Miscellanea ,
AVVERTIMENTO
In
questo
libro
,
destinato
esclusivamente
ai
preti
e
ai
diaconi
,
noi
abbiamo
tentato
di
raccogliere
ciò
che
sarebbe
pericoloso
ignorassero
i
sarcerdoti
,
esercenti
il
ministero
della
confessione
,
e
ciò
che
non
può
essere
spiegato
negli
atti
pubblici
dei
seminarii
,
nè
confidato
indistintamente
a
giovani
alunni
senza
peccare
di
indecenza
.
Questo
trattato
si
svolge
intorno
al
VI
comandamento
del
Decalogo
e
ai
doveri
matrimoniali
,
e
contiene
una
quantità
di
questioni
di
pratica
quotidiana
che
non
di
rado
lasciano
indecisi
e
inquieti
i
più
dotti
confessori
,
i
quali
non
le
han
mai
finora
trovate
esposte
e
discusse
con
ordine
e
lucidità
:
gli
autori
di
teologia
morale
che
fino
ad
oggi
essi
hanno
potuto
avere
fra
le
mani
,
o
sono
troppo
rigidi
,
o
sono
incompleti
e
insufficienti
.
Perciò
abbiamo
stimato
far
cosa
utile
ai
giovani
preti
e
ai
diaconi
il
trattare
dei
peccati
contro
la
castità
e
dei
mutui
doveri
degli
sposi
.
Dopo
aver
letti
molti
libri
di
teologia
su
queste
materie
,
ci
proponemmo
di
contenerci
su
una
via
di
mezzo
tra
la
soverchia
severità
e
la
soverchia
indulgenza
.
Nè
agimmo
in
ciò
a
capriccio
,
ma
abbiamo
specialmente
fatto
fondamento
sui
giudizii
dei
migliori
autori
.
Perciò
chiunque
non
volesse
sottoscrivere
alle
nostre
sentenze
,
potrà
consultare
altre
opere
,
bilanciare
le
diverse
opinioni
e
scegliere
con
cognizione
di
causa
quanto
gli
sembrerà
più
probabile
.
Ciò
che
è
certo
,
è
che
i
nostri
intendimenti
sono
ispirati
da
retto
fine
;
e
ne
chiamiamo
giudici
i
lettori
.
Ci
affrettiamo
però
a
pregarli
di
non
accusarci
di
mollezza
nè
di
voler
abusare
delle
nostre
decisioni
,
de
'
nostri
principii
,
delle
nostre
eccezioni
,
nè
di
favorire
una
perniciosa
rilassatezza
nei
costumi
.
Raccomandiamo
ai
lettori
cautela
e
specialmente
la
prudenza
,
che
è
l
'
occhio
di
tutte
le
altre
virtù
:
pesino
bene
con
maturo
giudizio
motivi
e
circostanze
.
Del
resto
,
li
supplichiamo
instantemente
,
in
nome
della
verità
,
a
indicarci
gli
errori
,
nei
quali
possiamo
essere
caduti
.
Molti
ci
hanno
espresso
il
desiderio
di
vedere
questo
nostro
libro
,
annesso
alle
nostre
opere
complete
che
portano
il
titolo
Istituzioni
teologiche
.
Ma
la
grave
ragione
che
ce
lo
fece
pubblicare
separato
fin
dal
principio
,
sussiste
sempre
per
indurci
a
mantenere
questo
Manuale
diviso
da
Opere
destinate
a
correre
liberamente
fra
le
mani
di
tutti
i
seminaristi
senza
distinzione
alcuna
.
PARTE
PRIMA
DISSERTAZIONE
Sul
VI
Comandamento
del
Decalogo
Questo
lubrico
argomento
essendo
sempre
,
per
la
nostra
fragilità
,
pericoloso
non
lo
si
deve
studiare
che
per
necessità
,
con
animo
vigilante
,
con
retto
fine
,
e
invocando
la
suprema
assistenza
di
Dio
.
Chiunque
facesse
troppo
a
fidanza
colle
proprie
forze
,
e
si
gettasse
perciò
in
questo
argomento
senza
discrezione
e
senza
prudenza
,
non
ne
uscirebbe
certamente
illeso
,
poichè
dice
la
Scrittura
(
Eccl
.
3
,
27
)
:
Chi
ama
il
pericolo
,
in
esso
perirà
.
Conviene
invocare
frequentemente
il
patrocinio
della
Vergine
Santissima
,
specialmente
al
primo
insorgere
delle
tentazioni
,
e
usare
una
giaculatoria
come
la
seguente
:
«
O
Vergine
purissima
,
monda
il
mio
cuore
e
la
mia
carne
colla
tua
santissima
verginità
e
la
tua
immacolata
concezione
.
Così
sia
.
»
Il
sesto
e
il
nono
precetto
del
Decalogo
,
espressi
in
testa
al
20
.
dell
'
Esodo
,
v
.
14
e
17
,
evidentemente
equivalgono
,
e
perciò
giudicammo
di
trattarli
sotto
uno
stesso
titolo
.
Come
si
proibisce
,
sotto
il
titolo
di
furto
,
qualsiasi
usurpazione
della
cosa
altrui
,
così
sotto
il
titolo
di
lussuria
(
)
,
si
condanna
ogni
azione
ogni
peccato
contro
la
castità
.
La
castità
detta
cosi
perchè
proviene
dal
verbo
castigare
,
che
indica
freno
alle
concupiscenze
(
dice
S
.
Tomaso
,
22
,
q
.
151
,
art
.
1
)
,
è
una
virtù
morale
che
modera
i
diletti
venerei
a
seconda
dei
dettami
della
ragione
.
Essa
è
una
virtù
speciale
,
imperocchè
ha
un
oggetto
distinto
:
le
è
annessa
la
pudicizia
,
che
deriva
dal
pudore
la
quale
per
un
verecondo
rispetto
della
dignità
umana
rifugge
talora
anco
da
cose
che
potrebbero
essere
lecite
.
Triplice
è
la
castità
,
cioè
:
castità
coniugale
,
castità
vedovile
e
castità
verginale
.
La
castità
coniugale
modera
l
'
uso
del
matrimonio
secondo
i
dettami
della
ragione
;
la
castità
vedovile
consiste
nell
'
astinenza
da
ogni
atto
venereo
,
dopo
disciolto
il
matrimonio
;
la
castità
verginale
aggiunge
alla
astinenza
perfetta
,
l
'
integrità
della
carne
.
La
verginità
dunque
può
essere
considerata
come
uno
stato
materiale
e
come
una
virtù
.
Come
stato
,
consiste
nell
'
integrità
della
carne
cioè
nel
non
aver
mai
consumato
atto
venereo
;
come
virtù
,
è
la
perfetta
astinenza
da
ogni
azione
volontaria
e
da
ogni
diletto
opposti
alla
castità
,
col
proposito
di
mantenersi
sempre
in
questa
astinenza
.
Lo
stato
verginale
è
dunque
una
cosa
molto
distinta
dalla
virtù
verginale
.
Lo
stato
verginale
può
essere
rotto
da
atti
involontarii
,
per
esempio
,
da
commercio
carnale
violento
;
e
una
volta
distrutto
,
non
lo
si
può
più
ristabilire
,
imperocchè
non
è
più
possibile
far
ritornare
la
carne
nella
sua
primitiva
integrità
.
Non
si
possono
chiamare
vergini
nemmeno
i
coniugati
nè
coloro
che
si
corruppero
all
'
infuori
del
matrimonio
,
abbenchè
sieno
poscia
diventati
penitenti
e
santi
.
La
virtù
verginale
invece
,
lesa
da
un
peccato
che
a
lei
e
contrario
ma
che
però
non
è
stato
consumato
,
nè
predisposto
pel
matrimonio
,
può
essere
riparata
colla
remissione
del
peccato
,
o
colla
riassunzione
del
proponimento
di
mantenersi
per
sempre
in
castità
.
E
siccome
la
virtù
non
risiede
in
una
data
condizione
corporale
,
ma
in
una
condizione
dell
'
anima
,
così
la
virtù
della
verginità
non
scompare
in
forza
di
atti
involontarii
,
abbenchè
questi
ledano
la
carne
.
Per
questa
ragione
,
l
'
aureola
gloriosa
destinata
in
cielo
ai
vergini
non
potrà
esser
mai
conseguita
da
coniugi
o
da
chi
,
all
'
infuori
del
matrimonio
,
avrà
consumato
un
atto
carnale
,
quantunque
costoro
possano
essere
santi
;
ma
otterranno
questa
aureola
di
gloria
soltanto
coloro
che
avranno
sempre
conservata
la
virtù
della
verginità
,
ovvero
l
'
avranno
ricuperata
.
Non
cessano
quindi
d
'
esser
virtuosamente
vergini
coloro
,
che
soggiaciono
involontariamente
ad
una
forza
,
a
cui
si
mostrarono
renitenti
.
Contraria
alla
castità
è
la
lussuria
,
sia
essa
consumata
o
non
consumata
,
naturale
o
contro
natura
.
Perciò
parleremo
:
1
.
Della
lussuria
in
genere
;
2
.
Delle
specie
di
lussuria
naturale
consumata
.
3
.
Delle
specie
di
lussuria
consumata
contro
natura
;
4
.
Dei
peccati
di
lussuria
non
consumata
;
5
.
Delle
cause
,
degli
effetti
e
dei
rimedii
della
lussuria
.
CAPO
I
.
Della
lussuria
in
genere
La
lussuria
che
viene
dal
verbo
lussare
è
così
chiamata
perchè
la
proprietà
di
questo
vizio
è
quella
di
indebolire
e
rompere
le
energie
dell
'
anima
e
del
corpo
:
percìò
si
chiama
talvolta
anche
dissolutezza
;
e
dissoluti
appellansi
coloro
che
a
questo
vizio
si
abbandonano
.
Esattamente
la
si
definisce
:
Appetito
disordinato
dei
piaceri
venerei
.
Denominansi
venerei
questi
piaceri
,
perchè
si
connettono
alla
generazione
,
a
cui
presiedeva
,
secondo
i
pagani
,
la
Dea
Venere
.
PROPOSIZIONE
.
La
lussuria
è
per
se
stessa
un
peccato
mortale
.
Questa
proposizione
viene
comprovata
dalla
Sacra
Scrittura
,
dal
consenso
dei
Santi
Padri
e
dei
teologi
,
e
dalla
ragione
.
1
.
Sacra
Scrittura
:
Epist
.
ai
Gal
.
5
,
19
e
21
:
«
É
evidente
che
coloro
i
quali
compiono
opere
carnali
,
come
la
fornicazione
,
l
'
impurità
,
l
'
impudicizia
,
la
lussuria
,
e
altre
cose
simili
,
ch
'
io
vi
esposi
come
or
vi
espongo
,
non
entreranno
nel
regno
de
'
Cieli
,
»
2
.
Santi
Padri
e
teologi
sono
unanimi
nell
'
insegnare
che
il
peccato
della
lussuria
è
,
per
natura
sua
,
mortale
.
3
.
La
ragione
dice
che
i
piaceri
venerei
furono
dalla
ment
del
Creatore
unicamente
destinati
alla
propagazione
del
genere
umano
;
quindi
lo
invertire
la
natura
è
un
grave
disordine
e
perciò
un
peccato
mortale
.
Per
cui
si
domanda
:
Se
la
lussuria
sia
per
sè
un
peccato
tanto
mortale
da
escludere
,
la
leggerezza
di
materia
,
vale
a
dire
se
egli
può
essere
,
per
pochezza
di
sostanza
,
veniale
.
R
.
1
.
Le
specie
di
lussuria
consumata
,
sia
naturaIe
,
sia
contro
natura
,
a
cui
accennammo
,
non
ammettono
leggerezza
di
materia
.
Infatti
,
non
ripugna
forse
manifestamente
che
si
possa
abbandonarsi
a
fornicazioni
o
a
polluzioni
volontarie
,
le
quali
non
abbiano
in
sè
che
una
leggiera
sostanza
peccaminosa
?
R
.
2
.
Il
piacere
puramente
organico
,
quello
cioè
che
nasce
naturalmente
dai
nostri
organi
,
come
sarebbe
,
per
esempio
,
la
soddisfazione
di
contemplare
una
bellezza
,
d
'
ascoltare
una
melodia
,
di
toccare
un
oggetto
molle
e
morbido
,
ecc
.
,
è
un
piacere
ben
distinto
dal
piacere
venereo
,
e
può
benissimo
essere
materialmente
lieve
,
imperocchè
questo
diletto
non
è
in
sè
cattivo
,
avendolo
lo
stesso
Iddio
annesso
ai
sensi
per
un
fine
legittimo
;
non
può
dunque
essere
un
peccato
mortale
,
se
non
in
ragione
del
pericolo
che
ne
potrebbe
risultare
insistendo
in
esso
:
ma
può
benissimo
darsi
che
in
certe
persone
cotesto
pericolo
non
sia
affatto
grave
.
Così
è
di
quei
baci
,
che
non
sono
che
un
'
innocente
soddisfazione
organica
.
Di
questo
parere
sono
Sant
'
Antonino
,
Sanchez
,
Henno
,
Comitols
,
Sylvius
,
Boudart
,
Billuart
,
Collet
contro
Cajetano
,
Diana
,
la
Scuola
di
Salamanca
e
San
Liguori
,
l
.
3
,
n
416
,
ecc
.
Dunque
,
non
pecca
mortalmente
quegli
che
si
diletta
soltanto
nel
contemplare
una
bella
donna
,
nel
toccarle
la
morbida
mano
,
senza
altro
sentire
,
senza
esporsi
al
grave
pericolo
di
andar
più
in
là
.
Ma
ben
di
rado
va
immune
da
peccato
chi
s
'
arresta
a
lungo
in
tali
compiacenze
,
ordinariamente
pericolose
,
in
ispecial
modo
se
provenienti
dal
tatto
.
Quegli
che
si
arresta
in
tali
compiacenze
non
può
andare
esente
da
grave
peccato
,
se
non
nel
caso
di
inavvertenza
o
di
mancanza
di
consentimento
.
Ma
vi
sono
molte
persone
,
siffattamente
costituite
,
che
basta
loro
il
menomo
piacere
organico
volontario
per
essere
esposti
ad
un
grave
pericolo
.
R
.
3
.
Il
piacere
venereo
,
può
essere
destato
direttamente
o
indirettamente
,
per
sè
stesso
o
nella
sua
causa
,
come
se
alcuno
compisse
un
'
azione
dalla
quale
scaturisse
,
indipendentemente
dalla
sua
volontà
,
il
piacere
.
Generalmente
i
teologi
ammettono
che
il
solo
piacere
,
indirettamente
prodotto
,
possa
essere
materialmente
lieve
.
Per
esempio
:
non
pecca
mortalmente
chi
fa
una
cosa
venialmente
cattiva
,
od
anche
lecita
,
dalla
quale
prevede
che
gli
verranno
delle
involontarie
emozioni
carnali
,
che
non
saprà
efficacemente
reprimere
.
In
questo
caso
,
vuolsi
che
ll
peccato
sia
veniale
,
non
per
insufficienza
di
materia
,
ma
per
mancanza
di
assenso
.
R
.
4
.
Il
piacere
venereo
,
voluto
direttamente
,
lo
si
può
verificare
negli
sposi
e
negli
scapoli
:
negli
sposi
,
è
lecito
semprechè
sia
coordinato
all
'
atto
coniugale
.
Se
poi
avviene
all
'
infuori
di
codesto
atto
,
e
per
opera
d
'
uno
solo
dei
coniugi
,
senza
che
vi
sia
grave
pericolo
d
'
incontinenza
,
è
reputato
comunemente
peccato
veniale
,
perchè
si
mantiene
sempre
in
un
ambiente
lecito
.
Ma
su
ciò
ci
diffonderemo
altrove
.
La
questione
or
si
riduce
a
sapere
se
il
piacere
venereo
voluto
direttamente
,
all
'
infuori
del
matrimonio
,
sia
lieve
di
materia
.
Generalmente
gli
autori
sostengono
,
contro
Caramuel
e
pochi
altri
,
che
un
tale
piacere
non
è
mai
peccato
veniele
per
insufficienza
di
materia
,
e
si
sforzano
di
comprovarlo
:
1
.
Coll
'
autorità
di
Alessandro
VII
,
il
quale
nell
'
anno
1664
condannò
la
seguente
proposizione
:
«
Si
opina
probabilmente
che
un
bacio
,
dato
per
sentire
un
diletto
carnale
da
esso
proveniente
,
escluso
però
il
pericolo
di
ulteriori
brame
e
di
polluzioni
,
non
sia
che
un
peccato
veniale
.
»
Cotesta
proposizione
fu
condannata
,
per
il
motivo
che
per
diletto
carnale
si
suole
intendere
un
diletto
o
piacere
venereo
;
non
è
dunque
probabile
che
questo
piacere
,
per
quanto
sia
limitato
,
sia
solamente
un
peccato
veniale
.
2
.
La
ragione
ci
dice
che
noi
siamo
così
propensi
per
la
nostra
indole
corrotta
al
vizio
della
lussuria
che
basta
spesso
una
menoma
causa
per
produrre
grandi
effetti
perciò
data
l
'
ipotesi
di
un
consenso
diretto
al
piacere
venereo
,
si
va
incontro
sempre
all
'
imminente
pericolo
di
un
ulteriore
consenso
o
di
una
polluzione
;
cosa
che
non
avviene
con
altri
vizi
.
Il
padre
Acquaviva
quindi
,
superiore
generale
della
Compagnia
di
Gesù
,
proibiva
,
sotto
pena
di
scomunica
,
a
tutti
i
religiosi
da
esso
dipendenti
di
allontanarsi
,
nei
loro
insegnamenti
dalla
sentenza
che
ammette
non
esservi
nel
piacere
venereo
leggerezza
di
materia
.
Dunque
,
è
peccato
mortale
il
dilettarsi
deliberatamente
in
qualsiasi
emozione
carnale
,
ancorchè
eccitata
casualmente
.
CAPO
II
.
Delle
diverse
specie
della
lussuria
naturale
consumata
.
La
lussuria
dicesi
naturale
allorquando
non
è
in
opposizione
all
'
umana
natura
,
alla
propagazione
del
genere
umano
.
E
'
dunque
carnale
l
'
accoppiamento
dell
'
uomo
colla
donna
,
se
compiuto
per
generare
,
abbenchè
avvenga
senza
matrimonio
,
e
si
consumi
,
versando
il
seme
dell
'
uomo
nella
vagina
della
donna
.
Sei
sono
le
differenti
specie
di
questa
lussuria
,
cioè
:
la
fornicazione
,
lo
stupro
,
il
ratto
,
l
'
incesto
e
il
sacrilegio
,
di
cui
parleremo
distesamente
.
ARTICOLO
I
.
Della
fornicazione
.
La
fornicazione
è
l
'
accoppiamento
,
mutuamente
acconsentito
,
fra
un
uomo
libero
e
una
donna
libera
che
non
sia
vergine
.
Noi
diciamo
.
1
.
Fra
un
uomo
libero
,
cioè
,
fra
un
uomo
,
al
quale
non
viene
inibito
l
'
atto
colpevole
,
nè
da
vincolo
matrimoniale
,
nè
di
parentela
,
nè
di
affinità
,
nè
d
'
ordine
sacro
o
di
voto
,
ma
soltanto
dal
precetto
della
castità
.
2
.
E
una
donna
libera
che
non
sia
vergine
,
il
che
sarebbe
una
fornicazione
semplice
,
molto
diversa
dallo
stupro
,
di
cui
fra
poco
tratteremo
.
8
.
Mutuamente
acconsentito
;
e
perciò
la
fornicazione
si
distingue
dal
ratto
.
V
'
hanno
tre
specie
di
fornicazione
,
cioè
fornicazione
semplice
,
concubinato
e
prostituzione
,
delle
quali
parleremo
in
tre
distinti
paragrafi
.
§
I
.
Della
fornicazione
semplice
.
La
fornicazione
semplice
è
quella
che
si
esercita
transitoriamente
con
una
o
con
più
donne
.
Nicolaiti
e
i
Gnostici
,
eretici
impuri
dei
primi
secoli
,
appoggiandosi
a
ragioni
diverse
,
proclamavano
lecita
la
fornicazione
semplice
;
Durando
,
invocando
il
diritto
naturale
,
la
reputava
soltanto
peccato
veniale
,
che
non
diventava
mortale
,
se
non
pel
solo
diritto
positivo
;
Caramuel
,
spingendosi
piú
oltre
asseriva
non
essere
essa
una
cosa
intrinsecamente
cattiva
,
ma
soltanto
proibita
dalla
legge
positiva
.
PROPOSIZIONE
.
La
fornicazione
semplice
é
intrinsecamente
cattiva
ed
è
peccato
mortale
.
PROVA
.
Questa
proposizione
,
da
tutti
i
moralisti
cristiani
ammessa
,
è
provata
dalla
Sacra
Srittura
,
dalla
testimonianza
dei
Santi
Padri
,
dall
'
autorità
dei
Concilii
e
de
'
Sommi
Pontefici
,
e
dalla
ragione
.
1
.
Dalla
Sacra
Scrittura
:
Fra
i
molti
testi
che
si
potrebbero
da
noi
citare
,
prescegliamo
i
seguenti
:
(
I
.
ai
Corint
.
6
,
9
e
10
)
Non
possederanno
il
regno
di
Dio
nè
i
fornicatori
,
nè
gli
adoratori
degli
idoli
,
nè
gli
adulteri
.
Ai
Gal
.
5
,
19
e
21
,
come
sopra
.
Agli
Ef
.
55
:
sappiate
che
nè
il
fornicatore
nè
l
'
impudico
non
ha
eredità
nel
regno
di
Cristo
e
di
Dio
.
Il
beato
Giovanni
nell
'
Apocalisse
.
21
,
8
,
dice
che
la
vita
futura
dei
fornicatori
è
in
uno
stagno
di
fuoco
e
di
zolfo
.
Non
v
'
ha
dubbio
che
,
secondo
questi
testi
,
le
impurità
l
'
adulterio
,
il
culto
idolatra
,
sono
intrinsecamente
cattivi
,
e
sono
peccati
mortali
.
2
.
Testimonianza
dei
Santi
Padri
:
(
S
.
Fulgenzio
,
Ep
.
I
,
cap
.
4
)
Non
vi
può
essere
fornicazione
senza
grave
peccato
.
S
.
Crisostomo
,
omel
.
22
.
ai
Corint
.
Quante
volte
avrai
fornicato
con
male
donne
tante
volte
ti
sarai
da
te
stesso
condannato
.
3
.
Autorità
dei
Concilii
e
de
'
Sommi
pontefici
:
Concil
.
vien
.
Clemente
,
l
.
5
,
tit
.
3
,
cap
.
3
,
condanna
questa
proposizione
del
Beghini
:
«
Quando
non
è
suggerito
dalla
natura
,
è
peccato
mortale
financo
il
bacio
della
donna
;
ma
quando
la
natura
comanda
e
soprattutto
quando
la
tentazione
domina
,
non
è
peccato
mortale
nemmeno
l
'
atto
carnale
.
»
Il
Concil
.
Trid
.
sess
.
24
,
cap
.
8
della
riform
.
matr
.
,
dichiara
grave
peccato
il
concubinato
.
Innocenzo
VI
,
nel
1679
,
condannò
la
seguente
proposizione
di
Caramuel
:
«
E
'
chiaro
che
la
fornicazione
non
ha
in
se
malizia
alcuna
,
ed
è
cattiva
solo
perchè
è
proibita
:
l
'
opinione
contraria
ci
sembra
in
opposizione
alla
ragione
.
»
4
.
La
ragione
poi
dice
:
L
'
unione
carnale
è
lecita
se
coordinata
alla
generazione
della
prole
;
questo
è
il
suo
scopo
;
ma
non
basta
procrear
figli
,
bisogna
nutrirli
,
allevarli
,
istruirli
,
da
ciò
,
l
'
obbligo
naturale
nei
genitori
di
compiere
tutti
quei
doveri
che
richiedono
una
lunga
coabitazione
.
Ora
,
la
semplice
fornicazione
è
evidentemente
contraria
a
questi
doveri
,
imperciocchè
,
di
sua
natura
,
è
un
atto
passeggiero
,
e
non
obbliga
i
fornicatori
ad
alcun
vincolo
di
coabitazione
.
Dunque
la
fornicazione
è
intrinsecamente
cattiva
.
Inoltre
,
il
bene
della
società
dipende
da
una
retta
istituzione
delle
famiglie
;
e
la
retta
istituzione
delle
famiglie
suppone
il
matrimonio
;
dunque
anco
la
semplice
fornicazione
,
che
distrugge
i
diritti
,
i
doveri
e
i
vantaggi
matrimoniali
,
è
,
di
sua
natura
,
pessima
cosa
.
La
fornicazione
poi
con
persona
eretica
o
infedele
,
è
peccato
ancor
più
grave
,
in
quanto
che
ridonda
in
obbrobrio
alla
vera
religione
.
Ma
tu
dirai
,
1
.
:
Dio
ordinò
ad
Osea
,
c
.
I
.
v
.
2
.
di
prendere
in
moglie
una
donna
fornicatrice
;
e
negli
Atti
Apost
.
15
,
19
,
la
fornicazione
è
proibita
per
la
stessa
ragione
,
che
è
proibito
il
cibo
della
carne
delle
vittime
e
degli
animali
soffocati
,
e
del
sangue
;
dunque
la
fornicazione
non
è
cosa
cattiva
se
non
in
virtù
della
legge
positiva
.
R
.
Nego
la
conseguenza
.
Infatti
,
1
.
Dio
ordinò
ad
Osea
non
già
di
fornicare
,
ma
di
prendere
in
moglie
una
donna
che
avea
fornicato
,
il
che
è
ben
altra
cosa
.
2
.
La
fornicazione
è
espressamente
proibita
dagli
Apostoli
perchè
i
pagani
pretendevano
che
fosse
lecita
,
e
nei
loro
Atti
non
dicono
che
essa
non
sia
proibita
dal
diritto
divino
e
naturale
:
l
'
antica
legge
l
'
aveva
già
condannata
più
volte
,
1
.
col
sesto
comandamento
del
Decalogo
,
2
.
perchè
la
giovane
che
si
lasciava
togliere
la
sua
verginità
veniva
lapidata
come
malfattrice
in
Israel
(
Deut
.
22
,
21
,
)
3
.
perchè
Dio
aveva
detto
a
Mosè
:
Tra
le
figlie
e
figli
d
'
Israele
non
vi
sieno
nè
meretrici
nè
fornicatori
(
Deut
.
23
,
17
)
.
Tu
dirai
,
2
.
Coloro
che
fornicano
volontariamente
non
fanno
offesa
ad
alcuno
;
dunque
non
fanno
cosa
cattiva
in
sè
stessa
.
R
.
Nego
la
conseguenza
.
La
fornicazione
non
è
già
cosa
cattiva
perchè
rechi
offesa
a
qualcuno
,
ma
perchè
viola
un
ordine
istituito
da
Dio
.
Tu
obbietterai
che
meglio
è
generare
colla
fornicazione
che
non
generare
affatto
;
e
che
perciò
generando
in
questo
modo
,
non
si
viola
l
'
ordine
voluto
da
Dio
.
R
.
Nego
la
conseguenza
.
Noi
abbiamo
già
visto
che
secondo
l
'
intenzione
del
Creatore
,
non
basta
il
procrear
figli
.
Di
più
,
l
'
esposta
obbiezione
tenderebbe
a
provare
essere
lecito
l
'
adulterio
,
imperocchè
meglio
sarebbe
allora
generare
figli
per
adulterio
che
non
generarne
punto
.
Si
connettono
alla
fornicazione
la
prostituzione
ed
il
concubinato
,
e
perciò
ne
parleremo
ora
brevemente
.
§
II
.
Del
concubinato
.
Il
concubinato
è
il
commercio
fra
un
uomo
libero
e
una
donna
libera
,
i
quali
convivono
come
se
fossero
in
matrimonio
,
o
sotto
lo
stesso
tetto
,
o
in
separate
abitazioni
.
È
certo
che
il
concubinato
,
inteso
così
,
è
un
peccato
molto
più
grave
della
semplice
fornicazione
,
perchè
c
'
è
l
'
abituale
disposizione
dello
spirito
a
peccare
e
perciò
è
questo
un
caso
che
dev
'
essere
nettamente
svelato
nella
confessione
.
Il
Concilio
di
Trento
,
sess
.
21
,
c
.
8
,
Della
rifor
.
mat
.
decretava
gravi
pene
contro
i
concubinarii
,
e
(
nella
sess
.
52
,
c
.
14
Della
rifor
.
)
contro
i
preti
che
si
danno
vergognosamente
a
questo
vizio
;
ma
queste
pene
devono
essere
pronunciate
con
sentenza
,
e
molte
fra
esse
non
furono
mai
accettate
in
Francia
,
come
,
per
esempio
,
quella
della
espulsione
dei
concubinarii
dalla
città
o
dalla
diocesi
,
invocando
,
ove
il
bisogno
lo
richiedesse
,
il
braccio
secolare
.
Cionondimeno
,
questo
male
è
presso
di
noi
giudicato
tanto
grave
quanto
lo
è
presso
altri
popoli
.
Si
domanda
se
il
concubino
può
essere
assolto
prima
che
lasci
la
concubina
.
R
.
1
.
Se
il
concubinato
è
stato
pubblico
,
nè
il
concubino
,
nè
la
concubina
possono
REGOLARMENTE
essere
assolti
,
benchè
appaiano
contriti
,
se
prima
non
avvenga
una
pubblica
separazione
imperocchè
è
necessaria
una
riparazione
proporzionata
allo
scandalo
,
e
questa
riparazione
non
si
può
regolarmente
ottenere
che
colla
separazione
.
Per
ciò
,
parecchi
autori
concludono
che
quegli
il
quale
è
reputato
concubinario
,
benchè
tale
non
sia
mai
stato
,
o
abbia
cessato
di
esserlo
da
molto
tempo
,
nondimeno
è
obbligato
,
per
evitare
scandalo
,
di
allontanare
o
abbandonare
la
donna
sulla
quale
pesa
una
pessima
fama
.
Così
Billuart
,
t
.
13
,
p
.
351
.
E
ciò
diventa
tanto
più
vero
quando
si
tratta
di
preti
,
ai
quali
deve
importare
sommamente
di
conservare
buona
fama
,
ed
una
volta
che
questa
è
lesa
;
non
la
possono
ricuperare
se
non
rompendo
immediatamente
ogni
relazione
colla
donna
sospetta
.
Dissi
regolarmente
poichè
se
il
concubinario
,
benchè
messo
alle
strette
,
non
possa
lasciare
la
donna
,
o
,
lasciatala
,
è
rimasto
solo
,
non
abbia
chi
lo
aiuti
nelle
sue
necessità
,
allora
dev
'
essere
assolto
,
e
munito
all
'
occorrenza
degli
ultimi
sacramenti
della
Chiesa
,
semprechè
sia
riconosciuto
contrito
,
e
pubblicamente
prometta
che
,
appena
lo
possa
,
allontanerà
da
sè
quella
donna
,
rompendo
con
essa
qualunque
relazione
;
in
questo
caso
si
ripara
allo
scandalo
come
si
può
,
imperocchè
nessuno
è
tenuto
all
'
impossibile
.
A
più
forte
ragione
devono
amministrarsi
i
sacramenti
della
Chiesa
alla
concubina
pentita
della
sua
vita
passata
e
fermamente
deliberata
di
non
più
peccare
nell
'
avvenire
benchè
non
le
sia
ancora
possibile
lasciare
l
'
abitazione
del
suo
concubino
,
o
perchè
inacerbirebbe
maggiormente
la
propria
condizione
,
o
perchè
si
esporrebbe
a
qualche
imminente
pericolo
,
o
perchè
non
troverebbe
altrove
un
rifugio
.
Eccettuati
questi
casi
,
si
deve
sempre
esigere
la
separazione
,
anche
in
extremis
;
e
la
confessione
del
moribondo
non
può
essere
accolta
prima
che
sia
stata
data
a
Dio
ed
agli
uomini
una
soddisfazione
col
rigetto
della
concubina
,
ovvero
coll
'
allontanarsene
spontaneamente
.
R
.
2
.
Ma
se
il
concubinato
è
occulto
cessato
che
sia
o
no
il
commercio
si
deve
innanzi
tutto
consigliare
la
separazione
,
imperocchè
è
impossibile
,
perdurando
la
coabitazione
,
di
non
essere
indotti
in
qualche
pericolo
.
Ma
siamo
d
'
avviso
che
non
si
debba
esigere
la
separazione
minacciando
il
diniego
d
'
assoluzione
,
specialmente
se
si
prevede
con
ciò
uno
scandalo
,
la
perdita
della
riputazione
o
qualche
altro
danno
.
Noi
supponiamo
che
il
proponimento
di
non
più
peccare
si
ritenga
sincero
;
e
che
si
abbia
speranza
ch
'
esso
non
muti
.
Così
Navarrus
,
Billuart
,
S
.
Liguori
,
e
più
altri
Se
poi
,
non
ostante
questo
proponimento
,
c
'
è
ricaduta
,
devesi
sospendere
l
'
assoluzione
,
ed
ingiungersi
ordinariamente
la
separazione
,
imperocchè
in
questo
caso
non
si
ritiene
più
probabile
un
proponimento
perseverante
.
Ma
se
il
commercio
illecito
non
è
cessato
volontariamente
,
che
si
deve
fare
?
R
.
1
.
Se
il
penitente
è
agli
estremi
di
vita
,
e
detesta
i
suoi
peccati
,
dev
'
essere
assolto
e
munito
dei
Sacramenti
,
sotto
le
condizioni
espresse
più
sopra
nella
spiegazione
data
alla
parola
regolarmente
,
senza
però
essere
obbligato
ad
una
promessa
davanti
a
testimonii
.
R
.
2
.
Se
poi
la
morte
non
è
imminente
,
il
penitente
che
vive
segretamente
in
concubinato
,
non
può
essere
ORDINARIAMENTE
assolto
se
prima
non
compie
la
separazione
,
senza
la
quale
egli
è
sempre
nella
occasione
prossima
di
peccare
,
occasione
che
un
alto
precetto
naturale
e
divino
ci
inculca
di
fuggire
.
Perciò
Alessandro
VII
condannò
la
seguente
proposizione
:
«
Non
è
obbligato
il
concubinario
ad
allontanare
la
sua
concubina
se
questa
gli
fosse
tanto
utile
da
abbellirgli
il
banchetto
della
vita
,
se
senza
di
lei
trascinerebbe
una
miserrima
esistenza
perchè
i
cibi
apprestatigli
da
altra
donna
non
gli
farebbero
pro
,
e
perchè
assai
difficilmente
potrebbe
trovare
un
'
altra
domestica
»
In
questa
proposizione
si
suppone
il
proponimento
implicito
di
non
peccare
:
ma
ciò
è
falso
,
imperocchè
il
pericolo
esiste
sempre
.
Dissi
ordinariamente
,
per
la
ragione
che
vi
hanno
dei
casi
nei
quali
si
deve
impartire
la
assoluzione
sulla
sola
promessa
di
separazione
ed
anche
sul
solo
proponimento
di
non
peccare
in
seguito
;
cioè
:
1
.
Se
,
da
speciali
indizii
,
il
penitente
lo
si
ritiene
contrito
,
e
se
egli
prometta
alla
prima
o
alla
seconda
ammonizione
,
di
cessare
d
'
aver
commercio
colla
concubina
.
2
.
Se
dal
rifiuto
della
assoluzione
ne
dovesse
seguire
grave
scandalo
o
grave
infamia
,
come
avverrebbe
ad
una
giovane
,
sospettata
disonesta
,
se
non
la
si
vedesse
più
ad
accostarsi
alla
santa
Comunione
o
come
avverrebbe
ad
un
prete
se
il
non
vederlo
più
a
celebrare
la
messa
parrocchiale
producesse
scandalo
fra
il
popolo
.
In
questi
casi
,
la
vera
contrizione
si
presume
.
3
.
Non
si
deve
esigere
la
separazione
se
è
impossibile
come
quando
per
esempio
,
una
figlia
od
un
figlio
di
famiglia
pecca
con
un
domestico
od
una
domestica
della
casa
paterna
.
Quelli
che
si
trovano
in
tale
condizione
devono
dapprima
essere
esperimentati
colla
sospensione
dell
'
assoluzione
;
e
quand
'
essi
rimovessero
da
sè
l
'
occasione
di
colpe
prossime
,
o
mostrassero
di
ritrarsi
sinceramente
dal
peccato
,
si
dovrà
loro
accordare
l
'
assoluzione
.
4
.
Quando
due
concubinarii
vivono
segretamente
,
ovvero
sono
solamente
sospetti
di
relazione
impudica
,
non
si
può
pronunciare
la
loro
separazione
senza
provocate
nel
tempo
stesso
uno
scandalo
e
infamarli
bisogna
allora
tentare
il
ravvedimento
,
sospendendo
loro
l
'
assoluzione
,
ma
concedendola
poscia
,
se
perseverano
in
ogni
modo
nei
loro
propositi
.
Dice
Billuart
t
.
13
.
p
.
352
,
che
in
questo
caso
,
egli
non
condannerebbe
nè
il
penitente
nè
il
confessore
.
Nè
io
sarei
certamente
più
rigoroso
di
lui
.
§
.
III
.
Della
prostituzione
.
La
prostituzione
può
essere
considerata
come
uno
stato
o
come
un
atto
.
Come
stato
è
la
condizione
della
donna
pronta
per
tutti
,
e
generalmente
veniale
;
come
atto
,
è
l
'
unione
carnale
di
un
uomo
con
una
tal
donna
,
o
di
una
tal
donna
coll
'
uomo
che
capita
.
E
'
certo
che
la
prostituta
pecca
più
gravemente
che
la
semplice
fornicatrice
od
anche
la
concubina
,
tanto
riguardo
alla
disposizione
dell
'
animo
,
quanto
allo
scandalo
e
al
nocumento
che
si
reca
alla
generazione
.
Perciò
le
meretrici
furono
sempre
considerate
come
la
feccia
e
l
'
obbrobrio
della
specie
umana
.
Non
basta
dunque
che
una
meretrice
dica
al
confessionale
quante
volte
abbia
fornicato
,
ma
deve
dichiarare
il
suo
stato
di
prostituta
.
Silvius
,
Billuart
e
Dens
ed
altri
teologi
insegnano
,
come
probabile
,
che
l
'
uomo
,
il
quale
usi
con
una
meretrice
,
non
è
obbligato
a
dichiarare
questa
circostanza
,
perchè
,
tutto
considerato
,
tale
fornicazione
non
ha
ai
loro
occhi
una
gravità
più
saliente
.
Non
è
inutile
che
qui
riferiamo
quanto
il
Codice
penale
(
Francese
)
statuisce
contro
i
corruttori
:
«
Chiunque
avrà
attentato
ai
costumi
,
eccitando
,
favorendo
o
facilitando
abitualmente
la
dissolutezza
o
la
corruzione
di
giovani
dell
'
uno
o
dell
'
altro
sesso
al
di
sotto
dell
'
età
di
21
anni
sarà
punito
colla
prigione
da
6
mesi
a
2
anni
e
con
un
'
ammenda
da
50
lire
a
500
.
«
Se
la
prostituzione
o
corruzione
è
stata
eccitata
,
favorita
o
facilitata
dai
loro
padri
,
madri
,
tutori
o
alrre
persone
incaricate
della
loro
sorveglianza
,
la
pena
sarà
da
2
anni
a
5
anni
di
prigione
,
e
da
300
lire
a
1000
d
'
ammenda
.
(
art
.
334
)
.
Inoltre
,
a
termini
del
'
art
.
335
dello
stesso
Codice
,
se
è
reo
il
tutore
,
a
questi
sarà
tolta
giudicialmente
,
per
un
tempo
determinato
,
la
tutela
ed
ogni
partecipazione
ai
Consigli
di
famiglia
;
se
è
reo
il
padre
o
la
madre
,
questi
saranno
privati
dei
diritti
enumerati
nel
Cod
.
Civ
.
l
.
,
tit
.
IX
.
Si
domanda
se
è
lecito
tollerare
le
meretrici
.
R
.
Due
sono
i
pareri
in
proposito
dei
teologi
.
Molti
dicono
che
la
cosa
è
permessa
affine
di
evitare
peccati
maggiori
,
come
sarebbero
,
la
sodomia
,
la
bestialità
la
incontinenza
segreta
e
le
seduzioni
a
danno
di
donne
oneste
.
«
Togliete
dalla
società
umana
le
meretrici
,
e
la
libidine
vi
conturberà
tutte
le
cose
»
dice
S
.
Agostino
Dell
'
Ord
.
l
.
2
,
cap
.
4
,
n
.
12
(
t
.
I
,
p
.
335
)
Egualmente
opina
S
.
Tomaso
,
Opusc
.
20
,
l
.
4
,
c
.
24
,
ed
altri
autori
non
pochi
.
Molti
altri
invece
sostengono
opinione
opposta
,
asseverando
che
per
esperienza
si
verifica
che
la
tolleranza
delle
meretrici
è
occasione
di
rovina
a
molti
giovani
,
eccitando
in
essi
gli
ardori
della
libidine
;
e
così
i
peccati
di
lussuria
,
piuttosto
che
diradarsi
,
si
moltiplicano
.
Vedi
su
ciò
Concina
.
t
.
15
,
p
.
238
,
e
S
.
Liguori
,
l
.
3
,
n
.
434
.
Benchè
quest
'
ultima
opinione
non
sembri
la
più
probabile
,
noi
siamo
pertanto
di
parere
che
devono
essere
assolti
i
pubblici
amministratori
che
in
buona
fede
si
domandano
se
è
veramente
possibile
il
non
tollerare
questo
male
.
Nel
dubbio
,
non
spetta
ai
confessori
il
decidere
su
ciò
che
devono
fare
coloro
a
cui
è
commessa
la
trattazione
di
pubblici
e
difficili
affari
come
sarebbero
i
giudici
,
i
magistrati
,
i
comandanti
d
'
escrcito
,
re
,
ministri
,
ecc
.
Nel
Trattato
dei
Contratti
,
t
.
6
,
p
.
316
,
IV
ediz
.
alla
parola
Locazione
,
si
discute
se
sia
permesso
appigionare
locale
alle
meretrici
.
ARTICOLO
II
.
Dello
stupro
.
Generalmente
si
chiama
stupro
ogni
commercio
carnale
illecito
.
Perciò
nel
lib
.
Levit
,
21
,
9
e
nel
n
.
5
,
13
si
qualificano
con
tal
nome
tanto
l
'
unione
carnale
illecita
d
'
una
figlia
d
'
un
sacerdote
(
)
quanto
l
'
adulterio
.
Se
poi
l
'
unione
avviene
per
violenza
,
allora
è
per
noi
,
un
caso
riservato
,
come
riferisce
Euchir
.
p
.
7
,
e
nel
foro
civile
va
soggetto
alla
pena
della
reclusione
.
Art
.
332
Cod
.
pen
.
(
Francese
)
.
«
Chiunque
avrà
commesso
il
crimine
di
stupro
o
sarà
colpevole
di
qualsiasi
altro
attentato
al
pudore
,
consumato
o
tentato
con
violenza
,
contro
individui
dell
'
uno
o
dell
'
altro
sesso
sarà
punito
colla
reclusione
.
«
Se
il
crimine
è
stato
commesso
sulla
persona
d
'
un
fanciullo
al
disotto
dell
'
età
di
15
anni
compiti
,
il
colpevole
subirà
la
pena
dei
lavori
forzati
a
tempo
.
»
Art
.
353
.
«
La
pena
sarà
quella
dei
lavori
forzati
a
vita
,
se
i
colpevoli
appartengono
alla
categoria
di
coloro
che
hanno
autorità
sulla
persona
contro
la
quale
hanno
commesso
l
'
attentato
;
se
sono
i
suoi
istitutori
o
i
suoi
servitori
salariati
;
o
se
essi
sono
funzionari
pubblici
,
o
ministri
d
'
un
culto
;
o
se
il
colpevole
,
chiunque
sia
,
è
stato
aiutato
nel
suo
crimine
da
una
o
più
persone
.
»
Lo
stupro
considerato
come
una
colpa
particolare
è
da
molti
definito
come
una
violenza
;
e
,
meglio
,
da
altri
come
illecita
deflorazione
d
'
una
vergine
.
Per
vergine
qui
non
s
'
intende
già
una
persona
che
non
peccò
mai
contro
la
castità
,
ma
bensì
una
persona
che
conservò
l
'
interezza
della
carne
,
cioè
,
conservò
intatto
il
segno
materiale
della
verginità
.
Tutti
sanno
quanta
sia
l
'
importanza
che
universalmente
si
dà
alla
integrità
della
carne
.
Egli
è
certo
che
la
violenta
deflorazione
d
'
una
vergine
,
sia
per
l
'
oltraggio
che
si
fa
alla
castità
,
sia
per
la
grave
malizia
e
ingiustizia
ch
'
essa
implica
,
deve
necessariamente
essere
precisata
nella
confessione
.
Qual
è
infatti
la
giovane
onesta
che
non
preferirebbe
perdere
una
grossa
somma
di
danaro
,
piuttosto
che
essere
stuprata
?
Se
mai
accadesse
che
un
uomo
fosse
a
forza
sverginato
da
femmine
perdute
,
ciò
pure
sarebbe
uno
stupro
o
qualche
cosa
simile
,
e
dovrebbe
essere
con
precisione
dichiarato
al
confessionale
.
Ma
siccome
questo
caso
è
appena
appena
possibile
,
così
parleremo
del
solo
stupro
d
'
una
fanciulla
.
Col
vocabolo
violenza
non
si
allude
soltanto
alla
forza
fisica
,
ma
benanco
alla
forza
morale
,
come
il
timore
,
la
frode
,
le
preghiere
importune
,
le
grandi
promesse
,
le
blandizie
,
i
contatti
voluttuosi
,
e
tutto
quanto
secondo
il
giudizio
d
'
un
uomo
astuto
,
può
far
cadere
una
giovane
inesperta
in
peccato
.
I
teologi
hanno
disparate
opinioni
sul
quesito
«
se
lo
stupro
d
'
una
vergine
,
liberamente
consenziente
a
lasciarsi
deflorare
,
sia
uno
speciale
peccato
di
lussuria
,
distinto
dalla
semplice
fornicazione
.
»
Soto
,
Sanchez
,
Lessius
,
S
.
Liquori
e
parecchi
altri
dicono
di
no
:
essi
asseriscono
che
è
un
peccato
di
fornicazione
,
specificato
in
causa
del
disonore
che
ne
deriva
,
e
delle
angoscie
dei
parenti
,
delle
risse
,
dell
'
odio
,
dello
scandalo
ch
'
esso
può
partorire
.
I
più
però
fra
i
teologi
,
e
tra
questi
S
.
Tommaso
,
S
.
Bonaventura
,
Sylvius
,
Collet
,
Billuart
e
Dens
,
dicono
che
questa
fornicazione
,
a
parer
loro
,
contiene
una
malizia
che
si
oppone
alla
castità
in
un
modo
tutto
distinto
e
speciale
;
e
comprovano
il
loro
giudizio
così
:
1
.
Essa
reca
ingiuria
ai
parenti
della
fanciulla
,
l
'
incolumità
della
quale
era
affidata
alla
loro
custodia
;
2
.
La
giovane
evidentemente
si
espone
al
pericolo
di
non
far
più
un
conveniente
matrimonio
,
e
pecca
perciò
contro
la
prudenza
;
3
.
«
Ella
si
mette
sulla
strada
della
prostituzione
,
dalla
quale
potevala
tener
lontana
il
timore
di
perdere
il
distintivo
materiale
della
verginità
;
»
sono
parole
di
San
Tommaso
,
l
.
2
,
q
.
154
,
art
.
6;
4
.
I
peccati
si
specificano
contrapponendoli
alle
virtù
contrarie
;
ora
,
la
verginità
è
una
virtù
tutta
speciale
,
ed
è
un
bene
annesso
specialmente
a
codesta
virtù
la
incolumità
della
carne
:
dunque
,
ecc
.
,
ecc
.
Queste
ultime
ragioni
non
possono
essere
distrutte
nè
dal
consenso
della
giovane
,
nè
dal
consenso
dei
di
lei
parenti
;
il
che
demolisce
ogni
ragione
di
fondamento
nei
sostenitori
dell
'
altra
opinione
,
che
è
basata
sopra
questo
assioma
:
Non
s
'
ingiuria
chi
sa
e
vuole
.
Ma
è
però
allora
necessario
che
ci
sia
in
chi
sa
e
vuole
la
facoltà
di
rinunciare
a
un
qualche
cosa
:
ora
,
una
zitella
non
ha
menomamente
la
facoltà
di
fare
una
rinuncia
contraria
alla
propria
verginità
.
D
'
altra
parte
,
il
peccato
del
quale
si
tratta
non
si
specifica
già
per
l
'
ingiuria
o
l
'
ingiustizia
che
ne
risulta
,
ma
bensì
per
un
disordine
tutto
particolare
,
cioè
,
che
si
oppone
alla
virtù
in
un
modo
tutto
proprio
.
Dunque
lo
stupro
,
ancorchè
volontario
,
è
uno
speciale
peccato
di
lussuria
che
sta
da
sè
.
Ed
avendo
il
Conc
.
Trid
.
sess
.
14
,
can
.
7
definito
essere
necessario
,
per
diritto
divino
,
dichiarare
al
confessionale
le
circostanze
che
mutano
specie
al
peccato
,
sorge
qui
quest
'
altra
questione
di
pratica
giornaliera
,
cioè
,
se
coloro
i
quali
sono
colpevoli
di
stupro
volontario
,
sia
di
fatto
,
sia
col
desiderio
,
o
pel
piacere
,
sieno
tenuti
di
manifestare
la
circostanza
della
verginità
.
Generalmente
i
teologi
affermano
essere
ciò
necessario
come
conseguenza
del
principio
ammesso
.
«
Nonpertanto
dice
Sylvius
,
t
.
13
,
p
.
835
l
'
opinione
contraria
non
manca
di
probabilità
,
e
perciò
non
reputiamo
da
condannarsi
coloro
che
non
chiedono
,
ad
una
giovane
penitente
,
se
essa
sia
vergine
o
deflorata
.
»
Billuart
,
e
con
esso
,
t
.
13
,
p
.
357
,
Wiggers
,
Boudart
e
Daelman
,
sostengono
che
la
circostanza
della
verginità
nello
stupro
volontario
non
aggiunge
una
speciale
malizia
alla
fornicazione
,
ma
è
solamente
una
malizia
veniale
,
che
non
è
quindi
necessario
di
svelare
nella
confessione
.
Infatti
se
questa
malizia
fosse
,
di
sua
natura
,
mortale
,
a
più
forte
ragione
sarebbe
tale
in
questo
caso
in
cui
come
dice
S
.
Tommaso
la
perdita
dell
'
imene
della
verginità
mette
la
giovane
sulla
via
della
prostituzione
,
e
reca
grave
offesa
ai
suoi
parenti
.
Ma
la
fanciulla
non
sembra
,
per
questo
solo
fatto
,
messa
in
prossimo
pericolo
di
prostituirsi
;
e
se
,
ignari
e
consapevoli
i
parenti
,
essa
acconsente
liberamente
al
suo
sverginamento
,
nessuna
ingiuria
vi
ha
in
ciò
per
essi
.
Inoltre
se
la
malizia
dello
stupro
volontario
fosse
semipre
mortale
la
ragazza
,
accusando
se
stessa
di
godimenti
venerei
,
sarebbe
tenuta
di
dichiarare
se
fosse
o
no
vergine
,
in
guisa
che
,
nel
caso
di
un
peccato
puramente
intimo
e
forse
dubbio
,
ella
dovesse
in
qualche
modo
fare
una
confessione
generale
.
Similmente
,
l
'
uomo
che
desidera
il
godimento
di
una
donna
,
è
obbligato
di
dichiarare
s
'
egli
la
giudicava
vergine
o
deflorata
.
Se
poi
il
penitente
o
la
penitente
non
si
spiegassero
spontaneamente
su
di
ciò
,
allora
dovrebbe
incombere
l
'
obbligo
al
confessore
di
interrogarneli
;
ma
siccome
ciò
è
molto
increscioso
,
così
i
più
fra
i
confessori
respingono
questa
pratica
.
Di
più
,
gli
autori
generalmente
insegnano
che
la
circostanza
della
verginità
in
un
uomo
che
volontariamente
si
fa
stuprare
,
non
aggiunge
malizia
mortale
alla
semplice
fornicazione
.
Nè
la
differenza
fra
la
perdita
volontaria
della
verginità
nella
donna
o
nell
'
uomo
sembra
tanto
rilevante
da
essere
peccato
mortale
lo
sverginamento
in
un
caso
,
e
nell
'
altro
no
.
Billuart
,
t
.
13
,
p
.
360
,
assevera
che
prima
di
abbracciare
questa
opinione
,
si
trovò
in
serii
imbrogli
e
diede
ad
altri
non
poche
molestie
interrogando
i
penitenti
su
questi
casi
,
e
raramente
ne
riuscì
soddisfatto
.
Io
stesso
confesso
che
nei
primi
anni
del
mio
sacerdozio
mi
avvenne
la
stessa
cosa
e
non
una
volta
sola
.
Perciò
prudentemente
ora
mi
astengo
dal
movere
codeste
invereconde
domande
,
quante
volte
mi
sembrano
importune
,
e
ciò
per
le
seguenti
ragioni
:
1
.
Per
la
probabilità
della
opinione
or
ora
esposta
;
2
.
Per
la
difficoltà
di
uniformarsi
ad
altra
opinione
;
3
.
Pel
timore
di
scandolezzare
i
penitenti
e
di
ispirare
loro
avversione
contro
il
tribunale
della
penitenza
;
4
.
Per
la
buona
fede
nella
quale
sono
i
fedeli
circa
l
'
obbligo
di
dichiarare
la
circostanza
di
cui
si
tratta
.
D
'
altronde
,
per
volere
la
pienezza
della
confessione
non
si
è
obbligati
ad
esporsi
a
tali
inconvenienti
.
ARTICOLO
III
.
Del
ratto
.
Il
ratto
,
in
generale
,
è
il
forzare
una
persona
qualunque
,
ovvero
i
suoi
parenti
,
allo
scopo
di
saziare
su
di
essa
una
libidine
.
Questa
definizione
si
adatta
egualmente
al
ratto
per
violenza
e
al
ratto
per
seduzione
,
ed
è
in
conformità
alle
nozioni
che
dell
'
uno
e
dell
'
altro
abbiam
dato
nel
nostro
Trattato
sul
matrimonio
(
)
Noi
diciamo
:
1
.
Non
tenendo
qui
conto
della
circostanza
del
trasferimento
da
un
luogo
ad
un
altro
(
che
generalmente
i
teologi
richiedono
)
imperocchè
una
donna
può
essere
forzata
nel
luogo
stesso
ove
si
trova
,
diciamo
che
la
forza
,
che
si
può
anche
dir
violenza
,
può
essere
fisica
(
e
questa
ognuno
la
capisce
)
e
può
essere
morale
,
cioè
se
fatta
ad
una
minorenne
incutendo
un
timore
assolutamente
o
relativamente
grave
,
o
con
importune
preghiere
o
con
blandizie
o
incitamenti
alla
sensualità
.
La
fornicazione
con
una
minorenne
consenziente
all
'
insaputa
de
'
suoi
genitori
,
e
senza
che
vi
sia
trasferimento
da
un
luogo
ad
un
altro
,
non
è
propriamente
un
ratto
,
perchè
qui
non
esiste
violenza
:
ma
è
un
oltraggio
ai
parenti
,
a
cui
era
affidata
la
custodia
della
castità
della
loro
figlia
.
Noi
abbiam
detto
:
2.°
una
persona
qualunque
,
imperocchè
ogni
essere
umano
sia
vergine
o
no
,
sia
libero
o
coniugato
,
sia
laico
o
consacrato
a
Dio
,
sia
maschio
o
femmina
,
può
essere
oggetto
di
ratto
.
Similmente
,
quegli
che
usasse
violenza
alla
sua
fidanzata
,
o
,
essendo
minorenne
,
la
sottrasse
,
senza
il
volere
de
'
suoi
parenti
,
sarebbe
un
vero
ratto
,
perocchè
l
'
essere
fidanzati
non
conferisce
nessun
diritto
a
far
ciò
.
Abbiam
detto
:
3.°
o
i
suoi
parenti
;
e
con
queste
parole
si
allude
al
ratto
per
seduzione
,
come
esponemmo
nel
Trattato
sul
matrimonio
.
Abbiam
detto
:
4.°
allo
scopo
di
saziare
una
libidine
,
e
non
allo
scopo
di
arrivare
al
matrimonio
.
Del
ratto
,
considerato
sotto
quest
'
ultimo
aspetto
,
abbiamo
parlato
altrove
.
Il
ratto
,
così
definito
,
è
una
specie
distinta
di
lussuria
,
e
deve
essere
spiegato
al
confessore
,
imperocchè
questo
peccato
,
oltre
che
essere
un
male
contrario
alla
castità
,
è
anche
una
grave
ingiuria
verso
la
persona
a
cui
si
fa
violenza
.
Esso
differisce
dall
'
adulterio
,
perchè
viola
la
giustizia
in
un
modo
ben
diverso
da
quello
con
cui
la
viola
l
'
adulterio
.
E
'
egualmente
un
grave
peccato
contro
la
giustizia
il
deflorare
una
giovane
dormiente
o
ubbriaca
;
non
è
questo
un
ratto
,
ma
è
una
frode
:
dicasi
pure
così
,
anche
della
violazione
carnale
,
non
violenta
,
d
'
una
persona
non
avente
l
'
uso
della
ragione
,
oppure
che
non
sa
che
ciò
sia
peccato
.
Dunque
,
il
ratto
ha
in
sè
una
malignità
speciale
,
e
per
questo
è
un
peccato
speciale
contro
la
castità
.
Secondo
il
Conc
.
Trid
.
sess
.
24
,
cap
.
6
,
Della
rif
.
mat
.
,
i
rapitori
e
chi
li
aiuta
,
incorrono
istantaneamente
nella
scomunica
se
il
ratto
è
violento
;
ma
no
,
se
il
ratto
e
per
seduzione
.
Questa
scomunica
vige
in
Francia
.
Il
rapitore
d
'
altronde
è
obbligato
per
diritto
naturale
di
condurre
la
giovane
in
luogo
sicuro
,
se
essa
lo
vuole
;
o
di
dotarla
decentemente
,
e
di
dare
inoltre
una
conveniente
soddisfazione
ai
di
lei
parenti
.
In
mancanza
del
rapitore
,
coloro
che
cooperarono
efficacemente
al
ratto
sono
obbligati
,
per
quanto
è
possibile
,
a
riparare
interamente
alla
ingiustizia
,
sia
verso
la
giovane
,
sia
verso
i
di
lei
parenti
.
Si
domanda
ciò
che
far
deve
una
donna
,
oppressa
dalla
forza
,
affine
di
non
peccare
innanzi
a
Dio
.
R
.
1
.
Deve
,
internamente
,
non
acconsentire
al
piacere
venereo
,
qualunque
sia
la
violenza
esterna
che
su
lei
si
compie
:
se
no
,
peccherebbe
mortalmente
.
2
.
Ella
deve
difendersi
con
tutte
le
sue
forze
,
colle
mani
,
coi
piedi
,
colle
unghie
,
coi
denti
,
o
con
qualunque
altro
strumento
,
in
guisa
però
di
non
uccidere
nè
di
mutilare
gravemente
l
'
aggressore
,
perchè
la
vita
e
i
principali
membri
del
corpo
valgono
in
questo
caso
più
dell
'
onore
,
che
nella
donna
qui
non
è
infine
che
soltanto
materialmente
offeso
.
Molti
altri
però
affermano
il
contrario
,
appoggiati
a
ragioni
esposte
nelle
Instituzioni
della
nostra
teologia
,
t
.
5
,
p
.
392
,
quarta
ediz
.
3
.
Se
ella
spera
di
poter
essere
soccorsa
,
deve
gridare
e
invocare
l
'
opera
altrui
,
imperocchè
se
ella
non
resiste
esteriormente
il
più
che
può
,
parrebbe
ch
'
essa
acconsentisse
.
E
meglio
sarebbe
mille
volte
morire
,
piuttosto
che
piegare
di
fronte
a
questo
pericolo
.
Una
giovane
,
ridotta
a
queste
strette
,
temendo
di
poter
acconsentire
al
piacere
delle
sensazioni
veneree
,
deve
gridare
,
anche
con
evidente
pericolo
della
propria
vita
,
ed
in
allora
ella
sarà
una
martire
della
castità
.
Così
pensano
generalmente
gli
autori
,
contro
il
parere
di
pochi
probabilisti
.
Ma
,
escluso
il
pericolo
prossimo
dell
'
assentimento
,
generalmente
si
ritiene
che
la
giovane
non
deve
gridare
,
se
gridando
mette
in
evidente
pericolo
la
vita
e
la
fama
,
perchè
la
vita
e
la
fama
sono
in
questo
caso
beni
d
'
un
ordine
più
elevato
.
Ma
che
cotesto
pericolo
non
esista
è
quasi
impossibile
,
come
disse
Billuart
,
t
.
13
,
pag
.
368
.
ARTICOLO
IV
.
Dell
'
adulterio
.
«
Adulterio
,
come
indica
lo
stesso
nome
,
è
l
'
uso
del
talamo
altrui
»
dice
San
Tommaso
,
22
,
q
.
154
,
art
.
8
.
L
'
adulterio
può
essere
compiuto
in
tre
modi
,
cioè
:
1
.
Fra
un
marito
ed
una
donna
libera
;
2
.
Fra
uno
scapolo
e
una
moglie
;
3
.
Fra
un
marito
e
una
moglie
altrui
.
L
'
adulterio
,
in
tutti
tre
i
casi
,
è
un
peccato
speciale
di
lussuria
,
e
gravissimo
,
come
insegnano
la
Sacra
Scrittura
,
i
Santi
Padri
,
la
pratica
della
Chiesa
,
il
consenso
dei
popoli
e
la
ragione
.
1
.
La
Sacra
Scrittura
:
Deut
.
22
,
23
.
«
Se
un
uomo
avrà
giaciuto
colla
moglie
d
'
altri
,
entrambi
,
cioè
l
'
adultero
e
l
'
adultera
,
sieno
messi
a
morte
,
e
si
tolga
in
Israel
questo
scandalo
.
»
Nei
precedenti
versetti
biblici
,
nei
quali
si
tratta
della
semplice
fornicazione
,
che
è
pure
dichiarata
una
cosa
cattiva
,
non
si
minaccia
una
sì
grave
pena
.
In
molti
altri
luoghi
della
Scrittura
mostransi
i
fornicatori
e
gli
adulteri
come
peccatori
speciali
e
degni
di
gravissime
pene
;
v
.
9
,
I
.
ai
Cor
.
6
,
9
:
«
Sappiatelo
bene
;
nè
i
fornicatori
....
....
.
nè
gli
adulteri
....
....
.
possederanno
il
regno
di
Dio
.
»
2
.
I
Santi
Padri
sono
unanimi
nell
'
insegnare
,
essere
l
'
adulterio
un
grave
peccato
,
ben
distinto
dagli
altri
peccati
di
lussuria
.
3
.
Pratica
ecclesiastica
:
La
Chiesa
decretando
le
pene
canoniche
,
statuiva
doversi
esse
imporre
assai
più
gravi
agli
adulteri
,
che
ai
semplici
fornicatori
.
4
.
Consenso
dei
popoli
:
la
storia
d
'
ogni
nazione
attesta
che
l
'
adulterio
fu
sempre
e
dovunque
ritenuto
un
grande
peccato
,
differente
dalla
semplice
fornicazione
.
Così
giudicarono
i
più
celebri
legislatori
,
come
Solone
presso
i
Greci
,
Romolo
presso
i
Romani
,
e
gli
autori
del
nostro
Codice
penale
(
Francese
)
,
i
quali
all
'
art
.
337
decretarono
:
«
La
donna
convinta
d
'
adulterio
subirà
la
pena
della
prigione
per
tre
mesi
,
al
meno
,
e
due
anni
al
più
.
»
Il
complice
della
donna
subirà
la
stessa
pena
con
la
multa
inoltre
da
100
lire
a
200
.
Art
.
324
Cod
.
Pen
.
«
L
'
omicidio
commesso
dallo
sposo
sulla
sposa
,
o
da
questa
su
quello
,
non
è
scusabile
,
se
la
vita
dello
sposo
o
della
sposa
che
perpetrò
l
'
omicidio
non
è
stata
messa
in
pericolo
nel
momento
stesso
in
cui
avvenne
l
'
omicidio
.
«
Nondimeno
,
nel
caso
d
'
adulterio
,
l
'
omicidio
commesso
dallo
sposo
sulla
sposa
,
come
anche
sul
complice
,
nel
momento
in
cui
egli
li
sorprende
in
flagrante
delitto
nella
abitazione
coniugale
,
è
scusabile
.
»
Peraltro
,
l
'
art
.
326
condanna
l
'
uccisore
alla
pena
del
carcere
da
uno
a
cinque
anni
.
5
.
Finalmente
,
secondo
i
dettami
della
ragione
,
l
'
adulterio
,
oltre
la
malizia
annessa
alla
fornicazione
,
ne
implica
un
'
altra
e
ben
grave
,
cioè
,
l
'
infrazione
della
fede
coniugale
,
il
turbamento
portato
nella
famiglie
,
e
pérciò
un
,
enorme
ingiustizia
.
Ne
consegue
che
,
se
un
marito
si
accoppia
con
una
donna
libera
,
compiesi
uno
speciale
e
grave
peccato
di
lussuria
,
ma
è
ben
più
grave
se
si
compie
da
uno
scapolo
con
una
donna
maritata
,
imperocchè
qui
vi
ha
il
pericolo
di
introdurre
dei
falsi
eredi
nella
famiglia
altrui
;
ma
è
ancor
molto
più
grave
,
se
compiesi
fra
un
marito
e
una
moglie
d
'
altri
,
per
la
ragione
che
questo
è
un
doppio
adulterio
.
Tutte
queste
circostanze
devono
dunque
essere
disvelate
in
confessione
.
Si
domanda
se
una
moglie
la
quale
,
consenziente
il
marito
,
si
dà
ad
un
altro
,
sia
rea
d
'
adulterio
.
R
.
Alcuni
probabilisti
dissero
di
no
,
o
almeno
sostennero
non
essere
necessario
di
dichiarare
al
confessore
la
circostanza
dell
'
adulterio
.
Ma
si
noti
che
Innocenzo
XI
condannò
la
seguente
proposizione
:
«
Il
commercio
carnale
con
una
donna
maritata
,
consenziente
il
marito
,
non
è
adulterio
,
perciò
basta
dire
al
confessore
che
si
è
fornicato
.
»
Questa
decisione
pontificia
è
basata
su
una
ragione
evidente
,
imperocchè
il
marito
,
per
la
forza
stessa
del
contratto
e
per
la
ragione
del
matrimonio
,
ha
il
diritto
di
usare
della
moglie
in
relazione
alla
procreazione
della
prole
,
e
non
può
quindi
cederla
,
nè
prestarla
,
nè
noleggiarla
ad
altri
senza
peccare
contro
la
natura
stessa
del
matrimonio
;
il
suo
consenso
dunque
nulla
toglie
alla
malizia
dell
'
adulterio
:
precisamente
come
il
prete
,
che
non
può
validamente
rinunciare
al
privilegio
canonico
che
pronuncia
la
scomunica
contro
gli
ingiusti
percuotitori
dei
sacerdoti
,
appunto
perchè
tale
privilegio
è
insito
al
carattere
sacerdotale
.
In
questo
caso
però
si
ritiene
che
il
marito
abbia
rinunciato
alla
reintegrazione
a
lui
dovuta
e
alla
riparazione
dell
'
offesa
.
Il
commercio
carnale
con
una
persona
fidanzata
ad
un
'
altra
,
o
d
'
una
persona
fidanzata
con
una
persona
libera
;
non
è
propriamente
un
adulterio
,
perchè
qui
non
esiste
violazione
di
talamo
altrui
;
è
però
uno
speciale
peccato
d
'
ingiustizia
da
doversi
determinare
in
confessione
,
in
riguardo
al
vincolo
iniziato
dalla
promessa
di
nozze
.
ARTICOLO
V
.
Dell
'
incesto
.
L
'
incesto
è
il
commercio
carnale
,
nonmatrimoniale
,
fra
consanguinei
ed
affini
,
in
gradi
proibiti
.
Non
v
'
ha
dubbio
che
ai
genitori
è
dovuto
un
naturale
rispetto
come
pure
alle
persone
che
con
essi
hanno
vincoli
di
consanguineità
o
di
affinità
.
Per
ciò
l
'
accoppiamento
illecito
fra
essi
è
doppiamente
cattivo
,
primieramente
perchè
è
contrario
alla
castità
,
e
in
secondo
luogo
perchè
viola
il
rispetto
dovuto
a
consanguinei
o
ad
affini
.
Questo
peccato
fu
sempre
ritenuto
come
un
genere
speciale
di
lussuria
,
e
gravissimo
.
Nel
Levit
,
20
,
è
punito
colla
pena
di
morte
.
San
Paolo
,
I
,
ai
Corint
,
5
,
1
,
dice
:
«
Vociferasi
fra
di
voi
fornicazione
,
e
di
tale
fornicazione
quale
si
rinviene
presso
i
Pagani
,
come
è
quella
di
giacere
colla
moglie
del
proprio
padre
.
»
Ecco
la
ragione
per
cui
questo
genere
di
unioni
carnali
sono
aborrite
assai
più
che
la
semplice
fornicazione
.
Disputano
i
teologi
se
gli
incesti
sieno
tutti
d
'
una
specie
o
no
;
molti
opinano
essere
essi
di
specie
diverse
imperciocchè
nell
'
unione
carnale
fra
consanguinei
v
'
ha
una
malizia
speciale
che
non
si
rinviene
nel
commercio
venereo
fra
affini
.
L
'
accoppiamento
,
per
esempio
,
colla
propria
madre
o
colla
propria
figlia
è
ben
diverso
da
l
'
incesto
fra
parenti
consanguinei
o
affini
d
'
altri
gradi
più
remoti
.
Così
Concina
,
t
.
15
,
p
.
282
,
il
quale
dice
che
questa
opinione
è
la
più
comune
e
la
più
probabile
.
Cionondimeno
a
noi
sembra
più
probabile
e
più
comune
l
'
altra
opinione
,
imperocchè
ogni
incesto
è
contrario
alla
virtù
,
cioè
,
al
rispetto
dovuto
ai
parenti
:
possono
quindi
diversificare
per
maggiore
o
minore
gravezza
,
ma
non
per
speciale
malizia
:
tutti
gli
incesti
quindi
sono
della
medesima
specie
.
Checchè
si
pensi
teoricamente
di
codesta
controversia
,
è
certo
che
corre
l
'
obbligo
di
dichiarare
in
confessione
,
se
l
'
incesto
avvenne
fra
affini
o
consanguinei
,
in
linea
retta
o
collaterale
,
ed
in
quale
grado
;
senza
di
che
la
peccaminosità
di
questo
atto
non
sarebbe
sufficientemente
chiarita
.
Infatti
,
chi
può
credere
che
il
commercio
venereo
colla
madre
,
colla
sorella
,
ecc
.
,
sia
abbastanza
qualificato
colla
generale
denominazione
di
incesto
?
Devono
essere
ben
determinati
i
gradi
di
parentela
,
nei
quali
non
è
permesso
il
matrimonio
.
Nonpertanto
,
parecchi
teologi
pensano
con
ragione
,
non
doversi
sollecitare
il
penitente
a
svelare
i
gradi
più
remoti
delle
linee
collaterali
,
come
per
esempio
,
il
terzo
e
quarto
grado
di
consanguineità
o
affinità
,
imperocchè
questa
circostanza
non
si
ritiene
mortalmente
aggravata
.
Vi
sono
poi
gli
incesti
fra
gradi
proibiti
di
parentela
spirituale
o
legale
;
e
non
solo
differiscono
specialmente
fra
loro
,
ma
diversificano
eziandio
dall
'
incesto
fra
consanguinei
e
affini
;
la
loro
difformità
e
evidente
.
L
'
incesto
nella
cognizione
spirituale
è
un
oltraggio
al
sacramento
del
battesimo
o
a
quello
della
cresima
,
mentre
l
'
incesto
nella
parentela
legale
non
ha
che
una
mera
somiglianza
con
quell
'
oltraggio
ai
genitori
che
si
rinviene
nell
'
incesto
fra
gradi
proibiti
di
consanguineità
o
affinità
.
Si
equipara
all
'
incesto
l
'
accoppiamento
carnale
fra
persone
che
per
impedimento
di
onestà
pubblica
non
possono
congiungersi
in
matrimonio
.
Alcuni
vogliono
che
il
peccato
carnale
d
'
un
confessore
colla
sua
penitente
si
identifichi
all
'
incesto
,
altri
ciò
negano
.
Ma
qualunque
sia
in
proposito
il
giudizio
,
è
certo
che
questa
circostanza
è
molto
aggravante
e
che
è
necessario
perciò
dichiararla
in
confessione
,
sopratutto
se
il
confessore
abbia
sedotto
una
giovane
(
od
anche
un
giovane
)
amministrando
il
Sacramento
:
è
questo
un
orrendo
delitto
contro
il
proprio
sacro
ufficio
.
Ma
un
peccato
ancor
più
grave
e
più
oltraggioso
alla
giustizia
egli
commetterebbe
,
se
traesse
in
peccato
una
sua
parrocchiana
,
della
quale
gli
fosse
affidata
la
cura
e
la
salute
dell
'
anima
.
Una
tale
azione
è
così
mostruosa
nell
'
ordine
morale
delle
cose
,
che
,
non
solo
è
paragonabile
al
parricidio
,
ma
lo
supera
.
Un
tutore
che
corrompesse
la
sua
pupilla
,
commetterebbe
una
specie
d
'
incesto
,
e
avrebbe
l
'
obbligo
di
specificare
il
caso
in
confessione
.
Finaimente
partecipano
all
'
incesto
tutti
gli
atti
venerei
fra
persone
dello
stesso
sesso
,
collegate
da
consanguineità
,
affinità
o
in
altro
modo
;
e
le
circostanze
d
'
un
tale
commercio
carnale
devono
essere
dichiarate
.
Qui
giova
notare
che
l
'
incesto
consumato
,
sia
in
primo
,
sia
in
secondo
grado
di
consanguineità
e
affinità
,
è
un
caso
,
per
la
nostra
diocesi
,
riservato
,
come
consta
dall
'
Enckirid
p
.
7
.
Di
più
egli
produce
affinità
.
ARTICOLO
VI
.
Del
sacrilegio
.
Il
sacrilegio
,
in
quanto
si
riferisce
a
lussuria
,
è
la
violazione
d
'
una
cosa
sacra
con
atto
carnale
.
Non
c
'
è
dubbio
:
esso
è
una
specie
distinta
di
lussuria
,
perocchè
oltre
un
peccato
contro
la
castità
,
ne
contiene
evidentemente
un
altro
contro
il
rispetto
dovuto
a
Dio
.
Per
cosa
sacra
s
'
intende
una
persona
a
Dio
consacrata
,
un
luogo
destinato
al
culto
divino
,
ed
altri
oggetti
specialmente
santificati
.
1
.
Una
persona
a
Dio
consacrata
:
si
consacra
una
persona
a
Dio
con
un
voto
solenne
emesso
in
una
professione
religiosa
,
col
ricevimento
dell
'
ordine
sacro
,
o
col
semplice
voto
di
castità
.
Quegli
dunque
che
si
è
così
consacrato
a
Dio
,
si
fa
reo
di
sacrilegio
ogniqualvolta
,
esternamente
o
internamente
,
commette
un
peccato
contro
la
castità
:
dicasi
lo
stesso
di
chi
pecca
con
una
persona
sacra
,
ovvero
desidera
di
possederla
.
Se
poi
entrambl
sono
persone
sacre
,
il
sacrilegio
è
doppio
,
perchè
si
viola
doppiamente
il
dovece
religioso
.
I
teologi
non
sono
punto
unanimi
sulla
questione
,
se
ci
sacerdote
che
ha
fatto
anche
solenne
professione
religiosa
,
commetta
doppio
peccato
di
sacrilegio
,
delinquendo
lontro
la
castità
.
Molti
negano
,
e
dicono
che
questo
religioso
viola
bensì
due
voti
,
ma
aventi
ciascuno
uno
stesso
scopo
,
e
perciò
egli
non
verrebbe
a
peccare
che
contro
una
sola
virtù
.
Altri
non
pochi
invece
affermano
che
,
a
seconda
appunto
di
quei
voti
,
egli
è
obbligato
a
conservare
la
castità
tanto
pel
voto
solenne
quanto
per
le
prescrizioni
della
Chiesa
:
Per
ciò
,
se
lede
con
qualche
peccato
questa
virtù
,
viola
contemporaneamente
la
duplice
sua
obbigazione
e
per
conseguenza
commette
doppio
peccato
.
Ciascuna
di
queste
opinioni
è
probabile
:
dunque
si
adotti
in
pratica
quella
che
sembra
meno
incerta
.
Quegli
che
ha
riconfermato
più
volte
il
suo
voto
di
castità
,
o
che
ha
aggiunto
un
voto
semplice
a
un
voto
solenne
,
non
commette
,
violando
,
un
peccato
multiplo
,
imperocchè
l
'
obbligazione
è
una
sola
.
Nonpertanto
,
quegli
che
emise
voto
solenne
,
non
si
accusa
sufficientemente
,
dicendo
di
aver
fatto
voto
di
castità
;
per
la
ragione
che
la
circostanza
della
solennità
del
voto
,
se
non
muta
specie
al
peccato
,
l
'
aggrava
però
notevolmente
.
Tale
è
l
'
opinione
probabile
di
molti
teologi
.
Quegli
che
,
direttamente
o
indirettamente
,
per
esempio
,
col
consiglio
,
colla
persuasione
,
coi
discorsi
lascivi
o
coi
perversi
esempî
induce
una
persona
consacrata
a
Dio
a
peccare
contro
la
castità
,
si
fa
reo
di
sacrilegio
,
benchè
con
questa
persona
egli
non
compia
atto
di
libidine
.
La
commessa
violazione
del
voto
viene
imputata
ad
esso
,
che
scandalosamente
la
provocò
:
così
Dens
,
t
.
4
,
p
.
418
.
Se
poi
una
persona
sacra
fosse
la
causa
per
cui
una
persona
libera
si
è
macchiata
con
peccato
di
lussuria
,
essa
sarebbe
rea
di
scandalo
,
ma
non
di
sacrilegio
,
imperocchè
fece
voto
della
propria
e
non
dell
'
altrui
castità
.
Così
Billuart
,
Dens
,
ecc
.
2
.
Luogo
destinato
al
culto
divino
,
che
dicesi
luogo
sacro
.
Per
luogo
sacro
s
'
intende
quel
luogo
che
per
autorità
pubblica
è
destinato
ai
divini
uffici
o
alla
sepoltura
dei
fedeli
,
come
sono
le
chiese
e
i
cimiteri
benedetti
.
In
questa
designazione
si
comprendono
,
tutto
l
'
interno
delle
chiese
,
come
cappelle
,
confessionali
,
tribune
,
ecc
.
,
ma
non
le
parti
esterne
,
come
le
mura
,
il
tetto
,
le
gradinate
d
'
ingresso
,
i
campanili
se
sono
separati
dalle
chiese
o
dai
cimiteri
,
e
il
coro
dei
frati
se
è
pure
separato
dalla
chiesa
:
ordinariamente
si
fa
una
eccezione
per
le
sagrestie
,
benchè
qualcuno
sia
di
diversa
opinione
.
Disputano
i
teologi
se
gli
oratorii
debbansi
o
no
annoverare
fra
i
luoghi
sacri
.
Se
essi
sono
pubblicamente
destinati
alla
celebrazione
dei
divini
uffici
,
se
i
fedeli
al
suono
delle
campane
o
in
altro
modo
chiamati
vi
convengono
indistintamente
,
o
se
non
appartengono
a
privati
cittadini
,
il
caso
non
sembra
presentare
difficoltà
alcuna
:
devono
essere
reputati
sacri
.
Così
pensano
generalmente
gli
Autori
da
noi
consultati
.
Altri
ancora
professano
che
gli
oratorii
privati
non
devono
essere
annoverati
fra
i
luoghi
sacri
,
perchè
:
1
.
Non
sono
compresi
nella
denominazione
di
chiese
;
2
.
Non
godono
dei
privilegi
ecclesiastici
;
3
.
La
sola
volontà
dei
loro
proprietarî
può
convertirli
ad
usi
profani
.
Cionondimeno
,
non
è
facile
certamente
il
concepire
come
un
atto
venereo
compiuto
in
uno
di
questi
luoghi
non
implichi
una
maliziosità
speciale
;
e
noi
siamo
del
parere
di
Concina
,
l
.
15
,
p
.
287
,
che
una
tale
circostanza
debba
essere
confessata
.
Non
devono
ritenersi
luoghi
sacri
,
relativamente
al
sacrilegio
,
di
cui
or
parliamo
,
altri
luoghi
benedetti
,
ma
non
destinati
alla
celebrazione
degli
uffici
o
alla
sepoltura
dei
fedeli
,
come
abitazioni
,
monasteri
,
certi
oratorii
,
ecc
.
Ogni
atto
venereo
compiuto
volontariamente
in
luogo
sacro
,
anche
in
modo
occulto
,
implica
la
malizia
del
sacrilegio
,
perchè
,
giusta
il
comune
parere
degli
uomini
,
è
un
atto
irreverente
verso
il
luogo
e
quindi
verso
Dio
.
Sarebbe
egualmente
profanato
il
luogo
da
un
atto
di
libidine
noto
al
pubblico
,
e
consumato
emettendo
l
'
umore
seminale
,
ancorchè
lo
sperma
non
sia
caduto
sul
pavimento
del
luogo
sacro
:
Decret
.
tit
.
68
,
c
.
3
,
e
della
Consacr
.
tit
.
I
,
c
.
20
.
Ciò
che
in
questo
caso
dà
luogo
alla
profanazione
non
è
la
pubblicità
del
sito
,
ma
la
notorietà
che
da
essa
pubblicità
deriva
e
che
obbliga
a
tenersi
lontani
da
quel
luogo
fino
a
che
non
sia
purificato
.
Billuart
,
t
.
13
,
p
.
404
.
Molti
dicono
che
gli
sguardi
,
i
baci
,
le
parole
oscene
,
i
contatti
impudichi
in
un
luogo
sacro
,
ancorchè
non
v
'
abbia
pericolo
di
polluzione
,
implicano
la
malizia
del
sacrilegio
(
)
,
tanto
pel
rispetto
dovuto
a
Dio
,
quanto
pel
pericolo
di
polluzione
,
che
può
sempre
sorgere
.
Altri
però
negano
ciò
,
appoggiati
a
questo
assioma
:
Le
cose
odiose
devono
interpretarsi
in
senso
restrittivo
;
del
resto
,
giustamente
parlando
,
è
la
sola
effusione
dello
sperma
che
profana
un
luogo
sacro
Questa
stessa
controversia
,
che
s
'
agita
fra
dottori
,
persuade
che
la
circostanza
del
luogo
sacro
deve
essere
rivelata
in
confessione
,
specialmente
se
gli
atti
venerei
fossero
enormemente
turpi
,
come
sarebbero
quelli
di
mostrare
in
luogo
sacro
o
di
toccare
le
parti
sessuali
del
corpo
.
Quasi
tutti
i
teologi
affermano
che
questi
atti
contengono
la
malizia
del
sacrilegio
se
sono
tali
da
esporre
a
prossimo
pericolo
di
polluzione
,
imperocchè
la
legge
ecclesiastica
,
proibendo
la
polluzione
in
luogo
sacro
,
proibisce
eziandio
di
esporsi
al
pericolo
prossimo
di
tale
ignominia
:
ora
è
certo
che
atti
tanto
turpi
,
e
volontarii
,
espongono
evidentemente
a
tale
pericolo
:
dunque
,
ecc
.
Tutti
gli
Autori
però
sono
d
'
accordo
in
ciò
,
che
i
peccati
meramente
interni
contro
la
castità
non
portano
con
se
una
speciale
peccaminosità
per
la
circostanza
del
luogo
sacro
,
a
meno
che
la
persona
non
abbia
la
volontà
di
consumarli
nel
luogo
stesso
:
esclusa
questa
volontà
,
non
si
reca
più
grave
oltraggio
al
luogo
sacro
.
Così
Dins
,
t
.
4
p
.
261
.
L
'
accoppiamento
carnale
,
ancorchè
leggittimo
,
fra
sposi
,
in
luogo
sacro
,
e
senza
che
vi
fosse
necessità
alcuna
,
implica
la
malizia
del
sacrilegio
;
così
i
Dottori
,
giusta
tit
.
68
,
c
.
3
.
Se
poi
questo
accoppiamento
avviene
in
luogo
sacro
per
sola
necessità
,
per
esempio
,
se
marito
e
moglie
fossero
rinchiusi
dentro
un
luogo
sacro
come
prigionieri
in
caso
di
guerra
,
e
se
,
non
accoppiandosi
,
fossero
minacciati
dal
pericolo
della
incontinenza
,
molti
negano
che
il
luogo
resti
profanato
e
che
i
coniugi
pecchino
,
imperocchè
la
Chiesa
non
può
in
tali
circostanze
proibire
un
atto
che
in
fine
per
sè
stesso
è
lecito
.
Ma
i
più
e
noi
con
essi
affermano
che
l
'
accoppiamento
matrimoniale
è
,
in
questo
caso
,
illecito
e
sacrilego
,
perchè
è
impossibile
che
vi
sia
tale
una
necessità
che
possa
indurre
la
Chiesa
a
trasgredire
alla
severità
della
sua
legge
,
legge
istituita
per
onorare
Dio
.
Del
resto
ognuno
,
colla
preghiera
,
col
digiuno
e
con
altri
espedienti
,
può
sedare
gli
stimoli
della
carne
,
come
sarebbe
obbligato
a
sedarli
se
,
per
esempio
,
il
suo
coniuge
fosse
assente
,
o
infermo
,
o
morto
.
Non
si
deve
accettare
in
pratica
che
questa
sola
opinione
.
Vedi
Billuart
,
t
.
13
,
p
.
406
e
S
.
Lig
.
t
.
3
,
n
.
458
.
3
.
Per
cose
sacre
intendonsi
quegli
oggetti
,
che
non
sono
nè
persone
nè
luoghi
sacri
,
ma
che
sono
consacrati
al
culto
divino
,
come
gli
ornamenti
e
i
vasi
sacri
.
E
'
certo
che
è
un
orribile
sacrilegio
abusare
di
queste
cose
per
compiere
atti
turpi
,
per
esempio
,
servirsi
falsamente
e
con
intendimenti
lascivi
dell
'
acqua
benedetta
,
dell
'
olio
santo
o
della
sacra
Eucaristia
.
Alcuni
teologi
asseriscono
che
un
sacerdote
che
porta
con
sè
la
divina
Eucaristia
non
commette
sacrilegio
,
se
internamente
o
esternamente
pecca
contro
la
castità
,
semprechè
non
ci
sia
disprezzo
al
Sacramento
stesso
.
Ma
molti
alrri
dicono
essere
esso
reo
di
sacrilegio
,
perchè
colle
cose
sante
bisogna
comportarsi
santamente
;
e
in
questo
caso
il
sacerdote
si
comporta
verso
il
Santo
dei
Santi
non
santamente
ma
orribilmente
.
Egualmente
,
il
prete
che
amministra
i
Sacramenti
,
che
celebra
la
messa
,
o
coperto
dei
sacri
indumenti
sta
per
celebrarla
,
ovvero
sta
scendendo
dall
'
altare
,
e
si
abbandona
volontariamente
aila
polluzione
o
si
diletta
con
altri
piaceri
venerei
,
è
colpevole
di
doppio
sacrilegio
.
San
Liquori
,
l
.
3
,
n
.
463
.
P
.
Concina
va
più
in
là
e
sostiene
,
contro
molti
teologi
,
che
quegli
il
quale
porta
con
sè
reliquie
di
Santi
si
fa
reo
di
sacrilegio
se
esternamente
o
internamente
pecca
contro
la
castità
,
imperocchè
egli
prosegue
si
tratti
di
reliquie
o
di
sacra
Eucaristia
,
la
ragione
è
sempre
la
stessa
,
colla
sola
differenza
che
un
sacrilegio
sarà
più
grave
dell
'
altro
.
Parecchi
opinano
altresì
che
il
peccato
della
carne
contenga
la
peccaminosità
del
sacrilegio
se
vi
ha
la
circostanza
del
giorno
domenicale
o
feriale
.
Ma
molti
altri
negano
questa
specie
di
sacrilegio
oppure
dicono
ch
'
essa
non
è
mortale
,
e
che
perciò
non
è
necessario
di
determinarla
in
confessione
,
pel
motivo
che
il
precetto
della
santificazione
del
giorno
domenicale
non
è
veramente
violato
da
atti
di
quella
natura
.
APPENDICE
DEI
PRETI
PROVOCATORI
DI
TURPITUDINI
.
Tutti
coloro
che
amano
la
gloria
del
Signore
e
che
hanno
a
cuore
l
'
onore
della
Chiesa
devono
essere
compresi
d
'
angoscia
udendo
che
v
'
hanno
preti
,
e
,
quel
che
è
più
,
sacerdoti
vincolati
al
servizio
dell
'
altare
,
che
si
avvoltolano
indegnamente
nel
fango
;
che
celebrano
altissimi
misteri
,
che
tengono
nelle
loro
mani
l
'
Agnello
immacolato
,
mentro
sono
ebbri
d
'
ardori
lascivi
e
si
insozzano
di
turpissime
macchie
;
che
,
preposti
alla
salvezza
delle
anime
,
le
uccidono
invece
,
convertendo
il
divino
ministero
ad
essi
affidato
in
istromento
di
perdizione
.
Chi
è
quegli
che
,
vedendo
tanto
abbominio
nei
luoghi
sacri
,
non
inorridirà
,
e
non
tenterà
con
tutte
le
sue
forze
di
estirparlo
?
Molti
Sommi
Pontefici
ordinarono
che
i
penitenti
denunciassero
agli
Inquisitori
o
ai
Vescovi
locali
quei
confessori
che
avessero
tentato
di
sedurli
a
cose
disoneste
:
così
Paolo
IV
,
16
aprile
1561
Pio
IV
,
6
aprile
1564;
Clemente
VIII
,
3
dicembre
1592;
e
Paolo
V
,
1608
,
pei
regni
di
Spagna
,
Portogallo
,
ecc
.
,
ecc
.
Gregorio
XV
,
colla
sua
Costituzione
del
giorno
30
agosto
1622
,
ampiò
queste
disposizioni
e
le
estese
a
tutti
quanti
i
fedeli
in
Cristo
;
egli
ordinò
doversi
denunciare
quei
sacerdoti
che
,
sia
al
confessionale
,
sia
in
altro
luogo
destinato
per
ascoltare
i
penitenti
,
attendendo
alla
confessione
,
o
fingendo
di
attendere
ad
essa
,
eccitassero
a
cose
turpi
,
tenessero
discorsi
lascivi
;
ecc
.
,
ecc
.
Ed
ordinò
eziandio
che
i
confessori
avvertissero
i
penitenti
di
questo
loro
obbligo
di
denuncia
.
Alessandro
VII
decretò
,
nel
giorno
8
luglio
1630
,
che
il
penitente
è
obbligato
a
denunciare
,
anche
senza
avere
premesso
un
fraterno
rimprovero
o
altra
ammonizione
,
e
nel
giorno
24
settembre
1655
condannò
due
proposizioni
che
contenevano
insegnamenti
a
ciò
opposti
.
La
sacra
Congregazione
del
santo
Ufficio
rispose
nello
stesso
senso
,
negli
anni
1707
e
1727
.
Infine
Benedetto
XIV
nella
Costituzione
Il
Sacramento
della
penitenza
,
1
giugno
1741
,
statuì
;
1
.
Doversi
denunciare
,
e
punire
secondo
le
circostanze
,
tutti
coloro
che
,
nella
confessione
,
o
col
pretesto
della
confessione
,
tenessero
discorsi
lascivi
,
o
eccitassero
a
turpitudini
con
parole
,
con
segni
,
con
movimenti
;
con
contatti
,
con
scritti
o
con
letture
.
Doversi
avvertire
i
sacerdoti
incaricati
di
ascoltare
le
confessioni
,
ch
'
essi
sono
obbligati
ad
esigere
dai
loro
penitenti
la
denuncia
di
coloro
che
in
qualsiasi
modo
li
avessero
eccitati
a
cose
turpi
.
3
.
Egli
vieta
di
denunciare
,
o
di
procurare
di
far
denunciare
da
altri
,
come
colpevoli
,
dei
confessori
innocenti
;
e
se
questa
esecranda
malvagità
avvenisse
,
decretò
che
fesse
un
caso
riservato
a
sè
e
ai
suoi
successori
,
a
meno
che
non
vi
fosse
pericolo
imminente
di
morte
.
4
.
Dichiara
che
i
sacerdoti
che
si
fossero
macchiati
di
cotesto
nefando
delitto
non
potrebbero
assolvere
,
nemmeno
in
tempo
di
giubileo
,
i
loro
complici
,
eccettuato
il
caso
di
morte
imminente
e
di
mancanza
d
'
altro
sacerdote
;
e
se
osassero
di
farlo
,
incorrerebbero
nella
scomunica
maggiore
,
riservata
alla
Sede
Apostolica
.
Queste
varie
Costituzioni
pontificie
non
furono
mai
pubblicate
in
Francia
;
perciò
esse
strettamente
non
obbligano
,
a
meno
che
non
ci
fossero
in
contrario
speciali
statuti
diocesani
.
Nella
nostra
diocesi
,
un
sacerdote
complice
di
un
peccato
contro
la
castità
commesso
pubblicamente
o
di
un
'
unione
carnale
,
o
di
contatti
impudichi
,
o
di
baci
libidinosi
non
può
mai
assolvere
da
cotesti
peccati
il
suo
complice
,
eccettuato
il
caso
di
pericolo
di
morte
imminente
,
o
di
non
poter
moralmente
chiamare
un
altro
prete
approvato
.
Quegli
che
assolvesse
contro
questo
divieto
,
rimarrebbe
immediatamente
sospeso
e
l
'
assoluzione
data
sarebbe
nulla
.
S
'
egli
avesse
soltanto
internamente
peccato
,
o
se
il
penitente
non
pvesse
acconsentito
alle
sue
libidini
,
non
perderrebbe
per
ciò
il
ministero
della
giurisdizione
,
ma
sarebbe
però
conveniente
ch
'
egli
più
non
ascoltasse
quel
penitente
,
affine
di
evitare
il
pericolo
.
Egli
poi
non
potrebbe
assolvere
un
peccato
di
lussuria
a
cui
avesse
preso
parte
,
prima
d
'
essere
sacerdote
.
Questo
enorme
peccato
però
non
è
riservato
ed
è
di
competenza
degli
altri
confessori
approvati
ad
ascoltare
indistintamente
le
confessioni
;
per
ciò
possono
essi
assolvere
tanto
il
prete
complice
,
quanto
il
sacrilego
,
che
sieno
bene
disposti
.
Si
domanda
se
sia
dovere
naturale
denunciare
il
sacerdote
corrotto
o
il
corruttore
.
R
.
Bisogna
intanto
andar
molto
cauti
a
prestar
fede
a
quelle
donne
che
inconsideratamente
accusano
sacerdoti
al
tribunale
della
penitenza
,
imperocchè
più
volte
se
ne
son
viste
calunniare
atrocemente
dei
preti
innocenti
per
invidia
,
per
odio
,
per
gelosia
,
o
per
altro
perverso
motivo
.
Si
deve
dunque
pesare
prima
con
maturo
esame
le
circostanze
riguardanti
la
persona
,
l
'
accusa
,
e
il
preteso
delitto
ed
occorre
vietare
che
il
complice
si
abbocchi
con
questo
confessore
.
Ma
se
,
tutto
pesato
sulla
bilancia
del
santuario
,
risulta
che
il
sacerdote
è
reo
,
si
deve
esaminare
se
si
tratta
di
colpe
di
antica
data
,
una
o
più
volte
commesse
e
già
espiate
,
ovvero
se
si
tratta
d
'
un
abitudine
a
commettere
questo
genere
di
peccato
o
ad
eccitarlo
in
altri
o
d
'
una
qualsiasi
altra
colpa
che
mostri
un
uomo
di
perduti
costumi
.
Nel
primo
caso
,
non
è
obbligatoria
la
denuncia
perchè
si
suppone
,
e
ragionevolmente
si
presume
,
che
più
non
esista
il
male
,
nè
sia
per
rinnovarsi
;
nè
v
'
ha
d
'
altronde
ragione
sufficiente
per
ledere
la
riputazione
di
un
sacerdote
.
La
difficoltà
sta
nel
sapere
se
nel
secondo
caso
,
esista
l
'
obbligo
naturale
di
fare
la
denuncia
.
PROPOSIZIONE
.
Quegli
il
quale
sa
che
un
sacerdote
,
un
prete
qualunque
,
vive
in
modo
vergognoso
,
o
eccita
altri
a
cose
turpi
è
obbligato
dalla
legge
naturale
a
denunziarlo
al
vescovo
o
al
vicario
generale
.
PROVA
Tutti
i
teologi
insegnano
trattando
della
corruzione
che
un
delitto
segreto
deve
essere
denunciati
al
superiore
,
sia
per
correggere
il
colpevole
,
sia
per
stornare
un
male
che
minaccia
il
pubblico
e
i
privati
:
così
devono
denunciarsi
,
anche
senza
previa
ammonizione
,
gli
eretici
che
spargono
l
'
errore
,
i
ladri
,
i
masnadieri
,
i
traditori
della
patria
,
gli
avvelenatori
,
i
farmacisti
che
vendono
a
chiunque
sostanze
velenose
,
i
falsificatori
di
monete
,
i
corruttori
di
giovani
e
di
ragazze
,
i
congiurati
a
dar
morte
a
qualcuno
,
ecc
.
,
ecc
.
Ora
non
c
'
è
dubbio
che
un
prete
il
quale
commette
queste
enormi
ignominie
cagiona
a
sè
stesso
rovina
,
alle
anime
perdizione
,
e
alla
religione
discredito
.
Per
queste
ragioni
,
la
Chiesa
,
prima
dell
'
ordinazione
,
annuncia
ai
fedeli
astanti
,
a
nome
del
Pontefice
,
che
«
se
alcuno
ha
qualche
cosa
contro
gli
ordinandi
si
mostri
e
con
Dio
e
per
Dio
parli
con
tutta
fiducia
.
»
(
Pont
.
Rom
.
)
E
'
per
ciò
che
in
molte
diocesi
,
il
nome
dei
giovani
che
devono
avere
l
'
ordine
sacro
si
pronuncia
pubblicamente
durante
la
solennità
della
messa
,
come
si
fa
coi
bandi
matrimoniali
,
e
ciascuno
che
conoscesse
qualche
impedimento
all
'
ordinazione
è
obbligato
a
rivelarlo
;
dunque
a
più
forte
ragione
,
coloro
i
quali
sanno
che
un
sacerdote
o
un
prete
qualunque
vive
in
modo
vergognoso
,
o
si
fa
eccitatore
di
cose
turpi
,
devono
parlare
.
Questa
dottrina
è
espressamente
insegnata
da
S
.
Tommaso
,
nella
4
sent
.
tit
.
19
,
q
.
2
,
art
.
3
,
ove
dice
:
«
Se
poi
questo
peccato
tocca
altri
,
deve
essere
denunziato
al
prelato
,
affinchè
esso
metta
in
guardia
il
suo
gregge
.
»
Pontas
,
al
vocabolo
denunciare
,
caso
5
,
insegna
la
stessa
cosa
,
benchè
al
vocabolo
confessore
caso
7
,
non
risolva
con
eguale
precisione
un
caso
simile
.
Si
può
obbiettare
:
1
.
Che
i
superiori
ecclesiastici
,
ordinariamente
,
non
possono
togliere
il
sacro
ministero
a
un
sacerdote
così
denunciato
;
2
.
Che
una
tale
denuncia
rende
odiosa
la
confessione
;
3
.
Ch
'
essa
espone
i
complici
al
pericolo
dell
'
infamia
e
del
vituperio
;
4
.
Che
tanto
ripugna
questa
rivelazione
ai
complici
,
ch
'
essi
spesso
preferiscono
di
non
accostarsi
ai
sacramenti
della
Chiesa
.
Perciò
,
tale
denuncia
non
può
essere
prescritta
che
con
molta
prudenza
.
R
.
alla
1
.
obbiezione
.
Nego
la
conseguenza
Benchè
un
sacerdote
così
denunciato
non
posssa
essere
subitamente
rimosso
dal
ministero
sacro
,
per
le
mormorazioni
,
gli
scandali
ed
altri
mali
che
ne
verrebbero
,
non
è
,
per
questo
,
inutile
una
tale
denuncia
.
Avvertiti
i
superiori
,
lo
sorvegliano
,
o
lo
fanno
sorvegliare
;
lo
interpellano
,
lo
ammoniscono
,
lo
esortano
e
gli
ingiungono
di
fuggire
ogni
occasione
di
peccato
e
di
allontanare
l
'
oggetto
dello
scandalo
:
lo
traslocano
,
e
non
gli
conferiscono
l
'
avanzamento
che
potrebbegli
essere
destinato
.
Se
poi
egli
perdura
nella
sua
depravazione
,
raccolgono
nuove
informazioni
,
e
finalmente
lo
cacciano
ignominiosamente
dal
santuario
come
se
fosse
una
peste
.
Alla
2
.
obbiezione
.
Nego
la
premessa
:
infatti
,
chiunque
attentamente
riflette
a
ciò
che
si
deve
pensare
,
davanti
a
Dio
,
d
'
un
sacerdote
corrotto
e
corruttore
,
tosto
giudicherà
essere
egli
un
demone
piuttosto
che
un
ministro
di
Cristo
e
ch
'
egli
vive
più
per
perdere
che
per
salvare
le
anime
;
e
facilmente
comprenderà
che
è
obbligo
naturale
il
denunciarlo
,
come
si
denuncerebbero
i
ladri
e
i
masnadieri
,
a
benefizio
del
prossimo
.
L
'
obbligo
di
denunciare
i
ladri
e
i
masnadieri
non
rende
certamente
odiosa
la
confessione
;
egualmente
non
può
essere
resa
odiosa
dalla
denuncia
contro
pravi
sacerdoti
.
Alla
3
.
obbiezione
.
Nego
la
premessa
.
La
confessione
può
esser
fatta
tanto
cautamente
da
non
mettere
in
pubblico
il
complice
.
Ordinariamente
si
fa
così
:
Se
il
penitente
può
scrivere
deve
mettere
il
puro
nome
del
denunziato
su
una
scheda
;
indi
consegni
la
scheda
ben
chiusa
al
confessore
,
il
confessore
la
trasmette
al
vescovo
o
al
vicario
generale
con
una
lettera
nella
quale
espone
il
fatto
,
dichiara
quale
sia
il
suo
parere
circa
la
sincerità
del
denunciatore
,
badando
però
di
non
manifestare
il
nome
del
denunciatore
al
superiore
.
Egli
stesso
poi
non
deve
preoccuparsi
di
sapere
il
nome
del
sacerdote
corrotto
Se
la
persona
non
sa
scrivere
,
la
si
deve
esortare
affinchè
,
munita
d
'
una
lettera
del
confessore
,
attestante
la
di
lui
sincerità
,
si
rechi
presso
il
superiore
e
ad
esso
sveli
la
verità
,
senza
farsi
conoscere
,
se
così
desidera
.
Se
questa
persona
stima
molto
imbarazzante
questo
modo
di
denunciare
,
può
allora
designare
al
confessore
il
sacerdote
impudico
,
dandogli
licenza
di
denunciarlo
.
Vi
ha
un
altro
modo
di
denunciare
il
reo
al
superiore
;
il
complice
che
non
sa
scrivere
,
può
,
con
un
pretesto
qualunque
,
rivolgersi
a
persona
che
sa
scrivere
,
affinchè
,
gli
metta
in
iscritto
il
nome
del
tale
sacerdote
,
dicendo
per
esempio
,
che
qualcuno
glielo
richiese
.
Chiuso
e
sigillato
lo
scritto
lo
rimetterà
al
confessore
.
Il
colpevole
,
redarguito
dal
superiore
,
rimprovererà
fortemente
al
complice
o
alla
complice
di
averlo
denunciato
!
.
ma
ciò
non
e
un
gran
male
.
Non
è
forse
male
peggiore
il
tollerare
un
prete
corrotto
?
Alla
4
.
obbiezione
.
Nego
la
premessa
,
imperocchè
molti
colle
ragioni
,
colle
preghiere
,
colle
esortazioni
,
col
mostrar
loro
l
'
interesse
e
la
salvezza
della
religione
delle
anime
,
si
lasciano
indurre
a
rivelare
le
turpitudini
dei
sacerdoti
.
D
'
altronde
,
se
l
'
obbiezione
reggesse
,
bisognerebbe
dire
che
erano
ben
sciocchi
i
Pontefici
che
ordinavano
tali
denuncie
.
Il
confessore
,
che
adempie
rettamente
il
suo
incarico
deve
in
questi
casi
deplorabili
,
procurare
con
prudente
modo
che
la
denuncia
avvenga
,
o
sospendendo
o
negando
l
'
assoluzione
.
Se
poi
accade
che
un
penitente
non
si
possa
persuadere
con
ragione
alcuna
ch
'
eglì
è
obbligato
a
rivelare
,
noi
pensiamo
doversi
esso
finalmente
assolvere
,
quando
però
giudichiamo
prudentemente
ch
'
egli
è
in
buona
fede
:
non
assolvendo
in
questo
caso
il
penitente
si
priverebbe
esso
dei
sacramenti
,
e
non
si
otterrebbe
la
denuncia
del
perverso
corruttore
.
Meglio
è
dunque
che
il
confessore
,
pur
sollecitando
il
penitente
a
far
la
denuncia
non
gli
dica
però
,
ch
'
esso
vi
è
obbligato
sotto
pena
di
peccato
mortale
.
Lo
stesso
obbligo
di
far
conoscere
un
sacerdote
corrotto
l
'
hanno
le
mogli
e
le
ragazze
ch
'
egli
eccitò
a
cose
vergognose
,
e
tutti
coloro
che
ebbero
notizia
di
coteste
infamie
per
altro
mezzo
che
non
sia
stato
quello
della
confessione
.
Similmente
,
per
le
stesse
ragioni
,
devesi
denunciare
quel
sacerdote
,
o
quel
prete
qualunque
,
il
quale
,
per
delitti
ignoti
ai
superiori
,
abbia
recato
o
fosse
per
recare
grave
nocumento
alla
religione
o
alla
salute
delle
anime
.
CAPO
III
.
Delle
diverse
specie
di
lussuria
consumata
contro
natura
.
La
lussuria
consumata
,
contro
natura
,
è
l
'
emissione
del
l
'
umore
seminale
,
in
modo
non
consentaneo
alla
generazione
,
avvenga
poi
esso
all
'
infuori
dell
'
accoppiamento
carnale
,
ovvero
nell
'
accoppiamento
stesso
.
Tre
sono
le
specie
di
codesta
lussuria
,
cioè
:
la
polluzione
,
la
sodomia
e
la
bestialità
.
ARTICOLO
I
.
Della
polluzione
.
La
polluzione
che
chiamasi
anche
incontinenza
secreta
,
o
mollezza
(
)
,
è
l
'
emissione
del
seme
umano
,
all
'
infuori
d
'
ogni
accoppiamento
carnale
.
Il
seme
umano
è
un
umore
vischioso
,
destinato
dal
Creatore
alle
generazioni
e
alla
conservazione
della
specie
:
differisce
essenzialmente
dall
'
orina
'
la
quale
è
una
secrezione
degli
alimenti
,
che
si
emette
,
a
sollievo
della
natura
,
come
gli
escrementi
.
La
polluzione
si
divide
in
:
1
.
Semplice
e
qualificata
;
2
.
Volontaria
e
involontaria
;
3
.
Volontaria
in
sè
stessa
,
e
volontaria
nella
sua
origine
.
La
polluzione
semplice
è
quella
a
cui
non
si
aggiunge
una
estranea
malizia
:
vale
a
dire
,
è
quella
di
chi
,
obbligato
a
nessun
vincolo
personale
con
altri
,
si
abbandona
al
piacere
venereo
unicamente
con
sè
stesso
.
La
polluzione
dicesi
qualificata
quando
,
oltre
la
sua
propria
malizia
,
un
'
altra
ve
se
ne
aggiunge
,
o
da
parte
d
'
un
oggetto
a
cui
si
pensa
,
o
da
parte
di
chi
è
passivo
nella
polluzione
,
o
da
parte
di
chi
è
agente
.
1
.
La
polluzione
acquista
la
peccaminosità
dell
'
adulterio
,
dello
incesto
,
dello
stupro
,
del
sacrilegio
,
della
bestialità
o
della
sodomia
sè
,
nel
compierla
si
pensa
ad
una
donna
maritata
,
ad
una
parente
ecc
.
,
ecc
.
Così
quegli
che
desiderando
la
Beata
Vergine
,
si
abbandonasse
alla
polluzione
davanti
alla
sua
statua
od
immagine
,
commetterebbe
un
orribile
sacrilegio
.
2
.
La
stessa
peccaminosità
acquista
se
chi
è
l
'
oggetto
passivo
della
polluzione
è
una
persona
coniugata
,
ovvero
consacrata
a
Dio
col
voto
o
coll
'
Ordine
sacro
.
3
.
Egualmente
,
se
chi
opera
la
polluzione
,
è
per
esempio
,
un
religioso
o
altro
sacerdote
.
Tutte
queste
circostanze
è
necessario
rivelare
in
confessione
,
perchè
fanno
cambiare
la
specie
del
peccato
.
La
polluzione
volontaria
è
quella
che
si
compie
in
modo
diretto
o
di
cui
si
cerca
volontariamente
la
causa
.
È
involontaria
,
se
avvenga
senza
la
cooperazione
della
volontà
,
sia
vegliando
,
sia
dormendo
.
Siccome
la
polluzione
affatto
involontaria
non
può
essere
un
peccato
noi
qui
non
ne
parleremo
se
non
in
quanto
può
aver
relazione
a
un
peccato
.
Perciò
noi
tratteremo
:
1
.
Della
polluzione
volontaria
,
in
sè
stessa
;
2
.
Della
polluzione
volontaria
,
nella
sua
origine
;
3
.
Della
polluzione
notturna
;
4
.
Dei
movimenti
sregolati
;
5
.
Norme
del
confessore
verso
coloro
che
hanno
l
'
abitudine
di
darsi
alla
polluzione
.
§
.
I
.
Della
polluzione
volontaria
in
sè
stessa
.
Molti
probabilisti
negarono
seguendo
Caramuel
,
che
la
polluzione
fosse
per
diritto
naturale
proibita
,
imperocchè
la
emissione
del
seme
umano
puossi
paragonare
ad
una
emissione
di
sangue
,
di
latte
,
di
orina
e
di
sudore
,
e
per
conseguenza
,
se
non
la
proibisce
la
legge
positiva
divina
,
lecito
sarebbe
e
necessario
il
compierla
ogni
qualvolta
la
natura
lo
richiedesse
.
Nessun
teologo
però
è
di
questo
parere
.
PROPOSIZIONE
.
La
polluzione
,
considerata
in
sè
stessa
è
un
peccato
contro
natura
.
Questa
proposizione
è
provata
dalla
Sacra
Scrittura
,
dalla
autorità
di
Innocenzo
XI
,
dal
consenso
dei
teologi
e
dalla
ragione
.
1
.
Sacra
Scrittura
:
I
.
ai
Corint
.
6
.
9
.
«
Sappiate
che
nè
i
fornicatori
,
nè
gli
adoratori
d
'
idoli
,
nè
gli
adulteri
,
nè
i
segretamente
incontinenti
,
nè
i
sodomisti
possederanno
il
regno
di
Dio
.
»
Ai
Gal
,
6
.
19;
«
È
certo
che
coloro
i
quali
,
come
dissi
e
ripeto
,
si
abbandonano
a
cose
carnali
,
cioè
alla
fornicazione
,
all
'
impurità
,
alla
impudicizia
,
alla
lussuria
e
cose
simili
,
non
entreranno
nel
regno
di
Dio
.
Colle
parole
segretamente
incontinenti
intendesi
alludere
a
coloro
che
volontariamente
si
fanno
,
o
si
fanno
fare
da
altri
delle
polluzioni
manuali
:
questa
vergogna
va
certamente
collocata
a
livello
delle
impurità
e
delle
impudicizie
,
l
'
Apostolo
dichiarando
,
che
questi
peccati
escludono
dal
regno
dei
Cieli
,
non
li
presenta
solo
come
trasgressioni
al
diritto
positivo
,
ma
evidentemente
come
cose
che
deturpano
la
natura
.
2
.
Innocenzo
XI
condannava
,
il
2
marzo
1679
,
la
seguente
proposizione
di
Caramuel
:
«
La
polluzione
manuale
non
è
vietata
dal
diritto
naturale
,
e
se
Dio
non
la
proibisse
,
spesso
essa
sarebbe
conveniente
e
qualche
volta
obbligatoria
.
»
3
.
La
ragione
:
E
'
certo
che
fu
nella
mente
del
Creatore
che
la
destinazione
dell
'
umore
spermatico
e
d
'
ognì
atto
venereo
fosse
quella
di
provocare
e
perpetuare
la
specie
umana
.
Se
si
permettesse
la
polluzione
per
una
volta
,
non
si
saprebbe
capire
la
ragione
,
per
cui
non
si
potesse
permettere
ulteriormente
:
è
appunto
per
questo
che
non
si
può
permetterla
mai
.
Di
più
il
piacere
annesso
alla
polluzione
volontaria
espone
al
pericolo
di
contrarne
l
'
abitudine
;
e
noi
dimostreremo
che
è
un
'
abitudine
questa
gravemente
colpevole
imperocchè
conduce
a
mali
enormi
:
la
polluzione
dunque
,
che
avviene
all
'
infuori
del
naturale
accoppiamento
,
è
manifestamente
contro
natura
;
lo
riconobbero
gli
stessi
Pagani
,
come
appare
dalle
seguenti
parole
di
Marziale
,
Epig
.
42
:
«
Credimi
,
la
stessa
natura
t
'
insegna
il
vero
,
o
Ponticio
;
ciò
che
tu
perdi
colla
polluzione
manuale
,
è
un
uomo
.
»
Devesi
quindi
concludere
,
non
essere
mai
lecito
eccitare
direttamente
la
polluzione
,
nemmeno
collo
scopo
di
conservare
la
salute
e
la
vita
;
imperocchè
non
è
egualmente
lecito
il
fornicare
,
collo
stesso
scopo
.
Il
paragone
col
sangue
,
col
latte
,
coll
'
orina
e
col
sudore
,
addotto
da
Caramuel
non
regge
,
imperocchè
la
destinazione
di
questi
umori
è
ben
diversa
da
quella
dell
'
umore
spermatico
.
Nè
giova
dire
che
è
talora
permesso
cavar
sangue
dalle
vene
,
o
tagliar
un
membro
del
corpo
ed
anche
i
vasi
dello
sperma
,
imperciocchè
il
sangue
e
i
membri
sono
parti
del
corpo
,
subordinate
alla
salute
dell
'
individuo
,
e
perciò
,
per
salvarlo
,
possono
benissimo
essere
lese
;
ma
il
seme
umano
non
fu
creato
per
la
sanità
del
corpo
,
ma
per
la
propagazione
della
specie
.
Non
si
va
incontro
ad
alcun
pericolo
con
una
cavata
di
sangue
o
coll
'
amputazione
d
'
un
membro
:
ma
non
è
così
colla
polluzione
.
§
.
II
Della
polluzione
volontaria
nella
sua
origine
.
Si
suole
distinguere
due
cause
di
polluzione
,
una
prossima
,
e
l
'
altra
remota
.
La
causa
prossima
è
quella
che
porta
per
se
stessa
alla
polluzione
,
come
il
palpeggiare
le
proprie
o
le
altrui
parti
genitali
il
contemplarle
,
il
parlare
d
'
oscenità
o
amori
,
il
volgere
in
mente
turpi
immagini
,
ecc
.
,
ecc
.
E
'
causa
remota
quella
che
meno
direttamente
spinge
alla
polluzione
,
come
sarebbe
il
bere
e
il
mangiare
smoderato
,
lo
studio
delle
questioni
veneree
,
l
'
ascoltare
i
peccati
al
confessionale
(
)
ecc
.
,
ecc
.
Queste
cause
possono
essere
lecite
,
venialmente
cattive
o
mortalmente
cattive
:
così
,
possono
sedurre
alla
polluzione
in
modo
prossimo
o
in
modo
remoto
.
Egli
è
certo
:
1°
che
quegli
il
quale
volontariamente
,
anche
per
un
istante
,
si
abbandona
al
piacere
della
polluzione
,
sia
pure
senza
un
dato
intendimento
e
per
sola
causa
accidentale
,
pecca
mortalmente
:
nessuno
negherà
ciò
;
2°
che
pecca
pure
mortalmente
quegli
che
dà
motivo
prossimo
,
diretto
,
alla
polluzione
,
come
sarebbe
,
per
esempio
,
toccando
o
rimirando
libidinosamente
le
proprie
o
le
altrui
parti
vergognose
in
modo
che
sembri
si
voglia
la
polluzione
,
ancorchè
ad
eccitar
questa
veramente
non
si
miri
.
Anche
questo
è
evidente
.
Esaminiamo
ora
se
la
polluzione
prodotta
da
causa
lecita
,
o
solo
venialmente
cattiva
,
sia
peccato
e
quale
peccato
.
1
.
Fare
un
'
azione
lecita
in
se
stessa
,
ma
senza
necessità
o
utilità
,
e
che
si
prevede
ch
'
essa
ecciterà
una
polluzione
,
è
peccato
mortale
,
perchè
si
coopera
efficacemente
ad
un
risultato
mortale
,
senza
alcuna
ragione
scusante
.
2
.
Quegli
che
per
vantaggio
proprio
o
d
'
altrui
fa
una
azione
in
sè
lecita
ma
che
,
per
ragione
di
sue
particolari
disposizioni
,
ha
una
prossima
influenza
sulla
polluzione
,
pecca
mortalmente
,
semprechè
esso
sia
esposto
a
dare
il
suo
consenso
ad
un
pericolo
prossimo
di
essa
,
imperocchè
nessuno
nega
che
l
'
esporsi
a
tale
pericolo
sia
peccato
mortale
,
a
meno
che
ci
sia
la
scusa
di
una
grave
necessità
.
3
.
Se
poi
urge
una
grave
necessità
,
e
il
fine
a
cui
si
tende
è
buono
,
non
v
'
è
peccato
,
imperocchè
è
permesso
,
per
grave
causa
,
fare
la
polluzione
in
guisa
che
ne
conseguano
due
effetti
,
uno
buono
e
l
'
altro
no
,
e
che
si
dia
tutto
il
proprio
assenso
al
primo
,
negandolo
all
'
altro
.
Così
un
chirurgo
,
il
quale
guarda
o
tocca
le
parti
genitali
d
'
una
donna
,
sia
per
curarne
una
infermità
o
per
agevolare
un
parto
,
si
espone
certo
all
'
occasione
d
'
una
polluzione
,
ma
esso
perciò
non
pecca
,
purchè
non
vi
presti
consenso
alcuno
,
contuttochè
si
esponga
ad
un
prossimo
pericolo
di
acconsentirvi
.
4
.
Non
pecca
colui
il
quale
,
per
sua
o
per
altrui
utilità
,
fa
una
azione
,
dalla
quale
prevede
che
ne
può
seguire
una
polluzione
,
alla
quale
però
egli
non
si
mette
nel
pericolo
prossimo
di
acconsentire
,
perchè
si
suppone
ch
'
egli
non
provi
nè
secondi
il
male
che
ne
può
venire
.
Così
S
.
Tommaso
e
in
generale
i
teologi
.
E
'
permesso
di
studiare
le
cose
veneree
,
per
un
fine
onesto
;
di
ascoltare
le
confessioni
delle
donne
:
di
conversare
con
esse
utilmente
e
onestamente
;
di
far
loro
visite
;
di
abbracciarle
decentemente
come
se
fossero
parenti
;
di
cavalcare
;
di
usare
moderatamente
delle
bibite
riscaldanti
,
prescritte
dalla
salute
;
servire
gli
infermi
;
metterli
nei
bagni
;
esercitare
la
chirurgia
,
ecc
.
,
benchè
si
preveda
che
ne
possa
seguire
polluzione
;
ma
non
ci
si
deve
pensare
se
non
col
fermo
proposito
di
non
acconsentirvi
e
colla
fondata
speranza
di
perseverare
in
questo
proposito
.
Se
però
,
per
nessuna
utilità
o
ben
lieve
,
ci
fossero
da
compiere
azioni
influenti
sulla
polluzione
,
bisogna
astenersene
;
se
no
,
si
commetterebbe
peccato
veniale
o
mortale
,
a
seconda
della
gravita
o
leggerezza
della
polluzione
che
si
provocherebbe
.
Per
esempio
:
se
l
'
uso
del
caffè
,
dell
'
acquavite
,
del
vino
puro
,
ecc
.
non
suggerito
dalla
salute
come
ordinariamente
lo
è
,
eccita
in
te
polluzione
,
devi
astenerti
da
esso
,
sotto
pena
di
peccato
veniale
se
l
'
eccitamento
è
soltanto
probabile
,
e
di
peccato
mortale
se
,
per
qualche
causa
a
te
particolare
,
l
'
eccitamento
è
diretto
e
l
'
effetto
quasi
moralmente
certo
.
5
.
È
peccato
mortale
fare
un
'
azione
venialmente
cattiva
,
la
quale
influisca
in
modo
prossimo
sulla
polluzione
:
ciò
risulta
da
quanto
or
si
dirà
.
Se
alcuno
,
per
ragioni
di
sua
particolare
debolezza
,
è
solito
provare
polluzione
guardando
voluttuosamente
una
donna
in
qualche
parte
sensuale
del
corpo
;
o
toccandole
una
mano
;
premendole
le
dita
;
conversando
con
lei
;
abbracciandola
onestamente
,
ma
senza
una
ragione
;
assistendo
a
balli
,
ecc
.
,
deve
astenersi
da
tutti
codesti
atti
sotto
pena
di
peccato
mortale
.
6
.
Se
dei
peccati
veniali
in
materia
di
lussuria
,
e
a
più
forte
ragione
in
altra
materia
,
influiscono
sulla
polluzione
soltanto
remotamente
,
come
,
per
esempio
,
se
negli
atti
or
ora
esposti
essa
non
avvenga
che
di
rado
,
la
castità
non
si
trova
che
venialmente
lesa
.
Quanto
al
sapere
se
essa
sarebbe
mortalmente
violata
,
o
nella
polluzione
in
sè
stessa
,
o
nella
causa
della
polluzione
medesima
,
si
può
rispondere
con
una
duplice
negazione
:
non
nel
primo
caso
,
quando
si
suppone
mancare
qualsiasi
assenso
attuale
;
non
nel
secondo
caso
dell
'
ipotesi
,
se
la
causa
è
lieve
,
e
quindi
soltanto
lievemente
influisce
sulla
polluzione
.
Così
pensano
,
con
S
.
Tommaso
,
molti
teologi
contro
pochi
.
7
.
Un
peccato
mortale
,
diverso
dalla
lussuria
,
come
,
per
esempio
,
l
'
ira
,
l
'
ubriachezza
,
che
solo
remotamente
influisce
sulla
polluzione
,
non
si
considera
che
come
un
peccato
veniale
di
lussuria
,
perchè
l
'
influenza
non
dovendosi
qui
riferire
che
alla
ragione
,
non
può
che
supporsi
essere
una
influenza
lieve
.
Così
S
.
Lig
.
,
l
.
3
,
n
.
484
,
e
molti
altri
dopo
di
esso
.
Evidentemente
si
dovrebbe
dire
il
contrario
,
se
questo
peccato
,
per
speciali
circostanze
annesse
,
per
esempio
la
sua
frequenza
,
lo
si
giudicasse
influire
sulla
polluzione
in
modo
prossimo
.
§
III
.
Della
polluzione
notturna
.
Per
polluzione
notturna
s
'
intende
quella
soltanto
che
avviene
nel
sonno
.
Se
il
sonno
è
imperfetto
,
la
polluzione
può
essere
semi
-
volontaria
,
e
non
ne
conseguirebbe
che
un
peccato
veniale
.
Se
poi
il
sonno
è
perfetto
,
la
polluzione
non
è
in
modo
alcuno
volontaria
,
e
non
ne
deriva
peccato
:
non
potrebbe
essere
peccaminosa
se
non
nella
sua
origine
.
E
'
certo
che
quegli
il
quale
predispone
una
cosa
colla
intenzione
che
da
essa
derivi
una
polluzione
durante
il
sonno
,
per
esempio
,
giacendo
in
letto
in
un
dato
modo
,
coprendosi
ben
bene
,
palpeggiandosi
,
ecc
.
,
pecca
mortalmente
.
Eccettuati
questi
casi
,
si
deve
esaminare
quale
sia
la
causa
della
polluzione
notturna
e
come
essa
influisca
sulla
polluzione
stessa
.
Triplice
è
la
causa
secondo
S
.
Tommaso
,
22
,
q
.
154
,
art
.
5
,
ed
altri
teologi
:
corporale
,
spirituale
intrinseca
e
spirituale
estrinseca
.
I
.
Cause
corporali
sono
:
1
.
La
sovrabbondanza
di
materia
seminale
,
della
quale
la
natura
,
troppo
gravata
,
si
scarica
colla
emissione
spontanea
;
2
.
Le
immagini
della
fantasia
provenienti
dalla
stessa
sovrabbondanza
di
materia
seminale
,
o
da
altra
disposizione
di
corpo
;
3
.
L
'
intemperanza
nel
bere
e
nel
mangiare
,
o
le
qualità
eccitanti
dei
cibi
e
delle
bevande
;
4
.
I
motivi
che
sciolgono
il
seme
,
come
,
per
esempio
,
l
'
equitazione
,
la
vista
di
cose
lascive
,
o
il
pensare
ad
esse
nella
veglia
;
5
.
Un
certo
prudore
di
umori
,
un
sangue
molto
caldo
,
i
nervi
irritabili
,
i
palpeggiamenti
nei
sogni
,
la
morbidezza
del
letto
,
ecc
.
;
6
.
La
debolezza
degli
organi
,
che
può
nascere
da
un
difetto
di
costruzione
,
o
dalla
contratta
abitudine
alla
polluzione
;
debolezza
che
frequentemente
provoca
uno
spargimento
di
seme
che
spesso
reca
grave
nocumento
alla
salute
.
II
.
La
causa
spirituale
intrinseca
,
che
S
.
Tommaso
chiama
animale
,
perchè
risiede
nell
'
anima
,
è
il
pensiero
,
prima
del
sonno
,
di
cose
lascive
;
e
vi
si
comprendono
i
desideri
,
le
protratte
fantasie
voluttuose
,
i
cattivi
discorsi
,
il
frequentar
donne
,
l
'
assistere
a
spettacoli
e
a
balli
,
la
lettura
di
libri
osceni
,
ecc
.
III
.
La
causa
spirituale
estrinseca
è
opera
del
Demonio
,
il
quale
secondo
S
.
Tommaso
e
tutti
gli
altri
dottori
illudendo
la
immaginazione
e
commovendo
gli
spiriti
genitali
,
eccita
la
polluzione
.
Questo
genere
di
polluzioni
,
quando
provengono
da
causa
estranea
alla
volontà
,
e
se
vi
manca
il
consenso
attuale
,
non
si
possono
imputare
a
peccato
.
Similmente
non
sono
peccati
le
polluzioni
che
avvengono
nel
sonno
per
naturale
sovrabbondanza
di
umore
simile
,
per
debolezza
di
organi
,
per
disposizione
nervosa
,
o
per
il
non
soddisfacimento
d
'
un
'
abitudine
,
semprechè
non
nascano
con
deliberato
proposito
e
non
sieno
perciò
in
alcun
modo
acconsentite
.
Nelle
altre
polluzioni
è
da
esaminare
se
la
loro
origine
sia
lecita
,
se
venialmente
o
mortalmente
cattiva
,
se
prossimamente
o
remotamente
influente
su
di
esso
:
per
ciò
si
giudicherà
prudentemente
se
vi
sia
peccato
e
quale
peccato
sia
.
Se
una
cosa
,
benchè
lecita
,
influisca
prossimamente
sulla
polluzione
,
non
basta
la
sua
utilità
,
ma
richiedesi
la
necessità
,
affinchè
possa
la
cosa
essere
scusata
:
ove
poi
l
'
influenza
sia
remota
,
basta
una
semplice
scusa
ragionevole
.
Si
domanda
:
1
.
Cosa
deve
fare
chi
,
svegliandosi
,
si
avvede
di
aver
compiuta
una
polluzione
.
R
.
Deve
elevare
la
mente
a
Dio
,
invocarlo
,
fare
il
segno
della
santa
croce
,
non
compiere
cosa
alcuna
che
provochi
in
seguito
l
'
emissione
del
seme
,
rinunciare
ad
ogni
voluttuoso
diletto
:
così
operando
,
può
stare
colla
coscienza
tranquilla
:
ma
egli
però
non
è
obbligato
a
far
resistenza
all
'
impeto
della
natura
,
qualora
ei
senta
che
nei
vasi
spermatici
la
secrezione
dell
'
umore
è
già
avvenuta
;
in
questo
caso
è
una
necessità
che
l
'
emissione
,
subito
o
no
,
abbia
luogo
,
altrimenti
il
seme
,
già
uscito
dai
reni
,
si
corromperebbe
internamente
a
detrimento
della
salute
.
Si
domanda
:
2
.
Se
sia
permesso
compiacersi
della
polluzione
non
colpevole
,
in
quanto
essa
è
di
sollievo
alla
natura
,
o
desiderarla
sotto
questo
rispetto
.
R
.
Generalmente
i
dottori
insegnano
essere
lecito
compiacersi
dei
buoni
effetti
della
polluzione
involontaria
,
sia
avvenuta
nel
sonno
,
sia
nella
veglia
,
perchè
sotto
questo
riguardo
,
essa
non
dà
un
risultato
cattivo
.
E
un
maggior
numero
di
dottori
e
con
maggiori
probabilità
insegnano
essere
lecito
per
le
stesse
ragioni
,
compiacersi
di
un
tale
effetto
,
che
la
polluzione
deve
produrre
.
Ma
è
lecito
compiacersi
della
polluzione
,
volontariamente
compiuta
o
da
compiersi
,
considerandola
come
un
sollievo
della
natura
?
Molti
affermano
,
e
dicono
che
da
nessuna
legge
essa
è
proibita
:
così
S
.
Tommaso
,
in
4
,
Sent
.
tit
.
9
,
q
.
I
,
art
.
I
,
dice
:
«
Se
la
polluzione
si
gradisce
come
una
scarica
o
un
sollievo
della
natura
,
non
credesi
che
sia
peccato
.
»
Si
avverta
che
non
dice
se
si
gradisce
l
'
effetto
della
polluzione
ma
se
si
gradisce
solo
la
polluzione
.
Questa
opinione
sembra
a
noi
molto
probabile
in
teoria
,
ma
molto
pericolosa
in
pratica
,
e
non
è
quindi
a
tollerarsi
.
Si
domanda
:
3
.
Che
si
deve
dire
del
gocciolìo
!
R
.
Il
gocciolìo
è
una
lenta
emissione
di
seme
imperfetto
o
di
consimile
umore
vischioso
,
senza
che
vi
siano
movimenti
gravi
di
concupiscenza
.
Se
ha
luogo
senza
piacere
venereo
,
come
se
proviene
da
debolezza
d
'
organi
o
dal
diletto
di
un
prurito
insopportabile
,
lo
si
deve
considerare
come
si
considera
l
'
emissione
del
sudore
:
così
dicono
Cajetanus
e
i
teologi
in
generale
.
Ma
se
avviene
volontariamente
e
copiosamente
,
o
con
una
notevole
commozione
degli
spiriti
genitali
,
è
peccato
mortale
,
perchè
implica
il
pericolo
prossimo
della
polluzione
.
Così
Sanchez
,
S
.
Liquori
,
ecc
.
Se
poi
avviene
in
modica
quantità
,
senza
piacere
e
senza
commozione
notevole
dello
spirito
,
o
non
è
peccato
,
se
la
causa
risiede
nella
ragione
e
nella
utilità
,
o
,
tutt
'
al
più
,
è
peccato
veniale
.
Ciò
è
conseguenza
di
quanto
abbiam
detto
della
polluzione
indirettamente
voluta
.
Si
domanda
:
4
.
Se
sia
permesso
,
per
opera
di
medicamenti
prescritti
dai
medici
,
sciogliere
ed
espellere
il
seme
morboso
,
già
sciolto
dai
reni
,
e
perciò
implicante
pericolo
di
vera
polluzione
.
R
.
Generalmente
i
dottori
lo
affermano
,
purchè
ciò
tenda
solo
a
provvedere
alla
salute
,
e
la
polluzione
non
sia
direttamente
eccitata
,
nè
desiderata
,
nè
che
vi
si
acconsenta
allorchè
avviene
all
'
infuori
del
desiderio
,
e
infine
che
il
seme
sia
veramente
diventato
morboso
.
Così
Sanchez
,
Layman
,
S
.
Liquori
,
ecc
.
,
contro
P
.
Concina
,
Bonacina
,
La
Croix
,
De
Lugo
,
e
molti
altri
.
§
IV
.
Dei
movimenti
disordinati
.
Questi
movimenti
sono
certe
commozioni
delle
parti
genitali
che
più
o
meno
dispongono
alla
polluzione
.
Possono
essere
gravi
o
lievi
:
sono
gravi
se
inducono
un
pericolo
prossimo
di
polluzione
;
lievi
,
se
il
contrario
.
E
'
peccato
mortale
il
compiacersi
volontariamente
in
questi
movimenti
,
ancorchè
sieno
lievi
e
nati
involontariamente
,
imperocchè
v
'
ha
qui
un
piacere
venereo
che
probabilmente
non
implica
leggerezza
di
materia
,
ed
induce
nel
grave
pericolo
di
andare
più
oltre
.
A
più
forte
ragione
sarebbe
peccato
mortale
l
'
eccitarli
deliberatamente
Vanno
poi
immuni
da
peccato
,
se
essi
non
dipendono
dalla
volontà
nè
in
se
stessi
,
nè
nella
loro
causa
,
come
spesso
avviene
,
e
se
non
vi
si
acconsente
menomamente
.
Ove
poi
la
causa
di
essi
sia
stata
deliberatamente
predisposta
,
bisogna
considerarli
come
polluzione
indirettamente
voluta
,
con
questa
differenza
,
che
la
polluzione
è
sempre
una
cosa
grave
,
mentre
i
movimenti
possono
essere
talmente
leggeri
e
così
lontani
dal
pericolo
di
polluzione
,
da
doversi
considerare
come
piccoli
peccati
,
poco
curandosi
altresì
della
loro
origine
,
purchè
questa
sia
onesta
.
Or
si
domanda
specialmente
,
cosa
si
debba
fare
quando
tali
movimenti
nascono
senza
colpa
.
E
'
certo
,
come
già
dicemmo
,
che
non
si
può
acconsentire
volontariamente
ad
essi
se
non
peccando
mortalmente
.
Ciononpertanto
,
non
conviene
opporre
ad
essi
una
forte
resistenza
,
imperocchè
in
allora
lo
stesso
ritegno
infiamma
la
fantasia
e
per
relazione
simpatica
,
eccita
maggiormente
gli
spiriti
genitali
.
La
cosa
più
sicura
è
dunque
quella
d
'
invocare
con
calma
Iddio
,
pregare
la
Beata
Vergine
,
l
'
Angelo
custode
,
il
proprio
patrono
egli
altri
santi
,
fuggire
gli
oggetti
pericolosi
,
distogliere
tranquillamente
il
pensiero
da
idee
oscene
e
portarlo
su
altre
cose
,
applicarsi
seriamente
ad
affari
diversi
e
in
ispecial
modo
a
quelli
che
maggiormente
distraggono
.
Si
domanda
se
il
rimanere
indifferente
ai
movimenti
di
concupiscenza
nati
involontariamente
,
nè
approvandoli
,
nè
disapprovandoli
,
sia
peccato
e
quale
peccato
.
R
.
1
.
Tutti
ritengono
che
tale
indifferenza
è
almeno
un
peccato
veniale
,
perchè
il
pensiero
sarebbe
obbligato
di
provare
della
ripugnanza
pei
movimenti
disordinati
della
concupiscenza
.
2
.
Sanchez
,
S
.
Liguori
,
l
.
5
,
n
,
6
,
e
molti
altri
dicono
che
questo
peccato
,
escluso
il
pericolo
prossimo
di
polluzione
,
è
solamente
veniale
,
perchè
dicono
i
movimenti
disordinati
devono
essere
respinti
per
la
ragione
che
è
a
tenersi
inducano
alla
polluzione
o
sveglino
il
consenso
della
volontà
al
piacere
venereo
Ora
,
se
pericolo
non
esiste
od
è
remoto
,
l
'
obbligo
d
'
evitarlo
non
è
grave
:
ma
essi
affermano
che
,
sotto
pena
di
peccato
mortale
,
c
'
è
l
'
obbligo
di
resistere
positivamente
non
foss
'
altro
per
senso
di
rincrescimento
,
se
vi
ha
pericolo
prossimo
o
di
cadere
nella
polluzione
o
di
acconsentire
al
piacere
venereo
.
Altri
generalmente
insegnano
che
la
indifferenza
da
un
lato
congiunta
d
'
altro
canto
con
una
piena
attenzione
a
questi
movimenti
disordinati
,
benchè
sieno
lievi
,
è
peccato
mortale
,
tanto
per
la
loro
disordinatezza
,
quanto
pel
pericolo
che
vi
ha
di
acconsentirvi
.
Così
Valentia
,
Lessius
,
Vasquez
,
Concina
,
Billuart
,
e
nella
pratica
Habert
,
Collet
,
P
.
Antoine
,
Dens
,
ecc
.
E
'
cosa
pericolosa
il
trasgredire
in
pratica
questa
sentenza
,
benchè
il
parere
contrario
,
considerato
teoreticamente
non
manchi
di
probabilità
:
richiedesi
dunque
che
un
positivo
rincrescimento
,
almeno
virtuale
risieda
nel
pensiero
,
verso
questi
movimenti
disordinati
,
sorti
all
'
infuori
della
volontà
,
Questo
rincrescimento
si
ha
come
sufficiente
,
quando
la
volontà
opponesi
con
fermo
proposito
al
piacere
venereo
,
disdegna
i
movimenti
voluttuosi
e
si
rivolge
ad
altro
.
Quanto
or
s
'
è
detto
,
non
lo
intendiamo
detto
per
coloro
che
scrupolosi
per
un
nonnulla
,
sono
troppo
solleciti
a
tormentare
la
propria
coscienza
,
affannosamente
scrutando
se
abbiano
o
no
prestato
un
consenso
,
molto
più
che
,
così
operando
,
non
fanno
che
esporsi
viemaggiormente
agli
stimoli
della
carne
e
perpetuarne
quasi
la
loro
efficacia
:
abbiano
costoro
il
fermo
proposito
di
vivere
sempre
castamente
,
sdegnino
i
movimenti
disordinati
e
non
si
preoccupino
menomamente
delle
regole
che
soglionsi
seguire
negli
esami
di
coscienza
e
nella
confessione
;
l
'
esperienza
prova
essere
questo
il
mezzo
più
sicuro
e
più
breve
per
liberarsi
da
scrupoli
mal
fondati
.
§
V
.
Norme
dei
confessori
verso
coloro
che
si
danno
alla
polluzione
.
Non
vi
ha
vizio
più
nocivo
,
sotto
qualunque
aspetto
,
ai
giovani
,
e
specialmente
se
maschi
,
di
quello
della
polluzione
,
imperocchè
,
presi
da
questa
prava
consuetudine
,
indurano
lo
spirito
,
inebetiscono
,
dispregiano
la
virtù
,
disdegnano
la
religione
;
la
loro
indole
diventa
malinconiosa
,
incapace
di
energia
,
inetta
a
qualsiasi
proposito
tenace
;
le
forze
del
corpo
mancano
,
gravi
infermità
sopravvengono
,
si
appalesa
una
caducità
prematura
,
e
spesso
si
muore
di
morte
vergognosa
.
Gli
spaventosi
effetti
della
masturbazione
,
descritti
da
Ippocrate
,
ce
li
riferisce
Buchanan
,
t
.
4
,
p
.
567
:
«
Questa
malattia
nasce
dal
midollo
spinale
;
essa
colpisce
i
giovani
sposi
ed
i
libidinosi
;
non
hanno
febbre
,
e
,
benchè
mangino
bene
,
dimagrano
e
si
consumano
;
par
loro
di
sentire
come
un
formicolìo
scendere
dalla
testa
lungo
la
spina
dorsale
.
Ogniqualvolta
essi
emettono
gli
escrementi
ed
orinano
,
perdono
abbondantemente
un
umore
seminale
acquoso
;
sono
inetti
alla
generazione
;
spesso
,
nei
loro
sogni
,
sono
intenti
all
'
atto
venereo
;
le
passeggiate
,
specialmente
lungo
le
strade
faticose
,
li
scalmanano
,
li
prostrano
,
e
procacciano
ad
essi
pesantezza
di
capo
e
susurrii
nelle
orecchie
;
infine
una
febbre
acuta
termina
i
loro
giorni
.
»
Egualmente
Aretes
,
medico
greco
,
vivente
al
tempo
di
Trajano
,
dice
,
l
.
2
,
c
.
I
;
«
I
giovani
,
dediti
a
questo
vizio
,
vanno
soggetti
alle
malattie
e
alle
infermità
dei
vecchi
;
diventano
pallidi
,
lascivi
,
cupidi
,
sfibrati
,
pigri
,
stupidi
,
ed
anche
imbecilli
;
il
loro
corpo
s
'
incurva
,
le
loro
gambe
più
non
li
reggono
;
sono
malcontenti
di
tutto
,
inabili
a
tutto
,
e
molti
cadono
nella
paralisia
.
»
Questi
giudizii
fondamentali
,
tramandatici
da
medici
antichi
,
sono
ammessi
pure
da
tutti
i
medici
più
recenti
,
e
vengono
confermati
da
un
'
infinità
di
fatti
,
di
cui
noi
ne
riferiremo
alcuni
.
Hoffman
,
celebre
professore
di
medicina
in
una
università
della
Germania
,
nel
suo
Trattato
Delle
malattie
provenienti
dall
'
abuso
dei
piaceri
dell
'
amore
,
riferisce
«
che
un
giovane
di
18
anni
,
il
quale
amoreggiava
carnalmente
con
una
fantesca
,
fu
colto
tutto
ad
un
tratto
da
debolezza
e
da
fremito
generale
in
tutti
i
suoi
membri
;
aveva
il
viso
rosso
e
i
polsi
debolissimi
.
In
brev
'
ora
si
riuscì
a
toglierlo
a
questo
stato
,
ma
egli
restò
sempre
afflitto
da
un
languore
generale
.
»
Tissot
,
Dell
'
onanismo
,
p
.
33
,
così
descrive
un
giovane
,
pel
quale
fu
richiesta
la
sua
cura
:
«
La
prima
volta
ch
'
io
vidi
questo
disgraziato
,
ne
fui
spaventato
.
«
Sentii
più
che
mai
allora
la
necessità
di
dimostrare
ai
giovani
l
'
orrendo
precipizio
nel
quale
volontariamente
si
gettano
,
abbandonandosi
a
questo
vizio
vergognoso
.
«
L
.
D
*
,
orologiaio
,
fu
savio
e
prosperoso
fino
all
'
età
di
17
anni
.
A
quest
'
epoca
si
abbandonò
alla
masturbazione
,
ch
'
egli
replicava
consecutivamente
perfino
3
volte
;
l
'
emissione
del
seme
era
sempre
preceduta
e
accompagnata
da
un
leggero
offuscamento
del
pensiero
e
da
un
movimento
convulsivo
nei
muscoli
estensori
della
testa
,
i
quali
la
tiravano
indietro
,
mentre
che
il
suo
collo
gonfiavasi
straordinariamente
«
Non
era
ancora
trascorso
un
anno
,
ch
'
egli
cominciò
a
sentire
una
grande
debolezza
dopo
ogni
polluzione
;
la
sua
immaginazione
,
tutta
in
balìa
a
queste
oscenità
,
non
era
più
capace
d
'
altre
idee
;
e
la
rinnovazione
dei
suoi
atti
colpevoli
divenne
ogni
giorno
più
frequente
,
fino
a
che
si
trovò
in
uno
stato
che
faceva
temere
che
morisse
.
«
Troppo
tardi
egli
se
ne
impensierì
;
il
male
era
già
andato
troppo
oltre
,
ed
egli
non
poteva
più
essere
guarito
;
le
parti
genitali
eransi
fatte
così
irritabili
e
così
deboli
che
,
anche
senza
l
'
azione
sua
personale
,
i
vasi
spermatici
vuotavansi
da
sè
.
La
menoma
irritazione
provoca
all
'
istante
il
più
completo
eretismo
,
il
quale
era
immediatamente
seguito
da
un
'
emissione
di
seme
,
ciò
che
aumentava
quotidianamente
la
sua
debolezza
.
«
L
'
organo
ch
'
egli
,
sulle
prime
,
non
provava
che
durante
la
polluzione
,
e
che
cessava
con
essa
,
divenne
abituale
,
e
ne
era
preso
spesso
senza
alcuna
causa
apparente
,
in
modo
sì
violento
che
,
durante
l
'
accesso
,
che
talora
durava
15
ore
e
non
mai
meno
di
8
,
provava
in
tutta
la
parte
posteriore
del
collo
dei
dolori
così
forti
,
che
ordinariamente
gli
strappavano
non
dei
gridi
,
ma
degli
urli
;
e
in
questo
frattempo
non
gli
era
possibile
mandar
giù
per
bocca
alcunchè
di
liquido
o
di
solido
.
«
La
sua
voce
era
diventata
rauca
;
la
respirazione
,
impedita
;
le
forze
gli
mancarono
totalmente
.
«
Obbligato
a
rinunciare
alla
sua
professione
,
inetto
a
tutto
,
oppresso
dalla
miseria
,
languì
,
quasi
senza
soccorso
alcuno
,
per
qualche
mese
:
povero
disgraziato
!
tanto
più
da
compiangere
,
in
quanto
che
,
un
resto
di
memoria
(
che
non
tardò
però
a
svanire
)
era
ancor
là
per
rammentargli
continuamente
le
cause
del
suo
malore
,
accrescendolo
con
tutto
l
'
orrore
dei
rimorsi
!
«
Informato
del
suo
essere
,
mi
recai
presso
di
lui
;
più
che
un
individuo
vivente
,
trovai
un
cadavere
sdraiato
su
un
pagliariccio
,
magro
,
pallido
,
sudicio
,
puzzolente
,
quasi
incapace
d
'
ogni
movimento
:
spesso
gli
colava
dal
naso
un
sangue
smorto
e
acquoso
;
e
continuamente
gli
usciva
dalla
bocca
una
bava
.
Colto
da
diarrea
,
egli
emetteva
gli
escrementi
in
letto
,
senza
addarsene
.
Lo
spargimento
dell
'
umore
seminale
era
continuo
;
i
suoi
occhi
caccolosi
,
torbidi
e
spenti
,
non
avevano
più
la
facoltà
di
girare
;
il
polso
era
estremamente
debole
,
ma
pronto
e
frequente
;
la
respirazione
,
molto
imbarazzata
;
la
magrezza
,
estrema
,
eccettuati
i
piedi
,
i
quali
cominciavano
a
diventare
tumidi
,
molli
e
seriosi
.
«
Il
disordine
dello
spirito
non
era
minore
:
non
aveva
più
idee
,
più
memoria
;
inetto
a
leggere
due
frasi
;
senza
riflessione
,
senza
inquietudine
sulla
sua
sorte
;
non
aveva
altra
sensazione
che
quella
del
dolore
,
la
quale
lo
assaliva
penosamente
,
ogni
tre
giorni
almeno
.
Era
un
essere
molto
al
di
sotto
del
bruto
,
ed
offriva
in
sè
uno
spettacolo
,
di
cui
è
difficile
immaginare
tutto
l
'
orrore
.
Molto
a
stento
si
poteva
riconoscere
ch
'
egli
una
volta
aveva
appartenuto
alla
specie
umana
...
Morì
dopo
poche
settimane
(
giugno
1757
)
col
corpo
ch
'
era
tutto
un
tumore
molle
e
sieroso
.
»
E
Buchan
,
t
.
2
,
p
.
202
,
dice
:
«
La
maggior
parte
dei
giovani
che
si
dànno
alle
donne
e
al
vizio
vergognoso
della
masturbazione
,
non
vi
rinunciano
ordinariamente
se
non
quando
le
forze
ad
essi
più
non
lo
permettono
,
ma
allora
la
malattia
è
già
diventata
incurabile
.
Io
ho
visto
di
ciò
un
esempio
eloquente
in
un
giovane
di
22
anni
,
il
quale
,
malgrado
i
consigli
di
savie
persone
,
e
di
persone
che
pareva
esercitassero
maggior
autorità
su
di
lui
,
perdurò
costantemente
nella
mala
abitudine
,
e
vi
si
abbandonava
perfino
in
quel
tempo
nel
quale
i
medici
lo
sottoponevano
ad
una
cura
per
guarirlo
dalla
malattia
.
Egli
morì
miseramente
,
senza
che
gli
si
sia
potuto
procurare
un
sollievo
.
»
I
confessori
dunque
devono
colle
cure
più
sollecite
tentare
di
prevenire
questa
pessima
abitudine
o
di
svellerla
in
coloro
ch
'
essi
stimano
l
'
abbiano
già
contrata
.
Si
guardino
bene
però
,
interrogando
i
giovani
,
e
spcialmenmte
le
fanciulle
,
di
non
maliziare
imprudentemente
la
loro
immaginazione
e
di
non
essere
causa
,
come
spesso
avviene
,
(
)
di
lussuria
nei
penitenti
.
Meglio
sarebbe
esporsi
al
pericolo
di
non
ottenere
una
confessione
intera
,
che
contaminare
delle
anime
od
offenderla
a
scapito
della
religione
.
Per
scoprire
,
senza
pericolo
,
se
vi
abbia
polluzione
,
giova
procedere
in
questo
modo
:
interrogare
dapprima
il
penitente
sui
pensieri
,
sui
discorsi
lascivi
,
sulle
nudità
al
cospetto
di
altre
persone
,
sui
toccamenti
compiuti
sopra
se
stessi
o
sopra
altri
,
ovvero
compiuti
da
altri
su
noi
con
nostro
assenso
.
Se
il
penitente
non
è
ancor
giunto
alla
pubertà
,
non
dev
'
essere
interrogato
intorno
alla
polluzione
,
imperocchè
è
probabile
ch
'
egli
non
la
conosca
,
a
meno
che
la
di
lui
corruzione
non
appaia
manifesta
da
evidenti
indizî
.
Se
egli
è
poi
pubere
,
ed
abbia
avuto
contatti
impudichi
con
altre
persone
,
specialment
se
questo
avevano
più
anni
di
lui
,
ovvero
se
abbia
giaciuto
in
letto
con
esse
,
è
moralmente
certo
che
avvenne
spargimento
di
seme
,
ed
è
facile
capire
che
ci
fu
polluzione
.
Non
pertanto
,
il
confessore
può
domandare
,
senza
commetere
imprudenza
:
«
Avete
voi
provato
dei
movimenti
nel
corpo
(
o
nella
carne
?
)
e
un
piacere
giocondo
nelle
vostre
parti
segrete
e
una
cessazione
di
quei
movimenti
appena
cessato
il
piacere
?
»
Se
il
penitente
risponde
affermativamente
,
è
ragionevole
l
'
ammettere
che
ci
fu
polluzione
,
imperocchè
la
vivacità
di
quei
movimenti
,
congiunta
a
quel
dato
piacere
,
indica
chiaramente
che
ci
fu
effusione
di
seme
.
Nei
maschi
,
l
'
effusione
è
sempre
esterna
:
ma
nelle
femmine
,
se
è
vero
come
sembra
probabile
ch
'
esse
non
abbiano
sperma
,
la
polluzione
si
effettuerebbe
in
altro
modo
.
Per
causa
di
movimenti
disordinati
,
si
verifica
spesso
nelle
donne
un
flusso
interno
e
ben
raramente
esterno
,
di
una
specie
di
umore
mucoso
,
che
facilmente
si
spiega
riflettendo
che
esse
provano
una
sensazione
vivamente
voluttuosa
.
Peccano
mortalmente
le
donne
che
eccitano
in
sè
questo
flusso
o
questi
movimenti
venerei
,
oppure
volontariamente
se
ne
compiacciono
.
Ma
il
confessore
,
saputi
con
discrezione
da
una
penitente
questi
movimenti
e
contatti
libidinosi
,
deve
cautamente
astenersi
da
ulteriori
interrogazioni
offensive
al
pudore
.
Se
si
ascolta
un
maschio
che
abbia
fatto
delle
oscenità
con
altri
più
in
età
di
lui
,
siccome
è
probabilissimo
ch
'
egli
li
abbia
visti
ad
emettere
l
'
umore
seminale
,
così
e
permesso
chiedergli
se
abbia
provato
qualche
cosa
di
simile
anch
'
esso
.
Alla
polluzione
chiaramente
verificata
bisogna
applicare
convenienti
rimedi
:
fisici
e
morali
.
I
rimedi
fisici
possono
essere
utili
per
guarire
dalle
pulluzioni
volontarie
e
involontarie
;
essi
consistono
in
una
grande
temperanza
,
in
un
riguardoso
metodo
di
vita
,
nell
'
astinenza
da
alimenti
calorosi
e
da
liquori
molto
spiritosi
,
nel
far
uso
di
acqua
e
di
latte
,
giacere
su
letto
non
soffice
e
dormirvi
poco
,
immergersi
in
bagni
freddi
,
ed
altri
rimedi
che
i
medici
sogliono
suggerire
,
ma
che
però
raramente
sono
efficaci
.
I
rimedi
morali
sono
specialmente
,
il
fuggire
gli
oggetti
che
sogliono
indurre
nella
mente
idee
lascive
,
il
vegliare
sopra
sè
stessi
;
padroneggiare
i
sensi
;
mortificare
la
carne
;
meditare
sui
mali
che
provengono
dall
'
abitudine
delle
polluzioni
;
pensare
alla
morte
,
al
giudizio
di
Dio
,
all
'
inferno
,
all
'
eternità
;
fuggire
l
'
ozio
,
la
taciturnità
,
la
solitudine
;
pregare
e
frequentare
confessori
,
ecc
.
,
ecc
.
I
confessori
possono
anche
prudentemente
consigliare
ai
giovani
molto
corrotti
la
lettura
di
llbri
,
scritti
su
tale
argomento
da
medici
,
come
,
per
esempio
,
l
'
Onanismo
del
Tissot
,
e
meglio
ancora
l
'
opuscolo
del
Doussin
-
Dubreoil
,
intitolato
:
Pericoli
dell
'
Onanismo
:
quest
'
ultimo
libro
può
essere
indicato
,
come
rimedio
,
ai
giovani
corrotti
,
senza
pericolo
alcuno
.
L
'
esecranda
abitudine
della
masturbazione
,
se
è
inveterata
fa
veramente
disperare
i
confessori
;
ed
è
infatti
assai
difficile
il
giudicare
prudentemente
se
possano
o
debbano
essere
ammessi
al
sacramento
della
Penitenza
e
della
Eucaristia
quei
penitenti
che
si
danno
in
balìa
a
questo
vizio
:
è
a
temersi
finalmente
che
,
trattandoli
severamente
,
non
si
accostino
più
ai
sacramenti
e
si
facciano
peggiori
:
trattandoli
d
'
altra
parte
con
soverchia
indulgenza
,
potrebbero
addormentarsi
placidamente
nel
fango
di
cotesto
vizio
.
E
'
necessario
per
ciò
usare
somma
prudenza
e
gran
zelo
,
affinchè
questi
infelici
penitenti
s
'
accostino
di
frequente
al
sacro
tribunale
della
penitenza
per
esempio
,
ogni
settimana
,
si
dolgano
delle
colpe
commesse
,
e
rinnovino
sovente
il
buon
proposito
di
non
più
peccare
.
Bisogna
star
bene
attenti
se
le
ricadute
avvengono
:
1°
per
malizia
,
trascuranza
o
difetto
di
volontà
;
2°
ovvero
per
infermità
o
violenza
di
tentazione
.
Nel
primo
caso
,
si
deve
differire
l
'
assoluzione
fino
che
appaia
una
vera
emenda
;
nel
secondo
,
questi
disgraziati
penitenti
,
lottanti
contro
una
tirannica
libidine
,
e
veramente
contriti
,
devonsi
soccorrere
ammettendoli
alla
grazia
dell
'
assoluzione
e
della
sacra
Eucaristia
.
Con
queste
norme
si
diminuiranno
a
poco
a
poco
le
ricadute
e
si
cancellerà
l
'
abitudine
.
Diversamente
,
un
soverchio
rigore
li
allontanerebbe
dai
sacramenti
,
li
getterebbe
nel
baratro
della
corruzione
,
e
non
splenderebbe
più
speranza
alcuna
di
emendamento
.
Perciò
sarebbe
cosa
eccessiva
e
spesso
pericolosa
una
sospensione
dei
sacramenti
per
due
mesi
,
senza
una
nuova
ricaduta
,
come
vogliono
Juenin
,
Collet
e
pochi
altri
.
S
.
Liquori
,
t
.
6
,
n
.
463
e
molti
altri
dopo
di
lui
pensano
che
la
sospensione
anche
di
un
solo
mese
è
troppo
lunga
,
e
che
per
ciò
l
'
assoluzione
in
questi
casi
non
deve
essere
differita
oltre
gli
otto
,
i
dieci
o
,
al
sommo
,
i
quindici
giorni
,
semprechè
v
'
abbiano
segni
di
vero
pentimento
.
Non
si
può
tuttavia
determinare
,
come
norma
generale
,
il
tempo
della
dilazione
:
dipenderà
dalla
prudenza
del
confessore
accorciarlo
o
allungarlo
secondo
che
stimerà
più
conveniente
alla
correzione
del
penitente
.
Si
avverta
bene
però
,
che
quei
poveri
peccatori
che
desiderano
sinceramente
di
salvarsi
,
non
devono
essere
messi
a
fascio
cogli
induriti
nella
colpa
,
nè
gettati
nella
disperazione
da
una
intempestiva
severità
:
a
ciò
devono
star
bene
attenti
i
confessori
e
agire
con
somma
prudenza
.
Talvolta
devesi
consigliare
il
matrimonio
a
coloro
che
possono
contrarlo
,
essendo
esso
l
'
unico
rimedio
,
o
almeno
il
più
efficace
.
Si
deve
procedere
poi
colla
massima
cautela
quando
si
ha
a
fare
con
giovani
che
stanno
per
far
voto
di
perpetua
continenza
.
Coloro
che
sono
ingolfati
nel
vizio
della
polluzione
abbandonandovisi
di
frequente
,
ordinariamente
prometterebbero
di
darsi
alla
castità
emettendo
un
voto
spensierato
,
non
maturato
,
imprudente
;
essi
devono
per
ciò
essere
dissuasi
dalla
professione
religiosa
e
molto
più
dallo
stato
clericale
,
a
meno
che
non
dieno
segni
straordinari
di
conversione
,
e
colla
lunga
prova
di
molti
anni
dimostrino
fermezza
di
proposito
ed
offrano
pegno
di
perseveranza
.
ARTICOLO
II
.
Della
sodomia
.
Quella
mostruosa
nequizia
,
che
prende
il
nome
dagli
abitanti
della
città
di
Sodoma
,
è
così
definita
da
S
.
Tommaso
,
2
,
2
,
q
.
154
,
art
.
II
:
Accoppiamento
carnale
,
usando
indebitamente
del
sesso
,
come
fra
uomo
e
uomo
,
fra
donna
e
donna
.
La
enormezza
di
questa
iniquità
è
potente
:
1
.
Per
l
'
orrore
che
eccita
universalmente
;
2
.
Per
la
sua
deformità
,
vera
e
manifesta
;
3
.
Per
le
punizioni
inaudite
,
inflitte
da
Dio
alle
cinque
città
insozzate
da
questa
contaminazione
(Gen.,
cap
.
19
)
;
4
.
Per
l
'
epistola
di
S
.
Paolo
ai
Romani
,
l
.
18
e
seg
.
,
che
dice
,
essere
stati
dati
in
balìa
i
Pagani
a
passioni
ignominiose
,
ad
azioni
sconvenienti
,
a
brame
ardenti
,
tra
femmine
e
femmine
,
tra
maschi
e
maschi
,
in
punizione
della
loro
superbia
;
5
.
Per
le
gravi
pene
decretate
nel
Diritto
canonico
,
e
specialmente
nella
bolla
Horrendum
illud
scelus
di
Pio
V
contro
i
preti
sodomi
;
6
.
Per
lo
zelo
veemente
con
cui
tutti
i
santi
Padri
della
Chiesa
inveirono
contro
questo
delitto
.
S
.
Ciro
,
nell
'
omelia
14
,
epist
.
ai
Rom
.
,
fulmina
i
sodomiti
colla
sua
eloquenza
,
e
prova
essere
essi
assai
più
bruti
dei
cani
.
Non
importa
sapere
ove
avvenga
il
contatto
venereo
fra
maschi
o
fra
femmine
,
se
cioè
nelle
parti
davanti
o
nelle
parti
di
dietro
,
o
in
qualsiasi
altro
posto
del
corpo
,
imperocchè
la
peccaminosità
della
sodomia
consiste
nella
voglia
di
usare
indebitamente
del
sesso
,
e
,
generalmente
,
è
compiuta
,
per
esempio
,
coll
'
applicazione
della
propria
parte
genitale
al
corpo
di
persona
di
eguale
sesso
,
giacendo
assieme
come
se
si
trattasse
di
far
un
accoppiamento
carnale
.
Perciò
non
si
reputa
sodomia
,
perchè
non
vi
sarebbe
concubito
,
la
semplice
applicazione
delle
mani
,
dei
piedi
o
della
bocca
alla
parte
genitale
dell
'
altro
,
benchè
avvenge
la
polluzione
nell
'
una
e
nell
'
altra
persona
.
La
sodomia
implica
la
malizia
che
è
nell
'
adulterio
,
nell
'
incesto
,
nel
sacrilegio
,
secondo
che
i
sodomiti
sieno
coniugi
,
consanguinei
,
affini
,
o
consacrati
a
Dio
.
Non
pochi
teologi
dicono
che
il
penitente
è
tenuto
a
dichiarare
se
nell
'
atto
della
sodomia
è
stato
attivo
o
passivo
,
perchè
altro
è
lasciarsi
volontariamente
sodomitare
,
altro
è
prender
parte
attiva
alla
sodomia
in
altrui
.
Nel
caso
poi
dell
'
uomo
,
passivo
e
della
donna
,
attiva
,
lo
invertimento
della
natura
sarebbe
ancor
più
grave
.
Molti
autori
però
,
con
maggior
probabilità
,
negano
essere
necessaria
la
dichiarazione
di
queste
particolarità
essendo
sufficentemente
indicata
la
qualità
del
peccato
dalla
semplice
confessione
del
fatto
.
Così
pensa
puranco
il
P
.
Concina
,
non
sospetto
di
soverchia
indulgenza
.
Siccome
in
questa
materia
è
convenientissimo
evitare
le
questioni
superflue
,
così
noi
ci
asteniamo
sempre
da
simili
interrogazioni
.
V
'
ha
una
specie
di
sodomia
,
che
può
accadere
anche
fra
persone
di
sesso
diverso
,
quando
il
commercio
carnale
avviene
all
'
infuori
dell
'
accoppiamento
delle
parti
genitali
,
per
esempio
,
quando
si
mettono
in
opera
la
parte
deretana
,
la
bocca
,
le
mammelle
,
le
coscie
,
ecc
.
Benchè
questo
genere
d
'
infamia
non
sia
punito
egualmente
come
la
sodomia
propriamente
detta
,
è
certo
ch
'
esso
è
sempre
una
grande
ignominia
contro
natura
.
Nella
nostra
diocesi
entrambe
codeste
sodomie
,
ancorchè
non
consumate
,
ma
solo
tentate
con
qualche
atto
che
condurrebbe
ad
esse
,
è
un
caso
riservato
.
ARTICOLO
III
.
Della
Bestialità
.
La
bestialità
è
l
'
unione
carnale
con
un
essere
che
non
è
della
specie
umana
.
Così
S
.
Tommaso
.
Esso
è
un
gravissimo
peccato
,
secondo
il
Levit
.
20
,
15
e
16
,
che
dice
:
«
Chiunque
si
accoppierà
carnalmente
con
un
giumento
o
con
una
pecora
,
sarà
punito
colla
morte
:
sarà
uccisa
eziandio
la
bestia
.
La
donna
che
si
sarà
accoppiata
con
un
giumento
,
muoia
con
esso
.
Che
il
loro
sangue
ricada
sul
loro
capo
.
»
Questo
nefando
delitto
,
essendo
,
secondo
le
regole
della
ragione
,
assai
più
esiziale
di
quanti
altri
sono
peccati
contro
la
castità
,
è
reputato
gravissimo
ed
è
da
tutti
abborrito
.
Un
tempo
le
leggi
civili
condannavano
alle
fiamme
assieme
alla
bestia
colui
che
non
si
vergognava
di
perpetrare
tanta
nequizia
.
Oggi
,
il
colpevole
di
questo
o
di
consimile
delitto
,
perpetrato
in
pubblico
,
verrebbe
condannato
alla
pena
del
carcere
e
ad
una
multa
pecuniaria
.
La
diversa
specie
e
il
diverso
sesso
degli
animali
non
mutano
la
natura
del
peccato
,
imperocchè
la
malvagità
di
esso
risiede
nel
disordine
contro
natura
.
Non
è
quindi
necessario
enunciare
in
confessione
la
specie
,
il
sesso
o
altre
qualità
della
bestia
,
ma
soltanto
se
il
delitto
fu
consumato
colla
effusione
del
seme
,
ovvero
se
fu
solo
tentato
.
In
qualunque
modo
,
è
questo
,
nella
nostra
diocesi
,
un
caso
riservato
.
Tutti
i
teologi
parlano
dell
'
unione
con
il
Demonio
in
forma
d
'
uomo
,
di
donna
o
di
animale
,
ovvero
raffigurato
semplicemente
nella
immaginazione
,
e
dicono
essere
consimile
tale
peccato
al
peccato
della
bestialità
,
e
siccome
esso
implica
una
malizia
particolare
,
deve
questa
essere
confessata
;
la
malizia
è
qui
una
superstizione
consistente
in
un
patto
con
il
Demonio
.
In
questa
nefandezza
rinvengonsi
necessariamente
due
specie
di
malizia
,
una
contro
la
castità
,
l
'
altra
contro
la
religione
.
E
'
chiaro
poi
,
che
se
un
atto
sodomitico
si
compie
col
Demonio
sotto
la
forma
apparente
d
'
uomo
,
è
questa
una
terza
specie
dello
stesso
peccato
.
Se
il
Demonio
si
presenta
sotto
l
'
aspetto
d
'
una
consanguinea
o
di
una
donna
maritata
,
vi
ha
incesto
o
adulterio
;
se
invece
sotto
l
'
aspetto
di
un
animale
,
vi
ha
bestialità
.
L
'
orrore
che
ispira
un
fatto
incredibile
,
quale
è
quello
del
congiungimento
carnale
col
cadavere
di
una
donna
,
ci
costringe
a
chiedere
in
quale
categoria
di
peccati
si
deve
porre
tale
congiungimento
.
Alcuni
vogliono
riporlo
fra
i
peccati
di
bestialità
,
altri
fra
quelli
di
fornicazione
,
ed
altri
finalmente
fra
i
peccati
di
polluzione
.
E
'
tanto
orribile
questo
delitto
che
,
messa
in
disparte
la
questione
speculativa
,
a
noi
sembra
chiaro
che
la
circostanza
della
donna
morta
devesi
necessariamente
dichiarare
in
confessione
,
come
devesi
dichiarare
se
questa
donna
,
in
vita
,
era
una
consanguinea
,
un
'
affine
,
una
donna
maritata
,
o
una
professante
voto
religioso
.
CAPO
IV
.
Dei
peccatori
di
lussuria
non
consumata
.
E
'
lussuria
non
consumata
quella
che
non
va
fino
alla
emissione
dell
'
umore
seminale
.
E
'
lussuria
non
consumata
:
i
pensieri
voluttuosi
;
i
baci
,
i
contatti
e
gli
sguardi
impudichi
;
gli
abbigliamenti
femminili
,
le
pitture
e
le
sculture
che
sono
indecenti
;
i
discorsi
e
i
libri
osceni
;
le
danze
,
i
balli
e
gli
spettacoli
.
Di
queste
cose
tratteremo
brevemente
dal
punto
di
vista
pratico
.
ARTICOLO
I
.
Diletti
voluttuosi
del
pensiero
.
Sotto
questo
titolo
comprendonsi
tutti
i
pensieri
cattivi
in
fatto
di
lussuria
,
cioè
,
desiderî
,
compiacenze
e
voluttà
della
immaginazione
.
Il
desiderio
lussurioso
è
un
atto
della
volontà
che
accenna
ad
un
'
azione
cattiva
,
per
esempio
,
alla
fornicazione
,
o
che
cerca
veramente
di
compierla
,
e
allora
il
desiderio
si
chiama
efficace
.
Il
desiderio
è
invece
inefficace
quando
,
pensando
al
conseguimento
di
una
data
cosa
,
si
dice
fra
sè
,
per
esempio
:
«
Io
vorrei
fornicare
con
quella
tal
persona
»
,
sapendo
che
ciò
è
impossibile
.
Il
desiderio
dunque
riguarda
sempre
il
futuro
.
La
compiacenza
lussuriosa
al
contrario
riguarda
sempre
il
passato
,
ed
è
la
soddisfazione
nel
ricordare
una
cattiva
azione
,
come
,
per
esempio
,
il
compiacersi
ricordando
cattivi
discorsi
o
un
congiungimento
carnale
.
Della
stessa
specie
è
il
rincrescimento
di
non
aver
fatto
,
in
una
data
occasione
,
una
cosa
cattiva
,
per
esempio
,
sedotta
una
ragazza
,
allorchè
si
viene
a
sapere
che
sarebbe
stato
facile
il
sedurla
.
La
voluttà
immaginativa
(
)
(
pensieri
voluttuosi
è
il
libero
compiacimento
in
una
cosa
cattiva
che
il
pensiero
s
'
immagina
reale
,
senza
però
che
vi
sia
il
desiderio
di
effettuarla
;
per
esempio
,
allorchè
colla
immaginazione
si
finge
di
fornicare
;
e
senza
aver
l
'
intenzione
di
compiere
realmente
l
'
atto
,
ci
compiaciamo
,
con
libero
assenso
,
nella
sua
apparente
illusione
.
Questa
dilettazione
dicesi
morosa
(
)
,
non
per
la
durata
reale
del
compiacimento
,
poichè
basta
un
unico
istante
per
consumare
internamente
ll
peccato
,
ma
perchè
il
pensiero
si
sofferma
e
riposa
su
qualla
idea
,
che
si
sa
essere
peccato
.
Ciò
detto
:
1
.
E
'
certo
che
il
desiderio
d
'
una
cosa
cattiva
é
peccato
della
stessa
indole
e
della
stessa
specie
della
cosa
che
si
desidera
,
perchè
la
volontà
è
la
sede
del
peccato
;
e
dove
esiste
desiderio
di
conseguire
una
cosa
cattiva
,
la
volontà
è
piena
.
Da
ció
consegue
che
questo
peccato
si
specifica
considerandone
l
'
oggetto
.
Le
qualità
dell
'
oggetto
dasiderato
e
le
sue
circostanze
che
mutano
la
specie
del
peccato
,
o
lo
aggravano
senza
mutarnè
la
specie
,
devonsi
dichiarare
in
confessione
;
per
esempio
,
l
'
aver
desiderato
una
consanguinea
o
una
affine
è
una
circostanza
da
dichiararsi
unitamente
al
grado
della
consanguineità
o
della
affinità
,
ancorchè
,
per
un
'
astrazìone
dèlla
mente
,
si
sia
desiderato
l
'
abbracciamento
carnale
senza
badare
al
vincolo
di
consanguineità
o
di
affinità
,
imperocchè
la
malizia
dell
'
incesto
non
può
essere
,
per
astrazione
,
separata
dall
'
oggetto
ma
la
cosa
sarebbe
altrimenti
,
se
il
penitente
ignorasse
la
circostanza
della
consanguineità
o
dell
'
affinità
.
Non
basta
dunque
che
il
penitente
dica
in
generale
d
'
aver
avuto
cattivi
desideri
,
d
'
aver
desiderato
cose
impure
:
egli
deve
specificare
ciò
che
ha
desiderato
,
cioè
se
desiderò
l
'
accoppiamento
carnale
,
o
dei
semplici
contatti
o
il
solo
atto
di
guardare
,
con
una
persona
in
genere
,
e
di
qual
sesso
,
ovvero
,
se
con
una
determinata
persona
,
libera
,
o
in
qualche
modo
vincolata
,
ecc
.
2
.
Non
è
meno
certo
che
il
libero
compiacimento
della
volontà
sopra
un
atto
di
lussuria
di
già
avvenuto
,
implica
la
malizia
contenuta
nell
'
atto
stesso
,
imperocchè
la
volontà
abbraccia
l
'
intero
oggetto
rivestito
di
tutte
le
sue
circoetanze
,
e
perciò
si
presenta
rivestita
di
tutta
la
malizia
.
Dicasi
lo
stesso
,
ed
è
evidente
,
se
alcuno
si
duole
di
non
aver
fatto
cosa
cattiva
in
un
'
occasione
passata
.
3
.
È
egualmente
certo
essere
peccato
mortale
il
libero
compiacersi
della
mente
in
una
cosa
venerea
che
la
immaginazione
si
figura
come
reale
.
In
questo
caso
,
la
cosa
è
mortalmente
cattiva
.
e
quegli
che
con
libero
consenso
aderisce
ad
essa
,
per
esempio
,
figurandosi
di
fornicare
realmente
contraviene
per
ciò
stesso
alla
legge
di
Dio
.
Nel
libro
Della
Sap
.
,
l
.
3
.
leggesi
:
«
I
pensieri
cattivi
separavo
da
Dio
;
»
e
nei
Proverbii
,
4
,
23
:
«
Poni
ogni
cura
a
conservare
intatto
il
tuo
cuore
.
»
Molti
autori
dicono
che
la
dilettazione
morosa
non
si
qualifica
per
l
'
oggstto
esteriore
,
ma
per
l
'
oggetto
raffigurato
nella
mente
;
ed
in
ciò
differisce
dal
desiderio
.
La
ragione
di
questa
differenza
è
,
che
il
desiderio
mira
l
'
oggetto
reale
e
trae
con
sè
necessariamente
tutte
le
note
malizie
ad
esso
inerenti
,
indipendentemente
da
qualsiasi
particolare
astrazione
,
mentre
la
semplice
dilettazione
risiede
nel
semplice
oggetto
immaginato
.
Perciò
,
quegli
che
volontariamente
si
diletta
nel
pensiero
dell
'
abbracciamento
carnale
con
una
donna
maritata
,
consanguinea
,
affine
,
o
monaca
considerandola
però
semplicemente
come
femmina
,
e
non
altro
,
probabilmente
non
cade
nella
peccaminosità
dell
'
adulterio
,
dell
'
incesto
o
del
sacrilegio
.
Così
C
.
De
Luogo
,
Bonacina
,
Layman
ed
altri
non
pochi
citati
da
S
.
Liquori
,
l
,
5
n
.
15
,
il
quale
dice
essere
questa
opinione
assai
probabile
.
Ciononpertanto
,
molti
altri
asseriscono
essere
più
probabile
l
'
opinione
opposta
,
imperocchè
ad
essi
non
sembra
fondata
l
'
esposta
differenza
fra
il
desiderio
e
la
semplice
dilettazione
,
e
dicono
che
questa
,
come
quello
,
abbraccia
tutto
l
'
oggetto
non
ostante
le
astrazioni
che
può
aver
fatto
la
mente
.
Così
S
.
Antonino
,
Cajetanos
,
Lessius
,
Sanchez
Suarez
,
Sylvius
,
P
.
Antoine
,
Collet
,
Dens
,
ecc
.
Entrambe
le
opinioni
sona
probabili
,
la
seconda
o
è
più
sicura
,
ma
è
spesso
difficile
ottenere
dai
penitentl
la
confessione
delle
circostanze
annesse
all
'
oggetto
pensato
;
allora
i
confessori
prudenti
,
appoggiati
alla
prima
opinione
,
devono
astenersi
da
importune
domande
.
4
.
Quegli
che
s
'
avvede
di
dilettarsi
in
una
cosa
venerea
,
presente
alla
sua
immaginaz.one,
e
la
tollera
con
indifferenza
,
probabilmente
pecca
mortalmente
,
abbenchè
non
provi
movimenti
disordinati
,
imperocchè
aderisce
in
un
certo
modo
alla
cosa
cattiva
,
o
almeno
si
espone
al
grave
pericolo
di
aderirvi
.
Tale
è
,
pratica
,
l
'
opinione
di
tutti
i
teologi
.
5
.
Giova
notare
la
rilevante
differenza
che
corre
fra
il
pensiero
di
una
cosa
cattiva
e
la
dilettazione
in
una
cosa
cattiva
.
Ci
spiegheremo
con
un
paragone
:
quegli
che
volontariamente
si
diletta
,
si
compiace
d
'
un
omicidio
che
a
sua
immaginazione
gli
presenta
come
affettivo
,
certo
pecca
mortalmente
.
Ma
quegli
che
semplicemente
pensa
o
parla
d
'
un
omicidio
perpetrato
o
da
perpetrarsi
da
altri
non
pecca
perciò
.
Dicasi
lo
stesso
circa
le
cose
impudiche
:
la
semplice
idea
di
questo
o
quel
piacere
impudico
,
non
è
peccato
in
sè
,
come
non
è
peccato
il
riflettere
ad
esso
;
il
ricordarlo
,
prevederlo
.
Se
fosse
altrimenti
,
i
medici
,
i
teologi
,
i
eonfessori
,
i
predicatori
,
che
su
questa
materia
studiano
o
scrivono
,
parlano
o
discutono
,
necessarimente
peccherebbero
:
il
che
nessuno
ammette
.
Vi
ha
però
questa
differenza
fra
il
pensiero
d
'
un
omicidio
o
d
'
altra
consimile
cosa
cattiva
e
il
pensiero
d
'
una
cosa
impudica
,
che
,
cioè
,
quest
'
ultimo
è
sempre
pericoloso
in
causa
della
nostra
naturale
concupiscenza
;
non
è
così
dell
'
altro
,
perchè
in
noi
non
esiste
una
naturale
propensione
verso
di
esso
.
Per
ciò
,
è
peccato
veniale
,
o
mortale
secondo
il
pericolo
,
l
'
immaginare
cose
oscene
,
a
meno
che
ciò
non
sia
scusato
da
qualche
fine
onesto
.
È
ancora
da
notarsi
la
differenza
che
corre
tra
il
sentire
la
dilettazione
,
e
lo
acconsentire
ad
essa
.
Il
sentire
è
spesso
una
necessità
,
e
può
essere
quindi
non
peccaminoso
,
ma
l
'
acconsentire
dipende
sempre
dalla
volontà
.
Una
cosa
è
ben
diversa
dall
'
altra
.
Molti
,
confondendo
assieme
senso
o
consenso
,
pensiero
d
'
una
cosa
cattiva
e
dilettazione
in
una
cosa
cattiva
,
disordinano
le
loro
idee
e
tormentansi
cogli
scrupoli
.
Essi
devono
su
ciò
istruirsi
ben
bene
,
affine
di
togliersi
dalle
tenebre
della
confusione
e
dalle
ambascie
.
Quegli
che
prediligono
sinceramente
la
castità
posson
star
certi
ch
'
essi
non
hanno
acconsentito
a
moto
alcuno
di
concupiscenza
ogniqualvolta
la
loro
mente
vi
si
arrestò
soltanto
nella
confusione
delle
idee
o
nella
incertezza
,
imperocchè
se
vi
avessero
veramente
acconsentito
,
avrebbero
avvertito
in
se
stessi
un
cambiamento
di
proposito
e
l
'
avrebbero
ritenuto
nella
memoria
.
Quegli
invece
che
hanno
la
perniciosa
consuetudine
di
abbandonarsi
alla
libidine
,
ove
dubitino
di
avere
o
no
acconsentito
ad
essa
,
devono
persuadersi
di
avervi
acconsentito
perchè
se
si
fossero
opposti
alla
loro
inclinazione
naturale
,
avrebbero
presenti
alla
memoria
gli
sforzi
fatti
;
e
siccome
i
peccati
di
lussuria
moltiplicansi
straordinariamente
in
breve
tempo
,
possono
ragionevolmente
dire
col
profeta
penitente
:
«
Le
mie
iniquità
sono
diventate
padrone
di
me
....
esse
sono
più
numerose
dei
capegli
della
mia
testa
»
.
Solm
.
39
,
13
.
Si
domanda
se
sia
permessa
ai
fidanzati
e
ai
vedovi
di
dilettarsi
nel
pensiero
degli
abbracciamenti
carnali
futuri
,
o
passati
.
R
.
1
.
I
fidanzati
e
i
vedovi
non
peccano
pensando
al
diletto
annesso
agli
abbracciamenti
,
nè
prevedendolo
nel
futuro
,
nè
rammemorandolo
come
cosa
passata
,
imperocchè
è
evidente
che
questo
pensiero
non
è
la
vera
dilettatazione
in
una
cosa
venerea
.
Se
c
'
è
peccato
,
esso
sta
nel
pericolo
di
commetterlo
,
andando
più
oltre
:
e
il
pericolo
c
'
è
sempre
.
R
.
2
.
Se
i
fidanzati
o
i
vedovi
acconsentano
alla
dilettazione
carnale
,
che
sorge
prevedendo
il
futuro
accoppiamento
,
o
rammentando
gli
accoppiamenti
passati
,
peccano
mortalmente
,
imperocchè
si
figurino
il
congiungimento
venereo
come
effettivo
e
vi
si
dilettano
volontariamente
.
Ora
,
l
'
atto
carnale
raffigurato
come
reale
è
,
per
essi
che
non
sono
coniugi
,
una
fornicazione
.
R
.
3
.
Il
conjuge
che
si
diletta
,
in
assensa
dell
'
altro
coniuge
,
figurandosi
l
'
atto
matrimoniale
come
effettivo
,
probabilmente
pecca
mortalmente
,
in
ispecial
modo
se
i
suoi
spiriti
genitali
si
commovono
grandemente
,
non
già
perchè
acconsenta
ad
una
cosa
in
sè
stessa
proibita
,
ma
perchè
si
espone
per
solito
al
grave
pericolo
della
polluzione
.
Se
poi
egli
si
compiace
liberamente
nel
pensiero
dell
'
accoppiamento
futuro
o
passato
,
senza
incorrere
nel
pericolo
della
polluzione
,
molti
teologi
dicono
ch
'
esso
pecca
soltanto
venialmente
.
Così
Sanchez
,
Bonacina
,
Lessïus
,
Cajetano
,
La
Croix
,
Suarez
,
S
.
Liquori
.
Molti
altri
sostengono
,
moralmente
parlando
,
che
vi
ha
sempre
peccato
mortale
,
tanto
pel
pericolo
,
quanto
per
la
disordinata
commozione
degli
spiriti
genitali
,
che
non
può
essere
qui
connestata
da
fine
legittima
.
Così
Navarrus
,
Azor
,
Vasquez
,
Layman
,
Nenno
,
P
.
Antoine
,
Collet
,
ecc
.
Devonsi
redarguire
quindi
i
conjugi
che
così
si
dilettano
,
ed
esortarli
ad
abbracciare
il
partito
più
sicuro
.
Non
si
devono
però
trattare
con
troppa
severità
,
nè
importunarli
con
domande
odiose
.
ARTICOLO
II
.
Dei
baci
,
dei
toccameti
,
degli
sguardi
impudichi
e
dell
'
abbigliamento
delle
donne
.
E
'
da
notarsi
innanzi
tutto
che
qui
non
si
tratta
dei
baci
,
dei
toccamenti
,
ecc
.
,
ecc
.
,
fra
conjugi
,
ma
soltanto
fra
persone
libere
:
dei
conjugi
parleremo
altrove
.
§
I
.
Dei
baci
.
I
.
I
baci
in
parti
oneste
,
come
sulla
mano
o
sulla
guancia
non
sono
,
per
indole
loro
,
cose
cattive
,
ancorchè
fra
persone
di
diverso
sesso
.
Questa
è
la
costante
opinione
degli
uomini
,
comprovata
dalla
pratica
universale
.
Da
ciò
:
1°
I
baci
che
solitamente
si
danno
tra
fanciulli
,
incapaci
di
libidini
,
non
implicano
male
alcuno
;
2°
I
baci
delle
madri
,
delle
nutrici
,
ecc
.
,
ch
'
esse
danno
ai
loro
fanciulli
o
ai
fanciulli
a
loro
affidati
non
si
imputano
a
peccato
;
3°
Egualmente
dei
baci
che
,
almeno
ordinariamente
,
altre
persone
danno
a
fanciulli
di
tenera
età
,
sieno
maschi
o
femmine
.
II
.
I
baci
,
ancorchè
onesti
,
dati
o
ricevuti
per
motivo
di
libidine
,
fra
persone
dello
stesso
sesso
o
di
sesso
diverso
,
sono
peccati
mortali
.
I
baci
in
parti
inusitate
del
corpo
,
per
esempio
,
sul
petto
,
sulle
mammelle
;
o
,
come
usano
i
colombi
,
introducendo
la
lingua
nella
altrui
bocca
,
stimansi
fatti
con
intendimenti
libidinosi
,
o
almeno
inducono
nel
grave
pericolo
della
libidine
,
e
perciò
non
vanno
esenti
da
peccato
mortale
.
III
.
E
'
certo
che
i
baci
,
anche
se
onesti
,
che
inducono
nel
prossimo
pericolo
di
polluzione
o
di
veementi
commozioni
di
libidine
,
sono
da
reputarsi
peccati
mortali
,
a
meno
che
non
esista
una
grave
ragione
per
darli
ad
altri
o
per
permetterli
sopra
sè
stesso
,
imperocchè
l
'
esporsi
a
quel
pericolo
,
senza
necessità
,
è
peccato
mortale
.
IV
.
Al
contrario
,
è
certo
che
gli
onesti
baci
,
soliti
a
darsi
,
senza
morale
pericolo
di
libidine
,
in
segno
di
urbanità
,
di
benevolenza
,
d
'
amicizia
,
per
esempio
,
partendo
o
ritornando
,
non
sono
in
modo
alcuno
peccati
:
così
si
pensa
dovunque
.
Egualmente
non
si
può
dire
pei
religiosi
o
pei
monaci
,
nè
pei
preti
secolari
,
i
quali
non
possono
ordinariamente
scambiar
baci
con
persone
di
sesso
diverso
senza
una
certa
tal
quale
indecenza
e
senza
generare
scandalo
ed
offendere
la
religione
.
V
.
I
baci
in
sè
stessi
onesti
,
fatti
come
comporta
l
'
uso
comune
,
ma
per
leggerezza
o
per
giuoco
,
senza
grave
pericolo
di
libidine
,
non
sono
più
di
un
peccato
veniale
:
essendo
supposti
onesti
,
non
possono
essere
cosa
cattiva
:
la
loro
peccaminosità
sta
in
ragione
del
pericolo
di
libidine
,
ma
nel
caso
nostro
si
suppone
che
questo
pericolo
sia
pressochè
nullo
.
Da
ciò
consegue
:
1
.
Quegli
che
chiede
in
matrimonio
una
giovane
e
che
,
per
esempio
,
alla
partenza
e
all
'
arrivo
,
l
'
abbraccia
onestamente
,
senza
pericolo
di
emozioni
libidinose
,
o
almeno
senza
pericolo
di
acconsentirvi
,
non
si
può
accusare
di
peccato
mortale
.
E
molto
meno
pecca
quegli
che
ha
una
ragione
per
coonestare
questo
atto
,
per
esempio
,
il
timore
fondato
di
apparire
troppo
scrupoloso
o
strano
,
o
di
essere
deriso
o
di
diventare
il
ludibrio
d
'
altri
.
2
.
Per
questa
ragione
è
scusata
quella
ragazza
che
non
può
esimersi
da
onesti
amplessi
senza
esporsi
alla
derisione
o
senza
spiacere
al
giovane
che
la
chiede
in
isposa
.
3
.
Non
devono
essere
troppo
facilmente
accusati
di
grave
peccato
i
giovani
d
'
ambo
i
sessi
,
che
in
certi
giuochi
si
abbracciano
vicendevolmente
con
decenza
e
senza
pravo
intendimento
:
si
devono
però
prudentemente
stornare
da
questo
genere
di
giuochi
,
per
il
pericolo
che
sovente
vi
è
annesso
:
ma
importa
alla
loro
salvezza
di
non
incolparli
,
così
alla
leggera
,
di
peccato
mortale
.
§
II
.
Dei
toccamenti
impudichi
.
1
.
Io
qui
alludo
al
toccare
sè
stessi
o
altri
con
intendimenti
libidinosi
:
in
questo
caso
c
'
è
peccato
mortale
.
2
.
Se
questi
contatti
avvengono
per
pura
necessità
,
per
esempio
,
per
curare
delle
infermità
non
sono
in
modo
alcuno
peccati
,
benchè
commovano
gli
spiriti
genitali
,
o
eccitino
polluzione
,
semprechè
non
vi
sia
il
consenso
della
volontà
;
ciò
è
chiarito
da
quanto
si
è
detto
circa
la
polluzione
.
3
.
Se
,
all
'
infuori
d
'
una
legittima
causa
,
toccansi
in
modo
veramente
lascivo
altre
persone
dell
'
uno
o
dell
'
altro
sesso
,
non
si
va
esenti
da
peccato
mortale
,
in
forza
dell
'
evidente
pericolo
di
emozioni
veneree
e
di
polluzione
,
in
cui
s
'
incorre
.
Così
devonsi
giudicare
i
toccamenti
sulle
parti
genitali
o
intorno
ad
esse
;
egualmente
,
se
si
pone
la
mano
,
voluttuosamente
,
sulle
mammelle
d
'
una
donna
,
ancorchè
siano
coperte
dalla
veste
,
perchè
,
per
simpatia
,
esiste
grave
pericolo
di
emozione
venerea
e
di
polluzione
.
Se
poi
toccansi
soltanto
leggermente
le
vesti
d
'
una
donna
,
credesi
non
vi
sia
peccato
mortale
,
imperochè
cotesto
atto
non
è
tale
da
svegliare
direttamente
la
lussuria
.
La
Croix
,
l
.
3
,
n
.
902
,
crede
probabile
che
non
commettano
peccato
mortale
le
fantesche
che
toccano
le
parti
genitali
dei
fanciulli
vestendoli
,
a
meno
che
esse
non
facciano
ciò
con
deliberato
diletto
.
Non
penso
però
che
si
possano
scusare
se
fanno
ciò
senza
necessità
,
perchè
qui
vi
ha
pericolo
per
se
stesse
e
pericolo
pei
fanciuli
,
che
cominciano
a
diventar
grandicelli
,
e
specialmente
se
sono
maschi
.
Sorveglino
i
genitori
con
somma
cura
le
fantesche
di
perduti
costumi
,
le
quali
spesso
insegnano
malizie
ai
teneri
fanciulli
.
4
.
Non
v
'
ha
dubbio
che
mortalmente
peccherebbe
quella
donna
che
anche
senza
passione
di
libidine
,
permettesse
che
la
si
toccasse
nelle
parti
genitali
,
o
vicino
ad
esse
,
o
nelle
mammelle
,
imperocchè
evidentemente
si
esporrebbe
a
pericolo
venereo
e
certo
prenderebbe
parte
alla
libidine
altrui
è
perciò
tenuta
a
respingere
subito
chi
la
tocca
,
rimproverarlo
,
percuoterlo
,
allontanare
con
forza
le
di
lui
mani
,
fuggire
,
o
gridare
se
potesse
mai
aver
speranza
di
soccorso
.
Billuart
,
t
.
31
,
p
.
478
.
5
.
Il
dilettarsi
toccando
SENZA
RAGIONE
,
le
parti
veneree
è
peccato
veniale
o
mortale
a
seconda
del
pericolo
che
si
corre
soffermandosi
in
questo
atto
:
il
pericolo
non
è
euguale
per
tutti
:
molti
si
commovono
anche
per
un
leggerissimo
fatto
sensuale
e
corrono
il
pericolo
prossimo
d
'
una
polluzione
;
altri
invece
sembrano
di
legno
e
sasso
,
e
non
sono
perciò
obbligati
ad
avere
tante
precauzioni
come
coloro
che
sono
sensibilissimi
ai
piaceri
venerei
.
Dissi
senza
ragione
,
imperocchè
non
sono
peccaminosi
questi
toccamenti
se
si
compiono
per
un
motivo
ragionevole
e
senza
prava
intenzione
,
per
esempio
,
per
pulirsi
o
per
calmare
un
pizzicore
.
Ben
più
,
purchè
non
v
'
abbia
pericolo
di
consenso
,
è
lecito
toccare
se
stesso
,
anche
prevedendo
commozione
venerea
o
polluzione
,
d
'
altronde
involontaria
,
se
esiste
un
grave
motivo
,
per
esempio
,
per
curare
un
'
infermità
,
o
,
a
detta
di
molti
,
per
calmare
un
intollerabile
prurito
,
come
sovente
avviene
alle
donne
.
Vedi
S
.
Liguori
,
l
.
3
.
n
.
419
.
6
.
Non
si
reputano
peccati
mortali
i
contatti
fatti
,
per
leggerezza
o
giuocando
,
sulle
parti
genitali
d
'
altra
persona
dell
'
uno
e
dell
'
altro
sesso
,
senza
che
vi
sia
grave
pericolo
,
di
libidine
;
qui
tutta
la
malizia
risiede
nel
pericolo
,
e
noi
supponiamo
che
in
questo
caso
il
pericolo
sia
leggiero
.
Perciò
,
lo
stringere
la
mano
d
'
una
donna
,
premere
le
sue
dita
,
toccarle
leggermente
il
collo
o
le
spalle
,
porre
il
piede
sopra
il
suo
piede
,
ecc
.
non
è
peccato
mortale
,
a
meno
che
,
a
motivo
della
personale
gracilità
dell
'
uno
o
dell
'
altra
,
non
esista
grave
pericolo
di
libidine
.
Al
contrario
,
il
giovine
che
fa
sedere
una
ragazza
sulle
sue
ginocchia
e
ve
la
trattiene
,
o
abbracciandola
la
preme
su
se
stesso
ordinariamente
commette
peccato
mortale
,
e
la
donna
non
va
immune
dallo
stesso
peccato
,
se
volontariamente
a
tutto
ciò
acconsente
.
L
'
esperienza
prova
abbastanza
che
atti
di
questo
genere
,
anche
fra
persone
del
medesimo
sesso
,
generano
sovente
il
grave
pericolo
di
abbandonarsi
a
cose
oscene
:
cotesti
atti
devono
quindi
essere
fuggiti
o
prevenuti
;
e
non
devono
con
facilità
essere
considerati
come
peccati
non
mortali
,
specialmente
quando
provengono
da
passione
sensuale
.
Questi
e
consimili
atti
non
sono
peccati
mortali
fra
impuberi
,
perchè
non
v
'
ha
in
essi
pericolo
di
Polluzione
.
Pure
devonsi
i
giovani
tener
prudentemente
lontani
da
questo
genere
di
spassi
,
perchè
non
è
mai
troppo
presto
ch
'
essi
apprenderanno
le
regole
della
decenza
,
e
in
questa
materia
é
bene
sieno
cautamente
messi
in
condizione
di
non
commettere
neanche
dei
peccati
veniali
.
7
.
Il
toccare
libidinosamente
le
parti
genitali
dei
bruti
è
peccato
mortale
che
appartiene
alla
bestialità
:
è
pure
peccato
mortale
il
palpeggiarle
per
curiosità
,
per
giuoco
,
per
leggerezza
fino
a
farne
versare
l
'
umore
spermatico
,
e
ciò
non
tanto
per
la
dispersione
del
seme
della
bestia
,
quanto
perchè
tale
azione
eccita
violentemente
la
libidine
in
chi
tocca
la
bestia
stessa
.
Così
S
.
Liguori
,
l
,
3
,
n
.
420
.
Collet
,
Billuart
,
e
molti
altri
,
contro
Diana
e
Sanchez
,
il
quale
ultimo
ha
poscia
modificato
la
sua
opinione
.
Secondo
La
Croix
,
Sanchez
,
e
S
.
Liguori
non
sarebbe
peccato
mortale
il
toccar
le
parti
genitali
d
'
una
bestia
senza
intenzioni
libidinose
,
sempre
che
non
avvenga
perdita
di
seme
;
Concina
,
Collet
,
e
Billuart
,
ecc
.
affermano
l
'
opposto
e
sostengono
che
questa
azione
è
gravemente
pericolosa
.
Colui
dunque
che
predilige
la
castità
deve
astenersi
da
questi
atti
;
e
i
confessori
devono
comportarsi
con
molta
prudenza
verso
coloro
che
peccano
su
questa
materia
,
affine
di
non
conturbarli
senza
frutto
o
con
pericolo
.
Quelli
che
sono
da
necessità
obligati
ad
aiutare
nei
loro
accoppiamenti
gli
animali
domestici
,
come
i
cavalli
,
i
tori
e
i
porci
,
non
peccano
,
benchè
sorgano
in
essi
dei
movimenti
libidinosi
,
ai
quali
però
essi
non
acconsentano
.
E
'
questa
opinione
universale
.
§
III
.
Degli
sguardi
impudichi
.
L
'
esperienza
dimostra
che
la
vista
influisce
meno
sulla
lussuria
che
il
tatto
:
nullameno
non
si
può
negare
essere
gli
sguardi
impudichi
spessissimo
un
peccato
mortale
o
veniale
secondo
l
'
intenzione
,
il
consenso
,
o
il
pericolo
:
1
.
E
'
certo
ed
è
evidente
che
certi
sguardi
,
benchè
in
se
stessi
onesti
,
sono
peccati
mortali
quando
avvengono
accompagnati
da
prava
intenzione
.
2
.
Sarà
pure
un
peccato
mortale
se
il
guardare
impudico
eccita
i
moti
della
cuncupiscenza
e
si
presta
ad
essi
assenso
.
III
.
Se
,
senza
necessità
o
una
rilevante
utilità
,
guardansi
deliberatamente
le
parti
veneree
o
le
parti
ad
esse
vicine
d
'
una
persona
più
grande
,
di
sesso
diverso
,
anche
senza
passione
libidinosa
,
si
pecca
mortalmente
,
imperciocchè
questi
sguardi
eccitano
moralmente
i
movimenti
lussuriosi
ed
anche
la
polluzione
.
Ho
detto
:
1
.
deliberatamente
,
perchè
il
cadere
dello
sguardo
sulle
parti
vergognose
d
'
una
persona
d
'
altro
sesso
,
leggermente
e
per
caso
senza
bravo
intendimento
,
non
è
peccato
mortale
.
Ho
detto
:
2
.
d
'
una
persona
più
grande
perchè
lo
sguardo
sopra
fanciulli
non
eccita
la
libidine
,
e
non
è
perciò
peccato
mortale
.
Donde
le
fantesche
e
le
nutrici
che
così
guardano
i
fanciulli
ad
esse
affidati
,
non
peccano
mortalmente
,
almeno
che
non
lo
facciano
con
compiacenza
,
o
con
senso
di
libidine
,
o
con
proprio
pericolo
.
Similmente
gli
impuberi
che
scambievolmente
guardansi
nudi
non
peccano
mortalmente
,
perchè
non
sono
essi
ancora
capaci
di
libidine
;
diversamente
però
dovrebbe
dirsi
,
se
essi
si
esponessero
a
grave
pericolo
.
IV
.
Quegli
che
si
compiace
rimirando
le
proprie
parti
veneree
,
pecca
mortalmente
,
perchè
è
impossibile
che
non
provengano
da
ciò
dei
movimenti
di
libidine
:
la
cosa
sarebbe
diversa
,
se
si
guardasse
per
mera
curiosità
e
leggermente
,
ed
in
special
modo
se
ci
fosse
luogo
a
presumere
che
non
si
è
incorsi
in
grave
pericolo
.
Se
poi
ci
fosse
una
necessità
od
una
utilità
a
far
ciò
,
purchè
sia
escluso
qualsiasi
pericolo
di
libidine
,
non
ci
sarebbe
peccato
alcuno
.
E
'
peccato
mortale
il
dilettarsi
guardando
le
mammelle
nude
d
'
una
donna
avvenente
,
perchè
è
insito
in
questi
sguardi
un
pericolo
.
Ma
non
peccano
coloro
che
,
senza
incorrere
in
uno
speciale
pericolo
,
vedono
le
madri
e
le
nutrici
nell
'
atto
di
allattare
i
loro
bambini
.
Ciò
non
pertanto
,
codeste
donne
devono
prudentemente
tenersi
nascoste
per
non
dare
incautamente
uno
scandalo
ad
altri
e
specialmente
a
giovani
.
V
.
E
'
spesso
grave
peccato
il
fissare
gli
occhi
sopra
una
bella
persona
d
'
altro
sesso
,
perchè
una
tale
attenzione
è
piena
di
pericoli
:
cionondimeno
,
se
,
tutto
esaminato
,
il
pericolo
non
sia
grave
,
e
manchi
l
'
intenzione
lasciva
,
il
peccato
non
è
che
veniale
.
Non
è
necessario
perciò
di
camminare
ad
occhi
bassi
e
di
non
guardare
nessuno
bisogna
saper
tenere
,
naturalmente
e
senza
sforzo
alcuno
,
una
via
di
mezzo
.
VI
.
Quegli
che
,
senza
emozioni
lascive
e
senza
attenzione
voluttuosa
,
guarda
d
'
una
donna
qualche
parte
nuda
ma
onesta
,
per
esempio
,
i
piedi
,
le
gambe
,
le
braccia
,
il
collo
,
le
spalle
,
senza
che
vi
sia
uno
speciale
pericolo
,
non
pecca
mortalmente
imperocchè
tali
sguardi
,
di
solito
,
non
eccitano
gravemente
la
lussuria
,
in
ispecial
modo
se
è
usanza
comune
il
tener
nude
quelle
parti
,
come
avviene
fra
le
persone
d
'
ambo
i
sessi
che
d
'
estate
lavorano
assieme
nei
campi
.
Così
Sylvios
,
Billuart
,
S
.
Liguori
,
ecc
.
VII
.
Il
gettare
gli
occhi
,
per
curiosità
o
per
leggerezza
,
sulle
parti
genitali
di
persona
del
medesimo
sesso
,
come
avviene
fra
uomini
nuotatori
o
donne
che
insieme
si
lavano
,
credesi
non
sia
peccato
,
a
meno
che
non
esista
un
intendimento
libidinoso
o
uno
speciale
pericolo
,
imperocchè
in
quel
modo
di
guardare
non
c
'
è
grave
eccitamento
di
sensi
.
E
'
chiaro
che
deve
dirsi
ll
contrario
se
invece
si
guardasse
con
un
certo
compiacimento
voluttuoso
del
pensiero
.
Così
dicono
i
citati
autori
.
I
nuotatori
e
i
bagnanti
però
provvedano
di
non
esporsi
nudi
agli
occhi
altrui
e
specialmente
a
persone
di
sesso
diverso
,
se
vogliono
conservar
rispetto
al
pudore
cristiano
.
Si
lavino
solitari
e
in
luoghi
appartati
,
od
almeno
tengano
sempre
coperte
modestamente
le
loro
parti
pudiche
.
VIII
.
Non
è
peccato
mortale
il
guardare
per
sola
curiosità
o
per
leggerezza
le
parti
genitali
dei
bruti
e
il
loro
accoppiarsi
,
imperocchè
da
ciò
non
sorge
grave
pericolo
.
IX
.
Dicasi
lo
stesso
del
guardare
pitture
e
scolture
poco
decenti
,
che
non
turbano
gravemente
lo
spirito
,
come
sono
le
immagini
o
le
scolture
d
'
angeli
o
fanciulli
nudi
o
quasi
nudi
che
stanno
esposte
nei
tempii
cristiani
.
Ma
i
Dottori
accusano
di
peccato
mortale
coloro
che
dilettansi
guardando
quadri
o
statue
che
presentano
completamente
nude
le
parti
vergognose
di
persone
d
'
altro
sesso
e
più
adulte
,
a
meno
che
essi
non
sieno
tutelati
contro
il
pericolo
dell
'
età
fanciullesca
,
dalla
vecchiaia
o
da
un
temperamento
insensibile
.
S
.
Liguori
,
l
.
3
,
n
.
334
,
ecc
.
E
'
da
notarsi
che
i
baci
e
i
toccamenti
si
specificano
dal
loro
oggetto
,
e
perciò
,
quando
sono
peccati
mortali
,
devonsi
confessare
le
circostanze
di
persona
.
Non
così
pensano
gli
Autori
se
si
tratta
di
sguardi
;
molti
però
intendono
di
specificarli
anch
'
essi
secondo
il
loro
oggetto
;
per
ciò
,
la
cosa
più
sicura
è
quella
di
rivelar
sempre
tutte
queste
circostanze
.
Chi
oserebbe
affermare
,
per
esempio
,
che
non
si
debba
confessare
la
circostanza
di
un
figlio
che
guarda
libidinosamente
le
parti
genitali
della
madre
,
ovvero
desidera
di
guardarle
?
§
IV
.
Dell
'
abbigliamento
delle
donne
.
Dell
'
abbigliamento
della
donne
trattano
S
.
Tomaso
;
in
2
,
2
,
q
.
169
,
art
.
2
,
Sylvius
,
t
.
3
,
p
.
871
,
Pontas
,
Collet
,
Billuart
,
ecc
.
E
'
da
notarsi
che
quest
'
argomento
può
essere
considerato
sotto
quattro
aspetti
,
cioè
:
1
.
Proteggere
il
corpo
contro
le
ingiurie
dell
'
atmosfera
;
2
.
Coprire
le
parti
pudibonde
della
natura
;
3
.
Conservare
,
a
seconda
dei
costumi
del
paese
nativo
,
la
decenza
del
proprio
stato
;
4
.
Accrescere
l
'
avvenenza
e
piacere
ad
altri
.
Il
1°
e
il
2°
sono
necessari
;
il
3°
è
conveniente
e
lecito
,
imperocchè
la
ragione
stessa
approva
che
ciascuno
conservi
sempre
,
secondo
gli
usi
della
sua
patria
,
la
decenza
del
proprio
stato
.
Parleremo
dunque
dell
'
abbigliamento
del
senso
come
al
n
.
4°
,
e
ci
occuperemo
specialmente
dell
'
abbigliamento
delle
donne
,
perchè
le
donne
sono
sempre
molto
più
degli
uomini
proclive
verso
questo
genere
di
peccati
e
perchè
attirando
colla
loro
toeletta
gli
sguardi
degli
uomini
,
offrono
ad
essi
occasione
di
spirituale
rovina
.
Per
conseguenza
:
1
.
Una
donna
maritata
può
decentemente
adornarsi
colla
intenzione
di
piacere
a
suo
marito
;
lo
dice
S
.
Paolo
,
I
,
ai
Corint
.
7
,
34
,
con
queste
parole
:
«
La
donna
maritata
pensi
alle
cose
di
questo
mondo
e
a
piacere
a
suo
marito
»
e
con
queste
altre
.
I
,
a
Timot
.
2
,
9
:
«
Le
donne
devono
ornare
il
loro
abbigliamento
con
verecondia
e
con
sobrietà
.
»
Perciò
possono
adornarsi
decentemente
,
a
seconda
del
proprio
stato
,
per
piacere
ai
loro
mariti
.
2
.
La
ragazza
o
la
vedova
che
,
giusta
la
sua
condizione
,
si
adorna
con
decenza
per
piacere
castamente
e
per
provare
uno
sposo
,
non
pecca
,
imperocchè
il
matrimonio
è
in
sè
stesso
lecito
:
essa
può
quindi
far
uso
di
quanto
è
necessario
per
fare
un
matrimonio
conveniente
.
3
.
Le
donne
che
non
hanno
marito
nè
vogliono
averlo
nè
sono
in
condizione
di
averlo
peccano
mortalmente
,
come
dice
S
.
Tomaso
,
se
si
adornano
colla
intenzione
di
ispirare
amore
negli
uomini
,
in
quanto
che
,
in
codesto
caso
,
sarebbe
un
amore
non
tendente
al
matrimonio
,
e
per
ciò
necessariamente
impuro
.
A
più
forte
ragione
peccherebbero
mortalmente
le
donne
che
hanno
marito
,
le
quali
con
tali
ornamenti
volessero
ispirare
amore
in
altri
uomini
.
Se
poi
così
si
abbigliano
per
leggerezza
o
per
vanità
o
per
parata
,
generalmente
non
peccano
mortalmente
,
ma
solo
venialmente
.
Così
S
.
Tomaso
,
Sylvius
e
molti
altri
.
4
.
Lo
imbellettarsi
per
nascondere
qualche
difetto
naturale
,
per
piacere
al
marito
,
al
fidanzato
o
ad
un
giovane
col
quale
la
donna
amoreggia
,
non
è
peccato
,
giusta
San
Tomaso
,
S
.
Francesco
di
Sales
,
Sylvius
.
S
.
Liguori
,
ecc
.
;
ma
è
peccato
mortale
se
lo
si
fa
per
piacere
agli
uomini
senza
tendere
a
leggittimo
matrimonio
:
anche
i
S
.
Padri
dichiarano
ciò
grave
peccato
.
E
'
peccato
veniale
IN
SÉ
,
quando
non
ci
sia
che
vanità
.
Così
S
:
Tomaso
2
,
2
,
q
.
169
,
art
.
2
,
contrariamente
al
suo
seguace
Tournely
,
t
.
6
.
p
.
304
,
e
a
molti
altri
teologi
.
Dissi
peccato
veniale
in
sè
,
perchè
potrebbe
darsi
diventasse
peccato
mortale
a
cagione
del
pericolo
,
dello
scandalo
o
di
altre
circostanze
annesse
.
5
.
L
'
adornarsi
con
capelli
altrui
,
come
si
usa
adornarsi
colla
lana
,
col
lino
,
colle
pelli
degli
animali
,
non
è
peccato
,
dice
Sylvius
,
od
è
soltanto
veniale
se
questo
abbigliamento
e
,
relativamente
al
proprio
stato
,
superfluo
o
vanitoso
.
Per
lo
stesso
motivo
non
è
peccato
o
è
peccato
soltanto
veniale
l
'
andare
a
faccia
scoperta
e
l
'
arricciarsi
i
capelli
.
Egualmente
,
se
cotesta
foggia
d
'
abbigliarsi
,
quantunque
fosse
nella
comune
usanza
,
pure
la
si
adottasse
con
cattive
intenzioni
ed
è
in
questo
senso
che
devono
essere
interpetrate
le
parole
di
S
.
Paolo
,
I
a
Timot
,
2
,
9
:
«
Non
capelli
arricciati
,
od
ornati
d
'
oro
o
di
margherite
,
non
vesti
preziose
»
e
le
altre
di
S
.
Pietro
,
I
Epist
.
3
,
3
.
6
.
E
'
evidente
peccato
mortale
l
'
indossare
le
vesti
di
un
altro
sesso
con
intenzioni
lascive
,
o
con
grave
pericolo
di
lussuria
,
o
con
notevole
scandalo
:
ma
non
è
peccato
se
,
escluso
ogni
scandalo
e
pericolo
,
si
indossano
per
necessità
,
verbigrazia
,
per
occultarsi
,
o
perchè
non
si
hanno
altri
vestimenti
.
Se
invece
s
'
indossano
per
gioco
o
per
sola
leggerezza
,
escluso
scandalo
e
pericolo
,
è
soltanto
un
peccato
veniale
.
Così
Sylvius
,
interpretando
S
.
Tomaso
,
dice
che
il
precetto
del
Deut
.
22
,
5
:
«
non
indossi
la
donna
abiti
mascolini
nè
l
'
uomo
vesti
femminee
,
imperocchè
tal
cosa
è
abbominevole
in
faccia
a
Dio
»
è
in
parte
positivo
,
e
per
questa
ragione
obbligava
sotto
pena
di
peccato
mortale
gli
israeliti
;
ma
la
nuova
legge
lo
abrogò
:
ed
è
in
parte
naturale
e
sotto
questo
rispetto
obbliga
ancora
,
secondo
le
circostanze
,
sotto
pena
di
peccato
mortale
o
veniale
.
7
.
Per
la
stessa
ragione
devesi
dire
che
coloro
i
quali
fanno
uso
di
maschere
non
peccano
sempre
mortalmente
,
p
.
e
.
se
ciò
fanno
per
spasso
o
per
leggerezza
,
escluso
ogni
pericolo
ed
ogni
scandalo
,
specialmente
poi
quando
non
indossano
vesti
dell
'
altro
sesso
,
ma
soltanto
quelle
d
'
una
altra
condizione
sociale
,
come
se
un
servo
vestisse
gli
abiti
da
padrone
,
o
una
domestica
figurasse
collo
abbigliamento
di
signora
.
Questa
opinione
è
però
contradetta
da
Pontas
e
da
Collet
.
Raramente
vanno
immuni
da
peccato
mortale
quelli
che
usano
strane
e
singolari
vesti
o
maschere
in
publici
ritrovi
,
e
ciò
in
causa
della
indecenza
,
del
pericolo
e
dello
scandalo
che
provocano
.
Egualmente
dicasi
di
coloro
che
fanno
professione
di
comporre
e
vendere
tali
vesti
e
maschere
destinate
ai
soli
travestimenti
.
Ma
non
è
così
di
coloro
che
divertonsi
guardando
i
mascherati
,
a
meno
che
essi
stessi
non
diano
,
sotto
qualche
aspetto
,
uno
scandalo
come
se
fossero
,
per
esempio
,
preti
.
8
.
Mettere
a
nudo
le
poppe
e
coprirle
con
una
veste
così
fina
che
esse
traspaiano
,
è
peccato
mortale
,
imperocchè
è
questo
un
grave
incentivo
alla
libidine
;
così
Sylvius
,
t
.
3
.
p
.
872
.
Il
denudare
però
moderatamente
il
seno
,
conforme
a
consuetudini
ammesse
,
e
senza
che
ci
sia
mala
intenzione
e
pericolo
,
non
è
peccato
mortale
.
Così
S
.
Antonio
,
Sylvius
,
S
.
Liguori
,
l
.
2
,
n
.
55
,
ecc
.
A
più
forte
ragione
,
non
è
di
sua
natura
grave
peccato
snudare
le
braccia
,
il
collo
e
le
spalle
secondo
le
usanze
del
proprio
paese
,
ovvero
leggermente
coprirli
.
Ma
però
,
a
detta
dei
citati
Autori
,
ritiensi
che
pecchino
mortalmente
coloro
che
introducono
quelle
usanze
.
ARTICOLO
III
.
Dei
Turpiloqui
,
dei
Libri
osceni
,
delle
Danze
o
dei
Balli
e
degli
Spettacoli
.
§
I
.
Dei
Turpiloquii
.
1
.
Il
discorrere
intorno
a
cose
oscene
non
è
IN
SÈ
assolutamente
un
male
,
e
lo
prova
l
'
esempio
dei
medici
,
dei
teologi
,
dei
confessori
,
ecc
.
che
possono
parlare
di
queste
cose
senza
peccare
.
2
.
Sono
peccati
mortali
,
al
contrario
,
tutte
le
parole
oscene
ed
anche
le
semplici
frase
ambigue
dette
con
intenzioni
lascive
o
con
volontario
diletto
carnale
,
o
con
grave
pericolo
di
trascinare
sè
od
altri
ad
acconsentire
alla
lussuria
.
Questo
peccato
s
'
aggrava
in
ragione
del
numero
delle
persone
che
ascoltano
e
alle
quali
nuoce
.
La
cosa
è
evidente
.
Così
,
il
parlare
gravemente
osceno
,
come
il
nominare
le
parti
vergognose
dell
'
altro
sesso
,
il
parlare
dell
'
accoppiamento
carnale
e
dei
modi
di
questo
accoppiamento
,
ancorchè
si
parli
senza
piacere
voluttuoso
,
ma
per
leggerezza
affine
di
eccitare
il
riso
,
è
reputato
peccato
mortale
,
perchè
tale
linguaggio
eccita
,
di
sua
natura
,
movimenti
libidinosi
,
specialmente
nelle
persone
(
sia
che
parlino
o
che
ascoltino
)
le
quali
non
sono
conjugate
e
sono
ancor
giovani
:
e
ciò
dice
pure
S
.
Paolo
,
I
ai
Corint
.
,
15
,
33
:
«
I
cattivi
discorsi
corrompono
i
buoni
costumi
.
»
Io
dissi
,
persone
specialmente
non
conjugate
,
per
la
ragione
che
certamente
i
conjugi
non
si
commoverebbero
tanto
facilmente
essendo
essi
già
assuefatti
agli
atti
venerei
.
Coloro
però
che
dicono
parole
oscene
in
presenza
di
persone
conjugate
ma
che
non
sono
però
coniugati
fra
loro
,
è
ben
difficile
che
non
pecchino
mortalmente
.
3
.
Le
parole
leggermente
oscene
e
le
frasi
equivoche
proferite
per
vano
sollazzo
o
per
ischerzo
non
sono
peccato
mortale
,
a
meno
che
gli
astanti
non
sieno
tanto
deboli
da
sentirne
il
pericolo
.
Per
lo
che
quegli
intercalari
meno
onesti
ehe
i
mietitori
,
i
vendemmiatori
,
i
mugnaj
ed
altri
operai
sogliono
proferire
,
non
sono
generalmente
peccati
mortali
,
imperocchè
ordinariemente
commovono
ben
poco
e
chi
li
dice
e
chi
li
ascolta
.
Così
S
.
Antonio
,
Sanchez
,
Lessius
,
Bonacina
,
Sylvius
,
Billuart
,
S
.
Liguori
,
ecc
.
Sarebbe
a
dirsi
diversamente
,
se
ci
fosse
grave
pericolo
,
o
si
desse
scandalo
.
4
.
Quegli
che
ascoltano
cose
oscene
,
o
hanno
autorità
su
coloro
che
le
proferiscono
,
o
non
l
'
hanno
:
se
lo
hanno
,
si
debbono
ad
essi
opporre
per
quanto
moralmente
lo
possono
;
se
non
l
'
hanno
,
sono
obbligati
ad
ammonirli
,
o
almeno
a
risponder
loro
col
silenzio
;
specialmente
le
donne
devono
procurare
di
non
sembrare
che
acconsentano
a
quelle
lubricità
,
imperocchè
se
vi
acconsentissero
rinfocolerebbero
negli
uomini
l
'
ardore
libidinoso
.
Non
si
deve
però
con
facilità
osseverare
che
peccano
mortalmente
coloro
che
,
per
ridere
,
ascoltano
turpiloquii
che
sono
peccati
mortali
in
chi
li
proferisce
,
imperocchè
può
essere
che
il
riso
sia
piuttosto
provocato
dal
modo
con
cui
si
dicono
quelle
cose
,
che
dalle
cose
in
sè
stesse
:
in
questo
caso
,
non
si
pecca
mortalmente
,
a
meno
che
non
ne
risulti
uno
scandalo
.
Ma
lo
scandalo
è
facilmente
provocato
se
coloro
che
,
ridendo
,
ascoltano
questi
discorsi
osceni
,
sono
religiosi
,
preti
,
o
persone
che
godono
riputazione
di
virtù
cristiana
.
6
.
Quelli
che
esercitano
autorità
su
altri
,
e
soprattutto
i
pastori
e
i
confessori
,
devono
diligentemente
procurare
che
gl
'
inferiori
ad
essi
affidati
non
contraggano
l
'
abitudine
di
parlare
o
di
cantare
,
poco
castamente
,
memori
delle
seguenti
parole
di
S
.
Paolo
:
«
Non
si
parli
tra
voi
di
fornicazione
....
e
d
'
altre
impurità
;
...
siate
come
santi
,
e
ritenete
sconveniente
a
voi
ogni
turpitudine
,
ogni
stolta
parola
,
ogni
scurilità
.
»
(
Ef
.
5
,
3
e
4
)
.
7
.
I
colliqui
affettuosi
tra
persone
di
sesso
diverso
,
specialmente
se
sono
lunghi
,
sovente
ripetuti
,
e
tenuti
in
luoghi
appartati
,
sono
occasioni
molto
pericolose
e
sintomi
che
la
castità
è
vicina
a
far
naufragio
:
devonsi
quindi
cautamente
evitare
,
benchè
sia
permesso
il
non
considerarli
sempre
come
peccati
mortali
.
8
.
I
confessori
più
giovani
devono
soprattutto
procurare
di
non
mettersi
in
rapporti
troppo
sensibili
colle
fanciulle
e
colle
spose
,
perchè
ciò
produce
frequentemente
perdizione
di
anime
e
discredito
alla
religione
:
e
quando
si
avvedessero
di
qualche
primo
sintomo
di
disordinata
affezione
,
non
temano
di
rintuzzarla
con
violenti
propositi
,
e
se
ciò
non
basta
,
confidino
le
loro
penitenti
ad
altri
confessori
:
altrimenti
,
esse
saranno
incautamente
perdute
,
ed
assieme
ad
esse
si
perderanno
pure
essi
medesimi
.
In
nome
della
gloria
di
Dio
e
della
loro
salute
eterna
noi
scongiuriamo
tutti
i
sacerdoti
affinchè
,
ottemperando
fedelmente
agli
statuti
dei
Concilii
,
non
tengano
mai
con
sè
giovani
donne
,
nè
vadano
a
visitarle
,
nè
parlino
troppo
famigliarmente
con
esse
,
e
molto
meno
le
abbraccino
o
le
conducano
nella
loro
camera
da
letto
.
Oh
!
quanti
mali
provennero
da
ciò
,
e
quanto
obbrobrio
alla
religione
!
!
!
§
II
.
Dei
libri
osceni
.
Qui
non
si
parla
de
'
libri
eretici
ed
empii
,
ma
soltanto
dei
libri
opposti
ai
buoni
costumi
,
specialmente
di
quelli
che
volgarmente
si
chiamano
Romanzi
,
i
quali
solitamente
contengono
amori
illeciti
e
narrazioni
così
congegnate
e
disposte
da
poter
eccitare
disordinate
libidini
.
1
.
Quelli
che
scrivono
libri
gravemente
osceni
peccano
mortalmente
,
imperocchè
dànno
a
molti
occassione
di
rovina
spirituale
,
e
non
possono
quegli
scrittori
invocare
ragione
alcuna
che
li
scusi
.
2
.
Similmente
è
impossibile
trovare
una
giustificazione
sufficente
per
coloro
che
fanno
professione
di
vendere
cotesti
libri
:
peccano
mortalmente
dunque
quei
librai
che
li
tengono
nel
loro
negozio
,
che
li
espongono
e
li
vendono
al
pubblico
.
3
.
E
'
,
DI
REGOLA
,
peccato
mortale
leggere
libri
di
questa
fatta
,
sia
che
si
leggono
per
libidine
,
sia
per
leggerezza
,
per
curiosità
,
o
per
ricreazione
,
perchè
,
di
loro
natura
,
commovono
i
sensi
e
conturbano
la
immaginazione
,
ed
accendono
in
cuore
fiamme
impure
.
Dico
di
regola
,
perchè
non
voglio
assoverare
che
pecchino
mortalmente
coloro
che
,
per
sola
curiosità
,
leggono
tali
libri
,
se
la
loro
provetta
età
,
per
il
loro
temperamento
freddo
,
o
per
la
abitudine
di
trattare
questioni
veneree
,
non
incorrono
in
grave
pericolo
.
4
.
V
'
hanno
libri
che
raccontano
amori
leciti
o
illeciti
,
i
quali
non
suscitano
gravemente
la
libidine
,
non
commovono
i
sensi
,
non
espongono
a
notevole
pericolo
,
come
sono
molte
tragedie
,
commedie
o
altri
poemi
:
quelli
che
,
senza
grave
pericolo
per
sè
e
senza
scandalo
per
altri
,
leggono
tali
libri
per
mera
curiosità
,
non
peccano
mortalmente
;
se
poi
ciò
facciano
per
causa
legittima
,
per
esempio
,
per
istruire
,
per
acquistare
o
perfezionare
l
'
eloquenza
non
peccano
,
supposto
sempre
,
che
non
ammettano
né
trascurino
i
doveri
ad
essi
imposti
dal
loro
stato
.
Raramente
possono
i
preti
darsi
a
queste
letture
senza
peccare
,
perchè
facilmente
negligerebbero
i
loro
doveri
,
o
darebbero
scandalo
ad
altri
.
La
esperienza
prova
,
non
fosse
altro
,
che
,
cosí
facendo
,
essi
prendono
a
noia
la
pietá
,
si
sentono
incapaci
di
proseguire
nelle
loro
opere
,
si
estingue
in
essi
lo
spirito
della
devozione
e
del
fervore
,
ecc
.
(
)
.
Questa
specie
di
libri
,
di
cui
a
questo
n
.
4°
si
parla
,
sono
spesso
assai
più
nocivi
,
ai
fedeli
di
quello
che
se
fossero
interamente
osceni
,
imperocchè
in
quest
'
ultimo
caso
susciterebbero
nausea
.
Bisogna
quindi
allontanare
i
penitenti
da
coteste
letture
.
Coloro
che
scrivono
questa
specie
di
libri
,
benchè
non
sieno
libri
gravemente
osceni
,
pure
peccano
non
di
rado
mortalmente
perchè
senza
una
sufficiente
ragione
trascinano
molti
a
rovina
;
ma
credesi
che
così
gravemente
non
pecchino
coloro
che
li
vendono
,
imperocchè
,
da
quanto
dicemmo
,
molti
li
possono
leggere
senza
peccare
o
almeno
senza
peccare
mortalmente
,
e
perciò
,
comperandoli
,
peccherebbero
,
tutt
'
al
più
,
venialmente
.
I
librai
poi
che
li
tengono
nei
loro
negozi
e
li
vendono
ai
richiedenti
,
possono
star
tranquilli
;
essi
non
peccano
.
5
.
I
padri
di
famiglia
,
i
maestri
di
scuola
,
i
direttori
e
tutti
coloro
a
cui
sono
affidate
altre
persone
devono
stornare
quanto
possono
i
loro
inferiori
dalla
lettura
di
questi
Romanzi
ed
assuefarli
invece
a
studii
pii
,
santi
e
gravi
:
questo
è
il
solo
mezzo
per
formare
uomini
eruditi
,
sensati
,
amanti
della
virtù
,
difensori
della
religione
e
della
società
idonei
a
dirigere
la
propria
famiglia
,
e
adatti
,
a
qualunque
affare
.
§
III
.
Delle
danze
o
dei
balli
.
Danze
e
balli
sono
vocaboli
sinonimi
,
che
esprimono
certi
modi
di
divertimento
o
di
ricreazione
,
noti
a
tutti
.
Ci
sono
tre
generi
di
danze
:
1°
fra
persone
dello
stesso
sesso
,
fra
maschi
,
o
fra
femmine
,
senza
atti
,
gesti
o
parole
impudiche
;
questo
genere
di
danze
è
,
non
v
'
ha
dubbio
alcuno
,
lecito
;
2°
fra
persone
dello
stesso
sesso
o
di
sesso
diverso
,
con
modi
non
onesti
o
con
pravi
intendimenti
;
e
ciò
è
,
senza
dubbio
,
da
doversi
biasimare
da
tutti
;
3°
fra
maschi
e
femmine
,
con
modi
onesti
e
senza
pravi
intendimenti
;
ed
è
su
quest
'
ultimo
genere
di
danze
che
gli
Autori
non
s
'
accordano
punto
.
«
Gli
scrittori
di
teologia
morale
Dice
Benedetto
XIV
,
Ist
.
75
con
unanime
giudizio
affermano
che
non
commettono
peccato
alcuno
coloro
che
si
danno
alla
danza
....
Ma
i
S
.
Padri
invece
proclamano
che
le
danze
nuocono
perchè
invitano
al
peccato
.
»
Cionompertanto
i
teologi
moralisti
e
i
S
.
Padri
con
ciò
non
si
contraddicono
,
per
la
ragione
che
i
primi
parlano
delle
danze
guardate
solo
in
sè
medesime
,
e
gli
altri
avvertono
,
principalmente
che
esse
ponno
indurre
in
pericolo
.
Così
P
.
Segneri
e
S
.
Liguori
,
l
.
3
,
n
.
429
,
nei
loro
commenti
a
Benedetto
XIV
,
ecc
.
Ecco
dunque
sul
tappeto
due
opinioni
controverse
,
cioè
:
1
.
I
balli
non
sono
,
per
sè
stessi
,
illeciti
.
2
.
I
modi
consueti
di
ballare
sono
pieni
di
pericoli
.
Ciò
premesso
,
è
cosa
di
grave
momento
lo
stabilire
in
pratica
delle
regole
di
condotta
per
dirigere
le
anime
.
1
.
È
peccato
mortale
assistere
a
danze
gravemente
disoneste
,
sia
per
le
nudità
che
vi
appaiono
,
sia
pel
modo
di
danzare
,
o
per
le
parole
,
pei
canti
,
pei
gesti
che
vi
si
fanno
:
per
ciò
,
il
ballo
tedesco
chiamato
walser
non
può
mai
essere
permesso
,
né
generalmente
i
balli
con
maschere
o
con
abiti
che
lasciano
nude
le
parti
disoneste
del
corpo
.
2
.
Coloro
che
,
per
debolezza
personale
,
soggiaciono
a
grave
pericolo
di
lussuria
nei
balli
,
devono
astenersene
sotto
pena
di
peccato
mortale
,
a
meno
che
cosa
impossibile
non
vi
sieno
costretti
da
urgente
necessitá
,
ma
anche
in
questo
caso
devono
non
essere
nel
pericolo
di
prestarvi
il
loro
consenso
volontario
.
A
questi
peccatori
,
fino
a
che
non
si
sieno
emendati
,
o
sinceramente
promettano
di
astenersene
in
seguito
,
devesi
negare
l
'
assoluzione
.
3
.
Coloro
che
dànno
scandalo
,
benchè
danzino
non
disonestamente
peccano
mortalmente
,
a
meno
che
non
sieno
scusati
da
una
necessità
,
se
pure
in
questo
caso
è
possibile
una
necessità
.
La
cosa
è
evidente
.
I
monaci
,
i
religiosi
,
i
preti
inferiori
,
che
danzano
in
publici
balli
,
non
vanno
immuni
da
peccato
mortale
,
quantunque
danzino
castamente
.
Tale
sembra
l
'
opinione
di
molti
teologi
e
fra
essi
Benedetto
XIV
,
il
quale
nelle
Istit
.
76
,
già
citate
,
interdice
rigorosamente
le
danze
ai
sacerdoti
e
ai
preti
,
e
dimostra
la
sua
interdizione
con
ragionamenti
e
con
testimonianze
.
Lo
stesso
Pontefice
,
secondo
S
.
Tomaso
,
dice
:
«
Se
le
danze
si
fanno
da
preti
e
sacerdoti
,
fra
loro
,
non
in
presenza
di
laici
,
per
solo
sollazzo
e
leggerezza
,
sono
peccati
,
ma
non
mortali
.
»
4
.
Non
è
peccato
il
ballare
moderatamente
,
o
l
'
assistere
a
danze
oneste
per
qualche
necessità
o
per
convenienze
sociali
,
senza
però
che
vi
sia
pericolo
alcuno
di
lussuria
.
In
questi
casi
non
ci
potrebbe
esere
peccato
se
non
allorquanto
si
offrisse
occasione
di
far
peccare
altri
,
o
di
partecipare
agli
altrui
peccati
;
ma
nella
nostra
ipotesi
vi
ha
sufficiente
ragione
per
permettere
una
cosa
che
avviene
all
'
infuori
della
propria
volontá
.
Una
donna
avvenente
,
abbigliata
con
decenza
,
non
è
tenuta
ad
astenersi
dall
'
andare
in
chiesa
o
ai
pubblici
passeggi
per
il
pretesto
che
puó
essere
dessa
per
molti
una
occasione
di
peccato
.
Dicasi
egualmente
,
pei
balli
onesti
ed
in
sè
stessi
non
pericolo
per
lei
,
se
per
andarvi
essa
ha
una
ragione
sufficente
:
il
che
verrà
poi
determinato
secondo
i
casi
speciali
:
per
esempio
,
una
giovine
fidanzata
non
potrà
esimersi
dall
'
assistere
ai
balli
che
nella
casa
paterna
o
presso
i
vicini
o
parenti
si
fanno
onestamente
,
nè
potrà
ricusare
l
'
offerta
fattale
di
danzare
senza
esporsi
alla
derisione
o
senza
spiacere
ai
genitori
o
al
suo
fidanzato
che
la
invita
alla
danza
.
Essa
,
ballando
decentemente
e
con
intenzioni
pure
,
non
pecca
.
S
.
Francesco
di
Sales
così
dice
nella
Introd
.
alla
vita
devota
,
3
part
.
ch
.
23
:
«
Io
vi
parlo
delle
danze
,
o
Filoteo
,
come
i
medici
parlano
delle
varie
specie
dei
funghi
:
i
migliori
funghi
non
valgono
nulla
,
dicono
essi
,
ed
io
vi
dico
egualmente
dei
balli
migliori
:
non
sono
buoni
.
Cionondimeno
,
se
bisogna
,
proprio
mangiare
dei
funghi
,
state
attenti
a
che
sieno
molto
ben
preparati
.
Se
per
qualche
circostanza
,
che
voi
non
potete
proprio
evitare
,
dovete
recarvi
a
un
ballo
,
badate
a
che
il
ballo
sia
bene
preparato
.
Ma
come
deve
essere
egli
bene
preparato
?
Dev
'
essere
preparato
con
modestia
,
con
decoro
,
e
buone
intenzioni
.
Mangiatene
pochi
e
di
rado
(
dicono
i
medici
parlando
dei
funghi
)
,
perchè
,
quantunque
ben
preparati
,
la
loro
quantità
può
essere
un
veleno
.
Danzate
poco
e
di
rado
,
o
Filoteo
,
perchè
,
diversamente
facendo
,
voi
vi
mettete
nel
pericolo
di
appassionarvi
ai
balli
.
»
Non
è
fuor
di
luogo
l
'
osservare
che
il
pio
Vescovo
vuole
che
i
balli
si
facciano
modestamente
,
con
pure
intenzioni
,
e
di
rado
:
e
notisì
che
a
quei
tempi
,
essendo
i
costumi
molto
più
semplici
che
adesso
,
tali
divertimenti
erano
molto
meno
pericolosi
.
5
.
L
'
assistere
e
il
prender
parte
decentemente
a
danze
oneste
,
senza
che
vi
sia
grave
pericolo
è
notevole
scandalo
,
ma
però
senza
che
vi
sia
una
ragione
sufficiente
per
giustificare
la
danza
,
è
peccato
,
ma
soltanto
veniale
:
che
sia
peccato
,
nessuno
lo
mette
in
dubbio
;
che
poi
sia
peccato
soltanto
veniale
,
risulta
dalla
stessa
ipotesi
proposta
.
I
teologi
però
più
rigidi
non
ammettono
quelle
ipotesi
,
e
sostengono
che
in
ogni
ballo
ove
danzano
promiscuamente
uomini
e
donne
c
'
è
sempre
il
pericolo
grave
di
lussuria
;
nè
doversi
prestar
fede
a
coloro
che
dicono
non
provare
nel
ballo
movimenti
disordinati
nè
compiacenze
voluttuose
.
Ma
non
è
sopra
presunzioni
che
devono
essere
giudicati
i
penitenti
,
e
quando
si
sieno
con
prudenza
interrogati
,
non
devono
essere
creduti
più
rei
di
quanto
appare
dalle
stesse
loro
dichiarazioni
,
a
meno
che
non
risulti
evidentemente
ch
'
essi
si
illudano
ovvero
che
vogliono
ingannare
.
Se
malgrado
una
diligente
attenzione
,
il
confessore
si
sarà
ingannato
e
concederà
l
'
assoluzione
,
sarà
sempre
innocente
davanti
a
Dio
;
ma
se
,
al
contrario
,
sopra
una
semplice
presunzione
avesse
respinto
un
penitente
ben
disposto
di
coscienza
,
sarebbe
colpevole
di
una
grave
ingiustizia
.
Non
bisogna
dunque
temerariamente
giudicare
indegni
di
assoluzione
degli
uomini
e
delle
donne
perchè
hanno
danzato
od
assistito
a
danze
;
e
spesso
non
è
nemmeno
cosa
prudente
esigere
da
essi
,
sotto
pena
di
negar
loro
l
'
assoluzione
,
la
promessa
che
non
danzeranno
più
,
né
più
assisteranno
a
danze
.
6
.
Nonpertanto
,
le
danze
,
come
soglionsi
ora
fare
,
sono
sempre
pericolose
;
perciò
i
confessori
,
i
parroci
e
tutti
coloro
a
cui
è
affidata
la
cura
d
'
anime
devono
tenerne
lontani
,
quanto
più
possono
,
i
giovani
d
'
ambo
i
sessi
.
Non
potendo
impedire
i
balli
,
devono
diminuirne
per
quanto
é
possibile
i
pericoli
annessi
,
esigendo
,
per
esempio
,
di
non
ballare
in
giorni
di
penitenza
,
durante
i
divini
uffici
,
nei
ridotti
ove
convengono
uomini
e
donne
dissolute
d
'
ogni
conio
,
e
a
notte
avanzata
.
I
sacerdoti
non
possono
mai
dare
positiva
approvazione
a
questi
sollazzi
,
o
partecipare
ad
essi
,
o
ad
essi
assistere
;
li
devono
anzi
continuamente
disapprovare
,
come
pericolosi
almeno
come
poco
conformi
alle
virtù
cristiane
;
ma
altro
è
disapprovarli
,
altro
il
ricusare
i
sacramenti
della
Chiesa
indistintamente
a
quelli
che
fanno
uso
di
questi
sollazzi
.
7
.
Quel
sacerdote
che
prudentemente
giudica
,
che
,
usando
molto
rigore
,
riuscirebbe
a
far
scomparire
dalla
sua
parrocchia
i
balli
,
può
sospendere
od
anche
negare
l
'
assoluzione
a
quelli
che
accorrono
ai
balli
,
imperocchè
se
v
'
ha
chi
non
pecca
mortalmente
in
queste
danze
,
tuttavia
,
favorendole
,
o
ostacolandole
l
'
abolizione
,
non
fanno
che
apprestar
lacci
ad
altri
,
e
perciò
,
sotto
questo
rispetto
non
vanno
facilmente
immuni
da
grave
peccato
.
8
.
Se
poi
nessuna
speranza
ci
fosse
di
toglier
di
mezzo
questi
balli
,
come
bene
spesso
avviene
,
una
soverchia
severità
nuocerebbe
alla
salvezza
delle
anime
.
Infatti
,
molte
persone
pensano
essere
questi
sollazzi
leciti
,
o
non
gravemente
illeciti
,
e
rifiutano
perciò
di
astenersene
,
sacrificando
ad
essi
anche
la
confessione
,
la
Eucarestia
e
le
sacre
funzioni
.
Sciolti
in
allora
d
'
ogni
freno
,
s
'
ingolfano
in
ogni
genere
di
esiziali
dissolutezze
:
e
se
inoltre
v
'
ha
in
queste
persone
ignoranza
,
corruzione
,
abitudini
con
uomini
perduti
,
pregiudizi
contro
la
religione
e
i
suoi
ministri
,
allora
indurano
sempre
più
nella
perversità
e
non
si
correggono
più
:
spesso
nel
matrimonio
si
comportano
indegnamente
,
scandalizzano
i
domestici
,
educano
male
i
figli
,
e
così
l
'
empietà
si
sviluppa
,
e
la
depravazione
dei
costumi
aumentando
ognor
più
,
non
lascia
loro
via
alcuna
per
fare
il
bene
.
Date
queste
circostanze
,
devonsi
trattare
benignamente
i
penitenti
che
assistono
alle
danze
,
stornarli
da
questi
pericoli
colla
persuasione
e
colle
preghiere
,
dare
ad
essi
salutari
consigli
in
proposito
;
se
mai
ricadessero
,
redarguirli
paternamente
,
differire
l
'
assoluzione
;
e
riconosciuti
finalmente
contriti
,
benchè
non
siano
ancora
immuni
di
ogni
peccato
,
assolverli
,
ammetterli
alla
comunione
almeno
alla
Pasqua
:
in
tal
modo
,
si
provvede
più
efficacemente
alla
loro
salute
e
si
fa
del
bene
alla
religione
.
Dai
suesposti
principii
scendono
queste
conseguenze
che
qui
notiamo
,
cioè
:
1
.
Ove
le
danze
sono
in
uso
e
reputansi
lecite
ovvero
cose
indifferenti
,
non
sono
da
proscriversi
pubblicamente
;
è
permesso
tuttavia
predicare
contro
i
peccati
che
soglionsi
in
esse
commettere
,
facendolo
però
con
caste
parole
affine
di
non
offendere
menomamente
le
orecchie
pudiche
dello
uditorio
.
Conviene
altresì
parlare
con
molta
cautela
delle
persone
che
frequentano
quelle
riunioni
o
che
le
tengono
in
propria
casa
;
non
devono
perciò
essere
queste
notate
di
infamia
.
E
,
prudentemente
,
non
devonsi
mettere
in
pubblico
tutti
coloro
che
ballano
o
che
ai
balli
assistono
,
e
dire
che
essi
non
sono
ammessi
,
per
questo
motivo
,
alla
comunione
pasquale
2
.
Il
confessore
non
può
dunque
respingere
indistintamente
tutti
coloro
che
non
vogliono
rinunciare
affatto
alle
danze
,
peraltro
oneste
;
come
non
può
tutti
assolverli
senza
differenza
alcuna
,
Perciò
,
deve
ben
bene
pesare
tutte
le
circostanze
dei
balli
,
circostanze
di
luogo
,
di
tempo
di
durata
,
di
persone
astanti
,
dal
pericolo
a
cui
i
penitenti
si
espongono
,
ecc
.
ecc
.
3
.
Coloro
che
tengono
pubblici
balli
,
ove
convengono
giovani
d
'
ambo
i
sessi
senza
distinzione
alcuna
,
come
sogliono
fare
molti
per
mestiere
,
non
possono
essere
assolti
;
per
la
ragione
che
tali
riunioni
si
reputano
semenzai
di
vizii
e
di
corruttele
;
e
l
'
esperienza
lo
prova
.
Per
lo
stesso
motivo
,
non
possono
essere
ammessi
alla
assoluzione
i
suonatori
che
presenziano
i
danzatori
in
questi
balli
,
a
meno
che
non
promettano
di
abbandonare
questo
loro
mestiere
.
4
.
Non
devono
essere
trattati
colla
stessa
severità
coloro
che
,
per
straordinari
divertimenti
celebrati
per
ordine
della
pubblica
autorità
,
o
abbiano
prestato
la
loro
casa
,
o
procurato
i
suonatori
,
o
,
suonando
essi
stessi
,
abbiano
assistito
alle
danze
:
e
ciò
perchè
,
se
pure
ne
risulta
un
pericolo
,
vi
ha
ragione
sufficiente
per
ammetterlo
,
e
per
esimere
,
se
non
da
peccato
veniale
,
certo
da
peccato
mortale
.
Del
resto
,
i
parroci
e
i
confessori
devono
prudentemente
dissimulare
ciò
che
,
in
questi
casi
,
non
possono
impedire
.
5
.
Io
non
credo
poi
rei
di
peccato
mortale
quelli
che
,
soltanto
qualche
volta
durante
l
'
anno
,
per
esempio
,
nella
epoca
della
messe
,
nei
giorni
della
vendemmia
sogliono
offrire
balli
alla
famiglia
,
ai
vicini
,
o
ai
lavoratori
.
Li
biasimerei
,
ma
alla
comunione
pasquale
li
assolverei
:
egualmente
mi
comporterei
coi
suonatori
;
e
a
più
forte
ragione
con
loro
che
,
senza
uno
speciale
pericolo
,
avessero
,
in
questi
casi
,
danzato
.
6
.
Nè
vorrei
rigorosamente
negare
l
'
assoluzione
a
tutti
quelli
che
,
nelle
pubbliche
feste
da
ballo
,
danzano
qualche
volta
.
Vi
possono
essere
delle
ragioni
che
scusano
,
non
da
ogni
peccato
,
ma
dal
più
grave
,
il
peccato
mortale
per
esempio
,
se
un
giovane
si
esponesse
,
non
danzando
,
alla
derisione
dei
compagni
,
o
se
una
ragazza
venisse
sprezzata
dal
suo
fidanzato
quando
rifiutasse
di
danzare
,
per
lo
contrario
,
non
ammetterci
scusa
per
quei
suonatori
che
in
queste
pubbliche
feste
da
ballo
fanno
professione
di
suonare
,
perciocchè
,
senza
una
giustificazione
sufficente
,
favoriscono
in
molti
l
'
occassione
di
peccare
.
7
.
Credo
che
non
si
possa
assolvere
,
nemmeno
a
Pasqua
,
quegli
che
vogliono
frequentare
di
giorno
e
di
notte
pubblici
balli
,
perchè
espongorsi
a
pericolo
evidente
,
e
infatti
l
'
esperienza
ci
dice
che
costoro
sono
quasi
tutti
gente
corrotta
.
Non
sarà
fuor
di
proposito
riferire
qui
parola
per
parola
la
decisione
che
il
dottissimo
e
sapientissimo
Tronson
,
consultato
da
un
vescovo
sulla
questione
dei
balli
,
emise
il
29
maggio
1684
,
relativamente
alle
ragazze
che
vogliono
danzare
.
Così
egli
si
esprime
:
«1
.
I
confessori
devono
stornare
,
per
quanto
lo
possono
,
le
loro
penitenti
dalla
danza
,
soprattutto
se
a
danzare
vi
sono
dei
giovani
:
2
.
Devono
negare
ad
esse
l
'
assoluzione
,
se
il
ballo
è
per
esse
un
'
occasione
di
peccato
,
sia
in
causa
di
cattivi
pensieri
o
d
'
altro
,
e
se
esse
non
vogliono
promettere
di
astenersene
,
:
3
.
Se
poi
il
ballo
non
è
per
esse
un
'
occasione
di
peccato
,
e
se
non
e
in
alcun
modo
scandoloso
,
stenterei
molto
a
condannare
i
confessori
che
dessero
ad
esse
l
'
assoluzione
,
supposto
che
il
vescovo
non
abbia
espressamente
vietato
di
darla
;
4
.
Siccome
molto
spesso
vi
ha
pericolo
nella
danza
e
avviene
sovente
che
quelle
ragazze
stesse
a
cui
non
è
occasione
di
peccato
,
vi
si
affezionano
,
i
confessori
possono
dar
loro
per
penitenza
di
astenersene
per
un
tempo
più
o
meno
breve
,
secondochè
essi
le
troveranno
più
o
meno
disposte
,
e
secondo
la
necessità
del
caso
;
o
rifiuterassi
loro
l
'
assoluzione
,
se
esse
non
voglion
promettere
di
astenersene
.
Ad
ogni
modo
,
credo
che
in
questi
casi
sia
sempre
necessaria
molta
prudenza
.
»
Il
pio
dottore
dice
allo
stesso
vescovo
che
,
imbattendosi
egli
in
tali
difficoltà
,
soleva
seguire
prudentemente
il
consiglio
che
S
.
Agostino
dava
al
vescovo
Aurelio
,
pur
deplorando
le
gozzoviglie
che
in
Africa
erano
frequenti
nei
cimiteri
col
pretesto
di
celebrare
col
cibo
e
colle
bevande
la
memoria
dei
martiri
:
«
(
Epist
.
22
,
t
.
2
.
p
.
28
)
.
Non
è
certamente
,
per
quanto
io
penso
,
colle
asprezze
,
colle
durezze
,
nè
con
modi
imperiosi
che
si
ponno
togliere
quegli
inconvenienti
:
ma
più
coll
'
insegnare
che
col
comandare
,
più
consigliando
che
minacciando
.
È
così
infatti
che
bisogna
agire
coi
più
:
la
severità
non
può
esercitarsi
che
contro
ben
pochi
peccatori
.
»
Cajetano
e
Azor
insegnavano
che
i
balli
non
dovevansi
proibire
nei
giorni
domenicali
e
festivi
,
perchè
essi
non
erano
infine
che
segni
di
letizia
,
e
perchè
specialmente
se
fatti
sotto
la
sorveglianza
del
pubblico
,
non
implicavano
alcun
pericolo
;
di
più
,
perchè
essi
aprivano
l
'
adito
a
matrimonii
,
e
perchè
,
specialmente
nelle
campagne
,
tolto
questo
svago
,
si
correva
incontro
a
un
maggior
pericolo
,
a
quello
cioè
dell
'
oziosità
,
dei
colliquii
intimi
e
dei
propositi
insidiosi
.
Più
rettamente
giudica
Sylvius
,
t
.
3
,
p
.
801
:
«
Non
doversi
inibire
le
danze
ai
contadini
,
come
se
,
ciò
facendo
,
dovessero
essi
peccare
mortalmente
:
doversi
invece
con
buoni
consigli
e
colla
persuasione
dissuaderli
,
facendo
loro
vedere
che
il
più
delle
volte
da
quelle
danze
nascono
molti
peccati
,
ancorchè
fatte
in
pubblico
;
né
è
facile
evitare
i
falli
,
permettendole
.
»
E
questo
è
pure
il
sunto
della
nostra
dottrina
.
Ciò
che
abbiamo
detto
dei
balli
salve
le
proporzioni
é
a
dirsi
pure
dei
notturni
convegni
,
volgarmente
detti
veglie
o
veglioni
.
Tuttavia
,
in
questi
non
ci
sono
generalmente
tutti
quei
pericoli
che
si
riscontrano
invece
in
certi
altri
balli
.
Del
resto
,
per
giudicare
rettamente
gli
uni
e
gli
altri
conviene
ben
ponderare
tutte
le
circostanze
;
se
essi
hanno
luogo
fra
parenti
,
fra
vicini
,
fra
amici
fra
persone
costumate
,
sono
certamente
assai
meno
pericolosi
:
guardiamoci
bene
adunque
da
una
soverchia
indulgenza
come
da
una
soverchia
severità
;
atteniamoci
sempre
ad
un
giusto
mezzo
.
§
IV
.
Degli
spettacoli
.
Tutti
ammettono
che
gli
spettacoli
non
sono
per
sè
stessi
un
male
,
perciò
si
videro
un
tempo
rappresentate
delle
tragedie
anche
nei
collegi
religiosi
.
Se
le
produzioni
teatrali
dunque
non
fossero
invereconde
,
nè
atte
ad
accendere
la
libidine
,
si
potrebbero
rappresentare
,
e
a
più
forte
ragione
,
si
potrebbe
assistere
ad
esse
.
Ma
essendo
esse
generalmente
pericolose
,
o
in
sè
stesse
,
o
per
le
conseguenze
che
ne
derivano
,
conviene
stabilire
delle
norme
pratiche
.
I
.
Quelli
che
compongono
o
rappresentano
commedie
notabilmente
sconcie
,
peccano
assolutamente
di
grave
peccato
,
in
causa
dello
scandalo
dato
,
benchè
da
essi
non
voluto
:
così
anche
i
teologi
non
sospetti
di
severità
come
S
.
Antonino
,
Silvestro
,
Angelo
,
Sanchez
,
S
.
Liguori
ecc
.
Nè
può
essere
addotto
,
come
ragione
scusante
,
il
grosso
lucro
che
da
esse
se
ne
ritrae
,
imperocchè
in
allora
non
si
capirebbe
più
perchè
non
fosse
egualmente
scusata
la
prostituzione
.
II
.
E
'
pure
peccato
mortale
incoraggiare
commedie
notevolmente
oscene
col
danaro
e
con
gli
applausi
in
teatro
,
perchè
in
questi
casi
c
'
è
positiva
cooperazione
a
cose
mortalmente
peccaminose
.
Così
pensa
,
contrariamente
a
qualche
teologo
,
S
.
Liguori
,
l
,
3
.
n
.
427
,
il
quale
attesta
di
aver
mutato
parere
dopo
di
essere
stato
di
opinione
contraria
.
III
.
Ordinariamente
,
anche
chi
scrive
commedie
e
tragedie
non
molto
oscene
o
le
rappresenta
in
teatro
,
pecca
di
peccato
mortale
,
in
causa
del
pericolo
annesso
a
queste
rappresentazioni
,
o
dello
scandalo
che
da
esse
deriva
.
Perciò
gli
attori
e
le
attrici
furono
nel
Concilio
d
'
Arles
(
anno
314
can
.
5
)
,
scomunicati
,
e
,
«
almeno
in
Francia
,
»
vennero
fin
qui
considerati
come
infami
:
perciò
ricusati
ad
essi
i
sacramenti
della
Chiesa
,
anche
negli
estremi
di
vita
,
a
meno
che
non
promettano
di
rinunciare
alla
loro
professione
.
Ho
detto
almeno
in
Francia
perchè
in
Italia
,
in
Germania
,
in
Polonia
ed
in
altri
,
paesi
,
non
vengono
esclusi
dai
sacramenti
della
Chiesa
coloro
,
uomini
e
donne
,
che
prendono
parte
a
rappresentazioni
teatrali
;
ma
è
libero
ai
confessori
di
accoglierli
o
respingerli
a
seconda
della
natura
della
rappresentazione
scenica
a
cui
avranno
partecipato
.
IV
.
Lo
assistere
a
scene
teatrali
notevolmente
sconcie
,
è
peccato
mortale
in
causa
di
pensieri
libidinosi
che
esse
suscitano
.
Ciò
è
evidente
:
se
poi
ciò
avvenga
per
sola
curiosità
o
per
vano
sollazzo
,
stimasi
sia
soltanto
un
peccato
veniale
purchè
non
v
'
abbia
pericolo
di
acconsentire
alla
lussuria
;
ma
questa
opinione
è
troppo
indulgente
e
deve
invece
reputarsi
un
peccato
mortale
,
sia
per
la
ragione
dei
pericolo
,
dello
scandalo
,
e
della
cooperazione
che
si
presta
ad
un
'
azione
mortalmente
cattiva
.
V
.
Ma
se
le
produzioni
teatrali
non
sono
notevolmente
oscene
,
ne
rappresentate
in
modo
osceno
,
non
è
peccato
mortale
l
'
assistere
ad
esse
,
semprecchè
non
v
'
abbia
uno
speciale
pericolo
e
scandalo
.
L
'
azione
dell
'
assistere
a
coteste
rappresentazioni
non
può
essere
peccato
mortale
,
se
non
in
quanto
essa
cooperi
a
far
abbracciare
la
professione
d
'
attore
:
ora
,
il
semplice
assistervi
escluso
lo
scandalo
non
è
certo
un
cooperare
a
far
degli
attori
.
Così
Sanchez
,
S
.
Liguori
e
in
generale
i
teologi
stranieri
.
Non
ci
sarebbe
peccato
alcuno
,
se
una
causa
ragionevole
di
necessità
,
di
utilità
o
di
convenienza
sociale
persuadesse
qualche
persona
ad
assistere
a
spettacoli
non
osceni
,
nè
gravemente
pericolosi
in
sè
,
imperocchè
c
'
è
sempre
qualche
sufficiente
ragione
di
scusa
là
dove
non
si
può
che
molto
indirettamente
a
far
peccare
altrui
o
,
se
si
espone
sè
medesimi
in
qualche
pericolo
,
è
un
pericolo
molto
lontano
.
A
simili
spettacoli
possono
assistere
senza
peccato
:
1
.
Le
donne
maritate
,
purchè
ciò
non
dispiaccia
ai
loro
mariti
;
2
.
I
domestici
e
le
domestiche
,
per
servizio
dei
loro
padroni
;
3
.
I
figli
e
le
figlie
di
famiglia
,
se
tale
è
la
volontà
dei
loro
parenti
;
4
.
I
soldati
e
i
magistrati
,
incaricati
di
vegliare
al
mentenimento
del
buon
ordine
;
5
.
I
re
e
i
principi
,
affine
di
conciliarsi
l
'
affetto
dei
loro
sudditi
;
6
.
Le
persone
che
seguono
il
principe
,
ecc
.
Tutti
costoro
non
peccano
,
ma
ad
una
condizione
,
cioè
che
assistano
agli
spettacoli
senza
intenzioni
lubriche
e
senza
acconsentire
a
emozioni
voluttuose
,
caso
mai
insorgessero
.
Contro
gli
spettacoli
scrissero
espressamente
il
Principe
De
Conti
,
Nicole
,
Bossuet
,
Desprez
-
De
-
Boissy
:
li
hanno
pure
condannati
,
l
'
autore
dell
'
opera
intitolata
:
«
CONTE
DI
VALMONT
«
Tromageau
,
Pontas
e
quasi
tutti
i
nostri
teologi
.
Lo
stesso
G
.
G
.
Rousseau
,
in
una
lunga
ed
eloquente
lettera
a
D
'
Alembert
,
li
biasimò
fortemente
.
Molti
altri
si
potrebbero
citare
,
come
Racine
,
Bayte
,
La
Mothe
,
Presset
,
Riccoboni
,
i
quali
enumeravano
tutti
i
pericoli
del
teatro
,
e
,
dolenti
di
avervi
cooperato
,
opinavano
che
gli
spettacoli
potevano
abolirsi
.
Non
intendiamo
certamente
opporsi
a
tanti
uomini
illustri
,
nè
vogliamo
in
modo
alcuno
sostenere
ch
'
essi
errarono
o
che
furono
troppo
rigorosi
nella
loro
condanna
ai
teatri
.
Diremo
volentieri
con
P
.
Alessandro
(
l
.
40
,
in-8°
,
p
.
358
)
»
La
frequenza
agli
spettacoli
e
alle
commedie
è
pericolosa
alla
castità
,
e
nociva
in
molte
guise
all
'
anima
:
talchè
un
cristiano
può
appena
appena
assistervi
senza
peccare
.
»
Essendo
gli
spettacoli
pericolosi
,
ne
consegue
direttamente
che
si
deve
avere
ogni
cura
per
allontanare
i
cristiani
,
ma
non
ne
deriva
perciò
che
tutti
coloro
i
quali
vi
intervengono
anche
senza
una
causa
scusante
,
pecchino
mortalmente
e
sieno
indegni
di
assoluzione
.
Quegli
che
colle
parole
o
cogli
scritti
intendono
provvedere
alla
integrità
dei
costumi
o
difenderla
,
esaminino
bene
ciò
che
v
'
ha
di
lecito
e
d
'
illecito
nei
divertimenti
teatrali
;
espongano
diffusamente
le
circostanze
dalle
quali
provengono
conseguenze
perniciose
;
e
raccolgono
molte
testimonianze
di
S
.
Padri
,
di
Concilii
e
di
dottori
,
a
conferma
della
verità
che
inculcano
.
Ora
stabiliamo
le
norme
pei
confessori
.
Per
quanto
è
possibile
dobbiamo
distinguere
il
peccato
mortale
dal
veniale
,
imperciocchè
chi
è
reo
di
peccato
mortale
deve
essere
trattato
molto
diversamente
da
chi
si
è
macchiato
soltanto
di
peccato
veniale
.
Io
non
assolverei
:
1
.
Gli
attori
e
le
attrici
,
nemmeno
negli
estremi
di
vita
,
a
meno
che
non
rinneghino
la
loro
professione
;
2
.
Gli
scrittori
che
compongono
opere
piene
di
illeciti
amori
,
da
rappresentarsi
in
teatro
;
3
.
Quelli
che
direttamente
cooperano
alle
rappresentazioni
teatrali
,
come
le
cameriere
che
abbigliano
le
attrici
,
e
coloro
che
fanno
professione
di
vendere
,
noleggiare
o
fabbricare
bastimenti
destinati
al
solo
uso
dei
teatri
;
4
.
Quelli
che
,
assistendo
alle
rappresentazioni
sceniche
,
dànno
grave
scandalo
,
come
sarebbero
tutte
quelle
persone
che
godono
riputazione
di
cristiane
virtù
,
a
meno
che
non
vi
sieno
spinte
da
grave
necessità
;
5
.
Quegli
che
,
per
proprie
circostanze
personali
,
si
mettono
in
un
grave
pericolo
di
lussuria
;
6
.
Quelli
che
,
senza
un
ragionevole
motivo
di
scusa
,
intervengono
con
frequenza
a
tali
divertimenti
,
benchè
non
incorrano
in
grave
pericolo
nè
diano
scandalo
,
imperocchè
una
simile
abitudine
non
può
conciliarsi
colla
vita
cristiana
;
Assolverei
,
per
lo
contrario
,
e
ammetterei
alla
comunione
pasquale
:
1
.
Quelli
che
ponno
dare
al
peccato
un
motivo
sufficiente
di
scusa
;
2
.
Quelli
che
qualche
volta
soltanto
,
o
solo
in
determinate
citcostanze
,
assistono
a
spettacoli
in
sè
stessi
non
notabilmente
disonesti
,
semprecchè
non
vi
abbia
pericolo
,
nè
scandalo
;
3
.
Quelli
che
cooperano
alle
rappresentazioni
teatrali
soltanto
in
modo
lieve
e
indiretto
,
per
esempio
,
facendo
pulizia
nel
teatro
,
restaurando
un
edificio
,
ecc
.
,
ecc
.
Del
resto
,
in
molti
paesi
stranieri
i
confessori
non
negano
l
'
assoluzione
a
quei
penitenti
che
alle
produzioni
teatrali
,
che
ordinariamente
si
rappresentano
,
vi
assistono
per
mera
curiosità
o
per
sollievo
,
e
senza
gravo
pericolo
:
nè
la
negano
egualmente
a
coloro
che
cooperano
a
rappresentazioni
sceniche
nè
direttamente
nè
indirettamente
oscene
.
S
.
Francesco
di
Sales
,
pur
confessando
che
gli
spettacoli
sono
,
come
i
balli
,
pericolosi
;
crede
non
pecchino
coloro
che
vi
assistono
senza
emozioni
disordinate
.
Leggesi
nella
sua
Introduzione
alla
vita
devota
(
1
parte
,
c
.
23
)
:
«
I
giuochi
,
i
balli
,
i
festini
,
le
pompe
,
commedie
non
sono
,
in
sè
stesse
,
cose
cattive
,
anzi
sono
indifferenti
,
potendo
esse
esser
fatte
tanto
convenientemente
quanto
no
,
ma
ad
ogni
modo
implicano
sempre
un
pericolo
:
e
il
pericolo
diventa
tanto
più
grave
quanto
più
s
'
affeziona
ad
esse
.
Io
dico
dunque
,
o
Filoteo
,
che
ancorchè
sia
permesso
giuocare
danzare
,
adornarsi
,
assistere
a
commedie
oneste
,
banchettare
;
nondimeno
,
l
'
affezionarsi
a
queste
cose
,
è
contrario
alla
vita
devota
,
e
grandemente
nocevole
e
pericoloso
.
Il
male
non
istà
in
esse
,
ma
sta
nell
'
affezione
che
ad
esse
si
può
portare
.
»
E
noi
,
nella
nostra
dottrina
circa
i
balli
e
gli
spettacoli
,
non
ci
allontaneremo
dai
principii
trasmessici
da
un
tanto
pio
maestro
.
Si
domanda
:
Che
deve
dirsi
dei
commedianti
e
dei
loro
spettacoli
?
R
.
Circa
i
commedianti
e
i
loro
spettacoli
,
così
scrive
S
.
Tomaso
,
2
,
2
,
q
.
168
,
art
.
3
,
al
3
:
«
Fra
le
cose
utili
al
consorzio
umano
possono
collocarsi
alcune
lecite
occupazioni
.
La
professione
di
commediante
,
allorchè
serve
a
procurare
un
sollievo
agli
uomini
,
non
è
,
in
sè
stessa
,
illecita
;
e
i
commedianti
non
sono
in
istato
di
peccato
,
ogniqualvolta
usino
moderatamente
della
loro
arte
,
cioè
,
non
usino
parole
o
atti
illeciti
non
facciano
servire
l
'
arte
a
cose
indebite
,
nè
la
usino
in
circostanze
non
permesse
.
Da
ciò
segue
che
coloro
i
quali
moderatamente
li
retribuiscono
,
non
peccano
,
imperocchè
non
fanno
che
dare
una
mercede
al
loro
lavoro
.
Ma
quelli
che
sciupano
in
tali
cose
il
loro
avere
,
o
aiutano
in
qualche
modo
commedianti
che
rappresentano
cose
illecite
,
peccano
,
imperocchè
diventano
fomentatori
di
peccato
.
»
A
questa
opinione
di
S
.
Tomaso
,
sottoscrivono
altri
teologi
.
Ora
,
se
la
professione
di
commediante
non
è
,
per
sè
stessa
,
illecita
,
a
più
forte
ragione
non
è
peccato
o
almeno
non
è
mortale
,
assistere
per
curiosità
a
quei
divertimenti
dei
commedianti
che
,
in
sè
stessi
,
non
sono
osceni
nè
nuocciono
direttamente
.
Dicasi
lo
stesso
degli
spettacoli
che
si
fanno
col
mezzo
di
animali
,
per
esempio
cavalli
,
ecc
.
Importa
nondimeno
guardar
bene
di
non
dar
scandalo
come
avverrebbe
ordinariamente
se
un
religioso
,
un
monaco
,
un
prete
assistesse
a
tali
divertimenti
,
specialmente
in
presenza
di
laici
;
ovvero
se
il
divertimento
fosse
meno
che
onesto
,
o
se
i
commedianti
o
giuocatori
si
esponessero
a
pericoli
di
morte
,
come
non
di
rado
avviene
nei
giuochi
equestri
.
CAPO
V
.
Delle
cause
,
degli
effetti
e
dei
rimedii
della
lussuria
.
§
I
.
Delle
cause
della
lussuria
.
Le
principali
e
più
frequenti
cause
dei
peccati
di
lussuria
sono
:
1
.
L
'
intemperanza
nel
mangiare
e
soprattutto
nel
bere
.
«
Il
vino
è
cosa
lussuriosa
e
l
'
ubriachezza
è
turbolenta
chiunque
si
diletterà
in
queste
cose
,
non
sarà
saggio
»
(
Prov
.
20
,
1
)
;
«
Non
inebriatevi
di
vino
,
perchè
eccita
alla
lussuria
»
(
Agli
Ef
.
5
,
13
)
;
«
Lascivia
e
lussuria
sono
convesse
alla
ghiottoneria
»
(Tertull.,
lib
,
del
dig
.
)
L
'
esperienza
conferma
quest
'
opinione
.
2
.
L
'
oziosità
che
«
insegna
molte
cose
cattive
»
(
Eccl
.
33
,
29
)
;
il
dormir
troppo
;
la
morbidezza
o
il
tepore
del
letto
;
i
giuochi
gli
allettamenti
e
le
delizie
della
vita
.
3
.
La
famigliarità
fra
persone
di
diverso
sesso
,
anche
sotto
pretesto
di
matrimonio
;
gli
sguardi
,
i
toccamenti
,
gli
abbracci
,
i
colloquii
teneri
giusta
queste
parole
dell
'
Ecclesiastico
,
9
,
11
:
«
Molti
diventarono
reprobi
perchè
s
'
invaghirono
delle
bellezze
della
moglie
altrui
,
le
di
cui
parole
infiammano
come
il
fuoco
.
»
4
.
Le
danze
,
le
commedie
ed
altri
spettacoli
profani
;
le
letture
di
libri
osceni
,
i
romanzi
,
i
turpiloqui
,
le
canzoni
amorose
;
l
'
abbigliamento
immodesto
o
lussureggiante
;
il
frequentare
le
bettole
:
tutte
cose
che
come
dice
Tertulliano
,
«
sono
indizii
di
una
castità
morente
.
»
§
II
.
Degli
effetti
della
lussuria
.
S
.
Tomaso
,
(
dopo
S
.
Gregorio
)
dà
alla
lussuria
otto
figlie
,
2
,
2
,
q
.
153
,
art
.
5
,
che
sono
:
Relativamente
all
'
intelletto
.
1
.
La
cecità
di
mente
,
di
cui
lo
stesso
Salomone
ci
offrì
un
terribile
esempio
:
2
.
La
sfrenatezza
,
per
la
quale
l
'
uomo
commette
sconvenienze
,
senza
riflettere
,
senza
deliberare
;
3
.
La
sconsideratezza
,
la
quale
fa
giudicare
erroneamente
lo
scopo
che
si
propone
o
i
mezzi
per
conseguirlo
;
4
.
L
'
incostanza
,
per
la
quale
,
chi
si
è
dato
alla
lussuria
vuole
e
non
vuole
come
il
poltrone
(
Prov
.
13
,
4
)
,
e
non
sa
persistere
generalmente
nel
proposito
di
una
vita
migliore
Relativamente
alla
volontà
,
le
figlie
della
lussuria
,
secondo
S
.
Tomaso
,
sono
:
1
.
Un
disordinato
amore
di
sè
stesso
,
in
forza
del
quale
il
libidinoso
ripone
il
suo
ultimo
scopo
nelle
voluttà
della
carne
,
e
tutti
i
suoi
pensieri
dirige
a
conseguirle
;
2
.
L
'
odio
a
Dio
,
il
quale
proibisce
i
peccati
contro
la
castità
e
li
punisce
con
gravissime
pene
;
3
.
L
'
affezione
al
mondo
,
ove
sono
quelle
voluttà
che
il
lussurioso
si
propone
come
scopo
della
vita
;
5
.
Orrore
alla
vita
futura
,
ove
sa
che
egli
non
potrà
godere
piaceri
lascivi
,
ma
dovrà
subire
invece
acerbissimi
dolori
.
Quest
'
orrore
lo
fa
disperare
della
felicità
eterna
imperocchè
gli
sembra
impossibile
ch
'
ei
possa
rinunciare
mai
alle
terrene
voluttà
.
Quelli
che
giungono
a
questa
disperazione
si
abbandonano
poi
ad
ogni
genere
di
lussuria
.
Per
ciò
S
.
Paolo
agli
Ef
.
4
,
19
:
«
I
disperati
si
sono
dati
in
balía
alla
impudicizia
e
ad
impurità
di
ogni
fatta
,
»
e
Davide
Sal
.
9
,
26
:
«
Ai
loro
occhi
,
Dio
non
esiste
piú
:
tutte
le
loro
vie
sono
,
in
ogni
tempo
,
insozzate
.
»
E
'
come
s
'
egli
dicesse
,
scrive
Syilvius
t
.
3
,
p
.
821
:
«
Rigettato
ogni
timore
ed
ogni
rispetto
a
Dio
,
conducono
una
vita
impurissima
.
»
Oltre
queste
conseguenze
morali
,
altre
ve
n
'
hanno
corporali
,
che
già
indicammo
,
senza
contare
le
orribili
malattie
veneree
(
così
chiamate
da
Venere
)
,
le
quali
tengono
sempre
dietro
all
'
abuso
dei
piaceri
di
lussuria
.
§
III
.
Dei
rimedii
ai
peccati
di
lussuria
.
Innanzi
tutto
è
necessario
levar
via
le
cause
già
enunciate
,
di
cotesti
peccati
.
Di
più
,
devonsi
specialmente
prescrivere
i
seguenti
rimedii
.
1
.
La
preghiera
frequente
e
fervorosa
..
«
Vedendo
che
io
non
poteva
in
altro
modo
essere
continente
,
se
non
che
rivolgendomi
a
Dio
,
...
andai
a
Lui
e
lo
pregai
.
»
(
Sap
.
8
,
21
)
.
2
.
La
lettura
di
libri
di
devozione
,
la
meditazione
sulla
passione
di
Cristo
e
sui
supplizi
riserbati
ai
libidinosi
nell
'
altra
vita
.
«
Qualunque
cosa
tu
imprenda
a
fare
ricordati
dell
'
ultimo
tuo
fine
,
e
non
peccherai
mai
»
(
Eccl
.
9
,
40
)
.
3
.
Non
coltivare
il
corpo
con
delicatezze
o
con
lusso
.
«
Le
iniquità
di
Sodoma
furono
la
superbia
,
la
sovrabbondanza
degli
alimenti
e
l
'
ozio
»
(
Ezech
.
16
,
49
)
.
4
.
Custodire
i
sensi
e
specialmente
quello
della
vista
.
«
Non
guardare
le
fanciulle
,
se
non
vuoi
che
la
loro
bellezza
ti
faccia
cadere
in
iscandalo
.
»
(Eccles.)
.
5
.
Fuggire
l
'
ozio
ed
evitare
con
cura
le
tentazioni
.
«
Chi
ama
il
pericolo
,
in
esso
perirà
.
»
(
Eccles
.
3
.
27
)
.
Procurino
dunque
i
parenti
che
i
fanciulli
di
sesso
diverso
,
sieno
pure
fratelli
e
sorelle
,
non
giacciano
nello
stesso
letto
,
imperocchè
l
'
esperienza
ammaestra
che
ció
è
pericoloso
alla
castità
.
6
.
Mortificare
la
carne
e
digiunare
,
imperocchè
i
contrarii
si
guariscono
coi
contrarii
.
»
Non
si
caccia
questa
specie
di
demonii
se
non
colla
preghiera
e
col
digiuno
.
»
(
Mat
.
17
,
20
.
)
7
.
Fare
elemosine
ed
altre
opere
di
carità
,
colle
quali
si
impetrano
da
Dio
copiose
grazie
.
8
.
Accostarsi
frequentemente
e
con
devozione
ai
sacramenti
della
Penitenza
e
della
Eucarestia
.
9
.
L
'
assiduità
a
mettersi
al
cospetto
di
Dio
e
a
ricordarsi
dell
'
Eternità
.
10
.
La
residenza
alle
prime
lusinghe
della
voluttà
,
dirigendo
il
pensiero
ad
altro
oggetto
,
e
meglio
,
se
sia
un
oggetto
santo
.
«
Resistete
al
demonio
,
ed
egli
fuggirà
.
»
(
Jac
.
4
,
7
)
.
11
.
Sentire
i
consigli
d
'
un
prudente
confessore
,
e
per
quanto
è
possibile
,
del
proprio
confessore
ordinario
;
il
quale
suggerirà
rimedii
proporzionati
al
male
e
idonei
maggiormente
a
vincere
le
tentazioni
.
PARTE
SECONDA
SUPPLEMENTO
Al
trattato
sul
matrimonio
Sono
molte
le
questioni
gravissime
ad
uso
quotidiano
,
risguardanti
il
matrimonio
,
che
la
prudenza
comanda
di
non
trattare
in
un
pubblico
Corso
di
Teologia
.
I
preti
,
tuttavia
,
che
stanno
per
assumere
il
formidabile
incarico
di
dirigere
le
anime
,
non
devono
ignorarle
,
e
perciò
è
nostra
abitudine
di
proporle
e
svolgerle
ai
nostri
diaconi
.
Codeste
questioni
possono
generalmente
ridursi
a
due
:
1
.
Dell
'
impedimento
per
impotenza
.
2
.
Del
debito
conjugale
.
QUESTIONE
I
.
Dell
'
impedimento
per
impotenza
.
È
questo
un
argomento
,
impudico
,
osceno
,
e
spesso
pericoloso
:
ciò
che
noi
,
stretti
dalla
necessità
,
stiamo
per
dire
,
non
dev
'
essere
letto
se
non
per
motivi
puri
e
con
retto
scopo
,
affine
di
poter
ben
distinguere
lebbra
da
lebbra
,
applicare
al
male
rimedii
convenienti
,
dar
saggi
consigli
,
difendere
le
anime
dal
lezzo
di
turpi
vizii
e
toglierle
da
esso
.
In
questo
genere
di
studii
risiede
quasi
sempre
qualche
pericolo
;
ma
quelli
che
vi
si
dedicano
per
sola
necessità
,
possono
fiduciosamente
attendersi
soccorsi
divini
,
i
quali
daranno
ad
essi
la
vittoria
contro
le
tentazioni
,
devono
perciò
richiamarsi
spesso
alla
mente
ch
'
essi
sono
al
cospetto
di
Dio
che
scruta
tutti
i
loro
pensieri
,
e
devono
altresì
dirigere
alla
Vergine
Beata
la
breve
e
pia
orazione
,
che
esponemmo
nel
principio
di
questo
libro
.
NOZIONI
PRELIMINARI
É
essenziale
al
matrimonio
la
sua
consumazione
.
La
consumazione
avviene
colla
emissione
del
seme
del
marito
nella
vagina
naturale
della
moglie
,
ovvero
coll
'
unione
del
marito
e
della
moglie
in
guisa
che
diventino
una
sola
e
medesima
carne
,
giusta
le
parole
della
Genesi
,
2
,
24
:
«
E
saranno
due
in
una
stessa
carne
.
»
Quando
il
marito
sia
penetrato
nella
vagina
della
sua
donna
e
vi
abbia
versato
dentro
il
seme
,
il
matrimonio
reputasi
consumato
,
sia
che
la
moglie
abbia
o
no
emesso
il
suo
succo
venereo
,
cosa
d
'
altronde
che
non
si
può
accertare
,
e
che
non
è
assolutamente
necessaria
alla
fecondazione
nè
alla
consumazione
,
come
molti
asseverano
.
La
impotenza
dunque
altro
non
è
se
non
la
incapacità
a
consumare
,
nel
modo
suesposto
,
il
matrimonio
.
Perciò
,
coloro
a
cui
manca
un
testicolo
solo
,
non
sono
impotenti
,
perchè
possono
penetrare
nella
vagina
della
donna
ed
emettere
il
seme
prolifico
.
Egualmente
,
non
si
devono
ritenere
impotenti
i
vecchi
,
ancorchè
decrepiti
,
imperocchè
si
son
visti
degli
uomini
a
cent
'
anni
procreare
dei
figli
con
donne
giovanissime
.
Le
mogli
dette
sterili
non
si
possono
,
per
questo
motivo
,
dichiarare
impotenti
,
perchè
ciò
non
ostante
,
potrebbero
ricevere
benissimo
dai
mariti
,
che
s
'
introducano
nella
loro
vagina
il
seme
spermatico
,
benchè
poi
non
lo
trattengano
,
o
per
qualsiasi
altra
causa
,
non
restino
fecondate
.
Se
il
seme
si
versa
nel
vaso
genitale
,
l
'
atto
matrimoniale
è
compito
,
e
l
'
impotenza
non
esiste
punto
,
ancorchè
,
per
caso
,
non
abbia
luogo
il
concepimento
.
Sono
per
lo
contrario
impotenti
quei
vecchi
i
quali
sono
così
debilitati
che
non
possono
penetrare
nella
vagina
,
e
così
decrepiti
da
non
ejaculare
umore
spermatico
:
ciò
è
evidente
.
Dicasi
egualmente
di
chi
è
privo
d
'
entrambi
i
testicoli
o
li
ha
totalmente
schiacciati
,
imperocchè
in
questo
caso
non
possono
dare
seme
prolifico
.
Distinguonsi
molte
specie
d
'
impotenza
,
cioè
,
la
naturale
e
l
'
accidentale
,
l
'
assoluta
e
la
relativa
,
la
perpetua
e
la
temporanea
,
l
'
antecedente
e
la
susseguente
.
L
'
impotenza
naturale
è
quella
che
procede
da
causa
naturale
e
intrinseca
,
per
esempio
,
nell
'
uomo
,
da
freddezza
impassibile
la
quale
non
permette
un
sufficiente
eretismo
,
ovvero
da
eccessivo
ardore
che
fa
ejaculare
lo
sperma
prima
che
avvenga
l
'
accoppiamento
carnale
,
oppure
dalla
mancanza
del
membro
virile
o
dei
testicoli
.
Nella
donna
,
un
grande
ristringimento
delle
parti
genitali
,
talchè
sia
impedito
all
'
uomo
di
penetrare
nella
vagina
:
caso
che
avviene
di
frequente
.
L
'
impotenza
accidentale
è
quella
che
proviene
da
causa
estrinseca
,
cioè
,
da
un
maleficio
del
demonio
,
sia
nell
'
uomo
sia
nella
donna
:
nell
'
uomo
,
quando
il
demonio
gli
fa
intirizzire
i
nervi
mentre
sta
per
compiere
l
'
atto
conjugale
;
nella
donna
,
quando
il
demonio
stesso
le
ristringe
la
vagina
o
la
turba
nella
fantasia
in
guisa
che
al
marito
non
è
possibile
l
'
accoppiarsi
a
lei
,
ovvero
quando
essa
rende
impossibile
l
'
accoppiamento
perchè
,
mentre
si
sta
per
compierlo
,
un
subitaneo
odio
la
infiamma
contro
il
marito
,
e
va
in
escandescenze
.
L
'
impotenza
assoluta
è
quella
che
rende
una
persona
impotente
con
qualsiasi
altra
:
tale
è
l
'
uomo
a
cui
manchino
entrambi
i
testicoli
,
o
che
sia
affatto
insensibile
.
L
'
impotenza
relativa
è
quella
che
verificasi
con
questa
o
quellla
persona
,
ma
non
con
tutte
;
per
esemipio
,
una
donna
può
essere
di
vagina
troppo
stretta
per
un
uomo
,
e
non
per
un
altro
;
l
'
uomo
può
essere
sotto
l
'
influenza
di
qualche
personale
maleficio
,
ovvero
può
sentirsi
indifferente
per
una
giovane
e
non
per
un
'
altra
.
L
'
impotenza
perpetua
è
quella
che
non
può
essere
guarita
col
decorrere
del
tempo
,
nè
con
rimedii
naturali
e
leciti
,
nè
colle
consuete
preghiere
della
Chiesa
,
ovvero
come
dicono
altri
non
può
essere
tolta
che
col
mezzo
d
'
un
peccato
,
col
pericolo
della
morte
,
o
con
un
miracolo
.
L
'
impotenza
è
temporanea
invece
se
può
esse
tolta
con
qualcuno
dei
detti
mezzi
,
cioè
,
col
decorrere
del
tempo
,
con
un
rimedio
naturale
e
lecito
,
o
colle
consuete
preghiere
della
Chiesa
.
L
'
impotenza
chiamasi
antecedente
,
se
precede
il
matrimonio
;
e
susseguente
,
se
viene
dopo
.
Ciò
detto
,
domandasi
se
l
'
impotenza
e
quale
impotenza
sia
un
impedimento
dirimente
(
)
del
matrimonio
.
PROPOSIZIONE
.
È
impedimento
dirimente
del
matrimonio
quella
sola
impotenza
che
è
antecedente
,
e
perpetua
,
sia
poi
assoluta
o
relativa
.
PROVA
:
I
.
La
sola
impotenza
antecedente
;
perchè
ogni
contratto
diventa
nullo
,
quando
non
si
può
dare
la
cosa
promessa
,
venendo
a
mancare
in
questo
caso
l
'
oggetto
del
contratto
stesso
:
quegli
che
è
afflitto
da
impotenza
antecedente
e
perpetua
,
non
può
dare
ciò
che
ha
promesso
:
promise
l
'
accoppiamento
carnale
e
naturale
,
che
è
scopo
nel
matrimonio
,
ed
egli
,
nel
caso
nostro
,
non
lo
può
consumare
.
La
cosa
stessa
viene
provata
dal
Diritto
ecclesiastico
al
titolo
:
«
Degli
insensibili
e
dei
maleficiati
»
(
Decret
.
1
,
4
,
tit
.
15
)
e
dalla
Bolla
di
Sisto
V
Cum
frequenter
,
anno
1587
.
Questo
impedimento
essendo
nel
diritto
della
natura
non
può
da
alcuna
autorità
essere
tolto
con
dispenza
.
II
.
La
sola
impotenza
antecedente
e
perpetua
,
sia
assoluta
o
relativa
,
è
impedimento
dirimente
del
matrimonio
,
imperocchè
nè
la
impotenza
conseguente
nè
la
temporanea
possano
annulare
il
matrimonio
.
1
.
Non
la
impotenza
conseguente
,
imperciocchè
è
cosa
indubitata
che
,
contratto
una
volta
validamente
il
matrimonio
,
è
per
sua
istituzione
perpetuo
;
2
.
Non
la
impotenza
temporanea
,
perchè
l
'
essenza
del
matrimonio
non
sta
nell
'
uso
attuale
di
esso
;
e
gli
sposi
,
promettendosi
fede
conjugale
,
non
determinano
un
tempo
alla
consumazione
del
matrimonio
.
Basta
dunque
che
sia
possibile
una
consumazione
avvenire
,
a
meno
che
,
per
caso
,
il
consenso
di
uno
degli
sposi
non
dipendesse
realmente
dalla
immediata
possibilità
dell
'
atto
matrimoniale
.
Gli
infermi
e
gli
stessi
moribondi
possono
validamente
contrarre
matrimonio
,
benchè
sieno
incapaci
all
'
accoppiamento
immediato
.
Dicesi
lo
stesso
di
coloro
i
quali
,
in
causa
di
un
'
eccessiva
ardenza
di
natura
,
emettono
il
seme
prima
di
penetrare
nella
vagina
della
donna
:
Cabassut
osserva
(
lib
.
3
,
cap
.
15
,
n
.
2
)
che
essi
possono
aver
speranza
che
i
loro
sforzi
non
saranno
sempre
inutili
.
Ho
detto
,
sia
essa
assoluta
,
o
relativa
,
perchè
il
matrimonio
si
contrae
con
una
persona
determinata
;
e
se
con
questa
persona
esso
non
può
essere
consumato
,
è
nullo
.
Benchè
questo
impedimento
non
si
trovi
nel
Codice
civile
(
francese
)
,
è
indubitato
che
i
tribunali
pronuncierebbero
in
questi
casi
le
nullità
del
matrimonio
se
si
verificasse
l
'
impotenza
antecedente
e
perpetua
.
Così
fu
sempre
giudicato
tanto
nel
foro
civile
quanto
nel
foro
ecclesiastico
E
così
insegna
Delvincourt
.
t
.
I
,
p
.
403
,
difendendo
in
questo
senso
con
tutte
le
sue
forze
una
Sentenza
delle
Corte
d
'
Appello
di
Treves
,
27
gennaio
1808
.
Toullier
,
t
.
I
,
n
.
525
sostiene
calorosamente
che
questa
Sentenza
è
contraria
allo
spirito
del
Codice
;
e
dichiara
che
una
donna
possa
ottenere
dai
giudici
Sentenza
annullante
il
matrimonio
per
impotenza
accidentale
e
manifesta
del
marito
;
per
esempio
,
se
fosse
dimostrato
ch
'
esso
era
eunuco
prima
del
matrimonio
;
e
prova
il
suo
assento
coll
'
art
.
312
Cod
.
Civ
.
,
nel
quale
si
stabilisce
che
il
marito
può
non
riconoscere
un
figlio
partorito
da
sua
moglie
,
se
prova
ch
'
egli
era
assente
all
'
epoca
del
concepimento
,
o
che
per
qualsiasi
altro
accidente
non
poteva
aver
contatto
carnale
con
essa
.
In
quanto
a
noi
,
dobbiamo
specialmente
trattare
di
ciò
che
riguarda
il
loro
interno
della
coscienza
,
e
sotto
questo
rispetto
,
non
poche
sono
le
difficoltà
che
offre
questa
materia
.
Le
riferiremo
per
ordine
,
e
ci
studieremo
di
risolverle
secondo
le
nostre
forze
.
Si
domanda
:
I
.
Se
un
uomo
e
una
donna
,
consapevoli
tutti
due
d
'
essere
entrambi
impotenti
,
possono
contrarre
matrimonio
coll
'
intendimento
di
prestarsi
un
vicendevole
soccorso
e
di
conservare
una
perpetua
castità
.
R
.
Sanchez
e
molti
con
esso
;
l
.
7
,
disp
.
97
,
n
.
13
,
affermano
ciò
essere
lecito
,
e
si
adoperano
nella
seguente
maniera
a
provare
il
loro
asserto
:
Quelli
che
contrassero
matrimonio
con
tale
impotenza
,
possono
abitare
assieme
come
fratello
e
sorella
,
escluso
che
sia
ogni
pericolo
di
peccato
;
dunque
,
a
pari
motivo
,
se
ragionevolmente
essi
non
temono
un
tale
pericolo
,
possono
,
anche
colla
consapevolezza
della
impotenza
,
contrarre
matrimonio
coll
'
intendimento
di
aiutarsi
mutuamente
.
Così
la
Beata
Vergine
e
S
.
Giuseppe
contrassero
un
vero
matrimonio
colla
espressa
intenzione
di
non
usare
l
'
accoppiamento
carnale
.
Ma
gli
altri
Dottori
negano
generalmente
che
ciò
sia
lecito
,
imperocchè
,
dicono
,
non
v
'
ha
dubbio
che
questo
matrimonio
,
se
non
potesse
mai
essere
consumato
,
sarebbe
nullo
;
contrarre
volontariamente
un
matrimonio
nullo
,
sarebbe
una
vera
impostura
,
una
profanazione
del
sacro
rito
,
e
per
conseguenza
un
sacrilegio
:
tali
connubii
dunque
non
devono
essere
mai
permessi
.
In
quanto
all
'
esempio
addotto
,
negano
la
parità
di
circostanze
,
imperocchè
il
matrimonio
fra
la
Beata
Vergine
e
S
.
Giuseppe
era
un
matrimonio
valido
.
Si
domanda
:
2
.
Che
deve
farsi
se
non
si
è
sicuri
che
l
'
impotenza
sia
antecedente
o
susseguente
al
matrimonio
?
R
.
Siccome
noi
qui
non
dobbiamo
trattare
la
cosa
che
sotto
l
'
aspetto
del
foro
interno
,
devesi
giudicare
a
seconda
della
dichiarazione
del
penitente
:
se
il
penitente
dice
nettamente
che
c
'
è
e
che
ci
fu
sempre
in
lui
impotenza
a
compiere
l
'
atto
coniugale
,
devesi
pronunciare
la
nullità
del
matrimonio
.
Si
domanda
:
3
.
Hanno
facoltà
gli
sposi
di
usare
l
'
atto
conjugale
,
ove
consti
che
uno
di
essi
è
impotente
?
Nel
foro
esteriore
si
presume
sempre
,
fino
a
prova
contraria
,
che
l
'
impotenza
accidentale
sia
venuta
dopo
il
matrimonio
.
R
.
Gli
sposi
non
hanno
affatto
in
questo
caso
la
facoltà
d
'
usare
l
'
atto
conjugale
,
imperocchè
l
'
impotenza
è
,
o
antecedente
,
o
susseguente
,
;
se
è
antecedente
,
il
matrimonio
è
nullo
,
e
perciò
ogni
atto
venereo
è
vietato
:
se
poi
l
'
impotenza
è
susseguente
,
non
è
più
possibile
consumare
lo
atto
conjugale
,
e
perciò
gli
sposi
non
devono
darsi
ad
atti
che
non
possono
raggiungere
lo
scopo
della
consumazione
,
e
,
come
lo
diremo
fra
poco
quando
si
parlerà
dei
toccamenti
fra
conjugi
,
peccano
gravemente
o
leggiermente
compiendoli
.
Si
domanda
:
4
.
Che
deve
fare
la
moglie
che
sa
dicerto
essere
il
marito
impotente
e
che
ha
avuto
prole
con
un
altro
uomo
,
quando
il
marito
,
credendosi
esso
il
padre
della
prole
,
vuole
usare
l
'
atto
conjugale
?
R
.
Bisogna
guardare
bene
se
la
moglie
ritenga
propria
come
certa
nel
marito
una
impotenza
,
che
d
'
altronde
potrebbe
anche
essere
dubbia
.
Ma
supponendo
che
l
'
impotenza
sia
certa
,
essa
non
deve
prestarsi
alle
voglie
del
marito
,
dovesse
anche
,
per
questa
ripulsa
,
cagionare
a
sè
stessa
un
grave
danno
:
assecondando
,
farebbe
cosa
intrinsecamente
cattiva
.
In
questa
spiacevole
ipotesi
,
essa
deve
ammonire
il
marito
nel
miglior
modo
che
per
lei
si
possa
,
affinchè
esso
si
mantenga
continente
,
adducendo
,
per
esempio
,
il
pretesto
ch
'
egli
è
vecchio
,
che
ad
essi
basta
il
figlio
che
hanno
,
che
essa
non
ama
più
l
'
atto
conjugale
,
ecc
.
ecc
.
E
se
un
giorno
il
marito
le
sembrerà
pienamente
persuaso
di
ciò
,
essa
gli
potrà
dire
:
«
Affine
di
non
essere
vinti
mai
dalle
tentazioni
,
nè
stornati
dal
nostro
proposito
,
ti
prego
,
facciamo
insieme
voto
di
perpetua
continenza
.
»
Una
volta
emesso
questo
voto
la
moglie
può
star
sicura
;
essa
potrà
allora
respingere
il
marito
ogni
qual
volta
ei
volesse
usare
delle
facoltà
conjugali
,
e
per
mettersi
essa
al
sicuro
d
'
ogni
sospetto
,
addurrà
il
voto
di
continenza
da
entrambi
emesso
.
La
moglie
tuttavia
deve
sempre
rammentarsi
dell
'
obbligo
ch
'
essa
ha
di
riparare
al
danno
cagionato
al
marito
e
agli
eredi
avendo
procreato
un
figlio
spurio
.
Di
ciò
abbiamo
parlato
anche
nel
trattato
sulla
Restituzione
.
Si
domanda
:
5
.
Che
deve
farsi
quando
non
si
sa
bene
se
l
'
impotenza
sia
temporanea
o
perpetua
?
R
.
O
si
tratta
di
impotenza
naturale
ed
intrinseca
,
ovvero
d
'
impotenza
proveniente
da
maleficio
.
Nel
primo
caso
,
a
meno
che
non
si
tratti
di
mancanza
di
parti
genitali
essenziali
,
soltanto
i
medici
possono
giudicare
sulla
natura
e
sulla
durata
di
questa
impotenza
.
Nell
'
uomo
i
segni
principali
di
essa
sono
:
1
.
La
deformità
delle
parti
genitali
,
per
esempio
,
una
eccesiva
grossezza
,
o
una
singolare
piccolezza
della
verga
.
2
.
Una
ineccitabilità
di
sensi
,
per
cui
non
è
possibile
la
emissione
del
seme
prolifico
;
3
.
Un
'
avversione
naturale
ad
ogni
commercio
carnale
ed
a
qualsiasi
cosa
venerea
;
4
.
Una
cattiva
conformazione
dei
testicoli
.
Nella
donna
,
sono
indicati
due
segni
d
'
impotenza
,
cioè
:
1
.
Una
soverchia
ristrettezza
della
vagina
o
un
totale
otturamento
all
'
utero
;
2
.
Una
cattiva
posizione
dell
'
utero
o
della
matrice
.
I
canonisti
e
specialmente
i
vescovi
devono
anche
giudicare
della
impotenza
proveniente
da
maleficio
;
essa
può
riconoscersi
da
questi
indizii
:
1
.
Se
la
moglie
,
che
d
'
altronde
ama
suo
marito
,
non
vuole
ch
'
esso
le
si
accosti
carnalmente
,
persuasa
ch
'
egli
non
possa
con
essa
compiere
l
'
atto
conjugle
;
2
.
Se
gli
sposi
,
benchè
,
s
'
amino
a
vicenda
s
'
accendono
subitamente
d
'
odio
fra
loro
e
inorridiscono
,
allorchè
stanno
per
congiungersi
carnalmente
.
3
.
Se
al
marito
,
che
pure
non
è
impotente
con
altre
donne
,
non
gli
è
possibile
compiere
l
'
atto
conjugale
colla
moglie
,
con
tutto
che
essa
non
sia
,
nè
di
vagina
stretta
nè
opponga
resistenza
alcuna
.
Checchè
dicano
alcuni
,
l
'
opinione
dei
quali
giusta
S
.
Tomaso
,
Supp
.
9
,
58
,
art
.
2
procede
dal
germe
dell
'
incredulità
o
da
mancanza
di
fede
,
è
certo
che
l
'
impotenza
può
provenire
da
maleficio
:
ciò
ammettono
molti
Concilii
,
quasi
tutti
i
Rituali
,
e
così
dicono
tutti
i
teologi
.
Il
Dirito
canonico
prescrive
in
questo
caso
le
regole
da
seguirsi
(
Decret
.
caus
.
33
,
9
,
I
,
c
.
4
,
e
dec
.
l
.
4
.
tit
.
15
.
c
.
6
e
7
)
.
Molti
autori
ecclesiastici
trattano
espressamente
questo
punto
,
e
dimostrano
questa
verità
con
solide
ragioni
:
così
,
fra
gli
altri
,
Thiers
,
nell
'
opera
.
Trattato
delle
superstizioni
.
Solo
la
Enciclopedia
e
gli
scrittori
della
medesima
scuola
combattono
,
deridendola
,
questa
dottrina
della
Chiesa
.
Dunque
se
il
confessore
s
'
avvede
della
esistenza
d
'
indizî
che
indicano
l
'
opera
del
demonio
.
deve
consultare
il
vescovo
o
i
di
lui
vicarii
generali
.
Ma
deve
star
ben
attento
di
non
prendere
le
illusioni
della
fantasia
per
opere
del
demonio
.
Si
domanda
6
.
Che
deve
farsi
se
,
fatte
le
indagini
,
esista
nondimeno
il
dubbio
ancora
circa
la
perpetuitá
della
impotenza
.
R
.
Risulta
da
tutti
i
teologi
e
canonisti
che
la
Chiesa
concede
in
questo
caso
agli
sposi
un
triennio
affine
di
tentare
la
consumazione
del
matrimonio
.
Cosí
le
Decret
.
l
.
4
,
tit
.
15
c
.
5
e
la
pratica
costante
dei
tribunali
ecclesiastici
,
da
Papa
Celestino
III
almeno
,
in
poi
:
ammettesi
pure
questa
regola
nel
foro
interno
.
I
canonisti
tuttavia
non
sono
concordi
sul
cominciamento
del
triennio
;
alcuni
reputano
che
il
triennio
cominci
dal
giorno
stesso
della
celebrazione
del
matrimonio
;
altri
dal
giorno
della
sentenza
del
giudice
.
La
prima
opinione
è
la
più
comune
,
ed
è
quella
che
segue
la
Rota
e
,
come
chiaro
appare
,
è
la
sola
ammissibile
nel
foro
interno
.
Se
,
durante
il
tempo
concesso
per
l
'
esperimento
,
avviene
che
per
un
notevole
intervallo
di
spazio
i
conjugi
non
possano
compiere
atti
venerei
,
sia
in
causa
di
lunga
infermità
o
di
lunga
assenza
,
si
deve
,
come
credesi
ordinariamente
supplire
a
questo
tempo
perduto
,
imperocchè
la
Chiesa
richiede
un
triennio
,
e
in
questo
caso
il
triennio
non
sarebbe
completo
.
Non
dicasi
lo
stesso
nel
caso
in
cui
i
conjugi
fossero
impediti
per
una
o
due
settimane
soltanto
,
perchè
questo
breve
tempo
deve
considerarsi
un
nonnulla
rispetto
a
un
triennio
.
Ove
poi
gli
sposi
abbiano
contratto
matrimonio
subito
dopo
che
uno
di
essi
ha
raggiunta
la
pubertà
,
e
non
possano
consumare
il
matrimonio
,
il
tempo
dell
'
esperimento
deve
computarsi
,
non
dal
giorno
del
contratto
matrimonio
,
ma
dal
giorno
della
raggiunta
pubertà
,
perchè
,
prima
della
piena
pubertà
,
e
sempre
dubbio
se
la
impotenza
provenga
da
causa
perpetua
o
piuttosto
da
debolezza
di
forze
.
Così
Sanchez
l
.
7
,
disp
.
110
,
n
.
10
,
Collator
d
'
And
.
Pontas
,
Collet
,
ecc
.
L
'
età
della
pubertà
perfetta
è
quella
di
14
anni
nelle
femmine
e
di
18
nei
maschi
.
Del
resto
,
se
,
non
ancora
spirato
il
triennio
d
'
esperimento
,
i
coniugi
chiaramente
si
avvedono
che
la
impotenza
è
perpetua
,
devono
concludere
che
il
matrimonio
è
nullo
,
e
sono
obbligati
ad
astenersi
tosto
da
ogni
atto
venereo
.
Non
si
concede
alcun
tempo
d
'
esperimento
a
chi
manca
di
qualche
parte
del
corpo
essenziale
all
'
atto
coniugale
,
imperocchè
in
questo
caso
non
c
'
è
più
dubbio
alcuno
sulla
nullità
dello
stesso
.
Si
domanda
:
7
.
Quali
sono
le
precauzioni
che
il
confessore
deve
usare
verso
i
coniugi
e
quali
i
consigli
ch
'
esso
deve
dare
durante
il
tempo
dell
'
esperimento
?
R
.
O
la
impotenza
proviene
da
causa
naturale
,
o
da
malificio
:
in
entrambi
i
casi
il
confessore
deve
usare
delle
precauzioni
e
dare
dei
consigli
.
I
.
Deve
esaminare
se
l
'
impotenza
,
che
si
attribuisce
ad
una
causa
naturale
,
nasca
da
eccesso
di
libidine
o
da
altre
cause
sanabili
,
perchè
allora
deve
ricorrersi
ai
rimedii
naturali
,
e
i
medici
li
possono
indicare
e
prescrivere
.
Molte
però
sono
le
cause
naturali
che
impediscono
al
marito
l
'
unione
carnale
colla
moglie
e
che
possono
essere
sormontate
anche
senza
l
'
opera
dei
medici
;
per
esempio
,
la
deformità
della
sposa
,
il
fiato
puzzolente
,
la
meschinità
delle
vesti
,
la
sporcizia
,
l
'
odio
,
il
disprezzo
ecc
.
Sono
invece
forti
eccitanti
alla
consumazione
del
matrimonio
,
la
bellezza
,
e
tutte
le
qualità
che
rendono
amabile
una
donna
.
Nel
caso
in
questione
,
il
prudente
confessore
deve
innanzi
tutto
consigliare
gli
sposi
che
,
in
cosa
di
tanto
momento
e
che
riguarda
la
salute
eterna
d
'
entrambi
,
si
comportino
,
durante
tutto
il
tempo
dell
'
esperimento
,
con
buona
fede
e
con
pura
intenzione
,
senza
libidini
disordinate
,
senza
odio
,
senza
tedio
,
nè
disgusto
,
nè
molestie
,
affine
di
potere
di
comune
accordo
trovare
quelle
posizioni
di
corpo
o
quegli
espedienti
che
possono
essere
meglio
adatti
ad
affettuare
l
'
accoppiamento
carnale
,
o
ad
indurre
la
moglie
a
tenersi
più
pulita
di
corpo
,
e
a
comparire
amabile
presentandosi
,
per
esempio
,
al
marito
con
dolcezze
e
con
ornamenti
decenti
;
cerchi
insomma
sono
parole
dello
stesso
Apostolo
il
modo
di
piacere
al
marito
.
II
.
Se
l
'
impotenza
proviene
da
maleficio
,
v
'
hanno
anco
in
questo
caso
precauzioni
da
prendere
,
consigli
da
dare
.
Precauzioni
del
confessore
:
1
.
Non
si
attribuisca
a
maleficio
ciò
che
spesso
proviene
«
da
verecondia
e
pudore
,
o
da
eccessivo
amore
,
o
dall
'
odio
irritato
della
moglie
contro
il
marito
che
la
sposò
contro
voglia
«
sono
parole
di
Zachia
,
dottissimo
medico
,
riferite
da
Collat
.
And
.
nell
'
opera
Del
Matrimonio
,
tit
.
2
.
pag
.
237
.
2
.
Si
esamini
bene
se
l
'
immaginazione
sia
viziata
da
pregiudizii
o
dai
ciechi
timori
.
V
'
hanno
per
esempio
dei
contadini
dei
quali
non
sanno
darsi
all
'
accoppiamento
venereo
pensando
di
dover
vedere
della
carne
nuda
;
3
.
Non
neghi
ostinatamente
il
confessore
che
l
'
impotenza
provenga
da
maleficio
,
imperocchè
si
potrebbe
temere
che
la
sua
ostinazione
provenisse
da
un
germe
di
incredulità
.
Data
questa
condizione
di
cose
,
il
confessore
deve
consigliare
gli
sposi
:
1
.
Che
facciano
,
con
cuore
contrito
e
umiliato
,
una
piena
confessione
a
Dio
e
al
sacerdote
di
tutti
i
loro
peccati
;
2
.
Che
procurino
di
soddisfare
la
divina
giustizia
col
piangere
,
col
fare
elemosine
,
col
pregare
,
col
digiunare
;
3
.
Se
questi
mezzi
non
bastano
a
togliere
una
impotenza
proveniente
,
in
modo
certo
o
probabile
,
da
maleficio
,
devesi
ricorrere
agli
esorcismi
ma
soltanto
dopo
aver
interpellato
il
Vescovo
e
averne
ottenuta
espressa
licenza
.
Le
preci
prescritte
per
fare
questi
esorcismi
non
si
trovano
nel
nostro
nuovo
Rituale
,
ma
se
il
Vescovo
giudica
doversi
usare
questo
rimedio
,
delegherà
un
sacerdote
e
procurerà
di
comunicargli
tutte
le
formule
necessarie
.
Si
domanda
:
8
.
Se
la
moglie
è
impotente
per
strettezza
di
vagina
,
è
obbligata
a
subire
un
taglio
,
qualora
,
a
giudizio
dei
medici
,
sia
quello
il
solo
rimedio
adatto
al
caso
?
R
.
1
.
Tutti
i
teologi
dichiarano
che
la
moglie
non
è
obbligata
a
sottoporsi
a
questa
operazione
chirurgica
,
qualora
ne
possa
in
lei
derivare
grave
pericolo
di
morte
;
in
questo
caso
l
'
impedimento
si
ritiene
come
perpetuo
.
Da
questa
ipotesi
consegue
che
,
se
l
'
impotenza
fosse
sparita
con
tale
operazione
,
malgrado
il
pericolo
di
morte
,
il
matrimonio
sarebbe
per
sempre
nullo
,
e
si
dovrebbe
rinnovarlo
prima
che
gli
sposi
giacessero
carnalmente
assieme
.
R
.
2
.
Supposto
che
con
un
taglio
non
pericoloso
fosse
tolta
l
'
impotenza
,
il
matrimonio
rimarrebbe
valido
,
senza
bisogno
di
un
nuovo
consenso
,
e
i
coniugi
potrebbero
tosto
usare
carnalmente
assieme
,
imperocchè
,
secondo
le
Decret
l
.
4
.
tit
.
15
c
.
6
.
l
'
impotenza
,
che
può
essere
tolta
senza
miracolo
e
senza
pericolo
di
morte
,
non
è
perpetua
,
e
non
costituisce
perciò
un
impedimento
dirimente
al
matrimonio
.
Ma
una
grave
questione
si
eleva
fra
teologi
,
ed
è
se
la
moglie
è
obbligata
a
sottoporsi
ad
una
tale
operazione
chirurgica
,
allorchè
è
giudicata
necessaria
e
non
pericolosa
.
Molti
dicono
essere
obbligata
a
subire
il
taglio
se
non
è
a
temersi
che
un
leggero
dolore
o
una
leggera
malattia
,
ma
no
esservi
obbligata
se
v
'
ha
il
pericolo
di
cadere
in
una
malattia
grave
o
di
provare
dolori
acerbissimi
,
imperocchè
soggiungono
essa
promise
,
è
vero
,
di
prestare
il
suo
corpo
all
'
atto
coniugale
,
ma
di
prestarlo
però
nella
sua
condizione
attuale
;
nè
può
credersi
l
'
abbia
promesso
per
esporsi
a
grave
molestie
.
Il
matrimonio
,
in
questo
caso
,
e
dunque
valido
,
perchè
l
'
impedimento
potrebbe
essere
tolto
con
mezzi
naturali
e
assolutamente
leciti
ma
la
moglie
è
scusata
sufficientemente
se
non
intende
di
prestarsi
al
debito
coniugale
.
Altri
,
per
lo
contrario
,
sostengono
essere
obbligata
a
subire
quella
operazione
,
anche
con
acerbissimi
dolori
e
col
pericolo
di
contrarre
una
grave
malattia
,
purchè
soltanto
non
sia
messa
in
pericolo
la
vita
;
e
così
ragionano
.
Il
matrimonio
in
questo
caso
,
è
valido
,
come
risulta
dalle
Decretali
or
citate
;
il
marito
dunque
non
può
sposare
altra
donna
;
si
condannerebbe
perciò
ad
una
perpetua
continenza
.
Ora
la
moglte
deve
sopportare
il
grave
incomodo
dell
'
operazione
chirurgica
affine
di
sollevare
il
marito
da
una
condizione
di
cose
molestissima
.
La
prima
di
queste
opinioni
è
quella
più
comunemente
adottata
,
ed
è
pur
quella
di
Sanchez
,
Collet
,
Billuart
,
e
Dens
.
Collet
,
con
alcuni
altri
,
opinò
che
fosse
ragione
sufficiente
il
solo
pudore
per
scusare
la
moglie
che
non
vuole
subire
quell
'
operazione
chirurgica
benchè
non
pericolosa
:
ma
più
tardi
cambiò
parere
,
come
egli
stesso
lo
attesta
,
appoggiandosi
a
queste
ragioni
;
cioè
che
la
sposa
,
colla
quale
più
volte
il
marito
tentò
invano
di
compiere
l
'
atto
venereo
,
non
è
più
veramente
vergine
;
ch
'
essa
deve
accorgersi
di
apparire
agli
occhi
dello
sposo
come
un
oggetto
molesto
,
in
causa
di
quel
suo
difetto
corporale
,
e
finalmente
che
l
'
ostetrica
è
oggi
quasi
dovunque
esercitata
anche
dai
chirurghi
.
Ordinariamente
,
non
si
ingiunge
quel
taglio
sotto
pena
di
non
concedere
l
'
assoluzione
;
noi
non
abbiamo
infatti
mai
letto
che
la
Chiesa
l
'
abbia
comandato
benchè
spesso
sieno
occorsi
impedimenti
di
questo
genere
.
Perciò
avvenendo
questo
caso
,
io
esorto
la
moglie
affinchè
assieme
al
marito
si
rechi
da
un
medico
o
chirurgo
,
dotto
e
pio
,
gli
sveli
candidamente
il
suo
stato
e
lo
richieda
dell
'
opportuno
rimedio
:
se
il
medico
o
chirurgo
dichiara
essere
necessario
il
taglio
e
non
essere
pericoloso
,
stimolo
la
donna
a
sottomettersi
a
questi
consigli
:
se
poi
mi
accorgo
di
riuscire
a
nulla
,
non
ardisco
andar
più
in
là
.
Ma
,
scorso
il
triennio
concesso
all
'
esperimento
,
si
deve
strettamente
prescrivere
alla
moglie
,
in
qualunque
ipotesi
,
di
non
permettere
al
marito
alcuna
licenza
contro
la
castità
.
Talvolta
bastano
certe
unzioni
per
allargare
la
vagina
della
donna
;
ciò
almeno
avvenne
felicemente
una
volta
,
come
mi
fu
asseverato
da
testimoni
degni
di
fede
.
Si
domanda
:
9
.
Se
il
matrimonio
sia
valido
quando
la
moglie
,
tutto
che
di
vagina
ristretta
,
pure
con
un
altro
uomo
sia
stata
idonea
al
commercio
carnale
.
R
.
Generalmente
si
insegna
che
il
matrimonio
è
valido
,
imperocchè
si
giudica
che
la
impotenza
non
era
perpetua
:
tuttavia
se
la
moglie
era
,
rispetto
a
suo
marito
,
tanto
ristretta
di
vagina
,
ch
'
esso
non
abbia
mai
potuto
unirsi
carnalmente
ad
essa
per
la
via
naturale
e
lecita
,
allora
l
'
impotenza
dovrebbe
essere
considerata
come
relativamente
perpetua
:
in
questo
caso
il
matrimonio
è
nullo
.
Ora
,
è
evidente
che
la
nullità
di
questo
matrimonio
non
può
essere
cancellata
dal
commercio
carnale
della
moglie
con
un
altro
uomo
,
ma
si
può
addivenire
per
mutuo
consenso
,
ad
un
nuovo
contrattto
di
matrimonio
.
Si
domanda
:
10
.
Che
si
deve
dire
e
fare
se
uno
degli
sposi
,
per
maleficio
,
diventa
idoneo
con
altro
maleficio
o
con
qualsiasi
altro
mezzo
illecito
?
R
.
In
questo
caso
il
matrimonio
è
nullo
,
supposto
che
l
'
impedimento
non
si
sia
potuto
togliere
con
altri
mezzi
:
infatti
al
cap
.
6
tit
.
15
lib
.
4
.
Decret
.
si
legge
che
l
'
impedimento
,
che
non
può
essere
tolto
se
non
mediante
un
peccato
,
reputasi
perpetuo
.
Per
esempio
:
Pietro
ha
sposato
Paolina
,
dalla
quale
si
separa
in
causa
d
'
un
di
lui
impedimento
proveniente
da
maleficio
:
contrae
un
altro
matrimonio
con
Geltrude
,
ma
,
persistendo
quel
maleficio
,
non
può
nemmeno
con
questa
accoppiarsi
carnalmente
.
Se
questo
impedimento
,
scorso
il
triennio
,
e
persistendo
ancora
,
venisse
poi
tolto
coll
'
opera
di
un
altro
maleficio
,
il
secondo
matrimonio
sarà
nullo
come
lo
era
il
primo
,
e
,
purchè
non
avvenga
scandalo
,
non
è
obbligato
a
stare
nè
con
Paolina
nè
con
Geltrude
,
ovvero
può
a
suo
talento
scegliere
questa
o
quella
.
Questa
decisione
è
contrariata
da
Pontas
,
il
quale
,
al
tit
.
Impedimento
d
'
impotenza
,
caso
15
,
dice
che
non
è
lecito
a
Pietro
riprendere
Paolina
ma
deve
ritenere
Geltrude
.
In
entrambi
i
casi
deve
essere
celebrato
un
nuovo
matrimonio
,
rinnovando
il
mutuo
consenso
.
Del
resto
,
siccome
per
tale
impedimento
oggi
non
può
aver
luogo
separazione
civile
,
è
inutile
esporre
qui
su
questo
argomento
le
altre
questioni
che
un
tempo
si
agitavano
fra
i
dottori
.
Si
domanda
.
Che
decisione
si
deve
prendere
se
,
scorso
il
triennio
perseverasse
ancora
l
'
impotenza
?
R
.
Una
volta
nel
foro
esteriore
,
chiamati
e
uditi
di
nuovo
i
coniugi
,
si
prescriveva
una
ispezione
sui
loro
corpi
se
non
era
già
stata
fatta
mediante
persone
idonee
;
e
,
o
si
giudicava
perpetua
la
impotenza
,
e
tosto
il
matrimonio
si
dichiarava
nullo
;
o
esisteva
ancora
qualche
dubbio
,
e
,
ciononostante
,
il
matrimonio
si
scioglieva
,
affine
di
non
costringere
il
coniuge
che
restava
danneggiato
da
questo
stato
,
ad
attendere
troppo
a
lungo
e
forse
per
sempre
.
Così
Sanchez
e
molti
altri
da
lui
citati
l
.
7
,
disp
.
94
,
n
.
12
.
La
ragione
è
che
la
Chiesa
,
anche
quando
l
'
impotenza
non
era
perpetua
,
annullava
di
sua
autorità
il
matrimonio
,
elevando
una
tale
circostanza
ad
impedimento
dirimente
.
In
entrambi
le
ipotesi
si
concedeva
facoltà
al
conjuge
non
impotente
di
passare
ad
altre
nozze
:
all
'
impotente
poi
proibivasi
un
nuovo
matrimonio
,
a
meno
che
non
costasse
che
la
impotenza
era
,
di
natura
sua
,
non
assoluta
.
Ma
noi
che
non
dobbiamo
occuparci
che
del
foro
interno
della
coscienza
,
ove
consti
in
modo
certo
che
la
impotenza
è
perpetua
,
deve
esigersi
dai
conjugi
che
si
considerino
scambievolmente
soltanto
come
fratello
e
sorella
,
che
ciascuno
abbia
perciò
un
letto
separato
,
e
che
si
astengano
da
tutte
quelle
licenze
che
sono
interdette
alle
persone
non
conjugate
:
così
il
cap
:
5
,
tit
.
15
.
lib
.
4
.
Decretal
.
Se
poi
i
conjugi
non
possono
vivere
in
questo
modo
senza
esporsi
al
pericolo
di
peccare
,
non
devono
più
,
di
fatto
se
non
di
diritto
,
vivere
assieme
,
malgrado
gli
inconvenienti
e
lo
scandalo
che
ne
ponno
derivare
,
sempre
che
però
abbiano
invano
tentati
tutti
gli
altri
mezzi
per
conservarsi
casti
.
Si
domanda
:
12
.
Se
gli
sposi
,
afflitti
da
impotenza
perpetua
e
ignari
della
nullità
del
loro
matrimonio
,
che
dopo
il
triennio
si
sforzano
ancora
di
consumare
l
'
atto
carnale
,
possono
essere
lasciati
nella
loro
buona
fede
.
R
.
Se
constasse
essere
dessi
in
buona
fede
e
che
un
avvertimento
non
li
farebbe
ricredere
,
sarebbe
forse
conveniente
il
lasciarli
nella
loro
ignoranza
,
perchè
in
questo
caso
si
solleverebbe
un
male
minore
,
cioè
,
un
peccato
materiale
,
per
evitare
un
male
maggiore
,
cioè
,
un
peccato
formale
.
Sembra
però
improbabile
che
due
saosi
credano
sempre
in
buona
fede
che
a
loro
sia
lecito
di
tentar
un
atto
che
essi
mai
non
compiono
,
nè
possono
compiere
.
Ma
può
darsi
che
questa
ignoranza
li
scusi
,
se
non
interamente
,
tanto
almeno
da
non
essere
in
peccato
mortale
.
Ad
ogni
modo
,
noi
crediamo
che
,
generalmente
,
devono
essere
ammoniti
,
e
sviati
dal
peccato
,
ma
tuttavia
devesi
ordinariamnte
usare
tanta
prudenza
da
non
lasciar
loro
conoscere
la
gravezza
del
peccato
.
Si
domanda
:
13
.
Che
si
deve
fare
se
,
sciolto
il
matrimonio
per
impotenza
,
si
viene
a
conoscere
che
il
conjuge
giudicato
impotente
,
non
lo
è
più
?
R
.
Se
l
'
impotenza
fu
tolta
con
mezzi
illeciti
,
sovranaturali
o
gravemente
pericolosi
,
l
'
impedimento
si
considera
come
fosse
un
impedimento
perpetuo
,
e
il
matrimonio
si
giudica
bene
sciolto
.
Se
poi
l
'
impotenza
cessò
con
mezzi
naturali
,
i
canonisti
si
dividono
in
due
pareri
:
i
Gallicani
pretendono
che
il
conjuge
che
si
separò
per
impotenza
dell
'
altro
,
non
è
mai
obbligato
a
ritornare
con
esso
,
ancorchè
questi
provasse
che
non
è
più
impotente
:
I
.
Perchè
,
se
si
tratta
del
marito
,
come
è
il
caso
ordinario
,
è
difficile
provare
ch
'
egli
non
sia
più
impotente
,
imperocchè
può
benissimo
darsi
il
caso
ch
'
egli
non
sia
il
padre
dei
figli
che
gli
partorisce
la
moglie
;
2
.
Perchè
la
Chiesa
gallicana
stabilì
che
tale
impotenza
,
benchè
non
perpetua
,
annulli
il
matrimonio
per
il
diritto
positivo
;
3
.
Perchè
si
presume
che
l
'
impotenza
sia
stata
soltanto
relativa
.
Il
secondo
parere
,
molto
generalizzato
,
e
quello
di
teologi
stranieri
,
i
quali
secondo
S
.
Tomaso
,
suppl
.
9
,
58
,
art
.
I
insegnano
che
il
conjuge
separato
dall
'
altro
per
autorità
dell
'
ufficio
civile
,
o
del
vescovo
,
e
che
è
già
passato
a
seconde
nozze
,
è
obbligato
a
ritornare
col
primo
conjuge
,
quando
questi
non
sia
più
impotente
:
così
statuirono
Innocenzo
III
,
e
Onorio
III
come
riferirono
le
Decret
.
l
.
4
,
tit
.
15
,
cap
.
5
e
6
.
Se
in
pratica
di
esse
questo
caso
che
presso
di
noi
è
quasi
impossibile
bisogna
riferirne
al
vescovo
.
Si
domanda
:
14
.
Che
deve
dirsi
dei
matrimoni
fra
impuberi
.
R
.
I
matrimoni
;
fra
imbuberi
sono
,
per
diritto
ecclesiastico
,
nulli
:
essi
non
valgono
che
come
promesse
nuziali
.
Decret
.
l
.
4
,
tit
,
2
,
cap
.
14
:
Così
è
stato
saggiamente
stabilito
,
perchè
a
molti
impuberi
manca
quella
piena
riflessione
che
si
richiede
per
darsi
seriamente
ad
uno
stato
di
tanto
grave
momento
.
Tre
soli
casi
si
accettano
,
in
cui
i
matrimonii
fra
impuberi
si
ritengono
validi
,
cioè
:
1
.
Quando
la
malizia
supera
l
'
età
,
cioè
,
se
l
'
uomo
si
è
reso
,
con
atti
frequentemente
ripetuti
,
capace
di
consumare
l
'
atto
coniugale
prima
della
pubertà
:
il
che
può
avvenire
,
come
lo
attesta
S
.
Gerolamo
coll
'
esempio
del
re
Achaz
,
il
quale
,
all
'
età
di
12
anni
,
generò
Ezechìa
:
questo
fatto
è
riferito
nel
4
.
lib
.
dei
Re
c
.
16
,
2
.
et
.
cap
.
18
,
2
.
E
'
eguale
il
caso
di
una
donna
che
abbia
concepito
a
12
anni
.
2
.
Quando
i
coniugi
,
raggiunta
la
pubertà
,
proseseguono
nella
consumazione
del
matrimonio
antecedentemente
contratto
:
non
possono
allora
essere
più
divisi
,
imperocchè
si
suppone
in
essi
un
rinnovamento
del
mutuo
consenso
.
Decret
.
l
.
4
tit
.
2
.
cap
.
10
,
e
tit
,
19
c
.
4
.
3
.
Quando
i
principi
e
le
principesse
,
per
la
pace
degli
Stati
,
contraggono
matrimonio
prima
della
pubertà
,
il
matrimonio
è
valido
.
Ciononpertanto
i
dottori
ritengono
necessaria
una
dispensa
del
sommo
Pontefice
,
o
almeno
dal
vescovo
diocesano
.
Navarrus
,
Coll
.
Andeg
.
,
Collet
ecc
.
affermano
essere
sufficiente
quest
'
ultima
.
Consultisi
ciò
che
da
noi
si
è
detto
nel
nostro
trattato
circa
l
'
etá
richiesta
per
contrarre
matrimonio
.
Si
domanda
:
15
.
Che
deve
dirsi
del
matrimonio
degli
ermafroditi
?
R
.
Gli
ermafroditi
(
parola
composta
da
due
vocaboli
greci
:
HERMES
,
Mercurio
AFRODITE
,
Venere
)
sono
così
chiamati
perchè
ERMAFRODITE
,
figlio
di
Mercurio
e
di
Venere
,
aveva
in
sè
entrambi
i
sessi
.
Diconsi
anche
androgini
,
cioè
,
maschio
e
femmina
insieme
.
Se
si
presta
fede
ai
cultori
della
storia
naturale
,
mai
esistettero
ermafroditi
nel
vero
senso
della
parola
,
imperocchè
avrebbero
dovuto
avere
gli
organi
d
'
entrambi
i
sessi
per
fecondare
come
uomini
e
per
concepire
come
donne
.
Ermafroditi
invece
non
sono
,
generalmente
,
che
mostri
i
quali
,
nè
fecondano
,
nè
concepiscono
,
e
che
non
possono
perciò
consumare
matrimonio
.
E
'
chiaro
in
questo
caso
,
che
essi
non
possono
contrarre
valide
nozze
;
e
il
parroco
che
conoscesse
con
certezza
la
loro
incapacità
,
è
obbligato
ad
opporsi
al
loro
matrimonio
.
Se
poi
in
essi
prevalesse
uno
dei
due
sessi
,
in
guisa
da
essere
possibile
la
consumazione
del
matrimonio
,
possono
venir
ammessi
alle
nozze
,
sotto
condizione
però
ch
'
essi
promettano
di
non
usare
mai
se
non
del
solo
sesso
che
in
essi
prevale
.
E
'
a
notarsi
che
gli
ermafroditi
non
possono
ricevere
nè
gli
ordini
sacri
nè
abbracciare
una
professione
religiosa
fino
a
tanto
che
il
loro
sesso
si
mantiene
dubbio
.
Così
dice
espressamente
Sanchez
e
molti
altri
da
esso
citati
,
l
.
7
,
disp
.
106
n
.
10
.
QUESTIONE
II
.
Del
debito
coniugale
.
Questa
seconda
questione
noi
la
divideremo
in
tre
capi
:
1
.
Del
debito
coniugale
chiesto
e
reso
;
2
.
Dell
'
uso
del
matrimonio
;
3
.
Delle
norme
da
eseguirsi
dai
confessori
verso
i
coniugati
.
Capo
I
.
Del
debito
coniugale
,
chiesto
e
reso
.
E
'
certo
che
i
coniugi
sono
strettamente
obbligati
di
serbarsi
vicendevolmente
fedeli
,
imperocchè
ne
fanno
solenne
promessa
davanti
al
sacerdote
,
allorchè
li
interroga
e
li
benedice
in
nome
di
Dio
,
di
cui
esso
e
ministro
.
D
'
altronde
,
secondo
la
stessa
istituzione
del
matrimonio
,
il
marito
e
la
moglie
sono
due
in
una
medesima
carne
;
ciascuno
di
essi
dunque
non
può
aver
commerci
carnali
con
altra
persona
,
senza
recare
una
grave
ingiuria
al
suo
coniuge
.
Perciò
,
qualsiasi
atto
venereo
compiuto
con
persona
estranea
,
o
occasionato
da
essa
,
come
l
'
accoppiamento
carnale
,
i
contatti
,
i
baci
,
il
desiderio
di
compiere
questi
atti
,
o
il
compiacersi
volontariamente
in
essi
,
riveste
il
carattere
di
una
duplice
malizia
,
che
deve
essere
dichiarata
al
confessionale
:
c
'
è
malizia
contro
la
castità
,
e
c
'
è
malizia
contro
la
giustizia
.
Dicasi
lo
stesso
circa
quella
mollezza
lussuriosa
che
in
certo
qual
modo
offende
la
fede
promessa
,
come
,
per
esempio
,
l
'
abusare
del
proprio
corpo
,
sul
quale
l
'
altro
coniuge
ha
dei
diritti
,
acquistati
allo
scopo
di
compiere
gli
atti
venerei
.
Detto
questo
,
dividiamo
il
presente
Capo
in
tre
articoli
:
1
.
Dell
'
atto
coniugale
considerato
in
sè
stesso
;
2
.
Della
richiesta
del
debito
coniugale
;
3
.
Del
debito
coniugale
,
reso
.
ARTICOLO
I
.
Dell
'
atto
coniugale
considerato
in
sé
stesso
.
Noi
abbiamo
provato
nel
Trattato
del
Matrimonio
L
.
4
p
.
119
terza
edizione
contrariamente
a
molti
eretici
,
che
il
matrimonio
considerato
in
sè
stesso
è
buono
e
onesto
:
ne
risulta
quindi
che
l
'
atto
carnale
nel
matrimonio
non
ha
,
per
sè
stesso
,
nulla
di
cattivo
,
e
può
essere
anzi
meritorio
,
se
è
esercitato
per
una
ragione
soprannaturale
,
per
esempio
,
colla
intenzione
di
mantenere
al
proprio
coniuge
quella
fede
che
fu
promessa
chiamando
in
testimonio
Dio
,
oppure
se
avviene
per
scopo
religioso
,
per
ottenere
cioé
dei
figli
destinati
a
servir
fedelmente
Iddio
,
ovvero
affine
di
rappresentare
l
'
unione
di
Cristo
colla
Chiesa
.
Dunque
,
se
sopravviene
in
tale
argomento
qualche
difficoltà
,
non
può
riguardare
che
l
'
accoppiamento
carnale
compiuto
per
sola
voluttà
ovvero
soltanto
per
evitare
la
incontinenza
.
§
I
.
Dell
'
accoppiamento
per
sola
voluttà
.
L
'
atto
coniugale
compiuto
per
sola
voluttà
è
peccato
,
ma
soltanto
veniale
.
Che
sia
peccato
lo
prova
:
1
.
L
'
autorità
di
Innocenzo
XI
,
il
quale
condannò
,
nell
'
anno
1679
,
la
seguente
proposizione
:
«
L
'
atto
coniugale
compiuto
pel
solo
piacere
ch
'
esso
procura
è
esente
da
ogni
colpa
,
o
fallo
,
anche
veniale
.
»
2
.
La
Ragione
:
il
piacere
annesso
al
compimento
dell
'
atto
coniugale
,
è
il
mezzo
che
conduce
al
fine
,
cioè
alla
procreazione
della
prole
:
all
'
infuori
di
questo
scopo
,
quel
piacere
diventa
illecito
;
e
a
più
forte
ragione
è
illecito
l
'
accoppiamento
se
,
sviato
dal
suo
scopo
,
non
si
compie
che
per
voluttà
.
Che
il
peccato
poi
sia
veniale
,
la
Ragione
stessa
così
lo
dimostra
:
il
piacere
che
si
prova
in
una
cosa
buona
non
è
in
se
stesso
cattivo
,
ma
lo
è
soltanto
se
avviene
per
uno
scopo
che
manca
di
legittimità
.
Così
è
del
piacere
che
si
prova
mangiando
:
nessuno
nega
che
in
certi
casi
particolari
,
la
mancanza
d
'
un
legittimo
motivo
,
per
esempio
,
se
si
mangia
pel
solo
piacere
di
mangiare
,
non
sia
un
peccato
,
ma
è
un
peccato
soltanto
veniale
.
Così
pensano
S
.
Agostino
,
S
.
Ambrogio
,
S
.
Tomaso
,
S
.
Bonaventura
,
in
generale
,
i
teologi
,
contrariamente
a
coloro
che
dicono
essere
invece
un
peccato
mortale
.
Altri
molti
,
per
lo
contrario
,
vogliono
,
con
Sanchez
l
.
9
,
disp
.
11
,
n
.
1
,
che
non
vi
sia
menomamente
peccato
.
§
II
.
Dell
'
atto
coniugale
compiuto
per
evitare
l
'
incontinenza
.
Si
domanda
se
sia
peccato
e
quale
peccato
il
chiedere
il
debito
coniugale
pel
solo
motivo
di
evitare
la
incontinenza
.
Su
questo
argomento
i
teologi
sono
molto
discordi
,
ma
le
loro
opinioni
possono
infine
ridursi
a
due
principali
,
che
molto
chiaramente
sono
esposte
da
Sanchez
lib
,
9
,
disp
.
9
,
e
dal
P
.
Antonio
,
ediz
.
nuov
,
9
,
5
.
dull
'
obbligo
de
'
conj
.
tit
.
4
,
pag
.
296
.
I
.
Molti
dicono
non
esservi
peccato
,
e
così
provano
il
loro
asserto
:
1
.
Nel
I
.
ai
Corint
.
7
,
2
,
leggesi
:
«
Che
ciascun
uomo
abbia
la
sua
moglie
;
che
ciascuna
donna
abbia
il
suo
marito
,
affine
di
non
cadere
nella
fornicazione
.
»
E
l
'
Apostolo
aggiunge
,
v
.
5
:
«
Non
vogliate
sottoporvi
tra
voi
(
coniugi
)
ad
astinenze
,
se
non
sono
mutuamente
acconsentite
e
temporanee
,
come
per
esempio
,
durante
il
tempo
dedicato
alle
preghiere
;
e
ritornate
tosto
a
voi
medesimi
per
timore
che
il
Demonio
non
approfitti
di
voi
e
vi
tragga
poi
nella
incontinenza
:
e
questo
ve
lo
dico
non
per
comandarvelo
,
ma
per
essere
indulgente
:
desidero
che
voi
tutti
siate
come
sono
io
»
.
S
.
Paolo
qui
non
mette
innanzi
,
che
la
sola
incontinenza
,
come
motivo
per
permettere
l
'
atto
coniugale
,
e
non
si
può
certo
dire
che
l
'
Apostolo
possa
concedere
la
facoltà
di
commettere
un
atto
peccaminoso
.
2
.
L
'
autorevole
catechismo
del
Concilio
di
Trento
2
.
part
.
cap
.
14
,
§
III
,
così
espone
il
terzo
motivo
per
cui
fu
istituito
il
matrimonio
,
dopo
il
fallo
dei
primi
padri
:
«
Quegli
che
conosce
la
propria
fragilità
nè
vuole
affrontare
le
battaglie
della
carne
,
si
valga
del
rimedio
del
matrimonio
affine
di
evitare
i
peccati
di
libidine
.
E
'
a
questo
proposito
che
l
'
Apostolo
scrisse
:
Che
ciascun
uomo
abbia
la
sua
moglie
ecc
.
ecc
.
affine
di
non
cadere
nella
fornicazione
»
.
3
.
Ogni
giorno
la
Chiesa
benedice
matrimonii
di
vecchi
che
certamente
non
possono
aver
prole
;
nè
a
loro
essa
dice
che
non
debbano
usare
del
matrimonio
,
e
che
evitino
in
qualsiasi
modo
l
'
atto
coniugale
:
essa
crede
quindi
che
possano
aver
assieme
commercio
carnale
affine
di
calmare
la
concupiscenza
.
4
.
Un
atto
per
se
stesso
onesto
e
che
si
riferisce
ad
un
fine
onesto
,
non
può
essere
cattivo
.
Ora
,
l
'
atto
coniugale
è
in
sè
stesso
onesto
:
il
calmare
la
concupiscenza
per
evitare
la
incontinenza
,
è
uno
scopo
pure
onesto
dunque
,
ecc
.
Così
S
.
Antonino
ed
Aludanus
,
Soto
,
Silvestro
,
S
.
Liguori
,
l
.
6
,
n
.
882
,
e
molti
altri
citati
da
S
.
Liguori
e
da
Sanchez
l
.
9
,
disp
.
9
,
num
.
3
.
II
.
Molti
altri
ritengono
che
l
'
atto
coniugale
,
esercitato
per
esercitare
la
incontinenza
,
è
peccato
veniale
,
imperocchè
dicono
:
1
.
Un
atto
che
non
si
riferisca
ad
uno
scopo
legittimo
è
peccaminoso
:
lo
scopo
dell
'
atto
coniugale
è
la
procreazione
della
prole
:
dunque
se
cotesto
atto
si
compie
per
uno
scopo
diverso
,
per
esempio
,
per
evitare
la
incontinenza
,
diventa
un
atto
cattivo
.
2
.
Assecondare
i
movimenti
della
libidine
,
senza
una
causa
che
sufficentemente
scusi
,
è
almeno
un
peccato
veniale
:
quegli
il
quale
usa
unicamente
del
matrimonio
per
evitare
la
incontinenza
,
asseconda
i
movimenti
della
libidine
nè
ha
una
causa
che
sufficientemente
lo
scusi
,
imperocchè
vi
sono
altri
mezzi
per
calmare
gli
stimoli
della
carne
,
cioè
,
la
elevazione
della
mente
a
Dio
,
le
orazioni
,
i
digiuni
,
e
le
altre
opere
di
cristiana
mortificazione
.
3
.
La
incontinenza
sarebbe
certamente
un
grave
peccato
ma
non
è
perciò
lecito
di
assecondare
per
un
altro
verso
la
passione
della
libidine
.
Meglio
si
comprenderà
la
cosa
con
un
paragone
:
E
'
proibito
ai
monaci
di
mangiare
fuori
del
monastero
senza
il
permesso
del
superiore
:
uno
di
questi
,
per
timore
di
essere
tentato
dalla
gola
e
di
cadere
nella
trasgressione
della
Regola
allorchè
è
fuori
del
convento
,
mangia
e
si
sazia
nel
monastero
prima
di
uscire
.
Non
commette
egli
forse
un
peccato
veniale
?
Egualmente
,
quegli
che
esercita
l
'
atto
coniugale
per
evitare
la
incontinenza
,
asseconda
,
benchè
leggermente
,
la
libidine
,
affinchè
questa
,
dominandola
,
non
lo
trascini
in
peccati
più
gravi
:
Così
S
.
Agostino
,
S
.
Gregorio
Magno
,
S
.
Fulgenzio
,
S
.
Tomaso
,
S
.
Bonaventura
,
Sylvius
,
Natale
Alessandro
,
Collet
,
Billuat
,
Dens
,
ecc
.
A
coteste
ragioni
così
rispondono
i
sostenitori
dell
'
opinione
contraria
:
1
.
Che
S
.
Paolo
non
nega
punto
,
che
lo
scopo
proprio
del
matrimonio
sia
la
procreazione
della
prole
;
tutt
'
altro
;
ei
dice
anzi
che
il
matrimonio
la
suppone
:
le
sue
parole
perciò
devono
essere
prese
nel
senso
che
si
può
evitare
di
cadere
nella
incontinenza
anche
usando
il
matrimonio
come
mezzo
di
procreazione
della
prole
.
2
.
Che
anche
il
catechismo
del
Concilio
di
Trento
deve
essere
interpretato
in
questo
senso
.
3
.
Che
la
Chiesa
non
distoglie
i
vecchi
dal
contrarre
matrimonio
,
perchè
se
li
distogliesse
,
ne
verrebbero
mali
maggiori
,
come
le
fornicazioni
,
e
ed
altre
incontinenze
.
Da
ciò
risulta
infine
che
il
matrimonio
fu
istituito
per
l
'
unione
procreatrice
della
prole
,
o
per
rendere
il
debito
coniugale
,
che
non
è
che
in
via
secondaria
ch
'
esso
può
essere
giudicato
come
un
rimedio
contro
la
concupiscenza
;
per
ciò
non
è
permesso
chiedere
il
debito
coniugale
a
una
moglie
sterile
,
vecchia
,
o
incinta
;
nè
essa
stessa
può
richiederlo
.
Del
resto
i
sostenitori
di
questa
opinione
dicono
che
in
entrambi
i
casi
il
peccato
sarebbe
soltanto
veniale
,
imperocchè
l
'
atto
coniugale
è
per
sè
stesso
buono
,
e
qui
non
sarebbe
peccaminoso
se
non
per
la
sola
circostanza
di
non
essere
in
relazione
con
uno
scopo
legittimo
-
circostanza
che
non
costituisce
materia
di
peccato
mortale
.
Per
queste
ragioni
essi
dicono
che
non
abusano
del
matrimonio
quegli
sposi
che
compiono
l
'
atto
coniugale
senza
mirare
ma
anche
senza
escludere
la
procreazione
della
prole
,
e
che
sarebbe
spingerli
a
peccati
più
gravi
il
volerli
talora
strappare
da
certi
peccati
veniali
.
Dopo
tutto
,
questa
controversia
è
di
poco
momento
,
in
pratica
,
pei
confessori
,
ma
essa
è
,
di
natura
sua
,
atta
a
rimuovere
dal
matrimonio
persone
timorate
:
perciò
è
facile
il
comprendere
queste
parole
dell
'
Apostolo
circa
i
coniugi
:
«
Essi
tuttavia
proveranno
le
tribolazioni
della
carne
»
I
.
ai
Corin
.
7
,
28
)
,
e
al
v
,
8
,
stesso
cap
.
«
Io
dico
poi
,
che
è
buona
cosa
l
'
essere
celibi
o
vedovi
,
se
vi
si
sa
persistere
,
come
faccio
io
»
.
I
teologi
insegnano
anche
,
come
molto
probabile
,
che
l
'
esercitare
l
'
atto
coniugale
,
in
parte
mirando
alla
prole
in
parte
mirando
al
piacere
venereo
,
è
un
peccato
veniale
imperocchè
si
serve
in
tal
modo
alla
libidine
.
Così
Sylvius
l
.
4
,
p
.
663
,
Billuart
,
Dens
,
ecc
.
Di
più
,
Sylvius
sostiene
essere
peccato
veniale
l
'
approvare
e
lo
acconsentire
al
piacere
che
è
annesso
all
'
atto
procreatore
della
prole
,
perchè
tale
piacere
,
sorgendo
da
indole
corrotta
,
è
sempre
turpe
,
ed
oscura
l
'
intelletto
.
Ma
Domenico
Soto
,
Sanchez
e
altri
insegnano
,
come
molto
probabile
,
non
essere
in
ciò
peccato
alcuno
,
perchè
se
la
natura
unì
all
'
atto
carnale
un
senso
di
piacere
,
lo
fece
per
favorire
la
procreazione
della
prole
,
come
fece
per
la
conservazione
dell
'
individuo
col
gusto
del
mangiare
e
del
bere
,
senza
di
cui
queste
necessarissime
funzioni
sarebbero
state
neglette
.
Si
domanda
se
sia
permesso
usare
del
matrimonio
per
motivo
di
salute
.
R
.
È
certo
che
non
è
pemesso
contrarre
matrimonio
nè
usare
di
esso
unicamente
allo
scopo
di
conservare
o
di
ricuperare
la
salute
,
imperocchè
questo
è
uno
scopo
estraneo
al
matrimonio
,
e
sarebbe
quindi
un
peccato
veniale
il
far
ciò
,
per
la
ragione
che
si
compirebbe
un
atto
mancante
del
proprio
e
vero
scopo
.
Così
S
.
Tomaso
supp
.
9
,
94
,
art
.
5
,
al
4
,
e
in
generale
i
teologi
.
Ma
non
è
peccato
contrarre
matrimonio
o
usare
di
esso
mirando
alla
procreazione
della
prole
,
ma
nel
tempo
stesso
,
in
via
secondaria
,
e
quasi
accidentale
,
proponendosi
di
dar
così
un
sollievo
alla
natura
e
di
conservarsi
sano
:
nulla
v
'
ha
di
disordinato
in
tutto
ciò
.
ARTICOLO
II
.
Della
richiesta
del
debito
conjugale
I
conjugi
non
sono
per
se
stessi
obbligati
a
richiedere
il
debito
conjugale
,
imperocchè
nessuno
è
obbligato
ad
esercitare
un
proprio
diritto
.
In
qualche
caso
però
,
vi
possono
essi
essere
obbligati
;
cioè
:
1
.
Se
è
necessario
aver
dei
figli
per
prevenire
gravi
danni
alla
religione
o
allo
stato
:
ciò
è
evidente
;
2
.
Se
un
conjuge
,
ordinariamente
la
moglie
,
mostra
con
certi
indizii
di
desiderare
l
'
atto
carnale
che
non
osa
per
pudore
di
chiedere
apertamente
;
allora
l
'
altro
conjuge
deve
prevenire
la
richiesta
:
questo
però
sarebbe
piuttosto
il
caso
di
un
compimento
del
debito
conjugale
tacitamente
richiesto
,
che
di
una
reale
richiesta
del
debito
stesso
.
Ma
sono
molti
i
casi
in
cui
non
è
permesso
chiedere
il
debito
conjugale
senza
peccare
o
mortalmente
o
venialmente
.
Tratteremo
ora
questo
argomento
in
due
paragrafi
.
§
I
.
Di
coloro
che
peccano
mortalmente
esigendo
il
debito
conjugale
.
Pecca
mortalmente
il
conjuge
che
esige
il
debito
conjugale
nei
seguenti
casi
:
1
.
Se
,
prima
o
dopo
il
matrimonio
,
ha
fatto
voto
di
castità
,
imperocchè
in
forza
del
proprio
voto
è
tenuto
ad
astenersi
da
ogni
atto
venereo
che
non
sia
debitamente
giustificato
così
statuiscono
le
Decret
.
l
.
3
,
tit
.
32
,
c
.
12
.
Ma
è
obbligato
a
rendere
il
debito
se
l
'
altro
conjuge
lo
richiede
:
infatti
o
esso
fece
il
voto
dopo
aver
contratto
matrimonio
e
allora
non
ha
certo
potuto
alienare
un
diritto
che
spetta
all
'
altro
conjuge
;
o
fece
il
voto
prima
del
matrimonio
,
e
allora
contraendo
matrimonio
peccò
gravemente
,
ma
concesse
però
nel
tempo
stesso
al
suo
conjuge
ciò
che
in
faccia
a
Dio
gli
promise
,
per
cui
questi
,
CHE
IGNORAVA
QUEL
VOTO
emesso
,
può
accampare
i
suoi
diritti
conjugali
acquistati
,
e
l
'
altro
non
può
giustamente
rifiutarsi
di
assecondarli
.
Così
tutti
i
teologi
.
Dissi
,
che
ignorava
quel
voto
,
perchè
se
uno
degli
sposi
avesse
conosciuto
,
prima
del
matrimonio
,
il
voto
emesso
dall
'
altro
,
si
dovrebbe
credere
ch
'
egli
lo
abbia
approvato
,
e
non
potrebbe
perciò
lecitamente
richiedere
il
debito
conjugale
se
non
con
una
dispenza
.
Egualmente
se
,
durante
il
matrimonio
uno
degli
sposi
col
consenso
dell
'
altro
facesse
voto
di
castità
e
a
più
forte
ragione
se
questo
voto
fosse
fatto
da
entrambi
con
mutuo
consenso
:
nessuno
in
questo
caso
,
potrebbe
chiedere
il
debito
conjugale
.
In
proposito
Dens
,
t
.
7
,
p
.
196
,
decide
che
non
è
in
generale
,
conveniente
che
gli
sposi
,
specialmente
se
sono
giovani
,
si
votino
a
pepertua
castità
,
perchè
in
tal
caso
l
'
amore
fra
essi
scema
,
il
loro
vincolo
spirituale
si
allenta
,
e
più
acre
punge
lo
stimolo
della
carne
:
laonde
il
confessore
non
deve
nè
consigliare
né
permettere
loro
tale
voto
.
Esiste
dunque
ordinariamente
,
dopo
la
consumazione
del
matrimonio
,
una
ragione
sufficiente
per
domandare
la
dispensa
da
cotesti
voti
,
affinchè
gli
sposi
che
abitano
assieme
,
vinti
dalle
tentazioni
della
carne
,
non
sieno
indotti
a
peccare
contro
l
'
obbligo
che
si
sono
imposto
.
Si
noti
che
la
dispensa
del
voto
,
emesso
da
un
conjuge
,
senza
saputa
dell
'
altro
,
non
è
un
caso
riservato
al
sommo
Pontefice
,
imperocchè
,
per
massima
,
le
cose
odiose
devono
essere
interpetrate
ristrettivamente
,
ed
il
solo
caso
riservato
è
quello
del
voto
di
perfetta
castità
.
Ora
,
nel
caso
di
cui
si
tratta
,
non
fu
votata
la
castità
perfetta
,
perchè
resta
sempre
l
'
obbligo
di
rendere
il
debito
coniugale
che
fosse
richiesto
.
Egualmente
non
è
riservato
il
voto
emesso
prima
del
matrimonio
,
imperocchè
in
virtù
del
susseguente
matrimonio
,
il
voto
,
di
perfetto
,
diventa
imperfetto
.
Il
vescovo
può
dispensare
da
questo
voto
.
Ma
la
cosa
sarebbe
diversa
e
ciò
è
evidente
se
il
voto
fosse
emesso
da
entrambi
,
ovvero
da
uno
solo
,
ma
col
consenso
dell
'
altro
.
Il
voto
di
non
contrarre
più
matrimonio
,
o
di
prendere
gli
ordini
sacri
,
dopo
aver
già
contratto
matrimonio
;
e
il
voto
di
abbracciare
lo
stato
ecclesiastico
,
emesso
dopo
la
consumazione
del
matrimonio
,
non
impediscono
nè
il
rendere
nè
il
chiedere
il
debito
coniugale
,
e
in
questi
casi
perciò
non
è
necessaria
dispensa
alcuna
,
imperocchè
questi
voti
non
vincolano
se
non
dopo
la
dissoluzione
del
matrimonio
.
E
'
a
notarsi
che
il
voto
di
castità
perpetua
,
emesso
prima
o
dopo
il
matrimonio
,
e
che
non
impedisce
di
rendere
il
debito
coniugale
,
diventa
voto
perfetto
morendo
l
'
altro
coniuge
,
e
non
può
essere
rotto
se
non
dal
solo
Pontefice
,
qualora
si
volesse
contrarre
un
nuovo
matrimonio
.
Quegli
che
,
dopo
il
voto
di
non
sposare
,
contrae
matrimonio
,
pecca
mortalmente
,
ma
può
,
senza
dispensa
,
rendere
e
chiedere
il
debito
coniugale
.
Sciolto
questo
matrimonio
,
non
ne
potrebbe
validamente
contrarre
un
altro
senza
dispensa
.
II
.
Il
coniuge
che
ebbe
un
commercio
carnale
,
naturale
e
completo
,
con
persona
consaguinea
all
'
altro
coniuge
in
primo
o
in
secondo
grado
,
non
ha
più
il
diritto
di
chiedere
il
debito
coniugale
,
e
pecca
mortalmente
se
lo
esigesse
,
perchè
egli
avrebbe
in
questo
caso
stabilita
col
suo
coniuge
una
parentela
d
'
affinità
,
affinità
che
è
un
imdimento
sopraveniente
al
matrimonio
validamente
contratto
.
Da
questo
impedimento
può
dispensare
il
vescovo
da
sè
o
col
mezzo
dei
suoi
vicarii
generali
,
ovvero
può
dar
facoltà
di
dispensa
ai
confessori
.
Nella
nostra
diocesi
,
per
una
speciale
concessione
di
Monsignor
Pidoll
,
tuttavia
in
vigore
,
i
parrochi
primarii
possono
dispensare
ogni
diocesano
da
questo
impedimento
,
ma
solamente
nel
foro
della
penitenza
,
impartiscano
o
no
la
sacramentale
assoluzione
(
Enchiridion
,
p
.
9
.
)
Questo
impedimento
,
sopravveniente
al
matrimonio
,
essendo
stato
istituito
come
una
pena
,
non
obbliga
la
parte
innocente
,
la
quale
può
quindi
chiedere
il
debito
,
e
l
'
altro
coniuge
è
tenuto
a
ricambiarlo
.
Se
poi
l
'
incesto
avesse
avuto
luogo
anche
col
consenso
del
coniuge
,
questi
come
molti
teologi
pensano
non
avrebbe
più
il
diritto
di
chiedere
il
debito
coniugale
.
Ma
molti
altri
pensano
diversamente
,
e
dicono
che
questa
pena
non
è
formalmente
espressa
nel
Diritto
canonico
.
E
'
certo
che
la
donna
,
violentata
,
e
l
'
uomo
che
pecca
con
donna
che
ignora
essere
consanguinea
a
sua
moglie
,
non
vanno
incontro
ad
impedimento
alcuno
,
perchè
quì
non
vi
è
colpa
;
e
,
nell
'
ultimo
caso
,
l
'
incesto
non
è
formale
,
essendo
necessaria
perciò
la
consapevolezza
:
Decret
.
l
.
4
,
tit
.
13
,
cap
.
I
:
Da
questo
cap
.
I
.
Decret
.
si
desume
che
esime
egualmente
da
impedimento
l
'
ignoranza
delle
proibizioni
della
Chiesa
,
perchè
anche
quì
non
c
'
è
consapevolezza
.
Egli
è
tuttavia
cosa
più
sicura
come
dice
Collet
.
t
,
6
,
p
.
89
.
impetrare
la
dispensa
del
vescovo
.
III
.
Quegli
che
,
durante
il
matrimonio
,
battezza
o
tiene
al
fonte
battesimale
la
propria
prole
o
la
prole
del
suo
coniuge
,
contrae
l
'
impedimento
della
parentela
spirituale
.
Così
statuisce
un
Decreto
,
caus
.
30
,
9
,
1
.
can
.
ai
conf
.
e
le
Decretali
,
l
,
4
.
tit
.
11
c
.
2
.
Nullameno
,
esso
è
tenuto
a
rendere
il
debito
al
coniuge
che
lo
richiede
,
ma
questi
avrebbe
perduto
il
diritto
di
chiederlo
,
qualora
,
consigliando
o
esortando
,
fosse
stato
la
causa
per
cui
l
'
altro
battezzò
o
tenne
al
fonte
battesimale
la
prole
.
Se
,
per
necessità
o
per
assoluta
ignoranza
,
un
coniuge
avesse
battezzato
la
sua
o
la
prole
dell
'
altro
coniuge
,
non
incorrerebbe
in
impedimento
alcuno
:
ciò
risulta
dal
cap
.
citato
,
lib
.
4
.
Decret
.
Vuolsi
che
esista
la
scusa
della
necessità
rispetto
al
padre
dicono
Pontas
,
Collator
Andag
.
Collet
,
ecc
.
quando
manca
il
sacerdote
,
abbenchè
vi
possano
essere
dei
laici
,
imperocchè
le
cose
odiose
devono
essere
interpretate
rispettivamente
,
e
il
Diritto
ecclesiastico
d
'
altronde
non
si
spiega
chiaramente
sul
fatto
della
mancanza
di
laici
.
Altri
non
pochi
dicono
che
il
padre
non
versa
in
una
vera
necessità
,
qualora
sia
presente
un
'
altra
persona
qualunque
,
sia
un
prete
,
sia
un
laico
,
sia
anche
una
donna
,
purchè
sappiano
battezzare
.
Pare
che
questo
sia
il
vero
significato
racchiuso
nel
vocabolo
necessità
;
infatti
cosi
dice
il
Rituale
:
«
Il
padre
,
o
la
madre
,
non
deve
battezzare
la
propria
prole
,
fuorchè
nel
caso
in
cui
,
imminente
essendo
la
morte
,
non
sia
possibile
trovare
altre
persone
che
vengano
a
battezzare
.
»
È
necessario
allora
appigliarsi
al
partito
più
sicuro
,
e
chiedere
la
dispensa
.
Il
parroco
primario
può
in
questo
caso
,
come
abbiamo
già
detto
dianzi
,
dispensare
nel
foro
della
penitenza
qualsiasi
diocesano
.
Quegli
che
ignora
la
prole
ch
'
egli
battezza
o
tiene
al
fonte
battesimale
sia
sua
o
del
suo
coniuge
,
non
perde
il
diritto
di
chiedere
il
debito
coniugale
,
perchè
non
è
reo
di
alcuna
colpa
:
se
poi
,
sapendo
che
la
prole
è
sua
o
del
suo
coniuge
,
ignora
però
la
proibizione
della
Chiesa
,
è
pure
probabile
che
non
incorra
perciò
in
alcuna
pena
.
Questa
opinione
sembra
essere
quella
di
Dens
.
tit
.
7
,
p
.
262
e
di
S
.
Liguori
,
l
.
6
,
n
.
152
.
Tuttavia
sarebbe
cosa
più
sicura
di
ottenere
in
questo
caso
la
dispensa
.
Da
ciò
deriva
che
un
padre
il
quale
,
sia
per
ignoranza
,
sia
per
necessità
,
battezza
o
tiene
al
fonte
battesimale
la
prole
legittima
o
spuria
,
propria
o
d
'
altri
,
nata
da
donna
colla
quale
non
è
ammogliato
,
stabilisce
con
questa
donna
un
impedimento
,
in
forza
del
quale
non
ci
può
essere
tra
loro
matrimonio
a
meno
che
non
avvenga
una
dispensa
:
e
la
ragione
è
che
la
parentela
spirituale
,
contratta
fuori
dal
matrimonio
,
non
costituisce
punto
per
sè
stessa
una
pena
.
IV
.
Colui
che
sa
in
modo
certo
che
il
suo
matrimonio
nullo
,
per
esempio
,
in
causa
d
'
un
impedimento
d
'
affinità
proveniente
da
commercio
carnale
illecito
,
non
può
nè
chiedere
il
debito
coniugale
nè
renderlo
per
qualsiasi
motivo
,
imperocchè
commetterebbe
una
vera
fornicazione
:
la
cosa
e
ragionevolmente
chiara
,
ed
è
anche
espressamente
chiarita
nelle
Decretal
,
l
.
5
,
tit
.
39
,
cap
.
44
.
Se
poi
ha
contratto
un
matrimonio
di
dubbia
validità
,
ovvero
,
se
sorge
il
dubbio
,
dopo
averlo
contratto
;
esso
,
o
si
avvede
che
questo
dubbio
è
privo
d
'
ogni
fondamento
di
ragione
e
allora
lo
deve
respingere
come
uno
scrupolo
,
e
può
chiedere
benissimo
il
debito
coniugale
;
o
s
'
accorge
che
esso
è
appoggiato
a
ragioni
non
sprezzabili
,
e
allora
non
può
chiedere
il
debito
,
se
prima
non
è
coscenziosamente
certo
;
diversamente
;
egli
incorrerebbe
nel
pericolo
di
fornicare
.
Ma
egli
è
tenuto
a
rendere
il
debito
al
coniuge
che
non
dubita
,
e
lo
richiede
;
imperocchè
fra
due
mali
che
non
si
possono
evitare
,
è
da
scegliersi
il
minore
;
ed
è
certo
male
minore
esporsi
al
pericolo
d
'
una
materiale
fornicazione
,
che
a
quello
di
essere
ingiusto
contro
l
'
altro
coniuge
.
Queste
decisioni
si
trovano
al
cap
.
che
dianzi
abbiamo
citato
.
Qui
si
suppone
che
non
esistano
giusti
motivi
per
ricusare
il
debito
coniugale
o
per
sottrarvisi
con
sotterfugi
,
imperocchè
nel
caso
invece
in
cui
ci
fosse
pericolo
d
'
ingiustizia
,
non
si
dovrebbe
rendere
il
debito
.
Dicasi
egualmente
pel
caso
in
cui
gli
argomenti
per
la
nullità
del
matrimonio
fossero
molto
più
serii
che
quelli
per
la
validità
non
sarebbe
permesso
rendere
il
debito
coniugale
,
imperocchè
si
commetterebbe
senza
dubbio
alcuno
una
fornicazione
.
Così
Dens
t
.
7
.
p
.
199
.
Se
entrambi
gli
sposi
dubitassero
della
validità
del
matrimonio
,
nè
l
'
uno
nè
l
'
altro
potrebbe
nè
chiedere
nè
rendere
il
debito
coniugale
:
ciò
risulta
da
quanto
si
è
già
detto
,
§
II
.
Di
coloro
che
peccano
venialmente
esigendo
il
debito
coniugale
.
I
.
Qualche
teologo
,
citato
da
S
.
Liguori
l
.
6
,
n
.
91
5
,
dice
,
assecondando
S
.
Tomaso
,
che
è
peccato
mortale
lo
accoppiarsi
alla
moglie
durante
i
mestrui
,
i
quali
sono
quel
flusso
sanguigno
che
ordinariamente
si
appalesa
ogni
mese
nelle
donne
atte
a
rimaner
fecondate
;
ed
è
peccato
perchè
si
nuoce
alla
prole
e
perchè
è
cosa
proibita
da
Dio
come
risulta
dal
Levitico
,
20
,
18;
altri
comunemente
insegnano
che
è
peccato
,
perchè
con
esso
si
offende
la
scienza
,
ma
è
peccato
soltanto
veniale
,
imperocchè
l
'
accoppiamento
carnale
esercitato
durante
i
mestrui
o
non
nuoce
affatto
o
nuoce
ben
poco
alla
prole
,
e
di
più
,
la
proibizione
espressa
al
Levitico
fu
come
pratica
,
abrogata
dalla
nuova
Legge
.
Così
S
.
Antonino
,
Navarrus
,
Concina
,
Pontius
,
Bonacina
,
Paludanus
,
Caietano
,
Sylvius
,
Billuart
,
Dens
,
ecc
.
Se
poi
vi
fosse
una
causa
ragionevole
che
giustificasse
la
richiesta
del
debito
coniugale
,
per
esempio
,
una
grave
tentazione
,
o
per
sfuggire
alla
incontinenza
,
non
vi
sarebbe
alcun
peccato
.
Così
Navarrus
,
Paludanus
,
la
scuola
di
Salamanca
,
S
.
Liguori
.
Se
però
la
mestruazione
,
che
ordinariamente
non
va
più
in
là
di
due
o
tre
giorni
,
si
prolungasse
e
diventasse
quasi
continua
come
talvolta
accade
,
il
marito
può
,
senza
peccare
,
chiedere
il
debito
coniugale
;
imperocchè
sarebbe
per
esso
assai
più
grave
l
'
astenersene
.
Tutti
sono
d
'
accordo
che
non
pecca
la
moglie
,
la
quale
rende
il
debito
durante
la
mestruazione
:
ed
è
pure
tenuta
a
renderlo
,
se
il
marito
non
voglia
ascoltare
benigni
avvertimenti
e
desistere
,
a
meno
che
non
sia
evidente
un
grave
danno
,
come
suole
accadere
allorchè
la
mestruazione
è
sovrabbondante
.
Ciò
che
si
dice
riguardo
al
tempo
dei
mestrui
,
dicasi
con
eguale
ragione
riguardo
al
tempo
della
gravidanza
e
del
flusso
che
segue
il
parto
.
Vedi
S
Liguori
l
.
6
,
926
.
II
.
Chiedere
il
debito
coniugale
durante
il
tempo
della
gravidanza
non
è
peccato
mortale
,
semprechè
sia
escluso
il
pericolo
d
'
aborto
;
è
opinione
questa
comunissima
fra
i
teologi
,
ed
è
una
conseguenza
di
quanto
abbiam
detto
intorno
alla
«
richiesta
del
debito
coniugale
per
evitare
la
incontinenza
.
»
Nel
caso
,
di
cui
è
parola
,
il
feto
umano
si
trova
talmente
avvolto
nella
matrice
ch
'
esso
non
può
essere
toccato
dal
seme
dell
'
uomo
,
ed
è
per
ciò
che
non
è
presumibile
un
facile
aborto
.
Per
tali
motivi
,
con
importune
interrogazioni
non
devonsi
su
questo
tema
molestare
i
coniugi
.
Sanchez
l
.
9
,
disp
.
22
,
n
.
6
,
e
molti
teologi
da
esso
citati
insegnano
che
non
vi
ha
colpa
,
nemmeno
veniale
,
nel
richiedere
il
debito
coniugale
durante
la
gravidanza
,
imperocchè
,
non
richiedendolo
,
sarebbe
come
sottostare
ad
una
quasi
continua
astinenza
dall
'
atto
coniugale
,
e
il
matrimonio
in
allora
,
che
fu
istituito
come
un
rimedio
contro
la
concupiscenza
,
non
servirebbe
che
ad
irritare
,
non
a
calmare
la
libidine
;
sarebbe
un
inganno
.
Tuttavia
S
.
Liguori
l
.
6
.
n
.
924
,
con
molti
altri
limita
questa
facoltà
al
solo
caso
nel
quale
esista
pericolo
di
incontinenza
.
Altri
teologi
invece
,
e
non
pochi
,
pensano
che
anche
in
questo
caso
il
richiedere
il
debito
coniugale
non
va
esente
da
colpa
veniale
,
imperocchè
,
essi
dicono
,
l
'
atto
coniugale
benchè
esercitato
per
evitare
la
continenza
,
manca
del
suo
corpo
legittimo
.
È
questa
l
'
opinione
dei
Padri
e
dei
dottori
sopracitati
.
Quanto
a
noi
,
non
tenteremo
certo
di
definire
la
controversia
.
Commiserando
questa
pericolosa
condizione
dei
conjugi
diremo
soltanto
doversi
essi
lasciare
nella
loro
buona
fede
,
qualora
il
volerli
distogliere
dalle
loro
abitudini
li
potesse
spingere
verso
falli
più
gravi
.
III
.
San
Carlo
avverte
i
conjugi
di
astenersi
,
con
mutuo
assenso
,
dall
'
uso
del
matrimonio
,
nelle
feste
solenni
,
nei
giorni
domenicali
,
nei
giorni
di
digiuno
,
e
in
quelli
nei
quali
si
è
ricevuta
o
si
deve
ricevere
la
S
.
Eucarestia
Ciò
è
conforme
a
più
statuti
rituali
,
e
,
fra
gli
altri
,
a
quello
di
Mans
,
p
.
140
Molti
teologi
,
citati
da
Sanchez
e
da
S
.
Liguori
,
sostengono
che
il
chiedere
il
debito
conjugale
nei
giorni
sopraindicati
e
specialmente
in
quelli
in
cui
si
deve
ricevere
la
S
.
Eucarestia
,
non
va
immune
da
peccato
veniale
,
a
meno
che
non
ci
sia
una
causa
ragionevole
che
scusi
,
come
sarebbe
una
grave
tentazione
.
Questa
opinione
è
motivata
da
ciò
:
che
i
diletti
della
carne
distruggono
grandemente
il
pensiero
e
lo
rendono
meno
atto
ad
applicarsi
a
quelle
cose
spirituali
,
alle
quali
sono
consacrati
quei
giorni
.
Tuttavia
,
Benedetto
XIV
,
nel
Sinodo
Diocesano
,
l
.
5
,
c
.
I
.
n
.
8
,
nota
che
questo
,
ora
,
non
è
che
un
consiglio
,
benchè
un
tempo
la
Chiesa
l
'
avesse
prescritto
sotto
gravi
pene
.
Tutti
i
teologi
dicono
,
con
S
:
Francesco
di
Sales
,
(
Introd
.
alla
Vita
Devota
,
2°
part
.
cap
.
20
)
,
che
il
conjuge
il
quale
nel
giorno
in
cui
ricevette
o
deve
ricevere
la
divina
Eucaristia
,
rende
il
debito
conjugale
,
richiesto
,
non
pecca
;
e
di
più
che
è
pure
tenuto
a
renderlo
,
se
l
'
altro
conjuge
non
vuole
ascoltar
preghiere
perchè
desista
.
Quì
i
teologi
si
domandano
,
se
colui
,
il
quale
ebbe
nel
sonno
una
polluzione
,
possa
ricevere
la
sacra
Eucarestia
.
Essi
sogliono
rispondere
con
S
.
Gregorio
Magno
,
il
quale
,
nella
lettera
al
divino
Agostino
,
apostolo
nella
Gran
Bretagna
e
riferita
nel
Decreto
,
p
.
I
,
dist
.
6
,
c
.
1
,
faceva
questa
distinzione
:
Questa
polluzione
proviene
o
da
sovrabbondanza
naturale
d
'
umori
o
da
infermità
,
e
in
questi
casi
non
è
colpevole
;
o
proviene
da
eccessi
di
gola
,
e
allora
è
peccato
veniale
;
ovvero
da
pensieri
precedenti
,
e
può
essere
peccato
mortale
.
Nei
primi
casi
,
è
uno
scrupolo
da
non
temersi
;
nel
caso
degli
eccessi
di
gola
,
la
polluzione
non
impedisce
che
si
riceva
il
sacramento
o
si
celibrino
i
Misteri
,
qualora
a
far
ciò
consigli
un
ragionevole
motivo
,
per
esempio
,
l
'
essere
un
giorno
di
festa
o
una
domenica
,
nell
'
ultimo
caso
,
ci
dice
S
.
Gregorio
«
una
tale
polluzione
deve
fare
astenere
in
quel
giorno
dalla
celebrazione
d
'
ogni
sacro
mistero
.
»
Cionondimeno
,
se
la
polluzione
non
è
per
la
sua
origine
mortale
ovvero
(
trattandosi
d
'
un
sacerdote
)
se
il
sacerdote
,
realmente
pentito
,
sia
stato
da
essa
assolto
,
potrà
in
quel
giorno
celebrare
,
quando
a
ciò
lo
consigli
qualche
ragionevole
motivo
.
Quegli
che
,
accoppiandosi
carnalmente
nel
matrimonio
,
desidera
che
dal
suo
atto
non
nasca
prole
,
pecca
:
su
ciò
sono
d
'
accordo
tutti
i
teologi
,
ma
sarebbe
cotesto
soltanto
un
peccato
veniale
,
giusto
l
'
adagio
che
finis
præcepti
non
cadit
sub
præcepto
.
Così
Sanchez
l
.
9
,
disp
.
8
,
n
.
10
e
molti
altri
.
Ma
v
'
hanno
pure
dei
teologi
,
del
resto
pochissimi
che
lo
vogliono
un
peccato
mortale
.
Però
,
è
peccato
mortale
,
qualora
l
'
impedimento
alla
fecondazione
venga
opposto
volontariamente
.
ARTICOLO
III
.
del
ricambio
del
debito
conjugale
.
Noi
dovremo
dire
:
I
.
Dell
'
obbligo
di
rendere
il
debito
conjugale
;
II
.
Delle
cause
che
dispensano
da
ricambiare
il
debito
conjugale
.
3
.
Di
coloro
che
peccano
mortalmente
rendendo
il
debito
coniugale
.
4
.
Di
coloro
che
commettono
il
peccato
di
Onan
.
5
.
Di
coloro
che
,
rendendo
il
debito
coniugale
,
peccano
venialmente
.
§
I
.
Dell
'
obbligo
di
rendere
il
debito
coniugale
.
Secondo
la
S
.
Scrittura
e
la
Ragione
,
è
stretto
obbligo
in
ciascun
coniuge
di
rendere
il
debito
coniugale
all
'
altro
che
lo
chiedessse
espressamente
o
tacitamente
.
1
.
Secondo
la
S
.
Scrittura
:
I
.
ai
Corin
.
7
,
3
:
«
L
'
uomo
renda
il
debito
coniugale
alla
moglie
,
e
la
moglie
lo
renda
al
marito
:
non
vogliate
imporvi
delle
privazioni
,
a
meno
che
ciò
non
avvenga
con
mutuo
consenso
per
adempiere
agli
ufficii
della
preghiera
»
.
Queste
parole
esprimono
chiaramente
lo
stretto
obbligo
.
2
.
Secondo
la
Ragione
:
Da
ogni
contratto
nasce
l
'
obbligazione
naturale
di
stare
a
quanto
si
è
convenuto
;
ora
precipuo
oggetto
del
matrimonio
è
la
mutua
prestazione
del
corpo
per
compiere
ordinatamente
l
'
atto
coniugale
,
perciò
:
chi
senza
legittimo
motivo
ricusasse
l
'
atto
coniugale
,
mancherebbe
gravemente
ad
un
patto
stipulato
solennemente
e
con
giuramento
,
e
peccherebbe
mortalmente
.
Così
tutti
i
teologi
.
D
'
onde
risulta
:
1
.
E
'
peccato
mortale
il
ricusare
,
fosse
anche
per
una
sol
volta
,
senza
legittimo
motivo
,
il
debito
carnale
al
coniuge
che
lo
chiede
con
insistente
ragionevolezza
.
Ma
se
il
richiedente
con
facilità
si
adatta
alla
privazione
e
non
incorre
nel
pericolo
della
incontinenza
,
allora
il
ricusare
alcune
volte
il
debito
coniugale
,
o
non
è
peccato
,
o
se
lo
è
,
non
è
mortale
.
2
.
Uno
dei
coniugi
non
può
lungamente
stare
assente
quando
l
'
altro
coniuge
vi
si
opponga
a
meno
che
non
esista
una
grande
necessità
.
Diversamente
,
una
tale
assenza
equivarrebbe
al
rifiuto
di
rendere
il
debito
coniugale
,
e
lederebbe
gravemente
la
giustizia
.
§
II
.
Dei
motivi
che
dispensano
dal
rendere
il
debito
coniugale
.
Come
un
legittimo
motivo
può
talvolta
dispensare
dal
restituire
una
cosa
,
così
può
egualmente
dispensare
dal
restituire
il
debito
coniugale
.
Molti
sono
i
motivi
di
questo
genere
,
cioè
;
1
.
Se
il
coniuge
che
chiede
il
debito
coniugale
non
è
in
sè
stesso
,
per
esempio
,
se
è
demente
,
o
ubbriaco
,
non
ci
è
obbligo
in
allora
di
assecondare
la
sua
dimanda
,
imperocchè
la
sua
richiesta
non
è
un
atto
ragionevole
.
Tuttavia
,
se
l
'
uomo
,
malgrado
questo
suo
stato
,
può
ancora
consumare
l
'
atto
coniugale
,
la
moglie
può
annuire
alla
sua
domanda
,
e
molto
più
sarà
tenuta
ad
annuire
,
quando
ragionevolmente
essa
tema
che
una
ripulsa
spingerebbe
il
marito
alla
incontinenza
,
o
a
darsi
ad
altra
donna
,
o
ad
uscire
in
bestemmie
o
in
turpiloqui
coi
domestici
o
coi
figli
.
Così
Sanchez
l
.
9
,
disp
.
23
,
n
.
9
,
S
.
Liguori
,
l
.
6
,
n
.
948
,
ecc
.
i
quali
dicono
che
alla
donna
demente
o
furiosa
non
deve
nè
rendersi
nè
chiedere
il
debito
coniugale
,
perchè
v
'
ha
pericolo
d
'
aborto
:
1
.
E
'
scusato
quegli
che
non
rende
il
debito
coniugale
,
allorchè
,
rendendolo
,
correrebbe
grave
pericolo
la
sua
salute
:
prima
del
debito
coniugale
,
c
'
è
infatti
l
'
esistenza
e
la
salute
.
Dicasi
lo
stesso
,
se
si
corresse
il
grave
pericolo
di
nuocere
alla
prole
.
Da
ciò
risulta
:
1
.
non
c
'
è
obbligo
di
rendere
il
debito
al
marito
,
affetto
da
morbo
contagioso
,
per
esempio
da
male
venereo
,
peste
,
lebbra
,
ecc
.
Alessandro
III
,
però
dice
,
che
deve
rendersi
il
debito
coniugale
ad
un
lebbroso
ma
Sanchez
,
l
.
9
,
disp
.
24
,
n
.
17
.
S
Lig
.
l
.
6
,
n
.
930
,
e
molti
altri
dippoi
insegnano
che
quelle
parole
si
riferiscono
al
caso
in
cui
non
ci
fosse
probabilità
di
incorrere
nel
pericolo
di
rimanere
ammorbato
,
imperocchè
è
repugnante
l
'
ammettere
che
un
coniuge
debba
esporsi
a
tanto
pericolo
.
Ma
gli
stessi
autori
eccettuano
il
caso
in
cui
la
lebbra
abbia
preceduto
il
matrimonio
e
fosse
nota
all
'
altro
coniuge
.
Ad
ogni
modo
,
è
sempre
da
supporsi
che
non
vi
sia
un
grave
pericolo
,
per
esempio
,
il
pericolo
della
morte
.
2
.
Il
coniuge
ammalato
,
che
non
potrebbe
rendere
il
debito
senza
suo
grave
danno
,
ne
è
dispensato
per
tutto
il
tempo
della
malattia
;
ma
non
è
permesso
di
rifiutarlo
adducendo
inconvenienti
di
gravidanza
o
d
'
educazione
dei
figli
,
o
le
consuete
molestie
del
parto
,
imperocchè
tutte
queste
cose
non
sono
che
accessorii
del
matrimonio
.
3
.
Un
coniuge
non
è
tenuto
a
rendere
il
debito
all
'
altro
coniuge
il
quale
per
causa
d
'
adulterio
perdette
il
diritto
di
chiederlo
,
imperocchè
non
si
è
più
obbligato
ad
essere
fedele
a
chi
ha
rotto
la
fede
:
ma
se
è
egli
stesso
invece
il
reo
d
'
adulterio
,
non
può
ricusare
il
debito
coniugale
richiestogli
,
imperocchè
in
questo
caso
le
offese
si
compenserebbero
.
Ciò
è
cosa
certa
per
la
moglie
rispetto
al
marito
,
ma
non
è
forse
così
per
il
marito
rispetto
alla
moglie
,
perchè
la
donna
adultera
pecca
assai
più
gravemente
pel
motivo
ch
'
essa
provoca
il
pericolo
di
introdurre
nella
famiglia
dei
falsi
eredi
.
