed altre sofferenze e calamità ? Io credo di sì . Anzi tutto , per prova di fatto , ché pochi credenti si consolano mettendosi dinanzi agli occhi della mente il panorama del paradiso ; ma tutti trovano nell ' effondere , o nella puerizia o nella gioventù , gl ' incanti dei propri desiderî , delle splendide speranze , gli abbagli delle illusioni , la tenerezza di un affetto , il godimento fisico di una bella giornata o di una camminata o di un altro piacere , la soddisfazione intellettuale , il cibo delizioso all ' istinto di conservarsi in vita . Ma ciò non è propriamente nello svolgimento del tema . Domandando se è più bella l ' immortalità o la mortalità dell ' anima , voglio indagare qual ' è il sentimento che ci piace , se quello che proviene dalla percezione intellettiva d ' un vivere eterno o se quello del contrario . Una volta , dopo aver sofferto una lunga malattia - ero ancora in convalescenza - mi capitò di trovarmi solo in camera . Non so perché guardandomi nello specchio i miei occhi si inumidirono ed io mi volsi a guardare un piccolo crocifisso d ' avorio che stava su la parete della stanza . M ' era balenato , senza che l ' aspettassi , il fantasma della morte e con esso avevo sentito empire il mio spirito di un terrore indicibile . Per un momento mi parve di aspirare quell ' odore sacro di cadavere , e vidi le mie mani farsi ceree e m ' immaginai steso in un letto di fiori e la stanza piena di fiamme di torce . Sentii anche piangere mia madre e mio padre , la donna di servizio , una giovinetta che allora amavo e due amici . Strana cosa ? Pur morto non avevo perduto i sensi ! Anzi ero contento di sapere quello che intorno a me si faceva . Ma poi quando pensai che mi avrebbero chiuso dentro una cassa e portato al cimitero , dove tante volte avevo riso e scherzato , e che io perdevo tutto , cominciai a piangere e dicevo rivolto al Cristo : - " Perché , perché son nato ? Fammi vivere " . E in quel momento ero pieno di dolcezza e di umiltà . Oh , se avessi sperato in un ' altra vita ! Ma non lo potevo perché troppo possente era il distacco da tutto quello che i miei occhi avevano veduto . E quel tormento interiore durò lungo tempo . Finalmente mi assopii sopra una poltrona : quando mi svegliai non conservavo che un ricordo spaventoso , ma tanto lontano che presto svanì . Oggi quando la mia anima si lascia afferrare da quel fascino doloroso dell ' ignoto , ho le medesime pene . Sembrami di scendere per una spirale senza fine , spinto a viva forza dal destino , udendo il grido affannoso di mille disperati che , come me , spariscono in quella tomba eternamente aperta in cui il rumore dei nostri corpi rotolanti , a pena giunge all ' orecchio . E fino a quando ? Rivedremo un dì le nostre ossa ? E i nostri teschi ritorneranno a parlare ? Oh , abissi spaventosi ! Oh , infinito maligno ! De Musset gridava : " Réponds - moi , toi qui m ' as falt naître , Et demain me feras mourir ! " Ma nessuna voce rispose . Muto è il cielo , muto è il suo Creatore . Siamo dunque dannati come un gregge di pecore a guardare stupidamente la terra ? Ah , perché , o Mistero , io posso vederti e non posso comprenderti ? Perché la mia anima giunge fino a te , anzi è desiosa di sentire il tuo alito che le dà i brividi della più alta voluttà ? Sei tu un ' allucinazione del pensiero che t ' insegue ? La mia Mimì , un giorno che m ' ero lasciato prendere da queste tetre fantasticherie , mi chiuse le labbra con un bacio ; ed io non vi pensai più . Soave bocca ! ... Ma Ella , signorina , aspetta la mia risposta , non è vero ? Eccola : per me , che non posso credere ad una vita spirituale eterna ( pur non ritenendola impossibile ) è penoso ma bello il pensare che la nostra anima finirà . Attendo la sua critica . Badi però - come Ella vede - ho escluso dal mio sentimento ogni influenza religiosa o atea ; quindi non vorrei essere frainteso . E ... basta ! Perdonerà se alcuna volta mi scapperà qualche parola sconveniente o impertinente . Ma , desiderando di esprimermi con quelle forme che più mi sembrano adatte al mio pensiero , non credo di recarle alcuna offesa . In ogni modo fin da ora le chiedo perdono per sempre . Accetto i suoi patti e desidero che anche per parte sua siano osservati , specialmente quello che riflette il caso che uno di noi fosse conosciuto dall ' altro . Troverà la mia lettera inferiore all ' aspettativa ! Specialmente nella prima parte ... Vero ? Me lo dica . Ho piacere di conoscere l ' impressione che le mie lettere le fanno . La sua m ' è piaciuta immensamente per quello spirito sparso con tanto criterio nelle sue pagine . Io non sarei capace . 28 dicembre 1902 . Oggi parlo d ' una cosa che ho avidamente provata e sempre provo : il bisogno d ' amare . Quest ' altra volta : il bisogno d ' essere amati . Glielo dico perché si tenga pronta e perché possa dirmi nella lettera sua se tale scelta di tema le piace , ché altrimenti Ella stessa lo cambia in un altro suo . La mia paura è sempre quella di proporle conversazioni che non possano interessarla quanto interessano me . Perciò ho desiderio che Ella scelga i temi e per prima li tratti : sono certo che il suo gusto sarà conforme al mio . Per esempio , nel parlare del bisogno di amare , occorre entrare in certe intimità psicologiche che la potrebbero offendere , ma io da buon cavaliere sacrificherò volentieri alcune parti dello svolgimento del tema al rispetto che dovrei portare ad Annalena . Cosi spero di comportarmi come devo . Amen ! Io ho sofferto due mesi la fame . Non ero in Siena ( E ) ; amici non ne avevo , perché tutti quelli che mi era dato avvicinare , non mi piacevano ... Quando siamo affamati ed è inverno non si può stare in casa . Io me ne uscivo e andavo sempre alla campagna , tutto beato quando un po ' di sole splendeva . Era un pezzo che non mi ero fatto tagliare la lanuggine del mento e i capelli avevo lunghi e riccioli ; portavo un cappello nero a larga tesa e un pastrano alla ... Rodolfo , spelacchiato e scolorito . La quotidiana sofferenza m ' aveva procurato un ' aria di sognatore , dolorosa . Alle donne non potevo piacere ! ( 5 ) E poi io ero in una città piena di brio e di eleganza , dove anche le ragazze povere rubano le occhiate ai principi . Si figuri io che non sono principe , come m ' estasiavo dinanzi a una bellezza ! Col tormento fisico che m ' infiacchiva ed esagerava le impressioni estetiche , io non ero padrone di lasciarmi cadere in un vortice d ' idee senza desiderare l ' amicizia di una di quelle donne che per un momento mi avevano affascinato e poi erano scomparse nell ' ombra della loro vita . A volte alcune di esse - erano lavoratrici - mi producevano una pena indicibile : mi pareva che la loro giovinezza dovesse cadere nell ' abbrutimento dell ' insaziabilità carnale , sfatte lentamente nella corruzione , come fiori nel fondo di un ' acqua . Altre le avrei volute odiare , perché m ' apparivano cattive , vane ; ma i loro occhi erano troppo dolci perché non mi dessero tanta voluttà , quanto ne basta ad innamorare un uomo . Quelle brutte ? Chi guarda una donna brutta ? Mi facevano compassione ; ma tuttavia avrei desiderato che anch ' esse fossero amate , con meno squisitezza di sentimento , ma bonariamente da un onesto operaio . In quei giorni io respiravo tutte quante le dolcezze femminee ; amavo infinitamente e astrattamente la donna , con tutta l ' ingenua passione di cui è capace il mio cuore . Era la fame ? io non lo so . È un fatto che se io fossi stato costretto a non vedere più una donna , ne sarei morto di desiderio . Come esplica Ella questa sentimentalità ? ( 6 ) 7 gennaio 1903 . Ella ha perfettamente indovinato il mio carattere : io sono d ' un temperamento nervosissimo , eccitabile fino all ' eccesso ; capace di piangere ( io che sono ateo ) dentro una chiesa , di tremare al suono d ' una musica , d ' avere illusioni e allucinazioni . La mia calligrafia , s ' ella ha qualche cognizione grafologica , le confermerà quanto le ho detto . Di qui - come Ella ha bene osservato - - quell ' iperbolico fascino femmineo che sorse in un momento in cui una sofferenza fisica lungamente prolungata metteva il mio organismo in uno stato anormale . Del resto , anche ora , la donna , per me , nuota dentro un infinito d ' idealità da cui malamente posso togliere il mio spirito . E pure dalla donna non ho avuto che amarezze . lo amo teneramente la mia Mimì , ella pure mi ama . Ma la sua bocca spesso è bugiarda ... Non so perché . Il bisogno d ' amare è innato in me ; bisogno strano , amaro , infelice . Una donna non mi farà mai contento . Siccome io l ' amo secondo i suoi meriti e sento l ' amoroso dovere di ricompensarla in più , quanto più ella accresce il suo affetto tanto più io accresco il mio , già superiore , e quindi avrò sempre quel senso di dispiacere che proviamo quando si crede di non essere amati bastantemente . Questo è il mio supplizio di Tantalo ... È inutile che cerchi guarire i miei nervi con bagni di letture filosofiche , non sarò mai capace ché la mia volontà in ciò è fiacca . Vede Ella che dubitava della mia sincerità , io le apro lealmente il mio cuore e le ho proposto anche di discutere su questo male che è comune a noi uomini e che affligge me con più forza . A un certo punto della sua lettera - dopo il consiglio d ' invecchiare - c ' è questa domanda : " Il suo dialogo con l ' impiegato postale , me lo ha dato per saggio delle sue qualità drammatiche ? " . Questa è stata una freccia scoccata con molta maestria , ma non a proposito , poiché non feci che trascrivere quello che realmente mi accadde la prima volta che usai del nome di Bernardo ... Ella , lo so , sarebbe curiosa di conoscere fino a qual grado può spingersi la mia abilità , ma io le giuro che terrò sempre velato il mio sapere e nascosti quei pochi ( o molti ) criteri d ' arte che posseggo . Per carità , non mi giudichi dalle lettere che io le mando ! Se comincio ad analizzare tutti i periodi è difficile che non trovi in ognuno almeno una dissonanza di rettorica . Questo non lo faccio per irriverenza a Lei , ma le dico che quando scrivo una lettera non mi curo punto né poco di quello che la punta metallica va segnando su la carta : è un ' altra abitudine che io della nuova bohème non mi curo di perdere . Rilegge Ella le lettere che mi manda ? Io no . Se sapesse nella mia vita piena di avventure curiose quante viole potrei cogliere per profumare la mia prosa ! Ora non lo faccio , ma lo farò in seguito , quando i miei criteri in proposito saranno più definiti . Veda , io sono socialista ma il mio socialismo non è conforme a quello dei miei compagni ... Così in tutte le cose per una originalità della quale alcune volte mi dolgo , perché agli occhi degli uomini che mi giudicano non posso mostrare chiaramente quello che valgo . Insomma , a diciannove anni che si può fare ? Io non so , o Annalena , quanti ne abbia Ella ; certo dev ' essere più vecchia di me . Vero ? Quando mi risponde , mi parli un po ' del bisogno d ' amare che sente lei , perché io non voglio fare la parte di un libro aperto : voglio leggere anch ' io . Non è giusta ? .... . ora non mi faccio indirizzare le lettere a casa da alcuno , non avendo domicilio fisso ; ma vagolando ora in questo albergo , poi in quella casa , ora a Siena , ora in un altra città . Ricevette due cartoline da Firenze ? 11 gennaio 1903 . Ella ha finito per conoscermi ... Ma perché non faccia dipendere la gamma scapigliata dei miei sentimenti dalla sola costituzione del mio temperamento le dirò brevemente come io vivo . Vivo da gran signore : da un certo tempo sono fuori di famiglia , padrone di prendermi tutti quei spassi e godimenti che la miseria concede ad un giovane . Per ora sto a Siena , ma da un giorno all ' altro non so dove andrò . Per esempio , un mio amico e compagno di fede e di abitudini , un socialista , mi ha proposto una gita di propaganda nell ' Umbria e nel Monferrato , nel paradiso e nell ' inferno ... Lo farò ? Io non lo so . - Certo , per ora non ho altri orizzonti ! Il mio temperamento vorrebbe che non lo esponessi alle emozioni della folla e ai disagi d ' una peregrinazione , compiuta in paesi e villaggi dove l ' imprevisto e le dure necessità materiali a cui dovrei sottoporlo finirebbero di acutizzargli quella sensibilità patologica che ora di tratto in tratto a lui fa capo . Quindi , con assai facilità , preferirò rimanere nell ' ombra , in compagnia segreta dei miei sogni , pago se qualche anima come quella di Annalena gentile non mi dimenticherà . La mia Mimiì La donna che mi ama non mi piace tanto quanto quella che scorgo di lontano soffusa dietro il velame desiderato dello ignoto . Ed ella che conosce ormai queste fughe di tenui faville , spente nel loro diffondersi per uno sforzo di volontà negativa , potrà comprendere perché a volte io mi soffermi , incerto su la soglia di un ' idea e poi ripieghi di tutto tediato e di me stesso . Sì , spesso avviene che io mi contraddica e non trovi la forza di una decisione ; e così mi lascio andare in labirinti oziosi ( F ) e non invoco mai il filo d ' una Arianna ... Ella , buona , mi dice : " Bisognerebbe che ella s ' esercitasse all ' esercizio del volere " . Come devo fare ? Senta , le porto un esempio recente : ieri sera verso le dieci , quando ero già andato a letto ( in un letto patriarcale dove dorme anche quell ' amico di cui le ho parlato ) non so come mai entrammo a parlare di spiritismo , di superstizioni , di terrore e di arte del terrore , ripensando alle novelle del Poe . Fatto sta , a forza di raccontarci vicendevolmente certi fenomeni e certe leggende eravamo entrati in uno stato suggestivo tremendo . Bastava che il canterano scricchiolasse perché il mio cervello udisse il digrignare maligno d ' uno di quei spiriti che la mia fantasia aveva creato ... Avevo la pelle d ' oca ! ! Il mio amico , del pari , era invaso dalla paura del terrore e la sua voce , quasi attraversata da un insolito brivido , mi faceva fremere . ... Nel buio percepivo dei fiocchi fosforescenti , ondeggianti , prima piccoli , poi grandi , prima stretti , poi lunghi , della lunghezza meravigliosa d ' uno spettro . Chiudevo gli occhi e allora vedevo dei limoni tagliati , poi un teschio d ' oro , poi una corona di lauro verde e rossa , una grande bandiera nerastra , dei punti turchini , dei fiocchi , delle donne , degli occhi , dei gatti , dei mostri , una statua greca , una girandola vaporosa , una luce lontana , un panno , un orecchio ... Ed il cervello mi doleva sotto la fronte fredda . Il racconto d ' una novella del Poe ( Cuore rivelatore ) mi aveva stravolto . Poi lentamente mi assopii , scorgendo sempre dinanzi agli occhi delle luci sanguigne . La notte l ' ho passata in sogni straordinari , ma sconnessi . C ' era un ' enorme girandola che parlava , una luna che rideva , un uomo che mi tirava i sassi , il rombo misurato di una cascata . Stamani , naturalmente , ho rifatto a mente tutta la via della sera e senza un evidente legame di continuità , ho pensato alla mia Mimì , ma in un modo cattivo . L ' ho trovata piena di difetti morali , bugiarda sopratutto . E l ' idea della menzogna in quella bocca tante volte baciata , mi travolgeva in un dolore muto , indicibile . Ma stamani avrei dovuto rimeditare su l ' " Agamennone " di Eschilo ... Come potevo farlo ? Ho interrotta la lettera per guardare il cielo . Un cielo pieno di splendori metallici su le colline soffuse di polvere d ' oro . Ma come - Ella dirà - come ha fatto questo ciarlatano a guardare un cielo pieno di splendori metallici , se tutto il giorno è stato nuvolo e la sera ha piovuto ? È vero , ma io l ' ho guardato con gli occhi della mia mente , avendomi ricordato un libro di Zola che ho visto sopra il tavolino , la descrizione di uno splendido tramonto primaverile . Se fossi stato in una conversazione che non mi avesse dato tanto interesse , io avrei cessato di parlare o di ascoltare per risentire dentro di me tutta quanta la bellezza di quella descrizione o di un ' altra a seconda del caso . E siccome dopo la domanda che le avevo rivolta , sono stato un momento con l ' attenzione sospesa attendendo qualche idea , mi è capitato invece di rivedere una cosa che senza dubbio non m ' aspettavo e che c ' entrava ( per dirla alla senese ) come il cavolo a merenda . Ecco anche perché , scrivendo o parlando , io mi perdo e non tratto profondamente il soggetto preso in esame . Così , fuori , anche se in compagnia , mi avviene di cadere in un buio completo e allora faccio dei calcoli aritmetici mentalmente ... Sono sempre i soliti . O rileggo per tre o nove volte di seguito l ' insegna d ' una bottega o il nome di una strada o compio qualche atto - preferibilmente con le dita o con la bocca - per tre o nove volte , sforzandomi di essere esatto per paura ... di che ? Non saprei . È un fenomeno curioso che un ateo abbia certe debolezze superstiziose , non è vero ? Se noi continueremo a stare in corrispondenza , come ardentemente desidero , ne ascolterà delle curiose . Oh , come gli uomini sono pieni di cose ridicole ! Altri si vergognerebbero a fare certe confessioni , perché - come dice il Rousseau - l ' uomo è più proclive a farsi stimare per mezzi di violenza che di sincerità . Ed ora , Annalena , ora che tutte le piaghe della mia anima cominciano ad aprirsi sotto il suo occhio indagatore , non mi sia avara del suo consiglio benefico . Certo , se Ella vuole , può farmi del bene . Quando vuole che cominciamo a fare un ' escursione artistica per le nostre chiese ? Dobbiamo da prima trattare il soggetto promesso , ossia del bisogno d ' essere amati ? Come crede . Scriva presto . 14 gennaio 1903 . I due anni che Ella ha sopra i miei , le danno il diritto di consigliarmi come una buona mammina ? La maggiore età poco ; ma la saggezza , di cui mostra avere un largo senso , si . Io gliene sono grato . Potrà Ella influire tanto su me , da migliorarmi ? Lo desidero e non lo spero , conoscendo troppo bene la natura disgraziata del mio carattere . S ' immagini di vedermi in una selva , solo , a ' piedi di tronchi smisurati ; e di lontano io oda avvicinarsi il latrato d ' infiniti cani e io fugga , e la paura mi faccia correre e urlare come un dannato nella selva delle arpie ; ad un tratto , mi sembra che una voce mi chiami , una voce melodiosa in quell ' inferno di suoni bestiali ; io rispondo con un grido e mi soffermo ansando , girando gli occhi smarriti ... la voce mi chiama , io singhiozzo - i cani sbucano , gli occhi sanguigni - io caccio un urlo di terrore e corro , corro mentre la voce si spegne e gli animali sono alle mie calcagna . Que ' cani li infuria il Destino , e il suo ghigno cattivo è in ogni persona e in ogni cosa . Ma la selva finisce , i cani son quieti : io ho finito di correre e di vivere all ' aprirsi della luce . Muoio così , senza un riso di donna , senza una carezza di fiore . Negli ultimi lampi di vita , ho gli occhi pieni di fantasmi orribili e l ' orizzonte me ne sembra oscurato . Molti anni dopo due pastorelli inciampano nelle mie ossa terrose . Uno di essi dice : - Questo scheletro è di un uomo ? Risponde l ' altro : - Poco me ne interessa . Ma tu perché lo guardi e ti commuovi ? - Chi sa ? Queste mani mi possono aver toccato . - Sciocco ! Vendiamo la sua testa ; guadagneremo qualche cosa ... Piangi ? - I suoi occhi mi hanno guardato . - Ma gli occhi non ci sono più . - Non li vedi ? - Io non vaneggio . - Non li vedi ? Avvicinati . - È vero . - Ti sembrano umani ? - Oh , oh , come guardano . - Copriamoli col fango . - Guardano sempre . Mi fanno paura . - Ora sono neri , ma sembra che uno splendore rosso li attraversi . - Si fanno più grandi . - Dio ! - Fuggiamo ! - Sotterriamoli . - Sono gli occhi del diavolo . - Si , si , di lui . - Dio ! Dio ! E i due pastorelli fuggono . Gli occhi erano quelli del mio destino . Che le pare ? Potrò un giorno divenire com ' Ella mi consiglia ? Mai , mai ... Pensando alla mia vita , al mio avvenire , non posso mai separare il reale dall ' immaginario o dal fantastico . Ho nel cervello un vulcanetto che non si stanca mai e le sue ceneri e le sue fiamme si diffondono per tutta la mia anima in un turbinìo che acceca e abbaglia . Del resto , dato il mio temperamento , non potrei esercitare alcuna di quelle professioni in cui la normalità degli individui si cristallizza . Se facessi l ' avvocato farei a pugni con tutti i presidenti , giurati , ecc . Se facessi il professore strozzerei qualche alunno . Il medico ? Non me ne parli manco . Quindi se sarò capace di esplicare la mia intelligenza nell ' arte , la mia vita troverà il suo senso . Altrimenti l ' unica volontà che mi farà una volta decidere sarà quella della morte . Non si spaventi ! Sarà una morte da vero stoico ! Prima di parlare del bisogno d ' essere amati voglio fare un ' osservazione circa i libri che Ella mi ha suggeriti ; poi ... se ci sarà carta , parlerò del mio socialismo . Non conosco il libro di Ippolito Nievo perché non ho mai avuto i danari per comprarlo e alcuno dei miei amici ce l ' ha . Non sono d ' accordo con lei di porre i " Promessi Sposi " a corona della letteratura italiana perché in quel libro , all ' infuori della prosa scritta bene , non ci trovo niente . Ho letto il principio dei Ricordi , ma cessai subito perché non mi davano nessuna impressione di bellezza artistica - quindi ... nel cestino . Ella ha detto che il Sogno e le novelle del Poe dilettano ma riescono per un temperamento fantastico un incentivo dannoso . Niente di vero . Possono dilettare soltanto quelle persone che li leggono così per passatempo ; senza alcun interesse intellettuale . Ma per chi ha un fine artistico , non è così . Inoltre , invece che dannosi , quei libri sono utilissimi a un temperamento fantastico che voglia speculare . Le conosce le novelle del Poe ? Se non le conosce le compri , che avrei piacere di esaminarle insieme . Per esempio , prendo il racconto intitolato Il ritratto ovale . Si tratta di un pittore che dipingendo una donna , mano mano che compie il lavoro sottrae i colori dalla carne della modella e li stempera sul ritratto ; poi quando ha finito vi trasfonde anche l ' anima della giovane . Pare il sogno di un pazzo e forse lo è . Ma quanta bellezza in quell ' idea ! Che m ' importa se il Poe era un alcoolico , se quel pittore è un fantasma sorto tra i fumi del vino , e se quella donna è impossibile ? Quando l ' artista , contemplando il suo quadro ormai penosamente finito , grida con voce possente : " Da vero che è la vita istessa " non è questa voce l ' allegoria che glorifica l ' arte nell ' amore ? o l ' amore nell ' arte ? E quando si rivolge bruscamente per guardare la sua amata e la sua amata è morta , non è forse lì scolpito il sacrificio umano a un ideale ? Poe è sublime . Oh , sì , altro che Manzoni col suo classicismo camuffato da romantico ! E quei racconti mi colpiscono tanto più quando penso al temperamento diabolico del loro autore . Che forza ! Quando egli con lo stomaco pieno di vino , di zozza , e la bocca fetente di cicche masticate chinava la testa sul marmo lurido di un tavolino , dentro una bettolaccia , la sua anima diveniva meravigliosa . Dentro a quel cranio ributtante c ' era un sole . Un sole da tempesta che apriva le nuvolaglie degli istinti immondi e cacciava a stormi gli uccellacci delle idee nere dentro il Maelstrom . Edgardo teneva a memoria quello che in quel momento vedeva . Erano abissi inarrivabili , tramonti di sangue , lame di coltello , profili soavi di donna . Sì , il Poe , dopo il sommo poeta inglese , è quello che di più ha ingrandito la compagna dell ' uomo . Le donne del Poe sono tutte straordinariamente affascinanti per quel contenuto che hanno , fin dentro le ossa , d ' inverosimile . In quanto allo Zola , mi limito al Sogno , riuscendomi qui sul tamburo troppo difficile anche uno sguardo rapido a tutta l ' opera sua poderosa . Il Sogno è un libro mistico . La fanciulla che sogna un principe a sposo e tanto oro che abbaglia i suoi occhi , è il Desiderio di una ragazza ingenua . In ogni pagina di quel libro c ' è una frase che vorrei sapere a memoria . Anche questo , se non l ' ha letto , lo legga . Il mio socialismo ? Io seguo la teoria rivoluzionaria del Ferri ; ma vi sono giunto non per via scientifica ( come sarebbe meglio ) ma per via sentimentale : ossia naturalmente mi sento portato alla ribellione aperta , magari violenta . Nei momenti di eccitazione mi balenano imagini criminose d ' anarchico . Odio i potenti , i preti e i soldati . È un odio implacabile che morirà con me . Dopo che ho letti i suoi libri ho sempre amato idealmente il Ferri , e quando vi potetti conversare mi parve un sogno nella realtà . Del resto per farsi un ' idea chiara di quello che è il socialismo non basta dirlo così in una lettera , Bisogna leggere molti libri e molto ... indigesti . Leggerebbe Ella La teoria materialistica del Marx , L ' origine della famiglia dell ' Engels , Socialismo e scienza positiva del Ferri , ecc . ecc . ? ( G ) . Se vuole gliene posso fare dei riassunti . Quando riscriverà , cominci Ella a parlare del bisogno di essere amati . Io non ne ho avuto ... la carta bastante ! E poi mi dica sinceramente una cosa , che è questa : dei tre suoi corrispondenti quale posto occupo io ? Lo dica francamente . Se occupo l ' ultimo non le scriverò più perché mi riuscirebbe spiacevole non essere io il migliore degli altri . Me lo dica senza riguardi . Veda , io non nascondo né meno le mie ambizioncelle ! 17 gennaio 1903 . Ecco quello che ci vuole ad urtare i nervi ad una donna ! Ella spende quasi tre pagine per dirmi ... quello che io non le avevo chiesto . Se ora volessi abusare della mia abilità di polemista potrei metterla in sacco e dirgliene tante da farla arrossire , ma siccome la nostra amicizia non mi concede il diritto di tanta confidenza l ' avverto soltanto che un ' altra volta non le porterò alcun rispetto . Donna avvisata è ... quasi salvata . Che poi non ci troveremo d ' accordo nella questione politica è un fatto anche da me preveduto . Il mio temperamento ribelle è naturalmente violento e la violenza mi piace quando sia esplicata contro un ordine sociale o politico o morale che è il resultato di una umanità degenerata . La nostra società è un letamaio : i ricchi sono i funghi che essa ha prodotto . La nostra politica è una sopraffazione , la nostra religione ( errore psicologico in principio ) è divenuta un ' ipocrisia indecente ; la nostra morale è stupida . Io sono socialista perché credo unico il partito socialista efficace a combattere e migliorare moralmente ed economicamente ; quindi io faccio della propaganda socialista convinto del suo contenuto ideale e pratico , pieno di verità incontrastabile , espressione esatta d ' una plebe oppressa , sofferente , ma buona ed ardita . Ma io non ho l ' anima socialista ; io sono anarchico e lo sono divenuto senza volerlo né senza averne contezza . Non faccio della propaganda anarchica - ma milito invece in un partito sostanzialmente differente - perché gli effetti della propaganda anarchica sono inefficaci e perché inevitabilmente generano esplosioni di forme delinquenti e mattoidi . Ravachol , Pini sono esseri schifosi , mi ripugnano ; ma non mi impediscono di sentirmi nel fondo dell ' anima l ' aculeo dell ' anarchia che fa sanguinare . Vorrei che l ' idea anarchica fosse posseduta da individui sani , intelligenti : Ottavio Mirbeau è un anarchico bellissimo . Perché Ella sentisse a un tratto l ' indignazione dolorosa che produce la sofferenza della miseria che urla e geme nei fondamenti luridi dei palazzi signorili , bisognerebbe che per un momento dimenticasse la sua pace e la sua tranquillità , il suo adattamento alle necessità che la inseguono , ed entrasse con me nell ' anima di chi spasima e maledice quotidianamente , di chi è corrotto nella prostituzione , di chi gavazza nell ' aberrazione turpe della delinquenza . Ma Ella non vuole sporcare le scarpette di coppale su tanto fango ... quindi il mondo del dolore le rimarrà sempre ignoto . Pertanto io le do una definizione rigorosamente scientifica del socialismo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Senza offenderla io penso che questa definizione le rimarrà un po ' ostica e bisognevole di commento . Sono disposto a farcelo quando Ella me lo dica . Adesso , scommetto che dopo aver lette queste quattro pagine , Ella mi vuole ... un altro Rodolfo ; non è vero ? Mai mi ero fatto conoscere nell ' aspetto politico , e insolita le sarà la mia intonazione , tutt ' altro che serena , ma aspramente violenta , e diretta a demolire , senza scrupolo alcuno , tutto quello che la gran massa dell ' umanità oggi tiene gelosamente come suo patrimonio morale . Del resto , giudicando sotto questo punto di vista , ella non ha un artista né un sognatore , ma un politicante che nell ' agone delle sue lotte è deciso di battere qualsiasi avversario . È così . Per ora le mie convinzioni politiche ( che per me sono subordinate alle mie speciali vedute morali ) sono incrollabili . Forse con il tempo potrei modificarmi senza avvedermene , come m ' è avvenuto di dovermi conoscere anarchico senza averlo mai pensato . Ma di politica non parliamone più . A volte , scrivendole , mi sono immaginato una donna dai capelli biondi oscuri , dagli occhi celesti , dalla fronte pensosa , dal sorriso gentile , alta , snella , ma di un insieme quasi brutto ( 7 ) . Senza che Ella mi renda pan per focaccia le dico preventivamente da me , il mio aspetto fisico : capelli lunghi e anellati , biondi con chiazza d ' oro ; fronte alta e spaziosa con due rughe ; occhi color d ' acciaio turchiniccio e vivaci , aspetto non florido , quasi sempre pallido , bocca da violento ; camminatura da epilettico ; parlata franca , ma nervosa ( a volte stentata ) ; agito le mani in mimica a seconda il significato delle parole ( di bontà , di irritazione , di paura ) , guardo in viso quasi tutte le persone . E basta . Oggi le propongo un tema che credo essere originale perché non m ' è occorso di trovarlo in alcun libro e perché m ' è sorto spontaneamente senza una derivazione . Eccolo : se l ' uomo deve subordinare la sua felicità alla sua moralità , quando quella fosse in contrasto con questa . Per felicità ( tanto per intenderci subito nel significato dei termini ) intendo un godimento illimitato fisico , morale , intellettuale , e per moralità intendo certi confini stabiliti convenzionalmente , al di fuori dei quali un uomo perderebbe la sua integrazione di onestà . Per onestà intendo tutto quello che è fatto per utile proprio senza danneggiare altrui , oppure tutto ciò che si fa nei giusti limiti dei rapporti amorevoli . Per rapporti amorevoli intendo quelli derivati dalla pratica della massima biblica : " Non fare agli altri quello che non vorresti fatto a te " . Premesso ciò , si tratta di stabilire se l ' uomo deve avere per scopo supremo il raggiungimento della propria felicità , qualunque poi siano le conseguenze naturali dello stato di questa felicità ; oppure se l ' uomo , prefissosi costantemente di essere morale , sacrifichi il raggiungimento di quello stato felice al compimento dei propri doveri ( H ) . Ma , intendiamoci bene . Non si tratta di sacrificare il dovere occasionale per il godimento effimero d ' una particella di felicità , ma io intendo parlare del sistema sociale a cui gli uomini possono giungere per via di processi psicologici dipendenti o da cause economiche o da fenomeni fisici . Nella società attuale mi pare che non si miri né al raggiungimento della felicità né al compimento d ' una morale . La nostra società , essendo organizzata con criterii essenzialmente di egoismo economico perde di vista il mondo morale ed anche il mondo intellettuale , poiché presentemente non conta chi è ma conta chi ha . Quindi deriva che ognuno cerca di accumulare quella maggior copia di energie economiche perché quasi solamente da quelle dipende il suo sviluppo e il suo evolversi morale e intellettuale . Da ciò ne deriva che la mia tesi è un ' ipotesi astratta prodotta da uno stato di ideazione , prodotto alla sua volta o da una impressione estetica o da un sentimento di dolore o di piacere . Ma questo per noi non vuol dir nulla . Possiamo stabilire ugualmente una discussione in questo campo immaginario , sottoponendolo alle leggi fondamentali della logica . E ... tanto per cominciare , enuncio la mia opinione , che è questa : l ' uomo , siccome dovrebbe trovare la felicità nel compimento del proprio dovere , deve subordinare all ' ordine morale il sentimento del proprio egoismo . Quest ' opinione se volessi sostenerla in pubblico farebbe ridere . Alcuno si immaginerebbe per quale processo psicologico io sia pervenuto a questo paradosso , e per questo motivo poi me lo tenessi caro , quando d ' intorno a me non avrei che a ritrovare esempi d ' opinione che mi smentiscono . Ma ... io me ne curo poco . Intanto però , prima di tenermela per inoppugnabile , la sottopongo alla disamina di Lei che per me può rappresentare l ' espressione di una critica intelligente . Oggi avviene tutto l ' opposto di quello su cui ho basato il mio paradosso , non c ' è bisogno che glielo dimostri perché certamenle Ella lo deve sentire e riconoscere più di me . Prima di ragionare attorno ai fatti pratici aspetto che Ella mi dica come la pensa ( 8 ) . Ma scusi la maniera disordinata della presente che ho scritta in momenti piuttosto ... difficili per me . Facilmente le annunzio che me ne anderò da Siena , per stabilirmi a Firenze . Ancora non lo posso sapere né meno io . In ogni modo anche di là ( se vi andrò ) avrò piacere di continuare la nostra corrispondenza . Non si turbi se alcuna volta non mi riguardo di metter fuori pensieri e parole che la potrebbero urtare nella sua suscettibilità ; lo faccio liberamente certo di trovare in Lei una buona Annalena , che comprende tutto il mio brutto , assai brutto retroscena . La saluto cordialmente , ringraziandola de ' buoni consigli dei quali forse ( non per mia colpa ) non potrò mai fare uso . Il destino è più forte di me e di Lei . 26 gennaio 1903 . Scriva pure . La precedente mia ebbe un ritardo perché la tenni due o tre giorni nelle tasche ... in mancanza di francobollo . Miserie della bohème ! 29 gennaio 1903 . Per ciarlare bene di tutte le cose che abbiamo sfiorato è necessario che io le divida con ordine e ne prenda poi una per una ... Comincio dal mio e dal suo ritratto . Non metto in dubbio la veridicità della sua descrizione , ma la trovo mancante in quella parte che non aveva né meno la mia , e per riparare quella lacuna io per il primo lo farò adesso . Da circa due mesi ho cambiate le mie abitudini . Vado a letto prima delle nove e non mi addormento che dopo le due , consumando più d ' una candela a leggere opere letterarie straniere . La mattina mi sveglio alle otto e leggo fino alle undici i passi che più mi sono piaciuti durante la notte . Poi mi alzo , mi lavo , faccio un po ' di ginnastica e alle dodici mangio . Alle due la stanza dove sono a mangiare è piena di amici che sono sempre i soliti e allora se l ' albergatore ha acceso il caminetto ci mettiamo a parlare , cantare , discutere , lottare lì , altrimenti ( o tempo buono o tempo cattivo ) ce ne andiamo fuori di qualche Porta , spingendoci dentro i campi e facendo delle camminate che durano fino alle sette della sera , ora in cui modestamente ceno . La mia camera fa ribrezzo . Su ' l tavolino sono sparsi alla rinfusa opuscoli , giornali , carta da scrivere , un fazzoletto ... poco pulito , una ciarpa stracciata ; in terra , cicche di sigarette , carta bruciata ed .... altro ; su ' l canterano c ' è uno specchio verde ... che non specchia ; e , infilata nella cornice di questo , una cartolina ill : che è una caricatura ( orrenda ) del maestro Giordano . Sul marmo del canterano , coperto di macchie di tutti ' l colori , stanno sparsi altri giornali , una spazzola , una dozzina di colletti , un bicchiere sbocconcellato , una ciarpa di seta , un paio di forbici ( che hanno servito al cuoco dell ' albergo a pulire il pesce ) un portasigarette ( regalo di Mimì ) ; su ' l comodino una bottiglia d ' acqua , un candeliere pieno di fitte , libri d ' ogni genere , e da una parte , pensato con un certo riguardo , un libro delle poesie di Alfredo De Musset che è il mio poeta preferito . Poi di mio non c ' è altro . Oh ! no , dicevo una bugia ! Nel cassettino dello specchio ci sono due bollette ( sacre per me ) del Monte Pio ; una è di un orologio , l ' altra di un anello e di una medaglia che avevo preso alla scuola . Ora all ' infuori delle lettere che ricevo e del ritratto di Mimì e d ' un pacco di manoscritti miei , non c ' è proprio altro . Dico tutto questo con grande abbondanza di particolari perché Ella mi possa conoscere senza sapere chi sono . Al mio ritratto debbo aggiungere un paio di baffetti biondi , spuntati precocemente fino dai dodici anni . La mia fisonomia quindi tradisce la mia età . Porto ( eternamente ) un cappello e un cappotto neri ; rido spesso e , come le dissi , caccio i miei occhi in viso a tutte le persone che mi capita di notare , che non sono poche . Una volta ( ai bei tempi dell ' abbondanza ) portavo i capelli pettinati alla Chopin , ma ora , invece , li lascio crescere come vogliono . Un ' altra cosa . Anche la mia fisonomia è dolce e la mia aria ordinariamente è malinconica ; e se anche rido spesso il mio riso si spegne in una naturale e severa compostezza di linee . Le dico tutto ciò perché anche quando mi legge Ella , possa avere un ' impressione più definita e più forte del mio amico Rodolfo . Per questo motivo ho cercato d ' avere la descrizione del suo ritratto . Il quale ( Ella era sicura del mio complimento ) mi piace malgrado delle sue reticenze nel dirmi che sa di non essere bella . Via più sincerità ! Si è guardata allo specchio prima di scrivermi ? Del resto delle bellezze a Siena non ce ne sono , o almeno gliele posso contare su le dita d ' una mano ... Fra quelle può essere lei ! Me lo auguro con tutto il cuore . Io vorrei ancora che mi fosse noto il nome di Annalena ... Il mio , se ben ripensa ad una lettera da molto tempo ricevuta , lo conoscerà facilmente insieme con quello di Mimì . Tanto non c ' è nulla di male , e le nostre conversazioni non rimarranno intaccate ! Buone e belle le parole che Ella malamente adopra per annegare in un triste pessimismo . Già le donne le ho trovate tutte così , ed io spiego questo sentimento predominante di accasciamento nella inettitudine e nella debolezza organica e morale della femmina . Tuttavia ho speranza che Ella cambierà l ' ordine delle sue idee ( I ) , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ... L ' ideale evangelico ( a cui Ella forse voleva alludere per tutti gli altri ) è fallito appunto perché era contrario e nemico alla natura degli uomini . Leone Tolstoi , che in uno slancio potente del suo genio ha ricondotto le nubi opprimenti del misticismo su l ' orizzonte della letteratura , non sarà ascoltato . Egli è un socialista inefficace perché , come dice il Ferri in un suo libro , è rimasto troppo al di fuori al movimento scientifico contemporaneo su ' l quale ogni dottrina morale è d ' uopo che si basi , e altre religioni poi non hanno mai pensato alle condizioni degli uomini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Con quale gioia mi do a calpestare quello che odio ! Uccidere un mostro che è ? Ma sgominare le legioni di tutti i pregiudizi è qualche cosa di grande che mi dilata e mi riscalda l ' anima . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Di quel problema che le avevo proposto ne riparleremo in seguito , quando avremo discusso di cose che ne sono l ' orditura . Perdoni se oggi scrivo peggio delle altre volte . Ho un ' idea fissa che mi perseguita . 3 febbraio 1903 . " La politique , hélas ! Voilà notre misère . Mes meilleurs ennemis me conseillent d ' en faire ... " e facendone non posso fare a meno di essere violento fino alla cattiveria . Ma Ella , spirito infinitamente buono , ha perdonato tutto quello che la bocca dell ' esaltazione mi diceva di scrivere , ed io ne sono rimasto colpito fino all ' umiliazione . A che la politica ? Torniamo ai nostri sogni che sono belli , perché noi soli li conosciamo , ed apriamo con una gioia avara il nostro cuore pieno di essi . Rodolfo sente che la sua Annalena non può occuparsi di una idea politica senza guardarla con gli occhi mansueti e ingenui d ' una donna che ama troppo le cose belle nella modesta considerazione di se stessa e del suo piccolo mondo , e Rodolfo non farà più della politica con la sua Annalena . È contenta così ? Stasera se non avessi uno strano malessere che serpeggia nelle mie vene come uno spirito maligno per le vie della sua dannazione , avrei l ' anima aperta alle più dolci emozioni e ne direi con quella gioia pura di vaghe dubbiezze , che è la linfa deliziosa dei cuori giovani . Ma non potrò mai sentirmi tanto sano ? Chi sono io ? Perché quel tormento indefinito che proviene dalla presenza di tutte le cose ? Tutto mi è cagione di rimpianto . Mi pare che la mia vita vada sperdendosi come un rigagnolo nelle fogne melmose del comune destino , e ne provo un malessere interiore paragonabile a quello d ' un malato che vede le sue carni sfarsi lentamente senza rimedio . Io compiango me stesso , mi addoloro dei miei stessi dolori , che forse non ho , ma che sono orribili . Ah ! oggi ho pensato di ubriacarmi . Perché no ? Ho imaginato la mia ebrezza , l ' ebrezza di un uomo che beve per non soffrire . Soffrire ? ma soffro io realmente ? Sono i miei nervi malati che opprimono la mia esistenza ? Non esistere ! E di quello che ho veduto e udito che ne sarà ? Che è questa mano che ubbidisce al mio pensiero e traccia su la carta dei segni che mi hanno fatto imparare ? Rispondi , rispondi tu , che mi tormenti , o triste dubbio ! Ma il dubbio esiste di per se stesso o sono io che lo fabbrico e vi abito dentro ? Forse . Ah , poveri i miei vent ' anni che molti invidiano , che siete voi per me ? Per me , per ... Non so , non so come definire il mio io . Che sono io ? Il mio pensiero che è , e da che proviene ? Potrà morire come muore la carne ? O pure si riconfonderà nella forza infinita di tutte le cose dell ' universo , sotto la forma di un altro fenomeno che poi , alla sua volta , si trasformerà in un altro e poi in un altro per non morire mai e sentire sempre ? E la mia consapevolezza che ho di quel pensiero dove finirà ? Si è essa prodotta nel volgere degli anni crescendo con la carne o pure è un elemento dissociato da tutti gli altri ma che nella vita si combina con altre energie , con altre forze , per dare l ' esistenza agli esseri animati ? C ' è una coscienza comune a tutti gli animali ? Oh , com ' è triste la chimica di chi si dedica alla meditazione dell ' esistenza ! Mimì ! non so perché io ti penso in questo momento e perché i miei occhi abbiano delle lagrime . Oh , come è grande e smisurato il sentimento dell ' amore ! Somiglia alla sua fragilità . Ma tu , Mimì , capisci ? Già , che t ' importa di tutto questo ? Tu mi baci , e nei baci effondi tutta la tua anima ; sei troppo semplice . Io , vedi , mentre scrivo e penso a te e a tante cose di cui tu non ti curi , ho avuto paura di un rumore che il vento ha fatto attraverso il mio uscio ... Tu avresti riso . A me , invece , è parso il ghigno d ' un essere maligno e sconosciuto che mi perseguita . Guai , guai se il vento spegnesse la mia candela ! Morrei di spavento . Più tardi , uscendo avrò paura . Ora mi soffermo , il mio cuore è agitato , il mio respiro è breve : ho avuto paura lo stesso . Ed è sempre così . Oggi non sono uscito . Chi mi avesse visto mi avrebbe preso per uno di quei fantocci che non hanno il cerebro per pensare . Sono stato con gli occhi stranamente fissi al soffitto perseguendovi qualche cosa , ed aspettandovi una figura che non vi è apparsa . Poi mi sono guardato nello specchio . Le mie pupille erano enormemente dilatate e cupamente turchinicce . Chi sa ! Ho pensato a certi cipressi che ho intraveduti in una poesia del Carducci , ho ripensato ad un cielo d ' arancio , a un cielo che mi pare d ' aver visto , poi a tante croci nere gigantesche , a una donna del d ' Annunzio , che s ' è fusa in una statua bianca , che è divenuta il corpo nudo della mia adorata Mimì , poi ho sentito il rumore di un sospiro . Mi sono alzato dalla sedia dov ' ero seduto da sì gran tempo , sono uscito di camera guardandomi indietro come fossi inseguito . Ed ora ho come una vertigine . Mi sembra d ' esser travolto per il baratro d ' un precipizio , insieme con della neve che mi ha tutto avvolto e precipitato ; precipito senza toccare mai il fondo . La neve ? Se ne avessi , ne mangerei . Certo io sono un anormale e la mia anima è come un turbine che passa devastando e uccidendo : ella devasta e uccide la mia giovinezza . Ora io penso a una novella che volevo scrivere , a una novella strana , pazza . Mi alzo e vado in cerca di amici . Il mio nome è F ... Mi dica il suo . 28 marzo 1903 . ... m ' è venuta una cosa orribile ... Andando improvvisamente a trovare la mia fidanzata , Mimì , - dopo quattro mesi di assenza - l ' ho trovata ... l ' ho trovata ... Ed io l ' avevo rispettata sempre come una sorella ! Vorrei impazzire piuttosto che credere alla verità di ciò . Federigo . 30 marzo 1903 . Mi permetta che io le narri in poche parole la storia del mio amore e perdoni se metterò a nudo delle verità atroci e ributtanti . Sento , il bisogno di fare così . Molti anni fa - possono essere otto o nove anni - avevo conosciuto Mimì : era una mia contadina . Fra di noi erasi stabilita un ' amicizia forte e passionale , ed io ricordo che provavo quasi un ' ebrezza quando , vincendo la mia ritrosia ingenua , riuscivo a farmi dare del tu . Ricordo anche che sono stato quasi un mese intero senza frequentare la mia scuola perché la mattina ella mi aspettava nel fondo del campo ed andavamo a braccetto lungo il torrente che serve di confine al campo . Le davo anche dei baci senza che me ne rendesse . Mio padre , quando si accorse della nostra relazione la intese in un senso peggiore , e cacciò Isola dal podere . Da quel tempo siamo stati sette anni senza rivederci , eccetto che una volta per una festa religiosa , quando ella , ritornando a Siena di passaggio mi fece vedere il ritratto del suo amante . Durante tutto questo tempo l ' avevo scordata completamente ; la mia educazione e la mia condizione sociale non la richiedevano . Ma , stando agli studi a Firenze , mi venne lentamente un desiderio che poi divenne una brama insensata , e scrissi a casa sua per avere il suo indirizzo . Quando lo ebbi , circostanze gravi di famiglia mi richiamarono a Siena ed io non potei né meno vederla . Le dirò ( perché devo scrivere molto confusamente ) che Isola stette poco tempo a casa - in un paesetto del Chianti - e che se ne andò a servizio . Allora , dopo aver avuto il suo indirizzo , le mandai quasi giornalmente delle cartoline illustrate , ed ella mi contraccambiava . Non so perché , senza né meno rivederla l ' amavo egualmente da desiderarla con tutte le forze dell ' anima . Finalmente , un anno fa , detti gli esami a Firenze ed improvvisamente andai a trovarla ( J ) . La trovai molto cambiata , assai più bella ( è una ragazza bellissima ) e mi parve anche più intelligente di quello che potevo supporre . Mi piacque tanto che il giorno dopo le feci dichiarazione e fui riamato . Le vicende del nostro amore sono state assai tristi . Non ci vedevamo che una volta al mese , per poche ore . Per questo motivo ho pianto tanto che mi sono reso così tenero ad ogni emozione ... da far ridere , forse ! Non posso fare a meno di includere in questa lettera il suo ritratto ! La giudicherà e mi scuserà meglio ! Mercoledì passato ricevetti una lettera da una donna che io non conosco affatto , nella quale mi si diceva che la mia fidanzata faceva delle cose sconvenienti . Senza né pure dirlo a nessuno - feci avvisare mio padre da Empoli per mezzo di un conoscente - partii e ... Per non cedere all ' emozione provata fuggii da quella casa , gridando di fondo alle scale : " Tornerò più tardi ! Non posso ! non posso ! " . Quando fui in istrada camminai verso i viali dalla parte di S . Gallo ( è pratica , vero ? ) e mi sedetti sopra un mucchio di sassi . Allora cominciò a farsi chiaro in me . Avevo un senso vago di tutto quello che avevo veduto da credermi in sogno . In poche parole , m ' ero convinto che io fossi un allucinato : e ci credevo tanto che ebbi una gran paura di me . Di lì passò un antico compagno di scuola , e quando mi vide , disse : - Che hai ? Ti senti male ? Parla . Io gli risposi con un sorriso e gli dissi che era una bella giornata , ma che il sole era ancora molto freddo . Che mi piacevano tanto i mandorli in fiore e che se fossi stato ricco ne avrei voluti un giardino per respirare interamente nella primavera ... Il mio amico penso che mi credesse rimbambito . Sorrise e mi lasciò augurandomi tante cose ... Poi entrai in una gran calma . Mi pareva che io fossi divenuto un altro e che Isola non fosse lei . Sembra impossibile questa incoscienza della propria personalità , ma avviene realmente . Domandai a un facchino che mi trovasse una camera ... Non le dico per quali generi di case fossi scortato ... Da per tutto la miseria e la prostituzione ; da per tutto la melma e l ' orrore del vizio ... Quante cose conobbi in quelle ore . Finii col sentire piacere di tutto quello che vedevo . Sì , ne avevo piacere perché mi veniva mostrato senza veli un aspetto della nostra società , forse l ' aspetto più caratteristico ed importante . Finalmente trovai una camera in via S . Cristoforo . Mangiai e tornai da Isola . Mi accorsi ( dico così perché la prima volta avevo visto tutto annebbiato ) mi accorsi che la casa dove stava era quella di una levatrice . Una casa orrida . Mi chiusi con Isola nella sua camera e feci alcuni passi avanti , con le mani tese e tremando . Ella era pallida e doveva soffrire orribilmente . Volevo farle del male ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ma questa imagine si arrestò . Caddi in ginocchio e la baciai senza posa ; ed ella piangeva , tenendo la testa su una delle mie spalle , quasi tramortita sul canapè dove erasi seduta . Le dissi io : - Isola , così ? - È vero , è vero ... - E ... perché ? - Non lo so , non me lo domandare . Ella piangeva ; lo domandai : - Chi ... è stato ? Dovetti pregarla molto per saperlo e quando lo seppi un ' ira potentissima s ' impadronì di me . Ma affettavo di essere calmo e nessuno avrebbe imaginato quello che passava per il mio cervello . Sono stato tre giorni con Isola ... Ne ho avuta una compassione sincera e grande . Quando sotto la carne del suo corpo sentivo muoversi il corpicciuolo di un ' altra vita , avevo quasi un terrore sacro di me , di lei , di tutto . Che ho deciso ? In tutte le maniere non devo abbandonarla . Certo non l ' amo più , ma ho fatto questo : ho detto a mio padre che io ero il colpevole e che volevo aiutare quella ragazza . Forse con un ' altra vita , può divenire onesta . Mi ha ingannato interamente , ma la scuso perché il suo amore mi ha procurato delle gioie indicibili . Che gliene pare ? Io non so , non so come giudicarmi , e come giudicare . Mi scusi . P.S. Prima di chiudere in busta la presente , l ' ho riletta e m ' è venuto il pensiero di stracciarla . In ogni modo non metterò il suo ritratto come ho detto . Non so se io sono un insensato a far conoscere certe cose ... A volte mi viene il desiderio di gridarlo a tutti , a volte vorrei circondarlo di un segreto ... Ieri sera mi ubriacai con mezza bottiglia di cognac . Stamani mi duole fortemente la testa e mi brucia il cervello . Ho passato la notte su l ' erba nel piazzale della chiesa dei Servi . Mio padre non se n ' è accorto e l ' ho confessato spontaneamente alla matrigna . Credo di aver la febbre per l ' umidità che ho preso . 2 aprile 1903 . Mi provo a scriverle lo stato d ' animo presente quantunque io sappia che i dolori altrui finiscono col diventare noiosi ... Ella , così buona con me , non conosce a fondo il mio carattere , e forse è un bene . Dovrei mettere in luce certi sentimenti oscuri che in me nessuno suppone ; ma che formano la base della mia volontà , se volontà può chiamarsi quel fluttuamento passionale che mai non mi abbandona . Non ho mai parlato di quelle vertigini che mi travolgono nel loro impeto incosciente in gorghi di brutalità animale , in fondo al vizio ! lei mi capisce ? Come sono bestialmente ebbro di me stesso allora ! Sul mondo in orgia danzano le peccatrici livide ... L ' aria è procace , l ' orizzonte è un bacio , la luce un brivido , la vita una voluttà . Le povere fanciulle caste - stranamente contorte dalla rachidine della loro anima - s ' avviano silenziose verso un luogo oscuro , dove le aspettano il viscidume e il ribrezzo di serpi ammucchiati e di rospi morenti . E tutto è silenzio ... Qualcuna di esse si volge e guarda la vita che splende come un gran sole fiammante e mormora : la verginità mi ha condannata . È una pentita . Un ' altra , idiota , sorride facendosi velo agli occhi perché anche quel chiarore incerto le fa male ; un ' altra ha i brividi lunghi della febbre . E le loro figure si sperdono , mentre nel mondo volteggiano le risa isteriche delle cortigiane ; e il mostro della libidine , il cui alito fa male al sangue , urla , urla ... Passa così molto tempo , ma nessuno s ' annoia . Gli uomini hanno intuito la religione del Piacere . Non vi sono sacerdoti , ma sacerdotesse . È un culto semplice , primitivo . Non vi sono preghiere in segreto . Avvengono fenomeni straordinarii , il pensiero si può materializzare ; anzi , tutto ciò che è desiderato con una certa intensità ha la proprietà di divenire un corpo . Il quale allorché il desiderio cessa , si sperde e si riconfonde nella fluidità cosmica che avvolge tutte le cose . Questa fluidità verrà a costituire il punto di partenza della nuova chimica . È un composto di vari elementi emananti dal grande Invisibile le cui proprietà verranno assiduamente studiate , rimanendo sempre sconosciute . Il fenomeno fisico più elementare sarà quello di due desiderii identici che producendo un corpo identico cagioneranno un disturbo nell ' ordine naturale delle cose ... Il quale disturbo entrerà nella classe della fisiologia , perché gli uomini tutti ne risentiranno organicamente . Non si avrà più né meno un concetto modesto come abbiamo ora del tempo . Lo spazio sarà incomprensibile . Due amanti potranno baciarsi a quella distanza che vorranno ... per esempio , a due o tre chilometri . Sarà scomparso il regno animale , vegetale , minerale ... Solo l ' uomo perfetto , con le vene in cui , invece del sangue , scorrerà la voluttà , dominerà nel mondo . La donna sarà l ' anima di tutte le cose ... Infine si può definire il mondo uu immenso ed unico cervello etereo , la cui sostanza grigia è la donna e la bianca l ' uomo ... Vi saranno uomini che , per raccontare delle fanfaronate agli altri , diranno : stamani il fumo della mia pipa addensandosi sopra la mia casa e caricandosi di elettricità ha fatto piovere un diluvio . Un altro : il mio sputo ha annegato diverse persone ... Queste esagerazioni dipenderanno dal fatto reale che un profeta molto sciocco ha creduto di potere stabilire una dottrina emanata , dice lui , dall ' Impossibile . Si capisce che verrà chiuso in un manicomio ! Le donne naturalmente saranno tutte belle e tutte bionde . Perché questo colore sarà nell ' intonazione morale estetica , musicale , economica , ecc ... , di tutte le idee . Ora riesce difficile a concepire un biondo cosi ... ma ... allora ! Frattanto i filosofi vanno costruendo diversi sistemi ... Colui che saprà indovinare , diverrà il centro e l ' emanazione di tutto perché egli stesso è costituito dall ' essenza dell ' emanazione ... Perdoni : ho bevuto ! 7 aprile 1903 . Isola non è più mia : è di tutti ! Il suo orgoglio di ragazza corrotta la fa sprofondare di luridezza in luridezza ... Che cosa costa per lei il sacrificio del suo onore ? La folla del vizio la domina . È schiava del suo istinto brutale . Il piacere della carne è troppo possente in lei perché abbia un moto di rivolta contro il mondo che la compra ... Ora si deve vendere perché il bisogno materiale della vita vuole il denaro . Per lei non c ' è più la famiglia . Io le sono troppo lontano perché possa sperare ... Tutto le sfugge . Con me ha orrore della sua colpa . La vergogna la schiaccia come un sughero . Il rimorso la fa peggiore . Non deve rivedere più le amiche della sua innocenza . Il mondo le ghigna in faccia ... È una vinta . È anche vile perché non si uccide . La sua bellezza val bene qualcosa ! Il maschio - il terribile maschio - la paga a contanti . Un bacio , due baci ... e le carezze . Io non entro nella sua anima che con la fitta del dolore suo ... Deve piangere molto . Dopo la voluttà , quando la nausea assale anche le anime le più brutali , deve vedere la mia imagine . Forse essa mi rimpiange ... Ma perché prendersela tanto a cuore ? La giovinezza avvizzisce presto ... dunque ? Bisogna goderla la giovinezza . E quando siamo povere , quando non si ha famiglia , né parenti né amici né sogni , che c ' è di meglio dopo il piacere ? Il domani non conta . Chi ha delle preoccupazioni non può godere pienamente ... Del resto , anche , esse non potrebbero nulla ... dunque ? " Ieri ero quasi affamata , oggi sono sazia abbastanza " . E al bimbo chi ci pensa ? Suo padre ? Chi lo conosce ? E poi suo padre è troppo ricco perché possa ricordarsi di lui ! Un giorno , il figlio della prostituta si vendicherà ... oh , sì , che si vendicherà ! Sarà un ladro , un assassino ... Già la madre non guadagna più ! Ha un bel fare di lisciarsi la faccia con quei cosmetici ! È vecchia : non la vogliono più . Ci sono delle giovani ora ! E quante ! Bisogna vederle . E anch ' esse si lamentano . Il figlio perde la pazienza , batte sua madre ... Diamine ! Non gli dà più né meno un soldo per la zozza . Come si fa a vivere così ? E poi una casaccia sporca , puzzolente ... Gli avventori sono tutti anziani e ingiovabili ... Ma né meno loro si contentano ! Dicono che alla vecchia puzza troppo il fiato . E poi ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Del suo corpo non rimangono che gli ossi indolenziti e le giunture , Il figlio che fa ? Una malattia terribile lo corrode e lo rende ripugnante . Da per tutto è scacciato , lo si percuote anche . Ma egli grida minaccioso con la sua voce rauca , di sifilitico e si caccia le mani nella tasca dei pantaloni come per levare un ' arma ... Lo si arresta ; resiste . Una convulsione lo scontorce su ' l rigagnolo nero della via schifosa . Sua madre è disopra che sbaciucchia il suo vecchio amante . Poche ragazze spaurite guardano trascinare il corpo del loro amico ... Una d ' esse sospira , un ' altra sputa e bestemmia ... La strada torna silenziosa . Dopo poco , la vecchia meretrice va su la porta del suo postribolo ; ha il mal di cuore e respira affannosamente . Un bambinetto le racconta la scena ... Ella non ci crede , poi qualche lagrima le scende fin su le labbra alquanto pelose . Ma si dà pace . Una gran calma sembra scendere dalla breve striscia di cielo cupamente azzurro che s ' accende di stelle .. Si ode il suono vellutato di una chitarra e una vociaccia sguaiata di mastino , il suono di un cornetto , un fischio , una folata di vento , poi torna il silenzio . Le ombre verdognole , quasi nere . La megera guarda in su , sembra commossa da quella pace inaspettata . Ora tosse e tiene una mano sul cuore : il dolore è più forte . Mormora : " Dio mio , Dio mio , morire ! " . Ma l ' dea improvvisa della morte spaventandola l ' ha fatta ritornare in sé ; dice : - Che sciocca sono ad aver paura ! Poi chiama : - Martino ! Martino ! Silenzio . - Dov ' è quell ' imbecille ? Martino ! Martino ! Il vuoto oscuro del bordello non risponde . In fondo vede biancheggiare il letto e una tenda si agita : le sembra il braccio di qualcuno che la chiami . Va là , ferma la tenda , poi torna su la strada . Ora sente un malessere opprimente in tutta la persona , le gambe le tremano ; si guarda le mani e vede che sono bianche ... - Dio mio è la morte ? Perché pensa per la seconda volta alla morte ? Questa osservazione le mette nell ' animo uno spavento grandissimo . S ' avvia lentamente verso la sua camera e si distende sopra il letto supina . Tutta la camera gira ... Un rombo confuso le empie le orecchie . Sembra che qualcuno vicino a lei singhiozzi , ma ha paura a volgersi da quella parte ... Vede entrare delle figure che si chinano , la tastano , la frucano ... Ella vuol gridare ; ma dalla sua bocca contratta a forza non esce che un gemito debole . Un tappeto immenso , nero come la notte , la soffoca , la involge , la trascina via lontana ... lontana ... vertiginosamente . La vecchia puttana è morta ! Queste sono le cupe fantasticherie che ingombrano la mia mente . Io non me ne posso liberare . Anche le larve del vino non sono più belle . Attenderò che la spugna del tempo lavi il mio spirito e allora ... allora ... Ci vuole un altro amore ; più frenetico del prirno , più folle ... che duri due settimane , un mese , non importa ! Io la ringrazio infinitamente della cura premurosa che dimostra per me , e gliene sarò grato per sempre . Di una cosa sola però non mi capacito , come Ella , senza conoscermi , possa amarmi di un ' amicizia così tenera . Certo , noi due c ' intendiamo più di quello che non sembra : Vero ? Chi avrebbe detto che quel birichino , del sor Bernardo - allora perfetto bohémien - potesse acquistarsi tanta fiducia e tanta benevolenza ? Si ricorda delle prime incertezze inquietanti ? La nostra amicizia era proprio in fasce e per sorreggerla c ' è voluta tutta la mia buona volontà . Che balia , che balia ! Perché non mi manda mai un fiore ? Mi piacciono molto . Le farò una confessione ( scusi se salto di palo in frasca ) : più d ' una volta m ' è venuta la tentazione di darle del tu , ma poi ... certi scrupoli ... certe riflessioni ... insomma , non ne son stato buono ! Guardi se è capace Lei , per prima . Mille cose gentili ( K ) . Note alla parte prima ( A ) Avvertiamo che le note segnate coi numeri sono dell ' autore ; e quelle con le lettere dell ' alfabeto sono di chi ha curato la stampa del volume . ( 1 ) L ' altra volta mi firmai Isola di Federigo , ma riconoscendo ciò inadatto ho cambiato ... pseudonimo . ( B ) L ' autore , secondando lo scherzo della sua corrispondente che ha chiamato lui ... Rodolfo , chiama Mimì la ragazza di cui qui si parla . ( 2 ) La forma del mio scrivere le parrà grossolana e quello che voglio dire non le sarà sempre chiaro ... è vero ? ( 3 ) Finché Ella non abbia acconsentito a tenere corrispondenza con me , sono costretto a scriverle ... monche , senza un soggetto determinato . Perciò perdoni la loro poca correttezza . ( C ) Legge negli avvisi di quarta pagina di un giornale . ( D ) Fino a qual punto , si potrà giudicare nel progredire di queste lettere . ( 4 ) Ella m ' ha chiesto una conversazione da buoni amici ed io credo di contentarla portandola con me a riflettere e fantasticare su tutto quello che può dare interesse a due cuori e due menti , ancora giovani , desiderosi di apprendere e di migliorare ; senza pretensioni né frasi ricopiate . Le piace così ? Ella che conosce il mio segreto , comprende facilmente quant ' io mi appassioni e quanto sia contento d ' aver trovato una signorina tanto cortese e spiritosa , che rispondendo mi faccia accorgere de ' miei errori e m ' incoraggi , se ne sono meritevole , all ' attuazione di ciò che è il desiderio ardente del mio animo . Che se io dovessi disilludermi non troverei più la volontà di vivere . Mi sono tanto ingrandito nel mio sogno che ogni altra cosa mi sembra meschina e immeritevole d ' attenzione ! - Povero Rodolfo ! Se tu conoscessi la vita ! Ti senti re quando un altro cuore palpita con il tuo e alla tua voce risponde un ' eco ! ... E dimentichi la tua picciolezza e nel tuo pensiero si riflette il firmamento : un po ' d ' affetto ti rende orgoglioso . ( E ) Al principio di questo stesso anno ( 1902 ) l ' autore faceva il 2° dell ' Istituto Tecnico a Firenze . Non lo finì perché si sentiva quasi sempre male . Continuò da sé a Siena e poi si ripresentò a Firenze per l ' esame di ammissione in terza ; ma bocciò in italiano e in disegno . " Allora non seppi più che fare . " ( 5 ) Nè meno ora ! ... ( 6 ) Rileggendola mi accorgo che è scritta orrendamente . Pare che io non conosca la sintassi manco di nome . Forse è colpa del freddo che a forza di brividi scompone l ' orditezza delle idee . Dev ' essere così . In ogni modo non sto a rifarla , ché dovendola leggere Ella soltanto , sarò perdonato . ( F ) Confessione importante . ( G ) A questa e simili sorgenti filosofiche , si è quasi esclusivamente abbeverata la gioventù studiosa appartenente alla generazione del Tozzi . ( Particolarmente la toscana : vedi Un uomo finito del Papini . ) Con il resultato , per quelli che non ebbero a loro sventura da contrapporre principi più solidi e influenze più sane , di una quantità immensa di energie disperse in andirivieni tortuosi per strade che erano fermate . " Ma il mio spirito non ha incontrato ancora una cosa solida , su la quale s ' assieda a guardare . Sembra che cammini sempre per certe strade silvestri , senza scopo , per sfuggire gli altri " . ( Pag . ? ? ? del presente volurne . ) ( 7 ) - Perdoni l ' offesa a quello che la donna ha di più caro , e mi perdoni due volte se invece di essere ... come ho detto io ... è quasi bella . ( H ) Dilemma posto di nuovo nell ' Incalco ( Gli Egoisti , Mondadori ) e ivi risolto con verità derivate all ' autore dall ' esperienza ; quindi , non appartenenti a presupposti ideologici astratti ( com ' è nel caso qui ) come con facilità può propendere a credere chi non ha le medesime convinzioni . ( 8 ) - Mi perdoni anche l ' audacia di questo intermezzo che ho fatto in un momento di rilassatezza mentale . La lettera poi è scritta a pezzettini in diversi tempi . ( I ) Di questa lettera , quasi tutta su tema politico , lunghissima , ho soppresso quanto , da parte dell ' autore , non offriva carattere d ' interpretazione originale . ( J ) " Suonò al piccolo uscio ... " - Con gli occhi chiusi . ( Pag . ? ? ? - Treves . ) ( K ) Nessun ' altra lettera più resta dei tre anni intercorsi tra quest ' ultima e quella con cui s ' inizia la raccolta seguente . Ma l ' autore , nelle pagine che seguono , dice quanto occorre a fare intendere quello che resterebbe oscuro . Basti perciò accennare che la relazione tra Lui e l ' Annalena continuò , intima , per qualche mese . Poi venne interrotta . Indi ripresa quando il Tozzi era malato agli occhi ( 1904 ) e dopo poco di nuovo lasciata a cagione dei parenti che la ostacolavano . Fu allora che il Tozzi distrusse gli originali delle lettere riprodotte fin qui , e le lettere dei tre anni , di cui sopra . Parte seconda Da Siena , a Siena Settembre , 1906 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Io sono in momento terribile d ' incoscienza . Tanto che non ho più volontà né so come regolarmi in qualsiasi cosa ; e ciò che mi piaceva un ' ora fa mi pare orribile . La conclusione ? Io ho bisogno di rinnovarmi completamente e di mettermi in una condizione , la quale mi faccia profittare della mia coltura e di quel pochissimo che la natura mi ha dato . Tu stessa , quando ci parlammo , avrai potuto capire ch ' io sono divenuto un essere quasi imbecille , sottoposto a una volontà non sincera , e che non ho altra soddisfazione se non quella di fare male a me stesso e ad altrui . A volte , anzi , sono così sicuro della mia pazzia , che per me è divenuto abito l ' adattarmi a ciò che essa esige . Tu sai che a te solamente il mio animo s ' è aperto , così come si apre ora . Mai in tutta la mia vita , nessuna altra persona ha bevuto alla mia fonte amara come hai fatto tu . E così forse mai io troverò chi vorrà porgere orecchio a me : né lo desidero . Quando mi confido a te sento dileguarsi ogni nebbia ; ma dentro a me c ' è un essere che mi comanda , dinanzi al quale io tremo . E quest ' essere brutale ride di me , quand ' io appoggio l ' anima a chicchessia . E quest ' essere , forse , è la mia verità . Che vale amare , quand ' esso non è contento , e urla , e piange , e si curva per la rabbia ? Ora tace , ascoltando ciò che la mia anima sta per dire . Ora parla . E la mia anima si dilegua dinanzi al padrone che comanda . Emma , ciò che ho passato io è terribile e grottesco . Da questo ne deriva la confusione della mia mente e la minaccia ( che non mi fa paura ) della follia . ( Forse perché è molto tempo ch ' io respiro sul suo petto ) ( A ) . Per lavorare da vero ho bisogno di togliermi da Siena , la quale è divenuta per me come una grande allucinazione , per questa insistenza quasi di persecuzione . Ho perduto il mio ingegno ? Non so . Non scriverò più finché non produrrò tale , quale io mi sforzo di produrre . Lascia ch ' io scriva così a intervalli , perché sinceramente tu possa ricevere gli stati d ' animo che attraverso parlandoti . Occorre anche ch ' io mi senta bene . Chi ha più avuto la testa al posto ? Soltanto il pensare che fra poco debbo uscire a passeggiare tra la gente , mi fa star male . Io non ti sposerò mai . Mi sento legato a te da un ' amicizia che mi fa star male quand ' io non ho la tua anima ad ascoltare i miei pensieri . E t ' amo anche sensualmente . T ' amo , ma soffro lo stesso . Forse , un medico sorriderebbe de ' miei nervi malati ! Per oggi non ti scrivo più , né so quando ti scriverò . Hai tu davvero la forza di fuggirmi ? Di acquietare tutto dentro di te ? Di reprimere , come io faccio , ogni moto di sentimento ? Tu , quando mi ami , stai male . Ciò non è amore . Anche io soffro perché l ' emozione che tu mi susciti è contraria alla mia natura . Rimaniamo in ciò che si chiama amicizia . Mi sembra che ora si riproducano gli istanti di Porta Tufi . Perdona alla mia perversione insaziabile . Di più non puoi avere . ( Lettera 2.a ) Settembre 1906 . Che devo combattere ? Io mi sono provvidamente rifugiato in me , e ad altrui non credo nulla . Non ti scriverò se non quando avrò me stesso ; ora , no . Molte cose devo fare , alle quali non devo dare indugio . Ti prego di non scrivermi più , però ch ' io son libero di non ricordarmi di te , anche avendoti amata . Se tu sei all ' altezza del mio animo , questa lettera non ti farà dispiacere ( B ) . Da Siena , a Roma 20 gennaio 1907 . Ti prego d ' una cosa . Mandami prima che tu possa i denari per venire a Roma . Partirò la sera alle diciotto , il giorno stesso ch ' io abbia ricevuto il denaro . Non so se la signora R ... ti abbia fatto sapere che con mio padre ho dovuto rompere affatto la relazione .... Ma di ciò ora non mi sento di scrivere . Costà ho una raccomandazione per un giornalista ; ma io stesso mi presenterò più volentieri ad alcune redazioni . Non so s ' io sogni ; però che credo io possa trovare un ' occupazione tale , bastante a farmi vivere . Ti renderò il denaro tosto che sarò in grado di guadagnare . Qua è impossibile ch ' io possa lavorare . Sento diminuirmi l ' intelligenza a poco a poco come una cera che si fonde . E poi a che pro lavorerei ? Sono divenuto stupido anche . Non ti preoccupare niente per il modo di vivere costà prima che io abbia trovato da lavorare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ho scritto cose che non avrei mai voluto rivelare . Da Roma , a Roma 25 gennaio 1907 . Tu avresti diritto di non amarmi ... In questa mia solitudine aspra io ti cerco con gelosia , e vorrei che tu fossi sempre con me . Oggi ho sofferto tutto il giorno pensando che se tu per un momento disprezzassi la mia pusillanimità , potresti amare un altro . Domani per me è il giorno veramente decisivo . Vorrei vederti presso la fine della giornata per dirtene l ' esito . E poi che non tornerò a Siena , quale che sia la mia condizione qua , è bene che ti parli forse per consigliarmi di una cosa . Emma , io devo chiederti solo pietà . Non parmi d ' aver diritto a nessuna cosa da te , finché io non siami sistemato e non ti tolga dallo stare lungi da me ; perocché non soffro poco avendoti così distante e non in mio potere . Mi pare che tu a poco a poco sfugga dalla mia volontà . Che anche tu mi ami , volendomi male . 26 gennaio 1907 . ... avrei dovuto ricevere un vaglia telegrafico da ... Siena . Se non vogliano addirittura non aiutarmi ! Lo scopo di avere un posto nel giornalismo è per guadagnare per potere studiare per conto mio , e non per avanzare nel giornalismo ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ora sono nervosissimo perché prevedo qualche cosa d ' inatteso . Forse anche perché stanotte non ho avuto da dormire ed ho ... digiunato . Ma oggi quel Commendatore del quale ti parlai mi ha invitato un ' altra volta a pranzo , e mi ha prestato cinque lire . A te non voglio scrivere più con la solita preoccupazione di scrivere bene , ma voglio scriverti come a quell ' essere dolce ( capace di rivolgere ad un tratto tutto il mio animo ) che sta in me come un sogno reale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ma se io scorgessi in te una piccola macchia ti ucciderei . Bada , Emma , tu sei riuscita a vincermi . E a volte non ti amo , perché dubito di te . 27 gennaio 1907 . Il Commendatore mi ha fatto il biglietto di presentazione per ... senza parlarmi di te , né della tua amica . Mi ha promesso anche di interessarsi di più parlando con altri amici suoi ; ma non ha dissimulato la difficoltà dell ' intento . Dunque , dovranno passare alcuni giorni . Scrivo nello stesso tempo a mio padre per i denari . Hai ancora in mente le brutte parole che ti dissi ? Perdonami : mi vengono perché ti amo ( C ) . Fai ch ' io ritrovi l ' antico io . Mi parve , al contrario , che tu sia ironica con me . E basterebbe che le nostre anime riaccendessero la loro fiaccola ! Quando da Siena scrivevo di essere impazzito , non esageravo . Veramente io sono inceppato da una nuova vita , che non ho capito . Mi sembra di camminare tra le nebbie grosse di un mattino di cui sento l ' immenso sole . Ma fai che le mie mani non carezzino mai l ' imagine della follia , amata da me più che la vita . Mi sembra di vederla , capisci , questa follia ! Una faccia bianca , quasi floscia , senz ' occhi , e sorridente . È qui . Non dubitare se non sempre produco . Mi sono assicurato anche oggi che è cosi . Non ti dico i nomi degli artisti viventi , ai quali accade lo stesso ... Ma è vero . Non mi tormentare . O meglio : tormentami . Ti ringrazio di averti trovata indifferente . Emma , anche quando credo di aver ragione di trattarti male , poi sento da tutto il mio animo un affetto più grande . Guariscimi interamente . Sai che non ho altri che te . Ma è proprio vero che mi credi qualche cosa ? Dimmelo . Ti credo ironica ; che tu sappia ch ' io son pazzo inutilmente . 28 gennaio 1907 . Puoi mandarmi per stasera almeno cinque lire ? Altrimenti non ho un ' altra volta da dormire . Quando ti scrissi , ieri sera , ne avevo quattro e ottanta ; poi spesi una lira e cinquanta per la camera , una per mangiare , due mi occorrono oggi , ed anche con meno non potrei fare . ... riscrissi a mio padre ... 30 gennaio 1907 . Mio padre ha mandato venticinque lire . Il Commendatore al quale egli ha inviato i denari , penserà a fargli regolare il mio sussidio . Gli confermerà che io o prima o dopo troverò lavoro , ed altre cose ... Poi che a me non crede ! Per il troppo camminare mi è venuto male ad un calcagno . Non mancava questa ? 6 febbraio 1907 . Tu credi di far bene mostrandoti indifferente . È il contrario , perché sto male finché non ho trovata alcuna spiegazione o altro . Passai malissimo la notte della domenica . Piangevo quasi . E credevo già finito tutto . Io voglio trovare in te ciò che alcuna volta può mancare in me . Ma se , quando t ' adoro , tu fai credere come ... mi facesti credere ! Uscii dalla tua casa scoraggiato , deluso . Non trovavo in te l ' essere adorato , per il quale mi piace di piangere con dolcezza . Sono un poco sognatore . Ma non capisco perché mi si disperdano tante cose ch ' io penso . Io sono veramente un artista , ma non ho ne ' miei nervi l ' energia per produrre . Sono sfinito . È così . S ' io ti potessi far vedere un momento la mia anima ! Ma tu devi essere anche rude . Dimmi apertamente ciò che ti faccio pensare di me . Respingimi , fai bene . Non mi volere , finché io non abbia creato . Sarebbe buono ch ' io non sentissi nessuna amarezza scrivendo così ... Ma io ti ho fatta parte di me stesso . Volerti bene significa appoggiare la mia anima alla tua . 18 febbraio 1907 . Non rispondo punto per punto alla tua lettera , perché vi sono cose che mi spiacciono . Penserai , poi , come me . Ma bada ; ho provato il più grande de ' dolori . Ricorda ch ' io non sono uguale agli altri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . È necessario ch ' io sia libero come te . La mia dignità non mi permette più di leggere le lettere che mio padre si permette di mandarmi . Non esagero , né posso . Ma non basta un atto della mia volontà , per annullare l ' esistenza di tale gente ! 19 febbraio 1907 . Strappo la busta , e ti dico ciò che nascosi ieri sera . Mio padre ha saputo che tu sei a Roma , e , dopo aver insultato me e te , non vuole più mandarmi i denari . 24 febbraio 1907 . Se tu fossi venuta a me , che ti attendevo , avresti saputo che non potevo scriverti . Il perché ... te lo imagini . Oggi vendo un libruccio che non mi serve a nulla e così posso . Manda subito la presentazione alla Tribuna . Te ne prego . Lascia fare a me . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Dovresti sapere l ' angoscia e lo sbigottimento che provo , quando ti devo lasciare . Attendo dalle tue parole la mia forza . 25 febbraio 1907 . Mio padre ( non avendogli io risposto ) m ' ha scritto domandandomi se mi ero recata ad offesa la lettera ultima sua , e ritornando nel buono animo della penultima . Stasera sono stato dal G . È il primo uomo ch ' io creda onesto e buono . Non ha potuto farmi nulla , ma mi ha fatto intravedere in seguito , promettendo di scrivere all ' indirizzo della signora Bisi - Albini . È stato pieno di rispetto . M ' ha dato un biglietto d ' invito per una sua conferenza , della quale spero di fare alcuna cosa . ( Un ' ora dopo ) Sono stato alla C . Ti riferisco ciò che m ' ha detto il direttore : " È un giornale che si fa in tre ore . Se potessi mandare via due giovani , che sono a carico mio , lo farei . Vada al Popolo Romano . Le daranno cento lire al mese . Lavorerà la notte . È possibile che Chauvet lo prenda , perché ha tante rubriche . Qui gli articoli di quinta colonna son fatti dal ... e non glieli pago . Li fa tanto per avere i biglietti per i teatri . I suoi articoli sono traduzioni dal francese . Piacciono molto . Egli non ha nessuna cultura . Si faccia presentare dal F . ed anch ' io dirò due parole a Chauvet . Dia retta a me , vada al Popolo Romano ... " All ' inferno ! Non ti pare ch ' io debba attendere prima di andare in certe mani ? Se tu sapessi che impressione ho di tali persone ! Comprendo che tutto il mio lavoro non servirebbe a nulla . E , poi , con cento lire , posso pensare al nostro domani ? - Dal G . mi sono sentito sulla soglia della mia strada . Ma io ho deciso . Mi stringo a te ed ai miei studii . Così non mi perderò . - Tuttavia non ho deciso se andrò o no un ' altra volta dal F . per il Popolo Romano . Vi andrò se persisterà il mio stato depresso . 26 febbraio 1907 . Un ' altra lettera di mio padre , ma differente . I soliti insulti usciti dalla sua idiozia , dove tutte le male volontà contro di me hanno potere . Onde sono pronto ad accogliere qualunque lavoro , solo che basti a scrivergli che io non voglio più lettere sue né denari . Cioè ( per non sognare troppo ) ne approfitterò finché ne ho bisogno , e poi potrò sentirmi uomo . Domattina vado da F . Ma , se vuoi ch ' io ti possa amare sempre , devi sentire anche tu lo stesso odio o ribrezzo o ripugnanza verso tale gente , e quindi non volerne sapere nulla ; vergognartene . Credo di non ingannarmi , rifugiandomi nel tuo amore . 4 marzo 1907 . Per me tu sei sacra . Ma bada di scrivermi intelligentemente , e non dimenticare che ogni tua lettera è un mare di dolcezza dove perdo me stesso . Da , ciò , dunque , deve nascere il mio lavoro . Considera il momento tristissimo che attraverso . Io credo che non ve n ' è peggiore . Ma basta ch ' io t ' ami perché mi senta come pieno d ' una luce dolcissima . Non so trovare un ' imagine . Io sorrido : sono forte : t ' amo . Non era in ufficio né meno il F . Ma che non voglia più ricevermi ? Perdona la mia supposizione , perché sono triste e dolorosamente pessimista . Io non ne posso giudicare . 7 Marzo 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ho studiato assai in biblioteca , e sono quasi a raggiungere il nuovo mondo , che sentivo muoversi dentro di me . Vorrei che tu credessi come me , a qualche cosa di nuovo che io porterò nel pensiero . Leggendo , ora , mi tornano tutte le sensazioni , che prima si perdevano in tutto il male che era penetrato fino alle ossa della mia anima . Con te e con la mia intelligenza , Emma ! 9 marzo 1907 . Non ti voglio sentire come un idealismo molto stupido per me , ma devi attaccarti al mio spirito , il quale può ricevere da te qualsiasi forza . - Non approvo ciò che fai in un ospedale . Ciò è estraneo a me ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sei vile , vile . E dovevi scrivere quell ' articolo nella Vita femminile ? Di me soltanto dovresti scrivere , se tu mi amassi . Sai ch ' io ti voglio mia , realmente . Tutto il mio essere respinge questi momenti . Ho disgusto anche di me . Ma scrivimi come la mia moglie . Risveglia in me tutte le dolcezze , e , poi che sei intelligente , risveglierai anche la mia intelligenza . Così no . Mi sento solamente un amico affezionato e fedele , il quale deve molto a te . Smetto di scriverti ; preferisco il sole e la strada . 