Del
resto
,
quegli
che
perdonò
al
suo
coniuge
l
'
adulterio
per
esempio
,
rendendogli
il
debito
coniugale
dopo
aver
saputo
l
'
adulterio
stesso
,
non
può
rifiutarlo
.
Nondimeno
,
l
'
adultero
può
chiedere
,
ma
solo
come
un
favore
,
al
coniuge
consapevole
della
infedeltà
,
che
gli
conceda
il
debito
coniugale
:
se
poi
questo
coniuge
ignora
affatto
l
'
infedeltà
,
l
'
adultero
non
è
obbligato
a
rivelargliela
,
per
la
ragione
che
non
si
può
costringere
chicchessia
ad
infliggersi
una
punizione
.
4
.
Se
il
debito
coniugale
viene
chiesto
frequentemente
,
per
esempio
,
più
volte
nella
stessa
notte
,
non
si
è
sempre
obbligati
a
renderlo
,
imperocchè
ciò
è
contrario
alla
ragione
,
e
può
essere
grandemente
nocevole
.
Deve
però
la
moglie
,
per
quanto
può
dice
Sanchez
,
l
.
9
,
disp
.
2
,
n
.
12
,
sovvenire
ai
bisogni
del
marito
allorchè
questi
prova
stimoli
carnali
veementi
:
lo
spirito
di
carità
vuole
che
essa
,
per
quanto
può
,
allontani
il
marito
dal
pericolo
della
incontinenza
.
5
.
La
donna
non
è
obbligata
a
rendere
il
debito
coniugale
durante
il
flusso
mestruale
;
o
nel
puerperio
,
a
meno
che
ragionevolmente
non
tema
che
il
marito
incorra
nel
pericolo
della
incontinenza
,
perciò
,
se
le
di
lei
preghiere
non
valgono
a
persuaderlo
di
astenersi
dall
'
atto
coniugale
,
deve
alla
fine
rendergli
il
debito
,
imperocchè
,
altrimenti
,
sarebbe
a
temersi
il
pericolo
d
'
incontinenza
,
di
litigii
,
od
altri
inconvenienti
.
Cosi
S
.
Bonaventura
e
molti
altri
citati
da
Sanchez
,
l
.
9
,
disp
.
21
,
n
.
16
.
Generalmente
i
teologi
insegnano
essere
lecito
rendere
e
chiedere
il
debito
coniugale
nel
tempo
dell
'
allattamento
perchè
consta
dall
'
esperienza
che
raramente
l
'
accoppiamento
carnale
guasta
in
questo
caso
il
latte
.
(
Sanchez
,
l
.
9
,
disp
.
22
,
n
.
14
,
e
S
.
Liguori
,
1
,
6
,
n
.
911
)
.
6
.
Non
è
permesso
ricusare
il
debito
coniugale
per
la
paura
di
avere
troppo
numerosa
prole
.
Gli
sposi
cristiani
confidino
in
Dio
che
manda
il
cibo
ai
giumenti
e
ai
pulcini
dei
corvi
quando
l
'
invocano
(
salm
.
146
,
9
)
;
benedicendo
egli
la
fecondità
,
benedice
bene
spesso
anche
i
beni
temporali
e
spirituali
facendo
si
che
fra
i
figli
uno
ne
venga
il
quale
,
dotato
di
particolari
qualità
,
benefichi
poi
moralmente
e
materialmente
tutta
la
famiglia
.
Ciononpertanto
,
se
mancassero
davvero
i
mezzi
di
allevare
,
secondo
il
proprio
stato
,
una
numerosissima
prole
,
Sanchez
l
.
19
,
disp
.
25
,
n
.
3
,
e
molti
altri
,
reputano
lecito
il
ricusare
il
debito
coniugale
,
semprechè
non
vi
abbia
pericolo
d
'
incontinenza
;
ma
siccome
il
coniuge
che
nega
in
questo
caso
il
debito
non
può
mai
con
certezza
sapere
se
il
conjuge
che
lo
domanda
possa
incorrere
nel
pericolo
d
'
incontinenza
,
così
il
confessore
deve
raramente
permettere
che
sotto
questo
pretesto
si
neghi
il
debito
conjugale
.
Egli
deve
sempre
esigere
che
l
'
astinenza
avvenga
per
mutuo
consenso
;
cionondimeno
benchè
si
sia
fatto
il
proponimento
di
conservarsi
reciprocamente
in
una
perfetta
continenza
,
ciascuno
degli
sposi
deve
sempre
essere
disposto
a
rendere
il
debito
conjugale
all
'
altro
che
lo
richiedesse
.
VII
.
La
donna
che
,
consenziente
il
marito
,
prende
,
per
una
pattuita
mercede
,
un
fanciullo
d
'
altri
a
nutrire
,
è
scusata
se
non
rende
il
debito
conjugale
durante
l
'
allattamento
,
imperocchè
se
il
latte
di
una
donna
incinta
non
nuoce
ordinariamente
alla
propria
prole
che
di
esso
si
alimenta
,
non
avviene
cosí
se
la
prole
che
succhia
quel
latte
è
prole
d
'
altri
.
Perciò
,
chi
affida
il
proprio
bambino
ad
una
balia
,
lo
vedrà
infermarsi
,
quando
quella
balia
sia
incinta
.
§
III
.
Di
coloro
che
peccano
mortalmente
,
rendendo
il
debito
coniugale
.
I
.
Se
il
coniuge
che
domanda
il
debito
pecca
mortalmente
,
per
esempio
,
chiedendolo
in
un
luogo
pubblico
o
sacro
,
o
quado
vi
sia
pericolo
d
'
aborto
o
pericolo
di
nuocere
alla
propria
o
alla
salute
dell
'
altro
,
ovvero
quando
v
'
abbia
evidente
rischio
di
spandere
il
seme
fuori
della
vagina
della
donna
mentre
potrebbe
sfogarsi
diversamente
,
è
cosa
certa
che
pecca
pure
mortalmente
l
'
altro
conjuge
che
gli
rende
il
debito
,
imperocchè
parteciperebbe
alla
stessa
colpa
ed
assumerebbe
lo
stesso
carattere
peccaminoso
.
II
.
Se
l
'
uomo
è
decrepito
e
debole
tanto
da
non
poter
compiere
l
'
atto
carnale
,
e
non
abbia
speranza
di
poterlo
compiere
,
peccherebbe
mortalmente
esigendo
il
debito
conjugale
,
perchè
sarebbe
cosa
contro
natura
;
e
la
moglie
per
la
stessa
ragione
peccherebbe
mortalmente
,
rendendolo
.
Ma
se
l
'
uomo
riuscisse
di
quando
in
quando
a
darsi
all
'
atto
conjugale
,
benchè
spesso
non
riesca
a
consumarlo
,
la
moglie
può
rendere
il
debito
e
può
anche
aver
l
'
obbligo
di
renderlo
,
imperocchè
,
nel
dubbio
di
un
felice
risultato
,
il
marito
non
può
privarsi
del
proprio
diritto
:
al
marito
stesso
in
questo
caso
è
permesso
chiedere
il
debito
conjugale
,
poichè
può
avere
una
ragionevole
speranza
di
saper
consumare
l
'
atto
carnale
;
e
se
avvenga
ch
'
egli
spanda
il
seme
fuori
della
vagina
della
donna
,
si
giudica
essere
avvenuta
la
cosa
per
accidente
,
ne
gliela
si
può
imputare
a
peccato
.
Ma
ove
nessuna
speranza
egli
abbia
di
giungere
alla
consumazione
dell
'
atto
carnale
,
egli
deve
certamente
astenersene
sotto
pena
di
peccato
mortale
.
Così
Sanchez
,
l
.
19
,
disp
.
17
,
n
.
24
,
S
.
Liguori
,
l
,
6
,
954
,
dub
.
2
e
molti
altri
da
essi
citati
.
III
.
Se
uno
dei
conjugi
,
richiedendo
il
debito
,
peccasse
mortalmente
in
forza
di
una
circostanza
sua
particolare
,
per
esempio
,
perchè
fece
voto
di
castità
,
o
perchè
si
propone
uno
scopo
cattivo
,
i
teologi
domandano
se
è
permesso
rendere
a
questo
coniuge
il
debito
.
Certi
teologi
pensano
essere
peccato
mortale
rendere
quì
il
debito
conjugale
,
a
meno
che
la
cosa
non
sia
scusata
da
un
grave
motivo
;
imperocchè
,
nel
caso
in
questione
,
il
conjuge
che
domanda
,
non
ha
diritto
alcuno
sul
corpo
dell
'
altro
;
ovvero
,
pel
voto
emesso
o
pel
fine
perverso
che
si
propone
,
il
suo
atto
non
sarebbe
che
un
atto
cattivo
:
l
'
altro
conjuge
può
quindi
non
voler
assolutamente
rendersi
suo
complice
.
Molti
altri
,
per
lo
contrario
,
dicono
che
l
'
altro
conjuge
,
non
solo
potrebbe
rendere
il
debito
coniugale
,
ma
deve
renderlo
,
perchè
il
conjuge
richiedente
non
perdette
con
un
voto
emesso
,
il
suo
diritto
:
sarà
una
richiesta
illecita
,
ma
non
ingiusta
.
Potreste
voi
negare
un
debito
pecuniario
a
un
vostro
creditore
che
promise
di
non
chiedervelo
,
adducendo
voi
ch
'
egli
ora
ve
lo
chiede
contro
la
promessa
fatta
?
No
certamente
.
Del
pari
dicono
il
coniuge
che
è
richiesto
,
non
può
negare
il
debito
conjugale
all
'
altro
conjuge
,
malgrado
il
voto
da
questi
fatto
,
e
malgrado
il
peccato
mortale
che
esso
commette
,
chiedendo
.
Così
Sanchez
,
l
.
9
.
S
.
Liguori
,
ecc
.
A
me
pare
frattanto
fuori
di
dubbio
che
il
conjuge
a
cui
,
è
chiesto
il
debito
sia
obbligato
,
pe
dovere
di
carità
,
di
avvertire
il
chiedente
e
distoglierlo
dal
peccato
,
«
semprechè
dice
S
.
Liguori
esso
possa
ammonire
senza
tema
di
grave
dissidio
,
di
sdegno
,
o
di
incontinenza
,
»
inconvenienti
che
spesso
sono
a
temersi
.
Non
è
più
un
obbligo
la
correzione
fraterna
quando
non
vi
ha
speranza
alcuna
di
ammenda
.
Tutti
i
teologi
asseverano
che
il
conjuge
non
legato
ad
un
voto
può
lecitamente
chiedere
il
debito
conjugale
,
e
molti
ve
ne
hanno
che
lo
consigliano
a
chiederlo
quando
egli
preveda
che
l
'
altro
conjuge
glielo
richiederebbe
lui
stesso
:
gli
eviterebbe
così
di
commettere
un
peccato
.
IV
.
Risulta
dal
fin
quì
detto
che
il
conjuge
,
il
quale
ebbe
,
un
commercio
incestuoso
con
persona
consanguinea
all
'
altro
conjuge
in
primo
o
secondo
grado
,
decade
dal
diritto
di
chiedere
il
debito
.
Ma
se
,
ciononstante
,
il
chiedesse
,
è
obbligato
l
'
altro
a
renderlo
?
Egli
è
certo
che
il
conjuge
innocente
può
chiedere
il
debito
conjugale
e
l
'
altro
è
tenuto
a
renderlo
.
Perciò
molti
teologi
in
questo
caso
,
come
nel
caso
precedente
,
lo
consigliano
a
chiedere
il
debito
,
prevenendo
così
la
domanda
dell
'
altro
,
il
quale
,
chiedendo
,
cadrebbe
in
peccato
.
Molti
teologi
citati
Sanchez
,
l
.
9
,
disp
.
6
,
n
.
11
,
ritengono
invece
che
il
coniuge
innocente
pecca
mortalmente
rendendo
il
debito
all
'
altro
che
lo
richiede
,
perchè
asseconda
una
richiesta
che
ha
peccato
mortale
,
e
perciò
fa
propria
l
'
altrui
malizia
.
Moltissimi
altri
però
,
e
più
probabilmente
,
insegnano
con
Sanchez
e
S
.
Liguori
che
non
v
'
ha
peccato
a
rendere
il
debito
conjugale
,
quando
non
si
possa
prudentemente
distogliere
il
conjuge
richiedente
dal
peccato
di
chiederlo
:
lo
sposo
innocente
,
compiendo
in
questo
caso
l
'
atto
conjugale
,
fa
una
cosa
buona
in
se
,
a
cui
ha
un
diritto
,
che
non
gli
può
esser
tolto
dall
'
atto
colpevole
dell
'
altro
conjuge
:
sia
che
egli
chieda
,
sia
che
egli
renda
,
esercita
un
proprio
diritto
,
e
perciò
non
pecca
,
specialmente
poi
se
negando
il
ricambio
del
debito
conjugale
ne
potessero
risultare
inconvenienti
o
se
non
gli
fosse
possibile
in
niun
modo
di
distogliere
l
'
altro
conjuge
dal
peccato
.
§
IV
Di
coloro
che
commettono
il
paccato
di
Onan
.
Questo
peccato
avviene
allorquando
l
'
uomo
,
dopo
essersi
introdotto
nella
vagina
della
donna
,
si
ritira
,
affinchè
il
suo
umore
spermatico
non
si
versi
dentro
le
parti
genitali
della
donna
stessa
,
e
così
non
avvnga
la
generazione
.
La
denominazione
di
questo
peccato
viene
da
Onan
,
secondogenito
del
patriarca
Giuda
,
il
quale
,
morto
il
fratel
suo
Her
senza
figli
,
fu
costretto
a
sposarne
la
vedova
,
di
nome
Thamar
,
affine
di
continuare
la
parentela
del
fratello
.
«
Sapendo
Onan
che
i
figli
nascituri
non
sarebbero
considerati
come
suoi
e
porterebbero
il
nome
del
fratello
,
nè
ciò
egli
volendo
,
accoppiavasi
,
sì
,
colla
vedova
del
fratel
suo
,
ma
faceva
in
modo
che
il
suo
seme
si
versasse
in
terra
»
(
Gen
.
38
,
9
.
)
.
Nulla
è
oggi
più
frequente
di
questa
detestabile
abitudine
fra
i
giovani
sposi
,
che
,
non
infrenati
dal
timore
di
Dio
,
sprezzano
le
parole
dell
'
Apostolo
:
«
sia
il
connubio
,
sopra
ogni
altro
,
onorevole
;
e
il
talamo
,
immacolato
,
(
Cbr
.
13
,
4
)
»
e
vivono
:
«
come
il
cavallo
e
il
mulo
,
a
cui
manca
la
ragione
(
Sal
.
31
,
9
).»
Non
domandando
essi
al
matrimonio
che
le
sole
voluttà
della
carne
,
rifuggono
dai
suoi
doveri
e
vogliono
,
o
non
aver
figli
,
o
averne
solo
un
determinato
numero
;
perciò
si
danno
turpemente
e
senza
freno
alcuno
alla
libidine
,
evitando
con
arte
le
conseguenze
dei
loro
accoppiamenti
carnali
.
1
.
E
'
certo
che
l
'
uomo
il
quale
così
opera
,
qualunque
ne
sia
la
causa
,
pecca
mortalmente
,
se
non
lo
scusi
la
buona
fede
;
e
non
può
essere
assolto
in
confessione
,
se
non
si
dolga
del
peccato
e
si
proponga
sinceramente
di
non
cader
più
in
esso
;
non
può
essere
messo
in
dubbio
ch
'
egli
operi
in
modo
enorme
contro
lo
scopo
del
matrimonio
.
«
Fu
per
questo
che
il
Signore
percosse
Onan
,
il
quale
commetteva
un
'
azione
detestabile
.
(
Gen
.
38
10
).»
2
.
E
'
certo
che
,
per
la
stessa
ragione
,
la
moglie
che
induce
il
marito
a
così
fare
,
ovvero
acconsente
alla
di
lui
detestabile
azione
,
o
e
ciò
a
più
forte
ragione
essa
si
ritira
,
malgrado
la
volontà
del
marito
prima
che
questi
le
abbia
versato
nella
vagina
il
seme
,
pecca
mortalmente
ed
è
assolutamente
indegna
dell
'
assoluzione
.
Sì
,
non
è
infrequente
il
caso
di
mogli
che
non
permettano
al
marito
di
consumare
interamente
l
'
atto
coniugale
,
ovvero
che
,
almeno
,
liberamente
acconsentano
che
il
marito
compia
la
nefanda
azione
d
'
Onan
.
3
.
E
'
certo
che
la
moglie
è
,
almeno
ordinariamente
,
obbligata
ad
ammonire
il
marito
e
a
distoglierlo
,
per
quanto
può
,
dal
compiere
quella
perversa
azione
:
è
la
legge
della
carità
che
da
lei
lo
esige
.
4
.
E
'
certo
che
la
moglie
può
e
deve
rendere
il
debito
coniugale
;
se
il
marito
,
da
lei
ammonito
,
promette
di
consumare
perfettamente
l
'
atto
carnale
,
e
se
,
infatti
,
di
quando
in
quando
esso
perfettamente
lo
consuma
:
sul
semplice
dubbio
ch
'
egli
possa
mancare
al
proprio
dovere
,
essa
non
può
negare
il
debito
coniugale
;
ma
essa
deve
disapprovarlo
allorchè
egli
si
ritira
indebitamente
della
sua
vagina
;
se
no
,
peccherebbe
anch
'
essa
gravemente
.
Ora
la
difficoltà
sta
nel
sapere
,
con
tranquilla
coscienza
,
se
essa
può
rendere
il
debito
conjugale
,
ove
sappia
con
certezza
che
il
marito
si
tirerà
indietro
,
malgrado
le
sue
preghiere
per
distornelo
.
Molti
teologi
sostengono
che
la
moglie
in
questo
caso
non
può
rendere
il
debito
coniugale
ancorchè
si
esponesse
ad
una
minaccia
di
morte
:
1
.
Perchè
l
'
atto
del
marito
che
si
ritira
indebitamente
dalla
vagina
della
moglie
è
atto
cattivo
;
e
la
moglie
che
a
questo
atto
annuisce
,
partecipa
alla
peccaminosità
del
marito
;
2
.
Perchè
,
nella
nostra
ipotesi
,
l
'
uomo
non
chiede
veramente
l
'
atto
coniugale
,
ma
soltanto
il
permesso
di
introdursi
nella
vagina
della
donna
per
eccitare
in
se
una
polluzione
;
3
.
Perchè
,
se
il
marito
esigesse
dalla
moglie
atti
sodomitici
,
essa
certamente
non
potrebbe
in
modo
alcuno
acconsentirvi
,
ancorchè
si
esponesse
con
ciò
alla
morte
:
ora
,
nel
caso
nostro
,
la
domanda
del
marito
si
riduce
a
chiedere
nè
più
nè
meno
che
un
atto
di
sodomia
[
12
]
,
perchè
vi
sarebbe
esclusa
la
consumazione
dell
'
atto
conjugale
.
Cosí
Habert
,
tit
.
7
,
p
.
745
,
Collator
di
Parigi
,
t
4
,
p
.
348
,
molti
Dottori
della
Sorbonna
citati
da
Collet
,
t
.
16
,
p
.
244
,
Collator
Andeg
.
«
Sugli
Stati
,
»
t
.
3
p
.
ultima
,
Bailly
ecc
.
[
12
]
Qui
l
'
autore
si
riferisce
a
quella
specie
,
diremo
così
anormale
di
sodomia
,
che
si
compie
fra
persone
di
sesso
differente
,
imperocchè
la
sodomia
normale
sarebbe
quella
fra
maschio
e
maschio
,
fra
femmina
e
femmina
(
Vedi
cap
.
III
.
art
.
II
)
.
(
Nota
del
traduttore
)
Molti
altri
insegnano
che
la
moglie
,
la
quale
non
si
oppone
alla
domanda
del
marito
e
si
offre
a
lui
nel
modo
che
è
d
'
uso
,
va
immune
da
ogni
peccato
,
qualora
essa
non
dia
il
proprio
intero
assentimento
all
'
azione
del
marito
quando
esso
si
tira
indietro
prima
del
tempo
,
imperocchè
,
cosi
operando
,
essa
fa
cosa
lecita
ed
esercita
un
diritto
di
cui
il
marito
non
può
colla
sua
malizia
,
privarla
:
essa
non
fa
se
non
ciò
che
,
dato
il
matrimonio
,
può
lecitamente
fare
.
E
il
marito
che
ad
essa
si
accosta
e
s
'
introduce
nella
parte
genitale
di
lei
,
non
pecca
già
per
ciò
,
ma
pecca
soltanto
perchè
si
ritira
innanzi
tempo
e
spande
fuori
della
vagina
il
suo
seme
.
Dunque
se
la
moglie
non
dà
a
quest
'
azione
del
marito
il
proprio
consenso
,
essa
non
partecipa
al
peccato
del
marito
.
Così
Sanchez
,
l
.
9
,
disp
.
17
,
n
.
3
,
Pontius
,
l
.
10
,
cap
.
11
,
n
.
3
,
Tamburinus
.
l
.
7
,
cap
.
3
,
§
5
,
n
.
4
.
Sporer
,
p
.
356
.
n
.
490
,
Pontas
al
vocabolo
«
Dovere
conjugale
»
cap
.
55
,
S
.
Liguori
,
l
.
6
,
n
.
947
.
Roncaglius
e
Ebel
,
citati
da
S
.
Liguori
,
l
.
6
,
n
.
947
,
permettono
essi
pure
alla
moglie
di
rendere
il
debito
conjugale
al
marito
che
vuole
tiarsi
indietro
innanzi
tempo
,
purchè
essa
non
dia
il
proprio
assenso
al
peccato
di
lui
:
ma
per
scusarla
d
'
ogni
colpa
essi
esigono
un
grave
motivo
.
Questa
opinione
a
noi
sembra
la
sola
ammissibile
,
imperocchè
noi
siamo
fermamente
persuasi
che
quì
l
'
azione
della
donna
non
ha
nulla
in
sè
di
cattivo
;
perciò
crediamo
che
il
giudizio
,
dato
da
Habert
e
dagli
altri
teologi
che
ed
esso
aderiscono
,
sia
troppo
severo
,
e
non
fondato
.
La
moglie
può
dunque
quand
'
abbia
una
sufficiente
ragione
,
prestarsi
passivamente
al
marito
:
ma
la
ragione
scusante
deve
essere
proporzionata
alla
malizia
del
peccato
e
all
'
effetto
della
cooperazione
,
imperocchè
non
si
può
mettere
in
dubbio
che
la
moglie
in
questo
caso
cooperi
direttamente
al
peccato
del
marito
:
per
ciò
la
causa
scusante
vuolsi
che
sia
grave
.
Così
ora
pensano
in
generale
i
confessori
dotti
e
pii
,
e
la
stessa
Sacra
Penitenzieria
,
la
quale
interrogata
con
queste
parole
:
«
Una
pia
moglie
può
ella
permettere
che
suo
marito
le
si
accosti
,
dopo
che
ella
sa
per
esperienza
ch
'
egli
segue
la
nefanda
usanza
di
Onan
....
....
..
specialmente
se
,
rifiutandosi
essa
,
si
esponga
al
pericolo
di
sevizie
,
o
tema
che
il
marito
vada
a
sfogarsi
con
prostitute
?
»
rispose
il
23
aprile
1822
:
«
Siccome
nel
caso
proposto
la
moglie
,
da
parte
sua
,
nulla
farebbe
che
fosse
contro
natura
,
faccia
pure
questa
cosa
che
è
lecita
;
e
tutto
ciò
che
vi
ha
di
disordinato
in
questo
atto
si
imputi
alla
malizia
dell
'
uomo
,
il
quale
,
invece
di
consumare
l
'
atto
conjugale
,
si
tira
indietro
e
spande
il
seme
fuori
della
vagina
.
Se
la
moglie
,
dopo
aver
fatto
le
debite
ammonizioni
al
marito
,
che
insiste
minacciandole
percosse
,
la
morte
,
od
altre
gravi
sevizie
,
essa
nulla
ottiene
,
può
allora
,
senza
peccare
,
(
come
insegnano
provetti
teologi
)
prestarsi
passivamente
al
marito
,
imperocchè
,
in
questo
caso
,
essa
non
fa
che
semplicemente
tollerare
il
peccato
di
suo
marito
,
ed
ha
per
sè
gravi
motivi
di
scusa
,
perchè
la
carità
che
pur
l
'
obbliga
ad
opporsi
al
marito
,
non
l
'
obbliga
però
ad
opporglisi
esponendosi
a
troppo
gravi
inconvenienti
.
»
Dunque
resta
stabilito
che
la
moglie
,
date
queste
circostanze
,
non
pecca
prestandosi
al
marito
,
semprechè
però
possa
essere
scusata
da
gravi
motivi
.
Ora
,
ecco
i
motivi
che
vengono
considerati
come
gravi
:
1
.
Se
essa
teme
la
morte
,
le
percosse
,
o
gravi
sevizie
.
Ciò
risulta
manifesto
dai
responsi
della
Sacra
Penitenzieria
e
dalla
Ragione
.
2
.
Se
c
'
è
luogo
a
temere
che
il
marito
conduca
nella
casa
conjugale
una
concubina
e
viva
maritalmente
con
essa
,
imperocchè
una
donna
sensata
sopporterà
piuttosto
le
sevizie
e
le
percosse
che
vedere
nella
propria
casa
una
tresca
così
ingiuriosa
per
lei
.
3
.
Se
c
'
è
a
temere
che
il
marito
,
benchè
non
tenga
nella
propria
casa
una
concubina
,
la
possa
però
in
qualche
altro
modo
frequentare
,
o
possa
tenere
relazioni
con
meritrici
,
ci
sembra
che
la
moglie
abbia
quì
un
motivo
sufficiente
di
scusa
,
tuttochè
la
Sacra
Penitenzieria
non
si
sia
espressa
su
questo
punto
:
è
certo
che
un
tale
stato
di
cose
riuscirebbe
assai
molesto
alla
moglie
recando
con
sè
diverbi
,
dissidii
,
sciupìo
d
'
avere
,
scandalo
,
ecc
.
4
.
La
gravità
di
tutte
queste
molestie
deve
essere
misurata
a
seconda
delle
circostanze
personali
.
Ciò
che
per
uno
si
reputa
lieve
cosa
,
può
essere
per
un
altro
una
cosa
gravissima
:
ai
litigii
passeggeri
,
ai
dissidii
ed
anche
alle
percose
non
si
dà
gran
peso
presso
i
contadini
ma
queste
cose
sarebbero
insopportabili
per
una
donna
timida
,
istruita
con
squisitezza
,
ed
educata
alle
maniere
urbane
.
Ora
,
il
timore
di
rilevanti
dissidii
,
in
quest
'
ultimo
caso
,
sarebbe
una
causa
sufficiente
per
scusare
il
ricambio
del
debito
conjugale
.
5
.
Egualmente
può
rendere
il
debito
conjugale
la
moglie
,
se
essa
sà
con
certezza
che
il
marito
,
irritato
da
una
di
lei
negativa
,
bestemmierebbe
Dio
e
la
religione
,
ingiurierebbe
confessori
e
sacerdoti
,
e
uscirebbe
in
parole
scandalose
coi
figli
o
coi
domestici
:
volendo
essa
impedire
un
peccato
,
ne
provocherebbe
invece
altri
,
gravi
,
ed
anche
più
gravi
del
primo
:
a
nulla
di
buono
essa
dunque
riuscirebbe
,
e
dovrebbe
anche
esporsi
a
subire
gravi
molestie
.
6
.
A
più
forte
ragione
sarebbe
una
scusa
sufficiente
il
timore
di
divorzio
,
o
di
separazione
,
o
di
disonore
,
o
di
grave
scandalo
.
7
.
Non
è
necessario
che
la
moglie
resista
al
marito
fino
al
punto
di
provare
le
sevizie
,
le
molestie
e
gli
altri
inconvenienti
summentovati
,
imperocchè
allora
,
anche
rendendo
o
offrendo
il
debito
conjugale
,
non
riuscirebbe
spesso
a
togliere
il
male
già
esistente
:
d
'
altronde
essa
non
è
obbligata
a
subire
quelle
molestie
per
impedire
al
marito
di
peccare
.
Basta
dunque
che
il
timore
sia
ragionevole
.
8
.
Non
è
essa
neppure
obbligata
di
ammonire
il
marito
ogni
volta
ch
'
esso
le
domanda
il
debito
conjugale
coll
'
intenzione
di
ritirarsi
da
lei
prima
del
tempo
,
quando
ella
sappia
per
esperienza
che
nulla
ottetrebbe
,
deve
tuttavia
,
almeno
qualche
volta
,
far
capire
al
marito
ch
'
essa
non
è
contenta
del
suo
mal
fare
.
Si
guardi
però
bene
dal
non
assentire
internamente
al
peccato
del
marito
o
dal
compiacersi
segretamente
in
esso
,
sia
pel
desiderio
di
non
aver
figli
,
o
di
non
aver
le
molestie
della
gravidanza
,
o
per
qualsivoglia
altro
motivo
.
Nel
caso
che
l
'
atto
fecondatore
dipendesse
unicamente
da
lei
,
dovrebbe
essere
disposta
,
piuttosto
alla
morte
,
che
ad
impedire
la
generazione
.
In
tutti
questi
casi
è
permesso
alla
moglie
tutto
ciò
che
le
sarebbe
lecito
,
se
il
marito
compisse
regolarmente
l
'
atto
conjugale
.
I
suesposti
principii
sono
generalmente
accettati
.
Cionullameno
v
'
hanno
ancora
molte
incertezze
che
nello
scorso
anno
così
esponemmo
al
sommo
Pontefice
:
«
Beatissimo
Padre
,
«
Il
vescovo
di
Mans
,
prostrato
con
somma
reverenza
ai
piedi
di
Vostra
Santità
,
vi
espone
umilmente
ciò
che
segue
:
«
Quasi
tutti
i
giovani
sposi
non
vogliono
aver
prole
numerosa
,
e
d
'
altronde
non
possono
moralmente
astenersi
dall
'
atto
conjugale
.
«
Interrogati
dai
confessori
sul
modo
con
cui
essi
esercitano
i
loro
diritti
conjugali
,
sogliono
ordinariamente
ritenersi
gravemente
offesi
da
tali
interrogazioni
;
ma
continuano
però
nei
loro
smodati
atti
conjugali
e
nel
tempo
stesso
non
vogliono
punto
avere
prole
troppo
numerosa
,
malgrado
tutte
le
nostre
ammonizioni
.
«
Agli
ammonimenti
dei
confessori
rispondono
abbandonando
i
sacramenti
della
Penitenza
e
della
Eucarestia
,
dando
in
tal
modo
mali
esempii
ai
figli
,
ai
domestici
e
ad
altri
fedeli
in
Cristo
.
Da
ciò
consegue
un
lagrimevole
pregiudizio
alla
religione
.
«
Il
numero
di
coloro
che
si
accostano
al
sacro
tribunale
diminuisce
dovunque
di
anno
in
anno
,
e
specialmente
pel
motivo
or
enunciato
,
come
asseverano
molti
parroci
,
cospicui
per
pietà
,
per
scienza
e
per
esperienza
.
«
Che
facevano
un
tempo
i
confessori
?
dicono
molti
.
Dai
matrimonii
non
nascevano
allora
,
generalmente
,
più
figli
di
quello
che
oggi
ne
nascano
:
i
conjugi
non
erano
allora
più
casti
d
'
adesso
,
eppure
non
mancavano
essi
al
precetto
della
annuale
Confessione
e
della
Comunione
pasquale
.
«
Tutti
sinceramente
ammettono
essere
massimo
peccato
tanto
la
infedeltà
di
un
conjuge
,
quanto
il
provocato
aborto
.
Or
bene
:
non
si
riesce
che
a
stento
a
persuadere
qualcuno
,
che
si
è
obbligati
,
sotto
pena
di
peccato
mortale
,
di
conservarsi
perffettamente
casti
nel
matrimonio
(
)
,
e
di
correre
il
rischio
di
procreare
numerosa
prole
.
«
Lo
scrivente
vescovo
di
Mans
,
prevedendo
i
gravi
mali
che
da
ciò
possono
scaturire
,
e
turbato
dalle
incertezze
,
sollecito
interpella
Vostra
Beatitudine
sulle
seguenti
questioni
:
«1.°
I
conjugi
,
che
usano
del
matrimonio
in
modo
da
impedire
la
fecondazione
,
commettono
un
atto
per
sè
stesso
mortalmente
cattivo
?
«2.°
Benchè
quest
'
atto
sia
da
aversi
per
sè
stesso
mortalmente
cattivo
,
possono
gli
sposi
,
che
di
esso
non
accusano
sè
stessi
,
ritenersi
in
una
tale
buona
fede
che
li
renda
immuni
da
grave
colpa
?
«3.°
È
da
approvarsi
la
condotta
di
quei
confessori
che
per
non
offendere
i
conjugi
,
si
astengono
dall
'
interrogarli
circa
il
modo
col
quale
usano
dei
loro
diritti
conjugali
?
«
Risposta
,
La
sacra
penitenzieria
,
ponderate
naturalmente
le
proposte
questioni
,
risponde
alla
1.ª
:
«
Allorquando
tutta
la
disordinatezza
degli
atti
conjugali
provenga
dalla
malizia
dell
'
uomo
,
il
quale
,
invece
di
consumare
l
'
atto
,
si
tira
indietro
e
spande
il
suo
seme
fuori
della
vagina
della
moglie
,
questa
può
,
dopo
le
debite
ammonizioni
invanamente
fatte
e
qualora
il
marito
insista
minacciandola
di
percosse
o
di
morte
,
può
,
senza
peccare
,
come
insegnano
autorovoli
teologi
prestarsi
passivamente
all
'
atto
conjugale
,
a
patto
però
,
che
in
questi
casi
essa
non
faccia
che
tollerare
semplicemente
il
peccato
del
marito
:
essa
ha
quì
un
grave
motivo
che
la
scusa
,
imperocchè
la
carità
,
che
pure
l
'
obbliga
a
far
resistenza
,
non
l
'
obbliga
cionompertanto
fino
ad
esporsi
a
tanto
gravi
molestie
Alla
2:ª
poi
e
alla
3.ª
questione
risponde
:
Che
il
confessore
si
richiami
alla
mente
l
'
adagio
:
le
cose
sante
si
devono
trattare
santamente
;
che
ponderi
bene
le
parole
di
S
.
Alfonso
de
'
Liguori
,
uomo
dotto
ed
espertissimo
in
tali
cose
,
il
quale
così
dice
nella
sua
Pratica
del
Confessore
§
.
4
,
n
.
°
7
:
«
Relativamente
a
certi
peccati
dei
conjugi
riguardato
al
debito
coniugale
,
il
confessore
non
è
ordinariamente
obbligato
di
tenerne
speciale
parola
,
nè
conviene
farne
interrogazioni
:
a
meno
che
non
si
tratti
della
moglie
;
per
chiederle
;
nel
modo
il
più
modesto
possibile
se
ella
abbia
reso
il
debito
coniugale
....
Sul
resto
,
taccia
;
parli
soltanto
se
sarà
interrogato
e
finalmente
che
non
ometta
di
consultare
attri
provetti
Autori
.
»
«
Dato
in
Roma
,
l'8
giugno
1842.»
Le
suaccennate
parole
di
S
.
Alfonso
de
'
Liguori
trovansi
nella
ediz
.
XI
°
in
4°
al
§
suindicato
,
ma
non
al
N
.
°
7
,
ma
al
41
.
Notiamo
dunque
che
la
Sacra
Penitenzieria
:
1.°
suppone
che
l
'
azione
del
marito
il
quale
fa
abuso
del
matrimonio
,
è
azione
per
sè
stessa
mortalmente
cattiva
;
2°
ammette
che
la
norma
indicata
da
S
.
Alfonso
de
'
Liguori
è
prudente
,
e
che
i
confessori
la
possono
tranquillamente
adottare
.
I
confessori
quindi
si
astengono
cautamente
e
specialmente
i
più
giovani
da
interrogazioni
indiscrete
e
che
recano
grave
molestia
ai
conjugi
:
operino
e
parlino
con
molta
prudenza
,
senza
però
ledere
mai
la
verità
colle
loro
risposte
,
nè
assolvere
indebitamente
il
penitente
ch
'
essi
hanno
la
coscienza
ch
'
ei
sia
in
peccato
mortale
;
ma
non
sieno
però
nemmeno
troppo
solleciti
a
ritenere
il
penitente
privo
di
quella
buona
fede
che
talora
toglie
al
peccato
la
gravezza
mortale
.
Ad
ogni
modo
,
si
procuri
d
'
indurre
i
coniugi
a
vivere
santamente
nel
matrimonio
.
La
moglie
procuri
colla
forza
delle
blandizie
,
con
tutti
i
segni
dell
'
amore
,
colle
preghiere
,
colle
esortazioni
,
di
persuadere
il
marito
a
compiere
l
'
atto
coniugale
colle
debite
regole
,
se
no
,
di
astenersene
completamente
,
e
vivere
da
cristiano
.
L
'
esperienza
prova
che
molte
mogli
sono
riuscite
in
questo
modo
a
persuadere
i
loro
mariti
.
Si
domanda
:
1
.
Se
la
moglie
può
chiedere
il
debito
coniugale
al
marito
,
quando
ella
sappia
che
esso
ne
abuserà
.
R
.
Molti
teologi
rispondono
affermativamente
,
perchè
essa
ne
ha
diritto
,
e
del
suo
diritto
usa
.
Così
Pontius
,
Tamburinus
,
Spover
ecc
.
Ma
altri
e
più
rettamente
,
come
risulta
da
quanti
abbiamo
detto
,
richiedono
un
grave
motivo
affinchè
essa
possa
lecitamente
chiedere
il
debito
coniugale
,
perchè
altrimenti
offrirebbe
al
marito
un
'
occasione
prossima
di
peccare
;
difficilmente
poi
potrà
presentarsi
questo
motivo
quando
essa
può
trovare
altri
mezzi
per
vincere
la
tentazione
.
Ma
,
dato
infatti
il
grave
motivo
,
per
esempio
,
la
difficoltà
di
vincere
la
tentazione
,
essa
non
peccherebbe
affatto
,
imperocchè
è
permesso
di
domandare
con
retto
intendimento
e
per
gravi
motivi
una
cosa
buona
in
sè
,
a
quegli
che
la
può
dare
senza
peccare
,
abbenchè
questa
cosa
,
per
l
'
abuso
che
se
ne
farebbe
,
non
si
possa
dare
senza
cadere
in
peccato
:
per
questa
ragione
è
permesso
chiedere
i
sacramenti
da
un
sacerdote
indegno
,
un
prestito
di
un
usuraio
,
il
giuramento
da
un
pagano
,
ecc
.
quando
vi
sieno
per
far
ciò
sufficenti
motivi
.
Si
domanda
:
2
.
Se
il
marito
possa
versare
il
proprio
seme
fuori
della
vagina
della
donna
,
quando
,
per
dichiarazione
dei
medici
,
la
moglie
non
potesse
se
non
con
evidente
pericolo
di
morte
.
Rispondiamo
,
con
tutti
i
teologi
,
negativamente
,
perchè
il
versare
a
quel
modo
il
proprio
seme
è
cosa
contro
natura
,
e
detestabile
.
Se
il
pericolo
della
morte
non
è
molto
probabile
,
si
consumi
completamente
l
'
atto
,
se
poi
il
pericolo
è
moralmente
certo
,
bisogna
astenersene
affatto
.
In
questo
caso
non
rimane
ai
coniugi
altra
via
di
salvezza
che
quella
della
continenza
:
è
questa
una
condizione
lagrimevole
,
ma
non
può
essere
mutata
.
Questi
disgraziati
sposi
devono
,
se
vogliono
con
più
facilità
rimanere
continenti
e
vivere
castamente
,
separarsi
di
letto
.
E
'
a
notarsi
che
anche
i
fornicatori
,
gli
adulteri
,
ecc
.
,
non
possono
opporsi
alla
generazione
col
lasciar
volontariamente
cadere
il
seme
fuori
della
vagina
della
donna
,
perchè
questa
è
sempre
una
cosa
contro
natura
:
circostanza
d
'
altronde
da
doversi
dichiarare
in
confessione
.
§
V
.
Di
coloro
che
peccano
venialmente
rendendo
il
debito
coniugale
.
1
.
Quando
l
'
atto
coniugale
è
un
peccato
veniale
da
parte
del
coniuge
che
l
'
ha
domandato
,
per
esempio
,
perchè
lo
domandò
per
sua
voluttà
,
credesi
che
vi
sia
colpa
a
concederlo
,
a
meno
che
non
lo
scusi
qualche
ragione
,
imperocchè
altrimenti
non
si
farebbe
che
somministrare
materia
al
peccato
.
Se
però
la
domanda
è
fatta
in
modo
assoluto
,
è
questa
una
ragione
sufficente
per
giustificare
il
coniuge
che
rende
il
debito
,
imperocchè
diniegandolo
,
sarrebbero
a
temersi
risse
,
odii
,
scandali
,
pericoli
più
gravi
di
peccato
ecc
.
2
.
Se
poi
l
'
atto
coniugale
è
venialmente
cattivo
per
la
cosa
in
sè
,
per
esempio
,
perchè
,
volendo
pur
far
uso
,
quegli
che
lo
domanda
,
delle
parti
naturalmente
destinate
a
ciò
,
nondimeno
vuole
un
modo
o
una
posizione
strana
e
venialmente
cattiva
,
oppure
vuole
l
'
atto
coniugale
durante
la
mestruazione
o
la
gravidanza
,
allora
non
lo
si
deve
concedere
se
non
c
'
è
una
ragione
,
essendo
esso
indecente
.
Sarebbe
però
una
ragione
sufficiente
per
rendere
il
debito
conjugale
richiesto
,
se
,
diniegandolo
,
avessero
a
temersi
dei
dispiaceri
.
Così
Sanchez
,
l
.
9
,
disp
.
6
,
n
.
6
,
S
.
Liguori
,
l
.
6
.
n
.
946
e
molti
altri
citati
da
essi
,
contrariamente
ad
altri
non
pochi
i
quali
non
ammettono
che
l
'
indecenza
d
'
un
atto
,
per
quanto
sia
soltanto
venialmente
cattivo
,
possa
essere
cancellata
da
ragione
qualsiasi
:
la
menzogna
,
per
esempio
,
(
dicono
essi
)
,
non
può
essere
mai
giustificata
dalla
necessità
.
Non
c
'
è
però
parità
fra
i
due
casi
:
la
menzogna
è
cattiva
per
natura
sua
,
ma
così
non
è
della
richiesta
del
debito
conjugale
,
la
quale
poi
,
nel
caso
nostro
,
può
essere
giustificata
a
detta
di
chiunque
,
da
un
ragionevole
motivo
:
perciò
sarebbe
egualmente
giustificato
chi
rendesse
il
debito
conjugale
richiestogli
.
Dopo
tutto
,
mi
sembra
più
probabile
l
'
opinione
,
che
chi
rende
il
debito
,
in
questo
caso
,
vada
immune
da
ogni
colpa
.
Si
domanda
:
1
.
Se
le
mogli
che
non
seppero
mai
procreare
se
non
figli
morti
,
possano
ciononostante
rendere
o
chiedere
il
debito
coniugale
.
R
.
Sanchez
l
.
7
.
disp
.
102
,
n
.
8
,
S
.
Liguori
l
.
6
,
n
.
553
e
molti
altri
dicono
che
la
moglie
in
questo
caso
non
pecca
nè
rendendo
nè
chiedendo
il
debito
coniugale
,
imperocchè
:
1
.
ella
fa
una
cosa
in
sè
lecita
e
alla
quale
ha
diritto
,
mentrechè
la
morte
del
feto
avviene
per
accidente
e
non
può
essere
a
lei
imputata
;
2
.
meglio
è
che
possa
nascere
un
essere
con
un
peccato
originale
,
di
quello
che
non
nasca
alcuno
,
come
procura
di
dimostrarlo
ampiamente
Sanchez
;
3
.
qualche
volta
accade
che
una
donna
,
dopo
molti
aborti
,
partorisca
felicemente
.
Sylvius
però
t
.
4
,
p
.
718
,
Billuart
t
.
19
,
p
.
396
,
Bailly
,
ecc
.
dicono
che
la
moglie
non
può
chiedere
,
nè
rendere
il
debito
coniugale
,
quando
sia
moralmente
certa
che
la
prole
non
può
nascere
viva
,
perchè
in
questo
caso
diventa
impossibile
ottenere
lo
scopo
legittimo
e
proprio
del
matrimonio
.
Questa
opinione
,
così
ristretta
,
ci
sembra
la
più
probabile
e
la
sola
da
adottare
.
Gli
Autori
citati
non
dicono
che
in
questo
caso
il
peecato
sia
mortale
,
nè
certo
osiamo
dirlo
noi
.
Si
domanda
:
2
.
Se
la
moglie
la
quale
,
secondo
il
giudizio
dei
medici
,
non
può
partorire
senza
manifesto
pericolo
di
morte
,
sia
obbligata
di
rendere
il
debito
al
marito
,
quando
questi
lo
chieda
insistentemente
.
R
.
Noi
abbiamo
già
provato
che
il
marito
in
questo
caso
non
può
,
per
qualsiasi
motivo
,
domandare
alla
moglie
il
debito
coniugale
:
egualmente
la
moglie
non
può
renderlo
,
perché
essa
non
può
disporre
a
sua
voglia
della
propria
vita
.
Tuttavia
,
il
peccato
non
è
mortale
se
non
nel
caso
in
cui
il
pericolo
della
morte
sia
evidente
.
CAPO
II
.
Dell
'
uso
del
matrimonio
.
In
questo
capo
esamineremo
:
1
.
Quando
i
conjugi
peccano
usando
del
matrimonio
;
2
.
Come
devono
essere
giudicati
i
contatti
fra
conjugi
.
ARTICOLO
I
.
Quando
i
coniugi
peccano
usando
del
matrimonio
.
I
.
Peccano
mortalmente
i
coniugi
,
non
quando
il
loro
accoppiamento
carnale
avviene
all
'
infuori
della
vagina
della
donna
,
o
quando
si
spande
,
fuori
della
della
stessa
vagina
e
deliberatamente
,
l
'
umore
spermatico
;
ma
altresì
,
quando
cominciano
essi
l
'
accoppiamento
carnale
nelle
parti
deretane
colla
intenzione
di
consumarlo
poi
nella
vagina
femminile
imperocchè
qui
essi
ricorrono
ad
un
mezzo
che
è
in
tutto
sconveniente
,
e
siccome
questo
mezzo
tende
per
sè
stesso
a
far
spargere
il
seme
fuori
delle
parti
sessuali
della
donna
,
così
esso
non
è
,
infine
,
se
non
una
sodomia
.
Così
Sanchez
l
.
9
,
disp
.
17
,
n
.
4
,
S
.
Liguori
l
.
6
,
n
.
916
,
e
molti
altri
da
essi
citati
.
II
.
Secondo
il
parere
di
tutti
i
teologi
,
è
un
peccato
mortale
tanto
il
chiedere
quanto
il
rendere
il
debito
conjugale
quando
si
vuol
adottare
,
per
accoppiarsi
,
una
posizione
non
naturale
e
si
incorre
per
ciò
nel
grave
pericolo
che
il
seme
caschi
fuori
della
vagina
della
donna
.
La
ragione
di
ciò
è
evidente
.
Ma
,
escluso
questo
pericolo
,
il
chiedere
o
il
rendere
senza
necessità
il
debito
conjugale
in
questa
maniera
è
soltanto
un
peccato
veniale
,
la
positura
non
naturale
dei
corpi
dei
conjugi
non
tocca
l
'
essenza
del
matrimonio
nè
impedisce
la
fecondazione
.
Ma
è
severamente
da
biasimare
,
il
marito
specialmente
,
se
per
sentire
maggiore
voluttà
,
s
'
introduce
nella
vagina
della
moglie
facendosi
volgere
da
lei
il
tergo
come
usano
le
bestie
,
oppure
mettendosi
sotto
di
lei
,
imperocchè
queste
strane
giaciture
corporali
sono
spesso
segni
di
concupiscenza
mortalmente
cattiva
in
coloro
che
non
si
accontentano
delle
posizioni
ordinarie
.
Data
però
la
necessità
di
comportarsi
in
questi
modi
,
per
esempio
,
in
causa
di
gravidanza
,
o
perchè
non
è
possibile
una
positura
diversa
,
allora
non
vi
ha
peccato
,
semprechè
però
non
ci
sia
il
probabile
pericolo
di
spandere
il
seme
fuori
della
vagina
della
donna
.
III
.
Peccano
mortalmente
i
coniugi
che
esercitano
fra
loro
atti
molto
osceni
e
gravemente
repugnanti
al
naturale
pudore
,
e
specialmente
se
si
accoppiano
carnalmente
usando
di
una
parte
del
loro
corpo
che
non
è
quella
voluta
dalla
natura
,
per
esempio
,
se
la
moglie
prende
in
bocca
il
membro
virile
del
marito
(
)
....
....
....
...
ecc
.
ecc
.
imperocchè
lo
stato
coniugale
non
potrà
mai
in
modo
alcuno
giustificare
simili
infamie
.
IV
.
E
'
peccato
mortale
se
i
coniugi
impediscono
la
fecondazione
,
per
esempio
,
se
,
come
già
dicemmo
,
l
'
uomo
spande
il
seme
fuori
della
vagina
della
donna
,
se
si
oppone
alla
sua
completa
eiaculazione
,
se
la
donna
respinga
da
sè
lo
sperma
del
marito
o
tenta
di
respingerlo
,
se
rimane
essa
impossibile
,
coll
'
intendimento
di
impedire
la
fecondazione
,
ecc
.
S
.
Antonio
Sanchez
e
molti
altri
citati
da
S
.
Liguori
l
.
6
,
n
.
918
,
dicono
che
non
vi
è
peccato
mortale
se
,
prima
di
emettere
il
seme
,
il
marito
,
col
consenso
della
moglie
,
si
tira
indietro
,
per
esempio
,
affinchè
non
nasca
prole
;
semprechè
però
non
vi
sia
nè
nell
'
uno
nè
nell
'
altro
coniuge
pericolo
di
polluzione
.
Tuttavia
Navarrus
,
Silvestro
,
Ledesma
,
Azor
e
moltri
altri
credono
ragionevolmente
essere
peccato
mortale
,
tanto
perchè
nell
'
uomo
c
'
è
sempre
il
pericolo
della
polluzione
,
quanto
perchè
si
opera
gravemente
contro
natura
lasciando
imperfetto
l
'
accoppiamento
carnale
.
Questa
seconda
opinione
è
quella
che
in
pratica
de
'
vessere
adottata
.
V
.
Peccano
mortalmente
i
conjugi
se
chiedono
o
rendono
l
'
accoppiamento
carnale
,
quando
v
'
abbia
grave
pericolo
di
aborto
,
abbenchè
il
feto
non
sia
ancora
animato
,
oppure
quando
ne
derivi
notevole
nocumento
alla
salute
della
prole
.
Ciò
risulta
evidente
da
quanto
abbiamo
già
detto
,
imperocchè
anche
questa
è
una
cosa
gravemente
contraria
alla
natura
.
IV
.
Peccano
pure
mortalmente
i
conjugi
se
,
nell
'
atto
carnale
del
matrimonio
hanno
desiderii
di
adulterio
,
vale
a
dire
se
si
fingono
dinnanzi
alla
mente
un
'
altra
persona
e
voluttuosamente
si
dilettano
immaginandosi
di
avere
invece
commercio
carnale
con
lei
.
Dicasi
lo
stesso
se
esercitano
l
'
atto
conjugale
con
un
fine
mortalmente
cattivo
,
per
esempio
,
se
il
marito
chieda
o
renda
il
debito
col
desiderio
che
la
moglie
muoja
nei
dolori
del
parto
.
VII
.
E
'
peccato
mortale
l
'
accoppiamento
,
se
si
compie
,
fosse
pur
anco
in
tempo
di
guerra
,
in
un
luogo
sacro
,
perchè
si
mancherebbe
alla
debita
riverenza
del
luogo
e
perchè
la
legge
della
Chiesa
lo
proibisce
:
i
conjugi
possono
in
altro
modo
appagare
i
loro
bisogni
.
VIII
.
Peccano
,
infine
,
mortalmente
i
conjugi
se
si
accoppiano
in
presenza
d
'
altri
dando
così
grave
scandalo
:
procurino
perciò
che
nella
loro
camera
nuziale
non
ci
sia
letto
d
'
altre
persone
.
E
i
poveri
,
e
i
contadini
,
che
ben
sovente
non
hanno
che
una
sola
camera
per
dormirvi
essi
,
i
figli
,
e
i
domestici
,
sieno
cauti
e
procurino
che
,
di
nottetempo
,
usando
dei
loro
diritti
conjugali
,
non
si
presti
occasione
di
rovina
ad
altri
.
Oh
!
quante
domestiche
,
quanti
fanciulli
,
in
tenera
età
,
sono
già
di
costumi
corrotti
,
e
devono
la
loro
depravazione
a
conjugi
imprudenti
!
ARTICOLO
II
.
Dei
contatti
fra
conjugi
.
I
.
Quel
toccarsi
per
giungere
direttamente
al
legittimo
accoppiamento
,
senza
però
che
vi
sia
pericolo
di
polluzione
,
è
,
senza
alcun
dubbio
,
lecito
:
questi
toccamenti
sono
come
gli
accessorii
dell
'
accoppiamento
:
lecito
questo
,
sono
leciti
pur
essi
.
Se
però
,
abbenchè
tendano
all
'
accoppiamento
,
si
fanno
per
godere
una
voluttà
maggiore
,
sono
peccati
veniali
,
perchè
questo
maggiore
godimento
è
uno
scopo
venialmente
cattivo
.
Ma
sarebbero
però
peccati
mortali
se
questi
contatti
,
quantunque
tendenti
all
'
accoppiamento
,
fossero
repugnati
alla
retta
ragione
,
come
sarebbe
l
'
applicare
le
parti
sessuali
dell
'
uno
a
certe
parti
del
corpo
dell
'
altro
,
non
convenienti
:
perciò
i
conjugi
cristiani
non
devono
fare
«
come
fanno
i
cavalli
e
i
muli
che
sono
irragionevoli
(
Salm
31
.
11
)
;
ma
che
ciascuno
di
voi
sappia
ch
'
egli
possiede
parti
sensuali
per
scopo
di
santificazione
e
d
'
onore
,
non
per
sfogo
di
passioni
,
come
usano
le
genti
che
non
conoscono
Dio
»
(
I
.
ai
Tessal
,
4
.
4
.
)
II
.
Il
palparsi
fra
conjugi
è
peccato
mortale
quando
ne
risulti
un
prossimo
pericolo
di
polluzione
,
imperocchè
la
polluzione
non
è
lecita
nè
ai
conjugati
nè
ai
liberi
,
e
non
si
può
ammettere
scusa
alcuna
ad
esporsi
volontariamente
al
pericolo
di
essa
.
Percui
,
allorquando
non
espongono
al
pericolo
di
polluzione
,
non
sono
menomamente
peccati
gli
abbracciamenti
fra
conjugi
ed
altri
contatti
non
osceni
che
soglionsi
fare
fra
sposi
per
coltivare
la
mutua
affezione
.
Se
questi
contatti
si
posson
permettere
fra
persone
non
conjugate
,
benchè
vi
possa
essere
qualche
pericolo
di
polluzione
,
semprecchè
però
vi
sia
un
motivo
che
li
giustifichi
,
a
più
forte
ragione
si
possono
permettere
fra
conjugi
,
imperocchè
,
favorendo
questi
contatti
la
loro
mutua
affezione
,
diventano
un
motivo
sufficente
a
scusare
un
qualche
pericolo
di
polluzione
,
se
pur
esistesse
.
III
.
Disputano
discordi
i
Dottori
sull
'
argomento
,
se
i
contatti
gravemente
osceni
fra
conjugi
,
escluso
sempre
il
pericolo
prossimo
di
polluzione
,
siano
peccati
mortali
.
S
.
Antonio
,
Silvestro
,
Comitolus
e
molti
altri
citati
da
Sanchez
,
l
.
9
,
disp
.
44
,
asseriscono
che
i
contatti
,
(
come
gli
sguardi
)
,
di
questo
genere
,
sono
peccati
se
avvengono
senza
che
vi
sia
un
intendimento
di
addivenire
all
'
accoppiamento
carnale
,
imperocchè
in
questo
caso
,
non
tendono
ad
esso
,
anzi
l
'
escludono
,
ma
mirano
bensì
alla
polluzione
che
è
in
sè
essenzialmente
cattiva
.
Sanchez
poi
l
.
9
,
disp
.
44
,
n
.
11
e
12
,
S
.
Liguori
l
.
n
.
932
ed
altri
in
generale
,
sostengono
che
i
toccamenti
,
come
gli
sguardi
,
di
questa
natura
,
escluso
pur
sempre
il
pericolo
prossimo
di
polluzione
,
non
sieno
dippiù
di
un
peccato
veniale
,
benchè
non
mirano
all
'
atto
conjugale
,
imperocchè
tali
atti
fra
sposi
non
sono
,
di
loro
natura
,
peccati
,
potendo
esser
benissimo
compiuti
lecitamente
in
relazione
all
'
accoppiamento
carnale
,
e
non
diventano
peccati
venali
se
non
quando
non
siano
in
relazione
a
cotesto
accoppiamento
,
e
manchino
perciò
di
un
legittimo
scopo
:
e
quando
non
esista
grave
pericolo
di
polluzione
,
non
sono
mai
dippiù
d
'
un
peccato
veniale
.
Questa
seconda
opinione
a
noi
sembra
la
più
probabile
.
Tuttavia
devesi
,
ordinariamente
,
in
pratica
biasimare
sul
serio
i
conjugi
che
così
operano
,
in
special
modo
,
se
questi
contatti
solleticano
fortemente
gli
spriti
veniali
,
imperocchè
in
questo
caso
di
rado
manca
il
pericolo
della
polluzione
.
Così
P
.
Antoine
e
Collet
.
Non
si
devono
però
ritenere
rei
di
peccato
mortale
quei
coniugi
,
che
asseverano
in
buona
fede
che
,
col
toccarsi
,
i
loro
sensi
non
si
eccitano
,
e
che
non
v
'
ha
in
essi
probabile
pericolo
di
polluzione
imperocchè
tal
cosa
non
è
infatti
rara
fra
sposi
da
lungo
tempo
assuefatti
agli
atti
venerei
.
Certamente
noi
non
vorremmo
condannare
quella
pia
moglie
la
quale
,
o
per
timidezza
,
o
per
tema
di
qualche
guajo
,
o
per
conservare
la
pace
domestica
,
permette
che
il
marito
la
palpeggi
,
semprechè
essa
assicuri
che
questi
contatti
non
la
eccitano
libidinosamente
od
almeno
la
eccitano
leggerissimamente
.
I
discorsi
osceni
fra
marito
e
moglie
non
sono
peccati
mortali
,
a
meno
che
non
inducano
,
nel
grave
pericolo
della
polluzione
;
locchè
d
'
altronde
è
ben
raro
.
Perciò
,
i
confessori
devono
non
preoccuparsi
molto
di
tal
cosa
.
IV
.
Sanchez
,
l
.
9
.
disp
44
,
n
.
15
e
molti
citati
da
esso
dicono
che
un
conjuge
il
quale
,
nell
'
assenza
dell
'
altro
,
si
tocchi
o
si
guardi
libidinosamente
,
senza
pericolo
di
polluzione
,
pecca
soltanto
venialmente
,
imperocchè
questi
suoi
atti
sono
atti
secondari
che
tendono
ad
un
atto
principale
,
in
sè
lecito
,
vale
a
dire
l
'
accoppiamento
carnale
che
è
il
loro
debito
scopo
,
benchè
ora
non
possano
conseguirlo
.
Essi
sono
pure
d
'
avviso
che
si
deve
dire
la
stessa
cosa
,
se
questo
conjuge
si
figura
d
'
essere
in
atto
di
compiere
l
'
accoppiamento
carnale
e
si
diletta
voluttuosamente
pensandovi
.
Molti
altri
al
contrario
,
più
comunemente
,
per
esempio
,
Layman
,
Diana
,
Sporer
,
Vasquez
,
S
.
Liguori
,
ecc
.
non
sospetti
di
soverchia
severità
ritengono
come
probabile
,
che
sono
peccato
mortale
questo
genere
di
toccamenti
,
tanto
perchè
il
conjuge
non
ha
facoltà
di
disporre
del
proprio
corpo
se
non
incidentalmente
e
in
relazione
all
'
accoppiamento
carnale
,
quanto
perchè
questo
toccarsi
provoca
la
polluzione
,
e
si
connette
poi
ad
un
pericolo
prossimo
quando
soffermandovisi
sopra
col
pensiero
,
si
sovreccitano
gli
spiriti
.
Devono
sempre
essere
proibiti
come
mortali
quando
eccitano
notevolmente
i
sensi
:
se
no
,
a
noi
sembrano
soltanto
peccati
veniali
.
Siccome
il
piacere
dell
'
atto
coniugale
che
si
è
compito
o
che
si
deve
compiere
non
ha
che
poca
influenza
per
eccitare
i
sensi
,
noi
pensiamo
che
sovente
non
lo
si
debba
imputare
a
peccato
mortale
.
Il
piacere
di
una
cosa
lecita
non
può
essere
gravemente
cattiva
;
ora
,
l
'
accoppiamento
carnale
fra
coniugi
è
lecito
;
dunque
non
vi
è
peccato
mortale
pensando
al
piacere
dell
'
accoppiamento
compiuto
o
da
compiersi
o
che
s
'
immagina
di
compiere
.
Perciò
S
.
Tomaso
,
«
Del
Male
»
9
,
12
,
art
.
2
a
17
dice
:
«
Siccome
il
congiungimento
carnale
non
è
peccato
mortale
fra
sposi
,
così
l
'
acconsentire
al
pensiero
voluttuoso
di
esso
non
può
essere
un
peccato
più
grave
dell
'
acconsentire
all
'
atto
medesimo
.
»
Vale
a
dire
,
se
l
'
esercitare
l
'
atto
coniugale
per
solo
piacere
è
soltanto
un
peccato
veniale
,
egualmente
sarà
del
pensare
voluttuosamente
ad
esso
.
Non
può
dunque
essere
peccato
mortale
se
non
in
causa
del
pericolo
che
ne
può
derivare
,
pericolo
che
si
reputa
presente
se
«
il
piacere
s
'
accompagna
,
non
solo
alla
commozione
degli
spiriti
,
ma
benanco
al
solletico
e
alla
voluttà
della
libidine
,
«
come
dice
S
.
Liguori
,
l
,
6
,
n
.
937
.
Questi
sono
i
principali
peccati
coi
quali
si
suole
macchiare
la
santità
del
matrimonio
:
Dio
spesso
li
punisce
,
anco
in
questa
vita
,
coll
'
estinguere
la
famiglia
,
colla
scostumatezza
dei
figli
,
colla
morte
improvvisa
,
o
con
altre
calamità
.
Molti
errano
quei
coniugi
i
quali
credono
che
tutto
a
loro
sia
lecito
nel
matrimonio
:
perciò
,
con
facilità
essi
commettono
innumerevoli
peccati
mortali
,
che
poi
non
disvelano
al
confessore
,
e
che
imputridiscono
dentro
di
essi
.
A
ragione
l
'
Augustissimo
Delfino
,
padre
di
Luigi
XVI
,
Luigi
XVIII
e
Carlo
X
diceva
che
la
castità
coniugale
era
più
difficile
della
perfetta
continenza
.
CAPO
III
.
Norme
dei
confessori
verso
le
persone
coniugate
.
I
.
I
confessori
devono
avvertire
i
fidanzati
,
prima
del
matrimonio
,
s
'
intende
,
degli
obblighi
cui
vanno
incontro
,
dicendo
loro
,
per
esempio
:
Molti
coniugi
credono
erroneamente
che
tutto
sia
ad
essi
lecito
;
si
comportano
«
come
il
cavallo
e
il
mulo
;
»
commettono
molti
peccati
;
attirono
sopra
di
se
e
loro
famiglia
gravi
piaghe
in
questa
vita
,
e
miseramente
si
perdono
nella
vita
eterna
:
procurate
dunque
di
non
comportarvi
in
questo
modo
,
e
non
macchiate
la
santità
del
divino
Sacramento
:
sappiate
che
ai
coniugi
è
solo
lecito
ciò
che
è
necessario
per
avere
prole
;
ed
ora
non
voglio
dirvi
di
più
;
se
qualche
dubbio
a
voi
verrà
,
aprite
l
'
animo
vostro
ad
un
confessore
prudente
.
II
.
L
'
esperienza
insegna
che
molti
conjugi
non
confessano
i
peccati
commessi
nell
'
uso
del
matrimonio
,
se
non
sono
interrogati
.
Ora
,
il
confessore
li
può
interrogare
circa
quelle
cose
che
fra
conjugi
si
permettono
:
Avete
voi
qualche
cosa
che
vi
morde
la
coscienza
?
Se
essi
dicono
di
nulla
avere
e
sembrano
abbastanza
istrutti
e
timorati
,
non
è
necessario
lo
insistere
ulteriormente
.
Ma
se
essi
sono
rozzi
o
la
loro
sincerità
appare
dubbia
,
il
confessore
deve
insistere
:
chiederà
ad
essi
se
hanno
mai
negato
il
debito
coniugale
:
e
se
questa
frase
non
fosse
da
essi
compresa
,
potrà
dir
loro
:
Vi
siete
mai
rifiutati
all
'
atto
che
si
fa
per
avere
dei
figli
?
se
rispondono
d
'
aver
rifiutato
,
bisogna
informarsi
del
motivo
,
e
dopo
questa
informazione
si
giudicherà
se
v
'
ha
peccato
o
no
;
e
se
vi
ha
peccato
,
se
sia
mortale
,
o
veniale
.
III
.
Generalmente
il
confessore
deve
chiedere
al
penitense
s
'
egli
ha
mai
fatto
cose
disoneste
contro
la
santità
del
matrimonio
:
Se
il
penitente
confessa
d
'
aver
fatto
qualche
cosa
,
conviene
far
dire
da
lui
in
che
consiste
questa
cosa
,
e
così
non
s
'
incorre
nel
pericolo
di
insegnargli
alcunchè
ch
'
egli
ignora
;
ma
non
si
deve
repentinamente
nè
con
leggerezza
incolparlo
di
peccato
mortale
.
Quanto
abbiam
fin
qui
detto
su
questo
lubrico
argomento
,
basta
.
I
parroci
e
i
confessori
devono
proclamare
la
onestà
e
la
santità
dei
doveri
coniugali
;
e
dicano
spesso
col
B
.
Paolo
:
«
Che
ciascuno
di
voi
sappia
ch
'
egli
possiede
parti
sensuali
per
scopo
di
santificazione
e
d
'
onore
,
non
per
sfogo
di
passioni
,
come
usano
le
genti
che
non
conoscono
Dio
.
»
Riflettendo
a
queste
parole
,
gli
sposi
facilmente
comprenderanno
in
che
possano
aver
peccato
e
come
debbano
astenersi
dai
peccati
,
se
vogliono
compiere
giusta
la
dottrina
dell
'
Apostolo
castamente
e
santamente
i
doveri
coniugali
.
Concina
t
.
21
p
.
248
dice
:
«
I
parroci
apprenderanno
maggior
scienza
per
istruire
i
coniugati
,
studiando
la
dottrina
di
Paolo
,
di
quello
che
ritenendo
nella
memoria
tutte
le
dispute
trattate
da
Sanchez
,
Diana
,
Gotius
,
ed
altri
:
Nulla
ci
sembra
più
vero
di
ciò
:
per
la
qual
cosa
noi
preghiamo
i
giovani
confessori
d
'
essere
cauti
gravi
e
modesti
nell
'
interrogare
le
persone
coniugate
,
perchè
facilmente
possono
offenderle
,
e
facilmente
possono
esporre
se
medesimi
a
gravi
pericoli
.
FINE
Miscellanea ,
CAPITOLO
I
.
Definizione
del
piacere
.
La
vita
dell
'
uomo
è
un
misto
di
piaceri
e
di
dolori
.
Queste
due
sensazioni
del
pari
forti
e
diametralmente
opposte
si
agitano
nell
'
animo
umano
,
lottano
incessantemente
tra
loro
,
e
a
vicenda
si
vincono
,
ma
ben
di
rado
si
cancellano
.
L
'
uomo
portato
dalla
sua
natura
ardente
,
vivace
cerca
sempre
ed
ovunque
il
piacere
,
come
lo
stato
nel
quale
egli
meglio
può
gustare
la
vita
,
usandone
però
moderatamente
.
E
per
piacere
intendo
accennare
a
qualunque
aggradevole
sensazione
che
faccia
presa
sui
nostri
sensi
.
Così
chiamerò
piacere
le
ebbrezze
voluttuose
di
amore
,
come
le
dolcezze
del
riposo
.
Le
gradazioni
del
piacere
più
forte
,
più
vivo
a
quello
più
debole
sono
innumerevoli
.
Ma
tutti
non
esciranno
mai
da
questa
grande
classificazione
,
cioè
piaceri
sensuali
e
piaceri
morali
.
Inutile
pure
il
dire
che
i
generi
sono
infiniti
.
I
piaceri
fisici
o
sensuali
,
quantunque
più
ricercati
,
sono
quelli
che
meno
restano
impressi
,
anzi
cercano
col
cessare
dell
'
eccitante
che
li
ha
prodotti
.
I
piaceri
morali
sono
i
più
puri
,
sono
quelli
che
giammai
si
cancellano
dall
'
animo
.
I
diversi
generi
di
piaceri
però
sono
prodotti
da
varie
cause
.
Dalla
condizione
sociale
,
dal
temperamento
nervoso
,
dall
'
educazione
,
dai
climi
,
dalle
stagioni
,
dall
'
età
,
dal
sesso
,
dallo
stato
di
salute
,
ecc
.
Come
ben
si
può
scorgere
a
priori
un
vecchio
ottuagenario
non
ricercherà
i
piaceri
vivaci
e
focosi
della
gioventù
.
Diversi
saranno
i
piaceri
che
si
ricercheranno
in
inverno
ed
in
estate
,
in
città
ed
in
campagna
.
Come
pure
diversi
sono
i
piaceri
dell
'
amore
da
quelli
della
mensa
;
quelli
della
caccia
da
quelli
del
riposo
,
ecc
.
Molto
agisce
sui
piaceri
anche
il
temperamento
;
infatti
lo
stesso
piacere
farà
una
più
viva
impressione
sul
temperamento
nervoso
che
sul
linfatico
.
La
nostra
vita
è
dunque
un
complesso
di
piaceri
e
di
dolori
.
L
'
indifferenza
che
tanti
definiscono
uno
stato
intermedio
fra
il
dolore
ed
il
piacere
,
raramente
si
scontra
nella
vita
.
Il
piacere
può
anche
dirsi
il
possesso
dei
beni
che
si
desiderano
,
il
dolore
la
loro
privazione
.
E
siccome
tutti
nella
loro
vita
desiderano
,
così
tutti
potranno
andar
soggetti
alla
realizzazione
di
questi
desiderii
o
alla
loro
privazione
.
E
questa
asserzione
è
puramente
pratica
.
Non
è
forse
un
piacere
il
riposarsi
quando
si
è
stanchi
?
Il
mangiare
,
il
bere
quando
si
ha
fame
o
sete
?
Anche
l
'
amare
ed
essere
riamato
dal
nostro
ideale
,
poter
sacrificare
a
lei
tutto
perfino
la
vita
,
non
è
forse
una
dolce
soddisfazione
,
non
è
forse
un
piacere
?
Soccorrere
l
'
infelice
,
consolare
l
'
afflitto
,
morire
per
la
patria
,
per
un
'
anima
bella
non
son
forse
piaceri
?
E
se
questi
lo
sono
,
la
negazione
di
essi
non
produce
dolore
nell
'
animo
nostro
?
Ora
dirò
che
l
'
uomo
cerca
sempre
il
piacere
e
sempre
fugge
il
dolore
.
Questo
non
ha
bisogno
di
dimostrazione
.
Anche
i
bruti
per
istinto
cercano
la
gioia
,
le
sensazioni
gradevoli
.
Eccetto
nel
caso
d
'
una
perversione
di
istinto
tutti
cercheranno
il
piacevole
e
fuggiranno
quello
che
può
loro
nuocere
.
Non
mi
si
accusi
però
di
voler
fare
l
'
apologia
del
piacere
o
del
sensualismo
.
No
;
una
accusa
di
tal
genere
classificherebbe
subito
chi
la
lancia
per
un
'
anima
poco
elevata
.
Il
piacere
è
anche
morale
,
diss
'
io
;
e
del
resto
,
anche
gustando
i
fisici
,
sempre
però
con
riservatezza
,
è
un
bene
.
Un
uomo
che
sente
dignità
di
se
stesso
non
abusa
dei
piaceri
sensuali
,
perché
ha
anche
la
cognizione
di
sapere
che
,
oltrepassato
un
dato
limite
,
diventano
dannosi
.
È
forse
male
gustare
l
'
odore
grato
d
'
una
mammola
,
il
delicato
sapore
d
'
un
frutto
maturo
?
È
forse
male
amare
onestamente
una
vaga
fanciulla
dalla
treccia
nera
e
lucente
?
L
'
Ente
supremo
ci
ha
largiti
questi
beni
affine
di
sollevare
lo
spirito
nostro
dalle
fatiche
del
lavoro
;
non
sarebbe
forse
follia
il
rifiutarlo
?
Uno
dei
più
dolci
incanti
della
vita
è
la
unione
dei
piaceri
dei
sensi
al
godimento
dello
spirito
,
perché
ci
sollevano
come
in
un
mondo
incantato
,
tutto
nuovo
per
noi
.
Guai
però
a
chi
si
lascia
trasportare
dal
piacere
.
Esso
non
deve
mai
essere
un
bisogno
,
una
abitudine
,
un
vizio
!
Se
lo
fosse
ci
abbasserebbe
al
livello
del
bruto
,
perché
soffocherebbe
in
noi
qualunque
altro
lodevole
sentimento
.
Quanti
uomini
che
,
dominati
da
un
piacere
sensuale
,
presentano
nella
loro
fisionomia
analogia
coll
'
animale
,
cui
li
assimila
la
loro
inclinazione
!
....
I
piaceri
sensuali
avviliscono
ed
annientano
l
'
uomo
!
Quanti
uomini
d
'
ingegno
non
si
sono
per
questo
completamente
abbrutiti
.
Basterà
citare
il
romano
Antonio
.
Non
avrebbe
egli
vinto
Ottavio
se
un
amore
cieco
non
lo
avesse
gettato
fra
le
seducenti
braccia
della
regina
Cleopatra
!
Da
questo
capitolo
deduciamo
dunque
la
morale
seguente
:
gustiamo
i
piaceri
leciti
con
somma
prudenza
;
mai
non
lasciamoci
dominare
da
essi
.
Fuggiamo
quei
piaceri
che
,
pregiudicando
altri
,
pregiudicherebbero
noi
stessi
.
Non
vuotiamo
per
intiero
il
calice
del
piacere
;
dopo
questo
viene
l
'
ebbrezza
,
la
sazietà
,
il
dolore
.
Evitiamo
dunque
gli
eccessi
,
uniformandoci
alle
nozioni
d
'
igiene
che
verranno
esposte
in
questo
libro
.
GAPITOLO
II
.
La
giovinezza
ed
i
suoi
piaceri
PARTE
PRIMA
.
Adolescenza
Pubertà
.
Adolescenza
e
sua
igiene
.
Questa
bella
età
che
si
rimpiange
sempre
ha
i
suoi
piaceri
innocenti
ed
anche
giovevoli
alla
salute
.
Essi
consistono
in
giuochi
meno
o
più
rumorosi
,
come
il
salto
,
le
corse
,
la
ginnastica
,
la
danza
,
il
nuoto
e
qualche
volta
l
'
equitazione
.
Piaceri
che
,
quando
non
affaticano
di
soverchio
il
fanciullo
,
sono
giovevoli
;
perché
irrobustiscono
i
suoi
muscoli
;
gli
allargano
il
torace
,
consolidano
la
sua
salute
e
lo
rendono
agile
e
destro
.
Le
malattie
e
le
indisposizioni
che
affliggono
questa
età
sono
le
bronchiti
,
i
mali
di
gola
,
le
eruzioni
cutanee
,
le
emorragie
nasali
,
i
colpi
,
le
cadute
,
ma
principalmente
i
flussi
di
ventre
e
le
indigestioni
.
Quando
le
prime
cure
materne
non
bastano
a
guarire
il
giovinetto
,
allora
la
prudenza
esige
di
chiamare
il
medico
,
perché
è
meglio
prevenire
una
malattia
che
guarirla
.
Secondo
i
casi
giova
all
'
ammalato
delle
bibite
emollienti
o
diluenti
.
I
mali
di
corpo
e
le
coliche
provengono
dalla
ghiottoneria
propria
a
questa
età
;
dal
mangiare
cioè
in
quantità
frutti
succosi
,
dal
rodere
gli
acerbi
.
Sono
pure
a
temere
pei
fanciulli
le
indigestioni
provocate
da
zuccherini
,
confetti
,
pasticci
,
dolci
ed
altro
,
perché
queste
chicche
sono
molto
pesanti
e
indigesti
,
e
bisogna
procurare
di
non
guastare
lo
stomaco
sì
da
bambini
.
Quando
dopo
qualche
malattia
il
fanciullo
non
si
corregga
,
bene
è
d
'
uopo
che
i
genitori
gli
facciano
una
continua
vigilanza
,
perché
la
malattia
si
rinnoverebbe
con
somma
facilità
.
Non
si
predicherà
mai
abbastanza
ai
bimbi
i
tristi
effetti
dell
'
ingordigia
,
massime
poi
alle
giovinette
,
perché
le
chicche
tolgono
loro
la
giovanile
avvenenza
e
la
seducente
freschezza
.
Pubertà
.
La
pubertà
è
l
'
età
nella
quale
una
grande
rivoluzione
s
'
opera
nel
corso
della
nostra
vita
,
l
'
età
nella
quale
il
fanciullo
diventa
uomo
;
la
ragazza
,
donna
.
Questa
è
l
'
età
nella
quale
ci
si
schiude
davanti
un
orizzonte
dorato
;
nella
quale
tutto
ci
sembra
color
di
rosa
.
È
l
'
epoca
dei
sogni
più
lusinghieri
,
degli
affetti
più
vivi
;
è
l
'
epoca
nella
quale
la
fervida
immaginazione
ci
trasporta
,
in
cui
si
fanno
mille
castelli
in
aria
;
castelli
che
pur
troppo
si
sfasciano
al
primo
vento
glaciale
del
nord
.
Eppure
si
è
felici
,
o
per
lo
meno
molti
lo
sono
,
perché
adulti
si
rimpiange
questa
fase
della
vita
nella
quale
cominciano
a
far
capolino
i
prodromi
di
potenti
fenomeni
organici
che
la
pubertà
non
indugia
a
svolgere
.
È
l
'
amore
,
il
quale
,
a
partire
da
quest
'
epoca
,
domina
tirannicamente
il
nostro
essere
.
E
ciò
ha
voluto
natura
per
mantenere
il
suo
fine
:
la
propagazione
della
specie
.
Innumerevoli
sono
i
piaceri
di
questa
età
perché
è
appunto
nella
pubertà
che
lo
spirito
nostro
è
avido
di
novità
,
di
svaghi
,
di
divertimenti
,
di
forti
impressioni
.
Le
feste
,
le
gioconde
serate
,
i
balli
,
i
concerti
,
i
teatri
sono
piaceri
che
attraggono
la
gioventù
,
ed
ella
vi
si
slancia
con
tale
ardore
al
quale
è
bene
mettere
un
freno
.
Infatti
essi
ponno
e
moralmente
e
fisicamente
riuscire
dannosi
alla
gioventù
.
Fisicamente
potranno
nuocere
non
usando
tutte
quelle
precauzioni
che
pur
troppo
in
queste
occasioni
,
nelle
quali
si
è
esaltati
,
non
passano
nemmeno
per
la
testa
.
Infatti
il
subitaneo
passaggio
dal
caldo
al
freddo
o
viceversa
,
l
'
eccitazione
cerebrale
che
si
propaga
al
corpo
,
le
soppressioni
totali
o
parziali
di
una
esalazione
,
di
una
evacuazione
sono
cause
di
affezioni
polmonari
acute
,
di
irritazioni
intestinali
,
di
dolori
addominali
,
di
bronchiti
,
di
reumi
,
che
possono
svilupparsi
dopo
un
po
'
di
tempo
od
anche
istantaneamente
.
Moralmente
potranno
nuocere
se
il
carattere
del
giovinetto
è
molto
impressionabile
.
È
cura
dei
genitori
il
preservarlo
da
questi
pericoli
.
Non
che
io
dica
di
privare
affatto
il
giovane
da
qualsiasi
divertimento
suaccennato
,
dal
teatro
,
per
esempio
,
no
.
Ma
aver
cura
,
se
si
tratta
del
teatro
,
di
sapere
a
quale
produzione
assisterà
il
giovane
.
Infatti
non
resterebbe
male
impressionato
se
assistesse
ad
una
produzione
nella
quale
l
'
amor
coniugale
si
mette
in
ridicolo
e
s
'
innalza
l
'
adulterio
ad
un
eletto
sacrificio
da
parte
della
donna
?
...
Nella
quale
si
passano
in
rassegna
le
turpitudini
di
qualche
scellerato
?
Allontanatelo
dunque
da
questi
luoghi
equivochi
,
ma
però
accompagnatelo
là
dove
delle
produzioni
morali
inspireranno
nel
suo
cuore
il
sentimento
del
buono
,
del
vero
e
del
bello
.
Inoltre
un
piacere
pericoloso
pei
giovani
è
il
pubblico
ballo
,
maggiormente
quello
di
una
grande
città
,
dove
vi
si
slancia
una
folla
ardente
e
vivace
,
avida
di
trovare
il
piacere
nell
'
ebbrezza
della
danza
.
Però
i
genitori
potranno
accompagnarvelo
se
il
desiderio
di
curiosità
del
figlio
loro
si
mantenga
come
un
'
idea
fissa
.
I
piaceri
che
si
provano
invece
frequentando
le
feste
di
famiglia
ed
i
piccoli
giuochi
di
società
sono
molto
più
innocenti
e
dovransi
accordare
di
buon
grado
perché
sollevano
lo
spirito
giovanile
.
È
in
queste
riunioni
che
il
giovane
si
reca
volentieri
perché
sa
di
trovare
l
'
oggetto
dei
suoi
pensieri
,
e
i
suoi
più
rosei
sogni
giovanili
.
La
danza
per
questa
età
è
un
divertimento
carissimo
,
perché
possono
far
pompa
della
loro
abilità
ed
eleganza
,
soddisfacendo
l
'
ambizione
nascente
,
che
se
si
mantiene
nei
limiti
è
una
leggiera
alterazione
dell
'
amor
proprio
.
A
questi
convegni
intervengono
sempre
amici
di
casa
,
per
cui
la
decenza
e
il
pudore
non
hanno
nulla
a
soffrire
.
Ne
risulta
quindi
una
gaiezza
sincera
e
scevra
di
qualunque
fine
secondario
.
Inutile
d
'
enumerarsi
sono
poi
tutti
i
diversi
generi
di
piaceri
fisici
e
morali
.
Raccomandiamo
alla
gioventù
i
piaceri
morali
,
perché
oltre
all
'
essere
incancellabili
,
sono
di
utilità
grandissima
agli
altri
,
e
lasciano
nell
'
anima
una
soddisfazione
ed
un
contento
grandissimo
.
Eccone
un
esempio
.
Un
beneficio
è
sempre
ricompensato
.
RACCONTO
.
Con
passo
frettoloso
e
col
viso
allegro
e
giulivo
un
giovane
studente
per
nome
Edmondo
Derval
si
avviava
ad
un
convegno
per
andare
con
diversi
suoi
amici
a
fare
una
scampagnata
.
Ma
fu
arrestato
durante
il
suo
cammino
da
un
crocchio
di
gente
che
attorniavano
un
poveretto
steso
al
suolo
.
A
tal
vista
Edmondo
si
avvicinò
,
e
vista
la
faccia
smunta
e
macilente
di
quel
giovane
infelice
domandò
alla
folla
che
gli
era
accaduto
.
È
ubbriaco
,
dicevano
gli
uni
;
è
uno
stratagemma
per
carpirci
qualche
soldo
;
è
colto
da
apoplessia
,
dicevano
gli
altri
.
Derval
lo
esaminò
attentamente
,
e
disse
indignato
a
chi
osava
ingiuriare
il
poveretto
:
Largo
,
signori
,
concedetegli
un
po
'
di
aria
;
quest
'
uomo
è
estenuato
dalla
fame
.
E
siccome
nessuno
lo
soccorreva
,
rivoltosi
a
tre
giovanetti
vicini
:
Animo
,
disse
loro
,
aiutatemi
a
portare
questo
disgraziato
nella
vicina
osteria
;
gli
faremo
ingoiare
qualcosa
.
E
seguiti
dalla
folla
che
benedicevano
quel
giovane
pietoso
,
entrarono
,
e
deposto
l
'
affamato
su
una
banca
,
Edmondo
domandò
una
tazza
di
brodo
e
un
bicchier
di
vino
del
più
buono
.
Appena
bevuto
un
sorso
di
quel
brodo
vivificante
,
l
'
infelice
aprì
gli
occhi
,
sollevò
un
po
'
la
testa
e
compreso
cosa
eragli
accaduto
:
Grazie
,
disse
ad
Edmondo
con
uno
sguardo
languido
,
ma
espressivo
,
Dio
ve
ne
compenserà
.
E
a
lenti
sorsi
trangugiò
il
resto
della
bevanda
ristoratrice
.
Derval
gli
fece
anche
portare
un
bel
pezzo
di
vitello
,
e
raccomandato
al
suo
protetto
di
mangiare
lentamente
,
chiamò
l
'
oste
,
gli
diede
una
moneta
da
5
lire
,
dicendogli
di
pagarsi
e
di
consegnare
il
resto
a
quel
povero
giovane
,
e
tra
i
ringraziamenti
i
più
sinceri
uscì
.
Intanto
l
'
ora
del
convegno
era
trascorsa
,
ed
il
borsellino
s
'
era
impicciolito
,
ma
egli
lungi
dal
rimpiangere
la
gita
perduta
,
tornò
a
casa
col
cuore
soddisfatto
di
avere
fatto
una
buona
azione
.
L
'
indomani
a
'
suoi
amici
,
che
gli
domandavano
perché
non
era
intervenuto
a
una
così
bella
gita
,
raccontò
il
fatto
,
ed
essi
lo
approvarono
dicendo
che
una
così
rara
soddisfazione
valeva
meglio
che
i
folli
piaceri
d
'
una
scampagnata
.
Ma
tu
hai
dato
tutto
il
tuo
gruzzolo
al
poverello
?
gli
domandò
un
amico
.
Sicuro
,
era
l
'
ultimo
pezzo
da
lire
5
che
mi
rimaneva
,
rispose
egli
.
Ebbene
,
noi
siamo
amici
;
mancano
quattro
giorni
alla
fine
del
mese
,
puoi
abbisognare
di
qualche
cosa
.
La
mia
borsa
non
è
tanto
ben
fornita
,
ma
io
la
metto
a
tua
disposizione
!
...
Pochi
anni
dopo
,
la
rivoluzione
del
1789
scoppiava
.
La
plebe
inferocita
sfogava
il
suo
furore
da
lungo
tempo
represso
su
tutto
ciò
che
le
pareva
colpevole
.
L
'
aristocrazia
fuggiva
,
il
re
era
prigione
,
l
'
esercito
disfatto
.
Nel
decimo
giorno
circa
del
furore
plebeo
un
giovane
elegantemente
vestito
si
difendeva
a
stento
dalle
ingiurie
e
pur
troppo
dalle
busse
dei
popolani
,
e
certamente
non
sarebbe
uscito
di
là
colle
proprie
gambe
se
un
giovane
operaio
,
fattasi
la
via
a
forza
di
gomiti
,
non
avesse
fatto
il
largo
attorno
al
nostro
eroe
con
due
poderosi
pugni
.
E
presolo
per
mano
gridò
:
«
Guai
a
chi
lo
tocca
!
Questi
è
un
amico
del
povero
,
un
consolatore
degli
afflitti
;
senza
di
lui
io
sarei
morto
di
fame
»
E
rivoltosi
al
giovane
,
dissegli
:
«
Venite
,
vi
condurrò
a
casa
,
questo
quartiere
non
è
sicuro
per
voi
!
»
Quell
'
operaio
era
l
'
affamato
dell
'
osteria
,
quel
giovane
elegante
era
Edmondo
Derval
!
PARTE
SECONDA
.
I
piaceri
della
giovinezza
e
loro
igiene
.
Qualunque
sia
il
piacere
che
ci
procuriamo
,
dobbiamo
sempre
porre
un
limite
ad
esso
,
perché
gli
eccessi
sono
sempre
funesti
,
e
sono
il
più
delle
volte
cause
di
serie
malattie
che
possono
renderci
infelici
per
l
'
intiera
vita
.
Chi
non
conosce
le
dolorose
indisposizioni
che
provengono
da
un
eccesso
nel
mangiare
o
nel
bere
?
Come
si
disse
poi
nel
capitolo
precedente
bisogna
tener
calcolo
anche
del
luogo
,
delle
stagioni
,
dell
'
ora
e
del
tempo
.
E
mi
spiego
.
Non
tutti
i
luoghi
sono
adatti
al
benessere
del
nostro
temperamento
,
e
sono
a
fuggirsi
i
siti
umidi
,
dove
si
leva
quella
nebbia
malsana
causa
di
febbri
dolorose
.
Anche
le
stagioni
influiscono
sui
generi
dei
piaceri
,
come
pure
il
tempo
.
Nessuno
potrà
divertirsi
e
ritrarre
giovamento
intervenendo
ad
una
partita
di
piacere
,
di
caccia
,
di
pesca
,
al
nuoto
,
se
non
in
giorni
sereni
e
in
luoghi
salubri
.
Un
consiglio
che
i
giovani
dovrebbero
sempre
ascoltare
è
il
seguente
.
Mai
non
si
deve
bere
,
anche
sentendo
il
più
stimolante
bisogno
,
quando
si
è
corso
,
saltato
,
fatto
esercizi
ginnastici
,
perché
,
sopprimendo
istantaneamente
la
traspirazione
,
si
va
incontro
a
malattie
molto
pericolose
.
Altresì
,
per
la
stessa
ragione
,
non
si
deve
esporsi
ad
una
corrente
d
'
aria
fissa
.
Tenetevi
fisso
nella
memoria
questo
consiglio
se
un
giorno
o
l
'
altro
non
volete
che
,
a
seconda
del
vostro
temperamento
più
o
meno
debole
,
essere
assaliti
da
reumi
,
da
flussi
di
ventre
,
da
coliche
,
da
mali
alla
gola
e
da
altre
di
queste
forti
indisposizioni
che
tutte
provengono
dalla
soppressione
istantanea
della
traspirazione
.
Quanti
che
per
aver
trascurato
questi
precetti
si
rovinarono
per
tutta
la
vita
!
....
I
piaceri
poi
non
devono
essere
spinti
fino
alla
fatica
,
altrimenti
diventano
nocivi
.
Anche
l
'
amore
allo
studio
deve
essere
frenato
,
perché
un
'
occupazione
continua
logora
gli
organi
.
Così
gli
studi
che
esigono
una
posizione
incomoda
devono
essere
di
poca
durata
.
Tali
sono
il
disegno
,
il
pianoforte
,
il
ricamo
e
l
'
arpa
.
Anche
la
musica
vocale
riesce
dannosa
a
coloro
che
si
sforzano
,
o
che
ripetono
intempestivamente
esercizi
che
non
sono
alla
loro
portata
,
perché
le
corde
vocali
logorandosi
si
può
perdere
del
tutto
quella
voce
che
per
tanti
è
la
loro
vita
.
È
dunque
meglio
che
tali
studi
si
ripetano
spesse
volte
nel
giorno
,
piuttosto
che
sacrificare
ad
essi
delle
ore
intere
.
PARTE
TERZA
.
Igiene
alimentare
della
giovinezza
.
Questo
capitolo
deve
essere
attentamente
considerato
,
essendo
la
questione
degli
alimenti
la
principale
,
poichè
,
questi
sono
i
fattori
principali
della
vita
.
È
una
questione
che
dolorosamente
non
fa
parte
del
programa
scolastico
;
dolorosamente
dico
,
perché
molti
giovani
istruiti
escono
dagli
istituti
senza
avere
nemmeno
le
prime
cognizioni
riguardo
a
questa
materia
.
La
scelta
degli
alimenti
,
la
loro
quantità
e
qualità
dovrebbe
essere
calcolata
in
ragione
del
sesso
,
dell
'
età
e
del
temperamento
dell
'
individuo
.
Influiscono
molto
anche
su
esse
le
stagioni
,
i
luoghi
,
le
professioni
.
Essendo
provvisti
di
queste
utili
cognizioni
si
scanserebbero
tante
malattie
,
e
l
'
alimentazione
avrebbe
pieno
il
suo
corso
di
rinvigorire
le
esauste
forze
del
giovane
.
E
il
nutrimento
di
esso
richiederebbe
maggiori
cure
di
quelle
che
attualmente
si
prestano
.
La
qualità
e
quantità
delle
sostanze
alimentari
devono
essere
conformate
e
proporzionate
sulle
perdite
del
soggetto
,
quindi
nella
giovinezza
l
'
alimentazione
dev
'
essere
più
abbondante
,
perché
in
quest
'
epoca
della
vita
molto
attiva
ed
operosa
il
giovane
subisce
un
continuo
ed
abbondante
spreco
di
forze
muscolari
.
Si
deve
avere
riguardo
anche
al
genere
di
vita
che
conduce
l
'
individuo
;
infatti
un
impiegato
che
è
condannato
ad
una
vita
sedentaria
dovrà
nutrirsi
meno
d
'
un
manuale
che
s
'
affatica
tutto
il
giorno
.
Le
stagioni
pure
influiscono
,
ed
infatti
tutti
d
'
inverno
mangiano
molto
più
che
d
'
estate
,
e
nella
scelta
dei
cibi
si
deve
aver
molto
riguardo
nella
primavera
e
nell
'
autunno
.
Circa
poi
il
numero
dei
pasti
,
questi
devono
essere
regolati
sulla
forza
dello
stomaco
dei
giovani
.
I
giovanetti
hanno
bisogno
di
fare
quattro
pasti
al
giorno
.
Due
abbondanti
e
due
più
leggieri
intermedi
per
attenuare
la
fame
che
si
farebbe
troppo
sentire
.
Dopo
i
24
anni
invece
bastano
due
soli
pasti
abbondanti
o
al
massimo
tre
.
Sopratutto
però
badate
di
non
mangiare
e
bere
eccessivamente
!
Guai
agli
intemperanti
!
Lo
stomaco
starei
quasi
per
dire
che
è
il
centro
della
vita
nostra
,
perché
è
nello
stomaco
che
i
cibi
subiscono
quella
trasformazione
chimica
,
per
la
quale
,
ridotti
in
chimo
,
si
assimilano
col
sangue
,
risarcendoci
per
tal
modo
delle
forze
perdute
.
Chi
è
sano
di
stomaco
godrà
d
'
una
vita
lunga
e
felice
,
e
potrà
giungere
ad
una
robusta
vecchiaia
esente
da
infermità
.
Una
raccomandazione
importante
sarebbe
quella
di
alzarsi
da
tavola
con
un
leggiero
appetito
,
mai
mangiare
ingordamente
fino
a
che
vi
sentite
sazi
,
perché
se
lo
stomaco
affatica
a
digerire
tutti
quei
cibi
coi
quali
lo
empite
,
esso
si
logorerà
ben
presto
e
si
andrà
soggetti
ad
indigestioni
,
a
gastriche
ed
altre
malattie
sempre
gravi
allo
stomaco
ed
agli
intestini
.
Abbiate
dunque
sempre
cura
di
questo
apparato
sì
necessario
alla
vita
;
rifiutate
qualunque
cibo
o
bevanda
che
gli
possa
nuocere
e
che
lo
rendono
incapace
di
funzionare
nella
tarda
età
.
Abbiate
dunque
sempre
in
mente
questi
precetti
,
perché
chi
ve
li
dice
è
uno
che
per
molto
tempo
ha
violentemente
sofferto
di
stomaco
e
vi
scongiura
pel
male
nel
quale
potreste
incorrere
di
osservare
attentamente
queste
norme
elementari
.
CAPITOLO
III
.
Dell
'
amor
fisico
PARTE
PRIMA
.
Primi
palpiti
d
'
amore
.
È
nella
giovinezza
che
noi
cominciamo
a
pensare
ed
a
sognare
:
è
in
questa
età
che
le
nostre
forze
fisiche
e
le
facoltà
intellettuali
e
morali
si
sviluppano
e
s
'
ingrandiscono
;
è
in
questa
età
che
il
nostro
cuore
si
apre
ad
una
vita
novella
,
che
esso
si
accende
e
batte
per
una
nuova
passione
che
in
un
istante
può
incendiare
tutto
l
'
umano
edificio
.
È
l
'
amore
che
si
mostra
sotto
un
aspetto
giocondo
alla
nostra
fervida
immaginazione
,
è
l
'
amore
che
incomincia
ad
impossessarsi
dei
nostri
giovani
cuori
per
forse
poi
straziarli
e
farsene
giuoco
.
Quasi
tutti
o
ben
pochi
vanno
esenti
da
questa
passione
;
e
gli
antichi
avevano
ragione
di
raffigurare
l
'
amore
sotto
le
sembianze
d
'
un
vispo
fanciulletto
alato
,
cogli
occhi
bendati
tenendo
in
una
mano
una
fiaccola
,
nell
'
altra
un
arco
sempre
teso
e
sulle
spalle
una
farètra
piena
di
acutissimi
dardi
.
Nulla
può
contro
esso
;
anche
gli
Dei
stessi
dell
'
Olimpo
,
persino
il
sommo
Giove
furono
trafitti
dalle
freccie
dorate
d
'
Amore
.
Tutti
adorano
l
'
amore
e
specialmente
i
giovani
,
per
esso
tutto
sacrificano
,
per
esso
cercano
la
riputazione
,
la
fama
,
la
gloria
!
Di
quante
nobili
e
generose
azioni
è
causa
l
'
amore
!
Dante
,
Petrarca
,
Tasso
per
lui
si
immortalarono
!
E
Amore
sempre
volubile
,
perché
bello
,
spinge
gli
uni
alla
gloria
,
gli
altri
al
tradimento
,
alla
ignominia
;
quanti
esempi
che
pur
troppo
si
potrebbero
citare
!
...
Meglio
è
il
silenzio
.
PARTE
SECONDA
.
Sensazione
del
coito
.
Al
fine
di
conservare
la
nostra
specie
sul
globo
la
natura
ci
ha
concesso
durante
l
'
atto
della
riproduzione
uno
dei
più
vivi
piaceri
.
Questa
sensazione
in
certi
insetti
è
così
intensa
che
perfino
la
morte
non
varrebbe
a
separare
il
maschio
dalla
femmina
durante
il
coito
.
Nell
'
uomo
un
improvviso
arresto
,
qualunque
sia
il
motivo
,
dei
pieceri
venerei
,
può
produrre
gravissime
conseguenze
e
in
certi
casi
anche
la
morte
.
I
piaceri
d
'
amore
poi
offrono
i
più
svariati
fenomeni
a
seconda
della
costituzione
fisica
dell
'
individuo
,
della
sua
impressionabilità
nervosa
e
del
clima
in
cui
vive
.
Vi
sono
taluni
che
li
gustano
e
vi
si
abbandonano
con
una
vera
frenesia
;
altri
che
restano
quasi
insensibili
.
Però
questi
due
casi
sono
anormali
,
e
dinotano
un
'
alterazione
del
sistema
nervoso
.
Il
coito
,
per
produrre
buoni
frutti
,
deve
aver
luogo
in
un
voluttuoso
raccoglimento
.
La
donna
nella
più
tenera
età
,
come
per
istinto
,
preludia
alla
riproduzione
colle
sue
bambole
e
col
suo
amore
ad
esse
come
fossero
figlie
.
La
giovinetta
sogna
d
'
amore
e
scorge
davanti
a
sè
un
orizzonte
roseo
e
sorridente
.
La
donna
pone
tutto
il
suo
amore
nei
figli
,
uniche
sue
speranze
avvenire
,
e
fattasi
vecchia
circonda
colle
cure
più
sollecite
i
suoi
vispi
nipotini
.
PARTE
TERZA
.
I
due
lati
dell
'
Amore
.
Non
sempre
l
'
amore
è
causa
di
gioie
pure
ed
infinite
;
talvolta
lo
è
di
dolori
e
di
una
vita
sventurata
.
Se
giovani
lo
si
cerca
e
lo
si
brama
,
in
seguito
poi
a
qualche
disillusione
si
cerca
di
fuggirlo
e
lo
si
maledice
.
Esso
,
come
già
dissi
,
spinge
gli
uni
alla
gloria
;
gli
altri
,
perché
comanda
la
devozione
e
l
'
ubbidienza
,
all
'
ignominia
,
al
tradimento
!
Eppure
l
'
amore
è
l
'
ideale
di
tutti
;
tutti
pongono
in
esso
i
loro
sogni
,
le
loro
speranze
.
Ma
guai
a
chi
leggiermente
vi
s
'
abbandoni
!
Prima
di
cadere
completamente
nei
lacci
d
'
amore
bisogna
ponderare
ben
bene
dove
esso
ci
potrà
condurre
.
L
'
amore
ha
un
lato
vivace
,
sorridente
,
che
ci
attrae
;
l
'
altro
è
tetro
,
imbronciato
,
che
ci
disgusta
.
L
'
amore
puro
,
timido
e
casto
appartiene
al
primo
genere
.
Esso
è
l
'
amore
che
deve
formare
la
felicità
nostra
,
è
un
amore
tutto
poetico
e
lusinghiero
.
Al
secondo
appartiene
l
'
amore
irato
,
focoso
,
che
è
funestato
dalla
gelosia
.
Guardiamoci
da
questo
,
perché
il
fuoco
che
arde
nei
nostri
petti
ben
presto
si
consuma
senza
poter
nulla
di
poetico
godere
.
Esso
è
un
amore
direi
quasi
despota
e
tiranno
.
È
vero
che
all
'
amore
nulla
può
comandare
,
ma
è
bensì
vero
che
gli
si
può
resistere
con
un
grandissimo
sforzo
di
volontà
.
Tocca
ai
genitori
di
mostrare
ai
loro
figli
il
lato
brutto
e
pericoloso
,
tocca
ad
essi
,
dico
,
ad
arrestarli
sul
lubrico
cammino
che
conduce
ad
una
vita
desolata
,
piena
di
pianti
e
di
tristezze
.
Guardatevi
pure
,
o
giovinetti
inesperti
,
dagli
amori
volubili
,
gelosi
e
violenti
.
Se
un
tal
genere
di
amore
cominciasse
a
far
presa
nel
vostro
animo
soffocatelo
al
suo
nascere
;
meglio
negare
,
anche
con
dolore
,
la
propria
volontà
,
che
essere
infelici
,
e
disgraziati
più
tardi
.
PARTE
QUARTA
.
Dell
'
Amore
e
sua
igiene
morale
.
Se
l
'
amore
coi
suoi
nodi
difficilmente
solubili
avvicina
due
giovani
cuori
e
li
fa
battere
entrambi
dello
stesso
palpito
,
raramente
si
può
arrestare
i
battiti
di
quei
cuori
,
raramente
si
può
scindere
i
due
amanti
.
Nulla
,
nemmeno
l
'
esilio
potrebbe
spegnere
la
fiaccola
ardente
di
quel
primo
amore
.
Ciò
che
alle
volte
pone
un
ostacolo
insormontabile
è
l
'
incompatibilità
di
carattere
,
la
differenza
della
posizione
sociale
.
E
quì
l
'
igiene
e
il
ragionamento
devono
riunirsi
in
uno
sforzo
comune
per
rendere
evidente
ai
due
innamorati
l
'
impossibilità
di
accendere
la
fiaccola
d
'
Imeneo
.
Le
ragioni
però
che
i
genitori
dovranno
addurre
sempre
,
devono
avere
un
serio
fondamento
,
e
devono
essere
esposte
con
dolcezza
se
si
vuole
ottenere
la
vittoria
.
Esporle
con
severa
durezza
non
si
farebbe
altro
che
attizzare
il
contrariato
amore
.
Se
questi
mezzi
fossero
vani
,
allora
l
'
amore
essendo
troppo
radicato
nel
cuore
del
giovane
,
nulla
varrà
a
estirparlo
,
e
se
un
languore
incurabile
s
'
impossessasse
del
povero
innamorato
,
l
'
unico
rimedio
è
il
matrimonio
.
Però
di
rado
si
scontrano
questi
casi
,
perché
una
cura
amorosa
e
assidua
da
parte
dei
genitori
può
allontanare
queste
sventure
.
E
più
tardi
,
quando
il
giovane
comprenderà
la
disgrazia
alla
quale
è
sfuggito
,
avranno
la
soddisfazione
di
sentirsi
ringraziare
e
di
essere
più
di
prima
amati
.
Dopo
però
s
'
accorgono
della
giustezza
dei
rifiuti
dei
genitori
;
nella
foga
della
loro
passione
nulla
vedono
,
e
non
pensano
che
i
genitori
hanno
molta
maggiore
esperienza
di
loro
.
Mi
ricordo
d
'
una
giovinetta
che
disse
:
«
Pare
che
i
miei
genitori
dimentichino
che
io
voglio
maritarmi
per
me
e
non
per
essi
.
Perché
rifiutarmi
l
'
uomo
che
io
amo
e
designarmene
un
altro
che
mi
è
indifferente
e
che
ben
presto
mi
tornerà
odioso
?
»
Se
questi
giovani
potessero
in
queste
occasioni
riflettere
,
vedrebbero
che
queste
determinazioni
sono
state
prese
dopo
le
più
minute
informazioni
e
ricerche
,
circa
al
futuro
sposo
o
sposa
alla
sua
famiglia
,
al
suo
carattere
,
alla
sua
condotta
.
Vorreste
voi
che
un
padre
e
una
madre
avessero
d
'
abbandonare
la
loro
creatura
allevata
con
tanti
sacrifici
sulla
via
della
virtù
a
un
giovine
dedito
ai
piaceri
più
vergognosi
e
illeciti
,
a
un
giovane
che
invece
di
essere
il
sostegno
della
sposa
,
fosse
il
suo
carnefice
?
Oh
!
no
...
farete
bene
a
rifiutare
la
domanda
d
'
un
simile
soggetto
che
farebbe
infelice
la
vostra
prole
diletta
.
È
dovere
sacrosanto
de
'
genitori
di
vegliare
sui
figli
loro
,
di
consigliarli
,
di
guidarli
sul
lubrico
sentiero
della
vita
.
Essi
non
hanno
esperienza
,
la
loro
mente
è
piena
di
poesia
,
vedono
tutto
color
di
rosa
;
perché
sono
i
primi
passi
che
fanno
nel
mondo
,
perché
sono
desiderosi
di
tutto
vedere
,
di
tutto
gustare
.
E
voi
giovani
,
pur
troppo
sempre
presuntuosi
,
ascoltate
i
vostri
genitori
;
se
voi
avete
lo
studio
,
essi
hanno
la
conoscenza
pratica
della
vita
,
e
sempre
potranno
giovarvi
i
loro
saggi
consigli
;
i
loro
precetti
potranno
togliervi
dal
precipizio
che
si
apre
sotto
ai
vostri
piedi
.
Se
ora
vi
sembrano
irragionevoli
e
severi
li
benedirete
in
seguito
quando
la
vita
vi
sarà
nota
colle
sue
disillusioni
,
coi
suoi
disinganni
.
Voi
non
potete
sapere
dove
può
condurvi
un
amore
pernicioso
.
Non
disperate
se
il
primo
amore
sarà
infelice
;
un
altro
meno
poetico
,
più
ragionato
del
primo
formerà
la
gioia
della
vostra
vita
futura
.
Anzi
vi
persuaderò
con
un
esempio
.
Come
chiodo
scaccia
chiodo
,
così
amore
scaccia
amore
.
RACCONTO
.
Quando
l
'
amore
si
fa
sentire
nell
'
animo
del
giovane
,
palpita
il
primo
suono
ardente
di
esso
e
tutto
il
suo
essere
ne
è
invaso
.
È
la
vista
d
'
una
graziosa
giovanetta
degli
occhi
neri
ed
espressivi
che
gli
ha
messo
nell
'
animo
questo
fuoco
sino
allora
sconosciuto
.
Egli
allora
abbandona
i
giuochi
,
i
trastulli
di
bambino
,
fugge
i
compagni
,
cerca
solo
i
luoghi
poetici
e
nascosti
per
poter
sognare
di
lei
,
per
lasciar
libero
corso
all
'
immaginazione
sua
.
E
lo
assale
una
dolce
melanconia
che
in
certi
momenti
lo
annichilisce
,
è
l
'
estasi
d
'
amore
che
lo
assale
e
gli
fa
trascorrere
istanti
dolci
e
felici
.
A
questo
grado
di
amore
giungeva
quello
d
'
Emilio
e
la
sua
bella
se
n
'
era
accorta
e
il
contraccambiava
di
pari
affetto
vero
e
sincero
.
I
colloqui
si
succedevano
,
ed
in
uno
di
questi
Emilio
afferrata
la
mano
di
Lei
,
che
dolcemente
gli
abbandonò
,
gl
'
impresse
un
bacio
ardente
,
un
bacio
che
svelava
la
sua
interna
e
violenta
passione
.
Quel
bacio
fece
sussultare
ambedue
,
e
fece
battere
i
loro
cuori
d
'
uno
stesso
palpito
violento
e
pieno
di
amore
.
Emilo
ed
Aspasia
erano
felici
;
le
dichiarazioni
d
'
un
amore
eterno
,
che
si
sarebbe
seppellito
con
essi
nella
tomba
,
si
succederono
.
I
baci
non
erano
più
sulla
bella
manina
,
ma
sulle
rosee
guancie
animate
dal
fuoco
d
'
amore
.
Essi
erano
troppo
contenti
,
una
sventura
pareva
imminente
.
E
la
sventura
pur
troppo
amareggiò
il
loro
amore
.
Emilio
fu
condotto
da
suo
padre
a
Parigi
per
ivi
continuare
i
suoi
studi
.
L
'
ultimo
convegno
d
'
addio
fu
pieno
di
giuramenti
d
'
un
amore
costante
e
fedele
.
Le
lettere
si
succedettero
senza
alcuna
interruzione
nei
primi
sei
mesi
,
ed
erano
ardenti
come
il
loro
cuore
.
Ma
dopo
questo
tempo
Emilio
,
corrotto
dalle
seduzioni
della
tremenda
capitale
,
si
sentì
meno
innamorato
,
le
sue
lettere
diminuirono
finchè
cessarono
del
tutto
.
Egli
attirato
da
alcuni
suoi
cattivi
amici
aveva
dimenticata
la
sua
gentile
Aspasia
per
slanciarsi
anima
e
corpo
nei
balli
e
nei
festini
.
La
povera
amica
dimenticata
si
struggeva
come
una
candela
;
un
malore
inqualificabile
s
'
impadronì
di
lei
,
e
senza
i
conforti
e
i
saggi
consigli
d
'
una
sua
amica
sincera
,
sarebbe
forz
'
anche
morta
di
crepacuore
.
Ma
convinta
e
fatta
forte
dalla
rassegnazione
,
divenne
ancora
la
bella
donzella
seducente
di
prima
.
E
siccome
le
rose
non
appassiscono
mai
sullo
stelo
,
trovò
subito
chi
davvero
l
'
amò
d
'
un
amore
meno
ardente
e
focoso
ma
più
costante
e
reale
.
La
giovanetta
sulle
prime
non
voleva
aprire
il
suo
cuore
a
nessuno
,
ma
consigliata
dall
'
amica
sua
lasciò
che
questo
amore
benefico
cancellasse
i
dolorosi
avanzi
del
primo
così
sfortunato
.
E
ciò
serva
a
dimostrare
come
il
primo
amore
rare
volte
finisce
col
matrimonio
essendo
troppo
ardente
e
focoso
.
CAPITOLO
IV
.
Conseguenze
d
'
una
cattiva
scelta
.
RACCONTO
.
Eugenia
B
...
,
figlia
di
ricchi
genitori
che
avevano
pensato
a
ritirarsi
dagli
affari
per
godere
nella
vecchiaia
i
discreti
frutti
del
loro
assiduo
lavoro
giovanile
,
era
una
graziosa
fanciulla
sui
18
anni
.
Fra
i
molti
adoratori
,
un
giovane
per
nome
Horimonte
aveva
saputo
far
breccia
nel
suo
cuore
e
farsi
amare
.
Era
un
giovanotto
di
belle
apparenze
,
quantunque
nascondesse
sotto
la
sua
ricercata
eleganza
e
compitezza
un
cuore
cattivo
e
un
animo
perverso
.
Tuttavia
tanto
seppe
fare
e
dire
che
entrò
anche
nelle
grazie
dei
genitori
,
i
quali
illusi
e
privi
d
'
ogni
informazione
sul
suo
conto
,
lo
tenevano
caro
e
vedevano
di
buon
occhio
l
'
amore
dei
due
giovani
.
Horimonte
era
pieno
di
attenzioni
per
la
sua
giovane
sposa
che
in
certo
modo
amava
,
ma
d
'
un
amore
vivo
e
volubile
quanto
il
suo
carattere
;
cercando
di
nascondere
i
suoi
difetti
egli
non
faceva
pompa
che
delle
sue
buone
qualità
che
si
sforzava
di
far
credere
che
avesse
.
Finalmente
tutti
completamente
illusi
acconsentirono
al
matrimonio
e
giunse
il
giorno
nel
quale
uniti
per
sempre
a
braccio
uno
dell
'
altro
esciti
dalla
chiesa
si
avviavano
verso
casa
.
La
folla
che
era
accorsa
numerosa
applaudiva
a
questa
unione
,
e
i
giovani
e
le
fanciulle
da
marito
si
comunicavano
tra
loro
la
propria
ammirazione
.
Molti
anzi
invidiavano
questa
coppia
che
tutti
chiamavano
felice
.
E
così
fu
nei
primi
cinque
o
sei
mesi
di
matrimonio
.
Il
marito
mai
non
lasciava
sola
la
sua
cara
Eugenia
e
le
prodigava
mille
cure
e
mille
attenzioni
.
Ma
la
luna
di
miele
,
ahimè
!
troppo
presto
passò
e
una
completa
rivoluzione
si
palesò
nelle
abitudini
di
Horimonte
.
Un
giorno
tra
gli
altri
marito
e
moglie
ebbero
un
grave
diverbio
che
fece
accorrere
la
fantesca
,
la
quale
non
potendo
aprire
l
'
uscio
,
essendo
questo
chiuso
al
di
dentro
,
stette
ad
origliare
e
tutto
comprese
.
Di
maniera
che
dopo
potè
essere
in
grado
di
consolare
la
sua
povera
padrona
,
alla
quale
voleva
molto
bene
.
Questa
la
pregò
di
tacere
quanto
aveva
udito
.
Essa
lo
promise
;
ma
il
giorno
dopo
tutto
il
quartiere
seppe
che
il
giovane
sposo
tradiva
la
moglie
e
l
'
abbandonava
per
correr
dietro
alle
crestaie
ed
alle
donne
di
mondo
,
per
le
quali
spendeva
e
spandeva
con
una
eccessiva
prodigalità
.
E
pur
troppo
era
vero
.
Horimonte
dotato
d
'
un
ricco
temperamento
sanguigno
,
aveva
bisogno
d
'
uno
sfogo
,
e
,
diceva
egli
,
doveva
cangiare
amore
e
piaceri
per
sopportare
passabilmente
la
vita
.
Aveva
speso
il
resto
di
quel
patrimonio
che
gli
era
restato
,
e
per
pagare
gl
'
innumerevoli
debiti
aveva
già
intaccata
la
dote
della
moglie
.
Povera
Eugenia
,
ben
altre
sciagure
le
sovrastavano
!
...
Tuttavia
dopo
qualche
tempo
dacchè
conduceva
questa
vita
scapestrata
sembrò
si
cangiasse
,
e
ritornò
infatti
ad
essere
il
marito
affettuoso
ed
obbediente
dei
primi
mesi
.
La
moglie
credula
e
resa
cieca
dall
'
amore
,
credette
a
una
conversione
e
dimenticò
le
sventure
trascorse
.
Poveretta
!
Questa
non
era
che
un
'
infame
commedia
.
Horimondo
aveva
bisogno
di
una
di
lei
firma
per
poter
vendere
una
casa
che
formava
parte
della
dote
di
lei
.
Infine
dopo
una
settimana
di
costanza
e
di
scioccherie
infinite
,
il
marito
,
esposto
il
suo
progetto
,
rimase
tutto
sconcertato
perché
la
moglie
invece
di
accondiscendere
subito
,
come
aveva
sperato
,
disse
che
abbisognava
anche
il
consenso
di
suo
padre
.
Horimonte
,
preso
dall
'
ira
per
vedere
il
suo
progetto
sfumato
,
con
una
voce
aspra
e
brutale
soggiunse
:
«
Ah
!
sono
queste
le
proteste
d
'
amore
?
Indegna
,
le
vostre
parole
furono
sempre
una
vile
menzogna
.
Se
il
mio
onore
e
la
mia
vita
fossero
in
pericolo
,
voi
non
fareste
il
minimo
sacrificio
per
salvarlo
.
»
Una
lagrima
spuntò
sulle
ciglia
di
Eugenia
;
voleva
parlare
,
ma
il
pianto
le
faceva
nodo
alla
gola
.
Il
vile
,
vedendola
intenerirsi
,
non
pose
tempo
in
mezzo
,
e
disse
estraendosi
da
tasca
una
rivoltella
:
«
Signora
,
scegliete
:
o
firmate
o
mi
uccido
ai
vostri
piedi
.
»
La
misera
moglie
,
impietosita
,
fattasi
forte
,
prese
la
penna
,
e
già
stava
per
mettere
il
suo
nome
,
quando
,
vedendo
la
faccia
inferocita
del
marito
,
fu
presa
da
un
tremito
convulso
,
e
la
penna
le
cascò
di
mano
.
Il
marito
,
male
interpretando
tale
atto
,
fu
acciecato
dallo
sdegno
,
e
gridò
:
«
Ah
!
voi
volete
il
mio
disonore
!
....
Ebbene
non
avrete
questa
soddisfazione
.
Voi
non
mi
vedrete
più
.
»
E
si
slanciò
verso
l
'
uscio
.
Eugenia
l
'
afferrò
,
e
voleva
trattenerlo
,
ma
egli
con
una
spinta
brutale
la
fece
rotolare
sul
pavimento
e
fuggì
.
Disgraziatamente
,
battendo
del
capo
contro
uno
spigolo
,
si
fece
una
larga
ferita
;
alla
vista
del
sangue
mandò
un
debole
grido
e
svenne
.
Quando
ritornò
in
sè
era
debolissima
.
Per
fortuna
un
grumo
di
sangue
aveva
arrestato
l
'
emorragia
.
Pure
ebbe
la
forza
di
alzarsi
,
di
lavare
il
pavimento
,
di
pulirsi
i
capelli
e
il
viso
per
nascondere
la
brutalità
di
suo
marito
.
Aveva
appena
finito
quando
entrò
suo
padre
,
che
tutto
accorato
le
domandò
se
era
successo
qualcosa
di
grave
avendo
veduto
Horimonte
tutto
stralunato
ed
agitato
.
«
Nulla
padre
mio
.
»
Ma
un
secondo
svenimento
sconfessò
la
risposta
.
La
ferita
si
riaperse
,
ed
il
sangue
usci
di
nuovo
.
La
fantesca
corse
pel
medico
,
e
dieci
minuti
dopo
entrò
con
esso
.
Dopo
aver
fatto
rinvenire
Eugenia
medicò
la
ferita
,
ed
assicurò
il
padre
sulla
poca
gravezza
di
questa
,
dicendo
che
dopo
un
po
'
di
giorni
sarebbe
stata
completamente
rimarginata
.
Andato
che
fu
il
medico
,
il
padre
volle
sapere
la
causa
di
quella
ferita
.
Ella
cercò
di
scusarsi
dicendo
che
era
caduta
accidentalmente
;
ma
il
buon
genitore
,
che
già
sospettava
di
qualche
cosa
,
insistè
cosi
amorevolmente
che
Eugenia
tutto
gli
confessò
.
Il
padre
la
lodò
della
sua
rassegnazione
e
ringraziò
Iddio
di
avergli
concesso
una
figlia
sì
buona
,
dotata
di
un
carattere
così
generoso
,
poscia
soggiunse
:
«
Fin
troppo
,
figlia
mia
,
hai
sopportato
i
legami
di
quell
'
uomo
brutale
;
ora
questi
saranno
rotti
per
sempre
,
e
tu
vivrai
ancora
in
grembo
alla
tua
famiglia
come
quando
eri
zitella
.
»
E
infatti
il
giorno
istesso
lasciò
questa
casa
testimone
di
sì
acerbi
dolori
e
visse
tranquilla
vicina
ai
suoi
genitori
.
Quel
po
'
d
'
affetto
che
ancora
restavale
dell
'
immenso
amore
di
quello
sciagurato
ben
presto
sfumò
,
e
subentrò
l
'
indignazione
,
ed
ebbe
la
forza
,
acconsentendo
alle
preghiere
del
padre
,
di
domandare
una
legittima
separazione
.
Dopo
tre
mesi
però
,
dacchè
Horimonte
era
fuggito
,
ella
ricevette
una
lettera
da
lui
scritta
,
nella
quale
egli
domandava
mille
perdoni
alla
moglie
,
e
la
supplicava
di
riceverlo
ancora
sotto
il
tetto
coniugale
.
Inutile
dire
che
questa
domanda
fu
lasciata
senza
risposta
.
Egli
fu
così
vile
da
scriverne
un
'
altra
alla
quale
rispose
il
padre
d
'
Eugenia
in
questi
termini
:
«
I
legami
che
esistevano
un
tempo
tra
mia
figlia
e
voi
sono
oramai
rotti
per
sempre
.
Noi
ne
abbiamo
fatto
il
solenne
giuramento
.
Tra
poco
la
legge
pronuncierà
il
suo
voto
.
La
vostra
brutale
e
codarda
condotta
ci
ha
spinti
a
questo
passo
.
Non
cercate
di
rivederci
.
Per
noi
non
dovete
esistere
sulla
terra
.
Questa
lettera
laconica
,
e
pur
tanto
espressiva
,
esaspirò
il
nostro
bellimbusto
.
Mai
non
avrebbe
pensato
che
sua
moglie
così
timida
avesse
avuta
tanta
forza
d
'
energia
.
Invano
scrisse
ancora
,
intromise
terze
persone
;
padre
e
figlia
furono
irremovibili
.
Allora
disperato
,
vedendo
che
nulla
poteva
ottenere
colle
buone
,
bestemmiò
,
imprecò
e
giunse
persino
a
scrivere
una
lettera
piena
di
minaccie
ad
Eugenia
.
Ma
questo
atto
gli
costò
caro
,
perché
un
agente
di
polizia
s
'
incaricò
di
portargli
la
risposta
,
e
fu
una
risposta
amara
amara
.
Dovette
umiliarsi
a
chiedere
perdono
all
'
agente
,
dichiarando
di
conoscere
la
sua
mancanza
e
di
andare
tanto
lontano
di
maniera
che
i
signori
D
....
più
non
udissero
parlare
di
lui
.
Ed
infatti
quel
codardo
non
solo
abbandonò
la
città
ma
esule
volontario
andò
a
finire
tra
la
rabbia
ed
il
dolore
i
suoi
giorni
in
estraneo
paese
.
Eccovi
,
o
genitori
e
giovanette
,
un
esempio
atroce
,
ma
pur
veritiero
dei
danni
che
avvengono
per
una
scelta
fatta
con
troppa
leggierezza
o
per
capriccio
.
CAPITOLO
V
.
PARTE
PRIMA
.
Il
matrimonio
ed
suoi
piaceri
.
Il
matrimonio
dovrebbe
essere
l
'
unione
di
due
cuori
,
di
due
anime
che
si
comprendono
a
vicenda
,
che
a
vicenda
si
amano
.
Dovrebbe
essere
l
'
unione
di
due
esseri
di
sesso
diverso
che
si
propongono
di
condividere
le
gioie
ed
i
dolori
della
vita
.
Il
fine
del
matrimonio
è
di
perpetuare
legittimamente
l
'
umana
specie
.
Due
esseri
che
si
amano
desiderano
adrentemente
quest
'
unione
che
per
sempre
li
congiunge
con
una
catena
dorata
,
che
assimila
le
loro
inclinazioni
,
le
simpatie
loro
e
la
loro
moralità
.
E
infatti
,
come
è
sufficientemente
dimostrato
nel
precedente
racconto
,
questa
dote
è
indispensabile
per
rendere
un
matrimonio
felice
.
Tanto
le
gioie
quanto
i
dolori
poi
li
uniscono
ancora
più
strettamente
,
perché
accrescono
la
simpatia
e
la
stima
reciproca
.
L
'
amore
ardente
che
li
univa
d
'
amanti
a
poco
a
poco
s
'
acquieta
,
si
calma
,
dando
luogo
ad
un
affetto
profondo
che
raramente
si
può
svellere
dal
cuore
.
Difficilmente
i
matrimoni
d
'
onore
riescono
a
bene
,
ed
anche
il
proverbio
«
chi
per
onor
si
piglia
per
rabbia
si
scapiglia
»
conferma
quest
'
asserzione
.
Come
sono
felici
coloro
che
legati
dai
vincoli
della
stima
,
dell
'
affezione
e
della
devozione
trascorrono
la
vita
loro
tranquilli
,
col
cuore
pieno
di
gioia
e
di
tenerezza
!
Come
lesti
trascorrono
i
giorni
loro
!
Come
arride
loro
il
sereno
avvenire
.
E
la
loro
contentezza
s
'
accresce
quando
il
primo
frutto
d
'
amore
rende
ambiziosa
e
fiera
la
sposa
che
può
sentirsi
chiamata
col
dolce
nome
di
madre
.
Le
cure
dei
coniugi
allora
sono
rivolte
al
figlio
loro
perché
possa
crescere
dietro
il
loro
esempio
buono
e
virtuoso
,
e
benedica
quando
sarà
adulto
chi
gli
diede
la
vita
fisica
e
morale
!
PARTE
SECONDA
.
Piaceri
dell
'
amore
materno
e
paterno
.
Quando
la
donna
è
resa
madre
,
i
suoi
pensieri
,
le
sue
più
tenere
cure
,
le
sue
più
dolci
affezioni
sono
riservate
per
la
sua
creaturina
.
È
istinto
di
amarle
profondamente
affinchè
possano
crescere
forti
e
robuste
.
E
l
'
amore
e
tanto
più
intenso
verso
il
bambino
quanto
più
grande
è
l
'
affetto
che
porta
al
marito
.
Osservate
con
quanta
gioia
quella
affettuosa
madre
accarezza
il
suo
fanciullino
,
con
quanta
gioia
lo
bacia
prodigandogli
le
più
affettuose
cure
.
Essa
si
assoggetta
per
lui
a
fatiche
,
a
veglie
,
a
inquietudine
con
costanza
e
quasi
con
gioia
,
per
avere
un
sorriso
,
un
bacio
del
suo
angioletto
.
Come
scrive
Giusti
nella
sua
poesia
:
«
In
ogni
pena
,
un
nuovo
affetto
impara
.
»
Essa
condivide
le
piccole
afflizioni
del
bimbo
,
e
gioisce
de
'
suoi
giuochi
infantili
.
Cerca
di
indovinare
i
suoi
minimi
bisogni
,
i
suoi
piccoli
desideri
per
soddisfarli
affine
di
vedere
il
viso
del
suo
figliuolino
raggiante
di
gioia
.
E
non
meno
profondo
,
quantunque
diverso
,
è
l
'
amore
del
padre
.
Anche
esso
è
dominato
da
questo
istinto
lodevolissimo
che
lo
attacca
sempre
più
alle
gioie
della
famiglia
.
Solo
gli
uomini
abruttiti
dal
vizio
mancano
di
questo
sentimento
naturale
,
rendendosi
così
di
lunga
inferiore
alla
belva
la
più
feroce
.
Se
il
padre
non
presta
ai
bimbi
suoi
quelle
amorose
cure
che
sono
proprio
delle
madri
,
egli
però
cerca
col
suo
indefesso
lavoro
di
formarsi
uno
stato
sempre
migliore
del
presente
per
poter
dare
alle
sue
creature
quell
'
educazione
di
cui
tanto
abbisogna
un
giovane
.
E
quando
stanco
del
lavoro
giornaliero
si
reca
a
casa
,
con
quanta
gioia
vede
venirsi
incontro
i
suoi
demonietti
vispi
e
allegri
,
e
gettarsi
fra
le
sue
braccia
e
baciarlo
e
chiamarlo
col
tenero
nome
di
papà
.
Non
è
questa
per
un
uomo
di
delicati
sentimenti
una
delle
più
dolci
soddisfazioni
?
Ma
il
suo
amore
s
'
accresce
quando
i
fanciulli
si
fanno
più
grandicelli
,
quando
cominciano
a
parlare
,
a
comprendere
.
Con
quanta
pazienza
esso
allora
cerca
d
'
istruirli
e
risponde
loro
alle
più
piccole
domande
!
...
E
fatti
giovani
,
allora
i
coniugi
ripongono
in
loro
le
loro
più
lusinghiere
speranze
,
perché
allora
possono
raccogliere
il
frutto
dei
loro
sacrifizi
,
del
loro
amore
!
CAPITOLO
VI
.
PARTE
PRIMA
.
Della
procreazione
.
Norme
igieniche
.
Coloro
che
amano
di
godere
sempre
una
buona
salute
e
quei
conjugi
che
desiderano
avere
una
bella
e
maschia
prole
devono
procurarsi
e
leggere
attentamente
l
'
Hygiène
du
Mariage
,
perché
per
la
salute
dei
frutti
e
per
quella
degli
stessi
procreatori
non
è
indifferente
di
librarsi
ai
piaceri
voluttuosi
di
amore
in
tutti
i
luoghi
,
tempi
e
circostanze
.
Noi
accenneremo
le
norme
elementari
.
Intanto
le
epoche
migliori
per
la
fecondazione
sono
la
primavera
e
l
'
autunno
.
Migliore
poi
è
la
primavera
,
perché
quella
dolce
aura
profumata
che
spira
accarezzando
i
primi
fiori
,
i
verdi
ramoscelli
,
quel
tiepido
sole
che
ci
rallegra
,
la
natura
che
ci
risveglia
,
tutto
insomma
ci
invita
a
gustare
delle
dolci
ebbrezze
di
amore
.
I
fisiologi
,
in
base
a
molte
osservazioni
prese
,
sostengono
che
gli
individui
concepiti
durante
i
rigori
invernali
,
o
durante
i
cocenti
calori
d
'
estate
,
crescono
deboli
,
gracili
,
e
sono
difficilmente
educabili
.
Gli
animali
invece
non
hanno
che
una
sola
epoca
dell
'
anno
per
procreare
;
ma
sebbene
l
'
uomo
possa
far
ciò
in
tutte
le
stagioni
,
deve
osservare
le
predette
norme
,
e
prova
della
verità
di
questi
citerò
il
seguente
RACCONTO
[
1
]
«
I
coniugi
di
Lor
...
,
dotati
d
'
una
buona
costituzione
fisica
,
d
'
una
salute
floridissima
e
senza
alcun
vizio
ereditario
,
dopo
10
anni
di
matrimonio
,
non
avevano
potuto
conservarsi
un
sol
figlio
dei
sei
che
avevano
avuto
,
perché
,
quantunque
il
parto
fosse
regolare
,
essi
non
campavano
che
due
o
tre
mesi
stante
la
loro
gracilità
.
«
I
medici
riuniti
a
consulto
credettero
che
il
male
fosse
durante
la
gestazione
,
perciò
ordinarono
un
regime
particolare
di
vita
alla
signora
quando
si
sentì
di
nuovo
madre
.
Il
parto
ebbe
luogo
felicemente
,
ma
il
bambino
ebbe
la
stessa
sorte
dei
fratelli
.
«
I
signori
di
Lor
...
,
esasperati
,
decisero
di
non
aver
più
prole
.
Ma
il
caso
volle
che
al
sig
.
Lor
...
capitasse
nelle
mani
l
'
Hygiène
du
Mariage
.
La
lesse
attentamente
,
la
comunicò
anche
alla
moglie
,
e
decisero
di
seguire
tutte
quelle
auree
norme
e
quei
precetti
per
una
nuova
procreazione
,
giacchè
in
loro
il
desiderio
d
'
avere
un
figlio
era
vivissimo
.
«
Il
15
gennaio
infatti
la
signora
Lor
....
..
partorì
un
grazioso
bambino
che
prometteva
di
campare
visto
la
sua
robustezza
.
La
madre
medesima
lo
alattò
,
ed
ebbe
la
consolazione
di
vederselo
crescere
dinanzi
sano
e
vispo
come
un
pesce
.
Ne
ringraziò
di
ciò
Iddio
che
le
aveva
fatto
capitare
fra
le
mani
il
suddetto
libro
.
»
Ed
ora
due
paroline
di
ossarvazione
:
Perché
quest
'
ultimo
bimbo
sopravisse
e
gli
altri
morirono
?
Basterà
per
risposta
far
osservare
che
i
parti
della
signora
Lor
....
avvenivano
sempre
nei
mesi
di
marzo
,
aprile
,
agosto
o
settembre
,
il
che
vuoi
dire
che
la
fecondazione
avveniva
nei
mesi
di
luglio
,
agosto
,
dicembre
e
gennaio
,
i
mesi
più
sfavorevoli
ad
una
sana
procreazione
.
[
1
]
Estratto
dagli
annali
fatti
rari
.
PARTE
SECONDA
.
Pericoli
che
s
'
incontrano
abbandonandosi
ai
piaceri
dell
'
amore
.
I
piaceri
dell
'
amore
sono
cause
che
producono
una
intensa
scossa
del
sistema
nervoso
.
Questa
scossa
è
talmente
forte
che
ha
prodotto
perfino
la
morte
;
essa
chiamasi
anche
spasimo
venereo
.
È
evidente
dunque
,
ed
anche
la
scienza
ce
lo
insegna
,
che
pur
gustandoli
moderatamente
bisogna
che
noi
ci
troviamo
in
uno
stato
di
calma
fisica
e
morale
,
e
che
tutti
i
nostri
organi
sieno
in
riposo
.
Norme
elementari
.
Il
coito
non
si
dovrà
effettuare
quando
noi
avessimo
ammalato
un
organo
qualunque
,
perché
il
male
si
aggraverebbe
.
Quando
si
è
mangiato
e
bevuto
copiosamente
,
perché
,
arrestando
la
digestione
,
sarebbe
causa
d
'
una
gastrite
fortissima
o
peggio
.
Quando
si
hanno
appena
finiti
lavori
intellettuali
o
fisici
che
richiedono
fatica
,
o
quando
si
ha
corso
,
saltato
,
camminato
,
ecc
.
perché
il
nostro
fisico
ha
bisogno
di
riposo
;
l
'
atto
sessuale
non
farebbe
che
prostrarlo
maggiormente
.
Quando
si
è
stato
poco
prima
in
preda
a
un
eccesso
d
'
ira
,
di
dolore
,
di
spavento
,
o
si
è
provato
una
forte
emozione
,
perché
il
male
non
solo
si
propagherebbe
a
voi
,
ma
anche
alla
prole
vostra
.
Quando
poi
si
gustano
questi
piaceri
non
si
deve
mai
oltrepassare
i
limiti
prescritti
dalla
natura
,
perché
il
nostro
fisico
ne
risentirebbe
;
dopo
ci
abbisogna
un
assoluto
riposo
,
perché
mettendo
in
moto
subito
dopo
i
nostri
muscoli
,
s
'
incorrerebbe
in
abbattimenti
.
Bisogna
altresì
evitare
durante
il
coito
le
posizioni
anormali
od
incomode
;
il
luogo
,
l
'
occasione
,
la
paura
d
'
essere
scoperti
durante
questo
atto
sono
sempre
nocevoli
.
Sono
malori
che
non
si
sentiranno
direttamente
,
e
da
giovani
si
considerano
questi
avvertimenti
come
superflue
pedanterie
,
ma
ben
se
ne
pente
quando
vecchi
si
è
aggravati
da
tutti
quei
piccoli
acciacchi
e
malori
che
sono
l
'
effetto
degli
eccessi
giovanili
.
Quegl
'
individui
che
sempre
vivono
sotto
la
influenza
genitale
perdono
a
poco
a
poco
ogni
intelligenza
.
Non
sono
più
capaci
di
pensare
,
nè
di
agire
,
e
si
rendono
uguali
ai
bruti
dominati
sempre
dal
pensiero
di
soddisfare
i
loro
brutali
desideri
.
E
questi
eccessi
venerei
,
dei
quali
prego
i
giovani
di
sempre
astenersi
,
producono
gravi
malanni
e
forse
anche
la
morte
.
Questo
fatto
convincerà
gli
increduli
.
.
RACCONTO
.
Massimo
Dub
...
,
figlio
di
ricchi
genitori
,
era
un
bel
giovane
sui
24
anni
circa
,
e
studiava
volonteroso
alla
Facoltà
di
Parigi
,
quando
per
somma
sventura
gli
morì
il
padre
.
Passatogli
il
primo
dolore
,
e
trovandosi
padrone
d
'
un
bel
capitale
,
si
recò
di
nuovo
a
Parigi
,
che
aveva
lasciato
per
recarsi
in
famiglia
.
Gli
amici
suoi
,
sapendolo
ricco
,
si
attaccarono
maggiormente
a
lui
,
ed
approfittavano
dell
'
inclinazione
di
Massimo
ai
piaceri
per
godere
alle
sue
spalle
.
Da
principio
erano
festini
,
gite
in
campagna
,
pranzi
in
compagnia
di
donne
prive
del
pudore
.
Vennero
in
seguito
le
serate
,
le
orgie
,
alle
quali
Massimo
invitava
tutti
i
suoi
compagni
libertini
e
le
loro
mantenute
.
Il
nostro
povero
giovane
che
camminava
diritto
al
precipizio
era
da
tutti
adulato
,
tutti
lo
riguardavano
come
il
campione
della
festa
,
ed
egli
pur
troppo
non
ismentiva
questa
asserzione
.
Ma
il
patrimonio
intanto
scemava
,
e
la
salute
gli
si
era
alterata
.
A
25
anni
,
in
seguito
agli
strapazzi
ed
agli
eccessi
dei
piaceri
d
'
amore
,
pareva
già
vecchio
.
Le
sue
forze
erano
esauste
,
il
suo
volto
era
pallido
e
macilento
,
gli
occhi
senza
vita
,
come
coperti
di
un
fitto
velo
;
una
completa
calvizie
denotava
una
precoce
caducità
.
Ben
se
ne
avvide
Massimo
,
se
ne
avvilì
,
ed
ebbe
abbastanza
intelligenza
per
comprendere
che
la
sua
vita
sarebbe
oramai
perduta
.
Per
cui
decise
di
finirla
in
mezzo
ai
più
folli
piaceri
.
E
così
fu
....
Pochi
giorni
dopo
diede
una
festa
sontuosa
,
alla
quale
invitò
tanti
amici
e
prostitute
quanti
ne
poteva
capire
la
sala
.
Questa
era
tutta
messa
a
nuovo
,
tutta
dorata
ed
illuminata
da
mille
candele
.
I
fiori
più
rari
esalavano
un
odore
delicato
e
soave
,
tutto
invitava
all
'
orgia
.
Il
banchetto
incominciò
.
Lascio
al
signor
lettore
immaginarne
la
descrizione
,
che
mi
ripugna
il
farla
.
Fu
un
vero
inferno
:
uomini
e
donne
,
assaporati
i
cibi
più
succosi
ed
irritanti
,
e
accesi
da
vini
ed
a
liquori
alcoolici
,
si
abbandonarono
,
ebbri
,
ai
più
ributtanti
piaceri
,
e
al
pari
dei
bruti
,
quando
le
loro
forze
furono
esauste
,
s
'
addormentarono
sul
pavimento
,
gli
uni
addosso
agli
altri
,
seminudi
e
nelle
posizioni
più
schifose
.
Era
una
scena
ributtante
.
Quando
il
sole
era
già
alto
sull
'
orizzonte
,
parecchi
ancora
stravolti
si
alzarono
,
ed
a
vicenda
svegliaronsi
.
Cercarono
Massimo
,
lo
videro
,
lo
scossero
,
lo
chiamarono
ripetutamente
!
....
Invano
....
Massimo
Dub
....
abbracciato
strettamente
ad
una
giovane
donna
,
era
freddo
cadavere
!
CAPITOLO
VII
.
Mali
derivanti
dai
piaceri
solitari
.
PARTE
PRIMA
.
I
piaceri
solitari
sono
fra
i
vizi
i
più
degradanti
e
i
più
dannosi
,
perché
non
solo
sono
funesti
al
fisico
,
ma
anche
al
morale
,
e
le
facoltà
intellettuali
si
impiccioliscono
sempre
più
.
Se
noi
dunque
parliamo
di
questi
vergognosi
vizi
,
gli
è
per
mostrarne
i
pericoli
,
gli
è
per
poter
arrestare
quei
giovani
che
vi
si
abbandonano
,
e
che
corrono
indubbiamente
su
quella
via
sdrucciolevole
che
li
conduce
al
precipizio
.
Pur
troppo
entrambi
i
sessi
hanno
esempio
di
infelici
che
furono
trascinati
ad
una
mala
fine
per
questa
degradante
abitudine
.
I
caratteri
principali
dai
quali
si
potrà
conoscere
l
'
infelice
dedito
ai
piaceri
solitari
sono
:
Affievolimento
della
intelligenza
,
perdita
della
memoria
,
timidità
eccessiva
,
pusillanimità
,
pigrizia
,
stupidità
ed
alle
volte
follia
.
Si
conoscono
dal
fisico
per
:
Persistente
pallidezza
,
magrezza
,
indebolimento
di
forze
,
tremito
nervoso
,
alito
fetente
,
in
seguito
sordità
,
tisi
,
consunzione
e
forse
anche
la
morte
.
Questa
deplorevole
passione
però
è
più
frequente
fra
le
ragazze
,
perché
,
dicono
i
medici
,
maggiore
è
il
loro
sistema
genitale
,
e
perché
,
facendo
una
vita
sedentaria
,
non
possono
essere
distratte
da
brutti
pensieri
quanto
un
giovane
.
Noi
traccieremo
qui
un
quadro
dei
mali
che
derivano
da
questa
tremenda
passione
.
Questi
mali
nelle
donne
sono
diretti
o
simpatici
.
Diretti
se
colpiscono
direttamente
il
sistema
genitale
,
simpatici
se
colpiscono
organi
meno
o
più
lontani
.
Diretti
.
Distruzione
della
verginità
.
Dilatazione
del
canale
vulvo
-
uterino
.
Rilassamento
della
mucosa
che
copre
quelle
parti
,
donde
hanno
luogo
i
fiori
bianchi
meno
o
più
abbondanti
e
fetidi
.
Irritazione
e
indebolimento
dell
'
utero
,
da
cui
l
'
interruzione
della
mestruazione
.
Emorragie
uterine
.
Vapori
isterici
.
Rilassamento
del
canale
della
vescica
,
da
cui
l
'
incontinenza
di
urina
.
Sterilità
.
Perdite
abbondanti
che
alterano
la
salute
,
distruggono
le
forze
,
conducendo
al
marasmo
e
fors
'
anche
alla
morte
.
Simpatici
.
Ammollimento
delle
mammelle
.
Indebolimento
delle
forze
digestive
,
indigestioni
,
vomiti
,
gastriche
croniche
.
Irritazione
cronica
dei
polmoni
,
catarri
,
asma
,
tisi
.
Indebolimento
del
cervello
e
del
sistema
nervoso
.
Degradazione
intellettuale
.
Tristezza
,
noia
,
disgusto
per
la
società
.
Stupida
indifferenza
.
Aspetto
d
'
idiota
.
Perdita
della
memoria
.
Difficoltà
di
pensare
,
ecc
.
Debolezza
muscolare
.
Pigrizia
,
affievolimento
generale
.
Magrezza
del
corpo
intero
.
Pelle
floscia
,
pallidezza
,
orbite
profonde
,
occhi
senza
vita
.
Finalmente
atonia
completa
,
sonnolenza
,
morte
.
Ecco
le
terribili
conseguenze
che
derivano
da
questo
detestabile
vizio
.
Voi
giovinette
osservate
di
quali
mali
sia
causa
la
masturbazione
,
e
pensate
che
se
non
vi
arrestate
,
vi
piomberanno
tutti
addosso
conducendovi
ad
una
certa
e
misera
fine
.
Voi
che
dovreste
essere
corteggiate
ed
adorate
,
voi
che
dovreste
ispirare
la
poesia
,
l
'
amore
,
sarete
da
tutti
fuggite
,
da
tutti
disprezzate
.
I
vostri
lineamenti
gentili
si
altereranno
,
la
vostra
giovanile
freschezza
scomparirà
per
dar
luogo
a
rughe
precoci
,
il
vostro
colorito
roseo
darà
luogo
a
una
pallidezza
livida
.
Oh
!
no
,
no
fuggite
questo
vizio
così
abbominevole
e
funesto
!
Non
seguendo
i
miei
consigli
,
invece
di
una
gioventù
brillante
,
d
'
un
vicino
matrimonio
sereno
e
ridente
,
che
vi
farà
gustare
tutti
gli
ineffabili
piaceri
di
sposa
e
di
madre
,
non
troverete
sul
vostro
cammino
che
compianto
,
tristezza
ed
abbandono
.
Spero
che
questa
lettura
vi
sarà
di
giovamento
,
e
se
il
vizio
non
è
già
radicato
in
voi
,
potrete
svellerlo
con
forza
d
'
animo
e
di
volontà
,
e
allontanare
tutti
quei
mali
che
da
questo
derivano
mediante
alcune
cure
ragionate
,
un
'
alimentazione
particolare
,
distrazioni
,
viaggi
,
esercizi
fisici
,
ecc
.
Allora
soltanto
potrete
vivere
di
un
'
altra
vita
,
e
diverrete
ancora
vispe
,
allegre
e
amate
da
tutti
.
E
ciò
che
dissi
per
le
giovinette
,
fra
le
quali
però
questo
vizio
si
osserva
maggiormente
,
lo
dico
a
voi
giovani
che
foste
d
'
animo
sì
basso
per
abbadonarvi
ai
pieceri
solitari
.
Non
vedete
i
mali
che
ne
provengono
,
non
vedete
come
voi
perdete
in
gaiezza
,
in
salute
,
in
intelligenza
?
Fino
a
che
questo
vizio
vi
dominerà
,
voi
non
potrete
concepire
nulla
di
nobile
,
nulla
di
grande
;
i
vostri
studi
saranno
per
voi
ardui
,
perché
svanita
sarà
la
memoria
,
rimarrete
ignoranti
,
e
sarete
spregiati
da
chi
conosce
l
'
abitudine
vostra
.
Oh
!
no
,
miei
cari
giovani
,
sradicate
con
ogni
sforzo
questo
vizio
riprovato
dalla
natura
e
dalla
società
;
ritornate
coi
vostri
amici
,
fate
parte
dei
loro
giuochi
chiassosi
,
dei
loro
divertimenti
!
Non
sentite
vergogna
di
voi
medesimi
?
dunque
rialzate
orgogliosi
la
testa
,
dimenticate
i
giorni
vergognosi
trascorsi
,
ridiventate
giovani
onorati
e
forti
,
pensate
che
avete
parenti
,
amici
e
sopratutto
una
patria
.
PARTE
SECONDA
.
Mezzi
per
impedire
i
piaceri
solitari
.
Quando
i
genitori
o
coloro
presso
i
quali
vive
il
fanciullo
abbiano
acquistato
la
certezza
che
il
giovinetto
è
dedito
a
questo
detestabile
vizio
dovranno
porre
in
opera
tutti
i
mezzi
per
impedirlo
.
Dovranno
però
usare
prudenza
e
dolcezza
perché
la
violenza
ed
i
castighi
irriterebbero
solamente
il
soggetto
.
I
mezzi
da
impiegarsi
sono
fisici
o
morali
.
I
mezzi
morali
,
però
,
sono
quelli
che
meglio
riescono
,
perché
scuotendo
l
'
immaginazione
,
destano
un
sentimento
di
timore
e
risvegliano
l
'
amor
proprio
.
Si
cercherà
,
per
esempio
,
di
far
comprendere
al
giovane
come
tutti
possono
accorgersi
delle
sue
abitudini
,
perché
gli
traspare
dal
viso
,
e
che
invece
di
compiangerlo
,
lo
disprezzeranno
e
mostrandolo
a
dito
,
lo
lascieranno
solo
,
temendo
che
esso
guasti
i
compagni
che
gli
sono
vicini
.
Se
giungete
a
fare
arrossire
di
vergogna
il
fanciullo
o
la
fanciulla
siete
sicuri
che
questi
faranno
il
loro
possibile
per
cambiarsi
.
Un
altro
mezzo
da
usarsi
colle
giovinette
,
è
di
suscitare
la
loro
ambizione
,
ripetendo
loro
sovente
che
erano
belle
,
fresche
,
avvenenti
,
e
che
gli
adoratori
cominciavano
a
ronzare
loro
d
'
attorno
,
invece
che
ora
sono
brutte
,
pallide
,
macilenti
,
e
che
in
luogo
di
farle
segno
di
mille
gentilezze
come
le
sono
le
giovinette
loro
pari
,
sono
fuggite
e
guardate
con
disprezzo
.
Se
l
'
ambizione
comincia
a
far
capolino
,
se
si
persuadono
che
un
giorno
potranno
eclissare
in
bellezza
le
loro
orgogliose
compagne
,
allora
siete
sicuri
che
esse
saranno
istantaneamente
guarite
da
questo
vizio
.
Bisogna
allontanare
dai
giovanetti
le
occasioni
che
possono
trascinarli
,
come
la
lettura
di
romanzi
,
la
vista
di
pitture
o
di
incisioni
indecenti
,
i
teatri
dove
si
danno
produzioni
immorali
o
leggiere
,
e
tutto
ciò
che
può
accendere
l
'
immaginazione
loro
.
Le
giovinette
che
raggiunsero
la
pubertà
sono
dotate
di
una
impressionabilità
squisita
,
e
risentono
più
vivamente
dei
giovani
lo
stimolo
d
'
amore
.
Se
la
giovinetta
che
manifesta
l
'
inclinazione
per
l
'
altro
sesso
è
nubile
è
un
sacro
dovere
dei
genitori
di
maritarla
.
Se
non
lo
è
bisogna
che
questi
raddoppino
l
'
attenzione
perché
è
facile
che
si
dia
al
piacere
solitario
.
I
mezzi
eccellenti
per
arrrestarlo
sono
le
gite
,
le
partite
di
piaceri
,
i
viaggi
,
le
passeggiate
,
ecc
.
PARTE
TERZA
.
Mezzi
per
curare
gli
effetti
dei
piaceri
solitari
.
Alimentazione
e
distrazioni
:
a
)
Nutrimento
dolce
e
corroborante
da
cui
saranno
escluse
le
carni
scure
,
i
pesci
di
carne
rossa
,
il
caffè
,
il
vino
,
le
vivande
ventose
,
le
droghe
,
gli
zuccherini
,
ecc
.
;
b
)
Fare
una
leggiera
cena
di
frutti
rinfrescanti
prima
ai
coricarsi
;
c
)
Vietare
gli
alimenti
indigesti
e
le
bevande
eccitanti
;
d
)
Fare
uso
di
cioccolatte
di
buona
qualità
,
che
è
un
alimento
eccellente
e
di
facile
digestione
.
Accennerò
il
cioccolatte
fabbricato
dalla
Compagnia
coloniale
,
che
è
preparato
con
zuccaro
e
cacao
di
prima
qualità
;
e
)
Si
procurerà
di
far
fare
un
leggiero
esercizio
fisico
dopo
il
pasto
;
f
)
Ogni
quindici
o
venti
giorni
si
dovrà
accordare
al
soggetto
il
piacere
d
'
un
pranzo
o
d
'
una
colazione
in
campagna
,
quando
il
tempo
lo
permette
,
oppure
in
un
albergo
,
perché
la
distrazione
e
il
cambiamento
di
cibi
sono
efficacissimi
,
e
producono
ottimi
effetti
.
Raccomandazioni
diverse
:
a
)
Si
cerchi
di
stancare
il
giovane
con
esercizi
muscolari
faticosi
prima
di
lasciarlo
coricare
;
b
)
Si
procuri
che
il
suo
letto
sia
abbastanza
duro
e
poco
carico
di
coperte
;
c
)
Si
faccia
alzare
appena
svegliato
;
d
)
Gli
si
dieno
vesti
leggiere
piuttosto
ampie
e
non
mai
troppo
calde
;
e
)
Non
si
lasci
scaldare
al
sole
o
al
fuoco
;
f
)
Non
si
permetta
l
'
uso
dello
scaldino
alle
giovanette
;
g
)
Si
allontani
finalmente
qualunque
causa
morale
o
fisica
che
ecciti
le
loro
funeste
tendenze
.
Consiglio
ai
genitori
.
Si
cerchi
di
correggere
il
fanciullo
sino
da
bambino
,
perché
allora
,
come
la
pianticella
,
più
facilmente
si
sradicheranno
dall
'
animo
loro
le
cattive
abitudini
.
Che
le
correzioni
sieno
dolci
e
prudenti
,
e
che
si
cerchi
di
sfavorire
lo
sviluppo
delle
buone
qualità
,
l
'
amore
al
lavoro
,
all
'
operosità
,
alle
occupazioni
attive
,
che
sono
la
salvaguardia
dell
'
innocenza
e
la
conservazione
della
salute
.
CAPITOLO
VIII
.
Della
donna
e
dei
piaceri
che
offre
.
La
donna
,
secondo
gli
artisti
,
è
un
complesso
grazioso
ed
armonioso
di
linee
delicate
e
di
soavi
contorni
;
è
l
'
essere
il
più
perfetto
che
abbia
prodotto
Natura
.
Essa
giganteggia
sopra
tutte
le
altre
creazioni
;
è
intelligente
quanto
l
'
uomo
,
lo
supera
per
le
doti
morali
.
La
donna
è
indispensabile
per
l
'
uomo
,
e
senza
lei
,
infatti
,
non
vi
sarebbe
nè
amore
,
nè
famiglia
,
quindi
nessun
piacere
puro
e
soave
.
Oh
!
sì
,
l
'
uomo
deve
rispettare
e
amare
la
donna
che
si
sacrifica
a
lui
,
che
prodiga
le
più
affettuose
cure
ai
frutti
del
suo
amore
,
che
condivide
i
suoi
dolori
e
le
sue
gioie
.
Dovrà
esserle
immensamente
grato
,
perché
essa
è
un
inestimabile
tesoro
di
modestia
,
di
grazia
,
di
amabilità
,
di
devozione
,
di
amore
.
E
quanto
più
l
'
uomo
la
ama
e
la
rispetta
,
tanto
più
essa
gli
si
affeziona
,
e
gli
è
devota
,
e
maggiori
e
ineffabili
saranno
i
piaceri
che
essa
gli
apporterà
,
e
di
tutto
farà
per
rendere
felice
l
'
uomo
che
le
dimostra
un
vero
e
sincero
amore
.
Morali
e
fisici
sono
i
piaceri
che
ci
procura
la
donna
.
I
fisici
derivano
dalla
sua
bellezza
,
dalle
sue
attrattive
che
soddisfano
gli
occhi
nostri
.
I
morali
derivano
dalle
doti
che
essa
possiede
,
dalla
grazia
,
dal
suo
spirito
,
dalla
dolcezza
del
suo
carattere
,
ecc
.
La
donna
può
impressionare
tutti
i
sensi
nostri
,
ma
principalmente
quelli
dell
'
udito
,
della
vista
e
del
tatto
.
Quantunque
il
senso
dell
'
udito
ci
procuri
minori
sensazioni
che
quello
della
vista
pure
gli
armoniosi
suoni
d
'
una
voce
graziosa
di
donna
ci
scendono
sempre
dolci
al
cuore
.
Non
si
prova
forse
una
squisita
sensazione
quando
la
donna
amata
ci
parla
,
quando
arrossendo
ci
confessa
il
suo
amore
?
....
Allora
tutti
i
sensi
sono
come
soggiogati
da
una
ebbrezza
deliziosa
,
non
si
desidera
che
di
sentire
ancora
la
sua
voce
melodiosa
e
soave
.
E
il
senso
dell
'
udito
non
resta
dolcemente
impressionato
quando
una
voce
di
donna
canta
una
bella
romanza
e
quando
le
diverse
modulazioni
e
colore
delle
sue
note
esprimono
i
diversi
sentimenti
dell
'
animo
suo
?
Il
timbro
della
voce
d
'
una
donna
è
generalmente
puro
e
dolce
,
ed
accarezzando
il
nostro
orecchio
,
ci
fa
una
impressione
gradevolissima
.
Però
si
da
il
caso
che
molte
giovinette
anche
belle
abbiano
una
voce
grossa
e
rozza
,
che
fa
perder
loro
i
pregi
e
le
attrattive
fisiche
esterne
.
Per
cui
è
da
raccomandarsi
ai
genitori
di
rettificare
possibilmente
la
voce
dei
figli
loro
quando
sono
ancora
bambini
per
mezzo
di
utili
esercizi
che
troveranno
nella
nostra
Hygiène
de
la
voix
.
Il
senso
della
vista
ci
procura
le
più
dolci
sensazioni
.
È
infatti
cogli
occhi
che
si
osservano
le
bellezze
della
donna
,
che
si
ammirano
i
contorni
delle
sue
forme
eleganti
,
che
si
seguono
i
suoi
movimenti
graziosi
,
che
si
scorge
il
suo
incantevole
sorriso
;
cogli
occhi
infine
che
si
apprezzano
le
mille
attrattive
delle
quali
Natura
la
regalò
.
Il
senso
del
tatto
è
la
sede
dei
piaceri
fisici
,
inutile
è
il
dimostrarlo
.
Infatti
quale
sensazione
è
più
dolce
di
quella
che
si
prova
quando
la
gentile
e
morbida
mano
della
donna
amata
ci
accarezza
,
o
quando
questa
ci
bacia
dimostrandoci
l
'
amor
suo
,
la
sua
devozione
?
Guai
però
a
quegli
individui
che
non
hanno
abbastanza
forza
per
resistere
alle
voluttà
dei
piaceri
fisici
!
Questa
funesta
passione
è
causa
di
molti
mali
morali
e
materiali
;
presto
le
loro
forze
si
estenuano
e
se
la
morte
non
li
colpisce
,
invecchiati
precocemente
conducono
una
vita
misera
e
amareggiata
dall
'
infermità
.
CAPITOLO
IX
.
Delle
aberrazioni
o
traviamenti
d
'
amore
.
Tutte
le
passioni
umane
vanno
soggette
a
dei
traviamenti
più
o
meno
comuni
,
ma
l
'
amore
offre
delle
aberrazioni
singolarissime
.
Talvolta
si
manifesta
con
tale
energia
che
inspira
perfino
paura
.
Talvolta
si
tiene
celato
fino
ad
una
propizia
occasione
,
e
allora
si
manifesta
pubblicamente
.
Generalmente
l
'
amore
ha
per
iscopo
il
godimento
fisico
.
Quando
si
trova
rivestito
della
forma
platonica
si
manifestano
delle
singolari
aberrazioni
,
e
allora
la
passione
è
portata
alla
frenesia
,
al
delirio
.
Gl
'
infelici
che
ne
sono
colpiti
destano
timore
e
devono
essere
rinchiusi
in
stabilimenti
opportuni
.
I
traviamenti
venerei
si
manifestano
sotto
diverse
specie
,
dall
'
amore
sensuale
all
'
irritazione
genitale
e
all
'
uteropatia
.
La
prima
,
propria
all
'
uomo
,
comprende
il
priapismo
e
la
satiriasi
mali
gravissimi
che
finiscono
spesso
colla
morte
.
La
seconda
,
propria
alla
donna
,
comprende
l
'
isterismo
e
l
'
uteropatia
,
mali
che
però
offrono
speranza
di
guarigione
.
Fra
questi
mali
gravissimi
ve
ne
sono
altri
intermedi
che
sono
perversioni
dell
'
apparecchio
nervoso
-
sensorio
.
Vi
sono
anche
,
all
'
incontro
,
parecchi
individui
d
'
un
eccessivo
rigorismo
per
la
maggior
parte
delle
donne
,
e
non
comprendono
la
donna
che
in
mezzo
alle
ricchezze
,
all
'
eleganza
,
alle
dovizie
;
tutte
le
altre
per
loro
sono
sciupate
e
ripugnanti
.
Ben
presto
però
la
follia
s
'
impadronisce
di
essi
.
Esistono
taluni
anche
ai
quali
piacciono
le
donne
alte
,
altri
le
piccole
,
altri
ancora
o
le
grosse
o
le
magre
;
v
'
è
chi
adora
la
donna
dal
colorito
vivace
,
chi
ama
quella
dal
viso
pallido
,
ecc
.
Vi
sono
individui
pei
quali
i
piaceri
sensuali
sono
la
loro
principale
occupazione
,
e
cercano
qualunque
mezzo
per
soddisfarli
,
però
sono
frenati
abbastanza
per
nascondere
il
loro
vizio
.
Questa
irritazione
genitale
soddisfatta
conduce
alla
satiriasi
.
Si
dica
lo
stesso
delle
donne
che
,
soddisfando
le
loro
brame
sensuali
,
vanno
incontro
all
'
isterismo
e
alla
uteropatia
.
Questo
sia
d
'
avviso
a
coloro
che
hanno
un
temperamento
tendente
all
'
amore
.
Inoltre
se
lo
spasimo
venereo
è
prolungato
oltre
i
limiti
possono
derivare
infiniti
mali
,
e
pur
troppo
delle
convulsioni
mortali
,
e
fors
'
anche
la
morte
fulminante
.
Questi
piaceri
poi
,
gustati
troppo
spesso
,
ci
abbrutiscono
,
facendoci
svanire
le
facoltà
intellettuali
e
le
forze
fisiche
,
e
rendendoci
inutili
a
noi
stessi
e
alla
società
.
PARTE
PRIMA
.
Satiriasi
.
Questa
funesta
affezione
deriva
dal
temperamento
con
predominio
genitale
,
dall
'
impero
dell
'
istinto
brutale
sulla
ragione
,
e
dall
'
irritazione
morbosa
del
sistema
nervoso
,
dell
'
apparato
generatore
e
del
cervelletto
.
L
'
individuo
affetto
da
questa
malattia
soccombe
indubitabilmente
.
Citeremo
un
esempio
.
Il
giovanetto
Amedeo
R
...
,
dotato
di
un
temperamento
nervoso
-
sanguigno
con
predominio
genitale
,
si
era
fin
da
fanciullo
abbandonato
ai
piaceri
solitari
.
Ma
la
sua
forte
costituzione
e
la
sorveglianza
dei
genitori
ne
scongiurarono
i
tristi
effetti
.
Uscito
però
dalla
famiglia
potè
abbandonarsi
anima
e
corpo
ai
piaceri
d
'
amore
,
bazzicando
nelle
case
di
tolleranza
e
dandosi
in
braccio
a
prostitute
.
Perfino
la
morte
di
suo
padre
non
giunse
a
scuotere
quest
'
anima
depravata
.
Lasciò
la
capitale
per
andare
a
raccogliere
l
'
eredità
,
e
poi
vi
tornò
sciupandovi
più
di
prima
patrimonio
,
salute
e
onore
.
Ben
presto
però
,
povero
affatto
e
cacciato
anche
dalle
donne
perdute
,
cui
incuteva
spavento
colle
sue
brutali
passioni
,
si
vide
costretto
per
soddisfarle
di
girovagare
pei
luoghi
deserti
della
capitale
tra
i
ruderi
e
le
rovine
,
dando
l
'
assalto
alle
donne
che
per
malaventura
vi
passavano
sole
.
Ma
la
polizia
seppe
subito
arrestarlo
,
e
lo
trasse
in
prigione
.
Ma
da
qui
fu
trasportato
all
'
ospedale
dei
pazzi
,
e
ivi
legato
con
ferri
,
perché
offrì
i
più
violenti
sintomi
di
furore
genitale
.
Fu
messo
in
una
gabbia
di
ferro
della
quale
mordeva
le
spranghe
,
e
qui
stette
come
un
cane
idrofobo
per
una
settimana
in
preda
a
convulsioni
tremende
.
Impossibile
fare
il
ritratto
di
quest
'
infelice
;
più
non
era
un
uomo
,
aveva
l
'
aspetto
d
'
una
belva
arrabbiata
,
l
'
espressione
di
Lucifero
.
Infine
,
dopo
sette
giorni
in
preda
ad
una
tremenda
ed
atroce
convulsione
,
spirò
.
Fu
una
scena
orribile
.
Il
guardiano
stesso
,
assuefatto
ed
insensibile
,
non
potè
trattenere
una
lagrima
!
PARTE
SECONDA
.
Erotismo
per
soverchia
continenza
.
Come
gli
eccessi
in
più
sono
dannosi
alla
salute
,
così
lo
sono
anche
gli
eccessi
in
meno
,
perché
distruggono
l
'
equilibrio
che
deve
esistere
fra
le
diverse
funzioni
.
Infatti
,
essendo
qualunque
organo
necessario
alla
macchina
umana
,
se
le
funzioni
di
questo
organo
sono
soppresse
o
ritardate
,
ne
deriva
un
disquilibrio
più
o
meno
profondo
.
Il
solo
buon
senso
ci
dimostra
che
sarebbe
una
follia
il
volere
porre
un
limite
alle
leggi
naturali
.
Quindi
bisogna
usare
moderatamente
delle
cose
della
vita
,
ma
non
privarsene
affatto
.
Gli
esempi
dei
mali
che
provengono
da
una
soverchia
continenza
sono
raccolti
negli
annali
della
medicina
,
e
non
potendo
qui
esporli
indirizziamo
il
lettore
alla
nostra
Igiene
del
matrimonio
.
PARTE
TERZA
.
Follia
erotica
.
Abbiamo
detto
che
la
satiriasi
,
speciale
all
'
uomo
,
prende
il
nome
di
ninfomania
quando
s
'
impadronisce
della
donna
.
I
mali
che
ne
provengono
sono
i
medesimi
e
le
cause
sono
le
stesse
,
le
cause
predisponenti
consistono
nell
'
avere
un
temperamento
bilioso
sanguigno
,
nel
leggere
o
vedere
cose
oscene
,
e
infine
nell
'
avere
amici
viziosi
e
dediti
ai
piaceri
venerei
.
La
ninfomania
prende
alle
volte
spaventevoli
proporzioni
,
avendo
la
donna
organi
genitali
molto
sviluppati
;
allora
bisogna
legare
le
infelici
che
ne
sono
affette
,
perché
squarcierebbero
tutti
gli
uomini
che
loro
capitassero
sotto
mano
.
Per
fortuna
però
questa
forma
di
ninfomania
è
rara
,
e
coloro
che
ne
sono
colpiti
o
guariscono
per
mezzo
di
una
rivoluzione
nel
temperamento
loro
,
o
muoiono
fra
le
convulsioni
della
febbre
erotica
.
Vi
sono
però
diverse
gradazioni
di
ninfomania
,
ma
il
pudore
e
la
vergogna
fanno
sì
che
le
donne
affette
nascondino
i
loro
trasporti
nell
'
ombra
e
nel
mistero
.
Quando
la
ninfomania
assale
fortemente
le
donne
,
queste
cadono
in
convulsioni
alla
vista
di
un
uomo
.
Il
viso
loro
è
orribile
a
vedersi
,
perché
tutti
i
muscoli
si
contraggono
in
un
ironico
sorriso
,
gli
occhi
scintillanti
,
la
voce
rauca
ed
acuta
,
le
membra
scricchiolanti
denotano
il
loro
spasimo
e
il
loro
dolore
.
PARTE
QUARTA
.
Follia
erotica
intermittente
.
RACCONTO
.
Vive
una
giovane
che
all
'
età
di
23
anni
offriva
i
più
singolari
contrasti
di
lubricità
e
di
pudore
.
Ciascun
mese
essa
era
in
preda
alla
crisi
ninfomaniaca
che
durava
cinque
o
sei
giorni
,
e
durante
questo
tempo
sentiva
un
insaziabile
desiderio
dei
piaceri
venerei
.
Quando
la
crisi
era
passata
si
vergognava
degli
eccessi
che
aveva
commessi
,
e
camminava
a
testa
bassa
per
paura
che
le
si
leggesse
in
viso
il
vergognoso
difetto
che
la
degradava
.
Impiegò
tutti
i
mezzi
sedativi
ed
antivenerei
,
ma
invano
.
Due
anni
durò
questo
stato
.
Alla
fine
del
secondo
per
fortuna
ingravidossi
;
dico
per
fortuna
,
perché
da
quest
'
istante
in
poi
le
crisi
erotiche
più
non
si
manifestarono
.
Diede
alla
luce
una
bella
bambina
.
L
'
amor
materno
soffocò
qualunque
altro
sentimento
.
Essa
vive
ritiratissima
,
riponendo
tutte
le
sue
gioie
,
i
suoi
affetti
,
le
sue
speranze
nella
sua
creaturina
,
che
ama
profondamente
.
Molte
volte
il
triste
ricordo
dell
'
obbrobrioso
passato
le
si
affacciava
alla
memoria
,
ma
ella
lo
cacciava
da
sè
,
e
ritraeva
novello
e
vigoroso
coraggio
da
un
bacio
della
sua
bambina
.
E
questa
donna
vive
ancora
,
quantunque
sempre
triste
,
cercando
di
espiare
il
passato
con
una
vita
esemplare
e
ritirata
.
Eccovi
in
breve
le
diverse
affezioni
erotiche
che
affliggono
i
due
sessi
.
L
'
unico
consiglio
che
possa
darvi
si
è
quello
di
chiamare
lo
aiuto
di
un
medico
rinomato
appena
se
ne
sentano
i
sintomi
.
Un
giorno
che
si
ritardi
potrebbe
causare
gravi
crisi
e
forse
anche
la
morte
.
PARTE
QUINTA
.
Norme
igieniche
contro
le
aberrazioni
dell
'
amor
fisico
.
Per
preservarsi
dalle
malattie
suaccennate
,
bisogna
avere
delle
precauzioni
e
perseveranza
.
La
prima
norma
è
quella
di
allontanare
da
sè
il
predominio
generale
all
'
irritazione
prima
che
questa
si
dichiari
negli
organi
genitali
.
I
genitori
devono
avere
cura
della
condotta
e
delle
tendenze
del
figlio
loro
,
dipendendo
queste
malattie
dal
temperamento
del
giovane
.
Se
riconoscono
l
'
esistenza
della
predisposizione
dovranno
senza
indugio
consultare
un
medico
.
Le
norme
igieniche
da
osservarsi
per
combattere
l
'
irritazione
genitale
riguardano
la
alimentazione
,
e
richiedono
la
ginnastica
.
Si
sottoporrà
il
giovane
ad
un
regime
alimentare
basato
sopra
lo
stato
della
sua
salute
e
delle
sue
forze
.
Se
è
d
'
un
temperamento
robusto
,
gli
si
prescriveranno
carni
bianche
,
fecule
,
latticinii
,
erbaggi
,
sostanze
povere
di
succhi
nutritivi
;
gli
si
proibiranno
le
bibite
eccitanti
,
dandogli
invece
quelle
che
rinfrescano
.
Se
invece
è
d
'
un
temperamento
debole
,
gli
si
ordinerà
il
brodo
di
carne
,
l
'
arrosto
di
bue
,
vitello
,
pollo
,
e
specialmente
dell
'
eccellente
cioccolatte
,
e
per
bevande
le
acque
zuccherate
,
aromatizzate
,
le
infusioni
leggiermente
toniche
,
per
esempio
la
camomilla
,
il
tiglio
,
l
'
acqua
di
fior
d
'
arancio
e
simili
.
Si
dovrà
in
seguito
sottoporre
il
soggetto
ad
esercizi
ginnastici
,
al
ballo
,
all
'
equitazione
,
al
giuoco
della
palla
,
del
bigliardo
,
ecc
.
,
e
qualunque
altro
esercizio
o
giuoco
che
richiegga
uno
sforzo
muscolare
,
così
si
riporterà
sul
tronco
quella
forza
che
è
in
eccesso
negli
organi
genitali
.
Se
questi
mezzi
fossero
vani
,
e
le
tendenze
erotiche
non
diminuissero
,
si
ricorrerà
alle
medicine
ed
agli
altri
mezzi
sedativi
ed
antivenerei
.
I
salassi
,
le
bevande
rinfrescanti
e
debilitanti
abbattono
l
'
irritazione
.
Ma
il
regime
alimentare
trionfa
su
tutto
.
Noi
abbiamo
dimostrato
questo
ad
evidenza
nella
nostra
Hygiène
alimentaire
,
e
infatti
coll
'
alimentazione
non
solo
si
possono
sradicare
le
malattie
,
ma
perfino
mutare
la
costituzione
dello
individuo
.
CAPITOLO
X
.
Igiene
dei
piaceri
venerei
.
PARTE
PRIMA
.
I
piaceri
dell
'
amore
gustati
con
prudenza
e
moderazione
servono
come
tutte
le
altre
funzioni
vitali
a
mantenere
la
nostra
salute
.
Invece
gli
eccessi
la
sciupano
,
e
sono
causa
di
gravissime
malattie
.
Quegli
spensierati
giovani
che
si
abbandonano
con
trasporto
alle
snervanti
voluttà
d
'
amore
,
e
si
vantano
coi
loro
amici
di
poter
più
volte
rinnovare
la
fatica
d
'
Ercole
,
non
sanno
che
la
loro
spavalderia
ed
imprudenza
attenterà
alla
loro
salute
,
alle
loro
facoltà
mentali
e
che
prepara
loro
una
vecchiezza
precoce
.
Quando
i
primi
desiderii
si
manifestano
bene
sarebbe
d
'
ammogliarsi
.
Ma
da
noi
pur
troppo
non
è
così
,
perché
si
prende
moglie
quando
si
è
già
avanzati
in
età
e
quando
si
ha
davanti
la
prospettiva
d
'
una
bella
dote
.
E
pur
troppo
i
desiderii
,
che
già
sono
abbastanza
forti
,
devono
essere
soddisfatti
.
Pur
troppo
,
dico
,
perché
per
soddisfarli
bisogna
gettarsi
in
braccio
alle
donne
pubbliche
!
Giovani
,
siate
per
lo
meno
sobrii
se
dovete
abbandonarvi
a
questi
mezzi
estremi
!
Le
prostitute
sono
a
temersi
,
perché
appartenendo
esse
a
tutti
gli
uomini
che
le
pagano
,
possono
facilmente
incalzarsi
varie
malattie
sempre
gravi
,
perché
infettano
il
sangue
,
e
fra
le
tante
la
più
grave
che
è
la
sifilide
.
Guai
a
colui
che
ne
è
colpito
,
perché
il
virus
non
solo
appesta
l
'
affetto
senza
speranza
di
guarigione
,
ma
si
trasmette
anche
alla
prole
innocente
.
Voi
,
giovani
,
pensate
ai
mali
che
vi
possono
danneggiare
varcando
la
soglia
di
una
casa
di
prostituzione
,
non
dispregiate
questi
consigli
,
pensate
che
la
vergogna
ed
il
rimpianto
succedono
sempre
alle
ore
dell
'
orgia
.
Eccone
un
esempio
.
RACCONTO
.
Un
giovane
di
24
anni
Alfonso
Du
...
,
figlio
d
'
agiata
famiglia
,
aveva
abbracciato
la
carriera
di
commerciante
.
Primo
commesso
di
una
delle
principali
case
della
capitale
,
era
ben
veduto
da
tutti
,
perché
amato
e
stimato
da
'
suoi
superiori
e
da
quelli
a
lui
sottoposti
.
Da
parecchi
anni
conviveva
con
una
donna
,
ma
l
'
aveva
circondata
da
tanto
mistero
che
nessuno
poteva
immaginare
questo
fatto
.
Ma
avuti
dei
dissensi
con
essa
,
erano
già
quattro
giorni
che
più
non
la
vedeva
,
quando
una
sera
in
compagnia
di
tristi
amici
varcò
la
soglia
di
un
postribolo
.
Mai
non
l
'
avesse
fatto
.
Ne
uscì
col
germe
di
una
malattia
che
amareggiò
la
sua
esistenza
.
S
'
affidò
ad
un
medico
,
ma
dopo
due
mesi
la
malattia
peggiorò
,
e
l
'
infelice
si
vide
perduto
.
Le
glandole
erano
oltremodo
gonfie
,
gli
cadevano
i
capelli
a
ciocche
,
la
pelle
gli
si
copriva
di
pustole
,
il
virus
straziava
orribilmente
il
povero
Alfonso
.
Fortuna
volle
che
un
suo
amico
lo
condusse
da
un
celebre
medico
,
il
quale
,
pur
non
nascondendogli
la
gravezza
del
suo
male
,
gli
promise
la
guarigione
se
adottava
il
suo
sistema
.
Alfonso
seguì
infatti
tutte
le
istruzioni
del
bravo
medico
,
e
dopo
10
mesi
si
credette
libero
dal
virus
che
l
'
infettava
.
Infatti
egli
si
sentiva
tanto
bene
che
dopo
due
mesi
pensò
a
prender
moglie
.
Il
medico
non
glielo
permise
,
dicendogli
però
che
poteva
ammogliarsi
senza
pericolo
di
trasmettere
la
malattia
ai
figli
dopo
due
anni
.
Alfonso
ebbe
tanta
costanza
di
aspettare
a
sposarsi
passati
i
ventiquattro
mesi
ed
ebbe
anche
la
consolazione
di
avere
un
figlio
.
Esso
crebbe
robusto
sino
al
ventesimosesto
mese
,
nel
quale
fu
colpito
da
un
'
oftalmia
purulenta
.
Questa
guarita
,
il
male
si
trasportò
all
'
orecchio
e
alla
bocca
.
Insomma
aveva
ereditato
il
male
paterno
.
La
povera
creaturina
rimase
mingherlina
per
tutta
la
sua
infanzia
.
Sorte
migliore
non
ebbe
il
secondo
figlio
,
epperò
la
sua
costituzione
rimase
egualmente
molto
gracile
.
Alfonso
,
desolato
,
decise
di
non
aver
più
figli
,
per
non
avere
il
dolore
di
vederli
sopportare
le
conseguenze
de
'
suoi
trascorsi
.
Povero
giovane
!
Egli
condusse
poi
una
vita
trista
,
pensando
che
i
suoi
due
figliolini
un
giorno
gli
rinfaccierebbero
le
amarezze
della
loro
esistenza
!
Ancora
qualche
anno
vegetò
piuttosto
che
visse
,
e
morì
di
dolore
e
di
crepacuore
!
Lettori
,
che
questo
fatto
vi
sia
d
'
esempio
.
Pensate
a
tutte
le
conseguenze
prima
di
gettarvi
fra
le
braccia
d
'
una
cortigiana
.
PARTE
SECONDA
.
Credo
utile
di
riassumere
in
questo
capitolo
alcuni
precetti
risguardanti
i
piaceri
dell
'
amore
.
L
'
unico
consiglio
per
conservare
a
lungo
la
propria
salute
è
di
gustare
con
moderazione
i
piaceri
venerei
.
Gli
eccessi
prostrano
il
nostro
fisico
ed
estenuano
le
nostre
forze
.
L
'
unico
mezzo
per
rendere
il
piacere
più
vivo
è
di
gustarlo
raramente
.
Inoltre
è
male
abbandonarsi
alle
voluttà
d
'
amore
dopo
il
pasto
,
perché
tale
voluttà
,
turbando
la
digestione
,
può
essere
causa
di
soffocazioni
,
di
svenimenti
e
fors
'
anche
di
apoplessia
.
Dopo
una
lunga
corsa
od
esercizi
che
richiedono
spreco
di
forze
fisiche
.
Quando
si
ha
qualche
organo
ammalato
,
si
prova
un
malessere
generale
,
perché
il
coito
non
farebbe
altro
che
accrescere
il
male
.
Si
debbono
scansare
o
reprimere
i
desideri
immoderati
,
o
i
trasporti
troppo
focosi
,
perché
logorando
rapidamente
la
macchina
umana
ci
possono
essere
funesti
.
Coloro
che
hanno
stomaco
debole
,
e
che
sono
disposti
alle
affezioni
polmonari
sono
generalmente
inclinati
a
siffatti
piaceri
,
dovranno
dunque
fare
ogni
sforzo
per
frenarsi
,
perché
le
voluttà
sensuali
precipitano
i
battiti
del
cuore
,
producono
delle
congestioni
ai
polmoni
,
che
sono
sempre
funeste
per
chi
tende
alla
tisi
.
Quando
l
'
appetito
venereo
fu
soddisfatto
,
oppure
quando
è
assopito
naturalmente
,
è
sempre
dannoso
alla
salute
il
ridestarlo
con
mezzi
morali
o
fisici
,
perché
bisogna
concedere
agli
organi
genitali
il
loro
istante
di
riposo
.
E
così
dicasi
di
tutti
i
mezzi
usati
dagli
impotenti
.
È
male
gustare
in
piedi
i
piaceri
dell
'
amore
,
perché
lo
spasimo
venereo
,
cagionando
una
forte
tensione
dei
muscoli
degli
arti
inferiori
che
già
portano
il
peso
del
corpo
,
li
affatica
oltre
misura
.
Le
conseguenze
non
si
manifestano
istantaneamente
,
e
fin
che
si
è
giovani
e
robusti
non
ci
si
bada
,
ma
ben
se
ne
accorge
quando
,
vecchi
,
le
gambe
,
ricusando
il
loro
ufficio
,
domandano
l
'
aiuto
del
bastone
,
e
si
affaticano
per
un
nonnulla
,
di
maniera
che
la
stanchezza
vi
accompagna
perfino
a
letto
.
Male
è
ripetere
il
coito
più
volte
,
perché
scuote
il
sistema
nervoso
ed
esaurisce
le
nostre
forze
.
Per
lo
meno
tra
un
accostamento
e
l
'
altro
è
bene
lasciare
l
'
intervallo
di
un
giorno
.
L
'
impotenza
si
riscontra
specialmente
nei
beoni
,
perché
il
loro
sangue
fu
riscaldato
da
liquori
,
da
vivande
aromatiche
,
da
idee
lubriche
,
che
accelerano
i
moti
del
cuore
ed
irritano
il
cervello
.
Può
derivare
anche
da
un
'
alimentazione
povera
,
debilitante
,
dal
regime
latteo
o
esclusivamente
vegetale
e
dall
'
uso
delle
bevande
acide
.
Siccome
le
perdite
della
donna
sono
minori
di
quelle
dell
'
uomo
,
così
essa
può
ripetere
il
coito
più
volte
,
ma
però
è
bene
se
ne
astenga
,
perché
è
provato
che
quelle
che
ne
abusano
vanno
soggette
alle
tristi
affezioni
delle
ovaie
,
della
matrice
,
qualche
volta
anche
al
cancro
.
Dunque
,
riassumendo
,
diremo
:
L
'
assoluta
continenza
,
come
l
'
incontinenza
della
voluttà
d
'
amore
,
sono
due
estremi
riprovati
dalla
natura
e
dalla
ragione
.
Infatti
se
la
continenza
è
conservata
strettamente
è
causa
d
'
una
sequela
di
malattie
e
di
acciacchi
,
e
qualche
volta
dà
luogo
alle
allucinazioni
oscene
,
alla
follia
,
al
delirio
erotico
.
L
'
incontinenza
o
gli
eccessi
,
come
abbiamo
veduto
logorano
istantaneamente
la
salute
,
e
sono
causa
di
sterilità
.
È
il
libertinaggio
che
produce
quegli
esseri
che
poi
crescono
gracili
e
sparuti
;
è
il
libertinaggio
che
riempie
le
sale
degli
ospedali
di
infelici
che
aspettano
la
morte
come
fine
dei
loro
mali
.
Giovani
,
guardatevi
dagli
eccessi
delle
voluttà
sensuali
;
essi
conducono
spesso
alla
morte
.
CAPITOLO
XI
.
Età
virile
e
i
suoi
piaceri
.
PARTE
PRIMA
.
Virilità
.
La
virilità
è
l
'
epoca
più
lunga
della
vita
umana
,
poichè
comincia
qualche
anno
dopo
della
pubertà
,
e
finisce
giunti
alla
prima
vecchiaia
.
Questa
è
l
'
epoca
la
più
felice
della
vita
di
colui
che
non
è
stato
deteriorato
dagli
eccessi
giovanili
,
dalle
malattie
o
dalla
privazione
.
È
l
'
epoca
in
cui
tutti
i
sogni
giovanili
ci
lasciano
,
nella
quale
la
riflessione
prende
il
loro
posto
,
e
la
realtà
si
presenta
senza
tante
illusioni
ai
nostri
occhi
oramai
fatti
esperti
.
Una
rivoluzione
fisica
e
morale
si
è
operata
nel
nostro
organismo
.
L
'
amore
scema
per
dar
luogo
ad
un
affetto
profondo
,
a
una
sincera
devozione
.
L
'
amicizia
diventa
un
bisogno
,
e
getta
nel
nostro
cuore
profonde
radici
.
È
in
questo
periodo
che
i
gusti
diventano
più
serii
e
ragionati
,
e
che
l
'
uomo
tende
a
procurarsi
una
stato
degno
di
lui
nella
società
.
Questa
è
l
'
epoca
dei
lavori
utili
,
nella
quale
i
piaceri
sono
meno
strepitosi
,
ma
più
vivi
,
nella
quale
non
si
gustano
le
distrazioni
se
uon
quando
si
hanno
adempiti
ai
doveri
di
cittadino
,
di
marito
,
di
padre
!
Di
marito
e
di
padre
,
dico
,
perché
in
questi
anni
l
'
uomo
si
cerca
una
sposa
buona
e
gentile
,
e
la
donna
un
compagno
laborioso
ed
onesto
.
Questo
passo
è
il
più
importante
della
vita
,
e
la
prudenza
di
usare
prima
di
stringere
il
nodo
coniugale
non
è
mai
troppa
,
perché
da
questa
unione
dipende
la
nostra
felicità
o
la
nostra
sventura
.
Ho
detto
che
una
grande
rivoluzione
si
è
operata
nel
morale
dell
'
individuo
;
infatti
esso
non
obbedisce
come
da
giovane
alle
prime
impressioni
,
ma
si
lascia
guidare
dalla
ragione
e
dall
'
esperienza
.
Prima
di
intraprendere
una
speculazione
riflette
,
la
guarda
da
tutti
i
suoi
lati
,
e
se
la
trova
dubbia
vi
rinunzia
per
non
esporre
i
suoi
beni
,
giacchè
egli
è
responsabile
anche
del
benessere
della
sua
famiglia
.
Cerca
qualunque
mezzo
onesto
di
arricchire
,
perché
le
ricchezze
acquistate
da
giovane
servono
nella
tarda
età
ed
all
'
educazione
dei
figli
suoi
.
Il
marito
deve
essere
più
sobrio
che
il
celibatario
nei
piaceri
dell
'
amore
e
condurre
una
vita
più
regolata
di
questi
,
perché
i
figli
che
procurerà
saranno
più
belli
e
rigogliosi
.
È
oramai
provato
che
le
qualità
fisiche
e
morali
del
padre
si
trasmettono
direttamente
ai
figli
,
per
cui
quanto
più
il
padre
godrà
una
florida
salute
,
tanto
più
il
figlio
crescerà
forte
e
robusto
.
È
dunque
necessario
per
un
padre
che
senta
il
proprio
dovere
,
che
abbia
a
dar
vita
ai
figli
che
diverranno
utili
alla
patria
,
stante
che
ciò
sta
per
tre
quarti
in
suo
potere
.
Dovrà
perciò
consultare
varii
libri
che
trattano
della
procreazione
,
fra
i
quali
anche
la
nostra
Hygiène
du
mariage
.
PARTE
SECONDA
Età
matura
.
L
'
età
matura
non
è
che
la
continuazione
della
virilità
,
quindi
tutte
le
qualità
che
in
quell
'
epoca
già
germogliavano
ora
prendono
vita
e
si
manifestano
.
Infatti
questa
è
l
'
epoca
la
più
pratica
della
vita
.
È
l
'
epoca
nella
quale
si
cercano
avidamente
le
ricchezze
,
le
cariche
,
gli
onori
,
nella
quale
l
'
uomo
si
occupa
con
ardore
per
aumentare
il
proprio
benessere
e
stabilirsi
una
fortuna
.
Quando
i
mezzi
che
egli
adopera
per
giungere
al
suo
fine
sono
onesti
,
allora
non
si
può
che
applaudire
,
ma
pur
troppo
non
tutti
li
impiegano
.
Questi
,
quantunque
dispensino
oro
,
dovunque
passano
,
dovrebbero
essere
disprezzati
!
Ma
non
lo
sono
;
l
'
oro
accieca
gli
occhi
del
volgo
,
e
purchè
gli
si
dia
denaro
non
svela
le
macchie
che
intaccherebbero
l
'
onore
di
questi
ricchi
.
Ai
nostri
tempi
la
potenza
del
danaro
è
sì
grande
che
con
esso
si
acquista
persino
l
'
onore
!
PARTE
TERZA
.
Piaceri
dell
'
età
matura
.
Siccome
nell
'
età
matura
il
cerchio
delle
relazioni
è
più
largo
che
durante
la
giovinezza
,
così
i
piaceri
saranno
più
numerosi
,
perché
maggiori
saranno
anche
le
soddisfazioni
.
Però
le
inclinazioni
ed
i
gusti
dell
'
uomo
in
questo
periodo
si
sono
cangiati
.
L
'
ardore
giovanile
che
lo
animava
nelle
sue
partite
di
piacere
è
scomparso
.
Gioie
più
calme
e
meno
effimere
sottentrarono
a
quelle
folli
e
strepitose
.
Ancora
gli
piacciono
i
divertimenti
,
i
solazzi
,
i
passatempi
,
ma
pur
godendoli
,
ha
sempre
innanzi
agli
occhi
il
fine
de
'
suoi
desiderii
.
In
quest
'
epoca
c
'
è
molta
varietà
di
piaceri
a
seconda
del
diverso
grado
che
si
occupa
nell
'
umano
consorzio
.
Pel
commerciante
i
prosperi
e
lucrosi
affari
sono
fonti
di
piacere
,
come
le
fortunate
speculazioni
pel
capitalista
,
un
isperato
raccolto
per
l
'
agricoltore
,
un
'
abbondante
messe
per
l
'
affittaiuolo
,
ecc
.
Non
è
forse
un
'
immensa
gioia
per
uno
scrittore
che
una
sua
opera
ottenga
un
favorevole
successo
?
Per
un
poeta
,
per
un
pittore
sapere
che
il
suo
nome
vola
di
bocca
in
bocca
accompagnato
da
elogi
e
ammirazione
?
Non
è
forse
una
gioia
sincera
quella
dell
'
impiegato
,
del
soldato
che
avanza
di
grado
,
che
si
rende
superiore
ai
compagni
per
la
sua
abilità
?
E
lo
scienziato
che
dopo
un
faticoso
studio
e
un
indefesso
lavoro
giunge
ad
ottenere
una
scoperta
che
renderà
un
immenso
servizio
all
'
umanità
non
prova
nell
'
anima
una
calda
soddisfazione
,
una
gioia
ineffabile
?
Infiniti
sono
i
piaceri
di
questo
genere
,
che
potrei
enumerare
,
sempre
graditi
agli
uomini
eletti
.
Gli
onori
,
le
decorazioni
,
le
distinzioni
,
ecc
.
sono
quelle
che
solleticano
vivamente
l
'
amor
proprio
dell
'
uomo
di
questa
età
.
Il
piacere
che
si
prova
giungendo
in
possesso
di
una
decorazione
,
per
esempio
,
è
tanto
più
grande
quanto
maggiori
furono
le
difficoltà
che
si
sorpassarono
per
arrivarvi
.
Però
bisogna
guardarsi
da
questi
generi
di
piaceri
,
perché
alle
volte
si
provano
delle
disillusioni
e
degli
acerbi
disinganni
,
vedendo
onorato
chi
non
ne
ha
punto
i
meriti
e
vedendo
sè
dimenticati
.
Ma
non
affliggetevi
per
questo
,
chè
il
merito
e
la
virtù
sempre
sono
ricompensati
!
PARTE
QUARTA
.
Piaceri
paterni
e
materni
.
Nell
'
età
matura
i
piaceri
della
tavola
sono
più
sentiti
e
più
ricercati
,
perché
quivi
generalmente
l
'
uomo
laborioso
riposando
delle
fatiche
giornaliere
,
prova
i
più
cari
piaceri
della
famiglia
.
È
infatti
a
tavola
che
il
padre
di
famiglia
si
trova
circondato
dai
suoi
cari
figliuoletti
,
e
quando
l
'
appetito
non
manca
a
nessuno
,
il
pranzo
è
allegro
e
chiassoso
,
perché
in
quest
'
ora
in
cui
tutti
sono
riuniti
si
raccontano
le
cose
della
giornata
,
e
generalmente
l
'
allegria
regna
tra
la
famigliuola
.
Il
pranzo
del
celibe
invece
è
privo
di
tutta
questa
gioia
sincera
,
anzi
è
il
più
delle
volte
freddo
e
melanconico
,
perché
il
suo
cuore
non
si
apre
alle
dolcezze
infinite
che
procurano
una
moglie
affettuosa
e
dei
vispi
fanciulletti
.
Gioia
e
piacere
maggiore
provano
il
padre
o
la
madre
quando
ricorre
il
santo
del
loro
nome
,
perché
i
figli
lor
fanno
a
gara
a
preparare
loro
mille
sorprese
,
che
loro
attesti
il
loro
affetto
e
la
loro
riconoscenza
.
E
questi
sono
piaceri
vivi
,
che
scendono
soavi
al
cuore
,
e
vi
lasciano
traccie
indelebili
,
sono
piaceri
che
sorpassano
di
lunga
quelli
che
si
gustano
al
teatro
,
a
un
ballo
,
ad
un
festino
,
sono
piaceri
infine
che
non
può
immaginare
se
non
chi
ha
moglie
ed
è
padre
di
figli
amorosi
ed
educati
.
PARTE
QUINTA
.
L
'
uomo
prudente
che
desidera
una
vecchiaia
esente
da
infermità
deve
essere
in
particolar
modo
sobrio
dei
piaceri
dell
'
amore
dai
40
ai
50
anni
,
perché
,
sebbene
l
'
uomo
si
trovi
ancora
forte
e
robusto
,
pure
,
essendo
la
perdita
di
fluido
nerveo
piuttosto
copioso
,
così
ne
deriva
un
indebolimento
muscolare
,
e
alle
volte
un
malessere
non
si
ripara
che
col
tempo
e
talora
imperfettamente
.
Dalla
sua
nascita
sino
ai
40
anni
le
funzioni
organiche
dell
'
uomo
crescono
crescono
,
poi
rimanendo
un
po
'
stazionarie
,
decrescono
sensibilmente
.
Come
nelle
altre
età
l
'
amore
è
un
grato
piacere
,
così
lo
è
anche
nell
'
età
matura
,
ma
il
marito
non
ha
per
iscopo
dell
'
amore
il
solo
piacere
.
Esso
pensa
alla
prole
,
perché
in
questa
età
la
si
desidera
ardentemente
.
Ripeteremo
dunque
che
l
'
uomo
ammogliato
deve
essere
più
che
mai
sobrio
dei
piaceri
d
'
amore
,
perché
questi
diminuiscono
le
sue
forze
fisiche
ed
intellettuali
,
delle
quali
più
che
mai
abbisogna
,
e
perché
deve
sentire
il
dovere
di
procreare
figli
forti
e
robusti
,
e
se
il
suo
corpo
è
sciupato
gli
esseri
a
cui
darà
la
vita
saranno
pure
deboli
e
gracili
.
Infatti
è
oramai
provato
l
'
ereditorietà
delle
qualità
fisiche
e
morali
del
padre
,
e
se
quest
'
opera
lo
permettesse
si
potrebbero
citare
mille
esempi
a
testimonianza
.
Ripetiamo
dunque
per
conclusione
che
coloro
i
quali
nella
giovinezza
fuggono
gli
eccessi
e
i
disordini
,
godono
nella
virilità
maggior
numero
di
piaceri
.
CAPITOLO
XII
.
Nubilità
Età
matura
.
Quantunque
i
piaceri
della
donna
sieno
meno
numerosi
e
svariati
di
quelli
dell
'
uomo
,
pure
non
sono
meno
vivi
,
anzi
le
donne
li
sentono
maggiormente
e
più
profondamente
di
noi
.
Il
sogno
della
giovinetta
è
di
potersi
unire
con
un
nodo
indissolubile
all
'
uomo
che
ama
,
che
ha
fatto
sossultare
il
suo
cuore
,
e
di
poter
legittimare
il
suo
amore
col
matrimonio
.
E
il
giorno
di
nozze
rimane
sempre
scolpito
nel
suo
cuore
come
un
lieto
e
sacro
ricordo
.
La
gioia
della
giovane
sposa
sempre
più
si
aumenta
quando
ella
sentirà
portare
nel
seno
il
frutto
del
suo
amore
,
perché
presto
avrà
la
consolazione
di
sentirsi
chiamare
col
dolce
nome
di
madre
!
Nulla
è
più
dolce
infatti
per
una
donna
di
vedersi
circondata
da
una
corona
di
figliuoletti
vispi
e
graziosi
.
La
donna
incinta
negli
antichi
tempi
era
stimata
ed
onorata
da
tutti
.
Presso
i
Romani
e
presso
i
Greci
si
prodigavano
tutte
le
cure
le
più
amorose
.
La
condizione
non
influiva
nulla
,
la
donna
incinta
aveva
la
preminenza
su
tutti
,
perché
essa
doveva
dare
alla
patria
un
cittadino
di
più
.
I
Greci
si
alzavano
rispettosamente
all
'
avvicinarsi
di
una
donna
in
istato
di
gravidanza
,
e
anche
oggi
la
società
civile
prodiga
le
più
minuziose
attenzioni
alla
donna
che
sta
per
diventare
madre
di
famiglia
.
Voi
donne
che
non
avete
scelto
un
compagno
,
se
comprendeste
le
soavi
gioie
della
maternità
,
sono
sicuro
che
invidiereste
colei
che
tiene
fra
le
sue
braccia
un
bambinello
vezzoso
,
che
lo
nutre
col
suo
latte
,
che
lo
bacia
,
che
lo
accarezza
,
e
per
ricompensa
vuole
da
lui
un
sorriso
che
dimostri
la
sua
contentezza
.
Non
si
possono
descrivere
con
parole
le
emozioni
,
le
gioie
che
può
provare
una
madre
,
emozioni
sempre
dolci
,
gioie
sempre
ineffabili
.
Il
marito
poi
,
quantunque
abbrutito
dai
vizii
,
prodiga
alla
moglie
incinta
le
attenzioni
di
cui
egli
è
capace
.
La
gravidanza
dunque
è
l
'
epoca
più
importante
della
vita
femminile
.
CAPITOLO
XIII
.
Igiene
dell
'
età
matura
.
L
'
igiene
di
questa
età
comprende
le
azioni
della
vita
fisica
e
morale
,
ma
principalmente
sulle
tendenze
essa
deve
apportare
i
suoi
consigli
.
Come
già
abbiamo
accennato
,
ciò
che
si
impadronisce
dell
'
uomo
a
questa
età
è
l
'
ambizione
e
la
vanità
.
È
infatti
in
questa
età
che
l
'
uomo
ambisce
alle
cariche
,
agli
onori
,
alle
ricchezze
,
alle
distinzioni
.
Questa
passione
se
non
oltrepassa
i
limiti
è
di
vantaggio
all
'
uomo
,
perché
gli
dà
il
coraggio
e
il
desiderio
di
sopportare
e
di
riescire
.
Ma
se
tale
passione
oltrepassa
i
limiti
,
allora
è
dannosa
e
rende
all
'
individuo
che
è
assalito
la
vita
pesante
e
penosa
.
È
allora
che
il
desiderio
di
possedere
ricchezze
,
di
acquistare
una
fortuna
,
si
impossessa
di
lui
e
gli
resta
nella
mente
come
un
'
idea
fissa
.
Si
combatta
dunque
questa
passione
al
suo
nascere
,
si
cerchi
qualunque
mezzo
per
soffocarla
,
perché
la
tendenza
all
'
acquisività
,
spinta
all
'
eccesso
,
può
diventare
avarizia
,
e
all
'
avarizia
va
sempre
unita
l
'
invidia
,
questa
passione
che
rode
sordamente
l
'
animo
dell
'
uomo
,
e
che
sempre
cresce
e
mai
non
gli
lascia
riposo
.
Tuttavia
anche
quando
questa
passione
si
è
impadronita
di
noi
non
bisogna
mai
disperare
,
perché
con
forza
d
'
animo
si
può
sradicarla
dal
cuore
.
I
mezzi
che
si
suggeriscono
sono
i
soliti
che
distruggono
il
nostro
spirito
,
e
ci
offrono
nuovi
piaceri
.
Tali
sono
la
caccia
,
la
pesca
,
la
scherma
,
i
viaggi
,
l
'
equitazione
,
ecc
.
I
piaceri
che
in
questa
età
predominano
sono
i
piaceri
della
tavola
.
Abbiamo
già
detto
che
l
'
individuo
giunto
a
questa
età
ricerca
tutte
le
vivande
le
più
piacevoli
e
i
vini
più
squisiti
,
perché
questi
piaceri
sono
quelli
che
maggiormente
rallegrano
l
'
individuo
.
Questi
piaceri
,
gustati
moderatamente
,
sono
di
vantaggio
all
'
uomo
,
perché
gli
procurano
distrazioni
e
gioie
,
essendochè
si
riunisce
in
liete
brigate
d
'
amici
e
di
compagni
.
Ma
se
questi
piaceri
occupano
troppo
la
mente
dell
'
individuo
,
allora
degenerano
nella
ghiottornia
,
vizio
che
,
oltre
all
'
essere
sprezzato
da
tutti
,
può
nuocere
immensamente
alla
salute
.
L
'
abuso
delle
vivande
stuzzicanti
e
dei
liquori
sono
cagioni
di
gravissime
infermità
che
,
sviluppandosi
presto
o
tardi
,
sono
però
d
'
una
gravezza
talora
irrimediabile
.
Le
bevande
alcooliche
in
ispecie
portano
un
immenso
danno
al
sistema
nervoso
,
e
producendo
sconcerti
nel
cervelletto
,
intorpidiscono
l
'
intelligenza
dell
'
individuo
che
ne
abusa
,
rendendolo
vecchio
prima
del
tempo
e
inutile
a
sè
stesso
ed
alla
società
.
Con
tutto
ciò
però
io
non
biasimo
gli
allegri
pranzi
di
famiglia
,
perché
sono
essi
mezzi
eccellenti
per
far
nascere
le
gioie
sì
pure
e
sì
sante
come
quelle
dell
'
amicizia
.
Però
ricorderò
ancora
che
coloro
che
sono
ingordi
e
mangiano
più
del
bisogno
diventano
stupidi
,
sonnacchiosi
,
pigri
,
vanno
soggetti
a
malattie
infiammatorie
e
possono
con
tutte
le
probabilità
essere
colpiti
d
'
apoplessia
.
Gli
uomini
dovrebbero
fare
come
fanno
gli
animali
;
mangiare
e
bere
solamente
quando
hanno
fame
e
sete
,
e
non
stuzzicare
l
'
appetito
per
gustare
gli
squisiti
cibi
e
le
delicate
vivande
.
Fin
che
si
è
giovani
la
costituzione
è
robusta
,
e
non
sente
le
tristi
conseguenze
degli
eccessi
,
ma
giunti
all
'
età
matura
gli
organi
,
trovandosi
logorati
,
non
prestano
intiero
il
loro
ufficio
,
e
troppo
tardi
si
rimpiangono
i
bagordi
trascorsi
.
CAPITOLO
XIV
.
Prima
vecchiaia
.
La
prima
vecchiaia
comprende
nell
'
uomo
il
periodo
dai
50
ai
65
anni
,
nella
donna
dai
45
ai
55
.
Periodo
poi
che
in
ambo
i
sessi
varia
in
più
od
in
meno
a
seconda
della
costituzione
dell
'
individuo
che
gli
fu
trasmessa
dai
genitori
.
Questa
età
è
per
taluni
piena
di
acciacchi
,
per
altri
scorre
limpida
e
serena
.
È
in
questa
epoca
che
si
manifestano
tutte
le
tristi
conseguenze
degli
eccessi
giovanili
,
è
in
questa
epoca
che
si
riprovano
tutti
gli
abusi
ed
anche
le
soverchie
continenze
.
Se
invece
nella
giovane
età
l
'
individuo
ha
condotto
una
vita
regolare
,
ed
i
disordini
ed
i
vizi
non
hanno
logorato
i
suoi
organi
,
allora
la
prima
vecchiaia
può
essergli
grata
,
perché
ancora
può
provare
varii
piaceri
.
Quando
però
l
'
età
del
declino
arriva
si
devono
raddoppiare
le
attenzioni
e
le
cure
,
perché
il
minimo
eccesso
è
in
questa
età
fatale
.
I
piaceri
che
si
provano
in
questa
età
non
sono
molto
variati
,
perché
a
60
anni
si
affatica
facilmente
.
Si
cerchino
quindi
quei
piaceri
che
richiedono
minor
spreco
di
forze
muscolari
.
Si
abbandoneranno
dunque
le
passeggiate
lunghe
,
le
partite
di
caccia
,
di
pesca
,
di
campagna
.
Si
cercheranno
invece
le
riunioni
d
'
amici
nei
caffè
o
nei
clubs
,
i
concerti
;
si
frequenteranno
i
teatri
,
le
accademie
musicali
,
le
case
private
,
le
distrazioni
artistiche
.
Questa
è
l
'
età
nella
quale
si
attende
con
più
pazienza
ai
lavori
non
faticosi
.
Per
un
pittore
od
uno
scultore
questa
è
l
'
età
nella
quale
più
diligentemente
attende
ai
suoi
artistici
lavori
.
Nelle
lunghe
sere
d
'
inverno
questi
buoni
vecchietti
cercano
di
scacciare
la
noia
facendo
una
partitina
agli
scacchi
,
alle
carte
,
a
dama
o
a
dominò
.
Inoltre
il
piacere
più
sviluppato
in
questa
età
è
quello
della
tavola
.
In
quest
'
epoca
però
non
si
bada
alla
quantità
ma
specialmente
alla
qualità
del
cibo
,
e
al
vecchio
piace
immensamente
di
vedersi
davanti
una
tavola
bene
imbandita
e
ama
gustare
un
po
'
di
molti
cibi
squisiti
.
Si
guardi
però
il
vecchio
dalla
ghiottornia
,
perché
una
sola
indigestione
può
essergli
fatale
.
Siate
dunque
prudenti
,
perché
anche
il
proverbio
dice
:
Chi
più
mangia
meno
mangia
.
CAPITOLO
XV
.
Dell
'
erotismo
nella
vecchiaia
.
Quando
l
'
individuo
,
uomo
o
donna
,
è
giunto
alla
vecchiaia
deve
astenersi
assolutamente
dai
piaceri
che
procura
l
'
amore
.
Quantunque
la
facoltà
riproduttrice
occupi
la
più
gran
parte
della
vita
umana
,
pure
finisce
al
cominciare
della
vecchiaia
,
ossia
verso
i
60
o
65
anni
.
Le
forze
dell
'
uomo
verso
questa
età
sempre
più
diminuiscono
,
e
per
lo
più
anche
i
suoi
desiderii
.
Così
vuole
natura
.
L
'
imprudente
che
osasse
infrangere
queste
leggi
si
troverebbe
ben
presto
pentito
,
perché
andrebbe
incontro
ad
amare
disillusioni
.
E
pur
troppo
si
è
constatato
che
in
questa
età
i
desiderii
si
ridestano
in
molti
con
una
insolita
forza
,
e
si
mantengono
con
una
certa
costanza
nella
mente
del
misero
che
ne
è
assalito
.
Questo
,
invece
di
accarezzare
e
secondare
tali
desiderii
,
deve
fare
di
tutto
onde
allontanarli
da
sè
.
E
pur
troppo
nella
maggioranza
dei
casi
ciò
non
avviene
.
Il
vecchio
che
è
assalito
da
questi
nocivi
desiderii
,
cerca
ogni
mezzo
per
poter
soddisfarli
e
per
ristabilire
la
sua
attitudine
genitale
.
Infelice
!
esso
forse
ignora
il
danno
che
da
ciò
deriva
.
Esso
forse
ignora
la
malattia
,
gli
acciacchi
che
lo
assaliranno
,
conseguenze
di
questa
insana
passione
.
Ebbene
legga
attentamente
queste
poche
righe
,
e
se
ragiona
si
asterrà
per
sempre
dal
gustare
i
piaceri
dell
'
amore
.
Ogni
sacrifizio
che
il
vecchio
dedica
all
'
amore
è
una
parte
della
salute
,
della
sua
stessa
esistenza
che
da
lui
sen
fugge
.
Di
più
il
vecchio
che
si
abbandona
ai
piaceri
venerei
subisce
un
enorme
disperdimento
di
fluido
nerveo
,
e
siccome
questa
perdita
non
si
può
riparare
come
in
gioventù
,
ne
deriva
che
lo
individuo
resta
abbattuto
per
settimane
intere
.
L
'
abuso
poi
produce
delle
laboriose
digestioni
,
delle
notti
insonni
,
delle
tremende
infiammazioni
alla
vescica
e
mille
altre
malattie
che
conducono
l
'
individuo
alla
tomba
.
Si
guardi
bene
da
ciò
il
vecchio
,
perché
se
coltiva
la
sua
lubrica
immaginazione
può
essere
colpito
da
quella
schifosa
malattia
che
abbiamo
precedentemente
descritta
:
la
follia
erotica
!
CAPITOLO
XVI
.
Prima
vecchiaia
,
sue
distrazioni
e
suoi
piaceri
.
Anche
la
prima
vecchiaia
che
,
come
abbiamo
già
detto
,
corre
dai
60
ai
70
anni
,
può
offrire
i
suoi
piaceri
e
le
sue
distrazioni
.
Il
vecchio
che
è
arrivato
a
questa
età
senza
aver
abusato
delle
cose
mondane
,
senza
essere
in
preda
a
dolori
e
ad
afflizioni
morali
,
e
che
si
trova
in
condizioni
agiate
,
può
condurre
una
vita
abbastanza
felice
,
accontentandosi
del
proprio
stato
,
e
cercando
le
distrazioni
proprie
alla
sua
età
.
Questa
per
chi
ha
lavorato
per
tutta
la
vita
è
un
'
epoca
di
riposo
,
è
un
'
epoca
nella
quale
,
non
essendo
più
soggetto
agli
usi
del
mondo
,
può
condurre
una
vita
indipendente
e
gustare
la
sua
libertà
.
Questa
età
riesce
più
ricca
di
distrazioni
per
colui
che
ha
avuto
la
fortuna
d
'
istruirsi
.
Infatti
quale
migliore
distrazione
della
conversazione
per
un
vecchio
?
Quale
maggior
passatempo
di
discutere
su
mille
cose
tra
parenti
e
amici
?
La
conversazione
in
generale
è
piacevole
pel
vecchio
,
perché
egli
ama
riandare
coi
suoi
amici
d
'
infanzia
sulle
cose
passate
,
sugli
avvenimenti
,
sulle
peripezie
comuni
della
giovinezza
;
ed
ora
che
si
è
divenuti
più
riflessivi
,
si
considerano
attentamente
le
scapate
giovanili
,
e
se
ne
cavano
utili
avvertimenti
per
la
gioventù
nascente
.
Anche
la
lettura
offre
un
gradevole
passatempo
pel
vecchio
istruito
,
perché
non
solo
trova
diletto
nella
lettura
dei
giornali
,
ma
anche
nelle
produzioni
letterarie
rinomate
,
e
si
compiace
di
vedere
i
progressi
nelle
arti
e
nelle
scienze
.
In
questa
età
si
apprezzano
quei
lavori
classici
che
da
giovani
si
trascuravano
,
e
si
leggono
e
si
analizzano
con
piacere
.
Ma
il
più
dolce
piacere
che
il
vecchio
possa
provare
si
è
quello
del
far
del
bene
.
E
per
far
ciò
non
occorrono
le
ricchezze
;
un
consiglio
,
un
saggio
avvertimento
,
una
correzione
a
tempo
possono
apportare
più
utili
frutti
che
una
manciata
d
'
oro
.
Il
far
del
bene
non
consiste
solo
,
come
molti
lo
credono
,
di
distribuire
elemosine
quà
e
là
dove
la
miseria
fa
strage
;
vi
sono
infelici
che
muoiono
di
fame
piuttosto
che
abbassarsi
a
domandar
l
'
elemosina
.
Il
vecchio
che
ama
di
vedersi
venerato
e
amato
da
tutti
deve
andare
egli
stesso
a
visitare
gli
ammalati
,
a
soccorrere
i
poverelli
;
in
persona
deve
penetrare
nei
più
oscuri
bugigattoli
,
incoraggiare
il
misero
,
procurargli
un
utile
lavoro
,
asciugare
le
lagrime
agli
orfanelli
.
Egli
deve
cercare
di
mantenere
la
pace
ovunque
egli
possa
,
egli
deve
avviare
i
giovani
sulla
retta
strada
del
buono
,
del
bello
,
del
vero
;
egli
deve
cercare
di
lenire
i
dolori
,
calmare
gli
affanni
!
Egli
insomma
deve
mettere
la
sua
esperienza
a
profitto
di
quei
poverelli
che
si
trovano
in
condizioni
d
'
abbisognarne
.
Così
facendo
egli
sarà
da
tutti
benedetto
,
i
suoi
protetti
e
i
suoi
beneficati
pregheranno
per
lui
l
'
Ente
Supremo
.
La
sua
vita
trascorrerà
lieta
e
serena
,
l
'
orizzonte
sempre
azzurro
gli
arriderà
sempre
,
non
una
nube
offuscherà
il
suo
avvenire
e
camminerà
verso
la
tomba
su
un
allegro
cammino
coperto
di
fiori
.
La
sua
coscienza
sarà
pura
e
tranquilla
,
un
'
interna
soddisfazione
lo
renderà
contento
perché
tutti
lo
mostreranno
a
dito
,
come
il
benefattore
dei
poveri
,
il
consolatore
degli
afflitti
.
E
quando
Iddio
lo
chiamerà
a
sè
,
egli
morrà
rimpianto
da
tutti
i
suoi
protetti
,
che
rimanderanno
il
suo
nome
ai
posteri
a
eterna
memoria
della
loro
sincera
gratitudine
e
riconoscenza
.
CAPITOLO
XVII
.
Seconda
vecchiaia
PARTE
PRIMA
.
La
seconda
vecchiaia
comincia
nel
70°
anno
,
e
finisce
verso
il
79°
anno
più
anno
meno
e
seconda
della
costituzione
del
regime
e
della
condizione
sociale
dell
'
individuo
.
Questa
età
,
secondo
i
fisiologi
,
sarebbe
la
penultima
della
vita
umana
,
ma
è
ben
raro
che
l
'
individuo
che
raggiunga
questo
periodo
sia
ancora
in
buona
salute
,
perché
di
rado
un
giovane
si
mantiene
lontano
dai
vizi
e
dagli
abusi
.
Gli
svaghi
e
i
passatempi
di
questa
età
sono
affini
a
quelli
della
precedente
,
solo
che
diventano
molto
più
rari
.
Il
vecchio
a
70
anni
desidera
la
quiete
,
il
riposo
.
Le
distrazioni
che
ancora
gli
rimangono
sono
la
compagnia
di
un
amico
d
'
infanzia
,
la
tavola
,
la
pipa
o
la
tabacchiera
.
Ciò
che
a
un
settuagenario
torna
molto
caro
e
gradito
è
il
discorrere
della
sua
gioventù
,
delle
sue
avventure
,
delle
sue
buone
azioni
,
e
una
debolezza
comune
a
tutti
i
vecchi
è
quella
di
sentirsi
lodare
.
Un
altro
piacere
speciale
a
certi
individui
è
quello
di
ammassare
ricchezze
per
paura
che
abbia
loro
a
mancare
il
necessario
,
anche
quando
hanno
denaro
più
del
bisogno
.
Coloro
poi
che
furono
prodighi
in
gioventù
sono
ora
tanto
più
parchi
ed
economi
.
Qualità
del
resto
che
gli
eredi
trovano
buona
quando
il
vecchio
non
si
assoggetti
a
privazioni
.
PARTE
SECONDA
.
Dell
'
abitudine
e
della
noia
dei
vecchi
.
Pei
vecchi
settuagenari
l
'
abitudine
è
divenuta
una
necessità
,
una
propensione
irresistibile
della
loro
esistenza
che
bisogna
guardarsi
bene
dal
contrastare
,
perché
ne
potrebbe
derivare
uno
sconcerto
nel
debole
organismo
dell
'
individuo
.
Nei
vecchi
le
abitudini
si
verificano
su
tutte
le
cose
e
su
tutte
le
circostanze
della
vita
.
Inutile
è
l
'
enumerare
tutte
le
occupazioni
,
gli
svaghi
dei
quali
un
vecchio
può
formarsi
un
'
abitudine
.
Diverse
sono
a
seconda
del
suo
grado
,
della
sua
posizione
sociale
.
Così
può
riscontrarsi
l
'
abitudine
di
alzarsi
e
coricarsi
ad
una
data
ora
,
di
fare
quella
data
passeggiata
,
quella
tale
visita
,
di
frequentare
una
conversazione
,
un
caffè
,
ecc
.
;
abitudini
che
se
gli
sono
contrariate
,
il
vecchio
diventa
irascibile
,
si
inquieta
e
si
attrista
.
E
infatti
è
evidente
.
Il
poveretto
a
quest
'
età
,
non
potendo
gustare
certi
piaceri
,
non
potendo
avere
altri
svaghi
,
si
attacca
vivamente
a
questi
ultimi
passatempi
che
gli
rimangono
per
non
restare
solo
e
non
lasciarsi
sopraffare
dalla
noia
.
La
noia
infatti
è
uno
dei
principali
nemici
della
nostra
salute
.
La
noia
colpisce
il
nostro
fisico
e
il
nostro
morale
.
Essa
ci
abbatte
e
ci
annichilisce
rendendoci
incapaci
di
operare
con
saggia
energia
.
Ciò
che
mantiene
viva
ed
animata
la
vita
nostra
è
la
speranza
di
raggiungere
un
fine
che
abbiamo
concepito
.
Se
questa
speranza
per
varii
motivi
viene
a
cessare
,
cessa
anche
lo
stimolo
,
l
'
eccitante
della
vita
,
la
noia
sopravviene
e
l
'
uomo
da
questa
assalito
più
non
vive
,
ma
vegeta
.
Se
la
noia
è
mortale
per
un
giovane
,
lascio
immaginare
al
lettore
quanto
funesta
sia
per
un
vecchio
la
cerchia
delle
cui
distrazioni
è
sì
ristretta
.
Quando
essa
assalisce
il
povero
settuagenario
,
esso
non
desidera
altro
che
la
morte
venga
a
por
fine
alla
sua
monotona
e
melanconica
vita
di
amarezze
e
di
rimpianti
.
Felice
è
il
letterato
,
il
filosofo
e
l
'
artista
che
s
'
invecchia
;
per
loro
la
vecchiezza
non
ha
queste
mortali
ore
di
noie
e
di
scoraggiamento
.
Felice
il
vecchio
che
ha
la
fortuna
di
passare
gli
ultimi
suoi
anni
in
grembo
alla
sua
famiglia
,
circondato
dai
figli
amorosi
e
da
una
allegra
corona
di
nipotini
.
Per
lui
le
ore
scorrono
piacevoli
e
serene
!
Felice
anche
il
settuagenario
contadino
,
che
,
conducendo
una
vita
operosa
,
quantunque
dura
e
faticosa
,
non
può
essere
assalito
dalla
noia
.
Felice
infine
il
vecchio
che
da
giovane
ha
condotta
una
vita
regolata
,
perché
godendo
ora
buona
salute
,
può
camminare
ridente
e
sereno
verso
l
'
età
del
declino
.
PARTE
TERZA
.
Decrepitezza
.
La
decrepitezza
è
l
'
ultima
fase
della
vita
umana
.
Pochi
sono
coloro
che
vi
arrivano
,
e
questi
pochi
sono
tormentati
da
acciacchi
e
da
diversi
malanni
.
In
quest
'
epoca
le
distrazioni
sono
infinitamente
rare
.
L
'
ottuagenario
,
essendo
molto
debole
,
ha
bisogno
d
'
un
costante
riposo
,
quindi
le
lunghe
passeggiate
più
non
convengono
a
lui
.
Esso
pone
la
sua
vita
quasi
sempre
seduto
sul
seggiolone
.
Le
sue
membra
inferiori
essendosi
di
molto
affievolite
hanno
bisogno
d
'
un
bastone
sul
quale
appoggiarsi
per
camminare
.
I
sensi
più
non
gli
servono
,
perché
funzionano
imperfettamente
;
il
gusto
è
quello
che
ancor
più
gli
serve
.
Lo
stomaco
,
se
ha
condotto
una
vita
regolata
nelle
fasi
precedenti
della
vita
,
funziona
regolarmente
,
e
quindi
anche
la
salute
sarà
buona
.
L
'
unico
passatempo
che
resta
all
'
ottuagenario
è
la
conversazione
.
Però
egli
ama
sempre
discorrere
delle
passate
cose
,
e
trova
che
tutto
una
volta
andava
meglio
,
che
il
mondo
presentava
più
attrattive
,
che
insomma
ora
più
non
si
progredisce
e
che
si
comincia
a
deteriorare
.
Così
sembrano
le
cose
a
lui
,
perché
i
suoi
sensi
affievoliti
non
funzionano
che
imperfettamente
,
E
conducendo
questa
vita
abbastanza
monotona
ogni
giorno
s
'
avvicina
ad
una
morte
serena
e
tranquilla
.
Pochi
però
arrivano
alla
morte
senile
.
I
più
sono
colpiti
avanti
la
caducità
.
CAPITOLO
XVIII
.
Dei
sensi
.
Come
la
storia
naturale
ce
lo
insegna
,
cinque
sono
i
sensi
umani
.
La
vista
,
l
'
udito
,
l
'
odorato
,
il
gusto
,
il
tatto
.
Per
mezzo
di
essi
noi
siamo
suscettivi
di
dolore
o
di
piacere
.
I
sensi
ricevono
la
impressione
esterna
,
la
quale
viene
immediatamente
trasmessa
al
cervello
per
mezzo
dei
nervi
.
Colui
che
possiede
i
suoi
sensi
in
tutta
la
loro
integrità
può
essere
felice
,
perché
sopra
essi
agiscono
tutti
gli
eccitanti
della
vita
.
Per
ragioni
plausibili
ed
incontrastate
i
fisiologi
hanno
collocato
i
sensi
in
ordine
di
merito
come
più
sopra
li
abbiamo
accennati
.
La
vista
occupa
il
primo
posto
,
perché
è
il
senso
il
più
delicato
e
sottile
.
La
retina
,
principale
organo
della
visione
,
è
il
prolungamento
dei
nervi
ottici
,
è
perciò
quindi
che
gli
occhi
brillano
del
fuoco
della
mente
.
L
'
udito
,
che
occupa
il
secondo
posto
,
ha
pure
la
sua
origine
nel
cervello
.
È
un
senso
abbastanza
esteso
perché
possiamo
intendere
i
suoni
più
minuti
a
grandi
distanze
.
L
'
odorato
,
che
ha
col
cervello
meno
intimità
,
ha
anche
una
sfera
d
'
azione
poco
estesa
.
Il
gusto
,
che
occupa
il
quarto
posto
,
è
ancora
più
lontano
del
cervello
e
non
agisce
se
non
colle
molecole
colle
quali
è
in
contatto
.
Il
tatto
infine
,
che
occupa
il
quinto
posto
,
è
il
più
esteso
,
e
si
esercita
immediatamente
su
tutti
i
corpi
sottomessi
alla
sua
azione
.
A
seconda
della
corrispondenza
e
dell
'
armonia
che
esiste
fra
questi
sensi
,
le
facoltà
intellettuali
sono
altrettanto
sviluppate
.
Per
esempio
,
le
orecchie
,
gli
occhi
ben
conformati
trasmettono
rigorosamente
al
cervello
le
sensazioni
che
provano
.
Siccome
la
vista
e
l
'
udito
sono
in
maggior
relazione
col
cervello
,
così
questi
,
ricevendo
le
impressioni
del
bello
,
sono
detti
sensi
superiori
.
Il
gusto
e
il
tatto
invece
,
che
ne
sono
più
lontani
,
non
ricevono
che
impressioni
fisiche
,
perciò
chiamaronsi
sensi
inferiori
.
L
'
odorato
appartiene
tanto
alla
prima
,
quanto
alla
seconda
categoria
a
seconda
delle
occasioni
.
Quanto
più
i
sensi
superiori
sono
esercitati
,
tanto
meno
hanno
preponderanza
gli
inferiori
e
viceversa
.
In
generale
un
senso
più
degli
altri
esercitato
sempre
più
si
sviluppa
e
prepondera
su
noi
.
Per
esempio
,
i
fanciulli
che
hanno
bisogno
di
mangiare
sovente
si
mostrano
ordinariamente
golosi
,
ecc
.
PARTE
PRIMA
.
Piaceri
dei
sensi
.
Vista
.
La
vista
,
come
senso
superiore
,
è
fonte
di
piaceri
d
'
un
ordine
elevato
.
Questi
piaceri
colpiscono
ordinariamente
l
'
immaginazione
,
mettendo
in
attuazione
le
facoltà
intellettuali
.
Infinite
sono
le
impressioni
che
ci
procura
la
vista
,
impressioni
gradevoli
o
dolorose
,
diverse
le
une
dalle
altre
,
che
fanno
però
sempre
breccia
nell
'
animo
nostro
.
Non
è
forse
cogli
occhi
che
noi
ammiriamo
le
bellezze
dell
'
universo
,
che
noi
apprezziamo
le
produzioni
del
Creatore
?
Sempre
ci
occorre
di
vedere
;
la
vista
è
il
senso
il
più
indispensabile
.
Qualunque
divertimento
che
noi
godiamo
,
qualunque
passatempo
che
ci
procuriamo
ha
per
fattore
principale
la
vista
.
Noi
viaggiamo
,
andiamo
in
campagna
,
al
teatro
,
ecc
.
;
è
per
vedere
luoghi
nuovi
,
per
bearsi
alla
vista
di
prospettive
incantevoli
,
per
vedere
le
produzioni
più
spettacolose
.
Non
è
forse
delizioso
l
'
assistere
ad
un
ballo
grandioso
?
Ad
un
ballo
nel
quale
lo
splendore
dei
fuochi
e
della
illuminazione
,
la
magnificenza
delle
decorazioni
,
la
leggierezza
e
la
leggiadria
delle
ballarine
,
la
ricchezza
dei
loro
costumi
,
ecc
.
,
ti
inebbria
e
ti
rapisce
.
Non
è
delizioso
l
'
assistere
ad
una
solennità
,
ad
una
festa
pubblica
;
il
vedere
quella
folla
giuliva
che
accorre
per
assistere
all
'
illuminazione
fantastica
,
al
bengala
,
ai
diversi
fuochi
d
'
artifizio
?
Non
ci
fanno
una
dolce
impressione
quei
cento
razzi
che
scoppiettando
si
elevano
al
cielo
,
si
dividono
e
cadono
in
forma
di
stelle
lucenti
di
tutti
i
colori
?
Non
la
finirei
più
se
volessi
accennare
tutte
le
impressioni
,
tutti
i
piaceri
che
ci
procura
il
senso
della
vista
.
Il
lettore
medesimo
li
prova
;
è
inutile
quindi
che
glie
li
dica
io
.
PARTE
SECONDA
.
Allucinazioni
ed
aberrazioni
della
vista
.
Le
cause
che
producono
le
allucinazioni
possono
essere
fisiche
o
morali
.
Le
fisiche
consistono
nell
'
abuso
delle
bibite
alcooliche
,
o
di
quelle
che
eccitano
il
sistema
nervoso
,
nell
'
uso
della
digitale
,
dell
'
aconito
,
della
belladonna
,
ecc
.
Le
morali
sono
più
numerose
,
come
per
esempio
le
idee
fisse
,
le
tristi
passioni
che
irritano
il
cervello
,
i
rimorsi
,
l
'
isolamento
,
il
timore
,
la
speranza
,
ecc
.
;
e
le
aberrazioni
che
producono
solo
talvolta
gradevoli
e
piacenti
,
altre
volte
lugubri
e
spaventevoli
apparizioni
.
RACCONTI
.
Giovane
e
pieno
di
dolci
memorie
,
viaggiava
in
Grecia
.
Una
sera
tiepida
e
serena
di
primavera
m
'
era
sdraiato
ai
piedi
del
monte
Liceo
all
'
ombra
d
'
un
colossale
platano
,
ed
assorto
come
in
estasi
contemplava
il
tramonto
che
dava
a
questa
regione
un
singolare
ed
incantevole
aspetto
.
Lontano
lontano
la
cima
dei
monti
si
confondeva
coll
'
azzurro
cielo
e
l
'
azzurra
onda
del
golfo
d
'
Arcadia
scintillava
agli
ultimi
bagliori
del
sole
.
I
crisantemi
e
gli
anemoni
fiorivano
sulle
rive
del
fiume
Ladone
che
scorreva
ai
miei
piedi
.
Gli
uccelletti
dolcemente
gorgheggiavano
salutando
il
giorno
morente
.
Ed
io
,
sdraiato
com
'
era
,
teneva
fisso
lo
sguardo
su
quelle
amene
rive
,
e
mi
pareva
d
'
udire
il
canto
delle
ninfe
che
danzavano
al
suono
del
flauto
del
Dio
Pane
.
E
distingueva
le
loro
eleganti
e
seducenti
personcine
che
premevano
coi
loro
piedi
il
suolo
in
cadenza
,
e
scorgeva
le
loro
braccia
voluttuosamente
alzarsi
e
di
quando
in
quando
scopriva
le
loro
forme
rotondeggianti
ed
incantevoli
,
se
il
zeffiretto
profumato
solleva
mollemente
i
loro
aerei
vestiti
.
Ma
ahimè
,
un
sol
movimento
della
pupilla
dissipò
questa
dolce
visione
.
Tra
le
allucinazioni
della
vista
è
da
notarsi
anche
questa
:
Un
impiegato
al
Ministero
della
guerra
ogni
mattina
quando
si
destava
vedeva
un
ragno
che
,
girando
rapidamente
,
s
'
ingrossava
in
maniera
tale
da
occupare
tutto
il
locale
,
quindi
l
'
infelice
era
costretto
ad
uscire
perché
gli
sembrava
di
soffocare
.
Questa
allucinazione
in
seguito
si
cambiò
,
e
lo
stesso
impiegato
tutte
le
mattine
si
deliziava
alla
vista
d
'
una
stupenda
colazione
.
Ma
avvicinandosi
per
gustarla
questa
spariva
e
a
lui
non
restava
altro
che
l
'
appetito
insoddisfatto
.
PARTE
TERZA
.
Igiene
della
vista
.
Essendo
la
vista
il
più
delicato
senso
,
così
bisogna
usare
ogni
riguardo
per
mantenerlo
e
conservarlo
nella
sua
integrità
.
La
prima
cura
che
devesi
avere
è
la
pulitezza
.
Gli
occhi
devono
essere
lavati
con
acqua
fresca
l
'
estate
e
con
acqua
leggiermente
tiepida
l
'
inverno
,
e
ciò
basta
per
levare
le
impurità
che
le
glandole
lagrimali
e
sebacee
che
hanno
deposto
sui
contorni
dell
'
occhio
.
Se
l
'
occhio
fosse
un
po
'
irritato
bisogna
lavarlo
con
acqua
ove
siavi
qualche
goccia
di
astringente
.
Bisogna
evitare
,
per
conservare
l
'
integrità
della
vista
,
il
fumo
,
la
polvere
,
i
colpi
,
le
cadute
,
la
luce
viva
,
l
'
oscurità
profonda
.
È
di
grave
danno
un
assiduo
lavoro
al
lume
della
candela
,
perché
la
fiamma
oscillando
obbliga
incessantemente
l
'
occhio
a
mutar
centro
.
È
di
danno
alla
vista
una
fiamma
biancastra
,
meno
una
rossa
.
Si
cercherà
di
non
passare
mai
da
una
viva
luce
ad
uva
profonda
oscurità
e
viceversa
.
Un
consiglio
utile
ai
giovani
è
questo
:
di
non
portar
occhiali
se
non
per
un
imperioso
bisogno
,
perché
questi
indeboliscono
la
vista
.
Si
avrà
altresì
cura
di
non
esporsi
alle
intemperie
a
capo
scoperto
,
e
di
non
bagnarsi
il
cranio
quando
la
pelle
di
esso
è
in
traspirazione
,
perché
può
risultar
danno
alla
vista
,
all
'
udito
e
ai
denti
.
Dunque
che
il
lettore
segui
queste
norme
se
vuol
conservare
sano
questo
indispensabile
senso
.
CAPITOLO
XIX
.
Dell
'
udito
PARTE
PRIMA
.
Il
senso
dell
'
udito
,
che
occupa
il
secondo
posto
,
segue
immediatamente
quello
della
vista
.
Esso
appartiene
alla
categoria
degli
organi
superiori
,
perché
ci
procura
piaceri
poetici
e
sentimentali
.
Questo
senso
è
pure
importantissimo
,
e
,
direi
,
quasi
indispensabile
.
È
infatti
per
mezzo
dell
'
udito
che
possiamo
intendere
ciò
che
i
nostri
simili
ci
dicono
,
e
possiamo
colla
parola
rispondere
loro
ed
essere
intesi
.
L
'
udito
e
la
parola
riconfermano
quindi
i
vincoli
sociali
.
Per
mezzo
dell
'
udito
noi
conosciamo
e
distinguiamo
i
suoni
,
per
mezzo
di
esso
noi
gustiamo
i
dolci
canti
degli
uccelletti
,
il
dolce
mormorio
del
ruscello
,
il
fremire
del
zefiro
fra
i
rami
fronzuti
.
È
per
mezzo
dell
'
udito
anche
che
intendiamo
la
graziosa
voce
della
donna
amata
,
e
ci
beiamo
di
questo
suono
melodioso
e
gentile
che
giocherella
contro
la
membrana
del
nostro
timpano
.
È
per
mezzo
dell
'
udito
infine
che
l
'
animo
nostro
si
solleva
e
può
gustare
le
infinite
dolcezze
che
procura
la
musica
.
È
l
'
udito
che
ha
dato
origine
alla
musica
;
a
misura
che
questo
senso
è
più
delicato
tanto
più
è
atto
ad
afferrare
le
leggiere
gradazioni
delle
melodie
vocali
ed
istrumentali
.
Ed
è
specialmente
la
voce
cantata
che
tocca
deliziosamente
il
nostro
udito
e
ci
procura
degli
ineffabili
piaceri
.
Il
canto
è
l
'
unione
della
melodia
alla
poesia
,
e
quando
esso
è
l
'
espressione
fedele
dei
moti
del
core
di
chi
canta
quale
essere
tanto
insensibile
potrebbe
resistere
agli
incanti
ineffabili
di
quella
voce
?
Il
sordo
soltanto
è
insensibile
a
tutte
queste
note
d
'
amore
,
di
gloria
,
di
ebbrezza
.
PARTE
SECONDA
.
Della
musica
sull
'
organismo
umano
.
La
musica
piace
generalmente
a
tutti
e
specialmente
a
quelle
persone
che
hanno
la
mente
colta
.
Il
suono
musicale
è
il
più
numeroso
fra
gli
eccitanti
dell
'
udito
.
Si
accetta
sempre
con
piacere
di
assistere
ad
un
concerto
,
ad
un
'
accademia
musicale
,
ad
un
'
opera
,
ad
una
riunione
,
dove
,
come
si
dice
,
si
fa
un
po
'
di
musica
.
La
musica
produce
più
violenti
i
suoi
effetti
se
il
sistema
nervoso
dell
'
individuo
è
molto
impressionabile
.
Infiniti
sono
gli
esempi
che
ci
offre
la
storia
antica
.
Ne
citerò
qualcuno
.
Il
musico
Antigenita
riscaldò
talmente
il
cervello
di
Alessandro
Magno
suonando
su
un
flauto
Il
Governo
del
Carro
che
il
re
,
levandosi
da
tavola
e
gettandosi
sulle
sue
armi
,
voleva
far
strage
de
'
suoi
commensali
.
Tepandro
,
musico
spartano
,
pacificò
col
suono
della
sua
lira
una
disputa
che
doveva
decidersi
con
un
duello
.
Tutti
conoscono
l
'
impero
dell
'
arpa
di
Davide
sopra
il
re
Saulle
.
E
potrei
citare
altri
esempi
,
ma
rimanderò
il
lettore
alla
Hygiène
de
la
voix
,
dove
ne
può
trovare
di
curiosi
assai
.
La
musica
inoltre
può
estendere
la
sua
benefica
influenza
anche
su
persone
ammalate
.
Così
si
racconta
che
la
lira
di
Chirone
e
il
flauto
d
'
Ismenia
calmarono
i
dolori
sciatici
.
Asilepiade
ordinava
certi
motivi
musicali
contro
la
frenesia
.
Teofrasto
si
sentiva
sollevato
mediante
la
musica
,
da
un
affezione
nervosa
.
Si
conta
altresì
che
una
donna
caduta
in
letargo
da
cinque
giorni
si
risvegliò
al
suono
della
musica
.
Inoltre
Filippo
V
di
Spagna
,
colpito
da
un
'
alienazione
mentale
,
era
insensibile
a
qualunque
rimedio
.
S.M.
la
regina
,
conoscendo
il
delicato
carattere
del
re
,
fece
venire
a
Corte
l
'
esimio
cantante
Farinelli
.
Il
re
si
sentì
talmente
trasportato
da
quella
voce
di
tenore
così
penetrante
che
volle
vedere
il
cantante
.
Questi
,
giunto
che
fu
alla
presenza
del
sire
,
gettandosi
ai
suoi
piedi
,
esclamò
:
una
grazia
,
sire
,
tornate
a
presiedere
al
Consiglio
.
La
grazia
fu
accordata
.
Il
re
era
salvo
,
e
dopo
un
po
'
di
tempo
guarì
completamente
.
Questi
esempi
basteranno
a
dimostrare
la
influenza
della
musica
sull
'
udito
.
Questo
senso
dunque
,
dopo
quello
della
vista
,
ci
procura
maggiori
e
più
sentiti
piaceri
.
Beato
dunque
colui
che
possiede
un
fino
e
delicato
orecchio
.
PARTE
TERZA
.
Allucinazioni
dell
'
udito
.
L
'
organo
dell
'
udito
,
come
quello
della
vista
,
va
soggetto
a
delle
strane
aberrazioni
.
Citerò
un
esempio
fra
i
molti
,
che
darò
al
lettore
un
'
idea
.
RACCONTO
.
La
signora
E
....
..
,
quantunque
godosse
di
tutta
la
sua
ragione
,
andava
soggetta
a
delle
aberrazioni
che
la
disturbavano
non
poco
.
Tutti
i
giorni
infallibilmente
,
sedendosi
alla
sua
toeletta
,
sentiva
d
'
apprima
una
voce
di
uomo
gentile
che
lodava
il
suo
angelico
viso
,
le
sue
rotondeggianti
forme
,
la
sua
fresca
carnagione
,
ecc
.
e
dopo
un
po
'
di
tempo
un
'
altra
voce
pure
d
'
uomo
,
ma
dura
ed
aspra
che
le
sussurrava
all
'
orecchio
:
«
Brutta
civetta
,
vanitosa
che
prendi
a
imprestito
dal
profumiere
il
tuo
roseo
colorito
,
che
ti
fai
seducente
di
forme
con
mille
mezzi
artificiali
.
Cosa
direbbero
i
tuoi
adoratori
se
ti
vedessero
ora
come
io
ti
vedo
?
»
La
povera
signora
E
....
.
si
guardava
atterrita
attorno
per
scorgere
l
'
imprudente
,
e
poi
esciva
spaventata
dal
gabinetto
per
distrarsi
e
dissipare
le
proprie
emozioni
.
PARTE
QUARTA
.
Igiene
dell
'
udito
.
Le
norme
igieniche
relative
alla
conservazione
dell
'
udito
sono
le
seguenti
:
Guardarsi
dagli
agenti
indiretti
o
diretti
che
in
certo
qual
modo
possono
nuocere
alla
mucosa
che
ricopre
il
condotto
uditivo
.
Così
bisognerà
guardarsi
dalle
manovre
dello
stuzzica
-
orecchi
,
dai
liquidi
irritanti
,
dai
rumori
violenti
,
dalle
scariche
d
'
artiglieria
,
dai
colpi
,
dalle
grida
acute
,
dallo
stridere
della
sega
,
dalle
correnti
di
aria
fredda
quando
il
capo
è
in
traspirazione
,
dall
'
abuso
delle
bevande
alcooliche
od
eccitanti
;
tutte
le
cause
che
partoriscono
una
maggiore
o
minore
sordità
,
e
che
possono
dar
luogo
a
convulsioni
nervose
o
a
veri
attacchi
di
nervi
.
Inoltre
bisogna
avere
cura
di
tenere
netto
l
'
orecchio
lavandolo
con
acqua
fresca
all
'
estate
e
con
acqua
tiepida
all
'
inverno
,
e
se
si
fa
uso
dello
stuzzica
-
orecchi
,
guardarsi
dall
'
offendere
in
qualsiasi
modo
la
membrana
mucosa
o
il
timpano
.
Che
il
lettore
segua
dunque
queste
norme
,
perché
il
senso
dell
'
udito
è
fonte
inesausta
di
piaceri
.
CAPITOLO
XX
.
Dell
'
odorato
PARTE
PRIMA
.
Il
terzo
senso
è
l
'
odorato
o
alfato
,
senso
che
,
come
l
'
intermediario
fra
i
sensi
superiori
e
tra
gl
'
inferiori
,
partecipa
delle
qualità
dei
primi
e
dei
secondi
.
La
sede
dell
'
odorato
è
nelle
fosse
nasali
,
dove
risiede
la
membrana
pituitaria
,
sulla
quale
disponendosi
le
particelle
odorose
fanno
impressione
sul
nervo
olfativo
che
comunica
col
cervello
.
Quell
'
appendice
più
o
meno
lunga
,
che
noi
chiamiamo
naso
,
non
serve
che
a
dirigere
l
'
aria
carica
d
'
odori
verso
la
parte
superiore
delle
forze
nasali
.
Affinchè
l
'
odorato
possa
esercitare
le
sue
funzioni
conviene
che
la
membrana
pituitaria
sia
sana
e
che
l
'
aria
circoli
liberamente
nel
canale
nasale
,
essendo
l
'
aria
il
veicolo
delle
molecole
odorose
.
Le
sensazioni
prodotte
dagli
stessi
odori
variano
da
individuo
a
individuo
,
ossia
agli
uni
piace
un
odore
,
che
disgusta
un
altro
.
Vi
sono
odori
soavi
e
penetranti
che
svegliano
in
noi
nobili
sentimenti
,
altri
che
eccitano
i
trasporti
amorosi
come
gli
odori
ambrosiaci
o
afrodisiaci
.
Non
sono
del
parere
di
fuggire
gli
odori
,
ma
di
usarne
moderatamente
,
perché
l
'
abuso
degli
odori
non
solo
è
dannoso
alla
salute
,
ma
snerva
ed
affievolisce
il
corpo
.
PARTE
SECONDA
.
Classificazione
degli
odori
.
Fino
ad
oggi
non
si
è
potuto
classificare
giustamente
gli
odori
in
conseguenza
della
tenuità
delle
molecole
odorose
.
Il
naturalista
Linneo
li
divise
in
sette
classi
:
aromatici
,
fragranti
,
ambrosiaci
,
agliacei
,
nauseanti
,
fetidi
,
ripugnanti
.
Trascriveremo
la
classificazione
fisiologica
che
è
basata
sopra
la
proprietà
degli
odori
.
Tonici
,
che
agiscono
sull
'
economia
animale
;
Debilitanti
,
che
producono
svenimenti
e
lipotimie
;
Inebbrianti
,
che
cagionano
l
'
ebbrezza
;
Caustici
,
la
cui
prolungata
azione
produce
la
tumefazione
delle
membrane
mucose
e
provoca
delle
emorragie
;
Nevrofili
,
che
calmano
l
'
agitazione
nervosa
;
Antisterici
e
isterici
,
che
calmano
o
provocano
gli
spasimi
nervosi
;
Emmenagoghi
,
che
ristabiliscono
il
flusso
catameniale
ritardato
o
soppresso
;
Sonniferi
,
che
producono
sonnolenza
;
Vomitivi
,
che
danno
luogo
al
vomito
;
Purgativi
,
che
danno
luogo
allo
scioglimento
di
corpo
;
Carminativi
,
che
fanno
cessare
i
dolori
di
ventre
;
Esilaranti
,
che
eccitano
la
gioia
;
Ambrosiaci
,
che
eccitano
gli
organi
genitali
.
Vi
sono
altri
odori
che
hanno
qualità
speciali
,
ma
rimandiamo
il
lettore
al
libro
Les
Parfums
et
le
fleurs
.
È
imprudenza
il
dormire
in
una
camera
ove
vi
siano
tanti
fiori
,
perché
questi
assorbono
l
'
ossigeno
dell
'
aria
e
versano
in
questa
l
'
acido
carbonico
;
quindi
chi
non
vuol
levarsi
alla
mattina
con
un
forte
dolor
di
capo
,
osservi
questa
norma
.
PARTE
TERZA
.
Aberrazioni
dell
'
odorato
.
Quantunque
le
aberrazioni
di
questo
senso
sieno
molto
rare
pure
citeremo
due
casi
.
RACCONTI
.
Un
avvocato
avendo
fatto
una
fortissima
indigestione
di
formaggio
trovava
il
sapore
e
l
'
odore
di
questo
in
tutte
le
vivande
che
gli
si
portavano
,
e
per
ben
sei
mesi
non
mangiò
altro
che
mele
e
frumento
alla
stato
naturale
.
Però
dopo
una
fortissima
flussione
di
stomaco
,
e
ricuperata
la
salute
,
si
trovò
libero
da
questa
aberrazione
.
Un
'
attrice
s
'
immaginò
che
gli
amanti
da
lei
licenziati
,
oltre
all
'
ingiuriarla
,
le
gettassero
sulla
sua
candida
pelle
delle
materie
fetide
che
le
toglievano
perfino
il
sonno
.
PARTE
QUARTA
Igiene
dell
'
odorato
.
Le
norme
igieniche
sono
le
seguenti
:
non
usare
delle
polveri
irritanti
come
la
canfora
il
pepe
,
il
tabacco
che
irritano
la
pituitaria
,
e
fanno
perdere
la
sensibilità
olfativa
.
Evitare
le
variazioni
troppo
rapide
di
temperatura
,
perché
il
raffreddore
è
dannoso
all
'
odorato
.
Pure
dannosa
è
la
vegetazione
alla
superficie
della
pituitaria
,
lo
scirro
,
il
cattivo
vezzo
che
tanti
hanno
di
stimolarsi
il
naso
colle
dita
.
L
'
avulsione
dei
peli
del
naso
è
pure
pericolosa
;
spesso
ne
risultano
ulcerazioni
profonde
e
anche
la
cancrena
.
Per
levarsi
questi
peli
bisogna
servirsi
del
depilatorio
.
Inoltre
è
da
raccomandarsi
,
specialmente
alle
signore
,
di
non
abusare
dei
profumi
dei
fiori
,
perché
l
'
abuso
attutisce
la
sensibilità
dell
'
odorato
stesso
.
CAPITOLO
XXI
.
Del
gusto
.
PARTE
PRIMA
.
Classificazione
dei
sapori
.
Il
quarto
senso
è
il
gusto
,
che
forma
col
tatto
i
sensi
inferiori
.
Questo
senso
agisce
solamente
quando
le
molecole
dei
corpi
sapidi
vengono
a
contatto
di
esso
.
Varie
sono
le
opinioni
circa
la
residenza
del
gusto
.
Alcuni
lo
mettono
nelle
papille
della
lingua
,
alcuni
nel
palato
,
altri
nel
velo
palatino
,
ma
i
più
dotti
credono
che
lingua
,
palato
,
e
velo
palatino
concorrano
a
completare
il
senso
del
gusto
.
Questo
senso
guida
l
'
uomo
e
specialmente
i
bruti
,
alla
ricerca
degli
alimenti
.
I
sapori
si
dividono
nelle
classi
seguenti
:
Dolci
:
come
lo
zucchero
,
i
datteri
,
i
fichi
,
ecc
.
,
e
hanno
proprietà
emolienti
,
lassative
.
Acquosi
o
scipiti
:
come
le
zucche
,
i
cocomeri
,
la
lattuga
,
ecc
.
,
e
hanno
proprietà
debilitanti
e
leggiermente
diuretiche
.
Grassi
vischiosi
:
come
il
tasso
barbasso
,
la
bismalva
,
i
fiori
di
soffola
,
ecc
.
,
e
hanno
proprietà
dolcificanti
e
snervanti
.
Acidi
:
come
il
ribes
,
la
melagrana
,
il
limone
,
e
hanno
proprietà
rinfrescanti
,
debilitanti
.
Amari
:
come
il
rabarbaro
,
le
foglie
di
salice
,
l
'
assenzio
,
e
hanno
proprietà
toniche
e
purgative
.
Salati
:
come
l
'
acqua
di
mare
,
la
soda
,
la
potassa
,
e
hanno
proprietà
detersive
,
purgative
.
Stitici
o
acerbi
:
come
le
cotogne
,
le
sorbe
,
le
nespole
verdi
,
ed
hanno
proprietà
astringenti
.
Piccanti
,
aromatici
:
come
il
pepe
rosso
,
ì
chiodi
di
garofano
,
la
cannella
,
e
hanno
proprietà
toniche
,
fortemente
eccitanti
.
Acri
-
mordenti
:
come
l
'
aglio
,
le
cipolline
,
ed
hanno
proprietà
riscaldanti
.
È
da
notarsi
che
l
'
odorato
previene
il
gusto
nella
ricerca
delle
sostanze
alimentari
,
perché
le
sostanze
composte
racchiudono
in
loro
stesse
un
profumo
:
come
le
fragole
,
le
mele
,
i
lamponi
,
ecc
.
,
quindi
agiscono
doppiamente
sul
gusto
e
sull
'
odorato
;
questo
poi
si
unisce
al
primo
per
raddoppiare
i
piaceri
.
Il
senso
del
gusto
infatti
è
fonte
di
svariatissimi
godimenti
più
o
meno
vivi
e
squisiti
a
seconda
dell
'
età
,
della
salute
,
della
delicatezza
,
del
temperamento
e
della
condizione
sociale
dell
'
individuo
.
Per
esempio
i
fanciulli
e
le
donne
in
generale
amano
le
cose
dolci
e
per
contrasto
le
acide
o
acerbe
.
Quando
si
è
giovani
,
siccome
l
'
appetito
si
fa
sentire
,
così
si
amano
tutti
i
sapori
tranne
quelli
a
tutti
antipatici
.
Avanzando
sempre
più
in
età
i
gusti
si
cambiano
,
il
palato
diventa
più
ottuso
,
e
si
cercano
le
vivande
eccitanti
,
i
sapori
forti
e
piccanti
,
e
ciò
per
eccitare
l
'
appetito
e
rendere
la
digestione
più
facile
.
Alcune
volte
sono
dunque
necessarie
,
ma
più
spesso
alterano
l
'
organismo
,
e
sono
più
di
danno
che
di
vantaggio
alla
salute
.
È
un
passatempo
abbastanza
istruttivo
assistendo
a
un
numeroso
pranzo
di
famiglia
di
osservare
sulle
fisionomie
di
diversi
le
varie
impressioni
provocate
dagli
organi
del
gusto
e
dell
'
odorato
.
Voglio
ora
trascrivervi
un
raccontino
fattomi
da
un
amico
all
'
uscire
da
un
lauto
e
copioso
banchetto
.
Eccolo
:
Esistono
i
due
proverbi
:
vivere
per
mangiare
e
mangiare
per
vivere
.
Proverbi
entrambi
da
evitarsi
.
Ecco
perché
presi
la
via
di
mezzo
.
Io
mangio
principalmente
per
vivere
,
ma
in
certo
qual
modo
vivo
anche
per
mangiare
.
Se
gusto
,
se
assaporo
una
vivanda
gli
è
perché
io
sono
un
essere
superiore
al
bruto
che
inghiottisce
gli
alimenti
per
puro
istinto
;
si
è
perché
io
sono
un
uomo
intelligente
che
voglio
servirmi
di
tutti
i
sensi
che
l
'
Ente
Supremo
mi
ha
concesso
;
si
è
perché
voglio
fare
onore
al
Lucullo
che
mi
ha
invitato
alla
sua
mensa
e
al
cuoco
che
ha
preparato
le
succose
vivande
.
Non
è
forse
vero
quanto
vi
ho
detto
?
Vi
scorgete
l
'
ombra
di
una
biasimevole
leccornia
?
Del
resto
,
signori
miei
,
leccardi
non
possono
essere
tutti
,
perché
per
aguzzare
il
senso
del
gusto
occorre
uno
studio
speciale
che
io
feci
con
cura
amorosa
.
In
primo
luogo
dovetti
attenermi
ad
un
severo
regime
per
sviluppare
questo
senso
,
regime
al
quale
forse
non
tutti
si
assoggetterebbero
,
e
giunsi
ad
un
discreto
risultato
dopo
un
corso
di
fisiologia
degli
organi
e
dei
sensi
.
Volete
il
riassunto
delle
mie
osservazioni
?
Eccolo
.
Ma
quì
non
voglio
infastidire
il
lettore
con
questi
appunti
che
si
possono
trovare
più
estesi
in
un
trattato
di
storia
naturale
.
Dirò
solamente
che
questo
amico
quasi
quasi
mi
convinse
che
l
'
esser
leccardi
non
è
una
cosa
tanto
facile
quanto
credeva
,
perché
bisogna
davvero
studiare
tutte
le
minutezze
per
vieppiù
assaporare
una
bottiglia
di
champagne
o
un
'
ala
di
fagiano
.
Il
mangiare
e
il
bevere
,
dicono
taluni
,
è
un
piacere
puramente
fisico
e
materiale
;
non
importa
,
ma
non
si
può
negare
che
si
ha
un
piacere
dolce
e
vivo
.
Non
si
prova
forse
una
gradevole
soddisfazione
quando
dopo
un
eccellente
pasto
,
inaffiato
con
un
delicato
vinetto
di
Piemonte
si
fuma
una
cigaretta
seduto
al
balcone
?
Chi
potrebbe
negare
che
il
nostro
fisico
tutto
si
ristora
quando
d
'
estate
si
beve
una
fresca
e
dolce
bevanda
al
limone
,
al
lampone
,
al
ribes
;
quando
si
prendono
a
centellini
quei
soavi
gelati
?
Sì
,
noi
dobbiamo
ascoltare
anche
il
senso
del
gusto
,
perché
,
ascoltandolo
moderatamente
,
si
procura
dei
piaceri
gredevolissimi
,
quantunque
sieno
fisici
e
materiali
.
PARTE
SECONDA
.
Aberrazioni
del
gusto
.
RACCONTO
.
Due
avvocati
,
amici
intimi
,
pranzavano
sempre
insieme
,
ed
offrivano
delle
aberrazioni
affatto
speciali
.
L
'
uno
si
lamentava
che
il
cuoco
salava
troppo
le
vivande
.
Al
contrario
l
'
altro
le
trovava
insipide
.
Si
bisticciavano
un
po
'
e
quando
l
'
aberrazione
cessava
mangiavano
tutti
e
due
deliziosamente
.
PARTE
TERZA
.
Igiene
del
gusto
.
Affinchè
il
senso
del
gusto
agisca
esattatamente
occorre
il
completo
sviluppo
e
la
sanità
di
tutte
le
parti
che
lo
compongono
.
Si
dovrà
quindi
guardarsi
da
tutte
quelle
sostanze
che
possono
danneggiare
la
lingua
,
la
mucosa
della
bocca
o
il
velo
palatino
;
da
quelle
che
alterano
la
sensibilità
dell
'
apparato
gustatorio
,
dalle
abitudini
che
nuociono
alla
secrezione
salivale
come
l
'
abuso
degli
aromi
,
della
pipa
,
del
tabacco
,
dei
liquori
,
ecc
.
Se
la
lingua
fosse
coperta
da
qualche
impurità
allora
il
gusto
diventa
ottuso
,
appena
percettibile
;
le
bevande
acide
e
toniche
possono
però
risvegliarlo
dal
suo
torpore
.
Il
senso
del
gusto
non
è
sviluppato
se
non
nella
età
adulta
,
se
questo
si
affievolisce
è
un
sintomo
d
'
un
'
affezione
allo
stomaco
.
Quindi
bisogna
guardarsi
da
tutte
quelle
cause
che
possono
nuocere
non
solo
a
questo
senso
ma
all
'
intiero
organismo
.
GAPITOLO
XXII
.
Del
tatto
.
PARTE
PRIMA
.
L
'
ultimo
senso
inferiore
,
il
più
fisico
e
materiale
,
è
il
tatto
.
Esso
però
è
il
più
diffuso
,
poichè
risiede
nell
'
organo
cutaneo
.
Il
tatto
si
attua
toccando
l
'
oggetto
che
si
vuol
esaminare
.
Per
mezzo
di
questo
senso
si
conoscono
le
asprezze
,
la
morbidezza
,
il
peso
e
la
grandezza
d
'
un
corpo
;
per
mezzo
suo
inoltre
si
sente
il
caldo
e
il
freddo
,
e
molti
individui
anche
lo
stato
elettrico
dell
'
atmosfera
.
La
mano
è
la
parte
del
corpo
dove
maggiormente
risiede
la
sensibilità
tattile
e
precisamente
esso
si
trova
nei
polpastrelli
delle
dita
.
Per
formarsi
un
'
idea
dell
'
importanza
speciale
di
questo
senso
bisogna
pensare
ai
ciechi
che
fanno
ogni
sorta
di
lavori
servendosi
del
tatto
,
che
perfino
giungono
a
leggere
gli
scritti
in
rilievo
ed
a
conoscere
i
varii
colori
.
La
mano
,
per
meglio
godere
delle
sensibilità
tattiche
,
deve
essere
coperta
da
una
bianca
e
morbida
pelle
,
deve
avere
le
dita
bene
articolate
terminanti
in
una
polpa
mollemente
arrotondita
.
Le
signore
che
s
'
interessano
delle
loro
mani
possono
leggere
la
opera
intitolata
:
Hygiène
des
mains
et
des
pieds
.
Il
tatto
,
a
seconda
del
modo
col
quale
è
esercitato
,
prende
varii
nomi
.
Il
solletico
è
un
tatto
speciale
che
tutti
conoscono
.
Quando
è
esercitato
sotto
la
pianta
dei
piedi
provoca
talmente
il
riso
da
essere
assaliti
da
convulsioni
e
fors
'
anche
della
morte
in
un
eccesso
titanico
.
Il
solletico
delle
labbra
o
del
palmo
della
mano
produce
un
'
irritazione
voluttuosa
,
di
maniera
che
si
hanno
parecchie
donne
che
provano
per
questo
solletico
dei
trasalimenti
nervosi
e
degli
attacchi
isteriformi
.
Il
solletico
dell
'
ugula
produce
il
vomito
,
quello
della
pituitaria
lo
starnuto
,
ed
altri
fenomeni
le
altre
parti
del
corpo
.
Il
tatto
poi
occupa
il
primo
posto
nei
diversi
atti
dei
piaceri
sessuali
.
Le
impressioni
però
che
sono
trasmesse
al
cervello
sono
meno
o
più
vive
e
intense
a
seconda
del
temperamento
dell
'
individuo
.
Se
uno
ha
un
temperamento
sensibile
e
nervoso
il
piacere
che
prova
accarezzando
una
superficie
morbida
,
tondeggiante
e
vellutata
è
molto
più
vivo
che
non
quello
di
un
linfatico
,
nel
quale
la
fibra
è
più
molle
e
meno
sensibile
ed
ha
bisogno
d
'
un
contatto
più
pronunziato
e
prolungato
per
giungere
a
sensazioni
meno
vive
di
quelle
dei
soggetti
nervosi
.
È
dunque
vero
però
che
essendo
il
tatto
il
senso
fisico
per
eccellenza
trova
in
amore
le
sue
più
dolci
applicazioni
.
PARTE
SECONDA
.
Aberrazioni
del
tatto
.
Numerosi
sono
gli
esempi
di
aberrazioni
del
tatto
che
ci
offrono
gli
annali
di
medicina
.
Noi
ne
citeremo
qualcuno
.
Una
signora
sentiva
una
miriade
di
sorci
correre
sopra
il
suo
corpo
;
finiti
questi
si
credeva
circondata
da
infiniti
mosconi
che
la
punzecchiavano
.
L
'
allucinazione
durava
una
mezz
'
ora
e
tutti
i
giorni
aveva
luogo
.
Un
'
altra
signora
si
credeva
d
'
essere
preda
d
'
una
quantità
di
bruchi
.
Una
terza
sudava
a
larghe
goccie
di
sudore
nel
cuore
del
verno
.
Una
quarta
,
avendo
bevuto
ad
un
ruscello
dove
aveva
visto
una
rana
,
credeva
di
sentire
le
rane
danzare
nel
suo
stomaco
.
E
non
la
finiremmo
più
;
eccone
un
'
altra
più
curiosa
:
Un
povero
notaio
aveva
una
moglie
che
per
fargli
fare
ciò
che
voleva
lo
bastonava
.
Per
farla
corta
la
moglie
morì
.
Il
notaio
,
contento
da
una
parte
,
ringraziava
il
Cielo
che
lo
aveva
liberato
.
Ma
ahimè
!
Povero
illuso
!
La
moglie
(
così
credeva
lui
)
tutti
i
giorni
a
quell
'
ora
istessa
gli
faceva
la
sua
visitina
,
e
lo
picchiava
ancora
di
santa
ragione
,
di
maniera
che
il
povero
notaio
gridava
perfino
pel
dolore
!
PARTE
TERZA
.
Igiene
del
tatto
.
Siccome
il
tatto
si
trova
diffuso
in
tutto
l
'
organo
cutaneo
,
perciò
chi
desidera
conservarsi
un
tatto
sensibile
e
delicato
bisognerà
che
allontani
tutte
le
cause
che
possono
alterare
o
guastare
la
pelle
.
È
perciò
che
per
evitare
le
numerose
affezioni
che
possono
nuocere
alla
pelle
diviene
indispensabile
di
vegliare
alla
sua
integrità
e
di
mantenerla
,
in
uno
stato
di
polizia
che
nulla
lasci
a
desiderare
.
Bisognerà
dunque
guardarsi
dai
grandi
calori
,
come
dai
freddi
eccessivi
,
dal
fuoco
,
dagli
alcali
,
dagli
acidi
;
si
dovrà
evitare
la
alternativa
dell
'
acqua
calda
e
di
quella
fredda
,
chè
tutte
sono
cause
di
indurimento
dell
'
epidermide
o
di
screpolature
gravissime
.
Inoltre
i
geloni
trascurati
possono
anche
trasformare
le
dita
.
Coloro
dunque
che
,
oltre
all
'
evitare
queste
affezioni
abbastanza
dolorose
,
desiderano
conservare
il
senso
del
tatto
in
tutta
la
sua
integrità
,
si
procuri
la
nostra
Hygiène
des
mains
et
des
pieds
,
ove
diffusamente
si
parla
di
queste
norme
che
qui
sono
solamente
accennate
.
CAPITOLO
XXIII
.
Rapporti
tra
le
quattro
parti
del
giorno
e
le
quattro
stagioni
.
Loro
influenza
sull
'
economia
umana
.
Il
giorno
è
indicato
dalla
natura
per
occuparsi
dei
propri
affari
,
per
lavorare
e
anche
per
godersi
qualche
divertimento
.
La
notte
fu
creata
per
riposare
,
per
riparare
,
mediante
il
sonno
,
alle
perdite
della
giornata
.
Chi
inverte
queste
leggi
di
natura
si
troverà
a
suo
tempo
pentito
.
E
pur
troppo
nell
'
alta
società
si
fa
giorno
della
notte
e
viceversa
.
La
vita
passata
nei
teatri
,
nei
caffè
,
nei
clubs
,
attrae
questi
signori
,
ma
li
rovina
e
li
rende
gracili
ed
insani
.
Guardate
le
contadine
che
si
levano
e
si
coricano
col
sole
.
Quantunque
il
loro
viso
sia
abbronzito
,
pure
presentano
i
colori
di
una
ferrea
e
vigorosa
salute
!
IL
MATTINO
.
Il
mattino
corrisponde
alla
primavera
e
alla
gioventù
dell
'
uomo
.
La
parte
migliore
del
giorno
è
il
mattino
quando
il
sole
non
ancora
visibile
sull
'
orizzonte
,
manda
avanti
a
sè
i
suoi
raggi
di
fuoco
che
indorano
e
fanno
brillare
pari
a
gemme
le
terse
goccie
di
rugiada
che
coronano
i
petali
dei
fiori
,
quando
gli
uccelletti
appena
svegli
ringraziano
col
loro
allegro
cinguettio
il
sole
nascente
,
il
padre
della
vita
!
Quanta
gioia
,
quanta
felicità
si
prova
assistendo
alla
levata
del
sole
in
un
calmo
mattino
di
primavera
!
Appena
che
i
suoi
benefici
raggi
inondano
l
'
atmosfera
i
contadini
escono
giulivi
dalle
loro
case
per
avviarsi
al
lavoro
.
Dovunque
la
vita
circola
e
si
manifesta
,
noi
ci
sentiamo
più
spigliati
,
più
vigorosi
;
è
nel
mattino
che
le
nostre
facoltà
intellettuali
funzionano
con
maggior
facilità
ed
energia
.
È
per
questo
che
i
letterati
,
i
poeti
e
gli
artisti
stanno
occupati
più
nella
mattina
che
nel
resto
della
giornata
.
Inoltre
pei
divertimenti
campestri
si
sceglie
sempre
la
mattina
.
Chi
non
ama
questi
sollazzi
?
A
chi
non
piace
quando
si
è
in
una
compagnia
allegra
e
piacevole
andare
in
un
ameno
boschetto
,
sulla
riva
d
'
un
ruscello
e
fare
una
colazione
resa
saporitissima
dall
'
appetito
che
sviluppa
l
'
aria
del
mattino
?
I
medici
hanno
anche
osservato
che
il
maggior
numero
di
miglioramenti
nelle
malattie
avvengono
nella
mattina
,
perché
in
questa
fase
del
giorno
tutto
concorre
per
allietare
l
'
anima
ed
il
corpo
.
IL
MEZZOGIORNO
.
Il
mezzodì
corrisponde
all
'
estate
e
all
'
età
matura
nell
'
uomo
.
Nell
'
estate
e
nel
mezzodì
i
raggi
solari
hanno
acquistato
tutta
la
loro
forza
,
i
lavoranti
in
quest
'
ora
di
massimo
calore
cercano
l
'
ombra
e
il
riposo
per
rivigorire
le
stanche
loro
membra
.
Così
l
'
uomo
maturo
che
ha
gustato
tutti
i
piaceri
della
giovinezza
e
che
durante
questa
epoca
si
è
procurato
coll
'
assiduo
lavoro
uno
stato
discreto
,
può
gustare
tranquillo
e
contento
i
piaceri
e
le
pure
gioie
della
famiglia
,
godendo
unitamente
a
questi
un
poco
di
riposo
e
di
tranquillità
.
Un
altro
rapporto
che
esiste
è
il
seguente
:
come
nell
'
estate
,
così
nelle
calde
ore
del
mezzodì
maggiormente
si
esercita
l
'
azione
morbifica
e
particolarmente
sullo
stomaco
,
sul
fegato
e
sugli
intestini
.
È
perciò
che
l
'
igiene
prescrive
l
'
esclusione
di
certi
alimenti
che
possono
essere
funesti
.
E
siccome
l
'
età
matura
è
un
'
età
di
riposo
,
così
bisogna
gustare
con
grande
moderazione
quei
piaceri
che
affievoliscono
e
rendono
inerte
l
'
individuo
.
LA
SERA
.
La
sera
corrisponde
all
'
autunno
e
all
'
età
del
declino
.
Come
la
sera
fa
cessare
i
lavori
,
sospende
tutte
le
occupazioni
,
così
l
'
età
del
declino
domanda
l
'
assoluto
riposo
,
perché
nelle
età
precedenti
si
è
a
sufficienza
lavorato
e
goduto
.
La
sera
come
l
'
autunno
e
l
'
età
del
declino
è
triste
e
melanconica
.
Infatti
,
sebbene
l
'
autunno
presenti
le
sue
belle
giornate
,
pure
la
natura
morente
non
può
ispirare
allegria
.
E
in
questa
stagione
che
gli
alberi
si
spogliano
delle
loro
verdi
fronde
;
è
in
questa
stagione
che
i
fiori
scompaiono
,
che
le
praterie
ingialliscono
,
che
le
pioggie
ingrossano
i
torrenti
,
è
in
questa
stagione
infine
che
la
natura
muore
!
In
tal
modo
cammina
la
vita
umana
che
dall
'
età
del
declino
entra
nella
vecchiaia
.
Come
l
'
età
del
declino
,
così
l
'
autunno
è
fertile
in
malattie
;
si
raccomenderà
quindi
la
prudente
sobrietà
ai
vecchi
e
l
'
astinenza
degli
abusi
di
quei
frutti
che
prodiga
l
'
autunno
.
Il
rapporto
che
esiste
è
dunque
spiccante
.
Tutti
e
tre
offrono
un
vago
indefinibile
che
si
avvicina
alla
tristezza
.
LA
NOTTE
.
La
notte
corrisponde
all
'
inverno
ed
alla
decrepitezza
.
La
notte
deve
intieramente
dedicarsi
al
riposo
,
poichè
non
solo
gli
animali
dormono
la
notte
,
ma
anche
un
gran
numero
di
vegetali
,
poichè
per
essi
il
sonno
è
di
assoluta
necessità
.
In
primavera
le
notti
sono
spesso
stellate
e
fredde
;
in
estate
ora
tiepide
,
limpide
,
ora
calde
tempestose
;
in
autunno
sono
umide
e
malsane
;
in
inverno
gelide
.
A
seconda
delle
stagioni
il
sonno
è
dolce
,
piacevole
;
grave
ed
interrotto
;
profondo
o
leggiero
a
seconda
dell
'
atmosfera
;
lungo
e
intenso
.
Si
può
dire
che
la
durata
del
sonno
è
a
seconda
delle
perdite
fatte
nella
giornata
.
Mille
volte
infelici
quegli
ammalati
che
la
notte
non
possono
godere
del
sonno
placido
e
riparatore
,
perché
sono
molestati
da
crudeli
dolori
!
Ecco
così
esaminate
le
diverse
parti
del
giorno
,
le
stagioni
e
le
età
dell
'
uomo
,
ed
accennato
al
rapporto
che
havvi
tra
loro
.
Terminerò
il
capitolo
raccomandando
di
non
invertire
le
leggi
naturali
facendo
come
i
ricchi
notte
del
giorno
e
del
giorno
notte
,
perché
immenso
è
il
danno
che
ne
deriva
.
CAPITOLO
XXIV
.
Dei
piaceri
offerti
dalle
quattro
stagioni
.
In
quest
'
ultimo
capitolo
accenneremo
ai
diversi
piaceri
che
offrono
le
quattro
stagioni
.
Piaceri
diversi
tra
loro
,
perché
,
come
ogni
stagione
ha
i
suoi
fiori
,
così
ha
i
suoi
godimenti
.
Nei
climi
temperati
,
ove
quattro
sono
le
parti
dell
'
anno
,
vi
hanno
piaceri
non
conosciuti
;
nella
zona
torrida
le
stagioni
sono
due
:
quella
delle
pioggie
e
della
siccità
.
Invece
noi
siamo
contenti
,
quando
dopo
un
po
'
di
giorni
di
sole
eccessivo
che
dissecca
la
terra
e
infuoca
il
cielo
,
di
ricevere
una
benefica
acqua
che
spenga
gli
eccessivi
calori
.
Questa
continua
alternazione
non
può
renderci
monotoma
la
vita
.
PARTE
PRIMA
.
Dei
piaceri
in
primavera
.
L
'
inverno
è
passato
,
il
vento
gelido
e
freddo
di
questa
stagione
di
morte
s
'
intiepidisce
;
e
la
natura
si
sveglia
a
nuova
vita
.
Sì
colui
che
si
è
alzato
una
di
queste
mattine
gioconde
nella
quale
la
natura
ti
sorride
a
ciascun
passo
,
si
è
sentito
il
cuore
sollevarsi
,
e
respirando
l
'
aria
a
pieni
polmoni
ha
dovuto
esclamare
:
Viva
la
primavera
!
Viva
questa
epoca
nella
quale
tutto
rinasce
sotto
lo
splendido
risveglio
della
natura
,
nella
quale
il
cielo
si
fa
più
bello
e
la
terra
gli
sorride
di
amore
.
È
in
questi
giorni
che
tutto
ritorna
,
che
ritornano
le
rondinelle
al
nido
del
porticato
,
i
piccoli
fiori
al
vaso
della
fanciulla
,
i
zefiri
profumati
a
scuotere
certe
ciocche
di
capelli
nere
e
lucenti
.
Chi
sarà
colui
che
non
benedirà
quest
'
epoca
,
la
più
bella
,
la
più
gioconda
di
tutto
l
'
anno
;
quest
'
epoca
nella
quale
un
sole
brillante
dà
la
forza
e
la
vivacità
a
tutta
la
natura
?
!
....
La
primavera
!
Non
è
forse
la
più
bella
di
tutte
le
quattro
stagioni
?
Non
è
forse
nella
primavera
che
si
può
vedere
ed
ammirare
la
onnipotenza
dell
'
Ente
Supremo
?
Bisogna
certamente
essere
pessimisti
per
odiare
quest
'
epoca
;
bisogna
certamente
aver
perduto
tutto
lo
spirito
per
non
sentire
questi
profumi
che
ti
spingono
all
'
amore
plastico
,
come
l
'
autunno
all
'
amore
platonico
.
Infiniti
sono
i
piaceri
che
quest
'
epoca
ci
offre
.
Le
poetiche
passeggiate
,
le
escursioni
,
le
colazioni
nei
campi
,
le
cavalcate
,
le
gite
di
campagna
a
piedi
o
a
cavallo
;
e
l
'
uomo
fatto
che
ama
studiare
ha
la
botanica
,
la
zoologia
,
la
mineralogia
che
gli
offre
un
esteso
campo
per
acquistarsi
utili
cognizioni
e
passatempo
.
È
nella
primavera
che
lo
spirito
,
il
talento
,
il
genio
che
giaceva
annichilito
,
senza
forza
e
senza
slancio
,
è
in
questa
stagione
,
dico
,
che
hanno
preso
il
volo
,
che
hanno
stese
le
loro
ali
gigantesche
e
che
volano
nei
campi
ridenti
dell
'
immaginazione
.
Vivano
i
fiori
e
la
bella
natura
!
Ecco
il
grido
che
l
'
anima
invia
alla
primavera
,
il
grido
che
viene
dal
cuore
tratto
dai
zeffiri
profumati
all
'
ideale
.
Come
si
può
restare
insensibili
davanti
alla
splendida
ricchezza
che
si
spiega
maestosa
e
sorride
davanti
agli
occhi
,
che
ci
attira
,
che
ci
solleva
in
un
mondo
novello
,
che
ci
mostra
un
orizzonte
dorato
e
meraviglioso
,
che
ti
fa
sentire
i
profumi
i
più
inebbrianti
?
!
Come
sei
bella
o
natura
!
Quanto
sei
grande
!
Dove
hai
preso
le
mille
forme
di
fiori
che
rendono
vivaci
le
praterie
,
le
siepi
,
i
campi
?
Ove
li
hai
presi
potenza
soprannaturale
?
In
ciascun
angolo
il
più
remoto
brilla
un
fiore
,
brilla
uno
de
'
tuoi
figli
vaporosi
che
levano
la
monotonia
e
il
dolore
con
un
vago
sorriso
che
t
'
inspira
amore
.
L
'
aria
ne
è
addolcita
,
e
ciascun
zefiro
che
passa
accoglie
sulle
sue
tiepidi
ali
il
sospiro
d
'
amore
di
mille
rose
.
Nei
capelli
neri
e
lucenti
,
sul
seno
della
fanciulla
,
sugli
altari
,
nei
pranzi
e
sulla
tomba
,
sul
davanzale
dell
'
umile
finestra
e
sulla
terrazza
del
sontuoso
palazzo
,
avunque
brilla
un
fiore
,
ovunque
è
un
profumo
d
'
amore
.
Il
mese
di
maggio
è
arrivato
e
mille
angioletti
dalle
rosee
ali
l
'
accompagnano
.
Sono
i
fiori
.
Aprite
,
aprite
le
vostre
finestre
,
apritele
al
sole
,
al
profumo
dei
fiori
.
Come
sono
belli
;
io
vi
amo
e
vi
saluto
.
Vi
amo
perché
dai
vostri
calici
spira
una
dolcezza
triste
e
solitaria
;
v
'
amo
perché
la
bruna
fanciulla
poetica
pure
vi
ama
;
v
'
amo
infine
perché
siete
i
fiori
,
i
figli
della
primavera
.
PARTE
SECONDA
.
Dei
piaceri
nell
'
estate
.
Le
tiepide
aurette
primaverili
più
non
scuotono
mollemente
la
nera
treccia
di
capelli
.
La
primavera
è
finita
e
l
'
estate
col
suo
calore
tanto
benefico
alla
campagna
si
fa
avanti
maestoso
ed
infuocato
.
Il
sole
è
giunto
al
punto
più
culminante
.
I
suoi
raggi
sono
perpendicolari
alla
terra
;
la
sua
forza
benefica
è
al
massimo
.
In
estate
maturano
le
biondeggianti
messi
,
i
frutti
i
più
squisiti
,
le
tinte
si
fanno
più
scure
e
intense
;
tutto
insomma
partecipa
al
cambiamento
che
il
sole
di
giugno
opera
nei
campi
.
Fra
i
piaceri
che
si
possono
godere
nell
'
estate
figurano
le
passeggiate
di
buon
mattino
e
di
sera
in
campagna
.
Queste
passeggiate
sono
piacevolissime
per
coloro
che
sanno
gustare
le
pure
gioie
campestri
.
In
questa
stagione
deve
essere
contento
anche
il
proprietario
che
può
passeggiare
sui
suoi
fondi
,
e
vedere
le
messi
biondeggianti
,
l
'
uva
che
matura
,
i
prati
smaltati
di
fiori
.
Beato
il
proprietario
,
perché
tali
beni
,
essendo
suoi
,
ne
può
godere
tutti
i
giorni
e
tutte
le
ore
!
D
'
estate
poi
sono
un
'
occasione
di
divertimento
,
e
sono
di
un
'
utilità
incontestabile
i
bagni
.
Le
acque
minerali
e
termali
sono
molto
frequentate
durante
l
'
estate
da
ammalati
,
oppure
da
coloro
che
vogliono
condurre
una
vita
relativamente
quieta
.
In
questi
stabilimenti
si
trovano
tutti
i
divertimenti
della
capitale
,
di
più
si
possono
fare
le
passeggiate
campestri
che
sono
d
'
una
grandissima
utilità
alla
salute
.
La
massima
principale
per
migliorare
in
questi
stabilimenti
è
di
non
lasciarsi
sopraffare
dalla
noia
.
La
noia
è
il
peggior
nemico
della
salute
;
quindi
se
un
bagnante
si
annoia
causa
il
cattivo
tempo
o
lo
stabilimento
,
dovrà
subito
abbandonare
questo
luogo
per
cercarne
uno
migliore
,
nel
quale
i
concerti
,
la
conversazione
,
i
giuochi
di
società
non
lo
lascino
annoiato
o
melanconico
.
Altro
fra
i
piaceri
è
quello
dell
'
acque
,
e
sotto
questa
denominazione
intendo
le
gite
in
barca
,
in
battello
a
vapore
,
le
passeggiate
lungo
le
rive
dei
fiumi
o
dei
laghi
,
infine
il
nuoto
,
tutti
esercizi
che
dilettano
immensamente
ed
irrubostiscono
i
nostri
muscoli
.
L
'
estate
offre
pure
la
sua
parte
di
poesia
.
Non
inspira
forse
dei
nobili
ed
elevati
sentimenti
la
vista
d
'
un
ameno
ed
ombroso
boschetto
dove
nulla
s
'
intende
altro
che
il
gorgheggio
degli
uccelli
e
il
mormorio
del
terso
ruscello
?
Non
si
rimpiangono
forse
i
convegni
amorosi
datisi
nei
boschi
remoti
e
poetici
?
Non
siamo
eccitati
alla
riflessione
quando
seduti
all
'
ombra
d
'
un
gigantesco
platano
nella
quieta
campagna
ammiriamo
intorno
a
noi
l
'
opera
del
Creatore
?
Insomma
i
piaceri
estivi
,
quantunque
meno
chiassosi
dei
primaverili
,
ci
tornano
ciononostante
graditi
,
perché
accompagnati
dalla
riflessione
.
PARTE
TERZA
.
Dei
piaceri
in
autunno
.
L
'
autunno
è
la
stagione
più
ricca
di
frutta
,
è
la
stagione
nella
quale
anche
il
regno
animale
ci
dà
gli
elementi
più
svariati
e
di
migliore
qualità
,
per
cui
questa
stagione
è
desiderata
dai
fanciulli
,
dai
buongustai
e
dai
leccardi
.
La
natura
in
autunno
cambia
ancora
di
aspetto
.
Le
mattine
e
le
sere
si
fanno
sempre
più
fresche
,
l
'
aere
è
più
mite
.
L
'
autunno
è
l
'
epoca
dei
viaggi
nei
paesi
meridionali
;
è
l
'
epoca
della
caccia
.
Riguardo
a
questo
piacere
dobbiamo
dire
che
se
è
spinto
alla
fatica
diventa
nocivo
alla
salute
.
Alla
caccia
bisogna
guardarsi
dalle
correnti
d
'
aria
fresca
quando
si
è
in
traspirazione
,
nel
bevere
quando
si
è
sudati
,
o
dall
'
attraversare
qualche
acqua
quando
i
piedi
sono
riscaldati
dal
percorso
cammino
.
Queste
sono
norme
che
non
si
osservano
quando
siamo
in
preda
all
'
entusiasmo
di
inseguire
qualche
lepre
,
ma
che
dovrebbero
seguirsi
per
non
prepararsi
delle
infermità
.
Un
altro
piacere
per
i
proprietarii
di
terre
è
quello
di
assistere
al
raccolto
e
principalmente
alle
vendemmie
.
Nei
paesi
viniferi
si
danno
delle
feste
campestri
,
come
le
colazioni
,
i
pranzi
,
i
balli
,
feste
che
ci
tornano
gradite
,
perché
nuove
e
purificate
dall
'
aura
imbalsamata
della
campagna
.
Ma
la
seconda
metà
dell
'
autunno
non
presenta
questi
dolci
piaceri
.
Essa
è
triste
,
melanconica
.
La
natura
si
spoglia
de
'
suoi
verdi
colori
,
gli
alberi
nudi
sono
tetri
,
gli
augelletti
più
non
gorgheggiano
,
le
brine
cominciano
a
coprire
la
terra
,
l
'
aquilone
freddo
sibila
fra
i
rami
,
le
nebbie
,
le
pioggie
sono
frequenti
,
i
torrenti
straripano
,
i
raggi
solari
si
affievoliscono
,
la
natura
si
addormenta
per
ridestarsi
più
viva
,
più
appariscente
in
primavera
.
L
'
autunno
però
,
sebbene
abbondante
in
piaceri
,
è
pure
abbondante
in
malattie
.
Queste
provengono
dai
cambiamenti
repentini
di
temperatura
che
sono
frequentissimi
in
autunno
.
Provengono
però
principalmente
dalle
scorpacciate
di
frutta
di
cui
è
ricca
questa
stagione
.
Si
guardino
bene
i
golosi
dagli
eccessi
di
questo
genere
,
perché
non
sanno
quanto
dolorosi
sieno
i
flussi
di
ventre
,
le
febbri
ribelli
o
le
dissenterie
.
Un
alimento
che
raccomando
caldamente
nell
'
affievolimento
di
stomaco
è
il
buon
cioccolatte
,
perché
,
oltre
all
'
essere
facilmente
digeribile
,
ripara
subito
le
perdite
del
corpo
.
Bisogna
però
guardarsi
dal
cioccolatte
di
cattiva
fabbricazione
,
perché
non
fa
altro
che
ingombrare
lo
stomaco
.
Un
'
altra
raccomandazione
è
quella
di
coprirsi
ai
primi
freddi
per
evitare
i
raffreddori
e
le
soppressioni
di
traspirazione
.
PARTE
QUARTA
.
Dei
piaceri
in
inverno
.
Questa
è
la
stagione
più
monotona
e
melanconica
dell
'
anno
.
Il
sole
più
non
ci
riscalda
,
e
pare
che
ci
abbia
abbandonati
.
La
neve
bianca
e
fredda
copre
come
un
funebre
lenzuolo
tutta
la
campagna
.
Ovunque
è
tristezza
,
ovunque
è
torpore
.
Ma
se
l
'
inverno
è
triste
pel
vecchio
e
pel
fanciullo
che
se
ne
stanno
rincantucciati
al
caminetto
,
non
lo
è
però
pel
giovane
,
il
quale
trova
nell
'
inverno
dei
cari
e
graditi
divertimenti
.
Egli
sfida
i
rigori
del
verno
per
assistere
all
'
opera
,
al
dramma
,
ai
concerti
;
egli
sfida
la
neve
per
correre
dove
la
danza
lo
chiama
e
lo
attira
,
e
non
lascia
la
minima
occasione
per
festeggiare
l
'
amore
e
il
piacere
.
Una
molestia
dell
'
inverno
è
il
freddo
delle
mani
e
dei
piedi
.
Freddo
che
deriva
da
ciò
che
il
sangue
più
non
circola
nella
rete
muscolare
superficiale
,
ma
bensì
è
spinto
nei
vasi
interni
.
È
sopratutto
nell
'
inverno
che
il
vecchio
deve
usare
a
sè
stesso
tutti
i
riguardi
,
perché
il
freddo
intenso
è
fatale
a
questa
età
.
I
suoi
piaceri
devono
essere
quelli
del
focolare
,
della
lettura
,
della
conversazione
,
dei
giuochi
di
famiglia
che
occupano
e
cacciano
la
noia
.
È
nell
'
inverno
poi
che
si
gustano
maggiormente
i
piaceri
dell
'
amicizia
,
perché
in
questa
stagione
si
stà
lunghe
ore
coll
'
amico
in
conversazione
.
Un
vero
amico
non
è
mai
abbastanza
custodito
.
L
'
amicizia
è
un
porto
dove
si
rifugia
durante
l
'
uragano
,
ove
si
felicita
dopo
il
pericolo
.
Qual
maggior
gioia
di
quella
di
rivedere
dopo
molto
tempo
l
'
intimo
amico
,
al
quale
si
hanno
mille
cose
da
confidare
,
mille
da
sentire
!
L
'
inverno
è
anche
la
stagione
più
propizia
ai
pranzi
,
ai
festini
,
ai
banchetti
.
In
questa
epoca
l
'
appetito
è
in
tutti
sviluppato
;
lo
stomaco
possiede
maggior
energia
;
le
sue
funzioni
hanno
luogo
più
prontamente
,
e
può
quindi
digerire
più
presto
una
maggiore
quantità
di
alimenti
che
nelle
altre
stagioni
.
È
nell
'
inverno
che
si
hanno
le
feste
di
Natale
e
quelle
del
primo
giorno
dell
'
anno
.
Quest
'
ultima
in
Francia
è
festeggiata
da
tutti
,
non
solo
dai
bimbi
che
desiderano
i
regali
,
ma
anche
dagli
adulti
,
ai
quali
tornano
gradite
le
riunioni
di
famiglia
.
Il
carnevale
viene
poi
a
portare
l
'
allegria
ai
giovani
,
e
procurare
loro
mille
sorta
di
piaceri
nei
quali
la
folla
delirante
si
getta
a
capo
fitto
.
E
qui
termina
l
'
opera
,
lo
scopo
della
quale
non
solo
era
di
accennare
i
piaceri
delle
diverse
stagioni
,
ma
bensì
di
cercare
di
assegnar
loro
un
limite
uniformandole
alle
norme
dell
'
igiene
.
Dunque
di
nuovo
raccomandiamo
ai
nostri
lettori
di
guardarsi
dagli
abusi
delle
cose
della
vita
,
perché
,
come
abbiamo
accennato
in
questo
libro
,
possono
apportare
gravi
sconcerti
,
affezioni
,
malattie
,
infermità
e
forse
anche
la
morte
!
Miscellanea ,
Strofa
Prima
Lo
spettro
di
Marley
Marley
,
prima
di
tutto
,
era
morto
.
Niente
dubbio
su
questo
.
Il
registro
mortuario
portava
le
firme
del
prete
,
del
chierico
,
dell
'
appaltatore
delle
pompe
funebri
e
della
persona
che
aveva
guidato
il
mortoro
.
Scrooge
vi
aveva
apposto
la
sua
:
e
il
nome
di
Scrooge
,
su
qualunque
fogliaccio
fosse
scritto
,
valeva
tant
'
oro
.
Il
vecchio
Marley
era
proprio
morto
per
quanto
è
morto
,
come
diciamo
noi
,
un
chiodo
di
porta
.
Badiamo
!
non
voglio
mica
dare
ad
intendere
che
io
sappia
molto
bene
che
cosa
ci
sia
di
morto
in
un
chiodo
di
porta
.
Per
conto
mio
,
sarei
stato
disposto
a
pensare
che
il
pezzo
più
morto
di
tutta
la
ferrareccia
fosse
un
chiodo
di
cataletto
.
Ma
poiché
la
saggezza
dei
nostri
nonni
sfolgora
nelle
similitudini
,
non
io
vi
toccherò
con
sacrilega
mano
;
se
no
,
il
paese
è
bell
'
e
ito
.
Lasciatemi
dunque
ripetere
,
solennemente
,
che
Marley
era
morto
com
'
è
morto
un
chiodo
di
porta
.
Sapeva
Scrooge
di
questa
morte
?
Beninteso
.
Come
avrebbe
fatto
a
non
saperlo
?
Scrooge
e
il
morto
erano
stati
soci
per
non
so
quanti
anni
.
Scrooge
era
il
suo
unico
esecutore
testamentario
,
unico
amministratore
,
unico
procuratore
,
unico
legatario
universale
,
unico
amico
,
unico
guidatore
del
mortoro
.
Anzi
il
nostro
Scrooge
,
che
per
verità
il
triste
evento
non
aveva
fatto
terribilmente
spasimare
,
si
mostrò
sottile
uomo
d
'
affari
il
giorno
stesso
dei
funerali
e
lo
solennizzò
con
un
negozio
co
'
fiocchi
.
Il
ricordo
dei
funerali
mi
fa
tornare
al
punto
di
partenza
.
Non
c
'
è
dunque
dubbio
che
Marley
era
morto
.
Questo
mettiamolo
bene
in
sodo
,
se
no
niente
di
maraviglioso
potrà
scaturire
dalla
storia
che
son
per
narrarvi
.
Se
non
fossimo
perfettamente
convinti
che
il
padre
d
'
Amleto
è
morto
prima
che
s
'
alzi
il
sipario
,
la
sua
passeggiatina
notturna
su
pei
bastioni
al
vento
di
levante
non
ci
farebbe
maggiore
effetto
della
bisbetica
passeggiata
di
un
qualunque
attempato
galantuomo
il
quale
se
n
'
andasse
di
notte
in
un
posto
ventoso
-
il
cimitero
di
San
Paolo
,
poniamo
-
pel
solo
gusto
di
sbalordire
la
melansaggine
del
proprio
figliuolo
.
Scrooge
non
cancellò
dall
'
insegna
il
nome
del
vecchio
Marley
.
Parecchi
anni
dopo
,
leggevasi
sempre
sulla
porta
del
magazzino
:
"
Scrooge
e
Marley
"
.
La
ditta
era
nota
per
Scrooge
e
Marley
.
Seguiva
a
volte
che
qualche
novizio
agli
affari
desse
a
Scrooge
ora
il
nome
di
Scrooge
e
ora
quello
di
Marley
;
ma
egli
rispondeva
a
tutti
e
due
.
Per
lui
era
tutt
'
una
cosa
.
Oh
!
ma
che
stretta
sapevano
avere
le
benedette
mani
di
cotesto
Scrooge
!
come
adunghiavano
,
spremevano
,
torcevano
,
scuoiavano
,
artigliavano
le
mani
del
vecchio
lesina
peccatore
!
Aspro
e
tagliente
come
una
pietra
focaia
,
dalla
quale
nessun
acciaio
al
mondo
aveva
mai
fatto
schizzare
una
generosa
scintilla
;
chiuso
,
sigillato
,
solitario
come
un
'
ostrica
.
Il
freddo
che
aveva
di
dentro
gli
gelava
il
viso
decrepito
,
gli
cincischiava
il
naso
puntuto
,
gli
accrespava
le
guance
,
gli
stecchiva
il
portamento
,
gli
facea
rossi
gli
occhi
e
turchinucce
le
labbra
sottili
,
si
mostrava
fuori
in
una
voce
acre
che
pareva
di
raspa
.
Sul
capo
,
nelle
sopracciglie
,
sul
mento
asciutto
gli
biancheggiava
la
brina
.
La
sua
bassa
temperatura
se
la
portava
sempre
addosso
;
gelava
il
suo
studio
né
giorni
canicolari
;
non
lo
scaldava
di
un
grado
a
Natale
.
Caldo
e
freddo
non
facevano
effetto
sulla
persona
di
Scrooge
.
L
'
estate
non
gli
dava
calore
,
il
rigido
inverno
non
lo
assiderava
.
Non
c
'
era
vento
più
aspro
di
lui
,
non
c
'
era
neve
che
cadesse
più
fitta
,
non
c
'
era
pioggia
più
inesorabile
.
Il
cattivo
tempo
non
sapeva
da
che
parte
pigliarlo
.
L
'
acquazzone
,
la
neve
,
la
grandine
,
il
nevischio
,
per
un
sol
verso
si
potevano
vantare
di
essere
da
più
di
lui
:
più
di
una
volta
si
spargevano
con
larghezza
:
Scrooge
no
,
mai
.
Nessuno
lo
fermava
mai
per
via
per
dirgli
con
cera
allegra
:
"
Come
si
va
,
caro
il
mio
Scrooge
?
a
quando
una
vostra
visita
?
"
Né
un
poverello
gli
chiedeva
la
più
piccola
carità
,
né
un
bambino
gli
domandava
che
ore
fossero
,
né
uomo
o
donna
,
una
volta
sola
in
tutta
la
vita
loro
,
si
erano
rivolti
a
lui
per
informarsi
della
tale
o
tal
'
altra
strada
.
Perfino
i
cani
dei
ciechi
davano
a
vedere
di
conoscerlo
;
scorgendolo
di
lontano
subito
si
tiravano
dietro
il
padrone
in
una
corte
o
in
un
chiassuolo
.
Poi
scodinzolavano
un
poco
,
come
per
dire
:
"
Povero
padrone
mio
,
val
meglio
non
aver
occhi
che
avere
un
mal
occhio
!
"
Ma
che
gliene
premeva
a
Scrooge
!
Meglio
anzi
,
ci
provava
gusto
.
Sgusciare
lungo
i
sentieri
affollati
della
vita
,
ammonendo
la
buona
gente
di
tirarsi
in
là
,
era
per
Scrooge
come
per
un
goloso
sgranocchiar
pasticcini
.
Una
volta
-
il
più
bel
giorno
dell
'
anno
,
la
vigilia
di
Natale
-
il
vecchio
Scrooge
se
ne
stava
a
sedere
tutto
affaccendato
nel
suo
banco
.
Il
tempo
era
freddo
,
uggioso
,
tutto
nebbia
;
e
si
sentiva
la
gente
di
fuori
andar
su
e
giù
,
traendo
il
fiato
grosso
,
fregandosi
forte
le
mani
,
battendo
i
piedi
per
terra
per
scaldarseli
.
Gli
orologi
del
vicinato
avevano
battuto
le
tre
,
ma
era
già
quasi
notte
,
se
pure
il
giorno
c
'
era
stato
.
Dalle
finestre
dei
negozi
vicini
rosseggiavano
i
lumi
come
tante
macchie
sull
'
aria
grigia
e
spessa
.
Entrava
la
nebbia
per
ogni
fessura
,
per
ogni
buco
di
serratura
;
e
così
densa
era
di
fuori
che
,
ad
onta
dell
'
angustia
del
vicoletto
,
le
case
dirimpetto
parevano
fantasmi
.
Davvero
,
quella
nuvola
scura
che
scendeva
e
scendeva
sopra
ogni
cosa
faceva
pensare
che
la
Natura
,
stabilitasi
lì
accanto
,
avesse
dato
l
'
aire
a
una
sua
grande
manifattura
di
birra
.
L
'
uscio
del
banco
era
aperto
,
per
dare
agio
a
Scrooge
di
tenere
d
'
occhio
il
suo
commesso
,
il
quale
,
inserito
in
una
celletta
più
in
là
,
una
specie
di
cisterna
,
attendeva
a
copiar
lettere
.
Scrooge
non
aveva
per
sé
che
un
fuocherello
;
ma
tanto
più
misero
era
il
fuocherello
del
commesso
,
che
pareva
fatto
di
un
sol
pezzo
di
carbone
.
Né
c
'
era
verso
di
accrescerlo
,
perché
la
cesta
del
carbone
se
la
teneva
Scrooge
con
sé
;
e
quando
per
caso
il
commesso
entrava
con
in
mano
la
paletta
,
issofatto
il
principale
gli
faceva
capire
che
sarebbe
stato
costretto
a
dargli
il
benservito
.
Epperò
lo
scrivano
si
avvolgeva
al
collo
il
suo
fazzoletto
bianco
e
ingegnavasi
di
scaldarsi
alla
fiamma
della
candela
:
il
che
,
per
non
essere
egli
un
uomo
di
gagliarda
immaginazione
,
non
gli
riusciva
né
punto
né
poco
.
-
Buon
Natale
,
zio
!
un
allegro
Natale
!
Dio
vi
benedica
!
-
gridò
una
voce
gioconda
.
Era
la
voce
del
nipote
di
Scrooge
,
piombato
nel
banco
così
d
'
improvviso
che
lo
zio
non
lo
aveva
sentito
venire
.
-
Eh
via
!
-
rispose
Scrooge
-
sciocchezze
!
-
S
'
era
così
ben
scaldato
,
a
furia
di
correre
nella
nebbia
e
nel
gelo
,
cotesto
nipote
di
Scrooge
,
che
pareva
come
affocato
:
aveva
la
faccia
rubiconda
e
simpatica
;
gli
lucevano
gli
occhi
e
fumava
ancora
il
fiato
.
-
Come
,
zio
,
Natale
una
sciocchezza
!
-
esclamò
il
nipote
di
Scrooge
.
-
Voi
non
lo
pensate
di
certo
.
-
Altro
se
lo
penso
!
-
ribatté
Scrooge
.
-
Un
Natale
allegro
!
o
che
motivo
hai
tu
di
stare
allegro
?
che
diritto
?
Sei
povero
abbastanza
,
mi
pare
.
-
Via
,
via
-
riprese
il
nipote
ridendo
.
-
Che
diritto
avete
voi
di
essere
triste
?
che
ragione
avete
di
essere
uggioso
?
Siete
ricco
abbastanza
,
mi
pare
.
-
Scrooge
,
che
non
avea
pel
momento
una
risposta
migliore
,
tornò
al
suo
"
Eh
via
!
sciocchezze
.
"
-
Non
siate
così
di
malumore
,
zio
-
disse
il
nipote
.
-
Sfido
io
a
non
esserlo
-
ribatté
lo
zio
-
quando
s
'
ha
da
vivere
in
un
mondaccio
di
matti
com
'
è
questo
.
Un
Natale
allegro
!
Al
diavolo
il
Natale
con
tutta
l
'
allegria
!
O
che
altro
è
il
Natale
se
non
un
giorno
di
scadenze
quando
non
s
'
hanno
danari
;
un
giorno
in
cui
ci
si
trova
più
vecchi
di
un
anno
e
nemmeno
di
un
'
ora
più
ricchi
;
un
giorno
di
chiusura
di
bilancio
che
ci
dà
,
dopo
dodici
mesi
,
la
bella
soddisfazione
di
non
trovare
una
sola
partita
all
'
attivo
?
Se
potessi
fare
a
modo
mio
,
ogni
idiota
che
se
ne
va
attorno
con
cotesto
"
allegro
Natale
"
in
bocca
,
avrebbe
a
esser
bollito
nella
propria
pentola
e
sotterrato
con
uno
stecco
di
agrifoglio
nel
cuore
.
Sì
,
proprio
!
-
Zio
!
-
pregò
il
nipote
.
-
Nipote
!
-
rimbeccò
accigliato
lo
zio
,
-
tieniti
il
tuo
Natale
tu
,
e
lasciami
il
mio
.
-
Il
vostro
Natale
!
ma
che
Natale
è
il
vostro
,
se
voi
non
ne
fate
?
-
Vuol
dire
che
così
mi
piace
,
e
tu
non
mi
rompere
il
capo
.
Buon
pro
ti
faccia
il
tuo
Natale
!
E
davvero
che
te
n
'
ha
fatto
del
bene
fino
adesso
!
-
Di
molte
cose
buone
sono
stato
io
a
non
voler
profittare
,
quest
'
è
certo
-
rispose
il
nipote
;
-
e
il
Natale
fra
l
'
altre
.
-
Ma
il
fatto
è
che
io
ho
tenuto
sempre
il
giorno
di
Natale
,
quando
è
tornato
-
lasciando
stare
il
rispetto
dovuto
al
suo
sacro
nome
,
se
si
può
lasciarlo
stare
-
come
un
bel
giorno
,
un
giorno
in
cui
ci
si
vuol
bene
,
si
fa
la
carità
,
si
perdona
e
ci
si
spassa
:
il
solo
giorno
del
calendario
,
in
cui
uomini
e
donne
per
mutuo
accordo
pare
che
aprano
il
cuore
e
pensino
alla
povera
gente
come
a
compagni
di
viaggio
verso
la
tomba
e
non
già
come
ad
un
'
altra
razza
di
creature
avviata
per
altri
sentieri
.
Epperò
,
zio
,
benché
non
mi
abbia
mai
cacciato
in
tasca
la
croce
di
un
soldo
,
io
credo
che
il
Natale
m
'
abbia
fatto
del
bene
e
me
ne
farà
.
Evviva
dunque
il
Natale
!
-
Il
commesso
non
si
seppe
tenere
dall
'
applaudire
dal
fondo
della
sua
cisterna
;
ma
,
subito
accortosi
del
marrone
,
si
diè
ad
attizzare
il
fuoco
e
riuscì
ad
estinguere
l
'
ultima
scintilla
.
-
Un
altro
di
cotesti
rumori
dalla
vostra
parte
-
disse
Scrooge
-
e
ve
lo
darò
io
il
Natale
con
un
bravo
benservito
.
Sei
davvero
un
parlatore
coi
fiocchi
-
sopraggiunse
volgendosi
al
nipote
.
-
Mi
sorprende
che
non
ti
ficchino
in
Parlamento
.
-
Non
andate
in
collera
,
zio
.
Orsù
,
vi
aspettiamo
domani
sera
a
pranzo
.
-
Scrooge
rispose
che
piuttosto
lo
volea
vedere
all
'
inf
...
Sì
davvero
,
la
disse
tutta
la
parola
.
Allora
,
forse
,
avrebbe
accettato
l
'
invito
.
-
Ma
perché
?
-
esclamò
il
nipote
.
-
Perché
?
-
Perché
diamine
ti
sei
accasato
?
-
domandò
Scrooge
.
-
Perché
ero
innamorato
.
-
Perché
eri
innamorato
!
-
grugnì
Scrooge
,
come
se
cotesta
fosse
l
'
unica
cosa
al
mondo
più
ridicola
di
un
allegro
Natale
.
-
Buona
sera
!
-
Ma
voi
,
zio
,
non
siete
mai
venuto
a
trovarmi
prima
.
Perché
mo
'
vi
appigliate
a
cotesto
pretesto
?
-
Buona
sera
,
-
disse
Scrooge
.
-
Niente
voglio
da
voi
;
niente
vi
chiedo
:
perché
non
dobbiamo
essere
amici
?
-
Buona
sera
,
-
disse
Scrooge
.
-
Mi
fa
pena
,
proprio
,
di
trovarvi
così
ostinato
.
Tra
noi
non
ci
sono
mai
stati
dissapori
,
ch
'
io
ci
abbia
avuto
colpa
.
Ho
voluto
fare
questa
prova
in
onore
di
Natale
,
e
il
mio
buonumore
di
Natale
lo
serberò
fino
in
fondo
.
Buon
Natale
dunque
zio
mio
!
-
Buona
sera
,
-
disse
Scrooge
.
-
E
buon
principio
d
'
anno
per
giunta
!
-
Buona
sera
,
-
disse
Scrooge
.
Il
nipote
se
n
'
andò
.
Né
il
nipote
si
lasciò
sfuggire
di
bocca
una
sola
parola
dispettosa
.
Andò
via
tranquillo
e
si
fermò
un
momento
alla
porta
esterna
per
fare
i
suoi
auguri
al
commesso
,
il
quale
,
gelato
com
'
era
,
aveva
però
addosso
più
calore
di
Scrooge
,
perché
cordialmente
li
ricambiò
.
-
Eccone
un
altro
-
borbottò
Scrooge
che
l
'
aveva
udito
:
-
il
mio
commesso
,
con
quindici
scellini
la
settimana
,
moglie
e
figliuoli
,
che
parla
di
buon
Natale
.
Mi
chiuderò
nel
manicomio
.
-
Cotesto
lunatico
intanto
,
facendo
uscire
il
nipote
di
Scrooge
,
aveva
introdotto
due
altre
persone
.
All
'
aspetto
ed
ai
modi
erano
gentiluomini
:
si
cavarono
il
cappello
e
s
'
inchinarono
a
Scrooge
.
Avevano
in
mano
fogli
e
quaderni
.
-
Scrooge
e
Marley
,
credo
?
-
disse
uno
de
'
due
guardando
a
una
sua
lista
.
-
Ho
io
l
'
onore
di
parlare
al
signor
Scrooge
o
al
signor
Marley
?
-
Il
signor
Marley
-
rispose
Scrooge
-
è
morto
da
sette
anni
.
Morì
sette
anni
fa
,
proprio
questa
notte
.
-
Non
dubitiamo
punto
-
riprese
a
dire
quel
signore
,
presentando
le
sue
credenziali
-
che
la
sua
liberalità
abbia
nel
socio
sopravvivente
un
degno
rappresentante
.
-
Così
senz
'
altro
doveva
essere
;
perché
i
due
soci
erano
stati
come
due
anime
in
un
nocciolo
.
Alla
malaugurosa
parola
"
liberalità
"
Scrooge
aggrottò
le
ciglia
,
crollò
il
capo
e
restituì
le
credenziali
.
-
In
questa
gioconda
ricorrenza
,
signor
Scrooge
-
disse
quel
signore
,
prendendo
una
penna
,
-
è
più
che
mai
desiderabile
il
raccogliere
qualche
tenue
soccorso
per
la
povera
gente
sulla
quale
ricade
tutto
il
rigore
della
stagione
.
Ce
n
'
ha
migliaia
che
mancano
dello
stretto
necessario
;
centinaia
di
migliaia
cui
fa
difetto
il
menomo
benessere
.
-
Non
ci
sono
prigioni
?
-
domandò
Scrooge
.
-
Molte
anzi
-
rispose
l
'
altro
posando
la
penna
.
-
E
gli
Ospizi
?
gli
hanno
chiusi
forse
?
-
No
davvero
;
così
si
potesse
!
-
Sicché
il
mulino
de
'
forzati
e
la
legge
su
'
poveri
son
sempre
in
vigore
?
-
Sempre
,
ed
hanno
anche
un
gran
da
fare
.
-
Oh
!
io
avevo
temuto
alle
vostre
prime
parole
,
che
qualche
malanno
avesse
rovinato
coteste
utili
istituzioni
,
-
disse
Scrooge
.
-
Mi
fa
piacere
di
sentire
il
contrario
.
-
Mossi
dal
pensiero
che
esse
non
procacciano
alla
moltitudine
un
qualunque
benessere
cristiano
di
anima
o
di
corpo
-
rispose
quel
signore
-
alcuni
di
noi
si
danno
attorno
per
raccogliere
un
tanto
da
comprare
ai
poveri
un
po
'
di
cibo
e
un
po
'
di
carbone
.
Scegliamo
quest
'
epoca
,
come
quella
in
cui
il
bisogno
è
più
acuto
e
l
'
abbondanza
rallegra
.
Per
che
somma
volete
che
vi
segni
?
-
Per
niente
!
-
rispose
Scrooge
.
-
Vi
piace
serbar
l
'
anonimo
?
-
Mi
piace
non
essere
disturbato
.
Poiché
lo
volete
sapere
,
signori
miei
,
ecco
quel
che
mi
piace
.
Per
conto
mio
,
non
mi
do
bel
tempo
a
Natale
,
né
voglio
fornire
ai
fannulloni
i
mezzi
di
darsi
bel
tempo
.
Pago
la
mia
brava
quota
per
gli
stabilimenti
che
sapete
:
costano
di
molto
:
chi
non
sta
bene
fuori
,
ci
vada
.
-
Molti
non
possono
,
e
molti
altri
preferirebbero
la
morte
.
-
Se
così
è
,
si
servano
pure
-
disse
Scrooge
;
-
scemerebbe
di
tanto
il
soverchio
della
popolazione
.
In
fondo
poi
,
scusatemi
,
io
non
ne
so
niente
.
-
Non
vi
riuscirebbe
difficile
di
saperlo
-
osservò
l
'
altro
.
-
Non
è
affar
mio
-
ribatté
Scrooge
.
-
È
già
molto
che
ci
si
raccapezzi
negli
affari
nostri
,
senza
immischiarci
in
quelli
degli
altri
.
I
miei
mi
pigliano
tutta
la
giornata
.
Buona
sera
,
signori
!
-
Vista
l
'
inutilità
di
ogni
altra
insistenza
,
i
due
gentiluomini
si
accomiatarono
.
Scrooge
si
rimise
al
lavoro
,
molto
contento
del
fatto
suo
e
di
più
lieto
umore
che
mai
non
fosse
stato
.
Intanto
la
nebbia
e
le
tenebre
si
facevano
così
fitte
che
degli
uomini
armati
di
torce
correvano
per
le
vie
,
profferendosi
a
far
da
guide
alle
carrozze
.
La
vecchia
torre
di
una
chiesa
,
la
cui
campana
arcigna
pareva
guardare
a
Scrooge
dall
'
alto
della
sua
finestra
gotica
,
divenne
invisibile
e
prese
a
suonare
le
ore
e
i
quarti
nelle
nuvole
con
un
certo
prolungato
tremolio
come
se
i
denti
le
battessero
.
Il
freddo
infierì
.
Alla
cantonata
alcuni
operai
,
intenti
a
restaurare
i
tubi
del
gas
,
avevano
acceso
un
gran
fuoco
in
un
braciere
,
e
intorno
a
questo
una
mano
di
uomini
e
di
ragazzi
cenciosi
s
'
era
raccolta
:
si
scaldavano
le
mani
e
battevano
le
palpebre
alla
fiamma
,
beati
.
La
fontanina
,
abbandonata
a
sé
stessa
,
s
'
incoronava
malinconicamente
di
ghiacci
.
I
lumi
delle
botteghe
,
dove
i
ramoscelli
di
agrifoglio
crepitavano
al
calore
delle
fiamme
,
facevano
rosseggiare
le
facce
pallide
dei
passanti
.
Le
mostre
dei
pollaioli
e
dei
salumai
erano
mostre
davvero
;
e
così
splendide
,
da
parere
quasi
impossibile
che
la
volgarità
del
comprare
e
del
vendere
ci
avesse
niente
che
vedere
.
Il
lord
Mayor
,
nella
sontuosità
fortificata
del
suo
palazzo
,
impartiva
ordini
ai
suoi
cinquanta
cuochi
e
canovai
perché
si
festeggiasse
il
Natale
come
s
'
addice
alla
casa
di
un
lord
Mayor
.
E
perfino
il
sartuccio
,
da
lui
multato
di
cinque
scellini
il
lunedì
avanti
per
essere
andato
attorno
ubriaco
e
assetato
di
sangue
,
si
dava
da
fare
nella
sua
soffitta
per
preparare
il
pranzetto
del
giorno
appresso
,
mentre
la
moglie
magrina
con
in
collo
la
bimba
andavano
fuori
a
comprare
il
pezzo
di
carne
che
ci
voleva
.
E
cresceano
la
nebbia
ed
il
freddo
!
Un
freddo
pungente
,
tagliente
,
mordente
.
Se
il
buon
San
Dustano
,
lasciando
le
solite
sue
armi
,
avesse
un
po
'
carezzato
il
naso
dello
Spirito
maligno
con
un
tempo
di
quella
fatta
,
è
certo
che
lo
avrebbe
fatto
strillare
come
un
'
aquila
.
Il
proprietario
di
un
miserabile
nasetto
,
rosicchiato
dal
freddo
famelico
come
un
osso
dai
cani
,
si
fermò
davanti
allo
studio
di
Scrooge
per
allietarne
l
'
inquilino
con
una
canzonetta
natalizia
;
ma
alle
prime
parole
:
Dio
vi
tenga
,
o
buon
signore
,
Sano
il
corpo
e
allegro
il
core
...
Scrooge
die
'
di
piglio
alla
riga
con
tanta
furia
che
il
cantore
scappò
atterrito
,
lasciando
libera
la
porta
alla
nebbia
e
alla
gelata
,
meglio
adatte
al
luogo
che
il
canto
non
fosse
.
Arrivò
l
'
ora
finalmente
di
chiudere
il
banco
.
A
malincuore
Scrooge
smontò
dal
suo
sgabello
,
dando
così
un
tacito
segno
al
commesso
,
il
quale
soffiò
subito
sulla
candela
e
si
pose
il
cappello
.
-
Mi
figuro
-
disse
Scrooge
-
che
la
giornata
di
domani
la
vorrete
tutta
,
eh
?
-
Se
vi
piace
,
signore
.
-
Non
mi
piace
punto
e
non
è
giusto
.
Se
vi
risecassi
per
questo
un
mezza
corona
,
scommetto
che
vi
riterreste
trattato
male
,
non
è
così
?
-
Il
commesso
sbozzò
un
debole
sorriso
.
-
Eppure
-
proseguì
Scrooge
-
a
voi
non
vi
pare
che
io
sia
trattato
male
,
quando
sborso
il
salario
di
una
giornata
per
niente
.
-
Il
commesso
notò
che
si
trattava
di
una
volta
all
'
anno
.
-
Bella
scusa
per
cacciar
le
mani
nelle
tasche
d
'
un
galantuomo
ogni
25
di
dicembre
!
-
esclamò
Scrooge
abbottonandosi
il
pastrano
fin
sotto
il
mento
.
-
Vada
per
tutta
la
giornata
,
poiché
così
ha
da
essere
.
E
badate
almeno
a
trovarvi
qui
più
presto
del
solito
doman
l
'
altro
!
-
Il
commesso
promise
,
e
Scrooge
se
n
'
uscì
grugnendo
.
Detto
fatto
,
il
banco
fu
chiuso
,
e
il
commesso
,
co
'
capi
del
fazzoletto
bianco
che
gli
pendevano
fin
sotto
al
farsettino
(
pastrano
non
ne
sfoggiava
)
se
n
'
andò
a
fare
una
sdrucciolata
sul
ghiaccio
dietro
una
brigata
di
monelli
,
in
onore
della
vigilia
di
Natale
,
e
poi
diritto
a
casa
a
Camden
Town
per
giuocare
a
mosca
cieca
.
Scrooge
fece
il
suo
malinconico
desinare
nell
'
usata
malinconica
osteria
.
Dié
una
scorsa
a
tutti
i
giornali
e
si
sprofondò
nel
suo
squarcetto
,
ammazzò
la
serata
e
si
avviò
a
casa
per
mettersi
a
letto
.
Abitava
un
quartiere
,
o
meglio
una
sfilata
di
stanze
,
già
un
tempo
proprietà
del
socio
defunto
,
in
un
vecchio
e
bieco
caseggiato
che
si
nascondeva
in
fondo
ad
un
chiassuolo
.
Davvero
,
quel
caseggiato
in
quel
posto
non
si
sapeva
che
vi
stesse
a
fare
:
si
pensava
,
mal
proprio
grado
,
che
da
bambino
,
facendo
a
rimpietterelli
con
altre
case
,
si
fosse
rincattucciato
lì
e
non
avesse
più
saputo
venirne
fuori
.
Oramai
s
'
era
fatto
vecchio
ed
arcigno
.
Non
ci
abitava
che
Scrooge
:
tutte
le
altre
stanze
erano
date
via
in
fitto
per
studi
di
commercio
.
Era
così
buio
il
chiassuolo
,
che
lo
stesso
Scrooge
,
pur
conoscendolo
pietra
per
pietra
,
vi
brancolava
..
La
nebbia
incombeva
così
spessa
davanti
alla
porta
scura
della
casa
,
da
far
credere
che
il
Genio
dell
'
inverno
stesse
lì
a
sedere
sulla
soglia
,
assorto
in
una
lugubre
meditazione
.
Ora
,
certo
è
che
il
picchiotto
della
porta
,
oltre
ad
essere
massiccio
,
non
aveva
in
sé
niente
di
speciale
.
È
anche
certo
che
Scrooge
,
da
che
abitava
lì
,
l
'
aveva
visto
mattina
e
sera
;
E
lo
stesso
Scrooge
,
inoltre
,
era
dotato
di
così
temperata
fantasia
quanto
alcun
'
altra
persona
nella
City
di
Londra
,
compresi
,
con
rispetto
parlando
,
tutti
i
membri
del
corpo
municipale
.
Si
badi
altresì
a
questo
che
Scrooge
non
aveva
pensato
un
sol
momento
a
Marley
,
dopo
averne
ricordato
la
morte
,
quel
giorno
stesso
avvenuta
sette
anni
addietro
.
E
dopo
di
ciò
,
mi
spieghi
chi
vuole
come
seguisse
che
Scrooge
,
ficcata
che
ebbe
la
chiave
nella
toppa
,
vide
nel
picchiotto
,
da
un
momento
all
'
altro
,
non
più
un
picchiotto
,
ma
il
viso
di
Marley
.
Il
viso
di
Marley
.
Non
avvolgevasi
già
,
come
ogni
altra
cosa
intorno
,
nell
'
ombra
fitta
;
anzi
raggiava
un
certo
bagliore
livido
come
un
gambero
andato
a
male
in
un
oscuro
ripostiglio
.
Non
era
crucciato
o
feroce
;
fissava
Scrooge
come
Marley
soleva
fare
,
e
lo
fissava
con
occhiali
da
spettro
alzati
sopra
una
fronte
da
spettro
.
I
capelli
sollevavansi
stranamente
quasi
mossi
da
un
soffio
o
da
un
'
aria
calda
;
gli
occhi
,
benché
sbarrati
,
erano
immobili
;
la
faccia
livida
.
Una
cosa
orrenda
:
se
non
che
l
'
orrore
era
estraneo
all
'
espressione
di
quel
viso
e
in
certo
modo
gli
era
imposto
.
Scrooge
si
fermò
e
stette
a
guardare
il
fenomeno
.
Il
picchiotto
tornò
ad
esser
picchiotto
.
Non
si
può
dire
ch
'
egli
non
trasalisse
e
che
il
sangue
non
gli
desse
un
tuffo
,
come
non
gli
era
mai
avvenuto
.
Nondimeno
riafferrò
la
chiave
,
che
aveva
lasciato
un
momento
,
la
girò
con
forza
,
entrò
e
accese
la
candela
.
Sì
;
prima
di
chiudere
la
porta
,
stette
un
po
'
irresoluto
,
ed
anzi
si
piegò
cautamente
a
guardare
dall
'
altra
parte
,
quasi
temesse
di
veder
scodinzolare
fino
nella
corte
il
codino
di
Marley
.
Ma
niente
c
'
era
,
altro
che
le
capocchie
delle
viti
che
reggevano
il
picchiotto
.
"
Via
,
via
!
"
disse
Scrooge
,
e
sbatacchiò
la
porta
.
Rimbombò
il
rumore
per
tutta
la
casa
come
un
tuono
.
Ogni
stanza
di
sopra
,
ogni
botte
nella
cantina
del
vinaio
di
sotto
,
echeggiò
per
suo
conto
.
Scrooge
non
era
uomo
da
aver
paura
degli
echi
.
Menò
il
paletto
alla
porta
,
traversò
la
corte
,
prese
a
salir
le
scale
a
tutto
suo
comodo
e
smoccolando
la
candela
.
Voi
mi
parlerete
di
quelle
brave
gradinate
d
'
una
volta
su
per
le
quali
ci
si
poteva
andare
con
un
tiro
a
sei
;
ma
io
vi
so
dire
che
per
questa
scalinata
di
Scrooge
ci
poteva
anche
salire
un
carro
mortuario
,
portato
di
traverso
,
col
timone
verso
il
muro
e
lo
sportello
verso
la
ringhiera
;
e
senza
fatica
,
anche
.
Del
posto
ce
n
'
era
più
del
bisogno
.
E
dovette
essere
per
questo
che
Scrooge
si
figurò
di
vedersi
davanti
uno
di
cotesti
carri
che
lo
precedeva
nel
buio
.
Una
mezza
dozzina
di
fiammelle
di
gas
non
avrebbero
bastato
a
far
lume
in
quel
forno
;
pensate
dunque
che
bel
chiarore
notturno
spandesse
intorno
la
misera
candela
di
Scrooge
.
Scrooge
andava
su
,
senza
curarsene
un
fico
secco
:
l
'
oscurità
costa
poco
,
e
a
Scrooge
gli
piaceva
.
Se
non
che
,
prima
di
tirarsi
dietro
la
porta
massiccia
,
visitò
una
per
una
tutte
le
stanze
per
vedere
se
ogni
cosa
era
in
regola
.
Può
darsi
che
un
certo
ricordo
confuso
della
faccia
con
gli
occhiali
lo
spingesse
a
far
questo
.
Salotto
,
camera
,
stanzone
,
tutto
in
ordine
.
Nessuno
sotto
la
tavola
,
nessuno
sotto
il
canapè
;
un
fuocherello
nel
caminetto
;
pronti
il
cucchiaio
e
la
tazza
;
il
ramino
con
l
'
orzo
sulla
fornacetta
(
Scrooge
aveva
una
infreddatura
di
testa
)
.
Nessuno
sotto
il
letto
;
nessuno
nel
gabinetto
;
nessuno
nella
veste
da
camera
,
pendente
dalla
parete
in
attitudine
sospetta
.
Lo
stanzone
come
al
solito
:
un
vecchio
parafuoco
,
un
vecchio
par
di
scarpe
,
due
ceste
da
pesce
,
un
lavamani
a
tre
gambe
e
un
par
di
molle
.
Rassicurato
,
tirò
a
sé
la
porta
e
si
chiuse
,
contro
il
solito
,
a
doppia
mandata
.
Si
tolse
la
cravatta
,
si
cacciò
nella
veste
da
camera
,
nelle
pantofole
e
nel
berretto
da
notte
;
sedette
davanti
al
fuoco
per
prendere
il
suo
decotto
.
Era
un
fuoco
meschino
;
meno
di
niente
in
una
notte
come
quella
.
Dovette
accostarvisi
dappresso
e
quasi
covarlo
,
prima
di
spremerne
il
menomo
calore
.
Il
caminetto
decrepito
era
stato
costruito
tanti
anni
fa
da
qualche
mercante
olandese
con
intorno
un
ammattonato
fiammingo
tutto
pieno
de
'
fatti
della
Storia
Sacra
.
Ci
erano
de
'
Caini
e
degli
Abeli
;
figlie
de
'
Faraoni
,
regine
di
Saba
,
messi
celesti
calanti
per
l
'
aria
sopra
nuvole
a
foggia
di
piumini
,
Abrami
,
Baldassarri
,
Apostoli
che
salpavano
in
tante
salsiere
,
centinaia
di
figure
da
attrarre
i
suoi
pensieri
.
Eppure
,
quel
cosiffatto
viso
di
Marley
,
morto
da
sette
anni
,
veniva
come
la
verga
dell
'
antico
profeta
ad
ingoiare
ogni
cosa
.
Se
ciascuno
di
quei
mattoni
vetriati
fosse
stato
bianco
e
capace
di
riprodurre
una
figura
fatta
dai
minuzzoli
de
'
pensieri
di
lui
,
si
sarebbero
viste
senza
meno
altrettante
facce
del
vecchio
Marley
.
-
Sciocchezze
!
-
disse
Scrooge
;
e
si
diede
a
passeggiare
su
e
giù
per
la
camera
.
Dopo
un
poco
tornò
a
sedere
.
Arrovesciando
il
capo
sulla
spalliera
del
seggiolone
,
gli
venne
fatto
di
fermar
gli
occhi
sopra
un
campanello
disusato
,
che
per
una
ragione
o
per
l
'
altra
comunicava
con
una
camera
posta
in
cima
al
caseggiato
.
Con
uno
stupore
grande
,
con
un
terrore
nuovo
,
inesplicabile
,
egli
vide
quel
campanello
dondolare
un
poco
.
È
così
dolce
era
quel
dondolio
in
principio
che
appena
dava
un
filo
di
suono
;
ma
di
lì
a
poco
squillò
con
violenza
e
tutti
i
campanelli
della
casa
risposero
allo
squillo
stridente
.
Durò
la
cosa
forse
un
minuto
,
forse
mezzo
:
ma
sembrò
che
durasse
un
'
ora
.
Tutti
i
campanelli
smessero
insieme
,
di
botto
,
come
avevano
cominciato
.
Successe
a
quel
suono
un
rumore
di
ferramenta
,
uscente
dalle
viscere
della
terra
,
come
se
qualcuno
strascinasse
una
sua
catena
fra
le
botti
della
cantina
del
vinaio
.
Scrooge
si
sovvenne
allora
di
aver
sentito
dire
che
gli
spiriti
,
nelle
case
dove
ci
si
sente
,
strascinano
catene
.
L
'
uscio
della
canova
si
spalancò
con
fracasso
;
il
rumore
si
fece
più
forte
a
terreno
;
poi
si
udì
suonare
su
per
le
scale
;
poi
venne
difilato
verso
la
camera
.
-
Eh
via
,
sciocchezze
!
-
disse
Scrooge
.
-
Non
ci
credo
mica
,
io
.
-
Si
fece
bianco
però
,
quando
subito
dopo
lo
spettro
traforò
la
porta
massiccia
e
gli
entrò
in
camera
,
davanti
agli
occhi
.
Nel
punto
stesso
la
fiamma
morente
die
'
un
guizzo
come
se
volesse
dire
:
"
Lo
conosco
!
È
lo
spirito
di
Marley
!
"
e
subito
ricadde
.
Lo
stesso
viso
,
proprio
lo
stesso
.
Marley
col
suo
codino
,
col
solito
panciotto
,
le
brache
attillate
,
gli
stivaloni
,
le
cui
nappine
di
seta
tentennavano
insieme
col
codino
,
con
le
falde
del
soprabito
e
co
'
capelli
ritti
sul
capo
.
La
catena
strascinata
lo
stringeva
alla
cintola
.
Era
lunga
e
gli
s
'
avvinghiava
attorno
come
una
coda
,
ed
era
fatta
,
come
Scrooge
ebbe
a
notare
,
di
scrigni
,
chiavi
,
lucchetti
,
libri
mastri
,
fogliacci
e
pesanti
borse
di
acciaio
.
Aveva
il
corpo
trasparente
;
sicché
Scrooge
,
osservandolo
e
guardandolo
attraverso
il
panciotto
,
vedeva
i
due
bottoni
di
dietro
del
vestito
.
Scrooge
avea
spesso
sentito
dire
che
Marley
era
un
uomo
senza
visceri
,
ma
soltanto
adesso
ci
credeva
.
No
davvero
,
non
ci
credeva
nemmeno
.
Benché
se
lo
vedesse
davanti
quello
spettro
e
lo
passasse
con
l
'
occhio
da
parte
a
parte
,
benché
da
quegli
sguardi
impietriti
nella
morte
si
sentisse
accapponar
la
pelle
,
benché
notasse
perfino
l
'
ordito
del
fazzoletto
che
gli
copriva
il
capo
e
gli
s
'
annodava
sotto
il
mento
,
al
che
sulle
prime
non
avea
badato
,
era
nondimeno
incredulo
sempre
e
lottava
contro
i
propri
sensi
.
-
Che
vuol
dire
ciò
?
-
interrogò
Scrooge
,
freddo
e
mordace
come
sempre
.
-
Che
volete
da
me
?
-
Molto
!
-
Era
la
voce
di
Marley
,
precisa
.
-
Chi
siete
voi
?
-
Domandami
chi
fui
.
-
Bene
,
chi
foste
?
-
disse
Scrooge
alzando
la
voce
.
-
Siete
un
tantino
pedante
,
mi
pare
,
per
essere
un
'
ombra
.
-
In
vita
,
fui
il
tuo
socio
,
Giacobbe
Marley
.
-
Potreste
...
sedere
?
-
domandò
Scrooge
guardandolo
dubbioso
.
-
Posso
.
-
Sedete
,
dunque
.
-
Scrooge
domandò
la
cosa
,
per
vedere
se
uno
spettro
così
diafano
fosse
in
grado
di
pigliare
una
seggiola
;
nel
caso
che
no
,
lo
avrebbe
costretto
ad
una
spiegazione
imbarazzante
.
Ma
lo
spettro
gli
sedette
in
faccia
,
dall
'
altra
parte
del
caminetto
,
come
se
non
avesse
mai
fatto
altro
.
-
Tu
non
credi
in
me
-
disse
poi
.
-
No
-
rispose
Scrooge
.
-
Che
altra
prova
vorresti
oltre
quella
dei
sensi
?
-
Non
lo
so
.
-
Perché
dubiti
dei
tuoi
sensi
?
-
Perché
un
nonnulla
basta
a
turbarli
.
Un
lieve
disturbo
di
stomaco
ci
muta
il
bianco
in
nero
.
Voi
potreste
essere
un
pezzetto
di
carne
mal
digerito
,
uno
schizzo
di
senapa
,
una
briciola
di
formaggio
,
un
frammento
di
patata
mal
cotta
.
Chiunque
siate
,
c
'
è
in
voi
più
della
marmitta
che
della
marmotta
!
-
Scrooge
non
si
dilettava
molto
di
questi
giochetti
di
parole
,
né
in
cuor
suo
si
sentiva
adesso
corrivo
alla
celia
.
Fatto
sta
che
ch
'
ei
si
studiava
di
esser
faceto
come
per
distrarsi
e
per
domare
il
terrore
;
perché
veramente
la
voce
dello
Spettro
lo
faceva
rabbrividire
fino
al
midollo
delle
ossa
.
Star
lì
a
sedere
,
fissando
quelle
pupille
vitree
,
e
non
aprir
bocca
fosse
pure
per
un
momento
,
sarebbe
stato
lo
stesso
che
spiritare
.
Scrooge
lo
capiva
molto
bene
.
C
'
era
anche
questo
terribile
,
che
lo
Spettro
si
avvolgeva
quasi
in
una
propria
atmosfera
infernale
.
Non
già
che
Scrooge
la
sentisse
;
ma
è
certo
che
,
ad
onta
della
perfetta
immobilità
dello
Spettro
,
i
capelli
ritti
,
le
falde
del
soprabito
,
le
nappine
degli
stivaloni
,
tremavano
sempre
come
se
mossi
dal
fiato
caldo
di
un
forno
.
-
Vedete
questo
steccadenti
?
-
disse
Scrooge
tornando
subito
alla
carica
pel
motivo
ora
detto
,
e
volendo
,
fosse
pure
per
un
istante
,
sottrarsi
allo
sguardo
impietrito
del
fantasma
.
-
Lo
vedo
-
rispose
lo
Spettro
.
-
Ma
voi
non
lo
guardate
nemmeno
-
disse
Scrooge
.
-
Lo
vedo
nondimeno
-
disse
ancora
lo
Spettro
.
-
Bene
!
-
ribatté
Scrooge
.
-
Non
ho
che
ad
ingozzarlo
,
e
tutto
il
resto
dei
miei
giorni
avrà
alle
calcagna
una
frotta
di
spiriti
folletti
,
tutti
di
mia
propria
creazione
.
Sciocchezze
.
vi
dico
;
sciocchezze
!
-
A
questo
lo
Spettro
diè
uno
strido
orrendo
,
e
scosse
la
catena
con
così
tetro
e
rovinoso
fracasso
,
che
Scrooge
si
tenne
forte
alla
seggiola
per
non
cadere
svenuto
.
Ma
come
crebbe
il
suo
terrore
,
quando
,
togliendosi
lo
Spettro
la
benda
che
gli
fasciava
il
capo
,
quasi
sentisse
troppo
caldo
,
la
mascella
inferiore
gli
ricascò
sul
petto
!
Scrooge
cadde
ginocchioni
e
si
strinse
la
faccia
nelle
mani
.
-
Grazia
!
-
esclamò
.
-
Terribile
apparizione
,
perché
mi
fate
paura
?
-
Uomo
dall
'
anima
mondana
!
-
rispose
lo
Spettro
,
-
credi
adesso
o
non
credi
?
-
Credo
-
balbettò
Scrooge
,
-
debbo
credere
.
Ma
perché
mai
gli
spiriti
vanno
attorno
e
perché
vengono
da
me
?
-
Deve
ogni
uomo
-
rispose
lo
Spettro
-
con
l
'
anima
che
ha
dentro
girare
in
mezzo
ai
suoi
simili
,
viaggiare
il
più
che
può
;
se
non
lo
fa
in
vita
,
è
condannato
a
farlo
in
morte
.
È
dannato
ad
errare
pel
mondo
,
oh
me
infelice
!
a
vedere
il
bene
senza
poterlo
godere
,
quel
bene
che
avrebbe
potuto
dividere
con
gli
altri
sulla
terra
e
che
avrebbe
fatto
la
sua
felicità
!
-
Qui
lo
Spettro
mise
un
altro
strido
,
squassò
la
catena
,
si
torse
le
mani
diafane
.
-
Siete
incatenato
-
osservò
Scrooge
,
tremando
.
-
Perché
?
-
Porto
la
catena
che
mi
son
fabbricato
in
vita
-
rispose
lo
Spettro
.
-
L
'
ho
fatta
io
stesso
anello
per
anello
,
pezzo
a
pezzo
;
io
stesso
me
la
cinsi
per
volontà
mia
,
e
di
volontà
mia
la
portai
.
Ti
par
nuova
forse
a
te
?
-
Scrooge
tremava
sempre
più
forte
.
-
O
vorresti
sapere
-
proseguì
lo
Spettro
-
il
peso
e
la
lunghezza
della
gomena
che
porti
tu
stesso
?
Era
per
l
'
appunto
lunga
e
grave
come
questa
mia
,
sette
anni
fa
.
Ci
hai
lavorato
poi
.
Una
catena
di
gran
valore
,
adesso
!
-
Scrooge
si
guardò
intorno
per
terra
,
figurandosi
di
vedersi
avviluppato
in
cinquanta
o
sessanta
metri
di
gomena
ferrata
:
ma
niente
vide
.
-
Giacobbe
-
disse
supplichevole
.
-
Mio
vecchio
Giacobbe
Marley
,
ditemi
qualche
altra
cosa
.
Datemi
un
po
'
di
consolazione
,
Giacobbe
mio
!
-
Nessuna
consolazione
da
me
-
rispose
lo
Spettro
.
-
Altre
regioni
le
mandano
,
o
Ebenezer
Scrooge
,
altri
ministri
le
portano
,
altri
uomini
le
ricevono
.
Né
ti
posso
dire
tutto
quel
che
vorrei
:
poche
altre
parole
,
e
basta
.
A
me
non
è
concesso
un
momento
di
riposo
o
d
'
indugio
.
Il
mio
spirito
non
varcò
mai
la
soglia
del
nostro
banco
,
bada
bene
!
;
da
vivo
,
il
mio
spirito
non
uscì
mai
dai
limiti
angusti
del
nostro
stambugio
.
Lunghi
e
faticosi
viaggi
mi
aspettano
oramai
!
-
Soleva
Scrooge
,
quante
volte
prendesse
a
meditare
,
cacciarsi
le
mani
nelle
tasche
delle
brache
.
Così
fece
adesso
,
ruminando
le
cose
dette
dallo
Spettro
;
ma
non
alzò
gli
occhi
e
stette
sempre
ginocchioni
.
-
Bisogna
dire
che
siete
andato
un
po
'
lento
,
Giacobbe
mio
-
notò
Scrooge
,
da
uomo
d
'
affari
,
ma
con
deferente
umiltà
.
-
Lento
!
-
ripeté
lo
Spettro
.
-
Morto
da
sette
anni
e
sempre
in
viaggio
?
-
Sempre
.
Né
riposo
,
né
pace
:
Tortura
assidua
del
rimorso
.
-
Viaggiate
presto
?
-
Sulle
ali
del
vento
.
-
Ne
avrete
visto
dei
paesi
in
sette
anni
!
-
mormorò
Scrooge
.
Udendo
queste
parole
,
lo
Spettro
mise
un
altro
strido
e
così
terribilmente
fece
suonar
la
catena
nel
silenzio
della
notte
,
che
la
guardia
avrebbe
avuto
ragione
di
multarlo
come
disturbatore
notturno
.
-
Oh
!
schiavo
,
incatenato
,
oppresso
di
ceppi
!
-
urlò
-
a
non
sapere
che
secoli
e
secoli
di
assiduo
lavoro
compiuto
da
creature
immortali
a
pro
di
questa
terra
passeranno
nell
'
eternità
prima
che
tutto
sia
sviluppato
il
bene
ond
'
essa
è
capace
;
a
non
sapere
che
ogni
spirito
cristiano
,
pur
lavorando
nella
piccola
sfera
assegnatagli
,
qualunque
essa
sia
,
troverà
troppo
breve
la
vita
mortale
ad
esercitare
tutti
i
mezzi
innumerevoli
del
rendersi
utile
;
a
non
sapere
che
non
c
'
è
durata
di
rammarico
la
quale
ci
assolva
dalle
occasioni
perdute
nella
vita
!
E
questo
io
ho
fatto
!
e
tale
ero
io
!
-
Ma
voi
,
Giacobbe
,
foste
sempre
un
eccellente
uomo
d
'
affari
,
-
mormorò
Scrooge
,
che
incominciava
a
fare
un
'
applicazione
personale
di
tutto
questo
.
-
Affari
!
-
esclamò
lo
Spettro
,
tornando
a
torcersi
le
mani
.
-
I
miei
simili
erano
i
miei
affari
.
Il
benessere
comune
,
la
carità
,
la
misericordia
,
la
sopportazione
,
la
benevolenza
,
questi
erano
i
miei
affari
.
Nell
'
oceano
immenso
dei
miei
affari
le
operazioni
del
mio
commercio
non
erano
che
una
gocciola
d
'
acqua
!
-
Sollevò
la
catena
per
quanto
il
braccio
era
lungo
,
come
se
in
quella
fosse
la
causa
della
sterile
angoscia
,
e
tornò
a
sbatterla
in
terra
con
fracasso
.
-
In
questa
stagione
dell
'
anno
cadente
-
proseguì
lo
Spettro
-
io
soffro
di
più
.
Perché
mai
,
in
mezzo
alla
folla
dei
miei
simili
,
passavo
io
con
gli
occhi
abbassati
alla
terra
,
perché
una
volta
non
gli
alzai
verso
quella
stella
benedetta
che
guidò
un
giorno
i
sapienti
ad
un
povero
abituro
?
Non
potevo
io
forse
,
io
,
esser
guidato
da
quella
luce
ad
altri
poveri
abituri
?
-
Scrooge
,
più
che
mai
atterrito
alle
parole
incalzanti
dello
Spettro
,
incominciò
a
tremare
come
una
canna
.
-
Ascoltami
!
-
comandò
lo
Spettro
.
-
L
'
ora
mia
è
vicina
.
-
Ascolto
-
rispose
Scrooge
.
-
Ma
non
calcate
la
mano
,
ve
ne
prego
!
non
mi
schiacciate
di
eloquenza
,
Giacobbe
!
-
Come
io
mi
ti
mostri
in
forma
visibile
,
non
so
.
Molti
e
molti
giorni
di
fila
ti
sono
stato
ai
fianchi
invisibile
.
-
L
'
idea
non
era
piacevole
.
Scrooge
rabbrividì
e
si
asciugò
il
sudore
dalla
fronte
.
-
Né
questa
è
piccola
parte
del
mio
supplizio
,
-
proseguì
lo
spettro
.
-
Son
qui
stasera
per
avvertirti
che
ancora
una
via
t
'
avanza
e
una
speranza
di
sfuggire
al
mio
fato
.
E
sono
io
,
Ezeneber
,
io
che
ti
offro
cotesta
speranza
e
cotesta
via
.
-
Voi
siete
sempre
stato
per
me
un
buon
amico
,
-
disse
Scrooge
.
-
Grazie
!
-
Avrai
la
visita
-
soggiunse
lo
spettro
-
di
tre
Spiriti
.
-
La
faccia
di
Scrooge
si
fece
bianca
quasi
come
quella
dello
Spettro
.
-
Ed
è
questa
la
via
,
è
questa
la
speranza
che
mi
offrite
,
Giacobbe
?
-
interrogò
con
un
filo
di
voce
.
-
Questa
è
.
-
Io
...
io
davvero
ne
farei
di
meno
,
-
disse
Scrooge
.
-
Senza
la
visita
loro
,
-
ammonì
lo
Spettro
,
-
tu
non
eviterai
il
sentiero
che
io
batto
.
Aspettati
il
primo
per
domani
,
quando
la
campana
avrà
battuto
un
'
ora
.
-
Non
potrei
-
insinuò
Scrooge
-
non
potrei
pigliarli
tutti
e
tre
in
una
volta
e
farla
finita
?
-
Aspetterai
il
secondo
la
notte
appresso
alla
stessa
ora
.
Il
terzo
,
la
terza
notte
,
all
'
ultima
vibrazione
della
dodicesima
ora
.
Me
,
non
mi
vedrai
più
;
ma
ricordati
,
per
amor
tuo
,
ricordati
di
quanto
è
accaduto
tra
noi
!
-
Ciò
detto
,
lo
spettro
tolse
il
fazzoletto
dalla
tavola
e
se
lo
avvolse
come
prima
,
intorno
al
capo
.
Scrooge
se
n
'
accorse
dallo
scricchiolio
dei
denti
quando
le
mascelle
si
urtarono
,
strette
dalla
benda
.
Alzò
gli
occhi
dubbiosi
e
si
ritrovò
ritto
davanti
il
suo
visitatore
soprannaturale
,
con
la
catena
avvolta
al
braccio
.
L
'
apparizione
si
scostò
rinculando
;
ad
ogni
suo
passo
,
la
finestra
si
apriva
un
poco
,
sicché
,
quando
lo
Spettro
vi
giunse
,
era
spalancata
.
Lo
Spettro
fece
un
cenno
,
Scrooge
si
accostò
.
Quando
furono
due
passi
distanti
,
lo
Spettro
alzò
la
mano
perché
si
fermasse
.
Scrooge
si
fermò
.
Più
dell
'
obbedienza
potevano
in
lui
la
stupefazione
ed
il
terrore
;
perché
,
all
'
alzarsi
di
quella
mano
,
egli
udì
dei
rumori
confusi
nell
'
aria
;
suoni
incoerenti
di
dolore
e
di
disperazione
;
sospiri
e
guai
di
profonda
angoscia
e
di
rimorso
.
Lo
Spettro
,
stato
un
po
'
in
ascolto
,
si
unì
al
funebre
coro
e
si
dileguò
nella
oscurità
della
notte
.
Scrooge
,
nell
'
agonia
della
curiosità
,
corse
alla
finestra
e
guardò
di
fuori
.
L
'
aria
era
piena
di
fantasmi
,
che
erravano
di
qua
e
di
là
senza
posa
,
traendo
guai
.
Ciascuno
,
come
lo
spettro
di
Marley
,
trascinava
una
catena
;
ce
n
'
erano
di
quelli
incatenati
insieme
,
ed
erano
forse
membri
di
governi
malvagi
;
nessuno
era
libero
.
Molti
,
da
vivi
,
erano
stati
conoscenze
personali
di
Scrooge
.
Era
stato
intrinseco
con
un
vecchio
spettro
in
panciotto
bianco
,
con
un
enorme
scrigno
ferrato
attaccato
alla
caviglia
,
il
quale
disperatamente
piangeva
per
non
poter
soccorrere
una
povera
donna
con
in
collo
un
bambino
,
ch
'
ei
vedeva
giù
,
sulla
soglia
d
'
una
porta
.
Il
supplizio
di
tutti
loro
era
questo
,
senz
'
altro
,
di
voler
entrare
nelle
faccende
umane
per
fare
un
po
'
di
bene
e
di
averne
per
sempre
perduto
il
potere
.
Se
coteste
creature
si
fossero
risolute
in
nebbia
o
se
la
nebbia
le
avesse
avvolte
,
Scrooge
non
potea
dire
.
In
un
sol
punto
,
sparvero
gli
spettri
e
tacquero
le
voci
.
Tornò
la
notte
profonda
.
Scrooge
chiuse
la
finestra
ed
esaminò
la
porta
di
dove
lo
Spettro
era
entrato
.
Era
chiusa
a
doppia
mandata
,
com
'
egli
stesso
con
le
proprie
mani
avea
fatto
.
I
chiavistelli
erano
al
posto
.
Gli
corse
alla
bocca
:
"
Sciocchezze
!
"
ma
alla
prima
sillaba
si
fermò
in
tronco
.
Si
sentiva
stracco
,
sia
dalle
fatiche
del
giorno
o
dall
'
ora
tarda
,
sia
piuttosto
dalla
commozione
sofferta
,
dal
balenio
del
mondo
invisibile
,
dalle
tristi
parole
dello
Spettro
.
Tutto
vestito
com
'
era
se
n
'
andò
a
letto
e
si
addormentò
all
'
istante
.
Strofa
Seconda
Il
primo
dei
tre
spiriti
.
Quando
Scrooge
si
destò
,
era
così
fitto
il
buio
,
che
guardando
dal
letto
,
ei
distingueva
appena
la
finestra
trasparente
dalle
pareti
opache
della
camera
.
Ficcava
nelle
tenebre
i
suoi
occhi
da
furetto
,
quando
all
'
orologio
di
una
chiesa
vicina
suonarono
i
quattro
quarti
.
Scrooge
stette
in
ascolto
per
sentir
l
'
ora
.
Con
suo
grande
stupore
,
la
grave
campana
passò
dai
sei
colpi
ai
sette
agli
otto
,
e
così
fino
a
dodici
.
Allora
tacque
.
Mezzanotte
!
erano
le
due
passate
quando
s
'
era
messo
a
letto
.
L
'
orologio
andava
male
.
Qualche
ghiacciuolo
s
'
era
insinuato
nelle
ruote
.
Mezzanotte
!
Premette
la
molla
del
suo
orologio
a
ripetizione
per
correggere
lo
sproposito
di
quell
'
altro
.
Il
rapido
polso
della
macchinetta
batté
dodici
colpi
e
s
'
arrestò
.
-
Eh
via
,
non
può
essere
-
disse
Scrooge
-
ch
'
io
abbia
dormito
tutta
una
giornata
e
una
seconda
notte
.
Non
può
essere
che
gli
abbia
pigliato
qualche
malanno
al
sole
e
che
sia
mezzanotte
quando
è
mezzogiorno
!
-
L
'
idea
era
allarmante
,
sicché
egli
tiratosi
fuori
del
letto
andò
brancolando
verso
la
finestra
.
Fregò
con
la
manica
della
veste
da
camera
sui
vetri
per
veder
qualche
cosa
;
ma
un
gran
che
non
arrivò
a
vedere
.
Vide
che
la
nebbia
era
fitta
e
sentì
un
freddo
indiavolato
;
nessun
rumore
per
la
via
,
nessuno
strepito
di
gente
che
corresse
su
e
giù
,
come
senz
'
altro
doveva
essere
se
mai
la
notte
avesse
ammazzato
il
giorno
e
preso
possesso
del
mondo
.
Questo
fu
un
gran
sollievo
,
perché
,
con
la
soppressione
dei
giorni
,
se
n
'
andava
in
fumo
l
'
eloquenza
di
certi
suoi
fogli
:
"
A
tre
giorni
data
pagherete
per
questa
mia
prima
di
cambio
all
'
ordine
del
signor
Ebenezer
Scrooge
...
"
Scrooge
se
ne
tornò
a
letto
,
e
messosi
a
pensare
,
a
ruminare
,
a
mulinare
,
a
stillarsi
il
cervello
sulla
stranezza
del
caso
,
non
ne
cavò
niente
di
niente
.
Più
ci
pensava
,
più
s
'
imbrogliava
;
e
più
si
sforzava
di
non
pensare
,
più
forte
ci
pensava
.
Lo
spettro
di
Marley
lo
turbava
assai
.
Quante
volte
,
dopo
maturo
esame
,
risolveva
in
mente
sua
che
tutto
era
stato
un
sogno
,
subito
,
come
una
molla
che
scattasse
,
il
pensiero
tornava
indietro
e
gli
ripresentava
lo
stesso
problema
da
sciogliere
:
"
Era
stato
o
non
era
stato
un
sogno
?
"
Stette
così
fino
a
che
l
'
orologio
ebbe
battuto
altri
tre
quarti
,
e
gli
sovvenne
allora
,
di
colpo
,
che
lo
Spettro
gli
aveva
annunziata
una
certa
visita
allo
scocco
dell
'
una
.
Risolvette
di
star
desto
fino
a
che
l
'
ora
fosse
passata
;
e
,
considerando
che
oramai
gli
era
così
facile
addormentarsi
come
volare
nella
luna
,
era
quello
il
più
saggio
partito
cui
si
potesse
appigliare
.
Quest
'
ultimo
quarto
gli
sembrò
così
lungo
,
che
più
di
una
volta
sospettò
di
essersi
appisolato
e
di
non
aver
sentito
suonar
l
'
ora
.
Alla
fine
uno
squillo
gli
percosse
l
'
orecchio
.
-
Din
,
don
!
-
Un
quarto
-
disse
Scrooge
contando
.
-
Din
,
don
!
-
Mezz
'
ora
-
disse
Scrooge
.
-
Din
,
don
!
-
Tre
quarti
-
disse
Scrooge
.
-
Din
,
don
!
-
Il
tocco
-
esclamò
Scrooge
trionfante
-
e
nient
'
altro
!
-
Avea
parlato
prima
che
il
colpo
battesse
,
il
quale
seguì
subito
con
un
suono
profondo
,
cupo
,
dolente
.
Una
luce
improvvisa
balenò
nella
camera
e
le
cortine
del
letto
furono
tirate
.
Dico
che
le
cortine
furono
tirate
da
una
mano
:
non
già
a
capo
od
a
piedi
,
ma
proprio
in
quel
punto
dove
egli
avea
volta
la
faccia
.
Le
cortine
furono
tirate
da
parte
;
e
Scrooge
,
balzando
a
sedere
,
si
trovò
faccia
a
faccia
con
l
'
essere
soprannaturale
che
le
avea
tirate
,
così
vicino
come
io
a
voi
,
io
che
sto
in
ispirito
al
vostro
fianco
.
Era
una
strana
figura
,
un
che
tra
il
bambino
ed
il
vecchio
.
Per
un
'
arcana
lontananza
pareva
ridotto
alle
proporzioni
infantili
.
Aveva
canuti
i
capelli
,
fluenti
sul
collo
e
giù
per
le
spalle
;
ma
non
una
ruga
sul
viso
anzi
il
rigoglio
più
fresco
.
Lunghe
le
braccia
e
muscolose
;
e
così
pure
le
mani
,
come
se
dotate
di
una
forza
non
comune
.
Di
forme
delicatissime
le
gambe
e
i
piedi
,
nudi
a
pari
delle
braccia
.
Portava
una
tunica
candidissima
stretta
alla
vita
da
una
cintura
lucente
.
In
mano
teneva
un
ramoscello
di
verde
agrifoglio
;
e
,
per
uno
strano
contrasto
a
cotesto
emblema
invernale
,
avea
la
tunica
tutta
adorna
di
fiori
d
'
estate
.
Ma
la
cosa
più
singolare
era
questa
,
che
dal
capo
gli
sprizzava
un
getto
di
luce
viva
pel
quale
tutte
quelle
cose
si
vedevano
;
ed
era
per
questo
senz
'
altro
ch
'
egli
si
dovea
servire
,
nei
suoi
momenti
cattivi
,
di
un
cappellone
a
foggia
di
spegnitoio
che
ora
si
teneva
sotto
il
braccio
.
Ma
nemmeno
questa
,
quando
Scrooge
l
'
ebbe
guardato
meglio
,
era
la
stranezza
maggiore
.
Perché
,
scintillando
quella
sua
cintura
in
qua
e
in
là
con
un
subito
scambio
di
luce
e
di
ombra
,
la
stessa
persona
pareva
fluttuante
e
mutevole
:
ed
ora
si
mostrava
con
un
braccio
solo
,
ora
con
una
gamba
,
ora
con
venti
gambe
o
con
un
par
di
gambe
senza
capo
o
con
un
capo
senza
corpo
;
né
delle
parti
dissolventesi
un
qualunque
tratto
si
potea
scorgere
nel
buio
fitto
che
le
ingoiava
.
Di
botto
,
tornava
a
essere
come
prima
,
chiaro
e
ben
distinto
.
-
Siete
voi
lo
Spirito
-
domandò
Scrooge
-
la
cui
visita
m
'
era
stata
predetta
?
-
Sono
!
-
Soave
era
la
voce
,
ma
così
piana
che
pareva
venir
da
lontano
.
-
Chi
siete
e
che
cosa
siete
?
-
domandò
Scrooge
.
-
Sono
lo
Spirito
di
Natale
passato
.
-
Passato
da
molto
tempo
?
-
chiese
Scrooge
,
badando
alla
piccolezza
del
suo
interlocutore
.
-
No
.
L
'
ultimo
Natale
vostro
.
-
Forse
,
se
qualcuno
gliene
avesse
chiesto
,
Scrooge
non
ne
avrebbe
saputo
dire
il
perché
;
ma
una
gran
voglia
lo
pungeva
di
veder
lo
Spirito
con
lo
spegnitoio
in
capo
.
Epperò
lo
pregò
che
si
covrisse
.
-
E
che
!
-
esclamò
lo
Spirito
-
vuoi
tu
spegnere
così
presto
con
mani
profane
la
luce
ch
'
io
mando
?
Non
ti
basta
di
essere
stato
fra
coloro
le
cui
passioni
fabbricarono
questo
cappello
e
mi
hanno
dannato
a
portarlo
per
anni
e
secoli
calcato
sulla
fronte
!
-
Scrooge
umilmente
dichiarò
di
non
avere
avuto
alcuna
intenzione
di
offenderlo
né
aver
mai
fatto
cosa
per
cui
lo
Spirito
dovesse
"
prender
cappello
"
.
Osò
poi
domandare
che
motivo
lo
aveva
fatto
venire
.
-
La
tua
salute
!
-
rispose
lo
Spirito
.
Scrooge
se
ne
professò
obbligatissimo
,
pensando
nondimeno
che
una
notte
di
riposo
non
disturbato
avrebbe
meglio
giovato
a
quello
scopo
.
Lo
Spirito
,
si
vede
,
lo
udì
pensare
,
perché
subito
disse
:
-
Il
tuo
riscatto
,
allora
.
Bada
!
-
Così
dicendo
,
stese
la
mano
e
dolcemente
lo
prese
pel
braccio
.
-
Sorgi
e
seguimi
!
-
Invano
avrebbe
Scrooge
allegato
che
il
tempo
e
l
'
ora
non
si
addicevano
a
una
passeggiata
a
piedi
;
che
il
letto
era
caldo
e
il
termometro
sotto
zero
;
che
tutto
il
suo
vestito
si
riduceva
alla
veste
da
camera
,
alle
pantoffole
e
al
berretto
da
notte
;
e
che
una
infreddatura
lo
tormentava
.
Non
c
'
era
verso
di
resistere
a
quella
stretta
,
benché
soave
come
quella
di
una
mano
di
donna
.
Si
alzò
;
ma
vedendo
che
lo
spirito
si
avviava
alla
finestra
,
gli
s
'
attaccò
alla
tunica
in
atto
supplichevole
.
-
Sono
un
mortale
-
protestò
-
e
potrei
anche
cadere
.
-
Che
la
mia
mano
ti
tocchi
qui
!
-
disse
lo
Spirito
ponendogliela
sul
cuore
-
e
ben
alto
sarai
sostenuto
!
-
A
questo
,
passarono
insieme
attraverso
il
muro
,
ed
ecco
si
trovarono
in
aperta
campagna
,
sopra
una
strada
che
i
campi
fiancheggiavano
.
La
città
era
scomparsa
;
non
ne
avanzava
vestigio
.
Il
buio
e
la
nebbia
eransi
dileguati
con
essa
,
ed
era
una
limpida
giornata
d
'
inverno
,
e
la
neve
biancheggiava
al
sole
.
-
Dio
di
misericordia
!
-
esclamò
Scrooge
stringendo
le
mani
e
volgendosi
intorno
.
-
Qui
son
venuto
su
io
;
qui
ho
passato
la
mia
fanciullezza
!
-
Lo
Spirito
lo
guardò
con
dolcezza
.
Quella
sua
stretta
gentile
,
benché
lieve
e
istantanea
,
era
sempre
sentita
dal
vecchio
.
Il
quale
anche
aspirava
migliaia
di
profumi
vaganti
per
l
'
aria
,
connessi
ciascuno
con
migliaia
di
pensieri
,
e
speranze
,
e
gioie
,
e
dolori
da
gran
tempo
caduti
in
oblio
.
-
Il
tuo
labbro
trema
-
disse
lo
Spirito
.
-
È
che
hai
costì
sulla
guancia
?
-
Scrooge
balbettò
,
con
un
insolito
balbettio
della
voce
,
che
quella
era
una
pustoletta
,
nient
'
altro
.
Era
pronto
a
seguire
lo
Spirito
dove
meglio
gli
piacesse
.
-
Ti
ricordi
la
via
?
-
domandò
lo
Spirito
.
-
Se
me
ne
ricordo
!
-
esclamò
Scrooge
.
-
Ci
andrei
ad
occhi
chiusi
.
-
Strano
però
che
per
tanti
anni
te
ne
sia
scordato
!
-
osservò
lo
Spirito
.
-
Andiamo
.
-
E
andarono
per
quella
via
.
Scrooge
riconosceva
ogni
cancello
,
ogni
albero
,
ogni
piolo
;
quand
'
ecco
apparve
in
distanza
un
villaggetto
,
col
suo
bravo
ponte
,
la
sua
chiesa
,
il
suo
fiume
tortuoso
.
Videro
venire
al
trotto
certi
cavallini
,
montati
da
ragazzi
,
i
quali
chiamavano
altri
ragazzi
in
biroccino
o
su
qualche
carretta
,
guidati
da
un
fattore
.
Tutti
cotesti
ragazzi
erano
in
grande
allegria
e
tante
grida
si
scambiavano
che
la
vasta
campagna
suonava
di
una
musica
gioconda
e
l
'
aria
stessa
rideva
in
udirla
.
-
Queste
-
disse
lo
Spirito
-
sono
ombre
di
cose
che
furono
.
Non
hanno
coscienza
di
noi
.
-
I
lieti
viaggiatori
si
avvicinavano
;
e
via
via
,
Scrooge
li
riconosceva
e
diceva
il
nome
di
ciascuno
.
Perché
si
rallegrava
oltre
ogni
dire
in
vederli
?
perché
gli
brillava
la
fredda
pupilla
e
il
cuore
gli
diè
un
balzo
?
perché
sentì
un
'
insolita
dolcezza
,
udendoli
augurarsi
un
allegro
Natale
,
nel
punto
di
separarsi
nei
crocicchi
o
nei
sentieri
traversi
per
andarsene
alle
case
loro
?
Che
gli
premeva
a
Scrooge
di
un
allegro
Natale
?
Al
diavolo
il
Natale
con
tutta
l
'
allegria
!
Che
bene
gli
aveva
mai
fatto
il
Natale
?
-
La
scuola
non
è
ancora
deserta
-
disse
lo
Spirito
.
-
C
'
è
un
ragazzo
lì
,
vedilo
,
che
i
compagni
hanno
lasciato
da
solo
.
-
Scrooge
disse
di
riconoscerlo
,
e
un
impeto
di
singhiozzo
lo
prese
alla
gola
.
Uscirono
dalla
via
maestra
per
un
ben
noto
sentiero
,
e
presto
si
avvicinarono
ad
un
fabbricato
rossastro
,
col
suo
capannuccio
in
alto
e
la
sua
banderuola
e
in
quello
una
campana
sospesa
.
Era
una
gran
casa
,
ma
caduta
in
bassa
fortuna
;
deserti
gli
stanzoni
,
umide
e
muffite
le
pareti
,
rotte
le
finestre
e
sdrucite
le
porte
.
I
polli
chiocciavano
e
si
pavoneggiavano
nelle
stalle
;
le
rimesse
e
le
tettoie
erano
preda
dell
'
erba
.
Né
la
parte
interna
serbava
traccia
dell
'
antico
stato
;
perché
,
entrando
nella
corte
malinconica
e
guardando
per
le
porte
spalancate
di
molte
sale
,
videro
queste
miseramente
fornite
,
fredde
,
ampie
.
C
'
era
nell
'
aria
un
sentore
terrigno
,
una
nudità
freddolosa
in
tutto
,
che
in
certo
qual
modo
si
associava
all
'
idea
dell
'
alzarsi
troppo
presto
a
lume
di
candela
e
del
non
aver
molto
da
mangiare
.
Andarono
,
lo
Spirito
e
Scrooge
,
di
là
della
corte
verso
una
porta
alle
spalle
della
casa
.
Si
aprì
loro
davanti
,
mostrando
un
camerone
nudo
e
malinconico
,
che
pareva
anche
più
vuoto
di
quel
che
era
per
certe
file
di
banchi
e
di
leggii
.
Ad
uno
di
questi
,
presso
un
misero
fuocherello
,
leggeva
tutto
solo
un
ragazzo
;
e
Scrooge
cadde
a
sedere
sopra
uno
di
questi
banchi
e
pianse
a
riveder
sé
stesso
,
misero
,
dimenticato
,
come
allora
soleva
essere
.
Non
un
'
eco
latente
nella
casa
,
non
un
rosicchio
di
topo
,
non
una
gocciola
cadente
nella
corte
della
fontanina
gelata
a
mezzo
,
non
un
sospiro
fra
i
rami
spogliati
di
un
misero
pioppo
,
non
lo
sbattimento
monotono
della
porta
di
un
magazzino
vuoto
,
no
,
non
un
crepitio
del
fuoco
che
non
cadesse
soave
sul
cuore
di
Scrooge
,
che
non
gli
spremesse
più
dolci
le
lagrime
.
Lo
Spirito
gli
sfiorò
il
braccio
ed
accennò
al
ragazzo
leggente
.
Di
botto
,
un
uomo
,
straniero
al
vestito
,
si
mostrò
vivo
e
vero
di
là
della
finestra
:
portava
un
'
accetta
nella
cintola
e
menava
per
la
cavezza
un
somaro
carico
di
legna
.
-
Vedi
,
vedi
!
-
esclamò
Scrooge
in
estasi
.
-
È
Alì
Babà
!
quel
caro
vecchio
di
Alì
Babà
!
Eh
,
altro
se
lo
riconosco
!
Un
giorno
di
Natale
,
quando
quel
ragazzo
lì
avevano
lasciato
solo
qui
dentro
,
egli
venne
il
buon
Alì
,
venne
per
la
prima
volta
,
proprio
come
adesso
.
Povero
ragazzo
!
E
Valentino
,
quel
birbone
di
suo
fratello
;
eccoli
tutti
e
due
!
E
quell
'
altro
,
come
si
chiama
,
che
fu
deposto
mezzo
svestito
e
dormendo
alle
porte
di
Damasco
:
non
lo
vedete
lì
anche
lui
?
E
il
valletto
del
Sultano
voltato
sottosopra
dai
Genii
:
eccolo
lì
col
capo
di
sotto
!
Gli
sta
il
dovere
!
bravo
dieci
volte
!
o
che
c
'
entrava
lui
a
sposar
la
Principessa
!
-
Avrebbero
avuto
di
che
stupire
i
colleghi
di
Scrooge
,
se
lo
avessero
udito
effondersi
in
tanta
tenerezza
con
una
strana
voce
tra
il
pianto
e
il
riso
,
se
avessero
veduto
quella
sua
faccia
rossa
come
di
fuoco
!
-
Ecco
il
pappagallo
!
-
esclamò
Scrooge
.
-
L
'
ali
verdi
e
la
coda
gialla
con
in
capo
quel
ciuffetto
che
pare
una
lattuga
;
eccolo
davvero
!
"
Povero
Robinson
Crusoe
"
così
gli
disse
,
quando
tornò
a
casa
dall
'
aver
fatto
il
giro
dell
'
isola
.
"
Povero
Robin
,
dove
sei
stato
,
Robin
?
"
Lui
si
credeva
di
sognare
,
ma
niente
affatto
.
Era
il
pappagallo
che
parlava
,
capite
.
Ed
ecco
Venerdì
che
corre
alla
piccola
baia
per
mettersi
in
salvo
.
Ohe
!
animo
!
avanti
!
-
Poi
,
con
un
'
insolita
rapidità
di
transizione
,
esclamò
compiangendo
l
'
altro
sé
stesso
:
"
Povero
ragazzo
!
"
e
di
nuovo
ruppe
in
lagrime
.
-
Vorrei
-
sussurrò
,
cacciandosi
la
mano
in
tasca
e
guardandosi
attorno
,
dopo
essersi
asciugato
gli
occhi
con
la
manica
,
vorrei
....
ma
è
troppo
tardi
ormai
.
-
Che
c
'
è
?
-
domandò
lo
Spirito
.
-
Niente
-
rispose
Scrooge
.
-
Niente
.
C
'
è
stato
un
ragazzo
iersera
che
cantava
alla
mia
porta
una
canzonetta
di
Natale
.
Vorrei
avergli
dato
qualche
cosa
,
ecco
.
-
Lo
Spirito
sorrise
meditando
e
con
la
mano
accennò
di
tacere
.
Poi
disse
:
"
Vediamo
un
altro
Natale
.
"
Subito
il
primo
Scrooge
si
fece
più
grande
e
il
camerone
divenne
più
buio
e
più
sudicio
.
Screpolavansi
usci
e
finestre
;
piovevano
pezzi
d
'
intonaco
e
scoprivansi
gli
assicelli
del
soffitto
.
Come
ciò
accadesse
,
Scrooge
lo
sapeva
quanto
voi
.
Questo
sapeva
che
le
cose
erano
andate
così
per
l
'
appunto
;
e
che
egli
stava
lì
,
solo
come
prima
,
sempre
solo
,
quando
tutti
gli
altri
ragazzi
erano
scapolati
a
casa
a
godersi
le
buone
feste
.
Non
leggeva
ora
;
andava
su
e
giù
,
disperato
.
Scrooge
si
volse
allo
Spirito
,
e
tristemente
crollando
il
capo
guardò
con
ansia
verso
la
porta
.
Questa
si
aprì
.
Una
ragazzina
,
molto
più
piccola
del
ragazzo
,
balzò
dentro
,
gli
gettò
le
braccia
al
collo
,
a
più
riprese
lo
baciò
,
chiamandolo
:
"
Caro
,
caro
fratello
mio
.
"
-
Son
venuto
a
prenderti
,
caro
fratello
!
-
disse
la
ragazzina
,
battendo
palma
a
palma
e
chinandosi
dal
gran
ridere
.
-
Andiamo
a
casa
,
a
casa
,
a
casa
!
-
A
casa
,
Fanny
?
-
domandò
il
ragazzo
.
-
Sicuro
!
-
ribatté
la
bambina
tutta
gioconda
.
-
A
casa
per
davvero
,
a
casa
oggi
e
sempre
.
Papà
è
tanto
più
buono
di
prima
che
adesso
si
sta
a
casa
come
in
paradiso
.
Mi
parlò
con
tanta
dolcezza
una
certa
sera
,
mentre
me
n
'
andavo
a
letto
,
che
mi
feci
coraggio
e
tornai
a
domandargli
se
tu
potevi
venire
a
casa
.
Sì
che
potevi
,
mi
rispose
;
e
mi
ha
mandato
adesso
con
una
carrozza
per
prenderti
.
Diventi
un
uomo
,
sai
!
-
soggiunse
la
bambina
,
aprendo
tanto
d
'
occhi
;
-
e
qui
dentro
non
ci
tornerai
più
;
e
staremo
insieme
tutti
i
Natali
,
capisci
,
una
vera
allegria
!
-
Sei
proprio
una
donna
adesso
,
Fanny
!
-
esclamò
il
ragazzo
.
Ella
batté
le
mani
,
diè
in
una
risata
e
fece
per
toccargli
il
capo
.
Ma
era
troppo
piccina
,
sicché
,
ridendo
sempre
,
si
alzò
in
punta
di
piedi
per
abbracciarlo
.
Poi
,
nella
sua
foga
infantile
,
prese
a
trascinarlo
verso
la
porta
;
né
egli
nicchiava
,
ché
anzi
la
seguiva
di
gran
buona
voglia
.
Una
voce
terribile
gridò
nella
corte
:
"
Portate
giù
il
baule
di
Scrooge
!
"
E
nel
punto
stesso
apparve
il
maestro
di
scuola
in
persona
,
che
squadrò
il
piccolo
Scrooge
con
feroce
condiscendenza
e
lo
spaventò
a
dirittura
con
una
stretta
di
mano
.
Li
menò
poi
,
lui
e
la
sorella
,
nella
sala
a
terreno
,
vecchia
e
umida
quant
'
altra
mai
,
dove
parevano
lividi
dal
freddo
i
globi
celesti
e
i
mappamondi
.
Qui
cavò
da
uno
stipetto
una
boccia
di
vino
annacquato
e
un
pezzo
di
mattone
in
forma
di
focaccia
,
offrì
di
queste
squisitezze
ai
due
giovinetti
,
e
mandò
fuori
un
magro
servitorello
per
offrire
"
qualche
cosa
"
al
postiglione
,
il
quale
ringraziò
tanto
tanto
il
signore
,
con
questo
però
che
se
il
vino
era
della
stessa
vigna
che
aveva
assaggiato
prima
,
se
ne
stava
piuttosto
a
bocca
asciutta
.
Intanto
,
il
baule
di
Scrooge
era
stato
legato
sull
'
imperiale
,
i
ragazzi
allegramente
dissero
addio
al
maestro
,
balzarono
in
carrozza
,
e
questa
se
n
'
andò
di
trotto
giù
pel
viale
del
giardino
,
facendo
schizzare
come
spruzzi
di
spuma
dalle
brune
foglie
delle
semprevive
la
neve
e
la
brina
.
-
Sempre
delicata
quella
creaturina
-
disse
lo
Spirito
;
-
un
soffio
l
'
avrebbe
fatta
appassire
.
Ma
che
cuore
che
aveva
!
-
Che
cuore
!
-
ripetette
Scrooge
.
-
Avete
ragione
,
Spirito
;
né
io
vi
contraddico
,
che
Dio
non
voglia
!
-
È
morta
maritata
-
disse
lo
Spirito
-
e
mi
pare
che
avesse
dei
bambini
.
-
Uno
ne
aveva
-
rispose
Scrooge
.
-
È
vero
,
-
disse
lo
Spirito
.
-
Tuo
nipote
!
-
Scrooge
pareva
turbato
assai
e
rispose
breve
:
"Sì."
Benché
proprio
in
quel
punto
si
lasciassero
dietro
la
scuola
,
già
si
trovavano
per
le
vie
affaccendate
di
una
città
,
dove
passavano
e
ripassavano
ombre
di
uomini
,
dove
si
contendevano
il
passo
ombre
di
carri
e
carrozze
,
con
tutto
il
tramestio
e
il
tumulto
di
una
città
viva
e
vera
.
Dalle
mostre
delle
botteghe
si
vedeva
chiaro
che
anche
qui
si
festeggiava
Natale
;
ma
era
sera
e
le
vie
erano
illuminate
.
Lo
Spirito
si
fermò
davanti
a
un
certo
magazzino
e
domandò
a
Scrooge
se
lo
conosceva
.
-
Se
lo
conosco
!
-
esclamò
Scrooge
.
-
Ma
non
sono
stato
commesso
qui
?
-
Entrarono
.
Un
vecchio
signore
in
parrucca
se
ne
stava
a
sedere
dietro
un
banco
;
e
questo
era
così
alto
,
che
se
il
signore
avesse
avuto
due
pollici
di
più
,
avrebbe
dato
del
capo
nel
soffitto
.
Non
sì
tosto
l
'
ebbe
visto
,
Scrooge
gridò
quasi
fuori
di
sé
:
-
Chi
si
vede
?
il
vecchio
Fezziwig
!
Dio
lo
benedica
!
È
proprio
lui
in
carne
ed
ossa
!
-
Il
vecchio
Fezziwig
posò
la
penna
e
guardò
all
'
orologio
che
già
segnava
le
sette
.
Si
fregò
le
mani
;
si
aggiustò
il
largo
panciotto
;
rise
tutto
quanto
,
da
capo
a
piedi
;
e
chiamò
forte
con
una
voce
sonora
,
gioviale
,
abbondante
:
-
Ehi
,
costì
!
Ebenezer
!
Dick
!
-
Scrooge
giovanotto
entrò
tutto
svelto
in
compagnia
dell
'
altro
commesso
.
-
È
desso
,
è
Dick
Wilkins
!
-
disse
Scrooge
allo
Spirito
.
-
Sì
davvero
,
eccolo
lì
.
Mi
voleva
un
gran
bene
quel
Dick
.
Povero
Dick
!
caro
Dick
!
-
Ehi
,
dico
,
ragazzi
!
-
gridò
Fezziwig
.
-
Si
leva
mano
per
stasera
.
Non
lo
sapete
ch
'
è
la
vigilia
di
Natale
?
Su
,
chiudete
le
imposte
!
-
e
allegramente
batteva
le
mani
-
chiudete
,
vi
dico
!
uno
,
due
,
tre
!
-
Non
si
può
credere
come
i
due
giovanotti
si
dessero
attorno
!
Uscirono
nella
via
con
le
imposte
addosso
,
uno
,
due
,
tre
-
le
misero
a
posto
,
quattro
,
cinque
,
sei
-
le
sbarrarono
e
chiusero
i
catenacci
,
sette
,
otto
,
nove
-
e
prima
che
aveste
potuto
contare
fino
a
dodici
,
rieccoli
dentro
,
ansanti
come
cavalli
da
corsa
.
-
Su
,
svelti
!
-
gridò
il
vecchio
Fezziwig
,
saltando
giù
dal
suo
seggiolone
con
una
prestezza
meravigliosa
.
-
Fate
largo
,
ragazzi
,
sgomberate
!