10 marzo 1907 . Perdonami . Fai ch ' io ti veda presto . 11 marzo 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Mai più accadranno queste cose . Ne ho avuto paura come un bambino . Adesso risorrido perché vedo i tuoi occhi fulgidi di gioia . Non so se lavorerò , ma sento fremere al soffio della mia anima come una vegetazione di pensieri . M ' è apparso anche un breve dramma , il cui fondo m ' è stato dato dalla portineria di questa casa . Non saprei . Una stanzetta col paravento , che cela un letto dov ' è malato il padre del protagonista ... Ma non saprei . Ho veduti questi personaggi come in un viale d ' imagini : ho avuto un brivido ( D ) . Non studio più , ma rifletto senza sforzo . Sono travolgimenti immensi . E ogni volta trovo più bianco il sentimento di te . Una sola cosa non mi piace del tutto : che tu non creda d ' essere la sorgente di ogni mio bene . Almeno , lo hai dubitato a parole con me . Ma non ci torniamo sopra . Scrivo malvolentieri , perché scrivo male . Solo la necessità mi s ' impone . Prima ch ' io ti scrivessi la prima lettera , erano passati molti anni senza che io avessi potuto pensare qualcosa . Del resto , ciò spiega la mia bocciatura agli esami dell ' istituto tecnico . Se non dovessi scrivere a te non prenderei certamente la penna in mano . Mi ci vuole qualcosa che muova i miei sentimenti . Lascia stare . A poco a poco tu farai tutto . Hai fatto già molto facendomi scrivere queste lettere . Credo che questo sia il segno dell ' intelletto superiore . Che ti devo dire ? Penso a quando scriverò bene . Nel mio libretto , ho notato : Durante un anno scrissi solo queste parole : " Vorrei uccidere tutti " . Ed è vero . Ho dimenticato completamente la schifosissima città , onde sono venuto . Parlo a tutti volentieri per vivere e sentire qui . Non ho altra dolcezza che la tua . 12 marzo 1907 . Quanti giorni ti attenderò ? Anche oggi m ' è parso che tu dovessi venire . Mi sono alzato da tavola con il presentimento che tu venissi . Come ti desidero ad ogni momento ! È necessario che noi ci sposiamo presto . Al mio lavoro non pensare per ora . Se non viene , che dobbiamo fare ? Sono in un periodo ( ahimé , troppo lungo ! ) d ' impotenza . Io passo le giornate quali le passava un vecchio poeta : né meno sono capace a ripensare al passato . Sembra ch ' io possa prendere qualche cosa da un ' immensa montagna di pensieri ... e non trovo nulla . Non piace né meno a me l ' analisi di ciò . Ma come potrei assicurarti che t ' amo ? Non ci vediamo , ed è necessario ch ' io butti fuora le mie gonfiezze dall ' anima . Leggo anche il Tolstoi ... A volte devo interrompermi e gettarmi sul letto , perché mi prende come uno sbalordimento doloroso . Sembra che tante funi siano tirate ... Che malessere ! Nel Tolstoi ho segnate in margine queste parole , perché leggendole , ho esclamato : " Ecco , Emma , credi come io credo " . Le parole : " Nessun rètore troverà la parola o la disposizione di parola che trova senza sforzi chi esprime quello che sente " . " L ' insegnamento delle scuole s ' arresta dove comincia il tocco , cioè dove comincia l ' arte " . " Così si spiega come non ci siano artisti peggiori che quelli i quali sono passati per le scuole e vi riportarono dei successi ... " Tu capisci che ciò è la mia maggiore preoccupazione , e che il mio pensiero nascerà da essa ... . . . . . . . . . . . . . Quanto hai da fare ancora ! Credo che dopo quest ' altra passeggiata lavorerò ( E ) . Sempre più fitti vengono i pensieri . A momenti ne ho come un peso . Figurati che a volte mi par di vedere due mani all ' anima ... Ma quanto sono insulsi e sciocchi ancora ! Non ho da dire nulla . Appare qualche cosa e poi se ne va lasciandomi scontento . Come vorrei vedere i tuoi pensieri di mano in mano che tu leggi ! Come non devi avere nessuna ombra di tristezza pensando al nostro passato sbiadito ! Ma che dico ? Come devo ancora trasformare i miei nervi ! Ora non posso scrivere . Vorrei averti qui per ringiovanire la mia forza . Vorrei che noi fossimo felici presto . Vorrei che tu non fossi stanca ; vorrei adorarti , mia signora , in casa mia . Com ' è tisico tutto ciò che ho fatto ! E non vorrei che la sua infezione prendesse i pensieri d ' ora . Devo ricominciare a vivere . Amami , amami con tutta la tua anima , senza velature ... Non siamo mica morti : dammiti tutta senza esitazioni . Come mal pensasti l ' altro giorno ! Ecco la causa della mia ira . Non ti potevo perdonare il tuo ripiegamento su te stessa , quasi la tua rinuncia . Che sono questi gomitoli di timore ! Noi stessi siamo la causa della mia impotenza . Giù tutto : strappiamo le tende , buttiamo giù le imposte : aria . Siamo come tutti gli altri . Amiamoci senza i nervi guasti ... Ti bacio con la gioia semplice de ' forti . Come mi vanno via a pezzi le stupidaggini che avevano coperto il mio spirito . Giù , giù : mi par di veder cadere tutte le male cose dall ' anima . Che freschezza c ' è ora ! Sembra un senso di rigagnolo tra i ciuffi verdi dell ' erba . No , no : questa non è un ' imagine . Come ancora è confuso tutto il mio pensiero ! Forza , forza ! Il mio pensiero ricade come un velo che si ripiega dopo che è stato alzato . Ciò che passa non dura . Sono come le sassate dei monelli contro le invetriate . Spariscono i vetri . Amami : il solo amore tuo è la forza mia . Non è vero che non saremo lieti finché i nostri figli spirituali non saranno nati ? Devono nascere , C ' è come un caos di cose che non sta fermo mai . Mi dà l ' aspetto della bufera infernale , che mena gli spiriti con la sua rapina . Figure piegate e pigiate che piangono ... Il resto sta a te . Fai ch ' io ti veda . A volte pare che nel mio cervello stiano le cose come l ' acqua nella spugna ; mi par di vedere questa spugna , che , premuta , scola tutta ... 16 marzo 1907 . Sono otto pagine che voglio empirti . Penso dirti tante cose ! Non ho nessuno amico , ma parlo sempre con te . Mi piace tanto quest ' illusione ! Veniamo a cose serie . Tu mi hai scritto per incitarmi al lavoro , ed hai fatto bene . Maltrattami anche . Sentendo la tua volontà vicina alla mia , torno alla vita . Stamani ho pianto quando un raggio di sole è entrato nella mia camera . Ritorno artista . Ma , vedi , potresti anche bastonarmi senza ch ' io potessi scrivere una parola . Nè amor proprio o altro può muovermi . Cioè , io mi consumo per l ' ansia di studiare , ma la mia poesia non è nata ancora tutta . Ho qualche accenno , ogni giorno più insistente , che mi fa gonfiare il petto di tenerezza . Come mi sento buono allora . Penso che l ' ingegno sia solamente bontà . Sapere amare tutte le cose . Si : io ho dentro di me questo sentimento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Non farò nulla su Siena . Mi ricordo solamente che esiste una città di tal nome , ma essa è ben morta ? Qui è la mia vita . Qui sento tornare le mie sensazioni . Qui anelo ad un sentimento legittimo . Ma vedi come son fatto ? Dianzi avevo la certezza di essere qualche cosa , adesso ho la certezza di essere un melanconico solamente . Che mi vuoi fare ? Conviene che tu aiuti tutto il mio io a risorgere . Dì alla signora Celli ch ' io studierò il tedesco e che lo conosco già un poco , avendolo studiato un anno a scuola . Comprerò una grammatica e un vocabolario , poi che si tratterà solamente di farmi tornare a memoria cose note . Ma ora mi sono dato tutto a Dante . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Vuoi sapere a chi penso quando lavoro ? Mi par di vedere ( o meglio : vedo ) il tuo viso fisso nel mio . E ti parlo . Non so se tu puoi rievocare le imagini visive . Ma io ho quasi un ' allucinazione . Non ho veduto ora la tua fronte ? E odo la tua voce . Se non temessi di turbare tanta tranquillità , ti direi le mie impressioni dell ' altro giorno . Sono cose che anderanno via tosto che tu non sarai più infermiera . Ma , no : ho torto . Io non ti devo forzare a modellarti secondo il mio sogno . Voglio vederti lieta di te stessa , e capace di farmi piangere di tenerezza . Perché non immagini come io sento te ? Quando ti rivolgi a Dio , non hai il sentimento della divinità ? Non senti una forza che non è tua , così pura che non vi è paragone ? E ti senti presa da Dio , e ti pare di avere contatto con lui , non è vero ? Io sento ciò per te . Vorrei avere quasi terrore del tuo affetto . Perciò tu mi chiami bambino . Io ti ammiro e t ' amo . Ma bada , sai . Non turbare mai questa serenità . Una piccola menzogna o contraddizione , romperebbe tutto . - E non è vero che questo affetto sarà immutabile ? Sì , perché io lo sento fuori dell ' umano . Lo sento confuso con la mia intelligenza . Ah , non t ' ho detto mai una cosa . Compongo molta musica originalissima . Ma , ohimè , tutto nasce e muore nella mia mente . Mentre scrivevo il principio di questa pagina ( ed è ciò che m ' ha fatto ricordare di parlartene ) ho pensato un motivo bellissimo . Qualche cosa di simile ad un pianto . Oh , come ora ritorna ! È bello molto ( F ) . Tutto ciò io lo chiamo il tuo amore . Poiché una minuzia di esso vale molto più di ogni altra cosa . Esso è tutta la dolcezza del mio ingegno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ho letto due terzine di Dante , che ho dinanzi , ed ho provato scoraggiamento . Sento da vero qualcosa e lo capisco , o è un ' illusione ? M ' è venuto a mente : Pianger di doglia , e sospirar d ' angoscia ... Sono per piangere . 17 marzo 1907 . Sono stato alla Galleria di Villa Borghese , e ti mando ora queste violette colte attraverso i bellissimi prati . Ho quasi certezza di me . I quadri che guardavo divenivano mie idee , e del loro sentimento userò scrivendo . Un paesaggio del Francia ... ( Non so dire ciò che ho in mente ) . Ma è necessario che con un atto di volontà mi decida a star lontano dal solito studiare , il quale m ' ha indebolito e confuso molto . Deve venire tutto da sé , però che sembra che l ' imagini scorrano alla superficie del mio pensiero , senza ch ' io le sappia fermare . Così è per ora . Non ti posso dire tutte le cose indefinite che si accolgono nel mio essere . Pare che pensi anche il mio corpo . E quando io apro le mie sensazioni per vedere che cosa abbiano dentro , vi trovo solamente il desiderio di te . ( Non so se abbia detto una cosa seria facendoti ridere . Non mi piace ) . Sì ; il mio sentimento ha origine da te . Tutto quel senso ineffabile che accompagna la mia mente è solamente il tuo amore . Tutto ciò che posso adunare nella mia volontà , è sigillato da te . Capisco che esprimo il mio pensiero balbuziendo , e con la mente debole di un fanciullo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ma studia anche tu . Non t ' ho mai domandato che tu capissi un quadro o altro , ma ho fatto male . Che pensi di tali ammoscimenti ? Io ne rido con te ( ho riveduta la tua bocca ) , ma desidero che tu obbedisca . Del resto , fiat voluntas tua ! 22 marzo 1907 . Non ho ancora potuto piangere dinanzi a te , a cagione delle cose vili che lo star lungi da te ha raccolte . Ma io lo faccio ora imaginando il tuo volto . Sembra anche ch ' io mi purifichi tutto così . Sentomi tornato ad una tenerezza innocente . Amami . Non ti so dire ciò che questa parola significa per me . Ho la sensazione di una cosa eterna . Parmi che il silenzio della mia anima sia la significazione del nostro amore . Ma questo gaudio , così quasi libero dai sensi , lo hai anche tu . Anzi , io l ' ho appreso da te . Fai che a poco a poco il mio animo possa tornare alla sua completa esistenza . Ora esso è ancora in formazione . È inutile che tu chieda adesso lavoro . Sono ancora tra le nebbie della impossibilità . Non hai ancora capito ch ' io sono stato un anno troppo lontano dalla vita . A Siena ho voluto ritirarmi da ogni contatto . Tu sola , a poco a poco mi riconduci al naturale , all ' umano . Sono anche stato cattivo molto ; o pazzo . Pensava di essere privilegiato da Dio sopra tutti gli altri . Pensavo che avrei dovuto comandare a tutti , e pensavo che tutti mi dovessero avere tale rispetto . Pazzo addirittura . Ed ora ciò mi fa dubitare . Ma io sento che questo male mi ha lasciato . Ne ho terrore soltanto . Mi pare , sai , che questa oscurità ridiscenda alcuna volta sull ' anima , ma ora ne ho un ' imagine soltanto . Tu sola mi hai guarito e mi tieni sano . Perciò tu hai qualunque diritto su ciò che potrò fare . Non avrei dovuto dirtene alcuna cosa , per non attristarti . Ma devi conoscere me fino al fondo dell ' anima . Non vi deve essere per te nessuna cosa incompresa . Ma tutto deve cadere di ciò . Tu mi darai e mi dai un nuovo aspetto del tempo ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ma che fa lo studiare , e la Biblioteca ? Non devo studiar più , come studia - per esempio - un professore ; cioè per sapere . Conviene che studi come prima , cioè torni a vedere ciò che mi è intorno . Questa sala non mi deve interessare se non come un oggetto della mia attenzione creatrice ( G ) . Ma devo avere pazienza che si combinino insieme tutti i frammenti disparati che ho nella mente . Allora sorgeranno le idee . 23 marzo 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ch ' io non senta più la fiacca nell ' anima , che io non sia più triste ... Se tu sapessi quanto ho sofferto io ! Devi essere di me gelosa ed egoista , come sei , non è vero ? Perché non dovrei dar retta a te ? Dentro te c ' è tutto , poi che ci metto tutto . 24 marzo 1907 . Ieri sera mi si formarono alcuni simboli bellissimi , ma al solito sfuggenti . Io credo di non poterli descrivere per il grande cambiamento che essi hanno rispetto gli altri di un tempo . E ti assicuro che sono belli da vero . La maggiore gioia mia è di scrivere a te . Mi sono così infuso dentro di te , che tu devi percepirne qualcosa . Ora ho pensato ad una statua del Rodin : il Pensiero . Egli è uno dei maestri che mi ha dato molto della sua arte . Non ti posso dire bene che è questo Pensiero , però che è un simbolo . È una testa di donna che ha il collo sorgente da un blocco di marmo . Credi che il volto di lei è un pensiero . Ma che Rodin ! In parte , il mio scrivere non bene dipende dalla confusa mescolanza di stili che io ho studiato . È stata una fatica per ora , la quale mi ha guastato . Lascia che ritorni la chiarezza , e avrò coscienza dello scrivere . 25 marzo 1907 . Sono desideroso di parlarti martedì della mia sistemazione , dalla quale dipende la nostra contentezza . Mi consiglierai . Tornerei a Siena , se mio padre smettesse la trattoria ( H ) ( me lo ha anche scritto ) e non avesse più in casa la solita donna di servizio . Con la mia matrigna staresti benissimo . Ma , poi , a Siena che faccio ? Ho orrore ricordando . D ' altra parte desidero che tu non stia più al Policlinico . 27 marzo 1907 . Non faresti cosa ridicola se tu scrivessi in un foglio ogni pensiero di me che t ' avviene . Potresti farne due gruppi : l ' uno di quelli riguardanti la nostra vita , l ' altro di ciò che dubiti di me . Ho notato molte volte una diffidenza mal celata contro me . Tu hai messo sopra me molto delle chiacchiere , e mi hai giudicato come gli altri ( alcuna volta , s ' intende ) . Domanda tutto , ogni minuzia oscura , e se tu non domanderai , dirò io spontaneamente . E ciò per chiudere definitivamente ogni cosa brutta . Vorrei che tu comprendessi tutto il rimorso che ho di non averti adorata come ora . E questo intensifica di più la mia adorazione . Ma sul passato ho posto i piedi . È vero però ch ' io t ' amo anche per il passato . Tutti i miei ricordi sono come una brace che tiemmi calda l ' anima . Forse , ti amavo fin dalla prima lettera . Sentivo da te una luce sopra tutta la volgarità . È vero così . Il primo che adulò le mie speranze , predisse che io avrei scritto dopo averti sposata . Come io volli perdere te , non sono stato più buono di scrivere una parola . A Firenze ( e fui maligno di non dirtene alcuna cosa ) scrissi una prosa esaltante la tua anima . Ma non volevo manifestarti il mio affetto perché ti chiudevo con tutto l ' altro del mio passato , del quale ora sono vincitore . Dalla signora R . sentii il desiderio di cadere come fulminato ; non so che voglia ebbi di divenire niente : ti adorai come penso che alcuni adorino gli dèi . Divenisti una cosa della mia anima , inseparabilmente . Ma la mia pazzia e la mia malvagità , forse necessarie per uscire dal pelago ( e allora credevo che fosse necessaria ) m ' impedì di manifestare il mio amore . Sentivo mordermi tutte le membra dal dolore , ma dovevo essere impassibile . E alcuna volta ne piangevo . Sentivami legato dalla pietra della mia sciocca pazzia , invasato dall ' idea fissa di essere una potenza , e non ti dovevo scrivere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ma di quando in quando il tuo ricordo sfondava la mia anima , ed io mi dolevo anche fisicamente . Pensavo il mio dolore anche dentro le ossa . E credevo di aver perduto per sempre l ' intelligenza . Credevo di aver sulle labbra il riso degli idioti , e che tu mi disprezzassi . E ti davo ragione . Ti domandavo tante cose che non ricordavo più la sera , stando un ' ora fermo a guardare lontano . Oh , s ' io potessi ridirti bene ogni cosa ! Pensavo di essere pazzo e che tu mi tenessi come un bambino , poi mi facevi cadere , ed io piangevo . Ciò è un momento di quello che ho sofferto ! La signora R . mi parlò di te , ed io decisi ciò che prima parevami come un buco alla luce fatto in una grotta . Tornai quasi in me , e non mi vergognai di chiederti il denaro per venire a Roma . Sentivo di fare una cosa dignitosa . Già vedevo il tuo volto e i tuoi atti . Pensavo che avremmo pianto insieme . Tu vedi ora quanto la mia anima ha camminato , senza che tu la vedessi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Così si gonfia l ' anima di sogni , come di succo . Penso agli alberi che colano di linfa . Quando la solidità del mio passato sarà divenuta polvere e non sarà più come una corteccia sopra la mia anima , lavorerò . Ma senza il tuo amore non farei niente , però che esso è la sola acqua che bagna la mia anima . 28 marzo 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Non ti pare che ambedue dovremmo preoccuparci di scrivere meglio ? Dammi l ' emulazione tu . Però che se prendo l ' abitudine di scrivere rilassatamente , temo di non aver perduto tempo quando ho studiato la stilistica e altre cose ! . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Oggi sono un poco ragazzo . Ma conviene esser così per avere la spensieratezza . Mi par d ' essere in mezzo a tante vigne verdi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sono allegro ho detto ? Ohimè , si è rivelata la faccia già . Quanta grandine su le vigne ! 1 aprile 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pensando con te la mia anima si ritrae dalle sue vacuità , e rifletto , e mi appaiono le mie vie . Si risolvono tante incertezze , in un ' ora di amore ! Non saprei spiegarti questa influenza intellettuale . E di quella morale ? Non ho dipinta la mia vita attorno alla tua persona ? So come dovrò comportarmi sempre , però che in te ho trovato il mio sostegno . 2 aprile 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Perché credi che i miei impulsi saranno cagione di dolore ? Quanto erri ! I miei impulsi sono simili alle bizze dei fanciulli : se tu non lo credessi , non avresti veduto nell ' anima mia qual fanciullo è . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ... ho bisogno di leggere due o tre volte le tue lettere , però che nella prima lettura mi assale un tremito fortissimo . 4 aprile 1907 . Mentre studio , mi viene di risentire tutti i tuoi atti , e particolarmente le espressioni del tuo volto . Le ripenso e le rifaccio nel pensiero . Come sono esaltato da me stesso di questo amore ! Parmi di avere dinanzi la felicità . Ed ogni giorno vi aggiungo un atto di devozione col pensiero , e lo allargo con tante minuzie di sogno . Il mio fine morale è di scomparire in te , di perdermi nella tua anima . Allora sento che sarò felice . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Lascia ch ' io esca dal pantano della mia mente . Perché non lavorerò , se dentro di me sono tante cose ? 5 aprile 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Il verso libero dovrebbe essere trasportato nella nostra letteratura . Non ti pare ? Esso è buon mezzo per riconoscere chi è poeta o no , però che non fa figurare se non il vero pensiero . E quante chiacchiere rimate di meno ! Ma ciò precisamente lo fa tenere lontano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Se io lavorerò sarà tutta roba ricevuta dal tuo amore . E come mi piace il tuo dubitare di ciò ! Ma lascia stare . Io so che vivremo bene , e che io sarò qualcosa . 7 aprile 1907 . Ho deciso di tradurre La Cathédrale , ed ho già ricopiato il frontespizio e la dedica . Metterò anche una inserzione nella Tribuna offrente lezioni d ' italiano . Ma sono ancora inquieto , oscillante . Non ti posso descrivere il mio stato . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Queste belle giornate mi ricordano la Piazza del Carmine , quando io venivo a passare sotto la tua finestra , inquieto come ora , come una tavola nell ' acqua mossa . Capisci bene ch ' io non ho ancora dimenticato Siena : vi è di lei in me uno sfondo di sensazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Adesso sono i ricordi i quali io vedo . La Torre del Mangia , quasi bianca nel cielo azzurro ; e sotto , quasi annebbiate , le case di Siena . Non altro . Distruggi tu con un colpo della tua anima queste cose informi . Che confusione tutto il mio passato ! Vedi che tavole si presentano nella mia anima , ed io non so ridirtele ! . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Imagina che io ho qui dinanzi , come pitture , tutte le figure della novella di Candia . Questa forza , che , forse , è anima , tutta libera dalla felicità , è il tuo amore . Io non ho niente , potresti ritogliere tutto ciò che mi hai dato . E perché questa forza non diverrà il mio lavoro ? Ti parlo come se tu fossi qui realmente . Prendo proprio da te questo ideale che fa fremere la mia anima . Ma ho paura , domani , di non aver più questo slancio spirituale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Togliamo questi mucchi di sassi che aggravano la mia anima . Togliamoli . Lavorerò , guadagnerò , t ' amerò . Sono tre cose in una sola : uno stesso pensiero delizioso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Non t ' umiliare più con le parole dinanzi a me , però che i fatti sono l ' origine non sproporzionata del mio sogno . Direi che tu fossi questo sogno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Avevo pensato durante la malattia de ' miei occhi , che non avrei più amato nessuna persona , ma solamente le sensazioni che mi avrebbero date le pitture dei miei preferiti . Scacciavo la realtà , e adoravo una faccia femminea di Leonardo ... Così si perdeva la mia vita , senza sentimenti , nella freddezza della conoscenza . Ciò che pensavo , il quale era pochissimo e tenue , era tolto dalle superfici delle tavole guardate . Credevo che in esse fosse tutta la vita per il mio spirito . Non avrei voluto altro . Ma nella guarigione , i miei nervi ( credo tutto ciò un effetto di essi ) migliorarono ... Sono sempre stato tuo nella grande astrazione in cui vivevo . Ma tu , prima , e a Roma , hai ricondotto me a vivere . Guariscimi ancora . Togli tutta la secchezza del mio egoismo , del quale anche il ricordo mi ha agghiacciata ora l ' anima , come una colonna di marmo ( I ) . Togli , togli ! Fammi guarire . 9 aprile 1907 . Che abbiamo guadagnato con tali lettere tue ? Non ti meraviglierai se ho manifestato il mio animo materialmente , buttando per terra ciò che avevo dinanzi ! Mi pare impossibile che tu non veda la mia anima piena di sogni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ti dissi che ogni giorno , a ogni ora , è come se il mio io si rinnovellasse tutto . A tratti , lo cambio . 14 aprile 1907 . Le altre due volte precedenti , scrissi movendo il mio animo con le impressioni ancora recenti di una lettura carducciana . Tu hai avuto paura del mio gridare alla forza ; a torto . 17 aprile 1907 . Tu non sapevi che cosa era per me il lasciarti allora . T ' imaginai legata a me solamente con un tenue filo d ' affetto , e pensai che tu godessi più della vita che fai ora . Il non desiderarmi , il non obbedirmi , mi provava ( e forse mi prova ) il tuo poco affetto . Ma ora non posso giudicare nulla . Ciò che tu chiami desiderio meschino di prolungare di dieci minuti una gioia , fu per me il compimento delle ore precedenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Non ho prodotto più nulla per una sfiducia che avevo dentro di me e fuori di me . Onde t ' ho detto sempre che il tuo amore può farmi tornare a scrivere . Ma non farmi ripetere sempre le cose stesse . Facesti di più con un sorriso e una stretta di mano , prima di salire sul tranvai . Allora mi amasti . Vorrei che tu avessi fiducia in me per tutte le cose . S ' io non lavoro credo che se ne debba cercare la cagione nella mia struttura psichica . Chi sa prima ch ' io voglia lavorare , quante altre combinazioni devono avvenire nella materialità della mia psiche . Prima di tutto , ho bisogno della contentezza . Intendiamoci bene : contentezza nel senso di aver trovato chi raccolga , come li ha suscitati , i miei sentimenti . Sufficienza spirituale nel nostro amore . Tu capisci da ciò che ti dico , come ogni sensazione di te è causa d ' ascendere o di fermarmi . Ciò che ricevo proprio da te è splendore di un ideale ; ciò che mi danno le persone , le cose e i fatti che ti vedo intorno mi fa soffermare . Molta parte di ieri non t ' amai , appunto perché ti sentivo come scomparsa o chiusa dentro questa tavola , o barriera come dici tu . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ... si può essere poeti anche per la distruzione . Ed io ho molta dose d ' anarchia nella mente e nell ' unghie . 18 aprile 1907 . Ho ricevuto una lettera del babbo , che m ' impone di tornare a Siena . Io cercherò , in questi giorni , in tutti i modi . Sono tornato oggi ad una agenzia , dove avevo chiesto per lezioni d ' italiano . Il proprietario m ' ha detto che non è facile che io trovi . Domani andrò dal direttore del Giornale d ' Italia . Credo che saprò presentarmi . Emma mia , è possibile ch ' io lavori in queste condizioni d ' animo ? Ciò che sentivo stamani è già scomparso dalla mente . Senti : in questo momento mi sembra il meglio che io obbedisca al babbo . Tornerò a Siena , e interpreterò il mio stare a Roma , come una scappata : egli dice cosi . Tanto è impossibile l ' intenderci . Mi sarei ammazzato se tu non mi legassi alla vita e al lavoro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sono ricaduto ? Abbi pazienza con me . Non tutto è immobile nella mia anima . 19 aprile 1907 . Ora vado dal direttore del Giornale d ' Italia . Questo sole mi fa bene . Ho accettata la condizione di tornare a Siena , con più tranquillità che non avrei creduto . Forse è ora ch ' io lavori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Verrai a Siena ad agosto ? Ci sposeremo allora ? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Stamani ho letto tre o quattro libri : un minimo per uno , e via . Non posso più star fermo , ed odio i libri . Mi paiono brutti . Penso ora che a Siena potrò lavorare , perché da vero sento empirsi i miei pensieri come ad una fontana ignota . Ma com ' è bello il d ' Annunzio ! Basta un periodo suo per far fiorire , sia pure poco per ora , il mio animo . Vedi : ogni mio pensiero parla d ' amore , ed ho tanta dolcezza nel cuore che parmi di avere una musica divina qui nella segretezza del mio essere ( J ) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Scriverò , forse , la novella ; ed altre ancora , ma ho bisogno che tu mi mantenga in questa nebbiuzza fantastica , che è tutta dolce del tuo amore . Imagina una fessura da cui si veda qualche cosa della campagna fuora : tale è la mia mente . Non so perché sono insensibile ora a Siena ( K ) ; certamente perché m ' appare come un sogno . Ne ho una sensazione d ' arte . A Siena non ho né meno un amico , e mi conserverò tale . 21 aprile 1907 . Può darsi ch ' io prolunghi il soggiorno a Roma fino a giugno . La padrona di casa scrive a mio padre che vuole essere pagata anche del mese di maggio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Col direttore del Giornale d ' Italia non ho potuto parlare per ora ; ma lo cercherò anche domani . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . So che sei intricata in troppe cose , e che riesci ad amarmi solo quando mi scrivi . E poco anche allora . 22 aprile 1907 . Ciò che scrivo mi pare una tela intessuta di fumo . Dietro , senza che il mio pensiero possa toccarlo , è ciò che vedo . 8 maggio 1907 . Che pace non mai sognata quando penso a te ! 20 maggio 1907 . Non ci dobbiamo mai contentare di noi stessi . Per me , è questo dispiacere che mi si ferma nell ' anima , che mi fa agire . 27 maggio 1907 . Anch ' io penso la stessa cosa ; ma riesco a sopprimerla per il bene nostro . Non hai indovinato le lunghe giornate d ' abbattimento , con certi pensieri oscuri che raspano su l ' anima come cani affamati ? Oh ! , taci , taci . Quando la mia anima sta bene , ed io sogno il lavoro , non ci sono preoccupazioni . Non devi averle . Sono riuscito a rimorchiare la tua anima nel mare di forza che vedo io ? Emmina mia , non mi fare triste . Sognavo di dirti tante cose piene di sole ! Ho scritto tanto ; quasi cinquanta pagine di quella traduzione ... Ed un dramma l ' ho visto io , l ' ho sentito nel suo principio . Sii forte come me : noncurante . Noncurante ? Oh , noncuranza fatta di dolori e di impeti ! Ma non è essa la nostra speranza e la mia forza ? ( Se devo chiamare noncuranza quella fiducia che ho di me ... ) 31 maggio 1907 . Ti mando la lettera ricevuta stamani del C . Se le cose andassero bene , sarebbero tutto secondo il nostro piano . Per ora non rispondo al C . e mi riservo di decidermi se accetterò ciò che è proposto da mio padre . Di questo parleremo lunedì . Non so anche se devo accettare l ' amicizia e la confidenza del C . Data la mia sincerità , si tratta di prenderlo com ' egli s ' è offerto o di non occuparsene , come ho fatto fino a qui . 1 giugno 1907 . Ieri passai la giornata malissimo , in previsione di ciò che mi avverrà a Siena . Sono di parere che non debba accettare la camera fuori di casa mia . Io gliela chiederò in campagna . E poi , capisco che per farmi lavorare scrivendo , è necessario ch ' io lavori con la vita . Ora mi pare d ' essere pieno solamente di cose quasi fittizie . Del resto , colpa mia . Perché ho voluto io così tentare quasi la costruzione di un interiore fatto di pensieri più eletti . Ho detto male sopra . La mia vita non è stata mai fittizia . 2 giugno 1907 . Non so che c ' è dopo domani . Ho già fatto una cassetta . Da Siena , a Roma , 5 giugno 1907 . Mio padre è affezionatissimo ed è pronto a qualunque volere mio . Ora sta alla fortuna . Perdonami . Sono così agitato dalla fatica e dalle impressioni di Siena che non potrei dirti nulla . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ho vedute le solite facce di vagabondi e di persone non molto per bene . Credo che per la salute mia ( e tua ) dovremmo tentare d ' uscirne per sempre . Che silenzio e che antipatia ! Sono in una camera in via del Refe Nero e vi sto bene ( L ) . Come t ' ho detto , mio padre mi vuol bene . Onde tutto è da credere . Ti devo spiegare . Mio padre non m ' ha fatto nessuna domanda . M ' ha accolto da vero padre . Nel suo viso si vedeva tutto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Vuole ch ' io faccia una cura ricostituente , perché m ' ha trovato molto magro ... Ho tanta voglia di lavorare . Non so ; porrei mano a tutto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ho mangiato in una stanza di questa casa . Un lume a petrolio , al quale assomigliavo me ; e i canti dei beceri dentro le taverne . Io sono sopra una taverna . 6 giugno 1907 . Mi dimenticai di dirti che mio padre , perché gli sembrai magro molto , andò a piangere dal C . Il quale lo ha detto a me . Ti faccio sapere tali cose per appianarti verso di lui . Ancora non ho aperto un libro . Non volevo né meno rientrare nello stanzino di prima ( M ) . Ho sentito addosso tutta l ' ottusità antica . E un odore di rinchiuso ! Quei libri lì , certamente , non mi serviranno più . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Siena ha messo tra me e tutti gli altri quella distanza che volevo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sono stato convinto a lasciar fare quella persona che è in casa . E , infatti , è meglio ch ' io non me ne occupi . È meglio ch ' io non pensi a lei , ne pure per farle male . Ho riletto il Boccaccio nel Decamerone . Che freschezza di stile e di lingua ! Certi autori li sento come fossero moderni . Dunque , il mio sforzo passato è servito a qualche cosa . Ma vorrei anche guadagnare . Mio padre ha detto , mangiando , ed io ero lì , che quella ragazza prende presto marito . È vero ? Vorrò sapere per bene . Se fosse sempre così , non avrei nessuna difficoltà a stare in casa del babbo . Ma ancora io non vedo niente a cui concorrere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . È curiosa ! Leggo due poesie del Leopardi , poi una dell ' Alfieri , un ' altra del Chiabrera . Un poco di riposo , e poi due o tre terzine di Dante . Il mio animo passeggia qua e là attratto da tante cose . Ieri rividi il S . Sebastiano del Sodoma , che mi fece fare uno dei miei primi lavori . Ma il più delle volte non gusto più quell ' arte . Non lo so . In me ci sono travolgimenti profondi . Ora ho la coscienza di tali fatti in un modo , ora vedo altri aspetti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . T ' annoio ? Ma con chi devo parlare ? Ma tutti questi libri che sono accanto a me , mi hanno già dato qualcosa . Siena è bella da vero . 7 giugno 1907 . Sono stato seduto mezz ' ora sull ' inforcatura di un ciliegio ( N ) . Ho un dispiacere oscurissimo di te . Ed ho pianto . Ora dimentico e ti scrivo . Vorresti sapere quel che pensavo su quel ciliegio ? Pensavo che tu fossi seduta sopra un bel greppo che è lì , ed io t ' avrei buttate le ciliege . In faccia a me c ' era un paesaggio che mi ricordava una tela del Segantini . Un bove bianco e una contadina con un fascio d ' erba ; ma velati dal sole , ch ' era in cima al poggio . Io sono così fatto che non posso né pure pensare che tu sei costà . Quando le cose in cui sei , prendono il sopravvento , tutto il mio amore prova un ' angoscia che mi fa piangere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Quel ciliegio m ' ha fatto bene . L ' ho ancora nell ' anima con tutte le altre cose . Poi sono andato nel pisellaio dove erano le contadine che s ' empivano i grembiali , e ho mangiato molti piselli , lasciando il guscio attaccato alla pianta . Mio padre andava in cantina per empire alcuni barili . E mi ha dato mezzo bicchiere di vino . Avrei anche mangiato , ma nella madia della contadina era solo un pezzetto di pane . Il cane , che è bianco nella pancia e nero sopra , m ' ha attaccato molti peli su i ginocchi . Per la strada che porta al podere , pare quasi d ' essere a Roma , perché è sempre piena di forestieri . Per andare al podere , sono passato dalla scorciatoia a traverso altri poderi e mi son fermato alla casa di una contadina , dove una bambina m ' ha colto una rosa che ho infilata nel vestito . Ti mando questi fiori strappati a un melo . Erano tra certe meluzze di un verde oscuro , grosse poco più che le noci . Odorano molto . Già , a me piace anche l ' odore delle zolle che s ' aprono sotto la vanga . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Credi che Siena non mi abbia fatto bene ? Credo che abbia maturato le melucce dei miei sogni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ( Ho portato anche una formica . È passata proprio rasente la punta della penna . ) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Qui a Siena si sentono battere le ore con una tranquillità strana . A volte mi par di vedere passare quest ' ore ( O ) . 9 giugno 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . È inutile ch ' io ti dica che in fondo alla mia anima è la noia . 10 giugno 1907 . Anch ' io sento prossimo il tuo ritorno . Ma vorrei vivere ora per ora , come se l ' avvenire fosse un sacco vuoto . E non so che è , e che sarà di me . Ero venuto qui a casa pensando di scriverti ; ma i miei pensieri sono rimasti fuori . Li sento fuori tra un raggio di sole e una zolla verde . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . A chi dovrei parlare qua , tolte le conversazioni insignificanti ? Preferisco le parole delle mie contadine , a cui rispondo pensando ai campi . 11 giugno 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Con mio padre è impossibile . Io non so quel che voglia . Gli ho parlato e fatto dire che ho fretta di guadagnare , ed egli mi faceva capire che me ne lasciava il tempo . Dunque , speravo bene di tutto . Ma ieri sera m ' è saltato addosso e mi ha picchiato . Approfitto di questa cosa per andare oggi dal Procuratore del Re . Credo che darà ragione a me e obbligherà mio padre a tenermi fuori di Siena . È ciò ch ' io cerco . Ricordi come nella lettera del C . , egli mi prometteva una stanza e il vitto per alcuni mesi ? La camera ce l ' ho , ma egli è già cambiato . Imagina il mio immenso dispiacere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Da queste lotte io riesco sempre più forte . Non avevo mai pensato con tale freddezza . 12 giugno 1907 . Il Procuratore m ' ha detto conoscere da un pezzo le condizioni che sono tra me e il babbo , e m ' ha chiamato giovane disgraziato . Onde tra un certo numero di giorni egli farà in modo ch ' io possa rivenire via da Siena , imponendo a mio padre un mantenimento di tre mesi , come ho chiesto io . Ora , egli m ' ha detto d ' aspettare lui , il quale farà tutto , per evitare una tragedia tra mio padre e me . Egli mi ha consigliato Milano . Anzi ha insistito molto che andassi là . Io ho detto che deciderò pochi giorni avanti che tutto sia fatto . Veramente non potrei stare senza rivederti . Onde penso che se tu non sarai tornata a Siena , quando io me ne verrò via , sceglierò un mese a Roma , e gli altri due a Milano . A Roma mi ripresenterei al direttore della C . , per esempio . E , poi , pensando , mi vengono alla mente tutte le cose da essere tentate . Emma mia , riuscirò questa volta ? Ho molta esperienza di più . Mi sento più piegato ad entrare in qualunque posto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . In generale , ho perso la fiducia in tutti . Ma trattandosi di una autorità non posso dubitare interamente delle sue parole . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sembra , non so , che il nostro amore prenda un sentimento di santità . Ma il mio libro di lettura sai qual ' è ? Oggi l ' ho letto quattro volte . 