A
te
,
Dick
!
da
bravo
,
Ebenezer
!
-
Sgomberare
!
Avrebbero
fatto
uno
sgombero
in
tutta
regola
sotto
gli
occhi
del
vecchio
Fezziwig
.
In
meno
di
niente
era
fatto
.
Ogni
oggetto
mobile
fu
portato
via
come
se
dovesse
sparire
per
sempre
dalla
vita
pubblica
;
l
'
impiantito
spazzato
e
annaffiato
,
smoccolati
i
lumi
,
ammontato
il
carbone
sul
fuoco
;
ed
ecco
mutato
il
magazzino
nella
più
acconcia
ed
asciutta
e
tiepida
sala
da
ballo
che
si
possa
desiderare
in
una
sera
d
'
inverno
.
Ed
ecco
entrare
un
sonatore
di
violino
col
suo
scartafaccio
,
e
arrampicarsi
sul
banco
,
e
mutarlo
in
orchestra
,
e
tentare
certi
accordi
che
parevano
dolori
di
stomaco
.
Ecco
la
signora
Fezziwig
,
grassotta
e
ridanciana
.
Ecco
le
tre
signorine
Fezziwig
,
raggianti
e
adorabili
,
seguite
dai
sei
giovanotti
di
cui
esse
spezzavano
i
cuori
.
Ecco
tutti
i
giovani
e
le
giovani
della
casa
.
Ecco
la
cameriera
col
cugino
panettiere
.
Ecco
la
cuoca
col
lattivendolo
,
amico
intimo
di
suo
fratello
.
Ecco
il
fattorino
del
magazzino
accanto
,
sospettato
di
scarsa
nutrizione
da
parte
del
suo
principale
,
e
tutto
sollecito
di
nascondersi
dietro
la
ragazza
della
bottega
dirimpetto
,
cui
la
padrona
,
come
tutti
sapevano
,
aveva
tirato
le
orecchie
.
Eccoli
tutti
,
uno
dopo
l
'
altro
;
l
'
uno
scontroso
,
l
'
altro
ardito
,
questi
con
grazia
,
quegli
con
goffaggine
,
chi
tirando
e
chi
spingendo
;
eccoli
tutti
,
in
un
modo
o
nell
'
altro
.
Venti
coppie
in
una
volta
si
muovono
,
si
danno
la
mano
,
girano
in
tondo
;
dieci
vengono
avanti
,
tornano
indietro
;
altre
giratine
parziali
in
tanti
gruppi
quante
sono
le
coppie
;
la
prima
coppia
attempata
non
è
mai
al
suo
posto
,
la
prima
coppia
giovane
si
slancia
fuori
di
tempo
,
tutte
in
ultimo
diventano
prime
coppie
e
la
confusione
è
al
colmo
e
le
risate
rumoreggiano
.
A
questo
,
il
vecchio
Fezziwig
batte
le
mani
in
segno
di
alto
,
grida
"
bravo
!
"
e
il
violinista
immerge
la
faccia
rubiconda
in
un
boccale
di
birra
,
preparato
a
posta
.
Ma
,
sdegnando
il
riposo
,
subito
riattacca
gli
accordi
,
benché
non
ci
siano
ballerini
,
come
se
il
primo
suonatore
fosse
stato
trasportato
a
casa
,
disfatto
,
sopra
un
'
imposta
,
e
ch
'
egli
fosse
un
suonatore
nuovo
di
trinca
risoluto
ad
eclissare
il
rivale
o
a
morire
.
Ci
furono
altre
danze
,
e
poi
giuochi
di
penitenza
,
e
danze
da
capo
,
e
una
focaccia
,
e
il
ponce
,
e
un
gran
pezzo
di
arrosto
rifreddo
,
e
un
altro
gran
pezzo
di
lesso
rifreddo
,
e
i
pasticcini
,
e
birra
a
profusione
.
Ma
il
grande
effetto
della
serata
venne
appresso
,
quando
il
violinista
(
un
bricconaccio
che
sapeva
il
fatto
suo
!
)
intonò
la
contradanza
"
Sir
Roger
de
Coverly
"
.
Si
fece
avanti
il
vecchio
Fezziwig
per
ballare
con
la
signora
Fezziwig
,
e
a
fare
da
prima
coppia
,
anche
.
Un
bel
lavoro
!
ventiquattro
coppie
da
guidare
;
quarantotto
frugoli
co
'
quali
non
c
'
era
mica
da
scherzare
,
che
in
tutti
modi
volevano
ballare
e
che
non
sapevano
che
cosa
fosse
l
'
andar
di
passo
!
Ma
fossero
stati
il
doppio
,
e
tre
e
quattro
volte
tanti
,
il
vecchio
Fezziwig
te
li
menava
come
niente
,
e
così
pure
la
signora
Fezziwig
.
In
quanto
a
lei
,
era
degna
di
lui
in
tutto
e
per
tutto
;
e
se
questo
vi
par
poco
,
dite
voi
che
altro
ho
da
dire
.
I
polpacci
di
Fezziwig
raggiavano
proprio
;
splendevano
qua
e
là
nella
danza
come
due
lune
;
impossibile
prevedere
le
fasi
.
E
quando
il
vecchio
Fezziwig
e
la
signora
Fezziwig
furono
arrivati
in
fondo
alla
danza
,
-
avanti
,
indietro
,
le
mani
alla
dama
,
inchino
,
giro
,
rigiro
,
avanti
da
capo
,
di
nuovo
a
posto
,
-
il
vecchio
Fezziwig
saltò
con
tanta
sveltezza
che
le
gambe
parvero
saette
e
ricadde
diritto
come
un
fuso
.
Battendo
le
undici
,
la
brigata
si
sciolse
.
La
coppia
Fezziwig
,
postasi
di
guardia
alla
porta
,
si
accommiatarono
con
una
stretta
di
mano
da
ciascuno
degli
invitati
,
augurando
a
tutti
un
allegro
Natale
.
Quando
tutti
furono
partiti
,
meno
i
due
commessi
,
anche
con
questi
fecero
lo
stesso
;
e
così
le
allegre
voci
si
dileguarono
e
i
due
giovanotti
se
n
'
andarono
a
letto
sotto
un
banco
della
retrobottega
.
Durante
tutta
questa
scena
,
Scrooge
avea
come
farneticato
.
Con
l
'
altro
sé
stesso
,
tutta
l
'
anima
sua
vi
aveva
preso
parte
.
Riconosceva
ogni
cosa
,
si
ricordava
,
godeva
,
era
agitatissimo
.
Solo
quando
i
visi
luminosi
dell
'
altro
sé
stesso
e
di
Dick
furono
scomparsi
,
ei
si
risovvenne
dello
Spirito
e
sentì
che
questi
lo
guardava
fiso
,
mentre
la
luce
del
capo
splendeva
del
massimo
fulgore
.
-
Niente
ci
vuole
-
disse
lo
Spirito
-
per
inspirare
a
cotesta
povera
gente
tanta
gratitudine
.
-
Niente
!
-
ripeté
Scrooge
.
Lo
Spirito
gli
fé
cenno
di
ascoltare
i
due
commessi
,
che
si
espandevano
in
lode
di
Fezziwig
,
e
poi
disse
:
-
Non
è
forse
vero
?
Non
ha
speso
che
qualche
centinaio
di
lire
della
vostra
moneta
mortale
.
Ti
par
tanto
questo
da
meritare
che
lo
si
levi
a
cielo
?
-
Non
è
questo
-
esclamò
Scrooge
,
punto
da
quella
domanda
e
parlando
inconsciamente
come
l
'
altro
sé
stesso
.
-
Non
è
questo
,
Spirito
mio
.
Egli
ha
modo
di
farci
lieti
o
tristi
;
di
rendere
il
nostro
servizio
grave
o
leggero
,
gradito
o
faticoso
.
Che
il
suo
potere
sia
soltanto
di
parole
e
di
occhiate
,
di
cose
così
futili
che
non
si
possa
registrarle
e
sommarle
,
che
vuol
dir
ciò
?
La
felicità
che
ci
dona
vale
un
tesoro
.
-
Sentì
lo
sguardo
acuto
dello
Spirito
e
si
fermò
in
tronco
.
-
Che
c
'
è
?
-
chiese
lo
Spirito
.
-
Niente
-
rispose
Scrooge
.
-
Eppure
-
insistette
lo
Spirito
-
qualche
cosa
c
'
è
.
-
No
-
disse
Scrooge
-
no
.
Soltanto
vorrei
poter
dire
una
o
due
parole
al
mio
commesso
.
Ecco
.
-
L
'
altro
sé
stesso
spense
i
lumi
,
mentre
egli
pronunciava
quelle
parole
;
e
Scrooge
e
lo
Spirito
si
trovarono
di
nuovo
insieme
all
'
aria
aperta
.
-
L
'
ora
incalza
-
disse
lo
Spirito
.
-
Presto
!
-
Ciò
non
era
detto
a
Scrooge
né
ad
altri
ch
'
egli
vedesse
,
ma
l
'
effetto
fu
immediato
.
Scrooge
rivide
sé
stesso
.
Era
adulto
,
nel
fiore
della
vita
.
Non
aveva
ancora
i
lineamenti
aspri
di
un
'
età
più
matura
;
ma
già
portava
la
prima
impronta
delle
cure
e
dell
'
avarizia
.
C
'
era
nell
'
occhio
una
mobilità
irrequieta
,
avida
,
ardente
,
che
rivelava
la
passione
radicata
e
dove
sarebbe
caduta
l
'
ombra
dell
'
albero
nascente
.
Ei
non
era
solo
.
Sedeva
accanto
a
una
bella
fanciulla
vestita
a
bruno
.
Alla
luce
dello
Spirito
,
brillavano
di
lagrime
gli
occhi
di
lei
.
-
Poco
importa
-
diceva
ella
con
dolcezza
-
poco
importa
a
voi
.
Un
'
altra
ha
preso
il
mio
posto
;
e
se
vi
vorrà
tutto
il
bene
che
vi
avrei
voluto
io
e
vi
farà
felice
,
non
ho
motivo
di
lamentarmi
.
-
Chi
altra
ha
preso
il
vostro
posto
?
-
domandò
egli
.
-
Un
'
altra
che
è
di
oro
.
-
Ecco
la
bella
giustizia
del
mondo
!
-
egli
esclamò
.
-
Siete
povero
,
vi
accoppa
;
cercate
di
arricchirvi
,
vi
dà
addosso
peggio
che
mai
!
-
Voi
ne
avete
troppa
paura
del
mondo
-
ribatté
dolcemente
la
fanciulla
.
-
Tutte
le
vostre
speranze
si
limitano
a
questa
sola
di
sottrarvi
al
suo
sordido
disprezzo
.
Io
ho
veduto
le
vostre
più
nobili
aspirazioni
cadere
ad
una
ad
una
fino
a
che
la
passione
dominante
,
il
lucro
,
vi
ha
assorbito
.
Non
è
forse
vero
?
-
E
che
perciò
?
che
male
c
'
è
se
son
divenuto
più
accorto
?
Verso
di
voi
non
son
mica
mutato
.
-
Ella
crollò
il
capo
.
-
Son
forse
mutato
?
-
È
antica
la
nostra
promessa
.
Ce
la
scambiammo
quando
tutti
e
due
eravamo
contenti
della
povertà
nostra
,
aspettando
prima
o
dopo
una
sorte
migliore
dal
nostro
stesso
lavoro
.
Voi
sì
che
siete
mutato
.
Eravate
allora
un
altro
uomo
.
-
Ero
un
ragazzo
-
ribatté
egli
con
impazienza
-
Ah
no
!
-
rispose
la
fanciulla
-
la
coscienza
vi
fa
sentire
che
non
eravate
quel
che
siete
adesso
.
Io
sì
.
Quel
che
ci
prometteva
la
felicità
quando
avevamo
un
sol
cuore
,
oggi
che
ne
abbiamo
due
è
fonte
di
dolori
.
Non
dirò
quante
volte
e
con
che
pena
ho
pensato
a
questo
.
Vi
basti
che
io
ci
abbia
pensato
e
che
possa
ora
rendervi
la
vostra
parola
.
-
L
'
ho
mai
forse
ridomandata
?
-
A
parole
,
no
,
mai
.
-
E
in
che
modo
dunque
?
-
Mutando
in
tutto
,
nel
carattere
,
nelle
abitudini
,
nelle
aspirazioni
,
in
ogni
cosa
che
vi
faceva
apprezzare
il
mio
affetto
per
voi
.
Se
nulla
ci
fosse
stato
tra
noi
-
soggiunse
la
ragazza
dolcemente
ma
con
fermezza
-
ditemi
,
lo
cerchereste
ora
quell
'
affetto
?
Ah
,
no
!
-
Mal
suo
grado
,
egli
parve
arrendersi
alla
giustezza
di
quella
ipotesi
.
Disse
nondimeno
,
facendosi
forza
:
-
Voi
non
lo
pensate
.
-
Così
potessi
pensare
altrimenti
-
ribatté
ella
-
e
lo
sa
il
cielo
se
lo
vorrei
!
Quando
una
verità
dolorosa
come
questa
l
'
ho
riconosciuta
io
stessa
,
so
bene
quanto
sia
forte
e
irresistibile
.
Ma
se
voi
foste
libero
oggi
,
domani
,
posso
io
credere
che
scegliereste
una
ragazza
senza
dote
,
voi
che
nei
momenti
della
più
schietta
espansione
,
tutto
valutate
a
peso
di
guadagno
?
e
se
mai
per
un
solo
istante
voleste
tradire
il
principio
che
vi
governa
fino
al
punto
di
sposarla
,
non
so
io
forse
che
il
giorno
appresso
sareste
tormentato
dal
pentimento
?
Lo
so
,
ne
sono
sicura
;
epperò
vi
rendo
la
parola
;
ve
la
rendo
con
tutto
il
cuore
,
per
l
'
amore
di
quell
'
altro
che
prima
eravate
.
-
Egli
fece
per
rispondere
,
ma
ella
proseguì
voltandosi
in
là
:
-
Forse
,
la
memoria
del
passato
me
lo
fa
quasi
sperare
,
forse
ne
soffrirete
.
Poco
però
,
ben
poco
,
e
scaccerete
subito
ogni
ricordo
come
un
sogno
vano
dal
quale
fu
bene
che
vi
svegliaste
.
Possiate
esser
felice
nella
vita
che
vi
siete
scelta
!
-
Lo
lasciò
e
si
separarono
.
-
Spirito
!
-
disse
Scrooge
,
-
non
mostrarmi
altro
!
Menami
a
casa
:
Perché
ti
diletti
a
torturarmi
?
-
Un
'
altra
sola
ombra
!
-
esclamò
lo
Spirito
.
-
No
,
no
,
basta
!
Non
voglio
vedere
altro
.
Non
mostrarmi
altro
!
-
Ma
lo
Spirito
inesorabile
lo
strinse
fra
le
braccia
e
lo
costrinse
a
guardare
ancora
.
Erano
altrove
e
la
scena
era
mutata
:
una
stanza
,
non
vasta
né
bella
,
ma
comoda
ed
acconcia
.
Presso
al
fuoco
d
'
inverno
sedeva
una
bella
giovinetta
così
somigliante
a
quella
di
poc
'
anzi
che
Scrooge
la
credette
la
stessa
,
fino
a
che
non
scorse
proprio
lei
,
l
'
altra
,
divenuta
ormai
una
graziosa
matrona
,
seduta
di
faccia
alla
figliuola
.
C
'
era
nella
stanza
un
fracasso
dell
'
altro
mondo
,
per
via
di
una
vera
nidiata
di
bambini
che
Scrooge
,
nell
'
agitazione
sua
,
non
poteva
contare
;
non
erano
già
,
come
nella
famosa
canzone
,
quaranta
ragazzi
che
se
ne
stavano
cheti
come
se
fossero
uno
solo
,
ma
invece
ciascuno
di
essi
valeva
per
quaranta
.
Le
conseguenze
di
ciò
erano
così
tumultuose
che
non
si
può
dire
;
ma
nessuno
se
ne
dava
pensiero
;
invece
madre
e
figlia
se
la
ridevano
cordialmente
,
e
questa
,
mescolatasi
un
tratto
a
quei
giuochi
,
fu
subito
crudelmente
saccheggiata
da
quei
minuscoli
briganti
.
Che
cosa
non
avrei
dato
io
per
essere
uno
di
loro
...
benché
così
crudele
non
sarei
stato
mai
,
no
,
no
!
Per
tutto
l
'
oro
del
mondo
non
avrei
arruffato
e
tirato
giù
quei
capelli
così
bene
aggiustati
;
e
in
quanto
alla
scarpettina
aggraziata
,
non
glie
l
'
avrei
mica
strappata
a
forza
.
Dio
mi
benedica
!
nemmeno
per
salvarmi
dalla
morte
.
Un
'
altra
cosa
non
avrei
osato
,
che
quei
monelli
facevano
come
se
niente
fosse
:
misurarle
la
vita
:
perché
avrei
temuto
di
esserne
punito
,
rimanendo
col
braccio
incurvato
per
tutta
l
'
eternità
.
Eppure
,
lo
confesso
,
avrei
desiderato
tanto
tanto
sfiorare
quelle
sue
labbra
,
farle
qualche
domanda
perché
le
aprisse
,
guardare
le
ciglia
di
quegli
occhi
abbassati
senza
provocare
un
rossore
,
sciogliere
quell
'
onda
di
capelli
di
cui
un
sol
ricciolino
sarebbe
stato
un
ricordo
inestimabile
;
e
in
somma
avrei
voluto
avere
la
libertà
di
un
ragazzo
ed
essere
abbastanza
uomo
da
apprezzarne
il
valore
.
Ma
ecco
,
si
sente
bussare
alla
porta
,
e
subito
con
tanta
furia
vi
si
scagliano
tutti
,
che
la
poverina
,
tutta
ridente
e
con
le
vesti
gualcite
,
proprio
nel
mezzo
del
gruppo
tumultuoso
,
trovasi
davanti
al
babbo
che
torna
a
casa
in
compagnia
di
un
uomo
carico
di
balocchi
e
doni
di
Natale
.
Che
strilli
acuti
,
che
lotta
,
che
assalti
all
'
indifeso
portatore
!
che
scalata
gli
davano
montando
sulle
seggiole
,
che
frugamenti
gli
facevano
per
le
tasche
,
come
lo
spogliavano
dei
suoi
fagotti
,
lo
afferravano
per
la
cravatta
,
gli
s
'
appendevano
al
collo
,
gli
davano
pugni
nelle
reni
e
calci
nelle
gambe
in
segno
d
'
irrefrenabile
affezione
!
che
grida
di
stupore
e
di
giubilo
allo
svolgere
di
ogni
fagotto
!
che
spavento
è
quello
di
tutti
quando
si
sorprende
il
più
piccino
nell
'
atto
di
cacciarsi
in
bocca
la
padella
della
bambola
e
lo
si
sospetta
di
aver
ingoiato
un
tacchino
di
zucchero
con
tutta
la
tavoletta
che
lo
sostiene
!
che
sollievo
immenso
nel
trovare
che
non
ce
n
'
era
niente
!
che
gioia
,
che
gratitudine
,
che
estasi
!
Tutte
cose
che
non
si
possono
descrivere
.
Basta
sapere
che
i
ragazzi
con
tutte
le
loro
emozioni
uscirono
dal
salottino
,
e
su
per
una
scaletta
,
uno
dopo
l
'
altro
,
se
n
'
andarono
a
dormire
,
lasciando
la
calma
dove
testé
aveva
infuriato
la
tempesta
.
Ed
ora
Scrooge
guardò
più
intento
,
perché
il
padrone
di
casa
,
mentre
la
figliuola
si
appoggiava
a
lui
con
affetto
,
sedette
con
lei
e
con
la
madre
davanti
al
caminetto
;
e
quando
pensò
che
una
creatura
come
quella
,
graziosa
e
promettente
,
gli
avrebbe
dato
il
nome
di
padre
e
avrebbe
fatto
fiorire
una
primavera
nel
triste
inverno
della
sua
vita
,
si
sentì
la
vista
oscurata
dalle
lagrime
.
-
Bella
-
diceva
il
marito
,
sorridendo
alla
moglie
,
-
oggi
ho
incontrato
un
vecchio
amico
.
-
Chi
?
-
Indovina
!
-
Come
vuoi
che
faccia
?
...
Zitto
,
ci
sono
-
soggiunse
ridendo
come
lui
.
-
Il
signor
Scrooge
.
-
Per
l
'
appunto
.
Son
passato
pel
suo
banco
;
e
siccome
la
finestra
non
era
chiusa
e
una
candela
ardeva
di
dentro
,
non
ho
potuto
fare
a
meno
di
vederlo
.
Il
socio
,
sento
dire
,
è
in
punto
di
morte
;
ed
ei
se
ne
stava
là
solo
.
Solo
nel
mondo
,
credo
.
-
Spirito
!
-
esclamò
Scrooge
con
voce
soffocata
-
toglimi
di
qui
!
-
Ti
ho
detto
-
rispose
lo
Spirito
-
che
queste
son
ombre
di
quel
che
fu
.
Non
mi
devi
incolpare
,
se
son
ora
quel
che
sono
!
-
Toglimi
di
qua
!
-
tornò
a
pregare
Scrooge
.
-
Non
resisto
più
!
-
Si
volse
allo
Spirito
,
e
vedendo
che
questi
lo
guardava
con
un
certo
strano
viso
nel
quale
confondevansi
tutti
i
visi
apparsigli
fino
allora
,
gli
si
scagliò
addosso
.
-
Lasciami
!
Riportami
a
casa
.
Non
m
'
importunare
di
più
!
-
Nella
lotta
,
se
tale
si
potea
dire
quella
in
cui
lo
Spirito
,
senza
visibile
resistenza
,
rimaneva
incrollabile
e
sereno
a
tutti
gli
sforzi
dell
'
avversario
,
Scrooge
notò
che
la
luce
gli
brillava
sempre
più
viva
sul
capo
;
e
sospettando
in
quella
la
cagione
dell
'
influenza
sopra
di
sé
esercitata
,
afferrò
di
botto
il
cappello
a
spegnitoio
e
con
un
rapido
movimento
glielo
fece
ingozzare
.
Lo
Spirito
si
accasciò
sotto
,
in
modo
da
esser
tutto
coperto
dallo
spegnitoio
;
ma
per
quanta
forza
mettesse
Scrooge
a
premere
con
le
due
mani
,
non
riusciva
a
nascondere
la
luce
,
la
quale
sfuggiva
in
onde
dal
labbro
e
spandevasi
sul
suolo
.
Ei
si
sentiva
fiaccato
e
una
sonnolenza
irresistibile
lo
vinceva
;
sentiva
anche
di
trovarsi
in
camera
propria
.
Diè
allo
spegnitoio
un
lattone
d
'
addio
,
allentò
le
mani
ed
ebbe
appena
il
tempo
di
raggomitolarsi
nel
letto
prima
di
cadere
in
un
sonno
profondo
.
Strofa
Terza
Il
secondo
dei
tre
spiriti
Destato
nel
pieno
di
un
russo
prodigiosamente
fragoroso
e
sorgendo
a
sedere
nel
mezzo
del
letto
per
raccogliere
i
suoi
pensieri
,
Scrooge
non
ebbe
bisogno
di
sentirsi
dire
che
il
tocco
stava
per
suonare
da
capo
.
Sentiva
di
esser
tornato
in
sé
al
momento
preciso
per
abboccarsi
col
secondo
messo
mandatogli
per
mezzo
di
Giacobbe
Marley
.
Se
non
che
,
per
un
molesto
ribrezzo
che
lo
pigliò
pensando
a
quale
delle
cortine
il
novello
Spirito
si
sarebbe
affacciato
,
le
aprì
tutte
con
le
proprie
mani
;
poi
,
rimettendosi
a
giacere
,
stette
tutto
vigile
a
guardare
intorno
.
Voleva
subito
affrontar
lo
Spirito
e
non
già
spiritar
dalla
sorpresa
.
Le
persone
franche
,
le
quali
si
vantano
di
non
conoscere
che
un
paio
di
emozioncelle
e
di
star
sempre
salde
ad
ogni
sorpresa
,
esprimono
la
vasta
misura
del
loro
coraggio
impassibile
dicendosi
buone
così
per
una
partita
a
birilli
come
per
sbudellare
un
uomo
in
duello
.
Tra
i
due
estremi
ci
deve
essere
però
un
campo
piuttosto
vasto
e
variato
.
Senza
osare
di
mettere
Scrooge
a
quell
'
altezza
,
vorrei
nondimeno
farvi
credere
ch
'
egli
era
pronto
a
molte
e
strane
apparizioni
e
che
nulla
,
dalla
vista
di
un
bambino
a
quella
di
un
rinoceronte
,
gli
avrebbe
recato
un
grande
stupore
.
Ora
,
l
'
essere
preparato
a
tutto
non
volea
mica
dire
ch
'
ei
fosse
preparato
a
niente
;
e
per
conseguenza
,
quando
il
tocco
squillò
e
nessun
'
ombra
apparve
,
ei
fu
preso
da
un
violento
tremore
.
Cinque
minuti
passarono
,
dieci
,
quindici
,
e
niente
veniva
.
Egli
intanto
,
sempre
giacente
sul
letto
,
si
vedeva
fatto
centro
di
una
gran
luce
rossastra
,
piovutagli
sopra
nel
punto
stesso
in
cui
l
'
ora
era
battuta
;
la
quale
luce
,
non
essendo
altro
che
luce
,
era
più
spaventevole
di
una
dozzina
di
spiriti
,
non
potendo
egli
indovinare
che
cosa
volesse
dire
e
che
ne
uscirebbe
.
A
momenti
,
lo
pigliava
il
timore
di
essere
egli
stesso
un
caso
interessante
di
combustione
spontanea
,
senza
aver
neppure
la
consolazione
di
saperlo
.
Alla
fine
,
però
,
incominciò
a
pensare
-
come
voi
ed
io
avremmo
pensato
subito
,
perché
le
persone
estranee
al
caso
sanno
sempre
egregiamente
quel
che
si
dovea
fare
nel
tal
caso
e
lo
avrebbero
fatto
senz
'
altro
-
alla
fine
,
dico
,
incominciò
a
pensare
che
l
'
arcana
sorgente
di
cotesta
luce
spiritica
potesse
essere
nella
camera
contigua
;
dalla
quale
infatti
,
seguendone
i
raggi
,
la
si
vedea
scaturire
.
Preso
da
quest
'
idea
,
si
alzò
pianamente
e
se
n
'
andò
strascicando
in
pantoffole
verso
la
porta
.
Nel
punto
stesso
che
metteva
la
mano
sul
saliscendi
una
strana
voce
lo
chiamò
per
nome
e
gl
'
impose
di
venire
avanti
.
Scrooge
obbedì
.
Era
la
sua
camera
,
proprio
quella
,
ma
trasformata
mirabilmente
.
Pendevano
dal
soffitto
e
dalle
pareti
tante
frasche
verdeggianti
,
da
formare
un
vero
boschetto
,
di
mezzo
al
quale
le
bacche
lucenti
mandavano
raggi
di
fuoco
vivo
.
Le
frondi
grinzose
delle
querce
,
dell
'
edera
,
dell
'
agrifoglio
rimandavano
la
luce
,
come
specchietti
tremolanti
;
e
una
vampa
così
poderosa
rumoreggiava
su
per
la
gola
del
camino
,
che
quel
gelido
focolare
non
avea
mai
visto
la
simile
a
tempo
di
Scrooge
e
di
Marley
o
per
molti
e
molti
inverni
passati
.
Ammontati
per
terra
,
quasi
a
formare
una
specie
di
trono
,
vedevansi
tacchini
,
forme
di
cacio
,
caccia
,
polli
,
gran
tocchi
di
carne
rifredda
,
porcellini
di
latte
,
lunghe
ghirlande
di
salsicce
,
focacce
e
pasticcini
,
barili
di
ostriche
,
castagne
bruciate
,
mele
rubiconde
,
arance
succose
,
pere
melate
,
ciambelle
immani
,
tazzoni
di
ponce
bollente
,
che
annebbiavano
la
camera
col
loro
delizioso
vapore
.
Adagiavasi
su
cotesto
giaciglio
un
allegro
Gigante
,
magnifico
all
'
aspetto
,
il
quale
brandiva
con
la
destra
una
torcia
fiammante
,
quasi
a
foggia
di
un
corno
di
Abbondanza
,
e
l
'
alzava
,
l
'
alzava
,
per
gettarne
la
luce
sulla
persona
di
Scrooge
nel
punto
che
questi
spingeva
dentro
il
capo
dalla
porta
socchiusa
.
-
Entra
!
-
gridò
lo
Spirito
.
-
Entra
!
e
impara
a
conoscermi
,
uomo
!
-
Scrooge
entrò
timidamente
e
piegò
il
capo
davanti
allo
Spirito
.
Non
era
più
l
'
arcigno
Scrooge
di
prima
;
e
benché
gli
occhi
di
quello
fossero
limpidi
e
buoni
,
non
gli
piaceva
troppo
di
incontrarli
.
-
Io
sono
lo
spirito
di
questo
Natale
-
disse
lo
Spirito
.
-
Guardami
!
-
Scrooge
reverente
obbedì
.
Portava
lo
Spirito
una
semplice
veste
verde
-
cupo
,
o
tunica
che
fosse
,
orlata
di
pelo
bianco
,
la
quale
con
tanta
scioltezza
gli
pendeva
indosso
,
che
l
'
ampio
torace
sporgeva
nudo
come
sdegnoso
di
celarsi
o
difendersi
in
alcun
modo
.
Anche
i
piedi
,
disotto
alle
ampie
pieghe
della
veste
,
vedevansi
nudi
;
e
sul
capo
,
nessun
altro
cappello
che
una
ghirlanda
d
'
agrifoglio
aggraziata
da
ghiacciuoli
scintillanti
.
Lunghi
e
fluenti
i
riccioli
della
chioma
nera
;
liberi
,
come
il
viso
era
aperto
e
geniale
,
lucido
l
'
occhio
,
aperta
la
mano
,
gioconda
la
voce
,
franchi
gli
atti
,
ridente
l
'
aspetto
.
Legata
alla
cintura
portava
un
'
antica
guaina
,
senza
lama
dentro
e
tutta
mangiata
dalla
ruggine
.
-
Un
altro
come
me
,
-
esclamò
lo
Spirito
,
-
tu
non
l
'
hai
visto
mai
!
-
Mai
,
-
rispose
Scrooge
.
-
Non
sei
andato
attorno
co
'
più
giovani
della
mia
famiglia
;
voglio
dire
(
perché
io
sono
giovanissimo
)
i
miei
fratelli
maggiori
nati
in
questi
ultimi
anni
?
-
Non
mi
pare
,
-
disse
Scrooge
.
-
temo
di
no
.
Avete
avuto
molti
fratelli
,
Spirito
?
-
Più
di
milleottocento
,
-
rispose
lo
Spirito
.
-
Una
famiglia
tremenda
a
mantenere
!
-
borbottò
Scrooge
.
Lo
Spirito
si
alzò
.
-
Spirito
,
-
pregò
Scrooge
in
atto
sommesso
,
-
menatemi
dove
vi
piace
.
Stanotte
scorsa
sono
andato
fuori
per
forza
ed
ho
imparato
una
lezione
che
già
mi
va
lavorando
dentro
.
Questa
notte
qui
,
se
m
'
avete
da
insegnar
qualche
cosa
,
fate
che
io
ne
profitti
.
-
Tocca
la
mia
veste
!
-
Scrooge
non
se
lo
fece
dire
due
volte
e
vi
si
tenne
saldo
.
Agrifoglio
,
querce
,
bacche
rosse
,
edera
,
tacchini
,
cacio
,
polli
,
caccia
,
tocchi
di
carne
,
porcellini
,
salsicce
,
ostriche
,
focacce
,
pasticci
,
frutta
,
ponce
,
tutto
sparì
all
'
istante
.
E
così
pure
la
camera
,
e
il
fuoco
,
e
la
vampa
rosseggiante
,
e
l
'
ora
della
notte
.
Ed
eccoli
tutti
e
due
,
la
mattina
di
Natale
,
per
le
vie
della
città
,
dove
la
gente
faceva
una
certa
musica
barbaresca
,
ma
non
affatto
spiacente
,
raschiando
la
neve
davanti
alle
case
o
di
sopra
ai
tetti
,
donde
,
fra
le
gioconde
acclamazioni
dei
ragazzi
,
piovevano
le
bianche
falde
e
turbinavano
nell
'
aria
burrasche
artificiali
.
Nere
parevano
le
case
,
più
nere
le
finestre
,
tra
il
bianco
e
morbido
lenzuolo
di
neve
steso
sui
tetti
e
la
neve
,
un
po
'
meno
pulita
,
che
copriva
il
suolo
.
Questa
era
stata
dissodata
ed
arata
in
solchi
profondi
dalle
ruote
dei
carri
e
delle
carrozze
;
e
cotesti
solchi
,
all
'
incrociarsi
delle
vie
principali
,
s
'
intersecavano
cento
e
cento
volte
,
facendo
intricati
canali
nella
mota
giallognola
e
nell
'
acqua
diacciata
.
Il
cielo
era
fosco
,
e
le
vie
più
anguste
erano
affogate
da
una
densa
nebbia
che
cadeva
in
nevischio
e
in
pioggia
di
atomi
fuligginosi
,
come
se
tutti
i
camini
della
Gran
Bretagna
avessero
preso
fuoco
di
comune
accordo
e
allegramente
divampassero
.
In
verità
né
il
tempo
era
molto
allegro
né
la
città
,
e
nondimeno
una
certa
allegrezza
spandevasi
intorno
che
il
più
limpido
cielo
e
il
più
splendido
sole
d
'
estate
non
avrebbero
potuto
dare
.
Perché
la
gente
che
spazzava
i
tetti
era
piena
di
brio
e
di
contentezza
;
si
chiamavano
da
una
casa
all
'
altra
,
si
scambiavano
di
tanto
in
tanto
una
pallottola
di
neve
-
proiettile
più
innocuo
di
parecchi
frizzi
-
ridendo
cordialmente
se
coglievano
giusto
e
non
meno
cordialmente
se
sbagliavano
la
mira
.
Le
botteghe
dei
pollaioli
erano
ancora
mezzo
aperte
,
quelle
dei
fruttivendoli
raggiavano
gloriose
.
Qua
,
dei
grossi
panieri
di
castagne
,
rotondi
,
panciuti
,
simili
agli
ampi
panciotti
di
vecchi
corcontenti
,
tentennavano
fuori
della
porta
,
pronti
a
rovesciarsi
nella
via
della
loro
apoplettica
corpulenza
.
Là
,
delle
cipolle
di
Spagna
,
rossastre
,
gonfie
,
lucenti
nella
loro
carnosità
come
frati
di
Spagna
,
occhieggiavano
furbescamente
dall
'
alto
delle
scansie
alle
ragazze
che
passavano
guardando
di
sottecchi
ai
rami
sospesi
di
visco
.
E
poi
,
pere
e
mele
,
ammontate
in
piramidi
fiorenti
;
mazzi
di
grappoli
che
la
benevolenza
del
venditore
avea
sospesi
bene
in
vista
,
perché
la
gente
si
sentisse
l
'
acquolina
in
bocca
e
si
rinfrescasse
gratis
et
amore
;
montagne
di
nocciuole
,
muscose
e
brune
,
che
ricordavano
con
la
loro
fragranza
antiche
passeggiate
nei
boschi
dove
s
'
affondava
fino
alla
noce
del
piede
nelle
foglie
secche
;
biffins
di
Norfolk
,
paffuti
e
nericci
,
che
rialzavano
il
giallo
degli
aranci
e
dei
limoni
,
e
nella
compattezza
delle
succose
persone
urgevano
e
pregavano
per
essere
portati
a
casa
bene
avvolti
nella
carta
e
mangiati
dopo
desinare
.
Gli
stessi
pesci
d
'
oro
e
d
'
argento
,
esposti
in
tanti
boccali
fra
tanta
ricchezza
di
frutta
,
benché
appartenessero
ad
una
razza
malinconica
e
fredda
,
si
accorgevano
in
certo
modo
che
qualche
cosa
d
'
insolito
accadeva
,
e
tutti
,
grossi
e
piccini
,
giravano
e
rigiravano
aprendo
la
bocca
pel
loro
piccolo
mondo
in
una
lenta
e
tranquilla
agitazione
.
E
le
drogherie
!
oh
,
le
drogherie
!
chiuse
a
metà
,
o
solo
con
una
o
due
imposte
tolte
via
;
ma
che
bellezza
di
spettacolo
traverso
a
quelle
aperture
!
e
non
era
soltanto
che
le
bilance
suonassero
allegramente
sul
marmo
del
banco
,
o
che
le
forbici
tagliassero
così
svelte
lo
spago
degli
involti
,
o
che
i
barattoli
passassero
rumoreggiando
di
mano
in
mano
come
bussolotti
,
o
che
i
profumi
mescolati
del
tè
e
del
caffè
accarezzassero
il
naso
,
o
che
i
grappoli
di
uva
passa
fossero
così
pieni
e
biondi
,
e
le
mandorle
così
candide
,
e
la
cannella
così
lunga
e
dritta
,
e
così
squisite
l
'
altre
spezie
,
e
le
frutta
candite
così
ben
vestite
e
brillanti
di
zucchero
da
commuovere
e
far
sdilinquire
i
più
freddi
spettatori
.
E
non
era
nemmeno
che
i
fichi
fossero
sugosi
e
polputi
,
o
che
le
susine
di
Francia
arrossissero
nella
loro
agrezza
pudica
nelle
scatole
riccamente
adorne
,
o
che
ogni
cosa
fosse
buona
da
mangiare
e
si
mostrasse
nei
suoi
abiti
della
festa
natalizia
.
Ma
gli
avventori
bisognava
vedere
!
gli
avventori
ansiosi
e
frettolosi
,
i
quali
per
godere
le
provviste
della
giornata
,
si
rotolavano
l
'
uno
sull
'
altro
alla
porta
,
si
urtavano
co
'
panieri
,
lasciavano
sul
banco
la
roba
comprata
,
tornavano
correndo
a
riprenderla
,
facendo
cento
errori
simili
con
la
maggior
possibile
allegria
;
mentre
il
droghiere
e
i
suoi
garzoni
erano
così
franchi
e
gioviali
che
i
lucidi
fermagli
a
cuore
dei
loro
grembiuli
potevano
passare
pei
loro
cuori
,
esposti
all
'
osservazione
generale
e
a
disposizione
di
chi
più
li
volesse
.
Ma
di
lì
a
poco
le
campane
chiamarono
la
buona
gente
in
chiesa
o
alla
cappella
,
ed
eccoli
sbucare
in
frotta
dalle
vie
con
gli
abiti
della
festa
e
i
visi
più
allegri
.
E
,
nel
punto
stesso
,
ecco
scaturire
da
vicoletti
,
androni
,
chiassuoli
,
una
moltitudine
di
gente
che
portava
il
suo
desinare
al
fornaio
.
La
vista
di
cotesti
poveri
festaioli
pareva
star
molto
a
cuore
allo
Spirito
,
il
quale
,
con
allato
Scrooge
,
si
fermò
sulla
soglia
di
un
forno
,
e
sollevando
i
coperchi
dei
piatti
via
via
che
passavano
,
spargeva
incenso
sulle
vivande
con
una
scossa
della
sua
torcia
.
Strana
torcia
era
questa
,
perché
una
o
due
volte
,
essendo
corse
parole
vivaci
fra
alcuni
di
quei
portatori
di
desinari
,
ei
ne
schizzò
una
spruzzaglia
di
acqua
che
subito
li
fece
tornare
di
buon
umore
.
Era
una
vergogna
,
dicevano
,
bisticciarsi
il
giorno
di
Natale
.
E
così
era
in
effetto
!
Dio
di
misericordia
,
così
era
!
Una
dopo
l
'
altra
tacquero
le
campane
e
i
forni
si
chiusero
;
eppure
,
nel
vapore
umido
che
si
librava
sopra
ogni
forno
,
le
cui
stesse
pietre
fumavano
come
se
anch
'
esse
si
cocessero
,
c
'
era
una
gioconda
irradiazione
di
tutti
cotesti
desinari
e
del
cuocersi
lento
.
-
C
'
è
forse
un
sapore
speciale
nello
spruzzo
della
vostra
torcia
?
-
domandò
Scrooge
.
-
C
'
è
.
Il
mio
.
-
E
si
può
comunicare
a
qualunque
desinare
d
'
oggi
?
-
A
qualunque
desinare
cordialmente
offerto
,
e
soprattutto
ai
più
poveri
.
-
Perché
?
-
Perché
i
più
poveri
ne
hanno
più
bisogno
.
-
Spirito
,
-
disse
Scrooge
dopo
aver
pensato
un
momento
,
-
io
stupisco
che
proprio
voi
,
fra
tutti
gli
esseri
dei
tanti
mondi
che
girano
intorno
,
proprio
voi
vi
siate
accollato
l
'
ufficio
di
lesinare
a
questa
gente
le
occasioni
di
un
piacere
innocente
.
-
Io
!
-
esclamò
lo
Spirito
.
-
Voi
togliete
loro
il
mezzo
di
desinare
ogni
settimo
giorno
,
che
è
spesso
il
solo
giorno
in
cui
si
possa
dire
che
siedono
a
mensa
.
Non
è
forse
vero
?
-
Io
!
-
esclamò
lo
Spirito
.
-
Non
siete
voi
che
volete
chiusi
questi
forni
il
settimo
giorno
?
Mi
pare
che
torni
lo
stesso
.
-
Io
voglio
cotesto
!
-
esclamò
lo
Spirito
.
-
Perdonatemi
se
ho
torto
.
In
vostro
nome
si
fa
,
o
almeno
in
nome
della
vostra
famiglia
,
-
disse
Scrooge
.
-
Vivono
alcuni
su
cotesta
tua
terra
,
-
rispose
lo
Spirito
,
-
i
quali
si
figurano
di
conoscer
noi
e
compiono
in
nome
nostro
i
loro
atti
di
ira
,
orgoglio
,
malvagità
,
odio
,
invidia
,
ipocrisia
,
egoismo
;
e
costoro
sono
così
estranei
a
noi
e
a
tutta
la
nostra
famiglia
come
se
mai
fossero
venuti
al
mondo
.
Ricordati
questo
,
e
le
azioni
loro
addebita
a
loro
,
non
già
a
noi
.
-
Scrooge
promise
che
così
avrebbe
fatto
;
e
andarono
oltre
,
invisibili
come
prima
,
per
entro
ai
sobborghi
della
città
.
Una
singolare
virtù
avea
lo
Spirito
(
già
da
Scrooge
notata
pocanzi
)
che
,
ad
onta
della
gigantesca
statura
,
ei
s
'
acconciava
comodamente
dovunque
,
e
che
sotto
il
tetto
più
basso
serbava
la
stessa
grazia
e
la
stessa
dignità
soprannaturale
che
avrebbe
spiegato
sotto
le
volte
maestose
di
un
palazzo
.
E
fu
per
avventura
la
compiacenza
che
il
buono
Spirito
trovava
nel
far
mostra
di
cotesto
suo
potere
,
o
forse
la
sua
stessa
natura
generosa
e
cordiale
e
la
sua
simpatia
per
tutti
i
poveri
,
che
lo
portò
difilato
a
casa
del
commesso
di
Scrooge
.
Ivi
si
recò
,
traendosi
dietro
Scrooge
,
attaccato
al
lembo
della
veste
;
e
giunto
sulla
soglia
,
lo
Spirito
sorrise
e
si
fermò
per
benedire
la
dimora
di
Bob
Cratchit
con
gli
spruzzi
della
sua
torcia
.
Figurarsi
!
Bob
non
aveva
che
quindici
bob
alla
settimana
,
come
il
popolo
chiama
gli
scellini
;
tutti
i
sabati
intascava
appena
quindici
esemplari
del
suo
nome
di
battesimo
;
eppure
lo
Spirito
di
Natale
volle
benedire
quella
sua
casetta
di
quattro
camere
.
Si
alzò
allora
la
signora
Cratchit
,
la
moglie
di
Bob
,
con
indosso
una
povera
veste
due
volte
rivoltata
,
ma
tutta
galante
di
nastri
,
i
quali
costano
poco
e
fanno
una
figura
vistosa
.
E
la
signora
Cratchit
mise
la
tovaglia
,
con
l
'
aiuto
di
Belinda
Cratchit
,
secondogenita
,
anch
'
ella
raggiante
di
nastri
;
mentre
il
piccolo
Pietro
Cratchit
,
chinandosi
per
immergere
una
forchetta
nella
pentola
delle
patate
,
riusciva
a
cacciarsi
in
bocca
le
punte
del
suo
mostruoso
collo
di
camicia
(
proprietà
paterna
,
conferita
al
figlio
ed
erede
in
onore
della
festa
)
e
bruciava
dalla
voglia
di
far
pompa
di
tanta
biancheria
nelle
passeggiate
alla
moda
.
Due
Cratchit
più
piccini
,
maschio
e
femmina
,
irruppero
dentro
gridando
che
di
fuori
al
forno
aveano
sentito
l
'
odore
dell
'
oca
e
che
l
'
avevano
riconosciuta
per
l
'
oca
loro
;
e
inebriandosi
nella
festosa
visione
di
una
salsa
di
salvia
e
cipolla
,
i
due
piccoli
Cratchit
si
dettero
a
danzare
intorno
alla
tavola
,
e
levarono
a
cielo
il
signor
Pietro
,
il
quale
,
umile
in
tanta
gloria
benché
quasi
soffocato
dal
collo
immane
,
soffiava
nel
fuoco
,
fino
a
che
le
patate
levarono
il
bollore
e
picchiarono
forte
al
coperchio
della
pentola
per
esser
tratte
fuori
e
pelate
.
-
Che
fa
il
babbo
che
non
si
vede
!
-
disse
la
signora
Cratchit
.
-
E
vostro
fratello
,
Tini
Tim
?
E
Marta
?
l
'
altro
Natale
era
già
qui
da
mezz
'
ora
!
-
Ecco
Marta
,
mamma
!
-
disse
una
giovinetta
entrando
.
-
Ecco
Marta
,
mamma
!
-
gridarono
i
due
Cratchit
piccini
.
-
Se
sapessi
che
oca
c
'
è
,
Marta
,
che
oca
!
-
Ah
,
figliuola
mia
,
che
Dio
ti
benedica
,
come
vieni
tardi
!
-
disse
la
signora
Cratchit
,
baciandola
una
dozzina
di
volte
e
togliendole
lo
scialletto
e
il
cappellino
con
materna
sollecitudine
.
-
Abbiamo
avuto
un
sacco
di
lavoro
da
finire
,
rispose
la
fanciulla
,
-
e
s
'
aveva
a
consegnarlo
stamane
,
mamma
.
-
Bene
,
bene
!
Adesso
che
ci
sei
,
non
importa
,
-
disse
la
signora
Cratchit
.
-
Mettiti
un
po
'
qui
al
fuoco
,
cara
,
datti
una
fiammatina
,
che
il
Signore
ti
benedica
!
-
No
,
no
!
Ecco
papà
che
viene
,
-
gridarono
i
due
piccoli
Cratchit
,
che
si
trovavano
nel
momento
stesso
dapertutto
.
-
Nasconditi
,
Marta
,
nasconditi
!
-
E
Marta
si
nascose
;
e
subito
,
ecco
entrare
Bob
,
il
padre
,
con
tre
braccia
di
cravatta
pendente
davanti
,
senza
contar
la
frangia
,
co
'
vestiti
ben
rimendati
e
spazzolati
per
parer
di
festa
,
e
con
Tiny
Tim
sulla
spalla
.
Povero
Tiny
!
ci
portava
una
gruccetta
e
una
macchinetta
di
ferro
per
tenersi
ritto
!
-
E
Marta
dov
'
è
?
-
esclamò
Bob
guardandosi
attorno
.
-
Non
viene
-
rispose
la
moglie
.
-
Non
viene
!
-
ripetette
Bob
,
perdendo
di
botto
tutta
l
'
allegria
con
la
quale
avea
trottato
per
conto
di
Tiny
dalla
chiesa
fino
a
casa
.
-
Non
viene
,
il
giorno
di
Natale
!
-
Marta
mal
soffriva
di
vederlo
scontento
,
fosse
anche
per
celia
;
sicché
sbucò
prima
del
tempo
dal
suo
nascondiglio
e
gli
si
gettò
fra
le
braccia
,
mentre
i
due
piccoli
Cratchit
si
pigliavano
Tiny
Tim
e
se
lo
portavano
nel
lavatoio
per
fargli
sentire
come
cantava
il
bodino
nella
casseruola
.
-
E
come
s
'
è
portato
il
piccolo
Tim
?
-
domandò
la
signora
Cratchit
,
dopo
aver
motteggiato
Bob
sulla
sua
credulità
e
dopo
che
questi
si
fu
saziato
di
abbracciar
la
figliuola
.
-
Come
un
angelo
,
-
rispose
Bob
,
-
e
meglio
ancora
.
Stando
tanto
tempo
a
sedere
,
diventa
meditativo
e
non
ti
puoi
figurare
che
strani
pensieri
gli
vengono
.
M
'
ha
detto
or
ora
,
tornando
a
casa
,
che
sperava
essere
stato
guardato
in
chiesa
dalla
gente
,
storpio
com
'
è
,
e
che
deve
far
piacere
,
il
giorno
di
Natale
,
ricordarsi
di
colui
che
fece
camminare
i
poveri
zoppi
e
vedere
i
ciechi
.
-
La
voce
di
Bob
tremava
un
poco
così
dicendo
,
e
più
forte
tremò
quando
soggiunse
che
Tim
s
'
andava
facendo
più
sano
e
più
forte
.
S
'
udì
l
'
agile
gruccetta
sbattere
sull
'
impiantito
,
e
Tiny
Tim
subito
riapparve
,
accompagnato
dal
fratello
e
dalla
sorella
fino
al
suo
sgabelletto
accanto
al
fuoco
.
Bob
intanto
,
rimboccate
le
maniche
-
quasi
che
,
poveretto
,
si
potessero
consumare
di
più
!
-
faceva
in
una
brocca
un
suo
miscuglio
di
ginepro
e
limone
e
girava
e
rigirava
e
lo
metteva
sul
fuoco
a
bollire
;
mentre
il
piccolo
Pietro
co
'
due
Cratchit
onnipresenti
correvano
a
prendere
l
'
oca
,
con
la
quale
tornarono
di
lì
a
poco
in
processione
solenne
.
Tanto
fu
il
trambusto
che
ne
seguì
da
far
pensare
che
un
'
oca
fosse
il
più
raro
fra
i
volatili
,
un
fenomeno
pennuto
,
al
cui
confronto
un
cigno
nero
era
la
bestia
più
naturale
di
questo
mondo
:
e
davvero
in
quella
casa
c
'
era
da
credere
che
così
fosse
.
La
signora
Cratchit
fece
friggere
il
succo
,
già
preparato
in
una
padellina
;
Pietro
,
con
vigore
incredibile
,
si
diè
a
schiacciare
le
patate
;
la
signorina
Belinda
inzuccherò
il
contorno
di
mele
;
Marta
strofinò
le
scodelle
;
Bob
si
fece
seder
vicino
Tiny
Tim
a
un
cantuccio
della
tavola
;
i
due
piccoli
Cratchit
disposero
le
sedie
per
tutti
,
non
dimenticando
sé
stessi
,
e
piantatisi
di
guardia
ai
posti
loro
si
cacciarono
i
cucchiai
in
bocca
per
non
gridar
prima
del
tempo
di
voler
l
'
oca
.
Alla
fine
,
messi
i
piatti
,
fu
detto
il
benedicite
.
Successe
un
momento
di
silenzio
profondo
,
mentre
la
signora
Cratchit
,
guardando
lungo
il
filo
del
coltello
,
si
preparò
a
trafiggere
la
bestia
.
Ma
quando
il
coltello
fu
immerso
,
quando
sboccò
dalla
ferita
il
ripieno
tanto
aspettato
,
un
mormorio
di
allegrezza
si
levò
tutt
'
intorno
alla
tavola
,
e
lo
stesso
Tiny
Tim
,
messo
su
dai
due
piccoli
Cratchit
,
si
diè
a
battere
sulla
tovaglia
col
manico
del
coltello
e
fece
sentire
un
suo
debole
evviva
!
Un
'
oca
simile
non
s
'
era
mai
data
.
Disse
Bob
che
,
secondo
lui
,
un
'
oca
di
quella
fatta
non
era
stata
cucinata
mai
.
La
sua
tenerezza
,
il
profumo
,
la
grassezza
,
il
buon
mercato
furono
oggetto
dell
'
ammirazione
universale
.
Col
rinforzo
del
contorno
di
mele
e
delle
patate
,
il
pranzo
era
sufficiente
:
anzi
,
come
diceva
tutta
contenta
la
signora
Cratchit
guardando
ad
un
ossicino
nel
piatto
,
non
s
'
era
potuto
mangiar
tutto
!
Eppure
ciascuno
s
'
era
satollato
,
e
i
due
Cratchit
minuscoli
specialmente
erano
immollati
di
salvia
e
cipolle
fino
agli
occhi
!
Ma
ora
,
mutati
i
piatti
dalla
signorina
Belinda
,
la
signora
Cratchit
uscì
sola
-
tanto
era
nervosa
da
non
voler
testimoni
-
per
prendere
il
bodino
e
portarlo
in
tavola
.
E
se
il
bodino
non
era
a
tempo
di
cottura
!
e
se
si
rompeva
nel
voltarlo
!
e
se
qualcuno
,
di
sopra
al
muro
del
cortile
,
se
l
'
avesse
rubato
mentre
di
qua
si
facea
tanta
festa
all
'
oca
!
I
due
piccoli
Cratchit
si
fecero
lividi
a
quest
'
ultima
supposizione
.
Ogni
sorta
di
orrori
furono
immaginati
.
Olà
!
questo
sì
ch
'
è
fumo
!
il
bodino
è
fuori
della
casseruola
.
Che
odor
di
bucato
!
È
il
tovagliolo
che
lo
involge
.
Un
certo
odore
che
è
tutt
'
insieme
di
trattoria
e
del
pasticciere
accanto
e
della
lavandaia
che
sta
a
uscio
e
bottega
!
Questo
poi
era
il
bodino
.
In
meno
di
niente
,
ecco
entrare
la
signora
Cratchit
,
accesa
in
volto
,
ma
ridente
e
gloriosa
,
col
bodino
in
trionfo
,
simile
a
una
palla
di
cannone
chiazzata
,
liscia
,
compatta
,
ardendo
in
un
quarto
di
quartuccio
d
'
acquavite
in
fiamme
,
e
con
in
cima
bene
infisso
l
'
agrifoglio
di
Natale
.
Oh
,
un
bodino
stupendo
!
disse
Bob
,
gravemente
,
ch
'
ei
lo
riguardava
come
il
massimo
trionfo
della
signora
Cratchit
dal
matrimonio
in
poi
.
La
signora
Cratchit
,
liberatasi
ormai
di
quel
gran
pensiero
,
confessò
schiettamente
di
essere
stata
un
po
'
in
dubbio
sulla
quantità
della
farina
.
Ciascuno
disse
la
sua
,
ma
nessuno
osservò
o
pensò
che
un
bodino
di
quella
fatta
fosse
scarso
per
una
famiglia
numerosa
.
Questa
sarebbe
stata
un
'
eresia
bell
'
e
buona
,
e
l
'
ultimo
del
Cratchit
ne
avrebbe
arrossito
fino
alla
radice
dei
capelli
.
Alla
fine
,
terminato
il
desinare
,
si
sparecchò
,
si
spazzò
il
camino
,
si
attizzò
il
fuoco
.
Assaggiato
e
trovato
squisito
il
miscuglio
nella
brocca
,
furono
messe
in
tavola
mele
ed
arancie
e
una
palettata
di
castagne
sul
fuoco
.
Allora
tutta
la
famiglia
si
strinse
presso
al
fuoco
in
circolo
,
come
Bob
diceva
per
significare
un
semicircolo
;
e
accanto
a
Bob
fu
messo
tutto
il
servizio
di
cristalli
:
due
bicchieri
e
un
vasettino
da
crema
,
senza
manico
.
I
tre
recipienti
però
raccolsero
la
calda
bevanda
né
più
né
meno
che
tre
coppe
d
'
oro
avrebbero
fatto
;
e
Bob
la
servì
intorno
con
viso
raggiante
,
mentre
le
castagne
sul
fuoco
barbugliavano
e
scoppiettavano
.
Poi
Bob
disse
forte
:
-
Un
allegro
Natale
a
tutti
noi
,
cari
miei
.
Dio
ci
benedica
!
-
Tutta
la
famiglia
ripetè
l
'
augurio
.
-
Dio
benedica
tutti
quanti
siamo
!
-
disse
,
ultimo
di
tutti
,
Tiny
Tim
.
Sedeva
sul
suo
sgabelletto
,
proprio
accosto
al
padre
.
Bob
gli
teneva
la
manina
scarna
per
meglio
fargli
sentire
il
suo
affetto
,
e
se
lo
voleva
sempre
vicino
,
e
quasi
avea
paura
di
vederselo
portato
via
.
-
Spirito
,
-
disse
Scrooge
con
insolita
sollecitudine
,
-
dimmi
se
Tiny
Tim
vivrà
.
-
Vedo
un
posto
vuoto
-
rispose
lo
Spirito
,
-
all
'
angolo
del
povero
focolare
,
e
una
gruccetta
gelosamente
custodita
.
Se
queste
ombre
non
muterà
l
'
avvenire
,
il
fanciullo
morrà
.
-
No
,
no
,
-
esclamò
Scrooge
.
-
Oh
no
,
buono
Spirito
!
dimmi
che
sarà
risparmiato
.
-
Se
queste
ombre
non
muterà
l
'
avvenire
,
nessun
altro
della
mia
stirpe
,
-
rispose
lo
Spirito
,
-
lo
troverà
qui
.
Che
monta
?
S
'
egli
muore
,
tanto
meglio
,
perché
di
tanto
scemerà
il
soverchio
della
popolazione
.
-
Scrooge
abbassò
il
capo
,
udendo
le
proprie
parole
citate
dallo
Spirito
,
e
si
accasciò
sotto
il
pentimento
e
il
dolore
.
-
Uomo
,
-
disse
lo
Spirito
,
-
se
d
'
uomo
è
il
tuo
cuore
e
non
di
adamante
,
lascia
cotesto
tuo
tristo
linguaggio
,
finché
non
saprai
qual
è
quel
soverchio
e
dov
'
è
.
Osi
tu
forse
decidere
quali
uomini
debbano
vivere
,
quali
morire
?
Può
darsi
che
agli
occhi
del
cielo
,
tu
sii
più
indegno
di
vivere
che
non
milioni
di
creature
simili
al
fanciullo
di
questo
povero
uomo
.
Oh
Dio
!
udir
l
'
insetto
sulla
foglia
pronunciare
che
c
'
è
troppi
viventi
fra
i
suoi
fratelli
affamati
nella
polvere
!
-
Tremò
Scrooge
al
fiero
rabbuffo
e
abbassò
umile
gli
occhi
.
Ma
subito
li
rialzò
,
udendo
pronunziare
il
suo
nome
.
-
Al
signor
Scrooge
!
-
disse
Bob
;
-
propongo
un
brindisi
al
signor
Scrooge
,
protettore
di
questa
festa
!
-
Bel
protettore
davvero
!
esclamò
la
signora
Cratchit
facendosi
rossa
.
-
Lo
vorrei
qui
,
lo
vorrei
.
Gli
darei
una
certa
festa
a
modo
mio
,
che
non
gli
andrebbe
mica
a
genio
.
-
Mia
cara
,
-
disse
Bob
,
-
ci
sono
i
ragazzi
;
è
Natale
!
-
Un
bel
giorno
di
Natale
-
ribatté
la
moglie
-
se
s
'
avesse
a
bere
alla
salute
di
un
uomo
così
odioso
,
taccagno
,
duro
,
egoista
come
quello
Scrooge
.
Tu
lo
sai
,
Bob
!
nessuno
lo
sa
meglio
di
te
,
poveretto
!
-
Cara
mia
,
-
ripeté
Bob
con
dolcezza
,
-
è
Natale
.
-
Beverò
alla
sua
salute
per
amor
tuo
e
perché
è
Natale
,
-
disse
la
signora
Cratchit
,
-
per
lui
no
.
Cento
di
questi
giorni
,
un
allegro
Natale
e
felice
capo
d
'
anno
!
Starà
proprio
allegro
e
felice
,
figurati
!
-
I
ragazzi
bevvero
anch
'
essi
alla
salute
di
Scrooge
.
Era
il
primo
dei
loro
atti
che
non
fosse
cordiale
.
Tiny
Tim
bevve
in
ultimo
,
ma
non
gliene
importava
niente
.
Scrooge
era
l
'
Orco
della
famiglia
.
Il
solo
nome
di
lui
avea
gettato
sulla
lieta
brigata
un
'
ombra
,
che
non
si
dileguò
per
cinque
buoni
minuti
.
Dopo
che
fu
svanita
,
tornò
l
'
allegria
dieci
volte
più
schietta
,
pel
solo
sollievo
di
essersi
sbrigati
di
Scrooge
il
Malo
.
Bob
Cratchit
disse
loro
di
avere
in
vista
un
certo
posticino
per
messer
Pietro
che
avrebbe
portato
in
casa
una
sommetta
di
sei
lire
e
cinque
soldi
la
settimana
.
I
due
Cratchit
minuscoli
si
sganasciarono
dalle
risa
all
'
idea
che
Pietro
diventava
uomo
d
'
affari
;
e
Pietro
,
per
conto
suo
,
guardò
tutto
pensoso
al
fuoco
di
mezzo
alle
punte
del
collo
,
quasi
ventilando
dentro
di
sé
che
sorta
d
'
investimenti
avrebbe
preferito
quando
fosse
entrato
in
possesso
di
una
rendita
così
sbalorditiva
.
Marta
,
povera
apprendista
da
una
crestaia
,
disse
allora
che
sorta
di
lavoro
avea
da
fare
e
quante
ore
di
fila
lavorava
e
che
si
volea
levar
tardi
il
giorno
appresso
e
godersi
il
riposo
della
festa
.
Disse
pure
di
aver
visto
qualche
giorno
fa
una
contessa
e
un
gran
signore
,
e
che
il
signore
avea
su
per
giù
la
statura
di
Pietro
;
al
che
,
Pietro
si
tirò
così
alto
il
collo
che
non
gli
avreste
più
visto
il
capo
.
E
intanto
,
castagne
e
bevande
andavano
intorno
;
e
poi
ci
fu
una
canzone
a
proposito
di
un
ragazzo
smarrito
nella
neve
,
e
la
cantò
Tiny
Tim
;
la
cantò
con
la
sua
vocina
dolente
,
ma
molto
bene
davvero
,
molto
bene
.
Niente
di
nobile
in
tutto
ciò
.
La
famiglia
non
era
bella
;
nessuno
sfoggio
di
vestiti
;
le
scarpe
tutt
'
altro
che
impermeabili
;
meschina
la
biancheria
;
forse
e
senza
forse
Pietro
avea
anche
fatto
una
certa
conoscenza
col
rigattiere
.
Ma
erano
felici
nondimeno
,
riconoscenti
,
lieti
di
trovarsi
insieme
;
e
nel
punto
stesso
che
si
dileguavano
,
sembrando
ancor
più
felici
nella
pioggia
di
luce
di
cui
gl
'
inondava
la
torcia
dello
Spirito
in
segno
d
'
addio
,
Scrooge
li
guardò
fiso
,
soprattutti
Tiny
Tim
,
fino
all
'
ultimo
istante
.
Calava
intanto
la
notte
e
cadea
fitta
la
neve
:
e
mentre
Scrooge
e
lo
Spirito
andavano
per
le
vie
,
era
mirabile
lo
splendore
dei
fuochi
rugghianti
nelle
cucine
,
nei
tinelli
,
in
ogni
sorta
di
stanze
.
Qua
,
la
fiamma
vacillante
mostrava
i
preparativi
di
un
buon
pranzetto
,
co
'
piatti
messi
in
caldo
davanti
al
fuoco
,
con
le
spesse
tendine
rosse
pronte
ad
essere
abbassate
per
tener
fuori
il
freddo
e
le
tenebre
.
Là
,
tutti
i
ragazzi
della
casa
sbucavano
correndo
nella
neve
per
essere
i
primi
a
salutare
le
sorelle
maritate
,
i
fratelli
,
gli
zii
,
le
zie
,
i
cugini
,
le
cugine
.
Qua
,
ancora
,
si
ripercotevano
sulle
tende
le
ombre
dei
convitati
;
e
là
,
un
gruppo
di
belle
fanciulle
,
tutte
incappucciate
e
con
gli
stivaletti
impellicciati
,
e
tutte
chiacchierando
a
coro
,
se
n
'
andavano
saltellanti
da
qualche
loro
vicino
;
e
guai
allora
allo
scapolo
-
e
ben
lo
sapevano
le
furbe
!
-
guai
allo
scapolo
che
le
avesse
viste
entrare
in
un
baleno
di
luce
e
di
bellezza
!
Dal
numero
della
gente
che
si
avviava
alle
amichevoli
riunioni
,
c
'
era
da
figurarsi
che
nessuno
fosse
in
casa
per
ricevere
,
mentre
invece
in
ogni
casa
s
'
aspettava
gente
e
si
faceano
enormi
fiammate
nei
caminetti
.
Come
esultava
lo
Spirito
,
Dio
benedetto
!
come
scopriva
l
'
ampio
torace
,
come
apriva
la
palma
capace
,
e
si
librava
alto
,
versando
su
tutto
con
mano
generosa
lo
splendore
della
sua
gioia
innocente
!
Perfino
il
lumaio
,
che
correva
avanti
punteggiando
di
luce
le
vie
tenebrose
,
già
agghindato
per
passar
la
sera
in
qualche
posto
,
rise
forte
quando
lo
Spirito
gli
fu
accanto
,
benché
non
sapesse
di
aver
altra
compagnia
che
quella
del
Natale
!
Di
botto
,
senza
che
lo
Spirito
ne
desse
avviso
con
una
parola
,
si
trovarono
in
una
deserta
e
malinconica
palude
,
disseminata
di
massi
mostruosi
di
pietra
greggia
,
come
se
fosse
un
cimitero
di
giganti
.
L
'
acqua
si
spandeva
libera
dove
più
le
piacesse
,
o
almeno
così
avrebbe
fatto
se
il
gelo
non
l
'
avesse
imprigionata
.
Non
vi
cresceva
altro
che
musco
,
ginestra
,
erbaccia
.
Giù
,
verso
occidente
,
il
sole
al
tramonto
avea
lasciato
una
striscia
infocata
,
che
un
momento
balenò
,
come
il
vivido
sguardo
di
un
occhio
dolente
,
su
quella
desolazione
,
e
via
via
velandosi
sotto
le
palpebre
si
spense
nell
'
orrore
di
una
notte
profonda
.
-
Che
è
qui
?
-
domandò
Scrooge
.
-
Qui
-
rispose
lo
Spirito
-
vivono
i
minatori
,
i
quali
lavorano
nel
ventre
della
terra
.
Ma
essi
mi
conoscono
.
Guarda
!
-
Brillò
una
luce
alla
finestretta
di
una
capanna
e
subito
andarono
verso
di
quella
.
Attraversando
il
muro
di
sassi
e
mota
,
trovarono
una
gaia
brigata
raccolta
intorno
a
un
bel
fuoco
.
Un
vecchio
decrepito
e
la
sua
donna
,
co
'
loro
figli
,
e
i
figli
de
'
figli
,
e
un
'
altra
generazione
per
giunta
,
rilucevano
tutti
nei
loro
abiti
di
festa
.
Il
vecchio
,
con
una
voce
che
di
rado
levavasi
sui
sibili
del
vento
all
'
aperto
,
cantava
loro
una
canzone
di
Natale
,
una
canzone
già
antica
di
molto
quando
egli
era
ragazzo
;
di
tanto
in
tanto
,
gli
altri
a
coro
ripetevano
il
ritornello
.
Alzandosi
le
voci
loro
,
si
alzava
anche
e
diveniva
più
gioconda
la
voce
del
vecchio
;
finito
il
ritornello
,
cadeva
insieme
la
voce
di
lui
.
Non
s
'
indugiò
lo
Spirito
fra
quella
gente
,
ma
imponendo
a
Scrooge
di
tenerglisi
forte
alla
veste
,
varcò
tutta
la
palude
e
si
librò
...
sul
mare
,
forse
?
Sì
,
proprio
,
sul
mare
.
Voltandosi
indietro
,
Scrooge
ebbe
ad
inorridire
vedendo
lontano
le
rive
,
una
fila
spaventevole
di
scogli
;
e
lo
intronava
il
tuono
dei
flutti
furiosi
che
fra
le
atre
caverne
scavate
avvolgevansi
,
muggivano
,
infuriavano
,
fieramente
si
sforzavano
di
minar
la
terra
.
Eretto
sopra
un
banco
di
roccie
basse
,
una
lega
all
'
incirca
dalla
riva
,
contro
le
quali
rompevansi
le
acque
per
quanto
lungo
era
l
'
anno
,
stava
solitario
un
faro
.
Aderivano
alla
base
enormi
viluppi
di
alghe
,
e
gli
uccelli
della
tempesta
-
partoriti
forse
dal
vento
come
l
'
alga
del
mare
-
vi
svolazzavano
intorno
alzandosi
e
abbassandosi
come
le
onde
che
sfioravano
con
l
'
ala
.
Ma
anche
qui
,
due
guardiani
aveano
acceso
un
loro
fuoco
,
e
questo
traverso
alla
feritoia
del
muro
massiccio
mandava
un
raggio
lucente
sulle
tenebre
del
mare
.
Strigendosi
le
mani
callose
di
sopra
alla
rozza
tavola
e
al
loro
boccale
di
ponce
,
si
davano
l
'
un
l
'
altro
il
buon
Natale
;
e
il
più
vecchio
dei
due
,
dalla
faccia
accarnata
e
cicatrizzata
dalle
intemperie
come
una
di
quelle
teste
scolpite
che
sporgono
dalla
prua
di
una
vecchia
nave
,
intuonò
una
selvaggia
canzone
che
poteva
parere
una
raffica
.
E
lo
Spirito
andava
,
andava
sempre
sulle
onde
cupe
e
anelanti
,
fino
a
che
,
lontani
da
ogni
riva
,
com
'
ei
disse
a
Scrooge
,
raccolsero
il
volo
sopra
un
bastimento
.
Qua
il
pilota
alla
sua
ruota
,
lassù
nella
gabbia
la
vedetta
,
più
in
là
gli
ufficiali
di
quarto
:
figure
fantasticamente
immobili
:
ma
ciascuno
di
loro
canticchiava
una
canzone
di
Natale
,
o
pensava
a
Natale
,
o
di
qualche
passato
Natale
parlava
basso
al
compagno
con
soavi
speranze
di
ritorno
.
E
ciascuno
a
bordo
,
desto
o
dormiente
,
buono
o
malvagio
,
aveva
avuto
per
l
'
altro
una
parola
più
gentile
che
in
qualunque
altro
giorno
dell
'
anno
;
avea
partecipato
in
una
certa
misura
alla
festa
;
avea
ricordato
i
cari
lontani
,
pensando
con
dolcezza
al
loro
memore
affetto
.
Fu
per
Scrooge
una
gran
sorpresa
,
mentre
badava
ai
gemiti
del
vento
e
pensava
alla
terribilità
del
muoversi
fra
le
tenebre
vaneggianti
sopra
una
ignota
voragine
,
profonda
e
segreta
come
la
morte
,
fu
per
Scrooge
una
gran
sorpresa
,
così
assorto
com
'
era
,
l
'
udire
una
risata
squillante
.
E
crebbe
la
sorpresa
a
mille
doppi
,
quand
'
ei
riconobbe
la
voce
del
proprio
nipote
e
si
trovò
in
un
salottino
ben
rischiarato
,
ben
caldo
,
aggiustato
,
con
accanto
lo
Spirito
che
sorrideva
e
che
fissava
quel
medesimo
nipote
con
uno
sguardo
di
compiacenza
.
-
Ah
,
ah
!
-
rideva
il
nipote
di
Scrooge
.
-
Ah
,
ah
,
ah
!
-
Se
mai
,
per
un
caso
poco
probabile
,
vi
capitasse
d
'
incontrare
un
uomo
che
ridesse
più
cordialmente
del
nipote
di
Scrooge
,
io
vi
dico
che
sarei
lietissimo
di
farne
la
conoscenza
e
di
cercarne
la
compagnia
.
Vogliate
presentarmelo
,
ve
ne
prego
.
È
un
bel
compenso
,
ed
è
anche
giusto
e
consolante
nell
'
ordine
delle
cose
umane
,
che
se
il
dolore
e
il
malanno
si
attaccano
,
non
ci
sia
al
mondo
cosa
più
contagiosa
del
buonumore
e
del
riso
.
Il
nipote
di
Scrooge
rideva
,
tenendosi
i
fianchi
,
scotendo
il
capo
,
facendo
col
viso
le
più
strane
contorsioni
;
la
moglie
,
anch
'
essa
nipote
di
Scrooge
,
rideva
con
la
stessa
espansione
;
tutti
gli
amici
raccolti
ridevano
sgangheratamente
,
con
tutto
il
cuore
e
con
un
fracasso
indicibile
.
-
Ah
,
ah
!
Ah
,
ah
,
ah
,
ah
!
-
Ha
detto
,
figuratevi
,
che
Natale
è
una
sciocchezza
!
-
gridava
il
nipote
di
Scrooge
.
-
Com
'
è
vero
che
son
vivo
,
l
'
ha
detto
.
E
lo
pensava
pure
!
-
Due
volte
vergogna
per
lui
,
Federigo
!
-
esclamò
tutta
accesa
la
nipote
di
Scrooge
.
Benedette
coteste
donne
;
non
fanno
mai
niente
a
mezzo
.
Pigliano
tutto
sul
serio
.
Era
graziosa
,
molto
graziosa
.
Un
visino
tutta
ingenuità
,
stupore
e
pozzette
;
un
bocchino
maturo
,
che
pareva
fatto
per
esser
baciato
,
e
lo
era
di
certo
;
ogni
sorta
di
fossettine
intorno
al
mento
,
le
quali
confondevansi
insieme
quando
ella
rideva
;
il
più
raggiante
par
d
'
occhi
che
abbia
mai
illuminato
fronte
di
fanciulla
.
In
complesso
,
una
certa
figurina
provocante
,
capite
;
ma
anche
pronta
a
dar
soddisfazione
.
Oh
,
altro
che
pronta
!
-
È
buffo
davvero
il
vecchio
-
disse
il
nipote
di
Scrooge
,
-
questa
è
la
verità
.
Niente
di
male
se
fosse
un
tantino
meno
scontroso
.
Fatto
sta
che
i
suoi
stessi
difetti
sono
il
suo
malanno
,
ed
io
non
ho
niente
da
dire
contro
di
lui
.
-
Scommetto
ch
'
è
ricco
sfondato
,
-
venne
su
la
nipote
di
Scrooge
.
-
Sei
tu
stesso
,
Federigo
,
che
me
lo
dici
sempre
.
-
E
che
vuol
dire
,
cara
mia
!
La
ricchezza
sua
non
gli
serve
a
niente
;
non
fa
un
briciolo
di
bene
,
nemmeno
per
sé
.
Non
ha
nemmeno
la
soddisfazione
di
pensare
...
ah
,
ah
,
ah
!
...
che
ce
la
serba
a
noi
tutta
quanta
,
proprio
a
noi
.
-
Io
non
lo
posso
vedere
,
-
affermò
la
nipote
di
Scrooge
.
Le
sorelle
di
lei
e
tutte
le
altre
signore
espressero
lo
stesso
sentimento
.
-
Oh
,
io
sì
invece
!
-
disse
il
nipote
.
-
Me
ne
dispiace
per
lui
;
se
pure
mi
vi
provassi
,
non
riuscirei
a
volergli
male
.
Chi
è
che
ne
soffre
pei
suoi
capricci
?
Lui
,
nessun
altro
che
lui
.
Ecco
,
per
esempio
,
ora
s
'
è
fitto
in
capo
di
guardarmi
di
traverso
e
non
vuol
venire
a
desinare
con
noi
.
Che
ne
viene
?
...
ogni
lasciato
è
perso
.
È
vero
però
che
un
gran
pranzo
non
lo
ha
perduto
...
-
Niente
affatto
,
-
interruppe
la
moglie
,
-
io
credo
invece
che
ha
perduto
un
pranzo
eccellente
.
-
Tutti
a
coro
dissero
lo
stesso
,
e
ne
aveano
da
saper
qualche
cosa
,
perché
appunto
si
alzavano
di
tavola
e
si
stringevano
intorno
al
fuoco
.
-
Tanto
meglio
,
ci
ho
gusto
!
-
disse
il
nipote
di
Scrooge
,
-
perché
davvero
non
ho
una
fede
straordinaria
in
questa
donnetta
di
casa
.
Che
ne
dite
voi
,
Topper
?
-
Topper
,
si
vedeva
chiaro
,
aveva
adocchiato
una
sorella
della
nipote
di
Scrooge
,
perché
rispose
che
uno
scapolo
era
una
disgraziata
creatura
incapace
di
emettere
un
parere
in
proposito
:
Al
che
la
sorella
della
nipote
di
Scrooge
-
quella
pienotta
col
fazzoletto
di
pizzi
,
non
quell
'
altra
con
le
rose
-
si
fece
rossa
come
una
ciliegia
.
-
Continua
,
Federigo
-
disse
la
nipote
di
Scrooge
,
battendo
le
mani
.
-
Questo
benedetto
uomo
lascia
sempre
i
discorsi
a
mezzo
!
-
Il
nipote
di
Scrooge
dette
in
un
'
altra
risata
,
e
poiché
non
si
poteva
evitare
il
contagio
,
quantunque
la
ragazza
pienotta
lo
tentasse
a
furia
di
aceto
aromatico
,
l
'
esempio
fu
seguito
da
tutti
.
-
Stavo
per
dire
-
riprese
il
nipote
di
Scrooge
-
che
per
dato
e
fatto
del
suo
guardarci
di
traverso
e
della
sua
cocciutaggine
di
non
stare
allegro
con
noi
,
egli
si
perde
dei
momenti
piacevoli
,
che
non
gli
farebbero
niente
di
male
.
È
certo
ch
'
ei
si
priva
di
una
compagnia
meno
uggiosa
di
quanti
pensieri
può
trovare
in
quella
stamberga
umida
del
suo
banco
o
nelle
sue
camere
polverose
.
Per
me
,
tutti
gli
anni
,
voglia
o
non
voglia
,
gli
farò
la
stessa
offerta
,
perché
mi
fa
pena
.
Padronissimo
di
schernire
il
Natale
fino
al
giorno
del
giudizio
,
ma
non
potrà
fare
a
meno
di
pensarne
un
po
'
meglio
,
sfido
io
,
quando
mi
vedrà
ricomparire
tutti
gli
anni
sempre
di
buon
umore
,
per
domandargli
:
Come
si
va
,
zio
Scrooge
?
Se
questo
servisse
nient
'
altro
che
a
fargli
venir
l
'
idea
di
dar
cinquanta
sterline
a
quel
diavolaccio
del
suo
commesso
,
tanto
per
far
cifra
tonda
,
sarebbe
già
qualche
cosa
.
E
se
non
mi
sbaglio
,
debbo
averlo
scosso
ieri
.
-
Adesso
toccò
agli
altri
a
ridere
,
all
'
idea
di
cotesto
scotimento
:
Ma
essendo
egli
un
bravo
ragazzo
né
curandosi
di
che
ridessero
,
purché
ridessero
,
gl
'
incoraggiò
nella
loro
espansione
,
facendo
allegramente
circolare
la
bottiglia
.
Dopo
il
thè
,
si
fece
un
po
'
di
musica
.
Perché
davvero
tutta
la
famiglia
era
musicale
e
sapeva
il
fatto
suo
quando
intuonava
un
'
arietta
o
un
ritornello
;
Topper
in
ispecie
,
il
quale
pigliava
ogni
sorta
di
note
di
basso
profondo
,
senza
gonfiar
le
vene
della
fronte
e
senza
farsi
rosso
come
un
gambero
.
La
nipote
di
Scrooge
suonava
l
'
arpa
assai
benino
;
e
,
fra
le
altre
,
suonò
un
'
arietta
semplicissima
(
una
cosa
da
nulla
,
che
in
due
minuti
avreste
imparato
a
zufolare
)
,
la
quale
era
stata
familiare
alla
bambina
che
veniva
a
prendere
Scrooge
alla
scuola
,
come
gli
avea
ricordato
lo
Spirito
dell
'
altro
Natale
.
Suonandogli
dentro
le
note
di
quella
cantilena
,
tutte
le
cose
mostrategli
dallo
Spirito
gli
tornavano
in
mente
.
Via
via
si
sentì
rammollire
;
e
pensò
che
se
avesse
potuto
udirle
spesso
,
tanti
anni
fa
,
avrebbe
forse
coltivato
con
le
proprie
mani
e
per
la
propria
felicità
le
gentilezze
affettuose
della
vita
,
anzi
che
ricorrere
per
conforto
alla
vanga
del
becchino
che
avea
scavato
la
fossa
di
Giacobbe
Marley
.
Ma
non
tutta
la
sera
fu
dedicata
alla
musica
.
Dopo
un
po
'
,
vennero
i
giuochi
di
penitenza
;
perché
fa
bene
a
momenti
tornar
bambini
,
e
più
che
mai
a
Natale
,
ch
'
è
una
festa
istituita
da
Dio
fattosi
anch
'
egli
bambino
.
Aspettate
!
Si
giocò
prima
di
tutto
a
mosca
cieca
:
Era
naturale
.
Ed
io
credo
tanto
che
Topper
fosse
cieco
davvero
per
quanto
posso
credere
che
avesse
gli
occhi
negli
stivali
.
A
parer
mio
,
c
'
era
una
tacita
intesa
tra
lui
e
il
nipote
di
Scrooge
;
e
anche
lo
Spirito
n
'
era
a
parte
.
Il
suo
modo
di
correr
dietro
alla
sorella
pienotta
dal
fazzoletto
di
pizzi
era
proprio
un
oltraggio
alla
umana
credulità
.
Inciampando
nelle
seggiole
,
facendo
cader
le
molle
,
urtando
contro
il
pianoforte
,
soffocandosi
nelle
tende
,
dovunque
ella
andava
,
Topper
andava
appresso
.
Sapeva
sempre
dove
trovavasi
la
ragazza
pienotta
.
Se
gli
andavate
addosso
,
come
qualcuno
facea
,
e
gli
stavate
davanti
,
egli
fingeva
di
volervi
afferrare
facendo
così
un
affronto
alla
vostra
perspicacia
,
e
subito
sgusciava
di
fianco
nella
direzione
della
sorella
pienotta
.
Ella
gridava
spesso
che
non
istava
bene
;
ed
avea
ragione
,
poverina
!
Ma
quando
alla
fine
l
'
afferrò
;
quando
,
a
dispetto
dei
guizzi
di
lei
e
del
fruscio
della
sottana
di
seta
,
ei
la
incalzò
in
un
cantuccio
donde
non
c
'
era
più
scappatoia
;
allora
la
sua
condotta
fu
a
dirittura
esecrabile
.
Perché
infatti
quel
suo
pretendere
di
non
conoscerla
,
e
che
era
necessario
di
toccarle
la
pettinatura
,
e
che
si
dovea
assicurare
dell
'
identità
stringendo
non
so
che
anello
al
dito
di
lei
e
palpando
non
so
che
catena
ch
'
ella
portava
al
collo
,
fu
davvero
una
mostruosa
vigliaccheria
!
E
non
c
'
è
dubbio
che
la
ragazza
gli
disse
il
fatto
suo
,
quando
,
venuta
in
mezzo
un
'
altra
persona
bendata
,
si
dettero
insieme
a
bisbigliare
con
tanto
accaloramento
dietro
le
tende
.
La
nipote
di
Scrooge
non
giuocava
con
gli
altri
a
mosca
cieca
,
e
si
raggomitolava
tutta
in
poltroncina
,
con
uno
sgabelletto
sotto
i
piedi
,
in
un
cantuccio
dove
lo
Spirito
e
Scrooge
le
stavano
alle
spalle
.
Ma
alle
penitenze
prese
parte
e
rispose
d
'
incanto
al
"
Come
vi
piace
?
"
con
tutte
le
lettere
dell
'
alfabeto
.
Così
pure
nel
gioco
del
"
Come
,
quando
e
dove
"
,
si
dimostrò
grande
a
dirittura
,
e
con
represso
giubilo
del
marito
,
sgominò
tutte
le
sorelle
;
benché
anche
queste
fossero
furbe
parecchio
,
come
Topper
l
'
avrebbe
potuto
dire
.
In
tutti
erano
una
ventina
,
tra
giovani
e
vecchi
;
ma
tutti
giuocavano
,
e
Scrooge
con
essi
;
il
quale
,
scordandosi
per
la
foga
improvvisa
del
sollazzarsi
che
la
voce
sua
non
potea
da
loro
essere
udita
,
gridava
alto
la
parola
dell
'
indovinello
,
e
più
di
una
volta
imbroccava
anche
;
perché
l
'
ago
più
sottile
non
era
più
sottile
di
Scrooge
,
con
tutta
la
sua
smania
di
far
lo
gnorri
.
Lo
Spirito
era
molto
lieto
in
vederlo
così
disposto
,
e
con
tanta
benevolenza
lo
guardava
,
ch
'
ei
pregò
come
un
bambino
gli
si
permettesse
di
rimanere
fino
in
fondo
.
Ma
a
questo
lo
Spirito
si
oppose
.
-
Ecco
un
altro
giuoco
-
disse
Scrooge
.
-
Una
mezz
'
oretta
,
Spirito
,
solo
una
mezz
'
oretta
!
-
Era
il
giuoco
del
Sì
e
del
No
.
Il
nipote
di
Scrooge
pensava
una
cosa
,
gli
altri
doveano
indovinare
,
rispondendo
egli
soltanto
sì
o
no
,
secondo
il
caso
.
Il
fuoco
vivace
delle
domande
gli
cavò
di
bocca
ch
'
egli
pensava
a
un
animale
,
a
un
animale
piuttosto
brutto
,
a
un
animale
selvaggio
,
a
un
animale
che
grugniva
qualche
volta
e
qualche
altra
volta
parlava
,
che
stava
a
Londra
,
e
girava
per
le
vie
,
e
non
si
mostrava
in
una
baracca
,
e
non
era
portato
attorno
da
nessuno
,
e
non
viveva
in
un
serraglio
,
e
non
era
mai
trascinato
al
macello
,
e
non
era
né
cavallo
,
né
somaro
,
né
vacca
,
né
toro
,
né
tigre
,
né
cane
,
né
porco
,
né
gatto
,
né
orso
.
A
ogni
nuova
domanda
,
codesto
nipote
si
sganasciava
dalle
risa
;
e
così
forte
ei
si
spassava
,
che
a
momenti
si
dovea
alzare
dal
canapè
e
batteva
i
piedi
in
terra
.
Alla
fine
la
sorella
pienotta
,
presa
dalla
stessa
convulsione
d
'
ilarità
esclamò
:
-
L
'
ho
trovato
!
so
quel
che
è
,
Federigo
!
so
quel
che
è
!
-
E
che
è
?
-
domandò
Federigo
.
-
È
vostro
zio
Scro
-
o
-
o
-
oge
!
-
E
così
era
infatti
.
L
'
ammirazione
fu
universale
,
benché
qualcuno
obbiettasse
che
alla
domanda
:
"
È
un
orso
?
"
bisognava
rispondere
:
"
Sì
"
visto
che
bastava
la
risposta
negativa
a
frastornarli
da
Scrooge
,
caso
mai
ci
avessero
pensato
.
-
Ci
ha
fatto
divertire
un
mondo
,
-
disse
Federigo
,
-
questo
è
certo
,
e
noi
saremmo
ingrati
a
non
bevere
alla
sua
salute
.
Ecco
appunto
un
bicchiere
di
vino
caldo
,
pronto
per
tutti
.
Alla
salute
dello
zio
Scrooge
!
-
Ebbene
!
-
gridarono
tutti
,
-
alla
salute
dello
zio
Scrooge
!
-
Un
allegro
Natale
e
un
buon
capo
d
'
anno
al
vecchio
,
checché
egli
sia
!
-
disse
il
nipote
di
Scrooge
.
-
Da
me
non
se
lo
piglierebbe
questo
augurio
,
ma
io
glielo
fo
lo
stesso
.
Alla
salute
dello
zio
Scrooge
!
-
Lo
zio
Scrooge
era
diventato
a
poco
a
poco
così
gaio
e
leggiero
di
cuore
,
che
avrebbe
risposto
volentieri
al
brindisi
della
brigata
e
ringraziato
con
un
discorso
inaudibile
,
se
lo
Spirito
glien
'
avesse
dato
il
tempo
.
Ma
tutta
quanta
la
scena
,
nello
spegnersi
dell
'
ultima
parola
detta
dal
nipote
,
si
dileguò
;
e
Scrooge
e
lo
Spirito
viaggiavano
come
prima
.
Molto
videro
,
molto
andarono
lontano
,
molte
case
visitarono
,
ma
sempre
con
buon
effetto
.
Lo
Spirito
stette
al
capezzale
degl
'
infermi
,
e
gl
'
infermi
sorrisero
;
presso
i
pellegrini
in
terra
straniera
,
e
quelli
sentirono
vicino
la
patria
;
con
gli
uomini
combattuti
dalla
sventura
,
e
quegli
uomini
si
rassegnarono
in
una
più
alta
speranza
;
con
la
povertà
,
e
la
povertà
si
sentì
doviziosa
.
Nell
'
ospizio
,
nell
'
ospedale
,
nella
prigione
,
in
ogni
rifugio
della
miseria
,
dove
l
'
uomo
superbo
nella
sua
breve
autorità
non
avea
potuto
sbarrar
la
porta
allo
Spirito
,
ei
lasciò
la
sua
benedizione
e
insegnò
a
Scrooge
i
suoi
precetti
di
amore
.
Fu
una
lunga
notte
,
se
pure
fu
una
notte
;
ma
Scrooge
ne
dubitava
un
poco
,
perché
gli
pareva
di
veder
condensate
molte
feste
di
Natale
nel
rapido
tempo
passato
insieme
.
Notò
anche
,
ma
non
ne
fece
motto
,
che
mentre
egli
rimaneva
sempre
lo
stesso
,
lo
Spirito
si
faceva
manifestamente
più
vecchio
.
La
cosa
era
strana
,
ed
ei
non
si
poté
più
tenere
,
quando
lasciando
una
brigata
di
fanciulli
che
solennizzavano
la
Befana
,
si
accorse
che
i
capelli
dello
Spirito
s
'
erano
imbiancati
.
-
Così
breve
-
domandò
-
è
la
vita
degli
Spiriti
?
-
La
mia
vita
su
questa
terra
-
lo
Spirito
rispose
-
è
brevissima
.
Termina
stanotte
.
-
Stanotte
!
-
esclamò
Scrooge
.
-
A
mezzanotte
.
Ascolta
!
l
'
ora
si
avvicina
.
-
In
quel
punto
i
tocchi
degli
orologi
battevano
tre
quarti
dopo
le
undici
.
-
Perdonami
se
sono
indiscreto
,
-
disse
Scrooge
guardando
fiso
alla
veste
dello
Spirito
,
-
ma
io
vedo
venir
fuori
dal
lembo
della
tua
veste
non
so
che
di
strano
che
non
t
'
appartiene
.
È
un
piede
o
un
artiglio
?
-
Potrebbe
essere
un
artiglio
,
per
la
poca
carne
che
lo
ricopre
,
-
rispose
malinconico
lo
Spirito
.
-
Guarda
.
-
Dalle
pieghe
della
sua
veste
trasse
fuori
due
bambini
stremenziti
,
abietti
,
spaventevoli
,
ributtanti
,
miserabili
.
Caddero
ginocchioni
ai
piedi
di
lui
e
si
attaccarono
saldi
ai
lembi
della
veste
.
-
Guarda
,
uomo
!
-
esclamò
lo
Spirito
.
-
Guarda
,
guarda
qui
,
per
terra
!
-
Erano
un
bambino
e
una
bambina
.
Gialli
,
scarni
,
cenciosi
,
arcigni
,
selvaggi
;
ma
prostrati
anche
nella
umiltà
loro
.
Dove
la
grazia
della
gioventù
avrebbe
dovuto
fiorir
rigogliosa
sulle
loro
guance
,
una
mano
secca
e
grinzosa
,
come
quella
del
tempo
,
gli
avea
corrosi
,
torti
,
tagliuzzati
.
Dove
gli
angeli
doveano
sedere
in
trono
,
ascondevansi
i
demoni
e
balenavano
minacciosi
.
Nessun
mutamento
,
nessuna
degradazione
,
nessun
pervertimento
del
genere
umano
,
in
qualsivoglia
grado
,
in
tutti
i
misteri
della
maravigliosa
creazione
,
ha
mai
partorito
mostri
così
orrendi
.
Scrooge
indietreggiò
,
atterrito
.
Tentò
di
dire
allo
Spirito
,
il
quale
glieli
additava
,
che
quelli
erano
due
bei
bambini
;
ma
le
parole
gli
fecero
groppo
,
anzi
che
partecipare
alla
enorme
menzogna
.
-
Spirito
!
son
figli
tuoi
?
-
potette
appena
domandare
Scrooge
.
-
Sono
figli
dell
'
Uomo
-
rispose
lo
Spirito
chinando
gli
occhi
a
guardarli
.
-
E
a
me
s
'
attaccano
,
accusando
i
padri
loro
.
Questo
bambino
è
l
'
Ignoranza
.
Questa
bambina
è
la
Miseria
.
Guàrdati
da
tutti
e
due
,
da
tutta
la
loro
discendenza
,
ma
soprattutto
guardati
da
questo
bambino
,
perché
sulla
sua
fronte
io
vedo
scritto
:
"
Dannazione
"
,
se
la
parola
non
è
presto
cancellata
.
Negalo
!
-
gridò
lo
Spirito
,
protendendole
mani
verso
la
città
.
-
Diffama
pure
coloro
che
te
lo
dicono
!
Serba
il
male
,
carezzalo
,
pei
tuoi
fini
perversi
.
Ma
bada
,
bada
alla
fine
!
-
Non
hanno
un
rifugio
?
-
domandò
Scrooge
;
-
non
c
'
è
per
loro
un
sollievo
?
-
E
non
ci
son
forse
prigioni
?
-
ribatté
lo
Spirito
,
ritorcendogli
contro
le
sue
proprie
parole
.
-
Non
ci
son
forse
case
di
lavoro
?
-
L
'
orologio
batté
le
dodici
.
Scrooge
si
guardò
intorno
cercando
lo
Spirito
e
non
lo
vide
più
.
Squillando
l
'
ultimo
colpo
,
gli
sovvenne
la
predizione
del
vecchio
Giacobbe
Marley
,
e
alzando
gli
occhi
,
scerse
un
solenne
fantasma
,
ammantato
e
incappucciato
,
il
quale
avanzavasi
,
come
nebbia
che
sfiori
il
terreno
,
alla
sua
volta
.
Strofa
Quarta
L
'
ultimo
degli
Spiriti
Lento
,
grave
,
silenzioso
,
s
'
accostò
il
fantasma
.
Scrooge
,
in
vederselo
davanti
,
cadde
in
ginocchio
,
perché
in
verità
questo
degli
Spiriti
era
circonfuso
di
ombra
e
di
mistero
.
Un
nero
paludamento
lo
avvolgeva
tutto
,
nascondendogli
il
capo
,
la
faccia
,
ogni
forma
:
solo
una
mano
distesa
sporgeva
.
Senza
di
ciò
,
sarebbe
stato
difficile
discernere
la
cupa
figura
dalla
notte
,
separarla
dalle
tenebre
che
la
stringevano
.
Sentì
Scrooge
che
lo
Spirito
era
alto
e
forte
,
sentì
che
la
misteriosa
presenza
gl
'
incuteva
un
terrore
solenne
.
Non
sapeva
altro
,
perché
lo
Spirito
era
muto
e
immobile
.
-
Sono
io
in
presenza
dello
Spirito
di
Natale
futuro
?
-
chiese
Scrooge
.
Non
rispose
lo
Spirito
,
e
solo
accennò
con
la
mano
.
-
Tu
mi
mostrerai
le
ombre
delle
cose
non
accadute
,
ma
che
accadranno
nel
tempo
che
ci
aspetta
,
-
proseguì
Scrooge
.
-
Dico
bene
,
Spirito
?
-
La
parte
superiore
del
paludamento
si
aggruppò
un
momento
nelle
sue
pieghe
,
come
se
lo
Spirito
avesse
inclinato
il
capo
.
Fu
questa
l
'
unica
sua
risposta
.
Benché
oramai
assuefatto
a
cotesta
compagnia
dell
'
altro
mondo
,
Scrooge
avea
tanta
paura
di
quell
'
ombra
taciturna
da
non
reggersi
in
gambe
quando
si
trattò
di
seguirla
.
Lo
Spirito
,
quasi
accorto
di
quel
tremore
,
sostò
un
momento
per
dargli
tempo
di
riaversi
.
Ma
il
rimedio
fu
peggio
del
male
.
Scrooge
fu
preso
da
un
brivido
di
vago
terrore
,
pensando
che
di
dietro
al
fosco
paludamento
due
occhi
spettrali
intentamente
lo
fissavano
,
mentre
egli
,
per
quanto
aguzzasse
i
propri
,
non
poteva
altro
vedere
che
una
scarna
mano
sporgente
da
un
gran
viluppo
di
nerume
.
-
Spirito
del
futuro
!
-
egli
esclamò
,
-
io
ho
più
paura
di
te
che
di
ogni
altro
Spirito
veduto
innanzi
.
Ma
,
poiché
so
che
l
'
intenzione
tua
è
di
farmi
del
bene
,
e
poiché
spero
di
mutar
vita
,
se
Dio
mi
dà
vita
,
eccomi
disposto
a
tenerti
compagnia
e
con
animo
grato
,
anche
.
Non
vorrai
tu
essermi
cortese
di
una
parola
?
-
Nessuna
risposta
.
La
mano
accennava
diritto
in
avanti
.
-
Ebbene
,
guidami
!
-
disse
Scrooge
.
-
Guidami
!
La
notte
declina
,
e
il
tempo
è
per
me
prezioso
,
lo
sento
.
Guidami
,
Spirito
!
-
Il
Fantasma
si
mosse
lento
e
grave
com
'
era
venuto
.
Scrooge
lo
seguì
come
avvolto
nell
'
ombra
del
paludamento
e
in
quella
si
sentì
portato
via
.
Non
si
può
dire
che
entrassero
in
città
;
parve
invece
che
questa
balzasse
fuori
di
botto
e
li
circondasse
.
Vi
si
trovavano
dentro
,
proprio
nel
cuore
;
alla
borsa
,
fra
i
negozianti
.
E
questi
andavano
su
e
giù
frettolosi
,
e
faceano
tintinnare
i
denari
in
tasca
,
e
discorrevano
a
capannelli
,
e
cavavano
fuori
gli
orologi
,
e
si
gingillavano
in
atto
pensoso
e
co
'
grossi
sigilli
d
'
oro
della
catena
.
Così
tante
volte
gli
aveva
visti
Scrooge
.
Lo
Spirito
si
arrestò
presso
un
gruppo
di
uomini
d
'
affari
.
Osservando
la
mano
che
gli
additava
,
Scrooge
si
avanzò
per
udire
i
loro
discorsi
.
-
No
-
diceva
un
omaccione
grasso
con
tanto
di
pappagorgia
-
non
ne
so
gran
cosa
.
Questo
so
che
è
morto
.
-
Quand
'
è
ch
'
è
morto
?
-
domandò
un
altro
.
-
Iersera
,
credo
.
-
O
di
che
?
-
chiese
un
terzo
,
pescando
largamente
in
un
'
ampia
tabacchiera
.
-
Mi
pareva
a
me
che
non
dovesse
morir
mai
.
-
Dio
lo
sa
,
-
sbadigliò
il
primo
.
-
Che
ne
ha
fatto
dei
suoi
danari
?
-
domandò
un
signore
dal
viso
rubicondo
con
una
escrescenza
pendula
in
punta
del
naso
,
la
quale
tremolava
come
i
bargigli
d
'
un
tacchino
.
-
Non
ne
ho
inteso
dir
niente
,
-
rispose
l
'
uomo
dalla
pappagorgia
in
un
secondo
sbadiglio
.
-
L
'
avrà
lasciati
alla
sua
Ditta
.
A
me
,
no
di
certo
.
Questo
è
quanto
so
.
-
Una
risata
generale
accolse
questa
facezia
.
-
Ha
da
essere
un
magro
funerale
,
-
soggiunse
quello
stesso
;
-
perché
non
so
davvero
di
nessuno
che
ci
vada
.
Che
direste
se
ci
andassimo
tutti
noi
,
da
volontari
?
-
Se
c
'
è
da
rifocillarsi
,
non
dico
di
no
,
-
osservò
il
signore
dall
'
escrescenza
.
-
Se
ci
vengo
,
mi
s
'
ha
da
nudrire
.
-
Altra
risata
.
-
Bè
,
-
disse
il
primo
,
-
io
sono
il
più
disinteressato
fra
tutti
voi
,
perché
non
porto
mai
guanti
neri
e
non
fo
mai
colazione
.
Eppure
eccomi
pronto
ad
andare
,
se
c
'
è
altri
che
mi
faccia
compagnia
.
Quando
ci
penso
,
mi
pare
e
non
mi
pare
di
essere
stato
il
suo
amico
più
intrinseco
;
dovunque
ci
si
vedeva
,
si
barattavano
quattro
chiacchiere
.
Addio
,
addio
!
-
Il
gruppo
si
sciolse
si
mescolò
ad
altri
gruppi
.
Scrooge
li
conosceva
tutti
,
e
si
volse
allo
Spirito
per
avere
una
spiegazione
.
Il
Fantasma
passò
oltre
in
una
via
.
Segnò
,
col
dito
disteso
,
due
persone
che
s
'
incontravano
.
Di
nuovo
Scrooge
porse
ascolto
,
pensando
di
trovar
qui
la
spiegazione
domandata
.
Anche
questi
uomini
gli
erano
noti
:
uomini
d
'
affari
,
ricchissimi
,
di
gran
conto
.
S
'
era
studiato
sempre
di
guadagnarsi
la
loro
stima
:
beninteso
,
una
stima
commerciale
,
nient
'
altro
.
-
Come
si
va
?
-
chiese
uno
.
-
E
voi
?
-
ribatté
l
'
altro
.
-
Non
c
'
è
malaccio
.
Pare
che
il
vecchio
lesina
abbia
avuto
il
suo
conto
alla
fine
,
eh
?
-
Così
ho
inteso
dire
.
Fa
freddo
,
non
vi
pare
?
-
Siamo
a
Natale
,
capite
.
Voi
non
siete
pattinatore
,
eh
?
-
No
,
no
!
Ho
ben
altro
pel
capo
.
Buon
giorno
!
-
Non
altro
.
Questo
il
loro
incontro
,
il
colloquio
,
il
commiato
.
Scrooge
avrebbe
quasi
stupito
che
lo
Spirito
desse
tanto
peso
a
così
futili
discorsi
;
ma
per
un
'
intima
certezza
che
qualche
intento
nascosto
ci
avea
da
essere
,
si
diè
a
pensarci
sopra
.
Non
si
poteva
supporre
che
quei
discorsi
si
riferissero
alla
morte
di
Giacobbe
,
il
suo
vecchio
socio
,
perché
quella
apparteneva
al
Passato
,
e
i
dominio
di
questo
Spirito
era
tutto
nel
Futuro
.
Né
gli
veniva
in
mente
altra
persona
che
gli
appartenesse
.
Ma
non
dubitando
punto
che
,
a
chiunque
si
riferissero
,
quei
discorsi
aveano
una
moralità
latente
diretta
al
proprio
bene
,
ei
risolvette
di
far
tesoro
di
ogni
parola
che
udisse
e
di
ogni
cosa
che
vedesse
;
e
specialmente
di
osservare
la
propria
ombra
,
quando
sarebbe
comparsa
.
Poiché
,
pensava
,
la
condotta
del
suo
io
di
là
da
venire
lo
avrebbe
messo
sulla
buona
via
,
agevolandogli
la
soluzione
di
quegli
indovinelli
.
Si
guardò
attorno
per
trovar
sé
stesso
;
ma
un
altro
occupava
il
noto
cantuccio
,
e
benché
l
'
orologio
segnasse
l
'
ora
solita
del
suo
arrivo
,
non
vide
alcuno
che
gli
somigliasse
in
mezzo
alla
folla
che
si
pigiava
all
'
entrata
.
Non
ne
stupì
molto
però
;
perché
era
andato
rivolgendo
dentro
di
sé
un
mutamento
di
vita
e
pensava
e
sperava
che
questa
sua
assenza
fosse
una
prova
dei
novelli
propositi
recati
in
atto
.
Muto
e
fosco
gli
stava
sempre
allato
il
Fantasma
con
la
mano
protesa
.
Quando
ei
si
riscosse
,
argomentò
,
dalla
direzione
della
mano
e
dalla
posizione
del
Fantasma
stesso
rispetto
a
sé
,
che
gli
occhi
invisibili
acutamente
lo
scrutassero
.
N
'
ebbe
un
brivido
per
tutta
la
persona
.
Si
tolsero
dalla
scena
affaccendata
e
vennero
in
una
oscura
parte
della
città
,
dove
Scrooge
non
era
mai
penetrato
,
benché
subito
ne
riconoscesse
la
postura
e
la
mala
fama
.
Le
vie
erano
anguste
e
sudicie
;
misere
le
botteghe
e
le
case
;
la
gente
seminuda
,
ubriaca
,
sciatta
,
brutta
.
Androni
e
chiassuoli
,
come
tante
fogne
,
rigurgitavano
sulle
vie
intricate
l
'
oltraggio
del
lezzo
,
dell
'
immondizia
,
degli
esseri
viventi
;
e
tutto
il
quartiere
esalava
il
delitto
,
il
sudiciume
,
la
miseria
.
In
fondo
a
cotesta
spelonca
infame
,
sotto
l
'
aggetto
di
una
tettoia
,
aprivasi
una
bottega
lurida
e
bassa
,
dove
s
'
andava
a
comprare
cenci
,
ferri
,
bottiglie
,
untume
di
rimasugli
.
Dentro
,
sull
'
impiantito
,
erano
ammontati
chiodi
,
uncini
,
chiavi
rugginose
,
catene
,
lime
,
bilance
,
pesi
,
ferri
vecchi
d
'
ogni
maniera
.
Ascondevansi
forse
e
brulicavano
segreti
che
non
era
bello
approfondire
in
quella
montagna
di
cenci
nauseabondi
,
di
grasso
corrotto
,
di
ossami
.
Un
vecchio
furfante
sulla
settantina
,
grigio
di
capelli
,
se
ne
stava
a
sedere
in
mezzo
a
coteste
sue
mercanzie
,
presso
una
stufa
di
vecchi
mattoni
.
Difeso
dall
'
aria
fredda
di
fuori
mediante
un
sudiciume
di
tenda
fatta
di
tante
pezze
spaiate
,
sospese
a
una
corda
,
s
'
andava
fumando
la
sua
pipa
con
tutta
la
voluttà
di
una
solitudine
indisturbata
.
Scrooge
e
il
Fantasma
vennero
in
presenza
di
costui
nel
punto
stesso
che
una
donna
con
un
grosso
fardello
sgusciava
nella
bottega
.
E
subito
dopo
di
lei
,
un
'
altra
donna
entrò
,
carica
allo
stesso
modo
;
e
le
tenne
dietro
un
uomo
vestito
di
nero
rossiccio
,
il
quale
non
meno
stupì
in
vederle
tutt
'
e
due
ch
'
esse
non
avessero
fatto
riconoscendosi
a
vicenda
.
Dopo
un
momento
di
muto
stupore
,
al
quale
si
unì
il
vecchio
della
pipa
,
tutt
'
e
tre
dettero
in
una
gran
risata
.
-
Passi
avanti
la
giornaliera
!
-
gridò
la
donna
ch
'
era
entrata
per
la
prima
.
-
Poi
venga
la
lavandaia
;
poi
l
'
appaltatore
delle
pompe
funebri
.
Vedi
un
po
'
che
bazza
,
vecchio
Joe
!
Pare
che
ci
siamo
dato
la
posta
,
pare
!
-
Non
vi
potevate
incontrare
in
un
posto
migliore
,
-
disse
il
vecchio
Joe
,
togliendosi
la
pipa
di
bocca
.
-
Venite
in
salotto
.
Ci
siete
da
un
pezzo
come
a
casa
vostra
;
e
gli
altri
due
non
son
mica
forestieri
.
Lasciate
che
chiuda
la
porta
della
bottega
.
Ah
,
come
stride
!
sfido
a
trovar
qui
dentro
una
sferra
più
rugginosa
di
questi
arpionacci
o
delle
ossa
più
vecchie
delle
mie
..
Ah
,
ah
!
Siamo
in
armonia
del
mestiere
,
capite
,
siamo
bene
assortiti
.
Venite
in
salotto
.
Venite
in
salotto
.
-
Il
salotto
era
lo
spazio
difeso
dalla
tenda
di
stracci
.
Il
vecchio
rattizzò
il
fuoco
con
un
ferro
rugginoso
di
ringhiera
,
e
smoccolato
che
ebbe
la
lucerna
fumosa
(
perché
già
era
notte
)
col
cannello
della
pipa
,
si
pose
questo
di
nuovo
fra
le
labbra
.
Nel
frattempo
,
la
donna
che
avea
già
parlato
gettò
il
suo
fagotto
per
terra
e
sedette
sopra
uno
sgabello
,
incrociando
i
gomiti
sulle
ginocchia
e
squadrando
con
mal
piglio
gli
altri
due
.
-
O
che
m
'
avete
da
dire
,
signora
Dilber
,
sentiamo
un
po
'
!
-
disse
la
donna
.
-
Ognuno
ha
il
diritto
di
guardare
ai
suoi
interessi
.
Anche
lui
non
ha
fatto
altro
,
voi
lo
sapete
!
-
Altro
se
lo
so
!
-
rispose
la
lavandaia
.
-
Nessuno
lo
passava
per
questo
.
-
E
allora
,
che
è
che
mi
fate
cotesti
occhiacci
,
come
se
aveste
paura
?
Non
c
'
è
mica
da
scoprire
altarini
,
qui
!
-
No
,
davvero
!
-
dissero
insieme
la
signora
Dilber
e
l
'
uomo
.
-
Speriamo
di
no
,
almeno
.
-
Bravi
dunque
!
-
esclamò
la
donna
,
-
e
non
se
ne
parli
altro
.
Chi
è
che
ce
lo
perde
questo
po
'
di
roba
?
Nessuno
,
a
meno
che
non
sia
il
morto
.
-
Avete
ragione
,
-
approvò
ridendo
la
signora
Dilber
.
-
S
'
ei
se
la
voleva
serbare
anche
dopo
morto
,
quel
vecchio
lesina
,
perché
non
ha
vissuto
come
tutti
gli
altri
?
Se
avesse
fatto
così
,
qualcuno
gli
sarebbe
stato
vicino
quando
la
morte
se
lo
ha
pigliato
,
e
non
avrebbe
bocchieggiato
nella
sua
topaia
solo
come
un
cane
.
-
È
proprio
la
parola
della
verità
.
Questo
gli
toccava
,
nient
'
altro
.
-
E
gli
avrebbe
avuto
a
toccar
peggio
,
parola
d
'
onore
,
e
così
avessi
potuto
io
metter
le
mani
su
qualche
altra
cosa
.
Aprite
quel
fagotto
,
Joe
,
e
prezzatelo
.
Parlate
chiaro
.
Non
ho
mica
paura
io
d
'
esser
la
prima
e
tanto
meno
ch
'
essi
lo
vedano
.
Anche
prima
di
trovarci
qua
,
si
sapeva
un
pochino
,
mi
pare
,
che
i
nostri
affarucci
li
facevamo
.
Niente
di
male
.
Aprite
il
fagotto
,
Joe
.
-
Ma
la
galanteria
dei
colleghi
si
oppose
a
questo
,
e
l
'
uomo
vestito
di
nero
rossiccio
,
montando
pel
primo
sulla
breccia
,
profferse
il
suo
bottino
.
Non
era
gran
che
.
Un
par
di
sigilli
,
un
astuccio
da
matita
,
due
bottoni
di
camicia
e
una
spilla
di
poco
valore
.
Il
vecchio
Joe
esaminò
ed
apprezzò
ad
uno
ad
uno
gli
oggetti
,
scrisse
sul
muro
con
un
pezzo
di
gesso
le
somme
ch
'
era
disposto
a
sborsare
,
e
visto
che
non
c
'
era
altro
,
tirò
la
somma
.
-
Ecco
il
vostro
conto
,
-
disse
,
-
e
non
darei
niente
niente
di
più
,
mi
avessero
anche
ad
arrostire
.
Chi
viene
appresso
?
-
Veniva
appresso
la
signora
Dilber
.
Lenzuola
e
tovaglie
,
un
abito
,
due
cucchiaini
d
'
argento
antiquati
,
un
par
di
pinzette
per
lo
zucchero
e
qualche
stivale
.
Il
secondo
conteggio
fu
fatto
sul
muro
come
il
primo
.
-
Con
le
signore
,
-
disse
il
vecchio
Joe
,
-
sono
sempre
largo
di
mano
.
È
una
mia
debolezza
,
e
gli
è
così
che
mi
rovino
.
Eccovi
il
vostro
conto
.
Se
non
siete
contenta
e
volete
mercanteggiare
,
mi
pentirò
di
essere
stato
così
liberale
e
vi
farò
invece
una
sottrazione
.
-
Ed
ora
,
Joe
,
-
disse
l
'
altra
donna
,
-
disfate
il
mio
fagotto
.
-
Joe
si
pose
ginocchioni
per
star
più
comodo
e
dopo
aver
sciolti
un
arruffio
di
nodi
,
tirò
fuori
un
involto
grosso
e
pesante
di
stoffa
scura
.
-
O
che
è
questo
?
-
disse
.
-
Un
cortinaggio
!
-
Ah
!
-
rispose
ridendo
la
donna
sporgendosi
sulle
braccia
incrociate
.
-
Un
cortinaggio
!
-
Non
mi
darete
mica
ad
intendere
,
che
lo
abbiate
tirato
giù
,
anelli
e
ogni
cosa
,
mentre
il
morto
stava
lì
,
sul
letto
!
-
Sì
davvero
.
E
perché
no
?
-
Brava
,
-
disse
Joe
,
-
voi
siete
nata
per
far
fortuna
,
e
vi
dico
che
la
farete
.
-
Certo
,
-
rispose
freddamente
la
donna
,
-
quando
me
ne
verrà
il
destro
,
non
me
ne
starò
con
le
mani
in
mano
,
per
riguardo
a
un
omaccio
come
quello
lì
.
No
,
Joe
,
parola
d
'
onore
.
E
adesso
non
mi
fate
sgocciolar
l
'
olio
sulle
coperte
.
-
Anche
sue
?
-
domandò
Joe
.
-
O
di
chi
volete
che
siano
?
-
ribatté
la
donna
.
-
Non
c
'
è
paura
che
pigli
un
'
infreddatura
,
no
.
-
Spero
che
non
sia
morto
di
male
contagioso
,
eh
?
-
disse
Joe
,
fermandosi
in
tronco
e
alzando
gli
occhi
.
-
Niente
paura
,
-
rispose
la
donna
.
-
Se
mai
,
non
mi
struggevo
poi
tanto
della
sua
compagnia
da
stargli
intorno
per
questi
stracci
.
Ah
!
fatevi
pure
a
guardarla
cotesta
camicia
,
che
non
ci
troverete
né
un
buco
né
niente
niente
di
logoro
.
Era
la
migliore
che
avesse
,
ed
è
anche
fine
.
Se
non
c
'
ero
io
,
l
'
avrebbero
sciupata
.
-
Sciupata
?
-
domandò
il
vecchio
Joe
.
-
Già
,
-
rispose
la
donna
ridendo
,
-
gliel
'
avrebbero
messa
indosso
per
sepellirlo
.
E
c
'
è
stato
non
so
che
balordo
che
così
avea
fatto
!
ma
io
gliel
'
ho
cavata
di
nuovo
.
È
anche
troppo
lusso
il
cotone
per
involtarvi
un
morto
.
Più
brutto
di
quanto
era
con
questa
indosso
,
non
potrà
parere
di
certo
.
-
Scrooge
ascoltava
questo
dialogo
inorridendo
.
Li
vedeva
aggruppati
intorno
al
loro
bottino
,
alla
povera
luce
d
'
una
lucerna
,
e
gliene
veniva
un
odio
,
una
nausea
,
come
al
cospetto
di
osceni
demoni
che
mercanteggiassero
lo
stesso
cadavere
.
-
Ah
,
ah
!
-
ridacchiò
la
stessa
donna
,
quando
il
vecchio
Joe
,
cavando
un
sacchetto
di
flanella
pieno
di
denari
contò
a
ciascuno
per
terra
la
sua
parte
.
-
Qui
sta
il
bello
,
vedete
!
Ha
fatto
paura
a
tutti
quando
era
vivo
,
proprio
per
farci
guadagnar
noi
da
morto
.
Ah
,
ah
,
ah
!
-
Spirito
!
-
disse
Scrooge
,
tremando
da
capo
a
piedi
.
-
Vedo
,
vedo
.
Cotesto
sciagurato
potrei
essere
io
.
A
questo
mi
mena
la
mia
vita
di
adesso
...
Dio
di
misericordia
,
che
cosa
è
questa
!
-
Indietreggiò
dal
terrore
,
perché
la
scena
era
mutata
ed
ei
toccava
quasi
un
letto
,
un
letto
nudo
,
senza
cortinaggio
,
sul
quale
,
sotto
un
lenzuolo
sdrucito
,
giaceva
qualche
cosa
d
'
avviluppato
,
il
cui
silenzio
stesso
parlava
terribilmente
.
La
camera
era
buia
,
tanto
buia
da
non
potere
osservare
intorno
con
accuratezza
,
benché
Scrooge
aguzzasse
gli
occhi
obbedendo
a
un
impulso
segreto
che
lo
rendeva
ansioso
di
sapere
in
che
sorta
di
camera
si
trovasse
.
Una
luce
scialba
,
venendo
di
fuori
,
mandò
un
raggio
su
quel
letto
:
e
su
questo
,
spogliato
,
rubato
,
solo
,
trascurato
,
senza
pianto
,
giaceva
il
corpo
di
quell
'
uomo
.
Scrooge
volse
un
'
occhiata
al
Fantasma
.
La
rigida
mano
accennava
al
capo
del
morto
.
Il
lenzuolo
era
così
male
aggiustato
che
col
menomo
tocco
d
'
un
dito
Scrooge
avrebbe
potuto
scoprire
quella
faccia
.
Vi
pensò
,
ne
vide
l
'
agevolezza
,
se
ne
struggeva
;
ma
non
avea
maggior
potere
di
rimuovere
quel
velo
che
di
allontanare
da
sé
lo
Spettro
silenzioso
.
Oh
!
fredda
,
rigida
,
spaventevole
Morte
!
rizza
qui
il
tuo
altare
,
vestilo
di
tutti
i
tuoi
terrori
.
Qui
davvero
è
il
tuo
regno
!
Ma
se
quel
capo
fosse
amato
,
riverito
,
onorato
,
non
un
capello
ne
potresti
strappare
pei
tuoi
biechi
disegni
,
non
un
tratto
del
viso
rendere
odioso
.
Non
è
già
che
quella
mano
non
sia
grave
e
che
non
ricada
abbandonata
;
non
è
già
che
il
cuore
e
il
polso
non
battano
;
ma
quella
mano
era
aperta
,
generosa
,
leale
;
ma
quel
cuore
era
bravo
,
caldo
,
affettuoso
;
ma
quel
polso
era
di
un
uomo
.
Colpisci
,
Ombra
,
colpisci
pure
!
schizzeranno
dalla
ferita
le
sue
buone
azioni
e
si
spargeranno
pel
mondo
come
semi
di
vita
immortale
!
Nessuna
voce
pronunciò
queste
parole
all
'
orecchio
di
Scrooge
,
eppure
egli
le
udì
mentre
guardava
a
quel
letto
.
Se
quest
'
uomo
rivivesse
,
ei
pensava
,
quali
cure
lo
assorbirebbero
?
L
'
avarizia
,
la
crudeltà
,
l
'
ingordigia
?
Una
bella
ricchezza
gli
hanno
guadagnato
,
davvero
!
Giaceva
,
nella
cassa
buia
e
deserta
,
senza
che
una
voce
di
donna
,
di
uomo
,
di
bambino
dicesse
:
"
Egli
fu
buono
per
me
in
questa
cosa
o
in
quella
,
e
per
la
memoria
che
ne
serbo
io
sarò
buono
per
lui
"
.
Un
gatto
raspava
alla
porta
e
sotto
le
pietre
del
caminetto
si
udiva
un
rosicchiar
di
topi
.
Che
cosa
cercassero
nella
camera
della
morte
e
perché
fossero
così
irrequieti
,
Scrooge
non
osò
pensare
.
-
Spirito
!
-
disse
,
-
questo
luogo
è
orrido
.
Uscendone
,
non
m
'
uscirà
di
mente
la
sua
terribile
lezione
,
credimi
.
Andiamo
via
!
-
Sempre
,
col
rigido
dito
,
lo
Spirito
accennava
al
capo
del
morto
.
-
Intendo
,
-
rispose
Scrooge
,
-
e
ti
ubbidirei
anche
,
se
potessi
.
Ma
non
ne
ho
la
forza
,
Spirito
,
non
ne
ho
la
forza
.
-
Di
nuovo
parve
che
lo
Spirito
lo
guardasse
.
-
Se
c
'
è
qualcuno
nella
città
,
che
pianga
la
morte
di
quest
'
uomo
,
-
disse
Scrooge
al
sommo
dell
'
angoscia
,
-
mostramelo
,
Spirito
,
te
ne
scongiuro
!
-
Il
Fantasma
distese
un
momento
la
scura
veste
davanti
a
lui
come
un
'
ala
;
e
ritraendola
scoprì
una
stanza
rischiarata
dalla
luce
del
giorno
,
dov
'
erano
una
madre
co
'
suoi
bambini
.
Ella
aspettava
ansiosa
qualcuno
;
andava
su
e
giù
per
la
stanza
;
trasaliva
ad
ogni
rumore
;
si
spenzolava
dalla
finestra
;
guardava
all
'
orologio
;
si
provava
invano
a
lavorare
di
ago
;
sopportava
a
stento
le
voci
dei
bambini
che
facevano
il
chiasso
.
S
'
udì
alla
fine
la
bussata
lungamente
attesa
.
Ella
corse
incontro
al
marito
;
un
uomo
dal
viso
emaciato
e
triste
,
benché
giovane
ancora
.
Vi
si
notava
ora
una
singolare
espressione
;
una
specie
di
soddisfazione
malinconica
,
della
quale
si
vergognava
e
che
studiavasi
di
reprimere
.
Sedette
pel
desinare
che
era
stato
tenuto
in
caldo
presso
i
fuoco
;
e
quando
la
donna
,
dopo
un
lungo
silenzio
,
gli
domandò
timidamente
che
notizie
portava
,
ei
parve
impacciato
a
rispondere
.
-
Sono
buone
o
cattive
?
-
disse
ella
,
per
aiutarlo
.
-
Cattive
,
-
rispose
.
-
Siamo
rovinati
affatto
?
-
No
.
C
'
è
speranza
,
Carolina
.
-
S
'
egli
si
è
commosso
,
-
disse
la
moglie
tutta
sorpresa
,
-
allora
sì
!
Tutto
si
può
sperare
,
se
è
accaduto
un
miracolo
come
questo
.
-
Oramai
,
-
rispose
il
marito
,
-
non
si
può
più
commuovere
.
È
morto
.
-
Se
il
viso
diceva
il
vero
,
ella
era
una
creatura
mite
e
prudente
;
e
nondimeno
,
udendo
quella
nuova
,
strinse
insieme
le
mani
,
ringraziando
il
cielo
.
Ne
domandò
subito
perdono
e
fu
dolente
della
disgrazia
;
ma
il
primo
movimento
era
stato
del
cuore
.
-
Adesso
si
trova
tutto
vero
quel
che
mi
disse
quella
donna
mezzo
brilla
,
di
cui
t
'
ho
parlato
ieri
,
quando
feci
per
vederlo
e
per
ottenere
la
dilazione
di
una
settimana
.
Io
mi
figuravo
che
fosse
una
scusa
.
Non
solo
stava
molto
male
,
ma
era
a
dirittura
moribondo
.
-
A
chi
sarà
trasferito
il
nostro
debito
?
-
Non
so
.
Ma
prima
d
'
allora
,
il
danaro
sarà
pronto
;
e
se
mai
,
non
avremo
la
mala
sorte
d
'
inciampare
in
un
creditore
spietato
come
lui
.
Stanotte
possiamo
dormire
col
capo
fra
due
guanciali
,
Carolina
!
-
Sì
.
Comunque
temperassero
la
cosa
,
i
loro
cuori
erano
più
leggieri
.
I
visini
dei
bambini
,
che
si
stringevano
loro
intorno
per
udire
quel
che
così
poco
capivano
,
brillavano
più
del
solito
;
e
tutta
la
casa
,
per
la
morte
di
quell
'
uomo
,
era
più
felice
!
L
'
unica
emozione
che
lo
Spirito
gli
potesse
mostrare
come
effetto
di
quell
'
evento
,
era
di
piacere
.
-
Lasciami
vedere
qualche
scena
di
tenerezza
che
si
leghi
all
'
idea
della
morte
,
-
disse
Scrooge
;
-
se
no
,
Spirito
,
quella
buia
camera
testé
lasciata
mi
sarà
sempre
davanti
.
-
Lo
Spirito
lo
menò
per
varie
vie
che
gli
erano
familiari
;
e
via
facendo
,
Scrooge
guardava
di
qua
e
di
là
per
trovare
sé
stesso
,
ma
in
nessun
posto
vedevasi
.
Entrarono
nella
casetta
,
già
prima
visitata
,
del
povero
Bob
Cratchit
,
e
vi
trovarono
la
mamma
e
i
figliuoli
raccolti
intorno
al
fuoco
.
Erano
tranquilli
,
molto
tranquilli
.
I
rumorosi
piccoli
Cratchit
se
ne
stavano
a
sedere
in
un
cantuccio
,
muti
come
statue
,
e
guardando
a
Pietro
che
leggeva
in
un
libro
.
La
mamma
e
le
figliuole
attendevano
a
cucire
.
Ma
erano
molto
tranquilli
tutti
,
molto
tranquilli
!
-
"
Ed
egli
prese
un
bambino
e
lo
mise
in
mezzo
a
loro
.
"
Dove
aveva
udito
queste
parole
Scrooge
?
Non
le
aveva
già
sognate
.
Il
ragazzo
avea
dovuto
leggerle
ad
alta
voce
,
mentre
egli
e
lo
Spirito
varcavano
la
soglia
.
E
perché
non
andava
avanti
?
La
mamma
posò
il
lavoro
sulla
tavola
e
si
coprì
la
faccia
con
le
mani
.
-
Il
colore
,
-
disse
,
-
mi
fa
male
agli
occhi
.
-
Il
colore
?
Ah
,
povero
Tiny
Tim
!
-
Adesso
stanno
meglio
,
-
disse
la
moglie
di
Cratchit
.
-
Si
vede
che
il
lume
della
candela
stanca
la
vista
;
e
per
nulla
al
mondo
voglio
far
vedere
a
vostro
padre
,
quando
torna
,
che
ho
gli
occhi
affaticati
.
Dev
'
essere
vicino
a
tornare
.
-
È
anzi
passata
l
'
ora
,
-
rispose
Pietro
chiudendo
il
libro
.
-
Se
non
sbaglio
,
mamma
,
da
qualche
sera
in
qua
mi
par
che
il
babbo
cammini
meno
svelto
del
solito
.
-
Da
capo
tornarono
a
star
tranquilli
.
Finalmente
ella
disse
,
con
voce
forte
e
allegra
,
che
un
sol
momento
tremò
:
-
Mi
ricordo
quando
camminava
portando
in
collo
...
mi
ricordo
quando
camminava
portando
in
collo
Tiny
Tim
,
e
andava
svelto
davvero
.
-
Anch
'
io
me
ne
ricordo
,
-
esclamò
Pietro
.
-
Spesso
.
-
E
io
pure
!
-
venne
su
un
altro
.
Tutti
se
ne
ricordavano
.
-
Gli
è
che
il
bambino
era
leggiero
,
-
riprese
ella
,
tutta
china
sul
lavoro
,
-
e
il
babbo
gli
voleva
tanto
bene
che
non
gli
dava
niente
fastidio
:
niente
.
Ah
,
eccolo
!
-
Corse
ad
incontrarlo
;
e
Bob
,
col
suo
fazzoletto
al
collo
-
ne
aveva
bisogno
,
poveraccio
!
-
entrò
.
Il
thè
lo
aspettava
accanto
al
fuoco
,
e
tutti
fecero
a
gara
per
servirglielo
.
Poi
i
due
piccoli
Cratchit
gli
montarono
sulle
ginocchia
,
e
gli
posarono
le
piccole
guance
di
qua
e
di
là
sul
viso
,
come
per
dire
:
"
Via
,
babbo
,
non
ci
pensare
,
non
t
'
affliggere
!
"
Bob
era
allegro
con
loro
e
parlò
in
tono
gaio
a
tutta
la
famiglia
.
Guardò
il
lavoro
sulla
tavola
e
lodò
la
bravura
e
la
sollecitudine
della
signora
Cratchit
e
delle
ragazze
.
Avrebbero
terminato
molto
prima
di
domenica
,
disse
.
-
Domenica
!
-
esclamò
la
moglie
.
-
Sicché
,
ci
sei
andato
oggi
?
-
Sì
,
cara
,
-
rispose
Bob
.
-
Ti
ci
avrei
voluta
anche
te
.
Ti
avrebbe
fatto
del
bene
di
vedere
tutto
quel
verde
.
Ma
ci
andrai
spesso
.
Gli
avevo
promesso
che
di
Domenica
ci
avrei
fatto
una
passeggiatina
.
Caro
piccino
!
caro
caro
piccino
!
-
Ruppe
in
pianti
ad
un
tratto
.
Non
si
poté
tenere
.
Se
avesse
potuto
,
non
avrebbe
forse
sentito
così
vicino
il
suo
figlioletto
come
se
lo
sentiva
.
Lasciò
la
stanza
e
andò
nella
cameretta
di
sopra
,
che
era
tutta
illuminata
e
ornata
di
ghirlande
di
Natale
.
C
'
era
una
sedia
accanto
al
letto
del
bambino
,
e
si
vedeva
a
più
segni
che
qualcuno
c
'
era
stato
di
fresco
.
Il
povero
Bob
vi
sedette
,
e
quando
si
fu
alquanto
raccolto
e
calmato
,
baciò
quel
caro
visino
.
Allora
si
rassegnò
a
quanto
era
accaduto
,
e
tornò
da
basso
del
tutto
felice
.
Si
raccolsero
intorno
al
fuoco
a
discorrere
;
la
mamma
e
le
ragazze
lavoravano
sempre
.
Bob
narrò
loro
della
straordinaria
bontà
del
nipote
del
signor
Scrooge
,
che
appena
una
volta
avea
visto
,
e
che
incontrandolo
per
via
e
vedutolo
un
pochino
...
"
un
pochino
giù
,
vedete
"
disse
Bob
,
gli
avea
domandato
che
dispiacere
avesse
.
"
Al
che
"
disse
Bob
"
visto
ch
'
egli
è
la
persona
più
affabile
del
mondo
,
gli
dissi
la
cosa
.
-
Me
ne
duole
assai
,
signor
Cratchit
,
disse
lui
,
e
anche
per
la
vostra
buona
signora
.
-
A
proposito
,
come
abbia
fatto
a
saper
questo
,
non
lo
so
davvero
.
-
A
saper
che
cosa
?
-
Che
tu
sei
una
buona
moglie
.
-
Tutti
lo
sanno
!
-
disse
Pietro
.
-
Bravo
ragazzo
,
ben
detto
!
-
esclamò
Bob
.
-
Lo
spero
bene
.
"
Mi
duole
assai
,
dice
,
per
la
vostra
buona
signora
.
Se
in
qualunque
modo
posso
esservi
utile
,
dice
dandomi
il
suo
biglietto
,
eccovi
l
'
indirizzo
di
casa
.
Dirigetevi
a
me
,
ve
ne
prego
.
"
Ora
capisci
,
esclamò
Bob
,
non
era
già
pei
favori
che
ci
potea
rendere
,
ma
quella
sua
affabilità
facea
veramente
piacere
.
Pareva
proprio
che
avesse
conosciuto
il
nostro
Tiny
Tim
,
e
partecipasse
al
nostro
dolore
.
-
Ha
un
buon
cuore
,
questo
è
certo
,
-
disse
la
signora
Cratchit
.
-
Ne
saresti
certissima
se
lo
vedessi
e
gli
parlassi
,
-
rispose
Bob
.
-
Non
mi
farebbe
nessuna
meraviglia
,
vedi
,
s
'
ei
trovasse
a
Pietro
un
posto
migliore
.
-
Senti
,
Pietro
,
senti
?
-
disse
la
madre
.
-
E
allora
,
-
esclamò
una
delle
ragazze
,
-
Pietro
s
'
accasa
e
si
stabilisce
per
conto
suo
.
-
Eh
via
!
-
ribatté
Pietro
con
una
smorfia
.
-
Prima
o
dopo
,
-
disse
Bob
,
-
può
anche
darsi
,
benché
ci
sia
tempo
a
pensarci
sopra
,
figliuolo
mio
.
Ma
,
comunque
la
cosa
vada
,
io
son
sicuro
che
nessuno
di
noi
dimenticherà
mai
il
povero
Tiny
Tim
,
no
,
non
è
vero
?
e
nemmeno
questa
prima
separazione
in
famiglia
.
-
Mai
,
babbo
,
mai
!
-
gridarono
tutti
ad
una
voce
.
-
E
io
so
pure
-
disse
Bob
,
-
io
so
,
cari
miei
,
che
quando
ci
ricorderemo
com
'
egli
fosse
buono
e
paziente
,
benché
così
piccino
,
non
ci
lasceremo
andare
a
questionar
fra
di
noi
,
se
no
sarebbe
lo
stesso
che
scordarci
di
quel
poveretto
.
-
No
,
babbo
,
mai
!
-
di
nuovo
esclamarono
tutti
.
-
Sono
contento
,
-
disse
Bob
,
-
oh
,
sono
contento
!
-
La
moglie
lo
baciò
e
così
fecero
le
figliuole
e
i
due
ragazzi
.
Con
Pietro
si
dettero
una
forte
stretta
di
mano
.
Anima
di
Tiny
Tim
,
la
tua
essenza
infantile
veniva
da
Dio
!
-
Spirito
-
disse
Scrooge
,
-
sento
non
so
come
,
che
il
momento
della
nostra
separazione
è
prossimo
.
Dimmi
,
chi
era
quell
'
uomo
che
abbiamo
visto
disteso
sul
letto
di
morte
?
-
Lo
Spirito
di
Natale
di
là
da
venire
lo
trasportò
come
prima
-
benché
in
un
tempo
diverso
;
e
in
verità
queste
ultime
visioni
non
erano
ordinate
e
soltanto
apparivano
tutte
nel
futuro
-
nelle
vie
frequentate
dagli
uomini
d
'
affari
,
ma
non
gli
mostrò
l
'
altro
sé
stesso
.
Non
si
fermava
lo
Spirito
;
correva
,
correva
diritto
alla
meta
designata
,
finché
Scrooge
non
lo
pregò
di
arrestarsi
un
momento
.
-
Questo
cortile
che
ora
attraversiamo
,
-
disse
,
-
è
da
molto
tempo
il
centro
dei
miei
affari
.
Ecco
la
casa
.
Lasciami
un
po
'
vedere
quel
che
sarò
un
giorno
.
-
Lo
Spirito
si
arrestò
;
ma
la
mano
sua
accennava
altrove
.
-
Lì
è
la
casa
,
-
esclamò
Scrooge
.
-
Perché
mi
fai
segno
da
quell
'
altra
parte
?
-
Il
dito
inesorabile
stette
saldo
.
Scrooge
corse
a
dare
un
'
occhiata
alla
finestra
del
suo
banco
.
Sempre
banco
era
,
ma
non
più
il
suo
.
Erano
mutati
i
mobili
e
la
persona
seduta
in
poltrona
non
gli
somigliava
.
Il
Fantasma
accennava
sempre
allo
stesso
modo
.
Ei
lo
raggiunse
,
e
ruminando
perché
e
dove
se
ne
fosse
andato
,
lo
accompagnò
fino
a
un
cancello
di
ferro
.
Prima
di
entrare
,
si
guardò
attorno
.
Un
cimitero
.
Qui
,
dunque
,
lo
sciagurato
di
cui
gli
sarebbe
stato
svelato
il
nome
,
qui
giaceva
sottoterra
.
Un
bel
posto
davvero
.
Circondato
da
case
,
ingombro
di
erbe
e
cespugli
,
una
morte
anzi
che
una
vita
di
vegetazione
,
soffocato
dalle
molte
sepolture
,
grasso
fino
alla
nausea
.
Un
bel
posto
davvero
!
Lo
Spirito
stette
fra
le
tombe
e
abbassò
il
dito
segnandone
una
.
Scrooge
vi
si
accostò
tremando
.
Era
sempre
lo
stesso
Spirito
,
ma
parve
a
Scrooge
travedere
un
pensiero
nuovo
e
terribile
nella
solennità
della
sua
forma
.
-
Prima
di
accostarmi
a
quella
pietra
ove
tu
accenni
,
-
disse
Scrooge
,
-
rispondi
a
una
sola
domanda
.
Son
queste
le
immagini
delle
cose
future
o
soltanto
delle
cose
possibili
?
-
Lo
Spirito
teneva
sempre
il
dito
abbassato
verso
la
tomba
vicina
.
-
Le
azioni
umane
adombrano
sempre
un
certo
fine
,
che
può
diventare
inevitabile
,
se
in
quelle
ci
si
ostina
.
Ma
se
vengono
a
mutare
,
muterà
anche
il
fine
.
Dimmi
che
così
è
,
dimmelo
,
in
queste
scene
che
mi
vai
mostrando
!
-
Lo
Spirito
era
immobile
sempre
.
Scrooge
si
trascinò
a
quella
volta
,
tremando
;
e
seguendo
il
dito
,
lesse
sulla
pietra
della
tomba
negletta
il
proprio
nome
:
EBENEZER
SCROOGE
.
-
Son
io
,
io
quell
'
uomo
che
giaceva
sul
letto
?
-
gridò
cadendo
in
ginocchio
.
Il
dito
accennò
dalla
tomba
a
lui
e
da
lui
alla
tomba
.
-
No
,
Spirito
!
Oh
no
,
no
!
-
Il
dito
non
si
moveva
.
-
Spirito
!
-
gridò
egli
abbracciandosi
alla
sua
veste
,
-
ascoltami
!
Io
non
son
più
lo
stesso
uomo
di
prima
.
Io
non
sarò
l
'
uomo
che
sarei
stato
,
se
non
t
'
avessi
seguito
.
Perché
mostrarmi
tutto
questo
,
se
per
me
non
c
'
è
più
speranza
?
-
Per
la
prima
volta
la
mano
parve
agitarsi
.
-
Buono
Spirito
,
-
ei
proseguì
,
sempre
prostrato
-
tu
ti
commuovi
perché
sei
buono
,
tu
hai
pietà
di
me
.
Dimmi
,
assicurami
ch
'
io
posso
ancora
,
mutando
vita
,
cangiar
queste
scene
che
m
'
hai
mostrate
!
-
La
mano
tremò
di
nuovo
in
atto
di
conforto
.
-
Io
onorerò
sempre
Natale
nel
cuore
,
io
ne
serberò
il
culto
tutto
l
'
anno
.
Vivrò
nel
passato
,
nel
presente
e
nell
'
avvenire
.
Mi
parleranno
dentro
tutti
e
tre
gli
Spiriti
.
Non
mi
scorderò
delle
loro
lezioni
.
Oh
,
dimmi
,
dimmi
che
mi
sarà
dato
cancellare
lo
scritto
di
questa
pietra
!
-
Afferrò
,
nell
'
angoscia
che
lo
straziava
,
la
mano
dello
Spirito
.
Questi
cercò
divincolarsi
dalla
stretta
,
ma
Scrooge
pregava
e
teneva
forte
.
Lo
Spirito
,
più
forte
di
lui
,
lo
respinse
.
Alzando
le
mani
in
una
estrema
preghiera
di
veder
mutato
il
suo
fato
,
ei
notò
una
trasformazione
nella
veste
e
nel
cappuccio
del
Fantasma
.
Lo
Spirito
si
strinse
in
sé
,
si
rannicchiò
,
si
rassodò
,
divenne
una
colonna
di
letto
.
Strofa
Quinta
La
fine
della
storia
Sì
!
e
quella
colonna
di
letto
era
la
sua
.
Suo
il
letto
,
sua
la
camera
.
Meglio
ancora
,
meglio
d
'
ogni
cosa
,
era
suo
il
tempo
che
aveva
davanti
,
suo
,
per
emendarsi
!
-
Vivrò
nel
Passato
,
nel
Presente
e
nel
Futuro
!
-
ripetè
Scrooge
,
sgusciando
fuori
del
letto
.
-
I
tre
Spiriti
mi
parleranno
dentro
.
O
Giacobbe
Marley
!
Benedetto
sia
il
cielo
e
il
giorno
di
Natale
!
Lo
dico
in
ginocchio
,
mio
vecchio
Giacobbe
;
in
ginocchio
!
-
Era
così
acceso
,
così
affollato
dalle
sue
buone
intenzioni
,
che
la
voce
rotta
non
rispondeva
al
pensiero
.
Nel
suo
conflitto
con
lo
Spirito
,
avea
singhiozzato
violentemente
e
tutta
la
faccia
avea
bagnata
di
pianto
.
-
Non
son
mica
strappate
,
esclamò
Scrooge
,
abbracciando
una
delle
cortine
del
letto
,
-
non
son
mica
strappate
con
tutti
gli
anelli
.
Eccole
qui
;
eccomi
qui
:
le
ombre
delle
cose
avvenire
possono
essere
scongiurate
.
E
così
saranno
.
Lo
so
,
eh
altro
se
lo
so
!
-
Si
azzuffava
intanto
co
'
vestiti
,
gli
arrovesciava
,
se
gl
'
infilava
sottosopra
,
li
lacerava
,
li
perdeva
,
li
confondeva
in
ogni
sorta
di
stravaganza
.
-
Non
so
che
fare
adesso
;
-
esclamò
ridendo
e
piangendo
insieme
,
e
avvolgendosi
nelle
calze
come
un
Laocoonte
.
-
Mi
sento
leggiero
come
una
piuma
,
felice
come
un
angelo
,
allegro
come
uno
scolare
.
Sono
balordo
come
un
ubriaco
.
Un
allegro
Natale
a
tutti
!
un
allegro
capo
d
'
anno
al
mondo
intiero
!
Olà
!
eh
!
olà
!
-
Era
entrato
saltellando
nel
salotto
e
se
ne
stava
lì
,
ritto
,
ansante
.
-
Ecco
qua
la
casseruola
con
la
farina
d
'
orzo
!
-
esclamò
riscuotendosi
e
girando
davanti
al
caminetto
.
-
Questa
è
la
porta
di
dove
è
entrato
lo
spirito
di
Giacobbe
Marley
!
Qui
si
è
messo
a
sedere
lo
Spirito
del
Natale
presente
!
Da
questa
finestra
ho
visto
gli
Spiriti
vaganti
!
Tutto
è
a
posto
,
tutto
è
vero
,
tutto
è
accaduto
.
Ah
,
ah
,
ah
!
-
Davvero
per
un
uomo
che
da
tanti
anni
era
fuori
esercizio
,
questa
era
una
splendida
risata
,
una
risata
co
'
fiocchi
:
il
ceppo
di
tutta
una
lunga
famiglia
di
franche
risate
!
-
A
quanti
ne
siamo
del
mese
?
-
disse
Scrooge
.
-
Quanto
tempo
sono
stato
tra
gli
Spiriti
?
Non
lo
so
.
Non
so
niente
.
Sono
come
un
bambino
.
Non
preme
.
Non
me
n
'
importa
.
Così
lo
fossi
,
bambino
!
Olà
!
eh
!
olà
!
-
Fu
arrestato
nelle
sue
effusioni
dalle
campane
che
mandavano
all
'
aria
i
più
lieti
squilli
che
avesse
mai
uditi
.
Bom
,
bam
,
din
,
don
,
dan
!
Dan
,
don
,
din
,
bom
,
bam
!
Oh
,
che
armonia
,
oh
,
che
gloria
!
Corse
alla
finestra
,
l
'
aprì
,
mise
fuori
il
capo
.
Niente
nebbia
:
un
'
aria
limpida
,
cristallina
,
gioconda
;
un
freddino
salubre
,
pungente
;
un
sole
d
'
oro
;
un
cielo
di
zaffiro
;
freschetto
,
non
freddo
;
e
quelle
campane
,
così
allegre
,
così
allegre
!
Oh
,
bello
,
magnifico
!
-
Che
è
oggi
?
-
gridò
Scrooge
ad
un
ragazzetto
che
passava
con
indosso
gli
abiti
della
festa
e
che
forse
s
'
era
fermato
per
guardarlo
.
-
Eh
?
-
fece
il
ragazzo
spalancando
la
bocca
dalla
maraviglia
.
-
Che
è
oggi
,
bambino
mio
?
-
ripetè
Scrooge
.
-
Oggi
!
-
rispose
il
ragazzo
.
-
È
Natale
,
oggi
.
-
È
Natale
!
-
disse
Scrooge
a
sé
stesso
.
-
Bravo
,
sono
in
tempo
.
Gli
Spiriti
hanno
fatto
ogni
cosa
in
una
notte
.
Possono
fare
quel
che
vogliono
.
Si
sa
.
È
naturale
.
Ohe
,
bambino
!
-
Ohe
!
-
fece
il
ragazzo
.
-
Sai
dov
'
è
il
pollaiolo
,
nella
via
appresso
,
alla
cantonata
?
-
Sfido
io
!
l
'
avrei
da
sapere
,
-
rispose
il
ragazzo
.
-
Che
ragazzo
di
talento
!
-
esclamò
Scrooge
.
-
Un
ragazzo
non
comune
,
perbacco
!
Sai
se
ha
già
venduto
quel
tacchinaccio
che
teneva
ieri
in
mostra
sospeso
pel
collo
?
non
quello
piccolo
,
no
;
il
tacchino
grosso
.
-
Quale
?
quello
grosso
come
me
?
-
domandò
il
ragazzo
.
-
Oh
,
che
amore
di
un
ragazzo
-
esclamò
Scrooge
.
-
È
un
piacere
a
discorrerci
.
Sì
,
proprio
quello
,
piccino
mio
.
-
È
sempre
appeso
com
'
era
.
-
Sì
?
davvero
?
Ebbene
,
corri
subito
a
comprarlo
.
-
Fossi
grullo
!
-
ribatté
il
ragazzo
.
-
No
,
no
,
-
disse
Scrooge
,
-
parlo
sul
serio
.
Corri
a
comprarlo
,
e
dì
che
lo
voglio
,
che
gli
darò
io
l
'
indirizzo
dove
l
'
hanno
da
portare
.
Torna
con
l
'
uomo
tu
,
che
ti
darò
uno
scellino
.
Torna
in
meno
di
cinque
minuti
,
che
ti
darò
mezza
corona
!
-
Il
ragazzo
partì
come
una
freccia
.
Ci
volea
una
mano
ben
gagliarda
per
scoccare
una
freccia
a
quel
modo
.
-
Lo
manderò
a
Bob
Cratchit
!
-
borbottò
Scrooge
,
fregandosi
le
mani
e
scoppiando
dal
ridere
.
-
Non
ha
da
sapere
chi
glielo
manda
.
È
due
volte
Tiny
Tim
.
Uno
scherzo
magnifico
,
oh
,
magnifico
!
-
Non
era
ferma
la
mano
nello
scrivere
l
'
indirizzo
,
ma
bene
o
male
lo
scrisse
,
e
andò
giù
ad
aprir
la
porta
,
e
per
esser
pronto
all
'
arrivo
del
tacchino
.
Stando
così
ad
aspettare
,
fu
tratto
dal
guardare
il
picchiotto
.
-
Gli
vorrò
bene
finché
avrò
vita
!
-
disse
carezzandolo
.
-
Non
ci
avevo
guardato
mai
.
Che
espressione
simpatica
e
onesta
!
che
bel
picchiotto
davvero
!
...
Ecco
il
tacchino
.
Olà
!
ehi
!
Come
state
?
Buon
Natale
!
-
Era
un
tacchino
davvero
!
Non
si
potea
reggere
in
gambe
,
un
uccellaccio
come
quello
lì
;
le
avrebbe
spezzate
in
un
minuto
come
bastoncelli
di
ceralacca
.
-
Perdinci
!
è
impossibile
portare
cotesta
roba
fino
a
Camden
Town
,
-
disse
Scrooge
.
-
Dovete
prendere
una
carrozzella
.
-
Il
riso
con
cui
disse
questo
,
e
il
riso
con
cui
pagò
il
tacchino
,
e
il
riso
con
cui
pagò
la
carrozzella
,
e
il
riso
con
cui
diè
la
mancia
al
ragazzo
,
furono
soltanto
sorpassati
dal
riso
che
lo
prese
tutto
mentre
si
lasciava
andare
senza
fiato
sul
suo
seggiolone
,
e
rise
,
e
rise
fino
a
che
scoppiò
a
piangere
.
Non
era
agevole
il
radersi
,
perché
la
mano
gli
tremava
sempre
;
e
il
radersi
richiede
un
po
'
di
attenzione
,
anche
quando
non
ballate
,
facendovi
la
barba
.
Ma
se
pure
si
fosse
mozzato
la
punta
del
naso
,
vi
avrebbe
appiccicato
un
pezzo
di
taffettà
e
sarebbe
stato
contento
come
una
pasqua
.
Si
vestì
,
col
meglio
che
aveva
,
e
uscì
per
la
via
.
La
gente
si
riversava
fuori
,
com
'
egli
l
'
avea
vista
con
lo
Spirito
del
Natale
presente
.
Camminando
con
le
mani
dietro
,
Scrooge
guardava
a
tutti
con
un
sorriso
di
soddisfazione
.
Era
così
allegro
,
così
irresistibile
nella
sua
allegria
,
che
tre
o
quattro
capi
ameni
lo
salutarono
:
"
Buon
giorno
,
signore
!
Buon
Natale
!
"
E
Scrooge
affermò
spesso
in
seguito
che
di
tutti
i
suoni
giocondi
uditi
in
vita
sua
,
i
più
giocondi
,
senz
'
altro
,
erano
stati
quelli
.
Non
era
andato
lontano
,
quando
si
vide
venire
incontro
quel
signore
dignitoso
che
era
entrato
il
giorno
prima
al
banco
,
domandando
:
"
Scrooge
e
Marley
,
se
non
erro
?
"
Si
sentì
una
trafittura
al
cuore
,
pensando
all
'
occhiata
che
quel
signore
gli
avrebbe
rivolto
;
ma
subito
vide
quel
che
avea
da
fare
,
e
lo
fece
.
-
Mio
caro
signore
,
-
disse
,
affrettando
il
passo
e
prendendolo
per
le
mani
.
-
Come
state
?
Spero
che
abbiate
fatto
una
buona
giornata
ieri
.
Molto
gentile
da
parte
vostra
.
Tanti
auguri
pel
Natale
,
signore
!
-
Il
signor
Scrooge
?
-
Sì
.
È
il
mio
nome
.
Temo
che
vi
suoni
ingrato
.
Permettete
che
vi
domandi
scusa
.
E
vorreste
aver
la
bontà
...
E
gli
bisbigliò
qualche
parola
all
'
orecchio
.
-
Dio
misericordioso
!
-
esclamò
il
signore
soffocato
dallo
stupore
.
-
Mio
caro
signor
Scrooge
,
parlate
sul
serio
?
-
Ma
sì
,
ma
sì
.
Non
un
soldo
di
meno
.
Ci
metto
dentro
molti
arretrati
,
capite
.
Mi
farete
questo
favore
?
-
Mio
caro
signore
,
-
rispose
l
'
altro
stringendogli
forte
la
mano
,
-
io
non
trovo
parole
per
una
tale
muni
...
-
Basta
,
basta
,
prego
!
-
interruppe
Scrooge
.
-
Venite
da
me
:
Volete
?
-
Certamente
!
-
esclamò
il
vecchio
signore
con
tutta
l
'
effusione
della
verità
.
-
Grazie
,
-
disse
Scrooge
.
-
Vi
sono
obbligato
davvero
.
Mille
e
mille
grazie
.
Arrivederci
!
-
Andò
in
chiesa
,
passeggiò
per
le
vie
,
guardò
alla
gente
che
andava
su
e
giù
,
carezzò
i
bambini
sul
capo
,
interrogò
i
mendicanti
,
spiò
nelle
cucine
,
alzò
gli
occhi
alle
finestre
,
e
trovò
che
ogni
cosa
gli
potea
far
piacere
.
Non
avea
sognato
mai
che
una
passeggiata
o
altra
cosa
qualunque
gli
potesse
dare
tanta
felicità
.
Verso
sera
,
si
avviò
alla
casa
del
nipote
.
Passò
davanti
alla
porta
una
dozzina
di
volte
,
prima
di
sentirsi
il
coraggio
di
salire
e
bussare
.
Ma
si
fece
animo
e
bussò
.
-
È
in
casa
il
padrone
,
cara
?
-
domandò
alla
ragazza
.
Una
bella
ragazza
,
parola
d
'
onore
.
-
Signor
sì
.
-
Dov
'
è
,
carina
?
-
È
in
sala
da
pranzo
,
signore
,
con
la
signora
.
Venite
di
qua
,
se
vi
piace
,
nel
salottino
.
-
Grazie
.
Mi
conosce
,
-
disse
Scrooge
mettendo
la
mano
sulla
maniglia
del
tinello
.
-
Entrerò
qui
,
bambina
mia
.
-
Spinse
leggermente
e
s
'
insinuò
col
viso
per
l
'
uscio
socchiuso
.
Marito
e
moglie
osservavano
la
tavola
sfarzosamente
imbandita
,
perché
cotesti
giovani
sposi
sono
meticolosi
in
certe
materie
e
vogliono
che
tutto
vada
a
capello
.
-
Fred
!
-
disse
Scrooge
.
O
Signore
Iddio
,
come
trasalì
la
nipote
!
Scrooge
avea
dimenticato
pel
momento
di
averla
vista
a
sedere
in
un
cantuccio
co
'
piedi
sullo
sgabello
,
altrimenti
per
nulla
al
mondo
l
'
avrebbe
spaventata
a
quel
modo
.
-
Oh
povero
me
!
-
esclamò
Fred
,
-
chi
è
mai
?
-
Io
,
son
io
.
Tuo
zio
Scrooge
.
Son
venuto
a
pranzo
.
Mi
vuoi
,
Fred
?
-
Volerlo
!
Poco
mancò
che
non
gli
stroncasse
un
braccio
.
In
capo
a
cinque
minuti
,
Scrooge
si
trovava
come
a
casa
propria
.
Niente
di
più
cordiale
.
E
lo
stesso
la
nipote
.
E
lo
stesso
per
Topper
,
quando
arrivò
.
E
lo
stesso
per
la
sorella
pienotta
,
quando
fece
la
sua
entrata
.
E
lo
stesso
tutti
.
Che
amore
d
'
una
brigata
,
che
giuochi
,
che
accordo
,
che
piacere
!
Ma
il
giorno
appresso
si
recò
di
buon
mattino
al
banco
,
oh
di
buon
mattino
!
Se
gli
riusciva
di
arrivarci
prima
di
Bob
e
di
rinfacciare
a
Bob
il
ritardo
!
Questo
voleva
fare
,
questo
gli
premeva
.
E
lo
fece
,
sicuro
che
lo
fece
!
L
'
orologio
suonò
le
nove
.
Niente
Bob
.
Le
nove
e
un
quarto
.
Niente
Bob
.
Era
in
ritardo
di
diciotto
minuti
e
mezzo
.
Scrooge
se
ne
stava
a
sedere
,
con
la
porta
spalancata
,
per
vederlo
a
insinuarsi
nella
sua
cisterna
.
Prima
d
'
aprir
l
'
usciolo
,
Bob
si
avea
tolto
il
cappello
e
il
famoso
fazzoletto
.
In
un
baleno
,
si
trovò
sullo
sgabello
,
e
si
diè
a
scribacchiare
in
fretta
e
furia
come
per
riafferrare
le
nove
che
erano
passate
.
-
Ohe
!
-
grugnì
Scrooge
con
la
solita
sua
voce
chioccia
per
quanto
gli
riusciva
di
fingere
.
-
Che
vuol
dir
ciò
?
a
quest
'
ora
si
viene
in
ufficio
?
-
Mi
dispiace
molto
,
signore
,
-
rispose
Bob
.
-
Sono
in
ritardo
.
-
Siete
in
ritardo
?
-
ripeté
Scrooge
.
-
Lo
vedo
che
siete
in
ritardo
.
Favorite
di
qua
,
vi
prego
.
-
È
una
volta
all
'
anno
,
signore
,
-
si
scusava
Bob
,
uscendo
dalla
sua
cisterna
.
-
Non
accadrà
più
.
Sono
stato
un
po
'
in
allegria
ieri
sera
,
signore
.
-
Bravo
,
adesso
ve
la
do
io
l
'
allegria
,
disse
Scrooge
.
-
Non
son
più
disposto
a
tollerare
,
capite
.
Epperò
-
e
così
dicendo
balzava
giù
dal
suo
sgabello
e
dava
a
Bob
una
manata
così
forte
nel
panciotto
da
farlo
indietreggiare
barcollando
,
-
epperò
io
vi
aumento
il
salario
!
-
Bob
tremò
e
si
accostò
un
po
'
più
alla
riga
.
Ebbe
un
'
idea
momentanea
di
darla
sulla
testa
a
Scrooge
;
tenerlo
saldo
;
chiamar
gente
;
fargli
mettere
la
camicia
di
forza
.
-
Buon
Natale
,
Bob
!
-
disse
Scrooge
battendogli
sulla
spalla
con
una
cordialità
schietta
,
da
non
si
poter
sbagliare
.
-
Un
Natale
,
Bob
,
molto
più
allegro
di
quanti
non
ve
n
'
ho
augurati
per
tanti
anni
,
ragazzo
mio
.
Vi
cresco
il
salario
e
farò
di
tutto
per
assistere
la
vostra
famiglia
laboriosa
,
e
oggi
stesso
,
Bob
,
oggi
stesso
discuteremo
i
vostri
affari
davanti
a
un
bel
ponce
fumante
.
Accendete
i
fuochi
e
andate
subito
,
mio
caro
Bob
,
a
comprare
un
'
altra
scatola
di
carboni
,
prima
di
mettere
un
altro
solo
punto
sopra
un
i
.
Scrooge
fu
anche
più
largo
della
sua
parola
.
Fece
quanto
avea
detto
,
e
infinitamente
di
più
;
e
in
quanto
a
Tiny
Tim
,
che
non
morì
niente
affatto
,
gli
fu
come
un
secondo
padre
.
Divenne
così
buon
amico
,
così
buon
padrone
,
così
buon
uomo
,
come
se
ne
davano
un
tempo
nella
buona
vecchia
città
,
o
in
qualunque
altra
vecchia
città
,
o
paesello
,
o
borgata
nel
buon
mondo
di
una
volta
.
Risero
alcuni
di
quel
mutamento
,
ma
egli
li
lasciava
ridere
e
non
vi
badava
;
perché
sapeva
bene
che
molte
cose
buone
,
su
questo
mondo
,
cominciano
sempre
col
muovere
il
riso
in
certa
gente
.
Poiché
ciechi
aveano
da
essere
,
meglio
valeva
che
stringessero
gli
occhi
in
una
smorfia
di
ilarità
,
anzi
che
essere
attaccati
da
qualche
male
meno
attraente
.
Anch
'
egli
,
in
fondo
al
cuore
,
rideva
:
e
gli
bastava
questo
,
e
non
chiedeva
altro
.
Con
gli
Spiriti
non
ebbe
più
da
fare
;
ma
se
ne
rifece
con
gli
uomini
.
E
di
lui
fu
sempre
detto
che
non
c
'
era
uomo
al
mondo
che
sapesse
così
bene
festeggiare
il
Natale
.
Così
lo
stesso
si
dica
di
noi
,
di
tutti
noi
e
di
ciascuno
!
E
così
,
come
Tiny
Tim
diceva
:
"
Dio
ci
protegga
tutti
e
ci
benedica
"
.
Miscellanea ,
Con
viva
ansia
e
con
stupore
sempre
crescente
,
veniamo
osservando
da
lungo
tempo
la
via
dolorosa
della
Chiesa
e
il
progressivo
acuirsi
dell
'
oppressione
dei
fedeli
ad
essa
rimasti
devoti
nello
spirito
e
nell
'
opera
;
e
tutto
ciò
in
quella
terra
e
in
mezzo
a
quel
popolo
a
cui
S
.
Bonifacio
portò
un
giorno
il
luminoso
e
lieto
messaggio
di
Cristo
e
del
regno
di
Dio
.
Tale
nostra
ansia
non
è
stata
alleviata
dalle
relazioni
che
i
Reverendissimi
rappresentanti
dell
'
Episcopato
,
conforme
al
loro
dovere
,
Ci
fecero
secondo
verità
,
visitandoCi
durante
la
Nostra
infermità
.
Accanto
a
molte
notizie
,
che
Ci
furono
di
consolazione
e
conforto
,
sulla
lotta
sostenuta
dai
loro
fedeli
a
causa
della
religione
,
non
poterono
,
nonostante
l
'
amore
al
loro
popolo
e
alla
loro
patria
e
la
cura
di
esprimere
un
giudizio
ben
ponderato
,
passare
sotto
silenzio
innumerevoli
altri
avvenimenti
tristi
e
riprovevoli
.
Quando
Noi
udimmo
le
loro
relazioni
,
con
profonda
gratitudine
verso
Dio
potemmo
esclamare
con
l
'
Apostolo
dell
'
amore
:
«
Non
ho
gioia
più
grande
di
quando
sento
:
i
miei
figli
camminano
nella
verità
»
.
Ma
la
franchezza
,
che
si
addice
alla
grave
responsabilità
del
Nostro
ministero
apostolico
,
e
la
decisione
di
presentare
davanti
a
voi
e
all
'
intero
mondo
cristiano
la
realtà
in
tutta
la
sua
crudezza
esigono
anche
che
aggiungiamo
:
-
-
non
abbiamo
maggiore
ansia
né
più
crudele
afflizione
pastorale
di
quando
sentiamo
:
molti
abbandonano
il
cammino
della
verità
.
Il
Concordato
del
1933
1
.
Quando
Noi
,
Venerabili
Fratelli
,
nell
'
estate
del
1933
,
a
richiesta
del
governo
del
Reich
,
accettammo
di
riprendere
le
trattative
per
un
Concordato
,
in
base
ad
un
progetto
elaborato
già
vari
anni
prima
,
e
addivenimmo
così
ad
un
solenne
accordo
,
che
riuscì
di
soddisfazione
a
voi
tutti
,
fummo
mossi
dalla
doverosa
sollecitudine
di
tutelare
la
libertà
della
missione
salvifica
della
Chiesa
in
Germania
e
di
assicurare
la
salute
delle
anime
ad
essa
affidate
,
e
in
pari
tempo
dal
sincero
desiderio
di
rendere
un
servizio
di
interesse
capitale
al
pacifico
sviluppo
e
al
benessere
del
popolo
tedesco
.
Nonostante
molte
e
gravi
preoccupazioni
,
pervenimmo
allora
,
non
senza
sforzo
,
alla
determinazione
di
non
negare
il
Nostro
consenso
.
Volevamo
risparmiare
ai
Nostri
fedeli
,
ai
Nostri
figli
e
alle
Nostre
figlie
,
della
Germania
,
secondo
le
umane
possibilità
,
le
tensioni
e
le
tribolazioni
,
che
,
in
caso
contrario
,
si
sarebbero
dovute
con
certezza
aspettare
,
date
le
condizioni
dei
tempi
.
E
volevamo
dimostrare
col
fatto
a
tutti
,
che
Noi
,
cercando
solo
Cristo
e
ciò
che
appartiene
a
Cristo
,
non
rifiutiamo
ad
alcuno
,
se
egli
stesso
non
la
respinga
,
la
mano
pacifica
della
Madre
Chiesa
.
Se
l
'
albero
di
pace
,
da
Noi
piantato
in
terra
tedesca
con
puro
intento
,
non
ha
prodotto
i
frutti
,
da
Noi
bramati
nell
'
interesse
del
vostro
popolo
,
non
ci
sarà
alcuno
al
mondo
intero
,
che
abbia
occhi
per
vedere
e
orecchi
per
sentire
,
il
quale
potrà
dire
ancor
oggi
la
colpa
essere
della
Chiesa
e
del
suo
Capo
Supremo
.
L
'
esperienza
degli
anni
trascorsi
mette
in
luce
le
responsabilità
,
e
svela
macchinazioni
,
che
già
dal
principio
non
si
proposero
altro
scopo
se
non
una
lotta
fino
all
'
annientamento
.
Nei
solchi
,
in
cui
Ci
eravamo
sforzati
di
gettare
la
semenza
della
vera
pace
,
altri
sparsero
-
-
come
l
'
inimicus
homo
della
Sacra
Scrittura
-
-
la
zizzania
della
sfiducia
,
della
discordia
,
dell
'
odio
,
della
diffamazione
,
di
un
'
avversione
profonda
,
occulta
e
palese
,
contro
Cristo
e
la
sua
Chiesa
,
scatenando
una
lotta
che
si
alimentò
in
mille
fonti
diverse
,
e
si
servì
di
tutti
i
mezzi
.
Su
di
essi
e
solamente
su
di
essi
,
e
sui
loro
protettori
,
occulti
o
palesi
,
ricade
la
responsabilità
se
all
'
orizzonte
della
Germania
apparisce
,
non
l
'
arcobaleno
della
pace
,
ma
il
nembo
minaccioso
delle
dissolvitrici
lotte
religiose
.
Venerabili
Fratelli
,
Noi
non
Ci
siamo
stancati
di
far
presente
ai
reggitori
,
responsabili
delle
sorti
della
vostra
nazione
,
le
conseguenze
,
che
sarebbero
necessariamente
derivate
dalla
tolleranza
,
o
peggio
ancora
dal
favoreggiamento
di
quelle
correnti
.
Abbiamo
fatto
di
tutto
per
difendere
la
santità
della
parola
solennemente
data
,
la
inviolabilità
degli
obblighi
volontariamente
contratti
,
contro
teorie
e
pratiche
,
le
quali
,
se
ufficialmente
ammesse
,
avrebbero
dovuto
spegnere
ogni
fiducia
e
svalutare
intrinsecamente
ogni
parola
data
,
anche
per
l
'
avvenire
.
Se
verrà
il
momento
di
esporre
agli
occhi
del
mondo
questi
nostri
sforzi
,
tutti
i
ben
pensanti
sapranno
dove
son
da
cercarsi
i
tutori
della
pace
e
dove
i
suoi
perturbatori
.
Chiunque
abbia
conservato
nel
suo
animo
un
residuo
di
amore
per
la
verità
,
e
nel
suo
cuore
anche
un
'
ombra
del
senso
di
giustizia
,
dovrà
ammettere
che
negli
anni
difficili
e
gravi
di
vicende
,
susseguitesi
al
Concordato
,
ciascuna
delle
Nostre
parole
e
delle
Nostre
azioni
ebbe
per
norma
la
fedeltà
degli
accordi
sanciti
.
Ma
dovrà
anche
riconoscere
,
con
stupore
e
con
intima
ripulsa
,
come
dall
'
altra
parte
si
sia
eretto
a
norma
ordinaria
lo
svisare
arbitrariamente
i
patti
,
l
'
eluderli
,
lo
svuotarli
e
finalmente
il
violarli
più
o
meno
apertamente
.
La
moderazione
,
da
Noi
finora
mostrata
,
nonostante
tutto
ciò
,
non
Ci
è
stata
suggerita
da
calcoli
di
interessi
terreni
né
tanto
meno
da
debolezza
,
ma
semplicemente
dalla
volontà
di
non
strappare
insieme
con
la
zizzania
,
anche
qualche
buona
pianta
;
dalla
decisione
di
non
pronunziare
pubblicamente
un
giudizio
,
prima
che
gli
animi
fossero
maturi
per
riconoscerne
l
'
ineluttabilità
;
dalla
determinazione
di
non
negare
definitivamente
la
fedeltà
di
altri
alla
parola
data
,
prima
che
il
duro
linguaggio
della
realtà
avesse
strappati
i
veli
,
con
cui
si
è
saputo
e
si
cerca
anche
adesso
mascherare
,
secondo
un
piano
prestabilito
,
l
'
attacco
contro
la
Chiesa
.
Anche
oggi
,
che
la
lotta
aperta
contro
le
scuole
confessionali
,
tutelate
dal
Concordato
,
e
l
'
annientamento
della
libertà
di
voto
,
per
coloro
che
hanno
diritto
all
'
educazione
cattolica
,
manifestano
,
in
un
campo
particolarmente
vitale
per
la
Chiesa
,
la
tragica
serietà
della
situazione
e
una
non
mai
vista
pressione
spirituale
dei
fedeli
,
la
sollecitudine
paterna
per
il
bene
delle
anime
Ci
consiglia
di
non
lasciare
senza
considerazione
le
prospettive
,
per
quanto
scarse
,
che
possono
ancora
sussistere
,
di
un
ritorno
alla
fedeltà
dei
patti
e
ad
una
intesa
,
permessa
dalla
Nostra
coscienza
.
Seguendo
le
preghiere
dei
Reverendissimi
membri
dell
'
Episcopato
non
Ci
stancheremo
anche
nel
futuro
di
difendere
il
diritto
leso
presso
i
reggitori
del
vostro
popolo
,
incuranti
del
successo
o
dell
'
insuccesso
del
momento
,
ubbidienti
solo
alla
Nostra
coscienza
ed
al
Nostro
ministero
pastorale
,
e
non
cesseremo
di
opporCi
ad
una
mentalità
,
che
cerca
,
con
aperta
od
occulta
violenza
,
di
soffocare
il
diritto
,
autenticato
da
documenti
.
Lo
scopo
però
della
presente
lettera
,
o
Venerabili
Fratelli
,
è
un
altro
.
Come
voi
Ci
avete
visitato
amabilmente
durante
la
Nostra
infermità
,
così
Noi
ci
rivolgiamo
oggi
a
voi
e
per
mezzo
vostro
,
ai
fedeli
cattolici
della
Germania
,
i
quali
,
come
tutti
i
figli
sofferenti
e
perseguitati
,
stanno
molto
vicini
al
cuore
del
Padre
comune
.
In
questa
ora
,
in
cui
la
loro
fede
viene
provata
,
come
vero
oro
,
nel
fuoco
della
tribolazione
e
della
persecuzione
,
insidiosa
o
aperta
,
ed
essi
sono
accerchiati
da
mille
forme
di
organizzata
compressione
della
libertà
religiosa
,
in
cui
l
'
impossibilità
di
aver
informazioni
,
conformi
a
verità
,
e
di
difendersi
con
mezzi
normali
,
molto
li
opprime
,
hanno
un
doppio
diritto
ad
una
parola
di
verità
e
d
'
incoraggiamento
morale
da
parte
di
Colui
,
al
cui
primo
predecessore
il
Salvatore
diresse
quella
parola
densa
di
significato
:
«
Io
ho
pregato
per
te
,
affinché
la
tua
fede
non
vacilli
,
e
tu
a
tua
volta
corrobora
i
tuoi
fratelli
»
.
Dio
vero
e
dèi
falsi
2
.
-
-
E
anzitutto
,
Venerabili
Fratelli
,
abbiate
cura
che
la
fede
in
Dio
,
primo
e
insostituibile
fondamento
di
ogni
religione
,
rimanga
pura
e
integra
nelle
regioni
tedesche
.
Non
si
può
considerare
come
credente
in
Dio
colui
che
usa
il
nome
Dio
rettoricamente
,
ma
solo
colui
che
unisce
a
questa
venerata
parola
una
vera
e
degna
nozione
di
Dio
.
Chi
con
indeterminatezza
panteistica
,
identifica
Dio
con
l
'
universo
,
materializzando
Dio
nel
mondo
e
deificando
il
mondo
in
Dio
,
non
appartiene
ai
veri
credenti
.
Né
è
tale
chi
,
seguendo
una
sedicente
concezione
pre
cristiana
dell
'
antico
germanesimo
,
pone
in
luogo
del
Dio
personale
il
fato
tetro
e
impersonale
,
rinnegando
la
sapienza
divina
e
la
sua
provvidenza
,
la
quale
«
con
forza
e
dolcezza
domina
da
una
estremità
all
'
altra
del
mondo
»
e
tutto
dirige
a
buon
fine
.
Un
simile
uomo
non
può
pretendere
di
essere
annoverato
fra
i
veri
credenti
.
Se
la
razza
o
il
popolo
,
se
lo
Stato
o
una
sua
determinata
forma
,
se
i
rappresentanti
del
potere
statale
o
altri
elementi
fondamentali
della
società
umana
hanno
nell
'
ordine
naturale
un
posto
essenziale
e
degno
di
rispetto
;
chi
peraltro
li
distacca
da
questa
scala
di
valori
terreni
,
elevandoli
a
suprema
norma
di
tutto
,
anche
dei
valori
religiosi
,
e
divinizzandoli
con
culto
idolatrico
,
perverte
e
falsifica
l
'
ordine
,
da
Dio
creato
e
imposto
,
ed
è
lontano
dalla
vera
fede
in
Dio
e
da
una
concezione
della
vita
ad
essa
conforme
.
Rivolgete
,
o
Venerabili
Fratelli
,
l
'
attenzione
all
'
abuso
crescente
che
si
manifesta
in
parole
e
per
iscritto
,
di
adoperare
il
tre
volte
santo
nome
di
Dio
quale
etichetta
vuota
di
senso
per
un
prodotto
più
o
meno
arbitrario
di
ricerca
o
aspirazione
umana
,
e
adoperatevi
che
tale
aberrazione
incontri
tra
i
vostri
fedeli
la
vigile
ripulsa
che
merita
.
Il
nostro
Dio
è
il
Dio
personale
,
trascendente
,
onnipotente
,
infinitamente
perfetto
,
uno
nella
trinità
delle
persone
e
trino
nell
'
unità
della
essenza
divina
,
creatore
dell
'
universo
,
signore
,
re
e
ultimo
fine
della
storia
del
mondo
,
il
quale
non
ammette
,
né
può
ammettere
,
altre
divinità
accanto
a
sé
.
Questo
Dio
ha
dato
i
suoi
comandamenti
in
maniera
sovrana
,
comandamenti
indipendenti
da
tempo
e
spazio
,
da
regione
e
razza
.
Come
il
sole
di
Dio
splende
indistintamente
su
tutto
il
genere
umano
,
così
la
sua
legge
non
conosce
privilegi
né
eccezioni
.
Governanti
e
governati
,
coronati
e
non
coronati
,
grandi
e
piccoli
,
ricchi
e
poveri
dipendono
egualmente
dalla
sua
parola
.
Dalla
totalità
dei
suoi
diritti
di
Creatore
promana
essenzialmente
la
sua
esigenza
ad
un
'
ubbidienza
assoluta
da
parte
degli
individui
e
di
qualsiasi
società
.
E
tale
esigenza
all
'
ubbidienza
si
estende
a
tutte
le
sfere
della
vita
,
nelle
quali
questioni
morali
richiedono
l
'
accordo
con
la
legge
divina
e
con
ciò
stesso
l
'
armonizzazione
dei
mutevoli
ordinamenti
umani
col
complesso
degli
immutabili
ordinamenti
divini
.
Solamente
spiriti
superficiali
possono
cadere
nell
'
errore
di
parlare
di
un
Dio
nazionale
,
di
una
religione
nazionale
,
e
intraprendere
il
folle
tentativo
di
imprigionare
nei
limiti
di
un
solo
popolo
,
nella
ristrettezza
etnica
di
una
sola
razza
,
Dio
,
Creatore
del
mondo
,
re
e
legislatore
dei
popoli
,
davanti
alla
cui
grandezza
le
nazioni
sono
piccole
come
gocce
in
un
catino
d
'
acqua
.
I
Vescovi
della
Chiesa
di
Cristo
preposti
a
quelle
cose
che
riguardano
Dio
devono
invigilare
perché
non
si
affermino
tra
i
fedeli
tali
perniciosi
errori
,
ai
quali
sogliono
tener
dietro
pratiche
ancora
più
perniciose
.
Appartiene
al
loro
sacro
ministero
di
fare
tutto
il
possibile
affinché
i
comandamenti
di
Dio
siano
considerati
e
praticati
quali
obbligazioni
inconcusse
di
una
vita
morale
e
ordinata
,
sia
privata
sia
pubblica
;
i
diritti
della
maestà
divina
,
il
nome
e
la
parola
di
Dio
non
vengano
profanati
;
le
bestemmie
contro
Dio
in
parole
,
scritti
e
immagini
,
numerose
talvolta
come
l
'
arena
del
mare
,
vengano
ridotte
al
silenzio
,
e
di
fronte
allo
spirito
caparbio
e
insidioso
di
coloro
,
che
negano
,
oltraggiano
e
negano
Dio
,
non
si
illanguidisca
mai
la
preghiera
espiatrice
dei
fedeli
,
la
quale
sale
ad
ogni
ora
come
incenso
all
'
Altissimo
,
rattenendone
la
mano
punitrice
.
Noi
ringraziamo
,
Venerabili
Fratelli
,
voi
,
i
vostri
sacerdoti
e
tutti
i
fedeli
che
nella
difesa
dei
diritti
della
divina
Maestà
contro
un
provocante
neopaganesimo
,
appoggiato
purtroppo
,
spesso
da
personalità
influenti
,
avete
adempiuto
e
adempite
il
vostro
dovere
di
cristiani
.
Questo
ringraziamento
è
particolarmente
intimo
e
unito
ad
una
riconosceste
ammirazione
per
coloro
i
quali
,
nel
compimento
di
questo
loro
dovere
,
si
sono
resi
degni
di
sopportare
per
la
causa
di
Dio
sacrifici
e
dolori
.
L
'
Antico
Testamento
e
Gesù
Cristo
3
.
-
-
La
fede
in
Dio
non
si
manterrà
,
a
lungo
andare
,
pura
e
incontaminata
,
se
non
si
appoggerà
nella
fede
in
Gesù
Cristo
.
«
Nessuno
conosce
il
Figlio
se
non
il
Padre
e
nessuno
conosce
il
Padre
se
non
il
Figlio
e
colui
a
cui
il
Figlio
lo
vuole
rivelare
»
.
«
Questa
è
la
vita
eterna
:
che
essi
riconoscano
te
,
unico
vero
Dio
,
e
colui
che
hai
mandato
,
Gesù
Cristo
»
.
A
nessuno
dunque
è
lecito
dire
:
io
credo
in
Dio
,
e
ciò
è
sufficiente
per
la
mia
religione
.
La
parola
del
Salvatore
non
lascia
posto
a
scappatoie
di
simil
genere
:
«
Chi
rinnega
il
Figlio
non
ha
neanche
il
Padre
;
chi
riconosce
il
Figlio
ha
anche
il
Padre
»
.
In
Gesù
Cristo
,
incarnato
Figlio
di
Dio
,
è
apparsa
la
pienezza
della
rivelazione
divina
:
«
In
varie
maniere
e
in
diverse
forme
,
Dio
un
giorno
parlò
ai
padri
per
mezzo
dei
profeti
.
Nella
pienezza
dei
tempi
ha
parlato
a
noi
per
mezzo
del
Figlio
»
.
I
libri
santi
dell
'
Antico
Testamento
sono
tutti
parola
di
Dio
,
parte
organica
della
sua
rivelazione
.
Conforme
allo
sviluppo
graduale
della
rivelazione
,
su
di
essi
si
posa
il
crepuscolo
del
tempo
che
doveva
preparare
il
pieno
meriggio
della
redenzione
.
In
alcune
parti
si
narra
dell
'
imperfezione
umana
,
della
sua
debolezza
e
del
peccato
,
come
non
può
accadere
diversamente
,
quando
si
tratta
di
libri
di
storia
e
di
legislazione
.
Oltre
a
innumerevoli
cose
alte
e
nobili
,
essi
parlano
della
tendenza
superficiale
e
materiale
,
che
appariva
a
varie
riprese
nel
popolo
dell
'
antico
patto
,
depositario
della
rivelazione
e
delle
promesse
di
Dio
.
Ma
per
ogni
occhio
,
non
accecato
dal
pregiudizio
o
dalla
passione
,
non
può
che
risplendere
ancora
più
luminosamente
,
nonostante
la
debolezza
umana
,
di
cui
parla
la
storia
biblica
,
la
luce
divina
del
cammino
della
salvezza
,
che
trionfa
alla
fine
su
tutte
le
debolezze
e
i
peccati
.
E
proprio
su
questo
sfondo
,
spesso
cupo
,
la
pedagogia
della
salute
eterna
si
allarga
in
prospettive
,
le
quali
nello
stesso
tempo
dirigono
,
ammoniscono
,
scuotono
,
sollevano
e
rendono
felici
.
Solo
cecità
e
caparbietà
può
far
chiudere
gli
occhi
davanti
ai
tesori
di
salutari
insegnamenti
,
nascosti
nell
'
Antico
Testamento
.
Chi
quindi
vuole
banditi
dalla
Chiesa
e
dalla
scuola
la
storia
biblica
e
i
saggi
insegnamenti
dell
'
Antico
Testamento
,
bestemmia
la
parola
di
Dio
,
bestemmia
il
piano
della
salute
dell
'
Onnipotente
ed
erige
a
giudice
dei
piani
divini
un
angusto
e
ristretto
pensar
umano
.
Egli
rinnega
la
fede
in
Gesù
Cristo
,
apparso
nella
realtà
della
sua
carne
,
il
quale
prese
natura
umana
da
un
popolo
,
che
doveva
poi
configgerlo
in
croce
.
Non
comprende
nulla
del
dramma
mondiale
del
Figlio
di
Dio
,
il
quale
oppose
al
misfatto
dei
suoi
crocefissori
,
qual
sommo
sacerdote
,
l
'
azione
divina
della
morte
redentrice
e
fece
così
trovare
all
'
Antico
Testamento
il
suo
compimento
,
la
sua
fine
e
la
sua
sublimazione
nel
Nuovo
Testamento
.
La
rivelazione
culminata
nell
'
Evangelo
di
Gesù
Cristo
è
definitiva
e
obbligatoria
per
sempre
,
non
ammette
appendici
di
origine
umana
e
,
ancora
meno
,
succedanei
o
sostituzioni
di
«
rivelazioni
»
arbitrarie
,
che
alcuni
banditori
moderni
vorrebbero
far
derivare
dal
così
detto
mito
del
sangue
e
della
razza
.
Da
che
Cristo
,
l
'
Unto
del
Signore
,
ha
compìto
l
'
opera
di
redenzione
,
infrangendo
il
dominio
del
peccato
e
meritandoci
la
grazia
di
diventare
figli
di
Dio
,
da
allora
non
è
stato
dato
agli
uomini
alcun
altro
nome
sotto
il
cielo
,
per
diventare
beati
,
se
non
il
nome
di
Gesù
.
Anche
se
un
uomo
identifichi
in
sé
ogni
sapere
,
ogni
potere
e
tutta
la
possanza
materiale
della
terra
,
non
può
gettare
fondamento
diverso
da
quello
che
Cristo
ha
gettato
.
Colui
quindi
che
con
sacrilego
misconoscimento
delle
diversità
essenziali
tra
Dio
e
la
creatura
,
tra
l
'
Uomo
Dio
e
il
semplice
uomo
,
osasse
di
porre
accanto
a
Cristo
o
,
ancora
peggio
,
sopra
di
Lui
o
contro
di
Lui
,
un
semplice
mortale
,
fosse
anche
il
più
grande
di
tutti
i
tempi
,
sappia
che
è
un
profeta
di
chimere
,
a
cui
si
applica
spaventosamente
la
parola
della
Scrittura
:
«
Colui
che
abita
nel
cielo
,
ride
di
loro
»
.
Cattolicità
della
Chiesa
di
Cristo
4
.
-
-
La
fede
in
Gesù
Cristo
non
resterà
pura
e
incontaminata
,
se
non
sarà
sostenuta
e
difesa
dalla
fede
della
Chiesa
,
colonna
e
fondamento
della
verità
.
Cristo
stesso
,
Dio
benedetto
in
eterno
,
ha
innalzato
questa
colonna
della
fede
;
il
suo
comandamento
di
ascoltare
la
Chiesa
e
di
sentire
,
attraverso
le
parole
e
i
comandamenti
della
Chiesa
,
le
sue
parole
stesse
ed
i
suoi
stessi
comandamenti
,
vale
per
gli
uomini
di
tutti
i
tempi
e
di
tutte
le
regioni
.
La
Chiesa
,
fondata
dal
Salvatore
,
è
unica
per
tutti
i
popoli
e
per
tutte
le
nazioni
,
e
sotto
la
sua
volta
,
la
quale
si
inarca
come
il
firmamento
sull
'
universo
intero
,
trovano
posto
ed
asilo
tutti
ì
popoli
e
tutte
le
lingue
,
e
possono
svolgersi
tutte
le
proprietà
,
qualità
,
missioni
e
compiti
,
che
sono
stati
assegnati
da
Dio
,
creatore
e
salvatore
,
agli
individui
e
alle
società
umane
.
L
'
amore
materno
della
Chiesa
è
tanto
largo
da
vedere
nello
sviluppo
,
conforme
al
volere
di
Dio
,
di
tali
peculiarità
e
compiti
particolari
piuttosto
la
ricchezza
delle
varietà
che
il
pericolo
di
scissioni
;
gode
dell
'
elevato
livello
spirituale
degli
individui
e
dei
popoli
,
scorge
con
gioia
e
alterezza
materna
nelle
loro
genuine
attuazioni
frutti
di
educazione
e
di
progresso
,
che
benedice
e
promuove
,
ogni
qualvolta
lo
può
secondo
verità
.
Ma
sa
pure
che
a
questa
libertà
son
segnati
limiti
dal
comandamento
della
divina
maestà
,
che
ha
voluto
e
fondato
questa
Chiesa
come
unità
inseparabile
nelle
sue
parti
essenziali
.
Chi
attenta
a
questa
inscindibile
unità
toglie
alla
sposa
di
Cristo
uno
dei
diademi
,
con
cui
Dio
stesso
l
'
ha
coronata
;
sottomette
l
'
edificio
divino
,
che
posa
su
fondamenta
eterne
,
al
riesame
e
alla
trasformazione
da
parte
di
architetti
,
ai
quali
il
Padre
Celeste
non
ha
concesso
alcun
potere
.
La
divina
missione
,
che
la
Chiesa
compie
tra
gli
uomini
e
deve
compiere
per
mezzo
di
uomini
,
può
essere
dolorosamente
oscurata
dall
'
umano
,
talvolta
troppo
umano
,
che
,
in
certi
tempi
,
ripullula
quasi
zizzania
in
mezzo
al
grano
del
regno
di
Dio
.
Chi
conosce
la
parola
del
Salvatore
sopra
gli
scandali
e
coloro
che
li
dànno
,
sa
come
la
Chiesa
e
ciascun
individuo
deve
giudicare
su
ciò
che
fu
ed
è
peccato
.
Ma
chi
,
fondandosi
su
questi
lamentevoli
contrasti
tra
fede
e
vita
,
tra
parola
e
azione
,
tra
il
contegno
esteriore
e
l
'
interno
sentire
di
alcuni
-
-
e
fossero
anche
molti
-
-
pone
in
oblio
,
o
coscientemente
passa
sotto
silenzio
,
l
'
immenso
capitale
di
genuino
sforzo
verso
la
virtù
,
lo
spirito
di
sacrificio
,
l
'
amore
fraterno
,
l
'
eroismo
di
santità
in
tanti
membri
della
Chiesa
,
manifesta
una
cecità
ingiusta
e
riprovevole
.
E
quando
poi
si
vede
che
quella
rigida
misura
,
con
cui
egli
giudica
la
odiata
Chiesa
,
viene
messa
da
canto
se
si
tratta
di
altre
società
,
a
lui
vicine
per
sentimento
o
interesse
,
allora
riesce
evidente
che
,
ostentandosi
colpito
nel
suo
presunto
senso
di
purezza
,
si
appalesa
simile
a
coloro
i
quali
,
secondo
la
tagliente
parola
del
Salvatore
,
osservano
la
pagliuzza
nell
'
occhio
del
fratello
,
ma
non
scorgono
la
trave
nel
proprio
.
Altrettanto
men
pura
è
la
intenzione
di
coloro
i
quali
pongono
a
scopo
della
loro
vocazione
proprio
quel
che
vi
è
di
umano
nella
Chiesa
,
talvolta
facendone
persino
un
losco
affare
,
e
sebbene
la
potestà
di
colui
che
è
insignito
della
potestà
ecclesiastica
,
posando
in
Dio
,
non
sia
dipendente
dalla
sua
elevatezza
umana
e
morale
,
non
vi
è
epoca
alcuna
,
né
individuo
,
né
società
che
non
debba
esaminarsi
onestamente
la
coscienza
,
purificarsi
inesorabilmente
,
rinnovarsi
profondamente
nel
sentire
e
nell
'
operare
.
Nella
Nostra
Enciclica
sopra
il
Sacerdozio
,
in
quella
sull
'
Azione
Cattolica
,
abbiamo
con
implorante
insistenza
attirata
l
'
attenzione
di
tutti
gli
appartenenti
alla
Chiesa
,
e
sopratutto
degli
ecclesiastici
,
dei
religiosi
e
dei
laici
,
i
quali
e
collaborano
nell
'
apostolato
,
al
sacro
dovere
di
mettere
fede
e
condotta
in
quell
'
armonia
richiesta
dalla
legge
di
Dio
e
domandata
con
instancabile
insistenza
dalla
Chiesa
.
Anche
oggi
Noi
ripetiamo
con
gravità
profonda
:
non
basta
essere
annoverati
nella
Chiesa
di
Cristo
,
bisogna
essere
in
spirito
e
verità
membri
vivi
di
quella
Chiesa
.
E
tali
sono
solamente
coloro
che
stanno
nella
grazia
del
Signore
e
continuamente
camminano
alla
sua
presenza
,
sia
nell
'
innocenza
sia
nella
penitenza
sincera
e
operosa
.
Se
l
'
Apostolo
delle
genti
,
«
il
vaso
di
elezione
»
,
teneva
il
suo
corpo
sotto
la
sferza
della
mortificazione
affinché
,
dopo
aver
predicato
agli
altri
,
non
venisse
egli
stesso
riprovato
,
può
darsi
forse
per
quelli
,
nelle
cui
mani
è
posta
la
custodia
e
l
'
incremento
del
regno
di
Dio
,
via
diversa
da
quella
dell
'
intima
unione
dell
'
apostolato
e
della
santificazione
propria
?
Solo
così
si
mostrerà
agli
uomini
di
oggi
,
e
in
prima
linea
agli
oppositori
della
Chiesa
,
che
il
sale
della
terra
e
il
lievito
del
cristianesimo
non
è
diventato
inefficace
,
ma
è
potente
e
pronto
a
portare
rinnovamento
spirituale
e
ringiovanimento
a
coloro
che
sono
nel
dubbio
e
nell
'
errore
,
nell
'
indifferenza
e
nello
smarrimento
spirituale
,
nel
rilassamento
della
fede
e
nella
lontananza
da
Dio
,
di
cui
essi
-
-
l
'
ammettano
o
lo
neghino
-
-
hanno
più
bisogno
che
mai
.
Una
Cristianità
,
in
cui
tutti
i
membri
vigilino
su
sé
stessi
,
che
espella
ogni
tendenza
a
ciò
che
è
puramente
esteriore
e
mondano
,
si
attenga
seriamente
ai
comandamenti
di
Dio
e
della
Chiesa
,
e
si
mantenga
quindi
nell
'
amore
di
Dio
e
nella
solerte
carità
verso
il
prossimo
,
potrà
e
dovrà
essere
esempio
e
guida
al
mondo
profondamente
infermo
,
che
cerca
sostegno
e
direzione
,
se
non
si
vuole
che
sopravvenga
un
immane
disastro
o
un
indescrivibile
decadimento
.
Fedeltà
alla
Chiesa
Ogni
riforma
genuina
e
duratura
ha
avuto
propriamente
origine
dal
santuario
,
da
uomini
infiammati
e
mossi
dall
'
amore
di
Dio
e
del
prossimo
;
i
quali
,
per
la
loro
grande
generosità
nel
rispondere
ad
ogni
appello
di
Dio
e
nel
metterlo
in
pratica
anzitutto
in
se
stessi
,
cresciuti
in
umiltà
e
con
la
sicurezza
di
chi
è
chiamato
da
Dio
,
hanno
illuminato
e
rinnovato
i
loro
tempi
.
Dove
lo
zelo
dì
riforma
non
scaturì
dalla
pura
sorgente
dell
'
integrità
personale
,
ma
fu
effetto
dell
'
esplosione
di
impulsi
passionali
,
invece
di
costruire
distrusse
,
e
fu
sovente
punto
di
partenza
di
errori
ancora
più
funesti
dei
danni
,
a
cui
si
volle
e
si
pretese
portare
rimedio
.
Certamente
lo
spirito
di
Dio
spira
dove
vuole
,
dalle
pietre
può
suscitare
gli
esecutori
dei
suoi
disegni
,
e
sceglie
gli
strumenti
della
sua
volontà
secondo
i
suoi
piani
,
non
secondo
quelli
degli
uomini
.
Ma
Egli
,
che
ha
fondato
la
Chiesa
e
l
'
ha
chiamata
in
vita
nella
Pentecoste
,
non
spezza
la
struttura
fondamentale
della
salutare
istituzione
,
da
Lui
stesso
voluta
.
Chi
è
mosso
dallo
spirito
di
Dio
ha
perciò
stesso
un
contegno
esteriore
ed
interiore
rispettoso
verso
la
Chiesa
,
nobile
frutto
dell
'
albero
della
Croce
,
dono
dello
Spirito
della
Pentecoste
al
mondo
bisognoso
di
guida
.
Nelle
vostre
contrade
,
Venerabili
Fratelli
,
si
elevano
voci
in
coro
sempre
più
forte
,
che
incitano
ad
uscire
dalla
Chiesa
,
e
sorgono
banditori
i
quali
per
la
loro
posizione
ufficiale
,
cercano
di
risvegliare
l
'
impressione
che
tale
distacco
dalla
Chiesa
,
e
conseguentemente
l
'
infedeltà
verso
Cristo
Re
,
sia
una
testimonianza
particolarmente
persuasiva
e
meritoria
della
loro
fedeltà
al
regime
presente
.
Con
pressioni
,
occulte
e
palesi
,
con
intimidazioni
,
con
prospettive
di
vantaggi
economici
,
professionali
,
civili
o
d
'
altra
specie
,
l
'
attaccamento
alla
fede
dei
cattolici
,
e
specialmente
di
alcune
classi
di
funzionari
cattolici
,
viene
sottoposto
ad
una
violenza
tanto
illegale
quanto
inumana
.
Con
commozione
paterna
Noi
sentiamo
e
soffriamo
profondamente
con
coloro
che
hanno
pagato
a
sì
caro
prezzo
il
loro
attaccamento
a
Cristo
e
alla
Chiesa
;
ma
si
è
ormai
giunti
a
un
tal
punto
,
che
è
in
giuoco
il
fine
ultimo
e
più
alto
,
la
salvezza
o
la
perdizione
;
e
quindi
unico
cammino
di
salute
per
il
credente
resta
la
via
di
un
generoso
eroismo
.
Quando
il
tentatore
o
l
'
oppressore
gli
si
accosterà
con
le
insinuazioni
traditrici
di
uscire
dalla
Chiesa
,
allora
egli
non
potrà
che
contrapporgli
,
anche
a
prezzo
dei
più
gravi
sacrifici
terreni
,
la
parola
del
Salvatore
:
«
Allontanati
da
me
,
o
satana
,
perché
sta
scritto
:
adorerai
il
Signore
Dio
tuo
e
a
lui
solo
servirai
»
.
Alla
Chiesa
invece
rivolgerà
queste
parole
:
O
tu
,
che
sei
madre
mia
fin
dai
giorni
della
mia
fanciullezza
,
mio
conforto
in
vita
,
mia
avvocata
in
morte
,
si
attacchi
la
lingua
al
mio
palato
,
se
io
,
cedendo
a
terrene
lusinghe
o
minacce
,
dovessi
tradire
il
mio
voto
battesimale
.
A
coloro
poi
,
i
quali
si
lusingassero
di
potere
conciliare
con
l
'
esterno
abbandono
della
Chiesa
la
fedeltà
interiore
ad
essa
,
sia
di
monito
severo
la
parola
del
Salvatore
:
«
Chi
mi
rinnega
davanti
agli
uomini
,
lo
rinnegherò
davanti
al
Padre
mio
,
che
è
nei
cieli
»
.
Il
papato
insostituibile
5
.
-
-
La
fede
nella
Chiesa
non
si
manterrà
pura
e
incontaminata
,
se
non
sarà
appoggiata
nella
fede
al
primato
del
Vescovo
di
Roma
.
Nello
stesso
momento
in
cui
Pietro
,
prevenendo
gli
altri
apostoli
e
discepoli
,
professò
la
sua
fede
in
Cristo
,
Figlio
del
Dio
vivente
,
l
'
annunzio
della
fondazione
della
sua
Chiesa
,
dell
'
unica
Chiesa
,
su
Pietro
,
la
roccia
,
fu
la
risposta
di
Cristo
,
che
lo
ricompensò
della
sua
fede
e
di
averla
professata
.
La
fede
in
Cristo
,
nella
Chiesa
e
nel
Primato
stanno
perciò
in
un
sacro
legame
di
interdipendenza
.
Un
'
autorità
genuina
e
legale
è
dappertutto
un
vincolo
di
unità
e
una
sorgente
di
forza
,
un
presidio
contro
lo
sfaldamento
e
la
disgregazione
,
una
garanzia
dell
'
avvenire
.
E
ciò
si
verifica
nel
senso
più
alto
e
nobile
,
dove
,
come
nel
caso
della
Chiesa
,
a
tale
autorità
venne
promessa
l
'
assistenza
soprannaturale
dello
Spirito
Santo
e
il
suo
appoggio
invincibile
.
Se
persone
,
che
non
sono
neanche
unite
nella
fede
in
Cristo
,
vi
adescano
e
vi
lusingano
col
fantasma
di
una
«
chiesa
tedesca
nazionale
»
sappiate
ciò
non
essere
altro
se
non
un
rinnegamento
dell
'
unica
Chiesa
di
Cristo
,
un
'
apostasia
manifesta
del
mandato
di
Cristo
di
evangelizzare
tutto
il
mondo
,
che
solo
una
Chiesa
universale
può
attuare
.
Lo
sviluppo
storico
di
altre
chiese
nazionali
,
il
loro
irrigidimento
spirituale
,
il
loro
soffocamento
e
asservimento
da
parte
dei
poteri
laici
mostrano
la
desolante
sterilità
,
che
colpisce
con
ineluttabile
sicurezza
il
tralcio
separatosi
dal
ceppo
vitale
della
Chiesa
.
Colui
che
a
questi
erronei
sviluppi
fin
da
principio
oppone
il
suo
vigile
e
irremovibile
no
,
rende
un
servizio
non
solo
alla
purezza
della
sua
fede
,
ma
anche
alla
sanità
e
forza
vitale
del
suo
popolo
.
Gli
elementi
della
fede
cristiana
6
.
-
-
Venerabili
Fratelli
,
abbiate
un
occhio
particolarmente
vigile
,
quando
nozioni
religiose
vengono
svuotate
del
loro
contenuto
genuino
ed
applicate
a
significati
profani
.
Rivelazione
,
in
senso
cristiano
,
significa
la
parola
di
Dio
agli
uomini
.
Usate
questo
stesso
termine
per
suggestioni
provenienti
dal
sangue
e
dalla
razza
,
per
le
irradiazioni
della
storia
di
un
popolo
,
è
,
in
ogni
caso
,
causare
disorientamento
.
Tali
false
monete
non
meritano
di
passare
nel
tesoro
linguistico
di
un
fedele
cristiano
.
La
fede
consiste
nel
tener
per
vero
ciò
che
Dio
ha
rivelato
e
mediante
la
Chiesa
impone
di
credere
:
è
«
dimostrazione
di
cose
che
non
si
vedono
»
.
La
fiducia
gioiosa
e
altera
sull
'
avvenire
del
proprio
popolo
,
cosa
cara
ad
ognuno
,
significa
ben
altra
cosa
che
la
fede
in
senso
religioso
.
L
'
usare
l
'
una
per
l
'
altra
,
il
volere
sostituire
l
'
una
con
l
'
altra
e
pretendere
con
ciò
di
essere
riconosciuto
come
«
credente
»
da
un
convinto
cristiano
,
è
un
vuoto
gioco
di
parole
,
una
consapevole
confusione
di
termini
,
o
anche
peggio
.
L
'
immortalità
,
in
senso
cristiano
,
è
la
sopravvivenza
dell
'
uomo
dopo
la
morte
terrena
,
come
individuo
personale
,
per
l
'
eterna
ricompensa
o
per
l
'
eterno
castigo
.
Chi
con
la
parola
immortale
non
vuole
indicare
altro
che
una
sopravvivenza
collettiva
nella
continuità
del
proprio
popolo
,
per
un
avvenire
di
indeterminata
durata
in
questo
mondo
,
perverte
e
falsifica
una
verità
fondamentale
della
fede
cristiana
e
scuote
le
fondamenta
di
qualsiasi
concezione
religiosa
,
la
quale
richiede
un
ordinamento
morale
universale
.
Chi
non
vuole
essere
cristiano
dovrebbe
almeno
rinunziare
a
volere
arricchire
il
lessico
della
sua
miscredenza
col
patrimonio
linguistico
cristiano
.
Il
peccato
originale
è
la
colpa
ereditaria
,
propria
,
sebbene
non
personale
,
di
ciascuno
dei
figli
di
Adamo
,
che
in
lui
hanno
peccato
,
perdita
della
grazia
e
,
conseguentemente
,
della
vita
eterna
,
con
la
concupiscenza
che
ciascuno
deve
soffocare
e
domare
per
mezzo
della
grazia
,
della
penitenza
,
della
lotta
e
dello
sforzo
morale
.
La
passione
e
morte
del
Figlio
di
Dio
ha
redento
il
mondo
dal
maledetto
retaggio
del
peccato
e
della
morte
.
La
fede
in
queste
verità
,
fatte
oggi
bersaglio
del
basso
scherno
dei
nemici
di
Cristo
nella
vostra
patria
,
appartiene
all
'
inalienabile
deposito
della
religione
cristiana
.
La
croce
di
Cristo
,
anche
se
il
suo
solo
nome
sia
diventato
per
molti
follia
e
scandalo
,
resta
per
il
cristiano
il
segno
sacrosanto
della
redenzione
,
il
vessillo
di
grandezza
e
forza
morale
.
Nella
sua
ombra
viviamo
,
nel
suo
bacio
moriamo
;
sul
nostro
sepolcro
starà
come
annunziatrice
della
nostra
fede
,
testimonio
della
nostra
speranza
,
protesa
verso
la
vita
eterna
.
L
'
umiltà
nello
spirito
del
Vangelo
e
la
implorazione
dell
'
aiuto
di
Dio
si
accordano
bene
con
la
propria
dignità
,
con
la
fiducia
in
sé
e
coll
'
eroismo
.
La
Chiesa
di
Cristo
,
che
in
tutti
i
tempi
,
fino
a
quelli
a
noi
vicinissimi
,
conta
più
confessori
e
martiri
eroici
di
qualsiasi
altra
società
morale
,
non
ha
certo
bisogno
di
ricevere
da
tali
campi
insegnamenti
sul
sentimento
e
l
'
azione
eroica
.
Nel
rappresentare
stoltamente
l
'
umiltà
cristiana
come
avvilimento
e
meschinità
,
la
ripugnante
superbia
di
questi
innovatori
rende
irrisoria
soltanto
sé
stessa
.
Grazia
,
in
senso
largo
,
può
chiamarsi
ciò
che
proviene
alla
creatura
dal
Creatore
.
Grazia
,
nel
senso
proprio
cristiano
della
parola
,
comprende
però
le
gratificazioni
soprannaturali
dell
'
amore
divino
,
la
degnazione
e
l
'
opera
per
cui
mezzo
Dio
eleva
l
'
uomo
a
quella
intima
comunione
della
sua
vita
,
che
il
Nuovo
Testamento
chiama
figliuolanza
di
Dio
:
«
Vedete
quale
grande
amore
il
Padre
ci
ha
mostrato
:
noi
ci
chiamiamo
figliuoli
di
Dio
,
e
siamo
realmente
tali
»
.
Il
ripudio
di
questa
elevazione
soprannaturale
alla
grazia
,
a
causa
di
una
pretesa
peculiarità
del
carattere
tedesco
,
è
un
errore
,
un
'
aperta
dichiarazione
di
guerra
ad
una
verità
fondamentale
del
Cristianesimo
.
L
'
equiparare
la
grazia
soprannaturale
coi
doni
della
natura
significa
violentare
il
linguaggio
,
creato
e
santificato
dalla
religione
.
I
pastori
e
i
custodi
del
popolo
di
Dio
faranno
bene
ad
opporsi
a
questo
furto
sacrilego
e
a
questo
lavorio
di
traviamento
degli
spiriti
.
I
fondamenti
della
morale
7
.
-
-
Sulla
fede
in
Dio
genuina
e
pura
si
fonda
la
moralità
del
genere
umano
.
Tutti
i
tentativi
di
staccare
la
dottrina
dell
'
ordine
morale
dalla
base
granitica
della
fede
,
per
ricostruirla
sulla
sabbia
mobile
di
norme
umane
,
portano
,
tosto
o
tardi
,
individui
e
nazioni
al
decadimento
morale
.
Lo
stolto
,
che
dice
nel
suo
cuore
:
«
non
c
'
è
Dio
»
,
si
avvierà
alla
corruzione
morale
.
E
questi
stolti
,
che
presumono
di
separare
la
morale
dalla
religione
,
sono
oggi
divenuti
legione
.
Non
si
accorgono
,
o
non
vogliono
accorgersi
,
che
col
bandire
l
'
insegnamento
confessionale
,
ossia
chiaro
e
determinato
,
dalle
scuole
e
dall
'
educazione
,
con
l
'
impedirgli
di
contribuire
alla
formazione
della
società
e
della
vita
pubblica
,
si
percorrono
sentieri
di
impoverimento
e
di
decadenza
morale
.
Nessun
potere
coercitivo
dello
Stato
,
nessun
ideale
puramente
terreno
,
per
quanto
grande
e
nobile
,
potrà
sostituire
a
lungo
andare
i
più
profondi
e
decisivi
stimoli
,
che
provengono
dalla
fede
in
Dio
e
in
Gesù
Cristo
.
Se
a
chi
è
chiamato
ai
più
ardui
cimenti
,
al
sacrificio
del
suo
piccolo
io
in
bene
della
comunità
,
si
toglie
il
sostegno
morale
,
che
gli
viene
dall
'
eterno
e
dal
divino
,
dalla
fede
elevante
e
consolatrice
in
Colui
che
premia
ogni
bene
e
punisce
ogni
male
,
allora
il
risultato
finale
per
innumerevoli
uomini
non
sarà
l
'
adesione
al
dovere
,
ma
piuttosto
la
diserzione
.
L
'
osservanza
coscienziosa
dei
dieci
comandamenti
di
Dio
e
dei
precetti
della
Chiesa
,
i
quali
ultimi
non
sono
altro
che
regolamenti
derivati
dalle
norme
del
Vangelo
,
è
per
ogni
individuo
una
incomparabile
scuola
di
disciplina
organica
,
di
rinvigorimento
morale
e
di
formazione
di
carattere
.
È
una
scuola
che
esige
molto
;
ma
non
oltre
le
forze
.
Dio
misericordioso
,
quando
ordina
come
legislatore
:
«
tu
devi
»
,
dà
colla
sua
grazia
la
possibilità
di
eseguire
il
suo
comando
.
Il
lasciare
quindi
inutilizzate
energie
morali
di
così
potente
efficacia
,
o
sbarrar
coscientemente
ad
esse
il
cammino
nel
campo
dell
'
istruzione
popolare
,
è
opera
da
irresponsabili
,
che
tende
a
produrre
deficienza
religiosa
nel
popolo
.
Il
connettere
la
dottrina
morale
con
opinioni
umane
,
soggettive
e
mutevoli
nel
tempo
,
invece
di
ancorarle
nella
santa
volontà
dell
'
eterno
Dio
e
nei
suoi
comandamenti
,
significa
spalancare
le
porte
alle
forze
dissolvitrici
.
Perciò
il
promuovere
l
'
abbandono
delle
eterne
direttive
di
una
dottrina
morale
per
la
formazione
delle
coscienze
,
per
la
nobilitazione
di
tutti
i
campi
della
vita
e
di
tutti
gli
ordinamenti
,
è
attentato
peccaminoso
contro
l
'
avvenire
del
popolo
,
i
cui
tristi
frutti
amareggeranno
le
generazioni
future
.
Il
diritto
naturale
8
.
-
-
È
una
caratteristica
nefasta
del
tempo
presente
il
volere
distaccare
non
solo
la
dottrina
morale
,
ma
anche
le
fondamenta
del
diritto
e
della
sua
amministrazione
dalla
vera
fede
in
Dio
e
dalle
norme
della
rivelazione
divina
.
Il
nostro
pensiero
si
rivolge
qui
a
quello
che
si
suole
chiamare
diritto
naturale
,
che
il
dito
dello
stesso
Creatore
impresse
nelle
tavole
del
cuore
umano
e
che
la
ragione
umana
sana
e
non
ottenebrata
da
peccati
e
passioni
può
in
esse
leggere
.
Alla
luce
delle
norme
di
questo
diritto
naturale
,
ogni
diritto
positivo
,
qualunque
ne
sia
il
legislatore
,
può
essere
valutato
nel
suo
contenuto
etico
e
conseguentemente
nella
legittimità
del
comando
e
nella
obbligatorietà
dell
'
adempimento
.
Quelle
leggi
umane
,
che
sono
in
contrasto
insolubile
col
diritto
naturale
,
sono
affette
da
vizio
originale
,
non
sanabile
né
con
le
costrizioni
né
con
lo
spiegamento
di
forza
esterna
.
Secondo
questo
criterio
va
giudicato
il
principio
:
«
Diritto
è
ciò
che
è
utile
alla
nazione
»
.
Certo
a
questo
principio
può
darsi
un
senso
giusto
,
se
si
intende
che
ciò
che
è
moralmente
illecito
non
può
essere
mai
veramente
vantaggioso
al
popolo
.
Persino
l
'
antico
paganesimo
ha
riconosciuto
che
,
per
essere
giusta
,
questa
frase
dovrebbe
essere
capovolta
e
suonare
:
«
Non
vi
è
mai
alcunché
di
vantaggioso
,
se
in
pari
tempo
non
è
moralmente
buono
,
e
non
perché
è
vantaggioso
è
moralmente
buono
,
ma
perché
moralmente
buono
è
anche
vantaggioso
»
.
Questo
principio
,
staccato
dalla
legge
etica
,
significherebbe
,
per
quanto
riguarda
la
vita
internazionale
,
un
eterno
stato
di
guerra
tra
le
nazioni
;
nella
vita
nazionale
poi
misconosce
nel
confondere
interesse
e
diritto
,
il
fatto
fondamentale
che
l
'
uomo
,
in
quanto
persona
,
possiede
diritti
dati
da
Dio
,
che
devono
essere
tutelati
da
ogni
attentato
della
comunità
,
che
avesse
per
scopo
di
negarli
,
di
abolirli
e
di
impedirne
l
'
esercizio
.
Disprezzando
questa
verità
,
si
perde
di
vista
che
il
vero
bene
comune
,
in
ultima
analisi
,
viene
determinato
e
conosciuto
mediante
la
natura
dell
'
uomo
con
il
suo
armonico
equilibrio
fra
diritto
personale
e
legame
sociale
,
come
anche
dal
fine
della
società
determinato
dalla
stessa
natura
umana
.
La
società
è
voluta
dal
Creatore
come
mezzo
per
il
pieno
sviluppo
delle
facoltà
individuali
e
sociali
,
di
cui
l
'
uomo
ha
da
valersi
,
ora
dando
ora
ricevendo
per
il
bene
suo
e
quello
degli
altri
.
Anche
quei
valori
più
universali
e
più
alti
che
possono
essere
realizzati
,
non
dall
'
individuo
,
ma
solo
dalla
società
,
hanno
per
volontà
del
Creatore
come
ultimo
scopo
l
'
uomo
e
il
suo
sviluppo
e
perfezionamento
naturale
e
soprannaturale
.
Chi
si
allontana
da
questo
ordine
,
scuote
i
pilastri
,
su
cui
riposa
la
società
,
e
ne
pone
in
pericolo
la
tranquillità
,
la
sicurezza
e
l
'
esistenza
.
Il
credente
ha
un
diritto
inalienabile
di
professare
la
sua
fede
e
di
praticarla
in
quella
forma
che
ad
essa
conviene
.
Quelle
leggi
,
che
sopprimono
o
rendono
difficile
la
professione
e
la
pratica
di
questa
fede
,
sono
in
contrasto
col
diritto
naturale
.
I
genitori
coscienziosi
e
consapevoli
della
loro
missione
educativa
hanno
prima
di
ogni
altro
il
diritto
essenziale
alla
educazione
dei
figli
,
loro
donati
da
Dio
,
secondo
lo
spirito
della
vera
fede
e
in
accordo
con
i
suoi
principii
e
le
sue
prescrizioni
.
Leggi
,
o
altre
simili
disposizioni
,
le
quali
non
tengono
conto
nella
questione
scolastica
della
volontà
dei
genitori
o
la
rendono
inefficace
colle
minacce
o
colla
violenza
,
sono
in
contradizione
col
diritto
naturale
e
nella
loro
intima
essenza
immorali
.
La
Chiesa
,
la
cui
missione
è
di
custodire
e
di
interpretare
il
diritto
naturale
,
non
può
fare
altro
che
dichiarare
essere
effetto
di
violenza
,
e
quindi
prive
di
ogni
valore
giuridico
,
le
iscrizioni
scolastiche
avvenute
in
un
recente
passato
in
una
atmosfera
di
notoria
mancanza
di
libertà
.
Esortazioni
alla
gioventù
tedesca
9
.
-
-
Rappresentanti
di
Colui
che
nell
'
Evangelo
disse
ad
un
giovane
:
«
Se
vuoi
entrare
nella
vita
eterna
,
osserva
i
comandamenti
»
,
Noi
indirizziamo
una
parola
particolarmente
paterna
alla
gioventù
.
Da
mille
bocche
viene
oggi
ripetuto
al
vostro
orecchio
un
Evangelo
che
non
è
stato
rivelato
dal
Padre
celeste
;
migliaia
di
penne
scrivono
a
servizio
di
una
larva
di
cristianesimo
,
che
non
è
il
cristianesimo
di
Cristo
.
Tipografia
e
radio
vi
inondano
giornalmente
con
produzioni
di
contenuto
avverso
alla
fede
e
alla
Chiesa
,
e
,
senza
alcun
riguardo
e
rispetto
,
assaltano
ciò
che
per
voi
deve
essere
sacro
e
santo
.
Sappiamo
che
moltissimi
tra
voi
,
a
causa
dell
'
attaccamento
alla
fede
e
alla
Chiesa
e
dell
'
appartenenza
ad
associazioni
religiose
,
tutelate
dal
Concordato
,
hanno
dovuto
e
devono
attraversare
periodi
tenebrosi
di
misconoscimento
,
di
sospetto
,
di
vituperio
,
di
accusa
di
antipatriottismo
,
di
molteplici
danni
nella
loro
vita
professionale
e
sociale
.
E
ben
sappiamo
come
molti
ignoti
soldati
di
Cristo
si
trovano
nelle
vostre
file
,
che
con
cuore
affranto
,
ma
a
testa
alta
,
sopportano
la
loro
sorte
e
trovano
conforto
solo
nel
pensiero
che
soffrono
contumelie
nel
nome
di
Gesù
.
Ed
oggi
,
che
incombono
nuovi
pericoli
e
nuove
tensioni
,
Noi
diciamo
a
questa
gioventù
:
«
Se
alcuno
vi
volesse
annunziare
un
Evangelo
diverso
da
quello
che
avete
ricevuto
sulle
ginocchia
di
una
pia
madre
,
dalle
labbra
di
un
padre
credente
,
dall
'
insegnamento
di
un
educatore
fedele
a
Dio
e
alla
sua
Chiesa
,
costui
sia
anatema
.
Se
lo
Stato
organizza
la
gioventù
in
associazione
nazionale
obbligatoria
per
tutti
,
allora
,
salvi
sempre
i
diritti
delle
associazioni
religiose
,
i
giovani
hanno
il
diritto
ovvio
e
inalienabile
,
e
con
essi
i
genitori
responsabili
di
loro
dinanzi
a
Dio
,
di
esigere
che
questa
associazione
sia
mondata
da
ogni
tendenza
ostile
alla
fede
cristiana
e
alla
Chiesa
,
tendenza
che
sino
al
recentissimo
passato
,
anzi
presentemente
,
stringe
i
genitori
credenti
in
un
insolubile
conflitto
di
coscienza
,
poiché
essi
non
possono
dare
allo
Stato
,
ciò
che
viene
loro
richiesto
in
nome
dello
Stato
,
senza
togliere
a
Dio
ciò
che
appartiene
a
Dio
.
»
Nessuno
pensa
di
porre
alla
gioventù
tedesca
pietre
di
inciampo
sul
cammino
,
che
dovrebbe
condurre
all
'
attuazione
di
una
vera
unità
nazionale
e
fomentare
un
nobile
amore
per
la
libertà
e
una
incrollabile
devozione
alla
patria
.
Quello
contro
cui
Noi
Ci
opponiamo
e
Ci
dobbiamo
opporre
,
è
il
contrasto
voluto
e
sistematicamente
inasprito
,
mediante
il
quale
si
separano
queste
finalità
educative
da
quelle
religiose
.
Perciò
Noi
diciamo
a
questa
gioventù
:
cantate
i
vostri
inni
di
libertà
,
ma
non
dimenticate
che
la
vera
libertà
è
la
libertà
dei
figli
di
Dio
.
Non
permettete
che
la
nobiltà
di
questa
insostituibile
libertà
scompaia
nei
ceppi
servili
del
peccato
e
della
concupiscenza
.
A
chi
canta
l
'
inno
della
fedeltà
alla
patria
terrena
non
è
lecito
divenire
transfuga
e
traditore
con
l
'
infedeltà
al
suo
Dio
,
alla
sua
Chiesa
e
alla
sua
patria
eterna
.
Vi
parlano
molto
di
grandezza
eroica
,
contrapponendola
volutamente
e
falsamente
all
'
umiltà
e
alla
pazienza
evangelica
;
ma
perché
vi
nascondono
che
si
dà
anche
un
eroismo
nella
lotta
morale
?
e
che
la
conservazione
della
purezza
battesimale
rappresenta
un
'
azione
eroica
,
che
dovrebbe
essere
apprezzata
meritevolmente
nel
campo
sia
religioso
sia
naturale
?
Vi
parlano
delle
fragilità
umane
nella
storia
della
Chiesa
;
ma
perché
vi
nascondono
le
grandi
gesta
,
che
l
'
accompagnarono
attraverso
i
secoli
,
i
santi
che
essa
ha
prodotto
,
il
vantaggio
che
provenne
alla
cultura
occidentale
dall
'
unione
vitale
tra
questa
Chiesa
e
il
vostro
popolo
?
Vi
parlano
molto
di
esercizi
sportivi
,
i
quali
,
usati
secondo
una
ben
intesa
misura
,
dànno
una
gagliardia
fisica
,
che
è
un
beneficio
per
la
gioventù
.
Ma
ad
essi
viene
assegnata
oggi
spesso
un
'
estensione
,
che
non
tiene
conto
né
della
formazione
integrale
e
armonica
del
corpo
e
dello
spirito
,
né
della
conveniente
cura
della
vita
di
famiglia
,
né
del
comandamento
di
santificare
il
giorno
del
Signore
.
Con
un
'
indifferenza
,
che
confina
col
disprezzo
,
si
toglie
al
giorno
del
Signore
il
suo
carattere
sacro
e
raccolto
,
che
corrisponde
alla
migliore
tradizione
tedesca
.
Attendiamo
fiduciosi
dai
giovani
tedeschi
cattolici
che
essi
nel
difficile
ambiente
delle
organizzazioni
obbligatorie
dello
Stato
rivendichino
esplicitamente
il
loro
diritto
a
santificare
cristianamente
il
giorno
del
Signore
,
che
la
cura
di
irrobustire
il
corpo
non
faccia
loro
dimenticare
la
loro
anima
immortale
,
che
non
si
lascino
sopraffare
dal
male
e
cerchino
piuttosto
di
vincere
il
male
col
bene
,
che
quale
loro
altissima
e
nobilissima
meta
ritengano
quella
di
conquistare
la
corona
della
vittoria
nello
stadio
della
vita
eterna
.
Il
compito
dei
sacerdoti
10
.
-
-
Una
parola
di
particolare
riconoscimento
,
di
incoraggiamento
,
di
esortazione
rivolgiamo
ai
sacerdoti
della
Germania
,
ai
quali
,
in
sottomissione
ai
loro
Vescovi
,
spetta
il
compito
,
in
tempi
difficili
e
circostanze
dure
,
di
mostrare
al
gregge
di
Cristo
i
retti
sentieri
con
la
dottrina
e
con
l
'
esempio
,
con
la
dedizione
quotidiana
,
con
la
pazienza
apostolica
.
Non
vi
stancate
,
diletti
figli
e
partecipi
dei
divini
misteri
,
di
seguire
l
'
eterno
sommo
sacerdote
Gesù
Cristo
nel
suo
amore
e
nel
suo
ufficio
di
buon
samaritano
.
Camminate
ognora
in
condotta
immacolata
,
davanti
a
Dio
,
in
incessante
disciplinatezza
e
perfezionamento
,
in
amore
misericordioso
verso
quanti
sono
a
voi
affidati
,
specialmente
i
pericolanti
,
i
deboli
e
i
vacillanti
.
Siate
guida
ai
fedeli
,
appoggio
ai
titubanti
,
maestri
ai
dubbiosi
,
consolatori
degli
afflitti
,
disinteressati
soccorritori
e
consiglieri
per
tutti
.
Le
prove
e
le
sofferenze
,
per
cui
il
vostro
popolo
è
passato
nel
periodo
del
dopo
guerra
,
non
sono
trascorse
senza
lasciar
traccie
nella
sua
anima
.
Vi
hanno
lasciato
tensioni
e
amarezze
,
che
solo
lentamente
potranno
guarirsi
ed
essere
superate
nello
spirito
di
un
amore
disinteressato
e
operante
.
Questo
amore
,
che
è
l
'
armatura
indispensabile
dell
'
apostolo
,
specialmente
nel
mondo
presente
,
agitato
e
sconvolto
,
Noi
lo
desideriamo
e
lo
imploriamo
per
voi
da
Dio
in
misura
copiosa
.
L
'
amore
apostolico
,
se
non
vi
farà
dimenticare
,
vi
farà
almeno
perdonare
molte
immeritate
amarezze
,
che
sul
vostro
cammino
di
sacerdoti
e
di
pastori
di
anime
sono
più
numerose
che
in
qualsiasi
altro
tempo
.
Quest
'
amore
intelligente
e
misericordioso
verso
gli
erranti
e
gli
stessi
oltraggiatori
non
significa
peraltro
,
né
può
per
nulla
significare
,
rinunzia
a
proclamare
,
a
far
valere
e
a
difendere
coraggiosamente
la
verità
e
ad
applicarla
liberamente
alla
realtà
che
vi
circonda
.
Il
primo
e
il
più
ovvio
dono
di
amore
del
sacerdote
al
mondo
è
di
servire
la
verità
,
tutta
intera
la
verità
,
smascherare
e
confutare
l
'
errore
,
qualunque
sia
la
sua
forma
o
il
suo
travestimento
.
La
rinunzia
a
ciò
sarebbe
non
solo
un
tradimento
verso
Dio
e
la
vostra
santa
vocazione
,
ma
un
delitto
nei
riguardi
del
vero
benessere
del
vostro
popolo
e
della
vostra
patria
.
A
tutti
quelli
che
hanno
mantenuto
verso
i
loro
Vescovi
la
fedeltà
promessa
nell
'
ordinazione
,
a
quelli
i
quali
nell
'
adempimento
del
loro
ufficio
pastorale
hanno
dovuto
e
devono
sopportare
dolori
e
persecuzioni
-
-
e
alcuni
sino
ad
essere
incarcerati
e
mandati
ai
campi
di
concentramento
,
-
-
vada
il
ringraziamento
e
l
'
encomio
del
Padre
della
Cristianità
.
E
il
Nostro
ringraziamento
paterno
si
estende
ugualmente
ai
religiosi
di
ambo
i
sessi
:
un
ringraziamento
congiunto
ad
una
partecipazione
intima
per
il
fatto
che
,
in
seguito
a
misure
contro
gli
Ordini
e
le
Congregazioni
religiose
,
molti
sono
stati
strappati
dal
campo
di
un
'
attività
benedetta
e
a
loro
cara
.
Se
alcuni
hanno
mancato
e
si
sono
mostrati
indegni
della
loro
vocazione
,
i
loro
falli
,
condannati
anche
dalla
Chiesa
,
non
diminuiscono
i
meriti
della
stragrande
maggioranza
di
essi
,
che
con
disinteresse
e
povertà
volontaria
si
sono
sforzati
di
servire
con
piena
dedizione
il
loro
Dio
e
il
loro
popolo
.
Lo
zelo
,
la
fedeltà
,
lo
sforzo
di
perfezionarsi
,
l
'
operosa
carità
verso
il
prossimo
e
la
prontezza
soccorritrice
di
quei
religiosi
,
la
cui
attività
si
svolge
nella
cura
pastorale
,
negli
ospedali
e
nella
scuola
,
sono
e
restano
un
glorioso
contributo
al
benessere
privato
e
pubblico
,
a
cui
un
tempo
futuro
più
tranquillo
renderà
giustizia
più
che
il
turbolento
presente
,
Noi
abbiamo
fiducia
che
i
superiori
delle
comunità
religiose
piglieranno
argomento
dalle
difficoltà
e
prove
presenti
,
per
implorare
dall
'
Onnipotente
nuovo
rigoglio
e
nuova
fertilità
sul
loro
duro
campo
di
lavoro
,
per
mezzo
di
uno
zelo
raddoppiato
,
di
una
vita
spirituale
approfondita
,
di
una
santa
serietà
conforme
alla
loro
vocazione
e
di
una
genuina
disciplina
regolare
.
I
doveri
del
laicato
cattolico
11
.
-
-
Davanti
ai
nostri
occhi
sta
l
'
immensa
schiera
dei
Nostri
diletti
figli
e
figlie
,
a
cui
le
sofferenze
della
Chiesa
in
Germania
e
le
proprie
nulla
hanno
tolto
della
loro
dedizione
alla
causa
di
Dio
,
nulla
del
loro
affetto
verso
il
Padre
della
Cristianità
,
nulla
della
loro
ubbidienza
verso
i
Vescovi
e
sacerdoti
,
nulla
della
gioiosa
prontezza
di
rimanere
anche
in
futuro
,
qualunque
cosa
avvenga
,
fedeli
a
ciò
che
essi
hanno
ricevuto
in
prezioso
retaggio
dagli
avi
.
Con
cuore
commosso
inviamo
loro
il
Nostro
paterno
saluto
.
E
in
primo
luogo
ai
membri
delle
associazioni
cattoliche
,
che
strenuamente
e
a
prezzo
di
sacrifici
spesso
dolorosi
si
sono
mantenuti
fedeli
a
Cristo
,
e
non
sono
stati
mai
disposti
a
cedere
quei
diritti
che
una
solenne
Convenzione
aveva
autenticamente
garantito
alla
Chiesa
e
a
loro
.
Un
saluto
particolarmente
cordiale
va
anche
ai
genitori
cattolici
.
I
loro
diritti
e
i
loro
doveri
nell
'
educazione
dei
figli
,
da
Dio
loro
donati
,
stanno
,
al
momento
presente
,
nel
punto
cruciale
di
una
lotta
,
della
quale
appena
si
può
immaginarne
un
'
altra
più
grave
.
La
Chiesa
di
Cristo
non
può
cominciare
a
gemere
e
a
deplorare
solo
quando
gli
altari
vengono
spogliati
e
mani
sacrileghe
mandano
in
fiamme
i
santuari
.
Quando
si
cerca
di
profanare
il
tabernacolo
dell
'
anima
del
fanciullo
,
santificata
dal
battesimo
,
con
un
'
educazione
anticristiana
,
quando
viene
strappata
da
questo
vivo
tempio
di
Dio
la
fiaccola
della
fede
e
viene
posta
in
suo
luogo
la
falsa
luce
di
un
succedaneo
della
fede
,
che
non
ha
più
nulla
in
comune
con
la
fede
della
Croce
,
allora
la
profanazione
spirituale
del
tempio
è
vicina
ed
è
dovere
di
ogni
credente
di
scindere
chiaramente
la
sua
responsabilità
da
quella
della
parte
contraria
e
la
sua
coscienza
da
qualsiasi
peccaminosa
collaborazione
a
tale
nefasta
distruzione
.
E
quanto
più
i
nemici
si
sforzano
di
negare
od
orpellare
i
loro
tetri
disegni
,
tanto
più
necessaria
è
una
diffidenza
oculata
e
una
vigilanza
diffidente
,
stimolata
da
un
'
amara
esperienza
.
La
formalistica
conservazione
di
un
'
istruzione
religiosa
,
e
per
di
più
controllata
e
inceppata
da
gente
incompetente
,
nell
'
ambiente
di
una
scuola
,
la
quale
in
altri
rami
dell
'
istruzione
lavora
sistematicamente
e
astiosamente
contro
la
stessa
religione
,
non
può
mai
presentare
titolo
giustificativo
al
fedele
cristiano
,
perché
liberamente
acconsenta
a
una
tal
sorta
di
scuola
,
deleteria
per
la
religione
.
Sappiamo
,
diletti
genitori
cattolici
,
che
non
è
il
caso
di
parlare
,
riguardo
a
voi
,
di
un
tale
consenso
e
sappiamo
che
una
libera
votazione
segreta
tra
voi
equivarrebbe
ad
uno
schiacciante
plebiscito
in
favore
della
scuola
professionale
.
E
perciò
non
Ci
stancheremo
neanche
nell
'
avvenire
di
rinfacciare
francamente
alle
autorità
responsabili
l
'
illegalità
delle
misure
violente
prese
finora
,
e
il
dovere
di
permettere
la
libera
manifestazione
della
volontà
.
Intanto
non
vi
dimenticate
di
ciò
:
nessuna
potestà
terrena
può
sciogliervi
dal
vincolo
di
responsabilità
voluto
da
Dio
,
che
unisce
voi
con
i
vostri
figli
.
Nessuno
di
quelli
che
oggi
opprimono
il
vostro
diritto
all
'
educazione
e
pretendono
sostituirsi
a
voi
nei
vostri
doveri
di
educatori
,
potrà
rispondere
per
voi
al
Giudice
eterno
,
quando
egli
vi
rivolgerà
la
domanda
:
dove
sono
coloro
che
io
vi
ho
dati
?
Possa
ciascuno
di
voi
essere
in
grado
di
rispondere
:
non
ho
perduto
nessuno
di
quelli
che
mi
hai
dati
.
La
voce
d
'
un
padre
12
.
-
-
Venerabili
Fratelli
!
Siamo
certi
che
le
parole
,
che
Noi
rivolgiamo
a
voi
,
e
per
mezzo
vostro
ai
cattolici
del
Reich
germanico
,
in
quest
'
ora
decisiva
troveranno
nel
cuore
e
nelle
azioni
dei
Nostri
fedeli
figliuoli
un
'
eco
corrispondente
alla
sollecitudine
amorosa
del
Padre
Comune
.
Se
vi
è
cosa
,
che
Noi
imploriamo
dal
Signore
con
particolare
fervore
,
essa
è
che
le
Nostre
parole
pervengano
anche
all
'
orecchio
e
al
cuore
di
quelli
che
hanno
già
cominciato
a
lasciarsi
prendere
dalle
lusinghe
e
dalle
minacce
dei
nemici
di
Cristo
e
del
suo
santo
Vangelo
,
e
li
facciano
riflettere
.
Abbiamo
pesato
ogni
parola
di
questa
Enciclica
sulla
bilancia
della
verità
e
insieme
dell
'
amore
.
Non
volevamo
con
silenzio
inopportuno
esser
colpevoli
di
non
aver
chiarita
la
situazione
,
né
con
rigore
eccessivo
di
aver
indurito
il
cuore
di
quelli
che
,
essendo
sottoposti
alla
Nostra
responsabilità
pastorale
,
non
sono
meno
oggetto
del
Nostro
amore
,
perché
ora
camminano
sulle
vie
dell
'
errore
e
si
sono
allontanati
dalla
Chiesa
.
Anche
se
molti
di
questi
,
conformatisi
alle
abitudini
del
nuovo
ambiente
,
non
hanno
se
non
parole
di
infedeltà
,
di
ingratitudine
,
e
persino
di
ingiuria
,
per
la
casa
paterna
abbandonata
e
per
il
padre
stesso
,
anche
se
dimenticano
quanto
prezioso
sia
ciò
di
cui
essi
hanno
fatto
getto
,
verrà
il
giorno
in
cui
il
raccapriccio
che
essi
sentiranno
della
lontananza
da
Dio
e
della
loro
indigenza
spirituale
,
graverà
su
questi
figli
oggi
perduti
,
e
il
rimpianto
nostalgico
li
ricondurrà
a
Dio
,
che
allietò
la
loro
giovinezza
,
e
alla
Chiesa
,
la
cui
mano
materna
loro
insegnò
il
cammino
verso
il
Padre
celeste
.
L
'
affrettare
quest
'
ora
è
l
'
oggetto
delle
Nostre
incessanti
preghiere
.
Come
altre
epoche
della
Chiesa
,
anche
questa
sarà
preannunziatrice
di
nuovi
progressi
e
di
purificazione
interiore
,
quando
la
fortezza
della
professione
della
fede
e
la
prontezza
nell
'
affrontare
i
sacrifici
da
parte
dei
fedeli
di
Cristo
saranno
abbastanza
grandi
da
contrapporre
alla
forza
materiale
degli
oppressori
della
Chiesa
l
'
adesione
incondizionata
alla
fede
,
l
'
inconcussa
speranza
,
ancorata
nell
'
eterno
,
la
forza
travolgente
di
amore
operoso
.
Il
sacro
tempo
della
Quaresima
e
di
Pasqua
,
che
predica
raccoglimento
e
penitenza
e
fa
rivolgere
lo
sguardo
del
cristiano
più
che
mai
alla
Croce
,
ma
insieme
anche
allo
splendore
del
Risorto
,
sia
per
tutti
e
per
ciascuno
di
voi
un
'
occasione
che
saluterete
con
gioia
e
sfrutterete
con
ardore
,
per
riempire
tutto
l
'
animo
dello
spirito
eroico
,
paziente
e
vittorioso
che
si
irradia
dalla
Croce
di
Cristo
.
Allora
i
nemici
di
Cristo
-
-
di
ciò
siamo
sicuri
-
-
che
vaneggiano
sulla
scomparsa
della
Chiesa
,
riconosceranno
che
troppo
presto
hanno
giubilato
e
troppo
presto
hanno
voluto
seppellirla
.
Allora
verrà
il
giorno
,
in
cui
,
invece
dei
prematuri
inni
di
trionfo
dei
nemici
di
Cristo
,
si
eleverà
al
cielo
dai
cuori
e
dalle
labbra
dei
fedeli
il
«
Te
Deum
»
della
liberazione
:
un
«
Te
Deum
»
di
ringraziamento
all
'
Altissimo
,
un
«
Te
Deum
»
di
giubilo
perché
il
popolo
tedesco
,
anche
nei
suoi
membri
erranti
,
avrà
ritrovato
il
cammino
del
ritorno
alla
religione
,
con
una
fede
purificata
dal
dolore
,
piegherà
di
nuovo
il
ginocchio
dinanzi
al
Re
del
tempo
e
dell
'
eternità
,
Gesù
Cristo
,
e
si
accingerà
in
lotta
contro
i
rinnegatori
e
i
distruttori
dell
'
occidente
cristiano
,
in
armonia
con
tutti
gli
uomini
ben
pensanti
delle
altre
nazioni
,
a
compiere
la
missione
,
che
gli
hanno
assegnato
i
piani
dell
'
Eterno
.
Egli
,
che
scruta
i
cuori
e
i
reni
,
Ci
è
testimonio
che
Noi
non
abbiamo
aspirazione
più
intima
che
quella
del
ristabilimento
di
una
vera
pace
tra
la
Chiesa
e
lo
Stato
in
Germania
.
Ma
se
,
senza
colpa
Nostra
,
la
pace
non
verrà
,
la
Chiesa
di
Dio
difenderà
i
suoi
diritti
e
le
sue
libertà
,
in
nome
dell
'
Onnipotente
,
il
cui
braccio
anche
oggi
non
si
è
abbreviato
.
Pieni
di
fiducia
in
Lui
«
non
cessiamo
di
pregare
e
di
invocare
»
per
voi
figli
della
Chiesa
,
affinché
i
giorni
della
tribolazione
vengano
accorciati
e
voi
siate
trovati
fedeli
nel
dì
della
prova
;
anche
ai
persecutori
e
agli
oppressori
possa
il
Padre
di
ogni
luce
e
di
ogni
misericordia
concedere
l
'
ora
del
ravvedimento
per
sé
e
per
i
molti
che
insieme
con
loro
hanno
errato
ed
errano
.
Con
questa
implorazione
nel
cuore
e
sulle
labbra
,
Noi
impartiamo
,
quale
pegno
del
divino
aiuto
,
quale
appoggio
nelle
vostre
decisioni
difficili
e
piene
di
responsabilità
,
quale
corroboramento
nella
lotta
,
quale
conforto
nel
dolore
,
a
Voi
Vescovi
,
pastori
del
Vostro
fedele
popolo
,
ai
sacerdoti
,
ai
religiosi
,
agli
apostoli
laici
dell
'
Azione
Cattolica
e
a
tutti
i
Vostri
diocesani
,
e
non
ultimi
agli
ammalati
ed
ai
prigionieri
,
con
amore
paterno
,
la
Benedizione
Apostolica
.
Dato
in
Vaticano
,
nella
Domenica
di
Passione
,
14
marzo
1937
.
Miscellanea ,
PARTE
PRIMA
Dramma
.
I
.
Era
la
notte
del
giovedì
grasso
.
Nessuno
si
ricordava
di
un
inverno
mite
come
quello
,
e
il
carnevale
aveva
uno
sfogo
inusitato
.
I
ricchi
se
la
spassavano
nei
palazzi
;
il
popolo
nelle
osterie
,
sotto
i
portici
,
alla
fiera
,
ai
balli
pubblici
.
I
veglioni
erano
affollati
e
,
come
il
solito
,
più
di
tutti
si
mostrava
animato
quello
dello
Scribe
.
Fra
le
maschere
che
avevano
fatto
il
loro
ingresso
colà
dopo
la
mezzanotte
,
vi
era
un
domino
femminile
elegantissimo
,
troppo
elegante
,
che
stonava
in
quell
'
ambiente
volgare
.
Veniva
forse
in
cerca
di
un
'
avventura
galante
?
Aveva
un
appuntamento
?
Una
folla
di
studenti
le
fece
cerchio
.
-
Cerchi
me
,
bella
principessa
?
-
gridò
uno
di
essi
,
un
giovane
allampanato
,
giallo
come
un
limone
.
-
Io
sono
disposto
a
darti
tutto
il
mio
cuore
.
-
Va
'
là
,
poeta
da
quattro
soldi
!
La
bella
è
in
cerca
di
un
Trovatore
dei
tempi
antichi
,
che
sappia
difenderla
dagli
audaci
,
piegare
il
ginocchio
dinanzi
a
lei
,
e
forse
gli
mostrerà
appena
la
punta
del
suo
bel
nasino
.
-
Il
domino
,
che
fissava
i
suoi
occhi
grigi
su
quel
gruppo
di
giovani
e
pareva
studiasse
la
fisionomia
di
ognuno
,
disse
con
voce
armoniosa
:
-
Hai
indovinato
,
mio
caro
,
ed
ecco
su
chi
faccio
cadere
la
mia
scelta
.
-
E
posò
la
mano
inguantata
sulla
spalla
di
un
bel
giovane
dal
volto
leale
,
con
occhi
nerissimi
e
capelli
biondi
.
Scoppiò
un
evviva
assordante
,
e
per
qualche
minuto
attorno
alla
coppia
venne
eseguita
una
danza
folle
,
sfrenata
,
Poi
ognuno
si
sbandò
per
proprio
conto
,
gridando
:
-
Buona
fortuna
,
Aldo
!
-
Ma
il
giovane
non
pareva
soddisfatto
di
quell
'
inattesa
avventura
galante
.
Tuttavia
,
volgendosi
alla
sua
compagna
,
le
chiese
con
accento
gentile
,
dandole
del
voi
:
-
Dove
debbo
condurvi
,
signora
?
-
Fatemi
fare
un
giro
per
il
teatro
,
-
rispose
la
maschera
-
poi
conducetemi
a
casa
vostra
.
-
Lo
studente
sussultò
.
-
A
casa
mia
?
-
ripetè
,
come
se
non
prestasse
fede
ai
suoi
orecchi
.
-
Sì
.
Che
ci
trovate
di
strano
?
Non
avete
una
casa
,
voi
?
Vivete
forse
in
famìglia
?
-
Aldo
si
era
già
rimesso
.
-
No
,
-
rispose
-
vivo
solo
.
Ma
sono
povero
,
ed
abito
in
una
soffitta
.
-
Che
m
'
importa
?
-
Aldo
rivolse
al
domino
uno
sguardo
,
tra
il
diffidente
ed
il
corrucciato
.
Ma
l
'
ammirazione
che
destava
nel
pubblico
la
sua
elegante
compagna
,
finì
col
lusingare
il
suo
amor
proprio
.
Egli
pensava
:
-
Costei
dev
'
essere
molto
bella
,
e
sarei
un
pazzo
se
me
la
lasciassi
sfuggire
.
Forse
è
una
gran
signora
,
che
in
questa
notte
di
carnevale
vuol
soddisfare
un
morboso
capriccio
.
Contentiamola
;
io
nulla
ci
perdo
;
anzi
,
ho
tutto
da
guadagnare
in
quest
'
avventura
!
-
Prima
di
uscire
dal
teatro
,
Aldo
passò
nella
guardaroba
e
prendere
il
suo
soprabito
.
Aldo
abitava
sul
corso
San
Maurizio
.
Egli
e
la
sua
compagna
salirono
le
scale
umide
e
sporche
.
Confusi
rumori
turbavano
la
sconosciuta
.
Erano
pianti
di
bambini
,
bestemmie
di
uomini
,
grida
soffocate
di
donne
.
-
Che
casa
è
mai
questa
?
-
chiese
ella
.
-
È
una
specie
di
alveare
.
-
rispose
Aldo
-
nè
può
garbare
a
voi
,
avvezza
forse
ad
una
palazzina
quieta
,
senza
inquilini
.
In
questa
casa
abitano
molte
famiglie
,
quasi
tutte
composto
di
onesti
operai
,
che
lavorano
dall
'
alba
alla
sera
,
e
solo
alle
feste
alzano
un
po
'
il
gomito
e
fanno
chiasso
.
Però
vi
è
di
buono
che
nessuno
si
occupa
dei
fatti
altrui
,
ognuno
vive
a
sè
,
ed
io
mi
trovo
benissimo
.
-
Avevano
già
salito
cinque
piani
e
si
avviavano
verso
la
stretta
scala
che
conduceva
alle
soffitte
.
Il
corridoio
a
destra
e
a
sinistra
sembrava
interminabile
.
Aldo
volse
a
sinistra
,
e
dopo
pochi
passi
sì
trovò
,
a
faccia
a
faccia
con
un
uomo
vestito
da
pierrot
,
col
volto
infarinato
.
Costui
si
trasse
da
un
lato
senza
dire
parola
,
e
lo
studente
strinse
il
braccio
della
sua
compagna
,
come
per
dirle
che
non
aveva
nulla
da
temere
.
Erano
giunti
dinanzi
all
'
uscio
della
soffitta
di
Aldo
.
Egli
accese
un
cerino
,
aprì
con
una
chiave
inglese
e
fece
passare
il
domino
.
Quando
,
entrato
egli
pure
,
si
voltò
per
chiudere
,
vide
il
pierrot
quasi
vicino
all
'
uscio
;
ma
,
Aldo
non
parlò
,
per
non
spaventare
la
compagna
,
e
chiusa
la
porta
,
tirò
il
catenaccio
.
Fatto
ciò
,
accese
un
lume
che
era
sul
tavolino
,
indi
si
volse
alla
sconosciuta
.
Costei
si
era
seduta
sopra
un
divano
e
si
guardava
intorno
con
sorpresa
.
Tutto
era
modesto
,
di
una
pulitezza
eccezionale
.
Le
due
finestre
avevano
cortine
bianchissime
,
come
la
coperta
del
letto
.
Sul
tavolino
stavano
i
libri
ben
allineati
;
l
'
armadio
aveva
i
battenti
lucidi
come
specchi
;
un
paravento
cinese
nascondeva
il
lavabo
;
la
stufa
di
maiolica
rendeva
un
delizioso
tepore
.
-
Siete
alloggiato
come
un
principe
!
-
disse
la
sconosciuta
.
Aldo
sorrise
.
-
Io
stesso
-
rispose
-
tengo
in
ordine
la
mia
roba
,
rifaccio
il
letto
,
spazzo
,
pulisco
dappertutto
ogni
giorno
per
conservare
bene
questi
quattro
mobili
che
mia
madre
ha
comperati
con
molti
sacrifizi
.
Perchè
io
sono
povero
,
signora
,
e
non
lo
nascondo
.
Ma
voi
non
siete
venuta
qui
per
sentire
la
mia
storia
.
Perdonatemi
.
-
Sedette
accanto
a
lei
,
e
con
voce
sommessa
:
-
Perchè
non
vi
levate
la
maschera
?
-
disse
.
Ella
mormorò
:
-
Lasciatemi
,
signore
,
ve
ne
supplico
!
-
Poi
si
piegò
,
svenuta
.
Aldo
ne
fu
spaventato
.
Per
farle
riavere
il
respiro
,
le
tolse
la
maschera
dal
viso
,
e
mandò
un
grido
d
'
ammirazione
.
Com
'
era
bella
!
A
un
tratto
la
sconosciuta
aprì
gli
occhi
,
due
occhi
grigi
ornati
di
lunghe
ciglia
nere
,
e
disse
con
l
'
accento
della
più
sincera
disperazione
:
-
Mio
Dio
,
che
cosa
ho
fatto
?
Perchè
sono
venuta
qui
?
-
Aldo
,
stupito
,
rispose
:
-
Ci
siete
venuta
di
vostra
volontà
,
signora
.
Ma
io
credo
di
avervi
usato
tutto
il
rispetto
che
meritate
.
-
No
,
non
lo
merito
;
ma
voi
siete
buono
,
signore
,
e
lo
sarete
ancora
.
Ah
!
la
mia
scelta
è
caduta
bene
,
altrimenti
sarei
stata
perduta
per
sempre
!
-
Si
passò
una
manina
sulla
fronte
e
con
voce
interrotta
:
-
Se
sapeste
!
...
-
proseguì
.
-
Stasera
ero
come
pazza
:
ho
scoperto
un
tradimento
che
spezza
tutta
la
mia
vita
di
amore
,
di
devozione
,
di
fedeltà
,
e
volendo
calpestare
l
'
onore
di
colui
che
mi
tradisce
,
mi
sono
recata
al
veglione
dello
Scribe
.
Era
mia
intenzione
di
darmi
al
primo
uomo
che
mi
fosse
piaciuto
,
qualunque
fosse
,
per
poter
gridare
oggi
all
'
altro
:
"
-
Anch
'
io
ho
avuto
un
amante
!
-
"
Ma
all
'
uscire
con
voi
dal
teatro
ero
già
esaurita
dallo
sforzo
fatto
;
poi
,
nell
'
entrar
qui
,
ho
avuto
vergogna
di
me
ed
ho
perduto
i
sensi
.
-
La
giovane
scoppiò
in
lacrime
,
nascondendo
il
bel
volto
sul
divano
.
Aldo
,
commosso
,
le
rivolse
parole
di
conforto
.
La
sconosciuta
si
era
a
poco
a
poco
calmata
;
ella
rialzò
la
testa
,
stese
le
mani
al
giovane
,
che
le
strinse
fra
le
sue
con
viva
simpatia
.
In
quel
momento
un
grido
acuto
,
terribile
,
un
grido
di
morte
risvegliò
tutti
gli
echi
del
casamento
e
fece
balzare
in
piedi
Aldo
e
la
sua
compagna
.
Al
tempo
stesso
si
udì
uno
sbattere
di
uscì
,
voci
che
chiamavano
aiuto
,
altre
che
gridavano
:
-
All
'
assassino
!
-
Aldo
si
slanciò
fuori
e
la
sconosciuta
lo
seguì
con
la
lucerna
accesa
.
E
fu
bene
.
A
quel
chiarore
,
lo
studente
vide
il
pierrot
che
gli
passava
dinanzi
come
una
freccia
,
dirigendosi
verso
il
pianerottolo
per
raggiungere
la
scala
.
E
dietro
a
quegli
una
voce
ansante
gridava
:
-
Fermatelo
,
è
lui
l
'
assassino
!
-
Di
un
salto
Aldo
gli
fu
sopra
,
poi
,
aiutato
da
altri
inquilini
sopraggiunti
,
lo
legò
come
un
salame
.
-
Bisogna
ricondurlo
nella
stanza
della
sua
vittima
finchè
giungano
le
guardie
,
-
disse
un
uomo
.
-
Chi
ha
assassinato
?
-
chiese
Aldo
.
-
Giulietta
,
la
poverina
,
così
buona
e
onesta
!
-
Ed
è
morta
?
-
domandò
la
sconosciuta
,
che
tutti
guardavano
con
sorpresa
,
sembrando
loro
una
strana
apparizione
,
-
Essa
non
dà
più
segni
di
vita
;
-
rispose
una
donna
canuta
-
è
crivellata
di
ferite
.
Mio
figlio
è
corso
a
chiamare
il
medico
.
-
Andiamo
a
vederla
;
-
soggiunse
la
sconosciuta
-
forse
potremo
soccorrerla
.
-
Quando
la
giovane
apparve
,
seguita
da
Aldo
,
sul
limitare
della
soffitta
dove
ora
successo
l
'
assassinio
,
tutti
fecero
largo
.
La
soffitta
era
rischiarata
dai
molti
lumi
portati
dagli
inquilini
,
in
un
angolo
gemeva
l
'
assassino
,
steso
a
terra
,
tutto
legato
.
Intorno
al
letto
,
dove
era
distesa
l
'
assassinata
,
molte
donne
si
accalcavano
ansiose
,
tentando
invano
con
gli
asciugamani
di
arrestare
il
sangue
che
sgorgava
copioso
dal
petto
della
vittima
.
L
'
assassinata
era
assai
giovane
,
e
nonostante
il
pallore
cadaverico
del
volto
,
appariva
sempre
bellissima
.
Si
capiva
che
era
stata
colpita
mentre
dormiva
e
,
svegliata
all
'
improvviso
,
aveva
sostenuto
una
fiera
lotta
con
l
'
assassino
.
Aveva
ancora
fra
le
mani
contratte
alcuni
lembi
dell
'
abito
del
pierrot
.
Ma
ciò
che
più
di
tutto
straziava
,
è
che
presso
al
letto
dell
'
assassinata
,
inconscia
del
dramma
terribile
ivi
successo
,
dormiva
in
una
culla
una
bambina
di
forse
due
anni
,
bionda
come
la
madre
,
bella
come
un
amore
.
-
Sarebbe
bene
toglierla
di
lì
;
-
disse
la
sconosciuta
ad
Aldo
-
la
porterò
nella
vostra
stanza
e
veglierò
su
lei
.
-
Sollevò
la
bimba
senza
svegliarla
e
,
tenendola
stretta
al
suo
petto
,
si
mosse
per
uscire
da
quella
stanza
.
Ma
in
quell
'
istante
entrò
il
medico
.
Dietro
a
lui
venivano
guardie
,
delegati
,
un
ispettore
,
e
una
folla
enorme
che
non
si
riusciva
a
tenere
indietro
.
La
signora
non
potè
uscire
dalla
soffitta
,
II
.
La
storia
di
Giulietta
,
detta
la
Bionda
,
era
un
romanzetto
semplice
,
ma
triste
.
Figlia
di
un
antico
militare
decorato
,
passò
l
'
infanzia
e
l
'
adolescenza
in
convento
,
protetta
da
alcune
pie
dame
alla
morte
della
mamma
.
Tornata
a
casa
a
quindici
anni
,
essendo
il
padre
vecchio
,
acciaccato
,
ella
divenne
il
suo
conforto
,
la
sua
guida
.
Siccome
la
meschina
pensione
del
pover
uomo
non
bastava
a
sopperire
a
tutte
le
spese
,
Giulietta
si
mise
a
ricamare
per
un
negoziante
,
cui
la
madre
superiora
del
convento
l
'
aveva
raccomandata
.
Scorsero
due
anni
d
'
una
vita
abbastanza
tranquilla
.
Giulietta
ora
buona
quanto
bella
,
Ebbe
proposte
di
matrimonio
,
ma
essa
rispose
che
non
si
sarebbe
accasata
finchè
vivesse
suo
padre
.
Un
giorno
,
mentre
lavorava
,
cantando
allegramente
,
vennero
ad
avvertirla
che
il
povero
vecchio
era
stato
colto
da
una
sincope
sulla
via
e
l
'
avevano
trasportato
all
'
ospedale
.
Giulietta
non
doveva
rivederlo
che
morto
.
La
povera
fanciulla
pianse
molto
,
ma
a
poco
a
poco
il
suo
dolore
si
calmò
ed
ella
potè
riflettere
alla
sua
situazione
,
La
pensione
del
padre
cessava
.
Giulietta
doveva
ormai
vivere
col
suo
lavoro
.
Fin
da
quel
momento
la
sua
vita
fu
ancora
più
modesta
e
più
laboriosa
.
Usciva
soltanto
la
domenica
,
recandosi
al
Valentino
.
Per
certo
,
non
le
mancavano
i
corteggiatori
,
ma
la
bella
bionda
passava
indifferente
in
mezzo
a
tutte
le
seduzioni
.
Tuttavia
un
giorno
sì
notò
che
Giulietta
era
stata
accompagnata
fino
sulla
porta
di
casa
da
un
bel
giovane
sui
venticinque
anni
,
dall
'
aria
seria
e
distinta
.
D
'
allora
in
poi
,
quando
essa
usciva
,
il
bel
giovane
era
ad
attenderla
.
A
chi
le
domandò
chi
fosse
costui
,
rispose
:
-
È
il
mio
fidanzato
,
un
bravissimo
giovane
impiegato
in
una
banca
.
Ci
sposeremo
presto
.
-
Ai
coniugi
Pavin
,
suoi
vicini
più
intimi
,
lo
presentò
perfino
.
Scorsero
tre
mesi
:
era
d
'
inverno
.
Una
sera
,
Lorenzo
Pavin
,
tornando
a
casa
,
trovò
la
moglie
Teresa
molto
inquieta
.
-
Che
hai
?
-
le
chiese
stupito
.
-
Sono
due
giorni
che
non
vedo
Giulietta
,
e
ciò
mi
turba
.
Non
è
mai
stata
tanto
senza
venire
da
noi
.
-
Perchè
non
vai
da
lei
?
-
Ho
bussato
poco
fa
al
suo
uscio
,
non
ha
aperto
.
-
L
'
operaio
si
grattò
la
testa
.
-
Tu
mi
metti
una
pulce
negli
orecchi
;
vado
io
stesso
a
vedere
.
-
Uscì
nel
corridoio
e
si
recò
a
bussare
all
'
uscio
della
Bionda
.
Nessuno
rispose
.
L
'
operaio
non
pose
tempo
in
mezzo
.
Corse
a
prendere
un
ferro
e
con
quello
diè
di
leva
all
'
uscio
della
soffitta
di
Giulietta
.
Si
slanciò
nella
stanza
,
seguito
da
Teresa
.
La
giovane
era
stesa
sul
letto
e
gemeva
:
aveva
ingoiato
del
laudano
;
voleva
morire
.
La
moglie
del
falegname
preparò
subito
un
caffè
carico
,
mentre
il
marito
correva
a
chiamare
un
medico
,
Due
ore
dopo
,
Giulietta
ora
fuori
di
pericolo
e
raccontava
piangendo
:
-
Sono
stata
disgraziata
o
colpevole
.
Mi
sono
fidata
di
un
uomo
che
mi
ha
ingannata
.
Lo
amavo
,
e
siccome
mi
giurava
di
sposarmi
,
mi
lasciai
trattare
come
se
fossi
già
sua
moglie
.
Ero
felice
,
e
non
scorgevo
l
'
abisso
.
"
Quattro
giorni
fa
,
egli
non
venne
all
'
ora
solita
;
lo
attesi
inutilmente
tutta
la
sera
.
"
La
mattina
mi
venne
un
pensiero
:
che
fosse
ammalato
?
"
Risolvetti
di
andare
a
chiedere
sue
notizie
nella
casa
dove
abitava
.
"
Non
ero
mai
andata
a
casa
sua
,
perchè
mi
diceva
che
stava
in
pensione
da
una
vecchia
signora
,
amica
della
sua
famiglia
,
la
quale
si
sarebbe
scandalizzata
se
fossi
andata
a
trovarlo
.
"
Ma
sapevo
il
nome
della
via
e
il
numero
della
casa
.
"
Vi
giunsi
in
pochi
minuti
.
"
Entrai
dal
portinaio
e
chiesi
:
"
-
È
in
casa
il
signor
Fabio
Ribera
?
"
-
Non
lo
conosco
;
-
mi
rispose
-
non
abita
qui
.
-
"
Uscii
di
là
con
le
gambe
tremanti
.
"
Eppure
non
pensavo
ancora
ad
un
tradimento
.
"
Corsi
subito
in
un
piccolo
quartiere
che
Fabio
aveva
affittato
e
ammobiliato
per
il
nostro
matrimonio
.
"
Salii
difilato
al
secondo
piano
,
sonai
alla
porta
di
quel
quartiere
.
"
Comparve
un
giovinetto
che
io
non
conoscevo
.
"
-
Il
signor
Fabio
Ribera
?
-
chiesi
.
"
-
Vi
siete
sbagliata
,
bella
ragazza
:
non
abita
qui
.
"
-
Ma
come
?
Fabio
è
il
padrone
di
quest
'
appartamento
.
-
"
Il
giovinotto
si
mise
a
ridere
.
"
-
Lo
sarà
stato
la
settimana
passata
!
-
esclamò
.
-
Adesso
il
proprietario
sono
io
....
e
mi
dispiace
che
ho
una
visita
,
altrimenti
sarei
lietissimo
di
farvelo
visitare
.
Ma
se
voleste
venire
domani
....
-
"
Non
volli
sentir
altro
:
fuggii
col
cuore
stretto
da
un
'
orribile
angoscia
.
"
Quando
fui
nel
vestibolo
entrai
in
portineria
.
"
Vi
era
una
donna
,
e
ciò
mi
diede
coraggio
.
"
-
Scusate
,
-
le
dissi
con
voce
ancora
un
po
'
alterata
-
il
quartierino
al
secondo
piano
,
primo
uscio
a
destra
,
non
era
stato
preso
ed
ammobiliato
dal
signor
Fabio
Ribera
?
-
-
"
La
portinaia
mi
guardava
così
fissamente
,
che
sentii
le
guance
avvamparmi
.
"
-
Il
signor
Fabio
Ribera
non
è
il
giovane
che
venne
più
volte
in
questa
casa
con
voi
?
-
domandò
,
"
Feci
un
cenno
affermativo
.
"
-
Ebbene
,
-
soggiunse
la
portinaia
-
se
vi
ha
detto
che
il
quartierino
era
suo
,
vi
ha
ingannata
.
Quel
quartierino
lo
tiene
in
affitto
una
certa
Clorinda
,
che
lo
cede
a
giorni
,
a
settimane
,
a
mesi
,
per
galanti
ritrovi
.
-
"
Se
non
caddi
di
piombo
a
terra
fu
un
miracolo
.
Ero
stordita
.
Nonostante
volli
tentare
un
ultimo
colpo
,
"
Stamani
,
dopo
altri
due
giorni
d
'
inutile
attesa
,
mi
sono
recata
alla
banca
dove
Fabio
mi
aveva
detto
di
essere
impiegato
.
"
Ma
neppur
là
sanno
chi
sia
Fabio
Ribera
.
"
Perciò
,
oppressa
,
disperata
,
quasi
pazza
,
volevo
morire
.
-
Per
fortuna
,
-
esclamò
Lorenzo
-
siamo
stati
in
tempo
a
salvarvi
!
-
Quel
birbante
,
-
soggiunse
Teresa
-
non
merita
davvero
il
sacrifizio
della
vostra
vita
!
Dimenticatelo
,
è
forse
meglio
per
voi
:
costui
non
si
farà
più
vedere
.
-
La
moglie
del
falegname
ebbe
ragione
.
Giulietta
passò
molti
giorni
di
angoscia
,
poi
sembrò
rassegnata
e
riprese
a
lavorare
in
compagnia
dei
suoi
buoni
vicini
.
Un
giorno
si
accòrse
di
essere
incinta
.
Ella
non
si
disperò
.
-
Invece
di
morire
,
-
disse
-
vivrò
per
la
mia
creatura
:
se
non
ho
potuto
divenire
una
buona
moglie
,
sarò
una
buona
madre
.
-
Infatti
,
dato
che
ebbe
alla
luce
la
sua
bimba
,
cui
pose
nome
Gina
,
la
giovane
volle
allattarla
da
sè
,
e
da
allora
in
poi
si
dedicò
interamente
a
sua
figlia
.
Ed
ora
quella
madre
così
giovane
,
bella
,
onesta
,
veniva
barbaramente
assassinata
!
III
.
Mentre
il
medico
visitava
Giulietta
,
le
guardie
rialzavano
bruscamente
l
'
assassino
,
che
volgeva
all
'
intorno
sguardi
spauriti
e
balbettava
:
-
Lasciatemi
!
...
Non
sono
stato
io
!
...
-
È
stato
lui
!
L
'
ho
veduto
uscire
da
questa
soffitta
quando
sono
accorsa
al
primo
grido
della
povera
Giulietta
!
-
urlò
Teresa
.
-
Silenzio
!
-
disse
il
medico
.
Egli
era
chinato
sul
corpo
straziato
di
ferite
,
e
,
dopo
alcuni
minuti
,
si
rialzò
dicendo
:
-
Non
è
ancora
morta
!
Procurerò
di
richiamarla
ai
sensi
.
-
Frattanto
la
sconosciuta
rimaneva
presso
la
culla
,
tenendo
appoggiata
al
seno
la
bimba
,
che
continuava
a
dormire
.
Il
medico
operò
una
prima
e
rapida
fasciatura
delle
ferite
,
poi
chiese
dell
'
acqua
con
dell
'
aceto
,
e
ne
spruzzò
il
viso
di
Giulietta
.
Ella
si
mosse
,
aprì
gli
occhi
.
Il
medico
non
si
era
ingannato
:
viveva
.
La
sconosciuta
non
poteva
più
distogliere
gli
sguardi
dall
'
assassinata
.
A
un
tratto
gli
occhi
di
Giulietta
si
rianimarono
,
la
bocca
le
tremò
convulsamente
e
lasciò
sfuggire
un
grido
rauco
.
-
All
'
assassino
!
...
Aiuto
!
...
Prendetelo
!
...
-
disse
con
una
voce
che
scosse
tutti
.
Ad
un
cenno
dell
'
ispettore
le
guardie
trassero
presso
il
letto
il
pierrot
,
che
invano
volgeva
il
capo
per
non
incontrare
gli
sguardi
dell
'
assassinata
.
-
L
'
abbiamo
arrestato
,
signorina
!
-
disse
l
'
ispettore
.
-
Guardatelo
:
lo
riconoscete
?
-
Giulietta
stese
un
braccio
con
un
gesto
che
parve
una
maledizione
.
-
Lo
riconosco
,
è
lui
!
-
gridò
.
-
Tenetelo
,
o
mi
colpirà
ancora
.
Ed
io
....
non
voglio
morire
....
-
E
cacciando
un
urlo
che
sgomentò
tutti
:
-
Mia
figlia
....
mia
figlia
....
la
mia
Gina
....
-
È
qui
,
non
temete
;
-
rispose
la
sconosciuta
con
voce
dolcissima
-
ne
avrò
cura
io
.
-
Giulietta
si
volse
al
suono
di
quella
voce
,
guardò
la
bella
signora
,
poi
si
vide
uno
spettacolo
singolare
.
La
ferita
si
era
rialzata
bruscamente
sul
letto
afferrandosi
alla
sconosciuta
con
tutte
le
sue
forze
,
guardandola
avidamente
e
rantolando
:
-
Lei
?
Lei
?
Ma
non
sa
...
?
-
Uno
sbocco
di
sangue
sgorgò
dalle
labbra
di
Giulietta
,
che
ricadde
sul
letto
irrigidita
.
Questa
volta
il
medico
disse
a
voce
alta
;
-
È
morta
!
-
La
sconosciuta
vacillò
,
o
sarebbe
caduta
con
la
bambina
,
se
Aldo
,
che
le
era
vicino
,
non
l
'
avesse
sorretta
.
-
Andiamo
nella
mia
stanza
:
-
disse
-
è
inutile
rimanere
qui
ancora
.
-
Ma
l
'
ispettore
osservava
con
sorpresa
quella
signora
elegante
e
le
disse
:
-
Mi
permetta
una
domanda
,
signora
:
conosceva
la
giovane
che
hanno
assassinata
?
-
No
,
-
rispose
la
sconosciuta
-
l
'
ho
veduta
per
la
prima
volta
questa
notte
.
-
Allora
come
spiega
le
parole
della
poveretta
,
rivoltasi
a
lei
come
a
persona
che
non
le
fosse
ignota
?
-
Non
so
spiegarle
.
-
Aldo
fremeva
a
quelle
domande
.
L
'
ispettore
proseguì
:
-
Per
certo
,
signora
,
ella
non
deve
far
parte
degli
inquilini
di
queste
soffitte
.
Perchè
dunque
si
trova
qui
?
-
Questa
volta
Aldo
non
si
contenne
.
Prima
che
la
sconosciuta
potesse
rispondere
,
egli
disse
con
voce
sicura
:
-
La
signora
è
mia
sorella
,
venuta
a
passare
gli
ultimi
giorni
di
carnevale
a
Torino
.
Essa
era
nella
mia
stanza
,
quando
abbiamo
udite
le
grida
di
questa
disgraziata
e
ci
siamo
slanciati
fuori
.
Io
stesso
ho
fermato
l
'
assassino
.
-
È
vero
,
è
vero
!
-
dissero
più
voci
.
-
Se
volete
le
mie
generalità
,
-
soggiunse
lo
studente
-
vi
sarà
facile
averle
,
perchè
in
questa
casa
tutti
mi
conoscono
.
Mi
chiamo
Aldo
Pomigliano
,
sono
studente
ingegnere
,
di
San
Giorgio
Canavese
:
ho
i
genitori
viventi
e
quest
'
unica
sorella
maritata
a
Ivrea
.
Ed
ora
,
permettete
che
ci
ritiriamo
.
-
La
franchezza
del
giovane
cancellò
ogni
diffidenza
del
funzionario
di
pubblica.sicurezza,
che
disse
:
-
Potete
andare
;
ma
forse
avremo
poi
bisogno
di
voi
.
-
Sarò
sempre
a
disposizione
dell
'
autorità
.
-
E
la
bambina
di
quella
disgraziata
la
tiene
in
custodia
la
signora
?
-
Sì
;
-
rispose
la
sconosciuta
-
non
ho
figli
;
le
farò
da
madre
.
-
Le
comari
fecero
sentire
un
lusinghiero
mormorìo
.
Teresa
si
avvicinò
alla
sconosciuta
.
-
Gina
è
la
mia
figlioccia
;
-
disse
con
le
lacrime
agli
occhi
-
se
la
signora
lo
permette
,
posso
aiutarla
a
custodirla
.
-
Ne
parleremo
domani
!
-
disse
con
un
mesto
sorriso
la
sconosciuta
.
-
Adesso
;
il
meglio
che
si
possa
fare
è
di
coricarla
nel
letto
di
mio
fratello
.
-
Pochi
minuti
dopo
,
Gina
,
avvolta
in
una
calda
coperta
nel
letto
di
Aldo
,
continuava
a
dormire
il
sonno
degli
angeli
.
L
'
assassino
fu
condotto
via
fra
le
imprecazioni
di
tutti
.
La
povera
salma
dell
'
infelice
Giulietta
rimase
vegliata
da
due
guardie
.
La
sconosciuta
,
coricata
che
ebbe
la
bambina
,
si
rivolse
verso
lo
studente
esclamando
:
-
Siete
stato
molto
generoso
con
me
!
Non
lo
dimenticherò
mai
,
sebbene
la
vostra
generosità
non
impedisca
che
io
sia
perduta
:
domani
si
saprà
,
che
non
sono
vostra
sorella
.
-
Tranquillatevi
!
Nessuno
può
smentirmi
,
perchè
io
ho
veramente
una
sorella
maritata
a
Ivrea
,
una
sorella
che
mi
adora
,
alla
quale
scriverò
subito
per
narrarle
l
'
accaduto
;
e
potete
star
certa
non
ci
tradirà
.
-
La
giovane
,
tornata
a
sedere
sul
divano
,
chiese
a
Aldo
:
-
Voi
pure
avete
creduto
che
io
conoscessi
l
'
assassinata
?
-
Sì
,
-
rispose
egli
.
-
La
sorpresa
che
ha
mostrato
nel
vedervi
,
le
sue
sconnesse
parole
,
mi
avevano
fatto
credere
che
la
povera
Giulietta
sapesse
chi
siete
.
-
Eppure
,
-
disse
la
sconosciuta
-
vi
giuro
che
io
non
vidi
mai
quella
sventurata
prima
di
questa
notte
.
E
voi
,
la
conoscevate
?
-
Come
si
conosco
i
vicini
.
L
'
incontravo
qualche
volta
per
le
scale
:
ci
salutavamo
,
ma
non
ci
parlavamo
.
Sapevo
che
lavorava
e
che
aveva
fama
di
onestissima
,
sebbene
quella
bambina
fosso
il
frutto
d
'
una
colpa
.
A
proposito
;
volete
davvero
occuparvi
di
quell
'
orfanella
?
-
Sì
,
-
rispose
vivamente
la
sconosciuta
,
-
Ma
per
riuscire
,
ho
bisogno
di
voi
.
-
Sono
interamente
ai
vostri
ordini
.
-
Grazie
!
-
mormorò
commossa
la
giovane
.
-
La
poverina
passerà
dunque
il
resto
di
questa
notte
nel
vostro
letto
:
domattina
la
brava
donna
che
si
è
offerta
di
custodirla
avrà
cura
di
lei
;
io
sarò
qui
verso
le
nove
,
e
combineremo
insieme
il
modo
di
allevare
quella
creaturina
,
cui
farò
da
madre
.
-
Ed
io
le
farò
da
padre
!
-
esclamò
Aldo
.
La
sconosciuta
si
alzò
,
e
avvicinatasi
al
letto
,
guardò
a
lungo
la
bella
creaturina
che
dormiva
,
poi
disse
a
Aldo
:
-
Datemi
il
mio
domino
,
la
maschera
;
bisogna
che
io
vada
via
.
-
Tornerete
davvero
alle
nove
?
-
chiese
Aldo
con
voce
tremante
.
Essa
gli
stese
la
mano
,
e
rispose
con
un
accento
che
non
ammetteva
dubbio
:
-
Ve
lo
prometto
.
-
Grazie
!
Intanto
ditemi
il
vostro
nome
,
il
solo
vostro
nome
di
battesimo
.
-
Speranza
.
-
E
senza
aggiungere
altro
,
la
signora
,
infilato
il
domino
,
uscì
.
Aldo
rimase
immobile
,
col
cuore
in
tumulto
.
Speranza
si
era
già
impadronita
di
tutta
la
sua
anima
.
IV
.
Nessuno
,
del
casamento
operaio
,
conosceva
neppure
di
vista
il
pierrot
,
nessuno
l
'
aveva
mai
veduto
con
la
povera
Giulietta
.
Al
primo
e
sommario
interrogatorio
,
colui
,
non
soltanto
aveva
respinto
l
'
accusa
di
assassinio
,
ma
non
volle
neppur
dire
il
suo
nome
.
Fu
condotto
in
prigione
,
rivestito
di
altri
abiti
borghesi
,
lasciato
solo
,
mentre
si
procedeva
ad
un
'
inchiesta
sul
conto
dell
'
assassinata
per
scoprire
la
responsabilità
dell
'
assassino
.
Il
giudice
istruttore
incaricato
dell
'
inchiesta
,
benchè
ancora
giovane
,
passava
per
molto
abile
.
Era
il
cavaliere
Umberto
Trani
,
uomo
simpatico
e
distinto
,
che
aveva
molto
acume
e
molto
tatto
.
Egli
si
recò
col
cancelliere
ed
alcuni
agenti
in
borghese
alla
soffitta
,
dove
era
stato
commesso
il
delitto
,
e
quando
vide
la
vittima
,
fece
un
atto
di
stupore
e
pensò
:
-
Strano
!
Mi
sembra
di
aver
veduto
costei
e
di
averle
parlato
;
ma
non
ricordo
nè
dove
,
nè
quando
.
-
Il
nome
gli
era
ignoto
.
Dopo
aver
osservato
le
ferite
che
denotavano
come
la
sventurata
avesse
dovuto
lottare
con
un
feroce
assassino
,
le
guardò
le
mani
.
Manine
bianche
,
lunghe
,
affusolate
;
l
'
indice
della
mano
sinistra
portava
le
tracce
del
lavoro
.
Nella
destra
aveva
una
ferita
leggiera
,
e
,
fra
le
unghie
,
pezzetti
di
stoffa
bianca
insanguinata
.
Fatte
rapidamente
quelle
osservazioni
,
il
giudice
istruttore
ordinò
una
verifica
nella
stanza
,
Il
primo
oggetto
che
gli
cadde
sotto
gli
occhi
fu
la
culla
.
-
Nel
rapporto
dell
'
ispettore
ho
letto
infatti
di
una
bambina
.
Dov
'
è
?
-
chiese
.
L
'
ispettore
che
si
trovava
nella
soffitta
ed
era
rimasto
fino
allora
silenzioso
,
rispose
:
-
È
affidata
alle
cure
di
una
brava
donna
,
che
fu
sua
madrina
.
Peraltro
il
signor
Aldo
Pomigliano
,
studente
ingegnere
,
colui
che
arrestò
l
'
assassino
,
ha
dichiarato
che
egli
e
sua
sorella
s
'
impegnano
di
allevare
la
figlia
della
morta
,
-
Ne
riparleremo
;
-
disse
Umberto
Trani
-
proseguiamo
le
nostre
indagini
.
-
La
soffitta
aveva
il
puro
necessario
.
Dentro
un
baule
fu
trovato
biancheria
,
una
scatola
con
oggetti
d
'
oro
di
poco
valore
,
una
piccola
somma
e
una
scatola
contenente
un
fascio
di
lettere
.
Il
magistrato
s
'
impossessò
subito
di
queste
.
Poi
diede
ordine
che
il
corpo
fosse
trasportato
alla
sala
anatomica
per
l
'
autopsia
,
ed
egli
interrogò
gli
inquilini
delle
soffitte
.
Il
primo
a
presentarsi
fu
il
falegname
Lorenzo
Pavin
,
cui
il
magistrato
così
si
rivolse
:
-
Ditemi
tutto
quello
che
sapete
.
-
Io
non
so
altro
che
Giulietta
era
una
giovane
onesta
,
buona
....
-
Onesta
....
-
interruppe
il
magistrato
.
-
Mi
sembra
che
una
giovane
divenuta
madre
senza
avere
un
marito
....
.
-
Fu
sedotta
da
un
furfante
!
-
soggiunse
indignato
l
'
operaio
.
-
Oh
!
so
io
le
lacrime
versate
dalla
povera
Giulietta
!
-
Conoscevate
costui
?
-
Lo
vidi
due
volte
sole
:
era
un
bel
giovane
,
elegante
,
di
modi
distinti
....
-
Avete
veduto
l
'
assassino
?
-
Sì
,
signore
.
-
Non
vi
è
sembrato
che
avesse
qualche
rassomiglianza
col
seduttore
?
-
Il
falegname
rimase
per
un
istante
a
bocca
aperta
,
poi
scosse
il
capo
:
-
No
,
ecco
,
non
mi
pare
,
sebbene
non
potrei
giurarlo
;
era
così
impiastricciato
di
biacca
e
di
sangue
!
-
Ebbene
,
ve
lo
faremo
vedere
ripulito
;
ma
prima
ditemi
:
vedeste
ieri
la
vittima
?
-
Sì
,
signore
.
Verso
sera
mia
moglie
ed
lo
venimmo
qui
per
dare
a
Giulietta
delle
caramelle
.
La
piccina
era
seduta
su
quel
piccolo
tappeto
e
si
baloccava
;
la
mamma
lavorava
.
-
La
vostra
soffitta
è
attigua
a
questa
?
-
Sì
,
signore
.
-
Non
sentiste
più
tardi
qualche
voce
d
'
uomo
o
il
rumore
d
'
una
lite
?
-
No
,
signore
.
Mia
moglie
ed
io
,
dopo
cena
,
ci
coricammo
e
ci
addormentammo
subito
,
Fummo
svegliati
all
'
improvviso
da
un
grido
di
aiuto
.
"
-
È
Giulietta
!
-
disse
mia
moglie
saltando
dal
letto
e
infilandosi
una
sottana
,
mentre
io
accendevo
il
lume
,
e
si
slanciò
fuori
dell
'
uscio
per
bussare
a
quello
della
nostra
vicina
.
"
In
quel
momento
ne
uscì
l
'
assassino
vestito
da
pierrot
.
"
Teresa
si
mise
a
urlare
,
e
allora
il
signor
Aldo
acciuffò
il
miserabile
.
"
Ecco
tutto
,
signore
.
-
Gli
altri
vicini
non
aggiunsero
nuovi
particolari
a
quelli
dati
da
Lorenzo
.
Anche
Aldo
fu
interrogato
.
-
Voi
pure
abitate
nelle
soffitte
?
-
gli
domandò
il
magistrato
.
-
Sì
,
signore
,
-
egli
rispose
.
-
I
miei
mezzi
non
mi
permettono
di
meglio
.
Mia
madre
e
mia
sorella
fanno
già
abbastanza
sacrifici
per
mantenermi
qui
agli
studi
.
-
Da
quanto
tempo
abitate
in
questa
casa
?
-
Da
quasi
due
anni
.
-
Conoscevate
Giulietta
?
-
Conoscenza
da
vicini
;
ci
salutavamo
incontrandoci
per
le
scale
,
e
nulla
più
.
-
Ieri
la
vedeste
?
-
No
.
Io
passai
quasi
tutto
il
giorno
fuori
di
casa
,
essendo
giunta
mia
sorella
che
desiderava
passare
gli
ultimi
giorni
di
carnevale
a
Torino
.
-
È
maritata
,
vostra
sorella
?
-
Sì
;
a
un
benestante
d
'
Ivrea
:
il
signor
Rivalta
:
-
rispose
con
disinvoltura
Aldo
.
-
Ieri
sera
pranzai
con
lei
all
'
albergo
,
poi
siccome
ella
aveva
desiderio
di
vedere
un
veglione
,
andammo
a
prendere
un
domino
,
ed
io
venni
con
lei
a
casa
per
cambiarmi
d
'
abito
,
"
Avevo
finito
di
abbigliarmi
,
mia
sorella
stava
per
mettersi
la
maschera
,
allorchè
un
grido
giunse
fino
a
noi
.
Mi
slanciai
per
le
scale
e
fu
allora
che
arrestai
l
'
assassino
.
-
Il
magistrato
aveva
ascoltato
con
molto
interesse
.
-
Dove
si
trova
adesso
vostra
sorella
?
-
domandò
.
-
All
'
albergo
a
riposare
,
in
preda
all
'
emozione
sofferta
questa
notte
.
-
Mi
hanno
detto
che
essa
vuole
incaricarsi
della
bambina
della
vittima
?
-
Sì
,
signore
,
se
non
vi
è
nulla
in
contrario
.
Benchè
non
siamo
ricchi
,
abbiamo
preso
a
cuore
la
sorte
di
quella
creaturina
.
Per
adesso
l
'
abbiamo
affidata
a
Teresa
,
una
brava
donna
,
che
l
'
ha
tenuta
a
battesimo
.
Poi
,
appena
mia
sorella
sarà
tornata
ad
Ivrea
ed
avrà
parlato
con
suo
marito
,
la
ritireranno
con
loro
.
-
Faranno
davvero
un
'
opera
di
carità
,
della
quale
tutte
le
persone
di
cuore
non
potranno
che
elogiarli
.
-
L
'
interrogatorio
era
finito
.
La
soffitta
fu
chiusa
coi
suggelli
,
ed
il
giudice
istruttore
lasciò
la
casa
,
promettendo
una
ricompensa
a
chi
gli
recasse
indizi
sull
'
assassino
.
Umberto
Trani
condusse
seco
Lorenzo
il
falegname
,
cui
Giulietta
aveva
presentato
un
giorno
il
proprio
fidanzato
.
Il
magistrato
sperava
che
l
'
operaio
lo
riconoscesse
nell
'
assassino
.
V
.
-
Contessa
,
ecco
il
conte
:
scende
di
carrozza
.
-
Bene
,
Celia
;
puoi
ritirarti
.
-
La
contessa
Bianca
Rossano
rimase
sola
nel
suo
gabinetto
da
toelette
.
Accigliata
,
nervosa
,
sedette
sul
divano
,
rimanendo
assorta
.
Aveva
il
lungo
accappatoio
indossato
nello
scendere
dal
letto
,
e
gli
stupendi
capelli
neri
sciolti
sulle
spalle
.
Un
lieve
bussare
all
'
uscio
la
fece
trasalire
.
-
Avanti
!
-
diss
'
ella
.
Un
uomo
entrò
,
vestito
da
viaggio
.
Appariva
pallido
o
commosso
,
ma
nei
suoi
occhi
era
un
raggio
d
'
intensa
felicità
.
-
Bianca
!
-
esclamò
stendendo
le
braccia
.
La
contessa
non
fece
gesto
alcuno
.
-
Siete
voi
?
-
disse
con
acconto
glaciale
.
-
Non
vi
aspettavo
così
presto
!
Egli
rimase
un
istante
come
impietrito
.
Il
conte
Rossano
era
un
bell
'
uomo
sui
trentacinque
anni
,
distintissimo
.
I
suoi
sguardi
,
pieni
di
dolcezza
,
lampeggiavano
quasi
sinistramente
nella
commozione
.
Egli
si
slanciò
verso
la
moglie
,
volle
stringerla
nelle
sue
braccia
.
-
Bianca
,
angelo
mio
,
è
così
che
mi
accogli
al
mio
ritorno
?
-
La
giovane
si
svincolò
.
-
Finiamo
questa
ignobile
commedia
!
-
disse
guardandolo
con
alterezza
.
-
Ormai
ho
scoperto
che
siete
un
miserabile
.
-
Bianca
!
-
gridò
il
conte
,
minaccioso
.
-
Un
miserabile
!
-
ripetè
essa
.
-
Ah
!
credevate
di
aver
preso
per
moglie
un
'
idiota
da
sfruttare
a
vostro
talento
!
...
Ebbene
,
vi
siete
ingannato
:
voi
non
mi
conoscete
ancora
,
ma
io
vi
conosco
:
guardate
.
-
Si
alzò
,
prese
da
una
scatola
di
cristallo
una
lettera
spiegazzata
e
la
gettò
con
disprezzo
sul
viso
di
lui
.
Il
conte
divenne
livido
:
aveva
compreso
tutto
.
Quella
lettera
,
ricevuta
una
settimana
prima
,
egli
l
'
aveva
ricercata
invano
,
la
credeva
smarrita
.
Era
la
lettera
di
una
donna
e
diceva
:
"
Livio
mio
,
ti
attendo
con
ansia
.
Già
da
un
anno
sospiro
un
tale
istante
!
Ah
!
perchè
non
ero
io
ricca
come
quella
sciocca
che
hai
sposata
e
che
non
è
la
donna
fatta
per
te
?
Tu
continui
a
giurarmi
che
non
solo
non
ami
tua
moglie
,
ma
che
è
un
vero
tormento
per
te
il
fingere
una
tenerezza
che
non
senti
.
Ebbene
,
presso
di
me
ti
consolerai
di
tanta
noia
!
Ricordi
le
nostre
follìe
di
un
tempo
?
Mi
lusingo
che
si
rinnoveranno
,
che
ti
compenseranno
delle
nausee
sofferte
.
Mi
hai
promesso
un
'
intera
settimana
,
una
settimana
di
paradiso
per
entrambi
.
Mercoledì
sera
sarò
alla
stazione
ad
aspettarti
e
ritroverai
il
tuo
nido
come
l
'
hai
lasciato
.
Ti
bacio
lungamente
con
tutta
l
'
anima
.
"
CINZIA
"
.
Il
conte
,
raccolto
il
foglio
,
balbettò
:
-
Non
so
che
cosa
tu
voglia
dire
!
-
Ah
!
-
esclamò
Bianca
con
violenza
.
-
Ve
lo
spiegherò
io
.
Quella
lettera
ha
rotto
fra
noi
qualsiasi
rapporto
:
se
non
chiedo
una
riparazione
,
non
è
per
vostro
riguardo
,
ma
per
mio
padre
:
non
voglio
che
il
povero
vecchio
soffra
,
sapendomi
infelice
.
-
Bianca
tacque
,
vinta
dall
'
emozione
.
Il
conte
si
gettò
ai
suoi
piedi
.
-
Perdono
,
Bianca
,
perdono
!
Sì
,
sono
stato
colpevole
,
ma
ti
giuro
che
quella
donna
ha
mentito
,
scrivendo
così
.
-
Basta
!
-
gridò
la
contessa
ritraendosi
.
-
Non
voglio
scuse
.
A
me
poco
importa
ciò
che
colei
scrive
di
me
.
Il
fatto
ignobile
che
nulla
può
cancellare
,
è
di
avermi
inflitta
l
'
offesa
di
un
tradimento
quotidiano
;
la
vigliaccheria
maggiore
è
di
avermi
fatto
credere
che
partivate
per
assistere
una
zia
morente
.
Ed
io
piansi
,
la
sera
della
vostra
partenza
,
pensando
alla
povera
donna
,
pensando
al
vostro
dolore
.
Invece
,
un
'
amante
vile
al
pari
di
voi
vi
attendeva
alla
stazione
,
e
chi
sa
le
risate
da
voi
fatte
per
avermi
così
ingannata
!
-
Il
conte
si
avvicinò
a
lei
.
-
No
,
Bianca
,
no
,
non
lo
credere
;
sono
stato
colpevole
,
lo
ripeto
,
ma
non
infame
!
-
Cercò
di
stringerla
fra
le
braccia
,
ma
essa
lo
respinse
con
una
forza
di
cui
il
marito
non
l
'
avrebbe
creduta
capace
.
-
Mi
fate
nausea
!
-
diss
'
ella
.
Il
conte
sussultò
.
-
Bene
!
-
disse
con
accento
tragico
.
-
Avete
ragione
;
siate
sicura
che
non
cercherò
più
di
avvicinarvi
.
-
Ed
uscì
dal
gabinetto
.
Rimasta
sola
,
Bianca
lasciò
sfuggire
un
sospiro
di
sollievo
:
quell
'
uomo
,
ormai
,
le
destava
orrore
.
Seduta
sulla
poltrona
,
Bianca
rivisse
in
un
istante
la
vita
passata
.
Figlia
unica
di
ricchissimi
possidenti
del
Monferrato
,
era
stata
adorata
dai
suoi
genitori
.
Aveva
un
'
istitutrice
,
una
tedesca
,
anima
eletta
che
si
affezionò
alla
sua
allieva
e
fu
per
lei
quasi
una
madre
.
Bianca
possedeva
una
bellezza
affascinante
,
un
'
intelligenza
superiore
,
che
l
'
istruzione
sviluppò
meravigliosamente
.
Sembrava
assai
timida
,
ma
se
un
nobile
pensiero
la
esaltava
,
diveniva
audace
,
pronta
a
sfidare
qualsiasi
pericolo
.
Fino
ai
quindici
anni
era
vissuta
felice
.
La
morte
della
madre
fu
il
primo
dolore
della
sua
vita
.
Erano
scorsi
due
anni
dalla
morte
della
buona
signora
.
Si
era
d
'
autunno
,
al
tempo
dello
cacce
.
In
una
tenuta
poco
lontana
da
quella
del
padre
di
Bianca
convennero
gentiluomini
torinesi
,
ospiti
del
marchese
Passiflora
,
un
gaudente
,
un
prodigo
,
un
gentiluomo
tronfio
di
sè
.
Costui
aveva
chiesto
Bianca
in
moglie
,
ma
la
giovane
lo
aveva
rifiutato
perchè
non
le
piaceva
.
Mentre
il
marchese
era
a
tavola
cogli
amici
,
cadde
il
discorso
sul
matrimonio
,
e
ne
furono
dette
di
tutti
i
colori
.
-
Io
fui
una
sola
volta
in
procinto
di
prendere
moglie
,
un
anno
fa
,
-
disse
il
marchese
Passiflora
-
ma
fui
bellamente
respinto
.
-
La
giovane
era
di
difficile
contentatura
!
-
esclamò
il
conte
Livio
Rossano
,
arricciandosi
i
baffi
.
-
Mi
fu
detto
che
quella
giovane
sogna
un
eroe
dei
tempi
antichi
,
un
uomo
che
non
abbia
la
più
piccola
macchia
amorosa
nel
suo
passato
,
che
sia
vissuto
sempre
nell
'
azzurro
,
che
si
dedichi
a
lei
sola
per
tutta
la
vita
.
-
Il
gaudente
fu
interrotto
da
uno
scroscio
di
risa
.
-
Merita
almeno
,
la
bella
,
un
tal
cavaliere
?
-
chiese
ancora
Rossano
.
-
Vi
assicuro
che
un
uomo
si
stimerebbe
felice
di
divenire
suo
schiavo
.
Ha
sedici
anni
o
poco
più
,
figura
da
ninfa
,
viso
d
'
angelo
,
occhi
brillanti
come
stelle
,
capelli
neri
e
carnagione
di
latte
e
rosa
.
-
Vi
fu
un
nuovo
scoppio
di
risa
.
-
Passiflora
,
tu
diventi
poeta
!
-
Lo
diventereste
anche
voialtri
,
se
la
conosceste
,
tanto
più
se
aggiungo
che
quell
'
ammirabile
creatura
porta
in
dote
al
fortunato
che
saprà
conquistarla
la
bagattella
di
due
milioni
,
ed
alla
morte
di
suo
padre
ne
avrà
altrettanti
.
-
Vi
fu
un
mormorìo
d
'
ammirazione
.
Rossano
trasalì
.
-
Dove
si
trova
questa
maraviglia
?
-
chiese
un
barone
sbarbato
.
-
È
mia
vicina
,
-
rispose
Passiflora
-
e
se
qualcuno
desidera
vederla
,
gli
dirò
che
tutte
le
mattine
si
reca
alla
messa
con
l
'
istitutrice
.
-
La
mattina
seguente
vi
era
una
partita
di
caccia
.
Tutti
si
alzarono
prima
dell
'
alba
.
Quando
si
trovarono
riuniti
nella
sala
a
terreno
della
villa
Passiflora
,
il
marchese
notò
che
mancava
il
conte
Rossano
.
-
Dov
'
è
Livio
?
-
chiese
agli
amici
.
-
Livio
non
verrà
;
-
rispose
il
barone
-
questa
notte
si
è
sentito
male
,
e
mi
prega
di
scusarlo
presso
te
.
-
Nessuno
suppose
che
quella
malattia
fosse
una
finzione
.
In
quella
stessa
mattina
,
verso
le
sette
,
Bianca
usciva
con
l
'
istitutrice
,
avviandosi
per
un
sentiero
campestre
che
in
meno
di
un
quarto
d
'
ora
conduceva
al
paese
.
Essa
respirava
con
delizia
l
'
aria
mattinale
:
mai
la
sua
carnagione
era
apparsa
più
rosea
e
brillante
.
Ad
un
tratto
i
suoi
sguardi
e
quelli
dell
'
istitutrice
furono
attirati
da
una
curiosa
scena
;
un
bel
giovane
,
in
abito
elegante
da
mattina
,
stava
quasi
accovacciato
sull
'
erba
,
tentando
di
persuadere
una
bimba
che
balbettava
fra
i
singhiozzi
:
-
La
mamma
mi
batterà
!
-
La
voce
del
giovane
salì
chiara
e
fresca
fino
a
Bianca
.
-
No
,
carina
,
-
diceva
-
la
mamma
non
ti
batterà
,
perchè
io
le
dirò
tutto
.
Via
,
alzati
,
torneremo
insieme
dallo
speziale
!
-
No
,
sono
troppo
in
ritardo
!
-
Più
starai
qui
a
piangere
,
più
tarderai
!
-
Bianca
si
era
avvicinata
:
ella
conosceva
la
bambina
.
-
Mietta
,
che
hai
?
-
chiese
.
Al
suono
di
quella
voce
,
il
giovane
fu
in
piedi
e
salutò
con
la
disinvoltura
di
un
gentiluomo
.
-
Essa
piange
-
rispose
-
perchè
ha
rotto
una
boccetta
di
medicina
che
portava
a
casa
.
-
Hai
qualcuno
ammalato
,
Mietta
?
-
chiese
ancora
Bianca
,
dopo
aver
ricambiato
il
saluto
del
giovane
.
-
Il
vitello
,
-
rispose
la
bambina
-
e
la
mamma
mi
aveva
raccomandato
di
far
presto
.
Io
correvo
con
la
boccetta
in
mano
,
quando
sono
caduta
e
si
è
rotta
.
-
Ed
io
le
proponevo
di
tornare
dallo
speziale
,
che
poi
l
'
avrei
accompagnata
a
casa
,
-
soggiunse
lo
sconosciuto
.
-
Perchè
non
accetti
?
-
domandò
l
'
istitutrice
.
-
Perchè
non
ho
più
i
soldi
per
comprare
la
medicina
.
-
Il
giovane
sorrise
.
-
I
soldi
te
li
avrei
dati
io
.
-
Non
li
voglio
,
perchè
non
lo
conosco
.
-
E
da
me
li
prendi
,
Mietta
?
-
Oh
!
da
lei
,
signorina
Bianca
,
sì
,
e
se
dico
alla
mamma
che
l
'
ho
incontrata
,
non
mi
sgriderà
più
!
-
La
giovinetta
sorrise
,
e
mentre
estraeva
il
portamonete
,
lo
sconosciuto
disse
:
-
Ammiro
la
fierezza
della
piccina
,
come
la
sua
fiducia
in
lei
,
signorina
Bianca
,
angelo
consolatore
di
queste
terre
!
-
L
'
istitutrice
intervenne
,
mentre
le
guance
della
giovane
si
facevano
di
fuoco
.
-
Il
signore
conosce
la
signorina
?
-
Chi
non
la
conosce
,
nei
dintorni
?
-
rispose
lo
sconosciuto
.
-
Io
vengo
spesso
da
queste
parti
,
ospite
del
marchese
Passiflora
:
sono
il
conte
Livio
Rossano
.
E
adesso
,
prego
di
perdonare
la
mia
audacia
,
della
quale
Mietta
e
la
bontà
sua
,
signorina
,
hanno
colpa
.
-
E
salutando
di
nuovo
,
s
'
allontanò
.
Sapeva
però
che
il
colpo
era
fatto
e
che
già
si
trovava
più
vicino
alla
giovane
,
che
se
l
'
avesse
accompagnata
.
Infatti
il
pensiero
di
Bianca
era
assorbito
dall
'
immagine
del
conte
Rossano
,
il
cui
volto
le
si
era
impresso
nella
mente
in
modo
da
non
dimenticarlo
più
.
Il
giorno
stesso
,
mentre
essa
passeggiava
soletta
per
l
'
ombroso
viale
che
conduceva
al
cancello
della
sua
villa
,
vide
dietro
a
quello
il
conte
Livio
Rossano
,
immobile
a
contemplarla
.
Ma
incontrando
lo
sguardo
di
lei
,
egli
si
limitò
a
salutare
e
disparve
subito
.
Fin
da
quel
giorno
Livio
cercò
tutti
i
mezzi
per
farsi
vedere
da
lei
,
senza
però
osare
di
avvicinarla
.
Quella
rispettosa
adorazione
conquistò
interamente
Bianca
,
che
ormai
si
cullava
nell
'
incanto
di
quell
'
amore
da
tutti
ignorato
.
Erano
cominciate
le
noiose
piogge
autunnali
,
che
fecero
fuggire
dalla
tenuta
il
marchese
Passiflora
ed
i
gentiluomini
suoi
amici
.
Ma
il
giorno
della
partenza
di
quegli
scioperati
,
Mietta
,
venuta
a
portare
un
canestrino
di
mele
a
Bianca
,
introdotta
nella
stanza
di
questa
,
si
tolse
di
sotto
al
grembiulino
una
lettera
che
aveva
nascosta
in
tasca
e
gliela
porse
dicendo
:
-
Questa
è
per
lei
.
Gliela
manda
quel
forestiero
che
voleva
darmi
i
soldi
per
la
medicina
.
-
Bianca
ringraziò
la
fanciulla
,
e
appena
fu
sola
,
lesse
la
lettera
.
"
Signorina
,
il
mio
ardire
susciterà
forse
il
vostro
disprezzo
,
perchè
avrei
dovuto
,
prima
che
a
voi
,
rivolgermi
a
vostro
padre
.
Ma
come
affrontare
un
colloquio
con
lui
prima
di
ottenerne
il
vostro
permesso
?
"
Perdonatemi
,
ma
fin
da
quando
vi
ho
veduta
,
sono
pazzo
d
'
amore
per
voi
.
"
Voi
avete
risvegliato
la
mia
anima
addormentata
,
e
vorrei
rapirvi
,
trasportare
in
un
mondo
sconosciuto
,
dove
nessuno
potesse
contendermi
la
felicità
.
"
Ascoltatemi
:
la
mia
vita
è
stata
finora
triste
,
isolata
:
perdei
mia
madre
troppo
presto
;
mio
padre
non
si
è
curato
mai
di
me
.
Egli
era
uno
dei
viveurs
dell
'
alta
società
torinese
,
e
siccome
ci
somigliavamo
perfettamente
,
giacchè
mio
padre
,
colle
risorse
sapienti
dell
'
arte
e
di
un
abile
cameriere
sembrava
sempre
giovane
,
quasi
mio
fratello
maggiore
,
così
una
gran
parte
delle
sue
follìe
si
attribuivano
a
me
.
"
Io
lo
lasciai
credere
,
tanto
più
,
dopo
la
morte
di
mio
padre
,
sembrandomi
altrimenti
di
profanare
la
sua
memoria
,
di
mancargli
di
rispetto
.
"
A
voi
sola
confido
questo
segreto
:
a
voi
sola
.
Perchè
se
finora
non
mi
sono
mai
curato
del
giudizio
del
mondo
,
se
ho
portato
con
rassegnazione
la
mia
croce
,
adesso
non
è
più
così
.
Da
che
vi
amo
,
sento
che
non
potrei
sopportare
il
vostro
disprezzo
.
"
Peraltro
,
se
domani
vostro
padre
chiedesse
chi
sia
il
conte
Livio
Rossano
e
gli
rispondessero
:
"
un
uomo
viziato
,
un
libertino
che
ha
consumato
nel
giuoco
e
nelle
donne
quasi
tutto
il
suo
patrimonio
"
,
io
non
potrei
difendermi
senza
accusare
il
padre
mio
.
"
È
orribile
,
credetelo
,
il
soccombere
sotto
il
peso
delle
calunnie
.
Vostro
padre
mi
rifiuterebbe
certo
la
vostra
mano
,
e
voi
,
Bianca
,
potreste
,
nel
dubbio
,
respingermi
.
"
Ecco
perchè
al
momento
di
partire
ho
voluto
farvi
la
mia
confessione
,
ho
voluto
dirvi
che
,
anche
respinto
,
calpestato
,
vi
offrirò
in
olocausto
tutti
i
miei
dolori
,
ed
esausto
morirò
col
vostro
nome
sulle
labbra
.
"
Ma
se
voi
,
tocca
dai
miei
segreti
dolori
,
acconsentiste
ad
amarmi
,
ad
essere
mia
moglie
,
io
vi
dovrei
più
che
la
vita
,
vi
dovrei
l
'
onore
,
perchè
,
inalzandomi
a
voi
così
pura
,
nessuno
crederebbe
più
allo
calunnie
lanciate
su
me
;
accettando
il
mio
nome
,
si
vedrà
che
non
è
indegno
di
voi
.
"
Bianca
,
questa
è
l
'
ora
della
mia
vittoria
o
della
mia
sconfitta
.
Se
dopo
tutto
quanto
vi
ho
detto
mi
scriverete
"
venite
"
,
io
saprò
convincere
vostro
padre
,
saprò
lottare
da
forte
,
per
ottenere
il
diritto
di
farvi
mia
moglie
.
"
Se
nulla
riceverò
alla
fine
della
settimana
,
qui
a
Torino
,
nel
mio
vecchio
palazzo
del
corso
Palestro
,
io
vi
amerò
tuttavia
,
vi
amerò
da
morto
come
da
vivo
,
e
sarò
vostro
nell
'
eternità
.
"
LIVIO
ROSSANO
"
.
Bianca
non
si
accorse
quanto
vi
fosse
di
artificioso
in
quella
lettera
.
Nel
candore
della
sua
anima
,
credette
a
tutto
quanto
il
conte
aveva
scritto
.
Come
non
amare
quell
'
uomo
che
un
'
ingiustizia
atroce
rendeva
responsabile
delle
follie
del
padre
?
Che
importava
se
era
rovinato
?
Non
era
essa
ricca
per
entrambi
?
Livio
dovrebbe
tutto
a
lei
,
e
sarebbero
entrambi
felici
come
nessun
'
altra
coppia
al
mondo
.
Bianca
non
esitò
:
il
giorno
stesso
scrisse
la
parola
che
il
conte
aspettava
;
"
Venite
"
.
Intanto
si
recò
dal
padre
,
cui
confessò
tutto
.
Egli
presentì
un
'
insidia
sotto
quella
lettera
,
e
tremò
.
Una
voce
interna
gli
gridava
:
"
Quell
'
uomo
mente
!
"
Ma
come
convincere
sua
figlia
?
A
tutte
le
ragioni
la
giovinetta
crollava
la
testa
,
dicendo
:
-
Anche
tu
scagli
la
tua
pietra
contro
lui
,
vittima
innocente
!
Io
l
'
amo
,
l
'
amo
,
e
se
tu
rifiuti
il
tuo
consenso
al
nostro
matrimonio
,
non
mi
resta
che
morire
!
-
Il
padre
fu
vinto
.
Il
conte
Rossano
non
tardò
a
presentarsi
.
Egli
ammaliò
il
padre
come
aveva
fatto
della
figlia
:
la
sua
aria
dignitosa
,
la
sua
melanconia
dissiparono
ogni
sospetto
.
Un
anno
dopo
,
Bianca
era
sua
moglie
.
Passarono
i
mesi
d
'
inverno
a
Torino
,
il
resto
nella
tenuta
del
padre
di
Bianca
,
che
non
volle
muoversi
dai
suoi
possessi
per
non
rendersi
fastidioso
al
genero
e
tenendo
presso
di
sè
l
'
istitutrice
della
figlia
per
la
direzione
della
casa
.
L
'
anno
seguente
,
col
pretesto
di
alcuni
affari
,
Livio
si
assentò
spesso
da
casa
,
recandosi
più
specialmente
a
Milano
;
ma
ogni
giorno
scriveva
alla
sposa
,
e
quando
tornava
a
lei
si
mostrava
così
premuroso
,
appassionato
,
che
Bianca
non
ebbe
mai
il
minimo
sospetto
.
Quell
'
inverno
le
assenze
del
conte
furono
più
frequenti
.
In
ultimo
trovò
la
scusa
di
una
zia
malaticcia
,
che
non
gli
conveniva
trascurare
,
perchè
ricchissima
,
e
della
quale
egli
era
il
solo
erede
,
almeno
lo
sperava
.
Il
mercoledì
grasso
di
quel
carnevale
Livio
tornò
a
casa
alla
sera
assai
pallido
,
inquieto
,
-
Che
hai
,
amor
mio
?
-
chiese
Bianca
spaventata
.
-
Mia
zia
sta
malissimo
e
bisogna
che
io
parta
.
-
Il
conte
sembrava
oltremodo
turbato
.
-
E
dire
-
soggiunse
-
che
non
posso
condurti
meco
,
perchè
,
lo
sai
....
la
zia
voleva
darmi
per
moglie
la
figlia
d
'
una
sua
amica
d
'
infanzia
,
e
non
perdona
il
mio
matrimonio
con
un
'
altra
!
Ora
è
perfettamente
riconciliata
con
me
,
ma
la
tua
presenza
le
recherebbe
dispiacere
.
-
Oh
!
io
non
vorrei
per
tutto
l
'
oro
del
mondo
turbare
una
povera
vecchia
morente
.
Va
'
....
va
'
tu
solo
;
io
resterò
qui
a
pregare
per
lei
.
-
Tu
sei
un
angelo
!
-
esclamò
il
conte
baciandola
.
Il
giovedì
mattina
,
mentre
la
cameriera
spazzolava
gli
abiti
del
conte
,
vide
un
foglio
cadere
a
terra
e
lo
consegnò
a
Bianca
,
la
quale
,
entrata
nella
sua
camera
,
lesse
la
lettera
ignobile
che
già
conosciamo
.
Ciò
che
provasse
in
quel
momento
sarebbe
impossibile
analizzarlo
.
Era
la
rovina
di
tutte
le
sue
illusioni
,
di
tutta
la
sua
felicità
!
Versò
lacrime
amare
;
ma
era
troppo
intelligente
per
abbandonarsi
alla
disperazione
;
e
colpita
nell
'
anima
,
le
venne
l
'
idea
di
vendicarsi
.
Voleva
far
soffrire
quel
miserabile
,
calpestare
sotto
i
piedi
l
'
onore
di
lui
,
gettargli
in
faccia
queste
parole
:
"
Anch
'
io
ho
un
'
amante
!
"
Bianca
sonò
il
campanello
.
Celia
,
devotissima
a
lei
,
accorse
,
ma
rimase
immota
dallo
stupore
:
il
volto
della
contessa
esprimeva
la
più
energica
determinazione
:
i
suoi
occhi
scintillavano
di
arditezza
.
-
Celia
,
vai
a
comprarmi
un
domino
nero
,
elegantissimo
,
e
una
maschera
:
stasera
vado
al
veglione
,
sola
.
-
Mio
Dio
,
se
il
conte
lo
sapesse
...
!
-
Bianca
proruppe
in
una
convulsa
risata
.
-
Mio
marito
si
diverte
senza
me
:
è
giusto
che
mi
prenda
la
mia
rivincita
:
leggi
.
-
E
le
porse
la
lettera
di
Cinzia
.
Celia
la
percorse
con
un
'
indignazione
impossibile
ad
esprimersi
.
-
Che
infamia
,
eh
?
-
disse
la
contessa
.
-
Come
ha
saputo
abbindolarmi
bene
!
Ma
d
'
ora
innanzi
vedrà
di
che
sono
capace
!
Io
non
rivelerò
nulla
a
mio
padre
per
non
dargli
troppo
dolore
o
perchè
potrebbe
dirmi
:
"
Tu
l
'
hai
voluto
!
"
Non
chiederò
la
separazione
,
ma
fin
da
quest
'
istante
ho
un
solo
desiderio
:
ricambiare
il
tradimento
.
Vai
,
dunque
,
ad
eseguire
i
miei
ordini
senza
che
altri
lo
sappia
;
mi
fido
di
te
.
-
Celia
obbedì
.
Ella
avrebbe
voluto
acompagnare
la
padrona
al
veglione
,
ma
Bianca
rifiutò
.
Quando
la
servitù
fu
coricata
,
la
contessa
indossò
il
domino
e
uscì
.
La
fidata
cameriera
sperava
che
Bianca
,
pentita
del
partito
preso
,
ritornasse
al
palazzo
prima
di
entrare
al
veglione
.
Per
cui
si
mise
ansiosa
alla
finestra
,
scrutando
l
'
ombra
del
viale
,
intenta
ad
ogni
rumore
di
carrozza
.
Le
ore
passavano
e
Bianca
non
tornava
.
Celia
tremava
.
Ma
a
un
tratto
sentì
il
rumore
di
una
vettura
che
si
avvicinava
.
Si
sporse
dalla
finestra
e
mormorò
:
-
È
lei
....
è
lei
....
-
Si
precipitò
ad
aprire
il
portone
,
proprio
al
momento
in
cui
Bianca
pagava
il
vetturino
.
Bianca
le
battè
una
mano
sulla
spalla
,
dicendole
con
accento
carezzevole
:
-
Sono
qui
sana
e
salva
,
mia
buona
Celia
.
Andiamo
su
:
ti
raconterò
tutto
!
-
La
povera
donna
sentì
allargarsi
il
cuore
.
Quando
Bianca
si
trovò
nella
propria
camera
,
seduta
presso
il
caminetto
,
raccontò
alla
sua
fidata
cameriera
tutto
quanto
le
era
accaduto
.
La
povera
donna
non
perdeva
una
parola
:
essa
fremè
al
racconto
dell
'
assassinio
di
Giulietta
,
ne
ascoltò
trepidante
i
minimi
particolari
ed
applaudì
al
buon
cuore
della
sua
padrona
e
dello
studente
,
che
volevano
occuparsi
dell
'
orfanella
.
Un
'
ora
dopo
,
la
contessa
dormiva
tranquilla
nel
suo
letto
.
VI
.
Erano
appena
suonate
la
nove
quando
la
contessa
,
vestita
semplicemente
di
panno
nero
,
bussava
alla
soffitta
dello
studente
.
Aldo
le
aprì
e
la
riconobbe
subito
.
Con
un
inchino
rispettoso
si
ritrasse
indietro
per
farla
passare
,
ed
appena
l
'
uscio
fu
chiuso
le
prese
le
mani
.
-
Quanto
vi
ringrazio
,
signora
,
di
essere
venuta
!
-
Bianca
si
lasciò
stringere
le
manine
,
ma
fissando
il
giovane
coi
suoi
occhi
luminosi
:
-
Signora
?
-
ripetè
.
-
Dimenticate
che
sono
vostra
sorella
?
-
Aldo
riprese
tosto
la
sua
disinvoltura
.
-
È
vero
,
Speranza
;
ma
non
osavo
ricordarvelo
temendo
di
offendervi
.
-
Se
pensassi
che
da
voi
potessi
avere
un
'
offesa
,
me
ne
andrei
subito
.
Ho
pienamente
fiducia
in
....
mio
fratello
.
-
Vi
era
una
tal
semplicità
,
un
tal
candore
nell
'
insieme
della
giovane
,
in
ogni
sua
parola
,
che
Aldo
ne
fu
affascinato
.
-
Grazie
!
-
ripetè
,
portandosi
questa
volta
le
manine
di
lei
alle
labbra
.
Bianca
arrossì
un
poco
ma
sedutasi
sul
divano
chiese
:
-
Ditemi
che
è
successo
dopo
la
mia
partenza
.
-
Egli
le
disse
che
la
bimba
,
svegliatasi
,
chiamava
la
mamma
,
non
voleva
che
la
mamma
.
Teresa
l
'
aveva
portata
nella
sua
soffitta
,
per
calmarla
.
-
Povera
angioletta
!
-
disse
Bianca
con
le
lacrime
agli
occhi
.
-
Io
desidero
vivamente
di
abbracciarla
.
-
Stamani
non
ve
lo
permetto
,
-
rispose
Aldo
.
-
C
'
è
nel
casamento
il
giudice
istruttore
:
Umberto
Trani
.
-
Bianca
divenne
pallidissima
.
-
Io
lo
conosco
!
-
balbettò
.
-
Le
cose
s
'
imbrogliano
....
-
Aldo
la
tranquillò
:
-
No
,
no
,
tutto
andrà
bene
!
Peraltro
,
sarà
meglio
che
non
torniate
qui
prima
che
sia
finita
ogni
inchiesta
sul
feroce
assassinio
.
Io
dirò
che
siete
partita
per
Ivrea
onde
ottenere
il
consenso
di
vostro
marito
per
adottare
la
piccina
:
mia
sorella
è
già
avvertita
di
tutto
e
mi
scriverà
in
conseguenza
.
Mostrerò
la
sua
lettera
al
giudice
istruttore
ed
a
Teresa
.
-
Che
penserà
vostra
sorella
di
me
?
-
disse
Bianca
trepidante
.
-
Quello
che
ne
penso
io
stesso
:
-
rispose
lo
studente
-
che
siete
degna
della
massima
stima
,
del
massimo
rispetto
.
-
Bianca
era
commossa
.
-
Ma
voi
non
conoscete
di
me
che
il
nome
che
vi
ho
dato
!
-
Mi
è
bastato
vedervi
per
giudicarvi
.
Non
vi
chiedo
i
vostri
segreti
!
per
me
siete
Speranza
,
una
cara
sorella
,
e
sono
pronto
a
dare
tutto
il
mio
sangue
per
risparmiarvi
una
lacrima
.
State
dunque
tranquilla
.
Se
non
vi
vedrò
per
qualche
tempo
,
avrete
mie
lettere
che
vi
terranno
informata
di
tutto
.
Dove
debbo
scrivervi
?
-
Scrivete
fermo
in
posta
,
al
nome
di
Celia
Lari
.
È
il
nome
della
mia
cameriera
,
una
donna
fidatissima
,
che
si
farebbe
ammazzare
per
me
.
Ora
me
ne
vado
:
baciate
per
me
la
bambina
.
E
il
cadavere
della
sua
sventurata
madre
è
ancora
là
?
-
No
,
l
'
hanno
trasportato
alla
sala
anatomica
per
l
'
autopsia
.
-
Bianca
ebbe
un
fremito
.
-
Povera
sventurata
!
E
il
suo
assassino
ha
confessato
?
-
No
,
egli
nega
;
non
ha
voluto
dire
il
suo
nome
;
nessuno
l
'
ha
riconosciuto
.
-
È
strano
!
-
Rimase
un
istante
pensierosa
,
quindi
chiese
:
-
Non
si
potrebbe
dare
alla
vittima
onorevole
sepoltura
perchè
la
sua
bambina
possa
un
giorno
pregare
sulla
tomba
di
lei
?
-
Ci
abbiamo
già
pensato
e
sta
girando
nel
casamento
una
sottoscrizione
per
l
'
acquisto
di
una
fossa
privata
.
Solo
nelle
soffitte
,
abitate
da
gente
bisognosa
,
si
sono
raccolte
sessanta
lire
.
-
Nobili
cuori
!
Troveremo
più
tardi
il
mezzo
di
soccorrerli
segretamente
.
-
Quanto
siete
buona
!
-
Cerco
d
'
imitare
....
mio
fratello
.
Ma
parleremo
di
tutto
ciò
più
tardi
.
Eccovi
intanto
il
mio
obolo
per
la
sottoscrizione
.
-
Così
dicendo
si
tolse
di
tasca
un
elegantissimo
portafogli
e
ne
levò
due
biglietti
da
cento
lire
.
Aldo
sussultò
.
-
Non
posso
accettarli
,
Speranza
!
Un
povero
studente
come
me
non
potrebbe
fare
una
tale
offerta
,
e
neppure
mia
sorella
.
Qual
nome
dovrei
dunque
mettere
sulla
lista
?
-
Un
incognito
.
-
Bianca
lo
guardava
stendendogli
la
manina
.
Egli
la
strinse
nella
sua
e
si
sorrisero
.
Ma
vi
era
una
profonda
commozione
in
quel
sorriso
.
Poco
dopo
la
contessa
lasciava
la
soffitta
,
Il
giorno
seguente
essa
ebbe
una
lettera
di
Aldo
,
che
le
dava
ragguagli
sull
'
interrogatorio
del
giudice
istruttore
,
sulla
bambina
,
l
'
esortava
a
star
quieta
,
non
essendovi
bisogno
della
sua
testimonianza
.
Poi
Aldo
aggiungeva
:
"
Quando
sarà
finito
tutto
questo
,
potrò
rivedervi
,
Speranza
?
Nel
dire
il
vostro
nome
,
mi
sento
capace
delle
più
nobili
cose
!
"
Voi
mi
avete
fatto
molto
bene
,
sorella
mia
!
Chi
avrebbe
mai
detto
che
in
una
notte
di
carnevale
avrei
trovato
la
mia
felicità
?
Peraltro
,
questa
felicità
,
nata
da
un
dolore
,
mi
fa
quasi
paura
.
Ma
non
voglio
pensarci
adesso
.
Se
la
felicità
non
esiste
sulla
terra
,
noi
la
creeremo
a
forza
di
doveri
,
di
lotte
,
di
sacrifizi
.
"
Bianca
lesse
più
volte
quella
lettera
,
presa
da
un
incanto
nuovo
,
quasi
una
nuova
luce
sorgesse
nella
sua
esistenza
.
Aldo
le
scrisse
tutti
i
giorni
,
e
Bianca
già
obliava
il
marito
in
quella
pura
ebbrezza
dello
spirito
,
quando
il
conte
Rossano
,
di
ritorno
,
la
svegliò
dal
suo
sogno
.
Ma
allora
tutta
la
sua
anima
si
ribellò
,
il
ricordo
del
tradimento
risorse
e
la
contessa
ricevette
il
conte
come
abbiamo
veduto
.
Rimasta
sola
nello
spogliatoio
,
essa
riandava
il
passato
,
allorchè
Celia
entrò
.
-
Ho
una
lettera
da
consegnarle
,
-
disse
.
-
Dammela
subito
,
Ho
bisogno
di
respirare
qualche
cosa
di
puro
.
-
Afferrò
bramosa
la
lettera
di
Aldo
,
ma
appena
l
'
ebbe
aperta
,
tornò
pallidissima
.
Essa
lesse
ad
alta
voce
:
"
Speranza
,
tutto
il
nostro
piano
si
sfascia
.
"
Ieri
il
giudice
istruttore
mi
fece
chiamare
nel
suo
gabinetto
e
mi
chiese
,
guardandomi
fisso
:
"
-
Vostra
sorella
non
è
più
tornata
a
Torino
?
"
-
No
,
signore
,
-
risposi
.
"
-
Ebbene
,
telegrafatele
che
urge
la
sua
presenza
.
-
"
Mi
turbai
,
ma
risposi
:
"
-
Bene
!
Telegraferò
.
-
"
Appena
fui
lungi
dagli
sguardi
del
giudice
istruttore
,
ebbi
un
momento
di
disperazione
.
"
Che
è
successo
perchè
il
giudice
istruttore
mi
abbia
fatto
tale
intimazione
?
"
Per
certo
,
se
telegrafassi
a
mia
sorella
,
essa
partirebbe
subito
;
ma
,
una
volta
qui
,
la
gente
del
casamento
mi
smentirebbe
,
perchè
mia
sorella
non
vi
assomiglia
affatto
:
è
bionda
come
una
spiga
matura
,
piccola
,
grassa
,
tutto
l
'
opposto
di
voi
,
insomma
.
C
'
è
da
diventare
pazzi
!
Per
me
,
non
temo
:
sopporterei
anche
la
prigionia
,
purchè
foste
salva
;
ma
se
avessero
qualche
indizio
su
voi
,
se
il
confessare
che
non
vi
conosco
non
bastasse
a
allontanare
ogni
pericolo
?
Se
lo
potete
,
venite
senza
indugio
da
me
:
io
non
mi
muoverò
di
casa
per
attendervi
.
Voi
non
sapete
in
che
stato
mi
trovo
al
pensiero
di
non
aver
potuto
mantenere
la
mia
promessa
,
salvarvi
da
una
pubblicità
.
Non
ragiono
più
,
e
se
non
vi
vedessi
,
sento
che
commetterei
qualche
pazzia
.
Perdonatomi
questa
lettera
insensata
,
ma
voi
avete
il
cuore
troppo
nobile
per
non
comprendere
lo
stato
d
'
animo
del
vostro
sventuratissimo
fratello
.
"
-
Povero
Aldo
!
-
mormorò
Bianca
,
che
si
era
rimessa
dal
primo
moto
di
terrore
.
-
Egli
sarebbe
capace
di
tutto
per
impedire
a
me
un
dolore
:
tocca
a
me
,
ora
,
a
consolarlo
.
-
Che
intendete
fare
?
-
chiese
Celia
spaventata
.
Bianca
si
alzò
,
tranquilla
.
-
Andrò
dal
giudice
istruttore
,
-
rispose
.
-
Lo
conosco
,
è
un
gentiluomo
,
non
mi
perderà
,
-
Indi
aggiunse
con
un
gesto
vago
:
-
E
poi
,
se
mi
perdesse
,
che
m
'
importa
,
ora
?
-
Contessa
,
-
disse
Celia
-
pensi
a
suo
padre
!
-
I
bellissimi
occhi
di
Bianca
si
velarono
.
-
Hai
ragione
!
-
mormorò
.
E
dopo
un
momento
di
silenzio
:
-
Dammi
il
mio
abito
da
mattina
,
-
disse
con
vivacità
,
-
Hai
sentito
?
Aldo
mi
aspetta
.
Sta
'
sicura
,
non
mi
accadrà
nulla
di
male
!
-
Un
quarto
d
'
ora
dopo
,
la
contessa
usciva
.
VII
.
L
'
assassino
aveva
subito
un
primo
interrogatorio
nel
gabinetto
del
giudice
istruttore
,
ma
a
tutte
le
domande
di
questi
si
rifiutò
di
rispondere
,
giurando
che
era
innocente
.
Nel
camiciotto
del
pierrot
,
nelle
tasche
dei
calzoni
nulla
si
era
trovato
che
potesse
stabilirne
la
identità
.
Ma
il
giudice
istruttore
,
rileggendo
i
punti
salienti
dell
'
inchiesta
,
fu
colpito
da
una
osservazione
che
dapprima
gli
era
sfuggita
.
Era
il
rapporto
dell
'
ispettore
e
di
un
agente
,
i
quali
avevano
osservato
l
'
effetto
prodotto
dalla
vista
della
sorella
di
Aldo
Pomigliano
sulla
povera
Giulietta
,
la
quale
pronunziò
parole
strane
a
suo
riguardo
:
-
Lei
?
Lei
?
Ma
non
sa
....
?
-
Dunque
,
costei
conosceva
la
giovane
,
e
forse
lo
studente
stesso
era
stato
in
intimi
rapporti
colla
sventurata
.
Assalito
da
questi
sospetti
,
Umberto
Trani
fece
chiamare
l
'
ispettore
,
interrogandolo
su
questa
circostanza
.
-
Io
dubito
,
-
rispose
l
'
ispettore
-
che
quella
signora
sia
sorella
dello
studente
.
Il
signor
Aldo
Pomigliano
non
è
ricco
,
e
a
furia
di
sacrifici
riesce
a
sbarcare
il
lunario
.
Ora
quella
signora
portava
orecchini
di
brillanti
di
una
grossezza
maravigliosa
,
aveva
le
dita
cariche
di
anelli
di
valore
,
un
abito
ricchissimo
.
A
me
pare
che
una
provinciale
non
vestirebbe
in
tal
guisa
per
recarsi
a
trovare
un
fratello
povero
nelle
soffitte
.
-
Avete
ragione
.
Quello
studente
mi
ha
gabbato
.
Ma
saprò
fargli
pagar
cara
la
sua
astuzia
.
Intanto
vi
ringrazio
delle
vostre
informazioni
.
-
Dopo
un
paio
di
giorni
,
il
Trani
fece
chiamare
Aldo
,
cui
disse
semplicemente
che
telegrafasse
alla
sorella
di
venire
a
Torino
,
avendo
necessità
di
parlare
con
lei
.
Quando
Aldo
,
sconvolto
,
era
uscito
dal
gabinetto
del
giudice
,
vi
entrò
un
agente
per
avvertirlo
che
Teresa
,
colei
che
teneva
in
custodia
la
bimba
della
vittima
,
veduto
il
ritratto
che
la
questura
aveva
fatto
fare
all
'
assassino
,
l
'
aveva
riconosciuto
per
il
seduttore
della
povera
Giulietta
.
Il
magistrato
si
fregò
le
mani
dalla
soddisfazione
.
-
Siamo
in
porto
!
-
esclamò
.
-
Le
lettere
della
vittima
ci
danno
il
nome
dell
'
assassino
.
-
Ne
prese
una
dal
pacchetto
che
aveva
sopra
lo
scrittoio
,
ne
guardò
la
firma
e
fece
un
gesto
di
trionfo
.
-
Fabio
Ribera
!
Si
vede
che
egli
non
supponeva
che
la
sua
vittima
conservasse
tutte
le
sue
lettere
.
Ora
sarà
facile
avere
delle
informazioni
su
lui
;
procuratemele
.
-
La
sera
dello
stesso
giorno
ebbe
un
esteso
rapporto
sull
'
assassino
.
Fabio
Ribera
era
designato
come
un
giovane
onestissimo
,
commesso
in
un
negozio
di
mode
.
Dieci
giorni
prima
del
fatto
,
aveva
chiesto
al
principale
di
assentarsi
per
un
mese
,
dovendo
recarsi
fuori
di
Torino
per
affari
di
famiglia
.
Per
cui
il
principale
lo
credeva
in
viaggio
.
Nessuno
poteva
prestar
fede
all
'
accusa
contro
lui
,
tanto
il
suo
tenore
di
vita
era
quieto
.
E
poi
,
si
sapeva
che
amava
una
buona
fanciulla
,
commessa
nello
stesso
negozio
,
e
che
dovevano
presto
sposarsi
.
Anzi
,
la
giovane
era
persuasa
che
il
suo
Fabio
si
trovasse
lungi
da
Torino
,
appunto
per
ritirare
carte
relative
al
loro
matrimonio
.
Il
giudice
istruttore
era
pensieroso
.
-
La
matassa
è
più
imbrogliata
di
quello
che
credevo
!
-
diceva
fra
sè
.
-
Se
il
rapporto
dice
il
vero
,
quale
sarebbe
stato
il
movente
dell
'
assassinio
?
Forse
che
Teresa
,
la
moglie
del
falegname
,
si
è
ingannata
credendo
di
riconoscerlo
?
Li
metterò
a
confronto
.
-
Il
domani
,
verso
le
dieci
,
il
prigioniero
fu
condotto
nel
gabinetto
del
magistrato
.
-
Ebbene
,
persistete
a
negare
di
essere
stato
l
'
assassino
di
Giulietta
,
sebbene
designato
da
lei
stessa
prima
di
morire
?
-
gli
domandò
il
magistrato
.
-
Sì
,
signore
.
-
Chiamate
la
teste
!
-
disse
il
giudice
al
cancelliere
.
L
'
accusato
si
rivolse
verso
l
'
uscio
di
entrata
e
si
trovò
a
faccia
a
faccia
con
Teresa
.
Ma
egli
non
fece
alcun
gesto
di
sorpresa
,
come
se
si
fosse
trovato
dinanzi
ad
una
persona
sconosciuta
.
Teresa
,
invece
,
dopo
averlo
guardato
un
momento
,
gridò
con
accento
indignato
:
-
Sì
,
lo
riconosco
,
è
lui
,
il
birbante
!
È
il
fidanzato
di
Giulietta
,
colui
che
vidi
spesso
con
la
poverina
!
-
V
'
ingannate
!
-
rispose
il
giovane
.
-
Ah
!
m
'
inganno
?
La
vedremo
,
assassino
!
...
Sei
proprio
tu
:
ti
riconosco
dal
neo
che
hai
sulla
guancia
.
-
Il
giudice
istruttore
soggiunse
:
-
Ormai
è
inutile
che
neghiate
,
Fabio
Ribera
!
-
Un
tuffo
di
sangue
salì
al
viso
dell
'
accusato
.
-
Sapete
il
mio
nome
?
-
balbettò
.
-
Sappiamo
tutto
quanto
vi
riguarda
,
e
le
vostre
lettere
da
voi
firmate
,
scritte
a
quella
povera
infelice
,
sono
qui
ad
attestare
la
vostra
iniquità
verso
colei
che
,
dopo
essere
stata
vittima
di
un
'
infame
seduzione
,
fu
da
voi
assassinata
!
-
L
'
accusato
ascoltava
come
se
non
capisse
.
-
Le
mie
lettere
?
Firmate
da
me
?
-
Sì
,
da
voi
,
guardate
:
non
riconoscete
la
vostra
calligrafia
,
la
vostra
firma
?
-
Così
dicendo
,
il
giudice
istruttore
pose
sotto
gli
occhi
dell
'
accusato
il
foglio
tolto
poco
prima
dal
pacchetto
.
Il
giovane
lo
guardò
,
e
subito
cadde
svenuto
.
Quello
svenimento
fu
per
il
magistrato
una
prova
luminosa
della
colpabilità
del
giovane
.
Fabio
non
tardò
a
rinvenire
.
Egli
aveva
cambiato
interamente
aspetto
.
Vi
era
in
lui
qualche
cosa
di
risoluto
,
come
se
compiesse
un
dovere
penoso
dinanzi
al
quale
non
si
indietreggia
.
-
Sono
pronto
a
rispondere
a
tutte
le
vostre
interrogazioni
!
-
disse
.
Un
lampo
di
trionfo
passò
negli
occhi
del
magistrato
,
che
riunite
alcune
carte
e
fatto
un
segno
al
cancelliere
,
disse
all
'
accusato
:
-
Prima
di
tutto
,
il
vostro
nome
e
cognome
?
-
Lo
sapete
:
Fabio
Ribera
.
-
La
vostra
età
?
-
Ventitrè
anni
.
-
Dove
siete
nato
?
-
A
Torino
.
-
La
vostra
professione
?
-
Commesso
in
un
negozio
di
mode
.
-
Confessate
di
aver
colpito
volontariamente
,
coll
'
intenzione
di
uccidere
,
l
'
operaia
Giulietta
Lovera
,
detta
la
Bionda
?
-
Lo
confesso
.
-
Il
vostro
delitto
è
stato
premeditato
?
-
No
.
Giulietta
stessa
mi
ci
spinse
.
-
In
qual
modo
?
-
Un
tempo
Giulietta
fu
mia
amante
.
Ma
poi
la
incontrai
due
volte
al
ballo
pubblico
con
un
individuo
che
non
volle
dirmi
chi
fosse
;
incontrai
lo
stesso
individuo
una
sera
sulle
scale
della
sua
abitazione
e
fin
da
quel
momento
ruppi
ogni
relazione
con
lei
.
-
Cioè
,
non
vi
faceste
più
vedere
,
senza
spiegarle
il
motivo
della
rottura
.
Agiste
da
vile
.
Quando
l
'
abbandonaste
,
sapevate
di
averla
resa
madre
?
-
No
;
seppi
un
mese
fa
che
essa
aveva
una
bambina
,
ma
non
sono
sicuro
della
mia
paternità
.
-
Calunniate
la
morta
!
-
Ho
tutto
il
diritto
di
fare
questa
supposizione
,
dal
momento
che
Giulietta
mi
nascose
il
suo
stato
.
E
confrontando
la
data
della
nascita
della
piccina
,
è
facile
desumere
che
la
giovane
era
già
madre
prima
della
nostra
separazione
.
-
Da
quando
la
lasciaste
,
non
la
rivedeste
più
?
-
La
vidi
un
mese
fa
.
Non
pensavo
più
a
lei
,
vivevo
tranquillo
,
quando
una
mattina
nell
'
uscire
di
casa
m
'
imbattei
con
Giulietta
.
Essa
mi
disse
:
"
-
Venivo
a
cercarvi
.
"
-
Sono
ai
vostri
ordini
,
-
risposi
.
"
Capivo
che
era
inevitabile
una
spiegazione
.
"
La
condussi
nel
mio
piccolo
alloggio
,
le
chiesi
ciò
che
desiderava
.
"
Giulietta
mi
rimproverò
la
mia
condotta
,
insultandomi
.
E
fu
allora
che
mi
rivelò
la
sua
maternità
,
"
Ma
io
a
mia
volta
le
risposi
indignato
che
non
la
credevo
,
e
allusi
ad
altri
suoi
sconosciuti
amanti
.
"
Giulietta
andò
su
tutte
le
furie
.
Poi
mi
intimò
di
abbandonare
la
fanciulla
che
da
tre
mesi
è
mia
fidanzata
e
che
dovevo
sposare
dopo
Pasqua
.
Le
chiesi
con
qual
diritto
mi
imponeva
questo
,
ed
aggiunsi
che
mai
avrei
acconsentito
al
suo
volere
.
"
Giulietta
replicò
:
"
-
Lo
farete
,
altrimenti
andrò
io
stessa
da
quella
giovane
,
mostrandole
la
vostra
creatura
.
-
"
Ebbi
paura
.
Io
amo
Ilda
,
e
sono
da
lei
riamato
.
Se
Giulietta
si
fosse
presentata
davvero
a
lei
,
la
giovinetta
non
avrebbe
più
voluto
saperne
di
me
.
"
La
scongiurai
di
desistere
dalla
sua
idea
,
le
offersi
perfino
di
passarle
una
pensione
per
la
bambina
.
"
Tutto
fu
inutile
.
"
-
Se
fra
quindici
giorni
non
ho
prove
sicure
che
l
'
avete
abbandonata
,
-
mi
disse
-
penserò
io
ad
allontanarvi
da
lei
.
-
"
Se
ne
andò
,
senza
che
io
avessi
la
forza
di
trattenerla
.
-
Il
magistrato
l
'
aveva
ascoltato
con
aria
severa
.
-
Allora
,
-
disse
-
concepiste
il
disegno
di
assassinarla
?
-
No
,
-
rispose
Fabio
.
-
Io
provavo
soltanto
un
rancore
amaro
contro
Giulietta
,
cui
scrissi
supplicandola
di
risparmiarmi
,
soprattutto
di
risparmiare
Ilda
.
Ma
più
io
mi
umiliavo
,
più
Giulietta
diveniva
crudele
.
"
-
Vi
dò
altri
otto
giorni
di
tempo
,
-
rispose
alle
mie
preghiere
-
spirati
i
quali
sarò
inesorabile
!
Se
io
non
avrò
il
vostro
anello
di
sposa
,
non
l
'
avrà
neppur
l
'
altra
;
è
giustizia
.
-
"
Ero
furente
,
ma
non
pensavo
di
ucciderla
.
Volli
avere
un
ultimo
colloquio
con
lei
,
deliberato
a
suicidarmi
se
ella
fosse
inflessibile
.
"
Scelsi
,
per
recarmi
da
Giulietta
,
la
sera
di
giovedì
grasso
,
sicuro
che
una
parte
degli
inquilini
delle
soffitte
sarebbero
assenti
.
Io
tenevo
ancora
una
chiave
della
stanza
di
Giulietta
.
"
Non
sapendo
quello
che
potesse
accadermi
,
avevo
chiesto
un
permesso
al
mio
principale
,
dicendo
di
assentarmi
da
Torino
per
andare
a
ritirare
delle
carte
concernenti
il
mio
matrimonio
.
"
Passai
parte
della
sera
girovagando
per
le
strade
nel
mio
costume
da
pierrot
.
"
Era
quasi
la
mezzanotte
quando
mi
decisi
di
arrischiare
tutto
,
pure
di
non
perdere
Ilda
.
"
Salii
le
scale
,
introdussi
la
chiave
nella
serratura
e
stavo
per
aprire
,
allorchè
il
rumore
di
gente
che
saliva
le
scale
mi
fece
spengere
il
cerino
e
dirigere
da
quella
parte
.
"
Mi
trovai
a
faccia
a
faccia
col
giovane
che
poi
mi
arrestò
e
che
mi
pento
non
avere
strangolato
.
Egli
teneva
stretta
al
braccio
una
signora
elegantissima
,
in
domino
nero
.
"
La
mia
presenza
li
rese
muti
;
forse
ispirai
loro
paura
.
Il
giovane
si
affrettò
ad
aprire
il
suo
uscio
,
a
introdurre
la
signora
,
e
disparve
con
lei
.
"
Allora
entrai
a
mia
volta
nella
soffitta
di
Giulietta
,
e
accesi
una
candela
.
"
La
giovane
dormiva
.
"
Io
la
svegliai
,
chiamandola
per
nome
.
"
Essa
aprì
gli
occhi
ed
esclamò
:
"
-
Tu
!
Che
vieni
a
far
qui
,
a
quest
'
ora
?
Come
sei
entrato
?
"
-
Colla
chiave
che
mi
desti
un
giorno
tu
stessa
:
domani
scade
il
termine
da
te
impostomi
,
e
vengo
per
sapere
se
sei
decisa
a
rovinarmi
,
a
distogliere
da
me
la
fanciulla
che
amo
.
"
-
Miserabile
!
-
esclamò
.
-
Non
mi
rovinasti
,
tu
?
No
,
non
ti
risparmierò
!
...
Voglio
che
Ilda
ti
disprezzi
,
ti
odi
!
-
"
Perdetti
la
testa
.
"
-
E
se
io
ti
facessi
tacere
per
sempre
?
-
le
dissi
.
-
Tu
?
...
Ma
io
chiamerò
aiuto
....
Assassino
!
...
-
"
Alzava
la
voce
;
io
non
fui
più
padrone
di
me
,
e
colpii
,
eccitato
dalle
grida
di
lei
,
cieco
di
furore
,
di
rabbia
.
-
E
non
pensaste
all
'
innocente
creatura
che
riposava
tranquilla
presso
sua
madre
e
che
è
vostra
figlia
?
-
disse
il
giudice
istruttore
.
-
Respingo
in
modo
assoluto
tale
paternità
.
-
Non
vi
pentite
di
aver
uccisa
la
giovane
che
un
giorno
amaste
?
-
No
;
essa
mi
ha
spinto
al
delitto
minacciandomi
di
farmi
perdere
l
'
amore
di
Ilda
.
-
L
'
avete
perduto
lo
stesso
,
macchiandovi
le
mani
di
sangue
.
Credete
che
,
se
quella
giovinetta
è
onesta
,
possa
amare
un
assassino
?
Voi
le
desterete
orrore
.
-
Non
lo
dite
,
non
lo
dite
,
o
impazzo
!
-
Ed
il
giovane
,
fino
allora
risoluto
,
quasi
calmo
,
divenne
tremante
,
agitato
,
i
suoi
occhi
si
empirono
di
lacrime
,
le
sue
mani
si
torcevano
con
violenza
.
A
stento
potè
firmare
il
suo
interrogatorio
,
così
che
la
calligrafia
apparve
ben
diversa
da
quella
delle
lettere
.
Ma
il
magistrato
non
vi
pose
mente
,
e
se
anche
l
'
avesse
osservato
,
non
ne
avrebbe
fatto
caso
tanto
la
mano
del
giovane
tremava
.
Fabio
fu
condotto
via
.
Mentre
egli
usciva
dal
gabinetto
del
giudice
istruttore
,
una
signora
elegante
,
che
aveva
consegnato
allora
un
biglietto
per
il
magistrato
ed
attendeva
di
essere
ricevuta
,
trasalì
nel
vedere
l
'
imputato
.
Eppure
Bianca
,
giacchè
era
lei
,
non
conosceva
l
'
assassino
di
Giulietta
!
Ma
quel
giovane
pallido
,
di
aspetto
quasi
femmineo
,
le
ricordò
vagamente
suo
marito
.
L
'
assassino
,
dal
canto
suo
,
sussultò
alla
vista
di
quella
signora
nella
quale
riconobbe
il
domino
di
quella
notte
funesta
in
cui
aveva
naufragato
tutta
la
sua
felicità
.
Bianca
entrò
nel
gabinetto
del
giudice
istruttore
.
Egli
le
andò
incontro
coi
segni
del
più
profondo
rispetto
.
-
Desiderate
parlarmi
?
Posso
esservi
utile
in
qualche
cosa
,
contessa
Rossano
?
-
Non
contessa
Rossano
;
-
rispose
Bianca
con
voce
debole
,
ma
ferma
-
sibbene
la
sorella
di
Aldo
,
il
domino
misterioso
che
si
trovò
presente
alla
morte
della
povera
Giulietta
assassinata
!
-
VIII
.
Il
conte
Livio
Rossano
era
stato
colpito
come
da
una
mazzata
sul
capo
per
la
scenata
della
moglie
.
Entrando
nel
proprio
appartamento
,
stringeva
ancora
fra
le
dita
convulse
la
lettera
di
Cinzia
,
Ah
!
se
avesse
avuto
in
quel
momento
l
'
amante
nelle
mani
!
Era
irritato
anche
con
la
cameriera
,
ben
supponendo
che
costei
avesse
trovato
il
biglietto
e
lo
avesse
consegnato
alla
contessa
.
-
Quella
pettegola
mi
ha
sempre
veduto
di
mal
occhio
!
-
pensava
.
-
Le
torcerei
volentieri
il
collo
....
Capisco
che
per
Bianca
quella
lettera
era
crudele
;
ma
credevo
che
tutto
si
sarebbe
risolto
con
una
crisi
di
lacrime
;
invece
mi
ha
detto
che
le
fo
nausea
!
Basta
,
il
meglio
che
io
possa
fare
è
di
fingere
un
pentimento
sincero
,
finchè
lei
stessa
,
commossa
,
mi
stenda
la
mano
.
La
sua
collera
non
può
durare
,
mi
ama
troppo
!
-
Questo
pensiero
lo
calmò
.
Non
era
la
prima
volta
che
il
conte
si
trovava
mischiato
a
drammi
intimi
,
e
sempre
ne
era
uscito
serenamente
,
grazie
alla
sua
ipocrisia
.
Un
commediante
non
avrebbe
saputo
fingere
meglio
l
'
emozione
,
il
dolore
,
la
passione
,
mentre
nel
suo
interno
rimaneva
impassibile
.
Quando
Livio
Rossano
aveva
raccontato
a
Bianca
la
sua
dolorosa
storia
,
non
aveva
detto
una
sola
parola
vera
.
Egli
assomigliava
a
sua
madre
morta
,
una
donna
bellissima
,
la
quale
ingannò
il
marito
fino
all
'
ultimo
istante
,
senza
che
il
disgraziato
se
ne
accorgesse
mai
.
Il
conte
Sebastiano
Rossano
,
padre
di
Livio
,
era
stato
un
galantuomo
in
tutta
l
'
estensione
del
termine
,
un
galantuomo
che
la
moglie
e
poi
il
figlio
sfruttarono
fino
alla
morte
.
In
passato
la
famiglia
Rossano
era
stata
potentissima
,
ricca
;
ma
,
come
tante
altre
nobili
famiglie
piemontesi
,
aveva
consumato
quasi
tutto
il
suo
patrimonio
per
la
redenzione
della
patria
.
Onde
,
colla
sostanza
esigua
rimasta
,
il
conte
Sebastiano
non
avrebbe
potuto
vivere
;
ma
,
impegnato
il
suo
piccolo
capitale
negli
affari
,
ebbe
tale
fortuna
,
che
in
pochi
anni
riuscì
ad
ammassare
un
discreto
patrimonio
,
e
,
se
il
figlio
fosse
stato
come
lui
laborioso
,
le
ricchezze
di
un
tempo
sarebbero
rientrate
nella
casa
.
Ma
Livio
voleva
godersi
la
vita
,
e
,
se
pianse
alla
morte
della
madre
,
non
versò
una
sola
lacrima
quando
gli
mancò
il
padre
.
Libero
di
sè
,
si
diede
allo
più
pazze
orge
,
alle
più
volgari
avventure
e
ne
uscì
in
completa
rovina
.
Fu
in
quel
frattempo
che
,
invitato
dal
marchese
di
Passiflora
,
sentì
parlare
della
bellezza
di
Bianca
e
dei
suoi
milioni
.
Questi
soprattutto
gli
ispirarono
il
desiderio
di
conquistare
la
giovane
.
E
vi
riuscì
.
Solamente
il
padre
di
Bianca
,
diffidando
di
Livio
,
stabilì
nel
contratto
di
matrimonio
che
la
dote
di
Bianca
fosse
inalienabile
,
che
il
marito
non
potesse
toccare
la
minima
parte
del
capitale
senza
il
consenso
della
moglie
.
Livio
non
fece
opposizione
,
perchè
sicuro
dell
'
amore
di
Bianca
aveva
la
certezza
di
piegarla
ad
ogni
suo
volere
.
Ma
dopo
l
'
accaduto
pensò
che
se
per
sua
colpa
avveniva
una
separazione
,
perderebbe
tutti
i
beni
dotali
.
Livio
provò
un
fremito
di
collera
e
di
paura
al
tempo
stesso
a
questo
pensiero
.
Egli
ormai
non
avrebbe
più
potuto
rinunciare
alla
vita
splendida
che
conduceva
.
Inoltre
,
se
il
conte
non
amava
sua
moglie
,
andava
orgoglioso
della
bellezza
di
lei
e
ambiva
a
possederla
.
All
'
ora
della
colazione
Livio
passò
nella
saletta
dove
egli
e
Bianca
erano
soliti
prendere
i
pasti
,
quando
si
trovavano
soli
.
Era
una
saletta
elegantissima
,
munita
di
tutto
il
confortabile
,
calda
e
profumata
.
Ma
al
primo
entrare
,
vide
una
sola
posata
sulla
tavola
apparecchiata
.
Aggrottò
le
sopracciglia
,
ma
vedendo
entrar
Celia
,
assunse
un
'
espresione
melanconica
e
domandò
:
-
Mia
moglie
non
viene
a
colazione
?
-
La
signora
contessa
-
rispose
Celia
-
è
uscita
.
Ora
suonerò
,
perchè
lei
sia
servito
.
-
Un
momento
,
-
soggiunse
Livio
.
-
Vorrei
prima
parlare
con
voi
.
Per
colpa
vostra
mia
moglie
è
in
collera
con
me
.
Sono
sicuro
che
voi
stessa
le
consegnaste
la
lettera
trovata
nella
mia
tasca
.
-
Sapevo
forse
che
cosa
fosse
scritto
in
quel
foglio
?
-
disse
Celia
.
-
Credevo
si
trattasse
semplicemente
di
un
conto
.
Quantunque
io
la
sappia
lunga
sul
conto
suo
,
caro
signore
,
e
conosca
molti
suoi
intrighi
,
non
lo
avrei
mai
denunziato
alla
signora
,
non
per
riguardo
a
lei
,
ma
alla
contessa
.
-
Livio
trasalì
.
Tuttavia
chiese
:
-
Che
sapete
?
Sentiamo
.
-
Non
ho
bisogno
di
dirglielo
;
interroghi
la
sua
coscienza
.
-
La
mia
coscienza
di
nulla
mi
rimprovera
:
io
sono
vittima
di
calunnie
!
-
Celia
sbuffava
.
-
La
lascio
,
perchè
ne
direi
troppe
e
non
ho
tempo
da
perdere
con
lei
.
-
E
suonando
il
campanello
elettrico
,
disse
al
domestico
accorso
:
-
Servite
il
signor
conte
:
la
contessa
tornerà
più
tardi
.
-
Essa
uscì
dalla
saletta
lasciando
Livio
in
preda
ad
una
terribile
agitazione
.
-
Che
può
sapere
costei
?
-
pensava
,
-
Avrei
paura
,
adesso
,
io
,
che
non
ho
mai
saputo
che
sia
timore
?
Celia
me
la
pagherà
!
Ma
non
bisogna
commettere
imprudenze
.
-
Dopo
colazione
,
il
conte
indossò
il
soprabito
,
i
guanti
,
prese
il
cappello
ed
uscì
.
In
istrada
consultò
l
'
orologio
.
-
Il
tocco
!
-
mormorò
.
-
Se
andassi
da
Fabio
?
A
quest
'
ora
deve
trovarsi
a
casa
!
-
Si
recò
in
via
Garibaldi
,
entrò
in
un
portone
,
e
senza
fermarsi
in
portineria
,
salì
le
scale
fino
al
quarto
piano
.
Bussò
ad
una
porta
,
su
cui
era
incollato
un
biglietto
da
visita
col
nome
di
Fabio
Ribera
.
Bussò
due
volte
senza
averne
risposta
.
Livio
fece
un
gesto
di
malumore
.
-
Sarà
andato
dalla
sua
bella
!
-
pensò
,
ridiscendendo
le
scale
,
-
È
strano
che
non
mi
abbia
fatto
saper
nulla
,
come
eravamo
intesi
.
Se
mi
recassi
da
Ilda
?
Ma
no
,
è
meglio
che
ci
vada
stasera
;
sarò
più
sicuro
di
trovarli
insieme
.
-
Entrò
in
un
caffè
,
dove
chiese
una
bibita
ed
i
giornali
.
Ne
spiegò
uno
per
passare
il
tempo
e
ad
un
tratto
divenne
pallido
come
un
cadavere
.
Leggeva
le
seguenti
righe
:
/
#
"
Nulla
ancora
si
è
scoperto
circa
l
'
assassinio
di
Giulietta
Lovera
.
L
'
uomo
mascherato
da
pierrot
,
arrestato
sul
luogo
la
sera
del
giovedì
grasso
,
il
presunto
assassino
,
si
mantiene
negativo
ed
ancora
non
si
è
potuto
sapere
il
suo
nome
.
Si
dice
che
siano
stati
fatti
altri
arresti
,
ma
per
ora
ci
è
duopo
mantenere
il
silenzio
onde
non
intralciare
l
'
opera
della
giustizia
.
"
#
/
Il
conte
chiamò
il
cameriere
,
cui
disse
:
-
Vorrei
i
numeri
arretrati
di
questo
giornale
!
-
Un
momento
dopo
il
cameriere
tornava
con
un
fascio
di
giornali
.
Il
conte
cercò
fra
essi
il
numero
del
venerdì
grasso
e
vi
trovò
tutti
i
ragguagli
dell
'
assassinio
.
Il
foglio
tremava
nelle
sue
mani
.
-
Ed
io
non
ho
saputo
nulla
!
-
mormorò
.
-
Ma
come
potevo
credere
Fabio
capace
di
tanto
?
E
si
è
fatto
arrestare
?
Adesso
è
finita
....
non
potrà
negare
a
lungo
....
si
saprà
il
suo
nome
,
e
non
se
la
caverà
con
poco
.
-
Sembrava
che
quest
'
ultimo
pensiero
lo
sollevasse
,
gli
rendesse
la
calma
.
Quand
'
ebbe
finito
di
leggere
,
chiese
un
altro
caffè
.
-
Bisogna
che
stasera
vada
da
Ilda
;
-
disse
-
da
lei
saprò
tutto
.
-
Tuttavia
tornò
al
palazzo
verso
sera
.
La
contessa
era
a
casa
,
e
quando
si
trovò
a
pranzo
di
fronte
a
lei
gli
parve
di
non
averla
mai
veduta
più
bella
.
Infatti
,
Bianca
aveva
il
volto
animato
,
gli
occhi
brillanti
,
un
fascino
nuovo
in
tutta
la
persona
.
Anche
Celia
,
che
serviva
a
tavola
,
sembrava
contenta
.
Livio
invece
si
sentiva
turbato
e
socchiudeva
gli
occhi
per
meglio
guardare
sua
moglie
;
notò
che
questa
non
si
curava
affatto
di
lui
e
mangiava
con
appetito
.
Quando
la
tavola
fu
sparecchiata
e
Celia
si
ritirò
,
il
conte
,
avvicinatosi
a
Bianca
,
con
voce
tenera
le
disse
:
-
Siete
sempre
in
collera
con
me
?
-
Non
dimentico
!
-
rispose
Bianca
con
fierezza
.
-
Credevo
che
,
dopo
le
vostre
parole
,
non
avreste
più
tentato
un
inutile
avvicinamento
.
Ma
giacchè
mi
sono
ingannata
,
vi
dirò
come
intendo
di
regolare
d
'
ora
innanzi
la
mia
vita
,
a
meno
che
preferiate
una
separazione
....
-
Separarmi
da
voi
,
Bianca
?
Non
è
possibile
-
Ella
rimase
impassìbile
,
ma
gli
occhi
che
si
fissavano
su
Livio
avevano
un
'
espressione
strana
,
che
lo
spaventarono
.
"
-
Ciò
avverrà
,
-
dichiarò
risoluta
-
se
continuerete
la
parte
ipocrita
rappresentata
fino
ad
ora
.
Alle
corte
,
ecco
ciò
che
ho
deciso
:
voi
sarete
libero
come
se
fossimo
separati
,
pur
continuando
a
godere
le
rendite
che
aveste
finora
,
padronissimo
di
mantenere
delle
amanti
qui
od
altrove
,
purchè
rispettiate
il
tetto
coniugale
.
-
Bianca
!
-
Ella
proseguì
:
-
Dal
canto
mio
non
avrò
più
nulla
di
comune
con
voi
;
se
ci
troveremo
all
'
ora
dei
pasti
,
li
faremo
insieme
come
due
estranei
che
s
'
incontrano
in
un
albergo
,
serviti
da
Celia
,
la
sola
che
sia
a
parte
di
ciò
che
avviene
fra
noi
.
-
La
fisionomia
di
Livio
aveva
assunto
un
'
espressione
tetra
.
-
Accetto
-
diss
'
egli
-
perchè
spero
col
tempo
di
farvi
ricredere
sul
conto
mio
e
di
riacquistare
quell
'
amore
che
senza
colpa
ho
perduto
.
-
Bianca
non
aggiunse
altro
e
lasciò
la
stanza
.
Livio
impallidì
dalla
collera
,
ma
non
tardò
a
rimettersi
.
-
Al
diavolo
anche
lei
!
-
mormorò
.
-
Alla
fin
fine
che
m
'
importa
!
Che
io
possa
conquistare
Ilda
,
e
non
rimpiangerò
mia
moglie
!
-
Ormai
sicuro
che
le
rendite
non
gli
sarebbero
sfuggite
,
riacquistò
tutta
la
sua
baldanza
ed
uscì
per
recarsi
dalla
fidanzata
di
Fabio
.
Ilda
abitava
in
un
modesto
appartamento
a
un
quinto
piano
di
via
Santa
Teresa
.
Era
sola
con
sua
madre
,
una
vecchia
infermiccia
,
che
viveva
di
una
piccola
rendita
lasciatale
da
una
padrona
presso
la
quale
era
stata
a
servizio
per
più
di
quarant
'
anni
.
Suo
marito
era
stato
cocchiere
della
stessa
casa
.
Avevano
avuto
quell
'
unica
figlia
,
che
formava
ormai
tutto
il
tesoro
della
povera
vecchia
,
la
quale
non
aveva
sperato
,
maritandosi
a
quarantadue
anni
,
di
diventare
madre
.
Il
padre
di
Ilda
era
morto
quando
la
fanciulla
compiva
i
sette
anni
,
e
la
padrona
consigliò
la
madre
di
mettere
la
figlia
in
un
collegio
di
monache
,
finchè
fosse
in
età
di
guadagnarsi
la
vita
.
La
donna
seguì
il
consiglio
;
ed
Ilda
rimase
per
oltre
otto
anni
in
collegio
.
Quando
ne
uscì
,
abile
in
tutti
i
lavori
,
trovò
subito
da
occuparsi
.
Ma
il
guadagno
era
esiguo
,
per
cui
accettò
un
posto
di
commessa
in
un
elegante
magazzino
di
mode
,
e
lavorò
a
casa
la
sera
,
accanto
alla
madre
.
Ilda
era
una
bellissima
giovinetta
.
Slanciata
,
elegante
anche
nel
suo
vestitino
da
pochi
soldi
,
aveva
una
di
quelle
fisionomie
che
destano
simpatia
al
primo
vederle
.
Pallida
,
bruna
,
con
gli
occhi
verde
mare
,
aveva
alcun
che
d
'
ardito
e
d
'
intelligente
.
Ilda
amò
Fabio
teneramente
.
Non
era
bello
,
ma
aveva
un
fascino
sulla
buona
fanciulla
.
Fabio
le
aveva
raccontato
la
sua
semplice
storia
.
Non
aveva
conosciuto
i
genitori
.
Una
nobile
dama
si
prese
cura
di
lui
,
lo
fece
allevare
,
e
venuta
a
morte
quando
egli
compiva
i
dieci
anni
,
un
figlio
di
lei
l
'
aveva
surrogata
in
quell
'
opera
di
carità
.
Quell
'
uomo
generoso
lo
aveva
fatto
studiare
,
per
metterlo
in
grado
di
guadagnarsi
la
vita
.
Fabio
non
aveva
avuto
fino
allora
altro
affetto
che
quello
del
gentiluomo
,
il
quale
lo
trattava
come
un
fratello
e
per
il
quale
avrebbe
dato
a
goccia
a
goccia
tutto
il
suo
sangue
.
Egli
volle
presentare
ad
Ilda
il
suo
benefattore
,
che
si
mostrò
con
lei
molto
gentile
,
approvò
la
scelta
di
Fabio
e
promise
di
mobiliare
a
sue
spese
il
quartiere
per
gli
sposi
.
Ilda
,
commossa
,
lo
ringraziò
,
ma
quando
,
sola
col
fidanzato
,
questi
le
chiese
quale
impressione
avesse
avuto
del
suo
benefattore
,
la
giovane
rispose
:
-
Vuoi
che
te
lo
dica
,
Fabio
?
Se
non
sapessi
che
ha
soltanto
dodici
anni
più
di
te
,
lo
direi
tuo
padre
.
Egli
ti
assomiglia
molto
.
Avete
eguale
anche
il
colore
degli
occhi
;
ma
il
suo
sguardo
non
è
il
tuo
,
non
mi
piace
....
-
Di
'
la
verità
:
non
ti
è
rimasto
molto
simpatico
?
-
No
,
ma
devi
perdonarmi
.
Vi
sono
persone
che
non
piacciono
a
prima
vista
,
e
che
,
frequentandole
,
si
finisce
con
l
'
amarle
.
-
Hai
ragione
,
Ilda
mia
,
e
vedrai
che
,
conoscendo
meglio
il
conte
,
lo
adorerai
,
perchè
è
un
cuor
d
'
oro
,
un
'
anima
elevata
.
-
Ne
sono
persuasa
.
Ha
moglie
?
-
Sì
,
-
rispose
Fabio
-
ma
io
non
la
conosco
,
perchè
non
mi
sono
mai
recato
a
casa
del
conte
.
Egli
si
occupa
di
me
,
viene
qualche
volta
a
trovarmi
,
desidera
che
ricorra
a
lui
in
qualsiasi
circostanza
,
ma
vi
è
troppa
distanza
sociale
fra
noi
,
perchè
io
frequenti
la
sua
casa
.
Anzi
,
ti
prego
di
non
parlare
del
conte
a
nessuno
.
A
te
ho
voluto
dir
tutto
,
a
te
ho
voluto
presentare
il
conte
perchè
voglio
che
tu
sia
a
parte
di
tutti
i
segreti
della
mia
vita
,
che
tu
mi
conosca
interamente
,
come
ormai
credo
di
conoscere
te
,
unico
mio
amore
!
-
Ilda
era
troppo
felice
per
non
approvare
la
delicatezza
del
fidanzato
.
La
loro
felicità
durava
da
qualche
mese
,
il
loro
amore
andava
ognor
crescendo
.
Ma
la
loro
felicità
durò
poco
.
Fabio
lasciò
una
sera
Ilda
dicendole
che
doveva
partire
per
il
paese
natio
a
cagione
di
alcune
carte
relative
al
loro
matrimonio
.
Ilda
si
accòrse
che
nel
lasciarla
egli
aveva
le
lacrime
agli
occhi
e
ne
fu
spaventata
.
-
Che
hai
?
...
Dimmi
,
che
hai
?
Si
direbbe
che
stia
per
accaderti
sventura
.
-
No
,
Ilda
;
sono
triste
perchè
anche
un
breve
distacco
da
te
mi
addolora
;
ma
quando
tornerò
tutto
sarà
finito
e
nessuno
ci
separerà
più
.
-
Hai
avvertito
il
conte
della
tua
partenza
?
-
Fabio
sussultò
.
-
Il
conte
è
lontano
da
Torino
con
sua
moglie
.
Dammi
un
bacio
,
Ilda
,
e
addio
.
-
No
,
a
rivederci
presto
.
-
E
soggiunse
con
un
sorriso
pieno
di
dolcezza
:
-
Forse
che
non
vorresti
tornare
,
abbandonarmi
?
-
Fabio
la
strinse
fra
le
sue
braccia
.
-
Abbandonarti
?
-
esclamò
con
veemenza
.
-
È
più
facile
che
tu
....
-
Io
?
-
disse
Ilda
troncandogli
la
parola
in
bocca
.
-
Ah
!
tu
non
mi
conosci
ancora
.
Ti
ho
giurato
d
'
esser
tua
per
sempre
,
e
se
qualche
fatalità
dovesse
separarci
,
io
manterrei
lo
stesso
il
mio
giuramento
.
O
tua
,
o
di
nessuno
!
-
Grazie
,
Ilda
,
grazie
!
Ora
parto
più
contento
!
-
Ma
i
giorni
scorsero
ed
Ilda
più
nulla
sapeva
di
lui
,
nè
poteva
comprendere
quell
'
inesplicabile
silenzio
.
Una
sera
,
rincasando
,
trovò
presso
sua
madre
un
delegato
e
due
agenti
che
venivano
a
interrogarla
sul
fidanzato
che
si
trovava
in
prigione
accusato
d
'
assassinio
.
Ilda
si
ribellò
.
-
Fabio
un
assassino
!
-
disse
con
veemenza
.
-
Pazzo
chi
lo
dice
!
-
Egli
stesso
ha
confessato
!
-
È
una
menzogna
!
Perchè
avrebbe
assassinato
?
A
quale
scopo
?
-
Lo
saprete
,
signorina
,
-
disse
il
delegato
-
perchè
verrete
chiamata
dal
giudice
istruttore
.
Intanto
,
abbiate
pazienza
,
ma
dobbiamo
eseguire
una
perquisizione
.
-
Una
perquisizione
in
casa
mia
?
Forse
per
trovare
le
prove
del
delitto
?
Mamma
,
li
senti
?
-
Ma
la
povera
vecchia
,
fulminata
da
quella
notizia
e
più
ancora
dalla
presenza
delle
guardie
,
era
svenuta
.
Allora
Ilda
non
pensò
più
che
a
sua
madre
,
e
mentre
gli
agenti
rovistavano
inutilmente
dappertutto
,
la
fanciulla
,
inginocchiata
presso
la
povera
donna
,
la
faceva
rinvenire
.
-
Mamma
,
rassicurati
,
-
le
disse
quando
la
vecchia
tornò
in
sè
-
Fabio
è
innocente
.
Lascia
che
quegli
uomini
facciano
il
loro
dovere
;
noi
non
abbiamo
nulla
da
temere
,
nulla
da
rimproverarci
.
-
Il
delegato
guardò
quel
gruppo
con
rispetto
.
Egli
credette
bene
intervenire
.
-
La
signorina
ha
ragione
;
-
disse
-
lei
deve
stare
tranquilla
;
ciò
che
noi
abbiamo
dovuto
compiere
è
una
semplice
formalità
.
Del
resto
,
è
già
finito
,
e
ce
ne
andiamo
.
-
Fece
un
cenno
alle
guardie
ed
uscirono
.
La
vecchia
mormorò
:
-
Dio
,
che
colpo
!
Ma
tu
dici
bene
,
cara
:
Fabio
non
può
essere
un
assassino
!
-
Non
lo
è
,
credilo
,
c
'
è
qualche
sbaglio
,
e
non
tarderanno
a
saperlo
.
-
Proprio
in
quella
sera
,
il
conte
Livio
Rossano
,
il
protettore
di
Fabio
,
si
recava
dalla
fanciulla
,
persuaso
che
ella
conoscesse
maggiori
particolari
sul
delitto
,
di
quelli
appresi
dal
giornale
.
Quando
la
giovane
,
al
suono
del
campanello
,
si
recò
ad
aprire
e
si
vide
dinanzi
il
conte
,
lasciò
sfuggire
un
grido
di
gioia
.
-
Lo
manda
Dio
!
-
esclamò
.
-
Venga
,
signor
conte
:
ora
non
temo
più
nulla
.
-
Livio
fece
un
gesto
di
stupore
,
assai
bene
simulato
.
-
Che
succede
?
-
chiese
con
dolcezza
,
mentre
seguiva
la
giovane
nella
stanza
in
cui
era
la
povera
vecchia
.
-
Sono
stato
a
casa
di
Fabio
,
e
non
l
'
ho
trovato
.
-
Fabio
è
stato
arrestato
,
signor
conte
,
-
disse
la
madre
di
Ilda
.
Il
conte
si
volse
con
impeto
alla
fanciulla
.
-
Arrestato
?
-
ripetè
in
tono
interrogativo
.
-
Sì
,
signor
conte
;
-
rispose
Ilda
-
lo
accusano
di
essere
un
assassino
.
-
Livio
si
abbandonò
su
d
'
una
sedia
.
-
Ma
lei
non
lo
crede
,
non
è
vero
?
-
esclamò
con
slancio
la
fanciulla
.
-
Lei
lo
difenderà
.
-
Invece
di
rispondere
,
il
conte
rimaneva
pensieroso
,
turbato
,
e
a
un
tratto
,
come
parlasse
a
sè
stesso
:
-
Disgraziato
!
-
mormorò
.
-
Che
abbia
posto
in
opera
la
sua
minaccia
?
Ma
no
,
non
è
possibile
!
-
Ilda
era
divenuta
pallidissima
.
-
Quale
minaccia
?
Che
sa
lei
,
signor
conte
?
-
disse
con
ansia
.
-
Oh
!
parli
,
parli
!
-
Fanciulla
,
sedete
qui
vicina
a
me
,
-
disse
in
tono
quasi
paterno
-
lasciate
che
prima
io
vi
interroghi
,
perchè
non
ho
più
veduto
Fabio
da
un
mese
,
essendo
assente
da
Torino
.
-
Fabio
me
lo
aveva
detto
,
-
rispose
Ilda
.
-
E
dopo
la
sua
assenza
,
signor
conte
,
egli
era
divenuto
triste
,
ma
non
ne
feci
molto
caso
,
perchè
era
sempre
amoroso
e
tenero
con
me
.
Solo
quando
mi
disse
di
doversi
assentare
da
Torino
per
le
carte
relative
al
nostro
matrimonio
,
mi
sorprese
che
egli
piangesse
,
come
se
avessimo
dovuto
dividerci
per
sempre
.
Fin
da
quel
momento
non
ebbi
più
sue
nuove
,
e
soltanto
oggi
sono
venuti
qui
un
delegato
e
due
guardie
per
fare
una
perquisizione
.
-
Il
conte
aveva
appoggiato
un
gomito
ad
una
tavola
vicina
e
si
sorreggeva
la
fronte
fra
le
mani
,
ripetendo
:
-
Disgraziato
,
disgraziato
!
-
Ma
dunque
,
anche
lei
lo
crede
colpevole
?
-
disse
la
madre
d
'
Ilda
.
-
Per
quanto
atroce
sia
la
verità
,
-
disse
il
conte
-
con
accento
soffocato
-
sento
che
è
mio
dovere
non
lasciarvela
ignorare
.
-
E
con
voce
tremante
raccontò
alle
due
donne
press
'
a
poco
quanto
abbiamo
sentito
raccontare
dall
'
accusato
circa
i
suoi
amori
con
Giulietta
,
fino
al
giorno
in
cui
l
'
antica
amante
l
'
aveva
minacciato
di
mandare
a
monte
il
suo
matrimonio
se
egli
non
rendeva
la
parola
alla
fanciulla
amata
.
-
Io
trovai
Fabio
in
quel
giorno
,
-
aggiunse
il
conte
-
ed
egli
mi
confidò
tutto
.
"
Creda
,
"
mi
disse
ad
un
tratto
"
piuttosto
che
perdere
la
mia
Ilda
,
mi
uccido
od
uccido
Giulietta
!
"
A
poco
a
poco
giunsi
a
calmarlo
.
Fabio
mi
promise
di
non
tentar
nulla
contro
lei
,
di
rivolgersi
piuttosto
all
'
autorità
;
poi
io
fui
costretto
a
partire
e
non
seppi
più
altro
.
Ma
adesso
tutto
mi
fa
temere
che
Fabio
abbia
posto
in
opera
la
sua
idea
.
-
La
vecchia
tremava
di
orrore
.
Ilda
era
rimasta
dapprima
affranta
,
dubitando
di
colui
al
quale
era
legata
coi
vincoli
dell
'
amore
e
della
fede
;
ma
a
mano
a
mano
che
il
conte
parlava
,
i
suoi
dubbi
svanivano
,
e
quando
Livio
ebbe
finito
,
essa
disse
,
fremente
:
-
Fabio
non
può
essere
un
infame
!
Egli
si
sarebbe
ucciso
prima
di
uccidere
.
Fabio
avrebbe
rinunziato
piuttosto
a
me
,
che
possedermi
al
prezzo
di
un
delitto
!
-
Il
conte
aveva
trasalito
.
-
L
'
amate
molto
,
cara
fanciulla
!
-
disse
.
-
Ma
quest
'
amore
renderà
più
vera
l
'
accusa
di
essersi
sbarazzato
di
quella
donna
per
voi
....
e
finiranno
col
ritenervi
sua
complice
.
-
Che
m
'
importa
!
-
esclamò
con
fierezza
la
fanciulla
.
-
Crede
forse
che
io
voglia
rinnegarlo
,
perchè
lo
dicono
colpevole
?
-
Ma
se
Fabio
confessasse
il
suo
delitto
?
-
osservò
Livio
.
-
Non
lo
crederei
lo
stesso
;
-
interruppe
la
fanciulla
-
lo
conosco
troppo
!
Direi
che
si
è
sacrificato
per
qualcuno
!
-
Livio
aveva
lasciato
cadere
i
guanti
che
teneva
in
una
mano
e
si
chinò
per
raccoglierli
.
-
Cara
fanciulla
,
-
disse
poi
-
Fabio
può
andare
con
ragione
orgoglioso
del
vostro
amore
,
ed
io
vorrei
che
i
giudici
la
pensassero
come
voi
;
ma
essi
,
purtroppo
,
non
ragionano
col
cuore
.
-
Ma
lei
,
signor
conte
,
potrebbe
recarsi
dal
giudice
istruttore
,
fargli
comprendere
che
Fabio
non
può
essere
colpevole
.
-
Lo
farei
con
tutto
il
cuore
,
ma
la
mia
testimonianza
aggraverebbe
forse
le
cose
,
perchè
in
coscienza
sarei
costretto
a
rivelare
quanto
ho
già
detto
a
voi
.
Fabio
stesso
avrebbe
dispiacere
di
vedermi
immischiato
in
questa
faccenda
,
e
se
io
non
sarò
chiamato
da
lui
,
non
muoverò
un
passo
per
non
recargli
danno
.
Anzi
,
se
il
giudice
istruttore
vi
facesse
chiamare
,
farete
bene
a
non
parlargli
di
me
.
-
Non
dubiti
;
-
rispose
freddamente
la
fanciulla
-
so
il
mio
dovere
.
Fabio
mi
ha
pregata
più
volte
di
non
far
parola
di
lei
con
alcuno
ed
io
l
'
obbedisco
.
Se
mi
recherò
dal
giudice
,
sarà
solo
per
difendere
il
mio
fidanzato
.
-
Il
conte
si
alzò
.
-
Mi
permettete
,
-
disse
-
coraggiosa
fanciulla
,
che
torni
da
voi
per
sapere
vostre
nuove
e
dirvi
ciò
che
io
stesso
cercherò
di
apprendere
su
Fabio
?
Adesso
che
egli
vi
manca
,
è
mio
dovere
vegliare
su
voi
e
vostra
madre
.
-
La
fanciulla
voleva
rispondere
:
"
Grazie
,
non
s
'
incomodi
!
"
ma
la
vecchia
prese
subito
la
parola
.
-
Sì
,
venga
,
venga
,
signor
conte
;
siamo
due
povere
donne
sole
,
abbandonate
,
ed
io
mi
sento
vicina
a
morire
di
spavento
.
-
Ilda
,
chinando
il
capo
,
mormorò
:
-
Se
la
mamma
vuol
così
venga
pure
!
-
Ma
quando
Livio
fu
uscito
,
la
fanciulla
si
gettò
nelle
braccia
della
vecchia
singhiozzando
.
-
Egli
lascerà
perdere
Fabio
,
lo
sento
!
-
balbettò
.
-
Il
conte
non
è
sincero
!
Io
diffido
di
lui
.
-
IX
.
Quando
il
cavalier
Umberto
Trani
udì
la
dichiarazione
della
contessa
Bianca
Rossano
,
trasalì
ed
esaminò
la
giovine
con
un
rapido
sguardo
,
come
se
avesse
avuto
dinanzi
una
colpevole
.
Ma
il
bel
volto
di
Bianca
esprimeva
tanto
candore
,
che
il
magistrato
le
stese
vivamente
la
mano
e
le
disse
;
-
Mi
spiegherete
,
contessa
....
-
Sono
qui
per
dirvi
tutto
,
perchè
ho
fiducia
in
voi
e
sono
certa
che
col
vostro
aiuto
potrò
riuscire
in
tutto
quello
che
desidero
.
-
Ella
sedette
e
con
voce
ferma
e
dolce
fece
il
racconto
della
sua
vita
dal
momento
in
cui
conobbe
il
conte
Livio
Rossano
fino
al
giorno
in
cui
scoperse
il
suo
tradimento
.
Parlò
poi
dell
'
incontro
di
Aldo
,
il
quale
,
invece
di
approfittare
del
suo
passo
insensato
,
la
rispettò
come
una
sorella
.
E
narrò
tutto
,
tutto
nei
minimi
particolari
.
Umberto
Trani
ascoltò
la
signora
con
attenzione
.
Quando
essa
ebbe
finito
,
le
disse
:
-
Vi
ringrazio
della
fiducia
che
mi
dimostrate
.
Dal
canto
mio
,
farò
tutto
il
possibile
perchè
il
vostro
nome
non
venga
pronunziato
e
si
creda
che
il
domino
di
quella
notte
era
la
sorella
dello
studente
Aldo
.
-
Grazie
!
Io
ben
sapevo
che
non
invano
mi
sarei
a
voi
rivolta
.
-
Dovete
però
promettermi
di
non
recarvi
più
in
quella
casa
.
-
Non
vi
nascondo
,
-
disse
Bianca
-
che
vi
sono
stata
altre
due
volte
,
per
intendermi
col
signor
Aldo
circa
la
bambina
della
povera
Giulietta
.
-
Badate
che
,
recandovi
a
trovarla
in
quella
casa
,
si
finirebbe
con
lo
scoprire
che
non
siete
la
sorella
di
Aldo
.
-
Ascoltatemi
ancora
,
signore
,
giacchè
siete
così
buono
.
Stamani
mi
sono
recata
in
quella
casa
perchè
il
signor
Aldo
,
disperato
,
tremava
per
me
,
ed
io
volevo
rassicurarlo
,
dirgli
che
sarei
venuta
io
stessa
da
voi
.
Tuttavia
,
per
precauzione
,
non
salirò
più
quelle
scale
neppure
per
abbracciare
la
mia
protetta
;
ed
ecco
ciò
che
ho
combinato
col
signor
Aldo
.
Sua
sorella
,
che
non
ha
figli
ed
alla
quale
il
signor
Pomigliano
ha
confidato
tutto
,
è
dispostissima
a
occuparsi
della
piccola
orfana
fino
a
tanto
che
io
non
potrò
affidarla
a
mio
padre
ed
alla
mia
istitutrice
,
oppure
prenderla
meco
.
Il
cognato
del
signor
Aldo
verrà
a
Torino
per
prendere
la
bambina
,
dicendo
che
sua
moglie
non
può
muoversi
perchè
indisposta
.
Ma
siccome
Teresa
,
cui
la
bimba
è
affidata
,
potrebbe
rifiutare
,
così
voi
ci
aiuterete
recandovi
col
signor
Rivalta
,
il
quale
verrà
prima
qui
per
intendersi
con
voi
,
dalla
moglie
del
falegname
.
-
Umberto
Trani
aveva
un
cuore
generoso
,
che
si
commuoveva
facilmente
quando
ora
convinto
dell
'
innocenza
della
persona
che
a
lui
si
affidava
.
Per
cui
,
disse
con
un
sorriso
:
-
Voi
mi
farete
fare
tutto
ciò
che
vorrete
,
anche
a
rischio
di
compromettermi
.
Ebbene
:
vi
do
la
mia
parola
di
gentiluomo
che
voi
non
sarete
disturbata
e
che
la
bambina
sarà
consegnata
da
me
stesso
al
signor
Rivalta
.
-
Gli
occhi
di
Bianca
rifulsero
.
-
Quanto
sieto
buono
!
-
esclamò
con
ingenua
espansione
.
-
Ora
non
temo
più
nulla
,
perchè
ho
trovato
anche
in
voi
un
vero
amico
.
-
Quando
Bianca
se
ne
fu
andata
,
Umberto
Trani
rimase
per
alcuni
secondi
pensieroso
.
-
Il
conte
Rossano
non
meritava
un
simile
tesoro
,
-
mormorò
.
-
Io
lo
conosco
bene
;
la
sua
apparenza
di
gentiluomo
nasconde
un
'
anima
ignobile
.
-
Ora
,
non
rimaneva
al
magistrato
che
interrogare
la
fidanzata
di
Fabio
.
Egli
la
fece
chiamare
il
giorno
seguente
alla
visita
di
Bianca
,
e
quando
la
giovinetta
comparve
nel
suo
gabinetto
,
fu
non
soltanto
sorpreso
dalla
bellezza
da
lei
,
ma
dall
'
espressione
energica
e
leale
che
si
leggeva
nei
suoi
occhi
.
-
Sapete
perchè
vi
ho
fatta
chiamare
,
signorina
?
-
le
chiese
il
magistrato
.
-
Lo
suppongo
,
-
rispose
Ilda
.
-
Il
mio
fidanzato
è
accusato
di
assassinio
.
Ma
la
cosa
è
paradossale
!
-
Eppure
,
lui
stesso
ha
confessato
....
-
Fabio
ha
mentito
!
-
esclamò
con
slancio
appassionato
Ilda
.
-
Eppure
il
fatto
è
evidente
,
perchè
,
quand
'
anche
il
giovane
non
avesse
confessato
,
vi
sono
prove
schiaccianti
contro
lui
.
Egli
mentì
chiedendo
un
permesso
al
suo
principale
per
recarsi
a
cercare
delle
carte
concernenti
il
vostro
matrimonio
.
Invece
,
non
è
stato
un
giorno
assente
da
questa
città
.
E
poi
,
perchè
si
sarebbe
trovato
,
nella
notte
del
giovedì
grasso
,
mascherato
da
pierrot
,
in
quella
casa
,
nella
stanza
dove
avvenne
l
'
assassinio
?
Come
entrò
in
quella
soffitta
senza
destare
l
'
attenzione
di
alcuno
?
Perchè
una
vicina
della
vittima
l
'
avrebbe
riconosciuto
come
l
'
antico
amante
della
sventurata
?
-
Ilda
sussultò
.
-
Davvero
?
-
esclamò
.
-
Sì
,
signorina
.
Infine
,
perchè
egli
avrebbe
confessato
?
-
Ilda
fremeva
.
-
La
mia
testa
si
perde
,
-
mormorò
-
,
-
In
questo
delitto
vi
è
un
mistero
che
mi
sfugge
.
Comunque
,
Fabio
non
può
averlo
commesso
.
Ah
,
se
potessi
parlare
un
istante
con
lui
!
-
Era
quello
che
il
magistrato
sperava
.
-
Alla
mia
presenza
?
-
chiese
.
-
Magari
!
-
rispose
con
vivacità
la
giovane
,
-
Sono
certa
che
dinanzi
a
me
saprà
scolparsi
dalla
terribile
accusa
.
-
Ebbene
,
aspettate
un
momento
,
signorina
,
e
lo
vedrete
!
-
Umberto
Trani
diede
gli
ordini
necessari
.
Poco
dopo
l
'
uscio
sì
schiuso
o
l
'
assassino
entrò
nel
gabinetto
,
fra
due
guardie
.
Fabio
non
ei
aspettava
di
trovarvi
la
sua
fidanzata
.
Alla
vista
di
lei
diventò
pallidissimo
;
il
suo
volto
espresse
alternativamente
la
passione
,
il
dolore
,
la
sorpresa
,
l
'
inquietudine
,
l
'
angoscia
.
-
Ilda
!
-
balbettò
l
'
infelice
,
stendendo
le
mani
legate
dalle
manette
.
La
fanciulla
rimase
calma
,
severa
.
-
Prima
di
risponderti
,
-
disse
-
voglio
sapere
se
è
vero
che
parlo
con
un
assassino
.
-
L
'
imputato
trasalì
,
distolse
gli
occhi
dalla
fidanzata
e
rispose
con
un
filo
di
voce
:
-
Sì
....
sono
colpevole
.
-
Ilda
ebbe
uno
scoppio
di
sdegno
.
-
Ma
perchè
,
-
gridò
-
perchè
uccidere
una
sventurata
che
era
stata
tua
amante
,
che
era
madre
?
-
L
'
agitazione
di
Fabio
aumentava
.
-
Essa
m
'
impediva
di
sposarti
!
-
balbettò
.
Ilda
fece
un
gesto
sdegnoso
.
-
Alza
gli
occhi
,
guardami
bene
in
faccia
:
tu
menti
,
tu
menti
!
-
Un
tremito
convulso
scoteva
l
'
imputato
.
-
Ho
detto
la
verità
!
-
Tu
menti
!
-
ripetè
con
accento
vibrante
Ilda
.
-
Quella
donna
tu
non
la
conoscevi
nemmeno
,
ne
sono
sicura
!
Se
tu
sei
un
assassino
,
altri
ti
ha
armata
la
mano
,
e
ti
ha
spinto
a
commettere
quel
delitto
per
sbarazzarsi
di
colei
che
gli
dava
noia
.
-
Questa
volta
Fabio
sollevò
il
capo
:
le
sue
guance
si
erano
infiammate
,
i
suoi
occhi
scintillavano
.
-
Non
è
vero
,
non
la
creda
,
signor
giudice
,
-
nessuno
mi
ha
spinto
a
quel
delitto
,
all
'
infuori
della
mia
vittima
.
Io
,
io
solo
la
uccisi
....
-
Ebbene
,
io
non
ti
credo
,
-
esclamò
l
'
eroica
fanciulla
-
e
ti
giuro
che
un
momento
o
l
'
altro
scoprirò
il
vero
assassino
!
-
L
'
assassino
sono
io
!
-
gridò
il
disgraziato
,
e
cadde
svenuto
.
Fabio
fu
portato
via
dal
gabinetto
,
e
Ilda
,
esausta
,
si
lasciò
cadere
su
di
una
seggiola
,
piangendo
.
-
Mi
sono
mostrata
crudele
con
lui
;
-
mormorò
-
ma
era
necessario
!
-
Il
magistrato
la
guardava
con
simpatia
.
-
Siete
ancora
persuasa
ch
'
egli
sia
innocente
?
-
Sì
,
signore
,
-
rispose
Ilda
asciugando
le
lacrime
.
-
Avete
dunque
indizi
contro
qualcuno
?
-
Nessuno
,
signore
;
soltanto
sono
convinta
nell
'
anima
che
egli
è
innocente
e
l
'
unica
speranza
che
mi
sostiene
è
di
fare
io
stessa
un
giorno
conoscere
la
sua
innocenza
.
-
Il
magistrato
scosse
il
capo
senza
rispondere
,
e
quando
la
giovinetta
si
ritirò
,
Umberto
Trani
disse
fra
sè
:
-
Costei
vale
la
contessa
Bianca
.
Due
nobili
cuori
,
due
caratteri
forti
.
Se
tutte
le
donne
somigliassero
ad
esse
,
anche
gli
uomini
diverrebbero
migliori
!
-
X
.
L
'
istruttoria
si
chiuse
senza
incidenti
.
L
'
assassino
era
confesso
.
Si
aspettava
il
processo
.
Nelle
soffitte
della
casa
dove
abitò
la
povera
Giulietta
era
un
vero
fermento
.
Quando
si
seppe
che
il
cognato
di
Aldo
era
giunto
da
Ivrea
per
ritirare
l
'
orfanella
,
molti
inquilini
corsero
da
Teresa
per
abbracciare
ancora
una
volta
la
piccola
Gina
,
e
per
vedere
il
marito
di
quella
bellissima
signora
in
domino
,
veduta
nella
tragica
notte
.
Il
signor
Rivalta
giunse
in
compagnia
del
giudice
istruttore
e
di
Aldo
.
Quando
entrarono
nella
soffitta
,
Teresa
teneva
in
braccio
Gina
,
già
pronta
;
presso
a
lei
era
il
marito
.
Entrambi
avevano
gli
occhi
pieni
di
lacrime
;
la
piccina
invece
sorrideva
,
guardando
sorpresa
tutta
la
gente
che
l
'
attorniava
.
Per
alcuni
giorni
Gina
aveva
pianto
,
chiamando
la
mamma
;
ma
a
quell
'
età
presto
si
dimentica
,
e
dopo
una
settimana
la
bimba
si
trastullava
allegramente
con
altre
piccine
pel
corridoio
.
Il
giudice
istruttore
sorrise
a
Teresa
.
-
Sapete
già
,
a
quello
che
vedo
,
il
motivo
per
cui
siamo
qui
!
-
disse
.
-
Sì
,
signore
;
-
rispose
Teresa
-
il
signor
Aldo
ci
avvertì
ieri
sera
,
e
sebbene
ci
sentiamo
spezzare
il
cuore
nel
separarci
da
questa
creatura
,
pure
comprendiamo
ch
'
è
pel
suo
bene
.
-
Voi
ragionate
da
quella
savia
donna
che
siete
,
e
,
credetelo
,
io
stesso
non
avrei
dato
il
permesso
di
togliervela
,
se
non
sapevo
che
veniva
affidata
a
buone
mani
.
Spero
che
la
piccina
non
avrà
difficoltà
ad
andare
col
signor
Rivalta
.
-
Vuoi
venire
con
me
?
-
chiese
questi
a
Gina
,
mentre
le
porgeva
una
bambola
,
che
aveva
tolta
dalla
tasca
del
soprabito
.
-
Sì
,
-
rispose
Gina
tendendo
le
manine
per
afferrare
la
bambola
.
-
Carina
!
-
esclamò
il
signor
Rivalta
;
e
rivolto
a
Teresa
soggiunse
:
-
Mia
moglie
vi
manda
questa
busta
per
ricompensarvi
delle
cure
da
voi
avute
in
questo
frattempo
per
la
bambina
.
-
Così
dicendo
aveva
tratto
dal
grosso
portafogli
una
busta
che
porse
a
Teresa
.
Ma
questa
rifiutò
.
-
Non
accetto
,
signore
,
perchè
io
tenni
la
bimba
per
affetto
e
non
per
interesse
.
Ringrazi
la
sua
signora
a
nome
mio
,
e
le
dica
piuttosto
che
mi
farà
un
regalo
dandomi
qual
che
volta
nuove
di
Gina
e
permettendomi
di
recarmi
una
volta
o
l
'
altra
a
trovarla
.
-
Vi
vedremo
con
piacere
,
-
rispose
il
signor
Rivalta
.
Poco
dopo
,
Aldo
col
cognato
e
la
bambina
,
salutato
il
giudice
istruttore
che
si
trattenne
ancora
avendo
da
parlare
a
Lorenzo
ed
a
sua
moglie
,
salirono
in
una
carrozza
per
recarsi
alla
stazione
.
Aldo
guardò
l
'
orologio
.
-
Non
c
'
è
tempo
da
perdere
:
-
disse
-
mancano
venticinque
minuti
alla
partenza
del
treno
e
Speranza
sarà
là
ad
aspettarci
.
-
Sono
ansioso
di
conoscere
questa
bella
incognita
,
che
non
hai
ancora
saputo
chi
sia
,
-
disse
il
signor
Rivalta
.
-
Perchè
non
ho
voluto
saperlo
;
-
rispose
con
calore
il
giovane
-
il
mistero
mi
affascina
.
Ma
Speranza
è
una
gentildonna
che
merita
ogni
interesse
.
Al
postutto
,
mi
ha
detto
che
oggi
stesso
ci
rivelerà
il
suo
nome
e
quanto
la
riguarda
,
perchè
le
parrebbe
di
mancare
di
fiducia
in
mia
sorella
,
in
te
ed
in
me
se
continuasse
a
serbare
il
suo
incognito
.
-
Giunsero
alla
stazione
.
Gina
,
cullata
dal
moto
della
vettura
,
si
era
addormentata
colla
testina
appoggiata
al
petto
di
Guglielmo
.
Questi
scese
con
lei
fra
le
braccia
e
vide
tosto
che
Aldo
,
aperto
l
'
altro
sportello
,
si
precipitava
incontro
ad
una
signora
vestita
di
un
elegantissimo
abito
da
viaggio
,
accompagnata
da
una
donna
che
portava
una
valigia
.
-
Grazie
,
grazie
di
essere
venuta
!
-
disse
Aldo
.
Bianca
,
giacchè
era
lei
,
sorrise
.
-
E
la
bambina
?
-
Eccola
con
mio
cognato
;
vieni
,
Guglielmo
!
-
Seguì
una
breve
presentazione
.
Intanto
la
donna
che
portava
la
valigia
,
guardando
la
piccola
addormentata
,
esclamava
:
-
Dio
,
come
è
bella
!
-
Te
l
'
avevo
detto
,
Celia
!
-
esclamò
Bianca
.
-
Ma
presto
:
consegna
la
valigia
al
signor
Aldo
,
e
tu
vattene
:
non
abbiamo
tempo
da
perdere
.
Ricordati
i
miei
ordini
.
-
Saranno
eseguiti
a
puntino
.
-
Aldo
,
va
'
a
prendere
i
biglietti
,
o
perderemo
il
treno
!
-
disse
Guglielmo
.
-
I
biglietti
li
ho
già
presi
io
,
-
esclamò
Bianca
-
appunto
per
non
perdere
tempo
!
-
Lo
studente
ammirò
la
squisita
gentilezza
della
signora
,
nè
Guglielmo
ebbe
ragione
di
offendersi
di
quell
'
atto
.
Un
momento
dopo
si
trovavano
tutti
e
quattro
in
un
vagone
di
prima
classe
.
Erano
soli
.
Guglielmo
depose
sul
divano
la
bambina
,
che
continuava
a
dormire
,
Bianca
sedette
di
faccia
a
lei
e
vicina
a
Aldo
.
Di
fronte
aveva
Guglielmo
,
il
quale
ammirava
la
incognita
che
,
sollevato
il
fitto
velo
,
mostrava
il
suo
bel
volto
.
Avevano
appena
oltrepassata
la
stazione
di
Caluso
,
quando
Gina
si
svegliò
.
Dapprima
si
guardò
attorno
quasi
spaurita
,
ma
veduto
Guglielmo
gli
sorrise
e
gli
stese
le
manine
.
Egli
la
sollevò
per
baciarla
,
poi
mostrandole
Bianca
:
-
Conosci
quella
signora
?
-
chiese
.
Gina
scosse
il
biondo
capo
.
-
Chi
è
?
-
chiese
.
-
Sono
la
tua
mammina
;
-
esclamò
Bianca
-
vuoi
venire
in
braccio
a
me
?
-
Gina
le
si
slanciò
subito
al
collo
,
e
la
contessa
la
coprì
di
baci
ripetendo
:
-
Io
sono
la
mamma
,
sai
,
carina
,
e
questo
signore
è
il
babbo
!
-
E
le
additava
Aldo
.
La
bambina
passò
nelle
braccia
del
giovinotto
e
gli
porse
subito
le
labbra
.
Il
viaggio
fu
lieto
.
Essi
giunsero
ad
Ivrea
quasi
senza
accorgersene
.
Il
signor
Rivalta
abitava
un
po
'
fuori
della
città
,
non
lungi
dalla
stazione
,
in
un
modesto
fabbricato
composto
di
un
solo
piano
e
di
un
pianterreno
,
con
un
vasto
giardino
ed
un
orto
.
Severina
corse
ad
abbracciare
Aldo
,
poi
salutò
la
contessa
Bianca
,
indi
,
sollevando
Gina
,
esclamò
:
-
Ecco
la
mia
angioletta
,
la
mia
nipotina
!
-
Un
bel
cane
da
caccia
mandava
latrati
giulivi
,
festeggiando
gli
arrivati
.
Entrarono
in
casa
,
una
casetta
semplice
,
ma
linda
e
ridente
.
La
sorella
di
Aldo
,
Severina
,
non
assomigliava
al
fratello
che
nel
colore
dei
capelli
e
nel
sorriso
.
Essa
era
piccola
,
piuttosto
paffuta
,
coi
colori
di
una
mela
-
rosa
.
Ma
da
tutta
la
sua
persona
traspariva
la
bontà
.
Severina
condusse
Bianca
nella
camera
che
le
aveva
preparata
,
perchè
la
contessa
aveva
promesso
di
trattenersi
un
paio
di
giorni
presso
la
famiglia
Rivalta
.
Appena
furono
sole
e
Bianca
si
fu
tolta
il
cappello
,
Severina
l
'
abbracciò
.
-
Come
siete
bella
!
-
disse
con
ingenuo
entusiasmo
,
-
Ah
!
comprendo
come
vi
si
possa
adorare
:
io
sento
di
volervi
molto
bene
,
e
saremo
amiche
,
non
è
vero
?
-
Più
che
amiche
,
sorelle
!
-
esclamò
Bianca
ricambiando
i
suoi
baci
.
Quando
scesero
si
tenevano
a
braccetto
.
Severina
lasciò
Bianca
con
Aldo
per
vedere
se
tutto
era
in
ordine
per
il
pranzo
.
Guglielmo
era
andato
a
cambiarsi
d
'
abito
,
e
Gina
si
baloccava
in
giardino
.
-
Che
giornata
incantevole
!
-
disse
la
contessa
.
-
Come
mi
sento
felice
in
quest
'
atmosfera
sana
e
affettuosa
!
Aldo
la
guardava
con
immensa
tenerezza
.
-
Perchè
non
rimanete
qui
a
lungo
?
-
Perchè
non
posso
.
-
Una
leggiera
nube
di
tristezza
era
apparsa
sulla
sua
fronte
,
ma
tosto
disparve
.
Il
pranzo
fu
allegrissimo
:
Gina
sorrideva
a
tutti
,
inviava
baci
sulla
punta
dei
ditini
a
Bianca
,
ad
Aldo
chiamandoli
babbo
e
mamma
,
e
si
sporgeva
ogni
tanto
ad
accarezzare
Guglielmo
e
Severina
,
che
le
erano
accanto
e
si
occupavano
continuamente
di
lei
.
Quando
fu
portato
il
caffè
,
Gina
fu
lasciata
libera
di
correre
in
giardino
,
la
donna
di
servizio
si
era
ritirata
in
cucina
a
sbrigare
le
sue
faccende
,
e
gli
altri
rimasero
liberi
di
discorrere
.
-
Ecco
il
momento
di
dirvi
tutto
quanto
mi
concerne
!
-
esclamò
Bianca
con
un
sospiro
.
-
Vi
prego
di
ascoltarmi
.
-
Tutti
le
porsero
orecchio
.
-
Io
sono
la
contessa
Bianca
Rossano
....
-
Rossano
?
-
interruppe
Guglielmo
.
-
Io
ho
conosciuto
un
conte
Sebastiano
Rossano
,
morto
una
diecina
di
anni
fa
!
-
Era
il
padre
di
mio
marito
,
-
disse
Bianca
.
La
fronte
di
Guglielmo
si
oscurò
.
-
Ma
allora
,
conosco
anche
vostro
marito
,
il
conte
Livio
.
-
Precisamente
:
Livio
è
il
suo
nome
.
-
Guglielmo
stava
per
riaprire
la
bocca
,
ma
Severina
glielo
impedì
.
-
Lascia
che
parli
lei
,
-
disse
-
e
poi
ci
dirai
tu
come
conosci
persone
di
cui
non
mi
parlasti
mai
.
-
Prima
di
continuare
,
-
soggiunse
Bianca
-
ditemi
signor
Rivalta
:
è
vero
che
il
padre
di
Livio
fu
un
uomo
dissoluto
,
perverso
?
-
No
!
-
rispose
Guglielmo
.
-
Il
conte
Sebastiano
Rossano
era
il
fiore
dei
gentiluomini
.
Povero
conte
!
Egli
fu
abbeverato
di
dispiaceri
e
morì
di
crepacuore
....
-
A
cagione
del
figlio
,
non
è
vero
?
-
proruppe
Bianca
,
-
Oh
!
ditemi
tutto
:
sappiate
che
io
sono
una
vittima
del
miserabile
,
cui
mi
trovo
legata
per
sempre
.
-
Aldo
si
sentì
torcere
il
cuore
.
Spesso
aveva
pensato
che
quella
nobile
,
pura
creatura
non
doveva
essere
libera
;
ma
l
'
idea
che
fosse
unita
ad
un
uomo
ignobile
,
gli
procurava
un
così
acuto
dolore
,
che
gli
pareva
di
morire
.
Guglielmo
aveva
rivolto
uno
sguardo
di
profonda
compassione
alla
contessa
.
-
Povera
signora
!
-
disse
colla
sua
semplice
franchezza
.
-
M
'
immagino
la
vita
che
dovete
condurre
con
lui
.
Egli
è
stato
un
figlio
malvagio
,
non
può
essere
un
buon
marito
.
Di
lui
io
non
so
altro
che
,
morti
i
suoi
,
condusse
un
'
esistenza
sfrenata
,
e
in
pochi
anni
divorò
il
patrimonio
lasciatogli
,
la
sostanza
ammassata
con
sudori
e
lacrime
dal
padre
.
Sarei
curioso
di
sapere
in
qual
modo
abbia
trovato
una
moglie
vostra
pari
.
-
Coll
'
inganno
più
vile
!
-
rispose
Bianca
.
E
narrò
tutta
la
sua
vita
,
non
nascondendo
i
recenti
patti
stabiliti
col
marito
e
come
questi
li
avesse
accettati
,
temendo
di
perdere
le
rendite
di
cui
godeva
.
Assicurò
inoltre
che
ormai
si
trovava
libera
di
ogni
sua
volontà
ed
avrebbe
potuto
dedicarsi
a
Gina
,
recarsi
sovente
a
trovarla
.
A
questa
punto
Aldo
le
rivolse
sguardi
pieni
d
'
amore
e
di
riconoscenza
.
Le
ore
trascorsero
in
quelle
intime
confidenze
:
poi
tutti
sì
alzarono
da
tavola
per
fare
una
passeggiata
in
giardino
.
Aldo
doveva
ripartire
la
stessa
sera
per
Torino
,
ma
prima
di
quell
'
ora
potè
trovarsi
un
istante
da
solo
con
Bianca
.
Essi
erano
assai
commossi
,
guardandosi
.
-
Prima
di
partire
,
-
disse
il
giovane
-
volevo
chiedervi
,
contessa
....
-
Contessa
?
-
interruppe
vivamente
Bianca
.
-
Per
voi
,
Aldo
,
sono
e
rimarrò
sempre
Speranza
.
-
Un
raggio
di
gioia
brillò
sul
volto
dello
studente
,
che
presa
la
mano
di
Bianca
se
la
portò
alle
labbra
.
Bianca
arrossì
di
gioia
.
-
Che
volevate
dunque
chiedermi
prima
di
partire
?
-
domandò
.
-
I
vostri
ordini
.
-
Ella
rise
come
una
bambina
,
fissandolo
con
occhi
luminosi
.
-
Eccoli
.
Prima
di
tutto
dovete
studiare
,
perchè
non
vorrei
che
per
causa
mia
trascuraste
le
vostre
lezioni
.
-
Da
che
vi
conosco
sento
ancor
più
il
desiderio
di
applicarmi
,
perchè
voglio
che
non
abbiate
mai
nulla
da
rimproverare
a
vostro
fratello
.
-
Sono
sicura
che
sarò
sempre
contenta
di
voi
.
Voi
saprete
inalzarvi
nelle
più
eccelse
sfere
.
-
Con
voi
per
amica
mi
sento
davvero
capace
di
tanto
!
-
Un
sorriso
di
Bianca
fu
la
risposta
.
La
sera
,
sola
nella
graziosa
camera
che
le
avevano
destinata
,
Bianca
,
invece
di
coricarsi
,
sedette
su
di
una
poltrona
e
si
pose
a
fantasticare
.
Come
era
passato
rapido
quel
giorno
!
Come
si
sentiva
lieta
,
sollevata
!
Ricordava
l
'
ultimo
saluto
di
Aldo
,
prima
di
recarsi
alla
stazione
.
-
A
rivederci
,
mia
Speranza
!
-
Sì
,
ella
sarebbe
la
sua
speranza
,
il
suo
raggio
di
sole
,
come
egli
lo
era
per
lei
.
Nella
semplicità
della
sua
anima
,
Bianca
non
credeva
di
commettere
una
colpa
abbandonandosi
a
quell
'
affetto
puro
,
profondo
,
che
nulla
aveva
di
volgare
.
XI
.
Il
giorno
del
processo
di
Fabio
Ribera
era
giunto
.
L
'
udienza
era
fissata
per
le
dieci
,
ma
fino
dal
mattino
la
folla
si
pigiava
alle
porte
dell
'
aula
di
giustizia
.
Ed
appena
quelle
porte
si
aprirono
,
tutto
il
recinto
riservato
al
pubblico
fu
pieno
in
un
attimo
.
Nei
posti
riservati
presero
posto
diverse
signore
e
qualche
titolato
,
fra
cui
il
conte
Livio
Rossano
.
Più
lungi
,
in
compagnia
di
una
signorina
,
sedeva
la
contessa
Bianca
.
Entrò
la
Corte
.
Dopo
le
formalità
preliminari
,
il
presidente
disse
:
-
Introducete
l
'
imputato
.
-
Vi
fu
un
mormorio
di
curiosità
.
Fabio
comparve
,
vestito
di
nero
,
pallidissimo
ma
calmo
.
Egli
volse
uno
sguardo
tranquillo
sulla
folla
curiosa
,
ma
ad
un
tratto
quello
sguardo
s
'
illuminò
,
un
roseo
colore
gli
si
diffuse
sulle
guance
.
Forse
aveva
veduto
qualcuno
che
conosceva
,
ma
nessuno
avrebbe
potuto
dire
chi
fosse
la
persona
che
destava
in
lui
quella
rapida
commozione
.
Il
silenzio
nell
'
aula
era
perfetto
.
Declinate
,
a
richiesta
del
presidente
,
le
sue
generalità
,
Fabio
sedette
finchè
il
cancelliere
non
ebbe
letto
l
'
atto
di
accusa
,
che
l
'
accusato
ascoltò
senza
il
minimo
trasalimento
,
cogli
occhi
perduti
come
in
un
sogno
,
la
fronte
alta
e
fiera
.
Cessata
la
lettura
,
la
voce
del
presidente
annunziò
l
'
interrogatorio
.
-
Fabio
Ribera
,
avete
udito
l
'
atto
d
'
accusa
?
Che
avete
da
rispondere
?
-
Che
i
fatti
sono
quali
io
stesso
ho
confessati
:
mi
riconosco
colpevole
.
Nego
peraltro
d
'
aver
premeditato
il
delitto
e
ripeto
che
la
vittima
stessa
mi
spinse
a
commetterlo
.
-
Un
mormorio
di
disapprovazione
accolse
queste
parole
.
L
'
accusato
rimase
calmo
e
con
fermezza
narrò
l
'
accaduto
,
come
l
'
aveva
raccontato
al
giudice
istruttore
,
non
commovendosi
che
al
momento
in
cui
parlò
della
fidanzata
,
della
sua
Ilda
,
non
nascondendo
la
sua
intensa
passione
per
lei
,
le
angosce
del
suo
cuore
,
le
sue
atroci
angosce
all
'
idea
di
dover
rinunziare
per
sempre
a
farla
sua
moglie
.
Il
suo
accento
profondo
scosse
l
'
uditorio
.
Un
uomo
si
era
accigliato
:
il
conte
Livio
Rossano
.
-
Ora
si
comprende
la
causa
del
delitto
!
-
diceva
la
gente
.
-
Quell
'
Ilda
gli
ha
fatto
girare
la
testa
,
forse
l
'
ha
spinto
ad
uccidere
quella
sventurata
.
Lei
sola
dovrebbe
trovarsi
in
quella
gabbia
!
-
L
'
interrogatorio
era
finito
:
incominciava
la
sfilata
dei
testimoni
.
Tutti
furono
concordi
nell
'
affermare
la
rettitudine
della
povera
Giulietta
,
tutti
ebbero
imprecazioni
per
l
'
assassino
,
parole
di
profondo
compianto
per
la
vittima
.
Quando
il
presidente
dette
ordine
di
introdurre
la
fidanzata
di
Fabio
,
vi
fu
un
vivo
sentimento
di
curiosità
nel
pubblico
.
Ma
nessuna
commozione
poteva
uguagliare
quella
dell
'
imputato
e
del
conte
Rossano
.
Livio
,
divenuto
pallidissimo
,
fu
còlto
da
un
brivido
dal
capo
alle
piante
.
Fabio
tremò
convulsamente
;
i
suoi
occhi
sbarrati
,
pieni
di
angoscia
,
seguirono
la
direzione
degli
occhi
del
pubblico
.
Ilda
entrò
.
Il
suo
primo
sguardo
fu
per
l
'
imputato
,
sguardo
d
'
amore
,
di
pietà
.
Il
cuore
di
Fabio
ne
fu
squarciato
.
Poi
ella
girò
gli
occhi
sul
pubblico
,
impressionando
anche
i
più
indifferenti
.
Ilda
si
spiegò
senza
enfasi
,
ma
con
fermezza
,
raccontando
la
sua
semplice
storia
,
il
suo
incontro
con
Fabio
,
il
loro
casto
amore
,
fino
al
momento
della
partenza
del
giovane
per
recarsi
a
cercare
le
carte
riguardanti
il
loro
matrimonio
.
Poi
raccontò
come
avesse
saputo
del
suo
arresto
e
del
delitto
di
cui
l
'
accusavano
.
A
questo
punto
,
ergendo
la
bella
e
pallida
testa
,
esclamò
con
voce
sonora
:
-
Il
delitto
è
stato
commesso
:
la
mano
del
mio
fidanzato
l
'
ha
compiuto
,
ma
il
vero
colpevole
non
è
lui
.
L
'
uomo
che
l
'
ha
spinto
a
perdersi
è
forse
in
questa
stessa
aula
ed
assiste
imperterrito
alla
condanna
della
vittima
.
Ebbene
,
colui
che
Fabio
non
vuole
accusare
,
preferendo
l
'
infamia
,
preferendo
di
rinunziare
a
me
piuttosto
che
denunziarlo
,
colui
che
io
non
conosco
,
ma
che
intuisco
chi
sia
,
colui
fu
il
vero
amante
della
povera
Giulietta
,
il
suo
seduttore
.
Teresa
Pavin
lo
scambia
col
mio
fidanzato
,
ma
io
lo
ritroverò
un
giorno
,
lo
giuro
,
e
quel
giorno
il
mio
povero
Fabio
e
la
misera
Giulietta
saranno
vendicati
!
-
Questa
dichiarazione
produsse
un
effetto
immenso
,
inaspettato
.
Ilda
aveva
ad
un
tratto
conquistato
il
pubblico
,
che
si
abbandonò
ad
alta
voce
a
mille
commenti
.
L
'
imputato
si
piegò
sulla
panca
e
svenne
.
Lo
trasportarono
fuori
dell
'
aula
e
l
'
udienza
fu
sospesa
per
alcuni
momenti
.
Nessuno
pose
mente
al
conte
Livio
Rossano
,
che
fino
dalle
prime
parole
della
fanciulla
era
stato
assalito
da
un
tremito
convulso
ed
i
suoi
denti
mordevano
rabbiosamente
le
labbra
.
E
appena
Ilda
tacque
,
il
conte
lasciò
la
sala
.
L
'
udienza
fu
ripresa
poco
dopo
.
Fabio
era
tornato
al
suo
posto
,
abbattutissimo
.
Gli
fu
chiesto
quanto
vi
fosse
di
vero
nelle
parole
della
fidanzata
,
ed
egli
rispose
debolmente
:
-
Ella
cerca
di
difendermi
,
ma
non
lo
merito
:
io
solo
sono
colpevole
.
Ho
detto
la
verità
.
-
Ilda
ebbe
un
sorriso
pieno
di
compassione
.
-
Povero
Fabio
!
-
disse
.
-
Credi
che
il
tuo
sacrifizio
sia
apprezzato
da
colui
che
armò
la
tua
mano
?
Scommetto
che
il
vile
trema
nel
timore
che
tu
venga
assolto
,
perchè
la
tua
condanna
sarà
la
sua
vita
.
Ah
!
potessi
avere
una
sola
prova
contro
lui
!
Ma
la
troverò
.
In
quanto
a
me
,
Fabio
,
giuro
su
quel
crocifisso
che
,
colpevole
o
no
,
non
cesserò
mai
di
amarti
,
e
puoi
contare
ora
e
sempre
sul
mio
affetto
.
-
Un
singhiozzo
strinse
la
gola
dell
'
imputato
,
mentre
i
suoi
occhi
si
empivano
di
lacrime
.
Nella
sala
vi
fu
un
tentativo
d
'
applausi
.
L
'
idea
della
fanciulla
era
stata
accolta
.
Quanto
ella
aveva
detto
poteva
esser
vero
.
Incominciò
l
'
interrogatorio
a
favore
dell
'
imputato
.
Il
suo
principale
,
i
commessi
,
diversi
clienti
del
negozio
,
tutti
attestarono
dell
'
onestà
di
Fabio
,
della
vita
modesta
che
conduceva
,
del
suo
sviscerato
amore
per
Ilda
.
Nessuno
gli
aveva
conosciuto
altre
amanti
:
era
rispettosissimo
colle
commesse
e
preferito
dalle
clienti
per
il
suo
contegno
riservato
.
Fabio
era
commosso
,
agitato
.
Il
suo
principale
lo
salutò
,
dicendo
ad
alta
voce
:
-
A
rivederci
,
Fabio
:
io
pure
,
come
la
tua
fidanzata
,
non
ti
credo
il
vero
colpevole
,
e
quando
uscirai
di
prigione
,
troverai
sempre
il
tuo
posto
presso
di
me
,
ti
stenderò
sempre
la
mano
da
amico
.
-
Fabio
si
mise
a
piangere
e
balbettò
a
stento
:
-
Grazie
,
grazie
!
Che
Dio
la
ricompensi
della
sua
bontà
,
che
io
non
merito
!
-
Continuò
l
'
interrogatorio
dei
testimoni
,
ma
non
ebbero
più
importanza
.
Nella
seduta
pomeridiana
ebbe
luogo
una
requisitoria
schiacciante
per
l
'
imputato
.
Ma
la
difesa
,
quantunque
riconoscesse
che
tutte
le
prove
erano
contro
l
'
accusato
,
volle
difendere
il
giovane
.
Rivelò
la
dichiarazione
della
fidanzata
,
ed
aggiunse
abilmente
che
esistevano
molti
punti
oscuri
nella
faccenda
,
e
sperava
che
un
giorno
si
facesse
piena
luce
,
benchè
l
'
accusato
si
ostinasse
a
farsi
credere
il
solo
colpevole
.
Finì
col
dichiarare
che
Fabio
Ribera
poteva
sostenere
benissimo
la
sua
colpa
,
i
giurati
condannarlo
,
ma
che
la
sua
convinzione
e
quella
del
pubblico
sarebbe
quella
della
coraggiosa
Ilda
:
che
l
'
imputato
fosse
una
vittima
.
L
'
uditorio
accolse
con
simpatia
quella
difesa
,
perchè
Fabio
si
era
conquistato
l
'
interesse
di
tutti
,
e
quando
i
giurati
si
ritirarono
per
deliberare
,
molti
fecero
voti
perchè
la
condanna
fosse
mite
.
La
deliberazione
non
fu
lunga
.
Il
verdetto
era
affermativo
,
ma
ammetteva
le
circostanze
attenuanti
.
Fabio
Ribera
fu
condannato
a
sei
anni
di
reclusione
.
-
Non
avete
nulla
da
dire
?
-
chiese
il
presidente
all
'
imputato
.
Questi
si
alzò
,
e
con
voce
commossa
rispose
:
-
Ringrazio
il
signor
presidente
ed
i
giurati
della
loro
clemenza
:
sono
colpevole
,
ho
assassinato
,
meritavo
anch
'
io
la
morte
.
Ma
cercherò
di
espiare
il
mio
delitto
col
pentimento
.
-
La
commozione
aveva
invaso
tutti
,
e
mentre
il
pubblico
usciva
dall
'
aula
,
si
abbandonava
ancora
a
mille
commenti
.
L
'
imputato
era
uscito
dalla
gabbia
,
ma
prima
di
essere
ricondotto
in
prigione
s
'
incontrò
nel
corridoio
con
Ilda
,
che
una
persona
pietosa
aveva
fatta
passare
colà
.
A
quella
vista
,
il
povero
giovane
scoppiò
in
dirotto
pianto
,
e
mentre
ella
,
con
uno
slancio
spontaneo
,
gli
gettava
le
braccia
al
collo
,
balbettò
fra
i
singhiozzi
:
-
Grazie
,
Ilda
,
angelo
mio
,
posso
morire
adesso
,
che
non
avrei
pagata
abbastanza
cara
la
felicità
di
sentirmi
così
amato
da
te
!
-
Tu
non
devi
morire
,
ma
vivere
per
me
,
che
ti
aspetterò
.
Coraggio
!
Ne
avrò
anch
'
io
!
-
Furono
subito
separati
,
ma
essi
avevano
in
quel
momento
un
paradiso
nel
cuore
,
e
l
'
ultimo
sguardo
che
si
ricambiarono
valeva
più
d
'
un
giuramento
.
In
quell
'
istante
stesso
il
conte
usciva
dalla
Corte
d
'
Assise
,
ed
accendendo
una
sigaretta
,
mormorava
fra
sè
:
-
Sei
anni
?
Sono
pochi
,
ma
in
questo
frattempo
cercherò
il
mezzo
di
sbarazzarmene
per
sempre
e
di
ridurre
Ilda
ad
ogni
mio
volere
.
-
E
salì
in
carrozza
per
tornare
a
casa
.
XII
.
La
sera
del
verdetto
il
conte
,
che
aveva
pranzato
con
sua
moglie
,
quando
Bianca
fu
sul
punto
di
alzarsi
da
tavola
le
disse
con
dolcezza
:
-
Ho
bisogno
di
parlarvi
.
-
Allora
andiamo
nel
salotto
da
fumo
,
-
disse
Bianca
.
Il
conte
la
seguì
,
e
appena
soli
le
disse
:
-
Questa
vita
non
può
durare
.
-
Vorreste
cambiarla
?
-
chiese
essa
lentamente
.
-
Sì
,
perchè
questo
genere
di
vita
mi
pesa
.
Ho
tutti
i
doveri
del
marito
,
senza
averne
i
diritti
.
Mi
trovo
di
fronte
ad
una
volontà
inaudita
.
Ebbene
,
sono
venuto
ad
una
decisione
,
che
voi
stessa
approverete
.
-
Sentiamo
,
-
disse
Bianca
.
Livio
si
passò
una
mano
sulla
fronte
,
come
per
scacciarne
un
pensiero
importuno
,
poi
disse
:
-
Ecco
ciò
che
avrei
deciso
.
Io
figurerò
di
vivere
sotto
il
vostro
tetto
,
continuerò
a
tenere
qui
il
mio
appartamento
,
ma
non
faremo
più
vita
comune
,
cioè
non
pranzerò
più
in
casa
,
non
vi
accompagnerò
più
in
società
,
al
teatro
,
non
avrò
più
le
noie
dei
bagni
,
della
villeggiatura
:
sarò
completamente
libero
delle
mie
azioni
,
come
lo
sarete
voi
.
-
Accetto
,
-
disse
Bianca
-
perchè
non
vi
nascondo
che
la
vostra
presenza
mi
è
insoffribile
.
Avete
altro
da
dirmi
?
-
soggiunse
.
-
Abbiamo
da
regolare
la
questione
degli
interessi
.
-
Bianca
ebbe
un
sorriso
ironico
.
-
È
vero
;
-
rispose
-
l
'
avevo
dimenticato
.
Fate
benissimo
a
ricordarla
.
Quanto
volete
?
-
-
O
cedermi
subito
metà
della
vostra
dote
,
o
passarmi
quindicimila
lire
di
reddito
mensile
.
Per
voi
,
le
altre
cinquemila
basteranno
.
-
Certamente
!
-
soggiunse
Bianca
col
suo
accento
ironico
.
-
Non
vi
credevo
così
generoso
....
col
mio
denaro
.
Ma
sia
pure
.
Io
non
intaccherò
il
capitale
,
perchè
se
vi
dessi
metà
della
mia
dote
,
alla
fine
del
mese
sareste
a
domandarmi
l
'
altra
.
Vi
passerò
il
reddito
che
chiedete
,
e
vi
consegnerò
stasera
stessa
la
prima
mesata
.
-
Avrei
bisogno
di
centomila
lire
,
poi
il
patto
è
conchiuso
.
Vi
basterà
firmare
questa
carta
.
-
Ella
vinse
l
'
ira
che
sentiva
e
disse
freddamente
:
-
Vediamo
.
-
La
lesse
da
cima
a
fondo
,
temendo
un
tranello
.
Quella
carta
era
l
'
autorizzazione
di
vendere
una
cartella
a
lei
intestata
di
cinquemila
lire
di
rendita
.
-
La
firmerò
,
-
disse
-
ma
vi
avverto
che
sarà
l
'
ultima
concessione
.
D
'
ora
innanzi
non
avrete
che
il
reddito
fissato
.
Ma
prima
ch
'
io
firmi
,
stabilite
in
iscritto
i
patti
da
voi
fatti
,
e
firmateli
.
E
quella
carta
rimarrà
presso
di
me
.
-
Devo
scriverla
adesso
?
-
Sì
.
-
E
se
rifiutassi
?
-
Io
non
firmerei
questa
.
-
Livio
capì
che
Bianca
non
avrebbe
ceduto
.
Fremeva
dalla
rabbia
,
ma
si
contenne
.
-
Attendete
un
momento
,
ve
la
porterò
subito
.
Livio
uscì
dal
salotto
,
e
poco
dopo
rientrò
con
una
carta
in
mano
.
La
contessa
percorse
rapidamente
cogli
occhi
il
foglio
già
firmato
,
poi
disse
:
-
Va
bene
.
-
Indi
prese
la
penna
e
scrisse
il
suo
nome
sull
'
altra
carta
.
-
Grazie
!
-
disse
il
conte
.
Bianca
uscì
dal
salotto
.
Pochi
momenti
dopo
,
il
conte
,
salito
in
carrozza
,
si
fece
condurre
alla
casa
dove
Ilda
abitava
.
Livio
aveva
già
fatto
il
suo
piano
e
vi
pensava
salendo
le
scale
che
conducevano
al
modesto
quartiere
della
fanciulla
.
Fu
sorpreso
di
trovare
l
'
uscio
aperto
,
e
inoltratosi
alquanto
,
chiese
:
-
È
permesso
?
-
Nessuno
gli
rispose
,
ma
un
rumore
sommesso
di
voci
e
gemiti
disperati
lo
fecero
accorrere
senza
esitare
nell
'
altra
stanza
.
Il
quadro
che
si
offrì
ai
suoi
occhi
lo
turbò
profondamente
.
Distesa
sopra
il
letto
,
immobile
,
irrigidita
,
era
la
madre
di
Ilda
.
Gettata
quasi
attraverso
il
corpo
di
lei
,
gemendo
,
chiamandola
con
accento
disperato
,
era
la
giovinetta
.
Due
donne
tentavano
di
strapparla
da
quel
letto
:
altre
due
donne
parlavano
in
un
angolo
,
sottovoce
.
Il
conte
si
avvicinò
a
Ilda
,
e
con
accento
commosso
:
-
Che
vi
accade
,
signorina
,
per
disperarvi
così
?
-
Il
suono
di
quella
voce
fece
scattare
in
piedi
la
giovinetta
,
che
guardò
il
conte
come
smarrita
,
poi
proruppe
in
pianto
.
-
La
mamma
è
morta
!
-
balbettò
.
-
La
mamma
è
morta
!
-
E
di
nuovo
si
gettò
sul
cadavere
,
dicendo
con
un
accento
straziante
:
-
Perdonami
,
mamma
adorata
,
apri
gli
occhi
un
solo
momento
,
uno
solo
.
-
Il
conte
trasse
le
donne
nella
stanza
vicina
e
disse
con
un
accento
che
sembrava
profondamente
commosso
:
-
Lasciamola
sfogare
,
non
la
turbiamo
;
quando
si
sarà
calmata
,
le
parlerò
,
procurerò
di
confortarla
.
Del
resto
,
quella
morte
era
da
aspettarsi
:
la
povera
donna
si
trovava
così
distrutta
....
-
Davvero
!
Essa
è
morta
di
dolore
,
-
disse
una
donna
.
-
Povera
Ilda
!
La
madre
morta
,
il
fidanzato
in
prigione
....
Merita
proprio
pietà
!
-
Ed
ogni
riguardo
,
-
soggiunse
,
il
conte
.
-
Però
vi
consiglio
di
non
turbarla
,
di
non
lasciarvi
vedere
per
qualche
ora
.
Io
rimarrò
qui
per
ogni
evento
,
ed
al
bisogno
vi
chiamerò
.
-
Così
,
coi
modi
più
gentili
,
Livio
le
mise
fuori
dell
'
uscio
,
che
subito
richiuse
per
tornare
solo
nella
stanza
della
morta
.
Egli
sedette
in
disparte
e
lasciò
che
la
fanciulla
continuasse
a
piangere
.
Quando
,
esausta
,
vacillante
,
essa
cadde
su
di
una
seggiola
,
il
conte
le
si
avvicinò
.
-
Signorina
,
coraggio
:
la
disgrazia
che
vi
colpisce
è
immensa
,
è
la
maggiore
delle
disgrazie
.
Perdere
la
mamma
adorata
,
che
è
tanta
parte
di
noi
,
è
un
dolore
terribile
.
Io
pure
l
'
ho
provato
:
quel
giorno
fu
il
più
doloroso
della
mia
esistenza
.
-
Lacrime
vere
,
cocenti
,
colarono
dagli
occhi
di
Livio
.
La
fanciulla
,
che
aveva
alzato
il
capo
a
guardarlo
,
trasalì
.
Si
era
dunque
ingannata
sul
conto
di
quel
gentiluomo
?
Fabio
aveva
ragione
,
quando
le
diceva
che
era
un
'
anima
eletta
?
Livio
proseguì
:
-
Il
solo
conforto
lo
trovai
nel
ricordo
del
suo
amore
,
delle
sue
virtù
,
al
pensiero
che
essa
dal
Cielo
avrebbe
sempre
vegliato
su
me
.
Pensate
lo
stesso
,
Ilda
,
perchè
vostra
madre
era
una
santa
,
e
dalla
sua
memoria
attingerete
quella
forza
che
ora
vi
manca
.
-
Il
mio
dolore
è
acuito
dall
'
idea
che
anch
'
io
contribuii
alla
sua
morte
,
perchè
,
se
non
avessi
conosciuto
Fabio
,
se
non
l
'
avessi
tanto
amato
....
-
Anche
vostra
madre
ed
io
lo
amavamo
,
-
interruppe
grave
il
conte
-
e
se
io
sopportai
con
maggior
forza
il
dolore
da
lui
datomi
rendendosi
assassino
,
vostra
madre
,
già
debole
,
malata
di
cuore
,
si
è
accasciata
ed
ha
sofferto
atrocemente
,
non
tanto
per
sè
,
quanto
per
voi
.
Poteva
una
madre
rimanere
insensibile
al
vostro
dolore
?
Forse
il
suo
affanno
proveniva
anche
dalla
vostra
nobile
esaltazione
nel
sostenerlo
innocente
.
-
Ilda
parve
richiamata
bruscamente
alla
realtà
.
-
Ma
io
lo
credo
ancora
,
e
lo
crederò
sempre
,
e
sempre
cercherò
colui
che
l
'
ha
trascinato
alla
rovina
.
-
Povera
fanciulla
,
io
non
voglio
distruggere
la
vostra
illusione
;
ma
se
vi
fosse
un
altro
colpevole
,
Fabio
non
si
sarebbe
lasciato
condannare
,
ben
sapendo
che
la
sua
condanna
gli
farebbe
perdere
il
vostro
amore
.
-
Ma
io
ho
giurato
di
attenderlo
,
di
non
amare
altri
che
lui
,
e
manterrò
il
mio
giuramento
!
-
proruppe
la
giovane
.
Il
conte
Livio
si
morse
le
labbra
,
tuttavia
rispose
:
-
Ciò
vi
fa
onore
,
perchè
infine
egli
è
stato
colpevole
appunto
per
possedervi
.
-
Credete
proprio
che
sia
questo
il
motivo
del
suo
delitto
?
-
Lo
credo
.
Se
fosse
altrimenti
,
io
avrei
speso
il
mio
intiero
patrimonio
per
far
risplendere
la
sua
innocenza
.
-
La
fanciulla
rimase
un
momento
perplessa
,
ma
poi
,
sollevando
il
capo
:
-
No
,
no
....
-
disse
con
indignazione
-
Fabio
non
sarebbe
stato
capace
di
un
delitto
così
abominevole
,
se
qualcuno
non
ve
lo
avesse
spinto
.
-
Sì
,
la
sua
vittima
.
-
Ilda
avrebbe
replicato
,
ma
i
suoi
sguardi
caddero
sul
cadavere
della
madre
.
Allora
gettò
un
grido
e
scattò
in
piedi
.
-
Sono
una
cattiva
creatura
!
-
esclamò
.
-
Io
non
devo
pensare
in
questo
momento
che
a
lei
,
a
lei
sola
!
-
E
tornò
ad
abbracciarla
.
Il
conte
passò
la
notte
in
quella
camera
.
Egli
stesso
si
occupò
del
funerale
e
di
tutte
quelle
formalità
che
accompagnano
sempre
la
morte
.
E
quando
la
povera
vecchia
venne
portata
al
camposanto
,
Ilda
la
seguì
in
carrozza
chiusa
,
sola
col
conte
.
Le
vicine
di
casa
della
giovinetta
incominciarono
a
malignare
sul
suo
conto
.
Quel
bel
signore
che
non
la
lasciava
più
,
aveva
per
lei
mille
premure
,
si
incaricava
di
tutto
,
aveva
per
certo
preso
il
posto
di
Fabio
.
Ilda
visse
per
alcuni
giorni
come
in
un
triste
sogno
.
Ma
quello
stato
non
poteva
durare
a
lungo
.
Una
mattina
il
conte
,
recandosi
come
il
solito
da
lei
,
vide
che
essa
aveva
ricuperato
il
predominio
di
sè
stessa
e
nei
suoi
occhi
brillava
l
'
energia
di
prima
.
-
Io
non
ho
parole
per
ringraziarvi
di
tutto
ciò
che
avete
fatto
per
me
e
per
la
povera
mamma
,
-
diss
'
ella
al
conte
con
accento
mesto
e
dignitoso
-
e
spero
di
potere
un
giorno
,
col
mio
lavoro
,
rendervi
il
denaro
sborsato
in
questa
occasione
.
-
Non
ne
parlate
,
Ilda
,
o
mi
farete
arrossire
!
-
interruppe
vivamente
il
conte
.
-
Voi
non
avete
alcun
obbligo
verso
me
:
è
mio
dovere
assistervi
,
confortarvi
,
ora
che
siete
sola
al
mondo
.
-
Il
bel
volto
di
Ilda
assunse
un
'
espressione
di
scoramento
.
-
Voi
siete
buono
,
signore
,
e
vi
ringrazio
con
tutta
l
'
anima
;
ma
adesso
che
mi
sento
meglio
,
penso
che
devo
bastare
da
sola
a
me
stessa
:
la
vostra
assiduità
presso
una
povera
fanciulla
come
me
sarebbe
male
interpretata
....
-
Che
importa
il
mondo
,
quando
abbiamo
la
coscienza
tranquilla
?
-
soggiunse
il
conte
nobilmente
,
-
Se
vi
fosse
qui
Fabio
,
egli
stesso
vi
direbbe
di
accettare
il
mio
appoggio
:
per
mezzo
del
suo
avvocato
difensore
mi
rivolse
la
preghiera
di
non
abbandonarvi
,
mi
scongiurò
di
vegliare
su
voi
....
e
se
sapesse
che
rifiutate
di
ricevermi
come
un
amico
sincero
,
sono
certo
che
ne
soffrirebbe
.
-
Ilda
si
sentì
commossa
.
-
No
,
non
rifiuto
di
ricevervi
;
ma
voi
,
che
siete
un
gentiluomo
di
senno
e
di
cuore
,
dovete
riflettere
che
una
fanciulla
sola
,
alla
mia
età
,
è
sottoposta
a
calunnie
,
anche
conducendo
la
vita
più
onesta
,
specialmente
vedendo
frequentare
assiduamente
la
mia
casa
da
un
signore
come
voi
....
-
Potrei
essere
il
vostro
tutore
!
-
Siete
troppo
giovane
.
-
Non
sono
così
giovane
come
vi
sembro
,
e
vi
ripeto
che
Fabio
stesso
....
-
Fabio
-
interruppe
gravemente
Ilda
-
crede
che
la
mamma
viva
ancora
,
e
certo
,
se
lei
ci
fosse
,
vorrei
che
veniste
tutti
i
giorni
per
parlare
di
quello
sventurato
.
-
Possiamo
farlo
egualmente
,
fanciulla
mia
,
-
soggiunse
con
accento
paterno
Livio
-
se
voi
farete
tacere
i
vostri
scrupoli
e
mi
permetterete
di
venire
qui
se
non
tutti
i
giorni
,
almeno
un
paio
di
volte
alla
settimana
.
-
Ebbene
,
accetto
,
-
rispose
Ilda
-
perchè
mi
parrebbe
di
essere
un
'
ingrata
se
vi
chiudessi
addirittura
l
'
uscio
in
faccia
,
dopo
quanto
faceste
per
me
nel
momento
più
doloroso
della
mia
vita
.
-
Le
lacrime
cadevano
in
gran
copia
dai
suoi
occhi
.
-
Non
vi
alterate
così
,
ve
ne
supplico
!
-
esclamò
Livio
con
un
tono
che
sembrava
profondamente
commosso
.
-
Finirete
con
l
'
ammalarvi
!
-
Avete
ragione
,
-
rispose
la
fanciulla
asciugandosi
gli
occhi
,
-
Io
ho
bisogno
di
essere
sana
per
lavorare
.
-
Contate
di
tornare
al
solito
magazzino
?
-
Non
so
ancora
,
rifletterò
.
Mi
sembra
che
colà
,
dove
troverò
vuoto
il
posto
occupato
dal
mio
Fabio
,
mi
aspetti
una
sofferenza
insopportabile
.
-
Io
vi
consiglierei
per
vostro
bene
a
rinunziare
a
quel
posto
.
Perchè
non
mettete
un
piccolo
negozio
di
mode
per
conto
vostro
,
del
quale
sareste
padrona
?
-
Perchè
mi
manca
il
denaro
,
-
rispose
Ilda
brevemente
.
-
Ma
io
metto
la
mia
borsa
a
vostra
disposizione
.
-
Ma
io
rifiuto
,
perchè
ho
già
un
debito
assai
grosso
con
voi
,
che
forse
non
giungerò
mai
a
pagare
.
-
V
'
ingannate
,
perchè
se
il
negozio
andasse
bene
,
potreste
triplicare
il
capitale
che
vi
offro
in
prestito
.
E
intanto
mi
paghereste
gl
'
interessi
.
-
Ilda
scosse
il
capo
.
-
No
,
non
accetto
,
-
disse
-
anche
perchè
non
desidero
di
mettermi
in
vista
dopo
l
'
accaduto
e
per
un
riguardo
a
Fabio
,
al
quale
sono
legata
da
un
giuramento
,
che
manterrò
.
Lasciatemi
riflettere
qualche
giorno
,
e
poi
vi
dirò
quello
che
farò
.
-
Come
volete
.
-
Oggi
è
mercoledì
;
tornate
sabato
sera
,
non
prima
.
-
Vi
obbedirò
.
-
Il
conte
era
internamente
irritato
,
ma
salutò
con
garbo
la
ragazza
ed
uscì
.
Fremeva
d
'
ira
.
Egli
si
era
giurato
di
far
sua
quella
giovane
che
,
bella
com
'
era
,
aveva
scatenato
in
lui
una
passione
sensuale
.
Alla
moglie
,
non
pensava
più
.
Aveva
preso
un
alloggio
da
scapolo
elegantissimo
,
e
colà
viveva
a
modo
suo
.
Egli
fu
nervoso
,
impaziente
in
quei
tre
giorni
che
non
potè
recarsi
da
Ilda
.
Gli
sembrava
di
non
averla
mai
tanto
desiderata
.
Il
sabato
sera
si
recò
dalla
giovane
e
salite
in
fretta
le
scale
sonò
timidamente
il
campanello
.
Nessuno
rispose
.
Sonò
più
forte
:
sempre
silenzio
.
Un
turbamento
invincibile
lo
invase
.
Che
era
accaduto
?
Il
conte
scese
lesto
lesto
le
scale
,
entrò
come
una
bomba
dal
portinaio
,
e
domandò
:
-
La
signorina
Ilda
?
-
La
signorina
Ilda
lasciò
il
suo
alloggio
ieri
mattina
,
-
rispose
il
portinaio
-
senza
darci
il
suo
nuovo
indirizzo
.
Soltanto
mi
disse
:
"
Se
venisse
un
signore
a
chiedervi
mie
notizie
,
gli
direte
che
le
troverà
in
una
lettera
ferma
in
posta
.
"
-
Va
bene
,
grazie
!
-
disse
il
conte
dando
la
mancia
al
portinaio
e
andandosene
.
Si
recò
alla
posta
a
ritirare
la
lettera
a
lui
diretta
.
L
'
aperse
e
lesse
:
"
Signor
conte
,
mi
perdoni
se
ricambio
male
le
sue
premure
,
ma
una
volontà
più
forte
della
mia
ragione
mi
spinge
ad
allontanarmi
dalla
casa
dove
conobbi
al
tempo
stesso
la
felicità
e
la
sventura
,
nè
desidero
rivelare
a
lei
o
ad
altri
dove
mi
ritiro
,
perchè
mi
crederebbero
pazza
.
Intanto
le
rimborso
le
150
lire
da
lei
spese
per
i
funerali
della
mamma
.
La
prego
di
perdonarmi
se
non
accetto
il
suo
appoggio
,
ma
una
fanciulla
sola
non
deve
avere
per
amico
un
signore
ricco
e
giovane
come
lei
.
Non
dimentico
però
i
suoi
benefizi
e
pregherò
Dio
che
la
ricambi
con
tanta
felicità
.
"
Mi
creda
sua
devotissima
e
obbligatissima
serva
"ILDA."
Il
conte
,
nella
sua
rabbia
,
fece
una
pallottola
della
lettera
,
la
stracciò
coi
denti
.
Quella
fanciulla
si
era
presa
giuoco
di
lui
.
Dove
si
era
recata
?
-
Stupida
!
-
disse
a
denti
stretti
.
-
Credi
forse
che
rinunzi
a
te
?
No
,
ti
troverò
,
perchè
ti
amo
e
ti
voglio
!
-
E
,
a
passi
concitati
,
si
diresse
al
circolo
.
PARTE
SECONDA
Virtù
d
'
amore
.
I
.
Sonavano
le
nove
di
sera
,
pioveva
a
dirotto
.
I
commessi
del
magazzino
dove
era
stato
impiegato
Fabio
si
erano
già
tutti
ritirati
,
il
facchino
stava
mettendo
le
bande
alle
vetrine
del
negozio
,
e
il
principale
,
dato
uno
sguardo
ai
conti
della
giornata
,
si
accingeva
a
recarsi
a
cena
,
quando
una
giovane
vestita
a
lutto
,
pallida
,
bellissima
,
entrò
vivamente
dirigendosi
verso
lui
.
-
Signor
Berardo
!
-
balbettò
con
voce
commossa
.
-
Ilda
,
voi
?
Finalmente
!
...
Siete
guarita
?
-
Sì
,
signore
,
e
desidererei
parlarle
.
Mi
perdoni
se
vengo
a
quest
'
ora
,
ma
desideravo
che
fosse
solo
per
non
essere
veduta
.
-
Aspettate
un
momento
,
entrate
nel
mio
gabinetto
;
faccio
terminare
di
chiudere
,
prendo
le
chiavi
,
mando
via
il
facchino
e
sono
da
voi
.
-
Ilda
obbedì
,
e
poco
dopo
il
signor
Berardo
la
raggiunse
chiedendole
con
bontà
:
-
Che
avete
da
dirmi
,
Ilda
?
Che
posso
fare
per
voi
?
-
Lei
può
farmi
molto
bene
,
signore
;
e
poi
,
è
l
'
unico
cui
possa
confidarmi
,
senza
timore
che
le
mie
parole
vengano
ripetute
.
-
Il
signor
Berardo
sorrise
.
-
Vedo
che
mi
conoscete
bene
.
Orsù
,
dunque
,
coraggio
!
-
Oh
!
ne
ho
,
signore
,
nonostante
la
doppia
sventura
che
mi
ha
colpita
.
Le
scrissi
,
tempo
fa
,
dicendole
che
poteva
disporre
del
mio
posto
,
perchè
io
non
mi
sarei
sentita
la
forza
di
rimanere
nel
luogo
dove
tutto
mi
ricordava
Fabio
.
Aggiunsi
inoltre
che
la
morte
improvvisa
di
mia
madre
aveva
finito
con
l
'
abbattermi
e
che
ero
malata
....
-
Sì
,
lo
ricordo
,
ho
la
vostra
lettera
.
Ebbene
,
ora
volete
tornare
con
noi
?
-
Ilda
scosse
il
capo
.
-
No
,
signore
:
i
motivi
che
mi
impediscono
di
rimanere
qui
,
sussistono
sempre
.
E
poi
,
io
ho
bisogno
di
molte
ore
di
libertà
per
giungere
allo
scopo
che
mi
sono
prefissa
:
ritrovare
colui
che
spinse
Fabio
ad
un
così
esecrando
delitto
.
-
Il
signor
Berardo
la
guardò
,
commosso
.
-
Vi
auguro
di
riuscire
.
Intanto
,
che
posso
fare
per
voi
?
-
Ascolti
ancora
un
momento
,
abbia
pazienza
,
non
voglio
nasconderle
cosa
alcuna
.
Dopo
la
morte
di
mia
madre
,
io
lasciai
la
casa
dove
dimoravo
e
mi
recai
ad
abitare
nella
soffitta
stessa
dell
'
assassinata
,
senza
dire
chi
fossi
.
Per
non
essere
riconosciuta
dagl
'
inquilini
che
assistettero
al
processo
,
porto
di
solito
una
parrucca
bionda
,
mi
tingo
le
guance
col
minio
,
metto
sotto
il
corsetto
un
'
imbottitura
che
mi
ingrossa
,
e
con
lo
stesso
artificio
ingrosso
i
miei
fianchi
.
-
Perchè
stasera
non
siete
truccata
così
?
-
Perchè
non
volevo
farle
brutta
impressione
.
Ma
d
'
ora
innanzi
ella
mi
rivedrà
trasformata
.
Nella
nuova
casa
ho
assunto
il
nome
di
Laura
Favre
,
che
è
quello
d
'
una
mia
bisnonna
,
nata
e
morta
ad
Aosta
.
Ora
io
sono
a
pregarla
di
procurarmi
del
lavoro
in
casa
,
per
guadagnarmi
da
vivere
.
-
Il
guadagno
non
sarà
lauto
.
-
Io
non
sono
esigente
:
pochi
soldi
bastano
a
mantenermi
.
-
Ma
incontrerete
delle
spese
per
lo
scopo
che
vi
proponete
.
-
Ho
venduto
una
parte
dei
mobili
della
mia
povera
mamma
e
diversi
oggetti
d
'
oro
,
e
ne
ho
ricavato
trecento
lire
,
metà
dello
quali
restituii
a
persona
che
me
le
aveva
prestate
per
i
funerali
della
mamma
.
-
Perchè
non
vi
siete
rivolta
a
me
?
-
Ero
così
stordita
dai
colpi
ricevuti
,
da
perdere
la
percezione
delle
cose
.
Quella
persona
mi
offrì
allora
i
suoi
servigi
,
che
non
ricusai
.
Ma
volli
tosto
sdebitarmene
,
perchè
non
ho
fiducia
in
costui
,
benchè
sia
un
gentiluomo
.
Così
mi
rimangono
centocinquanta
lire
:
un
piccolo
tesoro
!
-
Il
signor
Berardo
appariva
commosso
.
-
Un
tesoro
che
finirà
presto
,
-
disse
-
benchè
sappiate
regolarvi
.
Però
,
ove
foste
in
bisogno
,
ricordatevi
di
me
.
Intanto
state
certa
che
il
vostro
segreto
sarà
custodito
;
ora
io
scriverò
il
vostro
nome
,
Laura
Favre
,
fra
le
lavoranti
in
casa
,
e
stasera
stessa
vi
consegnerò
una
pezza
di
stoffa
per
farne
camicette
.
Vi
unirò
gli
ultimi
figurini
.
Le
misure
per
tali
camicette
già
le
conoscete
.
Invece
di
pagarvele
un
tanto
l
'
una
,
come
faccio
di
solito
,
vi
passerò
in
complesso
quattro
lire
al
giorno
,
ed
ogni
sabato
sera
,
quando
saranno
uscite
le
lavoranti
,
verrete
a
ritirare
il
vostro
onorario
.
Non
vi
disturbate
a
venire
a
prendere
e
riportare
il
lavoro
:
vi
manderò
una
piccola
nuova
,
che
non
vi
conosce
.
-
Ilda
l
'
ascoltava
con
le
lacrime
agli
occhi
.
-
Come
è
buono
!
In
qual
modo
potrò
dimostrarle
la
mia
riconoscenza
?
-
Col
rimanere
onesta
,
come
siete
stata
fino
ad
ora
.
Inoltre
,
badate
di
non
commettere
imprudenze
nel
ricercare
il
colpevole
.
-
Non
dubiti
!
-
Il
colloquio
durò
ancora
pochi
minuti
,
poi
Ilda
si
accomiatò
dal
generoso
negoziante
e
,
preso
il
suo
lavoro
,
si
diresse
verso
casa
.
Giunta
nella
soffitta
,
accese
una
lampada
a
petrolio
,
si
svestì
e
indossò
un
vestitino
semplice
da
casa
,
imbottito
alle
anche
ed
al
corsetto
,
che
ingrossò
subito
la
sua
svelta
figura
;
sulle
strette
trecce
nere
pose
una
capigliatura
,
bionda
,
così
bene
accomodata
che
pareva
vera
,
e
che
le
cinse
il
capo
come
un
diadema
.
Quella
capigliatura
dette
un
fascino
nuovo
alla
sua
bellezza
.
Si
passò
poi
sul
volto
uno
strato
di
veloutine
e
sulle
guance
un
po
'
di
minio
.
Quand
'
ebbe
finito
,
sentì
bussare
all
'
uscio
.
-
Signorina
Laura
!
-
Essa
aprì
:
era
Teresa
,
la
moglie
del
falegname
.
-
Uscite
,
signorina
?
-
Sono
tornata
a
casa
adesso
,
perchè
mi
sono
recata
a
prendere
del
lavoro
,
-
rispose
Ilda
.
-
Piove
forte
.
-
Lo
so
,
e
siccome
devo
scendere
per
la
cena
prima
che
torni
il
mio
uomo
,
vi
pregherei
di
prestarmi
l
'
ombrello
.
-
Volentieri
.
-
Uscita
Teresa
,
Ilda
si
preparò
anch
'
essa
la
cena
.
La
giovane
aveva
tenuti
i
suoi
mobili
migliori
,
e
nulla
le
mancava
del
necessario
.
Quando
prese
a
pigione
la
soffitta
,
la
portinaia
non
mancò
di
avvertirla
che
ivi
era
stato
commesso
un
delitto
,
ma
essa
le
disse
:
-
Per
me
,
non
ho
alcun
timore
:
l
'
ombra
di
quella
povera
morta
,
che
non
ho
conosciuta
,
non
verrà
a
turbarmi
,
nè
,
spero
,
mi
accadrà
ciò
che
accadde
a
lei
.
Io
non
ho
amanti
....
-
Neppure
Giulietta
ne
aveva
:
era
una
ragazza
onestissima
,
di
buona
famiglia
.
Ebbe
dapprima
la
sfortuna
d
'
imbattersi
in
un
farabutto
che
,
dopo
averla
resa
madre
,
l
'
assassinò
,
per
sposarne
un
'
altra
.
-
L
'
avete
conosciuto
,
costui
?
-
A
dirle
il
vero
,
no
:
questo
casamento
è
troppo
grande
per
tener
d
'
occhio
tutti
.
-
Si
deve
stare
poco
sicuri
nelle
stanze
.
-
Oh
!
per
questo
le
devo
dire
che
in
dieci
anni
che
io
sono
qui
,
non
è
mai
accaduto
un
furto
.
-
Ho
almeno
dei
buoni
vicini
?
-
Ottimi
,
e
saranno
felici
di
esserle
utili
.
-
Ilda
pagò
subito
l
'
affitto
di
due
mesi
,
ed
il
giorno
dopo
prendeva
possesso
della
soffitta
di
Giulietta
sotto
il
nome
di
Laura
Favre
.
Non
era
trascorsa
una
settimana
,
che
aveva
già
fatto
amicizia
colle
vicine
,
cui
disse
che
era
orfana
e
lavorava
per
conto
di
un
importante
magazzino
.
-
Un
'
altra
Giulietta
;
-
fu
detto
-
ed
ancora
più
bella
!
-
Auguriamoci
che
non
faccia
la
sua
fine
!
Questi
furono
i
discorsi
delle
comari
;
poi
,
nessuno
si
curò
di
lei
più
di
quanto
si
usa
fra
vicini
.
Ilda
aveva
il
suo
piano
ed
a
poco
a
poco
l
'
avrebbe
messo
in
esecuzione
.
Intanto
si
sentiva
molto
più
libera
in
quella
soffitta
che
nel
quartierino
dove
la
sua
povera
mamma
era
morta
.
Ilda
aveva
terminato
la
sua
modesta
cena
,
quando
bussarono
di
nuovo
all
'
uscio
.
-
Sono
io
,
sono
Teresa
,
-
disse
una
voce
al
di
fuori
.
La
giovane
aprì
subito
.
-
Vi
restituisco
l
'
ombrello
e
vi
ringrazio
,
-
disse
Teresa
,
-
Ma
perchè
,
invece
di
star
qui
sola
sola
,
non
venite
a
passare
il
resto
della
sera
da
noi
?
Faremo
una
partita
a
tombola
;
ci
sarà
anche
un
'
altra
giovane
della
vostra
età
,
per
scambiare
quattro
chiacchiere
.
Accettate
?
-
Con
tutto
il
cuore
!
-
rispose
Ilda
,
che
voleva
accaparrarsi
la
simpatia
delle
vicine
.
-
Allora
vi
aspettiamo
,
-
soggiunse
Teresa
.
-
Vado
ad
avvertirò
anche
Vigia
.
-
Ilda
la
seguì
poco
dopo
.
Alla
tavola
coperta
di
un
tappeto
rosso
sedevano
il
falegname
,
un
giovane
in
abito
da
operaio
ed
una
giovane
sui
vent
'
anni
,
dal
volto
sfrontatello
ma
seducente
,
con
una
bocca
incantevole
e
bellissimi
denti
.
All
'
entrare
di
Ilda
,
tutti
si
alzarono
,
e
dopo
uno
scambio
di
complimenti
,
le
due
ragazze
sedettero
vicino
.
Vigia
assunse
tosto
un
tono
familiare
.
-
Ho
proprio
piacere
di
conoscerti
,
-
disse
-
perchè
mi
sei
molto
simpatica
.
-
Ti
ringrazio
,
-
rispose
Ilda
con
un
sorriso
.
-
Io
pure
sono
lieta
di
trovare
tante
amabili
persone
.
Alla
mia
età
l
'
isolamento
pesa
molto
.
-
Non
avete
parenti
,
in
Torino
?
-
chiese
Teresa
.
-
No
;
-
rispose
Ilda
-
mio
padre
e
mia
madre
erano
d
'
Aosta
.
-
Che
mestiere
fai
?
-
chiese
Vigia
.
-
Lavoro
in
casa
per
un
magazzino
di
mode
.
-
Anch
'
io
sono
sarta
,
ma
stenterei
parecchio
se
non
avessi
i
miei
genitori
.
Guadagnano
poco
anche
loro
,
ma
tutti
insieme
,
si
va
avanti
,
E
quando
Nando
mi
avrà
sposata
....
-
Così
dicendo
si
rivolse
al
giovane
,
che
sedeva
alla
sua
destra
,
e
battendogli
una
mano
sulla
spalla
:
-
Via
,
di
'
anche
tu
qualche
cosa
,
invece
di
guardarci
a
bocca
aperta
.
-
E
ridendo
soggiunse
:
-
Vedi
,
Ilda
,
egli
è
più
timido
di
me
;
ma
in
compenso
è
un
buon
ragazzo
,
guadagna
una
buona
giornata
,
e
sarò
felice
con
lui
.
-
Lo
spero
,
-
si
affrettò
a
dire
il
giovane
-
benchè
non
sappia
mostrarti
abbastanza
il
mio
amore
.
-
Vigia
continuava
a
ridere
.
-
Tanto
lo
sai
,
non
mi
piacciono
le
sdolcinature
.
Quando
per
la
strada
incontro
qualcuno
di
quei
giovani
inamidati
,
che
rivolgono
alle
ragazze
complimenti
al
latte
e
miele
,
mi
sentirei
la
voglia
di
schiaffeggiarli
,
perchè
so
bene
che
ogni
loro
parola
è
una
menzogna
.
-
Avete
ragione
!
-
esclamò
Teresa
.
-
Se
la
povera
Giulietta
,
-
soggiunse
Vigia
-
l
'
avesse
pensata
come
me
,
invece
di
attaccarsi
a
quel
tipo
che
poi
l
'
assassinò
,
avrebbe
sposato
un
onesto
operaio
e
sarebbe
ancora
viva
e
felice
.
-
Giulietta
è
la
giovane
che
fu
assassinata
nella
soffitta
dove
io
abito
?
-
chiese
Ilda
con
accento
di
curiosità
.
-
Precisamente
,
-
rispose
Vigia
-
ed
hai
avuto
davvero
un
bel
coraggio
.
Io
non
starei
in
quella
stanza
per
tutto
l
'
oro
del
mondo
!
Mi
parrebbe
di
vedere
tutte
le
notti
quell
'
ombra
sanguinosa
,
oppure
che
mi
comparisse
dinanzi
l
'
assassino
.
-
Era
bella
,
quella
ragazza
?
-
domandò
Ilda
.
-
Un
angelo
!
-
esclamò
il
falegname
.
-
E
buona
,
onestissima
!
-
soggiunse
la
moglie
.
Vigia
alzò
le
spalle
.
-
Io
non
voglio
contestare
i
suoi
meriti
,
ma
dovete
però
convenire
che
,
con
tutte
le
sue
buone
qualità
,
era
molto
superba
.
Essa
rifiutò
ottimi
partiti
,
perchè
essendo
bravi
operai
avevano
le
mani
callose
!
E
si
attaccò
a
quel
figuro
,
perchè
lo
credette
un
signore
.
-
E
non
lo
è
?
-
chiese
Ilda
.
-
Ma
che
signore
!
È
un
semplice
commesso
di
magazzino
,
se
è
proprio
lui
che
l
'
ha
sedotta
.
-
Come
,
ne
dubiteresti
?
-
proruppe
Teresa
con
impeto
.
-
E
lo
dici
a
me
,
che
ho
veduto
quell
'
intrigante
,
quell
'
assassino
?
-
Non
vi
riscaldate
!
-
soggiunse
Vigia
.
-
Io
non
voglio
smentire
la
vostra
asserzione
,
ma
voi
potreste
giurare
che
l
'
assassino
è
veramente
colui
che
Giulietta
diceva
suo
fidanzato
?
-
Ma
sì
,
sì
!
-
replicò
Teresa
con
un
turbamento
che
si
sforzava
di
nascondere
.
-
L
'
ho
riconosciuto
anche
dal
neo
sulla
guancia
sinistra
.
-
Ilda
palpitava
.
Teresa
proseguì
:
-
Era
biondo
,
di
media
statura
.
Infine
,
se
non
fosse
stato
lui
,
perchè
avrebbe
confessato
il
suo
delitto
?
-
Sì
....
sì
;
so
benissimo
che
la
mia
è
una
idea
stramba
.
Non
se
ne
parli
più
.
Giuochiamo
a
tombola
!
-
La
veglia
si
protrasse
fin
verso
le
dieci
.
E
quando
Vigia
si
separò
da
Ilda
,
questa
le
chiese
in
tono
calmo
:
-
Dove
vai
a
lavorare
?
-
Sono
stata
fino
a
pochi
giorni
fa
da
una
sarta
qui
vicino
,
ma
ora
che
non
c
'
è
lavoro
,
ne
profitto
per
completare
il
mio
magro
corredo
.
-
Allora
,
vieni
a
lavorare
con
me
:
ci
terremo
compagnia
e
il
tempo
passerà
meglio
.
-
Accetto
con
tutta
l
'
anima
.
-
Le
due
giovani
si
baciarono
cordialmente
.
Quella
notte
Ilda
non
dormì
.
Ella
pensava
:
-
Era
biondo
,
e
aveva
un
neo
sulla
guancia
sinistra
.
Anche
il
conte
Livio
ha
lo
stesso
neo
!
Ma
no
,
ciò
ch
'
io
penso
è
insensato
!
Per
quanto
Fabio
amasse
il
suo
benefattore
,
non
sarebbe
giunto
al
punto
di
commettere
per
lui
un
assassinio
.
Eppure
,
per
chi
altri
Fabio
nutriva
tanta
devozione
o
tanto
attaccamento
?
-
E
l
'
atroce
dubbio
diventava
quasi
certezza
.
In
tali
ansie
,
Ilda
soffrì
tutta
la
notte
,
e
alzatasi
all
'
alba
si
mise
al
lavoro
.
Alle
otto
Vigia
bussò
all
'
uscio
.
-
Ti
disturbo
?
È
troppo
presto
?
-
No
,
no
,
vieni
pure
.
-
Per
un
poco
parlarono
di
futilità
.
Vigia
rideva
sempre
,
mostrando
i
bianchi
denti
,
ammirando
i
mobili
della
soffitta
.
-
Tu
sei
arredata
come
una
principessa
;
-
disse
infine
-
la
tua
stanza
può
stare
a
confronto
con
quella
del
signor
Aldo
.
-
Chi
è
?
-
Uno
studente
che
abita
qui
vicino
;
un
bel
giovinotto
,
sebbene
troppo
serio
....
-
Non
l
'
ho
ancora
veduto
;
per
ora
non
conosco
che
te
,
il
tuo
fidanzato
e
i
coniugi
Pavin
.
A
proposito
:
ieri
sera
ti
rimbeccavi
con
Teresa
per
il
delitto
commesso
in
questa
stanza
.
Tu
non
credi
dunque
che
l
'
assassino
sia
colui
che
è
stato
condannato
?
-
Vigia
si
sfogò
volentieri
.
-
Io
non
nego
che
colui
sia
stato
l
'
assassino
;
e
sarebbe
assurdo
pensare
altrimenti
,
dopo
che
egli
stesso
ha
confessato
.
Dico
soltanto
che
in
quel
delitto
vi
è
un
mistero
;
e
se
ti
racconto
in
qual
modo
avvennero
i
fatti
,
sono
certa
che
mi
darai
ragione
.
Ascolta
:
Giulietta
era
figlia
di
un
militare
in
ritiro
,
aveva
avuta
una
buona
istruzione
ed
è
forse
per
questo
che
sdegnava
accasarsi
con
un
operaio
,
Dopo
la
morte
del
padre
dovette
pensare
a
mantenersi
.
Lavorava
per
conto
di
un
negoziante
.
Molti
giovinotti
del
casamento
le
fecero
la
corte
;
ma
erano
operai
e
Giulietta
li
respinse
.
Voleva
un
signore
ed
un
signore
l
'
ha
avuto
.
-
Conoscevi
il
suo
innamorato
?
-
chiese
Ilda
.
-
Lo
vidi
una
sola
volta
con
lei
,
mentre
l
'
accompagnava
a
casa
.
Io
ero
dietro
alle
loro
spalle
e
rallentai
il
passo
per
non
farmi
scorgere
.
Ebbene
,
ti
assicuro
che
non
poteva
essere
un
commesso
;
un
giovane
di
negozio
,
specialmente
nei
giorni
feriali
,
non
veste
con
tanta
eleganza
,
non
porta
guanti
e
bastoncino
,
come
aveva
il
compagno
di
Giulietta
.
-
Lo
riconosceresti
,
vedendolo
?
-
Sì
,
se
lo
vedessi
per
di
dietro
,
con
una
donna
:
aveva
un
portamento
signorile
e
chinava
la
testa
verso
Giulietta
in
un
modo
che
non
s
'
usa
fra
gli
innamorati
del
nostro
ceto
.
Ma
per
certo
costui
,
quando
ebbe
ottenuto
dalla
ragazza
ciò
che
volle
,
prese
il
volo
.
Nel
casamento
dicono
che
quel
signore
fosse
il
primo
e
il
solo
amante
di
Giulietta
.
Ma
io
credo
invece
che
dopo
costui
,
essa
conoscesse
il
commesso
,
il
quale
le
fece
forse
promesse
che
poi
non
voleva
mantenere
.
Giulietta
,
scottata
una
volta
,
per
non
essere
scottata
la
seconda
l
'
avrà
minacciato
,
e
lui
,
per
sbarazzarsene
,
la
uccise
.
-
Ilda
,
che
si
era
rianimata
al
principio
del
discorso
,
cominciava
a
perdere
ogni
speranza
.
-
Ah
!
tu
credi
che
quel
signore
non
entri
nel
delitto
commesso
?
-
No
;
dopo
tre
anni
di
abbandono
,
perchè
ucciderla
?
Lo
avrebbe
fatto
prima
.
E
che
l
'
assassino
non
sia
il
padre
della
bambina
lo
ha
detto
egli
stesso
in
piena
udienza
,
sebbene
molti
non
lo
abbiano
creduto
.
Ma
le
circostanze
del
delitto
hanno
del
romanzo
e
del
mistero
,
-
soggiunse
Vigia
.
-
Quella
sera
io
ero
a
letto
,
quando
mi
svegliai
udendo
passi
e
grida
nel
corridoio
.
Mi
alzai
,
m
'
infilai
una
sottana
,
e
via
,
con
la
mamma
a
vedere
che
cosa
accadeva
.
"
Entrata
in
questa
stanza
,
scorsi
Giulietta
distesa
sul
letto
crivellata
di
ferite
.
L
'
assassino
era
tenuto
da
alcuni
uomini
.
Ma
ciò
che
mi
stupì
fu
di
vedere
presso
il
letto
di
Giulietta
,
colla
bambina
della
misera
fra
le
braccia
,
una
signora
bellissima
,
adorna
di
gioielli
,
elegante
,
tanto
da
far
restare
a
bocca
aperta
.
Il
signor
Aldo
disse
che
era
sua
sorella
;
ma
io
non
lo
credo
:
una
signora
con
tutti
quei
brillanti
non
lascia
il
fratello
in
una
soffitta
.
Dunque
:
primo
mistero
.
-
Ilda
sorrise
.
-
Sentiamo
il
secondo
,
perchè
questo
non
mi
sembra
riguardi
la
morta
,
sibbene
il
signor
Aldo
.
Quella
signora
sarà
stata
sua
amante
....
-
È
ciò
che
ho
pensato
anch
'
io
.
Ma
viene
lo
strano
.
Giulietta
,
colle
cure
del
medico
,
si
riebbe
un
momento
,
e
veduta
la
signora
,
gettò
un
grido
di
terrore
e
disse
:
"
-
Lei
?
Lei
?
Ma
non
sa
...
?
-
"
E
ricadde
morta
.
Dunque
:
secondo
mistero
.
-
Sì
,
ciò
è
strano
.
Ma
quelle
parole
saranno
state
raccolte
,
la
signora
avrà
dovuto
comparire
nel
processo
,
e
tu
saprai
adesso
chi
sia
.
-
Niente
affatto
,
ed
ecco
il
terzo
mistero
.
La
signora
non
fu
citata
fra
i
testimoni
,
e
nessuno
l
'
ha
più
riveduta
.
Il
signor
Aldo
disse
che
era
partita
per
Ivrea
e
si
trovava
indisposta
;
inoltre
,
essendo
venuto
un
pezzo
grosso
della
magistratura
a
prendere
la
bambina
con
un
signore
che
si
qualificò
come
il
cognato
dello
studente
,
tutti
prestarono
fede
a
quella
storiella
,
all
'
infuori
di
me
.
-
Che
ne
concludi
?
-
Concludo
che
fra
Giulietta
e
quella
signora
doveva
esservi
qualche
segreto
,
e
penso
talvolta
che
l
'
assassino
sia
stato
un
mandatario
della
sconosciuta
,
che
ora
si
è
impadronita
della
bambina
volendo
forse
sopprimerla
come
la
madre
.
E
mi
confermo
sempre
più
nella
mia
idea
,
perchè
il
signor
Aldo
,
dopo
aver
promesso
a
Teresa
Pavin
di
condurla
ad
Ivrea
per
vedere
la
bambina
,
ha
detto
che
la
sorella
ed
il
cognato
sono
partiti
per
la
Spagna
a
cagione
di
un
'
eredità
conducendo
seco
Gina
,
che
ormai
considerano
come
loro
figlia
.
-
Ilda
corrugò
la
fronte
.
-
Il
signor
Aldo
sarebbe
dunque
un
complice
?
-
Ne
ho
il
sospetto
,
e
ti
confesso
che
mi
era
venuta
la
tentazione
di
spiarlo
per
sapere
dove
si
reca
quando
si
assenta
per
due
o
tre
giorni
.
-
Si
assenta
spesso
?
-
Ogni
quindici
giorni
;
l
'
ho
saputo
da
Teresa
,
alla
quale
ha
dato
ad
intendere
che
egli
fa
dei
piccoli
viaggi
per
i
suoi
studi
d
'
ingegneria
....
Ma
io
credo
che
abbia
altro
scopo
.
Alla
perfine
ho
pensato
:
che
deve
importare
a
me
dei
suoi
intrighi
?
Perchè
immischiarmi
nei
suoi
affari
?
Giulietta
non
era
mia
amica
e
non
tocca
a
me
vendicare
la
sua
morte
.
Così
lascio
correre
l
'
acqua
per
la
sua
china
.
Ed
ora
sarà
meglio
che
discorriamo
d
'
altro
.
-
II
.
Lucia
,
colei
che
fu
l
'
istitutrice
di
Bianca
,
stava
leggendo
il
giornale
favorito
dal
signor
Moreno
,
padre
della
contessa
Rossano
,
inchiodato
da
una
settimana
su
di
una
poltrona
dai
dolori
reumatici
,
quando
una
carrozza
entrò
nel
vasto
cortile
della
tenuta
.
Poco
dopo
Bianca
abbracciava
Lucia
e
il
genitore
.
-
Babbo
,
la
tua
lettera
mi
ha
spaventata
;
che
hai
?
-
Dolori
reumatici
,
come
ti
ho
scritto
nella
speranza
che
tu
venissi
a
abbracciarmi
.
Gli
anni
scorsi
al
principio
di
maggio
eri
già
qui
,
e
quest
'
anno
lasciavi
trascorrere
quasi
l
'
estate
senza
venire
a
vedermi
!
-
Bianca
aveva
chinato
il
viso
sul
petto
del
padre
per
nascondere
il
suo
rossore
.
-
Che
vuoi
!
Non
è
colpa
mia
.
Livio
non
è
mai
libero
.
-
Non
è
venuto
con
te
?
-
Verrà
fra
qualche
settimana
.
È
molto
occupato
....
-
Ma
che
fa
?
...
Orsù
,
me
lo
dirai
più
tardi
,
quando
ti
sarai
riposata
.
-
Non
sono
stanca
,
e
appena
avrò
rinfrescato
il
viso
tornerò
da
te
.
-
E
presa
a
braccetto
l
'
istitutrice
,
si
avviò
con
lei
nella
sua
camera
da
fanciulla
.
Celia
vi
si
trovava
già
e
disfaceva
le
valigie
.
Bianca
indossò
un
semplice
abito
da
casa
,
poi
tornò
presso
il
padre
.
Appoggiò
la
bella
testa
alla
spalla
del
vecchio
,
che
era
molto
commosso
.
-
Cara
bambina
,
-
diss
'
egli
-
perchè
non
posso
averti
sempre
con
me
?
Io
non
ho
che
te
al
mondo
e
ti
amo
tanto
!
Ma
ho
torto
di
lamentarmi
,
mentre
tu
sei
così
felice
!
-
Bianca
sussultò
,
e
alzando
il
capo
:
-
Sì
,
sono
felice
!
-
disse
con
semplicità
.
-
Livio
è
sempre
buono
con
te
?
-
Ella
non
seppe
mentire
.
-
Io
non
pensavo
a
lui
in
questo
momento
,
-
disse
.
-
A
chi
dunque
?
-
chiese
il
padre
con
un
sorriso
.
Bianca
chinò
gli
splendidi
occhi
.
-
A
te
,
a
te
solo
!
-
Hai
forse
da
lamentarti
di
tuo
marito
?
-
No
,
no
.
-
Bianca
,
tu
mi
nascondi
qualche
cosa
,
lo
sento
!
-
L
'
amore
immenso
che
mi
porti
,
babbino
,
ti
fa
travedere
.
Io
nulla
ti
nascondo
,
e
ti
accerto
che
sono
felice
.
-
Quest
'
ultima
frase
tranquillò
il
vecchio
.
Una
mattina
,
mentre
il
signor
Moreno
dormiva
ancora
,
Bianca
,
vestita
di
un
semplice
abito
di
campagna
,
uscì
dalla
tenuta
e
si
mise
per
una
strada
ombrosa
,
che
,
serpeggiando
,
andava
fino
ad
una
chiesuola
.
La
campagna
era
piena
di
profumi
.
Bianca
passava
per
quella
strada
come
una
bianca
apparizione
.
Essa
aveva
il
cuore
pieno
di
gioia
.
Aldo
le
scriveva
ogni
giorno
,
e
le
lettere
di
lui
erano
il
punto
luminoso
della
sua
vita
.
Egli
le
parlava
dei
suoi
studi
,
delle
sue
speranze
di
essere
in
quell
'
anno
laureato
,
delle
sue
scappate
ad
Ivrea
per
vedere
la
loro
bambina
,
le
dava
un
minuto
ragguaglio
sulle
famiglie
che
per
mezzo
di
lei
beneficava
.
E
ad
ogni
frase
scaturiva
l
'
animo
generoso
del
giovane
,
la
sua
fede
ardente
in
lei
,
il
suo
immenso
amore
.
Bianca
sedette
sopra
una
panchina
,
pensosa
al
suo
amore
.
A
un
tratto
una
voce
dietro
di
lei
la
fece
volgere
vivamente
.
-
Contessa
....
-
Era
il
marchese
di
Passiflora
che
la
salutava
,
colui
che
ella
aveva
un
giorno
respinto
per
marito
e
che
era
stato
compagno
d
'
orge
di
Livio
col
quale
era
ancora
,
in
apparenza
,
amico
.
Bianca
rese
il
saluto
freddamente
.
Passiflora
le
sedette
accanto
.
-
Non
speravo
un
così
bell
'
incontro
,
-
disse
il
marchese
-
tanto
più
che
ieri
vidi
Livio
a
Torino
.
-
Infatti
mio
marito
è
rimasto
là
,
-
rispose
freddamente
Bianca
.
-
Fate
male
a
lasciarlo
solo
!
Egli
vi
sarà
infedele
!
-
Bianca
alzò
con
alterezza
il
capo
.
-
Voi
offendete
il
vostro
amico
!
-
Lo
pago
colle
medesime
armi
,
-
rispose
il
marchese
.
-
Un
malaugurato
giorno
Livio
venne
con
altri
compagni
alle
mie
cacce
.
Alla
fine
di
un
pranzo
,
il
discorso
cadde
sul
matrimonio
,
ed
io
confessai
che
una
sola
volta
fui
in
procinto
di
prendere
moglie
,
ma
che
la
fanciulla
la
quale
aveva
destato
in
me
un
amore
infinito
,
mi
aveva
respinto
perchè
aspirava
a
un
uomo
che
non
avesse
la
più
piccola
macchia
amorosa
sul
suo
passato
.
Io
,
invece
,
ero
stato
un
gaudente
,
un
libertino
.
Voi
sapete
chi
fosse
quella
fanciulla
e
come
allora
avesse
ragione
di
credere
che
io
non
potevo
essere
un
buon
marito
per
lei
.
-
Quest
'
ultima
frase
ora
stata
pronunziata
con
un
accento
di
vera
malinconia
,
che
fece
provare
un
senso
di
inquietudine
a
Bianca
.
Ma
essa
si
dominò
,
e
cercando
di
sorridere
:
-
Voi
forse
esageravate
i
vostri
difetti
,
-
disse
-
ed
io
ero
troppo
bambina
per
giudicare
gli
uomini
.
-
È
giusto
!
E
come
succede
sempre
alle
fanciulle
inesperte
,
finiste
col
cadere
in
un
abisso
.
-
Marchese
!
-
esclamò
Bianca
,
facendo
l
'
atto
di
alzarsi
.
Ma
il
gentiluomo
frenò
quello
slancio
,
e
con
voce
umile
,
commossa
:
-
Perdonatemi
,
perdonatemi
,
-
supplicò
-
e
lasciatemi
almeno
finire
!
I
miei
amici
vollero
sapere
chi
era
la
fanciulla
che
amai
,
ed
io
dissi
il
vostro
nome
,
facendo
di
voi
un
ritratto
sublime
,
e
aggiungendo
che
oltre
alla
bellezza
,
avreste
portato
in
dote
due
milioni
.
-
Bianca
impallidì
.
-
Quanto
male
mi
faceste
!
-
esclamò
a
suo
malgrado
,
con
accento
di
amarezza
.
-
È
vero
,
-
soggiunse
con
aria
mesta
il
marchese
-
lo
compresi
quando
non
ero
più
in
tempo
a
porvi
riparo
.
Livio
,
crivellato
di
debiti
,
scòrse
in
voi
una
tavola
di
salvezza
,
e
abilissimo
conquistatore
,
seppe
affascinarvi
.
Io
soffersi
più
di
quello
che
possiate
immaginare
il
giorno
in
cui
vi
vidi
dinanzi
all
'
altare
con
un
uomo
,
che
dopo
essersi
impossessato
del
vostro
cuore
vi
avrebbe
preso
la
vostra
ricchezza
nè
si
sarebbe
curato
della
vostra
felicità
.
Io
giudicavo
freddamente
Livio
,
perchè
conoscevo
quanto
valeva
.
Eppure
,
vi
giuro
che
se
egli
,
pentito
dei
suoi
trascorsi
,
fosse
divenuto
un
buon
marito
sarei
stato
il
primo
a
goderne
.
Ma
non
è
così
....
e
voi
sapete
che
dico
il
vero
.
-
Bianca
,
fremente
,
si
guardò
intorno
.
-
Tacete
!
Se
qualcuno
vi
ascoltasse
....
-
Non
abbiate
timore
,
nessuno
può
spiarci
,
qui
.
Ed
io
adesso
voglio
dirvi
tutto
.
-
Bianca
lo
guardò
intensamente
.
-
Livio
è
vostro
amico
!
-
mormorò
.
-
Fu
,
un
giorno
,
mio
compagno
di
dissolutezze
;
-
rispose
il
marchese
-
ma
non
ebbi
mai
amicizia
per
lui
,
ed
ora
lo
disprezzo
in
modo
assoluto
,
perchè
capisco
che
corre
alla
rovina
senza
badare
se
voi
stessa
sarete
travolta
in
quel
turbine
.
Egli
passa
le
notti
alla
tavola
da
giuoco
,
ed
ha
per
amante
una
certa
Cinzia
,
venuta
da
Milano
,
un
'
ex
-
ballerina
,
che
egli
conobbe
per
l
'
addietro
.
-
Bianca
fremeva
.
Il
nome
di
Cinzia
evocava
il
ricordo
della
lettera
caduta
dalle
tasche
dell
'
abito
di
Livio
,
della
lettera
che
distrusse
tutte
le
sue
illusioni
.
-
Tempo
fa
,
-
soggiunse
Passiflora
-
lo
rimproverai
aspramente
per
la
sua
condotta
,
ma
egli
si
mise
a
ridere
,
mi
disse
di
curarmi
dei
fatti
miei
.
Volevo
dunque
avvertire
vostro
padre
di
quanto
succedeva
....
-
Bianca
mandò
un
gridò
di
spavento
,
stese
supplichevole
le
mani
al
gentiluomo
.
-
Per
pietà
,
-
disse
-
risparmiate
mio
padre
,
che
nulla
sospetta
,
che
mi
crede
sempre
felice
con
Livio
!
-
Passiflora
la
guardò
commosso
.
-
E
voi
sapevate
...
?
-
Sapevo
già
tutto
quanto
mi
avete
detto
,
-
interruppe
con
voce
soffocata
.
-
Da
lungo
tempo
la
benda
mi
è
caduta
dagli
occhi
,
e
se
non
ho
fatto
uno
scandalo
,
è
stato
per
mio
padre
,
che
ne
morrebbe
di
dolore
.
-
Come
potete
sopportare
l
'
oltraggio
che
Livio
vi
fa
subire
e
che
non
tarderà
ad
essere
noto
a
tutti
?
Costui
,
dopo
avervi
oltraggiata
,
vi
rovinerà
.
-
Livio
non
può
toccar
nulla
della
mia
dote
.
-
Egli
farà
dei
debiti
e
finirà
col
minacciarvi
,
se
non
acconsentite
a
pagarli
.
Date
retta
a
me
,
avvertite
vostro
padre
finchè
siete
in
tempo
.
-
No
,
no
!
Conosco
mio
padre
:
egli
ucciderebbe
quel
miserabile
!
Dopo
tutto
,
io
non
soffro
.
Livio
per
me
non
esiste
più
;
anche
se
lo
vedessi
nelle
braccia
di
un
'
altra
,
mi
tornerebbe
indifferente
.
Non
l
'
amo
più
,
non
lo
stimo
:
lo
disprezzo
.
Egli
vive
a
suo
modo
,
io
mi
occupo
dei
miei
poveri
,
sono
libera
di
andare
e
venire
come
mi
pare
,
senza
rendergli
conto
dei
fatti
miei
e
sono
contentissima
.
-
Contessa
,
il
mondo
è
maligno
;
qualcuno
potrebbe
scusare
la
condotta
di
vostro
marito
vedendovi
godere
tanta
libertà
....
-
Bianca
l
'
interruppe
con
un
moto
altero
.
-
Che
importa
a
me
il
giudizio
del
mondo
?
-
esclamò
.
-
La
mia
coscienza
nulla
mi
rimprovera
....
-
Potrete
sempre
dire
così
,
giovane
e
bella
come
siete
?
Contessa
,
ascoltate
un
amico
sincero
,
che
vi
vuol
bene
:
cercate
di
riunirvi
a
vostro
marito
.
-
Mai
!
-
Accettate
allora
l
'
appoggio
di
un
gentiluomo
onesto
che
si
dedicherà
tutto
a
voi
.
Affidatevi
completamente
a
me
,
Bianca
,
che
tutto
sacrificherei
per
assicurare
la
vostra
felicità
.
-
Passiflora
si
era
chinato
verso
la
giovane
,
ed
ella
sentì
il
suo
alito
ardente
bruciarle
le
guance
.
Scattò
in
piedi
con
impeto
,
e
fatto
un
passo
indietro
disse
con
voce
glaciale
:
-
Vi
ringrazio
,
marchese
,
non
accetto
.
Se
dovessi
chiedere
l
'
appoggio
di
un
uomo
,
sarebbe
quello
di
mio
padre
;
ma
per
ora
basto
a
me
stessa
.
Se
siete
un
gentiluomo
,
non
cercherete
più
di
avvicinarmi
e
terrete
segreto
il
nostro
colloquio
.
-
Passiflora
,
livido
,
si
alzò
a
sua
volta
.
-
E
se
io
andassi
a
raccontare
ogni
cosa
a
vostro
padre
?
-
Agireste
da
vile
e
vi
crederei
il
degno
compagno
di
Livio
.
-
Bianca
salutò
Passiflora
,
rimasto
come
inchiodato
al
suo
posto
,
e
si
allontanò
di
passo
sicuro
.
III
.
Era
una
domenica
mattina
,
una
giornata
splendida
.
Aldo
,
nella
sua
soffitta
,
stava
preparando
la
valigia
e
canterellava
.
Aveva
ragione
di
essere
allegro
.
Il
giorno
prima
,
un
biglietto
di
Bianca
l
'
avvertiva
che
si
recava
a
passare
due
giorni
ad
Ivrea
.
Aldo
era
ormai
sicuro
di
avere
conquistato
il
cuore
di
Bianca
,
che
egli
amava
come
poche
anime
elette
sanno
amare
.
Non
sperava
nulla
,
non
desiderava
nulla
;
mai
una
parola
d
'
amore
sarebbe
sfuggita
dalle
sue
labbra
;
ma
sentiva
che
la
sua
anima
era
tutta
di
quella
donna
.
Aldo
chiuse
la
valigia
,
poi
guardò
l
'
orologio
,
mormorando
:
-
Ho
tempo
di
andare
alla
stazione
a
piedi
.
-
Mentre
usciva
,
non
vide
nel
corridoio
una
donna
velata
che
lo
seguì
.
Alla
stazione
,
messasi
al
finestrino
accanto
a
lui
,
quella
donna
,
che
era
Ilda
,
sentì
che
prendeva
il
biglietto
per
Ivrea
e
ne
chiese
uno
per
la
stessa
destinazione
.
Dopo
i
suoi
colloqui
con
Vigia
,
Ilda
non
ebbe
più
altro
pensiero
che
seguire
i
passi
dello
studente
.
Forse
in
tal
modo
scoprirebbe
qualche
mistero
.
Quando
il
treno
giunse
ad
Ivrea
,
Ilda
vide
lo
studente
accolto
da
un
gruppo
di
persone
venute
alla
stazione
ad
attenderlo
.
Vi
erano
due
signore
,
una
bruna
e
una
bionda
,
una
bambina
con
lunghi
riccioli
biondi
ed
un
bell
'
uomo
,
alto
,
sorridente
,
piacevole
.
Ilda
osservò
che
Aldo
baciò
tutti
,
all
'
infuori
della
signora
bruna
,
alla
quale
si
era
limitato
a
stringere
la
mano
.
Ma
la
bimba
aveva
afferrato
il
giovane
per
una
falda
dell
'
abito
,
dicendo
con
voce
squillante
:
-
Non
baci
anche
la
mammina
?
-
-
Lo
studente
si
avvicinò
tutto
rosso
alla
signora
bruna
,
che
gli
porse
la
fronte
.
Poi
il
gruppo
si
avviò
all
'
uscita
.
Ilda
rimase
sconcertata
.
Tutta
quella
gente
non
aveva
nulla
di
misterioso
.
Per
certo
costoro
nulla
avevano
a
che
fare
coll
'
assassinio
di
Giulietta
,
nè
Fabio
poteva
conoscerli
.
Ma
la
bimba
della
vittima
dov
'
era
?
Quell
'
angioletta
bionda
,
che
chiacchierava
con
un
cinguettìo
d
'
uccello
,
camminando
per
mano
allo
studente
,
chiamò
mammina
la
signora
bruna
;
dunque
non
poteva
essere
la
figlia
di
Giulietta
!
Che
ne
era
stato
di
quella
piccina
?
Era
veramente
in
Ispagna
con
una
sorella
di
Aldo
?
Ilda
era
uscita
dalla
stazione
dietro
al
gruppo
senza
che
nessuno
le
badasse
.
Li
vide
entrare
in
una
casa
poco
distante
,
e
quando
furono
spariti
chiese
a
sè
stessa
:
-
Che
fare
?
Tornare
addietro
?
Nessun
treno
riparte
adesso
per
Torino
.
Fingerò
di
essere
una
forestiera
venuta
a
visitare
questi
dintorni
per
trovarvi
una
villetta
da
prendere
in
affitto
,
e
intanto
prenderò
informazioni
su
Aldo
.
-
Si
avviò
per
una
strada
di
campagna
,
e
vide
una
contadina
camminare
per
la
stessa
via
.
Le
si
avvicinò
.
-
Scusate
,
-
disse
-
vorrei
farvi
una
domanda
:
c
'
è
qualche
famiglia
nei
dintorni
che
dia
stanze
in
affitto
e
pensione
per
un
mese
o
due
?
-
Sì
,
signora
;
posso
accompagnarla
io
stessa
ad
una
trattoria
di
campagna
,
qui
vicina
,
dove
danno
anche
alloggio
:
un
luogo
pulito
,
frequentato
da
persone
oneste
.
-
Vi
ringrazio
.
-
Strada
facendo
continuarono
a
discorrere
.
-
La
signora
non
è
mai
stata
da
queste
parti
?
-
chiese
la
contadina
.
-
Ci
venni
una
volta
,
da
bambina
.
La
mia
povera
mamma
conosceva
molte
persone
di
questi
luoghi
,
fra
cui
la
famiglia
Pomigliano
.
-
Ma
non
è
d
'
Ivrea
,
è
di
San
Giorgio
Canavese
:
lo
so
,
perchè
mio
marito
aveva
un
fratello
,
in
quel
paese
,
manovale
presso
la
famiglia
Pomigliano
.
-
Forse
non
sarà
la
stessa
!
-
osservò
Ilda
.
-
Nella
famiglia
di
cui
parlo
io
,
-
proseguì
la
contadina
-
vi
era
una
bella
ragazza
bionda
,
la
signorina
Severina
,
che
si
è
maritata
appunto
qui
in
Ivrea
,
ed
un
ragazzo
,
il
signor
Aldo
,
ora
studente
a
Torino
.
-
Sì
,
sì
!
-
esclamò
Ilda
.
-
Sono
proprio
i
nomi
che
sentivo
dire
da
mia
madre
.
Essa
mi
diceva
che
erano
buona
gente
.
-
Dica
che
è
difficile
trovarne
migliore
.
I
vecchi
Pomigliano
,
marito
e
moglie
,
hanno
lavorato
e
lavorano
,
si
può
dire
,
notte
e
giorno
per
mantenere
il
figlio
agli
studi
,
e
coi
loro
risparmi
hanno
dato
una
buona
dote
alla
Severina
,
che
è
un
angelo
di
donna
,
sposata
a
un
vero
galantuomo
.
L
'
unico
loro
dispiacere
era
di
non
aver
figli
;
ma
ora
una
parente
,
rimasta
vedova
,
ha
affidato
loro
una
bambina
,
che
è
un
amore
.
Il
signor
Aldo
,
che
adora
la
sorella
,
viene
di
quando
in
quando
a
trovarla
.
Se
la
signora
vuol
andare
a
trovarli
,
abitano
in
una
bella
casetta
prossima
alla
stazione
.
-
Erano
giunte
alla
trattoria
,
una
casetta
modesta
che
aveva
al
primo
piano
una
terrazza
coperta
di
spesso
fogliame
,
sotto
cui
non
potevano
filtrare
i
raggi
del
sole
.
Quivi
erano
preparate
diverse
tavole
,
come
nel
giardino
sottostante
,
dove
già
si
trovavano
alcuni
avventori
.
Ilda
disse
che
pranzerebbe
sulla
terrazza
.
La
contadina
salutò
Ilda
,
che
le
regalò
due
lire
per
il
suo
incomodo
.
-
La
giornata
d
'
oggi
mi
costerà
una
bella
somma
,
-
pensava
la
giovane
-
e
forse
senza
alcuna
riuscita
;
ma
non
importa
:
non
voglio
trascurar
nulla
,
per
non
aver
rimorsi
.
-
La
padrona
della
trattoria
,
una
donna
cinquantenne
,
gioviale
e
simpatica
,
la
condusse
in
una
cameretta
pulita
,
dalla
cui
finestra
aperta
si
godeva
una
vista
incantevole
.
-
Le
faremo
subito
il
letto
,
signora
,
-
disse
-
se
vuol
coricarsi
.
-
No
;
mi
sdraierò
un
poco
sul
divano
,
-
rispose
Ilda
,
che
intanto
si
era
tolto
il
cappello
e
mostrava
il
suo
bel
viso
circondato
da
un
'
aureola
bionda
.
La
padrona
del
ristorante
non
potè
rattenere
un
movimento
d
'
ammirazione
.
-
La
signora
viene
per
la
prima
volta
da
queste
parti
?
-
chiese
.
-
No
;
vi
fui
da
bambina
,
-
disse
Ilda
-
ed
allora
ero
più
felice
di
adesso
,
che
mi
trovo
sola
al
mondo
,
vedova
....
-
Così
giovane
e
già
vedova
?
-
Sì
,
da
pochi
mesi
.
-
Oh
!
povera
signora
!
-
Viaggio
per
svagarmi
,
e
vorrei
venire
a
villeggiare
da
queste
parti
.
-
Farebbe
benissimo
,
perchè
quest
'
anno
si
sta
a
maraviglia
:
abbiamo
molti
forestieri
.
Da
ieri
,
alloggio
il
conte
Rossano
con
la
signora
.
-
Ilda
fece
uno
sforzo
per
non
dimostrare
la
sua
commozione
.
-
Ah
!
sì
?
-
disse
semplicemente
.
-
Di
dove
vengono
?
-
Da
Torino
;
la
contessa
ha
voluto
fermarsi
al
mio
albergo
,
dove
dice
che
passò
i
primi
giorni
della
sua
luna
di
miele
.
Anch
'
essi
pranzano
sulla
terrazza
.
-
La
padrona
dell
'
albergo
lasciò
Ilda
dopo
averle
chiesto
il
nome
che
doveva
sognare
sul
registro
.
-
Vedova
Laura
Favre
,
-
disse
la
giovane
.
E
rimasta
sola
pensò
:
-
Il
conte
Rossano
qui
?
E
con
sua
moglie
?
Conoscerò
dunque
quella
contessa
,
che
Fabio
non
ha
mal
veduta
:
sono
stata
ispirata
bene
venendo
in
questo
luogo
!
Forse
saprò
cose
utili
per
lo
mie
ricerche
.
-
All
'
ora
del
pranzo
ella
si
recò
sulla
terrazza
,
dove
il
conte
Rossano
era
già
colla
sua
compagna
,
una
donna
che
attirava
gli
sguardi
.
Bruna
,
pallida
,
flessuosa
,
dagli
occhi
pieni
di
languore
,
aveva
della
silfide
e
della
baccante
ad
un
tempo
.
Ella
parlava
al
conte
ridendo
,
con
un
atteggiamento
pieno
di
grazia
voluttuosa
.
Ilda
non
poteva
vedere
il
viso
di
Livio
,
perchè
le
volgeva
le
spalle
.
Però
,
ad
alcune
parole
pronunziate
sommessamente
dalla
compagna
,
egli
si
volse
,
ma
non
potè
vedere
di
Ilda
che
l
'
opulenta
chioma
dorata
:
ella
si
era
messa
a
sedere
alla
tavola
apparecchiata
per
lei
,
dallo
stesso
lato
,
ma
nell
'
ombra
,
e
volgeva
ad
entrambi
le
spalle
.
Il
conte
non
si
curò
più
di
quell
'
incognita
e
diè
i
suoi
ordini
ad
un
cameriere
.
Ilda
cominciò
a
mangiare
.
Ad
un
tratto
una
frase
in
francese
pronunziata
dalla
contessa
attrasse
l
'
attenzione
della
giovane
.
Ilda
conosceva
benissimo
la
lingua
francese
.
-
Insomma
,
non
vi
è
più
cosa
alcuna
che
ti
diverta
?
Rimpiangi
forse
tua
moglie
?
-
Chiudi
la
bocca
su
questo
soggetto
,
-
disse
con
tono
brusco
il
conte
-
sai
che
mi
irrita
.
Se
non
fosse
per
cagion
tua
,
la
contessa
non
avrebbe
mai
sospettato
nulla
.
Ma
io
non
penso
a
lei
.
-
Ilda
stupì
.
Dunque
,
quella
non
era
la
moglie
del
conte
,
sebbene
egli
la
facesse
passare
per
tale
?
Che
dramma
intimo
era
avvenuto
in
casa
di
Livio
a
cagione
della
donna
che
l
'
accompagnava
?
Un
momento
dopo
la
bella
bruna
riprendeva
:
-
A
chi
pensi
dunque
?
Se
sei
innamorato
di
qualche
donna
,
parla
:
ormai
con
te
sono
avvezza
a
tutto
!
Già
tu
sei
cambiato
da
quando
passammo
insieme
gli
ultimi
giorni
di
carnevale
;
ti
ricordi
quella
notte
del
giovedì
grasso
?
Eri
proprio
insoffribile
.
E
pensare
che
tua
moglie
a
Torino
piangeva
di
rabbia
e
di
gelosia
.
Ah
!
ti
avrei
rimandato
volentieri
a
lei
!
-
Ilda
ascoltava
anelante
.
Dunque
,
il
giovedì
grasso
di
quell
'
anno
il
conte
non
si
trovava
a
Torino
.
Ma
perchè
Fabio
le
aveva
detto
che
il
gentiluomo
era
partito
colla
moglie
?
Un
turbine
di
pensieri
la
sconvolgeva
.
-
Taci
,
Cinzia
!
-
brontolò
Livio
.
-
No
,
voglio
sfogarmi
un
poco
,
tanto
qui
nessuno
per
certo
capisce
il
francese
.
Tu
sei
insoffribile
,
e
non
so
perchè
stia
qui
con
te
,
invece
di
essere
a
Montecarlo
a
divertirmi
.
Sono
una
bestia
,
ma
vi
è
in
te
qualche
cosa
che
mi
attira
;
forse
i
tuoi
vizi
.
Non
riderò
....
sì
,
tu
sei
l
'
uomo
più
vizioso
che
io
abbia
conosciuto
;
non
hai
cuore
,
non
hai
che
i
sensi
,
e
scommetto
che
tu
sogni
già
qualche
nuovo
intrigo
con
una
seconda
Giulietta
....
-
Taci
!
-
esclamò
il
conte
con
un
accento
così
minaccioso
,
che
Cinzia
ammutolì
.
Vi
fu
silenzio
.
Al
nome
pronunziato
da
quella
donna
,
Ilda
divenne
livida
.
Dunque
,
i
suoi
sospetti
non
erano
infondati
?
Il
conte
aveva
conosciuto
Giulietta
,
e
la
sua
mano
armò
quella
di
Fabio
?
Ma
come
averne
le
prove
?
Il
conte
,
come
pentito
di
aver
trattato
bruscamente
la
sua
compagna
,
disse
con
voce
tenera
:
-
Cinzia
,
perchè
rivangare
vecchie
storie
?
Se
amassi
un
'
altra
,
perchè
ti
avrei
scritto
di
raggiungermi
?
Non
sei
tu
forse
per
me
più
che
un
'
amante
,
una
camerata
,
cui
posso
intieramente
confidarmi
?
Se
oltre
tutti
i
crucci
che
ho
,
tu
pure
mi
tormenti
,
finisco
col
commettere
qualche
follìa
.
Sai
bene
che
fin
dal
giorno
in
cui
la
tua
lettera
cadde
nelle
mani
di
mia
moglie
,
la
pace
di
casa
se
ne
andò
.
-
La
contessa
è
una
sciocca
!
-
Lo
credevo
,
mia
cara
;
-
interruppe
il
conte
-
invece
è
più
furba
di
me
e
di
te
.
Ella
ha
saputo
mostrarsi
inesorabile
ed
ha
dettato
i
suoi
patti
.
Mi
ha
bandito
dal
suo
appartamento
,
mi
ha
lasciato
libero
di
agire
come
voglio
,
assegnandomi
quindicimila
lire
di
rendita
mensili
,
che
mi
verrebbero
tolte
se
tentassi
una
riconciliazione
.
-
Che
vorresti
di
più
?
-
Ho
bisogno
di
denaro
,
-
rispose
con
voce
cupa
il
conte
.
-
Ho
perduto
al
giuoco
duecentomila
lire
in
poche
sere
,
ho
già
impegnato
la
rendita
di
sei
mesi
....
-
Perchè
commetti
simili
pazzie
?
-
Ne
è
causa
una
ragazza
....
-
Oh
!
oh
!
Sapevo
bene
che
gatta
ci
covava
!
Mi
ricordo
l
'
entusiasmo
dimostrato
al
mio
arrivo
,
le
tue
espansioni
,
le
lacrime
versate
stringendomi
fra
le
tue
braccia
,
la
gioia
con
cui
accogliesti
la
proposta
di
lasciare
per
qualche
tempo
Torino
.
Pensai
:
"
Livio
ha
qualche
cosa
da
dimenticare
.
"
E
si
tratta
d
'
una
ragazza
?
-
Sì
.
Bella
da
fare
impazzire
.
Essa
mi
è
sfuggita
quando
credevo
averla
nelle
mani
.
-
È
innamorata
d
'
un
altro
?
-
D
'
un
uomo
che
è
in
galera
.
-
Ilda
mordeva
il
tovagliuolo
per
non
gridare
.
-
Non
hai
un
indizio
dove
costei
sia
nascosta
?
-
No
.
-
Che
mestiere
esercita
?
-
È
commessa
in
un
negozio
di
mode
.
-
Onesta
?
-
Sì
.
-
Bada
,
Livio
,
che
a
furia
di
sedurre
fanciulle
oneste
tu
finirai
col
lasciarci
la
pelle
!
-
Questo
potrebbe
avvenire
se
m
'
innamorassi
di
una
giovane
che
avesse
un
padre
,
un
fratello
,
un
amante
.
Ma
io
scelgo
i
miei
tipi
fra
le
orfane
senza
difesa
.
-
Vi
sono
fanciulle
che
sanno
difendersi
da
sè
stesse
,
e
lo
prova
colei
che
tu
desideri
,
se
ha
saputo
sfuggire
alle
tue
grinfe
.
-
Colei
non
ha
mai
sospettato
il
mio
amore
.
Si
è
allontanata
da
me
,
perchè
credeva
che
volessi
intralciare
il
suo
progetto
,
che
è
quello
di
far
rifulgere
l
'
innocenza
dell
'
amante
,
che
essa
crede
vittima
di
un
errore
giudiziario
.
-
Sciocco
,
perchè
non
la
secondavi
?
-
Sì
,
ho
fatto
male
;
ma
se
la
ritrovo
,
voglio
cambiar
tattica
.
Intanto
,
prima
di
ricercarla
,
mi
occorre
del
denaro
.
Scriverò
a
mia
moglie
,
che
è
ora
presso
suo
padre
,
e
la
pregherò
di
tornare
in
città
avendo
bisogno
di
parlarle
.
Guai
a
lei
se
respingesse
la
mia
richiesta
!
-
Tu
mi
spaventi
quando
minacci
,
perchè
so
che
non
minacci
invano
!
-
Il
colloquio
prese
poi
una
piega
sentimentale
.
Ilda
,
incapace
di
resistere
più
a
lungo
,
si
recò
nella
propria
camera
.
I
suoi
occhi
brillavano
di
un
'
energia
sovrumana
.
-
Non
ho
perduto
la
mia
giornata
!
-
esclamò
.
-
Dunque
,
non
m
'
ingannavo
:
il
conte
conosceva
Giulietta
.
Ma
come
provare
che
ha
spinto
Fabio
a
un
assassinio
?
Ebbene
,
voglio
riuscirvi
e
ci
riuscirò
!
Se
intanto
avvertissi
sua
moglie
del
pericolo
che
corre
?
...
Sì
,
ormai
sono
decisa
;
voglio
mettermi
in
lotta
con
lui
!
-
Assorbita
da
quest
'
idea
,
Ilda
un
quarto
d
'
ora
dopo
si
allontanava
dall
'
albergo
onde
ripartire
per
Torino
,
non
avendo
ormai
più
interesse
di
rimanere
ad
Ivrea
.
IV
.
Nei
primi
momenti
,
Aldo
e
Bianca
,
felici
di
trovarsi
insieme
,
dimenticarono
tutti
i
guai
.
Dopo
pranzo
,
Aldo
chiese
alla
contessa
:
-
Volete
fare
un
giro
in
giardino
?
-
Volentieri
.
-
Uscirono
in
giardino
:
una
brezzolina
profumata
,
che
soffiava
attraverso
gli
alberi
,
accarezzò
il
viso
di
Bianca
,
che
esclamò
:
-
Come
si
sta
bene
qui
!
-
In
quel
piccolo
spazio
soleggiato
pareva
loro
di
essere
isolati
dal
mondo
.
Camminarono
un
poco
in
silenzio
,
attraversarono
una
spianata
erbosa
,
entrarono
in
un
chiosco
coperto
di
foglie
,
sedettero
sopra
una
panca
e
parlarono
.
-
Caro
Aldo
,
-
disse
Bianca
-
ho
lasciato
mio
padre
dicendogli
che
andavo
a
passare
un
paio
di
giorni
con
mio
marito
;
ma
in
verità
l
'
ho
fatto
perchè
ho
bisogno
di
voi
,
e
nel
presentimento
che
qualche
cosa
di
grave
mi
debba
accadere
,
qualche
cosa
che
forse
ci
costringerà
a
non
vederci
per
lungo
tempo
.
-
E
Bianca
raccontò
il
colloquio
avuto
col
marchese
Passiflora
,
aggiungendo
:
-
Egli
non
mi
perdona
di
averlo
un
giorno
respinto
,
come
non
mi
perdona
di
non
volerlo
accettare
adesso
come
amico
.
Per
certo
avvertirà
mio
padre
della
condotta
di
Livio
,
oppure
tenterà
qualche
altra
cosa
contro
me
.
-
Speranza
,
vi
difenderò
io
!
-
So
bene
che
siete
buono
,
audace
,
generoso
,
e
se
non
avessi
mio
padre
,
disprezzerei
qualsiasi
convenienza
,
andrei
orgogliosa
di
presentarvi
come
mio
amico
e
difensore
.
Ma
bisogna
ad
ogni
costo
risparmiare
quel
povero
vecchio
,
che
mi
crede
felice
,
che
di
nulla
dubita
,
nulla
sospetta
.
-
Bianca
aveva
le
lacrime
agli
occhi
.
-
Non
vi
turbate
così
;
-
disse
lo
studente
-
io
veglierò
senza
dar
ombra
ad
alcuno
e
impedirò
al
marchese
Passiflora
di
fare
qualsiasi
passo
contro
voi
.
-
Rimasero
seduti
l
'
uno
accanto
all
'
altra
,
Aldo
circondandole
la
vita
col
braccio
,
Bianca
colla
testa
appoggiata
alla
spalla
di
lui
.
-
Speranza
,
io
t
'
amo
,
tu
l
'
hai
compreso
,
-
sussurrò
il
giovane
-
nè
ti
offendano
le
mie
parole
!
Il
mio
affetto
è
puro
!
Mi
rimproveri
di
amarti
?
-
Perchè
dovrei
rimproverarti
?
-
disse
la
contessa
.
-
Io
pure
ti
amo
e
vado
orgogliosa
di
amarti
.
Nulla
ormai
può
disgiungere
le
nostre
anime
.
Amandoci
,
porteremo
la
nostra
croce
sorridendo
,
glorificando
lo
spirito
nella
esultanza
d
'
amore
.
-
Gli
occhi
di
Aldo
splendevano
soavemente
.
-
Cara
,
cara
!
-
esclamò
,
e
la
baciò
sui
capelli
.
La
voce
squillante
di
Gina
li
riscosse
.
-
Mammina
,
babbo
,
dove
siete
?
-
Un
istante
dopo
il
biondo
folletto
era
nelle
loro
braccia
.
Nei
due
giorni
in
cui
Aldo
e
Bianca
rimasero
presso
i
Rivalta
,
non
uscirono
mai
di
casa
,
trovando
ogni
gioia
in
quel
giardinetto
,
in
compagnia
delle
persone
teneramente
amate
.
Lo
studente
partì
per
il
primo
.
Bianca
fu
accompagnata
alla
stazione
da
Guglielmo
,
Severina
e
la
bimba
.
Già
da
tre
giorni
Bianca
si
trovava
di
nuovo
presso
il
padre
,
quando
una
mattina
Celia
le
disse
,
un
po
'
turbata
:
-
Signora
contessa
,
potrebbe
venire
nella
sala
verde
?
Una
signora
desidera
parlarle
.
-
-
L
'
impaccio
della
cameriera
non
sfuggì
al
signor
Moreno
,
che
era
presente
e
che
,
subodorando
qualche
mistero
in
quella
visita
,
quando
Bianca
fu
uscita
dal
salotto
,
si
avviò
egli
pure
verso
la
sala
verde
.
Il
signor
Moreno
non
titubò
:
egli
si
appiattò
dietro
la
porta
e
sentì
distintamente
che
all
'
entrare
di
sua
figlia
una
voce
di
donna
diceva
con
stupore
:
-
Lei
?
Lei
è
la
contessa
Rossano
?
-
Sì
,
io
!
-
rispose
Bianca
,
con
tranquilla
alterezza
.
-
Perchè
questa
sorpresa
?
-
Perchè
se
lei
è
la
contessa
Rossano
,
-
disse
lentamente
Ilda
,
perchè
era
lei
-
è
la
stessa
persona
che
cinque
giorni
fa
si
trovava
ad
Ivrea
,
presso
i
Rivalta
.
-
Bianca
rispose
senza
turbarsi
:
-
Non
lo
nego
.
Ma
a
voi
che
importa
?
-
chiese
poi
alteramente
.
Il
volto
di
Ilda
si
era
fatto
cupo
e
minaccioso
.
-
Allora
è
lei
,
-
proruppe
con
impeto
-
che
la
notte
del
giovedì
grasso
si
trovava
nella
casa
dove
assassinarono
Giulietta
Levera
,
è
lei
che
il
signor
Aldo
Pomigliano
fece
credere
sua
sorella
,
è
lei
che
portò
via
la
bambina
,
forse
per
sopprimerla
un
giorno
come
la
madre
!
-
Bianca
era
impallidita
;
ma
pensando
ad
Aldo
,
riprese
il
suo
contegno
altero
,
e
rispose
con
voce
ferma
:
-
Io
dovrei
respingere
le
vostre
accuse
,
dirvi
che
mentite
,
almeno
in
parte
;
ma
prima
di
abbassarmi
a
discolpe
,
vi
chiederò
a
mia
volta
:
"
Con
qual
diritto
siete
venuta
in
casa
mia
ad
insultarmi
?
"
-
Gli
occhi
di
Ilda
espressero
una
terribile
esaltazione
.
-
Vuole
saperlo
?
-
disse
in
tono
violento
.
-
Glielo
dirò
.
Un
uomo
è
stato
condannato
per
avere
ucciso
quella
povera
giovane
,
un
uomo
che
fino
all
'
ultimo
si
è
protestato
il
solo
colpevole
di
quel
delitto
.
Invece
costui
non
è
stato
che
il
mandatario
di
un
altro
,
o
di
un
'
altra
,
che
aveva
interesse
a
sbarazzarsi
di
quell
'
infelice
....
e
in
tal
modo
ha
sacrificato
anche
me
,
che
amava
,
che
doveva
sposare
in
quei
giorni
.
-
La
contessa
ebbe
una
scossa
:
la
sua
voce
quasi
si
raddolcì
,
chiedendo
:
-
Voi
siete
dunque
la
fidanzata
dell
'
assassino
?
-
Non
lo
chiami
così
:
egli
è
colpevole
perchè
l
'
hanno
spinto
su
quella
via
.
-
E
sospettate
di
me
?
-
Sì
;
e
giacchè
ho
cominciato
,
voglio
dirle
tutto
,
Lei
ha
conosciuto
il
mio
fidanzato
.
-
Io
?
...
No
.
-
Ilda
la
guardò
cogli
occhi
in
fiamme
.
-
Possibile
?
-
disse
.
-
Suo
marito
non
le
ha
mai
presentato
Fabio
Ribera
?
-
Mio
marito
?
-
esclamò
vivamente
Bianca
,
con
un
accento
che
fece
trasalire
Ilda
.
-
Come
poteva
conoscere
il
vostro
fidanzato
?
-
Vuol
dunque
farmi
credere
che
il
conte
non
le
abbia
mai
detto
come
Fabio
Ribera
,
un
orfano
fatto
educare
dalla
defunta
contessa
Rossano
,
fu
poi
da
lui
continuamente
assistito
,
tanto
che
Fabio
nulla
avrebbe
fatto
,
senza
averne
prima
il
suo
consenso
?
-
Vi
giuro
che
mio
marito
non
mi
ha
mai
fatto
parola
di
costui
,
nè
credo
che
lo
abbia
spinto
al
delitto
.
-
Ilda
scoteva
il
capo
.
-
Allora
,
se
il
conte
non
ha
spinto
Fabio
a
uccidere
Giulietta
,
in
qual
modo
lei
si
trovava
quella
notte
nella
soffitta
dell
'
assassinata
e
perchè
,
quando
costei
la
vide
,
la
riconobbe
ed
esclamò
:
"
Lei
?
Lei
?
Ma
non
sa
?
"
-
Io
pure
-
rispose
la
contessa
-
spesso
mi
sono
chiesta
come
mai
quella
sventurata
avesse
pronunziato
quella
frase
.
Ora
vi
dirò
per
quale
concatenazione
di
cose
io
mi
trovassi
la
notte
del
giovedì
grasso
in
quella
casa
fatale
.
Sarò
sincera
con
voi
,
perchè
mi
destate
un
senso
arcano
di
fiducia
.
Mio
marito
era
partito
il
giorno
prima
per
Milano
dicendomi
che
andava
a
trovare
una
parente
moribonda
.
Invece
la
mattina
del
giovedì
un
biglietto
dimenticato
dal
conte
mi
convinse
che
egli
m
'
ingannava
.
Era
andato
a
Milano
per
trovare
un
'
amante
.
-
Cinzia
!
-
interruppe
Ilda
.
Bianca
sussultò
.
-
Come
lo
sapete
?
-
Glielo
dirò
poi
:
continui
.
-
Voi
,
che
avete
amato
ed
amate
,
potete
comprendere
come
rimanessi
alla
certezza
del
tradimento
di
mio
marito
.
Allora
,
come
pazza
,
commisi
una
follìa
,
della
quale
però
non
mi
pento
.
-
Qui
la
contessa
raccontò
come
al
veglione
avesse
avuto
la
fortuna
d
'
imbattersi
in
Aldo
;
si
diffuse
a
parlare
della
delicatezza
,
della
generosità
del
giovane
,
poi
descrisse
in
qual
modo
si
era
trovata
nella
soffitta
della
povera
Giulietta
e
tutto
ciò
che
era
dopo
avvenuto
.
-
Se
non
mi
sono
divisa
legalmente
da
mio
marito
,
-
concluse
-
è
perchè
ho
un
padre
che
mi
adora
e
che
morrebbe
di
dolore
se
venisse
a
conoscere
tutto
ciò
.
Ma
col
conte
non
ho
più
nulla
di
comune
.
Se
mi
reco
ad
Ivrea
,
è
per
vedere
quella
bambina
,
che
amo
come
se
fosse
mia
.
Eccovi
tutta
la
verità
.
Spero
che
adesso
mi
crederete
.
-
Sì
,
-
disse
Ilda
con
umiltà
-
e
le
domando
perdono
di
averla
sospettata
.
Ella
è
una
vittima
del
conte
,
come
lo
è
stato
il
mio
povero
Fabio
.
Ed
ora
sono
convinta
più
che
mai
che
il
conte
,
dopo
aver
sedotto
Giulietta
,
spinse
il
suo
protetto
ad
ucciderla
,
a
sacrificarsi
per
lui
....
-
Sarebbe
orribile
!
-
esclamò
Bianca
.
-
Come
vi
nacque
questo
sospetto
?
-
Glielo
dirò
,
signora
contessa
.
Quando
Fabio
si
assentò
dicendomi
che
andava
a
prendere
alcune
carte
per
il
nostro
matrimonio
,
mi
disse
che
il
conte
era
partito
con
lui
e
che
starebbero
assenti
qualche
tempo
.
Perchè
questa
doppia
menzogna
,
mentre
il
povero
giovane
non
aveva
mai
mentito
?
Perchè
,
dopo
il
delitto
,
il
conte
non
si
presentò
a
far
testimonianza
del
buon
carattere
del
suo
protetto
?
Perchè
Fabio
non
richiese
mai
di
lui
,
non
alluse
alla
sua
relazione
col
conte
?
Il
sospetto
si
insinuava
nella
mia
anima
.
-
Ilda
narrò
allora
la
morte
di
sua
madre
,
le
visite
del
conte
,
che
ella
sfuggì
recandosi
ad
abitare
nella
soffitta
dell
'
assassinata
,
cambiando
nome
,
trasformando
la
propria
persona
per
non
essere
riconosciuta
,
onde
raggiungere
lo
scopo
che
si
era
prefissa
:
scoprire
il
vero
colpevole
.
-
Così
,
-
soggiunse
-
seppi
della
incognita
che
si
ora
trovata
in
quella
notte
nella
soffitta
della
povera
Giulietta
.
Chi
era
costei
?
Dissi
a
me
stessa
che
lo
studente
doveva
essere
in
relazione
con
quella
donna
,
e
mi
proposi
di
seguirlo
quando
si
assentava
da
Torino
.
"
Per
questo
mi
recai
ad
Ivrea
,
senza
che
lo
studente
sospettasse
di
essere
seguito
da
me
.
"
Io
lo
vidi
alla
stazione
con
tutti
loro
,
e
seguii
il
gruppo
fino
all
'
uscio
di
casa
;
chiesi
poi
informazioni
su
lui
e
sui
coniugi
Rivalta
e
me
ne
fecero
mille
elogi
.
"
Non
sapevo
più
che
pensare
,
mi
pareva
di
aver
fatto
quel
viaggio
inutilmente
,
quando
,
essendomi
recata
in
un
albergo
per
passarvi
alcune
ore
,
seppi
che
era
ivi
alloggiato
il
conte
Rossano
colla
signora
.
-
Bianca
gettò
un
lieve
grido
,
-
Mio
marito
ad
Ivrea
,
-
esclamò
-
con
una
donna
che
fa
passare
per
me
?
-
Sì
,
quella
Cinzia
presso
la
quale
egli
si
nascose
a
Milano
,
mentre
a
Torino
veniva
assassinata
la
povera
Giulietta
,
-
rispose
Ilda
.
E
con
parole
concitate
ripetè
il
colloquio
di
Livio
coll
'
amante
.
-
Udite
queste
infami
cose
,
-
proseguì
Ilda
-
deliberai
di
venire
ad
avvertire
lei
del
pericolo
che
corre
,
ansiosa
al
tempo
stesso
di
conoscerla
.
A
Torino
seppi
dove
si
trovava
e
partii
.
Ora
può
immaginarsi
la
brusca
sorpresa
provata
riconoscendo
in
lei
la
signora
che
si
trovava
ad
Ivrea
in
compagnia
del
signor
Aldo
e
degli
altri
.
Il
sospetto
mi
assalse
di
nuovo
.
-
Vi
comprendo
,
-
esclamò
Bianca
con
slancio
-
e
non
solo
vi
perdono
di
tutto
cuore
,
ma
vi
ringrazio
di
esser
venuta
,
perchè
adesso
mi
unirò
a
voi
per
smascherare
il
colpevole
,
quand
'
anche
il
colpevole
fosse
mio
marito
!
-
Ilda
apparve
commossa
.
-
No
,
signora
contessa
,
-
disse
-
non
lo
permetto
.
Lasci
fare
a
me
,
che
non
ho
alcun
timore
di
lui
,
che
disprezzo
le
sue
minacce
come
il
suo
amore
,
che
non
ho
,
come
lei
,
un
padre
che
mi
ami
,
che
possa
soffrire
per
cagion
mia
.
-
Questo
padre
ritroverà
tutta
la
sua
forza
per
difendere
la
figlia
e
vendicare
le
vittime
di
quel
furfante
,
-
disse
la
voce
sonora
del
signor
Moreno
,
comparso
all
'
improvviso
nella
sala
.
Bianca
si
alzò
gettando
un
grido
di
angoscia
.
Ma
suo
padre
le
stendeva
le
braccia
,
ed
ella
vi
si
gettò
piangendo
.
Ilda
,
in
piedi
,
pallidissima
,
non
osava
pronunziare
parola
.
-
Tu
hai
sentito
tutto
,
padre
mio
?
-
domandò
la
contessa
.
-
Tutto
,
perchè
ebbi
il
presentimento
che
la
visita
della
signorina
mi
rivelasse
qualche
mistero
che
ti
riguardava
.
Bianca
,
tu
facesti
male
a
non
aver
fiducia
in
me
;
e
voi
,
signorina
,
mi
avete
addolorato
coi
vostri
sospetti
sulla
mia
innocente
creatura
;
ma
adesso
che
so
tutto
,
vi
scuso
e
vi
stendo
la
mano
da
amico
.
-
Ilda
aveva
le
lacrime
agli
occhi
.
-
Io
vi
ringrazio
,
-
esclamò
-
e
vi
giuro
che
d
'
ora
innanzi
non
farò
un
passo
senza
consultarvi
!
-
Ed
io
non
ti
nasconderò
più
nulla
,
-
soggiunse
Bianca
-
ed
appoggiata
a
te
,
mi
sentirò
sicura
.
-
Il
signor
Moreno
la
baciò
sulla
fronte
,
mentre
stringeva
la
manina
di
Ilda
.
V
.
Il
conte
Livio
era
tornato
a
Torino
di
cattivissimo
umore
:
ormai
Cinzia
l
'
annoiava
,
eppure
non
voleva
sbarazzarsi
di
lei
,
forse
perchè
la
giovane
era
la
sola
che
avesse
penetrati
molti
dei
suoi
segreti
.
Egli
aveva
ceduto
all
'
amante
il
suo
elegante
quartierino
da
scapolo
,
non
potendo
per
il
momento
sobbarcarsi
troppe
spese
.
Una
settimana
dopo
il
suo
ritorno
scrisse
un
biglietto
alla
contessa
,
per
avvertirla
che
aveva
necessità
di
parlarle
.
Livio
era
sicuro
che
sua
moglie
non
gli
avrebbe
dato
un
rifiuto
,
onde
la
sera
stessa
disse
allegramente
a
Cinzia
:
-
Vedrai
che
fra
qualche
giorno
potrò
offrirti
un
appartamento
migliore
di
questo
,
con
mobili
di
palissandro
,
e
comprarti
quel
fermaglio
di
brillanti
che
tanto
desideri
.
-
Sei
sicuro
che
la
contessa
cederà
alle
tue
minacce
?
-
disse
Cinzia
.
Livio
si
arricciò
i
baffi
con
aria
spavalda
.
-
Sicurissimo
,
-
rispose
-
perchè
Bianca
ha
troppa
paura
dello
scandalo
,
a
cagione
di
suo
padre
.
Firmerà
e
tacerà
!
-
Due
giorni
dopo
,
verso
mezzogiorno
,
Livio
,
sempre
in
attesa
della
moglie
,
stava
per
mettersi
a
tavola
nella
sala
da
pranzo
del
proprio
palazzo
,
allorchè
un
cameriere
annunziò
:
-
Il
signor
Moreno
!
-
Se
un
fulmine
fosse
caduto
ai
piedi
di
Livio
,
non
l
'
avrebbe
maggiormente
stordito
.
In
un
attimo
pensò
che
Bianca
avesse
confidato
tutto
al
padre
,
e
fremette
.
Il
suocero
entrò
,
sorridente
,
disinvolto
,
esclamando
:
-
Se
ti
trovo
a
pranzo
,
vuoldire
che
non
c
'
è
nulla
di
grave
.
Bianca
ha
avuto
torto
a
spaventarsi
!
-
Livio
riacquistò
subito
la
baldanza
.
Il
signor
Moreno
nulla
sapeva
.
Bianca
non
aveva
parlato
.
Per
cui
si
slanciò
incontro
al
suocero
,
stendendogli
le
mani
e
dicendo
con
voce
commossa
:
-
Mi
aspettavo
così
poco
la
tua
venuta
,
che
ne
sono
ancora
stordito
.
Bianca
non
si
sentirà
male
,
spero
?
-
No
,
no
,
rassicurati
;
è
soltanto
infreddata
,
ed
io
ho
trovato
imprudente
che
si
mettesse
in
viaggio
,
tanto
più
che
io
stesso
avevo
bisogno
di
venire
a
Torino
.
-
Mentre
parlava
,
il
conte
gli
teneva
fissi
gli
occhi
addosso
,
con
aria
di
maraviglia
.
Il
signor
Moreno
sembrava
ringiovanito
.
La
sua
persona
,
per
il
solito
un
po
'
cascante
,
si
raddrizzava
come
quella
di
un
giovinotto
.
-
Hai
un
aspetto
magnifico
,
-
disse
il
conte
-
e
mi
congratulo
di
vederti
così
bene
.
I
tuoi
dolori
reumatici
ti
hanno
lasciato
?
-
Interamente
.
Ma
giacchè
sono
giunto
in
buon
punto
,
non
faccio
complimenti
,
mi
metto
a
tavola
con
te
.
-
Livio
diè
l
'
ordine
di
mettere
un
'
altra
posata
.
Il
signor
Moreno
sedette
fregandosi
le
mani
con
aria
soddisfatta
e
disse
a
Livio
:
-
Scommetto
che
la
tua
lettera
è
stata
semplicemente
un
tranello
per
far
venire
Bianca
,
sembrandoti
abbastanza
lungo
il
tempo
senza
lei
.
-
Livio
soffocò
la
rabbia
che
internamente
lo
divorava
.
-
È
vero
;
-
rispose
-
a
te
non
lo
posso
nascondere
.
-
Io
l
'
avevo
indovinato
;
-
soggiunse
il
signor
Moreno
-
ma
quella
benedetta
figliuola
è
così
impressionabile
,
che
ha
subito
creduto
ti
fosse
accaduto
qualche
sventura
.
Basta
,
oggi
stesso
le
scriverò
per
tranquillarla
,
perchè
io
debbo
trattenermi
a
Torino
.
-
Durante
il
pranzo
,
parlarono
di
cose
futili
,
ma
quando
furono
passati
nel
salottino
da
fumo
,
il
signor
Moreno
,
col
sigaro
fra
le
labbra
,
disse
sorridendo
:
-
Tu
non
immagini
certo
ciò
che
ho
deliberato
di
fare
.
-
Livio
provò
una
vaga
inquietudine
.
-
Sentiamo
,
-
disse
con
simulata
allegria
.
-
Vengo
a
stabilirmi
presso
di
voi
.
Sono
stanco
di
vivere
lontano
da
mia
figlia
e
di
condurre
una
vita
da
orso
.
Io
non
vi
darò
noia
,
perchè
ho
la
mia
servitù
,
e
se
mangeremo
tutti
insieme
,
pagherò
la
mia
pensione
.
Del
resto
,
piena
libertà
da
ambe
le
parti
.
Come
capirai
,
Bianca
è
contenta
della
mia
decisione
.
E
tu
?
-
Io
pure
,
padre
mio
,
-
disse
Livio
con
dolcezza
.
Poi
,
cambiando
tono
e
fisionomia
,
avvicinatosi
al
suocero
,
disse
con
accento
turbato
:
-
Posso
confidarti
una
cosa
?
-
Per
certo
.
Dove
potresti
trovare
un
confidente
migliore
di
me
?
-
Hai
ragione
.
Ah
!
perchè
prima
di
sobbarcarmi
in
false
speculazioni
non
mi
sono
rivolto
a
te
?
-
Il
volto
del
signor
Moreno
non
esprimeva
alcuna
diffidenza
.
-
È
vero
!
Bianca
mi
ha
parlato
alto
alto
di
certi
affari
da
te
intrapresi
.
Ti
sono
forse
andati
male
?
-
Purtroppo
!
-
mormorò
Livio
con
aria
compunta
.
-
Sono
stato
raggirato
da
un
birbante
che
ha
fatto
rilucere
dinanzi
ai
miei
occhi
una
vera
miniera
d
'
oro
,
mentre
portava
via
il
mio
.
-
Sei
stato
troppo
ingenuo
;
non
dovevi
arrischiare
del
denaro
in
speculazioni
sconosciute
.
Che
bisogno
ne
avevi
?
-
Arrossivo
di
dover
tutto
a
mia
moglie
,
e
sognavo
di
diventar
ricco
,
di
elevare
Bianca
sopra
una
montagna
d
'
oro
.
-
La
sua
voce
si
era
fatta
convulsa
.
Il
signor
Moreno
non
perdeva
la
sua
espressione
bonaria
.
-
Il
tuo
pensiero
era
lodevole
;
-
disse
-
ma
Bianca
è
ricca
abbastanza
per
due
.
Quando
io
più
non
sarò
,
la
montagna
d
'
oro
per
lei
si
troverà
inalzata
.
Intanto
spero
che
la
lezione
ti
avrà
servito
e
non
intraprenderai
altri
affari
senza
consultarmi
.
Quando
Bianca
,
la
settimana
scorsa
,
venne
a
trovarti
,
a
passare
due
giorni
con
te
,
le
facesti
parte
della
tua
sconfitta
?
-
No
,
non
ne
ebbi
il
coraggio
,
-
disse
il
conte
,
che
trasalì
sentendo
che
Bianca
si
era
allontanata
dalla
tenuta
col
pretesto
di
raggiungerlo
.
Dove
si
era
recata
?
Il
signor
Moreno
sorrise
.
-
Capisco
!
Tu
non
hai
pensato
che
al
piacere
di
abbracciarla
,
-
esclamò
-
e
di
rinnovare
una
breve
luna
di
miele
!
So
che
conducesti
Bianca
ad
Ivrea
.
-
Chi
te
l
'
ha
detto
?
-
balbettò
il
conte
,
livido
.
-
Bianca
stessa
,
-
rispose
con
bonomia
il
signor
Moreno
.
-
Le
avevi
proibito
di
farmene
parte
?
-
No
,
no
.
-
Egli
era
spaventato
di
quanto
sentiva
,
e
chinava
gli
occhi
dinanzi
agli
sguardi
del
signor
Moreno
,
che
rimaneva
quieto
,
sorridente
.
-
Basta
!
-
disse
questi
con
dolce
accento
.
-
Hai
fatto
bene
a
non
turbare
Bianca
col
racconto
della
tua
sconfitta
,
alla
quale
rimedierò
io
stesso
.
A
quanto
ammonta
la
tua
perdita
?
-
Era
il
momento
decisivo
.
Il
conte
mandò
un
sospiro
,
esitò
un
istante
,
poi
rispose
con
voce
debole
:
-
A
quattrocentomila
lire
!
-
Il
signor
Moreno
non
battè
palpebra
.
-
Dammi
un
calamaio
ed
una
penna
,
-
disse
.
Livio
si
affrettò
ad
obbedirlo
.
Il
signor
Moreno
si
tolse
di
tasca
un
libretto
,
ne
staccò
un
foglio
,
vi
scrisse
alcune
parole
e
porgendolo
al
genero
:
-
Oggi
stesso
-
disse
-
potrai
presentarti
dal
mio
banchiere
a
ritirare
la
somma
che
,
m
'
immagino
,
non
hai
pagata
.
-
No
,
padre
mio
....
mi
ero
reso
garante
....
firmai
delle
cambiali
....
-
Bene
,
bene
:
non
voglio
saper
nulla
della
trappola
che
ti
avevano
preparata
;
paga
il
tuo
debito
e
non
se
ne
parli
più
.
-
Come
ringraziarti
?
-
E
l
'
ipocrita
ruppe
in
pianto
.
Il
signor
Moreno
si
alzò
,
nervoso
.
-
Se
fai
così
,
ti
lascio
!
-
disse
.
-
Non
occorrono
queste
scene
fra
noi
!
Se
ti
hanno
giuocato
un
brutto
tiro
,
il
tuo
onore
è
salvo
,
dal
momento
che
io
posso
pagare
.
Via
,
asciuga
quelle
lacrime
,
vai
a
riscuotere
il
tuo
chèque
,
mentre
io
mi
ritiro
a
riposare
nel
mio
appartamento
.
-
Il
conte
volle
accompagnarlo
fino
alla
sua
camera
e
diede
ordine
al
suo
domestico
di
mettersi
a
disposizione
del
suocero
.
Poi
lasciò
il
palazzo
,
sollevato
.
L
'
arrivo
del
suocero
l
'
aveva
sconcertato
,
ma
ormai
aveva
il
cuore
tranquillo
.
Peraltro
non
capiva
come
Bianca
avesse
potuto
dire
a
suo
padre
di
essere
stata
ad
Ivrea
.
Che
qualcuno
l
'
avesse
avvertita
che
egli
viaggiava
in
compagnia
di
Cinzia
facendola
passare
per
moglie
?
Non
volle
più
stare
a
riflettere
,
dal
momento
che
sua
moglie
stessa
lo
sosteneva
per
non
dispiacere
al
padre
.
Infatti
,
se
il
signor
Moreno
avesse
avuto
qualche
dubbio
sulle
infedeltà
di
lui
,
non
gli
avrebbe
dato
quel
denaro
!
Riscosso
lo
chèque
,
pagato
un
debito
di
giuoco
,
si
trovò
ancora
in
possesso
di
centocinquantamila
lire
.
Allora
si
recò
a
comprare
il
fermaglio
per
Cinzia
e
,
andato
da
lei
,
glielo
presentò
con
aria
trionfante
.
-
Hai
dunque
vinto
?
-
chiese
ella
ridendo
.
-
Completamente
;
ma
la
partita
è
stata
col
suocero
.
-
Come
?
Come
?
-
E
narrò
l
'
arrivo
del
signor
Moreno
,
il
colloquio
avuto
con
lui
.
-
Cinzia
aggrottava
le
ciglia
.
-
Non
rallegrarti
troppo
!
-
disse
infine
.
-
Io
non
ci
vedo
chiaro
nella
generosità
del
vecchio
e
nella
sua
determinazione
di
stabilirsi
a
Torino
.
Gatta
ci
cova
:
quell
'
allusione
alla
gita
di
sua
figlia
con
te
ad
Ivrea
mi
sa
di
mistero
.
-
Quando
il
conte
tornò
al
palazzo
trovò
il
suocero
già
alzato
e
di
eccellente
umore
.
-
Che
cosa
c
'
è
di
spettacoli
divertenti
?
-
chiese
al
genero
.
Livio
lo
guardò
stupito
,
tuttavia
rispose
:
-
Una
compagnia
di
operette
all
'
Alfieri
.
-
Ebbene
,
andremo
ad
ammirarla
.
-
Il
conte
cadeva
dalle
nuvole
.
Il
suocero
,
così
austero
,
tanto
avverso
alla
società
,
cambiava
ad
un
tratto
di
abitudini
?
Il
signor
Moreno
pranzò
con
appetito
,
mostrandosi
molto
allegro
,
incitando
il
genero
ad
imitarlo
.
Quando
giunsero
all
'
Alfieri
,
il
primo
atto
dell
'
operetta
era
quasi
al
termine
.
I
due
uomini
presero
posto
nella
seconda
fila
delle
poltrone
e
dovettero
passare
innanzi
ad
una
bellissima
bruna
,
elegante
,
con
un
largo
cappello
alla
moschettiera
e
grossi
brillanti
agli
orecchi
.
Era
Cinzia
che
,
vedendo
il
suo
amante
con
quel
signore
,
trasalì
,
perchè
comprese
che
era
il
suocero
del
conte
.
Livio
non
potè
trattenere
una
smorfia
vedendo
la
giovane
,
e
la
fissò
con
uno
sguardo
corrucciato
,
che
ella
ricambiò
sdegnosamente
.
Il
signor
Moreno
vide
quello
occhiate
,
e
quando
fu
seduto
,
disse
al
genero
:
-
Hai
veduto
quella
bruna
,
nella
nostra
fila
?
-
No
,
-
rispose
il
conte
con
noncuranza
.
-
E
una
bella
donna
;
ma
io
conosco
di
meglio
:
un
bocconcino
da
re
:
sedici
anni
o
poco
più
,
capelli
neri
,
alta
,
ben
fatta
,
occhi
da
far
impazzire
.
-
E
dove
hai
trovata
questa
fenice
?
-
Non
te
lo
dirò
:
è
il
mio
segreto
;
soltanto
non
ti
nascondo
che
devo
a
quell
'
ammaliatrice
la
risoluzione
di
venire
a
Torino
.
-
Tanto
meglio
!
-
pensò
il
conte
.
-
Se
egli
commette
delle
follìe
,
saprà
scusare
le
mie
!
-
L
'
atto
era
finito
,
quando
un
giovane
elegantissimo
,
dall
'
aria
di
buontempone
,
si
avvicinò
al
conte
,
stendendogli
la
mano
.
-
Buona
sera
,
Livio
:
vieni
stanotte
al
circolo
?
-
No
,
-
rispose
bruscamente
il
conte
,
toccando
appena
la
mano
del
giovane
.
Ma
questi
non
si
sgomentò
,
e
senza
badare
che
l
'
amico
era
in
compagnia
di
un
altro
:
-
Dimmi
,
è
vero
che
hai
lasciato
Cinzia
?
-
chiese
.
Il
conte
,
stizzito
,
chiese
:
-
Chi
è
Cinzia
?
Non
la
conosco
.
-
Ah
!
ah
!
si
vede
che
sei
in
collera
con
lei
.
Ma
scommetto
che
stasera
rifarete
la
pace
:
non
per
niente
l
'
hai
seguita
al
teatro
;
guardala
,
com
'
è
bella
,
con
quel
cappellone
alla
moschettiera
!
-
Ti
dico
che
sei
pazzo
!
Non
so
di
chi
tu
voglia
parlare
!
-
L
'
altro
divenne
subito
serio
,
e
togliendosi
il
cappello
,
con
un
'
aria
fra
comica
e
sprezzante
:
-
Scusate
!
-
disse
.
E
andò
a
sedere
vicino
a
Cinzia
.
Livio
,
livido
di
rabbia
,
si
volse
al
suocero
:
-
È
un
imbecille
,
quel
giovanotto
!
-
Perchè
?
-
rispose
calmo
il
signor
Moreno
.
-
Ti
ha
fatto
delle
domande
naturalissime
,
e
tu
non
dovevi
prenderti
soggezione
di
me
e
rispondere
la
verità
.
Io
compatisco
le
debolezze
altrui
.
-
Ti
assicuro
che
colui
si
è
ingannato
:
io
non
conosco
quella
donna
.
-
Meglio
così
!
-
E
siccome
l
'
orchestra
aveva
sonate
le
prime
battute
del
secondo
atto
e
il
telone
si
era
alzato
,
il
signor
Moreno
si
occupò
a
guardare
la
scena
.
Il
conte
e
il
suocero
tornarono
al
palazzo
insieme
.
Il
signor
Moreno
si
ritirò
nel
suo
appartamento
.
Il
conte
,
invece
di
coricarsi
,
era
uscito
novamente
per
recarsi
ad
un
circolo
,
dove
si
giuocava
tutta
la
notte
.
Ma
non
era
il
giuoco
che
ve
lo
attirava
:
voleva
trovare
l
'
amico
che
aveva
osato
parlargli
di
Cinzia
in
faccia
al
suocero
.
La
sua
presenza
al
circolo
fu
accolta
da
esclamazioni
di
gioia
,
ed
il
primo
che
il
conte
si
vide
dinanzi
fu
appunto
il
giovane
che
cercava
.
Allora
,
squadrandolo
da
capo
a
piedi
:
-
Chi
ti
ha
dato
il
diritto
-
disse
-
di
farmi
stasera
quelle
stupide
domande
al
teatro
?
-
Il
diritto
me
lo
sono
arrogato
io
,
-
rispose
l
'
altro
-
perchè
credevo
di
rivolgermi
al
compagno
che
si
era
compiaciuto
altra
volta
di
raccontarmi
le
sue
avventure
amorose
e
non
mi
aveva
nascosta
la
sua
relazione
con
Cinzia
,
relazione
che
tutti
conoscono
,
me
ne
appello
a
questi
signori
.
-
Ma
questi
signori
ti
diranno
pure
che
bisogna
essere
imbecilli
per
venire
a
interrogarmi
su
tale
relazione
mentre
mi
trovavo
in
compagnia
di
mio
suocero
.
-
Un
sonoro
scoppio
di
risa
risonò
da
tutte
le
parti
.
Il
giovane
rimase
scombussolato
,
e
con
l
'
accento
del
più
sincero
cordoglio
:
-
Scusami
,
amico
;
-
disse
-
ti
assicuro
che
se
avessi
potuto
immaginare
che
quel
signore
era
in
tua
compagnia
,
non
ti
avrei
rivolte
quelle
domande
stupide
,
come
ben
dici
.
Ma
io
ti
credevo
solo
,
e
supponevo
che
per
semplice
dispetto
tu
non
fossi
vicino
a
Cinzia
.
-
Livio
parve
esitare
un
istante
,
poi
sorrise
,
e
stendendo
la
mano
al
giovane
:
-
Accetto
le
scuse
,
-
esclamò
-
e
non
ne
parliamo
più
!
-
Quella
notte
giocò
,
e
la
fortuna
gli
fu
favorevole
.
Quando
abbandonò
il
suo
posto
per
tornare
a
casa
,
aveva
trentamila
lire
di
più
.
La
mattina
seguente
,
alzatosi
verso
le
nove
,
seppe
che
il
suocero
era
già
uscito
.
Il
vecchio
tornò
a
mezzogiorno
.
Sembrava
molto
contento
.
Il
conte
fu
proprio
persuaso
che
il
signor
Moreno
ignorasse
totalmente
la
sua
condotta
verso
la
moglie
,
e
nella
sua
fatuità
credette
che
Bianca
avesse
spinto
il
padre
a
recarsi
a
Torino
per
potere
,
col
suo
mezzo
,
riconciliarsi
con
lui
.
Per
cui
,
quando
il
suocero
gli
chiese
se
voleva
accompagnarlo
alla
tenuta
,
accettò
con
entusiasmo
.
Si
sentiva
quasi
felice
all
'
idea
di
riavvicinarsi
alla
moglie
.
Avvertì
con
un
biglietto
Cinzia
della
sua
assenza
di
qualche
giorno
e
partì
col
signor
Moreno
.
Quando
arrivarono
al
castello
,
Bianca
abbracciò
il
padre
,
quindi
porse
la
mano
al
conte
.
Ma
quella
mano
era
così
fredda
,
che
gli
fece
capire
come
egli
avesse
sperato
invano
nell
'
indulgenza
di
lei
.
Tuttavia
,
trovandosi
più
tardi
solo
con
Bianca
,
assunse
un
'
aria
compunta
,
piena
di
dolore
e
mormorò
:
-
Signora
,
la
visita
improvvisa
di
vostro
padre
aveva
aperto
il
mio
cuore
alla
più
dolce
delle
speranze
:
speravo
che
per
lui
,
se
non
per
me
,
avreste
dimenticato
e
perdonato
.
-
Ella
lo
fissò
con
uno
sguardo
pieno
di
disprezzo
.
-
Dimenticare
,
perdonare
?
-
ripetè
.
-
Si
può
farlo
per
un
uomo
onesto
che
un
istante
di
traviamento
ha
fatto
deviare
dalla
retta
via
;
ma
per
voi
che
avete
mentito
sempre
,
per
voi
che
,
calpestando
ogni
riserbo
,
aveste
perfino
la
temerità
di
presentare
come
vostra
moglie
una
sgualdrina
non
può
esservi
nel
mio
cuore
che
odio
e
repulsione
.
Evitate
dunque
di
avvicinarmi
se
non
volete
che
io
mi
ribelli
e
vi
schiacci
!
-
E
voltategli
le
spalle
,
lasciò
il
conte
quasi
fuori
di
sè
dalla
rabbia
.
-
Me
la
pagherà
!
-
pensò
,
stringendo
i
pugni
.
E
uscito
dalla
tenuta
per
non
incontrarsi
in
quel
momento
col
signor
Moreno
,
diresse
i
suoi
passi
verso
la
villa
del
marchese
Passiflora
.
Immerso
nei
suoi
pensieri
,
il
conte
camminava
con
la
testa
china
,
quando
una
voce
ironica
lo
fece
trasalire
.
Era
il
marchese
Passiflora
.
-
Sempre
pensieroso
,
sempre
innamorato
!
-
diceva
.
E
stendendo
la
mano
a
Livio
:
-
Ti
sei
dunque
deciso
a
venire
un
po
'
in
campagna
?
-
soggiunse
ridendo
.
Il
conte
si
era
rasserenato
.
-
Sono
venuto
a
riprendere
la
contessa
,
-
rispose
.
-
Ma
ti
assicuro
che
,
sebbene
giunto
da
poche
ore
,
sono
già
annoiato
.
-
Il
marchese
Passiflora
lo
prese
a
braccetto
.
-
Capisco
,
birbante
,
rimpiangi
Cinzia
!
Ma
,
bada
,
è
pericoloso
lasciar
per
lungo
tempo
sola
una
moglie
come
la
tua
.
Essa
potrebbe
fare
qualche
scappatella
,
che
suo
padre
non
si
curerebbe
di
tenerle
dietro
.
-
Per
parlare
così
,
tu
devi
sapere
qualche
cosa
;
ma
bada
,
io
ho
troppa
fiducia
in
mia
moglie
per
nutrire
il
minimo
sospetto
contro
lei
,
tanto
più
se
fatto
nascere
da
un
uomo
che
non
può
dimenticare
di
essere
stato
respinto
come
marito
.
-
Passiflora
aveva
tolto
il
suo
braccio
da
quello
del
conte
,
e
fermatosi
su
due
piedi
lo
guardò
fisso
,
seriamente
.
-
È
vero
;
-
rispose
-
non
posso
dimenticare
il
rifiuto
di
quella
giovinetta
che
mi
avrebbe
reso
felice
,
come
ho
l
'
orgoglio
di
credere
che
sarei
stato
per
lei
il
migliore
dei
mariti
,
e
fremo
pensando
che
quella
felicità
è
toccata
a
te
,
che
eri
meno
degno
di
ottenerla
.
-
Marchese
!
-
Non
ti
alterare
,
è
la
verità
!
Non
credo
di
offenderti
,
perchè
so
quanto
vali
.
Però
il
tuo
trionfo
non
è
durato
a
lungo
.
-
Il
conte
impallidì
.
-
Che
ne
sai
tu
?
-
Più
di
quello
che
credi
,
perchè
tu
e
Bianca
,
da
quel
tempo
,
mi
siete
sempre
stati
a
cuore
.
Essa
non
ha
tardato
a
scoprire
che
il
suo
prescelto
non
valeva
il
rifiutato
;
e
per
consolarsi
di
veder
distrutta
la
sua
cara
illusione
,
è
andata
in
cerca
di
un
altro
.
-
Il
conte
gettò
un
grido
di
furore
.
-
Marchese
,
voi
insultate
mia
moglie
e
me
ne
renderete
conto
!
-
Quando
vorrete
,
mio
caro
!
-
rispose
senza
scomporsi
il
marchese
.
-
La
contessa
almeno
mi
sarà
grata
di
averla
sbarazzata
di
voi
.
-
Non
so
che
mi
tenga
dallo
schiaffeggiarvi
!
-
Passiflora
si
mise
a
ridere
.
-
Ve
lo
dirò
io
,
conte
:
la
paura
.
Perchè
voi
siete
audace
soltanto
con
le
donne
,
di
cui
sapete
benissimo
sbarazzarvi
quando
ne
siete
stanco
.
-
Queste
ultime
parole
,
dette
a
caso
,
ebbero
un
effetto
fulminante
sul
conte
.
Egli
indietreggiò
livido
,
barcollante
,
Passiflora
rideva
sempre
.
-
Vedete
,
caro
conte
,
-
soggiunse
-
che
ho
còlto
nel
segno
.
Ma
rinfrancatevi
,
io
non
ho
alcuna
volontà
di
battermi
con
voi
:
lo
farei
soltanto
se
vostra
moglie
chiedesse
il
mio
appoggio
.
Sfortunatamente
Bianca
mi
odia
,
perchè
mi
crede
vostro
amico
,
mi
giudica
forse
alla
stessa
stregua
,
e
va
in
cerca
di
un
puro
ideale
.
-
Il
conte
,
furente
,
si
riavvicinò
al
marchese
.
-
Voi
vorreste
farmi
credere
che
mia
moglie
ha
un
amante
;
-
disse
con
voce
alterata
-
ma
non
ci
riuscirete
.
-
Ne
sono
persuaso
,
-
rispose
il
marchese
con
oltraggiosa
disinvoltura
.
-
Da
questo
lato
vi
torna
più
comodo
fare
il
sordo
.
-
Gli
voltò
le
spalle
e
si
allontanò
.
Livio
ristette
immobile
,
finchè
non
lo
vide
sparire
fra
un
gruppo
di
alberi
.
Tuttavia
mai
il
suo
orgoglio
aveva
tanto
sanguinato
.
Era
stato
insultato
dal
marchese
,
che
forse
narrerebbe
la
scena
gettando
il
ridicolo
su
lui
!
Sua
moglie
aveva
un
amante
?
-
Lo
saprò
,
-
disse
con
la
gola
stretta
.
VI
.
Mentre
si
svolgevano
queste
scene
,
Fabio
scontava
il
suo
delitto
in
prigione
,
rassegnato
al
suo
destino
.
Egli
lavorava
nell
'
amministrazione
delle
carceri
,
dove
sono
ammessi
i
detenuti
di
ottima
condotta
,
e
così
le
sue
giornate
,
sebbene
monotone
,
trascorrevano
abbastanza
presto
.
Le
notti
erano
terribili
:
nel
silenzio
della
cella
,
Fabio
si
abbandonava
a
spaventevoli
scoppi
di
dolore
,
di
collera
,
di
disperazione
.
Rivedeva
la
sua
vittima
,
ricostruiva
l
'
orribile
scena
di
quella
notte
,
si
contorceva
sotto
accessi
di
convulsioni
,
fino
a
che
cadeva
inerte
sul
giaciglio
ed
un
sonno
pesante
scendeva
a
lenire
i
suoi
rimorsi
,
i
suoi
dolori
.
Poi
,
a
poco
a
poco
,
anche
quegli
accessi
si
calmarono
e
le
sue
notti
furono
meno
agitate
.
Quando
pensava
a
Ilda
,
gli
sembrava
che
tutto
il
sangue
gli
affluisse
al
cuore
con
violenza
,
trovava
in
sè
un
tesoro
di
energia
sublime
che
gli
faceva
dimenticare
il
luogo
dove
si
trovava
,
quanto
era
accaduto
.
Ah
!
se
avesse
potuto
dire
almeno
a
lei
...
!
Ma
no
,
egli
avrebbe
taciuto
sempre
:
era
necessario
,
lo
doveva
:
una
morta
gliel
'
aveva
imposto
.
Fabio
parlava
pochissimo
coi
suoi
compagni
di
carcere
,
ma
si
mostrava
così
buono
con
tutti
,
che
nessuno
nutriva
astio
contro
lui
.
I
giorni
,
i
mesi
scorrevano
.
Per
Natale
quasi
tutti
i
prigionieri
ricevono
qualche
regalo
.
A
Fabio
pervennero
diversi
doni
della
fidanzata
,
del
suo
principale
,
e
alcuni
doni
anonimi
,
ma
che
egli
doveva
ben
sapere
da
chi
gli
pervenivano
.
Libri
,
oggetti
,
dolci
,
erano
stati
prima
minutamente
visitati
,
ma
i
pochi
biglietti
che
li
accompagnavano
potevano
essere
consegnati
al
prigioniero
.
Quello
di
Ilda
diceva
:
"
Coraggio
e
speranza
in
Dio
:
lavoro
per
te
,
non
ti
dimentico
,
ti
sono
sempre
vicina
col
cuore
.
"
Il
suo
principale
gli
scrisse
,
inviandogli
una
scatola
di
dolci
squisiti
:
"
Perchè
tu
veda
che
non
sei
dimenticato
.
Buon
Natale
!
"
E
"
Buon
Natale
!
"
stampato
,
ripeteva
l
'
invio
dei
doni
anonimi
.
Fabio
pianse
di
gioia
;
distribuì
i
dolci
fra
i
suoi
compagni
;
per
sè
tenne
soltanto
un
libro
rilegato
,
Le
mie
prigioni
di
Silvio
Pellico
.
Si
mise
sul
cuore
il
biglietto
di
Ilda
.
Quella
notte
egli
si
addormentò
col
sorriso
sulle
labbra
.
Il
giorno
dopo
,
all
'
ora
della
ricreazione
,
incominciò
la
lettura
delle
Mie
prigioni
.
Aveva
già
percorse
alcune
pagine
,
quando
sussultò
.
Nelle
interlinee
di
un
foglio
vi
erano
scritte
delle
parole
in
un
carattere
minutissimo
.
Lo
scritto
diceva
:
"
Tu
hai
presunto
troppo
della
fedeltà
di
Ilda
:
essa
ha
un
amante
che
le
ha
regalato
una
palazzina
,
carrozza
e
cavalli
ed
è
diventata
una
delle
mantenute
più
in
voga
.
"
Ilda
ha
sprezzato
l
'
appoggio
del
sincero
amico
che
tu
le
lasciasti
,
ha
riso
di
lui
,
l
'
ha
perfino
minacciato
,
sperando
di
farlo
tacere
.
Ma
ho
voluto
avvertirti
,
a
costo
di
tutto
,
perchè
mi
si
strazia
il
cuore
nel
vederti
così
ingannato
.
Io
continuerò
a
vegliare
su
lei
,
e
qualunque
cosa
succeda
ti
avvertirò
.
Intanto
,
se
puoi
,
dimenticala
:
essa
è
indegna
di
te
.
"
Tu
hai
avuto
troppa
fiducia
in
lei
.
"
Fabio
rimase
come
stupidito
.
Chiuse
il
libro
e
dopo
poco
tornò
al
lavoro
,
che
disimpegnò
macchinalmente
.
Quella
sera
,
gettatosi
bocconi
sul
pagliericcio
,
scoppiò
in
singhiozzi
.
Tradito
,
tradito
da
lei
,
che
il
giorno
prima
gli
aveva
scritto
quel
biglietto
che
teneva
sul
cuore
.
Eppure
l
'
uomo
che
aveva
vergate
quelle
parole
,
il
conte
Livio
,
il
suo
protettore
,
non
poteva
ingannarlo
!
Ma
perchè
Ilda
gli
scriveva
:
"
Coraggio
e
speranza
in
Dio
:
lavoro
per
te
,
non
ti
dimentico
,
ti
sono
sempre
vicina
col
cuore
"
?
Per
alcuni
giorni
Fabio
ebbe
nuovamente
accessi
di
disperazione
che
sembrava
dovessero
renderlo
pazzo
;
poi
,
un
senso
di
stanchezza
lo
colse
,
ed
egli
continuò
ad
eseguire
macchinalmente
il
suo
lavoro
;
ma
era
pallido
,
accasciato
.
Per
certo
se
il
conte
lo
avesse
veduto
in
quei
giorni
,
avrebbe
pensato
che
Fabio
non
uscirebbe
più
da
quel
carcere
che
cadavere
.
Ma
anche
Livio
non
si
trovava
sopra
un
letto
di
rose
!
Dopo
la
scena
avvenuta
col
marchese
Passiflora
,
il
conte
nascose
il
suo
avvilimento
e
ingoiò
tutto
l
'
amaro
versatogli
dal
marchese
,
col
pensiero
di
vendicarsi
un
momento
o
l
'
altro
di
lui
.
Intanto
il
signor
Moreno
tutto
disponeva
per
la
propria
partenza
.
-
Ora
sono
tranquilla
!
-
disse
la
buona
Celia
alla
sua
cara
padrona
.
-
Lei
non
ha
più
nulla
da
temere
.
Con
suo
padre
vicino
,
il
conte
si
guarderà
bene
dal
recarle
un
dispiacere
.
-
È
vero
;
-
rispose
Bianca
-
ma
d
'
ora
innanzi
non
mi
sarà
più
concesso
di
vedere
Aldo
ed
abbracciare
quella
bambina
:
l
'
ho
promesso
a
mio
padre
,
e
manterrò
la
mia
promessa
fino
a
quando
il
conte
non
verrà
smascherato
e
tutto
sarà
finito
fra
noi
.
-
Ma
lei
può
scrivere
al
giovane
ed
avere
notizie
della
bambina
.
-
Questo
sì
;
se
il
babbo
me
l
'
avesse
proibito
,
ne
sarei
morta
.
-
Il
conte
conservava
la
sua
perfetta
disinvoltura
dinanzi
al
suocero
e
sembrava
il
migliore
dei
mariti
.
Al
loro
arrivo
a
Torino
,
il
signor
Moreno
si
stabilì
nel
suo
appartamento
,
perfettamente
libero
,
dove
poteva
tenere
presso
di
sè
Lucia
ed
il
suo
fidato
cameriere
.
Egli
fece
fare
una
porticina
segreta
che
metteva
in
comunicazione
le
sue
stanze
con
quelle
della
figlia
.
Al
conte
Livio
fu
nascosta
l
'
esistenza
di
quella
porticina
.
Incominciava
il
dicembre
.
Verso
le
quattro
,
i
portici
erano
affollati
.
Un
giorno
Livio
,
con
alcuni
amici
,
si
era
diretto
verso
Baratti
....
Camminavano
chiacchierando
,
ridendo
,
ammirando
le
belle
che
passavano
loro
vicino
.
Dinanzi
alla
confetteria
Baratti
si
fermarono
in
gruppo
.
In
quel
momento
uno
dei
compagni
di
Livio
disse
ad
alta
voce
:
-
Ecco
la
Cleo
.
Fortunato
il
mortale
che
la
possiede
!
-
Livio
si
volse
e
rimase
trasecolato
.
La
giovane
che
il
suo
compagno
aveva
chiamata
Cleo
era
Ilda
,
la
fidanzata
di
Fabio
,
la
fanciulla
che
avrebbe
voluto
far
sua
a
costo
di
un
delitto
.
Ella
appariva
di
una
bellezza
maravigliosa
,
vestita
con
eleganza
suprema
.
Sotto
il
largo
cappello
a
piume
,
i
capelli
nerissimi
,
divisi
sulla
fronte
,
le
scendevano
fino
agli
orecchi
,
ai
quali
scintillavano
due
brillanti
di
una
grossezza
straordinaria
.
Nulla
di
più
voluttuoso
del
pallore
del
suo
volto
,
dei
suoi
occhi
bistrati
,
color
verde
-
mare
.
Le
labbra
provocanti
,
di
un
rosso
acceso
,
mettevano
in
mostra
,
nel
sorriso
,
denti
di
una
bianchezza
lattea
.
Passò
altera
dinanzi
al
gruppo
dei
giovani
,
entrò
da
Baratti
e
non
tardò
ad
uscirne
,
tenendo
fra
le
dita
inguantate
un
pacco
di
caramelle
.
Sali
in
un
superbo
coupè
a
due
cavalli
,
che
attendeva
fuori
dei
portici
.
Tutto
ciò
era
avvenuto
in
così
breve
tempo
,
che
il
conte
credette
di
essere
vittima
di
un
'
allucinazione
,
nè
si
scosse
che
quando
Ilda
si
fu
allontanata
.
Allora
si
volse
vivamente
al
compagno
chiedendogli
:
-
Chi
è
quella
Cleo
?
Che
fa
?
Come
la
conosci
?
-
Ih
!
ih
!
quante
domande
!
-
risposo
l
'
altro
ridendo
.
-
Ti
ha
dunque
subito
stregato
,
la
bella
ammaliatrice
?
Essa
è
mantenuta
da
un
milionario
incognito
.
Già
da
un
mese
frequenta
i
ritrovi
eleganti
,
e
so
che
molti
vanno
pazzi
per
lei
,
ma
inutilmente
.
Il
suo
Creso
,
che
qualcuno
dice
sia
un
russo
,
ha
acquistato
per
lei
una
palazzina
stupenda
.
La
giovane
ha
preso
il
nome
di
Cleo
,
perchè
per
l
'
addietro
fu
protagonista
di
un
dramma
da
Corte
d
'
Assise
.
-
Il
conte
aveva
il
cervello
in
fiamme
;
i
suoi
occhi
lanciavano
foschi
lampi
.
Ilda
si
era
presa
giuoco
di
lui
!
Ilda
era
l
'
amante
di
un
altro
,
mentre
egli
,
per
averla
,
avrebbe
dato
la
vita
!
E
Fabio
ignorava
tutto
,
passava
i
suoi
giorni
fiducioso
nella
fedeltà
della
fanciulla
che
l
'
aveva
difeso
con
tanta
passione
!
Ma
egli
l
'
avrebbe
avvertito
,
anche
per
dargli
così
un
colpo
terribile
,
forse
mortale
.
Sbarazzarsi
di
quell
'
uomo
,
il
cui
pensiero
lo
tormentava
ogni
notte
,
impadronirsi
di
Ilda
,
era
in
quell
'
istante
il
suo
desiderio
unico
.
Come
fare
?
Dopo
avere
a
lungo
pensato
,
si
recò
quella
stessa
sera
a
casa
di
Cinzia
.
L
'
ex
ballerina
od
il
conte
si
erano
nuovamente
divisi
con
tacito
accordo
:
Cinzia
,
ripresa
la
propria
libertà
,
si
era
stabilita
a
Torino
,
ed
un
negoziante
di
cereali
aveva
preso
il
posto
di
Livio
.
Però
fra
il
conte
e
Cinzia
rimaneva
un
'
apparenza
di
amicizia
:
avevano
stabilito
che
entrambi
,
all
'
occasione
,
si
sarebbero
scambievolmente
aiutati
.
Livio
trovò
la
giovane
a
casa
e
sola
.
Ella
stava
cenando
,
e
veduta
alla
luce
del
gas
,
appariva
seducentissima
nell
'
abito
rosa
.
-
Che
buon
vento
ti
guida
?
-
chiese
stendendo
la
mano
al
conte
.
-
Vorrei
sapere
se
conosci
una
certa
Cleo
.
-
Cinzia
fece
un
brusco
movimento
,
guardò
il
conte
con
occhi
fiammeggianti
.
-
Se
la
conosco
?
-
proruppe
con
accento
d
'
odio
.
-
È
una
mia
rivale
!
Quando
m
'
incontra
mi
guarda
con
aria
di
sfida
,
sorride
con
disprezzo
....
Ah
!
se
potessi
schiacciarla
!
-
Livio
era
ritornato
calmo
.
-
Te
no
darò
i
mezzi
io
,
-
disse
.
-
Se
tu
farai
questo
,
-
esclamò
Cinzia
con
voce
carezzevole
-
io
ti
obbedirò
come
una
schiava
!
-
Il
conte
,
fissando
i
suoi
occhi
in
quelli
di
lei
,
disse
con
voce
bassa
e
fremente
:
-
Ebbene
,
ascoltami
....
-
VII
.
Quando
Ilda
tornò
a
Torino
,
dopo
essersi
trattenuta
due
giorni
alla
tenuta
di
Bianca
,
non
sembrava
più
la
stessa
di
quando
era
partita
.
Un
raggio
di
gioia
brillava
nei
suoi
occhi
e
dimostrava
il
suo
contento
.
Dopo
tante
angosce
,
Ilda
sentiva
nel
suo
cuore
alitare
le
più
soavi
speranze
.
Ella
aveva
trovato
due
buone
creature
che
si
sarebbero
unite
a
lei
per
smascherare
il
conte
,
punirlo
se
era
il
vero
colpevole
,
dischiudere
,
se
possibile
,
le
porte
del
carcere
all
'
infelice
che
si
sacrificava
.
Ilda
aveva
discusso
molto
col
signor
Moreno
circa
gli
strani
rapporti
fra
il
conte
e
Fabio
.
Per
certo
fra
loro
esisteva
un
misterioso
legame
,
che
aveva
reso
l
'
uno
lo
schiavo
sommesso
dell
'
altro
.
Ma
come
scoprire
tale
mistero
,
che
sarebbe
la
chiave
di
tutto
?
La
giovane
sperava
di
riuscirvi
.
Con
Bianca
ed
il
signor
Moreno
avevano
ideato
un
piano
per
conseguire
l
'
intento
desiderato
.
Ilda
,
col
fine
discernimento
della
donna
,
aveva
indovinato
il
puro
amore
di
Bianca
per
lo
studente
Aldo
,
e
pensava
che
quei
due
erano
degni
l
'
uno
dell
'
altra
.
-
Se
non
ci
fosse
il
conte
!
-
diceva
fra
sè
e
sè
.
Quella
sera
Ilda
,
a
tarda
ora
,
si
recò
a
bussare
alla
soffitta
di
Aldo
.
Il
giovane
stava
studiando
.
Tuttavia
aprì
.
La
vista
di
quella
giovane
,
che
egli
aveva
appena
intraveduta
due
volte
nel
corridoio
,
lo
sorprese
.
-
Che
desidera
,
signorina
?
-
Ho
una
lettera
da
consegnarle
.
-
L
'
aveva
tratta
dal
corsetto
e
gliela
porse
.
Il
giovane
riconobbe
subito
la
calligrafia
di
Bianca
.
-
Entri
;
si
accomodi
,
la
prego
!
-
disse
con
premura
.
Aldo
si
assorbì
nella
sua
lettura
.
La
contessa
gli
faceva
parte
di
tutto
quanto
era
accaduto
in
quei
giorni
:
della
comparsa
di
Ilda
,
del
colloquio
con
lei
,
dell
'
apparizione
improvvisa
del
signor
Moreno
,
del
perdono
di
lui
,
e
di
tutto
quanto
avevano
combinato
insieme
con
la
fidanzata
di
Fabio
.
/
#
"
Noi
saremo
separati
per
lungo
tempo
,
mio
caro
Aldo
,
"
terminava
la
lettera
"
ma
le
nostre
anime
non
si
divideranno
mai
.
L
'
avvenire
sarà
forse
migliore
del
passato
.
Mettiti
ad
intera
disposizione
di
Ilda
:
essa
ti
dirà
qual
parte
dovrai
assumere
in
ciò
che
abbiamo
ideato
;
accettala
,
te
ne
prego
.
Ilda
stessa
ti
presenterà
a
mio
padre
:
ubbidiscilo
in
tutto
e
ti
troverai
contento
.
"
#
/
Lo
studente
,
terminata
la
lettura
,
alzò
gli
occhi
su
Ilda
con
tenerezza
,
e
con
accento
familiare
:
-
Siete
voi
,
-
disse
-
la
fidanzata
dell
'
uomo
che
assassinò
la
povera
Giulietta
?
-
Ilda
rispose
,
grave
:
-
Sono
io
;
ma
per
certo
non
mi
avreste
riconosciuta
sotto
questo
travestimento
.
È
stato
necessario
per
venir
ad
abitare
nella
camera
dell
'
assassinata
.
-
Avete
avuto
tanto
coraggio
?
-
Il
mio
amore
per
Fabio
mi
ha
dato
la
forza
e
l
'
energia
di
tentar
tutto
per
scoprire
la
verità
.
-
Sospettate
il
conte
Rossano
?
-
Sì
.
-
Ma
l
'
assassinio
fu
veramente
compiuto
dal
vostro
fidanzato
.
-
Il
conte
fu
senza
dubbio
l
'
istigatore
.
-
Aldo
era
pensieroso
.
-
Perchè
non
faceste
il
nome
di
lui
all
'
udienza
?
-
Fabio
me
l
'
aveva
proibito
.
Lo
studente
trasalì
.
-
Come
?
-
La
giovane
raccontò
dei
rapporti
del
suo
fidanzato
col
conte
,
come
questi
passasse
per
un
benefattore
,
e
si
diffuse
sulla
riconoscenza
di
Fabio
verso
quell
'
uomo
.
Parlò
quindi
dell
'
offerte
fattele
dal
conte
quando
il
giovane
fu
condannato
,
della
fuga
di
lei
,
della
sua
scoperta
il
giorno
in
cui
si
era
recata
ad
Ivrea
,
di
tutto
ciò
che
aveva
raccontato
a
Bianca
.
-
Continuerete
ad
abitare
la
soffitta
della
povera
Giulietta
?
-
chiese
Aldo
,
quando
essa
ebbe
finito
di
parlare
.
-
Sì
,
ma
vi
farò
le
mie
apparizioni
di
quando
in
quando
,
dovendo
d
'
ora
innanzi
vivere
altrove
.
-
I
due
s
'
intrattennero
ancora
a
lungo
.
Quella
sera
Ilda
rientrata
nella
sua
soffitta
dopo
la
mezzanotte
,
prima
di
coricarsi
pregò
fervorosamente
,
chiedendo
a
Dio
di
sostenerla
nella
lotta
che
stava
per
intraprendere
.
Quindici
giorni
dopo
,
sotto
il
nome
di
Cleo
,
essa
prendeva
possesso
di
una
elegantissima
palazzina
,
acquistata
a
suo
nome
dal
signor
Moreno
.
Tutti
parlavano
della
eleganza
,
del
lusso
della
nuova
stella
.
Ogni
sera
la
giovane
scriveva
un
minuto
ragguaglio
di
tutti
gli
avvenimenti
della
giornata
,
una
specie
di
diario
che
veniva
segretamente
inviato
a
Bianca
.
Il
giorno
del
suo
incontro
col
conte
Livio
davanti
alla
pasticceria
Baratti
,
Ilda
tornò
a
casa
agitata
.
Finalmente
la
lotta
comincerebbe
ed
ella
vi
si
apprestava
con
energia
.
La
sera
stessa
il
signor
Moreno
si
recò
da
lei
ed
ebbero
un
lungo
colloquio
insieme
.
Ilda
,
fino
dai
primi
giorni
della
sua
nuova
esistenza
,
si
era
incontrata
con
Cinzia
,
e
la
fissò
con
uno
sguardo
pieno
di
disprezzo
o
di
sfida
.
Due
giorni
dopo
l
'
incontro
di
Livio
,
Ilda
se
ne
stava
nel
suo
salotto
,
allorchè
una
cameriera
le
consegnò
il
biglietto
di
un
visitatore
.
Ilda
lesse
:
"
Conte
Livio
Rossano
.
"
-
Introducilo
subito
nel
salotto
rosa
,
-
disse
alla
cameriera
.
Ilda
indossava
un
abito
da
casa
che
le
stava
a
meraviglia
.
Aveva
i
capelli
negligentemente
annodati
e
trattenuti
da
un
pettine
di
brillanti
.
Ella
passò
nel
salotto
,
dove
,
in
attesa
di
lei
,
il
conte
,
pallido
come
un
cadavere
,
esaminava
lo
splendore
di
quella
stanza
,
un
gioiello
di
buon
gusto
.
Sentendo
aprire
un
uscio
,
si
volse
e
rattenne
a
stento
un
grido
di
ammirazione
.
Ilda
appariva
calma
,
sorridente
.
-
Quale
sorpresa
,
caro
conte
!
-
esclamò
.
-
Che
volete
!
Ho
desiderato
di
accertarmi
co
'
miei
occhi
se
la
Cleo
che
fa
tanto
parlare
di
sè
a
Torino
eravate
proprio
voi
,
Ilda
.
Non
volevo
crederci
....
mi
pareva
impossibile
.
Ma
,
disgraziata
fanciulla
,
avete
dunque
dimenticato
il
povero
Fabio
,
che
per
voi
ha
commesso
un
delitto
?
-
Ilda
si
sdraiò
su
di
una
poltrona
con
atto
civettuolo
.
Rideva
,
mostrando
i
denti
bianchissimi
.
-
Conte
,
smettete
le
prediche
:
le
detesto
.
E
poi
,
come
potete
farvi
il
difensore
della
virtù
dopo
le
confidenze
da
voi
fatte
alla
sedicente
contessa
che
era
in
vostra
compagnia
in
un
albergo
di
Ivrea
?
-
Il
conte
rimase
a
bocca
aperta
dallo
stupore
.
-
Orsù
,
giuochiamo
a
carte
scoperte
!
-
proseguì
Ilda
.
-
Non
è
lo
scrupolo
per
il
condannato
che
vi
ha
condotto
da
me
,
sibbene
il
dispetto
di
perdere
la
preda
che
agognavate
.
-
Livio
era
in
preda
ad
una
grande
confusione
.
La
giovane
continuava
a
ridere
.
-
Osereste
negare
?
-
domandò
.
-
Ebbene
,
no
,
non
lo
nego
!
-
rispose
risoluto
il
conte
.
-
E
,
se
avete
udite
le
mie
confidenze
,
saprete
fino
a
qual
punto
vi
ami
.
-
Al
punto
di
commettere
voi
pure
un
delitto
....
Ah
!
ah
!
-
Non
ridete
così
;
se
sapeste
che
male
mi
fate
!
Potevo
io
mai
pensare
che
voi
,
così
onesta
,
che
respingevate
ogni
mia
proposta
,
che
fuggiste
da
me
....
-
Non
ne
indovinaste
la
cagione
?
-
interruppe
Ilda
.
-
No
;
ditela
,
ditela
,
ve
ne
prego
!
-
Ella
inclinò
vezzosamente
la
testa
,
ed
i
suoi
occhi
presero
un
'
espressione
di
languore
.
-
Io
avevo
indovinato
il
vostro
amore
;
-
esclamò
-
capivo
che
la
condanna
di
Fabio
aveva
fatto
nascere
nel
vostro
cuore
un
'
insensata
speranza
....
-
Perchè
insensata
?
-
Perchè
mai
mi
sarei
data
al
protettore
del
mio
fidanzato
!
Voi
siete
l
'
unico
uomo
che
non
avrebbe
mai
potuto
trionfare
di
me
.
-
E
me
lo
dite
con
tanta
franchezza
?
-
Perchè
mentire
?
Veramente
io
avevo
risoluto
di
restar
fedele
a
Fabio
,
ma
dopo
alcuni
mesi
di
lotta
con
la
miseria
,
vedendomi
disprezzata
dalla
società
che
mi
riteneva
forse
complice
del
condannato
,
convinta
infine
che
Fabio
era
veramente
colpevole
,
decisi
di
prendermi
una
rivincita
su
quelli
stessi
che
mi
disprezzavano
,
e
siccome
trovai
,
viaggiando
,
un
'
ottima
occasione
,
non
me
la
lasciai
sfuggire
.
Come
vedete
,
il
mio
protettore
ha
fatto
le
cose
in
grande
.
-
Una
collera
tremenda
contraeva
il
volto
di
Livio
.
-
E
se
io
ne
avvertissi
Fabio
?
-
Ilda
alzò
con
disprezzo
le
spalle
.
-
Che
m
'
importa
?
Io
mi
godrò
la
vita
tuttavia
!
-
Ilda
,
io
non
dirò
nulla
,
ve
lo
prometto
,
Fabio
ignorerà
tutto
,
ma
voi
non
sarete
crudele
con
me
.
-
Volle
prenderle
una
mano
,
ma
la
giovane
la
ritrasse
vivamente
.
-
Giù
le
zampe
,
caro
mio
;
se
volete
che
continui
a
ricevervi
e
che
la
mia
accoglienza
sia
amichevole
,
dovete
stare
al
vostro
posto
,
altrimenti
,
se
verrete
un
'
altra
volta
,
troverete
l
'
uscio
chiuso
.
-
Io
non
metterò
più
piede
nella
casa
di
un
altro
.
-
Questa
è
casa
mia
,
sapete
!
-
disse
con
alterezza
Ilda
.
-
Il
mio
protettore
me
l
'
ha
regalata
:
potete
mettervi
a
suo
pari
?
-
Sì
,
che
lo
posso
!
-
gridò
il
conte
.
-
Datemi
una
sola
speranza
,
ed
io
metto
ai
vostri
piedi
tutte
le
mie
ricchezze
.
-
Ilda
l
'
interruppe
con
uno
scroscio
di
risa
.
-
Le
vostre
ricchezze
?
-
soggiunse
.
-
Dimenticate
,
conte
,
di
aver
detto
alla
vostra
sedicente
contessa
che
vi
trovavate
al
verde
,
che
avevate
bisogno
di
denaro
per
aver
perduto
duecentomila
lire
al
giuoco
ed
impegnata
la
rendita
di
sei
mesi
?
E
minacciavate
la
vera
contessa
,
che
fortunatamente
non
poteva
sentirvi
,
se
non
acconsentiva
a
pagare
i
vostri
debiti
!
-
Il
conte
era
livido
.
-
Ma
dove
eravate
,
voi
,
per
sapere
tutto
questo
?
-
Accanto
alla
vostra
tavola
,
dove
voi
pranzavate
in
compagnia
della
sedicente
contessa
.
Oh
!
voi
credevate
che
nessuno
,
lì
,
capisse
il
francese
;
ma
c
'
ero
io
,
e
udii
tutto
.
-
Il
conte
fremeva
,
ma
Ilda
era
così
adorabile
,
così
provocante
,
che
egli
perdeva
la
testa
.
-
Ilda
,
abbiate
pietà
di
me
!
-
balbettò
.
-
Se
vi
sentisse
Cinzia
....
-
E
divenendo
seria
:
-
È
inutile
,
-
disse
.
-
Forse
,
se
non
foste
stato
il
protettore
di
Fabio
,
avrei
potuto
amarvi
.
-
Io
rinnego
il
mio
protetto
dal
momento
che
si
è
reso
indegno
di
me
,
-
diss
'
egli
con
voce
ansante
.
Ilda
conservò
il
suo
sorriso
.
-
Che
m
'
importa
,
adesso
?
-
esclamò
.
-
Io
non
sono
libera
,
e
,
quand
'
anche
lo
fossi
,
vi
fuggirei
egualmente
.
-
E
stesa
la
mano
ad
un
bottone
del
campanello
,
lo
premè
nervosamente
.
Prima
che
il
conte
avesse
il
tempo
di
rispondere
,
una
cameriera
apparve
.
Ilda
era
già
in
piedi
,
e
con
la
massima
disinvoltura
:
-
Accompagna
il
signor
conte
,
-
disse
.
-
Ah
!
dimenticavo
avvertirvi
che
il
giovedì
sera
ricevo
gli
amici
;
si
fa
un
po
'
di
musica
,
poi
si
cena
.
Sarete
il
benvenuto
.
-
Il
conte
era
stordito
.
-
Non
mancherò
,
-
rispose
macchinalmente
.
E
seguì
la
cameriera
,
tutto
fremente
d
'
ira
.
Appena
in
istrada
si
disse
:
-
Ilda
si
prende
giuoco
di
me
e
di
Fabio
,
che
aveva
piena
fiducia
in
lei
!
Ma
io
l
'
avvertirò
.
-
Poi
soggiunse
con
accento
più
cupo
:
-
Voglio
conoscere
il
nababbo
che
la
mantiene
,
ed
agirò
contro
di
lui
per
avere
Ilda
nelle
mie
mani
.
-
VIII
.
Il
marchese
Passiflora
non
era
ancora
soddisfatto
della
lezione
data
a
Livio
:
egli
avrebbe
voluto
torturarlo
,
come
egli
era
stato
torturato
,
respinto
da
Bianca
per
la
seconda
volta
.
Il
marchese
era
quasi
sicuro
che
la
contessa
avesse
qualche
intrigo
.
Ma
come
scoprirlo
?
Passiflora
aveva
un
cameriere
intelligente
,
fedele
,
del
quale
poteva
fidarsi
.
Pensò
di
servirsene
per
il
suo
intento
.
-
Pietro
,
-
gli
disse
-
voglio
darti
una
missione
di
fiducia
.
-
Mi
comandi
,
signor
marchese
.
-
Devi
mettere
a
prova
tutta
la
tua
sagacia
per
scoprire
il
segreto
di
una
signora
.
-
Mi
dica
di
chi
si
tratta
,
e
stia
tranquillo
che
fra
pochi
giorni
saprò
dirle
tutto
quanto
riguarda
quella
signora
.
-
Quella
signora
si
chiama
la
contessa
Bianca
Rossano
,
ed
abita
verso
il
corso
Palestro
.
-
Conosco
il
palazzo
.
-
Meglio
così
.
Quando
ti
metterai
all
'
opera
?
-
Oggi
stesso
.
-
Passò
una
settimana
,
senza
risultato
.
Finalmente
una
sera
Pietro
disse
al
padrone
:
-
Signor
marchese
,
sono
quasi
riuscito
;
ma
vi
è
una
piccola
difficoltà
.
-
Quale
?
Sentiamo
.
-
Ho
contratto
relazione
con
una
cameriera
della
contessa
,
una
bella
ragazza
diciottenne
,
che
mi
crede
innamorato
di
lei
.
Mi
sono
fatto
credere
un
piccolo
possidente
,
venuto
a
passare
l
'
inverno
a
Torino
,
ed
essa
è
felice
.
L
'
ho
fatta
chiacchierare
,
ed
ho
saputo
che
la
contessa
ha
l
'
appartamento
separato
da
quello
del
marito
.
In
casa
abita
anche
il
padre
della
signora
.
La
contessa
si
fa
unicamente
servire
dalla
cameriera
Celia
,
e
nessun
'
altra
che
questa
l
'
avvicina
.
La
mia
ragazza
,
che
odia
Celia
e
la
spia
per
coglierla
in
fallo
,
ha
scoperto
che
due
volte
alla
settimana
essa
va
alla
posta
a
ritirare
delle
lettere
al
suo
indirizzo
,
ed
ha
veduto
consegnare
quelle
lettere
alla
contessa
.
-
Un
lampo
scaturì
dagli
occhi
di
Passiflora
.
-
Bisognerebbe
impadronirsi
di
una
di
quelle
lettere
!
-
esclamò
.
-
Ci
ho
pensato
anch
'
io
,
ma
la
ragazza
non
vuole
arrischiarsi
a
ritirarla
dalla
posta
,
perchè
ormai
l
'
impiegato
deve
conoscere
Celia
.
-
Passiflora
si
era
messo
a
camminare
nervosamente
per
la
stanza
.
-
Eppure
,
è
necessario
avere
una
di
quelle
lettere
!
-
disse
ad
un
tratto
soffermandosi
dinanzi
a
Pietro
.
-
Cerca
,
inventa
qualche
cosa
,
pur
che
riesca
.
Se
ti
fa
duopo
spendere
del
denaro
,
prendi
.
-
Trasse
dal
portafogli
due
biglietti
da
mille
e
li
porse
a
Pietro
,
che
s
'
inchinò
rispondendo
:
-
Farò
l
'
impossibile
per
servirla
.
-
Una
settimana
dopo
Pietro
apparve
con
aria
trionfante
.
-
Ecco
la
lettera
,
signor
marchese
,
ed
ancora
chiusa
.
-
Passiflora
l
'
aprì
con
diabolica
soddisfazione
e
lesse
:
"
Mia
Speranza
,
"
Più
i
giorni
passano
,
più
mi
riesce
doloroso
il
vivere
separato
da
te
;
ma
è
necessario
,
per
la
lotta
che
si
prepara
e
sarà
grave
.
Abbiamo
tutto
combinato
con
Ilda
;
ma
il
mio
compito
non
sarà
facile
come
credevo
,
e
il
dibattito
che
ho
sostenuto
dentro
me
stesso
è
stato
lungo
,
doloroso
.
Pensare
che
quell
'
uomo
ignobile
è
tuo
marito
,
è
cosa
orribile
!
Credi
che
ho
dovuto
lottare
non
poco
per
non
lasciarmi
vincere
dallo
spirito
del
male
e
non
commettere
un
delitto
!
"
Al
contrario
tuo
padre
ed
Ilda
stessa
mi
destano
un
tal
rispetto
,
quasi
uguale
a
quello
che
sento
per
te
.
Cari
e
nobili
cuori
tutti
!
"
Bianca
,
quando
ritorneranno
quei
brevi
e
rapidi
istanti
passati
insieme
con
la
nostra
bambina
?
Dal
giorno
che
tu
sei
partita
,
ella
si
è
fatta
triste
triste
,
chiama
sempre
la
sua
mammina
.
E
ieri
l
'
altro
,
appena
mi
vide
,
mi
corse
incontro
gridando
:
"
Babbo
,
perchè
non
hai
condotta
con
te
la
mamma
?
"
"
Avrei
da
dirti
tante
cose
,
amor
mio
,
ma
attendo
di
scrivertele
domani
,
per
poterti
anche
spiegare
meglio
la
parte
che
mi
sono
assunta
e
che
spero
di
eseguire
a
maraviglia
.
Un
bacio
sulla
tua
pura
fronte
,
perchè
si
rassereni
e
speri
.
"ALDO."
Se
un
fulmine
fosse
caduto
ai
piedi
di
Passiflora
,
non
gli
avrebbe
prodotto
la
terribile
commozione
che
l
'
agitava
dopo
quella
lettura
.
Ecco
perchè
Bianca
aveva
respinto
il
suo
aiuto
,
la
sua
protezione
!
Come
si
era
presa
giuoco
di
lui
!
Ma
ormai
aveva
un
'
arme
nelle
mani
che
poteva
servirgli
ad
attirare
Bianca
,
a
piegarla
ad
ogni
sua
volontà
.
Se
ella
resisteva
ancora
,
se
ricusava
di
venire
a
patti
con
lui
,
egli
informerebbe
Livio
di
tutto
.
Così
pensando
,
il
marchese
si
mise
a
un
tavolino
e
vergò
queste
righe
:
"
Contessa
,
"
Un
grave
pericolo
minaccia
voi
e
due
persone
che
vi
sono
care
!
Aldo
e
la
bambina
.
Questo
pericolo
io
solo
posso
scongiurarlo
.
Vi
prego
di
recarvi
senza
indugio
da
me
,
che
per
due
giorni
non
mi
muoverò
da
casa
per
attendervi
.
Spero
che
non
ricuserete
,
altrimenti
tutto
sarebbe
perduto
.
"PASSIFLORA."
Aggiunse
in
un
angolo
del
biglietto
il
proprio
indirizzo
colla
data
,
poi
lo
chiuse
in
una
busta
,
sulla
quale
scrisse
:
"
Signora
Celia
Lari
,
fermo
in
posta
"
come
era
scritto
sulla
busta
che
conteneva
la
lettera
dello
studente
.
Ed
uscì
per
impostarla
egli
stesso
.
Il
domani
egli
disse
al
suo
cameriere
che
poteva
restarsene
fuori
tutta
la
giornata
,
e
attese
,
solo
,
in
casa
,
che
la
contessa
vi
si
recasse
.
Fremeva
di
speranza
e
d
'
impazienza
.
A
un
tratto
il
suono
del
campanello
lo
scosse
.
Corse
ad
aprire
,
e
subito
svanì
ogni
sua
speranza
:
gli
stava
dinanzi
il
signor
Moreno
.
-
Voi
aspettavate
mia
figlia
,
-
disse
-
e
sono
venuto
io
.
Posso
entrare
?
-
Entrate
,
-
rispose
Passiflora
con
un
gesto
altero
.
E
sollevata
egli
stesso
una
portiera
,
lo
fece
passare
nel
salotto
,
gli
offrì
una
poltrona
.
-
Grazie
,
posso
parlare
anche
in
piedi
;
avremo
poco
da
dirci
,
-
soggiunse
in
tono
risoluto
il
signor
Moreno
.
E
guardando
bene
in
faccia
il
marchese
,
soggiunse
:
-
Che
tranello
volevate
tendere
a
Bianca
col
vostro
biglietto
?
-
Passiflora
si
fece
rosso
ed
una
fiamma
cupa
brillò
nei
suoi
occhi
.
-
Un
tranello
?
-
ripetè
senza
chinare
lo
sguardo
dinanzi
a
quello
del
signor
Moreno
.
-
Essa
ha
creduto
così
?
O
piuttosto
ha
voluto
far
credere
a
voi
,
mandandovi
al
suo
posto
,
di
non
conoscere
le
persone
che
io
le
nominavo
nel
mio
biglietto
?
-
Il
signor
Moreno
rimase
calmo
.
-
Mia
figlia
non
ha
bisogno
di
usare
alcun
sotterfugio
con
suo
padre
,
signor
marchese
.
Io
conosco
benissimo
quelle
persone
.
A
voi
domando
piuttosto
come
le
abbiate
conosciute
,
e
soprattutto
desidererei
sapere
perchè
la
lettera
diretta
alla
contessa
era
indirizzata
ferma
in
posta
alla
cameriera
Celia
.
-
Passiflora
fu
imprudente
.
Togliendo
dal
suo
portafogli
la
lettera
di
Aldo
,
disse
con
un
sorriso
freddo
ed
ironico
:
-
L
'
ho
imparato
dall
'
amante
di
vostra
figlia
!
-
Uno
schiaffo
sonoro
piombò
sulle
guance
di
Passiflora
,
seguito
da
queste
parole
:
-
Voi
siete
un
miserabile
,
signor
marchese
,
ed
avete
compiuto
un
'
azione
degna
della
galera
!
-
Passiflora
fece
l
'
atto
di
slanciarsi
sul
signor
Moreno
,
ma
la
riflessione
lo
trattenne
.
-
Mi
renderete
ragione
dell
'
insulto
fattomi
in
casa
mia
e
delle
parole
pronunziate
!
-
disse
con
voce
fremente
.
-
Voi
renderete
ragione
al
tribunale
di
aver
trafugato
una
lettera
,
facendola
ritirare
da
chi
è
pronto
a
testimoniarlo
!
-
ribattè
il
signor
Moreno
.
-
Un
uomo
d
'
onore
non
può
battersi
con
un
vile
!
-
Passiflora
fremeva
.
-
Andate
pure
a
denunziarmi
;
-
disse
con
un
sorriso
atroce
-
ma
domani
tutta
Torino
saprà
che
se
il
conte
Rossano
è
un
libertino
,
sua
moglie
e
suo
suocero
lo
valgono
.
-
Con
atto
violento
il
signor
Moreno
l
'
afferrò
per
il
petto
.
-
Datemi
quella
lettera
,
o
vi
schiaccio
!
-
Non
ve
la
darò
,
e
siccome
voi
venite
ad
aggredirmi
in
casa
mia
,
io
schiaccerò
voi
!
-
E
lottando
rabbiosamente
cercò
di
rovesciarlo
.
Allora
ebbe
luogo
fra
quei
due
una
lotta
feroce
.
Passiflora
,
reso
forsennato
dalla
rabbia
,
cercava
invano
di
abbattere
il
suo
avversario
,
che
,
più
calmo
,
tenace
,
respingeva
il
suo
assalto
.
Ad
un
tratto
un
pugno
dato
da
mano
maestra
piombò
come
una
mazzata
sul
capo
del
marchese
,
lo
stese
supino
a
terra
.
Calmo
,
il
signor
Moreno
tolse
al
gentiluomo
,
che
sembrava
morto
,
la
lettera
innocente
eppure
accusatrice
;
si
riaggiustò
gli
abiti
,
si
rimise
il
cappello
caduto
e
se
ne
andò
chiudendosi
l
'
uscio
alle
spalle
.
A
poco
a
poco
il
marchese
si
riebbe
e
allora
un
urlo
gli
sfuggì
dalle
labbra
;
-
Mi
vendicherò
,
mi
vendicherò
!
-
Mentre
Passiflora
imprecava
come
un
forsennato
,
la
porta
si
schiuse
e
rientrò
il
cameriere
,
chiedendo
:
-
Sono
tornato
troppo
presto
?
-
Passiflora
,
a
quelle
parole
,
a
quella
vista
,
non
si
contenne
più
.
Si
slanciò
sul
disgraziato
e
lo
sbattè
contro
il
muro
.
-
Anche
tu
mi
hai
giuocato
,
infame
!
-
esclamò
con
gli
occhi
stralunati
dal
furore
.
Il
cameriere
tremava
come
una
foglia
.
-
Ma
io
....
signor
marchese
....
-
Taci
,
o
ti
chiudo
la
bocca
per
sempre
!
Sì
,
tu
mi
hai
rubato
il
denaro
per
darlo
ad
una
sgualdrina
,
che
dopo
averti
consegnato
la
lettera
,
è
andata
a
raccontar
tutto
al
suo
padrone
.
-
Io
non
so
nulla
....
sono
innocente
....
-
Taci
!
-
urlò
di
nuovo
il
marchese
.
-
Se
tu
non
le
avessi
detto
il
mio
nome
,
io
non
sarei
stato
compromesso
per
causa
tua
.
Via
,
via
....
che
non
ti
veda
mai
più
!
-
Il
cameriere
si
avviò
per
uscire
.
Ma
Passiflora
,
già
ritornato
in
sè
,
comprese
che
nessuno
più
di
quel
domestico
poteva
in
quel
momento
servirlo
.
E
con
voce
cambiata
:
-
Fermati
!
-
disse
.
-
Oh
!
signor
marchese
,
adesso
la
riconosco
....
Non
potevo
credere
che
lei
mi
scacciasse
così
,
dopo
averla
servita
sempre
fedelmente
.
Le
giuro
che
io
non
ho
colpa
in
quanto
mi
dice
,
le
giuro
che
io
non
ho
pronunziato
il
suo
nome
,
e
non
so
come
abbiano
potuto
scoprirlo
,
ma
lo
saprò
.
-
Tu
non
farai
alcun
passo
senza
mio
ordine
,
e
mi
obbedirai
ciecamente
se
vuoi
rientrare
nelle
mie
grazie
.
-
Il
cameriere
si
lasciò
cadere
sulle
ginocchia
.
-
Mi
comandi
,
farò
tutto
quello
che
lei
vorrà
,
anche
se
mi
comandasse
un
delitto
.
-
Va
bene
,
alzati
;
domani
ti
dirò
quello
che
mi
aspetto
da
te
:
adesso
lasciami
,
vai
a
prepararmi
una
tazza
di
caffè
!
-
IX
.
Era
la
sera
di
ricevimento
in
casa
di
Cleo
,
o
piuttosto
di
Ilda
.
Luce
e
fiori
a
rifascio
.
Gli
invitati
dovevano
giungere
alle
dieci
.
Erano
le
otto
pomeridiane
,
e
nello
spogliatoio
Ilda
stava
discorrendo
con
Aldo
,
che
in
abito
da
società
aveva
l
'
aspetto
di
un
principe
.
Anche
Ilda
era
affascinante
nell
'
abito
impero
,
adorna
di
perle
e
di
brillanti
.
-
Siete
sicura
che
egli
venga
?
-
chiese
il
giovane
gravemente
.
-
Lo
vedrete
.
Quell
'
uomo
non
abbandona
la
preda
che
agogna
.
Ma
ricordate
bene
la
vostra
parte
.
-
Credo
che
il
pensiero
della
contessa
basterà
a
rendermi
superiore
a
me
stesso
.
-
Ilda
guardò
l
'
orologio
e
mormorò
:
-
Il
cavaliere
Trani
dovrebbe
già
essere
qui
.
-
In
quel
momento
una
cameriera
apparve
,
portando
sopra
un
vassoio
d
'
argento
un
biglietto
da
visita
.
-
È
lui
!
-
esclamò
con
vivacità
Ilda
.
-
Che
entri
,
che
entri
subito
!
-
Il
cavaliere
Umberto
Trani
apparve
.
Il
magistrato
,
sorridente
,
stese
la
mano
alla
giovane
,
dicendo
:
-
Vedo
con
piacere
che
mi
trovo
fra
conoscenti
.
Veramente
il
vostro
biglietto
firmato
Cleo
non
mi
avrebbe
fatto
sospettare
che
si
trattava
di
voi
.
Bravissima
!
Mi
rallegro
che
non
abbiate
più
quelle
idee
singolari
che
conquistarono
il
pubblico
a
vostro
favore
.
-
V
'
ingannate
,
signor
Trani
;
-
rispose
Ilda
-
quelle
idee
sussistono
sempre
,
ed
è
per
ciò
che
mi
vedete
trasformata
nella
cortigiana
Cleo
e
che
trovate
il
signor
Aldo
in
mia
compagnia
.
-
I
due
uomini
si
erano
stretti
scambievolmente
la
mano
,
ma
alle
parole
di
Ilda
il
cavalier
Trani
guardò
i
due
giovani
con
serietà
e
stupore
.
-
Mi
spiegherete
...
?
-
disse
.
-
Vi
ho
pregato
di
venire
da
me
un
'
ora
prima
che
giungano
gli
altri
invitati
appunto
per
parlarvi
liberamente
,
-
rispose
Ilda
.
-
Favorite
sedere
e
vi
spiegheremo
subito
tutto
.
-
Il
magistrato
obbedì
.
-
Parlerò
io
,
signor
Aldo
,
-
soggiunse
la
giovane
volgendosi
allo
studente
,
che
fece
un
cenno
affermativo
.
-
Voi
sapete
,
signor
Trani
,
come
io
stia
cercando
colui
che
spinse
il
mio
fidanzato
a
commettere
un
delitto
?
-
E
l
'
avete
trovato
?
-
Non
ancora
,
ma
ho
degli
indizi
.
Il
signor
Aldo
,
divenuto
mio
amico
,
come
aiutò
in
quella
notte
funesta
ad
arrestare
l
'
assassino
,
così
mi
aiuterà
a
scoprire
colui
che
armò
la
mano
del
disgraziato
.
Per
giungere
a
tale
scopo
io
,
povera
commessa
,
sono
divenuta
la
ricchissima
cortigiana
Cleo
;
Aldo
,
il
nobile
e
povero
studente
,
passerà
per
l
'
uomo
che
mi
mantiene
.
-
Lo
sguardo
del
magistrato
si
fissava
intensamente
su
Ilda
.
-
Ed
i
mezzi
,
chi
ve
li
procura
?
-
Il
signor
Moreno
,
a
nome
della
contessa
Bianca
Rossano
sua
figlia
.
Essa
vuole
ad
ogni
costo
scoprire
il
mistero
di
quell
'
assassinio
o
piuttosto
il
segreto
delle
parole
pronunziate
dell
'
assassinata
appena
l
'
ebbe
veduta
.
-
Umberto
Trani
era
divenuto
pensieroso
.
-
Ascoltatemi
:
-
disse
-
io
dovrei
distogliervi
da
tali
idee
,
tanto
più
che
,
se
riusciste
a
scoprire
più
di
quello
che
ho
scoperto
io
,
passerei
per
un
magistrato
da
poco
.
Ma
io
ho
cuore
e
coscienza
,
ed
apprezzo
il
vostro
nobile
intento
;
per
cui
mi
unisco
a
voi
,
pronto
ad
aiutarvi
in
tutto
,
pronto
ad
attestare
di
essermi
ingannato
,
ma
ancora
in
tempo
a
prendermi
una
rivincita
.
-
Grazie
,
grazie
!
-
dissero
ad
un
tempo
Aldo
ed
Ilda
.
-
La
contessa
e
noi
non
dubitammo
un
istante
del
vostro
appoggio
.
-
Umberto
sorrise
,
orgoglioso
di
quello
slancio
sincero
.
-
Ditemi
dunque
qual
parte
mi
avete
preparata
e
su
chi
cadono
i
vostri
sospetti
.
-
Su
persona
che
voi
conoscete
e
che
vi
sembrerà
impossibile
abbia
avuto
rapporti
coll
'
assassino
:
il
conte
Rossano
,
-
disse
Ilda
.
Il
magistrato
trasalì
.
-
Il
conte
non
conosceva
Fabio
.
-
Fabio
stesso
lo
presentò
a
me
.
-
Umberto
Trani
divenne
agitatissimo
.
-
E
voi
me
lo
nascondeste
?
-
Feci
male
,
ma
Fabio
me
l
'
aveva
imposto
;
e
se
ora
manco
al
giuramento
fatto
al
mio
fidanzato
,
è
perchè
mi
sono
persuasa
che
il
conte
non
merita
alcun
riguardo
.
E
dire
che
Fabio
mi
aveva
raccomandata
a
lui
.
Ah
!
povero
disgraziato
!
-
La
giovane
raccontò
al
Trani
quanto
noi
già
sappiamo
e
concluse
:
-
Del
resto
,
sarà
difficile
smascherarlo
.
-
Essa
parlò
ancora
a
lungo
,
senza
che
il
magistrato
la
interrompesse
.
Una
cameriera
venne
ad
avvertire
che
i
convitati
cominciavano
a
giungere
.
-
Bisogna
che
io
prenda
il
mio
posto
di
padrona
di
casa
,
-
disse
Ilda
,
volgendosi
ai
due
uomini
.
-
Voi
rimanete
pure
ancora
qui
.
Aldo
conosce
la
casa
e
saprà
indicarvi
da
quale
parte
passare
quando
vorrete
fare
la
vostra
comparsa
nel
salone
.
A
rivederci
.
-
Impossibile
immaginare
casa
più
ricca
ed
artistica
di
quella
della
bellissima
cortigiana
:
una
fila
di
stanze
,
splendidamente
addobbate
,
fantasticamente
illuminate
,
nel
cui
centro
un
salone
circolare
,
adorno
di
arazzi
.
Lì
stava
la
fata
del
luogo
.
I
primi
arrivati
erano
giovani
dell
'
alta
società
,
che
accompagnavano
due
orizzontali
assai
note
.
Ilda
le
accolse
con
un
gentile
sorriso
,
e
mentre
esse
si
mostravano
entusiaste
di
ciò
che
vedevano
e
la
coprivano
di
elogi
e
di
complimenti
,
la
giovane
indicò
loro
di
sedere
e
mosse
incontro
ad
altri
venuti
.
Le
sale
non
tardarono
ad
affollarsi
:
uomini
distinti
,
alcuni
appartenenti
alla
nobiltà
,
altri
alla
finanza
,
al
commercio
;
non
mancavano
gli
ufficiali
,
gli
artisti
,
i
letterati
.
Le
donne
erano
in
minor
numero
e
sapevano
contenersi
bene
.
Ilda
nel
suo
invito
prometteva
un
po
'
di
musica
e
il
ballo
;
in
ultimo
la
cena
chiuderebbe
il
ricevimento
.
Ilda
era
la
Regina
della
festa
.
Sorrideva
a
tutti
,
ma
guardava
impaziente
l
'
entrata
del
salone
,
spiando
l
'
arrivo
del
conte
.
Umberto
Trani
,
che
si
aggirava
pei
salotti
,
si
sentì
dire
a
un
tratto
:
-
Anche
voi
,
severo
magistrato
,
in
questo
tempio
della
ricchezza
e
dell
'
amore
?
-
Si
voltò
:
era
il
marchese
Passiflora
,
colà
condotto
da
un
amico
.
Il
magistrato
sorrise
.
-
Tutti
i
luoghi
sono
buoni
per
me
,
per
studiare
i
tipi
....
-
....
dei
delinquenti
?
-
interruppe
con
uno
scroscio
di
risa
il
marchese
.
-
Perchè
no
?
Chi
vi
dice
che
qui
non
vi
sia
qualcuno
che
finisca
i
suoi
giorni
in
prigione
?
Anche
la
padrona
di
casa
fu
mia
cliente
e
corse
il
rischio
di
essere
rinchiusa
.
-
Come
?
-
Ma
sì
;
la
bella
Cleo
non
è
altri
che
Ilda
,
l
'
eroina
del
processo
di
Fabio
Ribera
,
l
'
assassino
di
Giulietta
Lovera
!
-
Chi
la
mantiene
in
questo
lusso
?
-
Quel
giovinetto
che
ora
le
sta
vicino
e
le
parla
:
Aldo
Pomigliano
.
-
Passiflora
sussultò
.
-
Vi
saluto
,
marchese
,
-
disse
il
magistrato
,
che
avendo
veduto
entrare
il
conte
Rossano
,
subito
si
diresse
verso
Ilda
.
La
giovane
si
era
seduta
al
fianco
di
Aldo
e
lo
guardava
con
amore
.
Parlavano
sommesso
e
ridevano
,
non
curandosi
del
pianista
che
molti
ascoltavano
in
estasi
.
Ilda
aveva
veduto
entrare
il
conte
,
che
le
si
avvicinò
per
salutarla
.
-
Vi
ringrazio
di
esser
venuto
!
-
diss
'
ella
.
-
Vi
ringrazio
io
di
ricevermi
,
signorina
Ilda
,
-
replicò
il
conte
.
-
Chiamatemi
Cleo
:
è
adesso
il
mio
nome
,
quantunque
qui
conoscano
tutti
o
quasi
tutti
la
mia
storia
.
-
Aldo
,
che
frattanto
fissava
la
giovane
colle
sopracciglia
aggrottate
,
chiamò
in
tono
imperioso
:
-
Cleo
!
-
Ella
si
voltò
languidamente
verso
lui
,
chiedendogli
:
-
Che
volete
,
amico
mio
?
-
Aldo
sussurrò
alcune
parole
,
che
fecero
scoppiare
dalle
risa
la
giovane
.
-
Sentite
,
conte
,
sentite
:
-
esclamò
rivolgendosi
a
Livio
,
pallido
,
convulso
per
la
gelosia
-
il
signor
Aldo
Pomigliano
,
che
vi
presento
,
credeva
nientemeno
che
voi
foste
il
mio
ex
fidanzato
,
colui
che
è
in
galera
!
-
Il
conte
rivolse
uno
sguardo
feroce
allo
studente
.
-
Signore
!
-
disse
in
tono
di
minaccia
.
-
Scusate
;
-
interruppe
Aldo
,
che
appariva
più
sorpreso
che
confuso
-
ma
voi
avete
col
signor
Ribera
una
rassomiglianza
straordinaria
;
me
ne
appello
al
cavalier
Trani
-
Il
magistrato
,
che
era
poco
distante
,
si
volse
vivamente
chiedendo
:
-
Che
c
'
è
?
-
E
veduto
il
conte
Rossano
gli
andò
incontro
stendendogli
la
mano
.
-
Anche
voi
qui
?
-
disse
.
-
Sì
;
-
rispose
Ilda
,
che
subito
narrò
il
piccolo
incidente
,
mentre
Aldo
ripeteva
:
-
Me
ne
appello
a
voi
:
lo
trovate
somigliante
al
Ribera
?
-
Umberto
Trani
guardò
il
conte
e
disse
giovialmente
:
-
Toh
,
è
vero
!
Non
lo
avevo
osservato
.
Avete
perfino
lo
stesso
neo
sulla
guancia
sinistra
!
-
In
quel
momento
uno
scroscio
di
applausi
rimbombò
nel
salone
,
diretti
al
pianista
.
Ilda
prese
a
braccetto
Aldo
e
si
allontanò
.
Umberto
Trani
ed
il
conte
andarono
a
fumare
nella
galleria
,
che
metteva
in
comunicazione
le
sale
con
le
stanze
di
Ilda
.
-
Chi
avrebbe
mai
detto
,
-
esclamò
il
Trani
mentre
accendeva
un
'
avana
-
che
quella
modesta
commessa
sarebbe
divenuta
la
bella
Cleo
,
la
mantenuta
di
colui
che
ne
arrestò
il
fidanzato
!
-
Livio
sussultò
.
-
Come
?
Il
signor
Aldo
è
colui
del
quale
parlavano
i
giornali
al
tempo
del
processo
?
Ma
,
se
non
m
'
inganno
,
si
diceva
che
era
povero
.
-
È
vero
;
ma
si
dice
che
abbia
avuto
un
'
eredità
.
-
I
due
uomini
furono
interrotti
dall
'
entrata
di
una
terza
persona
nella
galleria
.
Era
il
marchese
di
Passiflora
.
Questi
,
riandando
nella
mente
il
contenuto
della
lettera
che
il
signor
Moreno
era
giunto
a
carpirgli
,
fu
persuaso
che
Aldo
,
il
protettore
della
bella
Cleo
,
fosse
l
'
amante
della
contessa
Rossano
e
gli
parve
di
aver
trovato
il
modo
di
vendicarsi
.
Passiflora
aveva
veduto
il
conte
Livio
,
e
come
se
non
ricordasse
più
l
'
affronto
fattogli
alla
tenuta
,
gli
andò
incontro
col
sorriso
sulle
labbra
.
-
Tu
pure
in
casa
della
bella
Cleo
?
-
esclamò
giovialmente
.
-
Discolo
!
Queste
scappate
dovreste
lasciarle
fare
agli
scapoli
,
non
è
vero
,
cavaliere
?
-
Così
dicendo
si
rivolse
ad
Umberto
Trani
che
conosceva
.
-
Ho
moglie
anch
'
io
;
-
rispose
il
magistrato
-
ma
non
credo
di
commettere
adulterio
passando
un
'
ora
in
amabile
compagnia
,
tanto
più
quando
non
si
ha
altro
scopo
che
divertirsi
.
-
Ciascuno
ha
il
diritto
di
pensare
come
vuole
.
Livio
,
-
soggiunse
rivolto
al
conte
-
puoi
star
meco
cinque
minuti
?
Ho
bisogno
di
parlarti
.
-
Umberto
Trani
s
'
inchinò
,
allontanandosi
.
Allorchè
il
magistrato
fu
scomparso
,
il
volto
di
Passiflora
non
espresse
che
una
dolce
melanconia
,
e
prendendo
a
braccetto
l
'
amico
,
gli
disse
:
-
Memore
della
nostra
passata
amicizia
,
io
provo
per
te
in
questo
momento
tanta
e
sì
profonda
compassione
,
che
ti
domando
perdono
se
un
giorno
fui
quasi
brutale
con
te
.
-
Livio
lo
guardò
con
sorpresa
.
Passiflora
si
prendeva
giuoco
di
lui
?
-
Non
ti
comprendo
!
-
esclamò
.
-
Perchè
ti
faccio
compassione
?
-
Possibile
che
tu
non
soffra
?
Possibile
che
non
ti
stia
a
cuore
,
se
non
l
'
affetto
,
almeno
il
denaro
di
tua
moglie
?
-
Che
c
'
entrano
adesso
i
denari
della
contessa
con
un
supposto
inganno
?
-
domandò
Livio
a
denti
stretti
.
Un
sorriso
ironico
increspò
le
labbra
del
marchese
.
-
Povero
illuso
,
bisognerà
proprio
che
ti
spieghi
tutto
!
Mentre
tu
folleggi
,
altri
prende
il
tuo
posto
.
-
Livio
divenne
livido
.
-
Parla
chiaro
!
-
esclamò
con
voce
rauca
.
-
Queste
tue
reticenze
mi
uccidono
.
Che
sai
?
-
Il
marchese
lo
trasse
dietro
un
gruppo
di
fogliami
,
che
li
nascose
intieramente
.
-
Hai
tu
osservato
bene
il
protettore
della
bella
Cleo
?
-
disse
con
voce
che
parve
un
sibilo
.
Agitato
da
una
strana
commozione
,
Livio
rispose
:
-
Sì
;
ebbene
?
-
Sai
di
dove
provengano
quelle
ricchezze
,
che
gli
servono
a
mantenere
il
lusso
sfrontato
che
ci
circonda
?
-
No
.
-
Il
denaro
che
qui
si
spende
è
denaro
di
tua
moglie
,
per
conseguenza
,
tuo
.
-
Tu
menti
!
-
gridò
il
conte
.
-
Sapevo
bene
che
non
mi
avresti
creduto
;
-
disse
amaramente
il
marchese
-
eppure
è
la
verità
.
Tu
mi
dirai
perchè
io
cerchi
di
schiacciare
in
tal
modo
la
contessa
;
ma
sai
che
l
'
ho
amata
prima
di
te
,
ed
ho
avuto
la
debolezza
di
continuare
ad
amarla
,
sperando
che
il
giorno
in
cui
avesse
aperti
gli
occhi
sul
conto
tuo
,
sarebbe
stata
mia
.
Ebbene
,
il
giorno
venne
in
cui
essa
ti
disprezzò
;
ma
quando
le
offrii
il
mio
appoggio
mi
respinse
di
nuovo
.
Allora
,
nella
stessa
guisa
che
avrei
commesso
un
delitto
per
possederla
,
così
avrei
dato
il
mio
sangue
per
vendicarmi
del
suo
disprezzo
.
La
feci
spiare
,
ed
ho
scoperto
che
essa
ha
un
amante
,
e
che
è
madre
di
una
creatura
di
lui
.
-
Il
conte
cacciò
un
urlo
,
afferrando
il
braccio
del
marchese
.
-
Non
è
vero
;
è
una
menzogna
orribile
la
tua
,
e
me
ne
renderai
conto
!
-
Quando
vorrai
;
-
disse
con
calma
Passiflora
-
ma
quand
'
anche
tu
mi
uccidessi
,
non
potrai
distruggere
quello
che
è
!
-
Il
conte
passò
a
un
tratto
dal
furore
alla
calma
;
i
suoi
lineamenti
si
distesero
,
e
con
accento
cambiato
:
-
Hai
ragione
!
-
disse
al
marchese
.
-
Un
duello
fra
noi
non
avrebbe
alcuna
utilità
.
Io
voglio
vendicarmi
del
mio
odiato
rivale
,
e
tu
mi
aiuterai
.
-
Ti
ho
avvertito
e
basta
:
ora
tocca
a
te
!
-
Un
momento
dopo
i
due
uomini
rientravano
nel
salone
,
disinvolti
come
se
nulla
fosse
stato
.
X
.
Quando
la
contessa
Bianca
Rossano
,
aperta
la
busta
che
credeva
contenesse
la
lettera
di
Aldo
,
trasse
invece
il
biglietto
del
marchese
Passiflora
e
lo
lesse
provò
un
'
angoscia
spaventevole
ed
ebbe
appena
la
forza
di
suonare
il
campanello
per
chiamare
la
cameriera
.
Celia
accorse
,
e
vedendo
la
signora
così
abbattuta
,
chiese
con
sgomento
:
-
Mio
Dio
,
che
è
successo
?
-
Sono
stata
tradita
.
-
Per
carità
,
si
spieghi
!
Chi
l
'
ha
tradita
?
-
Non
lo
so
,
ma
tu
forse
potrai
scoprirlo
.
-
Mi
alca
che
cosa
devo
fare
:
io
sono
pronta
a
tutto
per
lei
.
-
Hai
mai
rivelato
ad
altri
che
le
lettere
a
te
indirizzate
ferme
in
posta
erano
per
me
?
-
Giammai
!
-
proruppe
Celia
in
preda
a
un
febbrile
orgasmo
,
ma
con
l
'
accento
della
verità
-
Eppure
,
qualcuno
l
'
ha
saputo
,
ha
fatto
ritirare
una
di
quelle
lettere
.
-
Impossibile
!
-
gridò
Celia
.
-
L
'
impiegato
postale
non
può
consegnarle
che
a
me
....
-
La
lettera
che
oggi
hai
ritirata
e
conteneva
questo
biglietto
ti
proverà
il
contrario
:
leggi
.
-
Celia
obbedì
,
lasciando
sfuggire
un
'
esclamazione
di
terrore
.
-
Ma
io
non
comprendo
....
-
balbettò
.
-
Qui
si
parla
di
un
pericolo
del
signor
Aldo
,
della
bambina
...
-
Con
un
gesto
la
contessa
l
'
interruppe
.
-
Questo
biglietto
è
un
tranello
;
il
marchese
Passiflora
nulla
sa
di
quello
che
mi
riguarda
,
e
se
ha
indirizzata
la
lettera
a
te
,
per
certo
ne
ebbe
un
'
altra
di
Aldo
tra
le
mani
.
-
Celia
crollava
il
capo
.
-
Non
posso
crederci
,
contessa
.
Se
me
lo
permette
,
vado
subito
alla
posta
,
non
potendo
rimanere
in
questa
incertezza
.
-
Vai
.
-
E
Bianca
attese
che
la
sua
cameriera
le
recasse
la
conferma
di
quanto
credeva
.
Celia
non
stette
assente
più
di
mezz
'
ora
.
Quando
tornò
,
il
suo
viso
aveva
un
atteggiamento
così
addolorato
,
che
Bianca
ne
fu
commossa
.
-
Ebbene
,
avevo
ragione
?
-
chiese
la
contessa
sollevandosi
sulla
poltrona
.
-
Sì
;
una
miserabile
si
è
presentata
all
'
impiegato
della
posta
con
un
mio
biglietto
,
in
cui
pregavo
di
consegnare
la
lettera
a
me
diretta
,
trovandomi
ammalata
.
-
Chi
può
essere
colei
?
-
Dai
connotati
ho
capito
che
si
tratta
di
Peretta
,
la
sotto
-
cameriera
.
-
Bianca
fece
un
atto
di
sorpresa
.
-
Ma
essa
sarà
stata
spinta
da
altri
.
Va
'
a
dirle
che
ho
bisogno
di
parlarle
;
ma
,
te
ne
prego
,
fa
'
che
non
sospetti
di
che
si
tratta
.
-
L
'
obbedirò
,
benchè
mi
senta
il
desiderio
di
torcerle
il
collo
.
-
Peretta
comparì
in
compagnia
di
Celia
.
Era
una
bella
ragazza
,
dall
'
aria
un
po
'
sfrontata
.
-
La
signora
contessa
ha
bisogno
di
me
?
-
chiese
.
-
Sì
;
lasciaci
,
Celia
.
-
Questa
obbedì
.
-
Ora
dimmi
:
-
domandò
Bianca
a
Peretta
-
quanto
ti
hanno
dato
per
ritirare
dalla
posta
una
lettera
diretta
a
Celia
?
-
Io
non
capisco
....
-
balbettò
la
ragazza
.
-
È
inutile
che
tu
finga
;
so
tutto
,
e
se
ricusi
di
parlare
,
questa
sera
stessa
dormirai
in
prigione
.
-
Peretta
si
abbandonò
sopra
una
sedia
.
-
Sono
rovinata
!
-
esclamò
.
-
Se
tu
dirai
la
verità
,
nessuno
ti
farà
del
male
e
continuerò
a
tenerti
al
mio
servizio
.
-
Ebbene
,
tanto
peggio
per
coloro
che
mi
hanno
messa
nell
'
imbroglio
.
È
verissimo
:
io
ho
ritirato
dalla
posta
una
lettera
diretta
a
Celia
,
per
istigazione
e
dietro
il
biglietto
di
un
uomo
che
mi
fa
la
corte
.
-
Sai
il
suo
nome
?
-
No
;
da
che
gli
consegnai
la
lettera
non
l
'
ho
più
veduto
.
-
Ti
ha
parlato
di
me
?
-
No
,
mai
,
lo
giuro
!
Mi
disse
soltanto
che
voleva
sapere
gli
intrighi
di
Celia
,
perchè
io
ebbi
l
'
imprudenza
di
confidargli
che
l
'
avevo
vista
recarsi
alla
posta
a
ritirare
delle
lettere
.
-
Va
bene
,
puoi
andartene
;
ma
se
vuoi
rimanere
al
mio
servizio
,
non
agire
più
con
una
leggerezza
che
avrebbe
potuto
aprirti
le
porte
d
'
una
prigione
,
ove
Celia
fosse
stata
così
cattiva
da
denunziarti
.
-
Per
carità
,
signora
contessa
,
mi
perdoni
e
preghi
Celia
di
perdonarmi
!
-
Ormai
certa
che
si
trattava
di
un
tranello
del
marchese
Passiflora
,
Bianca
si
confidò
al
padre
.
Sappiamo
già
quello
che
fece
il
signor
Moreno
in
casa
del
marchese
Passiflora
.
Bianca
aspettava
il
padre
in
preda
a
mille
tristi
presentimenti
.
Quando
egli
fu
di
ritorno
,
le
disse
:
-
Tu
avevi
indovinato
:
il
marchese
ha
commesso
una
vile
azione
;
ma
io
sono
giunto
a
strappargli
questa
lettera
che
,
resa
pubblica
,
sarebbe
stata
il
tuo
disonore
e
la
mia
morte
.
-
Un
'
onda
di
sangue
imporporò
la
fronte
di
Bianca
,
mentre
i
suoi
occhi
si
velavano
di
lacrime
.
-
Padre
mio
!
-
Hai
avuto
torto
a
permettere
ad
Aldo
un
linguaggio
familiare
,
che
potrebbe
far
credere
ad
una
relazione
colpevole
.
Basterebbero
queste
frasi
per
perderti
!
"
Quando
ritorneranno
quei
brevi
e
rapidi
istanti
passati
insieme
con
la
nostra
bambina
?
Dal
giorno
che
tu
sei
partita
,
ella
si
è
fatta
triste
,
triste
,
e
chiama
sempre
la
sua
mammina
.
E
ieri
l
'
altro
,
appena
mi
vide
,
mi
corse
incontro
,
gridando
:
"
Babbo
,
perchè
non
hai
condotto
teco
la
mamma
?
"
Ora
dimmi
se
questa
lettera
non
sarebbe
la
tua
condanna
,
il
tuo
disonore
.
Tuo
marito
avrebbe
potuto
con
essa
intentarti
un
processo
d
'
adulterio
,
ed
il
colpevole
sarebbe
passato
per
vittima
,
avrebbe
trionfato
!
-
Bianca
chinò
il
capo
sul
petto
:
sentiva
che
suo
padre
aveva
ragione
.
-
Per
fortuna
,
-
continuò
il
signor
Moreno
-
il
pericolo
adesso
è
scomparso
;
ma
il
marchese
Passiflora
non
è
uomo
da
sopportare
in
pace
l
'
umiliazione
che
gli
ho
fatta
subire
:
bisogna
guardarsi
da
lui
.
Intanto
tu
non
devi
più
scrivere
,
nè
ricevere
lettere
dal
signor
Pomigliano
:
l
'
avvertirò
io
.
-
Bianca
non
replicò
,
ma
uscito
il
padre
diede
in
un
pianto
dirotto
.
Così
le
era
tolta
la
gioia
di
intrattenersi
per
lettera
con
Aldo
,
di
sapere
le
nuove
di
Gina
,
perchè
essa
era
legata
da
una
catena
infrangibile
.
Celia
,
trovata
la
sua
padrona
piangente
,
fece
sforzi
straordinari
per
consolarla
.
-
Non
si
disperi
così
;
-
le
disse
quando
ne
seppe
la
cagione
-
se
non
può
più
scrivere
,
andrò
io
a
trovare
il
signor
Aldo
e
le
porterò
sue
nuove
.
-
Bianca
scosse
il
capo
.
-
No
,
-
rispose
-
sarebbe
lo
stesso
che
disobbedire
a
mio
padre
;
ed
egli
soffre
già
troppo
per
cagion
mia
.
-
Il
suo
accesso
di
debolezza
era
passato
ed
ella
si
ripromise
di
attendere
gli
avvenimenti
.
Quella
sera
,
prima
di
coricarsi
,
la
contessa
,
inginocchiata
,
pregava
:
-
Mio
Dio
,
fate
che
Aldo
non
mi
dimentichi
,
e
se
il
pensare
a
lui
è
una
colpa
,
fate
tacere
il
mio
cuore
e
non
mi
punite
maggiormente
,
Signore
!
-
*
*
*
Il
conte
Rossano
,
quando
gl
'
invitati
della
bella
Cleo
si
misero
a
cena
,
scomparve
,
senza
salutare
alcuno
,
dalla
palazzina
.
Attraversato
un
salotto
,
aprì
un
uscio
,
e
si
trovò
in
un
elegantissimo
gabinetto
,
tappezzato
di
stoffa
ricamata
d
'
oro
,
dai
mobili
preziosi
,
paraventi
,
stuoie
,
giardiniere
,
e
dal
quale
si
accedeva
nella
camera
da
letto
di
Ilda
.
Il
conte
voleva
avere
quella
sera
stessa
un
colloquio
da
solo
a
solo
con
la
giovane
.
La
camera
ed
il
gabinetto
erano
illuminati
da
lampade
col
globo
velato
,
che
proiettavano
all
'
intorno
una
luce
debolissima
.
Il
conte
cercò
a
suo
agio
il
luogo
per
nascondersi
e
lo
trovò
in
un
vano
comodissimo
,
nascosto
da
un
drappeggio
di
velluto
che
scendeva
fino
sul
tappeto
.
Dietro
quel
vano
potè
mettere
una
seggiola
,
onde
starvi
più
comodo
.
Egli
riandava
gli
avvenimenti
di
quella
sera
,
e
delle
vampe
di
calore
gli
salivano
al
capo
.
Non
gli
pareva
naturale
l
'
osservazione
di
Aldo
sulla
sua
somiglianza
con
Fabio
Ribera
.
Ilda
doveva
aver
detto
della
relazione
che
esisteva
fra
lui
e
l
'
assassino
....
Fors
'
anche
aveva
supposto
e
confidato
agli
altri
che
l
'
istigatore
di
quel
delitto
doveva
essere
lui
.
E
mormorava
:
-
Insensata
,
tu
non
scoprirai
nulla
,
nè
gli
altri
saranno
più
fortunati
di
te
.
L
'
assassino
è
Fabio
;
nessun
mezzo
,
per
quanto
abile
,
varrà
a
strappargli
di
bocca
la
verità
.
Egli
mi
è
troppo
devoto
!
-
Un
sorriso
diabolico
sfiorava
le
sue
labbra
.
PARTE
TERZA
Il
passato
.
I
.
Quarant
'
anni
prima
degli
avvenimenti
narrati
,
in
una
brutta
sera
d
'
autunno
,
nella
camera
da
letto
dell
'
avvocato
Zeno
Mestre
,
una
delle
figure
più
spiccate
della
magistratura
torinese
,
si
svolgeva
una
scena
pietosa
.
L
'
avvocato
,
ancora
in
giovane
età
,
agonizzava
.
Affranta
dal
dolore
,
lo
assisteva
la
compagna
adorata
della
sua
vita
,
la
signora
Valeria
,
una
gentildonna
tutta
cuore
,
ma
di
una
debolezza
di
carattere
eccessiva
e
di
una
timidità
estrema
,
sebbene
toccasse
la
quarantina
.
Quantunque
il
medico
l
'
avesse
avvertita
che
la
malattia
non
lasciava
speranza
,
ella
sperava
ancora
.
Che
avrebbe
ella
fatto
senza
il
marito
,
che
era
il
solo
appoggio
alla
sua
debolezza
,
il
solo
che
la
incoraggiasse
?
Egli
soprattutto
era
l
'
unico
che
avesse
potere
su
Stefana
,
una
giovinetta
quindicenne
,
loro
figlia
,
che
,
sotto
un
'
apparenza
d
'
angelo
,
nascondeva
il
più
feroce
egoismo
e
dominava
la
madre
,
che
non
aveva
la
forza
d
'
opporsi
alle
sue
volontà
.
Stefana
ebbe
le
convulsioni
quando
seppe
del
pericolo
del
padre
,
e
,
come
sua
madre
,
vegliò
tre
notti
,
senza
allontanarsi
mai
;
sembrava
che
uno
strappo
spaventoso
si
fosse
prodotto
nel
suo
cuore
al
pensiero
di
quella
perdita
,
ma
in
realtà
i
suoi
occhi
erano
rimasti
aridi
,
nè
aveva
avuto
un
battito
di
più
.
Pensava
che
la
morte
del
padre
la
privava
di
un
despota
contro
il
quale
mai
potè
ribellarsi
.
Egli
solo
la
teneva
in
soggezione
.
Sua
madre
,
intanto
,
con
la
testa
appoggiata
al
guanciale
del
morente
,
piangeva
da
far
pietà
.
Dall
'
altra
parte
del
letto
stavano
una
suora
ed
una
cameriera
.
Nella
stanza
non
si
udiva
che
il
bisbiglìo
della
suora
,
il
penoso
respiro
del
morente
,
e
di
quando
in
quando
un
singhiozzo
della
signora
Mestre
.
-
Chi
piange
?
-
chiese
ad
un
tratto
il
moribondo
,
volgendo
penosamente
la
testa
sul
guanciale
.
-
Valeria
....
-
Ella
si
asciugò
in
fretta
gli
occhi
,
si
chinò
a
baciarlo
.
-
Zeno
....
Zeno
mio
!
...
-
Povera
cara
,
non
voglio
che
tu
pianga
così
.
Sei
qui
sola
?
-
No
,
Zeno
;
vi
sono
Stefana
,
suor
Orsola
e
Concetta
.
-
Di
'
loro
che
escano
dalla
camera
,
voglio
rimanere
solo
con
te
.
-
Fu
obbedito
.
Allora
il
moribondo
,
presa
una
mano
della
moglie
:
-
Valeria
,
ascoltami
:
-
disse
-
io
muoio
....
-
Valeria
balbettò
:
-
No
,
no
,
non
voglio
che
tu
muoia
,
Zeno
!
-
Bisogna
rassegnarsi
.
Non
disperarti
così
,
te
ne
scongiuro
,
se
vuoi
vedermi
chiudere
gli
occhi
tranquillo
!
Valeria
,
se
io
rimpiango
in
quest
'
istante
la
vita
,
è
per
te
,
povera
cara
,
perchè
ti
lascio
con
una
figlia
,
dalla
quale
non
sai
farti
obbedire
e
rispettare
,
e
che
ti
procurerà
molti
dolori
.
-
La
madre
ebbe
uno
slancio
generoso
.
-
Stefana
ha
buon
cuore
,
-
esclamò
-
l
'
ho
compreso
in
questi
giorni
,
in
cui
ha
diviso
i
miei
tormenti
!
-
Non
illuderti
,
Valeria
:
io
ho
letto
nell
'
animo
suo
:
nulla
la
commuove
;
mentre
versa
lacrime
,
rimane
insensibile
.
Ho
cercato
di
modificare
il
suo
carattere
,
ma
purtroppo
non
sono
riuscito
.
Ricordalo
,
Valeria
:
frena
quella
fanciulla
con
mano
di
ferro
,
o
tu
verserai
lacrime
di
sangue
per
cagion
sua
!
-
Zeno
,
Zeno
,
che
farò
senza
te
?
-
Devi
vincere
ad
ogni
costo
la
tua
debolezza
,
che
sarebbe
la
perdita
di
tua
figlia
e
la
tua
:
promettilo
,
Valeria
,
prometti
di
non
piegarti
più
ai
suoi
capricci
,
di
sorvegliare
ogni
suo
atto
,
di
soffocare
ogni
sua
ribellione
,
e
magari
rinchiudila
.
Io
ti
lascio
ricca
,
lo
sai
,
e
questa
ricchezza
può
essere
la
rovina
di
tua
figlia
;
per
cui
tu
devi
nascondergliela
.
Io
ho
scritto
il
testamento
in
modo
che
ella
creda
di
avere
appena
una
rendita
bastante
per
vivere
,
come
l
'
ha
creduto
finora
.
Una
parte
del
nostro
patrimonio
l
'
ho
affidata
al
notaro
Vannucci
,
il
mio
unico
amico
,
che
sarà
tutore
di
Stefana
e
ti
aiuterà
nel
compito
che
ti
lascio
.
Tu
gli
obbedirai
come
a
me
:
egli
ha
ricevuto
tutte
le
mie
istruzioni
,
saprà
guidarti
,
sostenerti
.
-
Cessa
,
per
pietà
,
cessa
,
o
il
mio
povero
cuore
si
spezza
!
-
Egli
posò
la
mano
sul
bruno
capo
che
si
curvava
sul
petto
di
lui
.
-
Povero
e
caro
angelo
,
noi
ci
rivedremo
un
giorno
in
Cielo
.
Intanto
prometti
di
esaudire
i
miei
voleri
.
-
Sì
,
Zeno
,
sì
,
te
lo
giuro
!
-
Grazie
;
ora
sono
contento
.
Puoi
chiamare
nostra
figlia
,
intanto
che
manderai
per
il
mio
amico
.
-
La
sua
respirazione
si
era
fatta
più
ansante
.
Valeria
si
affrettò
ad
obbedirlo
.
Stefana
apparve
,
col
volto
serafico
,
atteggiato
al
più
profondo
dolore
.
-
Eccomi
,
babbo
;
-
disse
-
che
vuoi
?
-
Voglio
che
in
questo
supremo
momento
tu
mi
giuri
di
rispettare
tua
madre
,
di
obbedirla
in
tutto
,
di
considerarla
quale
è
veramente
,
la
più
santa
delle
madri
,
la
più
degna
di
essere
amata
.
-
Stefana
gettò
le
braccia
al
collo
di
Valeria
con
un
affetto
che
parve
sincero
.
-
Babbo
,
te
lo
giuro
:
se
tu
dovessi
mancarmi
,
io
non
vivrò
che
per
mia
madre
.
-
Valeria
singhiozzava
stringendo
al
petto
la
figlia
.
Il
moribondo
alzò
la
mano
con
un
gesto
solenne
.
-
Dio
ti
ascolta
,
Stefana
!
Guai
se
tu
mancassi
al
giuramento
fatto
al
letto
di
morte
di
tuo
padre
!
Saresti
disgraziata
per
tutta
la
vita
.
Ma
non
voglio
pensarci
,
e
benedico
Dio
che
mi
ha
colpito
,
se
la
mia
morte
può
servire
a
cambiare
il
tuo
cuore
,
i
tuoi
sentimenti
.
Come
ho
detto
a
tua
madre
,
non
lascio
ricchezze
.
-
Stefana
sussultò
,
ma
il
suo
volto
non
cambiò
l
'
addolorata
espressione
.
Il
moribondo
proseguì
:
-
Ti
lascio
però
un
nome
stimato
,
degli
esempi
di
lavoro
,
di
abnegazione
,
che
non
devi
dimenticare
.
Stefana
,
ricordati
di
me
:
se
qualche
cattivo
pensiero
ti
turbasse
,
confidati
mentalmente
a
me
,
che
cercherò
di
consolarti
.
Guardati
dalle
cattive
azioni
;
al
momento
di
commetterle
,
pensa
che
l
'
anima
di
tuo
padre
ti
è
vicina
,
ti
guarda
....
e
tu
non
vorrai
farlo
soffrire
nell
'
eternità
.
Ed
ora
dammi
un
bacio
,
Stefana
,
e
tu
pure
,
Valeria
,
e
che
Dio
vi
protegga
,
vi
benedica
entrambe
!
-
La
scena
che
ne
seguì
distrasse
le
ultime
forze
del
moribondo
.
Un
'
ora
dopo
era
morto
,
assistito
anche
dal
suo
vecchio
amico
,
il
notaro
Vannucci
,
giunto
in
tempo
per
raccogliere
le
sue
ultime
raccomandazioni
,
il
suo
ultimo
sospiro
.
Per
alcune
settimane
si
credette
che
la
signora
Mestre
seguisse
il
marito
;
ma
a
poco
a
poco
quella
disperazione
violenta
,
si
cambiò
in
una
tristezza
raccolta
,
e
Valeria
comprese
che
il
suo
dovere
era
di
vivere
per
la
propria
creatura
.
In
questo
frattempo
Stefana
,
con
la
sua
ipocrisia
,
era
riuscita
ad
affascinare
il
tutore
.
Il
notaro
Vannucci
aveva
finito
col
pensare
che
il
suo
defunto
amico
si
era
ingannato
sul
conto
della
figlia
.
Quella
ragazza
sedicenne
aveva
una
grande
intelligenza
ed
una
penetrazione
che
lo
stupivano
.
In
poche
parole
,
Stefana
,
senza
neppure
che
il
vecchio
notaro
potesse
sospettarlo
,
seppe
in
breve
come
suo
padre
l
'
avesse
ingannata
e
come
il
patrimonio
che
possedeva
fosse
cento
volte
maggiore
di
quello
che
aveva
creduto
.
Questa
scoperta
superò
le
sue
speranze
,
ma
non
ne
parlò
con
alcuno
.
L
'
anno
del
lutto
passò
tranquillo
,
sebbene
per
Stefana
avesse
la
durata
di
un
secolo
.
Il
suo
tutore
era
divenuto
per
lei
un
amico
devoto
,
uno
schiavo
sommesso
ad
ogni
suo
desiderio
.
E
siccome
la
signora
Mestre
era
persuasa
di
adempiere
alla
volontà
del
marito
affidandola
a
lui
,
lasciava
che
egli
venisse
a
prenderla
per
condurla
seco
al
passeggio
,
a
pranzo
in
casa
sua
,
al
teatro
.
Egli
abitava
solo
con
una
vecchia
fantesca
che
voleva
bene
a
Stefana
perchè
la
fanciulla
l
'
accarezzava
e
scherzava
con
lei
.
Una
sera
in
cui
il
notaro
aveva
bevuto
più
del
solito
,
eccitato
dall
'
allegria
di
Stefana
,
dal
suo
calcolato
cicaleccio
,
le
rivelò
il
segreto
del
suo
amico
.
La
fanciulla
aveva
già
un
tale
potere
su
sè
stessa
,
che
non
dimostrò
alcuna
sorpresa
.
Soltanto
disse
:
-
Il
babbo
ha
fatto
benissimo
ad
affidare
a
voi
la
più
gran
parte
del
suo
patrimonio
,
perchè
la
mamma
non
avrebbe
saputo
amministrarlo
.
Ma
se
per
caso
domani
doveste
mancare
,
questo
patrimonio
passerà
ai
vostri
eredi
?
-
Il
notaro
abbracciò
la
fanciulla
ridendo
.
-
Come
sei
bambina
!
-
esclamò
.
-
Credi
che
le
cose
non
siano
state
fatte
in
regola
?
Tua
madre
nella
sua
cassaforte
tiene
la
ricevuta
del
deposito
,
ed
io
nel
mio
testamento
lascio
a
te
,
col
patrimonio
di
tuo
padre
,
anche
il
mio
,
non
avendo
eredi
diretti
.
-
Stefana
gli
gettò
con
impeto
le
braccia
al
collo
.
-
Grazie
!
Ma
Dio
voglia
che
campiate
cent
'
anni
!
-
Invece
,
una
settimana
dopo
il
vecchio
,
che
aveva
cenato
in
casa
Mestre
,
si
sentì
preso
da
brividi
,
e
,
coricatosi
,
non
si
svegliò
più
:
la
fantesca
lo
trovò
morto
la
mattina
dopo
.
Il
medico
,
chiamato
in
fretta
,
disse
trattarsi
di
una
sincope
fulminante
.
Stefana
finse
di
disperarsi
per
quella
morte
,
e
la
gente
ammirò
il
suo
cuore
sensibile
.
Nessuno
stupì
che
il
notaro
avesse
lasciato
tutta
la
sua
sostanza
a
Stefana
.
Egli
non
aveva
parenti
.
Da
allora
in
poi
,
la
signora
Mestre
divenne
uno
strumento
docile
a
tutti
i
voleri
della
figliuola
,
pur
senza
accorgersi
che
Stefana
comandava
ed
ella
obbediva
,
tanta
era
la
furberia
della
ragazza
.
Alcuni
mesi
dopo
la
morte
del
tutore
,
la
vedova
mise
un
piede
di
casa
principesco
,
convinta
che
in
tal
modo
troverebbe
uno
splendido
partito
per
la
figlia
.
Sogni
ambiziosi
,
fatti
nascere
da
Stefana
,
ottenebravano
ormai
la
sua
mente
.
La
signora
Mestre
nulla
vedeva
di
più
bello
,
di
più
perfetto
che
sua
figlia
.
Veramente
,
Stefana
a
diciotto
anni
era
maravigliosa
:
non
si
poteva
guardarla
senza
rimanerne
affascinati
.
Ma
se
lo
sguardo
altrui
fosse
penetrato
nel
suo
cuore
,
si
sarebbe
arretrato
inorridito
.
Stefana
pensava
che
il
piacere
fosse
l
'
unico
scopo
della
donna
e
il
fare
delle
vittime
l
'
unica
sua
ambizione
.
Frattanto
non
trovava
marito
,
quantunque
avesse
all
'
intorno
una
vera
folla
di
corteggiatori
.
Ma
la
bellezza
stessa
della
fanciulla
,
la
vita
dispendiosa
che
conduceva
,
i
sorrisi
d
'
incoraggiamento
con
cui
accoglieva
tutte
le
dichiarazioni
,
spaventavano
anche
coloro
che
avrebbero
voluto
chiedere
la
sua
mano
.
Si
diceva
che
sarebbe
stata
una
deliziosa
amante
,
ma
come
moglie
era
troppo
pericolosa
.
In
questo
frattempo
le
venne
presentato
il
conte
Sebastiano
Rossano
.
Il
gentiluomo
non
era
più
sul
fiore
dell
'
età
ed
aveva
condotto
fino
allora
una
vita
austera
:
centinaia
di
donne
gli
erano
passate
vicino
senza
destargli
ombra
d
'
amore
;
il
lavoro
e
il
dovere
erano
stati
la
sola
sua
occupazione
,
tanto
che
,
coll
'
esiguo
patrimonio
lasciatogli
dal
padre
,
riuscì
ad
arricchirsi
,
grazie
al
suo
assiduo
lavoro
.
Egli
era
stato
presentato
da
un
amico
a
Stefana
.
Gli
bastò
vederla
per
amarla
.
Ma
siccome
il
suo
amore
era
tanto
puro
e
profondo
quanto
entusiastico
,
prima
ancora
di
rivelarlo
a
lei
,
la
chiese
in
moglie
alla
madre
.
Stefana
fu
lusingata
da
quella
domanda
:
il
titolo
di
contessa
le
garbava
.
-
Accetto
;
-
disse
alla
madre
-
però
desidero
far
prima
i
miei
patti
.
-
La
sera
stessa
il
conte
si
presentava
alle
due
signore
.
-
La
mamma
-
gli
disse
Stefana
con
una
voce
armoniosa
che
risonò
agli
orecchi
di
Sebastiano
come
una
melodia
di
paradiso
-
mi
ha
comunicato
la
vostra
domanda
,
che
mi
ha
fatto
molto
piacere
.
-
Egli
tremava
come
un
fanciullo
.
-
Posso
dunque
sperare
?
-
chiese
con
voce
alterata
.
-
Sperate
,
-
rispose
Stefana
con
un
incantevole
sorriso
-
se
pur
vi
adatterete
a
certe
condizioni
che
io
credo
indispensabili
.
-
Il
conte
non
pensava
che
alla
felicità
di
possedere
quella
divina
creatura
.
-
Qualunque
sieno
,
-
esclamò
con
slancio
-
io
le
accetto
!
-
Siete
molto
buono
,
conte
,
e
sento
che
vi
amerò
per
tutta
la
vita
.
Ma
ora
lasciate
che
io
vi
dica
quello
che
desidero
.
Quando
sarò
maritata
,
non
voglio
più
abitar
qui
,
ma
avere
una
palazzina
mia
propria
.
-
Ne
ho
appunto
acquistata
una
,
assai
elegante
;
-
rispose
il
conte
-
ma
se
non
vi
piace
,
la
cambierò
.
-
Vedremo
.
Voi
siete
molto
ricco
,
signor
conte
?
-
Ho
un
reddito
di
centomila
lire
.
-
Altrettanto
ha
la
mia
figliuola
,
-
disse
la
signora
Mestre
.
Stefana
battè
le
mani
come
una
bambina
.
-
Oh
!
allora
vedrete
come
ci
divertiremo
.
Avrò
un
palco
al
Regio
,
mi
farò
venire
gli
abiti
da
Londra
;
alla
mattina
andremo
alla
passeggiata
a
cavallo
;
nel
pomeriggio
,
in
carrozza
.
Riceverò
,
darò
delle
feste
!
-
Farete
tutto
quello
che
vorrete
.
-
Come
siete
amabile
,
quanto
vi
amo
!
Mi
condurrete
anche
ai
bagni
,
in
campagna
?
-
Sì
,
sì
,
Stefana
!
Io
farò
sempre
la
vostra
volontà
!
-
Allora
non
ho
più
altro
da
chiedervi
,
se
non
che
affrettiate
il
nostro
matrimonio
.
-
Il
matrimonio
della
giovane
col
conte
Sebastiano
Rossano
fece
rumore
.
Tutti
i
giornali
ne
parlarono
ed
i
commenti
nel
mondo
elegante
furono
infiniti
.
Alcuni
non
sapevano
spiegarsi
come
Stefana
,
bella
,
ricchissima
,
vivace
avesse
acconsentito
a
sposare
un
uomo
non
più
giovane
e
si
mostrasse
così
raggiante
di
gioia
.
-
Stefana
è
molto
più
saggia
di
quello
che
credete
,
-
dicevano
le
mamme
alle
loro
figlie
.
-
Ella
sarà
felice
.
-
II
.
Benchè
Stefana
fosse
divenuta
una
di
quelle
celebrate
signore
il
cui
nome
si
vede
spesso
comparire
nelle
cronache
dei
giornali
mondani
,
benchè
fosse
circondata
di
adoratori
,
tutti
erano
concordi
nel
dire
che
essa
era
onestissima
,
che
adorava
il
marito
e
che
niuno
avrebbe
preso
nel
suo
cuore
il
posto
occupato
da
lui
.
Il
conte
Sebastiano
Rossano
si
felicitava
ogni
giorno
della
sua
scelta
.
Nella
immensità
della
sua
ebbrezza
,
il
conte
non
vedeva
lo
sperpero
del
denaro
che
si
faceva
in
casa
.
Tutte
le
condizioni
imposte
da
Stefana
erano
da
lui
scrupolosamente
rispettate
:
qualunque
desiderio
della
moglie
era
un
ordine
.
La
contessa
divenne
madre
di
un
bel
fanciullo
,
che
fu
chiamato
Livio
.
Stefana
amò
suo
figlio
con
una
passione
quasi
selvaggia
,
e
fu
l
'
unico
,
vero
amore
della
sua
vita
.
Essa
volle
allattarlo
,
e
così
ebbe
un
appartamento
per
sè
e
per
il
bimbo
:
il
conte
riprese
possesso
del
suo
appartamento
da
scapolo
,
situato
al
lato
opposto
della
palazzina
.
La
contessa
aveva
fatto
spese
straordinarie
per
Livio
.
Il
corredo
era
bello
come
quello
d
'
un
principe
.
La
culla
era
costata
diecimila
lire
.
Oltre
la
cameriera
della
contessa
,
maritata
al
cocchiere
,
due
persone
,
che
già
avevano
servito
Stefana
quando
era
ragazza
e
si
sarebbero
fatte
squartare
per
lei
,
due
altre
cameriere
dovevano
servire
esclusivamente
per
il
bambino
.
Un
giorno
il
conte
si
accòrse
che
,
andando
di
quel
passo
,
in
pochi
anni
il
patrimonio
suo
e
quello
di
Stefana
sarebbe
divorato
.
In
tre
anni
aveva
già
dovuto
alienare
una
parte
del
capitale
perchè
la
rendita
non
bastava
a
far
fronte
a
tutte
le
spese
.
Tuttavia
il
gentiluomo
si
guardò
bene
dal
farne
parola
alla
moglie
.
-
Posso
io
pagare
abbastanza
la
felicità
che
la
mia
adorata
Stefana
mi
procura
?
-
pensava
.
-
Posso
privarla
di
qualche
cosa
?
No
,
no
!
Mi
rimetterò
a
lavorare
e
procurerò
che
ella
non
sappia
mai
che
spende
troppo
denaro
e
quale
sacrificio
io
farò
per
lei
allontanandomi
spesso
dal
suo
fianco
.
-
Un
giorno
che
il
conte
aveva
tardato
più
del
solito
all
'
ora
del
pranzo
,
tornato
a
casa
trovò
Stefana
triste
,
inquieta
,
che
gli
gettò
piangendo
le
braccia
al
collo
.
-
Porche
quest
'
assenza
?
Dove
sei
stato
?
Non
mi
ami
dunque
più
?
-
Il
conte
la
coprì
di
baci
.
-
Stefana
,
come
puoi
pensare
così
?
Guardami
,
guardami
bene
:
ho
la
faccia
di
un
colpevole
?
-
Stefana
fissò
i
suoi
splendidi
occhi
ammaliatori
in
quelli
di
lui
.
-
No
;
-
rispose
-
ma
tu
mi
nascondi
qualche
cosa
.
-
Sì
,
e
faccio
male
,
perchè
non
devo
avere
segreti
per
te
.
Le
mie
assenze
hanno
un
giusto
motivo
:
lavoro
per
te
e
per
nostro
figlio
.
-
Come
?
-
Non
comprendi
?
Noi
siamo
ricchi
,
è
vero
,
ma
voglio
che
Livio
lo
sia
ancora
più
;
per
cui
mi
sono
rimesso
agli
affari
.
Stefana
si
strinse
a
lui
con
un
grido
di
gioia
.
-
Come
sei
buono
!
Quanto
,
quanto
ti
amo
!
-
E
l
'
inebriò
di
sorrisi
,
di
carezze
.
Fin
da
quel
momento
,
Stefana
non
si
curò
più
delle
assenze
del
marito
,
anzi
,
le
desiderava
.
Era
la
stagione
dei
bagni
,
ed
ella
vi
si
recò
col
bambino
e
la
madre
,
in
una
bella
villa
di
Pegli
,
presa
in
affitto
dal
conte
,
che
rimase
a
Torino
,
facendo
ogni
tanto
una
scappata
colà
per
abbracciare
la
moglie
e
il
figlio
.
Stefana
aveva
trovato
a
Pegli
molti
conoscenti
.
Alla
sera
ella
riceveva
amici
e
conoscenti
,
e
vegliava
fino
a
tarda
ora
.
Una
notte
tutto
taceva
nella
villa
,
quando
la
signora
Mestre
,
che
soffriva
di
cuore
,
essendosi
messa
alla
finestra
per
respirare
,
sentì
un
rumore
di
passi
in
giardino
ed
al
chiarore
della
luna
vide
sua
figlia
al
braccio
di
un
uomo
.
Si
dirigevano
verso
un
piccolo
padiglione
.
Quantunque
il
turbamento
le
togliesse
quasi
il
respiro
,
la
signora
Mestre
lasciò
la
finestra
,
scese
con
precauzione
in
giardino
e
si
avvicinò
al
padiglione
,
illuminato
.
Da
una
delle
vetrate
guardò
nell
'
interno
.
Ciò
che
vide
la
povera
donna
dovette
essere
orribile
,
perchè
indietreggiò
con
un
grido
di
spavento
e
cadde
distesa
al
suolo
.
La
porta
del
padiglione
non
tardò
a
spalancarsi
e
Stefana
si
precipitò
fuori
,
seguìta
da
un
giovane
quasi
imberbe
,
che
mostrava
sul
volto
i
segni
dello
spavento
.
-
Che
c
'
è
?
-
chiese
con
voce
soffocata
.
La
contessa
,
veduto
il
corpo
di
sua
madre
,
comprese
tutto
.
Allora
,
calmissima
,
rivoltasi
al
giovane
:
-
Vattene
subito
;
-
disse
-
tu
non
hai
nulla
da
temere
!
-
Egli
disparve
tosto
,
mentre
Stefana
si
chinava
sul
corpo
della
madre
,
appoggiava
il
suo
orecchio
al
cuore
di
lei
.
Quando
comprese
che
era
solo
svenuta
,
sollevatala
per
le
spalle
la
trascinò
nel
padiglione
,
la
stese
sull
'
agrippina
.
La
signora
Mestre
non
tardò
a
rinvenire
,
e
veduta
sua
figlia
gridò
con
disperato
accento
:
-
Sciagurata
!
...
Sciagurata
!
...
Hai
dunque
l
'
anima
impastata
di
fango
?
Tradire
il
più
onesto
dogli
uomini
,
tu
,
madre
della
sua
creatura
!
...
-
Basta
!
-
interruppe
con
impeto
Stefana
.
-
Non
tediarmi
.
Perchè
venire
a
spiare
i
miei
passi
come
una
suocera
?
-
Ed
è
così
che
rispondi
a
tua
madre
?
Non
provi
rossore
al
pensiero
dell
'
azione
commessa
?
Non
pensi
che
,
invece
di
me
,
poteva
esser
qui
tuo
marito
?
-
Stefana
alzò
con
aria
di
disprezzo
le
spalle
.
-
Credi
che
sia
venuta
ai
bagni
per
far
la
balia
al
bambino
?
L
'
adoro
,
il
bimbo
,
ma
egli
non
deve
essermi
d
'
inciampo
.
Tu
sei
una
mamma
dalle
idee
antidiluviane
!
Io
,
invece
,
sono
una
donna
moderna
:
voglio
avere
degli
amanti
,
schiavi
sommessi
,
pronti
a
versare
tutto
il
loro
sangue
per
me
,
e
li
avrò
!
Voglio
essere
ammirata
,
e
in
pari
tempo
creduta
da
tutti
la
donna
più
onesta
del
mondo
!
-
La
signora
Mestre
ascoltava
terrorizzata
quelle
massime
vergognose
:
tremava
a
verga
a
verga
,
anelante
.
-
Disgraziata
figliuola
!
-
balbettò
.
-
Dove
hai
imparato
un
simile
modo
di
pensare
e
di
parlare
?
Io
ti
ho
dato
solo
esempi
di
virtù
;
tuo
padre
era
l
'
uomo
più
onesto
che
esistesse
,
la
tua
istitutrice
era
una
santa
donna
.
E
tu
...
?
-
L
'
infelice
si
mise
a
singhiozzare
.
-
Oh
!
dimmi
che
vaneggi
,
che
hai
avuto
un
istante
di
follìa
,
-
soggiunse
con
accento
supplichevole
-
ma
che
ti
penti
,
che
il
tuo
cuore
non
è
così
traviato
come
vuoi
farmi
credere
!
Vieni
meco
a
pregar
Dio
che
ti
perdoni
:
d
'
ora
innanzi
io
non
ti
lascerò
un
solo
istante
!
-
Lo
sguardo
di
Stefana
divenne
quasi
feroce
.
-
Credi
che
la
tua
presenza
m
'
impedirebbe
di
fare
il
comodo
mio
?
-
interruppe
con
cinismo
.
-
Ma
non
voglio
infliggerti
un
tal
supplizio
,
e
scriverò
a
mio
marito
che
l
'
aria
di
mare
ti
è
nociva
,
che
tornerai
con
lui
a
Torino
,
così
non
avrai
più
ragione
di
scandalizzarti
.
-
Un
singhiozzo
sfuggì
dalle
labbra
della
sventurata
;
ella
sentiva
che
se
rimaneva
lì
ancora
un
istante
non
avrebbe
più
la
forza
di
ritornare
nella
propria
camera
;
onde
fuggì
barcollando
,
dopo
aver
gridato
a
sua
figlia
:
-
Che
Dio
ti
perdoni
!
-
L
'
infelice
passò
la
notte
in
ginocchioni
,
chiamando
in
aiuto
Dio
e
suo
marito
.
La
mattina
dopo
la
cameriera
,
entrando
in
camera
,
trovò
la
signora
stesa
al
suolo
,
immobile
,
morta
.
III
.
Stefana
ebbe
violente
crisi
di
simulato
dolore
.
Il
conte
Rossano
,
avvertito
da
un
telegramma
,
accorse
subito
e
circondò
la
moglie
di
delicate
premure
.
La
colonia
dei
bagnanti
andò
a
iscriversi
nel
registro
posto
in
una
sala
della
villa
,
ma
Stefana
non
ricevette
alcuno
.
Il
trasporto
della
defunta
dalla
villa
alla
stazione
fu
veramente
commovente
.
Stefana
,
col
figlio
fra
le
braccia
ed
il
conte
accanto
a
lei
,
seguiva
in
vettura
il
carro
funebre
,
coperto
di
corone
,
e
prese
posto
nel
vagone
riservato
,
dove
era
stato
messo
il
feretro
.
Al
cimitero
,
ella
volle
assistere
al
seppellimento
della
salma
.
Per
un
anno
,
la
contessa
visse
ritirata
,
non
occupandosi
che
del
suo
Livio
,
inebriandosi
al
cicaleccio
di
lui
,
che
non
lasciava
quasi
mai
la
mammina
.
Poi
Stefana
ricominciò
a
frequentare
la
società
,
riprese
la
sua
esistenza
di
piaceri
.
Livio
,
crescendo
,
le
assomigliava
non
soltanto
nel
fisico
,
ma
soprattutto
nel
morale
:
nulla
aveva
di
suo
padre
,
nulla
!
Il
conte
avrebbe
voluto
educarlo
con
una
certa
severità
;
ma
come
resistere
alla
moglie
?
-
Abbiamo
quest
'
unico
figlio
;
-
diceva
Stefana
-
vuoi
che
ci
muoia
per
il
troppo
studio
?
Lascialo
sviluppare
:
per
ora
gli
daremo
una
buona
istitutrice
,
più
tardi
un
ottimo
precettore
,
che
sceglierò
io
stessa
.
-
Se
Livio
studiava
poco
,
aveva
in
compenso
una
malizia
innata
e
la
profonda
ipocrisia
della
madre
.
Era
capacissimo
di
tormentare
una
bestia
per
il
solo
gusto
di
vederla
soffrire
,
salvo
poi
,
se
compariva
qualcuno
,
di
piangere
e
disperarsi
.
Il
conte
lavorava
da
mane
a
sera
;
la
moglie
faceva
sperpero
di
denaro
.
Un
giorno
la
contessa
s
'
intratteneva
nel
suo
salotto
con
un
ufficiale
di
cavalleria
,
che
da
lungo
tempo
le
faceva
la
corte
ed
al
quale
essa
aveva
concesso
un
particolare
colloquio
.
Mentre
l
'
ufficiale
,
inginocchiato
ai
piedi
di
Stefana
,
le
chiedeva
pietà
del
suo
soffrire
,
un
uscio
si
spalancò
con
impeto
e
Livio
,
il
quale
allora
aveva
sette
anni
,
si
precipitò
dentro
,
gridando
:
-
Mamma
,
c
'
è
il
babbo
!
-
La
malizia
di
quel
fanciullo
gli
fece
comprendere
che
quel
colloquio
,
sorpreso
dal
padre
,
poteva
cagionare
un
grave
dolore
alla
madre
.
E
quando
il
conte
entrò
nel
salotto
,
la
contessa
stava
tranquillamente
disegnando
presso
un
tavolino
:
l
'
ufficiale
era
uscito
da
un
altro
uscio
,
guidato
da
Livio
.
Da
questo
si
può
comprendere
l
'
educazione
del
fanciullo
e
come
madre
e
figlio
dovessero
adorarsi
e
andare
pienamente
d
'
accordo
.
Un
giorno
il
conte
si
recò
all
'
estero
a
cagione
del
fallimento
di
una
Casa
commerciale
,
colla
quale
egli
era
cointeressato
.
La
sua
assenza
doveva
essere
di
pochi
mesi
,
invece
si
prolungò
oltre
un
anno
.
In
questo
frattempo
la
contessa
Stefana
parve
rinunciare
alla
vita
elegante
,
scapigliata
.
Non
riceveva
più
,
si
mostrava
di
rado
in
carrozza
al
passeggio
,
e
la
sua
salute
sembrava
alterata
.
Livio
la
sorprese
sovente
sdraiata
su
di
una
lunga
poltrona
,
pallida
,
affranta
,
piangente
.
-
Che
hai
,
mamma
,
che
hai
?
-
le
diceva
coprendola
di
baci
.
-
Il
babbo
ti
ha
dato
qualche
dispiacere
?
-
No
,
angelo
mio
,
no
!
Sono
triste
,
senza
sapere
il
perchè
!
-
rispondeva
la
contessa
.
Ma
Livio
non
era
persuaso
.
Egli
aveva
allora
dodici
anni
e
sembrava
un
ragazzo
educatissimo
:
sapeva
stare
in
società
,
aveva
tutta
la
grazia
e
il
sorriso
affascinante
della
mamma
.
Ma
in
fondo
era
vizioso
,
indolente
,
e
non
si
approfondiva
in
cosa
alcuna
.
Aveva
i
sensi
precocemente
sviluppati
e
l
'
aspetto
di
un
arcangelo
.
Una
mattina
,
quando
stava
per
alzarsi
,
il
cameriere
gli
consegnò
una
lettera
della
contessa
.
Livio
ebbe
un
moto
di
sorpresa
.
-
Dov
'
è
la
mamma
?
-
domandò
.
-
È
partita
!
-
Il
fanciullo
strappò
febbrilmente
la
busta
,
e
lesse
:
"
Amor
mio
!
"
Ho
bisogno
di
assentarmi
dal
palazzo
,
almeno
per
una
settimana
:
lascio
te
,
che
sei
un
ometto
,
a
guidare
la
casa
.
Se
arrivasse
tuo
padre
e
altri
chiedesse
il
motivo
della
mia
assenza
,
rispondi
che
un
dovere
di
gratitudine
mi
ha
condotta
presso
la
madre
,
ammalatissima
,
della
mia
cameriera
,
la
quale
parte
con
me
.
Conduco
meco
anche
il
cocchiere
,
suo
marito
.
Mostrami
in
questa
circostanza
l
'
amore
che
mi
porti
,
non
facendo
scene
per
la
mia
lontananza
e
scusando
cogli
altri
la
mia
partenza
.
Ti
adoro
e
ti
bacio
.
"
Livio
rimase
impassibile
.
E
nelle
due
settimane
che
la
contessa
rimase
assente
,
egli
seppe
tenere
un
contegno
da
vero
ometto
.
Quando
il
conte
arrivò
,
la
contessa
era
già
tornata
.
Egli
trovò
sua
moglie
assai
pallida
,
come
se
uscisse
da
una
malattia
,
e
abbracciandola
si
scusò
della
sua
lunga
assenza
.
-
D
'
ora
innanzi
,
non
starai
tanto
tempo
lontano
,
non
è
vero
?
-
gli
disse
Stefana
stretta
al
collo
di
lui
.
-
Quanto
mi
ha
fatto
soffrire
questa
separazione
,
benchè
avessi
meco
mio
figlio
!
-
Il
conte
non
si
saziava
di
baciarla
:
era
commosso
della
fedeltà
di
quella
donna
adorata
.
-
In
questo
frattempo
ho
avuto
anche
un
altro
dispiacere
:
la
mamma
della
mia
cameriera
,
colei
che
mi
ha
portata
in
braccio
piccina
,
è
morta
.
Essa
volle
rivedermi
prima
di
chiudere
gli
occhi
per
sempre
.
-
Povera
donna
!
-
Mi
recai
da
lei
con
la
cameriera
e
il
cocchiere
,
cui
essa
ha
lasciato
una
casetta
di
campagna
con
alcune
vigne
,
ed
ho
dovuto
,
con
mio
dispiacere
,
rinunziare
a
quei
due
fidi
servitori
,
che
ormai
vogliono
accudire
ai
loro
beni
.
-
Il
conte
non
ebbe
il
minimo
sospetto
che
tutta
quella
storia
fosse
una
menzogna
.
Ma
Livio
,
sebbene
fanciullo
,
non
credette
alle
parole
della
madre
,
cui
disse
:
-
Tu
menti
:
hai
un
segreto
per
me
,
e
non
vuoi
rivelarmelo
.
-
Lo
saprai
più
tardi
;
adesso
sarebbe
inutile
,
-
rispose
Stefana
-
ti
prego
di
non
insistere
.
-
Gli
anni
scorsero
.
Stefana
,
come
divorata
da
un
pensiero
tormentoso
,
si
diede
nuovamente
alla
pazza
gioia
.
Il
conte
continuava
la
sua
via
di
sacrificio
,
persuaso
che
la
donna
adorata
meritava
tutto
il
suo
grande
amore
,
tutta
la
sua
devozione
.
Una
notte
la
contessa
si
sentì
colta
da
brividi
ed
ebbe
ad
un
tratto
il
presentimento
della
sua
prossima
fine
.
Sentì
agghiacciarsi
di
terrore
:
non
voleva
morire
,
senza
fare
una
importante
rivelazione
a
suo
figlio
.
Con
quella
forza
di
volontà
che
aveva
sempre
distinto
Stefana
in
tutte
le
pericolose
circostanze
della
sua
vita
,
scese
dal
letto
,
indossò
una
vestaglia
,
e
barcollando
si
diresse
nella
camera
del
figlio
.
Questi
,
vedendola
,
si
spaventò
e
chiese
:
-
Mamma
,
che
hai
?
Tu
soffri
?
-
Sì
,
caro
;
-
rispose
ella
-
sento
in
me
qualche
cosa
che
si
spezza
,
ed
ho
paura
di
morire
.
-
Egli
la
guardava
convulso
.
-
Perchè
ti
sei
alzata
?
Vuoi
che
ti
riconduca
a
letto
,
che
mandi
per
un
medico
?
-
No
,
più
tardi
;
prima
voglio
rivelarti
un
segreto
che
da
dieci
anni
mi
pesa
sul
cuore
.
Ascoltami
.
-
Ella
sedette
accanto
al
letto
del
figlio
e
prese
a
dire
:
-
Ti
ricordi
come
,
dieci
anni
fa
,
mentre
tuo
padre
si
trovava
in
viaggio
,
io
mi
assentassi
da
casa
?
-
Lo
ricordo
perfettamente
,
mamma
;
ho
sempre
impresso
le
raccomandazioni
fattemi
nella
tua
lettera
,
e
sebbene
bambino
,
non
prestai
fede
quando
dicesti
che
eri
partita
per
riabbracciare
una
morente
.
-
Avevi
indovinato
,
Livio
:
io
non
mi
allontanai
da
Torino
;
mi
nascosi
coi
miei
fidati
servi
in
un
piccolo
appartamento
già
preso
in
affitto
sotto
il
loro
nome
,
ed
in
quell
'
appartamento
diedi
alla
luce
un
bambino
,
che
non
porterà
mai
il
nome
tuo
,
nè
godrà
del
tuo
patrimonio
.
Tuo
fratello
fu
legalmente
riconosciuto
come
figlio
dei
coniugi
Ribera
,
che
per
me
avrebbero
fatto
qualsiasi
sacrifizio
.
Ora
ti
spiegherò
i
motivi
che
mi
indussero
a
lasciar
vivere
quel
fanciullo
.
"
Se
tuo
padre
fosse
stato
in
quel
tempo
a
Torino
,
non
avrei
potuto
nascondergli
il
mio
stato
ed
egli
sarebbe
stato
felice
d
'
avere
un
altro
figlio
,
un
altro
erede
.
"
Ma
io
non
volevo
:
avrei
odiato
quel
secondo
fanciullo
se
prendeva
posto
in
questa
casa
perchè
tu
solo
regni
nel
mio
cuore
,
nell
'
anima
mia
,
tu
solo
fai
parte
di
me
.
Se
volli
dare
un
nome
a
tuo
fratello
,
lo
feci
perchè
tu
avessi
più
tardi
un
uomo
da
far
agire
a
tuo
talento
,
un
uomo
che
ad
un
tuo
cenno
diverrà
tuo
schiavo
e
sul
quale
avrai
un
potere
di
vita
e
di
morte
.
-
Livio
guardava
sua
madre
credendo
vaneggiasse
.
Ella
comprese
quello
sguardo
.
-
Tu
pensi
-
soggiunse
-
che
la
febbre
mi
abbia
dato
al
cervello
,
che
io
deliri
:
no
,
rassicurati
,
Livio
,
ho
tutto
il
mio
senno
e
te
lo
provo
.
"
Fabio
Ribera
,
tale
è
il
nome
di
tuo
fratello
,
fu
dato
a
balia
ad
una
donna
che
,
come
tutti
,
lo
credette
veramente
figlio
della
mia
cameriera
.
"
L
'
anno
seguente
,
i
due
coniugi
lo
presero
in
casa
,
e
per
quattro
anni
Fabio
visse
con
loro
,
che
lo
facevano
pregare
ogni
sera
per
me
,
dinanzi
al
mio
ritratto
,
dicendogli
che
ero
la
sua
benefattrice
.
"
Volle
disgrazia
che
quando
Fabio
compiva
i
cinque
anni
,
la
cameriera
e
suo
marito
fossero
portati
al
camposanto
.
Ma
la
donna
lasciava
a
suo
figlio
una
lettera
,
che
io
stessa
le
dettai
e
che
,
unita
ad
un
'
altra
scritta
da
me
,
consegnerai
tu
stesso
a
Fabio
,
quando
avrà
vent
'
anni
.
"
Tu
leggerai
quelle
lettere
,
che
non
sono
suggellate
,
prima
di
consegnarle
a
Fabio
.
"
Egli
è
ora
in
un
collegio
modesto
il
cui
rettore
mi
assicura
che
non
vi
è
allievo
migliore
di
lui
.
-
Vuol
dire
che
non
mi
rassomiglia
!
-
interruppe
ridendo
Livio
.
-
Oh
!
tu
per
me
hai
tutte
le
perfezioni
,
e
Fabio
non
avrebbe
mai
preso
nel
mio
cuore
il
tuo
posto
.
Peraltro
,
tu
compirai
l
'
opera
mia
verso
lui
,
ne
farai
un
buon
operaio
,
e
gli
dirai
che
deve
tutto
a
te
,
acciocchè
sia
pronto
a
qualsiasi
sacrificio
per
amor
tuo
.
Ora
,
caro
,
accompagnami
nella
mia
camera
;
voglio
consegnarti
quelle
lettere
.
-
Livio
,
vestitosi
in
fretta
,
seguì
la
madre
,
che
ebbe
ancora
la
forza
di
aprire
il
serracarte
e
consegnare
al
figlio
una
piccola
cassetta
d
'
ebano
,
scongiurandolo
di
andare
subito
a
nasconderla
.
Quando
Livio
ritornò
,
la
contessa
gli
cadde
fra
le
braccia
,
balbettando
:
-
Chiama
aiuto
,
mi
sento
morire
!
-
Livio
la
trasportò
sul
letto
,
poi
attraversò
le
stanze
urlando
,
chiamando
i
domestici
,
destando
tutti
.
-
Presto
,
un
medico
!
-
gridava
.
-
La
mamma
muore
!
-
Il
conte
si
precipitò
nella
camera
della
moglie
.
-
Stefana
,
Stefana
,
che
hai
?
-
gridava
,
spaventato
.
La
contessa
non
rispose
.
Aveva
gli
occhi
fissi
,
immobili
.
A
un
tratto
balbettò
:
-
Aria
....
aria
....
soffoco
....
Dio
,
Dio
!
...
-
Venne
spalancata
la
finestra
,
mentre
padre
e
figlio
sostenevano
Stefana
per
le
spalle
.
Il
medico
giunse
e
recò
alla
contessa
un
sollievo
momentaneo
con
iniezioni
d
'
etere
e
con
l
'
ossigeno
;
ma
dichiarò
il
caso
disperato
:
si
trattava
di
una
pericardite
acuta
.
Poco
dopo
Stefana
chiamò
:
-
Sebastiano
!
-
Il
conte
fu
in
un
attimo
vicino
a
lei
,
che
l
'
attirò
al
suo
petto
per
mormorare
:
-
Muoio
....
ama
molto
Livio
....
per
me
....
-
Il
conte
rispose
con
un
lacerante
singhiozzo
.
Troppo
lungo
sarebbe
descrivere
la
scena
dolorosa
che
ne
seguì
.
Ma
il
medico
aveva
ragione
:
Stefana
entrò
in
agonia
,
indi
il
suo
cuore
cessò
di
battere
.
Se
il
conte
Sebastiano
,
colpito
da
quella
morte
improvvisa
,
sembrò
impazzire
,
la
disperazione
di
Livio
non
ebbe
limiti
.
Nessuno
riusciva
a
staccarlo
dal
cadavere
della
madre
,
che
copriva
di
baci
appassionati
.
Di
fronte
a
quell
'
immenso
dolore
,
il
padre
fece
tacere
il
suo
.
Egli
ricordava
le
ultime
parole
di
Stefana
e
,
avvicinatosi
al
figlio
,
lo
sollevò
,
lo
strinse
fra
le
sue
braccia
,
balbettando
:
-
Piangi
con
me
,
Livio
,
piangi
col
tuo
povero
babbo
,
che
ha
pure
il
cuore
spezzato
!
-
Per
la
prima
volta
il
giovane
ebbe
uno
slancio
sincero
di
riconoscenza
,
per
la
prima
volta
si
tenne
stretto
al
padre
,
confondendo
le
lacrime
con
quelle
di
lui
.
Per
molte
settimane
padre
e
figlio
vagarono
per
la
palazzina
come
in
attesa
che
la
contessa
Stefana
comparisse
.
Essi
passavano
lunghe
ore
nella
camera
di
lei
,
dove
un
ritratto
ad
olio
di
Stefana
la
riproduceva
in
tutto
lo
splendore
della
sua
bellezza
.
Un
giorno
il
conte
,
stringendo
la
mano
al
figlio
,
gli
disse
:
-
Io
mi
rimetterò
agli
affari
:
tu
pure
cerca
un
'
occupazione
:
così
potremo
far
tacere
il
nostro
dolore
.
-
Il
giovane
non
rispose
.
Quel
giorno
stesso
egli
si
chiuse
nella
sua
camera
ed
aprì
per
la
prima
volta
la
cassetta
d
'
ebano
,
consegnatagli
dalla
madre
.
Conteneva
due
lettere
,
in
una
busta
non
suggellata
.
La
soprascritta
di
una
di
esse
diceva
:
"
A
mio
figlio
.
"
Era
vergata
da
una
mano
a
lui
sconosciuta
e
diceva
:
"
Caro
figlio
,
"
Questa
lettera
che
io
ti
scrivo
in
punto
di
morte
non
ti
verrà
consegnata
che
quando
avrai
compiuti
vent
'
anni
.
Sarà
dunque
allora
la
voce
di
una
morta
che
parlerà
al
tuo
cuore
,
e
tu
devi
ascoltarla
.
"
Guai
se
tu
non
obbedissi
a
quella
voce
!
Io
non
avrei
più
riposo
nella
tomba
e
tu
saresti
maledetto
per
tutta
l
'
eternità
!
"
Ascoltami
,
dunque
.
Dal
momento
che
tu
sarai
un
uomo
,
dedicherai
tutta
la
tua
esistenza
alla
contessa
Stefana
Rossano
,
tua
benefattrice
.
"
A
lei
tu
devi
tutto
,
ricordalo
,
e
qualunque
cosa
ti
imponesse
,
l
'
eseguirai
:
io
stessa
,
tua
madre
,
te
lo
comando
.
Sii
colla
tua
benefattrice
umile
,
devoto
,
rispettoso
;
pensa
che
a
lei
sola
devi
la
tua
istruzione
,
che
essa
sola
ha
sopperito
a
tutte
le
spese
per
allevarti
,
per
fare
di
te
un
uomo
onesto
.
La
tua
vita
stessa
non
basterebbe
a
pagare
il
debito
di
riconoscenza
che
hai
con
lei
.
"
Addio
,
figlio
mio
,
addio
!
Ti
bacio
e
ti
benedico
.
Tua
madre
"
FLAVÌ
RIBERA
.
"
L
'
altra
lettera
era
scritta
da
Stefana
.
Livio
lesse
:
"
Mio
buon
Fabio
,
"
Speravo
di
poter
compiere
il
voto
espressomi
dalla
tua
povera
mamma
prima
di
morire
:
consegnarti
una
sua
lettera
,
quando
tu
fossi
un
uomo
.
Ma
io
pure
cedo
innanzi
tempo
a
quella
legge
fatale
della
natura
,
che
non
dovrebbe
colpire
le
madri
,
finchè
sono
necessarie
alle
loro
creature
.
Ho
il
presentimento
che
la
mia
fine
si
avvicini
,
e
non
voglio
morire
senza
aggiungere
alla
lettera
di
tua
madre
la
mia
ultima
raccomandazione
.
Le
due
lettere
ti
saranno
consegnate
da
mio
figlio
.
"
Tu
sai
quanto
io
sia
stata
affezionata
alla
tua
povera
mamma
,
e
come
abbia
adempiuto
la
promessa
a
lei
fatta
di
vegliare
su
te
.
Ti
ho
voluto
bene
come
se
tu
fossi
mio
figlio
:
ebbene
,
su
mio
figlio
tu
riverserai
tutta
la
riconoscenza
che
nutri
per
me
,
tu
obbedirai
ad
ogni
sua
volontà
,
farai
ciò
che
egli
ti
ordinerà
di
fare
:
questo
io
desidero
.
"
Appena
avrò
chiusi
gli
occhi
,
mio
figlio
,
il
conte
Livio
Rossano
,
diverrà
il
tuo
benefattore
.
"
Amalo
molto
in
cambio
di
tutto
quanto
farà
per
te
e
di
ciò
che
io
feci
alla
tua
povera
mamma
;
cerca
di
provargli
,
fosse
anche
a
costo
della
tua
vita
,
la
tua
gratitudine
;
contribuisci
,
per
quanto
puoi
,
alla
sua
felicità
.
"
Tu
sei
un
ragazzo
assennato
,
e
quando
avrai
questa
mia
sarai
un
uomo
capace
di
dare
a
due
povere
morte
la
maggiore
soddisfazione
che
possono
avere
da
te
.
E
quando
verrai
a
pregare
sulla
mia
tomba
,
su
quella
di
tua
madre
,
noi
riconosceremo
il
suono
della
tua
voce
,
e
se
ci
dirai
di
averci
obbedite
,
riposeremo
tranquille
,
benedicendoti
.
Se
invece
tu
ci
disobbedissi
,
tua
madre
ed
io
non
troveremmo
più
pace
nella
tomba
e
tu
saresti
maledetto
.
"
Ma
tu
sei
buono
,
onesto
,
hai
cuore
,
e
ci
ascolterai
.
Ti
mando
un
bacio
con
tutta
l
'
anima
e
ti
benedico
.
La
tua
benefattrice
"
Contessa
STEFANA
ROSSANO
.
"
Livio
stette
per
alcuni
minuti
con
quella
lettera
fra
le
mani
.
-
Cara
mamma
!
-
mormorò
.
-
Essa
ha
pensato
a
me
solo
fino
all
'
ultimo
istante
!
Ebbene
,
per
amor
suo
mi
occuperò
di
Fabio
,
quando
anche
egli
non
mi
giovasse
a
niente
e
dovesse
procurarmi
noie
e
spese
.
-
Presa
questa
risoluzione
,
suggellò
le
due
lettere
,
le
mise
nella
cassettina
,
ed
il
giorno
seguente
,
vestito
a
lutto
,
col
volto
atteggiato
ad
una
grande
mestizia
,
si
presentava
al
collegio
dove
Fabio
veniva
educato
.
Appena
diede
il
suo
nome
,
venne
introdotto
nel
gabinetto
del
direttore
.
Questi
,
un
vecchio
di
modesto
aspetto
,
dal
volto
spirante
la
più
grande
bontà
,
gli
andò
incontro
premuroso
e
,
con
voce
commossa
:
-
Vi
ringrazio
,
signor
conte
,
-
disse
-
dell
'
onore
che
mi
fate
colla
vostra
visita
.
Conosco
la
disgrazia
che
vi
ha
colpito
,
e
ne
soffro
,
come
ne
soffre
il
protetto
dalla
compianta
signora
contessa
.
-
Io
sono
venuto
espressamente
per
vederlo
e
parlargli
,
-
rispose
Livio
.
-
La
mia
santa
mamma
ha
amato
quel
ragazzo
come
un
figlio
,
ed
io
crederei
di
mancare
al
mio
dovere
,
se
non
prendessi
il
suo
posto
in
quest
'
opera
di
carità
.
-
Voi
siete
degno
figlio
della
povera
signora
!
-
soggiunse
il
direttore
.
-
Sono
lieto
di
potervi
dire
che
il
ragazzo
merita
davvero
tutta
la
vostra
premura
:
è
il
migliore
degli
allievi
nostri
,
e
vi
assicuro
che
i
vostri
benefizi
non
andranno
perduti
.
-
Meglio
così
!
-
Il
direttore
diede
ordine
perchè
Fabio
fosse
chiamato
.
Il
ragazzo
non
tardò
a
comparire
nella
sua
uniforme
del
collegio
.
Era
davvero
un
bel
fanciullo
,
biondo
,
roseo
,
e
Livio
notò
subito
che
gli
assomigliava
.
Fabio
,
entrando
,
guardò
prima
con
sorpresa
Livio
,
poi
grosse
lacrime
gli
caddero
dagli
occhi
,
e
congiungendo
le
mani
con
espressione
commovente
:
-
Non
m
'
inganno
:
-
balbettò
-
lei
è
il
figlio
della
contessa
,
della
mia
benefattrice
:
le
somiglia
tanto
!
-
E
,
prima
che
il
conte
potesse
prevederlo
,
Fabio
gli
cadde
ai
piedi
svenuto
.
-
Vedete
come
è
sensibile
!
-
disse
il
direttore
,
mentre
aiutava
Livio
a
sollevare
il
ragazzo
,
a
distenderlo
sul
divano
.
-
Dal
giorno
in
cui
seppe
della
morte
della
contessa
,
non
è
stato
più
bene
.
-
Egli
fece
portare
dell
'
acqua
e
dell
'
aceto
,
ne
inzuppò
un
fazzoletto
,
che
pose
sulla
fronte
del
fanciullo
.
Fabio
aprì
gli
occhi
ed
il
suo
primo
sguardo
fu
per
Livio
.
Allora
si
mise
novamente
a
piangere
.
Il
giovane
conte
lo
sollevò
,
lo
strinse
al
suo
petto
.
-
Piangi
....
piangi
!
-
gli
disse
.
-
Non
verserai
mai
abbastanza
lacrime
per
quella
santa
che
ci
ha
lasciati
.
Io
pure
ho
il
cuore
spezzato
,
io
che
ho
perduto
in
lei
la
migliore
delle
madri
.
Sappi
che
ella
non
si
dimenticò
di
te
:
mi
raccomandò
di
non
abbandonarti
mai
,
e
puoi
star
certo
che
il
suo
voto
sarà
esaudito
.
-
Oh
!
signor
conte
,
io
non
so
esprimermi
,
ma
se
potesse
leggere
nel
mio
cuore
,
vedrebbe
quanta
devozione
racchiude
!
La
mia
benefattrice
mi
parlava
sempre
di
lei
,
ed
io
l
'
amavo
senza
conoscerlo
;
ora
sento
che
sarei
pronto
a
versare
per
lei
tutto
il
mio
sangue
.
-
Grazie
,
Fabio
;
non
dimenticherò
mai
le
tue
parole
.
-
Calmata
la
piena
degli
affetti
,
Livio
,
con
un
accento
quasi
paterno
domandò
a
Fabio
dei
suoi
studi
,
delle
sue
aspirazioni
.
-
Le
mie
aspirazioni
non
sono
molto
alte
:
-
rispose
mestamente
il
ragazzo
-
io
vorrei
compiere
il
corso
commerciale
per
entrare
come
contabile
in
qualche
magazzino
,
dove
potessi
guadagnarmi
da
vivere
.
L
'
unica
mia
ambizione
è
di
rimanere
a
Torino
per
poter
vedere
di
quando
in
quando
lei
.
-
Amare
ed
essere
amato
da
Livio
,
serbare
un
culto
profondo
alla
sua
benefattrice
,
ecco
ormai
dove
Fabio
compendiava
tutta
la
sua
vita
.
-
Tu
sei
proprio
un
bravo
ragazzo
!
-
disse
Livio
baciandolo
sulla
fronte
.
-
Io
vado
orgoglioso
di
proteggerti
,
e
puoi
star
certo
che
verrò
spesso
a
trovarti
.
-
Infatti
non
passava
settimana
senza
che
il
contino
si
recasse
al
collegio
,
e
se
egli
ne
usciva
commosso
dai
colloqui
avuti
con
Fabio
,
il
povero
ragazzo
contava
quelle
ore
come
le
più
felici
della
sua
esistenza
,
che
radicavano
in
lui
profondamente
il
desiderio
di
dedicarsi
al
suo
benefattore
.
IV
.
Passato
l
'
anno
del
lutto
,
Livio
menò
vita
scapigliata
E
dispendiosa
.
Il
conte
Sebastiano
seppe
presto
dei
disordini
di
suo
figlio
.
Un
giorno
,
durante
il
pranzo
,
egli
osservò
che
Livio
era
molto
turbato
,
per
cui
nell
'
alzarsi
da
tavola
gli
disse
:
-
Ho
da
parlarti
:
andiamo
nel
salotto
da
fumo
.
-
Il
giovane
divenne
livido
,
ma
rispose
con
abbastanza
disinvoltura
:
-
Sono
ai
tuoi
ordini
,
babbo
!
-
Seduti
l
'
uno
di
faccia
all
'
altro
,
il
conte
,
guardando
il
figlio
con
espressione
d
'
immenso
amore
,
gli
disse
con
accento
pieno
di
paterna
tenerezza
:
-
Perchè
non
hai
fiducia
in
me
,
figlio
mio
?
Io
so
che
hai
perduto
al
giuoco
cinquantamila
lire
in
una
notte
,
e
per
pagarle
ti
sei
messo
in
mano
agli
strozzini
.
-
Il
giovane
stava
per
negare
,
ma
comprese
che
avrebbe
commesso
una
pazzia
.
Allora
pensò
bene
di
cadere
alle
ginocchia
del
padre
,
e
mentre
grosse
e
bugiarde
lacrime
comparivano
nei
suoi
occhi
:
-
È
vero
!
-
balbettò
.
-
Perdono
,
padre
mio
,
perdono
:
ti
prometto
di
non
toccare
mai
più
una
carta
.
Mai
!
-
Va
bene
;
alzati
e
siedi
;
non
ti
ho
detto
ancor
tutto
.
-
Il
giovane
sembrò
attendere
umilmente
.
-
Mi
hanno
poi
detto
che
mantieni
una
ballerina
,
una
minorenne
,
cui
hai
regalato
gioielli
,
carrozze
e
cavalli
,
come
se
tu
fossi
un
milionario
....
È
vero
?
-
Livio
mostrò
una
certa
audacia
.
-
Sì
,
non
lo
nego
!
-
rispose
.
-
Ma
suppongo
che
la
povera
mamma
mi
abbia
lasciato
un
vistoso
patrimonio
.
-
Quell
'
allusione
afflisse
il
conte
Sebastiano
.
Per
quanto
grande
fosse
la
sua
adorazione
per
la
defunta
,
non
voleva
che
suo
figlio
si
facesse
delle
illusioni
.
-
La
tua
povera
mamma
non
ha
lasciato
nulla
,
-
rispose
con
tono
grave
-
ed
ho
dovuto
pagare
molti
suoi
debiti
perchè
non
venisse
profanata
la
sua
memoria
.
Non
faccio
un
rimprovero
a
quella
santa
;
essa
non
conosceva
il
valore
del
denaro
.
-
Livio
era
alquanto
scombussolato
.
-
La
mamma
mi
disse
più
volte
che
ti
aveva
portato
in
dote
centomila
lire
di
reddito
.
-
È
verissimo
;
ma
stante
la
sua
prodigalità
,
in
pochi
anni
finì
la
sua
dote
e
più
della
metà
di
ciò
che
io
stesso
possedevo
.
Col
mio
lavoro
potei
salvare
il
resto
ed
aumentare
a
poco
a
poco
il
patrimonio
,
riuscendo
in
tal
modo
a
non
turbare
la
tua
povera
mamma
,
a
lasciarle
continuare
la
sua
esistenza
di
lusso
.
Ed
è
morta
,
ignorando
tutti
i
sacrifizi
da
me
fatti
per
lei
.
-
Livio
rimaneva
a
capo
chino
.
Il
conte
proseguì
:
-
Sarei
però
un
cattivo
padre
se
lasciassi
percorrere
a
te
la
stessa
china
fatale
,
mentre
ormai
sei
un
uomo
e
puoi
comprendere
come
l
'
esistenza
non
sia
fatta
di
soli
piaceri
.
Io
ho
sempre
lavorato
,
e
d
'
ora
innanzi
lavorerai
anche
tu
.
Pagherò
tutti
i
debiti
da
te
fatti
,
purchè
tu
mi
prometta
di
nuovo
di
non
più
frequentare
case
da
giuoco
e
di
lasciare
quella
ballerina
.
-
Te
lo
prometto
;
-
disse
Livio
-
d
'
ora
innanzi
mi
lascerò
guidare
da
te
.
-
Livio
mentiva
come
sempre
.
Tuttavia
per
qualche
tempo
sembrò
tornasse
savio
.
Pagati
i
debiti
,
lasciata
l
'
amante
,
si
mise
al
lavoro
.
Suo
padre
gli
affidò
la
contabilità
.
Un
giorno
il
conte
affidò
al
figlio
ventimila
lire
per
fare
un
pagamento
.
Appena
Livio
ebbe
quel
denaro
nelle
mani
,
fece
un
viaggetto
di
piacere
con
una
canzonettista
,
ed
appena
a
Milano
,
telegrafò
al
padre
:
"
Non
ho
resistito
alla
tentazione
.
Fai
tu
il
pagamento
.
Tornerò
presto
.
"
E
tornò
infatti
dopo
una
settimana
,
completamente
al
verde
.
Questa
volta
il
conte
Sebastiano
ebbe
per
lui
parole
roventi
di
rimprovero
.
Suo
figlio
aveva
abusato
della
sua
fiducia
;
era
doppiamente
colpevole
.
Livio
,
invece
di
chiedergli
perdono
,
si
ribellò
,
mostrandosi
quale
veramente
era
:
cinico
,
audace
,
vizioso
.
Voleva
imporre
al
padre
,
ma
non
ci
riuscì
:
il
conte
tenne
duro
,
gli
lesinò
il
denaro
,
gli
disse
che
non
avrebbe
più
riconosciuto
alcun
debito
fatto
da
lui
.
Frattanto
lo
sventurato
padre
si
sentiva
morire
di
cordoglio
.
Una
mattina
il
conte
Sebastiano
,
còlto
da
grave
malore
,
spirò
in
meno
di
un
'
ora
.
Livio
era
libero
!
Libero
di
divertirsi
,
di
spendere
,
di
godersi
la
vita
,
senza
che
alcuno
controllasse
le
sue
azioni
.
V
.
Fabio
continuava
con
ardore
gli
studi
,
per
rendersi
sempre
più
degno
del
suo
benefattore
.
Tutta
l
'
adorazione
che
il
fanciullo
aveva
provata
per
la
contessa
,
si
riversò
su
Livio
.
Per
Fabio
non
vi
era
nulla
al
mondo
di
più
bello
,
di
più
perfetto
del
giovane
conte
,
il
quale
se
ne
compiaceva
.
Fabio
era
sui
diciotto
anni
,
allorchè
un
giorno
Livio
si
recò
ad
avvertirlo
che
gli
aveva
trovato
un
buon
posto
di
contabile
in
un
grande
magazzino
di
mode
,
dove
avrebbe
percepito
per
i
primi
mesi
sessanta
lire
,
che
sarebbero
andate
crescendo
fino
a
raggiungere
la
cifra
di
centocinquanta
lire
mensili
.
Fabio
ne
fu
felice
.
Livio
aveva
preso
,
a
nome
di
Fabio
Ribera
,
due
stanzette
al
quarto
piano
di
un
vasto
casamento
in
via
della
Rocca
,
pagandone
il
primo
semestre
anticipato
e
le
aveva
fatte
ammobiliare
con
una
certa
proprietà
.
Quando
vi
condusse
Fabio
,
questi
,
versando
lacrime
di
riconoscenza
,
cadde
ai
piedi
di
Livio
e
gli
baciò
affettuosamente
le
mani
.
Fabio
Ribera
si
presentò
al
magazzino
indicatogli
da
Livio
e
vi
fu
ben
accolto
.
Il
conte
Rossano
regolò
la
vita
del
giovane
in
modo
che
nessuno
dubitasse
dei
rapporti
esistenti
fra
loro
.
Egli
,
sapendo
che
in
quel
magazzino
cercavano
un
contabile
,
offrì
Fabio
,
dicendo
che
gli
era
stato
raccomandato
da
un
gentiluomo
che
ne
aveva
fatto
i
più
grandi
elogi
.
Così
,
fu
accettato
.
Quando
Livio
capitava
a
fare
qualche
compra
in
quel
magazzino
,
Fabio
lo
salutava
con
rispetto
,
ma
nessuno
avrebbe
mai
creduto
che
egli
fosse
in
relazione
col
conte
.
Non
passava
però
settimana
senza
che
il
conte
dedicasse
una
sera
al
suo
protetto
.
In
questo
frattempo
Livio
conobbe
Giulietta
Lovera
.
Una
mattina
che
il
conte
bighellonava
per
le
strade
,
giunto
al
corso
San
Maurizio
si
fermò
a
guardare
una
giovane
vestita
con
semplicità
ma
di
una
bellezza
più
unica
che
rara
.
Il
conte
,
affascinato
,
le
si
avvicinò
,
e
con
voce
soave
:
-
Perdonatemi
,
signorina
,
-
disse
-
ma
l
'
involto
che
portate
è
senza
dubbio
troppo
pesante
per
voi
.
Permettete
che
io
ve
lo
porti
.
-
Giulietta
guardò
alla
sfuggita
quel
giovane
tanto
gentile
,
e
fattasi
di
fiamma
rispose
:
-
Ci
sono
avvezza
,
signore
;
e
poi
,
non
ho
da
fare
che
pochi
passi
;
abito
qui
vicino
;
grazie
!
-
E
si
allontanò
in
fretta
.
Livio
le
tenne
dietro
e
la
vide
fermarsi
presso
la
porta
di
un
vasto
casamento
,
dare
una
moneta
ad
un
mendicante
che
le
si
era
avvicinato
,
quindi
sparire
dentro
il
vestibolo
.
Livio
si
avvicinò
a
sua
volta
all
'
accattone
,
che
subito
gli
si
rivolse
implorando
:
-
Un
po
'
di
carità
,
per
amor
di
Dio
!
-
Vuoi
guadagnarti
dieci
lire
?
-
gli
disse
il
conte
.
Il
mendicante
lo
guardò
con
aria
inebetita
.
-
Dieci
lire
?
-
ripetè
,
credendo
di
sognare
.
-
Sì
,
per
rispondere
ad
una
mia
domanda
.
-
Per
dieci
lire
rispondo
a
cento
!
-
esclamò
l
'
altro
aprendo
la
bocca
ad
un
triviale
sorriso
.
Livio
trasse
dal
portafogli
un
biglietto
da
dieci
,
che
fece
vedere
al
mendicante
;
ma
prima
di
darglielo
domandò
:
-
Chi
era
quella
ragazza
bionda
che
ti
ha
dato
una
moneta
?
-
È
una
lavorante
che
abita
nelle
soffitte
del
casamento
.
-
Ha
famiglia
?
-
No
,
signore
,
è
sola
;
suo
padre
era
un
vecchio
militare
.
-
Di
che
vive
,
costei
?
-
Lavora
di
bianco
per
un
magazzino
.
-
Avrà
un
amante
,
m
'
immagino
!
-
No
.
Essa
ha
avuto
delle
proposte
coi
fiocchi
,
ma
le
ha
rifiutate
tutte
.
Qualche
operaio
l
'
ha
chiesta
in
moglie
,
ma
ha
fatto
fiasco
:
essa
dice
che
vuole
sposare
un
impiegato
o
un
commesso
,
di
cui
le
riesca
innamorarsi
.
-
Livio
diè
il
biglietto
da
dieci
e
si
allontanò
.
Ormai
ne
sapeva
abbastanza
sul
conto
di
Giulietta
e
formò
subito
il
suo
piano
.
Egli
cambiò
i
suoi
abiti
eleganti
in
abiti
più
modesti
;
acquistò
un
portafogli
grande
,
di
quelli
che
usano
comunemente
i
giovani
d
'
ufficio
;
prese
in
affitto
una
camera
in
via
Montebello
,
qualificandosi
per
Fabio
Ribera
,
impiegato
di
banca
,
e
pose
tutto
il
suo
studio
nello
spiare
l
'
uscita
della
giovane
.
Quattro
giorni
dopo
il
suo
primo
incontro
con
lei
,
verso
sera
,
la
vide
uscire
dal
casamento
sola
,
anche
questa
volta
con
un
fagotto
.
Egli
le
si
avvicinò
,
e
Giulietta
lo
fissò
con
uno
sguardo
crucciato
.
-
Signorina
,
ve
ne
prego
,
ascoltatemi
;
-
diss
'
egli
con
voce
commossa
-
io
non
ho
più
pace
da
che
vi
ho
veduta
,
e
desidero
tanto
di
parlare
con
voi
perchè
somigliate
moltissimo
a
una
mia
povera
sorella
,
morta
a
sedici
anni
e
che
io
ho
tanto
adorata
.
-
L
'
impostore
aveva
le
lacrime
agli
occhi
.
Giulietta
si
commosse
;
non
aveva
più
ragione
di
offendersi
,
e
con
voce
debole
:
-
Mi
dispiace
di
avervi
,
senza
mia
colpa
,
rinnovato
un
dolore
!
-
balbettò
.
-
Oh
!
signorina
,
voi
invece
mi
avete
procurata
la
felicità
più
grande
che
io
potessi
sognare
.
Non
vi
pare
che
sia
un
conforto
ritrovare
in
una
persona
le
sembianze
adorate
di
un
essere
che
è
morto
?
-
Avete
ragione
,
signore
!
-
rispose
vivamente
Giulietta
.
-
Vedete
,
nel
magazzino
per
il
quale
lavoro
,
un
vecchio
contabile
mi
ricorda
il
mio
povero
babbo
;
ebbene
,
quando
lo
vedo
,
provo
una
gioia
sconosciuta
,
che
egli
neppure
si
immagina
,
e
parlo
sempre
volentieri
con
lui
.
-
Vedete
dunque
che
io
sono
da
compatire
.
Ma
scusate
se
vi
trattengo
,
mentre
forse
voi
dovete
recarvi
al
magazzino
.
-
È
vero
.
-
Io
non
vi
chiedo
il
permesso
di
accompagnarvi
,
perchè
forse
non
me
lo
permettereste
;
però
avrete
tutta
la
mia
riconoscenza
se
,
incontrandovi
qualche
volta
,
non
sdegnerete
di
scambiare
una
parola
con
me
....
Se
volete
prendere
informazioni
sul
conto
mio
,
potete
farlo
:
abito
in
una
cameretta
al
terzo
piano
di
quella
casa
che
vedete
là
;
il
mio
nome
è
Fabio
Ribera
,
oriundo
di
un
piccolo
paese
del
Piemonte
;
sono
solo
al
mondo
ed
impiegato
in
una
banca
.
-
Giulietta
rispose
con
dolcezza
:
-
Anch
'
io
sono
sola
al
mondo
,
signor
Fabio
.
Mi
chiamo
Giulietta
Lovera
,
vivo
del
mio
lavoro
,
e
nella
mia
povertà
sto
contenta
.
-
Ebbene
,
giacchè
la
nostra
sorte
si
somiglia
,
noi
saremo
amici
,
non
è
vero
?
-
Egli
aveva
un
sembiante
così
onesto
e
sincero
,
che
Giulietta
gli
stese
la
mano
.
-
Oh
!
sì
,
-
esclamò
-
con
tutto
il
cuore
!
-
Si
separarono
sorridendosi
.
Ormai
Giulietta
non
pensava
più
che
a
quel
falso
Fabio
,
e
il
conte
desiderava
follemente
Giulietta
.
-
Ella
sarà
mia
;
-
si
diceva
-
cadrà
a
poco
a
poco
,
senza
accorgersene
.
Che
deliziosa
amante
avrò
,
allora
!
Come
è
bella
!
-
Ciò
non
impediva
al
conte
di
tenere
al
tempo
stesso
relazione
con
Cinzia
la
ballerina
,
con
la
quale
più
volte
si
era
bisticciato
ma
con
la
quale
sempre
si
riconciliava
,
perchè
i
loro
caratteri
,
i
loro
sentimenti
erano
presso
a
poco
uguali
.
Cinzia
non
si
peritava
di
tradirlo
allegramente
con
altri
:
Livio
le
era
spesso
infedele
;
poi
si
raccontavano
reciprocamente
le
loro
avventure
,
ridendo
alle
spalle
di
chi
avevano
loro
creduto
.
Questa
volta
però
per
Livio
l
'
avventura
era
più
seria
.
Quella
bellissima
fanciulla
dai
capelli
d
'
oro
gli
stava
a
cuore
più
di
quello
che
credesse
;
non
si
trattava
del
capriccio
di
un
'
ora
,
ma
di
un
intrigo
che
doveva
essere
ben
ponderato
e
condotto
,
perchè
capiva
che
la
più
piccola
imprudenza
sarebbe
bastata
per
far
fuggire
la
preda
.
Il
conte
però
non
seppe
tacere
con
Cinzia
,
e
le
si
confidò
.
-
Il
tuo
romanzetto
m
'
interessa
;
-
disse
la
bella
ridendo
-
ma
bada
di
non
metterti
in
qualche
impiccio
.
Le
fanciulle
oneste
sono
terribili
dinanzi
ad
un
tradimento
:
sta
'
in
guardia
!
-
Due
giorni
dopo
,
nel
pomeriggio
,
Livio
incontrò
Giulietta
,
cui
si
avvicinò
con
le
mani
stese
.
-
Vi
recate
al
magazzino
,
signorina
?
-
le
domandò
.
-
No
,
torno
a
casa
.
-
Così
presto
?
Con
un
pomeriggio
tanto
splendido
?
Se
sapeste
quanto
fa
bene
camminare
dopo
essere
stati
seduti
a
lavorare
per
molte
ore
del
giorno
!
Acconsentite
che
vi
accompagni
a
fare
una
passeggiata
sul
viale
?
Andremo
verso
Po
.
-
Giulietta
non
ebbe
il
coraggio
di
rifiutare
.
In
quei
due
giorni
non
aveva
fatto
che
pensare
a
lui
,
provando
un
vero
benessere
al
pensiero
che
essa
occupava
il
cuore
del
giovane
col
ricordo
della
sorella
morta
.
Come
diffidare
di
un
uomo
così
gentile
,
rispettoso
,
che
serbava
tanto
culto
ad
una
morta
?
Gli
occhi
del
giovane
la
fissavano
con
una
tenerezza
malinconica
.
Camminarono
alquanto
senza
parlare
.
Poi
Livio
cominciò
ad
abbandonarsi
a
false
confidenze
.
Compose
un
romanzetto
della
sua
vita
,
dicendosi
figlio
di
un
uomo
che
aveva
consumato
tutto
il
patrimonio
in
bagordi
,
descrivendo
le
torture
sofferte
da
sua
madre
,
una
santa
,
per
allevare
i
suoi
due
figli
,
un
maschio
ed
una
femmina
,
buoni
,
onesti
,
amanti
del
lavoro
.
Giulietta
,
a
sua
volta
,
gli
fece
il
semplice
racconto
della
sua
esistenza
;
gli
disse
come
anch
'
essa
vivesse
di
lavoro
e
ricordi
,
cercando
di
mantenersi
sempre
sulla
via
dell
'
onestà
,
che
i
suoi
cari
le
avevano
inculcata
nell
'
anima
.
La
sera
era
deliziosa
.
Nell
'
aria
vi
era
una
freschezza
soave
;
non
una
nube
velava
il
sereno
orizzonte
.
I
due
giovani
si
erano
seduti
sopra
una
breve
sporgenza
,
quasi
in
riva
al
Po
.
Non
si
dicevano
più
nulla
,
ma
provavano
un
incanto
nuovo
,
delizioso
,
e
lasciarono
scendere
la
notte
senza
quasi
accorgersene
.
Fu
la
prima
Giulietta
a
risvegliarsi
da
quel
sogno
.
-
Mio
Dio
,
come
si
è
fatto
tardi
!
-
esclamò
scattando
in
piedi
.
-
Che
diranno
i
miei
vicini
non
vedendomi
ancora
rientrare
?
...
-
Se
vi
faranno
qualche
osservazione
,
-
mormorò
con
somma
dolcezza
Livio
,
prendendole
una
mano
-
direte
che
avete
fatto
una
passeggiata
col
vostro
fidanzato
.
-
Giulietta
impallidì
e
chinò
gli
occhi
confusa
.
-
Signor
Fabio
!
-
Egli
le
cinse
con
un
braccio
la
vita
,
l
'
attirò
dolcemente
a
sè
.
-
Perchè
non
unire
i
nostri
destini
?
-
le
chiese
con
accento
carezzevole
all
'
orecchio
.
-
Voi
sarete
l
'
angelo
custode
del
mio
modesto
focolare
,
ed
io
benedirò
ancora
alla
vita
....
Dite
,
Giulietta
:
volete
essere
mia
moglie
?
-
Io
sono
povera
,
lo
sapete
,
-
balbettò
.
-
Che
importa
?
Neppur
io
sono
ricco
,
ma
ho
qualche
risparmio
che
mi
permetterà
di
ammobiliare
un
piccolo
nido
.
Alla
banca
guadagno
centocinquanta
lire
al
mese
,
e
con
una
moglie
come
voi
,
la
nostra
casa
diverrà
un
paradiso
.
Oh
!
non
mi
respingete
:
se
rifiutate
,
io
muoio
,
perchè
vi
amo
tanto
!
-
Commossa
,
Giulietta
lo
guardò
.
-
Anch
'
io
vi
amo
,
-
disse
con
quella
franchezza
che
era
il
fondo
del
suo
carattere
-
ed
accetto
con
tutta
l
'
anima
!
-
Quella
sera
,
tornata
a
casa
,
Giulietta
pregò
a
lungo
,
ringraziando
Dio
della
felicità
che
le
concedeva
e
ripetendo
mille
volte
con
tenerezza
il
nome
di
Fabio
.
VI
.
Mentre
succedevano
queste
scene
,
il
vero
Fabio
Ribera
disimpegnava
con
zelo
il
suo
modesto
ufficio
,
acquistandosi
ogni
giorno
più
la
stima
del
principale
.
Fabio
era
sempre
il
primo
al
lavoro
,
l
'
ultimo
ad
uscire
dal
magazzino
.
Non
chiedeva
mai
permessi
,
non
andava
mai
al
teatro
.
-
Ma
come
passate
le
sere
?
-
chiedevano
gli
altri
commessi
.
-
Studio
,
-
rispondeva
-
perchè
ho
ancora
molto
da
imparare
.
-
Avete
idea
di
cambiare
posizione
?
-
No
,
ma
l
'
istruirsi
giova
sempre
.
-
Fabio
non
aveva
mai
fatto
allusione
al
conte
:
teneva
per
sè
il
suo
dolce
segreto
.
Le
commesse
,
e
non
erano
poche
,
gli
rivolgevano
occhiate
incendiarie
.
Ma
egli
fingeva
di
non
accorgersene
.
Solo
una
bimba
pallida
,
dall
'
aspetto
un
po
'
sofferente
,
sebbene
bellissima
,
aveva
acquistata
la
sua
simpatia
.
Era
Ilda
,
che
si
trovava
da
poco
tempo
nel
magazzino
e
che
nonostante
il
fondo
ardito
del
suo
carattere
rimaneva
come
impaurita
dal
contegno
spesso
insolente
delle
altre
commesse
.
Era
ancora
così
giovane
!
Aveva
appena
quindici
anni
,
ed
era
stata
educata
in
convento
!
Il
tempo
scorreva
.
Già
da
molte
settimane
il
conte
non
era
stato
a
trovar
Fabio
,
tanto
che
questi
cominciava
ad
essere
inquieto
,
quando
una
sera
Livio
comparve
con
aria
sorridente
,
ed
abbracciando
il
giovane
esclamò
:
-
Credevi
ti
avessi
dimenticato
,
non
è
vero
?
-
No
,
ma
temevo
che
foste
ammalato
....
e
soffrivo
.
-
Povero
ragazzo
!
Invece
io
stavo
benissimo
,
vivevo
in
piena
luna
di
miele
,
avendo
raggiunto
il
colmo
della
felicità
.
-
Fabio
lo
guardava
estatico
.
-
Avete
preso
moglie
?
-
No
,
mio
caro
,
ma
sono
stato
e
sono
l
'
amante
della
ragazza
più
adorabile
che
esista
.
Te
la
farò
conoscere
,
nè
avrai
mai
veduto
nulla
di
più
bello
e
perfetto
.
-
Il
conte
rimase
con
Fabio
fino
alla
mezzanotte
e
promise
di
tornare
presto
.
Ma
scorsero
due
mesi
senza
che
comparisse
.
Fabio
deperiva
:
era
diventato
taciturno
.
Passava
ore
intiere
col
ritratto
del
conte
fra
le
mani
,
e
s
'
irritava
contro
la
sconosciuta
che
si
era
impadronita
del
suo
benefattore
.
Finalmente
,
non
potendo
più
resistere
alla
smania
che
l
'
agitava
,
scrisse
a
Livio
una
lettera
quasi
supplichevole
come
faceva
quando
era
ancora
in
collegio
.
"
Mio
benefattore
,
"
Ogni
giorno
che
passa
è
un
nuovo
tormento
per
me
non
vedendovi
,
e
pensando
che
mi
abbiate
dimenticato
....
So
bene
che
io
sono
misera
cosa
,
di
cui
avete
ragione
di
non
curarvi
:
io
non
posso
offrirvi
altro
che
la
mia
devozione
;
ma
a
voi
costerebbe
così
poco
ridonarmi
la
felicità
!
Mi
basterebbe
una
vostra
parola
scritta
,
o
vedervi
per
pochi
minuti
.
"
A
momenti
odio
quasi
colei
che
vi
distacca
da
me
.
Oh
!
perdonatemi
,
perdonatemi
,
e
non
scacciatemi
dalla
vostra
via
,
voi
che
avete
avuto
tanta
bontà
per
me
!
Se
io
dovessi
perdervi
,
morirei
.
"
Il
vostro
schiavo
devoto
"
FABIO
RIBERA
.
"
Il
giovane
chiuse
la
lettera
in
una
busta
e
la
impostò
;
poi
attese
col
cuore
palpitante
,
come
se
dovesse
ricevere
la
risposta
o
la
visita
di
una
donna
adorata
.
La
mattina
seguente
trovò
in
portineria
un
biglietto
del
conte
al
suo
indirizzo
.
L
'
aprì
e
lesse
:
"
Stasera
,
uscendo
dal
magazzino
,
vieni
da
me
.
Ti
presenterai
come
commesso
del
mio
sarto
,
senza
dare
il
tuo
nome
:
sarai
subito
introdotto
.
"
Fabio
,
appena
uscito
dal
magazzino
,
si
avviò
senz
'
altro
all
'
abitazione
del
conte
.
Il
domestico
che
gli
aprì
,
sentito
che
era
il
commesso
del
sarto
,
gli
disse
:
-
Venite
:
il
conte
vi
aspetta
.
-
Gli
fece
attraversare
alcune
stanze
elegantissime
e
,
sollevata
una
portiera
,
picchiò
ad
un
uscio
chiuso
.
La
voce
di
Livio
disse
:
-
Entrate
.
-
Il
domestico
aprì
per
avvertire
che
era
giunto
il
commesso
che
aspettava
.
-
Ebbene
,
venga
subito
,
-
esclamò
il
conte
-
e
bada
bene
che
non
ci
sono
più
per
alcuno
!
-
Ho
capito
.
-
Fabio
era
entrato
e
rimaneva
in
atteggiamento
umile
,
rispettoso
.
Ma
quando
il
cameriere
ebbe
richiuso
l
'
uscio
,
il
giovane
si
slanciò
ai
piedi
del
suo
benefattore
,
che
non
si
era
alzato
dalla
poltrona
su
cui
stava
seduto
,
e
gli
prese
una
mano
coprendola
di
baci
,
balbettando
:
-
Grazie
,
grazie
di
avermi
concesso
di
vedervi
:
se
sapeste
quanto
ho
sofferto
!
-
Livio
sembrava
lusingato
da
quell
'
omaggio
affettuoso
.
-
Povero
Fabio
!
Ma
alzati
;
ho
da
parlarti
seriamente
!
-
Il
giovane
obbedì
:
sedette
di
faccia
al
conte
,
come
questi
gli
aveva
indicato
,
e
lo
fissò
avidamente
.
Allora
si
accòrse
che
la
fisonomia
di
Livio
non
aveva
più
la
freschezza
di
due
mesi
prima
,
nè
si
mostrava
raggiante
di
piacere
.
Una
ruga
gli
attraversava
la
fronte
,
un
sorriso
pieno
di
amarezza
gl
'
incurvava
la
bocca
.
-
Siete
stato
ammalato
?
-
chiese
con
segreta
angoscia
.
-
No
,
Fabio
,
rassicurati
;
ho
soltanto
avuto
una
disillusione
.
Ti
parlai
pure
di
una
ragazza
di
cui
mi
ero
innamorato
...
?
-
Sì
;
ebbene
?
-
Ebbene
,
caro
mio
,
quella
ragazza
si
è
presa
giuoco
di
me
,
che
ho
fatto
tante
bestialità
per
cagion
sua
.
Basta
,
ora
tutto
è
finito
!
ma
ne
ho
avuto
uno
strappo
al
cuore
.
-
Miserabile
sgualdrina
!
-
esclamò
Fabio
.
-
Se
la
conoscessi
,
vorrei
farle
pagar
caro
il
dispiacere
che
vi
ha
dato
!
-
Livio
assunse
un
tono
dolce
,
commovente
.
-
Ti
ringrazio
;
ma
è
meglio
non
pensarci
più
.
Parliamo
piuttosto
di
te
.
Stai
per
compiere
vent
'
anni
,
non
è
vero
?
-
Sì
,
conte
.
-
Io
sono
molto
contento
di
te
,
ragazzo
mio
:
hai
superato
tutte
le
mie
aspettative
e
quelle
di
mia
madre
:
sei
un
vero
uomo
.
Vado
orgoglioso
di
proteggerti
,
e
sebbene
tu
non
abbia
ormai
bisogno
del
mio
aiuto
,
potrai
in
qualunque
occasione
rivolgerti
a
me
.
-
Ah
!
vorrei
poter
dare
io
la
mia
vita
per
voi
!
-
Può
darsi
benissimo
che
un
giorno
o
l
'
altro
abbia
bisogno
di
te
!
-
Venga
quel
giorno
benedetto
:
mi
vedrà
alla
prova
.
-
Non
ne
dubito
,
mio
buon
Fabio
;
ma
per
ora
mi
basta
solo
il
tuo
affetto
,
la
tua
amicizia
.
E
se
ti
ho
fatto
venir
qui
,
invece
di
venire
io
da
te
,
è
stato
per
consegnarti
una
reliquia
che
non
potevo
darti
prima
.
-
E
presa
una
cassettina
d
'
ebano
la
porse
a
Fabio
soggiungendo
:
-
Qui
dentro
troverai
due
lettere
che
ti
saranno
più
care
di
qualsiasi
cosa
al
mondo
:
l
'
una
di
tua
madre
,
l
'
altra
della
mia
,
lettere
scritte
da
quelle
sante
pochi
giorni
prima
di
morire
.
Mia
madre
le
affidò
a
me
,
pregandomi
di
consegnartele
quando
tu
avessi
vent
'
anni
.
-
Fabio
,
tremante
per
la
commozione
,
prese
la
cassettina
e
ringraziò
Livio
,
che
lo
accomiatò
stringendogli
la
mano
con
affetto
.
Poi
il
conte
suonò
il
campanello
,
perchè
il
domestico
accompagnasse
il
giovane
commesso
alla
porta
.
Appena
solo
,
un
singolare
sorriso
dischiuse
le
labbra
di
Livio
.
-
Com
'
è
ingenuo
!
-
pensava
.
Egli
non
aveva
detto
a
Fabio
la
verità
qual
'
era
,
circa
i
suoi
amori
con
Giulietta
.
La
fanciulla
,
affascinata
dal
libertino
,
aveva
creduto
a
tutto
quello
che
egli
volle
darle
ad
intendere
.
Per
quasi
un
mese
Livio
si
condusse
con
lei
come
il
più
timido
degli
uomini
,
facendo
bei
propositi
per
l
'
avvenire
.
-
Come
saremo
felici
!
-
le
diceva
.
-
Alla
sera
,
tornando
a
casa
,
troverò
la
mia
adorata
mogliettina
ad
aspettarmi
,
a
farmi
dimenticare
le
cure
dell
'
ufficio
.
Quando
poi
avremo
un
figlio
....
-
Giulietta
tremava
ed
arrossiva
.
Livio
sorrideva
di
quell
'
adorabile
confusione
.
Giulietta
si
lasciava
cullare
da
quelle
promesse
,
accompagnate
da
sguardi
teneri
,
da
dolci
sorrisi
.
Un
giorno
Livio
le
disse
come
avesse
trovato
un
bell
'
appartamentino
,
che
sembrava
fatto
per
loro
.
-
Voglio
spendere
tutti
i
miei
risparmi
per
rendere
il
nido
degno
di
te
,
-
aggiunse
con
tenerezza
.
-
A
proposito
:
hai
pensato
alle
carte
occorrenti
per
il
nostro
matrimonio
?
-
Giulietta
provò
una
dolce
commozione
.
-
No
,
non
ancora
;
-
rispose
debolmente
-
ma
posso
averle
in
settimana
.
-
Brava
!
Le
consegnerai
a
me
,
ed
io
provvederò
per
le
pubblicazioni
.
-
Ormai
si
vedevano
ogni
giorno
,
ed
egli
era
salito
più
volte
nella
soffitta
di
Giulietta
,
dove
ottenne
qualche
puro
bacio
.
Una
mattina
che
il
conte
andò
a
prenderla
per
fare
una
passeggiata
prima
di
recarsi
all
'
ufficio
,
come
egli
diceva
,
appena
in
istrada
la
prese
allegramente
a
braccetto
,
esclamando
:
-
Indovina
un
po
'
dove
ti
conduco
?
-
Non
so
!
-
ella
rispose
guardandolo
,
raggiante
di
amore
.
-
Ebbene
,
ti
conduco
a
visitare
il
nostro
nido
,
che
ieri
ultimarono
.
Voglio
sentire
il
tuo
parere
.
-
Giulietta
arrossì
dalla
gioia
.
Il
quartierino
in
parola
era
al
secondo
piano
,
in
fondo
al
cortile
di
un
vasto
casamento
sulla
piazza
Vittorio
Emanuele
I
.
Livio
aveva
in
tasca
la
chiave
dell
'
appartamento
,
che
era
stato
mobiliato
in
quei
giorni
.
Entrarono
in
una
piccola
anticamera
,
un
po
'
oscura
,
ma
nella
quale
Giulietta
scòrse
subito
una
bella
giardiniera
piena
di
fiori
.
Livio
aprì
l
'
uscio
a
destra
,
che
metteva
in
un
graziosissimo
salotto
azzurro
pallido
.
-
È
troppo
bello
per
me
!
-
esclamò
Giulietta
,
confusa
dal
piacere
.
Dal
salotto
passarono
nella
camera
da
letto
,
spaziosa
,
elegantissima
.
La
giovane
credeva
di
sognare
.
Fabio
aveva
fatto
tutte
quelle
spese
per
lei
!
Ancora
poche
settimane
,
ed
ella
sarebbe
regina
di
quell
'
incantevole
nido
!
Livio
notava
quella
commozione
,
e
la
sua
perfida
anima
ne
gioiva
.
-
Ti
piace
?
-
chiese
con
accento
carezzevole
,
cingendole
con
un
braccio
la
vita
.
Giulietta
lo
guardò
colle
lacrime
negli
occhi
.
-
Oh
!
tanto
,
tanto
;
come
sono
felice
!
-
Se
tu
sapessi
quanto
mi
rendi
contento
!
Ma
vieni
:
non
hai
ancora
veduto
la
nostra
cucinetta
.
-
Era
graziosa
anche
quella
,
col
fornello
a
gas
,
un
armadio
che
conteneva
tutto
un
servito
per
la
tavola
,
un
cestino
di
posaterie
,
diverse
bottiglie
di
liquori
.
-
Vedi
,
-
disse
Livio
con
tono
dolcissimo
-
i
giorni
feriali
potremo
pranzare
in
cucina
;
le
feste
,
voglio
che
ce
le
godiamo
a
tavola
in
salotto
:
non
sei
del
mio
parere
?
-
Tutto
quello
che
piace
a
te
piace
a
me
pure
.
-
Sei
un
angelo
!
Intanto
mi
permetterai
,
mogliettina
mia
,
che
ti
faccia
gli
onori
di
casa
:
ho
preparato
un
piatto
di
biscottini
ed
una
bottiglia
di
vecchio
marsala
.
-
Li
tolse
dall
'
armadio
.
Giulietta
volle
aiutarlo
a
ripulire
due
bicchieri
,
a
portarli
sul
vassoio
.
Egli
la
seguì
colla
bottiglia
e
i
dolci
.
Misero
tutto
sul
tavolino
del
salotto
,
poi
Livio
tolse
il
cappellino
alla
fanciulla
,
dicendole
che
gl
'
impediva
di
ammirare
i
suoi
splendidi
capelli
d
'
oro
.
Sedettero
vicini
,
sul
divano
,
dimentichi
del
mondo
intero
.
Duo
ore
dopo
,
quando
uscirono
da
quella
casa
,
Giulietta
non
era
più
pura
come
vi
era
entrata
.
Non
sapeva
come
fosse
caduta
,
nè
poteva
darne
colpa
a
Livio
.
Egli
nulla
le
aveva
chiesto
,
non
aveva
preteso
nulla
,
ma
la
voce
fascinatrice
di
lui
,
le
sue
parole
,
l
'
avevano
immersa
in
un
'
estasi
,
in
cui
non
sapeva
distinguere
il
sogno
dalla
realtà
.
E
si
era
abbandonata
senza
riserva
,
incosciente
,
felice
.
Quando
riprese
possesso
di
sè
,
pianse
a
calde
lacrime
.
Ma
Livio
seppe
sopire
il
suo
rimorso
e
farle
coraggio
.
-
Perchè
piangi
?
Tu
hai
ceduto
al
tuo
cuore
,
come
io
ho
obbedito
al
mio
.
Saremo
tra
pochi
giorni
marito
e
moglie
.
Chi
potrebbe
rimproverarci
la
nostra
felicità
?
-
Così
soffocò
i
suoi
ultimi
scrupoli
.
Fin
da
quel
momento
Giulietta
non
seppe
rifiutargli
più
nulla
,
visse
in
pieno
idillio
,
attendendo
il
giorno
in
cui
si
sarebbero
sposati
.
Ma
il
libertino
,
ottenuto
il
suo
intento
,
già
pensava
di
abbandonare
la
poveretta
.
Egli
,
riannodato
con
Cinzia
,
le
raccontò
ridendo
la
sua
avventura
sotto
le
spoglie
di
un
commesso
di
banca
,
e
le
chiese
consiglio
per
liberarsi
della
sedotta
.
-
Colei
non
sa
davvero
chi
tu
sia
?
-
chiese
Cinzia
.
-
No
.
-
Le
hai
scritto
?
-
Sì
,
ma
firmavo
le
lettere
col
nome
falso
,
quindi
non
ho
nulla
da
temere
da
quel
lato
.
-
Ebbene
,
fai
scomparire
il
commesso
di
banca
,
ritorna
il
conte
Livio
Rossano
,
ed
accompagnami
a
Montecarlo
senza
rivedere
colei
.
Se
tornando
a
Torino
tu
la
incontrassi
,
fingi
di
non
conoscerla
;
se
ti
venisse
incontro
,
dimostrale
che
si
inganna
.
-
Farò
così
.
-
Il
giorno
stesso
portò
via
la
sua
piccola
valigia
dalla
camera
ammobiliata
presa
in
affitto
come
commesso
.
Pagò
inoltre
alla
padrona
del
quartiere
che
Giulietta
credette
ammobiliato
per
il
loro
matrimonio
,
il
prezzo
di
quei
giorni
,
ed
alla
sera
partì
con
Cinzia
per
Montecarlo
,
senza
curarsi
della
sventurata
che
abbandonava
dietro
di
sè
.
Il
conte
per
tre
settimane
fu
di
nuovo
felicissimo
con
Cinzia
,
nonostante
le
perdite
subite
a
Montecarlo
.
Ma
la
ballerina
partì
con
un
altro
per
la
Russia
,
e
Livio
fece
ritorno
a
Torino
.
Egli
aveva
dimenticato
Giulietta
.
Peraltro
,
quasi
presentisse
che
un
giorno
o
l
'
altro
Fabio
Ribera
potrebbe
avere
parte
in
quest
'
avventura
,
pensò
di
raggirarlo
fingendosi
abbandonato
dalla
giovane
,
e
consegnandogli
quelle
due
lettere
che
dovevano
sempre
più
avvincerlo
alla
sua
persona
.
Tuttavia
nessun
pensiero
delittuoso
era
mai
passato
per
la
mente
di
Livio
,
che
,
datosi
a
nuovi
capricci
,
continuò
a
dissipare
il
suo
patrimonio
,
del
quale
stava
per
vedere
il
fondo
.
Fu
allora
che
la
sua
buona
stella
lo
unì
a
Bianca
Moreno
.
VII
.
Come
già
sappiamo
,
la
povera
Giulietta
,
dopo
l
'
abbandono
dell
'
amante
,
tentò
di
suicidarsi
;
ma
fu
salvata
.
L
'
affettuosa
premura
dei
vicini
le
rese
poi
il
coraggio
di
vivere
.
Quando
fu
madre
,
allevò
con
amore
la
sua
creatura
,
pur
continuando
a
lavorare
per
guadagnarsi
la
vita
.
Il
nome
di
Fabio
Ribera
non
era
più
uscito
dalle
sue
labbra
,
ma
la
giovane
non
lo
dimenticava
.
Spesso
,
seduta
accanto
alla
culla
della
sua
creatura
,
il
suo
pensiero
correva
al
bel
giovane
che
aveva
appassionatamente
amato
,
o
rileggeva
le
lettere
di
lui
,
e
calde
lacrime
le
scorrevano
dagli
occhi
.
Menzogna
,
l
'
amore
!
Menzogne
,
i
giuramenti
!
Erano
trascorsi
tre
anni
.
Una
mattina
,
Giulietta
,
affidata
Gina
a
Teresa
Pavin
,
era
uscita
per
riportare
del
lavoro
.
Giunta
in
via
Garibaldi
,
una
carrozza
padronale
si
fermò
vicina
a
lei
.
Ella
si
volse
istintivamente
a
guardare
chi
scendeva
,
e
credette
ad
un
tratto
di
cadere
a
terra
fulminata
.
Dalla
vettura
era
sceso
un
bell
'
uomo
,
elegantissimo
,
che
aveva
i
lineamenti
di
Fabio
Ribera
.
Egli
porse
poi
la
mano
ad
una
giovane
di
una
bellezza
maravigliosa
,
dicendole
con
una
voce
che
la
povera
Giulietta
riconobbe
tosto
:
-
Fa
'
adagio
,
Bianca
!
-
La
coppia
entrò
in
un
negozio
,
e
Giulietta
rimase
immobile
,
stupidita
,
come
fuori
di
sè
.
Fu
scossa
dalla
voce
dello
staffiere
,
ch
'
era
sceso
dalla
cassetta
e
che
,
vedendo
quella
bella
ragazza
,
non
si
lasciò
sfuggire
l
'
occasione
di
farle
un
complimento
.
Giulietta
,
assalita
da
un
'
idea
improvvisa
,
sorrise
all
'
audace
staffiere
,
esclamando
:
-
La
vostra
padrona
è
più
bella
di
me
!
-
La
signora
contessa
è
bruna
ed
a
me
piacciono
le
bionde
!
-
rispose
lo
staffiere
.
-
Ah
!
è
una
contessa
?
-
Meritereste
d
'
esserlo
anche
voi
!
-
Ed
è
suo
marito
,
quel
signore
che
l
'
accompagna
?
-
Sì
,
è
il
conte
Livio
Rossano
.
-
Che
ella
si
fosse
ingannata
?
Ma
no
,
era
lui
,
proprio
lui
!
-
Il
conte
Rossano
?
-
ripetè
sorridendo
.
-
Ah
!
mi
pare
di
averlo
sentito
nominare
...
-
....
per
aver
corso
molto
la
cavallina
con
belle
ragazze
pari
vostro
,
-
sussurrò
in
fretta
e
piano
lo
staffiere
.
Giulietta
si
sentì
torcere
il
cuore
;
tuttavia
soggiunse
con
aria
maliziosa
:
-
Ah
!
lo
so
....
Abita
sul
corso
....
-
Fingeva
di
cercare
il
nome
,
come
se
non
lo
ricordasse
.
-
....
Palestro
,
-
disse
lo
staffiere
.
-
Sì
....
sì
,
è
proprio
lui
!
-
proruppe
ridendo
Giulietta
.
-
E
tal
padrone
,
tal
domestico
.
-
Si
allontanò
,
lasciando
lo
staffiere
intontito
.
Ella
camminava
in
fretta
,
con
la
testa
in
fiamme
.
-
Ah
!
l
'
infame
,
-
mormorava
-
era
un
conte
,
e
si
è
finto
un
semplice
commesso
di
banca
!
Il
nome
datomi
era
falso
....
Ma
lo
smaschererò
;
forse
sua
moglie
ignora
tutto
.
Essa
è
bellissima
ed
ha
il
viso
di
buona
.
Se
mi
recassi
da
lei
?
Merita
forse
,
quel
miserabile
,
di
essere
un
marito
felice
?
-
Giulietta
si
guardò
bene
dal
far
parola
con
alcuno
di
quell
'
incontro
;
ma
formò
subito
il
suo
piano
.
Ella
si
recò
sul
corso
Palestro
,
ed
entrata
da
una
lattivendola
,
le
disse
:
-
Scusate
,
abita
qui
vicino
la
contessa
Bianca
Rossano
?
-
Precisamente
:
la
servo
io
di
latte
.
Che
buona
signora
!
È
proprio
un
angelo
!
-
Non
sapete
se
cerca
una
cameriera
?
-
Qualche
tempo
fa
,
sì
,
me
lo
disse
Celia
,
la
prima
cameriera
;
ma
credo
che
ora
abbiano
trovato
.
-
Peccato
!
-
disse
Giulietta
.
-
Sarei
andata
volentieri
in
quella
casa
,
dove
si
deve
star
bene
.
-
Per
la
contessa
,
sì
.
Ma
il
conte
è
una
vecchia
volpe
!
Ne
ha
fatte
e
ne
fa
di
tutti
i
colori
!
-
Buono
a
sapersi
!
Se
è
così
,
non
invidio
le
cameriere
di
quella
casa
.
-
Giulietta
salutò
la
lattivendola
e
se
ne
andò
.
Frattanto
si
propose
di
accertarsi
che
il
conte
Rossano
e
Fabio
Ribera
fossero
veramente
un
solo
uomo
.
La
sera
,
affidata
Gina
a
Teresa
con
un
pretesto
qualunque
,
si
mise
a
spiare
vicino
al
palazzo
e
ne
vide
uscire
il
conte
.
Gli
tenne
dietro
.
Quando
fu
giunto
ad
una
svolta
del
viale
,
Giulietta
gli
si
avvicinò
,
e
battendogli
sulla
spalla
:
-
Buona
sera
,
Fabio
Ribera
!
-
disse
a
voce
alta
.
Il
conte
si
volse
,
pallido
come
un
sudario
.
Riconobbe
Giulietta
,
ma
volle
fingere
la
sorpresa
.
-
Dite
a
me
,
signorina
?
-
chiese
con
brusco
accento
.
-
Sì
,
non
fare
quell
'
aria
stupida
!
-
rispose
Giulietta
sollevando
arditamente
la
bella
testa
.
-
Oh
!
so
bene
adesso
che
il
mondo
ti
conosce
per
Livio
Rossano
;
ma
per
me
sei
Fabio
Ribera
,
commesso
di
una
banca
....
fallita
.
-
E
la
giovane
diede
in
una
risata
piena
di
sarcasmo
,
di
amarezza
,
di
disperazione
.
-
Io
non
vi
comprendo
,
signorina
!
-
arrischiò
il
conte
.
-
No
?
Ebbene
,
andrò
a
spiegarmi
con
tua
moglie
,
e
quando
le
avrò
raccontato
la
mia
storia
e
mostrato
le
tue
lettere
,
sono
certa
che
c
'
intenderemo
.
-
Livio
fremette
,
e
con
voce
tremante
,
in
preda
alla
più
grande
agitazione
:
-
No
,
tu
non
lo
farai
,
Giulietta
!
-
balbettò
.
-
Ah
!
mi
riconosci
,
adesso
?
Ricordi
ancora
il
mio
nome
?
-
Io
non
ti
ho
mai
dimenticata
,
-
diss
'
egli
ritrovando
a
un
tratto
tutto
il
suo
spirito
,
preparandosi
a
scolparsi
.
-
Vieni
,
andiamo
a
casa
tua
,
ti
spiegherò
tutto
;
vedrai
che
non
sono
colpevole
come
forse
pensi
.
Le
apparenze
ingannano
....
-
Davvero
?
Ebbene
,
a
casa
mia
non
riporrai
più
piede
;
ma
conducimi
dove
vuoi
,
foss
'
anche
in
un
luogo
infame
,
come
facesti
quando
ero
ancora
una
fanciulla
onesta
,
purchè
possa
una
buona
volta
gettarti
sul
volto
tutte
le
tue
viltà
.
-
Il
conte
era
sulle
spine
,
perchè
la
giovane
andava
alzando
la
voce
.
Ma
fece
uno
sforzo
su
sè
stesso
e
disse
vivamente
:
-
Ebbene
,
vieni
.
-
Si
mise
a
camminare
rapidamente
e
Giulietta
lo
seguì
.
Giunsero
ad
una
stazione
di
vetture
.
Il
conte
aprì
lo
sportello
di
una
di
esse
,
perchè
la
giovane
vi
salisse
.
Ella
non
si
oppose
.
Livio
si
rivolse
al
vetturino
,
gli
dette
con
voce
ferma
un
indirizzo
,
poi
salì
accanto
a
Giulietta
.
Non
scambiarono
una
parola
fino
a
quando
la
vettura
si
fermò
.
Allora
il
conte
disse
alla
giovane
:
-
Aspettate
un
momento
.
-
Saltò
a
terra
e
disparve
nel
vestibolo
di
un
bel
palazzo
.
Salì
al
terzo
piano
,
sonò
all
'
uscio
di
destra
.
Una
giovane
cameriera
venne
ad
aprire
.
-
È
in
casa
la
signora
?
-
Sì
.
-
Un
uscio
si
schiuse
e
comparve
Cinzia
.
-
Oh
!
che
piacere
!
-
esclamò
,
facendo
l
'
atto
di
saltargli
al
collo
.
Ma
vedendolo
pallido
,
colla
fronte
corrugata
,
ristette
.
-
Che
hai
?
-
Andiamo
nella
tua
camera
:
ho
bisogno
di
dirti
due
parole
in
fretta
.
-
Cinzia
si
affrettò
ad
introdurlo
.
-
Che
c
'
è
dunque
?
Che
ti
succede
?
Il
conte
la
informò
di
quanto
accadeva
,
e
soggiunse
:
-
Bisogna
assolutamente
che
io
conceda
a
Giulietta
il
colloquio
che
mi
chiede
.
Tu
mi
cederai
il
salotto
,
e
te
ne
andrai
con
Rosetta
.
-
Rosetta
la
manderò
fuori
,
ma
io
,
caro
mio
,
rimarrò
qui
,
perchè
voglio
sapere
la
parte
che
debbo
fare
.
D
'
altronde
,
fra
noi
,
lo
sai
,
non
devono
esserci
segreti
....
Se
rifiuti
,
conduci
pure
la
tua
colomba
in
altro
luogo
.
-
Il
conte
fremeva
,
ma
fu
costretto
a
cedere
.
Egli
ridiscese
di
volo
le
scale
e
fece
salire
Giulietta
in
casa
della
ballerina
.
Appena
entrato
nel
salotto
,
il
conte
gettò
il
cappello
su
di
una
poltrona
e
fece
l
'
atto
di
inginocchiarsi
dinanzi
a
Giulietta
.
Ma
la
giovane
lo
guardò
con
disprezzo
.
-
È
inutile
che
ricominciate
l
'
ipocrita
commedia
!
-
disse
.
-
Se
la
ingenua
fanciulla
vi
cedette
,
la
donna
saprà
mantenere
la
propria
dignità
.
-
Non
mi
sarà
permesso
di
scolparmi
?
...
-
Scolparvi
?
Come
lo
potete
?
Sarei
curiosa
di
saperlo
.
-
Ella
aveva
assunto
un
tono
beffardo
,
altero
.
Livio
parlò
dapprima
a
voce
bassa
,
velata
,
ma
che
si
fece
a
mano
a
mano
più
forte
:
-
Sono
stato
un
miserabile
,
un
infame
,
non
lo
nego
,
ma
l
'
amore
che
voi
m
'
ispiraste
al
primo
vedervi
mi
fece
perdere
la
testa
.
-
L
'
amore
!
-
interruppe
Giulietta
ironica
.
-
Sì
,
io
vi
amai
al
nostro
primo
incontro
,
ed
avrei
voluto
presentarmi
a
voi
sotto
le
mie
vere
spoglie
.
Ma
seppi
che
il
vostro
sogno
era
di
sposare
un
impiegato
o
un
commesso
,
e
per
attirarvi
a
me
v
'
ingannai
,
ma
adorandovi
come
nessuna
donna
è
stata
adorata
.
-
Ed
è
questa
la
vostra
discolpa
?
-
esclamò
fremente
di
sdegno
Giulietta
,
fissando
sul
conte
gli
occhi
fiammeggianti
.
-
Vi
piacqui
,
e
per
passare
il
tempo
ingannaste
la
povera
operaia
che
nulla
sapeva
della
vita
,
che
non
sospettava
gl
'
intrighi
dei
vostri
pari
.
Un
giorno
,
stanco
del
vostro
capriccio
,
mi
abbandonaste
,
senza
pensare
che
forse
questa
misera
tradita
era
madre
!
-
Il
conte
indietreggiò
.
Giulietta
seguitò
,
animandosi
:
-
La
vostra
infamia
cangiò
ad
un
tratto
il
mio
amore
in
un
profondo
disprezzo
,
e
l
'
uomo
che
doveva
abbellire
la
mia
vita
divenne
per
me
un
oggetto
d
'
odio
,
di
terrore
.
Ma
io
pure
ero
stata
colpevole
,
e
non
perdonavo
a
me
stessa
il
mio
fallo
.
Mi
rinchiusi
in
una
solitudine
assoluta
,
accettai
rassegnata
la
mia
maternità
,
mi
dedicai
alla
mia
creatura
,
nè
mi
curai
di
venire
in
cerca
di
voi
.
Vi
avevo
dimenticato
,
quando
il
caso
volle
che
v
'
incontrassi
.
"
Seppi
allora
come
il
sedicente
Fabio
Ribera
non
fosse
che
il
conte
Livio
Rossano
.
"
Seppi
inoltre
che
la
contessa
vostra
moglie
ignora
la
vostra
perversità
,
si
crede
adorata
,
mentre
voi
la
ingannate
con
avventuriere
.
"
Se
mi
avessero
detto
che
eravate
un
buon
marito
,
forse
non
mi
sarei
neppure
curata
di
rivedervi
;
ma
nel
sapere
che
vi
prendete
giuoco
anche
della
più
onesta
delle
mogli
,
ho
sentito
di
odiarvi
come
non
vi
avevo
odiato
per
il
vostro
tradimento
.
"
Ed
ho
trovato
la
mia
vendetta
.
"
Non
è
giusto
che
l
'
ipocrita
abbia
sempre
a
trionfare
:
io
vi
smaschererò
dinanzi
a
vostra
moglie
.
-
Il
pallido
volto
di
Giulietta
si
era
fatto
di
fuoco
,
i
suoi
occhi
fiammeggiavano
.
Il
conte
la
guardava
,
e
gli
pareva
più
bella
così
audace
,
minacciosa
,
che
umile
e
tenera
.
-
Fai
pure
,
-
disse
-
ma
un
giorno
rimprovererai
te
stessa
di
avermi
giudicato
più
colpevole
di
quello
che
sono
.
"
Tu
ignori
,
Giulietta
,
che
cosa
sia
il
mondo
nel
quale
io
vivo
.
Non
scuso
affatto
la
colpa
commessa
verso
di
te
:
ma
ascoltami
.
"
Io
non
potevo
sposarti
,
perchè
quando
ti
conobbi
ero
già
rovinato
,
e
per
me
,
avvezzo
allo
splendore
,
alla
ricchezza
,
la
miseria
è
peggiore
della
morte
.
"
Se
fossi
nato
un
povero
operaio
,
anch
'
io
forse
sarei
stato
migliore
.
Ti
amavo
,
ripeto
,
ma
avevo
in
disgusto
la
povertà
.
E
quest
'
orrore
lo
sentivo
anche
per
te
.
Avrei
voluto
farti
un
trono
d
'
oro
,
vederti
regnare
sopra
tutte
le
altre
donne
.
Ma
se
allora
ti
avessi
detto
tutto
ciò
,
tu
,
fiera
ed
onesta
,
non
mi
avresti
amato
.
Allora
ricorsi
all
'
unico
mezzo
che
mi
restava
per
legarti
a
me
per
sempre
:
farti
mia
,
colla
promessa
che
saresti
mia
moglie
;
e
ci
riuscii
.
"
Ma
credi
che
questo
bastasse
a
saziare
l
'
amore
quasi
feroce
che
mi
avevi
ispirato
?
No
!
Il
mio
sogno
persisteva
.
Volli
essere
di
nuovo
ricco
,
e
soltanto
per
te
,
e
sposai
una
donna
che
non
amavo
,
per
avere
i
suoi
milioni
da
offrirti
.
-
Giulietta
rivolse
il
capo
con
disgusto
.
-
La
vostra
infamia
mi
stomaca
!
Potevate
mai
sperare
che
io
divenissi
la
vostra
amante
,
calpestando
una
donna
che
io
rispetto
per
quanto
disprezzo
voi
?
-
Credi
forse
che
io
non
mi
disprezzi
?
Eppure
per
te
commetterei
anche
un
delitto
!
Sì
,
sì
:
ad
un
tuo
cenno
mia
moglie
sparirà
dal
mondo
,
e
noi
potremo
essere
ancora
felici
con
la
nostra
creatura
.
-
Le
si
era
avvicinato
fremente
.
Giulietta
lo
respinse
con
orrore
.
-
Sciagurato
!
-
esclamò
.
-
Se
ancora
avessi
nutrito
un
atomo
di
tenerezza
per
voi
,
le
vostre
parole
l
'
avrebbero
distrutto
.
Povera
contessa
,
caduta
nelle
vostre
mani
!
Ma
no
,
non
è
giusto
che
essa
continui
ad
illudersi
sul
conto
vostro
;
mi
parrebbe
di
essere
vostra
complice
se
non
la
illuminassi
!
-
Livio
si
morse
a
sangue
le
labbra
.
-
L
'
avvertirai
?
-
chiese
fra
i
denti
.
-
Sì
!
-
rispose
Giulietta
freddamente
.
-
A
noi
due
,
dunque
!
-
esclamò
Livio
.
-
Io
ti
ho
offerto
la
pace
,
e
tu
vuoi
la
guerra
.
Sia
.
Ti
do
tempo
un
mese
a
pensarci
.
-
Non
attenderò
tanto
per
smascherarvi
.
-
Giulietta
!
-
Il
volto
di
lui
prese
un
'
espressione
così
terribile
,
che
la
giovane
credette
fosse
giunta
l
'
ultima
sua
ora
.
Allora
pensò
alla
sua
bambina
,
che
senza
lei
sarebbe
rimasta
sola
al
mondo
.
E
tutta
la
sua
energia
cadde
;
una
lacrima
corse
nei
suoi
occhi
e
balbettò
:
-
Ebbene
,
no
,
non
parlerò
!
-
Il
volto
di
Livio
espresse
il
trionfo
.
Giulietta
fuggì
da
quella
casa
come
pazza
.
Livio
non
aveva
fatto
un
moto
per
trattenerla
,
ma
nei
suoi
occhi
era
un
lampo
sinistro
.
-
Ella
parlerà
,
ne
sono
sicuro
!
-
pensava
.
-
Ma
io
saprò
chiuderle
la
bocca
.
-
Una
mano
che
gli
batteva
sulla
spalla
lo
fece
trasalire
.
Era
quella
di
Cinzia
.
-
Hai
sentito
?
-
chiese
il
conte
sorridendo
.
Cinzia
era
più
pallida
del
solito
.
La
voce
le
uscì
come
un
sibilo
dalle
labbra
:
-
Ho
sentito
tutto
,
e
ti
dico
una
cosa
sola
:
mi
fai
orrore
!
-
VIII
.
Fabio
Ribera
era
al
colmo
della
felicità
.
Amava
ed
era
amato
.
Ilda
sarebbe
presto
sua
moglie
.
La
dolcezza
infinita
,
la
gravità
melanconica
di
Fabio
si
affiatavano
mirabilmente
con
la
fierezza
dei
sentimenti
di
Ilda
,
il
suo
fascino
incantevole
.
Una
sera
che
il
conte
si
era
recato
a
trovare
il
suo
protetto
,
si
accòrse
che
un
cambiamento
era
avvenuto
in
lui
.
Fabio
sembrava
più
bello
,
aveva
l
'
aria
felice
.
Livio
intuì
subito
la
verità
.
-
Sei
innamorato
!
-
gli
disse
sorridendo
.
Fabio
arrossì
e
rispose
:
-
È
vero
.
Amo
una
fanciulla
bella
e
buona
,
la
quale
mi
corrisponde
:
è
una
commessa
del
magazzino
dove
mi
avete
impiegato
.
-
Il
conte
fece
una
smorfia
.
-
Una
commessa
?
Una
civettina
che
vorrà
imbrogliarti
.
Fabio
,
ricordati
come
anch
'
io
sia
stato
giocato
da
una
fanciulla
dal
volto
d
'
angelo
.
-
Colei
non
aveva
cuore
!
-
interruppe
Fabio
.
-
Ma
io
sono
certo
della
fedeltà
di
Ilda
,
del
suo
amore
per
me
.
-
Il
conte
rideva
.
-
Tu
sei
un
ingenuo
,
e
nulla
conosci
del
mondo
e
della
vita
.
È
così
facile
,
alla
tua
età
,
ingannarsi
!
Ma
io
che
sono
più
vecchio
di
te
e
t
'
amo
come
un
figlio
,
vedrò
e
giudicherò
la
tua
prescelta
.
-
Il
volto
di
Fabio
si
era
illuminato
.
-
Quanto
siete
buono
!
Per
certo
,
quando
conoscerete
Ilda
,
approverete
la
mia
scelta
.
-
Ebbene
,
avvertila
che
domenica
sera
mi
condurrai
con
te
.
-
Grazie
,
grazie
!
-
Livio
fu
puntuale
all
'
appuntamento
.
Egli
rimase
soggiogato
dalla
bellezza
della
fanciulla
,
e
provò
una
gioia
infernale
al
pensiero
di
tentarla
,
di
contenderla
al
fratello
.
Ilda
peraltro
provò
subito
per
il
conte
una
ripugnanza
istintiva
,
ebbe
il
presentimento
che
quel
gentiluomo
dal
sorriso
mendace
le
porterebbe
disgrazia
.
Livio
comprese
che
non
riuscirebbe
a
vincere
il
cuore
di
quella
fanciulla
e
provò
una
rabbia
interna
,
che
si
guardò
bene
dal
dimostrare
,
ma
giurò
a
sè
stesso
che
Ilda
sarebbe
sua
.
Il
conte
aveva
quasi
dimenticato
le
sue
minacce
a
Giulietta
,
allorchè
una
mattina
incontrò
la
sventurata
vicino
al
suo
palazzo
.
Ella
,
nel
vederlo
,
divenne
pallida
,
ma
non
abbassò
gli
occhi
dinanzi
allo
sguardo
di
lui
.
Sembrava
minacciarlo
.
Il
conte
le
si
avvicinò
.
-
Di
dove
vieni
?
-
le
domandò
con
arroganza
.
-
Parlate
a
me
?
-
disse
a
voce
alta
Giulietta
.
Il
conte
cambiò
subito
espressione
.
-
Scusate
;
-
disse
-
vi
avevo
presa
per
la
cameriera
di
mia
moglie
.
-
E
si
affrettò
ad
entrare
nel
palazzo
.
Il
portinaio
passeggiava
sotto
il
vestibolo
.
-
È
stata
qui
una
giovane
bionda
a
chiedere
della
contessa
?
-
domandò
.
-
No
,
signor
conte
.
-
Bene
:
se
venisse
,
dirai
sempre
che
la
contessa
non
riceve
.
-
Livio
non
era
tranquillo
.
Quel
giorno
pensò
sempre
a
Giulietta
,
e
la
sera
,
mentre
si
recava
dalla
fidanzata
di
Fabio
,
si
fermò
di
botto
,
dicendo
:
-
Ho
trovato
!
Toglierò
di
mezzo
una
donna
che
mi
è
divenuta
odiosa
,
getterò
tanto
fango
su
Fabio
,
che
Ilda
non
dovrà
più
provare
che
orrore
per
lui
,
e
tutto
andrà
per
il
mio
meglio
!
-
La
mattina
seguente
scrisse
a
Fabio
:
"
Mio
caro
fanciullo
,
"
Mentre
scrivo
queste
parole
,
tremo
dalla
febbre
,
dal
dolore
....
"
Ieri
ero
felice
:
oggi
tutto
si
rivolta
contro
me
:
e
soffro
tanto
,
che
vorrei
morire
.
"
Non
posso
scriverti
di
più
,
mi
si
confonde
la
vista
dal
pianto
;
vieni
stasera
nel
mio
quartierino
da
scapolo
,
dove
passammo
insieme
tante
ore
,
ricordando
la
nostra
cara
morta
.
Di
faccia
al
ritratto
di
lei
troverò
il
coraggio
di
dirti
tutto
,
di
chiederti
un
sacrificio
.
"
Colui
che
ti
protegge
e
ti
ama
.
"
La
sera
,
Fabio
,
pallido
da
far
pietà
,
sonava
con
mano
convulsa
all
'
appartamento
indicatogli
dal
conte
.
Livio
vi
si
trovava
da
un
'
ora
.
Il
gentiluomo
sembrava
invecchiato
di
vent
'
anni
:
i
suoi
occhi
portavano
le
tracce
delle
lacrime
versate
.
-
Grazie
di
essere
venuto
!
-
balbettò
vedendo
Fabio
.
Questi
gli
disse
:
-
Che
cosa
vi
è
accaduto
?
Ditemi
tutto
,
e
se
la
mia
vita
stessa
è
necessaria
per
sollevarvi
,
prendetela
;
è
vostra
.
-
Il
conte
gli
gettò
le
braccia
al
collo
,
tenne
la
testa
appoggiata
alla
guancia
di
lui
,
e
per
qualche
minuto
non
seppe
che
pronunziare
:
-
Fabio
!
Fabio
!
Fabio
!
-
Poi
si
calmò
alquanto
,
e
sollevando
la
testa
,
proruppe
con
un
tremito
nella
voce
:
-
Ti
ricordi
,
Fabio
,
di
quella
sciagurata
che
ebbi
la
follia
di
amare
e
m
'
ingannò
vilmente
?
-
Volete
parlare
di
Giulietta
Lovera
?
-
interruppe
il
giovane
.
-
Sì
,
di
lei
,
il
mio
genio
crudele
,
Ed
io
che
non
volevo
credere
ai
presentimenti
!
...
-
Si
passò
la
mano
sulla
fronte
e
proseguì
:
-
Ero
felice
,
non
pensavo
più
a
lei
,
da
che
ho
sposato
la
donna
che
adoro
e
dalla
quale
sono
adorato
.
Ma
ora
la
mia
felicità
sta
per
distruggersi
....
e
più
ci
penso
,
meno
so
come
porvi
rimedio
.
E
tutto
per
lei
....
per
Giulietta
.
-
-
Ma
che
pretende
ancora
,
quella
sciagurata
?
Che
vuol
fare
?
-
Il
conte
rimase
per
un
istante
silenzioso
,
come
affranto
.
Egli
recitava
la
parte
che
si
era
prefisso
con
un
'
arte
che
avrebbe
ingannato
chiunque
.
-
Te
lo
dirò
!
-
rispose
a
voce
bassa
,
soffocata
.
-
Giulietta
ha
saputo
che
sono
ammogliato
,
ricco
,
felice
,
ed
è
venuta
a
ricercarmi
.
Ella
mi
ha
minacciato
di
presentarsi
a
mia
moglie
,
di
consegnarle
delle
lettere
che
ebbi
la
debolezza
di
scriverle
,
di
raccontarle
che
io
,
dopo
averla
resa
madre
,
l
'
abbandonai
con
una
creatura
.
-
Miserabile
!
-
proruppe
Fabio
.
-
Come
può
inventare
simili
infamie
?
-
Giulietta
è
capace
di
tutto
.
-
Ebbene
,
avvertite
voi
stesso
la
contessa
!
-
Oh
!
no
....
mai
!
-
esclamò
con
slancio
il
conte
.
-
Dovrei
confessarle
di
avere
amato
quella
sciagurata
,
e
Bianca
non
me
lo
perdonerebbe
,
perchè
la
cara
bimba
si
è
illusa
di
essere
stata
l
'
unico
amore
della
mia
vita
ed
io
non
voglio
distruggere
un
'
illusione
che
forma
la
sua
felicità
.
-
Volete
che
mi
rechi
io
stesso
da
Giulietta
,
la
induca
a
desistere
dalle
sue
minacce
?
-
Povero
ragazzo
!
-
interruppe
il
conte
-
ella
ti
riderebbe
sul
viso
.
Oh
!
se
ci
fosse
ancora
la
mia
povera
mamma
,
saprebbe
darmi
un
consiglio
!
-
E
volgendo
i
suoi
sguardi
sopra
una
fotografia
della
contessa
Rossano
,
disse
con
accento
lacerante
:
-
Mamma
,
mamma
,
vieni
tu
in
mio
aiuto
,
ispira
a
me
o
a
Fabio
un
mezzo
per
allontanare
il
pericolo
!
-
Anche
Fabio
aveva
rivolti
gli
occhi
al
ritratto
della
contessa
,
ed
in
quel
momento
ricordò
la
lettera
da
lei
vergata
prima
di
morire
,
come
ricordò
le
supreme
parole
di
sua
madre
.
Entrambe
quelle
morte
l
'
incitavano
a
sacrificare
la
sua
vita
,
l
'
onor
suo
per
il
suo
benefattore
.
Avrebbe
egli
esitato
?
Esse
stesso
gli
inviarono
una
suprema
ispirazione
.
-
Il
mezzo
ci
sarebbe
,
-
disse
-
e
,
per
quanto
terribile
,
io
stesso
non
esiterò
a
compierlo
.
-
Rialzò
il
capo
:
gli
sguardi
dei
due
uomini
s
'
incrociarono
e
parvero
comprendersi
.
-
Tu
vorresti
ucciderla
?
-
disse
Livio
a
voce
bassa
.
Fabio
rispose
:
-
Sì
....
sono
disposto
a
commettere
anche
un
delitto
per
rendervi
la
tranquillità
.
-
No
;
è
troppo
!
Sarebbe
una
vigliaccheria
la
mia
se
accettassi
.
Ma
la
tua
risoluzione
è
buona
:
io
stesso
sopprimerò
Giulietta
.
-
Grosse
lacrime
sgorgarono
dai
suoi
occhi
,
ma
le
asciugò
rapidamente
,
come
se
arrossisse
della
sua
debolezza
.
-
Voi
,
esporvi
al
pericolo
di
essere
arrestato
,
condannato
come
assassino
?
-
proruppe
con
slancio
Fabio
.
-
E
credete
che
io
potrei
permetterlo
?
A
me
solo
tocca
a
sacrificarmi
,
e
lo
farò
.
Il
vostro
nome
non
deve
neppur
venire
pronunziato
.
-
Il
conte
volle
dargli
l
'
estremo
colpo
.
-
Non
pensi
a
Ilda
?
-
mormorò
.
Un
lungo
sospiro
sfuggì
dal
petto
di
Fabio
,
una
lacrima
velò
i
suoi
occhi
;
ma
vincendosi
subito
:
-
Prima
di
Ilda
ci
siete
voi
,
voi
,
cui
tutto
debbo
!
-
esclamò
.
-
Sì
,
lo
ripeto
,
io
solo
terrò
da
voi
lontana
la
disperazione
.
Voi
partirete
da
Torino
con
vostra
moglie
acciocchè
nessun
sospetto
possa
sfiorarvi
,
e
checchè
accada
,
il
vostro
nome
non
uscirà
dal
mio
labbro
.
-
Fabio
si
era
andato
animando
.
Aveva
l
'
esaltazione
dello
schiavo
credente
che
tutto
sacrificherebbe
per
il
suo
idolo
.
E
l
'
idolo
del
povero
commesso
era
il
conte
Livio
.
Ah
!
se
avesse
potuto
leggere
nel
cuore
di
lui
!
Il
conte
non
dubitava
delle
parole
di
Fabio
;
egli
sentiva
di
tenere
la
sua
vittima
nelle
mani
.
-
Oh
!
Fabio
,
Fabio
mio
,
dovrò
dunque
a
te
,
a
te
solo
la
mia
liberazione
!
-
Egli
si
stringeva
a
Fabio
,
chiamandolo
suo
salvatore
,
affascinandolo
con
tenere
parole
,
e
consigliandogli
quanto
desiderava
con
una
destrezza
infinita
.
Fabio
lasciò
il
conte
a
mezzanotte
,
e
tornò
a
casa
vacillando
come
un
ubriaco
.
Quando
fu
solo
nella
propria
camera
,
si
sgomentò
.
Assassino
!
Sarebbe
un
assassino
!
E
Ilda
?
Il
pensiero
della
sua
adorata
gli
produsse
una
vertigine
.
-
Ella
resterà
libera
,
-
mormorò
-
sarà
felice
con
un
altro
!
-
In
quella
notte
sognò
la
contessa
Rossano
e
la
madre
.
Le
due
morte
uscivano
dalla
tomba
per
dirgli
:
-
Compi
il
tuo
dovere
se
non
vuoi
essere
maledetto
da
noi
.
Quella
donna
non
deve
più
vivere
,
è
necessario
che
ella
muoia
per
la
felicità
di
Livio
.
-
Fabio
si
alzò
come
ipnotizzato
,
Fin
da
quel
momento
la
sua
risoluzione
fu
presa
.
Alla
sera
,
quando
si
trovò
con
Ilda
,
le
parlò
di
un
suo
prossimo
viaggio
per
alcune
carte
concernenti
il
loro
matrimonio
,
La
fanciulla
non
doveva
aver
sospetti
.
Fabio
accomodò
le
cose
in
modo
da
non
suscitare
il
minimo
dubbio
.
Una
volta
lontano
da
Ilda
,
si
sentì
più
calmo
.
Il
conte
gli
aveva
consegnato
una
chiave
della
soffitta
di
Giulietta
,
dandogli
i
consigli
necessari
per
l
'
adempimento
del
truce
misfatto
.
Il
carnevale
favorì
l
'
assassino
.
La
sera
prima
del
delitto
,
durante
un
'
assenza
di
Giulietta
,
Fabio
potè
penetrare
nella
soffitta
della
sventurata
,
studiarne
la
disposizione
dei
mobili
,
degli
oggetti
.
La
notte
egli
non
dormì
.
Rilesse
ancora
una
volta
la
lettera
della
madre
e
quella
della
contessa
,
e
dopo
averle
baciate
,
le
strappò
a
minutissimi
pezzi
.
La
mattina
seguente
acquistò
gli
abiti
da
pierrot
;
la
sera
pranzò
macchinalmente
,
ingoiò
due
bicchierini
di
cognac
.
Era
livido
sotto
la
biacca
che
gl
'
impiastricciava
il
volto
.
Quando
entrò
,
verso
le
undici
,
nel
casamento
abitato
da
Giulietta
,
aveva
il
cervello
in
fiamme
e
con
la
mano
destra
stringeva
convulsamente
un
coltello
,
che
teneva
nella
tasca
dei
calzoni
.