13 giugno 1907 . Non ho più veduto mio padre . Il quale non vuole né meno ch ' io vada là in campagna . Ma ciò mi ha messo un desiderio di vivere da me . Se potessimo non chiedere il permesso a nessuno ! Sei contenta ch ' io prendessi non più di tre lire al giorno ? Ti basterebbe il mio amore , come a me il tuo ? Che m ' è datore di ogni soavità . Suonano le nove . Voglio uscire per chiedere i soldi per le sigarette , cioè del francobollo . Torno a casa a mezzanotte . Ho girato molte strade giù tra i Pispini e il Casato ; e in S . Martino mi sono trovato dentro la bottega di un pizzicagnolo che conoscevo da prima ; il quale m ' ha domandato ... informazioni sulle pizzicherie di Roma . Con grande meraviglia ha udito rispondersi che non ... le avevo vedute . È curiosa però che quando parlo , tutti i ricordi di Roma mi si fanno più netti e più vicini . Io ero con te , la notte fuori porta Pia o il giorno nelle nostre passeggiate . Risentivo proprio la realtà di tali cose . Desideravo di tornare a casa presto . Mi pareva che tu m ' aspettassi . Non so se t ' ho detto mai che io mi lascio guidare da tali superstizioni o impressioni . Mi pare d ' avere il tuo desiderio , ed io sto male se non faccio come vuoi . Per le strade che ho fatte , non c ' è stata quasi una persona che non siasi voltata o che non m ' abbia guardato . Con l ' ignorante insistenza dei visi senesi . No , di te non parlammo . Ti avevo scritto una lettera con la narrazione di tutto , ma temendo di aumentarti il dispiacere , non l ' ho mandata , anzi l ' ho strappata . Io chiesi alla matrigna , il giorno , che mi comprasse una saponetta . La sera , alle undici , andai in bottega per prenderla . Perché ella m ' aveva comprato un pezzo di sapone da panni , le dissi : - Con gli stessi denari poteva comprarmi una saponetta da teletta . Mio padre , che stava seduto , col capo appoggiato sul tavolino , si alzò e con i modi più ributtanti disse : - Che diritto hai tu del sapone e della saponetta ? Io t ' afferro per il collo e t ' ammazzo ! Dato il gran cambiamento da poche ore innanzi , non seppi ne meno quel che rispondere . Solo pensai a te . Allora egli con le mani sopra il mio viso continuò : - Vigliacco , mascalzone , voglio sapere che facevi a Roma . Tu non mangiavi , perché sei magro . Ed io : - Non mangiavo ? Mangiavo meglio che in casa tua . - No , non mangiavi . Adesso con me non potresti fare ai pugni . Sei il più debole , ora . - Io non voglio fare ai pugni . Se dici che non mangiavo o stavo male , sei un imbecille . Perché ho mangiato e bevuto alle spalle tue . Allora egli mi prese e mi piegò in terra , facendomi un poco male a un fianco e pigiandomi uno zigomo . Poi mi tenne un ginocchio su lo stomaco , sempre ingiuriando e dicendo che mi voleva ammazzare . Io mi difesi solamente . Gridavo a tutta la gente ch ' era intorno a noi che non mi facessero percuotere e che andassero a chiamare le guardie . Allora egli mi lasciò . Io mi feci rendere il cappello , ch ' era caduto sopra una tavola ed uscii , dicendo : - Sei ammattito . In casa de ' matti non ci sto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Tra le altre ingiurie è questa : - Tu non sei il mio figliuolo . No , non sei . Tu sei un degenerato . Sei un vigliacco ... Ma nessun accenno a te . Ora so che scriverà alla padrona di casa ( P ) , alla quale io manderò una cartolina per prevenirla . Tu non te ne occupare . Che cosa era ? Tutto il fondaccio di odio e di passione contro di me . Mio padre non mi sente eguale a sé . E così mi tratta come un nemico ( Q ) . Il giorno dopo prese parte anche un mio cugino , del quale non m ' ero mai rammentato . Lo trovai sull ' uscio dalla X ... dov ' è cuoco , e prese le parti del babbo dicendo che se i suoi figli dicessero a lui imbecille , egli li sbatterebbe nel muro . Io non potei evitare le prime parole , perché m ' ero fermato a salutarlo . Ma ti puoi imaginare quale vergogna sentii . Anche egli ( beato lui ) disse che ero un cretino e che non capivo niente . Da queste parole , ora comprendiamo bene quali pensieri siano contro a me . Ma non so perché questa volta mi senta tanto più agile quanto più sono preso dalle mani di costoro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ora vedo che dentro quest ' anno mi devo impiegare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sto un poco meglio . Ma mi sento sempre la febbre . Qualunque intelligente m ' avvicini , capisce che sono agitato . Anche il Procuratore mi raccomandò che stessi calmo e mi divagassi . Più che l ' amore non c ' è . L ' inchiostro s ' è appastato dentro i calamai . In media vanno tre lettori al giorno . E che lettori ! ( R ) . Un ' altra cosa mi piace di prometterti . È che quando io guadagnassi prenderemo in casa una delle tue sorelle piccole . 15 giugno 1907 . Mio padre non l ' ho più visto . Ho l ' ordine da lui di non entrare più in casa , né in bottega o di andare in campagna . Così mi fa vivere come un signore ; perché sto in una camera bella come non ho mai avuta , ho il cameriere che mi porta il pranzo e la cena e più di un litro di latte la mattina . Naturalmente non c ' era bisogno del suo ordine per non farmi più andare in casa , in bottega e in campagna . La biancheria me la cambio quaggiù ; la campagna è bella in ogni luogo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ma di che parlo ? Stasera m ' urta i nervi la penna che non va bene , e gli spropositi che metto nelle parole . Non so più scrivere né meno come un ragazzo ? Io ho per te come una religione . Tutti gli altri esseri sono le figure di una lanterna , illuminata da essa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Che lettere , non è vero ? Dovrei almeno ricopiarle , per togliere le macchie d ' inchiostro . Ma non ne avrei la pazienza . Ho presi alcuni appunti per un commento , a uso mio , delle poesie del Carducci . Ma in Biblioteca io studio bene . La gente non dà noia . Solamente gli impiegati non hanno molta garbatezza ! E poi , quando voglio trovare un libro , bisogna che , stando col naso su la spalla dell ' impiegato che sfoglia le schede , agguanti con gli occhi il nome dell ' autore , mentre che sta per sparire . Non so se hai capito . E gli autori , che domando io , non sono molto noti . Conviene che li presenti scritti all ' impiegato , il quale , brontolando un poco , se ne va allo schedario . Per trovare il Bartsch , dovetti bisticciare quasi . Osservare queste cose potrebbe essere bene . Ma non le so scrivere ! Ho acceso la candela ed ho chiusa la finestra . Che pasticci ... poetici ancora ! Da Dante alla Bibbia , dalla Bibbia a Omero , da Omero a Platone , da Platone al Maeterlink , dal Maeterlink al Leibniz , e dal Leibniz a Dante e via in un cerchio d ' imagini . Mi vergogno perfino a scriverlo . Ne faccio il viso rosso . Ma come mi si potrebbe comandare un certo ordine se io ho appetito di tutti ? In questo momento ho ripensato a Virgilio , e sono stato proprio lì per aprirlo . Io ti ho già trovato il lavoro , tanto più che dovrò togliermi le ore dell ' impiego . Ora non te lo posso spiegare chiaramente , ma si tratta , di mano in mano che ve n ' è bisogno , di prendere appunti da dizionarii o da libri . Peccato che tu non sappia un poco il latino ! Oggi t ' avrei fatta arrabbiare per un certo nome biblico . L ' ho dovuto cercare in molti libri , perché in principio non sapevo se fosse biblico o no . Dunque , prima ho dovuto con la mia ignoranza conoscere questo . Poi ritrovarlo in un dizionario scritto in latino . E perché non mi piaceva la spiegazione che ne derivava , ho guardato nell ' Enciclopedia italiana e francese , nel dizionario geografico , nel dizionario latino , nel dizionario d ' antichità , in quello mitologico , ecc . L ' impiegato mi guardava . Sai : tutti questi libri sono in quello scaffale basso che è vicino alla porta , ed io li prendevo di mano in mano che li scorgevo . Domattina , t ' ho detto , ho voglia d ' andare alle Taverne d ' Arbia . Porterò con me un libro . Il quale è già scelto , quantunque mi si rivolga nell ' animo il desiderio di ciascuno . Ma adesso sono più forte . Oggi sono stato all ' Osservanza . Ricordavo bene la nostra passeggiata fatta per quella strada . Mi sono seduto sul muricciolo della chiesa , e guardavo la campagna fino al Monte Amiata , ch ' era quasi schiacciato dalle nuvole . Un fraticello è venuto a spazzare , e due poveri mangiavano la zuppa . Mi sono ricordato del desiderio , molto velato , che ebbi di farmi frate . Ridi , perché rido anch ' io . Ciò è il lato comico del mio animo . E pure , se non avessi riveduta te , se non ti avessi più sentita , c ' era caso che fuggissi in un convento . La mia vita non è se non una preparazione alla nostra . Vivendo così nell ' attesa , non potrei tessere da solo un avvenire senza strappi . 19 giugno 1907 . Perdonami se ti scrivo in fretta . Stamani mi sentivo quasi male . Io penso di andare a trovare il Procuratore per sollecitare . Credi che ogni giorno mi diviene sempre più triste . E poi , senza te ! Non voglio abbracciare sempre una forma del mio spirito ( S ) . Io voglio te , ti voglio vicina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sto sempre solo , e passeggio sempre solo . Ciò mi dà una libertà immensa . Tra questa gente mi sento un viaggiatore che s ' è fermato poco volentieri . Oggi ho riveduto mio padre , il quale mi ha tranquillamente sorriso . Ma i giuochi bastano anche con lui . Quel che egli ha fatto è fatto . E poi , non sarebbe il ricominciare da capo domani ? Quindi ... via ! . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Anche passando dalla casa tua mi agito tutto . ... quando penso a te , tutta la mia anima si muove come le foglie di una vigna . Hai ragione . Per distrarmi era necessario ch ' io pensassi seriamente a te ed a me . Con la voglia di questo impiego , io ho acquistato un vigore nuovo . Mi sento anche meglio . Ma è necessario che noi siamo uguali . E quando ti sento tale la mia anima è come un torrente che freme di spume . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . In me è una purezza , alla quale voglio foggiare te . In me , forse , non traspare perché ... non lo so . Ma questo bisogno d ' una cosa ignota che cos ' è ? Questo vuoto che la bocca della volontà fa ? Ciò che ho ottenuto un momento fa , diminuisce . Io ho bisogno di accrescermi sempre , perché l ' acquistato scompare . Ma il mio spirito non ha incontrata ancora una cosa solida , su la quale s ' assieda a guardare . Sembra che cammini sempre per certe strade silvestri , senza scopo , per fuggire gli altri . Ti dirò una cosa . Oggi sono stato al sole . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Non so di quale piacere esso riempie tutta la mia carne . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Senti : risogno anche il caldo di Roma . Mi ricordo ora della via Venti Settembre tutta accecante di luce , la quale m ' ha fatto provare piaceri acutissimi . Da vero , ne ho il desiderio . Tu , scommetto , sei spaventata anche a sentirne parlare ! 20 giugno 1907 . Non so ancora come dirti di questo fuoco divino che tu hai riacceso in me . Occorrevano , dunque , le tue parole perché la mia anima si sentisse così gonfia ! Quando saremo insieme , io non so se potremo desiderare che sia aggiunta qualche cosa alla nostra felicità . 22 giugno 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Poi ti scriverò con più pace . Ora sono ancora inquieto per gli opposti sentimenti di ieri e di oggi . Vedi : ieri sentivo un rincrescimento indicibile di te . T ' amavo , passai sotto la tua casa , ma avevo dentro un abisso di desolazione , e il bisogno d ' amare . Poi che tu eri stata quasi scancellata da tutte queste sensazioni , e pensavo che tu non mi amassi . Ed è logico che pensassi così . No ; credevo d ' averti amato io solamente . Delusione e dolore era il miscuglio che m ' amareggiava . E ti chiedevo con una angoscia indicibile . Ma tutto mi pareva delusione . Stamani sei riuscita a trionfare un ' altra volta in me . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Non mi amare soltanto . Serviti di me per la tua anima . 25 giugno 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sarebbe impossibile che il nostro amore non avesse fatto eguali le nostre anime . Ciò che sento io deve essere sentito da te , identicamente . Altrimenti è impossibile che la felicità s ' adagi in noi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Già vedo l ' altra faccia del tuo amore qui a Siena . Non mai il ricordo di tali cose mi turberà . 26 giugno 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Dovresti credere con me di avere una personalità più complessa e più estesa . Non è possibile che i tuoi pensieri si dipartano senza di me . Per me , tu sei il secondo io , a cui ricorre il primo . Mi pare che il nostro possesso sia uguale per ambedue . Ci ameremo così sempre . Penso che qualsiasi modificazione che avvenisse in me sarebbe provata anche da te . È impossible che tra i nostri spiriti sia un luogo per l ' ombra o dell ' uno o dell ' altro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Perdonami dell ' altro giorno . Fu un egoismo brutale . Da Siena , a Siena 6 luglio 1907 . Ho parlato stamani , con il C . che non vide mio padre . E mi ha detto che oggi gli scriverà un bigliettino per invitarlo da lui . Senza i denari , non posso fare i molti fogli che sono chiesti nel concorso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Quando ci sono motivi per andare in ira , io non ho niente da dirti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Non mi scriverai tutto quello che fai e quel che pensi all ' infuori di me ? Non t ' avrò mai fatta quale t ' ho sognata o sentita ? Dimmi che è così . Ci sono le sensazioni di alcuni istanti che mi danno questa gioia profonda , ma poi ... Vincerai , dunque ? Io ti chiamo . Sai che i miei occhi non possono mentire , perche hanno chiesto da ' tuoi la loro amicizia . E la mia anima ha chiesto la tua . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ed è strano che tu non capisca il mio animo , o che tu non faccia nulla allora per farmi piangere ai tuoi piedi . Era così . Io t ' annullavo o ti calpestavo come una pianta che si vuol distruggere . E tu eri sempre più ferma nelle cose che ti hanno modificata . Perché a volte , penso questo . E più lo credo , quando ti vedo reagire . No , Emma : è possibile che tu mi strazi così ? Bada : assicurami che non sei stata mai un ' infermiera . Che non hai sentito mai come un ' infermiera . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Che se mi assicuro essere così come angosciosamente penso , io ti lascio . È impossibile ch ' io mi possa togliere queste cose , e bisognerebbe che non ti scrivessi per tacertele e per allontanarmi da te . 7 luglio 1907 . Ho sognato di te oggi e dopo ho pensato . È orribile la via che abbiamo presa . Non è possibile che io , alla mia fidanzata , a te che comprendi tutti i miei sentimenti , possa scrivere tali lettere . Ed ho pensato che il mio grande affetto fosse la causa di turbarmi tanto . Dove è grande altezza è grande profondità . Onde anche il ricordo delle questioni passate , a cui non è da negare la verità , mi fa talvolta esaminare se io dovessi aver tale dolore un ' altra volta da divenire un bruto . Non potrei lasciarti senza impazzire . Perché tutto ciò che è mio è da te . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ma , purtroppo , per giungere all ' affetto quasi divino che abbiamo già provato è necessario , se ce n ' è bisogno , togliere tutte le questioni . Amando te , la mia anima è quieta . Mio padre ha risposto al C . voler fare i fogli da sé . Onde io gli devo dare la lista dei documenti necessarii . Ma non ti pare ... curiosa ? Starò a vedere se vorrà scrivermi anche la domanda . Del resto , è meglio ch ' io m ' approfitti di questa ... idea per togliermi le noie . Ma , nello stesso tempo , sento l ' impeto di distruggere questa noia . E farò il concorso con la deliberazione di andare poi fuori di Siena . 8 luglio 1907 . Anelo tanto a te che tu sei sempre nella mia mente come un ' allucinazione dolcissima . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Non sappiamo perché , a vicenda , possiamo essere la mèta di noi stessi , ma abbiamo di ciò la voluttà quasi folle . Io non penso se non vedendoti dentro a me stesso . Ecco che , scrivendoti , sono tornato contento , felice , anzi . Non occorre che tu mi punisca per quel che ti scrissi . È sufficiente il mio rimorso e la mia vergogna . Ma dimmi che mi ami e mi perdoni . Ti posso baciare ? Vorrei che il tuo sorriso m ' assentisse . 9 luglio 1907 . Ti prego di non guastare quel che faccio con molta pazienza . E tieni in mente che l ' ospedale m ' ha fatto star male ogni ora e m ' ha fatto dubitare . Quando eri laggiù provavo un dolore fortissimo , di cui nessuno ti potrebbe parlare . E , peggio ancora , non ho potuto mettere in dubbio la tua purezza ? Oh , Emma , vorrei che non t ' avessi detto mai nulla , perché prima di tagliar te , tagliavo le mie carni . Mi son roso più che piangendo , perché stavi laggiù . Ed ora pensa al dolore che mi daresti se tu andassi via ( T ) . E non ti potrei amare più . Onde non mettiamo a rischio un avvenire che deve essere felice , perché preparato con tanto dolore e con tanto affetto . È impossibile che tu non risenta il mio dolore . Ma t ' amo anche se mi fai soffrire . Forse , di più . 10 luglio 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Questi momenti non si possono narrare . Vorrei piangere ai tuoi piedi . Dimmi che mi perdoni ; ma non ho voluto offenderti . E saresti capace di lasciarmi ? Non senti come la mia anima si sbrana ? Oh , stasera è necessario ch ' io ti veda . Dimmi che hai compreso ch ' io non ti volevo offendere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . M ' hai perdonato ? Rivedo la gioia risorridere ne ' tuoi occhi ? Tu mi vedresti arrossire dinanzi alla tua purezza . Rispondi con tutta la tua anima alla mia che ti ascolta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Io t ' amo ogni giorno di più . È come un ' esaltazione di te . Ti sento più frequente , quasi in forma visiva , qui accanto a me . E non puoi sapere la disperazione provata dalla tua lettera . T ' amo come ti devo amare , e la tua fierezza m ' ha fatto balzare di gioia e d ' adorazione . Voglio tenerti informata delle brevi conversazioni che ho con tuo padre . - Come sta Emma ? - Io l ' ho lasciata che stava bene . - No , voglio dire se sta bene d ' animo e se sta volentieri qua . - Per ora certamente . - Io non l ' ho più veduta . - Esce poco perché avrà paura che incontri lei . Così evita ciò che le ho detto . - Fa bene . Ma senta : molti giovani sono accolti nella famiglia della fidanzata anche prima d ' avere un impiego , i quali non hanno i mezzi che ho io . Che se dentro quest ' anno non riuscissi a trovare un impiego , ho sempre modo di unirmi con Emma . - Oh , io non le dico che s ' impieghi . Basta che si sistemi con suo padre . - Va bene , va bene . Per ora sono contento che ella non pensi male di me . - Sì ; di ciò sono convinto . E quando ella avrà una sistemazione , le cose cambieranno . E ciò m ' ha soppresso la domanda di volerti vedere ora . Ed ho avuto un impeto di sdegno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ma io , t ' avevo scritto quelle due lettere così , confidenzialmente . Pensavo appunto alla nostra confidenza , e mi sentivo così unito a te , come se le nostre anime fossero già invecchiate insieme . Non dobbiamo dinanzi a noi prendere nessun tono . Io mi sento completamente tuo e abbandonato alla tua anima . Puoi fare di me quello che vuoi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . E so che senza di te , io m ' ucciderei . Perché sai bene che nessuna persona , ne meno per amicizia , può tenermi compagnia o farmi vivere . Ricordati che ciò ch ' io ti dico è scritto incancellabilmente nella mia anima . L ' idea di uccidermi è la parte opposta e legata al tuo amore . Ma scrivimi , scrivimi tanto . Fa così bene e m ' innalza il tuo animo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . T ' ho veduta ! Ed abbiamo compreso quanto dolore è passato in noi . 11 luglio 1907 . Ho scritto all ' avviso che ti mando , con il francobollo per la risposta . E penso di fare un ' inserzione ( a pena potrò ) per correttore di bozze . Ti giuro che non passerà giorno nel quale io non abbia procurato come posso qualche cosa . Prima di leggere la tua lettera , ho baciato sul tuo nome . Sapevo che mi avresti scritto così . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Abbiamo pazienza . La gioia presente non è poca . 12 luglio 1907 . Ieri sera t ' avevo scritto che ho parlato col babbo mio e che non è cattivo . Curioso . Non crede che io possa concorrere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . T ' ho talmente dentro di me , che per chiamare qualche persona devo prima correggere il nome che direi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . È molto bene che io abbia presa questa via pratica dei concorsi , perché ci darà il mezzo di sposarci . E perché non dentro quest ' anno ? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Stasera è bene che non ti veda . Quantunque ciò sia per me uno squilibrio mentale . 13 luglio 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . A me , se mi hai capito , non devi negare mai nessuna soddisfazione , perché voglio che tu risponda a quell ' ideale che mi son fatto di te . Condizione necessaria al mio affetto . Vuoi dirmi ch ' io m ' illudo di te ? No . A volte sento che né meno la mia imaginazione giunge a comprendere tutta la tua bellezza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Io mi sforzo di contraccambiare tutto ciò che sogno dentro di te . E le cose del mio passato sono come un incubo . Non t ' amo per abitudine . Voglio avere sempre cagione di amarti . Ed io chiedo a te , per sempre , la mia resurrezione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . In te ho trovato quella purezza e bellezza che m ' ero finta tante volte studiando . E tutti i miei pensieri sono come una corona di fuoco a te . Si : tu sei come il tipo eterno che avevo pensato . Ho trovato in te ciò che è di più puro , e voglio che tu m ' inalzi sempre di più . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Oh , Emma ! Compissi anche le cose più vili della gelosia non lo farei se non per poterti adorare di più . Perché so che il male è dentro di me , e che basta una tua affermazione per toglierlo . Ma è necessario che questa affermazione tu la faccia . Vedi che t ' abbozzo il mio carattere , a cui non puoi rimproverare se non un esaltamento datogli dal tuo affetto . Ma son cose passeggere . Ti scriverò sempre meglio . E ciò che sento di te sarà uno sforzo a migliorarmi sempre . Ti devo nascondere ciò che provo ? Dianzi pensavo che tu non m ' avresti scritto e mi son gettato sul letto . Pensavo di ammazzarmi . In tali momenti la morte non è nulla . È l ' andare là dove il pensiero giunge . 14 luglio 1907 . Con mio padre ho fatto bene di contenermi così . Ci parliamo senza rancori visibili ; ma è necessario ch ' io continui la mia via , e sarà possibile che anche viviamo insieme in concordia . Abbiamo lottato per interessi , al suo modo di capire , e non c ' è ragione di tenere cattiverie . 15 luglio 1907 . Perdonami se non riesco nell ' animo tuo a fare il bene che vorrei farvi . Perché è per me il torto più grave . Io vorrei compensarti con una cosa simile alla felicità che ho da te . Mi sono offerto come correttore di bozze ( ottima coltura letteraria ) e come cassiere . 17 luglio 1907 . Mi sono divertito abbastanza , con i nostri rispettivi padri ! Prima il mio . Non è contrario al mio matrimonio con te , si capisce , perché sa quanto t ' amo ( e non c ' è stato bisogno di fare il tuo nome ) anzi è favorevole e ci metterei anche l ' issimo . Ma un giorno non basta per assodare bene il discorso . Quindi , domani o tosto che venga il momento favorevole , un signore di Livorno , che è là in villeggio ( U ) , riparlerà a mio padre per incarico mio , esprimendo il suo favore a me . È un uomo , a cui mio padre obbedisce molto . E uno . Ho trovato il tuo in Camollia . Gli ho riferito tutto , e gli ho detto d ' aspettare due giorni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Tuo padre , poi , ha preso sul serio certi discorsi allegri che usa mio padre nei suoi momenti . Ha l ' abitudine di dire : - Già , voglio finir tutto . Quel che ho fatto me lo voglio mangiare , ecc . - E tali cose ha detto , a tuo padre tempo fa . Figuriamoci ! Egli vuole assicurarsi che mio padre non finirà niente , che lascerà a me , che non soffriremo la fame , ecc . Io , quando ho udito la confidenza che mio padre ha dato al tuo , mi sono fregato le mani e mi sono sentito molto più contento . E per togliere anche tale impiccio non ci vorrà molto . Lasciami fare . Parmi proprio di assomigliare a quei sensali che tirano le mani del compratore e del venditore perché facciano l ' accordo . Ma che cosa non farei ? Ed ora ? Forse , siamo sulla via della nostra felicità . Non so perché sono tanto di buon umore . Non ho mai riso come questa sera . Via via che scioglievo i nodi , m ' aumentava la contentezza . È stato un crescendo d ' ilarità . Di Roma , mio padre ha detto : - Con quei denari che hai speso là , potevi fare una casetta e starci . 18 luglio 1907 . Le cose hanno proseguito bene ! Stamani quel signore ha parlato a mio padre . Il quale ha detto esser contentissimo , e che il padre tuo può andare da lui quando voglia . Ma , qui , c ' è da murar bene i mattoni , perché non cadano su noi ... Quindi ho pensato che debbano passare ancora due giorni , per far decidere meglio la cosa nell ' animo di mio padre e perché si maturino i mezzi di farlo parlare con il tuo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Vedi quanta ... pace mi ci vuole ? Ma l ' erba è seminata , e la segheremo . Questa sera , io non ho potuto parlare a mio padre , perché s ' è arrabbiato con una contadina . Per causa di un ramo d ' olivo , che quella aveva trascinato a casa senza farlo sapere ... Io guardo queste cose da artista . 19 luglio 1907 . Sì , è bene che tu venga al podere , perché può darsi , con molta probabilità , che mio padre s ' affezioni subito a te , ecc . Sai da te le altre cose buone che possono derivare . Vedremo . Potei parlare a tuo padre ieri sera molto tardi . Siamo sempre alla stessa stecconata , e temo ch ' egli non butti all ' aria tutto . 20 luglio 1907 . Io sono diventato ottimista ; perché per mio padre è come se volesse darmi una prova d ' affetto e , forse , sente il bisogno d ' essere corrisposto da me . In somma , siamo d ' accordo . E per lui , se anche tuo padre guastasse , sarebbe lo stesso dopo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Non avevo mai provato a parlare col babbo così . E credo che da parte mia non verranno fuori cause a scompigliare . 21 luglio 1907 . Emma , non ti addolorare . Mio padre , a cui poco fa avevo rivolta tutta l ' intensità del nostro sogno , m ' ha ... percosso e maltrattato . Ha maltrattato anche te , e vuole dirti ciò che ha detto a me . Ma non ti parlerà . Tu non abboccherai . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Io m ' impiegherò fuori di Siena , da commesso , e vivremo insieme . So che Dio fa forti le nostre anime e guarda la nostra onestà . Forse , a voce potrei dirti tutto . Ma se non vuoi .. Anche il dolore mi è dolce . Domani parlerò col Procuratore un ' altra volta , senza aspettare il concorso ( V ) . Appoggiati a me , com ' io a te . E non posso narrarti alcuna cosa . Come ieri si fingeva affettuoso e lieto , oggi ha insolentito con le peggiori parole . Tu conosci la mia serenità , e non penserai , né meno un poco , male di me se lo chiamo mascalzone . È tale . Ed è bene che di nessuna cosa abbiamo da ringraziarlo . Non avremo da ringraziarli . Perdonami se , per un istante , questo fango non mi è parso fango . Su la carne mi ha fatto poco , perché è stato tenuto . Ho graffiato il collo e il petto , e basta . Non è niente . E non ne sento niente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . E di ciò incolpa solamente la mia bontà , che mi faceva credere nel mio genitore ; quantunque lo avessi giudicato quel che è ( W ) . 22 luglio 1907 . Col Procuratore ho parlato molto di te . Ma io non mi fido più d ' alcuno . Vedo che bisogna rendere dattero per fico . E mi stringo tutto a te per il mio bisogno di sentirmi amato e stimato , e di amare e stimare . Da mio padre ero chiamato vile , perché non picchiavo anche io . Proseguo dopo che sono stato dal Commissario di Polizia , il quale m ' ha chiamato per incarico del babbo . Non ha voluto concedermi che io mi faccia mantenere dal babbo , due o tre mesi fuori , prima che io abbia sicurezza d ' impiegarmi . M ' ha consigliato di cercare da qua . E , capirai , che non potevo fare altrimenti , perché è stato inutile ch ' io insistessi su ciò . Ma vedrò in seguito . Forse tu leggi più giornali di me , e puoi dirmi quando s ' apriranno i concorsi alle Poste o alle Ferrovie . Di ogni avviso , insomma , per il quale possiamo sperare . Tu sai che ho a pena due soldi al giorno , e che questa settimana non ho avuto niente . 23 luglio 1907 . Mio padre ha seguitato a trattarmi secondo il solito . Era possibile che in una cosa così grave cambiasse ? Per lui , trattavasi di una modificazione ( e l ' ha giudicata troppo grande ) de ' suoi interessi . Ha temuto ch ' io mi potessi imporre di più ; o , meglio , potessi cominciare a impormi . Io gli avevo detto che non volevo obbligarlo a mantenermi , e , che , anzi ( e ciò nel seguito del discorso ) non ti avrei messa in casa sua certamente , finché ci fossero le stesse persone . E tu sai che mio padre è minato da quella ragazza , da suoi zii , che vanno in casa sua , e da suoi nonni che sono due vecchi invalidi , cui mio padre terrà di conto più che il figlio , finché vivranno . Sue parole . Era naturale , quindi , che , sotto l ' aspetto tranquillo , dovesse essere in fermento tutto il miscuglio delle questioni che abbiamo avute . Io so che ho ragione , perché sono sempre andato innanzi con un ideale , cui ora tu nutri . E ciò non dobbiamo mai dimenticare . Le persone alle quali ne avevo parlato credevano che si trattasse di una ragazza che non disturbasse . E mio padre , perché sono tutte sue amicizie , le ha potute avere con sé con una parola , o per un torto ch ' io possa avere con lui . Al babbo bisogna obbedire , ed ha ragione se si oppone ad un matrimonio , che non gli frutta niente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Insomma , il perché è nelle condizioni con le quali vivevamo io e il padre . I primi due giorni mi disse di sì , forse senza riflettere e farsi consigliare . Poi cambiò senza nessuna cagione nata allora . Ciò avvenne nella trattoria , dalla quale fui mandato via ; perché mi disse averla regalata . ( E può darsi da vero : a quella gente . ) Finita la speranza ch ' io potessi fare il fidanzamento , così detto officiale , io andai a piedi al podere dove era andato egli con la moglie . Al podere mi disse : - Che cerchi qui ? - Niente . Sono venuto a sentire se me ne devo andare anche di qui ; dato che tu l ' avessi regalato . - Sì : anche questo . - Non stento a crederlo . A quella ... ragazza che hai in casa . Allora m ' assalì e mi picchiò molti pugni , senza che io mai reagissi . Tre o cinque dei contadini , che erano sotto un arco a mangiare , si alzarono e lo tennero a stento . Mentre che m ' allontanavo , prese un palo . Fu tenuto , ed egli me l ' attraventò senza colpirmi . Quel signore , che è similissimo al padre mio , gli ha dato ragione , perché lo volevo forzare a questa cosa . Capirai che mio padre è irriducibile . Io non ho nessun rimorso , ed anche una minuzia me lo farebbe avere . Mio padre s ' è voluto imporre con i pugni , e quel signore stamani ha approvato , e molto , tale sistema . Noi , dicono , abbiamo i muscoli buoni e combattiamo così . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Non nego però di avere stupore di me stesso . Come avevo potuto illudermi di tali persone ? Non sapevo io per prova quali sono ? E il mio carattere chiuso non mi ha fatto nascere come funghi i nemici ? Mio padre pareva proprio dettato da loro . E le sue parole non erano differenti a quelle che hanno usate tante persone , che mi vogliono male . Ma io non t ' avrei né meno più parlato di loro , se tu non mi avessi chiesto con ansia il perché . 25 luglio 1907 . Il concorso del Comune è prorogato fino al 17 , per l ' aggiunta di un altro posto . Ma non m ' attrae , ne mi distoglie dal cercare fuori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ma , picchiando tutti i giorni , qualche porta sarà spalancata . 27 luglio 1907 . Ho riparlato con il Commissario : mio padre dice non avermi percosso né maltrattato . E una lira che dette alla padrona di casa , ieri , è divenuta dieci lire . Non vuole darmi l ' assegno per fuori né per Siena . Lunedì devo tornare lassù per un ' altra deliberazione . Ma , se non faccio da me , nessuno mi farà una cosa minima . Nè amici né polizia . La nostra forza è la nostra pazienza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Io ho deliberato questa cosa . Prepararmi in agosto , settembre e ottobre per il concorso ai Telegrafi , e intanto tentare tutti i giorni qualche avviso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Non posso né pure riflettere al male che riceviamo quotidianamente . Hanno voluto essere combattuti come nemici ... E così sia . 28 luglio 1907 . Oggi farò il piccolo orario per le materie che devo studiare . Vorrei che il concorso fosse tra un mese ! . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ora ti lascio Ma mi avviene come quando ti vedo . Non me ne anderei mai . E devo fare male alla mia volontà , per non lasciarti mai più . Ma tre mesi passeranno quasi rapidamente , e poi avremo la nostra gioia completa . E perché non prima ? 29 luglio 1907 . Ho già cominciato a prepararmi , e volevo che tu mi mandassi Arturo acciocché mi spiegasse una formula chimica , a me molto capricciosa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sacrifico anch ' io ogni gioia del presente per il nostro avvenire , e non ti prego , né meno per la mia angoscia , di ritardare la tua partenza . Non te ne prego . Ma tu sai quel che ne provo già . Se ti fosse possibile ... non resteresti ? So che , farai anche per me , e sono tranquillo . 30 luglio 1907 . Non parrebbe vero , ma dovrò studiare molto bene le materie per questo esame . Chi ricordava le frazioni ? Mi son provato a risolvere un esercizio e non ci sono riuscito ... In un mese entrano dieci lezioni . per ogni materia ; onde di quelle che t ' ho detto , avrò fatto buon vantaggio . E poi devo imparare bene l ' alfabeto del Morse . Studio la mattina perché il giorno mi riesce quasi impossibile l ' applicarmi a tali materie . Il giorno mi serve a digerire ciò che ho imparato la mattina ed a riflettere se fa bisogno che io ripassi alcuni punti . Ma vivo come in un sogno . Ed è come una luce sempre più splendente . Quando penso a te mi sento bene , e voglio , rabbiosamente , farmi una condizione da poterti sposare . Imagina che volontà sia entrata dentro di me . Quando sarò con te , lavorerò . Accetto la tua scodella in due . E perché non mangeremo sempre così ? Lo faremo anche se ne avremo due ( X ) . Ma infine de ' conti che c ' è di tanto male ? Non avrei dovuto lo stesso impiegarmi ? Non avrei dovuto studiare lo stesso ? E credi che mi sia fatica ? Ben altre cose ho studiate , perché trattatucci elementari , che mi rimangono tosto in mente , mi possano affaticare ! Non ne sorrideresti se ti dicessi che m ' affaticassi ? Che c ' è , dunque , di tanto male ? Si tratta di attendere ancora tre mesi . E passeranno presto . Considera i già passati . Ma vero è che l ' ansia e il desiderio aumentano ; e la nostra sensibilità s ' accresce . Basta il tuo nome soltanto per svegliarmi una infinità di sensazioni deliziose . E le tue lettere ! Scrivimi sempre come hai fatto queste volte ultime . Non abbiamo un ' altra soddisfazione . 2 agosto 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Io vivo con un affetto troppo intimo perché il tuo andar via mi sembri come un dispiacere momentaneo . Per me è come una disgrazia . Provo lo stesso dolore che proverei se tu mi fossi strappata dopo due o tre anni della nostra unione . 6 agosto 1907 . Manda ( perdona il verbo ) Arturo oggi alle quattordici perché ho risoluto bene e male molti altri problemi aritmetici , e non mi scomodano alcune spiegazioni della chimica studiata stamani . Io non ho punta pazienza . Ma riesco a sfuggire ad essa , sovrapponendomi sempre a tutte le contrarietà . Taglia la coda ad una lucertola , e dopo alcun tempo gliene troverai una nuova . Noi ci vedremo . Perché tuo padre ha voluto che facessimo così . Io non gli mandai la lettera , che avevo anche affrancata ... Sei ancora sotto il dolore ? Da un punto di vista , considero queste repulsioni essere un bene . Noi evitiamo il pericolo di sottometterci alle condizioni paterne , che farebbero della nostra vita come una camera buia . 7 agosto 1907 . Ritorno a tuo padre . Sai perché s ' arrabbiò d ' essere stato fermato nel mezzo della via e in pieno mezzogiorno ? Prima per una certa posa che ha ancora con me e che mi vuol dimostrare . Poi , credo , perché trovammo don M . e quel tale alto che va sempre con lui , poi il S . e alcuni alunni . Sicché furono fatte scappellate doppie . E chi ci vide dovette credere che il professore Palagi fosse divenuto il più domestico suocero di questo mondo . Quindi ... se ne seccò ; ed io ridevo e rido ancora . Bisogna vincere con la bontà e la superiorità ... 8 agosto 1907 . Stamani ero molto debole , e non ho potuto studiare come il solito . La stessa debolezza m ' ha fatto dormire un poco più che l ' altre mattine . Ma ora sono uscito al sole , e mi sento meglio . Soffro anche perché non ti posso né vedere né parlare . Soffro anche fisicamente . Ma non dovrei dirlo a te , per non peggiorare il tuo animo . Ma tu sai che ci amiamo così , e avresti supposte queste mie condizioni . Voglio lavorare . Voglio averti con me . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Stasera ho quasi fatto quel che dovevo fare stamani . Ho da imparare a mente le noiose e difficili città e circondari . In camera mia fa un caldo soffocante , e terrei le due porte aperte se non ci fossero due ragazzi a gridare e due donne a chiacchierare . E anche dalla strada il chiasso è vario . C ' è un segantino , un calzolaio e una taverna sempre piena . La sera tutti i bevoni si mettono a cantare , e , durante il giorno , non è difficile che debba ascoltare qualche conversazione tra l ' una finestra e l ' altra . Io sono tuo , e se altri di casa tua hanno una parte del mio sentimento è per te . 12 agosto 1907 . Tutto ciò che ci guasta sono appunto le difficoltà che abbiamo . Basta un minuto con te perché mi senta incamminato nella mia strada . E non posso non avere te . Allora soltanto al mio animo il mondo si spezza , ed io percepisco ciò che prima mi era dietro un velo . È curiosa . Le nostre lettere ( e specialmente le mie ) somigliano a una statua coperta da qualche cencio sottile . Aspetta , ve ' ; ti spiego quel che voglio dire . Il cencio si modella così bene su la statua , che essa si vede com ' è fatta . Così io voglio nascondere ciò che non vorrei far sapere , ma lo dico in modo che ... 14 agosto 1907 . Ero indeciso se cominciavo a scrivere , perché da due giorni avevo chiesto invano la mezza lira . Ma mentre stavo per rimettere il foglio nel cassetto , è venuto lo sguattero con una lira in mano ... Quanto deve durare ? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Poi stetti una mezzoretta in conversazione con X . , che ieri sera era più ... balordo che il solito . È matto come tutti i senesi . Anche per lui , la musica è rappresentata ... dal Franci , e la pittura ... dal Maccari , dal F . e dal V . E la letteratura , gli volevo chiedere ? Ah , si ! Anche la letteratura è ... senese . Egli sa a mente le poesie di un professore senese che sta a Milano . Non ti diverti ? Ma mi fa anche schifo . Scusa la parola che ci vuole . 19 agosto 1907 . Ho riparlato con quell ' impiegato di Roma che mi ha detto dei concorsi alla Congregazione di Carità . Saranno tenuti a Novembre ! Ma , cosa strana e inaspettata , non m ' ha detto ... del francobollo che avevo appiccicato bene nella lettera mandatagli a Roma ( Y ) . E non m ' ispira più fiducia . Ti scriverò anch ' io quel che ho passato , ma penso , che venga un manoscritto più lungo che una lettera . Se mi sentirò in grado di farlo , scriverò , Ma non devo preoccuparmene : regola prima . E devo scrivere senza né meno far preoccupare te . Ma lo farò ... Per ora è proprio come questo tempo . Un poco di sole , le nuvole sparse imbiancano , e sembra che debba nascere così un giorno eterno . Poi ... Non potrò scrivere nulla ancora . Perché la mia anima s ' apre e si chiude ; si illumina e si oscura . 20 agosto 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . In quanto al mio io , son ben certo che c ' è tutto ciò di cui ha bisogno il tuo . Tu a me sei , psicologicamente , ciò che per altrui è la divinità . Sono certo , dicendo così , di esprimere bene la verità che è dentro di me . Io mi sentii come abbandonato , come respinto da tale atto , ed errai . Ma solo degli errori che t ' ho scritto . Sai bene che non potrei nascondere la mia sincerità , che riscapperebbe da una parte se io la volessi respingere dall ' altra . Del resto , in tal modo è cacciato ancor meglio , il male che per una allucinazione forse ( perché devo credere alla stima che tu hai ad altrui ) io trovo riunito in quella persona . Ma credi ch ' io sono stato sempre puro con la tua anima ? Dimmi che non hai nessun motivo di lagnarti e di addolorarti . E che appunto per preservare te stessa da quel male io ho cercato di allontanartelo . Ma non sono state queste le mie intenzioni ? Non ho agito male , dunque . 21 agosto 1907 . Lo scrivere al babbo tuo mi sarà difficile , perché le cose che a me sono molto evidenti non riesco ad esprimerle . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ho baloccato la bambina della padrona , con dei voli magnifici , fino a farle toccare la testa al soffitto ! 