-
La
colpirò
nel
sonno
,
nessuno
se
ne
accorgerà
e
avrò
il
tempo
di
allontanarmi
tranquillamente
.
-
Ma
nell
'
avvicinarsi
all
'
uscio
della
soffitta
gli
tremavano
le
gambe
.
Udì
un
rumore
di
voci
e
di
passi
:
comparve
lo
studente
Aldo
,
col
misterioso
domino
.
Fabio
attese
un
istante
,
poi
entrò
risoluto
nella
soffitta
di
Giulietta
:
tenebre
profonde
.
Egli
accese
un
cerino
e
,
veduta
sulla
tavola
una
candela
,
si
accostò
.
Giulietta
,
svegliatasi
ad
un
tratto
,
si
sollevò
sul
letto
terrorizzata
.
-
Chi
siete
?
Che
volete
?
-
chiese
con
voce
soffocata
.
Di
un
salto
Fabio
le
fu
sopra
.
-
Tacete
!
-
disse
a
denti
stretti
.
Ma
Giulietta
,
che
lo
guardava
cogli
occhi
spalancati
,
mandò
un
'
esclamazione
:
-
Assassino
!
Ti
riconosco
!
Lasciami
,
o
griderò
a
tutti
che
il
conte
Livio
Rossano
....
-
La
sventurata
non
finì
.
Il
nome
evocato
fece
tacere
il
senso
di
pietà
sorto
,
a
suo
malgrado
,
nel
petto
di
Fabio
.
Egli
alzò
la
mano
armata
di
coltello
e
colpì
.
Un
grido
sinistro
echeggiò
nella
stanza
:
il
colpo
non
aveva
dato
nel
segno
.
Coi
capelli
irti
,
smarrito
,
ansante
,
Fabio
alzò
una
seconda
volta
la
mano
.
Allora
avvenne
una
lotta
terribile
fra
l
'
assassino
e
la
vittima
.
Egli
colpiva
,
colpiva
sempre
,
e
quando
vide
Giulietta
cadere
rantolante
,
si
slanciò
verso
l
'
uscio
,
l
'
aprì
.
Ma
una
donna
gli
sbarrava
il
passo
:
Teresa
.
Il
resto
è
noto
.
IX
.
Il
conte
Livio
,
nascosto
nel
salotto
attiguo
alla
camera
da
letto
di
Ilda
,
aveva
evocato
il
passato
,
provando
una
gioia
strana
nel
ricordare
la
parte
assunta
verso
Fabio
,
la
sua
vittima
,
che
gli
aveva
fatto
olocausto
della
vita
,
dell
'
onore
.
Mentre
così
rifletteva
,
Livio
sentì
un
fruscìo
di
abiti
e
quasi
tosto
la
voce
di
Ilda
che
diceva
:
-
Marietta
,
tu
puoi
andare
a
dormire
:
il
signor
Aldo
rimane
qui
a
discorrere
con
me
.
Lascia
aperta
la
vetrata
della
galleria
,
così
lo
farò
uscire
da
quella
parte
,
senza
disturbare
alcuno
.
Metti
qui
il
soprabito
ed
il
cappello
.
-
Sì
,
signora
.
-
Ilda
e
lo
studente
erano
entrati
nel
salotto
:
l
'
uscio
fu
chiuso
.
-
Perchè
non
volete
che
mi
ritiri
?
-
chiese
Aldo
con
dolcezza
.
-
Perchè
temo
per
voi
!
-
rispose
Ilda
.
-
Il
cuore
mi
dice
che
il
conte
si
è
appostato
fuori
del
palazzo
per
attendervi
,
e
non
voglio
che
vi
allontaniate
fino
a
giorno
.
-
Si
erano
seduti
vicini
sul
divano
.
Livio
stringeva
i
denti
per
soffocare
la
rabbia
interna
che
lo
divorava
.
-
Che
ne
pensate
del
conte
?
-
chiese
ad
un
tratto
Ilda
.
-
Penso
che
è
innamorato
di
voi
e
che
deve
odiarmi
,
credendomi
vostro
amante
.
-
Bisogna
lasciarglielo
credere
;
-
soggiunse
Ilda
-
è
l
'
unico
mezzo
per
giungere
al
punto
che
io
e
il
signor
Moreno
desideriamo
:
fargli
confessare
che
fu
lui
l
'
istigatore
dell
'
assassinio
della
povera
Giulietta
.
-
E
da
questa
confessione
,
che
possiamo
sperare
?
-
esclamò
Aldo
,
-
Bianca
sarà
sempre
avvinta
a
quel
miserabile
.
-
No
;
-
rispose
con
voce
cupa
Ilda
-
se
il
mio
sogno
è
di
far
comparire
chiara
l
'
innocenza
di
Fabio
,
il
sogno
del
signor
Moreno
è
di
liberare
la
figlia
dalle
mani
di
un
mostro
.
Egli
ha
deciso
:
o
il
conte
si
farà
giustizia
colle
proprie
mani
,
o
il
signor
Moreno
l
'
ucciderà
.
-
Io
solo
voglio
punirlo
!
-
interruppe
Aldo
.
-
Lo
provocherò
a
duello
.
-
No
,
non
dovete
farlo
,
per
Bianca
;
sapete
quanto
vi
ama
!
-
Un
fremito
agitò
Livio
dal
capo
alle
piante
.
-
Ed
io
l
'
adoro
come
si
adora
gli
angeli
del
Cielo
!
-
disse
con
esaltazione
il
giovane
.
-
Per
lei
,
sono
pronto
a
soffrire
tutto
.
Ora
è
necessario
star
divisi
,
perchè
così
vuole
il
signor
Moreno
,
ma
la
mia
vita
,
i
miei
pensieri
sono
tutti
per
lei
.
Ah
!
perchè
non
dovevamo
conoscerci
che
in
quella
notte
fatale
dell
'
assassinio
?
-
Era
destino
!
-
mormorò
Ilda
.
Rimasero
per
un
istante
silenziosi
.
La
giovane
riprese
la
parola
.
-
Se
il
conte
potesse
indovinare
che
suo
suocero
conosce
tutte
le
sue
infamie
ed
è
sul
punto
di
punirle
!
Se
sapesse
l
'
odio
che
io
provo
contro
di
lui
!
-
Avete
osservato
il
suo
pallore
,
allorchè
parlammo
della
sua
rassomiglianza
col
condannato
?
-
osservò
Aldo
.
-
Il
signor
Umberto
Trani
vuol
riguardare
tutti
gli
atti
concernenti
il
passato
di
Fabio
,
per
scoprire
qualche
nuovo
punto
che
possa
darci
la
chiave
del
mistero
.
-
Comunque
,
-
osservò
Ilda
-
Fabio
non
smentirà
la
sua
confessione
,
non
accuserà
mai
il
conte
,
dovessero
sottoporlo
a
qualsiasi
tortura
.
-
Vi
sarebbe
forse
un
mezzo
per
farlo
parlare
,
-
disse
Aldo
.
-
Informarlo
come
il
conte
abbia
tentato
di
sedurvi
.
-
Bisognerà
parlarne
al
signor
Moreno
.
-
Rimasero
un
altro
poco
in
silenzio
.
-
Voi
siete
stanca
;
-
disse
Aldo
-
andate
a
riposare
.
Io
rimarrò
qui
ad
attendere
il
giorno
scrivendo
,
se
vi
compiacerete
darmi
un
foglio
ed
una
penna
.
-
Venite
:
vi
condurrò
nella
camera
attigua
alla
mia
dove
troverete
uno
scrittoio
con
tutto
l
'
occorrente
.
-
Essi
lasciarono
il
salotto
.
Il
conte
stringeva
i
pugni
in
una
convulsione
di
rabbia
.
Ciò
che
aveva
sentito
gli
sconvolgeva
il
cervello
.
Sentì
degli
usci
che
si
aprivano
,
si
chiudevano
,
poi
il
passo
di
Ilda
strisciò
sul
tappeto
della
sua
camera
,
quindi
un
lieve
scricchiolio
del
letto
fece
capire
al
conte
che
la
giovane
si
era
coricata
.
Passò
un
'
altra
mezz
'
ora
:
più
nessun
rumore
;
tutti
dormivano
nella
casa
.
Allora
il
conte
lasciò
il
suo
nascondiglio
e
si
avvicinò
all
'
uscio
aperto
della
camera
di
Ilda
.
Al
chiarore
della
lampada
,
egli
scòrse
la
giovane
stesa
sul
letto
,
in
sottana
e
accappatoio
.
Dormiva
,
stanca
della
serata
.
Sul
comodino
scintillavano
i
gioielli
di
lei
.
Quei
gioielli
abbagliarono
il
conte
e
fecero
sorgere
nella
sua
testa
un
'
idea
,
che
volle
mettere
in
esecuzione
.
Si
appressò
in
punta
di
piedi
al
letto
,
poi
,
afferrato
un
asciugamano
,
con
atto
fulmineo
ne
coprì
il
capo
della
disgraziata
.
La
vittima
,
svegliatasi
,
si
dibatteva
,
ma
non
poteva
sciogliersi
da
quel
laccio
,
mandare
un
grido
.
Intanto
Livio
,
chino
su
lei
,
le
diceva
con
voce
alterata
:
-
Hai
voluto
trattenermi
:
peggio
per
te
.
Sei
bella
,
mi
seduci
quanto
Bianca
,
più
di
lei
,
e
ti
voglio
!
-
Ilda
faceva
sforzi
supremi
per
liberarsi
da
quella
stretta
,
ma
inutilmente
:
egli
premè
più
forte
le
dita
.
Allora
le
braccia
della
sventurata
,
che
si
erano
avvinte
disperatamente
a
lui
,
caddero
inerti
sul
letto
;
il
corpo
rimase
immobile
.
Il
conte
credette
di
averla
strangolata
e
la
lasciò
.
Ilda
non
fece
il
minimo
movimento
.
Livio
non
ebbe
il
coraggio
di
toglierle
l
'
asciugamano
dal
viso
.
Vi
era
però
qualche
cosa
in
lui
più
potente
ancora
dello
spavento
:
il
calcolo
abietto
fatto
poco
prima
.
Egli
afferrò
i
gioielli
che
erano
sul
comodino
,
e
recatosi
nel
salotto
vicino
,
prese
il
soprabito
di
Aldo
e
nascose
i
gioielli
nelle
sue
tasche
.
Poi
aprì
la
porta
del
salotto
,
entrò
nella
galleria
lasciata
aperta
dalla
cameriera
,
passò
nelle
sale
deserte
,
e
dall
'
anticamera
scese
in
istrada
senza
incontrare
alcuno
.
Una
volta
fuori
respirò
:
era
salvo
.
Tutto
si
rivolgeva
contro
Aldo
.
Egli
si
diresse
al
proprio
palazzo
,
si
coricò
,
e
,
affranto
,
non
tardò
a
addormentarsi
.
Appena
risvegliato
,
un
pensiero
dominò
tutti
gli
altri
:
egli
aveva
ucciso
Ilda
.
Ma
l
'
idea
che
Aldo
,
l
'
amante
di
sua
moglie
,
sarebbe
accusato
,
fece
tacere
la
sua
angoscia
.
Il
cameriere
l
'
avvertì
che
la
contessa
e
il
suocero
erano
usciti
assai
presto
.
Che
voleva
dire
quell
'
assenza
della
contessa
col
padre
?
Erano
già
stati
avvertiti
dell
'
avvenuto
?
Ilda
era
morta
?
Aldo
,
arrestato
?
-
Vai
a
prendermi
i
giornali
del
mattino
!
-
disse
al
cameriere
.
Ma
non
vi
trovò
nulla
di
ciò
che
desiderava
sapere
.
Eppure
in
città
erano
ormai
informati
dell
'
avvenuto
.
Quando
Aldo
si
era
ritirato
nella
camera
attigua
a
quella
di
Ilda
,
il
suo
pensiero
fu
di
attendere
il
giorno
scrivendo
a
Bianca
le
impressioni
di
quella
notte
.
E
cominciò
:
"
Mia
Bianca
adorata
,
"
Presso
la
camera
di
colei
che
tutti
credono
la
mia
amante
,
mentre
attendo
il
momento
propizio
di
ritirarmi
,
racconterò
a
te
sola
tutti
gli
eventi
di
questa
notte
.
"
Ho
avuto
bisogno
di
tutta
la
mia
forza
di
volontà
per
apparire
tranquillo
allorchè
comparve
tuo
marito
,
l
'
uomo
che
odio
con
tutta
l
'anima."
Aldo
si
fermò
un
istante
di
scrivere
,
perchè
gli
parve
di
udire
un
gemito
.
Stette
un
momento
in
ascolto
e
si
convinse
di
essersi
ingannato
.
Allora
proseguì
:
"
Tuttavia
,
pensando
a
te
,
ho
eseguito
la
mia
parte
a
maraviglia
.
Ma
costui
è
troppo
scaltro
per
tradirsi
,
e
bisogna
venire
a
qualche
più
violenta
decisione
.
Mi
dispiace
che
Ilda
sarà
la
sacrificata
,
la
vittima
.
"
Aldo
si
fermò
ancora
,
depose
la
penna
e
s
'
immerse
in
profonde
riflessioni
,
le
quali
avevano
un
unico
oggetto
:
Bianca
.
A
un
tratto
un
nuovo
gemito
,
e
questa
volta
distinto
,
lo
fece
balzare
in
piedi
,
porre
la
mano
sulla
gruccia
dell
'
uscio
che
metteva
nella
camera
di
Ilda
.
Ma
prima
di
aprire
chiese
a
voce
alta
:
-
Signorina
,
avete
bisogno
di
me
?
Non
vi
sentite
bene
?
-
Gli
rispose
un
altro
gemito
rauco
,
affannoso
.
Allora
non
ebbe
più
esitazioni
.
Si
slanciò
nella
camera
della
giovane
,
Ilda
si
dibatteva
sul
letto
,
cercando
di
togliersi
l
'
asciugamano
che
ancora
l
'
avvolgeva
.
Aldo
cercò
di
aiutarla
,
ma
la
giovane
lo
respinse
col
gesto
,
e
le
sue
grida
si
fecero
più
rauche
ed
acute
.
Nei
suoi
occhi
stralunati
apparve
una
tale
espressione
di
spavento
,
che
Aldo
indietreggiò
,
allibito
.
-
Ilda
....
che
avete
?
Che
vi
ho
fatto
?
-
Ella
era
riuscita
con
un
ultimo
sforzo
a
sciogliersi
dal
suo
laccio
ed
a
stendere
la
mano
al
cordone
del
campanello
.
Sembrava
volesse
parlare
,
ma
dalla
bocca
spalancata
non
uscivano
che
gemiti
.
Ma
alla
violenta
scampanellata
era
accorsa
la
cameriera
.
-
Presto
,
soccorrete
la
vostra
padrona
che
sta
male
!
-
disse
il
giovane
.
E
cercò
di
aiutare
la
donna
,
ma
si
vide
di
nuovo
respinto
da
Ilda
,
le
cui
pupille
si
fissarono
ancora
spaventate
su
lui
;
poi
una
nebbia
le
coprì
,
e
la
sventurata
non
vide
più
nulla
.
Era
svenuta
.
-
Presto
,
dell
'
aceto
,
dei
sali
....
-
disse
Aldo
alla
cameriera
.
Questa
aveva
scorto
sul
collo
bianco
d
'
Ilda
i
segni
dello
strangolamento
,
aveva
veduto
il
gesto
di
orrore
della
sua
padrona
allorchè
Aldo
si
era
avvicinato
per
soccorrerla
,
onde
guardò
con
diffidenza
il
giovane
balbettando
:
-
Vado
subito
a
prenderli
.
-
E
corse
via
per
avvertire
i
domestici
dell
'
accaduto
.
Un
momento
dopo
,
tutti
sapevano
che
Aldo
aveva
tentato
di
strangolare
Ilda
.
Un
domestico
andò
a
cercare
un
medico
:
un
altro
ad
avvertire
il
signor
Moreno
.
Aldo
intanto
,
con
l
'
asciugamano
stesso
che
aveva
servito
al
conte
per
avvolgere
il
capo
ed
il
collo
della
giovane
,
asciugò
il
gelido
sudore
e
la
schiuma
,
che
la
povera
Ilda
aveva
agli
angoli
della
bocca
.
Nel
far
ciò
,
vide
egli
pure
su
quel
collo
bianco
i
segni
dello
strangolamento
.
Possibile
?
Non
sognava
?
E
mentre
nella
sua
mente
si
chiedeva
se
il
conte
fosse
l
'
autore
dell
'
ardito
tentativo
,
diverse
voci
gli
ferirono
le
orecchie
:
-
Non
lasciatelo
uscire
!
-
Non
può
essere
che
lui
!
-
Aldo
si
volse
.
Nella
stanza
entravano
due
cameriere
,
la
cuoca
,
due
domestici
.
-
Che
succede
,
dunque
?
-
chiese
lo
studente
.
-
Nulla
,
signore
;
-
rispose
una
delle
cameriere
fatta
ardita
-
siamo
venute
per
soccorrere
la
signora
;
lasci
fare
a
noi
.
-
E
si
avvicinò
al
letto
,
mentre
i
due
domestici
rimanevano
di
guardia
all
'
uscio
.
Aldo
non
vedeva
gli
sguardi
che
si
scambiavano
i
servitori
.
Ilda
a
poco
a
poco
rinvenne
,
e
la
prima
parola
che
pronunziò
fu
per
chiamare
il
signor
Moreno
.
-
Fra
poco
sarà
qui
;
l
'
abbiamo
mandato
ad
avvertire
;
-
disse
una
cameriera
-
ma
c
'
è
il
signor
Aldo
.
-
Fatelo
uscire
;
che
io
non
lo
veda
!
-
Aldo
credeva
d
'
impazzire
.
-
Ma
perchè
,
Ilda
,
perchè
?
-
chiese
avvicinandosi
al
letto
.
Essa
lo
fissò
con
uno
sguardo
strano
,
terribile
,
e
disse
lentamente
:
-
Siete
più
vile
,
più
miserabile
dell
'
altro
;
egli
mi
aveva
almeno
rispettata
!
-
Ilda
,
non
vi
comprendo
....
-
Siate
maledetto
,
voi
che
rovinaste
tutto
il
mio
avvenire
....
che
mi
toglieste
più
della
vita
....
Infame
!
...
Infame
!
...
Povera
Bianca
!
...
Il
suo
disprezzo
sarà
il
vostro
gastigo
!
...
-
E
volse
il
capo
sul
guanciale
per
non
più
vederlo
.
Aldo
non
sapeva
che
pensare
.
Credeva
di
essere
in
preda
ad
un
'
allucinazione
.
Egli
si
strinse
il
capo
con
le
mani
e
fuggì
via
.
Ma
nel
salotto
vicino
i
due
domestici
gli
sbarrarono
il
passo
.
-
Signore
,
lei
non
uscirà
di
qui
finchè
non
sia
giunto
il
signor
Moreno
:
glielo
impediremo
!
-
Con
quale
diritto
?
-
chiese
Aldo
.
-
Con
quello
di
due
galantuomini
contro
un
assassino
!
-
Aldo
impallidì
fece
un
passo
indietro
.
-
Assassino
,
io
?
-
Sì
,
avete
tentato
di
strangolare
la
signora
.
-
Ma
siete
pazzi
!
-
Aldo
stava
per
commettere
qualche
atto
insensato
,
allorchè
giunsero
il
medico
ed
il
signor
Moreno
.
Il
primo
venne
tosto
introdotto
nella
camera
di
Ilda
,
mentre
il
signor
Moreno
si
slanciava
incontro
al
giovane
,
dicendo
:
-
Grazie
a
Dio
,
vi
trovo
qui
!
Che
storia
mi
sono
venuti
a
raccontare
sul
vostro
conto
,
di
un
tentato
strangolamento
verso
Ilda
?
-
È
ciò
che
vanno
ripetendo
anche
a
me
,
e
vi
giuro
,
signor
Moreno
,
che
mi
sembra
di
perdere
la
ragione
.
-
Ma
come
possono
essere
sòrte
tali
voci
?
-
Io
vi
dirò
la
verità
,
signor
Moreno
,
persuaso
che
voi
almeno
mi
crederete
.
-
E
volle
raccontare
ciò
che
era
avvenuto
,
allorchè
una
cameriera
corse
ad
avvertire
il
signor
Moreno
che
Ilda
chiedeva
di
lui
.
Il
signor
Moreno
entrò
nella
camera
di
Ilda
.
La
giovane
era
sempre
spaventosamente
pallida
ed
il
medico
,
curvo
su
lei
,
esaminava
attentamente
le
lividure
del
collo
.
-
Sì
,
vi
è
stato
un
tentativo
di
strangolamento
,
per
fortuna
non
riuscito
!
-
disse
.
-
Oh
!
meglio
fossi
morta
.
-
dichiarò
Ilda
con
un
singhiozzo
.
E
veduto
il
signor
Moreno
gli
stese
le
mani
,
soggiungendo
con
voce
rotta
:
-
Guardate
che
hanno
fatto
di
me
!
E
non
è
tutto
....
-
Io
non
comprendo
,
figlia
mia
:
spiegatevi
.
Chi
può
essere
il
colpevole
?
-
Il
signor
Pomigliano
.
-
Lui
?
...
Ma
è
assurdo
!
Egli
si
protesta
innocente
,
ed
io
lo
credo
.
-
Non
lo
crederete
più
,
quando
vi
racconterò
ciò
che
è
avvenuto
:
anche
il
medico
può
ascoltarmi
,
come
Marietta
,
e
raccogliere
la
mia
deposizione
.
Voi
sapete
,
signor
Moreno
,
come
stanotte
io
abbia
data
una
festa
ed
il
perchè
.
-
Lo
so
!
-
interruppe
il
gentiluomo
.
-
E
colui
non
ha
accettato
l
'
invito
?
-
Sì
,
è
venuto
.
Ma
non
si
è
trattenuto
più
di
un
'
ora
:
ad
un
tratto
è
scomparso
senza
salutare
alcuno
.
Io
ho
avuto
paura
che
tendesse
un
agguato
al
signor
Aldo
,
fuori
del
palazzo
,
terminata
la
festa
,
e
ho
trattenuto
il
signor
Pomigliano
,
pregandolo
di
non
uscire
prima
di
giorno
.
Egli
acconsentì
.
Ho
mandato
la
cameriera
a
letto
,
trattenendo
il
signor
Aldo
che
sarebbe
rimasto
a
discorrere
con
me
.
Dopo
aver
discorso
alquanto
,
lui
,
accorgendosi
che
ero
stanca
,
abbattuta
,
mi
ha
pregata
di
coricarmi
e
ha
detto
che
egli
avrebbe
atteso
il
giorno
scrivendo
.
Allora
l
'
ho
fatto
passare
in
quella
stanza
,
ho
chiuso
l
'
uscio
,
e
,
spogliatami
,
mi
sono
sdraiata
sul
letto
e
addormentata
.
A
un
tratto
mi
sono
svegliata
sentendomi
soffocare
:
avevo
il
viso
avvolto
in
un
asciugamano
,
due
mani
strette
alla
gola
,
mentre
una
voce
mi
diceva
parole
infami
.
-
Era
la
voce
del
signor
Aldo
?
-
Sì
,
era
la
sua
;
e
poi
,
nessun
altro
che
lui
poteva
pronunziare
certe
parole
.
Volli
liberarmi
da
quella
stretta
ma
inutilmente
,
mi
sentii
mancare
,
non
ricordo
più
altro
....
e
sono
tornata
in
me
....
mentre
il
signor
Aldo
era
intento
a
soccorrermi
.
-
Ma
se
egli
fosse
stato
colpevole
,
sarebbe
fuggito
,
-
disse
il
signor
Moreno
.
-
E
poi
,
a
qual
fine
vi
avrebbe
così
imbavagliata
?
Bisognerebbe
che
fosse
divenuto
pazzo
ad
un
tratto
.
-
Ilda
si
torceva
le
mani
.
-
Ma
non
capite
,
non
capite
....
Non
è
la
mia
vita
che
voleva
,
ma
il
mio
onore
....
-
No
,
-
interruppe
con
forza
il
signor
Moreno
-
non
lo
credo
.
Io
ritengo
invece
che
colui
che
credevate
scomparso
,
si
sia
nascosto
nella
vostra
camera
e
sia
lui
che
abbia
ordito
l
'
orribile
trama
per
perdere
voi
....
e
l
'
altro
.
-
Ilda
trasalì
,
ma
poi
scosse
il
capo
.
-
Non
è
possibile
!
-
disse
piano
.
-
Lasciate
almeno
che
il
signor
Aldo
si
giustifichi
;
non
condannatelo
prima
di
averlo
ascoltato
;
egli
ha
il
diritto
di
difendersi
.
-
Ilda
rimaneva
perplessa
.
In
quel
momento
si
udirono
diverse
voci
nella
stanza
vicina
.
Un
servitore
avvertì
come
fossero
giunti
un
ispettore
di
questura
e
due
delegati
.
-
Chi
li
ha
chiamati
?
-
chiese
il
signor
Moreno
.
-
Non
so
,
signore
;
ma
ormai
è
noto
a
tutti
che
il
signor
Aldo
ha
tentato
di
strangolare
la
signora
.
Dunque
,
lo
scandalo
era
inevitabile
.
I
rappresentanti
della
giustizia
vennero
introdotti
Aldo
era
con
loro
.
Il
giovane
portava
la
testa
alta
.
Ilda
,
tremante
,
fece
la
sua
deposizione
a
voce
così
bassa
,
che
appena
si
udì
.
-
Voi
dunque
accusate
il
signor
Aldo
Pomigliano
?
-
disse
l
'
ispettore
quando
la
giovane
ebbe
finito
di
parlare
;
e
rivolto
allo
studente
:
-
Che
avete
da
rispondere
?
-
Che
la
signora
mi
accusa
a
torto
.
Quando
essa
mi
ha
lasciato
nella
camera
attigua
,
io
mi
sono
messo
a
scrivere
,
e
la
mia
anima
era
assai
lontana
di
qui
.
Sognavo
,
scrivendo
,
quando
ho
udito
un
gemito
.
Accorso
qui
,
ho
veduto
la
signora
che
si
dibatteva
sul
letto
per
togliersi
un
asciugamano
che
le
avvolgeva
il
volto
.
"
Stupito
,
mi
sono
avvicinato
per
soccorrerla
,
ma
essa
mi
ha
respinto
,
ha
sonato
il
campanello
per
chiamare
aiuto
,
e
mi
ha
accusato
di
volere
strangolarla
.
"
Ebbene
:
giuro
che
la
signora
s
'
inganna
,
che
io
sono
vittima
della
perfidia
di
un
altro
!
-
Io
vi
credo
!
-
disse
a
voce
alta
il
signor
Moreno
.
L
'
ispettore
,
che
aveva
ascoltato
freddamente
,
deliberò
:
-
Visitiamo
la
stanza
dove
il
signore
afferma
che
stava
scrivendo
.
-
Ma
appena
entrati
nella
stanza
vicina
,
Aldo
,
coi
lineamenti
stravolti
,
in
preda
ad
una
grande
agitazione
,
si
slanciò
per
prendere
la
lettera
abbandonata
sulla
scrivania
e
che
fra
quelle
commozioni
aveva
dimenticata
.
Ma
l
'
ispettore
lo
fermò
.
-
Un
momento
:
-
disse
-
quel
foglio
appartiene
ormai
alla
giustizia
.
-
Aldo
,
con
voce
stridente
,
gridava
:
-
Voi
non
avete
alcun
diritto
di
ritenere
quella
lettera
!
-
Il
signor
Moreno
,
che
intuì
come
quel
foglio
fosse
diretto
a
sua
figlia
,
soggiunse
con
voce
commossa
:
-
Il
signor
Aldo
ha
ragione
:
quella
lettera
non
può
aver
nulla
che
fare
coll
'
accusa
!
-
L
'
ispettore
si
volse
al
signor
Moreno
.
-
Come
può
saperlo
lei
?
In
ogni
modo
è
inutile
ogni
protesta
:
il
foglio
non
uscirà
dalle
nostre
mani
.
-
Aldo
chinò
il
capo
abbattuto
.
Che
gl
'
importava
adesso
l
'
accusa
formulata
contro
lui
?
Non
pensava
più
che
a
Bianca
,
ch
'
egli
aveva
compromessa
.
Ma
un
altro
tegolo
stava
per
piombargli
sul
capo
.
La
cameriera
Marietta
si
era
precipitata
nella
stanza
dicendo
che
i
gioielli
della
signora
erano
scomparsi
.
La
signora
se
ne
era
accorta
in
quell
'
istante
e
dichiarava
che
il
signor
Aldo
non
poteva
averli
presi
.
-
Meno
male
,
-
esclamò
il
giovane
-
che
anche
Ilda
comincia
a
credere
alla
mia
innocenza
!
-
Vedremo
!
-
soggiunse
l
'
ispettore
.
-
L
'
inchiesta
non
è
ancora
terminata
.
-
-
Poco
dopo
si
recarono
tutti
nel
salotto
dove
il
giovane
si
era
intrattenuto
con
Ilda
.
Entrando
,
l
'
ispettore
scòrse
il
soprabito
gettato
sopra
una
poltrona
.
Lo
sollevò
,
chiedendo
:
-
A
chi
appartiene
questo
?
-
A
me
,
signore
,
-
rispose
Aldo
.
L
'
ispettore
lo
frugò
e
ne
trasse
un
astuccio
di
velluto
rosso
,
che
mostrò
al
giovane
dicendo
con
tono
brusco
:
-
Questo
è
pure
vostro
?
-
Aldo
trasalì
,
ma
tenne
la
testa
alta
.
-
No
,
-
rispose
-
e
non
capisco
come
si
trovi
nella
tasca
del
mio
soprabito
.
-
Ve
lo
farò
capire
io
:
guardate
.
-
-
Aveva
aperto
l
'
astuccio
,
che
conteneva
uno
splendido
finimento
di
perle
e
brillanti
.
Il
giovane
gettò
un
urlo
d
'
indignazione
.
-
Questo
è
troppo
!
-
esclamò
.
-
I
gioielli
di
Ilda
nel
mio
soprabito
?
Chi
è
il
miserabile
che
ve
li
ha
posti
?
-
Voi
dovete
saperlo
meglio
di
tutti
,
signore
!
...
-
esclamò
l
'
ispettore
.
-
Ma
dunque
,
credete
che
io
sia
un
ladro
,
un
assassino
?
-
proruppe
sempre
più
eccitato
il
giovane
.
-
Avrei
tentato
di
strangolare
la
giovane
per
impadronirmi
dei
suoi
gioielli
?
Ma
se
ciò
fosse
,
perchè
sarei
rimasto
qui
,
invece
di
fuggire
?
-
Perchè
non
avete
potuto
fare
altrimenti
!
-
rispose
l
'
ispettore
.
-
La
vittima
chiamava
soccorso
!
-
Oh
!
no
,
no
,
io
sogno
,
impazzo
!
Perchè
avrei
commesso
tutto
ciò
?
Ilda
era
amica
mia
.
-
Sì
,
l
'
amante
del
cuore
!
-
Aldo
sentì
il
sudore
scorrergli
sulla
fronte
.
-
È
una
spudorata
menzogna
,
me
ne
appello
al
signor
Moreno
!
-
Il
signor
Pomigliano
ha
ragione
!
-
rispose
il
vecchio
gentiluomo
rimasto
fino
allora
silenzioso
.
-
Se
egli
si
trova
in
questa
casa
,
è
per
ordine
mio
;
io
stesso
lo
misi
al
fianco
della
giovane
,
che
per
certo
già
si
pente
dell
'
accusa
lanciata
su
lui
.
Sto
io
stesso
garante
dell
'
onestà
del
signor
Aldo
!
-
A
noi
non
basta
,
signore
!
-
interruppe
con
accento
fermo
l
'
ispettore
.
-
Fino
a
prova
contraria
,
per
noi
,
il
signore
è
colpevole
!
-
Vi
ripeto
che
un
altro
individuo
è
entrato
qui
,
ha
fatto
il
colpo
!
-
ripetè
il
signor
Moreno
.
-
Non
basta
una
vaga
affermazione
:
diteci
il
nome
di
colui
che
accusate
!
-
Vi
giuro
che
domani
lo
saprete
!
-
Un
sorriso
sfiorò
le
labbra
dell
'
ispettore
.
-
E
sia
;
-
rispose
-
comunque
,
fino
a
che
non
scaturirà
fuori
quell
'
altro
,
il
signor
Aldo
rimarrà
a
nostra
disposizione
,
verrà
con
noi
!
-
Mezz
'
ora
dopo
,
nonostante
le
proteste
vivaci
del
signor
Moreno
e
quelle
di
Ilda
,
che
ormai
temeva
di
aver
accusato
un
innocente
,
il
giovane
venne
condotto
in
questura
,
e
di
lì
,
dopo
un
breve
interrogatorio
,
in
prigione
.
Il
vecchio
gentiluomo
si
recò
immediatamente
dal
Trani
per
raccontargli
l
'
accaduto
.
Bianca
,
in
questo
frattempo
,
ignara
di
tutto
,
benchè
avesse
accompagnato
il
padre
fino
al
palazzo
di
Ilda
,
si
trovava
colla
istitutrice
presso
una
pia
signora
,
che
doveva
condurle
a
visitare
un
convento
dove
avrebbero
trascorso
la
giornata
.
Il
signor
Moreno
,
che
lo
sapeva
,
ne
gioì
perchè
voleva
avere
un
colloquio
da
solo
col
genero
.
Tornato
a
casa
,
trovò
Livio
sorridente
,
quasi
felice
.
-
Ho
bisogno
di
parlarti
;
-
gli
disse
il
suocero
.
-
Vieni
nella
mia
stanza
.
-
Livio
lo
seguì
.
-
Hai
dunque
qualche
cosa
di
molto
grave
da
comunicarmi
?
-
Ne
giudicherai
!
-
rispose
il
signor
Moreno
colle
sopracciglia
aggrottate
.
Egli
sedette
di
faccia
a
Livio
,
lo
guardò
fisso
.
-
Dove
hai
passato
la
notte
?
-
gli
domandò
.
-
In
casa
della
bella
Cleo
,
che
dava
una
festa
nel
suo
palazzo
.
Ma
siccome
mi
uggivo
,
all
'
ora
della
cena
sono
tornato
a
casa
.
-
Tu
menti
!
-
gridò
con
forza
il
signor
Moreno
.
-
Strappa
una
volta
quella
maschera
d
'
ipocrisia
che
ti
copre
il
volto
,
mostrati
quale
veramente
sei
:
spudorato
,
cinico
,
vizioso
,
colpevole
!
Tu
sei
andato
a
quella
festa
perchè
,
innamorato
di
quella
giovane
che
ti
odia
,
volevi
avvicinarla
,
sapere
chi
fosse
che
la
manteneva
in
quel
lusso
.
"
Tu
non
hai
lasciato
la
festa
,
ma
ti
sei
nascosto
nella
sua
camera
per
attendere
il
momento
propizio
di
attentare
al
suo
onore
.
"
La
sorte
ti
fu
propizia
.
Tu
non
soltanto
hai
commesso
il
più
vile
dei
delitti
,
ma
hai
fatto
in
modo
che
la
tua
vittima
stessa
,
riavutasi
,
accusasse
un
innocente
di
ciò
che
tu
solo
avevi
fatto
.
"
Oseresti
negare
?
-
Livio
lanciò
una
boccata
di
fumo
verso
il
soffitto
.
-
Non
ne
ho
alcuna
intenzione
,
-
rispose
-
e
ti
ringrazio
di
avermi
informato
di
ciò
che
bramavo
sapere
.
Dunque
,
tutto
è
andato
a
seconda
dei
miei
desideri
e
il
risultato
è
davvero
splendido
!
-
Questa
riflessione
parve
così
brutale
al
signor
Moreno
,
che
scattò
gridando
:
-
Miserabile
!
Birbante
!
Farabutto
,
che
a
furia
d
'
inganni
riuscisti
a
sposare
mia
figlia
per
averne
la
dote
!
Griderò
a
tutti
i
tuoi
delitti
!
-
Davvero
?
E
farai
anche
sapere
che
tua
figlia
,
la
tua
onesta
e
ingenua
figlia
,
è
l
'
amante
dello
stesso
uomo
che
ha
tentato
di
assassinare
la
tua
mantenuta
per
derubarla
?
-
Sotto
l
'
insulto
sanguinoso
rivolto
alla
sua
adorata
,
il
signor
Moreno
perdè
il
lume
della
ragione
e
fece
per
scagliarsi
sul
genero
.
Ma
questi
,
più
svelto
di
lui
,
aveva
fatto
un
salto
dietro
la
poltrona
,
e
,
togliendo
una
rivoltella
dalla
tasca
,
la
puntò
verso
il
suocero
.
-
Sono
armato
,
-
disse
-
e
non
mi
sarebbe
difficile
far
credere
al
vostro
suicidio
,
data
la
condotta
di
vostra
figlia
e
gli
eventi
di
stanotte
.
Ah
!
fu
una
vera
fortuna
che
io
potessi
assistere
,
nascosto
,
al
colloquio
fra
Ilda
e
il
signor
Pomigliano
.
Così
sono
informato
della
trama
ordita
contro
me
,
e
so
adesso
in
qual
modo
possa
difendermi
.
-
Ci
fu
un
istante
di
terribile
silenzio
.
Il
vecchio
,
annientato
,
dovette
afferrarsi
ad
un
mobile
per
non
cadere
.
Il
conte
proseguì
:
-
Perchè
agitarvi
tanto
?
Discorriamo
tranquillamente
,
dal
momento
che
non
ci
sono
più
segreti
fra
noi
.
Ma
forse
conosco
io
più
assai
voi
stesso
,
di
quello
che
conosciate
me
.
Voi
mi
giudicate
da
ciò
che
sentiste
dire
da
vostra
figlia
o
da
altri
:
ebbene
,
si
sono
tutti
ingannati
.
Voi
mi
accusate
di
aver
sposata
vostra
figlia
per
denaro
:
è
vero
,
perchè
quando
la
conobbi
ero
rovinato
;
però
,
mi
rimaneva
ancora
il
titolo
di
nobiltà
,
ed
una
ricca
borghese
non
è
mai
indifferente
dinanzi
ad
una
corona
di
contessa
.
Quanti
bottegai
arricchiti
darebbero
i
loro
milioni
per
divenire
parenti
sia
pure
di
un
nobile
spiantato
!
Non
voglio
attribuire
a
voi
tale
debolezza
:
voi
non
cercavate
che
la
felicità
di
vostra
figlia
.
Ebbene
,
io
potevo
dargliela
!
Se
Bianca
era
innamorata
di
me
,
io
lo
ero
di
lei
,
ed
avrei
continuato
ad
esserlo
.
Ma
potevo
pensare
che
una
semplice
scappata
con
una
femmina
volgare
cambiasse
l
'
amore
di
mia
moglie
in
odio
,
mi
facesse
interdire
dal
suo
appartamento
per
sempre
?
Ed
intanto
,
la
pura
,
la
severa
mia
moglie
aveva
un
amante
che
,
più
felice
di
me
,
la
rese
ancora
madre
.
-
Ah
!
è
troppa
infamia
questa
,
non
resisto
più
!
-
urlò
il
signor
Moreno
colla
schiuma
alle
labbra
.
-
Ma
se
voi
stesso
le
avete
tenuto
di
mano
!
-
interruppe
il
conte
,
-
Ne
ho
le
prove
:
ho
letto
due
lettere
,
sottratte
proprio
in
questi
giorni
a
mia
moglie
e
che
custodisco
gelosamente
.
-
Il
signor
Moreno
si
strinse
il
capo
fra
le
mani
:
un
rossore
sinistro
copriva
il
suo
viso
.
-
Sì
,
tutte
le
apparenze
stanno
contro
me
e
contro
Bianca
:
mentre
voi
siete
il
solo
colpevole
.
-
Io
?
Oh
!
questa
è
bellissima
!
-
Sì
,
ascoltatemi
a
vostra
volta
....
Bianca
vi
amava
,
e
quando
scoprì
il
vostro
inganno
,
uscì
quasi
di
senno
:
la
sera
stessa
del
giorno
in
cui
aveva
trovato
la
lettera
rivelatrice
del
vostro
tradimento
,
esasperata
,
si
mascherò
e
andò
al
veglione
coll
'
idea
di
darsi
al
primo
uomo
che
le
fosse
piaciuto
.
"
Volle
fortuna
che
s
'
imbattesse
in
Aldo
Pomigliano
,
il
quale
la
condusse
nella
propria
soffitta
,
dove
,
appena
giunta
,
ella
tornò
in
sè
e
con
accento
disperato
chiese
al
giovane
che
la
rispettasse
.
Infatti
,
ella
uscì
da
quella
casa
pura
come
vi
era
entrata
.
"
Mentre
ella
ne
usciva
,
udì
un
urlo
straziante
e
delle
grida
:
"
-
All
'
assassino
!
-
"
Bianca
si
trovava
quella
notte
nelle
soffitte
della
casa
dove
fu
assassinata
la
povera
Giulietta
Lovera
.
Aldo
arrestò
l
'
assassino
,
e
Bianca
promise
all
'
assassinata
di
fare
da
madre
alla
sua
creatura
.
"
Ora
quell
'
innocente
bambina
,
che
è
forse
vostra
,
la
credete
frutto
di
un
amore
di
mia
figlia
!
-
Livio
aveva
ascoltato
con
appassionata
intenzione
.
-
Il
romanzo
è
completo
,
-
disse
-
ma
non
spiega
i
rapporti
che
continuarono
fra
mia
moglie
e
l
'
uomo
che
le
scrive
frasi
d
'
amore
,
dicendole
:
"
Quando
passeremo
ancora
qualche
ora
felice
,
inebriante
,
insieme
con
la
nostra
bambina
?
"
Inoltre
non
so
comprendere
come
Ilda
sia
venuta
a
far
parte
della
trama
ordita
contro
me
per
farmi
confessare
un
delitto
che
non
ho
commesso
,
e
mi
maraviglio
che
voi
abbiate
promesso
ad
Ilda
i
mezzi
per
schiacciarmi
,
dichiarando
di
volermi
far
giungere
al
punto
di
togliermi
la
vita
colle
stesse
mie
mani
.
-
Sì
,
per
punirvi
di
torturare
mia
figlia
e
per
far
giustizia
dell
'
infelice
che
per
cagion
vostra
espia
in
prigione
un
delitto
da
voi
stesso
commesso
.
-
Ma
dunque
persistete
a
credere
che
io
abbia
spinto
Fabio
Ribera
a
commettere
un
assassinio
?
Quali
sono
le
prove
contro
di
me
?
Per
quanto
cerchiate
,
non
ne
troverete
.
-
Perchè
dunque
taceste
anche
col
cavaliere
Umberto
Trani
i
vostri
rapporti
con
Fabio
?
-
Perchè
non
volli
vantarmi
di
una
buona
azione
fatta
in
altri
tempi
.
Ma
ora
non
è
più
così
:
si
tratta
della
mia
difesa
e
mi
difenderò
con
tutte
le
mie
forze
.
Così
schiaccerò
tutti
coloro
che
hanno
cercato
di
perdermi
.
Intanto
ho
cominciato
coll
'
uomo
che
mi
ha
tolta
Bianca
.
-
Il
signor
Moreno
ebbe
un
brivido
dal
capo
alle
piante
.
-
Io
racconterò
la
verità
.
-
Voi
non
direte
nulla
,
-
proruppe
con
forza
il
conte
-
voi
non
accuserete
il
marito
di
vostra
figlia
,
che
ormai
prenderà
su
lei
tutti
i
diritti
che
nessuno
può
contendergli
.
La
legge
stessa
mi
protegge
,
e
per
quanto
cerchiate
,
non
troverete
alcuna
prova
contro
me
.
Se
poi
voleste
intentarmi
una
causa
per
separazione
,
mostrerò
le
lettere
dell
'
onesto
studente
,
citerò
i
testimoni
degl
'
incontri
dei
due
amanti
,
così
Bianca
sarà
la
sola
disonorata
.
Ora
che
sapete
come
la
penso
,
-
soggiunse
-
sappiate
regolarvi
.
-
Il
signor
Moreno
sobbalzò
come
frustato
.
-
Io
farò
soltanto
ciò
che
mi
detta
la
coscienza
:
-
rispose
-
difenderò
con
tutte
le
mie
forze
gli
innocenti
,
nè
Dio
permetterà
che
uno
scellerato
pari
vostro
trionfi
.
Ed
ora
toglietevi
dalla
mia
presenza
,
perchè
non
potrei
più
a
lungo
sopportarvi
senza
commettere
un
delitto
.
-
Il
conte
aprì
l
'
uscio
,
ma
prima
di
uscire
esclamò
al
suocero
:
-
Dite
a
Bianca
che
fin
da
questa
sera
riprendo
tutti
i
miei
diritti
di
marito
.
Sarà
la
sua
espiazione
!
-
E
se
ne
andò
,
lasciando
il
vecchio
annientato
.
X
.
Nonostante
i
passi
fatti
dal
Trani
,
dal
signor
Moreno
e
dallo
stesso
conte
Livio
Rossano
,
lo
scandalo
riguardante
il
tentato
strangolamento
della
bella
Cleo
scoppiò
enorme
.
Alcuni
giornali
riportarono
il
fatto
coi
più
strampalati
commenti
,
fra
i
quali
nessuno
poteva
discernere
la
verità
.
Ma
una
settimana
dopo
un
articolo
conteneva
queste
rivelazioni
:
"
Si
è
scoperta
la
verità
circa
l
'
attentato
contro
la
bella
Cleo
.
"
Per
ben
comprendere
tutto
l
'
intreccio
,
bisogna
risalire
ad
un
delitto
commesso
qualche
anno
fa
,
in
cui
ebbe
tanta
parte
la
bellissima
Cleo
,
allora
conosciuta
sotto
il
semplice
nome
di
Ilda
.
"
Come
a
tutti
è
noto
,
la
notte
di
un
giovedì
grasso
un
certo
Fabio
Ribera
assassinava
Giulietta
Levera
,
dalla
quale
aveva
avuto
una
bambina
.
Il
movente
del
delitto
era
lo
sbarazzarsi
di
quella
donna
per
sposare
Ilda
.
"
L
'
assassino
fu
arrestato
da
uno
studente
:
il
signor
Aldo
Pomigliano
,
il
quale
in
quella
notte
aveva
seco
una
giovane
di
maravigliosa
bellezza
,
che
lo
studente
qualificò
per
una
sua
sorella
.
"
Ora
peraltro
è
stato
scoperto
dal
sostituto
procuratore
Meralta
che
quella
sedicente
sorella
era
invece
la
contessa
Bianca
Rossano
.
"
E
qui
entriamo
in
pieno
romanzo
.
"
La
contessa
Rossano
,
nata
Bianca
Moreno
,
sposò
il
conte
Livio
per
amore
,
portandogli
in
dote
due
milioni
in
contanti
.
"
Bianca
Moreno
,
un
'
indole
sensitiva
,
fanciulla
ingenua
,
credeva
che
le
persone
da
lei
amate
le
fossero
interamente
devote
.
"
Il
marito
era
per
lei
come
un
secondo
Dio
.
"
Volle
sventura
che
un
giorno
capitasse
nelle
mani
della
contessa
una
lettera
di
un
'
ex
amante
del
conte
,
e
presa
da
una
collera
violenta
,
credendosi
tradita
,
pensò
di
vendicarsi
.
"
La
sera
stessa
si
recò
al
veglione
dello
Scribe
,
e
invitata
da
Aldo
Pomigliano
si
lasciò
condurre
nella
sua
soffitta
.
Ma
,
ivi
giunta
,
ella
comprese
il
tristo
passo
che
stava
per
fare
e
volle
andarsene
,
quando
alcune
voci
che
urlavano
"
all
'
assassino
"
,
le
fecero
dimenticare
la
sua
situazione
e
si
slanciò
con
Aldo
nella
stanza
della
povera
Giulietta
.
"
Qui
fa
duopo
aprire
una
parentesi
.
Se
l
'
assassinata
nei
suoi
ultimi
momenti
riconobbe
la
contessa
Bianca
,
questa
aveva
pure
riconosciuta
l
'
infelice
.
È
un
altro
romanzo
che
ha
una
sorgente
quasi
idillica
,
in
cui
lumeggia
la
virile
figura
del
conte
Livio
,
quella
della
sua
defunta
madre
.
"
A
Torino
tutti
conoscevano
la
bella
contessa
Rossano
,
madre
di
Livio
:
la
sua
carità
era
inesauribile
.
"
La
contessa
Rossano
aveva
fra
la
servitù
un
cocchiere
ed
una
cameriera
che
prediligeva
.
Costoro
,
venuti
a
morte
,
lasciarono
un
bambino
di
pochi
anni
,
Fabio
,
che
raccomandarono
alla
contessa
Rossano
.
Questa
si
prese
cura
del
fanciullo
,
e
quando
venne
a
morte
essa
pure
,
lasciò
per
legato
al
figlio
di
non
abbandonare
mai
l
'
orfano
Ribera
.
Così
il
conte
,
che
aveva
adorata
la
madre
,
eseguì
con
zelo
e
segretezza
la
missione
affidatagli
.
"
Egli
tacque
sempre
con
tutti
la
sua
opera
generosa
e
non
ne
menò
mai
vanto
con
alcuno
.
"
Fabio
Ribera
divenne
un
uomo
.
Il
conte
lo
fece
impiegare
presso
un
noto
magazzino
di
mode
,
esortandolo
per
modestia
a
tacere
i
loro
rapporti
.
Però
il
gentiluomo
non
mancava
di
recarsi
a
trovare
più
volte
il
suo
protetto
nel
modesto
alloggio
di
lui
,
ed
il
giovane
gli
confidò
della
relazione
contratta
con
Giulietta
Levera
,
del
suo
affetto
per
lei
,
del
tradimento
della
giovane
,
del
suo
abbandono
.
"
Intanto
il
conte
Livio
si
era
ammogliato
.
Se
a
tutti
aveva
taciuto
di
Fabio
,
ne
parlò
bensì
a
Bianca
sua
moglie
,
senza
però
estendersi
troppo
sui
benefizi
prodigati
al
giovane
.
Una
mattina
,
mentre
il
conte
e
la
contessa
passeggiavano
insieme
,
s
'
imbatterono
con
Fabio
,
che
si
trovava
in
compagnia
di
Giulietta
.
Fabio
arrossì
,
salutò
goffamente
;
Giulietta
avviluppò
con
uno
sguardo
ardente
la
contessa
,
che
dal
canto
suo
guardò
con
sorpresa
quella
giovane
,
dai
capelli
d
'
oro
.
"
Tutto
ciò
ebbe
la
durata
di
pochi
secondi
,
"
La
coppia
passò
rapida
ed
il
conte
disse
a
sua
moglie
chi
fosse
il
giovane
,
ma
tacque
su
colei
che
l
'
accompagnava
.
Però
la
contessa
non
dimenticò
più
quel
volto
e
lo
ritrovò
nell
'
assassinata
Giulietta
,
la
quale
a
sua
volta
riconobbe
la
contessa
.
"
E
quelle
parole
dette
dalla
sventurata
:
Lei
?
Lei
,
signora
?
Ma
non
sa
....
volevano
per
certo
significare
:
Non
sa
che
il
mio
assassino
è
il
beneficato
da
suo
marito
?
"
Ma
la
contessa
nel
suo
spavento
non
comprese
:
ella
lasciò
che
Aldo
Pomigliano
la
facesse
credere
sua
sorella
,
ritornò
nella
soffitta
di
lui
colla
bambina
,
ed
il
giovane
,
per
attirarsi
quella
bellissima
signora
che
ormai
gli
aveva
sconvolto
il
cervello
,
s
'
incaricò
di
far
allevare
la
piccina
,
della
quale
la
contessa
voleva
essere
la
mamma
ed
Aldo
il
babbo
.
"
Così
l
'
orfana
dell
'
assassinata
divenne
il
legame
fra
quelle
due
persone
che
poche
ore
prima
non
si
conoscevano
,
e
fu
cagione
di
tutta
una
trama
ordita
contro
il
conte
Livio
Rossano
e
l
'
ingenua
contessa
.
"
Nessuno
ignora
come
la
fidanzata
di
Fabio
Ribera
protestasse
in
piena
udienza
contro
la
condanna
del
giovane
,
giurasse
di
scoprire
ella
stessa
il
vero
colpevole
.
"
Ora
,
siccome
Ilda
conosceva
i
rapporti
del
suo
fidanzato
col
conte
,
ideò
che
questi
fosse
l
'
istigatore
dell
'
assassino
.
Due
altre
persone
avevano
interesse
a
sopprimere
il
conte
:
Aldo
,
perchè
sperava
che
,
sbarazzatosi
del
gentiluomo
,
la
contessa
sarebbe
sua
;
il
signor
Moreno
,
persuaso
che
il
genero
fosse
un
dissoluto
e
facesse
l
'
infelicità
di
sua
figlia
.
Costoro
si
accordarono
per
perderlo
.
"
E
la
conclusione
fu
,
che
fra
Ilda
,
divenuta
miss
Cleo
,
il
conte
Moreno
ed
Aldo
,
venne
decretata
la
rovina
del
conte
Livio
.
Ma
il
risultato
non
fu
quale
si
aspettavano
;
l
'
inchiesta
dimostrò
l
'
innocenza
di
colui
,
su
cui
si
voleva
far
cadere
tutti
i
sospetti
.
"
Il
tentato
strangolamento
d
'
Ilda
,
il
furto
dei
gioielli
,
fu
una
trama
non
riuscita
per
perdere
il
conte
.
Peraltro
la
bella
Cleo
,
che
credeva
di
dover
fingere
da
vittima
,
stava
per
esserlo
veramente
,
giacchè
Aldo
voleva
sopprimerla
sul
serio
.
Ella
,
sentendosi
soffocare
,
chiese
aiuto
,
e
contribuì
all
'
arresto
del
complice
.
Così
Aldo
Pomigliano
comprenderà
quanto
fosse
pazza
l
'
impresa
ideata
e
come
non
possa
esservi
felicità
fondata
sul
delitto
.
"
Il
giorno
seguente
a
queste
strane
rivelazioni
,
i
giornali
annuziavano
la
morte
improvvisa
del
signor
Moreno
e
la
scomparsa
di
Ilda
da
Torino
.
Quindici
giorni
dopo
si
seppe
che
il
conte
e
la
contessa
,
riuniti
,
erano
partiti
per
un
lungo
viaggio
.
Aldo
Pomigliano
attendeva
in
carcere
il
giorno
del
processo
,
disperandosi
segretamente
per
la
sorte
di
Bianca
.
Ed
il
solo
,
il
vero
colpevole
,
continuava
a
trionfare
!
PARTE
QUARTA
Dramma
fraterno
.
I
.
La
villa
Bianca
,
situata
sulla
collina
di
Moncalieri
,
in
un
'
altura
dominante
le
ville
circostanti
e
lontana
da
tutte
,
era
un
vasto
fabbricato
,
circondato
da
un
parco
grandissimo
.
Livio
Rossano
,
compratala
,
vi
si
era
stabilito
colla
moglie
.
Si
diceva
che
tanto
il
conte
quanto
la
contessa
,
dopo
i
dolorosi
avvenimenti
che
avevano
funestata
la
loro
vita
,
sentivano
la
necessità
della
solitudine
.
Tornati
da
un
viaggio
che
durò
quasi
due
anni
,
si
erano
ritirati
alla
villa
Bianca
,
e
da
tre
anni
che
vi
abitavano
nessuno
aveva
ancora
veduto
la
contessa
:
essa
non
riceveva
,
nè
voleva
vedere
alcuno
.
La
servitù
era
stata
cambiata
.
Celia
fu
rimandata
al
suo
paese
,
e
al
fianco
della
contessa
era
una
donna
di
fiducia
di
Livio
:
il
conte
non
aveva
preso
cameriere
,
perchè
diceva
di
attenderne
uno
che
doveva
venire
da
lontano
e
l
'
aveva
servito
altre
volte
con
perfetta
devozione
.
Anche
la
scelta
della
cuoca
,
del
cocchiere
,
del
giardiniere
e
degli
altri
domestici
era
stata
fatta
da
lui
.
Tutti
avevano
ordini
precisi
,
e
guai
se
li
avessero
trasgrediti
!
Nessuno
poteva
penetrare
negli
appartamenti
del
conte
e
della
contessa
senza
essere
chiamato
.
Si
sapeva
che
il
conte
e
la
contessa
non
mangiavano
insieme
,
ma
nessuno
ne
stupiva
,
perchè
Bianca
,
per
la
sua
salute
malferma
,
aveva
bisogno
di
un
regime
particolare
.
Del
resto
,
se
qualche
volta
si
bisbigliava
in
cucina
sui
rapporti
fra
marito
e
moglie
,
quelle
voci
non
uscivano
al
di
fuori
e
nessuno
avrebbe
pensato
a
trasgredire
gli
ordini
del
conte
.
La
contessa
Bianca
aveva
ereditato
dal
padre
un
patrimonio
colossale
ed
aveva
lasciato
piena
procura
al
marito
di
amministrarla
.
Ed
il
conte
non
abusava
di
quella
fiducia
:
si
sapeva
che
non
giuocava
più
,
non
si
occupava
più
di
altre
donne
che
della
propria
.
Eravamo
sul
finire
di
maggio
.
Verso
il
tramonto
di
un
sabato
,
sulla
lunga
erta
che
conduceva
alla
villa
,
saliva
penosamente
un
uomo
sui
trent
'
anni
,
con
una
valigia
e
un
nodoso
bastone
.
Era
un
individuo
dalla
faccia
sparuta
,
circondata
da
barba
folta
e
lunga
,
di
un
biondo
cinereo
.
Il
largo
cappello
di
feltro
nascondeva
la
capigliatura
.
Un
fazzoletto
di
seta
gli
cingeva
il
collo
.
Egli
si
fermava
ad
ogni
tratto
per
guardarsi
attorno
.
Sulla
sua
bocca
esangue
errava
un
sorriso
di
soddisfazione
.
L
'
uomo
era
giunto
quasi
alla
metà
dell
'
erta
,
quando
un
altro
individuo
che
veniva
dalla
villa
gli
si
fece
incontro
correndo
.
-
Fabio
,
Fabio
,
sei
tu
,
finalmente
!
-
esclamò
.
L
'
uomo
,
lasciando
cadere
valigia
e
bastone
,
stendeva
le
mani
scarne
,
balbettando
:
-
Voi
?
Voi
,
conte
?
Quanto
siete
buono
!
La
gioia
di
rivedervi
mi
fa
dimenticare
tutto
!
-
Barcollava
.
Livio
,
giacchè
era
lui
,
lo
trasse
al
suo
petto
e
lo
baciò
.
-
Se
tu
sapessi
come
ti
attendevo
!
-
mormorò
.
-
Io
ho
bisogno
di
avere
un
amico
come
te
al
fianco
.
Non
credo
più
a
nulla
,
all
'
infuori
di
te
!
-
Tutta
la
mia
vita
vi
è
dedicata
....
-
rispose
Fabio
con
voce
alterata
,
tremante
.
-
Grazie
,
ma
ora
cerca
di
rimetterti
!
Devi
essere
stanco
;
perdonami
di
averti
fatto
venire
a
piedi
dalla
stazione
,
ma
non
volevo
dar
sospetti
.
-
Non
sento
più
alcuna
fatica
vicino
a
voi
!
-
E
lo
guardava
,
mentre
camminavano
vicini
.
Come
gli
parve
invecchiato
,
benchè
a
prima
vista
questo
cambiamento
non
lo
avesse
colpito
!
I
due
uomini
erano
giunti
alla
villa
.
Presso
il
cancello
,
attendevano
un
domestico
ed
il
giardiniere
.
Il
primo
,
ad
un
cenno
di
Livio
,
tolse
dalle
mani
di
Fabio
la
valigetta
,
l
'
altro
salutò
.
Nessuno
disse
parola
.
Livio
condusse
Fabio
nella
camera
che
gli
aveva
destinata
,
divisa
dalla
sua
da
un
breve
corridoio
.
Era
una
bella
camera
spaziosa
,
tappezzata
graziosamente
di
carta
a
fiorami
.
Ma
ciò
che
commosse
soprattutto
Fabio
fu
di
trovare
a
capo
del
letto
due
ritratti
:
quello
della
contessa
Rossano
e
quello
della
presunta
madre
di
Fabio
.
Il
povero
giovane
rimase
per
un
momento
stordito
,
incapace
di
articolar
parola
;
poi
si
volse
al
conte
per
ringraziarlo
,
e
con
una
commozione
mista
a
spavento
,
lo
vide
inginocchiarsi
davanti
a
lui
,
lo
sentì
dirgli
:
-
Io
sono
stato
un
infame
con
te
,
Fabio
:
ti
ho
disonorato
,
reso
assassino
;
e
tu
,
generoso
,
non
ti
smentisti
mai
,
non
mi
accusasti
....
Perdonami
....
perdonami
!
...
-
Fabio
lo
rialzò
con
un
grido
.
-
Non
parlate
così
:
io
sono
cosa
vostra
:
voi
solo
eravate
padrone
di
disporre
della
mia
vita
,
del
mio
onore
.
Io
tutto
avrei
fatto
per
voi
!
-
Livio
lo
strinse
al
suo
petto
.
-
Oh
!
mio
solo
amico
!
-
mormorò
singhiozzando
.
Livio
volle
che
Fabio
,
appena
rifocillatosi
,
si
coricasse
.
La
mattina
dopo
,
Fabio
dormiva
ancora
,
quando
il
conte
entrò
nella
sua
camera
.
-
Caro
Fabio
,
-
gli
disse
sedendosi
accanto
al
letto
-
come
sono
contento
di
vederti
!
Ho
tanto
bisogno
di
discorrere
con
qualcuno
che
mi
comprenda
!
-
Egli
chinò
il
capo
sulla
coperta
,
come
se
non
potesse
ritenere
le
lacrime
.
Fabio
era
commosso
.
-
Sono
stati
molto
cattivi
con
voi
,
ma
hanno
avuto
la
loro
punizione
!
-
disse
con
un
tremito
.
Il
conte
alzò
all
'
improvviso
il
capo
mostrando
il
volto
contratto
.
-
Io
ho
sofferto
più
di
tutti
!
-
disse
.
-
Ascoltami
,
voglio
aprirti
il
mio
cuore
.
Tu
conosci
ormai
la
trama
ordita
contro
me
,
la
lega
formata
fra
il
miserabile
che
ti
arrestò
e
la
tua
perfida
fidanzata
....
Ma
tu
,
l
'
ami
ancora
?
-
No
:
la
odiai
un
istante
,
poi
quell
'
odio
si
è
spento
,
dando
luogo
al
più
profondo
disprezzo
.
Essa
è
morta
per
me
!
-
Rimasero
un
istante
silenziosi
,
quindi
il
conte
riprese
lentamente
:
-
La
condanna
di
Aldo
,
la
scomparsa
di
Ilda
che
seppe
sottrarsi
colla
fuga
all
'
arresto
,
la
scoperta
di
tutti
questi
orribili
intrighi
,
furono
un
colpo
supremo
per
mio
suocero
.
Una
congestione
lo
fulminò
.
Ma
come
se
questo
non
bastasse
,
sua
figlia
,
la
mia
sventurata
Bianca
,
smarrì
la
ragione
.
La
sua
pazzia
non
è
terribile
!
Essa
non
strepita
,
non
grida
;
ma
se
io
mi
avvicino
,
è
presa
da
un
fremito
,
il
suo
occhio
spento
s
'
illumina
,
il
suo
volto
si
contrae
con
un
'
espressione
di
spavento
e
di
orrore
.
Bianca
è
persuasa
che
io
le
abbia
assassinato
il
padre
,
e
che
ora
voglia
attentare
alla
stessa
sua
vita
.
Invano
io
la
supplico
di
credere
alla
mia
innocenza
,
invano
le
ho
mostrato
il
rapporto
del
medico
sulla
morte
del
signor
Moreno
.
Bianca
non
mi
crede
.
-
Fabio
aveva
l
'
animo
straziato
.
-
Non
vi
è
speranza
di
guarigione
?
-
mormorò
.
Il
conte
scosse
il
capo
.
-
Ho
tutto
tentato
,
ma
inutilmente
!
Dio
solo
potrebbe
compiere
un
miracolo
.
Mi
avevano
suggerito
di
metterla
in
una
casa
di
salute
,
ma
non
avrei
la
forza
di
separarmi
da
lei
.
Non
ti
nascondo
che
tanto
qui
come
a
Torino
ignorano
la
pazzia
di
Bianca
:
la
credono
soltanto
malaticcia
.
Io
attendevo
ansiosamente
la
tua
venuta
,
perchè
almeno
di
te
posso
fidarmi
.
-
Oh
!
disponete
pure
della
mia
vita
!
-
Ecco
quello
che
desidero
da
te
.
Io
ti
presenterò
alla
servitù
come
il
cameriere
fidato
che
attendevo
,
al
quale
dovranno
obbedire
come
a
me
stesso
.
Sarà
necessario
ti
cambi
il
nome
:
ti
chiamerò
Martino
.
Tu
stesso
farai
la
pulizia
della
mia
stanza
e
di
quella
della
contessa
,
alla
quale
ti
presenterò
,
dandoti
tutte
le
mie
istruzioni
.
Tu
sorveglierai
tutto
e
tutti
,
riportandomi
i
discorsi
che
udrai
.
Fra
me
e
te
parleremo
in
tedesco
,
lingua
che
nessun
altro
qui
conosce
.
-
Farò
tutto
quanto
desiderate
.
-
Il
conte
ebbe
un
nuovo
impeto
di
espansione
.
-
Ah
!
qual
sollievo
provo
nell
'
aprirti
tutto
il
mio
cuore
!
Adesso
tu
mi
aiuterai
a
sopportare
la
mia
sventura
.
Venisse
un
giorno
che
Bianca
guarisse
!
-
Sperate
,
conte
,
sperate
!
-
Lo
stesso
giorno
Fabio
,
rivestito
di
nuovi
abiti
,
coi
capelli
e
la
barba
accuratamente
aggiustati
,
venne
presentato
al
servidorame
come
il
cameriere
di
fiducia
del
conte
,
sotto
il
nome
di
Martino
.
Livio
dette
ordine
che
fosse
obbedito
come
lui
stesso
.
Quando
ebbe
finito
colla
servitù
,
il
conte
si
rivolse
a
Fabio
e
gli
disse
:
-
Ed
ora
andiamo
dalla
contessa
!
-
II
.
Bianca
era
irriconoscibile
:
pallida
e
magra
come
uno
spettro
.
I
suoi
stupendi
capelli
neri
le
scendevano
in
trecce
disordinate
sulle
spalle
;
gli
occhi
sembravano
smisuratamente
ingranditi
,
cerchiati
di
nero
;
le
labbra
scolorite
mostravano
,
schiudendosi
,
gengive
esangui
;
aveva
il
naso
affilato
come
quello
di
un
cadavere
.
Eppure
in
quella
figura
spettrale
vi
era
ancora
tanto
fascino
,
che
non
si
poteva
mirarla
senza
sentirsene
attirati
!
Come
sappiamo
,
il
conte
Livio
,
il
giorno
stesso
dell
'
arresto
di
Aldo
,
aveva
detto
al
suocero
che
riprenderebbe
tutti
i
suoi
diritti
sulla
moglie
,
e
il
misero
padre
attese
il
ritorno
di
sua
figlia
per
rivelarle
tutto
.
Quando
Bianca
,
tornata
al
palazzo
,
si
recò
nelle
stanze
del
padre
,
fu
spaventata
dall
'
alterazione
dei
lineamenti
di
lui
.
-
Che
hai
?
-
chiese
agitata
.
-
Ti
senti
male
?
-
No
,
cara
.
Ma
dammi
il
braccio
:
ti
accompagno
nella
tua
camera
perchè
ho
da
parlarti
.
-
Ella
si
sentì
terrorizzata
come
se
avesse
scoperto
ai
suoi
piedi
un
abisso
.
Calmatala
,
il
signor
Moreno
le
narrò
tutti
gli
avvenimenti
della
notte
,
e
infine
la
minaccia
del
conte
di
riprendere
i
suoi
diritti
di
marito
.
Bianca
sembrava
fulminata
.
Tutte
quelle
rivelazioni
l
'
avevano
schiacciata
;
ma
il
suo
abbattimento
non
durò
a
lungo
.
Un
grido
d
'
orrore
sfuggì
dalla
sua
bocca
,
ed
afferrandosi
con
angoscia
al
padre
:
-
Tu
non
mi
lascerai
in
sua
balìa
,
non
è
vero
?
-
esclamò
.
-
Uccidimi
,
piuttosto
,
uccidimi
!
-
Bianca
!
-
Fu
un
tal
grido
pieno
di
strazio
,
che
bastò
a
richiamare
in
sè
la
giovane
.
Ella
si
gettò
ai
piedi
del
padre
.
-
Perdonami
,
perdonami
:
tutti
questi
dolori
li
devi
a
me
;
io
sono
stata
la
sola
colpevole
;
ma
non
lotterò
più
,
purchè
tu
ritorni
tranquillo
,
non
mi
maledica
!
-
Oh
!
maledirti
,
amor
mio
,
mia
gioia
!
-
esclamò
come
delirante
il
padre
,
sollevandola
.
-
Io
vorrei
salvarti
a
prezzo
della
vita
!
-
Egli
rimase
quella
notte
presso
sua
figlia
,
coricato
sul
divano
attiguo
alla
sua
camera
,
attendendo
il
conte
.
Ma
Livio
non
comparve
,
nè
lo
videro
il
giorno
seguente
.
-
Eppure
egli
trama
qualche
cosa
!
-
disse
il
signor
Moreno
alla
figlia
.
Ella
ormai
pensava
alla
sorte
di
Aldo
,
di
Aldo
innocente
,
eppure
accusato
di
tentato
strangolamento
e
furto
!
-
Io
reco
danno
a
tutti
quelli
che
avvicino
!
-
mormorò
la
sventurata
.
Da
Celia
seppero
poi
che
Ilda
era
scomparsa
da
Torino
,
nè
il
signor
Moreno
ebbe
una
sola
riga
che
l
'
avvertisse
di
quella
scomparsa
.
La
sera
,
il
signor
Moreno
si
trovava
da
sua
figlia
,
quando
il
conte
apparve
alla
loro
presenza
.
Bianca
,
scorgendolo
,
divenne
cadaverica
.
Il
conte
era
calmo
,
e
con
accento
gentile
:
-
Non
temete
,
Bianca
,
-
disse
-
non
sono
qui
per
farvi
del
male
,
quantunque
voi
ne
abbiate
fatto
moltissimo
a
me
.
Vengo
solo
ad
avvertirvi
che
sarete
chiamata
dal
giudice
istruttore
con
vostro
padre
.
-
Vi
andremo
,
giacchè
è
necessario
,
-
rispose
per
la
figlia
il
padre
-
e
non
nasconderemo
la
verità
!
-
È
quello
che
desidero
!
-
soggiunse
il
conte
inchinandosi
e
ritirandosi
.
-
Mi
fa
più
paura
il
vederlo
così
calmo
,
che
se
fosse
in
collera
!
-
disse
Bianca
.
-
Egli
è
sicuro
di
sè
,
-
rispose
il
signor
Moreno
-
mentre
noi
,
innocenti
,
abbiamo
contro
tali
prove
da
renderci
inquieti
.
Ti
sentirai
tu
la
forza
di
recarti
dal
giudice
istruttore
?
-
Sì
,
padre
mio
,
perchè
la
mia
coscienza
di
nulla
mi
rimprovera
,
e
poi
tu
sarai
con
me
.
-
Ma
allorquando
il
signor
Moreno
tornò
dall
'
interrogatorio
,
aveva
le
vene
della
fronte
gonfie
ed
il
viso
di
porpora
,
mentre
Bianca
appariva
più
livida
di
un
cadavere
.
-
Tutti
proclamano
la
sua
innocenza
,
tutti
;
-
proruppe
con
un
riso
sibilante
il
vecchio
quando
fu
nell
'
appartamento
della
figlia
-
noi
soli
siamo
i
colpevoli
:
io
temo
d
'
impazzire
!
-
Fu
la
volta
di
Bianca
di
consolarlo
,
benchè
essa
pure
avesse
il
cuore
lacerato
.
Il
conte
non
si
lasciava
più
vedere
dalla
moglie
e
dal
suocero
;
eppure
si
sapeva
che
passava
molte
ore
nel
suo
appartamento
.
Che
faceva
?
Dopo
alcune
notti
passate
insonni
,
il
signor
Moreno
scrisse
il
suo
testamento
.
Egli
lasciava
metà
del
suo
patrimonio
alla
figlia
,
l
'
altra
metà
divisa
in
parti
eguali
fra
Aldo
Pomigliano
,
Ilda
e
la
piccola
Gina
,
la
figlia
di
Giulietta
Lovera
,
l
'
assassinata
"
e
ciò
per
riparare
un
'
enorme
ingiustizia
del
mondo
.
"
Vi
erano
inoltre
due
vistosi
legati
per
miss
Lucia
e
Celia
.
Mentre
era
intento
a
scrivere
,
fu
bussato
al
suo
uscio
.
-
Chi
è
?
-
chiese
il
signor
Moreno
.
-
Io
!
-
rispose
il
conte
con
voce
tranquilla
.
Il
vecchio
fu
subito
in
piedi
,
nè
pensò
più
al
testamento
che
andava
scrivendo
.
Si
recò
ad
aprir
l
'
uscio
,
chiuso
per
di
dentro
.
Il
signor
Moreno
indicò
al
genero
da
sedere
e
sedette
egli
pure
.
-
Che
avete
da
dirmi
?
-
Vengo
a
dirvi
che
sopra
un
giornale
molto
diffuso
della
città
è
comparso
un
articolo
che
aggrava
la
condizione
del
vostro
protetto
,
signor
Pomigliano
,
e
la
vostra
.
-
La
mia
?
Che
intendete
dire
,
signor
conte
?
-
Leggete
,
ciò
mi
eviterà
di
rispondervi
.
-
Gli
porse
il
giornale
in
cui
era
segnato
l
'
articolo
:
"
Mistero
svelato
"
.
Il
signor
Moreno
lo
afferrò
con
le
dita
convulse
,
e
percorse
avidamente
il
foglio
cogli
occhi
.
Immerso
in
quella
lettura
che
gli
infiammava
il
sangue
nelle
vene
,
gli
dava
le
vertigini
,
non
s
'
accorse
che
Livio
s
'
era
alzato
,
avvicinandosi
allo
scrittoio
.
Il
conte
aveva
guardato
macchinalmente
il
foglio
sul
quale
il
suocero
stava
poco
prima
scrivendo
.
Ma
alcune
parole
gli
corsero
sotto
gli
occhi
,
facendolo
rabbrividire
.
Allora
si
chinò
,
e
cogli
occhi
dilatati
da
una
rabbia
interna
,
lesse
quel
testamento
inaspettato
e
per
lui
terribile
.
Aveva
appena
finito
,
che
una
voce
gridò
alle
sue
orecchie
:
-
È
un
'
infamia
,
un
'
infamia
!
...
-
Il
conte
si
volse
di
scatto
,
ed
i
due
uomini
si
trovarono
di
fronte
;
il
conte
livido
,
ma
in
apparenza
calmo
,
il
signor
Moreno
congesto
,
con
gli
occhi
striati
di
rosso
,
la
bocca
piena
di
schiuma
.
-
Sì
,
è
un
'
infamia
!
-
ripetè
Livio
lentamente
.
-
Miserabile
,
dite
così
,
mentre
voi
stesso
l
'
avete
scritto
,
voi
che
ideaste
tutto
l
'
intrigo
fra
me
,
Aldo
e
gli
altri
!
-
Vorreste
negare
che
sia
la
verità
?
Ma
ecco
qui
una
nuova
,
luminosa
prova
:
il
vostro
testamento
.
-
Il
signor
Moreno
cacciò
un
urlo
da
belva
.
-
Lasciate
quel
foglio
,
datemi
quel
foglio
!
-
Livio
lo
sollevava
al
di
sopra
del
suo
capo
.
-
Non
sono
così
pazzo
:
questo
sarà
una
nuova
prova
che
dimostrerà
sempre
più
la
mia
innocenza
.
-
Un
fiotto
di
sangue
salì
al
cervello
del
signor
Moreno
,
che
non
distingueva
più
nulla
.
-
Ah
!
furfante
,
non
mi
sfiderete
più
a
lungo
!
-
rantolò
.
E
a
testa
bassa
,
con
un
impeto
terribile
,
fece
per
slanciarsi
contro
Livio
;
ma
il
conte
saltò
rapidamente
di
fianco
,
ed
il
vecchio
,
trascinato
dal
proprio
slancio
,
cadde
disteso
bocconi
,
rimanendo
immobile
.
Il
conte
si
pose
il
foglio
nella
tasca
interna
del
soprabito
ed
attese
che
il
suocero
si
rialzasse
.
Il
vecchio
non
si
muoveva
.
Allora
Livio
si
curvò
su
lui
e
fremette
:
il
signor
Moreno
era
morto
.
Il
conte
sonò
con
violenza
il
campanello
,
si
mise
a
gridare
aiuto
.
Accorsero
i
domestici
,
ed
il
conte
spiegò
loro
come
,
mentre
parlava
col
suocero
,
questi
avesse
ad
un
tratto
stese
le
mani
verso
lui
quasi
per
cercare
un
appoggio
,
ma
egli
non
era
giunto
in
tempo
ad
afferrarle
,
e
il
vecchio
era
caduto
.
-
Bisogna
trasportarlo
sul
letto
,
andar
subito
in
cerca
di
un
medico
.
-
I
suoi
ordini
vennero
eseguiti
.
In
quel
mentre
Bianca
rientrava
al
palazzo
con
Lucia
,
e
furono
sorprese
di
trovare
le
porte
spalancate
e
nessun
domestico
in
anticamera
.
La
contessa
ebbe
il
presentimento
di
una
sciagura
e
si
slanciò
verso
l
'
appartamento
del
padre
.
Ma
ad
un
tratto
le
si
fece
incontro
il
conte
che
le
disse
con
le
lacrime
nella
voce
:
-
Bianca
,
te
ne
prego
,
non
entrare
là
;
vieni
prima
con
me
nel
salotto
!
-
Ella
lo
fissò
cogli
occhi
stravolti
.
-
Che
c
'
è
?
Che
succede
?
-
Coraggio
,
Bianca
,
tuo
padre
....
-
La
contessa
non
lo
lasciò
finire
:
diede
in
un
grido
acutissimo
e
,
respingendolo
,
volò
nella
camera
del
padre
.
Alcuni
domestici
erano
nella
stanza
,
ed
il
medico
presso
al
letto
si
chinava
ancora
una
volta
verso
il
cadavere
;
poi
,
rialzandosi
,
confermò
:
-
Morto
!
-
Bianca
lo
vedeva
bene
,
là
disteso
sul
letto
,
immobile
,
ma
il
volto
di
suo
padre
conservava
ancora
il
colore
della
vita
,
gli
occhi
stranamente
aperti
.
No
,
non
poteva
essere
morto
,
non
era
possibile
!
-
Signore
,
vi
ingannate
,
il
babbo
non
è
morto
!
L
'
ho
lasciato
due
ore
fa
che
stava
benissimo
.
-
Vi
credo
,
signora
,
ma
purtroppo
non
posso
darvi
alcuna
speranza
:
il
povero
signore
ha
dovuto
soccombere
ad
una
congestione
cerebrale
fulminea
,
un
accesso
di
sangue
al
cervello
....
-
Prodotto
da
che
cosa
?
-
chiese
macchinalmente
Bianca
,
mentre
i
denti
le
stridevano
.
-
Vi
sono
tante
cause
che
possono
condurre
ad
un
tal
risultato
:
un
eccesso
di
collera
,
una
profonda
commozione
,
una
fatica
intellettuale
.
-
Bianca
non
l
'
ascoltava
più
.
Si
era
gettata
sul
cadavere
del
padre
,
lo
copriva
di
baci
e
lacrime
,
ripetendo
fra
i
singhiozzi
:
-
No
,
tu
non
puoi
avermi
lasciata
così
sola
....
sola
!
...
Se
tu
sei
morto
,
qualcuno
ti
ha
ucciso
!
-
Ad
un
tratto
si
raddrizzò
,
ed
i
suoi
sguardi
,
incontrati
quelli
del
conte
,
espressero
il
raccapriccio
,
mentre
ella
,
stendendo
il
braccio
verso
lui
:
-
Assassino
,
assassino
!
-
gridò
.
-
Poveretta
,
il
dolore
le
sconvolge
la
ragione
!
-
disse
il
medico
.
Il
conte
si
era
avvicinato
.
-
Bianca
,
torna
in
te
;
tutti
qui
possono
testimoniare
se
io
ho
colpa
nella
morte
di
tuo
padre
!
-
Sì
....
voi
l
'
avete
ucciso
....
via
di
qui
....
la
vostra
presenza
è
un
insulto
alla
vittima
....
-
Ma
che
io
debba
dunque
essere
sempre
sospettato
da
te
?
-
disse
con
angoscia
il
conte
,
-
Ah
!
se
tuo
padre
potesse
parlare
ancora
,
egli
ti
griderebbe
che
io
sono
innocente
:
te
lo
giuro
sul
suo
cadavere
!
-
Non
vi
credo
....
non
vi
credo
!
...
-
Il
conte
fu
costretto
a
ritirarsi
,
celando
,
sotto
un
apparente
dolore
,
la
rabbia
che
lo
divorava
.
Ma
ormai
sua
moglie
rimaneva
in
sua
balìa
,
e
,
quel
che
più
importava
,
il
patrimonio
del
suocero
non
gli
sfuggiva
più
.
Bianca
chiese
il
parere
di
altri
medici
,
e
tutti
furono
concordi
nella
diagnosi
del
male
che
aveva
fulminato
suo
padre
.
Il
conte
fece
chiamare
alcune
suore
perchè
non
abbandonassero
la
contessa
e
le
facessero
intendere
che
ella
incolpava
a
torto
il
marito
.
Quando
fu
il
momento
di
deporre
il
cadavere
nella
cassa
,
Bianca
,
afferrandosi
alla
fredda
salma
:
-
Voglio
esser
seppellita
con
lui
!
-
diceva
.
Dovettero
trarla
via
a
forza
,
ed
allora
si
dibattè
in
convulsioni
,
finchè
cadde
svenuta
.
Per
qualche
settimana
si
temette
che
soccombesse
.
Poi
cominciò
a
riaversi
,
ma
la
sua
mente
era
alquanto
scossa
.
-
Io
pure
-
pensava
-
ho
aiutato
ad
uccidere
mio
padre
.
Se
non
avessi
commesso
quella
follia
quando
scopersi
il
tradimento
di
Livio
,
sarei
stata
sventurata
,
ma
la
mia
coscienza
di
nulla
mi
avrebbe
rimproverata
:
mio
padre
non
sarebbe
morto
,
nè
Aldo
rovinato
,
nè
Ilda
vagante
per
il
mondo
.
Anch
'
io
merito
una
punizione
,
nè
cercherò
di
sottrarmi
colla
morte
al
castigo
che
mi
spetta
!
-
E
fu
così
.
Bianca
si
ritenne
legata
alla
vita
per
espiazione
.
Se
alla
vista
del
conte
tremava
come
una
foglia
scossa
dal
vento
,
se
lo
fissava
con
gli
occhi
stralunati
,
ripetendo
senza
esaltazione
che
egli
era
stato
l
'
assassino
di
suo
padre
,
di
Aldo
,
le
stesse
cose
ripeteva
a
sè
stessa
,
rodendosi
dal
rimorso
di
essersi
mostrata
cattiva
figlia
,
di
essersi
incamminata
in
una
via
orribile
,
nella
quale
non
calpestava
che
morti
.
Era
una
specie
di
pazzia
la
sua
,
una
pazzia
calma
,
commovente
,
che
non
richiedeva
alcuna
sorveglianza
speciale
.
Il
signor
Moreno
non
aveva
lasciato
testamento
,
quindi
Bianca
diveniva
la
sola
erede
del
padre
.
Il
conte
Livio
,
dietro
consiglio
del
suo
avvocato
,
si
recò
da
Bianca
onde
ottenere
da
lei
la
procura
per
l
'
amministrazione
del
patrimonio
.
Il
conte
aveva
posta
al
fianco
di
Bianca
una
donna
che
si
era
votata
a
lui
per
sempre
,
perchè
con
quel
posto
la
salvava
dalla
miseria
,
dal
disonore
.
Era
una
certa
Milia
Lezzani
,
una
vedova
che
fu
in
procinto
d
'
affogarsi
per
la
fame
volendo
conservare
la
propria
onestà
.
Milia
credeva
all
'
innocenza
del
conte
,
e
promise
che
avrebbe
cercato
di
trasfondere
la
sua
convinzione
nella
povera
contessa
.
Essa
non
era
cattiva
,
sebbene
avesse
un
'
apparenza
piuttosto
burbera
.
Era
una
donna
forte
,
robustissima
,
sui
trent
'
anni
:
aveva
un
carattere
integro
,
un
'
onestà
senza
limiti
ed
era
di
una
segretezza
a
tutta
prova
.
Il
conte
poteva
fidarsi
di
lei
.
Bianca
,
ritornando
alla
vita
,
si
era
trovata
costei
al
fianco
,
ma
non
chiese
chi
fosse
.
Quando
il
conte
entrò
dalla
moglie
con
le
carte
inerenti
alla
procura
che
essa
doveva
firmare
,
Milia
si
trovava
seduta
presso
la
contessa
.
Livio
le
fece
cenno
di
ritirarsi
e
si
avvicinò
a
Bianca
.
A
misura
che
il
conte
si
avvicinava
,
essa
cominciò
a
tremare
,
a
battere
i
denti
,
il
suo
respiro
divenne
affannoso
.
-
Bianca
,
puoi
ascoltarmi
?
-
chiese
con
dolcezza
Livio
.
Ella
trasalì
a
quella
voce
,
e
gridò
con
violenza
:
-
Volete
uccidermi
,
come
faceste
di
mio
padre
?
Ma
io
chiamerò
aiuto
!
-
Calmati
,
Bianca
,
io
non
voglio
farti
alcun
male
;
vorrei
soltanto
che
tu
firmassi
queste
carte
.
-
Firmerò
tutto
quello
che
volete
;
ma
non
uccidetemi
.
-
Non
ne
ho
alcuna
intenzione
.
Lascia
che
io
ti
spieghi
il
contenuto
di
queste
carte
....
-
Non
voglio
saper
nulla
....
Firmerò
,
purchè
andiate
via
!
-
E
tremava
sempre
più
forte
.
La
firma
,
sebbene
fatta
con
mano
tremante
,
riuscì
perfettamente
leggibile
.
Il
conte
esultava
.
Pochi
giorni
dopo
partivano
per
la
Sicilia
,
d
'
onde
poi
tornarono
per
stabilirsi
nella
villa
comprata
dal
conte
ed
alla
quale
Livio
pose
il
nome
di
Bianca
.
Nei
due
anni
che
stettero
assenti
da
Torino
,
i
rapporti
fra
Bianca
e
suo
marito
non
mutarono
.
Ma
nella
solitudine
della
villa
il
conte
volle
qualche
volta
dare
sfogo
al
fiele
che
aveva
nell
'
animo
.
Un
giorno
entrò
nel
salotto
di
Bianca
,
mentre
questa
dormiva
su
di
una
poltrona
.
Per
una
completa
evoluzione
del
suo
spirito
,
Livio
provava
ormai
per
Bianca
una
passione
così
violenta
,
come
non
l
'
aveva
mai
sentita
per
lei
.
Quel
giorno
il
conte
,
vedendo
la
moglie
che
dormiva
con
un
dolce
sorriso
sulle
labbra
,
chiese
a
Milia
,
che
sedeva
poco
lungi
dalla
contessa
,
lavorando
:
-
Da
quanto
tempo
riposa
così
?
-
Da
quasi
un
'
ora
,
-
rispose
la
donna
.
-
Chi
c
'
è
?
-
chiese
in
quel
momento
la
contessa
aprendo
gli
occhi
.
-
Sono
io
,
Bianca
,
-
rispose
il
conte
avvicinandosi
a
lei
.
-
Indietro
,
indietro
!
-
gridò
la
contessa
,
i
cui
lineamenti
si
sconvolsero
,
-
Non
voglio
vedervi
!
-
La
sentite
,
Milia
?
-
esclamò
il
conte
con
una
lugubre
risata
.
-
Quella
donna
colpevole
,
che
anche
in
questo
istante
sognava
forse
il
suo
amante
,
respinge
il
marito
,
che
ha
avuto
la
debolezza
di
perdonarla
e
di
lasciar
credere
a
tutti
che
ella
era
una
vittima
incosciente
.
-
Assassino
!
-
Ancora
?
Vuoi
che
ti
ripeta
ad
alta
voce
le
frasi
d
'
amore
da
lui
scritte
,
quelle
lettere
che
io
porto
sempre
con
me
?
Oh
!
io
le
ho
impresse
nella
mente
,
parola
per
parola
;
ascoltate
,
Milia
!
-
No
,
per
pietà
,
tacete
!
-
supplicò
Bianca
rabbrividendo
.
-
Hai
tu
pietà
per
me
?
Io
sono
stanco
dei
tuoi
insulti
,
del
tuo
disprezzo
!
Sono
tuo
marito
ed
ho
diritto
di
possederti
!
-
Si
chinò
sfiorandole
colle
labbra
i
capelli
.
Bianca
gettò
un
grido
,
respingendolo
.
-
No
,
non
sarà
mai
,
mai
!
Vi
odio
,
perchè
avete
ucciso
mio
padre
,
debbo
a
voi
tutte
le
mie
sventure
!
Lasciatemi
....
lasciatemi
!
...
-
Livido
,
il
conte
seppe
dominarsi
,
e
indietreggiando
disse
con
voce
cupa
:
-
Ti
lascio
,
ma
ritornerò
ogni
giorno
per
dirti
che
sei
la
più
sprezzabile
delle
creature
!
-
Appena
si
fu
ritirato
,
Milia
disse
:
-
Senta
,
se
fossi
io
suo
marito
,
non
avrei
tanta
pazienza
!
E
bisogna
dire
che
lei
abbia
un
cuore
ben
duro
per
trattarlo
così
!
-
Voi
non
sapete
....
-
interruppe
Bianca
.
Ma
la
vedova
non
la
lasciò
finire
.
-
Io
sto
a
quel
che
vedo
,
a
quello
che
sento
.
Lei
accusa
suo
marito
di
averle
ucciso
il
padre
,
e
tutti
i
medici
hanno
ripetuto
che
il
povero
signore
è
morto
di
un
colpo
.
-
Se
il
conte
non
gli
avesse
fatto
salire
il
sangue
al
cervello
,
mio
padre
non
sarebbe
morto
.
Dio
,
che
sa
tutto
,
farà
un
giorno
giustizia
!
-
mormorò
Bianca
.
Quelle
scene
si
rinnovarono
spesso
,
alterando
sempre
più
la
salute
della
contessa
,
accrescendo
la
passione
morbosa
di
Livio
.
A
Milia
sembrava
che
,
continuando
in
tal
modo
,
un
giorno
o
l
'
altro
sarebbe
avvenuta
una
lotta
spaventosa
.
Pure
vi
fu
un
momento
che
quella
situazione
parve
cambiata
.
Bianca
non
usciva
più
in
escandescenze
,
e
dinanzi
al
conte
rimaneva
calma
e
fredda
come
una
morta
.
Così
erano
giunti
al
giorno
dell
'
arrivo
di
Fabio
e
delle
confidenze
strazianti
fatte
dal
conte
al
giovane
prima
d
'
introdurlo
nell
'
appartamento
della
contessa
.
III
.
Bianca
stava
nella
poltrona
,
presso
la
finestra
aperta
.
Milia
,
fedele
guardiana
,
lavorava
all
'
uncinetto
,
a
pochi
passi
da
lei
.
Il
rumore
dell
'
uscio
che
si
apriva
fece
volgere
la
donna
;
la
contessa
non
si
mosse
.
Livio
,
seguito
da
Fabio
,
le
si
avvicinò
,
e
poichè
la
giovane
non
si
muoveva
,
il
conte
la
chiamò
.
-
Bianca
!
-
Ella
si
rivolse
,
e
scorgendo
uno
sconosciuto
in
compagnia
di
suo
marito
,
si
mise
a
tremare
come
una
foglia
scossa
dal
vento
.
-
Siete
venuti
ad
uccidermi
!
...
-
balbettò
.
-
No
,
Bianca
,
ritorna
in
te
;
-
rispose
dolcemente
il
conte
-
tu
sai
quanto
la
tua
vita
mi
sia
preziosa
,
quanto
ti
ami
,
nonostante
l
'
atroce
supplizio
che
mi
fai
subire
ogni
giorno
.
Io
sono
venuto
per
presentarti
il
cameriere
fidato
che
d
'
ora
innanzi
aiuterà
Milia
nelle
cure
che
ti
sono
necessarie
.
È
un
uomo
di
cuore
,
al
quale
potrai
confidarti
.
-
Bianca
guardò
Fabio
,
che
provò
un
brivido
.
-
Lo
riconosco
:
-
disse
poi
con
voce
singolare
-
l
'
ho
veduto
spesso
nei
miei
sogni
;
ora
me
lo
mettete
al
fianco
per
sbarazzarvi
di
me
,
come
di
Giulietta
.
-
Fabio
barcollò
come
colpito
al
petto
:
il
conte
divenne
livido
.
-
Non
badarle
,
Martino
:
-
disse
con
la
solita
dolcezza
-
ella
non
sa
quel
che
dice
.
-
La
contessa
chinò
la
testa
sul
petto
,
e
socchiuse
gli
occhi
.
Un
'
ombra
passò
sul
volto
di
Livio
,
poi
i
suoi
occhi
si
inumidirono
e
fuggì
quasi
correndo
nelle
sue
stanze
.
Fabio
lo
seguì
.
Il
conte
si
era
gettato
su
di
una
poltrona
.
-
L
'
hai
veduta
?
L
'
hai
sentita
?
E
credi
che
io
possa
resistere
a
lungo
a
tale
supplizio
?
-
La
fisonomia
di
Fabio
si
era
fatta
grave
.
-
Permettete
,
conte
,
che
io
vi
dia
un
consiglio
?
Ebbene
:
dovreste
vedere
vostra
moglie
il
meno
che
sia
possibile
,
recarvi
a
Torino
,
distrarvi
,
o
non
presentarvi
a
lei
se
ella
non
vi
fa
chiamare
.
Vedrete
che
a
poco
a
poco
essa
guarirà
e
tornerà
ad
amarvi
.
-
Il
conte
ebbe
un
sorriso
amaro
.
-
Sai
che
bisognerebbe
fare
per
guarirla
?
Ricondurle
il
suo
amante
.
-
Fabio
impallidì
.
-
Non
lo
credo
,
conte
;
-
interruppe
-
non
torturatevi
l
'
animo
con
queste
fantasie
.
La
contessa
non
può
avere
un
così
vile
pensiero
.
E
poi
,
siete
sicuro
che
colui
sia
stato
suo
amante
?
-
Se
lo
sono
?
Tieni
,
leggi
!
-
Ed
il
conte
trasse
dal
portafogli
una
lettera
che
porse
a
Fabio
.
Egli
la
prese
con
mano
tremante
e
lesse
:
"
Mia
adorata
!
"
Quale
giornata
,
quella
di
sabato
!
Non
posso
dimenticarla
.
Solo
con
te
,
colla
tua
testina
appoggiata
alla
mia
spalla
,
le
mani
nelle
mie
!
Io
avrei
voluto
morire
così
!
"
Cerco
di
studiare
,
ma
ho
la
febbre
e
mi
alzo
ad
ogni
istante
,
non
riuscendo
a
dominare
la
mia
agitazione
.
Pensare
che
tu
,
mia
Bianca
adorata
,
sei
lontana
da
me
,
vicina
ad
un
marito
che
potrebbe
far
valere
i
suoi
diritti
,
ad
un
uomo
vizioso
,
infame
,
indegno
di
te
!
"
È
una
situazione
atroce
,
spaventevole
la
mia
,
o
piuttosto
la
nostra
.
Quando
finirà
?
Potremo
strappare
dal
volto
di
quell
'
uomo
la
maschera
d
'
ipocrisia
che
nasconde
l
'
uomo
senza
vergogna
ed
indurlo
a
punirsi
da
sè
stesso
?
Tuo
padre
l
'
ha
promesso
ed
io
ho
fede
in
lui
.
"
Quando
ti
rivedrò
?
Manda
Celia
ad
avvertirmi
;
la
vita
mi
è
insopportabile
senza
un
tuo
sorriso
,
un
tuo
bacio
.
La
nostra
Gina
ci
aspetta
.
Io
conto
i
giorni
,
le
ore
,
i
minuti
che
ci
separano
.
Scrivimi
.
Ti
amo
!
Ti
amo
!
"ALDO."
Fabio
fremeva
,
e
quando
rese
la
lettera
al
conte
,
il
suo
volto
esprimeva
un
vero
strazio
.
-
E
voi
amate
sempre
vostra
moglie
?
-
Sì
,
l
'
amo
....
ed
è
questo
il
mio
torto
.
-
Voi
siete
buono
,
generoso
come
un
Dio
e
la
vostra
bontà
avrà
un
giorno
la
ricompensa
.
Vostra
moglie
riconoscerà
i
suoi
torti
,
si
pentirà
,
e
voi
la
riavrete
purificata
nelle
vostro
braccia
.
-
Se
tu
dicessi
il
vero
!
Intanto
farò
quello
che
mi
consigli
,
ed
oggi
stesso
mi
recherò
a
Torino
,
perchè
adesso
ho
qui
te
e
posso
fidarmi
.
Nessun
estraneo
,
sia
uomo
o
donna
,
deve
essere
introdotto
presso
la
contessa
,
nessuna
lettera
deve
esserle
consegnata
.
-
Potate
essere
sicuro
che
ogni
vostro
ordine
verrà
eseguito
a
puntino
.
-
Quando
il
dispensiere
porterà
i
cibi
per
la
contessa
,
li
consegnerà
a
te
,
che
a
tua
volta
li
passerai
a
Milia
,
e
se
questa
scenderà
per
rifocillarsi
o
fare
un
giro
nel
parco
,
tu
la
supplirai
presso
mia
moglie
.
-
Il
conte
partì
lo
stesso
giorno
,
senza
avvertire
altri
,
sicuro
di
Fabio
come
di
sè
stesso
.
Infatti
Livio
non
poteva
lasciare
una
persona
più
fidata
nella
villa
.
Fabio
pranzò
alla
tavola
dei
domestici
,
accaparrandosi
subito
la
simpatia
di
tutti
per
i
suoi
modi
gentili
,
la
bontà
che
traspariva
dal
suo
sguardo
,
dalle
sue
parole
.
Quando
Fabio
risalì
,
passò
nelle
stanze
della
contessa
,
perchè
Milia
a
sua
volta
potesse
scendere
,
svagarsi
un
poco
.
Alla
vedova
era
pure
piaciuto
il
nuovo
cameriere
Martino
,
e
capì
che
sarebbero
andati
perfettamente
d
'
accordo
.
Quand
Fabio
aprì
la
porta
del
salottino
della
contessa
,
Bianca
non
fece
il
minimo
movimento
:
continuò
a
guardare
fissamente
nel
giardino
.
Egli
sedette
presso
un
tavolinetto
da
lavoro
.
A
un
tratto
Bianca
si
rivolse
,
fece
un
gesto
spaventato
,
e
con
voce
rotta
dall
'
angoscia
:
-
Siete
venuto
ad
uccidermi
?
-
balbettò
.
-
Egli
è
partito
come
l
'
altra
volta
per
lasciarvi
libero
d
'
agire
?
-
Fabio
scosse
dolcemente
la
testa
.
-
State
tranquilla
,
signora
;
-
rispose
-
io
non
sono
qui
per
farvi
male
e
v
'
ingannate
sul
mio
conto
.
Io
mi
chiamo
Martino
e
sono
un
povero
servo
,
devoto
a
voi
ed
al
conte
,
pronto
a
dare
la
mia
vita
per
rendervi
la
felicità
.
-
Voi
mentite
!
-
esclamò
Bianca
.
-
Vi
riconosco
,
sapete
:
siete
l
'
assassino
di
Giulietta
,
l
'
uomo
amato
dalla
povera
Ilda
,
lo
strumento
cieco
di
mio
marito
!
Quale
malìa
ha
adoperato
Livio
per
indurvi
a
commettere
un
delitto
,
per
farvi
sopportare
lunghi
anni
di
prigionia
,
per
convincervi
delle
colpe
di
tanti
innocenti
?
-
Innocenti
?
Sì
,
voi
pure
avete
l
'
apparenza
dell
'
innocenza
,
e
innocente
vi
crederei
se
non
avessi
letto
la
lettera
del
vostro
amante
!
-
Bianca
aveva
alzato
il
capo
con
un
moto
pieno
di
nobiltà
ed
alterezza
:
sembrava
trasfigurata
.
-
Del
mio
amante
?
-
ripetè
.
-
Che
Dio
vi
perdoni
questa
parola
,
che
per
voi
ed
il
conte
ha
un
significato
vergognoso
,
giacchè
non
intendete
l
'
amore
se
non
accompagnato
dal
delirio
dei
sensi
!
-
Fabio
arrossì
come
un
fanciullo
.
-
Sbagliate
,
signora
contessa
!
Voi
chiamate
puro
un
amore
come
il
vostro
,
che
permette
ad
un
uomo
di
parlarvi
di
baci
?
-
Sì
,
quelle
lettere
mi
accusano
,
accusano
Aldo
;
eppure
,
se
vi
fu
uomo
che
abbia
saputo
rispettare
una
donna
,
fu
lui
;
se
vi
fu
donna
che
,
calpestata
,
avvilita
dal
marito
,
abbia
saputo
portar
alta
la
fronte
,
sono
stata
io
!
E
con
tutto
ciò
siamo
i
puniti
,
mentre
il
vero
colpevole
trionfa
!
Non
lo
nego
:
amo
Aldo
e
ne
sono
amata
,
ma
il
nostro
amore
è
al
di
sopra
di
tutte
le
iniquità
umane
e
si
libra
presso
all
'
altare
di
Dio
.
Può
il
nostro
carnefice
torturarci
,
coprirci
d
'
infamia
,
dividerci
:
le
nostre
anime
saranno
sempre
unite
,
i
nostri
cuori
vicini
,
e
la
fiamma
arderà
sempre
più
sfolgorante
,
quanto
più
cercheranno
di
spengerla
con
atroci
patimenti
.
Ripetete
pure
tutto
questo
al
conte
.
-
Non
sono
qui
per
fare
la
spia
,
signora
contessa
,
ma
saprò
dimostrarvi
come
accusiate
a
torto
vostro
marito
.
-
Sarebbe
inutile
;
-
interruppe
Bianca
col
petto
ansante
,
guardando
con
compassione
il
volto
pallido
ma
soave
di
Fabio
-
voi
non
mi
convincereste
,
come
io
non
riuscirei
a
convincere
voi
,
povera
vittima
delle
vostre
illusioni
!
-
La
sola
,
la
vera
vittima
è
vostro
marito
.
-
Lui
?
-
proruppe
con
veemenza
Bianca
.
Ma
rimettendosi
subito
:
-
Già
,
che
importa
spiegarvi
?
-
soggiunse
.
-
Egli
ve
l
'
ha
detto
:
sono
una
povera
pazza
.
Infatti
,
ho
la
testa
ed
il
cuore
straziati
,
sconvolti
,
e
voi
non
potete
nè
dovete
prestarmi
fede
,
sebbene
abbiate
creduto
a
tutte
le
infamie
che
il
conte
ha
inventate
sulla
sventurata
Ilda
.
-
Fabio
sussultò
.
-
Non
mi
parlate
di
colei
!
-
proruppe
con
violenza
.
-
Come
potete
chiamarla
sventurata
?
-
Un
sorriso
ironico
sfiorò
le
labbra
di
Bianca
.
-
La
conoscete
?
-
disse
con
strano
accento
.
-
Voi
,
il
servo
Martino
,
entrato
ieri
al
servizio
del
conte
?
-
Fabio
arrossì
,
tremò
:
si
era
tradito
senza
volerlo
.
-
Non
badate
a
me
;
-
soggiunse
Bianca
-
non
so
nulla
,
sono
una
povera
pazza
!
-
Così
dicendo
incrociò
le
braccia
sul
petto
,
chinò
il
capo
e
riprese
quella
calma
apparente
,
che
al
conte
faceva
più
paura
della
collera
.
IV
.
Quando
Guglielmo
e
Severina
seppero
dell
'
accusa
contro
Aldo
,
della
sua
entrata
in
prigione
,
credettero
d
'
impazzire
dal
dolore
.
Una
sera
,
al
momento
di
coricarsi
,
i
coniugi
Rivalta
sentirono
bussare
alla
porta
di
strada
.
Era
una
signora
alta
,
velata
,
avvolta
in
un
mantello
.
-
Chi
cerca
,
signora
?
-
disse
Guglielmo
che
era
andato
ad
aprire
.
-
Cerco
di
lei
,
signor
Rivalta
:
sono
mandata
da
Aldo
Pomigliano
.
-
Entri
,
entri
,
la
prego
!
-
L
'
introdusse
nella
saletta
,
accese
la
lampada
,
e
attraverso
il
velo
che
copriva
il
volto
della
signora
scòrse
delle
sembianze
giovanissime
,
leggiadre
.
Severina
,
sentendo
una
voce
di
donna
,
era
frettolosamente
scesa
.
Guglielmo
le
disse
vivamente
:
-
La
signora
viene
da
parte
di
tuo
fratello
.
-
Davvero
?
-
proruppe
Severina
avvicinandosi
alla
sconosciuta
.
-
L
'
ha
veduto
?
Gli
ha
parlato
?
-
No
,
signora
;
ma
sono
portatrice
di
una
sua
lettera
,
consegnatami
dal
cavaliere
Umberto
Trani
.
Eccola
.
-
Leggila
subito
,
Guglielmo
!
-
esclamò
la
signora
Rivalta
.
-
E
lei
si
accomodi
,
signora
!
-
Le
indicò
il
divano
,
poi
corse
vicino
al
marito
per
leggere
,
dietro
le
spalle
di
lui
,
la
lettera
del
fratello
.
Aldo
scriveva
:
"
Caro
Guglielmo
,
"
Questa
lettera
ha
due
scopi
:
presentarti
la
giovane
che
te
la
consegnerà
,
rassicurarti
sulla
mia
sorte
e
pregarti
di
rassicurare
Severina
.
Mi
trovo
in
prigione
sotto
un
'
orribile
accusa
in
cui
venne
coinvolta
anche
la
latrice
della
presente
:
ella
,
mercè
l
'
opera
di
persona
influente
,
è
riuscita
a
fuggire
ed
è
assolutamente
necessario
che
tu
la
nasconda
,
la
sottragga
a
tutte
le
ricerche
che
si
faranno
di
lei
.
È
la
signorina
Ilda
Corato
.
"
Guglielmo
e
Severina
interruppero
la
lettura
,
guardando
sbalorditi
la
giovane
,
che
intanto
si
era
sollevata
il
velo
e
fissava
su
di
essi
i
suoi
sguardi
ammaliatori
.
-
Ma
non
è
lei
-
disse
la
signora
Rivalta
non
potendo
contenersi
-
che
,
come
annunziavano
i
giornali
,
accusò
mio
fratello
di
aver
tentato
di
strangolarla
e
di
averla
derubata
?
-
Ilda
doveva
essere
d
'
accordo
con
Aldo
e
con
Umberto
Trani
,
perchè
rispose
:
-
I
giornali
hanno
riportato
il
falso
:
io
accusai
il
vero
autore
del
tentato
assassinio
e
del
furto
,
ma
non
vollero
credermi
perchè
in
quella
notte
Aldo
era
presso
di
me
e
gli
trovarono
nel
soprabito
i
gioielli
,
che
il
vero
ladro
vi
aveva
posti
.
Il
giudice
istruttore
,
incaricato
dell
'
inchiesta
,
disse
che
era
tutta
una
commedia
preparata
da
me
e
da
suo
fratello
per
perdere
l
'
altro
.
-
E
non
avete
potuto
dimostrare
in
alcun
modo
la
vostra
innocenza
?
-
No
,
perchè
tutte
le
prove
erano
contro
noi
.
Ma
lasciate
che
vi
racconti
tutto
.
-
Prima
terminiamo
la
lettera
di
Aldo
!
-
osservò
Severina
.
-
Essa
non
è
che
il
riassunto
di
quanto
io
debbo
dirvi
,
-
soggiunse
Ilda
.
-
Se
è
così
,
potremo
leggerla
anche
dopo
,
-
disse
Guglielmo
-
e
se
la
signorina
non
è
stanca
e
vuol
raccontare
....
-
Dirò
tutto
.
Il
signor
Aldo
era
già
in
prigione
quando
fu
spiccato
il
mandato
di
cattura
anche
per
me
.
Ora
dovete
sapere
che
fra
il
cavalier
Meralta
,
magistrato
che
deve
istruire
questo
processo
,
ed
il
cavalier
Umberto
Trani
,
che
voi
conoscete
,
esiste
un
sordo
rancore
,
perchè
il
Trani
aveva
chiesto
di
fare
l
'
inchiesta
,
e
non
solo
venne
escluso
per
i
suoi
rapporti
d
'
amicizia
col
signor
Moreno
o
come
frequentatore
della
mia
casa
,
ma
lo
accusarono
di
aver
sottratto
altra
volta
alla
giustizia
la
contessa
Rossano
per
favorire
la
gentildonna
ed
Aldo
,
nascondendo
i
loro
rapporti
al
conte
per
odio
contro
lui
.
"
Il
Trani
avrebbe
potuto
facilmente
scolparsi
di
tali
accuse
;
ma
non
lo
fece
per
suoi
motivi
particolari
e
si
limitò
a
dire
che
il
tempo
avrebbe
dimostrato
dove
era
la
verità
e
dove
la
menzogna
.
Egli
è
convinto
delle
colpe
del
conte
ed
ha
giurato
di
smascherarlo
e
di
abbassare
l
'
alterigia
del
suo
collega
,
che
momentaneamente
trionfa
.
Il
Trani
si
è
dedicato
interamente
a
questo
scopo
e
dice
che
riuscirà
.
Intanto
,
per
mezzo
di
un
agente
segreto
,
che
gli
è
fidatissimo
,
ha
potuto
tenere
corrispondenza
con
Aldo
,
al
quale
ha
dato
tutte
le
sue
istruzioni
.
Così
ha
avuto
questa
lettera
per
voi
ed
ha
potuto
avvertirmi
in
tempo
del
mandato
di
cattura
ed
inviarmi
qui
,
come
il
luogo
,
per
ora
,
più
sicuro
per
me
.
"
Ho
lasciato
i
miei
bagagli
in
stazione
ed
in
un
baule
tengo
un
travestimento
completo
da
contadina
della
valle
di
Susa
.
Io
so
parlare
il
dialetto
di
quella
vallata
.
Voi
figurerete
di
avermi
conosciuta
a
Susa
,
in
una
famiglia
presso
cui
ero
come
serva
.
Direte
che
quei
signori
,
recandosi
fuori
d
'
Italia
,
mi
hanno
raccomandata
a
voi
,
finchè
non
abbia
trovato
un
altro
servizio
.
Con
questo
travestimento
potrò
anche
andare
e
tornare
da
Torino
senza
che
nessuno
badi
a
me
.
Il
mio
scopo
,
secondo
l
'
istruzione
di
Aldo
,
è
di
avvicinarmi
alla
contessa
Bianca
,
di
poterle
parlare
,
dirle
che
il
signor
Pomigliano
le
raccomanda
di
essere
tranquilla
,
che
il
suo
pensiero
sarà
sempre
vicino
a
lei
;
ho
pure
un
biglietto
da
consegnare
alla
contessa
.
-
Però
il
mio
povero
fratello
verrà
condannato
!
-
interruppe
commossa
Severina
.
-
Temo
di
sì
,
-
rispose
schiettamente
Ilda
-
perchè
hanno
troppo
interesse
di
toglierlo
di
mezzo
.
Ma
Aldo
vi
prega
di
non
tentare
alcun
passo
per
sottrarlo
alla
sua
sorte
;
dice
che
subirà
la
condanna
senza
ribellione
,
certo
di
avere
un
momento
o
l
'
altro
una
rivincita
.
Egli
pensa
più
a
Bianca
che
a
sè
:
teme
solo
per
lei
.
-
Severina
piangeva
.
-
È
un
'
anima
nobile
e
grande
,
e
un
giorno
trionferà
per
certo
con
la
sua
innocenza
!
-
soggiunse
Ilda
.
La
giovane
aveva
ripreso
tutta
la
sua
energia
di
un
tempo
,
e
le
sue
parole
finirono
col
consolare
i
coniugi
Rivalta
.
Ilda
fu
alloggiata
nella
stanza
dei
forestieri
,
ma
per
due
giorni
nè
Gina
,
nè
la
servetta
di
casa
la
videro
.
Il
terzo
giorno
comparve
nei
suoi
abiti
di
montanara
,
che
la
rendevano
irriconoscibile
.
Gina
fece
subito
amicizia
con
lei
.
Di
lì
a
due
giorni
,
Ilda
seppe
della
morte
del
signor
Moreno
,
e
molto
se
ne
afflisse
.
Per
saperne
la
causa
,
volle
andare
a
Torino
e
si
recò
direttamente
a
casa
del
Trani
.
Il
magistrato
stava
per
mettersi
a
tavola
colla
moglie
ed
i
figli
,
quando
gli
fu
annunziato
che
una
giovane
montanara
chiedeva
di
essere
ricevuta
da
lui
avendo
urgente
bisogno
di
parlargli
.
Un
po
'
sorpreso
,
Umberto
diede
ordine
che
fosse
introdotta
nel
suo
studio
.
-
Che
desiderate
da
me
?
-
le
chiese
entrando
.
-
Ospitalità
per
qualche
giorno
,
-
rispose
Ilda
.
Al
suono
di
quella
voce
,
Umberto
guardò
la
montanara
,
sbalordito
.
-
Voi
?
Voi
?
-
disse
,
stendendole
la
mano
.
Ilda
raccontò
perchè
era
venuta
a
Torino
:
le
lacrime
offuscarono
i
suoi
occhi
ricordando
il
signor
Moreno
e
Bianca
.
Anche
il
signor
Trani
era
molto
commosso
.
-
Quella
morte
ha
recato
a
me
pure
una
grande
impressione
!
-
disse
.
-
Il
signor
Moreno
ha
avuto
il
colpo
mentre
si
trovava
nel
proprio
salotto
solo
col
genero
.
Un
domestico
asserisce
di
aver
sentito
il
povero
signore
gridare
:
"
È
un
'
infamia
,
un
'
infamia
!
"
-
E
la
contessa
Bianca
?
-
Vi
parlerò
più
tardi
di
lei
;
adesso
,
senza
complimenti
,
venite
a
pranzo
con
me
,
altrimenti
la
minestra
si
fredda
.
-
Che
dirà
la
vostra
signora
,
vedendomi
?
-
Mia
moglie
è
la
mia
vera
metà
,
a
parte
di
tutti
i
miei
segreti
,
e
potete
stare
tranquilla
sulla
sua
accoglienza
;
seguitemi
.
-
Il
magistrato
condusse
Ilda
nella
sala
da
pranzo
,
ed
ammiccando
alla
moglie
,
che
guardava
stupita
la
bella
e
giovane
montanara
,
disse
a
voce
alta
:
-
Guarda
chi
ti
conduco
,
Norina
!
È
la
figlia
del
nostro
fittavolo
di
Susa
,
che
tu
non
conosci
ancora
;
è
venuta
a
Torino
per
una
cura
,
giacchè
è
anemica
;
suo
padre
me
la
raccomanda
.
Resterà
qui
con
noi
.
-
Sì
,
sì
!
-
rispose
sorridendo
la
buona
moglie
del
cavalier
Trani
.
-
Sedete
,
bella
ragazza
,
e
ditemi
come
vi
chiamate
.
-
Catì
.
-
Ebbene
,
Catì
,
state
di
buon
umore
e
consideratevi
come
a
casa
vostra
.
-
Diede
ordine
perchè
fosse
portata
un
'
altra
posata
,
incoraggiò
la
giovane
a
mangiare
,
e
durante
il
pranzo
non
parlarono
che
di
cose
indifferenti
.
I
figli
del
magistrato
non
si
mostrarono
affatto
curiosi
.
Finito
il
pranzo
i
fanciulli
si
recarono
a
passeggiare
ed
il
Trani
colla
signora
ed
Ilda
si
ritrassero
in
un
altro
salotto
.
Questa
volta
Umberto
presentò
Ilda
alla
moglie
e
raccontò
il
vero
motivo
per
cui
era
venuta
a
Torino
.
-
La
contessa
Bianca
-
disse
poi
il
magistrato
alla
sua
ospite
-
è
malata
:
i
medici
dicono
che
il
dolore
le
ha
alterata
la
ragione
.
Il
conte
si
mostra
premuroso
con
lei
,
forse
perchè
,
non
essendosi
trovato
il
testamento
,
egli
sa
ormai
che
le
ricchezze
del
signor
Moreno
vanno
tutte
di
diritto
a
sua
figlia
.
Il
mio
agente
segreto
è
incaricato
di
riferirmi
tutto
quello
che
succede
al
palazzo
:
egli
ha
trovato
una
furba
ausiliaria
in
una
cameriera
.
Intanto
debbo
dirvi
che
Celia
è
arrestata
.
-
Arrestata
?
Perchè
?
-
chiese
con
angoscia
Ilda
.
-
Perchè
si
dice
che
facesse
come
voi
parte
della
trama
per
sopprimere
il
conte
.
-
Mi
pento
di
non
averlo
fatto
!
-
mormorò
la
giovane
.
-
Era
meglio
che
l
'
avessi
ucciso
,
quel
furfante
!
-
Umberto
scosse
il
capo
.
-
Avreste
fatto
male
,
-
disse
-
perchè
la
sua
morte
non
portava
alcun
vantaggio
agli
innocenti
.
No
,
no
!
Noi
dobbiamo
giungere
ad
accerchiarlo
in
modo
che
egli
confessi
le
sue
colpe
.
Ci
riusciremo
,
sebbene
la
cosa
non
possa
avvenire
molto
presto
.
Da
chi
però
non
abbiamo
nulla
da
sperare
,
è
da
Fabio
.
-
Se
io
gli
scrivessi
,
gli
raccontassi
come
sia
stato
vittima
del
conte
?
-
osservò
Ilda
.
-
Ma
in
qual
modo
fargli
pervenire
la
lettera
?
-
Di
questo
m
'
incarico
io
,
sebbene
non
abbia
alcuna
fiducia
che
egli
si
risolva
a
tradire
il
conte
.
Un
uomo
che
diventa
assassino
per
un
altro
,
deve
essere
avvinto
a
quest
'
altro
da
tali
obblighi
,
da
tali
segreti
,
che
riuscirà
difficile
scoprire
.
Perchè
la
semplice
gratitudine
non
basta
a
spingere
un
essere
a
tal
punto
di
devozione
.
Ho
già
preparato
un
'
inchiesta
a
tal
uopo
:
risalirò
fino
alla
nascita
di
Fabio
,
troverò
qualche
vecchio
servo
della
casa
Rossano
che
serviva
al
tempo
dei
coniugi
Ribera
.
Quando
avrò
in
mano
il
bandolo
di
quella
matassa
,
potrò
dire
di
essere
quasi
in
porto
.
-
Ilda
preparò
la
lettera
,
che
fece
leggere
al
magistrato
,
il
quale
la
ritoccò
in
diversi
punti
,
e
,
ricopiata
,
la
tenne
per
farla
pervenire
al
prigioniero
.
Intanto
ogni
giorno
si
aveva
nuove
della
contessa
Bianca
,
che
su
per
giù
erano
le
stesse
;
poi
si
seppe
che
il
conte
,
licenziata
tutta
la
servitù
,
aveva
già
dato
gli
ordini
per
la
sua
partenza
con
la
moglie
,
con
la
quale
diceva
di
essersi
riconciliato
.
-
Io
non
lo
credo
!
-
disse
Ilda
.
-
Il
conte
prepara
qualche
tranello
per
la
contessa
.
-
Egli
è
troppo
furbo
per
compromettersi
ora
che
tutto
gli
va
a
seconda
!
-
osservò
il
magistrato
.
-
Forse
la
contessa
,
stanca
di
lottare
,
ha
finito
col
sottomettersi
.
-
Sono
persuasa
che
morirebbe
prima
di
cedere
!
-
interruppe
Ilda
.
-
Temo
piuttosto
che
,
fra
tante
scosse
,
abbia
smarrita
la
ragione
.
-
Io
saprò
quello
che
le
succede
,
-
soggiunse
Umberto
.
-
Bisogna
però
che
agisca
con
gran
prudenza
per
non
suscitare
dei
sospetti
nel
conte
.
-
Intanto
fu
informato
che
Livio
era
partito
colla
moglie
per
Napoli
e
di
lì
si
sarebbe
imbarcato
per
la
Sicilia
.
Pochi
giorni
dopo
il
magistrato
,
tornando
a
casa
,
consegnò
ad
Ilda
una
busta
,
dicendole
:
-
Non
vi
avevo
avvertita
che
con
Fabio
a
nulla
saremmo
riusciti
?
Giudicatene
da
quello
che
troverete
qui
dentro
.
-
Ilda
lesse
il
biglietto
del
prigioniero
,
che
le
scriveva
,
rimandandole
la
sua
lettera
senza
averla
aperta
:
"
È
inutile
,
signorina
,
che
v
'
incomodiate
a
spedirmi
lettere
:
esse
non
m
'
interessano
affatto
,
e
vi
dareste
una
pena
inutile
,
perchè
vi
sarebbero
rimandate
come
questa
.
Potevo
perdonare
l
'
infedeltà
,
mi
sarei
rassegnato
alla
perdita
del
vostro
amore
ritenendola
una
giusta
punizione
al
mio
delitto
:
non
vi
perdono
i
bassi
intrighi
per
perdere
il
mio
benefattore
,
nè
mi
rassegno
di
saperlo
vilipeso
da
voi
,
che
conoscevate
i
suoi
rapporti
con
me
,
la
bontà
del
suo
animo
,
la
generosità
del
suo
cuore
.
Io
non
vi
conosco
più
:
l
'
Ilda
di
un
tempo
è
morta
:
per
me
adesso
siete
un
'
estranea
,
una
indifferente
.
"FABIO."
Il
cavalier
Trani
,
che
osservava
Ilda
mentre
leggeva
,
fu
molto
commosso
dalla
disperazione
che
sconvolgeva
il
suo
bel
viso
.
-
Non
me
l
'
aspettavo
!
-
esclamò
l
'
infelice
lasciando
cadere
il
biglietto
che
il
magistrato
raccolse
.
Questi
cacciò
un
grido
di
stupore
ed
esclamò
:
-
È
insensato
come
non
ci
abbia
pensato
subito
!
-
La
giovane
rialzò
il
capo
chiedendo
:
-
A
che
cosa
?
-
Questo
biglietto
è
stato
scritto
proprio
da
Fabio
,
non
è
vero
?
Ne
riconoscereste
la
calligrafia
?
-
Perfettamente
.
-
Aspettate
un
momento
,
-
disse
il
Trani
,
agitato
.
Lasciò
Ilda
sola
,
ma
non
tardò
a
ritornare
portando
un
pacchetto
,
dal
quale
trasse
una
lettera
che
svolse
e
confrontò
col
biglietto
.
-
Ed
io
,
stupido
,
che
trascurai
la
cosa
più
importante
!
-
disse
bruscamente
il
magistrato
.
-
Guardate
,
Ilda
:
vi
sembra
questa
la
calligrafia
di
Fabio
?
-
Questa
è
la
calligrafia
del
conte
.
-
Ne
siete
sicura
?
-
Sì
,
perchè
ho
delle
lettere
scritte
da
lui
.
-
E
firmate
col
suo
nome
?
-
Certo
.
-
Queste
invece
sono
firmate
"
Fabio
Ribera
"
e
dirette
alla
povera
Giulietta
Lovera
.
-
Ma
dunque
,
non
c
'
è
alcun
dubbio
:
-
gridò
Ilda
-
fu
lui
il
seduttore
,
e
fu
lui
che
spinse
Fabio
ad
assassinare
quella
sventurata
!
-
Non
solo
,
-
interruppe
il
magistrato
-
ma
Fabio
riconobbe
quelle
lettere
per
sue
,
ragione
per
cui
io
non
mi
curai
più
di
indagare
.
Vedete
bene
che
un
segreto
grave
esiste
fra
quei
due
uomini
,
di
cui
l
'
uno
tutto
sacrifica
per
l
'
altro
.
Ma
da
Fabio
non
lo
sapremo
mai
,
ve
lo
ripeto
,
perciò
bisogna
cercare
un
'
altra
via
per
giungere
alla
scoperta
della
verità
.
E
voi
mi
aiuterete
.
-
Con
tutte
le
mie
forze
,
dovessi
rimetterci
la
pelle
.
-
Nessuno
,
all
'
infuori
della
moglie
del
magistrato
,
seppe
delle
minuziose
indagini
fatte
da
Umberto
Trani
,
assistito
da
Ilda
,
nel
passato
del
conte
e
di
Fabio
.
Intanto
non
trascuravano
Bianca
,
Gina
ed
Aldo
.
Questi
,
durante
il
processo
,
pure
protestandosi
innocente
non
tentò
di
difendersi
,
per
salvare
l
'
onore
di
Bianca
.
Che
gli
importava
la
propria
condanna
,
il
proprio
disonore
,
purchè
Bianca
non
avesse
a
soffrire
per
cagion
sua
?
Egli
era
sicuro
dell
'
amore
di
lei
:
il
Trani
gli
aveva
promesso
di
vegliare
sulla
contessa
:
che
il
proprio
destino
,
dunque
,
si
compisse
!
Scontata
la
sua
condanna
,
Aldo
era
scomparso
da
Torino
,
e
così
Ilda
ed
i
coniugi
Rivalta
,
Gina
e
Celia
avevano
lasciato
Ivrea
.
Nessuno
sapeva
dove
fossero
andati
:
qualcuno
sussurrò
che
si
erano
imbarcati
per
l
'
America
.
Umberto
Trani
era
a
parte
di
quel
segreto
:
egli
solo
avrebbe
potuto
dire
dove
si
trovavano
,
ma
si
sarebbe
ben
guardato
dal
parlarne
.
Cercava
che
tutti
dimenticassero
,
non
pensassero
più
a
quella
storia
d
'
intrighi
,
d
'
infamie
,
per
poter
agire
.
V
.
Livio
si
era
recato
a
Torino
per
svagarsi
,
sicuro
ormai
che
Bianca
sarebbe
scrupolosamente
sorvegliata
.
Sotto
i
portici
di
piazza
Castello
,
egli
s
'
imbattè
nel
marchese
Passiflora
.
Il
gentiluomo
conservava
la
sua
fisonomia
beffarda
.
-
Chi
non
muore
si
rivede
!
-
disse
andando
incontro
al
conte
.
-
Sei
proprio
tu
....
o
la
tua
ombra
?
Il
conte
sorrise
,
e
ricambiando
la
stretta
dell
'
uomo
dal
quale
si
sentiva
odiato
e
che
detestava
del
pari
,
rispose
quasi
gaiamente
:
-
Sono
proprio
io
.
Mi
trovi
molto
cambiato
?
Ho
avuto
tanti
guai
!
Basta
,
ora
sono
tranquillo
ed
ho
fiducia
nell
'
avvenire
!
-
Meriti
davvero
un
po
'
di
felicità
!
Sei
tornato
a
Torino
colla
contessa
?
-
Livio
scosse
il
capo
.
-
Essa
non
vuole
abbandonare
la
campagna
,
ed
io
non
la
dissuado
,
perchè
la
poveretta
ha
bisogno
di
solitudine
.
-
I
due
uomini
avevano
preso
a
camminare
.
-
Sento
-
disse
il
marchese
-
che
sei
diventato
un
marito
modello
;
ed
è
tanto
più
meritevole
da
parte
tua
,
avvezzo
ai
tripudi
e
col
patrimonio
che
adesso
possiedi
.
Perchè
deve
aver
lasciato
un
bel
patrimonio
,
il
vecchio
Moreno
!
-
Un
altro
paio
di
milioncini
,
dei
quali
mia
moglie
vuole
che
io
sia
il
solo
amministratore
.
-
Capperi
!
La
contessa
non
ha
più
alcuna
prevenzione
contro
te
,
nonostante
le
tue
scappatelle
!
Mi
rallegro
!
A
proposito
,
non
lascerai
così
presto
Torino
,
e
vorrai
stasera
venire
a
pranzo
da
me
.
Troverai
delle
tue
conoscenze
;
si
farà
una
partita
alle
carte
.
-
A
casa
tua
?
Ma
non
pranzavi
al
circolo
e
non
vi
passavi
sovente
anche
la
notte
?
-
È
vero
,
perchè
mi
trovavo
solo
.
Ora
,
ho
una
compagna
.
Vedrai
,
vedrai
....
Voglio
lasciarti
il
piacere
della
sorpresa
....
Vieni
alle
sette
.
Ti
accomoda
?
-
Perfettamente
.
-
Alle
sette
in
punto
il
conte
entrò
nel
salone
del
marchese
,
dove
era
già
riunita
numerosa
compagnia
.
Il
marchese
Passiflora
gli
andò
incontro
.
-
Ti
ringrazio
di
non
aver
mancato
!
-
disse
.
-
Non
si
aspettava
che
te
!
-
Mi
dispiace
d
'
avervi
fatto
attendere
!
-
Strinse
la
mano
al
marchese
,
poi
salutò
tutti
,
lieto
di
ritrovare
antichi
compagni
che
si
affrettarono
a
festeggiarlo
.
-
Credevamo
che
tu
fossi
sparito
dal
mondo
!
-
gli
dicevano
senza
dissimulare
un
sorriso
pieno
di
sottintesi
.
-
Non
è
stata
colpa
mia
.
Il
lutto
,
la
malattia
della
contessa
....
-
Come
sta
adesso
?
-
chiesero
alcuni
con
premura
.
-
Assai
meglio
,
ma
non
si
risolve
a
lasciare
la
sua
solitudine
.
-
Permettete
che
mi
congratuli
con
voi
per
la
guarigione
della
contessa
!
-
disse
una
voce
alle
sue
spalle
.
Il
conte
si
volse
trasalendo
e
si
trovò
a
faccia
a
faccia
con
Umberto
Trani
.
-
Grazie
,
cavaliere
,
per
la
vostra
squisita
gentilezza
,
-
disse
Livio
con
un
sorriso
oltremodo
amabile
.
-
Sì
,
la
mia
Bianca
si
è
quasi
completamente
rimessa
delle
scosse
subite
.
-
Frattanto
Livio
gli
stendeva
la
mano
.
Ma
il
magistrato
non
fu
in
tempo
a
stringerla
,
perchè
alla
volta
del
conte
tornava
Passiflora
,
tenendo
al
braccio
una
donna
.
Livio
indietreggiò
.
La
compagna
di
Passiflora
era
Cinzia
.
Ella
sorrise
al
conte
,
senza
mostrare
la
minima
commozione
.
Era
più
pallida
del
solito
,
ma
conservava
quegli
occhi
strani
,
incantatori
,
il
sorriso
voluttuoso
,
le
movenze
serpentine
.
-
Finalmente
,
-
esclamò
,
porgendo
la
mano
a
Livio
-
ecco
un
risuscitato
!
Non
volevo
credere
a
Passiflora
quando
venne
a
dirmi
che
eravate
dei
nostri
....
Ne
sono
proprio
contenta
,
perchè
ero
persuasa
di
non
rivedervi
più
!
-
Io
invece
pensavo
che
vi
avrei
ritrovata
presto
o
tardi
,
-
rispose
galantemente
il
conte
-
e
sono
tanto
più
lieto
di
rivedervi
felice
.
-
Oh
!
sì
,
lo
sono
!
-
mormorò
Cinzia
volgendo
uno
sguardo
languido
al
marchese
,
che
arrossì
di
piacere
,
mentre
gli
amici
non
nascondevano
un
maligno
sorriso
.
-
Signori
,
a
tavola
!
-
gridò
la
voce
di
un
domestico
.
I
commensali
erano
quattordici
,
fra
cui
cinque
donne
.
Cinzia
sedette
in
capo
tavola
,
avendo
alla
sua
destra
il
conte
Livio
,
a
sinistra
il
Trani
,
di
faccia
il
marchese
.
Nessuno
faceva
le
maraviglie
di
vedere
in
quella
casa
il
magistrato
,
sapendolo
amico
di
Passiflora
ed
amantissimo
,
almeno
in
apparenza
,
della
società
.
Il
pranzo
era
squisito
,
i
vini
scelti
.
Livio
aveva
ripreso
il
suo
spirito
,
la
sua
gaiezza
di
un
tempo
.
Riempiva
ad
ogni
momento
il
bicchiere
,
che
vuotava
di
un
fiato
;
premeva
dolcemente
sotto
la
tavola
il
piede
di
Cinzia
,
raccontava
aneddoti
a
bizzeffe
,
come
se
volesse
ad
ogni
costo
divertire
gli
altri
.
-
È
vero
-
gli
chiese
il
Trani
-
che
avete
preso
in
affitto
la
villa
Stenner
?
-
È
verissimo
.
A
mia
moglie
piacque
per
la
posizione
.
-
Forse
la
contessa
non
sa
come
il
precedente
proprietario
,
il
banchiere
Stenner
,
fosse
ivi
assassinato
!
-
Un
mormorìo
corse
lungo
la
tavola
.
-
Siete
in
inganno
,
cavaliere
;
-
soggiunse
il
conte
-
lo
Stenner
si
tolse
da
sè
la
vita
,
non
potendo
sopportare
i
tormenti
di
una
malattia
che
da
diversi
anni
l
'
affliggeva
.
-
Se
così
vi
hanno
detto
,
è
perchè
i
parenti
del
morto
facevano
correre
questa
voce
,
onde
sbarazzarsi
di
una
tenuta
che
altrimenti
non
avrebbero
trovato
da
vendere
o
da
affittare
.
Ma
io
so
benissimo
come
sono
andate
le
cose
.
-
Raccontate
,
raccontate
!
-
esclamarono
ad
una
voce
i
commensali
.
-
Lo
farei
di
buon
grado
,
ma
temo
d
'
impressionare
troppo
l
'
odierno
possessore
della
villa
.
-
Il
conte
scoppiò
in
una
risata
.
-
Raccontate
pure
,
non
ho
certo
alcun
timore
.
La
villa
è
cintata
e
custodita
,
ed
alla
notte
si
sguinzaglia
due
mastini
,
coi
quali
nessuno
vorrebbe
far
conoscenza
.
-
Il
banchiere
Stenner
non
era
meno
prudente
di
voi
.
Egli
era
scapolo
,
ed
io
lo
conobbi
una
sera
in
casa
del
prefetto
.
Era
un
bell
'
uomo
,
alto
,
asciutto
,
di
apparenza
fredda
.
Egli
teneva
casa
in
Torino
,
ma
passava
la
più
gran
parte
dell
'
anno
nella
sua
villa
.
Si
diceva
che
avesse
una
singolare
passione
per
la
cultura
dei
giardini
,
che
amasse
la
solitudine
della
campagna
.
Teneva
dei
domestici
che
sembravano
giganti
,
dei
cani
che
intimorivano
al
solo
guardarli
.
"
Una
mattina
,
uno
dei
domestici
trovò
sul
ciglio
di
un
fosso
il
cadavere
di
Stenner
.
Una
palla
in
fronte
l
'
aveva
fulminato
.
Tutti
accorsero
sul
luogo
,
vennero
i
carabinieri
da
Moncalieri
,
le
autorità
da
Torino
,
i
medici
,
fu
telegrafato
ai
parenti
e
si
sparse
la
voce
che
il
banchiere
si
era
suicidato
.
"
Ma
nessuno
rinvenne
la
pistola
colla
quale
si
era
tirato
il
colpo
,
nessuno
sapeva
capacitarsi
come
un
uomo
ricco
a
milioni
potesse
finire
i
suoi
giorni
in
tal
guisa
:
io
solo
scopersi
la
verità
,
ma
era
inutile
ormai
propalarla
.
-
Perchè
?
-
chiese
Cinzia
sorridendo
.
-
Era
vostro
dovere
illuminare
la
giustizia
.
-
Giustizia
era
già
stata
fatta
del
colpevole
!
-
rispose
in
tono
grave
Umberto
.
-
Il
banchiere
Stenner
,
benchè
avesse
un
'
apparenza
piuttosto
austera
,
era
il
più
consumato
dei
libertini
.
Per
lui
nulla
vi
era
di
sacro
:
egli
non
rispettava
nè
le
mogli
,
nè
le
figlie
dei
suoi
dipendenti
,
e
nessuna
osava
fiatare
perchè
tutte
lo
temevano
ed
avevano
timore
di
far
perdere
ai
padri
,
ai
mariti
il
loro
posto
.
"
Fra
le
sue
vittime
vi
era
la
figlia
di
un
'
onesta
vedova
,
che
di
nulla
sospettava
.
"
Jetta
era
una
ragazza
sedicenne
,
bella
e
pura
come
gli
angeli
.
Per
certo
egli
dovette
usare
delle
pazienti
astuzie
per
averla
in
suo
possesso
:
come
vi
riuscisse
,
è
un
segreto
;
ma
il
fatto
sta
che
un
bel
giorno
l
'
attirò
nel
parco
,
e
quando
l
'
infelice
ne
uscì
era
disonorata
.
Di
poi
,
licenziò
dal
suo
servizio
la
ragazza
e
la
madre
di
lei
.
"
Jetta
non
ebbe
il
coraggio
di
rivelare
subito
la
verità
alla
mamma
.
Peraltro
,
cominciò
a
deperire
,
e
tre
mesi
dopo
era
in
agonia
.
Solo
prima
di
chiudere
gli
occhi
Jetta
disse
tutto
a
sua
madre
.
"
La
povera
donna
,
baciato
il
cadavere
della
figlia
,
le
sussurrò
agli
orecchi
alcune
parole
che
la
morta
sola
sentì
:
"
Riposa
in
pace
,
e
sarai
vendicata
!
"
"
Pochi
giorni
dopo
il
conte
fu
trovato
nel
parco
con
una
palla
nella
testa
.
-
Bisognava
farlo
soffrire
di
più
!
-
urlò
Cinzia
.
-
È
vero
!
-
aggiunsero
gli
altri
.
-
Che
volete
,
-
soggiunse
il
magistrato
-
certe
vendette
raffinate
non
sono
conosciute
nella
classe
alla
quale
apparteneva
la
povera
madre
.
-
Ma
voi
,
come
sapeste
questa
storia
,
che
mi
pare
un
po
'
assurda
?
-
chiese
Livio
.
-
La
seppi
dalla
bocca
stessa
dell
'
infelice
madre
.
-
E
non
la
denunziaste
?
-
L
'
avreste
fatto
voi
?
-
Sì
,
perchè
in
fondo
quella
donna
era
un
'
assassina
!
-
E
qual
nome
dareste
all
'
assassinato
?
-
Il
conte
alzò
con
noncuranza
le
spalle
.
-
Quando
un
uomo
-
soggiunse
il
magistrato
-
abusando
dell
'
innocenza
,
della
fiducia
d
'
una
giovinetta
,
le
ruba
l
'
onore
,
se
la
vittima
o
chi
per
essa
fa
giustizia
del
don
Giovanni
,
è
nel
suo
diritto
.
No
,
non
denunziai
quella
madre
....
e
la
coscienza
non
mi
rimprovera
:
feci
il
mio
dovere
.
-
Bravo
,
benissimo
....
-
gridarono
tutte
le
donne
.
Passiflora
,
per
tagliar
corto
alle
discussioni
che
potevano
sorgere
,
colmò
il
bicchiere
di
sciampagna
,
e
,
sollevandolo
,
disse
gaiamente
:
-
Alla
salute
di
tutte
queste
belle
!
-
Finito
il
pranzo
,
i
commensali
passarono
in
un
'
altra
sala
,
dove
erano
preparati
i
liquori
,
il
caffè
,
i
sigari
.
Due
porte
di
questa
sala
erano
spalancate
:
una
metteva
nella
stanza
da
giuoco
,
l
'
altra
in
una
galleria
a
fiori
.
Alcune
coppie
si
erano
già
avviate
in
quella
galleria
,
ed
il
conte
invitò
Cinzia
ad
imitarle
;
ma
in
quel
momento
Passiflora
si
avvicinò
dicendogli
:
-
Aspettiamo
te
per
fare
una
partita
.
-
Un
momento
;
vengo
.
-
E
mentre
il
marchese
si
allontanava
per
parlare
con
un
altro
,
Livio
disse
rapidamente
a
Cinzia
:
-
Bisogna
che
ti
parli
.
-
Anch
'
io
,
-
rispose
ella
con
voce
oppressa
.
-
Vieni
al
Trombetta
.
Ti
attenderò
tutta
la
mattina
.
-
Alle
nove
ci
sarò
.
-
Cinzia
si
diresse
verso
il
Trani
,
che
entrava
nella
galleria
.
Livio
si
recò
nella
sala
da
giuoco
.
Alle
due
di
notte
,
quando
si
ritirò
,
aveva
perduto
ventimila
lire
,
ma
poco
glie
ne
importava
.
Al
conte
ormai
non
premeva
che
togliere
Cinzia
a
Passiflora
.
E
l
'
impresa
gli
pareva
facile
,
perchè
la
cortigiana
doveva
amarlo
ancora
,
a
malgrado
del
modo
poco
gentile
con
cui
l
'
aveva
trattata
.
Egli
era
partito
da
Torino
colla
moglie
senza
più
rivederla
,
senza
dirle
dove
si
sarebbe
recato
,
senza
lasciarle
del
denaro
,
quantunque
sapesse
che
in
quel
momento
Cinzia
non
si
trovava
in
buone
acque
.
E
non
si
era
mai
più
curato
di
sapere
che
fosse
avvenuto
di
lei
.
Ora
,
avendola
ritrovata
con
Passiflora
,
il
conte
,
inasprito
dalle
ripulse
della
moglie
,
sentì
rinascere
con
violenza
il
suo
capriccio
del
passato
,
capriccio
accresciuto
dal
desiderio
di
prendersi
giuoco
di
Passiflora
.
Egli
non
potè
dormire
:
alle
sette
era
già
alzato
.
Ma
erano
già
passate
le
nove
ed
il
conte
,
fremente
di
impazienza
,
di
collera
,
passeggiava
nervosamente
per
le
stanze
,
quando
il
cameriere
venne
ad
avvertirlo
che
una
signora
chiedeva
di
lui
.
Cinzia
entrò
:
vestiva
un
abito
scuro
,
semplice
,
elegantissimo
.
Il
conte
le
andò
incontro
,
stendendole
la
mano
,
dicendo
a
voce
alta
:
-
Buon
giorno
,
cugina
!
-
Ma
appena
il
cameriere
si
fu
ritirato
,
Livio
chiuse
l
'
uscio
con
la
spranghetta
e
si
volse
a
Cinzia
per
abbracciarla
.
La
cortigiana
disse
con
accento
mordace
:
-
Giù
le
zampe
,
mio
caro
!
Non
sono
venuta
qui
per
subire
i
tuoi
amplessi
,
ma
solo
per
sfogarmi
!
-
Egli
fece
un
gesto
irato
.
-
Se
avevi
l
'
intenzione
di
farmi
una
predica
,
-
esclamò
-
potevi
risparmiarti
la
pena
di
venire
!
-
Ah
!
-
esclamò
Cinzia
,
che
si
ora
seduta
sul
divano
.
-
Ti
farebbe
comodo
,
dopo
avermi
lasciata
cinque
anni
fa
,
come
un
cane
,
senza
neppur
dirmi
addio
,
riprendermi
adesso
che
ti
è
tornato
il
capriccio
e
sei
qui
senza
tua
moglie
!
Ma
ciò
non
fa
comodo
a
me
,
e
se
sono
venuta
,
è
per
dirti
in
faccia
,
da
soli
a
soli
,
che
sei
un
birbante
,
un
mascalzone
!
Ed
io
ti
amavo
al
punto
di
sacrificarti
tutto
,
ed
ho
sempre
taciuto
sulle
tue
marachelle
,
che
potevano
mandarti
all
'
Assise
,
come
quel
povero
diavolo
che
vi
si
recò
volontariamente
per
salvarti
.
-
Il
conte
era
divenuto
cadaverico
.
-
Cinzia
,
tu
vaneggi
!
-
Sai
bene
che
no
!
Ma
non
importa
,
starò
zitta
su
questo
punto
,
perchè
mi
preme
la
pelle
:
volevo
soltanto
parlarti
della
tua
ingratitudine
verso
me
.
Mentre
tutto
ti
andava
a
seconda
ed
io
stessa
ti
aiutavo
perchè
tu
riuscissi
a
trionfare
,
a
schiacciare
quella
Cleo
,
che
mi
era
rivale
,
tu
pensavi
già
a
sbarazzarti
di
me
.
-
Non
è
vero
,
Cinzia
!
-
Non
è
vero
?
Te
lo
provo
,
Tu
sai
che
in
quei
giorni
io
mi
trovavo
in
cattivissime
acque
:
il
mio
protettore
se
ne
era
andato
e
tu
mi
lesinavi
il
denaro
,
perchè
ne
avevi
bisogno
per
riuscire
a
trionfare
sui
tuoi
nemici
.
Però
mi
lusingavi
dicendomi
che
,
ottenuto
il
tuo
intento
,
mi
avresti
fatto
parte
dei
milioni
del
suocero
,
e
mi
avresti
serbato
una
riconoscenza
eterna
.
Parole
!
I
nemici
furono
vinti
,
il
suocero
se
ne
è
andato
all
'
altro
mondo
,
i
milioni
sono
caduti
nelle
tue
mani
,
e
tu
,
senza
una
parola
,
un
addio
,
fuggi
colla
moglie
e
ti
rivedo
dopo
cinque
anni
!
...
Il
conte
aveva
cambiato
fisonomia
.
-
Perdonami
,
Cinzia
,
perdonami
....
tu
hai
ragione
;
ma
io
aveva
perduto
la
testa
....
-
Vai
a
darlo
ad
intendere
ad
altri
,
non
a
me
,
che
ti
conosco
....
Non
ti
pareva
vero
di
liberarti
di
me
,
ricco
a
milioni
,
con
una
moglie
che
tu
stesso
avevi
resa
pazza
e
non
ti
dava
più
noia
.
Intanto
io
sono
rimasta
con
un
pugno
di
mosche
in
mano
e
per
soprappiù
mi
sono
ammalata
e
sono
stata
condotta
all
'
ospedale
:
all
'
ospedale
,
capisci
,
dove
rimasi
cinque
mesi
,
e
quando
ne
uscii
,
non
avevo
più
nulla
da
vivere
,
ed
ero
così
debole
....
così
debole
....
Basta
,
non
voglio
tediarti
col
racconto
delle
sofferenze
da
me
patite
:
ti
dirò
solo
che
ti
maledivo
mille
volte
al
giorno
e
ti
auguravo
ogni
male
.
Alfine
,
un
'
anima
pietosa
s
'
interessò
di
me
e
cominciai
a
star
meglio
.
Ma
ero
stanca
di
far
la
vita
della
donna
alla
mercè
del
primo
venuto
,
e
volli
mettermi
a
lavorare
.
La
persona
che
si
era
interessata
di
me
mi
diede
pure
i
mezzi
per
rilevare
una
rivendita
di
sali
e
tabacchi
.
E
facevo
degli
affari
.
Fra
i
miei
avventori
era
il
marchese
Passiflora
,
che
s
'
intratteneva
a
discorrere
volentieri
con
me
.
Egli
mi
confidò
che
era
sua
intenzione
prendere
in
affitto
un
elegante
appartamento
,
ammobiliarlo
riccamente
per
ricevere
ogni
sera
gli
amici
e
le
amiche
,
per
giocare
.
Mi
propose
di
entrare
in
società
con
lui
:
accettai
.
-
Il
conte
ebbe
un
sorriso
ironico
.
-
E
dividete
i
proventi
della
bisca
,
o
ricevete
anche
i
magistrati
che
assistono
impassibili
allo
spoglio
dei
giocatori
?
-
Vuoi
parlare
del
cavaliere
Trani
?
Ma
egli
non
è
più
in
servizio
:
già
da
qualche
anno
ha
dato
le
sue
dimissioni
.
-
Livio
provò
un
segreto
sollievo
.
Cinzia
riprese
:
-
Io
vado
perfettamente
d
'
accordo
con
Passiflora
,
e
,
grazie
a
lui
,
la
mia
situazione
fra
poco
sarà
cambiata
,
perchè
diverrò
sua
moglie
.
-
No
,
tu
non
lo
sposerai
!
-
disse
con
violenza
il
conte
.
-
Perchè
?
Sei
tu
che
ti
opponi
?
È
grottesco
:
dopo
avermi
lasciata
nella
miseria
,
non
curandoti
di
me
per
cinque
anni
....
Basta
!
finiamola
:
ora
che
mi
sono
sfogata
,
me
ne
torno
a
casa
.
-
No
,
tu
non
andrai
via
così
:
voglio
che
tu
ti
calmi
,
che
tu
rifletta
.
Non
mi
dirai
che
ami
Passiflora
....
no
,
non
lo
credo
.
E
perchè
lo
sposeresti
?
Per
avere
il
suo
nome
?
Bel
nome
!
Tenutario
di
una
bisca
.
Per
i
quattrini
?
È
rovinato
,
e
quello
che
oggi
possedete
insieme
,
non
si
fonda
su
basi
solide
.
Che
bell
'
avvenire
ti
attende
!
...
E
come
può
quell
'
uomo
divertirti
?
No
,
non
fa
per
te
!
-
Cinzia
tratteneva
a
stento
le
risa
.
-
Avrei
un
bel
vantaggio
a
cambiarlo
con
te
!
-
disse
.
-
Sì
,
che
l
'
avresti
!
-
interruppe
con
impeto
il
conte
.
-
Prima
di
tutto
,
io
sono
adesso
padrone
di
circa
tre
milioni
,
ed
almeno
la
metà
di
questo
denaro
potremo
godercela
insieme
.
Bianca
ormai
non
si
muove
dalla
villa
,
ma
io
posso
venire
a
passare
con
te
almeno
tre
giorni
della
settimana
,
purchè
sia
sicuro
di
trovare
la
tua
casa
sempre
aperta
,
il
tuo
cuore
come
per
il
passato
,
e
che
io
possa
confidarmi
a
te
interamente
.
Non
è
vero
che
accetti
la
mia
proposta
?
-
Le
s
'
inginocchiò
dinanzi
,
le
baciò
le
mani
.
Cinzia
sembrava
commossa
.
Egli
si
fece
sempre
più
incalzante
,
perchè
voleva
ad
ogni
costo
supplantare
Passiflora
e
perchè
il
fascino
che
emanava
da
Cinzia
tornava
ad
avvilupparlo
.
-
Resta
con
me
!
-
pregava
con
voce
piena
di
lacrime
.
-
Dimmi
che
cosa
vuoi
che
io
faccia
per
ottenerti
ancora
!
-
Cinzia
si
alzò
.
-
Ebbene
,
avrai
la
mia
risposta
domattina
.
-
E
perchè
non
adesso
?
-
Perchè
voglio
rifletterci
.
Addio
!
-
Rimasto
solo
,
il
conte
fu
dapprima
assalito
da
una
collera
violenta
.
Ma
dovette
contenerla
,
calmare
i
nervi
e
lo
spirito
.
Sceso
a
fare
colazione
,
poi
lasciò
l
'
albergo
,
stette
fuori
parte
della
giornata
ed
alla
sera
fu
tentato
di
recarsi
da
Passiflora
.
Ma
resistette
alla
tentazione
;
tornò
all
'
albergo
e
si
sentì
molto
triste
,
come
forse
non
lo
era
mai
stato
nella
sua
vita
.
Pensò
a
sua
moglie
,
e
sentì
che
non
avrebbe
mai
più
riacquistato
il
suo
amore
:
poteva
ottenerla
colla
forza
,
ma
non
avrebbe
più
posseduto
che
un
cadavere
.
Ebbe
un
moto
di
ribrezzo
a
quel
pensiero
.
Nessuno
lo
amava
al
mondo
,
all
'
infuori
di
Fabio
;
ma
quella
stessa
cieca
affezione
del
misero
,
invece
di
tornargli
di
conforto
,
l
'
irritava
,
ricordandogli
le
sue
orribili
menzogne
,
il
delitto
fatto
compire
.
Era
malcontento
di
sè
,
di
tutti
,
e
passò
anche
quella
notte
senza
chiuder
occhio
;
si
alzò
di
cattivo
umore
ed
attese
la
risposta
di
Cinzia
.
Alle
nove
precise
sentì
battere
all
'
uscio
.
-
Avanti
!
-
disse
.
Con
un
vivo
battito
di
cuore
vide
entrare
Cinzia
col
sorriso
sulle
labbra
,
gli
occhi
pieni
di
fiamme
.
-
Vengo
a
portarti
la
risposta
io
stessa
!
-
disse
,
porgendogli
le
labbra
.
Livio
gettò
un
grido
di
gioia
e
la
strinse
al
suo
petto
.
Ma
Cinzia
si
svincolò
,
e
indietreggiando
alquanto
:
-
Adagio
!
-
esclamò
.
-
Prima
dobbiamo
fare
i
nostri
patti
!
-
VI
.
L
'
assenza
del
conte
Livio
dalla
villa
si
prolungava
,
ma
egli
aveva
scritto
a
Fabio
dicendogli
che
alcuni
interessi
lo
terrebbero
lontano
per
qualche
settimana
.
Gli
raccomandava
la
contessa
,
e
aggiungeva
che
se
ella
avesse
mostrato
desiderio
di
scendere
nel
parco
a
farvi
una
passeggiata
,
lui
e
Milia
l
'
accompagnassero
,
non
staccandosi
mai
dal
suo
fianco
.
Fabio
nascose
la
lettera
,
quindi
si
recò
dalla
contessa
per
avvertirla
che
il
conte
non
sarebbe
tornato
presto
.
Quella
mattina
Bianca
sembrava
rianimata
:
era
uscita
un
momento
sul
balcone
e
si
appoggiava
alla
balaustrata
.
Vestiva
un
abito
azzurro
pallido
,
stretto
alla
vita
da
una
cintura
d
'
argento
:
aveva
due
grosse
trecce
pendenti
sulle
spalle
.
Pareva
una
giovinetta
.
-
Signora
contessa
....
-
disse
Fabio
alle
sue
spalle
.
Ella
sussultò
e
si
rivolse
.
-
Che
volete
?
-
chiese
.
-
Vengo
a
dirvi
che
il
signor
conte
mi
ha
scritto
.
-
Che
m
'
importa
?
-
esclamò
ella
duramente
.
-
Egli
s
'
interessa
molto
della
vostra
salute
,
mi
scongiura
di
avervi
ogni
riguardo
,
e
mi
dice
che
,
se
desideraste
passeggiare
nel
parco
....
-
Posso
scendere
nel
parco
?
-
interruppe
vivamente
Bianca
con
lo
slancio
di
una
bimba
.
-
Sì
;
-
rispose
Fabio
-
Milia
ed
io
vi
accompagneremo
.
-
Bianca
non
mise
tempo
in
mezzo
,
e
scese
subito
la
scalinata
;
ma
dovette
fermarsi
,
ansante
.
Fabio
le
chiese
con
premura
:
-
Posso
offrirvi
il
braccio
?
-
Voi
?
!
-
Era
in
quella
esclamazione
tanto
disprezzo
e
tanto
orrore
,
che
Fabio
indietreggiò
come
se
l
'
avessero
schiaffeggiato
.
Poi
,
chinando
il
capo
,
rispose
:
-
Avete
ragione
:
scusate
!
-
E
siccome
Bianca
aveva
ripreso
a
camminare
,
la
seguì
.
Egli
aveva
il
cuore
oppresso
.
Come
mai
era
stato
così
audace
da
offrire
il
suo
braccio
alla
contessa
,
lui
,
un
servo
,
un
assassino
?
Come
Bianca
doveva
sprezzarlo
!
Ma
anch
'
essa
era
stata
colpevole
,
sebbene
lo
negasse
;
anch
'
essa
aveva
voluto
commettere
un
delitto
,
associandosi
con
coloro
che
volevano
sbarazzarsi
del
conte
!
Pure
,
nel
contegno
di
lei
,
nella
sua
fisonomia
,
non
era
quell
'
impaccio
di
persona
che
,
essendo
colpevole
,
sta
continuamente
in
guardia
temendo
di
tradirsi
.
E
neppure
poteva
dirsi
pazza
:
il
conte
s
'
ingannava
su
questo
.
Fabio
camminava
colla
testa
china
.
Bianca
,
giunta
ad
una
panchina
,
sedette
.
Fabio
si
appoggiò
al
tronco
di
un
albero
,
non
osando
volgere
lo
sguardo
sulla
contessa
.
-
Che
bei
fiori
vedo
su
quel
prato
!
-
disse
ad
un
tratto
Bianca
.
-
Se
avessi
la
forza
di
correre
,
vorrei
coglierli
.
-
Fabio
si
allontanò
e
non
tardò
a
tornare
con
un
fascio
di
fiori
,
che
depose
sulla
panca
presso
Bianca
.
Poi
si
appoggiò
di
nuovo
all
'
albero
.
La
contessa
spinse
coll
'
ombrellino
il
fascio
di
fiori
che
caddero
in
terra
,
quindi
si
alzò
e
si
diresse
verso
casa
.
Fabio
non
disse
parola
,
ma
fremette
e
seguì
Bianca
con
passo
vacillante
.
La
contessa
,
giunta
nella
sua
camera
,
disse
che
aveva
bisogno
di
riposo
.
Fabio
si
ritirò
nella
propria
camera
,
e
lasciatosi
cadere
su
di
una
poltrona
,
vi
rimase
tutto
compreso
dal
dolore
.
Egli
non
aveva
mai
provato
tanta
umiliazione
nella
sua
vita
.
Neppure
nella
solitudine
del
carcere
ebbe
mai
una
visione
così
chiara
dell
'
infame
delitto
da
lui
commesso
!
Dunque
egli
era
un
gran
miserabile
per
avere
sbarazzato
il
suo
benefattore
d
'
una
donna
che
lo
minacciava
!
E
lui
non
aveva
provato
vergogna
del
suo
delitto
,
pensando
solo
di
pagare
un
debito
di
riconoscenza
al
suo
benefattore
!
Ora
tutto
ciò
gli
appariva
mostruoso
!
Il
disprezzo
di
Bianca
gli
aveva
aperto
gli
occhi
:
egli
capì
l
'
avversione
che
la
contessa
doveva
provare
per
lui
.
Ilda
sola
,
Ilda
che
egli
aveva
amata
di
un
amore
puro
e
buono
,
non
si
era
peritata
a
difenderlo
innanzi
a
tutti
,
gli
aveva
stesa
la
mano
.
Se
Bianca
avesse
avuto
ragione
?
Se
il
conte
fosse
il
solo
colpevole
?
Fabio
gettò
un
grido
che
lo
scosse
,
lo
fece
tornare
in
sè
,
e
fu
spaventato
dei
propri
pensieri
.
Dove
mai
lo
trascinava
la
contessa
col
suo
disprezzo
?
Finiva
col
dubitare
del
proprio
benefattore
!
-
È
così
che
obbedisco
alla
mia
povera
mamma
e
alla
mia
defunta
benefattrice
?
-
mormorò
colle
lacrime
agli
occhi
,
fissando
il
ritratto
della
bellissima
contessa
Rossano
.
Ma
non
tornò
tranquillo
:
sentiva
un
cambiamento
nel
suo
essere
,
e
pregò
Dio
di
liberarlo
da
quell
'
incubo
,
di
aiutarlo
nell
'
adempimento
dei
doveri
prescrittigli
dal
conte
.
Poi
gli
parve
di
aver
bestemmiato
con
tale
preghiera
.
Si
sentì
soffocare
e
si
alzò
per
aprire
la
finestra
.
Fabio
respirò
più
sollevato
.
Nell
'
ora
in
cui
Milia
discese
per
desinare
,
egli
tornò
nell
'
appartamento
della
contessa
.
Le
si
avvicinò
umilmente
,
e
piegando
un
ginocchio
:
-
Perdonatemi
!
-
disse
con
voce
tremante
.
Bianca
alzò
il
capo
e
lo
guardò
,
stupita
.
-
Sì
,
perdonate
il
mio
ardire
di
aver
còlto
quei
fiori
per
voi
!
-
soggiunse
Fabio
.
Un
mesto
sorriso
rischiarò
il
bel
volto
di
Bianca
.
-
Ho
già
dimenticato
.
-
disse
.
Fabio
si
chinò
colla
fronte
sino
a
terra
,
baciandole
il
lembo
dell
'
abito
.
Quando
si
alzò
,
aveva
gli
occhi
inondati
di
lacrime
,
ma
sul
volto
era
un
'
espressione
di
dolcezza
così
commovente
,
che
Bianca
ne
fu
mossa
a
pietà
.
Tuttavia
rimase
silenziosa
,
con
gli
occhi
fissi
nel
vuoto
,
inerte
.
Fabio
la
guardava
e
stupiva
di
vederla
così
tranquilla
,
con
quell
'
aureola
di
candore
sulla
fronte
.
Possibile
che
quella
soave
creatura
avesse
avuto
un
amante
?
Aveva
pur
letto
la
lettera
di
Aldo
;
ma
il
dubbio
ormai
si
faceva
strada
nella
sua
mente
.
Ad
un
tratto
si
ricordò
delle
lettere
scritte
dal
conte
a
Giulietta
e
firmate
col
suo
nome
:
Fabio
Ribera
.
Egli
aveva
saputo
quel
particolare
quando
fu
interrogato
dal
giudice
istruttore
.
Livio
aveva
dunque
premeditato
d
'
ingannare
Giulietta
,
prendendo
il
nome
di
Fabio
per
sottrarsi
ad
ogni
responsabilità
.
Ora
non
poteva
Livio
avere
scritto
quella
lettera
firmata
Aldo
,
per
dimostrare
la
colpa
della
moglie
?
E
se
un
giorno
,
stanco
di
Bianca
,
gli
proponesse
di
sopprimerla
?
-
Oh
!
no
,
no
,
questo
mai
!
-
disse
a
voce
alta
,
volgendo
attorno
gli
occhi
spaventati
.
Bianca
l
'
udì
,
si
rivolse
verso
lui
.
-
Che
avete
,
Martino
?
-
Egli
si
scosse
,
divenne
di
fuoco
.
-
Nulla
....
contessa
;
-
balbettò
-
il
silenzio
di
questa
stanza
mi
aveva
assopito
,
e
sognavo
....
-
Che
il
conte
voleva
farvi
commettere
un
altro
delitto
?
-
interruppe
sorridendo
Bianca
.
Fabio
ebbe
una
gran
vergogna
di
sè
stesso
.
-
No
,
no
!
-
Quali
sogni
spaventevoli
devono
talvolta
opprimervi
!
-
proseguì
la
contessa
.
-
Ditemi
:
non
vi
appare
mai
l
'
ombra
di
colei
che
uccideste
per
un
altro
?
Non
è
venuta
mai
Giulietta
a
chiedervi
conto
della
sua
bambina
?
-
Le
labbra
di
Fabio
tremavano
convulsamente
.
-
Non
capisco
,
contessa
,
non
so
nulla
,
nulla
!
-
Ella
ebbe
un
sorriso
di
disprezzo
.
-
Avete
ragione
,
dimentico
sempre
che
siete
....
Martino
.
-
Milia
entrava
e
Fabio
fuggì
nel
parco
.
Quando
tornò
,
Bianca
si
accòrse
che
egli
doveva
aver
pianto
,
perchè
aveva
gli
occhi
rossi
.
-
Avete
ordini
da
darmi
,
contessa
?
-
chiese
con
voce
alterata
.
-
Sì
,
Martino
!
-
rispose
con
dolcezza
Bianca
.
-
Se
domattina
il
tempo
è
così
bello
preparatemi
la
poltrona
a
ruote
:
mi
farete
fare
tutto
il
giro
del
parco
.
-
Il
volto
di
Fabio
s
'
illuminò
d
'
improvviso
.
-
Sì
,
contessa
.
-
Vi
diletta
leggere
,
Martino
?
-
Sì
,
contessa
.
-
Ebbene
,
prendete
questo
libro
:
vi
piacerà
.
-
Egli
afferrò
il
libro
con
mano
tremante
,
balbettò
un
ringraziamento
.
Quando
se
ne
fu
andato
,
Bianca
disse
a
Milia
:
-
Mettimi
a
letto
,
sono
stanca
,
ma
sto
meglio
.
-
Dio
sia
lodato
!
-
esclamò
la
vedova
.
VII
.
Fabio
,
seduto
nella
sua
camera
,
aperto
il
libro
che
Bianca
gli
aveva
dato
,
leggeva
:
"
Noi
c
'
inchiniamo
servilmente
davanti
ad
un
idolo
di
creta
,
facciamo
talvolta
per
una
creatura
umana
il
sacrifizio
del
nostro
dovere
,
della
nostra
anima
,
della
nostra
felicità
eterna
,
mentre
ci
pare
grave
servire
Dio
immortale
,
creatore
e
dominatore
di
tutte
le
cose
.
"
E
che
otterremo
da
una
creatura
mortale
,
che
domani
è
polvere
?
Che
avremo
da
quell
'
idolo
di
creta
,
che
la
semplice
volontà
di
Dio
basterebbe
a
rovesciare
?
"
Un
giorno
verrà
che
l
'
apparente
trionfo
farà
sembrare
più
grande
ancora
la
giustizia
di
Dio
,
mentre
le
lacrime
degli
innocenti
faranno
esaltare
ancor
più
la
sua
misericordia
.
"
L
'
ora
verrà
in
cui
tutte
le
pene
cesseranno
.
E
sarà
quando
l
'
uomo
,
comprendendo
le
sue
colpe
,
si
umilierà
dinanzi
a
Dio
,
implorerà
il
suo
perdono
.
Dio
è
sempre
pronto
a
salvare
chi
si
pente
.
Egli
accoglie
il
peccatore
pentito
,
gli
addita
la
via
del
Cielo
!
Oh
!
la
dolcezza
della
parola
divina
in
un
'
anima
abbattuta
!
Quand
'
anche
tutto
il
mondo
ci
mancasse
,
Dio
ci
resta
sempre
....
"
Fabio
,
angosciato
,
con
un
sentimento
nuovo
nel
cuore
,
che
lo
torturava
e
lo
consolava
ad
un
tempo
,
cadde
sulle
ginocchia
,
e
mentre
lacrime
cocenti
cadevano
dai
suoi
occhi
,
balbettava
fra
i
singhiozzi
:
-
Mio
Dio
,
perdonatemi
!
Mio
Dio
,
fate
scaturire
la
luce
,
perchè
io
mi
penta
,
perchè
sia
tutto
vostro
!
Mio
Dio
,
io
ho
fede
in
voi
!
-
Così
inginocchiato
,
Fabio
ritornò
sul
suo
passato
,
esaminò
la
sua
vita
.
La
giudicò
miserabile
!
Egli
non
aveva
avuto
altro
fine
che
accontentare
il
conte
,
senza
neppur
sapere
se
faceva
bene
o
male
.
Aveva
obbedito
ciecamente
come
uno
schiavo
che
si
piega
alla
minima
volontà
del
padrone
,
senza
cercare
se
questa
volontà
è
contraria
alle
sante
leggi
di
un
padrone
più
onnipotente
.
Oh
!
ricominciare
una
nuova
vita
,
una
vita
utile
a
tanti
innocenti
!
Mentre
così
pensava
,
la
sua
anima
venne
rapita
da
un
'
estasi
mai
provata
,
come
avviene
a
tutti
coloro
cui
la
fede
in
Dio
si
rivela
per
la
prima
volta
.
La
mattina
seguente
il
sole
era
sorto
radioso
,
ma
più
radiosa
era
l
'
anima
di
Fabio
.
Quando
egli
entrò
nella
camera
della
contessa
per
avvertirla
che
la
poltrona
era
pronta
per
la
passeggiata
nel
parco
,
apparve
agli
occhi
di
Bianca
come
un
altro
uomo
.
Sembrava
che
tutto
il
suo
essere
fosse
cambiato
.
Bianca
non
lo
interrogò
,
scese
nel
parco
,
sedette
sulla
poltrona
,
ed
allora
soltanto
,
rivolgendosi
a
lui
,
gli
disse
:
-
Andiamo
:
spingete
.
Voi
,
Milia
,
restate
pur
qui
a
riposarvi
.
-
Fabio
palpitò
.
La
contessa
non
aveva
dunque
più
orrore
di
lui
?
La
poltrona
scorreva
dolcemente
pei
viali
.
La
casa
e
Milia
più
non
si
vedevano
,
allorchè
la
contessa
disse
:
-
Riposatevi
,
Martino
:
io
starò
bene
qui
,
all
'
ombra
.
Egli
obbedì
:
trasse
la
poltrona
dove
gli
alberi
erano
più
folti
,
e
si
allontanò
di
qualche
passo
per
non
rendersi
indiscreto
.
Ma
Bianca
lo
chiamò
.
-
Avete
letto
il
libro
che
vi
ho
dato
?
Non
avete
nulla
da
dirmi
?
-
Egli
si
gettò
ai
piedi
della
contessa
.
-
Non
osavo
parlarvene
,
-
disse
-
eppure
ho
il
cuore
pieno
.
Il
vostro
libro
mi
ha
aperto
gli
occhi
.
Io
credevo
di
seguire
il
bene
e
sono
stato
un
malvagio
.
Non
nego
più
....
sono
Fabio
Ribera
,
l
'
assassino
di
Giulietta
Levera
.
-
Lo
so
;
-
rispose
Bianca
con
tristezza
-
ma
so
altresì
che
il
conte
è
il
maggior
colpevole
in
tale
delitto
:
egli
solo
vi
spinse
al
male
.
-
Fabio
si
strinse
colle
mani
la
fronte
.
-
È
proprio
vero
,
contessa
?
L
'
anima
mia
si
dibatte
fra
atroci
dubbi
.
Ho
chiesto
a
Dio
d
'
illuminarmi
.
È
possibile
che
l
'
uomo
da
me
adorato
,
il
mio
benefattore
sia
colpevole
?
-
Se
era
un
uomo
onesto
non
avrebbe
armato
la
vostra
mano
per
farvi
commettere
un
delitto
!
Chi
benefica
un
uomo
per
spingerlo
al
male
,
è
un
demonio
!
Ma
se
Dio
ha
toccato
il
vostro
cuore
,
voi
potete
essere
salvo
.
Fabio
,
vedete
che
io
,
pur
trovandomi
qui
sola
,
inerme
,
non
ho
più
paura
di
voi
e
vi
stendo
la
mano
da
amica
?
Ebbene
,
ora
io
ho
piena
fiducia
in
voi
,
come
dovete
averla
in
me
.
Siamo
qui
soli
,
nessuno
può
ascoltare
i
nostri
segreti
:
apritemi
la
vostra
anima
,
come
io
vi
aprirò
la
mia
.
Allora
Dio
,
che
ci
ascolta
,
diraderà
le
tenebre
dalla
vostra
mente
,
farà
apparire
agli
occhi
vostri
la
verità
.
-
Avete
ragione
:
confesso
....
confesso
tutto
.
Dio
mi
ispira
.
-
In
ginocchio
sull
'
erba
,
dinanzi
a
quella
creatura
il
cui
volto
soave
pareva
trasfigurato
,
Fabio
fece
il
racconto
di
tutta
la
sua
vita
passata
,
nulla
tacendo
di
quanto
riguardava
sè
,
la
contessa
Rossano
,
madre
di
Livio
,
ed
il
conte
.
Bianca
ascoltò
con
intensa
attenzione
.
Essa
fu
colpita
più
che
altro
dalla
raccomandazione
di
Stefana
fatta
a
Livio
di
non
abbandonar
mai
l
'
orfanello
.
Ad
un
tratto
nella
mente
della
giovane
subentrò
una
gran
luce
e
tutto
divenne
per
lei
verità
semplice
ed
evidente
.
Fabio
,
terminato
il
suo
racconto
,
le
disse
:
-
Non
sembra
anche
a
voi
,
contessa
,
che
un
uomo
,
il
quale
mostrò
tanta
generosità
verso
il
figlio
di
un
povero
servo
,
non
può
essere
colpevole
di
quanto
lo
accusano
?
-
Lo
è
più
ancora
di
quanto
m
'
immaginavo
!
-
esclamò
Bianca
.
-
Fabio
,
non
vi
siete
mai
guardato
allo
specchio
?
Non
vi
ha
mai
detto
alcuno
della
vostra
strana
rassomiglianza
col
conte
?
Ebbene
,
egli
è
per
certo
vostro
fratello
....
-
Impossibile
!
-
esclamò
Fabio
.
-
Io
sono
iscritto
sui
libri
dello
Stato
Civile
come
figlio
dei
coniugi
Ribera
.
-
Chi
erano
questi
Ribera
?
-
interruppe
concitata
Bianca
.
-
Due
servi
devoti
alla
loro
padrona
.
La
contessa
Stefana
,
e
questo
lo
seppi
dalla
bocca
stessa
di
Livio
nei
primi
mesi
del
nostro
matrimonio
,
in
un
momento
di
espansione
,
assomigliava
perfettamente
a
lui
nel
carattere
;
era
creduta
una
donna
virtuosa
,
ed
ingannava
il
mondo
,
come
ingannava
il
marito
.
Non
vi
è
dunque
nulla
di
straordinario
che
,
per
nascondere
una
colpa
,
abbia
avuto
per
complici
i
suoi
fidati
domestici
.
-
I
denti
di
Fabio
sbattevano
sulle
sue
labbra
sbiancate
.
-
Ed
io
sarei
il
frutto
....
di
quella
colpa
?
-
Lo
giurerei
.
La
contessa
non
ebbe
il
cuore
di
abbandonarvi
e
si
occupò
di
voi
,
quando
Dio
vi
privò
di
coloro
che
vi
avevano
dato
il
nome
.
Ma
nè
la
vostra
finta
madre
,
nè
la
vera
,
ebbero
il
coraggio
di
rivelarvi
la
verità
,
neppure
al
letto
di
morte
.
Il
conte
,
che
sa
tutto
per
certo
,
vi
ha
tenuto
sempre
al
livello
di
un
suo
servo
,
e
non
basta
:
egli
ha
voluto
fare
di
voi
un
assassino
.
Vi
ha
fatto
credere
che
Giulietta
era
disonesta
,
che
finiva
col
minacciarlo
.
Essa
era
invece
una
fanciulla
onesta
,
che
il
conte
aveva
sedotta
sotto
il
vostro
nome
e
che
abbandonò
quando
fu
madre
.
Nè
tanto
gli
bastò
:
Livio
,
temendo
di
vedersi
smascherato
dalla
disgraziata
,
armò
la
mano
stessa
del
fratello
.
-
Fabio
ansava
.
-
Dio
mio
!
-
mormorò
con
angoscia
.
Bianca
continuò
,
come
se
quelle
rivelazioni
la
sollevassero
:
-
E
sapete
dov
'
era
il
conte
,
mentre
voi
compivate
l
'
esecrabile
delitto
ed
io
mi
dibattevo
in
spasimi
morali
atroci
,
nel
mio
palazzo
a
Torino
?
"
Egli
si
godeva
il
carnevale
a
Milano
,
in
compagnia
di
una
certa
Cinzia
,
una
creatura
spregevole
al
pari
di
lui
e
che
doveva
essere
a
parte
di
tutte
le
sue
infamie
.
"
Ma
non
basta
.
Istigandovi
a
colpire
Giulietta
,
sbarazzandosi
di
lei
e
di
voi
col
lasciarvi
condannare
,
il
conte
aveva
un
altro
scopo
:
quello
d
'
impadronirsi
della
pura
fanciulla
da
voi
amata
....
Ilda
.
-
Fabio
credette
di
morire
.
-
Oh
!
questo
non
è
vero
,
ditemi
che
non
è
vero
!
-
balbettò
con
accento
straziante
.
Bianca
alzò
il
pallido
viso
trasfigurato
.
-
Per
la
cara
memoria
di
mio
padre
,
vi
giuro
che
è
la
verità
!
Ma
perchè
meglio
mi
comprendiate
,
vi
racconterò
la
mia
storia
,
perchè
ad
essa
si
collega
quella
di
altri
innocenti
:
Aldo
Pomigliano
e
la
vostra
fidanzata
,
Ilda
.
-
Fabio
ascoltò
,
col
cuore
in
sussulto
.
Quando
Bianca
gli
ebbe
detto
tutto
,
egli
cadde
sull
'
erba
,
rompendo
in
singhiozzi
.
Mezz
'
ora
dopo
Bianca
tornava
alla
villa
con
Fabio
,
il
quale
partì
il
domani
per
Torino
.
VIII
.
Nei
patti
stabiliti
da
Cinzia
col
conte
,
la
cortigiana
si
manifestò
pratica
e
ponderata
.
Prima
di
tutto
,
non
volle
fare
le
cose
con
precipitazione
:
una
rottura
improvvisa
con
Passiflora
avrebbe
provocato
spiegazioni
,
forse
un
duello
;
e
Livio
doveva
evitare
uno
scandalo
per
riguardo
alla
moglie
.
Il
conte
avrebbe
dunque
continuato
a
frequentare
la
casa
del
marchese
Passiflora
,
fingendo
di
esservi
attirato
dal
giuoco
,
ma
ogni
mattina
i
due
amanti
si
vedrebbero
in
qualche
appartamento
ammobiliato
,
dove
Livio
abiterebbe
.
Quando
poi
il
marchese
sollecitasse
il
matrimonio
,
Cinzia
gli
confesserebbe
di
voler
riprendere
la
propria
libertà
.
La
cortigiana
volle
pure
che
Livio
le
giurasse
che
per
qualche
tempo
non
rivedrebbe
la
contessa
,
perchè
essa
era
gelosa
di
lei
.
Il
conte
giurò
tutto
quanto
essa
volle
,
accettò
tutti
i
patti
che
a
Cinzia
piacque
fargli
sottoscrivere
e
si
dette
subito
attorno
per
trovare
l
'
appartamento
che
desiderava
.
Egli
ne
prese
uno
al
pianterreno
,
su
di
un
corso
deserto
,
in
un
palazzina
abitata
dai
soli
padroni
,
due
vecchi
negozianti
in
ritiro
,
che
passavano
quasi
tutto
l
'
anno
in
campagna
.
In
quel
momento
la
casa
era
vuota
.
Il
conte
non
aveva
nemmeno
bisogno
di
passare
innanzi
al
portinaio
:
aveva
un
'
entrata
particolare
dal
giardino
.
Due
tappezzieri
allestirono
in
pochi
giorni
il
quartiere
,
ma
il
conte
non
prese
alcun
domestico
.
Si
accordò
col
portinaio
e
la
moglie
di
esso
per
la
pulizia
delle
stanze
e
lì
ricevette
Cinzia
quasi
tutti
i
giorni
.
Una
mattina
il
conte
stava
per
uscire
dall
'
albergo
dove
si
recava
a
dormire
ogni
notte
perchè
tutti
ignorassero
il
suo
ritiro
segreto
,
quando
si
trovò
a
faccia
a
faccia
con
Fabio
.
-
Tu
qui
?
-
esclamò
.
-
È
successo
qualche
cosa
a
Bianca
?
-
Fabio
aveva
la
fisionomia
tranquilla
.
-
No
,
rassicuratevi
;
la
contessa
sta
assai
meglio
;
sono
venuto
a
Torino
per
eseguire
alcune
sue
commissioni
;
ma
prima
ho
desiderato
vedervi
.
-
Il
conte
guardò
l
'
orologio
:
erano
le
nove
;
aveva
mezz
'
ora
a
sua
disposizione
.
-
Hai
fatto
benissimo
!
-
rispose
.
-
Vieni
!
Il
conte
rientrò
nell
'
albergo
,
e
condotto
Fabio
nel
proprio
appartamento
:
-
Ebbene
,
che
hai
da
dirmi
?
-
gli
chiese
.
-
Volevo
soltanto
avvertirvi
che
la
contessa
va
migliorando
ogni
giorno
;
non
vaneggia
più
,
non
mi
respinge
quando
le
parlo
di
voi
,
anzi
sembra
ascoltarmi
con
molto
interesse
.
Però
ho
dovuto
trasgredire
al
vostro
ordine
e
dirle
che
sono
veramente
Fabio
Ribera
.
-
Livio
aggrottò
le
sopracciglia
.
-
È
stata
un
'
imprudenza
!
-
L
'
ho
commessa
nel
vostro
interesse
,
-
rispose
il
giovane
-
perchè
così
ho
potuto
dimostrarle
quanto
s
'
ingannava
sul
vostro
conto
,
parlandole
di
tutti
i
benefizi
da
voi
ricevuti
,
giurandole
che
voi
non
prendeste
alcuna
parte
nell
'
assassinio
di
Giulietta
.
Se
ho
fatto
male
,
ve
ne
chiedo
perdono
!
-
Il
conte
gli
sorrise
con
bontà
.
-
Ti
sono
anzi
grato
della
tua
devozione
.
Ma
che
risponde
Bianca
sentendo
perorare
la
mia
causa
?
-
Rimane
pensosa
.
Ieri
disse
queste
parole
:
"
-
Che
io
mi
sia
sempre
ingannata
sul
conto
di
Livio
?
Che
abbia
avuto
una
benda
sugli
occhi
?
-
"
Non
aggiunse
altro
,
ma
ieri
sera
mi
chiese
dolcemente
se
sarei
venuto
a
Torino
ad
acquistarle
alcuni
libri
e
dei
pezzi
di
musica
,
che
desiderava
.
Mi
affrettai
a
rispondere
che
ero
lieto
di
compiacerla
.
"
Io
credo
però
che
la
contessa
mi
abbia
inviato
a
Torino
colla
speranza
che
io
vi
veda
e
vi
parli
di
lei
;
sarebbe
dunque
bene
che
ritornaste
alla
villa
.
-
Il
conte
lo
fissava
con
grande
attenzione
.
-
Dimmi
la
verità
,
Bianca
stessa
ti
manda
da
me
.
-
No
,
ve
lo
giuro
!
-
Aspettiamo
dunque
che
lei
mandi
a
cercarmi
!
-
esclamò
sorridendo
il
conte
,
alzandosi
.
-
Aspettiamo
che
la
sua
guarigione
sia
completa
.
In
questo
momento
non
potrei
abbandonare
Torino
;
ho
qui
affari
che
non
ammettono
dilazioni
.
Forse
fra
qualche
settimana
farò
una
scappata
.
Non
parlare
a
Bianca
di
me
;
se
t
'
interroga
,
dille
che
non
mi
hai
veduto
.
-
Fabio
pure
si
era
alzato
.
Capiva
che
Livio
voleva
sbarazzarsi
di
lui
.
La
pendola
sonava
le
dieci
:
Livio
sussultò
.
-
Ho
un
appuntamento
;
-
disse
-
ti
lascio
;
ci
rivedremo
alla
villa
.
-
Scendo
con
voi
.
-
Appena
in
istrada
,
il
conte
,
senza
neppure
stendere
la
mano
a
Fabio
per
la
fretta
,
salì
in
una
carrozza
che
stazionava
dinanzi
all
'
albergo
,
gridando
forte
al
cocchiere
:
-
Corso
Grugliasco
,
e
di
corsa
!
-
Fabio
tenne
dietro
cogli
occhi
alla
vettura
,
e
quando
la
vide
sparire
il
suo
volto
divenne
triste
e
cupo
.
Dove
correva
il
conte
?
Aveva
dunque
delle
tresche
,
dei
raggiri
?
Agitato
,
Fabio
salì
a
sua
volta
in
un
fiacchere
dando
al
vetturino
l
'
indirizzo
del
cavaliere
Umberto
Trani
.
Il
magistrato
lo
ricevette
subito
e
sussultò
nel
vederlo
.
-
Vengo
da
parte
della
contessa
Bianca
Rossano
,
che
vi
manda
questa
lettera
,
-
disse
Fabio
.
Umberto
fece
un
brusco
movimento
.
-
La
contessa
Bianca
?
-
ripetè
.
-
L
'
avete
veduta
?
Le
avete
parlato
?
-
Sono
al
suo
servizio
fino
dalla
mia
uscita
di
prigione
.
-
Chi
vi
ha
dato
quel
posto
?
-
Il
conte
Livio
,
facendomi
passare
presso
la
servitù
e
presso
la
contessa
stessa
per
un
antico
suo
cameriere
di
nome
Martino
.
Ma
voi
sarete
meglio
informato
dalla
lettera
.
-
Il
magistrato
offrì
una
sedia
a
Fabio
,
e
,
sedutosi
egli
stesso
allo
scrittoio
,
lacerò
la
busta
e
lesse
quanto
Bianca
gli
scriveva
.
/
#
"
Finalmente
!
Dio
ha
compiuto
il
miracolo
:
Fabio
ha
confessato
tutto
,
si
pente
del
suo
delitto
,
è
divenuto
nostro
alleato
,
nostro
amico
,
disposto
a
tutto
per
conoscere
il
segreto
della
sua
nascita
,
i
legami
che
l
'
uniscono
al
conte
,
ed
aiutarci
a
vendicare
tanti
poveri
innocenti
.
"
#
/
Il
magistrato
si
fermò
:
i
suoi
occhi
scintillavano
di
contento
fissandosi
sul
volto
di
Fabio
.
-
È
vero
ciò
che
mi
scrive
la
contessa
?
-
chiese
Umberto
.
-
È
vero
;
-
replicò
Fabio
senza
sconcertarsi
-
solo
vi
aggiungo
che
alla
buona
signora
si
deve
il
miracolo
;
ella
sola
ha
saputo
mostrarmi
il
mio
accecamento
.
Io
sono
stato
molto
colpevole
,
signore
,
e
darei
tutto
il
mio
sangue
per
espiare
.
-
Ed
io
vi
aiuterò
nella
vostra
opera
di
espiazione
,
-
rispose
il
magistrato
.
E
si
rimise
a
leggere
.
Bianca
gli
faceva
il
racconto
di
quanto
era
accaduto
fra
lei
e
Fabio
.
-
La
nostra
causa
è
vinta
!
-
esclamò
finalmente
il
Trani
.
-
Ah
!
lo
vedranno
coloro
che
credevano
di
mettere
anche
me
nel
sacco
!
...
Sapremo
dimostrare
chi
è
stato
il
solo
colpevole
!
-
Nascose
la
lettera
nel
portafogli
,
si
fregò
le
mani
,
poi
disse
al
giovane
:
-
Adesso
avvicinatevi
e
parliamo
:
le
ricerche
che
volete
fare
per
conoscere
il
legame
che
ha
reso
di
voi
,
galantuomo
,
il
complice
di
un
gentiluomo
altrettanto
vile
quanto
miserabile
,
l
'
ho
incominciate
io
stesso
e
con
buon
risultato
.
Ebbene
,
quello
che
la
contessa
Bianca
suppone
,
è
la
verità
:
voi
siete
il
secondo
figlio
della
contessa
Rossano
.
-
Fabio
arrossì
,
poi
tornò
pallido
:
tutto
il
suo
corpo
tremava
dalla
commozione
.
-
Suo
figlio
?
-
ripetè
,
-
E
non
mi
ha
dato
il
nome
di
mio
padre
?
-
Ascoltatemi
,
Fabio
,
e
non
credete
che
io
oltraggi
la
memoria
della
donna
che
fu
vostra
madre
:
tutto
quanto
vi
dirò
,
posso
provarvelo
.
Oh
!
questa
minuziosa
investigazione
del
passato
di
una
morta
mi
è
costata
non
pochi
sforzi
,
ma
ci
sono
riuscito
.
-
Infatti
il
magistrato
narrò
tutta
la
storia
della
contessa
Stefana
Rossano
,
del
frutto
del
suo
adulterio
,
delle
dissolutezze
di
Livio
,
che
fece
poi
vittima
Giulietta
,
armando
la
mano
di
Fabio
,
e
la
povera
contessa
Bianca
.
-
Ora
,
-
concluse
-
il
conte
è
di
nuovo
ìncapriccito
di
Cinzia
,
e
forse
finirà
col
proporvi
di
sopprimere
anche
sua
moglie
.
-
Un
grido
d
'
angoscia
sfuggì
dalla
strozza
di
Fabio
.
-
Non
temete
per
la
contessa
Bianca
;
-
soggiunse
il
magistrato
-
il
conte
ormai
è
nelle
nostre
mani
:
Cinzia
è
nostra
alleata
.
Colei
detesta
il
conte
,
e
ambisce
a
divenir
moglie
del
marchese
Passiflora
.
Ora
non
fa
che
tenere
a
bada
Livio
,
ed
attende
un
mio
cenno
per
fargli
confessare
tutto
,
mentre
voi
,
io
ed
altri
due
testimoni
,
nascosti
in
una
stanza
attigua
,
ascolteremo
la
sua
confessione
.
Potete
trattenervi
a
Torino
?
Io
mi
accorderò
stasera
con
Cinzia
,
e
domani
notte
potrete
sentir
confermare
dalla
bocca
stessa
di
vostro
fratello
quanto
già
sapete
.
-
Ho
promesso
alla
contessa
Bianca
di
portarle
stasera
una
vostra
risposta
,
e
non
vorrei
mancare
.
-
Ebbene
,
andate
.
Ma
domani
verso
quest
'
ora
tornate
da
me
,
vi
darò
le
mie
istruzioni
;
noi
non
faremo
scandali
,
ma
il
conte
merita
di
essere
punito
.
-
IX
.
Nell
'
assenza
di
Fabio
,
la
contessa
Bianca
non
si
mosse
dalla
sua
camera
.
Erano
circa
le
quattro
del
pomeriggio
.
La
contessa
,
dopo
aver
desinato
,
sedette
sul
balcone
,
attendendo
il
ritorno
di
Fabio
.
Ella
provava
in
cuore
una
dolce
commozione
ed
aveva
il
vago
presentimento
che
quel
giorno
dovesse
essere
per
lei
notevole
.
Mentre
era
così
immersa
nelle
sue
fantasticherie
,
fu
sorpresa
di
sentire
un
arpeggio
di
chitarra
,
mentre
una
voce
di
bimba
cantava
la
tenera
e
soave
romanza
:
/
*
"
Rondinella
pellegrina
Che
ti
posi
sul
verone
....
"
*
/
Bianca
provò
una
scossa
indefinibile
:
ella
chiamò
Milia
.
-
Non
senti
quel
canto
di
bambina
?
-
le
chiese
la
contessa
.
-
Sì
,
infatti
.
-
Sai
chi
è
che
canta
?
-
No
,
contessa
,
ma
vado
subito
ad
informarmi
,
se
vi
fa
piacere
.
-
Sì
,
va
'
,
va
'
!
-
Il
dolce
canto
continuava
;
poi
,
ad
un
tratto
,
cessò
.
Alcuni
minuti
dopo
Milia
apparve
con
una
bambina
magra
,
vestita
di
nero
,
col
capo
coperto
da
un
fazzoletto
nero
che
gli
scendeva
sulla
fronte
e
impediva
di
scorgere
il
colore
dei
capelli
.
La
bimba
inoltrava
quasi
tremando
.
-
Contessa
,
-
disse
Milia
con
tono
commosso
-
vi
ho
condotta
la
piccola
cantante
,
certa
che
,
se
anche
il
conte
ed
il
signor
Martino
lo
sapessero
,
non
mi
sgriderebbero
,
come
vorrete
impetrare
indulgenza
per
Pietro
il
giardiniere
e
sua
moglie
,
che
hanno
commesso
una
mancanza
.
-
Quale
mancanza
?
-
chiese
Bianca
.
-
È
passata
di
qui
una
compagnia
di
sonatori
girovaghi
,
dei
quali
fa
parte
questa
bambina
.
Sono
due
donne
ed
un
uomo
:
la
più
vecchia
,
quando
è
stata
al
cancello
della
villa
,
ha
avuto
uno
svenimento
.
Il
giardiniere
e
sua
moglie
,
impietositi
,
li
hanno
ricettati
nel
padiglione
del
parco
.
-
Hanno
fatto
benissimo
!
-
interruppe
concitata
Bianca
.
-
Vai
subito
a
portare
a
quella
povera
gente
quanto
può
loro
occorrere
.
Intanto
la
piccina
mi
terrà
compagnia
.
-
Milia
non
vide
alcun
inconveniente
nell
'
appagare
il
desiderio
della
contessa
,
e
si
affrettò
ad
allontanarsi
,
lieta
di
aver
trovato
anche
per
sè
un
passatempo
,
pur
facendo
una
buona
azione
.
Durante
il
discorso
delle
due
donne
,
la
bambina
era
rimasta
silenziosa
,
cogli
occhi
bassi
,
in
mezzo
alla
stanza
.
Appena
uscita
Milia
,
la
contessa
sedette
su
d
'
una
poltrona
,
dicendo
con
dolcezza
:
-
Avvicinati
,
mia
cara
,
non
temere
!
-
Allora
si
vide
una
cosa
inaudita
.
La
bambina
si
tolse
d
'
un
lampo
il
fazzoletto
che
aveva
in
capo
,
lasciando
sciogliere
sulle
spalle
lunghi
e
folti
ricci
d
'
un
biondo
dorato
.
Poi
d
'
un
salto
fu
al
collo
della
contessa
,
baciandola
convulsamente
,
balbettando
fra
lacrime
e
singhiozzi
:
-
Mammina
....
la
mia
mammina
....
finalmente
....
finalmente
....
t
'
ho
ritrovata
!
...
-
Fu
un
vero
miracolo
se
Bianca
non
cadde
svenuta
.
Senza
una
parola
,
strinse
convulsamente
fra
le
braccia
Gina
,
la
figlia
della
povera
Giulietta
,
e
per
un
istante
fu
un
vero
delirio
.
-
Sei
tu
,
proprio
tu
,
Gina
mia
?
-
balbettava
la
contessa
.
-
Io
,
mammina
cara
;
se
tu
sapessi
quanto
abbiamo
fatto
per
avvicinarti
senza
che
ci
scoprissero
!
Ma
ti
dirò
tutto
,
sai
!
E
non
temere
:
ora
sono
grande
e
saprò
non
tradirmi
per
restare
vicino
a
te
.
-
Cara
,
cara
,
tesoro
adorato
;
ma
aspetta
un
momento
,
chiuderemo
l
'
uscio
.
-
Non
importa
,
mammina
!
-
osservò
giudiziosamente
la
bimba
.
-
Non
bisogna
destar
sospetti
a
quella
donna
che
ti
serve
;
sta
'
tranquilla
,
per
un
pezzo
non
verrà
;
il
babbo
saprà
trattenerla
!
-
La
contessa
sentì
mancarsi
il
respiro
:
il
suo
cuore
si
mise
a
battere
pazzamente
.
-
Il
babbo
è
qui
con
te
?
-
mormorò
.
-
Sì
:
povero
babbo
,
ha
sofferto
tanto
!
Ma
ci
ha
dato
sempre
speranza
e
coraggio
.
Egli
ha
pensato
di
trasformarci
in
sonatori
ambulanti
....
-
Ma
chi
sono
le
due
donne
che
avete
insieme
?
-
chiese
palpitante
la
contessa
.
-
Una
si
chiama
Ilda
e
mi
tiene
luogo
della
povera
zia
Severina
,
che
è
morta
....
-
Gli
occhi
di
Bianca
si
empirono
di
lacrime
.
-
Morta
?
Morta
di
dispiacere
,
non
è
vero
?
-
mormorò
,
parlando
più
a
sè
stessa
che
a
Gina
.
-
Sì
,
mammina
,
ma
anche
morendo
pensava
a
me
,
a
te
,
e
scongiurava
il
babbo
di
ricondurmi
nelle
tue
braccia
,
e
perdonava
a
tutti
.
-
Povera
e
santa
creatura
!
E
suo
marito
?
-
Ha
lasciato
Ivrea
,
non
potendo
più
vedersi
nel
paese
dove
è
morta
la
zia
.
Non
sappiamo
dove
sia
andato
.
-
E
l
'
autore
di
tutte
queste
sventure
dovrà
restare
impunito
?
-
Il
babbo
dice
che
bisogna
aver
fede
nella
giustizia
divina
.
-
Quella
semplice
espressione
di
fiducia
in
Dio
commosse
profondamente
Bianca
.
Gina
la
guardava
con
un
sorriso
estatico
.
-
Mammina
,
se
tu
sapessi
quanto
ho
pregato
per
te
!
Ed
anche
per
il
babbo
,
che
non
vedevo
più
....
Ma
un
giorno
egli
tornò
.
Era
pallido
pallido
e
tremava
mentre
mi
stringeva
fra
le
sue
braccia
.
È
tanto
buono
,
il
babbo
,
mammina
!
Oh
,
se
tu
potessi
scendere
un
momento
,
vederlo
,
parlargli
!
-
Bianca
si
scosse
e
con
subitanea
commozione
:
-
Ebbene
....
sì
....
verrò
....
lo
debbo
,
lo
voglio
!
...
-
Oh
!
mammina
cara
,
quanto
sei
buona
!
Non
temere
:
quella
donna
che
ti
serve
non
saprà
nulla
.
Guarda
!
-
Scivolò
dalle
ginocchia
della
contessa
,
riprese
il
suo
fazzoletto
e
ne
avvolse
i
dorati
capelli
.
Poi
,
sorridendo
di
un
sorriso
angelico
,
stese
la
mano
a
Bianca
,
dicendo
:
-
Volete
venire
,
bella
signora
?
-
La
fisonomia
della
contessa
si
era
mutata
.
Ella
era
divenuta
seria
ed
i
suoi
occhi
brillarono
stranamente
.
-
Vengo
!
-
rispose
in
tono
risoluto
,
alzando
il
capo
con
fierezza
.
-
Non
sono
io
qui
la
padrona
?
Gina
,
cara
bambina
mia
,
conducimi
da
tuo
padre
.
-
Gina
l
'
afferrò
per
la
mano
.
In
quel
momento
comparve
Fabio
.
Egli
era
pallidissimo
,
ma
calmo
.
Guardò
con
sorpresa
la
bimba
vestita
a
lutto
,
che
alla
sua
vista
si
rifugiò
fra
le
gonne
della
contessa
.
-
Ah
!
siete
tornato
a
tempo
,
Martino
!
-
disse
Bianca
senza
scomporsi
.
-
Vedete
questa
cara
bambina
?
Essa
fa
parte
di
una
compagnia
di
sonatori
girovaghi
che
io
ho
permesso
di
ricoverare
nel
padiglione
del
parco
.
Ora
,
per
aderire
alle
preghiere
di
questa
bambina
,
stavo
per
scendere
a
visitare
i
suoi
compagni
.
-
Volete
che
vi
accompagni
,
contessa
?
-
Più
tardi
;
prima
ho
bisogno
di
parlarvi
.
Va
'
tu
sola
,
cara
,
-
soggiunse
volgendosi
alla
bambina
-
di
'
a
tuo
padre
ed
agli
altri
che
tra
poco
sarò
da
loro
,
ed
avverti
la
donna
che
mi
serve
che
io
sono
qui
col
signor
Martino
e
non
ho
bisogno
per
ora
di
lei
.
-
Sì
,
contessa
!
-
balbettò
la
bimba
.
-
Mi
permettete
di
abbracciarvi
?
-
Con
tutto
il
cuore
!
-
E
mentre
Gina
si
stringeva
al
collo
di
Bianca
,
le
sussurrò
all
'
orecchio
:
-
Quello
è
l
'
uomo
cattivo
che
ti
tiene
chiusa
qui
,
lontana
da
me
?
-
No
,
tesoro
;
-
rispose
la
contessa
-
quello
è
un
uomo
buono
,
che
farà
del
bene
anche
a
te
!
-
E
a
voce
alta
:
-
Dai
un
bacio
anche
al
signor
Martino
!
-
soggiunse
.
-
Certamente
,
se
lo
vuole
!
-
rispose
pronta
Gina
.
-
Oh
!
lo
voglio
sicuro
!
-
esclamò
Fabio
,
commosso
da
quella
spontanea
ingenuità
.
E
si
chinò
sorridendo
,
ricambiando
il
bacio
purissimo
.
La
fanciulla
corse
via
tutta
contenta
.
-
Sapete
chi
sia
quella
bimba
?
-
disse
la
contessa
posando
la
mano
sulla
spalla
di
Fabio
,
che
tremò
a
quel
contatto
.
-
No
,
-
rispose
con
voce
velata
.
-
Ve
lo
dirò
io
:
è
la
figlia
di
Giulietta
Lovera
.
-
Egli
si
rivolse
alla
contessa
con
un
'
espressione
straziante
.
-
Mio
Dio
....
ne
siete
sicura
?
Ed
avete
voluto
che
baciasse
me
....
il
miserabile
che
l
'
ha
privata
di
sua
madre
?
-
Io
non
vi
considero
un
assassino
,
e
sono
sicura
che
anche
la
povera
Giulietta
vi
ha
perdonato
.
-
Fabio
scoppiò
in
dirotto
pianto
.
-
No
....
non
me
lo
merito
....
Ah
!
potessi
spargere
tutto
il
mio
sangue
per
farla
rivivere
!
-
La
contessa
disse
dolcemente
:
-
Giacchè
non
è
possibile
,
pensiamo
alla
sua
bambina
.
-
Oh
!
avete
ragione
....
sì
,
sì
....
ditemi
ciò
che
io
posso
fare
per
lei
....
sono
pronto
a
tutto
....
a
tutto
....
-
Sedete
,
Fabio
,
ed
ascoltatemi
bene
.
Ormai
posso
confidarmi
a
voi
.
La
figlia
di
Giulietta
non
è
qui
a
caso
:
essa
è
venuta
in
compagnia
di
altri
sventurati
che
attendono
,
soffrendo
,
il
giorno
della
giustizia
.
-
Fabio
sussultò
,
spalancando
gli
occhi
.
-
Chi
sono
?
-
chiese
a
bassa
voce
,
tremando
,
perchè
temeva
d
'
indovinare
.
Bianca
alzò
la
bella
testa
,
che
pareva
cinta
da
un
'
aureola
.
-
Ancora
non
li
ho
veduti
,
nè
ascoltati
;
-
disse
-
ma
li
vedremo
ed
ascolteremo
insieme
,
Oh
!
non
temete
,
soggiunse
dolcemente
,
vedendo
Fabio
impallidire
-
non
voglio
obbligarvi
ad
essere
presente
,
nè
pronunzierò
il
vostro
nome
!
Col
vostro
permesso
farò
venir
qui
quella
gente
:
voi
entrerete
nella
mia
camera
lasciando
la
portiera
abbassata
,
e
di
lì
potrete
ascoltar
tutto
.
Sarà
senza
dubbio
una
confessione
penosa
per
me
e
per
voi
.
-
Non
come
quella
che
udrò
domani
sera
,
-
interruppe
Fabio
.
-
Domani
sera
?
Dove
?
-
A
Torino
,
in
una
casa
dove
mi
condurrà
il
cavaliere
Umberto
Trani
,
del
quale
vi
riporto
la
risposta
alla
vostra
lettera
.
-
Siete
dunque
andato
da
lui
?
-
domandò
con
ansia
febbrile
la
contessa
.
-
Sì
.
-
Ma
allora
avete
veduto
mio
marito
,
e
siete
persuaso
adesso
che
non
fu
calunniato
?
-
Lo
sono
;
ecco
perchè
fino
da
questo
istante
io
mi
dedicherò
tutto
a
redimere
il
male
da
me
fatto
.
Comandate
:
se
volete
far
venire
quelle
persone
,
sono
pronto
a
sonare
il
campanello
per
dare
gli
ordini
necessari
.
-
Un
momento
:
lasciate
prima
che
io
legga
la
lettera
del
cavalier
Trani
.
-
Fabio
la
guardava
mentre
essa
leggeva
,
e
andava
pensando
come
suo
fratello
fosse
stato
vile
,
miserabile
,
a
sacrificare
,
per
i
suoi
infami
vizi
,
quella
soave
creatura
,
così
squisitamente
educata
.
Per
una
completa
evoluzione
del
suo
spirito
,
Fabio
provava
ora
per
la
contessa
tanta
stima
e
venerazione
,
quanto
odio
e
disprezzo
per
il
conte
.
Sentiva
che
,
trovandosi
di
fronte
a
lui
,
avrebbe
a
mala
pena
contenuto
la
sua
indignazione
.
Bianca
,
finito
di
leggere
,
stese
la
lettera
a
Fabio
.
-
Ormai
non
esistono
più
segreti
fra
noi
;
-
disse
-
leggete
.
-
Egli
sentì
gonfiarsi
gli
occhi
di
lacrime
.
-
Quanto
siete
buona
!
-
mormorò
.
-
Grazie
!
-
Furono
interrotti
dal
passo
pesante
di
Milia
nella
stanza
vicina
.
Fabio
nascose
la
lettera
in
tasca
,
e
mentre
la
vedova
bussava
all
'
uscio
.
-
Avanti
!
-
disse
a
voce
alta
.
-
Scusate
se
vi
disturbo
,
-
esclamò
Milia
entrando
-
ma
non
ho
ben
capito
l
'
ordine
di
quella
piccina
,
sembrandomi
impossibile
che
la
contessa
non
avesse
bisogno
di
me
!
-
Stavo
per
chiamarvi
adesso
,
-
disse
Bianca
.
-
La
piccina
ha
eseguito
benissimo
la
mia
commissione
,
perchè
il
signor
Martino
desiderava
parlare
a
me
sola
.
-
Milia
si
volse
a
Fabio
.
-
Avete
fatto
un
buon
viaggio
,
Martino
?
Avete
veduto
il
conte
?
-
Sì
.
Mi
ha
detto
che
tornerà
presto
,
e
che
intanto
dobbiamo
obbedire
in
tutto
alla
contessa
.
-
Oh
!
per
me
non
chiedo
di
meglio
.
Sono
tanto
lieta
di
vederla
migliorata
!
-
Ora
,
-
interruppe
Fabio
-
siccome
la
contessa
desidera
conoscere
quei
sonatori
ambulanti
ai
quali
ha
fatto
dar
ricovero
,
andate
a
dir
loro
che
li
aspetta
,
e
conduceteli
in
questo
salotto
.
E
non
occorre
che
io
e
voi
conosciamo
le
sventure
di
quei
poveretti
,
dei
quali
la
nostra
padrona
vuole
occuparsi
;
per
cui
ci
ritireremo
entrambi
,
appena
li
avrete
condotti
qui
.
-
Milia
si
ritirò
.
Fabio
entrò
nella
camera
della
contessa
,
per
consiglio
della
medesima
.
Bianca
chiuse
la
vetrata
del
balcone
ed
attese
seduta
su
di
una
poltrona
.
Era
pallidissima
.
Stava
dunque
per
rivedere
Aldo
,
lo
sventurato
che
aveva
tanto
sofferto
per
cagion
sua
!
Gina
entrò
per
la
prima
nel
salotto
e
corse
a
lei
per
dirle
:
-
Mammina
,
coraggio
,
non
tradirti
!
-
E
ristette
timida
presso
Bianca
,
mentre
gli
altri
entravano
a
loro
volta
nel
salotto
,
preceduti
da
Milia
,
che
diceva
:
-
Eccoli
,
signora
contessa
!
-
Bianca
vide
un
uomo
male
in
arnese
,
dai
capelli
lunghi
e
brizzolati
,
che
teneva
gli
occhi
bassi
e
rigirava
fra
le
dita
un
largo
cappello
;
una
donna
in
sottana
corta
con
un
fazzoletto
a
colori
avvolto
intorno
al
capo
,
ed
una
vecchia
che
si
reggeva
su
due
bastoni
e
camminava
curva
,
penosamente
.
-
Avanti
,
avanti
!
-
disse
la
contessa
con
voce
che
si
sforzava
di
rendere
ferma
.
-
Milia
,
avvicina
delle
sedie
,
poi
vattene
.
-
Appena
la
donna
fu
uscita
,
Gina
andò
a
chiudere
l
'
uscio
a
chiave
,
mentre
Aldo
si
affrettava
a
togliersi
la
parrucca
,
Ilda
,
il
fazzoletto
e
la
vecchia
metteva
in
un
angolo
i
bastoni
,
raddrizzava
il
corpo
ancora
robusto
e
andava
a
gettarsi
ai
piedi
di
Bianca
,
esclamando
fra
i
singhiozzi
:
-
Oh
!
la
mia
padrona
,
la
mia
padrona
!
...
Finalmente
vi
rivedo
!
-
Tu
....
Celia
....
tu
?
...
-
Io
,
sì
,
che
mi
sono
disperata
tanto
per
cagion
vostra
!
Ma
ora
è
passato
tutto
,
perchè
vi
ho
ritrovata
,
sono
vicina
a
voi
,
posso
parlarvi
,
contemplarvi
ancora
!
-
E
noi
,
dunque
?
-
E
la
contessa
si
trovò
ad
un
tratto
circondata
da
quelle
quattro
persone
che
l
'
adoravano
.
Dopo
un
lungo
scambio
di
strette
di
mano
,
di
frasi
affettuose
,
la
contessa
volle
che
le
raccontassero
tutto
ciò
che
era
avvenuto
dopo
la
loro
separazione
.
-
Incomincerò
io
,
-
disse
Celia
che
aveva
ripreso
tutto
l
'
ardire
di
una
volta
.
-
Voi
già
forse
sapete
,
contessa
,
come
io
sia
stata
condannata
per
aver
detto
la
verità
su
vostro
marito
.
La
condanna
fu
lieve
,
ma
ingiusta
.
Basta
:
uscita
di
prigione
,
vostro
marito
mi
diede
lo
sfratto
.
Allora
mi
recai
ad
Ivrea
,
e
fui
accolta
in
casa
Rivalta
,
dove
rimasi
poco
,
volendo
ad
ogni
costo
sapere
la
sorte
vostra
.
Ma
voi
eravate
partita
,
ed
io
tornai
al
mio
paese
.
Il
signor
Pomigliano
fu
quello
che
mi
venne
più
tardi
in
aiuto
,
-
concluse
Celia
.
-
Ed
ora
spetta
a
voi
,
Aldo
,
a
parlare
.
-
II
giovane
rimase
concentrato
alcuni
minuti
,
poi
disse
con
voce
commossa
:
-
Non
parlerò
dei
miei
dolori
,
perchè
è
facile
intuirli
.
Ma
tutte
le
mie
torture
fisiche
e
morali
furono
nulla
in
confronto
all
'
idea
di
lasciarvi
nelle
mani
di
un
uomo
che
su
voi
avrebbe
fatto
pesare
la
sua
tirannica
volontà
.
"
Scontai
l
'
ingiusta
condanna
,
e
sonata
che
fu
l
'
ora
della
libertà
,
corsi
in
casa
del
Trani
,
dove
trovai
,
colla
più
affettuosa
accoglienza
,
Ilda
,
che
tutti
credevano
rifugiata
all
'
estero
.
"
Appena
mi
vide
,
ella
si
gettò
ai
miei
piedi
,
chiedendomi
perdono
,
dicendosi
cagione
delle
mie
sventure
.
"
Povera
innocente
,
vittima
al
pari
di
me
!
La
sollevai
commosso
,
le
dissi
che
il
solo
colpevole
era
il
conte
,
che
da
lui
solo
erano
venuti
tutti
i
nostri
dolori
,
le
nostre
vergogne
,
le
nostre
umiliazioni
....
e
che
lui
soltanto
meritava
di
essere
punito
.
"
Basta
:
fra
me
ed
Ilda
combinammo
di
ritrovare
le
vostre
tracce
.
"
Ma
una
lettera
di
mio
cognato
mi
chiamò
ad
Ivrea
.
Mia
sorella
,
colpita
al
cuore
dalla
mia
condanna
,
andava
adagio
adagio
estinguendosi
.
"
Mio
cognato
l
'
aveva
condotta
per
qualche
tempo
in
Isvizzera
con
Gina
;
però
la
mia
povera
sorella
non
volle
fermarsi
ivi
a
lungo
e
tornò
ad
Ivrea
.
"
Ella
aspettava
il
mio
ritorno
,
e
mio
cognato
sperava
che
la
mia
presenza
contribuisse
a
renderle
la
salute
.
"
Severina
morì
invece
sei
mesi
dopo
nelle
mie
braccia
,
e
con
una
mano
stretta
in
quella
del
marito
.
"
L
'
ultimo
suo
pensiero
fu
per
voi
.
-
Aldo
tacque
un
istante
perchè
aveva
delle
lacrime
nella
voce
.
Bianca
e
gli
altri
pure
piangevano
.
-
Mio
cognato
,
-
continuò
Aldo
-
che
in
pochi
mesi
era
divenuto
tutto
bianco
,
colla
faccia
rugosa
,
la
schiena
curva
come
un
vecchio
,
presso
al
letto
di
morte
di
Severina
voleva
suicidarsi
.
"
Feci
appena
in
tempo
per
strappargli
l
'
arme
dalle
mani
.
Tuttavia
egli
partì
dopo
senza
volermi
dire
dove
si
sarebbe
recato
.
"
Mi
ritrovai
solo
con
Gina
,
che
mi
chiedeva
insistentemente
di
voi
.
"
Allora
sorse
in
me
il
progetto
di
ricercarvi
,
di
avvicinarvi
,
in
unione
a
tutti
coloro
che
avrebbero
voluto
vendicarvi
.
"
Mi
recai
con
la
bimba
a
Torino
,
spiegai
il
mio
progetto
al
Trani
.
"
Egli
mi
approvò
.
"
Scrissi
a
Celia
,
ebbi
un
colloquio
con
Ilda
,
e
pochi
giorni
dopo
potevo
dire
a
Gina
:
"
-
Non
piangere
:
noi
andremo
in
cerca
della
tua
mammina
.
-
"
Avevamo
deliberato
di
formare
una
compagnia
di
sonatori
ambulanti
,
di
percorrere
l
'
Italia
per
seguire
le
vostre
tracce
.
"
Per
mezzo
del
Trani
,
ci
fu
facile
avere
un
passaporto
in
piena
regola
.
Io
passavo
per
il
padre
di
Gina
,
orfana
di
madre
,
Ilda
per
mia
sorella
,
Celia
,
una
zia
.
"
Ora
non
sto
a
descrivervi
tutte
le
peripezie
del
nostro
viaggio
:
vi
dirò
solo
che
,
arrivati
a
Messina
,
una
lettera
del
cavaliere
Trani
ci
avvertiva
che
il
conte
aveva
acquistata
questa
villa
,
e
che
qui
si
era
ritirato
con
voi
.
E
si
diceva
che
,
guarita
dalla
pazzia
cagionata
dai
dolori
sofferti
,
vi
eravate
riconciliata
col
marito
.
"
Per
quanto
io
soffrissi
,
era
tale
il
desiderio
di
sacrificarmi
per
la
vostra
felicità
,
che
vi
perdonai
di
aver
dimenticato
le
ingiustizie
da
me
sopportate
.
"
Avremmo
dato
tutti
la
vita
per
risparmiarvi
un
nuovo
rammarico
.
"
Però
,
se
io
perdonavo
a
voi
,
Ilda
non
perdonava
all
'
uomo
che
le
cagionò
tanto
male
.
"
-
Voglio
assicurarmi
che
la
lettera
dica
il
vero
!
-
esclamò
.
-
Io
non
credo
al
pentimento
di
costui
:
ho
idea
che
quella
riconciliazione
debba
servire
al
conte
per
giungere
al
possesso
di
tutte
le
ricchezze
della
moglie
,
e
ottenuto
il
suo
scopo
:
sopprimerla
.
-
"
Allora
scrivemmo
al
Trani
per
fargli
parte
dei
nostri
sospetti
;
egli
ci
rispose
che
ormai
il
conte
era
nelle
sue
mani
,
e
ci
pregava
di
tornare
a
Torino
.
"
È
inutile
vi
racconti
adesso
il
colloquio
che
ebbi
col
Trani
:
ne
capirete
più
tardi
il
risultato
.
"
Egli
però
non
sa
che
ci
troviamo
qui
in
questo
momento
,
ma
io
non
seppi
resistere
al
desiderio
di
Gina
,
di
Celia
e
di
Ilda
,
che
volevano
ad
ogni
costo
avvicinarvi
,
mentre
io
non
osavo
sperare
tanta
felicità
.
"
Adesso
siamo
in
attesa
dei
vostri
ordini
.
-
Un
momento
!
-
esclamò
Ilda
,
che
fino
allora
aveva
taciuto
.
-
Io
debbo
e
voglio
dire
alla
contessa
quale
sia
il
mio
scopo
nell
'
avvicinarmi
a
lei
;
ma
prima
,
guardatemi
bene
,
signora
.
-
Ella
si
era
avvicinata
a
Bianca
,
che
fissò
con
compassione
quel
volto
un
giorno
affascinante
,
ora
alterato
dal
dolore
,
quegli
occhi
sinistramente
fiammeggianti
,
quella
bocca
livida
.
-
Il
signor
Aldo
è
un
santo
!
-
disse
la
giovane
sedendo
di
fronte
a
Bianca
.
-
Condannato
ingiustamente
,
torturato
,
parla
ancora
di
clemenza
,
di
perdono
.
Io
,
no
!
Sarà
una
demenza
la
mia
,
ma
non
avrò
pace
finchè
non
schiaccerò
sotto
i
miei
piedi
il
miserabile
,
cagione
di
tante
sventure
!
Mi
ucciderò
se
non
l
'
uccido
,
e
sono
donna
da
mantenere
la
mia
parola
!
"
Ho
troppo
sofferto
per
cagion
sua
,
ho
veduto
troppo
soffrire
gli
altri
,
innocenti
al
pari
di
me
!
"
Ed
è
giusto
questo
?
"
Io
sono
adesso
come
una
belva
che
va
attorno
alla
gabbia
nell
'
attesa
di
sbranare
chi
l
'
ha
ridotta
all
'
impotenza
.
"
Egli
deve
venire
qui
,
non
è
vero
?
Ed
io
qui
resto
.
"
Scommetto
che
non
sarà
solo
;
egli
avrà
seco
l
'
uomo
che
ha
già
spinto
ad
assassinare
una
innocente
;
colui
è
sua
vittima
!
"
Fabio
è
uscito
di
prigione
,
ma
nessuno
sa
dove
si
sia
nascosto
.
"
Nessuno
lo
sa
?
M
'
inganno
!
Il
conte
deve
saperlo
ed
io
ho
il
presentimento
che
verrà
qui
con
lui
per
compiere
qualche
altro
mostruoso
delitto
.
"
Ma
non
temete
:
ci
sono
io
,
io
che
strapperò
finalmente
la
maschera
all
'
infame
Livio
,
che
mostrerò
a
Fabio
chi
sia
l
'
uomo
al
quale
egli
affidò
un
giorno
la
fidanzata
.
"
Io
non
ho
paura
nè
dell
'
uno
,
nè
dell
'
altro
:
forte
della
mia
innocenza
,
saprò
far
giustizia
e
lasciare
a
Fabio
,
che
dubitò
di
me
,
un
eterno
rimorso
.
"
Contessa
,
è
vero
che
non
ci
allontanerete
dalla
villa
?
-
No
!
-
disse
pronta
Bianca
.
-
Rimarrete
tutti
presso
di
me
.
È
qui
un
uomo
che
il
conte
mi
ha
posto
al
fianco
per
sorvegliarmi
;
ma
costui
ormai
è
divenuto
lo
schiavo
di
ogni
mia
volontà
.
Egli
vi
assegnerà
un
appartamento
in
questa
casa
,
eseguirà
gli
ordini
che
io
darò
.
Tornate
nel
padiglione
;
anzi
,
vi
accompagnerò
io
stessa
per
non
dare
sospetto
alla
servitù
;
voi
sola
,
Ilda
,
rimanete
qui
ad
aspettarmi
:
ho
bisogno
di
parlarvi
in
particolare
.
-
La
contessa
uscì
,
seguita
da
Gina
,
Celia
ed
Aldo
.
Ilda
non
li
seguì
.
Essa
si
era
abbandonata
su
di
una
poltrona
e
nascondendosi
il
volto
fra
le
mani
pianse
silenziosamente
.
Ad
un
tratto
la
giovane
fremette
.
Una
voce
dietro
a
lei
,
una
voce
piena
di
lacrime
,
diceva
:
-
Ilda
,
se
vuoi
uccidere
anche
questo
sciagurato
che
osò
dubitare
di
te
,
eccomi
pronto
:
non
mi
difenderò
!
-
Fabio
si
gettò
ai
piedi
della
giovane
.
-
Indietro
,
assassino
!
-
esclamò
.
-
Io
non
ti
credo
più
;
se
ti
trovi
in
questo
luogo
,
è
per
commettere
un
altro
delitto
.
-
Io
sono
qui
invece
per
salvarvi
tutti
e
punire
il
nostro
comune
carnefice
.
-
Ipocrisia
,
menzogna
!
-
gridò
Ilda
.
-
Vattene
,
vattene
!
-
Fabio
si
era
alzato
e
la
guardava
con
infinita
tenerezza
e
pietà
.
Ilda
,
che
se
lo
vedeva
sempre
dinanzi
,
fu
presa
da
un
impeto
di
furore
.
-
Ma
vattene
dunque
!
Non
capisci
che
la
tua
presenza
mi
è
odiosa
?
-
No
,
fermatevi
,
Fabio
!
-
disse
dolcemente
la
contessa
che
rientrava
in
quell
'
istante
.
-
Ho
bisogno
che
voi
siate
presente
al
colloquio
che
avrò
con
Ilda
.
-
X
.
-
Non
vuoi
prendere
la
rivincita
?
-
chiese
il
marchese
Passiflora
a
Livio
,
che
aveva
gettate
le
carte
e
si
alzava
dalla
tavola
da
giuoco
,
dove
perdeva
.
-
No
;
-
rispose
il
conte
,
fingendo
di
trattenere
uno
sbadiglio
-
sono
stanco
;
me
ne
vado
a
letto
.
-
Passiflora
si
mise
a
ridere
.
-
Quando
Cinzia
tornerà
dal
suo
breve
viaggio
,
-
soggiunse
-
sarà
soddisfatta
di
sentire
che
durante
la
sua
assenza
i
miei
amici
disertano
le
sale
prima
della
mezzanotte
.
Ma
spero
sia
questo
il
suo
ultimo
viaggio
e
che
al
suo
ritorno
possiamo
incominciare
le
pubblicazioni
per
le
nozze
.
-
Te
l
'
auguro
!
-
disse
il
conte
porgendo
la
mano
al
marchese
.
Una
carrozza
attendeva
il
conte
alla
porta
.
Egli
vi
salì
e
si
fece
condurre
verso
il
corso
Grugliasco
.
Già
da
tre
giorni
Cinzia
aveva
preso
possesso
del
nido
delizioso
in
cui
prima
non
faceva
che
rare
comparse
.
Ella
si
era
fatta
consegnare
da
Livio
la
chiave
,
dicendogli
che
là
dentro
voleva
essere
la
sola
padrona
e
non
desiderava
che
egli
ne
profittasse
per
condurvi
altre
donne
.
Inoltre
aveva
voluto
che
Livio
si
recasse
da
Passiflora
onde
non
dargli
alcun
sospetto
fino
al
giorno
decisivo
della
loro
rottura
.
Il
conte
aveva
ceduto
a
tutte
le
sue
volontà
,
tanto
più
che
non
aveva
il
diritto
di
dubitare
del
suo
amore
,
se
la
capricciosa
rinunziava
al
marchese
per
lui
.
Egli
scese
dinanzi
alla
porticina
segreta
e
pulsò
il
campanello
elettrico
.
Un
uomo
che
pareva
un
domestico
comparve
,
facendo
un
inchino
.
-
È
il
signor
conte
!
Avanti
,
avanti
!
-
Livio
lo
guardò
con
sorpresa
:
non
aveva
mai
veduto
quell
'
individuo
.
Tuttavia
lo
seguì
senza
esitare
.
Nell
'
anticamera
il
domestico
gli
tolse
il
soprabito
,
il
cappello
,
il
bastone
,
e
stava
per
precederlo
nel
salotto
,
quando
Cinzia
apparve
sorridente
.
Salutò
il
conte
,
indi
,
rivolta
al
domestico
:
-
Puoi
andartene
;
non
abbiamo
più
bisogno
di
nulla
.
Vieni
,
amor
mio
!
-
disse
al
conte
.
Livio
seguì
Cinzia
,
che
lo
condusse
fino
ad
un
padiglione
di
lillà
,
posto
in
un
angolo
del
giardino
.
Il
padiglione
era
vivamente
illuminato
;
nel
mezzo
era
preparata
una
tavola
per
due
,
con
piatti
freddi
,
gelatine
ed
un
numero
abbastanza
notevole
di
bottiglie
in
ghiaccio
.
Cinzia
rideva
come
una
bambina
.
-
Sei
contento
della
sorpresa
?
-
disse
.
-
Qui
godremo
di
un
fresco
delizioso
e
di
un
profumo
inebriante
,
mentre
ceniamo
:
e
saremo
al
tempo
stesso
nella
più
completa
libertà
,
come
isolati
dal
mondo
intero
.
-
Sì
,
è
bellissimo
e
ti
ringrazio
del
tuo
gentil
pensiero
!
-
esclamò
Livio
.
-
Ma
dimmi
,
chi
è
quel
domestico
venuto
ad
aprirmi
?
-
È
un
cameriere
della
trattoria
dove
ho
ordinato
la
cena
:
oggi
ho
avuto
anche
altri
uomini
in
casa
:
tappezzieri
,
fiorai
,
perchè
ho
voluto
cambiare
le
giardiniere
e
i
mobili
che
non
mi
piacevano
....
Mi
sgriderai
?
-
Perchè
dovrei
sgridarti
?
Ti
ho
dato
carta
bianca
!
Ma
siedi
qui
;
non
mi
hai
ancora
dato
un
bacio
.
-
Aspetta
;
prima
vado
a
vedere
che
non
ci
sia
più
alcuno
.
-
Fuggì
,
ma
ritornò
dopo
brevi
istanti
e
gli
si
gettò
fra
le
braccia
,
esclamando
:
-
Siamo
proprio
soli
....
soli
....
Oh
!
che
felicità
!
...
-
Livio
se
la
strinse
al
petto
con
passione
,
ma
Cinzia
si
svincolò
.
-
Le
sentimentalità
a
più
tardi
!
-
disse
ridendo
.
-
Prima
ceniamo
.
-
Al
conte
pareva
di
non
averla
mai
vista
più
desiderabile
.
Sedette
accanto
a
lei
sopra
un
divano
che
la
cortigiana
aveva
ivi
fatto
trasportare
.
Cinzia
mangiò
con
appetito
,
o
mentre
mangiava
volle
sapere
da
Livio
che
cosa
gli
avesse
detto
il
marchese
.
Livio
le
ripetè
lo
ultime
frasi
di
lui
.
Cinzia
rise
a
crepapelle
.
-
Che
imbecilli
sono
gli
uomini
!
-
esclamò
.
-
Anche
per
me
dici
questo
?
-
Perchè
no
?
-
rispose
la
cortigiana
,
alzando
le
spalle
con
aria
di
sfida
.
-
Ne
faccio
giudice
te
stesso
.
Mentre
sei
in
possesso
di
una
moglie
bella
,
adorabile
,
stai
qui
a
spasimare
per
una
donna
,
che
non
vale
la
punta
del
suo
dito
mignolo
.
-
Non
dire
così
,
nè
mi
parlare
di
mia
moglie
;
voglio
te
,
te
sola
!
-
Ella
divenne
più
audace
.
-
Sì
,
me
l
'
hai
già
ripetuto
,
salvo
poi
,
se
io
domani
lascio
definitivamente
il
marchese
per
te
,
ad
abbandonarmi
dopo
una
settimana
in
mezzo
ad
una
strada
.
-
No
,
Cinzia
,
te
lo
giuro
!
-
I
tuoi
giuramenti
valgono
poco
.
Che
garanzia
ne
ho
io
?
-
Ma
sarei
qui
,
vicino
a
te
,
a
supplicarti
di
essere
mia
,
se
non
ti
amassi
?
-
Il
riso
di
Cinzia
si
fece
insolente
.
-
Amarmi
?
-
interruppe
.
-
Questa
parola
in
bocca
tua
è
una
bestemmia
.
Se
la
povera
Giulietta
Lovera
non
ti
avesse
prestato
fede
quando
le
giuravi
altrettanto
,
tu
,
invece
di
farla
sopprimere
da
quello
stolido
che
credeva
a
tutte
le
tue
menzogne
,
l
'
avresti
adorata
;
se
Bianca
Moreno
avesse
riso
alle
fanfaluche
che
le
raccontavi
,
sarebbe
stata
la
moglie
felice
di
un
altro
,
e
tu
saresti
con
un
impiccio
di
meno
.
-
Taci
,
Cinzia
,
taci
!
-
mormorò
il
conte
.
-
No
,
voglio
che
tu
capisca
che
a
me
non
la
darai
ad
intendere
.
-
Ebbene
,
ammetti
pure
che
quello
che
provo
per
te
non
sia
amore
,
ma
un
delirio
dei
sensi
;
-
proruppe
eccitato
Livio
,
bevendo
molto
vino
generoso
,
mentre
toccava
appena
i
cibi
-
ma
è
certo
che
ho
bisogno
assoluto
di
te
,
nè
potrei
adesso
lasciarti
.
Con
te
sola
posso
sfogarmi
liberamente
,
dire
tutto
quello
che
penso
....
-
Cioè
,
quello
che
ti
torna
più
comodo
dire
,
-
interruppe
Cinzia
-
e
tenermi
invece
nascosti
gli
eventi
più
importanti
della
tua
vita
.
Così
mi
confidasti
di
esserti
sbarazzato
di
Giulietta
Lovera
per
mezzo
di
Fabio
,
ma
non
mi
dicesti
il
segreto
che
ti
lega
a
costui
,
qualche
grave
motivo
,
nè
mi
raccontasti
del
famoso
tranello
che
servì
a
perdere
Aldo
e
la
bella
Cleo
,
mia
rivale
.
E
vuoi
che
creda
di
essere
la
tua
prescelta
?
No
!
Più
penso
ai
tuoi
inganni
,
anche
verso
me
,
più
mi
cresce
il
desiderio
di
darti
un
addio
per
sempre
e
ritornare
dal
mio
vecchio
marchese
,
nel
cui
cuore
leggo
come
in
un
libro
aperto
.
E
tu
cercherai
un
'
altra
amante
,
chè
delle
donne
non
ne
mancano
,
quando
si
ha
le
tasche
piene
,
benchè
quel
denaro
sia
stato
estorto
in
modo
poco
delicato
a
tua
moglie
.
-
Ma
taci
dunque
!
-
gridò
Livio
in
un
impeto
di
collera
e
di
passione
,
rovesciandola
sul
divano
.
-
Vuoi
dunque
farmi
impazzire
?
-
La
cortigiana
disse
con
la
più
completa
calma
:
-
E
tu
vuoi
il
mio
amore
,
mentre
mi
tratti
da
villano
?
Vuoi
forse
strangolarmi
come
facesti
con
Ilda
,
per
violarla
?
-
Il
conte
si
raddrizzò
con
impeto
.
-
Violarla
?
-
ripetè
.
-
Chi
ti
ha
dato
ad
intendere
tali
stupide
fandonie
?
Sì
,
l
'
avrei
fatto
,
perchè
era
in
mia
balìa
,
se
nella
stanza
attigua
non
vi
fosse
stato
Aldo
e
non
avessi
avuto
timore
di
essere
sorpreso
.
Vuoi
saper
tutto
?
Te
lo
dirò
,
ma
devi
giurarmi
di
non
far
più
parola
del
marchese
Passiflora
e
di
lasciare
Torino
con
me
.
Sì
,
sono
ricco
,
tu
l
'
hai
detto
,
e
con
questo
denaro
potremo
viaggiare
,
divertirci
,
godere
ancora
la
vita
!
-
Non
mi
basta
.
-
Che
vuoi
ancora
?
-
Te
lo
dirò
poi
,
quando
avrai
parlato
.
Ora
confessati
a
me
....
lo
voglio
....
te
ne
prego
!
-
Maliarda
!
-
Nel
giardino
il
silenzio
era
perfetto
.
Il
conte
colmò
un
bicchiere
di
vino
,
e
dopo
averlo
vuotato
:
-
Ascoltami
:
-
disse
afferrando
una
mano
di
Cinzia
-
voglio
contentarti
,
perchè
tu
sola
mi
sei
stata
fedele
anche
quando
t
'
ingannavo
,
ed
è
forse
per
questo
che
torno
con
delirio
a
te
,
ora
che
non
ho
più
altri
che
mi
ami
.
-
Non
hai
fatto
la
pace
con
tua
moglie
?
-
L
'
hai
creduto
?
Ebbene
,
te
lo
giuro
,
Cinzia
:
dal
giorno
che
Bianca
trovò
la
tua
lettera
,
prese
a
odiarmi
,
a
disprezzarmi
:
nè
le
preghiere
,
nè
le
minacce
poterono
indurla
ad
amarmi
ancora
:
sarebbe
morta
prima
di
cedermi
.
"
Eppure
un
giorno
mi
amò
!
Ricordo
ancora
le
prime
felicità
della
nostra
unione
.
"
Ma
non
ne
parliamo
più
:
tutto
è
passato
;
fra
me
e
Bianca
vi
è
un
muro
di
ghiaccio
;
se
ella
mi
lascia
amministrare
il
denaro
ereditato
,
se
vive
in
una
completa
solitudine
,
è
perchè
crede
forse
che
l
'
uomo
da
lei
amato
sia
morto
.
"
Ed
io
l
'
odio
,
quell
'
Aldo
,
e
vorrei
averlo
non
solo
infamato
,
ma
ucciso
!
"
Sì
,
io
tesi
quel
tranello
a
lui
e
ad
Ilda
,
ma
ti
giuro
che
in
quella
sera
non
ci
pensavo
.
"
Mi
ero
recato
a
casa
di
Ilda
,
o
della
bella
Cleo
,
come
tu
la
chiami
,
assalito
da
un
desiderio
ardente
di
conoscere
l
'
uomo
che
essa
aveva
preferito
a
me
.
"
Aldo
Pomigliano
mi
venne
indicato
come
l
'
amante
della
bella
Cleo
.
"
Chi
era
costui
?
Dove
prendeva
il
denaro
per
mantenere
il
lusso
della
giovane
?
"
Il
marchese
Passiflora
s
'
incaricò
di
spiegarmelo
.
Egli
mi
disse
che
l
'
oro
con
cui
Aldo
pagava
i
capricci
della
cortigiana
proveniva
da
mia
moglie
,
di
cui
era
l
'
amante
.
"
Nel
primo
impeto
del
furore
volevo
correre
nella
sala
,
schiaffeggiare
il
giovane
,
ucciderlo
;
ma
riflettendo
meglio
,
pensai
che
lo
scandalo
sarebbe
ricaduto
su
me
,
e
volli
trovare
un
altro
mezzo
per
vendicarmi
.
"
Ed
il
mezzo
mi
si
offrì
quella
notte
stessa
.
-
Qui
il
conte
raccontò
a
Cinzia
la
scena
accaduta
nella
camera
della
bella
Cleo
.
-
Tu
fosti
fortunato
!
-
esclamò
Cinzia
quando
egli
le
ebbe
detto
tutto
,
e
come
fosse
fuggito
dalla
casa
d
'
Ilda
senza
incontrare
alcuno
.
-
La
fortuna
è
degli
audaci
!
Ora
incomincio
a
credere
che
tu
sia
l
'
uomo
che
mi
convenga
.
-
Cinzia
!
-
mormorò
Livio
appassionatamente
,
cercando
attirarla
a
sè
.
-
Un
momento
!
-
diss
'
ella
svincolandosi
.
-
Ancora
non
mi
hai
detto
tutto
.
Chi
è
dunque
Fabio
,
il
complice
,
che
fai
agire
a
tuo
talento
,
che
preferisce
disonorarsi
al
disonorarti
?
-
Vuoi
saperlo
?
Quell
'
uomo
che
ha
fede
in
me
come
in
Dio
,
è
mio
fratello
.
Siamo
figli
della
stessa
madre
,
ma
egli
è
nato
per
essere
il
mio
schiavo
,
io
il
padrone
:
la
nostra
sorte
non
sarà
mai
uguale
:
io
potrei
ucciderlo
,
egli
mi
adorerà
fino
alla
morte
.
-
Fabio
sa
di
questo
legame
che
esiste
fra
voi
?
-
Sarei
stato
uno
stupido
se
glielo
avessi
rivelato
!
Egli
porta
il
nome
di
due
vecchi
servi
di
mia
madre
,
che
salvarono
in
tal
modo
l
'
onore
della
loro
padrona
.
Fabio
ignorerà
sempre
la
verità
,
mi
adora
come
suo
benefattore
,
non
ha
altra
volontà
che
la
mia
.
-
Cinzia
gli
disse
lentamente
:
-
Così
,
se
tu
dovessi
sopprimere
tua
moglie
,
ti
serviresti
ancora
di
lui
?
-
II
conte
balbettò
:
-
Sopprimere
mia
moglie
?
A
che
scopo
?
-
Cinzia
si
mise
a
ridere
.
-
E
me
lo
domandi
,
mentre
pretendi
di
amarmi
?
Se
vuoi
che
io
abbandoni
Passiflora
,
ricominci
la
vita
con
te
,
devi
cercare
il
mezzo
di
sopprimere
tua
moglie
;
così
,
liberi
entrambi
,
ricominceremo
la
vita
in
due
,
non
pensando
più
che
ad
adorarci
.
Vuoi
?
-
Si
era
chinata
verso
lui
,
avvolgendolo
del
suo
profumo
.
Livio
fu
inebriato
.
-
Sì
,
-
rispose
-
fa
'
conto
che
Bianca
sia
già
morta
.
Ma
questa
volta
Fabio
sarà
uno
strumento
incosciente
:
egli
le
verserà
la
morte
in
qualche
bevanda
,
dove
vi
sarà
della
polvere
che
io
gli
consegnerò
come
un
medicinale
per
guarirla
.
Sei
contenta
così
?
-
Sei
proprio
l
'
uomo
che
io
ho
sempre
sognato
,
l
'
unico
che
io
possa
amare
!
-
esclamò
Cinzia
.
-
Vieni
,
rientriamo
in
casa
.
-
Essi
erano
spariti
,
lasciando
accesi
i
lumi
nel
padiglione
.
Allora
sorsero
,
come
dalla
terra
,
cinque
uomini
vestiti
di
nero
.
Uno
di
essi
disse
:
-
Non
una
parola
,
finchè
non
ci
troveremo
a
casa
mia
:
andiamo
,
è
tempo
.
-
Si
diresse
verso
la
porticina
segreta
;
gli
altri
lo
seguirono
in
silenzio
.
L
'
uomo
che
aveva
parlato
era
Umberto
Trani
.
XI
.
Bianca
ricominciava
a
godere
della
più
pura
felicità
.
Era
circondata
da
persone
fedeli
,
che
tutto
mettevano
in
opera
perchè
dimenticasse
i
suoi
dolori
.
Aveva
tanto
bisogno
di
essere
consolata
.
I
sonatori
ambulanti
vennero
alloggiati
nella
villa
,
e
Fabio
diede
ordine
che
si
avesse
per
essi
ogni
riguardo
.
Milia
si
avvide
con
sorpresa
che
il
servo
Martino
si
era
molto
interessato
di
quei
girovaghi
,
ed
aveva
permesso
che
la
piccola
Gina
dormisse
nella
stanza
stessa
della
contessa
.
Ciò
era
molto
strano
.
Ed
il
conte
non
compariva
.
Che
voleva
dir
ciò
?
Fabio
si
era
di
nuovo
assentato
,
ed
al
suo
ritorno
,
dopo
un
lungo
e
segreto
colloquio
con
la
contessa
,
aveva
licenziato
alcuni
domestici
,
mettendo
ai
loro
posti
Aldo
e
le
sue
compagne
.
Milia
incominciava
ad
avere
qualche
sospetto
.
Di
mano
in
mano
che
Bianca
ricuperava
le
forze
e
la
salute
,
le
sue
passeggiate
nel
parco
si
allungavano
sempre
più
e
si
faceva
spesso
accompagnare
dalle
nuove
cameriere
,
dal
nuovo
domestico
.
Ciò
inasprì
Milia
,
quantunque
la
contessa
le
avesse
detto
con
molta
dolcezza
:
-
Tu
non
devi
stancarti
.
Io
sto
benissimo
,
non
ho
più
bisogno
d
'
appoggio
e
sono
sorvegliata
lo
stesso
.
La
piccina
mi
tiene
per
mano
e
mi
aiuta
a
cogliere
i
fiori
:
non
desidero
altro
.
-
Ma
io
vorrei
sapere
se
il
conte
è
poi
proprio
contento
che
vi
teniate
attorno
della
gente
,
che
egli
non
conosce
!
-
rispose
Milia
.
La
contessa
aggrottò
lo
sopracciglia
.
-
Qui
adesso
la
padrona
sono
io
:
-
soggiunse
-
quando
tornerà
mio
marito
,
agirà
come
egli
crede
.
E
tu
sei
abbastanza
saggia
ed
onesta
per
comprendermi
.
-
Milia
però
non
era
persuasa
e
si
ripromise
di
sorvegliare
,
intuendo
che
tutti
quei
cambiamenti
di
persone
nascondevano
qualche
segreto
che
il
conte
ignorava
.
Una
sera
che
la
contessa
,
rientrata
in
camera
con
la
piccina
,
aveva
fatto
chiamare
Aldo
,
che
aveva
assunto
il
nomignolo
di
Cantor
,
appunto
perchè
cantava
sempre
qualche
romanza
accompagnandosi
con
la
chitarra
,
Milia
vide
scendere
furtivamente
nel
parco
Martino
con
la
più
giovane
della
compagnia
,
la
Moretta
,
come
la
chiamavano
.
La
vedova
intuì
un
intrigo
amoroso
.
-
Se
scopro
qualche
cosa
,
questa
volta
ne
avverto
il
conte
,
dovessi
recarmi
a
Torino
!
-
pensò
.
-
Tutti
questi
pasticci
mi
sanno
di
marcio
;
sono
certa
che
il
padrone
ignora
tutto
e
Martino
gli
ruba
il
salario
.
-
Si
era
tolta
le
scarpe
,
e
seguì
guardinga
la
coppia
che
non
s
'
era
accorta
di
lei
.
Fabio
camminava
accanto
ad
Ilda
,
senza
parlare
.
La
coppia
camminò
ancora
un
pezzo
,
quindi
sedette
sopra
un
sedile
all
'
ombra
di
alcune
piante
.
Milia
,
strisciando
leggermente
,
giunse
a
poca
distanza
da
loro
e
tese
avidamente
gli
orecchi
.
-
Ilda
,
-
disse
dolcemente
Fabio
con
una
voce
che
la
vedova
non
avrebbe
riconosciuta
se
non
avesse
saputo
da
chi
veniva
-
ho
voluto
parlarti
ancora
prima
di
partire
.
-
Il
conte
ti
ha
proprio
chiamato
?
-
Sì
,
egli
mi
dice
che
non
può
in
questo
momento
lasciar
Torino
ed
ha
urgente
necessità
di
vedermi
:
puoi
immaginarti
ciò
che
vuole
da
me
.
-
Dunque
,
non
è
sazio
d
'
infamie
,
non
ha
pietà
di
una
povera
martire
che
chiede
solo
di
essere
lasciata
tranquilla
?
Non
gli
basta
il
denaro
di
lei
:
ne
vuole
la
vita
!
Nè
il
suo
cuore
si
è
mosso
un
solo
istante
a
pietà
per
te
,
e
cerca
ora
di
nuovo
la
tua
mano
per
versare
la
morte
alla
sua
vittima
?
E
tu
puoi
ancora
resistere
di
fronte
a
lui
?
-
È
necessario
,
Ilda
,
se
vogliamo
salvare
la
contessa
,
-
disse
lentamente
Fabio
.
-
Non
temere
:
questa
volta
lui
cadrà
in
trappola
,
ed
io
,
suo
fratello
,
sarò
il
suo
giudice
!
Ilda
,
ho
voluto
vederti
,
perchè
tu
sei
forte
,
e
nessuno
più
di
te
può
vegliare
perchè
alla
povera
donna
nulla
trapeli
di
quanto
si
trama
attorno
a
lei
.
Le
ho
taciuta
l
'
ultima
parte
della
confessione
del
conte
per
timore
di
colpirla
mortalmente
:
l
'
ho
detto
a
te
,
perchè
conosco
la
tua
energia
e
so
che
non
mi
tradirai
.
E
poi
,
adesso
che
tu
mi
hai
perdonato
,
sento
in
me
un
coraggio
che
non
ebbi
mai
,
affronterò
tutto
.
-
La
voce
di
Ilda
si
fece
commossa
.
-
Fui
violenta
e
dura
con
te
.
-
esclamò
-
ma
avevo
sofferto
tanto
!
-
Oh
!
mia
Ilda
!
...
-
Stettero
un
momento
silenziosi
,
tenendosi
per
mano
.
-
Fabio
,
-
disse
ad
un
tratto
Ilda
-
io
vorrei
chiederti
un
'
altra
cosa
.
-
Parla
,
mia
cara
!
-
Dobbiamo
fidarci
di
Milia
,
quella
vedova
che
il
conte
ha
messo
al
fianco
della
moglie
?
Ho
sorpreso
certi
suoi
sguardi
che
mi
hanno
dato
da
pensare
.
Ella
sospetta
di
noi
.
-
Milia
-
rispose
gravemente
Fabio
-
è
una
buona
creatura
,
che
serba
riconoscenza
al
conte
per
averla
salvata
dalla
miseria
e
non
immagina
certo
di
servire
essa
pure
d
'
istrumento
cieco
ai
voleri
di
un
briccone
.
Essa
può
diventare
pericolosa
per
noi
non
essendo
a
parte
della
verità
.
Per
cui
fa
duopo
allontanarla
.
-
No
,
non
mi
allontanate
,
non
mi
allontanate
;
io
sarò
dei
vostri
,
se
è
vero
che
il
conte
è
un
uomo
cattivo
!
-
esclamò
Milia
,
non
potendo
contenersi
,
sorgendo
ad
un
tratto
dinanzi
alla
coppia
sbalordita
.
-
Sciagurata
!
Avevamo
dunque
ragione
di
dubitare
di
voi
!
-
proruppe
Fabio
alzandosi
con
impeto
.
-
Dove
vi
eravate
nascosta
?
Che
avete
sentito
?
-
Tutto
....
-
balbettò
la
vedova
con
voce
appena
intelligibile
-
ma
ve
lo
giuro
....
è
stato
a
fin
di
bene
....
-
Non
vi
crediamo
,
-
interruppe
Ilda
-
perchè
,
se
così
fosse
,
avreste
interrogato
lealmente
il
mio
compagno
o
la
contessa
....
No
,
non
possiamo
fidarci
di
voi
!
-
Milia
ebbe
una
scossa
nervosa
.
-
Se
io
fossi
una
donna
disonesta
,
se
io
volessi
tradirvi
,
-
disse
-
non
vi
chiederei
di
rimanere
qui
:
mi
sarei
recata
a
Torino
per
avvertire
il
conte
del
tradimento
che
si
prepara
per
lui
.
-
Fabio
ed
Ilda
si
consultarono
con
un
rapido
sguardo
,
poi
la
giovane
disse
:
-
Ebbene
,
vogliamo
prestarvi
fede
,
ma
se
vorreste
tradirci
,
non
vi
mancherebbe
la
punizione
.
-
Sono
sicura
che
non
me
la
meriterò
mai
.
-
Ecco
allora
ciò
che
esigo
da
voi
:
-
disse
Fabio
-
fingerete
colla
contessa
d
'
ignorare
che
essa
corre
un
pericolo
.
Durante
la
mia
assenza
fate
in
modo
che
nessun
estraneo
l
'
avvicini
ed
entri
nella
villa
.
Se
io
tornassi
in
compagnia
del
conte
,
non
parlate
delle
persone
che
ho
accolte
.
-
Il
conte
non
verrà
che
quando
sarà
finito
tutto
,
-
interruppe
Ilda
-
cioè
,
quando
l
'
avvertiremo
che
la
contessa
non
è
più
.
-
Milia
soffocò
un
grido
.
-
Mio
Dio
,
credete
proprio
che
il
conte
voglia
farla
sopprimere
?
-
Sì
;
-
rispose
Fabio
-
ma
Dio
vuole
altresì
che
la
buona
signora
abbia
intorno
cuori
devoti
,
persone
che
sapranno
dare
la
propria
vita
per
salvare
la
sua
....
-
Io
per
la
prima
,
-
esclamò
con
slancio
sincero
Milia
-
verserei
a
goccia
a
goccia
tutto
il
mio
sangue
per
lei
!
-
Vi
credo
.
-
disse
Ilda
stendendole
la
mano
.
Ritornarono
in
casa
.
La
mattina
seguente
la
posta
recava
una
lettera
di
Livio
alla
contessa
.
Il
conte
le
scriveva
:
"
Mia
adorata
Bianca
,
"
Dal
mio
e
tuo
fidato
servo
Martino
ho
saputo
che
tu
vai
migliorando
,
e
puoi
figurarti
se
ciò
mi
rallegra
,
mi
fa
benedire
di
essermi
allontanato
per
qualche
tempo
da
te
:
così
al
mio
ritorno
ritroverò
la
mia
Bianca
di
una
volta
e
ricominceremo
insieme
una
vita
nuova
.
"
Però
io
rimango
ancora
per
qualche
settimana
assente
,
farò
un
piccolo
viaggio
;
ma
siccome
voglio
mostrarti
che
non
ti
dimentico
ti
manderò
per
Fabio
una
cassettina
,
in
cui
troverai
diversi
oggetti
per
te
,
che
potranno
ricrearti
nella
tua
solitudine
e
farti
ricordare
chi
ti
adora
sempre
.
"
Tuo
aff.mo
marito
LIVIO
.
"
Fabio
,
partito
la
mattina
,
tornò
infatti
la
sera
portando
la
cassettina
datagli
dal
conte
per
la
moglie
.
Quella
cassettina
conteneva
gingilli
giapponesi
,
scatole
d
'
argento
piene
di
confetti
,
boccettine
di
profumo
ed
una
fiala
di
vetro
azzurro
,
su
cui
ora
stampato
:
"
Elixir
miracoloso
di
lunga
vita
per
ridonare
le
forze
,
ringiovanire
la
mente
,
eccitare
l
'appetito."
-
Il
conte
mi
ha
raccomandato
questo
elixir
,
-
disse
Fabio
a
Bianca
.
-
Egli
mi
ha
detto
di
versarne
alcune
gocce
ogni
sera
nella
limonata
che
prendete
prima
di
andare
a
letto
,
ed
ha
aggiunto
che
in
pochi
giorni
sarete
guarita
.
-
Un
tremito
assalì
Bianca
:
un
presentimento
le
attraversò
lo
spirito
.
-
Questa
fiala
contiene
del
veleno
!
-
esclamò
.
Fabio
rimase
calmo
.
-
Io
non
lo
so
,
contessa
:
-
rispose
-
vi
ripeto
le
parole
e
l
'
ordine
datomi
da
vostro
marito
.
Ma
dal
canto
mio
vi
dico
:
conservate
questa
fiala
,
nascondetela
fino
al
momento
in
cui
vi
dirò
di
adoperarla
:
tenendola
nascosta
,
vedrete
che
compirà
il
miracolo
di
prolungare
a
voi
la
vita
ed
accorciarla
a
chi
ve
l
'
ha
mandata
.
E
giacchè
siamo
qui
uniti
,
aggiungo
:
l
'
ora
della
giustizia
è
sonata
!
-
PARTE
QUINTA
Il
castigo
del
colpevole
.
I
.
Erano
le
due
di
notte
.
Il
conte
Livio
Rossano
usciva
dalla
casa
di
Passiflora
,
dove
aveva
vuotato
il
suo
portafogli
,
perchè
la
sorte
gli
era
stata
sfavorevole
.
Egli
era
di
cattivissimo
umore
,
mentre
tornava
a
piedi
all
'
albergo
.
Cinzia
,
dopo
avere
stretto
un
patto
segreto
con
lui
,
era
partita
da
Torino
,
ingiungendogli
di
rimaner
lì
per
non
dare
sospetti
,
fino
a
che
l
'
ostacolo
che
impediva
la
loro
unione
fosse
stato
tolto
di
mezzo
per
sempre
.
La
cortigiana
gli
aveva
bensì
promesso
di
scrivergli
,
ma
ancora
non
si
era
fatta
viva
,
nè
da
Fabio
aveva
avuto
alcuna
nuova
sul
risultato
del
miracoloso
elixir
,
che
doveva
compiere
la
guarigione
della
contessa
.
Ciò
lo
rendeva
nervosissimo
,
inquieto
.
Quella
notte
il
cielo
era
oscuro
,
piovigginoso
:
nelle
strade
buie
,
deserte
,
tutto
ora
triste
,
silenzioso
.
Livio
era
giunto
all
'
angolo
di
una
strada
deserta
,
allorchè
un
uomo
di
alta
statura
gli
si
fece
dinanzi
,
balbettando
con
voce
commossa
:
-
Ho
bisogno
di
parlarvi
,
signor
conte
!
-
Livio
fece
istintivamente
un
passo
indietro
.
-
Parlarmi
a
quest
'
ora
?
-
esclamò
.
-
Che
cosa
volete
?
Io
non
vi
conosco
.
-
Mi
farò
conoscere
,
conte
.
-
interruppe
l
'
altro
togliendosi
il
cappello
e
mostrando
un
volto
pallido
,
patito
,
con
grand
'
occhi
luccicanti
,
coronato
da
capelli
bianchi
come
la
neve
.
-
Guardatemi
bene
.
Io
sono
un
uomo
onesto
,
non
vi
ho
mai
fatto
del
male
,
ma
voi
mi
condannaste
ad
una
vita
d
'
inferno
,
non
pensando
che
io
potessi
un
momento
o
l
'
altro
cogliervi
a
vostra
volta
.
-
Livio
l
'
osservava
con
stupore
,
non
conoscendo
affatto
quei
lineamenti
.
-
Io
credo
,
signore
,
-
gli
disse
-
che
i
fumi
del
vino
vi
abbiano
dato
al
cervello
,
perchè
più
vi
guardo
,
meno
mi
ricordo
di
avervi
già
veduto
.
-
Il
mio
volto
non
vi
è
certo
familiare
,
ma
io
non
sono
ubriaco
nè
pazzo
,
conte
;
se
non
mi
conoscete
di
figura
,
mi
conoscete
di
nome
:
sono
Guglielmo
Rivalta
,
il
cognato
di
Aldo
Pomigliano
.
-
Ah
!
-
esclamò
il
conte
,
lieto
di
trovare
qualcuno
su
cui
sfogare
i
suoi
nervi
.
-
Capisco
!
Siete
il
galantuomo
che
aiutava
lo
studente
galante
a
mangiare
i
denari
di
mia
moglie
.
-
Vile
,
miserabile
!
-
urlò
Guglielmo
facendo
l
'
atto
di
gettarsi
su
lui
.
Ma
il
conte
aveva
fatto
un
salto
indietro
,
e
con
un
rapido
mulinello
,
girando
il
bastoncino
,
ne
lasciò
cadere
il
pomo
di
piombo
sul
capo
scoperto
dello
sventurato
che
cadde
di
peso
al
suolo
.
Livio
non
stette
ad
osservare
se
fosse
ferito
o
morto
:
nessuno
aveva
assistito
a
quella
rapida
scena
,
onde
si
allontanò
lestamente
,
fischiando
un
'
aria
di
operetta
.
L
'
avventura
gli
aveva
calmato
i
nervi
.
Intanto
Guglielmo
,
che
per
il
colpo
perdeva
sangue
dal
capo
,
sotto
la
pioggia
incominciava
a
rinvenire
,
quando
sentì
alcune
voci
che
dicevano
:
-
È
ubriaco
!
-
No
,
è
ferito
!
-
Bisogna
trasportarlo
all
'
ospedale
!
-
Aspettate
che
cerchi
alla
meglio
di
fermargli
il
sangue
!
-
Sotto
la
pressione
della
mano
che
gli
fasciava
il
capo
con
un
fazzoletto
,
Guglielmo
si
riebbe
e
disse
:
-
Non
è
nulla
,
credo
di
potere
alzarmi
e
andare
a
casa
.
-
Gli
uomini
che
si
erano
presi
cura
di
lui
,
erano
dei
bravi
operai
,
che
a
quell
'
ora
già
si
recavano
al
lavoro
.
Essi
si
mostrarono
lieti
,
sentendo
che
il
ferito
parlava
.
-
Aspettate
,
signore
,
vi
sosterremo
e
vi
accompagneremo
fino
a
casa
.
-
Vi
ringrazio
,
vi
ringrazio
mille
volte
!
-
disse
Guglielmo
.
-
Ma
posso
andar
solo
.
Ho
avuto
uno
svenimento
,
e
nel
cadere
mi
sono
ferito
.
Ma
ora
sto
bene
.
-
E
salutati
gli
operai
si
allontanò
.
Guglielmo
Rivalta
aveva
preso
alloggio
nella
casa
stessa
dove
era
stata
assassinata
la
povera
Giulietta
,
e
non
avrebbe
neppure
egli
saputo
dire
il
perchè
.
Nel
casamento
avevano
dimenticato
il
dramma
accaduto
.
La
soffitta
abitata
un
giorno
da
Giulietta
,
quindi
da
Ilda
,
era
stata
presa
in
affitto
da
un
venditore
ambulante
che
vi
depositava
la
sua
merce
.
Guglielmo
Rivalta
aveva
affittato
una
camera
all
'
ultimo
piano
,
qualificandosi
sensale
.
Appena
si
trovò
nella
sua
cameretta
,
Guglielmo
si
sfasciò
la
testa
:
il
sangue
non
colava
più
.
Egli
empì
una
catinella
d
'
acqua
,
si
lavò
,
poi
,
fasciatosi
di
nuovo
,
si
stese
vestito
sul
letto
,
a
meditare
.
Egli
era
sparito
da
Ivrea
senza
lasciar
detto
dove
si
recasse
,
perchè
nessuno
potesse
dubitare
dell
'
idea
che
si
era
messa
in
mente
.
Guglielmo
voleva
provocare
il
conte
,
costringerlo
a
battersi
con
lui
,
ucciderlo
per
vendicare
tutte
le
vittime
del
miserabile
e
soprattutto
il
suo
povero
cognato
,
la
sua
adorata
Severina
e
sè
stesso
.
Il
signor
Rivalta
era
un
valentissimo
schermitore
,
per
cui
era
sicuro
del
fatto
suo
,
nè
gli
sorgeva
neppure
il
pensiero
che
in
un
duello
potesse
esser
vinto
.
Aveva
cercato
a
lungo
il
conte
e
l
'
aveva
ritrovato
per
esserne
quasi
aggredito
in
quel
modo
!
Guglielmo
digrignò
i
denti
,
si
morse
lo
dita
.
Il
suo
odio
contro
Livio
si
esasperava
.
Vendicarsi
,
vendicare
Severina
,
Aldo
e
tutti
gl
'
innocenti
!
Ciò
diventava
un
vero
fanatismo
nella
mente
di
Guglielmo
.
Il
giorno
dopo
uscì
di
casa
e
si
diresse
senz
'
altro
verso
l
'
albergo
,
dove
sapeva
che
il
conte
alloggiava
,
per
averlo
già
pedinato
.
-
Si
potrebbe
parlare
col
conte
Livio
Rossano
?
-
chiese
gentilmente
Guglielmo
al
segretario
dell
'
albergo
.
-
Il
conte
è
partito
per
la
sua
villa
di
Moncalieri
,
-
rispose
.
-
Ha
ricevuto
un
telegramma
che
lo
chiamava
colà
:
sembra
che
la
contessa
si
sia
improvvisamente
aggravata
.
-
Guglielmo
si
sentì
venir
freddo
.
-
Stava
male
,
la
contessa
?
-
Oh
!
da
molto
tempo
non
si
muove
più
dalla
villa
:
il
conte
non
teneva
neppur
più
casa
a
Torino
;
venendo
qui
per
i
suoi
interessi
,
si
tratteneva
nel
nostro
albergo
.
-
Lo
so
,
e
mi
dispiace
della
nuova
che
mi
dà
;
gli
scriverò
.
-
Allontanandosi
,
agitava
nella
sua
mente
terribili
idee
.
-
Anche
lei
,
anche
lei
!
...
Ah
!
questo
pone
il
colmo
a
tutte
le
sue
iniquità
.
Ma
sarà
l
'
ultima
,
lo
giuro
!
-
Guglielmo
salì
in
tranvai
per
recarsi
a
casa
.
Si
mise
nelle
tasche
della
giacca
una
rivoltella
carica
a
sei
colpi
,
un
paio
di
fazzoletti
,
il
portafogli
.
Guglielmo
non
sapeva
dove
si
trovasse
la
villa
del
conte
,
ma
era
sicuro
che
,
giunto
a
Moncalieri
,
tutti
gliel
'
avrebbero
indicata
.
Era
di
domenica
.
Il
signor
Rivalta
prese
il
tranvai
che
partiva
almeno
un
'
ora
prima
del
treno
,
e
arrivato
a
destinazione
si
fece
indicare
da
un
trattore
la
villa
del
conte
.
Era
distante
:
un
'
ora
di
cammino
;
ma
Guglielmo
non
si
sgomentò
.
Giunto
nei
pressi
della
villa
,
si
fermò
e
sedette
.
Come
entrare
là
dentro
?
-
Che
stupido
!
-
disse
a
un
tratto
.
-
Se
la
contessa
è
aggravata
andrà
bene
il
medico
a
curarla
,
le
si
chiamerà
anche
il
prete
.
Ebbene
,
per
mezzo
di
questi
,
io
entrerò
nella
villa
.
-
E
soddisfatto
della
sua
idea
,
si
rialzò
e
camminò
gesticolando
,
minacciando
un
fantasma
invisibile
.
II
.
Cinzia
non
aveva
lasciato
Torino
,
ma
compiuta
la
sua
parte
con
Livio
si
era
rifugiata
di
nuovo
in
casa
del
marchese
Passiflora
.
Fu
però
assai
sorpresa
di
non
trovare
nel
gentiluomo
quell
'
accoglienza
che
si
aspettava
per
essere
riuscita
a
smascherare
il
conte
in
faccia
a
coloro
che
lo
volevano
nelle
mani
.
-
Non
sei
contento
di
me
?
-
gli
chiese
con
audacia
.
-
Bada
che
io
ritorno
da
Livio
e
non
gli
nascondo
che
la
mia
è
stata
solo
una
commedia
per
perderlo
.
-
Tu
non
andrai
,
-
disse
freddamente
il
marchese
-
se
hai
cara
la
tua
vita
:
intanto
non
uscirai
dalla
tua
camera
,
perchè
se
tu
lo
tentassi
ti
ucciderei
!
-
Cinzia
si
morse
a
sangue
le
labbra
.
-
A
che
giuoco
giochiamo
,
vecchio
mio
?
-
esclamò
.
-
Non
sei
tu
forse
che
per
il
primo
mi
hai
spinta
a
vendermi
ai
nemici
del
conte
,
non
sei
tu
che
mi
hai
allettata
dicendomi
che
,
compiuta
un
'
impresa
che
avrebbe
liberata
la
società
di
un
birbante
,
mi
avresti
dato
il
tuo
nome
?
-
È
verissimo
.
-
E
allora
,
perchè
adesso
sembri
minacciarmi
,
invece
di
stendermi
le
braccia
come
meritavo
?
-
Il
perchè
lo
saprai
tra
qualche
giorno
.
Adesso
,
ti
ripeto
,
sei
mia
prigioniera
.
Tu
hai
detto
al
conte
che
partivi
per
un
viaggio
,
e
deve
crederlo
.
-
E
se
io
non
accettassi
la
tua
condizione
?
-
Non
discutiamo
.
Se
tu
tentassi
di
uscire
dalla
tua
camera
,
ti
farei
saltare
le
cervella
,
salvo
poi
a
fare
altrettanto
con
le
mie
.
Guarda
!
-
Le
mostrò
una
rivoltella
che
teneva
in
tasca
,
ed
aggiunse
in
tono
più
mite
:
-
Del
resto
,
non
è
che
una
prigionia
di
pochi
giorni
,
non
ti
mancherà
nulla
e
ti
servirò
io
stesso
da
carceriere
.
-
Cinzia
non
replicò
,
ma
provava
una
rabbia
profonda
,
mista
ad
un
'
angoscia
orribile
per
qualche
cosa
d
'
impreveduto
,
che
non
poteva
definire
.
-
È
questa
dunque
la
ricompensa
per
averti
servito
con
tanto
zelo
?
Senza
di
me
,
non
avresti
mai
avuto
il
conte
nelle
mani
.
-
Questo
è
vero
,
-
rispose
con
calma
il
marchese
.
-
E
senza
di
lui
non
t
'
avrei
così
bene
conosciuta
come
ora
ti
conosco
.
-
Cinzia
fu
chiusa
nella
sua
camera
,
ed
il
marchese
,
acceso
un
sigaro
,
si
ritirò
nel
suo
salotto
,
dove
si
mise
a
fumare
nervosamente
,
camminando
in
su
e
in
giù
,
gesticolando
.
Il
marchese
Passiflora
,
come
sappiamo
,
aveva
commesso
un
giorno
una
viltà
,
facendo
ritirare
dalla
posta
lettere
dirette
alla
contessa
,
lettere
che
la
condannavano
,
benchè
pura
ed
innocente
,
scoprendo
al
conte
il
legame
fra
Aldo
e
la
contessa
.
Inoltre
Passiflora
,
trovatosi
solo
,
senza
affetti
,
si
ora
dedicato
a
Cinzia
,
che
gli
pareva
creatura
fatta
proprio
per
lui
.
Col
proporle
di
vivere
insieme
,
il
marchese
aveva
avuto
lo
scopo
di
conoscerla
meglio
,
e
la
maliarda
aveva
saputo
agire
in
modo
,
che
egli
si
era
innamorato
di
lei
fino
a
sentire
il
bisogno
di
darle
il
suo
nome
,
onde
rialzarla
ai
propri
occhi
ed
a
quelli
degli
altri
.
E
quando
il
Trani
,
rimasto
suo
amico
,
gli
propose
di
servirsi
di
Cinzia
per
indurre
il
conte
a
confessione
,
il
marchese
dapprima
rifiutò
.
Non
era
bastato
a
Livio
di
togliergli
Bianca
,
e
gli
toglierebbe
ora
anche
la
sola
compagna
che
gli
abbisognava
?
Ed
in
uno
sfogo
di
passione
,
di
gelosia
,
disse
al
magistrato
:
-
Cedergli
Cinzia
?
Mai
,
mai
!
-
Il
Trani
guardò
l
'
amico
con
commiserazione
,
gli
prese
una
mano
,
che
tenne
stretta
nella
sua
.
-
Tu
commettesti
un
giorno
un
'
azione
indegna
dl
te
,
-
disse
-
ma
puoi
ancora
ripararla
,
perchè
in
fondo
sei
un
gentiluomo
onesto
,
nè
vorrai
macchiare
il
tuo
onore
per
una
donna
indegna
di
te
.
-
Tu
calunni
Cinzia
!
-
gridò
il
marchese
.
-
Ti
proverò
che
ella
si
ride
di
te
,
che
se
l
'
intende
di
nuovo
con
Livio
,
-
disse
il
Trani
.
Un
fiotto
di
sangue
salì
al
cervello
di
Passiflora
,
gli
imporporò
il
viso
.
-
È
falso
....
,
è
falso
!
...
-
È
la
verità
,
e
,
per
quanto
possa
offenderti
,
non
voglio
nascondertela
.
Tu
credevi
di
prendere
una
rivincita
sul
conte
,
prendendogli
la
donna
che
fu
sua
amante
.
Orbene
,
il
domani
stesso
,
i
due
si
ritrovarono
insieme
.
Nel
rivedersi
,
sentirono
risvegliarsi
con
nuova
forza
gli
istinti
bestiali
di
una
volta
;
ma
siccome
Cinzia
teme
di
perderti
,
finge
un
profondo
disprezzo
pel
conte
.
-
Passiflora
strinse
i
pugni
.
-
Se
ne
fossi
certo
!
-
esclamò
.
-
Che
faresti
?
Vorresti
imbrattare
la
tua
mano
di
gentiluomo
per
un
sgualdrina
?
Lascia
quella
parte
al
conte
,
che
oramai
ha
perduto
ogni
senso
di
onore
,
e
se
ti
resta
ancora
un
atomo
di
affetto
per
la
sventurata
contessa
che
tu
stesso
contribuisti
a
calunniare
,
aiutaci
a
salvarla
,
a
toglierla
dalle
mani
del
suo
carnefice
.
-
Non
invano
il
magistrato
aveva
fatto
appello
all
'
onore
del
marchese
.
Tutti
gli
istinti
cavallereschi
si
risollevarono
ad
un
tratto
in
lui
,
lo
fecero
ridiventare
padrone
di
sè
stesso
.
Egli
stese
la
mano
ad
Umberto
.
-
Ebbene
,
sarò
con
te
:
spiegami
quale
sia
il
tuo
progetto
!
-
Umberto
glielo
disse
.
Passiflora
ascoltò
dapprima
attentamente
,
poi
ad
un
tratto
interruppe
:
-
Ma
se
tu
affermi
che
Cinzia
è
d
'
accordo
con
Livio
,
non
accetterà
di
tradirlo
.
-
Lo
farà
;
tu
non
conosci
ancora
bene
quella
donna
:
ella
è
venale
e
non
vuol
perderti
.
Tutti
i
giorni
non
le
si
offre
l
'
occasione
di
divenire
marchesa
autentica
.
Io
le
farò
la
proposta
,
e
vedrai
che
l
'
accoglierà
con
entusiasmo
.
Intanto
domani
la
farò
chiamare
nel
mio
gabinetto
,
fingendo
di
volerle
parlare
da
sola
;
tu
sarai
ad
ascoltare
.
-
Accetto
,
accetto
e
ti
ringrazio
!
-
Passiflora
rimase
così
persuaso
della
perfidia
e
leggerezza
di
Cinzia
.
Quando
il
magistrato
le
propose
di
sedurre
novamente
il
conte
per
fargli
confessare
i
suoi
delitti
,
Cinzia
simulò
scrupoli
di
delicatezza
,
disse
che
non
si
sarebbe
mai
prestata
a
simile
commedia
.
Ma
quando
Umberto
le
dimostrò
che
egli
non
ignorava
i
misteriosi
convegni
di
lei
col
conte
nel
nido
del
corso
Grugliasco
,
Cinzia
,
spaventata
,
non
potendo
negare
,
balbettò
con
accento
soffocato
:
-
È
vero
,
non
ho
saputo
sottrarmi
al
fascino
che
mi
attira
verso
Livio
;
ma
,
per
pietà
,
non
mi
perdete
con
Passiflora
:
che
egli
nulla
venga
a
sapere
,
ed
io
vi
servirò
in
tutto
quello
che
volete
!
-
Il
marchese
stesso
desidera
di
smascherare
il
conte
,
e
dietro
mia
preghiera
acconsente
che
voi
l
'
attiriate
nel
tranello
che
io
ho
ideato
:
dalla
mia
bocca
Passiflora
non
saprà
nulla
;
ma
guai
a
voi
se
ci
tradirete
col
conte
!
-
Cinzia
aveva
ripresa
la
sua
audacia
.
-
Potete
fidarvi
di
me
:
ambisco
troppo
a
divenire
una
marchesa
autentica
.
-
Passiflora
ebbe
il
coraggio
di
non
muoversi
,
di
non
tradire
la
sua
presenza
con
un
solo
movimento
;
ma
appena
Cinzia
fu
partita
,
si
slanciò
presso
l
'
amico
esclamando
:
-
Tu
avevi
ragione
,
io
tenevo
una
benda
sugli
occhi
per
quella
sgualdrina
;
ma
ora
è
caduta
e
non
macchierò
il
mio
stemma
per
una
tale
femmina
,
come
pure
desidero
rialzarmi
agli
occhi
della
contessa
per
ottenere
un
giorno
il
suo
perdono
.
-
II
marchese
sentiva
ormai
troppa
vergogna
per
quello
che
aveva
fatto
,
ed
avrebbe
dato
metà
del
suo
sangue
per
rimediarvi
.
Cinzia
non
sapeva
che
la
notte
della
confessione
di
Livio
,
anche
Passiflora
era
fra
coloro
che
ascoltavano
.
Il
Trani
l
'
aveva
introdotto
nella
villa
sotto
un
travestimento
facendolo
passare
per
un
suo
fidato
agente
,
ed
il
marchese
si
era
allontanato
dopo
gli
altri
,
in
preda
ad
un
disgusto
orribile
per
quella
coppia
colpevole
,
assalito
da
uno
spasimo
angoscioso
nel
sentire
con
quanta
freddezza
il
conte
accettava
di
sbarazzarsi
della
moglie
.
Allorchè
Cinzia
era
ritornata
a
lui
,
fingendo
con
Livio
di
partire
finchè
tutto
fosse
finito
,
il
marchese
,
ritenendo
pericoloso
che
il
conte
sospettasse
la
presenza
della
cortigiana
nella
sua
casa
,
e
soprattutto
perchè
nessun
ostacolo
sorgesse
ad
impedire
quanto
il
Trani
aveva
combinato
,
pensò
di
tenervela
rinchiusa
.
Cinzia
,
prigioniera
da
due
giorni
,
incominciava
a
trovare
la
cosa
singolare
,
e
si
pentiva
di
aver
preferito
il
marchese
al
conte
,
dal
momento
che
questi
,
una
volta
libero
di
sua
moglie
,
si
dava
completamente
in
sua
balia
.
Dopo
una
settimana
passata
in
alternative
di
speranze
e
timori
,
Cinzia
non
ne
potè
più
.
Ella
voleva
ad
ogni
costo
uscire
dalla
sua
reclusione
.
Picchiò
,
risoluta
,
all
'
uscio
,
decisa
a
farne
saltare
in
aria
la
serratura
od
a
chiedere
aiuto
dalla
finestra
se
il
marchese
non
compariva
.
Ma
al
primo
clamore
Passiflora
accorse
.
-
Che
c
'
è
?
-
chiese
,
-
Che
vuol
dire
un
tal
chiasso
?
-
Vuol
dire
che
sono
stanca
di
rimanere
qui
!
-
esclamò
Cinzia
con
accento
rabbioso
.
-
Se
tu
avessi
avuto
pazienza
,
questa
sera
stessa
ti
avrei
liberata
,
-
risposo
Passiflora
.
-
Ma
non
importa
:
sarà
forse
meglio
anticipare
,
perchè
è
giunto
il
momento
di
una
spiegazione
importante
fra
noi
.
-
Cinzia
ristette
indecisa
,
turbata
,
e
senza
rispondere
si
mise
a
sedere
.
Passiflora
fece
altrettanto
e
,
senza
alcun
preambolo
:
-
Sai
dove
si
trova
in
questo
momento
il
tuo
amante
?
-
chiese
.
Cinzia
sussultò
.
-
Il
mio
amante
?
-
ripetè
.
-
Vuoi
forse
parlare
del
conte
?
Vuoi
prenderti
giuoco
di
me
?
Sai
bene
che
mi
sono
sacrificata
a
ritornare
con
lui
per
alcuni
giorni
onde
compiacere
te
ed
il
tuo
amico
Trani
.
-
Passiflora
lasciò
sfuggire
una
lugubre
risata
.
-
Ed
i
tuoi
ritrovi
anteriori
erano
pure
fatti
per
compiacermi
?
-
Cinzia
si
morse
le
labbra
,
ma
non
chinò
per
questo
gli
occhi
.
-
Il
tuo
amico
mi
ha
calunniata
!
-
Lui
?
Egli
non
ha
aperto
bocca
sul
conto
tuo
:
tu
stessa
ne
parlasti
trovandoti
nel
suo
gabinetto
,
senza
pensare
che
altri
poteva
ascoltarti
.
-
Ebbene
,
se
fosse
vero
?
Forse
che
non
vi
ho
dato
il
conte
nelle
mani
,
non
vi
ho
serviti
lealmente
,
mentre
potevo
tradirvi
ed
essere
a
quest
'
ora
molto
lungi
di
qui
con
lui
?
...
-
Ne
convengo
:
tu
hai
mantenuto
i
tuoi
patti
e
meriti
una
ricompensa
.
Per
cui
,
invece
di
consegnarti
alle
guardie
come
complice
del
conte
,
ti
condurrò
io
stesso
fino
a
Genova
,
ti
metterò
a
bordo
di
un
bastimento
che
ti
condurrà
lontana
dall
'
Italia
....
-
Siete
pazzo
!
-
interruppe
Cinzia
.
-
Non
partirò
!
-
Preferisci
dunque
la
prigione
alla
libertà
?
Perchè
,
se
tu
rimani
,
sarai
denunziata
per
aver
preso
parte
all
'
assassinio
di
Giulietta
Lovera
,
conoscendo
fino
da
allora
quello
ed
altri
intrighi
orditi
dal
conte
,
e
di
avere
ultimamente
istigato
il
conte
a
sbarazzarsi
di
sua
moglie
.
-
Non
è
vero
!
-
gridò
Cinzia
.
-
Cinque
testimoni
,
persone
onorate
,
attesteranno
come
tu
sola
abbia
spinto
il
conte
Rossano
a
sbarazzarsi
con
un
delitto
di
sua
moglie
.
-
Cinzia
,
còlta
al
laccio
,
gettò
un
grido
di
rabbia
e
disse
:
-
Siete
una
massa
di
vigliacchi
!
-
II
marchese
,
livido
,
trasse
di
tasca
la
rivoltella
.
Allora
la
sciagurata
si
vide
perduta
,
e
folle
di
terrore
si
gettò
ai
piedi
del
marchese
.
-
Perdonami
!
...
Perdonami
!
...
Non
mi
uccidere
!
...
Partirò
.
Farò
quello
che
vorrai
!
-
Gli
occhi
del
marchese
brillarono
di
una
gioia
sinistra
.
Nascose
lentamente
la
rivoltella
e
trasse
di
tasca
un
foglio
in
cui
era
scritto
che
Cinzia
si
obbligava
ad
obbedirlo
.
-
Ebbene
,
firma
!
-
le
disse
.
Cinzia
obbedì
.
-
Eccomi
in
tua
balìa
!
-
disse
poi
.
-
Non
avrei
mai
pensato
,
il
giorno
in
cui
mi
giuravi
di
amarmi
,
che
tutto
sarebbe
finito
così
!
-
Ella
lo
fissava
cogli
occhi
umidi
di
lacrime
,
e
Passiflora
,
temendo
di
cederle
,
lasciò
quella
camera
per
andare
a
rinchiudersi
nella
propria
.
Gli
occorrevano
alcune
ore
per
ricuperare
tutta
la
sua
fermezza
onde
giungere
alla
fine
del
suo
compito
.
Ma
quando
ritornò
da
Cinzia
,
trovò
la
camera
vuota
.
Aveva
dimenticato
di
rinchiuderla
,
e
la
cortigiana
ne
aveva
profittato
per
svignarsela
.
Passiflora
si
sfogò
in
invettive
,
quindi
finì
col
calmarsi
.
Doveva
avvertire
Umberto
di
quella
fuga
?
Sì
,
era
necessario
.
E
senz
'
altro
,
il
marchese
si
recò
dal
cavaliere
Trani
per
avvertirlo
di
quanto
accadeva
.
Ma
il
magistrato
aveva
egli
pure
lasciato
Torino
.
III
.
Nonostante
tutto
il
suo
cinismo
,
allorchè
il
conte
Rossano
ricevette
il
telegramma
di
Fabio
che
diceva
:
"
Contessa
improvvisamente
aggravata
,
si
teme
catastrofe
,
urge
vostra
presenza
"
,
un
livido
pallore
si
stese
sul
suo
volto
.
Egli
partì
subito
;
ma
era
molto
turbato
.
A
Moncalieri
fece
attaccare
un
calesse
che
avrebbe
guidato
egli
stesso
.
Livio
non
desiderava
che
alcuno
turbasse
le
sue
riflessioni
di
quell
'
ora
.
Egli
voleva
formarsi
tutto
un
piano
prima
di
giungere
alla
villa
.
Tutti
,
compreso
Fabio
,
dovevano
credere
al
suo
dolore
,
al
suo
strazio
per
la
fine
immatura
di
Bianca
.
Ad
un
tratto
sussultò
.
La
morte
di
Bianca
lo
lasciava
padrone
interamente
del
patrimonio
di
lei
?
Non
poteva
Bianca
aver
fatto
testamento
a
favore
di
altri
,
lasciando
a
lui
la
sola
legittima
?
Perchè
non
aveva
pensato
prima
a
tutto
ciò
?
Era
stato
pazzo
,
imprudente
!
-
Purchè
arrivi
in
tempo
a
rimediarvi
!
-
mormorava
fra
i
denti
.
-
Sono
stato
così
pazzo
da
cercare
di
toglierla
dal
mondo
prima
di
aver
sistemati
i
miei
interessi
.
-
Il
conte
sferzava
adesso
il
cavallo
per
giungere
più
presto
.
Bisognava
ad
ogni
costo
che
Bianca
testasse
a
suo
favore
.
Eccitato
da
quel
pensiero
,
il
conte
proseguiva
a
frustare
.
Era
giunto
ad
un
sentiero
,
le
cui
pietre
ruzzolavano
sotto
i
passi
del
cavallo
.
Livio
scese
e
condusse
a
mano
l
'
animale
.
Egli
fremeva
d
'
impazienza
.
Finalmente
giunse
al
cancello
della
villa
:
silenzio
perfetto
.
Livio
tirò
con
violenza
il
campanello
.
Il
giardiniere
corse
ad
aprire
.
Il
conte
gli
domandò
:
-
Ebbene
,
Lorenzo
?
La
contessa
è
dunque
peggiorata
?
-
Oh
!
signore
....
non
avrò
mai
il
coraggio
di
dirglielo
....
no
....
no
!
...
-
esclamò
il
giardiniere
.
E
ruppe
in
pianto
.
Livio
divenne
livido
.
-
Parla
....
lo
voglio
....
-
balbettò
con
accento
soffocato
-
la
contessa
....
mia
moglie
?
-
Lorenzo
rispose
con
voce
rotta
:
-
E
spirata
....
questa
mattina
.
-
Un
urlo
,
che
parve
avere
squarciato
il
cuore
del
conte
,
sfuggì
dalle
sue
labbra
.
-
Morta
!
...
Morta
!
...
No
!
Dimmi
che
non
è
vero
!
...
-
Ahimè
,
signore
....
se
potessi
farla
rivivere
,
darei
con
piacere
tutto
il
mio
sangue
!
-
Livio
sembrò
assalito
da
una
specie
di
furore
e
corse
verso
la
villa
.
Nel
vestibolo
vide
alcuni
domestici
che
l
'
osservavano
,
pallidi
e
inquieti
.
E
ad
un
tratto
gli
si
fece
incontro
Fabio
,
pallidissimo
,
ma
calmo
.
-
Perdonatemi
,
signor
conte
,
-
disse
con
voce
commossa
-
se
non
sono
venuto
alla
stazione
;
ma
urgeva
la
mia
presenza
qui
.
Non
so
se
ho
fatto
male
,
ma
ho
dato
ordine
che
non
fosse
ancora
avvertito
alcuno
della
morte
della
contessa
.
-
Hai
fatto
benissimo
;
-
rispose
a
voce
alta
il
conte
,
perchè
tutti
lo
intendessero
-
fino
a
domani
,
proibisco
a
chiunque
di
parlarne
....
.
Oh
!
mia
Bianca
,
mia
povera
,
amata
Bianca
!
-
Ruppe
in
singhiozzi
e
si
afferrò
al
braccio
di
Fabio
per
sostenersi
.
-
Coraggio
,
signor
conte
!
-
disse
questi
dolcemente
.
-
Nessuno
poteva
prevedere
una
così
rapida
fine
.
Nessuno
qui
ha
trascurato
il
suo
dovere
.
Abbiamo
avuto
per
la
povera
signora
tutte
le
premure
;
si
sperava
nel
miracoloso
elixir
da
voi
mandato
e
che
non
trascuravo
di
farle
prendere
ogni
sera
;
eppure
non
è
bastato
!
-
Fabio
s
'
interruppe
,
perchè
piangeva
.
-
Martino
,
accompagnami
nella
mia
camera
;
-
disse
il
conte
-
mi
narrerai
l
'
accaduto
.
Ora
non
avrei
il
coraggio
di
vederla
.
Chi
veglia
accanto
a
lei
?
-
Milia
,
che
non
l
'
ha
abbandonata
mai
.
-
Come
siete
stati
buoni
tutti
!
Io
solo
l
'
ho
trascurata
,
almeno
in
apparenza
,
mentre
non
pensavo
che
a
lei
;
andiamo
,
Martino
!
-
Salì
al
proprio
appartamento
,
e
appena
in
camera
gettò
il
cappello
sul
letto
e
si
lasciò
cadere
su
di
una
poltrona
.
-
Signore
,
-
disse
Fabio
-
la
povera
contessa
ha
scritto
una
lettera
per
voi
e
mi
ha
pregato
,
qualche
ora
prima
di
morire
,
di
consegnarvela
.
-
Il
conte
apparve
oltremodo
agitato
.
-
Una
lettera
per
me
?
Dammela
subito
!
-
Vado
a
prenderla
,
conte
!
-
Fabio
uscì
e
tornò
poco
dopo
con
una
lettera
fra
le
mani
.
-
Mentre
leggete
,
-
disse
-
io
andrò
a
dare
alcuni
ordini
necessari
.
-
Fabio
uscì
di
nuovo
.
Livio
volse
e
rivolse
la
busta
fra
le
mani
,
poi
la
strappò
convulsamente
da
un
lato
,
ne
tolse
il
foglio
che
Bianca
aveva
scritto
,
e
lesse
:
"
Livio
,
"
L
'
accostarsi
della
morte
dà
nuove
facoltà
all
'
intelletto
,
tanto
che
cogli
occhi
della
mente
si
penetra
nei
cuori
,
si
legge
in
essi
ciò
che
hanno
tenuto
sempre
nascosto
.
"
Ed
io
leggo
in
quest
'
istante
nel
tuo
cuore
,
ti
vedo
esultare
nel
trovarti
alfine
libero
di
colei
,
la
cui
perdita
effettua
i
tuoi
sogni
di
piacere
e
di
ricchezza
.
Sei
sceso
alla
bassezza
,
all
'
infamia
,
al
delitto
,
per
ottenere
il
tuo
intento
.
"
Ebbene
,
il
mio
denaro
non
l
'
avrai
!
L
'
assassino
non
pensa
sempre
a
tutto
.
La
carta
che
tu
mi
facesti
firmare
e
ti
dava
l
'
amministrazione
di
tutti
i
miei
beni
,
la
dimenticasti
nel
partire
ed
io
l
'
ho
distrutta
:
la
mia
ricchezza
è
in
salvo
e
passerà
nelle
mani
di
coloro
che
tu
credevi
di
distruggere
,
e
che
invece
sopravviveranno
a
te
.
"
Una
dichiarazione
da
me
firmata
ed
unita
alla
boccetta
che
contiene
ancora
una
parte
dell
'
elixir
miracoloso
che
tu
m
'
inviasti
,
rivelerà
la
causa
della
mia
morte
,
la
spaventosa
agonia
cui
mi
condannasti
e
che
nascosi
gelosamente
all
'
istrumento
incosciente
dei
tuoi
delitti
,
il
quale
senza
saperlo
mi
ha
versato
il
veleno
,
credendo
con
esso
di
ridarmi
la
vita
.
"
La
mia
dichiarazione
,
unita
alla
boccetta
,
l
'
ho
chiusa
io
stessa
nella
cassaforte
della
mia
camera
;
ho
appeso
la
chiave
,
attaccata
ad
un
cordoncino
,
al
mio
collo
,
ed
ho
fatto
giurare
a
Milia
che
,
anche
dopo
morta
,
quella
chiave
non
mi
verrà
tolta
se
non
da
colui
che
ho
già
designato
perchè
venga
a
staccarla
da
me
prima
che
io
sia
deposta
nella
bara
.
"
Ho
fatto
altresì
giurare
a
Fabio
che
,
se
io
venissi
a
morte
,
egli
solo
ne
veglierà
il
cadavere
.
"
Ed
ora
che
ho
tutto
disposto
,
ora
che
ho
fatto
giustizia
del
mio
carnefice
,
verserò
il
triplo
della
dose
che
tu
mi
facevi
mescere
del
tuo
miracoloso
elixir
per
finirla
al
più
presto
e
perchè
al
più
presto
tu
sia
punito
.
"BIANCA."
Dire
ciò
che
provasse
il
conte
a
quella
lettura
,
sarebbe
impossibile
.
Vinto
....
era
vinto
,
quando
si
credeva
prossimo
alla
vittoria
!
Una
rabbia
fredda
s
'
impadronì
di
lui
.
Egli
sonò
con
violenza
il
campanello
.
Fabio
accorse
.
-
Tu
hai
mentito
con
me
,
-
disse
con
voce
sorda
.
-
Da
questa
lettera
apprendo
che
i
miei
nemici
hanno
potuto
parlare
alla
contessa
.
-
Fabio
lo
guardava
,
addolorato
.
-
Io
non
vi
comprendo
,
conte
,
-
rispose
.
-
Vi
giuro
che
nessuno
ha
mai
avvicinato
la
contessa
all
'
infuori
del
medico
che
veniva
qualche
volta
a
visitarla
e
del
parroco
,
perchè
voi
stesso
avevate
dato
ordine
di
non
rimandarli
.
-
-
Il
conte
andava
calmandosi
.
-
Io
non
capisco
più
nulla
,
-
mormorò
.
-
Bianca
mi
fa
delle
accuse
,
che
io
non
merito
.
Essa
non
ha
cessato
di
odiarmi
fino
alla
tomba
.
-
Odiarvi
?
Io
credo
che
v
'
inganniate
,
conte
.
La
contessa
già
da
qualche
tempo
parlava
con
grande
affetto
di
voi
,
mi
diceva
che
se
avesse
seguito
i
vostri
consigli
si
sarebbe
trovata
più
tranquilla
e
felice
,
che
non
vi
aveva
apprezzato
abbastanza
.
Ella
stessa
volle
che
vi
telegrafassi
perchè
si
sentiva
morire
,
e
aggiunse
che
in
quel
supremo
istante
il
vostro
sublime
affetto
le
appariva
in
tutto
il
suo
splendore
,
ed
apprezzando
la
mia
devozione
per
voi
e
per
lei
,
mi
fece
giurare
che
veglierei
il
suo
cadavere
.
-
Il
conte
fremeva
,
mentre
Fabio
parlava
.
Egli
non
poteva
,
nè
voleva
mostrare
al
giovane
la
lettera
della
contessa
.
Fabio
non
doveva
sapere
che
si
era
servito
della
sua
mano
per
versarle
il
veleno
.
Ah
!
pazzo
che
era
stato
a
non
prender
prima
tutte
le
sue
disposizioni
!
Un
fremito
di
disperazione
lo
colse
:
lo
spettro
della
miseria
,
del
disonore
,
si
drizzò
davanti
a
lui
.
Ma
siccome
era
energico
,
non
tardò
a
riaversi
da
quella
debolezza
e
formò
subito
nella
sua
mente
un
'
ardita
risoluzione
.
-
Voglio
crederti
,
-
disse
a
Fabio
-
benchè
questa
lettera
mi
dimostri
il
contrario
.
Ma
la
mia
povera
Bianca
deve
averla
scritta
in
un
momento
di
esaltazione
mentale
.
Ah
!
non
mi
perdonerò
mai
di
non
essere
stato
vicino
a
lei
negli
ultimi
momenti
!
Dimmi
,
ha
molto
sofferto
?
-
Moltissimo
!
-
rispose
Fabio
.
-
Se
voi
foste
stato
qui
,
non
avreste
potuto
resistere
a
quell
'
orribile
agonia
.
E
la
contessa
non
voleva
che
si
chiamasse
il
medico
,
nè
altri
;
diceva
che
l
'
unica
medicina
che
l
'
avrebbe
guarita
,
voi
stesso
gliel
'
avevate
mandata
.
-
Livio
impallidì
,
si
morse
le
labbra
,
e
passandosi
una
mano
sulla
fronte
:
-
Chiamami
Milia
!
-
disse
.
Fabio
uscì
subito
per
obbedirlo
.
Un
momento
dopo
la
vedova
compariva
dinanzi
al
conte
.
Ella
aveva
gli
occhi
gonfi
di
lacrime
,
ed
alla
vista
del
suo
padrone
scoppiò
in
pianto
,
balbettando
:
-
Oh
!
signor
conte
,
perchè
non
siete
venuto
prima
?
Mio
Dio
....
mio
Dio
,
essa
è
morta
chiamandovi
,
disperata
!
-
Il
conte
la
guardò
con
aria
minacciosa
.
-
Non
è
vero
!
Essa
mi
ha
maledetto
!
E
tu
le
tenesti
mano
per
favorire
i
miei
nemici
,
tu
le
conducesti
qui
il
suo
amante
!
-
Milia
indietreggiò
spaurita
.
-
Voi
bestemmiate
,
conte
!
Da
quando
sono
qui
,
la
contessa
è
vissuta
come
una
santa
.
Martino
può
attestarlo
.
Io
posso
giurarvi
che
era
una
donna
veramente
onesta
,
e
se
volete
sapere
la
verità
,
prima
di
morire
la
contessa
ha
passato
al
suo
collo
un
cordoncino
con
attaccata
una
chiave
e
mi
ha
detto
:
"
-
Giurami
,
Milia
,
che
non
mi
lascerai
togliere
questa
chiave
che
da
una
bambina
,
la
quale
si
presenterà
qui
prima
che
io
venga
deposta
nella
bara
e
ti
dirà
:
"
Sono
la
figlia
del
conte
Rossano
e
di
Giulietta
Lovera
;
la
mia
povera
mamma
fu
assassinata
innocente
.
A
me
sola
spetta
di
consegnare
questa
chiave
nelle
mani
di
mio
padre
.
"
-
Il
conte
sentì
intorbidarsi
gli
occhi
,
fece
un
passo
indietro
,
poi
disse
a
Milia
:
-
La
contessa
vaneggiava
.
-
Essa
era
pienamente
in
sè
,
padrone
,
ed
io
attendo
domattina
quella
bambina
:
se
non
verrà
,
allora
voi
avrete
ragione
,
conte
.
Sono
una
donna
onesta
,
e
Dio
mi
punirebbe
se
non
mantenessi
il
giuramento
fatto
ad
una
morente
.
Non
venite
,
conte
,
a
vedere
la
povera
signora
?
-
Verrò
più
tardi
,
lasciami
!
-
Voleva
essere
solo
per
calmare
il
tumulto
dei
suoi
pensieri
,
ritrovare
la
calma
necessaria
per
non
tradirsi
in
faccia
ad
alcuno
.
Ah
!
come
era
stato
giuocato
bene
da
quella
morta
,
che
egli
aveva
creduto
di
tenere
nelle
mani
!
Quale
colpo
supremo
gli
aveva
preparato
,
facendogli
consegnare
quella
chiave
dalla
figlia
di
Giulietta
,
dalla
sua
propria
figlia
!
Livio
non
aveva
viscere
di
padre
.
Il
ricordo
di
quella
bambina
cui
fece
assassinare
la
madre
,
non
lo
commoveva
,
ma
l
'
irritava
.
Come
poteva
la
contessa
averle
parlato
?
Se
la
fanciulla
era
entrata
nella
villa
,
per
certo
vi
era
venuto
anche
Aldo
Pomigliano
!
Egli
cercava
la
verità
senza
trovarla
,
e
continuava
a
digrignare
i
denti
,
a
bestemmiare
,
a
maledire
.
Poi
tornò
a
calmarsi
,
e
tutte
le
sue
facoltà
si
concentrarono
per
avere
le
ricchezze
di
Bianca
.
Non
un
rimorso
nell
'
anima
del
conte
:
solo
il
pensiero
di
salvarsi
e
ricuperare
la
fortuna
che
gli
sfuggiva
.
Atteggiando
il
volto
al
più
profondo
dolore
,
egli
si
diresse
all
'
appartamento
di
Bianca
.
Nel
corridoio
incontrò
Fabio
.
-
Dammi
il
braccio
;
-
mormorò
Livio
-
temo
di
non
avere
la
forza
di
sopportare
la
vista
di
quella
salma
adorata
.
-
Coraggio
!
-
disse
Fabio
.
Entrarono
nella
camera
della
contessa
.
Milia
,
che
era
presso
al
letto
funebre
,
si
chinò
come
se
volesse
aggiustare
i
guanciali
della
morta
,
quindi
si
trasse
da
parte
.
La
camera
era
avvolta
nell
'
oscurità
:
chiuse
le
persiane
e
le
imposte
;
una
sola
lampada
accesa
gettava
un
incerto
chiarore
sul
letto
,
dove
il
conte
vide
distesa
sua
moglie
,
vestita
di
bianco
,
con
le
trecce
nere
pendenti
sull
'
abito
,
gli
occhi
chiusi
.
Egli
osò
appena
guardarla
:
ebbe
un
brivido
di
paura
,
e
staccatosi
da
Fabio
cadde
sulle
ginocchia
fingendo
di
singhiozzare
disperatamente
e
gridando
:
-
Mia
povera
Bianca
,
mia
povera
Bianca
!
-
Fabio
e
Milia
,
ritti
,
immobili
,
muti
,
sembrava
non
osassero
turbare
quel
dolore
.
Ad
un
tratto
il
conte
si
rialzò
balbettando
:
-
No
,
non
posso
resistere
,
non
posso
resistere
:
tornerò
più
tardi
;
se
rimanessi
qui
adesso
,
impazzirei
!
-
E
fuggì
da
quella
camera
,
si
recò
nel
parco
per
essere
solo
a
riflettere
.
Appena
fu
scomparso
,
Bianca
aprì
gli
occhi
,
si
sollevò
alquanto
,
sorrise
.
-
Credete
al
suo
dolore
?
-
chiese
.
-
No
,
-
risposero
insieme
Fabio
e
Milia
.
-
Il
conte
non
vi
ha
rivelato
il
contenuto
della
mia
lettera
?
-
No
,
-
soggiunse
Fabio
-
se
ne
è
guardato
bene
;
però
non
ha
potuto
nascondere
i
suoi
fremiti
di
furore
;
ho
visto
nei
suo
occhi
passare
dei
lampi
sanguigni
....
e
sono
ormai
persuaso
che
stanotte
si
tradirà
.
-
Recatevi
a
sorvegliarlo
,
-
disse
dolcemente
la
contessa
.
-
Non
bisogna
perderlo
d
'
occhio
un
istante
.
Inoltre
vi
raccomando
di
farlo
mangiare
e
soprattutto
bere
.
-
Fidatevi
di
me
.
-
Il
conte
,
in
balìa
dei
propri
pensieri
,
si
mise
a
percorrere
rabbiosamente
i
viali
del
parco
,
gesticolando
;
poi
si
gettò
disteso
sull
'
erba
,
e
coi
pugni
chiusi
sotto
il
mento
,
gli
occhi
torbidi
,
si
diede
ad
organizzare
nella
sua
testa
tutto
un
piano
tenebroso
che
quella
notte
stessa
doveva
avere
uno
svolgimento
.
-
Fabio
solo
può
aiutarmi
,
e
mi
aiuterà
!
-
mormorò
ad
un
tratto
quasi
ad
alta
voce
.
Riconfortato
da
questa
riflessione
si
rialzò
ed
ebbe
un
brusco
sussulto
,
trovandosi
all
'
improvviso
dinanzi
il
giovane
,
cui
in
quel
momento
pensava
.
-
Tu
qui
?
-
disse
Livio
vivamente
.
Fabio
appariva
triste
,
commosso
.
-
Andavo
in
cerca
di
voi
,
-
rispose
.
-
Vi
avevo
veduto
così
agitato
!
Ma
ora
ringrazio
Dio
di
ritrovarvi
più
tranquillo
!
-
Il
conte
gli
prese
una
mano
,
gliela
strinse
affettuosamente
.
-
La
tua
presenza
mi
rende
il
coraggio
.
Oh
!
ti
ringrazio
di
essere
venuto
!
Nessuno
è
più
fedele
di
te
e
so
che
posso
contare
assolutamente
sul
tuo
affetto
.
-
Sì
,
conte
;
io
non
dimentico
la
lettera
di
vostra
madre
,
la
contessa
Rossano
,
la
mia
benefattrice
;
ho
sempre
in
mente
le
sue
parole
:
"
Su
mio
figlio
riverserai
tutta
la
riconoscenza
che
nutri
per
me
,
obbedirai
ad
ogni
sua
volontà
,
farai
solo
ciò
ch
'
egli
ti
ordinerà
di
fare
"
ed
io
sono
tutto
vostro
.
-
Un
raggio
di
trionfo
passò
negli
occhi
di
Livio
.
-
Grazie
,
Fabio
!
...
-
esclamò
.
-
Sei
degno
del
mio
amore
!
...
-
Ritornarono
a
casa
a
braccetto
.
Nel
salotto
particolare
del
conte
era
imbandita
la
tavola
,
e
Livio
volle
che
Fabio
vi
sedesse
con
lui
.
Il
conte
cominciò
a
mangiare
macchinalmente
,
con
aria
triste
,
poi
il
suo
appetito
essendosi
risvegliato
,
fece
onore
allo
vivande
e
bevette
più
di
quello
che
volesse
,
eccitandosi
a
poco
a
poco
,
incitando
Fabio
a
fare
lo
stesso
.
-
Sì
,
è
una
sventura
per
me
la
morte
di
Bianca
;
-
disse
empiendo
un
bicchiere
di
vecchio
barolo
-
ma
lei
,
poveretta
,
ha
finito
di
soffrire
.
Col
suo
cervello
debole
,
la
sua
salute
scossa
....
-
Vuotò
il
bicchiere
di
un
fiato
e
soggiunse
:
-
Non
poteva
durare
a
lungo
:
aveva
un
temperamento
troppo
eccitabile
.
-
Bevve
di
nuovo
,
e
guardando
fissamente
Fabio
:
-
Dunque
,
Bianca
ti
ha
fatto
giurare
di
passare
la
notte
presso
il
suo
cadavere
?
-
Sì
,
conte
,
-
rispose
gravemente
il
giovane
-
ed
io
adempirò
al
mio
giuramento
.
-
Farai
bene
,
io
veglierò
la
cara
salma
con
te
.
-
Fabio
lo
guardò
a
sua
volta
negli
occhi
.
-
Voi
,
conte
?
Ne
avrete
la
forza
?
-
Tu
sarai
con
me
e
mi
darai
coraggio
.
E
poi
avrò
forse
da
chiederti
un
favore
.
-
Qualunque
sia
,
-
rispose
Fabio
con
dolcezza
-
sarete
obbedito
.
Sono
il
vostro
schiavo
.
-
No
,
sei
il
mio
amico
,
il
mio
solo
e
migliore
amico
.
-
Gli
stese
la
mano
,
senza
accorgersi
che
quella
di
Fabio
ebbe
un
fremito
nel
toccarla
.
Poi
il
giovane
disse
:
-
Allora
,
se
permettete
,
andrò
a
dare
gli
ordini
opportuni
perchè
Milia
vada
a
riposare
ed
i
domestici
si
ritirino
di
buon
'
ora
.
-
Va
'
pure
,
e
fa
'
intendere
che
non
voglio
a
nessun
costo
essere
disturbato
!
-
Fabio
uscì
,
ed
il
conte
,
versatosi
un
altro
bicchiere
di
barolo
,
disse
sogghignando
:
-
Oh
!
mamma
cara
,
come
fosti
previdente
nel
procurarmi
un
tal
fratello
!
...
La
tua
colpa
d
'
amore
ha
dato
a
me
due
volte
la
vita
!
-
IV
.
Erano
circa
le
dieci
.
Nella
villa
regnava
il
più
perfetto
silenzio
.
I
domestici
si
erano
coricati
,
così
Milia
,
dopo
avere
scambiate
poche
parole
con
Fabio
.
Bianca
,
distesa
sul
letto
,
sembrava
dormisse
l
'
ultimo
sonno
.
Quando
il
conte
entrò
con
Fabio
,
questi
disse
:
-
Io
temo
che
la
vista
del
cadavere
finisca
col
turbarvi
e
non
possiate
sopportarla
;
se
me
lo
permettete
,
tiro
le
tende
del
letto
.
-
Fai
pure
!
-
rispose
il
conte
.
Fabio
si
affrettò
ad
obbedire
.
Una
sola
lampada
rischiarava
la
stanza
.
-
Volete
che
accenda
un
altro
lume
?
-
chiese
Fabio
.
-
No
,
-
rispose
il
conte
-
basta
così
....
Spingi
piuttosto
quella
poltrona
presso
alla
mia
,
perchè
dobbiamo
discorrere
.
-
Fabio
fece
quanto
egli
desiderava
.
-
Se
ho
voluto
passare
la
notte
qui
con
te
,
-
cominciò
il
conte
con
voce
cupa
-
è
stato
per
rivelarti
ciò
che
nessun
altro
deve
sapere
,
per
farti
una
confessione
che
ti
strazierà
il
cuore
,
come
ha
straziato
il
mio
.
-
Livio
sembrò
reprimere
un
singhiozzo
.
-
Mio
Dio
,
che
è
successo
?
-
chiese
Fabio
.
-
Forse
correte
nuovi
pericoli
?
Cercano
ancora
di
farvi
del
male
?
-
Sì
,
ed
è
quella
morta
,
capisci
,
che
si
vendica
di
me
,
non
perdonandomi
di
avere
smascherato
il
suo
amante
;
quella
morta
che
mi
ha
odiato
fino
all
'
ultimo
momento
.
-
Se
non
foste
voi
che
me
lo
diceste
,
non
lo
crederei
,
perchè
,
vi
ripeto
,
la
contessa
in
questi
ultimi
tempi
sembrava
cambiata
a
vostro
riguardo
.
-
Per
meglio
ingannarti
!
-
interruppe
il
conte
.
-
Tu
,
così
ingenuo
,
fidente
,
non
te
ne
accorgesti
;
ma
io
posso
dirti
che
è
riuscita
a
rivedere
il
suo
amante
,
posso
provarti
che
Bianca
è
morta
per
vendicarsi
di
me
.
-
Morta
per
vendicarsi
di
voi
?
-
ripete
con
accento
di
sorpresa
Fabio
.
-
Scusate
,
conte
:
non
vi
comprendo
.
-
Il
conte
volse
uno
sguardo
rapido
al
letto
,
come
se
temesse
che
la
morta
sorgesse
a
smentirlo
;
poi
disse
:
-
Tu
credi
che
la
morte
di
Bianca
sia
stata
naturale
?
-
Fabio
finse
di
scattare
sulla
poltrona
,
stralunò
gli
occhi
.
-
Ma
non
so
,
non
capisco
...
!
-
Livio
si
chinò
ancora
più
verso
lui
.
-
Mia
moglie
è
morta
avvelenata
!
-
disse
piano
.
Fabio
gettò
un
grido
.
-
Avvelenata
?
Come
?
Da
chi
?
-
Da
sè
stessa
.
-
Un
suicidio
,
dunque
?
-
Sì
,
un
suicidio
,
per
perdermi
.
-
Fabio
era
divenuto
pensieroso
.
-
Ma
come
ha
potuto
procurarsi
il
veleno
?
....
-
Ecco
ciò
che
ignoro
,
ma
un
momento
o
l
'
altro
lo
scopriremo
.
-
Ma
voi
,
in
qual
modo
indovinaste
...
?
-
Dalla
lettera
che
tu
mi
consegnasti
da
parte
della
defunta
,
lettera
che
è
tutta
una
minaccia
,
un
insulto
per
me
.
Bianca
mi
dice
che
ha
nascosto
nella
cassaforte
il
resto
dell
'
elixir
da
me
inviatole
,
con
la
dichiarazione
che
contiene
del
veleno
.
-
Non
è
vero
,
però
?
-
interruppe
Fabio
,
mostrandosi
agitato
.
II
conte
alzò
le
spalle
.
-
Non
capisci
che
il
veleno
vi
è
stato
posto
da
Bianca
,
la
quale
ha
così
dato
sfogo
al
suo
odio
contro
me
!
Ma
se
quella
boccetta
con
quella
dichiarazione
venisse
trovata
,
io
sarei
perduto
.
-
Il
viso
di
Fabio
si
era
contratto
.
Egli
volse
uno
sguardo
disperato
alla
cassaforte
.
-
Come
fare
?
La
chiave
non
è
nella
serratura
,
e
noi
non
possiamo
sforzare
il
mobile
.
-
Io
so
dove
si
trova
la
chiave
;
-
disse
lentamente
il
conte
-
Bianca
stessa
me
lo
dice
nella
sua
lettera
.
Ma
ella
è
sicura
che
io
non
la
toglierò
mai
dal
posto
dove
si
trova
,
e
per
questo
mi
affido
a
te
.
Sì
,
tu
solo
puoi
rendermi
un
tale
servizio
,
e
me
lo
farai
,
altrimenti
ne
va
del
mio
onore
,
della
mia
vita
.
-
L
'
onore
e
la
vita
del
vostro
schiavo
-
disse
Fabio
-
non
hanno
alcun
valore
,
quando
si
tratta
della
vostra
salvezza
;
io
sono
pronto
a
sacrificarli
per
voi
.
Ditemi
dove
si
trova
quella
chiave
.
-
Al
collo
della
morta
,
-
rispose
il
conte
tremando
-
ed
io
non
avrò
mai
il
coraggio
di
togliergliela
.
-
Fabio
si
passò
una
mano
sulla
fronte
.
-
Sarebbe
una
profanazione
,
quasi
un
delitto
!
-
Pensa
che
,
diversamente
,
io
sono
perduto
;
ricordati
la
raccomandazione
della
tua
benefattrice
,
la
preghiera
di
tua
madre
.
-
Fabio
scattò
in
piedi
.
-
Avete
ragione
!
-
disse
con
accento
risoluto
.
-
Perdonatemi
se
ho
esitato
un
istante
.
-
Si
diresse
di
passo
fermo
verso
il
letto
funebre
,
ne
tirò
di
nuovo
le
tende
.
Il
conte
,
più
livido
del
cadavere
,
seguiva
ogni
movimento
del
giovane
,
senza
muoversi
dal
suo
posto
.
Egli
vide
Fabio
chinarsi
verso
la
salma
e
ad
un
tratto
indietreggiare
con
un
grido
,
mentre
la
morta
si
sollevava
sul
letto
,
e
con
una
voce
che
sembrava
venisse
di
sotterra
,
pronunziava
queste
parole
:
-
Non
ti
basta
,
Livio
,
di
aver
fatto
di
tuo
fratello
un
assassino
;
vuoi
che
sia
anche
ladro
?
-
Il
conte
tentò
di
rispondere
,
ma
la
voce
gli
spirò
nella
gola
;
fece
per
alzarsi
,
ma
i
suoi
piedi
ricusarono
di
muoversi
e
si
ripiegò
svenuto
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Quando
risensò
,
era
nella
propria
camera
e
dinanzi
a
lui
,
colle
braccia
incrociate
sul
petto
,
stava
Fabio
.
Ma
il
giovane
non
aveva
più
l
'
aspetto
timido
,
sommesso
,
che
il
conte
gli
conosceva
.
Egli
alzava
fieramente
la
bella
testa
,
ed
i
suoi
occhi
fissi
su
lui
avevano
un
'
espressione
di
freddo
disprezzo
.
-
Io
sogno
....
-
mormorò
Livio
.
-
No
,
tu
sei
sveglio
,
Caino
....
-
rispose
Fabio
sordamente
.
-
Guardami
,
guardami
bene
....
Sono
io
,
Fabio
....
tuo
fratello
!
-
Il
conte
ricominciava
a
riprendere
la
sua
audacia
.
Si
raddrizzò
con
violenza
.
-
Mio
fratello
....
tu
?
Chi
ti
ha
dato
ad
intendere
simili
menzogne
?
-
Dimentichi
la
confessione
fatta
da
te
stesso
alla
tua
degna
amante
Cinzia
?
-
rispose
Fabio
ridivenendo
ad
un
tratto
calmo
,
ma
di
una
calma
terribile
.
-
Io
ero
là
ad
ascoltarti
,
e
non
ero
solo
:
altri
raccolsero
la
tua
confessione
,
mentre
tu
aprivi
per
la
prima
volta
la
tua
anima
alla
donna
che
ti
tradiva
.
-
Tu
menti
!
-
ruggì
il
conte
.
-
Ho
le
prove
di
quanto
ti
dico
,
e
sono
in
mani
sicure
.
-
Ebbene
,
ammettendo
che
tu
sia
figlio
di
mia
madre
,
tu
sei
un
bastardo
,
e
non
pretenderai
adesso
di
avere
gli
stessi
diritti
del
figlio
legittimo
....
Dovresti
ringraziare
Dio
se
ti
venne
dato
un
nome
!
-
Fabio
vacillò
sotto
l
'
ingiuria
,
ma
sollevando
tosto
con
più
fierezza
la
testa
:
-
Sì
,
quel
nome
mi
sarebbe
bastato
,
-
pronunziò
-
se
tu
non
ti
fossi
compiaciuto
di
trascinarlo
nel
fango
.
Io
non
ti
contendo
i
tuoi
diritti
,
ma
sono
qui
per
chiederti
conto
di
tutte
le
infamie
che
m
'
inducesti
a
commettere
.
Che
facesti
tu
e
mia
madre
del
fanciullo
che
nella
sua
innocenza
vi
credeva
suoi
benefattori
,
del
fanciullo
che
aveva
lo
stesso
vostro
sangue
nelle
vene
?
Un
vile
schiavo
ed
un
sicario
.
Una
povera
fanciulla
da
te
ingannata
sotto
il
mio
nome
,
ti
dava
noia
per
i
tuoi
progetti
di
matrimonio
;
tu
armasti
la
mia
mano
per
sbarazzarti
di
lei
,
facendola
apparire
un
mostro
di
dissolutezza
.
Una
buona
creatura
da
me
amata
suscitò
il
tuo
capriccio
,
e
tu
fosti
lieto
della
mia
condanna
che
la
toglieva
a
me
e
la
dava
nelle
tue
mani
.
Avevi
ideato
di
perderla
.
-
-
Non
è
vero
!
-
urlò
il
conte
.
-
Se
essa
è
sfuggita
al
tuo
oltraggio
,
-
proseguì
Fabio
-
non
è
stato
per
tua
volontà
.
Un
giovane
onesto
,
che
aveva
raccolta
tua
figlia
,
che
venerava
la
contessa
come
una
santa
,
destò
la
tua
invidia
e
te
ne
sbarazzasti
,
facendolo
passare
per
ladro
.
Non
parlo
di
tutte
le
altre
tue
vittime
:
tuo
suocero
,
la
signora
Rivalta
,
morti
di
crepacuore
.
Vengo
alla
contessa
.
Non
ti
bastava
di
averle
tolto
il
padre
,
cercasti
di
sopprimerla
avvelenandola
.
Ed
avevi
scelto
di
nuovo
me
per
versare
la
morte
alla
povera
martire
.
Ma
Dio
era
stanco
delle
tue
infamie
e
permise
che
io
aprissi
gli
occhi
sul
tuo
conto
e
che
la
contessa
fosse
salva
.
-
Un
grido
di
rabbia
sfuggì
dalle
labbra
di
Livio
.
-
È
dunque
commedia
la
morte
di
Bianca
?
-
esclamò
.
-
Sì
,
commedia
,
per
smascherarti
interamente
.
Neppure
davanti
a
quella
donna
che
tu
credevi
cadavere
avesti
un
lampo
di
rimorso
per
quello
che
volevi
farmi
commettere
.
Ebbene
,
vedi
:
benchè
io
sia
povero
,
disprezzato
,
non
abbia
il
nome
che
tu
porti
,
mi
sento
più
grande
di
te
,
nè
vorrei
cambiare
la
mia
posizione
colla
tua
.
Potrei
ucciderti
con
la
mie
mani
,
ma
non
voglio
fare
la
parte
di
Caino
;
eppure
,
se
ti
lasciassimo
vivere
,
tu
faresti
ancora
del
male
!
-
Quest
'
ultima
frase
riempì
Livio
di
terrore
.
Egli
si
portò
le
mani
in
tasca
,
come
se
cercasse
un
'
arme
che
non
aveva
,
digrignò
i
denti
e
con
voce
spezzata
:
-
Che
vuoi
dunque
da
me
?
-
chiese
.
-
Pensi
che
io
voglia
farmi
saltare
le
cervella
?
-
No
,
qualcuno
ti
suggerirà
una
morte
meno
violenta
.
-
Fabio
aprì
l
'
uscio
e
chiamò
a
voce
alta
:
-
Gina
!
-
La
figlia
di
Giulietta
Lovera
comparve
.
Essa
assomigliava
così
stranamente
alla
madre
,
che
il
conte
indietreggiò
terrorizzato
,
come
se
si
fosse
veduto
sorgere
dinanzi
la
sua
vittima
.
La
fanciulla
vestiva
di
nero
,
ed
il
suo
adorabile
viso
aveva
una
gravità
che
colpiva
.
Ella
teneva
nella
mano
destra
una
chiave
,
ed
avvicinandosi
al
conte
:
-
La
mamma
vi
manda
questa
chiave
,
-
disse
,
con
una
voce
che
scosse
tutte
le
fibre
del
miserabile
-
perchè
possiate
aprire
la
cassaforte
e
prendere
la
boccetta
di
liquore
che
vi
guarirà
per
sempre
.
-
Livio
non
rispose
,
non
stese
la
mano
.
Guardava
quella
fanciulla
,
e
grosse
gocce
di
sudore
gli
scorrevano
sulla
fronte
.
-
Non
la
volete
?
-
proseguì
Gina
.
-
Avete
paura
?
Eppure
la
mamma
mi
ha
detto
che
siete
forte
e
terribile
!
Io
vi
temevo
e
vi
odiavo
senza
conoscervi
,
ma
ora
che
mi
hanno
detto
che
siete
ammalato
,
non
vi
temo
nè
vi
odio
più
,
e
vi
darò
la
medicina
per
guarire
,
così
diverrete
buono
,
vi
pentirete
del
male
fatto
.
-
Il
conte
continuava
a
guardarla
,
e
ad
un
tratto
chiese
bruscamente
:
-
Come
sei
qui
?
-
Dio
mi
ha
guidata
qui
per
salvare
la
mamma
.
-
È
dunque
la
contessa
,
la
tua
mamma
?
-
ripetè
il
conte
sogghignando
.
-
Sì
,
la
mammina
del
cuore
;
l
'
altra
mamma
....
me
l
'
hanno
uccisa
,
ma
Dio
punirà
il
suo
assassino
!
-
Il
sogghigno
del
conte
si
accentuò
.
-
Sai
chi
sia
stato
il
suo
assassino
?
Guardalo
....
l
'
hai
dinanzi
a
te
.
-
E
le
indicò
Fabio
,
che
era
divenuto
livido
.
La
fanciulla
gettò
un
grido
,
poi
,
spinta
da
un
'
angoscia
indicibile
,
si
slanciò
verso
Fabio
.
-
Non
è
vero
!
-
esclamò
,
-
Dimmelo
tu
!
Quell
'
uomo
cattivo
ha
mentito
per
far
del
male
anche
a
te
!
-
No
,
Gina
;
-
rispose
con
gravità
e
tristezza
il
giovane
-
quell
'
uomo
ha
detto
la
verità
:
per
obbedire
a
lui
,
io
tolsi
dal
mondo
la
tua
povera
mamma
.
-
Gina
si
mise
a
singhiozzare
.
Fabio
le
si
inginocchiò
vicino
.
-
Io
ho
pianto
a
lacrime
di
sangue
il
delitto
fattomi
commettere
da
quell
'
uomo
,
-
proseguì
-
ma
la
tua
povera
mamma
apparve
a
me
una
notte
,
stendendomi
la
mano
,
dicendomi
che
mi
avrebbe
perdonato
il
giorno
in
cui
il
vero
colpevole
fosse
punito
.
Io
ti
giuro
,
Gina
,
che
quando
colui
sarà
punito
,
mi
ucciderò
,
e
tu
allora
mi
perdonerai
come
mi
perdonerà
tua
madre
.
-
La
fanciulla
esitò
un
istante
,
poi
si
slanciò
al
collo
di
Fabio
.
-
Io
non
voglio
che
tu
ti
uccida
;
ti
perdono
,
come
ti
perdonerà
la
mamma
,
ti
vorrò
bene
come
prima
,
perchè
tu
non
sei
colpevole
;
l
'
assassino
è
lui
!
-
E
volgendosi
al
conte
:
-
Sì
,
siete
voi
,
-
soggiunse
-
doppiamente
cattivo
,
perchè
dopo
che
avete
fatto
ammazzare
la
mamma
,
accusate
un
altro
:
la
mamma
non
vi
perdonerà
mai
,
come
io
non
vi
perdono
:
voi
mi
fate
paura
,
io
vorrei
vedervi
morto
!
-
Gettò
la
chiave
in
terra
e
si
avvinghiò
di
nuovo
a
Fabio
.
-
Portami
via
,
-
mormorò
supplichevole
-
non
voglio
vederlo
!
-
Nello
sguardo
del
conte
passò
un
lampo
di
odio
,
ma
Fabio
e
la
bambina
non
se
ne
avvidero
,
perchè
uscirono
dalla
stanza
,
lasciandolo
solo
.
La
collera
di
Livio
,
fino
allora
repressa
,
scoppiò
terribile
.
Egli
morse
con
rabbia
disperata
un
fazzoletto
che
teneva
nelle
mani
,
imprecò
,
bestemmiò
.
-
Anche
lui
contro
di
me
!
-
diceva
.
-
Caino
!
Mi
ha
chiamato
Caino
,
e
lo
sarò
!
Anche
Cinzia
mi
ha
tradito
!
Miserabile
!
Se
potessi
averla
fra
le
mani
....
Ah
!
credono
che
io
voglia
prendere
il
veleno
?
Stupidi
tutti
!
La
vita
mi
preme
troppo
e
voglio
conservarla
per
vendicarmi
!
Ah
!
tutti
sperano
che
io
scompaia
!
Ebbene
,
non
sarà
questa
la
soluzione
che
vi
aspettate
!
Io
prenderò
ancora
la
mia
rivincita
,
e
quale
rivincita
:
lo
vedrete
!
-
Egli
aprì
un
cassetto
del
suo
scrittoio
e
ne
trasse
una
rivoltella
carica
a
sei
colpi
,
che
si
mise
in
tasca
.
Poi
raccolse
da
terra
la
chiave
che
vi
aveva
gettata
Gina
,
e
si
avviò
all
'
appartamento
di
sua
moglie
.
Era
sorto
il
giorno
,
ma
nella
villa
il
silenzio
era
perfetto
.
Il
conte
entrò
nella
camera
di
Bianca
.
Non
vi
era
alcuno
.
Livio
volse
subito
gli
sguardi
alla
cassaforte
,
e
quando
vi
giunse
vicino
,
i
suoi
occhi
si
fecero
ardenti
.
Egli
mise
la
chiave
nella
serratura
,
aprì
.
Vide
subito
la
boccetta
dell
'
elixir
,
con
accanto
un
foglio
piegato
.
Ma
prima
di
prenderlo
il
conte
rovistò
febbrilmente
nella
cassaforte
,
sperando
di
trovarvi
dei
valori
,
o
i
gioielli
della
contessa
.
La
cassaforte
era
vuota
.
Un
'
onda
di
sangue
gli
salì
al
capo
.
-
Nulla
,
più
nulla
!
-
gridò
.
Allora
,
con
una
rabbia
impossibile
a
descriversi
,
strappò
coi
denti
il
foglio
vergato
da
Bianca
senza
neppure
leggerlo
,
e
afferrata
la
boccetta
,
la
scagliò
a
terra
:
il
liquido
si
sparse
sul
pavimento
.
Poi
,
con
una
furia
da
pazzo
,
il
conte
si
slanciò
verso
l
'
uscio
.
Ma
sulla
soglia
stava
la
contessa
Bianca
,
sorridendo
con
sanguinosa
ironia
.
Il
conte
indietreggiò
come
fulminato
.
Egli
non
riconosceva
quasi
più
sua
moglie
in
quella
donna
dal
volto
animato
,
dagli
occhi
brillanti
.
Essa
inoltrò
di
qualche
passo
e
disse
:
-
Sapevo
bene
che
non
avevate
cuore
nè
orgoglio
,
che
la
vostra
anima
è
inaccessibile
al
pentimento
,
che
nulla
vi
avrebbe
commosso
,
neppure
la
vista
della
vostra
innocente
bambina
.
Inoltre
,
siete
troppo
vigliacco
per
uccidervi
!
-
Ad
ogni
insulto
di
quella
donna
,
il
conte
trasaliva
;
ma
non
era
quello
l
'
istante
di
porre
in
opera
quanto
aveva
divisato
.
Giacchè
sua
moglie
era
là
,
egli
l
'
avrebbe
costretta
a
dargli
tutto
il
denaro
,
a
firmare
ciò
che
voleva
.
-
Venite
voi
dunque
a
darmi
la
morte
?
-
domandò
.
Bianca
fece
un
atto
di
altero
disprezzo
.
-
Non
sono
un
'
assassina
!
-
.
rispose
,
-
E
giacchè
siete
tanto
attaccato
alla
vita
,
nessuno
qui
ve
la
toglierà
.
Solo
vi
avverto
che
,
dietro
la
vostra
completa
confessione
,
che
cinque
testimoni
,
compresi
due
magistrati
,
hanno
accolta
,
voi
non
sfuggirete
alla
giustizia
umana
.
È
già
stato
spiccato
l
'
ordine
di
arrestarvi
,
e
solo
dietro
una
mia
preghiera
,
per
non
suscitare
scandalo
,
hanno
lasciato
che
prima
venissi
a
proporvi
io
stessa
il
patto
,
che
solo
varrà
a
salvarvi
.
-
E
questo
patto
?
-
chiese
egli
con
tono
leggermente
beffardo
.
-
Voi
lascerete
subito
l
'
Italia
:
vostro
fratello
stesso
vi
accompagnerà
fino
all
'
Havre
,
ed
al
momento
del
vostro
imbarco
per
il
nuovo
mondo
,
vi
consegnerà
una
somma
bastante
a
sopperire
al
vostro
viaggio
,
ai
vostri
primi
bisogni
.
Dopo
,
cercherete
di
guadagnarvi
la
vita
ed
espiare
,
col
lavoro
,
l
'
indegna
vostra
condotta
passata
.
Per
me
sarete
morto
,
perchè
scriverete
un
biglietto
,
in
cui
direte
che
,
stanco
di
un
'
esistenza
torturata
dai
rimorsi
,
vi
siete
ucciso
.
-
Il
conte
era
ritornato
calmo
.
-
E
questo
biglietto
devo
lasciarlo
a
voi
?
-
Sì
.
-
Ebbene
,
sarete
soddisfatta
;
datemi
carta
e
calamaio
,
ed
io
lo
scriverò
subito
per
mostrarvi
che
non
sono
il
vile
che
credete
e
che
qualche
cosa
di
buono
è
ancora
in
me
.
-
Mentre
Bianca
obbediva
,
il
conte
si
strinse
il
capo
fra
le
dita
convulse
,
e
come
parlando
a
sè
stesso
:
-
Sì
,
sono
stato
un
grande
colpevole
!
-
disse
in
tono
violento
.
-
Non
merito
il
perdono
di
alcuno
!
-
La
contessa
era
commossa
:
senza
guardare
il
conte
,
si
chinò
a
disporre
sul
tavolino
la
carta
da
lettere
ed
il
calamaio
.
In
quel
momento
sentì
un
soffio
ardente
alle
sue
spalle
;
si
volse
di
scatto
e
si
trovò
dinanzi
il
marito
,
livido
,
con
gli
sguardi
scintillanti
di
selvaggia
energia
,
la
mano
armata
della
rivoltella
.
-
Credevi
di
trionfare
,
-
esclamò
Livio
con
un
'
esaltazione
che
andò
crescendo
-
credevi
di
liberarti
per
sempre
di
me
,
di
avermi
nelle
tue
mani
vinto
,
umiliato
!
Invece
sei
tu
nelle
mie
:
quella
carta
servirà
a
te
stessa
per
scrivere
che
metà
della
tua
sostanza
mi
appartiene
interamente
.
Vedi
che
sono
discreto
;
ma
se
tu
esiti
a
scrivere
,
io
ti
uccido
!
-
La
contessa
,
alla
vista
della
rivoltella
,
aveva
provato
un
brivido
di
terrore
,
ma
subito
riprese
la
sua
calma
,
perchè
vide
sollevarsi
il
panneggiamento
di
un
uscio
ed
apparire
Fabio
alterato
,
irriconoscibile
per
lo
spavento
.
Egli
inoltrava
in
punta
di
piedi
dietro
al
fratello
:
ma
all
'
istante
di
afferrare
il
braccio
che
teneva
la
rivoltella
,
un
movimento
lo
tradì
.
Livio
si
rivolse
e
gettò
un
grido
di
rabbia
.
-
Ah
!
tu
stavi
a
spiarmi
?
-
urlò
furente
.
-
Vattene
,
vattene
,
o
non
rispondo
più
di
me
!
-
Colpisci
dunque
,
Caino
,
colpisci
!
-
esclamò
Fabio
presentando
il
petto
al
fratello
.
Bianca
,
presentendo
il
pericolo
che
il
giovane
correva
,
si
gettò
a
sua
volta
sopra
il
conte
per
disarmarlo
,
ma
non
fu
a
tempo
.
Uno
sparo
rintronò
,
e
Fabio
,
colpito
alla
spalla
sinistra
,
cadde
senza
gettare
un
grido
.
-
Assassino
,
fratricida
!
-
urlò
Bianca
pazza
dal
terrore
.
-
Aiuto
!
Aiuto
!
-
Due
uomini
si
precipitarono
nella
stanza
:
Aldo
Pomigliano
e
Umberto
Trani
.
Livio
non
li
riconobbe
:
egli
non
era
più
un
uomo
,
ma
una
belva
.
-
Fatemi
largo
....
o
ammazzo
tutti
!
-
Tre
altri
spari
rintronarono
nella
stanza
:
fortunatamente
i
colpi
andarono
a
vuoto
.
Ma
Livio
aveva
ottenuto
in
tal
modo
il
passo
libero
e
si
slanciò
fuori
,
mentre
gli
altri
non
si
occuparono
più
che
di
Fabio
steso
a
terra
,
immerso
nel
sangue
.
Il
conte
scese
,
sempre
correndo
,
nel
parco
,
e
si
mise
a
percorrerlo
come
un
forsennato
,
continuando
a
sparare
colpi
all
'
impazzata
.
Ma
la
rivoltella
era
ormai
scarica
;
tuttavia
egli
continuava
a
fare
scattare
il
grilletto
,
in
preda
a
un
delirio
orribile
,
mentre
le
tenebre
avvolgevano
la
sua
mente
.
Alla
svolta
di
un
viale
si
fermò
:
un
uomo
gli
era
sorto
dinanzi
,
un
uomo
armato
egli
pure
di
rivoltella
.
-
Ah
!
finalmente
ti
ritrovo
!
Mi
riconosci
?
-
disse
costui
sbarrandogli
il
passo
.
-
La
Provvidenza
mi
ha
scelto
per
porre
un
termine
ai
tuoi
delitti
:
tu
morrai
per
mano
mia
!
-
Non
so
chi
siate
!
Indietro
,
o
vi
uccido
io
per
il
primo
!
-
urlò
a
sua
volta
il
conte
.
E
spianò
contro
lui
la
rivoltella
scarica
.
-
Io
morrò
,
ma
vendicato
!
-
rispose
prontamente
l
'
altro
,
lasciando
a
sua
volta
partire
il
colpo
.
Fu
la
cosa
di
un
attimo
.
Un
lampo
brillò
,
un
grido
si
intese
,
e
il
conte
,
colpito
in
pieno
petto
,
cadde
al
suolo
fulminato
.
L
'
uomo
che
aveva
fatto
giustizia
era
il
signor
Guglielmo
Rivalta
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Fabio
apriva
gli
occhi
alla
vita
dopo
quindici
giorni
di
alternativa
fra
speranze
e
timori
.
Egli
si
guardava
attorno
senza
pronunziare
parola
.
Una
donna
,
col
viso
alterato
dalle
veglie
e
dal
dolore
,
osservava
quella
prima
manifestazione
di
vita
con
occhi
inondati
di
pianto
:
era
Ilda
.
Allorchè
il
medico
,
visitato
il
ferito
,
dichiarò
che
il
caso
era
mortale
e
che
soltanto
un
miracolo
poteva
salvare
Fabio
,
Ilda
esclamò
con
passione
:
-
Io
compirò
il
miracolo
!
Io
lo
salverò
!
-
E
non
lasciandosi
vincere
dal
dolore
,
curò
Fabio
giorno
e
notte
.
Egli
era
sempre
in
preda
al
delirio
ed
evocava
ad
alta
voce
le
scene
più
orribili
della
sua
esistenza
,
quelle
che
più
erano
rimaste
impresse
nella
sua
mente
.
Invano
Ilda
cercava
di
calmare
quel
delirio
con
delle
pezze
ghiacciate
.
Fabio
si
dibatteva
,
faceva
degli
sforzi
,
come
se
volesse
difendersi
da
un
nemico
invisibile
,
respingeva
la
mano
amica
,
pronta
a
salvarlo
.
E
batteva
l
'
aria
con
le
braccia
,
cercava
di
gettarsi
dal
letto
,
quindi
vi
ricadeva
spossato
,
mentre
le
lacrime
inondavano
il
volto
di
Ilda
.
Di
quando
in
quando
Fabio
sembrava
riconoscerla
,
poi
tornava
a
delirare
,
consumando
così
le
sue
forze
,
mentre
Ilda
pregava
Dio
che
prendesse
la
sua
vita
,
ma
salvasse
Fabio
.
Ma
Dio
,
senza
volere
tanto
sacrifizio
da
lei
,
le
rendeva
l
'
uomo
redento
dal
dolore
,
dal
pentimento
!
Lo
sguardo
di
Fabio
,
dopo
aver
vagato
a
lungo
qua
e
là
,
si
fermò
ad
un
tratto
,
per
la
prima
volta
con
un
lampo
di
intelligenza
,
su
Ilda
,
e
per
la
prima
volta
sembrò
che
la
vedesse
.
-
Tu
?
-
mormorò
.
-
Tu
,
mia
adorata
?
Perchè
vicina
a
me
?
-
Ilda
non
seppe
resistere
;
chinandosi
verso
lui
,
mormorò
con
voce
commossa
:
-
Per
salvarti
.
-
Fabio
fece
un
brusco
movimento
.
-
Per
salvarmi
?
Forse
che
corro
qualche
pericolo
?
-
No
;
ma
sei
stato
molto
malato
.
Ora
,
però
,
grazie
a
Dio
,
tutto
è
passato
:
tu
sei
guarito
....
-
Per
merito
tuo
,
non
è
vero
?
-
Ilda
sorrise
:
Fabio
le
stese
la
mano
;
ma
spossato
da
quel
breve
sforzo
,
richiuse
gli
occhi
e
si
addormentò
.
Dormì
per
molte
ore
,
nè
Ilda
si
mosse
dal
suo
posto
.
Quando
il
medico
giunse
,
Fabio
dormiva
sempre
,
nè
lo
svegliò
,
assicurando
Ilda
che
quel
riposo
tranquillo
era
vita
per
lui
.
-
Quando
si
sveglierà
,
-
disse
-
comprenderà
tutto
e
potrà
dirsi
completamente
guarito
.
-
La
contessa
Bianca
,
Aldo
o
Gina
entrarono
nella
camera
per
assicurarsi
coi
loro
occhi
del
miglioramento
di
Fabio
.
Ed
un
sospiro
di
sollievo
sfuggì
dai
loro
petti
.
Allorchè
Fabio
riaperse
di
nuovo
gli
occhi
,
era
perfettamente
in
sè
.
Riconobbe
Ilda
e
sorrise
.
-
Ah
!
sei
tu
,
sempre
tu
!
-
disse
con
voce
debole
.
-
Quanto
sei
stata
buona
con
me
,
che
ti
ho
disconosciuta
!
Dimmi
:
fui
ferito
gravemente
?
-
Sì
,
ma
oramai
ogni
pericolo
è
scomparso
.
-
Mi
trovo
sempre
alla
villa
Bianca
?
-
Sempre
.
-
Fabio
si
passò
una
mano
scarna
sulla
fronte
,
e
con
voce
leggermente
alterata
:
-
E
mio
fratello
?
-
mormorò
.
-
Non
pensare
a
lui
,
adesso
:
quando
sarai
più
forte
ti
dirò
tutto
.
-
Lascia
almeno
che
ringrazi
te
,
che
mi
hai
dato
una
seconda
vita
.
-
Le
stese
le
mani
,
l
'
attirò
a
se
:
le
loro
labbra
s
'
incontrarono
in
un
lungo
bacio
.
Il
domani
egli
era
più
forte
,
e
,
risvegliandosi
,
trovò
al
suo
capezzale
non
solo
Ilda
,
ma
la
contessa
Bianca
,
Gina
ed
Aldo
.
Quante
esclamazioni
di
gioia
quando
il
convalescente
li
salutò
tutti
a
nome
,
sorrise
loro
fissandoli
con
sguardi
dolci
e
turbati
!
Per
molti
giorni
nessuno
ricordò
a
Fabio
i
fatti
avvenuti
;
ma
allorchè
il
giovane
cominciò
ad
alzarsi
,
ruppero
il
silenzio
che
diveniva
ormai
penoso
.
Ilda
lo
informò
di
quanto
accadde
dopo
la
scena
rapida
e
violenta
fra
lui
ed
il
fratello
,
che
aveva
cercato
di
ucciderlo
.
Raccontò
la
fine
del
conte
.
La
gente
,
però
,
non
sapeva
il
vero
;
la
notizia
era
stata
diffusa
dal
Trani
,
dal
Meralta
e
dal
marchese
di
Passiflora
:
Livio
Rossano
si
era
suicidato
.
Un
mandato
di
arresto
era
stato
spiccato
contro
lui
,
dopo
una
confessione
firmata
da
cinque
testimoni
,
in
cui
il
conte
aveva
rivelato
delle
perfidie
che
nessuno
avrebbe
mai
immaginate
.
Così
si
seppe
che
l
'
assassinio
di
Giulietta
Lovera
era
stato
ordito
e
fatto
consumare
da
lui
onde
sbarazzarsi
della
giovane
che
gl
'
impediva
di
contrarre
il
suo
matrimonio
con
Bianca
.
Così
pure
si
scoprì
che
il
tentato
strangolamento
di
Ilda
ed
il
furto
del
quale
venne
accusato
Aldo
Pomigliano
,
erano
stati
perpetrati
dallo
stesso
conte
pe
'
suoi
fini
tenebrosi
.
Inoltre
il
conte
stava
per
commettere
un
ultimo
e
più
infame
delitto
cercando
di
avvelenare
la
moglie
;
ma
la
giustizia
,
avvertita
in
tempo
,
si
era
recata
alla
villa
per
arrestarlo
.
Nella
colluttazione
che
aveva
avuto
luogo
per
impossessarsi
di
Livio
,
questi
,
perduta
la
testa
,
aveva
tirato
alcuni
colpi
di
rivoltella
,
andati
a
vuoto
,
poi
si
era
slanciato
nel
parco
,
ed
ivi
si
era
suicidato
.
Ilda
aggiunse
che
Cinzia
,
arrestata
,
aveva
confermato
quei
particolari
,
ed
era
stata
tale
l
'
impressione
provata
per
la
tragica
fine
del
conte
,
che
la
sciagurata
si
trovava
morente
nell
'
infermeria
delle
carceri
.
La
giovane
concluse
che
nessuno
aveva
fatto
parola
della
ferita
riportata
da
Fabio
,
dei
suoi
legami
col
conte
,
nè
alcuno
avrebbe
avuto
il
minimo
dubbio
sul
suicidio
di
lui
,
se
una
lettera
di
Guglielmo
Rivalta
,
ricevuta
dalla
contessa
Bianca
,
non
avesse
rivelato
che
lo
sventurato
aveva
fatto
giustizia
del
colpevole
e
si
era
poi
ritirato
in
un
convento
a
finire
i
suoi
giorni
,
persuaso
che
Dio
lo
avrebbe
perdonato
e
ricongiunto
alla
sua
adorata
Severina
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Sei
mesi
dopo
,
la
villa
Bianca
era
di
nuovo
in
vendita
.
Bianca
Rossano
si
era
ritirata
nella
tenuta
di
suo
padre
,
e
Fabio
,
marito
felice
di
Ilda
,
era
divenuto
amministratore
dei
beni
della
contessa
.
Sua
moglie
era
la
più
devota
amica
della
giovane
vedova
.
Gina
non
aveva
più
lasciata
la
sua
cara
mamma
.
Aldo
invece
aveva
ripreso
dimora
a
Torino
,
continuando
i
suoi
studi
ed
i
suoi
esperimenti
sopra
un
modello
di
macchina
,
che
un
giorno
gli
procurerebbe
fama
e
fortuna
.
Il
tempo
scorreva
tranquillo
nella
tenuta
.
Una
volta
alla
settimana
Aldo
vi
compariva
,
ed
era
una
vera
festa
per
tutti
,
ma
specialmente
per
Bianca
.
Due
anni
scorsero
così
.
Una
mattina
Bianca
ricevette
un
telegramma
che
le
fece
battere
il
cuore
a
colpi
precipitosi
,
Diceva
;
"
Stasera
sarò
costì
a
prendere
il
premio
del
mio
lavoro
.
Aldo
.
"
Questo
voleva
dire
che
il
disegno
esposto
della
macchina
inventata
da
Aldo
aveva
riportato
un
trionfo
.
Ed
a
questo
trionfo
era
collegato
il
suo
avvenire
e
quello
della
contessa
.
Perchè
egli
non
avrebbe
mai
aspirato
alla
mano
di
lei
finchè
non
avesse
potuto
offrirle
un
nome
degno
di
lei
.
Quando
Aldo
giunse
alla
tenuta
,
tutti
erano
ad
aspettarlo
.
Egli
fu
condotto
in
casa
quasi
in
trionfo
;
ma
dopo
cena
,
quando
la
notte
fu
calata
,
tutti
si
ritirarono
,
lasciando
Bianca
e
il
giovane
soli
.
Ella
sedeva
accanto
al
balcone
aperto
;
egli
le
si
mise
ai
piedi
.
La
luna
brillava
,
inondandoli
di
un
mite
e
soave
chiarore
.
-
Bianca
,
adorata
!
-
sussurrò
Aldo
guardando
la
giovane
che
la
felicità
rendeva
ancora
più
bella
.
-
Ora
sarai
mia
per
sempre
,
non
è
vero
?
Nulla
più
ci
dividerà
!
Ora
anch
'
io
ho
uno
stato
da
offrirti
....
-
Credi
forse
che
se
tu
non
fossi
riuscito
avrei
rinunciato
a
te
?
-
rispose
Bianca
senza
arrossire
.
-
Io
fui
tua
fino
da
quando
mi
considerasti
come
una
sorella
,
e
se
adesso
vado
orgogliosa
del
tuo
trionfo
,
è
solo
per
te
.
Aldo
,
credi
al
mio
amore
?
-
Se
ci
credo
!
Ma
è
il
tuo
amore
che
mi
ha
dato
la
forza
di
soffrire
,
di
lottare
!
E
qual
premio
migliore
posso
ottenere
che
quello
di
farti
mia
per
sempre
!
Bianca
,
io
ti
adoro
,
noi
saremo
felici
,
l
'
avvenire
è
nostro
!
-
L
'
attirò
a
sè
,
senza
che
ella
opponesse
resistenza
,
e
per
la
prima
volta
le
loro
labbra
s
'
incontrarono
in
un
lungo
bacio
d
'
amore
.
Miscellanea ,
1
.
Mylord
Yanez
La
cerimonia
religiosa
,
che
aveva
fatto
accorrere
a
Gauhati
,
una
delle
più
importanti
città
dell
'
Assam
indiano
,
migliaia
e
migliaia
di
devoti
seguaci
di
Visnù
,
giunti
da
tutti
i
villaggi
bagnati
dalle
sacre
acque
del
Brahmaputra
,
era
finita
.
La
preziosa
pietra
di
Salagraman
,
che
altro
non
era
che
una
conchiglia
pietrificata
,
del
genere
dei
corni
d
'
Ammone
,
di
color
nero
,
ma
che
nel
suo
interno
celava
un
capello
di
Visnù
,
il
dio
conservatore
dell
'
India
,
era
stata
ricondotta
nella
grande
pagoda
di
Karia
,
e
probabilmente
già
nascosta
in
un
ripostiglio
noto
solo
al
rajah
,
ai
suoi
ministri
ed
al
grande
sacerdote
.
Le
vie
si
sfollavano
rapidamente
:
popolo
,
soldati
,
bajadere
,
suonatori
,
s
'
affrettavano
a
far
ritorno
alle
loro
case
,
alle
caserme
,
ai
templi
o
agli
alberghi
,
per
rifocillarsi
dopo
tant
'
ore
di
marcia
intorno
alla
città
,
seguendo
il
gigantesco
carro
che
portava
l
'
invidiato
amuleto
e
soprattutto
quel
capello
che
tutti
gli
stati
dell
'
India
invidiavano
al
fortunato
rajah
dell
'
Assam
.
Due
uomini
,
che
spiccavano
vivamente
pei
loro
costumi
assai
diversi
da
quelli
indossati
dagli
indiani
,
scendevano
lentamente
una
delle
vie
centrali
della
popolosa
città
,
soffermandosi
di
quando
in
quando
per
scambiare
una
parola
,
sopratutto
quando
non
avevano
presso
di
loro
né
popolani
,
né
soldati
.
Uno
era
un
bel
tipo
d
'
europeo
,
sulla
cinquantina
,
colla
barba
brizzolata
e
abbondante
,
la
pelle
un
po
'
abbronzata
,
tutto
vestito
di
flanella
bianca
e
avente
sul
capo
un
largo
feltro
somigliante
al
sombrero
messicano
,
con
piccole
ghiande
d
'
oro
intorno
al
nastro
di
seta
.
L
'
altro
invece
era
un
orientale
,
un
estremo
orientale
,
a
giudicarlo
dalla
tinta
della
sua
pelle
,
che
aveva
dei
lontani
riflessi
olivastri
,
occhi
nerissimi
,
brucianti
,
barba
ancora
nera
e
capelli
lunghi
e
ricciuti
che
gli
cadevano
sulle
spalle
.
Invece
del
vestito
bianco
,
indossava
una
ricchissima
casacca
di
seta
verde
con
alamari
e
bottoni
d
'
oro
,
portava
calzoni
larghi
d
'
egual
colore
,
stivali
alti
di
pelle
gialla
colla
punta
rialzata
come
quelli
degli
usbeki
e
dalla
larga
fascia
di
seta
bianca
gli
pendeva
una
magnifica
scimitarra
,
la
cui
impugnatura
era
incrostata
di
diamanti
e
di
rubini
d
'
un
valore
certamente
immenso
.
Splendidi
tipi
entrambi
,
alti
di
statura
,
vigorosi
,
capaci
di
tener
testa
da
soli
a
venti
indù
.
-
Dunque
,
Yanez
?
-
chiese
ad
un
tratto
l
'
uomo
vestito
di
seta
,
fermandosi
per
la
decima
volta
.
-
Che
cos
'
hai
deciso
?
I
miei
uomini
si
annoiano
;
tu
sai
che
la
pazienza
non
è
mai
stata
il
forte
delle
vecchie
tigri
di
Mompracem
.
Sono
otto
giorni
che
siamo
qui
a
guardare
i
templi
di
questa
città
e
la
corrente
poco
pulita
del
Brahmaputra
.
Non
è
così
che
si
conquista
un
regno
.
-
Tu
hai
sempre
fretta
-
rispose
l
'
altro
.
-
Gli
anni
non
riusciranno
a
calmare
mai
il
sangue
ardente
della
Tigre
della
Malesia
?
-
Non
credo
-
rispose
il
famoso
pirata
,
sorridendo
.
-
Ed
a
te
non
strapperanno
la
tua
eterna
calma
?
-
Vorrei
,
mio
caro
Sandokan
,
mettere
oggi
stesso
le
mani
sul
trono
del
rajah
e
strappargli
la
corona
per
metterla
sulla
fronte
della
mia
bella
Surama
,
ma
la
cosa
non
mi
sembra
troppo
facile
.
Fino
a
che
qualche
fortunato
avvenimento
non
mi
farà
avvicinare
quel
prepotente
monarca
,
noi
non
potremo
tentare
nulla
.
-
Quell
'
avvicinamento
si
cerca
.
Si
sarebbe
spenta
la
tua
fantasia
?
-
Non
credo
,
perché
ho
un
'
idea
fissa
nel
cervello
,
-
rispose
Yanez
.
-
Quale
?
-
Se
noi
non
facciamo
qualche
gran
colpo
,
non
entreremo
giammai
nelle
buone
grazie
del
rajah
,
il
quale
detesta
gli
stranieri
.
-
Noi
siamo
pronti
ad
aiutarti
.
Siamo
in
trentacinque
,
con
Sambigliong
,
e
domani
saranno
qui
anche
Tremal
-
Naik
e
Kammamuri
.
Mi
hanno
telegrafato
quest
'
oggi
che
lasciavano
Calcutta
per
raggiungerci
.
Fuori
l
'
idea
.
-
Invece
di
rispondere
,
Yanez
si
era
fermato
dinanzi
ad
un
palazzo
,
le
cui
finestre
erano
illuminate
da
panieri
di
filo
di
ferro
colmi
di
cotone
imbevuto
d
'
olio
di
cocco
,
che
fiammeggiavano
crepitando
.
Dal
pianterreno
,
che
pareva
servisse
d
'
albergo
,
usciva
un
baccano
indiavolato
e
attraverso
le
finestre
si
vedevano
numerose
persone
che
andavano
e
venivano
affaccendate
.
-
Ci
siamo
,
-
disse
Yanez
.
-
Dove
?
-
Il
primo
ministro
del
rajah
,
Sua
Eccellenza
Kaksa
Pharaum
non
dormirà
tanto
facilmente
questa
sera
.
-
Perché
?
-
Col
chiasso
che
fanno
sotto
di
lui
.
Che
cattiva
idea
ha
avuto
di
andare
ad
abitare
sopra
un
albergo
!
Potrebbe
costargli
cara
.
-
Sandokan
lo
guardò
con
sorpresa
.
-
La
tua
idea
partirebbe
da
questo
albergo
?
-
chiese
.
-
Me
lo
saprai
dire
più
tardi
.
Come
ho
giuocato
James
Brooke
,
che
non
era
uno
stupido
,
farò
un
brutto
scherzo
anche
a
S
.
E
.
Kaksa
Pharaum
.
Hai
fame
,
fratellino
?
-
Una
buona
cena
non
mi
dispiacerebbe
.
-
Te
la
offro
,
ma
tu
te
la
mangerai
da
solo
,
-
disse
Yanez
.
-
Tu
diventi
un
enigma
.
-
Svolgo
la
mia
famosa
idea
.
Tu
dunque
cenerai
ad
un
'
altra
tavola
e
qualunque
cosa
accada
non
interverrai
nelle
mie
faccende
;
solo
quando
avrai
finito
di
cenare
andrai
a
chiamare
i
nostri
tigrotti
e
li
farai
passeggiare
,
come
tranquilli
cittadini
che
si
godono
la
frescura
notturna
,
sotto
le
finestre
di
S
.
E
.
il
primo
ministro
.
-
E
se
ti
minacciassero
?
-
Tengo
sotto
la
fascia
due
buone
pistole
a
due
colpi
ciascuna
ed
in
una
tasca
ho
il
mio
fedele
kriss
.
Guarda
,
ascolta
,
mangia
e
fingi
di
essere
cieco
e
muto
.
-
Ciò
detto
lasciò
Sandokan
,
più
che
mai
stupito
per
quelle
parole
oscure
,
ed
entrò
risolutamente
nell
'
albergo
,
con
una
gravità
così
comica
che
in
altre
occasioni
avrebbe
fatto
schiattare
dalle
risa
il
suo
compagno
,
quantunque
per
indole
non
fosse
mai
stato
troppo
allegro
.
Quella
trattoria
non
era
così
frequentata
,
come
Yanez
aveva
creduto
.
Si
componeva
di
tre
salette
,
ammobiliate
senza
lusso
,
con
molte
tavole
e
molte
panche
ed
un
gran
numero
di
servi
che
correvano
come
pazzi
,
portando
caraffe
di
vino
di
palma
e
d
'
arak
e
grandi
terrine
ripiene
di
riso
condito
con
pesci
del
Brahmaputra
,
fritti
nell
'
olio
di
cocco
e
mescolati
con
erbe
aromatiche
.
Assisi
ai
tavoli
non
vi
erano
più
di
due
dozzine
d
'
indiani
,
appartenenti
però
alle
alte
caste
,
a
giudicarlo
dalla
ricchezza
dei
loro
costumi
,
per
lo
più
kaltani
e
ragiaputra
discesi
dalle
alte
montagne
del
Dalch
e
del
Landa
per
chiedere
qualche
grazia
alla
preziosa
conchiglia
pietrificata
,
che
celava
nel
suo
interno
il
capello
di
Visnù
.
L
'
improvvisa
entrata
di
quell
'
europeo
pareva
che
avesse
prodotto
un
pessimo
effetto
su
tutti
quegli
indiani
,
poiché
i
discorsi
cessarono
immediatamente
,
e
l
'
allegria
prodotta
dalle
abbondanti
libazioni
del
vino
e
dell
'
arak
arracanese
sfumò
d
'
un
colpo
.
Il
portoghese
,
a
cui
nulla
sfuggiva
,
attraversò
le
due
prime
sale
ed
entrato
nell
'
ultima
andò
a
sedersi
ad
un
tavolo
,
che
era
occupato
da
quattro
barbuti
kattani
che
avevano
nelle
larghe
fasce
un
vero
arsenale
fra
pistole
,
pugnali
e
tarwar
assai
ricurvi
e
affilatissimi
.
Yanez
li
guardò
bene
in
viso
,
senza
degnarli
d
'
un
saluto
e
si
sedette
tranquillamente
di
fronte
a
loro
,
gridando
con
voce
stentorea
:
-
Da
manciare
!
Mylord
avere
molta
fame
!
-
I
quattro
kaltani
,
ai
quali
non
doveva
piacere
troppo
la
compagnia
di
quello
straniero
,
presero
le
loro
terrine
ancora
semi
-
piene
di
carri
,
s
'
alzarono
di
colpo
e
cambiarono
tavola
.
-
Benissimo
,
-
mormorò
il
portoghese
.
-
Tra
poco
vi
farò
o
ridere
o
piangere
.
-
Un
garzone
passava
in
quel
momento
,
portando
un
piatto
colmo
di
pesci
,
destinato
ad
altre
persone
.
Si
levò
rapidamente
e
lo
afferrò
per
un
orecchio
costringendolo
a
fermarsi
.
Poi
gli
gridò
sul
viso
:
-
Mylord
avere
molta
fame
.
Metti
qui
,
briccone
!
È
seconda
volta
che
mylord
grida
.
-
Sahib
!
-
esclamò
confuso
,
ed
un
po
'
irritato
,
l
'
indiano
.
-
Questo
pesce
non
è
per
voi
.
-
Chiamare
me
mylord
,
birbante
!
-
gridò
Yanez
,
fingendosi
irritato
.
-
Io
essere
grande
inglese
.
Metti
qui
piatto
!
Buon
profumo
.
-
Impossibile
,
mylord
.
Non
è
per
te
.
-
Io
pagare
e
volere
manciare
.
-
Un
momento
solo
e
ti
servo
.
-
Contare
momenti
sul
mio
orologio
,
poi
tagliare
a
te
un
orecchio
.
-
Si
tolse
da
un
taschino
un
magnifico
cronometro
d
'
oro
e
lo
mise
sulla
tavola
,
fissando
le
lancette
.
In
quel
momento
Sandokan
era
entrato
,
mettendosi
a
sedere
ad
un
tavolo
che
si
trovava
presso
una
finestra
e
che
non
era
stato
occupato
.
Indossando
un
costume
orientale
ed
avendo
la
pelle
colorata
,
nessuno
aveva
fatto
gran
caso
a
lui
.
Poteva
passare
per
un
ricco
indù
del
Lahore
e
di
Agrar
,
giunto
per
assistere
alla
celebre
cerimonia
religiosa
.
Il
famoso
pirata
malese
si
era
appena
seduto
che
tre
o
quattro
giovani
servi
gli
furono
intorno
,
chiedendogli
premurosamente
che
cosa
desiderasse
per
cena
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
Yanez
,
gettando
via
con
stizza
la
sigaretta
che
aveva
appena
accesa
.
-
È
entrato
dopo
di
me
ed
eccoli
tutti
intorno
a
servirlo
.
Un
europeo
non
potrà
mai
fare
niente
di
buono
in
questo
paese
,
a
menoché
non
sia
un
furbo
matricolato
.
Ah
!
È
così
!
Vedrete
che
cosa
saprà
fare
mylord
...
Moreland
.
Prendiamo
il
nome
del
figlio
di
Suyodhana
.
Suona
bene
agli
orecchi
.
Ah
!
Toh
!
Vi
è
da
bere
!
-
Una
caraffa
,
ordinata
certamente
dai
quattro
kaltani
che
prima
occupavano
il
tavolo
,
si
trovava
nel
mezzo
,
con
accanto
una
tazza
.
Yanez
,
senza
preoccuparsi
dei
suoi
proprietari
,
l
'
afferrò
e
se
l
'
accostò
alle
labbra
,
tracannando
una
lunga
sorsata
.
-
Vero
arak
,
-
disse
poi
.
-
Squisitissimo
in
fede
mia
!
-
Stava
per
riassaggiarlo
,
quando
uno
dei
quattro
kaltani
barbuti
si
avvicinò
al
tavolo
,
dicendogli
in
un
pessimo
inglese
:
-
Scusa
,
sahib
,
ma
quella
caraffa
appartiene
a
me
.
Tu
hai
appoggiate
al
vaso
le
tue
labbra
impure
e
pagherai
il
contenuto
.
-
Chiamare
me
,
mylord
,
innanzi
tutto
,
-
disse
Yanez
,
tranquillamente
.
-
Sia
pure
,
purché
tu
paghi
quel
liquore
che
io
ho
ordinato
per
me
,
-
rispose
il
kaltano
con
accento
secco
.
-
Mylord
non
pagare
per
nessuno
.
Trovare
caraffa
sul
mio
tavolo
ed
io
bere
finché
non
avere
più
sete
.
Lasciare
tranquillo
mylord
.
-
Qui
non
sei
a
Calcutta
e
nemmeno
nel
Bengala
.
-
A
mylord
non
importare
affatto
.
Io
essere
grande
e
ricco
inglese
.
-
Ragione
di
più
per
pagare
ciò
che
non
ti
appartiene
.
-
Vattene
al
diavolo
-
.
Poi
,
vedendo
passare
un
altro
garzone
che
portava
un
certo
piatto
colmo
di
frutta
cotte
,
lo
prese
pel
collo
,
urlandogli
:
-
Qui
!
Metti
qui
,
davanti
mylord
.
Metti
o
mylord
strangolare
.
-
Sahib
!
-
Yanez
,
senza
attendere
altro
,
gli
strappò
il
piatto
,
se
lo
mise
dinanzi
e
dopo
d
'
aver
dato
al
garzone
una
spinta
che
lo
mandò
a
battere
il
naso
contro
un
tavolo
vicino
,
si
mise
a
mangiare
,
borbottando
:
-
Mylord
avere
molta
fame
.
Birbanti
indiani
!
Mandare
io
qui
cipay
e
cannoni
e
bum
su
tutti
voi
!
-
A
quell
'
atto
di
violenza
,
compiuta
da
uno
straniero
,
un
minaccioso
mormorìo
era
sfuggito
dalle
labbra
degli
indiani
,
che
stavano
cenando
nella
trattoria
.
I
quattro
kaltani
si
erano
anzi
alzati
,
tenendo
le
mani
appoggiate
sui
loro
lunghi
pistoloni
e
guardandolo
ferocemente
.
Solo
Sandokan
rideva
silenziosamente
,
mentre
Yanez
,
sempre
imperturbabile
,
si
divorava
coscienziosamente
le
frutta
cotte
inaffiandole
di
quando
in
quando
coll
'
arak
che
non
aveva
pagato
,
né
che
intendeva
pagare
.
Quand
'
ebbe
terminato
,
afferrò
quasi
di
volata
un
terzo
garzone
,
strappandogli
di
mano
una
terrina
piena
di
carri
,
condito
con
un
magnifico
pesce
.
-
Tutto
questo
per
mylord
!
-
gridò
.
-
Voi
non
servire
,
ed
io
prendere
,
by
God
!
-
Questa
volta
un
urlo
d
'
indignazione
si
era
alzato
nella
sala
.
Tutti
gl
'
indiani
che
occupavano
le
tavole
erano
balzati
in
piedi
come
un
solo
uomo
,
seccati
da
quelle
continue
prepotenze
.
-
Fuori
l
'
inglese
!
Fuori
!
-
gridarono
tutti
,
con
voce
minacciosa
.
Un
ragiaputra
d
'
aspetto
brigantesco
,
più
ardito
degli
altri
,
si
avanzò
verso
il
tavolo
occupato
dal
portoghese
e
gli
additò
la
porta
,
dicendogli
:
-
Vattene
!
Basta
!
-
Yanez
,
che
stava
già
attaccando
il
pesce
,
alzò
gli
occhi
sull
'
indiano
,
chiedendogli
con
perfetta
calma
:
-
Chi
?
-
Tu
!
-
Io
,
mylord
?
-
Mylord
o
sahib
,
vattene
!
-
riprese
il
ragiaputra
.
-
Mylord
non
avere
finito
ancora
cena
.
Avere
molta
fame
ancora
,
caro
indiano
.
-
Va
'
a
mangiare
a
Calcutta
.
-
Mylord
non
avere
voglia
di
muoversi
.
Trovare
qui
roba
molto
buona
ed
io
mylord
mangiare
ancora
molto
,
poi
tutto
pagare
.
-
Buttalo
fuori
!
-
urlarono
i
kaltani
,
furibondi
.
Il
ragiaputra
allungò
una
mano
per
afferrare
Yanez
;
ma
questi
gli
scaraventò
attraverso
il
viso
il
pesce
che
stava
mangiando
,
accecandolo
colla
salsa
pimentata
che
lo
contornava
,
A
quel
nuovo
atto
di
prepotenza
,
che
suonava
come
una
sfida
,
i
quattro
kaltani
ai
quali
Yanez
aveva
bevuto
l
'
arak
,
si
erano
slanciati
contro
la
tavola
urlando
come
indemoniati
.
Sandokan
si
era
pure
alzato
,
mettendo
le
mani
entro
la
fascia
;
ma
uno
sguardo
rapido
di
Yanez
lo
fermò
.
Il
portoghese
era
d
'
altronde
un
uomo
da
cavarsela
,
senza
l
'
aiuto
del
suo
terribile
compagno
.
Scaraventò
innanzi
a
tutto
addosso
ai
kaltani
la
terrina
del
carri
;
poi
afferrato
uno
sgabello
di
bambù
l
'
alzò
,
facendolo
roteare
minacciosamente
sui
musi
dei
suoi
avversari
.
La
mossa
fulminea
,
la
statura
dell
'
uomo
e
più
che
tutto
quel
certo
fascino
misterioso
che
esercitano
quasi
sempre
gli
uomini
bianchi
su
quelli
di
colore
,
avevano
arrestato
lo
slancio
dei
kaltani
e
di
tutti
gli
altri
indù
,
che
stavano
per
prendere
le
difese
dei
loro
compatriotti
.
-
Uscire
o
mylord
inglese
accoppare
tutti
!
-
aveva
gridato
il
portoghese
.
Poi
,
vedendo
che
i
suoi
avversari
stavano
lì
immobili
,
indecisi
,
lasciò
cadere
lo
scanno
,
trasse
due
magnifiche
pistole
a
doppia
canna
,
arabescate
e
montate
in
argento
e
madreperla
e
senz
'
altro
le
spianò
,
ripetendo
:
-
Uscire
tutti
!
-
Sandokan
fu
il
primo
a
obbedire
.
Gli
altri
,
presi
da
un
subitaneo
panico
e
anche
per
evitare
al
loro
governo
,
già
non
troppo
ben
visto
dal
viceré
del
Bengala
,
delle
gravi
complicazioni
,
non
tardarono
a
battere
in
ritirata
,
quantunque
tutti
possedessero
delle
armi
.
Il
proprietario
della
trattoria
,
udendo
tutto
quel
baccano
,
fu
lesto
ad
accorrere
impugnando
una
specie
di
spiedo
.
-
Chi
sei
tu
che
ti
permetti
di
guastare
i
sonni
di
S
.
E
.
il
ministro
Kaksa
Pharaum
che
abita
sopra
e
che
metti
in
fuga
i
miei
avventori
?
-
Mylord
,
-
rispose
Yanez
con
tutta
tranquillità
.
-
Mylord
o
contadino
t
'
invito
a
uscire
.
-
Io
non
avere
ancora
finita
mia
cena
.
Tuoi
boy
non
servire
me
e
io
prendere
a
loro
piatti
.
Io
pagare
e
avere
per
ciò
diritto
mangiare
.
-
Va
'
a
terminare
la
tua
cena
altrove
.
Io
non
servo
gl
'
inglesi
.
-
E
io
non
lasciare
tuo
albergo
.
-
Farò
chiamare
le
guardie
di
S
.
E
.
il
ministro
e
ti
farò
arrestare
.
-
Un
inglese
mai
avere
paura
delle
guardie
.
-
Esci
?
-
urlò
il
trattore
furibondo
.
-
No
.
-
L
'
assamese
fece
atto
d
'
alzare
lo
spiedo
,
ma
subito
indietreggiò
fino
sulla
soglia
della
porta
.
Yanez
aveva
impugnate
le
pistole
che
aveva
deposte
sulla
tavola
e
gliele
aveva
puntate
verso
il
petto
,
dicendogli
freddamente
:
-
Se
tu
fare
un
solo
passo
,
io
fare
bum
e
ucciderti
.
-
Il
trattore
chiuse
con
fracasso
la
porta
,
mentre
i
kaltani
ed
i
ragiaputra
che
erano
accorsi
anche
dalle
due
sale
,
gridavano
:
-
Non
lasciamolo
scappare
!
È
un
pazzo
!
Le
guardie
!
Le
guardie
!
-
Yanez
era
scoppiato
in
una
gran
risata
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
.
-
Ecco
come
si
può
procurarci
una
cena
gratuita
presso
un
altissimo
personaggio
del
rajah
d
'
Assam
.
Me
la
offrirà
,
non
ne
dubito
.
E
Sandokan
?
Ah
!
Se
n
'
è
andato
:
benissimo
,
ora
possiamo
riprendere
il
pasto
.
-
Tranquillo
ed
impassibile
,
come
un
vero
inglese
,
si
era
seduto
dinanzi
ad
un
'
altra
tavola
sulla
quale
si
trovava
un
'
altra
terrina
di
carri
,
mandando
giù
qualche
cucchiaiata
.
Non
era
però
giunto
alla
terza
,
quando
la
porta
si
riaprì
con
gran
fracasso
e
sei
soldati
che
avevano
dei
turbanti
immensi
,
delle
larghe
casacche
fiammanti
,
calzoni
amplissimi
e
babbucce
di
pelle
rossa
,
entrarono
puntando
sul
portoghese
le
loro
carabine
.
Erano
sei
pezzi
d
'
uomini
,
alti
come
granatieri
,
e
barbuti
come
briganti
della
montagna
.
-
Arrenditi
,
-
gli
disse
uno
di
loro
che
aveva
piantata
sul
turbante
una
penna
d
'
avvoltoio
.
-
A
chi
?
-
chiese
Yanez
,
senza
cessare
di
mangiare
.
-
Noi
siamo
le
guardie
del
primo
ministro
del
rajah
.
-
Dove
condurre
me
mylord
?
-
Da
S
.
E
.
-
Io
non
avere
paura
di
S
.
E
.
-
Si
rimise
nella
cintura
le
pistole
,
si
alzò
con
tutta
flemma
,
depose
sul
tavolo
un
gruzzoletto
di
rupie
pel
taverniere
e
s
'
avanzò
verso
le
guardie
,
dicendo
:
-
Mylord
degnare
S
.
E
.
di
vedere
me
grande
inglese
.
-
Da
'
le
armi
,
mylord
.
-
Io
non
dare
mai
mie
pistole
:
essere
regalo
di
graziosissima
regina
Vittoria
mia
amica
,
perché
io
essere
grande
mylord
inglese
.
Io
promettere
non
fare
male
a
ministro
.
-
Le
sei
guardie
si
interrogarono
cogli
sguardi
,
non
sapendo
se
dovevano
forzare
quell
'
originale
a
consegnare
le
pistole
;
ma
poi
,
temendo
di
commettere
qualche
grossa
corbelleria
,
trattandosi
di
un
inglese
,
lo
invitarono
senz
'
altro
a
seguirli
presso
il
ministro
.
Nella
vicina
sala
s
'
erano
radunati
tutti
gli
avventori
,
pronti
a
prestare
man
forte
alle
guardie
del
ministro
.
Vedendolo
comparire
,
una
salva
d
'
imprecazioni
lo
accolse
:
-
Fatelo
impiccare
!
-
Gettate
dalla
finestra
l
'
inglese
!
-
È
un
ladro
!
-
È
un
furfante
!
-
È
una
spia
!
-
Yanez
guardò
intrepidamente
quegli
energumeni
,
che
facevano
gli
spavaldi
perché
lo
vedevano
fra
sei
carabine
e
rispose
alle
loro
invettive
con
una
clamorosa
risata
.
Uscite
dalla
trattoria
,
le
guardie
entrarono
in
un
vicino
portone
e
fecero
salire
al
prigioniero
una
marmorea
gradinata
che
era
illuminata
da
un
lanternone
di
metallo
dorato
,
in
forma
di
cupola
.
-
Qui
abitare
ministro
?
-
chiese
Yanez
.
-
Sì
,
mylord
-
gli
rispose
uno
dei
sei
.
-
Io
avere
fretta
cenare
con
lui
.
-
Le
guardie
lo
guardarono
con
stupore
;
ma
non
osarono
dire
nulla
.
Giunti
sul
pianerottolo
lo
introdussero
in
una
bellissima
sala
,
arredata
con
eleganza
,
con
molti
divanetti
di
seta
fiorata
,
grandi
tende
di
percallo
azzurro
e
leggiadri
mobili
,
leggerissimi
ed
incrostati
d
'
avorio
e
di
madreperla
.
Uno
dei
sei
indiani
s
'
appressò
ad
una
lastra
di
bronzo
sospesa
sopra
una
porta
e
la
percosse
replicatamente
con
un
martelletto
di
legno
.
Il
suono
non
erasi
ancora
dileguato
,
quando
la
tenda
fu
alzata
ed
un
uomo
comparve
,
fissando
subito
i
suoi
occhi
,
più
con
curiosità
che
con
stizza
,
su
Yanez
.
-
S
.
E
.
il
primo
ministro
Kaksa
Pharaum
,
-
disse
una
delle
guardie
.
-
Saluta
.
-
Aho
!
-
fece
Yanez
,
togliendosi
il
cappello
e
porgendo
la
destra
,
come
per
stringere
la
mano
al
potentissimo
ministro
.
Kaksa
Pharaum
era
un
uomo
sui
cinquant
'
anni
,
piccolo
,
magro
come
un
fakiro
,
colla
pelle
assai
abbronzata
,
il
naso
adunco
come
il
becco
degli
uccelli
da
preda
,
che
si
nascondeva
in
buona
parte
entro
una
foltissima
barba
che
gli
saliva
fino
quasi
agli
occhi
.
Aveva
deposto
il
ricco
costume
di
corte
,
perché
indossava
un
semplice
dootèe
di
seta
gialla
a
ricami
rossi
che
gli
scendeva
,
come
una
veste
da
camera
,
fino
alle
babbucce
di
pelle
rosso
cupa
.
Quantunque
avesse
veduta
la
mano
di
Yanez
,
si
guardò
bene
dal
toccarla
,
anzi
si
trasse
un
po
'
da
parte
,
per
far
meglio
capire
a
quello
straniero
che
non
desiderava
accordargli
nessuna
confidenza
.
-
Sei
tu
che
hai
provocato
tanto
chiasso
nella
trattoria
?
-
chiese
.
-
Essere
stato
io
,
-
rispose
Yanez
.
-
Non
sapevi
che
qui
abita
un
ministro
?
-
Io
sapere
una
sola
cosa
:
di
avere
molta
fame
e
di
vedere
altri
a
manciare
senza
me
.
-
E
per
quello
hai
fatto
nascere
una
mezza
rivoluzione
e
mi
hai
disturbato
?
-
Quando
tua
Eccellenza
avere
voglia
cenare
tu
manciare
subito
ed
io
no
?
-
Io
sono
un
ministro
...
-
Ed
io
essere
mylord
John
Moreland
,
grande
pari
Inghilterra
,
amico
grande
regina
Vittoria
imperatrice
tutte
Indie
.
-
Udendo
quelle
parole
,
la
fronte
del
ministro
,
poco
prima
corrugata
,
si
rasserenò
.
-
Tu
sei
un
mylord
?
-
Sì
,
Eccellenza
.
-
E
non
l
'
hai
detto
al
trattore
?
-
Averlo
cridato
a
tutti
e
nessuno
volermi
dare
da
manciare
.
Non
fare
così
noi
in
Inghilterra
.
Dare
da
manciare
anche
a
indù
.
-
Sicché
non
hai
potuto
cenare
,
mylord
?
-
Soli
pochi
bocconi
.
Io
avere
ancora
molta
fame
,
grandissima
fame
.
Io
scrivere
stassera
a
viceré
del
Bengala
non
poter
compiere
mia
difficile
missione
,
perché
assamesi
non
dare
mylord
da
manciare
.
-
Quale
missione
?
-
Io
essere
grande
cacciatore
tigri
ed
essere
qui
venuto
per
distruggere
tutte
male
bestie
che
mangiano
indù
.
-
Sicché
tu
,
mylord
,
sei
venuto
per
rendere
dei
preziosi
servigi
.
I
nostri
sudditi
hanno
avuto
torto
a
trattarti
male
,
però
io
rimedierò
a
tutto
.
Seguimi
,
mylord
.
-
Fece
cenno
alle
guardie
di
ritirarsi
,
rialzò
la
tenda
ed
introdusse
Yanez
in
un
grazioso
gabinetto
,
illuminato
da
un
globo
di
vetro
opalino
,
sospeso
sopra
una
tavola
riccamente
imbandita
,
con
piatti
e
posate
d
'
oro
e
d
'
argento
,
colmi
di
svariati
manicaretti
.
-
Stava
appunto
per
cenare
,
-
disse
il
ministro
.
-
Mylord
ti
offro
di
tenermi
compagnia
,
così
ti
compenserò
della
cattiva
educazione
e
della
malevolenza
del
trattore
.
-
Io
ringraziare
Eccellenza
e
scrivere
a
mio
amico
viceré
Bengala
tua
gentile
accoglienza
.
-
Te
ne
sarò
grato
.
-
Si
sedettero
e
si
misero
a
mangiare
con
invidiabile
appetito
,
specialmente
da
parte
di
Yanez
,
scambiandosi
di
quando
in
quando
qualche
complimento
.
Il
ministro
spinse
anzi
la
sua
cortesia
fino
a
far
servire
al
suo
convitato
della
vecchia
birra
inglese
che
,
quantunque
molto
acida
,
Yanez
si
guardò
bene
dal
non
tracannare
.
Quand
'
ebbero
terminato
,
il
portoghese
si
rovesciò
sulla
comoda
poltrona
e
fissati
gli
occhi
in
viso
al
ministro
,
gli
disse
a
bruciapelo
ed
in
buonissima
lingua
indiana
:
-
Eccellenza
,
io
vengo
da
parte
del
viceré
del
Bengala
per
trattare
con
voi
un
grave
affare
diplomatico
.
-
Kaksa
Pharaum
aveva
fatto
un
soprassalto
sulla
sua
sedia
.