28 agosto 1907 . Entra la bambina in camera . Tiene il pollice in bocca e ha gli occhi un poco rossi . Non vuole andare a vestirsi per la passeggiata , e si distende nella mia poltrona . - O che fai costì ? - Le dico io . - Dormo ! - E appunta i piedi al tavolino . - Tanto in camera tua , la mia mamma non mi picchia ! Guarda dove le metto le gambe , o signore ! perché fai lesto , dimmelo ? dimmelo ! dimmelo ! perché fai lesto ? Vuol domandarmi perché scrivo presto . - Perché non vuoi andare fuori ? - Sì . La tua mamma chiama ! Sta distesa e non risponde . Poi dice : - Mi picchia . - Perché ? - Perché il mio babbo ha buttato i pomidori in terra . ( Non mica lei ! ) - Mi dici perché fai lesto ? E s ' alza e mi tira i capelli . - Stai buona , se no ti picchio anch ' io ! Ora s ' è decisa ad andarsene . Non ne busca , ma piagnucola . - Guarda come sono bella , signore ! - E mi batte il dito sul gomito della destra . - Sta buona ! E se ne va . S ' è vestita per fuori . L ' altro giorno le feci , sopra un pezzetto di stoffa scura , una casetta col filo bianco . Passai sei o sette volte l ' ago tra sopra e sotto . E poi che era impaziente , per farla star ferma , dovetti trattenermi dal pronunciare il tuo nome . Ma mi accade sovente , quando parlo con chi non mi toglie l ' incanto interiore del mio affetto . Quando mi parli di Dio tu , ci credo anch ' io . Ne ho la sensazione . Ma devi gridarmi che all ' infuori della mia anima ( perché non nostra ? ) non sapresti trovare alcuna cosa per cui la vita ti sembrasse a contatto con una realtà divina . Devi sentire come me . Io credo in te e in Dio . Onde puoi comprendere ciascuno mio sforzo verso una perfezione morale , che , combinandosi con il mio affetto , fa del nostro amore una spiritualità meravigliosa . 29 agosto 1907 . Può darsi che io sia pagano , almeno superficialmente . Io bacio te , e soddisfo al bisogno della mia anima . A quel bisogno della divinità . Quando ti saprò parlare , capirai meglio , come a traverso un vetro , da quale spiritualità io t ' amo . E non t ' ho mai lasciata . Solo in me si compiva una lenta trasformazione . Era necessario che si compisse il mio intelletto . E s ' è compiuto da un dolore , quand ' io credevo d ' essere ucciso da ciascuno , e forse , pensavo d ' uccidere , T ' ho riparlato di questa calma di delirio . Le poche volte che ho scritto , abbozzavo una lettera a chi era rimasto nella mia anima come una limpidezza senza nome . Tu esistevi in me . Io non so se ti potrò mai ridire qualche cosa . Ma voglio che tu comprenda con quale angoscia è venuto fuori il mio amore . Ma tutto ora s ' è scancellato . Io t ' amo per la tua realtà ; e sono rivenuti in me gli affetti umani . Ora m ' addolora e m ' impaurisce anche la tua scottatura . La sento anche io . Meglio è , forse , ch ' io non rientri ora in questo stato di formazione . Non ne traggo parole chiare . Io ti scrivo tali cose , perché tu sappia compiere l ' opera tua . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ... tu mi hai fatto avere una fiducia che è sostenuta da Dio veramente . Io mi sento libero da tutti . Sono felice e pieno di speranza . ... ti dirò un modo di mangiare che ho quando sono solo ( si capisce ! l ' abolivo anche a Roma ) . Prima mangio la pietanza , che oggi era costituita da tre taglioli di lesso . Un pizzico di sale preso da un cartoccino azzurro , che tengo in uno dei cassetti dello specchio , e basta . Poi le frutta e il formaggio . Un tocchettino di parmigiano , una pesca e una pera . La pesca in due morsi , la pera in quattro spicchi sbucciati alquanto ; e nella meditazione che m ' avviene dopo il mangiare , ingoio anche le bucce . Dopo ciò , bevo alla tazza la minestra , che è già fredda . Ora m ' attira anche il vino , ma non ne bevo più che un litro al giorno . Soltanto due volte ne ho preso un altro bicchiere dal padrone di casa . Ho soddisfatto la tua curiosità ? Dopo mangiato , appallottolo la midolla che è rimasta del pane , e penso . E il mio pensiero nasce dalla tua sensazione . 30 agosto 1907 . Perché prendersela ? Essi ( tutti ) credono di non farci male se mantengono una opposizione che di mano in mano diminuisca , finché io ti possa sposare . Non vogliono capire ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Io credo che si tenti in tutti i modi il mio amor proprio per fare allargare la buca che è tra me e loro . Ma su questo ho deciso di vincere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . È necessario saper vivere con costoro , perché il ribellarsi non concluderebbe altro che la nostra peggiore separazione . Contentiamoci di ciò . Io non comprendo perché tu possa addolorarti per un tale rifiuto ... Non era preparato ? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ma io sono tuo e non soffro . Non so ; sono insensibile a tutti gli altri . Ho te come diffusa nella mia anima , e non sento altro . Perché non è così anche a te ? Devi assicurarmi che saprai ... Pensa che nessun rispetto è dovuto a colui che non lo porta . E che nella vita è necessario fare così . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Entra nella nostra realtà . Consigliati anche dinanzi a Dio , che non toglierà a te ciò che è la tua vita . Sforzati di dimenticare ciò che volevamo ottenere in faccia alla gente . Amiamoci segretamente come una volta . È il mezzo per conservare al nostro affetto la sua forza . Dimentichiamo ciò che abbiamo chiesto ( del quale aspettavamo questa risposta ) e amiamoci senza pretendere niente . Egli ti può negare ciò che ci può dare da sé medesimo , ma alla tua anima non toglierà niente . Ricordi quanta forza spirituale avevamo ? Noi la perdiamo comunicandoci con altrui . 31 agosto 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Non faccio tutte le cose insieme con te ? Non vedo sempre il tuo volto ? Non pensi anche tu le cose che io penso ? Io prendo un libro , tu mi dici qualche cosa ; e poi l ' imaginazione s ' intensifica ed io giungo a riprovare la soavità dei nostri istanti migliori . È un alternarsi di tali effetti . Allora completo tutti i pensieri che m ' erano sorti con te , di cui la mia coscienza non aveva avuta la scoperta . Si sviluppano lentamente tutte le sensazioni rapide ( Z ) . 3 settembre 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ti lascio un mi momento , perché non posso trascurare lo studiare ( per la prima volta ... ) l ' alfabeto telegrafico ... Dopo tre quarti d ' ora ho trascritto , con un solo errore , una strofa del Carducci . Ma ho capito che la difficoltà è nel ricevimento . Tuttavia ... lascia fare a me . M ' uggiano da vero le interruzioni ! È venuta nella poltrona la bambina a canticchiarmi la Colombina bella . Oggi ho chiuso l ' uscio subito . Mio padre ha fatto rispondere a voce ( perché a voce gliel ' ho fatto domandare ) che non intende la mia calligrafia . Allora mi riporteranno la lettera cui io ricopierò sufficientemente bene , sottoponendola prima agli occhi di qualche altro ignorante . E poi ... vedremo . Tra la buffonata e la vigliaccheria ! Perché anzi tutto doveva dirmi subito ciò che mi ha detto dopo tre giorni , e perché la lettera è già stata letta e discussa . Sempre la verità ! Anche la mezza lira che mi dà ogni due o tre giorni ( e dopo averla mandata a chiedere ) è - dice - divenuta quotidiana ! Ma perché penso a tali cose ? Sempre avrò io , se con uno , se con due e quattro , aver da fare ! La vita è uguale per tutti . Ho mangiato in fretta , e ho scritto in calligrafia da maestro la lettera al babbo . Per prova l ' ho fatta leggere alla padrona di casa . Poi mi sono sbarbato , con una riga di sangue giù per il collo , che mi faceva assomigliare a un crocefisso di Sano di Pietro . Il Donati ( A1 ) , che ha negato a me i libri ch ' egli chiama di lettura amena , quelli del d ' Annunzio , dell ' Ibsen ecc . , li dà , al contrario ... ai consiglieri comunali . A que ' pochi che vanno in Biblioteca . Naturalmente , gli domanderò se per studiare è necessario essere prima consiglieri . A me li negò per questa ragione : " Li ha letti già , e può fare a meno quindi , di riprenderli ! " . I consiglieri , si capisce , non li conoscono ancora , e quindi ... bisogna che li prendano . Mi pare d ' essere molto più giù che a Siena . Si vede che le zucche s ' incontrano da per tutto . Rimetto un po ' d ' onore ai nostri babbi . Ho voglia di riferirti ciò che la padrona mi ha detto , perché può darsi che sia informata bene . M ' ha detto che mio padre si contenterebbe che io gli chiedessi perdono ( ! ) e che solo per una mezz ' ora gli amministrassi le aziende ( senza insistere su le persone che ha in casa ) perché mi facesse sposare te e fossi libero di fare il comodo mio . ( ? ) Che egli tenga a un qualche cosa di simile , per riprendere l ' onore che ... non ha acquistato con tali questioni e per far piacere a quella gente , può essere . Ma alle altre cose , meno che non mi faccia una dichiarazione legale ... 5 settembre 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . mio padre non ha ancora risposto . Può essere un segno buono . E sarebbe , se ci fosse una persona che entrasse nel mezzo . Ma come vuoi fare ? S ' è rovinato la mente con tutti i sudicissimi che gli stanno addosso . 6 settembre 1907 . Mio padre ha mandato a dire per un uomo , espressamente : " Oggi non ho tempo di scrivere . Quando sarai chiamato a dare gli esami io farò tutto ciò che c ' è da fare " . Io ho avuto il torto di dire , piuttosto nervosamente , che me lo scrivesse . Ho avuto torto , perché con mio padre non bisognava che esigessi ciò . Spero che quell ' uomo abbia fatto l ' ambasciata in modo da non irritarlo . Me l ' ha fatto notare anche la padrona di casa , che insieme con il marito era in salotto e ha udito , essendo rimasto l ' uscio aperto . Ed in fatti ... Ma , certo , non lo farò mutare . 8 settembre 1907 . Sono seduto a lato della Cappella in cui è sepolta una contessa , molto devota , secondo la sua lapide latina ( A2 ) . T ' ho colto questi ciclamini .... Sento il campano di un gregge e odo un belato tra gli alberi , ma lungi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Passa il campano vicino . Hai indovinato il mio desiderio intenso di tutta la giornata , che s ' è accresciuto con la dimenticanza ? Il campano erra tra gli alberi . Odo i passi della pecora che ha il campano . Non vorresti tu essere con me ? Uguale nel mio pensiero ? Ti adoro così , ed esiste questa rispondenza . La pecora è venuta qui . Ha un rogo sul dorso . Le altre giungono con un calpestio su le foglie . La pecora guarda . Sul muso le batte il sole . Guarda verso le altre . Non sei tu il mio pensiero stesso ? Di quale altra sostanza esso è fatto ? La pecora è rimasta attraverso la strada . S ' è fermata volta verso me . Ne giunge un ' altra che la cozza col muso ; e ambedue si muovono . Non mi ami tu per sentire ciò che è , nella nostra unione ? Le pecore passano . Odo il campano . Giunge tutto il gregge . S ' è fermato . Si sente lo strappìo dell ' erba . 12 settembre 1907 . ( A3 ) Se io potessi guardare i tuoi occhi , sentirei tutto il mio essere pieno di febbre . Allora mi si definisce come un paesaggio da raggiungere ; mi sento roso da tutti i miei istinti d ' ambizione . Ma ciò non è tutto . Ciò è il mio io che si agita . Tu ora anche capisci come io ho voluto associarti a questa fiamma di forze . Tu ora sai come le migliori tue energie sono la fonte al mio affetto . Capisci che da te , quanto da me , dipende il mio cammino intellettuale . Ma anche tu hai sofferto per conto tuo . E non sempre hai capito di quali fuochi la mia anima fosse bruciata . Adesso noi siamo ricongiunti , e una parola tua m ' ha svelato come tutto il tuo essere dipende dal mio . Che cosa sono quelle nuvole bruciate su la vetta dei monti ? Onde sono venute ? Vorrei che il mio spirito fosse il mondo , per comprendere tutte queste cose . Io ho sognato di amare le foglie di una siepe ! Fuggivo per i campi a guardare un granturcheto perché esso m ' escludeva gli uomini . Che cosa volevo ? Io pensavo di scoprire qualche pezzo del mistero che copre tutta la natura . Io avrei dato tutto me stesso per parlare ad un albero . Io guardavo la luna tra gli ulivi , bassa come una fiamma rossa , e pensavo che essa volesse parlare al mio io . Perché era lì ed io pensavo ad essa ? Allora gli uomini mi apparivano come greggi da guidare . La mia voce li avrebbe condotti . Non era possibile che un uomo mi amasse . Io non ero più un uomo . Io partecipavo dell ' aria e delle nubi . Il mio spirito era simile alla rugiada sparsa su tutti i campi . Ricordavo che gli uomini avessero un corpo ? La carne mi appariva come una cosa sconcia da lasciare . Io odiavo ed amavo questa carne . Ma nessuno doveva possedere la mia . Io era divenuto un Dio . Chi poteva amare me ? Io conservavo del tuo amore la sola energia . Chi me l ' aveva prodotta era scomparsa in questo miscuglio umano , a cui io non appartenevo più . Io ero conservato da questa sola energia che talvolta strappava alla mia anima parole . Ma non dovevo amare , non potevo amare colei , perché più non esisteva realmente . Ella era sacrificata alla mia volontà segnata da Dio . Anche tu , dunque saresti stata infranta . Perché talvolta mi sembrava di pigiare con l ' anima tutta la folla umana , come con le mani . Io percepivo degli uomini una realtà simile a quella di una pittura ... ( A4 ) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Stasera mi sono ricordato meglio di tutte queste sensazioni e le ho scritte . Da esse tu comprendi come il mio io sia stato sempre governato da te . E comprendi quale significato ha per me questo te . Quando ti rividi a Siena , fu come uno spiraglio della realtà che io avevo lasciato , o che aveva lasciato me . Mi sono sempre accostato di più ad essa . E tu mi ridonerai alla nostra vita . Gli uomini , in generale , m ' erano divenuti come simboli d ' idee . Io , in un bambino non so quali pensieri componevo . Gli uomini m ' erano divisi dalla mia anima . Non ho mai voluto amare nessuna altra donna . Debbo ringraziare gli amici di avere respinto il mio io nel suo proprio confine , acciocché vivesse di sé e non straripasse a fruttificare altrui . Il mio io era come un albero che avesse disteso i rami lungo una strada . Adesso non è più un albero : è come un giuocattolo nelle mani della tua anima . Con te io ritrovo tutte queste sensazioni ... Non ho mai domandato a me stesso , prima di stasera , se tu avessi potuto pensare queste cose che aveva prodotte il mio spirito . Non ho mai domandato se nel tuo dolore avessi imaginato che io vivevo solo dell ' energia datami da te . Un ' energia simile ad una ossessione . Perché io passavo da casa tua ? Quale ricordo mi ci spingeva ? Perché , sfuggendo tutti , io ti ricordavo ? T ' avevo dentro di me incancellabilmente ? Io aspettavo di rivederti . E quando ti rividi tutto il mio essere fu scosso . Emma ! Emma ! Non avevo più provato un sentimento umano . E come spiegarti perché , dopo , io non ti scrivessi che t ' amavo così ? Con una malvagità di cui era pieno il mio spirito . Malvagità verso di te , perché io negavo alcuno interesse agli uomini . Essi erano quasi fantasmi che potevo avvicinare e allontanare .... Sorridi mesta ? È la pazzia di cui altra volta t ' ho parlato . Allontanandomi da te , per colpa di ambedue , io non sentii più nessuno intorno . Io mi sentii obbligato ad odiare , fino al negamento dell ' esistenza altrui . Tu avevi tratto fuori da me qualche cosa , io ti ricordavo come un ' aurora tiepida . Ma perché non era venuto il meriggio ? Perché io avevo guardato soltanto tra le nuvole dell ' alba . Non era il tuo essere che doveva sospingermi ancora verso l ' alto ? Verso un ' altezza apparsa al mio spirito , per la quale m ' era sembrato di camminare fino allora tra gli sterpi d ' una bassura ? E per colpa mia io t ' avevo perduta . Oppure , per colpa di nessuno . Ma ciò che pensavo allora era sorto ancora da te . Il mio pensiero s ' era ingigantito di sottilità . E se talvolta piangevo era per il ricordo di te . Che cosa avevo perso ? Che cosa mi mancava ? Dove tendevo ora ? Ma a nessun luogo . Io non trovai mai , quando ridiscesi alla realtà degli uomini , una persona a cui potessi attribuire qualche cosa di te . Nessuna , nessuna ! Solo a lei , dal viso ideale , trasformato dal mio spirito , visto dal mio spirito , l ' anima mia si alzava . Io studiavo allora Dante . Ed esso , forse , era la mia realtà . Io amavo le sue parole . Io mi riempivo di esse . Non volevo ascoltare altro . Non volevo nessuna voce reale . Non volevo ascoltare nessuno . In esso il mio spirito s ' esaltava . Ma quando io volevo ricordarmi d ' alcun contatto , il tuo solo , perché esso è stato il solo , era pronto con un invito . " Ella t ' ama ... t ' aspetta ... vuole te ... è degna di te ... Ma , vedi , vuoi tu farla piangere ? Non senti le sue lagrime ? ... Non ricordi ? " E purtroppo io rispondevo : " Nessun ricordo ho io . Io appartengo a questo ignoto . Ch ' ella mi scriva come la mia anima aspetta , ed ella sarà amata . Ma ella mi scriverà come una volta . Io proverò le stesse sensazioni . Dunque , io ricadrò nel mondo che ho lasciato ... " . E mi veniva da piangere . Stavo con la fronte su ' vetri quasi verdi di una finestra , a cui giungeva il lezzo di tante camere che s ' aprivano nello stesso luogo . E mi contentavo di un pezzo di cielo azzurro ... Passavo molte ore con la testa assopita sotto un raggio di sole , quasi incerto , attraverso i vetri vecchi . E poi riprendevo a leggere . Dante parla con S . Tommaso ... Molti giorni ho passato in queste incertezze . Ricordo che desideravo tanto il canto di una passera , che non ho mai veduta , ma che doveva essere proprio sotto quell ' azzurro . Il canto di quell ' uccello mi sembrava una musica . E , poi , mi alzavo . In quello stanzino dov ' erano ammuchiati tutti i libri era puzzo di rinchiuso . Non aprivo le finestre perché mi vergognavo di farmi vedere lì su quel tavolino , coperto di cartone , dalla gente che passava ai piani di sopra . E la mattina , in una luce quasi verdognola , si alzava il fumo acido di un cappellaio , mischiato a quello della carta bruciata , la quale serviva a dare fuoco al fornello . Poi riudivo le stesse persone ( A5 ) . " Ecco , l ' uscio è sospinto da quella . Entra in camera ora . Perché non l ' uccido ? Perché non esco fuori da questo stanzino per rompere la sua testa ? " Non hai avuto tu molte volte l ' imagine sanguinosa di una persona odiata ? " No : tutto deve andare regolarmente . Io devo stare qui , e lavorare . " Prendo il mio classico : Ovidio . Sfoglio il vocabolario finché non mi s ' annebbiano gli occhi . E mi propongo di non uscire più . Di non esistere più per altrui . Mi passano per il cervello tutte le imaginazioni di questi poeti ... " Emma dov ' è ? E com ' è ? Ha qualche cosa di quel che provo io ora ? Emma t ' ha fatto star male . Ella t ' ha aperto la via e non t ' ha accompagnato . Emma ti lascia sognare senza speranza . Ma se ella non ti ama , più , dove ti rivolgerai ? Quale affetto è più possibile in te ? Non rivedi il suo viso ? Non desideri tu , senza volerlo , i suoi baci ? Non vorresti tu che le sue mani ti toccassero ? Ma scrivele , dunque . Dille che l ' ami . Diglielo . Non senti che cosa quasi nuova le è ciò ? Tu non hai provato mai questo pianto ... Io non scriverò mai più a nessuno . Il mio io è prigioniero solo di se stesso . Egli guarda dalla sua rude fortezza , cui s ' è costruita , tutti gli altri . E li odia tutti . Perché tutti devono odiare lui . " Una mattina , anche le mie mani m ' apparvero cose staccate dal mio io . Potevo non averle . E le guardavo come fossero rosse ... Da questo stato mentale , tu ora capisci come sono rivenuto a te . Capisci come tu mi hai fatto ridoventare . Ma ricorda sempre che in questa selva io ho radunato tutta l ' energia sufficiente . Guardando i tuoi occhi , io sento di avere attuato il mio sogno . Io non sono più di queste cose . Io sono tuo e posso amarti . Sei lieta ? ( Sera del 12 settembre ) . 13 settembre 1907 . Sono stato lungo tempo dinanzi alla Croce . ( A6 ) Il cipresso mi teneva compagnia . Poi che piove e vengono i lampi , ( A7 ) ho chiuso la finestra e sto a scrivere . Andrei volentieri a letto adesso , quantunque siano soltanto le venti . Sono quasi abbattuto . Quanto tempo passerà prima che le nostre vite abbiano le stesse siepi lungo la loro via sola ? Stasera sono simile a questo tempo , che è pieno di nuvoloni . Penso che noi siamo molto disgraziati . Non c ' è cosa tanto umile che ci possa invidiare . Pensavo alla strada ed a ' suoi sassi . Noi siamo separati . Ci amiamo quanto nessuna immaginazione mi dà esempio . Abbiamo bisogno l ' uno dell ' altro per sentire che siamo umani anche noi . Io non so che pietre metto nella tua anima . Sono pieno di spine io . Quando ci potremo parlare ? Vorrei che la pioggia distruggesse tutto . Domani mi vorrei alzare e non veder più le stesse cose . Penso ai vigneti co ' loro grappoli quasi acerbi . Ma fingo che il tuo spirito sia qui mescolato nel mio . Nessuna cosa ci può diminuire questa adorazione . Anche se Dio disponesse il mondo in tal modo che non ci vedessimo più , il nostro pensiero sarebbe sufficiente a noi . Ma tu credi più che me in Dio . Perché Egli , che ci vede , non ti dà ciò che gli chiedi ? Smetto di scrivere , perché sono troppo triste . Come quel cipresso ... 14 mattina , settembre 1907 . ... fu la desolazione di un momento . Bastò che uscissi di casa e mi avvicinassi alla tua per star meglio . Tu vi eri . Che importava se non ti vedevo ? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Vorrei che tu provassi con me questa dolcezza ... 15 settembre 1907 . ( A8 ) Io passavo le serate d ' inverno sul focolare dei contadini del podere . Non v ' erano molte legna , ma mi potevo scaldare . Stavo fino alle undici in campagna e poi venivo a dormire in città , piacendomi di camminare così solo di notte . Io non so se pensassi . Per due mesi furono in villeggio un professore di violoncello e la moglie ; e mi sarebbe piaciuto di udire di suonare . Ma una sera mi accontentò . Non erano intelligenti . Mi negavano l ' ambizione e dicevano che non avrei mai fatto nulla . E che fra quattro o cinque anni mi avrebbero ritrovato lì al podere con gli stessi desiderii . Io odiavo in tal modo tutti , piacendomi di stare in tale stato d ' animo . Una volta d ' estate mi sentii meglio dopo esser stato circa un ' ora sdraiato su l ' aia in pieno sole , tra gli stocchi imputriditi del granoturco . Stavo bocconi posando il capo sopra le mani , e dinanzi avevo un mucchio di alberi tagliati . Guardavo le foglioline che avevano ributtato , mentre i tronchi , dentro , erano quasi secchi e scortecciati in molti luoghi . Mi ricordo bene di tal giorno . Un contadino scaricava le pietre , e lì sull ' aia passeggiava una di quelle donne che aveva in casa mio padre . I contadini non mi dicevano niente . Pochi momenti innanzi avevo accarezzato un piccolo gatto a cui volevo portare un certo affetto , ma credo che non mi fosse possibile . Questo gattino mi saliva su per i calzoni , le mani , e mi stava sul collo anche se io camminavo per i campi . Una volta lo posi dentro la giubba e lo portai a casa . Non mi riuscì a farlo mangiare , perché era impaurito . La mattina lo ripresi e lo riportai in campagna . Passai per i campi ancora umidi di pioggia , e feci alle scarpe zoccoli di fango . Il gattino mi sfuggì dalle mani e corse per un altro campo . Dovetti correre anche io tra le erbe fradicie , passare tra i filari , e lo ripresi . Poi tornai lesto a Siena , perché volevo che nessuno s ' accorgesse che l ' avevo preso . Passavo il più del tempo con il capo appoggiato al mio tavolino . Non so che pensassi e se fossi in grado . Studiavo molto , ma con un atto di volontà esterna , senza che sentissi niente . Era un impulso che m ' ero proposto . Passavo anche una settimana senza parlare . Le poche parole erano scambiate , per necessità , con la matrigna quando veniva a rifare il letto : " È possibile ch ' io possa stare in questa camera ? Siete vigliacchi ! Vi ucciderei ! " . Ella arrossiva e mi diceva : " Sta ' zitto , sta ' zitto . Ci penseremo " . " Ma io che faccio qui ? Io voglio andar via . Voglio anche andar via da Siena . È possibile che io viva tra voi ? Chi siete voi per me ? Io vi odio . Vi sputerei addosso . " La matrigna taceva e rifaceva lesta il letto . Ricordo il coltrone rosso e il comodino verniciato di scuro . Nella camera uno specchio verdognolo con un ornato vecchio d ' oro . Il marmo del canterano sporco e segnato da me di lapis . Nella camera era l ' uscietto dello stanzino dove stavo a lavorare . Una volta vi bruciai molto incenso , che si sparse per tutta la casa . Non so che significato gli dessi . Mi noiava e n ' ero umiliato , il puzzo di quella stanza . Puzza di latrine , di altre camere , e di rinchiuso . Sotto alla mia finestra era quella della ... donna , e fino alle undici , la mattina , dovevo udire i suoi rumori . Talvolta non volevo che l ' uomo passasse in camera con il pranzo . Me lo facevo posare dietro l ' uscio . E quando egli saliva su nella mia camera , io mi chiudevo nello stanzino e procuravo di non farmi sentire . Se mi chiamava non rispondevo . Tutte le mattine dovevo chiedere alla matrigna i quindici centesimi per le sigarette . " Mi dà , per piacere , i soliti tre soldi ? " " Non te li detti ieri ? " " Si , si : li ebbi ieri . Sono troppi ? " E dovevo pregarla che me li mandasse per mezzo di una cuginetta che era in casa , e credo , sia ancora . Era una bambina che mi avrebbe fatto del bene . Ma quando s ' accorsero che la trattavo differente , le imposero di non obbedirmi . Ella mi rifaceva inconsciamente tutti i modi di loro . Dallo stanzino , perché stavo attento , udivo cadere i tre soldi dentro la cassetta da lettere dell ' uscio ( A9 ) . Perché , senza aprirlo , me li davano così . E lo chiesi io per non vedere alcuno . Poi cominciai a mangiare in cucina ( A10 ) . Una stanza che ha tutto il necessario ma non è adoperata . Vi avevo portato uno sgabello , che era ritolto regolarmente , perché dava noia alle donne la mattina per le faccende . Chiudevo l ' uscio della cucina , perché non fossi veduto . Quando saliva il professere Citernesi , tenevo una mano dinanzi al lume , perché , vedendo la luce , egli non cercasse qualcuno lì dentro . Meno che d ' inverno , perché andavo in campagna , non uscivo più la sera . Imaginavo di non essere a Siena . E le voci degli uomini erano interessanti come i rumori delle cose . Quando udivo chiudere l ' uscio di casa , fuggivo in camera mia . Una volta udii due signore dire che ero pazzo ( A11 ) . Non mi dispiaceva . Aumentava il mio odio e camminavo per la strada d ' aridità che m ' ero tracciato . Nessun affetto : motto del mio spirito . Ma un affetto c ' era . A me non sembrava , perché chissà come ero divenuto . C ' eri tu , e ricordo bene le improvvise mie disperazioni . Sentivo ad un tratto gli occhi bagnati , mi si torceva la bocca e mi mettevo le mani nei capelli . Poi sedevo sul canapé , con la testa quasi in giù . Ma il deserto della mia anima era più potente . Tale affetto mi pareva da scordare . Dovevo scordarlo . Altrimenti non avrei camminato più verso i diademi che il mio ingegno mi metteva dinanzi . E credevo che tu non mi amassi sufficientemente . Pensavo che tu non mi avessi compreso più . " Perché devo ricadere ? Ella non può tener dietro a te . Che ti scriva ... ti scriva ... ti prenda . Ma ella , al contrario , vivrà di ricordi . Ella non avrà saputo foggiare un ' altra spada . Si ; tutto il tuo animo è una spada : fredda e senza pietà . Ed Emma , Emma non seppe entrare in queste recenti sinuosità del tuo animo . Ella non sa quello che pensi . Ma devi tu pensare ad Emma ? Non ti riesce di lasciarla ? Non ti riesce di ucciderla ? Odiala " . E talvolta sono andato a letto , spogliandomi subito dopo queste crisi , nervosissimo ; coprendomi tutto il capo , con i lenzuoli stretti tra i pugni chiusi . Una volta scrissi qualche cosa : e fu pensata con te . Era lo spirito tuo nel mio . Io m ' ero messo moralmente dinanzi agli uomini così . Li paragonavo ad una processione svolgentesi dinanzi a me , e dovevo vederla senza prendervi parte . Non imaginavo mai che vita tu facessi . Ricordavo semplicemente te . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . In una camera senza finestre , a metà della scala per venire in camera mia , dormiva un giovinetto compaesano a mio padre . Era venuto a Siena per lavare i piatti , ed era tenuto , invece , in campagna per ramare le viti . Ricordo il suo viso rosso con la scottatura del sole , la sua giubba bianca di ramato e il cappello , sfondato , di paglia . Prima di andare a letto andavo in camera sua . Gli puzzavano i piedi , e tutti i cassetti del canterano avevano un odore di cicca e di sudore . Talvolta mi divertivo a fargli dispetti . Lo bagnavo . Egli batteva i pugni sul muro che divideva le nostre camere ; io gli rispondevo battendo i piedi . Quando ero malato ( A12 ) , mi ha aiutato anche un cugino , che è minatore in Austria . I ricordi di allora hanno un significato quasi simbolico . Una volta questionai con il padre , e andai la sera a bussare all ' Osservanza . Più che bisogno di mangiare e del dormire , mi piaceva il significato che aveva per me un convento . Io pensavo al suo giardino rude , alle mura gialle , a studiare . Sarei divenuto ( avevo quest ' ambizione ) un uomo dotto e celebre per tutto . Mi davano una tenerezza infinita i cipressi e le valli . Io scorgevo da per tutto un significato . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Intellettualmente ero molto variabile . Un giorno ero inondato dall ' acque del misticismo cristiano ; un ' altra volta l ' imaginazione pagana mi travolgeva lo spirito . Ma era un giuoco puro dell ' intelletto . Una ricerca sua . Ero giunto a sopprimere qualsiasi contatto morale . Gli uomini erano sensazioni . Gli ultimi giorni che stetti a Siena , ero riuscito , pensando , a trasformare tutto un paesaggio d ' intorno . Lo sentivo dentro di me ... Anche gli affetti degli uomini divenivano in me spiritualità intellettuale . Io non li provavo . Li analizzavo nel mio spirito , e li credevo mia proprietà . Quando mi fosse passato per il capo che non era così , si scancellava il mio sogno intellettuale . Gli uomini mi sembravano affini alle bestie . In loro non trovavo se non un pezzo di carnaccia con le budella sudicie dentro . Io amavo le cose e , principalmente , le piante . Le trovavo uguali a me . E ho desiderato spesso di divenire uno stocco di granoturco ... ( Anche di ciò , ora non ho maggiore chiarezza ) . Capisci come tu stessa sia stata l ' origine di questa forma di spiritualità . Capisci come tu stessa generasti l ' ascetismo di questa ambizione . E come , in ogni abbiezione , io conservassi sempre una quantità di tua energia . E l ' errore fatale era che tu non mi scrivessi secondo le nuove ambizioni . ( Pensavo allora così ) . Potrei darti un dolore ora ? Ieri sera ero per piangere . Ma io ho voluto che tu suggessi tutta la mia forza . Io non t ' amerei se non ti sentissi uguale a me . E sei tale . E provo anche un ' altra cosa . Hai mai pensato la morte tu ? Io molte volte . A Roma per colpa tua ; e qui a Siena ho sentito che moriremmo insieme prima che ci accadesse qualche cosa . ... ti sento come una ineffabilità ; e , forse , anche per l ' effetto del tuo amore . Potrei pensare un tempo indefinito qualche cosa per esprimere come ci adoriamo , senza che trovassi una parola . Non parliamo , dunque . L ' affetto è inesprimibile . Quando scrivo , penso invece . L ' affetto non dice una parola . Il che ti spiega che quando siamo stati insieme io abbia provato ciò che è possibile provare , cambiandomi nell ' anima ; e senza riferirtene niente . Sono lieto di sentire la differenza del mondo che ho lasciato e la gioia reale che tu mi dài . Potrò mai dirti meglio come tutto il mio essere ti venera ? Come io mi senta in un abisso dinanzi a te ? E quando penso che da parte tua mi ami altrettanto , arrossisco . Non ne sono degno . Ma sento tutta la tua anima . Arrossisco anche di non avere mai saputo parlare di te . Io penso alla nostra unione come ad un simbolo . Non può avere altro scopo a noi . Molte volte , anche ora , tu , non sei una persona . Il che dipende dal non vederci . Tu sei la mia anima . Tu sei qui dentro . " Se tutto il mondo perisse , Emma non morirebbe " . Ma ieri sera , passando sotto le tue finestre , sentii come questa spiritualità è congiunta alla realtà . Io adoravo la mia sposa . Domenica , 15 settembre 1907 . Dalle 19 alle 21 . 16 settembre 1907 . ... non c ' è un accordo più sublime che il nostro . I tuoi occhi , interamente , sono miei . E tu ne ' miei trovi la stessa rispondenza . E odo e vedo il tuo sorriso , e il mio gli risponde . Io trovo nel tuo essere la completa soddisfazione dell ' anima . E così è per te . Torno ora dalla stazione ove non sono stato tenuto il tempo promesso . Sono stato consigliato di comprarmi un tasto e d ' esercitarmi a casa . Laggiù ho imparato a scrivere quattro o cinque lettere . Stasera ho un appuntamento con uno che mi porterà una zona da leggere . Ma sono molto inquieto . Alle Ferrovie sono aperti i concorsi ; e penso che debba fare i fogli anche per essi . 17 settembre 1907 . Io riesco a provare le mie emozioni reali con te soltanto . Con gli altri , la superficie della mia anima non è intaccata ; o , per lo meno , v ' è tanta corteccia che gli aghi bucano poco dove ne farei sangue ... Ridi ? Quando saremo stati insieme un mese , diventerai identica a me . Non puoi capire tal cosa se non ripensando com ' io sia come colui che stesse nel fondo di una caverna , ed egli vedesse il fuori . Ridi ancora ? Stamani sono meno inquieto per la telegrafia . Ho ordinato ad un legnaiolo un tasto , dopo aver persa quasi un ' ora a disegnarglielo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Da mio padre , ieri , ebbi un ' attenzione che non taccio . Sa che mi piace soltanto l ' uva fragola . E ieri ne trovai con le altre frutta , una ciocca abbastanza grossa . Non poteva non esser colta se non per me , perché non piace a nessuno . Ti parlerò presto di Firenze e di Roma , perché ciò che provavo ( A13 ) è lontano ugualmente come quel che provavo a Firenze . È passato tutto come un fiume , e ne ho , nell ' udito , a pena lo scroscio . Pure d ' averti con me , di sposarti , farei qualunque cosa . Ma fammi esser forte . Non dimenticare che questo lavoro è momentaneo , e che è solo la sveglia per quello che dirà di noi . Senza di te , io mi perderei nel mio sogno . Il che mi avvenne a Firenze . Ma ora non ne scrivo ... Quando parlo del passato , mi sembra che i personaggi non siano nemmeno un riflesso di noi . 19 settembre 1907 . Credo che il tuo affetto sia un ' emanazione infinita e inestimabile del tuo essere . E che tu hai bisogno di questo raccoglimento in te stessa e di questa adorazione che arroventa la tua anima . Da quando sono tuo per sempre , tu hai avuto i tuoi diritti . Ho sentito in me compiersi questa purificazione , che aumenterà con la nostra unione completa . Ho avuto sempre un istinto invincibile di trovarti ... 20 settembre 1907 . Ho trasmesso anche un verso di Dante , e ho capito a orecchio le lettere che un impiegato mi faceva del suo nome . Ti mando una strisciolina col tuo nome scritto diciassette volte , in fretta , quando sono rimasto io e gli apparati . Bada se i tuoi telegrafisti riescono a leggere . Per ridere : il capostazione , pestandomi un piede e chiedendo scusa : - Lei verrà un provetto telegrafista . Forza ! forza ! 21 settembre 1907 . Oggi non ho potuto dormire , perché la padrona e la sua figlia degnissima stavano proprio in salotto a cantarellare . I rumori della strada non mi danno noia . Ma una voce ... che non vorrei udire , mi dà uggia da vero . Pensavo , prima di decidermi a saltare dal letto , che certe necessità non si possono evitare . Ma io voglio la tua voce , e pensavo che tu non m ' avresti dato noia . In certi momenti , che il desiderio quasi si sovrappone alla realtà , m ' è insopportabile qualunque cosa . 23 settembre 1907 . Non c ' è bisogno ch ' io ti dipinga i miei pensieri . Ecco : l ' impiego , specialmente di tal genere , non farà se non aumentare l ' attività mentale . Il giornalismo mi guasterebbe . Di letteratura non si campa . Tutti o sono ricchi di famiglia o hanno un impiego o sono in un giornale . In un giornale , non guasta quando si scriva per la rubrica ... più o meno letteraria . Ma per tutto il resto , è una corruzione grammaticale ed estetica . L ' impiego , lasciando libera la mente ( a me l ' eccita già ) ( l ' eccita lo studio che faccio ) aiuta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Io sento , nell ' anima che m ' è congiunta , questa soglia dell ' immortalità . 24 settembre 1907 . Firenze , non dandomi quel che la mia ambizione voleva , cominciò a produrre la malvagità nel mio animo ( A14 ) . Io non cercai mai una rispondenza da sostituire alla nostra . E volevo soppressa questa , perché non trovava più nel mio animo quelle inclinazioni morali che l ' avevano mantenuta . Io volevo dimenticare la nostra relazione , perché mi sembrava che un altro orizzonte fosse per aprirsi . Non volevo più scriverti per dimenticare ( e ci riuscii ) tutto quel complesso di vita che la circondava . Ciò che produceva le mie lettere a te , doveva essere superato . Io ti trattai come tutti gli altri . Ma tu , quanto più io volevo ottenere , insorgevi in me . E io , tornato a Siena , ti scrissi : " Scrivimi " . Ora ricordo di averti parlato un ' altra volta di questo punto . Tu non rispondesti , e io ne rimasi sdegnato . Perché non scrivevi ? Io ero molto salito nella mia coscienza , e ne provai quel che si prova quando siamo delusi . Io t ' aspettavo sempre . Ogni giorno aumentava il tuo orizzonte . Una mattina guardai lungo tempo il sole e ne piansi . " La mia giovinezza - scrissi - si leva fiammeggiando . Mille angioli gridano in questo sole . Ma Dio solo li ode . Il mondo si volge e non ascolta " . Ed altro simile , cui non ricordo più . Quando stavo chiuso in casa per gli occhi , cominciò il mio vaneggiamento intellettuale . Io volevo sopprimere gli uomini e vivere delle mie allucinazioni . Mi sarebbe impossibile rientrare in tale stato mentale . Io non comprendevo più . Non comprendevo più le tue lettere . Se tu ricordi le mie , conosci di quale sforzo inane io fossi pieno , per esprimere quel che non pensavo completamente . Avevo intraveduto qualche cosa d ' ignoto a me , e volevo esprimerlo . Ma non vi riuscivo , perché ne ero troppo al disotto . Una volta , d ' inverno , io camminai su la neve ed entrai nella chiesa di S . Francesco ; ero accompagnato dallo stesso uomo che vedesti con me la prima volta che uscii e ci trovammo ai Quattro Cantoni . Tornato a casa scrissi : " Il vento mormora le preghiere ai vetri della Cattedrale . Il vento che abbatte nei piani le grandi foreste " . Ripiglio a lumeggiare il periodo di Siena , che precedette la mia malattia . Rimasi offeso che tu ti offrissi a me soltanto quando cominciai ad ammalarmi . Perché prima no ? Avrei voluto , quando mi sentivo bene , essere amato secondo i miei bisogni . Ed io non capivo affatto la tua astensione dal manifestarmi l ' affetto . Ora capisco che tu hai altrettante ragioni per dimostrarmi che non ti pareva conveniente il giungere prima a me . Da Firenze non t ' avevo mai scritto . Ma , appunto , il malinteso nostro è sempre sorto dal nascondiglio in cui tu sei entrata quando di più avevo bisogno d ' affetto . Tu , in silenzio , mi amavi . Ma che valeva a me tale amore ? Io non potevo toccare il tuo spirito . E il mio temperamento non è fatto di rinunzie . Per un istinto ampio di imitazione , io volli fare lo stesso . Volli sentire in me quegli spazî silenziosi di affetto , in cui l ' anima cammina come in sogno . Ma sorpassai quel che volevo . Giunsi a negare la realtà di quel che non era in me , e a dare realtà soltanto ai fenomeni del mio spirito . Chi sa da quali antri io ti scrivevo ! 29 settembre 1907 . Stamani ho potuto trovare da comperare la mia psicologia a tre lire mensili . E ne sono contento per quando potrò leggerla e la leggerò . Adesso desidero tanto per precauzione come per un tuo adornamento intellettuale , che il libro sia tagliato da te e stia nelle tue mani . Col solo patto che sia toccato solo dalle tue mani , e veduto soltanto da ' tuoi occhi . E ciò per non diminuire una sensazione che decide molto nel godimento che ne avrò . E sta a te di essere gelosa di questa mia adorazione e relazione , da non farmi avere bisogno di altri " sbocchi intellettuali " . In quanto ai miei principî morali , essi ti sarebbero piaciuti se fossero stati scritti astrattamente . È impossibile , poi che mi ami , che non ti possa piacere la faccia della mia anima . E penso che educherò così una nostra figlia . E io che non sarei nel caso di essere dispregiato da una sorella , non sarò dispregiato da una figliuola . Ambizione nobile che hai anche tu . Per la quale ci siamo sentiti spinti l ' uno verso l ' altra , in tutta la rimanente indifferenza delle altre persone . 