-
Perdonate
se
io
ho
ricorso
ad
un
mezzo
...
un
po
'
strano
per
avvicinarvi
e
...
-
Non
sareste
voi
un
mylord
...
-
Sì
,
un
vero
mylord
e
primo
segretario
e
ambasciatore
segreto
di
S
.
E
.
il
viceré
,
-
rispose
Yanez
imperturbabilmente
.
-
Domani
vi
mostrerò
i
miei
documenti
.
-
Potevate
chiedermi
una
udienza
,
mylord
.
Non
ve
l
'
avrei
rifiutata
.
-
Il
rajah
non
avrebbe
tardato
a
esserne
informato
,
mentre
io
per
ora
desidero
parlare
solo
a
voi
.
-
Il
governo
delle
Indie
avrebbe
qualche
idea
sull
'
Assam
?
-
chiese
Pharaum
spaventato
.
-
Niente
affatto
,
tranquillizzatevi
.
Nessuno
pensa
a
minacciare
l
'
indipendenza
di
questo
stato
.
Noi
non
abbiamo
alcun
lagno
da
muovere
all
'
Assam
ed
al
suo
principe
.
Ciò
però
che
devo
dirvi
non
deve
essere
udito
da
alcuna
persona
,
sicché
sarebbe
meglio
,
per
maggior
sicurezza
,
che
mandaste
i
vostri
servi
a
dormire
.
-
Non
ne
saranno
scontenti
,
tutt
'
altro
,
-
disse
il
ministro
,
sforzandosi
a
sorridere
.
Si
alzò
e
percosse
il
tam
-
tam
che
stava
appeso
alla
parete
,
dietro
la
sua
sedia
.
Un
servo
entrò
quasi
subito
.
-
Che
si
spengano
tutti
i
lumi
,
eccettuati
quelli
della
mia
stanza
da
notte
e
che
tutti
vadano
a
coricarsi
-
disse
il
ministro
,
con
un
tono
da
non
ammettere
replica
.
-
Non
voglio
,
per
nessun
motivo
,
essere
disturbato
questa
notte
.
Ho
da
lavorare
.
-
Il
servo
s
'
inchinò
e
scomparve
.
Kaksa
Pharaum
attese
che
il
rumore
dei
passi
si
fosse
spento
,
poi
tornando
a
sedersi
,
disse
a
Yanez
:
-
Ora
,
mylord
,
potete
parlare
liberamente
.
Tra
qualche
minuto
tutta
la
mia
gente
russerà
.
-
2
.
Il
rapimento
d
'
un
ministro
Yanez
vuotò
un
bicchierone
di
quella
pessima
birra
,
non
senza
fare
una
smorfia
,
poi
levò
da
un
bellissimo
portasigari
di
tartaruga
con
cifre
in
diamanti
,
due
grossi
manilla
e
ne
offrì
uno
al
ministro
,
dicendogli
con
un
sorriso
bonario
:
-
Prendete
questo
sigaro
,
Eccellenza
.
Mi
hanno
detto
che
siete
un
fumatore
,
cosa
piuttosto
rara
fra
gl
'
indiani
,
che
preferiscono
invece
quel
detestabile
betel
che
rovina
i
denti
e
guasta
la
bocca
.
Sono
certo
che
non
avete
mai
fumato
un
sigaro
così
delizioso
.
-
Ho
imparato
a
fumare
a
Calcutta
,
dove
ho
soggiornato
qualche
tempo
in
qualità
d
'
ambasciatore
straordinario
del
mio
re
,
-
disse
il
ministro
,
prendendo
il
manilla
.
Yanez
gli
porse
uno
zolfanello
,
accese
anche
il
proprio
sigaro
,
gettò
in
aria
tre
o
quattro
boccate
di
fumo
odoroso
,
che
per
qualche
istante
offuscarono
la
luce
della
lampada
,
poi
riprese
,
fissando
con
una
certa
malizia
il
ministro
,
che
assaporava
da
buongustaio
il
delizioso
aroma
del
tabacco
filippino
:
-
Io
sono
qui
venuto
,
come
vi
dissi
,
Eccellenza
,
per
incarico
del
viceré
del
Bengala
per
avere
da
voi
delle
informazioni
sui
moti
che
si
stanno
svolgendo
nell
'
alta
Birmania
.
Voi
che
siete
confinanti
con
quel
turbolento
regno
,
che
ci
ha
sempre
dato
dei
gravi
fastidi
,
ne
saprete
certo
qualche
cosa
.
Vi
avverto
innanzi
a
tutto
,
Eccellenza
,
che
il
governo
delle
Indie
vi
sarà
non
solo
gratissimo
,
ma
che
anche
vi
ricompenserà
largamente
.
-
Udendo
parlare
di
ricompense
,
il
ministro
,
venale
come
tutti
i
suoi
compatriotti
,
spalancò
gli
occhi
ed
ebbe
un
risolino
di
contentezza
.
-
Ne
sappiamo
più
di
quello
che
potreste
supporre
,
-
disse
poi
.
-
È
vero
:
nell
'
alta
Birmania
è
scoppiata
una
violentissima
insurrezione
,
promossa
a
quanto
pare
da
un
intraprendente
talapoino
,
che
ha
gettato
la
tonaca
gialla
del
monaco
per
impugnare
la
scimitarra
.
-
E
contro
chi
?
-
Contro
il
re
Phibau
e
sopratutto
contro
la
regina
Su
-
payah
-
Lat
che
ha
fatto
strangolare
,
il
mese
scorso
,
le
due
giovani
mogli
del
monarca
,
una
delle
quali
era
stata
scelta
fra
le
principesse
dell
'
alta
Birmania
.
-
Che
storia
mi
raccontate
voi
?
-
Ve
la
spiegherò
meglio
,
mylord
,
-
disse
il
ministro
,
socchiudendo
gli
occhi
.
Secondo
le
leggi
birmane
,
il
re
può
avere
quattro
mogli
;
però
il
suo
successore
è
obbligato
a
sposare
la
propria
sorella
o
per
lo
meno
una
principessa
sua
parente
,
affinché
si
conservi
puro
il
sangue
reale
.
Quando
Phibau
,
che
è
il
monarca
attuale
,
salì
al
trono
,
c
'
erano
nella
sua
famiglia
due
sorelle
degne
di
salire
al
trono
del
fratello
.
Il
re
sentiva
maggior
inclinazione
per
la
maggiore
;
ma
la
più
giovane
,
la
principessa
Su
-
payah
-
Lat
si
era
messa
in
testa
di
diventare
anch
'
essa
regina
,
per
ciò
fece
mostra
dappertutto
del
più
ardente
affetto
pel
sovrano
e
seppe
così
indurre
la
regina
madre
a
decidere
,
nella
sua
alta
sapienza
,
che
quell
'
amore
meritava
di
essere
ricompensato
e
che
il
figlio
doveva
sposarle
entrambe
.
Il
disegno
però
fu
sventato
dalla
maggiore
delle
sorelle
,
la
principessa
Ta
-
bin
-
deing
,
la
quale
aveva
preferito
entrare
in
un
monastero
buddista
.
È
chiaro
tutto
ciò
?
-
Chiarissimo
,
-
rispose
Yanez
,
che
trovava
un
ben
scarso
interesse
in
quel
racconto
.
-
E
poi
,
Eccellenza
?
-
Phibau
allora
sposò
Su
-
payah
-
Lat
e
altre
due
principesse
,
una
delle
quali
apparteneva
all
'
alta
classe
della
Birmania
settentrionale
.
-
E
per
dispetto
le
fece
strangolare
?
-
Sì
,
mylord
.
-
E
dopo
che
cosa
è
successo
?
Un
nuovo
strangolamento
,
da
parte
del
re
questa
volta
?
-
Niente
affatto
.
Su
-
payah
-
pa
...
pa
...
-
Avanti
,
Eccellenza
,
-
disse
Yanez
,
guardandolo
malignamente
.
-
Dov
'
ero
...
rimasto
?
-
chiese
il
ministro
,
che
pareva
facesse
degli
sforzi
supremi
per
tenere
aperti
gli
occhi
.
-
Al
terzo
strangolamento
.
-
Ah
sì
!
Su
-
payah
-
pa
...
pa
...
pa
...
è
chiaro
?
-
Chiarissimo
.
Ho
capito
tutto
.
-
Pa
...
pa
...
un
figlio
...
gli
astrologi
di
corte
...
mi
capite
bene
,
mylord
?
-
Benissimo
.
-
Poi
strangolò
le
due
regine
...
-
Lo
so
.
-
E
Su
...
pa
...
-
Mi
pare
che
diventi
terribile
quel
pa
...
pa
...
per
la
vostra
lingua
.
Per
Giove
!
Avreste
bevuto
troppo
questa
sera
?
-
Il
ministro
,
che
per
la
ventesima
volta
aveva
chiusi
e
riaperti
gli
occhi
,
guardò
Yanez
come
trasognato
,
poi
si
lasciò
sfuggire
dalle
labbra
il
sigaro
e
tutto
d
'
un
colpo
s
'
abbandonò
prima
sullo
schienale
della
sedia
,
poi
rotolò
a
terra
come
se
fosse
stato
colpito
da
sincope
.
-
Briccone
d
'
un
sigaro
!
-
esclamò
Yanez
,
ridendo
.
-
Quell
'
oppio
doveva
essere
di
prima
qualità
.
Ed
ora
,
all
'
opera
,
giacché
tutti
dormono
.
Ah
!
Tu
credevi
,
Sandokan
,
che
la
mia
fantasia
si
fosse
spenta
?
Vedrai
.
-
Raccolse
innanzi
a
tutto
il
sigaro
,
che
il
ministro
aveva
lasciato
cadere
e
s
'
accostò
alla
finestra
che
era
aperta
.
Quantunque
non
brillasse
più
alcun
lume
,
essendo
gl
'
indiani
molto
economici
in
fatto
d
'
illuminazione
,
anche
perché
le
notti
colà
sono
chiare
ed
il
cielo
quasi
sempre
purissimo
,
scorse
subito
parecchie
persone
che
passeggiavano
lentamente
,
a
gruppi
di
tre
o
quattro
,
come
onesti
cittadini
che
si
godono
un
po
'
di
frescura
,
fumando
e
cianciando
.
-
Sandokan
ed
i
tigrotti
,
-
mormorò
Yanez
,
stropicciandosi
le
palme
.
-
Tutto
va
benissimo
.
-
Gettò
via
il
mozzicone
di
sigaro
lasciato
cadere
dal
ministro
,
accostò
alle
labbra
due
dita
e
mandò
un
sibilo
dolcemente
modulato
.
Udendolo
,
le
persone
che
passeggiavano
s
'
arrestarono
di
colpo
,
poi
,
mentre
alcune
si
dirigevano
verso
le
due
estremità
della
via
onde
impedire
che
qualcuno
si
avvicinasse
,
un
gruppo
si
fermò
sotto
la
finestra
illuminata
.
-
Pronti
,
-
disse
una
voce
.
-
Aspetta
un
momento
,
-
rispose
Yanez
.
Strappò
i
grossi
cordoni
di
seta
della
tenda
,
li
legò
insieme
fortemente
,
provò
la
loro
solidità
,
poi
assicurò
un
capo
al
gancio
d
'
una
imposta
e
l
'
altro
lo
strinse
sotto
le
ascelle
del
disgraziato
ministro
che
conservava
sempre
una
immobilità
assoluta
.
-
Pesa
ben
poco
S
.
E
.
,
-
disse
Yanez
,
prendendoselo
in
braccio
.
Lo
portò
verso
la
finestra
e
afferrato
strettamente
il
cordone
si
mise
a
calarlo
.
Dieci
braccia
furono
pronte
a
prenderlo
,
appena
ebbe
toccato
il
suolo
.
-
Aspettate
me
,
ora
,
-
disse
Yanez
a
bassa
voce
.
Spense
la
lampada
,
s
'
aggrappò
alla
corda
ed
in
un
attimo
si
trovò
sulla
via
.
-
Tu
sei
un
vero
demonio
,
-
gli
disse
Sandokan
.
-
Non
l
'
avrai
ucciso
,
spero
.
-
Domani
starà
bene
quanto
noi
,
-
rispose
Yanez
,
sorridendo
.
-
Che
cosa
hai
fatto
bere
a
quest
'
uomo
,
che
sembra
morto
?
-
Quest
'
uomo
!
Rispetta
le
Eccellenze
,
fratellino
.
È
il
primo
ministro
del
rajah
,
mio
caro
.
-
Saccaroa
!
Tu
fai
sempre
colpi
grossi
.
-
Andiamo
e
alla
lesta
,
Sandokan
.
Può
giungere
la
guardia
notturna
.
Hai
qualche
veicolo
?
-
Vi
è
un
tciopaya
fermo
sull
'
angolo
della
via
.
-
Raggiungiamolo
senza
perdere
tempo
.
-
Con
un
sibilo
simile
a
quello
che
aveva
lanciato
poco
prima
Yanez
,
il
pirata
malese
fece
accorrere
tutti
i
suoi
uomini
che
vigilavano
all
'
estremità
della
via
e
tutti
insieme
raggiunsero
un
gran
carro
,
che
aveva
la
cassa
dipinta
d
'
azzurro
e
che
reggeva
una
specie
di
cupoletta
formata
di
frasche
sotto
la
quale
stavano
due
materassi
.
Era
uno
di
quei
comodi
veicoli
che
gl
'
indiani
adoperano
quando
intraprendono
qualche
lungo
viaggio
e
che
sono
chiamati
tciopaya
,
dove
,
al
riparo
dal
sole
,
possono
mangiare
,
fumare
e
dormire
,
essendo
la
cassa
divisa
in
due
parti
:
una
che
serve
da
salotto
e
una
da
stanza
da
letto
.
Quattro
paia
di
zebù
,
bianchissimi
,
colle
gobbe
cadenti
ed
i
dorsi
coperti
da
gualdrappe
di
stoffa
rossa
,
erano
aggiogati
al
massiccio
ruotabile
.
Il
ministro
fu
deposto
su
un
materasso
,
Yanez
e
Sandokan
vi
si
sedettero
presso
e
,
mentre
i
loro
compagni
,
per
non
destare
sospetti
,
si
disperdevano
,
il
carro
si
mise
in
moto
,
guidato
da
un
malese
vestito
da
indiano
che
teneva
in
mano
una
torcia
per
illuminare
la
via
.
-
Subito
a
casa
,
-
disse
Sandokan
al
cocchiere
.
Poi
,
volgendosi
verso
Yanez
che
stava
accendendo
una
sigaretta
,
gli
chiese
:
-
Parlerai
ora
?
Io
non
riesco
affatto
a
capire
che
razza
d
'
idea
ti
è
nata
nel
cervello
.
Credevo
che
ti
ammazzassero
davvero
là
dentro
.
-
Un
uomo
bianco
e
mylord
!
Uhm
!
Non
l
'
avrebbero
mai
osato
,
-
rispose
Yanez
,
aspirando
lentamente
il
fumo
e
rigettandolo
con
altrettanta
lentezza
.
-
Hai
giuocato
però
una
partita
che
poteva
costarti
cara
.
-
Bisogna
ben
divertirsi
qualche
volta
.
-
Insomma
che
cosa
vuoi
fare
di
questa
mummia
?
-
È
una
Eccellenza
,
ti
ho
detto
.
-
Che
non
farà
mai
una
bella
figura
alla
corte
del
rajah
.
-
La
farò
invece
io
.
-
Vuoi
dunque
introdurti
alla
corte
di
quel
sospettoso
tiranno
?
Sono
otto
giorni
che
tutti
continuano
a
ripeterci
che
non
vuol
vedere
nessun
europeo
.
-
Ed
io
ti
dico
che
mi
riceverà
e
con
grandi
onori
.
Aspetta
che
io
possa
avere
nelle
mie
mani
la
pietra
di
Salagraman
ed
il
famoso
capello
di
Visnù
e
vedrai
come
mi
accoglierà
.
-
Chi
?
-
Il
rajah
,
-
rispose
Yanez
.
-
Credevi
tu
che
io
fossi
venuto
qui
a
guardare
il
bel
paese
della
mia
Surama
,
senza
darle
anche
la
corona
?
-
Era
ben
questa
la
nostra
idea
,
-
disse
Sandokan
.
-
Non
avrei
lasciato
il
Borneo
per
fare
delle
passeggiate
per
le
vie
di
Gauhati
.
Non
riesco
però
a
comprendere
che
cosa
possa
entrare
il
rapimento
d
'
un
ministro
,
il
capello
di
Visnù
e
la
pietra
di
Salagraman
colla
conquista
d
'
un
regno
.
-
Sai
tu
,
innanzi
a
tutto
,
fratellino
,
dove
i
sacerdoti
tengono
nascosta
la
conchiglia
?
-
Io
no
.
-
E
nemmeno
io
,
quantunque
abbia
interrogati
,
in
questi
otto
giorni
,
non
so
quanti
indiani
.
-
Chi
ce
l
'
indicherà
dunque
?
-
Il
ministro
,
-
rispose
Yanez
.
Sandokan
guardò
il
portoghese
con
vera
ammirazione
.
-
Ah
!
che
diavolo
d
'
uomo
!
-
esclamò
poi
.
-
Tu
saresti
capace
di
giuocare
Brahma
,
Siva
e
anche
Visnù
insieme
.
-
Forse
,
-
rispose
Yanez
,
ridendo
.
-
Troveremo
però
alla
corte
del
rajah
un
ostacolo
che
sarà
duro
da
abbattere
.
-
Che
cos
'
è
?
-
Un
uomo
.
-
Se
hai
rapito
un
ministro
,
potrai
fare
scomparire
anche
quello
.
-
Si
dice
che
goda
una
grande
influenza
a
corte
e
che
sia
lui
che
fa
di
tutto
per
impedire
agli
stranieri
di
razza
bianca
di
metterci
dentro
i
piedi
.
-
Chi
è
?
-
Un
europeo
,
mi
hanno
detto
.
-
Qualche
inglese
.
-
Non
ho
potuto
saperlo
.
Ce
lo
dirà
il
ministro
.
-
Una
brusca
fermata
che
per
poco
non
fece
loro
perdere
l
'
equilibrio
,
interruppe
la
loro
conversazione
.
-
Siamo
giunti
,
padrone
,
-
disse
il
conduttore
del
carro
.
Dieci
o
dodici
uomini
,
gli
stessi
che
li
avevano
aiutati
a
rapire
il
ministro
,
erano
usciti
da
una
porta
,
schierandosi
silenziosamente
ai
due
lati
del
veicolo
.
-
Vi
ha
seguìti
nessuno
?
-
chiese
loro
Sandokan
,
balzando
a
terra
.
-
No
,
padrone
-
risposero
ad
una
voce
.
-
Nulla
di
nuovo
nella
pagoda
?
-
Calma
assoluta
.
-
Prendete
il
ministro
e
portatelo
nel
sotterraneo
di
Quiscena
.
-
Il
carro
si
era
fermato
dinanzi
ad
una
gigantesca
roccia
che
s
'
appoggiava
in
parte
al
Brahmaputra
e
che
s
'
alzava
in
una
località
deserta
affatto
,
non
essendovi
intorno
che
delle
antichissime
muraglie
semidiroccate
,
che
un
tempo
dovevano
aver
servito
di
cinta
alla
città
e
ad
ammassi
colossali
di
macerie
.
Sulla
fronte
,
al
di
sopra
di
una
porta
di
bronzo
,
si
scorgevano
confusamente
delle
divinità
indiane
,
di
pietra
nera
,
allineate
su
una
specie
di
cornicione
sorretto
da
una
infinità
di
teste
d
'
elefante
,
scavate
nella
roccia
e
che
tenevano
le
proboscidi
arrotolate
.
Doveva
essere
qualche
pagoda
sotterranea
,
come
già
ve
ne
sono
tante
nell
'
India
,
poiché
in
alto
non
si
vedeva
alcuna
cupola
né
semi
-
circolare
,
né
piramidale
.
Altri
uomini
erano
usciti
,
portando
delle
torce
ed
unendosi
ai
primi
.
Pareva
che
tutte
quelle
persone
,
quantunque
indossassero
costumi
assamesi
,
appartenessero
a
due
razze
ben
distinte
che
nulla
o
ben
poco
avevano
d
'
indiano
.
Infatti
,
mentre
alcuni
erano
bassi
e
piuttosto
tarchiati
,
colla
pelle
fosca
che
aveva
dei
riflessi
olivastri
con
sfumature
rossastro
cupo
e
gli
occhi
piccoli
e
nerissimi
,
altri
invece
erano
piuttosto
alti
,
di
colore
giallastro
,
coi
lineamenti
bellissimi
,
quasi
regolari
e
gli
occhi
grandi
,
bene
aperti
ed
intelligentissimi
.
Un
uomo
che
avesse
avuto
profonda
conoscenza
della
regione
malese
,
non
avrebbe
esitato
a
classificare
i
primi
per
malesi
autentici
e
gli
altri
per
dayachi
bornesi
,
due
razze
che
si
equivalevano
per
ferocia
,
per
audacia
e
per
coraggio
indomito
.
-
Prendete
quest
'
uomo
,
-
aveva
detto
Yanez
,
scendendo
dal
carro
e
sporgendo
il
ministro
sempre
addormentato
.
Un
malese
che
aveva
il
volto
rugoso
,
ma
i
capelli
ancora
nerissimi
e
forme
quasi
atletiche
,
afferrò
fra
le
poderose
braccia
Kaksa
Pharaum
e
lo
trasportò
nella
pagoda
.
-
Conduci
il
carro
nel
nascondiglio
,
-
proseguì
Yanez
volgendosi
verso
il
conduttore
.
-
Quattro
uomini
rimangano
qui
fuori
a
guardia
.
Possiamo
essere
stati
seguiti
.
-
Prese
sotto
braccio
Sandokan
,
riattizzò
la
sigaretta
e
varcarono
la
soglia
,
inoltrandosi
in
un
angusto
corridoio
,
ingombro
di
rottami
staccatisi
dall
'
umida
volta
e
che
pareva
s
'
addentrasse
nelle
viscere
della
colossale
roccia
.
Dopo
aver
percorsi
cinquanta
o
sessanta
metri
,
preceduti
dagli
uomini
che
portavano
le
torce
e
seguìti
dagli
altri
,
giungevano
ad
una
immensa
sala
sotterranea
,
scavata
nel
vivo
masso
,
di
forma
circolare
,
nel
cui
centro
s
'
ergevano
,
sopra
una
pietra
rettangolare
,
di
dimensioni
enormi
,
le
tre
dee
:
Parvati
,
Latscimi
e
Sarassuadi
,
la
prima
,
protettrice
delle
armi
siccome
dea
della
distruzione
;
la
seconda
,
delle
vetture
,
dei
battelli
e
degli
animali
quale
dea
della
ricchezza
;
la
terza
,
dei
libri
e
degl
'
istrumenti
musicali
come
dea
delle
lingue
e
dell
'
armonia
.
-
Fermatevi
qui
,
-
disse
Yanez
a
coloro
che
lo
accompagnavano
.
-
Tenete
pronte
le
carabine
:
non
si
sa
mai
quello
che
può
succedere
.
-
Prese
una
torcia
e
seguìto
sempre
da
Sandokan
entrò
in
un
secondo
corridoio
,
un
po
'
più
stretto
del
primo
e
lo
percorse
finché
fu
giunto
in
una
stanza
,
pure
sotterranea
,
ammobigliata
sontuosamente
e
illuminata
da
una
bellissima
lampada
dorata
che
reggeva
un
globo
di
vetro
giallastro
.
Le
pareti
ed
il
pavimento
erano
coperti
da
fitte
tappezzerie
del
Guzerate
,
scintillanti
d
'
oro
e
rappresentanti
per
lo
più
belve
strane
,
solo
esistite
nella
fervida
fantasia
degli
indù
e
all
'
intorno
vi
erano
comodi
e
larghi
divani
di
seta
e
mensolette
di
metallo
sorreggenti
dei
fiaschi
dorati
e
delle
coppe
.
Nel
mezzo
,
una
tavola
con
incrostazioni
di
madreperla
e
di
scagliette
di
tartaruga
che
formavano
dei
bellissimi
disegni
,
con
intorno
parecchie
sedie
di
bambù
.
Solo
una
parte
della
parete
era
scoperta
,
essendovi
incastrato
,
in
una
vasta
nicchia
,
un
pastore
colla
faccia
nera
:
era
Quiscena
,
il
distruttore
dei
re
malvagi
e
crudeli
,
che
formavano
l
'
infelicità
del
popolo
indiano
.
Il
ministro
era
stato
deposto
su
uno
di
quei
soffici
divani
e
russava
beatamente
come
se
si
trovasse
nel
suo
letto
.
-
È
tempo
di
svegliarlo
,
-
disse
Yanez
,
gettando
la
sigaretta
e
prendendo
da
una
mensola
un
fiasco
dal
collo
lunghissimo
,
il
cui
vetro
rosso
era
racchiuso
da
una
specie
di
rete
di
metallo
dorato
.
-
Noi
abbiamo
pratica
di
veleni
e
d
'
antidoti
,
è
vero
,
Sandokan
?
-
Non
saremmo
stati
tanti
anni
laggiù
,
nel
regno
degli
upas
,
-
rispose
il
pirata
.
-
Gli
hai
fatto
fumare
dell
'
oppio
?
-
Ben
nascosto
sotto
la
foglia
del
sigaro
,
-
disse
Yanez
.
-
Lo
avevo
coperto
così
bene
da
sfidare
l
'
occhio
più
sospettoso
.
-
Due
gocce
di
quel
liquido
in
un
bicchiere
d
'
acqua
basteranno
per
farlo
saltare
in
piedi
.
Il
suo
cervello
non
tarderà
molto
a
snebbiarsi
.
-
Vediamo
,
-
disse
il
portoghese
.
Empì
un
bicchiere
d
'
acqua
preso
da
una
bottiglia
di
cristallo
che
si
trovava
sulla
tavola
e
vi
lasciò
cadere
due
gocce
d
'
un
liquido
rossastro
.
L
'
acqua
spumeggiò
,
prendendo
una
tinta
sanguigna
,
poi
a
poco
a
poco
riacquistò
la
solita
limpidezza
.
-
Aprigli
la
bocca
,
Sandokan
,
-
disse
allora
il
portoghese
.
Il
pirata
s
'
avvicinò
al
ministro
tenendo
in
mano
un
pugnale
e
colla
punta
lo
sforzò
ad
aprire
i
denti
,
che
erano
fortemente
chiusi
.
-
Presto
,
-
disse
Sandokan
.
Yanez
versò
nella
bocca
di
Kaksa
Pharaum
il
contenuto
del
bicchiere
.
-
Fra
cinque
minuti
,
-
disse
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Allora
puoi
accendere
la
tua
pipa
.
-
Credo
che
sia
meglio
.
-
Il
pirata
prese
da
una
mensola
una
splendida
pipa
adorna
di
perle
lungo
la
canna
,
la
riempì
di
tabacco
,
l
'
accese
e
si
sdraiò
su
uno
dei
divani
,
come
un
pascià
turco
,
mettendosi
a
fumare
con
studiata
lunghezza
.
Yanez
,
curvo
sul
ministro
,
lo
scrutava
attentamente
.
Il
respiro
,
poco
prima
affannoso
dell
'
indiano
a
poco
a
poco
diventava
regolare
e
le
sue
palpebre
subivano
di
quando
in
quando
una
specie
di
tremito
,
come
se
facessero
degli
sforzi
per
alzarsi
.
Anche
le
gambe
e
le
braccia
perdevano
la
loro
rigidità
:
i
muscoli
,
sotto
la
misteriosa
influenza
di
quel
liquido
,
si
allentavano
.
Ad
un
tratto
,
un
sospiro
più
lungo
sfuggì
dalle
labbra
del
ministro
,
poi
quasi
subito
gli
occhi
s
'
aprirono
,
fissandosi
su
Yanez
.
-
Amate
troppo
il
riposo
,
Eccellenza
,
-
disse
Yanez
ironicamente
.
-
Come
fanno
i
vostri
servi
a
svegliarvi
?
Vi
ho
fatto
fare
un
viaggio
che
è
durato
più
di
un
'
ora
e
non
avete
cessato
un
sol
momento
di
russare
.
Non
servite
troppo
bene
il
vostro
signore
.
-
Per
...
Mylord
!
-
esclamò
il
ministro
,
alzandosi
di
colpo
e
girando
intorno
uno
sguardo
meravigliato
.
-
Sì
,
io
,
mylord
.
-
Ma
...
dove
sono
io
?
-
In
casa
di
mylord
.
-
Il
ministro
stette
un
momento
silenzioso
,
continuando
a
girare
gli
occhi
intorno
,
poi
esclamò
:
-
Per
Siva
!
Io
non
ho
mai
veduto
questo
salotto
.
-
Sfido
io
!
-
rispose
Yanez
,
colla
sua
solita
flemma
beffarda
.
-
Non
vi
siete
mai
degnato
di
visitare
il
palazzo
di
mylord
.
-
E
quell
'
uomo
chi
è
?
-
chiese
Pharaum
,
indicando
Sandokan
,
che
continuava
a
fumare
placidamente
come
se
la
cosa
non
lo
riguardasse
affatto
.
-
Ah
!
Quello
,
Eccellenza
,
è
un
uomo
terribile
,
che
fu
chiamato
per
la
sua
ferocia
,
la
Tigre
della
Malesia
.
È
un
gran
principe
ed
un
grande
guerriero
.
-
Kaksa
Pharaum
non
poté
nascondere
un
tremito
.
-
Non
abbiate
paura
di
lui
,
però
,
-
disse
Yanez
,
che
si
era
accorto
dello
spavento
del
ministro
.
-
Quando
fuma
è
più
dolce
d
'
un
fanciullo
.
-
E
che
cosa
fa
qui
,
in
casa
vostra
?
-
Viene
a
tenere
qualche
volta
compagnia
a
mylord
.
-
Voi
vi
burlate
di
me
!
-
gridò
Kaksa
,
furibondo
.
-
Basta
!
Avete
scherzato
abbastanza
!
Vi
siete
dimenticato
che
io
sono
possente
quanto
il
rajah
dell
'
Assam
?
Voi
pagherete
caro
questo
giuoco
!
Ditemi
dove
sono
e
perché
mi
trovo
qui
,
invece
di
essere
nel
mio
palazzo
o
io
...
-
Potete
gridare
finché
vorrete
,
Eccellenza
,
nessuno
udrà
la
vostra
voce
.
Siamo
in
un
sotterraneo
che
non
trasmette
al
di
fuori
alcun
rumore
.
D
'
altronde
,
rassicuratevi
:
io
non
voglio
farvi
male
alcuno
se
non
vi
ostinerete
a
rimanere
muto
.
-
Che
cosa
volete
da
me
?
Parlate
,
mylord
.
-
Lasciate
prima
che
vi
dica
,
Eccellenza
,
che
ogni
resistenza
da
parte
vostra
sarebbe
assolutamente
inutile
,
perché
a
dieci
passi
da
noi
vi
sono
trenta
uomini
che
nemmeno
un
intero
reggimento
di
cipay
sarebbe
capace
d
'
arrestare
.
Accomodatevi
ed
ascoltate
pazientemente
una
pagina
di
storia
del
vostro
paese
.
-
Da
voi
?
-
Da
me
,
Eccellenza
.
-
Lo
spinse
dolcemente
verso
una
sedia
,
costringendolo
a
sedersi
,
prese
alcune
tazze
di
cristallo
finissimo
ed
un
fiasco
,
riempiendole
d
'
un
liquore
color
dell
'
oro
vecchio
,
poi
aprì
il
portasigari
,
offrendolo
al
prigioniero
.
Nel
vedere
i
grossi
manilla
,
Kaksa
Pharaum
fece
un
gesto
di
terrore
.
-
Potete
scegliere
senza
timore
,
-
disse
Yanez
.
-
Questi
non
contengono
nemmeno
una
particella
d
'
oppio
.
Se
avete
qualche
sospetto
,
prendete
una
sigaretta
,
a
vostra
scelta
.
-
Il
ministro
fece
un
feroce
gesto
di
diniego
.
-
Allora
assaggiate
questo
liquore
,
-
continuò
Yanez
.
-
Guardate
:
ne
bevo
anch
'
io
.
È
eccellente
.
-
Più
tardi
:
parlate
.
-
Yanez
vuotò
la
sua
tazza
,
accese
la
sigaretta
,
poi
,
appoggiando
comodamente
il
dorso
alla
spalliera
della
sedia
,
disse
:
-
Ascoltatemi
dunque
,
Eccellenza
.
L
'
istoria
che
voglio
narrarvi
non
sarà
lunga
,
però
vi
interesserà
molto
.
-
Sandokan
,
sempre
sdraiato
sul
divano
,
fumava
silenziosamente
,
conservando
una
immobilità
quasi
assoluta
.
3
.
Nell
'
antro
delle
tigri
di
Mompracem
-
Regnava
allora
sull
'
Assam
,
-
cominciò
Yanez
,
-
il
fratello
dell
'
attuale
rajah
,
un
principe
perverso
,
dedito
a
tutti
i
vizi
,
che
era
odiato
da
tutta
la
popolazione
e
soprattutto
dai
suoi
parenti
,
i
quali
non
si
sentivano
mai
sicuri
di
riveder
l
'
alba
del
domani
.
Quel
principe
aveva
uno
zio
che
era
capo
di
una
tribù
di
kotteri
,
ossia
di
guerrieri
,
uomo
valorosissimo
che
più
volte
aveva
difese
le
frontiere
assamesi
contro
scorrerie
dei
birmani
e
che
perciò
godeva
una
grande
popolarità
in
tutto
il
paese
.
Sapendosi
mal
visto
dal
nipote
,
il
quale
si
era
fisso
in
capo
,
senza
motivi
però
,
che
congiurasse
contro
di
lui
per
carpirgli
il
trono
e
derubarlo
delle
sue
immense
ricchezze
,
si
era
ritirato
fra
le
sue
montagne
,
in
mezzo
ai
fedeli
suoi
guerrieri
.
Quel
valoroso
si
chiamava
Mahur
;
ne
avete
mai
udito
a
parlare
,
Eccellenza
?
-
Sì
,
-
rispose
asciuttamente
Kaksa
Pharaum
.
-
Un
brutto
giorno
la
carestia
piombava
sull
'
Assam
.
Quell
'
anno
nemmeno
una
goccia
d
'
acqua
era
caduta
ed
il
sole
aveva
arsi
i
raccolti
.
I
bramini
ed
i
gurus1
indussero
allora
il
rajah
a
dare
in
Goalpara
una
grandiosa
cerimonia
religiosa
,
onde
placare
la
collera
delle
divinità
.
Il
principe
vi
annuì
di
buon
grado
e
volle
che
vi
assistessero
tutti
i
parenti
che
vivevano
disseminati
nel
suo
stato
,
non
escluso
suo
zio
,
il
capo
dei
kotteri
,
il
quale
,
di
nulla
sospettando
,
aveva
condotto
con
sé
oltre
la
moglie
,
i
suoi
figli
,
due
maschi
ed
una
bambina
che
chiamavasi
Surama
.
Tutti
i
parenti
furono
ricevuti
cogli
onori
spettanti
ai
loro
gradi
e
con
grande
cordialità
da
parte
del
principe
regnante
ed
alloggiati
nel
palazzo
.
Compiuta
la
cerimonia
religiosa
,
il
rajah
offrì
a
tutti
i
suoi
parenti
un
banchetto
grandioso
,
durante
il
quale
il
tiranno
,
come
già
gli
accadeva
sempre
,
bevette
una
grande
quantità
di
liquori
.
Quel
miserabile
cercava
di
eccitarsi
,
prima
di
compiere
una
orrenda
strage
,
già
forse
meditata
da
lungo
tempo
.
Era
quasi
il
tramonto
ed
il
banchetto
,
allestito
nel
gran
cortile
interno
del
palazzo
che
era
tutto
cintato
da
alte
muraglie
,
stava
per
finire
,
quando
il
rajah
,
non
so
con
quale
scusa
si
ritirò
coi
suoi
ministri
.
Ad
un
tratto
,
quando
l
'
allegria
degli
ospiti
aveva
raggiunto
il
massimo
grado
,
un
colpo
di
carabina
echeggiò
improvvisamente
,
ed
uno
dei
parenti
cadde
col
cranio
fracassato
da
una
palla
di
carabina
.
Lo
stupore
,
causato
da
quell
'
assassinio
in
piena
orgia
non
era
ancora
cessato
,
quando
un
secondo
colpo
rintronava
ed
un
altro
convitato
stramazzava
,
bruttando
col
suo
sangue
la
tovaglia
.
Era
il
rajah
che
aveva
fatto
quel
doppio
colpo
.
Il
miserabile
era
comparso
su
un
terrazzino
prospiciente
sul
cortile
e
faceva
fuoco
sui
suoi
parenti
.
Aveva
gli
occhi
schizzanti
dalle
orbite
,
i
lineamenti
sconvolti
:
pareva
un
vero
pazzo
.
Intorno
aveva
i
suoi
ministri
che
gli
porgevano
ora
tazze
colme
di
liquori
ed
ora
delle
carabine
cariche
.
Uomini
,
donne
e
fanciulli
si
erano
messi
a
correre
all
'
impazzata
pel
cortile
,
cercando
invano
un
'
uscita
,
mentre
il
rajah
,
urlando
come
una
belva
feroce
,
continuava
a
sparare
facendo
nuove
vittime
.
Mahur
,
che
era
il
più
odiato
di
tutti
,
fu
uno
dei
primi
a
cadere
.
Una
palla
gli
aveva
fracassata
la
spina
dorsale
.
Poi
caddero
successivamente
sua
moglie
ed
i
suoi
due
figli
.
La
strage
durò
una
mezz
'
ora
.
Trentasette
erano
i
parenti
del
principe
e
trentacinque
erano
caduti
sotto
i
colpi
del
feroce
monarca
.
Due
soli
erano
miracolosamente
sfuggiti
alla
morte
:
Sindhia
il
giovane
fratello
del
rajah
e
la
figlia
del
capo
dei
kotteri
,
la
piccola
Surama
,
che
si
era
nascosta
dietro
il
cadavere
di
sua
madre
.
Sindhia
era
stato
segno
a
tre
colpi
di
carabina
e
tutti
erano
andati
a
vuoto
,
perché
il
giovane
principe
,
con
dei
salti
da
tigre
,
ben
misurati
,
si
era
sempre
sottratto
alle
palle
.
In
preda
ad
un
terribile
spavento
,
non
cessava
di
gridare
al
fratello
:
"
Fammi
grazia
della
vita
ed
io
abbandonerò
il
tuo
regno
.
Sono
figlio
di
tuo
padre
.
Tu
non
hai
il
diritto
di
uccidermi
"
.
Il
rajah
,
completamente
ubriaco
,
rimaneva
sordo
a
quelle
grida
disperate
e
sparò
ancora
due
colpi
,
senza
riuscire
a
coglierlo
,
tanto
era
lesto
suo
fratello
;
poi
,
preso
forse
da
un
improvviso
pentimento
,
abbassò
la
carabina
che
un
ufficiale
gli
aveva
data
,
gridando
al
fuggiasco
:
"
Se
è
vero
che
tu
abbandonerai
per
sempre
il
mio
stato
ti
fo
grazia
della
vita
,
ad
una
condizione
"
.
"
Sono
pronto
ad
accettare
tutto
quello
che
vorrai
"
,
rispose
il
disgraziato
.
"
Io
getterò
in
aria
una
rupia
;
se
tu
la
coglierai
con
una
palla
della
carabina
,
ti
lascerò
partire
pel
Bengala
senza
farti
alcun
male
.
"
"
Accetto
"
,
rispose
allora
il
giovane
principe
.
Il
rajah
gli
gettò
l
'
arma
che
Sindhia
prese
al
volo
.
"
Ti
avverto
"
,
urlò
il
pazzo
,
"
che
se
manchi
la
moneta
subirai
la
medesima
sorte
degli
altri
.
"
"
Gettala
!
"
Il
rajah
fece
volare
in
aria
il
pezzo
d
'
argento
.
Si
udì
subito
uno
sparo
e
non
fu
la
moneta
bucata
,
bensì
il
petto
del
tiranno
.
Sindhia
,
invece
di
far
fuoco
sulla
moneta
,
aveva
voltata
rapidamente
l
'
arma
contro
suo
fratello
e
l
'
aveva
fulminato
,
spaccandogli
il
cuore
.
I
ministri
e
gli
ufficiali
si
prosternarono
dinanzi
al
giovane
principe
,
che
aveva
liberato
il
regno
da
quel
mostro
e
senz
'
altro
lo
accettarono
come
rajah
dell
'
Assam
.
-
Voi
,
mylord
,
mi
avete
narrata
una
storia
che
qualunque
assamese
conosce
a
fondo
,
-
disse
il
ministro
.
-
Non
il
seguito
però
,
-
rispose
Yanez
,
versandosi
un
altro
bicchiere
ed
accendendo
una
seconda
sigaretta
.
-
Sapreste
dirmi
che
cosa
è
avvenuto
della
piccola
Surama
,
figlia
del
capo
dei
kotteri
?
-
Kaksa
Pharaum
alzò
le
spalle
,
dicendo
poi
:
-
Chi
può
essersi
occupato
d
'
una
bambina
?
-
Eppure
quella
bambina
era
nata
ben
vicina
al
trono
dell
'
Assam
.
-
Continuate
,
mylord
.
-
Quando
Sindhia
seppe
che
Surama
era
sfuggita
alla
morte
,
invece
di
accoglierla
alla
corte
o
almeno
di
farla
ricondurre
fra
le
tribù
devote
a
suo
padre
,
la
fece
segretamente
vendere
a
dei
thugs
che
percorrevano
allora
il
paese
per
procurarsi
delle
bajadere
.
-
Ah
!
-
fece
il
ministro
.
-
Credete
Eccellenza
che
abbia
agito
bene
il
rajah
vostro
signore
?
-
chiese
Yanez
,
diventato
improvvisamente
serio
.
-
Non
so
.
È
morta
poi
?
-
No
,
Eccellenza
,
Surama
è
diventata
una
bellissima
fanciulla
ora
e
non
ha
che
un
solo
desiderio
:
quello
di
strappare
a
suo
cugino
la
corona
dell
'
Assam
.
-
Kaksa
Pharaum
aveva
fatto
un
soprassalto
.
-
Dite
,
mylord
?
-
chiese
spaventato
.
-
Che
riuscirà
nel
suo
intento
,
-
rispose
freddamente
Yanez
.
-
E
chi
l
'
aiuterà
?
-
Il
portoghese
s
'
alzò
e
puntando
l
'
indice
verso
la
Tigre
della
Malesia
che
non
aveva
cessato
di
fumare
,
gli
rispose
:
-
Quell
'
uomo
là
innanzi
a
tutto
,
che
ha
rovesciato
troni
e
che
ha
vinto
la
terribile
Tigre
dell
'
India
,
Suyodhana
,
il
famoso
capo
dei
thugs
indiani
,
e
poi
io
.
L
'
orgogliosa
e
la
grande
Inghilterra
,
dominatrice
di
mezzo
mondo
,
ha
piegato
talvolta
il
capo
dinanzi
a
noi
,
tigri
di
Mompracem
.
-
Il
ministro
si
era
a
sua
volta
alzato
,
guardando
con
profonda
ansietà
ora
Yanez
ed
ora
Sandokan
.
-
Chi
siete
voi
,
dunque
?
-
chiese
finalmente
,
balbettando
.
-
Degli
uomini
che
nemmeno
i
vostri
più
formidabili
uragani
potrebbero
arrestare
,
-
rispose
Yanez
,
con
voce
grave
.
-
E
che
cosa
volete
voi
da
me
?
Perché
mi
avete
trasportato
in
questo
luogo
che
io
non
ho
mai
veduto
?
-
Yanez
,
invece
di
rispondere
,
riempì
nuovamente
le
tazze
e
ne
porse
una
al
ministro
,
dicendogli
colla
sua
voce
insinuante
:
-
Bevete
prima
,
Eccellenza
.
Questo
squisito
liquore
vi
rischiarirà
le
idee
meglio
del
vostro
detestabile
toddy
.
Bevetene
pure
liberamente
:
non
vi
farà
male
.
-
Il
ministro
,
che
si
sentiva
invadere
da
un
invincibile
tremito
nervoso
,
credette
opportuno
di
non
rifiutarsi
.
Yanez
si
raccolse
un
momento
,
poi
,
fissando
il
disgraziato
ministro
che
aveva
le
labbra
smorte
,
gli
chiese
:
-
Chi
è
l
'
europeo
che
si
trova
alla
corte
del
rajah
?
-
Un
uomo
bianco
che
io
detesto
.
-
Benissimo
:
il
suo
nome
?
-
Si
fa
chiamare
Teotokris
.
-
Teotokris
!
-
mormorò
Yanez
.
-
Questo
è
un
nome
greco
.
-
Un
greco
!
-
esclamò
Sandokan
,
scuotendosi
.
-
Che
cos
'
è
?
Io
non
ho
mai
udito
a
parlare
di
greci
.
-
Tu
non
sei
un
europeo
,
-
disse
Yanez
.
-
Sono
uomini
che
godono
fama
di
essere
i
più
furbi
dell
'
intera
Europa
.
-
Avversari
temibili
?
-
Temibilissimi
.
-
Buoni
per
te
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
,
sorridendo
.
Il
portoghese
gettò
via
con
stizza
la
sigaretta
,
poi
rivolgendosi
al
ministro
:
-
Gode
molta
considerazione
a
corte
,
quello
straniero
?
-
gli
chiese
.
-
Più
che
noi
ministri
.
-
Ah
!
Benissimo
.
-
Si
era
nuovamente
alzato
.
Fece
tre
o
quattro
giri
intorno
alla
tavola
,
torcendosi
i
baffi
e
lisciandosi
la
folta
barba
,
poi
,
fermandosi
dinanzi
al
ministro
che
lo
guardava
attonito
,
gli
chiese
a
bruciapelo
:
-
Dov
'
è
che
i
gurus
nascondono
la
pietra
di
Salagraman
che
contiene
il
famoso
capello
di
Visnù
?
-
Kaksa
Pharaum
guardò
il
portoghese
con
profondo
terrore
e
rimase
muto
,
come
se
la
lingua
gli
si
fosse
improvvisamente
paralizzata
.
-
Mi
avete
capito
,
Eccellenza
?
-
chiese
Yanez
un
po
'
minaccioso
.
-
La
pietra
...
di
Salagraman
!
-
balbettò
il
ministro
.
-
Sì
.
-
Ma
...
io
non
so
dove
si
trova
.
Solo
i
sacerdoti
ed
il
rajah
ve
lo
potrebbero
dire
,
-
rispose
Kaksa
,
riprendendo
animo
.
-
Io
non
so
nulla
,
mylord
.
-
Voi
mentite
,
-
gridò
Yanez
,
alzando
la
voce
.
-
Anche
i
ministri
del
rajah
lo
sanno
:
me
lo
hanno
confermato
parecchie
persone
.
-
Gli
altri
forse
,
non
io
.
-
Come
!
Il
primo
ministro
di
Sindhia
ne
saprebbe
meno
dei
suoi
inferiori
?
Eccellenza
,
voi
giuocate
una
pessima
carta
,
ve
ne
avverto
.
-
E
perché
vorreste
sapere
,
mylord
,
dove
si
trova
nascosta
?
-
Perché
quella
pietra
mi
occorre
,
-
rispose
Yanez
audacemente
.
-
Kaksa
Pharaum
mandò
una
specie
di
ruggito
.
-
Voi
rubate
quella
pietra
!
-
gridò
.
-
Non
sapete
che
il
capello
che
contiene
,
appartenne
,
migliaia
di
anni
or
sono
,
ad
un
dio
protettore
dell
'
India
?
Non
sapete
che
tutti
gli
stati
c
'
invidiano
quella
reliquia
?
Non
sapete
che
,
se
ci
venisse
portata
via
,
sarebbe
la
fine
dell
'
Assam
?
-
Chi
lo
ha
detto
?
-
chiese
Yanez
ironicamente
.
-
Lo
hanno
affermato
i
gurus
.
-
Il
portoghese
alzò
le
spalle
,
mentre
la
Tigre
della
Malesia
faceva
udite
un
risolino
beffardo
.
-
Vi
ho
detto
,
Eccellenza
,
che
a
me
occorre
quella
conchiglia
:
aggiungerò
poi
,
per
placare
i
vostri
timori
,
che
non
lascerà
l
'
Assam
.
Io
non
la
terrò
nelle
mie
mani
più
di
ventiquattro
ore
,
ve
lo
giuro
.
-
Allora
andate
a
chiedere
al
rajah
un
tale
favore
.
Io
non
posso
accordarlo
,
perché
ignoro
ove
i
sacerdoti
della
pagoda
di
Karia
la
nascondano
.
-
Ah
!
Non
vuoi
dirmelo
,
-
disse
Yanez
cambiando
tono
.
-
La
vedremo
!
-
In
quel
momento
si
udì
ad
echeggiare
il
gong
,
sospeso
esternamente
alla
porta
.
-
Chi
viene
a
disturbarci
?
-
chiese
Yanez
,
aggrottando
la
fronte
.
-
Io
,
padrone
:
Sambigliong
,
-
rispose
una
voce
.
-
Che
cosa
c
'
è
di
nuovo
?
-
Tremal
-
Naik
è
giunto
.
-
Sandokan
aveva
lasciata
la
pipa
,
e
si
era
alzato
precipitosamente
.
La
porta
si
aprì
ed
un
uomo
comparve
,
dicendo
:
-
Buona
sera
,
miei
cari
amici
:
eccomi
pronto
ad
aiutarvi
.
-
Le
destre
di
Sandokan
e
di
Yanez
si
erano
tese
verso
il
nuovo
venuto
,
il
quale
le
aveva
strette
fortemente
,
esclamando
:
-
Ecco
un
bel
giorno
:
mi
pare
di
tornare
giovane
insieme
a
voi
.
-
L
'
uomo
che
così
aveva
parlato
era
un
bellissimo
tipo
d
'
indiano
bengalino
,
di
circa
quarant
'
anni
,
dalla
taglia
elegante
e
flessuosa
,
senz
'
essere
magra
,
dai
lineamenti
fini
ed
energici
,
la
pelle
lievemente
abbronzata
e
lucidissima
e
gli
occhi
nerissimi
e
pieni
di
fuoco
.
Vestiva
come
i
ricchi
indiani
modernizzati
dalla
Young
-
India
,
i
quali
ormai
hanno
lasciato
il
dootèe
e
la
dubgah
pel
costume
anglo
-
indù
,
più
semplice
,
ma
anche
più
comodo
:
giacca
di
tela
bianca
con
alamari
di
seta
rossa
,
fascia
ricamata
e
altissima
,
calzoni
stretti
pure
bianchi
e
turbantino
rigato
sul
capo
.
-
E
tua
figlia
Darma
?
-
avevano
chiesto
ad
una
voce
Yanez
e
Sandokan
.
-
È
in
viaggio
per
l
'
Europa
,
amici
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Moreland
desidera
far
visitare
a
sua
moglie
l
'
Inghilterra
.
-
Sai
già
perché
ti
abbiamo
chiamato
?
-
chiese
Yanez
.
-
So
tutto
:
voi
volete
mantenere
la
promessa
fatta
quel
terribile
giorno
in
cui
il
Re
del
Mare
affondava
sotto
i
colpi
di
cannone
del
figlio
di
Suyodhana
.
-
Di
tuo
genero
,
-
aggiunse
Sandokan
,
ridendo
.
-
È
vero
...
Ah
!
-
Si
era
vivamente
voltato
guardando
il
ministro
del
rajah
,
il
quale
stava
immobile
presso
la
tavola
,
come
una
mummia
.
-
Chi
è
costui
?
-
chiese
l
'
indiano
.
-
Il
primo
ministro
di
S
.
A
.
Sindhia
,
principe
regnante
dell
'
Assam
,
-
rispose
Yanez
.
-
Toh
!
Tu
giungi
proprio
in
buon
punto
.
Sapresti
tu
,
Tremal
-
Naik
,
far
parlare
quell
'
uomo
che
si
ostina
a
non
dirmi
la
verità
?
Voi
indiani
siete
dei
grandi
maestri
.
-
Non
vuol
parlare
?
-
disse
Tremal
-
Naik
,
squadrando
il
disgraziato
che
pareva
tremasse
.
-
Hanno
fatto
cantare
anche
me
gli
inglesi
,
quando
ero
coi
thugs
.
Kammamuri
però
è
più
destro
di
me
in
tali
faccende
.
Ti
preme
,
Yanez
?
-
Sì
.
-
Hai
ricorso
alle
minacce
?
-
Ma
senza
buon
esito
.
-
Ha
cenato
quel
signore
?
-
Sì
.
-
È
quasi
mattina
,
può
quindi
fare
uno
spuntino
,
o
una
semplice
tiffine2
senza
birra
però
.
È
vero
che
l
'
accetterete
in
nostra
compagnia
?
-
Chiamalo
Eccellenza
,
-
disse
Yanez
maliziosamente
.
-
Ah
!
Scusate
,
Eccellenza
,
-
disse
Tremal
-
Naik
con
accento
un
po
'
ironico
.
-
Mi
ero
scordato
che
voi
siete
il
primo
ministro
del
rajah
.
Accettate
dunque
una
fiffine
?
-
Io
di
solito
non
mangio
la
prima
colazione
che
alle
dieci
del
mattino
,
-
rispose
il
ministro
a
denti
stretti
.
-
Voi
,
Eccellenza
,
adotterete
le
abitudini
dei
miei
amici
.
Sono
partito
ieri
mattina
da
Calcutta
,
ho
mangiato
malissimo
lungo
la
via
ferroviaria
,
peggio
ancora
nel
vostro
paese
,
quindi
ho
una
fame
da
tigre
.
Amici
,
lasciate
che
vada
ad
ordinare
a
Kammamuri
una
succolenta
colazione
.
Suppongo
che
i
viveri
non
mancheranno
in
questa
vecchia
pagoda
.
-
Qui
regna
l
'
abbondanza
,
-
rispose
Yanez
.
-
Vieni
con
me
,
allora
.
Kammamuri
è
un
cuoco
abilissimo
.
-
Si
presero
a
braccetto
e
uscirono
insieme
,
lasciando
soli
il
disgraziato
ministro
del
rajah
e
Sandokan
.
Questi
aveva
riacceso
il
suo
cibuc
e
,
dopo
essersi
sdraiato
,
si
era
rimesso
a
fumare
silenziosamente
,
spiando
attentamente
il
prigioniero
.
Kaksa
Pharaum
si
era
lasciato
cadere
su
una
sedia
,
prendendosi
il
capo
fra
le
mani
.
Pareva
completamente
annichilito
da
quel
succedersi
di
avvenimenti
imprevisti
.
I
due
personaggi
stettero
parecchi
minuti
silenziosi
,
l
'
uno
continuando
a
fumare
e
l
'
altro
a
meditare
sui
tristi
casi
della
vita
,
poi
il
pirata
,
staccando
dalle
labbra
la
pipa
,
disse
:
-
Vuoi
un
consiglio
,
Eccellenza
?
-
Kaksa
Pharaum
aveva
alzata
vivamente
la
testa
,
fissando
i
suoi
piccoli
occhi
sul
formidabile
pirata
.
-
Che
cosa
vuoi
,
sahib
?
-
chiese
,
battendo
i
denti
.
-
Devi
dire
,
se
vuoi
evitare
maggiori
guai
,
quello
che
desidera
sapere
il
mio
amico
.
Bada
,
Eccellenza
!
È
un
uomo
terribile
,
che
non
indietreggerà
dinanzi
a
nessun
mezzo
feroce
.
Io
sono
la
Tigre
della
Malesia
:
egli
è
la
Tigre
bianca
.
Quale
sarà
il
più
implacabile
?
Ah
!
Io
non
te
lo
saprei
dire
.
-
Ma
ho
già
detto
che
io
ignoro
dove
si
trova
la
pietra
di
Salagraman
.
-
Il
sigaro
che
il
mio
amico
ti
ha
fatto
fumare
ti
ha
annebbiato
un
po
'
troppo
il
cervello
,
-
rispose
Sandokan
.
-
È
necessaria
una
buona
colazione
.
Vedrai
,
Eccellenza
,
come
la
memoria
diventerà
limpida
.
-
Tornò
a
rovesciarsi
sul
divano
e
si
rimise
a
fumare
con
tutta
calma
.
Un
silenzio
profondo
regnava
nel
salotto
.
Si
sarebbe
detto
che
all
'
infuori
di
quei
due
personaggi
nessuno
abitava
la
vecchia
pagoda
sotterranea
.
Kaksa
Pharaum
,
più
che
mai
spaventato
,
era
tornato
ad
accasciarsi
sulla
sua
sedia
,
col
capo
fra
le
mani
.
La
Tigre
della
Malesia
non
fiatava
,
anzi
si
studiava
di
non
fare
alcun
rumore
colle
labbra
.
I
suoi
occhi
però
pieni
di
fuoco
,
non
si
staccavano
un
solo
momento
dal
ministro
.
Si
comprendeva
che
stava
in
guardia
.
Trascorse
una
mezz
'
ora
,
poi
la
porta
tornò
ad
aprirsi
ed
un
altro
indiano
entrò
,
tenendo
fra
le
mani
un
piatto
fumante
che
conteneva
dei
pesci
annegati
in
una
salsa
nerastra
.
Era
un
uomo
presso
la
quarantina
,
piuttosto
alto
di
statura
e
membruto
,
tutto
vestito
di
bianco
,
col
viso
molto
abbronzato
che
aveva
dei
riflessi
dell
'
ottone
e
che
aveva
agli
orecchi
dei
pendenti
d
'
oro
che
gli
davano
un
non
so
che
di
grazioso
e
di
strano
.
-
Ah
!
-
esclamò
Sandokan
,
deponendo
la
pipa
.
-
Sei
tu
,
Kammamuri
?
Ben
felice
di
vederti
,
sempre
in
salute
e
sempre
fedele
al
tuo
padrone
.
-
I
maharatti
muoiono
al
servizio
del
loro
signore
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Salute
a
te
,
invincibile
Tigre
della
Malesia
.
-
Altri
quattro
uomini
erano
entrati
,
portando
altri
tondi
pieni
di
cibi
diversi
,
bottiglie
di
birra
e
salviette
.
Kammamuri
depose
il
suo
tondo
dinanzi
al
ministro
,
mentre
entravano
Yanez
e
Tremal
-
Naik
.
La
Tigre
della
Malesia
si
era
alzata
per
sedersi
di
fronte
al
prigioniero
,
il
quale
guardava
con
terrore
or
l
'
uno
ed
ora
gli
altri
,
senza
però
pronunciare
una
sillaba
.
-
Perdonate
,
Eccellenza
,
se
la
colazione
che
io
vi
offro
è
ben
inferiore
alla
cena
che
vi
ho
mangiata
,
ma
siamo
un
po
'
discosti
dal
centro
della
città
ed
i
negozi
non
sono
ancora
aperti
.
Fate
onore
al
nostro
modesto
pasto
e
rasserenatevi
.
Avete
una
cera
da
funerale
.
-
Io
non
ho
fame
,
mylord
,
-
balbettò
il
disgraziato
.
-
Mandate
giù
pochi
bocconi
per
tenerci
compagnia
.
-
E
se
mi
rifiutassi
?
-
In
tal
caso
vi
costringerei
colla
forza
.
Non
si
fa
l
'
offesa
d
'
un
rifiuto
ad
un
mylord
.
La
nostra
cucina
d
'
altronde
non
è
meno
buona
della
vostra
:
assaggiate
e
vi
persuaderete
.
Poi
riprenderemo
il
nostro
discorso
.
-
Come
abbiamo
detto
,
Kammamuri
aveva
posto
dinanzi
al
ministro
il
primo
tondo
che
aveva
portato
e
che
conteneva
dei
pesci
che
nuotavano
entro
una
salsa
nerastra
,
costringendolo
in
tal
modo
ad
inghiottire
solo
quell
'
intingolo
.
Il
povero
diavolo
,
vedendo
fisso
sopra
di
sé
e
minacciosi
gli
occhi
di
Yanez
,
si
decise
finalmente
a
mangiare
quantunque
non
avesse
affatto
appetito
.
Gli
altri
non
avevano
tardato
ad
imitarlo
,
vuotando
rapidamente
i
piatti
che
avevano
dinanzi
e
che
non
sembravano
contenere
un
intingolo
diverso
,
almeno
apparentemente
.
Kaksa
Pharaum
aveva
con
grandi
sforzi
inghiottiti
alcuni
bocconi
,
quando
lasciò
cadere
bruscamente
la
forchetta
guardando
il
portoghese
con
smarrimento
.
-
Che
cosa
avete
,
Eccellenza
?
-
chiese
Yanez
,
fingendo
con
gran
stupore
.
-
Che
mi
sento
bruciare
le
viscere
,
-
rispose
Kaksa
Pharaum
che
era
diventato
smorto
.
-
Non
mettete
anche
voi
del
pimento
nei
vostri
intingoli
?
-
Non
così
forte
.
-
Continuate
a
mangiare
.
-
No
...
datemi
da
bere
...
brucio
.
-
Da
bere
?
Che
cosa
?
-
Di
quella
birra
,
-
rispose
il
disgraziato
.
-
Ah
no
,
Eccellenza
.
Questa
è
esclusivamente
per
noi
e
poi
voi
,
come
indiano
,
non
potreste
berne
poiché
noi
inglesi
,
onde
aumentare
la
fermentazione
della
birra
,
vi
mettiamo
qualche
pezzetto
di
grasso
di
mucca
.
Voi
,
Eccellenza
,
sapete
meglio
di
me
che
,
per
voi
indiani
,
quell
'
animale
è
sacro
e
chi
ne
mangia
andrà
soggetto
a
pene
tremende
quando
sarà
morto
.
-
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
fecero
uno
sforzo
supremo
per
trattenere
una
clamorosa
risata
.
Ne
poteva
inventare
altre
quel
demonio
di
portoghese
?
Perfino
il
grasso
di
mucca
nella
birra
inglese
!
Yanez
,
che
conservava
una
serietà
meravigliosa
,
empì
una
tazza
di
birra
e
la
porse
al
ministro
dicendogli
:
-
Se
volete
,
bevete
pure
.
-
Kaksa
Pharaum
aveva
fatto
un
gesto
d
'
orrore
.
-
No
...
mai
...
un
indiano
...
meglio
la
morte
...
dell
'
acqua
mylord
...
dell
'
acqua
!
-
aveva
gridato
.
-
Ho
il
fuoco
nel
ventre
!
-
Dell
'
acqua
!
-
rispose
Yanez
.
-
Dove
volete
che
andiamo
a
prenderne
,
Eccellenza
?
Non
vi
è
alcun
pozzo
in
questa
pagoda
sotterranea
ed
il
fiume
è
più
lontano
di
quello
che
credete
.
-
Muoio
!
-
Bah
!
Noi
non
abbiamo
alcun
interesse
a
sopprimervi
.
Tutt
'
altro
.
-
Mi
avete
avvelenato
...
ho
dei
carboni
accesi
nel
petto
!
-
urlò
il
disgraziato
.
-
Dell
'
acqua
!
dell
'
acqua
!
-
La
volete
proprio
?
-
Kaksa
Pharaum
si
era
alzato
,
comprimendosi
con
le
mani
il
ventre
.
Aveva
la
schiuma
alle
labbra
e
gli
occhi
gli
uscivano
dalle
orbite
.
-
Dell
'
acqua
...
miserabili
!
-
urlava
spaventosamente
.
La
sua
voce
non
aveva
più
nulla
d
'
umano
.
Dalle
labbra
gli
uscivano
dei
ruggiti
che
impressionavano
perfino
la
Tigre
della
Malesia
.
Anche
Yanez
si
era
alzato
di
fronte
al
ministro
.
-
Parlerai
?
-
gli
chiese
freddamente
.
-
No
!
-
urlò
il
disgraziato
.
-
E
allora
noi
non
ti
daremo
una
goccia
d
'
acqua
.
-
Sono
avvelenato
.
-
Ti
dico
di
no
.
-
Datemi
da
bere
!
-
Kammamuri
!
Entra
!
-
Il
maharatto
,
che
doveva
essere
dietro
la
porta
,
si
fece
innanzi
portando
due
bottiglie
di
cristallo
piene
d
'
acqua
limpidissima
e
le
depose
sulla
tavola
.
Kaksa
Pharaum
,
all
'
estremo
delle
sue
sofferenze
,
aveva
allungate
le
mani
per
afferrarle
,
ma
Yanez
fu
pronto
a
fermarlo
.
-
Quando
mi
avrai
detto
dove
si
trova
la
pietra
di
Salagraman
tu
potrai
bere
finché
vorrai
,
-
gli
disse
.
-
Ti
avverto
però
che
tu
rimarrai
in
nostra
mano
finché
l
'
avremo
trovata
,
quindi
sarebbe
inutile
ingannarci
.
-
Brucio
tutto
!
Una
goccia
d
'
acqua
,
una
sola
...
-
Dimmi
dove
è
la
pietra
.
-
Non
lo
so
...
-
Lo
sai
,
-
rispose
l
'
implacabile
portoghese
.
-
Uccidetemi
allora
.
-
No
.
-
Siete
dei
miserabili
!
-
Se
lo
fossimo
,
non
saresti
più
vivo
.
-
Non
posso
più
resistere
!
-
Yanez
prese
un
bicchiere
e
lo
empì
lentamente
d
'
acqua
.
Kaksa
Pharaum
seguiva
,
cogli
occhi
smarriti
,
quel
filo
d
'
acqua
,
ruggendo
come
una
fiera
.
-
Parlerai
?
-
chiese
Yanez
,
quand
'
ebbe
finito
.
-
Sì
...
sì
...
-
rantolò
il
ministro
.
-
Dov
'
è
dunque
?
-
Nella
pagoda
di
Karia
.
-
Lo
sapevamo
anche
noi
.
Dove
?
-
Nel
sotterraneo
che
s
'
apre
sotto
la
statua
di
Siva
.
-
Avanti
.
-
Vi
è
una
pietra
...
un
anello
di
bronzo
...
alzatela
...
sotto
in
un
cofano
...
-
Giura
su
Siva
che
hai
detto
la
verità
.
-
Lo
...
giuro
...
da
bere
...
-
Un
momento
ancora
.
Veglia
qualcuno
nel
sotterraneo
?
-
Due
guardie
.
-
A
te
.
-
Invece
di
prendere
il
bicchiere
il
ministro
afferrò
una
delle
due
bottiglie
e
si
mise
a
bere
a
garganella
,
come
se
non
dovesse
finire
più
.
La
vuotò
più
che
mezza
,
poi
la
lasciò
bruscamente
cadere
e
stramazzò
,
come
fulminato
,
fra
le
braccia
di
Kammamuri
che
gli
si
era
messo
dietro
.
-
Coricalo
sul
divano
,
-
gli
disse
Yanez
.
-
Per
Giove
,
che
droga
infernale
hai
messo
dentro
quell
'
intingolo
?
Mi
assicuri
che
non
morrà
,
è
vero
?
-
Non
temete
,
signor
Yanez
,
-
rispose
il
maharatto
.
-
Non
ho
messo
che
una
foglia
di
serhar
,
una
pianta
che
cresce
nel
mio
paese
.
Domani
quest
'
uomo
starà
benissimo
.
-
Tu
lo
sorveglierai
e
metterai
due
dei
nostri
alla
porta
.
Se
fugge
siamo
tutti
perduti
.
-
E
noi
dunque
che
cosa
faremo
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Aspetteremo
questa
sera
e
andremo
ad
impadronirci
della
famosa
pietra
di
Salagraman
e
del
non
meno
famoso
capello
di
Visnù
.
-
Ma
perché
ci
tieni
tanto
ad
avere
quella
conchiglia
?
-
Lo
saprai
più
tardi
,
fratellino
.
Fidati
di
me
.
-
4
.
La
pietra
di
Salagraman
Dodici
o
quattordici
ore
dopo
la
confessione
del
primo
ministro
del
rajah
dell
'
Assam
,
un
drappello
bene
armato
lasciava
la
pagoda
sotterranea
,
avanzandosi
con
profondo
silenzio
lungo
la
riva
sinistra
del
Brahmaputra
.
Era
composto
di
Yanez
,
Sandokan
,
Tremal
-
Naik
e
di
dieci
uomini
,
per
la
maggior
parte
malesi
e
dayachi
che
,
oltre
le
carabine
e
quei
terribili
pugnali
colla
lama
serpeggiante
chiamati
kriss
,
portavano
delle
funi
arrotolate
intorno
ai
fianchi
,
delle
torce
e
dei
picconi
.
Essendo
il
sole
tramontato
già
da
quattro
o
cinque
ore
,
nessun
essere
vivente
passeggiava
sotto
i
pipal
,
i
fichi
baniani
e
le
palme
,
che
coprivano
la
riva
del
fiume
,
proiettando
una
fitta
ombra
.
Il
drappello
,
dopo
aver
percorso
qualche
miglio
senza
aver
scambiata
una
parola
,
si
era
arrestato
di
fronte
ad
un
'
isoletta
che
sorgeva
quasi
in
mezzo
al
fiume
,
all
'
altezza
dell
'
estremità
orientale
del
popoloso
sobborgo
di
Siringar
.
-
Alt
!
-
aveva
comandato
Yanez
.
-
Bindar
non
deve
essere
lontano
.
-
È
l
'
indiano
che
tu
hai
assoldato
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Potremo
fidarci
di
lui
?
-
Surama
mi
ha
detto
che
è
il
figlio
d
'
uno
dei
servi
di
suo
padre
e
che
perciò
non
dobbiamo
dubitare
della
sua
lealtà
.
-
Uhm
!
-
fece
la
Tigre
crollando
il
capo
.
-
Io
non
mi
fido
che
dei
miei
malesi
e
dei
miei
dayachi
.
-
Lui
conosce
la
pagoda
anche
internamente
,
mentre
noi
non
l
'
abbiamo
veduta
che
all
'
esterno
.
Una
guida
ci
era
necessaria
.
-
S
'
accostò
ad
una
enorme
macchia
di
bambù
alti
per
lo
meno
quindici
metri
,
che
curvavano
le
loro
cime
sopra
le
acque
del
fiume
,
e
mandò
un
debole
fischio
,
ripetendolo
poi
tre
volte
ad
intervalli
diversi
.
Non
erano
trascorsi
dieci
secondi
quando
fra
quelle
immense
canne
si
udirono
dei
leggeri
fruscii
,
poi
un
uomo
sorse
bruscamente
dinanzi
al
portoghese
,
dicendogli
:
-
Eccomi
,
sahib
.
-
Era
un
giovane
indiano
di
forse
vent
'
anni
,
bene
sviluppato
,
dall
'
aria
intelligentissima
ed
i
lineamenti
piuttosto
fini
delle
caste
guerriere
.
Non
aveva
indosso
che
un
semplice
gonnellino
un
po
'
lungo
,
il
languti
degli
indù
,
stretto
da
una
piccola
fascia
di
cotone
azzurro
,
entro
cui
era
passato
un
pugnale
dalla
lama
larghissima
,
in
forma
quasi
d
'
un
ferro
di
lancia
ed
il
corpo
aveva
interamente
spalmato
di
cenere
,
probabilmente
raccolta
sul
luogo
dove
si
ardono
i
cadaveri
,
e
che
è
il
distintivo
poco
attraente
dei
seguaci
di
Siva
.
-
Hai
condotto
la
bangle
?
-
chiese
Yanez
.
-
Sì
,
padrone
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
È
nascosta
sotto
i
bambù
.
-
Sei
solo
?
-
Tu
non
mi
avevi
detto
,
sahib
,
di
condurre
altri
.
Avrei
avuto
più
piacere
,
perché
la
bangle
è
pesante
a
guidarsi
.
-
I
miei
uomini
sono
gente
di
mare
.
Imbarchiamoci
subito
.
-
Devo
avvertirti
d
'
una
cosa
però
.
-
Parla
e
sii
breve
.
-
So
che
questa
notte
dinanzi
alla
pagoda
devono
bruciare
il
cadavere
d
'
un
bramino
.
-
Durerà
molto
la
cerimonia
?
-
Non
credo
.
-
Il
nostro
arrivo
non
desterà
qualche
sospetto
?
-
E
perché
sahib
?
Le
barche
approdano
sovente
all
'
isolotto
,
-
disse
l
'
indiano
.
-
Andiamo
allora
.
-
Avrei
però
desiderato
meglio
che
nessuno
ci
vedesse
a
sbarcare
,
-
disse
Sandokan
.
-
Rimarremo
a
bordo
,
finché
tutti
si
saranno
allontanati
,
-
rispose
Yanez
.
-
Non
faranno
troppa
attenzione
a
noi
.
-
Seguirono
il
giovane
indiano
,
aprendosi
faticosamente
il
passo
fra
quelle
durissime
canne
giganti
,
che
alla
base
avevano
la
circonferenza
d
'
una
coscia
di
fanciullo
,
e
giunsero
sulla
riva
del
fiume
.
Sotto
le
ultime
canne
che
,
curvandosi
verso
l
'
acqua
,
formavano
delle
superbe
arcate
,
stava
nascosto
uno
di
quei
pesanti
battelli
,
che
gl
'
indiani
adoperano
sui
loro
fiumi
per
trasportare
il
riso
,
privo
però
degli
alberi
,
ma
provvisto
invece
d
'
una
tettoia
di
stoppie
destinata
a
riparare
l
'
equipaggio
dalle
ingiurie
del
tempo
.
Yanez
ed
i
suoi
compagni
s
'
imbarcarono
;
i
malesi
ed
i
dayachi
afferrarono
i
lunghi
remi
e
la
bangle
lasciò
il
nascondiglio
dirigendosi
verso
l
'
isolotto
,
nel
cui
mezzo
giganteggiava
fra
le
tenebre
una
enorme
costruzione
in
forma
di
piramide
tronca
.
L
'
indiano
aveva
detto
il
vero
annunciando
un
funerale
.
La
massiccia
barca
non
aveva
percorsa
ancora
mezza
distanza
,
quando
sulla
riva
dell
'
isolotto
si
videro
comparire
numerose
torce
e
raggrupparsi
intorno
ad
una
minuscola
cala
che
doveva
servire
d
'
approdo
alle
barche
del
fiume
.
-
Ecco
dei
guasta
affari
,
-
disse
Yanez
a
Tremal
-
Naik
.
-
Ci
faranno
perdere
un
tempo
prezioso
.
-
Sono
appena
le
dieci
,
-
rispose
l
'
indiano
-
e
per
la
mezzanotte
tutto
sarà
finito
.
Trattandosi
d
'
un
bramino
,
la
cerimonia
sarà
più
lunga
delle
altre
,
avendo
diritto
a
speciali
riguardi
anche
dopo
morte
.
Se
il
morto
fosse
un
povero
diavolo
qualunque
la
faccenda
sarebbe
spiccia
.
Una
tavola
di
legno
per
coricarvi
il
cadavere
,
una
lampadina
accesa
da
mettergli
in
fondo
ai
piedi
,
una
spinta
e
buona
notte
.
La
corrente
s
'
incarica
di
portare
il
morto
nel
sacro
Gange
,
quando
i
coccodrilli
e
i
marabù
lo
risparmiano
.
-
Ciò
che
accadrà
di
rado
,
-
disse
Sandokan
,
che
stava
seduto
sul
bordo
della
bangle
.
-
Puoi
contarlo
come
un
caso
miracoloso
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Appena
oltrepassata
la
città
,
sauriani
e
volatili
vanno
a
gara
per
far
sparire
carne
ed
ossa
.
-
E
di
quel
bramino
che
cosa
faranno
invece
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Il
funerale
sarà
un
po
'
lungo
,
esigendo
certe
formalità
speciali
.
Innanzi
a
tutto
quando
un
bramino
entra
in
agonia
non
si
trasporta
semplicemente
sulla
riva
del
fiume
,
perché
spiri
al
dolce
mormorìo
dell
'
acqua
,
che
lo
trasporterà
nel
cailasson
,
ossia
nel
paradiso
;
bensì
in
un
luogo
speciale
,
che
prima
sarà
stato
accuratamente
cosparso
di
sterco
di
mucca
e
su
un
pezzo
di
cotone
mai
prima
di
allora
usato
.
-
Uscito
poco
prima
dal
cotonificio
,
-
disse
Yanez
,
ridendo
.
-
Ah
!
Siete
dei
bei
matti
voi
indiani
.
-
Oh
!
Aspetta
un
po
'
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Giunge
allora
un
sacerdote
bramino
accompagnato
dal
suo
primogenito
onde
procedere
alla
cerimonia
chiamata
sarva
prayasibrit
.
-
Che
cosa
vuol
dire
?
-
La
purificazione
dei
peccati
.
-
Toh
!
Credevo
che
i
bramini
non
ne
commettessero
mai
!
-
Ed
in
che
consiste
?
-
chiese
Sandokan
che
pareva
s
'
interessasse
vivamente
di
quegli
strani
particolari
.
-
Nel
versare
in
bocca
al
moribondo
un
liquore
speciale
dei
bramini
,
che
si
pretende
sacro
,
mentre
ai
seguaci
di
Visnù
si
somministra
un
po
'
d
'
acqua
dove
fu
messa
una
pietra
di
Salagraman
qualunque
.
-
Per
soffocarli
più
presto
è
vero
?
-
disse
Yanez
.
-
Infatti
non
è
certamente
un
bel
divertimento
assistere
all
'
agonia
d
'
un
moribondo
.
È
meglio
spedirlo
presto
all
'
altro
mondo
.
-
Ma
no
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
-
si
lascia
morire
in
pace
...
cioè
,
veramente
no
,
perché
il
moribondo
deve
aggrapparsi
alla
coda
d
'
una
mucca
e
lasciarsi
trascinare
per
un
certo
tratto
di
via
onde
egli
sia
ben
sicuro
di
ritrovarne
una
di
simile
che
lo
aiuterà
a
passare
il
fiume
di
fuoco
che
gira
intorno
al
Yama
-
lacca
,
dove
abita
il
dio
dell
'
inferno
.
-
Così
la
finiscono
più
presto
,
-
disse
l
'
incorreggibile
Yanez
.
-
Un
po
'
di
galoppo
dietro
una
mucca
non
deve
far
male
ad
un
povero
moribondo
che
sta
per
vomitare
la
sua
anima
.
E
poi
?
-
Lo
vedremo
quando
avremo
affondata
l
'
ancora
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Vedo
una
donna
che
gira
sulla
riva
alzando
disperatamente
le
braccia
.
Deve
essere
la
sposa
del
morto
.
-
E
questo
tonfo
nel
fiume
lo
hai
udito
?
-
È
il
figlio
primogenito
del
bramino
,
che
si
è
gettato
nel
fiume
,
dopo
d
'
aver
indossato
i
suoi
più
bei
vestiti
,
prima
di
farsi
tagliare
accuratamente
la
barba
,
se
ne
ha
,
ed
i
capelli
.
-
Se
io
fossi
il
viceré
dell
'
India
farei
rinchiudere
in
un
ospedale
di
pazzi
tutti
i
bramini
del
reame
.
Parola
di
Yanez
.
-
Queste
cerimonie
sono
dettate
dai
libri
sacri
.
-
Scritti
quando
quei
sacerdoti
erano
pieni
di
bâng3
.
-
La
grossa
barca
in
quel
momento
era
giunta
dinanzi
al
minuscolo
seno
,
e
Bindar
aveva
lasciata
cadere
l
'
ancora
,
arrestandola
ad
una
quindicina
di
passi
dalla
riva
.
Quindici
o
venti
persone
si
erano
radunate
intorno
ad
una
specie
di
palanchino
formato
di
bambù
intrecciati
,
su
cui
riposava
un
cadavere
,
che
aveva
indosso
un
ampio
dootèe
di
seta
gialla
.
Dovevano
essere
tutti
parenti
ed
amici
del
morto
,
però
si
vedevano
in
mezzo
a
loro
alcuni
pourohita
ossia
sacerdoti
bramini
accompagnati
da
tre
o
quattro
gouron
,
specie
di
sagrestani
incaricati
dalla
pulizia
delle
pagode
e
dei
bassi
servizi
del
culto
.
Tutti
avevano
delle
torce
,
sicché
Yanez
ed
i
suoi
compagni
potevano
osservare
benissimo
quanto
quegli
uomini
stavano
per
compiere
.
Il
primogenito
del
morto
era
uscito
dal
fiume
,
si
era
fatto
già
radere
in
fretta
e
si
era
accostato
al
genitore
,
seguìto
dalla
madre
alla
quale
i
parenti
avevano
levato
il
thaly
,
quel
gioiello
che
è
l
'
insegna
delle
donne
sposate
e
tagliati
i
capelli
,
che
non
doveva
più
mai
lasciarsi
crescere
durante
tutta
la
sua
vedovanza
.
Il
primo
gettò
sul
cadavere
una
manata
di
fiori
,
poi
fece
alzare
la
barella
e
la
fece
trasportare
alcuni
passi
più
lontano
,
dove
era
una
buca
lunga
due
metri
e
larga
uno
,
circondata
da
pezzi
di
legna
e
da
sterco
disseccato
di
mucca
e
fece
deporre
vicino
un
vaso
di
terra
entro
cui
bruciavano
dei
carboni
.
Il
morto
fu
privato
della
sua
bella
veste
e
dei
gioielli
,
per
non
perdere
inutilmente
l
'
una
e
gli
altri
,
poi
il
primogenito
mise
sul
petto
nudo
del
bramino
un
pezzo
di
sterco
acceso
,
vi
versò
sopra
un
po
'
di
burro
sciolto
e
mise
in
bocca
al
cadavere
una
mezza
rupia
e
alcuni
granelli
di
riso
che
prima
aveva
bagnati
con
un
po
'
di
saliva
e
si
ritrasse
,
pronunciando
una
preghiera
.
I
parenti
s
'
accostarono
a
loro
volta
,
accumulando
sul
bramino
le
legne
e
le
mattonelle
di
sterco
.
-
È
finita
la
cerimonia
?
-
chiese
Yanez
a
Tremal
-
Naik
.
-
Aspetta
un
momento
.
Il
figlio
deve
ancora
compiere
qualche
cosa
.
-
Il
giovane
infatti
aveva
preso
un
vaso
di
terra
pieno
d
'
acqua
e
l
'
aveva
spaccato
con
violenza
sulla
testa
del
defunto
.
-
Ah
!
birbante
!
-
esclamò
il
portoghese
.
-
Perché
?
Ora
almeno
è
sicuro
che
suo
padre
è
veramente
morto
.
-
Se
fosse
stato
ancora
agonizzante
l
'
avrebbe
accoppato
egualmente
.
-
I
parenti
avevano
fatto
circolo
accostando
le
torce
al
rogo
.
Una
gran
fiamma
si
sprigionò
subito
rompendo
bruscamente
le
tenebre
e
avvolgendo
,
con
rapidità
incredibile
,
il
cadavere
,
che
era
tutto
cosparso
di
burro
.
Fra
il
crepitare
del
legname
ben
imbevuto
di
materie
resinose
ed
il
salmodiare
del
pourohita
e
dei
suoi
aiutanti
,
si
udivano
le
urla
disperate
del
figlio
e
della
vedova
,
ed
ai
bagliori
delle
fiamme
si
vedevano
i
parenti
a
rotolarsi
per
terra
ed
a
picchiarsi
il
petto
con
pugni
tremendi
.
-
Quegli
stupidi
vogliono
sfondarsi
le
costole
,
-
diceva
Yanez
.
-
Non
mi
stupirei
che
domani
fossero
tutti
a
letto
.
-
Quella
fiammata
gigantesca
non
durò
che
un
quarto
d
'
ora
,
poi
quando
il
cadavere
fu
consumato
,
i
parenti
con
pale
di
ferro
raccolsero
la
cenere
e
le
ossa
e
le
gettarono
nel
fiume
,
quindi
si
allontanarono
tutti
in
silenzio
,
scomparendo
ben
presto
sotto
gli
alberi
,
che
coprivano
buona
parte
dell
'
isolotto
.
-
Possiamo
sbarcare
ora
?
-
chiese
Sandokan
rivolgendosi
a
Bindar
,
che
era
rimasto
sempre
silenzioso
.
-
Sì
,
sahib
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
A
quest
'
ora
i
gurum
della
pagoda
devono
dormire
profondamente
.
-
Andiamo
dunque
.
Sono
impaziente
di
condurre
a
termine
questa
avventura
notturna
.
-
E
di
menare
possibilmente
le
mani
,
è
vero
,
fratellino
?
-
disse
Yanez
.
-
Sì
,
se
si
può
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Le
mie
braccia
cominciano
ad
irrugginirsi
.
-
Allentarono
la
fune
dell
'
ancora
e
con
pochi
colpi
di
remo
spinsero
la
bangle
verso
la
riva
.
-
Che
due
uomini
rimangano
a
guardia
della
barca
,
-
disse
Yanez
.
-
Dobbiamo
assicurarci
la
ritirata
.
-
Raccolsero
le
armi
e
scesero
silenziosamente
a
terra
,
cacciandosi
sotto
un
bosco
,
formato
quasi
esclusivamente
di
palmizi
tara
e
d
'
immensi
gruppi
di
bambù
.
Bindar
si
era
messo
alla
testa
del
drappello
,
fiancheggiato
da
Yanez
,
il
quale
voleva
sorvegliarlo
personalmente
,
non
avendo
,
checché
avesse
detto
a
Sandokan
,
una
completa
fiducia
di
quell
'
indiano
,
che
da
soli
pochi
giorni
conosceva
.
La
pagoda
non
era
lontana
più
di
due
tiri
di
carabina
,
quindi
in
una
ventina
di
minuti
e
anche
meno
,
il
drappello
poteva
giungervi
.
Tutti
però
si
avanzavano
con
estrema
prudenza
onde
non
farsi
scorgere
.
Era
molto
improbabile
che
a
quell
'
ora
così
inoltrata
qualche
indiano
passeggiasse
per
quelle
boscaglie
,
nondimeno
si
tenevano
in
guardia
.
Attraversata
la
zona
dei
palmizi
e
dei
bambù
,
si
trovarono
improvvisamente
dinanzi
ad
una
vasta
radura
,
interrotta
solamente
da
gruppi
di
piccole
piante
.
Nel
mezzo
giganteggiava
la
pagoda
di
Karia
.
Come
abbiamo
detto
,
quel
tempio
,
veneratissimo
da
tutti
gli
assamesi
,
perché
conteneva
la
famosa
pietra
di
Salagraman
col
capello
di
Visnù
,
si
componeva
d
'
una
enorme
piramide
tronca
;
colle
pareti
abbellite
da
sculture
che
si
succedevano
senza
interruzione
dalla
base
alla
cima
e
che
rappresentavano
in
dimensioni
più
o
meno
grandiose
,
le
ventuno
incarnazioni
del
dio
indiano
.
Quindi
,
pesci
colossali
,
testuggini
,
cinghiali
,
leoni
,
giganti
,
nani
,
cavalli
,
ecc
.
Solo
dinanzi
alla
porta
d
'
entrata
si
rizzava
una
torre
piramidale
più
piccola
,
il
cobrom
,
coronato
da
una
cupola
e
colle
muraglie
pure
adorne
di
figure
per
la
maggior
parte
poco
pulite
,
rappresentanti
la
vita
,
le
vittorie
e
le
disgrazie
delle
diverse
divinità
.
Ad
una
altezza
di
venti
piedi
s
'
apriva
una
finestra
sul
cui
davanzale
ardeva
una
lampada
.
-
È
per
di
là
che
dovremo
entrare
,
sahib
,
-
disse
Bindar
volgendosi
verso
Yanez
,
che
aveva
corrugata
la
fronte
,
scorgendo
quel
lume
.
-
Temevo
che
qualcuno
vegliasse
nella
pagoda
,
-
rispose
il
portoghese
.
-
Non
avere
alcun
timore
:
è
uso
mettere
una
lampada
sulla
prima
finestra
del
cobrom
.
Se
fosse
un
giorno
festivo
,
ve
ne
sarebbero
quattro
invece
d
'
una
.
-
Dove
troveremo
la
pietra
di
Salagraman
?
Nella
pagoda
o
in
questa
specie
di
torre
?
-
Nella
pagoda
di
certo
.
-
Yanez
si
volse
verso
i
suoi
uomini
,
chiedendo
:
-
Chi
saprà
raggiungere
quella
finestra
e
gettarci
una
fune
?
-
Se
forzassimo
la
porta
invece
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Perderesti
inutilmente
il
tuo
tempo
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Tutte
quelle
dei
nostri
templi
sono
di
bronzo
e
d
'
uno
spessore
enorme
.
D
'
altronde
i
tuoi
uomini
non
saranno
troppo
imbarazzati
a
giungere
lassù
.
Sono
come
le
scimmie
del
loro
paese
.
-
Lo
so
,
-
rispose
Yanez
.
Indicò
due
dei
più
giovani
del
drappello
e
disse
semplicemente
loro
:
-
In
alto
,
fino
alla
finestra
!
-
Non
aveva
ancora
finito
,
che
quei
diavoli
,
un
malese
ed
un
dayaco
,
salivano
già
aggrappandosi
alle
divinità
,
ai
giganti
,
ai
trimurti
indù
rappresentanti
lo
sconcio
lingam
che
riunisce
Brahma
,
Siva
e
Visnù
.
Per
quei
marinai
,
mezzi
selvaggi
,
abituati
a
salire
di
corsa
le
alberature
delle
navi
e
camminare
come
fossero
a
terra
sui
leggeri
pennoni
dei
loro
prahos
o
inerpicarsi
sugli
altissimi
durion
delle
loro
foreste
,
non
era
che
una
semplice
scalata
quella
manovra
.
In
meno
di
mezzo
minuto
si
trovarono
entrambi
sul
davanzale
della
finestra
,
da
dove
gettarono
due
funi
,
dopo
di
averle
assicurate
a
due
aste
di
ferro
,
che
sostenevano
due
gabbie
destinate
a
contenere
dei
batuffoli
di
cotone
imbevuti
d
'
olio
di
cocco
durante
le
straordinarie
illuminazioni
.
-
A
me
pel
primo
,
-
disse
Sandokan
.
-
A
te
l
'
altra
fune
,
Tremal
-
Naik
.
Tu
Yanez
,
alla
retroguardia
.
-
A
me
,
che
devo
conquistare
il
trono
di
Surama
!
-
esclamò
il
portoghese
.
-
Ragione
di
più
per
conservare
la
preziosissima
persona
d
'
un
futuro
rajah
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
,
sorridendo
.
-
I
pezzi
grossi
non
devono
esporsi
ai
gravi
pericoli
che
all
'
ultimo
momento
.
-
Andate
al
diavolo
!
-
Niente
affatto
,
saliremo
verso
il
cielo
invece
.
-
Va
'
a
trovare
Brahma
adunque
!
-
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
si
issarono
rapidamente
,
scomparendo
fra
le
tenebre
.
Quando
i
malesi
ed
i
dayachi
videro
la
fune
a
scuotersi
,
a
loro
volta
cominciarono
la
salita
,
mentre
il
portoghese
ne
regolava
l
'
ascensione
.
Frattanto
la
Tigre
della
Malesia
e
l
'
indiano
avevano
raggiunto
il
davanzale
,
dove
si
tenevano
a
cavalcioni
il
malese
ed
il
dayaco
,
i
quali
si
erano
già
affrettati
a
spegnere
il
lume
onde
non
si
potessero
scorgere
le
persone
che
salivano
.
-
Avete
udito
nulla
?
-
aveva
chiesto
subito
Sandokan
.
-
No
,
padrone
.
-
Vediamo
se
qui
vi
è
un
passaggio
.
-
Lo
troveremo
di
certo
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Tutti
i
cobrom
comunicano
colla
pagoda
centrale
.
-
Accendete
una
torcia
.
-
Il
malese
,
che
ne
aveva
due
passate
nella
fascia
,
fu
pronto
a
obbedire
.
Sandokan
la
prese
,
s
'
abbassò
fino
quasi
a
terra
onde
la
luce
non
si
espandesse
troppo
e
fece
qualche
passo
innanzi
.
Si
trovavano
in
una
minuscola
stanza
,
la
quale
aveva
una
porta
di
bronzo
assai
bassa
e
che
era
solamente
socchiusa
.
-
Suppongo
che
metterà
su
una
scala
,
-
mormorò
.
La
spinse
,
cercando
di
non
produrre
alcun
rumore
e
si
trovò
dinanzi
ad
un
pianerottolo
pure
minuscolo
.
Sotto
s
'
allungava
una
stretta
gradinata
che
pareva
girasse
su
se
stessa
.
-
Finché
gli
altri
salgono
,
esploriamo
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Lasciate
che
vi
preceda
,
-
disse
una
voce
.
Era
Bindar
,
il
quale
aveva
preceduto
tutti
gli
altri
.
-
Conosci
il
passaggio
?
-
gli
chiese
Sandokan
.
-
Sì
,
sahib
.
-
Passa
dinanzi
a
noi
e
bada
che
noi
non
staccheremo
un
solo
istante
i
nostri
sguardi
da
te
.
-
Il
seguace
di
Siva
ebbe
un
sorriso
,
ma
non
rispose
affatto
.
La
scala
era
strettissima
,
tanto
da
permettere
a
malapena
il
passaggio
a
due
uomini
situati
l
'
uno
a
fianco
dell
'
altro
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
,
seguìti
dagli
altri
,
che
raggiungevano
a
poco
a
poco
la
finestra
,
si
trovarono
ben
presto
in
un
corridoio
,
che
pareva
si
avanzasse
verso
il
centro
della
pagoda
e
che
scendeva
molto
rapidamente
.
-
Ci
siete
tutti
?
-
chiese
il
pirata
,
arrestandosi
.
-
Ci
sono
anch
'
io
,
-
rispose
Yanez
,
facendosi
innanzi
.
-
Le
funi
sono
state
ritirate
.
-
La
Tigre
della
Malesia
sfoderò
la
scimitarra
che
gli
pendeva
dal
fianco
e
che
scintillò
,
alla
luce
della
torcia
,
come
se
fosse
d
'
argento
,
essendo
formata
di
quell
'
impareggiabile
acciaio
naturale
che
non
si
trova
che
nelle
miniere
del
Borneo
;
poi
disse
con
voce
risoluta
:
-
Avanti
!
L
'
antico
pirata
di
Mompracem
vi
guida
!
-
Percorso
il
corridoio
e
trovata
un
'
altra
scala
,
entrarono
,
dopo
averla
discesa
,
in
una
immensa
sala
,
in
mezzo
alla
quale
si
rizzava
,
su
un
enorme
quadro
di
pietra
,
una
statua
rappresentante
un
pesce
colossale
.
Era
quella
la
prima
incarnazione
del
dio
conservatore
,
così
tramutato
per
salvare
dal
diluvio
il
re
Sattiaviraden
e
la
moglie
di
lui
,
servendo
sotto
quella
forma
di
timone
alla
nave
che
aveva
loro
mandato
per
sottrarli
al
diluvio
universale4
.
Narrano
poi
le
leggende
indiane
,
che
dopo
quel
fatto
,
Visnù
sdegnato
contro
i
giganti
Canagascien
e
Aycriben
perché
avevano
rubati
i
quattro
vedam
onde
il
nuovo
popolo
fondato
da
Sattiaviraden
non
avesse
più
religione
,
li
uccise
per
restituirli
a
Brahma
.
Il
drappello
si
era
fermato
,
temendo
che
vi
fosse
qualche
sacerdote
in
quell
'
ampia
sala
,
poi
,
rassicurato
dal
profondo
silenzio
che
regnava
là
dentro
,
mosse
risolutamente
verso
il
gigantesco
pesce
.
-
Se
il
ministro
non
ci
ha
ingannati
,
l
'
anello
deve
trovarsi
dinanzi
a
quell
'
acquatico
,
-
aveva
detto
Yanez
.
-
Se
non
avrà
detto
il
vero
lo
getteremo
nel
fiume
con
una
buona
pietra
al
collo
,
-
aveva
risposto
Sandokan
.
Stavano
per
giungere
presso
il
dio
,
quando
parve
loro
di
udire
come
il
cigolìo
d
'
una
porta
che
s
'
apriva
.
Tutti
si
erano
arrestati
,
poi
i
dayachi
ed
i
malesi
con
una
mossa
fulminea
rinserravano
come
entro
un
cerchio
Sandokan
,
Yanez
e
Tremal
-
Naik
,
puntando
le
carabine
in
tutte
le
direzioni
.
Attesero
per
qualche
minuto
,
senza
parlare
,
anzi
quasi
senza
respirare
,
poi
Yanez
ruppe
pel
primo
il
silenzio
.
-
Possiamo
esserci
ingannati
,
-
disse
.
-
Se
qualche
sacerdote
fosse
entrato
,
a
quest
'
ora
avrebbe
dato
l
'
allarme
.
Che
cosa
dici
tu
,
Bindar
?
-
Penso
che
quel
rumore
sia
stato
prodotto
dallo
scricchiolìo
di
qualche
trave
.
-
Cerchiamo
l
'
anello
,
-
disse
Sandokan
.
-
Se
verranno
a
sorprenderci
sapremo
accoglierli
per
bene
.
-
Fecero
il
giro
del
mostruoso
dado
di
pietra
reggente
l
'
incarnazione
di
Visnù
e
trovarono
subito
un
massiccio
anello
di
bronzo
su
cui
si
scorgeva
un
alto
rilievo
rappresentante
una
conchiglia
:
la
pietra
di
Salagraman
.
Un
'
esclamazione
di
gioia
a
mala
pena
soffocata
,
era
sfuggita
dalle
labbra
del
portoghese
.
-
Ecco
quella
che
mi
aiuterà
a
conquistare
il
trono
,
-
disse
.
-
Purché
si
trovi
realmente
sotto
i
nostri
piedi
.
-
Se
non
la
troveremo
,
ti
accontenterai
di
quella
che
è
disegnata
su
questo
anello
,
-
disse
Sandokan
.
-
Ah
no
!
voglio
la
vera
conchiglia
!
-
rispose
Yanez
.
-
Non
so
perché
ci
tieni
tanto
.
-
Il
portoghese
,
invece
di
rispondere
,
disse
,
volgendosi
verso
i
suoi
uomini
:
-
Alzate
.
-
Due
dayachi
,
i
più
robusti
del
drappello
,
afferrarono
l
'
anello
e
con
uno
sforzo
non
lieve
alzarono
la
pietra
la
quale
misurava
quasi
un
metro
quadrato
.
Yanez
e
Sandokan
si
curvarono
subito
sul
foro
e
scorsero
una
stretta
gradinata
che
scendeva
in
forma
di
chiocciola
.
-
Quel
carissimo
Kaksa
Pharaum
è
stato
d
'
una
esattezza
meravigliosa
!
Che
spaventi
producono
talvolta
certe
colazioni
!
Scommetto
che
non
ne
farà
più
una
in
vita
sua
e
che
si
accontenterà
di
sole
colazioni
.
-
Così
dicendo
Yanez
prese
ad
un
dayaco
una
torcia
,
armò
una
pistola
e
scese
coraggiosamente
nei
sotterranei
del
tempio
.
Tutti
gli
altri
,
uno
ad
uno
l
'
avevano
seguìto
,
preparando
le
carabine
.
Nessuno
aveva
pensato
all
'
imprudenza
che
stavano
per
commettere
.
Scesi
diciotto
o
venti
gradini
si
trovarono
in
una
spaziosa
sala
sotterranea
che
probabilmente
,
migliaia
d
'
anni
prima
aveva
servito
da
tempio
a
giudicarlo
dalla
rozzezza
delle
sculture
,
appena
segnate
sulle
pareti
rocciose
,
rappresentanti
le
solite
incarnazioni
del
dio
conservatore
.
Gli
occhi
di
Yanez
si
erano
subito
fissati
su
un
dado
di
pietra
sormontato
da
una
piccola
statua
di
terracotta
,
raffigurante
un
bramino
nano
.
-
La
pietra
deve
essere
nascosta
lì
sotto
,
-
disse
.
Con
un
calcio
atterrò
quel
mostro
,
mandandolo
in
pezzi
e
subito
un
grido
di
gioia
gli
sfuggì
.
In
mezzo
al
masso
coperto
dal
basamento
della
statua
,
aveva
veduto
un
cofano
di
metallo
,
con
altirilievi
di
squisita
fattura
.
-
Ecco
la
pietra
famosa
!
-
esclamò
trionfante
.
-
La
corona
dell
'
Assam
è
ormai
di
Surama
.
-
Senza
chiedere
aiuto
a
nessuno
,
tolse
il
cofano
dal
suo
nascondiglio
,
e
vedendovi
dinanzi
un
bottone
al
posto
dove
avrebbe
dovuto
trovarsi
la
serratura
,
lo
premette
con
forza
.
Il
coperchio
s
'
aprì
di
colpo
e
agli
sguardi
di
tutti
comparve
una
conchiglia
pietrificata
,
di
colore
nerastro
.
Era
la
tanto
venerata
pietra
di
Salagraman
contenente
il
famoso
capello
di
Visnù
.
5
.
L
'
assalto
delle
tigri
Gli
indiani
che
adorano
Visnù
,
hanno
una
straordinaria
venerazione
per
le
pietre
di
Salagraman
le
quali
,
come
abbiamo
già
accennato
,
non
sono
che
delle
conchiglie
pietrificate
del
genere
dei
corni
d
'
Ammone
,
ordinariamente
di
colore
nerastro
,
perché
credono
fermamente
che
esse
rappresentino
sotto
quella
forma
il
loro
dio
.
Vi
sono
nove
specie
di
pietre
di
Salagraman
,
come
si
contano
,
fra
le
più
note
,
nove
incarnazioni
di
Visnù
,
e
sono
tutte
tenute
in
grande
conto
come
il
lingam
che
è
venerato
dai
seguaci
di
Siva
e
che
rappresenta
,
sotto
una
strana
forma
che
non
si
può
descrivere
,
la
creazione
umana
.
Chi
ha
la
fortuna
di
possedere
tali
conchiglie
,
le
porta
avvolte
sempre
in
bianchissimi
lini
e
ogni
mattina
le
lava
in
un
vaso
di
rame
indirizzando
a
esse
molte
e
stravaganti
preghiere
.
I
bramini
pure
le
tengono
in
molta
venerazione
e
,
dopo
averle
lavate
,
le
pongono
su
un
altare
dove
le
profumano
in
presenza
dei
fedeli
ai
quali
poi
danno
da
bere
un
po
'
d
'
acqua
entro
cui
hanno
lavato
il
Salagraman
e
ciò
affine
di
renderli
puri
e
mondi
d
'
ogni
peccato
.
La
conchiglia
però
che
rendeva
orgogliosi
i
religiosi
dell
'
Assam
,
non
era
una
di
quelle
comuni
.
Aveva
delle
dimensioni
straordinarie
per
appartenere
al
genere
dei
corni
d
'
Ammone
,
per
di
più
era
d
'
una
splendida
tinta
nera
e
poi
possedeva
nel
suo
interno
un
capello
del
dio
,
mai
veduto
forse
da
nessuno
,
ma
giacché
i
gurum
lo
avevano
affermato
,
bisognava
ben
crederci
.
L
'
avevano
letto
sugli
antichissimi
libri
sacri
e
basta
.
Quale
importanza
poteva
avere
quella
conchiglia
pel
portoghese
,
che
non
era
mai
stato
un
adoratore
di
Visnù
,
lo
vedremo
in
seguito
.
Già
nemmeno
Sandokan
,
né
il
suo
amico
Tremal
-
Naik
erano
riusciti
a
saperlo
,
tuttavia
conoscendo
l
'
astuzia
profonda
del
terribile
consumatore
di
sigarette
si
erano
accontentati
di
lasciarlo
fare
e
di
aiutarlo
con
tutte
le
loro
forze
.
Quel
diavolo
d
'
uomo
,
che
aveva
giuocato
dei
tiri
meravigliosi
perfino
al
famoso
James
Brooke
ed
a
Suyodhana
,
poteva
ben
farne
uno
anche
al
rajah
dell
'
Assam
,
per
porre
sulla
bellissima
fronte
di
Surama
,
la
sua
fidanzata
,
la
corona
del
barbaro
principe
e
conservarne
una
metà
per
sé
.
Yanez
,
dopo
essersi
ben
assicurato
che
quella
era
veramente
la
tanto
celebrata
conchiglia
che
il
giorno
innanzi
i
sacerdoti
della
pagoda
avevano
condotto
a
passeggio
per
le
principali
vie
di
Gauhati
,
con
immensa
gioia
della
popolazione
,
aveva
rinchiuso
il
coperchio
,
poi
aveva
afferrato
il
prezioso
cofano
,
dicendo
ai
suoi
compagni
:
-
Ed
ora
in
ritirata
!
-
Vuoi
altro
?
-
gli
aveva
chiesto
Sandokan
un
po
'
ironicamente
.
-
Qui
dentro
sta
la
corona
della
mia
fidanzata
.
Vuoi
che
pren
da
anche
la
pagoda
?
-
Se
la
volessi
!
...
-
Non
ne
ho
bisogno
per
ora
.
Prendiamo
il
volo
prima
che
i
sacerdoti
si
risveglino
.
Armate
le
carabine
!
-
Uno
scricchiolìo
secco
lo
avvertì
che
i
malesi
e
i
dayachi
non
avevano
atteso
un
nuovo
ordine
.
Si
slanciarono
tutti
sulla
stretta
scala
,
salendola
frettolosamente
quando
ad
un
tratto
una
bestemmia
sfuggì
dalle
labbra
del
portoghese
,
che
era
alla
testa
del
drappello
.
-
Che
Visnù
sia
maledetto
!
...
-
Che
cosa
c
'
è
,
fratellino
bianco
?
-
chiese
Sandokan
,
che
gli
stava
dietro
con
Tremal
-
Naik
.
-
C
'
è
...
c
'
è
...
che
hanno
rimesso
a
posto
la
pietra
!
-
Chi
!
-
chiesero
ad
una
voce
la
Tigre
della
Malesia
e
Tremal
-
Naik
.
-
Che
ne
so
io
?
-
Saccaroa
!
Siamo
stati
dei
veri
stupidi
!
Ci
siamo
dimenticati
di
lasciare
almeno
un
paio
d
'
uomini
a
guardia
dell
'
uscita
!
Che
sia
caduta
da
sé
?
-
È
impossibile
,
-
rispose
Yanez
,
che
era
diventato
un
po
'
pallido
.
-
La
pietra
era
stata
deposta
a
quattro
o
cinque
passi
dall
'
apertura
.
-
È
vero
,
signor
Yanez
,
-
dissero
i
due
dayachi
,
che
l
'
avevano
sollevata
.
Yanez
,
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
si
erano
guardati
l
'
un
l
'
altro
con
una
certa
ansietà
.
Per
qualche
istante
fra
quei
tre
uomini
,
rotti
a
tutte
le
avventure
e
coraggiosi
fino
alla
follia
,
regnò
un
profondo
silenzio
.
Sandokan
fu
il
primo
a
romperlo
.
-
I
due
dayachi
più
forti
con
me
!
Spingiamo
!
-
Quantunque
la
scala
fosse
stretta
,
i
tre
uomini
appoggiarono
le
mani
sulla
pietra
,
tentando
di
alzarla
,
ma
quello
sforzo
supremo
fu
vano
.
Pareva
che
qualche
peso
enorme
fosse
stato
collocato
su
quella
lastra
onde
impedire
,
ai
profanatori
della
pagoda
,
ogni
via
di
scampo
.
La
Tigre
della
Malesia
aveva
mandato
un
vero
ruggito
.
Il
formidabile
uomo
non
era
abituato
a
trovare
resistenza
ai
suoi
muscoli
d
'
acciaio
.
-
Siamo
stati
sorpresi
e
vinti
,
-
disse
a
Yanez
,
coi
denti
stretti
.
Il
portoghese
non
rispose
:
pareva
che
pensasse
intensamente
.
Ad
un
tratto
si
volse
verso
Bindar
,
chiedendogli
con
voce
perfettamente
calma
:
-
Conosci
questi
sotterranei
?
-
Sì
,
sahib
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Vi
è
qualche
passaggio
?
-
Uno
solo
.
-
Dove
mette
?
-
Nel
Brahmaputra
.
-
Sopra
o
sotto
la
corrente
?
-
Sotto
,
sahib
.
-
Bah
!
Siamo
tutti
abilissimi
nuotatori
.
Non
ve
ne
sono
altri
?
-
Non
credo
.
-
Come
lo
sai
,
tu
?
-
Perché
ho
lavorato
,
alcuni
mesi
or
sono
,
a
rifare
le
volte
che
minacciavano
di
crollare
.
-
Sapresti
guidarci
?
-
Lo
spero
,
se
le
torce
non
si
spegneranno
.
-
Ne
abbiamo
altre
due
di
ricambio
.
-
Allora
tutto
andrà
bene
.
-
Si
tratta
però
di
far
molto
presto
.
Se
i
gurum
avranno
il
tempo
di
chiamare
le
guardie
del
rajah
,
allora
tutto
sarà
finito
per
noi
.
-
Il
palazzo
del
principe
è
lontano
,
sahib
.
-
Guidaci
!
-
L
'
indiano
prese
una
torcia
,
che
un
malese
gli
porgeva
e
si
diresse
verso
l
'
estremità
della
immensa
sala
,
dove
s
'
apriva
una
galleria
molto
ampia
le
cui
volte
parevano
rifatte
di
recente
.
-
È
questa
che
sbocca
nel
Brahmaputra
?
-
chiese
Yanez
.
-
Sì
,
-
rispose
Bindar
.
-
Non
odi
un
rombo
lontano
,
sahib
?
-
Sì
,
mi
pare
.
-
L
'
indiano
stava
per
riprendere
la
marcia
quando
Tremal
-
Naik
lo
arrestò
.
-
Che
cosa
vuoi
,
sahib
?
-
chiese
Bindar
,
sorpreso
.
-
Io
scorgo
laggiù
un
'
altra
porta
che
mette
forse
in
qualche
altra
galleria
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Lo
so
.
-
Conduce
anche
quella
al
fiume
?
-
L
'
indiano
ebbe
una
lunga
esitazione
e
parve
ad
Yanez
ed
a
Sandokan
che
dimostrasse
dall
'
aspetto
del
suo
viso
un
certo
terrore
.
-
Parla
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Non
cacciarti
là
dentro
sahib
,
-
rispose
finalmente
il
seguace
di
Siva
.
-
Anzi
teniamoci
ben
lontani
e
fuggiamo
al
più
presto
.
-
Perché
?
-
chiesero
ad
una
voce
Sandokan
e
Yanez
colpiti
vivamente
dal
tono
strano
della
sua
voce
.
-
Là
vi
è
la
morte
.
-
Spiegati
meglio
,
-
disse
Tremal
-
Naik
con
voce
imperiosa
.
-
Quella
galleria
conduce
nella
cella
sotterranea
dove
si
custodiscono
i
tesori
del
rajah
e
quella
cella
è
guardata
da
quattro
tigri
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
Yanez
,
impallidendo
.
-
E
potrebbero
quelle
bestie
venire
qui
?
-
Sì
,
se
i
sacerdoti
alzano
la
saracinesca
che
mette
nella
galleria
.
-
Noi
e
le
signore
tigri
siamo
vecchie
conoscenze
,
-
disse
Sandokan
,
-
tuttavia
in
questo
momento
non
desidererei
trovarmi
dinanzi
a
loro
.
Spicciati
Bindar
e
allunga
il
passo
.
-
Il
drappello
si
cacciò
sotto
la
galleria
a
passo
di
corsa
,
volgendo
di
quando
in
quando
la
testa
indietro
,
per
paura
di
vedersi
piombare
addosso
le
quattro
formidabili
belve
che
vegliavano
sul
tesoro
del
principe
.
Di
passo
in
passo
che
si
avanzavano
,
un
rombo
che
pareva
prodotto
dal
frangersi
di
qualche
enorme
massa
d
'
acqua
,
si
ripercuoteva
sotto
le
volte
,
propagandosi
sempre
più
distintamente
.
Era
il
Brahmaputra
,
che
rumoreggiava
all
'
estremità
della
galleria
.
Quella
ritirata
precipitosa
durava
da
alcuni
minuti
,
quando
i
fuggiaschi
si
trovarono
improvvisamente
in
una
seconda
sala
,
molto
meno
ampia
della
prima
,
scavata
nella
viva
roccia
e
assolutamente
nuda
.
Il
fracasso
prodotto
dal
fiume
era
diventato
intensissimo
.
Si
sarebbe
detto
che
quelle
massicce
pareti
tremavano
sotto
gli
urti
poderosi
dell
'
enorme
affluente
del
sacro
Gange
.
-
Ci
siamo
?
-
chiese
Yanez
a
Bindar
,
alzando
la
voce
.
-
Il
fiume
non
è
che
a
pochi
passi
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Sarà
lungo
il
tratto
che
dovremo
percorrere
sott
'
acqua
?
-
Cinquanta
o
sessanta
metri
,
sahib
.
Tuffati
senza
pericolo
entro
il
pozzo
e
finirai
nel
fiume
.
Io
rispondo
di
tutto
.
-
Yanez
sciolse
rapidamente
la
fascia
di
lana
rossa
che
portava
stretta
attorno
ai
fianchi
e
la
passò
intorno
all
'
anello
di
metallo
del
prezioso
cofano
che
racchiudeva
la
pietra
di
Salagraman
,
legandosi
il
prezioso
talismano
alle
spalle
.
-
Al
pozzo
,
ora
,
-
disse
poi
all
'
indiano
.
Bindar
stava
per
cacciarsi
nell
'
ultimo
tratto
della
galleria
,
quando
s
'
arrestò
bruscamente
facendo
un
gesto
di
terrore
.
-
Vengono
!
-
Chi
?
-
domandarono
Yanez
e
Sandokan
.
-
Le
tigri
.
-
Io
non
ho
udito
nulla
,
-
disse
il
portoghese
.
-
Guardate
sotto
la
galleria
che
abbiamo
attraversata
.
-
Tutti
si
erano
voltati
puntando
le
carabine
.
Otto
punti
luminosi
,
che
avevano
dei
riflessi
verdastri
,
che
ora
si
socchiudevano
ed
ora
si
aprivano
,
brillavano
sinistramente
fra
le
tenebre
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
Yanez
,
che
dinanzi
al
pericolo
aveva
ricuperato
prontamente
il
suo
meraviglioso
sangue
freddo
.
-
Sono
ben
occhi
di
tigri
,
quelli
che
scintillano
laggiù
.
I
gurum
le
hanno
scatenate
ma
non
hanno
pensato
che
le
nostre
costole
sono
indigeste
anche
alle
signore
della
jungla
.
-
In
ginocchio
tutti
!
-
comandò
Sandokan
,
snudando
la
scimitarra
e
traendo
una
pistola
a
doppia
canna
.
-
Puoi
tener
fronte
all
'
attacco
?
-
chiese
Yanez
.
-
Sì
,
fratello
.
-
Andiamo
a
vedere
il
pozzo
,
Bindar
.
Assicuriamoci
innanzi
a
tutto
la
ritirata
.
-
Fa
'
presto
,
fratello
,
-
disse
Sandokan
.
-
Non
domando
che
un
solo
minuto
.
-
Si
slanciò
nella
galleria
coll
'
indiano
che
portava
una
torcia
.
Il
fragore
,
prodotto
dal
fiume
scorrente
sopra
i
sotterranei
della
pagoda
,
era
diventato
assordante
.
Bindar
,
che
tremava
come
se
avesse
la
febbre
,
percorsi
venti
passi
e
fors
'
anche
meno
,
si
era
fermato
dinanzi
ad
una
vasta
apertura
circolare
,
che
non
era
difesa
da
alcun
parapetto
,
in
fondo
alla
quale
si
udivano
a
gorgogliare
cupamente
le
acque
del
Brahmaputra
.
-
È
per
di
qui
che
dovremo
scendere
,
-
disse
.
-
Vedi
,
sahib
,
che
vi
è
anche
una
gradinata
.
-
Yanez
non
aveva
potuto
trattenere
una
smorfia
di
malcontento
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
.
-
Questa
discesa
non
sarà
molto
allegra
;
sei
ben
sicuro
che
noi
non
lasceremo
la
nostra
pelle
entro
questa
voragine
?
-
Alcune
settimane
or
sono
per
di
qui
è
fuggita
una
ragazza
che
i
gurum
avevano
rapita
per
farne
una
bajadera
.
-
Ed
è
riuscita
a
salvarsi
?
-
Te
lo
giuro
su
Siva
,
sahib
.
-
Perché
hanno
aperto
questo
pozzo
i
sacerdoti
?
-
Per
lavarvi
,
senza
essere
veduti
da
alcun
occhio
profano
,
la
pietra
di
Salagraman
.
-
Tu
sarai
il
primo
a
saltare
in
acqua
.
Voglio
essere
ben
certo
io
del
mio
conto
.
-
Preferisco
uscire
da
questa
parte
che
affrontare
le
tigri
,
-
disse
Bindar
.
-
E
se
...
-
Due
colpi
di
carabina
che
rintronarono
sotto
le
tenebrose
volte
come
due
colpi
di
spingarda
lo
interruppero
.
-
Ah
!
Le
signore
della
jungla
,
-
disse
.
-
Andiamo
a
vedere
se
sono
molto
affamate
.
Quando
ci
saremo
sbarazzati
di
quelle
andremo
a
far
conoscenza
colle
acque
del
Brahmaputra
.
È
strano
!
Quest
'
avventura
,
salvo
in
certi
particolari
,
mi
fa
pensare
a
quella
affrontata
nelle
caverne
di
Raimangal
.
-
Tornò
rapidamente
indietro
,
seguìto
dall
'
indiano
,
e
giunse
nella
sala
sotterranea
nel
momento
in
cui
rintronarono
altri
tre
colpi
di
carabina
.
-
Si
sono
decise
ad
assalirci
dunque
?
-
chiese
il
portoghese
,
levandosi
le
pistole
.
-
Ci
sono
anch
'
io
nella
partita
e
le
mie
armi
sono
di
buon
calibro
.
Fabbrica
anglo
-
indiana
e
delle
più
famose
.
-
Temo
che
abbiamo
sprecato
inutilmente
delle
cariche
,
-
disse
Sandokan
,
che
stava
in
piedi
dietro
ai
malesi
ed
ai
dayachi
inginocchiati
,
assieme
a
Tremal
-
Naik
.
-
Quelle
bestie
sono
di
una
prudenza
estrema
e
pare
che
non
abbiano
fretta
di
assaporare
le
nostre
carni
.
-
Puzzano
troppo
di
selvatico
quelle
dei
nostri
uomini
,
-
disse
il
portoghese
,
che
non
perdeva
mai
il
suo
buon
umore
.
-
Dove
sono
?
-
Sono
dinanzi
a
noi
,
ma
socchiudono
troppo
di
frequente
gli
occhi
e
così
non
si
lasciano
scorgere
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Eppure
dobbiamo
far
presto
.
L
'
alba
non
è
lontana
e
poi
vi
è
il
pericolo
che
giungano
le
guardie
del
rajah
.
Ritiriamoci
verso
il
pozzo
e
,
se
ci
seguiranno
fin
là
,
daremo
a
loro
battaglia
prima
di
tuffarci
.
-
In
ritirata
,
amici
!
-
gridò
Sandokan
.
I
malesi
ed
i
dayachi
si
alzarono
rapidamente
,
mostrando
sempre
la
fronte
alle
tigri
e
si
ritrassero
in
buon
ordine
verso
il
corridoio
,
che
conduceva
al
pozzo
.
Fra
l
'
oscurità
,
di
quando
in
quando
s
'
alzava
terribile
quell
'
impressionante
ahu
,
delle
regine
delle
jungle
indiane
.
-
Ci
siamo
,
-
disse
Yanez
,
indicando
a
Sandokan
il
pozzo
.
-
Che
oscurità
,
-
mormorò
Tremal
-
Naik
.
-
Confesso
che
il
rumoreggiare
di
quest
'
acqua
non
giunge
gradito
ai
miei
orecchi
.
-
Non
vi
è
altra
via
da
scegliere
,
-
rispose
Yanez
.
-
A
te
Bindar
.
-
Sì
,
sahib
,
-
rispose
l
'
indiano
.
Scese
la
gradinata
senza
manifestare
la
menoma
apprensione
.
Si
udì
un
tonfo
,
poi
più
nulla
.
-
Agli
altri
ora
,
uno
ad
uno
!
-
gridò
il
portoghese
.
Un
malese
fu
il
primo
,
poi
seguirono
gli
altri
.
Non
erano
rimasti
che
Sandokan
,
Tremal
-
Naik
ed
il
portoghese
,
quando
degli
ahu
spaventevoli
echeggiarono
all
'
entrata
della
galleria
.
-
Le
tigri
!
-
aveva
gridato
il
bengalese
.
-
Ah
!
canaglie
!
-
gridò
Yanez
.
-
Hanno
aspettato
il
buon
momento
!
-
Sandokan
si
era
precipitato
innanzi
,
colla
scimitarra
alzata
e
la
pistola
montata
.
Due
lampi
,
che
per
poco
non
spensero
la
torcia
che
era
stata
infissa
in
un
crepaccio
della
rivestitura
del
pozzo
,
balenarono
.
Una
massa
enorme
attraversò
lo
spazio
dinanzi
al
terribile
pirata
della
Malesia
,
dibattendosi
disperatamente
e
tentando
di
afferrarsi
colle
zampe
anteriori
.
-
A
te
il
resto
dunque
!
-
gridò
Sandokan
.
La
sua
scimitarra
fischiò
in
alto
e
troncò
d
'
un
colpo
solo
il
collo
della
belva
.
-
Va
'
!
-
continuò
il
formidabile
uomo
.
-
Tu
non
sei
degna
di
misurarti
colla
Tigre
dell
'
arcipelago
malese
!
-
Le
altre
tre
belve
però
erano
pure
comparse
,
e
non
sembravano
affatto
impressionate
per
la
fine
miseranda
della
compagna
.
Tremal
-
Naik
,
che
oltre
le
pistole
aveva
una
splendida
carabina
indiana
,
fece
fuoco
sulla
più
vicina
,
senza
troppa
precipitazione
.
La
signora
delle
jungle
spiccò
un
salto
in
aria
mandando
una
specie
di
ruggito
e
cadde
pure
per
non
più
alzarsi
.
Era
stata
fulminata
.
-
A
te
,
Yanez
,
finché
ricarico
le
pistole
!
-
gridò
Sandokan
,
balzando
indietro
.
-
Eccomi
,
-
rispose
il
portoghese
.
Oltre
le
armi
da
fuoco
che
portava
appese
alla
cintura
,
aveva
estratto
il
kriss
mettendoselo
fra
le
labbra
.
Le
due
altre
tigri
s
'
avanzavano
strisciando
e
mugolando
.
Tremal
-
Naik
sparò
la
sua
pistola
alla
distanza
di
appena
dieci
passi
e
sbagliò
entrambi
i
colpi
.
I
due
lampi
però
spaventarono
le
belve
facendole
indietreggiare
rapidamente
fino
all
'
estremità
del
corridoio
,
prima
che
Yanez
avesse
avuto
il
tempo
di
far
fuoco
.
Quel
momento
di
sosta
era
stato
però
sufficiente
a
Sandokan
per
ricaricare
le
sue
armi
.
-
Yanez
,
-
disse
il
pirata
,
-
le
tigri
tarderanno
l
'
attacco
dopo
un
così
brutto
ricevimento
.
Approfitta
senza
ritardo
.
-
Per
che
fare
?
-
Per
scendere
nel
pozzo
e
gettarti
nel
Brahmaputra
.
Tu
devi
salvare
la
pietra
di
Salagraman
e
quel
cofano
ti
darà
non
poco
impiccio
se
dovrai
nuotare
sott
'
acqua
.
-
E
voi
?
-
Non
occupartene
.
Da
'
a
noi
le
tue
pistole
che
in
acqua
non
ti
servirebbero
.
Il
kriss
ti
basterà
.
Sarà
meglio
però
che
tu
ti
sbarazzi
almeno
degli
stivali
.
-
Esito
.
-
Perché
?
-
Siete
in
due
contro
due
.
-
E
le
armi
?
Abbiamo
coi
tuoi
sette
colpi
e
poi
sai
che
noi
non
abbiamo
paura
.
Metti
in
salvo
il
cofano
,
se
ti
è
assolutamente
necessario
per
conquistare
la
corona
.
-
Più
che
necessario
.
-
Allora
salta
in
acqua
.
Le
tigri
brontolano
,
ma
non
si
muovono
e
probabilmente
lasceranno
anche
a
noi
il
tempo
di
andarcene
senza
troppi
pericoli
.
Spicciati
!
-
Il
portoghese
si
levò
gli
stivali
e
la
giacca
,
si
fissò
bene
il
kriss
nella
cintura
dei
calzoni
,
si
assicurò
il
cofano
e
scese
la
gradinata
,
dicendo
ai
suoi
due
valorosi
compagni
:
-
L
'
appuntamento
è
nel
nostro
sotterraneo
.
-
Scese
dieci
gradini
viscidi
per
l
'
umidità
e
si
trovò
dinanzi
ad
un
foro
circolare
entro
cui
gorgogliava
la
corrente
.
-
Preferirei
vederci
,
-
disse
.
-
Bah
!
Posso
fidarmi
delle
mie
forze
.
-
Alzò
le
mani
e
si
precipitò
nelle
cupe
acque
del
Brahmaputra
,
scomparendo
sotto
la
galleria
sommersa
.
Si
era
appena
tuffato
,
quando
un
ahu
terribile
annunciò
a
Sandokan
ed
a
Tremal
-
Naik
che
le
due
tigri
si
erano
finalmente
decise
a
ritentare
l
'
assalto
e
vendicare
le
loro
compagne
.
-
In
guardia
,
Tremal
-
Naik
,
-
disse
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Vengono
a
grandi
slanci
.
-
Sono
pronto
a
riceverle
,
-
rispose
l
'
intrepido
bengalese
.
-
Nella
jungla
nera
ne
ho
ammazzate
un
buon
numero
,
quindi
sono
pure
mie
vecchie
conoscenze
.
-
Le
due
belve
erano
sbucate
dalla
galleria
,
mugolando
ferocemente
.
Erano
due
splendidi
animali
,
che
avevano
raggiunto
il
loro
pieno
sviluppo
,
con
un
collo
da
toro
.
Vedendo
i
due
uomini
in
piedi
,
colle
armi
puntate
,
dinanzi
alla
torcia
che
mandava
dei
bagliori
sanguigni
crepitando
,
si
erano
fermate
,
raccogliendosi
su
loro
stesse
,
come
se
si
preparassero
allo
slancio
supremo
.
-
Fuoco
,
Tremal
-
Naik
!
-
aveva
gridato
precipitosamente
Sandokan
.
Il
bengalese
scaricò
la
carabina
ed
una
delle
due
tigri
,
colpita
sul
muso
,
s
'
inalberò
come
un
cavallo
che
riceve
una
terribile
speronata
,
poi
si
accasciò
.
-
Salta
in
acqua
,
Tremal
-
Naik
!
-
gridò
Sandokan
.
Il
bengalese
si
precipitò
giù
per
la
gradinata
,
credendosi
seguìto
dal
pirata
;
questi
invece
era
rimasto
fermo
dinanzi
all
'
ultima
tigre
che
cercava
di
avvicinarsi
,
strisciando
lentamente
.
-
Non
voglio
che
nemmeno
tu
difenda
più
mai
il
tesoro
del
rajah
,
-
disse
il
formidabile
uomo
,
-
La
Tigre
della
Malesia
ti
aspetta
a
piè
fermo
.
-
La
belva
aveva
risposto
con
una
specie
di
miagolìo
strozzato
e
aveva
fissati
i
suoi
occhi
fosforescenti
sull
'
uomo
che
osava
offrirle
l
'
ultima
battaglia
.
-
Ti
aspetto
,
-
ripeté
Sandokan
,
che
impugnava
la
pistola
sua
e
quella
di
Yanez
.
-
Spicciati
:
ho
fretta
di
raggiungere
i
compagni
.
-
La
tigre
spalancò
la
bocca
,
mostrando
i
suoi
aguzzi
denti
,
duri
come
l
'
acciaio
e
dalla
gola
uscì
una
nota
spaventevole
che
terminò
in
un
vero
ruggito
,
quasi
simile
a
quello
che
irrompe
dal
petto
dei
leoni
africani
,
poi
scattò
.
Sandokan
,
che
s
'
aspettava
quell
'
assalto
,
fu
lesto
a
gettarsi
da
una
parte
,
poi
sparò
i
suoi
quattro
colpi
con
lentezza
studiata
,
cacciando
tutte
le
quattro
palle
nel
corpo
della
belva
.
-
La
Tigre
della
Malesia
ha
vinto
un
giorno
la
Tigre
dell
'
India
uomo
-
disse
,
mentre
un
sorriso
d
'
orgoglio
gli
compariva
sulle
labbra
.
-
Ora
ho
ucciso
anche
la
tigre
dell
'
India
animale
.
-
Si
rimise
le
pistole
nella
cintura
e
mentre
la
fiera
esalava
l
'
ultimo
respiro
,
scese
la
gradinata
e
si
gettò
,
senza
la
menoma
esitazione
,
nelle
tenebrose
acque
del
Brahmaputra
.
6
.
Sul
Brahmaputra
Yanez
,
appena
gettatosi
in
acqua
,
si
era
messo
a
nuotare
vigorosamente
,
seguendo
la
corrente
,
immaginandosi
che
solamente
in
quel
modo
avrebbe
potuto
trovare
il
canale
di
sfogo
e
rimontare
alla
superficie
.
Prima
d
'
abbandonarsi
non
si
era
dimenticato
di
riempirsi
per
bene
i
polmoni
d
'
aria
,
ignorando
quanto
avrebbe
potuto
durare
quell
'
immersione
sotto
le
ultime
volte
del
tempio
.
Il
cofano
che
portava
legato
al
dorso
,
gli
dava
non
poco
fastidio
,
tuttavia
non
disperava
di
ritornare
alla
superficie
,
essendo
sicuro
delle
proprie
forze
e
della
propria
abilità
come
nuotatore
.
Credendosi
ormai
fuori
dalle
volte
,
aveva
tentato
di
spingersi
in
alto
,
e
non
senza
provare
un
brivido
di
terrore
,
aveva
urtato
sempre
il
capo
contro
una
massa
resistente
.
-
Mi
pare
che
la
faccenda
diventi
un
po
'
seria
,
-
aveva
pensato
,
raddoppiando
le
battute
delle
mani
e
dei
piedi
.
Percorsi
altri
quindici
o
venti
passi
,
sempre
assordato
dai
muggiti
della
corrente
che
cercava
travolgerlo
,
e
sentendosi
ormai
i
polmoni
esausti
,
ritentò
l
'
ascensione
,
appoggiandola
con
due
vigorosi
colpi
di
tallone
.
La
sua
testa
emerse
senza
trovare
più
alcun
ostacolo
.
Le
volte
non
esistevano
più
e
si
trovava
quasi
in
mezzo
all
'
immenso
fiume
,
a
più
di
duecento
passi
dall
'
isolotto
.
Aspirò
una
gran
boccata
d
'
aria
e
si
rovesciò
sul
dorso
per
prendere
un
po
'
di
riposo
.
Il
sole
non
era
ancora
sorto
,
però
le
tenebre
cominciavano
a
diradarsi
.
L
'
alba
non
doveva
essere
lontana
.
-
Cerchiamo
di
raggiungere
subito
la
riva
,
-
disse
.
-
Prima
che
il
giorno
sorga
è
meglio
trovarci
al
sicuro
nel
tempio
sotterraneo
.
I
malesi
e
i
dayachi
ci
saranno
forse
già
,
se
non
hanno
preferito
aspettarci
nella
bangle
.
Spero
che
non
avranno
commessa
l
'
imprudenza
d
'
aspettarci
.
Orsù
!
Quattro
buoni
colpi
e
attraversiamo
il
fiume
prima
che
il
cielo
si
rischiari
e
che
i
sacerdoti
della
pagoda
mi
scorgano
.
-
Si
era
rivoltato
e
stava
per
scivolare
silenziosamente
fra
due
acque
,
quando
sentì
un
urto
che
lo
fece
indietreggiare
di
qualche
passo
.
-
Chi
mi
assale
?
-
si
chiese
.
-
Qualche
coccodrillo
?
-
Levò
precipitosamente
il
kriss
e
cercò
di
rimanere
immobile
.
Quasi
subito
vide
ergersi
dinanzi
a
lui
una
brutta
testa
piatta
,
di
dimensioni
simili
press
'
a
poco
a
quella
d
'
un
pesce
-
cane
,
con
una
bocca
larghissima
,
armata
d
'
un
gran
numero
di
denti
acutissimi
,
fornita
agli
angoli
di
certi
baffi
lunghi
quasi
due
piedi
,
che
davano
uno
strano
aspetto
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
il
portoghese
.
-
Io
conosco
queste
brutte
bestie
e
non
ignoro
quanto
siano
voraci
.
Non
sapevo
che
anche
nei
fiumi
dell
'
India
vi
fossero
delle
balene
d
'
acqua
dolce
!
In
guardia
,
amico
Yanez
:
valgono
i
coccodrilli
.
-
Non
si
trattava
veramente
d
'
una
balena
,
quantunque
a
quei
pesci
abbiano
dato
quel
nome
che
nulla
giustifica
,
bensì
d
'
uno
squalo
d
'
acqua
dolce
e
meglio
ancora
d
'
un
siluros
glanis
.
Balena
,
squalo
,
o
siluro
,
l
'
avversario
era
terribile
,
poiché
quei
pesci
che
si
trovano
solamente
nei
grossi
fiumi
,
sono
d
'
una
voracità
incredibile
e
non
esitano
ad
assalire
l
'
uomo
e
anche
a
divorarselo
.
Sono
brutti
mostri
che
misurano
dai
due
ai
tre
metri
,
col
corpo
molto
allungato
che
li
fa
rassomigliare
un
po
'
alle
anguille
,
che
come
abbiamo
detto
hanno
una
bocca
larghissima
e
poderosamente
armata
,
guernita
ai
lati
di
sei
peli
lunghissimi
,
che
pare
siano
destinati
ad
attirare
i
pesci
.
Forti
e
audaci
,
costituiscono
un
vero
pericolo
anche
per
gli
esseri
umani
.
Che
un
ragazzo
si
bagni
ed
il
siluro
abbandonerà
subito
la
melma
,
dove
abitualmente
si
riposa
,
per
assalirlo
e
divorarlo
talvolta
intero
.
Nemmeno
gli
animali
sono
risparmiati
.
Che
sopravvenga
una
piena
ed
ecco
lo
squalo
d
'
acqua
dolce
dare
la
caccia
alle
bestie
che
avranno
trovato
rifugio
sulle
piante
e
a
gran
colpi
di
coda
farle
cadere
nella
sua
terribile
bocca
.
Yanez
,
che
aveva
conosciuto
quei
pericolosi
abitanti
dei
fiumi
nei
grandi
corsi
del
Borneo
,
si
era
subito
posto
in
guardia
per
non
perdere
qualche
braccio
,
o
ricevere
qualche
tremendo
colpo
di
coda
.
Il
siluro
dopo
aver
mostrata
la
sua
testa
,
coperta
da
una
viscida
pelle
di
colore
verdastro
,
erasi
subito
rituffato
ma
non
aveva
tardato
a
ricomparire
,
muovendo
contro
il
portoghese
.
Essendo
però
tali
squali
piuttosto
lenti
nelle
loro
mosse
,
Yanez
aveva
avuto
il
tempo
di
lasciarsi
calare
a
picco
per
evitare
l
'
attacco
.
Il
siluro
non
aveva
tardato
a
seguirlo
.
Aveva
però
di
fronte
un
avversario
degno
di
lui
.
Si
era
appena
immerso
che
il
portoghese
lo
assalì
piantandogli
il
kriss
fra
le
pinne
pettorali
.
Fatto
il
colpo
,
Yanez
chiuse
le
gambe
lasciandosi
portare
dalla
corrente
per
parecchi
metri
,
tenendosi
sempre
sott
'
acqua
;
poi
con
due
bracciate
rimontò
a
galla
e
con
non
poca
sorpresa
,
urtò
contro
un
corpo
duro
che
lo
obbligò
ad
immergersi
di
nuovo
.
-
Un
altro
squalo
d
'
acqua
dolce
?
-
si
era
chiesto
.
-
Ed
io
che
ho
lasciato
il
mio
pugnale
nel
petto
dell
'
altro
!
...
-
Si
spinse
più
innanzi
rattenendo
il
respiro
,
poi
risalì
ancora
.
Tornò
a
urtare
,
non
già
colla
testa
,
bensì
con
una
spalla
e
finì
per
emergere
.
-
Ah
!
Diavolo
!
-
esclamò
.
-
Che
cos
'
è
questo
?
Una
lampada
,
per
Giove
!
Che
odore
!
-
Quattro
o
cinque
uccellacci
,
che
avevano
le
penne
nere
e
becchi
immensi
,
si
erano
alzati
volandosene
via
.
-
I
marabù
!
-
aveva
esclamato
Yanez
.
-
Allora
qui
vi
è
un
cadavere
!
-
Solo
in
quel
momento
si
era
accorto
di
aver
presso
di
sé
una
tavola
lunga
un
paio
di
metri
e
larga
uno
,
ad
una
delle
cui
estremità
bruciava
una
piccola
lampada
d
'
argilla
.
-
Questo
è
un
feretro
abbandonato
alla
corrente
,
-
mormorò
.
-
Che
incontro
poco
allegro
!
Dopo
tutto
mi
aiuterà
a
reggermi
a
galla
.
-
Allungò
le
mani
e
s
'
aggrappò
a
quella
strana
bara
che
la
corrente
trasportava
.
Uno
sternuto
vigoroso
lo
colse
.
-
Ah
!
Per
Giove
!
Vi
è
un
morto
!
Dannati
indiani
!
Col
loro
sacro
Gange
cominciano
ad
annoiarmi
.
-
Infatti
,
steso
su
quella
funebre
tavola
,
destinata
a
raggiungere
il
Gange
,
si
trovava
il
cadavere
di
un
vecchio
indiano
,
quasi
nudo
,
con
una
lunga
barba
bianca
,
ridotto
però
in
uno
stato
orribile
.
I
marabù
gli
avevano
strappati
gli
occhi
,
divorata
la
lingua
,
squarciato
il
ventre
per
divorargli
gl
'
intestini
e
da
quelle
ferite
usciva
un
odore
nauseante
che
rivoltava
lo
stomaco
.
-
Puoi
andare
a
finire
nel
Gange
anche
senza
questa
tavola
che
è
più
necessaria
a
me
che
a
te
-
disse
Yanez
.
-
E
poi
il
tuo
profumo
non
mi
piace
affatto
.
Va
'
e
buon
viaggio
!
-
Con
una
spinta
vigorosa
gettò
il
cadavere
in
acqua
assieme
alla
lampadina
e
si
issò
sulla
tavola
.
-
Cerchiamo
ora
di
orientarci
,
-
mormorò
.
-
Gli
altri
penseranno
a
mettersi
in
salvo
come
potranno
.
Già
,
di
Sandokan
,
di
Tremal
-
Naik
e
dei
miei
uomini
sono
sicuro
.
-
Si
,
guardò
intorno
e
gli
parve
di
riconoscere
la
riva
destra
.
-
È
là
che
devo
sbarcare
,
-
disse
.
Si
gettò
bocconi
sulla
tavola
e
servendosi
delle
mani
come
di
remi
,
guidò
il
galleggiante
funebre
attraverso
il
fiume
.
La
corrente
non
era
forte
,
avendo
quasi
tutti
i
corsi
d
'
acqua
dell
'
India
pochissima
pendenza
,
sicché
gli
riuscì
facile
raggiungere
la
riva
.
Abbandonò
la
tavola
e
prese
terra
.
In
quel
luogo
non
vi
erano
che
delle
risaie
:
capanne
,
nemmeno
una
.
-
Rimontando
verso
levante
giungerò
al
tempio
sotterraneo
,
-
mormorò
.
-
Non
deve
essere
molto
lontano
.
Affrettiamoci
,
o
desterò
una
pericolosa
curiosità
io
,
uomo
bianco
,
senza
giacca
e
senza
stivali
e
con
un
bagaglio
sulle
spalle
.
-
Si
mise
rapidamente
in
marcia
,
seguendo
sempre
la
riva
,
che
era
fiancheggiata
da
grossi
alberi
fra
i
cui
rami
cominciavano
già
a
volteggiare
delle
singalika
,
quelle
magrissime
scimmie
che
sono
così
numerose
in
India
,
alte
quasi
un
metro
,
con
una
specie
di
barba
,
che
dà
a
loro
uno
strano
aspetto
e
che
sono
lo
spavento
dei
poveri
contadini
,
ai
quali
distruggono
senza
misericordia
i
raccolti
.
Yanez
,
che
vedeva
,
non
senza
inquietudine
,
approssimarsi
l
'
alba
,
affrettava
il
passo
.
Aveva
già
oltrepassata
l
'
isola
su
cui
sorgeva
la
pagoda
di
Karia
,
non
doveva
quindi
essere
molto
lontano
dal
tempio
sotterraneo
.
Di
quando
in
quando
s
'
arrestava
un
momento
sperando
di
scorgere
la
bangle
e
non
vedeva
invece
altro
che
delle
lunghe
file
di
grotteschi
uccellacci
,
d
'
aspetto
decrepito
,
semi
-
spelati
,
col
becco
lunghissimo
e
robusto
.
Erano
i
marabù
che
attendevano
pazientemente
il
passaggio
di
qualche
cadavere
,
umano
o
animale
,
poco
importava
,
per
dargli
addosso
ed
in
quattro
e
quattro
otto
farlo
scomparire
nei
loro
mai
pieni
stomachi
.
Il
sole
dardeggiava
i
suoi
primi
raggi
sulle
acque
del
Brahmaputra
,
quando
Yanez
giunse
dinanzi
al
tempio
sotterraneo
,
sulla
cui
porta
vegliava
un
uomo
,
che
aveva
l
'
aspetto
d
'
un
fakiro
.
-
Ah
!
Signor
Yanez
!
-
esclamò
quell
'
uomo
alzandosi
.
-
Kammamuri
!
-
aveva
esclamato
il
portoghese
.
-
Nella
pelle
d
'
un
biscnub
,
signore
,
-
rispose
il
maharatto
ridendo
-
che
non
ha
però
rinunciato
né
alle
ricchezze
,
né
ai
piaceri
della
vita
,
né
ai
beni
di
questo
mondo
come
i
miei
correligionari
.
-
Sono
tornati
?
-
Il
signor
Sandokan
ed
il
mio
padrone
?
Vi
aspettano
a
colazione
da
una
buona
mezz
'
ora
.
-
E
gli
altri
?
-
Vi
sono
tutti
.
Sono
giunti
su
una
bangle
.
-
Ed
il
ministro
?
-
È
sempre
al
sicuro
,
ma
ho
paura
che
quel
povero
diavolo
muoia
di
spavento
.
-
I
tuoi
compatriotti
hanno
la
pelle
troppo
dura
per
andarsene
così
presto
in
grembo
a
Siva
o
a
Brahma
.
-
S
'
aprì
il
passo
fra
i
cespugli
che
nascondevano
l
'
entrata
e
si
cacciò
nei
corridoi
del
tempio
,
che
erano
guardati
da
malesi
e
da
dayachi
armati
di
carabine
e
di
scimitarre
.
Quando
giunse
nell
'
ultima
stanza
,
che
già
abbiamo
descritta
e
che
era
sempre
illuminata
dalla
lampada
non
avendo
alcuna
finestra
,
trovò
seduti
dinanzi
alla
tavola
Sandokan
,
Tremal
-
Naik
ed
il
ministro
.
-
Finalmente
!
-
esclamò
il
primo
.
-
Stavo
per
mandare
alcuni
uomini
a
cercarti
,
quantunque
io
non
dubitassi
che
ci
avresti
raggiunti
.
-
Non
ho
potuto
raggiungere
la
bangle
.
Di
ciò
parleremo
più
tardi
.
Lascia
che
mi
cambi
,
ché
gocciolo
da
tutte
le
parti
e
fa
'
portare
la
colazione
.
Quel
bagno
mi
ha
messo
indosso
un
appetito
da
tigre
.
-
E
metti
al
sicuro
la
tua
famosa
conchiglia
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Dopo
:
bisogna
che
il
signor
ministro
la
veda
.
-
Passò
in
una
stanza
attigua
e
si
cambiò
rapidamente
,
indossando
un
vestito
di
flanellina
bianca
,
assai
leggera
.
Quando
rientrò
,
la
tiffine
,
o
colazione
fredda
all
'
inglese
,
era
pronta
:
carne
,
birra
,
biscotti
.
Il
cuoco
però
aveva
aggiunta
una
terrina
di
carri
per
S
.
E
.
il
ministro
,
non
mangiando
carne
di
bue
gli
indiani
.
-
Mangiamo
per
ora
,
-
disse
Yanez
-
e
voi
,
Eccellenza
,
rasserenate
un
po
'
il
vostro
viso
e
bevete
pure
la
nostra
birra
.
Vi
do
la
mia
parola
che
non
contiene
,
questa
,
nessun
pezzetto
di
grasso
di
mucca
.
-
Invece
di
rasserenarsi
,
il
ministro
si
fece
ancor
più
oscuro
in
viso
,
nondimeno
non
respinse
il
carri
che
Yanez
gli
offriva
,
né
una
tazza
di
birra
.
Mentre
mangiavano
con
un
appetito
invidiabile
,
i
due
pirati
della
Malesia
e
Tremal
-
Naik
,
si
raccontavano
le
avventure
a
loro
toccate
durante
la
perigliosa
evasione
.
Anche
Sandokan
e
l
'
indiano
avevano
avuto
da
fare
non
poco
a
uscire
dalle
volte
sommerse
,
ma
più
fortunati
del
portoghese
non
avevano
incontrata
nessuna
balena
d
'
acqua
dolce
ed
avevano
potuto
raggiungere
felicemente
la
bangle
dove
avevano
già
trovati
i
dayachi
ed
i
malesi
.
Temendo
di
venire
da
un
momento
all
'
altro
sorpresi
dai
sacerdoti
,
non
avevano
indugiato
a
prendere
il
largo
,
convinti
che
Yanez
se
la
sarebbe
facilmente
cavata
da
sé
.
Quando
la
colazione
fu
terminata
Yanez
accese
,
come
di
consueto
,
l
'
eterna
sigaretta
,
mise
il
cofano
dinanzi
al
ministro
e
l
'
aprì
levando
la
preziosa
conchiglia
.
-
È
questa
,
proprio
questa
la
famosa
pietra
di
Salagraman
?
-
chiese
al
ministro
che
la
guardava
sbigottito
.
-
Rispondetemi
Eccellenza
.
-
Kaksa
Pharaum
fece
col
capo
un
cenno
affermativo
.
-
Uditemi
ora
e
badate
di
non
rispondermi
con
dei
soli
cenni
.
Esigo
da
voi
delle
importanti
dichiarazioni
.
-
Ancora
?
-
brontolò
il
ministro
,
che
sembrava
di
pessimo
umore
.
-
Ci
tiene
molto
il
re
a
possedere
questa
pietra
di
Salagraman
?
-
Più
di
voi
certo
,
-
rispose
Kaksa
Pharaum
.
-
Come
si
potrebbero
fare
le
processioni
senza
quella
preziosa
reliquia
,
che
tutti
i
gurum
c
'
invidiano
?
-
Qual
è
la
prossima
processione
che
si
farà
in
pubblico
?
Voi
indiani
ne
eseguite
molte
durante
l
'
anno
.
-
Quella
del
maddupongol
.
-
Che
cos
'
è
?
-
È
la
festa
delle
vacche
,
-
disse
Tremal
-
Naik
-
che
si
solennizza
nel
decimo
mese
di
tai
,
ossia
del
vostro
gennaio
,
per
festeggiare
il
ritorno
del
sole
nel
settentrione
e
che
fa
seguito
al
gran
-
pongol
ossia
alla
festa
del
riso
bollito
nel
latte
.
-
È
vero
,
-
disse
il
ministro
.
-
Quando
deve
scadere
?
-
chiese
Yanez
.
-
Fra
quattro
giorni
.
-
Benissimo
:
per
quel
giorno
il
rajah
avrà
la
sua
pietra
di
Salagraman
.
-
Il
ministro
aveva
fatto
un
soprassalto
,
guardando
Yanez
cogli
occhi
dilatati
dal
più
intenso
stupore
.
-
Volete
scherzare
,
mylord
?
-
chiese
.
-
Niente
affatto
,
Eccellenza
-
rispose
Yanez
.
-
Vi
do
la
mia
parola
d
'
onore
che
la
pietra
ritornerà
,
per
mezzo
del
principe
,
nella
pagoda
di
Karia
.
-
Io
non
comprendo
più
nulla
,
-
disse
Kaksa
Pharaum
.
-
Ed
io
meno
di
voi
,
-
aggiunse
Sandokan
che
fumava
il
suo
cibuc
senza
aver
,
fino
allora
,
preso
parte
alla
conversazione
.
-
Abbi
un
po
'
di
pazienza
,
fratellino
-
disse
Yanez
.
-
Ditemi
ora
Eccellenza
,
faranno
delle
ricerche
per
scoprire
gli
autori
del
furto
?
-
Metteranno
a
soqquadro
la
città
intera
e
lanceranno
nelle
campagne
tutta
la
cavalleria
,
-
rispose
Kaksa
Pharaum
.
-
Allora
possiamo
essere
sicuri
di
non
venire
disturbati
,
-
disse
il
portoghese
sorridendo
.
-
Sono
già
le
otto
:
possiamo
andare
a
trovar
Surama
e
fare
un
giro
per
la
città
.
Vedremo
così
l
'
effetto
che
avrà
prodotto
il
furto
della
famosa
pietra
.
-
Staccò
dalla
parete
un
altro
paio
di
pistole
,
che
si
mise
nella
larga
fascia
rossa
,
si
mise
in
testa
un
elmo
di
tela
bianca
adorno
d
'
un
velo
azzurro
,
che
gli
dava
l
'
aspetto
d
'
un
vero
inglese
in
viaggio
attraverso
il
mondo
e
fece
atto
d
'
uscire
insieme
a
Sandokan
ed
a
Tremal
-
Naik
che
si
erano
pure
provveduti
d
'
armi
.
-
Mylord
,
-
disse
il
ministro
,
-
ed
io
?
-
Voi
,
Eccellenza
,
rimarrete
qui
sotto
buona
guardia
.
Non
abbiamo
ancora
terminato
le
nostre
faccende
,
e
poi
se
vi
mettessimo
in
libertà
,
correreste
subito
dal
principe
.
-
Io
mi
annoio
qui
ed
ho
molti
affari
importanti
da
sbrigare
.
Sono
il
primo
ministro
dell
'
Assam
.
-
Lo
sappiamo
,
Eccellenza
.
D
'
altronde
se
volete
cacciare
la
noia
,
fumate
,
bevete
,
e
mangiate
.
Non
avete
altro
che
da
ordinare
.
-
Il
povero
ministro
,
comprendendo
che
avrebbe
perduto
inutilmente
il
suo
tempo
,
si
lasciò
ricadere
sulla
sedia
mandando
un
sospiro
così
lungo
che
avrebbe
commossa
perfino
una
tigre
,
ma
che
non
ebbe
nessun
effetto
sull
'
animo
di
quel
diavolo
di
portoghese
.
Quando
furono
fuori
del
tempio
,
trovarono
Kammamuri
sempre
seduto
dinanzi
ad
un
cespuglio
,
col
suo
berretto
rosso
ed
azzurro
sul
capo
,
il
corpo
avvolto
in
un
semplice
pezzo
di
tela
,
con
una
corona
ed
un
bastone
in
mano
:
era
il
costume
dei
fakiri
biscnub
,
specie
di
pellegrini
erranti
che
sono
però
tenuti
in
molta
considerazione
nell
'
India
,
avendo
quasi
tutti
appartenuto
a
classi
agiate
.
-
Nulla
di
nuovo
,
amico
?
-
gli
chiese
Yanez
.
-
Non
ho
udito
che
le
urla
stonate
d
'
un
paio
di
sciacalli
i
quali
si
sono
divertiti
a
offrirmi
,
senza
richiesta
,
una
noiosissima
serenata
.
-
Seguici
a
distanza
e
raccogli
le
dicerie
che
udrai
.
Se
non
potrai
seguire
il
nostro
mail
-
cart
non
importa
.
Ci
rivedremo
più
tardi
.
-
Sì
,
signor
Yanez
.
-
Il
portoghese
ed
i
suoi
due
amici
si
diressero
verso
un
gruppo
di
palme
dinanzi
a
cui
stava
fermo
uno
di
quei
leggeri
veicoli
chiamati
dagli
anglo
-
indiani
mail
-
cart
,
che
vengono
usati
per
lo
più
nei
servizi
postali
.
Era
però
di
dimensioni
più
vaste
degli
ordinari
,
e
sulla
cassa
posteriore
vi
potevano
stare
comodamente
anche
tre
persone
invece
d
'
una
.
Era
tirato
da
tre
bellissimi
cavalli
che
pareva
avessero
il
fuoco
nelle
vene
e
che
un
malese
penava
a
frenare
.
Yanez
salì
al
posto
del
cocchiere
,
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
di
dietro
e
la
leggera
vettura
partì
rapida
come
il
vento
,
avviandosi
verso
le
parti
centrali
della
città
.
I
mail
-
cart
vanno
sempre
a
corsa
sfrenata
come
le
troike
russe
e
tanto
peggio
per
chi
non
è
lesto
a
evitarle
.
Attraversano
le
pianure
come
uragani
,
salgono
le
più
aspre
montagne
,
le
discendono
con
eguale
velocità
,
specialmente
quelle
adibite
al
servizio
della
posta
.
Sono
guidate
da
un
solo
indiano
,
munito
d
'
una
frusta
a
manico
corto
,
che
non
lascia
un
momento
in
riposo
,
perché
non
deve
arrestarsi
per
nessun
motivo
.
Quelle
corse
però
non
sono
scevre
di
pericoli
.
Avendo
quelle
vetture
le
ruote
alte
e
la
cassa
senza
molle
,
subiscono
dei
trabalzi
terribili
e
se
uno
volesse
parlare
correrebbe
il
rischio
di
troncarsi
,
coi
propri
denti
,
la
lingua
.
Yanez
,
come
abbiamo
detto
,
aveva
lanciato
quella
specie
di
birroccio
a
gran
corsa
,
facendo
scoppiettare
fortemente
la
frusta
per
avvertire
i
passanti
a
tenersi
in
guardia
.
I
tre
cavalli
,
che
balzavano
come
se
avessero
le
ali
alle
zampe
,
divoravano
lo
spazio
come
saette
,
nitrendo
rumorosamente
.
Bastarono
dieci
minuti
perché
il
mail
-
cart
si
trovasse
nelle
vie
centrali
di
Gauhati
.
Yanez
ed
i
suoi
compagni
notarono
subito
un
'
animazione
insolita
:
gruppi
di
persone
si
formavano
qua
e
là
discutendo
animatamente
,
con
larghi
gesti
e
anche
sulle
porte
dei
negozi
era
un
bisbigliare
incessante
fra
i
proprietari
ed
i
loro
avventori
.
Si
leggeva
sul
viso
di
tutta
quella
gente
impresso
un
vero
sgomento
.
Yanez
,
che
aveva
frenati
i
cavalli
onde
non
storpiare
qualche
passante
,
si
era
voltato
verso
i
suoi
due
amici
strizzando
loro
l
'
occhio
.
-
La
terribile
notizia
si
è
già
sparsa
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
,
sorridendo
.
-
Dove
ci
conduci
?
-
Da
Surama
per
ora
.
-
E
poi
?
-
Vorrei
vedere
quel
maledetto
favorito
del
rajah
,
se
mi
si
presentasse
l
'
occasione
.
-
Uhm
!
Sai
che
il
principe
non
vuol
vedere
nessun
inglese
alla
sua
corte
.
-
Eppure
dovrà
ricevermi
e
con
grandi
onori
,
-
disse
Yanez
.
-
Ed
in
quale
maniera
?
-
Non
ho
forse
la
pietra
in
mia
mano
?
-
Che
diventi
un
talismano
?
-
Fors
'
anche
di
più
,
mio
caro
Sandokan
.
Oh
!
Che
cosa
c
'
è
?
-
Due
indiani
s
'
avanzavano
fra
la
folla
,
l
'
uno
lanciando
di
quando
in
quando
delle
note
rumorose
che
ricavava
da
una
lunghissima
tromba
di
rame
e
l
'
altro
che
scuoteva
furiosamente
una
gautha
,
ossia
uno
di
quei
campanelli
di
bronzo
ornati
con
una
testa
che
ha
due
ali
e
che
vengono
adoperati
nelle
cerimonie
religiose
per
convocare
i
fedeli
.
Li
seguiva
un
soldato
del
rajah
,
con
ampi
calzoni
bianchi
,
la
casacca
rossa
con
alamari
gialli
e
che
portava
una
bandiera
bianca
con
nel
mezzo
dipinto
un
elefante
a
due
teste
.
-
Questi
sono
araldi
del
principe
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Che
cosa
annunceranno
?
-
Io
lo
indovino
di
già
,
-
disse
Yanez
,
fermando
la
vettura
.
-
È
una
cosa
che
riguarda
noi
.
-
I
tre
araldi
,
dopo
aver
assordato
i
vicini
che
si
erano
radunati
in
gran
numero
attorno
a
loro
,
si
erano
pure
fermati
ed
il
soldato
che
doveva
avere
dei
polmoni
di
ferro
,
si
era
messo
a
urlare
:
"
S
.
M
.
il
principe
Sindhia
,
signore
dell
'
Assam
,
avverte
il
suo
fedele
popolo
che
offrirà
onori
e
ricchezze
a
chi
saprà
dare
indicazioni
sui
miserabili
che
hanno
rubata
la
pietra
di
Salagraman
dalla
pagoda
di
Karia
.
Ho
parlato
per
la
bocca
del
potentissimo
rajah
"
.
-
Onori
e
ricchezze
,
-
mormorò
Yanez
.
-
A
me
basteranno
i
primi
per
ora
.
Il
resto
verrà
più
tardi
,
te
lo
assicuro
,
mio
caro
Sindhia
.
Quelle
però
saranno
per
la
mia
futura
moglie
.
-
Lasciò
passare
i
banditori
che
avevano
ripresa
la
loro
musica
infernale
e
lanciò
i
cavalli
a
piccolo
trotto
,
percorrendo
successivamente
parecchie
vie
molto
larghe
,
cosa
piuttosto
rara
nelle
città
indiane
che
hanno
stradicciuole
tortuose
come
quelle
delle
città
arabe
e
anche
poco
pulite
.
-
Ci
siamo
,
-
disse
ad
un
tratto
,
fermando
con
uno
strappo
violento
i
tre
ardenti
corsieri
.
Si
era
fermato
dinanzi
ad
una
casa
di
bella
apparenza
,
che
sorgeva
,
come
un
gran
dado
bianco
,
fra
otto
o
dieci
colossali
tara
che
l
'
ombreggiavano
da
tutte
le
parti
.
Solo
a
vederla
si
capiva
che
era
un
'
abitazione
veramente
signorile
,
essendo
perfettamente
isolata
ed
avendo
porticati
,
logge
e
terrazze
per
poter
dormire
all
'
aperto
durante
i
grandi
calori
.
Tutte
le
abitazioni
dei
ricchi
indù
sono
bellissime
e
tenute
anche
con
molta
cura
.
Devono
avere
cortili
,
giardini
,
cisterne
d
'
acqua
e
fontane
non
solo
nelle
stanze
bensì
anche
all
'
entrata
e
grandi
ventole
mosse
a
mano
dai
servi
onde
regni
una
continua
frescura
.
Devono
anche
avere
intorno
delle
piccole
kas
khanays
ossia
casette
di
paglia
o
piuttosto
di
radici
odorose
,
costruite
nel
mezzo
d
'
un
tratto
di
terra
erbosa
e
sempre
in
prossimità
d
'
una
tank
ossia
fontana
onde
la
servitù
possa
comodamente
lavarsi
.
Udendo
il
fracasso
prodotto
dai
tre
cavalli
,
due
uomini
vestiti
come
gl
'
indiani
che
però
dalla
tinta
della
loro
pelle
e
dai
tratti
del
viso
,
duri
e
angolosi
si
riconoscevano
anche
di
primo
acchito
per
malesi
,
erano
subito
usciti
dalla
casa
salutando
con
un
goffo
inchino
Yanez
ed
i
suoi
due
compagni
.
-
Surama
?
-
chiese
brevemente
il
portoghese
saltando
a
terra
.
-
È
nella
sala
azzurra
,
capitano
Yanez
,
-
rispose
uno
dei
due
malesi
.
-
Occupatevi
dei
cavalli
.
-
Sì
,
capitano
.
-
Salì
i
quattro
gradini
seguito
da
Tremal
-
Naik
e
da
Sandokan
e
attraversato
un
corridoio
si
trovò
in
un
vasto
cortile
,
circondato
da
eleganti
porticati
sorretti
da
esili
colonne
.
Nel
mezzo
,
da
una
grande
coppa
di
pietra
,
zampillava
altissimo
un
getto
d
'
acqua
.
Yanez
passò
sotto
il
porticato
di
destra
e
si
fermò
dinanzi
ad
una
porta
dove
stavano
raggruppate
delle
ragazze
indiane
.
-
Avvertite
la
padrona
,
-
disse
loro
.
Una
giovane
aprì
invece
senz
'
altro
la
porta
,
dicendo
:
-
Entra
,
sahib
:
ti
aspetta
.
-
Yanez
ed
i
suoi
compagni
si
trovarono
in
un
elegantissimo
salotto
che
aveva
le
pareti
tappezzate
di
seta
azzurra
ed
il
pavimento
coperto
da
un
sottile
materasso
che
si
estendeva
fino
ai
quattro
angoli
.
Tutto
all
'
intorno
vi
erano
dei
divanetti
di
seta
,
con
ricami
d
'
oro
e
d
'
argento
di
squisita
fattura
,
e
larghi
guanciali
di
raso
fiorato
appoggiati
contro
le
pareti
onde
i
visitatori
potessero
sdraiarvisi
comodamente
.
All
'
altezza
d
'
un
metro
,
s
'
aprivano
nelle
muraglie
parecchie
nicchie
dove
si
vedevano
dei
vasi
cinesi
pieni
di
fiori
che
esalavano
acuti
profumi
.
Mobili
nessuno
,
eccettuato
uno
sgabello
collocato
proprio
nel
mezzo
della
stanza
su
cui
stavano
dei
bicchieri
ed
un
fiasco
di
vetro
rosso
racchiuso
entro
un
'
armatura
d
'
oro
cesellata
,
e
col
collo
lunghissimo
.
Una
bellissima
giovane
,
dalla
pelle
leggermente
abbronzata
,
dai
lineamenti
dolci
e
fini
,
cogli
occhi
nerissimi
ed
i
capelli
lunghi
intrecciati
con
fiori
di
mussenda
e
gruppettini
di
perle
,
si
era
prontamente
alzata
.
Uno
splendido
costume
tutto
di
seta
rosa
,
con
ricami
azzurri
,
copriva
il
suo
corpo
sottile
come
un
giunco
,
pur
essendo
squisitamente
modellato
,
lasciando
vedere
l
'
estremità
dei
calzoncini
di
seta
bianca
che
s
'
allargavano
su
due
graziose
babbucce
di
pelle
rossa
con
ricami
d
'
argento
e
la
punta
rialzata
.
-
Ah
!
Miei
cari
amici
!
-
aveva
esclamato
,
muovendo
a
loro
incontro
colle
mani
tese
.
-
Anche
tu
,
Tremal
-
Naik
!
Come
sono
felice
di
rivederti
!
Lo
sapevo
già
che
non
saresti
rimasto
sordo
all
'
appello
dei
tuoi
vecchi
compagni
!
-
Quando
si
tratta
di
dare
un
trono
a
Surama
,
Tremal
-
Naik
non
rimane
inoperoso
,
-
rispose
il
bengalese
stringendo
calorosamente
la
piccola
mano
della
bella
indiana
.
-
Se
Moreland
e
Darma
non
fossero
in
viaggio
per
l
'
Europa
sarebbero
qui
anche
loro
.
-
Come
l
'
avrei
veduta
volentieri
tua
figlia
Darma
!
-
La
riceverai
alla
tua
corte
,
quando
tornerà
,
-
disse
Yanez
.
-
Orsù
,
Surama
,
da
'
da
bere
agli
amici
.
Le
vie
di
Gauhati
sono
molto
polverose
e
la
gola
si
secca
presto
.
-
A
te
,
mio
dolce
signore
,
il
tuo
liquore
favorito
-
disse
la
giovane
indiana
prendendo
il
fiasco
ed
empiendo
i
bicchieri
di
cristallo
rosa
d
'
un
liquore
color
dell
'
ambra
.
-
Alla
salute
della
futura
principessa
dell
'
Assam
,
-
disse
Sandokan
.
-
Non
così
presto
,
-
rispose
Surama
,
ridendo
.
-
E
che
!
Vorresti
tu
,
piccina
,
che
noi
avessimo
lasciato
il
Borneo
ed
i
nostri
prahos
e
gli
amici
per
venire
a
vedere
solamente
le
bellezze
poco
interessanti
della
tua
futura
capitale
?
Quando
noi
ci
muoviamo
facciamo
sempre
qualche
grosso
guasto
,
è
vero
Yanez
?
-
Non
siamo
sempre
noi
le
vecchie
tigri
di
Mompracem
?
-
rispose
il
portoghese
.
-
Dove
piantiamo
le
unghie
la
preda
non
scappa
più
.
Ne
vuoi
una
prova
?
Abbiamo
già
nelle
nostre
mani
la
famosa
pietra
di
Salagraman
.
-
Quella
del
capello
di
Visnù
?
-
Sì
,
Surama
.
-
Di
già
?
-
Diamine
!
Mi
era
necessaria
per
introdurmi
a
corte
.
-
Ed
il
merito
è
tutto
del
tuo
fidanzato
,
-
disse
Sandokan
.
-
Yanez
invecchia
ma
la
sua
straordinaria
fantasia
rimane
sempre
giovane
.
-
E
potremo
finalmente
conoscere
i
tuoi
famosi
disegni
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Io
continuo
a
rompermi
inutilmente
la
testa
e
guastarmi
il
cervello
senza
riuscire
a
trovare
alcuna
relazione
fra
quella
dannata
conchiglia
e
la
caduta
del
rajah
.
-
Non
è
ancora
tempo
,
-
rispose
Yanez
.
-
Domani
però
saprai
qualche
cosa
di
più
.
-
È
inutile
che
tu
lo
tenti
,
amico
Tremal
-
Naik
,
-
disse
Sandokan
.
-
Noi
ne
sapremo
qualche
cosa
quando
sarà
giunto
il
momento
di
rovesciare
contro
le
guardie
reali
i
nostri
trenta
uomini
e
di
sguainare
le
nostre
scimitarre
.
È
vero
,
Yanez
?
-
Sì
-
rispose
il
portoghese
,
sorridendo
.
-
Quel
giorno
non
sarà
però
molto
vicino
.
Con
quel
Sindhia
dovremo
procedere
molto
cautamente
.
Non
dobbiamo
dimenticarci
che
siamo
soli
qui
e
che
non
possiamo
contare
sull
'
appoggio
del
governo
inglese
.
Non
dubitiamo
però
sull
'
esito
finale
.
O
Surama
riavrà
la
corona
o
noi
non
saremo
più
le
terribili
tigri
di
Mompracem
.
-
Ah
mio
signore
!
-
esclamò
la
giovine
indiana
fissando
sul
portoghese
i
suoi
profondi
e
dolcissimi
occhi
.
-
Tu
la
dividerai
con
me
,
è
vero
?
-
Io
!
Sarai
tu
,
fanciulla
,
che
me
ne
darai
un
pezzo
.
-
Tutta
insieme
al
mio
cuore
,
Yanez
.
-
Sta
bene
,
aspettiamo
però
di
levarla
,
dalla
testa
di
quel
briccone
.
Pagherà
ben
cara
la
cattiva
azione
che
ti
ha
usata
.
Lui
ti
ha
venduta
come
una
miserabile
schiava
ai
thugs
per
fare
di
te
,
principessa
,
una
bajadera
;
un
giorno
venderemo
anche
lui
.
-
Purché
non
faccia
la
fine
della
Tigre
dell
'
India
,
-
disse
Sandokan
con
accento
quasi
feroce
.
-
Ci
sarò
anch
'
io
quel
giorno
!
-
7
.
Il
rajah
dell
'
Assam
L
'
indomani
,
due
ore
dopo
il
mezzodì
,
un
drappello
che
destava
non
poca
curiosità
fra
gli
sfaccendati
che
ingombravano
le
vie
della
capitale
dell
'
Assam
,
s
'
avanzava
a
passo
militare
verso
il
grandioso
palazzo
del
rajah
che
torreggiava
sulla
immensa
piazza
del
mercato
.
Si
componeva
di
sette
persone
:
d
'
un
inglese
,
più
o
meno
autentico
,
vestito
correttamente
di
bianco
con
un
cappello
di
tela
grigia
adorno
d
'
un
gran
velo
azzurro
che
gli
scendeva
fino
al
di
sotto
della
cintura
,
e
di
sei
malesi
,
vestiti
però
all
'
indiana
,
con
casacche
verdi
ricamate
,
ampi
calzoni
rossi
,
grandi
turbanti
in
testa
di
seta
variegata
e
armati
di
carabine
splendide
dalle
canne
rabescate
ed
i
calci
intarsiati
d
'
avorio
e
di
madreperla
,
pistole
a
doppia
canna
alla
cintura
e
scimitarre
al
fianco
.
Erano
tutti
begli
uomini
,
d
'
aspetto
feroce
,
membruti
e
dagli
occhi
cupi
e
sinistri
.
Non
erano
che
sei
,
eppure
dal
loro
aspetto
si
comprendeva
facilmente
che
non
avrebbero
dato
indietro
nemmeno
dinanzi
ad
una
compagnia
di
cipay
bengalesi
.
Giunti
dinanzi
al
palazzo
reale
,
che
era
guardato
da
un
drappello
di
guardie
,
armate
di
lance
che
avevano
la
lama
larghissima
,
l
'
inglese
arrestò
con
un
gesto
i
suoi
uomini
.
-
Che
cosa
vuoi
sahib
?
-
chiese
il
comandante
delle
guardie
,
avanzandosi
verso
l
'
inglese
,
mentre
i
suoi
uomini
mettevano
le
picche
in
resta
,
come
se
si
preparassero
a
respingere
un
assalto
.
-
Vedere
rajah
-
rispose
Yanez
.
-
È
impossibile
,
sahib
.
-
Perché
?
-
Il
rajah
sta
colle
sue
donne
.
-
Io
essere
grande
mylord
inglese
amico
della
regina
ed
imperatrice
Indie
.
Tutte
porte
aprirsi
davanti
a
me
mylord
John
Moreland
.
-
Il
rajah
non
ama
ricevere
gente
dalla
pelle
bianca
sahib
.
-
No
,
sahib
,
io
essere
grande
mylord
!
-
Il
rajah
non
riceverà
nemmeno
un
mylord
.
Non
desidera
vedere
alla
sua
corte
degli
europei
.
-
Tu
essere
uno
stupido
,
brutto
indiano
.
Andare
a
dire
a
principe
tuo
che
io
avere
trovato
la
pietra
di
Salagraman
della
pagoda
di
Karia
.
Mylord
avere
uccisi
tutti
i
ladri
bricconi
,
perché
io
mylord
non
avere
mai
paura
neanche
delle
vostre
bâg
admikanevalla5
.
Tu
intanto
mettere
saccoccia
questa
mohr6
.
Noi
inglesi
pagare
sempre
disturbo
.
-
Udendo
quelle
parole
e
vedendo
soprattutto
quella
grossa
moneta
d
'
oro
,
che
Yanez
gli
porgeva
,
come
se
fosse
una
semplice
rupia
,
gli
indiani
della
guardia
si
erano
rimirati
l
'
un
l
'
altro
con
profondo
stupore
.
-
Mylord
-
disse
il
capo
,
confuso
-
è
proprio
vero
quanto
hai
affermato
?
-
Yanez
fece
segno
ad
uno
dei
sei
malesi
,
che
reggeva
sulle
braccia
una
specie
di
cassetta
avvolta
in
un
pezzo
di
seta
rossa
,
d
'
avanzarsi
,
poi
disse
:
-
Qui
dentro
essere
la
pietra
di
Salagraman
che
fu
rubata
da
birbanti
thugs
.
Va
'
dire
questo
a
Sua
Altezza
.
Ricevere
subito
me
,
mylord
.
-
L
'
indiano
rimase
un
momento
esitante
,
guardando
l
'
involto
,
poi
,
come
se
fosse
stato
preso
da
una
subitanea
pazzia
si
slanciò
sotto
l
'
ampio
porticato
battendo
furiosamente
i
gongs
sospesi
al
di
sopra
delle
porte
.
-
Finalmente
,
-
mormorò
Yanez
traendo
flemmaticamente
una
sigaretta
dal
suo
portasigari
ed
accendendola
.
-
Avremo
da
aspettare
ma
ciò
non
monta
.
-
I
suoi
uomini
,
appoggiati
alle
loro
carabine
,
mantenevano
una
immobilità
assoluta
,
spiando
attentamente
la
guardia
indiana
che
teneva
sempre
le
lance
in
resta
.
Era
appena
trascorso
un
minuto
quando
un
vecchio
indiano
,
vestito
sfarzosamente
,
che
doveva
essere
qualche
ministro
o
qualche
cortigiano
,
seguìto
da
parecchi
ufficiali
che
portavano
sul
capo
degli
immensi
turbanti
,
scese
l
'
immenso
scalone
di
marmo
candidissimo
precipitandosi
verso
Yanez
.
-
Mylord
!
-
esclamò
con
voce
affannata
.
-
È
vero
che
tu
hai
trovato
la
pietra
di
Salagraman
?
-
Yanez
gettò
via
la
sigaretta
,
lanciò
quasi
sul
naso
dell
'
indiano
l
'
ultima
boccata
di
fumo
,
poi
rispose
:
-
Yes
.
-
Vuoi
dire
?
-
Sì
:
avvertire
subito
Sua
Altezza
.
-
La
vera
pietra
?
-
Yes
.
-
E
come
l
'
hai
trovata
?
-
Io
parlare
solo
a
rajah
:
mylord
non
essere
uomo
da
poco
.
-
Dov
'
è
la
pietra
?
-
Io
averla
e
bastare
:
Sua
Altezza
non
ricevere
me
ed
io
andare
a
vendere
pietra
.
-
No
!
no
!
mylord
!
-
Allora
rajah
ricevere
me
e
subito
.
Io
soffrire
spleen
.
-
Vieni
avanti
,
ti
aspetta
.
-
Aho
!
Essere
io
molto
contento
.
-
Fece
un
segno
ai
malesi
e
seguì
il
ministro
o
favorito
che
fosse
,
salendo
lo
splendido
scalone
,
su
cui
,
ad
ogni
gradino
,
trovavasi
una
guardia
armata
di
carabina
e
di
pistole
.
-
Si
capisce
che
questo
sovrano
non
si
ritiene
troppo
sicuro
-
mormorò
Yanez
.
-
Che
abbia
fiutato
il
vento
infido
?
In
guardia
,
amico
e
trombona
bene
.
-
Sul
pianerottolo
s
'
aprivano
quattro
grandiose
gallerie
,
tutte
di
marmo
,
con
colonne
contorte
e
adorne
di
teste
d
'
elefanti
che
intrecciavano
artisticamente
le
loro
proboscidi
.
Ampie
tende
di
seta
azzurra
e
leggerissima
,
con
trama
d
'
oro
,
d
'
uno
splendido
effetto
,
scendevano
fra
i
colonnati
onde
ripararle
dai
riflessi
del
sole
e
mantenere
una
certa
frescura
.
Lungo
le
pareti
dei
vasi
enormi
per
lo
più
d
'
origine
cinese
reggevano
dei
colossali
mazzi
di
fiori
e
delle
foglie
di
banani
.
Anche
in
quelle
gallerie
v
'
erano
numerose
guardie
che
passeggiavano
,
armate
di
picche
e
di
scimitarre
.
Il
ministro
fece
attraversare
a
Yanez
ed
alla
sua
scorta
una
di
quelle
gallerie
,
poi
aprì
una
porta
tutta
di
bronzo
dorato
e
sculturata
e
li
introdusse
in
una
immensa
sala
tappezzata
in
seta
bianca
con
ricami
d
'
oro
e
che
aveva
all
'
intorno
parecchie
dozzine
di
divanetti
di
velluto
bianco
.
All
'
estremità
,
su
una
piattaforma
di
marmo
,
coperta
in
parte
da
un
ricchissimo
tappeto
,
si
ergeva
una
specie
di
letto
,
su
cui
stava
sdraiato
,
appoggiandosi
ad
un
cuscino
di
velluto
rosso
,
un
uomo
che
indossava
una
lunga
zimarra
bianca
.
Intorno
a
quella
specie
di
trono
,
stavano
quattro
vecchi
indiani
che
sembravano
sacerdoti
,
e
dietro
di
loro
,
schierati
su
quattro
linee
,
quaranta
soldati
seikki
,
i
guerrieri
più
valorosi
che
abbia
l
'
India
e
che
vengono
assoldati
in
gran
numero
dai
rajah
per
farsene
una
guardia
fedele
e
sicura
.
Il
ministro
con
un
gesto
imperioso
fece
fermare
i
malesi
presso
la
porta
,
poi
prese
per
una
mano
Yanez
,
lo
condusse
verso
il
trono
gridando
ad
alta
voce
:
-
Salute
a
S
.
A
.
Sindhia
,
rajah
dell
'
Assam
!
Ecco
il
mylord
inglese
.
-
Il
sovrano
si
era
alzato
,
mentre
Yanez
si
toglieva
il
cappello
.
I
due
uomini
si
guardarono
per
qualche
minuto
senza
parlare
come
se
volessero
studiarsi
a
vicenda
.
Sindhia
era
un
uomo
ancora
giovane
,
poiché
non
pareva
che
avesse
più
di
trent
'
anni
,
però
la
vita
dissoluta
che
doveva
condurre
,
aveva
già
tracciata
sulla
fronte
del
tiranno
delle
rughe
precoci
.
Era
nondimeno
sempre
un
bellissimo
tipo
d
'
indiano
,
dai
lineamenti
finissimi
,
con
occhi
neri
che
parevano
due
carboni
lucenti
.
Una
rada
barbetta
nera
gli
dava
un
aspetto
piuttosto
truce
.
-
Sei
tu
il
mylord
che
mi
riporta
la
pietra
di
Salagraman
?
-
chiese
finalmente
,
dopo
aver
squadrato
dall
'
alto
in
basso
il
portoghese
.
-
Se
è
vero
quanto
hai
detto
al
mio
ministro
,
sii
il
benvenuto
,
quantunque
io
non
ami
gli
stranieri
.
-
Sì
,
io
essere
mylord
John
Moreland
,
Altezza
,
ed
io
riportare
a
te
conchiglia
con
capello
di
Visnù
-
rispose
Yanez
.
-
Tu
avere
promesso
ricchezze
,
onori
,
è
vero
?
-
E
manterrò
la
promessa
,
mylord
-
rispose
il
principe
.
-
Ebbene
io
a
te
dare
conchiglia
.
-
Si
volse
facendo
cenno
al
malese
che
portava
il
cofano
di
avvicinarsi
.
Levò
la
seta
che
l
'
avvolgeva
e
andò
a
deporlo
ai
piedi
del
principe
.
-
Tu
vedere
prima
Altezza
,
se
quella
essere
vera
pietra
rubata
.
-
Vi
è
un
segno
sulla
pietra
che
io
ed
i
gurum
della
pagoda
di
Karia
conosciamo
benissimo
-
rispose
il
principe
.
Aprì
il
cofano
e
prese
la
conchiglia
facendola
girare
e
rigirare
fra
le
mani
.
Una
vivissima
gioia
si
era
subito
diffusa
sul
suo
viso
.
-
È
la
pietra
che
fu
rubata
,
-
disse
finalmente
.
-
Mylord
,
tu
sarai
mio
amico
.
-
Uno
dei
suoi
cortigiani
udendo
quelle
parole
portò
subito
a
Yanez
una
sedia
dorata
,
facendolo
sedere
dinanzi
alla
piattaforma
.
Quasi
subito
una
diecina
di
servi
,
che
indossavano
dei
costumi
sfarzosi
entrarono
reggendo
dei
vassoi
d
'
oro
sui
quali
vi
erano
delle
chicchere
piene
di
caffè
,
bicchieri
colmi
di
liquori
,
piattelli
con
gelati
e
pasticcini
dolci
.
Il
principe
e
Yanez
furono
i
primi
serviti
,
poi
i
ministri
,
quindi
i
malesi
della
scorta
.
-
Ed
ora
mylord
,
-
disse
Sindhia
dopo
d
'
aver
vuotato
un
paio
di
bicchieri
di
cognac
,
ingollati
come
se
quella
vecchia
grappa
fosse
della
semplice
acqua
,
-
mi
dirai
come
sei
riuscito
a
sorprendere
i
ladri
e
perché
ti
trovi
sul
mio
territorio
.
-
Io
essere
qui
venuto
a
cacciare
le
bâg
-
rispose
Yanez
-
perché
io
essere
molto
grande
cacciatore
e
non
avere
paura
di
tigri
.
Io
averne
uccise
molte
,
tante
nelle
Sunderbunds
del
Bengala
.
-
Ed
i
ladri
?
-
Io
essermi
imboscato
ieri
notte
per
cacciare
una
bâg
nera
e
grossa
molto
e
...
-
Una
tigre
nera
!
-
aveva
esclamato
il
principe
sussultando
.
-
Sì
.
-
Quella
che
ha
divorati
i
miei
figli
!
-
gridò
Sindhia
passandosi
una
mano
sulla
fronte
che
pareva
si
fosse
coperta
d
'
un
gelido
sudore
.
-
Come
?
Quella
bâg
avere
mangiato
...
-
Taci
,
mylord
-
disse
il
principe
quasi
imperiosamente
.
-
Continua
.
-
Tigre
non
venire
ed
io
aspettare
sempre
-
proseguì
Yanez
.
-
Sole
stava
per
farsi
vedere
,
quando
io
scorgere
cinque
indiani
scappare
attraverso
bosco
.
Dovevano
essere
thugs
,
perché
io
avere
veduto
ai
loro
fianchi
,
lacci
e
fazzoletti
seta
nera
con
palle
piombo
.
Io
odiare
quei
bricconi
e
quindi
sparare
subito
carabina
poi
pistole
e
ucciderli
tutti
,
poi
gettare
cadaveri
nel
fiume
e
coccodrilli
tutto
mangiare
.
-
Ed
il
cofano
?
-
Averlo
trovato
a
terra
.
-
E
poi
?
-
Poi
io
avere
udito
tuoi
araldi
,
ed
io
portare
qui
conchiglia
col
capello
di
Visnù
perché
non
sapere
cosa
farne
io
.
-
E
che
cosa
domandi
ora
,
mylord
?
-
chiese
Sindhia
.
-
Io
non
volere
denaro
,
io
essere
molto
ricco
.
-
Ma
tu
hai
diritto
ad
una
ricompensa
.
La
pietra
di
Salagraman
è
per
noi
un
tesoro
impagabile
.
-
Yanez
stette
un
momento
silenzioso
,
fingendo
di
pensare
,
poi
disse
:
-
Tu
nominare
me
tuo
grande
cacciatore
,
ed
io
uccidere
le
tigri
che
mangiano
tuoi
sudditi
.
Ecco
quello
che
io
volere
.
-
Il
rajah
aveva
fatto
un
gesto
di
stupore
,
tosto
imitato
dai
suoi
ministri
ed
aveva
ben
ragione
di
mostrarsi
sorpreso
.
Come
!
Quell
'
inglese
originale
invece
di
chiedere
ricompense
si
offriva
invece
di
rendere
dei
preziosi
servigi
,
quali
la
distruzione
di
tutte
le
belve
che
tanti
danni
e
tante
angosce
recavano
ai
poveri
assamesi
delle
campagne
?
-
Mylord
,
-
disse
il
rajah
,
dopo
un
silenzio
abbastanza
lungo
.
-
Io
ho
offerto
onori
e
ricchezze
a
chi
avrebbe
ricuperata
la
pietra
di
Salagraman
.
-
Io
saperlo
,
-
rispose
Yanez
.
-
E
non
domandi
nulla
.
-
Io
essere
contento
cacciare
bâg
ed
essere
tuo
grande
cacciatore
.
-
Se
ciò
può
farti
felice
,
io
ti
offro
alla
mia
corte
un
appartamento
,
i
miei
elefanti
ed
i
miei
scikari7
.
-
Grazie
,
principe
:
io
essere
molto
soddisfatto
.
-
Il
rajah
si
tolse
da
un
dito
un
magnifico
anello
d
'
oro
che
aveva
un
diamante
grosso
come
una
nocciuola
d
'
una
limpidezza
meravigliosa
e
che
doveva
valere
per
lo
meno
diecimila
rupie
e
lo
porse
a
Yanez
,
dicendogli
con
un
grazioso
sorriso
:
-
Tieni
almeno
questo
,
mylord
,
per
mio
ricordo
.
Vorrei
però
chiedere
a
te
,
giacché
sei
un
grande
cacciatore
,
un
favore
.
-
Io
essere
sempre
pronto
a
farlo
a
S
.
Altezza
,
-
rispose
il
portoghese
.
Il
rajah
fece
un
gesto
imperioso
.
I
ministri
e
i
seikki
si
ritrassero
subito
all
'
opposta
estremità
della
sala
onde
non
ascoltare
ciò
che
doveva
dire
il
loro
principe
.
-
Ascoltami
,
-
disse
il
rajah
.
-
Io
ascoltarti
,
Altezza
,
-
disse
Yanez
avvicinandosi
.
-
Tu
mi
hai
detto
di
esseri
recato
nella
foresta
a
cacciare
la
tigre
nera
.
L
'
hai
veduta
?
-
No
,
Altezza
,
-
rispose
Yanez
,
che
cominciava
a
tenersi
in
guardia
,
non
sapendo
dove
voleva
finire
il
principe
.
-
Io
averne
solamente
udito
parlare
.
-
Quella
bâg
un
giorno
ha
mangiato
i
miei
figli
.
-
Aho
!
Cattiva
bestia
.
-
Così
cattiva
che
si
calcola
abbia
divorato
più
di
duecento
persone
.
-
Molto
appetito
quella
bestia
!
-
Tu
sei
grande
cacciatore
,
mi
hai
detto
.
-
Moltissimo
.
-
Vuoi
provarti
a
ucciderla
?
-
Yanez
con
non
poca
sorpresa
del
rajah
non
aveva
risposto
.
I
suoi
occhi
si
erano
invece
fissati
su
una
doppia
cortina
di
seta
che
pendeva
dietro
a
quella
specie
di
letto
e
che
di
quando
in
quando
oscillava
come
se
dietro
si
nascondesse
qualcuno
.
-
Che
cosa
può
essere
?
-
si
era
chiesto
il
sospettoso
portoghese
.
-
Si
direbbe
che
qualcuno
suggerisce
delle
pessime
idee
al
sovrano
.
-
Mi
hai
capito
,
mylord
?
-
chiese
il
rajah
,
un
po
'
sorpreso
di
non
ricevere
risposta
.
-
Sì
,
altezza
-
rispose
Yanez
.
-
Io
andare
uccidere
bâg
nera
che
ha
mangiato
tuoi
figli
.
-
Avresti
tanto
coraggio
?
-
Io
mai
avere
paura
delle
tigri
.
Pum
!
E
morte
tutte
!
-
Se
tu
,
mylord
riuscirai
a
vendicare
i
miei
figli
,
io
darò
a
te
tutto
quello
che
vorrai
.
Pensaci
.
-
Io
avere
pensato
.
-
Che
cosa
vorrai
?
-
Tu
avere
commedianti
a
corte
,
Altezza
.
-
Sì
.
-
Io
voler
vedere
commedie
indiane
e
suggerire
io
soggetto
ad
artisti
.
-
Ma
tu
non
domandi
nulla
!
-
esclamò
il
rajah
,
che
cadeva
di
sorpresa
in
sorpresa
.
Un
sorriso
diabolico
era
comparso
sulle
labbra
di
Yanez
.
-
Noi
inglesi
essere
tutti
eccentrici
.
Io
voler
vedere
teatro
indiano
.
-
Subito
?
-
No
,
dopo
aver
uccisa
tigre
feroce
.
Io
dare
a
mangiare
a
quella
brutta
bestia
molto
piombo
.
Tu
Altezza
preparare
domani
elefanti
e
scikari
,
prima
spuntare
sole
.
Io
preparare
tutti
miei
uomini
.
Lasciami
andare
ora
:
curare
molto
mie
armi
buone
.
-
Yanez
si
era
alzato
facendo
al
principe
un
profondo
inchino
.
-
Addio
,
mylord
!
-
disse
il
rajah
porgendogli
la
destra
.
-
Non
dimenticherò
mai
quanto
ti
devo
.
-
Aho
!
Io
non
avere
fatto
nulla
.
-
I
seikki
ed
i
ministri
si
erano
riavvicinati
.
I
primi
ad
un
cenno
del
rajah
aveva
presentato
le
armi
al
portoghese
,
il
quale
aveva
risposto
con
un
perfetto
saluto
militare
.
Anche
i
sei
malesi
,
dal
canto
loro
,
avevano
alzato
le
carabine
salutando
il
rajah
.
Yanez
attraversò
a
passi
lenti
la
sala
,
accompagnato
da
due
ministri
;
quando
però
fu
presso
la
porta
si
volse
bruscamente
e
vide
,
con
non
poca
sorpresa
,
una
testa
comparire
fra
le
cortine
di
seta
che
pendevano
dietro
il
trono
del
principe
.
Quella
testa
era
d
'
un
uomo
bianco
,
barbuto
,
con
due
occhi
di
fuoco
.
I
loro
sguardi
s
'
incontrarono
,
ma
fu
un
lampo
,
poiché
quell
'
europeo
era
subito
scomparso
.
-
Ah
!
Birbante
!
-
mormorò
Yanez
.
-
Eri
tu
che
suggerivi
al
principe
!
Deve
essere
quel
greco
misterioso
di
cui
mi
ha
parlato
quel
povero
Kaksa
Pharaum
.
Quello
deve
essere
più
pericoloso
di
quell
'
imbecille
di
Sindhia
,
però
mio
caro
,
hai
da
fare
con
delle
vecchie
Tigri
di
Mompracem
e
puoi
essere
certo
che
ti
mangeranno
.
-
Salutò
i
ministri
che
lo
avevano
accompagnato
e
uscì
dal
palazzo
,
salutato
dalle
guardie
che
vegliavano
sulle
gradinate
e
dinanzi
al
portone
.
A
breve
distanza
stava
fermo
il
suo
mail
-
cart
,
tirato
da
due
cavalli
che
Bindar
,
il
sivano
,
riusciva
a
mala
pena
a
tenere
fermi
.
-
Mio
fratellino
Sandokan
è
veramente
un
grand
'
uomo
,
-
mormorò
Yanez
.
-
Che
tigre
prudente
.
-
Si
volse
verso
i
malesi
che
aspettavano
i
suoi
ordini
:
-
Disperdetevi
,
-
disse
loro
-
fate
tutto
ciò
che
volete
e
badate
di
non
farvi
seguire
da
nessuno
.
Non
ritornate
alla
pagoda
sotterranea
che
a
notte
tarda
e
fucilate
senza
misericordia
chi
cercherà
di
spiarvi
.
Vi
sono
dei
pericoli
.
-
Va
bene
capitano
,
-
risposero
i
malesi
.
Salì
a
cassetta
,
sedendosi
a
fianco
di
Bindar
e
lanciò
i
cavalli
a
corsa
sfrenata
onde
nessuno
potesse
seguirlo
.
Solamente
quando
fu
sulle
rive
del
Brahmaputra
lontano
dagli
ultimi
sobborghi
,
rallentò
il
galoppo
furioso
dei
focosi
destrieri
.
-
Bindar
,
-
disse
,
-
hai
udito
a
parlare
tu
della
tigre
nera
che
ha
mangiato
i
figli
del
rajah
?
-
Sì
,
sahib
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Anch
'
io
ho
udito
vagamente
a
parlarne
due
o
tre
giorni
or
sono
.
Che
bestia
è
?
-
Una
bâg
che
si
dice
sia
tutta
nera
e
che
commette
delle
stragi
terribili
.
-
Quale
luogo
frequenta
?
-
Le
jungle
di
Kamarpur
.
-
Sono
lontane
?
-
Una
ventina
di
miglia
,
non
di
più
.
-
Al
di
là
del
Brahmaputra
?
-
Non
è
necessario
attraversare
il
fiume
.
-
È
vero
che
ha
mangiati
i
figli
del
rajah
?
-
Sì
,
sahib
.
-
Quando
?
-
L
'
anno
scorso
.
-
E
come
?
-
Il
rajah
seccato
dai
continui
reclami
dei
suoi
sudditi
,
s
'
era
finalmente
deciso
di
porre
fine
alle
stragi
che
commetteva
quella
admikanevalla8
ed
aveva
incaricato
i
suoi
due
figli
di
dirigere
la
battuta
.
Erano
fanciulli
,
assolutamente
incapaci
di
condurre
a
termine
una
così
difficile
impresa
.
Temendo
però
la
collera
del
padre
si
erano
ben
guardati
dal
rifiutarsi
.
Non
si
sa
veramente
come
siano
andate
le
cose
;
però
ti
posso
dire
che
due
giorni
dopo
furono
trovati
i
loro
corpi
,
semi
-
divorati
,
pendenti
da
un
ramo
d
'
un
albero
.
-
Si
erano
imboscati
lassù
?
-
Dove
li
avevano
messi
e
legati
-
disse
Bindar
.
-
Che
cosa
vuoi
dire
?
-
Che
sotto
la
pianta
furono
trovate
delle
corde
strappate
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
E
vuoi
concludere
?
-
Che
si
sussurra
qui
,
che
il
rajah
avesse
approfittato
di
quella
tigre
per
sbarazzarsi
di
quei
due
fanciulli
che
forse
gli
davano
noia
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
Yanez
inorridito
.
-
Eh
!
Sahib
!
Sindhia
è
fratello
di
Bitor
,
il
rajah
che
regnava
prima
e
che
tutti
detestavano
per
le
sue
infamie
.
-
Ah
!
Ho
capito
-
rispose
il
portoghese
aggrottando
la
fronte
.
Poi
mormorò
fra
sé
:
-
Il
greco
,
la
tigre
nera
che
ha
mangiato
i
figli
del
rajah
,
l
'
invito
ad
andarla
ad
ammazzare
.
Che
cosa
ci
sarà
sotto
tutto
ciò
?
Fortunatamente
ho
la
Tigre
della
Malesia
,
Tremal
-
Naik
e
Kammamuri
sotto
mano
,
tre
unità
formidabili
,
come
direbbe
un
marinaio
moderno
.
La
bâg
cadrà
,
non
ne
dubito
e
allora
,
mio
caro
Sindhia
,
non
sarà
una
semplice
rappresentazione
quella
che
ne
pagherà
le
spese
.
Ci
vuol
ben
altro
!
Una
corona
per
Surama
e
per
me
.
-
Lanciò
nuovamente
i
cavalli
al
galoppo
allontanandosi
dalla
città
parecchie
miglia
e
volgendosi
di
quando
in
quando
per
vedere
se
era
seguito
da
qualche
altro
mail
-
cart
.
Quando
il
sole
tramontò
fece
ritorno
,
inoltrandosi
nei
boschi
che
sorgevano
di
fronte
al
tempio
sotterraneo
.
-
Occupati
dei
cavalli
,
-
disse
all
'
indiano
.
Sulla
soglia
della
pagoda
lo
aspettavano
,
con
viva
impazienza
,
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
.
-
Dunque
?
-
chiesero
ad
una
voce
.
-
Tutto
va
bene
,
-
rispose
Yanez
ridendo
.
-
Il
rajah
è
mio
amico
.
-
Poi
estraendo
una
sigaretta
proseguì
:
-
Vi
spiacerebbe
cacciare
domani
una
tigre
pericolosissima
?
-
A
me
lo
domandi
?
-
rispose
Sandokan
.
-
Allora
fa
'
preparare
le
tue
armi
.
Prima
che
il
sole
spunti
ci
troveremo
al
palazzo
del
rajah
.
-
Che
cosa
dici
,
Yanez
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Venite
,
-
rispose
Yanez
.
-
Vi
racconterò
tutto
.
-
8
.
La
tigre
nera
Erano
appena
suonate
le
tre
del
mattino
quando
Yanez
,
seguìto
da
Sandokan
,
da
Tremal
-
Naik
e
dai
sei
malesi
giungeva
dinanzi
al
palazzo
reale
,
per
intraprendere
la
caccia
della
terribile
kala
-
bâgh
ossia
la
tigre
nera
.
Fino
dal
giorno
innanzi
avevano
noleggiati
tre
grandi
tciopaya
,
ossia
carri
indiani
tirati
da
una
coppia
di
zebù
,
non
essendo
conveniente
che
un
uomo
bianco
e
per
di
più
inglese
,
si
recasse
ad
un
appuntamento
a
piedi
e
senza
una
scorta
numerosa
.
Il
maggiordomo
della
corte
aveva
preparato
ogni
cosa
per
la
grande
caccia
.
Tre
magnifici
elefanti
,
che
reggevano
sui
poderosi
dorsi
delle
comode
casse
destinate
ai
cacciatori
,
prive
di
cupolette
onde
non
intralciare
il
fuoco
delle
carabine
e
montati
ognuno
da
un
mahut
,
stavano
fermi
in
mezzo
alla
piazza
,
circondati
da
una
dozzina
di
behras
,
ossia
di
valletti
che
tenevano
a
guinzaglio
una
cinquantina
di
bruttissimi
cani
,
di
statura
bassa
,
incapaci
di
tenere
testa
ad
una
belva
così
pericolosa
,
ma
necessari
per
scovarla
.
Dietro
agli
elefanti
stavano
due
dozzine
di
scikari
,
ossia
battitori
,
armati
solamente
di
picche
e
quasi
nudi
,
onde
essere
più
lesti
a
fuggire
dopo
aver
stanata
la
belva
.
-
Siamo
pronti
,
sahib
-
disse
il
maggiordomo
inchinandosi
profondamente
dinanzi
a
Yanez
.
-
Ed
io
essere
contentissimo
,
-
rispose
il
portoghese
degnando
lo
appena
d
'
uno
sguardo
.
-
Buoni
elefanti
?
-
Provati
e
abituati
alle
grosse
cacce
,
sahib
.
Scegli
quello
che
meglio
ti
conviene
.
-
Quello
,
-
disse
Tremal
-
Naik
,
indicando
il
più
piccolo
dei
tre
pachidermi
e
che
aveva
delle
forme
massicce
,
poderose
e
due
denti
superbi
.
-
È
un
merghee
di
buona
razza
.
-
I
mahuts
avevano
gettate
le
scale
di
corda
.
Yanez
,
Tremal
-
Naik
e
Sandokan
presero
posto
nella
cassa
del
merghee
,
Kammamuri
coi
malesi
in
quelle
degli
altri
,
insieme
col
maggiordomo
che
doveva
dirigere
la
battuta
.
-
Avanti
!
-
disse
Yanez
al
mahut
.
I
tre
pachidermi
si
misero
subito
in
marcia
mandando
tre
formidabili
barriti
,
seguiti
subito
dagli
scikari
e
dai
behras
che
conducevano
i
cani
,
i
quali
latravano
a
piena
gola
.
In
meno
di
mezz
'
ora
la
truppa
fu
fuori
dalla
città
,
poiché
gli
elefanti
procedevano
di
buon
passo
obbligando
la
scorta
a
correre
per
non
rimanere
indietro
e
si
diresse
attraverso
le
boscaglie
che
si
estendevano
,
quasi
senza
interruzione
,
fino
nei
dintorni
di
Kamarpur
.
Yanez
,
dopo
aver
accesa
la
sua
eterna
sigaretta
e
d
'
aver
bevuto
un
lungo
sorso
d
'
arak
,
si
era
seduto
dinanzi
a
Tremal
-
Naik
dicendogli
:
-
Ora
tu
,
che
sei
indiano
e
che
hai
passati
tanti
anni
nelle
Sunderbunds
,
ci
spiegherai
che
cos
'
è
questa
tigre
nera
.
Noi
conosciamo
quelle
bornesi
e
là
di
nere
non
ne
abbiamo
mai
vedute
,
è
vero
Sandokan
?
-
Il
pirata
che
fumava
placidamente
il
suo
cibuc
,
gettando
in
aria
,
con
lentezza
misurata
,
delle
nuvole
di
fumo
,
fece
col
capo
un
cenno
affermativo
.
-
Quella
che
noi
indiani
chiamiamo
kala
-
bâgh
non
è
veramente
nera
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Ha
il
mantello
simile
a
quello
delle
altre
:
siccome
però
sono
le
più
feroci
,
i
nostri
contadini
credono
che
incarni
una
delle
sette
anime
della
dea
Kalì
che
come
sai
si
chiama
anche
la
Nera
.
-
Non
si
tratterebbe
quindi
che
di
uno
di
quei
terribili
solitari
che
gli
inglesi
chiamano
man
'
s
eater
ossia
mangiatori
d
'
uomini
.
-
E
che
noi
chiamiamo
admikanevalla
o
admiwala
kanâh
.
-
Una
bestia
sempre
pericolosa
.
-
Terribile
,
Yanez
-
disse
Tremal
-
Naik
,
-
perché
quelle
tigri
sono
ordinariamente
vecchie
,
per
ciò
rotte
a
tutte
le
astuzie
e
d
'
una
voracità
spaventosa
.
Non
potendo
,
in
causa
dell
'
età
che
le
priva
dello
slancio
giovanile
,
cacciare
le
antilopi
od
i
buoi
selvaggi
,
s
'
imboscano
nei
dintorni
dei
villaggi
o
si
nascondono
in
prossimità
delle
fontane
in
attesa
che
le
donne
vadano
a
prendere
acqua
.
Sono
d
'
una
prudenza
straordinaria
,
conoscono
luoghi
e
persone
,
attaccando
di
preferenza
gli
esseri
deboli
e
sfuggendo
quelli
che
potrebbero
tenere
a
loro
testa
.
-
Vivono
sole
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Sempre
sole
,
-
rispose
il
bengalese
.
-
Sono
allora
difficili
a
catturarsi
.
-
Certo
,
perché
sono
prudentissime
e
cercano
di
evitare
sempre
i
cacciatori
.
-
Siccome
però
quella
tigre
mi
è
necessaria
,
noi
la
prenderemo
,
-
disse
Yanez
.
-
Tu
diventi
incontentabile
,
amico
-
disse
Sandokan
,
ridendo
.
-
Prima
era
la
pietra
di
Salagraman
che
ti
era
necessaria
,
oggi
è
una
tigre
e
domani
cosa
vorrai
?
-
La
testa
del
rajah
,
-
rispose
Yanez
celiando
.
-
Oh
per
quella
,
ci
penso
io
.
Un
buon
colpo
di
scimitarra
e
te
la
porto
ancora
quasi
viva
.
-
E
i
seikki
che
vegliano
sul
principe
,
non
li
conti
tu
.
-
Ah
sì
!
Mi
hai
parlato
di
quei
guerrieri
.
Che
gente
sono
,
amico
Tremal
-
Naik
?
Tu
devi
conoscerli
un
po
'
.
-
Guerrieri
valorosi
.
-
Incorruttibili
?
-
Eh
!
Secondo
,
-
rispose
il
bengalese
.
-
Non
devi
dimenticare
,
innanzi
tutto
che
sono
mercenari
.
-
Ah
!
-
fece
Sandokan
.
-
Ehi
fratellino
!
-
esclamò
Yanez
.
-
Che
cosa
t
'
interessano
quei
seikki
?
-
Tu
hai
le
tue
idee
,
io
ho
le
mie
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
,
continuando
a
fumare
.
-
Sono
anche
quelli
adoratori
di
Visnù
e
delle
pietre
di
Salagraman
,
amico
Tremal
-
Naik
?
-
Non
adorano
né
Siva
,
né
Brahma
,
né
Visnù
,
né
Budda
,
-
rispose
il
bengalese
.
-
Essi
non
credono
che
in
Nanek
,
un
religioso
che
sul
principio
del
secolo
decimosesto
si
fece
un
gran
nome
e
che
fondò
una
nuova
religione
.
-
Vorresti
diventare
anche
tu
un
seikko
.
-
Non
glielo
consiglierei
,
-
disse
Tremal
-
Naik
,
scherzando
-
perché
sarebbe
costretto
,
per
essere
ammesso
a
quella
setta
religiosa
,
a
bere
dell
'
acqua
che
ha
servito
a
lavare
i
piedi
e
le
unghie
al
sacerdote
.
-
Ah
!
Porci
!
-
esclamò
Yanez
.
-
Ed
a
mangiare
servendosi
di
un
dente
di
cinghiale
,
almeno
per
le
prime
volte
.
-
Perché
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Per
abituarsi
a
superare
la
ripugnanza
che
tutti
i
mussulmani
hanno
pei
maiali
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Se
lo
terranno
per
loro
il
dente
perché
io
non
ho
alcun
desiderio
di
diventare
un
seikko
,
-
disse
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Ho
semplicemente
un
'
idea
verso
quelle
guardie
.
Bah
!
Ci
penseremo
su
.
Siamo
nei
boschi
bassi
.
Apriamo
gli
occhi
.
È
in
questi
,
è
vero
Tremal
-
Naik
,
che
preferiscono
abitare
quei
terribili
solitari
?
-
Sì
,
le
macchie
dei
banani
e
le
terre
umide
delle
grandi
erbe
,
-
rispose
il
bengalese
.
-
Teniamoci
in
guardia
dunque
.
-
I
tre
elefanti
,
che
procedevano
sempre
di
buon
passo
,
erano
giunti
in
una
immensa
pianura
che
era
interrotta
qua
e
là
da
gruppi
di
mindi
,
arbusti
non
più
alti
di
due
o
tre
metri
,
dalla
corteccia
bianchissima
e
lucente
ed
i
rami
sottilissimi
;
da
piccoli
banani
e
da
piccole
macchie
di
butee
frondose
,
dal
tronco
nodoso
e
robusto
,
coronato
da
un
folto
padiglione
di
foglie
vellutate
d
'
un
verde
azzurrognolo
e
sotto
le
quali
pendevano
degli
enormi
grappoli
d
'
una
splendida
tinta
cremisina
.
A
grandi
distanze
,
e
per
lo
più
in
mezzo
a
piccole
piantagioni
d
'
indaco
e
ombreggiate
da
cespugli
di
mangifere
,
si
scorgeva
qualche
capanna
.
Animali
invece
non
se
ne
vedevano
:
solamente
degli
stormi
di
bulbul
,
quei
piccoli
,
leggiadri
e
battaglieri
rosignuoli
indiani
,
volavano
via
all
'
avvicinarsi
degli
elefanti
e
dei
cani
,
mostrando
le
loro
penne
picchiettate
e
la
loro
coda
rossa
.
-
Che
sia
questo
il
regno
della
tigre
nera
?
-
chiese
Yanez
.
-
Lo
sospetto
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Vedo
laggiù
degli
stagni
e
quelle
brutte
bestie
amano
l
'
acqua
perché
sanno
che
le
antilopi
vanno
a
dissetarsi
dopo
il
tramonto
.
-
Che
riusciamo
a
scoprirla
prima
che
la
notte
scenda
?
-
Uhm
!
Lo
dubito
.
-
Le
prepareremo
un
agguato
.
-
Perderesti
inutilmente
il
tuo
tempo
.
Le
kala
-
bâgh
non
si
lasciano
sorprendere
e
potrai
mettere
capretti
finché
vorrai
e
anche
dei
maiali
,
senza
deciderle
ad
avvicinarsi
.
-
Aspettiamo
-
concluse
Yanez
.
-
Noi
non
abbiamo
fretta
.
-
Fino
al
mezzodì
gli
elefanti
continuarono
ad
avanzare
attraverso
a
quella
pianura
che
pareva
che
non
dovesse
finire
mai
,
passando
fra
i
gruppi
di
banani
,
di
mindi
e
di
mangifere
,
senza
aver
mai
dato
alcun
segno
di
inquietudine
;
poi
il
maggiordomo
che
montava
un
magnifico
makna
,
ossia
un
elefante
maschio
senza
zanne
,
diede
il
segnale
della
fermata
per
servire
la
colazione
agli
ospiti
del
suo
signore
.
Gli
scikari
rizzarono
in
pochi
minuti
un
'
ampia
e
bellissima
tenda
di
seta
rossa
in
forma
di
padiglione
e
copersero
il
suolo
con
dei
soffici
tappeti
di
Persia
,
mentre
il
babourchi
,
ossia
il
cuoco
della
spedizione
,
aiutato
da
alcuni
sais
,
cioè
palafrenieri
,
faceva
scaricare
dal
makna
del
maggiordomo
le
sue
provviste
onde
servire
una
colazione
fredda
.
Yanez
,
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
si
erano
affrettati
a
prendere
possesso
della
tenda
,
essendo
il
caldo
intensissimo
.
Kammamuri
ed
i
sei
malesi
della
scorta
,
si
erano
invece
rifugiati
sotto
un
immenso
tamarindo
che
spandeva
,
sotto
i
suoi
lunghissimi
e
flessibili
rami
un
'
ombra
benefica
.
L
'
aria
del
mattino
aveva
aguzzato
straordinariamente
l
'
appetito
dei
cacciatori
,
sicché
gli
ospiti
del
rajah
fecero
molto
onore
alla
curree
bât
che
inaffiarono
abbondantemente
con
birra
e
toddy
,
la
dolce
e
piccante
bevanda
indiana
che
è
gradevolissima
anche
ai
palati
europei
.
Il
maggiordomo
,
dopo
d
'
aver
sorvegliato
la
distribuzione
dei
viveri
,
li
aveva
raggiunti
,
sedendosi
però
ad
una
certa
distanza
dal
mylord
inglese
.
-
Ti
aspettavamo
,
-
disse
Yanez
,
che
si
era
coricato
su
un
ampio
cuscino
di
seta
rossa
per
fumare
con
maggior
comodità
.
-
E
questa
tigre
dove
la
scoveremo
?
-
Il
jungaul
barsath
(
re
della
jungla
)
a
quest
'
ora
si
riposerà
nella
sua
tana
,
-
rispose
il
maggiordomo
.
-
Non
sarà
che
verso
sera
o
di
buon
mattino
che
noi
la
incontreremo
.
Non
ama
il
sole
,
mylord
.
-
Sai
approssimativamente
dove
noi
la
incontreremo
?
-
Quattro
giorni
or
sono
,
fu
vista
nei
dintorni
dello
stagno
di
Janti
;
anzi
là
divorò
una
donna
che
conduceva
una
mucca
onde
si
abbeverasse
.
-
La
mucca
scappò
in
tempo
?
-
La
bâgh
non
si
è
occupata
dell
'
animale
.
Ora
che
si
è
abituata
alla
carne
umana
non
desidera
che
quella
.
-
Che
abbia
il
suo
covo
in
quei
dintorni
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Sì
,
deve
trovarsi
fra
i
bambù
della
vicina
jungla
,
perché
anche
alcune
settimane
or
sono
,
è
stata
incontrata
due
volte
da
uno
scikaro
.
-
Questa
sera
potremo
trovarci
a
quello
stagno
?
-
Prima
del
tramonto
vi
giungeremo
,
-
rispose
il
maggiordomo
.
-
Volete
che
tendiamo
una
imboscata
colà
?
-
chiese
Sandokan
volgendosi
verso
Yanez
e
Tremal
-
Naik
.
-
Se
quella
bestia
è
così
astuta
e
diffidente
,
non
si
lascerà
accostare
dagli
elefanti
.
-
Era
quello
che
pensavo
anch
'
io
,
-
disse
il
portoghese
.
-
A
che
ora
riprenderemo
le
mosse
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
al
maggiordomo
.
-
Alle
quattro
,
sahib
.
-
Possiamo
approfittare
per
schiacciare
un
sonnellino
allora
.
Non
siamo
sicuri
di
riposarci
questa
sera
.
-
Il
maggiordomo
fece
portare
altri
cuscini
,
poi
abbassare
sul
dinanzi
della
tenda
un
gran
drappo
pure
di
seta
,
onde
potessero
riposare
più
tranquilli
.
Anche
gli
scikari
ed
i
conduttori
dei
cani
,
approfittando
della
grande
calma
che
regnava
sotto
le
piante
,
e
del
nessun
pericolo
che
li
minacciava
,
si
erano
addormentati
.
Vegliavano
invece
gli
elefanti
,
occupati
a
dar
fondo
ad
un
ammasso
di
foglie
e
di
rami
di
pipal
,
di
cui
sono
ghiottissimi
,
non
avendo
forse
trovata
sufficiente
la
razione
fornita
loro
dai
mahuts
,
quantunque
composta
di
venticinque
libbre
di
farina
impastata
con
acqua
,
di
una
libbra
di
burro
chiarificato
e
di
mezza
libbra
di
sale
per
ciascuno
.
Alle
quattro
,
con
una
precisione
cronometrica
,
tutta
la
carovana
era
pronta
a
riprendere
le
mosse
.
La
tenda
in
un
baleno
era
stata
levata
e
gli
elefanti
,
che
erano
appena
allora
stati
spalmati
di
grasso
alla
testa
,
agli
orecchi
ed
ai
piedi
,
si
mostravano
di
buon
umore
,
scherzando
coi
loro
mahuts
.
-
Avanti
!
-
aveva
gridato
Yanez
che
aveva
ripreso
il
suo
posto
con
Sandokan
ed
il
bengalese
.
La
carovana
si
mosse
di
buon
passo
,
sempre
coll
'
ordine
primiero
.
Gli
scikari
,
non
essendo
ancora
giunti
sul
luogo
della
caccia
,
si
tenevano
ultimi
insieme
ai
conduttori
dei
cani
ed
ai
servi
.
Il
paese
accennava
a
cambiare
.
I
grandi
alberi
scomparivano
per
dar
luogo
a
immense
distese
di
erbe
palustri
,
grosse
e
diritte
come
lame
di
sciabola
che
i
botanici
chiamano
thypha
elephantina
,
perché
assai
amate
dagli
elefanti
che
ne
fanno
delle
scorpacciate
,
ed
a
gruppi
di
bambù
spinosi
,
alti
solo
pochi
metri
,
ma
invece
molto
grossi
.
Era
il
principio
della
jungla
umida
,
il
regno
dell
'
acto
bâgh
beursah
(
la
tigre
signora
)
come
l
'
hanno
chiamata
i
poeti
indiani
.
Della
selvaggina
piccola
e
grossa
,
spaventata
dall
'
avvicinarsi
di
quei
tre
colossi
accompagnati
da
tanta
gente
armata
,
balzava
di
quando
in
quando
fuori
da
quei
bambù
,
allontanandosi
a
corsa
precipitosa
.
Ora
erano
dei
samber
,
specie
di
cervi
,
più
grossi
di
quelli
europei
,
dal
pelame
bruno
violetto
sul
dorso
e
bianco
argenteo
sotto
il
ventre
e
la
testa
armata
di
corna
robuste
,
che
spiccavano
dei
salti
meravigliosi
,
scomparendo
in
pochi
istanti
agli
occhi
dei
cacciatori
;
ora
invece
erano
dei
nilgò
,
le
antilopi
indiane
,
grosse
quasi
quanto
un
bue
di
media
statura
,
di
forme
però
eleganti
e
fini
ed
il
pelame
grigiastro
;
ora
delle
bande
di
cani
selvaggi
,
grossi
quanto
gli
sciacalli
ai
quali
rassomigliano
molto
nella
forma
della
testa
e
che
sono
famosi
cacciatori
di
daini
,
dei
quali
ne
distruggono
un
gran
numero
.
Anche
qualche
bufalo
delle
jungle
,
strappato
al
suo
riposo
dal
barrire
degli
elefanti
,
si
scagliava
,
con
impeto
furibondo
,
fuori
dalle
macchie
di
bambù
,
mostrando
la
sua
testaccia
corta
e
quadra
,
armata
di
corna
ovali
e
fortemente
appiattite
,
curvantisi
all
'
indietro
.
Si
arrestava
qualche
momento
,
ben
piantato
sulle
poderose
zampe
,
guatando
cogli
occhi
iniettati
di
sangue
la
carovana
,
smanioso
forse
di
lanciarsi
ad
una
carica
disperata
e
di
far
strage
di
scikari
e
di
valletti
,
poi
s
'
allontanava
a
piccolo
galoppo
,
volgendosi
di
quando
in
quando
indietro
e
anche
soffermandosi
come
per
dire
:
un
bhainsa
della
jungla
non
ha
paura
.
Il
sole
era
prossimo
al
tramonto
e
gli
elefanti
cominciavano
a
dar
segno
di
stanchezza
in
causa
della
pessima
natura
del
suolo
che
cedeva
facilmente
sotto
i
loro
larghi
piedi
,
quando
Yanez
,
dall
'
alto
della
cassa
,
al
di
là
d
'
una
piccola
jungla
formata
esclusivamente
di
piante
spinose
,
vide
scintillare
una
distesa
d
'
acqua
.
-
Ecco
lo
stagno
della
tigre
nera
,
-
disse
.
Quasi
nell
'
istesso
momento
una
viva
agitazione
si
manifestò
fra
i
cani
.
Tiravano
i
guinzagli
e
latravano
furiosamente
formando
un
baccano
assordante
.
-
Che
cosa
c
'
è
dunque
?
-
chiese
il
portoghese
al
mahut
.
-
I
cani
hanno
fiutata
la
pista
della
kala
-
bâgh
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Che
sia
passata
per
di
qua
?
-
Certo
,
sahib
.
I
cani
non
latrerebbero
così
.
-
E
quando
passata
?
Di
recente
?
-
Solo
i
cani
potrebbero
saperlo
.
-
Il
tuo
elefante
non
dà
alcun
segno
d
'
agitazione
?
-
Nessuno
finora
.
-
Avanzati
verso
lo
stagno
.
Ne
faremo
il
giro
per
vedere
quale
contegno
terranno
i
cani
.
-
Sì
,
sahib
,
-
rispose
il
mahut
alzando
la
sua
corta
picca
armata
lateralmente
d
'
un
uncino
molto
acuto
.
L
'
elefante
che
si
era
arrestato
un
momento
,
riprese
il
cammino
scostando
colla
sua
formidabile
tromba
i
bambù
.
Era
ancora
tranquillo
,
tuttavia
doveva
essersi
accorto
anche
lui
che
s
'
avanzava
nel
dominio
della
tigre
perché
non
aveva
più
il
passo
lesto
come
prima
.
I
cani
,
sotto
una
tempesta
di
frustate
,
non
urlavano
più
,
però
di
quando
in
quando
tentavano
di
rompere
le
funicelle
per
slanciarsi
attraverso
le
typha
.
-
Che
l
'
abbiano
proprio
fiutata
la
belva
?
-
chiese
Yanez
,
che
sembrava
inquieto
,
rivolgendosi
verso
Tremal
-
Naik
.
-
Credo
che
il
mahut
non
si
sia
ingannato
,
-
rispose
il
bengalese
.
-
Per
precauzione
faremo
bene
a
preparare
le
carabine
.
Si
è
dato
qualche
volta
che
le
tigri
solitarie
invece
di
fuggire
si
siano
gettate
improvvisamente
addosso
ai
cacciatori
.
-
Approntiamoci
,
Sandokan
.
-
La
Tigre
della
Malesia
vuotò
il
suo
cibuc
e
presa
la
sua
carabina
a
due
colpi
,
montò
i
grilletti
mettendosela
poi
fra
le
ginocchia
.
Yanez
e
Tremal
-
Naik
lo
avevano
imitato
,
poi
avevano
appoggiato
contro
l
'
orlo
della
cassa
tre
picche
di
corta
misura
che
avevano
però
delle
lame
piuttosto
larghe
e
coi
margini
affilatissimi
.
-
Tu
Sandokan
,
veglia
sul
mahut
,
io
guardo
a
destra
e
tu
Tremal
-
Naik
a
sinistra
,
-
disse
Yanez
quando
quei
preparativi
furono
terminati
.
-
Conto
più
su
di
noi
tre
che
su
tutta
questa
gente
.
-
E
su
Kammamuri
e
sui
nostri
malesi
,
-
aggiunse
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Non
sono
uomini
da
volgere
le
spalle
nel
momento
del
pericolo
.
-
Quantunque
tutto
indicasse
che
quelle
jungle
fossero
state
percorse
dalla
terribile
belva
,
gli
elefanti
giunsero
senza
cattivi
incontri
sulle
rive
dello
stagno
e
ne
fecero
il
giro
levando
solamente
alcune
coppie
di
pavoni
ed
una
mezza
dozzina
di
oche
selvatiche
,
grosse
quanto
quelle
europee
,
col
collo
invece
più
lungo
,
le
ali
orlate
di
nero
,
la
testa
adorna
d
'
un
ciuffo
.
Quello
stagno
non
aveva
che
una
circonferenza
di
cinque
o
seicento
metri
e
serviva
da
serbatoio
ad
alcuni
minuscoli
torrenti
che
si
perdevano
nelle
vicine
jungle
.
Le
piante
acquatiche
,
le
jhil
,
che
somigliano
al
loto
comune
e
che
producono
un
grosso
tubero
assai
apprezzato
dagli
indiani
,
lo
avevano
invaso
per
buona
parte
.
-
Accampiamoci
qui
,
-
disse
Yanez
al
mahut
.
Gettò
la
scala
e
scese
coi
suoi
compagni
.
Il
maggiordomo
lo
aveva
subito
raggiunto
per
attendere
i
suoi
ordini
.
-
Fa
'
alzare
la
tenda
e
preparare
l
'
accampamento
.
-
Sì
,
mylord
.
-
Una
domanda
prima
.
-
Parla
.
-
Vi
sono
altri
stagni
nei
dintorni
?
-
Nessuno
.
Non
vi
è
che
il
fiume
,
ma
è
molto
lontano
ancora
.
-
Sicché
i
nilgò
ed
i
bufali
sono
costretti
a
venire
qui
a
dissetarsi
.
-
Ai
villaggi
non
s
'
avvicinano
mai
e
poi
quelle
fontane
sono
troppo
frequentate
dagli
uomini
e
dalle
donne
.
-
Non
mi
occorre
ora
che
una
buona
cena
.
-
Gli
scikari
,
i
valletti
ed
i
servi
,
aiutati
anche
dal
malesi
che
erano
sotto
la
direzione
di
Kammamuri
,
in
meno
d
'
un
quarto
d
'
ora
prepararono
l
'
accampamento
intorno
ad
un
magnifico
pipal
nim
,
dal
tronco
enorme
e
dal
fogliame
cupo
e
fitto
,
che
coi
suoi
immensi
rami
lo
copriva
quasi
tutto
.
Trattandosi
di
fermarsi
in
quel
luogo
forse
parecchi
giorni
,
gli
scikari
per
premunirsi
dalle
sorprese
della
terribile
kala
-
bâgh
,
con
dei
bambù
incrociati
avevano
formata
come
una
barriera
tutta
all
'
intorno
,
legandoli
strettamente
.
La
tenda
,
quantunque
non
fosse
proprio
necessaria
,
era
stata
rizzata
contro
un
albero
,
ossia
quasi
nel
centro
del
campo
.
Il
pranzo
,
molto
abbondante
,
poiché
il
babourchi
aveva
caricato
alla
lettera
di
provviste
il
terzo
elefante
destinato
più
al
servigi
della
carovana
che
ad
affrontare
la
pericolosa
bestia
,
fu
subito
preparato
e
anche
lestamente
divorato
dai
cacciatori
.
-
Mylord
,
-
disse
il
maggiordomo
entrando
sotto
la
tenda
,
dopo
che
Yanez
ed
i
suoi
compagni
ebbero
finito
di
mangiare
.
-
Devo
far
accendere
dei
fuochi
intorno
all
'
accampamento
?
-
Guardati
bene
dal
farlo
,
-
rispose
il
portoghese
.
-
Spaventeresti
la
tigre
e
allora
dove
andremo
a
cercarla
?
Noi
siamo
venuti
qui
per
cacciarla
e
non
già
per
tenerla
lontana
.
-
Può
piombare
sul
campo
,
mylord
.
-
E
noi
saremo
pronti
a
riceverla
.
Fa
'
collocare
delle
sentinelle
dietro
la
cinta
e
non
preoccuparti
d
'
altro
.
Hai
del
grasso
tu
?
-
Del
ghi
(
burro
chiarificato
)
che
potrà
servire
ugualmente
.
-
E
delle
scatole
di
latta
?
-
Sì
,
quelle
della
carne
conservata
per
te
e
pei
tuoi
compagni
.
-
Riempiene
tre
o
quattro
di
burro
,
mettici
dentro
un
pezzo
di
tela
od
una
funicella
,
falle
accendere
e
collocale
intorno
all
'
accampamento
,
alla
distanza
di
tre
o
quattrocento
passi
.
-
Io
farò
quello
che
vorrai
.
-
Che
cosa
vuoi
fare
con
quelle
scatole
Yanez
?
-
chiese
la
Tigre
della
Malesia
quando
il
maggiordomo
si
fu
allontanato
.
-
Attiriamo
la
bâgh
,
-
dissero
Tremal
-
Naik
ed
il
portoghese
.
-
Ah
i
furbi
!
-
L
'
odore
del
grasso
o
del
burro
si
espande
a
grandi
distanze
e
giungerà
alle
nari
della
tigre
,
-
continuò
Tremal
-
Naik
.
-
Facevo
così
quand
'
ero
il
cacciatore
della
jungla
nera
e
le
belve
giungevano
sempre
ed
anche
in
buon
numero
.
-
Amici
,
prendiamo
le
nostre
armi
ed
andiamo
a
imboscarci
fuori
del
campo
,
-
disse
Yanez
.
-
Io
sono
certo
che
quella
bestiaccia
cadrà
questa
notte
sotto
i
nostri
colpi
.
-
Sono
pronto
,
-
disse
la
Tigre
della
Malesia
.
Presero
le
loro
carabine
e
le
munizioni
,
si
passarono
nella
cintura
i
kriss
che
sapevano
,
i
due
pirati
specialmente
,
maneggiare
meglio
di
qualunque
altro
e
lasciarono
la
tenda
.
-
Tu
occupati
dell
'
accampamento
e
fidati
più
dei
miei
uomini
che
dei
tuoi
scikari
,
-
disse
Yanez
al
maggiordomo
che
era
ritornato
.
-
E
tu
,
mylord
,
dove
vai
?
-
chiese
l
'
indiano
con
stupore
.
-
Noi
andiamo
a
scovare
la
kala
-
bâgh
.
-
Di
notte
!
-
Non
abbiamo
paura
,
noi
.
Addio
:
presto
udrai
le
nostre
carabine
.
-
Avvertirono
anche
Kammamuri
di
vegliare
attentamente
,
poi
i
tre
valorosi
uscirono
dal
campo
,
tranquilli
come
se
andassero
a
cacciare
dei
beccaccini
.
Era
una
di
quelle
splendide
notti
delle
quali
se
ne
vedono
solamente
nell
'
India
.
Le
stelle
fiorivano
nel
cielo
purissimo
,
sgombro
di
qualsiasi
nube
e
la
luna
s
'
alzava
al
di
sopra
delle
cupe
foreste
che
s
'
estendevano
al
di
là
del
Brahmaputra
,
proiettando
i
suoi
raggi
azzurrini
sulla
jungla
che
circondava
lo
stagno
.
Yanez
ed
i
suoi
due
compagni
,
oltrepassate
le
scatole
piene
di
burro
chiarificato
che
bruciavano
crepitando
e
lanciando
di
quando
in
quando
sprazzi
di
luce
vivissima
,
s
'
addentrarono
fra
i
canneti
ed
i
cespugli
della
jungla
finché
ebbero
trovato
un
piccolo
spazio
scoperto
,
una
minuscola
radura
dove
non
crescevano
che
pochi
mindi
.
-
Ecco
un
magnifico
posto
,
-
disse
il
portoghese
,
deponendo
la
carabina
.
-
Di
qui
possiamo
sorvegliare
l
'
accampamento
e
anche
la
jungla
.
Si
direbbe
che
le
piante
non
lo
hanno
invaso
per
far
piacere
a
noi
.
-
È
vero
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Taci
!
-
disse
in
quell
'
istante
Tremal
-
Naik
.
-
Che
cosa
hai
udito
?
-
La
risposta
non
la
diede
il
bengalese
.
Fu
un
hu
-
ab
terribile
,
formidabile
,
che
rintronò
nella
notte
tranquilla
come
un
colpo
di
tuono
e
che
scosse
perfino
le
salde
fibre
della
Tigre
della
Malesia
.
La
risposta
l
'
aveva
data
la
kala
-
bâgh
!
9
.
Il
colpo
di
grazia
di
Yanez
Le
tre
più
formidabili
potenze
carnivore
,
si
sono
divise
il
mondo
in
modo
da
non
incontrarsi
quasi
mai
sui
loro
passi
:
il
leone
si
è
riservata
l
'
Africa
;
l
'
orso
,
che
diventa
molto
sovente
un
carnivoro
terribile
,
l
'
Europa
e
l
'
America
settentrionale
dove
impera
fra
le
alte
montagne
rocciose
sotto
il
nome
di
grizly
;
la
tigre
l
'
Asia
e
anche
buona
parte
delle
grandi
isole
che
appartengono
all
'
Oceania
.
Sono
circa
seicento
milioni
di
abitanti
che
si
è
riservata
la
acto
bâgh
-
beursah
,
ossia
la
tigre
signora
,
come
la
chiamano
i
poeti
indiani
;
e
quali
tributi
preleva
ogni
anno
su
quei
disgraziati
!
Nella
sola
India
non
meno
di
diecimila
persone
trovano
la
loro
tomba
negli
intestini
del
feroce
carnivoro
.
I
rettili
,
che
sono
molto
più
numerosi
in
quella
vasta
penisola
,
non
ne
prelevano
che
la
metà
.
Vi
sono
tigri
in
Persia
,
nell
'
Indo
-
Cina
,
a
Sumatra
,
a
Giava
,
a
Borneo
,
nella
penisola
Malese
,
anche
nella
Nuova
Guinea
,
persino
nella
Mongolia
e
nella
Manciuria
;
ma
nessuna
eguaglia
per
bellezza
,
per
astuzia
,
per
ferocia
,
le
tigri
dell
'
India
,
e
perciò
forse
sono
state
chiamate
tigri
reali
.
Tutte
le
altre
tigri
sono
infatti
inferiori
a
quelle
che
abitano
le
jungle
indostane
.
Quelle
delle
isole
malesi
sono
meno
belle
,
più
basse
di
zampe
,
più
tozze
e
quindi
molto
meno
eleganti
.
Anche
il
loro
pelame
,
quantunque
più
spesso
e
più
lungo
ed
egualmente
rigato
,
non
soddisfa
.
Hanno
delle
basette
meno
sviluppate
,
i
ciuffi
del
pelo
del
ventre
e
delle
cosce
meno
abbondanti
,
gli
occhi
più
falsi
,
più
maligni
,
la
lingua
sempre
pendente
come
fosse
perennemente
assetata
di
sangue
,
la
coda
bassa
,
l
'
incedere
ruvido
.
Sono
i
contadini
della
foresta
.
La
tigre
indiana
invece
ha
uno
sviluppo
maggiore
,
più
grazia
,
più
eleganza
pur
essendo
egualmente
feroce
,
anzi
forse
più
carnivora
delle
altre
.
Come
statura
supera
tutte
le
altre
,
anche
quelle
della
Cina
che
assaltano
,
con
coraggio
straordinario
,
i
campagnuoli
delle
immense
pianure
della
Manciuria
.
Una
bella
tigre
indiana
non
misura
mai
,
dalla
punta
del
naso
alla
estremità
della
coda
,
meno
di
due
metri
e
cinquanta
centimetri
,
però
ve
ne
sono
di
quelle
che
raggiungono
perfino
i
tre
metri
.
Dalla
base
delle
loro
zampe
anteriori
,
posate
a
piatto
,
fino
all
'
orecchio
,
corre
un
metro
,
e
colla
loro
impronta
sul
suolo
coprono
un
circolo
di
venti
centimetri
di
diametro
.
La
loro
testa
non
è
molto
sviluppata
in
confronto
a
quella
del
leone
e
delle
pantere
,
nondimeno
le
loro
mascelle
sono
più
larghe
,
i
denti
più
lunghi
e
più
formidabili
,
gli
artigli
più
duri
e
più
tremendi
.
Il
petto
invece
è
più
ristretto
,
e
come
incollatura
lo
ha
maggiore
il
giaguaro
americano
,
ciò
che
gli
permette
di
trascinare
,
senza
soverchia
fatica
,
perfino
una
mucca
.
Una
tigre
però
,
nel
suo
pieno
sviluppo
,
può
saltare
una
cinta
di
tre
e
anche
di
quattro
metri
,
portandosi
in
bocca
un
vitello
ben
grosso
.
La
sua
astuzia
è
estrema
.
Il
leone
,
conscio
delle
proprie
forze
,
quando
caccia
o
si
prepara
ad
assalire
,
annuncia
la
sua
presenza
con
un
ruggito
formidabile
,
che
assomiglia
ad
un
colpo
di
tuono
.
La
tigre
invece
di
rado
fa
udire
la
sua
voce
prima
dell
'
assalto
.
Al
pari
della
pantera
si
tiene
imboscata
,
per
ore
ed
ore
,
aspettando
pazientemente
la
preda
e
non
lancia
il
suo
urrah
,
se
non
quando
tuffa
il
suo
muso
fra
gl
'
intestini
della
sua
vittima
,
e
anche
non
sempre
.
L
'
urlo
rauco
udito
da
Yanez
e
dai
suoi
compagni
annunciava
che
la
kala
-
bâgh
si
era
già
guadagnata
la
cena
o
che
aveva
fiutati
i
cacciatori
?
-
Che
cosa
ne
dici
tu
,
Tremal
-
Naik
?
-
aveva
chiesto
il
portoghese
al
suo
amico
indiano
,
che
stava
ascoltando
.
-
Tu
le
conosci
meglio
di
noi
queste
bestie
pericolose
.
-
Potrò
ingannarmi
-
aveva
risposto
il
bengalese
-
ma
questo
deve
essere
un
urlo
di
delusione
.
Quando
una
tigre
atterra
la
preda
,
lancia
un
formidabile
a
-
o
-
ung
e
non
già
un
hu
-
ab
.
Le
è
andato
male
il
colpo
su
qualche
nilgò
o
su
qualche
bufalo
,
ne
sono
sicuro
.
-
Allora
verrà
a
cercarci
,
-
disse
Sandokan
.
-
Sì
,
se
vorrà
guadagnarsi
la
cena
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Con
un
piatto
forte
a
base
di
piombo
,
-
disse
Yanez
.
-
Se
saremo
capaci
di
offrirglielo
.
-
Lo
dubiti
,
tu
?
-
Oh
no
!
-
I
miei
nervi
sono
tranquillissimi
.
-
Ed
anche
i
miei
-
aggiunse
la
Tigre
della
Malesia
.
-
State
zitti
.
-
S
'
avvicina
?
-
chiesero
ad
una
voce
Sandokan
e
Yanez
prendendo
le
carabine
e
sdraiandosi
al
suolo
.
-
Non
so
,
ho
udito
tuttavia
un
lieve
rumore
fra
quella
macchia
di
bambù
che
si
alza
dinanzi
a
noi
.
-
Che
cerchi
sorprenderci
?
-
chiese
Sandokan
.
-
È
probabile
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
La
faccenda
diventa
seria
.
Prepariamoci
a
ricevere
degnamente
la
signora
tigre
,
-
disse
Sandokan
.
Un
altro
hu
-
ab
rintronò
in
quel
momento
e
molto
più
sonoro
e
più
vicino
del
primo
,
seguìto
subito
da
un
cupo
a
-
o
-
ung
prolungato
,
d
'
un
effetto
sinistro
.
-
Quella
tigre
deve
avere
veramente
nel
suo
corpo
una
delle
sette
anime
di
Kalì
-
disse
Yanez
sforzandosi
di
sorridere
.
-
Non
ho
mai
veduto
una
tigre
così
audace
da
lanciare
,
in
piena
notte
,
quasi
sul
viso
dei
cacciatori
,
il
suo
grido
di
guerra
.
-
È
una
solitaria
-
rispose
Tremal
-
Naik
-
ed
ha
ormai
fiutato
l
'
odore
della
carne
fresca
e
soprattutto
umana
.
-
Per
Giove
!
Non
saranno
i
miei
polpacci
che
mangerà
questa
sera
.
-
Prendiamo
posizione
,
-
disse
Sandokan
.
-
Tu
Yanez
collocati
alla
mia
destra
a
quindici
o
venti
passi
di
distanza
e
tu
Tremal
-
Naik
alla
mia
sinistra
,
un
po
'
più
innanzi
.
Cerchiamo
di
attirarla
e
di
avvolgerla
.
Attenti
a
non
farvi
sorprendere
.
-
Non
temere
Sandokan
,
-
disse
il
bengalese
.
-
Io
sono
perfettamente
tranquillo
.
-
Ed
io
sono
dispiacentissimo
di
non
poter
finire
la
mia
sigaretta
,
-
rispose
Yanez
.
-
Mi
rifarò
più
tardi
.
-
Mentre
Sandokan
indietreggiava
di
alcuni
passi
,
il
portoghese
e
Tremal
-
Naik
si
scostarono
,
uno
a
destra
e
l
'
altro
a
sinistra
,
raggiungendo
i
margini
della
piccola
radura
e
coricandosi
dietro
i
bambù
spinosi
.
Dopo
il
secondo
urlo
,
la
tigre
non
si
era
fatta
più
udire
,
però
i
tre
cacciatori
erano
più
che
certi
che
si
avanzava
silenziosamente
attraverso
alla
jungla
,
sperando
di
sorprenderli
.
Mentre
Yanez
e
Tremal
-
Naik
stavano
stesi
bocconi
,
Sandokan
si
era
messo
in
ginocchio
,
tenendo
la
carabina
bassa
onde
la
belva
non
potesse
subito
scorgerla
.
Gli
occhi
del
terribile
uomo
scrutavano
minuziosamente
le
alte
canne
della
jungla
per
cercar
di
scoprire
da
quale
parte
poteva
mostrarsi
la
ferocissima
belva
.
Un
gran
silenzio
regnava
.
Non
si
udivano
né
urla
di
sciacalli
,
né
ululati
di
cani
selvaggi
.
Il
grido
di
guerra
della
kala
-
bâgh
doveva
aver
fatto
fuggire
tutti
gli
animali
notturni
.
Solo
di
quando
in
quando
passava
sulla
jungla
come
un
fremito
leggero
,
dovuto
a
qualche
soffio
d
'
aria
,
poi
la
calma
ritornava
.
Passarono
alcuni
minuti
d
'
angosciosa
aspettativa
pei
tre
cacciatori
.
Quantunque
fossero
coraggiosi
fino
alla
temerità
e
già
abituati
a
misurarsi
con
quei
formidabili
predatori
,
non
potevano
sottrarsi
completamente
ad
un
certo
senso
d
'
irrequietezza
.
Yanez
masticava
nervosamente
la
sua
sigaretta
che
aveva
lasciata
spegnere
,
Sandokan
tormentava
i
grilletti
della
carabina
e
Tremal
-
Naik
non
riusciva
a
rimanere
immobile
.
Ad
un
tratto
gli
orecchi
acutissimi
della
Tigre
della
Malesia
percepirono
un
leggerissimo
rumore
,
come
un
fruscio
.
Pareva
che
qualche
animale
scivolasse
cautamente
fra
i
bambù
.
-
L
'
ho
dinanzi
,
-
mormorò
Sandokan
.
In
quell
'
istante
un
soffio
d
'
aria
passò
sulla
jungla
e
gli
portò
al
naso
quell
'
odore
particolare
e
sgradevole
che
emanano
tutte
le
belve
feroci
.
-
Mi
spia
,
-
sussurrò
il
pirata
.
-
Purché
non
piombi
invece
su
Yanez
e
su
Tremal
-
Naik
,
che
mi
pare
non
si
siano
ancora
accorti
della
sua
presenza
.
-
Gettò
sui
due
compagni
un
rapido
sguardo
e
li
vide
immobili
sempre
coricati
.
D
'
improvviso
i
bambù
che
gli
stavano
dinanzi
s
'
aprirono
bruscamente
ed
egli
scorse
la
tigre
ritta
sulle
zampe
posteriori
,
che
lo
saettava
coi
suoi
occhi
fosforescenti
.
Sandokan
alzò
rapidamente
la
carabina
,
mirò
un
istante
e
lasciò
partire
,
uno
dietro
l
'
altro
,
i
due
colpi
che
rintronarono
formidabilmente
nel
silenzio
della
notte
.
La
kala
-
bâgh
mandò
un
ululato
spaventevole
,
che
fu
seguito
da
altri
quattro
spari
,
fece
due
salti
in
aria
,
poi
scomparve
in
mezzo
alla
jungla
con
un
terzo
salto
.
-
Colpita
!
-
aveva
gridato
Yanez
,
correndo
verso
Sandokan
,
che
ricaricava
precipitosamente
la
carabina
.
-
Sì
!
Sì
,
toccata
!
-
aveva
risposto
Tremal
-
Naik
,
balzando
in
piedi
.
-
Vorrei
però
averla
veduta
a
cadere
e
non
rialzarsi
più
,
-
disse
Sandokan
.
-
Che
abbia
delle
palle
in
corpo
ne
sono
certo
,
tuttavia
non
possiamo
dire
di
avere
la
sua
pelle
.
-
La
troveremo
morta
nel
suo
covo
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Se
le
ferite
non
fossero
gravissime
si
sarebbe
gettata
contro
di
noi
.
Se
è
fuggita
è
segno
che
non
si
sentiva
più
in
grado
di
affrontarci
.
-
Che
le
abbiamo
fracassate
le
zampe
anteriori
?
-
chiese
Yanez
.
-
Io
ho
mirato
all
'
altezza
del
collo
.
-
È
probabile
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Non
credi
che
ritorni
?
-
L
'
aspetteresti
inutilmente
.
-
Andremo
a
cercarla
domani
.
-
E
le
daremo
il
colpo
di
grazia
,
se
sarà
ancora
viva
,
-
aggiunse
Sandokan
.
-
Orsù
torniamo
al
campo
.
Alcune
ore
di
sonno
non
guasteranno
.
-
Stettero
qualche
minuto
in
ascolto
,
poi
non
udendo
alcun
rumore
lasciarono
la
radura
riattraversando
l
'
ultimo
tratto
di
jungla
che
li
separava
dall
'
accampamento
.
Fuori
della
cinta
incontrarono
Kammamuri
coi
sei
malesi
.
-
Andate
a
dormire
,
-
disse
loro
Sandokan
.
-
L
'
abbiamo
ferita
e
all
'
alba
andremo
a
scovarla
.
Avvertite
il
chitmudgar
(
maggiordomo
)
che
faccia
preparare
per
tempo
gli
elefanti
.
-
Tutti
gli
indiani
erano
in
piedi
,
colle
armi
in
mano
,
temendo
che
i
cacciatori
avessero
mancata
la
tigre
e
che
questa
assalisse
l
'
accampamento
.
Quando
però
udirono
che
era
stata
gravemente
ferita
,
tornarono
a
coricarsi
.
I
tre
amici
si
cacciarono
sotto
la
tenda
,
accettarono
un
bicchiere
di
birra
,
che
il
maggiordomo
aveva
premurosamente
offerto
e
si
gettarono
senza
spogliarsi
sui
materassini
,
mettendosi
a
fianco
le
carabine
.
Il
loro
sonno
non
durò
che
poche
ore
.
I
barriti
degli
elefanti
e
le
urla
dei
cani
li
avvertirono
che
tutto
era
pronto
per
cominciare
la
battuta
.
-
Eccoli
ridiventati
coraggiosi
,
-
disse
Yanez
,
vedendo
gli
scikari
schierati
dinanzi
ai
colossali
animali
e
pieni
di
ardore
.
Vuotarono
una
tazza
di
tè
caldissimo
e
presero
posto
sui
loro
elefanti
.
-
All
right
!
-
comandò
Yanez
quando
vide
che
tutti
erano
pronti
.
I
tre
pachidermi
si
misero
subito
in
movimento
,
preceduti
dagli
scikari
e
fiancheggiati
dai
behras
.
Appena
fuori
dalla
cinta
i
cani
furono
liberati
e
si
slanciarono
in
tutte
le
direzioni
abbaiando
con
furore
.
Cominciava
appena
allora
a
rischiararsi
il
cielo
.
Gli
astri
si
smorzavano
a
poco
a
poco
ed
una
luce
rossastra
,
che
diventava
rapidamente
più
intensa
,
saliva
dalla
parte
d
'
oriente
.
Una
fresca
brezza
spirava
dal
non
lontano
Brahmaputra
,
piegando
ad
intervalli
i
bambù
,
che
formavano
la
jungla
.
Dinanzi
ai
cani
che
si
gettavano
furiosamente
attraverso
le
piante
con
grande
coraggio
,
animali
e
volatili
fuggivano
precipitosamente
,
indizio
sicuro
che
la
terribile
kala
-
bâgh
non
imperava
più
su
quei
dintorni
.
Degli
axis
,
che
durante
la
notte
si
erano
forse
abbeverati
allo
stagno
,
scappavano
a
tutte
gambe
.
Erano
gli
eleganti
cervi
indiani
,
somiglianti
ai
daini
,
dal
pelame
fulvo
,
macchiato
di
bianco
con
una
certa
regolarità
.
Talvolta
invece
erano
stormi
di
kirrik
,
bellissimi
uccelli
dalle
penne
nere
e
lucentissime
,
bianche
solamente
sul
collo
e
sul
petto
,
con
un
piccolo
ciuffo
di
penne
sulla
testa
e
la
coda
molto
folta
ed
allungata
.
-
O
la
tigre
è
morta
o
sta
agonizzando
nella
sua
tana
,
-
disse
Tremal
-
Naik
,
a
cui
nulla
sfuggiva
.
-
Quegli
axis
e
questi
uccelli
non
si
troverebbero
qui
,
se
quella
brutta
bestia
battesse
ancora
la
jungla
.
Questo
è
un
buon
segno
.
-
Tu
che
hai
soggiornato
molti
anni
nelle
Sunderbunds
ne
devi
sapere
più
di
noi
,
-
disse
Yanez
.
-
Io
comincio
a
sperare
d
'
offrire
a
quel
briccone
di
rajah
la
pelle
della
kala
-
bâgh
.
-
Ed
io
ne
sono
sicuro
,
-
aggiunse
Sandokan
.
-
Il
tuo
principe
sarà
così
pienamente
soddisfatto
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
La
pietra
di
Salagraman
prima
,
poi
la
pelle
della
tigre
che
gli
ha
divorato
i
figli
.
Che
cosa
potrebbe
desiderare
di
più
?
Tu
,
Yanez
,
sei
un
uomo
veramente
fortunato
.
-
L
'
impresa
non
è
ancora
finita
,
amico
.
Anzi
è
ancora
da
cominciare
.
-
Che
cosa
vorrai
offrirgli
ancora
?
-
Non
lo
so
nemmeno
io
per
ora
.
-
Il
ministro
?
-
Oh
!
Quello
rimarrà
prigionero
finché
Surama
sarà
proclamata
principessa
dell
'
Assam
.
Quello
guasterebbe
troppo
le
mie
faccende
.
-
E
sono
così
numerose
,
è
vero
,
Yanez
?
-
disse
Sandokan
.
-
Non
poche
di
certo
...
Aho
!
Che
cos
'
hanno
i
cani
?
-
Dei
latrati
furiosi
s
'
alzavano
fra
i
bambù
ed
i
cespugli
spinosi
.
Si
vedevano
i
botoli
a
slanciarsi
animosamente
innanzi
e
poi
ritornare
precipitosamente
verso
gli
elefanti
,
i
quali
mostravano
una
certa
irrequietezza
alzando
ed
abbassando
alternamente
le
trombe
e
soffiando
vigorosamente
.
Anche
gli
scikari
si
erano
fermati
,
dubbiosi
fra
l
'
andare
innanzi
o
mettersi
sotto
la
protezione
dei
pachidermi
.
-
Ehi
,
mahut
,
che
cosa
c
'
è
dunque
?
-
chiese
Yanez
,
afferrando
la
carabina
.
-
I
cani
hanno
fiutata
la
kala
-
bâgh
,
-
rispose
il
conduttore
.
-
Anche
il
tuo
elefante
?
-
Sì
perché
non
osa
più
andare
innanzi
.
-
Allora
la
tigre
è
vicina
.
-
Sì
,
sahib
.
-
Fermati
qui
e
noi
scendiamo
.
-
Gettarono
la
scala
di
corda
,
presero
le
loro
armi
e
scesero
.
-
Mylord
!
-
gridò
il
maggiordomo
.
-
Dove
vai
?
-
A
finire
la
kala
-
bâgh
,
-
rispose
tranquillamente
il
portoghese
.
-
Fa
'
ritirare
i
tuoi
scikari
.
Non
mi
sono
necessari
.
-
Quell
'
ordine
non
era
necessario
,
poiché
i
battitori
,
spaventati
dai
latrati
acuti
dei
cani
,
che
annunciavano
la
presenza
della
fiera
,
si
ripiegavano
già
precipitosamente
,
onde
non
provare
la
potenza
di
quelle
unghie
.
-
Questi
indiani
valgono
ben
poco
,
-
disse
Sandokan
.
-
Potevano
rimanersene
nel
palazzo
del
principe
.
Se
non
vi
fossero
gli
ufficiali
inglesi
,
l
'
India
sarebbe
a
quest
'
ora
quasi
inabitabile
.
-
Badate
alle
spine
,
-
disse
in
quel
momento
Yanez
.
-
Lasceremo
qui
mezzi
dei
nostri
abiti
.
-
La
jungla
in
quel
luogo
era
foltissima
e
non
facile
a
superarsi
.
Macchioni
di
bambù
spinosi
si
stringevano
gli
uni
addosso
agli
altri
.
La
kala
-
bâgh
si
era
scelta
un
buon
rifugio
,
se
si
trovava
veramente
colà
.
-
Lascia
a
me
il
primo
posto
,
-
disse
Sandokan
a
Yanez
.
-
No
,
amico
-
rispose
il
portoghese
.
-
Vi
sono
troppi
occhi
fissi
su
di
me
ed
il
colpo
di
grazia
deve
darlo
mylord
,
se
vuol
diventare
celebre
.
-
Hai
ragione
,
-
disse
Sandokan
,
ridendo
.
-
Noi
non
dobbiamo
figurare
che
in
seconda
linea
.
-
Dei
guaiti
lamentevoli
si
erano
alzati
fra
una
macchia
che
cresceva
venti
passi
più
innanzi
,
ed
i
cani
davano
indietro
.
La
tigre
doveva
averne
sventrati
alcuni
.
-
È
nascosta
là
,
-
disse
Yanez
,
armando
la
carabina
.
-
Potremo
passare
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Mi
pare
che
vi
sia
un
'
apertura
sulla
nostra
destra
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Deve
averla
fatta
la
tigre
.
-
Sotto
,
Yanez
.
Con
sei
colpi
possiamo
affrontare
anche
quattro
belve
,
-
disse
Sandokan
.
Il
portoghese
girò
intorno
alla
macchia
e
trovata
un
'
apertura
vi
si
cacciò
dentro
,
mentre
i
cani
per
la
seconda
volta
tornavano
ad
indietreggiare
,
latrando
a
piena
gola
.
Percorsi
quindici
passi
,
Yanez
si
fermò
e
togliendosi
colla
sinistra
il
cappello
,
disse
con
voce
ironica
:
-
Vi
saluto
,
acto
bâgh
beursah
!
-
Un
sordo
mugolìo
fu
la
risposta
.
La
tigre
era
dinanzi
al
portoghese
,
sdraiata
su
un
ammasso
di
foglie
secche
,
ormai
impotente
di
nuocere
.
Aveva
tutto
il
pelame
del
petto
coperto
di
sangue
e
le
due
zampe
anteriori
fracassate
.
Vedendo
comparire
quei
tre
uomini
,
fece
un
supremo
sforzo
per
rimettersi
in
piedi
,
ma
cadde
subito
lasciandosi
sfuggire
dalle
fauci
spalancate
un
urlo
di
furore
.
-
Abbiamo
pronunciata
la
tua
sentenza
-
disse
Yanez
,
che
si
teneva
a
soli
dieci
passi
dalla
belva
.
-
Tu
sei
stata
accusata
di
assassinio
e
d
'
antropofagia
,
perciò
i
signori
giurati
sono
stati
inflessibili
e
tu
devi
ora
pagare
il
fio
dei
tuoi
delitti
e
regalare
la
tua
pelle
a
S
.
A
.
il
rajah
dell
'
Assam
,
per
compensarlo
dei
sudditi
che
tu
gli
hai
divorati
.
Chiudi
gli
occhi
.
-
La
tigre
invece
di
obbedire
fece
un
nuovo
tentativo
per
alzarsi
ed
infatti
vi
riuscì
.
Yanez
però
l
'
aveva
ormai
presa
di
mira
.
Due
colpi
di
carabina
rimbombarono
formando
quasi
una
sola
detonazione
,
e
la
kala
-
bâgh
ricadde
fulminata
con
due
palle
nel
cervello
.
-
Giustizia
è
fatta
,
-
disse
Sandokan
.
-
Avanti
gli
scikari
!
-
gridò
Yanez
.
-
La
tigre
è
morta
.
-
I
battitori
costruirono
rapidamente
una
specie
di
barella
,
incrociando
e
legando
dei
solidi
bambù
e
caricarono
la
belva
,
non
senza
però
una
certa
apprensione
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
Yanez
,
che
si
era
avvicinato
per
poterla
meglio
esaminare
.
-
Non
ho
mai
veduto
una
tigre
così
grossa
.
-
Si
è
ben
nutrita
di
carne
umana
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Il
pelame
tuttavia
non
è
veramente
splendido
.
Si
direbbe
che
questa
bestia
soffriva
la
rogna
.
-
Tutte
le
tigri
che
si
nutrono
esclusivamente
di
carne
umana
,
perdono
la
loro
bellezza
primiera
ed
il
loro
pelame
a
poco
a
poco
si
guasta
.
-
Che
sia
una
specie
di
lebbra
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Può
darsi
,
-
disse
Yanez
.
-
Tu
sai
che
anche
i
dayachi
dell
'
interno
del
Borneo
,
che
sono
pure
antropofagi
,
vanno
soggetti
a
quella
malattia
quando
abusano
troppo
di
carne
umana
.
-
L
'
ho
notato
anch
'
io
,
Yanez
.
Comunque
sia
è
sempre
una
bella
bestiaccia
.
Giacché
la
nostra
missione
è
finita
,
affrettiamoci
a
ritornare
a
Gauhati
.
Abbiamo
più
da
fare
laggiù
che
qui
.
-
Ritornarono
al
loro
elefante
,
fra
le
acclamazioni
entusiastiche
del
maggiordomo
,
degli
scikari
e
dei
conduttori
di
cani
e
fecero
ritorno
all
'
accampamento
.
Divorata
la
colazione
che
i
servi
avevano
già
allestita
e
fatta
una
fumata
,
la
carovana
levò
il
campo
facendo
ritorno
alla
capitale
dell
'
Assam
.
10
.
Alla
corte
del
rajah
Sei
ore
dopo
la
carovana
,
che
era
accompagnata
da
un
gran
numero
di
curiosi
accorsi
da
tutti
i
quartieri
della
città
,
per
vedere
la
terribile
belva
e
per
lanciare
contro
il
cadavere
insulti
sanguinosi
,
si
arrestava
dinanzi
al
grandioso
palazzo
del
rajah
.
I
ministri
,
già
avvertiti
da
due
scikari
che
avevano
preceduti
gli
elefanti
,
aspettavano
il
famoso
cacciatore
inglese
alla
base
della
gradinata
marmorea
,
con
una
grossa
scorta
di
seikki
in
alta
tenuta
e
di
eunuchi
che
indossavano
dei
costumi
sfarzosi
e
molto
appariscenti
.
-
Yanez
,
-
disse
Sandokan
,
fermandolo
nel
momento
in
cui
stava
per
scendere
dall
'
elefante
.
-
Non
occuparti
di
me
,
né
di
Tremal
-
Naik
.
Il
palazzo
reale
non
è
fatto
per
noi
.
Sai
dove
trovarci
.
-
Tengo
con
me
i
malesi
.
-
Formano
la
tua
guardia
e
quale
guardia
!
Con
loro
non
avrai
nulla
da
temere
.
Noi
approfittiamo
di
questa
confusione
per
eclissarci
.
-
Riceverete
presto
mie
nuove
.
-
Scese
a
terra
e
mosse
incontro
ai
ministri
seguìto
da
otto
scikari
che
portavano
la
mostruosa
belva
.
-
Dire
a
S
.
A
.
che
io
avere
mantenuta
mia
promessa
,
-
disse
loro
.
-
S
.
A
.
ti
aspetta
,
mylord
-
risposero
ad
una
voce
i
ministri
,
curvandosi
fino
quasi
al
suolo
.
Yanez
,
ridiventato
l
'
eccentrico
inglese
,
salì
lo
scalone
fiancheggiato
da
due
file
di
seikki
che
lo
guardavano
con
profonda
ammirazione
e
preceduto
da
quattro
eunuchi
,
fece
la
sua
solenne
entrata
nell
'
immensa
sala
del
trono
,
la
quale
rigurgitava
di
alti
dignitari
,
di
capi
d
'
esercito
,
di
suonatori
,
e
di
can
-
ceni
,
ossia
di
danzatrici
che
indossavano
dei
bellissimi
costumi
poco
dissimili
da
quelli
che
portano
le
bajadere
bengalesi
e
dell
'
India
centrale
.
S
.
A
.
stava
sdraiato
sul
suo
trono
-
letto
chiacchierando
con
alcuni
favoriti
.
Quando
però
vide
entrare
il
portoghese
,
seguìto
dagli
scikari
che
portavano
la
kala
-
bâgh
,
si
alzò
prontamente
e
,
favore
insigne
,
scese
i
tre
gradini
della
piattaforma
,
stendendo
la
destra
.
-
Tu
,
mylord
,
sei
un
valoroso
,
-
gli
disse
.
-
Io
non
avere
fatto
altro
che
sparare
mia
carabina
-
rispose
Yanez
.
-
Nessuno
dei
miei
sudditi
,
per
quanto
coraggiosi
,
sarebbe
stato
capace
di
affrontare
e
di
uccidere
una
simile
belva
.
Ora
puoi
domandare
quello
che
vuoi
.
-
A
me
bastare
essere
tuo
grande
cacciatore
ed
essere
ospite
tuo
.
-
Darò
delle
grandi
feste
in
tuo
onore
.
-
No
,
baccano
,
farmi
troppo
male
testa
.
Io
non
voler
vedere
che
teatro
indiano
.
-
Ho
una
compagnia
stabile
qui
ed
è
la
più
rinomata
di
quante
se
ne
trovano
nel
mio
regno
.
-
Aho
!
Io
essere
soddisfatto
vedere
tuoi
commedianti
.
-
Sarai
stanco
.
-
Pochino
.
-
Il
tuo
appartamento
è
pronto
e
metto
a
tua
disposizione
quanti
servi
vorrai
.
-
Bastare
a
me
,
Altezza
,
mia
scorta
e
un
tuo
chitmudgar
.
-
Lo
troverai
dinanzi
alla
tua
porta
,
mylord
.
Quando
vorrai
assistere
alla
rappresentazione
?
-
Questa
sera
se
non
dispiacere
a
te
.
-
Ogni
tuo
desiderio
è
per
me
un
comando
,
mylord
-
rispose
cortesemente
il
rajah
.
S
'
accostò
alla
tigre
e
la
guardò
a
lungo
.
-
Questa
pelle
farà
una
bella
figura
nella
tua
stanza
,
-
disse
poi
.
-
Essa
ti
ricorderà
sempre
la
grande
impresa
che
tu
hai
compiuta
.
Va
'
a
riposarti
,
mylord
e
questa
sera
pranzeremo
insieme
e
ti
presenterò
un
altro
uomo
bianco
,
che
spero
diverrà
tuo
amico
.
-
Io
vederlo
con
piacere
,
-
rispose
Yanez
.
Il
ricevimento
era
finito
.
Il
portoghese
chiamò
i
suoi
malesi
e
lasciò
la
sala
che
lentamente
si
sfollava
,
preceduto
da
due
eunuchi
.
Il
rajah
era
tornato
a
sedersi
o
meglio
a
sdraiarsi
sul
suo
trono
,
dopo
d
'
aver
fatto
colla
mano
un
gesto
imperioso
che
voleva
significare
:
-
Lasciatemi
solo
.
-
L
'
ultimo
ministro
e
l
'
ultima
guardia
erano
appena
usciti
,
quando
la
doppia
cortina
di
seta
che
pendeva
dietro
al
trono
si
aprì
ed
un
uomo
comparve
.
Non
era
un
indiano
,
bensì
un
europeo
di
alta
statura
,
dalla
pelle
bianchissima
,
che
risaltava
doppiamente
in
causa
d
'
una
lunga
barba
nerissima
che
gli
incorniciava
il
volto
.
Aveva
i
lineamenti
regolarissimi
,
il
naso
aquilino
,
gli
occhi
neri
e
ardenti
,
ma
che
avevano
tuttavia
un
non
so
che
di
falso
che
produceva
una
cattiva
impressione
,
almeno
di
primo
acchito
.
Come
tutti
gli
europei
che
soggiornano
nell
'
India
,
era
vestito
di
leggerissima
flanella
bianca
.
Solo
in
testa
portava
una
calotta
rossa
con
grosso
fiocco
,
simile
a
quelle
che
usano
portare
i
greci
ed
i
levantini
.
-
Che
cosa
ne
dici
Teotokris
?
-
gli
chiese
il
rajah
.
-
Dall
'
espressione
del
tuo
viso
si
direbbe
che
tu
non
sia
soddisfatto
del
felice
esito
dell
'
impresa
compiuta
da
quell
'
inglese
.
-
T
'
inganni
,
Altezza
:
i
greci
ammirano
le
prove
di
coraggio
.
-
Eppure
io
scorgo
una
profonda
ruga
sulla
tua
fronte
e
sembri
preoccupato
.
-
Lo
sono
infatti
,
Altezza
-
rispose
il
greco
.
-
Per
quale
motivo
?
-
Sei
tu
proprio
certo
che
egli
sia
veramente
un
mylord
?
-
E
perché
dovrei
dubitarne
?
-
Sai
da
dove
venga
?
-
Dal
Bengala
,
mi
ha
detto
.
-
E
che
cosa
sia
venuto
a
fare
qui
?
-
A
cacciare
.
-
Il
greco
fece
una
smorfia
.
-
Uhm
!
-
fece
poi
.
-
Sai
tu
qualche
cosa
sul
suo
conto
?
-
So
solo
che
egli
di
quando
in
quando
va
a
trovare
una
bellissima
fanciulla
indiana
che
deve
appartenere
alle
alte
caste
e
che
sembra
sia
ricchissima
,
abitando
in
un
bellissimo
palazzo
ed
avendo
molti
servi
e
molte
donne
.
-
Fin
qui
non
ci
trovo
nulla
di
straordinario
,
-
disse
il
rajah
.
-
Molte
delle
nostre
donne
hanno
sposato
degli
inglesi
.
-
E
se
quel
signore
fosse
una
spia
mandata
qui
dal
governatore
del
Bengala
per
sorvegliare
i
tuoi
atti
?
-
Udendo
quelle
parole
la
faccia
del
principe
aveva
assunto
un
aspetto
quasi
feroce
.
-
Hai
qualche
prova
tu
,
Teotokris
?
-
chiese
coi
denti
stretti
.
-
Finora
no
.
-
È
una
tua
supposizione
,
dunque
.
-
Per
ora
sì
.
-
Si
vede
però
che
hai
qualche
sospetto
.
-
Il
greco
fece
un
gesto
vago
,
poi
aggiunse
con
una
certa
malignità
.
-
Vorrei
vedere
i
titoli
di
nobiltà
di
quel
mylord
.
-
Tu
hai
una
polizia
a
tua
disposizione
:
adoperala
dunque
.
Finché
non
avrai
però
una
prova
in
contrario
quell
'
inglese
sarà
mio
ospite
.
Egli
ha
ricuperata
la
pietra
di
Salagraman
e
non
ha
voluto
nulla
,
anzi
mi
ha
reso
un
altro
importante
servigio
,
liberando
i
miei
buoni
sudditi
di
Kamarpur
dalla
kala
-
bâgh
.
Tu
non
sei
mai
stato
capace
di
fare
tanto
in
sole
quarant
'
otto
ore
.
-
Il
greco
si
morse
le
labbra
.
-
Io
non
contesto
che
egli
sia
un
coraggioso
e
che
la
fortuna
lo
abbia
favorito
-
disse
poi
.
-
Ma
appunto
perché
è
un
coraggioso
può
essere
anche
pericoloso
.
-
Il
rajah
fece
un
gesto
di
noia
e
s
'
alzò
dicendo
:
-
Lasciami
in
pace
quell
'
inglese
,
Teotokris
.
Fa
'
invece
avvertire
i
miei
attori
di
preparare
questa
sera
,
nel
grande
cortile
,
uno
spettacolo
emozionante
.
-
Farò
come
tu
vuoi
,
Altezza
,
-
rispose
il
greco
.
Yanez
,
soddisfattissimo
della
buona
piega
che
prendevano
i
suoi
affari
,
aveva
preso
possesso
dell
'
appartamento
destinatogli
dal
munifico
rajah
.
Si
componeva
di
quattro
bellissime
stanze
,
d
'
un
salotto
elegantissimo
e
d
'
un
gabinetto
pel
bagno
,
tutte
ammobigliate
con
molto
sfarzo
e
fornite
di
punka
,
che
sono
grandi
tavole
coperte
di
stoffa
,
attaccate
al
soffitto
e
che
un
servo
fa
girare
continuamente
,
mediante
un
giuoco
di
corde
,
onde
mantenere
nell
'
interno
una
deliziosa
frescura
.
Il
chitmudgar
,
che
il
principe
aveva
destinato
al
famoso
cacciatore
,
aveva
subito
fatto
portare
un
lauto
pranzo
con
molte
bottiglie
di
birra
e
di
liquori
,
destinato
parte
al
primo
e
parte
ai
sei
malesi
che
avevano
preso
posto
in
una
delle
quattro
stanze
tramutandola
in
una
specie
di
caserma
.
-
Fammi
compagnia
,
-
aveva
detto
Yanez
al
maggiordomo
,
sedendosi
.
-
Io
!
...
Con
voi
,
mylord
!
-
aveva
esclamato
l
'
indiano
,
facendo
un
gesto
di
stupore
.
-
Taci
e
dividi
con
me
.
Ho
molte
cose
da
chiederti
e
anche
delle
rupie
da
regalarti
se
mi
sarai
fedele
.
-
Le
rupie
fecero
maggior
effetto
dell
'
invito
,
poiché
il
chitmudgar
,
venale
come
la
maggior
parte
dei
suoi
compatriotti
,
obbedì
prontamente
senza
più
protestare
contro
un
così
grande
onore
.
-
È
vero
che
i
commedianti
sono
qui
,
nel
palazzo
?
-
chiese
Yanez
assaggiando
le
vivande
.
-
Sì
,
mylord
.
-
Conosci
il
capo
della
compagnia
?
-
È
mio
amico
anzi
,
mylord
.
-
Benissimo
,
-
disse
Yanez
versandosi
un
bicchiere
di
birra
e
tracannandola
d
'
un
colpo
solo
.
-
Desidero
vederlo
.
-
Io
ho
avuto
l
'
ordine
di
soddisfare
qualunque
tuo
desiderio
.
Il
rajah
così
vuole
.
-
Ed
io
invece
desidero
che
il
principe
non
sappia
affatto
che
io
voglio
vedere
il
capo
della
compagnia
.
Compero
il
tuo
silenzio
per
cinquanta
rupie
.
-
Il
chitmudgar
fece
un
soprassalto
e
sgranò
gli
occhi
.
In
un
anno
di
servizio
forse
non
aveva
guadagnato
la
metà
di
quella
somma
,
che
rappresentava
per
lui
una
piccola
fortuna
.
-
Che
cosa
devo
fare
?
-
Te
l
'
ho
detto
:
desidero
che
venga
qui
il
capo
dei
commedianti
e
possibilmente
senza
che
sia
veduto
.
Dove
si
terrà
lo
spettacolo
?
-
Nel
cortile
interno
.
-
Yanez
si
rovesciò
nella
poltroncina
di
bambù
e
guardò
per
qualche
po
'
il
chitmudgar
.
-
È
quello
stesso
dove
il
rajah
uccise
suo
fratello
?
-
Sì
,
mylord
.
-
Me
l
'
ero
immaginato
.
Vi
è
ancora
quella
famosa
balconata
da
dove
il
fratello
di
Sindhia
sparò
sui
suoi
parenti
?
-
Si
trova
anzi
precisamente
sopra
il
palcoscenico
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
Yanez
.
-
Ciò
si
chiama
avere
una
prodigiosa
fortuna
.
Va
'
a
chiamarmi
quell
'
uomo
.
-
Il
chitmudgar
non
si
fece
ripetere
l
'
ordine
due
volte
,
quantunque
il
pranzo
non
fosse
stato
ancora
terminato
.
Si
alzò
precipitosamente
e
scomparve
.
-
Ah
!
Ah
!
-
fece
Yanez
ridendo
.
-
Mio
caro
rajah
voglio
prepararti
un
tiro
birbone
e
metterti
nel
cuore
un
sospetto
che
non
ti
lascerà
più
dormire
.
-
Chiamò
il
capo
dei
sei
malesi
il
quale
,
pranzando
nella
stanza
vicina
coi
compagni
fu
pronto
ad
accorrere
.
-
Che
cosa
desideri
capitano
Yanez
?
-
gli
chiese
il
selvaggio
figlio
della
Malesia
.
-
Quante
rupie
vi
ha
affidate
Sandokan
?
-
chiese
il
portoghese
.
-
Seimila
.
-
Che
siano
pronte
.
-
Un
momento
dopo
il
maggiordomo
entrava
accompagnato
da
un
indiano
piuttosto
attempato
,
dagli
occhi
intelligentissimi
,
dai
lineamenti
ancora
belli
,
dalla
carnagione
piuttosto
oscura
essendo
gli
attori
indiani
quasi
sempre
tamuli
o
malabari
,
che
sono
i
popoli
più
appassionati
per
le
rappresentazioni
drammatiche
.
-
Ecco
il
calicaren
(
attore
)
,
-
disse
il
maggiordomo
.
L
'
indiano
fece
un
profondo
inchino
e
attese
di
essere
interrogato
.
-
Sei
tu
che
scegli
le
commedie
o
le
tragedie
che
si
rappresentano
od
il
rajah
?
-
gli
chiese
Yanez
.
-
No
,
io
,
sahib
,
-
rispose
il
calicaren
.
-
Che
cosa
avevi
intenzione
di
rappresentare
questa
sera
?
-
Il
Pramayana
,
una
tragedia
scritta
dal
nostro
grande
poeta
Valmiki
,
che
è
il
più
celebre
che
sia
conosciuto
nell
'
India
.
-
Di
che
cosa
tratta
?
-
Delle
imprese
e
delle
conquiste
fatte
dal
dio
Rama
a
Ceylan
.
-
Rama
non
m
'
interessa
,
-
rispose
Yanez
.
-
Il
soggetto
voglio
dartelo
io
.
Vieni
ed
ascoltami
attentamente
.
-
Si
alzò
e
lo
condusse
nel
suo
salotto
.
Il
colloquio
durò
una
buona
mezz
'
ora
e
terminò
con
una
chiamata
di
Yanez
del
capo
della
scorta
malese
.
-
Da
'
a
quest
'
uomo
cinquecento
rupie
,
-
disse
il
portoghese
.
-
Questo
è
il
regalo
di
mylord
.
-
Il
calicaren
si
era
precipitato
ai
piedi
del
generoso
inglese
;
ma
questi
con
un
rapido
gesto
lo
aveva
trattenuto
dicendo
:
-
Non
occorre
.
Intasca
e
fa
'
quanto
ti
ho
detto
.
Ora
puoi
andartene
e
sopratutto
silenzio
.
-
Sarò
muto
come
una
statua
di
bronzo
,
sahib
-
rispose
il
calicaren
.
Quando
fu
solo
Yanez
si
gettò
sul
magnifico
letto
,
tutto
dorato
con
intarsi
di
madreperla
e
coperto
da
una
superba
stoffa
di
seta
damascata
,
dicendo
:
-
Ed
ora
possiamo
riposare
finché
verrà
quell
'
europeo
misterioso
se
si
degnerà
di
venirmi
a
salutare
.
-
Invitato
dal
silenzio
profondo
che
regnava
nel
palazzo
,
essendo
l
'
ora
del
riposo
diurno
che
dura
da
dopo
il
mezzodì
fino
alle
quattro
,
durante
il
cui
tempo
tutti
gli
affari
sono
sospesi
,
e
dalla
dolce
frescura
prodotta
dalla
punka
che
un
servo
,
situato
sulla
terrazza
,
manovrava
energicamente
,
non
tardò
a
chiudere
gli
occhi
.
Una
discreta
battuta
alla
porta
lo
svegliò
dopo
un
paio
d
'
ore
.
-
Sei
tu
,
chitmudgar
?
-
chiese
Yanez
balzando
giù
dal
letto
.
-
Sì
,
mylord
.
-
Che
cosa
si
vuole
da
me
?
-
Vi
è
,
sahib
,
Teotokris
che
desiderava
vederti
.
-
Teotokris
!
-
esclamò
il
portoghese
.
-
Chi
è
costui
?
Questo
è
un
nome
greco
,
se
non
m
'
inganno
.
Ah
!
Deve
essere
l
'
europeo
di
cui
mi
hanno
parlato
.
Andiamo
a
fare
la
conoscenza
di
quel
misterioso
personaggio
.
-
Si
rassettò
le
vesti
,
si
mise
per
precauzione
una
pistola
in
tasca
sapendo
,
per
istinto
,
d
'
aver
a
che
fare
con
un
avversario
forse
pericolosissimo
ed
entrò
nel
salotto
.
Il
greco
era
là
,
in
piedi
,
con
una
mano
appoggiata
al
tavolo
,
un
po
'
meditabondo
.
Vedendo
entrare
Yanez
si
rizzò
di
colpo
squadrandolo
rapidamente
,
poi
fece
un
legger
inchino
,
dicendo
in
perfetto
inglese
:
-
Ben
felice
di
salutarvi
,
mylord
e
di
vedere
qui
,
alla
corte
di
S
.
A
.
il
rajah
dell
'
Assam
,
un
altro
europeo
.
-
Quelle
parole
però
erano
state
pronunciate
con
una
certa
ironia
stizzosa
,
che
non
era
sfuggita
al
furbo
portoghese
.
Tuttavia
questi
fu
pronto
a
rispondere
amabilmente
.
-
Io
lo
avevo
saputo
,
signore
,
che
vi
era
qui
un
europeo
e
nessuno
è
più
felice
di
me
di
potergli
stringere
la
mano
.
Fuori
del
nostro
continente
a
qualunque
nazione
apparteniamo
siamo
sempre
fratelli
,
perché
siamo
tutti
figli
della
grande
famiglia
degli
uomini
bianchi
.
Sedetevi
signor
...
-
Teotokris
.
-
Un
greco
?
-
Sì
,
dell
'
Arcipelago
.
-
Come
mai
vi
trovate
qui
?
La
vostra
nazione
non
ha
interessi
nell
'
India
.
-
È
una
lunga
istoria
che
vi
racconterò
un
'
altra
volta
.
Non
sono
venuto
per
questo
,
mylord
.
-
Ditemi
che
cosa
desiderate
da
me
.
-
Chiedervi
,
da
parte
del
rajah
,
una
spiegazione
.
-
Yanez
aggrottò
impercettibilmente
la
fronte
e
guardò
attentamente
il
greco
,
come
se
cercasse
di
scrutare
i
suoi
pensieri
.
-
Parlate
,
-
disse
poi
.
-
Voi
non
siete
giunto
solo
qui
?
-
No
,
ho
condotto
con
me
sei
cacciatori
malesi
che
mi
hanno
dato
molte
prove
di
fedeltà
quando
cacciavo
le
tigri
bornesi
.
-
Ah
!
Siete
stato
al
Borneo
?
-
Ho
visitato
tutte
le
isole
malesi
facendo
delle
vere
stragi
d
'
animali
feroci
.
-
Eppure
noi
abbiamo
saputo
che
un
'
altra
persona
vi
ha
accompagnato
.
-
Chi
?
-
Una
bellissima
giovane
indiana
che
ha
preso
in
affitto
un
palazzo
.
-
E
così
?
-
chiese
Yanez
,
freddamente
.
-
Il
rajah
desidererebbe
sapere
se
è
qualche
principessa
indiana
.
-
E
perché
?
-
Per
invitarla
a
corte
.
-
Ah
!
-
fece
Yanez
,
respirando
un
po
'
più
liberamente
di
prima
,
poiché
aveva
provato
,
non
ostante
il
suo
meraviglioso
coraggio
e
sangue
freddo
,
una
certa
apprensione
.
-
Dite
a
S
.
A
.
che
io
lo
ringrazio
,
ma
che
quella
giovane
non
ama
che
la
tranquillità
della
sua
casa
.
-
È
però
una
principessa
.
-
Sì
,
del
Mysore
,
-
rispose
Yanez
.
-
Volete
saper
altro
?
-
Il
greco
non
rispose
:
pareva
che
fosse
imbarazzato
o
che
volesse
fare
qualche
altra
domanda
e
non
osasse
.
-
Parlate
,
-
disse
Yanez
.
-
Vi
fermerete
molto
qui
,
mylord
?
-
Non
lo
so
,
dipendendo
dal
minor
o
maggior
numero
di
tigri
che
infestano
l
'
Assam
.
-
Lasciate
che
divorino
,
-
disse
il
greco
,
alzando
le
spalle
.
-
Che
cosa
importa
a
voi
se
si
mangiano
alcune
centinaia
d
'
assamesi
?
Il
rajah
ne
avrà
sempre
abbastanza
da
governare
.
-
Non
siete
troppo
gentile
verso
chi
vi
ospita
.
-
Sono
ospite
del
rajah
e
non
di
loro
.
-
Spiegatevi
meglio
.
-
Che
cosa
vorreste
per
tornarvene
nel
Bengala
?
Là
vi
sono
più
tigri
che
qui
e
nelle
Sunderbunds
potrete
sfogarvi
finché
vorrete
.
-
Io
andarmene
!
-
esclamò
Yanez
.
Teotokris
rimase
silenzioso
,
guardando
però
con
un
certo
stupore
Yanez
.
-
Un
mio
compatriotta
mi
avrebbe
a
quest
'
ora
compreso
,
-
disse
poi
con
mal
celata
collera
.
-
Può
darsi
,
signore
,
-
rispose
pacatamente
Yanez
;
-
siccome
però
noi
inglesi
non
siamo
così
svegliati
come
i
greci
dell
'
Arcipelago
,
abbiamo
l
'
abitudine
di
aspettare
sempre
maggiori
spiegazioni
.
-
Cinquemila
rupie
vi
basterebbero
?
-
chiese
il
greco
.
-
Per
...
-
Andarvene
?
-
Aho
!
-
Ottomila
.
-
Yanez
lo
guardò
senza
rispondere
.
-
Diecimila
,
-
disse
il
greco
coi
denti
stretti
.
Nuovo
silenzio
da
parte
del
portoghese
.
-
Quindicimila
?
-
E
trentamila
invece
a
voi
se
fra
ventiquattro
ore
avrete
varcato
la
frontiera
dell
'
Assam
,
-
disse
Yanez
,
alzandosi
.
Il
greco
era
diventato
pallidissimo
,
come
se
avesse
ricevuto
uno
schiaffo
in
pieno
viso
.
-
A
me
!
-
gridò
.
-
Sì
,
a
voi
le
offre
mylord
Moreland
,
che
non
è
mai
stato
un
greco
dell
'
Arcipelago
,
né
un
pescatore
di
spugne
o
di
sogliole
.
-
Avete
detto
?
-
gridò
Teotokris
stringendo
le
pugna
.
-
Vi
occorrerebbe
per
caso
un
medico
per
farvi
qualche
operazione
agli
orecchi
?
Uno
dei
miei
malesi
è
abilissimo
in
tali
faccende
.
Ha
curato
perfino
una
giovane
tigre
che
io
avevo
fatta
prigioniera
.
-
Il
greco
aveva
fatto
due
passi
indietro
saettando
su
Yanez
,
che
conservava
la
sua
calma
ammirabile
,
due
occhi
di
fuoco
.
-
Mi
avete
offeso
,
mi
pare
?
-
disse
con
voce
arrangolata
.
-
Parrebbe
anche
a
me
.
-
E
allora
?
-
Ma
!
Da
noi
,
quando
si
crede
di
aver
ricevuto
un
insulto
,
si
usa
chiedere
una
riparazione
colle
armi
.
-
Il
greco
rimase
interdetto
.
Yanez
dal
canto
suo
levò
una
sigaretta
da
una
tasca
e
l
'
accese
tranquillamente
,
soffiando
in
aria
una
nuvoletta
di
fumo
profumato
.
-
Se
ne
volete
una
anche
voi
,
signore
,
ve
la
offro
di
tutto
cuore
.
-
Voi
volete
burlarvi
di
me
!
-
Io
!
Dio
me
ne
guardi
!
Io
non
amo
burlarmi
che
delle
tigri
,
e
quelle
sono
più
pericolose
degli
uomini
.
Vi
pare
,
signor
Teotokris
?
-
Sicché
voi
non
volete
andarvene
?
-
Non
sono
già
venuto
qui
per
uccidere
una
miserabile
kala
-
bâgh
-
rispose
Yanez
.
-
Voglio
tornarmene
al
Bengala
con
un
bel
numero
di
pelli
.
E
poi
ho
trovato
che
si
sta
benissimo
qui
nel
palazzo
reale
.
-
Voi
non
conoscete
ancora
quanto
sia
capriccioso
il
rajah
.
Egli
sarebbe
capace
di
ordinarvi
domani
di
portargli
una
tigre
ogni
giorno
.
-
Ed
io
andrò
a
cercarla
e
ucciderla
.
Non
mi
ha
nominato
forse
il
suo
cacciatore
?
-
E
potrebbe
anche
chiedervi
di
mostrare
i
vostri
documenti
per
accertarsi
se
siete
veramente
un
mylord
od
un
volgare
avventuriero
.
-
Questa
volta
fu
Yanez
che
impallidì
.
La
sua
destra
piombò
sulla
spalla
sinistra
del
greco
con
tale
violenza
da
costringerlo
a
piegarsi
,
quantunque
fosse
più
alto
d
'
almeno
un
palmo
.
-
Siete
voi
ora
,
signor
Teotokris
,
che
mi
avete
offeso
:
vi
sembra
?
-
Può
darsi
.
-
Ora
siccome
un
mylord
non
lascia
mai
impunito
un
insulto
,
vi
chiedo
di
rendermi
stretto
conto
di
quel
titolo
di
avventuriero
.
-
Quando
lo
vorrete
,
se
mi
concederete
la
scelta
delle
armi
e
che
il
duello
sia
pubblico
.
-
Fate
,
-
rispose
semplicemente
Yanez
.
-
Per
domani
.
-
Sia
.
-
Il
rajah
e
la
sua
corte
saranno
i
nostri
testimoni
.
-
Benissimo
.
-
Addio
,
signore
.
-
Mylord
vi
saluta
,
greco
dell
'
Arcipelago
.
-
11
.
Il
veleno
del
greco
Gli
indiani
,
al
pari
di
noi
europei
e
di
molti
altri
popoli
asiatici
,
hanno
una
vera
passione
pel
teatro
;
i
migliori
attori
sono
sempre
i
malabari
ed
i
tamuli
,
i
quali
vengono
specialmente
assoldati
dai
rajah
che
li
retribuiscono
non
meno
dei
lottatori
.
Le
commedie
che
rappresentano
sempre
,
sono
tratte
dalle
antiche
leggende
indiane
ed
a
base
di
soggetto
religioso
,
perciò
si
vedono
sempre
apparire
divinità
,
giganti
e
malvagi
che
si
danno
busse
finché
sono
esausti
.
Quasi
sempre
vi
figurano
il
dio
Rama
,
il
conquistatore
di
Ceylan
,
che
decanta
il
valore
dei
suoi
guerrieri
;
Krisna
che
ha
compiuto
imprese
straordinarie
tratte
dal
yudkishtira
vigea
,
uno
dei
più
grandiosi
poemi
epici
,
e
Pandu
,
il
famoso
re
dell
'
India
,
della
razza
dei
re
provenienti
dal
sole
.
I
loro
teatri
,
al
pari
di
quelli
siamesi
,
annamiti
e
cinesi
,
sono
di
una
semplicità
straordinaria
.
Una
piattaforma
con
qualche
vaso
contenente
una
pianta
,
tre
o
quattro
stanzette
ai
lati
per
gli
attori
onde
possano
cambiarsi
senza
essere
veduti
dal
pubblico
e
molti
lumi
ad
olio
,
sospesi
a
qualche
filo
di
ferro
.
Gli
spettatori
siedono
per
terra
,
su
stuoie
,
e
all
'
oscuro
,
così
è
permesso
loro
di
fumare
,
di
mangiare
e
anche
di
bere
:
dobbiamo
dire
però
che
non
disturbano
mai
gli
attori
.
Tutt
'
al
più
si
rizza
un
piccolo
padiglione
quando
assiste
alla
rappresentazione
qualche
personaggio
importante
.
Gli
attori
sono
sempre
numerosissimi
ed
i
loro
abbigliamenti
molto
splendidi
e
molto
ricchi
ed
all
'
eroica
indiana
,
cioè
simili
a
quelli
che
si
vedono
in
certe
statue
antiche
dei
loro
numi
e
dei
loro
eroi
.
Gli
attori
,
come
in
Cina
,
sono
tutti
uomini
e
giovanotti
.
Questi
ultimi
fungono
da
donne
e
sanno
truccarsi
così
da
rendere
l
'
illusione
quasi
perfetta
.
Le
rappresentazioni
finiscono
quasi
sempre
con
una
pantomima
,
la
quale
però
è
difficile
a
essere
compresa
da
chi
non
ne
ha
fatto
uno
studio
particolare
.
L
'
europeo
non
ci
capisce
affatto
nulla
per
quanta
attenzione
vi
presti
.
Essi
pretendono
di
esprimere
in
essa
non
solamente
le
azioni
e
le
passioni
,
bensì
anche
gli
oggetti
esterni
ed
assenti
,
come
per
esempio
una
montagna
,
un
cavallo
,
una
nave
,
un
albero
ecc
.
per
mezzo
di
gesti
,
ciascuno
dei
quali
è
fisso
a
determinare
e
significare
il
tale
e
tal
altro
di
quei
medesimi
oggetti
.
Invece
le
passioni
sono
in
quelle
pantomime
assai
bene
rappresentate
.
Per
esprimere
l
'
amore
,
gli
attori
menano
dolcemente
in
giro
la
testa
rivolgendo
,
nel
medesimo
tempo
,
in
una
maniera
leggiadra
e
tenera
gli
occhi
e
sospirando
teneramente
.
Per
esprimere
invece
l
'
ira
,
mettono
in
convulsione
,
in
un
modo
assai
espressivo
i
muscoli
delle
labbra
,
del
naso
,
degli
occhi
,
della
fronte
e
così
del
resto
...
Il
sole
era
scomparso
da
qualche
ora
,
quando
Yanez
fu
avvertito
dal
chitmudgar
che
la
rappresentazione
stava
per
cominciare
e
che
il
rajah
lo
aspettava
nel
padiglione
che
era
stato
eretto
in
mezzo
allo
spazioso
cortile
del
palazzo
,
di
fronte
alla
piattaforma
che
doveva
servire
da
teatro
.
-
Andiamo
a
vedere
che
faccia
farà
S
.
A
.
,
-
mormorò
il
portoghese
,
sorridendo
ironicamente
.
-
Scommetto
che
questa
notte
non
dormirà
tranquillo
.
Il
colpo
sarà
forse
troppo
audace
,
ma
bah
!
Non
sono
solo
e
Sandokan
è
capace
,
con
un
pugno
d
'
uomini
,
di
spazzar
via
anche
la
guardia
del
principe
.
Checché
accada
andiamo
a
vedere
come
lavorano
questi
attori
indiani
.
-
Sempre
prudente
,
potendo
aspettarsi
qualunque
sorpresa
in
quella
corte
dove
era
straniero
e
dove
sapeva
ormai
d
'
avere
un
nemico
mortale
in
quel
greco
dell
'
Arcipelago
,
si
nascose
sotto
la
fascia
le
pistole
ed
il
kriss
,
diede
ordine
ai
suoi
malesi
di
fare
altrettanto
,
poi
scese
nel
cortile
cercando
di
affettare
la
massima
tranquillità
.
Tutto
era
pronto
per
la
rappresentazione
.
Il
palcoscenico
,
una
semplice
piattaforma
adorna
solamente
di
pochi
vasi
di
porcellana
,
che
contenevano
dei
colossali
mazzi
di
fiori
,
ed
illuminata
da
una
trentina
di
lumi
di
vetro
variopinto
,
non
aspettava
altro
che
gli
attori
.
Ai
lati
soldati
,
servi
e
serve
,
seduti
su
dei
tappeti
,
chiacchieravano
sommessamente
.
Di
fronte
,
sotto
un
ampio
padiglione
formato
da
tende
seriche
a
colori
smaglianti
,
stavano
il
rajah
col
greco
,
i
suoi
ministri
e
gli
alti
dignitari
dello
stato
.
Fumavano
,
bevevano
liquori
o
masticavano
il
betel
in
attesa
che
la
rappresentazione
cominciasse
.
Il
principe
che
sembrava
di
molto
buon
umore
e
anche
un
po
'
alticcio
,
fece
sedere
Yanez
alla
sua
destra
,
dicendogli
:
-
Spero
mylord
,
che
sarete
contento
dei
miei
attori
.
Sono
quasi
tutti
malabari
e
li
ho
fatti
scegliere
con
cura
.
-
Io
essere
contentissimo
,
-
rispose
Yanez
.
-
Amare
molto
teatro
io
,
anche
indiano
.
-
Bevete
mylord
,
-
disse
il
rajah
porgendogli
una
tazza
.
-
Questo
è
vero
gin
inglese
.
-
Più
tardi
,
Altezza
-
rispose
il
portoghese
che
aveva
notato
come
quel
liquore
lo
avesse
versato
il
greco
.
-
Non
avere
sete
ora
.
-
Depose
la
tazza
accanto
a
sé
,
su
una
scranna
,
ben
deciso
di
non
vuotarla
.
Non
si
fidava
troppo
del
signor
Teotokris
.
Il
rajah
batté
le
mani
e
tosto
comparvero
sulla
scena
una
cinquantina
di
attori
.
Alcuni
erano
truccati
da
vecchi
ed
indossavano
dei
costumi
principeschi
,
altri
da
donne
e
non
mancavano
i
fanciulli
e
le
fanciulle
.
Spiccava
soprattutto
,
per
la
ricchezza
delle
sue
vesti
,
una
ragazzina
d
'
una
diecina
d
'
anni
,
che
si
teneva
accanto
ad
un
vecchio
guerriero
che
aveva
una
lunga
barba
bianca
.
Fra
tutta
quella
gente
vi
era
un
rajah
d
'
aspetto
sinistro
,
accompagnato
da
un
giovane
principe
che
rassomigliava
stranamente
a
Sindhia
.
Nel
vedere
quei
due
personaggi
il
portoghese
non
aveva
potuto
trattenere
un
sorriso
.
-
Questi
indiani
sanno
camuffarsi
meravigliosamente
,
-
aveva
mormorato
.
-
Credo
di
non
avere
spese
male
le
mie
cinquecento
rupie
.
-
Dopo
una
lunga
serie
di
complimenti
fra
il
rajah
e
tutta
quella
gente
,
una
immensa
tavola
era
stata
portata
sul
palcoscenico
,
carica
di
piatti
e
di
cibi
e
tutti
si
erano
messi
a
mangiare
,
mentre
una
turba
di
bajadere
e
di
suonatori
intrecciavano
danze
e
facevano
squillare
rumorosamente
gong
,
sitar
e
saranguy
accompagnati
da
gran
colpi
di
tumburà
,
magnifico
istrumento
,
caricato
di
dorature
,
di
pitture
,
di
nastri
e
di
preziosi
ornamenti
che
i
ricchi
indiani
tengono
esposto
agli
occhi
dei
forestieri
nella
loro
migliore
stanza
,
siccome
una
delle
più
belle
suppellettili
.
Mangiavano
frattanto
gli
attori
,
con
un
appetito
invidiabile
e
non
già
dei
pesci
di
cartapesta
o
delle
salse
false
,
tracannando
dei
fiaschi
pieni
di
toddy
,
ridendo
e
chiacchierando
rumorosamente
.
Ad
un
tratto
,
verso
la
fine
del
banchetto
,
si
vide
il
rajah
a
scomparire
,
per
mostrarsi
poco
dopo
,
accompagnato
da
alcuni
ministri
,
sulla
balconata
che
sovrastava
il
palcoscenico
.
Teneva
in
mano
una
carabina
ed
i
suoi
compagni
portavano
invece
delle
bottiglie
e
dei
bicchieri
.
Tosto
echeggiò
un
colpo
di
fuoco
ed
uno
dei
convitati
,
il
vecchio
guerriero
dalla
barba
bianca
,
cadde
mentre
la
bambina
che
gli
sedeva
accanto
,
fuggiva
urlando
.
Altro
colpo
di
fuoco
ed
un
altro
cadde
dibattendosi
disperatamente
.
Il
rajah
,
che
sembrava
in
preda
ad
una
furiosa
pazzia
,
vuota
una
tazza
di
liquore
che
un
ministro
gli
porge
,
poi
prende
un
'
altra
carabina
e
torna
a
sparare
.
I
convitati
fuggono
disperatamente
aggirandosi
,
come
lupi
in
trappola
,
intorno
alla
tavola
,
rovesciando
sedie
e
tondi
,
urlando
spaventosamente
e
tendendo
le
braccia
verso
il
rajah
che
continuava
a
sparare
.
Stramazzano
i
vecchi
,
poi
le
donne
,
poi
i
fanciulli
,
ma
il
sanguinario
principe
,
come
invasato
dal
demonio
della
distruzione
,
sordo
ai
lamenti
strazianti
delle
vittime
,
continua
a
sparare
,
finché
non
rimangono
che
il
giovane
che
gli
rassomiglia
e
la
bambina
che
piange
sul
cadavere
del
vecchio
guerriero
.
Yanez
guarda
il
rajah
.
Il
principe
è
pallidissimo
,
la
sua
fronte
è
aggrottata
,
le
sue
labbra
fremono
.
Si
ricorda
bene
di
quel
terribile
dramma
che
lo
ha
portato
sul
trono
dell
'
Assam
.
-
È
più
commosso
di
quello
che
credeva
,
-
mormora
il
portoghese
.
-
Aspetta
la
fine
,
mio
caro
.
Questo
è
ancora
nulla
.
-
Il
rajah
beve
un
'
altra
tazza
e
guarda
le
vittime
,
contandole
cogli
occhi
.
Il
giovane
principe
,
che
è
ritto
in
mezzo
ai
cadaveri
tende
,
con
atto
disperato
,
le
braccia
verso
il
rajah
che
barcolla
come
un
ubriaco
fradicio
e
urla
ripetutamente
,
simulando
a
meraviglia
uno
spavento
indicibile
:
-
Lasciami
la
vita
!
Sono
tuo
fratello
!
Abbiamo
nelle
vene
il
medesimo
sangue
!
-
Il
rajah
sembra
esitare
,
poi
il
suo
sguardo
ardente
e
feroce
si
spegne
lentamente
.
Getta
sul
palcoscenico
una
delle
sue
carabine
e
dice
:
-
Io
ti
risparmio
purché
tu
colpisca
la
rupia
che
io
getterò
in
aria
.
-
Il
principe
raccoglie
l
'
arma
e
spara
sul
rajah
che
stramazza
fulminato
sul
terrazzino
.
I
ministri
del
defunto
tiranno
si
affrettano
a
discendere
nel
cortile
ed
a
gettarsi
ai
piedi
del
giovane
principe
,
ma
questi
invece
si
getta
sulla
bambina
che
piange
sempre
sul
cadavere
del
padre
,
gridando
con
un
gesto
tragico
:
-
Portatela
via
,
anch
'
io
non
voglio
più
parenti
!
Vendetela
schiava
a
qualcuno
!
-
Sulla
scena
compariscono
alcuni
indiani
,
miseramente
vestiti
,
dai
lineamenti
feroci
,
che
portano
dipinto
sul
petto
un
serpente
azzurro
colla
testa
d
'
una
donna
e
che
hanno
ai
fianchi
dei
fazzoletti
di
seta
nera
e
dei
lacci
.
Sono
i
thugs
,
gli
adoratori
della
sanguinaria
Kalì
,
i
terribili
strangolatori
.
Afferrano
brutalmente
la
bambina
,
la
cacciano
entro
una
specie
di
sacco
e
la
portano
via
malgrado
le
sue
grida
.
Yanez
torna
a
guardare
il
rajah
e
lo
vede
livido
.
Grosse
gocce
di
sudore
gl
'
imperlano
la
fronte
e
le
sue
labbra
si
agitano
come
se
un
grido
dovesse
uscirgli
:
però
non
riesce
a
pronunciare
nemmeno
una
sillaba
.
-
Non
osa
,
-
mormora
il
portoghese
.
Tutti
gli
attori
in
quel
momento
scompariscono
,
i
gongs
,
i
sitar
ed
il
tumburà
intonano
una
marcia
trionfale
che
assorda
gli
spettatori
.
Tosto
venti
uomini
che
indossano
dei
costumi
guerreschi
e
che
tengono
in
mano
delle
scimitarre
,
invadono
la
scena
mandando
clamori
altissimi
;
poi
comparisce
un
palanchino
sorretto
da
otto
hamali9
splendidamente
vestiti
,
sul
quale
sta
assisa
una
giovane
principessa
che
porta
sulla
fronte
una
corona
reale
.
Il
rajah
manda
in
quell
'
istante
un
urlo
di
belva
feroce
,
seguìto
tosto
da
un
altro
straziante
.
Tutti
gli
spettatori
balzano
in
piedi
.
Anche
il
rajah
si
è
alzato
guardando
,
con
smarrimento
,
i
suoi
ministri
che
reggono
un
alto
dignitario
che
barcolla
e
che
ha
le
labbra
imbrattate
di
una
schiuma
sanguigna
.
-
Che
cosa
succede
qui
?
-
urla
Sindhia
.
-
Signore
...
Muoio
!
...
-
risponde
il
dignitario
con
voce
fioca
.
Yanez
che
non
capisce
nulla
di
quel
colpo
di
scena
,
getta
uno
sguardo
presso
di
sé
ed
impallidisce
a
sua
volta
.
Il
bicchiere
colmo
di
liquore
,
che
si
era
messo
presso
la
sedia
,
era
stato
vuotato
da
qualcuno
.
Un
lampo
gli
attraversa
il
cervello
.
-
Sono
sfuggito
alla
morte
per
un
vero
miracolo
.
Se
l
'
avessi
vuotato
io
,
a
quest
'
ora
mi
troverei
nei
panni
di
quel
disgraziato
.
Cane
d
'
un
greco
!
Mi
pagherai
questo
tiro
birbone
.
Fortunatamente
sono
più
astuto
e
più
prudente
di
quello
che
credi
.
-
Nel
padiglione
la
confusione
era
al
colmo
.
Tutti
gridavano
e
s
'
affannavano
dietro
al
disgraziato
,
il
quale
vomitava
sangue
insieme
a
certe
materie
verdastre
e
filamentose
.
Il
medico
di
corte
finalmente
giunse
.
Con
un
solo
sguardo
capì
subito
che
la
sua
opera
sarebbe
stata
assolutamente
inutile
..
-
Quest
'
uomo
ha
bevuto
qualche
potente
veleno
,
-
disse
.
Il
rajah
era
diventato
livido
.
I
suoi
occhi
ardenti
come
carboni
,
si
fissarono
ora
sugli
uni
ed
ora
sugli
altri
dignitari
che
occupavano
il
padiglione
e
che
tremavano
come
se
fossero
stati
colti
da
un
accesso
di
febbre
.
-
Qui
vi
è
un
colpevole
!
-
gridò
il
principe
.
-
O
lo
troverete
o
vi
farò
decapitare
tutti
!
Mi
avete
udito
?
Probabilmente
quel
veleno
era
destinato
a
me
!
-
O
a
me
,
Altezza
?
-
disse
Yanez
.
Il
rajah
lo
guardò
con
stupore
.
-
Tu
credi
,
mylord
?
...
-
Io
non
credere
niente
,
però
fare
notare
a
S
.
A
.
che
mio
bicchiere
non
averlo
vuotato
io
.
Io
averlo
trovato
senza
goccia
liquore
dentro
.
Potere
essere
stato
quello
avvelenato
.
-
Dov
'
è
quel
bicchiere
,
mylord
?
-
Yanez
si
curvò
per
raccoglierlo
,
ed
un
'
esclamazione
di
collera
gli
sfuggì
.
-
Aho
!
-
Il
bicchiere
era
misteriosamente
scomparso
.
-
Non
essere
più
accanto
sedia
,
-
disse
poi
.
-
Noi
troveremo
il
colpevole
mylord
,
te
lo
prometto
.
-
Grazie
,
Altezza
.
-
Questo
delitto
non
deve
rimanere
impunito
.
Il
mio
elefante
carnefice
avrà
del
lavoro
fra
qualche
giorno
.
-
Poi
aggiunse
brutalmente
:
-
Lo
spettacolo
è
finito
.
Che
anche
il
colpevole
vada
a
dormire
per
l
'
ultima
volta
.
-
I
ministri
,
in
preda
ad
un
vivo
sgomento
,
si
erano
ritirati
precipitosamente
per
fargli
largo
.
Il
rajah
strinse
la
mano
al
portoghese
e
uscì
dal
padiglione
,
colla
fronte
aggrottata
e
lo
sguardo
cupo
.
Il
greco
nella
sua
qualità
di
primo
favorito
,
stava
per
seguirlo
,
quando
Yanez
fu
pronto
a
trattenerlo
.
-
Ho
da
dirvi
una
parola
,
signor
Teotokris
.
-
Me
la
direte
domani
,
mylord
-
rispose
il
greco
.
-
Il
principe
mi
aspetta
.
-
Non
ho
che
da
dirvi
grazie
.
-
Di
che
cosa
!
-
Diamine
!
Di
essere
ancora
vivo
ed
è
un
bel
piacere
,
credetelo
,
Teotokris
-
disse
Yanez
,
ironicamente
.
-
Credevo
però
che
i
greci
dell
'
Arcipelago
fossero
più
furbi
.
-
Mylord
!
-
esclamò
il
favorito
con
voce
rauca
.
-
Voi
m
'
insultate
e
questo
non
è
né
il
luogo
,
né
il
momento
.
-
Domani
aggiusteremo
l
'
affare
;
non
guastatevi
il
sangue
per
ora
.
-
Il
greco
alzò
le
spalle
e
se
ne
andò
frettolosamente
.
Yanez
non
credette
opportuno
trattenerlo
.
Si
sfogò
con
un
"
va
'
al
diavolo
,
briccone
!
"
.
Chiamò
i
suoi
malesi
e
lasciò
a
sua
volta
il
padiglione
,
ormai
deserto
.
In
mezzo
al
cortile
,
guardato
da
una
mezza
dozzina
di
servi
e
coricato
su
un
tappeto
,
giaceva
il
cadavere
del
dignitario
,
un
alto
funzionario
della
corte
a
quanto
sembrava
.
Il
veleno
aveva
operato
rapidamente
troncandogli
la
vita
ancora
giovane
e
gagliardo
.
Il
portoghese
,
più
commosso
di
quanto
lo
credeva
,
si
levò
il
cappello
,
mormorando
con
ira
:
-
Un
giorno
,
anche
tu
,
povero
uomo
che
mi
hai
salvata
l
'
esistenza
,
sarai
vendicato
.
-
Stava
per
salire
la
scala
che
conduceva
al
suo
appartamento
,
quando
un
uomo
gli
sbarrò
la
via
,
cadendogli
ai
piedi
in
ginocchio
.
Era
il
calicaren
,
ossia
il
capo
degli
attori
.
-
Sahib
,
-
gli
disse
,
-
salvami
.
Noi
domani
saremo
tutti
morti
.
-
Chi
?
-
chiese
Yanez
sorpreso
.
-
Io
ed
i
miei
artisti
.
-
Perché
?
-
In
causa
della
commedia
che
noi
abbiamo
rappresentato
.
Il
rajah
è
furibondo
ed
ha
giurato
di
farci
tagliare
il
collo
allo
spuntare
del
sole
.
-
Chi
te
lo
ha
detto
?
-
L
'
altro
uomo
bianco
-
Il
favorito
?
-
Sì
,
sahib
.
-
Vuoi
un
consiglio
?
-
Dammelo
sahib
.
-
Dattela
a
gambe
assieme
ai
tuoi
attori
e
va
'
a
rappresentare
i
tuoi
drammi
nel
Bengala
.
Kubang
!
-
Il
capo
della
scorta
si
era
fatto
avanti
.
-
Da
'
a
quest
'
uomo
altre
cinquecento
rupie
,
-
gli
disse
Yanez
.
-
Ti
bastano
per
scappare
,
calicaren
?
-
Tu
mi
fai
un
signore
,
sahib
-
disse
l
'
attore
.
-
Me
ne
hai
dato
altre
cinquecento
.
-
Prendi
anche
queste
.
-
Mi
farò
costruire
un
gran
teatro
.
-
Come
vuoi
,
purché
non
ti
acciuffino
prima
che
il
sole
si
alzi
.
-
Il
rajah
non
ci
prenderà
più
,
sahib
.
Se
posso
esserti
necessario
disponi
di
me
.
-
Non
occorre
:
corri
invece
.
-
Yanez
salì
la
scala
ed
entrò
nel
suo
appartamento
dove
lo
aspettava
il
maggiordomo
.
Per
la
prima
volta
in
vita
sua
il
portoghese
appariva
molto
preoccupato
.
-
Sbarrate
la
porta
,
-
disse
ai
suoi
malesi
,
-
e
coricatevi
colle
carabine
a
fianco
.
Non
so
che
cosa
possa
accadere
.
-
Siamo
in
sei
,
capitano
-
rispose
il
capo
della
scorta
.
-
Tu
puoi
dormire
tranquillamente
perché
veglieremo
su
di
te
.
Vuoi
che
mandi
qualcuno
ad
avvertire
la
Tigre
?
-
È
inutile
pel
momento
.
Lasciatemi
solo
col
maggiordomo
.
-
Si
sedette
dinanzi
al
tavolo
stappando
una
bottiglia
di
gin
,
la
fiutò
a
lungo
,
poi
empì
il
bicchiere
e
lo
porse
al
chitmudgar
dicendogli
:
-
Avresti
paura
tu
a
vuotarlo
?
-
Perché
,
mylord
?
-
Sai
che
con
un
bicchiere
di
non
so
quale
liquore
hanno
mandato
,
or
ora
,
all
'
altro
mondo
uno
dei
grandi
ufficiali
del
rajah
?
-
Me
lo
hanno
raccontato
,
sahib
-
rispose
il
chitmudgar
.
-
Era
il
tesoriere
del
principe
.
-
Sai
che
quell
'
uomo
ha
vuotato
il
bicchiere
che
era
stato
offerto
a
me
?
-
Che
cosa
dici
,
mylord
!
-
esclamò
l
'
indiano
stupefatto
.
-
È
come
te
la
racconto
.
-
Sicché
si
cercava
di
avvelenare
te
?
-
Così
pare
,
-
rispose
Yanez
flemmaticamente
.
-
E
non
hai
alcun
sospetto
?
-
Chi
credi
tu
,
chitmudgar
che
alla
corte
abbia
qualche
interesse
a
sopprimermi
?
-
Il
maggiordomo
era
rimasto
silenzioso
.
-
Il
rajah
?
-
No
,
è
impossibile
!
-
esclamò
l
'
indiano
.
-
Egli
ti
deve
troppa
riconoscenza
per
aver
ricuperata
la
pietra
di
Salagraman
e
di
non
aver
chiesto
alcuna
ricompensa
.
E
poi
egli
ti
ammira
troppo
dopo
l
'
uccisione
della
kala
-
bâgh
.
-
E
allora
?
-
L
'
altro
uomo
bianco
.
-
Il
favorito
,
è
vero
?
-
L
'
indiano
ebbe
una
breve
esitazione
,
poi
rispose
francamente
:
-
Sì
,
lui
.
-
Ne
ero
certo
,
-
disse
Yanez
.
-
Egli
teme
che
tu
mylord
,
gli
prenda
il
posto
.
-
Credi
tu
che
questo
liquore
sia
avvelenato
?
-
Questo
no
;
è
impossibile
!
Le
bottiglie
che
io
ho
portato
qui
le
ho
prese
nelle
cantine
del
rajah
,
quindi
puoi
vuotarle
con
animo
tranquillo
.
-
Bevi
allora
.
-
Ecco
mylord
.
-
Il
chitmudgar
vuotò
,
senza
esitare
,
d
'
un
sol
colpo
il
bicchiere
.
-
È
eccellente
,
mylord
.
-
Allora
berrò
anch
'
io
,
-
disse
Yanez
,
empiendo
un
altro
bicchiere
.
-
Va
'
a
riposarti
ora
:
se
avrò
bisogno
di
te
ti
farò
chiamare
.
-
Il
maggiordomo
fece
un
profondo
inchino
e
si
ritirò
.
Yanez
vuotò
un
altro
bicchiere
,
accese
una
sigaretta
e
si
stropicciò
le
mani
mormorando
:
-
La
giornata
è
stata
pesante
,
tuttavia
non
ho
perduto
il
mio
tempo
inutilmente
.
Le
frutta
le
raccoglieremo
più
tardi
.
La
matassa
è
ancora
molto
imbrogliata
;
però
spero
di
dare
a
Surama
la
corona
che
le
spetta
e
di
mandare
a
casa
del
diavolo
Sindhia
.
Il
ragno
malefico
è
quel
dannato
greco
dell
'
Arcipelago
.
Domani
farò
il
possibile
di
darti
una
terribile
lezione
.
-
12
.
Un
terribile
duello
Yanez
,
che
aveva
dormito
tranquillamente
,
come
un
uomo
che
non
ha
fastidi
,
aveva
appena
aperti
gli
occhi
e
stava
sbadigliando
,
quando
il
chitmudgar
,
dopo
aver
bussato
replicatamente
entrò
accompagnato
da
un
ufficiale
del
rajah
.
-
Mylord
,
-
disse
il
maggiordomo
,
mentre
l
'
ufficiale
faceva
un
grande
inchino
-
sei
aspettato
dal
principe
.
-
Aspettate
cinque
minuti
,
-
rispose
Yanez
,
tornando
a
sbadigliare
.
Balzò
dal
letto
,
si
vestì
con
cura
senza
troppo
affrettarsi
,
si
mise
nella
fascia
le
pistole
e
raggiunse
il
chitmudgar
e
l
'
ufficiale
che
lo
attendevano
nel
salotto
dove
era
stato
intanto
approntato
il
thè
.
-
Che
cosa
desidera
S
.
A
.
?
-
chiese
sorseggiando
l
'
aromatica
bevanda
con
studiata
lentezza
.
-
Lo
ignoro
mylord
,
-
rispose
l
'
ufficiale
.
-
È
di
cattivo
umore
forse
?
-
Mi
sembra
assai
preoccupato
stamane
,
mylord
.
Pare
che
vi
sia
stata
un
po
'
di
burrasca
fra
lui
e
l
'
altro
uomo
bianco
.
-
Ah
!
Il
signor
Teotokris
!
-
esclamò
Yanez
quasi
distrattamente
.
-
Già
,
l
'
altro
uomo
bianco
è
sempre
di
cattivo
umore
.
-
È
vero
mylord
!
-
Così
si
fa
temere
.
-
Tutti
hanno
paura
di
lui
alla
corte
.
-
Anche
di
me
?
-
Oh
no
,
mylord
.
Tutti
vi
ammirano
e
sarebbero
ben
lieti
di
vedervi
al
posto
del
favorito
.
-
Ecco
una
preziosa
informazione
-
mormorò
fra
sé
il
portoghese
.
Trangugiò
in
fretta
l
'
ultimo
sorso
,
chiamò
i
suoi
fedeli
malesi
e
seguì
l
'
ufficiale
dicendo
:
-
Prepariamoci
ad
una
burrasca
.
L
'
affare
della
commedia
non
passerà
certamente
liscio
.
Fortunatamente
gli
attori
se
ne
sono
andati
,
almeno
lo
spero
.
-
Scese
lo
scalone
ed
entrò
nella
sala
del
trono
.
S
.
A
.
Sindhia
vi
era
già
,
sdraiato
come
il
solito
su
quella
specie
di
letto
,
con
parecchie
bottiglie
di
liquori
disposti
su
un
tavolino
ed
un
gran
bicchiere
colmo
in
mano
.
-
Ah
!
ben
felice
di
vederti
,
mylord
-
disse
appena
Yanez
entrò
seguìto
dai
malesi
.
-
Ti
aspettavo
con
impazienza
.
-
Io
essere
sempre
a
disposizione
di
V
.
Altezza
,
-
rispose
Yanez
nel
suo
fantastico
inglese
.
-
Siedi
presso
di
me
,
mylord
.
-
Yanez
prese
una
sedia
e
la
collocò
sulla
piattaforma
,
presso
quella
specie
di
letto
che
serviva
di
trono
.
-
Mylord
,
-
disse
il
rajah
porgendogli
un
bicchiere
di
champagne
,
-
bevi
questo
.
Non
è
avvelenato
perché
la
bottiglia
l
'
ho
fatta
sturare
in
mia
presenza
ed
ho
assaggiato
il
liquido
che
conteneva
.
-
Io
non
avere
paura
di
voi
,
Altezza
-
rispose
Yanez
.
-
Amare
molto
vino
bianco
francese
e
bevere
subito
a
vostra
salute
.
-
Vuotò
d
'
un
colpo
la
tazza
poi
riprese
:
-
Ed
ora
io
ascoltare
tutto
orecchi
Vostra
Altezza
.
-
Dimmi
mylord
,
in
quali
rapporti
sei
col
mio
favorito
?
-
Cattivi
,
Altezza
.
-
Perché
?
-
Non
sapere
io
.
Greco
non
vedermi
bene
qui
.
-
Tu
hai
avuto
una
questione
.
-
Essere
vero
.
Noi
uomini
bianchi
rissare
sempre
quando
non
appartenere
istessa
nazione
.
Io
inglese
,
lui
greco
.
-
Sai
che
vuole
ucciderti
?
-
Aho
!
Io
uccidere
forse
lui
.
-
Mi
ha
chiesto
di
offrire
alla
mia
corte
un
combattimento
emozionante
.
Io
amo
i
coraggiosi
e
mi
piace
vedere
gli
uomini
a
difendere
la
propria
vita
valorosamente
.
-
Io
essere
pronto
,
Altezza
.
-
Quale
arme
hai
scelto
,
mylord
?
-
Io
avere
lasciato
scelta
a
tuo
favorito
.
-
Sai
dove
vi
misurerete
?
-
Io
non
sapere
niente
.
-
Nel
mio
cortile
.
Il
duello
sarà
pubblico
e
tutta
la
mia
corte
vi
assisterà
.
Così
desidera
il
mio
favorito
.
-
Benissimo
,
-
rispose
Yanez
con
indifferenza
.
-
Tu
hai
un
coraggio
meraviglioso
,
mylord
.
-
Io
non
avere
mai
paura
,
Altezza
.
-
Io
ho
scelto
l
'
ora
.
-
Quale
?
-
Due
ore
prima
del
tramonto
noi
saremo
tutti
raccolti
nel
cortile
d
'
onore
.
Stanno
già
i
miei
servi
preparando
i
padiglioni
.
-
Noi
dare
ora
commedia
.
-
Ah
!
-
esclamò
il
rajah
aggrottando
la
fronte
e
facendo
un
gesto
di
collera
.
-
A
proposito
di
commedie
,
sai
che
tutti
i
miei
attori
sono
fuggiti
?
-
Oh
!
-
fece
Yanez
simulando
un
meraviglioso
stupore
.
-
Fra
di
loro
doveva
esservi
colui
che
cercò
di
avvelenare
me
o
te
.
-
Possibilissimo
,
-
si
limitò
a
rispondere
il
portoghese
.
-
A
quest
'
ora
saranno
molto
lontani
,
ma
se
per
caso
rientreranno
un
giorno
nel
mio
stato
,
li
farò
decapitare
tutti
,
compresi
i
fanciulli
che
hanno
con
loro
.
Accetta
un
altro
bicchiere
di
questo
eccellente
vino
,
mylord
,
prima
di
lasciarmi
.
Ti
darà
maggior
forza
per
misurarti
col
mio
favorito
.
-
Grazie
,
Altezza
-
rispose
Yanez
,
prendendo
la
tazza
che
il
rajah
gli
porgeva
.
La
vuotò
ed
avendo
compreso
che
l
'
udienza
era
finita
si
alzò
.
-
Mylord
,
-
disse
a
voce
bassa
il
principe
mentre
gli
stendeva
la
mano
.
-
Sta
'
in
guardia
!
Il
mio
favorito
ha
scelto
per
lui
un
'
arma
terribile
e
che
egli
sa
maneggiare
meglio
d
'
un
vecchio
thug
.
Sii
pronto
a
tagliargliela
o
sarai
perduto
.
Ora
va
'
e
sii
forte
e
valoroso
come
il
giorno
in
cui
hai
ucciso
la
kala
-
bâgh
.
-
Yanez
uscì
dalla
sala
del
trono
e
forse
in
quel
momento
appariva
preoccupato
.
Il
suo
eterno
buon
umore
pareva
che
fosse
scomparso
da
quel
viso
sempre
ilare
e
un
po
'
ironico
.
Senza
dubbio
le
ultime
parole
del
rajah
avevano
fatto
presa
sul
suo
animo
.
Risalì
lentamente
nel
suo
appartamento
dove
il
chitmudgar
lo
aspettava
per
annunciargli
che
la
colazione
era
pronta
.
-
Mangerò
poi
,
-
gli
disse
Yanez
.
-
Pel
momento
devo
occuparmi
di
qualche
cosa
più
interessante
dei
tuoi
piatti
più
o
meno
infernali
.
-
Che
cos
'
hai
,
mylord
?
-
chiese
il
maggiordomo
.
-
Tu
mi
sembri
di
cattivo
umore
stamane
.
-
Può
darsi
,
-
rispose
il
portoghese
.
-
Siediti
e
rispondi
alle
domande
che
ti
rivolgerò
.
-
Sono
sempre
a
tua
disposizione
,
mylord
.
-
Hai
mai
visto
tu
il
greco
a
eseguire
dinanzi
al
rajah
qualche
straordinario
esercizio
?
-
Sì
,
quello
del
laccio
;
credo
anzi
che
nessun
thug
possa
rivaleggiare
con
lui
.
Un
giorno
è
giunto
alla
corte
uno
di
quei
sinistri
adoratori
della
dea
Kalì
e
si
è
misurato
col
favorito
del
rajah
.
-
E
chi
vinse
?
-
Il
favorito
,
mylord
.
Il
thug
cadde
mezzo
strangolato
e
se
non
fosse
stato
graziato
,
non
sarebbe
certo
uscito
vivo
da
questo
palazzo
.
-
Che
il
favorito
sia
stato
fra
i
thugs
?
-
Solo
il
rajah
potrebbe
saperlo
e
forse
nemmeno
lui
.
-
Ah
!
birbante
d
'
un
greco
!
-
esclamò
Yanez
.
-
Fortunatamente
so
come
agiscono
i
signori
strangolatori
.
Quando
si
ha
in
mano
una
buona
scimitarra
si
può
tenere
fronte
a
loro
senza
correre
troppo
pericolo
.
Sta
'
tu
,
in
guardia
,
signor
Teotokris
.
Ora
possiamo
fare
colazione
.
-
Subito
mylord
,
-
disse
il
chitmudgar
.
Yanez
passò
nel
salotto
,
mangiò
col
suo
solito
appetito
,
poi
strappate
alcune
pagine
dal
suo
portafoglio
si
mise
a
coprirle
d
'
una
scrittura
fittissima
e
minuta
.
Quand
'
ebbe
finito
fece
cenno
al
chitmudgar
di
lasciarlo
solo
e
chiamò
il
capo
della
scorta
.
-
Porta
questi
fogli
a
Sandokan
,
-
gli
disse
sotto
-
voce
.
-
Bada
che
tu
probabilmente
sarai
pedinato
da
qualcuno
,
è
necessario
quindi
che
tu
agisca
colla
massima
prudenza
perché
desidero
che
si
ignori
qui
ove
si
nascondono
i
miei
compagni
.
Se
vedi
di
non
poter
ingannare
quelli
che
ti
seguissero
,
fermati
da
Surama
.
Penserà
ella
a
far
pervenire
questi
fogli
alla
Tigre
della
Malesia
.
-
Sarò
prudente
,
capitano
-
rispose
il
malese
.
-
Aspetterò
la
notte
per
entrare
nel
tempio
sotterraneo
,
così
potrò
uccidere
più
facilmente
quelli
che
mi
seguiranno
.
-
Va
'
,
amico
.
-
Quando
il
malese
fu
scomparso
,
il
portoghese
si
sdraiò
su
un
divano
,
accese
una
sigaretta
e
s
'
immerse
in
profonde
riflessioni
,
seguendo
distrattamente
,
cogli
occhi
socchiusi
,
le
spire
che
descriveva
il
fumo
innalzandosi
.
Quando
il
chitmudgar
entrò
,
dopo
tre
ore
,
il
portoghese
russava
pacificamente
come
se
nessuna
preoccupazione
lo
turbasse
.
-
Mylord
,
-
disse
il
maggiordomo
,
-
il
rajah
ti
aspetta
.
-
Ah
!
Diavolo
!
-
esclamò
Yanez
stirandosi
le
membra
.
-
Non
mi
ricordavo
più
che
il
greco
deve
strangolarmi
.
Sono
già
tutti
raccolti
nel
cortile
?
-
Sì
,
mylord
:
non
si
aspetta
che
te
.
-
Portami
un
bicchiere
di
gin
onde
mi
svegli
del
tutto
.
Bada
che
non
contenga
qualche
droga
infernale
.
-
Aprirò
per
maggior
sicurezza
un
'
altra
bottiglia
.
-
Tu
sei
un
brav
'
uomo
:
un
giorno
ti
farò
nominare
gran
cantiniere
di
qualche
grossa
corte
.
-
Si
alzò
,
vuotò
il
bicchiere
che
il
chitmudgar
gli
porgeva
e
dopo
d
'
aver
chiamati
i
malesi
scese
nell
'
ampio
cortile
,
tenendo
fra
le
labbra
la
sigaretta
spenta
.
Aveva
riacquistato
tutto
il
suo
sangue
freddo
e
la
sua
calma
straordinaria
.
Pareva
un
uomo
che
si
recasse
ad
una
festa
anziché
ad
un
combattimento
terribile
e
forse
mortale
per
lui
.
Tutto
intorno
al
cortile
erano
stati
eretti
dei
ricchi
padiglioni
,
un
po
'
più
bassi
di
quello
che
occupava
il
rajah
.
C
'
erano
uomini
e
bellissime
indiane
,
con
costumi
sfarzosi
e
molti
gioielli
indosso
.
Il
greco
stava
in
mezzo
,
accanto
ad
un
piccolo
mobile
su
cui
stavano
una
scimitarra
ed
un
laccio
.
Era
pallido
più
del
solito
,
però
sembrava
non
meno
tranquillo
del
portoghese
.
Il
rajah
che
sedeva
fra
i
suoi
ministri
,
vedendo
entrare
il
mylord
colla
sigaretta
in
bocca
,
lo
salutò
cortesemente
colla
mano
guardandolo
intensamente
.
Gli
spettatori
affollati
nei
padiglioni
si
erano
invece
alzati
in
piedi
,
osservandolo
curiosamente
.
Yanez
salutò
toccandosi
con
una
mano
la
tesa
del
cappello
,
poi
mentre
i
suoi
malesi
prendevano
posto
all
'
estremità
del
cortile
appoggiandosi
sulle
loro
carabine
,
si
avanzò
lentamente
verso
il
greco
dicendogli
:
-
Eccomi
.
-
Cominciavo
a
perdere
la
pazienza
,
-
rispose
Teotokris
con
un
brutto
sorriso
che
parve
una
smorfia
.
-
Quando
noi
marinai
dell
'
Arcipelago
abbiamo
deciso
di
ammazzare
un
avversario
,
non
aspettiamo
mai
.
-
E
nemmeno
i
gentiluomi
inglesi
,
-
disse
Yanez
.
-
Le
armi
?
-
Le
ho
scelte
.
-
Alla
spada
o
alla
pistola
?
-
Voi
dimenticate
che
qui
non
siamo
in
Europa
.
-
Che
cosa
volete
dire
?
-
Che
io
vi
affronterò
con
un
laccio
onde
offrire
al
mio
signore
uno
spettacolo
veramente
indiano
.
-
È
degno
dei
briganti
indiani
che
adorano
Kalì
,
-
rispose
Yanez
ironicamente
.
-
Credevo
aver
da
fare
con
un
europeo
:
ora
capisco
di
essermi
ingannato
.
Non
importa
:
ho
commesso
la
sciocchezza
di
lasciarvi
la
scelta
delle
armi
ed
ora
vi
mostrerò
come
un
mylord
inglese
sa
trattare
le
persone
della
vostra
razza
.
-
Signore
!
-
No
,
chiamatemi
mylord
,
-
disse
Yanez
.
-
Mostratemi
le
vostre
carte
prima
.
-
Dopo
,
quando
vi
avrò
tagliato
il
collo
e
la
barba
insieme
.
Voi
,
greci
dell
'
Arcipelago
siete
tanti
barili
di
polvere
?
-
chiese
Yanez
,
sempre
beffardo
.
-
Basta
:
il
rajah
s
'
impazienta
!
-
A
teatro
bisogna
sempre
aspettare
,
per
Giove
,
almeno
a
Londra
.
-
Prendete
la
vostra
scimitarra
.
-
Ah
!
È
con
questa
che
dovrò
tagliarvi
la
testa
?
Benissimo
!
-
Scherzate
troppo
!
-
Che
cosa
volete
?
Noi
inglesi
siamo
sempre
di
buon
umore
.
-
Vedremo
se
lo
sarete
quando
il
mio
laccio
vi
strangolerà
,
signore
.
-
No
,
no
,
mylord
.
-
Lo
vedremo
il
vostro
sangue
azzurro
!
-
gridò
il
greco
esasperato
.
-
Ed
io
quello
dei
greci
dell
'
Arcipelago
.
-
Prendete
la
vostra
scimitarra
:
ho
fretta
di
finirla
!
-
Ed
io
nessuna
di
andarmene
all
'
altro
mondo
.
-
Gettò
la
sigaretta
,
prese
la
scimitarra
che
era
stata
posata
accanto
al
laccio
e
fece
alcuni
passi
indietro
,
senza
troppo
affrettarsi
,
arrestandosi
a
qualche
metro
dai
malesi
i
quali
guardavano
ferocemente
il
greco
.
Era
da
prevedersi
che
i
selvaggi
figli
delle
grandi
isole
indo
-
malesi
non
sarebbero
rimasti
impassibili
,
se
una
disgrazia
avesse
colto
il
loro
capo
che
adoravano
come
un
dio
,
checché
dovesse
succedere
dopo
.
Teotokris
,
che
sembrava
in
preda
ad
un
vero
accesso
di
furore
,
aveva
preso
bruscamente
il
laccio
,
mettendosi
a
dieci
passi
dal
suo
avversario
.
Quello
strano
duello
,
di
carattere
veramente
indiano
,
pareva
che
avesse
impressionato
profondamente
gli
spettatori
,
quantunque
dovessero
averne
veduti
ben
altri
.
Un
profondo
silenzio
si
era
fatto
in
tutti
i
padiglioni
:
anche
il
rajah
stava
zitto
e
non
staccava
i
suoi
sguardi
da
Yanez
,
la
cui
tranquillità
era
meravigliosa
.
Il
portoghese
si
era
messo
in
guardia
come
un
vecchio
spadaccino
,
tenendo
la
scimitarra
un
po
'
alta
per
essere
più
pronto
a
difendere
il
collo
.
In
quel
momento
egli
si
chiedeva
solo
se
il
suo
avversario
aveva
imparato
a
maneggiare
il
lazo
fra
i
gauchos
dell
'
America
meridionale
o
fra
i
thugs
indiani
.
Una
mossa
del
greco
lo
convinse
di
aver
dinanzi
un
uomo
che
aveva
imparato
a
servirsi
di
quella
terribile
corda
fra
gli
ispano
americani
piuttosto
che
fra
gli
indiani
.
-
Quello
deve
essere
stato
un
grande
avventuriero
,
-
mormorò
.
-
Bada
al
collo
,
amico
Yanez
.
-
Teotokris
aveva
arrotolata
parte
della
fune
sul
braccio
sinistro
facendo
girare
,
attorno
alla
propria
testa
il
lazo
come
usano
fare
i
cavalieri
della
pampa
argentina
ed
i
cow
-
boys
del
Wild
-
West
dell
'
America
settentrionale
allorquando
si
preparano
ad
arrestare
un
mustang
selvaggio
spinto
al
galoppo
.
-
Siete
pronto
mylord
?
-
chiese
.
-
Quando
vorrete
.
-
Fra
mezzo
minuto
vi
avrò
strangolato
,
ammenoché
il
rajah
non
chieda
la
vostra
grazia
.
-
Non
preoccupatevi
tanto
,
signor
Teotokris
-
rispose
Yanez
.
-
Non
avete
ancora
in
vostra
mano
la
pelle
dell
'
orso
,
come
si
dice
da
noi
.
-
Vi
farò
un
colpo
che
non
lo
sospettate
.
-
Me
lo
direte
più
tardi
.
Voi
cercate
di
sorprendermi
facendomi
parlare
troppo
.
Basta
,
signor
Teotokris
.
-
Infatti
il
greco
,
mentre
chiacchierava
,
non
aveva
cessato
di
far
girare
sopra
la
propria
testa
il
terribile
lazo
per
tenere
la
corda
ben
aperta
.
Tutti
gli
spettatori
si
erano
alzati
per
non
perdere
nulla
di
quell
'
emozionante
combattimento
.
Un
vivo
stupore
si
leggeva
su
tutti
quei
volti
abbronzati
o
nerastri
:
la
calma
meravigliosa
dei
due
duellanti
aveva
prodotto
in
tutti
gli
animi
una
profonda
ammirazione
.
-
Ah
!
questi
europei
!
-
non
cessavano
di
sussurrare
.
Yanez
,
un
po
'
raccolto
su
se
stesso
per
offrire
meno
presa
al
laccio
,
aspettava
l
'
attacco
del
greco
,
sempre
impassibile
,
seguendo
attentamente
collo
sguardo
le
rotazioni
,
sempre
più
rapide
,
che
descriveva
la
funicella
.
Ad
un
tratto
un
sibilo
acuto
si
fece
udire
,
Yanez
aveva
alzata
rapidamente
la
scimitarra
,
vibrando
un
colpo
,
poi
aveva
fatto
un
balzo
indietro
,
un
vero
balzo
da
tigre
,
mandando
nel
medesimo
tempo
un
urlo
di
furore
.
Nella
sua
destra
non
stringeva
altro
che
l
'
impugnatura
dell
'
arma
.
La
lama
,
appena
urtata
dal
laccio
,
era
caduta
a
terra
.
Tuttavia
il
colpo
era
stato
parato
.
-
Traditore
!
-
gridò
Yanez
al
greco
che
ritirava
precipitosamente
il
lazo
per
ritentare
il
colpo
.
-
Se
fai
un
passo
innanzi
ti
brucio
le
cervella
!
-
Aveva
tratta
dalla
fascia
una
delle
due
pistole
e
dopo
averla
montata
l
'
aveva
puntata
su
Teotokris
,
mentre
i
malesi
che
si
trattenevano
a
stento
avevano
alzate
precipitosamente
le
carabine
appoggiandosele
alle
spalle
.
Un
gran
grido
erasi
levato
fra
gli
spettatori
che
non
si
aspettavano
di
certo
quel
colpo
di
scena
.
Anche
il
rajah
pareva
in
preda
ad
una
certa
irritazione
,
avendo
ben
compreso
che
un
tradimento
era
stato
ordito
a
danno
del
suo
grande
cacciatore
,
non
potendo
ammettere
che
una
scimitarra
si
spezzasse
sotto
il
semplice
urto
d
'
una
funicella
.
Teotokris
,
pallido
come
un
cencio
lavato
,
era
rimasto
muto
ed
immobile
,
lasciando
pendere
il
lazo
.
Grosse
stille
di
sudore
gl
'
imperlavano
la
fronte
.
-
Datemi
un
'
altra
scimitarra
!
-
gridò
Yanez
.
-
Vedremo
se
si
spezzerà
nuovamente
.
-
Uno
dei
suoi
malesi
estrasse
quella
che
gli
pendeva
al
fianco
e
gliela
porse
dicendogli
:
-
Prendi
questa
,
capitano
.
È
d
'
acciaio
del
Borneo
e
tu
sai
che
è
il
migliore
che
si
possa
avere
.
-
Il
portoghese
impugnò
saldamente
l
'
arma
,
gettò
a
terra
la
pistola
e
si
mise
di
nuovo
di
fronte
al
greco
.
Una
sorda
rabbia
lo
aveva
invaso
.
-
Bada
,
greco
,
-
disse
coi
denti
stretti
-
che
io
farò
il
possibile
per
ucciderti
.
Non
mi
aspettavo
da
te
,
europeo
al
pari
di
me
,
un
simile
tradimento
.
-
Ti
giuro
che
io
non
ho
scelta
quell
'
arma
...
-
Lascia
i
giuramenti
agli
altri
;
già
non
ti
crederei
.
-
Signore
!
-
Ti
aspetto
per
farti
a
pezzi
.
-
Sarai
tu
che
morrai
!
-
urlò
il
greco
furibondo
.
-
Lancia
il
tuo
lazo
dunque
!
-
Il
greco
tornava
a
far
girare
la
funicella
.
Spiava
attentamente
Yanez
sperando
di
sorprenderlo
;
il
suo
avversario
però
conservava
una
immobilità
assoluta
e
non
perdeva
mai
di
vista
,
nemmeno
per
un
istante
,
il
lazo
.
D
'
improvviso
il
greco
fece
un
balzo
in
parte
lanciando
contemporaneamente
la
funicella
e
mandando
un
urlo
selvaggio
per
scombussolare
o
impressionare
il
portoghese
.
Questi
si
era
ben
guardato
dal
muoversi
.
Sentì
piombarsi
addosso
il
lazo
e
scendergli
attraverso
la
testa
,
ma
pronto
come
un
lampo
avventò
due
colpi
di
scimitarra
a
destra
ed
a
sinistra
,
tagliandolo
netto
prima
che
il
greco
avesse
avuto
il
tempo
di
dare
lo
strappo
fatale
.
Allora
a
sua
volta
si
slanciò
.
La
larga
lama
balenò
in
alto
,
poi
scese
con
gran
forza
,
colpendo
il
greco
con
un
traversone
sotto
la
mammella
destra
.
Teotokris
aveva
fatto
un
salto
indietro
,
tuttavia
non
era
riuscito
ad
evitare
per
intero
il
colpo
.
Si
tenne
un
momento
ritto
,
poi
cadde
pesantemente
al
suolo
,
comprimendosi
con
ambe
le
mani
il
petto
.
Attraverso
la
casacca
squarciata
il
sangue
usciva
,
formando
una
larga
macchia
sulla
candida
flanella
.
Un
urlo
uscito
da
duecento
bocche
aveva
salutato
la
vittoria
del
coraggioso
uccisore
di
tigri
.
-
Devo
finirlo
?
-
chiese
Yanez
,
rivolgendosi
verso
il
rajah
che
si
era
alzato
.
-
Ti
chiedo
la
grazia
per
lui
,
mylord
-
rispose
il
principe
.
-
Sia
,
-
rispose
Yanez
.
Restituì
la
scimitarra
,
raccolse
la
pistola
e
dopo
d
'
aver
fatto
un
lungo
inchino
si
ritirò
mentre
le
donne
si
levavano
i
mazzolini
di
mussenda
che
portavano
all
'
estremità
delle
loro
trecce
gettandoglieli
dietro
.
Mentre
si
allontanava
sempre
scortato
dai
suoi
malesi
,
il
medico
di
corte
e
sei
servi
avevano
adagiato
il
greco
su
un
palanchino
,
portandolo
rapidamente
nella
sua
stanza
.
Teotokris
non
era
svenuto
e
nemmeno
si
lamentava
.
Solo
di
quando
in
quando
una
rauca
bestemmia
gli
sfuggiva
attraverso
le
labbra
scolorite
.
Pareva
che
sentisse
più
la
rabbia
di
essere
stato
vinto
dal
suo
rivale
,
che
il
dolore
prodottogli
da
quel
colpo
di
scimitarra
.
-
Sì
,
visitami
e
fasciami
subito
-
disse
con
tono
imperioso
al
medico
.
-
La
ferita
non
è
grave
.
La
lama
deve
aver
incontrato
la
guardia
del
pugnale
che
portavo
sotto
la
casacca
.
-
Il
medico
gli
denudò
rapidamente
il
petto
.
La
scimitarra
aveva
tracciato
,
sotto
la
mammella
destra
,
un
taglio
lungo
una
quindicina
di
centimetri
che
non
sembrava
molto
profondo
.
-
Ah
!
Ecco
!
-
esclamò
il
dottore
raccogliendo
un
oggetto
che
era
scivolato
sotto
la
giacca
.
-
Tu
devi
a
questo
,
la
tua
vita
,
signore
.
-
Il
manico
del
pugnale
?
-
Sì
:
è
stato
tagliato
netto
.
Se
la
lama
non
lo
avesse
incontrato
il
cacciatore
di
kala
-
bâgh
ti
avrebbe
spaccato
il
cuore
.
Ero
presente
quando
ti
ha
vibrato
il
colpo
.
-
Una
botta
scagliata
con
tutta
forza
,
-
rispose
Teotokris
.
-
Per
quanto
credi
che
io
ne
abbia
?
-
Non
sarai
in
piedi
prima
di
due
settimane
.
Sei
robustissimo
tu
,
signore
.
-
Ed
ho
pelle
di
marinai
addosso
,
-
disse
il
greco
,
sforzandosi
a
sorridere
.
-
Spicciati
:
il
sangue
se
ne
va
e
non
desidero
affatto
di
perderlo
.
-
Il
medico
che
,
quantunque
indiano
,
doveva
essere
abilissimo
,
cucì
lestamente
la
ferita
,
spalmandola
poi
con
una
materia
che
pareva
resinosa
e
la
fasciò
strettamente
.
Aveva
appena
terminato
,
quando
un
ufficiale
dei
seikki
entrò
nella
stanza
annunciando
il
rajah
.
La
fronte
del
greco
si
era
subito
abbuiata
,
tuttavia
si
guardò
bene
dal
far
trasparire
il
suo
malumore
.
-
Uscite
tutti
,
-
disse
al
medico
ed
ai
servi
.
Il
rajah
entrava
in
quel
momento
e
solo
.
Anche
la
sua
fronte
non
pareva
serena
.
Attese
che
tutti
si
fossero
allontanati
,
compreso
l
'
ufficiale
,
poi
prese
una
sedia
e
si
assise
presso
il
capezzale
del
ferito
.
-
Come
va
dunque
,
mio
povero
Teotokris
?
-
chiese
.
-
Ti
credevo
più
abile
e
più
fortunato
.
-
Vi
ho
dato
,
Altezza
,
non
poche
prove
della
mia
abilità
nell
'
uso
del
laccio
.
Non
credo
di
meritarmi
quindi
alcun
rimprovero
.
-
È
grave
la
ferita
?
-
No
,
Altezza
.
Potrò
rimettermi
a
vostra
disposizione
fra
una
quindicina
di
giorni
e
allora
vi
giuro
che
non
perderò
il
mio
tempo
.
-
Che
cosa
vuoi
dire
?
-
Che
saprò
chi
è
quell
'
uomo
che
si
spaccia
per
un
mylord
.
-
Tu
serbi
rancore
a
quel
valoroso
cacciatore
.
-
E
gliene
serberò
finché
avrò
un
alito
di
vita
,
-
rispose
il
greco
con
accento
feroce
.
-
Eppure
tu
gli
hai
giuocato
un
cattivo
tiro
.
-
Voi
supponete
Altezza
?
...
-
Che
l
'
impugnatura
di
quella
scimitarra
sia
stata
abilmente
segata
onde
la
lama
cedesse
al
menomo
urto
.
-
Chi
è
che
mi
accusa
?
-
Io
,
-
disse
il
rajah
,
aggrottando
la
fronte
.
-
Se
siete
voi
Altezza
che
lo
dite
,
allora
non
negherò
più
.
-
Confessi
?
-
Sì
,
è
vero
:
l
'
estremità
della
lama
l
'
ho
fatta
segare
presso
la
guardia
da
un
abilissimo
artefice
.
-
Il
principe
non
poté
frenare
un
gesto
di
stupore
e
guardò
severamente
il
suo
favorito
.
-
Avevi
dunque
paura
del
gran
cacciatore
bianco
?
-
Volevo
sopprimerlo
a
qualunque
costo
per
rendere
al
mio
benefattore
un
grande
servizio
,
-
disse
il
greco
audacemente
.
-
A
me
?
-
Sì
,
Altezza
.
-
Uccidendo
colui
che
mi
ha
restituito
la
pietra
di
Salagraman
e
che
ha
ucciso
la
kala
-
bâgh
!
-
Sì
,
perché
quell
'
uomo
un
giorno
,
ne
sono
sicuro
,
ti
giuocherà
qualche
pessimo
tiro
.
-
E
perché
?
-
Perché
è
un
inglese
innanzi
tutto
e
tu
sai
,
forse
meglio
di
me
,
che
gli
uomini
della
sua
razza
furono
sempre
i
più
pericolosi
avversari
degli
indiani
.
Forse
che
quasi
tutto
l
'
Indostan
non
è
stato
conquistato
da
loro
?
E
poi
perché
quel
mylord
ha
condotto
con
sé
una
principessa
indiana
che
non
è
assamese
?
Apri
gli
occhi
Altezza
e
non
fidarti
ciecamente
di
quell
'
inglese
che
non
sappiamo
che
cosa
sia
venuto
a
fare
qui
.
-
A
uccidere
la
tigre
,
mi
ha
detto
-
rispose
il
rajah
.
-
Tu
potrai
credere
quello
che
vorrai
,
ma
non
io
che
appartengo
alla
razza
più
astuta
che
viva
in
Europa
.
-
Il
principe
,
visibilmente
impressionato
,
si
era
levato
in
piedi
mettendosi
a
passeggiare
intorno
al
letto
del
ferito
.
Diffidente
per
carattere
,
cominciava
a
diventare
inquieto
.
-
Che
cosa
fare
?
-
chiese
ad
un
tratto
fermandosi
presso
il
greco
che
lo
aveva
seguito
con
uno
sguardo
ironico
.
-
Io
non
posso
congedarli
lì
per
lì
;
potrei
anzi
avere
dei
grossi
fastidi
col
governatore
del
Bengala
.
-
Non
ti
consiglierei
di
far
ciò
nemmeno
io
,
Altezza
-
disse
il
greco
.
-
E
allora
?
-
Vuoi
lasciare
a
me
carta
bianca
?
-
Il
rajah
lo
guardò
con
diffidenza
.
-
Penseresti
a
farlo
assassinare
da
qualche
sicario
o
di
farlo
avvelenare
?
Cattivi
mezzi
che
non
mi
salverebbero
dall
'
avere
dei
grattacapi
.
-
Non
sarà
contro
di
lui
che
io
agirò
.
A
te
Altezza
non
chiedo
altro
che
di
farlo
strettamente
sorvegliare
.
-
Con
chi
te
la
prenderai
dunque
?
Voglio
prima
saperlo
.
-
Con
quella
misteriosa
principessa
indiana
.
Quando
sarà
in
mia
mano
la
costringerò
a
dirmi
chi
è
,
e
che
razza
d
'
avventuriero
sia
quel
mylord
.
-
Io
credo
davvero
che
tu
appartenga
alla
razza
più
astuta
dell
'
Europa
,
-
disse
il
rajah
.
-
Non
desidero
però
che
quella
donna
o
fanciulla
che
sia
venga
trasportata
qui
.
-
Ho
una
casa
di
mia
proprietà
,
dove
tengo
le
mie
donne
-
rispose
il
greco
.
-
Questa
notte
mi
farò
condurre
colà
,
ma
tu
dirai
a
tutti
che
io
sono
sempre
alla
tua
corte
e
darai
ordine
che
nessuno
,
per
qualsiasi
motivo
,
venga
a
disturbarmi
.
-
Farò
quello
che
vorrai
.
Addio
e
pensa
a
guarire
presto
.
-
13
.
La
scomparsa
di
Surama
Erano
trascorsi
solamente
quattro
giorni
dal
duello
fra
Yanez
e
Teotokris
,
quando
un
pomeriggio
,
nell
'
ora
in
cui
gli
indiani
,
dopo
la
solita
dormita
,
lasciano
le
loro
stanze
per
recarsi
a
respirare
una
boccata
d
'
aria
sulle
terrazze
,
si
presentava
al
palazzo
di
Surama
un
bruttissimo
individuo
dinanzi
al
quale
però
tutti
s
'
inchinavano
come
se
fosse
stato
un
altissimo
personaggio
od
un
essere
più
venerato
ancora
dei
sacerdoti
bramini
.
Si
trattava
d
'
un
fakiro
appartenente
alla
rispettabilissima
classe
dei
gussain
,
ossia
dei
mendicanti
religiosi
d
'
una
setta
tantrica
.
Il
suo
aspetto
era
ben
lungi
dall
'
ispirare
una
qualche
simpatia
,
anzi
nemmeno
un
po
'
di
compassione
.
Un
europeo
sarebbe
certamente
scappato
nauseato
.
Il
suo
viso
era
cinto
da
una
barba
lunghissima
,
incolta
e
che
terminava
in
una
specie
di
pizzo
arricciato
come
la
coda
d
'
un
maiale
che
gli
scendeva
fino
ai
piedi
.
Sulle
gote
e
sulla
fronte
aveva
strani
tatuaggi
rossi
,
figuranti
come
tanti
minuscoli
tridenti
ed
i
suoi
capelli
erano
riuniti
sul
cranio
in
modo
da
formare
come
una
mitra
.
Il
corpo
,
spaventosamente
scarno
,
era
quasi
interamente
nudo
,
non
avendo
che
una
striscia
di
stoffa
giallastra
attorno
ai
fianchi
.
Aveva
però
sul
petto
e
sulle
cosce
un
gran
numero
di
macchie
grigiastre
fatte
certamente
con
sterco
di
vaccina
bruciato
.
Quello
che
lo
rendeva
però
più
spaventoso
era
il
braccio
destro
,
completamente
anchilosato
ed
incartapecorito
,
che
ormai
non
poteva
più
piegarsi
e
che
stringeva
fra
la
mano
ben
chiusa
entro
una
guaina
di
cuoio
una
pianticella
di
mirto
sacro
.
Quantunque
l
'
aspetto
di
quel
disgraziato
fosse
spaventevole
,
anzi
addirittura
ripugnante
,
come
abbiamo
detto
,
tutti
s
'
inchinavano
sul
suo
passaggio
e
s
'
affrettavano
a
fargli
largo
.
Nell
'
India
un
fakiro
,
a
qualunque
setta
appartenga
,
è
sempre
venerato
.
Da
noi
desterebbe
solamente
un
po
'
d
'
ammirazione
per
la
sua
forza
d
'
animo
di
rimanere
per
interi
anni
con
un
braccio
sempre
alzato
finché
l
'
articolazione
si
atrofizzi
e
immerso
in
una
contemplazione
stupida
,
che
nessuna
emozione
anche
profondissima
può
trarre
,
come
nessun
pericolo
.
Può
bruciare
una
pagoda
,
anche
una
città
,
ma
il
fakiro
non
farà
un
passo
per
evitare
le
fiamme
se
è
assorto
nella
sua
contemplazione
.
D
'
altronde
che
cosa
rappresenta
la
morte
per
quei
fanatici
?
La
fine
delle
loro
pene
e
i
godimenti
supremi
del
cailasson
,
ossia
del
paradiso
indiano
.
I
due
servi
che
vegliavano
dinanzi
al
portone
del
palazzo
,
masticando
del
betel
per
ingannare
meglio
il
tempo
,
vedendo
il
fakiro
salire
i
quattro
gradini
si
erano
affrettati
a
muovergli
incontro
,
chiedendogli
premurosamente
che
cosa
desiderasse
.
-
Io
so
,
-
disse
il
fakiro
,
-
che
una
persona
ha
gettato
su
questa
casa
una
cattiva
occhiata
e
vengo
a
proporre
alla
tua
padrona
di
toglierla
onde
non
le
tocchi
qualche
grave
disgrazia
.
-
I
due
servi
si
erano
guardati
l
'
un
l
'
altro
con
spavento
,
poiché
gli
indiani
temono
immensamente
gli
effetti
del
mal
occhio
.
-
Ne
sei
ben
sicuro
gussain
?
-
chiese
uno
dei
due
servi
.
-
Io
stavo
seduto
poco
fa
sui
gradini
di
quella
pagoda
,
quando
vidi
un
vecchio
fermarsi
a
poca
distanza
di
qui
e
fare
dei
segni
misteriosi
.
Te
lo
dico
io
:
ha
lanciato
il
mal
occhio
contro
questo
palazzo
e
anche
contro
tutti
coloro
che
lo
abitano
e
tu
sai
quali
conseguenze
fatali
può
produrre
.
-
Non
sai
chi
è
quel
vecchio
?
-
Prima
d
'
ora
non
l
'
ho
mai
veduto
-
rispose
il
fakiro
.
-
Deve
essere
però
un
nemico
della
tua
padrona
.
-
Attendimi
un
istante
gussain
.
-
Il
servo
si
allontanò
velocemente
,
mentre
l
'
altro
teneva
compagnia
al
fakiro
il
quale
si
era
intanto
seduto
sull
'
ultimo
gradino
,
tenendo
sempre
alto
il
suo
orribile
braccio
anchilosato
e
disseccato
.
Qualche
minuto
dopo
il
primo
servo
ritornava
con
un
viso
sgomentato
dicendo
:
-
Entra
subito
gussain
e
giacché
hai
il
potere
togli
subito
alla
mia
padrona
ed
a
noi
l
'
occhiata
scagliata
da
quel
vecchio
.
-
Sono
pronto
,
-
rispose
il
fakiro
.
-
Allora
entra
.
-
Il
gussain
entrò
nel
palazzo
a
passi
lenti
,
salendo
lo
scalone
che
conduceva
negli
appartamenti
di
Surama
.
La
principessa
lo
aspettava
sul
pianerottolo
.
Indiana
anch
'
ella
,
aveva
paura
della
terribile
occhiata
.
-
Signora
,
-
disse
il
fakiro
,
-
la
tua
casa
è
stata
maledetta
,
ma
io
ho
il
potere
di
distruggere
il
mal
occhio
.
-
Ed
io
saprò
ricompensarti
,
-
rispose
la
giovane
indiana
.
-
Hai
un
bacino
?
-
Sì
.
-
Io
ho
la
tinta
rossa
.
Fammelo
portare
.
-
Surama
fece
un
cenno
ad
una
delle
sue
serve
e
tosto
un
bacino
d
'
argento
fu
portato
.
-
Dammi
anche
un
pezzo
di
tela
-
disse
il
fakiro
.
Surama
si
levò
la
fascia
di
finissimo
percallo
a
righe
bianche
e
azzurre
che
le
serrava
i
fianchi
e
gliela
porse
.
-
Dell
'
acqua
ora
,
-
disse
il
fakiro
.
Una
serva
portò
una
bottiglia
di
cristallo
rosso
,
racchiusa
fino
a
metà
da
una
incrostazione
di
lapislazzuli
.
Il
fakiro
empì
il
bacino
,
vi
versò
dentro
una
polvere
rossastra
,
poi
servendosi
della
mano
sinistra
,
lo
fece
passare
per
tre
volte
dinanzi
al
viso
di
Surama
;
servi
e
serve
si
erano
aggruppati
dietro
alla
padrona
.
Solo
i
quattro
malesi
che
Yanez
aveva
messo
a
disposizione
di
Surama
onde
vegliassero
su
di
lei
,
non
subirono
quella
strana
cerimonia
,
essendosi
probabilmente
accorto
che
non
erano
indiani
,
cosa
d
'
altronde
facilissima
data
la
tinta
olivastro
-
oscuro
della
loro
pelle
.
Ciò
fatto
il
fakiro
prese
la
fascia
di
Surama
coi
denti
e
la
lacerò
in
due
pezzi
,
gettando
con
forza
l
'
uno
a
destra
e
l
'
altro
a
sinistra
.
-
È
fatto
,
-
disse
a
Surama
.
-
Tu
signora
sei
liberata
dall
'
occhiata
di
quel
sinistro
vecchio
e
non
correrai
più
alcun
pericolo
.
-
Che
cosa
vuoi
pel
tuo
disturbo
?
-
chiese
la
giovane
.
-
Che
mi
lasci
un
po
'
riposare
,
-
rispose
il
fakiro
.
-
Sono
molte
notti
che
non
dormo
e
che
non
mi
nutrisco
.
Che
cosa
ne
farei
io
del
denaro
?
Ad
un
fakiro
bastano
un
banano
e
qualche
crosta
di
pane
.
-
Riposati
dunque
,
-
disse
Surama
.
-
Qui
vi
sono
dei
divani
dove
starai
meglio
che
sui
gradini
della
pagoda
.
Quando
uscirai
dalla
mia
casa
avrai
un
regalo
.
Intanto
che
cosa
posso
offrirti
?
-
Fammi
portare
una
tazza
di
toddy
signora
.
È
molto
tempo
che
non
ne
bevo
.
-
Sarai
subito
servito
.
Uscite
tutti
e
lasciatelo
dormire
.
-
Si
ritirarono
ed
il
fakiro
si
stese
su
un
tappeto
,
cogli
occhi
volti
verso
il
soffitto
come
se
l
'
estasi
l
'
avesse
sorpreso
.
Un
momento
dopo
entrava
un
servo
portando
su
un
vassoio
d
'
argento
un
fiasco
pieno
di
quel
dolce
e
leggermente
inebriante
vino
che
gli
indiani
chiamano
toddy
e
che
somiglia
al
nostro
vino
bianco
ed
una
tazza
.
-
Prendi
e
bevi
finché
vuoi
,
gussain
-
gli
disse
,
deponendo
il
vassoio
a
terra
.
-
E
prendi
anche
questa
borsa
che
contiene
dieci
rupie
.
-
Che
saranno
tue
se
rispondi
ad
una
mia
domanda
,
-
rispose
il
fakiro
.
-
Che
cosa
vuoi
sapere
,
gussain
?
-
La
stanza
della
tua
padrona
dove
si
trova
?
-
È
accanto
a
questa
.
-
A
destra
o
a
sinistra
?
-
A
sinistra
,
-
rispose
il
servo
.
-
E
perché
mi
hai
fatto
questa
domanda
?
-
Per
indirizzare
a
lei
le
mie
preghiere
,
-
rispose
il
fakiro
gravemente
.
Il
servo
uscì
.
Il
fakiro
stette
alcuni
minuti
immobile
,
poi
si
alzò
senza
far
rumore
e
trasse
di
sotto
al
gonnellino
che
gli
cingeva
i
fianchi
una
fiala
di
leggerissimo
cristallo
,
fatta
in
forma
d
'
una
bolla
di
sapone
,
che
conteneva
nel
suo
interno
un
mazzolino
di
fiori
azzurri
che
rassomigliavano
alle
violette
.
-
Queste
carma
-
joga
produrranno
il
loro
effetto
,
-
mormorò
.
-
Chi
può
resistere
al
profumo
che
esalano
questi
piccoli
fiori
?
S
'
addormenterà
di
colpo
,
così
potranno
portarla
via
senza
che
mandi
nemmeno
un
lamento
.
-
S
'
avanzò
cautamente
verso
la
porta
che
si
trovava
a
sinistra
,
ascoltò
attentamente
per
alcuni
istanti
trattenendo
il
respiro
,
poi
fece
girare
la
maniglia
senza
produrre
il
menomo
rumore
e
fece
un
passo
innanzi
.
La
stanza
di
Surama
era
tutta
adorna
di
seta
bianca
,
ricamata
in
oro
e
argento
.
In
mezzo
stava
il
letto
,
completamente
isolato
,
coperto
da
un
immenso
drappo
ricamato
splendidamente
,
collocato
sotto
la
punka
.
-
Nessuno
,
-
mormorò
il
fakiro
.
-
È
Siva
o
Brahma
che
mi
proteggono
?
L
'
uomo
bianco
sarà
contento
!
-
S
'
avvicinò
ad
un
piccolo
mobile
di
ebano
,
intarsiato
di
madreperla
e
coperto
da
un
tappeto
che
cadeva
fino
al
suolo
,
spezzò
il
recipiente
di
vetro
e
vi
gettò
sotto
il
mazzolino
.
-
Dormirai
anche
se
non
avrai
sonno
,
-
disse
poi
,
con
un
sorriso
ironico
.
Uscì
indietreggiando
,
rinchiuse
la
porta
e
tornò
a
sdraiarsi
sul
tappeto
come
un
uomo
immensamente
stanco
.
Il
sole
era
tramontato
da
qualche
ora
,
quando
il
servo
di
Surama
entrò
chiedendogli
:
-
Gussain
vuoi
cenare
?
La
mia
padrona
ti
offre
da
mangiare
.
-
Lasciami
dormire
-
rispose
il
fakiro
,
socchiudendo
gli
occhi
.
-
Sono
molto
stanco
.
La
tua
padrona
mi
permette
?
-
Un
sant
'
uomo
è
padrone
di
dormire
come
e
dove
crede
.
Riposa
in
pace
e
che
Brahma
,
Siva
e
Visnù
veglino
su
di
te
,
-
rispose
il
servo
.
-
La
casa
è
tua
!
-
Il
fakiro
fece
col
capo
un
leggero
movimento
e
rinchiuse
gli
occhi
.
Dormiva
realmente
?
Era
un
po
'
difficile
a
saperlo
.
La
notte
era
scura
.
Tutti
si
erano
coricati
nel
palazzo
:
la
padrona
,
i
malesi
,
i
servi
e
le
serve
.
Un
uomo
solo
vegliava
come
una
tigre
in
agguato
:
il
fakiro
.
Doveva
essere
quasi
la
mezzanotte
quando
un
sibilo
acuto
tagliò
l
'
aria
.
Il
fakiro
udendolo
,
si
era
prontamente
alzato
.
-
Dorme
,
-
mormorò
.
Colla
mano
sinistra
aprì
la
finestra
e
gettò
sulla
via
tenebrosa
un
rapido
sguardo
.
Delle
ombre
umane
stavano
ferree
in
mezzo
alla
strada
.
Strinse
le
labbra
e
lasciò
fuggire
un
debolissimo
sibilo
,
che
si
poteva
scambiare
con
quello
del
velenosissimo
cobra
-
capello
.
Un
segnale
eguale
subito
rispose
.
-
Sono
pronti
,
-
mormorò
;
-
allora
tutto
va
bene
.
-
Si
affacciò
alla
finestra
e
lanciò
un
secondo
sibilo
.
Subito
dopo
un
colpo
secco
si
fece
udire
contro
una
delle
due
imposte
.
Il
fakiro
allungò
la
sinistra
e
afferrò
una
fune
che
era
attaccata
ad
una
freccia
molto
lunga
,
che
si
era
profondamente
infissa
nel
legno
.
-
Che
demonio
è
quell
'
uomo
bianco
!
-
brontolò
.
-
Mantiene
le
promesse
e
pagherà
anche
a
me
le
cento
rupie
che
mi
ha
promesso
.
Aspettate
un
momento
e
l
'
affare
sarà
finito
senza
che
nessuno
se
ne
accorga
.
-
S
'
appressò
alla
porta
,
ascoltò
ancora
,
poi
risolutamente
aprì
.
La
lampada
che
rischiarava
la
stanza
di
Surama
,
brillava
ancora
,
spandendo
al
di
sotto
una
luce
leggermente
azzurrognola
.
Le
serve
avevano
abbassato
il
lucignolo
in
modo
che
la
luce
fosse
debolissima
.
Surama
dormiva
profondamente
.
Solo
la
sua
respirazione
era
un
po
'
affannosa
come
se
qualche
cosa
le
gravitasse
sul
cuore
.
Il
fakiro
contemplò
per
alcuni
istanti
il
viso
bellissimo
e
roseo
della
giovane
indiana
,
poi
fece
un
gesto
di
dispetto
.
-
Maledetto
sia
il
giorno
che
io
ho
disseccato
il
mio
braccio
-
disse
.
-
Vile
mestiere
è
quello
del
fakiro
!
...
Ah
!
-
Tornò
rapidamente
nel
salotto
,
assicurò
la
fune
ad
un
gancio
delle
imposte
e
mandò
due
sibili
.
Un
istante
dopo
un
uomo
scavalcava
il
davanzale
,
tenendo
stretto
fra
le
labbra
uno
di
quei
terribili
coltelli
indiani
chiamati
tarwar
.
-
Che
cosa
vuoi
gussain
?
-
gli
chiese
,
balzando
agilmente
nella
stanza
.
-
Che
mi
aiuti
-
rispose
il
fakiro
.
-
Io
non
posso
usare
che
un
solo
braccio
.
-
Vuoi
che
uccida
?
-
No
:
il
padrone
non
vuole
.
Nessun
delitto
per
ora
.
Aiutami
a
portare
via
la
fanciulla
.
-
Guidami
.
-
Il
fakiro
rientrò
nella
stanza
di
Surama
e
gliela
indicò
dicendogli
:
-
Fa
'
presto
:
i
fiori
della
carma
-
joga
addormentano
.
-
L
'
indiano
strappò
dal
letto
la
coperta
di
seta
bianca
,
levò
con
un
gesto
brusco
le
lenzuola
,
avvolse
Surama
che
pareva
colpita
da
una
specie
di
catalessi
e
lasciò
subito
la
stanza
borbottando
:
-
Maledetti
fiori
!
Un
momento
ancora
e
m
'
addormentavo
anch
'
io
!
...
-
Afferrò
Surama
fra
le
braccia
secche
nervose
,
scavalcò
il
davanzale
,
s
'
aggrappò
con
una
mano
sola
alla
fune
e
si
lasciò
scivolare
giù
.
Il
fakiro
quantunque
avesse
la
destra
anchilosata
e
stringesse
sempre
nella
destra
il
ramoscello
di
mirto
sacro
,
l
'
aveva
subito
seguìto
.
Dieci
uomini
armati
di
lunghe
carabine
e
di
scimitarre
li
aspettavano
in
mezzo
alla
via
.
-
È
fatto
il
colpo
?
-
chiese
uno
.
-
Sì
.
-
In
marcia
allora
.
-
Ed
io
?
-
chiese
il
fakiro
.
-
Seguici
.
-
Un
palanchino
sorretto
da
quattro
hamali
era
pronto
.
Surama
sempre
avvolta
nella
coperta
di
seta
bianca
vi
fu
adagiata
,
le
cortine
furono
abbassate
,
poi
il
drappello
si
mise
rapidamente
in
marcia
preceduto
da
due
mussalchi
che
portavano
delle
torce
accese
.
Nel
palazzo
nessuno
si
era
accorto
di
quell
'
audace
rapimento
compiuto
nel
colmo
della
notte
e
nel
più
profondo
silenzio
.
I
rapitori
percorsero
diverse
vie
oscure
e
deserte
,
poi
si
arrestarono
dinanzi
a
un
vasto
caseggiato
che
rassomigliava
nella
costruzione
a
quei
comodi
e
graziosi
bengalow
che
si
fabbricano
gli
inglesi
che
si
stabiliscono
nell
'
India
.
La
porta
era
aperta
e
la
gradinata
illuminata
da
una
grossa
lampada
.
Un
chitmudgar
,
accompagnato
da
quattro
servi
,
aspettava
il
drappello
.
-
Fatto
?
-
chiese
.
-
Sì
,
-
rispose
il
fakiro
.
-
Il
tuo
padrone
sarà
contento
.
-
Il
chitmudgar
sollevò
una
tenda
del
palanchino
e
gettò
su
Surama
,
sempre
addormentata
,
un
rapido
sguardo
.
-
Sì
,
-
disse
poi
.
-
È
la
principessa
misteriosa
.
-
Fece
un
segno
ai
servi
.
Questi
presero
il
palanchino
,
l
'
alzarono
e
salirono
frettolosamente
la
scala
.
-
Potete
andare
,
-
disse
allora
il
maggiordomo
rivolgendosi
alla
scorta
,
-
e
anche
tu
gussain
.
È
meglio
che
non
ti
si
veda
in
questa
casa
.
Eccovi
cento
rupie
che
il
mio
padrone
vi
regala
.
Buona
notte
.
-
Chiuse
la
porta
e
raggiunse
i
servi
i
quali
avevano
deposto
il
palanchino
in
una
bellissima
e
ampia
stanza
,
il
cui
centro
era
occupato
da
un
letto
incrostato
di
laminelle
d
'
argento
e
di
madreperla
con
ricchissima
coperta
di
seta
azzurra
a
ricami
gialli
.
Il
chitmudgar
prese
fra
le
robuste
braccia
la
bella
indiana
che
pareva
morta
,
svolse
la
coperta
di
seta
bianca
e
la
mise
a
letto
,
coprendola
per
bene
.
-
Portate
via
il
palanchino
ora
-
disse
ai
servi
.
Erano
appena
usciti
quando
un
uomo
entrò
:
era
uno
dei
ministri
del
rajah
.
-
Eccola
signore
-
disse
il
maggiordomo
,
inchinandosi
profondamente
.
-
Le
guardie
del
favorito
hanno
agito
rapidamente
e
senza
allarmare
gli
abitanti
del
palazzo
.
-
Il
ministro
sollevò
la
coperta
e
guardò
Surama
.
-
È
bellissima
,
-
disse
.
-
Il
grande
cacciatore
è
di
buon
gusto
.
-
Devo
svegliarla
signore
?
-
Che
cosa
ha
adoperato
il
fakiro
per
addormentarla
?
-
Gli
ho
dato
tre
fiorellini
di
carma
-
joga
.
-
Ah
!
-
fece
il
ministro
.
-
Ne
coltivo
molti
nel
giardino
.
-
Come
potremo
farla
parlare
?
-
Ho
previsto
tutto
,
signore
.
-
Colla
youma
?
-
Ho
qualche
cosa
di
meglio
-
rispose
il
maggiordomo
con
un
'
sottile
sorriso
.
-
Fino
da
ieri
ho
preparato
una
infusione
di
bâng10
e
di
benafuli11
.
-
Non
s
'
addormenterà
di
più
invece
?
-
No
,
signore
:
la
renderà
furibonda
e
parlerà
.
Il
benafuli
modera
l
'
azione
dell
'
oppio
.
-
Che
si
possa
tentare
la
prova
?
-
Quando
tu
vorrai
,
signore
.
-
Tu
mi
assicuri
che
la
principessa
non
soffrirà
.
-
Rispondo
io
pienamente
.
-
Agisci
allora
.
-
Il
chitmudgar
prese
da
una
mensola
una
fiala
di
cristallo
che
conteneva
un
liquido
giallastro
,
un
piccolo
coltello
d
'
argento
e
s
'
avvicinò
a
Surama
.
-
Bada
di
non
farle
male
,
-
disse
il
ministro
.
-
Noi
non
sappiamo
ancora
chi
sia
,
ed
il
rajah
desidera
che
si
usi
la
più
grande
prudenza
.
-
Non
temere
,
signore
-
rispose
il
maggiordomo
.
Aprì
le
labbra
di
Surama
,
introdusse
leggermente
,
con
somma
precauzione
,
la
punta
del
coltello
fra
gli
splendidi
dentini
che
erano
strettamente
chiusi
,
poi
facendo
un
piccolo
sforzo
li
aprì
.
Subito
un
lungo
sospiro
sfuggì
alla
fanciulla
;
però
gli
occhi
rimasero
chiusi
.
Il
chitmudgar
prese
la
fiala
e
versò
parecchie
gocce
nella
gola
della
bella
dormente
.
-
Dieci
-
contò
.
-
Bastano
.
-
Aveva
appena
terminato
di
parlare
,
quando
un
fremito
scosse
il
corpo
di
Surama
.
Pareva
che
fosse
stata
toccata
da
una
scarica
elettrica
.
-
Si
sveglia
,
signore
-
disse
il
chitmudgar
.
-
Fra
poco
tu
saprai
tutto
quello
che
vorrai
.
-
Un
secondo
fremito
,
più
intenso
del
primo
,
aveva
fatto
sussultare
la
giovane
indiana
.
-
Odi
come
respira
più
libera
,
signore
?
-
disse
il
maggiordomo
che
non
staccava
gli
sguardi
da
Surama
-
È
segno
che
il
suo
sonno
sta
per
finire
.
-
D
'
un
tratto
Surama
s
'
alzò
di
colpo
a
sedere
,
aprendo
gli
occhi
.
Il
suo
viso
,
sotto
l
'
influenza
di
quella
strana
pozione
somministratale
dal
chitmudgar
era
alterato
e
le
sue
pupille
apparivano
straordinariamente
dilatate
.
Si
guardò
intorno
con
vivo
stupore
,
fermando
poi
lo
sguardo
sui
due
uomini
che
le
stavano
presso
,
muti
ed
immobili
.
-
Dove
sono
io
?
-
chiese
.
-
Questa
non
è
la
mia
stanza
!
-
Parve
però
che
quel
lampo
di
lucidità
subito
si
spegnesse
,
poiché
si
portò
una
mano
alla
fronte
,
come
se
cercasse
di
risvegliare
dei
lontani
ricordi
.
-
Yanez
!
Mio
sahib
bianco
!
-
esclamò
dopo
alcuni
istanti
.
-
Perché
non
ti
vedo
presso
di
me
?
Il
rajah
ha
sempre
bisogno
di
te
?
-
Yanez
!
-
mormorò
il
ministro
,
guardando
il
chitmudgar
.
-
Chi
sarà
?
-
Taci
signore
e
lasciala
parlare
per
ora
-
rispose
il
maggiordomo
.
-
La
interrogherai
più
tardi
.
-
Surama
continuava
a
passarsi
e
ripassarsi
la
destra
sulla
fronte
.
I
suoi
occhi
parevano
seguissero
qualche
visione
,
perché
li
teneva
sempre
fissi
dinanzi
a
sé
.
-
Yanez
,
-
riprese
dopo
un
nuovo
e
più
lungo
silenzio
.
-
Perché
non
vieni
?
Ho
fatto
un
triste
sogno
l
'
altra
notte
,
mio
adorato
sahib
bianco
.
Un
brutto
uomo
,
un
fakiro
,
è
entrato
nella
mia
casa
e
mi
ha
guardato
a
lungo
.
Diceva
che
un
nemico
aveva
lanciato
su
di
me
il
mal
occhio
!
Che
sia
vero
?
Vieni
amico
,
io
ho
paura
,
molta
paura
.
La
pietra
di
Salagraman
e
la
kala
bâgh
non
ti
saranno
fatali
?
Le
corone
costano
troppo
care
!
-
Le
corone
!
-
mormorò
il
ministro
aggrottando
la
fronte
.
-
Di
quali
intende
parlare
questa
fanciulla
?
Chitmudgar
apri
bene
gli
orecchi
.
-
Non
perdo
una
sillaba
.
-
Surama
aveva
avuto
in
quel
momento
un
improvviso
accesso
di
collera
.
-
Maledetto
fakiro
!
-
aveva
gridato
tendendo
le
pugna
.
-
Non
era
vero
che
quel
vecchio
sconosciuto
aveva
gettato
sulla
mia
casa
il
mal
occhio
!
Tu
eri
stato
pagato
dal
rajah
o
dall
'
avventuriero
che
cerca
la
rovina
del
mio
sahib
bianco
!
-
Odi
?
-
chiese
il
ministro
.
-
Sì
,
-
rispose
il
chitmudgar
.
-
L
'
avventuriero
deve
essere
il
favorito
.
-
Certo
,
signore
.
Taci
,
lasciala
parlare
.
-
Surama
continuava
a
passarsi
la
destra
sulla
fronte
che
appariva
imperlata
di
sudore
.
Il
bâng
operava
,
esaltandola
a
poco
a
poco
.
Vi
fu
un
altro
lungo
silenzio
,
poi
la
giovane
ravviandosi
con
una
mossa
nervosa
i
lunghi
capelli
neri
continuò
,
guardando
sempre
dinanzi
a
sé
:
-
Perché
la
Tigre
della
Malesia
e
Tremal
-
Naik
non
vengono
in
mio
aiuto
?
Sono
uomini
forti
che
hanno
vinta
e
uccisa
la
Tigre
dell
'
India
,
il
terribile
Suyodhana
che
faceva
tremare
anche
il
governo
del
Bengala
!
Uscite
dal
tempio
sotterraneo
,
venite
,
uccidete
,
distruggete
!
Yanez
vuole
la
corona
dell
'
Assam
per
darla
a
me
!
Chi
vincerà
voi
che
avete
fatto
tremare
l
'
intero
Borneo
?
Il
Re
del
Mare
è
stato
vinto
,
ma
a
quale
prezzo
?
Voi
siete
degli
eroi
della
Sonda
!
-
Riesci
a
comprendere
qualche
cosa
tu
,
chitmudgar
?
-
chiese
il
ministro
del
rajah
che
cadeva
di
sorpresa
in
sorpresa
.
-
No
,
signore
.
-
Che
il
tuo
bâng
l
'
abbia
fatta
impazzire
?
-
È
impossibile
.
-
Che
cosa
dice
dunque
questa
fanciulla
?
-
Aspettiamo
.
-
Parla
d
'
una
corona
però
.
-
E
di
quella
dell
'
Assam
.
-
Che
mistero
è
questo
?
-
Abbi
pazienza
,
signore
.
Forse
si
spiegherà
meglio
.
-
Surama
si
era
nuovamente
alzata
ed
i
suoi
sguardi
si
erano
fissati
,
per
la
seconda
volta
,
sul
ministro
.
-
Tu
non
sei
il
sahib
bianco
-
gli
disse
.
-
Che
cosa
fai
qui
?
-
Il
chitmudgar
fece
un
segno
come
per
dire
:
-
Interroga
pure
.
-
No
,
-
disse
il
ministro
-
io
non
sono
il
sahib
bianco
,
però
sono
un
suo
fedelissimo
amico
.
-
Perché
non
vai
allora
ad
avvertire
la
Tigre
della
Malesia
?
-
Chi
è
?
-
Il
più
formidabile
uomo
delle
isole
della
Sonda
,
-
rispose
Surama
.
-
Le
isole
della
Sonda
!
Dove
si
trovano
quelle
terre
?
-
Là
dove
il
sole
nasce
.
-
Quell
'
uomo
viene
dunque
da
lontano
.
-
Molto
da
lontano
:
il
Borneo
non
è
vicino
all
'
India
.
-
E
che
cosa
faceva
quell
'
uomo
laggiù
?
-
Combatteva
sempre
.
-
Col
sahib
bianco
?
-
No
,
contro
gli
inglesi
ed
i
thugs
di
Rajmangal
.
-
Il
ministro
che
non
comprendeva
nulla
,
non
essendo
gli
indiani
troppo
forti
in
geografia
,
guardò
il
chitmudgar
,
ma
questi
gli
fece
un
segno
imperioso
che
voleva
dire
"
continua
"
.
-
Rajmangal
?
-
proseguì
il
ministro
.
-
Dov
'
è
?
-
Nel
Bengala
-
rispose
Surama
.
-
Ed
il
sahib
bianco
ha
ucciso
il
capo
dei
thugs
?
-
Non
lui
:
è
stata
la
Tigre
della
Malesia
.
-
E
dov
'
è
questa
Tigre
?
Io
non
l
'
ho
veduta
alla
corte
del
rajah
.
-
Oh
no
!
È
nella
pagoda
sotterranea
coi
suoi
malesi
.
-
Dov
'
è
questa
pagoda
?
-
Di
fronte
all
'
isola
...
a
quell
'
isola
dove
hanno
rubata
la
pietra
di
Salagraman
.
-
Chi
l
'
ha
rubata
?
-
Yanez
.
-
Ancora
questo
nome
misterioso
,
-
mormorò
il
ministro
.
-
Chi
sono
dunque
quegli
uomini
?
-
Poi
alzando
la
voce
proseguì
:
-
Sai
il
nome
di
quella
pagoda
?
-
No
:
so
solo
che
è
scavata
in
una
collina
che
strapiomba
nel
fiume
.
-
Di
fronte
alla
pagoda
di
Karia
,
è
vero
?
-
Sì
,
sì
,
così
mi
hanno
detto
.
-
Chi
l
'
abita
?
-
Degli
uomini
che
non
sono
indiani
.
-
Molti
?
-
Non
lo
so
,
-
rispose
Surama
.
-
Perché
sono
venuti
qui
?
-
Per
la
corona
.
-
Quale
corona
?
-
Dell
'
Assam
.
-
Il
ministro
ed
il
chitmudgar
si
guardarono
l
'
un
l
'
altro
con
spavento
.
-
Una
qualche
congiura
si
sta
certamente
tramando
contro
il
rajah
-
disse
il
primo
.
-
Continua
a
interrogarla
,
signore
-
rispose
il
secondo
.
-
Ho
paura
di
saper
troppe
cose
.
-
Si
tratta
forse
della
vita
del
rajah
.
-
Il
ministro
si
rivolse
verso
Surama
la
quale
non
cessava
di
guardare
dinanzi
a
sé
.
-
Signora
,
-
le
disse
,
-
chi
guida
quegli
uomini
?
-
Questa
volta
Surama
non
rispose
.
-
Mi
hai
udito
?
-
chiese
il
ministro
.
La
giovane
agitò
le
labbra
come
se
volesse
parlare
,
poi
ricadde
pesantemente
sul
letto
,
chiudendo
gli
occhi
.
-
Il
sonno
l
'
ha
ripresa
,
-
disse
il
chitmudgar
.
-
Non
potrai
sapere
più
nulla
,
signore
.
-
E
domani
?
-
Bisognerebbe
somministrarle
una
nuova
dose
di
bâng
e
di
benafuli
,
ma
io
non
oserò
.
-
Perché
?
-
Potrebbe
non
risvegliarsi
più
mai
.
Non
si
può
scherzare
impunemente
coll
'
oppio
.
-
Ne
so
abbastanza
d
'
altronde
,
-
mormorò
il
ministro
.
-
Andiamo
ad
avvertire
subito
il
favorito
e
prendiamo
le
nostre
misure
per
sorprendere
quei
misteriosi
congiurati
.
Fortunatamente
abbiamo
i
seikki
e
quelli
sono
guerrieri
che
non
hanno
paura
di
nessuno
.
-
Date
prima
i
vostri
ordini
,
signore
-
disse
il
maggiordomo
.
-
Lasciala
riposare
tranquilla
e
se
si
sveglia
trattala
coi
dovuti
riguardi
.
Può
essere
sotto
la
protezione
del
governatore
del
Bengala
ed
il
rajah
non
ha
alcun
desiderio
di
far
entrare
gli
inglesi
in
questa
faccenda
.
Domani
puoi
venire
alla
corte
?
-
Sì
,
mio
signore
.
Ho
un
fratello
che
fa
il
chitmudgar
.
-
Veglia
attentamente
.
-
Tutti
i
servi
sono
stati
armati
.
-
Il
ministro
uscì
accompagnato
dal
maggiordomo
e
scese
nel
giardino
che
si
estendeva
dietro
alla
casa
.
Otto
uomini
,
tutti
armati
,
stavano
intorno
ad
uno
di
quei
palanchini
chiamati
dâk
con
due
portatori
di
torce
.
-
Al
palazzo
del
rajah
,
-
comandò
il
ministro
.
-
Presto
:
ho
molta
fretta
.
-
14
.
Sandokan
alla
riscossa
Era
appena
trascorsa
mezz
'
ora
da
che
Surama
era
stata
rapita
mercé
l
'
audacia
del
fakiro
,
quando
una
delle
serve
entrava
nella
stanza
,
per
annunciare
alla
sua
giovane
padrona
il
ritorno
del
capo
della
scorta
con
una
lettera
urgente
della
Tigre
della
Malesia
.
Quantunque
fosse
passata
già
la
mezzanotte
,
la
fedele
indiana
non
aveva
esitato
a
vestirsi
prontamente
e
ad
entrare
,
avendo
ricevuto
l
'
ordine
di
svegliarla
nel
caso
che
qualche
messaggero
si
fosse
presentato
al
palazzo
.
Il
capo
della
scorta
di
Yanez
si
era
fermato
dinanzi
alla
porta
,
però
udendo
la
donna
mandare
un
grido
altissimo
,
si
era
subito
slanciato
innanzi
temendo
che
qualche
grave
pericolo
minacciasse
la
fidanzata
del
portoghese
.
-
Perché
urli
così
?
-
aveva
chiesto
,
mettendo
una
mano
sull
'
impugnatura
della
scimitarra
.
-
Sparita
!
-
Chi
?
-
La
padrona
!
-
È
impossibile
!
-
Guarda
!
Il
letto
è
vuoto
.
-
Il
malese
aveva
fatto
un
gesto
di
stupore
,
poi
la
sua
pelle
era
diventata
grigiastra
che
è
quanto
dire
pallidissima
.
Aveva
veduto
il
letto
disfatto
,
le
coperte
rovesciate
e
le
lenzuola
vuote
.
-
Rapita
!
-
aveva
esclamato
.
-
Lo
vedi
:
non
vi
è
più
.
-
Che
sia
uscita
?
-
No
,
perché
la
porta
era
chiusa
e
due
servi
vegliavano
.
-
Chiama
qui
tutti
e
da
'
ordine
di
preparare
due
cavalli
,
i
migliori
che
si
trovano
nelle
scuderie
.
-
La
serva
uscì
correndo
mentre
il
malese
faceva
il
giro
della
stanza
.
La
finestra
colle
imposte
aperte
lo
colpì
subito
.
-
È
per
di
là
che
l
'
hanno
fatta
scendere
!
-
esclamò
.
Si
curvò
sul
davanzale
,
allungò
le
braccia
e
trovò
la
corda
ancora
appesa
al
gancio
.
-
Birbanti
!
-
mormorò
.
-
Come
hanno
fatto
ad
introdursi
qui
senza
che
nessuno
li
udisse
e
portarla
via
senza
che
Surama
mandasse
un
grido
o
...
-
Si
era
bruscamente
interrotto
,
portandosi
una
mano
sulla
fronte
.
-
Che
cosa
provo
io
?
-
si
chiese
,
guardandosi
rapidamente
intorno
.
-
Si
direbbe
che
il
mio
cervello
diventa
pesante
e
che
un
lieve
torpore
m
'
invade
...
e
questo
sottile
profumo
da
dove
proviene
?
Eppure
io
non
vedo
alcun
fiore
qui
.
-
In
quel
momento
entravano
i
servi
,
le
serve
ed
i
quattro
malesi
gridando
e
piangendo
.
-
Silenzio
,
-
disse
il
capo
della
scorta
.
-
Ditemi
innanzi
tutto
se
voi
sentite
un
qualche
profumo
sospetto
qui
.
-
Tutti
fiutarono
l
'
aria
a
varie
riprese
,
poi
uno
dei
servi
esclamò
:
-
Hanno
nascosti
qui
dei
carma
-
joga
!
-
Che
cosa
sono
?
-
chiese
il
capo
.
-
Dei
fiori
che
addormentano
.
-
Cercateli
.
-
I
servi
si
misero
a
rovistare
dappertutto
,
spostando
i
mobili
,
sollevando
i
tappeti
ed
i
cortinaggi
e
riuscirono
finalmente
a
trovare
il
piccolo
mazzolino
che
il
furbo
fakiro
aveva
nascosto
ed
i
pezzi
di
vetro
della
bottiglietta
rotonda
.
-
Gettiamoli
subito
via
,
-
disse
colui
che
li
aveva
scoperti
.
-
Corriamo
il
rischio
di
addormentarci
anche
noi
.
-
Il
mazzolino
fu
lanciato
attraverso
la
finestra
aperta
.
-
Ditemi
ora
,
-
disse
il
capo
.
-
Avete
veduto
nessuno
a
entrare
?
-
No
-
risposero
tutti
ad
una
voce
.
-
E
nessun
rumore
?
-
Nemmeno
.
-
Avete
dei
sospetti
?
-
No
.
-
Ad
un
tratto
uno
dei
servi
mandò
un
grido
:
-
E
il
gussain
?
Andiamo
a
vedere
se
c
'
è
ancora
.
-
La
porta
che
comunicava
col
salotto
fu
aperta
e
tutti
poterono
constatare
che
il
fakiro
non
vi
era
più
.
Un
grido
di
rabbia
sfuggì
da
tutte
le
bocche
:
-
Il
miserabile
!
-
Che
cosa
volete
dire
?
-
chiese
il
capo
.
-
Chi
era
?
Un
uomo
forse
?
-
Un
fakiro
-
disse
uno
dei
quattro
malesi
.
-
L
'
hai
veduto
anche
tu
?
-
Sì
,
capo
.
-
Sono
pronti
i
cavalli
?
-
Sono
davanti
alla
porta
signore
-
rispose
uno
staffiere
.
-
Vieni
con
me
Loy
,
-
comandò
il
capo
.
-
Mi
racconterai
ciò
che
è
avvenuto
durante
il
viaggio
.
Non
dobbiamo
perdere
un
solo
istante
.
Forse
ho
indugiato
troppo
.
-
Scesero
rapidamente
le
scale
,
senza
aver
aggiunta
nessuna
altra
parola
e
trovati
i
cavalli
che
scalpitavano
dinanzi
alla
gradinata
,
trattenuti
a
stento
da
due
servi
,
balzarono
in
sella
allentando
le
briglie
.
-
Dove
andiamo
,
Kubang
?
-
chiese
Loy
.
-
Alla
pagoda
sotterranea
.
Avvertiamo
innanzi
tutto
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Ed
il
capitano
Yanez
?
-
Il
palazzo
del
rajah
è
chiuso
di
notte
e
poi
il
capitano
non
potrebbe
tentare
nulla
in
questo
momento
,
mentre
la
Tigre
e
Tremal
-
Naik
sono
liberi
e
hanno
uomini
valenti
con
loro
come
Kammamuri
e
quel
Bindar
.
Spingi
il
tuo
cavallo
e
arma
la
tua
carabina
.
La
notte
scorsa
ho
uccisa
una
spia
nei
pressi
del
nostro
rifugio
.
-
Ti
aveva
seguito
?
-
Sì
e
per
molte
ore
;
però
me
la
sono
sbrigata
presto
.
Non
ho
fatto
altro
che
imboscarmi
fra
le
centinaia
di
tronchi
d
'
un
banian
e
aspettare
che
mi
passasse
dinanzi
.
Una
palla
sola
è
stata
sufficiente
a
chiudergli
la
bocca
eternamente
.
Via
,
sferza
!
Sarà
un
colpo
terribile
anche
per
la
Tigre
della
Malesia
nell
'
apprendere
la
scomparsa
di
Surama
,
che
ama
come
se
fosse
sua
figlia
.
-
I
due
cavalli
,
due
splendidi
corsieri
del
Guzerate
,
correvano
come
il
vento
,
sollevando
una
fitta
colonna
di
polvere
,
non
essendo
le
antiche
città
indiane
lastricate
.
In
un
quarto
d
'
ora
raggiunsero
l
'
ultimo
sobborgo
che
si
estendeva
lungo
la
riva
sinistra
del
Brahmaputra
e
si
gettarono
nell
'
aperta
campagna
senza
che
i
due
malesi
avessero
incontrato
fino
allora
alcun
essere
vivente
.
Un
altro
quarto
d
'
ora
dopo
,
galopparono
fra
le
folte
macchie
di
banian
,
di
tara
e
di
mangifere
che
nascondevano
in
gran
parte
l
'
enorme
roccia
nelle
cui
viscere
s
'
apriva
la
pagoda
sotterranea
.
-
Preparati
a
raccontare
tutto
alla
Tigre
della
Malesia
,
-
disse
il
capo
a
Kubang
.
-
Ci
siamo
.
-
Quattro
uomini
erano
balzati
bruscamente
sul
sentiero
che
conduceva
al
tempio
,
puntando
le
carabine
.
-
Amici
,
-
gridò
il
capo
.
-
Presto
,
accorrete
a
svegliare
il
padrone
.
Notizie
gravi
.
-
Due
sentinelle
scomparvero
fra
le
macchie
mentre
le
altre
si
rimettevano
in
agguato
,
onde
impedire
che
qualche
spia
s
'
avvicinasse
.
I
due
malesi
,
pochi
istanti
dopo
,
entravano
nel
tempio
sotterraneo
,
preceduti
da
due
dayachi
muniti
di
torce
e
s
'
introducevano
nella
saletta
già
descritta
,
dove
si
trovavano
mezzi
vestiti
la
Tigre
della
Malesia
,
Tremal
-
Naik
,
Kammamuri
e
l
'
indiano
Bindar
.
-
Che
notizie
rechi
?
-
chiese
il
primo
non
senza
una
certa
commozione
.
-
Se
sei
tornato
così
presto
vuol
dire
che
qualche
grave
avvenimento
è
accaduto
in
città
.
-
Gravissimo
,
Tigre
della
Malesia
:
Surama
è
stata
rapita
.
Il
mio
compagno
ti
narrerà
tutto
.
-
Vi
fu
fra
quei
quattro
uomini
un
momento
di
silenzio
angoscioso
:
il
pirata
e
Tremal
-
Naik
rimasero
come
fulminati
.
-
Scomparsa
!
-
esclamò
poi
il
primo
con
voce
terribile
.
-
Chi
può
aver
osato
tanto
?
Yanez
lo
sa
?
-
No
padrone
,
-
rispose
il
malese
.
-
Surama
è
stata
portata
via
forse
un
paio
d
'
ore
fa
.
-
E
da
chi
?
-
domandò
Tremal
-
Naik
stringendo
i
pugni
,
mentre
il
maharatto
si
strappava
i
peli
dalla
rada
barba
.
-
Ascoltatelo
,
-
disse
Sandokan
.
-
Parla
!
Parla
!
-
gridarono
tutti
ad
una
voce
.
Il
malese
che
era
ai
servigi
di
Surama
narrò
rapidamente
quanto
era
avvenuto
,
non
dimenticando
di
far
cadere
i
suoi
sospetti
sul
gussain
dal
braccio
anchilosato
.
Quella
circostanza
colpì
subito
Bindar
.
-
Un
fakiro
che
porta
un
ramoscello
chiuso
entro
il
pugno
,
-
disse
l
'
indiano
,
quando
il
malese
ebbe
terminato
.
-
Non
ve
n
'
è
che
uno
in
tutta
la
città
:
Tantia
.
-
Lo
conosci
tu
?
-
chiese
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Sì
,
di
vista
,
sahib
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Che
tipo
è
?
-
Uhm
!
Non
gode
troppo
buona
fama
quel
fakiro
.
Si
dice
che
sia
una
spia
del
rajah
o
dei
suoi
ministri
.
-
Sai
dove
abita
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Ordinariamente
sui
gradini
delle
pagode
e
domani
è
venerdì
,
è
vero
?
-
Sì
,
-
rispose
Kammamuri
.
-
Lo
potremo
vedere
di
certo
dinanzi
alla
pagoda
di
Karia
.
Io
in
tale
giornata
l
'
ho
sempre
veduto
a
fare
il
giuoco
del
fiore
in
compagnia
di
alcuni
saniassi
,
che
devono
essere
i
suoi
protettori
ed
anche
i
suoi
sfruttatori
.
-
Ecco
il
punto
di
partenza
,
-
disse
Sandokan
che
non
aveva
perduto
una
sillaba
.
-
Purché
non
vi
siano
due
di
quei
birbanti
!
-
No
,
sahib
,
ne
sono
sicuro
,
-
rispose
Bindar
.
-
Io
conosco
la
città
a
menadito
abitando
qui
da
undici
anni
e
non
ho
mai
veduto
un
gussain
che
somigliasse
a
quello
.
-
Tu
,
hai
notato
qualche
altro
segno
particolare
su
quel
fakiro
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
al
malese
di
Surama
.
-
Sì
,
una
larga
cicatrice
sulla
fronte
,
che
mi
parve
prodotta
più
da
un
terribile
colpo
di
frusta
che
da
un
'
arma
da
taglio
.
-
È
Tantia
!
-
esclamò
Bindar
.
-
Anch
'
io
ho
notato
quel
segno
violaceo
che
sembra
un
leggero
solco
.
-
A
che
ora
va
ad
occupare
i
gradini
della
pagoda
?
-
chiese
Sandokan
.
-
L
'
ho
sempre
veduto
di
buon
'
ora
.
Nel
pomeriggio
dorme
sotto
i
banian
.
-
Coi
suoi
saniassi
?
-
Sì
,
sahib
.
-
La
bangle
è
sempre
pronta
?
-
È
nascosta
fra
i
canneti
della
riva
.
-
Tremal
-
Naik
,
partiamo
.
Non
mancano
che
tre
ore
all
'
alba
.
-
Quanti
uomini
?
-
chiese
il
bengalese
.
-
Una
diecina
basteranno
.
Gli
altri
rimangano
a
guardia
di
quel
caro
Kaksa
Pharaum
.
Il
ministro
deve
essere
ora
più
sorvegliato
che
mai
.
Se
dovesse
fuggirci
sarebbe
finita
per
noi
e
anche
per
Yanez
.
-
Padrone
,
-
disse
-
devo
avvertire
il
capitano
?
-
Per
ora
no
.
Andiamo
,
amici
:
un
'
ora
perduta
vale
un
giorno
in
questi
momenti
.
-
Kammamuri
era
subito
uscito
per
scegliere
gli
uomini
che
dovevano
accompagnarli
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
si
vestirono
rapidamente
,
presero
le
loro
armi
e
lasciarono
il
salotto
.
Fuori
dalla
pagoda
sotterranea
dieci
malesi
,
fra
i
quali
si
trovava
anche
il
malese
di
Surama
,
li
aspettavano
insieme
a
Bindar
ed
a
Kammamuri
.
Ad
un
fischio
mandato
dalla
Tigre
della
Malesia
,
le
sentinelle
che
vegliavano
nelle
macchie
circostanti
,
erano
accorse
.
-
Nulla
di
sospetto
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
No
.
-
In
marcia
,
-
comandò
allora
Sandokan
.
I
quattordici
uomini
scomparvero
fra
le
macchie
che
s
'
allargavano
intorno
alla
roccia
,
avviandosi
verso
la
riva
del
Brahmaputra
.
Bindar
si
era
messo
alla
testa
,
subito
seguìto
da
Sandokan
e
da
Tremal
-
Naik
i
quali
tenevano
le
carabine
sotto
il
braccio
onde
essere
più
pronti
a
servirsene
.
Il
fiume
muggiva
sordamente
a
breve
distanza
,
nondimeno
tutti
aprivano
ben
bene
gli
occhi
e
tendevano
gli
orecchi
,
avendo
già
saputo
che
il
capo
della
scorta
di
Yanez
,
la
notte
precedente
,
aveva
ucciso
un
individuo
sospetto
che
lo
aveva
seguìto
per
parecchie
ore
.
Giunti
a
duecento
passi
dal
corso
d
'
acqua
,
si
gettarono
in
mezzo
ad
un
macchione
di
nagatampo
,
bellissimi
alberi
,
dal
legname
così
duro
che
gli
europei
lo
hanno
chiamato
legno
del
ferro
e
che
producono
dei
fiori
assai
profumati
,
dei
quali
si
servono
le
eleganti
indiane
per
ornarsene
i
capelli
.
-
La
bangle
non
è
che
a
pochi
passi
-
disse
Bindar
,
volgendosi
verso
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
.
-
Che
ci
sia
ancora
?
-
L
'
ho
visitata
ieri
mattina
,
sahib
.
-
Attraversarono
anche
quella
macchia
e
s
'
impegnarono
fra
una
immensa
quantità
di
calamus
,
che
s
'
aggrovigliavano
gli
uni
cogli
altri
come
giganteschi
serpenti
,
spingendosi
fino
sulla
riva
dove
formano
delle
strane
volte
.
Bindar
s
'
immerse
fra
le
canne
acquatiche
e
ben
presto
un
grido
di
trionfo
avvertì
Tremal
-
Naik
e
Sandokan
che
la
grossa
imbarcazione
era
stata
trovata
.
-
Lesti
,
-
disse
il
pirata
.
-
Dobbiamo
approdare
prima
che
l
'
alba
sorga
.
-
La
bangle
,
spinta
da
Bindar
,
s
'
avanzava
spaccando
o
curvando
le
canne
che
le
ostacolavano
la
marcia
.
I
malesi
ed
i
loro
capi
s
'
imbarcarono
rapidamente
,
prendendo
subito
il
largo
senza
troppo
agitare
i
lunghissimi
remi
.
-
Diritti
verso
l
'
isolotto
!
-
aveva
comandato
Sandokan
.
La
notte
era
calma
,
tranquillissima
anzi
.
Non
si
udivano
che
il
mormorìo
delle
acque
frangentisi
contro
i
canneti
che
coprivano
la
riva
e
le
grida
delle
anitre
bramine
e
delle
oche
,
le
prime
a
svegliarsi
sui
grandi
fiumi
dell
'
India
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
,
sdraiati
sulla
prora
della
grossa
imbarcazione
,
guardavano
attentamente
le
due
rive
e
l
'
isolotto
sul
quale
giganteggiava
la
celebre
pagoda
che
racchiudeva
nuovamente
,
nei
suoi
sotterranei
,
la
famosa
pietra
di
Salagraman
.
Quantunque
fossero
sicurissimi
che
nessuno
li
avesse
veduti
partire
,
pure
non
si
sentivano
interamente
tranquilli
.
Il
rapimento
di
Surama
doveva
averli
profondamente
impressionati
e
forse
per
istinto
avevano
compreso
che
qualche
sospetto
doveva
essersi
infiltrato
nell
'
anima
dei
ministri
del
rajah
.
Il
segreto
,
fino
allora
così
bene
custodito
,
sulle
origini
di
quella
bellissima
ragazza
,
doveva
essere
stato
tradito
da
qualcuno
.
Diversamente
a
quale
scopo
l
'
avrebbero
rapita
?
-
Vi
è
un
mistero
qui
sotto
,
-
disse
Sandokan
a
Tremal
-
Naik
,
-
e
che
noi
dobbiamo
decifrare
.
Non
ammetterò
mai
che
Yanez
possa
aver
commesso
qualche
imprudenza
da
destare
dei
sospetti
nell
'
animo
del
rajah
.
Nessuno
deve
più
qui
rammentarsi
della
bambina
venduta
ai
thugs
bengalesi
.
-
Era
precisamente
quello
che
pensavo
anch
'
io
in
questo
momento
-
rispose
l
'
indiano
.
-
E
chi
può
aver
tradito
il
segreto
?
I
miei
uomini
sono
d
'
una
fedeltà
a
tutta
prova
e
adorano
me
e
Yanez
come
due
divinità
.
Un
milione
di
rupie
offerto
dal
rajah
,
li
lascerebbe
assolutamente
impassibili
perché
sono
incorruttibili
.
-
Non
ho
alcun
dubbio
sui
tuoi
malesi
e
sui
tuoi
dayachi
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Ah
!
Se
potessi
sapere
...
Saccaroa
!
Ed
il
greco
che
si
è
battuto
con
Yanez
?
l
'
hai
dimenticato
tu
?
-
Tremal
-
Naik
ebbe
un
soprassalto
.
-
Tu
credi
?
-
chiese
con
viva
emozione
.
-
Che
quell
'
uomo
l
'
abbia
fatta
rapire
,
non
perché
sospetti
forse
in
quella
fanciulla
una
formidabile
rivale
del
rajah
,
bensì
per
vendicarsi
della
sciabolata
che
ricevette
.
-
Se
tutto
fosse
questo
non
si
tratterebbe
che
di
riprendergliela
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Una
cosa
non
troppo
difficile
per
noi
,
è
vero
Sandokan
?
-
Aspetta
che
io
abbia
quel
fakiro
nelle
mie
mani
e
vedrai
come
lo
farò
cantare
!
Lo
costringerò
io
a
dirmi
dove
l
'
hanno
nascosta
,
dovessi
mettere
sossopra
tutta
la
popolazione
di
Gauhati
.
Quando
ho
sottomano
i
miei
malesi
ed
i
miei
dayachi
,
non
ho
paura
di
tutti
i
seikki
del
principe
,
se
ne
avrà
allora
.
-
Ti
ho
udito
più
volte
parlare
di
quei
seikki
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Tu
devi
avere
qualche
idea
.
-
Penso
mio
caro
che
non
sarà
con
una
trentina
di
pirati
,
per
quanto
valorosi
ed
audaci
,
che
si
potrà
conquistare
un
trono
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Tu
mi
dicesti
che
quei
valorosi
soldati
servono
chi
meglio
li
paga
.
-
È
vero
.
-
Che
cosa
saranno
per
noi
centomila
rupie
?
Una
corona
vale
ben
di
più
.
Aspetta
che
Surama
sia
nuovamente
libera
ed
io
mi
occuperò
di
questo
importante
affare
.
Ah
!
Ci
siamo
già
!
Sbarchiamo
.
-
E
l
'
alba
spunta
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
La
bangle
aveva
gettata
già
l
'
ancora
a
pochi
passi
dalla
riva
meridionale
dell
'
isolotto
,
poi
i
malesi
l
'
avevano
spinta
verso
terra
servendosi
dei
loro
lunghi
remi
.
-
Fingiamo
di
essere
cacciatori
,
-
disse
Sandokan
ai
suoi
uomini
.
-
Vedo
alzarsi
fra
questi
canneti
stormi
di
oche
,
di
anitre
,
di
bozzagri
e
di
marabù
.
Fuciliamoli
finché
la
pagoda
sarà
aperta
e
...
-
Fermi
,
-
disse
in
quel
momento
Bindar
.
-
Che
cos
'
hai
veduto
?
-
Comincia
la
nagaputsciè
,
-
aggiunse
Bindar
.
-
Che
cos
'
è
ciò
?
-
Mi
ero
dimenticato
di
dirti
,
sahib
,
che
quest
'
oggi
scade
appunto
l
'
uffizio
del
serpente
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Ne
so
meno
di
prima
:
tu
ti
scordi
facilmente
che
io
non
sono
indiano
.
-
È
una
festa
che
fanno
le
donne
,
sicché
ne
vedremo
moltissime
qui
.
Mancheranno
invece
gli
uomini
.
-
Meglio
per
noi
:
così
non
ci
daranno
impiccio
quando
piomberemo
sul
fakiro
.
E
perché
vengono
qui
le
donne
?
-
Perché
su
queste
rive
abbondano
l
'
arisci
ed
il
margosano
.
-
Due
piante
acquatiche
?
-
Sì
,
sahib
.
-
Andiamo
a
cacciare
fra
i
margosani
allora
.
-
Diede
ordine
a
tre
malesi
di
rimanere
a
guardia
della
bangle
,
poi
tutti
scesero
fra
i
canneti
che
pullulavano
di
uccelli
acquatici
.
La
luce
diurna
si
diffondeva
rapidissima
e
si
udivano
già
a
risuonare
nella
pagoda
i
giganteschi
tumburà
,
quegli
enormi
tamburi
ricchi
di
dorature
e
di
pitture
,
coi
quali
s
'
annunciano
le
feste
religiose
ed
i
tam
-
tam
.
Fra
i
canneti
e
le
piante
di
loto
che
tappezzavano
le
rive
,
volavano
via
vere
nubi
di
tortorelle
dalle
piume
bianche
,
che
mandavano
lievi
grida
,
cakinni
,
colombi
di
tutte
le
tinte
,
pernici
,
beccaccini
,
corvi
,
bozzagri
e
gypaeti
insieme
con
oche
ed
anitre
.
Sandokan
,
Tremal
-
Naik
ed
i
malesi
non
tardarono
ad
aprire
il
fuoco
,
più
per
farsi
credere
cacciatori
che
per
fare
delle
prede
,
non
avendo
con
loro
alcun
fucile
da
caccia
.
Tutto
quel
baccano
infatti
non
ebbe
altro
risultato
che
di
far
stramazzare
qualche
oca
,
colpita
miracolosamente
da
una
palla
di
carabina
.
La
caccia
durò
una
mezz
'
ora
,
poi
fu
sospesa
,
poiché
cominciavano
a
giungere
sulla
riva
delle
donne
per
compiere
la
cerimonia
del
nagaputsciè
,
ossia
l
'
uffizio
del
serpente
.
Quella
strana
festa
viene
eseguita
parecchie
volte
all
'
anno
ed
ha
per
iscopo
d
'
invocare
la
protezione
delle
divinità
per
avere
una
numerosa
prole
.
I
serpenti
hanno
nulla
a
che
fare
in
questa
funzione
,
poiché
i
sapwallah
,
ossia
gli
incantatori
,
non
si
fanno
nemmeno
vedere
,
né
figurano
alcun
cobra
-
capello
,
né
il
più
infimo
naja
.
Il
tutto
si
limita
ad
una
semplice
passeggiata
,
che
fanno
le
donne
sulle
rive
dei
fiumi
o
degli
stagni
,
dove
abbondano
soprattutto
le
piante
chiamate
arisci
e
margosano
.
Giunte
sotto
quegli
alberi
che
non
nascono
che
fra
i
bassifondi
,
le
indiane
depongono
una
pietra
chiamata
lingam
,
già
venerata
da
tutti
i
bramini
e
da
tutti
i
sivani
,
d
'
una
forma
che
non
si
può
descrivere
perché
troppo
oscena
,
ma
che
per
la
circostanza
è
unita
da
due
piccole
serpi
pure
di
pietra
.
Dopo
averla
ben
lavata
nell
'
acqua
del
fiume
o
dello
stagno
,
vi
accendono
dinanzi
alcuni
pezzi
di
legno
,
destinato
specialmente
a
quelle
specie
di
sacrifici
e
vi
gettano
sopra
dei
fiori
chiedendo
al
dio
a
cui
sono
fedeli
,
ricchezze
,
numerosa
prole
e
molti
anni
di
vita
ai
loro
mariti
.
Terminate
alcune
preghiere
abbandonano
quelle
pietre
sul
luogo
onde
altre
donne
che
non
le
posseggono
se
ne
possano
servire
.
Se
per
caso
sulle
rive
non
trovano
alcuna
pianta
di
arisci
o
di
margosano
,
portano
con
loro
alcuni
rami
di
quegli
alberi
e
li
piantano
da
una
parte
e
dall
'
altra
del
lingam
,
in
modo
da
formare
una
specie
di
baldacchino
.
L
'
arisci
,
per
le
donne
indiane
viene
riguardato
come
il
maschio
ed
il
margosano
come
la
femmina
,
quindi
raccolgono
più
rami
dell
'
uno
o
dell
'
altro
secondo
il
desiderio
dei
loro
mariti
.
Sandokan
vedendo
giungere
le
prime
schiere
di
donne
,
chiamò
i
suoi
cacciatori
onde
non
disturbare
quelle
cerimonie
e
,
guidato
da
Bindar
,
s
'
avviò
verso
la
grande
pagoda
dove
sperava
di
trovare
il
misterioso
fakiro
che
aveva
rapita
Surama
.
Attraversati
alcuni
boschetti
di
fichi
baniani
e
di
cassie
latifoglie
,
che
somministrano
agli
indù
dei
fiori
molto
carnosi
e
assai
nutrienti
,
si
trovarono
improvvisamente
dinanzi
al
vasto
piazzale
che
si
estendeva
intorno
alle
gradinate
della
pagoda
.
Bindar
che
precedeva
sempre
la
truppa
,
aveva
subito
fatto
un
salto
indietro
.
-
Che
cos
'
hai
?
-
aveva
subito
chiesto
Sandokan
.
-
Lui
!
-
Chi
lui
?
-
Il
gussain
!
-
Sandokan
si
volse
verso
il
malese
di
Surama
mostrandogli
il
fakiro
.
-
Padrone
!
-
esclamò
il
malese
.
-
Lo
vedi
quel
fakiro
che
ha
un
braccio
rigido
?
-
Il
birbante
!
-
Lo
riconosci
?
-
Sì
,
è
quello
che
è
venuto
nel
palazzo
a
levare
il
mal
occhio
.
-
Non
t
'
inganni
?
-
No
,
padrone
:
è
proprio
lui
.
Ecco
la
cicatrice
che
gli
sfregia
la
fronte
.
-
Va
bene
:
siamo
su
una
buona
pista
.
-
Il
gussain
Tantia
si
trovava
seduto
sui
gradini
dell
'
entrata
principale
della
pagoda
,
tenendo
in
mano
una
conchiglia
del
genere
dei
corni
d
'
Ammone
,
simile
alla
famosa
pietra
di
Salagraman
,
piena
di
latte
,
che
doveva
,
secondo
il
rito
,
essere
stato
prima
versato
sul
lingam
,
per
poterlo
efficacemente
offrire
ai
moribondi
,
onde
potessero
rendersi
degni
di
godere
le
delizie
del
cailasson
,
ossia
del
paradiso
indiano
.
Intorno
a
lui
sonnecchiavano
dieci
o
dodici
altri
fakiri
che
appartenevano
però
alla
classe
dei
saniassi
,
pessimi
individui
più
dediti
al
brigantaggio
che
alle
pratiche
religiose
e
che
sono
assai
temuti
da
tutti
gli
indiani
.
Ed
infatti
oltre
le
lunghe
barbe
che
davano
loro
un
aspetto
ripugnante
,
ai
lunghissimi
capelli
che
da
anni
non
dovevano
aver
conosciuto
l
'
uso
del
pettine
e
che
erano
imbrattati
di
fango
rossastro
,
per
farsi
maggiormente
temere
,
avevano
a
fianco
dei
nodosi
bastoni
.
-
Sono
quelli
i
suoi
protettori
?
-
chiese
Sandokan
con
profondo
disprezzo
,
volgendosi
verso
Bindar
.
-
Sì
,
sahib
.
-
Bella
scorta
!
-
Guardati
,
perché
sono
cattivi
e
nell
'
istesso
tempo
molto
rispettati
.
-
Mi
degnerò
appena
di
prenderli
a
calci
.
Sarebbe
troppo
onore
per
loro
,
se
mi
servissi
della
carabina
o
della
scimitarra
.
Accampiamoci
sotto
l
'
ombra
fresca
di
questo
superbo
pipal
e
tu
malese
mio
cerca
di
non
farti
vedere
dal
fakiro
.
Potrebbe
riconoscerti
ancora
.
-
Sì
,
padrone
-
rispose
il
pirata
,
sdraiandosi
dietro
ai
suoi
compagni
.
-
Ed
ora
,
giacché
abbiamo
portato
con
noi
delle
provviste
,
facciamo
colazione
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
Senza
preoccuparsi
delle
donne
che
entravano
in
gran
numero
nella
pagoda
e
che
si
facevano
dare
dal
fakiro
alcune
gocce
di
latte
che
mettevano
religiosamente
entro
delle
microscopiche
ampolle
,
per
serbarle
probabilmente
pei
loro
mariti
o
congiunti
,
trassero
le
provviste
,
che
i
malesi
,
sempre
prudenti
perché
abituati
alle
lunghe
spedizioni
,
avevano
rinchiuse
in
sacchetti
di
tela
e
consistenti
in
carne
fredda
,
biscotti
e
bottiglie
di
arak
.
Il
fakiro
pareva
non
si
fosse
accorto
affatto
della
presenza
di
quel
drappello
che
bivaccava
sotto
le
piante
.
Continuava
a
vendere
il
suo
latte
,
mentre
i
suoi
protettori
dormivano
al
sole
,
certi
di
dividere
una
buona
giornata
.
Terminato
il
pasto
,
i
malesi
ed
i
loro
capi
,
si
misero
a
fumare
,
aspettando
impazientemente
il
momento
d
'
impadronirsi
del
fakiro
.
Non
fu
però
che
verso
il
tramonto
che
Tantia
lasciò
i
gradini
della
pagoda
,
coll
'
evidente
intenzione
di
tornarsene
in
città
.
I
saniassi
si
erano
svegliati
e
armati
dei
loro
bastoni
,
gli
si
erano
messi
alle
calcagna
impazienti
forse
di
dividere
il
prezzo
della
vendita
del
latte
sacro
.
-
In
piedi
-
aveva
comandato
Sandokan
.
-
Li
sorprenderemo
sotto
le
macchie
.
Tu
malese
resta
indietro
,
onde
non
s
'
accorgano
delle
nostre
intenzioni
.
-
Il
drappello
si
cacciò
sotto
i
fichi
baniani
,
sparando
qualche
colpo
contro
i
pappagalli
che
cicalavano
rumorosamente
ed
in
grande
numero
,
fra
i
frondosi
rami
di
quegli
splendidi
e
maestosi
alberi
.
Il
fakiro
pareva
che
non
avesse
anche
questa
volta
prestata
alcuna
attenzione
a
quei
cacciatori
ed
aveva
continuata
la
sua
via
sempre
seguìto
da
quei
luridi
saniassi
.
Già
aveva
percorso
quasi
mezzo
chilometro
accostandosi
sempre
più
alla
riva
,
dove
aveva
certo
la
sua
barca
,
quando
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
,
che
lo
avevano
preceduto
girando
le
macchie
,
gli
sbarrarono
la
via
,
tenendo
le
carabine
in
mano
.
-
Alto
,
fakiro
!
-
gridò
il
primo
,
mentre
i
malesi
si
radunavano
rapidamente
dietro
di
lui
.
Tantia
li
guardò
tranquillamente
,
dicendo
:
-
Non
ho
più
latte
da
vendere
,
e
poi
ai
cacciatori
non
ne
do
mai
.
-
Si
tratta
di
qualche
cosa
di
più
importante
del
latte
,
amico
,
-
rispose
Sandokan
.
Questa
volta
il
gussain
li
guardò
sospettosamente
.
-
Che
cosa
vuoi
tu
?
Non
vedi
che
sono
un
fakiro
?
-
È
bene
un
fakiro
che
mi
occorre
.
-
Va
'
a
cercarne
un
altro
.
-
Un
altro
non
saprebbe
dirmi
quello
che
voglio
sapere
da
te
.
-
Da
me
!
-
esclamò
il
gussain
con
inquietudine
.
-
Tu
vedi
che
io
sono
un
pover
'
uomo
che
non
si
occupa
che
della
vendita
del
latte
sacro
e
del
mal
occhio
.
-
È
appunto
perché
tu
sai
togliere
le
occhiate
fatali
,
che
noi
abbiamo
bisogno
di
te
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Io
non
ho
tempo
in
questo
momento
.
Devo
tornare
in
città
essendo
atteso
da
un
grande
personaggio
della
corte
.
-
Quello
aspetterà
-
disse
Sandokan
con
tono
minaccioso
.
-
Congeda
la
tua
scorta
e
vieni
con
noi
.
-
Io
non
vado
mai
solo
.
-
Basta
fakiro
!
Obbedisci
!
-
I
saniassi
vedendo
che
la
faccenda
prendeva
una
brutta
piega
,
impugnarono
i
loro
randelli
e
si
misero
dinanzi
al
gussain
urlando
a
squarciagola
:
-
Largo
,
canaglie
!
-
Sandokan
si
volse
verso
i
malesi
dicendo
:
-
Spazzate
questi
furfanti
!
-
Non
aveva
ancora
terminato
il
comando
che
i
pirati
,
guidati
da
Kammamuri
e
da
Bindar
,
si
erano
scagliati
,
impugnando
le
carabine
per
la
canna
onde
servirsene
come
mazze
.
I
saniassi
lasciarono
andare
alcune
randellate
,
poi
scapparono
come
lepri
in
tutte
le
direzioni
lasciando
lì
il
loro
protetto
.
-
Ora
briccone
,
-
disse
Sandokan
,
scrollando
bruscamente
il
disgraziato
fakiro
-
verrai
con
noi
.
-
Non
mi
uccidete
!
-
balbettò
il
povero
diavolo
terrorizzato
.
-
Non
saprei
che
cosa
farne
della
tua
pelle
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Non
sarebbe
buona
nemmeno
per
fabbricare
un
tumburà
.
È
la
tua
lingua
che
mi
occorre
.
-
Vuoi
strapparmela
,
signore
!
-
strillò
il
gussain
tremando
.
-
Allora
non
parlerebbe
più
mentre
noi
abbiamo
bisogno
invece
che
canti
e
molto
alto
.
Cammina
e
basta
.
-
Dove
volete
condurmi
?
-
Lo
saprai
più
tardi
.
-
Bada
che
io
ho
il
potere
di
gettare
il
mal
occhio
.
-
Finiscila
,
cialtrone
!
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Già
i
tuoi
saniassi
non
torneranno
a
liberarti
.
Avanti
!
-
I
malesi
si
presero
in
mezzo
il
gussain
e
lo
spinsero
verso
la
riva
che
era
poco
lontana
.
La
notte
era
già
calata
,
quando
il
drappello
giunse
dinanzi
alla
bangle
,
la
quale
era
nascosta
fra
i
canneti
.
-
Nulla
di
sospetto
?
-
chiese
Sandokan
ai
due
dayachi
che
erano
rimasti
a
bordo
.
-
No
,
padrone
,
-
risposero
ad
una
voce
.
-
Imbarchiamoci
e
torniamo
presto
.
Io
non
so
che
cosa
sia
,
eppure
non
sono
tranquillo
questa
sera
.
-
Che
cosa
temi
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
,
mettendo
piede
sul
ponte
.
-
Finora
tutto
è
andato
bene
.
-
Eppure
vorrei
già
essere
nella
pagoda
sotterranea
.
-
Infatti
tu
mi
sembri
irrequieto
.
-
È
il
rapimento
di
Surama
che
mi
ha
tolto
la
mia
solita
tranquillità
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Io
non
cesso
dal
chiedermi
perché
l
'
hanno
portata
via
.
-
Il
fakiro
è
nelle
nostre
mani
e
ce
lo
dirà
.
-
In
quel
momento
due
detonazioni
ruppero
il
silenzio
che
regnava
sul
fiume
,
rumoreggiando
sinistramente
sotto
le
folte
boscaglie
che
si
prolungavano
lungo
le
rive
.
Sandokan
aveva
spiccato
un
salto
.
-
Le
carabine
dei
miei
uomini
!
-
aveva
esclamato
.
-
Amici
,
preparatevi
al
combattimento
!
-
15
.
L
'
attacco
della
pagoda
sotterranea
Dopo
quei
due
spari
,
che
annunciavano
qualche
cosa
di
grave
,
essendosi
uditi
verso
la
sinistra
,
ossia
nella
direzione
in
cui
si
trovava
la
pagoda
sotterranea
,
era
tenuto
dietro
un
lungo
silenzio
.
Quei
due
colpi
dovevano
essere
stati
sparati
dalle
sentinelle
,
che
vegliavano
fra
le
macchie
che
circondavano
l
'
immensa
roccia
.
Sandokan
conosceva
troppo
bene
le
carabine
dei
suoi
uomini
per
non
ingannarsi
.
-
Che
abbiano
fatto
fuoco
contro
qualche
spia
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
a
Sandokan
,
il
quale
,
curvo
sulla
prora
della
bangle
,
ascoltava
attentamente
.
-
Non
lo
so
-
rispose
il
pirata
.
-
Tuttavia
le
mie
inquietudini
sono
cresciute
.
Si
direbbe
che
io
prevedo
qualche
tradimento
.
-
Può
essere
anche
un
falso
allarme
,
amico
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Taci
!
-
Altri
due
spari
rintronarono
in
quell
'
istante
,
seguìti
quasi
subito
da
una
scarica
nutrita
.
-
Queste
non
sono
le
carabine
dei
miei
uomini
!
-
esclamò
Sandokan
.
-
Si
attacca
il
nostro
rifugio
!
Presto
amici
,
date
dentro
ai
remi
!
I
minuti
sono
preziosi
!
-
I
malesi
non
avevano
certo
bisogno
di
essere
incoraggiati
.
Arrancavano
furiosamente
facendo
fare
alla
pesante
barcaccia
dei
veri
salti
.
Ormai
nessuno
più
dubitava
che
la
pagoda
sotterranea
fosse
stata
assalita
.
Le
scariche
si
succedevano
alle
scariche
ed
echeggiavano
dietro
la
roccia
.
Sandokan
si
era
messo
a
passeggiare
pel
ponte
come
una
tigre
in
gabbia
.
Di
quando
in
quando
si
fermava
per
tendere
gli
orecchi
,
poi
gridava
:
-
Presto
!
Presto
,
amici
!
Assalgono
i
nostri
compagni
.
-
Anche
Tremal
-
Naik
era
diventato
nervosissimo
e
tormentava
il
grilletto
della
sua
carabina
,
ripetendo
a
sua
volta
:
-
Sì
presto
,
presto
!
-
Un
combattimento
furioso
doveva
essere
stato
impegnato
dinanzi
l
'
entrata
della
pagoda
.
Sandokan
distingueva
nettamente
gli
spari
delle
carabine
malesi
,
le
quali
avevano
un
suono
più
forte
di
quelle
indiane
.
La
bangle
finalmente
,
sotto
un
ultimo
e
più
poderoso
sforzo
dei
rematori
,
toccò
la
riva
quasi
di
fronte
alla
roccia
.
-
Gettate
l
'
ancora
e
seguitemi
!
-
gridò
Sandokan
:
'
-
Ed
il
fakiro
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Che
un
uomo
,
ma
uno
solo
,
rimanga
a
guardia
di
lui
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Già
non
potrà
scappare
.
Su
,
lesti
e
non
fate
rumore
.
Prenderemo
gli
indiani
alle
spalle
!
-
Balzarono
a
terra
e
si
cacciarono
fra
le
macchie
,
mentre
la
fucileria
continuava
a
rumoreggiare
con
crescente
intensità
ripercuotendosi
sotto
le
immense
volte
di
verzura
dei
tara
e
dei
fichi
baniani
.
I
pirati
correvano
veloci
senza
però
far
troppo
rumore
,
quantunque
le
detonazioni
delle
carabine
coprissero
il
rompersi
dei
rami
.
Giunti
a
trecento
passi
dall
'
entrata
della
pagoda
,
Sandokan
arrestò
il
drappello
dicendo
:
-
Fermatevi
qui
,
e
che
nessun
si
muova
finché
non
sarò
ritornato
.
Vieni
Tremal
-
Naik
:
prima
d
'
impegnarci
a
fondo
andiamo
a
contare
i
nostri
avversari
.
-
Approvo
pienamente
la
tua
prudenza
-
rispose
il
bengalese
.
-
Se
noi
venissimo
distrutti
,
Yanez
e
Surama
sarebbero
perduti
.
Non
precipitiamo
quindi
le
cose
.
-
Si
gettarono
a
terra
e
si
allontanarono
,
strisciando
attraverso
ad
una
folta
macchia
di
banani
selvatici
.
Raggiunto
il
margine
di
essa
si
fermarono
.
-
Eccoli
,
-
aveva
sussurrato
Sandokan
.
-
Sono
i
seikki
!
Me
l
'
ero
immaginato
.
-
Molti
?
-
Una
quarantina
per
lo
meno
.
-
Tremal
-
Naik
si
spinse
un
po
'
più
innanzi
,
sporgendo
il
capo
attraverso
le
immense
foglie
d
'
un
banano
.
Una
quarantina
d
'
uomini
sparava
senza
interruzione
verso
l
'
entrata
della
pagoda
sotterranea
.
Erano
tutti
seikki
e
li
comandava
un
capitano
che
portava
sull
'
elmetto
un
grosso
ciuffo
di
penne
rosse
.
Per
offrire
meno
bersaglio
,
erano
tutti
stesi
bocconi
,
tuttavia
sette
od
otto
soldati
giacevano
senza
vita
dinanzi
alla
pagoda
.
Probabilmente
quei
valorosi
guerrieri
avevano
cercato
di
prendere
d
'
assalto
il
rifugio
ed
erano
stati
respinti
.
-
Che
cosa
dici
di
fare
,
Sandokan
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Di
assalirli
alle
spalle
,
senza
ritardo
,
-
rispose
il
pirata
;
-
affido
però
a
te
un
pericoloso
incarico
.
-
Quale
?
-
Quello
d
'
impadronirti
del
capitano
dei
seikki
.
Quell
'
uomo
mi
è
assolutamente
necessario
.
-
Vivo
o
morto
te
lo
porterò
.
-
È
vivo
che
mi
occorre
.
Andiamo
a
chiamare
i
nostri
uomini
.
-
Riattraversarono
la
macchia
e
raggiunsero
i
malesi
che
parevano
frementi
di
menare
le
mani
,
incominciando
ad
ubriacarsi
coll
'
odore
della
polvere
.
-
Siete
pronti
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Tutti
,
Tigre
della
Malesia
,
-
risposero
ad
una
voce
.
-
Tu
Kammamuri
seguirai
il
tuo
padrone
e
non
lo
lascerai
un
istante
.
-
Poi
volgendosi
verso
i
malesi
aggiunse
:
-
Vi
avverto
di
fare
una
scarica
;
una
sola
,
mandando
nel
medesimo
tempo
il
vostro
grido
di
guerra
onde
avvertire
i
compagni
che
si
trovano
nella
pagoda
,
poi
caricate
colle
scimitarre
.
Mi
avete
bene
compreso
?
-
Sì
,
Tigre
della
Malesia
.
-
Avanti
allora
,
e
non
dimenticate
che
le
vecchie
tigri
di
Mompracem
hanno
sempre
vinto
.
-
Partirono
quasi
a
passo
di
corsa
,
tanto
erano
impazienti
di
prendere
parte
al
combattimento
,
tenendo
il
dito
sul
grilletto
delle
carabine
.
Sandokan
li
precedeva
con
Tremal
-
Naik
e
Kammamuri
.
Quando
giunsero
sull
'
orlo
della
macchia
,
i
seikki
erano
a
soli
venti
passi
dall
'
entrata
del
rifugio
ed
il
fuoco
degli
assediati
cominciava
a
rallentare
.
-
Giungiamo
in
buon
punto
,
-
disse
Sandokan
.
Snudò
la
scimitarra
,
impugnò
una
delle
due
pistole
che
portava
alla
cintura
,
due
splendide
armi
a
doppio
colpo
,
e
si
slanciò
gridando
con
voce
tuonante
:
-
Su
,
tigri
di
Mompracem
!
-
Un
urlo
selvaggio
,
acutissimo
,
il
grido
di
guerra
di
quei
formidabili
scorridori
dei
mari
della
Sonda
,
echeggiò
coprendo
il
fragore
della
fucileria
,
seguito
subito
da
una
scarica
.
I
seikki
che
non
s
'
aspettavano
certo
quell
'
attacco
,
balzarono
prontamente
in
piedi
,
mentre
dall
'
interno
della
pagoda
gli
assediati
rispondevano
al
grido
di
guerra
dei
loro
compagni
.
Sandokan
ed
i
suoi
valorosi
si
erano
slanciati
furiosamente
all
'
attacco
,
caricando
colle
scimitarre
e
urlando
come
ossessi
onde
farsi
credere
in
maggior
numero
.
Sette
od
otto
indiani
erano
caduti
sotto
la
scarica
,
quindi
il
loro
numero
erasi
considerevolmente
diminuito
;
tuttavia
quantunque
fossero
presi
fra
due
fuochi
,
poiché
gli
assediati
si
erano
pure
slanciati
all
'
assalto
,
non
smentirono
nemmeno
in
quel
momento
la
fama
di
essere
i
più
valorosi
guerrieri
della
grande
penisola
indostana
.
Colla
rapidità
del
lampo
si
disposero
su
due
fronti
,
mettendo
anche
loro
mano
alle
scimitarre
e
per
qualche
istante
sostennero
il
doppio
urto
dei
selvaggi
figli
della
Malesia
,
difendendosi
disperatamente
.
Disgraziatamente
avevano
dinanzi
a
loro
il
più
famoso
guerriero
della
Malesia
.
Con
un
impeto
irresistibile
Sandokan
s
'
era
gettato
in
mezzo
alle
file
sciabolandole
terribilmente
e
scompaginandole
.
Nessuno
poteva
resistere
a
quell
'
uomo
,
che
atterrava
un
nemico
ogni
volta
che
la
sua
scimitarra
calava
.
Le
linee
sfondate
da
quel
fulmineo
attacco
,
si
ruppero
nonostante
gli
sforzi
che
faceva
il
capitano
per
tenerle
salde
,
poi
si
sbandarono
.
Nel
momento
però
in
cui
scappavano
da
tutte
le
parti
inseguiti
vigorosamente
da
una
dozzina
e
mezzo
di
malesi
,
che
facevano
fuoco
onde
impedire
loro
di
riordinarsi
,
Tremal
-
Naik
e
Kammamuri
si
erano
gettati
addosso
al
capitano
,
atterrandolo
di
colpo
e
legandolo
solidamente
.
Sandokan
frattanto
si
era
avvicinato
al
vecchio
Sambigliong
che
teneva
ben
stretto
il
ministro
Kaksa
Pharaum
che
pareva
più
morto
che
vivo
.
-
Quanti
uomini
hai
perduto
?
-
gli
chiese
con
una
certa
ansietà
il
pirata
.
-
Due
soli
,
Tigre
della
Malesia
,
-
rispose
il
vecchio
tigrotto
.
-
Ci
eravamo
subito
trincerati
dietro
le
rocce
,
dove
le
palle
dei
seikki
non
potevano
raggiungerci
.
-
Prepariamoci
a
sgombrare
subito
.
-
Lasceremo
questo
comodo
rifugio
?
-
È
necessario
:
domani
i
seikki
torneranno
in
maggior
numero
ed
io
non
ho
alcun
desiderio
di
farmi
chiudere
in
una
trappola
senza
uscite
.
-
Dove
andremo
dunque
?
-
A
questo
penserà
Bindar
.
-
I
malesi
in
quel
momento
ritornavano
.
Avevano
inseguite
le
guardie
del
rajah
per
cinque
o
seicento
metri
,
sbandandole
completamente
,
poi
temendo
di
cadere
in
qualche
agguato
,
si
erano
ripiegati
in
buon
ordine
verso
la
pagoda
sparando
qualche
colpo
di
fucile
per
far
meglio
comprendere
ai
fuggiaschi
che
si
trovavano
sempre
nei
dintorni
.
-
Preparatevi
alla
partenza
,
-
disse
loro
Sandokan
.
-
Prendete
tutto
ciò
che
ci
può
essere
necessario
per
accamparci
in
mezzo
alle
foreste
e
raggiungeteci
alla
bangle
.
Vi
raccomando
il
ministro
ed
il
comandante
dei
seikki
.
A
me
Bindar
!
E
anche
tu
Tremal
-
Naik
,
con
quattro
uomini
di
scorta
.
-
Sicuro
ormai
di
non
essere
più
molestato
dalle
guardie
del
rajah
si
diresse
verso
il
fiume
accompagnato
dai
due
indiani
e
dai
quattro
malesi
.
-
Ora
a
noi
,
Bindar
,
-
disse
Sandokan
all
'
indiano
.
-
Tu
conosci
i
dintorni
?
-
Sì
,
sahib
.
-
Dove
potremo
trovare
un
nuovo
rifugio
sicuro
?
-
L
'
assamese
pensò
un
momento
,
poi
disse
:
-
Non
potresti
essere
sicuro
che
nella
jungla
di
Benar
.
-
Dove
si
trova
?
-
Sull
'
opposta
riva
del
fiume
,
a
quattro
o
cinque
miglia
di
distanza
,
però
...
-
Continua
.
-
È
evitata
perché
le
tigri
la
frequentano
.
-
Non
preoccuparti
di
ciò
,
-
rispose
Sandokan
alzando
le
spalle
.
-
Siamo
tigri
noi
,
quindi
ben
poco
avremo
da
temere
di
quelle
a
quattro
zampe
.
Nessuno
la
percorre
?
-
Oh
no
!
Hanno
troppa
paura
.
-
È
folta
?
-
Foltissima
.
-
Non
vi
è
alcun
rifugio
?
-
Sì
,
un
'
antica
pagoda
semi
-
diroccata
.
-
Non
domando
di
più
.
-
Si
crede
però
,
sahib
,
che
serva
di
ricovero
a
delle
bâgh
.
-
Ah
!
Benissimo
,
le
manderemo
a
passeggiare
altrove
se
non
vorranno
regalarci
la
loro
pelle
.
Con
un
po
'
di
piombo
pagheremo
loro
l
'
affitto
,
è
vero
Tremal
-
Naik
?
-
Il
nostro
è
di
buona
qualità
,
-
rispose
il
bengalese
.
-
Vale
più
dell
'
oro
,
quando
esce
dalle
nostre
carabine
.
-
Raggiungiamo
il
fiume
ed
imbarchiamoci
,
-
concluse
Sandokan
.
-
Quando
saremo
al
sicuro
faremo
parlare
Tantia
e
poi
vedremo
d
'
intenderci
col
comandante
dei
seikki
.
-
Io
non
comprendo
perché
tu
l
'
abbia
sempre
con
quei
guerrieri
.
-
Seguo
un
'
idea
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Se
vi
riesco
,
la
corona
sarà
assicurata
a
Surama
.
Ecco
il
fiume
:
appena
giungeranno
i
malesi
ed
i
dayachi
partiremo
.
-
Salirono
a
bordo
della
bangle
che
si
trovava
sempre
ancorata
presso
la
riva
.
I
due
malesi
di
guardia
chiacchieravano
tranquillamente
col
fakiro
,
che
avevano
però
strettamente
legato
,
quantunque
quel
disgraziato
,
col
suo
braccio
anchilosato
,
si
trovasse
nell
'
assoluta
impossibilità
di
tentare
la
fuga
.
-
Nessuna
barca
sul
fiume
?
-
rispose
Sandokan
.
-
No
,
Tigre
della
Malesia
,
-
rispose
il
malese
.
-
Tutto
è
tranquillo
.
-
Salpate
l
'
ancora
per
ora
e
aspettiamo
gli
altri
.
-
Credevo
che
ti
avessero
ucciso
-
disse
il
gussain
dardeggiando
sul
pirata
uno
sguardo
feroce
.
-
Se
speri
di
sfuggire
alla
vendetta
del
rajah
t
'
inganni
e
di
molto
,
ladro
!
Non
ti
do
una
settimana
di
vita
.
-
Ed
a
te
nemmeno
due
giorni
se
non
confesserai
,
amico
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Sono
indiano
come
te
e
so
quali
mezzi
adoperano
i
nostri
compatriotti
per
sciogliere
le
lingue
.
-
Tantia
non
ha
nulla
da
dire
:
è
sempre
stato
un
povero
gussain
.
-
Vedremo
quale
parte
tu
hai
avuta
nel
rapimento
di
quella
giovane
indiana
,
canaglia
-
disse
Sandokan
.
Il
fakiro
ebbe
un
brivido
,
però
rispose
subito
,
affettando
un
grande
stupore
:
-
Di
quale
indiana
intendi
parlare
?
-
Di
quella
alla
quale
tu
hai
levata
l
'
occhiata
.
-
Sii
maledetto
da
Brahma
,
da
Siva
e
da
Visnù
e
che
la
dea
Kalì
ti
divori
il
cuore
!
-
urlò
il
gussain
.
-
Non
sono
un
indiano
io
,
quindi
me
ne
rido
delle
tue
maledizioni
,
birbante
-
rispose
Sandokan
.
-
Brahma
è
il
dio
più
possente
dell
'
universo
.
-
Io
non
credo
che
in
Maometto
,
e
anche
quando
mi
pare
e
piace
.
-
Ma
il
tuo
compagno
è
indù
!
-
E
se
ne
ride
anche
lui
delle
tue
divinità
.
Chiudi
la
bocca
e
non
seccarmi
per
ora
;
avrai
più
tardi
tempo
di
sfogarti
.
-
Ecco
i
tuoi
uomini
,
-
disse
in
quell
'
istante
Tremal
-
Naik
.
I
malesi
ed
i
dayachi
,
ventisei
in
tutto
,
giungevano
correndo
,
carichi
di
pacchi
,
di
coperte
e
di
grosse
borse
di
pelle
contenenti
viveri
e
munizioni
.
In
mezzo
a
loro
si
trovava
il
demjadar
,
ossia
il
comandante
dei
seikki
.
-
V
'
inseguono
?
-
chiese
la
Tigre
accostandosi
alla
murata
.
-
Ci
danno
la
caccia
,
-
rispose
Kammamuri
.
-
A
bordo
!
-
Malesi
e
dayachi
salirono
lestamente
sulla
bangle
,
si
sbarazzarono
dei
loro
carichi
e
delle
armi
e
si
precipitarono
ai
remi
.
-
Otto
uomini
si
tengano
pronti
a
far
fuoco
,
-
disse
Sandokan
.
-
Ed
ora
lavorate
di
muscoli
!
-
La
pesante
barca
si
staccò
dalla
riva
e
filò
rapidamente
verso
l
'
opposta
onde
non
rimanere
esposta
al
tiro
delle
carabine
dei
seikki
,
nel
caso
che
fossero
riusciti
a
scoprirli
.
La
traversata
si
compì
felicemente
,
e
prima
che
il
nemico
fosse
giunto
sulla
riva
,
la
bangle
navigava
sotto
le
immense
arcate
delle
piante
curvantisi
sul
fiume
.
Essendo
colà
l
'
ombra
assai
fitta
,
in
causa
delle
immense
fronde
dei
tamarindi
che
crescevano
in
gran
numero
,
bagnando
le
loro
colossali
radici
nell
'
acqua
,
era
ormai
quasi
impossibile
che
i
seikki
potessero
scorgere
i
fuggiaschi
.
D
'
altronde
la
larghezza
del
Brahmaputra
era
tale
in
quel
punto
,
da
non
permettere
che
una
palla
di
carabina
lo
attraversasse
.
Sandokan
,
dopo
essersi
ben
assicurato
che
nessun
pericolo
lo
minacciava
,
almeno
pel
momento
,
potendo
avvenire
che
più
tardi
le
guardie
del
rajah
lo
inseguissero
con
delle
pinasse
,
od
altro
genere
di
barche
,
s
'
avvicinò
a
Bindar
che
stava
osservando
attentamente
la
riva
insieme
a
Tremal
-
Naik
.
-
Vi
sono
dei
villaggi
da
queste
parti
?
-
No
,
sahib
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Qui
comincia
la
jungla
selvaggia
e
nessuno
oserebbe
abitarla
per
paura
delle
bestie
feroci
;
solo
al
di
là
delle
paludi
,
dove
il
terreno
comincia
a
salire
,
si
trovano
dei
bramini
drauers
.
-
Chi
sono
?
-
La
risposta
te
la
darò
io
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Sono
sacerdoti
di
Brahma
che
hanno
conservata
tutta
la
purezza
della
loro
antica
religione
,
che
parlano
una
lingua
affatto
sconosciuta
agli
altri
,
che
si
dipingono
la
fronte
ed
il
corpo
come
tutti
i
bramini
,
aggiungendo
solo
alla
toeletta
alcuni
grani
di
riso
,
che
portano
incollati
sopra
le
sopracciglia
.
Sono
d
'
altronde
persone
tranquille
che
si
occupano
di
pratiche
religiose
e
che
quindi
non
ci
daranno
alcun
fastidio
.
-
E
vasta
la
jungla
di
Benar
?
-
Immensa
,
sahib
,
-
rispose
Bindar
.
-
Faremo
di
quella
il
nostro
quartiere
generale
,
-
disse
Sandokan
.
-
Se
è
lontana
solo
quindici
o
venti
chilometri
,
in
tre
o
quattro
ore
potremo
trovarci
nella
capitale
dell
'
Assam
.
-
M
'
inquieta
però
la
sorte
di
Surama
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Per
Yanez
non
sono
preoccupato
;
quel
diavolo
d
'
uomo
saprà
sempre
cavarsela
bene
e
sfuggire
a
tutte
le
insidie
.
E
poi
ha
sei
malesi
,
i
migliori
della
banda
.
-
Che
cosa
temi
per
Surama
?
-
Che
il
rajah
la
faccia
uccidere
.
Non
ha
distrutto
forse
tutti
i
suoi
parenti
?
-
Non
l
'
oserà
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Egli
crede
che
Yanez
sia
veramente
un
inglese
e
ci
penserà
cento
volte
prima
di
commettere
un
delitto
,
sapendo
che
Surama
è
sotto
la
sua
protezione
.
Questi
principotti
hanno
troppa
paura
del
viceré
del
Bengala
.
-
Questo
è
vero
,
tuttavia
questo
tempo
perduto
in
questi
momenti
mi
dispiace
.
Se
perdessimo
le
tracce
dei
rapitori
?
-
Il
gussain
ci
metterà
sulla
buona
via
.
-
E
se
si
ostinasse
a
non
parlare
?
-
Lo
costringeremo
,
non
temere
amico
,
-
rispose
Sandokan
freddamente
.
Levò
dalla
larga
fascia
il
suo
cibuc
,
lo
caricò
di
tabacco
e
accesolo
,
si
sedette
sulla
prora
della
bangle
,
tenendo
una
carabina
fra
le
ginocchia
.
Intanto
i
malesi
ed
i
dayachi
arrancavano
con
gran
lena
,
mentre
Bindar
teneva
il
timone
.
Essendo
la
corrente
debolissima
,
non
avendo
i
grandi
fiumi
dell
'
India
molta
pendenza
,
l
'
imbarcazione
,
quantunque
fosse
pesante
e
avesse
la
prora
assai
rotonda
procedeva
abbastanza
rapidamente
,
filando
sempre
sotto
le
arcate
degli
alberi
che
si
succedevano
continuamente
,
senza
la
minima
interruzione
.
Ora
erano
colossali
tamarindi
,
ora
mirti
,
o
sangore
drago
o
nargassa
,
meglio
conosciuti
sotto
il
nome
di
alberi
del
ferro
,
perché
differiscono
ben
poco
da
quelli
brasiliani
,
che
sono
così
resistenti
da
rompere
il
filo
delle
scuri
meglio
temprate
.
Di
quando
in
quando
comparivano
sulla
riva
delle
bande
di
sciacalli
e
di
lupi
indiani
;
ma
dopo
aver
ululato
o
latrato
su
vari
toni
contro
i
remiganti
,
s
'
affrettavano
a
rinselvarsi
onde
cercare
delle
prede
più
facili
.
Alle
quattro
del
mattino
,
nel
momento
in
cui
i
pappagalli
cominciavano
a
strillare
in
mezzo
ai
rami
dei
tamarindi
,
e
le
anitre
e
le
oche
ad
alzarsi
al
disopra
dei
canneti
,
Bindar
,
che
da
parecchi
minuti
osservava
attentamente
la
riva
,
con
un
poderoso
colpo
di
timone
fece
deviare
la
bangle
.
-
Che
cosa
fai
?
-
chiese
Sandokan
balzando
in
piedi
.
-
Vi
è
una
laguna
,
sahib
,
dinanzi
a
noi
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Entro
nella
jungla
di
Benar
e
là
saremo
perfettamente
sicuri
.
-
Vira
allora
.
-
La
bangle
si
trovava
dinanzi
ad
una
vasta
apertura
.
La
riva
era
tagliata
da
un
canale
ingombro
di
piante
acquatiche
,
le
quali
però
non
impedivano
il
passaggio
,
essendo
radunate
in
gruppi
piuttosto
lontani
gli
uni
dagli
altri
.
Un
numero
straordinario
di
uccelli
volteggiava
gridando
,
al
disopra
di
quella
laguna
.
Cicogne
di
dimensioni
straordinarie
,
grossi
avvoltoi
che
avevano
le
penne
bianche
ed
il
petto
quasi
nudo
;
miopi
,
volatili
meno
forti
delle
prime
e
dei
secondi
,
ma
che
per
destrezza
li
vincono
entrambi
;
piccoli
uccelli
del
paradiso
e
moltissime
anitre
scappavano
in
tutte
le
direzioni
descrivendo
dei
giri
immensi
,
per
tornare
poco
dopo
a
calarsi
intorno
alla
grossa
barca
,
senza
dimostrare
soverchia
paura
.
Se
in
quel
luogo
si
trovavano
tanti
volatili
,
era
segno
che
gli
abitanti
mancavano
assolutamente
.
Oltrepassato
il
canale
,
dinanzi
agli
sguardi
di
Sandokan
e
di
Tremal
-
Naik
apparve
un
bacino
immenso
,
che
rassomigliava
ad
un
lago
e
le
cui
rive
erano
coperte
da
alberi
altissimi
,
per
lo
più
manghieri
,
già
carichi
di
quelle
grosse
e
belle
frutta
che
si
fendono
come
le
nostre
pesche
,
delle
quali
se
ne
servono
gli
indù
per
metterle
nel
carri
,
onde
dare
a
quell
'
intruglio
un
gusto
di
più
,
e
da
splendidi
banani
dalle
foglie
immense
.
-
Approdiamo
,
-
disse
Bindar
.
-
Dov
'
è
la
jungla
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Dietro
quegli
alberi
,
sahib
.
Comincia
subito
.
-
A
terra
.
-
La
bangle
sfondò
le
erbe
galleggianti
lacerando
vere
masse
di
piante
di
loto
e
si
arenò
sulla
riva
che
in
quel
luogo
era
molto
bassa
.
-
Copriamola
onde
non
la
trovino
e
se
la
portino
via
,
-
disse
Sandokan
.
-
È
inutile
,
sahib
-
disse
Bindar
.
-
Questa
palude
è
più
pericolosa
e
perciò
più
temuta
del
terribile
lago
di
Jeypore
.
-
Non
ti
comprendo
.
-
Guarda
in
mezzo
a
quelle
piante
acquatiche
-
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
seguirono
cogli
sguardi
la
direzione
che
l
'
indiano
indicava
loro
e
videro
comparire
tre
o
quattro
teste
mostruose
e
aguzze
.
-
Coccodrilli
!
-
esclamò
la
Tigre
della
Malesia
.
-
E
molti
,
sahib
,
-
rispose
Bindar
.
-
Qui
ve
ne
sono
delle
centinaia
,
fors
'
anche
delle
migliaia
.
-
Che
non
ci
faranno
paura
.
L
'
amico
Tremal
-
Naik
conosce
quei
brutti
sauriani
.
-
Nella
jungla
nera
pullulavano
,
-
rispose
il
bengalese
.
-
Ne
ho
uccisi
moltissimi
e
ti
posso
anche
dire
che
sono
meno
pericolosi
di
quello
che
si
crede
-
.
I
malesi
ed
i
dayachi
si
caricarono
dei
loro
pacchi
,
presero
le
armi
e
scesero
a
terra
,
dopo
aver
saldamente
ancorata
la
bangle
.
-
È
lontana
la
pagoda
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Appena
un
miglio
,
sahib
.
-
In
marcia
.
-
Formarono
la
colonna
e
s
'
inoltrarono
sotto
gli
alberi
,
tenendo
in
mezzo
il
fakiro
,
il
demjadar
dei
seikki
ed
il
ministro
Kaksa
Pharaum
.
Oltrepassata
la
zona
alberata
che
era
limitatissima
,
il
drappello
si
trovò
dinanzi
ad
una
immensa
pianura
coperta
di
bambù
altissimi
,
appartenenti
quasi
tutti
alla
specie
spinosa
.
Rari
alberi
sorgevano
qua
e
là
,
a
grandi
distanze
,
per
lo
più
erano
borassi
dal
fusto
altissimo
e
dalle
larghe
e
lunghe
foglie
disposte
ad
ombrello
.
-
Cercate
di
non
fare
rumore
,
-
disse
Bindar
.
-
Le
belve
non
hanno
ancora
raggiunti
i
loro
covi
e
potrebbero
assalirci
d
'
improvviso
.
-
Non
aver
paura
per
noi
,
-
rispose
Sandokan
.
Tutti
si
tolsero
le
carabine
che
fino
allora
avevano
tenute
a
bandoliera
e
la
piccola
colonna
si
cacciò
in
mezzo
a
quel
mare
di
verzura
,
nel
più
profondo
silenzio
.
Fortunatamente
Bindar
aveva
trovato
un
largo
solco
,
aperto
forse
dall
'
enorme
massa
di
qualche
elefante
selvaggio
,
o
da
qualche
rinoceronte
,
sicché
il
drappello
poteva
avanzarsi
rapidamente
senza
aver
bisogno
di
abbattere
quelle
canne
gigantesche
.
Di
quando
in
quando
l
'
indiano
,
che
camminava
alla
testa
della
colonna
,
si
fermava
per
ascoltare
,
poi
riprendeva
la
marcia
più
velocemente
,
lanciando
occhiate
sospettose
in
tutte
le
direzioni
.
Dopo
mezz
'
ora
si
trovarono
improvvisamente
dinanzi
ad
una
vasta
radura
,
ingombra
solamente
di
sterpi
e
di
kalam
:
quelle
erbe
altissime
che
sono
taglienti
come
spade
.
In
mezzo
s
'
ergeva
una
costruzione
barocca
,
che
rassomigliava
ad
un
immenso
cono
allargantesi
alla
base
,
con
molte
fenditure
in
tutta
la
sua
lunghezza
.
Tutto
il
rivestimento
esterno
era
crollato
,
sicché
si
scorgevano
accumulati
a
terra
pezzi
di
statue
,
di
animali
e
soprattutto
un
numero
infinito
di
teste
d
'
elefante
.
Una
gradinata
,
la
sola
forse
che
si
trovasse
ancora
in
ottimo
stato
,
conduceva
ad
un
portone
che
non
aveva
più
porte
.
-
È
questa
la
pagoda
?
-
chiese
Sandokan
fermando
il
drappello
.
-
Sì
,
sahib
,
-
rispose
Bindar
.
-
Non
ci
crollerà
addosso
?
-
Se
ha
resistito
tanto
alle
ingiurie
del
tempo
,
non
saprei
perché
dovesse
sfasciarsi
proprio
ora
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Andiamo
a
vedere
in
quale
stato
si
trova
l
'
interno
.
-
Stava
per
dirigersi
verso
la
gradinata
seguìto
da
Sandokan
e
dai
malesi
che
avevano
accese
due
torce
,
quando
Bindar
gli
si
parò
davanti
dicendo
:
-
Fermati
,
sahib
.
-
Che
cosa
vuoi
ancora
?
-
Ti
ho
già
detto
che
questa
pagoda
serve
d
'
asilo
a
belve
feroci
.
-
Ah
!
è
vero
-
disse
Sandokan
.
-
Me
n
'
ero
scordato
.
Sei
sicuro
però
che
abbiano
là
dentro
il
loro
covo
?
-
Così
ho
udito
raccontare
.
-
Che
cosa
dici
tu
,
Tremal
-
Naik
?
-
Talvolta
le
tigri
si
servono
delle
pagode
disabitate
,
-
rispose
il
bengalese
.
-
Andremo
a
rassicurarci
se
la
notizia
è
vera
o
falsa
,
-
disse
Sandokan
.
-
Kammamuri
prendi
una
torcia
e
seguici
.
Voialtri
fermatevi
qui
,
formate
una
catena
e
se
le
belve
cercano
di
fuggire
...
-
In
quel
momento
un
grido
rauco
,
poco
sonoro
,
echeggiò
verso
la
porta
della
pagoda
e
quasi
subito
due
punti
verdastri
,
fosforescenti
,
scintillarono
fra
la
profonda
oscurità
che
regnava
dentro
quell
'
enorme
cono
.
Bindar
aveva
fatto
due
passi
indietro
,
mormorando
con
voce
tremante
:
-
Le
kerkal
!
Non
si
sono
ingannati
quelli
che
me
l
'
hanno
detto
.
-
Sono
tigri
?
-
aveva
chiesto
Sandokan
.
-
No
,
sahib
:
pantere
.
-
Benissimo
-
rispose
il
pirata
colla
sua
solita
calma
.
-
Vieni
,
Tremal
-
Naik
,
andremo
a
far
conoscenza
con
quelle
signore
.
Finora
non
ho
ucciso
che
delle
pantere
nere
che
pullulano
nel
Borneo
.
Andiamo
a
vedere
se
quelle
indiane
sono
migliori
o
peggiori
.
-
16
.
Fra
le
pantere
e
le
tenebre
Nell
'
India
non
è
raro
trovare
non
solo
nelle
jungle
,
che
un
giorno
dovevano
essere
state
coltivate
e
popolate
,
bensì
anche
in
mezzo
alle
folte
foreste
,
avanzi
di
città
e
splendide
pagode
.
Gli
antichi
rajah
,
più
capricciosi
dei
moderni
,
usavano
cambiare
sovente
la
loro
residenza
,
sia
per
sfuggire
la
vicinanza
di
belve
pericolose
che
non
erano
capaci
di
distruggere
,
sia
per
qualsiasi
motivo
politico
.
Fondare
una
nuova
città
era
allora
di
moda
,
molto
più
che
la
mano
d
'
opera
costava
così
poco
,
che
con
qualche
milione
di
rupie
un
'
altra
migliore
poteva
sorgere
ed
in
brevissimo
tempo
.
Accade
quindi
sovente
,
anche
al
giorno
d
'
oggi
,
di
trovarsi
improvvisamente
dinanzi
a
rovine
grandiose
,
semi
-
coperte
da
una
folta
vegetazione
.
L
'
ubertosità
del
suolo
,
il
gran
calore
e
l
'
umidità
della
notte
,
favoriscono
in
modo
straordinario
,
in
quella
fortunata
penisola
,
lo
sviluppo
della
vegetazione
.
Un
campo
abbandonato
,
dopo
soli
pochi
mesi
,
non
conserva
più
alcuna
traccia
.
Bambù
,
arbusti
,
banani
,
pipal
,
tara
,
sorgono
come
per
incanto
e
tutto
fanno
scomparire
.
La
radura
prima
coltivata
diventa
una
boscaglia
quasi
impenetrabile
,
od
una
jungla
che
più
tardi
diventerà
un
asilo
sicuro
alle
tigri
,
alle
pantere
,
ai
rinoceronti
,
ai
serpenti
,
dal
morso
fatale
.
Non
era
quindi
da
stupirsi
se
i
pirati
della
Malesia
,
guidati
da
Bindar
,
avevano
trovato
quel
rifugio
.
Disgraziatamente
non
pareva
che
fosse
disabitato
,
come
dapprima
avevano
sperato
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
.
Quel
mugolìo
sordo
e
quei
due
punti
luminosi
li
avevano
subito
avvertiti
che
dovevano
pagare
prima
la
pigione
con
palle
di
piombo
.
-
Orsù
,
-
disse
Sandokan
.
-
Cerchiamo
di
sloggiare
gli
inquilini
.
-
Non
se
ne
andranno
però
senza
protestare
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
scherzando
.
-
In
tale
caso
avranno
da
fare
con
noi
.
Kammamuri
,
non
tremerà
il
tuo
braccio
?
Se
rimarremo
all
'
oscuro
non
risponderei
dello
sloggio
.
-
La
torcia
brillerà
sempre
dinanzi
alle
adnara
.
-
Ecco
un
altro
nome
.
-
Le
chiamiamo
così
noi
maharatti
quelle
brutte
bestie
.
-
Mettiti
dietro
di
noi
.
-
Sì
,
Tigre
della
Malesia
.
-
Sandokan
si
volse
per
vedere
se
i
suoi
uomini
erano
a
posto
,
armò
la
carabina
e
le
pistole
e
si
avanzò
verso
la
porta
della
pagoda
,
salendo
i
gradini
.
Tremal
-
Naik
lo
seguiva
,
accanto
a
Kammamuri
,
il
quale
teneva
ben
alta
la
torcia
.
Il
formidabile
pirata
era
tranquillo
come
se
si
trattasse
di
andar
a
trovare
dei
buoni
vicini
.
I
suoi
occhi
però
non
si
staccavano
dai
due
punti
luminosi
che
brillavano
sempre
fra
le
tenebre
,
socchiudendosi
a
lunghi
intervalli
.
-
Sarà
sola
o
avrà
un
compagno
?
-
si
chiese
Sandokan
,
arrestandosi
sul
pianerottolo
.
-
Temo
,
mio
caro
Sandokan
,
che
la
pagoda
ospiti
una
intera
famiglia
di
quelle
bestiacce
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Sii
prudente
perché
le
adnara
valgono
le
tigri
.
-
Forse
un
po
'
meno
delle
nostre
pantere
nere
.
Proviamo
a
fare
un
buon
colpo
.
Tu
non
sparare
per
ora
.
-
S
'
inginocchiò
e
puntò
la
carabina
mirando
i
due
punti
luminosi
.
Stava
per
premere
il
grilletto
,
quando
questi
si
spensero
bruscamente
.
-
Saccaroa
!
-
brontolò
il
pirata
.
-
Che
quella
brutta
bestia
si
sia
accorta
che
volevo
la
sua
pelle
e
che
si
sia
internata
nella
pagoda
?
Ecco
degli
inquilini
che
diventano
noiosi
.
Bah
!
Andremo
a
trovarle
nel
loro
covo
.
Avanti
Kammamuri
!
-
Il
maharatto
alzò
la
torcia
,
armò
una
pistola
a
due
colpi
non
potendo
servirsi
della
carabina
con
una
sola
mano
,
e
si
avanzò
intrepidamente
fiancheggiato
da
Sandokan
e
da
Tremal
-
Naik
.
I
malesi
ed
i
dayachi
si
erano
disposti
in
forma
di
semi
-
cerchio
alla
base
della
gradinata
,
pronti
ad
accorrere
in
aiuto
dei
loro
padroni
,
nel
caso
che
avessero
avuto
bisogno
del
loro
appoggio
od
a
chiudere
il
passo
alle
belve
.
Non
avevano
però
trascurato
,
anche
in
quel
terribile
frangente
,
di
mettersi
dinanzi
il
capitano
dei
seikki
ed
il
fakiro
,
onde
non
approfittassero
per
prendere
il
largo
,
cosa
però
poco
probabile
,
poiché
quei
due
disgraziati
erano
ancora
ben
legati
.
I
cacciatori
,
dopo
essersi
fermati
alcuni
istanti
sulla
soglia
del
portone
,
erano
entrati
risolutamente
nella
pagoda
.
Una
sala
immensa
,
di
forma
ovale
,
quasi
nuda
,
poiché
non
vi
erano
che
dei
cumuli
di
macerie
cadute
dall
'
alto
e
dalle
larghe
fessure
che
si
scorgevano
lungo
le
pareti
,
s
'
apriva
dinanzi
a
loro
.
Anche
il
rivestimento
interno
,
al
pari
di
quello
esterno
,
era
crollato
cospargendo
il
suolo
di
frammenti
di
statue
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
girarono
intono
un
rapido
sguardo
e
con
non
poca
meraviglia
non
scorsero
,
in
quell
'
immensa
sala
,
nessuna
belva
.
-
Dove
sarà
scappata
quella
pantera
?
-
si
chiese
Sandokan
.
-
Attraverso
i
crepacci
delle
pareti
no
di
certo
,
non
prolungandosi
fino
alla
base
.
-
In
guardia
,
amico
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Può
essersi
nascosta
dietro
questi
cumuli
di
rottami
.
-
Non
mi
sembrano
tanto
alti
da
coprirla
.
D
'
altronde
lo
sapremo
subito
.
-
Dinanzi
a
lui
si
trovava
un
gigantesco
dado
di
pietra
che
forse
in
altri
tempi
aveva
servito
a
sorreggere
od
una
pietra
di
Salagraman
od
un
lingam
,
il
trimurti
della
religione
indiana
.
Con
un
salto
vi
fu
sopra
e
spinse
gli
sguardi
in
tutte
le
direzioni
.
-
Nulla
,
-
disse
poi
.
-
La
pantera
è
scomparsa
.
-
Eppure
non
deve
essere
uscita
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
I
nostri
uomini
l
'
avrebbero
veduta
.
-
Ah
!
-
Che
cosa
c
'
è
ancora
?
-
Vedo
una
porticina
all
'
estremità
della
sala
.
-
Che
metterà
probabilmente
in
qualche
galleria
,
-
disse
il
maharatto
.
-
Purché
non
vi
sia
da
quella
parte
un
'
uscita
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
In
tal
caso
ci
risparmierebbe
il
disturbo
di
cacciarla
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Andiamo
a
vedere
se
quella
signora
ha
preferito
lasciarci
l
'
alloggio
senza
protestare
.
-
Attraversarono
la
sala
e
giunsero
ben
presto
dinanzi
alla
porticina
che
era
aperta
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
avvertirono
subito
un
acuto
odore
di
selvatico
.
-
È
passata
per
di
qua
-
disse
il
primo
.
-
Attenti
a
non
farvi
sorprendere
.
-
Questa
galleria
deve
condurre
negli
appartamenti
dei
sacerdoti
,
-
aggiunse
il
bengalese
.
-
In
tale
caso
avremo
da
percorrere
un
bel
tratto
.
Mettiti
dietro
di
noi
,
Kammamuri
.
-
Appoggiarono
le
carabine
alla
spalla
onde
essere
più
pronti
a
far
fuoco
e
s
'
inoltrarono
in
quello
stretto
passaggio
che
tendeva
a
salire
.
Percorsi
cinquanta
passi
,
si
trovarono
dinanzi
ad
una
gradinata
che
descriveva
una
curva
assai
accentuata
.
-
Saccaroa
!
-
esclamò
Sandokan
,
seccato
.
-
Dove
si
sarà
cacciato
quel
maledetto
animale
?
-
Taci
!
-
disse
Tremal
-
Naik
.
Un
sordo
mugolìo
si
udì
un
po
'
più
sopra
.
Segno
che
la
pantera
si
trovava
là
dentro
e
che
forse
si
preparava
a
disputare
ai
tre
uomini
la
via
.
Sandokan
,
risoluto
a
finirla
,
si
slanciò
su
per
la
gradinata
e
giunto
sul
pianerottolo
,
vide
un
'
ombra
allontanarsi
velocemente
entro
un
secondo
corridoio
.
-
Fa
'
lume
,
Kammamuri
!
-
gridò
.
Il
maharatto
fu
pronto
a
raggiungerlo
.
Scorgendo
ancora
l
'
ombra
,
la
Tigre
della
Malesia
fece
precipitosamente
fuoco
.
La
detonazione
,
che
risuonò
fra
quelle
strette
pareti
come
un
colpo
di
spingarda
,
fu
seguìta
da
un
urlo
strozzato
.
-
Colpita
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
balzando
avanti
.
-
Ah
!
non
lo
so
,
-
rispose
Sandokan
che
ricaricava
l
'
arma
.
-
Fuggiva
dinanzi
a
me
e
non
potevo
scorgerla
troppo
bene
.
Ho
fatto
fuoco
a
casaccio
.
-
Andiamo
a
vedere
se
vi
sono
delle
tracce
di
sangue
.
-
S
'
avanzarono
cautamente
,
cogli
occhi
e
gli
orecchi
in
guardia
,
tenendosi
curvi
onde
offrire
meno
bersaglio
nel
caso
d
'
un
improvviso
attacco
.
Il
corridoio
,
che
era
aperto
nello
spessore
delle
pareti
,
girava
come
se
seguisse
la
curva
della
immensa
pagoda
.
Di
quando
in
quando
a
destra
ed
a
sinistra
s
'
aprivano
delle
piccole
celle
,
che
un
giorno
dovevano
aver
servito
ai
bramini
o
ai
gurum
.
Ad
un
tratto
Sandokan
si
arrestò
curvandosi
a
terra
.
-
Una
larga
macchia
di
sangue
!
-
esclamò
.
-
L
'
hai
colpita
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Fra
poco
sarà
nostra
.
-
Avanti
!
-
Sicuri
di
non
trovare
ormai
da
parte
della
pantera
grande
resistenza
,
avevano
allungato
il
passo
.
Le
macchie
di
sangue
continuavano
e
sempre
più
abbondanti
.
La
palla
di
Sandokan
doveva
aver
prodotta
una
ferita
gravissima
.
La
dannata
bestia
però
continuava
la
sua
ritirata
attraverso
a
quell
'
interminabile
corridoio
.
Ad
un
certo
momento
e
quando
meno
se
l
'
aspettavano
,
i
tre
cacciatori
si
trovarono
dinanzi
ad
una
sala
piuttosto
vasta
,
ingombra
di
statue
rappresentanti
le
eterne
incarnazioni
di
Visnù
.
-
Dobbiamo
essere
alla
fine
!
-
aveva
esclamato
Tremal
-
Naik
.
Aveva
appena
pronunciate
quelle
parole
quando
una
massa
piombò
improvvisamente
su
di
loro
,
atterrandoli
uno
sull
'
altro
e
spegnendo
la
torcia
.
Sandokan
fu
pronto
ad
alzarsi
ed
a
far
fuoco
e
anche
questa
volta
a
casaccio
,
imitato
da
Kammamuri
che
non
si
era
lasciata
sfuggire
la
pistola
.
Tremal
-
Naik
,
più
prudente
,
aveva
conservata
la
sua
carica
temendo
un
ritorno
offensivo
della
belva
.
Questa
,
dopo
aver
spiccato
quel
gran
salto
e
d
'
aver
gettati
i
cacciatori
a
gambe
levate
,
era
scappata
ritornando
nel
corridoio
.
-
Quella
pantera
ha
l
'
anima
di
Kalì
!
-
esclamò
Tremal
-
Naik
.
-
Eccoci
in
un
bell
'
impiccio
!
Chi
ha
l
'
acciarino
?
-
Io
no
-
rispose
Sandokan
.
-
E
nemmeno
io
-
aggiunse
Kammamuri
.
-
Dovremo
compiere
la
ritirata
all
'
oscuro
?
-
Conosciamo
già
il
corridoio
e
credo
che
il
ritorno
non
sarà
difficile
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
.
-
E
se
la
pantera
ci
aspetta
all
'
agguato
?
-
Ecco
quello
che
temo
.
-
Ricarica
subito
e
anche
tu
Kammamuri
.
Da
un
istante
all
'
altro
possiamo
trovarci
nuovamente
di
fronte
alla
kerkal
.
-
E
può
anche
...
-
Il
maharatto
non
finì
la
frase
.
Un
mugolìo
che
terminò
in
un
soffio
ardente
lo
aveva
arrestato
.
-
Vi
è
un
'
altra
pantera
qui
!
-
esclamò
subito
Sandokan
facendo
un
rapido
dietro
fronte
.
-
Ma
sì
!
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
La
prima
non
era
sola
.
-
In
ritirata
!
-
E
presto
,
-
aggiunse
il
bengalese
.
-
Qui
corriamo
il
pericolo
di
venire
assaliti
dinanzi
e
alle
spalle
.
-
Sandokan
lanciò
una
imprecazione
.
-
Tornare
indietro
ora
,
quando
già
erano
nelle
nostre
mani
!
-
Le
scoveremo
più
tardi
.
Vieni
,
non
perdiamo
tempo
!
-
Uscirono
dalla
sala
,
indietreggiando
lentamente
onde
non
farsi
sorprendere
.
Kammamuri
solo
,
che
aveva
ricaricata
la
pistola
,
aveva
volte
le
spalle
alla
porta
per
far
fronte
alla
prima
pantera
fuggita
attraverso
il
corridoio
.
Il
momento
era
terribile
,
eppure
quei
tre
valorosi
non
avevano
nulla
perduto
della
loro
ammirabile
calma
,
quantunque
fossero
più
che
certi
di
venire
assaliti
prima
di
poter
ridiscendere
nella
pagoda
e
raggiungere
i
loro
compagni
che
dovevano
essere
molto
inquieti
,
non
vedendoli
ritornare
dopo
quei
quattro
spari
.
-
Teniamoci
uniti
,
-
disse
Sandokan
ai
compagni
.
-
Se
non
abbiamo
più
la
torcia
possediamo
sempre
le
nostre
armi
da
fuoco
.
-
E
appena
scorgiamo
gli
occhi
delle
belve
spariamo
subito
,
-
aggiunse
Tremal
-
Naik
.
La
ritirata
,
fra
la
profonda
oscurità
che
regnava
in
quello
stretto
corridoio
,
si
compiva
lentamente
,
dovendo
Sandokan
ed
il
bengalese
indietreggiare
colla
faccia
rivolta
sempre
verso
la
sala
.
Kammamuri
stava
per
mettere
i
piedi
sul
primo
gradino
,
quando
vide
,
a
soli
pochi
passi
,
lampeggiare
gli
occhi
verdastri
della
kerkal
,
che
era
fuggita
attraverso
il
corridoio
.
-
Padrone
!
-
disse
,
dando
indietro
.
-
La
bestia
sta
dinanzi
a
me
.
-
E
la
seconda
ci
segue
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Ecco
là
i
suoi
occhi
.
-
I
tre
uomini
si
erano
arrestati
colle
armi
puntate
contro
quei
quattro
punti
luminosi
.
Quantunque
provati
alle
più
terribili
avventure
,
non
osavano
far
fuoco
per
la
tema
di
mancare
i
loro
avversari
.
Fra
loro
regnò
un
breve
silenzio
,
poi
Sandokan
pel
primo
lo
ruppe
.
-
Non
possiamo
rimanere
qui
eternamente
.
Oltre
le
armi
da
fuoco
abbiamo
anche
le
scimitarre
ed
un
combattimento
a
corpo
a
corpo
non
mi
fa
paura
.
Tu
,
Kammamuri
,
fa
'
fuoco
sulla
pantera
che
si
trova
sulla
scala
;
io
cercherò
di
spacciare
l
'
altra
.
-
Ed
io
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Rimarrai
in
riserva
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
.
Estrasse
con
precauzione
la
scimitarra
senza
staccare
i
suoi
occhi
dai
due
punti
fosforescenti
che
brillavano
sinistramente
fra
quelle
fitte
tenebre
,
la
strinse
fra
i
denti
,
poi
mirò
lentamente
,
onde
essere
ben
sicuro
del
suo
colpo
.
Kammamuri
dal
canto
suo
aveva
puntata
la
pistola
,
che
come
abbiamo
detto
era
a
doppia
canna
.
I
tre
spari
formarono
una
detonazione
sola
.
Al
rapido
bagliore
prodotto
dalla
polvere
,
i
cacciatori
videro
le
due
belve
scagliarsi
innanzi
,
poi
ruzzolarono
l
'
uno
addosso
all
'
altro
giù
per
la
scala
.
Tremal
-
Naik
,
che
fu
il
primo
a
giungere
in
fondo
,
udendo
verso
il
pianerottolo
un
mugolìo
minaccioso
,
sparò
più
per
illuminare
,
fosse
pure
per
un
istante
la
galleria
,
che
colla
convinzione
di
colpire
.
Un
urlo
vi
rispose
,
poi
una
massa
crollò
giù
dalla
scala
cadendo
addosso
a
Sandokan
che
si
era
fermato
sul
penultimo
gradino
.
-
Ah
!
Canaglia
!
-
urlò
il
pirata
che
aveva
avuto
il
tempo
d
'
impugnare
la
scimitarra
prima
di
cadere
.
Alzò
l
'
arma
e
la
lasciò
cadere
con
forza
su
quel
corpo
che
si
dibatteva
al
suo
fianco
urlando
.
-
Prendi
!
Prendi
!
-
Due
volte
la
scimitarra
,
maneggiata
da
quel
braccio
di
ferro
,
tagliò
a
fondo
.
-
Fuggiamo
!
-
disse
in
quel
momento
Tremal
-
Naik
.
-
Le
nostre
armi
sono
scariche
.
-
Tutti
e
tre
si
erano
slanciati
attraverso
al
corridoio
,
correndo
all
'
impazzata
.
Stavano
per
entrare
nella
pagoda
,
quando
udirono
una
scarica
echeggiare
al
di
fuori
.
-
I
nostri
uomini
hanno
fucilata
l
'
altra
,
-
disse
Sandokan
correndo
verso
la
porta
.
Non
si
era
ingannato
.
Sul
vasto
pianerottolo
giaceva
una
gigantesca
pantera
,
una
delle
più
grosse
che
avesse
visto
fino
allora
,
immersa
in
una
pozza
di
sangue
.
La
sua
splendida
pelliccia
era
crivellata
di
proiettili
.
-
Sahib
,
-
disse
Bindar
,
facendosi
innanzi
,
-
si
temeva
che
ti
fosse
accaduta
qualche
disgrazia
.
-
La
pagoda
è
nostra
,
-
rispose
semplicemente
Sandokan
.
-
Occupiamola
.
-
Sarà
morta
l
'
altra
?
-
chiese
Kammamuri
.
-
La
mia
scimitarra
è
lorda
di
sangue
e
quando
io
meno
un
colpo
,
nemmeno
una
tigre
può
resistere
.
Fa
'
mettere
,
per
maggior
precauzione
,
delle
sentinelle
dinanzi
alle
due
porte
e
cerchiamo
di
riposare
qualche
ora
.
Ne
abbiamo
bisogno
.
-
I
malesi
ed
i
dayachi
sciolsero
i
pacchi
,
stendendo
a
terra
tappeti
e
coperte
di
lana
e
perfino
cuscini
destinati
ai
loro
capi
,
mentre
alcuni
altri
accendevano
alcune
torce
piantandole
fra
le
macerie
.
Il
vecchio
Sambigliong
fece
la
scelta
degli
uomini
di
guardia
,
portandone
tre
dinanzi
alla
porticina
che
conduceva
sulla
gradinata
della
porta
maggiore
,
non
essendo
improbabile
che
altre
fiere
si
presentassero
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
,
dopo
essersi
bene
assicurati
che
il
fakiro
ed
il
comandante
dei
seikki
avevano
i
legami
intatti
,
si
sdraiarono
sui
tappeti
,
non
senza
aver
avuto
la
precauzione
di
mettersi
a
fianco
le
armi
,
quantunque
si
ritenessero
perfettamente
sicuri
contro
una
invasione
da
parte
delle
guardie
del
rajah
.
Il
resto
della
notte
infatti
trascorse
tranquillo
.
Solo
alcuni
sciacalli
,
attirati
da
quella
luce
insolita
,
che
brillava
nell
'
interno
della
pagoda
,
osarono
salire
la
gradinata
e
mandare
qualche
urlo
.
Non
essendo
pericolosi
,
gli
uomini
di
guardia
non
si
scomodarono
a
salutarli
con
un
colpo
di
fucile
,
desiderando
economizzare
le
loro
munizioni
.
Preparata
e
divorata
la
colazione
,
Sandokan
inviò
nella
jungla
una
metà
dei
suoi
uomini
,
per
assicurarsi
contro
qualunque
sorpresa
,
poi
si
fece
condurre
dinanzi
il
fakiro
.
Il
povero
uomo
,
che
già
s
'
aspettava
di
dover
subire
un
interrogatorio
,
tremava
come
se
avesse
la
febbre
e
dalla
fronte
gli
cadevano
grosse
gocce
di
sudore
.
-
Siediti
,
-
gli
disse
ruvidamente
Sandokan
,
che
stava
comodamente
sdraiato
su
un
tappeto
a
fianco
di
Tremal
-
Naik
.
-
È
giunta
l
'
ora
di
fare
i
conti
.
-
Che
cosa
vuoi
da
me
,
signore
?
-
gemette
il
disgraziato
guardando
con
fervore
l
'
antico
capo
dei
pirati
di
Mompracem
,
che
lo
fissava
come
se
cercasse
di
ipnotizzarlo
.
-
Un
uomo
che
avesse
la
coscienza
tranquilla
non
tremerebbe
come
te
,
-
disse
Sandokan
accendendo
il
cibuc
e
lanciando
in
aria
una
fitta
nuvoletta
di
fumo
.
-
Narrami
ora
come
hai
fatto
tu
,
che
hai
un
braccio
solo
disponibile
,
a
rapire
quella
fanciulla
.
-
Una
fanciulla
!
-
esclamò
il
fakiro
alzando
gli
occhi
in
aria
.
-
Che
cosa
vieni
a
raccontarmi
tu
sahib
?
Ti
ho
già
detto
che
io
non
so
nulla
,
affatto
nulla
.
-
Sicché
tu
non
ti
sei
recato
in
casa
d
'
una
signora
indiana
per
liberarla
dal
mal
occhio
.
-
Può
darsi
,
ma
non
ti
saprei
dire
quale
.
-
Allora
te
lo
dirà
un
uomo
che
assistette
alla
cerimonia
.
-
Fallo
venire
,
-
rispose
il
gussain
,
con
voce
però
tutt
'
altro
che
ferma
.
-
Kubang
!
-
gridò
Sandokan
.
Il
malese
,
che
fino
allora
si
era
tenuto
nascosto
dietro
un
cumulo
di
macerie
,
si
alzò
e
si
mise
di
fronte
al
fakiro
chiedendogli
:
-
Mi
riconosci
tu
?
-
Tantia
lo
fissò
a
lungo
,
con
uno
sguardo
che
tradiva
una
profonda
inquietudine
,
poi
raccogliendo
tutta
la
sua
energia
rispose
:
-
No
:
non
ti
ho
mai
veduto
.
-
Tu
menti
-
gridò
il
malese
.
-
Quando
tu
passasti
il
bacino
dinanzi
agli
occhi
della
giovane
indiana
,
mi
trovavo
a
soli
tre
passi
di
distanza
da
te
.
-
Il
gussain
ebbe
un
leggero
fremito
,
però
rispose
subito
.
-
T
'
inganni
:
un
viso
che
avesse
avuto
quella
brutta
pelle
non
mi
sarebbe
sfuggito
così
facilmente
.
Te
lo
ripeto
:
io
non
ti
ho
mai
veduto
.
-
Un
uomo
che
ha
un
braccio
anchilosato
e
che
tiene
nel
suo
pugno
un
ramoscello
non
si
dimentica
facilmente
-
rispose
il
malese
.
-
Sei
stato
tu
,
lo
affermo
solennemente
.
-
Difenditi
ora
,
-
disse
Sandokan
.
-
Vedi
che
quest
'
uomo
ti
accusa
.
-
Il
gussain
crollò
le
spalle
,
sorrise
ironicamente
,
poi
rispose
:
-
Quest
'
uomo
o
è
pazzo
od
ha
giurato
di
perdermi
.
Tantia
però
non
è
così
stupido
da
cadere
nell
'
infame
agguato
preparato
da
questo
miserabile
.
-
È
troppo
furbo
per
compromettersi
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
L
'
interrogatorio
però
è
appena
cominciato
e
non
finirà
tanto
presto
.
-
È
vero
,
-
disse
Sandokan
.
-
Accusa
Kubang
.
-
Io
dico
che
quest
'
uomo
si
è
presentato
nel
palazzo
della
giovane
indiana
,
-
riprese
il
malese
,
-
che
ha
chiesto
di
riposarsi
,
che
fu
lasciato
solo
e
che
alla
notte
scomparve
portando
via
la
padrona
:
che
neghi
se
l
'
osa
!
-
L
'
oso
,
-
rispose
il
fakiro
.
-
Sicché
non
vuoi
confessare
per
conto
di
chi
hai
agito
,
-
disse
Sandokan
.
-
Io
non
sono
che
un
povero
uomo
che
non
ha
altro
desiderio
che
di
andarsene
al
più
presto
nel
cailasson
.
La
mia
carcassa
non
servirebbe
nemmeno
per
una
cena
alla
tigre
.
-
Kammamuri
,
-
disse
Sandokan
,
-
quest
'
uomo
non
ha
ancora
fatto
colazione
.
Portagli
una
terrina
di
carri
.
Come
ha
ceduto
Kaksa
Pharaum
,
cederà
anche
questo
ostinato
.
-
Il
maharatto
che
stava
rimescolando
un
certo
intingolo
,
che
si
trovava
in
una
pentola
di
ferro
e
che
gli
faceva
lagrimare
abbondantemente
gli
occhi
,
empì
un
recipiente
e
lo
posò
dinanzi
al
gussain
.
-
Mangia
,
-
disse
Sandokan
.
-
Poi
riprenderemo
il
discorso
.
-
Tantia
fiutò
il
riso
condito
con
droghe
fortissime
e
scosse
la
testa
dicendo
con
voce
risoluta
:
-
No
!
-
Sandokan
si
levò
dalla
fascia
una
pistola
,
l
'
armò
e
accostando
le
fredde
canne
ad
una
tempia
del
prigioniero
gli
disse
:
-
O
mangi
o
ti
faccio
scoppiare
la
testa
.
-
Che
cosa
contiene
questo
carri
?
-
chiese
il
fakiro
coi
denti
stretti
.
-
Mangialo
,
ti
dico
.
-
Tu
mi
prometti
che
non
contiene
alcun
veleno
?
-
Non
ho
alcun
interesse
a
sopprimerti
,
anzi
desidero
che
tu
viva
.
Ti
decidi
o
no
?
Ti
accordo
un
minuto
.
-
Il
fakiro
esitò
un
istante
,
poi
prese
il
cucchiaio
che
Kammamuri
gli
porgeva
sorridendo
ironicamente
e
si
mise
a
mangiare
facendo
delle
orribili
smorfie
.
-
Troppo
pimento
in
questo
carri
,
-
disse
.
-
Tu
hai
un
cattivo
cuoco
.
-
Me
ne
provvederò
un
altro
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Per
ora
accontentati
di
quello
che
ho
.
-
Il
fakiro
,
vedendo
che
non
deponeva
la
pistola
,
continuò
a
mangiare
quella
miscela
infernale
,
che
doveva
bruciargli
lo
stomaco
.
Essendo
però
gli
indiani
abituati
a
mettere
molto
pimento
nei
loro
cibi
,
specialmente
nel
carri
,
il
gussain
ne
risentiva
certamente
meno
gli
effetti
ardenti
.
Quand
'
ebbe
finito
si
batté
colla
sinistra
il
ventre
dicendo
:
-
Anche
questa
minestra
passerà
.
-
Vedremo
se
il
tuo
stomaco
sarà
così
solido
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Ora
a
te
Tremal
-
Naik
.
-
Il
bengalese
e
Kammamuri
afferrarono
il
gussain
sotto
le
ascelle
e
lo
misero
in
piedi
.
-
Che
cosa
volete
ancora
da
me
?
-
chiese
il
disgraziato
con
terrore
.
-
Oh
!
Non
abbiamo
ancora
finito
?
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Credevi
di
cavartela
così
a
buon
prezzo
?
Vuoi
evitare
il
resto
?
Allora
confessa
.
-
Vi
ho
detto
che
io
non
so
nulla
!
-
strillò
Tantia
.
-
Io
non
ho
preso
parte
al
rapimento
di
quella
donna
.
Potete
strapparmi
la
lingua
,
tormentarmi
,
io
non
potrò
dirvi
quello
che
io
non
ho
fatto
.
-
Lo
vedremo
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
Lo
spinsero
fuori
dalla
pagoda
e
gli
fecero
scendere
la
scalinata
fermandolo
dinanzi
ad
una
buca
molto
profonda
,
che
due
malesi
stavano
scavando
.
-
Basterà
,
-
disse
Sandokan
ai
due
pirati
,
dopo
d
'
aver
dato
uno
sguardo
a
quello
scavo
.
-
L
'
uomo
non
è
grasso
,
tutt
'
altro
anzi
.
-
Il
gussain
aveva
fatto
due
passi
indietro
guardando
con
smarrimento
Sandokan
,
Tremal
-
Naik
e
Kammamuri
.
-
Che
cosa
volete
fare
di
me
?
-
chiese
battendo
i
denti
.
-
Ricordatevi
che
io
sono
un
fakiro
,
ossia
un
sant
'
uomo
,
che
gode
la
protezione
di
Brahma
.
-
Chiamalo
che
venga
a
liberarti
,
-
disse
Sandokan
.
-
Voi
non
godrete
le
delizie
del
cailasson
,
quando
la
morte
vi
avrà
colpiti
.
-
Io
mi
accontento
del
paradiso
di
Maometto
.
-
Il
rajah
mi
vendicherà
.
-
È
troppo
lontano
e
poi
in
questo
momento
non
ha
tempo
di
occuparsi
di
te
.
Vuoi
parlare
sì
o
no
?
-
Che
siate
maledetti
tutti
!
-
urlò
il
gussain
furibondo
.
-
Lancio
contro
di
voi
il
malocchio
!
-
La
mia
scimitarra
lo
spezzerà
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Calatelo
dentro
.
-
I
due
malesi
s
'
impadronirono
del
fakiro
,
che
non
poteva
opporre
che
una
resistenza
debolissima
,
avendo
un
solo
braccio
disponibile
e
lo
cacciarono
nella
buca
lasciandogli
sporgere
solamente
la
testa
e
il
braccio
sinistro
che
nessuno
avrebbe
potuto
ormai
piegare
senza
spezzarglielo
.
Ciò
fatto
cominciarono
a
gettare
dentro
palate
di
terra
in
modo
da
avvolgere
completamente
quel
magrissimo
corpo
e
d
'
immobilizzarlo
.
Il
gussain
che
forse
aveva
indovinato
a
quale
spaventevole
supplizio
lo
condannavano
i
suoi
carnefici
,
cacciava
urla
spaventevoli
che
non
producevano
però
nessun
effetto
sull
'
anima
di
Sandokan
,
né
su
quella
di
Tremal
-
Naik
.
-
La
pentola
ora
,
-
disse
la
Tigre
della
Malesia
,
quando
il
fakiro
fu
interrato
.
Uno
dei
due
malesi
corse
nella
pagoda
e
tornò
portando
una
specie
di
vaschetta
di
metallo
,
colma
d
'
acqua
limpidissima
e
la
mise
dinanzi
a
Tantia
,
alla
distanza
di
qualche
passo
.
-
Quando
avrai
sete
te
la
prenderai
,
-
disse
allora
Sandokan
.
Vedendo
l
'
acqua
il
gussain
stralunò
gli
occhi
e
le
sue
labbra
s
'
incresparono
.
-
Datemi
da
bere
!
-
ruggì
.
-
Ho
il
fuoco
nel
ventre
.
-
Allunga
il
tuo
braccio
anchilosato
e
serviti
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Nessuno
te
lo
impedisce
.
-
Spezzatemelo
allora
!
Io
non
posso
abbassarlo
.
-
È
un
affare
che
riguarda
te
.
Vieni
Tremal
-
Naik
:
quest
'
uomo
comincia
a
diventare
noioso
.
-
A
cinquanta
passi
dalla
gradinata
s
'
alzava
uno
splendido
lauro
sotto
il
quale
i
malesi
avevano
stesi
alcuni
tappeti
e
collocati
alcuni
cuscini
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
,
seguiti
da
Kammamuri
,
si
diressero
verso
quella
pianta
e
si
sdraiarono
sotto
la
fitta
ombra
accendendo
le
loro
pipe
.
Il
gussain
non
cessava
di
urlare
come
un
dannato
,
chiedendo
acqua
.
Il
pimento
cominciava
a
fare
i
suoi
effetti
,
tanagliandogli
le
viscere
.
-
All
'
altro
ora
,
-
disse
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Kammamuri
va
'
a
prendere
il
demjadar
.
-
Terremo
la
corte
di
giustizia
sotto
quest
'
albero
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
scherzando
.
-
Siamo
più
sicuri
qui
che
nella
pagoda
-
rispose
Sandokan
.
-
Eh
non
so
,
amico
!
Tu
dimentichi
che
siamo
in
mezzo
ad
una
jungla
.
-
Finché
i
miei
uomini
battono
i
bambù
non
abbiamo
nulla
da
temere
.
-
Pronunceremo
un
'
altra
sentenza
?
-
Tutto
dipenderà
dalla
buona
o
cattiva
volontà
del
prigioniero
.
-
Kammamuri
tornava
in
quel
momento
col
capitano
dei
seikki
.
Era
questi
un
bel
tipo
di
montanaro
indiano
,
d
'
una
robustezza
eccezionale
,
con
una
lunga
barba
nerissima
che
dava
maggior
risalto
alla
sua
pelle
appena
abbronzata
e
con
due
occhi
pieni
di
fuoco
.
Essendogli
state
slegate
le
mani
,
salutò
militarmente
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
,
portando
la
destra
sull
'
immenso
turbante
bianco
colla
calotta
rossa
ricamata
in
oro
,
che
gli
copriva
la
testa
.
-
Siedi
amico
,
-
gli
disse
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Tu
sei
un
uomo
di
guerra
e
non
già
un
gussain
.
-
Il
demjadar
che
conservava
una
calma
degna
d
'
un
vero
soldato
,
obbedì
senza
batter
ciglio
.
-
Io
voglio
sapere
da
te
se
hai
preso
parte
al
rapimento
d
'
una
principessa
indiana
insieme
col
fakiro
.
-
Io
non
ho
mai
avuto
alcun
rapporto
con
quell
'
uomo
,
-
rispose
il
seikko
quasi
con
disprezzo
.
-
Io
sono
mussulmano
come
tutti
i
miei
compatriotti
e
non
mi
occupo
dei
santoni
.
-
Dunque
tu
non
sai
nulla
di
quel
rapimento
.
-
È
la
prima
volta
che
odo
parlare
di
ciò
.
Poi
io
non
mi
occuperei
di
tali
cose
.
Affrontare
dei
nemici
sia
pure
;
lottare
con
delle
donne
che
non
possono
difendersi
,
mai
!
I
seikki
della
montagna
sono
guerrieri
.
-
Chi
ti
ha
incaricato
di
assalirci
?
-
Il
rajah
.
-
Chi
aveva
detto
a
S
.
Altezza
che
noi
abitavamo
nella
pagoda
sotterranea
?
-
Io
sono
abituato
a
obbedire
alle
persone
che
mi
pagano
e
non
di
chiedere
i
loro
affari
,
-
rispose
il
seikko
.
-
Quanto
ti
dà
il
rajah
all
'
anno
?
-
Duecento
rupie
.
-
Se
vi
fosse
un
uomo
che
te
ne
offrisse
mille
,
lasceresti
il
rajah
?
-
Gli
occhi
del
demjadar
lampeggiarono
.
-
Pensaci
,
-
disse
Sandokan
,
a
cui
non
era
sfuggito
quel
lampo
che
tradiva
una
intensa
cupidigia
.
-
Mi
risponderai
su
ciò
più
tardi
.
Ora
voglio
sapere
altre
cose
.
-
Parla
,
sahib
.
-
Sei
tu
che
comandi
la
guardia
reale
?
-
Sì
,
sono
io
.
-
Di
quanti
uomini
si
compone
?
-
Di
quattrocento
.
-
Tutti
valorosi
?
-
Un
sorriso
quasi
di
disprezzo
spuntò
sulle
labbra
del
demjadar
.
-
I
seikki
della
montagna
sanno
morire
bene
e
non
contano
i
loro
nemici
,
-
disse
poi
.
-
Quanto
ricevono
i
tuoi
uomini
dopo
un
anno
di
servizio
?
-
Cinquanta
rupie
.
-
Che
cosa
hai
pensato
dell
'
offerta
che
ti
ho
fatta
?
-
Il
demjadar
non
rispose
:
pareva
facesse
qualche
calcolo
difficile
.
-
Sbrigati
,
non
ho
tempo
da
perdere
,
-
disse
Sandokan
.
-
Il
rajah
del
Mysore
ed
il
guicovar
di
Baroda
,
che
sono
i
più
generosi
principi
dell
'
India
,
non
mi
darebbero
tanto
,
-
rispose
finalmente
il
seikko
.
-
Sicché
tu
accetteresti
per
una
tale
somma
di
lasciare
il
rajah
dell
'
Assam
e
di
passare
sotto
altre
persone
?
-
Sì
,
purché
paghino
.
Noi
siamo
mercenari
.
-
Anche
se
quella
persona
si
servisse
di
te
e
dei
tuoi
uomini
per
dare
addosso
al
rajah
dell
'
Assam
?
-
Il
demjadar
alzò
le
spalle
.
-
Io
non
sono
un
assamese
,
-
rispose
poi
.
-
La
mia
patria
è
sulle
montagne
.
-
Risponderesti
della
fedeltà
dei
tuoi
uomini
se
si
offrissero
a
loro
duecento
rupie
per
ciascuno
?
-
Sì
,
sahib
,
assolutamente
-
rispose
il
demjadar
.
-
Tutti
quei
montanari
li
ho
arruolati
io
e
non
obbediscono
che
a
me
.
-
Ti
farò
versare
oggi
un
acconto
di
cinquecento
rupie
,
ma
per
ora
tu
non
devi
lasciare
il
mio
campo
e
non
cesserà
la
sorveglianza
intorno
a
te
.
-
Non
sarebbe
necessaria
perché
tu
hai
la
mia
parola
,
però
fa
'
come
vuoi
.
È
meglio
non
fidarsi
,
ed
io
al
tuo
posto
farei
altrettanto
.
-
Ora
puoi
andartene
:
devo
occuparmi
del
fakiro
.
Kammamuri
!
-
chiamò
poi
;
il
maharatto
che
stava
accoccolato
dinanzi
a
Tantia
ascoltando
,
impassibile
alle
urla
feroci
che
mandava
il
disgraziato
,
fu
lesto
ad
accorrere
.
-
A
che
punto
siamo
?
-
gli
chiese
Sandokan
,
mentre
il
demjadar
si
allontanava
.
-
Il
gussain
non
può
più
resistere
:
è
idrofobo
.
-
Andiamo
a
vedere
se
si
decide
a
parlare
.
Vieni
Tremal
-
Naik
:
noi
non
avremo
perduta
la
nostra
giornata
.
-
Comincio
a
sperare
che
la
corona
di
Surama
non
sia
lontana
,
-
disse
il
bengalese
.
-
Anch
'
io
,
amico
:
ormai
non
è
più
che
una
questione
di
pazienza
.
-
17
.
La
confessione
del
fakiro
Tantia
divorato
da
una
sete
spaventevole
,
bruciato
dal
sole
che
lo
colpiva
direttamente
sul
nudo
cranio
,
arso
internamente
dal
pimento
e
compresso
dalla
terra
,
pareva
che
fosse
proprio
all
'
estremo
delle
sue
forze
.
Gli
occhi
gli
uscivano
dalle
orbite
,
aveva
la
schiuma
alle
labbra
ed
il
suo
braccio
anchilosato
subiva
dei
fremiti
,
come
se
da
un
momento
all
'
altro
dovesse
spezzarsi
sotto
gli
sforzi
disperati
che
faceva
il
suo
proprietario
,
per
abbassarlo
verso
la
bacinella
piena
d
'
acqua
.
Urla
spaventevoli
,
che
rassomigliavano
agli
ululati
d
'
un
lupo
idrofobo
,
gli
sfuggivano
di
quando
in
quando
dal
petto
oppresso
dalla
terra
.
Vedendo
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
,
i
suoi
occhi
s
'
iniettarono
di
sangue
ed
il
suo
viso
assunse
un
aspetto
orribile
.
-
Acqua
!
-
ruggì
.
-
Sì
,
quanta
ne
vorrai
,
se
ti
deciderai
a
parlare
-
rispose
Sandokan
sedendosi
di
fronte
al
miserabile
.
-
Voglio
farti
una
proposta
.
Dimmi
prima
quanto
ti
hanno
dato
per
rapire
quella
giovane
indiana
o
per
aiutare
i
rapitori
.
-
Il
gussain
fece
una
smorfia
,
e
non
rispose
.
-
Poco
fa
ho
deciso
il
demjadar
dei
seikki
a
dirmi
tutto
quello
che
io
desideravo
,
e
quello
è
un
fiero
soldato
e
non
già
uno
stupido
fanatico
come
sei
tu
.
Segui
il
suo
esempio
e
avrai
acqua
e
anche
delle
rupie
.
Se
ti
rifiuti
io
non
mi
occuperò
più
di
te
e
ti
lascerò
morire
entro
la
tua
buca
.
Scegli
!
-
Rupie
!
-
rantolò
Tantia
,
guardando
fisso
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Cento
,
anche
duecento
.
-
Il
gussain
ebbe
un
fremito
.
-
Duecento
!
-
esclamò
con
voce
appena
intelligibile
.
Ebbe
ancora
un
'
ultima
esitazione
,
poi
rispose
:
-
Parlerò
...
se
mi
farai
avere
un
sorso
d
'
acqua
.
-
Finalmente
,
-
esclamò
Sandokan
.
-
Ero
sicuro
che
tu
ti
saresti
deciso
a
confessare
.
-
Prese
la
bacinella
e
l
'
accostò
alle
labbra
del
gussain
,
lasciandogli
bere
alcuni
sorsi
.
-
Te
la
do
per
scioglierti
meglio
la
lingua
,
-
disse
.
-
Se
vuoi
il
resto
devi
dirmi
tutto
.
Per
conto
di
chi
hai
lavorato
?
-
Pel
favorito
del
rajah
-
rispose
Tantia
che
pareva
fosse
rinato
dopo
quei
pochi
sorsi
d
'
acqua
.
-
Chi
è
costui
?
-
L
'
uomo
bianco
.
-
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
si
guardarono
l
'
un
l
'
altro
.
-
Deve
essere
quel
greco
,
-
disse
il
primo
.
-
Certo
,
-
rispose
il
secondo
.
La
fronte
di
Sandokan
si
era
abbuiata
.
-
Mi
sembri
inquieto
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Ho
mille
ragioni
per
esserlo
,
-
rispose
il
famoso
pirata
.
-
Se
quel
cane
ha
fatto
rapire
Surama
,
vuol
dire
che
in
qualche
modo
è
venuto
a
conoscenza
dei
nostri
progetti
e
ciò
,
se
fosse
vero
,
sarebbe
grave
.
Vi
è
la
testa
di
Yanez
in
giuoco
.
-
Non
spaventarmi
,
Sandokan
.
-
Oh
!
Non
l
'
ha
ancora
perduta
e
noi
non
siamo
ancora
morti
.
Tu
sai
di
che
cosa
sono
capace
io
,
e
quella
testa
non
cadrà
se
io
non
lo
voglio
e
tu
sai
anche
quanto
io
amo
Yanez
più
che
se
fosse
mio
fratello
,
più
che
se
fosse
mio
figlio
.
-
Lo
so
:
non
potrebbe
esistere
una
Tigre
della
Malesia
senza
il
suo
amico
portoghese
.
-
Sandokan
che
si
era
un
po
'
allontanato
dal
gussain
,
onde
non
potesse
udire
il
suo
discorso
,
tornò
verso
la
buca
.
-
Vediamo
,
-
disse
.
-
Forse
noi
ci
creiamo
dei
timori
che
non
esistono
.
Può
trattarsi
d
'
una
semplice
vendetta
.
-
Si
rivolse
a
Tantia
che
lo
fissava
sempre
intensamente
e
gli
chiese
:
-
Il
favorito
l
'
hai
veduto
tu
?
-
No
.
-
Chi
ti
ha
dato
l
'
ordine
di
rapire
la
donna
?
-
Un
ministro
,
amico
intimo
del
favorito
.
-
E
come
hai
fatto
?
-
Prima
l
'
ho
addormentata
con
dei
fiori
,
poi
l
'
ho
calata
dalla
finestra
.
Sotto
vi
erano
dei
servi
del
favorito
.
-
E
dove
l
'
hanno
portata
?
-
Nella
casa
dell
'
uomo
bianco
.
-
Dove
si
trova
?
-
Sulla
piazza
di
Bogra
.
-
Bindar
!
-
L
'
assamese
che
si
trovava
a
breve
distanza
,
masticando
una
noce
d
'
areca
con
un
pizzico
di
calce
,
fu
lesto
ad
accorrere
.
-
Tu
sai
dove
si
trova
la
piazza
di
Bogra
?
-
gli
chiese
Sandokan
.
-
Sì
,
sahib
.
-
Benissimo
:
continua
gussain
.
-
Che
cosa
vuoi
sapere
ancora
?
-
chiese
Tantia
.
-
Ti
ho
detto
perfino
troppo
.
-
Ma
hai
guadagnato
duecento
rupie
.
-
Me
le
darai
?
-
Io
sono
un
uomo
che
quando
prometto
mantengo
,
non
scordartelo
,
fakiro
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Allora
posso
aggiungere
qualche
cosa
d
'
altro
a
quanto
ti
ho
detto
,
-
disse
Tantia
.
-
Ossia
?
-
Io
ho
saputo
che
il
chitmudgar
del
favorito
,
ha
dato
da
bere
a
quella
giovane
donna
non
so
quale
miscela
per
farla
parlare
.
-
Sandokan
ebbe
un
soprassalto
.
-
Ed
ha
parlato
?
-
chiese
con
ansietà
.
-
Certo
,
poiché
hanno
assalito
la
pagoda
dove
tu
ti
nascondevi
.
-
Che
abbia
compromesso
Yanez
?
-
si
chiese
a
mezza
voce
Sandokan
mentre
la
sua
fronte
si
copriva
d
'
un
freddo
sudore
.
Si
mise
poi
a
passeggiare
per
la
spianata
colle
mani
chiuse
,
il
viso
alterato
.
Un
improvviso
scoppio
di
furore
lo
assalì
d
'
un
tratto
:
-
Cane
d
'
un
greco
!
-
gridò
tendendo
un
braccio
in
direzione
della
capitale
dell
'
Assam
.
-
Non
lascerò
questo
paese
se
non
ti
avrò
prima
strappato
il
cuore
!
Come
ho
uccisa
la
Tigre
dell
'
India
,
ucciderò
anche
te
!
-
Anche
Tremal
-
Naik
appariva
molto
preoccupato
e
nervoso
.
Egli
si
chiedeva
insistentemente
quali
parole
erano
riusciti
a
strappare
dalle
labbra
di
Surama
.
Egli
aveva
già
provato
,
quando
aveva
cercato
di
lottare
cogli
strangolatori
della
jungla
nera
,
l
'
effetto
di
quei
misteriosi
narcotici
,
che
solo
certi
indiani
conoscono
.
Se
erano
riusciti
a
scoprire
lo
scopo
della
loro
presenza
nel
principato
d
'
Assam
,
doveva
succedere
una
catastrofe
completa
,
pensava
.
Sandokan
dopo
d
'
aver
passeggiato
qualche
minuto
,
stringendo
continuamente
le
pugna
e
aggrottando
di
quando
in
quando
la
fronte
,
tornò
precipitosamente
verso
il
gussain
.
-
Hai
più
nulla
da
aggiungere
a
quanto
hai
detto
?
-
No
,
sahib
.
-
Ti
avverto
che
tu
rimarrai
nelle
nostre
mani
fino
al
nostro
ritorno
e
che
se
hai
mentito
ti
farò
levare
la
pelle
.
-
Ti
aspetterò
tranquillo
-
rispose
il
fakiro
.
-
Invece
di
duecento
rupie
ne
hai
guadagnate
quattrocento
,
che
ti
verranno
contate
subito
.
-
Io
sono
tuo
anima
e
corpo
.
-
Vedremo
,
-
rispose
Sandokan
.
Si
volse
verso
i
malesi
dicendo
loro
:
-
Levate
quest
'
uomo
dalla
buca
e
dategli
da
mangiare
e
da
bere
finché
vorrà
.
Vegliate
però
attentamente
anche
su
lui
.
Ed
ora
mio
caro
Tremal
-
Naik
,
prepariamoci
a
partire
.
Surama
sarà
salva
,
se
non
sopravvengono
altri
incidenti
.
-
Chi
condurremo
con
noi
?
-
Bindar
,
Kammamuri
e
sei
uomini
;
gli
altri
rimarranno
a
guardia
dei
prigionieri
.
-
Saremo
sufficienti
per
tentare
il
colpo
?
-
In
caso
di
bisogno
chiameremo
in
nostro
aiuto
i
sei
malesi
che
ha
Yanez
.
Non
perdiamo
tempo
e
partiamo
.
-
Sandokan
ed
i
suoi
compagni
,
dopo
d
'
aver
raccomandato
a
Sambigliong
di
tenere
un
piccolo
posto
di
guardia
sulle
rive
della
palude
,
lasciavano
la
pagoda
per
raggiungere
il
Brahmaputra
.
Essendo
quasi
mezzo
giorno
non
dovevano
correre
alcun
pericolo
nella
traversata
della
jungla
,
poiché
ordinariamente
le
belve
,
a
menoché
non
siano
eccessivamente
affamate
,
durante
le
ore
più
calde
del
giorno
si
tengono
sdraiate
nelle
loro
tane
.
Solo
la
notte
si
mettono
in
caccia
,
favorendo
le
tenebre
i
colpi
di
sorpresa
.
La
traversata
infatti
la
compirono
senza
vedere
alcun
animale
pericoloso
.
Solo
qualche
coppia
di
bighama
,
ossia
di
cani
selvaggi
,
li
seguì
per
qualche
tratto
urlando
senza
osare
di
attaccarli
.
Giunti
sulle
rive
della
palude
trovarono
la
bangle
nel
medesimo
luogo
ove
l
'
avevano
lasciata
,
segno
evidente
che
nessuno
si
era
spinto
fin
là
.
Le
guardie
del
rajah
non
avendo
potuto
seguire
le
tracce
dei
fuggiaschi
in
causa
del
fiume
dovevano
aver
abbandonato
l
'
inseguimento
.
-
Bindar
,
-
disse
Sandokan
salendo
a
bordo
della
barcaccia
,
-
governa
in
modo
da
farci
giungere
in
città
a
notte
inoltrata
.
Non
voglio
che
ci
vedano
entrare
nel
palazzo
di
Surama
,
che
dovrà
servirci
da
quartier
generale
.
-
S
'
imbarcarono
levando
l
'
ancora
,
ritirarono
l
'
ormeggio
ed
imboccarono
il
canale
che
doveva
condurli
nel
Brahmaputra
remando
lentamente
,
non
avendo
molta
fretta
.
Una
gran
calma
regnava
sulla
palude
e
sulle
sue
rive
.
Solo
di
quando
in
quando
qualche
uccello
acquatico
s
'
alzava
pesantemente
,
descrivendo
qualche
curva
intorno
alla
bangle
,
poi
si
lasciava
cadere
fra
i
gruppi
di
canne
.
In
mezzo
alle
piante
del
loto
,
mezzo
affondati
nel
fango
,
sonnecchiavano
dei
grossi
coccodrilli
,
i
quali
non
si
degnavano
di
muoversi
nemmeno
quando
la
barca
passava
accanto
a
loro
.
Fu
verso
le
sei
della
sera
che
Sandokan
ed
i
suoi
compagni
raggiunsero
il
Brahmaputra
.
Due
poluar
,
specie
di
navigli
indiani
,
i
più
adatti
alla
navigazione
interna
,
perché
assai
leggermente
costruiti
,
colla
prora
e
la
poppa
ad
eguale
altezza
e
muniti
di
due
piccoli
alberi
che
sorreggono
due
vele
quadrate
,
navigavano
a
poca
distanza
l
'
uno
dall
'
altro
radendo
quasi
la
riva
opposta
,
dove
la
corrente
si
faceva
sentire
più
forte
.
-
Che
siano
barche
in
crociera
?
-
si
chiese
Sandokan
,
che
le
aveva
subito
notate
.
-
Non
vedo
seikki
a
bordo
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Mi
hanno
più
l
'
apparenza
di
navigli
mercantili
.
-
Vedo
una
spingarda
sulla
prora
di
uno
di
essi
.
-
Talvolta
quelle
barche
sono
armate
non
essendo
sempre
sicuri
i
corsi
d
'
acqua
che
attraversano
queste
regioni
.
-
Tuttavia
li
sorveglieremo
,
-
mormorò
Sandokan
.
-
Possiamo
accertarci
subito
se
sono
dei
semplici
trafficanti
od
esploratori
.
-
In
quale
modo
?
-
Rimanendo
noi
indietro
o
sopravvanzandoli
.
-
Proviamo
:
giacché
non
abbiamo
fretta
facciamo
ritirare
i
remi
e
lasciamoci
portare
dalla
corrente
.
-
I
malesi
,
subito
avvertiti
,
ritirarono
le
lunghe
pale
e
la
bangle
rallentò
la
sua
corsa
,
andando
un
po
'
di
traverso
.
I
due
poluar
continuarono
la
loro
marcia
,
aiutati
dalla
brezza
che
gonfiava
le
loro
vele
ed
in
pochi
minuti
si
trovarono
considerevolmente
lungi
dalla
bangle
,
sparendo
poi
entro
la
curva
del
fiume
.
-
Se
ne
sono
andati
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Come
vedi
io
non
m
'
ero
ingannato
.
-
Sandokan
crollò
il
capo
senza
rispondere
.
Non
pareva
affatto
convinto
della
tranquillità
di
quei
due
piccoli
navigli
.
-
Dubiti
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Un
pirata
fiuta
gli
avversari
a
grandi
distanze
,
-
disse
finalmente
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Io
sono
più
che
sicuro
che
quei
due
poluar
perlustrano
il
fiume
.
-
Ci
avrebbero
fermati
ed
interrogati
.
-
Non
siamo
ancora
giunti
a
Gauhati
.
-
Che
i
seikki
ci
abbiano
seguìti
nella
nostra
ritirata
attraverso
la
jungla
?
Eppure
quella
sera
io
non
vidi
alcuna
barca
a
darci
la
caccia
.
-
E
le
rive
non
le
conti
?
Voi
siete
tutti
corridori
insuperabili
ed
un
uomo
che
avesse
seguito
la
riva
sinistra
avrebbe
potuto
facilmente
tenersi
sempre
in
vista
della
bangle
e
notare
il
luogo
ove
aveva
imboccato
il
canale
della
palude
.
-
E
perché
non
ci
hanno
assaliti
nella
jungla
?
-
Può
darsi
che
non
abbiano
avuto
il
coraggio
di
farlo
-
rispose
Sandokan
.
-
Le
mie
non
sono
però
che
semplici
supposizioni
e
potrei
benissimo
ingannarmi
.
Tuttavia
apriamo
bene
gli
occhi
e
teniamoci
pronti
a
qualunque
evento
.
Sento
per
istinto
che
dovremo
lottare
con
un
uomo
fortissimo
che
vale
dieci
volte
il
rajah
.
-
Quel
greco
?
-
Sì
,
-
rispose
Sandokan
.
-
È
lui
il
nemico
pericoloso
.
-
È
vero
.
Senza
quell
'
uomo
Yanez
avrebbe
fatto
a
quest
'
ora
chissà
che
cosa
.
-
A
me
basta
avere
i
seikki
sottomano
.
Se
il
demjadar
riesce
a
persuaderli
a
mettersi
ai
miei
servigi
,
vedrai
che
pandemonio
saprò
scatenare
io
a
Gauhati
.
-
Accese
il
suo
cibuc
e
si
sedette
sulla
murata
di
prora
,
lasciando
penzolare
le
gambe
sul
fiume
che
rumoreggiava
intorno
alla
bangle
.
Il
sole
stava
allora
tramontando
dietro
le
alte
cime
dei
palas
,
quei
bellissimi
alberi
dal
tronco
nodoso
e
massiccio
,
coronato
da
un
fitto
padiglione
di
foglie
vellutate
,
d
'
un
verde
azzurrognolo
,
donde
partono
degli
enormi
grappoli
fiammeggianti
,
dai
quali
si
ricava
una
polvere
color
di
rosa
,
adoperata
dagli
indù
nelle
feste
di
Holi
.
Sulle
rive
,
numerosi
contadini
battevano
,
con
un
ritmo
monotono
,
l
'
indaco
,
raccolto
durante
la
giornata
e
messo
a
macerare
entro
vasti
mastelli
per
meglio
distaccare
le
particelle
e
farle
precipitare
più
presto
,
avendo
gli
indiani
un
modo
diverso
per
trattare
tale
materia
colorante
.
Altri
invece
spingevano
in
acqua
colossali
bufali
per
dissetarli
,
guardandoli
attentamente
onde
i
coccodrilli
non
li
afferrassero
pel
naso
o
pel
muso
e
li
tirassero
sotto
,
cosa
comunissima
nei
fiumi
dell
'
India
.
La
bangle
,
verso
le
nove
,
giunse
in
vista
dei
fanali
che
splendevano
nelle
vie
principali
della
capitale
dell
'
Assam
.
Stava
per
passare
vicino
all
'
isolotto
su
cui
si
alzava
la
pagoda
di
Karia
,
quando
si
trovò
improvvisamente
dinanzi
ai
due
poluar
che
chiudevano
il
passaggio
.
Una
voce
si
era
subito
alzata
sul
più
vicino
:
-
Ohe
!
Da
dove
venite
e
dove
andate
?
-
Lascia
che
risponda
io
,
-
disse
Tremal
-
Naik
a
Sandokan
.
-
Fa
'
pure
,
-
rispose
questi
.
Il
bengalese
alzò
la
voce
gridando
:
-
Veniamo
da
una
partita
di
caccia
.
-
Fatta
dove
?
-
chiese
la
medesima
voce
di
prima
.
-
Nella
palude
di
Benar
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Che
cosa
avete
ucciso
?
-
Una
dozzina
di
coccodrilli
che
andremo
a
raccogliere
domani
essendo
affondati
.
-
Avete
visto
degli
uomini
in
quei
dintorni
?
-
Null
'
altro
che
dei
marabù
e
delle
oche
.
-
Passate
e
buona
fortuna
.
-
La
bangle
,
che
aveva
rallentata
la
marcia
,
riprese
la
corsa
a
tutta
forza
di
remi
,
mentre
i
due
poluar
allentavano
le
gomene
per
lasciarle
il
passo
.
-
Che
cosa
ti
ho
detto
?
-
disse
Sandokan
a
Tremal
-
Naik
,
quando
furono
lontani
dai
due
navigli
.
-
Noi
pirati
abbiamo
un
fiuto
straordinario
e
sentiamo
i
nemici
a
distanze
incredibili
.
-
Me
ne
hai
dato
or
ora
una
prova
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Che
ci
abbiano
proprio
seguìti
?
-
Non
ne
dubito
.
-
Tuttavia
ce
la
siamo
cavata
benissimo
.
-
Per
la
tua
buona
idea
.
-
Dove
sbarcheremo
?
-
Nel
centro
della
città
.
Questa
notte
desidero
dormire
nel
palazzo
di
Surama
.
Forse
là
troveremo
notizie
di
Yanez
.
Kubang
non
avrà
mancato
di
fare
una
visita
ai
servi
.
-
È
quello
che
pensavo
anch
'
io
.
Quel
malese
è
molto
intelligente
.
-
Un
gran
furbo
,
-
disse
Sandokan
.
-
Se
non
lo
fosse
non
sarebbe
un
malese
.
Bah
!
evitata
la
crociera
tutto
andrà
bene
.
Domani
ci
metteremo
in
cerca
di
Surama
e
prepareremo
al
greco
od
ai
suoi
uomini
un
bel
tiro
.
Credi
che
nel
suo
palazzo
abbia
un
chitmudgar
?
-
Certo
,
Sandokan
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Un
indiano
che
si
rispetta
,
deve
avere
una
ventina
di
servi
per
lo
meno
ed
un
direttore
di
casa
.
-
Che
si
lasci
pescare
da
me
ed
il
colpo
sarà
fatto
.
Non
si
tratta
che
di
sapere
i
luoghi
che
frequenta
.
-
Perché
?
-
Lascia
fare
a
me
:
ho
la
mia
idea
.
Ehi
,
Bindar
,
possiamo
approdare
?
-
Sì
,
sahib
.
-
Accosta
la
riva
dunque
.
-
La
bangle
in
pochi
colpi
di
remo
attraversò
il
fiume
e
andò
ad
ancorarsi
dinanzi
ad
un
vecchio
bastione
che
difendeva
la
città
verso
occidente
.
-
A
terra
,
-
comandò
Sandokan
,
dopo
essersi
assicurato
che
dietro
la
bastionata
non
vi
era
nessuno
.
-
Due
soli
malesi
rimangano
a
guardia
della
bangle
.
-
Presero
le
loro
armi
e
scesero
sulla
riva
che
era
coperta
da
fitte
macchie
di
nagatampo
,
alberi
durissimi
e
che
producono
dei
fiori
odorosi
e
bellissimi
,
dei
quali
si
adornano
le
giovani
indiane
.
-
Seguitemi
,
-
disse
Sandokan
.
-
Giungeremo
al
palazzo
di
Surama
inosservati
,
se
non
vi
saranno
intorno
delle
spie
.
-
Che
cosa
temi
ancora
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Eh
!
Quel
greco
è
capace
di
aver
teso
degli
agguati
,
mio
caro
.
In
cammino
amici
e
se
vi
sarà
da
menar
le
mani
non
fate
uso
che
delle
scimitarre
.
Nessun
colpo
di
carabina
o
di
pistola
.
-
Sì
,
Tigre
della
Malesia
-
risposero
i
malesi
.
-
Venite
!
-
Si
misero
a
costeggiare
il
fiume
coperto
da
enormi
tamarindi
,
che
rendevano
colla
loro
ombra
l
'
oscurità
più
fitta
;
poi
raggiunto
il
sobborgo
orientale
,
si
cacciarono
fra
le
viuzze
interne
dirigendosi
verso
il
centro
della
città
.
Essendo
già
molto
tardi
,
pochissimi
abitanti
si
trovavano
per
le
vie
e
anche
quelli
s
'
affrettavano
a
girare
al
largo
,
scambiando
probabilmente
Sandokan
ed
i
suoi
uomini
per
soldati
del
rajah
in
cerca
di
qualche
malvivente
.
La
mezzanotte
non
doveva
essere
lontana
quando
il
drappello
sbucò
sulla
piazza
dove
sorgeva
il
palazzo
,
che
Yanez
aveva
acquistato
per
la
sua
bella
fidanzata
.
Sandokan
si
era
arrestato
lanciando
un
rapido
sguardo
a
destra
ed
a
sinistra
.
-
Vedo
due
indiani
fermi
dinanzi
al
palazzo
,
-
disse
a
Tremal
-
Naik
.
-
Non
mi
sono
sfuggiti
,
-
rispose
il
bengalese
.
-
Che
siano
due
spie
di
quel
maledetto
greco
?
-
Può
darsi
.
Egli
ha
interesse
a
far
sorvegliare
il
palazzo
.
-
Cerchiamo
di
prenderli
in
mezzo
.
Ci
faremo
credere
guardie
del
rajah
intenti
ad
eseguire
una
ronda
notturna
.
-
I
due
indiani
però
,
accortisi
della
presenza
del
drappello
,
si
allontanarono
rapidamente
non
ostante
che
Tremal
-
Naik
avesse
subito
gridato
dietro
a
loro
:
-
Alt
!
Servizio
del
rajah
!
-
Non
devono
essere
due
galantuomini
,
-
disse
Sandokan
quando
li
vide
scomparire
entro
una
viuzza
tenebrosa
.
-
Lasciamoli
andare
.
-
Poi
volgendosi
verso
Kammamuri
continuò
:
-
Tu
resta
qui
di
guardia
coi
malesi
.
La
nostra
spedizione
notturna
non
è
ancor
finita
e
prima
che
sorga
il
sole
voglio
fare
la
conoscenza
colla
dimora
privata
di
quel
cane
di
greco
.
-
Salì
la
gradinata
seguìto
da
Tremal
-
Naik
e
da
Bindar
e
percosse
,
senza
troppo
fracasso
,
la
lastra
di
bronzo
sospesa
allo
stipite
della
porta
.
Il
guardiano
notturno
che
vegliava
nel
corridoio
,
fu
pronto
ad
aprire
e
riconoscendo
in
quegli
uomini
gli
amici
della
sua
padrona
,
fece
un
profondo
inchino
.
-
Conducimi
subito
dal
maggiordomo
,
-
disse
Sandokan
.
-
Sbrigati
,
ho
fretta
.
-
Entra
nel
salotto
,
sahib
.
Fra
mezzo
minuto
ti
raggiungerò
.
-
Sandokan
ed
i
suoi
due
compagni
aprirono
la
porta
ed
entrarono
in
una
elegantissima
stanzetta
che
era
ancora
illuminata
.
Si
erano
appena
seduti
dinanzi
ad
uno
splendido
tavolino
d
'
ebano
di
Ceylan
filettato
in
oro
,
quando
il
maggiordomo
del
palazzo
,
appena
coperto
da
un
dootèe
di
tela
gialla
,
si
precipitava
nel
salotto
,
esclamando
con
voce
singhiozzante
:
-
Ah
signori
!
Quale
disgrazia
.
-
La
conosciamo
,
-
disse
Sandokan
.
-
È
inutile
che
tu
perdi
il
tempo
a
raccontarcela
.
Il
sahib
bianco
della
tua
signora
s
'
è
fatto
vedere
?
-
No
.
-
Ha
mandato
nessuno
?
-
Quell
'
uomo
dalla
faccia
olivastra
,
con
una
lettera
per
la
padrona
.
-
Dammela
subito
.
I
minuti
sono
preziosi
in
questo
momento
.
-
Il
maggiordomo
s
'
avvicinò
ad
un
cofanetto
laccato
con
intarsi
di
madreperla
e
prese
un
piccolo
piego
,
porgendolo
al
pirata
.
Questi
ruppe
il
suggello
e
lesse
rapidamente
ciò
che
stava
scritto
dentro
.
-
Yanez
non
sa
ancora
nulla
,
-
disse
poi
a
Tremal
-
Naik
-
Kubang
ha
conservato
bene
il
segreto
.
-
E
poi
?
-
Avverte
Surama
di
non
inquietarsi
per
lui
e
che
il
favorito
guarisce
rapidamente
.
Già
tutti
i
bricconi
hanno
la
pelle
a
prova
di
acciaio
e
di
piombo
.
-
E
null
'
altro
?
-
L
'
incarica
di
far
sapere
a
noi
che
pel
momento
non
corre
alcun
pericolo
e
che
si
è
già
guadagnata
la
stima
e
la
confidenza
del
rajah
.
Giacché
si
trova
benissimo
alla
corte
e
non
sa
che
gli
hanno
rapito
la
fidanzata
,
lasciamolo
tranquillo
,
operiamo
da
noi
soli
.
-
Poi
volgendosi
verso
il
maggiordomo
che
stava
ritto
dinanzi
a
lui
,
in
attesa
dei
suoi
ordini
,
gli
chiese
:
-
È
avvenuto
nessun
altro
fatto
dopo
il
rapimento
della
tua
padrona
?
-
No
,
sahib
.
Ho
notato
però
che
alla
sera
ronzano
attorno
al
palazzo
,
fino
a
notte
tardissima
,
delle
persone
.
-
Ah
!
-
esclamò
Sandokan
.
-
Si
sorveglia
qui
.
Non
ne
dubitavo
.
Hai
fatto
delle
ricerche
?
-
Sì
,
sahib
e
sempre
infruttuose
.
-
Hai
avvertito
la
polizia
?
-
Non
ho
osato
,
temendo
che
la
padrona
sia
stata
rapita
per
ordine
del
rajah
.
-
Hai
fatto
benissimo
.
Tremal
-
Naik
,
Bindar
,
rimettiamoci
in
caccia
.
-
Ed
io
,
signore
,
che
cosa
devo
fare
?
-
chiese
il
maggiordomo
.
-
Assolutamente
nulla
fino
al
nostro
ritorno
.
Gli
uomini
che
il
sahib
bianco
ha
lasciati
a
guardia
di
Surama
sono
sempre
qui
?
-
Sì
.
-
Li
avvertirai
di
tenersi
pronti
;
posso
aver
bisogno
anche
di
loro
per
rinforzar
la
mia
scorta
.
Domani
sera
,
a
notte
inoltrata
,
noi
saremo
qui
.
Addio
.
-
Uscì
dal
salotto
e
raggiunse
i
suoi
uomini
che
si
erano
seduti
sulla
gradinata
.
-
Deponete
le
carabine
,
-
disse
loro
.
-
Conservate
solo
le
pistole
e
le
scimitarre
.
Ed
ora
in
caccia
!
-
18
.
Il
giovane
sudra
Sandokan
,
che
di
solito
era
sempre
tranquillo
al
pari
del
suo
fratellino
Yanez
,
era
diventato
nervosissimo
.
Il
suo
sangue
ardente
di
bornese
gli
bolliva
nelle
vene
,
benché
egli
fosse
avanti
negli
anni
.
Abituato
agli
assalti
impetuosi
,
invecchiato
fra
i
colpi
di
scimitarra
ed
al
fumo
delle
spingarde
e
dei
cannoni
dei
suoi
prahos
,
il
formidabile
pirata
si
trovava
scombussolato
di
non
aver
trovata
l
'
occasione
di
menare
le
mani
.
Camminava
rapidamente
,
tormentando
l
'
impugnatura
della
sua
scimitarra
e
borbottando
.
Anche
Tremal
-
Naik
d
'
altronde
non
sembrava
completamente
calmo
.
Il
dubbio
di
non
poter
liberare
prontamente
Surama
,
o
di
non
trovarla
nel
palazzo
del
favorito
del
rajah
,
doveva
scombussolare
un
po
'
le
loro
formidabili
fibre
.
Eppure
erano
uomini
che
avevano
condotto
a
buon
porto
ben
altre
imprese
anche
più
difficili
,
sia
nell
'
India
che
sui
mari
della
Malesia
.
Erano
le
due
del
mattino
quando
giunsero
sulla
piazza
di
Bogra
,
ad
una
delle
cui
estremità
s
'
ergeva
il
palazzo
del
favorito
del
rajah
,
una
specie
di
bengalow
di
costruzione
elegantissima
,
col
tetto
piramidale
che
si
alzava
molto
,
e
con
bellissime
varanghe
intorno
,
sostenute
da
colonnette
di
legno
dipinte
a
smaglianti
colori
e
dorature
.
Due
vaste
ali
si
estendevano
ai
suoi
fianchi
,
destinate
a
ricoverare
i
servi
,
i
cavalli
e
gli
elefanti
.
-
Ah
!
è
qui
che
viene
a
riposarsi
quel
briccone
,
ed
è
qui
che
forse
si
trova
Surama
!
-
esclamò
Sandokan
.
-
Vuoi
che
prendiamo
questa
casa
d
'
assalto
?
I
tuoi
malesi
sono
pronti
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Sarebbe
una
grande
imprudenza
,
-
rispose
il
pirata
.
-
Qui
non
siamo
al
Borneo
ed
è
nostro
interesse
agire
colla
massima
prudenza
.
-
Perché
siamo
venuti
qui
allora
?
-
Per
studiare
un
po
'
la
casa
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Di
giorno
verremmo
subito
notati
.
-
Eppure
non
sarebbe
difficile
dare
la
scalata
alla
varanga
inferiore
,
-
disse
Kammamuri
.
-
Io
ho
un
'
altra
idea
.
Mi
occorre
sapere
prima
se
Surama
si
trova
veramente
qui
e
quale
stanza
abita
.
Facciamo
il
giro
della
palazzina
per
ora
e
studiamo
innanzi
tutto
i
punti
più
accessibili
.
Poi
riparleremo
di
questa
faccenda
.
-
Il
bengalow
del
greco
era
completamente
isolato
e
anche
la
parte
posteriore
aveva
varanghe
sorrette
da
colonne
e
chiuse
da
leggere
stuoie
di
coccottiero
per
ripararle
dagli
ardenti
raggi
del
sole
indiano
.
Nelle
costruzioni
assai
più
basse
del
fabbricato
centrale
,
che
s
'
allungavano
sui
fianchi
,
difese
da
un
'
alta
palizzata
,
si
udivano
a
russare
gli
elefanti
e
brontolare
i
cani
.
-
Sono
queste
bestie
che
m
'
inquietano
,
-
mormorò
Sandokan
,
dopo
d
'
aver
compiuto
il
giro
.
-
Dovrò
occuparmi
anche
di
questi
cani
.
Bindar
!
-
Padrone
!
-
Vi
è
qualche
albergo
in
questi
dintorni
?
-
Sì
,
sahib
.
-
Che
sia
aperto
?
-
Fra
poco
sorgerà
l
'
alba
,
è
quindi
probabile
che
i
servi
siano
già
alzati
.
-
Guidaci
:
bada
però
che
non
sia
un
albergo
di
lusso
.
-
È
un
bengalow
di
passaggio
,
sahib
.
-
Meglio
così
:
vi
prenderemo
alloggio
.
Così
potremo
sorvegliare
la
casa
del
favorito
del
rajah
e
fare
le
nostre
osservazioni
.
-
Attraversarono
la
piazza
senza
incontrare
nessuno
e
dopo
d
'
aver
girato
uno
degli
angoli
,
si
fermarono
dinanzi
a
quello
che
Bindar
aveva
chiamato
un
bengalow
di
passaggio
.
Sono
questi
specie
di
alberghi
frequentati
quasi
esclusivamente
dai
viaggiatori
che
si
fermano
solamente
pochi
giorni
.
Consistono
in
una
casa
di
forma
rettangolare
,
ad
un
solo
piano
,
diviso
in
varie
stanze
,
aventi
ognuna
un
piccolo
gabinetto
per
la
vasca
da
bagno
e
arredate
con
molta
semplicità
,
perché
non
hanno
che
un
letto
,
una
tavola
ed
un
paio
di
sedie
o
di
enormi
seggioloni
dagli
schienali
altissimi
,
lunghi
un
metro
,
in
modo
che
le
gambe
della
persona
si
possano
allungare
all
'
altezza
del
corpo
,
costruiti
con
legno
di
rotang
.
Si
paga
una
rupia
(
ossia
lire
2.50
)
per
fermata
,
duri
due
o
tre
giorni
o
solamente
pochi
minuti
,
e
le
vivande
hanno
una
tariffa
speciale
.
Il
maggiordomo
,
poiché
anche
in
quei
bengalow
di
passaggio
vi
si
trova
l
'
indispensabile
chitmudgar
,
ed
i
suoi
servi
,
erano
già
in
piedi
in
attesa
dei
viaggiatori
che
potevan
giungere
.
-
Da
'
alloggio
e
vitto
a
tutti
noi
,
-
disse
Tremal
-
Naik
all
'
importante
individuo
che
aveva
la
direzione
dell
'
albergo
.
-
Noi
ci
fermeremo
alcuni
giorni
e
tu
metterai
a
nostra
disposizione
tutte
le
tue
camere
.
-
Tu
sahib
sarai
servito
come
un
rajah
od
un
marajah
-
rispose
il
chitmudgar
.
-
Il
mio
bengalow
è
di
prima
classe
.
-
E
noi
non
guarderemo
il
prezzo
purché
la
cucina
sia
ottima
,
-
disse
Sandokan
.
-
Intanto
portaci
qualche
cosa
da
bere
.
-
Il
maggiordomo
li
introdusse
in
una
saletta
dove
vi
erano
una
tavola
e
comodi
seggioloni
;
fece
portare
ai
viaggiatori
un
vaso
pieno
di
quella
specie
di
vino
chiamato
toddy
,
chiaro
,
un
po
'
spumeggiante
,
piacevole
al
palato
e
molto
salutare
,
ed
una
scatola
piena
di
foglie
somiglianti
a
quelle
del
pepe
od
alla
foglia
dell
'
ellera
con
un
po
'
di
calce
,
poi
dei
pezzetti
di
noce
d
'
aracchiero
,
che
tinge
la
saliva
e
le
labbra
di
rosso
:
il
betel
indiano
.
-
Ora
a
noi
due
,
Bindar
-
disse
Sandokan
,
dopo
aver
vuotato
un
paio
di
bicchieri
di
toddy
.
-
In
questa
faccenda
tu
devi
avere
una
parte
importantissima
.
-
Mio
padre
era
un
fedele
servitore
del
padre
della
principessa
e
suo
figlio
lo
sarà
pure
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Comanda
,
sahib
ed
io
farò
tutto
quello
che
vorrai
.
-
A
me
occorre
che
tu
porti
qui
a
bere
qualche
servo
della
casa
del
favorito
.
-
Ciò
non
sarà
difficile
a
ottenersi
.
Un
indiano
non
si
rifiuta
mai
di
bere
un
buon
bicchiere
di
toddy
,
specialmente
quando
sa
di
non
pagarlo
.
-
Tu
dunque
andrai
a
ronzare
sulla
piazza
di
Bogra
e
prenderai
all
'
amo
il
primo
servo
che
uscirà
.
Lascio
a
te
la
scelta
di
prenderlo
nel
miglior
modo
possibile
e
se
occorrono
delle
rupie
paga
liberamente
.
Ne
metto
cento
a
tua
disposizione
.
-
Compero
la
coscienza
di
venti
servi
con
una
tale
somma
.
-
Mi
basta
di
uno
-
disse
Sandokan
.
-
Portamelo
qui
.
-
Tu
sarai
obbedito
,
sahib
.
-
Va
'
dunque
.
-
Poi
volgendosi
ai
suoi
uomini
ed
a
Kammamuri
aggiunse
:
-
Voi
potete
andarvi
a
riposare
.
Pel
momento
bastiamo
io
e
Tremal
-
Naik
.
-
Caricò
il
suo
cibuc
,
lo
accese
e
si
mise
a
fumare
flemmaticamente
,
mentre
il
suo
amico
arrotolava
una
foglia
di
betel
dopo
d
'
avervi
messo
dentro
un
pizzico
di
calce
ed
un
pezzetto
di
noce
d
'
aracchiero
per
cacciarsela
poi
in
bocca
,
droga
splendida
,
affermano
gli
indiani
,
che
conforta
lo
stomaco
,
fortifica
il
cervello
,
cura
l
'
alito
cattivo
,
ma
che
invece
annerisce
i
denti
e
fa
sputare
saliva
color
del
sangue
.
Era
trascorsa
una
mezz
'
ora
senza
che
né
l
'
uno
né
l
'
altro
avessero
scambiata
una
parola
,
quando
la
porta
del
salotto
si
aprì
e
comparve
Bindar
seguìto
da
un
giovane
indiano
che
portava
indosso
un
dootèe
di
seta
gialla
e
che
calzava
quei
zoccoletti
di
legno
che
solo
i
servi
delle
grandi
case
usano
portare
e
che
tengono
fermi
colle
dita
dei
piedi
senza
impedire
loro
di
camminare
comodamente
e
con
prestezza
.
-
Ecco
quello
che
desideri
sahib
,
-
disse
Bindar
.
-
Egli
è
pronto
a
bere
anche
un
vaso
di
toddy
,
se
tu
glielo
offri
.
-
Sandokan
squadrò
attentamente
il
nuovo
venuto
e
parve
soddisfatto
di
quell
'
esame
,
poiché
un
lampo
di
contentezza
gli
brillò
negli
occhi
nerissimi
e
pieni
di
fuoco
.
-
Siedi
e
bevi
a
tuo
piacimento
-
gli
disse
.
-
Tu
non
perderai
inutilmente
il
tuo
tempo
perché
sono
uso
a
pagare
largamente
i
servigi
che
mi
vengono
resi
.
-
Io
sono
ai
tuoi
ordini
,
sahib
-
rispose
il
giovane
indiano
.
-
Io
ho
bisogno
di
chiederti
solamente
delle
informazioni
sul
tuo
padrone
,
desiderando
avere
un
posto
alla
corte
del
rajah
.
-
Il
mio
signore
è
potentissimo
e
può
,
se
vuole
,
fartelo
avere
.
-
Dovrò
pagare
molto
?
-
Il
padrone
è
avido
assai
di
rupie
e
anche
di
sterline
.
-
Potresti
tu
parlargliene
?
-
Io
no
,
ma
il
maggiordomo
sì
.
-
È
ancora
a
letto
il
favorito
del
rajah
?
-
E
vi
rimarrà
ancora
parecchi
giorni
.
Quel
maledetto
inglese
lo
ha
ferito
più
seriamente
di
quello
che
credeva
.
-
Bevi
.
-
Grazie
,
sahib
-
rispose
il
giovane
vuotando
la
tazza
che
Tremal
-
Naik
gli
aveva
messa
dinanzi
.
-
Dunque
mi
dicevi
,
-
riprese
Sandokan
,
-
che
è
molto
malato
il
ferito
?
-
Molto
no
,
perché
la
scimitarra
di
quel
cane
d
'
inglese
l
'
ha
colpito
solamente
di
sbieco
.
-
Il
tuo
padrone
va
di
frequente
nel
suo
bengalow
?
-
Oh
,
di
rado
!
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Il
rajah
non
può
vivere
senza
di
lui
.
-
Bevi
ancora
,
giovanotto
e
tu
Tremal
-
Naik
fa
'
portare
delle
bottiglie
di
gin
o
di
brandy
di
vera
marca
inglese
.
Ho
voglia
di
bere
stamane
.
Dunque
mi
dicevi
tu
?
...
-
Che
il
favorito
del
rajah
viene
di
rado
al
bengalow
,
-
rispose
il
giovane
indiano
,
dopo
d
'
aver
vuotata
una
seconda
e
una
terza
tazza
di
toddy
.
-
Non
ha
un
harem
nel
suo
palazzo
?
-
Sì
sahib
.
-
Composto
d
'
indiane
?
-
Puoi
dire
delle
più
belle
fanciulle
dell
'
Assam
.
-
Ah
!
-
fece
Sandokan
ricaricando
e
riaccendendo
il
cibuc
,
mentre
Tremal
-
Naik
sturava
due
bottiglie
di
vecchio
gin
a
dieci
rupie
l
'
una
ed
empiva
al
giovane
una
tazza
della
capacità
d
'
un
nali
,
ossia
d
'
un
paio
di
quinti
.
-
Il
favorito
ama
le
belle
fanciulle
!
-
È
un
gran
signore
che
può
permettersi
qualunque
lusso
.
-
È
vero
quello
che
si
dice
in
città
?
-
Che
cosa
,
sahib
?
-
Bevi
prima
questo
eccellente
gin
e
poi
mi
risponderai
.
-
L
'
indiano
che
forse
non
aveva
mai
bevuto
quel
fortissimo
liquore
,
tracannò
avidamente
quattro
o
cinque
grossi
sorsi
,
facendo
scoppiettare
la
lingua
.
-
Eccellente
,
sahib
-
disse
.
-
Vuota
pure
la
tazza
.
Abbiamo
altre
bottiglie
qui
da
bere
.
-
Il
giovane
servo
del
greco
riprese
la
tazza
ingollando
altri
lunghissimi
sorsi
.
Certo
non
si
era
mai
trovato
in
mezzo
a
tanta
abbondanza
.
-
Ah
!
-
disse
Sandokan
,
quando
gli
parve
che
il
gin
agisse
sul
cervello
del
povero
giovanotto
.
-
Ti
volevo
chiedere
se
è
vera
la
voce
che
corre
la
città
.
-
Non
so
di
che
cosa
si
tratta
.
-
Che
il
favorito
del
rajah
abbia
fatto
un
nuovo
acquisto
.
-
Non
comprendo
.
-
Cioè
che
abbia
fatto
rapire
,
di
notte
,
una
principessa
straniera
che
si
dice
sia
d
'
una
bellezza
meravigliosa
.
-
Sì
,
sahib
-
rispose
l
'
indiano
abbassando
la
voce
e
socchiudendo
gli
occhi
.
-
Mi
sorprende
però
come
si
sia
saputo
in
città
quel
rapimento
,
essendo
stato
commesso
di
notte
.
-
Coll
'
aiuto
d
'
un
gussain
è
vero
?
-
Che
cosa
ne
sai
tu
,
sahib
?
-
Me
lo
hanno
detto
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Bevi
ancora
:
non
hai
ancora
vuotata
la
tua
tazza
.
-
L
'
indiano
,
che
ci
trovava
piacere
,
d
'
un
solo
colpo
la
lasciò
asciutta
.
L
'
effetto
di
quella
bevuta
,
in
un
uomo
non
abituato
ad
altro
che
a
sorseggiare
del
toddy
,
fu
fulminante
.
S
'
accasciò
di
colpo
sul
seggiolone
guardando
Sandokan
con
due
occhi
smorti
,
che
non
avevano
più
alcun
splendore
.
-
Ah
!
Mi
dicevi
dunque
che
il
colpo
era
stato
fatto
di
notte
,
-
rispose
Sandokan
con
un
leggero
tono
ironico
.
-
Sì
,
sahib
-
rispose
l
'
indiano
con
voce
semi
-
spenta
.
-
E
dove
l
'
hanno
portata
quella
bella
fanciulla
?
-
Nel
bengalow
del
favorito
.
-
E
vi
si
trova
ancora
?
-
Sì
,
sahib
.
-
Si
dispera
?
-
Piange
continuamente
.
-
Il
favorito
non
si
è
fatto
però
ancora
vedere
?
-
Ti
ho
detto
che
è
ammalato
e
che
si
trova
sempre
alla
corte
,
nell
'
appartamento
destinatogli
dal
rajah
.
-
E
dove
l
'
hanno
messa
?
Nell
'
harem
?
-
Oh
no
!
-
Sapresti
indicarci
la
stanza
?
-
L
'
indiano
lo
guardò
con
una
certa
sorpresa
e
fors
'
anche
con
un
po
'
di
diffidenza
,
quantunque
fosse
ormai
completamente
o
poco
meno
ubriaco
.
-
Perché
mi
domandi
questo
?
-
chiese
.
Sandokan
accostò
la
sua
seggiola
a
quell
'
indiano
e
abbassando
a
sua
volta
la
voce
gli
sussurrò
agli
orecchi
:
-
Io
sono
il
fratello
di
quella
giovane
.
-
Tu
,
sahib
?
-
Tu
però
non
devi
dirlo
se
vuoi
guadagnare
una
ventina
di
rupie
.
-
Sarò
muto
come
un
pesce
.
-
Talvolta
anche
i
pesci
emettono
dei
suoni
.
Mi
basta
che
tu
sia
muto
come
quelle
teste
d
'
elefante
che
adornano
le
pagode
.
-
Ho
capito
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
E
se
tu
mi
servirai
bene
avrai
fatto
la
tua
fortuna
-
continuò
Sandokan
.
-
Sì
,
sahib
-
rispose
l
'
indiano
sbadigliando
come
un
orso
e
abbandonandosi
sullo
schienale
della
poltrona
.
-
Purché
mi
presenti
al
chitmudgar
del
favorito
.
-
Sì
...
del
favorito
.
-
E
che
non
parli
.
-
Si
...
parli
.
-
Vattene
al
diavolo
!
-
Sì
...
diavolo
.
-
Furono
le
sue
ultime
parole
poiché
vinto
dall
'
ubriachezza
chiuse
gli
occhi
mettendosi
a
russare
sonoramente
.
-
Lasciamolo
dormire
,
-
disse
Sandokan
.
-
Questo
giovanotto
non
ha
certo
bevuto
mai
così
abbondantemente
.
-
Sfido
io
,
gli
hai
fatto
bere
tre
razioni
d
'
un
cipay
in
un
solo
colpo
.
-
Ma
sono
riuscito
a
sapere
quanto
desideravo
.
Ah
!
Surama
è
ancora
nel
palazzo
ed
il
greco
si
trova
ancora
a
letto
!
Quando
quel
briccone
si
alzerà
,
la
futura
regina
dell
'
Assam
non
sarà
più
nelle
sue
mani
.
-
Che
cosa
intendi
di
fare
?
-
Di
fare
innanzi
a
tutto
la
conoscenza
del
chitmudgar
.
Quando
sarò
nel
palazzo
,
vedrai
che
bel
tiro
giuocheremo
noi
.
Lasciamo
che
quest
'
indiano
digerisca
in
pace
il
gin
che
ha
ingollato
e
andiamo
a
fare
colazione
.
-
Passarono
in
un
vicino
salotto
e
si
fecero
servire
una
tiffine
,
ossia
carne
,
legume
e
birra
.
Quand
'
ebbero
finito
s
'
allungarono
sui
seggioloni
e
dopo
d
'
aver
avvertito
il
maggiordomo
di
non
lasciar
uscire
il
giovane
indiano
,
chiusero
a
loro
volta
gli
occhi
prendendo
un
po
'
di
riposo
.
Il
loro
sonno
non
fu
molto
lungo
,
poiché
il
chitmudgar
,
dopo
un
paio
d
'
ore
,
entrò
avvertendoli
che
l
'
indiano
aveva
di
già
digerita
l
'
abbondante
bevuta
e
che
insisteva
di
vederli
.
-
Quel
ragazzo
deve
avere
uno
stomaco
a
prova
di
piombo
,
-
disse
Sandokan
alzandosi
lestamente
.
-
Può
fare
concorrenza
agli
struzzi
,
-
aggiunse
Tremal
-
Naik
.
Entrarono
nel
vicino
gabinetto
e
trovarono
infatti
il
servo
del
greco
in
piedi
e
fresco
come
se
avesse
bevuto
dell
'
acqua
pura
.
-
Ah
!
sahib
!
-
esclamò
con
un
gesto
desolato
.
-
Io
mi
sono
addormentato
.
-
E
temi
i
rimproveri
del
maggiordomo
del
bengalow
,
è
vero
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Ah
no
,
perché
oggi
sono
libero
.
-
Allora
tutto
va
bene
.
-
Sandokan
trasse
dalla
fascia
un
pizzico
di
fanoni
,
ossia
di
monete
d
'
argento
del
valore
d
'
una
mezza
rupia
,
e
gliele
porse
dicendo
:
-
Per
oggi
queste
,
a
patto
però
che
tu
mi
presenti
al
maggiordomo
,
desiderando
io
di
avere
un
impiego
alla
corte
,
poco
importa
che
sia
alto
o
basso
.
-
Purché
tu
sia
con
lui
generoso
,
l
'
impiego
può
fartelo
avere
.
Ha
un
fratello
alla
corte
che
gode
d
'
una
certa
considerazione
.
-
Andiamo
subito
adunque
.
-
Ed
io
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Tu
mi
aspetterai
qui
,
-
rispose
Sandokan
,
strizzandogli
l
'
occhio
.
-
Se
vi
sarà
un
altro
posto
disponibile
non
mi
dimenticherò
di
te
.
Vieni
,
giovanotto
.
-
Lasciarono
l
'
albergo
e
,
attraversata
la
piazza
che
era
affollata
di
persone
,
di
carri
d
'
ogni
forma
e
dimensione
dipinti
tutti
a
colori
smaglianti
,
da
elefanti
e
da
cammelli
,
entrarono
nello
splendido
bengalow
del
favorito
del
rajah
,
non
senza
però
che
Sandokan
avesse
destata
una
viva
curiosità
pel
suo
fiero
portamento
e
per
la
tinta
della
sua
pelle
ben
diversa
da
quella
degl
'
indiani
che
non
ha
sfumature
olivastre
.
Il
chitmudgar
del
greco
,
avvertito
subito
della
presenza
di
quello
straniero
nell
'
abitazione
del
suo
padrone
,
si
era
affrettato
a
scendere
nella
stanza
dove
era
Sandokan
,
introdotto
dal
giovane
servo
,
coll
'
idea
di
far
bene
sentire
,
a
quell
'
intruso
,
tutta
la
sua
autorità
di
pezzo
grosso
.
Quando
però
si
vide
dinanzi
l
'
imponente
figura
del
formidabile
pirata
,
fu
il
primo
a
fare
un
profondo
inchino
,
a
chiamarlo
signore
e
pregarlo
di
sedersi
.
-
Tu
saprai
già
,
chitmudgar
,
lo
scopo
della
mia
visita
,
-
gli
disse
Sandokan
bruscamente
.
-
Il
servo
che
ti
ha
qui
condotto
me
lo
ha
detto
,
-
rispose
il
maggiordomo
del
favorito
con
aria
imbarazzata
.
-
Mi
stupisce
però
come
tu
,
signore
,
che
hai
l
'
aspetto
d
'
un
principe
,
cerchi
un
posto
alla
corte
e
per
mezzo
mio
.
-
E
del
tuo
padrone
,
-
disse
Sandokan
.
-
D
'
altra
parte
hai
ragione
di
mostrarti
sorpreso
non
essendo
io
mai
appartenuto
alla
casta
dei
sudra12
.
Un
giorno
fui
principe
e
anche
ricco
e
potente
e
lo
sarei
ancora
se
gli
inglesi
non
avessero
distrutti
tutti
i
principati
dell
'
India
meridionale
.
-
Gli
inglesi
!
Sempre
quei
cani
,
quei
nemici
ostinati
della
nostra
razza
!
Oh
sahib
!
-
Lascia
stare
quella
gente
e
veniamo
al
mio
affare
,
-
disse
Sandokan
.
-
Che
cosa
vuoi
tu
,
signore
?
-
Io
so
che
il
tuo
padrone
è
potentissimo
alla
corte
del
rajah
e
vengo
a
chiedere
il
suo
appoggio
per
ottenere
una
occupazione
.
-
Ma
signore
...
-
Io
ho
potuto
salvare
qualche
centinaio
di
rupie
,
-
disse
Sandokan
,
interrompendolo
prontamente
-
e
saranno
tue
se
potrai
indurre
il
tuo
padrone
a
raccomandarmi
al
rajah
.
-
Udendo
parlare
d
'
argento
,
il
maggiordomo
fece
un
profondissimo
inchino
.
-
Il
mio
padrone
mi
vuol
bene
,
-
disse
-
e
non
rifiuterà
un
così
piccolo
favore
,
trattandosi
di
procurare
il
pane
ad
un
principe
disgraziato
.
Alla
corte
vi
è
posto
per
tutti
.
-
Vorrei
però
ora
chiederti
un
piacere
,
sempre
pagando
.
-
Parla
signore
.
-
Io
qui
non
ho
né
amici
e
né
parenti
,
quindi
avrei
bisogno
d
'
una
stanza
,
sia
pure
un
bugigattolo
:
potresti
offrirmela
?
Io
non
ti
darò
alcun
fastidio
e
ti
pagherò
una
rupia
al
giorno
vitto
compreso
.
-
Il
maggiordomo
pensò
un
momento
,
poi
rispose
:
-
Posso
accontentarti
,
signore
,
purché
tu
finga
di
essere
un
servo
ed
eseguisca
qualche
piccolo
lavoro
.
Ho
una
stanzuccia
presso
la
varanga
del
secondo
piano
che
può
fare
per
te
.
-
Sandokan
tirò
fuori
quindici
rupie
e
le
depose
sul
tavolo
che
gli
stava
dinanzi
,
dicendo
:
-
Tu
sei
pagato
per
due
settimane
.
Se
mi
potrai
occupare
prima
non
ti
chiederò
la
restituzione
.
-
Tu
sei
generoso
come
un
principe
-
rispose
il
maggiordomo
.
-
Conducimi
o
fammi
condurre
nella
mia
stanza
.
-
Il
chitmudgar
aprì
la
porta
e
fece
avanzare
il
giovane
servo
indiano
,
che
pareva
fosse
lì
in
attesa
de
'
suoi
ordini
.
-
Condurrai
questo
sahib
nello
stanzino
che
si
trova
accanto
la
seconda
varanga
e
lo
tratterai
,
fino
a
nuovo
ordine
,
come
un
mio
ospite
.
-
Poi
volgendosi
verso
Sandokan
:
-
Seguilo
,
signore
-
gli
disse
.
-
Io
mi
occuperò
questa
sera
del
tuo
affare
.
-
Vai
a
visitare
il
favorito
del
rajah
?
-
Devo
ricevere
i
suoi
ordini
.
-
Gli
fece
colla
mano
un
cenno
come
per
raccomandargli
la
massima
prudenza
e
uscì
da
un
'
altra
porta
.
-
Eccomi
nel
cuore
della
piazza
,
-
mormorò
Sandokan
.
-
È
un
'
altra
giornata
guadagnata
.
Conducimi
,
giovanotto
.
-
Seguimi
,
sahib
.
-
Salirono
una
scala
riservata
ai
domestici
e
attraversata
la
varanga
superiore
entrarono
in
una
minuscola
stanzuccia
dove
non
si
trovavano
che
un
letto
e
due
sedie
.
-
Ti
va
sahib
?
-
chiese
il
sudra
.
-
Benissimo
,
-
rispose
Sandokan
.
-
D
'
altronde
non
mi
fermerò
qui
che
pochi
giorni
.
-
Non
vi
è
certo
il
lusso
del
bengalow
di
fermata
.
-
Sandokan
gli
posò
una
mano
sulla
spalla
,
dicendogli
gravemente
:
-
Tu
m
'
hai
promesso
di
essere
muto
come
un
pesce
,
quindi
non
devi
parlare
con
nessuno
di
quell
'
albergo
.
-
Sì
,
sahib
.
-
Ora
ho
bisogno
ancora
di
te
,
se
vorrai
guadagnare
altri
pezzi
d
'
argento
.
-
Parla
sahib
;
tu
sei
più
generoso
del
mio
padrone
.
-
Dove
si
trova
la
giovane
donna
che
hanno
portata
qui
di
notte
?
-
Il
sudra
pensò
un
momento
poi
passandosi
una
mano
sulla
fronte
disse
:
-
Mi
ricordo
,
quantunque
avessi
molto
bevuto
,
che
tu
m
'
hai
detto
essere
il
fratello
di
quella
signora
.
-
È
vero
.
-
E
...
che
cosa
vuoi
fare
,
sahib
?
-
Non
occuparti
di
questo
.
-
Io
servendo
te
corro
il
pericolo
di
venire
cacciato
e
anche
bastonato
.
-
Né
l
'
uno
né
l
'
altro
,
perché
io
ti
prenderò
ai
miei
servigi
con
doppia
paga
e
cento
rupie
di
regalo
.
-
Il
giovane
spalancò
gli
occhi
fissandoli
su
Sandokan
e
chiedendosi
se
sognava
.
-
Tu
mi
prendi
al
tuo
servizio
,
sahib
!
-
esclamò
finalmente
,
-
e
con
doppia
paga
!
-
Sì
.
-
Io
sono
tuo
corpo
e
anima
.
-
Non
mi
occorrono
,
-
rispose
Sandokan
.
-
A
me
per
ora
basta
la
tua
lingua
.
-
Che
cosa
vuoi
sapere
?
-
Dove
si
trova
la
giovane
indiana
.
-
È
più
vicina
di
quello
che
tu
credi
.
-
Dimmelo
.
-
Il
sudra
aprì
una
porta
che
era
nascosta
da
una
tenda
e
che
era
sfuggita
a
Sandokan
e
gli
mostrò
uno
stretto
corridoio
.
-
Questo
conduce
nella
stanza
della
giovane
che
hanno
rapito
-
disse
a
voce
bassa
.
-
L
'
harem
del
padrone
è
al
secondo
piano
.
-
Vedo
infatti
là
in
fondo
un
'
altra
porta
.
Sarà
però
chiusa
,
suppongo
.
-
Sì
,
però
io
posso
farti
avere
la
chiave
.
-
È
quella
che
mi
occorre
.
-
Fra
mezz
'
ora
l
'
avrai
,
sahib
.
-
Tu
m
'
hai
detto
che
oggi
sei
libero
.
-
È
vero
.
-
Sicché
puoi
recarti
al
bengalow
di
passaggio
.
-
A
qualunque
ora
.
-
Sandokan
trasse
da
una
tasca
un
libriccino
,
strappò
una
pagina
e
con
una
matita
scrisse
alcune
righe
.
-
Tu
consegnerai
questa
carta
all
'
uomo
che
mi
teneva
compagnia
,
quando
ti
offersi
da
bere
.
Lo
riconosceresti
ancora
?
-
Oh
sì
,
sahib
.
-
Portami
la
chiave
,
una
bottiglia
di
qualche
liquore
e
lasciami
solo
.
-
Sì
,
sahib
.
-
Quando
il
giovane
sudra
fu
uscito
,
Sandokan
s
'
inoltrò
in
punta
di
piedi
nel
corridoio
ed
esaminò
la
porta
che
metteva
nell
'
harem
del
greco
.
Come
la
maggior
parte
delle
porte
indiane
,
era
laminata
in
bronzo
;
tuttavia
accostando
un
orecchio
alla
toppa
,
Sandokan
poté
udire
due
voci
di
donna
.
-
Surama
!
-
esclamò
subito
.
-
Che
io
abbia
la
chiave
ed
una
fune
e
il
colpo
sarà
fatto
.
Mio
caro
greco
,
vedremo
chi
di
noi
due
sarà
più
furbo
.
Vi
è
qualcuno
che
discorre
con
Surama
.
Bah
!
Se
non
starà
zitto
con
un
colpo
di
pugnale
gli
chiuderò
per
sempre
la
bocca
.
-
Ritornò
nel
suo
bugigattolo
,
si
sdraiò
sul
letto
,
e
,
acceso
il
cibuc
,
si
mise
a
fumare
immergendosi
in
profondi
pensieri
.
Aveva
appena
terminata
la
prima
carica
di
tabacco
,
quando
il
giovane
sudra
ricomparve
tenendo
in
mano
una
bottiglia
ed
un
bicchiere
di
metallo
dorato
.
-
Ecco
,
sahib
-
gli
disse
.
-
È
il
maggiordomo
che
ti
manda
questo
.
-
E
la
chiave
?
-
L
'
ho
presa
senza
che
nessuno
se
ne
accorga
.
-
Tu
sei
un
bravo
ragazzo
.
Ora
dimmi
se
mia
sorella
è
sola
o
in
compagnia
di
qualche
altra
donna
.
-
Questo
lo
ignoro
,
non
potendo
io
entrare
nell
'
harem
del
mio
signore
.
-
Non
importa
,
-
disse
Sandokan
dopo
un
momento
di
riflessione
.
-
Che
cosa
devo
fare
ora
?
-
Portare
la
carta
che
ti
ho
dato
al
mio
amico
e
procurarmi
per
questa
sera
una
solida
corda
.
-
Che
cosa
vuoi
fare
sahib
?
-
chiese
il
sudra
spaventato
.
-
T
'
ho
detto
che
ti
prendo
al
mio
servizio
con
doppia
paga
:
non
ti
basta
?
-
È
vero
,
sahib
.
-
Vattene
.
-
Attese
che
il
rumore
dei
passi
fosse
cessato
,
poi
tornò
nel
corridoio
e
tenendo
in
mano
la
chiave
che
il
giovane
gli
aveva
dato
,
accostò
di
nuovo
un
orecchio
alla
toppa
.
-
Non
parlano
più
,
-
mormorò
.
-
Facciamo
la
nostra
comparsa
:
Surama
mi
rivedrà
ben
volentieri
.
-
Introdusse
la
chiave
e
aprì
.
Un
grido
,
a
mala
pena
represso
,
rispose
allo
stridio
del
chiavistello
.
-
Taci
,
Surama
!
-
disse
Sandokan
.
-
Sono
io
!
19
.
La
liberazione
di
Surama
Sandokan
si
trovò
in
una
splendida
stanza
da
letto
,
di
stile
greco
-
orientale
,
adorna
di
ricchissimi
divani
di
seta
bianca
,
ricamati
in
oro
,
di
tappeti
turchi
e
persiani
e
di
ampie
tende
di
seta
azzurra
cadenti
dinanzi
alle
finestre
.
Solo
il
letto
,
massiccio
,
con
intarsi
di
madreperla
e
che
si
trovava
proprio
nel
mezzo
,
ed
alcuni
mobili
leggeri
,
erano
di
provenienza
indiana
.
Surama
,
vedendo
entrare
Sandokan
,
gli
si
slanciò
contro
trattenendo
,
come
abbiamo
detto
,
a
mala
pena
un
grido
.
Il
maggiordomo
del
favorito
le
aveva
fatto
indossare
un
'
ampia
sari
di
seta
rosea
,
con
un
grand
'
orlo
azzurro
,
che
faceva
doppiamente
risaltare
la
bruna
bellezza
della
giovane
assamese
.
-
Chiudi
bene
la
porta
,
-
le
disse
subito
Sandokan
sotto
-
voce
.
-
Nessuno
deve
sorprendermi
nella
tua
stanza
.
-
Ma
come
tu
,
signore
,
sei
qui
?
-
Taci
ora
:
la
porta
.
-
Surama
abbassò
i
due
ganci
,
assicurandola
solidamente
.
-
Nessuno
potrà
ora
entrare
senza
il
mio
permesso
-
disse
tornando
verso
Sandokan
.
-
Ed
ora
parla
signore
:
Yanez
?
-
Non
inquietarti
per
lui
,
Surama
,
-
rispose
Sandokan
invitandola
a
sedersi
sul
divano
,
che
si
trovava
più
vicino
al
corridoio
che
conduceva
nel
suo
bugigattolo
.
-
Pel
momento
non
corre
alcun
pericolo
e
credo
che
non
abbia
mai
goduto
tanta
salute
come
ora
.
-
E
Tremal
-
Naik
?
-
In
questo
momento
sta
cenando
di
certo
e
senza
troppe
apprensioni
.
-
Ma
tu
...
-
Aspetta
un
po
'
:
sappi
che
sono
qui
in
qualità
di
ospite
e
non
già
di
prigioniero
.
Ora
rispondimi
a
quanto
ti
chiederò
.
Innanzi
a
tutto
verrà
nessuno
a
disturbarci
?
-
Per
ora
no
.
Abbiamo
un
paio
d
'
ore
di
libertà
.
-
Non
mi
occorre
tanto
tempo
.
Ti
hanno
usato
dei
maltrattamenti
?
-
No
,
signore
,
tutt
'
altro
.
-
Ti
hanno
interrogata
?
-
Non
ancora
,
tuttavia
vi
è
nel
mio
cervello
un
ricordo
confuso
.
-
Quale
?
-
Posso
aver
sognato
.
-
Spiegami
codesto
sogno
,
Surama
-
disse
Sandokan
.
-
Mi
sembra
d
'
aver
veduto
degli
uomini
intorno
al
mio
letto
e
di
aver
udito
degli
strani
discorsi
e
poi
mi
sembra
che
mi
abbiano
dato
da
bere
qualche
cosa
,
come
un
liquore
fortissimo
e
molto
amaro
.
Qualche
cosa
di
vero
può
essere
avvenuto
poiché
quando
mi
sono
svegliata
,
in
questo
letto
,
avevo
il
cervello
offuscato
e
le
membra
mi
tremavano
come
se
avessi
bevuto
del
bâng
.
-
Cos
'
è
?
-
Una
mistura
d
'
oppio
.
-
La
fronte
di
Sandokan
si
corrugò
.
-
Sei
ben
certa
,
Surama
,
che
non
sia
stato
un
sogno
?
-
Non
te
lo
saprei
dire
con
piena
sicurezza
,
-
rispose
la
bella
assamese
.
-
Quel
tremito
però
non
mi
parve
naturale
.
-
Ecco
dove
sta
il
pericolo
.
Voi
indiani
possedete
delle
droghe
misteriose
che
esaltano
le
persone
e
che
le
costringono
a
parlare
.
Tremal
-
Naik
m
'
ha
parlato
un
giorno
d
'
una
certa
youma
.
-
Non
devono
aver
adoperata
quella
pianta
,
perché
produce
una
febbre
intensissima
,
che
dura
parecchie
ore
.
No
,
se
è
vero
che
mi
hanno
dato
da
bere
qualche
cosa
,
deve
trattarsi
d
'
altro
.
-
Pensa
bene
,
fanciulla
,
perché
se
tu
hai
parlato
puoi
aver
compromesso
non
solo
me
e
te
,
bensì
anche
Yanez
.
-
E
se
,
come
t
'
ho
detto
,
fosse
stato
un
sogno
?
-
Il
tuo
cervello
,
se
fosse
stato
un
sogno
,
non
sarebbe
rimasto
offuscato
.
-
Anche
questo
è
vero
.
-
Se
vi
fosse
qualche
mezzo
per
poter
sapere
quello
che
hai
detto
!
-
mormorò
Sandokan
.
-
Chissà
,
forse
Tremal
-
Naik
può
trovarlo
;
egli
conosce
molti
narcotici
.
-
Io
sono
pronta
a
bere
tutto
quello
che
vorrai
,
Sandokan
.
-
Di
questa
faccenda
ci
occuperemo
più
tardi
.
-
E
tu
come
hai
saputo
che
io
ero
stata
rapita
?
-
chiese
Surama
.
-
Ho
preso
quel
cane
di
fakiro
e
l
'
ho
costretto
a
confessare
.
È
il
favorito
del
rajah
che
t
'
ha
fatta
rapire
,
probabilmente
per
vendicarsi
di
quel
colpo
di
scimitarra
.
Anche
questo
è
affare
che
poco
interessa
pel
momento
.
È
un
giuoco
che
io
gli
restituirò
questa
notte
istessa
.
Tutto
è
ormai
pronto
per
la
tua
evasione
.
Dove
mettono
le
tue
finestre
?
-
Sulla
varanga
del
secondo
piano
.
-
Hai
paura
ad
affidarti
a
una
fune
ben
solida
?
-
Io
sono
pronta
a
fare
tutto
quello
che
vorrai
.
-
Si
dorme
presto
in
questa
casa
?
-
Alle
undici
tutti
i
lumi
sono
spenti
,
-
rispose
Surama
.
-
A
mezzanotte
sii
pronta
.
Dorme
nessuna
serva
qui
?
-
So
che
ve
ne
sono
due
nella
camera
attigua
.
-
Vengono
da
te
prima
di
coricarsi
?
-
Sì
,
per
accompagnarmi
a
letto
.
-
Hai
qualche
bottiglia
di
liquore
da
offrire
loro
?
-
Anche
del
vino
europeo
:
il
chitmudgar
non
mi
lascia
mancare
nulla
.
-
Sandokan
si
frugò
nella
fascia
ed
estrasse
una
scatola
di
metallo
contenente
parecchi
tubetti
a
vari
colori
.
Ne
prese
uno
,
lo
esaminò
attentamente
,
poi
lo
porse
a
Surama
dicendole
:
-
La
polvere
che
sta
qui
dentro
,
la
scioglierai
in
una
bottiglia
,
o
di
liquore
o
di
vino
,
e
poi
offrirai
a
ciascuna
delle
due
donne
un
bicchierino
di
quella
mistura
,
non
di
più
.
Il
narcotico
è
potente
e
assorbito
in
dose
superiore
,
potrebbe
far
dormire
per
sempre
chi
lo
prende
.
Ora
un
'
altra
domanda
e
poi
ti
lascerò
sola
.
-
Parla
signore
,
-
disse
Surama
nascondendosi
in
seno
il
tubetto
.
-
Credi
tu
che
i
montanari
di
tuo
padre
si
siano
scordati
di
te
?
-
Se
mi
presentassi
a
loro
e
dicessi
che
io
sono
Surama
,
la
piccola
figlia
del
famoso
guerriero
,
sono
più
che
certa
che
prenderebbero
le
armi
per
aiutare
te
e
Yanez
in
questa
difficile
impresa
.
Pensi
tu
forse
di
condurmi
fra
di
loro
?
-
Ciò
può
essere
necessario
per
metterti
al
sicuro
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Un
elefante
quanto
potrebbe
impiegare
per
giungere
fra
quelle
montagne
?
-
Non
più
di
cinque
giorni
.
-
Ne
so
abbastanza
.
Addio
,
Surama
,
e
sii
pronta
per
la
mezzanotte
.
-
Strinse
la
mano
alla
futura
principessa
dell
'
Assam
e
tornò
in
punta
di
piedi
nella
sua
stanzetta
.
-
Tutto
va
a
gonfie
vele
,
-
mormorò
.
-
Se
non
sopravverranno
degli
incidenti
,
domani
noi
saremo
nella
jungla
di
Benar
e
perfettamente
al
sicuro
.
Poi
vedremo
che
cosa
ci
converrà
fare
.
-
Si
sdraiò
sul
suo
lettuccio
mettendo
su
uno
sgabello
una
bottiglia
di
arak
,
accese
la
pipa
ed
attese
tranquillamente
che
giungesse
il
momento
di
agire
e
che
il
giovane
sudra
si
presentasse
.
La
mezzanotte
non
era
lontana
,
quando
un
leggero
colpo
battuto
alla
porta
lo
fece
scendere
dal
letto
.
-
Deve
essere
lui
,
-
mormorò
.
-
Ecco
un
bravo
ragazzo
che
farà
una
discreta
fortuna
.
-
Aprì
senza
far
rumore
e
si
vide
dinanzi
il
servo
del
maggiordomo
.
-
Dunque
-
gli
chiese
Sandokan
.
-
Dormono
tutti
.
-
Sono
tutti
spenti
i
lumi
?
-
Sì
,
sahib
.
-
Hai
veduto
nessuno
a
passeggiare
sulla
piazza
?
-
Un
gruppo
d
'
uomini
.
-
Sono
i
miei
amici
.
Prendi
la
fune
.
-
È
qui
,
sahib
.
-
Seguimi
e
non
aver
paura
.
Da
questo
momento
tu
sei
ai
miei
servigi
.
-
Grazie
,
padrone
.
-
Sandokan
aprì
la
porta
che
metteva
nel
corridoio
e
bussò
replicatamente
a
quella
della
stanza
di
Surama
che
fu
subito
aperta
.
La
giovane
assamese
aveva
abbassato
il
lucignolo
della
lampada
per
far
credere
che
dormiva
e
si
era
gettata
sulla
testa
una
larga
fascia
di
seta
,
che
la
nascondeva
quasi
tutta
.
-
Eccomi
,
signore
-
disse
a
Sandokan
.
-
Sono
pronta
a
scendere
.
-
Le
tue
serve
?
-
Dormono
profondamente
.
-
Hanno
bevuto
il
narcotico
?
-
Da
più
di
un
'
ora
.
-
Prima
di
domani
sera
non
si
sveglieranno
,
-
disse
Sandokan
.
-
Siamo
quindi
sicuri
di
non
essere
disturbati
da
parte
loro
.
-
Aprì
una
finestra
e
passò
sulla
varanga
accostandosi
silenziosamente
al
parapetto
.
Quantunque
l
'
oscurità
fosse
fitta
,
scorse
subito
alcune
ombre
umane
sfilare
silenziosamente
dinanzi
al
palazzo
del
favorito
.
-
Devono
essere
Tremal
-
Naik
,
Kammamuri
e
i
miei
malesi
,
-
mormorò
.
-
Speriamo
che
tutto
vada
bene
.
-
Svolse
la
corda
,
legò
un
capo
ad
una
colonna
di
legno
della
varanga
e
gettò
l
'
altro
nel
vuoto
,
mandando
nel
medesimo
tempo
un
leggero
sibilo
che
imitava
perfettamente
quello
del
terribilissimo
cobra
-
capello
.
Un
segnale
identico
rispose
poco
dopo
.
-
È
lui
-
disse
Sandokan
.
-
All
'
opera
!
-
Tornò
verso
la
finestra
,
prese
fra
le
sue
braccia
Surama
e
s
'
avviò
verso
la
fune
dicendo
al
sudra
:
-
Scendi
pel
primo
tu
.
-
Sì
,
padrone
.
-
E
fa
'
presto
.
-
Il
giovanotto
varcò
il
parapetto
e
scomparve
.
-
Tu
incrocia
le
tue
mani
attorno
al
mio
collo
,
-
disse
poscia
Sandokan
alla
bella
assamese
,
-
e
dammi
la
tua
fascia
di
seta
,
onde
ti
leghi
a
me
.
-
Non
sarebbe
necessario
,
-
rispose
la
principessa
.
-
Le
mie
braccia
sono
robuste
.
-
Non
si
sa
mai
quello
che
può
accadere
.
-
Prese
la
sciarpa
,
strinse
Surama
contro
il
proprio
dorso
,
poi
a
sua
volta
montò
sul
parapetto
,
non
senza
essersi
prima
cacciato
fra
i
denti
il
kriss
malese
.
-
Stringi
forte
,
-
disse
.
-
Non
mi
strangolerai
colle
tue
piccole
mani
.
-
Afferrò
la
corda
e
si
mise
a
scendere
.
Vecchio
marinaio
,
non
si
trovava
certo
imbarazzato
a
compiere
quella
manovra
,
tanto
più
che
possedeva
una
muscolatura
da
sfidare
l
'
acciaio
.
In
pochi
istanti
raggiunse
la
veranda
inferiore
.
Disgraziatamente
urtò
coi
piedi
contro
l
'
orlo
della
leggera
tettoia
che
la
copriva
,
facendo
cadere
un
pezzo
di
grondaia
.
Una
sola
imprecazione
gli
sfuggì
suo
malgrado
.
Quel
pezzo
di
latta
o
di
zinco
che
fosse
,
nel
precipitare
sulle
pietre
della
piazza
,
produsse
molto
rumore
.
Sandokan
puntò
i
piedi
contro
il
riparo
e
si
lasciò
scivolare
verticalmente
,
senza
badare
se
si
scorticava
o
no
le
mani
.
Non
distava
dal
suolo
che
pochi
metri
quando
dalla
varanga
udì
una
voce
a
urlare
:
-
All
'
armi
!
La
prigioniera
fugge
!
-
Poi
rintronò
un
colpo
di
pistola
.
La
palla
fortunatamente
non
aveva
colpito
né
Sandokan
,
né
Surama
.
Uomini
,
servi
e
guardie
,
si
erano
precipitati
sulla
varanga
urlando
a
squarciagola
:
-
Ferma
!
Ferma
!
-
Due
,
avendo
trovata
la
fune
stesa
dinanzi
alla
galleria
,
vi
si
aggrapparono
lasciandosi
scorrere
fino
a
terra
,
ma
già
Sandokan
che
reggeva
sempre
Surama
,
si
trovava
al
sicuro
fra
i
suoi
fedeli
malesi
.
Tremal
-
Naik
vedendo
poi
quei
due
venire
avanti
con
dei
tarwar
in
mano
,
armò
rapidamente
le
due
pistole
che
aveva
nella
fascia
e
scaricò
uno
dietro
l
'
altro
,
senza
troppa
fretta
,
quattro
colpi
che
li
fece
cadere
l
'
uno
sull
'
altro
.
-
Via
!
-
gridò
Sandokan
dopo
aver
sciolto
il
piccolo
sari
che
legava
Surama
,
e
d
'
aver
presa
questa
fra
le
braccia
.
-
Al
palazzo
!
-
La
porta
del
bengalow
del
favorito
,
si
era
aperta
e
dieci
o
dodici
uomini
muniti
d
'
armi
da
fuoco
e
da
taglio
e
ancora
semi
-
nudi
,
si
erano
scagliati
dietro
ai
fuggiaschi
,
urlando
senza
posa
:
-
All
'
armi
!
All
'
armi
!
-
Sandokan
correva
come
un
cervo
,
fiancheggiato
da
Tremal
-
Naik
e
da
Kammamuri
e
protetto
alle
spalle
dai
malesi
.
La
caccia
era
cominciata
furiosa
,
implacabile
;
ma
quantunque
gli
indù
godano
generalmente
la
fama
di
essere
corridori
instancabili
,
avevano
trovato
nei
loro
avversari
dei
campioni
degni
dei
loro
garretti
.
Di
quando
in
quando
qualche
colpo
di
fuoco
echeggiava
,
facendo
accorrere
alle
finestre
gli
abitanti
delle
vicine
case
.
Ora
veniva
sparato
dagli
inseguitori
ed
ora
dai
fuggiaschi
,
senza
gravi
perdite
né
da
una
parte
né
dall
'
altra
non
potendo
,
in
quella
corsa
disordinata
,
prendere
la
mira
.
Nondimeno
una
viva
inquietudine
cominciava
a
tormentare
Sandokan
.
Quelle
grida
e
quegli
spari
facevano
accorrere
ad
ogni
istante
altre
persone
ed
il
drappello
dei
servi
del
greco
s
'
ingrossava
rapidamente
.
Sarebbero
riusciti
a
salvarsi
nel
palazzo
senza
essere
stati
scorti
?
Lo
stesso
pensiero
doveva
essere
sorto
anche
nel
cervello
di
Tremal
-
Naik
,
poiché
senza
cessare
di
correre
,
chiese
a
Sandokan
:
-
Non
verremo
noi
assediati
?
-
Prima
di
voltare
l
'
angolo
dell
'
ultima
via
,
faremo
una
scarica
.
È
assolutamente
necessario
che
non
ci
vedano
entrare
nel
palazzo
.
Forza
alle
gambe
!
Cerchiamo
di
distanziarli
.
-
Avevano
percorso
sette
od
otto
vie
,
senza
incontrare
fortunatamente
nessuna
guardia
notturna
.
Con
uno
sforzo
supremo
raggiunsero
l
'
angolo
del
palazzo
vantaggiando
a
un
tempo
di
duecento
e
più
passi
.
-
Fate
fronte
!
-
gridò
Sandokan
ai
malesi
.
-
Caricate
!
Fuoco
di
bordata
prima
!
-
Le
terribili
tigri
di
Mompracem
,
niente
spaventate
di
trovarsi
di
fronte
a
cinquanta
o
sessanta
avversari
,
puntarono
le
carabine
facendo
una
scarica
,
poi
estratte
le
scimitarre
caricarono
furiosamente
con
urla
selvagge
.
Vedendo
cadere
parecchi
dei
loro
,
gl
'
indù
volsero
le
spalle
senza
aspettare
l
'
attacco
impetuoso
,
irresistibile
,
dei
malesi
.
-
Kammamuri
,
fa
'
aprire
la
porta
del
palazzo
prima
che
quei
furfanti
ritornino
!
-
È
già
aperta
,
signore
!
-
gridò
Bindar
.
-
A
me
,
malesi
!
-
I
pirati
che
si
erano
slanciati
dietro
ai
fuggiaschi
ululando
come
bestie
feroci
,
si
ripiegarono
di
corsa
e
si
gettarono
dentro
l
'
ampio
peristilio
del
palazzo
di
Surama
,
chiudendo
e
barricando
precipitosamente
la
porta
.
-
Spero
che
nessuno
ci
abbia
veduti
,
-
disse
Sandokan
deponendo
a
terra
Surama
e
aspirando
poscia
una
lunga
sorsata
d
'
aria
.
-
Grazie
,
Sandokan
,
-
disse
la
giovane
.
-
A
te
ed
al
sahib
bianco
devo
ormai
troppe
volte
la
mia
vita
.
-
Lascia
queste
cose
e
andiamo
a
vedere
che
cosa
succede
.
Intanto
fa
'
armare
tutta
la
tua
gente
.
Temo
che
vi
sarà
battaglia
questa
notte
.
-
Salì
la
gradinata
insieme
con
Tremal
-
Naik
e
con
Kammamuri
e
si
affacciò
ad
una
finestra
del
secondo
piano
.
-
Saccaroa
!
-
esclamò
.
-
Ci
hanno
ritrovati
!
Qui
corriamo
il
pericolo
di
venire
presi
!
Ah
!
Per
Maometto
,
preparerò
loro
un
bel
tiro
,
prima
che
giungano
i
soldati
del
rajah
!
-
Che
cosa
vuoi
fare
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Surama
!
-
gridò
invece
Sandokan
.
La
giovane
assamese
saliva
in
quel
momento
la
scala
.
-
Che
cosa
desideri
signore
?
-
chiese
avvicinandosi
rapidamente
.
-
La
tua
casa
è
isolata
mi
pare
.
-
Sì
.
-
Che
cosa
vi
è
di
dietro
?
-
Una
piccola
pagoda
.
-
Isolata
anche
quella
?
-
No
,
si
appoggia
ad
un
gruppo
di
palazzi
e
di
bengalow
.
-
È
larga
la
via
che
divide
la
tua
casa
dalla
pagoda
?
-
Una
diecina
di
metri
.
-
Fa
'
portare
subito
delle
funi
,
tutte
quelle
che
puoi
trovare
.
Ci
raggiungerai
sul
tetto
.
Bindar
!
-
L
'
indiano
che
era
sulla
varanga
vicina
fu
pronto
ad
accorrere
.
-
Eccomi
,
padrone
-
disse
.
-
Da
'
ordine
ai
miei
malesi
ed
ai
servi
di
tenere
in
iscacco
gli
assalitori
per
alcuni
minuti
.
Che
non
facciano
economia
di
polvere
né
di
palle
.
Va
'
e
comanda
il
fuoco
.
E
ora
,
Tremal
-
Naik
,
vieni
con
me
e
con
Kammamuri
.
-
Salirono
una
seconda
gradinata
raggiungendo
l
'
ultimo
piano
e
trovato
un
abbaino
,
passarono
sul
tetto
che
era
quasi
piatto
,
non
avendo
che
due
leggere
inclinazioni
.
-
Non
mi
aspettavo
tanta
fortuna
,
-
mormorò
Sandokan
.
-
Andiamo
a
vedere
quella
via
e
quella
pagoda
.
-
Mentre
s
'
avanzavano
carponi
,
dinanzi
al
palazzo
echeggiavano
clamori
assordanti
.
Gli
assedianti
dovevano
essere
cresciuti
di
numero
a
giudicarlo
dal
fracasso
che
facevano
.
Il
fuoco
però
non
era
ancora
cominciato
né
da
una
parte
né
dall
'
altra
.
Bindar
non
aveva
forse
giudicato
prudente
cominciare
pel
primo
le
ostilità
,
per
non
irritare
maggiormente
gli
avversari
.
Sandokan
ed
i
suoi
due
compagni
in
pochi
momenti
attraversarono
il
tetto
,
raggiungendo
il
margine
opposto
.
Una
via
larga
,
nove
o
dieci
metri
,
separava
il
palazzo
da
una
vecchia
pagoda
di
modeste
proporzioni
,
la
quale
era
sormontata
da
una
specie
di
terrazzo
,
irto
di
antenne
di
ferro
che
sorreggevano
dei
piccoli
elefanti
dorati
che
funzionavano
forse
da
mostraventi
.
-
È
alta
quanto
questa
casa
,
-
disse
Sandokan
.
-
Che
cosa
vuoi
tentare
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Di
passare
su
quel
terrazzo
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
.
Il
bengalese
lo
guardò
con
spavento
.
-
Chi
potrà
saltare
attraverso
questa
via
?
-
Tutti
.
-
Ma
come
?
-
Tu
sai
ancora
adoperare
il
laccio
?
Un
vecchio
thug
non
dimentica
facilmente
il
suo
mestiere
.
-
Non
ti
capisco
.
-
Non
si
tratta
che
di
gettare
una
buona
corda
al
di
sopra
d
'
una
di
quelle
antenne
e
di
formare
poi
un
ponte
volante
con
un
paio
di
gomene
.
-
Ah
!
Padrone
,
lascia
fare
a
me
allora
,
-
disse
Kammamuri
.
-
Sono
stato
un
anno
prigioniero
dei
thugs
di
Rajmangal
e
ho
appreso
a
servirmi
del
laccio
a
meraviglia
.
Non
sarà
che
un
semplice
giuoco
.
-
E
poi
dove
scapperemo
noi
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Vi
sono
delle
case
dietro
la
pagoda
che
attraverseremo
facilmente
,
passando
sui
tetti
.
In
qualche
luogo
scenderemo
.
-
E
non
ci
daranno
la
caccia
?
-
Io
eleverò
fra
noi
e
gli
assedianti
una
tale
barriera
da
togliere
loro
ogni
idea
d
'
inseguirci
.
-
Tu
sei
un
uomo
meraviglioso
,
Sandokan
.
-
Non
sono
stato
forse
un
pirata
?
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Nella
mia
lunga
carriera
ne
ho
provate
delle
avventure
e
ne
ho
...
-
Una
scarica
di
carabine
gli
tagliò
la
frase
.
I
malesi
ed
i
servi
del
palazzo
avevano
aperto
il
fuoco
,
per
impedire
agli
assedianti
di
abbattere
la
porta
e
d
'
invadere
le
stanze
del
pianterreno
.
-
Se
la
resistenza
dura
dieci
minuti
noi
siamo
salvi
,
-
disse
Sandokan
.
Si
volse
udendo
delle
tegole
a
muoversi
,
Surama
s
'
avanzava
con
precauzione
andando
carponi
sul
tetto
,
accompagnata
da
due
servi
e
da
un
malese
,
che
portavano
corde
di
seta
,
strappate
probabilmente
dai
tendaggi
,
e
grosse
corde
di
canape
tolte
dalle
varanghe
.
-
Chi
è
che
ha
aperto
il
fuoco
?
-
chiese
Sandokan
aiutando
la
brava
ragazza
ad
alzarsi
.
-
I
tuoi
uomini
.
-
Vi
sono
dei
seikki
fra
gli
assalitori
?
-
Una
dozzina
e
avevano
subito
attaccata
la
porta
.
-
Kammamuri
scegliti
la
corda
e
bada
che
sia
solida
perché
tu
dovrai
passare
su
quella
.
-
Lascia
fare
a
me
,
padrone
;
-
rispose
il
maharatto
.
Si
gettò
sulle
funi
che
erano
state
deposte
dinanzi
a
lui
e
prese
un
cordone
di
seta
,
lungo
una
quindicina
di
metri
e
grosso
come
un
dito
,
osservandolo
attentamente
in
tutta
la
sua
lunghezza
.
-
Ecco
quello
che
fa
per
me
,
-
disse
poi
.
-
Può
sorreggere
anche
due
uomini
.
-
Fece
rapidamente
un
nodo
scorsoio
,
si
spinse
verso
il
margine
del
tetto
,
lo
fece
volteggiare
tre
o
quattro
volte
intorno
alla
propria
testa
come
fanno
i
gauchos
della
pampa
argentina
e
lo
lanciò
.
La
corda
ben
aperta
alla
sua
estremità
,
in
causa
di
quel
rapido
movimento
rotatorio
,
cadde
su
una
delle
aste
di
ferro
e
vi
scivolò
dentro
.
-
Ecco
fatto
,
-
disse
Kammamuri
volgendosi
verso
Sandokan
.
-
Tenete
forte
il
cordone
.
-
Guarda
prima
se
vi
è
gente
nella
via
.
-
Non
mi
pare
,
padrone
.
D
'
altronde
l
'
oscurità
è
fitta
e
nessuno
ci
vedrà
.
-
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
si
gettarono
sulle
tegole
afferrando
strettamente
il
cordone
,
subito
imitati
dai
due
servi
e
dal
malese
.
-
Coraggio
amico
,
-
disse
il
pirata
.
-
Ne
ho
da
vendere
,
-
rispose
il
maharatto
sorridendo
.
-
E
poi
non
soffro
le
vertigini
.
-
Si
appese
al
cordone
,
incrociandovi
sopra
,
per
maggior
precauzione
,
le
gambe
e
s
'
avanzò
audacemente
al
di
sopra
della
via
,
senza
nemmeno
pensare
che
poteva
da
un
istante
all
'
altro
cadere
da
un
'
altezza
di
diciotto
o
venti
metri
e
sfracellarsi
sul
lastricato
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
seguivano
con
viva
emozione
e
non
senza
rabbrividire
quella
traversata
,
dal
cui
buon
esito
dipendeva
la
salvezza
di
tutti
.
Vi
fu
un
momento
terribile
,
quando
il
coraggioso
maharatto
giunse
a
metà
della
distanza
che
divideva
il
palazzo
dalla
pagoda
.
Il
cordone
quantunque
tirato
a
tutta
forza
dai
cinque
uomini
,
aveva
descritto
un
arco
accentuatissimo
,
crepitando
sinistramente
sotto
il
peso
non
indifferente
di
Kammamuri
.
-
Fermati
un
istante
!
-
gridò
precipitosamente
Sandokan
.
Il
maharatto
che
doveva
pure
aver
udito
quel
crepitìo
che
poteva
annunciare
una
imminente
rottura
,
ubbidì
subito
.
Fortunatamente
la
corda
non
aveva
ceduto
,
né
aveva
dato
alcun
altro
suono
.
A
quanto
pareva
,
i
fili
di
seta
si
erano
solamente
allungati
senza
spezzarsi
.
-
Vuoi
provare
?
-
chiese
finalmente
Sandokan
.
-
Aspettavo
il
tuo
ordine
,
-
rispose
Kammamuri
con
voce
perfettamente
calma
.
-
Va
'
,
amico
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
Il
maharatto
riprese
la
sua
marcia
aerea
,
procedendo
però
con
precauzione
e
giunse
ben
presto
sul
terrazzo
della
pagoda
,
mandando
un
gran
sospiro
di
soddisfazione
.
-
Le
funi
,
padrone
!
-
gridò
subito
.
Sandokan
aveva
già
scelto
le
più
grosse
e
le
più
solide
.
Le
annodò
facilmente
.
Le
due
funi
,
annodate
l
'
una
sopra
l
'
altra
,
all
'
altezza
d
'
un
metro
e
mezzo
e
assicurate
a
due
aste
di
ferro
,
potevano
permettere
il
passaggio
senza
correre
troppi
pericoli
.
-
Tremal
-
Naik
,
-
disse
Sandokan
;
-
occupati
di
far
passare
le
persone
.
Surama
hai
paura
?
-
No
,
signore
.
-
Passa
per
la
prima
.
-
E
tu
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Vado
a
coprire
la
ritirata
e
preparare
la
barriera
che
impedirà
agli
assedianti
di
darci
la
caccia
.
-
Riattraversò
il
tetto
e
ridiscese
negli
appartamenti
.
La
battaglia
fra
gli
indù
,
i
malesi
ed
i
servi
del
palazzo
infuriava
,
facendo
accorrere
da
tutte
le
vicine
vie
nuovi
combattenti
.
I
malesi
nascosti
dietro
i
parapetti
delle
varanghe
che
avevano
coperti
con
materassi
,
cuscini
e
pagliericci
,
sparavano
furiosamente
facendo
indietreggiare
,
ad
ogni
scarica
,
gli
assalitori
e
mandandone
molti
a
terra
morti
o
feriti
.
La
folla
però
,
che
era
pure
armata
di
ottime
carabine
e
di
pistole
,
rispondeva
non
meno
vigorosamente
e
anche
dalle
case
fronteggianti
il
palazzo
di
Surama
si
sparava
contro
la
varanga
,
mettendo
in
serio
pericolo
i
difensori
.
Sandokan
si
era
precipitato
fra
i
suoi
uomini
,
gridando
:
-
Riparate
subito
sul
tetto
!
Fra
pochi
minuti
il
palazzo
sarà
in
fiamme
!
Prima
le
donne
ed
i
servi
,
ultimi
voi
per
coprire
la
ritirata
.
-
Ciò
detto
strappò
una
torcia
che
illuminava
la
varanga
e
diede
fuoco
alle
stuoie
di
coccottiero
,
quindi
si
slanciò
attraverso
le
splendide
stanze
che
formavano
l
'
appartamento
riservato
di
Surama
,
incendiando
i
cortinaggi
di
seta
delle
finestre
,
le
coperte
dei
letti
,
i
tappeti
,
i
leggeri
mobili
laccati
.
-
Ci
diano
la
caccia
ora
,
-
disse
quando
vide
le
fiamme
avvampare
e
le
stanze
riempirsi
di
fumo
.
-
Cinquantamila
rupie
non
valgono
un
dito
di
Surama
.
-
Ritornò
sulla
varanga
inseguito
dalle
colonne
di
fumo
per
accertarsi
che
non
vi
era
più
nessuno
.
Indiani
e
malesi
,
dopo
d
'
aver
fatta
un
'
ultima
scarica
,
erano
precipitosamente
fuggiti
;
e
le
stuoie
,
le
colonne
di
legno
e
persino
il
pavimento
,
avvampavano
con
rapidità
prodigiosa
lanciando
intorno
bagliori
sinistri
.
-
Questo
palazzo
brucerà
come
un
pezzo
d
'
esca
,
-
mormorò
Sandokan
.
-
È
tempo
di
metterci
in
salvo
.
-
Raggiunse
l
'
abbaino
e
balzò
sul
tetto
.
La
ritirata
era
cominciata
in
buon
ordine
;
uomini
e
donne
attraversavano
rapidamente
il
ponte
volante
reggendosi
sulle
due
funi
,
mentre
i
malesi
,
curvi
sui
margini
del
tetto
,
consumavano
le
loro
ultime
munizioni
e
scagliavano
nella
via
,
sulle
teste
degli
assedianti
,
ammassi
di
tegole
.
Sul
terrazzo
della
pagoda
le
persone
si
accumulavano
,
prendendo
subito
la
via
dei
tetti
,
sotto
la
guida
di
Tremal
-
Naik
,
di
Kammamuri
e
di
Bindar
.
Quando
Sandokan
vide
finalmente
il
ponte
volante
libero
,
vi
fece
passare
i
malesi
,
poi
troncò
con
un
colpo
di
coltello
le
due
funi
che
erano
state
legate
attorno
al
comignolo
d
'
un
camino
,
onde
gli
assedianti
,
nel
caso
che
la
casa
non
bruciasse
interamente
,
non
potessero
accorgersi
da
qual
parte
gli
assediati
fossero
fuggiti
.
-
Ora
un
esercizio
da
buon
marinaio
,
-
mormorò
Sandokan
.
Prima
di
eseguirlo
lanciò
intorno
un
rapido
sguardo
.
Dagli
abbaini
uscivano
nuvoli
di
fumo
e
getti
di
scintille
e
nella
sottostante
via
si
udivano
i
clamori
feroci
della
folla
.
-
Entrate
e
dateci
la
caccia
,
-
mormorò
il
pirata
con
un
sorriso
ironico
.
Afferrò
una
delle
due
funi
,
si
spinse
fino
sull
'
orlo
del
tetto
e
senz
'
altro
si
slanciò
andando
a
battere
i
piedi
contro
il
cornicione
della
pagoda
che
sorreggeva
il
terrazzo
.
Nessun
altro
uomo
,
che
non
avesse
posseduta
l
'
agilità
e
la
forza
straordinaria
di
Sandokan
,
avrebbe
potuto
tentare
una
simile
volata
senza
fracassarsi
per
lo
meno
le
gambe
.
Il
pirata
però
che
doveva
possedere
una
muscolatura
d
'
acciaio
,
non
provò
che
un
po
'
di
stordimento
,
prodotto
dal
violentissimo
contraccolpo
.
Stette
un
momento
fermo
per
rimettersi
un
po
'
,
quindi
cominciò
a
issarsi
a
forza
di
pugno
finché
raggiunse
il
terrazzo
.
Sui
tetti
delle
vicine
case
i
servi
e
le
donne
fuggivano
rapidamente
,
fiancheggiati
dai
malesi
.
Surama
camminava
alla
testa
,
sorretta
da
Tremal
-
Naik
e
da
Kammamuri
.
Sandokan
,
pur
camminando
con
una
certa
precauzione
,
in
pochi
istanti
li
raggiunse
.
-
Finalmente
!
-
esclamò
il
bengalese
,
-
cominciava
a
diventare
inquieto
non
vedendoti
comparire
.
-
Io
ho
l
'
abitudine
di
giungere
sempre
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Ed
il
mio
palazzo
?
-
chiese
Surama
.
-
Brucia
allegramente
.
-
È
un
patrimonio
che
se
ne
va
in
fumo
.
-
E
che
la
Tigre
della
Malesia
pagherà
-
rispose
Sandokan
alzando
le
spalle
.
-
Ci
inseguono
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Attraverso
le
fiamme
?
Si
provino
a
mettere
i
loro
piedi
entro
quella
fornace
.
Io
già
non
ti
seguirei
di
certo
.
-
Ma
dove
finiremo
noi
?
-
Aspetta
che
troviamo
una
via
che
c
'
impedisca
di
andare
più
innanzi
,
amico
Tremal
-
Naik
.
Ho
già
fatto
il
mio
piano
.
-
E
quando
la
Tigre
della
Malesia
ne
ha
uno
nel
cervello
,
si
può
essere
certi
che
riuscirà
pienamente
,
-
aggiunse
Kammamuri
.
-
Può
darsi
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Non
fate
troppo
rumore
e
non
guastate
troppe
tegole
.
In
questo
momento
non
potrei
risarcire
i
danneggiati
.
-
La
ritirata
si
affrettava
sempre
in
buon
ordine
,
passando
da
un
terrazzo
all
'
altro
.
Gli
uomini
aiutavano
sempre
le
donne
a
scavalcare
i
parapetti
,
che
talvolta
erano
così
alti
da
costringere
i
malesi
a
formare
delle
piramidi
umane
,
per
meglio
favorire
le
scalate
.
Verso
il
palazzo
si
udivano
sempre
urla
e
spari
e
si
scorgevano
le
prime
lingue
di
fuoco
sfuggire
attraverso
gli
abbaini
.
Nelle
case
di
fronte
e
di
dietro
,
di
quando
in
quando
,
partivano
delle
grida
altissime
:
-
Al
fuoco
!
Al
fuoco
!
-
I
fuggiaschi
che
temevano
di
essere
sorpresi
,
si
affrettavano
.
Se
le
fiamme
s
'
alzavano
,
qualcuno
poteva
scorgerli
e
dare
l
'
allarme
,
e
questo
,
Sandokan
assolutamente
non
lo
desiderava
.
-
Presto
!
presto
!
-
diceva
.
Ad
un
tratto
gli
uomini
che
si
trovavano
all
'
avanguardia
,
si
ripiegarono
verso
il
terrazzo
che
avevano
appena
allora
superato
.
-
Che
cosa
c
'
è
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Non
si
può
più
andare
innanzi
,
-
disse
Bindar
che
guidava
quel
drappello
.
-
Abbiamo
una
via
dinanzi
e
tanto
larga
che
non
la
potremo
sorpassare
.
-
Vedi
nessun
abbaino
?
-
Ce
ne
sono
due
sotto
il
terrazzo
.
-
Di
che
cosa
ti
lagni
dunque
amico
,
quando
abbiamo
delle
scale
per
scendere
nella
via
?
Fa
'
sfondare
quegli
abbaini
e
andiamo
a
fare
una
visita
agli
abitanti
di
questa
casa
.
Sarà
troppo
mattutina
,
ma
la
colpa
non
è
nostra
.
-
20
.
La
ritirata
attraverso
i
tetti
Come
Bindar
aveva
detto
,
proprio
sotto
la
parete
che
reggeva
l
'
ultimo
terrazzo
,
s
'
aprivano
due
finestre
piuttosto
anguste
,
ma
sufficienti
per
lasciar
passare
un
uomo
,
e
riparate
da
semplici
stuoie
di
coccottiero
.
Sandokan
che
si
era
riunito
a
Tremal
-
Naik
,
a
Kammamuri
e
a
Surama
,
dopo
averle
osservate
un
momento
,
trasse
dalla
fascia
il
kriss
e
con
un
colpo
solo
sventrò
il
grossolano
tessuto
,
introducendo
la
testa
attraverso
lo
squarcio
.
-
Non
vi
è
nessuno
?
-
chiese
il
bengalese
.
-
Sembra
che
le
grida
e
le
fucilate
non
abbiano
ancora
guastato
il
sonno
agli
abitanti
di
questa
casa
-
rispose
Sandokan
.
-
Chi
è
che
ha
una
torcia
?
-
Io
,
sahib
-
rispose
Bindar
.
-
Accendila
,
ragazzo
previdente
.
-
Eccola
padrone
.
-
La
Tigre
della
Malesia
sfondò
la
stuoia
strappandola
completamente
;
prese
la
torcia
,
armò
una
pistola
ed
entrò
in
un
bugigattolo
ingombro
solamente
di
vecchie
mobilie
fuori
d
'
uso
.
-
Che
tutti
mi
seguano
,
-
comandò
-
e
tenete
pronte
le
armi
.
-
Con
una
semplice
spinta
aprì
una
porta
e
trovata
una
scala
,
si
mise
a
scendere
tranquillo
,
come
se
fosse
stato
in
casa
sua
.
Molte
porte
s
'
aprivano
a
destra
ed
a
manca
,
però
tutte
erano
chiuse
e
nessun
rumore
si
udiva
.
-
Si
direbbe
che
questa
casa
è
deserta
,
-
mormorò
Sandokan
.
S
'
ingannava
,
poiché
mentre
stava
per
scendere
il
primo
gradino
d
'
uno
scalone
,
due
servi
indiani
,
due
sudra
,
gli
si
pararono
dinanzi
roteando
minacciosamente
nodosi
randelli
e
gridando
:
-
Ferma
!
-
Sgombrate
,
-
rispose
invece
Sandokan
puntando
contro
di
loro
la
pistola
.
-
Siamo
in
quaranta
e
tutti
armati
.
-
Che
cosa
vuoi
tu
?
-
chiese
il
più
vecchio
.
-
Come
sei
entrato
qui
,
senza
il
permesso
del
padrone
?
-
Noi
desideriamo
solamente
andarcene
,
senza
disturbare
nessuno
.
-
Siete
ladri
?
-
Nessuno
dei
miei
uomini
ha
toccato
le
cose
appartenenti
al
tuo
padrone
.
Orsù
,
metti
fuori
la
chiave
e
aprici
il
portone
.
Abbiamo
fretta
.
-
Io
non
posso
aprire
senza
l
'
ordine
del
padrone
.
-
Ah
,
occorre
il
suo
ordine
?
La
vedremo
.
-
Si
volse
verso
i
malesi
che
l
'
avevano
raggiunto
e
disse
loro
:
-
Legate
ed
imbavagliate
questi
due
servi
.
-
Non
aveva
ancora
terminato
quell
'
ordine
,
che
già
i
malesi
si
erano
scagliati
come
tigri
sui
sudra
disarmandoli
ed
imbavagliandoli
.
-
La
chiave
!
se
non
volete
che
vi
faccia
gettare
giù
dalla
scala
,
-
disse
Sandokan
con
voce
imperiosa
.
-
Vi
ho
detto
che
abbiamo
fretta
.
-
I
due
indiani
spaventati
non
osarono
più
rifiutarsi
e
porsero
la
chiave
.
Sandokan
riprese
la
discesa
seguito
da
tutto
il
drappello
e
aprì
non
senza
qualche
difficoltà
il
portone
.
Nessuno
pareva
che
si
fosse
accorto
di
quell
'
invasione
,
poiché
nessun
altro
servo
erasi
mostrato
.
-
Eccoci
finalmente
liberi
,
-
disse
Sandokan
.
-
Come
hai
veduto
,
mio
caro
Tremal
-
Naik
,
la
cosa
non
poteva
essere
più
facile
.
-
Tu
sei
sempre
l
'
uomo
straordinario
che
la
Malesia
intera
ha
temuto
e
ammirato
.
-
Venite
tutti
.
-
Non
essendo
ancora
sorta
l
'
alba
,
la
via
era
deserta
,
sicché
poterono
allontanarsi
indisturbati
e
raggiungere
le
viuzze
d
'
un
vicino
sobborgo
,
che
terminava
sulle
rive
del
Brahmaputra
.
In
lontananza
il
cielo
era
tinto
di
rosso
.
Erano
i
riflessi
dell
'
incendio
che
divorava
il
palazzo
di
Surama
.
Vedendoli
,
la
giovane
principessa
non
poté
trattenere
un
lungo
sospiro
,
che
non
isfuggì
a
Sandokan
che
le
camminava
a
fianco
.
-
Tu
rimpiangi
la
tua
casa
,
è
vero
amica
?
-
disse
il
pirata
.
-
Non
lo
nego
.
-
Fra
non
molto
ne
avrai
una
più
bella
:
il
palazzo
del
rajah
.
-
Tu
dunque
speri
sempre
,
signore
?
-
Non
avrei
lasciata
la
Malesia
,
-
rispose
Sandokan
,
-
se
non
fossi
stato
certo
di
condurre
a
buon
fine
l
'
impresa
.
Fra
me
,
Yanez
e
Tremal
-
Naik
,
rovesceremo
quell
'
ubbriacone
sanguinario
,
che
regna
sull
'
Assam
e
gli
strapperemo
la
corona
che
egli
ha
conquistata
con
un
semplice
colpo
di
carabina
.
Egli
ha
mandato
te
a
fare
la
bajadera
e
noi
manderemo
lui
a
fare
...
il
bramino
od
il
gurum
.
-
Intanto
erano
giunti
sotto
i
folti
tamarindi
che
ombreggiavano
la
riva
del
fiume
.
Sandokan
si
era
fermato
rivolgendosi
verso
i
servi
e
le
donne
,
che
si
erano
raggruppati
dietro
di
lui
.
-
È
questo
il
momento
di
lasciare
la
vostra
padrona
,
-
disse
loro
.
-
Riceverete
ognuno
cinquanta
rupie
di
regalo
,
che
vi
consegnerà
domani
mattina
Bindar
nel
bengalow
di
passaggio
.
Appena
avremo
bisogno
di
voi
riprenderete
il
vostro
servizio
.
-
Grazie
,
sahib
-
risposero
i
sudra
commossi
da
tanta
generosità
.
-
Disperdetevi
e
non
dimenticatevi
dell
'
appuntamento
.
-
Le
donne
baciarono
le
mani
di
Surama
,
gli
uomini
l
'
orlo
della
veste
,
poi
si
allontanarono
rapidamente
prendendo
varie
direzioni
.
-
Ora
a
noi
,
Bindar
,
-
riprese
Sandokan
;
-
posso
contare
sulla
tua
assoluta
fedeltà
?
-
Mio
padre
è
morto
difendendo
quello
della
principessa
ed
io
,
che
sono
suo
figlio
,
sarei
ben
lieto
di
fare
altrettanto
-
rispose
con
nobiltà
l
'
assamese
.
-
Comanda
,
sahib
.
-
Andrai
,
innanzi
tutto
,
a
presentare
questa
tratta
di
cinquantamila
rupie
al
banco
anglo
-
assamese
e
pagherai
i
servi
.
-
Bene
sahib
:
ti
riporterò
fedelmente
la
rimanenza
non
più
tardi
di
domani
sera
.
-
Non
c
'
è
premura
-
disse
Sandokan
.
-
Hai
altro
da
fare
qui
,
prima
di
raggiungermi
nella
jungla
di
Benar
.
-
Comanda
,
sahib
.
-
Tu
andrai
al
palazzo
reale
e
cercherai
di
vedere
Yanez
o
qualcuno
dei
suoi
uomini
.
-
Che
cosa
devo
dire
al
sahib
bianco
?
-
Narrargli
tutto
ciò
che
è
avvenuto
e
dirgli
dove
noi
ci
troviamo
.
Se
ti
darà
una
lettera
noleggerai
una
barca
e
verrai
a
raggiungermi
nella
jungla
.
Sii
prudente
e
bada
di
non
farti
prendere
.
-
Non
mi
lascerò
sorprendere
,
signore
,
-
rispose
Bindar
.
-
Va
'
,
bravo
ragazzo
:
la
tua
fortuna
è
assicurata
.
-
L
'
assamese
baciò
l
'
orlo
della
veste
di
Surama
,
poi
si
allontanò
velocemente
scomparendo
sotto
gli
alberi
.
-
Alla
bangle
ora
,
-
disse
Sandokan
.
-
Speriamo
di
trovarla
ancora
nel
medesimo
posto
dove
l
'
abbiamo
lasciata
.
-
E
facciamo
presto
-
aggiunse
Tremal
-
Naik
.
-
Noi
non
saremo
interamente
sicuri
finché
non
ci
troveremo
nella
pagoda
di
Benar
.
-
Se
lo
saremo
anche
là
.
-
Dubiti
?
-
Eh
!
chi
lo
sa
?
Il
greco
non
mancherà
di
spie
,
mio
caro
Tremal
-
Naik
,
e
tu
sai
meglio
di
me
quanto
sono
astuti
e
soprattutto
intelligenti
i
tuoi
compatriotti
.
-
Questo
è
vero
-
rispose
il
bengalese
.
-
E
faremo
perciò
bene
a
guardarci
alle
spalle
.
Alla
bangle
amici
,
e
andiamocene
prima
che
il
sole
sorga
.
-
Si
cacciarono
in
mezzo
agli
alberi
seguendo
la
riva
che
era
popolata
solamente
di
marabù
,
ritti
e
fermi
sulle
loro
zampe
,
in
attesa
che
la
luce
si
avanzasse
per
recarsi
a
pulire
le
vie
della
città
,
essendo
quegli
ingordi
volatili
i
soli
spazzini
dei
quartieri
indù
,
spazzini
economici
,
ma
non
meno
utili
di
quelli
umani
perché
tutto
divorano
:
ossa
,
vegetali
marci
,
avanzi
di
qualunque
genere
che
i
cani
più
affamati
sdegnerebbero
.
Le
stelle
cominciavano
ad
impallidire
quando
il
drappello
giunse
nel
luogo
dove
era
stata
lasciata
la
bangle
.
-
Niente
di
nuovo
?
-
chiese
Sandokan
ai
due
malesi
che
erano
rimasti
a
guardia
della
barca
.
-
Sì
:
siamo
spiati
,
Tigre
della
Malesia
,
-
rispose
uno
dei
due
.
-
Che
cos
'
hai
notato
?
-
Alcuni
uomini
sono
venuti
a
ronzare
presso
la
bangle
.
-
Molti
?
-
Cinque
o
sei
.
-
Soldati
del
rajah
?
-
No
,
non
erano
guerrieri
quelli
.
-
Sono
ritornati
?
-
Due
ore
fa
li
abbiamo
riveduti
,
-
rispose
il
malese
.
Sandokan
guardò
Tremal
-
Naik
.
-
Che
cosa
ne
dici
tu
?
-
gli
chiese
.
-
Che
la
nostra
presenza
è
stata
notata
e
che
il
rajah
o
il
greco
tenteranno
di
fare
qualche
colpo
contro
di
noi
,
-
rispose
il
bengalese
.
-
Che
vengano
ad
assalirci
nella
jungla
?
-
Ho
proprio
questo
dubbio
.
-
Bah
!
Abbiamo
laggiù
forze
sufficienti
per
opporre
una
terribile
resistenza
.
Se
vogliono
seguirci
lo
facciano
pure
:
saremo
pronti
a
dar
loro
una
tale
lezione
che
non
dimenticheranno
facilmente
.
-
Salirono
sulla
bangle
;
i
malesi
presero
i
remi
e
si
spinsero
al
largo
risalendo
la
corrente
del
Brahmaputra
.
Sandokan
,
come
era
sua
abitudine
,
si
era
collocato
a
prora
con
Tremal
-
Naik
e
Surama
.
Gli
occhi
vigili
del
pirata
sorvegliavano
attentamente
la
riva
,
poiché
,
dopo
quanto
gli
avevano
riferito
i
due
malesi
lasciati
a
guardia
della
barca
,
un
dubbio
lo
aveva
assalito
.
Ed
infatti
la
bangle
non
aveva
ancora
percorso
duecento
metri
,
quando
da
una
piccola
insenatura
,
nascosta
da
giganteschi
tamarindi
,
vide
avanzarsi
sul
fiume
una
di
quelle
leggere
barche
,
che
gli
indiani
chiamano
mur
-
punky
e
che
rassomigliano
nelle
forme
alle
baleniere
,
quantunque
abbiano
la
prora
un
po
'
elevata
ed
adorna
d
'
una
grossa
testa
di
pavone
.
-
Ah
!
furfanti
!
-
mormorò
.
-
M
'
aspettavo
questo
inseguimento
.
-
E
ci
lasceremo
dare
la
caccia
da
quegli
uomini
?
-
chiese
Surama
.
-
Non
siamo
ancora
giunti
nella
jungla
di
Benar
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Chissà
che
cosa
può
succedere
prima
d
'
imboccare
il
canale
che
conduce
nello
stagno
dei
coccodrilli
.
Io
spero
di
offrire
a
quei
brutti
sauriani
una
cena
appetitosa
,
quantunque
li
detesti
.
-
Quegli
uomini
possono
diventare
un
giorno
miei
sudditi
.
-
Ne
avrai
sempre
abbastanza
,
-
rispose
freddamente
Sandokan
.
-
Se
io
avessi
risparmiati
tutti
i
miei
nemici
,
non
sarei
diventato
la
Tigre
della
Malesia
,
né
avrei
potuto
rimanere
per
tanti
anni
nella
mia
Mompracem
.
D
'
altronde
io
non
potrei
tenere
troppi
prigionieri
:
ne
ho
già
due
nella
jungla
,
uno
dei
quali
potrebbe
darmi
dei
gravi
fastidi
.
-
Chi
è
?
-
Il
fakiro
che
ti
ha
rapita
,
mia
cara
Surama
.
Se
quello
riuscisse
a
scapparmi
,
a
noi
non
resterebbe
altro
che
di
rifugiarci
al
più
presto
nel
Borneo
,
e
allora
la
tua
corona
sarebbe
perduta
.
Ah
!
ci
corrono
dietro
!
La
vedremo
,
signori
miei
:
abbiamo
palle
e
polvere
ancora
.
-
Il
mur
-
punky
che
era
montato
da
otto
rematori
e
da
un
timoniere
,
filava
rapidissimo
tenendosi
sulla
scia
della
bangle
.
Che
quegli
uomini
fossero
semplici
rematori
,
vi
era
da
dubitare
,
poiché
gli
sguardi
acuti
di
Sandokan
avevano
veduto
,
quantunque
cominciasse
solo
allora
a
rischiararsi
il
cielo
,
le
estremità
di
parecchi
fucili
che
s
'
appoggiavano
sui
due
bordi
.
Poteva
darsi
che
fossero
cacciatori
in
cerca
di
anitre
bramine
e
di
oche
,
volatili
che
abbondano
sempre
sulle
rive
dei
grandi
fiumi
dell
'
India
,
specialmente
su
quelli
che
bagnano
le
terre
orientali
di
quella
immensa
penisola
.
Ad
un
tratto
però
la
leggera
baleniera
si
gettò
fuori
dalla
scia
,
piegando
a
destra
e
con
uno
sforzo
di
remi
sorpassò
la
bangle
,
che
in
causa
della
sua
pesante
costruzione
e
dei
suoi
larghi
fianchi
,
non
poteva
vincerla
in
velocità
,
e
con
non
poca
sorpresa
di
Sandokan
e
di
Tremal
-
Naik
,
si
diresse
verso
la
riva
sinistra
,
dove
si
scorgeva
vagamente
,
sotto
le
immense
fronde
di
tamarindi
costeggianti
il
fiume
,
una
massa
nera
.
-
Che
cosa
significa
questa
manovra
?
-
si
chiese
il
pirata
corrugando
la
fronte
.
-
Che
ci
siamo
ingannati
?
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Adagio
,
amico
-
rispose
Sandokan
.
-
Che
cos
'
è
,
innanzi
a
tutto
,
quell
'
ombra
grossa
che
si
nasconde
sotto
le
piante
?
-
Da
'
ordine
al
timoniere
di
accostarsi
alla
riva
.
Voglio
vederci
chiaro
in
questa
faccenda
.
-
Toh
!
Guarda
,
Tremal
-
Naik
.
Il
mur
-
punky
l
'
ha
abbordata
.
-
Che
sia
qualche
bangle
?
In
tale
caso
non
dovremmo
spaventarci
.
Quegli
uomini
del
mur
-
punky
possono
essere
marinai
che
tornano
a
bordo
del
loro
legno
.
-
Uhm
!
-
fece
Sandokan
.
-
Non
sono
affatto
rassicurato
.
Ehi
,
Kammamuri
,
poggia
ancora
!
-
La
bangle
deviò
verso
la
riva
sinistra
mentre
i
malesi
rallentavano
la
battuta
e
passò
dinanzi
alla
massa
oscura
a
trenta
o
quaranta
metri
di
distanza
.
Un
doppio
grido
di
stupore
sfuggì
dalle
labbra
del
pirata
e
del
bengalese
.
-
Il
poluar
!
-
Si
guardaron
l
'
un
l
'
altro
interrogandosi
cogli
occhi
.
-
Sarà
poi
quello
che
ci
ha
seguiti
quando
scendevamo
il
fiume
?
-
chiese
finalmente
Tremal
-
Naik
.
-
Quando
io
ho
veduto
una
volta
una
nave
non
la
scordo
più
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Quello
è
il
poluar
che
ci
ha
dato
la
caccia
.
-
E
che
si
prepara
a
seguirci
ancora
,
-
aggiunse
Kammamuri
,
che
aveva
ceduto
il
timone
ad
un
malese
.
-
Stanno
spiegando
le
vele
.
-
Eppure
non
devono
scoprire
il
nostro
rifugio
,
-
disse
Sandokan
che
era
diventato
pensieroso
.
-
Vorresti
assalirlo
?
-
chiese
Surama
,
-
Un
equipaggio
ben
più
numeroso
del
tuo
.
-
Ho
un
'
idea
,
-
disse
Sandokan
,
dopo
essere
rimasto
alcuni
istanti
silenzioso
.
-
Tu
,
Kammamuri
,
saresti
capace
di
fabbricarmi
una
bomba
?
Basterà
una
scatola
di
latta
,
una
di
quelle
che
contengono
le
conserve
.
Ne
dobbiamo
avere
qui
.
-
Ne
ho
fatto
imbarcare
una
dozzina
piene
di
biscotti
,
prima
di
lasciare
la
jungla
.
-
Basterà
una
di
quelle
:
con
un
chilogrammo
di
polvere
si
può
produrre
un
bel
guasto
.
Lega
però
solidamente
la
scatola
,
con
del
filo
di
ferro
se
lo
puoi
trovare
e
mettici
una
buona
miccia
,
che
non
sia
più
lunga
di
cinque
centimetri
.
-
E
con
quale
cannone
la
lancerai
a
bordo
del
poluar
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Andrò
io
a
regalarla
a
quei
signori
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Saremo
costretti
ad
aspettare
la
notte
poiché
il
sole
già
si
alza
;
ma
noi
non
abbiamo
fretta
ed
i
nostri
amici
,
che
sono
nella
jungla
,
non
si
inquieteranno
pel
nostro
ritardo
.
-
Non
riesco
a
comprendere
il
tuo
progetto
.
-
Lo
capirai
quando
mi
vedrai
all
'
opera
.
Va
'
a
riposarti
,
Surama
,
tu
devi
essere
molto
stanca
.
Ti
sveglieremo
all
'
ora
della
colazione
e
tu
Kammamuri
va
'
a
fabbricarmi
la
bomba
e
metti
fra
la
polvere
più
palle
di
carabina
che
puoi
.
Vedremo
poi
come
se
la
caverà
quel
poluar
.
-
Accese
la
pipa
e
si
portò
a
poppa
della
nave
per
sorvegliare
le
mosse
di
quei
misteriosi
naviganti
.
Il
piccolo
naviglio
,
levate
le
ancore
e
sciolte
le
sue
due
vele
quadrate
,
aveva
lasciata
la
riva
ed
avendo
il
vento
favorevole
,
si
era
messo
dietro
alla
bangle
tenendosi
ad
una
distanza
di
tre
o
quattrocento
metri
.
Dietro
la
poppa
rimorchiava
il
mur
-
punky
.
Se
avesse
voluto
avrebbe
potuto
superare
facilmente
la
pesante
barca
di
Sandokan
,
essendo
quei
piccoli
bastimenti
velocissimi
,
anche
con
vento
scarso
;
ma
si
vedeva
che
il
suo
equipaggio
non
aveva
alcun
desiderio
di
fare
troppo
cammino
,
poiché
di
quando
in
quando
abbassava
ora
l
'
una
ora
l
'
altra
vela
per
rallentare
la
marcia
.
Essendosi
il
sole
ormai
innalzato
sopra
le
immense
foreste
del
levante
,
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
potevano
distinguere
facilmente
le
persone
che
montavano
quel
poluar
.
Non
erano
che
dieci
o
dodici
e
parevano
battellieri
,
non
avendo
per
vestito
che
un
semplice
dootèe
annodato
intorno
ai
fianchi
per
esser
più
lesti
a
montare
sull
'
alberatura
,
ma
forse
altri
si
tenevano
nascosti
nella
stiva
.
Una
cosa
aveva
subito
colpito
il
pirata
ed
il
bengalese
:
era
un
enorme
tamburo
,
uno
di
quelli
che
gl
'
indiani
chiamano
hauk
e
di
cui
si
servono
nelle
feste
religiose
,
tutto
adorno
di
pitture
e
di
dorature
e
sormontato
da
mazzi
di
penne
variopinte
e
che
si
trovava
collocato
fra
i
due
alberi
,
quasi
in
mezzo
alla
coperta
.
-
Quello
non
è
un
istrumento
da
guerra
,
-
disse
Sandokan
,
a
cui
nulla
sfuggiva
,
-
né
fino
ad
oggi
ho
veduto
quei
tamburoni
sui
velieri
indiani
.
-
E
nemmeno
io
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Lo
hanno
collocato
là
per
qualche
motivo
e
che
io
forse
indovino
.
-
Vuoi
dire
?
-
Che
quegli
istrumenti
quando
sono
vigorosamente
percossi
si
possono
udire
a
distanze
incredibili
.
-
Sicché
servirebbe
?
-
Per
trasmettere
dei
segnali
.
-
Sono
della
tua
opinione
,
-
disse
Sandokan
.
-
Si
prepara
qualche
cosa
contro
di
noi
.
Ormai
abbiamo
fatto
troppe
osservazioni
.
-
Bah
!
aspettiamo
questa
sera
e
anche
quel
tamburone
andrà
a
tenere
allegra
compagnia
ai
pesci
del
Brahmaputra
.
-
La
bangle
intanto
continuava
la
sua
marcia
,
senza
troppo
affrettarsi
,
non
volendo
Sandokan
allontanarsi
di
troppo
dal
canale
che
conduceva
alla
laguna
,
seguìta
ostinatamente
dal
poluar
,
il
quale
si
sforzava
di
mantenersi
sempre
alla
medesima
distanza
,
quantunque
la
brezza
mattutina
fosse
diventata
più
forte
.
Il
fiume
che
si
svolgeva
superbo
,
scendendo
dolcemente
,
invece
di
restringersi
tendeva
ad
allargarsi
,
scorrendo
fra
due
magnifiche
rive
coperte
di
palas
,
di
palmizi
tara
,
di
mangifere
splendide
e
di
nim
dal
tronco
enorme
e
dal
fogliame
cupo
e
foltissimo
.
Di
quando
in
quando
compariva
qualche
risaia
,
chiusa
tra
arginetti
alti
alcuni
piedi
,
destinati
a
trattenere
le
acque
,
tutta
coperta
da
lunghi
steli
d
'
un
bel
verde
e
che
producono
dei
chicchi
enormi
;
ma
ben
presto
la
foresta
riprendeva
il
suo
impero
svolgendosi
fra
un
caos
di
liane
che
formavano
dei
pergolati
bellissimi
.
Numerose
bande
di
semnopiteci
,
svelte
e
leggere
scimmie
che
gli
indiani
chiamano
langur
,
alte
un
metro
e
mezzo
,
ma
così
magre
da
non
pesare
oltre
dieci
chilogrammi
,
si
mostravano
sugli
alberi
e
salutavano
i
naviganti
con
fischi
acuti
,
scagliando
nel
medesimo
tempo
frutta
e
ramoscelli
,
essendo
insolentissime
.
Sulle
rive
invece
,
fra
i
canneti
,
svolazzavano
gruppi
di
bellissime
anitre
bramine
,
di
cicogne
,
di
bozzagri
e
di
marabù
e
sonnecchiavano
indolentemente
,
scaldandosi
al
sole
,
grossi
coccodrilli
dai
dorsi
rugosi
e
coperti
di
piante
acquatiche
.
A
mezzogiorno
,
Sandokan
fece
dirigere
la
bangle
verso
la
riva
sinistra
e
affondare
l
'
ancora
,
onde
permettere
ai
suoi
uomini
di
far
colazione
.
Il
poluar
continuò
la
sua
marcia
per
altri
tre
o
quattrocento
metri
per
non
destare
forse
dei
sospetti
,
ma
poi
poggiò
verso
la
riva
destra
gettando
le
sue
ancore
in
un
minuscolo
seno
,
dove
l
'
acqua
era
ancora
abbastanza
profonda
.
Dal
fumo
che
sfuggiva
dal
casotto
di
poppa
,
Sandokan
s
'
accorse
subito
che
anche
quell
'
equipaggio
si
preparava
il
pasto
del
mezzodì
.
-
Hai
ancora
qualche
dubbio
sulle
intenzioni
di
quegli
uomini
?
-
chiese
a
Tremal
-
Naik
.
-
No
,
-
rispose
il
bengalese
che
appariva
preoccupato
.
-
Se
non
troviamo
il
mezzo
di
sbarazzarci
di
quel
legno
,
non
ci
lasceranno
più
.
Quegli
uomini
devono
aver
ricevuto
l
'
ordine
di
spiarci
.
-
Aspettiamo
questa
notte
.
-
Fecero
chiamare
Surama
e
pranzarono
sulla
tolda
,
dopo
d
'
aver
avuto
la
precauzione
di
far
stendere
una
vela
sopra
le
loro
teste
onde
preservarsi
da
qualche
colpo
di
sole
.
Non
fu
che
verso
le
quattro
del
pomeriggio
che
Sandokan
fece
dare
il
segnale
della
partenza
.
La
bangle
si
era
appena
mossa
che
anche
il
poluar
spiegava
una
delle
sue
due
vele
,
prendendo
la
medesima
via
.
-
Ah
,
non
volete
lasciarci
?
-
disse
il
pirata
.
-
La
bomba
è
pronta
e
penserà
essa
ad
arrestarvi
anche
in
piena
corsa
.
-
Le
due
barche
continuarono
a
navigare
di
conserva
,
l
'
una
a
remi
e
l
'
altra
a
vela
,
mantenendo
la
medesima
distanza
che
variava
dai
trecento
ai
cinquecento
metri
.
La
regione
era
diventata
deserta
.
Non
si
scorgevano
più
né
risaie
,
né
capanne
e
nemmeno
barche
.
La
jungla
,
sfuggita
da
tutti
gli
abitanti
che
non
avevano
alcun
desiderio
di
ricevere
le
visite
poco
gradite
delle
tigri
e
delle
pantere
,
non
doveva
essere
lontana
.
Infatti
verso
il
tramonto
,
la
bangle
che
si
era
avanzata
assai
,
benché
lentamente
,
passava
dinanzi
al
canale
che
conduceva
nella
palude
;
ma
Sandokan
vedendosi
sempre
alle
costole
il
poluar
,
si
guardò
bene
dal
dare
il
comando
di
cacciarvisi
dentro
.
Lasciò
che
la
barca
risalisse
il
fiume
per
un
paio
di
miglia
ancora
,
poi
,
quando
le
tenebre
scesero
,
fece
gettare
di
nuovo
le
ancore
presso
la
riva
sinistra
.
Il
poluar
,
come
aveva
fatto
al
mezzodì
,
proseguì
la
sua
marcia
per
alcune
centinaia
di
metri
e
si
ancorò
non
già
sulla
riva
opposta
,
bensì
in
mezzo
al
fiume
,
onde
sorvegliare
più
strettamente
la
piccola
barca
.
-
Cenate
pure
,
-
disse
Sandokan
a
Tremal
-
Naik
ed
a
Surama
.
-
E
tu
?
-
chiese
il
bengalese
.
-
Mangerò
dopo
il
bagno
.
-
Che
cosa
vuoi
tentare
?
-
Non
te
l
'
ho
detto
?
Voglio
sbarazzarmi
di
quegli
spioni
.
-
E
come
?
-
Il
tuo
bravo
Kammamuri
m
'
ha
preparato
una
bomba
veramente
splendida
.
Quando
tu
,
Surama
,
diventerai
la
regina
dell
'
Assam
lo
nominerai
generale
dei
granatieri
.
-
Io
farò
tutto
quello
che
desidereranno
i
miei
protettori
,
-
rispose
la
giovane
con
un
amabile
sorriso
.
-
Pensiamo
ora
al
nostro
affare
,
-
disse
Sandokan
.
-
La
notte
è
oscura
e
nessuno
mi
vedrà
attraversare
il
fiume
.
-
Tu
vuoi
farti
divorare
!
-
esclamò
Tremal
-
Naik
spaventato
.
-
Da
chi
?
-
Vi
sono
coccodrilli
e
anche
squali
d
'
acqua
dolce
nelle
acque
del
Brahmaputra
.
-
Sandokan
alzò
le
spalle
,
poi
levandosi
dalla
fascia
il
kriss
malese
disse
con
noncuranza
:
-
E
quest
'
arma
a
che
cosa
dovrebbe
dunque
servire
?
-
chiese
.
-
Quando
il
vecchio
pirata
di
Mompracem
l
'
ha
bene
in
pugno
,
se
ne
ride
degli
uni
e
anche
degli
altri
.
La
mia
carne
non
fa
per
loro
,
tranquillizzati
.
-
Lascia
che
t
'
accompagni
.
-
No
,
amico
.
In
queste
faccende
non
può
agire
che
un
solo
uomo
.
-
Non
mi
hai
spiegato
ancora
il
tuo
progetto
.
-
È
semplicissimo
.
Vado
ad
appendere
la
mia
bomba
ai
cardini
del
timone
del
poluar
,
accendo
la
miccia
e
ritorno
tranquillamente
a
bordo
della
mia
bangle
.
Vedrai
che
guasto
farà
quel
chilogrammo
di
polvere
!
Kammamuri
,
sono
pronto
.
-
Il
maharatto
accorse
portando
con
una
certa
precauzione
la
famosa
bomba
,
la
quale
non
consisteva
che
in
una
scatola
di
latta
,
bene
cerchiata
con
filo
di
rame
tolto
dai
bordi
della
bangle
,
con
una
miccia
lunga
otto
o
dieci
centimetri
ed
un
gancio
,
ad
una
delle
due
estremità
,
formato
pure
di
filo
di
rame
,
per
poterla
appendere
ai
cardini
del
timone
.
Sandokan
la
esaminò
attentamente
,
fece
col
capo
un
gesto
come
d
'
uomo
soddisfattissimo
,
poi
entrato
nel
casotto
di
poppa
,
si
spogliò
rapidamente
stringendosi
ai
fianchi
un
dootèe
e
passandovi
dentro
il
kriss
.
-
Ora
tu
,
mio
bravo
Kammamuri
,
mi
legherai
sulla
testa
la
bomba
e
vi
unirai
l
'
acciarino
e
l
'
esca
.
Assicura
bene
l
'
una
e
gli
altri
,
onde
non
costringermi
a
rifare
il
viaggio
.
-
Kammamuri
non
si
fece
ripetere
due
volte
l
'
ordine
.
-
Fa
'
calare
una
fune
ora
,
-
riprese
Sandokan
.
-
Bada
ai
coccodrilli
,
signore
,
-
disse
Surama
che
sembrava
commossa
.
-
Tu
arrischi
la
tua
preziosa
vita
per
me
.
-
E
per
gli
altri
,
-
rispose
il
fiero
pirata
.
-
Sii
tranquilla
,
mia
bella
fanciulla
.
La
carne
delle
vecchie
tigri
di
Mompracem
è
troppo
coriacea
.
-
Stese
la
mano
alla
giovane
ed
a
Tremal
-
Naik
,
raccomandò
il
più
assoluto
silenzio
,
poi
si
lasciò
scivolare
lungo
la
fune
,
immergendosi
,
dolcemente
,
nella
corrente
dal
fiume
.
Surama
,
Tremal
-
Naik
e
tutto
l
'
equipaggio
,
avevano
seguìto
ansiosamente
cogli
sguardi
il
formidabile
pirata
chiedendosi
,
non
senza
sgomento
,
come
sarebbe
finito
quell
'
audace
tentativo
,
ma
dopo
pochi
istanti
lo
perdettero
di
vista
essendo
l
'
acqua
oscurissima
ed
il
cielo
coperto
di
vapori
.
Sandokan
si
era
messo
a
nuotare
silenziosamente
,
tagliando
la
corrente
,
che
era
d
'
altronde
debolissima
,
senza
far
rumore
.
Con
frequenti
colpi
di
tallone
si
teneva
ben
alto
,
temendo
che
qualche
spruzzo
bagnasse
l
'
esca
o
la
miccia
.
Il
poluar
si
trovava
a
soli
quattrocento
metri
:
una
distanza
derisoria
per
un
uomo
dell
'
arcipelago
della
Sonda
.
Nessun
nuotatore
può
competere
con
un
malese
ed
un
bornese
della
costa
.
Si
può
dire
che
quegli
audaci
pirati
nascono
nel
mare
e
che
vi
muoiono
dentro
.
Sandokan
,
di
passo
in
passo
che
s
'
accostava
al
piccolo
veliero
indiano
,
diventava
più
prudente
.
Non
era
il
timore
d
'
incontrare
qualche
coccodrillo
o
qualche
squalo
d
'
acqua
dolce
,
bensì
il
timore
che
degli
uomini
vegliassero
a
bordo
e
che
potessero
scorgerlo
.
Di
quando
in
quando
si
fermava
per
ascoltare
,
poi
rassicurato
dal
profondo
silenzio
che
regnava
sul
fiume
e
sul
veliero
,
riprendeva
la
sua
marcia
silenziosa
,
agitando
le
braccia
e
le
gambe
con
somma
prudenza
e
sempre
più
dolcemente
.
A
cinquanta
passi
dal
poluar
subì
un
urto
.
Credette
per
un
istante
che
qualche
sauriano
cercasse
di
assalirlo
;
trovò
invece
sotto
mano
un
corpo
molle
,
che
lo
appestò
col
suo
puzzo
nauseante
di
carogna
imputridita
.
-
Un
cadavere
,
-
mormorò
,
respirando
.
S
'
allungò
lasciando
il
passo
al
morto
e
con
cinque
o
sei
bracciate
giunse
sotto
la
poppa
del
veliero
.
Quantunque
avesse
avuta
la
precauzione
di
non
levare
le
mani
dall
'
acqua
,
gli
uomini
che
vegliavano
sul
poluar
,
s
'
accorsero
certamente
di
qualche
cosa
d
'
insolito
,
poiché
udì
distintamente
una
voce
a
dire
:
-
Si
direbbe
,
Maot
,
che
qualcuno
ha
rasentato
il
bordo
della
nave
.
Hai
udito
nulla
tu
?
-
Solo
il
timone
a
cigolare
sui
cardini
,
-
rispose
un
'
altra
voce
.
-
Bah
!
qualche
coccodrillo
lo
avrà
urtato
.
-
Sarà
meglio
accertarsene
,
Maot
.
Mi
hanno
detto
i
seikki
che
quelli
che
montano
la
bangle
non
sono
indiani
.
-
Guarda
dunque
.
-
Sandokan
si
era
prontamente
cacciato
sotto
la
poppa
,
aggrappandosi
al
timone
.
Trascorse
un
mezzo
minuto
poi
la
medesima
voce
di
prima
riprese
:
-
Non
si
vede
nulla
con
questa
oscurità
,
Maot
.
Ti
ripeto
che
sarà
stato
un
coccodrillo
.
Quelle
brutte
bestie
non
mancano
su
questo
fiume
.
Dammi
un
po
'
di
betel
e
riprendiamo
la
nostra
guardia
a
prora
.
Dal
castello
osserveremo
meglio
.
-
Sandokan
,
che
ascoltava
attentamente
,
udì
uno
stropiccìo
di
piedi
nudi
allontanarsi
.
-
Stupidi
!
-
mormorò
.
-
Al
vostro
posto
non
mi
sarei
accontentato
di
chiacchierare
come
pappagalli
.
Ah
!
sapete
che
noi
non
siamo
indiani
?
Ecco
una
ragione
di
più
per
farvi
saltare
in
aria
.
-
Attese
ancora
qualche
minuto
,
poi
rassicurato
dal
profondo
silenzio
,
che
regnava
sul
poluar
,
levò
con
una
mano
la
scatola
,
si
mise
fra
le
labbra
l
'
acciarino
e
l
'
esca
,
badando
bene
di
non
bagnare
quest
'
ultima
e
appese
la
bomba
al
secondo
cardine
.
Ciò
fatto
strinse
le
gambe
contro
il
timone
e
con
grande
precauzione
,
diede
fuoco
all
'
esca
accostandola
alla
miccia
.
Il
rumore
però
,
per
quanto
lievissimo
,
prodotto
dalla
selce
battuta
contro
l
'
acciarino
,
fu
certamente
udito
dai
due
battellieri
di
guardia
,
poiché
Sandokan
s
'
accorse
che
s
'
avvicinavano
.
Si
lasciò
andare
a
picco
nuotando
sott
'
acqua
con
estrema
velocità
,
onde
non
saltare
insieme
con
la
nave
.
Emerse
a
cinquanta
metri
e
fissò
subito
gli
occhi
sul
poluar
.
Piccole
scintille
cadevano
sotto
la
poppa
.
Era
la
miccia
che
ardeva
.
-
Eccovi
serviti
,
-
mormorò
,
tornando
a
tuffarsi
e
percorrendo
sempre
sott
'
acqua
altri
cinquanta
o
sessanta
metri
.
Quando
tornò
a
galla
,
urla
acutissime
partivano
dal
poluar
:
-
Al
fuoco
!
al
fuoco
!
-
Quasi
nell
'
istesso
momento
un
lampo
squarciò
le
tenebre
,
seguìto
da
una
detonazione
che
parve
un
colpo
di
cannone
.
La
poppa
del
piccolo
veliero
era
stata
squarciata
dalla
bomba
,
e
per
l
'
enorme
falla
l
'
acqua
entrava
a
torrenti
.
Il
timone
era
stato
già
mandato
in
pezzi
.
A
quel
rimbombo
,
che
si
propagò
lungamente
sotto
le
interminabili
volte
di
verzura
che
si
estendevano
sulle
due
rive
,
tenne
dietro
un
breve
silenzio
,
poi
le
grida
dell
'
equipaggio
tornarono
a
farsi
udite
:
-
Il
poluar
affonda
!
Si
salvi
chi
può
!
-
Sandokan
con
poche
bracciate
raggiunse
la
bangle
e
afferrata
la
fune
,
che
non
era
stata
ritirata
,
si
issò
sul
ponte
.
Surama
e
Tremal
-
Naik
erano
accorsi
.
-
Ah
!
Tigre
della
Malesia
!
-
esclamò
la
prima
.
-
Io
ormai
non
dubito
più
di
diventare
una
regina
,
quando
l
'
uomo
che
mi
protegge
possiede
tale
audacia
.
-
Tu
sei
un
demonio
,
-
aggiunse
il
bengalese
.
-
Lascia
che
me
lo
dicano
quei
poveri
diavoli
che
affondano
,
-
rispose
Sandokan
,
scuotendosi
di
dosso
l
'
acqua
.
Il
poluar
s
'
inabissava
rapidamente
,
inclinandosi
verso
la
poppa
.
Numerosi
uomini
saltavano
in
acqua
,
mentre
altri
si
salvavano
sull
'
alberatura
mandando
grida
di
terrore
,
colla
speranza
che
il
fiume
non
fosse
in
quel
luogo
così
profondo
da
inghiottire
tutta
la
nave
.
-
Lasciamoli
urlare
e
raggiungiamo
il
canale
,
-
disse
Sandokan
freddamente
.
-
Se
la
cavino
da
loro
.
Ai
remi
,
amici
.
-
I
malesi
che
avevano
assistito
impassibili
a
quel
disastro
,
per
loro
già
non
nuovo
,
afferrarono
le
lunghe
pagaie
e
la
bangle
ridiscese
velocemente
il
fiume
,
aiutata
dalla
corrente
,
che
si
faceva
sentire
piuttosto
forte
lungo
la
riva
sinistra
.
Per
alcuni
minuti
i
fuggiaschi
udirono
ancora
le
urla
disperate
dei
disgraziati
che
venivano
tratti
a
fondo
insieme
col
naviglio
,
poi
il
grande
silenzio
tornò
ad
imperare
sul
Brahmaputra
.
Sandokan
che
si
era
affrettato
ad
indossare
le
sue
vesti
,
aveva
raggiunto
Surama
e
Tremal
-
Naik
,
che
dall
'
alto
della
poppa
cercavano
ancora
di
discernere
il
poluar
.
-
Non
mi
ero
ingannato
,
-
disse
loro
.
-
Ho
avuto
la
prova
che
quei
battellieri
avevano
avuto
l
'
incarico
di
sorvegliarci
e
fors
'
anche
di
catturarci
.
A
bordo
vi
erano
dei
seikki
del
rajah
.
-
E
come
l
'
hai
appreso
?
-
chiese
il
bengalese
stupefatto
.
-
Da
un
discorso
fatto
da
due
di
quegli
uomini
,
nel
momento
in
cui
stavo
appendendo
la
scatola
al
timone
.
È
un
vero
miracolo
se
non
mi
hanno
scoperto
.
-
Sanno
dunque
chi
siamo
noi
?
-
chiese
Surama
.
-
Forse
non
lo
credo
,
-
rispose
Sandokan
,
-
ma
qualche
cosa
è
trapelato
di
certo
dei
nostri
progetti
.
Tu
devi
aver
parlato
,
Surama
.
-
È
possibile
,
se
mi
hanno
dato
da
bere
qualche
narcotico
.
-
E
ciò
m
'
inquieta
per
Yanez
.
-
Non
spaventarmi
signore
!
-
esclamò
la
bella
assamese
.
-
Tu
sai
quanto
io
ami
il
sahib
bianco
.
-
Tu
finché
Yanez
non
ci
manda
qualche
messo
,
non
devi
preoccuparti
.
Aspettiamo
che
torni
Bindar
.
-
Tu
però
sospetti
che
possa
correre
qualche
pericolo
.
-
Pel
momento
no
,
e
poi
mio
fratellino
è
un
uomo
da
cavarsela
anche
senza
il
mio
aiuto
.
Come
ha
giuocato
James
Brooke
,
il
rajah
di
Sarawak
,
saprà
burlare
anche
il
rajah
dell
'
Assam
.
Aspettiamo
sue
nuove
.
-
La
bangle
che
scendeva
il
fiume
con
grande
rapidità
,
era
già
giunta
dinanzi
al
canale
che
conduceva
alla
palude
.
Kammamuri
che
aveva
ripreso
il
suo
posto
al
timone
,
guidò
la
barca
entro
il
passaggio
,
dopo
essersi
prima
ben
assicurato
che
nessun
'
altra
nave
spiava
la
bangle
.
Venti
minuti
dopo
affondavano
le
ancore
in
mezzo
al
vasto
stagno
.
Essendo
la
jungla
pericolosissima
di
notte
,
Sandokan
mandò
a
dormire
i
suoi
uomini
,
che
cadevano
per
la
fatica
,
vi
mandò
poi
Surama
,
e
lui
si
stese
sul
ponte
,
su
una
semplice
stuoia
accanto
a
Tremal
-
Naik
,
dopo
essersi
messa
a
fianco
la
sua
fida
carabina
.
L
'
indomani
,
dopo
aver
assicurata
bene
la
bangle
che
era
loro
necessarissima
e
d
'
averla
nascosta
sotto
un
enorme
ammasso
di
canne
e
di
rami
,
Sandokan
ed
i
suoi
compagni
attraversarono
felicemente
la
jungla
e
giunsero
alla
pagoda
di
Benar
.
I
malesi
ed
i
dayachi
si
trovavano
riuniti
,
sorvegliando
attentamente
il
fakiro
ed
il
demjadar
dei
seikki
.
Durante
l
'
assenza
della
Tigre
della
Malesia
,
nessun
avvenimento
aveva
turbato
la
calma
che
regnava
in
quella
parte
della
jungla
.
Solo
qualche
tigre
e
qualche
pantera
avevano
fatto
la
loro
comparsa
,
senza
però
osar
di
assalire
l
'
accampamento
,
troppo
formidabile
anche
per
quei
feroci
animali
.
Sandokan
fece
allestire
alla
meglio
,
in
una
delle
stanze
dei
gurum
,
un
modesto
alloggetto
per
Surama
,
non
presentando
la
vasta
sala
della
pagoda
,
in
parte
diroccata
,
molta
solidità
,
ed
attese
pazientemente
il
ritorno
di
Bindar
.
Fu
la
sera
del
settimo
giorno
che
il
fedele
assamese
finalmente
comparve
.
Aveva
risalito
il
fiume
su
un
piccolo
gonga
,
ossia
su
un
battello
scavato
nel
tronco
d
'
un
albero
,
e
aveva
attraversata
la
jungla
prima
che
le
belve
,
che
l
'
abitavano
si
fossero
messe
in
cerca
di
preda
.
Egli
recava
una
terribile
notizia
.
-
Sahib
,
-
disse
appena
fu
condotto
dinanzi
a
Sandokan
che
stava
fumando
sotto
un
tamarindo
,
godendosi
un
po
'
di
fresco
insieme
con
Tremal
-
Naik
,
-
una
catastrofe
ci
ha
colpiti
.
-
Sandokan
ed
il
bengalese
balzarono
in
piedi
in
preda
ad
una
vivissima
agitazione
.
-
Che
cosa
vuoi
dire
tu
?
-
gridò
il
primo
.
-
Il
sahib
bianco
è
stato
arrestato
ed
i
suoi
malesi
sono
stati
decapitati
.
-
Un
vero
ruggito
uscì
dalle
labbra
del
pirata
.
-
Lui
...
preso
!
-
E
tu
stai
per
essere
assalito
.
La
jungla
domani
sarà
circondata
.
-
21
.
Una
caccia
emozionante
Mentre
Sandokan
lavorava
tenacemente
e
con
buona
fortuna
a
liberare
Surama
,
Yanez
si
riposava
,
almeno
apparentemente
,
alla
corte
del
rajah
,
passando
il
suo
tempo
a
bere
,
a
mangiare
,
a
fumare
più
sigarette
che
poteva
e
ad
ammirare
le
bellissime
bajadere
,
che
ogni
sera
intrecciavano
danze
nel
vasto
cortile
del
palazzo
al
suono
di
tamburi
d
'
ogni
genere
e
di
lottatori
,
avendone
sempre
un
buon
numero
i
principi
indiani
.
Non
perdeva
però
di
vista
il
greco
e
non
mancava
d
'
informarsi
minutamente
,
ogni
mattina
,
della
guarigione
del
suo
avversario
,
ben
sapendo
che
il
maggior
pericolo
stava
celato
nel
cervello
di
quell
'
avventuriero
.
Una
cosa
però
l
'
aveva
subito
crucciato
,
una
certa
freddezza
che
aveva
notato
nel
rajah
.
Dopo
quella
famosa
rappresentazione
teatrale
ed
il
suo
duello
,
il
principe
non
si
era
più
occupato
di
lui
,
né
più
lo
aveva
fatto
chiamare
,
come
se
in
tutto
il
regno
gli
animali
feroci
fossero
scomparsi
.
Ciò
annoiava
non
poco
quell
'
uomo
d
'
azione
che
era
tutt
'
altro
che
amante
della
neghittosità
e
dell
'
indolenza
indiana
.
-
Per
Giove
!
-
esclamava
ogni
mattina
,
rotolando
giù
dal
suo
splendido
letto
dorato
e
scolpito
.
-
Che
cacciatore
sono
dunque
io
?
Possibile
che
gli
animali
feroci
non
mangino
più
indiani
nell
'
Assam
?
Eppure
le
tigri
non
devono
mancare
in
questo
paese
che
ha
così
tante
foreste
e
così
tante
jungle
.
-
Erano
tre
giorni
che
oziava
non
sapendo
più
come
impiegare
il
suo
tempo
,
quando
la
mattina
del
quarto
,
un
ufficiale
del
rajah
,
si
presentò
dicendogli
:
-
Mylord
,
il
rajah
ha
bisogno
del
suo
grande
cacciatore
.
-
Finalmente
!
-
esclamò
il
portoghese
che
si
trovava
ancora
a
letto
.
-
Il
principe
si
è
dunque
ricordato
di
avere
ai
suoi
servigi
un
distruttore
di
belve
feroci
?
Cominciavo
ad
annoiarmi
.
Di
che
cosa
si
tratta
?
-
Gli
abitanti
d
'
un
villaggio
,
che
si
trova
presso
le
rive
del
fiume
,
si
lamentano
perché
un
rinoceronte
distrugge
ogni
notte
i
loro
raccolti
.
Tutte
le
piantagioni
d
'
indaco
,
che
formavano
la
loro
principale
ricchezza
,
sono
perdute
.
-
Mi
rincresce
per
quei
disgraziati
coltivatori
,
ma
saranno
vendicati
.
Dove
scorazza
quel
bestione
?
-
A
venti
miglia
di
qui
.
-
Dirai
al
rajah
che
io
lo
ucciderò
e
che
gli
porterò
il
corno
.
Fa
'
preparare
cavalli
ed
elefanti
.
-
Tutto
è
pronto
,
mylord
.
-
Ed
anche
la
mia
carabina
è
pronta
,
-
rispose
Yanez
.
-
Ed
il
favorito
come
va
?
-
Ieri
sera
si
è
alzato
qualche
ora
.
-
Per
Giove
!
Quell
'
uomo
ha
la
pelle
più
grossa
del
rinoceronte
che
andrò
a
uccidere
,
-
mormorò
il
portoghese
.
-
Se
un
'
altra
volta
mi
capita
fra
i
piedi
lo
passerò
da
parte
a
parte
.
-
Saltò
giù
dal
letto
,
chiamò
il
suo
maggiordomo
per
dargli
alcuni
ordini
,
poi
si
vestì
rapidamente
.
-
Chissà
che
uscendo
dal
palazzo
non
possa
avere
qualche
notizia
di
Surama
e
di
Sandokan
,
-
disse
quando
fu
solo
.
-
E
chissà
che
il
rajah
,
dopo
una
tale
caccia
,
si
ricordi
più
sovente
di
me
.
Il
greco
lavora
sott
'
acqua
ed
io
farò
altrettanto
,
amico
.
Vedremo
chi
uscirà
colle
costole
rotte
da
questa
battaglia
.
La
popolarità
s
'
avanza
e
quando
sarà
ben
assicurata
avrò
buon
giuoco
su
te
e
sul
principe
,
tuo
protettore
.
Non
è
che
questione
di
pazienza
,
come
dice
sempre
Sandokan
.
-
Prese
la
sua
carabina
,
quell
'
istessa
che
aveva
già
abbattuta
la
terribile
tigre
nera
,
chiamò
i
malesi
fra
i
quali
si
trovava
Kubang
,
che
si
era
ben
guardato
di
narrargli
del
rapimento
di
Surama
,
e
scese
nel
gran
cortile
,
dove
si
trovavano
pronti
dodici
cavalli
,
due
elefanti
,
molti
cani
e
una
ventina
di
seikki
,
che
dovevano
aiutarlo
nella
pericolosissima
caccia
.
Fu
nondimeno
un
po
'
sorpreso
nel
trovare
invece
d
'
un
maggiordomo
o
d
'
un
conduttore
di
scikari
,
un
alto
ufficiale
del
rajah
,
il
quale
gli
disse
senza
preamboli
:
-
Mylord
,
la
direzione
della
caccia
spetterà
esclusivamente
a
me
.
-
Oh
!
-
fece
Yanez
incrociando
le
braccia
.
-
Ed
a
me
che
cosa
spetta
?
-
Di
uccidere
il
rinoceronte
.
-
E
se
lo
uccideste
voi
invece
?
-
Io
non
sono
il
gran
cacciatore
della
corte
,
-
rispose
seccamente
l
'
alto
ufficiale
.
-
Ah
!
-
Mi
hai
capito
mylord
?
Io
solo
ho
la
direzione
.
-
Spero
che
mi
caccerai
dinanzi
il
bestione
però
.
-
Lascia
fare
ai
seikki
,
mylord
.
-
Yanez
salì
su
uno
dei
due
elefanti
,
molto
di
cattivo
umore
ed
un
po
'
anche
pensieroso
.
-
Non
ci
vedo
chiaro
in
questa
faccenda
-
mormorò
.
-
Il
greco
deve
aver
tentato
qualche
colpo
.
Come
mai
il
rajah
ha
cambiato
così
presto
d
'
umore
verso
di
me
?
C
'
è
qui
sotto
qualche
cosa
che
mi
sfugge
.
Stiamo
in
guardia
.
In
una
caccia
è
facile
sbagliare
un
animale
e
uccidere
invece
un
cacciatore
.
Avvertirò
i
miei
malesi
d
'
aprire
per
bene
gli
occhi
e
di
non
perdere
di
vista
un
solo
istante
i
seikki
.
Il
pericolo
sta
là
.
-
Si
sdraiò
sui
cuscini
della
cassa
,
accese
la
sigaretta
e
affettando
una
calma
completa
che
realmente
non
sentiva
,
fece
segno
al
cornac
di
muovere
l
'
elefante
,
il
quale
già
cominciava
a
dar
segni
d
'
impazienza
.
La
carovana
attraversò
la
città
sfilando
fra
due
ali
di
popolo
,
che
osservava
con
curiosità
,
non
esente
da
una
certa
simpatia
,
il
famoso
cacciatore
;
poi
rimontò
la
riva
destra
del
fiume
avviandosi
ai
grandi
boschi
che
si
estendevano
verso
ponente
,
formati
di
superbi
tek
dal
legno
durissimo
ed
incorruttibile
,
di
gomma
lacca
,
di
nagassi
,
ossia
d
'
alberi
dal
legno
di
ferro
perché
i
loro
tronchi
ed
i
loro
rami
sono
così
duri
da
smussare
le
scuri
le
più
affilate
,
e
di
imponenti
fichi
baniani
.
L
'
ufficiale
del
rajah
che
montava
il
secondo
elefante
,
si
era
messo
alla
testa
della
truppa
,
fiancheggiato
dai
seikki
che
montavano
bellissimi
cavalli
,
di
forme
perfette
,
d
'
origine
certamente
araba
o
per
lo
meno
persiana
.
Pareva
che
si
fosse
perfino
scordato
della
presenza
del
grande
cacciatore
di
corte
a
cui
spettava
il
poco
invidiabile
onore
di
abbattere
il
terribile
rinoceronte
.
Per
cinque
ore
la
carovana
continuò
a
costeggiare
la
riva
del
fiume
,
oltrepassando
di
quando
in
quando
dei
meschini
raggruppamenti
di
capanne
,
formate
di
rami
intrecciati
,
mescolati
a
fango
rossastro
o
grigiastro
;
poi
l
'
ufficiale
fece
l
'
alt
nei
dintorni
d
'
un
villaggio
piuttosto
grosso
,
che
sorgeva
in
mezzo
a
vastissime
piantagioni
d
'
indaco
,
che
si
vedevano
realmente
qua
e
là
gravemente
danneggiate
,
come
se
una
truppa
di
bestie
si
fosse
divertita
a
farvi
sopra
delle
corse
sfrenate
.
-
È
questo
il
luogo
che
il
rinoceronte
frequenta
?
-
chiese
Yanez
al
cornac
che
stava
a
cavalcioni
dell
'
elefante
.
-
Sì
,
signore
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Quel
brutto
animale
ha
già
distrutto
tanto
indaco
,
che
seicento
rupie
non
sarebbero
bastanti
per
ricompensare
questi
poveri
contadini
.
Oh
,
ma
tu
lo
ucciderai
signore
,
è
vero
?
-
Farò
il
possibile
.
-
Ci
fermiamo
qui
,
signore
.
-
La
popolazione
del
villaggio
guidata
dal
suo
capo
,
un
bel
vecchio
ancora
vegeto
,
erasi
avanzata
incontro
alla
carovana
,
dando
a
tutti
il
benvenuto
e
mettendosi
a
loro
disposizione
.
Essendo
già
stata
precedentemente
avvertita
da
un
corriere
mandato
dal
rajah
,
aveva
preparato
una
specie
di
campo
chiuso
da
bambù
incrociati
e
solidamente
legati
,
innalzandovi
nel
mezzo
otto
o
dieci
capanne
formate
con
frasche
e
coperte
da
rami
ancora
verdeggianti
.
Yanez
senza
occuparsi
dell
'
alto
ufficiale
,
scelse
la
più
comoda
e
la
più
ampia
,
istallandovisi
coi
suoi
sei
malesi
.
Nella
sua
qualità
di
grande
cacciatore
,
credeva
di
averne
bene
il
diritto
.
I
cuochi
servirono
ai
cacciatori
ed
ai
servi
una
colazione
fredda
e
abbondante
,
inaffiata
con
dell
'
eccellente
toddy
,
poi
il
capo
del
villaggio
,
accompagnato
dall
'
ufficiale
del
rajah
,
chiese
a
Yanez
:
-
Sei
tu
sahib
,
che
sei
incaricato
di
liberarci
dal
cattivo
animale
?
-
Sì
,
amico
-
rispose
il
portoghese
-
ma
per
poter
far
ciò
tu
devi
darmi
delle
indicazioni
e
anche
una
guida
.
-
Io
darò
a
te
tutto
quello
che
vorrai
,
signore
,
e
anche
un
premio
.
-
Quello
lo
darai
ai
danneggiati
.
Dove
credi
che
il
rinoceronte
abbia
il
suo
covo
?
-
Nella
foresta
che
costeggia
lo
stagno
dei
coccodrilli
.
-
Lontana
?
-
Qualche
ora
di
marcia
.
-
Si
è
mai
mostrato
di
giorno
?
-
Mai
,
sahib
.
È
solamente
a
notte
tarda
che
lascia
la
foresta
per
venire
a
devastare
le
nostre
piantagioni
.
-
L
'
hai
veduto
tu
?
-
Sì
,
tre
notti
or
sono
gli
ho
sparato
contro
due
colpi
di
carabina
e
probabilmente
non
sono
riuscito
a
colpirlo
.
-
È
grosso
?
-
Non
ne
ho
mai
veduto
di
così
colossali
.
-
Va
bene
.
Lasciami
riposare
fino
dopo
il
tramonto
e
avverti
l
'
uomo
che
deve
guidarci
di
tenersi
pronto
.
-
Sarò
io
che
ti
condurrò
sul
luogo
che
la
cattiva
bestia
frequenta
.
-
Una
parola
,
mylord
-
disse
l
'
ufficiale
del
rajah
.
-
Come
intendi
cacciarlo
?
-
Lo
aspetterò
all
'
imboscata
.
-
Non
otterresti
nulla
,
perché
al
primo
colpo
di
fucile
,
quegli
animali
assalgono
e
scappano
,
e
tu
sai
che
una
palla
sola
non
basta
ad
atterrarli
.
Il
rajah
ha
messo
a
tua
disposizione
uno
dei
suoi
migliori
cavalli
,
onde
tu
possa
inseguire
l
'
animale
dopo
fatto
il
colpo
.
-
Me
ne
servirò
,
-
rispose
Yanez
.
-
Ora
lasciatemi
tranquillo
perché
non
so
se
questa
sera
avrò
tempo
di
dormire
.
-
Attese
che
il
capo
e
l
'
ufficiale
si
fossero
allontanati
,
poi
volgendosi
verso
i
suoi
malesi
che
stavano
seduti
a
terra
,
lungo
le
pareti
,
disse
loro
:
-
Qualunque
cosa
debba
succedere
,
voi
non
mi
lascerete
solo
nella
foresta
.
Non
abbiate
paura
del
rinoceronte
:
penso
io
ad
abbatterlo
.
-
Temi
qualche
tradimento
,
padrone
?
-
chiese
Kubang
.
-
Sono
sicurissimo
che
quel
maledetto
greco
,
cercherà
di
vendicarsi
,
con
tutti
i
mezzi
possibili
,
del
colpo
di
scimitarra
che
gli
ho
dato
,
e
perciò
dubito
di
tutto
e
di
tutti
.
In
una
caccia
in
mezzo
alla
foresta
accade
talvolta
di
ammazzare
un
cacciatore
invece
dell
'
animale
.
-
Non
perderemo
d
'
occhio
i
seikki
,
capitano
Yanez
.
Alla
prima
mossa
sospetta
,
piomberemo
addosso
loro
come
tigri
e
vedremo
quanti
sfuggiranno
alle
nostre
scimitarre
.
-
Che
uno
di
voi
monti
la
guardia
fuori
della
capanna
e
prendiamo
un
po
'
di
riposo
.
-
Si
stese
su
una
stuoia
ed
invitato
dal
gran
calore
che
regnava
e
dal
profondo
silenzio
,
poiché
anche
gli
elefanti
e
gli
indiani
si
erano
addormentati
,
chiuse
gli
occhi
.
Fu
svegliato
verso
il
tramonto
dai
latrati
dei
cani
,
dai
nitriti
dei
cavalli
,
dai
barriti
degli
elefanti
e
dalle
grida
dei
cornac
e
dei
seikki
.
I
malesi
erano
già
in
piedi
e
pulivano
le
loro
carabine
e
le
loro
pistole
.
-
La
cena
,
-
disse
Yanez
.
-
Poi
andremo
a
scovare
questo
signor
colosso
.
-
I
cuochi
avevano
preparato
il
pasto
serale
e
non
aspettavano
che
l
'
ordine
del
gran
cacciatore
per
servire
.
Yanez
mangiò
alla
lesta
,
prese
la
sua
magnifica
carabina
a
doppia
canna
,
caricata
con
palle
rivestite
di
rame
,
veri
proiettili
da
grossa
caccia
,
e
uscì
.
Gli
uomini
scelti
ad
accompagnarlo
,
non
erano
che
in
sei
e
tenevano
per
le
briglie
alcuni
splendidi
cavalli
,
fra
i
quali
uno
tutto
nero
che
pareva
avesse
il
fuoco
nelle
vene
e
che
era
riccamente
bardato
,
con
staffe
corte
all
'
orientale
.
-
Il
mio
?
-
chiese
Yanez
all
'
ufficiale
.
-
Sì
mylord
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Non
montarlo
però
ora
.
-
Perché
?
-
I
cavalli
devono
giungere
sul
luogo
della
caccia
freschissimi
.
I
rinoceronti
corrono
colla
velocità
del
vento
quando
caricano
e
guai
al
cavallo
che
in
quel
momento
si
trovasse
affaticato
.
-
Hai
ragione
.
E
la
guida
?
-
Ci
aspetta
di
là
delle
piantagioni
.
-
Partiamo
,
ma
senza
cani
:
disturberebbero
la
caccia
.
-
Così
ho
pensato
anch
'
io
,
desiderando
tu
cacciare
all
'
agguato
.
-
Lasciarono
l
'
accampamento
e
presero
un
sentiero
che
attraversava
le
piantagioni
d
'
indaco
,
seguìti
dagli
sguardi
di
tutti
i
contadini
,
i
quali
si
erano
schierati
sui
margini
dei
campi
.
La
notte
era
splendida
e
propizia
per
una
buona
caccia
.
Una
fresca
brezzolina
,
che
scendeva
dagli
altipiani
giganteschi
del
Bhutan
,
soffiava
ad
intervalli
,
sussurrando
fra
le
pianticelle
d
'
indaco
,
e
la
luna
sorgeva
mestosa
dietro
i
lontani
picchi
della
frontiera
birmana
.
In
cielo
le
stelle
fiorivano
a
milioni
e
milioni
,
proiettando
una
luce
dolcissima
.
Yanez
colla
sua
eterna
sigaretta
fra
le
labbra
,
colla
carabina
sotto
un
braccio
,
seguìto
subito
dai
suoi
malesi
,
marciava
in
testa
al
drappello
.
L
'
ufficiale
invece
guidava
i
seikki
che
conducevano
i
cavalli
.
Oltrepassate
le
piantagioni
il
drappello
trovò
il
vecchio
capo
.
-
L
'
hai
veduto
?
-
gli
chiese
Yanez
.
-
No
,
sahib
,
ma
ho
saputo
dove
si
trova
il
suo
covo
.
Un
cacciatore
di
nilgò
me
l
'
ha
indicato
.
-
Credi
che
sia
già
uscito
a
pascolare
?
-
Oh
!
non
ancora
.
-
Meglio
così
:
lo
sorprenderemo
nel
suo
covo
.
-
Ripresero
la
marcia
avviandosi
verso
una
foresta
che
nereggiava
verso
ponente
e
che
sembrava
immensa
.
Bastò
un
'
ora
di
marcia
rapidissima
,
essendo
gli
indiani
dei
camminatori
lestissimi
ed
infaticabili
non
meno
degli
abissini
,
perché
la
raggiungessero
.
Per
un
caso
veramente
raro
,
quella
foresta
si
componeva
quasi
tutta
di
fichi
d
'
India
,
piante
colossali
d
'
una
longevità
straordinaria
,
dalle
foglie
ovali
lanceolate
,
coriacee
,
mescolate
a
piccoli
frutti
d
'
un
sapore
dolciastro
che
poco
hanno
da
fare
coi
nostri
fichi
d
'
Europa
,
e
dai
cui
tronchi
gl
'
indiani
estraggono
,
mediante
una
semplice
incisione
,
una
specie
di
latte
che
non
è
però
bevibile
,
ma
che
invece
serve
ottimamente
a
preparare
una
specie
di
gomma
-
lacca
,
che
nulla
ha
da
invidiare
a
quella
che
viene
usata
dai
cinesi
e
dai
giapponesi
.
Il
vecchio
capo
fece
una
breve
fermata
sul
margine
della
foresta
mettendosi
in
ascolto
,
poi
non
udendo
che
gli
ululati
lontani
di
alcuni
lupi
indiani
,
s
'
inoltrò
risolutamente
fra
quella
miriade
di
tronchi
,
dicendo
a
Yanez
:
-
Non
ha
ancora
lasciato
il
suo
covo
.
Se
fosse
uscito
lo
si
udrebbe
,
perché
quando
scorazza
per
le
boscaglie
fa
sempre
udire
il
suo
niff
-
niff
.
-
Meglio
così
,
-
rispose
Yanez
.
Gettò
via
la
sigaretta
,
armò
la
carabina
,
fece
segno
ai
malesi
di
fare
altrettanto
e
seguì
la
guida
che
s
'
inoltrava
con
passo
sicuro
sotto
le
immense
volte
dei
fichi
,
tenendo
in
mano
un
vecchio
fucile
che
ben
poco
avrebbe
potuto
servire
contro
quei
colossali
animali
,
che
hanno
una
pelle
quasi
impenetrabile
ai
migliori
proiettili
.
La
foresta
,
di
passo
in
passo
che
i
cacciatori
s
'
avanzavano
,
diventava
sempre
più
fitta
.
Per
di
più
enormi
cespugli
crescevano
qua
e
là
,
avvolti
in
una
vera
rete
di
calamus
e
di
nepente
.
I
cacciatori
avevano
percorso
un
buon
mezzo
miglio
,
quando
il
vecchio
indiano
fece
a
loro
segno
di
arrestarsi
.
-
Ci
siamo
?
-
chiese
Yanez
sottovoce
.
-
Sì
,
sahib
:
lo
stagno
dei
coccodrilli
è
poco
lontano
ed
è
sulle
sue
rive
che
il
rinoceronte
ha
il
suo
covo
.
Fa
'
avvolgere
le
teste
dei
cavalli
nelle
gualdrappe
onde
non
nitriscano
.
L
'
animale
può
essere
di
buon
umore
e
sfuggirci
,
invece
di
caricarci
.
-
Yanez
trasmise
l
'
ordine
ai
seikki
poi
disse
alla
guida
:
-
Avresti
paura
a
seguirmi
?
-
Perché
sahib
?
-
Desidero
scovare
il
rinoceronte
senza
avere
dietro
di
me
i
seikki
ed
i
miei
uomini
.
Spareranno
dopo
di
me
se
non
riuscirò
ad
abbatterlo
.
-
Tu
sei
il
grande
cacciatore
del
rajah
,
quindi
nulla
devo
temere
.
-
Aspettatemi
qui
e
tenetevi
pronti
a
montare
a
cavallo
,
-
disse
Yanez
alla
scorta
.
-
Se
io
manco
aprite
il
fuoco
e
mirate
bene
.
Se
ci
carica
sarà
un
affare
serio
ad
arrestarlo
in
piena
corsa
.
Andiamo
amico
:
conducimi
nel
luogo
preciso
dove
si
trova
il
covo
.
-
Vieni
,
sahib
.
-
Si
allontanarono
in
silenzio
,
passando
con
precauzione
fra
le
innumerevoli
colonne
dei
fichi
,
cogli
occhi
in
guardia
e
gli
orecchi
ben
tesi
.
Regnava
un
profondo
silenzio
.
Perfino
i
bighama
,
i
lupi
dell
'
India
,
tacevano
in
quel
momento
.
Anche
il
venticello
notturno
era
cessato
e
non
faceva
più
stormire
il
fogliame
degli
immensi
alberi
.
Percorsi
altri
trecento
passi
il
vecchio
indiano
tornò
a
fermarsi
.
-
Lasciami
ascoltare
,
-
disse
sottovoce
a
Yanez
.
-
Lo
stagno
dei
coccodrilli
sta
dinanzi
a
noi
.
-
Odi
nulla
?
-
Il
respiro
del
rinoceronte
.
Deve
essere
nascosto
in
mezzo
a
quel
vasto
cespuglio
.
-
Che
non
abbia
fame
questa
sera
?
-
Si
sarà
cibato
abbondantemente
stamane
.
-
Lo
costringerò
io
a
mostrarsi
.
-
Si
guardò
intorno
e
scorto
un
grosso
pezzo
di
ramo
,
lo
scagliò
,
con
quanta
forza
aveva
,
al
disopra
del
cespuglio
.
Subito
una
specie
di
fischio
rauco
s
'
alzò
fra
le
fronde
seguìto
da
uno
strano
grido
.
Era
il
niff
-
niff
del
rinoceronte
.
-
Si
è
svegliato
-
sussurrò
Yanez
mettendosi
rapidamente
la
carabina
alla
spalla
.
-
Che
si
mostri
e
gli
caccerò
due
palle
nel
cervello
.
-
Trascorsero
alcuni
istanti
senza
che
l
'
animale
si
mostrasse
.
Anche
l
'
indiano
,
quantunque
avesse
una
scarsa
fiducia
nell
'
efficacia
del
suo
vecchio
fucile
,
si
teneva
pronto
a
sparare
.
Ad
un
tratto
il
cespuglio
si
agitò
in
tutti
i
sensi
,
come
se
una
tempesta
fosse
improvvisamente
scoppiata
nel
suo
seno
,
poi
s
'
aprì
bruscamente
ed
un
enorme
rinoceronte
comparve
lanciando
furiosamente
il
suo
grido
di
guerra
.
Subito
tre
detonazioni
rimbombarono
l
'
una
dietro
l
'
altra
,
seguìte
tosto
da
un
altissimo
grido
lanciato
dall
'
indiano
.
-
Fuggi
,
sahib
!
...
-
Il
rinoceronte
quantunque
dovesse
aver
ricevuto
qualche
palla
,
poiché
Yanez
non
mancava
mai
ai
suoi
colpi
,
caricava
all
'
impazzata
coll
'
impeto
furibondo
,
che
è
particolare
a
quegli
animalacci
.
Il
portoghese
vedendolo
,
aveva
voltato
le
spalle
slanciandosi
a
tutta
corsa
verso
il
luogo
ove
si
trovavano
i
malesi
e
i
seikki
.
Fortunatamente
gl
'
innumerevoli
tronchi
dei
fichi
d
'
India
,
che
in
certi
luoghi
crescevano
così
uniti
da
non
permettere
il
passaggio
ad
un
grosso
animale
,
avevano
frenato
lo
slancio
terribile
del
colosso
,
lasciando
così
tempo
ai
fuggiaschi
di
raggiungere
i
loro
compagni
.
-
A
cavallo
!
-
gridò
Yanez
.
Un
seikko
gli
condusse
prontamente
dinanzi
quel
cavallo
che
il
rajah
gli
aveva
destinato
.
Il
portoghese
con
un
solo
slancio
fu
in
sella
senza
servirsi
delle
staffe
.
I
malesi
e
i
seikki
vedendo
il
rinoceronte
apparire
fra
i
tronchi
dei
baniani
a
corsa
sfrenata
,
fecero
una
scarica
,
poi
si
dispersero
in
varie
direzioni
,
trasportati
loro
malgrado
dai
cavalli
spaventati
che
non
obbedivano
più
né
alle
briglie
,
né
agli
speroni
.
L
'
ufficiale
del
rajah
era
stato
il
primo
a
scappare
,
senza
perdere
tempo
a
far
fuoco
.
Yanez
aveva
fatto
fare
al
suo
nero
destriero
un
salto
terribile
per
evitare
l
'
urto
del
furibondo
colosso
,
mentre
il
vecchio
indiano
,
più
fortunato
,
si
poneva
in
salvo
,
con
un
'
agilità
scimmiesca
,
su
un
fico
.
Il
rinoceronte
,
reso
feroce
dalle
ferite
ricevute
,
continuò
la
sua
corsa
per
un
due
o
trecento
passi
;
poi
fatto
un
brusco
voltafaccia
tornò
indietro
lanciando
per
la
seconda
volta
il
suo
grido
di
guerra
:
niff
-
niff
!
...
Se
gli
altri
erano
scappati
,
Yanez
era
rimasto
sul
luogo
della
caccia
e
non
per
volontà
sua
,
bensì
per
bizzarria
del
suo
cavallo
che
pareva
fosse
diventato
improvvisamente
pazzo
.
Faceva
dei
terribili
salti
di
montone
come
se
il
peso
del
cavaliere
gli
spezzasse
le
reni
,
s
'
inalberava
nitrendo
dolorosamente
,
poi
sferrava
calci
in
tutte
le
direzioni
.
Il
portoghese
però
non
si
lasciava
scavalcare
e
stringeva
nervosamente
le
ginocchia
e
non
risparmiava
né
strappate
di
briglie
,
né
colpi
di
sperone
,
sagrando
come
un
turco
.
-
Via
!
scappa
!
-
urlava
.
-
Vuoi
farti
sventrare
?
-
Il
cavallo
non
obbediva
ed
il
rinoceronte
tornava
alla
caccia
,
colla
testa
bassa
ed
il
corno
teso
,
pronto
ad
immergerlo
tutto
nel
ventre
del
nemico
.
Un
freddo
sudore
bagnava
la
fronte
di
Yanez
.
Un
terribile
sospetto
gli
era
balenato
nel
cervello
,
ossia
che
il
greco
gli
avesse
preparato
qualche
tranello
per
perderlo
nel
momento
più
pericoloso
.
Guardò
rapidamente
in
aria
.
Appena
ad
un
metro
sopra
la
sua
testa
si
stendevano
orizzontalmente
i
rami
dei
fichi
.
-
Sono
salvo
!
-
esclamò
,
gettandosi
a
bandoliera
la
carabina
.
In
quel
momento
il
rinoceronte
piombò
addosso
all
'
imbizzarrito
destriero
.
Il
corno
scomparve
intero
nel
ventre
del
povero
animale
,
poi
con
un
colpo
di
testa
alzò
cavallo
e
cavaliere
.
Uno
solo
però
cadde
:
il
primo
,
poiché
il
secondo
,
che
aveva
conservato
un
meraviglioso
sangue
freddo
anche
in
quel
terribile
frangente
,
si
era
disperatamente
abbrancato
ad
un
ramo
,
issandosi
prontamente
.
Il
cavallo
,
sventrato
di
colpo
,
stramazzò
al
suolo
,
s
'
alzò
ancora
inalberandosi
,
poi
cadde
di
quarto
mandando
un
nitrito
soffocato
.
Il
rinoceronte
,
colla
brutalità
e
ferocia
istintiva
degli
animali
della
sua
razza
,
tornò
addosso
al
povero
animale
immergendogli
per
la
seconda
volta
nel
corpo
il
corno
,
poi
preso
da
un
eccesso
di
furore
indescrivibile
,
si
mise
a
calpestarlo
rabbiosamente
mandando
fischi
acuti
.
Sotto
il
suo
peso
enorme
,
le
ossa
del
cavallo
scricchiolavano
e
si
spezzavano
,
e
dagli
squarci
prodotti
da
quei
due
colpi
di
corno
,
uscivano
insieme
getti
di
sangue
,
intestini
e
polmoni
.
Yanez
che
aveva
ricuperata
prontamente
la
sua
calma
,
appena
messosi
a
cavalcioni
del
ramo
,
ricaricò
la
carabina
,
borbottando
:
-
Ora
vendicherò
il
cavallo
del
rajah
,
quantunque
quel
testardo
,
per
poco
,
non
mi
abbia
spedito
diritto
nell
'
altro
mondo
.
-
In
quel
momento
alcuni
spari
rimbombarono
a
breve
distanza
:
poi
i
sei
malesi
passarono
a
centocinquanta
metri
circa
da
Yanez
,
trasportati
in
un
galoppo
sfrenato
.
-
Andate
pure
,
miei
bravi
-
disse
Yanez
.
-
Ci
penso
io
al
rinoceronte
.
-
Si
accomodò
meglio
che
poté
sul
ramo
e
puntò
la
carabina
.
Il
bestione
che
pareva
impazzito
non
aveva
ancora
lasciato
la
sua
vittima
.
La
squarciava
a
gran
colpi
di
corno
avvoltolandosi
nel
sangue
,
la
calpestava
lasciandosi
poi
cadere
con
tutto
il
suo
enorme
corpaccio
e
non
cessava
di
mandare
urla
stridenti
.
Una
palla
che
lo
colpì
un
po
'
sopra
l
'
occhio
sinistro
,
lo
calmò
per
un
istante
.
S
'
arrestò
guardando
in
aria
,
colla
bocca
aperta
.
Era
il
momento
che
Yanez
aspettava
.
Il
secondo
colpo
di
carabina
partì
colpendo
l
'
animale
al
palato
e
penetrandogli
nel
cervello
.
La
ferita
era
mortale
,
pure
il
bestione
non
cadde
.
Anzi
si
mise
a
galoppare
vertiginosamente
intorno
ai
tronchi
dei
fichi
schiantandone
parecchi
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
Yanez
ricaricando
l
'
arma
.
-
Per
questi
animali
ci
vorrebbe
una
spingarda
o
meglio
un
cannone
.
-
Attese
che
gli
passasse
sotto
e
fece
fuoco
quasi
a
bruciapelo
,
colpendolo
fra
la
nuca
ed
il
collo
.
L
'
effetto
fu
fulminante
.
L
'
animalaccio
si
rizzò
di
colpo
sulle
zampe
posteriori
,
poi
stramazzò
pesantemente
a
terra
rimanendo
immobile
.
Aveva
ricevuto
cinque
palle
e
tutte
foderate
di
rame
e
di
grosso
calibro
.
-
Era
tempo
che
tu
morissi
!
-
esclamò
Yanez
lasciandosi
scivolare
giù
da
uno
di
quegli
innumerevoli
tronchi
.
-
Ho
ammazzato
tanti
animali
,
ma
nessuno
m
'
ha
fatto
sudare
né
passare
un
brutto
momento
come
questo
.
Vediamo
ora
che
giuoco
hai
tentato
,
maestro
Teotokris
dell
'
Arcipelago
greco
.
Che
una
tigre
mi
divori
se
qui
sotto
non
vi
è
la
tua
mano
!
Il
cavallo
era
troppo
impazzito
.
-
S
'
avvicinò
con
precauzione
al
rinoceronte
e
dopo
essersi
ben
accertato
che
era
proprio
morto
e
che
non
vi
era
più
pericolo
che
si
rimettesse
in
piedi
,
rivolse
la
sua
attenzione
al
destriero
del
rajah
.
Disgraziato
animale
!
Intestini
,
cuore
,
polmoni
e
fegato
giacevano
intorno
a
lui
,
strappati
dal
brutale
corno
del
colosso
ed
il
suo
corpo
schiacciato
,
mostrava
delle
ferite
spaventevoli
dalle
quali
il
sangue
colava
ancora
abbondantemente
.
-
Sembra
quasi
una
focaccia
,
-
mormorò
Yanez
.
-
Spero
nondimeno
di
poter
ancora
trovare
il
perché
aveva
il
diavolo
in
corpo
.
Ci
deve
essere
qui
sotto
qualche
bricconata
.
-
Guardò
a
lungo
il
cadavere
,
poi
slacciò
la
fascia
del
sottoventre
e
alzò
la
sella
.
-
Ah
!
birbanti
!
-
esclamò
.
Nella
parte
interna
vi
erano
state
confitte
tre
punte
d
'
acciaio
,
lunghe
un
centimetro
.
-
Ecco
perché
il
povero
animale
era
diventato
furibondo
,
-
riprese
il
portoghese
.
-
Saltando
in
sella
gli
si
erano
conficcate
nelle
carni
.
Questo
è
un
tiro
del
greco
.
Egli
sperava
che
il
rinoceronte
mi
sventrasse
.
No
,
mio
caro
,
anche
questa
t
'
è
andata
a
vuoto
.
Yanez
ha
la
pelle
più
dura
di
quello
che
tu
credi
e
,
devo
dirlo
,
anche
una
fortuna
prodigiosa
.
Acqua
in
bocca
per
ora
e
lasciamo
correre
,
ma
ti
giuro
,
birbante
,
che
un
giorno
ti
farò
pagare
,
e
tutto
d
'
un
colpo
,
i
tuoi
tradimenti
.
Già
quell
'
altissimo
ufficiale
,
che
deve
essere
una
tua
creatura
,
mi
era
sospetto
.
-
Caricò
flemmaticamente
la
carabina
e
sparò
,
con
un
certo
intervallo
l
'
uno
dall
'
altro
,
due
colpi
in
aria
.
Le
due
detonazioni
rombavano
ancora
sotto
le
infinite
volte
di
verzura
,
quando
vide
giungere
,
a
breve
distanza
l
'
uno
dall
'
altro
,
i
suoi
fidi
malesi
seguìti
dall
'
ufficiale
del
rajah
.
-
Ecco
fatto
,
-
disse
Yanez
con
una
certa
ironia
,
guardando
l
'
indiano
.
-
Come
vedi
la
faccenda
è
stata
sbrigata
senza
troppa
fatica
.
-
L
'
ufficiale
rimase
per
qualche
istante
muto
,
guardandolo
con
profondo
stupore
.
-
Morto
,
-
disse
poi
.
-
Non
si
muove
più
,
-
rispose
Yanez
.
-
Tu
sei
il
più
grande
cacciatore
di
tutta
l
'
India
.
-
È
probabile
.
-
Il
rajah
sarà
contento
di
te
.
-
Lo
spero
.
-
Farò
tagliare
dai
seikki
il
corno
e
tu
stesso
lo
regalerai
al
principe
.
-
Lo
presenterai
tu
,
così
potrai
avere
una
mancia
.
-
Come
vuoi
,
mylord
.
-
Fammi
condurre
un
altro
cavallo
,
purché
sia
più
docile
del
primo
.
Ne
ha
qualcuno
troppo
bizzarro
il
tuo
signore
.
-
L
'
ufficiale
finse
di
non
udirlo
ed
essendo
in
quel
momento
giunti
i
seikki
accompagnati
dal
vecchio
indiano
,
fece
cenno
a
uno
di
loro
di
smontare
.
Yanez
stava
per
montare
in
sella
quando
un
'
improvvisa
agitazione
si
manifestò
fra
i
seikki
,
seguìta
quasi
subito
dalle
grida
:
-
Lo
jungli
-
kudgia
!
...
Lo
jungli
-
kudgia
!
-
Yanez
udendo
dietro
di
sé
aprirsi
i
cespugli
si
voltò
rapidamente
.
Un
animale
che
a
prima
vista
sembrava
un
bisonte
indiano
,
era
comparso
improvvisamente
aprendosi
il
passo
fra
le
liane
e
i
nepenti
.
-
Fuoco
,
amici
!
-
gridò
.
I
sei
malesi
,
che
avevano
le
carabine
ancora
cariche
,
fecero
fuoco
simultaneamente
,
non
badando
al
grido
mandato
dal
vecchio
indiano
:
-
Ferma
!
-
Il
ruminante
colpito
da
cinque
o
sei
palle
stramazzò
fra
le
erbe
,
senza
mandare
un
muggito
.
-
Sventura
sui
maledetti
stranieri
!
-
urlò
il
capo
del
villaggio
slanciandosi
verso
l
'
animale
che
agonizzava
e
alzando
le
braccia
verso
il
cielo
.
-
Hanno
ucciso
la
vacca
sacra
di
Brahma
!
-
Ehi
capo
,
diventi
matto
?
-
chiese
Yanez
.
-
Se
è
per
spillarmi
un
po
'
di
rupie
,
sono
pronto
a
pagarti
la
tua
bestia
.
-
Una
vacca
sacra
non
si
paga
,
-
rispose
l
'
ufficiale
del
rajah
.
-
Andate
tutti
al
diavolo
!
-
gridò
Yanez
che
perdeva
la
pazienza
.
-
Temo
,
mylord
che
tu
dovrai
fare
i
conti
col
rajah
,
perché
qui
,
come
in
tutta
l
'
India
,
una
vacca
è
un
animale
sacro
,
che
nessuno
può
uccidere
.
-
Perché
dunque
i
tuoi
uomini
hanno
gridato
lo
jungli
-
kudgia
?
Sebbene
non
conosca
profondamente
la
lingua
indiana
,
quel
nome
lo
si
dà
,
se
non
erro
,
ai
terribili
bisonti
della
jungla
,
che
non
sono
meno
pericolosi
d
'
un
rinoceronte
.
-
Si
saranno
ingannati
.
-
Peggio
per
loro
.
-
Mentre
si
scambiavano
quelle
parole
,
il
vecchio
indiano
continuava
a
girare
intorno
al
cadavere
della
vacca
,
manifestando
la
più
violenta
disperazione
e
vomitando
una
serqua
infinita
d
'
ingiurie
contro
gli
uccisori
dell
'
animale
sacro
.
-
Finiscila
,
cornacchia
!
-
gridò
Yanez
,
sempre
più
seccato
.
-
T
'
ho
liberato
dal
rinoceronte
che
guastava
le
tue
piantagioni
,
e
non
cessi
d
'
ingiuriarmi
.
Tu
sei
la
più
grande
canaglia
che
abbia
conosciuto
da
che
sono
nato
.
Se
non
ritiri
la
tua
linguaccia
da
cane
,
ti
farò
bastonare
dai
miei
uomini
.
-
Tu
non
lo
farai
,
-
disse
l
'
ufficiale
del
rajah
con
voce
dura
.
-
Chi
me
lo
impedirebbe
,
signor
ufficiale
?
-
chiese
Yanez
.
-
Io
,
che
qui
rappresento
il
rajah
.
-
Tu
non
sei
,
per
me
,
che
sono
un
mylord
inglese
,
che
un
impiegato
della
corte
,
inferiore
ai
miei
servi
.
-
Mylord
!
-
Vattene
all
'
inferno
,
-
disse
Yanez
,
montando
a
cavallo
.
Poi
volgendosi
verso
i
malesi
che
guardavano
ferocemente
i
seikki
,
pronti
a
caricarli
al
primo
moto
sospetto
,
disse
a
loro
:
-
Torniamo
in
città
;
ne
ho
abbastanza
di
questo
affare
.
-
Mylord
,
-
disse
l
'
ufficiale
,
-
gli
elefanti
ci
aspettano
.
-
Gettali
nel
fiume
,
non
ne
ho
bisogno
.
-
Fece
salire
dietro
di
sé
il
malese
che
gli
aveva
dato
il
cavallo
e
partì
al
galoppo
,
mentre
il
vecchio
indiano
gli
urlava
dietro
ancora
una
volta
:
-
Maledetti
stranieri
!
Che
Brahma
vi
faccia
morire
tutti
!
-
Usciti
dal
bosco
,
le
tigri
di
Mompracem
si
gettarono
fra
le
piantagioni
,
senza
badare
se
rovinavano
più
o
meno
l
'
indaco
,
e
presero
la
via
di
Gauhati
.
Quando
entrarono
in
città
era
ancora
notte
.
Le
guardie
che
vegliavano
dinanzi
al
portone
,
si
affrettarono
ad
introdurli
nel
vasto
cortile
d
'
onore
,
dove
,
sotto
i
porticati
spaziosi
,
dormivano
su
semplici
stuoie
,
scudieri
e
staffieri
,
onde
essere
più
pronti
ad
ogni
chiamata
del
loro
signore
.
Yanez
affidò
a
loro
i
cavalli
e
salì
nel
suo
appartamento
svegliando
il
chitmudgar
.
-
Tu
,
signore
!
-
esclamò
il
maggiordomo
stropicciandosi
gli
occhi
.
-
Non
mi
aspettavi
così
presto
?
-
No
,
signore
.
Hai
già
ucciso
il
rinoceronte
?
-
Sì
,
l
'
ho
messo
a
terra
con
quattro
colpi
di
carabina
.
Portami
una
bottiglia
nella
mia
stanza
,
alcune
sigarette
e
aspettami
,
ché
devo
chiederti
importanti
spiegazioni
.
-
Sono
ai
tuoi
ordini
,
sahib
.
-
Yanez
si
sbarazzò
della
carabina
,
mandò
i
suoi
malesi
a
coricarsi
,
poi
raggiunse
il
chitmudgar
,
che
aveva
già
accesa
la
lampada
e
messo
sul
tavolo
una
bottiglia
di
liquore
ed
una
scatola
di
sigarette
indiane
,
formate
d
'
una
foglia
di
palma
arrotolata
e
di
tabacco
rosso
.
Vuotò
un
bicchiere
di
vecchio
gin
,
poi
sdraiatosi
su
una
poltrona
,
gli
narrò
succintamente
come
si
era
svolta
la
caccia
,
dilungandosi
solo
sull
'
uccisione
di
quella
maledetta
vacca
sacra
,
che
l
'
aveva
fatto
uscire
dai
gangheri
:
-
Che
cosa
ne
dici
tu
ora
di
questo
affare
?
-
È
una
cosa
grave
,
mylord
-
rispose
il
maggiordomo
che
appariva
preoccupato
.
-
Una
mucca
è
sempre
sacra
,
e
chi
l
'
uccide
incorre
in
grandi
fastidi
.
-
Mi
avevano
detto
che
era
un
bisonte
della
jungla
ed
io
ho
comandato
il
fuoco
senza
guardarla
bene
.
-
Il
chitmudgar
scosse
il
capo
mormorando
:
-
Affare
serio
!
affare
serio
!
-
Dovevano
tenersela
nel
villaggio
.
-
Tu
hai
ragione
,
mylord
,
ma
il
torto
sarà
tuo
.
-
Quel
capo
è
un
vero
furfante
.
Non
gli
ho
ucciso
il
rinoceronte
che
devastava
le
piantagioni
del
villaggio
?
Ah
!
e
se
in
questa
faccenda
vi
fosse
sotto
la
mano
del
favorito
del
rajah
?
Le
punte
di
ferro
vi
erano
nella
sella
.
-
Non
mi
stupirei
,
-
rispose
il
maggiordomo
.
-
Io
so
che
quell
'
uomo
ti
odia
a
morte
.
-
Me
ne
sono
già
accorto
e
poi
vorrà
vendicarsi
di
quel
colpo
di
scimitarra
.
-
Certo
,
mylord
.
-
Allora
è
stata
ordita
una
vera
congiura
.
Prima
ha
tentato
di
farmi
sventrare
dal
rinoceronte
,
poi
mi
ha
mandato
la
vacca
sacra
.
Che
fosse
d
'
accordo
anche
il
capo
del
villaggio
?
-
È
probabile
,
signore
.
-
Per
Giove
!
non
mi
lascerò
mettere
nel
sacco
.
Vado
a
riposarmi
e
se
prima
di
mezzogiorno
il
rajah
manda
qualcuno
dei
suoi
satrapi
,
risponderai
che
dormo
e
che
non
voglio
essere
disturbato
.
Se
insistono
,
lancia
contro
di
loro
i
miei
malesi
.
È
ora
di
mostrare
a
quel
cane
di
greco
e
a
quell
'
ubriacone
che
serve
,
che
un
mylord
non
si
lascia
prendere
a
gabbo
.
Va
'
,
chitmudgar
.
-
Spense
la
lampada
e
si
gettò
sul
ricchissimo
letto
senza
spogliarsi
,
addormentandosi
quasi
subito
.
22
.
La
prova
dell
'
acqua
Sognava
di
Surama
,
che
già
vedeva
assisa
sul
trono
del
rajah
,
con
un
dootèe
azzurro
tutto
costellato
di
diamanti
del
Guzerate
e
di
Visapur
,
quando
tre
colpi
fortissimi
,
battuti
sulla
porta
della
sua
stanza
da
letto
,
lo
fecero
balzare
in
piedi
.
-
Entrate
,
per
Giove
!
-
esclamò
con
voce
tuonante
.
-
È
codesto
il
modo
di
svegliare
un
mylord
?
-
Il
maggiordomo
,
tutto
umile
,
si
avanzò
dicendo
:
-
Signore
,
è
mezzodì
.
-
Aho
!
benissimo
.
Non
mi
ricordavo
più
dell
'
ordine
che
ti
avevo
dato
.
Hanno
chiesto
di
me
?
-
Più
volte
,
signore
,
un
ufficiale
del
rajah
si
è
presentato
insistendo
per
vedervi
.
-
Ed
i
miei
malesi
non
si
sono
seccati
?
-
Hanno
finito
per
scaraventarlo
giù
dalla
scala
.
-
Si
è
rotto
almeno
una
gamba
quel
seccatore
?
-
Si
sarà
certo
ammaccato
le
costole
.
-
Avrei
preferito
che
si
fosse
rotto
il
collo
,
-
disse
Yanez
.
-
Sono
tornati
quei
bricconi
che
mi
hanno
accompagnato
alla
caccia
?
-
Sì
,
poco
dopo
lo
spuntare
del
sole
.
-
Briganti
!
Chissà
che
cosa
avranno
detto
di
me
dopo
il
servizio
reso
.
Il
rajah
troverà
però
questa
volta
un
osso
duro
da
rodere
,
ed
il
signor
Teotokris
avrà
poco
da
ridere
.
Per
Giove
!
Un
mylord
non
si
lascia
divorare
come
un
pesce
del
Brahmaputra
.
-
Fece
un
po
'
di
toeletta
,
poi
uscì
dopo
d
'
aver
raccomandato
ai
malesi
di
non
muoversi
.
Sembrava
in
preda
ad
una
viva
agitazione
,
ad
una
sorda
collera
:
cosa
piuttosto
strana
in
un
uomo
che
pareva
più
flemmatico
d
'
un
vero
inglese
.
Sulla
porta
del
salone
reale
trovò
un
ufficiale
.
-
Va
'
a
dire
al
tuo
signore
che
io
desidero
vederlo
,
-
gli
disse
con
tono
imperioso
.
Ciò
detto
entrò
nel
magnifico
salone
sdraiandosi
su
uno
dei
divani
,
che
si
stendevano
lungo
le
marmoree
pareti
,
mettendosi
a
fumare
come
fosse
nella
sua
propria
stanza
.
Non
trascorse
un
minuto
,
che
le
cortine
di
seta
pendenti
dietro
a
quel
letto
-
trono
,
s
'
aprirono
ed
il
principe
comparve
.
-
Ah
!
siete
voi
!
-
disse
Yanez
gettando
via
la
sigaretta
e
accostandosi
alla
piattaforma
.
-
T
'
ho
fatto
chiamare
tre
volte
,
-
disse
il
rajah
con
voce
un
po
'
dura
.
-
Dormivo
,
-
rispose
Yanez
pure
seccamente
.
-
La
caccia
mi
aveva
molto
stancato
.
-
Ho
ricevuto
il
corno
del
rinoceronte
che
tu
mylord
hai
ucciso
.
Il
suo
proprietario
doveva
essere
un
animale
ben
grosso
.
-
E
anche
molto
cattivo
,
Altezza
.
-
Lo
credo
.
I
rinoceronti
sono
sempre
di
cattivo
umore
.
-
Non
sono
solamente
quelle
bestie
che
hanno
indosso
l
'
umore
nero
:
vi
sono
anche
degli
uomini
.
-
Che
cosa
vuoi
dire
,
mylord
?
-
chiese
il
principe
fingendo
un
grande
stupore
.
-
Che
alla
vostra
corte
,
Altezza
,
avete
dei
furfanti
.
-
Che
cosa
dici
mai
,
mylord
?
-
Sì
,
perché
mentre
io
arrischiavo
la
mia
vita
,
per
fare
il
mio
dovere
di
grande
cacciatore
del
rajah
dell
'
Assam
,
altri
cercavano
di
assassinarmi
a
tradimento
,
-
disse
Yanez
con
collera
.
-
Ed
in
quale
modo
?
-
Mettendo
delle
punte
di
ferro
sotto
la
sella
dal
cavallo
,
che
voi
mi
avete
mandato
.
L
'
animale
s
'
imbizzarrì
nel
momento
in
cui
occorreva
che
fosse
calmo
per
permettermi
di
far
fuoco
,
e
se
non
vi
fosse
stato
un
ramo
sopra
la
mia
testa
,
io
non
sarei
qui
,
Altezza
,
a
raccontarvi
come
finì
la
caccia
.
-
Io
farò
cercare
il
colpevole
e
lo
punirò
come
si
merita
,
-
disse
il
rajah
.
-
Non
ti
nascondo
però
che
sarà
un
po
'
difficile
a
scovarlo
.
Altra
cosa
invece
è
la
colpa
che
tu
hai
commesso
e
che
è
gravissima
.
Stamane
è
venuto
da
me
il
capo
del
villaggio
,
dove
tu
hai
cacciato
,
e
che
per
tua
disgrazia
è
uno
dei
più
influenti
del
regno
,
a
dirmi
che
tu
ed
i
tuoi
uomini
avete
ucciso
la
vacca
sacra
,
che
godeva
la
protezione
di
Brahma
.
-
Io
credevo
in
buona
fede
che
fosse
un
bisonte
della
jungla
.
-
Il
capo
del
villaggio
sostiene
il
contrario
e
ti
sfida
alla
prova
.
-
Mi
sfida
!
-
esclamò
Yanez
,
scattando
.
-
A
colpi
di
carabina
forse
?
Venga
e
gli
salderò
il
conto
con
una
palla
nella
testa
.
-
Non
credo
che
sia
capace
di
tanto
,
-
disse
il
rajah
con
un
sottile
sorriso
.
-
Vuole
sfidarti
a
provare
il
contrario
.
-
Come
!
vuole
avere
ragione
lui
?
-
E
ci
tiene
.
-
Dov
'
è
quel
mascalzone
?
-
Il
principe
prese
una
piccola
mazza
d
'
argento
che
stava
su
una
piccola
mensola
,
e
batté
tre
colpi
su
un
disco
di
bronzo
appeso
alla
parete
.
Subito
la
porta
principale
del
magnifico
salone
s
'
aprì
ed
entrò
il
vecchio
indiano
,
accompagnato
dall
'
ufficiale
e
dai
sei
seikki
,
che
avevano
assistito
all
'
uccisione
della
vacca
sacra
.
Nel
vederli
Yanez
non
poté
trattenere
un
moto
di
collera
.
Aveva
compreso
che
stavano
per
tendergli
un
secondo
agguato
e
forse
più
pericoloso
del
primo
.
-
Furfanti
!
-
mormorò
.
-
Questi
sono
le
anime
dannate
di
quel
maledetto
greco
.
-
Il
rajah
si
era
sdraiato
sul
suo
letto
-
trono
,
appoggiandosi
ad
un
gran
cuscino
di
seta
cremisina
con
ricami
d
'
oro
,
mentre
una
mano
passando
fra
le
cortine
,
gli
aveva
dato
un
superbo
narghilè
di
cristallo
azzurro
,
già
acceso
,
con
una
lunga
canna
di
pelle
rossa
ed
il
bocchino
d
'
avorio
.
Il
capo
del
villaggio
s
'
avanzò
verso
la
piattaforma
e
si
gettò
tre
volte
a
terra
,
senza
che
il
rajah
si
degnasse
di
rispondere
a
quell
'
umiliante
saluto
.
-
Ah
,
sei
qui
,
vecchio
briccone
,
-
disse
Yanez
con
disprezzo
.
-
Che
cosa
vuoi
tu
?
-
Solamente
giustizia
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Dopo
che
ti
ho
sbarazzato
del
rinoceronte
?
Bella
riconoscenza
la
tua
!
-
Mi
hai
ucciso
la
vacca
sacra
e
chissà
ora
quali
calamità
piomberanno
sul
villaggio
.
I
danni
che
recava
il
rinoceronte
,
saranno
niente
in
confronto
a
quelli
che
ci
colpiranno
ora
.
-
Tu
sei
un
imbecille
.
-
No
,
io
sono
un
indiano
che
adora
Brahma
.
-
Yanez
stava
per
mandare
a
casa
del
diavolo
anche
il
dio
,
però
si
trattenne
a
tempo
.
Il
rajah
si
era
un
po
'
alzato
e
dopo
d
'
aver
guardato
per
qualche
istante
tanto
il
capo
quanto
l
'
europeo
,
disse
gettando
in
aria
una
nuvoletta
di
fumo
:
-
Che
cosa
vuoi
Kadar
?
-
Giustizia
,
rajah
.
-
Quest
'
uomo
bianco
che
io
ho
nominato
grande
cacciatore
della
mia
corte
,
sostiene
che
tu
hai
torto
.
-
Io
ho
dei
testimoni
.
-
E
cosa
dicono
?
-
Che
il
sahib
ha
ucciso
la
vacca
sacra
pur
avendo
riconosciuto
che
non
era
un
jungli
-
kudgia
.
-
Tu
sei
una
canaglia
!
-
gridò
Yanez
.
-
Taci
,
mylord
,
-
disse
il
rajah
con
accento
severo
.
-
Io
sto
amministrando
la
giustizia
e
non
devi
interrompere
né
Kadar
,
né
me
.
-
Ebbene
ascoltiamo
questo
brigante
,
che
non
ha
mai
saputo
che
cosa
sia
riconoscenza
.
-
Continua
,
Kadar
,
-
disse
il
rajah
.
-
Quella
vacca
era
stata
consacrata
a
Brahma
,
onde
proteggesse
il
mio
villaggio
,
tale
essendo
l
'
uso
.
Nessuno
poteva
ucciderla
,
né
avrebbe
osato
commettere
un
così
esecrando
delitto
.
Brahma
certo
si
vendicherà
e
allora
che
cosa
accadrà
delle
nostre
piantagioni
?
La
miseria
più
spaventosa
piomberà
su
noi
tutti
e
finiremo
per
morire
tutti
di
fame
.
-
Te
ne
regalerò
una
,
così
il
tuo
dio
si
rabbonirà
,
-
disse
Yanez
ironicamente
.
-
Non
sarà
più
quella
.
-
Che
cosa
vuoi
tu
dunque
?
-
La
tua
punizione
.
-
Io
non
l
'
ho
uccisa
per
recare
uno
sfregio
alle
tue
credenze
religiose
.
-
Sì
.
-
Tu
menti
come
un
sudra
.
-
Mi
appello
a
questi
uomini
.
-
È
vero
,
-
disse
l
'
ufficiale
che
lo
aveva
accompagnato
alla
caccia
.
-
Tu
hai
ordinato
il
fuoco
ai
tuoi
,
per
fare
un
dispetto
a
quest
'
uomo
ed
uno
sfregio
a
tutti
gli
abitanti
.
-
Anche
tu
m
'
accusi
?
-
Ed
anche
i
seikki
.
-
Yanez
si
trattenne
a
stento
e
volgendosi
verso
il
rajah
,
che
stava
vuotando
un
enorme
bicchiere
pieno
di
liquore
fornitogli
dalla
mano
misteriosa
che
gli
aveva
dato
il
narghilè
,
gli
disse
:
-
Non
credere
,
Altezza
,
a
questi
miserabili
.
-
Il
rajah
ingollò
con
uno
sforzo
il
liquido
,
poi
rispose
socchiudendo
gli
occhi
:
-
Sono
in
otto
che
ti
accusano
,
mylord
,
ed
io
devo
,
secondo
le
nostre
leggi
,
credere
più
a
loro
perché
sono
in
molti
.
-
Io
farò
venire
qui
i
miei
uomini
.
-
I
servi
non
possono
testimoniare
dinanzi
ai
guerrieri
.
La
loro
casta
è
troppo
bassa
.
-
Che
cosa
devo
fare
adunque
?
-
Confessare
che
tu
hai
ucciso
la
vacca
sacra
per
dispetto
e
lasciarti
punire
.
Il
delitto
è
grave
.
-
Sicché
dovrei
subire
qualche
pena
.
-
Se
tu
fossi
un
mio
suddito
,
mylord
,
io
dovrei
farti
schiacciare
il
capo
dal
mio
elefante
carnefice
,
come
vogliono
le
nostre
leggi
;
ma
tu
sei
straniero
e
per
di
più
inglese
e
siccome
io
non
desidero
aver
questioni
col
viceré
del
Bengala
,
con
mio
grande
rincrescimento
,
dovrò
sfrattarti
dallo
stato
.
-
Se
ti
giuro
,
Altezza
,
che
questi
uomini
hanno
mentito
.
-
Io
ti
sfido
!
-
disse
il
capo
.
-
Vieni
con
me
a
tentare
la
prova
dell
'
acqua
!
Se
tu
rimarrai
più
sotto
di
me
,
la
ragione
sarà
tua
.
-
Che
cosa
mi
proponi
tu
,
manigoldo
?
-
Ti
propone
la
prova
dell
'
acqua
.
-
In
che
consiste
?
-
Si
tratta
di
tuffarsi
nelle
acque
del
Brahmaputra
,
di
discendere
lungo
un
palo
fino
in
fondo
al
fiume
e
di
resistere
più
che
si
può
.
Il
primo
che
salirà
avrà
torto
.
-
Ah
!
-
fece
Yanez
.
Squadrò
il
vecchio
da
capo
a
piedi
poi
gli
disse
freddamente
:
-
Per
quando
questa
prova
?
-
Per
domani
mattina
,
sahib
;
se
non
ti
spiace
.
-
Sta
bene
ed
io
dimostrerò
al
rajah
che
tu
hai
torto
.
-
E
allora
gli
farò
dare
cinquanta
legnate
,
-
disse
il
principe
,
facendo
un
cenno
per
far
capire
che
l
'
udienza
era
finita
:
Yanez
fece
un
leggero
inchino
e
fu
il
primo
ad
uscire
non
senza
aver
lanciato
sui
suoi
accusatori
uno
sguardo
di
profondo
disprezzo
e
di
aver
sputato
sulle
scarpe
rosse
che
l
'
ufficiale
calzava
.
-
Ah
,
mi
tendono
un
altro
agguato
,
-
mormorò
salendo
le
scale
che
conducevano
nel
suo
appartamento
.
-
Anche
questa
volta
vi
siete
ingannati
,
bricconi
.
Io
rimarrò
qui
a
vostro
dispetto
.
Per
Giove
!
valgo
quanto
un
palombaro
e
sarai
tu
,
vecchio
furfante
,
che
caccerai
prima
fuori
la
testa
,
se
non
vorrai
crepare
asfissiato
.
Tu
non
sai
che
quantunque
io
sia
un
europeo
,
sono
ormai
mezzo
malese
,
la
razza
più
acquatica
del
mondo
.
-
Il
chitmudgar
lo
aspettava
sulla
porta
dell
'
appartamentino
in
preda
ad
una
vivissima
ansietà
,
poiché
quel
brav
'
uomo
amava
sinceramente
il
grande
cacciatore
della
corte
.
-
Dunque
,
mylord
?
-
gli
chiese
.
-
Me
la
caverò
a
buon
mercato
,
-
rispose
Yanez
.
-
Mi
si
tendono
delle
reti
intorno
,
tuttavia
non
dispero
di
sgusciare
fra
le
maglie
.
Poi
verrà
la
mia
volta
e
tutti
questi
bricconi
avranno
il
loro
conto
.
Portami
il
pranzo
e
non
chiedermi
altro
.
-
Non
ostante
le
sue
preoccupazioni
,
mangiò
con
appetito
invidiabile
,
poi
scrisse
un
biglietto
per
Surama
incaricando
Kubang
di
portarglielo
.
Voleva
avvertire
Sandokan
di
quanto
gli
accadeva
e
della
pessima
situazione
in
cui
cominciava
a
trovarsi
.
Gli
agguati
del
greco
,
troppo
possente
pel
momento
,
cominciavano
ad
impensierirlo
,
quantunque
fosse
ben
deciso
a
tenere
testa
a
quell
'
avventuriero
dell
'
Arcipelago
greco
.
Passò
la
serata
chiacchierando
coi
suoi
malesi
e
andò
a
coricarsi
presto
,
onde
essere
pronto
a
subire
,
al
mattino
seguente
,
la
prova
dell
'
acqua
.
Se
si
fosse
trovato
in
altro
paese
,
avrebbe
certamente
accoppato
i
suoi
accusatori
e
fors
'
anche
il
rajah
,
ma
trovandosi
quasi
solo
in
una
corte
che
poteva
scagliargli
addosso
delle
centinaia
di
guerrieri
,
Yanez
,
che
non
era
uno
stupido
,
si
vedeva
pur
troppo
costretto
,
a
suo
malgrado
,
a
subire
gli
avvenimenti
.
Tuttavia
,
quantunque
seri
pensieri
lo
turbassero
,
anche
quella
notte
dormì
non
meno
saporitamente
del
solito
,
fidando
nella
propria
audacia
e
soprattutto
nella
sua
stella
e
sull
'
appoggio
della
formidabile
Tigre
di
Mompracem
,
il
vincitore
dei
tughs
e
del
loro
non
meno
formidabile
capo
.
L
'
orologio
della
torre
che
s
'
alzava
sul
palazzo
reale
,
suonava
le
cinque
,
quando
il
chitmudgar
lo
svegliò
,
portandogli
il
thè
.
-
Mylord
,
-
disse
il
fedele
maggiordomo
.
-
Il
capo
indiano
,
i
giudici
del
rajah
ed
i
testimoni
,
sono
già
partiti
pel
Brahmaputra
ed
un
elefante
ti
aspetta
sulla
piazza
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
Yanez
.
-
Quelle
canaglie
hanno
fretta
di
vedermi
emergere
asfissiato
.
Vedremo
se
fra
un
'
ora
quel
vecchio
lupo
avrà
il
dorso
fracassato
a
colpi
di
bastone
,
o
se
io
sarò
in
viaggio
per
la
frontiera
del
Bengala
.
Una
buona
tazza
di
liquore
dammi
,
chitmudgar
,
onde
mi
scaldi
un
po
'
il
sangue
.
Ed
il
favorito
,
come
sta
?
-
M
'
hanno
detto
che
si
è
già
alzato
e
che
assisterà
alla
prova
.
-
Perdio
!
Ha
la
pelle
dura
come
un
coccodrillo
quell
'
avventuriero
?
Un
'
altra
volta
invece
della
scimitarra
adoprerò
le
armi
da
fuoco
,
con
palle
foderate
di
rame
.
Se
ho
ammazzato
un
rinoceronte
,
bucherò
anche
lo
stomaco
di
quel
greco
dell
'
Arcipelago
.
Aspettiamo
l
'
occasione
.
-
Vuotò
la
tazza
di
thè
ed
il
bicchiere
che
gli
aveva
portato
il
maggiordomo
e
discese
.
Sulla
piazza
,
dinanzi
alla
marmorea
gradinata
del
palazzo
reale
,
lo
aspettavano
cinque
malesi
,
giacché
Kubang
non
si
era
ancora
fatto
vivo
,
dopo
che
era
stato
mandato
al
palazzo
di
Surama
.
Un
elefante
,
bardato
sontuosamente
,
con
una
immensa
gualdrappa
di
velluto
rosso
e
grossi
pendagli
d
'
argento
agli
orecchi
e
sulla
fronte
,
lo
aspettava
.
-
Parti
,
mahut
-
disse
salendo
rapidamente
la
scala
di
corda
e
prendendo
posto
nella
cassa
che
era
coperta
da
una
cupoletta
di
legno
dipinta
in
bianco
con
arabeschi
dorati
.
-
Fa
'
trottare
l
'
animale
.
-
I
malesi
lo
avevano
seguìto
,
prendendo
posto
di
fronte
a
lui
:
-
Amici
,
-
disse
loro
,
-
qualunque
cosa
accada
,
lasciate
in
riposo
le
vostre
armi
,
tanto
da
fuoco
che
da
taglio
.
Lasciate
che
me
la
sbarazzi
da
solo
.
Sto
giuocando
una
carta
che
può
farmi
perdere
la
partita
.
Siate
prudenti
e
non
muovetevi
se
io
non
vi
darò
il
segnale
.
-
L
'
elefante
si
era
messo
in
moto
allungando
il
passo
.
Essendo
ancora
molto
presto
,
poche
persone
,
per
lo
più
sudra
,
muniti
di
enormi
panieri
destinati
a
ricevere
le
provviste
,
percorrevano
le
vie
della
capitale
.
Veder
passare
degli
elefanti
era
poi
una
cosa
così
comune
che
nessuno
se
ne
curava
,
sicché
Yanez
poté
giungere
sulla
riva
del
fiume
senza
quasi
essere
stato
notato
.
La
prova
doveva
avere
certamente
un
carattere
privato
e
non
pubblico
,
poiché
nella
notte
il
rajah
aveva
fatto
innalzare
una
specie
di
semi
-
recinto
,
le
cui
ali
estreme
terminavano
nel
fiume
.
Numerosi
personaggi
appartenenti
tutti
alla
corte
,
vi
si
erano
già
radunati
.
Anche
il
vecchio
indiano
era
giunto
e
chiacchierava
coi
tre
giudici
scelti
dal
rajah
,
che
stavano
seduti
su
un
tappeto
collocato
di
fronte
a
due
pali
piantati
nel
letto
del
Brahmaputra
,
a
due
metri
di
distanza
l
'
uno
dall
'
altro
,
in
un
luogo
ove
l
'
acqua
era
molto
profonda
.
Vedendo
giungere
il
gran
cacciatore
,
tutti
gl
'
invitati
avevano
interrotto
le
loro
conversazioni
,
guardandolo
con
viva
curiosità
.
Forse
credevano
di
scorgere
sul
viso
dell
'
europeo
qualche
preoccupazione
per
quella
prova
che
non
aveva
mai
subita
;
ma
dovettero
rimanere
ben
delusi
.
Yanez
era
calmo
come
il
solito
e
gustava
pacificamente
il
fumo
della
sua
sigaretta
.
-
Eccomi
,
vecchio
briccone
!
-
disse
dopo
d
'
aver
attraversato
il
recinto
,
fermandosi
dinanzi
all
'
indiano
.
-
Forse
tu
speravi
che
io
non
venissi
.
-
No
,
-
rispose
asciuttamente
Kadar
.
I
tre
giudici
si
erano
alzati
inchinandosi
dinanzi
al
grande
cacciatore
,
poi
il
più
anziano
gli
disse
:
-
Sai
di
che
cosa
si
tratta
,
mylord
?
-
Me
l
'
ha
spiegato
il
rajah
,
-
rispose
Yanez
.
-
Bah
!
un
bagno
non
fa
male
in
questa
stagione
,
anzi
servirà
ad
aguzzarmi
l
'
appetito
.
-
Tu
dovrai
resistere
più
che
potrai
.
-
Oh
stancherò
facilmente
questo
vecchio
brigante
.
-
Lo
vedremo
,
sahib
,
-
disse
Kadar
con
voce
ironica
.
-
Se
non
vorrai
crepare
asfissiato
dovrai
mettere
fuori
la
testa
.
-
Sì
,
dopo
la
tua
.
-
Non
mi
conosci
ancora
.
-
Si
levò
la
giacca
,
i
calzoni
e
gli
stivali
,
conservando
solo
la
camicia
e
le
mutande
e
con
un
salto
fu
sulla
riva
dicendo
:
-
Vieni
birbante
.
-
Un
momento
,
mylord
,
-
disse
uno
dei
giudici
.
-
Quando
avrai
raggiunto
il
tuo
palo
,
aspetta
il
nostro
segnale
prima
di
tuffarti
.
-
Un
momento
anche
per
voi
,
signori
giudici
,
-
aggiunse
a
sua
volta
Yanez
.
-
Vi
avverto
che
se
non
agirete
lealmente
vi
farò
accoppare
dalla
mia
scorta
.
-
Ciò
detto
balzò
in
acqua
,
subito
seguito
da
Kadar
e
con
quattro
bracciate
raggiunse
il
suo
palo
,
aggrappandovisi
strettamente
,
onde
la
corrente
non
lo
portasse
via
.
Si
era
fatto
un
profondo
silenzio
fra
gli
spettatori
.
I
tre
giudici
ritti
sulla
riva
,
aspettavano
che
i
due
uomini
fossero
pronti
.
Ad
un
tratto
il
più
anziano
alzò
un
braccio
gridando
con
voce
tuonante
:
-
Giù
!
...
-
Yanez
ed
il
vecchio
indiano
si
tuffarono
nel
medesimo
istante
,
lasciandosi
scivolare
per
qualche
metro
lungo
il
palo
e
stringendo
attorno
al
medesimo
le
gambe
.
Tutti
gli
spettatori
si
erano
riversati
sulla
riva
,
fissando
attentamente
i
due
pali
che
l
'
impeto
della
corrente
faceva
oscillare
fortemente
.
Una
viva
ansietà
si
scorgeva
su
tutti
i
volti
.
Trascorse
un
minuto
,
ma
nessuna
testa
riapparve
.
La
corrente
continuava
la
sua
marcia
gorgogliando
sopra
i
due
sommersi
.
Passarono
ancora
alcuni
secondi
,
poi
un
cranio
,
nudo
e
lucido
come
la
palla
d
'
un
bigliardo
,
comparve
bruscamente
;
quindi
il
viso
di
Kadar
,
spaventosamente
alterato
,
emerse
.
Una
salva
d
'
invettive
coprì
il
disgraziato
.
-
Canaglia
!
-
Stupido
!
-
Buono
da
nulla
!
-
Va
'
a
coltivare
i
campi
!
-
Ti
sei
fatto
insaccare
dall
'
uomo
bianco
!
-
Carogna
!
-
Kadar
mezzo
asfissiato
non
rispondeva
che
con
furiosi
colpi
di
tosse
e
con
contorcimenti
da
scimmia
.
I
suoi
occhi
erano
iniettati
di
sangue
e
la
sua
respirazione
affannosa
.
Altri
tre
o
quattro
secondi
erano
trascorsi
,
quando
anche
Yanez
comparve
a
galla
aspirando
rumorosamente
una
lunga
boccata
d
'
aria
.
Non
era
in
così
cattive
condizioni
come
Kadar
.
Più
sviluppato
del
magro
indiano
,
con
polmoni
più
ampi
e
anche
più
abituato
alle
lunghe
immersioni
,
aveva
meglio
resistito
alla
prova
pericolosa
.
Vedendo
presso
di
sé
il
suo
avversario
tutto
avvilito
,
gli
disse
ironicamente
:
-
Te
lo
avevo
detto
io
che
non
avresti
guadagnato
con
me
.
Va
'
ad
offrire
il
tuo
dorso
al
bastone
del
carnefice
.
Consolati
che
hai
la
pelle
dura
e
poca
carne
sulle
tue
ossa
.
-
Lasciò
il
palo
e
raggiunse
la
riva
.
Gli
spettatori
che
avevano
posto
tutte
le
loro
speranze
in
Kadar
,
lo
accolsero
con
un
silenzio
glaciale
.
Solo
il
giudice
più
vecchio
gli
disse
:
-
Tu
hai
vinto
,
mylord
,
quindi
tu
avevi
ragione
e
quel
miserabile
avrà
la
punizione
che
si
merita
,
a
menoché
tu
non
chieda
la
sua
grazia
.
-
Ai
furfanti
di
quella
specie
io
non
la
fo
mai
-
rispose
il
portoghese
.
Si
asciugò
alla
meglio
con
un
dootèe
che
gli
aveva
dato
uno
dei
suoi
malesi
,
si
vestì
rapidamente
e
lasciò
il
recinto
senza
salutare
alcuno
,
mentre
le
invettive
continuavano
a
grandinare
sul
disgraziato
Kadar
,
il
quale
si
teneva
ancora
aggrappato
al
palo
,
per
paura
di
aver
un
'
accoglienza
peggiore
da
parte
dei
suoi
compatriotti
.
-
Subito
al
palazzo
reale
,
-
disse
il
portoghese
salendo
sull
'
elefante
.
Dieci
minuti
dopo
,
avvertito
da
un
ufficiale
che
lo
aveva
atteso
alla
base
della
marmorea
gradinata
,
entrava
nella
sala
del
trono
dove
il
rajah
lo
attendeva
.
-
So
che
tu
hai
vinto
la
prova
,
-
gli
disse
il
principe
con
un
benevolo
sorriso
-
e
ne
sono
lieto
.
-
Ed
io
ben
poco
.
La
vostra
giustizia
indiana
è
ben
al
di
sotto
di
quella
inglese
,
Altezza
.
-
Da
migliaia
d
'
anni
è
rimasta
sempre
eguale
ed
io
non
ho
il
tempo
di
modificarla
.
Che
cosa
posso
fare
ora
per
te
?
Io
ti
devo
una
ricompensa
per
l
'
uccisione
del
rinoceronte
.
-
Voi
sapete
,
Altezza
,
che
io
mi
sono
messo
ai
vostri
servigi
senza
nessuna
pretesa
.
Lasciate
che
vada
a
riposarmi
:
è
tutto
quello
che
chiedo
.
-
Penserò
più
tardi
al
miglior
modo
di
mostrarmi
generoso
con
te
,
mylord
.
-
Yanez
,
che
pareva
fosse
un
po
'
indispettito
,
s
'
inchinò
senza
ribattere
parola
e
salì
al
suo
appartamento
.
23
.
Le
terribili
rivelazioni
del
greco
Yanez
non
doveva
ancora
essere
giunto
al
suo
appartamento
,
quando
le
tende
che
servivano
,
come
abbiamo
detto
,
di
sfondo
al
letto
-
trono
,
su
cui
si
trovava
ancora
il
rajah
,
s
'
aprirono
e
Teotokris
comparve
.
Questi
non
era
ancora
completamente
guarito
e
certo
il
principe
non
lo
aspettava
,
poiché
,
nello
scorgerlo
,
non
poté
frenare
un
gesto
di
sorpresa
,
esclamando
nel
medesimo
tempo
:
-
Tu
!
...
-
Io
,
Altezza
,
-
rispose
il
greco
.
-
Perché
hai
lasciato
il
tuo
letto
?
Codesta
è
un
'
imprudenza
.
-
La
gente
che
appartiene
alla
mia
razza
,
è
la
più
solida
dell
'
Europa
,
-
disse
,
-
e
poi
non
amo
infiacchirmi
nel
letto
.
-
Sicché
va
meglio
la
tua
ferita
?
-
Fra
pochi
giorni
non
rimarrà
più
,
sulla
mia
pelle
,
nessuna
traccia
.
-
E
perché
ti
sei
alzato
?
-
Perché
volevo
ascoltare
ciò
che
diceva
quel
mylord
.
-
Non
sai
dunque
che
ha
vinto
?
-
Purtroppo
,
-
rispose
il
greco
coi
denti
stretti
.
-
Eppure
io
avevo
ordita
bene
la
cosa
e
se
perdeva
,
tu
avresti
potuto
sbarazzarti
per
sempre
di
quella
spia
.
-
Spia
!
-
esclamò
il
rajah
.
-
Sì
,
quell
'
uomo
è
una
spia
!
-
ribatté
il
greco
.
-
Ed
io
ne
ho
le
prove
.
-
Tu
!
-
Egli
era
d
'
accordo
con
una
principessa
venuta
da
non
so
dove
,
la
quale
lo
aiutava
...
-
Tu
vuoi
spaventarmi
,
Teotokris
?
-
interruppe
il
rajah
che
era
diventato
grigiastro
,
e
che
per
l
'
improvvisa
emozione
,
aveva
lasciato
cadere
sulla
ricca
coperta
del
suo
letto
-
trono
,
il
bicchierino
di
forte
liquore
che
teneva
in
mano
.
-
No
,
poiché
anche
essendo
a
letto
ho
provveduto
a
tutto
.
-
In
quale
modo
?
-
Facendo
rapire
e
sequestrare
l
'
amica
del
mylord
.
-
Per
tutti
i
cateri13
dell
'
India
!
Tu
hai
fatto
questo
?
-
Sì
,
Altezza
-
rispose
Teotokris
.
-
E
dove
si
trova
ora
?
-
Nel
mio
palazzo
.
-
E
tu
mi
accerti
che
quella
principessa
sia
una
spia
?
-
E
qualche
cosa
di
più
ancora
posso
provare
.
-
Continua
.
-
Sembra
che
ella
ti
stesse
ordendo
una
congiura
per
prenderti
la
corona
.
I
miei
uomini
e
uno
de
'
tuoi
ministri
l
'
hanno
costretta
a
confessare
.
-
Il
rajah
che
aveva
preso
dallo
sgabello
,
situato
presso
il
trono
,
un
altro
bicchierino
,
lasciò
cadere
anche
quello
senza
aver
avuto
il
tempo
di
vuotarlo
.
Un
forte
tremito
assalì
quel
principe
ubriacone
,
mentre
dal
suo
viso
trapelava
uno
spavento
impossibile
a
descriversi
.
-
Ma
io
farò
stritolare
tutti
quei
traditori
sotto
le
zampe
del
mio
elefante
carnefice
!
-
urlò
poscia
con
uno
scatto
di
furore
.
-
Allora
dovresti
cominciare
da
mylord
.
-
Perché
da
lui
?
-
È
l
'
amico
intimo
di
quella
principessa
e
prima
che
egli
fosse
nominato
grande
cacciatore
,
la
visitava
di
frequente
.
-
Chi
te
l
'
ha
detto
?
-
Un
fakiro
che
elemosinava
nei
pressi
del
Palazzo
della
misteriosa
principessa
.
-
E
nessun
'
altra
prova
?
Capirai
che
noi
dobbiamo
agire
colla
maggior
prudenza
.
Il
mylord
può
essere
stato
mandato
qui
dal
viceré
del
Bengala
,
e
tu
sai
che
gli
inglesi
sono
abituati
ad
approfittare
anche
delle
più
piccole
occasioni
,
per
stendere
le
loro
mani
rapaci
sui
principati
ancora
indipendenti
.
-
Ma
quella
principessa
è
un
'
indiana
e
non
già
una
donna
bianca
.
-
Ebbene
la
farò
sfrattare
dal
mio
stato
.
-
E
gli
altri
?
-
Quali
altri
?
-
I
complici
.
Sai
che
cosa
credo
?
Che
faccia
parte
della
congiura
un
principe
di
non
so
quale
paese
,
non
di
razza
bianca
però
e
che
è
quello
stesso
che
respinse
i
nostri
seikki
,
quando
assalirono
la
pagoda
sotterranea
.
-
E
me
lo
dici
ora
,
Teotokris
!
-
gridò
il
re
con
collera
.
E
vuotando
un
paio
di
bicchierini
per
prendere
probabilmente
un
po
'
d
'
animo
,
saltò
o
meglio
si
lasciò
scivolare
giù
dal
letto
-
trono
,
mettendosi
a
passeggiare
nervosamente
per
la
piattaforma
.
Teotokris
,
appoggiato
allo
stipite
della
porta
,
lo
guardava
con
un
sorriso
beffardo
sulle
labbra
.
-
E
dunque
?
-
chiese
finalmente
il
principe
,
-
che
cosa
mi
consigli
di
fare
?
-
Accusare
direttamente
il
grande
cacciatore
e
,
giacché
non
osi
farlo
schiacciare
dall
'
elefante
,
metterlo
sotto
chiave
.
-
E
poi
?
-
Eh
!
-
fece
il
greco
.
-
In
carcere
si
possono
far
succedere
tante
cose
.
-
Ossia
?
-
Se
passato
un
certo
tempo
,
senza
che
il
viceré
del
Bengala
inoltri
qualche
reclamo
sull
'
arresto
del
suo
suddito
,
un
po
'
di
veleno
farà
scomparire
ogni
cosa
:
carne
ed
ossa
.
-
Il
rajah
lo
guardò
con
ammirazione
.
-
Tu
sei
un
grande
ministro
,
Teotokris
,
-
disse
poi
.
-
Ah
!
questi
europei
sono
meravigliosi
!
-
Siete
deciso
,
Altezza
?
-
Ho
piena
fiducia
di
te
.
-
Lo
accuserai
direttamente
?
-
Sì
,
-
rispose
il
rajah
.
-
Quando
?
-
Il
rajah
pensò
qualche
momento
poi
rispose
:
-
Onde
meglio
mascherare
le
cose
,
questa
sera
daremo
una
festa
nella
sala
degli
elefanti
,
e
quando
l
'
allegria
sarà
al
colmo
,
chiederò
conto
al
mio
grande
cacciatore
delle
sue
relazioni
colla
misteriosa
principessa
.
Tu
terrai
pronti
cinquanta
seikki
,
perché
quel
mylord
è
sempre
armato
e
non
fa
un
passo
se
non
ha
dietro
que
'
sei
brutti
musi
verdastri
.
-
Non
vi
pentirete
Altezza
?
-
No
,
sono
risoluto
a
troncare
la
testa
a
questa
congiura
.
Ho
ucciso
mio
fratello
per
avere
la
corona
;
non
la
cederò
a
stranieri
finché
avrò
una
goccia
di
sangue
.
-
Il
greco
aprì
le
tende
e
scomparve
,
mentre
il
principe
saliva
sul
suo
trono
-
letto
,
allungandosi
sulla
coperta
di
seta
azzurra
fiorita
,
inzuppata
di
whisky
...
Mentre
il
greco
preparava
la
perdita
di
Yanez
,
questi
,
che
non
sospettava
nemmeno
lontanamente
quale
tegola
stava
per
cadergli
sul
capo
,
specialmente
dopo
la
splendida
riuscita
della
prova
e
le
promesse
del
rajah
,
faceva
tranquillamente
la
sua
colazione
chiacchierando
col
chitmudgar
e
coi
suoi
malesi
.
Quantunque
le
manovre
del
greco
lo
preoccupassero
non
poco
,
egli
era
profondamente
convinto
di
dare
fra
non
molto
la
scalata
al
trono
,
e
di
offrirlo
alla
sua
adorata
Surama
.
Ciò
che
lo
inquietava
invece
,
era
la
mancanza
di
notizie
da
parte
di
Sandokan
e
da
parte
di
Surama
,
che
non
aveva
più
riveduta
,
dopo
la
sua
entrata
nel
palazzo
reale
,
temendo
di
comprometterla
.
Se
avesse
saputo
che
in
quel
momento
ella
era
già
prigioniera
del
greco
!
Kubang
fortunatamente
si
guardò
bene
dall
'
avvertirlo
,
confidando
nell
'
audacia
della
Tigre
della
Malesia
.
Divorata
coscienziosamente
la
eccellente
colazione
,
fattagli
preparare
dal
chitmudgar
,
si
era
pacificamente
addormentato
sull
'
ampio
seggiolone
di
bambù
,
colla
sigaretta
semi
-
spenta
fra
le
labbra
.
I
malesi
non
tardarono
ad
imitarlo
dopo
essersi
ritirati
nella
loro
ampia
stanza
che
serviva
a
loro
,
in
certo
qual
modo
,
di
quartiere
.
Era
d
'
altronde
l
'
ora
in
cui
tutti
si
riposavano
,
ricchi
e
poveri
,
poiché
dal
mezzodì
alle
quattro
pomeridiane
,
in
tutte
le
città
dell
'
India
,
ogni
lavoro
viene
sospeso
,
per
evitare
i
tremendi
colpi
di
sole
,
che
sono
quasi
sempre
fortissimi
,
come
lo
sono
i
colpi
di
luna
per
coloro
che
durante
la
notte
s
'
addormentano
all
'
aperto
,
senza
aver
la
precauzione
di
gettarsi
qualche
straccio
sul
viso
.
I
primi
quasi
sempre
uccidono
,
i
secondi
invece
accecano
o
producono
gonfiori
alla
faccia
,
accompagnati
da
malessere
e
da
fortissime
febbri
.
Alle
cinque
il
chitmudgar
svegliò
il
portoghese
portando
,
su
un
vassoio
d
'
argento
,
un
biglietto
profumato
ed
una
piccola
scatola
d
'
oro
finamente
cesellata
.
-
Ah
!
-
esclamò
Yanez
,
alzandosi
.
-
Il
rajah
vuole
certamente
ricompensarmi
dell
'
uccisione
del
rinoceronte
.
Se
ciò
gli
fa
piacere
accettiamo
pure
.
-
La
scatoletta
conteneva
un
altro
magnifico
anello
con
uno
splendido
rubino
,
del
valore
di
qualche
migliaio
di
rupie
;
la
lettera
era
un
invito
per
una
festa
che
il
rajah
offriva
alla
sua
corte
nella
sala
degli
elefanti
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
nuovamente
Yanez
.
-
Il
rajah
comincia
a
diventare
gentile
ed
apprezzare
i
miei
servigi
.
Speriamo
d
'
indurlo
a
poco
a
poco
a
sbarazzarsi
di
quel
briccone
di
greco
.
Via
quell
'
individuo
,
io
e
Sandokan
non
avremo
da
fare
altro
che
allungare
le
mani
e
togliere
,
dalla
testa
di
quell
'
ubriacone
,
la
corona
che
gli
pesa
ormai
troppo
.
-
Si
mise
in
un
dito
il
prezioso
anello
e
siccome
la
festa
doveva
cominciare
subito
dopo
la
scomparsa
del
sole
,
fece
un
'
accurata
toeletta
,
indossando
un
nuovissimo
vestito
di
flanellina
bianca
,
molto
leggero
,
e
stivaloni
lucidissimi
.
Alle
reni
cinse
poi
una
larghissima
fascia
di
seta
a
varie
tinte
,
doppiandola
in
modo
da
poter
nascondere
le
sue
pistole
ed
il
kriss
,
lasciando
solo
in
vista
la
scimitarra
.
-
Non
si
sa
mai
quello
che
può
succedere
alla
corte
d
'
un
principe
indiano
,
-
mormorò
.
Anche
i
suoi
malesi
si
erano
vestiti
a
nuovo
ed
avevano
ben
pulite
le
loro
carabine
e
le
loro
scimitarre
,
empiendosi
le
tasche
e
le
fasce
di
munizioni
,
come
se
dovessero
recarsi
ad
una
partita
di
caccia
,
piuttosto
che
ad
una
festa
,
essendo
per
istinto
non
meno
diffidenti
del
loro
padrone
.
Quando
Yanez
udì
squillare
nell
'
ampio
cortile
i
baunk
,
che
sono
specie
di
trombette
dal
suono
acutissimo
,
e
rumoreggiare
i
grossi
tamburi
,
lasciò
l
'
appartamento
preceduto
dal
chitmudgar
,
che
si
pavoneggiava
in
un
ampio
dootèe
di
seta
gialla
e
seguìto
dai
suoi
malesi
.
La
sala
degli
elefanti
si
trovava
a
pianterreno
e
s
'
apriva
su
uno
dei
quattro
angoli
del
cortile
.
Era
più
vasta
e
più
splendida
di
quella
che
il
rajah
usava
pei
ricevimenti
,
con
magnifiche
colonne
ricche
di
scolture
e
di
dorature
,
e
anche
quella
non
mancava
d
'
un
trono
.
Era
un
immenso
seggiolone
sorretto
,
come
quello
del
Gran
Mogollo
,
da
sei
piedi
d
'
oro
massiccio
,
che
si
dipartivano
da
una
foglia
di
palma
di
dimensioni
enormi
,
di
legno
intagliato
.
Sopra
la
spalliera
un
pavone
tutto
di
bronzo
dorato
,
allargava
la
sua
coda
variopinta
,
che
teneva
incastrati
diamanti
,
zaffiri
e
rubini
d
'
un
effetto
splendido
.
Il
rajah
vi
si
era
già
assiso
,
circondato
dai
suoi
ministri
e
dai
suoi
favoriti
e
riceveva
gli
omaggi
dei
pezzi
grossi
della
capitale
,
offrendo
a
tutti
bicchieri
di
liquori
.
In
un
angolo
dell
'
immensa
sala
,
su
una
piattaforma
,
coperta
da
un
bellissimo
tappeto
di
Persia
,
una
trentina
di
suonatori
soffiavano
disperatamente
dentro
quelle
lunghe
trombe
di
rame
chiamate
ramsinga
,
o
dentro
le
surnae
che
rassomigliano
alle
nostre
chiarine
,
mentre
altri
pizzicavano
le
corde
di
seta
delle
sitar
,
che
sono
le
chitarre
indiane
,
o
quelle
dell
'
omerti
,
quello
strano
istrumento
formato
con
una
mezza
noce
di
cocco
,
coperta
per
un
terzo
d
'
una
pelle
finissima
,
o
quelle
dei
sarindàh
.
Fra
le
otto
colonne
che
reggevano
la
volta
della
sala
,
una
cinquantina
di
can
-
ceni
,
ossia
di
danzatrici
,
tutte
bellissime
e
sfarzosamente
vestite
,
coi
petti
chiusi
entro
corazze
di
metallo
dorato
,
coi
lunghi
capelli
sciolti
,
che
avevano
alle
estremità
dei
mazzolini
di
fiori
,
eseguivano
la
danza
della
ram
-
genye
,
la
più
graziosa
di
tutti
i
ballabili
indiani
.
All
'
estremità
della
sala
invece
altrettanti
balok
,
ossia
giovani
ballerini
,
col
corpo
semi
-
nudo
,
dipinto
in
più
luoghi
e
colle
teste
ornate
di
fiori
e
di
nastri
,
danzavano
la
ram
-
genye
,
eseguendo
dei
passi
difficilissimi
,
assai
ammirati
dai
numerosissimi
spettatori
che
erano
accorsi
all
'
invito
del
rajah
.
Yanez
dopo
d
'
aver
dato
un
rapido
sguardo
a
tutti
quegli
invitati
,
attraversò
la
sala
sempre
seguìto
dai
suoi
malesi
e
andò
a
salutare
il
principe
,
il
quale
,
in
contraccambio
,
gli
offrì
una
tazza
di
arak
birmano
,
porgendogliela
di
propria
mano
.
Il
principe
sembrava
molto
di
buon
umore
,
forse
anche
perché
era
ormai
molto
alticcio
;
però
aveva
negli
sguardi
un
certo
lampo
falso
che
non
sfuggì
al
portoghese
,
che
era
un
osservatore
profondo
.
Non
vedendo
però
fra
i
ministri
il
greco
,
si
rassicurò
alquanto
e
dopo
aver
vuotata
la
tazza
,
andò
a
sedersi
su
uno
dei
divani
,
che
giravano
tutto
intorno
alla
sala
.
Le
danze
si
seguivano
alle
danze
,
ora
accompagnate
dal
bin
,
dal
sitar
e
da
altri
istrumenti
a
corda
,
come
usano
gli
indiani
ed
ora
dal
tobla
,
dall
'
hula
e
dal
sarindàh
,
come
usano
invece
i
mussulmani
dell
'
India
centrale
e
settentrionale
.
Le
can
-
ceni
ed
i
balok
facevano
meraviglie
,
dando
prova
d
'
una
resistenza
incredibile
.
Di
quando
in
quando
una
turba
di
servi
,
splendidamente
vestiti
,
che
reggevano
degli
immensi
vassoi
d
'
argento
o
d
'
oro
,
irrompevano
nella
sala
,
offrendo
agli
invitati
pasticcini
,
gelati
,
bibite
di
varie
specie
,
o
delle
pipe
già
cariche
di
eccellente
tabacco
,
o
scatole
piene
di
betel
.
Già
la
danza
durava
da
un
paio
d
'
ore
quando
,
con
sorpresa
di
tutti
,
si
vide
regnare
una
improvvisa
agitazione
sulla
piattaforma
del
trono
.
I
ministri
che
fino
allora
erano
sempre
stati
seduti
presso
il
trono
,
bevendo
e
fumando
,
si
erano
alzati
discorrendo
animatamente
fra
di
loro
e
gesticolando
,
mentre
il
rajah
era
balzato
giù
dal
trono
,
facendo
dei
gesti
che
parevano
di
collera
.
Ufficiali
salivano
e
scendevano
dalla
piattaforma
,
come
per
ricevere
e
dare
ordini
.
-
Che
cosa
può
essere
successo
?
-
si
chiese
Yanez
a
cui
non
era
sfuggito
quel
tramestìo
.
-
Che
sia
scoppiata
qualche
rivoluzione
in
qualche
parte
del
regno
?
-
Si
era
appena
fatta
quella
domanda
quando
vide
il
rajah
lasciare
la
piattaforma
e
scomparire
dietro
una
tenda
,
subito
seguìto
da
uno
dei
suoi
ministri
.
Quasi
nel
medesimo
tempo
un
ufficiale
della
guardia
si
diresse
verso
il
divano
ch
'
egli
occupava
.
Yanez
vedendolo
accostarsi
,
provò
una
stretta
al
cuore
.
Gli
era
balenato
subito
il
sospetto
che
Sandokan
avesse
tentato
qualcuno
dei
suoi
audaci
colpi
di
testa
e
che
gli
fosse
toccata
qualche
disgrazia
.
-
Mylord
,
-
disse
l
'
ufficiale
,
fermandoglisi
dinanzi
e
curvandosi
,
onde
i
vicini
non
potessero
udirlo
.
-
Il
rajah
desidera
parlarti
.
-
Che
cosa
è
avvenuto
?
-
Lo
ignoro
:
so
solo
che
mi
ha
detto
di
condurti
senza
indugio
da
lui
.
-
Ti
seguo
-
rispose
Yanez
forzandosi
a
mostrarsi
tranquillo
.
I
malesi
che
stavano
appoggiati
alla
parete
,
vedendo
il
loro
padrone
alzarsi
,
si
erano
staccati
per
seguirlo
,
ma
l
'
ufficiale
fu
pronto
a
dire
:
-
Il
rajah
desidera
parlare
al
suo
grande
cacciatore
senza
testimoni
,
perciò
voi
dovete
rimanere
qui
.
È
l
'
ordine
che
ho
ricevuto
.
-
Rimanete
pure
,
-
disse
Yanez
volgendosi
verso
i
malesi
.
Fece
colla
mano
un
gesto
che
voleva
dire
:
-
Tenetevi
pronti
a
tutto
.
-
Poi
seguì
l
'
ufficiale
,
mentre
le
danze
continuavano
animatissime
e
gl
'
istrumenti
musicali
facevano
echeggiare
di
allegre
melodie
l
'
ampia
sala
degli
elefanti
.
Uscirono
da
una
delle
due
parti
che
si
aprivano
ai
due
lati
del
trono
,
e
Yanez
si
trovò
in
una
saletta
ammobigliata
con
molto
gusto
,
con
divani
,
specchi
e
lampadari
bellissimi
.
Il
rajah
era
là
,
seduto
su
una
poltrona
di
bambù
,
appoggiata
contro
una
tenda
,
che
doveva
nascondere
di
certo
qualche
porta
.
Non
aveva
con
sé
che
un
ministro
e
due
ufficiali
della
sua
guardia
.
Yanez
comprese
di
primo
acchito
,
dall
'
espressione
alterata
del
viso
,
che
il
rajah
non
era
più
di
buon
umore
.
-
Che
cosa
desiderate
,
Altezza
,
da
me
?
-
chiese
Yanez
fermandosi
a
due
passi
dal
principe
.
-
Vi
è
qualche
altra
caccia
da
organizzare
?
-
Forse
,
mylord
-
rispose
bruscamente
il
rajah
;
-
ma
dubito
molto
che
si
dia
l
'
incarico
a
te
,
questa
volta
.
-
Perché
,
Altezza
?
-
Perché
potresti
essere
tu
la
selvaggina
.
-
Yanez
con
uno
sforzo
prodigioso
trattenne
un
sussulto
,
poi
guardando
bene
in
viso
il
principe
gli
chiese
freddamente
:
-
Volete
scherzare
,
Altezza
,
o
guastare
la
festa
?
-
Né
l
'
una
,
né
l
'
altra
cosa
.
-
Allora
spiegatevi
meglio
.
-
Il
rajah
s
'
alzò
e
facendo
un
passo
innanzi
,
gli
chiese
a
bruciapelo
:
-
Chi
è
quella
principessa
indiana
?
-
Per
la
seconda
volta
il
portoghese
fu
costretto
a
fare
un
nuovo
e
più
terribile
sforzo
,
per
mantenersi
calmo
e
non
tradirsi
.
-
Di
quale
principessa
intendete
parlare
,
Altezza
?
-
domandò
mentre
impallidiva
a
vista
d
'
occhio
.
-
Di
quella
che
ha
il
suo
palazzo
dinanzi
la
vecchia
pagoda
di
Tabri
.
-
Ah
!
-
fece
Yanez
tentando
di
sorridere
.
-
Chi
è
stato
quell
'
imbecille
che
vi
ha
detto
che
quella
è
una
principessa
?
-
Non
importa
che
te
lo
dica
,
mylord
.
La
conosci
tu
?
-
Da
molto
tempo
.
-
Chi
è
?
-
Una
bellissima
indiana
,
che
io
ho
scoperta
nel
Mysore
,
e
che
m
'
accompagna
sempre
nei
miei
viaggi
,
perché
ella
mi
ama
ed
io
l
'
amo
.
Siete
ora
soddisfatto
,
Altezza
?
-
No
,
-
rispose
seccamente
il
principe
.
-
Che
cosa
desiderate
di
sapere
ancora
?
-
Sapere
quale
motivo
ti
ha
spinto
a
venire
nel
mio
regno
.
-
Ve
l
'
ho
già
detto
:
la
passione
per
le
grosse
cacce
.
-
In
tale
caso
non
si
conducono
tanti
uomini
.
-
Non
ne
ho
che
sei
.
-
E
quelli
che
occupavano
il
tempio
sotterraneo
e
che
mi
sono
sfuggiti
di
mano
?
-
Yanez
,
malgrado
il
suo
straordinario
coraggio
,
si
sentì
vacillare
.
-
Quali
?
-
chiese
dopo
un
breve
silenzio
.
-
Io
non
so
di
quali
uomini
vogliate
parlare
.
-
Non
li
conosci
tu
?
-
Non
so
chi
siano
,
né
per
quale
motivo
si
siano
rifugiati
in
quella
pagoda
.
-
È
strano
che
la
tua
donna
non
te
n
'
abbia
mai
parlato
.
-
Chi
?
-
chiese
Yanez
con
impeto
.
-
Quella
che
chiamano
la
principessa
.
-
Quella
fanciulla
conoscere
quegli
uomini
!
Chi
v
'
ha
narrato
ciò
,
Altezza
?
È
una
infamia
codesta
!
-
L
'
ha
confessato
ella
stessa
.
-
Yanez
portò
ambo
le
mani
alla
fascia
dove
teneva
nascoste
le
pistole
e
guardò
ferocemente
il
principe
.
Una
bella
collera
,
a
poco
a
poco
,
lo
invadeva
.
Aveva
capito
perfino
troppo
e
si
sentiva
mancare
il
terreno
sotto
i
piedi
.
-
Altezza
!
-
disse
con
voce
minacciosa
,
-
che
cosa
avete
fatto
di
quella
fanciulla
?
-
L
'
abbiamo
fatta
rapire
.
-
Miserabili
!
-
tuonò
Yanez
con
accento
terribile
.
-
Chi
vi
ha
dato
il
permesso
?
-
Il
rajah
che
aveva
preso
un
animo
insolito
per
l
'
eccitamento
dei
liquori
poco
prima
tracannati
,
rispose
prontamente
:
-
Da
quando
un
principe
,
che
regna
assoluto
,
deve
chiedere
dei
permessi
agli
stranieri
,
mylord
?
-
Io
vi
ho
reso
dei
servigi
.
-
Ed
io
ti
ho
pagato
.
-
Un
uomo
come
me
non
si
compera
,
né
con
diecimila
,
né
con
cento
mila
rupie
,
m
'
avete
capito
,
Altezza
?
-
Si
strappò
dalle
dita
i
due
anelli
e
li
gettò
con
disprezzo
a
terra
dicendo
:
-
Ecco
che
cosa
ne
faccio
io
dei
vostri
regali
.
Fateli
raccogliere
dai
vostri
servi
.
-
Il
rajah
un
po
'
atterrito
da
quello
scoppio
d
'
ira
e
da
quell
'
atto
,
rimase
silenzioso
,
limitandosi
ad
aggrottare
la
fronte
.
-
Altezza
,
-
rispose
Yanez
con
rabbia
concentrata
,
-
voi
avete
agito
non
come
un
principe
,
bensì
come
un
malandrino
.
Ricordatevi
però
che
io
sono
un
suddito
inglese
,
che
sono
per
di
più
un
mylord
,
che
la
mia
donna
è
sotto
la
protezione
del
governo
inglese
,
e
che
alle
frontiere
del
Bengala
vi
sono
truppe
sufficienti
per
invadere
il
vostro
stato
e
conquistarlo
.
-
Tu
mi
hai
offeso
,
mylord
,
-
rispose
il
rajah
con
collera
.
-
Non
me
ne
importa
.
Rendimi
quella
fanciulla
o
io
...
-
Che
cosa
oseresti
fare
?
-
Non
ti
terrò
più
in
conto
di
un
principe
.
-
Ed
io
ti
risponderò
invitandoti
a
deporre
le
armi
.
-
Io
!
-
gridò
Yanez
balzando
indietro
.
-
Tu
,
mylord
,
devi
averne
sotto
la
tua
fascia
,
-
disse
il
rajah
.
-
Un
inglese
quando
si
trova
in
paesi
ancora
barbari
,
non
lascia
mai
le
sue
pistole
.
-
Allora
sarò
costretto
a
fartele
togliere
colla
violenza
.
-
Yanez
incrociò
le
braccia
sul
petto
e
guardandolo
fisso
con
tono
di
sfida
:
-
Provatevi
e
vedrete
che
cosa
succederà
qui
...
-
Il
rajah
,
visibilmente
spaventato
dall
'
audacia
del
portoghese
,
era
rimasto
silenzioso
,
volgendo
gli
occhi
ora
verso
l
'
una
ed
ora
verso
l
'
altra
delle
sue
guardie
,
come
per
chiedere
una
pronta
protezione
.
Il
suo
ministro
,
che
tremava
come
se
avesse
avuta
la
febbre
,
aveva
battuto
prudentemente
la
ritirata
verso
una
delle
due
porte
della
sala
degli
elefanti
.
-
Dunque
?
-
chiese
Yanez
vedendo
che
il
principe
non
si
decideva
a
riprendere
la
parola
.
-
Mylord
,
-
disse
finalmente
il
rajah
riprendendo
un
po
'
di
coraggio
,
-
ti
dimentichi
che
ho
qui
più
di
duecento
seikki
,
pronti
a
dare
il
loro
sangue
per
me
?
-
Lanciatemeli
addosso
:
io
sono
qui
ad
aspettarli
.
-
Allora
deponi
le
armi
.
-
Mai
!
-
Finiamola
!
-
gridò
il
rajah
esasperato
.
-
Ufficiali
,
disarmate
quest
'
uomo
!
-
Ah
!
è
così
che
tu
tratti
il
tuo
grande
cacciatore
?
-
gridò
Yanez
.
In
tre
salti
attraversò
la
stanza
e
si
precipitò
nella
sala
tuonando
:
-
A
me
,
malesi
!
...
-
Aveva
estratte
le
pistole
e
le
aveva
puntate
verso
la
porta
,
pronto
a
fulminare
i
due
ufficiali
della
guardia
,
se
lo
avessero
seguìto
.
I
malesi
,
udendo
la
voce
del
loro
capo
e
vedendolo
precipitare
fra
le
danzatrici
e
gli
spettatori
colle
armi
in
pugno
,
balzarono
innanzi
come
tigri
,
armando
precipitosamente
le
carabine
e
puntandole
verso
la
folla
.
Un
immenso
grido
di
terrore
echeggiò
nella
vasta
sala
.
-
Via
tutti
!
-
gridò
Yanez
,
-
o
comando
il
fuoco
!
-
Le
danzatrici
,
i
suonatori
e
gli
spettatori
,
che
erano
inermi
e
che
ormai
sapevano
quanto
fosse
audace
il
grande
cacciatore
,
si
rovesciarono
confusamente
verso
la
porta
,
che
metteva
nel
cortile
d
'
onore
,
pigiandosi
e
gareggiando
accanitamente
per
giungere
prima
all
'
aperto
.
Urlavano
tutti
in
preda
ad
un
vivissimo
spavento
,
credendo
in
buona
fede
che
la
scorta
del
grande
cacciatore
,
si
preparasse
a
far
fuoco
dietro
le
loro
spalle
.
Yanez
approfittò
di
quella
confusione
per
chiudere
le
due
piccole
porte
di
bronzo
massiccio
,
che
mettevano
nelle
vicine
stanze
ed
a
sprangarle
,
onde
impedire
ai
seikki
d
'
irrompere
nella
sala
.
Quando
gli
ultimi
spettatori
,
dopo
essersi
schiacciati
presso
l
'
uscita
,
riuscirono
a
loro
volta
a
mettersi
in
salvo
nel
cortile
,
i
malesi
chiusero
con
gran
fracasso
anche
quella
porta
,
che
era
pure
di
bronzo
,
e
così
spessa
da
sfidare
il
fuoco
d
'
un
pezzo
d
'
artiglieria
.
-
Ora
-
disse
Yanez
,
-
prepariamoci
a
vendere
cara
la
pelle
,
amici
.
Sappiate
che
tutto
è
stato
scoperto
,
che
Surama
è
stata
rapita
,
e
che
non
si
sa
nulla
di
Sandokan
.
Non
ci
resta
che
di
morire
,
ma
noi
vecchie
tigri
di
Mompracem
,
non
abbiamo
paura
della
morte
.
Avete
molte
munizioni
?
-
Quattrocento
colpi
-
rispose
Burni
.
-
Peccato
che
Kubang
non
sia
ritornato
a
tempo
.
Vi
sarebbe
una
carabina
di
più
.
Come
mai
non
si
è
più
fatto
vivo
?
-
Capitano
,
che
sia
stato
assassinato
?
-
disse
uno
dei
cinque
malesi
.