1 ottobre 1907 . Se ti scrivo così a scatti attribuiscine la causa al mio lavoro multiforme , di cui sono molto più preoccupato . Do alle tue lettere soltanto un ' ora al giorno , da dividersi in due parti . Ma tu sai che , studiando , sono con te e faccio per noi . Senza di te , mi sembra come di perdere tempo . Sento la mancanza e l ' insufficienza della mia vita . Io penso ora a te come all ' unica mia gioia . E la mia vita è una roccia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Io vorrei scrivere a te un libro di preghiere . 2 ottobre 1907 . Dal mio tavolino sono partiti tutti i libri non appartenenti a questi esami . Tra poco , la padrona e la sua figlia andranno in campagna . È molto tempo che le dico : - Quando se ne va da vero , signora Maria ? Quantunque un poco di conversazione non guasti . Iolanda si butta su la poltrona , mette le mani nel piatto della frutta ... Ed io , che non voglio più scherzare , la prendo di peso e la porto fuori . Nelle altre ore chiudo a stanghetta e non mi dà noia . Ma è bene che se ne vadano . A volte , ho bisogno di non salutare nessuno . 3 ottobre 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Le cose piccine sono sempre intorno , e bisogna evitare di affezionarsi o di abituarsi ad esse e specialmente alle persone che le producono . Cerca di comprendere come tutto il mio io , tutto il mio essere t ' appartiene . E come esso subisca le leggi di ciò che prova da te . E voglio che la mia intelligenza e il mio animo siano affidati a te . Quando saremo insieme , tu giungerai a non curarti più di nessuno , a non desiderare più nulla : contentandoti del mio possesso completo . Ma per me , anche ora è così . 5 ottobre 1907 . Stamani ho studiato soltanto il Belgio , e alcune cose di telegrafia , per istrada , in un manuale che m ' ha comprato subito mio padre , a pena chiesto . Ho avuto anche denari per altri fogli . Ed assicurazione che quando sarò impiegato mi sarà possibile riavvicinarmi a lui ed avere ciò che alla paga manca per me e per chi sarà con me . È stato il C . , che è una persona onesta e rispettabilissima , a malgrado del male passeggero che anche egli può produrre . Ma io li ringrazio , perché formano il mio carattere e mi spingono alla mia condizione . Così bisogna fare l ' altalena della vita . 7 ottobre 1907 . La padrona di casa , che ieri andò a farsi pagare il mese e due lire di candele , ebbe questo incarico . - Glielo dica a quel mascalzone ; che io a cercare il pane per lui non ci voglio andare ! E poi , che io passeggio tutto il giorno ... Ed altre cose che ti dirò quando saremo in grado di guardare in faccia certa gente . T ' arrabbieresti ? Sognerei se cercassi da lui altri discorsi . E sta a me d ' essere cosciente della mia età e della mia vita . È così . 9 ottobre 1907 . Ieri sera pensavo che tu sei divenuta il mio impulso a fare . 10 ottobre 1907 . Dammi tu di che sognare in te stessa , e mi sembrerà ( e sarà così ) ch ' io ascenda a quel che Dio mi ha dato . Non è vero ch ' Egli , a cui io credo ( A15 ) , ha donato ed affidato te a me ; che l ' ho trovato ? Non è vero che Egli ha voluto ch ' io provassi in te quel che il mio intelletto aveva foggiato ? Tu comprendi come tu mi sia sacra . Ma io adopero Dio per amare te . Di quel che Egli ha aumentato il mio io , mi faccio come una forza per adorare te . Non sento altro scopo . E la mia anima termina in te . Stamani ho portato al C . l ' elenco delle spese da farsi per i fogli alla Ferrovia , e tra poco vado a prendere la risposta paterna ch ' egli ha avuto . Avrei già presentato gli altri alla Posta se mio padre avesse saputo firmare un foglio di carta bollata . Egli ha messo la firma ... troppo distante ; onde gli ci vorranno ancora sessanta centesimi . Questa volta , va a cercare il pane da vero ! Io vivo solamente di te . E come se tutto il rimanente non fosse altro che una sensazione : talvolta tediosa . Vorrei essere lungi dal rumore degli uomini . Il C . s ' adopra , quanto può , per affrettare i miei fogli . Ma non gli è stato possibile avere oggi una risposta , perché ora è il tempo della vendemmia ... Egli m ' ha detto che procurerà di farmeli fare , ed io son deciso di farmi prestare le dieci lire da lui , nel caso di un rifiuto . Credo però , che il buon senso comune prevalga . 12 ottobre 1907 . Finalmente , la padrona se n ' è andata in Vald ' Arno ! E vi starà un mese ! 14 ottobre 1907 . Ho già mandato via i fogli della Ferrovia , con una gioia che fa crescere la mia volontà di essere sicuro di ciò che studio . Ci è lecito di non disperare più di noi stessi e prega Dio ch ' io sappia riuscire . Non gli chiediamo altro . 15 ottobre 1907 . Un particolare . Capisco che oggi è fiera o mercato da ... quel che ho mangiato . In tali giorni mio padre è in cucina , e il piatto che mi manda invariabilmente è la trippa . Io non sono veramente per essa , ma oggi era buona e sembrava che ci fosse anche il burro ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ... e la minestra in brodo , della quale la metà cade nella scodella e nel tovagliolo , durante ... il viaggio dalla bottega a qui . 18 ottobre 1907 . Ho bisogno , la mattina , di avere subito le tue parole . Ma tu sei sempre dentro di me , e mi parli come vuole la mia anima . Le tue lettere , forse , non basterebbero ; ma tu sei qui in me sempre , come un desiderio . Io non ho mai più avuto un ' amicizia da tre anni ormai , né mai ho amato una donna in tutta la mia vita . M ' è piaciuta qualcuna ed ho desiderato carnalmente , ma la mia anima è sempre stata disdegnosa e ne ho conservata l ' infanzia . Della quale io irroro l ' affetto per te . Ne ' lunghi mesi che non ci siamo scritti io ho desiderato e voluto che il mio io discendesse come nella propria profondità oscura , opponendo alla vita ogni mezzo di sviamento . Così , non ho desiderato carnalmente più alcuna . Così ero giunto a desiderare una completa castità limpida per la quale mi piacevano le letture mistiche del Trecento e per la quale io ho camminato più che una volta intorno al recinto di un convento , pensando di trovar là quell ' indicibile contatto con una divinità . Ma hanno prevalso , senza che io le volessi , le conseguenze pratiche del mio passato . Ed ho avuto bisogno di te . Non ti potrò mai dire la mia sofferenza a Roma . Tu comprendesti subito la mia adorazione . Ma mi mancavi . Non trovavo in te quel che trovo ora . E m ' imposi , non senza sforzo , la mia adorazione passiva , finché io fossi giunto a provare il tuo affetto . M ' imposi , a traverso a siepi di riluttanze morali , di ritrovarti . E sentivo , come di là da un ostacolo opaco , la tua anima inquieta come la mia , che passava dinanzi a me come dinanzi al bel pascolo dalla mia anima e non la mangiava . Non ti so dire in quali profondità umide io discendessi . Giunsi perfino a scrivere che non mi amavi , e fui come pentito e respinto . Allora camminai su le rocce di uno smarrimento . Ma inesauribilmente quel che m ' ero imposto ti chiamava sempre . Ti chiamava , ti chiamava ... E tutta la mia adorazione a Roma fu come un ' espiazione . 19 ottobre 1907 . Lo zampillo del babbo mio s ' accresce . Oggi mi ha mandato a dire che è necessario che egli mi faccia un vestiario nuovo . Il che vuol dire che tra ... due o tre settimane lo avrò . Gli scriverò oggi che me lo mandi prima ch ' io vada a Firenze ... 20 ottobre 1907 . M ' hanno già portato il mangiare , ma prima voglio scriverti tante cose . Eccole . I fogli sono tutti ribattezzati . Si capisce che mio padre non s ' è fidato né meno del C . , e ha fatta vedere la dichiarazione per il Ministero a non so quanti avvocati . Finalmente ha capito ... che non volevo fargli firmare una obbligazione estranea al concorso , e i fogli sono qui ( A16 ) . Ringraziando il C . , il quale mi ha parlato , come desideravo da molto tempo . M ' ha detto che mio padre sa che ti sposerò appena impiegato . M ' ha riferito come fa a condurre mio padre ad accettare questa cosa giusta , acciocché non ci siano più contrasti contro di noi . " Perché fare i figliuoli crocifissi ? " M ' ha parlato di sé e del proprio matrimonio . Ha detto aver capito che tu sei la molla della mia volontà , e m ' ha augurato che possiamo presto sistemarci . Mi pare che si tratti di un galantuomo di quelli radi . Poi ... ho veduto la matrigna reduce dal Pola e Todescan , con un ampio rotolo sotto il braccio . Non è di fuori il caso che si tratti di un vestiario a me . Perché lo scelgono , ad ogni modo , a modo loro . Ma ... piano ! Domani sentirò se mi sono sbagliato . E ora noi continuiamo nella nostra via , senza impazienza di quel che Dio non ci negherà . 21 ottobre 1907 . Ho dovuto fare altre legalizzazioni ai fogli della Posta , che non mi furono ancora accettati . Ma dentro domani potrò ripresentarli come hanno voluto . Ringraziando anche il C . , che s ' incarica , con molta pazienza , di convincere mio padre ad andare da un notaro per autentificare la sua firma . Chi sa che imbrogli crede ! Anche il C . e tutti i suoi uomini ne ridono . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Tutto quello che mi darai tu , rispondendo io , darà luogo al mio lavoro . Andrò dai L . anche se mio padre non m ' avrà fatto il vestiario nuovo . Quantunque malvolentieri , perché questo vestito mi dà un ' aria come non vorrei . Sorridi tu di questa trivialità ? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ma senza di te mi sentirei avvilito e pronto ad uccidermi . 23 ottobre 1907 . Dimmi che comprendi la mia adorazione , e di quale febbrilità è preso il mio animo in questa rispondenza di pensiero ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Quando ti scrivo pare che le parole si traggano da una febbre del mio spirito . 25 ottobre 1907 . Dimmi se tu hai tutta questa felicità . Io non so come esprimermi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Nè capisco affatto perché tu hai paura che non giungiamo al nostro sogno . Io non mi abbandono a fantasticherie : ho messo la mia volontà nella realtà . La mia volontà , che non erra mai , sa bene quale fecondità spirituale sarà nella nostra famiglia . E se tu fossi malinconica come ora ... non vi sarebbe nessuna altra pena maggiore per me . Tu non hai nessuna cagione di paura . La malinconia ti viene dalle persone tra cui tu vivi . 26 ottobre 1907 . La padrona di casa mi mandò una cartolina con veduta del corso di S . Giovanni Valdarno , e io l ' ho fatta risalutare dal suo marito e ho scritto , nell ' angolo della cartolina : " Auguri di lunghissima permanenza dov ' ella si trova " . Non parlo quasi mai , e quando parlo ... c ' è poco da parlare . Ora viene il padrone a rifare il letto : - Buon giorno a lei , - dice . E poi : - Oggi , piove . - Già . - E io m ' alzo dall ' atlante e accendo una sigaretta . Stamani gli ho domandato : - Ha sentito tutti quei gridi fino alle undici e mezzo ? - Che gridi ? - Ma , io non so . Si sentivano bene dalla piazzetta interna . - Ah ! devono essere stati i ... i ... come si chiamano ? ... accidenti ... ora non mi viene in mente ... i ... Finalmente viene il nome ( interessante ) . Io vado a riempire il brocchino dell ' acqua , che consumo due o tre volte . Poi egli esce . Viene il latte . - Buon giorno - dice il ragazzo . Ed io a volte rispondo e a volte dico : - Piglia il tovagliolo sporco e le posate ... Ieri sera , volevano che io andassi a misurarmi il vestiario a casa , lassù . - Non ci vengo - scrissi - mandatelo e lo farò guardare dalla donna della pigionale . Dopo tre quarti d ' ora che aspetto la risposta , viene il ragazzo con la cena e mi dice : - C ' è la padrona all ' uscio . - Quale uscio ? - Quello ... quello ... di fuori . Ripiglio la candela e vado ad aprire . Entra , con un " buona sera " a cui non rispondo , la matrigna avvolta in uno scialle di lana bianca . Mi svesto . Faccio prendere dal ragazzo una candela , l ' accendo e gliela faccio tenere in mano , dinanzi allo specchio . I calzoni erano cuciti , la giubba e la sottoveste aggiuntate . Stavano bene ( A17 ) . Io dico : - Per lunedì alle quattro , devono essere fatte . Potevate pensarci anche prima . La matrigna non se la prende e risponde : - Farò quello che posso . - Ora mi mandi subito mezza lira , perché ho da pagare il rasoio al barbiere . - Domattina non sei a tempo ? - Stasera , perché ho combinato stasera . Apro l ' uscio e li richiudo fuori . Al ragazzo , mentre la matrigna mi appunta la sottoveste , domando : - Che hai portato da cena ? - Io ... non lo so . 27 ottobre 1907 . ... Volevo dirti un ' altra cosa . Vorrei che tu comprendessi il dispiacere che ho non avendo tu mai tempo di educare la tua intelligenza . Ma col nostro matrimonio , quando io non ci sarò , tu potrai occuparti benissimo secondo che ti consiglierò io . ... Ho avuto mezza lira dopo aver scritto ( in bella calligrafia ! ! ) quattro bigliettini . Cominciano i canti ... domenicali ! Da questo vinaio qui , no ; ma ce n ' è un ' altro proprio di fianco . Quando avrai veduto il mio animo , conoscerai che si può fare a meno di tutti gli uomini . Entro in Duomo e parlo con l ' arte , e nell ' animo è come una luce del tuo affetto . Onde il significato mistico al mio , e la superiorità che ti attribuisco , perché l ' hai . Superiorità che è sopra tutti gli uomini e confina , con la mia anima , in quella specie di divinità che ho raggiunta in me . Non ti senti tu penetrata da Dio ? Non senti tu questa divinità collegata col tuo essere ? Prima di adorarti come ora , era individuale nel mio animo . M ' ero congiunto con Dio , e la sua forza era distribuita a me . Ed ora io trasfiguro la tua carne e tutto il tuo essere con la mia anima . Tanto che mi è impossibile un attimo di pensiero il quale non provenga da te . Ora mi sono spiegato . E tu hai tutta la verità del mio affetto . Ho paura che io non riuscirò ad approfittare di tutto ciò che mi suggerirai leggendo insieme . Molte altre volte , quando siamo stati insieme , è nata l ' effigie di un ' idea , senza ch ' io l ' abbia potuta ricevere ... Il nostro affetto farà tutto . Tu hai insistito più di una volta su la noia di studiare queste cose . No : io sto male quando per ragioni non dipendenti dalla mia volontà , devo star seduto senza far niente . Io desidero perciò di sentirmi sempre bene e forte . Anche oggi farò meno che il solito . Ma dopo il riposo vengono più sicure le energie . 1 novembre 1907 . Ho sempre detto via via delle cose cattive che sono passate attraverso la mia anima , per purificarcene . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ma non facciamo che le nostre intelligenze possano turbare il nostro affetto . Prima esso , e poi quel che Dio ci ha concesso . 2 novembre 1907 . Comprometti la tua serietà quando vuoi sapere le donne che mi sono piaciute . Prima di conoscere te , non sono mai stato amato da nessuna , quando ho avuto una simpatia : due volte sole . Ma la mia intelligenza m ' ha sempre salvato . Come ti posso parlare di quella cosa inesprimibile che mi tiene fuori delle sensazioni comuni ? Dopo aver amata te , senza averne coscienza , non ho più parlato a nessuna , né mi è più piaciuta nessuna . Chiameresti amori quelli della giovinetta che era sarta in casa della padrona di Firenze ? Io le parlavo come ad un ' altra qualunque . Ella soltanto sentiva qualche cosa . Così pure dei fidanzamenti carnevaleschi di Siena . C ' è bisogno che ti faccia conoscere ch ' io son fatto così ? Da quella giovinetta di Firenze , io non ho ingannato più nessuna . Ed esse non mi hanno dato effetto differente a tutte le altre donne . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Dunque , di me nemmeno gelosia nei ricordi . Tu mi creasti l ' intelligenza e l ' affetto . Perché prima d ' allora io non sapevo scrivere . Sentivo dentro di me qualche potenza , ma non avevo trovato chi me la sviluppasse . Io mi sono rinnovato . Ma vedi : è tanta la differenza presente , che quando parlo di tali cose mi sento avvilitissimo . Ti chiedo sempre perdono . 3 novembre 1907 . Il mio affetto per te m ' ha ridestato una sensazione che ebbi confessandomi per la prima comunione . Avrei voluto urlare , per mandar via dall ' anima le cose che sentivo esser peccato . Era una percezione del peccato . E piansi improvvisamente , mentre parlavo . Il tuo affetto , da un pezzo , m ' ha ricondotto a questa sensazione di limpidezza e di trasparenza . Nella mia anima non ci sono più peccati . E il ricordo di essi ha l ' imagine di una macchia che se ne va . Il tuo affetto mi fa riprovare questa innocenza . 4 novembre 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Un altro particolare . M ' hanno mandato , in un affisso del cinematografo , una camicia greve , le mutande e un solino , che s ' è tutto sporcato dell ' inchiostro ancor fresco del manifesto . Sì che l ' ho dovuto rimandare . M ' hanno detto che mi mutassi subito la camicia perché ... non ce ne sono più . E me l ' hanno mandata di lana . Così , quest ' altra volta , toccherà quella di cotone , alternativamente . La stessa cosa per le mutande .... Basta che non sia né men veduto il libro di psicologia . E così pure gli altri libri . Non ho la preoccupazione comune , ma qualche cosa di più . Prestare un libro mio e nostro mi lega quasi in un ' amicizia . 9 novembre 1907 . Ieri sera tornò la padrona di casa , che ho pregata di aiutarmi facendo silenzio . Infatti oggi è stato come non ci fosse . Manda la bambina dalla pigionale . Il cuore mi dice che passerò . È impossibile di no . 11 novembre 1907 . Stamani ho avuto un effetto magnifico d ' un sonetto del Carducci dopo aver studiate volontieri le assegnate pagine della fisica . Così , l ' altro giorno , di un canto del Paradiso . 18 novembre 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sono passate due ore in cui non ho più creduto in te , ed ho riprovato quel brivido che avevo quando la mia anima era sola . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ma è strano . Nascono gl ' imbrogli fra noi per un differente modo di esprimersi . Quando chiedo vorrei che tu mi rispondessi con la stessa gioia e la stessa forza mia : si ! Così ( e c ' è da sorridere ) se io non ti conoscessi , ora starei un ' altra volta in dubbio della tua decisione . Perché io , che sono violento nella mia passione , ho come il bisogno di afferrare subito la tua anima nelle parole . E ciò è soltanto da attribuirsi a una differenza superficiale del temperamento , la quale sparirà con lo scambio mutuo del nostro essere . Ecco quel che m ' ha fatto Iolanda . Sono andato in cucina dov ' erano a mangiare . La padrona ha voluto darmi un pezzetto d ' arrosto e intanto ella m ' aveva riempito un bicchiere di vino . Iolanda l ' ha afferrato e , bevendone , ha dato dopo la ragione : - Se no diventi briaco ! . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Quattro anni fa io t ' amavo ma non avevo lasciato né meno con te quell ' ironia fredda con la quale vedo . Adesso tu mi hai cambiato , e son venuto a bussare alla tua anima . Ma a te soltanto . Sono orgoglioso della tua gioia , che significa la nostra piena concordia . 20 novembre 1907 . ( Adesso suona un organetto . Ho cessato di scrivere perché i suoni quasi aggrovigliolano la mia anima . Mi ricordo che una volta potevo piangere . Lascia spiegarti una cosa , cui io non intendo . Nel tempo che stetti solo , avevo voglia di piangere pensando a un bambino qualunque che avessi veduto . Spiega tu ; ma deve essere una cosa troppo anormale per essere compresa ) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ieri sera bussò qui all ' uscio la matrigna e quella cuginetta , che è una bambina di sette anni , orfana e povera , che tiene in casa mio padre . Andai io ad aprire . Fu gentile . Mi prese la misura del pastrano sopra un foglietto , e portò via gli altri panni d ' estate . M ' ha promesso di cucirmi una camicia in pochi giorni , Anch ' io fui sorridente dentro di me , e quindi non molto orso , perché pensavo a quel che mi scrivesti l ' altra volta , quando ella rivenne per mesurarmi i panni . Ma io non desidero d ' essere minchione . E quindi studiai bene quale parte morale rappresentasse di fronte a me e ... a mio padre . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L ' accompagnai , un poco nervoso , fino alla porta , e mostrai impazienza perché la bambina cavando fuori una manata di fiammiferi dalla scatola , non si spicciava ad accenderli , per scendere le scale . Questa volta s ' erano premunite ... dell ' illuminazione ! Ma , d ' altra parte , io devo sfuggire la loro influenza , e devo tenere il mio contegno . Sono contenti perché credono ch ' io passi . ( Si capisce bene ) . 22 novembre 1907 . Mio padre ha avuto male a un piede , per una bulletta . Lo domandai , ieri , al ragazzo ; perché non mi avevano detta alcuna cosa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Quante volte la mia anima prima di lasciarsi prendere da tale intensità , ha origliato su la soglia del nostro affetto per scorgere entro te le cose indicibili . Ed ella ha voluto come camminare su per il fiume della tua anima , fino alla sorgente , ammaliata sempre di più , in una fissità di paesaggio . Tutta la tua anima ha gorgogliato in me , come un ' acqua . 25 novembre 1907 . Tuo padre ha molta simpatia per il mio , perché con il lavoro s ' è fatto un poco di capitale . Ed io anche gli sarei rimasto più simpatico se ... avessi portato il grembiulone e avessi lavato i piatti . Allora mi avrebbero detto : - Tenga : ecco la mia figliola . " Peccato , non è vero , Emma ! " 26 novembre 1907 . Ho ripassato i minerali più importanti , e mi trovo ben fornito . Ma guai se facessi capolino dalla parte della letteratura ! Dovrei stare parecchie ore a riserrare dentro me la voglia di leggere qualche cosa . 27 novembre 1907 . Uno ha già avuto la chiamata per il trenta ( A18 ) . Io non ho avuto niente . Ora m ' informo . 28 novembre 1907 . ... ho saputo finalmente ( il ragazzo s ' era tenuto in tasca l ' avviso ) che io ho l ' esame il primo dicembre . Da Firenze , a Siena 29 novembre 1907 . Ti scrivo in treno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Stanotte ho dormito pochissimo . Dall ' una ho sentito battere tutte le ore . 30 novembre 1907 . Ti scrivo passeggiando , o , meglio , attraversando Piazza della Signoria ... Ho avute informazioni dai già esaminati , e mi sento sicurissimo per la teoria , forse farò meglio di parecchi . Per l ' udito sono tra i mediocri . Domattina , tocca a me . 1 dicembre 1907 . ( Telegramma ) Teoria ottimamente , elogi ; pratica , mediocremente . Parto stasera . Da Siena , a Siena 2 dicembre 1907 . Anche se ti dicessi un ' infinità di particolari del mio esame , saremmo sempre incerti . Ma dallo spoglio di tutti i risultati , io spero di essere ammesso relativamente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ho sempre dormito poco ; alle tre ero alzato a studiare . E le altre ore le ho passate febbrilmente a leggere altre nozioni in libri prestatimi , o a ripassare le cose più difficili con altri , lungo l ' Arno e lungo il Mugnone . Per la teoria fui elogiato da tutti e tre della commissione . La trasmissione finì con un bene del presidente . Ma al ricevimento non scrissi affatto il primo ( italiano ) mezzo il secondo ( francese ) e interamente il terzo ( inglese ) . Ne parleremo . In questi giorni bisogna che studi tutte le altre cose anche per le Ferrovie , che faranno gli esami prima di quelli scritti della Posta ( pare ) . 4 dicembre 1907 . Ho saputo che gli esami delle ferrovie saranno fatti a Siena ( nei locali del convitto ) nel giorni 27 e 28 di questo mese . 6 dicembre 1907 . Le occasioni di rubare capitano a chi è ladro . E così a te sono avvenute quelle ... Ma le occasioni si respingono , quando si desidera . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Dal canto mio ti faccio notare che tali sciocchezze avrebbero la forza di cambiarmi moralmente , e di dipingerti come tutte le altre donne . 7 dicembre 1907 . La mia lettera t ' avrà fatto dispiacere . Ma essa è l ' espressione quasi selvaggia della mia severità , che mi conserva degno del più puro affetto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Quando si ama non si discute . Perdona me , ora . 12 dicembre 1907 . Devo darti la brutta notizia , che ha solo la soddisfazione morale di un ' uguale riuscita per tutti gli altri . Perdonami . 13 dicembre 1907 . Provo dispiacere per aver perduto un ' occasione di farci indipendenti . Non per l ' esame in se stesso . Ho studiato l ' udito quanto ho potuto , e in questa prova sono riusciti soltanto coloro che da diversi anni facevano servizio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Stamani ho comprato i quaderni per la calligrafia . Se non fossero state le tue lettere , non so in quale stato d ' animo io sarei . Tu mi hai confortato e fatto conoscere una parte della tua bontà . L ' affetto toglie il dolore . Ho cercato di fare tardi inutilmente per le vie . Qui nel salotto c ' è un branco di briachi , che hanno festeggiato Santa Lucia . Credevo che avessero finito . È la prima volta che accade una porcheria di questo genere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Intanto , poi che sono andato giù fuori di Porta Tufi , fino quasi alla cappella ( battevano le 21 ) ho fatto una riflessione : il primo dell ' anno compio 25 anni , e così nessuno c ' impedirà il matrimonio . Non è poco . Dato che nessuno dei nostri padri fosse disposto ad accordarcelo . Non so se te n ' eri accorta ! Ho quasi voglia in questi giorni di ... farti vedere che so scrivere bene . Voglio dire calligraficamente . Guarda : ieri empii un quaderno tra questo corsivo e il rotondo . Non potrei schiacciare per ... non saper scrivere ? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Mi duole già la mano ! ( 1 ) 15 dicembre 1907 . Dinanzi a questi esami , mi son sentito fuggire tutto quel che ti volevo scrivere , Ti volevo dire quanto stasera ho veduto nella campagna . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Dove hai messo la psicologia ? Son desideroso forte di rileggerla . Ma fra due settimane sento che sarò libero di farlo . 16 dicembre 1907 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ma come tu diverresti un oggetto comune ! Senza ch ' io compia un atto di riflessione tu diverresti una persona qualunque , priva della mia anima . Diverresti come tutte le persone ch ' io conosco . Un impulso decisivo a difendermi da te , e la ricerca insaziabile di un ' anima che mi comprenda ed è soddisfatta solo del mio affetto . Io capii che tu temevi che io divenissi estraneo a te e mi comportassi come se tu non esistessi . E ciò che t ' ha scusato meno , dopo , sono state le tue scuse . Tu non dovevi ragionare . Tu dovevi comprendere la mia disperazione ... Basta . Io ti scrivo sensazioni di questi giorni , le quali io avrei scritte in un mio libretto se tu non fossi divenuta la pagina dove si segnano tutti i miei pensieri . È cosa che se ne va . Ma voglio dirti anche che molte volte ho supposto che tu non mi trovassi abbastanza serio da prendere la tua anima . E ne ho sorriso con sarcasmo . E questa cosa ti prova quanto io sia sensibile a te . Ma , più di ogni altra cosa io incolpo la nostra separazione . Se tu avessi vissuto con me , non mi avresti ingannato mai . Penso così ! Sono stupido a scrivere queste cose ! Dovrei essere tanto forte da lasciarle passare , senza che te le confidassi . Ma tu le leggerai come le hai intuite . Fai conto di avere trovato qualche foglio dove io le avessi dimenticate . Io non te le scrivo . Tu me le perdoni , perché sono tuo e rivenuto a pensare con te . E quando penso con te , sono felice . Io ho trovato un ' altra anima . La mia non era sufficiente a contenere i suoi contorcimenti , e tu l ' hai presa e la fai credere . Sì : tu m ' hai fatto credere . Io ho bisogno di essere amato . Quando sono vicino ad una siepe , mi sembra ch ' essa debba comprendere il mio desiderio . E quando penso ch ' essa sa che io sono adorato , ch ' io possiedo finalmente quel che ho domandato sempre , mi sembra che ne provi con me la soddisfazione dell ' infinito . Essere amato ! Io non aveva mai saputo che in ciò stia il limite spirituale : la felicità . Non avevo mai saputo d ' essere amato . Da te , Emma , dipende la nostra vita e la mia spiritualità . Una volta , quando non ci scrivevamo , io studiavo , e nelle parole e nei libri era la realtà percepita da me . Gli uomini non esistevano . Io avevo sensazioni di tal genere soltanto . Era lo stesso ch ' io camminassi non tra gli altri . Io non volevo nessuno d ' intorno . Volevo che non esistesse alcun altro uomo . E nei libri io trovavo la mia realtà . Così tornai a te , perché mi ero conservato e preparato per la tua anima . Tu non eri uscita mai dal mio intelletto . Quand ' io mi rivolsi alla vita , trovai te sola . E ricordo bene la sera ch ' io mi decisi a scriverti . Lo gridai da solo : " Le scrivo " . Sono ricordi veri . Perché non dirteli ? Siamo lungi , non è vero ? Siamo prossimi alla nostra realtà . Tu hai sorriso di me quando hai creduto ch ' io m ' avvicinassi a te o ti guardassi con un pensiero che non appartenesse al nostro infinito ; ma hai avuto torto . Tu mi facesti trovare la mia anima , e tu l ' hai conservata . S ' io sono un superiore , tu ne devi essere lieta . Della tua letizia pura , inesprimibile . Ecco perché io sorrido d ' ogni altra cosa . Ecco perché io passo come un soffio davanti a tutto . Tu sola sei reale . E se ho pensate cose volgari di te , è stato perché non m ' hai dimostrato sempre di comprendermi . Di non sempre comprendere quel che è il mio affetto . E allora t ' ho come maledetta . T ' ho scacciata da me , dal mio spirito puro , che vive per la tua realtà in una carne pura . Ma se così non ti piaccio , basta che tu mi ami e ch ' io abbia confidenza in te . Tu puoi condurmi dove vuoi . E di ciò soltanto sono preoccupato . Stamani . Devo mandarti questa lettera ? No . La devo stracciare . La leggerai quale conferma di ciò che avevi intuito da te medesima . Ma tu attendi da me la tua letizia spirituale ed io così ti contristerei se ti avessi scritto tali cose . Non te le ho scritte . Ti scrivo che devi essere lieta , così come abbiamo vissuto alcuni istanti . E devi leggere nei miei occhi il mio affetto . Sei mia . Scrivo , ciò con gaudio senza limite . Io non ricordo più quel che non mi piace del tuo sguardo alcuna volta . Quando m ' è sembrato che tu vivessi solo in te stessa , e che tu fossi addolorata . Quando ho supposto che i tuoi occhi fossero stati torbidi ; se io li avessi potuti vedere . Quando il mio affetto , la mia vicinanza , avrebbero solo sfiorato il tuo animo . Ma quando penso che il mio affetto è come sensibile sul tuo volto , e che il tuo sorriso è il mio affetto , allora mi s ' aduna nell ' anima come una moltitudine di pensieri tutti giocondi . Stamani non mi hai scritto ? Ciascuna lettera mi fa sognare . Quando lessi quella con la rosa sfogliata , io sentii trascinarmi nell ' infinito del nostro affetto , che ha Dio sulla sua vetta . Dio , cui io ho percepito per il tuo affetto . Tu m ' hai aperto a questa soglia , dove le nostre anime tremano per la delizia . 20 dicembre 1907 . Io tesso il filo che tu mi porgi . ( Ora ho sorriso . È venuta Iolanda e , messasi , senza invito , coi gomiti sul tavolino , m ' ha detto : " Ma te fai anche gli scarabocchi ! " ) Non posso mandarla subito via , perché suppongo che in questo momento non siano in casa i suoi genitori . Il modo suo d ' entrare è questo : molti calci e pugni su l ' uscio . Ho risolto più di venti problemi geometrici e ho anche compreso come un matematico ( A19 ) sia completamente stupido e anche un poco cattivo . 23 dicembre 1907 . Io non penso se non avendo dentro di me la tua imagine . E mi è impossibile separare alcun mio pensiero dalla tua presenza spirituale . Che è per me un indirizzo e una volontà morale . Voglio dire che ogni mio atto è segnato dallo scopo di possedere te e di farmi possedere da te . Tutto il tempo trascorso è lo svolgersi delle nostre anime . Alcune volte mi sono domandato se tu avevi sempre presente questa specie di fato ... E più di una volta ho riconosciuto che la coscienza del mio affetto mi aveva come nascosto il tuo . Ed ho compreso che io non giungerò mai a riamarti quanto tu mi ami . Il che non è punto un ' illusione del mio stesso affetto . Io ti imagino , sempre come una protezione su di me ; ma anche tu , forse , provi la stessa sensazione . Ora avevo interrotto un poco . E sono andato da Pispini alla Certosa , insieme con due fratelli che concorrono . Non avevo mai provato tanto nettamente la poesia della Terra . 24 dicembre 1907 . Io sono quasi impaziente dell ' esame . Tre giorni soli ! 27 dicembre 1907 . È andata bene . 28 dicembre 1907 . Ad Arturo ho potuto raccontare bene del problema che ho risolto esattamente , senza aver tempo di ridurre in ore le frazioni dei giorni . Cosa che non era richiesta e la maggioranza non ha fatto . Mi dimenticavo di dirti una cosa strana . L ' altra notte sognai esattamente il problema che ho risolto stamani , senza percepirne le quantità , però . Lo dissi perfino a un concorrente ! Il tema è stato così facile che non mi è stato possibile adoprare la mia cultura . Errori di grammatica , credo che non ce ne siano . Gli orali vanno dal gennaio al marzo , e non posso sapere quando sarò chiamato . 30 dicembre 1907 . Sono in Biblioteca da un ' ora . Ma capisco che se voglio lavorare devo studiare meno che sia possibile . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Io guardavo nei campi e pensavo a noi . E il cimitero mi faceva sembrare che tutto fosse morto . Mi ributtava ! Ridevo anche di certe fantasticherie , che una volta , frettolosamente , avrei scritte . Sensazioni di racconti del Poe ... 1 gennaio 1908 . ( A20 ) Stasera ti faccio un poco di ... biografia . Ho fatto fino alla metà del terzo anno di ginnasio , al seminario . Fui fatto allontanare dal Rettore , che ora è vescovo a Montalcino , perché non studiavo e per la non buona condotta . Infatti ... ci sarebbero molte cose della mia condotta . Del latino ricordavo poco . Più della sala ove mi facevano lezione e del teatro dei seminaristi . E per avere appunto , durante una recita , scandalizzato i vicini con le mie schiette osservazioni intorno ... all ' arte degli attori , fui escluso dall ' intervenirvi , e pochi giorni dopo fu consigliato mio padre a togliermi di la giù . Bisogna che dica la verità . Allora fui messo , dalla mamma , a ripetizione da quel prete da cui ho imparato il latino tre anni fa . Il quale s ' era preso l ' incarico di farmi fare terza , quarta e quinta , in sette mesi , e prepararmi per le scuole governative . Io non so quanto ero intelligente . Ricordo che mi sentivo quasi sempre male ; avendo la febbre quasi tutti i giorni . E il volto di quel prete mi era odiosissimo . Non lo potevo guardare più . Dopo due settimane , la mia mamma , mentre si accingeva a portarmi a ripetizione ... ( A21 ) . Stetti tre giorni senza andarvi . Mio padre non si combinò con il prezzo delle lezioni , e non mi ci mandò più . Credo che si guastasse per due lire al mese . Da ragazzo avevo attitudine al disegno , quantunque sentissi , dentro di me , che quella manifestazione era la preparazione di una cosa più interna . Avevo quest ' idea . Ingrandivo i ritratti discretamente . E fui mandato alle Belle Arti . Feci il corso d ' ornato , mezzo di quello dell ' Architettura e , poi passai al corso della Figura . Ohimé ! Le sospensioni erano frequentissime . Alcune meritate e altre per malvagità di un tale . In fine , lui sospeso per sempre , credo . E non volendo essere picchiato più , smisi . Questi fatti mi trasformarono interamente . Disegnavo un giorno , e due andavo con i compagni a bagnarmi . Sudavo , m ' eccitavo alla vista di tutto . E anche ora che scrivo ho presente quella sensazione di avidità con che scoprivo le cose . E come esse mi si manifestassero come cose del mio animo . Dopo un anno di questa vita , fui messo alle scuole tecniche . Tentò , un maestrucolo , di farmi ammettere al secondo anno , ma fui schiacciato in aritmetica , e dovetti studiare tutti i tre anni . Al principio della seconda , per una sospensione , fuggii con due altri , senza soldi , e chiesi il pane fino a Certaldo . Al terzo anno ebbi molte sospensioni , tanto che fui costretto a dare l ' esame di ammissione all ' Istituto ad Arezzo . Passai io solo . Feci il primo anno qui a Siena , in quell ' istituto tecnico posticcio . E a Firenze non finii il secondo perché mi sentivo continuamente male . Male d ' esser solo , e più volte pensai di suicidarmi . Detti l ' esame di ammissione al terzo anno , avendo continuato da me il secondo a Siena , e fui bocciato in italiano e in disegno ( A22 ) . Allora non seppi più che fare . Le questioni in famiglia erano frequenti . Io facevo una vita sciocca e sudicia . Quando ti scrissi non pensavo veramente di essere quale sono . Più volte ho paragonato questo passo all ' ultima vignetta delle avventure di Pinocchio . Mi cadde , con te , la veste di sudicio e di volgarità che mi s ' era addossata . Ed ho ricevuto ora qualche cosa , che somiglia a pena soltanto alla mia purità dell ' adolescenza . E , in questi giorni , di essa ho riavuto tante sensazioni . Ma io non so perché ho dovuto essere prima un uomo comune . Come fossi avviluppato da una tela di volgarità e di stupidità . Quanto tempo sei stata attesa , senza che ne avessi coscienza ? Forse mai se non quando tu venisti . Ma a parlare di quel tempo mi pare di essere stato un bruto . Allora leggevo i materialisti : il Comte , il Bu ... ( non ricordo nemmeno il nome ) , il Darwin . Durante la terza elementare ebbi il tifo . Stetti in fin di vita due volte , e ricordo le pallide allucinazioni che avevo . Ma come erano dolci alla mia imaginazione l ' aspetto della campagna e i suoni ch ' io udivo ! Mi pareva che la campagna avesse una voce speciale , quasi un fruscìo . E quando fui guarito , vedevo dentro di me tante imagini che mi davano come una pazzia . E quando tornai a scuola , dopo essere stato una settimana a Roma , presso quel commendatore , non ebbi più voglia . Credo che sentissi dentro di me un vocìo assordante di cose . Sognavo di giorno . Non ricordo più nulla . Il tuo affetto mi ha ripurificato . Lo sai . La tua conoscenza mi dette un ' energia inaspettata . Tu mi rivelasti l ' anima . Prima che io scrivessi a te , non pensavo e non sapevo scrivere . E quando ti lasciai , non per mia volontà , avevo bisogno di raggiungere un ' altra sommità del mio spirito . Oh , come mi sentivo avvilito per non poterti distruggere ! Io ti credevo un danno , per sempre . Io volevo , nel vuoto di me stesso , trovare la nuova perfezione , la nuova forza cui avevo percepita . E prima ch ' io tornassi a te è stato necessario ch ' io abbia toccato il culmine di questo sforzo , ch ' io abbia sentito la mia vita esser piena , ch ' io non potevo aggiungere altra cosa a me stesso . Ma mi sentivo arido ; dell ' aridezza prodotta dalla mia volontà ( A23 ) . E più d ' una volta , t ' ho detto , in quel tempo , essere stato pazzo . E non avrei potuto nemmeno imaginare l ' affetto di ora . È necessario però che tu apprenda meglio di quale affetto io t ' adoro , e come per produrlo è stata necessaria la modificazione morale avvenuta nel silenzio . Perciò ti mando quest ' altra lettera di cui t ' ho parlato stamani . Piacerebbe a te , forse di sapere come io abbia conosciuto Dio . Sono per scrivertelo . Oggi la mia anima è come un prato ben umido dalle piogge che lo hanno coltivato , e io parlo . Fu da principio un insolito aspetto di me stesso , di cui anche temevo . Stetti molto in dubbio se dovevo accogliere questa visione che mi sembrava strana . Ma essa fu tirata alla sua pienezza dal ricordo di te . Non dico bene ricordo . Io ti amavo ; amavo quel che m ' avevi dato di te , e lo desideravo un ' altra volta . Ma io sfuggivo te perché non eri quel che il mio animo sognava . Parevami che di noi non fosse rimasto qualche cosa se non nel mio pensiero . Non so perché non sapemmo continuare il nostro contatto . Che si disperse in me per una serie di considerazioni intorno a fatti che mi dipingevano te incapace di continuare e di comprendere la nuova superiorità che m ' ero imposta . E finii col divenire assolutamente indifferente alla vita . Io studiai , studiai tanto ; e leggendo Dante ora sento quella nuova volontà . Ma essa non sarebbe fiorita senza ch ' io t ' avessi amata . Ora sento tutto il tuo affetto ! E , secondo la mia coscienza , mai finisco di piangere sul male che ti feci . Spesso il mio stato è tale . Dunque , dicevo , il ricordo di te fece spuntare l ' idea di Dio . E fin dal giorno ch ' io son tornato a te , mai nel mio animo il mio affetto è stato separato da esso . Così ho provato per te , e provo , adorazioni che sole mi danno le idee che ho . Anche tutto il mio intelletto è legato ad esse . E s ' io voglio sentirmi come raffermato in una vita che io non so esprimere , bacio il tuo ritratto . Mi sento bene , allora . Comprendo la terribilità dei nostro affetto . Prova a pensare che un istante tu non diriga la mia anima e la mia carne ! Prova a pensare ch ' io non abbia nella mia carne le tue volontà ! E , senza ch ' io ne sappia la ragione , quest ' affetto è come sospeso su l ' abisso di Dio . C ' è l ' Inesprimibile intorno , c ' è una voragine di una potenza superiore . Ecco : Dio esiste . Io Lo provo . La mia anima si spaventa , quasi . E questo bisogno , questa fede , sono date da te . Io voglio avere un concetto di te , come io te ne scrivo . Io lo provo . Sei mia ! Eccoti quel che provavo quando ero condotto per forza in chiesa ( A24 ) . In quella di S . Donato ero dispiacente che non suonasse l ' organo ; e i dipinti che sono dietro il coro erano guardati da me durante tutta la mezz ' ora . Mi sembravano vivi . Mi scuotevano . Credo che se n ' avvedesse anche la mamma . Come seguivo il moto di un angiolo , che con la spada percuote un dannato che cade in giù ! Ora lo taglia ! E tutti gli altri angioli mi davano un senso di movimento e di scompiglio . La domenica dopo mi meravigliavo che fossero sempre negli stessi luoghi , ed io studiavo il dipinto da un altro verso . Vi trovavo allora nuove battaglie , nuove vicende , e ... poi mi impazientivo a stare in ginocchio ! A Provenzano , guardavo i volti dei canonici . La messa cantata mi piaceva per le cotte e gli ori . Le voci no . Il messale grande , molto ; ed anche il gruppo dei preti che vi leggevano . Anche a Provenzano guardavo le pitture . Ma questa chiesa era piena di contadini , che stavano in ginocchio soltanto con una gamba , e sdrusciavano gli sputi con le scarpe . Il che pensavo avrei fatto anch ' io quando fossi stato grande . La mamma aveva un vestito di un rosso pallido , che non mi piaceva . Molte volte l ' avrei stracciato . A lei ciò sarà parso una ragazzata , ma era l ' impeto cieco di distruggere quel che non mi piaceva . I suoi orecchini mi piacevano . Una volta , ella mi dette una Beatrice Cenci illustrata . E perché io sostenni che quei passi d ' autore messi a principio di ogni capitolo non erano la spiegazione delle figure , come ella diceva , ne buscai ... Mattina . Non vorrei mandarti quel che ho scritto . Perché io ho avuto bisogno di sopprimere in me tutte queste cose . Ma ho preso occasione dal non saper tu quali studii ho fatto . Perdonami questa vita estranea a te . Io non potei ascoltare la tua senza provarne angoscia . Dunque sarebbe bene ch ' io potessi scrivere molto di me . Ma i ricordi a volte non vengono , o sono vinti dal presente . 3 gennaio 1908 . Hai pensato mai essere una pura anima , e percepire il peso del corpo ? T ' è mai sembrato essere egli un ingombro fra la vera vita delle sensazioni , che sono la superficie dello spirito ? Hai pensato mai di perdere questo corpo , per provare qualche cosa di più ? Hai pensato che le nostre percezioni siano come una cosa velata ; che Dio si manifesti a noi soltanto ne ' pensieri ? Hai tu pensato che io e tu siamo uniti indissolubilmente ? E che le nostre anime si trovano in questa realtà ? 4 gennaio 1908 . Le vacanze se ne vanno . Il giorno dopo l ' Epifania mi rimetto a studiare . Ma questa volta la fatica è meno , perché si tratta di ripassare quel che so discretamente . Ora non scrivo per mancanza di una vera ispirazione , della quale non sono privo affatto . Ma alle idee che mi vengono sono mescolati sentimenti interamente estranei . Ne vuoi un esempio ? Dalla fortezza ho guardato l ' Appennino coperto di neve rosea , ed ho pensato : " Ecco i veli delle fate " . E dopo : " È carducciano " . E poi : " Parmi di esser fatto di questa luce , e di questi alberi , e dei monti : sono un uomo informe composto di tali elementi " . E dopo : " Mi ricorda un passo delle Odi del d ' Annunzio " . La strada di Pescaia , che scende giù tra gli alberi , quasi tagliando , mi ricordava un ' idea mistica dell ' Hujsman . E poi ho pensato al Maeterlink . " Gli alberi parlavano " . " Ieri sera , un angelo nero volò dall ' una parte all ' altra della strada , sparendo tra gli olivi " . È il Passavanti . Sono pensieri che ho avuti dallo studiare quell ' epoca . E a te non so quel che rispondere . Perché le idee e le imagini spariscono e appaiono nel mio pensiero , come tagliate , sminuzzate da se stesse o trascinate via da un fiume che precipita sempre dentro la mia mente . Ho scorse le poesie del Panzacchi . Mi pare impossibile che siano prese per poesie . Le sciocchezze dette belle e rimate , purtroppo piacciono . E chissà quante signorine esse commuovono . Oh , gloria ! Non sapevo come impostare questa lettera , ma riprendendo il cappello che avevo messo sul marmo del canterano , ho scorto due ventini sopra un diecino . È poco . Mi farò mandare altrettanto domani . 8 gennaio 1908 . Ho mangiato , e non ho voglia di continuare a studiare la geometria . O meglio , avrei voglia ma non ne posso più . Ma studio . Bisogna che non mi occupi più di letteratura fin dopo l ' esame . Sono un ragazzo anch ' io ? Per divertire Iolanda ho messo alcune pasticche di potassio nello scaldino . E Iolanda , saltando : " Me lo rifà , signore ? Via , signore ; me lo rifà ? " 9 gennaio 1908 . Non so se tra l ' uno ambasciatore , e l ' altro avrai saputo che sono chiamato agli orali la mattina del quindici . 13 gennaio 1908 Di me in questi giorni , giudica soltanto dall ' esito dell ' esame . 15 gennaio 1908 . Il desiderio di scriverti è stato quanto puoi comprendere , ma non ho avuto tempo , né mezzi , né ... materia . Tuo fratello t ' avrà detto dell ' esito buono , e dell ' altra cosa . Cioè che fino a marzo non ci sono chiamate . Ad aritmetica scritta nussun errore e a italiano ho veduto una pagina piena di sottolineature . Imbecilli ! Ma mi passarono , e , quindi , non ci sono ... rancori ! A geografia benissimo e così ad aritmetica e a italiano , nel quale m ' hanno domandato , non cose come agli altri ma ... gli artisti che hanno scritto nel cinquecento . Non ho avuto paura . 17 gennaio 1908 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Noi siamo come i pensieri di un sogno , e ci percepiamo nella lontananza . Ieri mattina rinchiusi bene i libri degli esami ! 19 gennaio 1908 . Ho sperimentato che talvolta abbiamo alimentato un sentimento affatto estraneo alla realtà delle nostre anime . Nella nostra separazione abbiamo trovato come tante braccia di pensieri , che non hanno alcuna cosa con la nostra realtà . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Io credevo ( ed è vero ) che la tua anima si sarebbe attorcigliata a me come un ' edera attorno ad un vaso antico . E che nel mio essere avresti trovato la fiamma per accendere il tuo . E non è così ? Ma io ho notato che alcuni miei trasporti non m ' hanno fruttato alcun pomo , di cui sono avidissimo . E che , ad una mia lettera , è succeduta una tua , che non aveva in sé niente di quel che avevo desiderato . Ed allora mi son sforzato di comprendere quale cavità non avevo prevista ; o se le mie parole fossero troppo lievi per produrre alcun suono alle orecchie del tuo spirito . E la Disperazione è passata in me . Ma simile all ' insistenza di un ramo , che ributta la gemma là dove prima è stata strappata , il mio sogno , uscito dalle lagrime , ha parlato . E poi la gemma è divenuta una pianta . Con qual tremore io ho atteso un temporale ! E la pianta non cresceva più . Ma per essa , lo sai , occorre tutta la tua anima . Occorrono i baci della tua anima , e le mani della tua Volontà . Ed io , un anno fa , m ' imposi di seminarla . M ' imposi ch ' essa fosse da prima costrutta dalle mie lagrime non versate . E poi io attesi il tepore tuo . Io la vidi divenire il tuo Perdono . E poi essa raggiò del mio spirito . Ella divenne come d ' oro . Quante volte le nostre mani si sono toccate nella cura di crescerla ! 21 gennaio 1908 . Io non sono capace a giudicarmi . Ma credo che il mio pensiero si esplichi meglio in brani di prosa . Nelle scene o dialoghi , per sapere se hanno qualche merito , converrebbe che provassi quel che provi tu a leggerli . Quando io li scrivo , non faccio altro che ricordare di quel che mi viene in mente dopo che il mio spirito è stato toccato dal tuo affetto . E all ' infuori delle lettere a te non saprei scrivere . Tutto è l ' espressione del mio animo fecondato dal tuo affetto . 22 gennaio 1908 . Sono stato dal C . per una nuova farabuttata del padre mio . Disse , ieri , al T . che non doveva pagargli niente e che dovevo pagarlo io . L ' ho portato dal C . che s ' è impegnato di mettere le cose a posto . Aggiungi che a quello della stazione disse aver già pagato il T . Se non fosse per metterti nella verità di quell ' uomo non ti scriverei queste cose . 25 gennaio 1908 . Ti lamenti , scherzando , ch ' io ti scrivo poco , ma quando ho questo peso nell ' anima non potrei di più . Conviene che io stia a pensare sempre la stessa cosa , con la stessa intensità , anche quando non ho la carta dinanzi . Mi sembra anche che tutto debba aver fine ; penso che tu abbia lo stesso sogno , che è come il sangue della mia anima . E questa doglia segreta mi fa sovvenire di cose indefinibili . Sembra ch ' io barcolli dentro la realtà . Dove sei tu ? Io udivo tutta la tua voce . E quando ho scritto riappare il dolore . Ed io ho voglia di alzarmi e di correre verso una campagna silenziosa , dove la mia anima e la mia carne si dileguino . O dove io ritrovi le tue mani illuminate di sole , o dove la tua anima sia come un usignolo . Dove ci ameremo giocondamente . Dio ci consola . . . . . . . . . . . . Tu hai il mio bacio come un filo nell ' invisibile ... Io ho conosciuto la bontà della preghiera , che è il linguaggio più profondo dell ' anima . Per essa posso esprimere quel che non si dice con le parole . Oh , io l ' ho provata come un fiume che scorre da noi nell ' infinito . Io l ' ho provata come un rapimento . - O Dio , che mi hai atteso , o Dio che mi hai udito , io sono annientato alla tua presenza . Quel che dirò di te - siano pure le parole bagnate dalla tua rugiada - è come il suono del mio compimento in Te . 29 gennaio 1908 . Se tu fossi qui con me non avrei alcune disperazioni piene d ' echi tristi ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . La tua lettera che ho avuto stamani darà origine , credo , ad una novella ... Scrivimi di più . Non se ' qui con me e per me ? Ho bisogno d ' essere amato . 30 gennaio 1908 . Ci son già tre novelle da darti . 31 gennaio 1908 . Nelle lettere voglio essere breve , per parlarti nelle novelle . Se no quel buono che può darmi l ' intelligenza anderebbe in una forma da cui non se ne trarrebbe più . Ti paio un avaro ? No ; perché tutto è nostro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . E più di ogni altra cosa mi piace che questo amore nostro ci empia della sua forza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sono stato sciocco a dirti che volevo essere breve per l ' importante ragione detta . Io dissimulavo il mio affetto . Che è senza limiti nella mia anima dilatata da te fino a Dio . Io t ' amo non come se tu fossi una creatura , ma come se tu rappresentassi quel mistero ignoto della mia esistenza , quel bisogno di toccare l ' infinito e di sentirmi prendere , meravigliosamente , in tutto il mio spirito ; ed ho avuto abbandoni , in cui anche la mia carne sembrava attaccata alla mia anima . In cui io percepivo la mia carne animata dalla violenza pura dello spirito . Preferirei che la bambina della padrona non piangesse ! Devo smettere , perché mi fa male ai nervi . E la critica dorme in te ? Sai bene che per scrivere è necessario che tu me ne parli come me ne sai parlare . Dimmi , dunque , di quel che avesti mercoledì . Bada ch ' esse ti diano soltanto un interesse estetico , e per ciò , in tale tempo , fai conto che non si parli di una ispirazione datami da te . 3 febbraio 1908 . Nella lettera indirizzata all ' uomo del C . è detto : " Ti faccio sapere che il tuo amico Federigo Tozzi è stato promosso ; lo so con certezza da un esaminatore , il quale m ' ha detto che già cinque persone glielo avevano domandato ( A25 ) . - " Dunque devono venire anche le altre informazioni ! Questa è venuta per espresso " . Oggi ho lavorato quanto tutti gli altri giorni insieme , e , secondo il mio parere , meglio . Forse il presentimento ! In fatti , se tu m ' avessi veduto , avresti notato una gioia ... No : quella era la gioia del mio lavoro , che è più importante del responso dell ' inclita commissione . Poveretta ! Con tutti quei freghi sotto il mio componimento ! Si vede che non so scrivere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sono molto allegro . E tu ? 4 febbraio 1908 . Vicino a te , ieri sera , mi apparve meglio la forza della mia vita , e le aspirazioni del mio essere si maturarono . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Non ti preoccupare di quel che avverrà tra i nostri padri . Noi , ormai , siamo entrati nella certezza nostra ineluttabile . 7 febbraio 1908 . Il mio affetto è terribile anche . Io sono legato a te ed in te , come una cosa che galleggia alla superficie del tuo essere . Io non ho altri sentimenti . Ma io ho notato che tu sei sempre tale che io non debba mai ritorcere questo affetto . Tu mi presenti sempre un ' infinita bellezza . E non ho mai da chiederti . Perché tu hai sempre molta copia per nutrire la mia volontà e i miei spiriti . Tu rimani dinanzi alla mia anima con l ' immobilità di un sogno reale ... A volte non mi sembro degno di guardare la tua bellezza . Io mi sento troppo incompleto dinanzi a te . Però che la mia anima scruta incessantemente , io ti vedo come una roccia di bellezza . Come una cosa che fa piangere la mia anima come la gola di un usignolo . Tu mi crei tutte le cose della mia intelligenza . Per te , m ' è possibile lo svolgimento di quel che sarebbe soltanto latente in me . 10 febbraio 1908 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ma tu non capivi che il gusto e i sentimenti di colui che è amato , per farsi contraccambiare devono essere condivisi . E andò talmente che ci trovammo sempre più lontani , pur avendo dentro di noi la necessità di amarci . È proprio così . Poi che sembra che noi siamo nati da una stessa volontà divina . Non ti scriverò più di ciò . Quel che hai avuto basta a farti vedere , come in un lampo , la costruzione della mia anima e del tuo passato . Tu sbagliasti a scrivermi che hai una nemica . Perché il tuo amore è il bagliore che folgora la mia ambizione , che sarebbe inerte senza di te . Io non so come provarti la grandezza del mio affetto . Ogni cosa per esprimermi sembra meschina . Da te , da te , solo da te tutto il mio avvenire . 11 febbraio 1908 Devi avere anche tu una gran gioia . Io ne ho tanta che ricordo le cose come se fossero lucide . Non puoi imaginare quel che hai fatto ieri sera a me . Mi sembrò un sogno questa notte e oggi m ' esalta . Vorrei ... E fino a domani il tempo non è poco . Ogni imagine di te mi fa come stupefatto di quel che provo . Io posso star così a sognare di te , delle tue mani , come se tu fossi ( e sei ) il termine della mia anima . Ieri sera avrei pianto di gioia e il mio spirito pianse ; ma ( vedi ? ) ogni cosa scritta è niente . Ed io scrivo soltanto perché so che tu provi quel che provo io . Hai lo stesso slancio in un infinito raggiante . Sembra che io trattenga il fiato sotto il senso di trovarmi in una immensità . Capisco che in quel momento dovesti perdonarmi . Ma in tal modo giungiamo ad un amore che non aveva concepito né meno la mia mente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Oggi mi pare un giorno di festa . 17 febbraio 1908 . Oggi ho bisogno di sentirmi cullato da tutti i nostri sogni . La mia anima è un libro dove tu puoi scrivere quel che vuoi . È vero che ho sofferto , ma il nostro amore è uno zampillo che ha ribagnato i miei pensieri . Scrivimi , parlami : dalle tue parole , dai tuoi atti ha forma il mio essere . Pensavo a qualche cosa da scrivere , ma pare che stamani le mie idee siano inchiodate nella volta profonda dell ' anima . 21 febbraio 1908 . Stasera ho provato , in altro modo , l ' amarezza della nostra separazione . Sono uscito dalle tue mani e sono entrato qui in una stanza circondata di estranei . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Avrei scritto tante cose di noi , ma è strano che la voce di questa gente mi svii . Io fuggirei in qualunque luogo , perché la mia anima non si nascondesse come una colomba a cui sono state toccate le ali . 22 febbraio 1908 . Prima di scriverti ho riletto quel che ho scritto oggi ... ( A26 ) . Sei tu che salvi i nostri figli . Avrei strappato tutto . Io non posso dirti a voce quel che sei per me . Ma tu senti bene nel tuo affetto come tu sei la migliore parte di me stesso . Quella che mi dà ogni emozione , e quella a cui io devo tutto . Ad ogni istante il mio pensiero ricorre alla tua tenerezza , alla tua compagnia . Tu mi sorreggi come se rispondessi immediatamente ad ogni mia ansia , ad ogni mio timore di me stesso . E ciò mi esalta dandomi una gioia vibrante ( A27 ) . A volte sembra che un ' oscurità si faccia nella mia anima , o ch ' io vacilli in un vuoto ; ma io trovo tutta te . E non m ' è piccola gioia il sapere che anche il mio amore è il tuo nutrimento . A volte , io vorrei che il mio essere sapesse così sorreggere il tuo ! Io agisco sempre in modo che tu mi creda degno della tua tenerezza . Tu anche sai come io ho bisogno di essere amato da te . Oh , perdonami anche le presenti volgarità involontarie , perdonami se non sempre io ti comprendo . Ma tutto avviene perché si compia indissolubilmente nell ' infinito la nostra unione . Tutto ci dà una confidenza di una intimità di lunghi mesi . Una parola od un atto rude ci svela una plaga dello spinto , verso la quale ci precipitiamo per afferrare la nostra felicità . 24 febbraio 1908 . Stamani , devo cercare X . , che cura mio padre da quattro giorni . Il C . m ' ha allarmato dicendomi aver saputo che gli è venuta la cancrena in ambedue le gambe . Ma anche egli non è sicuro , perché lo ha saputo da una donnicciola di lì . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ma spero che sia un incubo e basta . Ho trovato il dottore , che mi ha smentito la chiacchiera , dicendomi però che la cosa era grave e che potrebbe darsi , non curandosi , che avvenisse una brutta conseguenza . Ma poi che sicura , guarirà col tempo . Da Pontedera , a Siena 4 marzo 1908 . Entro in servizio domattina alle otto , alla gestione . 5 marzo 1908 . Son qui dentro la stazione da un quarto d ' ora , e , finché non arriva il nuovo capostazione e l ' ispettore , devo aspettare . Per darti un ' idea precisa di Pontedera ti faccio ricordare quel pezzo di Firenze che è di là dalla piazza Beccaria , con via Aretina per strada principale e le altre , uguali , al lato . Ci sono le stesse botteghe , gli stessi marciapiedi , e la linea del tram che va a Pisa . La campagna è bellissima . Non ho veduto ancora l ' Arno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Non posso scrivere oltre per ora , perché c ' è una confusione di persone nuove che si installano ( parola ufficiale ) e il capostazione vecchio , che se ne va . Ancora non ho capito chi mi comanderà e quel che mi si comanderà . Passano continuamente treni . Ora ho scritto una cartolina a mio padre . Urli di facchini e fischi del sottocapo . 6 marzo 1908 . L ' orario è dalle otto alle dodici e dalle quattordici alle diciannove . Ho trovato da spendere poco . Con una lira e venti il giorno mangio due minestre , due pietanze , formaggio e un litro di vino . La camera , sudicissima , come te l ' attesta la carta che mi s ' è sporcata su l ' incerato del tavolino , costa mezza lira a sera . ( Il lume è compreso nella mezza lira ) . 7 marzo 1908 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Vedi bene che non spendo più che cinquantotto lire il mese , comprendendo anche cinque lire per la biancheria . Faccio i conti perché ci sono interessanti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Non ho preoccupazioni dell ' avvenire economico . Per ora quest ' impiego ci dà la possibilità che abbiamo invocata . Quel che faremo insieme non so né meno io . Pensando a te , sembra che la mia anima s ' esalti violentemente . Vedi come va qui ? Potrei imparare subito molte cose e ... devo fare , invece , macchinalmente . Perciò non sono contento di questa stazione . 8 marzo 1908 . Senti come sono fatti i paesi . Ho saputo oggi , alla stazione , che nella mia camera , il venerdì e la domenica , ci viene un dentista a cavare i denti . Domani , tornerò improvvisamente facendo una scappatina di una mezz ' ora . Vedrò e ... non pagherò tutto il mese . Ma se dovrò stare qua ... ( A28 ) Intanto oggi , per acquietarmi , ho scritto ad un mio conoscente per domandare quali libri sono pubblicati appositamente per chi vuol dare subito gli esami di cultura e passare applicato : prendere cioè cinque lire al giorno . Credi che così sto molto male . Mi sembra di perdere tempo . Io non so come sia il paese nelle altre ore . Quando l ' attraverso io per andare a casa , dalla stazione , c ' è una corrente di donne sui marciapiedi le quali vanno alla lavorazione dei tessuti o della cicoria . L ' altro giorno ti dissi inesattamente della somiglianza con la via Aretina . Dalla Posta in su somiglia , invece , a via dei Servi , perché c ' è il lastricato , e le botteghe sono migliori . Non ho mai varcato un ponticello che passa su l ' affluente dell ' Arno . Ma , del resto , dall ' ufficio c ' è l ' aria buona , e la porta è quasi sempre aperta sul piazzale che collega il paese . Odo arrivare i treni , ma se li voglio vedere bisogna che vada nella stanza del telegrafo o in quella del capostazione . Che gente ! T ' assicuro che una fastella è uguale a Cristo ... 9 marzo 1908 . Dunque , oggi alle undici e mezzo sono andato a casa . Su l ' uscio della camera c ' era un cartello : Tale dei tali , dentista . Io entro . Il dentista mi fa un inchino ... Ho trattato male il padrone di casa , dicendogli che stasera riprendo le dieci lire e la roba mia . Ma , scese le scale , ho fatto una risata . Non ti pare ? Ho visto il mio tavolino , su cui sono quei libretti firmati da te e quei pochi libri , tutto insanguinato e imbavato . Sopra una sedia un canavaccio sanguinoso ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . È tanto caldo ... Ci sono soltanto poche nuvole in fondo alla pianura e una su la cima di un monte : credo sui monti lucchesi . Dianzi volevo scriverti da casa per avere quiete , ma come potevo fare ? Son ritornato quaggiù e ti scrivo fra gli apparati telegrafici che scricchiolano . ( Mentre aspetto che sia cotta la minestra ) . - Io devo imparare la gestione delle merci , la gestione dei biglietti e mettermi nella possibilità di far servizio al telegrafo . Non basta saperlo come lo so io . Bisogna imparare a leggere delle zone orribili nella stazione . Pare che prima delle due mi scappi il tempo ( A29 ) di trovare la camera , per cui ho avuto un indirizzo . Ho già imparicchiato ( come m ' è stato insegnato ) , la registrazione delle partenze e degli arrivi delle merci , che sono moltissime . Forse trecento al giorno . E qui basta per sempre su tale argomento . Son convinto che quando mi sarò tolto queste preoccupazioni , mi sarà possibile di lavorare per noi . Sentomi aumentare il desiderio e lo slancio . Vorrei farti ricopiare una o due volte delle novelle che hai ; ma non mi decido , perché vorrei riguardarle . Ho trovato un ' altra camera . Sembra di essere in campagna completamente . È di là dalla ferrovia tra case di contadini . 9 marzo 1908 . Cosa non ho fatto mai , ti scrivo stando a letto . Ma questa carriera mi piace tanto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Dinanzi a me la finestra , che dà su alcuni orti e sulla pianura dalla parte di Empoli . Stasera ho sognato tanto , alla finestra , dimenticando che potremmo stare meglio in una città . 10 marzo 1908 . Scrivo mangiando perché oggi c ' è stato un ispettore , ed ho dovuto sgobbare tutte le quattro ore . È impossibile migliorare l ' orario . Ed è anche impossibile che io mi possa apprestare agli esami di passaggio . Ora non mi preoccupo per l ' arte . È necessario , poi che ho potuto fare la nostra vita , che io la sappia conservare . 11 marzo 1908 . Senti che superiori : Perché il mio cappello era tutto infangato di fresco , il capogestione mi dette il suo , ed io tutto il giorno , passando dinanzi al suo banco dicevo : - Mi sento mordere ! - E lui : - Badi che non me li attacchi lei , invece ! - Lo riposi subito . Ieri sera mi fece fare mezzanotte per pagarmi un ponce . Quegli che fa le funzioni di capostazione , dice : - Ma com ' è serio lei ! Ha lasciato la fidanzata ? Invece sono seccato della confidenza e della differenza . Ma non credere però che io facessi a baratto con Siena ! Non capisco perché ti piaccia ch ' io ti scriva tutti i giorni di queste cose . No , da vero . T ' ho detto come li sfrutterò . E quando tu hai tempo ricopia la novella che ti piace di più . 13 marzo 1908 . Mio padre sta sempre al solito . Il C . ieri mi mandò una cartolina nella quale mi diceva che mio padre era ansioso di riavere mie notizie . 14 marzo 1908 . Per la prima volta mi sento tra i miei libri . Avrei baciati i libretti dove tu segnasti il tuo nome , ma non ho scritto nulla . Aspetto te , se devo restare qua , a vivere . Il paese è una fabbrica . Cinque o sei camini si alzano sopra una striscia di case , che sembrano una fabbrica sola . Tu hai avuto la mia fronte sulle tue mani ed hai avuto il mio unico sogno d ' amore . Tutto il resto è stato per me un passare tra la vita per giungere a completare la mia anima . Ma , forse , anche tutto il passato è tuo . Perché allora cercavo invano chi mi amasse ; io cercavo te . Dimmi ch ' io mi fermi in te . Ecco perché io mi sono potuto , adesso , serbare casto per te . Per farti sognare il tuo sogno . Perché tu trovassi quanto ha bisogno la tua anima . Il credere in Dio per me è stata una cosa sola col conoscimento del tuo amore e di te . Stamani il nuovo Capo mi ha elogiato . Ma c ' è gente che è contro me . Ed io sono anche più seccato . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Non t ' avevo ancora detto della feccia che c ' è e del chiasso che fanno ... Non ho voglia di stare dove non c ' è né capo né coda , a pagare le multe per la leggerezza altrui . 17 marzo 1908 . Stamani sono venuto in ufficio alle sette . Il nuovo Capo ha aumentato di due ore l ' orario ; dalle sette fino alle venti ! Oggi o domani , domando se , domenica , mi danno il permesso di venire costà . L ' altro giorno mi fu indicato un palazzo vicino che una volta mi avrebbe dato noia , e quando mi fu detto riprovai fortemente una specie di febbre violenta . Perdonami se non ho taciuto . 19 marzo 1908 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Perché non sei qui , perché non posso scriverti sempre ? Vedi ? Scrivendoti , sono tornato io ; ho una tenerezza che mi empie l ' anima . Sembra che il mio animo si completi e si dilati . Andando lungo l ' Arno , l ' altra sera , io avrei benedetto la campagna e tutto ciò che vedevo , per il tuo amore . Sentivo un antico strazio dileguarmisi dal cuore . Sembrava ch ' io fossi assunto ad una eternità con te ; perché t ' amo . Dio mi perdonava tutto . In certi momenti dico che la mia faccia esprima questi pensieri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Devi sentire anche tu come ci completiamo . La tua lettera ha risposto pienamente a quel che non t ' ho detto . Ed è stata bastante a farmi tornare me stesso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Molte volte ( anche ieri sera ) sentivo la morte dietro il senso del bacio . Dopo te non c ' è nulla . Quando saremo insieme ? A noi è destinata una grande cosa . È dentro di me , nella mia anima o nella mia intelligenza : nel nostro amore e nella tua intelligenza . Perdona se nella lettera di ieri ti parlai di un ' emozione costante , ma che devo tenere segreta perché inutile . 20 marzo 1908 . Oggi non sono soltanto undici ore , ma dodici . E anche non ho tempo di scriverti . Sto in ufficio fino all ' una , ma non viene nessuna spedizione di polli . ( Ragione del prolungamento d ' orario ) . Anzi ... mentre me ne guardavo una molto canora , un tale m ' ha detto : - Lei fa la caccia alle uova , eh ? ( A30 ) Dove vanno a essere interpretati i miei gusti d ' estetica ! . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Lavoro bene e volontieri quando non avvengono becerate tra gli impiegati . Che cantano come gli ubriachi delle taverne , s ' attraventano la roba , ecc . 21 marzo 1908 . L ' altra sera m ' avvenne una cosa grave . Il Capo m ' aveva dato l ' inventario della stazione , ed io lo lasciai , essendo dovuto andare a compiere un altro lavoro , sopra il tavolino . Quando lo ricercai non c ' era più . Pare che uno lo avesse portato per sbadataggine sopra il tavolino dove fu ritrovato . Dovetti dirlo al Capo , che mi fece capire il pericolo che correvo se non l ' avessi ritrovato ... Per fortuna dopo dieci minuti fu ritrovato sotto molte altre carte . Non è il caso di pensare che mi sia stato fatto un brutto tiro ? Chi sa ! Non ho potuto tacerti questo fatto . 23 marzo 1908 . Stamani non ho durato nessuna fatica a lavorare . Il rivederti m ' ha dato una gran forza . Nel vagone tutti i pensieri chiacchieravano con la tua anima . Ti dicevo : - vedi ? non ci sarà doloroso quest ' altro tempo , perché tu lo impiegherai nel prepararti i fogli e mi scriverai se io posso farli fare da qua . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Perché non sei qui con la luce , nell ' aria ? Ma credo che l ' amore componga l ' anima di molta essenza dell ' amata . Tu sei qui . 24 marzo 1908 . Può darsi che questo lavoro mi divenga sempre meno faticoso , ma per quel che sappiamo è necessario ch ' io stia in una città ed abbia meno ore per gli altri . 25 marzo 1908 . Mentre scrivo , entra uno nella trattoria : - Siete voi che state allo sportello ? - No . - C ' è una spedizione di bovi . - Ma lo sportello sta chiuso fino alle due . È un paese fatto così . Quegli se n ' è andato brontolando . Forse qualcuno della stazione l ' ha mandato qui a cercarmi . O meglio : è certo che è stato indirizzato qui . Mi ci viene da ridere . Ogni giorno che mi allontana da domenica mi attrista di più . Lo sento oggi . Stamani pensavo se la " Nuova Antologia " ( A31 ) pubblicherà le novelle di uno affatto ignoto . È un tentativo . Ma un tentativo da non rimettersi . 26 marzo 1908 . Stasera ti posso scrivere : non mi sento stanco . Domattina è necessario che vada verso le sei in ufficio , per fare un lavoro che si chiama il riassunto della quindicina . A pena viene un ispettore gli domanderò di mandarmi a Firenze , o se devo rimanere qui ch ' io non debba fare sempre la stessa cosa . Capisco però che come stazione non ho combinato male ; ci devono essere peggiori . Rimane sempre l ' ignoranza , ma ho saputo dirozzarmi bene a suo riguardo . Ecco : sono uscito quasi lieto dalla trattoria perché conversavo con te . Ma è ben altra cosa . Quando so che è un ' illusione mi sento male . Sembra che mi entri nell ' anima una cosa spaventevole . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Che finisca questa lontananza . Io ricordo tutti i tuoi atti ; anzi , essi sono dentro di me . Ho voglia di stare qui a ripensarli . Io risento le tue mani che prendono le mie . Che mi dici oggi ? Parlami , parlami . Mi fai lieto perché ti sento mia , sempre mia , come se anche il tuo passato fosse stato mio . Io posso chiedere alla tua bocca la mia coscienza e tutta la mia vita . Ma non senti come il nostro amore si continua con Dio medesimo , come noi completiamo il bisogno dell ' anima ? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Tu mi conosci innocente in tutta la mia vita , dinanzi a te . Come se il mio carattere fosse fatto per te . Perché tu fossi amata . ( Mi ricordo quando ti volevo uccidere , credendo che tu non fossi più la stessa ) . Dimmi sciocco . Dove sono entrato ? Ti devo parlare così adesso ? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sei mia ; sei degna della mia passione , che io ho sempre racchiuso . Ma essa prorompe sotto la tua anima . Io ti devo amare perché non c ' è cosa più pura di te . Io devo lasciarmi prendere dallo spavento del tuo affetto , come siamo presi dallo spavento di Dio . Io ho del tuo amore la sensazione che tu hai di Lui . 28 marzo 1908 . È mezz ' ora che aspetto di finire di mangiare . Sono entrati tre avventori , e la padrona è occupata per loro . Suo marito , che è un mattonaio , addormenta suo figlio . La bambina gira dalla stanza alla cucina , e si approssima ad una lanterna di ferrovieri che è accanto a un mucchio di fiaschi . Un mattonaio è seduto dinanzi a me . Ha un naso che somiglia il becco di un ' anatra . Un altro , che ha già mangiato , s ' appoggia con il braccio al tavolino . Ho avuto una lettera da casa dove mi si prega di avere pazienza se devo lavorare undici ore , e ... si finisce con la santa benedizione . Dice che è migliorato ... Tutti i giorni viene qui una ragazza delle filature . Si mette a sedere dinanzi ai vetri e guarda nel piazzale . È stata fatta madre dal portalettere , che in quest ' ora scarica i pacchi alla stazione . Quando ella lo scorge le si arrossano gli occhi . Ora è scoppiata a piangere ... È strano il colloquio che ella fa , piangendo , con un facchino che le è seduto di dietro ... Entrano i ragazzi del trattore , ed ella guarda , sporgendosi . 29 marzo 1908 . Ecco quel che mi scrive il C . del babbo : " Babbo suo sta proprio al solito ed io prevedo che sarà una cosa lunga molto trattandosi non solo di malattia locale , ma generale " . Anderei a casa a scriverti . Ma se facessi così non avrei tempo ... Qui mi urtano i rumori che ci sono ... ... dipenderà dalla stazione a cui sono destinato , meno che se mi mandassero a quella del Campo di Marte ... Sogno ? Mi par d ' essere certo di Firenze . 30 marzo 1908 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . A volte , ho l ' allucinazione che tu debba entrare improvvisamente , ed ho voglia di volgermi per scorgerti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . A volte penso che tu m ' attenda a casa mia , ed io non abbia che da alzarmi per vederti . È un sogno la sensazione . 3 aprile 1908 . Ho riletto qua e là le novelle , mangiando . Non tutto mi piace : specialmente lo stile , che è ingenuo . ( Così m ' è sembrato ) . Ma i ritratti sono belli . Vedi che il critico è stato vinto ... dall ' artista . Mi hanno fatto tanto bene . Se ho tempo , stasera accomodo Il musicomane , metto qualche virgola tralasciata da me , e le mando alla Nuova Antologia . Proprio alla Nuova Antologia ? Ma , in ogni modo le respingerà perché metterò i francobolli per la spesa ... O ne avrò almeno una parola incoraggiante . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Più il desiderio è forte e violento , più l ' urto scompone l ' anima . 4 aprile 1908 . Fai conto ch ' io non abbia altra cosa nella vita all ' infuori di te . Perdonami la brevità . Ma anche lo scrivere , adesso che il bisogno di te s ' è fatto più acuto , mi sembra una cosa inutile prossima la nostra unione . 5 aprile 1908 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Starei bene anche moralmente e nell ' intelletto se fossi qua tu e non fossi oppresso da tredici ore di lavoro . Ma son certo che anderò a Firenze . E là , anche se non andrò agli uffici subito , non avrò più di sette ore da fare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sai che oggi è una giornata magnifica ? Scrivendo , all ' ufficio , vedo la montagna lucchese turchina e verde , sparsa di case , di ponti e di strade ! 9 aprile 1908 . Io non soffro più quanto prima , ma t ' assicuro che un paese non è roba per noi . È un ' ignoranza tale che ci farebbe sfigurare l ' anima . O forse tale rimpiattamento l ' ho provato più forte perché son solo . 10 aprile 1908 . Per darti un ' idea dell ' ignoranza di qua ti riscrivo quel che mi disse la padrona della trattoria l ' altro ieri : - Mi pare impossibile che il signor Tozzi ( ella ha l ' abitudine di rivolgersi in terza persona ) che è così freddo e taciturno possa avere un affetto per una persona . Quando lo vedo scrivere alla sua sposa , mi pare una cosa strana . Un ' altra : - Scommetto io che il signor Tozzi , quantunque a vederlo pare che non debba capir niente , è il più osservatore di tutti . Ed io : - Grazie del complimento . Il gestore ride . 11 aprile 1908 . Stanotte ho avuto un altro saggio pontederino . A mezzanotte sono stato svegliato da una sassata su la persiana . E odo gridare la padrona e due uomini : - Oè ? Quanto ci vuole a svegliarlo ? Ci butti la chiave ! Un uomo diceva : - Ci volevano le fucilate a svegliarti ? Come capisci , non è acqua per la nostra barca . Naturalmente , né meno grazie . E stamani ci sorrido . T ' è piaciuto quel che ho scritto là a Firenze ? Era necessario non parlare in altro modo . Oggi , la lettera sarà letta e ... avverrà quel che Dio ha disposto . Non c ' è altra speranza . Per noi il matrimonio deve essere una cosa semplicissima : una camminata in piazza del Campo e una a S . Quirico . Tanto meno faremo mostra del nostro atto e più , nella semplicità , il compimento della nostra vita ci sarà grato e buono . Parlami tanto della tua anima : puoi abbreviare il mio star male qua . Ch ' io possa assicurarmi che da essa io avrò conforto alla mia . Perché molte volte , ne ' momenti miei di dolore , mi vedevo come scacciato da essa , ed io ne piangevo invano . Dimmi che pensi come me ; che sei identica a me . Che tutto il tuo essere sia un sorriso immenso al mio . Sono in un momento di sconforto , ed ho bisogno di scacciare l ' oppressione di quel che dovevo provare una volta . Ora che sono uscito di casa sto meglio . Scrivo sul tavolino del telegrafo . Non ebbi niente dal babbo né dal C . : però scriveranno . Ma se anche non mi fosse assegnato niente non me la prenderei che dal lato finanziario . Finalmente , mi trovo libero e pronto a fare della nostra vita l ' atto della nostra volontà . Un altro particolare : stamani , alla stazione , sapevano già che per svegliarmi ci sono volute due ore . ( Ridiamo ) . 12 aprile 1908 . La lettera dal babbo è abbastanza gentile e mi fa pensare che egli siasi preparato alla prossima domanda . Dice : circa l ' assegno che tu mi chiedi , io non posso sbilanciarmi e quello che potrei darti in questo momento sarebbe di lire venticinque mensili e quando sarò guarito vedremo se ti potrò dare qualche cosa di più e credo che potrai essere contento . 14 aprile 1908 . A Pasqua ci vedremo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . M ' ha scritto il C . per dirmi che mio padre sta peggio ( mentre egli m ' aveva detto che stava meglio ) . 15 marzo 1908 . Ebbi ieri sera la tua lettera . Ogni volta ch ' io ne ricevo una rivivo realmente con te , e fuori di qui . Già , oggi , non mi pare di essere ... impiegato . Sembra ch ' io debba essere costà tra un attimo . Ieri sera mi provai a continuare il lavoro senza il quale sarebbe impossibile avere il permesso , ma dovetti andarmene a casa per le becerate chiassose . Stasera , se sarà lo stesso , farò rapporto . Sai una cosa ? Vorrei che per un giorno tu fossi qua , tanto per vedere dove sto io . Oggi il monte pistoiese era meraviglioso . E se staremo qua vi faremo una gita . A me la primavera fa bene . Ma tutto è per l ' illusione che ho di essere con te . Da vero ! Non avevo mai provato questa cosa certa . Mi sembra di vederti incontro a me : rivedo il tuo sorriso . Tu hai ancora da comprendere , forse , quel che fa il tuo affetto a me . Tu sei tutto ... io ti devo ringraziare di tutta la festività che allieta la mia anima , ti devo ringraziare del senso indicibile di cui s ' empie il mio animo . 16 marzo 1908 . Dalle venti ad ora , che è la mezza dell ' una , ho tirato a finire quel lavoro . È una bella notte chiara . Mi sono soffermato a guardare . Poche case nella lucentezza della luna , molti rospi e il respiro della macchina elettrica . 20 marzo 1908 . Dissi che la lettera della stazione ti venga consegnata : per mio padre detti incarico al padrone , perché non riuscii a vedere nessuno di casa sua ( A32 ) ! Stamani mi sentivo benissimo , ma la lontananza ha già fatto il suo effetto . Ora sto male . A volte , anche dianzi , pensavo che tu dovessi fuggirtene da casa per venire con me subito . Una cosa che provavo stamani : non sono salito in treno fino all ' ultimo momento , perché aspettavo che tu comparissi al cancello della stazione . Ma ora trovo che non era possibile . Ieri sera ... non t ' accorgesti di un ' altra cosa . La lettera che scrissi a mio padre ... sembrava una di quelle che ho scritto a te ! Cioè : te ne accorgesti e non me lo dicesti perché ancora non siamo soli . Il nostro affetto e la certezza della nostra unione imminente , mi fa essere me stesso . Quando non sono vinto alla lontananza . Vedi : io non posso né meno parlare a nessuno . E lo stesso avviene a te . Ricordati sempre che tra un mese e mezzo saremo marito e moglie , e che la vita allora comincerà ad esserci normale . Quando ci ameremo come dobbiamo amarci , io lavorerò tanto . Non sentirò nessuna fatica . Tu , m ' ispirerai . E noi saremo felici per il nostro amore e per la nostra intelligenza . Senti come la nostra unione , che respira in noi , ci solleva ? Come ci sembra che l ' anima nostra attenda una cosa quasi dal di là ? Una cosa che abbiamo intravista , quando il desiderio ci faceva vedere intorno a noi come un sogno eterno ? Amami come t ' amo io . Rinunciando ad ogni cosa , ad ogni altra relazione . Io mi sento con te come dinanzi ad una divinità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Tu mi dài il tuo affetto come se la mia anima fosse fatta di esso soltanto . E quando ti ho baciata , m ' è sembrato che una soavità che ignoravo m ' avesse fatto simile ad un fanciullo . Allora io ho benedetta la tua bocca . Ma quando non t ' ho più veduta ! Tutte le torture mi hanno affiaccato fino a credere che la terra fosse tutta nell ' ombra , E vedendo le piante fiorite ho pensato al simbolo della tua castità e del nostro amore . 21 aprile 1908 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ora sono certo finalmente dei passi che facciamo . Non si tratta più di pensieri o di sentimento : noi agiamo sicuramente alla nostra felicità . Come potrei leggere in questo tempo un libro ? Tutto il resto mi sembra fittizio , e la mia anima è piena del suo orgoglio e del sito amore . 22 aprile 1908 . Che pace nella tua anima ! ... Sono così tuo che tutto il resto è per me una rappresentazione che svolge il mio pensiero . 23 aprile 1908 . Adesso , in stazione , sono in soprannumero . Il Capo ha fatto un telegramma alla Direzione per chiedere come deve disporre di me ma ( e non me l ' aspettavo ) pregando di tener conto di una sua nota che chiede aumento di personale . Egli mi ha domandato stamani se avessi ricevuto niente ; ed io gli ho detto che aspettavo di essere chiamato a Firenze . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . È un ' illusione ? Ma sento quel cambiamento d ' animo che si ha quando si cambia di luogo . Domani , certo , verrà la risposta a mio riguardo . . . . . . . . . . . mi è impossibile di scriverti . Mi sembra da un ' ora all ' altra possa andare a casa a fare le valige . . . . . . . . . . . . . Ora rimane a vedere se questo nuovo impiegato è stato mandato per traslocare me o per aumento di personale . 25 aprile 1908 . . . . . . . . . . . . . . Ho interrotto per leticare allo sportello ... Per darti una pittura dell ' ambiente : Qui non si parla se non della mia sistemazione e dell ' imbroglio mosso dall ' altro ... e aspettano quel che avverrà . Subito dopo mangiare , il Capo mi ha detto : " Tozzino , finisca per stasera l ' inventario e poi credo di darle una buona notizia ! " . Ed ora mi sono messo qui nel suo ufficio a finirlo . 26 aprile 1908 . ( Telegramma ) Parto Firenze , stazione centrale ; trasloco . 26 aprile 1908 . Dovevo essere partito stamani alle undici e mezzo , e seppi dal Capo soltanto ieri sera del trasloco e della nomina a quella stazione . Ma il benedetto inventario non era finito e l ' ho dovuto finire ... Non posso né men concepire la mia contentezza . Finalmente abbiamo quel che chiediamo . Da Firenze , a Siena 1 maggio 1908 . Sono stato messo in archivio , cioè ... a impolverarmi le dita e la bocca per ritrovare nei registri vecchi le spedizioni e gli arrivi inesatti ... Il lavoro è meno , e riposato quanto non imaginavo né pure . A mezzogiorno ero a tavola . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ieri sera mi sentii male un poco . Ma non era se non l ' effetto di lasciarti . Che mi sembrava impossibile ... Dianzi pensavo che tu m ' aspettassi dai L . Con la nostra intimità sarà possibile una esistenza che sia il compimento della mia intelligenza ... Tutto il mio essere è a tua disposizione : tu hai la gioia di conoscerne tutti i segreti . 2 maggio 1908 . Sono contento della gente che mi sta intorno . Io ti attendo . Non può incominciare la mia vita senza di te . Ora è come un sonno . E so che sarò felice perché sono degno della felicità . 3 maggio 1908 . Stamani ho avuto tempo di rivedere la Cattedrale , entrando da un lato e uscendo dal mezzo ... Non t ' ho mica detto com ' è la stanza dove sto io ? È tutta cinta di scaffali , e alla finestra c ' è uno scaleo con due vasi di colla , un fiasco e un bricco con un pennello grande dentro . Sotto due tegamini , uno dei quali è pieno di latte e l ' altro di acqua . E lì intorno , due o tre carte col ventricello ... È per due gattini . Ma c ' è , in ogni modo , più pulizia di dov ' ero prima . Anche col Capo ufficio di qua mi son trovato alla stessa trattoria ! ... Sembra che una vita nuova , sorta dal nostro sentimento , mi avvii nella mia strada di volontà . Perché io ho bisogno di vivere e di essere amato fino in fondo ... 5 maggio 1908 . M ' ha scritta una cartolina abbastanza fitta lo S . , nella quale ho capito soltanto che mio padre sta al solito . Con le informazioni finanziarie che t ' ho dato abbiamo veduto che fino all ' uno o il due di giugno , o alla fine di maggio , è impossibile sposarci . Con i denari d ' ora posso pensare alle spese mie di questo mese , e con quelli che riscuoterò possiamo trovare un fondamento alla nostra casa . Sono impazientissimo della tua risposta . Da vero che ti parlerei anche con il telefono ! Sto molto volentieri tra questa gente buona e cattiva , ma dov ' è sempre possibile essere noi . Non mi sembra né meno un impiego . Ma è la nostra felicità che mi tiene così contento . Sappiamo essere felici e usufruire della nostra intelligenza . Io non mi sono mai alienato da te , ma se non trovassi in te quel bisogno ideale che è quotidianamente nel mio animo e nelle mie parole , quale vita sarebbe la nostra ? ... Tu devi venire a me dopo aver calpestato nella purezza del tuo affetto ciò che mi urta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Il C . mi ha spedito venticinque lire dicendomi che mio padre ha detto che non può darmi per ora di più , e che è peggiorato nelle condizioni generali . Io spero di ottenere qualche cosa nell ' occasione del nostro matrimonio . Ho potuto capire di più la calligrafia del medico che mi diceva del leggero peggioramento , e non miglioramento come avevo inteso io . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ora rassomiglio a quando , ragazzo , ero nervoso per la prima comunione . Tutto il mio essere bevve un ' altra esistenza . 9 maggio 1908 . Io non voglio parlare più di nulla , perché dopo una settimana che avremo vissuto insieme tu sarai quale ti voglio io , anche di fronte a me , perché pur non avendo più nulla da domandarti è avvenuto che mi sono ingannato . E se è l ' amore che ottiene tutto , posso bene essere certo . Ma se ambedue ci incolpiamo adesso di cose che non esistono dobbiamo rimproverare la nostra lontananza . Vedrai poi che il mio amore non è mai piccino . Cosa che non pensi , pur avendomela scritta . Ogni palpito della mia vita voglio che sia speso per il tuo essere . Voglio che tutta l ' energia che Dio e la natura mi hanno dato sia per produrti una gioia nella nuova vita comune . E allora non parlerai più d ' imposizioni . ( Quantunque , né meno ora pensi ch ' io m ' impongo . Mi ameresti se tu dicessi cosi ? ) M ' incolpo , qua da Firenze , di avere fatto intravedere a te stessa , male , le infinite dolcezze che l ' essere tuo irradia nel mio . Siamo uno solo . E se t ' ho detto che dovresti calpestare ciò che è stato il tuo passato è perché nella mia coscienza improvvisa di questa felicità che ci attende , avrei fatto così ... E tu non l ' hai fatto ? Perdonami , perché anche tu hai fatto così . Sono io che ho precipitato . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Perché mi scriverai poco ? Sono egoista . Togliti anche dal pensiero che io sia inclinato a farmi del male . Non è vero . Io sono forse permaloso . E quel tacermi , m ' ha fatto pensare male del tuo carattere . Ecco la semplicissima spiegazione . Temevo , che tu non mi volessi confidare , siano pure le sciocchezze . Dalle tue labbra pende la mia anima . E la gioia è tanta che nessuno mi riconoscerebbe . Ho cambiato anche modo di fare . Perdonami tutto . Anche io m ' avvedo che a torto ti scrivo questi pensieri cattivi ( ? ) . Dovrei aprire la bocca e darli al vento . 11 maggio 1908 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Da questa signora ho saputo che mio padre era in bottega l ' altra settimana . ( Ella vi andò a mangiare ) . E ciò mi rammenta che devo stare sempre in guardia verso di lui . Perché non me l ' ha scritto nessuno ? E bada che non c ' è da dubitare di lei , perché sono molti anni che va lì a mangiare . In ogni modo ho già riscritto al medico . Io ho voluto amare soltanto colei che nella sua vita non trovava altro all ' infuori di me . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Se tu ti supponessi morta t ' amerei ancora come un ' apparizione divina . Se tu non mi amassi io ti ucciderei . Io ho veduto di rado i tuoi occhi farsi lieti , irradiarsi , per guardare me ( non so quando pensi al nostro amore ) . Ma quando ti rivedrò io voglio che il tuo sguardo sia così . Io lo sorpresi una volta , a Roma , ma non so se era per il nostro affetto . Fu un sorriso e una pace per la tua anima : era per me . Tu pensavi a noi . E ti apparve , in un sorriso spirituale , la realtà che ci è prossima . Tutto il tuo animo era quieto . Tu avevi dimenticato ogni cosa : tu possedevi il tuo amore . Dammi le tue mani ; guardami come tu guardasti allora . Nei miei occhi tu devi leggere tutte le parole gioconde dell ' anima . Sono tue : è un libro per te sola . Ma se io sono giunto a ciò , a non poter chieder e più oltre , io ho dovuto amarti anche quando ... dubitavo ( forse ) . Io ho dovuto sentirti posseditrice d ' ogni mia fibra . E l ' ideale posto in te m ' ha salvato dalle contaminazioni . Perdonami se non sempre ti ho fatta lieta . Ma più che così non ci possiamo amare . Noi abbiamo preparato a tutta la nostra vita il guanciale della felicità . Ora sento che posso riposarmi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Dio ha creato in me un mondo di cui tu sei la forza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Io sono così lieto intimamente che io vedo brillare la mia lettera , e il cielo sembra attendere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sei lieta ? Dobbiamo essere pieni di letizia . Non mai più dolcezza era stata in me . 12 maggio 1908 . Io non ho tanta confidenza con quella persona da poterla invitare a fare da testimonio . Dunque , dì a tuo padre , rileggendogli questa lettera , come se avessi scritto a lui , che egli pensi a trovarli di sua conoscenza , perché io sarò contentissimo della sua scelta . E se facesse l ' imbecille , digli che io all ' infuori della stessa persona non posso disporre di altri e che saremmo costretti a sceglierli ( se a lui non garbasse ) ambedue come piacciono a noi . Ridigli proprio così , risparmiando di scrivergli . Come ti dissi nella lettera di ieri , io ho provveduto ad informarmi di quel che avviene a mio padre e ... tra me e mio padre ... Non sono affatto convinto di quello che t ' ha detto il tuo ( A33 ) . Vedremo la cartolina che mi giungerà domani . . . . . . . . . . . . Io arriverò costà alle nove e minuti . Alle dieci e mezzo potremo essere al Comune , e dopo in chiesa . La sera bisogna esser qua . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Tutti questi preparativi aumentano il mio affetto e desiderio . Mi pare di aver fatto quello che chiedi , scrivendo al medico e al babbo . Al quale dicevo che mi scrivesse e domandavo se il matrimonio gli recherà dispiacere . Dimenticavo dirti che se mio padre risponderà , gli chiederò che io lo possa vedere ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Fai che la mia anima abbia pace in te , interamente . Da Siena , a Siena Castagneto , 14 maggio 1908 . È agonizzante . Non mi muovo da qua ( A34 ) . Castagneto , 15 maggio 1908 . È spirato stamani alle otto . Note alla Parte seconda ( A ) Non c ' è dubbio che Lombroso ci entrasse per qualche cosa . Peraltro , l ' autore era in un momento di reale squilibrio molto somigliante alla pazzia . ( B ) Questo distacco , significante , dall ' ultima lettera del settembre alla prima del gennaio susseguente , corrispose ad una pausa effettiva nei rapporti dei due corrispondenti . ( C ) Si tenga presente che le lettere si alternano con i colloquî . ( D ) Più tardi verrà notata e quasi rimproverata al Tozzi , la sua preferenza per i soggetti umili e i personaggi di poca importanza . Se Egli si ferma di solito ad essi non è solo perché è vissuto molto fra gli umili , né perché sono quelli che s ' incontrano più di frequente ( che di cose e di persone mediocri è fatta gran parte della vita ) ; ma , specialmente , lo interessano di più per l ' inesplicabilità della loro esistenza . Non dimentichiamo che Egli ha il bisogno di razzolare nel mistero ! Vuole rendersi conto di tutto ; sapere qual ' è la ragione che fa agire , soffrire o godere ! Ora quale mistero più profondo della umanità negli esseri in cui si presenta limitato il possesso della coscienza , o negli anormali ai quali non può servire di regola la legge comune ? Ma , certo , anche , i suoi personaggi , specie nelle novelle , spesso sono solo semplici comparse , create all ' ufficio di mascherare quel sentimento , attuale o no , che l ' autore non potè sempre esprimere in prima persona , e dal quale , talvolta , tentava di liberarsi scrivendo ( e , come un altro s ' ubriaca , scrivo ! ) . Nei quali casi , è la sua anima stessa , piena di ombre , che foggia dalla stia tinta i personaggi che debbono rappresentarla : Oh , dall ' anima mia potessi togliere le cose tristi che son piene d ' ombra , come di un peso immenso che m ' ingombra ! Come rugiada il cor potessi sciogliere ! ( inedito ) ( E ) Passeggiata da farsi insieme . ( F ) " Ad un tratto , gli parve che la sua anima si mettesse a suonare ... " ( Gli egoisti , pag . 18 , Mondadori ) . ( G ) Scrive dalla Biblioteca Vittorio Emanuele . ( H ) La trattoria del Sasso . ( I ) Egoismo dell ' intelligenza . Quello , appunto , che l ' autore si prefisse , poi , di colpire con il romanzo Gli egoisti " Dario aveva voluto trovare dovunque i segni del proprio pensiero ; credendo di potersi sostituire a tutto . Quanti lasciava a Roma in simili presunzioni ! " ( Gli egoisti , pag . 105 , Mondadori ) . ( J ) Ogni mio pensiero parla d ' amore è detto quî . E a pagina ? ? : Il bisogno d ' amare è innato in me . Nei Ricordi di un impiegato ( novella scritta nel 1910 , circa , e pubblicata nel 1920 ) ritoccando il testo aggiunge : L ' amore mi occupa tanto quanto l ' animo e mi pare l ' unico mestiere che si confaccia alla mia coscienza e alla mia superbia . Non possiamo non sentire la verità di questo istinto , e notandone l ' insistenza non dubitare che vi si connetta una ragione profonda . È l ' anima di grande capacità la quale presentisce nella dolcezza di questo sentimento universale l ' attuazione della sua felicità . Dice S . Giovanni della Croce , come non possa darsi beatitudine senza amore , e d ' amore essa sia frutto . ( Opere Spirituali , vol . II , Lega Eucaristica , Milano . ) Io non avevo mai saputo che in ciò stia il limite spirituale : la felicità , ripete anche il Tozzi a pag . ? ? ? del presente volume . Ma , infine , accortosi che è stolto chi cerchi il bene dov ' è sommo male , e la luce dove sono le tenebre , dov ' è la morte cerchi la vita , la ricchezza dov ' è somma povertà , e e lo infinito nelle cose finite ( S . Caterina da Siena ) , nell ' Incalco , la sua ultima opera , dice : Se avessi creduto in Dio sarei stato un santo ( pag . 232 ) . L ' affermazione prova quanto l ' autore cosciente della meravigliosa potenza racchiusa nella sua anima fosse nel vero presagendo l ' altezza a cui egli era mancato . Che nell ' amore - dice ancora S . Tomaso - è riposto il segreto della santità . ( K ) Insensibile alle influenze contrarie a lui . ( L ) - Suo padre aveva preferito di prendergli in affitto una camera fuori di casa , come aveva fatto altre volte . ( M ) Parla di uno stanzino in casa del padre dove erano rinchiusi i suoi libri . ( N ) - " Alla bella pianta di ciliegio da capo ad un filare di viti " . Con gli occhi chiusi , pag . 68 ( Treves ) . " Siena , da sotto il mio ciliegio , pareva un arco che non si potesse aprire di più ... " ( Bestie , pag . 104 , Treves ) . ( O ) Non si potrebbe ridire meglio l ' effetto del suono delle ore , battute dalla Torre del Mangia , quando si ripercuote nelle strade silenziose di Siena . Bisogna averlo sentito . ( P ) - Di Roma . ( Q ) Ad onta di tutto si amavano . Quanto al padre basti dire che , in fondo , era sempre lui a piegare , purché non entrassero in gioco interessi o sentimenti suoi particolari ; ma tra loro , anche i sentimenti più benevoli e dolci erano come quelli dei nemici . ( Incalco , pag . 246 ) . ( R ) Scrive dalla Biblioteca Comunale . ( S ) Momenti nei quali doveva balenargli la verità : cioè che la sua anima non tesseva con altro filo che il proprio . ( T ) Da Siena . ( U ) Cioè : in villeggiatura al podere di Castagneto . ( V ) Del Comune di Siena . ( W ) Era nel suo carattere di passare da un eccesso di fiducia all ' eccesso opposto , istantaneamente , violentemente ; esponendosi in tal modo , spesso , a delusioni e dolori quasi irragionevoli . Si pensi che bastava , in ogni caso , la più leggera emozione per fargli perdere ogni dominio di sé . Questo , forse , per la grande quantità di idee che l ' emozione svegliava nella sua mente . Ho nel cervello un vulcanetto che non si stanca mai e le sue ceneri e le sue fiamme si diffondono in tutta la mia anima in un turbinio che accieca e abbaglia ... non posso mai separare il reale dall ' immaginario . ( Pag . ? ? del presente volume ) . Ma è certo che questa facoltà , preziosa e terribile , è stata la piaga che ha fatto sanguinare di più la sua anima ; perché , in ogni modo , la vita non gli fu avversa senza compensi , né più di quello che lo è a tutti . Frequentissimo , per Lui , il caso di torti o meriti , che s ' ingrandivano per solo effetto di fantasia . Nè la consapevolezza di uno sbaglio accertato , di cui appena accorto si pentiva e confessava , valevagli , all ' occasione prossima , per evitargli un nuovo eccesso . Ma , così , pure , nessuna delusione reale sofferta che riuscisse a sminuirgli la prodigiosa e divina facoltà che aveva di entusiasmarsi di tutto come un fanciullo . Credi che bisogna vivere così , con entusiasmo di tutto e non discuter mai quello che Dio ci mette dinnanzi agli occhi . Tutto è bello e forse anche buono , quando il nostro animo è aperto e senza considerazioni . ( Lett . agosto 1919 ) . ( X ) Non è da scambiarsi questa facilità d ' adattamento per l ' effetto di un entusiasmo passeggero . Il Tozzi non ha sofferto la povertà al modo inteso dai più . Pochi i suoi bisogni materiali ; tanto pochi da sembrargli superfluo possedere due abiti e preferire spendere quel poco denaro che aveva - o che non aveva come al tempo delle cambiali , durante il periodo del " Podere " - in gite strapazzose , dove però c ' era la gioia di vivere , di sentirsi giovine e forte , e di dare all ' anima la sua , libertà armoniosa . La stanza in Via del Gesù , a Roma - dov ' è morto - con il letto , il suo tavolo , un armadio a muro dove teneva la valigia dei manoscritti e i libri , due casse con sopra i vocabolari e le carte da adoperare , due sedie , la bicicletta e varie stampe artistiche giro giro alla parete , gli bastava e gli piaceva anche , come diceva ; e non sognava di aggiungervi che una stufa per l ' inverno e un asse , lunga quanto la parete più lunga , per degli altri libri . Mi sono tanto ingrandito nel mio sogno che ogni altra cosa , mi sembra meschina e immeritevole d ' attenzione . Ma è fuori di dubbio che questa semplicità istintiva , ammirevole , incomprensibilie oggi , portata incosciamente nella vita , sia stato uno degli anacronismi che lo ha esposto di più a soffrire senza sapere perché . ( Y ) Francobollo per la risposta . ( Z ) Cioè : del primo momento . ( A1 ) Direttore , allora , della Biblioteca Comunale . ( A2 ) Sulla vetta di Montemaggio . ( A3 ) Lettera di rievocazione di quel tempo di cui non si hanno più i documenti . Crediamo di riprodurla quasi per intero , come qualche altra sul medesimo argomento , per la loro importanza psicologica ; se bene l ' insistenza del tema e la confusione che può derivare al lettore da questi intermezzi retrospettivi , starebbero a sconsigliarne . ( A4 ) La scena tra Virgilio e Flora nell ' atto 3° dell ' Incalco è certamente ispirata dal ricordo di questo tempo . Si noti , però , che il Tozzi non aveva mai rilette queste lettere . ( A5 ) Componenti la sua famiglia . ( A6 ) "...in fondo alla strada del Mandorlo ,..." "...c'è una croce di legno , con un gallo colorato in cima ; in mezzo a due cipressi " Tre Croci , Pagine 71-72 ( Treves ) . ( A7 ) I temporali lo mettevano sempre in grande agitazione . ( A8 ) Lettera sul suo passato . ( A9 ) Il restante della famiglia stava , durante il giorno , nella trattoria . ( A10 ) La cucina della casa , che non era adoperata perché si servivano di quella della trattoria . ( A11 ) Affittavano delle camere ai clienti della trattoria . ( A12 ) Di una malattia grave e pericolosa agli occhi . ( A13 ) Quel che provava a Roma . ( A14 ) A Firenze c ' era stato diverse volte . Qui allude ad una volta dopo smessa la scuola . ( A15 ) Per accertarci dell ' entità di questa fede sarà bene osservare che il Tozzi veniva da famiglia cattolica praticante , ed era stato da bambino ammesso ai Sacramenti ( pag . 190 del presente volume ) . Poi , adolescente , e specie nel periodo dell ' entusiasmo socialista , non aveva voluto più credere . " Anche prima che Anna morisse non voleva andare in chiesa ; ed ella non riusciva quasi mai a farlo pregare . Ormai si sentiva ateo . Bestemmiava perché non voleva avere i pregiudizi dei preti " . - Con gli occhi chiusi , pag . 107-108 ( Treves ) . Ma è da supporsi che i germi della fede , deposti nell ' anima del fanciullo , anche se non sembrava , avessero trovato dove mettere radice , perché appena gli riuscì di liberarsi dal socialismo e dalle cattive amicizie , la fede risorse . Da quel punto , che coincise con la sua malattia agli occhi ( 1904 ) , torna ad ammettere l ' esistenza di Dio ; e ciò chiamerà , poi , Conversione ( S . Giorgio , n . 9-12 , Bologna , 1913 ) ; ma non è da intendersi conversione nel senso di accettazione concreta del domma cattolico . A ciò non arriverà che dopo avere imparato , con la propria esperienza che la fede vuole essere accompagnata dall ' azione perché solo in essa è la realtà . ( Incalco , 248 ) . ( A16 ) Per il concorso alle Poste . ( A17 ) Era la matrigna , non sarta , che gli cuciva gli abiti . Da qui la sua poca eleganza ( che Egli portava con perfetta disinvoltura ) scambiata qualche volta per posa . ( A18 ) Chiamata all ' esame per il concorso alle Poste . ( 1 ) Tutte le lettere di quel tempo sono scritte ... calligraficamente . ( A19 ) Allude ad una data persona . ( A20 ) Altra lettera sul passato . ( B21 ) Morte della madre descritta in Con gli occhi chiusi pag . 90 ( Treves ) . ( A22 ) Si osservi che questo giudizio ufficiale di non idoneità in italiano , colpiva il Tozzi precisamente nell ' esame governativo di ottobre , di quello stesso 1902 da cui ha principio l ' attuale epistolario . ( A23 ) Ma mi sentivo arido dell ' aridezza prodotta dalla mia volontà . Effetto del contrasto in cui , in una mente imbevuta di filosofie anarchiche , viene a trovarsi la volontà quando s ' incontra con la realtà della vita . E in ciò è consistito , sempre , il dramma interiore del Tozzi . Da qui il ripetersi , troppo frequente nella sua vita , di resultati negativi , di cui la ripercussione nell ' arte . Avevo la devozione e il rispetto di me stesso , confessa nell ' Incalco ( pag . 232 ) e subito dopo , a dimostrare che cosa gli è valso : " E ora io sono un uomo qualunque , mediocre e stanco anche di questa sopravvivenza di vita che mi fa spavento " . Ma se è scoraggiato di sé , non lo è , però della vita . Pensa che se " il bene che si cerca è sempre introvabile , dipende da noi . Ma esso esiste e dobbiamo rispettarlo " . Egli ha finalmente riconosciuto che la causa del contrasto è in noi e non giova ribellarsi alla legge ( che è da Dio ) ma , piuttosto , giova secondarla per realizzare quanto all ' uomo è possibile di bene . " Ho imparato che l ' opera di ogni uomo consiste nell ' attività della sua anima secondo ragione " . Ed anche : " Bisogna trovare un punto fermo dentro di noi ; ma non fatto soltanto di noi " . Le citazioni sono dell ' Incalco ( Gli egoisti - Mondadori ) . Per dare ad esse tutta l ' importanza che meritano si deve tenere presente che L ' Incalco fu l ' ultima opera del Tozzi , ed in questa opera Egli intese particolarmente di fissare le conclusioni alle quali si era fermata la sua anima . ( A24 ) Dalla mamma : alla messa . ( A25 ) Nel concorso per le Ferrovie . ( A26 ) Una novella . ( A27 ) L ' eccitazione favorivagli il lavoro creativo . Da ciò , il bisogno continuo di sentirsi esaltato e la sensazione di non vivere se non lo era . ( A28 ) Vedi : Ricordi di un impiegato . Rivista Letteraria N . II 1920 ( Berlutti ) . ( A29 ) Modo di dire senese . ( A30 ) Le galline , chiuse nelle ceste di spedizione , facevano le uova , che qualcuno , con una canna , riusciva a levare senza romperle . ( A31 ) " La Nuova Antologia " , nel 1919 , rifiutò anche di pubblicargli Tre Croci . ( A32 ) Si riferisce a una visita a Siena , dalla quale è di ritorno . ( A33 ) Cioè : che suo padre era agli estremi . Cosa che nessuno della sua famiglia aveva pensato di fargli sapere . ( A34 ) " La mattina dopo Giacomo era già in agonia ... " . ( Il podere , pag . 11 , Treves ) . Pagine di taccuino ( A ) 3 settembre 1903 . Ad una certa strada incontriamo il curato , vestito con una giacca e calzoni neri . Gli facciamo una scappellata esagerata ; poi io torno indietro e gli dico : - Reverendo , avremmo piacere di conoscerlo più intimamente : noi siamo artisti , e ... stasera verremo a mangiare da lei . - Come ? Loro sono artisti , e ... - Certamente : vogliamo questo onore . - Ma cosa vogliono mangiare ? - Quello che ella vorrà : in questo caso il suo gusto è superiore al nostro , e quindi ci rimettiamo ... a lei . Il prete mi guarda , guarda gli altri e scoppia in una risata . Il G ... mi tocca nel gomito , incitandomi a proseguire . Allora dico : - Ci dica a che ora è solito cenare ché noi mangiamo a qualunque ora . E il prete : - Intanto verranno a vedere la chiesa ! Andiamo . Su la scalinata della canonica troviamo un branco di galline . - Queste son sue ? - Ma che : io non ci conto né pure per la decima . Intanto entriamo in chiesa . Una costruzione barocca . Diciamo che ci piace e guardiamo anche un affresco del Lorenzoni . Quando riusciamo , il prete dice : - Chiudete bene la porta , se no le galline vanno a pregare . - E ride . Entrati nella sua canonica ci ha fatto ammirare lo splendido panorama : si vede Chiusdino , Ciciano , la miniera , Siena e Monticiano . Quando stiamo per uscire , ci ferma dinanzi un andito , e dice : - Vogliono sentire la mia mamma , quando le dico che stasera mangiano qui . - Sì . Ci spinge verso una scala , e chiama : - Mamma ! - Oh ! - Stasera ci sono tre senesi a cena . Un poco di silenzio , e poi sentiamo una voce di vecchia , che risponde . - Ecché ? Maledetta questa casa ! Non siamo mai liberi ... E , fortunatamente , non intendiamo le altre parole . Facciamo tutti una bella risata ( e il prete ha riso più di tutti ) e ritorniamo al sole . LE FOGLIE SECCHE . Prendo in mano una foglia e la stritolo . Dentro il mio pugno stride , e mi fa pensare . M ' è parso che quello scricchiolio dicesse molte cose . In quel balbettar doloroso , simile a un pianto , c ' è una malinconia potente e la storia di una rapida esistenza . Ci sono i baci del sole e le gocce picchiettanti della tempesta . La foglia secca è lo scheletro di un sorriso verde . NELLE MINIERE DI BOCCHEGGIANO . ( Miniere di rame ) . 4 settembre 1903 . Entrai in una galleria di quattrocento metri . Il terreno era fangoso , e le traverse della ferrovia , che serve per il trasporto del minerale scavato , sconnesse e disguazzanti . Le pareti gocciolano . In principio si ha un ' impressione di freddo , poi giungono soffi caldi di vento . Quando fummo , io ed il sorvegliante , quasi a metà della galleria ci dovemmo fermare in una incavatura , per lasciar passare gli operai scaricatori . Erano cinque e nudi . Spingevano i vagoncini carichi di minerale , ansando . Quando passarono mi salutarono . Proseguimmo ed entrammo nel primo cantiere : una grotta , nera e scabrosa , in fondo alla quale tre minatori battevano colpi di martello su i loro lunghi scalpelli . Ciascuno aveva una lucerna a guisa di cipolla , alimentata con l ' olio minerale . L ' aria , per me , era insopportabile . Provavo una pena come se il mondo intero mi avesse imprigionato per sempre in uno dei suoi buchi . La lanterna , a gas acetilene , mi tremava nella mano . Bisognava urlare per farsi intendere . I colpi su gli scalpelli vibravano per tutta la volta . I minatori avevano l ' aria di dirmi : - Perché sei venuto a vederci ? E il mio sorriso rispondeva : - Vi amo . Ci fu per un istante il ritorno violento de miei sentimenti , e mi vergognai d ' essere andato in quel luogo a godere delle sofferenze altrui . Giunsi a pensare : Io non ho il diritto di credermi superiore a loro . Queste ombre d ' alcoolici e d ' idioti hanno in sé una potenza smisurata : nel loro pugno si condensa l ' energia dell ' umanità . - E per un istante non vidi che il lavoro trionfante nel mondo . Ma il sorvegliante mi spiegava le qualità della roccia , ed io con la testa accennavo d ' intendere ma guardando altrove : dove quelle membra si scaldavano affannosamente , nel tormento del bisogno . Di lì scendemmo per una botolina - in cui era infilata , verticalmente , una scaletta di legno - in un altro cantiere . Era abbandonato . Rimaneva ancora l ' armatura consistente in una piramide di traverse , nel mezzo della grotta . Dai fianchi , sporgevano massi di minerale sterile , luccicante in un verde smorto . Mi parve di vedere una fila d ' operai a martellare . Il letto del cantiere era umido , e vi erano alcune tavole imporrite . Risalii a stento ed entrai in un altro buco . Dovetti fare venti scalini con le mani e con i piedi , piegando le spalle per non urtare ne ' macigni . Il lume mi batteva su le ginocchia . Vidi sei operai che cercavano un mezzo acconcio a far saltare in aria una grossa porzione di minerale . Il sorvegliante che era con me dette loro alcuni consigli che furono accettati in silenzio . Quegli uomini , quando mi passavano accanto , si voltavano a guardarmi fissamente . Io cercavo di leggere nei loro occhi una qualche espressione , ma li trovai ghiacci e pieni di ombre . Che cosa attraversava il loro cranio sfuggente ? Alcuni non risposero al mio saluto , e gli altri lo fecero quasi di malavoglia . Perché salutarmi ? Lasciandoli , mi parve che piombassero in un ' ombra di delusione . Il sorvegliante mi propose di visitare altri cantieri , ma io ero stanco e volli tornare al sole . La mia giacchetta di minatore era fradicia per le gocciole ghiacce cadute dal soffitto ; la camiciola s ' attaccava alla pelle sudata . Mi sentivo male . Un certo silenzio era penetrato in me , interrotto da irruzioni sensatoriali . Pensavo certe ariette popolari che avevo cantate il giorno avanti , a come rideva il prete , a quello che avrei veduto nelle altre gallerie . Ebbi il desiderio di tornare subito dentro . Entrammo in una galleria di centoquaranta metri . Non aveva nulla differente all ' altra , se non che era più umida , ed alcune armature avevano ceduto alla pressione del minerale . Mi parve che qualche traversa si dovesse staccare e farmi del male . Guardai il sorvegliante : pensai che egli mi accompagnava volentieri , e sorrisi alla sua nuca rugosa e sporca . Il suo lume dondolava malamente . Guardai la fiamma del mio , e mi parve molto bella . L ' acetilene bruciava con un fruscio di gonnella di seta : mi fece pensare ad una cosa indeterminata . Da ' miei capelli cadde una goccia di sudore su la mano : ebbi timore d ' ammalarmi . Rivedevo il contorno esteriore de ' monti verdi e il sole . Un uccello svolazzava nel cielo . Ma il sorvegliante mi toccò nel braccio e disse : " Scenderemo nella sala dov ' era la pompa " . - La pompa ? - E mentalmente continuai : " c ' è una pompa . Dev ' essere pericolosa . Perché ? " . Mi rispose : - La pompa che serviva a tirar fuori l ' acqua d ' una sorgente , che abbiamo incontrata nel seguire un filone . Ebbi uno sguardo di diffidenza , ma sapevo bene che certe macchine si trovano nelle miniere . Scendemmo per una scala di legno abbastanza larga . Un soffio gelato mi passò su la fronte ; posi la mano al cuore . Udivo lo scroscio di un torrente rapido . Pensai che la miniera ne poteva essere invasa . A quel fracasso s ' univa il gocciolare sommesso delle rocce . Percepivo tutto distintamente . Da una parte della scala era una specie di fosso colmo di ombra . Supposi che l ' acqua corresse lì dentro . Ma dovetti accorgermi che , invece , passava di sotto alla scala dove erano i miei piedi , e che quando un gradino si piegava al peso del mio corpo ne usciva a piccole onde che dilagavano . Era un ' acqua sporca di sostanze di ferro , e quindi giallastra . I muri eran coperti di quel colore . La scala fu molto lunga . In fondo era cessato il rumore dell ' acqua ed udivo i colpi sordi dei minatori . Una crociera di gallerie si apriva , ma io mi ricusai di visitarle . Trovavo sconveniente guardare degli uomini affaticati . Entrai nella stanza della pompa : avevo creduto di trovarla sola , e , invece , vi erano molti operai . Quello che facessero precisamente non so . Ero preoccupato da certi tonfi enormi che facevano tremare il suolo , e dallo sbuffo caldo e forzato di un tubo rosso . Dopo un poco , scorsi la gabbia che scendeva e si fermava al livello della stanza . Vidi che un operaio vi era dentro . Il sorvegliante guardava i minatori e parlava a me . Mi dava delle spiegazioni che non m ' interessavano . Avevo paura di una idea : che la stanza dovesse scoppiare con tutte le provocazioni che le facevano quegli uomini . Il tubo , da cui schizzava quell ' acqua bollente , perché non sarebbe scoppiato ? E perché qualche congegno dell ' ascensore non sarebbesi strappato ? Quei petti nudi mi facevano male . Il pelo arricciato , dove le gocce di sudore si soffermavano prima di cadere , più male ancora ... Gli operai rovesciavano in terra lunghi pezzi di legno bianco . Pareva che si sfasciassero . In terra , per quanto era lunga la stanza , era uno strato di cemento ; e , ficcato in questo , rimanevano gli avanzi della pompa , che consistevano in cavicchi tozzi di ferro verniciato in rosso . Mettevo una cura estrema di non urtare in quelli : mi sarei vergognato molto . Degli uomini si muovevano negli angoli di fondo : uno cercava nella sua giacca . Rumori violenti mi ferivano senza posa : percepivo un urlo confuso , in cui passavano , di quanto in quanto , dei suoni che non riuscivo a spiegare . Il sorvegliante mi domandò se avevo caldo . Gli risposi mostrandogli il viso . Sotto le ascelle mi si appiccicava anche la camicia . Le scarpe erano umide . Mi doleva la testa . - Scendiamo ? - Scendiamo . Entriamo nella gabbia , ed io domando come devo attenermi . Da prima credo che quella scesa mi dia una vertigine , ma poi mi assicuro di no . Vedo i ferri scorrere , larghi e piatti , sopra ad un altro rettangolare , con un moto sicuro . Il sorvegliante tossisce più volte : io credo che sorridessi . Intravedo diversi tubi verniciati in rosso . Finalmente provo un sobbalzo ; la gabbia ha urtato terra . - Ha avuto paura ? - No , no . In un polverone , qua e là acceso da lumi rossastri , vedo agitarsi molti uomini . Prima d ' uscire esito e guardo la mia lanterna . Il caldo è insopportabile ; più tardi ho saputo che eravamo a 47° sopra zero ed a una profondità di 150 metri . Viene incontro un giovine . Io saluto ma non mi risponde . Mi pare beffardo . La sua fronte è solcata da un raggio di rughe secche , come se un ragno vi avesse accomodate le sue zampe . Chi è ? Ha gli occhi chiari e cristallini , la bocca contorta . Passa oltre . Ne vedo un altro a cui mancano le estremità interne dei baffi : la bocca ha una cicatrice verticale . Non lo saluto . La stanza dove sono tutti questi uomini ha il pavimento soltanto alle pareti : nel mezzo è una fossa rettangolare coperta di tavole messe a caso . Là dentro si muovono le perforatrici a vapore , che non ho voluto vedere . I loro colpi di una sonorità sorda mi danno una pena fisica . Passo in una nuova stanza , dove si sta costruendo una nuova pompa . Non mi curo di nulla . Guardo i minatori . Sono agitati . Ne saluto qualcuno che mi risponde con una indifferenza seria . Un giovine mi guarda nel viso , sporgendo il suo in avanti . Quando ho cercato di contraccambiare lo sguardo , è sparito . Che significava ? C ' è un altro sorvegliante ; un uomo alto e dagli occhi slargati , che mi dà alcune spiegazioni con sicurezza . Quello che mi ha accompagnato smozzica il lucignolo del suo lume . Voltandomi a sinistra , scorgo un ventilatore , dalle ali d ' acciaio , girare come un vortice affannoso , ronzando acutamente . Il sorvegliante s ' avvicina ad un operaio bruno e gracile , e gli parla all ' orecchio . L ' operaio guarda ora me ora il sorvegliante , tenendosi i pugni sui fianchi . Mi parve che egli fosse più degli altri rôso dalla fatica , e che la sua volontà si fosse ritratta per non più uscire . " Quell ' uomo non deve pensare a se stesso . La sua anima brutale , sofferente , è scomparsa nel tormento selvaggio dei sensi . Il lavoro , come un incubo eterno , ha succhiato il sangue nero della sua vita " . Il sorvegliante mi chiama , e mi dice se voglio vedere la porta che rattiene l ' acqua calda . Esito . Non volevo più saperne . Ma egli si era avviato , ed io lo seguo . In fondo ad un corridoio , largo ed alto un metro , scorsi una paletta di ferro : somigliava ad una vanga piantata nella terra . Ma il caldo era insopportabile : mi aveva ridotto di una debolezza estrema ... Temevo di sentirmi male . Dissi di risalire . Mi pareva che il tempo fosse lentissimo . Lasciai con un certo piacere quegli uomini . Pensai ch ' io fossi un loro nemico , com ' essi erano a me : ero diffidente d ' ogni più piccolo gesto . Entrando nella gabbia mi sentii inquieto . Il sorvegliante non mi disse più nulla . Però , a un certo punto della salita , domandò sorridendo : - Che ne pensa di quello che ha veduto ? Non ricordo la risposta che feci mentalmente : era un accozzo di sentimenti disparati e terribili . Perdurava in me la violenza delle sensazioni . Ma risposi così , con un sorriso nervoso ed evitando lo sguardo del mio compagno : - Io ? ... Vorrei che venissero a minare le nostre città . E dentro di me , ebbi un senso di timore . Mi parve di vedere una cosa lunga e bianca giacere di fianco ; mi accorsi che mi era cominciato a dolere la testa e che respiravo male . 19 ottobre 1903 . PAESAGGIO D ' OTTOBRE . Sorgono i monti turchini , e in cima la neve biancheggia , come un chiaro di sogno veduto da lontano . Pallidi i boschi , e rinchiusi tra poggi che scendono a valle , fremon a ' venti freddi , con le poche foglie vizze . È questo il mese maligno , che lascia squagliare nel fango i colori maliardi , pieni di nostri amori . L ' anima ancora si spoglia d ' orgogli fioriti in estate : nuda , ricerca il sole tiepido , e aspetta stanca , quasi ch ' un altro sorriso le giunga , invitandola a amare . Passano in fretta donne meste , con nere trecce : vanno lontano a morire in nebbie giallognole e verdi di visioni oppresse da la mestizia loro : sembrano foglie travolte dal vento , avviate ad un lago ; e un riso di pezzente s ' asconde dietro i tronchi . 21 ottobre 1903 . Come un ruscello di rose vermiglie , che scorra olezzante , lungo il mio verso nuoti radiante d ' amore : ridono i denti più bianchi di neve , la chioma respira dentro la luce , e il cielo splende su la tua fronte . Chinansi i rami fioriti di sopra al tuo corpo maliardo da le sponde esultanti in desiderii nuovi . Tu placida , non curante del ritmo , che lene ti spinge a plaghe di bellezza , stese ne la mia angoscia , socchiudi gli occhi che sono due sogni dell ' anima stanca e dolce t ' abbandoni al murmure avvolgente .