-
Può
darsi
-
rispose
Yanez
.
-
Vendicheremo
anche
lui
.
Burni
,
tu
pel
momento
prenderai
il
posto
di
Kubang
.
-
Va
bene
,
capitano
.
-
In
quell
'
istante
,
ad
una
delle
due
porte
che
comunicavano
colle
stanze
,
si
udì
echeggiare
un
colpo
sonoro
che
parve
prodotto
dall
'
urto
d
'
una
mazza
di
metallo
,
seguìto
subito
da
una
voce
imperiosa
che
gridava
:
-
Aprite
,
ordine
del
rajah
!
-
Yanez
che
stava
dirigendosi
già
verso
il
portone
di
bronzo
,
immaginandosi
che
l
'
attacco
più
vigoroso
sarebbe
stato
tentato
da
quella
parte
,
tornò
prontamente
indietro
,
gridando
a
sua
volta
:
-
Va
'
a
dire
a
S
.
A
.
che
il
suo
grande
cacciatore
non
ha
pel
momento
alcun
desiderio
di
ricevere
i
suoi
ordini
.
-
Se
non
obbedisci
,
mylord
,
farò
abbattere
le
porte
.
-
Ma
dietro
le
porte
troverai
degli
uomini
pronti
a
tenerti
testa
,
perché
tutti
noi
siamo
risoluti
a
vendere
carissima
la
nostra
pelle
.
-
Rifiuti
,
mylord
?
-
Assolutamente
.
-
È
la
tua
ultima
parola
?
-
Sì
,
l
'
ultima
-
rispose
Yanez
.
La
voce
non
si
fece
più
udire
.
Yanez
s
'
accostò
alla
porta
di
bronzo
che
metteva
sul
cortile
e
si
mise
in
ascolto
.
Al
di
fuori
si
udiva
un
brusio
di
voci
,
come
se
molti
uomini
si
fossero
radunati
dinanzi
alla
porta
.
-
Saranno
i
seikki
del
rajah
,
-
mormorò
.
-
Per
Giove
!
La
faccenda
minaccia
di
diventare
seria
!
Non
poter
avvertire
Sandokan
!
Come
finirà
tutto
ciò
?
Non
potremo
resistere
indefinitamente
,
e
questa
porta
,
per
quanto
robusta
,
finirà
per
cadere
.
-
Ad
un
tratto
trasalì
!
Aveva
udito
un
barrito
spaventevole
,
come
quello
d
'
un
elefante
in
furore
,
rimbombare
a
breve
distanza
dalla
porta
.
-
Ah
per
Giove
!
Io
non
avevo
pensato
a
questo
!
-
esclamò
.
-
A
me
,
malesi
!
-
I
cinque
uomini
si
ripiegarono
rapidamente
verso
il
centro
della
sala
.
-
Che
cosa
dobbiamo
fare
,
capitano
Yanez
?
-
chiese
Burni
.
-
Prendere
tutti
questi
divani
,
queste
sedie
ed
innalzare
una
barricata
dietro
la
grande
porta
di
bronzo
.
-
Non
aveva
ancora
terminato
di
parlare
che
già
i
malesi
erano
al
lavoro
.
Bastarono
pochi
minuti
a
quegli
uomini
infaticabili
,
per
elevare
dietro
alla
porta
una
barricata
imponente
,
più
per
intralciare
il
passo
all
'
elefante
che
per
arrestarlo
.
Yanez
però
era
sicuro
di
abbatterlo
a
colpi
di
carabina
,
prima
che
potesse
scagliarsi
attraverso
la
sala
.
-
Dietro
a
tutti
questi
divani
,
ci
difenderemo
a
meraviglia
,
-
disse
ai
malesi
.
-
Rimanga
un
uomo
solo
a
guardia
delle
due
porticine
.
L
'
attacco
si
farà
qui
per
ora
.
-
In
quell
'
istante
un
altro
e
più
formidabile
barrito
si
fece
udite
al
di
fuori
,
seguìto
da
alcune
grida
.
Erano
i
cornac
che
eccitavano
l
'
animale
a
dare
addosso
alla
porta
.
-
Tutti
intorno
a
me
!
-
comandò
Yanez
.
-
Qualunque
cosa
accada
,
non
lasciate
la
barricata
,
o
morrete
schiacciati
dalle
porte
di
bronzo
.
-
Un
rombo
metallico
fece
tremare
perfino
le
pareti
della
vasta
sala
e
oscillare
spaventosamente
le
massicce
porte
di
bronzo
.
L
'
elefante
aveva
dato
il
primo
cozzo
colle
parti
deretane
.
-
Che
forza
prodigiosa
hanno
questi
pachidermi
!
-
mormorò
Yanez
.
-
Sette
od
otto
di
questi
colpi
ed
il
varco
sarà
aperto
.
-
Trascorse
mezzo
minuto
d
'
angosciosa
aspettativa
per
gli
assediati
,
poi
un
altro
urto
fu
dato
alla
porta
,
la
quale
oscillò
dalla
base
alla
cima
.
Parve
che
fosse
scoppiata
qualche
grossa
granata
,
o
che
gli
assedianti
avessero
dato
fuoco
ad
un
mortaio
di
grosso
calibro
.
Ne
seguì
un
terzo
,
poi
un
quarto
,
sempre
più
violento
.
Al
quinto
le
porte
,
svelte
dai
cardini
,
piombarono
con
un
fragore
assordante
addosso
ai
divani
,
schiacciandone
un
gran
numero
,
ma
rinforzando
nel
medesimo
tempo
colla
loro
massa
,
la
barricata
.
-
Amici
!
-
gridò
Yanez
,
che
era
già
preparato
a
quella
caduta
-
prepariamoci
a
dare
a
questi
indiani
una
lezione
che
faccia
epoca
.
-
24
.
La
resa
di
Yanez
L
'
elefante
,
atterrato
l
'
ostacolo
,
si
era
frettolosamente
allontanato
di
una
ventina
di
passi
,
poi
si
era
voltato
presentando
agli
assediati
la
sua
formidabile
tromba
,
che
stringeva
all
'
estremità
una
massiccia
sbarra
di
ferro
.
Seduto
fra
le
due
orecchie
stava
il
suo
cornac
,
armato
dell
'
uncino
onde
spingerlo
all
'
attacco
.
Dietro
ed
ai
fianchi
si
erano
radunati
trenta
o
quaranta
seikki
;
però
altri
dovevano
trovarsi
nel
cortile
a
giudicare
dalle
grida
e
dai
comandi
che
si
udivano
.
La
porta
era
così
ampia
che
l
'
elefante
poteva
entrare
senza
fatica
nella
sala
,
la
quale
,
forse
in
altri
tempi
,
aveva
servito
da
scuderia
a
quei
colossali
pachidermi
.
Avanti
che
il
grosso
animale
salisse
il
primo
gradino
,
una
ventina
di
seikki
gli
si
gettarono
dinanzi
,
sparando
all
'
impazzata
fra
i
divani
e
le
sedie
,
colla
speranza
di
far
scaricare
le
carabine
degli
assediati
;
questi
però
,
che
erano
bene
al
riparo
dalle
palle
degli
avversari
,
si
guardarono
bene
dal
cadere
nel
tranello
.
Non
ricevendo
risposta
,
i
seikki
,
dopo
d
'
aver
consumato
senza
alcun
risultato
un
centinaio
di
cartucce
,
lasciarono
il
passo
al
pachiderma
,
il
quale
s
'
avanzò
coraggiosamente
ostruendo
,
col
suo
corpaccio
,
tutta
la
porta
.
Era
il
momento
atteso
da
Yanez
.
-
Ecco
un
'
altra
barricata
,
-
mormorò
.
-
Non
lasciamolo
passare
del
tutto
.
-
Alzò
la
sua
grossa
carabina
,
tenendosi
inginocchiato
dietro
un
divano
e
lasciò
partire
uno
dopo
l
'
altro
i
due
colpi
,
tosto
imitato
dai
suoi
uomini
.
L
'
elefante
colpito
alle
giunture
delle
spalle
,
i
due
punti
più
vulnerabili
,
e
crivellato
dai
proiettili
dei
malesi
,
tentò
di
dare
indietro
per
uscire
da
quella
strettoia
;
ma
le
forze
improvvisamente
gli
mancarono
e
s
'
accasciò
di
colpo
,
ostruendo
tutto
il
passaggio
colla
sua
massa
enorme
.
Al
di
fuori
si
levò
un
coro
di
urla
di
rabbia
,
mentre
il
disgraziato
animale
,
dopo
d
'
aver
lanciato
tre
o
quattro
possenti
barriti
,
cominciava
a
rantolare
.
Grosse
lagrime
gli
cadevano
dagli
occhi
e
la
sua
tromba
,
scossa
da
un
tremito
convulso
,
soffiava
sangue
:
indizio
sicuro
d
'
una
prossima
morte
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
Yanez
.
-
Ecco
un
colpo
magnifico
che
i
seikki
non
s
'
aspettavano
.
Vedremo
ora
come
faranno
a
entrare
.
Sarano
costretti
ad
assalirci
dalla
parte
delle
due
porticine
,
e
quelle
aperture
non
sarà
difficile
difenderle
.
Burni
!
-
Capitano
.
-
Prendi
due
uomini
e
va
'
a
demolire
il
palco
dei
suonatori
.
È
necessario
barricare
le
due
porticine
.
-
Quindi
volgendosi
verso
i
due
malesi
che
gli
stavano
inginocchiati
ai
fianchi
,
spiando
gli
ultimi
sussulti
del
pachiderma
,
disse
a
loro
:
-
Non
perdete
di
vista
un
solo
istante
la
porta
,
e
fate
fuoco
sul
primo
che
cercherà
d
'
entrare
.
Potrete
facilmente
vederlo
perché
sarà
costretto
passare
sul
corpo
dell
'
elefante
.
Ed
ora
vedremo
come
stanno
le
cose
.
-
Si
alzò
con
precauzione
e
sporse
il
capo
fra
due
divani
,
lanciando
un
rapido
sguardo
verso
la
porta
.
L
'
elefante
rantolava
ancora
e
dietro
la
sua
massa
si
vedevano
sorgere
numerose
carabine
.
Era
evidente
però
che
i
seikki
aspettavano
che
il
povero
pachiderma
avesse
esalato
il
suo
ultimo
respiro
,
prima
di
avventurarsi
sul
suo
corpo
,
per
timore
di
ricevere
qualche
colpo
di
proboscide
.
Burni
e
i
suoi
due
uomini
avevano
appena
terminato
di
barricare
le
due
porticine
,
accumulandovi
dietro
tavole
,
pali
grossissimi
e
gli
ultimi
divani
,
quando
una
nota
metallica
uscì
dalle
fauci
del
pachiderma
:
la
morte
stava
per
sorprendere
il
disgraziato
animale
.
-
È
il
suo
barrito
supremo
,
-
disse
Yanez
.
-
Tenetevi
pronti
a
respingere
l
'
attacco
.
I
seikki
non
tarderanno
ad
aprire
il
fuoco
.
-
Ne
vedo
già
uno
che
sta
arrampicandosi
sul
dorso
dell
'
elefante
-
disse
Burni
.
Un
guerriero
seikko
,
sicuro
ormai
che
l
'
elefante
era
morto
,
oppure
non
più
in
grado
di
far
uso
della
terribile
proboscide
,
erasi
arrampicato
sul
gigantesco
corpo
e
si
avanzava
strisciando
.
Burni
,
che
non
lo
perdeva
di
vista
,
si
rizzò
in
piedi
,
mirò
qualche
istante
,
tenendosi
semi
-
nascosto
dietro
un
divano
,
poi
lasciò
partire
un
colpo
secco
che
risuonò
nell
'
immensa
sala
.
L
'
indiano
rotolò
verso
uno
degli
stipiti
della
porta
,
lasciandosi
sfuggire
il
fucile
che
teneva
in
mano
,
senza
fare
nemmeno
un
gesto
,
né
mandare
un
grido
.
-
Ecco
uno
che
non
griderà
più
,
-
disse
Yanez
freddamente
.
-
Se
tutti
i
proiettili
colpissero
così
bene
,
colle
munizioni
che
abbiamo
,
non
resterebbe
più
un
solo
seikko
a
quel
maledetto
rajah
.
-
Altri
due
seikki
avevano
preso
il
posto
dell
'
ucciso
.
Vedendo
alzarsi
dietro
i
divani
una
nuvoletta
di
fumo
,
fecero
fuoco
quasi
contemporaneamente
,
credendo
di
colpire
l
'
uccisore
del
loro
compagno
,
ma
Burni
si
era
nascosto
dietro
la
barricata
.
-
A
me
,
ora
,
-
disse
Yanez
.
-
Vi
mostrerò
io
come
tira
il
grande
cacciatore
.
-
Due
spari
fortissimi
seguirono
quelle
parole
.
La
grossa
carabina
del
portoghese
aveva
fulminato
anche
quei
nuovi
assalitori
,
facendoli
ruzzolare
uno
a
destra
e
l
'
altro
a
sinistra
dell
'
elefante
.
Quei
tre
colpi
meravigliosi
scatenarono
un
clamore
assordante
e
rallentarono
,
nel
medesimo
tempo
,
l
'
attacco
.
Il
grande
cacciatore
del
rajah
,
già
ammirato
per
la
sua
straordinaria
audacia
,
cominciava
a
terrorizzare
anche
quei
coraggiosi
guerrieri
,
che
tutti
gli
indiani
ritenevano
invincibili
.
-
Ah
!
Se
potessi
avvertire
la
Tigre
della
Malesia
!
...
-
esclamò
Yanez
.
-
Ma
dove
si
troverà
?
Deve
essere
impegnato
in
qualche
grave
affare
il
mio
fratellino
,
se
non
ha
mandato
a
noi
sue
notizie
.
La
va
male
!
Come
finirà
questa
brutta
faccenda
?
Orsù
,
non
disperiamo
e
cerchiamo
di
resistere
più
che
potremo
!
I
lamenti
sono
affatto
inutili
in
questo
momento
.
-
Una
detonazione
fortissima
scosse
l
'
immensa
sala
,
poi
un
largo
tratto
di
soffitto
precipitò
al
suolo
,
a
breve
distanza
dagli
assediati
.
I
seikki
,
non
osando
attaccare
risolutamente
i
malesi
,
avevano
messo
in
batteria
,
all
'
estremità
del
cortile
d
'
onore
,
un
pezzo
d
'
artiglieria
ed
avevano
cominciato
il
fuoco
.
La
fronte
di
Yanez
si
era
annuvolata
.
-
Questo
non
me
l
'
aspettavo
,
-
mormorò
.
-
Speriamo
che
non
adoperino
delle
granate
.
-
Una
seconda
detonazione
rimbombò
più
acuta
della
prima
,
ed
un
proiettile
,
dopo
d
'
aver
attraversato
l
'
elefante
quasi
a
livello
della
spina
dorsale
,
passò
sibilando
sopra
la
barricata
dei
divani
,
conficcandosi
profondamente
nella
parete
opposta
.
-
Fino
a
quando
potremo
resistere
?
-
disse
Yanez
.
Un
terzo
sparo
rimbombò
nel
cortile
e
si
vide
uno
spettacolo
orribile
.
L
'
elefante
era
stato
colpito
da
una
granata
e
questa
,
scoppiando
nel
suo
corpo
,
aveva
orrendamente
squarciata
la
massa
,
scagliando
,
contro
gli
stipiti
della
porta
,
enormi
lembi
di
pelle
e
di
carne
e
spruzzando
di
sangue
le
vicine
pareti
,
le
porte
di
bronzo
,
i
divani
e
perfino
le
sedie
.
La
detonazione
non
si
era
ancora
spenta
,
quando
dieci
o
dodici
seikki
si
slanciarono
sul
corpo
mutilato
del
pachiderma
,
mandando
urla
feroci
e
facendo
fuoco
in
tutte
le
direzioni
.
I
malesi
avevano
già
alzate
le
carabine
per
rispondere
all
'
attacco
;
Yanez
fu
pronto
a
trattenerli
:
-
No
:
a
colpo
sicuro
!
-
I
seikki
,
superato
il
corpaccio
del
pachiderma
,
si
erano
slanciati
sulle
due
porte
di
bronzo
che
,
come
abbiamo
detto
,
erano
cadute
addosso
ai
divani
,
e
stavano
per
attraversarle
quando
una
voce
secca
,
tagliente
,
si
fece
udire
:
-
Fuoco
,
malesi
!
-
Una
scarica
terribile
,
quasi
a
bruciapelo
,
colpì
il
minuscolo
drappello
d
'
avanguardia
.
Sei
seikki
caddero
in
mezzo
ai
divani
,
più
o
meno
fulminati
.
Gli
altri
,
che
avevano
le
carabine
scariche
,
balzarono
rapidamente
sull
'
elefante
attraverso
lo
squarcio
sanguinoso
e
scapparono
a
gambe
levate
.
-
Questi
montanari
sono
testardi
,
-
disse
Yanez
.
-
Però
io
al
loro
posto
sarei
più
prudente
,
sapendo
d
'
aver
dinanzi
degli
uomini
che
tirano
meravigliosamente
ed
a
colpo
sicuro
.
-
In
guardia
,
capitano
!
-
esclamò
Burni
.
-
Vengono
ancora
?
-
Sì
,
tornano
all
'
attacco
.
-
Turbanti
e
canne
di
carabine
tornavano
a
mostrarsi
dietro
all
'
elefante
.
I
seikki
si
preparavano
di
certo
per
tentare
uno
sforzo
supremo
.
Dovevano
essere
furibondi
per
le
perdite
subite
,
quindi
ben
più
terribili
di
prima
.
Un
urlo
feroce
,
il
grido
di
guerra
di
quelle
intrepide
tribù
montanare
,
li
avvertì
che
l
'
attacco
stava
per
essere
ripreso
.
Ed
infatti
,
un
momento
dopo
,
una
valanga
d
'
uomini
scalava
l
'
elefante
,
proteggendosi
con
un
fuoco
vivissimo
,
di
nessun
effetto
però
per
gli
assediati
,
che
si
trovavano
riparati
prima
dalle
porte
di
bronzo
che
erano
rimaste
inclinate
,
e
poi
da
tutto
quell
'
ammasso
di
divani
e
sedie
.
-
Date
dentro
!
-
comandò
Yanez
ai
suoi
uomini
.
I
malesi
non
si
fecero
ripetere
il
comando
.
Meravigliosi
tiratori
,
aprirono
a
loro
volta
il
fuoco
abbattendo
un
uomo
ogni
colpo
che
sparavano
.
I
seikki
,
quantunque
atterriti
dalla
precisione
di
quel
fuoco
,
che
non
cessava
un
solo
istante
,
se
non
osavano
avanzare
,
si
tenevano
però
ostinatamente
sul
dorso
del
pachiderma
,
rispondendo
colpo
per
colpo
,
mentre
il
pezzo
d
'
artiglieria
,
piazzato
in
fondo
al
cortile
,
tuonava
mandando
le
palle
sopra
le
loro
teste
,
cercando
di
sfondare
il
soffitto
e
di
provocarne
la
caduta
per
schiacciare
i
difensori
della
sala
.
Fortunatamente
la
volta
era
stata
troppo
bene
costruita
e
non
rovinavano
che
qualche
mattone
e
larghi
pezzi
di
calcinaccio
,
proiettili
che
non
inquietavano
affatto
né
Yanez
,
né
i
malesi
.
Il
fuoco
era
diventato
terribile
d
'
ambo
le
parti
e
anche
rapidissimo
.
Ogni
seikko
che
cadeva
,
veniva
subito
surrogato
da
un
altro
non
meno
ostinato
,
né
meno
valoroso
del
compagno
e
che
non
tardava
a
capitombolare
morto
o
ferito
.
Una
ventina
di
uomini
erano
già
stati
posti
fuori
di
combattimento
,
quando
il
segnale
della
ritirata
venne
dato
.
Quel
comando
giungeva
in
buon
punto
,
poiché
i
malesi
si
trovavano
ormai
imbarazzati
a
tener
fronte
a
tanti
avversari
,
e
si
bruciavano
le
mani
essendo
diventate
le
canne
delle
carabine
ardenti
.
Anche
questa
volta
il
fuoco
dei
seikki
non
aveva
ottenuto
alcun
risultato
,
poiché
solo
Burni
era
stato
colpito
da
una
palla
di
rimbalzo
,
che
gli
aveva
portato
via
il
lobo
dell
'
orecchio
destro
,
provocando
un
'
emorragia
che
non
poteva
avere
alcuna
grave
conseguenza
.
-
Capitano
,
-
disse
Burni
,
-
come
ce
la
caveremo
noi
?
Che
cosa
tenteranno
i
seikki
?
-
Eccoli
radunati
intorno
al
pezzo
,
-
gridò
Yanez
.
-
Amici
,
preparatevi
a
sgombrare
o
riceverete
in
pieno
petto
una
palla
di
buon
calibro
.
-
I
malesi
furono
solleciti
ad
allontanarsi
,
riparandosi
dietro
le
due
estreme
ali
della
barricata
,
che
si
trovavano
fuori
dalla
linea
del
portone
.
Avevano
appena
raggiunti
i
loro
posti
,
quando
il
cannone
avvampò
con
un
fragoroso
rimbombo
.
La
palla
rimbalzò
sulle
porte
di
bronzo
,
scheggiando
quella
di
destra
,
attraversò
la
barricata
dei
divani
,
affondandone
parecchi
e
andò
a
conficcarsi
in
una
parete
.
-
Avranno
però
da
fare
,
a
sfondare
le
porte
di
bronzo
,
capitano
-
disse
il
malese
.
-
Cederanno
anche
quelle
.
Il
pezzo
che
i
seikki
adoperano
deve
essere
buonissimo
,
-
osservò
Yanez
.
Un
altro
colpo
seguì
il
primo
e
la
palla
tornò
a
rimbalzare
,
sfondando
però
un
'
altra
buona
parte
della
barricata
.
-
Se
ne
va
,
-
disse
Burni
scuotendo
tristemente
la
testa
.
I
colpi
si
succedevano
ai
colpi
,
facendo
tremare
le
invetriate
della
sala
.
Le
palle
rimbalzavano
da
tutte
le
parti
,
scrosciando
sulle
porte
di
bronzo
,
le
quali
a
poco
a
poco
cedevano
,
e
si
conficcavano
contro
le
muraglie
aprendo
dei
buchi
enormi
.
Yanez
ed
i
malesi
,
rannicchiati
dietro
i
divani
,
cupi
,
pensierosi
,
stringevano
le
loro
carabine
senza
sparare
un
solo
colpo
,
ben
sapendo
che
sarebbero
state
cartucce
perdute
senza
alcun
profitto
,
poiché
la
massa
del
pachiderma
impediva
a
loro
di
scorgere
gli
artiglieri
.
Il
cannoneggiamento
durò
una
buona
mezz
'
ora
,
poi
quando
le
due
porte
caddero
spezzate
,
e
la
barricata
fu
sfondata
,
il
fuoco
fu
sospeso
ed
un
uomo
,
salito
sui
resti
dell
'
elefante
,
si
presentò
,
tenendo
infisso
sulla
baionetta
un
pezzo
di
seta
bianca
.
Yanez
si
era
già
alzato
,
pronto
a
fulminarlo
,
ma
accortosi
a
tempo
che
si
trattava
d
'
un
parlamentario
,
abbassò
la
carabina
chiedendo
:
-
Che
cosa
vuoi
tu
?
-
Il
rajah
mi
manda
per
intimarvi
la
resa
.
La
vostra
barricata
ormai
non
vi
protegge
più
.
-
Dirai
a
Sua
Altezza
che
ci
proteggeranno
le
nostre
carabine
,
e
che
il
suo
gran
cacciatore
ha
ancora
le
braccia
ferree
e
la
vista
eccellente
,
per
mettergli
fuori
di
combattimento
le
guardie
reali
.
-
Il
rajah
mi
ha
mandato
per
proporti
delle
condizioni
,
mylord
.
-
Quali
sono
?
-
Accorda
a
te
la
vita
,
purché
tu
ti
lasci
condurre
alla
frontiera
del
Bengala
.
-
Ed
a
'
miei
uomini
?
-
Hanno
ucciso
,
non
sono
uomini
bianchi
e
pagheranno
colla
loro
vita
.
-
Va
'
a
dire
allora
al
tuo
signore
,
che
il
suo
grande
cacciatore
li
difenderà
finché
avrà
una
cartuccia
e
un
soffio
di
vita
.
Sgombra
o
ti
fucilo
sul
posto
!
-
Il
parlamentario
fu
lesto
a
scomparire
.
-
Amici
,
-
disse
Yanez
con
voce
perfettamente
tranquilla
,
-
qui
si
tratta
di
morire
:
la
Tigre
della
Malesia
penserà
a
vendicarci
.
-
Signore
,
-
disse
Burni
,
-
la
nostra
vita
ti
appartiene
e
la
morte
non
ha
mai
fatto
paura
alle
vecchie
tigri
di
Mompracem
.
Cadere
qui
o
sul
mare
è
tutt
'
una
,
è
vero
camerati
?
-
Sì
,
-
risposero
i
malesi
ad
una
voce
.
-
Allora
prepariamoci
all
'
ultima
difesa
,
-
disse
Yanez
.
-
Quando
non
potremo
più
sparare
,
attaccheremo
colle
scimitarre
.
-
Ai
colpi
di
cannone
di
poco
prima
,
era
successo
un
profondo
silenzio
.
I
seikki
si
consigliavano
e
stavano
preparando
la
colonna
d
'
attacco
.
Essi
,
invece
di
esporsi
al
tiro
di
quelle
infallibili
carabine
,
avevano
trascinato
il
pezzo
d
'
artiglieria
vicino
alla
porta
,
e
siccome
l
'
elefante
,
ormai
quasi
interamente
distrutto
dalle
granate
,
non
impediva
più
il
puntamento
,
si
preparavano
a
mitragliare
i
difensori
della
sala
.
-
Ecco
la
fine
!
-
disse
Yanez
,
che
si
era
accorto
della
manovra
.
-
Cerchiamo
di
morire
da
prodi
.
-
Una
bordata
di
mitraglia
scrosciò
sugli
avanzi
della
barricata
,
fulminando
Burni
che
si
era
avanzato
per
vedere
come
stavano
le
cose
.
Seguì
una
seconda
scarica
che
fece
cadere
un
altro
malese
,
poi
il
parlamentario
tornò
a
mostrarsi
fra
il
corpaccio
dilaniato
dell
'
elefante
,
gridando
per
la
seconda
volta
:
-
Il
rajah
mi
manda
per
intimarvi
la
resa
.
Se
rifiutate
vi
stermineremo
tutti
.
-
La
difesa
era
insostenibile
.
-
Noi
siamo
pronti
ad
arrenderci
,
-
rispose
finalmente
il
portoghese
,
-
a
condizione
però
che
i
miei
uomini
abbiano
,
al
pari
di
me
,
la
vita
salva
.
-
Il
mio
signore
te
lo
promette
.
-
Ne
sei
ben
certo
?
-
Mi
ha
dato
la
sua
parola
.
-
Eccomi
.
-
Balzò
sopra
gli
avanzi
della
barricata
seguito
dai
suoi
malesi
,
superò
l
'
elefante
e
saltò
sul
gradino
,
fermandosi
dinanzi
al
cannone
ancora
fumante
.
Il
cortile
era
pieno
di
seikki
ed
in
mezzo
a
loro
si
trovava
il
rajah
coi
suoi
ministri
,
i
quali
reggevano
delle
torce
.
Yanez
gettò
a
terra
la
carabina
,
respinse
gli
artiglieri
che
cercavano
di
afferrarlo
e
mosse
verso
il
principe
a
testa
alta
,
colle
braccia
strette
sul
petto
,
dicendo
con
un
accento
sardonico
:
-
Eccomi
Altezza
.
I
seikki
hanno
vinto
l
'
uccisore
di
tigri
e
di
rinoceronti
,
che
esponeva
la
sua
vita
per
la
tranquillità
dei
vostri
sudditi
.
-
Tu
sei
un
valoroso
,
-
rispose
il
rajah
evitando
lo
sguardo
fiammeggiante
del
portoghese
.
-
Poche
volte
mi
sono
divertito
come
questa
sera
.
-
Sicché
Vostra
Altezza
non
rimpiange
i
seikki
,
che
sono
caduti
sotto
il
mio
piombo
.
-
Li
pago
-
rispose
brutalmente
il
principe
.
-
Perché
non
dovrebbero
distrarmi
?
-
Ecco
una
risposta
degna
d
'
un
rajah
indiano
,
-
rispose
Yanez
ironicamente
.
-
Che
cosa
farete
ora
di
me
?
-
A
questo
penseranno
i
miei
ministri
,
-
rispose
il
principe
.
-
Io
non
voglio
avere
questioni
col
governatore
del
Bengala
.
T
'
avverto
però
che
finché
non
si
saranno
decisi
,
tu
sarai
mio
prigioniero
.
-
Ed
i
miei
uomini
?
-
Li
farò
rinchiudere
intanto
in
una
stanza
appartata
.
-
Assieme
a
me
?
-
No
,
mylord
,
almeno
per
ora
.
-
Perché
?
-
Per
maggior
sicurezza
.
Siete
uomini
troppo
astuti
voi
per
lasciarvi
insieme
.
-
Avverto
però
V
.
A
.
che
anche
i
miei
servi
sono
sudditi
inglesi
,
essendo
nati
a
Labuan
.
-
Io
non
so
che
cosa
sia
questo
Labuan
,
-
rispose
il
principe
.
-
Tuttavia
terrò
conto
di
quanto
tu
mi
dici
.
-
Fece
poi
un
segno
colla
mano
e
tosto
quattro
ufficiali
piombarono
sul
portoghese
,
afferrandolo
strettamente
per
le
braccia
.
-
Conducetelo
dove
voi
sapete
,
-
disse
il
rajah
.
-
Non
dimenticatevi
però
che
è
un
uomo
bianco
e
per
di
più
un
inglese
.
-
Yanez
si
lasciò
condurre
via
senza
opporre
resistenza
.
Era
appena
entrato
in
una
delle
sale
pianterrene
,
quando
i
seikki
si
scagliarono
,
coll
'
impeto
di
belve
feroci
,
contro
i
tre
malesi
,
strappando
a
loro
di
mano
le
carabine
e
legandoli
solidamente
.
Quasi
nel
medesimo
istante
,
da
una
delle
ampie
porte
che
s
'
aprivano
sul
cortile
,
usciva
un
colossale
elefante
,
montato
da
un
cornac
barbuto
e
d
'
aspetto
feroce
.
Appeso
alla
tromba
reggeva
un
ceppo
,
poco
dissimile
a
quello
su
cui
i
macellai
usano
spaccare
i
quarti
di
bue
.
Quel
bestione
era
l
'
elefante
-
carnefice
.
In
tutte
le
corti
dei
principotti
indiani
vi
è
un
simile
animale
,
ammaestrato
sul
miglior
modo
di
mandare
all
'
altro
mondo
tutti
coloro
che
danno
ombra
a
quei
crudeli
regnanti
.
Mentre
i
seikki
si
ritiravano
per
lasciargli
il
passo
,
il
gigantesco
pachiderma
depose
,
proprio
nel
centro
del
cortile
,
il
ceppo
,
posandovi
poi
sopra
una
delle
sue
zampacce
,
come
per
provarne
la
solidità
.
-
Avanti
il
primo
,
-
disse
il
rajah
che
stava
comodamente
seduto
su
una
poltrona
,
con
un
sigaro
fra
le
labbra
.
-
Voglio
vedere
se
questi
uomini
,
che
si
battono
col
coraggio
delle
tigri
,
saranno
altrettanto
coraggiosi
dinanzi
alla
morte
.
-
Quattro
seikki
afferrarono
uno
dei
tre
malesi
e
lo
trascinarono
dinanzi
all
'
elefante
,
facendogli
appoggiare
la
testa
sul
ceppo
e
trattenendolo
con
tutto
il
loro
vigore
.
Il
gigantesco
carnefice
,
ad
un
ordine
del
cornac
,
fece
due
o
tre
passi
indietro
,
alzò
la
proboscide
cacciando
fuori
un
lungo
barrito
,
poi
s
'
avanzò
verso
il
ceppo
,
levò
la
zampa
sinistra
e
la
lasciò
cadere
sulla
testa
del
povero
malese
.
Il
cadavere
fu
gettato
da
un
lato
,
e
coperto
con
un
largo
dootèe
;
poi
l
'
uno
dopo
l
'
altro
,
furono
giustiziati
,
nel
medesimo
modo
,
i
due
altri
malesi
.
-
Teotokris
sarà
ora
contento
,
-
disse
il
rajah
.
-
Andiamo
a
riposarci
.
-
Cominciava
allora
ad
albeggiare
.
Egli
si
alzò
e
entrò
in
uno
degli
edifici
laterali
,
seguìto
dai
suoi
ministri
e
dai
suoi
ufficiali
,
mentre
i
seikki
si
preparavano
a
portare
via
i
loro
camerati
,
caduti
sotto
il
piombo
delle
tigri
di
Mompracem
.
Il
principe
si
era
forse
appena
coricato
,
quando
un
uomo
entrava
frettolosamente
nel
palazzo
reale
e
saliva
a
quattro
a
quattro
i
gradini
,
che
conducevano
nell
'
appartamento
di
Yanez
.
Era
Kubang
che
tornava
,
dopo
aver
assistito
all
'
attacco
del
palazzo
di
Surama
,
e
alla
fuga
di
Sandokan
e
di
Tremal
-
Naik
verso
il
fiume
.
Udendo
bussare
frettolosamente
,
il
chitmudgar
,
che
dopo
le
prime
fucilate
sparate
nella
sala
si
era
precipitosamente
rifugiato
lassù
,
non
osando
prendere
le
parti
del
gran
cacciatore
,
aveva
subito
aperto
.
Il
pover
'
uomo
,
che
da
una
finestra
che
prospettava
sul
cortile
d
'
onore
,
aveva
assistito
alla
resa
di
Yanez
,
e
all
'
esecuzione
dei
tre
malesi
,
era
disfatto
per
l
'
intenso
dolore
e
piangeva
come
un
fanciullo
.
-
Ah
,
mio
povero
sahib
!
-
esclamò
vedendosi
dinanzi
Kubang
;
-
vuoi
morire
anche
tu
,
dunque
?
-
Che
cosa
dici
chitmudgar
?
-
chiese
il
malese
,
spaventato
dal
pianto
di
quell
'
uomo
.
-
Il
tuo
signore
è
stato
arrestato
.
-
Il
capitano
!
-
esclamò
il
malese
facendo
un
salto
.
-
Ed
i
tuoi
compagni
sono
stati
tutti
giustiziati
.
-
Kubang
diede
indietro
come
se
avesse
ricevuto
una
palla
di
fucile
in
mezzo
al
petto
.
-
Povera
Tigre
della
Malesia
!
-
esclamò
con
voce
strozzata
,
-
povero
capitano
Yanez
!
-
Poi
rimettendosi
prontamente
e
afferrando
strettamente
le
braccia
del
chitmudgar
,
gli
disse
:
-
Narrami
ciò
che
è
avvenuto
,
tutto
,
tutto
.
-
Quando
fu
informato
del
combattimento
avvenuto
nella
notte
,
il
malese
si
passò
più
volte
una
mano
sugli
occhi
,
strappando
via
qualche
lagrima
,
poi
chiese
:
-
Credi
tu
che
il
rajah
giustizierà
anche
il
mio
padrone
?
È
necessario
,
prima
che
lasci
questo
palazzo
,
che
io
lo
sappia
.
-
Io
non
so
nulla
,
tuttavia
secondo
il
mio
modesto
parere
,
il
rajah
non
oserà
alzare
la
mano
su
un
mylord
inglese
.
Ha
troppa
paura
del
governatore
del
Bengala
.
-
Dove
hanno
rinchiuso
il
mio
padrone
?
-
Se
non
m
'
inganno
devono
averlo
condotto
nel
sotterraneo
azzurro
,
che
si
trova
sotto
la
terza
cupola
del
cortile
d
'
onore
.
-
Un
luogo
inaccessibile
?
-
Sicuro
di
certo
.
-
Bene
guardato
?
-
So
che
giorno
e
notte
vegliano
dei
seikki
dinanzi
alla
porta
di
bronzo
.
-
Vi
sono
dei
carcerieri
?
-
Sì
,
due
.
-
Incorruttibili
?
-
Eh
,
questo
poi
non
lo
posso
sapere
.
-
Sotto
la
terza
cupola
mi
hai
detto
?
-
Sì
,
-
rispose
il
chitmudgar
.
-
Potresti
farmi
uscire
senza
che
mi
vedano
?
-
Per
la
scala
riservata
ai
servi
,
che
mette
dietro
il
palazzo
.
-
Un
'
ultima
domanda
.
-
Parla
,
sahib
.
-
Dove
potrei
rivederti
?
-
Ho
una
casetta
nel
sobborgo
di
Kaddar
,
che
è
tutta
dipinta
in
rosso
,
ciò
che
la
fa
spiccare
fra
tutte
le
altre
,
che
sono
invece
bianchissime
,
e
dove
tengo
una
donna
che
mi
è
assai
affezionata
e
che
due
volte
alla
settimana
posso
vedere
.
Là
potrai
trovarmi
quest
'
oggi
,
dopo
mezzogiorno
.
-
Tu
sei
un
brav
'
uomo
,
-
disse
il
malese
.
-
Ora
fammi
fuggire
.
-
Seguimi
:
il
sole
è
appena
sorto
ed
i
servi
non
si
saranno
ancora
alzati
.
-
Attraversarono
un
piccolo
terrazzo
che
s
'
allungava
sul
di
dietro
dell
'
alloggio
di
Yanez
,
si
cacciarono
entro
una
scaletta
aperta
nello
spessore
delle
muraglie
,
e
così
stretta
da
non
permettere
il
passaggio
che
ad
un
solo
uomo
alla
volta
,
e
scesero
nei
giardini
del
rajah
,
che
avevano
una
notevole
estensione
e
che
,
stante
l
'
ora
mattutina
,
erano
deserti
.
Il
chitmudgar
condusse
il
malese
verso
una
porticina
di
metallo
,
adorna
delle
solite
teste
di
elefante
e
l
'
aprì
,
dicendogli
:
-
Qui
non
vi
sono
sentinelle
.
Ti
aspetto
nella
mia
casetta
.
Io
mi
sono
affezionato
al
tuo
padrone
e
tutto
quello
che
potrò
fare
per
liberarlo
dalla
sua
prigionia
,
te
lo
giuro
su
Brahma
,
mio
sahib
,
lo
tenterò
.
-
Tu
sei
il
più
bravo
indiano
che
io
abbia
conosciuto
fino
a
oggi
,
-
rispose
Kubang
,
commosso
.
-
Il
padrone
,
se
un
giorno
sarà
libero
,
non
ti
dimenticherà
.
-
S
'
avvolse
nel
dootèe
e
s
'
allontanò
frettolosamente
,
senza
volgersi
indietro
,
avviandosi
verso
la
casa
di
Surama
,
colla
speranza
d
'
incontrare
in
quei
dintorni
qualcuno
di
sua
conoscenza
.
Stava
per
giungervi
scorgendo
già
le
ultime
colonne
di
fumo
che
s
'
alzavano
sopra
le
rovine
del
palazzo
,
interamente
divorato
dal
fuoco
,
quando
un
uomo
che
veniva
in
senso
contrario
con
molta
premura
,
gli
sbarrò
bruscamente
il
passo
.
Kubang
,
già
troppo
esasperato
dalla
catastrofe
che
aveva
colpito
il
suo
padrone
,
stava
per
sparare
una
pistolettata
sull
'
insolente
,
quando
un
grido
di
gioia
gli
sfuggì
:
-
Bindar
!
-
Sì
,
sono
io
sahib
,
-
rispose
subito
l
'
indiano
.
-
Surama
e
la
Tigre
della
Malesia
sono
ormai
in
viaggio
per
la
jungla
di
Benar
e
venivo
ad
avvertire
il
tuo
padrone
.
-
Troppo
tardi
,
amico
-
rispose
Kubang
con
voce
triste
.
-
Egli
è
prigioniero
ed
i
miei
camerati
sono
stati
massacrati
.
Pare
che
tutto
sia
stato
scoperto
e
che
quel
cane
di
greco
sia
vincitore
su
tutti
.
Non
perdere
un
momento
,
va
'
a
raggiungere
subito
la
Tigre
della
Malesia
e
avvertilo
subito
di
quanto
è
avvenuto
.
-
E
tu
?
-
Io
rimango
qui
a
sorvegliare
il
greco
.
Ho
modo
di
sapere
quello
che
può
accadere
alla
corte
.
La
mia
presenza
in
Gauhati
può
essere
più
utile
che
altrove
.
-
Hai
bisogno
di
denaro
?
Ho
riscosso
or
ora
per
conto
del
capo
.
-
Dammi
cento
rupie
.
-
E
dove
potrò
io
trovarti
?
-
Nel
sobborgo
di
Kaddar
vi
è
una
casetta
tutta
rossa
,
che
appartiene
al
chitmudgar
,
che
era
stato
messo
a
disposizione
del
capitano
Yanez
.
Là
andrò
a
stabilirmi
.
Ora
parti
senza
indugio
e
va
'
ad
avvertire
la
Tigre
.
Quell
'
uomo
libererà
di
certo
il
capitano
.
-
Bindar
gli
contò
le
cento
rupie
,
poi
partì
a
corsa
sfrenata
dirigendosi
verso
il
fiume
,
dove
contava
di
acquistare
o
di
noleggiare
qualche
piccolo
battello
.
Kubang
proseguì
il
suo
cammino
per
raggiungere
il
borgo
,
il
quale
trovandosi
lontano
dal
palazzo
reale
,
aveva
meno
probabilità
,
in
quel
luogo
,
di
venire
scoperto
.
Sua
prima
cura
però
fu
quella
di
entrare
da
un
rigattiere
baniano
e
di
cambiare
il
suo
costume
troppo
vistoso
,
con
uno
mussulmano
;
poi
dopo
d
'
aver
fatto
colazione
in
un
modestissimo
bengalow
di
passaggio
,
riprese
la
marcia
addentrandosi
nelle
tortuose
viuzze
della
città
bassa
.
Eccetto
che
nei
grandi
centri
,
o
nei
dintorni
dei
palazzi
reali
o
delle
più
celebri
pagode
,
le
città
indiane
non
hanno
strade
larghe
.
La
pulizia
è
una
parola
poco
conosciuta
,
sicché
quelle
viuzze
,
prive
d
'
aria
,
sempre
sfondate
e
polverose
,
essendo
rare
le
piogge
,
somigliano
a
vere
fogne
.
Una
puzza
nauseante
si
alza
da
quei
labirinti
,
anche
perché
di
quando
in
quando
si
trovano
delle
vaste
fosse
,
dove
vengono
gettate
le
immondizie
delle
case
,
il
letame
delle
stalle
e
le
carogne
d
'
animali
morti
.
Guai
se
non
vi
fossero
i
marabù
,
quegli
infaticabili
divoratori
,
che
da
mane
a
sera
frugano
entro
quei
mondezzai
,
ingozzandosi
fino
quasi
a
scoppiare
.
Fu
solamente
verso
le
tre
del
pomeriggio
che
Kubang
,
che
aveva
parecchie
volte
sbagliata
via
,
non
conoscendo
che
imperfettamente
la
città
,
riuscì
finalmente
a
scoprire
la
casetta
rossa
del
chitmudgar
.
Era
una
minuscola
costruzione
a
due
piani
,
che
sembrava
più
una
torre
quadrata
che
una
vera
casa
,
che
si
elevava
in
mezzo
ad
un
giardinetto
dove
sorgevano
sette
od
otto
maestose
palme
,
che
spandevano
all
'
intorno
una
deliziosa
ombra
.
-
È
un
vero
nido
,
-
mormorò
Kubang
.
-
Speriamo
che
il
proprietario
vi
sia
già
.
-
Aprì
il
cancelletto
di
legno
che
non
era
stato
fermato
e
s
'
inoltrò
sotto
le
piante
.
Il
maggiordomo
stava
seduto
dinanzi
alla
sua
casetta
,
insieme
a
una
bella
e
giovane
indiana
dalla
pelle
vellutata
,
appena
un
po
'
abbronzata
,
con
lunghi
capelli
neri
adorni
di
mazzolini
di
fiori
.
-
Ti
aspettavo
,
sahib
,
-
disse
l
'
indù
muovendo
sollecitamente
incontro
al
malese
.
-
Sono
due
ore
che
sono
giunto
.
Ecco
la
mia
donna
,
una
brava
fanciulla
,
che
sarà
ben
lieta
di
riceverti
come
ospite
,
se
tu
,
come
credo
,
avrai
intenzione
di
fermarti
qui
.
Almeno
saresti
sicuro
,
specialmente
ora
che
hai
cambiato
pelle
.
-
È
una
offerta
che
io
accetto
ben
volentieri
,
avendo
dato
appuntamento
qui
agli
amici
del
mio
padrone
.
-
Saranno
sempre
ben
ricevuti
da
me
e
dalla
mia
donna
.
-
Hai
raccolte
notizie
sul
capitano
?
-
Ben
poche
.
Posso
solo
dirti
che
è
sempre
rinchiuso
nel
sotterraneo
della
terza
cupola
,
però
...
-
Continua
.
-
Ho
trovato
il
modo
di
poter
far
pervenire
a
lui
tue
notizie
,
se
credi
che
possano
essergli
utili
.
-
E
come
?
-
chiese
il
malese
con
ansietà
.
-
Il
rajah
ha
rinnovato
i
carcerieri
che
vi
erano
prima
,
e
uno
è
un
mio
parente
.
-
E
si
presterà
al
pericoloso
giuoco
?
-
È
troppo
furbo
per
lasciarsi
sorprendere
.
Con
un
po
'
di
rupie
,
sarà
a
nostra
disposizione
.
-
Dammi
un
pezzo
di
carta
.
-
Più
tardi
:
ora
pranziamo
.
-
25
.
La
ritirata
della
Tigre
della
Malesia
Quantunque
il
colpo
,
che
non
si
aspettavano
di
certo
,
fosse
stato
terribile
,
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
non
avevano
tardato
a
riprendere
il
loro
sangue
freddo
.
Erano
uomini
troppo
bene
temprati
,
per
rimanere
molto
a
lungo
sotto
l
'
impressione
d
'
un
disastro
,
per
quanto
grave
fosse
.
Dopo
aver
avvertito
Surama
di
quanto
era
accaduto
e
di
averla
tranquillizzata
,
radunarono
fuori
della
pagoda
tutti
i
loro
uomini
per
concentrarsi
sul
da
farsi
.
Da
quel
consiglio
non
scaturì
che
una
sola
idea
,
condivisa
da
tutti
.
Salvare
più
presto
che
fosse
possibile
Yanez
,
prima
di
tentare
il
cozzo
supremo
che
doveva
travolgere
il
rajah
e
privarlo
della
corona
.
Disgraziatamente
un
gravissimo
pericolo
li
minacciava
,
pericolo
che
non
erano
ben
certi
di
evitare
.
Bindar
,
dopo
aver
annunciata
la
cattura
del
portoghese
,
aveva
pure
recato
la
notizia
che
il
loro
rifugio
era
stato
scoperto
e
che
le
truppe
del
rajah
si
preparavano
a
circondare
la
jungla
.
Era
quindi
necessario
,
innanzi
a
tutto
,
sfuggire
a
quel
pericoloso
accerchiamento
.
Perciò
appena
terminato
il
consiglio
,
Sandokan
,
dopo
d
'
aver
lanciato
una
diecina
d
'
uomini
in
tutte
le
direzioni
,
onde
non
farsi
sorprendere
,
richiamò
Bindar
che
stava
rifocillandosi
entro
la
pagoda
:
-
Hai
veduto
tu
,
coi
tuoi
propri
occhi
,
le
truppe
del
rajah
avanzarsi
verso
la
jungla
?
-
Ho
scorti
tre
grossi
poluar
,
carichi
di
seikki
e
di
guerrieri
assamesi
,
gettare
le
ancore
nella
palude
dei
coccodrilli
e
due
bangle
pure
montate
da
soldati
,
risalire
il
fiume
coll
'
evidente
intenzione
di
sbarcare
più
a
oriente
.
-
Quanti
uomini
supponi
che
vi
fossero
a
bordo
di
quei
cinque
velieri
?
-
Non
meno
di
duecento
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Hai
veduto
artiglieria
a
bordo
?
-
I
poluar
avevano
un
pezzo
ciascuno
;
le
bangle
solamente
delle
spingarde
.
-
Sei
tu
proprio
sicuro
che
quegli
uomini
mirino
ad
impadronirsi
di
noi
,
oppure
che
si
tratti
di
qualche
spedizione
diretta
contro
qualche
tribù
ribelle
?
-
Non
vi
sono
abitanti
da
queste
parti
,
sahib
,
per
un
tratto
immenso
.
Qui
le
jungle
e
gli
stagni
si
seguono
per
parecchie
dozzine
di
miglia
e
non
vi
è
che
un
solo
villaggio
,
quello
di
Aurang
,
ed
è
troppo
piccolo
per
ribellarsi
all
'
autorità
del
rajah
,
o
per
rifiutarsi
di
pagare
le
tasse
.
No
,
sahib
,
quei
guerrieri
hanno
intenzione
di
muovere
verso
di
noi
.
-
Dove
si
trova
quel
villaggio
?
-
A
oriente
della
jungla
.
-
Si
potrebbero
trovare
colà
degli
elefanti
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Il
capo
ha
un
piccolo
parco
dove
nutre
una
mezza
dozzina
di
quegli
animali
.
-
Pagandoglieli
bene
ce
li
venderebbe
?
-
Certo
,
sahib
.
Non
li
fa
ammaestrare
per
puro
capriccio
.
-
Potresti
tu
raggiungere
quel
villaggio
?
-
Una
quindicina
di
miglia
non
mi
fanno
paura
.
-
Che
cosa
vuoi
farne
tu
di
quelle
bestie
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
,
che
assisteva
al
colloquio
insieme
a
Surama
e
a
Kammamuri
.
-
Tu
sai
che
ho
sempre
delle
strane
idee
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
.
-
E
sempre
di
esito
sicuro
,
-
aggiunse
il
maharatto
.
-
Io
ho
bisogno
di
almeno
quattro
elefanti
,
-
riprese
Sandokan
rivolgendosi
a
Bindar
.
-
Hai
riscosso
le
rupie
?
-
Sì
,
sahib
.
-
Credi
tu
che
gli
uomini
che
hanno
risalito
il
fiume
,
abbiano
già
circondata
la
jungla
verso
oriente
?
-
È
impossibile
:
da
quel
lato
è
molto
vasta
e
anche
se
fossero
già
sbarcati
,
sarei
più
che
certo
di
passare
attraverso
alle
loro
sentinelle
senza
correre
il
pericolo
di
venire
scorto
e
fucilato
.
-
Amico
,
tu
tieni
nelle
tue
mani
la
sorte
di
tutti
,
-
disse
Sandokan
con
voce
grave
.
-
Parti
subito
,
additaci
la
via
che
noi
dovremo
tenere
per
giungere
al
villaggio
,
acquista
gli
elefanti
e
non
preoccuparti
per
noi
.
Questa
sera
noi
leveremo
il
campo
e
attraverseremo
la
jungla
a
dispetto
dei
seikki
e
dei
guerrieri
assamesi
.
Ah
!
mi
scordavo
una
cosa
importantissima
.
Tu
sai
dove
rivedere
Kubang
?
-
Sì
,
nella
casa
del
chitmudgar
,
che
il
rajah
aveva
messo
a
disposizione
del
sahib
bianco
.
-
Mi
basta
.
-
Sandokan
,
-
disse
Surama
che
aveva
ancora
i
lucciconi
agli
occhi
,
-
che
cosa
vuoi
fare
?
Non
abbandonerai
il
mio
fidanzato
è
vero
?
-
Un
lampo
terribile
avvampò
negli
occhi
del
formidabile
uomo
.
-
Fossi
sicuro
di
perdere
ambe
le
braccia
,
ti
giuro
,
Surama
,
che
Yanez
,
l
'
uomo
che
io
amo
più
che
se
fosse
mio
fratello
,
sarà
libero
,
e
che
vendicherò
anche
i
miei
uomini
caduti
sotto
le
zampe
dell
'
elefante
-
carnefice
.
Quando
saremo
sfuggiti
all
'
accerchiamento
,
il
rajah
ed
il
greco
avranno
da
fare
i
conti
con
me
.
-
E
perché
vuoi
quegli
elefanti
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Desidero
,
prima
di
ridiscendere
verso
Gauhati
,
vedere
le
montagne
dove
nacque
Surama
.
E
poi
mi
occorre
della
forza
in
mano
,
ed
una
forza
terribile
da
scaraventare
addosso
a
quei
due
miserabili
.
I
seikki
li
tengo
in
mano
e
quando
vorrò
,
il
demjadar
s
'
incaricherà
di
metterli
a
mia
disposizione
;
ma
quelli
non
bastano
per
spazzare
via
un
trono
.
Che
io
possa
avere
cinque
o
seicento
montanari
e
vedrai
come
prenderemo
d
'
assalto
la
città
e
come
l
'
Assam
intero
griderà
:
Viva
la
nostra
regina
!
Orsù
,
facciamo
i
nostri
preparativi
.
-
Ed
i
prigionieri
?
-
Verranno
con
noi
,
per
ora
.
-
Due
ore
prima
del
tramonto
,
come
già
era
stato
convenuto
,
i
dieci
uomini
mandati
in
esplorazione
,
fecero
ritorno
alla
pagoda
.
Recavano
tutti
notizie
poco
rassicuranti
.
Molti
uomini
erano
realmente
sbarcati
nello
stagno
dei
coccodrilli
,
e
si
erano
accampati
sul
margine
della
jungla
.
-
Bindar
non
si
è
ingannato
,
-
disse
Sandokan
.
-
È
proprio
contro
di
noi
che
si
preparano
ad
operare
.
Ebbene
prenderanno
d
'
assalto
la
pagoda
vuota
.
-
I
malesi
ed
i
dayachi
si
caricarono
dei
loro
fardelli
,
contenenti
tappeti
,
tende
,
coperte
,
munizioni
ed
un
po
'
di
viveri
e
si
misero
in
marcia
su
una
doppia
fila
,
tenendo
nel
mezzo
i
prigioneri
e
Surama
.
Tremal
-
Naik
e
la
Tigre
della
Malesia
,
con
sei
uomini
scelti
fra
i
migliori
tiratori
,
aprivano
la
marcia
,
mentre
Kammamuri
e
Sambigliong
con
altri
quattro
,
pure
scelti
,
la
chiudevano
per
coprire
la
colonna
alle
spalle
.
Le
tenebre
calavano
rapide
e
le
grida
dei
numerosi
volatili
,
appollaiati
sulle
cime
degli
altissimi
bambù
,
a
poco
a
poco
si
spegnevano
,
mentre
invece
in
lontananza
cominciavano
a
farsi
udire
le
lugubri
urla
dei
cani
selvaggi
.
Di
passo
in
passo
che
la
piccola
colonna
si
allontanava
dalla
pagoda
,
la
via
diventava
sempre
più
difficile
,
poiché
in
quella
direzione
non
esistevano
sentieri
.
Gigantesche
macchie
di
bambù
,
di
quando
in
quando
,
sbarravano
il
passo
,
obbligando
gli
uomini
dell
'
avanguardia
a
lavorare
colle
scimitarre
per
aprirsi
un
varco
.
Fortunatamente
di
tratto
in
tratto
s
'
incontravano
delle
radure
abbastanza
vaste
;
ma
anche
là
i
fuggiaschi
si
vedevano
costretti
ad
avanzare
con
infinite
precauzioni
,
perché
il
suolo
era
tutto
irto
di
quelle
erbe
taglienti
e
rigide
come
sciabole
,
chiamate
kalam
,
che
hanno
le
punte
così
acute
,
da
traforare
le
suole
delle
scarpe
.
La
marcia
,
in
conseguenza
di
quegli
ostacoli
,
diventava
lentissima
,
mentre
Sandokan
avrebbe
desiderato
che
fosse
stata
velocissima
,
temendo
,
e
non
a
torto
,
che
anche
le
truppe
,
sbarcate
nella
palude
dei
coccodrilli
,
approfittassero
delle
tenebre
per
avanzarsi
nella
jungla
,
colla
speranza
di
sorprendere
gli
abitatori
della
pagoda
ancora
addormentati
.
Dopo
un
'
ora
la
colonna
aveva
appena
percorse
due
miglia
,
ed
il
margine
orientale
della
jungla
era
ancora
lontanissimo
.
-
Eppure
bisogna
raggiungerlo
prima
che
spunti
l
'
alba
,
-
disse
Sandokan
a
Tremal
-
Naik
,
-
se
vorremo
passare
inosservati
.
Gli
indiani
che
hanno
risalito
il
fiume
possono
essere
già
sbarcati
ed
essere
in
agguato
.
La
nostra
salvezza
sta
nella
nostra
rapidità
e
negli
elefanti
,
se
Bindar
riuscirà
a
procurarceli
.
Con
quegli
animali
ci
lasceremo
indietro
seikki
e
assamesi
.
-
Di
quando
in
quando
qualche
animale
,
disturbato
dal
rumore
prodotto
dalle
scimitarre
e
dal
cadere
delle
gigantesche
canne
,
balzava
fuori
dai
cespugli
vicini
e
fuggiva
a
precipizio
.
Non
erano
però
sempre
dei
nilgò
o
degli
axis
,
gli
eleganti
cervi
delle
jungle
indiane
,
che
scappavano
davanti
alla
colonna
:
qualche
volta
era
una
pantera
che
mostrava
qualche
velleità
di
resistenza
,
ma
che
si
decideva
,
dinanzi
al
lampeggiare
delle
scimitarre
dell
'
avanguardia
,
a
battere
in
ritirata
,
pur
ringhiando
e
brontolando
.
Altre
tre
miglia
erano
state
guadagnate
ed
in
lontananza
cominciava
a
delinearsi
qualche
albero
,
quando
una
detonazione
debole
,
si
propagò
attraverso
i
bambù
della
jungla
.
-
La
detonazione
viene
da
oriente
,
è
vero
,
Tremal
-
Naik
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Sì
,
-
rispose
il
bengalese
che
ascoltava
attentamente
.
-
Allora
vuol
dire
che
gli
indiani
hanno
raggiunto
il
margine
della
jungla
.
-
Un
altro
sparo
,
un
po
'
più
distinto
però
,
si
udì
in
quel
momento
e
non
già
verso
oriente
,
bensì
verso
occidente
.
-
Le
due
colonne
si
corrispondono
,
-
riprese
Sandokan
,
la
cui
fronte
si
era
rabbuiata
.
-
Quella
che
viene
dalla
palude
dei
coccodrilli
,
ci
è
ben
più
vicina
dell
'
altra
.
-
Abbiamo
però
un
vantaggio
di
tre
o
quattro
miglia
per
lo
meno
,
-
disse
Kammamuri
.
-
Che
perderemo
se
riescono
a
trovare
la
nostra
pista
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Mentre
noi
saremo
costretti
ad
aprirci
la
via
,
loro
invece
seguiranno
quella
che
ci
lasciamo
alle
spalle
.
Affrettiamoci
!
-
L
'
avanguardia
fu
accresciuta
di
altri
quattro
uomini
:
due
armati
di
bastoni
,
fiancheggiavano
l
'
avanguardia
tirando
furiose
legnate
a
destra
ed
a
manca
,
per
far
fuggire
i
serpenti
,
i
quali
preferiscono
abitare
le
macchie
più
fitte
per
meglio
sorprendere
le
prede
.
Già
tutte
le
jungle
indiane
,
sia
del
settentrione
,
del
centro
che
del
mezzodì
,
sono
infestate
di
serpenti
del
minuto
,
che
in
meno
di
quaranta
secondi
fulminano
l
'
uomo
più
robusto
;
di
gulabi
,
chiamati
anche
serpenti
rosa
;
di
cobra
-
capello
,
i
più
terribili
della
specie
,
e
di
cobra
manilla
,
lunghi
appena
un
piede
,
di
colore
azzurro
e
sottilissimi
e
pure
pericolosi
,
e
di
colossali
rubdira
mandali
,
che
raggiungono
talvolta
la
lunghezza
di
dieci
e
perfino
undici
metri
,
e
di
pitoni
che
posseggono
una
forza
così
prodigiosa
da
stritolare
,
fra
le
loro
possenti
spire
,
i
formidabili
bufali
e
perfino
le
ferocissime
tigri
.
A
mezzanotte
Sandokan
concesse
un
po
'
di
riposo
ai
suoi
uomini
,
sia
per
riguardo
a
Surama
che
doveva
essere
stanchissima
,
quanto
per
mandare
Kammamuri
con
due
dayachi
a
fare
una
rapida
esplorazione
alle
spalle
della
colonna
.
Quella
corsa
,
eseguita
dal
maharatto
con
velocità
straordinaria
,
non
diede
però
alcun
risultato
apprezzabile
.
I
guerrieri
sbarcati
nella
baia
dei
coccodrilli
dovevano
essere
ancora
lontani
.
Una
detonazione
che
rimbombò
verso
oriente
,
più
chiara
della
prima
,
decise
Sandokan
a
levare
frettolosamente
il
campo
.
Una
seconda
rispose
,
dopo
qualche
minuto
,
in
direzione
opposta
.
-
Ci
stringono
,
-
disse
Sandokan
a
Tremal
-
Naik
.
-
Se
deviassimo
verso
il
nord
?
-
Ed
il
villaggio
dove
Bindar
ci
aspetta
cogli
elefanti
?
-
chiese
il
bengalese
.
-
Lo
ritroveremo
più
tardi
.
Quello
che
ora
preme
di
più
è
di
non
lasciarci
rinchiudere
in
un
cerchio
di
ferro
e
di
fuoco
.
-
Proviamo
,
-
concluse
il
bengalese
.
-
Riformarono
la
colonna
e
dopo
d
'
aver
percorso
il
tratto
di
sentiero
aperto
dall
'
avanguardia
,
piegarono
decisamente
verso
il
settentrione
.
L
'
idea
di
Sandokan
fu
ottima
,
poiché
dopo
che
ebbero
percorso
altri
cinque
o
seicento
metri
,
la
jungla
pur
rimanendo
sempre
tale
,
e
conservando
le
sue
inestricabili
macchie
,
cominciò
a
diradarsi
.
La
colonna
incontrava
con
maggior
frequenza
degli
spazi
liberi
,
dove
non
vi
erano
che
delle
erbe
che
non
avevano
la
rigidezza
dei
kalam
e
dove
poteva
avanzare
con
maggior
rapidità
,
però
aumentava
il
pericolo
da
parte
degli
abitatori
della
jungla
.
Se
cervi
e
caprioli
scappavano
,
di
tratto
in
tratto
qualche
gigantesco
bufalo
o
qualche
rinoceronte
,
si
precipitava
all
'
impazzata
addosso
all
'
avanguardia
e
non
voltava
il
dorso
se
non
dopo
d
'
aver
ricevuto
una
mezza
dozzina
di
palle
di
pistola
nel
corpo
.
Alle
due
del
mattino
Sandokan
fece
fare
un
secondo
alt
.
Era
inquieto
,
e
prima
di
piegare
verso
oriente
,
non
volendo
discostarsi
troppo
dalla
linea
,
sulla
quale
doveva
incontrare
il
villaggio
,
voleva
avere
almeno
qualche
notizia
delle
due
bande
indiane
,
per
sapersi
regolare
sul
cammino
che
doveva
tenere
.
Avendo
scoperto
un
fico
baniano
,
che
da
solo
formava
una
piccola
foresta
e
la
cui
cupola
immensa
era
sorretta
da
parecchie
centinaia
di
tronchi
,
come
il
famoso
ficus
chiamato
dagli
indiani
cobir
-
bor
,
che
è
celebre
nel
Guzerate
,
fece
nascondere
là
in
mezzo
la
sua
colonna
,
poi
chiamati
due
uomini
e
Tremal
-
Naik
,
partì
alla
scoperta
,
dopo
aver
raccomandato
agli
accampati
il
più
assoluto
silenzio
.
-
Rifacciamo
la
via
percorsa
,
-
disse
al
bengalese
.
-
Noi
non
dobbiamo
procedere
così
alla
cieca
senza
prima
sapere
se
i
nostri
nemici
ci
sono
alle
calcagna
o
se
ci
preparano
qualche
nuovo
agguato
.
-
Si
erano
messi
in
corsa
,
seguendo
la
medesima
via
tenuta
da
prima
,
segnata
da
bambù
abbattuti
e
da
kalam
decapitati
.
Un
silenzio
profondo
regnava
sulla
jungla
.
Non
si
udivano
né
urla
di
bighama
,
né
ululati
di
sciacalli
:
quello
non
era
un
indizio
rassicurante
.
Se
estranei
non
avessero
percorso
le
macchie
,
quegli
eterni
cacciatori
non
sarebbero
stati
zitti
.
Se
tacevano
,
ciò
voleva
dire
che
erano
spaventati
.
Bastarono
venti
minuti
,
a
quegli
infaticabili
corridori
,
per
giungere
al
sentiero
che
avevano
aperto
prima
di
cambiare
direzione
.
Sandokan
,
non
udendo
alcun
rumore
e
non
parendogli
di
scorgere
nessun
nemico
,
stava
per
spingere
una
breve
esplorazione
anche
su
quello
,
quando
Tremal
-
Naik
,
che
gli
stava
presso
,
gli
posò
energicamente
una
mano
sulle
spalle
,
spingendolo
poi
quasi
con
violenza
verso
un
gruppo
di
banani
selvatici
,
i
quali
stendevano
in
tutte
le
direzioni
le
loro
gigantesche
foglie
.
Erano
trascorsi
appena
due
minuti
,
quando
udirono
distintamente
i
bambù
ad
agitarsi
e
scricchiolare
,
poi
quattro
uomini
,
armati
di
fucili
,
sbucarono
nella
piccola
radura
che
s
'
apriva
fra
le
gigantesche
canne
ed
il
gruppo
di
banani
.
Erano
non
già
seikki
,
bensì
scikari
,
ossia
battitori
delle
jungle
,
persone
abilissime
,
anzi
impareggiabili
nel
seguire
le
piste
,
sia
degli
uomini
come
delle
belve
feroci
.
Si
erano
subito
arrestati
esaminando
attentamente
il
terreno
e
rimovendo
le
erbe
che
lo
coprivano
.
-
Hanno
cambiato
direzione
,
Moko
-
disse
uno
di
quegli
scikari
.
-
Non
marciano
più
verso
oriente
.
-
Lo
vedo
,
-
rispose
colui
che
doveva
chiamarsi
Moko
.
-
Devono
essersi
accorti
che
noi
marciamo
sulle
loro
tracce
e
filano
verso
il
settentrione
.
-
Allora
sfuggiranno
all
'
accerchiamento
.
-
E
perché
?
-
Non
abbiamo
truppe
in
quella
direzione
.
Uno
di
noi
raggiunga
i
seikki
che
ci
seguono
,
e
noi
continuiamo
a
camminare
sulla
pista
.
-
Mentre
uno
partiva
di
corsa
rifacendo
la
via
,
gli
altri
tre
si
erano
rimessi
in
cammino
,
curvandosi
di
quando
in
quando
al
suolo
,
per
non
perdere
di
vista
le
piste
della
colonna
fuggente
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
attesero
che
si
fossero
allontanati
,
poi
,
a
loro
volta
,
si
misero
in
cammino
,
girando
la
macchia
di
banani
dal
lato
opposto
.
-
Dobbiamo
gareggiare
di
velocità
e
sorpassarli
,
-
disse
la
Tigre
della
Malesia
.
-
E
se
tendessimo
invece
un
agguato
a
quegli
scikari
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Un
colpo
di
carabina
in
questo
momento
tradirebbe
la
nostra
presenza
.
Penseremo
più
tardi
a
sbarazzarci
di
loro
.
Corriamo
,
amici
!
-
Tremal
-
Naik
,
che
aveva
trascorsa
la
sua
gioventù
fra
le
grandi
jungle
delle
Sunderbunds
,
possedeva
un
'
orientazione
naturale
,
cosa
comune
a
molti
popoli
dell
'
oriente
,
quindi
era
più
che
sicuro
di
condurre
i
suoi
compagni
là
dove
la
colonna
si
era
accampata
.
Per
timore
però
d
'
incontrare
nuovamente
gli
scikari
sui
suoi
passi
,
deviò
verso
ponente
,
descrivendo
un
lungo
giro
.
Quella
corsa
rapidissima
,
poiché
tutti
avevano
ancora
le
gambe
solide
,
quantunque
il
malese
e
l
'
indiano
non
fossero
più
giovani
,
durò
una
ventina
di
minuti
.
-
Pronti
a
ripartire
senza
indugio
,
-
comandò
Sandokan
ai
suoi
uomini
,
quando
ebbe
raggiunto
l
'
accampamento
.
-
Ci
seguono
?
-
chiese
Surama
.
-
Hanno
scoperto
le
nostre
tracce
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Non
inquietarti
però
,
fanciulla
.
Noi
sfuggiremo
all
'
accerchiamento
,
dovessimo
sfondare
qualche
linea
.
-
La
colonna
si
riformò
,
mettendo
i
prigionieri
nel
mezzo
e
partì
a
passo
accelerato
.
Sandokan
aveva
raddoppiato
gli
uomini
della
retroguardia
,
temendo
da
un
istante
all
'
altro
un
attacco
da
parte
degli
scikari
.
Aveva
però
raccomandato
a
Kammamuri
,
che
la
comandava
,
di
respingerli
colle
armi
bianche
non
volendo
segnalare
,
con
spari
,
la
sua
direzione
al
grosso
degli
assamesi
.
La
jungla
continuava
a
diradarsi
e
tendeva
a
cambiare
.
Alle
macchie
intricate
e
difficili
ad
attraversarsi
,
si
succedevano
,
di
quando
in
quando
,
gruppi
d
'
alberi
,
per
lo
più
palmizi
tara
,
circondati
però
da
cespugli
foltissimi
,
che
avevano
delle
estensioni
straordinarie
,
ottimi
rifugi
in
caso
di
pericolo
.
La
marcia
diventava
sempre
più
precipitosa
.
Tutti
sentivano
per
istinto
che
solo
dalla
velocità
delle
gambe
,
dipendeva
la
loro
salvezza
e
che
stavano
per
giuocare
una
partita
estremamente
pericolosa
,
anzi
la
corona
di
Surama
.
Che
cosa
sarebbe
avvenuto
se
le
truppe
del
rajah
li
avessero
schiacciati
nella
jungla
?
Chi
avrebbe
salvato
Yanez
?
La
catastrofe
sarebbe
stata
completa
e
avrebbe
segnata
la
fine
assoluta
delle
ultime
e
formidabili
tigri
della
gloriosa
Mompracem
.
Alle
tre
del
mattino
Kammamuri
,
che
era
rimasto
sempre
colla
retroguardia
,
ad
una
notevole
distanza
,
raggiunse
Sandokan
.
-
Padrone
,
-
disse
con
voce
affannosa
per
la
lunga
corsa
,
-
gli
scikari
ci
hanno
raggiunti
.
-
Quanti
sono
?
-
Sei
o
sette
.
-
Sono
dunque
aumentati
di
numero
?
-
Sembra
,
Tigre
della
Malesia
.
Che
cosa
devo
fare
?
-
Tendere
a
loro
un
agguato
e
distruggerli
.
-
E
se
fanno
fuoco
?
-
Farai
il
possibile
di
sorprenderli
e
d
'
ucciderli
prima
che
pongano
mano
alle
carabine
.
-
Kammamuri
ripartì
a
corsa
sfrenata
,
mentre
la
colonna
continuava
la
ritirata
fra
le
macchie
e
gli
alberi
.
Altri
dieci
minuti
trascorsero
,
minuti
lunghi
come
ore
per
Sandokan
e
per
Tremal
-
Naik
,
poi
delle
grida
orribili
ed
un
cozzar
d
'
armi
ruppero
il
silenzio
,
che
regnava
sulla
tenebrosa
jungla
,
seguìto
qualche
istante
dopo
da
un
colpo
d
'
arma
da
fuoco
.
-
Maledizione
!
-
esclamò
Sandokan
,
fermandosi
.
-
Questo
sparo
non
ci
voleva
.
-
E
nemmeno
questi
,
-
aggiunse
Tremal
-
Naik
.
A
quella
detonazione
isolata
aveva
tenuta
dietro
una
scarica
di
carabine
fortissima
.
Dovevano
essere
stati
i
seikki
e
gli
assamesi
a
far
fuoco
.
-
Sono
ancora
lontani
!
-
esclamò
Sandokan
,
il
cui
viso
si
era
subito
rasserenato
.
-
Un
miglio
almeno
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Aspettiamo
Kammamuri
.
-
Non
attesero
molto
.
Il
maharatto
giungeva
di
corsa
seguìto
dalla
retroguardia
.
-
Distrutti
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Tutti
,
padrone
-
rispose
Kammamuri
.
-
Disgraziatamente
non
abbiamo
potuto
impedire
a
uno
degli
scikari
di
scaricare
la
sua
carabina
.
-
Ha
ucciso
nessuno
dei
nostri
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Ho
avuto
il
tempo
di
fargli
deviare
la
canna
del
fucile
.
-
Tu
vali
una
tigre
di
Mompracem
,
-
disse
Sandokan
.
-
Riprendiamo
la
corsa
.
Abbiamo
qualche
miglio
di
vantaggio
e
potremo
forse
aumentarlo
.
-
O
perderlo
,
-
disse
in
quel
momento
Sambigliong
.
-
Perché
?
-
chiese
Sandokan
.
-
I
kalam
ricominciano
al
di
là
di
queste
macchie
e
ci
faranno
nuovamente
tribolare
,
padrone
.
-
Sono
secche
quelle
erbe
?
-
Bruciate
dal
sole
.
-
Benissimo
,
avremo
,
in
caso
disperato
,
una
riserva
preziosa
.
-
In
quale
modo
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
Invece
di
rispondere
Sandokan
si
bagnò
l
'
estremità
del
dito
pollice
e
l
'
alzò
come
fanno
i
marinai
,
per
indovinare
la
direzione
del
vento
.
-
Soffia
da
settentrione
la
brezza
,
-
disse
poi
.
-
Allo
spuntare
del
sole
sarà
più
viva
.
Dio
,
Maometto
,
Brahma
,
Siva
e
Visnù
,
tutti
uniti
,
ci
proteggono
.
Dateci
la
caccia
ora
,
miei
cari
seikki
!
Amici
,
avanti
,
io
rispondo
di
tutto
!
-
26
.
Fra
il
fuoco
ed
il
piombo
Che
cosa
aveva
scoperto
?
Lui
solo
lo
sapeva
e
se
un
tale
uomo
aveva
pronunciate
quelle
parole
,
voleva
dire
che
era
certo
della
riuscita
del
suo
piano
.
Sambigliong
aveva
detto
il
vero
annunciando
la
presenza
dei
kalam
,
quelle
erbe
alte
e
durissime
,
rigide
come
lame
.
Infatti
appena
la
colonna
ebbe
attraversata
l
'
ultima
macchia
,
cadde
nel
bel
mezzo
d
'
una
vastissima
radura
,
tutta
irta
di
quei
pericolosi
vegetali
.
Non
mancavano
però
,
qua
e
là
,
gruppi
di
cespugli
che
avevano
delle
estensioni
non
comuni
.
L
'
avanguardia
fu
raddoppiata
e
riprese
la
faticosa
sua
manovra
,
sciabolando
le
erbe
per
aprire
il
passo
ai
compagni
,
che
correvano
il
pericolo
di
rovinarsi
le
gambe
ed
i
piedi
.
Ed
intanto
le
tenebre
cominciavano
a
dileguarsi
.
Le
stelle
impallidivano
rapidamente
,
ad
oriente
la
luce
cominciava
a
fare
la
sua
comparsa
dilagando
pel
cielo
,
la
jungla
continuava
ad
estendersi
come
se
non
dovesse
finire
mai
.
Sandokan
si
manteneva
nondimeno
sempre
tranquillo
.
I
suoi
sguardi
erano
fissi
su
una
massa
ancora
oscura
che
giganteggiava
al
di
là
della
pianura
dei
kalam
e
che
sembrava
una
foresta
od
una
gigantesca
macchia
di
altissimi
bambù
.
Certamente
era
quella
che
desiderava
raggiungere
,
prima
di
decidersi
a
mettere
in
effetto
il
suo
piano
.
Si
era
messo
dietro
all
'
avanguardia
e
stimolava
i
falciatori
a
far
presto
,
temendo
che
la
sua
truppa
potesse
venire
raggiunta
prima
di
arrivare
a
quel
rifugio
,
che
aveva
già
indovinato
e
dove
sperava
di
poter
opporre
un
'
accanita
resistenza
,
anche
se
fosse
stato
assalito
alle
spalle
.
La
pianura
dei
kalam
fu
finalmente
attraversata
,
nel
momento
in
cui
il
sole
sorgeva
,
fiammeggiante
,
sull
'
orizzonte
.
Tutti
erano
sfiniti
,
specialmente
Surama
che
aveva
tenuto
testa
a
quei
poderosi
camminatori
delle
foreste
del
Borneo
.
Erano
giunti
sul
margine
d
'
un
piccolo
bosco
,
formato
quasi
esclusivamente
di
banani
selvatici
e
di
giacchieri
,
che
reggevano
delle
frutta
colossali
.
Sandokan
fece
ricoverare
la
sua
truppa
sotto
quelle
foglie
superbe
,
poi
chiamato
Kammamuri
gli
chiese
:
-
Abbiamo
delle
bottiglie
di
gin
fra
i
nostri
bagagli
?
-
Una
dozzina
.
-
Falle
deporre
dinanzi
a
me
,
poi
farai
raccogliere
quanta
legna
secca
si
potrà
trovare
.
Affrettati
,
poiché
i
seikki
e
gli
assamesi
,
non
devono
essere
lontani
.
-
Sì
,
padrone
.
-
Chiamò
alcuni
uomini
e
si
cacciò
nel
bosco
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
intanto
si
erano
spinti
innanzi
,
verso
i
kalam
,
sorvegliando
attentamente
la
radura
che
avevano
poco
prima
attraversata
.
S
'
aspettavano
da
un
momento
all
'
altro
di
veder
comparire
gli
assalitori
ed
erano
sicuri
di
non
ingannarsi
.
Un
fischio
di
Kammamuri
li
avvertì
che
gli
ordini
erano
stati
eseguiti
.
Non
vedendo
comparire
gli
avversari
,
si
ripiegarono
verso
il
bosco
,
dove
trovarono
pronti
una
trentina
di
fasci
di
legna
secca
,
disposti
in
semi
-
cerchio
davanti
al
campo
.
-
Preparatevi
ad
aprire
il
fuoco
,
-
disse
Sandokan
ai
suoi
malesi
ed
ai
suoi
dayachi
,
che
aspettavano
appoggiati
alle
loro
carabine
.
-
Sparate
a
colpo
sicuro
e
non
fate
spreco
di
munizioni
:
oggi
ne
abbiamo
più
bisogno
che
mai
.
Sei
uomini
attraversino
intanto
il
bosco
e
ci
guardino
le
spalle
.
Gli
uomini
che
sono
sbarcati
a
monte
del
fiume
,
possono
averci
chiusa
la
ritirata
verso
il
nord
.
Silenzio
e
lasciamo
avanzare
quelli
che
procedono
da
ponente
.
-
Si
erano
tutti
sdraiati
dietro
le
ultime
file
dei
kalam
,
tenendo
la
carabina
a
fianco
.
Ad
un
tratto
una
parola
sfuggì
da
tutte
le
labbra
:
-
Eccoli
!
-
All
'
estremità
della
vasta
radura
,
in
piena
luce
,
poiché
il
sole
si
alzava
rapidamente
dietro
i
grandi
alberi
,
erano
comparsi
alcuni
uomini
,
che
portavano
sulla
testa
dei
turbanti
monumentali
,
ed
altri
ne
sbucavano
.
Erano
i
seikki
del
rajah
che
precedevano
gli
assamesi
,
e
che
si
avanzavano
su
due
colonne
,
pronti
a
slanciarsi
all
'
attacco
.
Sandokan
s
'
appressò
alle
bottiglie
,
le
spaccò
una
ad
una
lasciando
scorrere
il
liquido
sui
fastelli
di
legno
,
poi
acceso
un
ramo
resinoso
,
li
incendiò
tutti
.
Fiamme
livide
s
'
alzarono
tosto
,
comunicandosi
ai
kalam
,
semi
-
bruciati
dal
sole
.
Bastarono
pochi
secondi
perché
una
vera
cortina
di
fuoco
,
si
stendesse
dinanzi
al
margine
della
foresta
.
-
Ora
,
amici
!
-
gridò
il
formidabile
uomo
,
gettando
il
ramo
fiammeggiante
e
afferrando
la
carabina
-
salutate
i
montanari
dell
'
India
.
Sono
degni
avversari
delle
tigri
di
Mompracem
,
e
ne
hanno
il
diritto
.
-
I
seikki
,
che
si
erano
avanzati
rapidissimi
,
non
erano
che
a
quattrocento
metri
.
Una
scarica
nutrita
,
li
arrestò
di
colpo
,
facendone
cadere
parecchi
a
terra
.
I
montanari
indiani
,
quantunque
non
si
aspettassero
una
così
brutta
accoglienza
,
allargarono
le
loro
file
per
offrire
meno
presa
alle
palle
nemiche
,
ed
a
loro
volta
cominciarono
a
sparare
,
a
casaccio
però
,
poiché
le
fiamme
che
si
alzavano
altissime
ed
i
nuvoloni
di
fumo
misti
a
immensi
getti
di
scintille
,
coprivano
interamente
i
dayachi
ed
i
malesi
.
Questi
d
'
altronde
,
si
erano
così
bene
appiattati
in
mezzo
alle
piante
,
da
non
poter
essere
colpiti
.
Il
fuoco
dei
seikki
e
dei
soldati
assamesi
,
ebbe
una
durata
brevissima
,
poiché
l
'
incendio
si
dilatava
con
rapidità
prodigiosa
,
soffiando
una
forte
brezza
dal
settentrione
.
I
kalam
investiti
dalle
fiamme
si
contorcevano
,
scoppiettavano
e
sparivano
a
vista
d
'
occhio
.
Pareva
che
tutta
la
jungla
dovesse
venire
distrutta
dall
'
elemento
divoratore
.
I
seikki
,
dinanzi
a
quel
formidabile
nemico
che
li
minacciava
da
tutte
le
parti
,
e
contro
il
quale
nulla
potevano
,
avevano
cominciato
a
battere
rapidamente
in
ritirata
.
Nuvole
di
cenere
ardente
e
di
scintille
,
piovevano
già
su
di
loro
,
costringendoli
a
raddoppiare
la
corsa
.
Sandokan
,
appoggiato
al
tronco
d
'
un
tara
,
guardava
tranquillamente
l
'
incendio
ed
i
nemici
a
scappare
a
rotta
di
collo
.
-
Non
credevo
che
ti
fosse
nata
nel
tuo
fantasioso
cervello
una
così
splendida
idea
,
-
gli
disse
Tremal
-
Naik
,
che
gli
stava
presso
con
Surama
.
-
Tu
sei
sempre
la
terribile
ed
invincibile
Tigre
della
Malesia
.
-
Questo
incendio
non
si
spegnerà
,
se
non
quando
avrà
divorato
l
'
ultimo
bambù
di
questa
jungla
;
e
i
seikki
,
se
vorranno
salvarsi
,
saranno
costretti
a
riguadagnare
la
palude
dei
coccodrilli
.
-
E
gli
altri
,
li
hai
dimenticati
?
Possono
aver
già
compiuto
l
'
aggiramento
alle
nostre
spalle
.
-
Sfonderemo
le
loro
linee
.
-
Una
cosa
però
mi
cruccia
.
Dove
si
troverà
il
villaggio
?
Ci
siamo
gettati
molto
fuori
di
strada
.
-
Vedo
una
collina
a
tre
o
quattro
miglia
verso
il
settentrione
.
Di
lassù
potremo
benissimo
scorgerlo
e
raggiungerlo
.
-
Già
la
colonna
di
Sandokan
stava
per
raggiungere
gli
avamposti
mandati
ad
esplorare
i
margini
settentrionali
della
macchia
,
quando
si
vide
avanzarsi
Sambigliong
,
facendo
dei
larghi
gesti
come
per
raccomandare
il
più
assoluto
silenzio
.
-
Che
cosa
c
'
è
ancora
?
-
chiese
la
Tigre
della
Malesia
quando
il
vecchio
pirata
fu
vicino
.
-
C
'
è
padrone
,
che
noi
siamo
giunti
troppo
tardi
sui
margini
della
jungla
,
-
rispose
Sambigliong
.
-
Vuoi
dire
che
abbiano
dinanzi
a
noi
altri
nemici
.
-
Sì
,
e
non
mi
sembrano
pochi
.
-
Saccaroa
!
-
esclamò
Sandokan
con
ira
.
-
Sono
uccelli
questi
indiani
per
percorrere
in
così
breve
tempo
tali
distanze
?
Quei
guerrieri
devono
essere
quelli
sbarcati
a
monte
del
fiume
.
-
Certo
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Dove
sono
?
-
Imboscati
a
quattro
o
cinquecento
passi
da
noi
,
-
rispose
Sambigliong
.
-
Quando
sono
giunti
?
-
Pochi
minuti
fa
.
Correvano
come
gazzelle
,
attratti
senza
dubbio
dall
'
incendio
.
-
Vi
hanno
scorti
?
-
Sì
e
per
questo
si
sono
arrestati
.
-
Ebbene
li
attaccheremo
e
passeremo
attraverso
le
loro
file
,
-
disse
Sandokan
.
-
Formiamo
due
piccole
colonne
d
'
attacco
,
con
Surama
ed
i
prigionieri
in
coda
guardati
da
sei
uomini
.
Siete
pronti
?
-
Non
aspettiamo
che
il
vostro
segnale
,
-
rispose
Kammamuri
per
tutti
.
-
All
'
attacco
,
Tigrotti
della
Malesia
!
-
Dayachi
e
malesi
si
sparpagliarono
alla
bersagliera
e
si
spinsero
innanzi
attraverso
le
erbe
ed
i
cespugli
,
guidati
gli
uni
da
Tremal
-
Naik
e
da
Kammamuri
,
e
gli
altri
da
Sandokan
e
da
Sambigliong
.
La
fucileria
incominciò
intensissima
da
una
parte
e
anche
dall
'
altra
.
Gli
indiani
però
,
che
non
contavano
fra
di
loro
alcun
seikko
,
tiravano
come
coscritti
alle
prime
prove
del
bersaglio
,
mentre
gli
uomini
di
Sandokan
,
che
erano
tutti
meravigliosi
bersaglieri
,
di
rado
mancavano
ai
loro
colpi
.
Sandokan
che
non
voleva
esporre
troppo
i
suoi
uomini
al
fuoco
,
per
quanto
irregolarissimo
e
pessimo
,
spingeva
alacremente
l
'
attacco
,
desideroso
di
venire
all
'
arma
bianca
.
Si
era
gettato
a
bandoliera
la
carabina
ed
aveva
impugnata
la
sua
terribile
scimitarra
,
quell
'
arma
che
manovrata
dal
suo
formidabile
braccio
,
non
poteva
trovare
alcuna
difesa
.
Correva
dinanzi
ai
suoi
uomini
,
balzando
come
una
vera
tigre
a
destra
ed
a
sinistra
,
urlando
come
una
belva
feroce
:
-
Sotto
,
Tigrotti
di
Mompracem
!
All
'
attacco
!
-
I
dayachi
ed
i
malesi
,
che
non
erano
meno
agili
di
lui
,
piombarono
colle
scimitarre
in
pugno
addosso
alla
colonna
assamese
,
come
uno
stormo
di
avvoltoi
affamati
.
Sfondarla
e
fugare
i
nemici
a
gran
colpi
di
sciabola
,
fu
l
'
affare
di
pochi
secondi
.
Una
scarica
di
carabine
li
decise
a
sgombrare
completamente
la
fronte
d
'
attacco
ed
a
rifugiarsi
nella
jungla
.
-
Tutta
quella
gente
non
vale
un
seikko
,
-
disse
Sandokan
.
-
Se
il
rajah
conta
su
questi
guerrieri
è
perduto
.
-
Prima
che
possano
riunirsi
e
ritentare
l
'
attacco
,
raggiungiamo
la
collina
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Potrebbero
ritornare
alla
caccia
e
tormentare
la
nostra
marcia
verso
il
villaggio
.
-
E
poi
lassù
potremo
opporre
una
maggior
resistenza
,
-
aggiunse
Sambigliong
.
-
Voi
parlate
come
generali
prudenti
,
-
disse
Sandokan
,
sorridendo
.
-
Riprendiamo
la
nostra
corsa
amici
.
-
La
collina
non
distava
che
cinque
o
seicento
metri
e
sorgeva
perfettamente
isolata
.
Era
una
montagnola
che
spingeva
la
sua
vetta
a
sette
od
ottocento
piedi
,
e
coi
fianchi
coperti
da
una
lussureggiante
vegetazione
.
La
colonna
,
che
si
era
riformata
,
attraversò
a
passo
di
corsa
la
distanza
,
sparando
di
quando
in
quando
qualche
colpo
di
fucile
.
L
'
ascensione
fu
compita
in
meno
di
mezz
'
ora
,
non
ostante
gli
ostacoli
opposti
da
tutta
quella
massa
di
piante
e
senza
che
gli
assamesi
avessero
ritentato
l
'
attacco
.
Giunti
sulla
cima
,
Sandokan
fece
accampare
i
compagni
,
onde
accordare
a
loro
un
paio
d
'
ore
di
riposo
,
ben
meritato
d
'
altronde
,
dopo
una
così
lunga
corsa
attraverso
la
jungla
,
sempre
battagliando
;
poi
con
Tremal
-
Naik
e
Kammamuri
si
inerpicò
su
una
roccia
che
formava
il
culmine
della
collina
,
e
che
era
affatto
spoglia
di
qualsiasi
vegetazione
.
Di
lassù
lo
sguardo
poteva
dominare
un
immenso
spazio
,
estendendosi
tutto
intorno
la
pianura
.
L
'
incendio
continuava
ancora
nella
jungla
minacciando
di
estendersi
fino
sulle
rive
del
Brahmaputra
e
verso
la
palude
dei
coccodrilli
.
Era
un
vero
mare
di
fuoco
,
che
aveva
una
fronte
di
cinque
o
sei
miglia
e
che
tutto
divorava
sul
suo
passaggio
.
Enormi
colonne
di
fumo
nerissimo
e
getti
immensi
di
scintille
,
ondeggiavano
su
quell
'
immane
braciere
,
avvolgendo
già
la
foresta
che
si
estendeva
dietro
la
jungla
.
Perfino
la
vecchia
pagoda
di
Benar
era
crollata
,
e
non
era
rimasto
in
piedi
che
qualche
pezzo
di
muraglia
.
Sandokan
ed
i
suoi
compagni
volgendo
gli
sguardi
verso
levante
,
non
tardarono
a
scoprire
un
piccolo
villaggio
,
formato
da
una
minuscola
pagoda
e
da
qualche
centinaio
di
capanne
.
Si
trovava
molto
lontano
dall
'
incendio
e
fuori
da
qualsiasi
pericolo
,
perché
vaste
risaie
,
coi
canali
pieni
d
'
acqua
,
lo
circondavano
.
-
Non
può
essere
che
quello
,
-
disse
Sandokan
additandolo
ai
compagni
.
-
Non
ne
vedo
altri
in
nessuna
direzione
.
-
E
nemmeno
io
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Quanto
credi
che
disti
da
noi
?
-
Cinque
miglia
.
-
Una
semplice
corsa
.
-
Sì
,
se
gli
assamesi
ci
lasceranno
tranquilli
.
-
Li
vedi
?
-
Sono
sempre
nascosti
fra
i
kalam
.
-
Che
ci
spiino
?
-
Ne
sono
certo
.
Ci
proveremo
a
ingannarli
scendendo
l
'
altro
versante
della
collina
.
-
Si
lasciarono
scivolare
lungo
la
parete
rocciosa
,
che
aveva
già
una
notevole
pendenza
e
raggiunsero
i
loro
compagni
,
che
si
erano
accampati
fra
le
piante
.
-
Tutto
va
bene
,
almeno
per
ora
-
disse
Sandokan
a
Surama
.
-
Io
spero
di
poter
raggiungere
il
villaggio
in
un
paio
d
'
ore
,
tenuto
conto
delle
difficoltà
che
incontreremo
nella
foresta
.
Se
troveremo
gli
elefanti
,
faremo
correre
i
seikki
,
se
vorranno
darci
la
caccia
.
-
E
Yanez
?
-
chiese
la
giovane
con
angoscia
.
-
Come
ben
puoi
comprendere
,
pel
momento
,
nulla
possiamo
fare
per
lui
.
La
sua
liberazione
richiederà
un
certo
tempo
.
D
'
altronde
non
inquietarti
:
egli
non
corre
alcun
pericolo
,
perché
il
rajah
,
convinto
che
sia
un
inglese
,
non
oserà
torcergli
un
capello
.
Tutt
'
al
più
lo
farà
tradurre
alla
frontiera
bengalese
.
-
E
come
potremo
ritrovarlo
poi
?
-
Oh
!
Sarà
lui
che
muoverà
incontro
a
noi
,
quando
gli
giungerà
la
buona
notizia
che
le
Tigri
di
Mompracem
ed
i
tuoi
montanari
hanno
preso
d
'
assalto
la
capitale
del
tuo
futuro
regno
.
Ah
!
mi
dimenticavo
di
chiederti
una
preziosa
notizia
.
Il
Brahmaputra
attraversa
le
tue
montagne
?
-
Sì
.
-
Ha
delle
barche
quella
gente
?
-
Bangle
e
anche
dei
grossi
gonga
.
-
Non
speravo
tanto
,
-
disse
Sandokan
.
Si
sdraiò
poi
sotto
un
banano
selvatico
,
accese
la
sua
pipa
e
si
mise
a
fumare
con
studiata
lentezza
,
tenendo
gli
sguardi
fissi
sui
kalam
,
in
mezzo
ai
quali
dovevano
trovarsi
ancora
gli
assamesi
,
non
potendo
allontanarsi
in
causa
dell
'
incendio
,
che
sbarrava
a
loro
la
ritirata
verso
il
fiume
.
Gli
altri
lo
avevano
già
imitato
,
chi
fumando
e
chi
masticando
noci
d
'
areca
.
Era
trascorsa
un
'
ora
e
fors
'
anche
di
più
,
quando
Sandokan
vide
delle
ombre
umane
scivolare
fra
i
kalam
e
radunarsi
presso
una
doppia
fila
di
cespugli
,
che
s
'
allungavano
quasi
ininterrottamente
verso
la
base
dell
'
altura
.
-
In
piedi
amici
,
-
comandò
.
-
È
il
momento
di
sloggiare
.
-
Che
cosa
succede
ancora
?
-
chiese
Surama
.
-
I
tuoi
futuri
sudditi
si
preparano
a
snidarci
,
-
rispose
Sandokan
,
-
ed
io
non
ho
alcun
desiderio
di
aspettarli
quassù
.
Preparate
le
vostre
gambe
,
perché
si
tratta
di
fare
una
vera
corsa
.
Tenetevi
sempre
fra
le
piante
,
finché
avremo
raggiunto
il
versante
opposto
.
-
Strisciando
fra
i
sarmenti
ed
i
cespugli
e
tenendosi
al
riparo
dalle
larghe
foglie
dei
banani
,
la
piccola
colonna
girò
intorno
alla
roccia
e
raggiunse
,
inosservata
,
il
pendio
settentrionale
,
che
si
presentava
ingombro
di
superbe
mangifere
,
che
formavano
dei
gruppi
giganteschi
di
manghi
e
di
areca
dai
tronchi
contorti
,
legati
strettamente
fra
di
loro
da
un
numero
infinito
di
piante
parassite
,
che
avevano
raggiunto
delle
lunghezze
straordinarie
.
L
'
avanguardia
fu
costretta
a
riprendere
il
suo
faticoso
lavoro
,
per
praticare
un
passaggio
attraverso
a
quella
muraglia
di
verzura
,
che
non
presentava
alcuna
apertura
.
Sandokan
,
sempre
prudente
,
aveva
rinforzata
la
sua
retroguardia
,
non
potendo
venire
il
pericolo
che
dal
versante
opposto
.
Forse
in
quel
momento
gli
assamesi
avevano
già
attraversata
la
distanza
che
li
separava
dalla
collina
e
stavano
salendo
,
sicuri
di
sorprendere
i
fuggiaschi
ancora
accampati
.
Se
loro
salivano
in
fretta
,
anche
i
malesi
ed
i
dayachi
,
scendevano
non
meno
rapidamente
,
sfondando
rabbiosamente
quel
caos
di
piante
.
Gli
uomini
dell
'
avanguardia
,
si
cambiavano
di
cinque
in
cinque
minuti
,
onde
vi
fossero
sempre
alla
testa
lavoratori
freschi
.
La
fortuna
proteggeva
certamente
la
colonna
,
poiché
questa
poté
finalmente
raggiungere
la
foresta
,
che
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
avevano
scorta
dall
'
alto
della
roccia
,
e
senza
che
fosse
stato
sparato
un
colpo
di
fucile
,
né
da
una
parte
,
né
dall
'
altra
.
Contrariamente
a
quanto
avevano
dapprima
creduto
,
quella
foresta
era
poco
folta
,
essendo
composta
di
piante
di
tek
e
di
nagassi
,
ossia
di
alberi
del
ferro
,
vegetali
che
conservano
una
certa
distanza
e
che
non
permettono
,
ai
cespugli
che
nascono
sotto
le
loro
foglie
,
di
svilupparsi
troppo
.
La
marcia
poteva
quindi
ridiventare
rapidissima
come
nell
'
ultimo
tratto
della
jungla
.
Era
bensì
vero
che
anche
gli
assamesi
,
se
avevano
scoperta
la
pista
,
ciò
che
non
era
difficile
col
sentiero
aperto
dalle
scimitarre
,
potevano
a
loro
volta
spingere
l
'
inseguimento
;
ma
già
a
Sandokan
ormai
poco
importava
,
essendo
sicuro
che
Bindar
avrebbe
già
preparato
gli
elefanti
.
Già
non
distavano
dal
villaggio
che
un
mezzo
miglio
,
quando
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
,
udirono
a
echeggiare
alle
loro
spalle
alcuni
spari
,
seguìti
subito
da
una
nutrita
scarica
di
carabine
.
-
Ci
sono
già
addosso
!
-
esclamò
il
primo
arrestandosi
.
-
La
retroguardia
ha
risposto
con
un
fuoco
di
fila
-
aggiunse
il
secondo
.
-
Dieci
uomini
con
me
:
gli
altri
con
Kammamuri
continuino
la
via
.
Vi
raccomando
di
far
preparare
subito
gli
elefanti
.
-
Dieci
malesi
si
staccarono
dalla
colonna
e
seguirono
a
passo
di
corsa
i
due
capi
,
che
già
rifacevano
la
via
percorsa
,
armando
le
carabine
.
Dopo
trecento
passi
s
'
incontrarono
colla
retroguardia
,
che
era
condotta
da
Sambigliong
.
-
Siete
stati
attaccati
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Sì
,
da
un
piccolo
gruppo
di
esploratori
,
che
è
fuggito
a
rompicollo
alla
nostra
prima
scarica
.
-
Abbiamo
dei
feriti
?
-
Nessuno
,
Tigre
della
Malesia
.
-
Come
mai
quegli
uomini
ci
hanno
raggiunti
così
presto
?
-
Correvano
come
gazzelle
.
-
Sei
ben
sicuro
che
si
siano
dispersi
?
-
Li
abbiamo
inseguiti
per
due
o
trecento
metri
.
-
Affrettatevi
:
il
villaggio
non
è
che
a
due
passi
e
forse
troveremo
gli
elefanti
pronti
.
-
Radunò
i
due
piccoli
drappelli
e
tornò
indietro
sempre
di
corsa
,
temendo
che
il
grosso
degli
assalitori
,
si
trovasse
a
poca
distanza
.
Quando
raggiunse
la
colonna
,
questa
si
trovava
già
intorno
a
cinque
colossali
elefanti
,
montati
ognuno
da
un
cornac
e
forniti
della
cassa
destinata
a
contenere
gli
uomini
.
Bindar
era
con
loro
.
-
Ah
,
sahib
!
-
esclamò
il
bravo
ragazzo
.
-
Quante
inquietudini
ho
provato
per
te
,
vedendo
l
'
incendio
divorare
la
jungla
e
udendo
tante
scariche
!
Temevo
che
tu
fossi
stato
sopraffatto
ed
i
tuoi
guerrieri
distrutti
.
-
Siamo
gente
diversa
dagli
indiani
noi
,
-
si
limitò
di
rispondere
Sandokan
.
-
Vi
sono
altri
elefanti
nel
villaggio
?
-
Due
soli
ancora
.
-
Basteranno
questi
a
trasportare
tutta
la
mia
gente
?
-
Sì
,
sahib
.
-
Fece
salire
Surama
sul
primo
elefante
,
poi
diede
ordine
ai
suoi
uomini
di
occupare
gli
altri
e
di
tenersi
pronti
a
salutare
con
una
buona
scarica
gli
assalitori
,
nel
caso
che
si
mostrassero
sul
margine
della
foresta
.
Bindar
s
'
arrampicò
anche
lui
,
coll
'
agilità
d
'
una
scimmia
,
sul
primo
elefante
,
che
era
montato
,
oltre
che
dalla
futura
regina
,
da
Sandokan
,
da
Tremal
-
Naik
,
da
Kammamuri
e
da
tre
malesi
,
che
si
erano
accomodati
dietro
la
cassa
sull
'
enorme
dorso
del
bestione
.
-
Avanti
,
cornac
e
spingete
la
corsa
.
Venti
rupie
di
regalo
,
se
li
farete
galoppare
come
cavalli
spronati
a
sangue
,
-
gridò
Sandokan
.
Non
ci
voleva
di
più
per
incoraggiare
i
conduttori
,
che
forse
non
guadagnavano
tanto
in
un
anno
di
servizio
.
Mandarono
un
lungo
fischio
stridulo
impugnando
,
nel
medesimo
tempo
,
i
corti
arpioni
e
tosto
i
cinque
colossali
pachidermi
si
misero
in
marcia
con
passo
rapidissimo
,
con
quello
strano
dondolamento
che
dà
l
'
impressione
,
a
chi
li
monta
,
di
trovarsi
su
un
battello
scosso
ora
dal
rollio
ed
ora
dal
beccheggio
.
Bindar
,
che
come
abbiamo
detto
,
si
trovava
sull
'
elefante
montato
da
Sandokan
,
aveva
dato
ordine
ai
cornac
di
risalire
verso
il
sud
-
est
,
seguendo
la
lunga
e
stretta
frontiera
bengalese
,
che
si
frappone
come
un
cuscinetto
fra
il
Boutam
e
l
'
Assam
,
avvolgendo
quest
'
ultimo
stato
a
settentrione
ed
a
levante
,
in
modo
da
separarlo
dai
montanari
dell
'
Himalaya
e
dai
montanari
della
vicina
Birmania
.
Makum
,
l
'
antica
capitale
del
piccolo
principato
,
retto
dal
padre
di
Surama
,
ultima
cittadella
della
frontiera
assamese
,
doveva
essere
la
meta
della
loro
corsa
.
Appena
oltrepassate
le
risaie
,
che
si
estendevano
tutte
intorno
al
villaggio
per
uno
spazio
considerevole
,
i
cinque
elefanti
si
trovarono
in
mezzo
alle
eterne
jungle
,
che
seguono
,
per
centinaia
e
centinaia
di
miglia
,
la
riva
destra
del
Brahmaputra
,
spingendosi
quasi
ininterrottamente
fino
ai
primi
scaglioni
della
catena
del
Dapha
Bum
e
dell
'
Harungi
.
La
foresta
che
stavano
per
attraversare
,
non
era
così
fitta
come
quella
di
Benar
,
tuttavia
aveva
anche
questa
immense
distese
di
bambù
di
dimensioni
straordinarie
,
ottime
per
servire
d
'
agguato
a
uomini
ed
a
belve
,
infinite
distese
di
kalam
e
di
cespugli
;
però
non
mancavano
le
piante
d
'
alto
fusto
,
come
tara
,
pipal
,
palas
e
palmizi
splendidi
,
che
allargavano
smisuratamente
le
loro
foglie
dentellate
o
frangiate
.
Sandokan
che
s
'
aspettava
da
un
momento
all
'
altro
qualche
brutta
sorpresa
da
parte
degli
assamesi
,
i
quali
potevano
essersi
accorti
della
nuova
direzione
presa
dai
fuggiaschi
,
raccomandò
ai
suoi
uomini
di
non
deporre
le
carabine
e
di
sorvegliare
attentamente
le
macchie
.
Era
sicuro
di
non
passarla
liscia
,
quantunque
gli
elefanti
s
'
avanzassero
colla
velocità
di
cavalli
spinti
a
buon
galoppo
.
Più
innanzi
le
cose
si
sarebbero
certamente
cambiate
,
poiché
i
nemici
per
quanto
lesti
corridori
,
non
avrebbero
potuto
resistere
a
lungo
alla
corsa
indiavolata
degli
elefanti
,
ma
pel
momento
era
da
aspettarsi
qualche
brutto
giuoco
.
-
Tu
temi
qualche
altra
sorpresa
,
è
vero
?
-
gli
chiese
Tremal
-
Naik
,
senza
cessare
di
osservare
attentamente
le
folte
macchie
dei
bambù
,
che
gli
elefanti
costeggiavano
,
aprendosi
un
passaggio
a
gran
colpi
di
proboscide
,
quando
se
le
trovavano
dinanzi
.
-
Dubito
sempre
,
e
poi
mi
sembra
impossibile
che
quegli
uomini
abbiano
interrotto
così
bruscamente
l
'
inseguimento
.
Devono
averci
scorti
e
mi
aspetto
,
fra
queste
macchie
,
qualche
colpo
di
testa
.
-
In
quel
momento
,
con
sorpresa
di
tutti
,
gli
elefanti
,
che
fino
allora
avevano
continuato
ad
accelerare
la
corsa
,
la
rallentarono
bruscamente
.
-
Ehi
,
cornac
,
che
cos
'
ha
il
tuo
elefante
-
pilota
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
,
che
si
era
subito
accorto
.
-
Sente
la
vicinanza
di
qualche
tigre
forse
?
Noi
siamo
uomini
da
ammazzarne
anche
una
dozzina
.
-
Pessimo
terreno
,
signore
-
rispose
il
conduttore
crollando
il
capo
.
-
Vuoi
dire
?
-
Che
le
ultime
piogge
hanno
reso
il
terreno
eccessivamente
fangoso
e
che
le
zampe
dei
nostri
animali
affondano
fino
al
ginocchio
.
Non
mi
aspettavo
una
simile
sorpresa
.
-
Non
possiamo
deviare
?
-
Altrove
il
terreno
non
sarà
migliore
.
Vi
è
dell
'
argilla
sotto
questa
jungla
e
le
acque
stentano
a
filtrare
.
-
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
si
alzarono
guardando
il
terreno
.
Apparentemente
sembrava
asciutto
alla
superficie
,
ma
guardando
le
larghe
impronte
,
lasciate
dagli
elefanti
,
si
poteva
facilmente
comprendere
come
sotto
esistesse
una
riserva
d
'
acqua
,
poiché
quei
buchi
si
erano
subito
riempiti
d
'
un
liquido
fangoso
ed
a
quanto
sembrava
,
tenacissimo
.
-
Ehi
,
cornac
,
cerca
di
spingere
più
che
puoi
il
tuo
elefante
,
-
disse
Sandokan
.
-
Farò
il
possibile
,
signore
.
-
I
cinque
pachidermi
non
sembravano
troppo
contenti
di
aver
incontrato
quel
terreno
,
che
arrestava
il
loro
slancio
.
Barrivano
sordamente
,
agitavano
la
tromba
e
le
grandi
orecchie
e
scuotevano
le
loro
teste
massicce
,
manifestando
il
loro
mal
umore
.
Nondimeno
,
quantunque
affondassero
di
quando
in
quando
fino
al
ginocchio
e
provassero
talvolta
qualche
difficoltà
ad
estrarre
le
loro
zampacce
da
quel
fango
tenace
,
come
se
avessero
compreso
che
dalla
loro
velocità
dipendeva
la
salvezza
degli
uomini
che
li
montavano
,
facevano
sforzi
prodigiosi
,
per
non
rallentare
troppo
la
corsa
.
Disgraziatamente
,
di
passo
in
passo
che
s
'
avanzavano
,
il
terreno
diventava
sempre
meno
resistente
.
L
'
acqua
ed
il
fango
sprizzavano
da
tutte
le
parti
,
macchiando
le
rosse
gualdrappe
dei
pachidermi
.
Era
soprattutto
sotto
i
bambù
che
si
trovava
maggior
copia
di
materia
liquida
:
là
gli
elefanti
non
potevano
scorgere
dove
ponevano
i
piedi
;
avanzavano
a
passo
quasi
d
'
uomo
e
non
cessavano
di
barrire
,
segnalando
così
la
loro
presenza
,
mentre
Sandokan
avrebbe
desiderato
il
più
scrupoloso
silenzio
.
Una
buona
mezz
'
ora
era
trascorsa
,
da
che
avevano
lasciato
il
villaggio
,
quando
Bindar
,
che
si
teneva
dietro
al
cornac
del
primo
elefante
,
con
una
mano
stretta
sull
'
orlo
della
cassa
,
avendo
nell
'
altra
la
carabina
,
si
lasciò
sfuggire
una
esclamazione
.
Quasi
nell
'
istesso
momento
l
'
elefante
si
fermava
,
alzando
rapidamente
la
tromba
e
fiutando
l
'
aria
a
diverse
altezze
.
-
Che
cos
'
hai
,
Bindar
?
-
chiese
subito
Sandokan
,
alzandosi
precipitosamente
.
-
Ho
veduto
dei
bambù
ad
agitarsi
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Dove
?
-
Sulla
nostra
sinistra
.
-
Che
vi
sia
qualche
tigre
?
Mi
pare
che
l
'
elefante
sia
inquieto
.
-
Una
bâgh
non
spaventerebbe
questi
cinque
colossi
,
che
marciano
uno
addosso
all
'
altro
.
Deve
aver
fiutato
qualche
cosa
d
'
altro
.
-
Fermo
,
cornac
!
-
L
'
elefante
non
avanza
più
,
-
rispose
il
conduttore
.
-
Preparate
le
armi
!
-
continuò
Sandokan
,
alzando
la
voce
.
Malesi
e
dayachi
si
erano
alzati
come
un
solo
uomo
,
armando
le
carabine
.
Anche
gli
altri
elefanti
,
che
si
erano
stretti
contro
il
primo
,
manifestavano
una
certa
inquietudine
.
Trascorsero
alcuni
minuti
senza
che
alcun
che
di
straordinario
accadesse
.
I
bambù
non
si
erano
più
mossi
,
eppure
i
pachidermi
non
si
erano
ancora
interamente
tranquillizzati
.
Sandokan
,
che
era
impaziente
di
guadagnare
via
,
stava
per
ordinare
ai
cornac
di
riprendere
la
marcia
,
quando
alcune
detonazioni
scoppiarono
entro
un
macchione
di
bambù
,
che
si
estendeva
a
circa
duecento
metri
dai
pachidermi
.
-
Gli
assamesi
!
-
esclamò
Sandokan
.
-
Fuoco
là
in
mezzo
!
-
I
malesi
dapprima
,
poi
i
dayachi
con
un
intervallo
di
pochi
secondi
,
fecero
una
scarica
poderosa
,
mentre
l
'
elefante
-
pilota
mandava
un
barrito
spaventevole
,
rovesciandosi
addosso
ai
compagni
.
Qualche
palla
doveva
averlo
colpito
,
poiché
gli
altri
si
mantennero
impassibili
,
come
brave
bestie
,
abituate
al
fuoco
.
Gli
assamesi
non
risposero
più
.
A
giudicare
dai
movimenti
disordinati
dei
bambù
,
dovevano
aver
battuto
precipitosamente
in
ritirata
,
per
paura
forse
di
dover
subire
una
carica
furiosa
da
parte
dei
pachidermi
.
-
Quindici
uomini
vadano
a
esplorare
quella
macchia
!
-
gridò
Sandokan
.
-
Se
il
nemico
resiste
,
ripiegatevi
verso
di
noi
facendo
fuoco
.
-
Le
scale
furono
gettate
ed
un
drappello
composto
di
dayachi
e
di
malesi
,
sotto
la
guida
del
vecchio
Sambigliong
,
si
slanciò
attraverso
il
pantano
,
balzando
fra
i
bambù
e
le
erbe
,
le
cui
radici
opponevano
una
certa
resistenza
.
Sandokan
e
gli
altri
,
dall
'
alto
delle
casse
,
sorvegliavano
intanto
la
macchia
,
pronti
a
sostenere
i
loro
compagni
.
L
'
elefante
-
pilota
continuava
a
lanciare
barriti
formidabili
e
ad
indietreggiare
,
non
ostante
le
buone
parole
che
gli
diceva
il
suo
conduttore
.
-
Ha
ricevuto
certamente
una
palla
nel
corpo
,
-
disse
Tremal
-
Naik
a
Sandokan
.
-
Mi
spiacerebbe
che
fosse
stato
ferito
gravemente
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
.
-
È
bensì
vero
che
ce
ne
rimangono
altri
quattro
.
-
Cornac
,
va
'
a
un
po
'
a
vedere
dove
è
stato
toccato
.
-
Sì
,
signore
-
rispose
il
conduttore
raggiungendo
rapidamente
la
scala
di
corda
e
lasciandosi
scivolare
sul
pantano
.
Girò
intorno
al
pachiderma
osservandolo
attentamente
lungo
i
fianchi
e
si
arrestò
presso
la
gamba
sinistra
posteriore
.
-
Dunque
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Sanguina
qui
,
signore
-
rispose
il
cornac
.
-
Ha
ricevuto
una
palla
presso
l
'
articolazione
.
-
Ti
sembra
grave
la
ferita
?
-
Il
conduttore
scosse
il
capo
a
più
riprese
,
poi
disse
:
-
Durerà
finché
potrà
.
Questi
colossi
posseggono
una
forza
prodigiosa
,
eppure
sono
d
'
una
sensibilità
estrema
e
guariscono
difficilmente
.
-
Puoi
fare
una
fasciatura
?
-
Mi
proverò
,
signore
,
tanto
per
arrestare
il
sangue
.
Estrarre
il
proiettile
,
che
si
è
cacciato
sotto
la
pelle
,
sarebbe
impossibile
.
-
Fa
'
presto
.
-
In
quel
momento
Kammamuri
ed
il
suo
drappello
ritornavano
.
-
Fuggiti
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Scomparsi
ancora
-
rispose
il
maharatto
.
-
Canaglie
!
Non
hanno
il
coraggio
d
'
affrontarci
in
campo
aperto
.
-
Li
ritroveremo
più
innanzi
,
se
gli
elefanti
non
trovano
un
terreno
migliore
.
Subiremo
delle
imboscate
finché
non
potremo
galoppare
furiosamente
.
-
Continua
il
fango
?
-
Sempre
.
-
Montate
e
tenete
sempre
pronte
le
carabine
.
-
Malesi
e
dayachi
s
'
inerpicarono
come
tanti
scoiattoli
su
per
le
scale
di
corda
,
seguiti
poco
dopo
dal
cornac
dell
'
elefante
-
pilota
,
che
era
riuscito
ad
arrestare
l
'
emorragia
.
-
Avanti
!
-
comandò
Sandokan
.
-
Vedremo
che
cosa
sapranno
fare
quei
dannati
assamesi
.
-
27
.
La
carica
degli
jungli
-
kudgia
Qualche
minuto
dopo
la
piccola
colonna
riprendeva
l
'
interminabile
ritirata
attraverso
le
jungle
,
ritirata
che
rassomigliava
,
in
certo
qual
modo
,
a
quella
famosa
compiuta
attravero
il
Bundelkund
da
Tantia
Topi
,
il
celebre
generalissimo
degli
insorti
indiani
del
1857
,
che
per
un
anno
intero
,
insieme
alla
bellissima
rhani
di
Jhansie
,
tenne
in
iscacco
ben
tre
corpi
d
'
inglesi
.
Gli
elefanti
s
'
avanzavano
sempre
prudentemente
,
tastando
prima
il
fango
per
assicurarsi
della
solidità
del
sottosuolo
e
aspirando
l
'
acqua
,
che
trapelava
dalle
buche
aperte
dalle
loro
zampacce
.
L
'
elefante
-
pilota
,
che
si
era
di
già
calmato
,
teneva
sempre
la
testa
alta
e
indicava
ai
compagni
,
con
dei
sordi
barriti
,
la
via
da
tenersi
.
L
'
istinto
di
quell
'
animale
,
il
più
grosso
dei
cinque
,
era
assolutamente
meraviglioso
,
poiché
sapeva
scegliere
,
anche
di
primo
acchito
,
il
posto
dove
poteva
procedere
più
speditamente
.
Degli
assamesi
non
si
scorgeva
alcuna
traccia
,
tuttavia
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
erano
più
che
certi
che
non
avrebbero
rinunciato
all
'
inseguimento
.
La
marcia
continuava
,
sempre
lentissima
,
mettendo
a
dura
prova
i
muscoli
dei
pachidermi
.
Le
macchie
di
bambù
,
ora
altissimi
ed
ora
invece
bassi
,
grossi
e
assai
spinosi
,
si
susseguivano
quasi
senza
interruzione
,
ma
i
banchi
di
fango
non
accennavano
a
terminare
tanto
presto
.
Pareva
che
quella
jungla
fosse
stata
un
giorno
il
fondo
di
qualche
immensa
palude
.
Corvi
,
bozzagri
e
cicogne
,
s
'
alzavano
in
grandi
stormi
all
'
appressarsi
degli
elefanti
.
Altre
volte
erano
bande
di
superbi
pavoni
,
volatili
ritenuti
sacri
dagli
indiani
perché
rappresentano
,
secondo
le
loro
strane
leggende
,
la
dea
Sarasvati
,
che
protegge
le
nascite
ed
i
matrimoni
;
oppure
coppie
di
sâras
,
meglio
conosciute
sotto
il
nome
di
gru
antigone
,
le
più
belle
della
famiglia
,
avendo
le
penne
setacee
di
una
splendida
tinta
grigio
perla
,
e
la
testa
che
è
piccola
,
adorna
di
piume
rosse
del
più
bell
'
effetto
.
Sono
anche
le
più
grosse
perché
raggiungono
sovente
l
'
altezza
di
un
metro
e
mezzo
ed
al
pari
dei
pavoni
sono
venerate
,
rappresentando
l
'
emblema
della
fedeltà
coniugale
,
e
forse
non
a
torto
,
perché
vanno
sempre
appaiate
.
Si
scorgevano
pure
cani
selvaggi
dal
pelame
corto
e
bruno
fulvo
,
a
scappare
attraverso
le
macchie
,
e
qualche
tcita
,
graziosa
e
piccola
pantera
dell
'
India
,
che
si
addomestica
con
molta
facilità
e
che
viene
adoperata
per
la
caccia
degli
antilopi
.
Per
due
ore
i
pachidermi
continuarono
a
lottare
in
mezzo
ai
pantani
,
facendo
subire
alle
persone
che
li
montavano
delle
brusche
scosse
;
poi
avendo
trovato
un
pezzo
di
terreno
sodo
,
che
formava
come
una
striscia
di
qualche
centinaio
di
passi
su
tre
o
quattro
metri
d
'
altezza
,
tutto
coperto
di
erbe
palustri
,
grosse
come
lame
di
sciabole
,
di
cui
sono
ghiotti
tutti
i
pachidermi
,
di
comune
accordo
,
si
arrestarono
.
-
Sono
stanchi
,
-
disse
il
cornac
dell
'
elefante
-
pilota
,
volgendosi
verso
Sandokan
.
-
E
poi
qui
hanno
trovato
il
loro
pasto
.
-
Avrei
amato
meglio
che
continuassero
fino
a
trovare
il
terreno
duro
.
-
Non
deve
essere
lontano
,
signore
.
Vedo
all
'
orizzonte
una
linea
oscura
.
Laggiù
vi
devono
essere
delle
foreste
di
palas
e
quelle
piante
non
si
sviluppano
nei
terreni
acquitrinosi
.
D
'
altronde
le
nostre
bestie
non
chiederanno
che
qualche
ora
di
riposo
.
-
Approfitteremo
per
fare
colazione
,
se
avremo
ancora
viveri
bastanti
.
-
Faremo
presto
a
provvederci
di
buoni
arrosti
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
I
volatili
sono
numerosi
e
abbiamo
due
buoni
fucili
da
caccia
.
-
Accettato
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Così
faremo
una
piccola
punta
verso
il
settentrione
,
per
vedere
se
gli
assamesi
continuano
a
seguirci
.
-
Scesero
tutti
improvvisando
un
accampamento
in
mezzo
alle
typha
elephantina
,
come
chiamano
i
botanici
quelle
piante
;
ma
i
viveri
non
erano
sufficienti
per
tante
bocche
.
Non
v
'
era
che
un
mezzo
sacco
di
biscotti
e
una
mezza
dozzina
di
scatole
di
carne
conservata
.
Fu
quindi
decisa
subito
una
partita
di
caccia
,
anche
per
mettere
in
serbo
un
po
'
di
cibo
,
non
essendo
le
jungle
sempre
popolate
di
volatili
grossi
come
i
pavoni
ed
i
sâras
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
si
armarono
di
fucili
a
doppia
canna
,
di
fabbrica
inglese
,
carichi
di
pallettoni
e
balzarono
risolutamente
in
mezzo
al
pantano
,
seguìti
da
quattro
malesi
muniti
di
carabine
e
di
scimitarre
per
scortarli
.
Attraversato
una
specie
di
canale
fangoso
,
trovarono
un
altro
strato
di
terreno
solido
,
tutto
ingombro
di
bambù
,
che
pareva
avesse
una
estensione
maggiore
di
quello
dove
si
erano
arrestati
gli
elefanti
.
In
mezzo
a
quelle
canne
giganti
,
dalle
foglie
verdi
pallide
,
i
volatili
abbondavano
straordinariamente
.
Gru
,
pavoni
,
oche
,
pappagalli
,
volteggiavano
in
tutti
i
sensi
,
insieme
a
grossi
stormi
di
anitre
bramine
,
senza
manifestare
troppa
paura
per
la
presenza
di
quei
cacciatori
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
non
tardarono
ad
aprire
il
fuoco
e
siccome
erano
entrambi
valentissimi
cacciatori
,
in
pochi
minuti
un
buon
numero
di
volatili
furono
raccolti
dai
quattro
malesi
di
scorta
.
Continuando
a
trovare
terreno
resistente
,
s
'
avanzarono
ancora
,
impegnandosi
in
mezzo
ad
una
pianura
molto
vasta
,
che
era
coperta
di
folti
cespugli
ed
anche
da
qualche
piccolo
gruppo
di
palmizi
.
-
Ecco
un
posto
che
servirà
magnificamente
ai
nostri
elefanti
,
-
disse
Sandokan
al
bengalese
.
-
Li
faremo
deviare
su
questo
terreno
,
così
potranno
galoppare
a
loro
agio
.
-
È
anche
un
luogo
propizio
per
fare
delle
grosse
cacce
,
-
aggiunse
il
bengalese
che
si
era
bruscamente
arrestato
.
-
Che
cos
'
hai
veduto
?
-
Della
selvaggina
,
bensì
pericolosa
,
ma
molto
grossa
.
-
Non
vedo
che
dei
sâras
volare
dinanzi
a
noi
.
-
Guarda
presso
quella
macchia
,
che
si
stende
a
duecento
passi
da
noi
.
È
ben
uno
jungli
-
kudgia
quello
.
-
Un
bufalo
selvaggio
,
vuoi
dire
?
-
Sì
,
Sandokan
.
-
Fra
mezz
'
ora
ti
saprò
dire
se
le
sue
bistecche
sono
veramente
squisite
,
come
ho
udito
affermare
più
volte
.
-
Fa
'
nascondere
i
tuoi
uomini
e
cambiamo
le
armi
.
Quelle
bestie
sono
a
prova
di
spingarda
.
-
Presero
due
carabine
colle
relative
munizioni
,
diedero
ordine
alla
scorta
di
cacciarsi
in
mezzo
ad
un
cespuglio
e
si
allontanarono
,
tenendosi
curvi
,
onde
non
farsi
scoprire
prima
di
giungere
a
buon
tiro
.
Si
trattava
veramente
d
'
uno
di
quei
giganteschi
bufali
che
,
in
fatto
di
statura
,
nulla
hanno
da
perdere
,
nel
confronto
,
coi
bisonti
dell
'
America
settentrionale
,
colla
testa
corta
,
colla
fronte
alta
e
larga
,
armata
di
due
corna
ovali
,
e
fortemente
appiattite
,
curvantesi
dapprima
indietro
per
rialzarsi
poi
in
avanti
,
il
collo
grosso
e
breve
,
il
dorso
gibboso
ed
il
pelame
rossiccio
.
Dopo
le
tigri
sono
le
bestie
più
pericolose
che
s
'
incontrano
nelle
jungle
,
potendo
gareggiare
coi
formidabili
rinoceronti
,
quantunque
per
mole
siano
inferiori
a
questi
.
Raggiungono
tuttavia
sovente
i
tre
metri
,
dal
muso
all
'
origine
della
coda
,
e
un
'
altezza
di
un
metro
e
ottanta
centimetri
,
e
hanno
la
pelle
così
spessa
,
che
si
adopera
per
fare
degli
scudi
resistentissimi
,
a
prova
di
sciabola
.
Sono
inoltre
irascibili
,
coraggiosi
fino
alla
pazzia
e
una
volta
in
corsa
,
non
s
'
arrestano
nemmeno
dinanzi
ad
un
esercito
di
cacciatori
.
Non
temono
,
d
'
altronde
,
né
le
tigri
,
né
le
pantere
e
non
esitano
ad
impegnare
,
con
quei
terribili
predoni
,
dei
furiosi
combattimenti
.
Lo
jungli
-
kudgia
scoperto
da
Tremal
-
Naik
pascolava
tranquillamente
lungo
il
margine
della
macchia
,
senza
manifestare
alcuna
apprensione
,
quantunque
quegli
animali
abbiano
un
udito
finissimo
,
che
li
compensa
largamente
della
loro
pessima
vista
.
Fu
appunto
quella
tranquillità
che
non
fece
buon
effetto
sul
bengalese
,
che
conosceva
profondamente
le
abitudini
di
quegli
animali
,
avendoli
già
cacciati
per
molti
anni
nelle
Sunderbunds
del
Gange
.
-
Quella
calma
non
mi
rassicura
affatto
,
-
disse
a
mezza
voce
a
Sandokan
,
che
strisciava
a
qualche
passo
di
distanza
.
-
Non
deve
essere
solo
.
Già
di
solito
marciano
a
branchi
e
piuttosto
numerosi
.
-
Ammazziamo
quello
li
intanto
,
-
disse
Sandokan
che
non
voleva
rinunciare
a
quella
grossa
preda
.
-
Dietro
di
noi
abbiamo
i
malesi
imboscati
.
A
me
il
primo
colpo
.
-
Lo
jungli
-
kudgia
si
presentava
magnificamente
per
un
buon
colpo
,
poiché
in
quel
momento
offriva
al
tiratore
il
suo
largo
petto
,
lasciando
così
indifeso
il
cuore
.
Una
detonazione
secca
rimbombò
,
facendo
scappare
le
gru
ed
i
pavoni
,
che
stavano
nascosti
in
mezzo
ai
bambù
.
Il
bisonte
indiano
,
colpito
un
po
'
sotto
la
spalla
sinistra
,
mandò
un
lungo
muggito
,
abbassò
rapidamente
la
testa
e
si
avventò
verso
il
luogo
ove
vedeva
ancora
ondeggiare
la
nuvola
di
fumo
.
Quella
corsa
furibonda
non
durò
più
di
due
secondi
,
poiché
stramazzò
pesantemente
a
meno
di
venti
passi
dal
cacciatore
,
agitando
pazzamente
le
zampe
.
Era
appena
caduto
,
quando
i
cespugli
s
'
aprirono
impetuosamente
,
sotto
un
urto
irresistibile
e
quindici
o
venti
bufali
,
di
statura
gigantesca
,
irruppero
attraverso
la
jungla
,
lanciati
ad
una
carica
spaventosa
.
-
Gambe
,
Sandokan
!
-
urlò
Tremal
-
Naik
,
facendo
fuoco
a
casaccio
,
quantunque
fosse
sicuro
di
non
arrestare
quei
furibondi
colossi
.
I
due
cacciatori
che
avevano
le
ali
ai
piedi
,
in
pochi
istanti
raggiunsero
i
malesi
,
traendo
i
bufali
nella
loro
corsa
sfrenata
;
poi
balzarono
in
mezzo
al
pantano
,
salvandosi
a
tempo
in
mezzo
agli
elefanti
.
Alle
loro
grida
d
'
allarme
,
tutti
gli
accampati
,
credendo
a
un
nuovo
attacco
degli
assamesi
,
erano
balzati
in
piedi
,
afferrando
le
carabine
,
mentre
i
cornac
facevano
rialzare
precipitosamente
i
pachidermi
,
che
si
erano
coricati
per
meglio
brucare
le
alte
e
durissime
typha
.
I
bisonti
,
dopo
essersi
arrestati
un
momento
presso
i
cespugli
,
dove
poco
prima
si
erano
tenuti
nascosti
i
malesi
,
sperando
forse
che
i
cacciatori
si
fossero
imboscati
là
in
mezzo
,
avevano
ripresa
la
loro
carica
indiavolata
,
tutto
abbattendo
sul
loro
passaggio
.
Parevano
tanti
enormi
proiettili
scagliati
da
qualche
colossale
pezzo
di
marina
,
tanto
era
il
loro
impeto
.
I
bambù
,
che
come
si
sa
,
sono
resistentissimi
,
cadevano
falciati
dai
robusti
zoccoli
di
quei
demoni
,
come
se
fossero
semplici
giunchi
.
Giunti
dinanzi
allo
strato
fangoso
,
s
'
arrestarono
di
colpo
,
piegandosi
fino
a
terra
e
accavallandosi
gli
uni
sopra
gli
altri
.
-
Per
Siva
!
-
esclamò
Kammamuri
,
raggiungendo
rapidamente
i
suoi
padroni
,
che
si
erano
messi
in
salvo
sul
loro
elefante
.
-
Altro
che
assamesi
!
Questi
sono
ben
più
pericolosi
di
quei
poltroni
!
...
-
Avanti
,
cornac
!
-
gridò
Tremal
-
Naik
.
-
Se
passano
lo
strato
fangoso
,
assaliranno
gli
elefanti
.
-
E
voialtri
aprite
il
fuoco
!
-
comandò
Sandokan
,
vedendo
che
anche
tutti
i
suoi
uomini
erano
già
montati
.
Otto
o
dieci
colpi
di
carabina
rimbombarono
,
ma
non
ottennero
altro
effetto
,
che
quello
di
rendere
maggiormente
furiosi
gli
jungli
-
kudgia
.
Gli
elefanti
,
aizzati
dai
cornac
,
si
erano
già
lanciati
coraggiosamente
nella
fanghiglia
,
avanzandosi
frettolosamente
,
temendo
di
dover
provare
la
robustezza
e
l
'
acutezza
di
quelle
terribili
corna
.
I
bisonti
,
vedendoli
allontanarsi
,
anziché
calmarsi
si
misero
a
muggire
spaventosamente
ed
a
spiccare
salti
;
poi
si
provarono
a
gettarsi
a
loro
volta
nel
pantano
,
ma
accorgendosi
che
le
loro
gambe
,
che
non
avevano
lo
spessore
di
quelle
degli
elefanti
,
sprofondavano
interamente
,
rimontarono
lo
strato
duro
,
seguendo
su
quello
i
fuggiaschi
.
-
Che
non
vogliano
lasciarci
?
-
chiese
Sandokan
che
cominciava
ad
inquietarsi
.
-
Avrei
desiderato
meglio
incontrare
gli
assamesi
.
-
Quegli
animali
sono
testardi
ed
eccessivamente
vendicativi
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Aspetteranno
che
i
nostri
elefanti
trovino
un
terreno
solido
per
darci
battaglia
.
-
Spero
che
prima
di
allora
saranno
ben
decimati
.
-
Non
ci
rimane
altro
da
fare
,
amico
.
-
Non
sono
che
a
trecento
metri
,
e
le
nostre
carabine
hanno
una
portata
più
che
doppia
.
-
Gli
è
che
il
dondolìo
degli
elefanti
renderà
il
nostro
tiro
molto
difficile
.
-
Sandokan
prese
la
carabina
,
si
piantò
per
bene
sulle
gambe
,
appoggiando
il
petto
contro
l
'
orlo
superiore
della
cassa
,
e
puntò
l
'
arma
,
aspettando
che
l
'
elefante
pilota
trovasse
qualche
punto
su
cui
poggiare
con
minor
violenza
,
le
sue
zampacce
.
Trascorse
qualche
minuto
,
poi
Sandokan
lasciò
partire
il
colpo
,
approfittando
d
'
un
istante
di
sosta
del
pachiderma
.
La
palla
,
quantunque
ben
diretta
,
andò
a
spezzare
una
delle
corna
del
bisonte
,
che
guidava
la
truppa
e
che
era
il
più
colossale
di
tutti
.
L
'
animale
si
fermò
un
momento
,
sorpreso
,
senza
dubbio
,
di
vedersi
cadere
dinanzi
una
delle
sue
principali
difese
;
poi
riprese
tranquillamente
la
marcia
,
come
se
nulla
fosse
avvenuto
.
-
Saccaroa
!
-
esclamò
Sandokan
,
deponendo
l
'
arma
ancora
fumante
,
per
prenderne
un
'
altra
che
gli
porgeva
Kammamuri
.
-
Quegli
animali
valgono
i
rinoceronti
.
-
Te
l
'
ho
detto
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
Sandokan
tornò
a
puntare
l
'
arma
,
mirando
ancora
il
capo
-
fila
,
essendosi
promesso
di
abbatterlo
a
qualunque
costo
.
Due
minuti
dopo
un
altro
sparo
rimbombava
e
la
palla
passava
oltre
senza
aver
colpito
nessuno
del
branco
.
-
Tu
sprechi
il
piombo
,
-
disse
il
bengalese
.
-
Ho
ancora
una
palla
.
-
Confesserai
almeno
che
si
spara
male
,
stando
sul
dorso
d
'
un
elefante
,
e
che
per
distruggere
tutto
quel
branco
,
dovremmo
consumar
tutte
le
munizioni
.
-
Ciò
che
non
desidero
affatto
,
non
sapendo
se
gli
assamesi
ci
seguono
ancora
o
,
se
sono
tornati
indietro
.
-
Uhm
!
Lo
dubito
:
sono
testardi
come
gli
jungli
-
kudgia
.
-
Riprese
la
carabina
e
per
la
terza
volta
l
'
alzò
,
aspettando
il
momento
favorevole
.
Una
nuova
fermata
dell
'
elefante
pilota
,
il
quale
era
sprofondato
nel
fango
fino
alle
ginocchia
,
rimanendo
immobile
per
qualche
istante
,
gli
permise
di
sparare
il
suo
ultimo
colpo
.
Il
bisonte
mandò
un
lunghissimo
muggito
,
poi
si
fermò
bruscamente
abbassando
la
testa
fino
quasi
al
suolo
,
colla
lingua
pendente
.
Tutto
il
branco
si
era
fermato
,
guardandolo
e
muggendo
.
Aveva
compreso
che
il
capo
doveva
essere
stato
gravemente
ferito
.
Il
colossale
bisonte
non
accennava
a
muoversi
.
Tenera
sempre
la
testa
bassa
e
dalla
sua
bocca
,
assieme
ad
una
bava
sanguigna
,
uscivano
dei
rauchi
muggiti
,
che
diventavano
rapidamente
fiochi
.
-
Sta
per
morire
!
-
esclamò
Sandokan
.
In
quel
momento
il
bisonte
cadde
sulle
ginocchia
,
affondando
il
muso
nel
fango
.
Tentò
ancora
di
rimettersi
in
piedi
;
le
forze
invece
bruscamente
gli
mancarono
e
si
rovesciò
su
un
fianco
.
-
Pare
che
sia
proprio
morto
,
è
vero
Tremal
-
Naik
?
-
disse
Sandokan
,
tutto
lieto
di
quel
successo
insperato
.
-
Tu
hai
provveduto
agli
sciacalli
ed
ai
cani
selvaggi
una
buona
preda
,
che
avrebbe
servito
a
meraviglia
anche
a
noi
,
-
rispose
il
bengalese
.
-
Tu
tiri
,
come
Gengis
-
khan
lanciava
le
sue
frecce
.
-
Non
lo
conosco
,
né
mi
occupo
di
sapere
chi
sia
.
-
Un
meraviglioso
conduttore
di
esercito
ed
un
famoso
arciere
.
-
I
bisonti
,
dopo
d
'
aver
fiutato
a
più
riprese
il
loro
capo
e
di
aver
manifestata
la
loro
rabbia
con
muggiti
possenti
,
avevano
ripresa
la
marcia
,
camminando
quasi
parallelamente
agli
elefanti
.
Vi
era
da
augurarsi
che
quel
pantano
si
prolungasse
indefinitivamente
,
o
almeno
fino
alle
falde
delle
montagne
di
Sadhja
,
ciò
che
era
impossibile
a
sperarsi
.
Per
altre
due
ore
gli
elefanti
continuarono
a
marciare
,
ostinatamente
seguìti
dai
bisonti
.
Trovato
un
altro
strato
solido
,
che
formava
come
un
isolotto
in
mezzo
alla
fanghiglia
della
circonferenza
di
tre
o
quattrocento
passi
e
coperto
d
'
alberi
di
varie
specie
,
Sandokan
comandò
una
seconda
fermata
.
Era
una
precauzione
necessaria
,
poiché
il
mezzodì
era
già
trascorso
e
continuando
ad
avanzare
,
senza
alcun
riparo
,
potevano
buscarsi
qualche
terribile
colpo
di
sole
,
non
meno
fatale
del
morso
dei
velenosissimi
cobra
-
capello
.
D
'
altronde
tutti
avevano
fame
,
non
avendo
potuto
prepararsi
la
colazione
durante
la
prima
fermata
,
in
causa
dell
'
attacco
furioso
degli
jungli
-
kudgia
.
Il
luogo
non
era
stato
scelto
male
,
poiché
un
largo
canale
fangoso
li
difendeva
dall
'
attacco
di
quei
testardi
animali
;
e
poi
su
quell
'
isolotto
assieme
a
parecchie
palme
ed
a
piante
d
'
areca
,
si
vedevano
degli
ham
,
ossia
dei
manghi
,
carichi
di
frutta
oblunghe
di
tre
o
quattro
pollici
di
lunghezza
,
che
sotto
la
buccia
dura
e
verdognola
,
contengono
una
polpa
giallastra
,
d
'
un
sapore
aromatico
squisitissimo
e
salubre
se
ben
matura
.
Il
campo
fu
subito
improvvisato
alla
meglio
,
all
'
ombra
delle
piante
,
poiché
anche
gli
elefanti
soffrono
assai
il
calore
;
anzi
tenendoli
troppo
esposti
,
corrono
il
pericolo
di
veder
la
loro
pelle
screpolarsi
,
formando
così
delle
piaghe
nella
carne
viva
,
che
sono
talvolta
difficilissime
a
guarirsi
.
Gli
è
perciò
che
i
loro
cornac
li
spalmano
di
grasso
,
specialmente
sulla
testa
.
Furono
accesi
parecchi
fuochi
e
furono
messi
ad
arrostire
i
volatili
abbattuti
da
Sandokan
e
da
Tremal
-
Naik
.
Mentre
gli
arrosti
rosolavano
infilzati
nelle
bacchette
di
ferro
delle
carabine
,
e
attentamente
sorvegliati
da
una
mezza
dozzina
di
cuochi
improvvisati
,
Sandokan
,
Surama
ed
il
bengalese
,
scortati
da
alcuni
dayachi
,
esploravano
l
'
isolotto
,
per
far
raccolta
di
frutta
,
non
avendo
ormai
più
nemmeno
un
biscotto
.
La
loro
gita
non
fu
inutile
,
poiché
oltre
a
molli
manghi
,
furono
tanto
fortunati
da
scoprire
un
paio
di
mahuah
,
piante
preziosissime
,
che
non
a
torto
vengono
chiamate
la
manna
delle
jungle
,
perché
danno
,
dopo
la
caduta
dei
fiori
,
che
sono
pure
mangiabilissimi
,
quantunque
sappiano
di
muschio
,
delle
grosse
frutta
col
mallo
violaceo
,
contenenti
delle
mandorle
bianche
eccellenti
,
lattiginose
,
colle
quali
gli
indiani
si
preparano
delle
focacce
gustosissime
,
che
surrogano
benissimo
il
pane
.
La
colazione
,
abbondantissima
,
essendo
tutti
i
volatili
grossissimi
,
fu
divorata
in
pochi
minuti
;
poi
tutti
,
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
eccettuati
,
si
stesero
sotto
la
fresca
ombra
delle
palme
,
a
fianco
degli
elefanti
,
i
quali
stavano
consumando
una
enorme
provvista
di
teneri
rami
e
di
foglie
,
non
potendosi
dare
a
loro
né
farina
di
frumento
impastata
,
né
la
solita
libbra
di
ghi
per
ciascuno
,
ossia
di
burro
chiarificato
.
I
due
capi
,
che
sospettavano
sempre
un
attacco
degli
assamesi
,
e
che
da
veri
avventurieri
non
sentivano
bisogno
di
riposarsi
,
avevano
riprese
le
loro
armi
,
per
sorvegliare
le
due
rive
dell
'
isolotto
.
Volevano
anche
assicurarsi
di
ciò
che
facevano
i
bisonti
,
che
poco
prima
avevano
veduto
ancora
gironzolare
al
di
là
della
fanghiglia
.
Percorso
l
'
isolotto
tutto
all
'
ingiro
,
scorsero
nuovamente
gli
jungli
-
kudgia
.
Si
erano
sdraiati
al
di
là
del
canalone
,
brucando
le
dure
erbe
palustri
che
crescevano
presso
di
loro
.
Vedendo
apparire
i
due
cacciatori
,
in
un
attimo
furono
tutti
in
piedi
,
cogli
occhi
iniettati
di
sangue
,
sferzandosi
rabbiosamente
i
fianchi
colle
loro
lunghe
code
infioccate
.
Muggivano
ferocemente
e
dimenavano
freneticamente
le
teste
,
come
se
si
provassero
ad
avventare
delle
cornate
.
-
Qui
non
siamo
più
sul
dorso
degli
elefanti
,
-
disse
Sandokan
.
-
È
questo
il
momento
di
decimarli
.
-
Accostò
le
mani
alle
labbra
e
mandò
un
lungo
fischio
.
Subito
malesi
e
dayachi
si
precipitarono
verso
la
riva
.
-
Fucilatemi
quelle
canaglie
,
-
disse
a
loro
Sandokan
.
-
È
tempo
di
finirla
con
questo
inseguimento
che
dura
da
troppo
tempo
.
-
Fu
una
scarica
terribilissima
quella
che
partì
.
Su
diciotto
bisonti
,
undici
caddero
morti
o
moribondi
;
gli
altri
,
vista
la
mala
parata
,
si
allontanarono
a
corsa
sfrenata
,
mettendosi
in
salvo
fra
le
moltissime
macchie
di
bambù
,
che
coprivano
la
jungla
settentrionale
.
I
nostri
fuggiaschi
non
scorgendo
più
i
bisonti
,
fecero
ritorno
all
'
accampamento
,
sicuri
di
potersi
finalmente
riposare
senz
'
essere
più
disturbati
.
Verso
le
quattro
pomeridiane
,
quando
l
'
intenso
calore
cominciava
a
scemare
,
l
'
accampamento
fu
levato
e
gli
elefanti
,
sempre
preceduti
dal
pilota
,
riprendevano
le
mosse
.
Mezz
'
ora
dopo
ritrovavano
finalmente
il
terreno
solido
.
La
jungla
paludosa
era
stata
attraversata
e
cominciava
quella
secca
,
con
distese
di
eterni
bambù
lisci
e
spinosi
,
di
erbe
altissime
semi
-
bruciate
dal
solleone
,
di
immensi
cespugli
con
qualche
gruppo
di
mindi
,
quei
graziosi
arbusti
dalla
corteccia
bianchiccia
,
foglie
verdi
pallide
e
lunghi
grappoli
di
fiori
,
d
'
un
giallo
delicato
e
dal
profumo
delizioso
.
Era
il
momento
di
spingere
i
pachidermi
a
gran
corsa
,
per
lasciare
definitivamente
indietro
gli
assamesi
,
se
ancora
li
seguivano
.
Una
brutta
sorpresa
però
attendeva
i
fuggiaschi
e
si
preparavano
a
offrirla
gli
implacabili
bisonti
.
Nessuno
più
pensava
a
quegli
animali
,
che
non
si
erano
fatti
più
vedere
dopo
la
disastrosa
sconfitta
,
che
avevano
subìta
sul
margine
della
fanghiglia
,
quando
una
improvvisa
agitazione
si
manifestò
fra
gli
elefanti
.
Il
pilota
pel
primo
si
era
fermato
dimenando
la
proboscide
e
lanciando
dei
sonori
barriti
.
-
In
guardia
,
signori
!
-
gridò
il
cornac
,
volgendosi
verso
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
,
che
si
erano
alzati
scrutando
le
folte
macchie
che
li
circondavano
.
-
Noi
abbiamo
dimenticato
gli
jungli
-
kudgia
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Ancora
quelle
canaglie
!
-
esclamò
Sandokan
furioso
.
-
T
'
ho
già
detto
che
tu
non
li
conosci
.
-
Questa
volta
li
stermineremo
!
-
Non
ci
resta
altro
da
fare
,
se
vogliamo
continuare
tranquillamente
la
marcia
.
-
Sandokan
alzò
la
voce
.
-
Tenetevi
pronti
tutti
!
Fuoco
accelerato
e
mirate
meglio
che
potete
.
-
Gli
elefanti
,
malgrado
i
colpi
d
'
arpione
,
non
si
muovevano
e
non
cessavano
di
barrire
.
Si
erano
piantati
solidamente
sulle
zampacce
,
colla
proboscide
ben
alta
,
pronta
a
vibrare
colpi
vigorosi
e
le
teste
basse
colle
lunghe
zanne
tese
innanzi
.
Avevan
fiutato
il
pericolo
prima
degli
uomini
e
si
preparavano
a
sostenere
gagliardamente
l
'
urto
degli
avversari
,
proteggendosi
vicendevolmente
i
fianchi
,
per
non
farsi
sventrare
dalle
aguzze
corna
di
quegli
indemoniati
animali
.
I
malesi
ed
i
dayachi
,
tutti
appoggiati
ai
bordi
delle
casse
,
colle
dita
sui
grilletti
delle
carabine
,
erano
pronti
ad
appoggiarli
e
ben
risoluti
a
difenderli
.
Gli
jungli
-
kudgia
s
'
avvicinavano
,
sfondando
con
slancio
irresistibile
le
macchie
.
Le
altissime
canne
oscillavano
in
diversi
punti
,
poi
cadevano
abbattute
dalle
corna
d
'
acciaio
dei
colossi
animali
.
La
carica
,
a
giudicarlo
dalle
mosse
disordinate
dei
bambù
,
doveva
avvenire
per
diverse
direzioni
.
Gli
astuti
e
vendicativi
animali
,
non
si
slanciavano
più
in
una
sola
massa
,
per
non
cadere
in
gruppo
come
sulle
rive
della
fanghiglia
.
-
Eccoli
!
-
gridò
ad
un
tratto
il
cornac
.
Un
bisonte
,
dopo
d
'
aver
sfondato
con
un
ultimo
urto
una
vera
muraglia
di
bambù
spinosi
,
comparve
all
'
aperto
e
si
slanciò
,
con
impeto
selvaggio
,
contro
l
'
elefante
pilota
,
colla
testa
bassa
,
per
piantargli
le
corna
in
mezzo
al
petto
.
Fu
così
fulmineo
l
'
attacco
,
che
Sandokan
,
Tremal
-
Naik
,
Kammamuri
e
anche
Surama
,
la
quale
si
era
pure
armata
,
essendo
una
buona
bersagliera
,
non
ebbero
nemmeno
il
tempo
di
far
fuoco
.
L
'
elefante
-
pilota
però
vegliava
attentamente
.
Alzò
la
sua
possente
tromba
,
poi
quando
si
vide
l
'
animale
quasi
fra
le
gambe
,
lo
percosse
furiosamente
sulla
groppa
.
Parve
un
colpo
di
spingarda
.
Lo
jungli
-
kudgia
stramazzò
di
colpo
,
colla
spina
dorsale
fracassata
da
quella
tremenda
sferzata
.
S
'
udì
quasi
subito
un
crac
,
come
se
delle
ossa
si
spezzassero
sotto
una
pressione
spaventevole
.
Il
pachiderma
aveva
posato
ambe
le
zampe
posteriori
sul
moribondo
,
schiacciandogli
la
testa
.
-
Bravo
pilota
!
-
gridò
Tremal
-
Naik
.
-
Questa
sera
avrai
doppia
razione
di
typha
!
-
Altri
tre
bisonti
erano
comparsi
sbucando
da
diverse
direzioni
e
caricando
all
'
impazzata
.
Uno
fu
subito
fulminato
da
una
scarica
dei
malesi
e
dei
dayachi
,
il
secondo
andò
a
cacciarsi
fra
due
elefanti
della
retroguardia
e
subito
schiacciato
prima
che
avesse
potuto
far
uso
delle
sue
corna
,
ed
il
terzo
,
ferito
e
forse
gravemente
da
una
palla
di
Sandokan
,
voltò
le
spalle
rientrando
nelle
macchie
,
forse
per
morire
là
dentro
in
pace
.
Giungeva
però
il
grosso
,
formato
fortunatamente
da
cinque
soli
animali
,
gli
unici
superstiti
della
numerosa
truppa
.
L
'
accoglienza
che
ebbero
fu
tremenda
.
I
malesi
ed
i
dayachi
che
avevano
avuto
il
tempo
di
ricaricare
le
armi
,
li
ricevettero
con
un
vero
fuoco
di
fila
,
arrestandoli
in
piena
corsa
ed
il
peggio
fu
quando
gli
elefanti
,
aizzati
dai
cornac
,
caricarono
a
loro
volta
abbattendo
con
gran
colpi
di
proboscide
quelli
che
,
quantunque
gravemente
feriti
,
tentavano
ancora
di
rialzarsi
.
-
Ehi
,
Tremal
-
Naik
!
-
gridò
allegramente
Sandokan
.
-
Che
questa
volta
la
sia
proprio
finita
?
-
Vorrei
sperarlo
,
-
rispose
il
bengalese
che
non
era
meno
lieto
di
quel
completo
successo
.
-
E
quello
che
si
è
rifugiato
nella
jungla
,
vada
a
cercare
altri
compagni
?
-
Le
truppe
di
bisonti
non
s
'
incontrano
ad
ogni
passo
e
poi
ogni
gruppo
fa
da
sé
e
non
si
unisce
mai
agli
altri
.
Facciamo
le
nostre
provviste
,
giacché
la
carne
qui
abbonda
,
mentre
noi
siamo
a
secco
.
Il
filetto
e
le
lingue
di
questi
animali
,
godono
fama
di
essere
bocconi
da
re
.
-
Gli
elefanti
furono
fatti
inginocchiare
e
tutti
scesero
a
terra
,
senza
l
'
aiuto
delle
scale
,
correndo
verso
quelle
enormi
masse
di
carne
.
Non
fu
però
impresa
facile
spaccare
quelle
gobbe
per
trarne
i
filetti
.
I
bisonti
indiani
,
al
pari
di
quelli
americani
,
offrono
delle
resistenze
incredibili
anche
dopo
morti
,
per
lo
spessore
enorme
delle
loro
ossa
che
sono
a
prova
di
scure
.
I
malesi
,
dopo
essersi
invano
affaticati
,
dovettero
lasciare
il
posto
a
Bindar
ed
ai
cornac
più
pratici
di
loro
.
Fatta
un
'
abbondante
provvista
di
lingue
e
di
carne
scelta
,
la
carovana
riprese
la
marcia
,
rimontando
verso
il
settentrione
con
passo
abbastanza
celere
,
malgrado
gli
ostacoli
che
presentava
incessantemente
l
'
interminabile
jungla
.
Non
fu
che
verso
le
otto
della
sera
,
nel
momento
in
cui
il
sole
precipitava
all
'
orizzonte
e
dopo
d
'
aver
percorse
ben
quaranta
miglia
in
poche
ore
,
che
Sandokan
diede
il
segnale
della
fermata
a
breve
distanza
dalla
riva
destra
del
Brahmaputra
,
il
quale
piegava
pure
,
in
senso
inverso
,
a
settentrione
,
scendendo
dall
'
imponente
catena
dell
'
Himalaya
.
Non
essendo
improbabile
che
in
quel
luogo
vi
fossero
molti
animali
feroci
,
Tremal
-
Naik
e
Kammamuri
fecero
improvvisare
dai
malesi
e
dai
dayachi
,
uno
stecconato
di
bambù
,
intrecciati
e
accendere
anche
,
ad
una
certa
distanza
,
numerosi
falò
;
poi
le
tende
furono
rizzate
per
difendersi
dai
colpi
di
luna
,
che
nell
'
India
non
sono
meno
pericolosi
di
quelli
di
sole
,
poiché
dormendo
col
viso
esposto
all
'
astro
notturno
,
sovente
ci
si
sveglia
ciechi
affatto
.
La
cena
fu
deliziosa
e
,
come
si
può
ben
immaginare
,
abbondantissima
.
Gustate
furono
specialmente
le
lingue
dei
bisonti
,
che
erano
state
messe
a
bollire
in
un
pentolone
di
rame
.
I
flying
-
fox
,
quei
brutti
vampiri
notturni
,
dalle
ali
nere
,
che
quando
sono
interamente
spiegate
,
misurano
insieme
perfino
un
metro
e
che
hanno
il
corpo
rivestito
da
una
folta
pelliccia
rossastra
,
e
la
testa
che
somiglia
a
quella
della
volpe
,
cominciavano
a
descrivere
in
aria
i
loro
capricciosi
zig
-
zag
,
quando
Sandokan
,
Surama
e
Tremal
-
Naik
,
si
ritirarono
sotto
la
loro
tenda
,
sicuri
di
poter
passare
finalmente
una
notte
tranquilla
.
Gli
altri
li
avevano
già
preceduti
.
Solo
Kammamuri
e
Sambigliong
,
con
quattro
dayachi
,
erano
rimasti
a
guardia
del
campo
,
potendosi
dare
che
qualche
tigre
,
qualche
pantera
,
si
celassero
nei
dintorni
e
tentassero
,
quantunque
i
fuochi
ardessero
sempre
,
qualche
colpo
sugli
addormentati
.
28
.
I
montanari
di
Sadhja
La
notte
era
splendida
e
fresca
,
cominciando
a
farsi
sentire
le
forti
arie
delle
non
lontane
montagne
,
che
si
delineavano
maestosamente
verso
il
settentrione
,
primi
contrafforti
dell
'
imponente
catena
dell
'
Himalaya
.
La
luna
splendeva
in
un
cielo
purissimo
,
sgombro
di
qualsiasi
nube
,
fra
miriadi
di
stelle
che
fiorivano
senza
posa
,
facendo
proiettare
,
alle
altissime
e
folte
macchie
di
bambù
,
ombre
lunghissime
.
Un
silenzio
profondo
,
rotto
solo
di
quando
in
quando
dall
'
urlo
monotono
e
triste
di
qualche
sciacallo
affamato
o
dallo
strido
acuto
di
qualche
flying
-
fox
(
volpe
volante
)
,
regnava
sulla
immensa
pianura
.
Pareva
che
né
le
tigri
,
né
le
pantere
,
né
i
serpenti
,
animali
che
vivono
in
gran
numero
nelle
jungle
indiane
,
avessero
ancora
lasciato
i
loro
covi
,
per
mettersi
in
caccia
.
Kammamuri
e
Sambigliong
,
seduti
a
breve
distanza
da
un
falò
,
fumavano
scambiandosi
di
quando
in
quando
qualche
parola
,
mentre
i
dayachi
passeggiavano
silenziosamente
dietro
la
cinta
improvvisata
,
alimentando
di
tratto
in
tratto
i
fuochi
.
Vegliavano
da
un
paio
d
'
ore
senza
che
avessero
notato
alcunché
di
straordinario
,
quando
udirono
improvvisamente
alzarsi
nella
jungla
,
un
urlio
indiavolato
,
come
se
centinaia
e
centinaia
di
cani
selvaggi
irrompessero
attraverso
le
macchie
.
-
Che
cosa
succede
laggiù
?
-
si
chiese
Sambigliong
alzandosi
.
-
I
cani
avranno
scovato
qualche
nilgò
e
si
saranno
messi
in
caccia
,
-
rispose
Kammamuri
.
-
O
che
mirino
ad
assalirci
?
-
Non
sono
da
temersi
molto
.
-
Odi
come
i
loro
latrati
diventano
sempre
più
acuti
?
Si
direbbe
che
s
'
avvicinano
.
-
Kammamuri
stava
per
rispondere
,
quando
un
colpo
di
fucile
,
che
fece
subito
tacere
la
banda
urlante
,
rintronò
nella
jungla
.
-
Ah
!
Questo
è
da
temersi
,
altro
che
i
cani
!
-
brontolò
il
maharatto
.
Lo
sparo
che
si
era
ripercosso
perfino
dentro
le
tende
,
aveva
fatto
balzare
subito
fuori
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
e
svegliati
i
suoi
uomini
e
anche
gli
elefanti
.
-
Chi
ha
fatto
fuoco
?
-
chiese
la
Tigre
della
Malesia
accorrendo
.
-
Nessuno
di
noi
,
padrone
,
-
rispose
Kammamuri
.
-
Che
gli
assamesi
ci
abbiano
raggiunti
?
-
Io
credo
,
padrone
,
che
si
tratti
invece
di
qualche
viandante
che
si
difende
dai
cani
selvaggi
.
-
Uhm
!
-
fece
Tremal
-
Naik
.
-
Chi
oserebbe
inoltrarsi
nella
jungla
,
solo
,
di
notte
?
Tu
t
'
inganni
,
mio
bravo
Kammamuri
.
-
Si
posero
tutti
in
ascolto
,
ma
non
udirono
nessun
altro
sparo
.
Anche
i
cani
non
avevano
più
riprese
le
loro
urla
.
-
Tu
che
sei
un
figlio
delle
jungle
,
che
cosa
proponi
di
fare
?
-
chiese
Sandokan
rivolgendosi
verso
Tremal
-
Naik
;
-
di
lanciare
un
drappello
d
'
uomini
in
mezzo
ai
bambù
?
-
Sarebbe
un
pessimo
consiglio
,
-
rispose
il
bengalese
,
-
che
non
lo
darei
a
nessuno
.
Le
jungle
si
prestano
troppo
bene
alle
imboscate
.
-
Tu
sospetti
che
si
cerchi
di
attirarci
in
qualche
agguato
.
-
Nel
tuo
caso
sai
che
cosa
farei
,
amico
Sandokan
?
Leverei
senza
indugio
il
campo
e
prenderei
il
largo
spingendo
gli
elefanti
alla
massima
corsa
.
-
Ed
io
accetto
la
tua
proposta
,
senza
cercare
nemmeno
di
discuterla
.
-
Poi
alzando
la
voce
,
comandò
:
-
Ohe
,
cornac
!
Fate
alzare
gli
elefanti
e
fate
prendere
a
loro
la
corsa
.
Tutti
pronti
a
salire
!
Vi
accordo
,
amici
,
cinque
soli
minuti
per
ripiegare
le
tende
.
-
Malesi
e
dayachi
si
erano
slanciati
attraverso
l
'
accampamento
,
come
uno
stormo
di
avvoltoi
,
sciogliendo
le
tende
e
arrotolando
con
rapidità
fulminea
tappeti
,
materassini
e
coperte
,
mentre
Sandokan
,
Tremal
-
Naik
e
Kammamuri
,
varcata
la
cinta
improvvisata
,
si
spingevano
per
qualche
centinaio
di
passi
nella
jungla
,
colla
speranza
di
scoprire
qualche
cosa
.
I
cinque
minuti
non
erano
ancora
trascorsi
,
che
gli
elefanti
si
trovavano
pronti
a
ripartire
,
quantunque
dimostrassero
il
loro
mal
umore
per
quella
inaspettata
marcia
,
con
sordi
barriti
e
con
un
alzare
e
abbassare
d
'
orecchi
.
Dayachi
,
malesi
e
prigionieri
erano
tutti
al
loro
posto
,
chi
entro
le
casse
,
chi
sui
larghi
dorsi
dei
pachidermi
,
tenendosi
ben
stretti
alle
corde
.
Sandokan
ed
i
suoi
compagni
,
dopo
aver
fatta
una
breve
punta
senza
nulla
vedere
di
sospetto
,
si
erano
affrettati
,
a
loro
volta
,
a
raggiungere
l
'
elefante
-
pilota
,
il
solo
che
si
mantenesse
tranquillo
.
-
Siamo
pronti
?
-
chiese
Sandokan
quando
si
fu
accomodato
nella
cassa
a
fianco
di
Surama
.
-
Tutti
!
-
risposero
ad
una
voce
malesi
e
dayachi
.
-
Via
!
-
Gli
elefanti
,
quasi
avessero
compreso
che
un
grave
pericolo
minacciava
i
loro
conduttori
,
avevano
cessato
di
barrire
ed
avevano
preso
un
vero
galoppo
,
e
così
rapido
,
che
difficilmente
un
buon
cavallo
avrebbe
potuto
tenere
dietro
a
loro
.
A
vedere
quelle
masse
enormi
,
che
hanno
qualche
cosa
di
antidiluviano
,
si
giudicherebbe
che
essi
fossero
eccessivamente
tardivi
,
mentre
invece
posseggono
un
'
agilità
straordinaria
ed
una
forza
di
resistenza
incredibile
,
che
permette
a
loro
di
gareggiare
,
e
senza
svantaggio
,
coi
mahari
,
i
famosi
corridori
del
deserto
di
Sahara
.
Avevano
appena
preso
lo
slancio
,
quando
un
grido
di
rabbia
ed
insieme
d
'
angoscia
,
sfuggì
da
tutte
le
bocche
.
A
destra
ed
a
sinistra
,
dalla
via
presa
dai
pachidermi
,
come
per
un
segnale
convenuto
,
i
bambù
e
le
erbe
secche
della
jungla
,
arse
dal
sole
,
avevano
preso
fuoco
su
diversi
punti
!
...
-
Me
l
'
aspettavo
questo
brutto
giuoco
!
-
esclamò
Sandokan
.
-
Cornac
!
Spingete
la
corsa
,
o
morremo
tutti
arrostiti
!
-
I
conduttori
,
senza
attendere
quel
comando
,
vedendo
il
fuoco
propagarsi
con
rapidità
incredibile
,
avevano
già
afferrati
i
loro
corti
arpioni
,
lasciandoli
cadere
violentemente
sui
crani
dei
pachidermi
,
lanciando
contemporaneamente
fischi
stridenti
.
Vampe
immense
s
'
alzavano
di
già
minacciando
di
rinchiudere
i
fuggiaschi
in
un
cerchio
di
fuoco
.
I
malesi
ed
i
dayachi
avevano
aperto
il
fuoco
,
sparando
all
'
impazzata
in
tutte
le
direzioni
,
mentre
gli
elefanti
,
atterriti
,
raddoppiavano
lo
slancio
,
barrendo
spaventosamente
e
sfondando
,
come
mostruose
catapulte
,
le
folte
macchie
che
si
paravano
a
loro
dinanzi
.
Quella
fuga
rapidissima
aveva
qualche
cosa
di
spaventoso
ed
insieme
di
fantastico
.
Cominciando
a
cadere
le
scintille
addosso
agli
elefanti
e
anche
sulle
persone
che
stavano
nelle
casse
,
Sandokan
sciolse
rapidamente
una
coperta
e
la
gettò
addosso
a
Surama
,
avvolgendola
completamente
,
mentre
Tremal
-
Naik
gridava
agli
altri
:
-
Sciogliete
le
tende
ed
i
materassini
!
Copritevi
e
riparate
le
groppe
degli
elefanti
!
-
L
'
ordine
fu
subito
eseguito
ed
appena
in
tempo
,
poiché
le
due
linee
di
fuoco
,
ormai
diventate
giganti
,
stavano
per
raggiungersi
e
chiudere
completamente
la
ritirata
.
-
Poggia
verso
il
fiume
,
cornac
!
-
comandò
Sandokan
che
conservava
,
anche
in
quel
terribile
momento
,
tutta
la
sua
calma
di
grande
capitano
.
-
Là
sta
la
nostra
salvezza
!
Getta
questa
coperta
sulla
testa
dell
'
elefante
e
bendagli
gli
occhi
!
Fate
altrettanto
voialtri
!
Su
,
forza
,
attraverso
al
fuoco
!
-
I
pachidermi
,
spaventati
di
vedersi
dinanzi
quelle
cortine
fiammeggianti
,
pareva
che
esitassero
a
proseguire
la
corsa
.
Quando
però
si
sentirono
avvolgere
la
testa
dalle
coperte
e
dalle
tende
,
presi
da
un
maggior
spavento
,
si
slanciarono
innanzi
all
'
impazzata
,
mandando
clamori
orribili
.
Le
due
cortine
di
fuoco
non
distavano
che
pochi
metri
l
'
una
dall
'
altra
.
Ancora
un
mezzo
minuto
di
ritardo
e
si
sarebbero
raggiunte
.
Scintille
,
cenere
ardente
,
foglie
accese
,
cadevano
da
tutte
le
parti
e
l
'
aria
minacciava
di
diventare
,
da
un
istante
all
'
altro
,
irrespirabile
.
I
cinque
elefanti
giunsero
,
come
un
uragano
,
là
dove
le
due
linee
fiammeggianti
stavano
per
operare
la
loro
congiunzione
,
e
attraversarono
il
passo
coll
'
impeto
dei
proiettili
,
raddoppiando
i
loro
spaventevoli
clamori
.
Quattro
o
cinque
colpi
di
carabina
li
salutarono
al
passaggio
,
sparati
però
a
una
così
notevole
distanza
,
che
le
palle
non
produssero
alcun
effetto
contro
il
grosso
cuoio
che
rivestiva
quei
colossi
.
I
cornac
s
'
affrettarono
a
togliere
le
coperte
che
avvolgevano
le
teste
degli
animali
,
mentre
i
malesi
ed
i
dayachi
gettarono
via
materassini
e
tende
,
che
avevano
già
preso
fuoco
.
-
Non
credevo
di
avere
tanta
fortuna
,
-
disse
Sandokan
che
appariva
di
buon
umore
.
-
Se
gli
elefanti
continueranno
questa
corsa
indiavolata
per
tre
o
quattro
ore
,
non
avremo
più
nulla
da
temere
da
parte
degli
assamesi
.
Che
cosa
ne
dici
,
Tremal
-
Naik
?
-
Dico
,
-
rispose
il
bengalese
,
-
che
da
questo
momento
noi
potremo
proseguire
tranquillamente
il
nostro
viaggio
verso
Sadhja
,
senza
essere
più
disturbati
.
È
vero
,
Bindar
?
-
Sì
,
sahib
-
rispose
il
fedele
giovanotto
.
-
Tra
due
giorni
noi
saremo
fra
le
montagne
dove
regnava
il
padre
della
principessa
,
il
valoroso
Mahur
.
-
Come
rivedrò
volentieri
il
mio
paese
natio
!
-
esclamò
la
futura
regina
dell
'
Assam
,
con
un
sospiro
.
-
Purché
si
ricordino
ancora
del
capo
dei
kotteri
.
-
Non
ci
sono
io
forse
?
-
disse
Bindar
.
-
Mio
padre
era
uno
dei
più
fedeli
servitori
del
tuo
e
,
lassù
,
fra
le
montagne
,
ho
molti
parenti
.
Basterà
che
io
ti
presenti
a
Khampur
.
-
Chi
è
costui
?
-
Il
nuovo
capo
dei
kotteri
.
Era
un
amico
intimo
di
tuo
padre
e
sarà
ben
lieto
di
rivederti
e
di
mettere
a
tua
disposizione
tutti
i
suoi
guerrieri
.
Egli
odia
Sindhia
e
non
si
rifiuterà
di
prestarti
man
forte
.
-
Speriamolo
,
-
rispose
Surama
.
-
A
me
basta
di
liberare
il
sahib
bianco
,
che
tanto
amo
.
-
Lo
rivedrai
più
presto
di
quello
che
credi
,
-
disse
Sandokan
.
-
Non
lascerò
l
'
Assam
,
checché
debba
accadere
,
senza
aver
prima
strappato
il
mio
fratellino
bianco
dalle
zampe
di
quell
'
ubriacone
di
Sindhia
e
senza
aver
saldato
i
conti
con
quel
cane
di
greco
,
causa
principale
di
tutte
le
nostre
disgrazie
.
Fra
quindici
giorni
,
e
fors
'
anche
prima
,
tutto
sarà
finito
e
andrò
a
respirare
una
boccata
d
'
aria
marina
,
della
quale
sento
un
bisogno
grandissimo
.
-
Come
!
Non
ti
fermerai
alla
mia
corte
,
ammesso
che
io
possa
diventare
la
rhani
dell
'
Assam
?
-
Sì
,
per
un
paio
di
settimane
,
ma
poi
tornerò
laggiù
,
al
Borneo
,
-
disse
Sandokan
che
era
diventato
improvvisamente
cupo
.
-
Anche
nelle
mie
vene
scorre
sangue
di
rajah
ed
un
giorno
mio
padre
fu
potente
,
e
dominava
una
regione
forse
più
vasta
dell
'
Assam
.
Pensiamo
a
dare
ora
un
trono
a
te
ed
a
Yanez
:
poi
penserò
a
posare
anche
sul
mio
capo
una
corona
.
Sono
vent
'
anni
che
medito
una
vendetta
e
sono
vent
'
anni
che
un
miserabile
straniero
siede
sul
trono
dei
miei
avi
,
dopo
d
'
aver
spazzato
mio
padre
,
mia
madre
,
i
miei
fratelli
,
le
mie
sorelle
!
Quel
giorno
che
comparirò
sulle
rive
del
lago
di
Kini
Ballù
sarà
un
giorno
di
sangue
e
di
fuoco
.
-
Sandokan
!
-
esclamarono
Tremal
-
Naik
e
Surama
.
Il
terribile
pirata
si
era
alzato
cogli
occhi
accesi
,
il
viso
alterato
da
un
furore
spaventevole
,
agitando
la
destra
come
se
brandisse
una
scimitarra
assetata
di
sangue
e
di
stragi
,
ma
dopo
qualche
istante
tornò
a
sedersi
,
calmo
come
prima
,
dicendo
con
voce
rauca
:
-
Aspettiamo
quel
giorno
!
-
Caricò
rabbiosamente
la
pipa
,
l
'
accese
e
si
mise
a
fumare
con
furia
,
guardando
la
jungla
che
fiammeggiava
sempre
dietro
gli
elefanti
.
Tremal
-
Naik
gli
batté
su
una
spalla
.
-
Quel
giorno
,
-
gli
disse
,
-
spero
che
mi
avrai
per
compagno
.
-
Ti
accetto
fin
d
'
ora
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Ed
io
,
-
disse
Surama
,
-
metterò
a
tua
disposizione
tutti
i
tesori
dell
'
Assam
e
tutti
i
seikki
.
-
Grazie
fanciulla
,
ma
a
tuttociò
,
preferisco
Yanez
,
il
mio
buon
genio
.
Il
principe
consorte
potrà
assentarsi
per
un
paio
di
mesi
.
-
Anche
per
dodici
se
lo
vorrai
.
-
Gli
elefanti
,
ancora
spaventati
dai
bagliori
dell
'
incendio
,
continuavano
intanto
la
loro
rapidissima
corsa
,
ansando
fortemente
ed
imprimendo
alle
casse
tali
scosse
,
che
le
persone
che
le
montavano
,
di
quando
in
quando
,
cadevano
le
une
nelle
braccia
delle
altre
.
La
jungla
continuava
ad
estendersi
lungo
la
riva
destra
del
Brahmaputra
,
però
a
poco
a
poco
tendeva
a
cambiare
.
I
bambù
sparivano
per
lasciare
il
posto
alle
alte
graminacee
,
ai
folti
cespugli
,
alle
mangifere
che
formavano
dei
superbi
gruppi
,
ai
tara
ed
ai
latania
.
Era
però
sempre
una
regione
senza
villaggi
,
senza
capanne
,
non
amando
gli
indiani
abitare
là
dove
imperano
le
tigri
,
i
rinoceronti
,
le
pantere
ed
i
serpenti
dal
morso
mortale
.
Quella
corsa
velocissima
durò
fino
alle
dieci
del
mattino
,
poi
Sandokan
,
vedendo
che
gli
elefanti
rallentavano
,
diede
il
segnale
della
fermata
.
Ormai
gli
assamesi
non
erano
più
da
temersi
.
Anche
se
avessero
avuto
dei
cavalli
di
buona
razza
,
non
avrebbero
potuto
tenere
dietro
a
quei
colossi
,
che
avevano
mantenuto
per
cinque
o
sei
ore
una
velocità
assolutamente
straordinaria
.
Quella
fermata
si
prolungò
fino
alle
quattro
del
pomeriggio
,
poi
gli
elefanti
ripresero
,
di
buon
umore
,
la
loro
corsa
,
senza
aver
bisogno
di
essere
aizzati
dai
loro
conduttori
,
avendo
trovato
,
durante
quel
riposo
,
un
'
abbondante
provvista
di
typha
e
di
rami
di
bâr
(
ficus
indica
)
,
il
cibo
che
preferiscono
sopra
tutti
gli
altri
,
quando
non
trovano
delle
foglie
di
pipal
(
ficus
religiosa
)
.
A
mezzanotte
marciavano
ancora
,
avanzandosi
verso
le
non
lontane
catene
di
montagne
,
abitate
dai
sudditi
del
defunto
Mahur
,
il
padre
di
Surama
.
Le
jungle
erano
a
poco
a
poco
scomparse
,
per
lasciare
il
campo
a
pianure
ondulate
e
coperte
da
fitti
gruppi
di
alberi
,
all
'
ombra
dei
quali
,
cominciavano
a
succedersi
piccoli
villaggi
,
circondati
da
risaie
.
Un
'
altra
fermata
fu
fatta
che
si
prolungò
fino
alle
sette
del
mattino
:
poi
gli
instancabili
elefanti
ripresero
la
corsa
rimontando
verso
il
nord
-
est
,
dove
già
si
delineavano
alcune
catene
di
altissime
montagne
,
coperte
da
foreste
immense
.
Altre
due
tappe
,
poi
i
pachidermi
,
sempre
agili
e
sempre
rapidi
,
salivano
il
giorno
dopo
i
primi
scaglioni
di
quelle
boscose
catene
,
innalzandosi
gradatamente
.
Il
paese
cominciava
a
popolarsi
.
Minuscoli
villaggi
di
quando
in
quando
apparivano
sui
declivi
,
in
mezzo
a
folte
macchie
di
mangifere
e
di
tamarindi
stupendi
.
-
Ecco
i
sudditi
di
mio
padre
!
-
diceva
Surama
con
un
sospiro
.
-
Quando
sapranno
che
la
figlia
del
vecchio
capo
dei
kotteri
,
dopo
tanti
anni
,
è
ritornata
,
non
le
rifiuteranno
il
loro
appoggio
.
-
Lo
spero
,
-
rispose
Sandokan
.
Quella
sera
l
'
accampamento
fu
piantato
in
mezzo
alle
foltissime
foreste
e
mai
notte
fu
più
calma
di
quella
,
non
abbondando
sulle
montagne
né
cani
selvaggi
,
né
sciacalli
,
ed
essendo
anche
piuttosto
rare
le
tigri
,
le
quali
preferiscono
il
clima
umido
e
caldo
delle
jungle
.
La
sveglia
fu
suonata
da
Bindar
,
che
possedeva
un
ramsinga
di
rame
,
alle
quattro
del
mattino
,
desiderando
tutti
di
riposarsi
alla
sera
a
Sadhja
,
l
'
antica
residenza
del
capo
dei
kotteri
.
Gli
elefanti
,
ben
riposati
e
anche
ben
pasciuti
,
avendo
trovato
dei
banian
da
saccheggiare
,
avevano
subito
ripresa
allegramente
la
marcia
,
costeggiando
una
enorme
spaccatura
,
in
fondo
alla
quale
rumoreggiava
il
Brahmaputra
,
che
forse
dopo
migliaia
e
migliaia
d
'
anni
,
si
era
aperto
un
varco
fra
quelle
montagne
,
per
raggiungere
il
sacro
Gange
e
riversare
le
sue
acque
nel
golfo
del
Bengala
.
Quantunque
le
chine
fossero
faticosissime
,
gli
elefanti
procedettero
sempre
con
grande
rapidità
;
dimostrando
ancora
una
volta
la
loro
incredibile
resistenza
e
la
loro
agilità
assolutamente
straordinaria
.
Verso
il
tramonto
la
carovana
,
dopo
aver
superate
altre
altissime
montagne
,
sempre
ricche
di
boscaglie
,
poiché
la
vegetazione
dell
'
India
non
cessa
che
là
dove
cominciano
le
nevi
ed
i
ghiacciai
,
entrava
finalmente
in
Sadhja
,
la
capitale
del
piccolo
stato
,
quasi
indipendente
,
ossia
dei
kotteri
,
dei
montanari
guerrieri
,
i
più
valorosi
dell
'
Assam
.
Bindar
guidò
i
suoi
padroni
verso
una
vasta
capanna
,
circondata
da
un
giardino
,
dimora
di
un
suo
parente
,
la
quale
si
trovava
un
po
'
fuori
dal
bastioni
della
cittadella
,
desiderando
non
suscitare
,
almeno
pel
momento
,
la
curiosità
della
popolazione
.
Essendo
già
prossima
la
notte
,
quasi
nessuno
aveva
fatto
attenzione
all
'
arrivo
della
carovana
,
trovandosi
la
maggior
parte
di
quei
montanari
nelle
loro
casette
a
cenare
.
Due
vecchi
indiani
,
parenti
del
giovane
,
accolsero
cortesemente
gli
ospiti
raccomandati
dal
nipote
,
mettendo
a
loro
disposizione
tutte
le
provviste
che
possedevano
.
-
Cenate
senza
preoccuparvi
di
me
,
-
disse
Bindar
,
-
e
consideratevi
come
in
casa
vostra
.
Io
vado
ad
avvertire
Khampur
del
vostro
arrivo
.
-
Come
accoglierà
la
notizia
?
-
chiese
Sandokan
che
appariva
un
po
'
pensieroso
.
-
Khampur
era
l
'
amico
devoto
di
Mahur
,
il
grande
capo
dei
kotteri
guerrieri
,
e
sarà
ben
felice
di
rivedere
la
figlia
del
forte
montanaro
.
E
poi
so
che
odia
mortalmente
Sindhia
e
che
non
gli
ha
mai
perdonato
d
'
aver
venduta
,
come
una
miserabile
schiava
,
l
'
ultima
principessa
di
Sadhja
.
-
Ciò
detto
il
bravo
giovanotto
,
dopo
aver
presa
per
precauzione
,
forse
eccessiva
,
la
sua
carabina
,
uscì
entrando
in
città
.
Sandokan
si
rivolse
al
capo
dei
seikki
che
gli
sedeva
di
fronte
e
gli
chiese
:
-
Posso
sempre
contare
sulla
fedeltà
dei
tuoi
uomini
?
-
Sempre
,
sahib
-
rispose
il
demjadar
.
-
Quando
tu
lo
vorrai
,
spiegheranno
la
tua
bandiera
,
se
ne
hai
una
,
e
apriranno
il
fuoco
contro
il
palazzo
reale
.
-
Ho
la
mia
bandiera
fra
i
miei
bagagli
,
-
rispose
Sandokan
,
con
uno
strano
sorriso
.
-
È
tutta
rossa
con
tre
teste
di
tigre
.
Sanno
gli
inglesi
quanto
vale
.
-
Dammela
ed
i
miei
seikki
la
faranno
sventolare
dinanzi
al
rajah
.
-
Sì
,
domani
,
quando
ridiscenderemo
il
Brahmaputra
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Sarà
la
nuova
bandiera
dell
'
Assam
,
è
vero
Surama
?
-
E
che
io
conserverò
religiosamente
se
diventerò
veramente
la
rhani
-
disse
la
giovane
principessa
.
-
Così
mi
ricorderò
sempre
di
dover
la
mia
corona
alle
Tigri
di
Mompracem
.
-
Avevano
appena
terminata
la
cena
,
quando
Bindar
entrò
seguìto
da
un
bel
tipo
d
'
indiano
sulla
quarantina
,
vestito
come
un
ricco
kaltano
,
ossia
con
un
costume
mezzo
orientale
,
con
una
larga
fascia
di
seta
rossa
piena
di
pistoloni
e
di
armi
da
taglio
.
Era
un
uomo
di
statura
imponente
,
vigoroso
come
uno
jungli
-
kudgia
,
barbuto
come
un
brigante
della
montagna
,
con
due
occhi
nerissimi
e
sfolgoranti
ed
i
lineamenti
energici
.
Solo
a
vederlo
si
capiva
che
doveva
essere
un
gran
capo
e
soprattutto
un
uomo
d
'
azione
.
Prima
ancora
che
Sandokan
ed
i
suoi
compagni
si
fossero
alzati
,
mosse
diritto
verso
Surama
e
le
si
inginocchiò
dinanzi
,
dicendole
con
voce
alterata
da
una
profonda
commozione
:
-
Salute
alla
figlia
del
valoroso
Mahur
!
Tu
non
puoi
essere
che
quella
.
-
La
giovane
principessa
con
un
rapido
gesto
l
'
aveva
rialzato
.
-
Il
mio
primo
ministro
non
deve
rimanere
ai
miei
piedi
,
se
io
un
giorno
riuscirò
ad
atterrare
Sindhia
,
-
disse
.
-
Io
...
tuo
primo
ministro
,
rhani
!
-
esclamò
il
montanaro
,
meravigliato
.
-
Se
,
coll
'
aiuto
di
queste
persone
che
mi
circondano
,
che
per
valore
valgono
mille
uomini
ciascuno
,
otterrò
la
corona
che
mi
spetta
.
-
Khampur
gettò
uno
sguardo
sui
malesi
e
sui
dayachi
,
fermandolo
sulla
Tigre
della
Malesia
.
-
È
quello
il
capo
,
è
vero
,
Surama
?
-
chiese
.
-
Un
uomo
invincibile
.
-
Lo
si
vede
,
-
rispose
l
'
assamese
.
-
Me
ne
intendo
di
uomini
.
Quello
ha
la
folgore
negli
occhi
.
-
E
anche
la
mano
lesta
,
-
disse
Sandokan
sorridendo
e
avanzandosi
verso
il
montanaro
,
che
pareva
aspettasse
una
vigorosa
stretta
di
mano
.
-
Tu
sahib
,
sei
un
valoroso
,
-
disse
il
montanaro
,
-
e
ti
ringrazio
di
aver
raccolta
e
protetta
la
figlia
del
mio
amico
,
il
prode
Mahur
.
Bindar
tutto
mi
ha
raccontato
:
che
cosa
posso
fare
?
Che
cosa
vuoi
tu
?
Parla
:
Khampur
è
pronto
a
dare
la
sua
vita
,
se
fosse
necessario
,
per
la
felicità
di
Surama
.
-
Io
non
desidero
da
te
che
mille
uomini
della
montagna
,
risoluti
a
qualunque
sbaraglio
e
le
barche
necessarie
per
condurli
a
Goalpara
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Puoi
tu
fornirmeli
?
-
Anche
duemila
se
ne
vuoi
,
-
rispose
il
montanaro
.
-
Quando
i
miei
sudditi
domani
sapranno
che
la
figlia
di
Mahur
è
ritornata
,
affileranno
subito
le
loro
armi
e
staccheranno
dalle
pareti
i
loro
scudi
di
pelle
di
bufalo
.
-
A
noi
basta
la
metà
purché
siano
scelti
e
valorosi
,
-
disse
Sandokan
.
-
Noi
possiamo
contare
sulla
guardia
del
rajah
,
che
è
formata
tutta
di
seikki
provati
al
fuoco
,
è
vero
demjadar
?
-
Quando
tu
lo
vorrai
,
sahib
,
saranno
pronti
,
-
rispose
il
capo
dei
mercenari
.
-
Non
avrò
da
dire
a
loro
che
una
parola
.
-
Khampur
guardò
attentamente
il
seikko
,
poi
disse
con
una
certa
soddisfazione
:
-
Ecco
un
vero
guerriero
:
conosco
il
valore
di
questi
montanari
.
-
Quando
potranno
essere
pronte
le
barche
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Domani
dopo
mezzodì
i
miei
uomini
saranno
pronti
a
discendere
il
Brahmaputra
.
-
Di
quanti
legni
puoi
disporre
?
-
Ho
una
ventina
di
piccoli
legni
fra
poluar
e
bangle
e
potremo
caricare
su
ognuno
una
cinquantina
d
'
uomini
,
-
rispose
Khampur
.
-
Quanto
credi
che
impiegheremo
a
giungere
a
Gauhati
?
-
Non
più
di
due
giorni
,
se
non
troveremo
degli
ostacoli
.
So
che
il
rajah
tiene
una
flottiglia
sul
fiume
.
-
Hai
delle
bocche
da
fuoco
?
-
Una
cinquantina
di
falconetti
.
-
S
'
incaricheranno
i
miei
uomini
di
provarli
sulle
barche
del
rajah
,
se
cercheranno
di
sbarrarci
il
passo
,
-
disse
Sandokan
.
-
D
'
altronde
non
ci
avanzeremo
che
con
estrema
prudenza
e
cercheremo
di
non
destare
sospetti
.
È
necessario
piombare
improvvisamente
sulla
capitale
e
prenderla
d
'
assalto
con
un
colpo
di
mano
.
-
Tu
farai
,
sahib
,
quello
che
meglio
crederai
,
-
disse
Khampur
.
-
I
miei
uomini
ti
seguiranno
dovunque
.
Vado
a
far
battere
il
tumburà
,
onde
domani
siano
qui
tutti
i
guerrieri
della
montagna
.
-
S
'
inginocchiò
dinanzi
a
Surama
e
le
baciò
replicatamente
l
'
orlo
della
veste
,
omaggio
che
si
rende
solo
ai
sovrani
e
alle
principesse
del
sangue
;
e
dopo
d
'
ager
augurato
a
tutti
la
buona
notte
,
uscì
rapidamente
rientrando
nella
cittadella
.
29
.
Sul
Brahmaputra
Quella
notte
nessuno
certamente
dormì
tranquillo
in
Sadhja
.
Il
tumburà
,
quell
'
enorme
e
splendido
tamburo
,
ricco
di
dorature
e
di
pitture
,
di
nastri
e
di
ciuffi
di
penne
di
pavone
,
che
gli
indiani
adoperano
solo
nelle
grandi
circostanze
,
non
cessò
un
solo
istante
di
rullare
fragorosamente
sulla
piazza
della
cittadella
.
Da
tutti
i
villaggi
installati
sulle
chine
,
o
sulle
cime
delle
vicine
montagne
o
nelle
profonde
gole
,
si
rispondeva
a
colpi
d
'
hula
,
altri
tamburi
,
di
dimensioni
inferiori
al
tumburà
,
ma
che
tuttavia
si
odono
egualmente
ad
incredibili
distanze
,
o
si
rispondeva
con
acuti
suoni
di
trombe
di
rame
e
con
scariche
di
fucile
.
I
prodi
montanari
della
frontiera
birmana
,
avvertiti
dall
'
incessante
rullare
del
tumburà
,
che
qualche
grave
avvenimento
stava
per
accadere
,
accorrevano
da
tutte
le
parti
,
in
grossi
drappelli
ed
in
pieno
assetto
di
guerra
:
scudi
di
pelle
di
bisonte
o
di
rinoceronte
,
lance
,
carabine
,
pistoloni
,
scimitarre
e
tarwar
affilatissimi
.
Forse
supponevano
che
qualche
esercito
birmano
,
avesse
varcata
la
frontiera
,
minacciando
la
capitale
del
loro
minuscolo
stato
,
avvenimento
già
parecchie
altre
volte
accaduto
.
Certo
nessuno
s
'
immaginava
che
Surama
,
la
figlia
del
loro
adoratissimo
capo
,
che
per
tanti
anni
avevano
pianto
,
fosse
la
causa
di
tutto
quel
trambusto
.
Quando
l
'
indomani
,
poco
dopo
l
'
alba
,
Sandokan
,
Tremal
-
Naik
e
Surama
entrarono
in
Sadhja
,
guidati
da
Bindar
e
seguìti
dai
loro
malesi
e
dayachi
,
uno
spettacolo
bellissimo
s
'
offerse
ai
loro
occhi
.
Sulla
vasta
piazza
della
cittadella
,
più
di
mille
e
cinquecento
montanari
,
che
indossavano
i
pittoreschi
costumi
dei
kaltani
,
con
larghi
calzoni
variopinti
,
alta
fascia
rossa
piena
d
'
armi
da
fuoco
e
da
taglio
,
casacche
con
alamari
gialli
o
azzurri
ed
immensi
turbanti
,
stavano
schierati
in
bell
'
ordine
divisi
per
compagnia
,
coi
capi
dei
villaggi
alla
testa
,
che
avevano
per
unico
distintivo
un
mazzo
di
penne
di
sâras
ondeggiante
sulle
loro
fronti
.
Khampur
che
per
l
'
occasione
montava
un
bellissimo
cavallo
bardato
all
'
orientale
,
con
una
lunga
gualdrappa
rossa
a
guarnizioni
d
'
oro
,
appena
vide
giungere
Surama
coi
suoi
protettori
,
sguainò
la
sua
scimitarra
,
e
l
'
agitò
in
alto
gridando
con
voce
tuonante
:
-
Salutate
la
figlia
di
Mahur
,
il
vostro
defunto
signore
.
Ella
viene
a
ricevere
l
'
omaggio
dei
suoi
fedeli
montanari
.
-
Un
grand
'
urlo
,
che
parve
il
rombo
d
'
una
valanga
e
che
si
propagò
attraverso
le
montagne
e
le
vallate
,
seguì
quell
'
ordine
.
-
Salute
alla
rhani
di
Sadhja
!
Salute
!
-
Poi
millecinquecento
carabine
fecero
fuoco
contemporaneamente
in
alto
,
facendo
tremare
le
muraglie
mal
solide
delle
case
.
-
Salute
ai
miei
fedeli
montanari
!
-
gridò
Surama
quando
l
'
eco
delle
montagne
e
delle
vallate
non
ripeté
più
la
scarica
.
Khampur
si
avanzò
verso
Sandokan
,
che
riconosceva
ormai
come
il
capo
della
spedizione
,
e
dopo
essere
sceso
da
cavallo
gli
disse
:
-
Siamo
pronti
a
muovere
alla
conquista
di
Gauhati
.
Non
hai
che
da
scegliere
i
mille
uomini
che
ti
occorrono
,
sahib
.
Ti
prometto
che
essi
ti
seguiranno
anche
fino
sulle
sponde
del
golfo
del
Bengala
,
se
tu
lo
desidererai
.
-
Scegli
tu
i
migliori
;
li
conosci
meglio
di
me
.
-
Come
vuoi
,
sahib
.
-
Sono
pronte
le
barche
?
-
Sono
già
due
ore
che
la
flottiglia
aspetta
.
-
Hai
imbarcati
i
falconetti
?
-
Tutti
.
-
Andiamo
a
vedere
,
intanto
che
tu
scegli
i
tuoi
guerrieri
.
Guidaci
,
Bindar
.
-
Eccomi
,
padrone
-
rispose
il
giovane
indiano
.
Mentre
Khampur
sceglieva
i
montanari
che
dovevano
prendere
parte
alla
pericolosa
spedizione
,
Sandokan
,
Tremal
-
Naik
e
Surama
,
seguìti
dai
malesi
e
dai
dayachi
,
scendevano
verso
il
fiume
,
il
quale
scorreva
,
con
grande
fracasso
,
fra
due
immensi
muraglioni
di
granito
,
alti
più
di
trecento
metri
e
nei
quali
gli
abitanti
avevano
scavato
delle
comode
gradinate
.
Sulla
riva
,
solidamente
ancorati
,
si
trovava
una
ventina
di
legni
,
fra
bangle
e
poluar
,
di
cinquanta
od
ottanta
tonnellate
di
portata
,
costruiti
un
po
'
rozzamente
,
ma
che
pure
non
dovevano
essere
cattivi
galleggianti
.
-
Basteranno
,
-
disse
Sandokan
,
dopo
aver
dato
una
rapida
occhiata
alla
flottiglia
.
-
Ogni
barca
può
contenere
comodamente
una
cinquantina
di
persone
sotto
-
coperta
.
-
Perché
sotto
-
coperta
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Noi
dovremo
figurare
,
fino
a
Gauhati
,
come
onesti
trafficanti
che
vanno
a
vendere
le
loro
merci
nel
Bengala
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Voglio
giungere
alla
capitale
incognito
e
senza
destare
sospetti
.
Se
il
rajah
o
meglio
il
greco
,
sapessero
qualche
cosa
dei
nostri
progetti
,
radunerebbero
di
certo
tutte
le
truppe
che
si
trovano
nell
'
Assam
e
questo
non
deve
avvenire
.
Il
nostro
colpo
di
mano
deve
essere
fulmineo
.
Caduto
il
rajah
,
più
nessuno
si
occuperà
certo
di
accorrere
in
sua
difesa
ed
il
popolo
accetterà
,
senz
'
altro
,
il
fatto
compiuto
ed
acclamerà
la
sua
bella
e
giovane
rhani
.
È
così
che
si
fa
la
politica
nel
tuo
paese
,
è
vero
?
-
Tu
eri
destinato
a
diventare
un
grand
'
uomo
di
stato
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
È
quello
che
mi
diceva
anche
Yanez
,
-
rispose
Sandokan
ridendo
.
I
primi
drappelli
di
montanari
giungevano
in
quel
momento
preceduti
dai
loro
rispettivi
capi
.
Sandokan
diede
ai
suoi
uomini
le
disposizioni
per
l
'
imbarco
.
Si
prese
,
innanzi
a
tutto
,
il
più
grosso
poluar
della
flottiglia
,
che
era
stato
armato
con
sei
falconetti
e
che
poteva
servire
benissimo
come
nave
ammiraglia
,
specialmente
se
montata
dai
malesi
,
abili
marinai
e
formidabili
artiglieri
,
imbarcando
Surama
,
Tremal
-
Naik
e
Kammamuri
,
oltre
i
prigionieri
.
Occorse
non
meno
di
un
'
ora
prima
che
i
mille
montanari
si
fossero
imbarcati
e
accomodati
alla
meglio
sotto
i
ponti
,
non
dovendo
mostrarsi
che
sotto
le
mura
della
capitale
del
rajah
,
onde
non
destare
degli
allarmi
,
che
avrebbero
potuto
produrre
delle
conseguenze
incalcolabili
.
Alle
sette
del
mattino
la
flottiglia
salpava
le
ancore
,
scendendo
il
Brahmaputra
a
gruppi
di
tre
o
quattro
legni
,
misti
fra
bangle
e
poluar
,
essendo
solamente
questi
armati
di
falconetti
.
Il
primo
giorno
di
navigazione
fu
senza
incidenti
.
Soli
pochi
legnetti
furono
incontrati
,
che
salivano
la
corrente
,
portando
agli
abitanti
delle
montagne
dei
carichi
di
riso
.
Anche
il
secondo
fu
senza
allarmi
.
Nessuno
aveva
fatto
caso
a
quel
numero
,
un
po
'
insolito
di
navigli
,
non
essendo
il
Brahmaputra
troppo
frequentato
,
quantunque
sia
una
delle
più
grandi
arterie
fluviali
dell
'
India
settentrionale
.
Avendo
i
malesi
,
i
dayachi
ed
i
barcaiuoli
di
Khampur
,
arrancato
vigorosamente
tutto
il
giorno
,
ed
essendo
stati
molto
favoriti
dalla
corrente
che
scorreva
più
rapida
e
dal
vento
che
soffiava
deciso
da
levante
,
alla
sera
giungevano
di
fronte
all
'
imboccatura
del
canale
che
conduceva
nella
palude
dei
coccodrilli
.
-
Dobbiamo
fermarci
nel
nostro
vecchio
rifugio
per
qualche
giorno
,
-
disse
Sandokan
a
Tremal
-
Naik
.
-
È
assolutamente
necessario
che
ci
assicuriamo
innanzi
a
tutto
l
'
aiuto
dei
seikki
e
di
avere
notizie
di
Yanez
,
prima
di
piombare
su
Gauhati
.
-
E
se
vi
è
qualche
legno
del
rajah
nella
palude
?
-
Lo
caleremo
a
fondo
dopo
d
'
averlo
abbordato
,
-
rispose
risolutamente
la
Tigre
della
Malesia
.
Poi
alzando
la
voce
gridò
:
-
Ehi
,
Kammamuri
!
Da
'
ordine
ai
nostri
uomini
d
'
imboccare
il
canale
.
-
Il
poluar
che
marciava
sempre
alla
testa
della
flottiglia
,
cambiò
subito
rotta
e
si
cacciò
entro
il
passo
,
seguìto
subito
da
tutti
gli
altri
legni
,
che
avevano
già
ricevuto
l
'
ordine
di
regolarsi
sempre
sulle
mosse
della
così
detta
nave
ammiraglia
.
Come
già
Sandokan
aveva
previsto
,
nessun
legno
del
rajah
stazionava
nella
palude
.
I
seikki
,
cacciati
dal
fuoco
che
aveva
già
divorato
interamente
la
jungla
di
Benar
,
disperando
ormai
di
ritrovare
i
loro
avversari
,
dovevano
aver
fatto
ritorno
a
Gauhati
,
sicché
la
flottiglia
dei
montanari
poté
gettare
indisturbata
le
sue
ancore
all
'
estremità
della
palude
,
presso
una
riva
coperta
di
folte
piante
sfuggite
,
chissà
per
quale
caso
,
all
'
incendio
spaventevole
che
aveva
divorato
la
jungla
su
tutta
la
sua
estensione
.
Sandokan
,
mentre
gli
equipaggi
preparavano
la
cena
,
fece
chiamare
Bindar
ed
il
demjadar
dei
seikki
.
-
Ecco
il
momento
di
operare
,
-
disse
a
loro
.
-
Noi
siamo
pronti
a
giuocare
la
suprema
partita
.
-
Ed
io
sono
sempre
ai
tuoi
ordini
,
sahib
-
rispose
il
capo
della
guardia
.
-
Ho
avuto
il
tempo
di
conoscerti
e
preferisco
servire
sotto
di
te
,
piuttosto
che
sotto
il
rajah
ed
il
suo
favorito
,
due
bricconi
che
non
hanno
mai
saputo
far
nulla
di
buono
.
-
Io
spero
che
tu
diventerai
un
bravo
ufficiale
della
rhani
,
giacché
è
a
quella
fanciulla
che
spetta
il
trono
e
non
a
me
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Prendiamo
gli
ultimi
accordi
.
-
Ti
ascolto
.
-
Sei
sicuro
che
nessuno
dei
tuoi
guerrieri
ti
tradirà
?
-
Non
avere
il
più
lontano
dubbio
su
di
ciò
.
Rispondo
io
per
tutti
.
Che
cosa
dovrò
fare
?
-
Impadronirti
innanzi
a
tutto
del
favorito
del
rajah
.
-
E
poi
?
-
Liberare
immediatamente
l
'
uomo
bianco
che
si
trova
prigioniero
in
uno
dei
sotterranei
del
cortile
d
'
onore
.
Affiderai
a
lui
,
momentaneamente
,
il
comando
delle
tue
truppe
.
È
un
uomo
che
vale
quanto
me
e
d
'
un
coraggio
a
tutta
prova
.
Tu
farai
quello
che
ti
dirà
lui
.
-
Dovrò
rimanere
nel
palazzo
?
-
Se
vedrai
che
gli
assamesi
opporranno
resistenza
ai
miei
montanari
,
accorrerai
in
nostro
soccorso
e
li
prenderai
alle
spalle
.
Di
quanti
uomini
,
senza
la
tua
guardia
,
potrà
disporre
il
rajah
?
-
Di
tre
o
quattromila
,
-
rispose
il
demjadar
.
-
Con
artiglierie
?
-
Due
dozzine
di
vecchi
cannoni
.
-
E
gli
uomini
sono
solidi
?
-
I
cipay
terranno
certamente
duro
,
sahib
,
ma
quelli
non
sono
che
sette
od
ottocento
.
-
Non
lascerò
a
loro
il
tempo
di
barricarsi
,
-
disse
Sandokan
.
-
Entreremo
in
città
di
sorpresa
.
Ed
ora
a
te
,
Bindar
.
-
Comanda
,
padrone
-
disse
il
giovane
indiano
che
aspettava
di
essere
interrogato
.
-
Tu
accompagnerai
il
demjadar
e
t
'
informerai
come
meglio
potrai
del
capitano
Yanez
.
-
A
questo
ci
penso
io
,
sahib
-
disse
il
capo
dei
seikki
.
-
Appena
giungerò
alla
corte
interrogherò
i
miei
uomini
.
-
Ma
tu
come
giustificherai
la
tua
prolungata
assenza
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
,
che
assisteva
al
colloquio
insieme
a
Khampur
ed
a
Surama
.
-
Il
rajah
vorrà
sapere
dove
sei
stato
finora
.
-
Ho
già
pensato
a
ciò
,
-
rispose
il
demjadar
.
-
Gli
dirò
che
mi
sono
occupato
di
dare
la
caccia
ai
rapitori
del
suo
primo
ministro
Kaksa
Pharaum
,
e
che
le
ricerche
mi
hanno
condotto
molto
lontano
da
Gauhati
.
Il
rajah
non
dubiterà
di
quanto
racconterò
io
.
-
Allora
tu
,
Bindar
,
entro
domani
,
verrai
a
raggiungerci
,
-
disse
Sandokan
volgendosi
al
giovane
indiano
.
-
Aspetto
tue
notizie
prima
di
salpare
le
ancore
.
-
Prima
del
tramonto
io
sarò
qui
,
padrone
.
-
Conto
su
di
te
.
-
Sandokan
fece
mettere
in
acqua
un
piccolo
gonga
,
che
aveva
fatto
imbarcare
sul
suo
poluar
prima
di
lasciare
Sadhja
,
e
fece
cenno
al
demjadar
ed
a
Bindar
di
prendere
il
largo
,
dicendo
:
-
A
domani
notte
:
checché
debba
succedere
,
ricordatevi
che
io
non
ricondurrò
a
Sadhja
questi
valorosi
montanari
.
-
I
due
uomini
scesero
nel
gonga
,
afferrarono
i
remi
e
si
allontanarono
rapidamente
,
scomparendo
ben
presto
fra
le
tenebre
.
-
Ora
,
-
disse
Sandokan
,
-
possiamo
cenare
.
-
Anche
quella
notte
nessun
molesto
avvenimento
turbò
la
calma
che
regnava
fra
gli
equipaggi
della
flottiglia
,
sicché
tutti
poterono
dormire
tranquillamente
,
malgrado
i
concerti
assordanti
degli
sciacalli
ed
i
rauchi
brontolii
dei
coccodrilli
,
i
quali
giravano
in
gran
numero
intorno
ai
legni
colla
speranza
che
qualche
battelliere
cadesse
fra
le
loro
mascelle
spalancate
.
L
'
indomani
Sandokan
,
quantunque
non
avesse
veramente
dubbi
sulla
fedeltà
del
demjadar
,
forse
pel
suo
istinto
sospettoso
,
mandò
un
drappello
di
montanari
,
guidati
da
Kammamuri
,
verso
la
bocca
del
canale
ed
un
altro
,
sotto
la
direzione
di
Sambigliong
,
verso
la
jungla
,
onde
sorvegliassero
il
fiume
ed
i
dintorni
.
Quelle
precauzioni
furono
però
assolutamente
inutili
,
poiché
il
primo
drappello
non
vide
che
qualche
bangle
carica
d
'
indaco
scendere
la
corrente
,
ed
il
secondo
non
scorse
,
fra
le
ceneri
della
jungla
,
che
qualche
banda
di
cani
selvaggi
.
Un
'
ora
prima
del
tramonto
,
dai
montanari
che
vegliavano
verso
il
fiume
,
fu
segnalato
un
gonga
,
montato
da
due
uomini
,
che
si
avanzava
velocissimo
verso
il
canale
.
La
notizia
trasmessa
subito
a
Sandokan
,
destò
una
viva
ansietà
fra
l
'
equipaggio
.
-
Non
può
essere
che
Bindar
!
-
esclamò
la
Tigre
della
Malesia
,
raggiante
.
-
E
l
'
altro
?
-
avevano
chiesto
ad
una
voce
Surama
e
Tremal
-
Naik
.
-
Sarà
qualche
barcaiuolo
suo
amico
,
suppongo
.
-
Infatti
un
quarto
d
'
ora
dopo
,
il
piccolo
battello
compariva
,
muovendo
a
gran
forza
di
remi
verso
la
nave
ammiraglia
.
Subito
un
grido
di
gioia
sfuggì
dalle
labbra
di
Sandokan
:
-
Bindar
e
Kubang
,
il
capo
della
scorta
di
Yanez
!
-
Il
gonga
che
filava
come
una
rondine
marina
,
abbordò
il
poluar
sotto
la
poppa
ed
il
montanaro
ed
il
malese
in
un
baleno
furono
a
bordo
.
Tutti
si
erano
affollati
intorno
ai
due
nuovi
arrivati
per
interrogarli
.
Sandokan
con
un
gesto
imperioso
li
fece
diventare
muti
.
-
Prima
a
te
Bindar
,
-
disse
.
-
I
seikki
sono
tutti
ai
tuoi
ordini
,
-
rispose
il
giovane
assamese
.
-
Sono
bastate
poche
parole
dal
demjadar
per
deciderli
.
-
Quanti
sono
?
-
Quattrocento
.
-
Aspettano
il
nostro
attacco
?
-
Sì
,
padrone
.
-
E
Yanez
?
-
È
sempre
prigioniero
,
quantunque
trattato
con
tutti
i
riguardi
possibili
ed
è
stato
già
avvertito
dal
demjadar
di
tenersi
pronto
.
-
Non
lo
hanno
sfrattato
?
-
No
.
-
Ah
!
-
esclamò
Surama
,
con
una
esplosione
di
gioia
intensa
.
-
Il
mio
caro
sahib
bianco
!
-
Taci
,
fanciulla
,
-
disse
Sandokan
ruvidamente
.
-
Perché
non
lo
hanno
ancora
condotto
alla
frontiera
bengalese
?
-
Il
demjadar
mi
ha
detto
che
il
favorito
ha
mandato
dei
corrieri
a
Calcutta
,
per
accertarsi
se
il
capitano
è
veramente
un
mylord
inglese
.
-
E
nel
caso
che
non
lo
fosse
farlo
ammazzare
,
-
aggiunse
Sandokan
.
-
Sono
tornati
?
-
No
,
sahib
.
-
Quando
giungeranno
,
il
loro
padrone
non
regnerà
più
sull
'
Assam
.
Ora
a
te
Kubang
.
-
Per
mezzo
del
maggiordomo
che
il
rajah
aveva
messo
a
disposizione
del
suo
grande
cacciatore
,
ho
avvertito
il
capitano
Yanez
che
non
abbia
nulla
da
temere
.
-
Non
vi
è
pericolo
che
lo
avvelenino
?
-
No
,
Tigre
della
Malesia
,
perché
il
carceriere
è
un
parente
del
maggiordomo
e
fa
prima
assaggiare
i
cibi
ad
un
cane
.
-
Surama
,
ti
raccomando
quel
maggiordomo
e
quel
suo
parente
-
disse
Sandokan
volgendosi
verso
la
giovane
.
-
Forse
quei
due
uomini
hanno
salvata
la
vita
al
tuo
fidanzato
.
-
Non
li
dimenticherò
,
Sandokan
,
te
lo
prometto
.
-
Hai
altro
da
dire
,
Kubang
?
-
riprese
poi
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Vorrei
chiederti
un
favore
.
-
Parla
.
-
Di
vendicare
i
miei
amici
che
formavano
la
scorta
del
capitano
Yanez
,
-
disse
il
malese
con
voce
commossa
.
Il
viso
di
Sandokan
si
fece
cupo
.
-
Non
era
necessario
che
tu
lo
chiedessi
,
amico
-
disse
con
voce
stridula
.
-
Sai
che
la
Tigre
della
Malesia
non
perdona
.
Saranno
tutti
vendicati
.
-
Quindi
volgendosi
verso
Khampur
,
il
capo
dei
montanari
,
gli
disse
:
-
Darai
ordine
a
tutti
gli
equipaggi
,
che
alla
mezzanotte
salpino
le
ancore
e
che
i
falconetti
siano
carichi
e
pronti
a
trasportarsi
in
città
.
Avremo
probabilmente
bisogno
di
un
po
'
di
artiglieria
,
per
controbattere
quella
degli
assamesi
,
se
avranno
il
tempo
di
condurla
al
fuoco
.
-
Sarai
obbedito
,
sahib
-
rispose
il
montanaro
.
-
Tutti
i
miei
uomini
sono
impazienti
di
combattere
e
di
dare
una
corona
alla
figlia
di
Mahur
.
-
Li
ringrazierai
da
parte
mia
,
-
disse
Surama
,
-
e
dirai
a
loro
che
non
scorderò
giammai
di
dover
ai
prodi
montanari
di
Sadhja
il
mio
trono
.
-
Vieni
,
Tremal
-
Naik
-
disse
Sandokan
.
-
Andiamo
a
preparare
il
nostro
piano
.
-
A
mezzanotte
precisa
la
flottiglia
salpava
le
ancore
e
coi
poluar
in
testa
,
essendo
i
più
grossi
ed
i
meglio
armati
,
lasciava
silenziosamente
la
palude
dei
coccodrilli
,
scendendo
il
Brahmaputra
su
due
colonne
.
30
.
L
'
assalto
a
Gauhati
Alle
due
del
mattino
la
flottiglia
,
sempre
in
buon
ordine
,
giungeva
inosservata
presso
l
'
isolotto
su
cui
sorgeva
la
pagoda
di
Karia
,
gettando
le
ancore
in
prossimità
del
tempio
sotterraneo
,
che
aveva
servito
di
rifugio
a
Sandokan
ed
ai
suoi
malesi
e
dayachi
.
Pareva
che
nessuno
si
fosse
accorto
dell
'
arrivo
di
quella
piccola
squadra
,
che
si
preparava
a
dare
un
formidabile
attacco
alla
capitale
dell
'
Assam
.
Sandokan
aveva
già
comunicati
a
tutti
i
capi
i
suoi
ordini
,
D
'
altronde
non
si
trattava
che
di
sorprendere
le
guardie
che
vegliavano
dinanzi
alla
porta
del
bastione
di
Siringar
,
che
era
il
più
prossimo
,
e
di
muovere
rapidamente
verso
il
palazzo
reale
,
terrorizzando
la
popolazione
con
scariche
furiose
.
Sandokan
aveva
preso
il
comando
assieme
a
Tremal
-
Naik
dei
malesi
e
dei
dayachi
,
poco
numerosi
,
è
vero
,
ma
d
'
un
coraggio
a
tutta
prova
;
Sambigliong
era
stato
incaricato
di
dirigere
l
'
artiglieria
,
formata
da
una
trentina
di
falconetti
;
Khampur
aveva
divisi
i
montanari
in
quattro
gruppi
,
di
duecento
cinquanta
uomini
ciascuno
.
Prima
di
scendere
a
terra
,
Sandokan
si
accostò
a
Surama
e
le
disse
:
-
Non
temere
,
mia
giovane
amica
.
Ora
che
sono
sicuro
che
i
seikki
sono
con
noi
,
non
dubito
più
di
nulla
.
Non
lasciare
questo
legno
,
checché
debba
accadere
.
Lascio
a
te
una
buona
guardia
,
che
ti
ricondurrà
fra
le
tue
montagne
se
un
disastro
,
che
io
però
non
prevedo
,
dovesse
accadere
.
Aspetta
tranquilla
mie
notizie
.
-
Mi
manderai
almeno
il
sahib
bianco
?
-
chiese
Surama
che
appariva
profondamente
commossa
.
-
Sì
,
quando
tutto
sarà
terminato
.
Yanez
non
rinuncerà
di
certo
a
prendere
parte
alla
battaglia
.
-
Le
strinse
calorosamente
la
mano
e
raggiunse
il
suo
gruppo
che
formava
l
'
avanguardia
delle
quattro
colonne
montanare
.
-
Avanti
,
miei
bravi
!
-
gridò
,
snudando
la
scimitarra
.
-
Le
vecchie
tigri
di
Mompracem
devono
aprire
la
strada
ai
forti
guerrieri
di
Sadhja
!
-
I
mille
uomini
si
misero
in
marcia
,
trascinando
con
loro
i
falconetti
,
sui
quali
molto
contavano
per
spaventare
maggiormente
la
popolazione
ed
impressionare
il
rajah
e
la
sua
corte
,
formata
ormai
di
soli
cortigiani
e
di
servi
,
dacché
i
seikki
si
preparavano
a
disertare
.
Sandokan
giunto
a
trecento
passi
dalla
porta
che
s
'
apriva
nel
bastione
di
Siringar
,
fece
fermare
i
suoi
uomini
e
s
'
avanzò
solo
con
Tremal
-
Naik
,
dopo
d
'
aver
montate
le
pistole
.
-
Faremo
il
colpo
noi
,
-
disse
al
bengalese
.
-
Ci
apriranno
?
-
Lo
vedrai
.
Seguimi
correndo
.
-
Entrambi
si
slanciarono
come
se
avessero
avuto
le
ali
ai
piedi
.
Una
voce
che
partiva
dall
'
alto
del
bastione
,
li
costrinse
a
fermarsi
.
Ormai
però
non
erano
che
a
pochi
passi
dalla
porta
.
-
Chi
vive
!
-
gridò
la
sentinella
.
-
Corrieri
del
rajah
!
-
rispose
Sandokan
in
buon
indiano
.
-
Aprite
subito
!
Gravi
notizie
dalla
frontiera
.
-
Da
dove
vieni
?
-
Da
Sadhja
.
-
Aspetta
.
-
Dietro
la
porta
,
che
era
di
bronzo
,
si
udirono
delle
voci
a
discutere
animatamente
per
qualche
istante
,
poi
a
stridere
i
grossi
chiavistelli
.
-
Le
pistole
in
pugno
e
fa
'
fuoco
subito
,
-
sussurrò
Sandokan
a
Tremal
-
Naik
.
-
Pronto
,
-
rispose
il
bengalese
mettendosi
la
scimitarra
fra
i
denti
e
levando
le
sue
armi
da
fuoco
.
Un
momento
dopo
la
massiccia
porta
di
bronzo
si
apriva
e
tre
soldati
assamesi
comparivano
muniti
di
lanterne
.
Subito
otto
colpi
di
pistola
rimbombarono
uno
dietro
l
'
altro
,
con
rapidità
fulminea
,
crivellando
i
disgraziati
.
-
Avanti
!
-
urlò
Sandokan
riprendendo
la
scimitarra
.
I
dayachi
ed
i
malesi
,
udendo
quegli
spari
si
erano
a
loro
volta
slanciati
a
corsa
disperata
;
pronti
ad
aiutare
i
loro
capi
.
Non
vi
era
ormai
più
bisogno
del
loro
concorso
,
poiché
i
cinque
o
sei
uomini
che
formavano
il
corpo
di
guardia
,
spaventati
da
tutti
quei
colpi
,
erano
fuggiti
a
gambe
levate
,
non
senza
urlare
però
ed
a
squarciagola
:
-
All
'
armi
,
cittadini
!
All
'
armi
!
-
Di
corsa
,
tigrotti
di
Mompracem
!
-
esclamò
Sandokan
.
-
Non
lasciamo
alla
guarnigione
il
tempo
d
'
organizzare
la
difesa
.
-
Assicuratosi
che
i
montanari
di
Khampur
s
'
avanzavano
a
passo
di
corsa
,
portando
a
braccia
i
falconetti
,
onde
fare
più
presto
,
si
slanciò
risolutamente
attraverso
il
bastione
,
sboccando
in
una
delle
principali
vie
di
Gauhati
.
I
malesi
ed
i
dayachi
che
avevano
già
ricevuto
prima
le
istruzioni
,
lo
avevano
seguìto
,
mandando
clamori
selvaggi
e
sparando
contro
le
finestre
delle
case
e
le
porte
,
onde
impedire
agli
abitanti
di
scendere
nelle
strade
e
di
prestare
man
forte
alla
guarnigione
.
Anche
i
montanari
di
Khampur
che
s
'
avanzavano
in
ranghi
serrati
,
si
erano
messi
a
gridare
ed
a
sparare
.
Quella
marcia
non
doveva
però
prolungarsi
molto
.
I
guerrieri
che
formavano
il
corpo
di
guardia
,
avevano
già
dato
l
'
allarme
,
e
quando
l
'
avanguardia
malese
e
dayaca
fu
giunta
presso
la
piazza
del
mercato
,
si
vide
sbarrata
la
via
da
un
grosso
attruppamento
di
soldati
.
Erano
i
cipay
del
rajah
,
i
quali
avendo
la
loro
caserma
in
quei
dintorni
,
erano
stati
lesti
ad
accorrere
con
qualche
pezzo
d
'
artiglieria
ed
un
mezzo
squadrone
di
cavalleggeri
irregolari
.
-
Ci
siamo
!
-
gridò
Sandokan
.
-
Stringete
le
file
e
caricate
alla
disperata
.
Qui
bisogna
sfondare
.
-
Quei
cipay
erano
una
truppa
eccellente
,
formata
del
fiore
dei
guerrieri
assamesi
,
milizia
salda
che
aveva
fatto
le
sue
prove
alle
frontiere
della
Birmania
,
e
quindi
capace
di
opporre
una
lunga
e
fors
'
anche
ostinata
resistenza
.
-
Bah
!
-
mormorò
Sandokan
che
guidava
bravamente
all
'
attacco
il
suo
drappello
;
-
se
non
cedono
,
li
faremo
assalire
alle
spalle
dai
seikki
.
-
Un
fuoco
vivissimo
accolse
i
montanari
che
irrompevano
sulla
piazza
in
ranghi
ben
serrati
,
facendo
non
pochi
vuoti
fra
gli
assalitori
;
però
questi
,
senza
troppo
impressionarsi
,
misero
rapidamente
in
batteria
i
loro
trenta
falconetti
e
aperte
le
file
fulminarono
a
loro
volta
i
cipay
del
rajah
.
Una
vera
battaglia
si
era
impegnata
d
'
ambo
le
parti
,
con
vero
accanimento
.
Se
i
cipay
fossero
stati
soli
,
non
avrebbero
resistito
a
lungo
a
quel
fuoco
infernale
,
quantunque
disponessero
anche
loro
di
alcuni
pezzi
d
'
artiglieria
.
Disgraziatamente
pei
montanari
,
altri
rinforzi
giungevano
da
tutte
le
parti
,
asserragliando
le
vie
che
sboccavano
sulla
piazza
con
carri
e
lastre
e
pietre
,
formando
delle
vere
barricate
.
Tutta
la
guarnigione
della
capitale
,
allarmata
da
quegli
spari
,
si
portava
sollecitamente
sul
campo
della
pugna
.
Sandokan
,
che
conservava
un
ammirabile
sangue
freddo
,
intuì
subito
il
pericolo
che
lo
minacciava
.
-
Ogni
minuto
che
perdiamo
,
aumenterà
la
resistenza
-
disse
a
Tremal
-
Naik
che
combatteva
al
suo
fianco
.
-
Forziamo
la
fronte
.
Battuti
i
cipay
,
saremo
padroni
della
città
.
-
Radunò
duecento
uomini
,
mise
in
testa
i
malesi
ed
i
dayachi
e
li
scagliò
all
'
assalto
contro
le
linee
dei
cipay
.
Malgrado
l
'
uragano
di
fuoco
,
la
colonna
attraversò
di
gran
corsa
la
piazza
e
si
gettò
contro
i
primi
avversari
,
impegnando
un
terribile
combattimento
all
'
arma
bianca
.
Tre
volte
i
montanari
furono
costretti
a
dare
indietro
,
lasciando
sul
terreno
un
gran
numero
d
'
uomini
,
ma
al
quarto
attacco
,
appoggiato
da
una
nuova
colonna
guidata
da
Khampur
,
riuscirono
a
tagliare
a
metà
la
fronte
dei
cipay
.
Aperto
il
varco
,
tutte
le
altre
schiere
si
spinsero
innanzi
sciabolando
il
nemico
,
che
già
si
ripiegava
in
disordine
riversandosi
attraverso
le
vie
laterali
.
-
Diritti
al
palazzo
!
-
urlò
Sandokan
.
-
Avanti
,
prodi
montanari
di
Sadhia
!
Avanti
tigrotti
di
Mompracem
!
-
I
guerrieri
assamesi
che
avevano
bloccate
le
vie
trasversali
,
vedendo
i
cipay
a
fuggire
e
temendo
di
venire
sorpresi
alle
spalle
,
lasciarono
le
barricate
per
concentrare
forse
la
difesa
in
altro
luogo
.
I
montanari
,
vedendo
la
via
sgombra
,
si
misero
alla
corsa
,
non
cessando
di
far
fuoco
contro
le
finestre
e
le
porte
.
Nessun
abitante
osava
d
'
altronde
mostrarsi
.
Le
stuoie
di
coccottiero
,
rimanevano
ermeticamente
abbassate
,
perfino
quelle
delle
verande
.
Bindar
,
che
era
sfuggito
miracolosamente
ai
colpi
dei
cipay
,
quantunque
avesse
sempre
combattuto
e
valorosamente
in
prima
fila
,
guidava
Sandokan
e
le
sue
schiere
,
verso
l
'
immensa
piazza
,
in
mezzo
alla
quale
s
'
ergeva
il
superbo
palazzo
del
rajah
.
I
montanari
stavano
per
irrompere
nell
'
ultima
e
più
ampia
via
che
conduceva
nella
piazza
,
quando
si
trovarono
dinanzi
ad
una
serie
di
barricate
,
costruite
è
vero
alla
buona
,
con
carri
,
materassi
e
panconi
di
legno
incrociati
,
ma
che
offrivano
una
certa
resistenza
.
Fra
le
une
e
le
altre
si
erano
ammassati
i
cipay
ed
i
guerrieri
assamesi
,
con
un
certo
numero
di
bocche
da
fuoco
.
-
Ecco
l
'
osso
più
duro
da
rosicchiare
-
disse
Sandokan
fermandosi
.
-
I
cipay
sono
stati
più
lesti
di
noi
ed
hanno
avuto
il
tempo
di
trincerarsi
.
-
Capo
,
-
disse
Khampur
,
accostandosi
al
pirata
.
-
Se
i
seikki
non
si
muovono
,
corriamo
il
pericolo
di
farci
schiacciare
.
-
I
seikki
al
momento
opportuno
entreranno
in
azione
.
Devono
essere
occupati
ad
impossessarsi
del
rajah
e
dei
suoi
favoriti
,
in
questo
istante
.
Quando
giungeremo
al
palazzo
reale
,
non
avremo
più
nulla
da
fare
là
dentro
.
Fa
'
piazzare
tutta
la
tua
artiglieria
lungo
i
camminapiedi
e
manda
duecento
uomini
a
occupare
le
case
che
si
trovano
presso
la
prima
barricata
.
Dalle
verande
e
dalle
terrazze
potranno
fare
dei
buoni
colpi
di
carabina
.
Se
è
possibile
,
fa
'
installare
anche
lassù
dei
falconetti
.
-
Sì
,
capo
.
-
Dammi
ora
quattrocento
uomini
per
formare
una
solida
colonna
d
'
attacco
.
-
Quel
rapido
discorso
era
stato
fatto
in
mezzo
ai
colpi
di
fuoco
.
Gli
assamesi
,
credendosi
sicuri
dietro
le
loro
barricate
,
non
avevano
però
ancora
fatto
uso
delle
loro
artiglierie
,
che
dovevano
essere
state
caricate
a
mitraglia
.
I
malesi
,
i
dayachi
ed
una
compagnia
di
montanari
,
avevano
risposto
con
poche
scariche
e
con
qualche
colpo
di
falconetto
,
tanto
per
provare
la
resistenza
di
quelle
trincee
e
dei
loro
difensori
.
Sandokan
,
prima
di
dare
il
gran
cozzo
,
attese
che
i
suoi
ordini
fossero
stati
eseguiti
,
e
quando
vide
i
montanari
comparire
sulle
verande
e
sulle
terrazze
delle
case
più
prossime
alla
prima
trincea
,
comandò
alcune
scariche
di
falconetti
.
Quei
piccoli
pezzi
lanciarono
per
ben
tre
volte
un
vero
uragano
di
palle
,
del
calibro
d
'
una
libbra
,
sfondando
parte
dei
carri
e
dei
panconi
,
e
costringendo
i
difensori
della
barricata
a
ripiegarsi
contro
le
pareti
delle
case
.
Era
il
momento
opportuno
per
dare
il
cozzo
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
fecero
stringere
le
file
alla
colonna
d
'
assalto
,
e
mentre
i
montanari
che
occupavano
le
terrazze
e
le
verande
li
proteggevano
con
un
fuoco
violentissimo
,
diretto
specialmente
contro
i
cipay
,
che
servivano
i
pezzi
d
'
artiglieria
,
si
slanciarono
all
'
attacco
con
impeto
meraviglioso
.
A
cento
passi
dalla
barricata
una
poderosa
scarica
di
mitraglia
,
vomitata
da
tre
pezzi
collocati
ai
lati
della
barricata
,
fece
oscillare
la
colonna
d
'
assalto
,
che
però
si
rimise
subito
,
strinse
ancor
più
i
ranghi
e
si
spinse
audacemente
innanzi
,
malgrado
avesse
subito
gravi
perdite
.
Una
seconda
volta
si
trovò
esposta
alle
scariche
di
mitraglia
,
nondimeno
quei
prodi
montanari
,
incoraggiati
dallo
slancio
ammirabile
dei
malesi
e
dei
dayachi
e
dalle
grida
dei
valorosissimi
capi
,
che
si
esponevano
intrepidamente
al
fuoco
,
mostrando
un
disprezzo
assoluto
della
vita
,
furono
ben
presto
sopra
la
barricata
,
caricando
i
difensori
colle
larghe
scimitarre
e
gli
affilati
tarwar
.
I
cipay
ed
i
guerrieri
assamesi
tennero
duro
per
qualche
minuto
,
poi
volsero
in
fuga
salvandosi
dietro
la
seconda
barricata
.
Sandokan
fece
voltare
verso
quella
i
cannoni
conquistati
,
che
valevano
ben
meglio
dei
piccoli
falconetti
,
mentre
una
parte
dei
suoi
uomini
sfondavano
,
coi
calci
delle
carabine
,
le
porte
delle
case
per
occupare
le
verande
e
le
terrazze
.
Un
'
altra
colonna
,
composta
di
trecento
uomini
,
correva
in
aiuto
dei
vincitori
.
La
guidava
Khampur
.
Quel
poderoso
rinforzo
si
slanciò
a
sua
volta
,
dopo
alcune
cannonate
,
all
'
attacco
della
nuova
trincea
,
dietro
la
quale
i
cipay
e
gli
assamesi
,
si
preparavano
ad
opporre
un
'
altra
accanita
resistenza
,
malgrado
avessero
subito
perdite
enormi
.
Tutto
il
tratto
di
via
che
correva
fra
le
due
trincee
,
era
coperto
di
morti
e
di
feriti
,
segno
evidente
che
gli
indiani
si
erano
valorosamente
difesi
,
prima
di
cedere
al
possente
urto
dei
montanari
e
delle
vecchie
tigri
di
Mompracem
.
Il
secondo
attacco
fu
meno
laborioso
del
primo
.
I
soldati
del
rajah
,
scoraggiati
,
non
ressero
che
pochi
minuti
,
poi
si
rifugiarono
nell
'
immensa
piazza
dove
sorgeva
il
palazzo
reale
e
dove
avevano
collocate
le
loro
migliori
artiglierie
.
I
montanari
però
li
avevano
seguìti
così
da
presso
da
non
permettere
a
loro
d
'
innalzare
un
'
altra
trincea
,
né
di
fare
troppe
scariche
.
L
'
urto
fra
le
due
falangi
fu
nondimeno
sanguinosissimo
.
Assamesi
e
montanari
gareggiavano
per
coraggio
e
per
ostinazione
.
Tutti
avevano
gettate
via
le
carabine
,
diventate
inutili
in
un
combattimento
corpo
a
corpo
,
non
essendo
armate
di
baionette
e
combattevano
colle
pistole
e
colle
armi
bianche
,
con
una
rabbia
crescente
e
con
grande
strage
da
una
parte
e
dall
'
altra
.
La
resistenza
che
opponeva
la
guarnigione
,
sempre
ingrossata
da
altre
truppe
fresche
,
che
giungevano
ad
ogni
istante
dai
quartieri
più
lontani
della
città
,
era
diventata
così
tenace
,
che
Sandokan
,
Tremal
-
Naik
e
Khampur
,
per
un
momento
,
dubitarono
dell
'
esito
dell
'
impresa
.
I
montanari
cominciavano
a
dar
segno
di
stanchezza
e
non
assalivano
più
coll
'
impeto
primiero
,
un
po
'
scoraggiati
anche
di
trovarsi
continuamente
dinanzi
truppe
fresche
,
che
non
cedevano
facilmente
ai
replicati
assalti
.
Ad
un
tratto
però
,
all
'
estremità
opposta
della
piazza
,
in
direzione
del
palazzo
reale
,
proprio
dietro
le
spalle
delle
truppe
del
rajah
,
si
udirono
echeggiare
improvvisamente
delle
nutrite
scariche
di
fucileria
,
appoggiate
da
alcuni
colpi
di
cannone
.
Un
immenso
urlo
di
gioia
sfuggì
dai
petti
dei
montanari
e
dai
petti
delle
vecchie
tigri
di
Mompracem
:
-
I
seikki
!
-
Erano
infatti
i
saldi
ed
invincibili
guerrieri
del
demjadar
,
che
accorrevano
in
loro
aiuto
,
e
che
avevano
aperto
il
fuoco
dalle
gradinate
del
palazzo
reale
.
I
cipay
e
gli
assamesi
,
passato
il
primo
momento
di
stupore
,
non
potendo
subito
credere
ad
un
tale
tradimento
,
vistisi
presi
fra
due
fuochi
,
si
diedero
ad
una
fuga
precipitosa
,
gettando
le
armi
onde
essere
più
lesti
.
Tre
o
quattrocento
però
erano
rimasti
sulla
piazza
,
abbassando
le
carabine
e
le
scimitarre
in
segno
di
resa
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
si
erano
slanciati
verso
il
demjadar
,
che
marciava
alla
testa
della
sua
magnifica
truppa
,
accompagnato
da
un
uomo
vestito
di
flanella
bianca
,
che
portava
sul
capo
un
elmetto
di
tela
con
un
lungo
velo
azzurro
.
-
Yanez
!
-
esclamarono
entrambi
precipitandosi
fra
le
braccia
aperte
del
portoghese
.
-
In
carne
ed
ossa
,
amici
miei
-
rispose
l
'
ex
mylord
ridendo
.
-
Peccato
che
sia
giunto
un
po
'
tardi
a
prendere
parte
alla
battaglia
,
che
assicura
il
trono
alla
mia
bella
Surama
;
ma
abbiamo
avuto
un
po
'
da
fare
al
palazzo
reale
,
è
vero
mio
bravo
demjadar
?
-
Il
capo
dei
seikki
fece
un
cenno
affermativo
.
-
Il
rajah
?
-
chiese
Sandokan
.
-
È
nelle
nostre
mani
.
-
Ed
il
greco
?
-
Si
è
difeso
come
un
dannato
,
aiutato
da
un
manipolo
di
favoriti
e
di
bricconi
degni
di
lui
,
e
nella
lotta
è
caduto
con
tre
o
quattro
palle
in
corpo
.
-
Morto
?
-
Per
Giove
!
Erano
palle
di
carabina
e
di
buon
calibro
,
mio
caro
Sandokan
.
-
Forse
è
meglio
così
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
I
tuoi
malesi
sono
stati
egualmente
vendicati
.
-
Hai
ragione
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Il
rajah
è
furibondo
?
-
È
mezzo
ubbriaco
e
credo
che
non
abbia
nemmeno
capito
che
la
corona
gli
cadeva
dalla
testa
,
-
rispose
Yanez
.
-
Ma
Surama
dov
'
è
?
-
È
a
bordo
d
'
uno
dei
nostri
poluar
.
La
faremo
subito
avvertire
.
-
E
tutta
questa
gente
dove
l
'
hai
scovata
,
tu
?
-
Sono
i
sudditi
del
padre
della
tua
fidanzata
.
Lascia
le
spiegazioni
a
più
tardi
.
-
In
quell
'
istante
giunse
Khampur
.
-
Capo
,
-
disse
volgendosi
verso
Sandokan
.
-
Che
cosa
devo
fare
?
Tutti
i
soldati
del
rajah
o
scappano
o
si
arrendono
.
-
Manda
,
innanzi
a
tutto
,
una
buona
scorta
al
poluar
,
onde
conduca
qui
,
il
più
presto
possibile
,
Surama
.
Manderai
poi
i
tuoi
uomini
a
occupare
tutte
le
caserme
della
città
ed
i
fortini
dei
bastioni
.
Non
troveranno
ormai
più
alcuna
resistenza
.
-
Lo
credo
anch
'
io
,
capo
.
-
E
ripartì
di
corsa
,
mentre
i
suoi
montanari
disarmavano
i
prigionieri
e
sparavano
le
loro
ultime
cartucce
contro
le
case
,
onde
la
popolazione
non
scendesse
nelle
vie
.
-
Dal
rajah
ora
,
-
disse
Sandokan
.
-
Guidaci
,
mio
bravo
demjadar
.
Tu
hai
mantenuto
la
tua
promessa
e
la
rhani
dell
'
Assam
manterrà
i
suoi
patti
.
-
Il
capo
dei
seikki
si
diresse
verso
il
palazzo
reale
seguìto
da
Sandokan
,
da
Yanez
,
da
Tremal
-
Naik
e
da
una
piccola
scorta
.
I
seikki
guardavano
le
porte
,
dinanzi
alle
quali
erano
stati
piazzati
dei
piccoli
pezzi
d
'
artiglieria
.
Il
drappello
salì
lo
scalone
principale
ed
entrò
nella
sala
del
trono
,
dove
si
trovavano
radunati
i
ministri
ed
alcuni
dei
più
alti
dignitari
dello
stato
.
Il
rajah
invece
se
ne
stava
,
semi
-
coricato
,
sul
suo
letto
-
trono
,
mezzo
inebetito
dai
liquori
e
dallo
spavento
.
Certo
la
morte
del
greco
,
del
suo
fido
,
quantunque
perfido
consigliere
,
doveva
avergli
schiantata
l
'
anima
.
Vedendo
entrare
Yanez
seguìto
da
tutti
gli
altri
,
scese
dal
trono
e
assumendo
una
cert
'
aria
di
dignitosa
fierezza
,
infusagli
dal
cognac
bevuto
,
gli
chiese
con
voce
rauca
:
-
Che
cosa
vuoi
tu
,
mylord
,
ancora
da
me
?
La
mia
vita
forse
?
-
Noi
non
siamo
assamesi
,
Altezza
-
rispose
il
portoghese
togliendosi
il
cappello
e
facendo
un
inchino
.
-
Al
governo
inglese
premerebbero
,
forse
,
più
che
la
mia
vita
le
mie
ricchezze
?
-
Vostra
Altezza
s
'
inganna
.
-
Che
cosa
volete
dire
,
mylord
?
-
Che
il
governo
inglese
non
c
'
entra
affatto
in
questa
rivoluzione
o
,
sollevazione
,
se
così
vi
piace
meglio
.
-
Il
rajah
fece
un
gesto
di
stupore
.
-
Per
conto
di
chi
avete
agito
voi
dunque
così
?
Chi
siete
?
Chi
vi
ha
mandati
qui
?
-
Una
fanciulla
che
voi
ben
conoscete
,
Altezza
-
rispose
Yanez
.
-
Una
fanciulla
!
-
Sapete
Altezza
chi
sono
i
guerrieri
che
hanno
vinto
le
vostre
truppe
?
-
chiese
Sandokan
,
avanzandosi
.
-
No
.
-
I
montanari
di
Sadhja
.
-
Un
grido
terribile
lacerò
il
petto
del
principe
.
-
I
guerrieri
di
Mahur
!
-
Si
chiamava
ben
così
,
il
forte
montanaro
che
vostro
fratello
uccise
a
tradimento
,
-
continuò
Sandokan
.
-
Ma
io
non
ho
preso
parte
a
quell
'
assassinio
!
-
urlò
il
principe
.
-
Ciò
è
vero
,
-
rispose
Yanez
,
-
però
Vostra
Altezza
non
avrà
dimenticato
che
cosa
ha
fatto
della
piccola
Surama
,
la
figlia
di
Mahur
.
-
Surama
!
-
balbettò
il
rajah
diventando
livido
.
-
Surama
!
-
Sì
,
Altezza
.
A
chi
l
'
avete
venduta
?
Ve
lo
ricordate
?
-
Il
rajah
era
rimasto
muto
guardando
Yanez
con
intenso
terrore
.
-
Allora
voi
,
Altezza
,
mi
permetterete
di
dirvi
che
quella
fanciulla
,
figlia
di
un
grande
capo
che
era
vostro
zio
,
invece
di
farla
sedere
sui
gradini
d
'
un
trono
,
come
le
spettava
per
diritto
di
nascita
,
l
'
avete
venduta
,
come
una
miserabile
schiava
,
ad
una
banda
di
thugs
indiani
,
onde
ne
facessero
una
bajadera
.
Vi
ricordate
ora
?
-
Anche
questa
volta
il
rajah
non
rispose
.
Solamente
i
suoi
occhi
si
dilatavano
sempre
più
,
come
se
dovessero
schizzargli
dalle
orbite
.
-
Quella
fanciulla
,
-
proseguì
l
'
implacabile
portoghese
,
-
chiese
il
nostro
aiuto
e
noi
,
che
siamo
uomini
capaci
di
mettere
sottosopra
il
mondo
intero
,
siamo
venuti
qui
,
dalle
lontane
regioni
della
Malesia
,
per
sostenere
i
suoi
diritti
e
,
come
avete
veduto
,
ci
siamo
riusciti
,
poiché
voi
non
siete
più
rajah
.
È
la
rhani
che
da
questo
momento
regna
sull
'
Assam
.
-
Il
principe
scoppiò
in
una
risata
stridula
,
spaventosa
,
che
si
ripercosse
lungamente
nell
'
immensa
sala
.
-
La
rhani
!
-
esclamò
poi
,
sempre
ridendo
.
-
Ah
!
...
ah
!
ah
!
Le
mie
carabine
...
le
mie
pistole
...
i
miei
elefanti
...
voglio
sposare
la
rhani
!
...
Dov
'
è
...
dov
'
è
?
Ah
!
Eccola
!
Bella
,
bellissima
!
...
-
Yanez
,
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
si
guardarono
un
po
'
atterriti
.
-
È
diventato
pazzo
,
-
disse
il
primo
.
-
Bah
!
Vi
sono
degli
ospedali
a
Calcutta
,
-
aggiunse
il
secondo
.
-
Surama
è
ormai
abbastanza
ricca
per
pagargli
una
pensione
principesca
.
-
E
uscirono
tutti
e
tre
,
un
po
'
pensierosi
,
mentre
il
disgraziato
,
colpito
improvvisamente
da
una
pazzia
furiosa
,
continuava
a
urlare
come
un
ossesso
:
-
Le
mie
carabine
...
le
mie
pistole
...
i
miei
elefanti
...
voglio
sposare
la
rhani
!
-
Dieci
giorni
più
tardi
gli
avvenimenti
narrati
,
quando
già
il
disgraziato
rajah
era
stato
condotto
a
Calcutta
,
sotto
buona
scorta
,
per
essere
internato
in
uno
dei
primari
stabilimenti
d
'
alienati
e
quando
già
tutte
le
città
dell
'
Assam
,
avevano
fatto
atto
di
sottomissione
completa
,
la
bellissima
Surama
impalmava
solennemente
il
suo
amato
sahib
bianco
,
cedendogli
metà
della
corona
.
-
Eccovi
finalmente
felici
,
-
disse
a
loro
Sandokan
,
la
sera
istessa
,
mentre
la
folla
,
delirante
,
acclamava
i
nuovi
sovrani
dell
'
Assam
,
ed
i
fuochi
d
'
artifizio
illuminavano
fantasticamente
la
capitale
.
-
Ora
tocca
a
me
procurarmi
una
corona
,
quella
stessa
che
portava
sul
capo
mio
padre
.
-
E
quando
sarà
quel
giorno
?
-
chiese
Yanez
.
-
Sai
che
noi
,
quantunque
di
tinta
diversa
,
siamo
più
che
due
fratelli
.
Parla
e
verrò
io
ad
aiutarti
coi
miei
scikari
e
,
se
sarà
necessario
,
coi
montanari
di
Sadhja
.
-
Chi
lo
sa
,
-
disse
Sandokan
dopo
un
silenzio
relativamente
lungo
.
-
Forse
quel
giorno
è
più
prossimo
che
tu
non
lo
creda
,
ma
non
voglio
per
ora
guastare
la
tua
luna
di
miele
,
come
dite
voi
uomini
dell
'
estremo
occidente
.
Fra
giorni
mi
imbarcherò
pel
Borneo
coi
miei
ultimi
malesi
e
dayachi
e
,
quando
sarò
là
,
riceverai
miei
ordini
.
-
NOTE
1
Sacerdoti
di
Siva
.
2
Colazione
leggera
degli
anglo
-
indiani
,
composta
di
carne
,
legumi
,
birra
.
3
Liquore
mescolato
con
oppio
.
4
Anche
gli
indù
come
gli
altri
popoli
credono
al
diluvio
universale
.
5
Tigri
che
non
assaltano
che
gli
esseri
umani
.
6
Moneta
d
'
oro
che
vale
16
rupie
(
40
lire
)
.
7
Battitori
.
8
Mangiatrice
d
'
uomini
.
9
Facchini
.
10
Forte
dose
di
oppio
.
11
Riso
del
Bengala
finissimo
che
cuocendo
spande
un
profumo
soavissimo
.
12
A
questa
casta
,
che
è
l
'
ultima
,
appartengono
i
domestici
e
gli
artigiani
.
13
Giganti
malefici
.
Miscellanea ,
Ecco
fatto
.
Ho
voluto
ricopiare
qui
in
questo
mio
giornalino
il
foglietto
del
calendario
d
'
oggi
,
che
segna
l
'
entrata
delle
truppe
italiane
in
Roma
e
che
è
anche
il
giorno
che
son
nato
io
,
come
ci
ho
scritto
sotto
,
perché
gli
amici
che
vengono
in
casa
si
ricordino
di
farmi
il
regalo
.
Ecco
intanto
la
nota
dei
regali
avuti
finora
:
l
.
°
Una
bella
pistola
da
tirare
al
bersaglio
che
mi
ha
dato
il
babbo
;
2.°
Un
vestito
a
quadrettini
che
mi
ha
dato
mia
sorella
Ada
,
ma
di
questo
non
me
ne
importa
nulla
,
perché
non
è
un
balocco
;
3.°
Una
stupenda
canna
da
pescare
con
la
lenza
e
tutto
l
'
occorrente
e
che
si
smonta
e
diventa
un
bastone
che
mi
ha
dato
mia
sorella
Virginia
,
e
questo
è
il
regalo
che
mi
ci
voleva
,
perché
io
vado
matto
per
la
pesca
;
4.°
Un
astuccio
con
tutto
l
'
occorrente
per
scrivere
,
e
con
un
magnifico
lapis
rosso
e
blu
,
regalatomi
da
mia
sorella
Luisa
;
5.°
Questo
giornalino
che
mi
ha
regalato
la
mamma
e
che
è
il
migliore
di
tutti
.
Ah
sì
!
La
mia
buona
mamma
me
ne
ha
fatto
uno
proprio
bello
,
dandomi
questo
giornalino
perché
ci
scriva
i
miei
pensieri
e
quello
che
mi
succede
.
Che
bel
libro
,
con
la
rilegatura
di
tela
verde
e
tutte
le
pagine
bianche
che
non
so
davvero
come
farò
a
riempire
!
Ed
era
tanto
che
mi
struggevo
di
avere
un
giornalino
mio
,
dove
scriverci
le
mie
memorie
,
come
quello
che
hanno
le
mie
sorelle
Ada
,
Luisa
e
Virginia
che
tutte
le
sere
prima
d
'
andare
a
letto
,
coi
capelli
sulle
spalle
e
mezze
spogliate
,
stanno
a
scrivere
delle
ore
intere
.
Non
so
davvero
dove
trovino
tante
cose
da
scrivere
,
quelle
ragazze
!
Io
,
invece
,
non
so
più
che
cosa
dire
;
e
allora
come
farò
a
riempire
tutte
le
tue
pagine
bianche
,
mio
caro
giornalino
?
Mi
aiuterò
con
la
mia
facilità
di
disegnare
,
e
farò
qui
il
mio
ritratto
come
sono
ora
all
'
età
di
nove
anni
finiti
.
Però
in
un
giornalino
bello
come
questo
,
bisognerebbe
metterci
dei
pensieri
,
delle
riflessioni
...
Mi
viene
un
'
idea
!
Se
ricopiassi
qui
un
po
'
del
giornalino
di
Ada
che
giusto
è
fuori
insieme
alla
mamma
a
far
delle
visite
?
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
Ecco
qui
:
sono
andato
su
in
camera
di
Ada
,
ho
aperto
la
cassetta
della
sua
scrivania
,
le
ho
preso
il
suo
giornale
di
memorie
,
e
ora
posso
copiare
in
pace
.
"
Oh
,
se
quel
vecchiaccio
del
Capitani
non
tornasse
più
!
ed
invece
,
è
venuto
anche
stasera
.
È
impossibile
!
non
mi
piace
!
Non
mi
piace
,
e
non
mi
piacerà
mai
,
mai
...
La
mamma
ha
detto
che
è
molto
ricco
;
e
che
se
mi
chiedesse
in
moglie
,
dovrei
sposarlo
.
Non
è
una
crudeltà
,
questa
?
Povero
cuore
mio
!
Perché
ti
mettono
a
tali
torture
?
!
Egli
ha
certe
mani
grandi
e
rosse
,
e
col
babbo
non
sa
parlare
d
'
altro
che
di
vino
e
di
olio
,
di
campi
,
di
contadini
e
di
bestie
;
e
se
lo
avessi
veduto
,
almeno
una
volta
vestito
a
modo
...
Oh
,
se
questa
storia
finisse
!
Se
non
tornasse
più
!
Mi
metterei
l
'
anima
in
pace
...
Iersera
,
mentre
l
'
accompagnavo
all
'
uscio
,
ed
eravamo
soli
nella
stanza
d
'
ingresso
,
voleva
baciarmi
la
mano
;
ma
io
fui
pronta
a
scappare
,
e
rimase
con
un
palmo
di
naso
...
Ah
no
!
Io
amo
il
mio
caro
Alberto
De
Renzis
.
Che
peccato
che
Alberto
non
sia
altro
che
un
misero
impiegatuccio
...
Mi
fa
continuamente
delle
scenate
,
e
io
non
ne
posso
più
!
Che
delusione
!
Che
delusione
è
la
vita
...
Mi
sento
proprio
infelice
!!!..."
E
ora
basta
,
perché
ho
empito
due
pagine
.
#
Ti
riapro
prima
d
'
andare
a
letto
,
giornalino
mio
,
perché
stasera
m
'
è
successo
un
affare
serio
.
Verso
le
otto
,
come
al
solito
,
è
venuto
il
signor
Adolfo
Capitani
.
È
un
coso
vecchio
,
brutto
,
grosso
grosso
e
rosso
...
Le
mie
sorelle
hanno
proprio
ragione
di
canzonarlo
!
Dunque
io
ero
in
salotto
col
mio
giornalino
in
mano
,
quando
ad
un
tratto
lui
mi
dice
con
quella
sua
vociaccia
di
gatto
scorticato
:
-
Cosa
legge
di
bello
il
nostro
Giannino
?
-
Io
,
naturalmente
,
gli
ho
dato
subito
il
mio
libro
di
memorie
,
ed
egli
si
è
messo
a
leggerlo
forte
,
davanti
a
tutti
.
Da
principio
la
mamma
e
le
mie
sorelle
ridevano
come
matte
.
Ma
appena
ha
incominciato
a
leggere
il
pezzo
che
ho
copiato
dal
giornalino
di
Ada
,
questa
si
è
messa
a
urlare
e
faceva
di
tutto
per
strapparglielo
di
mano
,
ma
lui
duro
;
ha
voluto
arrivai
fino
in
fondo
,
e
poi
serio
serio
mi
ha
detto
:
-
Perché
hai
scritto
tutte
queste
sciocchezze
?
Io
gli
ho
risposto
che
non
potevano
essere
sciocchezze
,
perché
le
aveva
scritte
nel
suo
libro
di
memorie
Ada
,
che
è
la
mia
sorella
maggiore
,
e
perciò
ha
più
giudizio
di
me
e
sa
quello
che
dice
.
Appena
detto
questo
,
il
signor
Capitani
si
è
alzato
serio
serio
,
ha
preso
il
cappello
e
se
n
'
è
andato
via
senza
salutare
nessuno
.
Bella
educazione
!
E
allora
la
mamma
,
invece
di
pigliarsela
con
lui
,
se
l
'
è
presa
con
me
,
gridando
e
minacciando
,
e
quella
stupida
di
Ada
si
è
messa
a
piangere
come
una
fontana
!
Andate
a
far
del
bene
alle
sorelle
maggiori
!
Basta
!
Sarà
meglio
andare
a
letto
.
Ma
intanto
son
contento
perché
ho
potuto
empire
tre
pagine
zeppe
del
mio
caro
giornalino
!
21
settembre
.
Son
proprio
nato
disgraziato
!
In
casa
non
mi
possono
più
soffrire
,
e
tutti
non
fanno
altro
che
dire
che
per
colpa
mia
è
andato
all
'
aria
un
matrimonio
che
per
i
tempi
che
corrono
era
una
gran
fortuna
,
che
un
marito
come
il
signor
Capitani
,
con
ventimila
lire
di
rendita
,
non
si
trova
tutti
i
giorni
,
che
Ada
sarà
condannata
a
restare
zittella
tutta
la
vita
come
la
zia
Bettina
,
e
via
e
dàlli
,
una
quantità
di
storie
che
non
finiscono
mai
.
Io
vorrei
sapere
che
gran
male
ho
fatto
alla
fin
fine
,
per
copiare
un
pensiero
dallo
scartafaccio
di
mia
sorella
!
Oh
!
ma
da
ora
in
avanti
,
o
bene
o
male
,
giuro
che
il
giornalino
lo
scriverò
tutto
da
me
,
perché
queste
scempiaggini
delle
mie
sorelle
mi
dànno
ai
nervi
.
#
Dopo
il
fatto
di
ieri
sera
,
pareva
che
stamani
fosse
successa
a
casa
una
gran
disgrazia
.
Era
già
sonato
da
un
bel
pezzo
mezzogiorno
,
e
non
c
'
era
nemmeno
l
'
idea
di
mettersi
a
tavola
a
far
colazione
come
gli
altri
giorni
.
Io
non
ne
potevo
più
dalla
fame
;
zitto
zitto
sono
andato
in
salotto
da
pranzo
,
ho
preso
dalla
credenza
tre
panini
,
un
bel
grappolo
d
'
uva
,
un
'
infinità
di
fichi
dottati
,
e
con
la
lenza
sotto
il
braccio
mi
sono
avviato
verso
il
fiume
per
mangiare
in
pace
.
Dopo
mi
son
messo
a
pescare
,
e
non
pensavo
che
ad
acchiappare
i
pesciolini
,
quando
ad
un
tratto
,
ho
sentito
dare
uno
strappone
alla
canna
che
reggevo
in
mano
;
forse
mi
sarò
proteso
un
po
'
troppo
in
avanti
,
perché
...
giù
,
pùnfete
!
sono
cascato
nell
'
acqua
!
Pare
incredibile
:
ma
in
quel
momento
non
ho
potuto
fare
a
meno
di
pensare
fra
me
e
me
:
-
Ecco
,
i
miei
genitori
e
le
mie
sorelle
saranno
contenti
ora
di
non
avermi
più
tra
i
piedi
!
Ora
non
diranno
più
che
son
la
rovina
della
casa
!
Non
mi
chiameranno
più
Gian
Burrasca
di
soprannome
,
che
mi
fa
tanta
rabbia
!
-
Affondavo
giù
giù
nell
'
acqua
,
e
non
capivo
più
nulla
,
quando
mi
son
sentito
tirar
su
da
due
braccia
d
'
acciaio
.
Ho
respirato
a
pieni
polmoni
l
'
aria
fresca
di
settembre
,
e
subito
,
sentendomi
meglio
,
ho
domandato
al
barcaiuolo
che
mi
teneva
in
collo
,
se
aveva
pensato
di
mettere
in
salvo
anche
la
mia
povera
lenza
!
Non
so
perché
la
mia
mamma
abbia
pianto
tanto
,
quando
Gigi
mi
ha
riportato
a
casa
fradicio
mézzo
.
Io
stavo
benissimo
e
glielo
dicevo
,
ma
le
mie
parole
erano
dette
al
vento
,
perché
le
lacrime
della
mamma
pareva
che
non
finissero
mai
.
Come
ero
contento
di
essere
cascato
nel
fiume
,
e
di
avere
corso
rischio
di
affogare
!
Se
no
,
non
avrei
avuto
tanti
complimenti
,
né
tutte
quelle
moine
.
Luisa
mi
ha
messo
subito
a
letto
;
Ada
mi
ha
portato
una
tazza
di
brodo
caldo
bollente
;
e
tutti
,
anche
le
persone
di
servizio
,
sono
stati
intorno
a
me
,
fino
all
'
ora
di
andare
a
desinare
.
Poi
,
lasciandomi
così
infagottato
nelle
coperte
,
da
farmi
davvero
morire
di
soffocazione
,
sono
andati
giù
,
raccomandandomi
di
star
buono
e
di
non
muovermi
.
Ma
era
possibile
questo
,
per
un
ragazzo
della
mia
età
?
Che
cosa
ho
fatto
appena
son
rimasto
solo
?
Mi
sono
levato
,
ho
tirato
fuori
dall
'
armadio
il
mio
vestitino
buono
a
quadrettini
,
mi
son
vestito
,
e
scendendo
pian
piano
le
scale
per
non
farmi
sentire
,
sono
andato
a
nascondermi
sotto
la
tenda
della
finestra
,
in
salotto
.
Se
mi
avessero
scoperto
,
quante
gridate
avrei
avuto
!
...
Non
so
come
sia
andata
che
mi
sono
addormentato
quasi
subito
;
forse
avevo
sonno
,
o
ero
stanco
.
Il
fatto
è
,
che
dopo
una
buona
dormita
,
ho
aperto
gli
occhi
;
e
da
una
fessura
della
tenda
ho
veduto
Luisa
seduta
sul
sofà
,
accanto
al
dottor
Collalto
,
che
chiacchieravano
a
voce
bassa
.
Virginia
strimpellava
il
piano
,
in
un
angolo
della
stanza
.
Ada
non
c
'
era
;
era
andata
certo
a
letto
,
perché
sapeva
che
il
Capitani
non
veniva
.
-
Ci
vorrà
almeno
un
anno
-
diceva
lui
.
-
Il
dottor
Baldi
,
sai
,
comincia
a
diventar
vecchio
,
e
mi
ha
promesso
di
prendermi
come
suo
aiuto
.
Ti
dispiace
di
aspettare
,
amor
mio
?
-
Oh
no
:
e
a
te
?
-
ha
risposto
Luisa
,
e
tutt
'
e
due
si
son
messi
a
ridere
.
-
Ma
non
lo
dire
ancora
a
nessuno
,
-
ha
continuato
lui
.
-
Prima
di
dichiararci
fidanzati
in
pubblico
,
voglio
avere
una
posizione
sicura
...
-
Oh
ti
pare
?
sarebbe
una
sciocchezza
...
-
Mia
sorella
aveva
appena
finito
di
dire
così
,
che
si
alzò
a
un
tratto
,
attraversò
il
salotto
e
si
mise
a
sedere
lontana
dal
dottor
Collalto
.
In
quel
momento
appunto
entravano
nella
stanza
le
Mannelli
.
Tutti
non
facevano
che
domandare
con
grande
interesse
come
stava
il
povero
Giannino
,
quando
la
mamma
si
precipita
in
salotto
,
con
un
viso
bianco
da
far
paura
,
urlando
che
ero
scappato
dal
letto
,
che
mi
aveva
cercato
dappertutto
,
ma
che
non
mi
aveva
potuto
trovare
.
Allora
,
perché
non
si
affannasse
di
più
,
che
cosa
fo
io
?
esco
dal
nascondiglio
cacciando
un
grande
urlo
.
Che
paura
hanno
avuto
tutti
!
-
Giannino
,
Giannino
!
-
si
lamentava
la
mamma
piangendo
-
mi
farai
ammalare
...
-
Come
!
Sei
stato
tutto
questo
tempo
dietro
la
tenda
?
-
mi
ha
domandato
Luisa
,
facendosi
di
mille
colori
.
-
Certo
:
mi
predicate
sempre
di
dire
la
verità
;
e
allora
,
perché
non
dite
alle
vostre
amiche
che
siete
promessi
sposi
?
-
ho
risposto
rivolgendomi
a
lei
e
al
dottore
.
Mia
sorella
mi
ha
preso
per
un
braccio
,
trascinandomi
fuori
della
stanza
,
-
Lasciami
!
Lasciami
!
-
gridavo
.
-
Vado
da
me
solo
.
Perché
ti
sei
rizzata
in
piedi
quando
hai
sentito
toccare
il
campanello
?
Collalto
...
-
ma
non
ho
potuto
finire
la
frase
,
perché
Luisa
mi
ha
tappato
la
bocca
,
sbatacchiando
l
'
uscio
.
-
Avrei
una
gran
voglia
di
bastonarti
,
-
e
cominciava
a
piangere
.
Collalto
non
te
la
perdonerà
più
-
e
singhiozzava
,
singhiozzava
,
poverina
,
come
se
avesse
perduto
il
più
gran
tesoro
del
mondo
.
-
Smetti
di
piangere
,
sorellina
mia
,
-
io
le
dicevo
.
-
Ti
pare
che
sarei
venuto
fuori
dalla
tenda
senza
dir
nulla
,
se
sapevo
che
il
dottore
è
tanto
pauroso
?
-
In
quella
è
venuta
la
mamma
che
mi
ha
riportato
a
letto
,
raccomandando
a
Caterina
di
non
lasciarmi
finché
non
fossi
bene
addormentato
.
Ma
come
avrei
potuto
dormire
,
giornalino
mio
caro
,
senza
prima
confidarti
tutte
le
peripezie
della
giornata
?
Caterina
non
ne
può
più
dal
sonno
,
e
ogni
volta
che
sbadiglia
,
pare
che
la
testa
le
debba
cascare
giù
dal
collo
.
Addio
,
giornalino
,
addio
per
stasera
.
6
ottobre
.
Sono
due
settimane
che
non
ho
più
scritto
una
parola
nel
mio
giornale
,
perché
mi
sono
ammalato
da
quel
giorno
famoso
che
fui
per
affogare
e
che
scappai
dal
letto
mentre
sudavo
.
Collalto
è
venuto
su
a
vedermi
due
volte
al
giorno
;
ed
è
stato
così
buono
con
me
,
che
quasi
quasi
sento
rimorso
di
averlo
fatto
spaventare
quella
sera
.
Quanto
tempo
mi
ci
vorrà
per
guarire
?
...
Stamani
sentivo
Ada
e
Virginia
che
parlavano
insieme
nel
corridoio
:
com
'
è
naturale
,
mi
sono
messo
ad
ascoltare
quello
che
dicevano
.
Pare
che
ci
sarà
,
nientemeno
,
che
una
festa
da
ballo
in
casa
nostra
.
Virginia
diceva
che
era
contentissima
che
io
sia
a
letto
;
così
si
sentiva
più
tranquilla
,
ed
era
sicura
della
riuscita
della
festa
.
Essa
spera
che
io
debba
rimanere
in
camera
un
mese
intero
.
Non
so
capire
perché
le
sorelle
maggiori
non
vogliano
bene
ai
fratelli
più
piccoli
...
Ed
io
,
invece
,
sono
così
buono
con
Virginia
...
Quando
sto
bene
vado
anche
due
volte
al
giorno
alla
posta
,
a
prenderle
e
ad
impostarle
le
lettere
;
qualche
volta
,
non
dico
,
ne
avrò
perduta
qualcuna
;
ma
ella
non
l
'
ha
mai
saputo
,
e
non
ha
nessuna
ragione
di
avercela
con
me
!
Oggi
mi
sentivo
così
bene
,
che
mi
è
venuta
la
voglia
di
levarmi
.
Verso
le
tre
ho
sentito
venir
su
per
le
scale
Caterina
che
mi
portava
la
merenda
;
sono
sgusciato
dal
letto
,
mi
sono
nascosto
dietro
l
'
uscio
di
camera
,
tutto
imbacuccato
in
uno
sciallone
nero
della
mamma
,
e
mentre
la
cameriera
stava
per
entrare
,
le
sono
saltato
addosso
,
abbaiando
come
un
cane
...
Che
credi
che
abbia
fatto
quella
stupida
?
...
Dalla
paura
ha
lasciato
cascare
in
terra
il
vassoio
che
reggeva
con
tutt
'
e
due
le
mani
...
Che
peccato
!
..
Il
bricco
di
porcellana
celeste
è
andato
in
mille
pezzi
;
il
caffè
e
latte
si
è
rovesciato
sul
tappetino
che
la
mamma
mi
aveva
comprato
ieri
;
e
quella
sciocca
ha
cominciato
a
urlare
così
forte
,
che
il
babbo
,
la
mamma
,
le
mie
sorelle
,
la
cuoca
e
Giovanni
sono
corsi
su
tutti
spaventati
,
per
vedere
quello
che
era
successo
...
Ci
può
essere
una
ragazza
più
oca
di
quella
?
...
Al
solito
,
io
sono
stato
gridato
...
Ma
...
appena
sono
guarito
,
voglio
scappare
da
questa
casa
,
e
andare
lontano
lontano
,
così
impareranno
a
trattare
i
ragazzi
come
si
deve
!
...
7
ottobre
.
Finalmente
stamani
ho
avuto
il
permesso
di
alzarmi
...
Ma
era
possibile
che
un
ragazzo
come
me
potesse
star
fermo
su
una
poltrona
,
con
una
coperta
di
lana
sulle
gambe
?
C
'
era
da
morire
di
noia
;
così
mentre
Caterina
era
andata
giù
un
momento
a
prendermi
un
bicchiere
di
acqua
inzuccherata
,
lesto
lesto
,
butto
via
ogni
cosa
,
e
me
ne
vo
in
camera
di
Luisa
a
guardare
tutte
quelle
fotografie
che
tiene
dentro
la
cassetta
della
sua
scrivania
.
Le
mie
sorelle
erano
in
salotto
con
un
'
amica
,
la
signorina
Rossi
.
Caterina
,
appena
tornata
col
bicchiere
e
lo
zucchero
,
mi
cerca
dappertutto
,
inutilmente
...
Sfido
!
...
Mi
ero
nascosto
dentro
l
'
armadio
...
Che
risate
matte
ho
fatto
,
con
quei
ritratti
!
...
Su
uno
c
'
era
scritto
:
Un
vero
imbecille
!
...
Su
un
altro
:
Oh
,
carino
davvero
!
...
Su
un
altro
:
Mi
ha
chiesto
,
ma
...
fossi
minchiona
!
E
in
altri
:
Simpaticone
!
!
!
...
oppure
:
Che
bocca
!
...
In
uno
poi
c
'
era
scritto
:
Ritratto
di
un
ciuco
!
...
In
tutti
c
'
era
una
frase
di
questo
genere
.
Io
mi
sono
impossessato
di
circa
una
dozzina
di
fotografie
delle
persone
che
conosco
,
per
fare
qualche
burletta
innocente
,
appena
uscirò
di
casa
;
poi
ho
richiuso
per
benino
la
cassetta
,
in
modo
che
Luisa
non
si
accorgerà
di
nulla
...
Ma
io
non
avevo
voglia
di
ritornare
nella
mia
stanzaccia
tutta
sporca
e
in
disordine
;
non
avevo
voglia
di
annoiarmi
.
-
Se
mi
mascherassi
da
donna
?
-
Ho
pensato
a
un
tratto
.
Ho
trovato
un
busto
vecchio
di
Ada
,
una
sottana
bianca
inamidata
con
lo
strascico
,
ho
preso
dall
'
armadio
il
vestito
di
batista
color
di
rosa
di
Luisa
a
tramezzi
di
trina
,
e
ho
cominciato
a
vestirmi
.
La
gonnella
era
un
po
'
stretta
alla
vita
e
ho
dovuto
appuntarla
con
gli
spilli
.
Mi
sono
bene
unto
le
gote
con
una
pomata
color
di
rosa
di
un
vasettino
,
e
mi
sono
guardato
allo
specchio
...
Misericordia
!
...
non
ero
più
io
...
Che
bella
signorina
ero
diventato
!
...
-
Che
invidia
,
che
invidia
,
avranno
di
me
le
mie
sorelle
!
-
ho
esclamato
,
al
colmo
della
contentezza
.
E
così
dicendo
,
ero
arrivato
in
fondo
alle
scale
proprio
quando
la
signorina
Rossi
stava
per
andarsene
.
Che
chiasso
!
-
Il
mio
vestito
di
batista
rosa
!
-
ha
urlato
Luisa
,
facendosi
smorta
in
viso
dalla
stizza
.
La
signorina
Bice
mi
ha
preso
per
un
braccio
rivolgendomi
alla
luce
,
e
:
-
"
Come
mai
ti
sono
venute
quelle
belle
gote
rosse
,
eh
,
Giannino
?
"
-
mi
ha
detto
in
aria
di
canzonatura
.
Luisa
mi
ha
fatto
cenno
che
non
parlassi
;
ma
io
,
facendo
finta
di
non
vederla
,
ho
risposto
:
-
"
Ho
trovato
una
pomata
in
una
cassetta
...
"
E
quella
signorina
ha
cominciato
a
ridere
in
un
modo
così
malizioso
,
che
non
so
quello
che
le
avrei
fatto
.
Mia
sorella
,
dopo
,
ha
detto
che
Bice
Rossi
è
una
pettegola
,
che
non
le
parrà
vero
di
andare
a
raccontare
a
tutti
che
mia
sorella
si
tinge
la
faccia
:
e
questo
poi
non
è
vero
,
e
io
lo
potrei
giurare
,
perché
quella
pasta
serve
a
colorire
i
fiori
di
seta
che
Luisa
sa
fare
tanto
bene
per
guarnire
i
cappelli
.
Stavo
per
ritornare
in
camera
alla
svelta
,
allorché
mi
sono
fermato
davanti
a
Luisa
e
,
guardandola
fissa
,
le
ho
strappato
una
gala
in
fondo
al
vestito
.
Non
l
'
avessi
mai
fatto
!
...
È
diventata
una
furia
,
e
mi
ha
dato
uno
schiaffo
...
-
Ah
,
signorina
!
...
-
ho
detto
fra
me
e
me
.
-
Se
sapesse
che
le
ho
preso
i
ritratti
!
-
Le
sorelle
credono
che
le
gote
dei
ragazzi
sieno
fatte
apposta
per
essere
schiaffeggiate
...
Se
sapessero
,
invece
,
i
pensieri
tetri
e
disperati
che
ci
vengono
in
mente
quando
fanno
così
!
...
Sono
stato
zitto
,
ma
...
a
domani
!
8
ottobre
.
Ah
,
come
mi
son
divertito
oggi
a
andare
a
trovare
tutti
gli
originali
delle
fotografie
che
presi
alle
mie
sorelle
!
Ho
cominciato
da
Carlo
Nelli
,
il
padrone
di
quel
bel
negozio
di
mode
che
è
nel
Corso
e
che
va
vestito
sempre
tutto
per
l
'
appunto
,
e
che
cammina
sempre
in
punta
di
piedi
perché
ha
le
scarpe
troppo
strette
,
il
quale
appena
mi
ha
visto
entrare
mi
ha
detto
:
-
Oh
,
Giannino
,
sei
guarito
bene
?
-
Io
gli
ho
detto
di
sì
,
e
poi
ho
risposto
per
bene
a
tutte
le
domande
che
mi
faceva
;
ed
egli
mi
ha
regalato
una
bella
cravatta
tutta
rossa
.
Io
l
'
ho
ringraziato
come
era
mio
dovere
,
e
siccome
lui
ha
cominciato
a
rivolgermi
delle
interrogazioni
sulle
mie
sorelle
.
io
ho
creduto
bene
che
quello
fosse
il
momento
buono
per
tirar
fuori
la
fotografia
.
Sotto
c
'
era
scritto
a
penna
:
vecchio
gommeux
;
ma
non
so
che
cosa
volesse
dire
.
Di
più
gli
erano
stati
allungati
i
baffi
e
allargata
la
bocca
fino
alle
orecchie
.
Lui
nel
vedere
il
suo
ritratto
ridotto
a
quel
modo
,
è
diventato
rosso
come
un
peperone
e
ha
detto
subito
:
-
Ah
!
sei
stato
tu
,
eh
,
brutto
birbante
?
-
Io
gli
ho
risposto
di
no
,
che
avevo
trovato
le
fotografie
a
quel
modo
in
camera
delle
mie
sorelle
,
e
sono
scappato
via
perché
aveva
un
viso
da
far
paura
,
e
poi
non
volevo
più
perder
tempo
con
lui
a
dargli
altre
spiegazioni
,
avendo
da
distribuire
le
altre
fotografie
che
avevo
preso
.
Infatti
sono
andato
subito
in
farmacia
da
Pietrino
Masi
.
Come
è
brutto
,
povero
Pietrino
,
con
quei
capellacci
rossi
e
con
quella
faccia
gialla
tutta
butterata
!
Ma
lui
non
se
lo
figura
nemmeno
...
-
Buon
giorno
,
Pietro
,
-
gli
ho
detto
.
-
O
Giannino
!
-
mi
ha
risposto
.
-
E
a
casa
stanno
tutti
bene
?
-
Sì
,
e
tanti
saluti
da
tutti
.
-
Lui
allora
ha
tirato
giù
dallo
scaffale
un
bel
barattolo
di
vetro
bianco
e
mi
ha
detto
:
-
Che
ti
piacciono
le
pasticche
di
menta
?
E
senza
aspettare
che
gli
rispondessi
,
me
ne
ha
date
una
manciata
di
tutti
i
colori
.
È
proprio
vero
che
i
ragazzi
che
hanno
la
fortuna
d
'
avere
delle
sorelle
simpatiche
ricevono
sempre
mille
attenzioni
dai
giovanotti
!
Io
ho
preso
tutte
le
pasticche
,
poi
ho
tirato
fuori
la
fotografia
,
e
facendogli
l
'
occhio
pio
,
gli
ho
detto
:
-
Guarda
qui
:
l
'
ho
trovata
in
casa
stamani
.
-
Fammi
vedere
!
-
E
Pietrino
Masi
ha
steso
la
mano
,
ma
io
non
gli
volevo
dare
il
ritratto
a
nessun
costo
;
però
lui
me
l
'
ha
preso
per
forza
,
e
così
ha
potuto
leggere
quel
che
c
'
era
scritto
di
dietro
col
lapis
blù
.
Ha
chiesto
la
mia
mano
,
ma
fossi
minchiona
!
Pietrino
è
diventato
bianco
come
questo
foglio
,
e
lì
per
lì
credevo
perfino
che
gli
venisse
uno
svenimento
.
Ma
invece
ha
detto
digrignando
i
denti
:
-
È
una
vergogna
che
le
tue
sorelle
piglino
così
in
giro
le
persone
per
bene
,
hai
capito
?
-
Benché
io
avessi
capito
benissimo
,
lui
per
spiegarmelo
meglio
ha
alzato
una
gamba
per
appiccicarmi
un
calcio
,
ma
io
ho
fatto
una
cilecca
e
ho
infilato
svelto
svelto
la
porta
,
e
mi
c
'
è
entrato
anche
di
pigliare
un
'
altra
manciata
di
pasticche
di
menta
che
erano
rimaste
sparse
sul
banco
.
E
sono
andato
da
Ugo
Bellini
.
Ugo
Bellini
è
un
avvocato
giovanissimo
:
avrà
ventitré
anni
,
e
sta
nello
studio
insieme
al
suo
babbo
,
che
è
avvocato
anche
lui
,
ma
di
quelli
bravi
,
in
Via
Vittorio
Emanuele
al
numero
18
.
Ugo
,
a
vederlo
camminare
,
par
che
sia
chi
sa
chi
;
va
via
tutto
impettito
,
col
naso
per
aria
,
e
quando
discorre
ha
una
voce
da
basso
profondo
,
che
pare
se
la
faccia
venir
su
dalle
suola
delle
scarpe
.
È
proprio
buffo
,
e
le
mie
sorelle
hanno
ragione
;
ma
io
,
nel
presentarmi
a
lui
,
avevo
un
po
'
di
tremarella
,
perché
è
un
tipo
che
non
vuole
scherzi
.
Mi
sono
affacciato
all
'
uscio
e
gli
ho
detto
:
-
Scusi
,
sta
qui
il
Vecchio
Silva
Stendere
?
-
Ma
che
hai
?
-
ha
risposto
.
-
Ecco
,
ho
qui
una
fotografia
per
lui
!
-
E
gli
ho
consegnato
il
suo
ritratto
sotto
il
quale
era
scritto
:
Pare
il
Vecchio
Silva
Stendere
!
Come
è
buffo
!
Ugo
Bellini
l
'
ha
preso
,
e
io
via
,
di
corsa
!
Gli
deve
aver
fatto
un
grande
effetto
;
perché
,
mentre
scendevo
le
scale
,
l
'
ho
sentito
urlare
col
suo
vocione
terribile
:
-
Maleducate
!
Pettegole
!
Sguaiate
!
-
Ah
!
Se
seguitassi
a
scrivere
tutte
le
scene
di
stamani
,
stasera
non
anderei
più
a
letto
!
Che
facce
spaurite
facevano
tutti
quei
giovanotti
appena
avevan
sott
'
occhio
la
loro
fotografia
,
mentre
io
invece
mi
sentivo
scoppiar
dal
ridere
,
vedendo
tutte
le
smorfie
che
facevano
!
Ma
quello
che
mi
ha
fatto
ridere
più
di
tutti
è
stato
Gino
Viani
quando
gli
ho
dato
la
sua
fotografia
dove
in
fondo
era
scritto
:
Ritratto
d
'
un
ciuco
.
Poveretto
!
Gli
son
venute
le
lacrime
agli
occhi
e
ha
detto
con
un
filo
di
voce
:
-
La
mia
vita
è
spezzata
!
-
Ma
non
era
vero
niente
,
perché
se
gli
si
fosse
spezzata
la
vita
non
avrebbe
potuto
camminare
in
su
e
in
giù
per
la
stanza
come
faceva
,
borbottando
una
quantità
di
parole
senza
senso
comune
.
9
ottobre
.
Oggi
Ada
,
Luisa
e
Virginia
hanno
tormentato
tutto
il
giorno
la
mamma
,
perché
acconsentisse
a
dare
quella
famosa
festa
da
ballo
della
quale
esse
chiacchieran
tra
loro
da
tanto
tempo
.
Prega
e
riprega
,
la
mamma
,
che
è
tanto
buona
,
ha
finito
per
contentarle
,
e
la
festa
è
stata
fissata
per
martedì
di
quest
'
altra
settimana
.
Il
bello
è
che
,
discorrendo
degli
inviti
da
fare
,
hanno
rammentato
,
naturalmente
,
anche
tutti
quelli
ai
quali
ho
portato
ieri
le
fotografie
.
Figuriamoci
se
dopo
quei
complimenti
scritti
dalle
mie
sorelle
in
fondo
ai
loro
ritratti
,
avranno
voglia
di
venire
a
ballar
con
loro
!
12
ottobre
.
Mio
caro
giornalino
,
ho
tanto
bisogno
di
sfogarmi
con
te
!
Pare
impossibile
,
ma
è
proprio
vero
che
i
ragazzi
non
vengono
al
mondo
che
per
fare
dei
malanni
,
e
sarebbe
bene
che
non
ne
nascesse
più
nessuno
,
così
i
loro
genitori
sarebbero
contenti
!
Quante
cose
mi
son
successe
ieri
,
e
ne
avrei
tante
da
confidarti
,
giornalino
mio
!
Ma
appunto
perché
ne
ho
avute
tante
,
non
mi
è
stato
possibile
scriverle
.
Ah
sì
,
quante
ne
ho
avute
ieri
!
..
E
anche
ora
duro
fatica
a
muovermi
e
non
posso
star
neppure
a
sedere
a
causa
di
tutte
quelle
cose
che
ho
detto
e
che
mi
ci
hanno
lasciato
,
con
rispetto
parlando
,
certi
vesciconi
alti
un
dito
.
Ma
ho
giurato
oggi
di
descrivere
il
fatto
come
è
andato
,
e
benché
soffra
tanto
a
stare
a
sedere
,
voglio
confidare
qui
tutte
le
mie
sventure
...
Ah
,
giornalino
mio
,
quanto
soffro
,
quanto
soffro
!
...
E
sempre
per
la
verità
e
per
la
giustizia
!
...
Ti
dissi
già
l
'
altro
giorno
che
le
mie
sorelle
avevano
avuto
dalla
mamma
il
permesso
di
dare
una
festa
da
ballo
in
casa
nostra
;
e
non
ti
so
dire
come
erano
tutte
eccitate
da
questo
pensiero
.
Andavano
e
venivano
per
le
stanze
,
bisbigliavan
tra
loro
,
sempre
tutte
affaccendate
...
Non
si
pensava
,
né
si
parlava
d
'
altro
.
Ieri
l
'
altro
,
dopo
colazione
,
si
eran
riunite
in
salotto
a
far
la
nota
degli
invitati
,
e
parevan
tutte
al
colmo
della
contentezza
.
A
un
tratto
,
eccoti
una
grande
scampanellata
,
e
le
mie
sorelle
,
sospendendo
la
nota
degli
invitati
,
si
mettono
a
cinguettare
:
-
Chi
sarà
a
quest
'
ora
?
E
che
scampanellata
!
...
-
Non
può
esser
che
un
contadino
!
...
-
Certo
,
una
persona
senza
educazione
...
-
In
quel
momento
comparisce
la
Caterina
sulla
porta
,
esclamando
:
-
Ah
,
signorine
,
che
sorpresa
!
...
-
E
dietro
di
lei
,
eccoti
la
zia
Bettina
!
...
proprio
la
zia
Bettina
in
pelle
e
in
ossa
,
la
zia
Bettina
che
sta
in
campagna
e
che
viene
a
trovarci
due
volte
l
'
anno
.
Le
ragazze
dissero
con
un
filo
di
voce
:
-
Uh
,
che
bella
sorpresa
!
-
Ma
diventarono
livide
dalla
bile
,
e
con
la
scusa
di
andare
a
farle
preparare
la
camera
piantarono
la
zia
con
la
mamma
e
andarono
a
riunirsi
nella
stanza
da
lavoro
.
Io
le
seguii
per
godermi
la
scena
.
-
Ah
brutta
vecchiaccia
!
-
disse
Ada
con
gli
occhi
pieni
di
lacrime
.
-
E
figuriamoci
se
non
si
tratterrà
!
-
esclamò
la
Virginia
con
aria
ironica
.
-
E
come
sarà
contenta
,
anzi
,
di
aver
l
'
occasione
della
festa
da
ballo
per
mettersi
il
suo
vestito
di
seta
verde
e
i
suoi
guanti
gialli
di
cotone
e
la
cuffietta
lilla
in
capo
!
-
Ci
farà
fare
il
viso
rosso
!
-
soggiunse
la
Luisa
disperata
.
-
Ah
,
è
impossibile
,
ecco
!
Io
mi
vergogno
di
presentare
una
zia
così
ridicola
!
-
La
zia
Bettina
è
ricca
straricca
,
ma
è
così
antica
,
poveretta
!
così
antica
che
pare
uscita
dall
'
arca
di
Noè
:
con
la
differenza
che
gli
animali
dell
'
arca
di
Noè
vennero
fuori
tutti
a
coppie
,
e
la
zia
Bettina
,
invece
,
era
venuta
sola
,
perché
non
ha
mai
trovato
un
cane
di
marito
!
Dunque
le
mie
sorelle
non
volevano
che
la
zia
rimanesse
alla
festa
da
ballo
.
E
siamo
giusti
:
non
avevano
forse
ragione
,
povere
ragazze
?
Dopo
essersi
tanto
affaccendate
perché
la
festa
riuscisse
bene
,
non
era
un
vero
peccato
che
questa
vecchia
ridicola
venisse
a
compromettere
l
'
esito
della
serata
?
Bisognava
salvare
la
situazione
.
Bisognava
che
qualcuno
si
sacrificasse
per
la
loro
felicità
.
Ah
!
non
è
forse
una
nobile
azione
per
un
ragazzo
di
cuore
il
sacrificio
per
la
felicità
delle
sue
proprie
sorelle
?
Io
avevo
il
rimorso
della
vendetta
che
m
'
ero
già
presa
di
loro
con
la
brutta
celia
delle
fotografie
,
e
decisi
subito
di
compensare
le
vittime
con
una
buona
azione
.
Perciò
ieri
l
'
altro
sera
,
dopo
pranzo
,
presi
da
parte
la
zia
Bettina
e
col
tono
serio
che
meritava
la
circostanza
le
dissi
pigliandola
alla
larga
-
Cara
zia
,
vuol
fare
una
cosa
gradita
alle
sue
nipoti
?
-
Che
dici
?
-
Le
dico
questo
:
se
lei
vuol
proprio
contente
le
sue
nipoti
,
faccia
il
piacere
di
andarsene
prima
della
festa
da
ballo
.
Capirà
,
lei
è
troppo
vecchia
e
poi
si
veste
in
modo
troppo
ridicolo
per
queste
feste
,
è
naturale
che
non
ce
la
vogliono
.
Non
dica
che
glie
l
'
ho
detto
io
;
ma
dia
retta
a
me
,
tornì
a
casa
sua
lunedì
,
e
le
sue
nipoti
gliene
saranno
infinitamente
grate
.
-
Ora
domando
io
:
doveva
la
zia
inquietarsi
,
dopo
che
avevo
parlato
con
tanta
franchezza
?
E
doveva
,
dopo
che
l
'
avevo
pregata
dì
non
dir
nulla
a
nessuno
,
andare
a
spifferare
ogni
cosa
a
tutti
,
giurando
e
spergiurando
che
la
mattina
dopo
,
appena
alzata
,
sarebbe
ripartita
?
E
la
zia
Bettina
,
infatti
,
è
andata
via
ieri
mattina
,
facendo
il
solenne
giuramento
dì
non
metter
mai
più
piede
in
casa
nostra
.
Ma
questo
non
è
tutto
.
Pare
che
il
babbo
le
avesse
chiesto
in
prestito
una
certa
somma
di
danaro
,
perché
essa
gli
ha
rinfacciato
il
favore
che
gli
aveva
fatto
,
dicendo
che
era
una
vera
vergogna
il
dare
le
feste
da
ballo
con
i
quattrini
degli
altri
!
Che
colpa
ne
avevo
io
,
di
questo
?
Ma
al
solito
,
la
stizza
dì
tutti
si
è
riversata
su
un
povero
ragazzo
di
nove
anni
!
Non
voglio
avvilire
queste
pagine
col
raccontare
quel
che
ho
sofferto
.
Basti
dire
che
iermattina
,
appena
partita
la
zia
Bettina
,
le
persone
che
più
dovrebbero
volermi
bene
in
questo
mondo
,
mi
hanno
calato
i
calzoncini
e
giù
,
frustate
senza
pietà
...
Ahi
,
ahi
!
Non
posso
più
stare
a
sedere
...
oltre
al
dolore
c
'
è
anche
la
preoccupazione
per
la
festa
da
ballo
.
I
preparativi
son
quasi
finiti
,
e
io
non
son
punto
tranquillo
per
quell
'
affare
delle
fotografie
...
Basta
;
Dio
ce
la
mandi
buona
,
giornalino
mio
,
e
senza
vento
!
15
ottobre
.
Siamo
al
famoso
martedì
,
causa
di
tutte
le
agitazioni
di
questi
giorni
...
Caterina
mi
ha
messo
il
vestito
nuovo
e
quella
bella
cravatta
rossa
tutta
di
seta
che
mi
ha
regalato
l
'
altro
giorno
Carlo
Nelli
,
quello
della
fotografia
dov
'
era
scritto
:
vecchio
gommeux
,
che
non
so
cosa
voglia
dire
.
Le
mie
sorelle
mi
hanno
fatto
una
predica
lunga
come
una
quaresima
,
con
le
solite
raccomandazioni
d
'
esser
buono
,
di
non
far
niente
di
male
,
di
comportarmi
educatamente
con
le
persone
che
verranno
in
casa
,
e
altre
simili
uggiosità
che
tutti
i
ragazzi
sanno
a
memoria
a
forza
di
sentirsele
ripetere
a
tutte
l
'
ore
,
e
che
si
stanno
a
sentire
proprio
per
dar
prova
della
nostra
condiscendenza
verso
i
nostri
maggiori
,
pensando
,
invece
,
a
tutt
'
altre
cose
.
Naturalmente
io
ho
risposto
sempre
di
sì
,
e
allora
ho
avuto
il
permesso
d
'
uscir
di
camera
e
girare
per
tutte
le
stanze
del
pian
terreno
.
Che
bellezza
!
Tutto
è
pronto
per
la
festa
che
comincerà
fra
poco
.
La
casa
è
tutta
illuminata
e
mille
fiammelle
di
luce
elettrica
risplendono
qua
e
là
,
riflettendosi
negli
specchi
,
mentre
ogni
sorta
di
fiori
sparsi
per
tutto
fan
bella
mostra
dei
lor
vivaci
colori
ed
espandono
per
le
sale
i
loro
grati
e
delicati
profumi
.
Ma
il
più
grato
profumo
è
quello
della
crema
alla
cioccolata
e
alla
vainiglia
nelle
grandi
scodelle
d
'
argento
,
e
della
gelatina
gialla
e
rossa
che
trema
nei
vassoi
,
e
di
quei
monti
di
pasticcini
e
di
biscotti
d
'
ogni
qualità
che
si
inalzano
in
salotto
da
pranzo
,
sulla
tavola
ricoperta
da
una
bella
tovaglia
tutta
ricamata
.
Dovunque
è
un
allegro
scintillio
di
cristalli
e
d
'
argento
...
Le
mie
sorelle
sono
bellissime
,
tutte
vestite
di
bianco
,
scollate
,
con
le
gote
rosse
e
gli
occhi
raggianti
di
felicità
.
Esse
girano
per
tutto
per
vedere
se
ogni
cosa
è
in
ordine
e
accorrono
a
ricevere
gli
invitati
.
Io
sono
venuto
su
a
pigliare
questi
appunti
sulla
festa
,
ora
che
ho
la
mente
serena
...
Perché
dopo
,
giornalino
mio
,
non
posso
garantire
se
sarò
in
grado
di
confidarti
ancora
le
mie
impressioni
.
#
Ho
fretta
d
'
andare
a
letto
,
ma
prima
voglio
raccontar
qui
come
sono
andate
le
cose
.
Quando
son
ritornato
al
pian
terreno
,
erano
già
venute
le
signorine
di
nostra
conoscenza
,
come
sarebbero
le
Mannelli
,
le
Fabiani
,
Bice
Rossi
,
le
Carlini
e
tante
altre
,
tra
le
quali
quella
seccherellona
della
Merope
Santini
,
che
si
dà
il
belletto
in
modo
indecente
e
alla
quale
la
mia
sorella
Virginia
ha
appioppato
il
nome
d
'
uscio
ritinto
.
Le
ragazze
erano
molte
,
ma
di
uomini
non
c
'
erano
che
il
dottor
Collalto
,
il
fidanzato
di
Luisa
,
e
il
sonatore
di
pianoforte
che
stava
a
sedere
con
le
braccia
incrociate
,
aspettando
il
segnale
per
eseguire
il
primo
ballabile
.
L
'
orologio
segnava
le
nove
;
e
il
sonatore
ha
incominciato
a
sonare
una
polca
,
ma
le
signorine
seguitavano
a
girar
per
la
sala
,
chiacchierando
tra
di
loro
.
Poi
il
sonatore
ha
sonato
una
mazurca
,
e
due
o
tre
ragazze
si
son
decise
a
ballar
tra
loro
,
ma
non
si
divertivano
.
E
intanto
l
'
orologio
segnava
già
le
nove
e
mezzo
.
Le
mie
povere
sorelle
non
levavano
gli
occhi
dalle
lancette
che
per
rivolgerli
all
'
uscio
d
'
ingresso
;
e
avevano
un
'
aria
così
desolata
,
che
facevano
proprio
compassione
.
Anche
la
mamma
era
molto
preoccupata
,
tant
'
è
vero
che
mi
son
potuto
ingoiare
quattro
gelati
uno
dietro
l
'
altro
,
senza
che
neppur
se
n
'
accorgesse
.
Come
mi
rimordeva
la
coscienza
!
Finalmente
,
quando
mancavano
pochi
minuti
alle
dieci
,
si
è
sentito
una
scampanellata
.
Questa
sonata
di
campanello
ha
rallegrato
le
invitate
più
di
tutte
le
sonate
fatte
fino
allora
sul
pianoforte
.
Tutte
le
signorine
hanno
dato
un
gran
respirone
di
sollievo
,
voltandosi
verso
la
porta
d
'
ingresso
in
attesa
dei
ballerini
da
tanto
tempo
aspettati
.
Le
mie
sorelle
si
son
precipitate
per
far
gli
onori
di
casa
...
Ed
ecco
che
,
invece
degli
invitati
,
entra
Caterina
con
una
gran
lettera
e
la
porge
all
'
Ada
.
Luisa
e
Virginia
le
si
fanno
attorno
esclamando
:
-
Qualcuno
che
si
scusa
di
non
poter
venire
!
-
Altro
che
scusa
!
Quella
non
era
una
lettera
,
né
un
biglietto
:
era
una
fotografia
che
esse
conoscevano
benissimo
e
che
era
stata
per
tanto
tempo
chiusa
nella
scrivania
di
Luisa
.
Le
mie
sorelle
son
diventate
di
mille
colori
,
e
passata
la
prima
impressione
son
cominciate
fra
loro
le
interrogazioni
:
-
Ma
come
mai
?
Ma
come
può
essere
?
Ma
com
'
è
stato
?
...
-
Di
li
a
poco
ecco
un
'
altra
scampanellata
...
Le
invitate
si
voltano
daccapo
verso
l
'
ingresso
,
aspettando
sempre
un
ballerino
,
e
come
prima
si
presenta
invece
Caterina
con
un
'
altra
lettera
che
le
mie
sorelle
aprono
trepidanti
:
è
un
'
altra
delle
fotografie
da
me
recapitate
l
'
altro
giorno
ai
rispettivi
originali
.
E
dopo
cinque
minuti
,
un
'
altra
scampanellata
e
un
'
altra
fotografia
.
Le
mie
povere
sorelle
erano
diventate
di
mille
colori
;
ero
così
mortificato
nel
pensare
che
io
ero
l
'
unica
causa
di
questi
loro
dispiaceri
,
che
mi
misi
a
mangiar
panini
gravidi
per
distrarmi
,
ma
non
mi
fu
possibile
,
perché
il
rimorso
era
troppo
grande
,
e
avrei
pagato
chi
sa
che
per
trovarmi
non
so
dove
,
pur
di
non
vedere
le
mie
povere
sorelle
in
quello
stato
.
Finalmente
son
venuti
Ugo
Fabiani
ed
Eugenio
Tinti
,
che
sono
stati
festeggiati
più
d
'
Orazio
Coclite
dopo
la
sua
vittoria
contro
i
Curiazi
.
Ma
io
ho
capito
perché
il
Fabiani
e
il
Tinti
non
avevano
fatto
come
gli
altri
invitati
!
Mi
son
ricordato
che
sul
ritratto
del
Fabiani
era
scritto
:
-
Che
caro
giovane
!
-
e
su
quello
del
Tinti
:
-
Bello
,
bellissimo
,
troppo
bello
per
questa
terra
!
Ma
anche
essendo
in
tre
ballerini
,
compreso
il
Collalto
che
balla
come
un
orso
,
come
potevano
fare
a
contentare
una
ventina
di
signorine
?
A
un
certo
punto
hanno
fatto
un
carré
di
lancieri
,
ma
una
ragazza
ha
dovuto
far
da
uomo
,
e
così
è
finito
che
hanno
imbrogliato
ogni
cosa
,
senza
che
l
'
imbroglio
facesse
rider
nessuno
.
Le
più
maliziose
bensì
,
come
la
Bice
,
ridevano
tra
loro
nel
vedere
che
la
festa
non
era
riuscita
,
e
che
le
mie
povere
sorelle
avevano
quasi
le
lacrime
agli
occhi
.
Una
cosa
molto
riuscita
,
invece
,
sono
stati
i
rinfreschi
;
ma
,
come
ho
detto
prima
,
io
ero
molto
angustiato
,
sicché
non
ho
potuto
assaggiare
che
tre
o
quattro
bibite
,
delle
quali
la
migliore
era
quella
di
marena
,
benché
anche
quella
di
ribes
fosse
eccellente
.
Mentre
stavo
passeggiando
per
la
sala
,
ho
sentito
Luisa
che
ha
detto
piano
al
dottor
Collalto
:
-
Dio
mio
!
Se
potessi
saper
chi
è
stato
,
come
mi
vorrei
vendicare
!
...
È
stato
uno
scherzo
indegno
!
Domani
,
certo
,
saremo
sulle
bocche
di
tutti
,
e
non
ci
potrà
più
soffrire
nessuno
!
Ah
,
se
potessi
avere
almeno
la
soddisfazione
di
sapere
chi
è
stato
!
..
-
In
quel
momento
il
Collalto
si
è
fermato
dinanzi
a
me
e
,
guardandomi
fisso
,
ha
detto
a
mia
sorella
:
-
Forse
Giannino
te
lo
potrebbe
dire
;
non
è
vero
,
Giannino
?
-
Di
che
?
-
ho
risposto
io
,
facendo
finta
di
nulla
.
Ma
mi
sentivo
il
viso
infocato
,
e
poi
mi
tremava
la
voce
.
-
Come
di
che
!
O
chi
ha
preso
dunque
i
ritratti
dalla
camera
di
Luisa
?
-
Ah
!
-
ho
risposto
io
,
non
sapendo
più
che
cosa
dire
.
-
-
Forse
sarà
stato
Morino
...
-
Come
!
-
ha
detto
mia
sorella
fulminandomi
con
gli
occhi
.
-
Il
gatto
?
-
Già
.
L
'
altra
settimana
gli
detti
due
o
tre
fotografie
perché
si
divertisse
a
masticarle
e
può
essere
che
lui
le
abbia
portate
fuori
e
le
abbia
lasciate
per
la
strada
...
-
Ah
,
dunque
le
hai
prese
tu
!
-
ha
esclamato
Luisa
,
rossa
come
la
brace
e
coli
gli
occhi
che
le
uscivano
dalla
testa
.
Pareva
mi
volesse
mangiare
.
Ho
avuto
una
paura
terribile
e
perciò
,
dopo
essermi
empite
le
tasche
di
torrone
,
sono
scappato
su
in
camera
.
Assolutamente
non
voglio
essere
alzato
quando
gl
'
invitati
se
ne
anderanno
via
.
Ora
mi
spoglio
e
vo
a
letto
.
16
ottobre
.
È
appena
giorno
.
Ho
preso
una
grande
risoluzione
e
,
prima
di
metterla
in
effetto
,
voglio
confidarla
qui
nelle
pagine
di
questo
mio
giornalino
di
memorie
,
dove
registro
le
mie
gioie
e
i
miei
dispiaceri
che
sono
tanti
,
benché
io
sia
un
bambino
di
nove
anni
.
Stanotte
,
finita
la
festa
,
ho
sentito
un
gran
bisbigliare
all
'
uscio
di
camera
mia
,
ma
io
ho
fatto
finta
di
dormire
e
non
hanno
avuto
il
coraggio
di
svegliarmi
:
ma
stamani
,
quando
si
alzeranno
,
mi
toccheranno
certamente
delle
altre
frustate
,
mentre
non
mi
è
ancora
cessato
il
dolore
di
quell
'
altre
che
ebbi
l
'
altro
giorno
dal
babbo
.
Con
questo
pensiero
,
non
ho
potuto
chiudere
un
occhio
in
tutta
la
notte
.
Non
c
'
è
altro
scampo
,
per
me
,
che
quello
di
scappar
di
casa
prima
che
i
miei
genitori
e
le
mie
sorelle
si
sveglino
.
Così
impareranno
che
i
ragazzi
si
devono
correggere
ma
senza
adoprare
il
bastone
,
perché
,
come
ci
insegna
la
storia
dove
racconta
le
crudeltà
degli
Austriaci
contro
i
nostri
più
grandi
patriotti
quando
cospiravano
per
la
libertà
,
il
bastone
può
straziare
la
carne
ma
non
può
cancellare
l
'
idea
.
Perciò
mi
è
venuto
l
'
idea
di
scappare
in
campagna
,
dalla
zia
Bettina
,
dove
sono
stato
un
'
altra
volta
.
Il
treno
parte
alle
sei
,
e
di
qui
alla
stazione
in
mezz
'
ora
ci
si
va
benissimo
.
#
Sono
bell
'
e
pronto
per
la
fuga
:
ho
fatto
un
involto
mettendovi
due
paia
di
calze
e
una
camicia
per
cambiarmi
...
In
casa
tutto
è
silenzio
,
ora
scenderò
piano
piano
le
scale
,
e
via
in
campagna
,
all
'
aria
aperta
...
Viva
la
libertà
!
...
A
questo
punto
il
giornalino
di
Gian
Burrasca
ha
una
pagina
sgualcita
,
e
quasi
interamente
occupata
dall
'
impronta
di
una
,
mano
sudicia
di
carbone
,
sopra
alla
quale
è
,
a
caratteri
grossi
e
incerti
come
se
fosse
stata
scritta
con
un
pezzo
di
brace
,
una
frase
interrotta
da
un
fregaccio
.
Riproduciamo
fedelmente
anche
questo
documento
,
che
è
di
non
lieve
importanza
nelle
memorie
del
nostro
Giannino
Stoppani
.
17
ottobre
.
La
zia
Bettina
non
s
'
è
ancora
alzata
,
e
io
approfitto
di
questo
momento
per
registrare
qui
l
'
avventura
accadutami
ieri
,
e
che
meriterebbe
proprio
di
esser
descritta
dalla
penna
di
un
Salgari
.
Iermattina
,
dunque
,
mentre
tutti
dormivano
,
fuggii
da
casa
come
avevo
stabilito
,
dirigendomi
verso
la
stazione
.
Io
avevo
già
disegnato
nella
mente
il
modo
di
effettuare
il
mio
progetto
che
era
quello
di
recarmi
a
casa
della
zia
Bettina
.
Non
avendo
quattrini
per
prendere
il
treno
e
non
conoscendo
la
strada
provinciale
per
andarvi
,
mi
proponevo
di
entrare
nella
stazione
,
aspettare
il
treno
col
quale
ero
andato
l
'
altra
volta
dalla
zia
Bettina
,
e
dirigermi
per
la
stessa
strada
,
lungo
la
ferrovia
,
seguendo
le
rotaie
,
fino
al
paese
presso
il
quale
è
la
villa
Elisabetta
dove
sta
appunto
la
zia
.
Così
non
c
'
era
pericolo
di
sbagliare
,
e
io
,
ricordandomi
che
ad
andarci
col
treno
ci
si
mette
tre
ore
o
poco
più
,
mi
proponevo
di
arrivarci
prima
di
sera
.
Giunto
dunque
alla
stazione
,
presi
il
biglietto
d
'
ingresso
ed
entrai
.
Il
treno
arrivò
poco
dopo
,
ed
io
,
per
evitare
il
caso
di
esser
visto
da
qualche
persona
di
conoscenza
,
mi
diressi
verso
gli
ultimi
vagoni
per
attraversare
la
linea
e
andare
dalla
parte
opposta
alla
stazione
.
Ma
invece
mi
fermai
dinanzi
all
'
ultimo
vagone
che
era
un
carro
per
bestiame
,
vuoto
,
e
che
aveva
la
garetta
dove
sta
il
frenatore
,
vuota
anch
'
essa
.
-
Se
montassi
lassù
?
-
Fu
un
lampo
.
Assicuratomi
con
un
'
occhiata
che
nessuno
badava
a
me
,
saltai
sulla
scaletta
di
ferro
,
mi
arrampicai
su
,
e
mi
misi
seduto
nella
garetta
,
col
ferro
del
freno
tra
le
gambe
,
e
le
braccia
appoggiate
sul
manubrio
del
freno
.
Di
lì
a
poco
il
treno
partì
e
io
sentii
arrivarmi
fin
dentro
il
cervello
il
fischio
della
macchina
la
cui
groppa
nera
io
vedevo
,
di
lassù
,
distendersi
alla
testa
di
tutti
i
vagoni
che
si
trascinava
dietro
,
tanto
più
che
il
vetro
del
finestrino
della
garetta
da
quella
parte
era
stato
rotto
,
e
non
ve
n
'
era
rimasto
che
un
pezzetto
in
un
angolo
,
a
punta
.
Meglio
!
Da
quel
finestrino
,
aperto
proprio
all
'
altezza
della
mia
testa
,
io
dominavo
tutto
il
treno
che
si
slanciava
a
traverso
la
campagna
che
era
ancora
avvolta
nella
nebbia
.
Ero
felice
,
e
per
festeggiare
in
qualche
modo
la
mia
fortuna
,
cavai
di
tasca
un
pezzetto
di
torrone
e
mi
misi
a
rosicchiarlo
.
Ma
la
mia
felicità
durò
poco
.
Il
cielo
s
'
era
fatto
scuro
,
e
non
tardò
a
venir
giù
una
pioggia
fitta
fitta
e
ad
alzarsi
un
vento
impetuoso
,
mentre
una
scarica
terribile
di
tuoni
si
inseguiva
fra
l
'
ombre
delle
montagne
...
Io
non
ho
paura
dei
tuoni
,
tutt
'
altro
;
ma
mi
mettono
addosso
il
nervoso
,
e
perciò
appena
incominciò
a
tuonare
mi
si
presentò
alla
mente
la
mia
condizione
in
un
quadro
molto
diverso
da
quello
col
quale
mi
era
apparso
da
principio
.
Pensavo
che
in
quel
treno
nel
quale
viaggiava
tanta
gente
ero
isolato
e
ignorato
da
tutti
.
Nessuno
,
né
parenti
,
né
estranei
,
sapeva
che
io
era
lì
,
sospeso
in
aria
in
mezzo
a
così
tremenda
tempesta
,
sfidando
così
gravi
pericoli
.
E
pensavo
anche
che
aveva
molta
ragione
il
babbo
quando
diceva
roba
da
chiodi
del
servizio
ferroviario
e
delle
condizioni
scandalose
nelle
quali
si
trova
il
materiale
.
Io
ne
avevo
lì
una
prova
evidente
nel
finestrino
della
garetta
dal
quale
,
essendo
rotto
il
vetro
come
ho
detto
prima
,
entrava
vento
e
pioggia
,
facendomi
gelare
la
parte
destra
della
faccia
che
vi
si
trovava
di
contro
,
mentre
mi
sentivo
la
parte
sinistra
infocata
in
modo
che
mi
pareva
d
'
esser
mezzo
ponce
e
mezzo
sorbetto
,
e
ripensavo
malinconicamente
alla
festa
da
ballo
della
sera
precedente
,
che
era
stata
la
causa
di
tanti
guai
.
E
il
peggio
fu
quando
incominciarono
le
gallerie
!
Il
fumo
lanciato
dalla
macchina
si
addensava
sotto
la
volta
del
tunnel
,
e
dal
finestrino
rotto
invadeva
la
mia
angusta
garetta
,
impedendomi
il
respiro
.
Mi
pareva
d
'
essere
in
un
bagno
a
vapore
,
dal
quale
poi
,
quando
il
treno
usciva
dal
tunnel
,
passavo
a
un
tratto
al
bagno
freddo
della
pioggia
.
In
un
tunnel
più
lungo
degli
altri
credetti
di
morire
asfissiato
.
Il
fumo
caldo
mi
,
avvolgeva
tutto
,
avevo
gli
occhi
che
mi
bruciavano
per
la
polvere
di
carbone
che
entrava
col
fumo
nella
garetta
e
che
mi
accecava
,
e
per
quanto
mi
facessi
coraggio
sentivo
che
ormai
le
forze
erano
per
abbandonarmi
.
In
quel
momento
l
'
animo
mio
fu
vinto
da
quella
cupa
disperazione
che
in
certe
avventure
provano
anche
gli
eroi
più
valorosi
come
Robinson
Crosuè
,
i
Cacciatori
di
capigliature
e
tanti
altri
.
Ormai
per
me
(
così
mi
pareva
)
la
era
finita
e
volendo
che
almeno
rimanessero
,
come
esempio
,
le
ultime
parole
di
un
ragazzo
infelice
condannato
a
morire
di
soffocazione
in
un
treno
,
nel
fiore
degli
anni
,
scrissi
nel
giornalino
con
uno
zolfino
spento
che
avevo
trovato
nel
sedile
della
garetta
le
parole
della
pagina
13
:
Moio
per
la
Libertà
!
Ma
non
potei
finir
la
parola
,
perché
in
quel
punto
mi
sentii
un
nodo
alla
gola
e
non
capii
più
nulla
.
Devo
essermi
svenuto
di
certo
,
e
credo
che
,
se
non
avessi
avuto
il
ferro
del
freno
tra
le
gambe
che
mi
reggeva
,
sarei
caduto
giù
dalla
garetta
e
morto
stritolato
sotto
il
treno
.
Quando
rientrai
in
me
stesso
,
la
pioggia
gelata
mi
sferzava
di
nuovo
la
faccia
e
mi
prese
un
freddo
così
acuto
nelle
ossa
,
che
incominciai
a
battere
i
denti
.
Fortunatamente
di
lì
a
poco
il
treno
si
fermò
,
e
sentii
gridare
il
nome
del
paese
al
quale
ero
diretto
.
Io
volli
scendere
alla
svelta
giù
per
la
scaletta
di
ferro
,
ma
mi
tremavano
le
gambe
,
e
all
'
ultimo
scalino
inciampai
e
caddi
in
ginocchio
.
Subito
mi
vennero
d
'
intorno
due
facchini
e
un
impiegato
,
che
mi
raccolsero
,
e
guardandomi
con
tanto
d
'
occhi
,
mi
domandarono
come
mai
mi
trovavo
lassù
sulla
garetta
.
Io
risposi
che
vi
ero
salito
in
quel
momento
,
ma
loro
mi
portarono
nell
'
ufficio
del
capostazione
,
il
quale
mi
messe
dinanzi
uno
specchietto
dicendomi
:
-
Ah
,
ci
sei
salito
ora
,
eh
?
E
codesto
muso
da
spazzacamino
quando
te
lo
sei
fatto
?
-
Io
nel
vedermi
nello
specchio
rimasi
senza
fiato
.
Non
mi
riconoscevo
più
.
La
polvere
di
carbone
,
col
fumo
,
durante
il
mio
disastroso
viaggio
,
mi
era
penetrata
nella
pelle
della
faccia
alterando
i
miei
connotati
per
modo
che
parevo
un
vero
e
proprio
abissino
.
Non
dico
niente
poi
degli
abiti
,
ridotti
addirittura
a
brandelli
,
e
sporchi
anch
'
essi
come
la
faccia
.
Fui
costretto
a
dire
da
dove
venivo
e
dove
andavo
.
-
Ah
!
-
disse
il
capostazione
.
-
Vai
dalla
signora
Bettina
Stoppani
?
Allora
pagherà
lei
per
te
.
-
E
disse
all
'
impiegato
:
-
Faccia
un
verbale
di
contravvenzione
computandogli
tre
biglietti
di
terza
classe
e
la
trasgressione
per
aver
viaggiato
in
una
garetta
riservata
al
personale
!
-
Io
avrei
voluto
rispondere
che
questa
era
una
ladronería
bella
e
buona
.
Come
!
Mentre
le
ferrovie
avrebbero
dovuto
per
giustizia
rifare
un
tanto
a
me
che
mi
ero
adattato
a
viaggiare
peggio
delle
bestie
,
che
almeno
viaggiano
al
coperto
,
mi
si
faceva
invece
pagare
per
tre
?
Ma
siccome
mi
sentivo
male
,
mi
contentai
di
dire
:
-
Almeno
,
giacché
il
viaggiare
nelle
garette
costa
così
caro
,
procurino
che
ci
sieno
i
finestrini
col
vetro
!
-
Non
l
'
avessi
mai
detto
!
Il
capostazione
mandò
subito
un
facchino
a
verificare
la
garetta
dove
avevo
viaggiato
e
,
saputo
che
non
c
'
era
il
vetro
,
mi
fece
aumentare
la
contravvenzione
di
ottanta
centesimi
come
se
l
'
avessi
rotto
io
!
Mi
accorsi
una
volta
di
più
che
il
mio
babbo
aveva
ragione
a
dir
corna
del
servizio
ferroviario
,
e
non
dissi
altro
per
paura
che
mi
avessero
a
mettere
nel
conto
anche
il
ritardo
del
treno
,
e
magari
qualche
guasto
della
locomotiva
.
Così
,
accompagnato
dall
'
impiegato
,
mi
avviai
verso
la
villa
Elisabetta
,
e
non
vi
so
dire
come
rimase
la
zia
Bettina
quando
si
vide
capitar
dinanzi
uno
straccione
così
sudicio
com
'
ero
io
e
,
peggio
ancora
,
un
conto
da
pagare
di
sedici
lire
e
venti
,
e
più
la
mancia
all
'
impiegato
che
glielo
portava
!
-
Che
è
accaduto
,
mio
Dio
?
...
-
ha
gridato
appena
ha
potuto
capire
dalla
voce
che
ero
io
.
-
Senti
,
zia
Bettina
,
-
le
ho
detto
-
a
te
,
lo
sai
,
dico
sempre
la
verità
...
-
Bravo
!
Dimmi
dunque
...
-
Ecco
:
sono
scappato
di
casa
.
-
Scappato
di
casa
?
Come
!
Hai
abbandonato
il
tuo
babbo
,
la
tua
mamma
,
le
tue
sor
...
-
Ma
si
è
interrotta
all
'
improvviso
,
come
se
le
fosse
venuto
male
.
Certo
si
ricordava
in
quel
momento
che
le
mie
sorelle
non
l
'
avevano
voluta
alla
festa
.
-
È
naturale
!
-
ha
soggiunto
.
-
Quelle
ragazze
farebbero
perder
la
pazienza
a
un
Santo
!
...
Vieni
in
casa
,
figliolo
mio
,
a
lavarti
,
che
mi
sembri
un
bracino
;
poi
mi
racconterai
tutto
...
-
Intanto
io
guardavo
Bianchino
,
il
vecchio
Barboncino
che
è
così
caro
alla
zia
Bettina
,
e
alla
finestra
della
villa
il
vaso
di
dìttamo
al
quale
ella
è
così
pure
affezionata
.
Nulla
è
cambiato
dall
'
ultima
volta
che
ci
venni
,
e
mi
pare
di
non
essermi
mai
mosso
di
qui
.
Quando
mi
fui
lavato
,
la
zia
Bettina
si
accòrse
che
avevo
un
po
'
di
febbre
e
mi
mise
a
letto
,
benché
io
tentassi
di
persuaderla
che
era
tutta
questione
d
'
appetito
.
La
zia
Bettina
mi
fece
alcuni
rimproveri
a
mezza
bocca
,
ma
in
fondo
mi
disse
che
stessi
pur
tranquillo
,
che
da
lei
non
correvo
nessun
pericolo
;
e
io
fui
così
commosso
dalla
sua
bontà
,
che
volli
farle
assaggiare
un
pezzetto
di
torrone
che
avevo
in
tasca
dei
calzoni
,
e
la
pregai
di
prenderlo
,
ché
così
ne
avrei
mangiato
un
po
'
anch
'
io
.
Difatti
la
zia
Bettina
fece
per
metter
la
mano
in
tasca
,
ma
non
fu
capace
di
aprirla
.
-
Ma
qui
c
'
è
la
colla
!
-
disse
.
Che
era
successo
?
Il
torrone
,
col
calore
del
fumo
rinserratosi
nella
garetta
,
si
era
tutto
strutto
e
aveva
appiccicato
la
tasca
dei
calzoni
per
modo
che
non
era
più
possibile
di
aprirla
.
Basta
:
la
zia
mi
fece
compagnia
,
finché
,
alla
fine
,
la
stanchezza
non
mi
fece
prender
sonno
...
e
da
allora
mi
sono
svegliato
in
questo
momento
,
e
il
primo
mio
pensiero
è
stato
per
te
,
giornalino
mio
,
che
mi
hai
seguìto
sempre
,
mio
fido
compagno
,
a
traverso
a
tanti
dispiaceri
,
a
tante
avventure
e
a
tanti
pericoli
...
Stamani
la
zia
Bettina
s
'
è
molto
inquietata
con
me
per
uno
scherzo
innocente
che
,
in
fin
dei
conti
,
era
stato
ideato
con
l
'
intenzione
di
farle
piacere
.
Ho
già
detto
che
la
zia
è
molto
affezionata
a
una
pianta
di
dìttamo
che
tiene
sulla
finestra
di
camera
sua
,
a
pianterreno
,
e
che
annaffia
tutte
le
mattine
appena
si
alza
.
Basta
dire
che
ci
discorre
perfino
insieme
e
gli
dice
:
-
Eccomi
,
bello
mio
,
ora
ti
dò
da
bere
!
Bravo
,
mio
caro
,
come
sei
cresciuto
!
-
È
una
sua
mania
,
e
si
sa
che
tutti
i
vecchi
ne
hanno
qualcuna
.
Essendomi
dunque
alzato
prima
di
lei
,
stamattina
,
sono
uscito
di
casa
,
e
guardando
la
pianta
di
dìttamo
m
'
è
venuta
l
'
idea
di
farla
crescere
artificialmente
per
far
piacere
alla
zia
Bettina
che
ci
ha
tanta
passione
.
Lesto
lesto
,
ho
preso
il
vaso
e
l
'
ho
vuotato
.
Poi
al
fusto
della
pianta
di
dìttamo
ho
aggiunto
,
legandovelo
bene
bene
con
un
pezzo
di
spago
,
un
bastoncino
dritto
,
sottile
ma
resistente
,
che
ho
ficcato
nel
vaso
vuoto
,
facendolo
passare
a
traverso
quel
foro
che
è
nel
fondo
di
tutti
i
vasi
da
fiori
,
per
farci
scolar
l
'
acqua
quando
si
annaffiano
.
Fatto
questo
,
ho
riempito
il
vaso
con
la
terra
che
vi
avevo
levata
,
in
modo
che
la
pianta
non
pareva
fosse
stata
menomamente
toccata
;
e
ho
rimesso
il
vaso
al
suo
posto
,
sul
terrazzino
della
finestra
,
il
cui
fondo
è
di
tante
assicelle
di
legno
,
facendo
passare
fra
l
'
una
e
l
'
altra
di
esse
il
bastoncino
che
veniva
giù
dal
foro
del
vaso
e
che
io
tenevo
in
mano
,
aspettando
il
momento
di
agire
.
Dopo
neanche
cinque
minuti
,
eccoti
la
zia
Bettina
che
apre
la
finestra
di
camera
,
e
incomincia
la
sua
scena
patetica
col
dìttamo
:
-
Oh
,
mio
caro
,
come
stai
?
Oh
,
poveretto
,
guarda
un
po
'
:
hai
una
fogliolina
rotta
...
sarà
stato
qualche
gatto
...
qualche
bestiaccia
...
-
Io
me
ne
stavo
lì
sotto
,
fermo
,
e
non
ne
potevo
più
dal
ridere
.
-
Aspetta
,
aspetta
!
-
seguitò
a
dire
la
zia
Bettina
.
-
Ora
piglio
le
forbicine
e
ti
levo
la
fogliolina
troncata
,
se
no
secca
,
...
e
ti
fa
male
alla
salute
,
sai
,
carino
!
...
-
Ed
è
andata
a
prendere
le
forbicine
.
Io
allora
ho
spinto
un
po
'
in
su
il
bastoncino
.
-
Eccomi
,
bello
mio
!
-
ha
detto
la
zia
Bettina
tornando
alla
finestra
.
-
Eccomi
,
caro
!
..
-
Ma
ha
cambiato
a
un
tratto
il
tono
alla
voce
ed
ha
esclamato
:
-
Non
sai
che
t
'
ho
da
dire
?
Che
tu
mi
sembri
cresciuto
!
...
-
Io
scoppiavo
dal
ridere
,
ma
mi
trattenevo
,
mentre
la
zia
seguitava
a
nettare
il
suo
dittamo
con
le
forbicine
e
a
discorrere
:
-
Ma
sì
,
che
sei
cresciuto
...
E
sai
che
cos
'
è
che
ti
fa
crescere
?
È
l
'
acqua
fresca
e
limpida
che
ti
dò
tutte
le
mattine
...
Ora
,
ora
...
bello
mio
,
te
ne
dò
dell
'
altra
,
così
crescerai
di
più
...
-
Ed
è
andata
a
pigliar
l
'
acqua
.
Io
intanto
ho
spinto
in
su
il
bastoncino
,
e
questa
volta
l
'
ho
spinto
parecchio
,
in
modo
che
la
pianticella
doveva
parere
un
alberello
addirittura
.
A
questo
punto
ho
sentito
un
urlo
e
un
tonfo
.
-
Uh
,
il
mio
dìttamo
!
...
-
E
la
zia
,
per
la
sorpresa
e
lo
spavento
di
veder
crescere
la
sua
cara
pianta
a
quel
modo
,
proprio
a
vista
d
'
occhio
,
s
'
era
lasciata
cascar
di
mano
la
brocca
dell
'
acqua
che
era
andata
in
mille
bricioli
.
Poi
sentii
che
borbottava
queste
parole
:
-
Ma
questo
è
un
miracolo
!
Ferdinando
mio
,
Ferdinando
adorato
,
che
forse
il
tuo
spirito
è
in
questa
cara
pianta
che
mi
regalasti
o
desti
per
la
mia
festa
?
-
Io
non
capivo
precisamente
quel
che
voleva
dire
,
ma
sentivo
che
la
sua
voce
tremava
e
,
per
farle
più
paura
che
mai
,
ho
spinto
in
su
più
che
potevo
il
bastoncino
.
Ma
mentre
la
zia
vedendo
che
il
dìttamo
seguitava
a
crescere
,
continuava
a
urlare
:
Ah
!
Oh
!
Oh
!
Uh
!
,
il
bastoncino
ha
trovato
un
intoppo
nella
terra
del
vaso
,
e
siccome
io
lo
spingevo
con
forza
per
vincere
il
contrasto
,
è
successo
che
il
vaso
si
è
rovesciato
fuor
della
finestra
,
ed
è
caduto
rompendosi
a
'
miei
piedi
.
Allora
ho
alzato
gli
occhi
e
ho
visto
la
zia
affacciata
,
con
un
viso
che
faceva
paura
.
-
Ah
,
sei
tu
!
-
ha
detto
con
voce
stridula
.
Ed
è
sparita
dalla
finestra
per
riapparire
subito
sulla
porta
,
armata
di
un
bastone
.
Io
,
naturalmente
,
me
la
son
data
a
gambe
per
il
podere
,
e
poi
son
salito
sopra
un
fico
dove
ho
fatto
una
grande
spanciata
di
fichi
verdini
,
che
credevo
di
scoppiare
-
Quando
son
ritornato
alla
villa
,
ho
visto
sulla
solita
finestra
un
vaso
nuovo
con
la
pianta
di
dìttamo
e
ho
pensato
che
la
zia
,
avendo
rimediato
al
mal
fatto
,
si
fosse
calmata
.
L
'
ho
trovata
in
salotto
che
discorreva
con
un
facchino
della
stazione
e
appena
mi
ha
visto
,
mi
ha
detto
con
aria
molto
sostenuta
mostrandomi
due
telegrammi
:
-
Ecco
qui
due
dispacci
di
vostro
padre
.
Uno
di
iersera
che
non
ha
avuto
corso
perché
la
stazione
era
chiusa
,
e
uno
di
stamani
.
Vostro
padre
è
disperato
non
sapendo
dove
vi
siete
cacciato
...
Gli
ho
risposto
che
venga
a
prendervi
col
prossimo
treno
!
-
Io
,
quando
il
facchino
è
andato
via
,
ho
tentato
di
rabbonirla
,
e
le
ho
detto
con
la
mia
voce
piagnucolosa
che
di
solito
fa
un
grande
effetto
perché
ci
si
sente
il
ragazzo
che
è
pentito
:
-
Cara
zia
,
le
chiedo
scusa
di
quel
che
ho
fatto
...
Ma
lei
ha
risposto
arrabbiata
:
-
Vergognatevi
!
-
Però
-
ho
seguitato
a
dire
con
voce
sempre
più
piagnucolosa
-
Io
non
sapevo
che
nel
dìttamo
ci
fosse
lo
spirito
di
quel
signor
Ferdinando
che
diceva
lei
...
-
A
queste
parole
la
zia
Bettina
si
è
cambiata
a
un
tratto
.
È
diventata
rossa
come
il
tacchino
della
contadina
,
e
ha
detto
balbettando
:
-
Zitto
,
zitto
!
...
Mi
prometti
di
non
dir
niente
a
nessuno
di
quel
che
è
successo
?
-
Sì
,
glielo
prometto
...
-
Ebbene
,
allora
non
ne
parliamo
più
:
e
io
cercherò
di
farti
perdonare
anche
dal
tuo
babbo
...
-
Il
babbo
arriverà
certamente
col
treno
delle
tre
,
non
essendovene
altri
né
prima
né
dopo
.
E
io
sento
una
certa
tremarella
...
#
Sono
qui
,
chiuso
nel
salotto
da
desinare
,
e
sento
di
là
nell
'
ingresso
quella
vociaccia
stridula
della
zia
Bettina
che
si
sfoga
contro
di
me
con
la
moglie
del
contadino
e
ripete
:
-
È
un
demonio
!
Finirà
male
!
E
tutto
questo
perché
?
Per
aver
fatto
il
chiasso
coi
figliuoli
del
contadino
,
come
fanno
tutti
i
ragazzi
di
questo
mondo
,
senza
che
nessuno
ci
trovi
nulla
da
ridire
.
Ma
siccome
io
ho
la
disgrazia
d
'
avere
tutti
parenti
che
non
voglion
capire
che
i
ragazzi
hanno
diritto
di
divertirsi
anche
loro
,
così
mi
tocca
ora
a
star
qui
chiuso
e
sentirmi
dire
che
finirò
male
ecc
.
ecc
.
,
mentre
invece
io
volevo
che
la
zia
Bettina
finisse
col
pigliarci
gusto
anche
lei
al
serraglio
di
bestie
feroci
,
che
m
'
era
riuscito
così
bene
.
L
'
idea
m
'
è
venuta
perché
una
volta
il
babbo
mi
portò
a
vedere
quello
di
Numa
Hava
,
e
da
allora
ci
ho
sempre
ripensato
,
perché
il
sentire
nell
'
ora
del
pasto
tutti
quegli
urli
dei
leoni
,
delle
tigri
e
di
tanti
altri
animali
che
girano
in
qua
e
in
là
nelle
gabbie
stronfiando
e
raspando
è
una
cosa
che
fa
grande
impressione
e
non
si
dimentica
tanto
facilmente
.
E
poi
io
ho
sempre
avuta
molta
passione
per
la
storia
naturale
e
a
casa
ho
i
Mammiferi
illustrati
del
Figuier
che
li
leggo
sempre
,
guardando
le
figure
che
mi
son
divertito
tante
volte
a
ricopiare
.
Ieri
,
dunque
,
nel
venire
qui
alla
villa
avevo
visto
nella
fattoria
che
confina
col
podere
della
zia
due
operai
che
tingevano
le
persiane
della
casa
del
fattore
di
verde
e
le
porte
della
stalla
accanto
di
rosso
;
sicché
stamani
,
dopo
il
fatto
della
pianta
di
dìttamo
,
appena
mi
è
venuto
l
'
idea
del
serraglio
,
mi
son
subito
ricordato
dei
pentolini
di
tinta
degli
operai
,
che
avevo
visto
ieri
alla
fattoria
,
e
ho
detto
fra
me
che
avrebbero
potuto
far
comodo
,
come
difatti
mi
sono
stati
molto
utili
.
Prima
di
tutto
mi
son
messo
d
'
accordo
con
Angiolino
,
il
figliuolo
del
contadino
della
zia
,
un
ragazzo
che
ha
quasi
la
mia
età
ma
che
non
ha
mai
visto
nulla
nella
sua
vita
,
sicché
mi
sta
sempre
a
sentire
a
bocca
aperta
e
m
'
ubbidisce
in
tutto
e
per
tutto
.
-
Ti
voglio
far
vedere
qui
sull
'
aia
il
serraglio
di
Numa
Hava
-
gli
ho
detto
.
-
Vedrai
!
-
Voglio
vedere
anch
'
io
!
-
ha
esclamato
subito
la
Geppina
che
è
la
sua
sorella
minore
.
-
Anch
'
io
!
-
ha
detto
Pietrino
,
un
bambino
di
due
anni
e
mezzo
che
non
sa
ancora
camminare
e
che
si
trascina
per
terra
con
le
mani
e
con
le
ginocchia
.
Lì
nella
casa
del
contadino
non
c
'
eran
che
questi
tre
ragazzi
perché
i
loro
genitori
e
i
fratelli
maggiori
eran
tutti
nel
campo
a
lavorare
.
-
Va
bene
,
...
-
ho
detto
.
-
Ma
bisognerebbe
,
poter
pigliare
i
pentolini
delle
tinte
alla
fattoria
!
-
Questo
è
il
momento
buono
,
-
ha
detto
Angiolino
-
perché
è
l
'
ora
che
i
verniciatori
vanno
al
paese
a
far
colazione
.
-
E
siamo
andati
tutt
'
e
due
alla
fattoria
.
Non
c
'
era
nessuno
.
Da
una
parte
,
a
piè
di
una
scala
,
c
'
eran
due
pentoli
pieni
di
tinta
a
olio
-
in
uno
la
tinta
rossa
e
nell
'
altro
la
tinta
verde
;
e
c
'
era
anche
un
bel
pennellone
grosso
come
il
mio
pugno
.
Angiolino
ha
preso
un
pentolo
;
io
ho
preso
l
'
altro
e
il
pennello
,
e
via
,
siamo
ritornati
sull
'
aia
di
casa
sua
,
dove
Pietrino
e
la
Geppina
ci
aspettavano
ansiosi
.
-
Cominceremo
dal
fare
il
leone
,
-
ho
detto
.
A
questo
scopo
avevo
portato
con
me
dalla
villa
,
Bianchino
,
il
vecchio
can
barbone
della
zia
Bettina
,
al
quale
ella
è
così
affezionata
.
Gli
ho
attaccato
al
collare
una
fune
e
l
'
ho
legato
alla
stanga
del
carro
da
buoi
che
era
sull
'
aia
,
e
,
dato
di
piglio
al
pennellone
,
ho
incominciato
a
tingerlo
tutto
di
rosso
.
-
Veramente
-
ho
detto
a
quei
ragazzi
perché
avessero
un
'
idea
precisa
dell
'
animale
che
volevo
loro
rappresentare
-
il
leone
è
colore
arancione
,
ma
siccome
manca
il
giallo
noi
lo
faremo
rosso
,
che
in
fondo
viene
a
esser
quasi
lo
stesso
.
-
In
poco
tempo
Bianchino
,
interamente
trasformato
,
non
era
più
riconoscibile
e
,
mentre
esso
si
andava
asciugando
al
sole
,
ho
pensato
a
preparare
un
'
altra
belva
.
Poco
distante
da
noi
c
'
era
una
pecorella
che
pascolava
;
l
'
ho
legata
alla
stanga
del
carro
,
accanto
al
cane
,
e
ho
detto
:
-
Questa
la
trasformeremo
in
una
bellissima
tigre
.
-
E
dopo
aver
mescolate
in
una
catinella
un
po
'
di
tinta
rossa
e
un
po
'
di
tinta
verde
le
ho
dipinto
sul
dorso
tante
ciambelline
in
modo
che
pareva
proprio
una
tigre
del
Bengala
come
quella
che
avevo
visto
da
Numa
Hava
,
meno
che
,
per
quanto
le
avessi
tinto
anche
il
muso
,
non
aveva
quell
'
espressione
feroce
che
faceva
una
così
bella
impressione
in
quella
vera
.
A
questo
punto
ho
sentito
un
grugnito
,
e
ho
domandato
ad
Angiolino
:
-
Che
ci
avete
anche
un
maiale
?
-
Sì
:
ma
è
un
maialino
piccolo
:
è
qui
nella
stalla
,
guardi
,
sor
Giannino
.
E
ha
tirato
fuori
,
infatti
,
un
porcellino
grasso
grasso
,
con
la
pelle
color
di
rosa
che
era
una
bellezza
.
-
Che
se
ne
potrebbe
fare
?
-
ho
domandato
a
me
stesso
.
E
Angiolino
ha
esclamato
:
-
Perché
non
ci
fa
un
leofante
?
Io
mi
son
messo
a
ridere
.
-
Vorrai
dire
un
elefante
!
-
gli
ho
risposto
.
-
Ma
sai
che
un
elefante
è
grande
come
tutta
questa
casa
?
E
poi
con
che
gli
si
potrebbe
far
la
proboscide
?
-
A
questa
parola
i
figliuoli
del
contadino
si
son
messi
a
ridere
tutt
'
e
tre
e
finalmente
Angiolino
ha
domandato
:
-
O
che
è
ella
,
codesta
cosa
così
buffa
che
ha
detto
lei
,
sor
Giannino
?
-
È
,
come
un
naso
lungo
lungo
quasi
quanto
la
stanga
di
questo
carro
e
che
serve
all
'
elefante
per
pigliar
la
roba
per
alzare
i
pesi
e
per
annaffiare
i
ragazzi
quando
gli
fanno
i
dispetti
.
-
Che
brutta
cosa
è
l
'
ignoranza
!
Quei
villanacci
di
ragazzi
non
mi
hanno
voluto
credere
,
e
si
son
messi
a
ridere
più
che
mai
.
Io
intanto
riflettevo
per
trovare
il
modo
di
utilizzare
il
maialino
color
di
rosa
che
seguitava
a
grugnire
come
un
disperato
.
Alla
fine
ho
risoluto
il
problema
e
ho
gridato
:
-
Sapete
che
cosa
farò
?
Io
cambierò
questo
maialino
in
un
coccodrillo
!
-
Sul
carro
c
'
era
una
copertaccia
da
cavallo
.
L
'
ho
presa
e
l
'
ho
fermata
da
un
lato
,
legandola
con
una
fune
intorno
alla
pancia
del
maialino
;
poi
,
risollevando
tutta
la
parte
di
coperta
che
avanzava
strascicando
di
dietro
,
l
'
ho
legata
stretta
stretta
a
uso
salame
,
in
modo
che
rappresentasse
la
lunga
coda
del
coccodrillo
.
Fatto
questo
,
ho
tinto
di
verde
tanto
il
maialino
che
la
coperta
,
in
modo
che
,
a
lavoro
compiuto
,
l
'
illusione
era
perfetta
.
Dopo
aver
legata
anche
questa
belva
alla
stanga
del
carro
da
buoi
,
ho
pensato
di
farne
un
'
altra
servendomi
dell
'
asino
che
ho
preso
nella
stalla
e
che
,
essendo
di
color
grigio
,
si
è
prestato
benissimo
a
far
da
zebra
.
Infatti
è
bastato
che
gli
dipingessi
sul
corpo
,
sul
muso
e
sulle
gambe
tante
strisce
,
dopo
aver
mescolato
daccapo
il
rosso
col
verde
,
per
ottenere
una
zebra
sorprendente
,
che
ho
legata
con
gli
altri
animali
alla
solita
stanga
.
Infine
,
siccome
per
rallegrare
la
scena
mancava
la
scimmia
,
con
lo
stesso
colore
ho
tinto
la
faccia
di
Pietrino
che
appunto
stava
berciando
e
sgambettando
come
una
bertuccia
,
e
servendomi
d
'
uno
straccio
strettamente
legato
gli
ho
anche
fabbricato
una
splendida
coda
che
ho
assicurata
alla
cintola
del
marmocchio
,
sotto
la
sottanina
.
Poi
,
per
rendere
la
cosa
anche
più
naturale
,
ho
pensato
che
il
vedere
la
scimmia
sopra
un
albero
avrebbe
fatto
un
bellissimo
effetto
e
perciò
,
aiutato
da
Angiolino
,
ho
messo
Pietrino
su
un
ramo
dell
'
albero
che
è
accanto
all
'
aia
,
assicurandolo
con
una
fune
perché
non
cascasse
.
Così
ho
completato
il
mio
serraglio
e
ho
incominciato
la
spiegazione
.
-
Osservino
,
signori
:
questa
bestia
a
quattro
zampe
con
la
groppa
tutta
rigata
a
strisce
bige
e
nere
è
la
Zebra
,
un
curioso
animale
fatto
come
un
cavallo
ma
che
non
è
un
cavallo
,
che
morde
e
tira
i
calci
come
i
ciuchi
ma
che
non
è
un
ciuco
,
e
che
vive
nelle
pianure
dell
'
Affrica
cibandosi
dei
sedani
enormi
che
nascono
in
quelle
regioni
,
e
scorrazzando
qua
e
là
a
causa
delle
terribili
mosche
cavalline
che
in
quei
paesi
caldi
hanno
le
proporzioni
dei
nostri
pipistrelli
...
-
Accidempoli
!
-
ha
detto
Angiolino
.
-
O
che
può
essere
?
-
Può
essere
sicuro
!
-
ho
risposto
io
.
Ma
tu
devi
stare
zitto
,
perché
mentre
si
dà
la
spiegazione
delle
bestie
feroci
,
è
proibito
al
pubblico
di
interrompere
perché
è
pericoloso
.
Quest
'
altra
belva
,
che
è
qui
accanto
,
è
la
Tigre
del
Bengala
,
che
abita
in
Asia
,
in
Affrica
e
in
altri
luoghi
dove
fa
strage
degli
uomini
e
anche
delle
scimmie
...
-
A
questo
punto
della
mia
spiegazione
Pietrino
ha
incominciato
a
piagnucolare
di
sull
'
albero
e
,
voltandomi
in
su
,
ho
visto
che
la
fune
con
la
quale
l
'
avevamo
legato
al
ramo
s
'
era
allentata
ed
egli
stava
sospeso
con
gli
occhi
fuor
della
testa
per
la
paura
.
In
quella
posizione
pareva
proprio
una
scimmia
vera
quando
sta
attaccata
agli
alberi
con
la
coda
,
e
io
ho
approfittato
subito
della
circostanza
per
richiamar
l
'
attenzione
del
pubblico
su
questa
nuova
bestia
del
mio
serraglio
.
-
Hanno
udito
,
signori
e
signore
?
Al
solo
nome
della
tigre
la
Scimmia
si
è
messa
a
stridere
,
e
con
ragione
,
perché
essa
è
spesso
vittima
degli
assalti
di
questo
terribile
animale
ferino
.
La
scimmia
che
loro
osservano
lassù
sull
'
albero
è
una
di
quelle
che
si
chiamano
volgarmente
bertucce
e
che
vivono
abitualmente
in
cima
agli
alberi
delle
foreste
vergini
,
dove
si
nutrono
di
bucce
di
cocomero
,
di
torsoli
di
cavolo
e
di
tutto
quel
che
si
trova
a
portata
delle
loro
mani
.
Questi
curiosi
e
intelligenti
animali
hanno
il
brutto
vizio
di
scimmiottare
tutto
quel
che
vedono
fare
agli
altri
,
e
questo
è
appunto
il
motivo
per
cui
i
naturalisti
hanno
messo
loro
il
nome
di
scimmie
...
Bertuccia
,
fate
una
riverenza
a
questi
signori
!
...
-
Ma
Pietrino
non
ha
voluto
saperne
di
far
la
riverenza
,
e
ha
seguitato
a
piagnucolare
.
-
Faresti
meglio
-
gli
ho
detto
-
a
soffiarti
il
naso
...
Ma
intanto
noi
passeremo
al
Leone
,
a
questo
nobile
e
generoso
animale
che
ben
a
ragione
è
chiamato
il
re
di
tutte
le
bestie
perché
col
suo
bel
manto
e
la
sua
forza
impone
soggezione
a
tutti
quanti
,
essendo
capace
di
mangiarsi
anche
una
mandra
di
bovi
in
un
boccone
...
Esso
è
il
carnivoro
più
carnivoro
di
tutti
i
carnivori
,
e
quando
ha
fame
non
porta
rispetto
a
nessuno
,
ma
non
è
tanto
feroce
come
altre
belve
che
ammazzano
la
gente
per
puro
divertimento
;
esso
invece
è
un
animale
di
cuore
,
e
si
racconta
anche
nei
libri
,
che
una
volta
,
trovandosi
egli
a
Firenze
di
passaggio
,
e
avendo
incontrato
per
la
strada
un
piccolo
bambino
che
si
chiamava
Orlanduccio
e
che
si
era
perso
,
lo
prese
delicatamente
per
la
giacchetta
e
lo
riportò
pari
pari
alla
sua
mamma
che
se
non
mori
di
paura
e
di
consolazione
fu
un
vero
miracolo
.
-
Molte
altre
cose
avrei
potuto
dire
intorno
al
leone
;
ma
siccome
Pietrino
seguitava
a
berciare
sull
'
albero
che
pareva
lo
scannassero
,
mi
sono
affrettato
a
passare
al
Coccodrillo
.
[
v
.
figura
031.jpg
]
-
Guardino
,
signori
,
questo
terribile
anfibio
che
può
vivere
tanto
nell
'
acqua
che
nella
terra
e
che
abita
sulle
sponde
del
Nilo
dove
dà
la
caccia
ai
negri
e
ad
altri
animali
facendoli
sparire
nell
'
enorme
bocca
come
se
fossero
piccole
pasticche
di
menta
!
...
Esso
si
chiama
coccodrillo
perché
ha
il
corpo
ricoperto
di
grosse
squame
dure
come
le
noci
di
cocco
fresco
che
si
vendono
nei
bar
,
e
con
le
quali
si
difende
dai
morsi
delle
altre
bestie
feroci
che
si
aggirano
in
quei
paraggi
...
-
In
così
dire
ho
dato
una
buona
dose
di
bacchettate
sul
groppone
del
maialino
che
ha
incominciato
a
grugnire
come
un
disperato
,
mentre
il
pubblico
rideva
a
più
non
posso
.
-
La
caccia
al
coccodrillo
,
signori
e
signore
,
è
molto
difficile
appunto
perché
su
quel
groppone
così
duro
le
armi
a
punta
come
la
sciabola
e
il
coltello
si
spuntano
,
e
le
armi
a
fuoco
sono
inutili
perché
le
palle
rimbalzano
e
se
ne
vanno
via
.
I
coraggiosi
cacciatori
però
hanno
pensato
un
modo
molto
ingegnoso
per
pigliare
i
coccodrilli
,
servendosi
di
uno
stile
a
due
punte
in
mezzo
al
quale
è
legata
una
corda
,
che
adoperano
così
...
-
E
perché
quei
due
poveri
ignoranti
capissero
qualcosa
,
ho
preso
un
pezzo
di
legno
,
poi
col
temperino
vi
ho
fatto
le
punte
da
tutt
'
e
due
le
parti
e
vi
ho
legato
uno
spago
nel
mezzo
;
fatto
questo
,
mi
sono
avvicinato
al
maialino
,
gli
ho
fatto
aprir
bocca
e
vi
ho
introdotto
dentro
arditamente
il
pezzo
di
legno
,
seguitando
la
mia
spiegazione
:
-
Ecco
qua
;
il
cacciatore
aspetta
che
il
coccodrillo
faccia
uno
sbadiglio
,
ciò
che
gli
succede
spesso
,
dovendo
vivere
sempre
sulle
sponde
del
Nilo
dove
anche
una
bestia
finisce
per
annoiarsi
;
e
allora
ficca
il
suo
dardo
nell
'
enorme
bocca
dell
'
animale
anfibio
che
naturalmente
si
affretta
a
richiuderla
.
Ma
che
cosa
succede
?
Succede
che
chiudendo
la
bocca
viene
a
infilarsi
da
sé
stesso
le
due
punte
del
dardo
nelle
due
mascelle
,
come
possono
osservare
lor
signori
...
-
Infatti
il
maialino
,
richiudendo
la
bocca
s
'
era
bucato
e
mandava
certi
urli
che
arrivavano
al
cielo
.
In
quel
momento
,
voltandomi
,
ho
visto
il
babbo
e
la
mamma
d
'
Angiolino
,
che
venivano
giù
dal
campo
trafelati
.
Il
contadino
gridava
:
-
Oh
,
il
mi
'
maialino
!
...
-
E
la
contadina
sporgeva
le
braccia
verso
quel
moccione
di
Pietrino
che
seguitava
anche
lui
a
piangere
,
e
diceva
:
-
Uh
,
povera
la
mi
'
creatura
!
...
-
È
inutile
.
I
contadini
sono
ignoranti
,
e
perciò
in
tutte
le
cose
si
lasciano
sempre
trasportare
all
'
esagerazione
.
A
vederli
correre
affannati
e
fuor
della
grazia
di
Dio
pareva
che
gli
avessi
ammazzato
tutti
i
figliuoli
e
tutte
le
bestie
,
invece
di
cercare
,
come
facevo
io
,
di
istruire
que
'
villani
tentando
di
far
entrare
in
que
'
cervellacci
duri
,
delle
spiegazioni
sulle
cose
che
non
avevano
mai
visto
.
Ma
sapendo
quanto
sia
difficile
di
far
entrar
la
ragione
in
quelle
zucche
,
per
non
compromettermi
ho
sciolto
alla
svelta
tutte
le
bestie
feroci
e
,
montato
sul
ciuco
,
gli
ho
dato
un
par
di
legnate
,
e
via
a
precipizio
su
per
la
strada
maestra
,
con
Bianchino
dietro
,
che
abbaiava
a
più
non
posso
.
Dopo
aver
girato
un
pezzo
,
finalmente
sono
arrivato
alla
villa
.
La
zia
Bettina
è
corsa
sulla
porta
,
e
vedendomi
sul
ciuco
ha
esclamato
:
-
Ah
,
che
hai
fatto
!
...
-
Poi
,
vedendo
Bianchino
tutto
tinto
di
rosso
,
ha
dato
un
balzo
indietro
impaurita
,
come
se
fosse
stato
un
leone
davvero
;
ma
l
'
ha
riconosciuto
subito
e
allora
gli
si
è
buttata
addosso
,
tremando
come
una
foglia
e
gemendo
:
-
Uh
,
Bianchino
mio
,
Bianchino
caro
!
Come
ti
hanno
ridotto
,
povero
amor
mio
?
...
Ah
!
È
stato
di
certo
questo
manigoldo
!
...
-
E
si
è
rialzata
tutta
inviperita
.
Ma
io
ho
fatto
più
presto
di
lei
,
e
buttatomi
giù
dal
ciuco
,
son
corso
in
questa
stanza
e
mi
ci
son
chiuso
.
-
Starai
lì
in
prigione
finché
non
viene
a
ripigliarti
tuo
padre
!
-
ha
detto
la
zia
Bettina
:
e
ha
chiuso
la
porta
di
fuori
,
a
chiave
.
Dopo
poco
ho
sentito
la
contadina
che
è
venuta
a
far
rapporto
di
tutto
quel
che
ho
fatto
sull
'
aia
,
s
'
intende
esagerando
ogni
cosa
.
Ha
detto
che
il
maiale
sputa
sangue
,
che
Pietrino
è
in
uno
stato
da
far
pietà
,
ecc
.
Basti
dire
che
mi
si
tiene
responsabile
anche
di
quel
che
non
è
successo
,
e
infatti
è
la
decima
volta
che
quell
'
uggiosa
ripete
:
-
Ma
ci
pensa
,
lei
,
sora
padrona
,
se
il
mi
'
Pierino
cascava
giù
dall
'
albero
?
...
-
Lasciamola
dire
,
bisogna
compatire
le
persone
ignoranti
,
perché
loro
non
ci
hanno
colpa
.
Tra
pochi
minuti
arriverà
il
babbo
e
speriamo
che
egli
saprà
distinguere
quel
che
è
la
verità
...
17
ottobre
.
Eccomi
a
casa
mia
,
nella
mia
cameretta
,
che
ho
rivisto
tanto
volentieri
!
...
È
proprio
vero
quel
che
dice
il
proverbio
:
Casa
mia
,
casa
mia
,
Per
piccina
che
tu
sia
,
Tu
mi
sembri
una
badia
.
E
ora
bisogna
che
ripigli
la
narrazione
al
punto
dove
l
'
ho
lasciata
ieri
...
Che
giornata
piena
di
avvenimenti
!
...
Avevo
appena
smesso
di
scrivere
,
che
arrivò
alla
villa
il
mio
babbo
.
La
zia
Bettina
aveva
incominciato
a
raccontargli
le
mie
prodezze
,
come
le
chiamava
lei
,
s
'
intende
esagerando
ogni
cosa
e
mettendo
tutto
in
cattiva
luce
(
ci
vuol
tanto
poco
a
rappresentare
il
fatto
più
innocente
come
un
atroce
delitto
,
quando
si
tratta
di
dare
addosso
a
un
povero
ragazzo
che
non
ha
voce
in
capitolo
!
)
ma
io
ho
incominciato
a
tempestare
l
'
uscio
di
pugni
e
di
calci
,
urlando
a
squarciagola
:
-
Apritemi
!
Voglio
rivedere
il
mio
babbo
,
io
!
...
La
zia
Bettina
mi
ha
aperto
subito
e
io
mi
son
buttato
addosso
al
babbo
,
coprendomi
il
viso
colle
mani
,
perché
in
quel
momento
mi
sentivo
proprio
commosso
.
-
Cattivo
,
-
mi
ha
detto
-
tu
non
puoi
figurarti
quanto
ci
hai
fatto
soffrire
tutti
quanti
!
...
-
È
un
infame
!
-
ha
aggiunto
la
zia
Bettina
.
-
Vedete
un
po
'
come
ha
ridotto
quel
mio
povero
Bianchino
!
-
Toh
!
-
ha
esclamato
il
babbo
guardando
il
cane
tinto
di
rosso
,
e
mettendosi
a
ridere
.
-
Come
è
buffo
!
-
È
stato
lui
!
Ed
è
tinta
a
olio
che
non
va
più
via
!
...
Povero
Bianchino
mio
!
...
-
Che
male
c
'
è
?
-
ho
borbottato
io
con
voce
piagnucolosa
.
-
Lo
chiami
Rossino
da
qui
avanti
...
-
Ah
sì
?
-
ha
gridato
allora
la
zia
con
la
sua
voce
stridula
,
e
tremando
dalla
rabbia
.
-
Questo
sfacciato
ha
incominciato
di
prima
mattinata
a
farmi
disperare
...
-
Ma
che
ho
fatto
,
dopo
tutto
?
Ho
spiantato
la
pianta
di
dìttamo
,
ma
io
non
sapevo
che
gliel
'
avesse
regalata
il
signor
Ferdinando
per
la
sua
festa
e
che
ora
ci
fosse
dentro
lo
spirito
...
-
Basta
così
!
-
ha
gridato
la
zia
Bettina
interrompendomi
.
-
Vattene
,
e
non
ritornare
mai
più
in
casa
mia
,
hai
capito
?
-
Silenzio
!
-
ha
aggiunto
mio
padre
con
voce
severa
;
ma
io
mi
sono
accorto
che
rideva
sotto
i
baffi
.
Poi
ha
parlato
sottovoce
con
la
zia
e
ho
sentito
che
ricordava
spesso
mia
sorella
Luisa
.
E
da
ultimo
mi
ha
preso
per
la
mano
,
e
salutando
la
zia
Bettina
le
ha
detto
:
-
Dunque
ci
conto
,
via
!
Non
sarebbe
né
giusto
né
serio
,
per
un
pettegolezzo
riportato
da
un
ragazzo
,
il
mancare
a
una
festa
di
famiglia
così
importante
.
-
Quando
siamo
stati
in
treno
,
ho
detto
al
babbo
-
Hai
proprio
ragione
,
sai
,
babbo
,
a
dir
male
del
servizio
ferroviario
!
-
E
gli
ho
raccontato
tutte
le
peripezie
del
mio
viaggio
e
del
finestrino
rotto
che
mi
fecero
ripagare
per
nuovo
.
Il
babbo
mi
ha
un
po
'
sgridato
,
ma
ho
capito
che
in
fondo
mi
dava
ragione
,
e
questo
è
naturale
,
perché
io
davo
ragione
a
lui
.
Ora
sono
in
pace
con
tutti
,
e
mi
sento
proprio
felice
.
Iersera
,
alla
stazione
c
'
era
una
vera
folla
ad
aspettarmi
:
parenti
,
amici
,
conoscenti
,
tutti
eran
venuti
lì
apposta
per
salutarmi
,
e
non
si
sentiva
dir
altro
che
Giannino
qua
e
Giannino
là
...
Mi
pareva
d
'
essere
un
soldato
reduce
dalla
guerra
,
dopo
aver
vinto
una
battaglia
.
Non
dico
poi
quel
che
successe
a
casa
;
a
pensarci
solamente
mi
vien
da
piangere
.
La
mamma
,
povera
donna
,
singhiozzava
,
le
mie
sorelle
non
si
saziavano
di
baciarmi
,
e
la
Caterina
si
asciugava
gli
occhi
col
grembiule
e
non
faceva
che
ripetere
:
-
Ah
,
sor
Giovannino
!
Ah
,
sor
Giovannino
!
...
-
È
un
fatto
positivo
che
un
ragazzo
che
scappa
di
casa
,
quando
ritorna
,
poi
,
ha
di
gran
belle
soddisfazioni
!
Ma
poi
c
'
è
un
'
altra
cosa
che
mi
rende
felice
,
ed
è
questa
:
mia
sorella
sposa
il
dottor
Collalto
e
lo
sposalizio
si
farà
tra
cinque
giorni
,
e
ci
sarà
un
gran
pranzo
di
nozze
con
un
'
infinità
di
dolci
di
tutte
le
specie
...
Il
Collalto
essendosi
stancato
di
aspettare
che
il
dottor
Baldi
lo
prendesse
per
suo
aiuto
,
aveva
concorso
per
andare
assistente
in
un
grande
laboratorio
di
medicina
a
Roma
che
non
mi
ricordo
più
come
si
chiama
,
e
ora
avendo
vinto
il
posto
e
dovendo
partir
subito
ha
deciso
di
sposare
mia
sorella
e
andar
via
con
lei
.
Questo
veramente
mi
fa
dispiacere
perché
io
voglio
molto
bene
alla
Luisa
e
anche
al
dottor
Collalto
che
è
un
giovane
allegro
che
spesso
fa
il
chiasso
con
me
e
che
sa
stare
alla
burletta
.
Ma
come
si
fa
?
18
ottobre
.
Come
sono
contento
!
lersera
il
dottor
Collalto
mi
ha
portato
una
splendida
scatola
di
tinte
,
e
mi
ha
detto
:
-
Tieni
:
tu
che
hai
tanta
disposizione
per
il
disegno
,
ti
potrai
esercitare
all
'
acquarello
...
-
E
mia
sorella
,
accarezzandomi
i
capelli
,
ha
soggiunto
:
-
E
così
quando
dipingerai
penserai
un
poco
anche
alla
tua
sorella
lontana
,
non
è
vero
?
-
La
voce
con
la
quale
mia
sorella
ha
detto
queste
parole
era
così
affettuosa
che
mi
sarei
messo
a
piangere
per
la
commozione
:
ma
il
piacere
di
possedere
finalmente
una
bella
scatola
di
tinte
,
di
quelle
complete
come
la
desideravo
da
tanto
tempo
,
era
troppo
grande
e
mi
son
messo
a
saltare
dalla
contentezza
e
poi
mi
son
rinchiuso
qui
in
camera
mia
e
ho
voluto
subito
comunicare
per
il
primo
la
mia
gioia
al
giornalino
,
dipingendo
il
disegno
del
serraglio
che
avevo
fatto
alla
villa
della
zia
Bettina
mentre
ero
in
prigione
aspettando
il
babbo
.
Poi
ho
fatto
vedere
il
mio
lavoro
al
Collalto
che
ha
detto
:
-
Ma
bravo
!
Pare
proprio
un
quadro
dell
'
epoca
giottesca
!
-
Ora
dico
io
:
se
non
avessi
avuto
l
'
idea
di
fare
il
serraglio
delle
belve
feroci
non
avrei
avuto
quella
di
disegnarlo
,
e
allora
questo
lavoro
non
ci
sarebbe
stato
!
Dunque
,
certe
scappate
,
per
un
ragazzo
che
si
sente
nato
per
far
l
'
artista
,
son
necessarie
,
e
allora
perché
i
parenti
son
sempre
lì
pronti
a
sgridarlo
e
a
punirlo
?
Basta
,
quel
che
è
certo
è
che
il
Collalto
mi
ha
fatto
un
bel
regalo
e
che
io
bisognerà
che
in
qualche
modo
gli
manifesti
la
mia
gratitudine
.
Ho
un
'
idea
...
ma
mi
ci
vogliono
tre
o
quattro
lire
per
metterla
in
esecuzione
.
Vedremo
!
19
ottobre
.
Stamani
Luisa
mi
ha
condotto
in
camera
sua
,
mi
ha
baciato
e
con
le
lacrime
agli
occhi
mi
ha
regalato
un
bello
scudo
d
'
argento
dicendomi
,
al
solito
,
di
esser
buono
,
di
non
fare
sciocchezze
,
perché
in
casa
col
da
fare
che
c
'
è
per
i
preparativi
dello
sposalizio
nessuno
può
badare
a
me
...
L
'
ho
sempre
detto
,
io
,
che
Luisa
è
la
migliore
di
tutte
.
Ho
preso
lo
scudo
e
via
,
a
mettere
in
esecuzione
la
mia
idea
.
Ho
comprato
dodici
razzi
col
fischio
,
sei
candele
romane
,
otto
tippi
-
tappi
,
quattro
belle
girandole
e
altri
fuochi
artificiali
tutti
svariati
,
coi
quali
festeggerò
gli
sposi
la
sera
del
matrimonio
,
in
giardino
.
Non
mi
par
vero
d
'
arrivare
a
quel
momento
.
Intanto
ho
nascosto
tutti
i
fuochi
sull
'
armadio
della
mamma
perché
questa
deve
essere
una
sorpresa
per
tutti
.
24
ottobre
.
Eccoci
al
gran
giorno
!
È
dal
19
che
non
scrivo
più
una
riga
qui
nel
giornalino
,
ma
ho
avuto
tanto
da
fare
!
In
questi
giorni
mi
sono
accorto
che
i
ragazzi
possono
essere
molto
utili
nelle
case
quando
vi
sono
circostanze
solenni
,
e
quando
le
persone
grandi
chiedono
loro
un
piacere
con
educazione
e
con
garbo
.
Giannino
qua
!
Giannino
là
!
Giannino
su
!
Giannino
giù
!
Non
riparavo
a
contentar
tutti
.
Chi
voleva
il
rocchetto
di
cotone
,
chi
la
matassina
di
seta
,
chi
i
campioni
di
stoffe
,
chi
mi
mandava
alla
posta
a
ritirar
lettere
,
chi
a
far
telegrammi
,
insomma
arrivavo
alla
sera
stanco
morto
,
ma
con
la
coscienza
tranquilla
d
'
aver
fatto
il
mio
dovere
per
l
'
avvenire
di
mia
sorella
.
Finalmente
il
gran
giorno
è
venuto
,
oggi
ci
sarà
lo
sposalizio
e
stasera
farò
i
fuochi
e
così
dimostrerò
a
Collalto
,
che
ride
sempre
quando
dice
che
io
son
suo
cognato
,
come
anche
i
ragazzi
sappiano
nutrire
l
'
affetto
per
i
parenti
e
la
gratitudine
per
le
scatole
di
tinte
che
ricevono
in
regalo
.
È
arrivata
anche
la
zia
Bettina
per
assistere
allo
sposalizio
,
e
così
ha
rifatto
la
pace
con
tutti
.
Però
,
mentre
la
Luisa
si
aspettava
da
lei
in
regalo
quel
paio
di
diamanti
che
ebbe
in
eredità
dalla
povera
nonna
,
ha
avuto
invece
una
coperta
da
letto
di
lana
gialla
e
celeste
che
la
zia
Bettina
aveva
fatto
con
le
sue
mani
.
Luisa
è
rimasta
mortificata
,
e
io
ho
sentito
che
diceva
a
Virginia
:
-
Quella
vecchia
dispettosa
si
è
voluta
vendicare
dell
'
altra
volta
che
venne
da
noi
.
-
Però
mia
sorella
ha
avuto
dei
bei
regali
da
tutte
le
parti
...
Non
dico
nulla
dei
dolci
che
ci
son
preparati
in
sala
da
pranzo
!
..
Una
cosa
da
sbalordire
!
...
Però
il
migliore
è
la
panna
montata
coi
cialdoni
.
#
Tutti
son
pronti
,
e
fra
pochi
minuti
si
andrà
al
Municipio
.
Ma
la
zia
Bettina
non
verrà
,
perché
ha
deciso
invece
di
ritornare
a
casa
sua
col
treno
che
parte
tra
mezz
'
ora
.
Nessuno
sa
spiegarsi
il
perché
di
questa
improvvisa
decisione
essendo
stata
accolta
con
tutti
i
dovuti
riguardi
:
e
alla
mamma
che
la
pregava
di
dire
francamente
se
qualcuno
le
aveva
mancato
di
rispetto
senza
accorgersene
,
ella
ha
risposto
a
denti
stretti
:
-
Vo
via
,
anzi
,
perché
mi
si
rispetta
troppo
;
e
dirai
a
Luisa
che
se
vuoi
rispettarmi
anche
meglio
,
mi
rimandi
la
coperta
di
lana
che
io
ho
avuto
la
stupidaggine
di
farle
con
le
mie
mani
.
-
E
così
se
n
'
è
andata
via
senza
voler
dire
altro
.
Il
bello
è
che
io
solo
so
il
vero
motivo
della
partenza
della
zia
,
ma
non
lo
dico
per
non
guastare
la
bella
sorpresa
che
avrà
mia
sorella
.
Un
'
ora
fa
io
ho
detto
alla
zia
Bettina
:
-
Cara
zia
,
vuole
un
buon
consiglio
?
Riporti
via
quella
copertaccia
di
lana
che
ha
regalato
a
Luisa
e
le
regali
invece
i
diamanti
ai
quali
mia
sorella
aveva
fatto
la
bocca
...
Così
si
farà
più
onore
,
e
mia
sorella
non
avrà
più
ragione
di
trattarla
di
vecchia
dispettosa
!
-
Ebbene
,
bisogna
che
riconosca
che
questa
volta
la
zia
Bettina
si
è
condotta
molto
bene
.
Ella
deve
aver
capito
di
avere
sbagliato
,
perché
ha
accettato
il
mio
consiglio
e
se
ne
va
di
corsa
a
casa
sua
a
prendere
i
diamanti
per
Luisa
che
sarà
felicissima
,
e
tutto
per
merito
mio
.
Ecco
che
cosa
vuoi
dire
essere
un
buon
fratello
!
#
Giornalino
mio
,
sono
nella
massima
disperazione
,
e
mentre
sto
qui
chiuso
nella
mia
cameretta
non
ho
altro
conforto
che
di
confidare
a
te
tutta
la
mia
angoscia
!
...
Il
babbo
mi
ha
chiuso
qui
dentro
,
dicendomi
una
filza
di
parolacce
,
in
mezzo
alle
quali
invece
di
virgole
ci
ha
messo
tanti
calci
così
forti
,
che
bisogna
che
stia
a
sedere
su
una
parte
sola
e
cambiando
parte
ogni
cinque
minuti
...
Bel
modo
di
correggere
i
ragazzi
che
son
perseguitati
dalla
disgrazia
e
dalle
circostanze
impreviste
!
...
È
colpa
mia
,
domando
io
,
se
stamani
il
Collalto
ha
ricevuto
un
telegramma
ed
è
dovuto
partire
insieme
alla
Luisa
col
treno
delle
sei
,
invece
di
trattenersi
la
sera
come
era
stato
stabilito
prima
?
Naturalmente
io
che
avevo
fatto
tutto
il
mio
progetto
per
fare
i
fuochi
stasera
in
giardino
son
rimasto
male
;
ma
nessuno
si
piglia
mai
pensiero
di
indagare
i
dolori
che
si
nascondono
nell
'
anima
dei
ragazzi
,
come
se
fossimo
dei
pezzi
di
legno
,
mentre
invece
tutti
si
scagliano
addosso
a
noi
quando
per
sfogare
il
nostro
dolore
si
è
fatto
qualcosa
che
ha
urtato
i
nervi
alle
persone
grandi
...
E
poi
,
alla
fine
,
che
ho
fatto
mai
?
Uno
scherzo
,
un
semplice
scherzo
,
che
,
se
il
Collalto
fosse
stato
meno
pauroso
,
tutti
avrebbero
preso
per
il
suo
verso
senza
far
tanto
baccano
...
Che
scena
!
Non
potendo
fare
i
fuochi
la
sera
,
avevo
pensato
di
accendere
almeno
una
girandola
e
me
n
'
ero
messa
in
tasca
una
di
quelle
più
piccole
,
aspettando
il
momento
opportuno
.
Quando
gli
sposi
sono
scesi
dal
Municipio
,
io
mi
son
messo
dietro
a
loro
.
Erano
così
commossi
,
che
non
mi
hanno
neanche
visto
.
Allora
,
non
so
come
,
m
'
è
venuto
l
'
idea
di
attaccar
la
girandola
al
bottone
di
dietro
del
frak
di
Collalto
e
acceso
un
fiammifero
le
ho
dato
fuoco
...
Non
è
possibile
ridire
quel
che
è
successo
...
ed
è
meglio
che
cerchi
di
riprodurlo
con
le
tinte
che
mi
regalò
il
Collalto
stesso
,
con
quelle
tinte
per
le
quali
io
sentivo
tanta
gratitudine
verso
di
lui
da
spendere
tutto
lo
scudo
che
mi
aveva
dato
sua
moglie
,
che
è
mia
sorella
,
in
tanti
fuochi
d
'
artificio
!
...
Che
scena
!
Il
dottore
,
mentre
la
girandola
gli
girava
dietro
le
falde
,
tremava
e
urlava
senza
sapere
che
cosa
fosse
accaduto
,
Luisa
era
quasi
svenuta
,
gli
invitati
anch
'
essi
erano
tutti
impauriti
...
e
io
mi
divertivo
un
mondo
,
quando
a
un
tratto
mio
padre
in
mezzo
alla
confusione
generale
mi
ha
preso
per
un
orecchio
e
mi
ha
accompagnato
fin
qui
,
a
forza
di
parolacce
e
di
pedate
.
In
quel
pandemonio
mi
pareva
d
'
essere
,
un
rivoluzionario
russo
dopo
un
attentato
allo
Zar
!
Ma
io
non
avevo
per
niente
l
'
intenzione
di
attentare
alla
vita
di
Collalto
,
e
volevo
fare
semplicemente
uno
scherzo
per
esprimere
la
mia
gioia
,
tant
'
è
vero
che
non
è
accaduto
nulla
di
male
,
e
se
la
gente
che
s
'
è
trovata
al
fatto
fosse
stata
più
coraggiosa
,
tutto
sarebbe
finito
in
una
risata
.
[
v
.
figura
037.jpg
]
Purtroppo
,
però
,
le
buone
intenzioni
dei
ragazzi
non
sono
mai
riconosciute
,
ed
eccomi
qui
in
prigione
,
vittima
innocente
delle
esagerazioni
delle
persone
grandi
,
condannato
a
pane
e
acqua
mentre
giù
tutti
gozzovigliano
e
si
finiscono
i
dolci
!
#
Che
giornata
eterna
!
Ho
sentito
il
rumore
della
carrozza
che
portava
via
gli
sposi
,
poi
la
voce
di
Caterina
che
cantava
la
solita
canzonetta
della
Gran
Via
,
mentre
metteva
a
posto
i
piatti
:
Là
sulla
spiaggia
Che
si
vede
remota
...
Tutti
sono
allegri
e
contenti
,
tutti
hanno
mangiato
a
crepapelle
,
e
io
son
qui
solo
,
condannato
a
pane
e
acqua
,
e
tutto
questo
mi
succede
per
il
troppo
amor
fraterno
che
mi
ha
spinto
a
festeggiare
lo
sposalizio
di
mia
sorella
.
Il
peggio
è
che
si
fa
sera
e
io
non
ho
né
candela
né
fiammiferi
...
L
'
idea
di
dovere
star
qui
solo
al
buio
mi
mette
i
brividi
,
e
ora
capisco
tutto
quello
che
doveva
soffrire
il
povero
Silvio
Pellico
e
tanti
altri
gloriosi
superstiti
dalle
patrie
battaglie
ingiustamente
perseguitati
.
Zitti
!
sento
rumore
all
'
uscio
...
qualcuno
apre
di
fuori
!
#
Quand
'
ho
sentito
armeggiare
nella
serratura
dell
'
uscio
mi
son
nascosto
sotto
il
letto
perché
avevo
paura
che
fosse
il
babbo
e
che
venisse
per
picchiarmi
.
Invece
era
la
mia
cara
sorella
Ada
.
Sono
uscito
di
sotto
il
letto
e
l
'
ho
abbracciata
gridando
;
ma
lei
mi
ha
detto
subito
:
-
Silenzio
,
per
carità
;
il
babbo
è
uscito
un
momento
...
Guai
,
se
sapesse
che
son
venuta
qui
da
te
!
...
Prendi
!
-
E
mi
ha
dato
un
panino
gravido
col
prosciutto
e
un
involtino
di
confetti
.
L
'
ho
sempre
detto
io
:
Ada
è
la
migliore
di
tutte
,
e
io
le
voglio
molto
bene
perché
lei
compatisce
i
ragazzi
e
non
li
infastidisce
con
tante
prediche
inutili
.
Mi
ha
portato
anche
una
candela
e
una
scatola
di
fiammiferi
e
Il
Corsaro
nero
del
Salgari
.
Meno
male
...
Almeno
potrò
leggere
e
dimenticare
le
ingiustizie
!
25
ottobre
.
È
appena
giorno
.
Ho
letto
quasi
tutta
la
notte
.
Che
scrittore
questo
Salgari
!
Che
romanzi
!
...
Altro
che
i
Promessi
Sposi
,
con
quelle
descrizioni
noiose
che
non
finiscono
mai
!
Che
bella
cosa
essere
un
corsaro
!
E
un
corsaro
nero
,
per
giunta
!
Non
so
che
cosa
mi
sia
entrato
nel
cervello
,
leggendo
tante
avventure
una
più
straordinaria
dell
'
altra
...
Ma
il
fatto
è
che
non
posso
star
fermo
e
sento
proprio
la
voglia
di
far
qualcosa
di
grande
,
che
faccia
impressione
a
quelli
che
mi
perseguitano
,
dimostrando
che
in
certi
momenti
anche
un
ragazzo
può
diventare
un
eroe
,
purché
abbia
del
sangue
nelle
vene
come
il
Corsaro
nero
...
Ora
ci
penso
,
e
qualcosa
alla
fine
farò
...
26
ottobre
.
Sono
ancora
nella
mia
camera
...
ma
,
purtroppo
,
sono
in
letto
malato
,
e
ho
appena
la
forza
di
scrivere
poche
righe
su
quel
che
mi
è
accaduto
iermattina
.
Ricordo
perfettamente
che
tagliai
con
un
temperino
i
lenzuoli
del
letto
in
tante
strisce
,
che
le
annodai
insieme
,
che
le
fermai
da
un
'
lato
a
una
gamba
del
tavolino
,
e
che
afferrandomi
ad
esse
,
mi
calai
arditamente
fuor
della
finestra
.
Ma
a
questo
punto
i
ricordi
mi
si
confondono
...
Battei
la
testa
,
questo
è
certo
:
ma
dove
?
Mi
pare
nel
canale
della
doccia
...
Poi
battei
un
fianco
in
terra
...
Forse
le
strisce
del
lenzuolo
si
strapparono
...
Forse
non
eran
fermate
bene
al
tavolino
...
Non
so
...
Il
fatto
è
che
a
un
tratto
vidi
tutte
le
stelle
...
e
poi
buio
pesto
!
Ah
!
rammento
che
quando
riaprii
gli
occhi
mi
trovai
qui
in
letto
,
e
vidi
il
babbo
che
girava
in
su
e
in
giù
e
si
dava
i
pugni
in
testa
dicendo
:
-
È
impossibile
!
È
impossibile
!
Questo
ragazzo
è
la
mia
disperazione
!
Sarà
la
mia
rovina
!
...
-
Io
avrei
voluto
chiedergli
perdono
di
essermi
rotto
la
testa
,
ma
non
potevo
parlare
...
Poi
è
venuto
il
dottore
,
mi
ha
fasciato
ben
bene
,
e
alla
mamma
che
piangeva
ha
detto
:
-
Non
si
spaventi
...
suo
figlio
ha
la
pelle
dura
!
...
-
Intanto
,
però
,
i
miei
genitori
e
le
mie
sorelle
non
mi
hanno
lasciato
un
minuto
in
tutta
la
giornata
,
e
ogni
pochino
erano
a
domandarmi
:
-
Come
va
la
testa
?
-
Nessuno
s
'
è
azzardato
di
farmi
un
rimprovero
.
Sfido
!
Devono
aver
capito
che
in
fondo
un
po
'
di
ragione
l
'
ho
anche
io
.
Se
il
babbo
che
si
vanta
,
come
tutte
le
persone
grandi
,
d
'
essere
stato
sempre
buono
quand
'
era
piccino
,
fosse
stato
rinchiuso
per
un
'
intera
giornata
in
una
camera
a
pane
e
acqua
,
scommetto
avrebbe
fatto
anche
lui
quel
che
ho
fatto
io
per
riavere
la
libertà
...
29
ottobre
.
Ora
sono
proprio
contento
.
Il
dottore
aveva
ragione
a
dire
che
ho
la
pelle
dura
:
son
completamente
guarito
,
e
per
di
più
tutti
hanno
verso
di
me
mille
attenzioni
e
mille
riguardi
.
Ieri
ho
sentito
il
babbo
che
diceva
alla
mamma
:
-
Proviamo
a
trattarlo
con
dolcezza
,
a
pigliarlo
per
il
suo
verso
...
-
Dev
'
essere
molto
pentito
d
'
avermi
trattato
con
tanta
severità
;
e
difatti
mi
ha
promesso
di
condurmi
stasera
al
teatro
,
a
vedere
il
celebre
prestigiatore
Morgan
che
è
qui
di
passaggio
.
Ci
verrà
anche
l
'
avvocato
Maralli
,
quello
con
gli
occhiali
e
con
quel
barbone
,
che
è
stato
causa
di
una
gran
discussione
in
casa
perché
è
socialista
,
e
la
mamma
non
lo
può
soffrire
specialmente
quando
dice
male
dei
preti
e
di
tutto
,
e
perciò
-
come
dice
l
'
Ada
-
è
una
nota
volgare
nella
nostra
conversazione
,
mentre
il
babbo
sostiene
che
in
fondo
è
un
buon
diavolo
,
che
bisogna
andar
coi
tempi
e
che
il
Maralli
si
va
facendo
una
buona
posizione
e
che
finirà
certamente
deputato
.
30
ottobre
.
Ho
deciso
che
quando
sarò
grande
farò
il
prestigiatore
.
Iersera
mi
son
divertito
immensamente
al
teatro
.
Quel
Morgan
è
molto
bravo
e
ha
fatto
dei
bei
giuochi
.
Io
,
in
tutto
il
tempo
che
è
durata
la
rappresentazione
,
non
gli
ho
levato
gli
occhi
di
dosso
per
scoprire
il
segreto
dei
suoi
giuochi
,
ma
molti
son
troppo
difficili
.
Qualcuno
però
scommetto
che
lo
saprei
fare
anche
io
,
come
per
esempio
quello
delle
uova
,
di
ingoiare
una
spada
e
di
prendere
in
prestito
dalle
signore
un
orologio
e
poi
pestarlo
in
un
mortaio
e
farlo
sparire
...
Oggi
voglio
esercitarmi
ben
bene
in
camera
mia
e
poi
quando
son
sicuro
della
riuscita
voglio
dare
una
rappresentazione
in
salotto
vendendo
i
biglietti
a
due
soldi
alle
mie
sorelle
e
a
quelli
che
vengono
in
conversazione
,
e
tutti
resteranno
a
bocca
aperta
e
impareranno
così
a
rispettarmi
di
più
.
Oggi
,
tanto
per
provare
,
ho
dato
una
piccola
rappresentazione
in
giardino
ai
miei
amici
Renzo
e
Carluccio
e
a
Fofo
e
Marinella
che
stanno
di
casa
accanto
a
noi
e
sono
figli
della
signora
Olga
che
scrive
i
libri
stampati
ed
è
sempre
distratta
e
sempre
affaccendata
.
Il
biglietto
d
'
ingresso
era
di
un
soldo
a
testa
.
-
Mi
farebbe
la
gentilezza
qualche
signora
-
ho
detto
-
di
prestarmi
un
orologio
d
'
oro
?
Lei
?
-
-
Io
non
ce
l
'
ho
,
-
ha
risposto
Marinella
-
ma
posso
vedere
se
mi
riesce
di
pigliar
quello
della
mamma
.
-
Infatti
è
corsa
in
casa
ed
è
tornata
in
giardino
con
un
bell
'
orologino
d
'
oro
.
Io
che
avevo
portato
con
me
un
piccolo
mortaio
dove
Caterina
pesta
le
mandorle
e
lo
zucchero
quando
fa
i
dolci
,
vi
ho
buttato
dentro
l
'
orologio
della
signora
Olga
e
col
pestello
ho
incominciato
a
pestarlo
ben
bene
come
fa
il
Morgan
;
ma
l
'
orologio
era
molto
duro
e
non
s
'
è
tritato
bene
,
meno
il
cristallo
che
si
è
stritolato
subito
in
mille
bricioli
.
-
Osservino
,
signori
!
-
ho
detto
.
-
Come
loro
vedono
,
l
'
orologio
della
signora
Marinella
non
è
più
riconoscibile
...
-
-
È
vero
!
-
hanno
detto
tutti
.
Ma
noi
-
ho
soggiunto
io
-
lo
faremo
riapparire
come
era
prima
!
-
Infatti
ho
rovesciato
il
mortaio
in
un
fazzoletto
dove
ho
legato
strettamente
i
pezzi
dell
'
orologio
che
mi
aveva
dato
Marinella
e
con
molta
sveltezza
mi
son
cacciato
il
fagottino
in
tasca
.
Poi
,
facendo
finta
di
niente
,
ho
cavato
fuori
del
petto
un
altro
fagottino
che
m
'
ero
preparato
prima
e
cioè
l
'
orologio
della
mamma
che
avevo
già
involtato
in
un
fazzoletto
simile
al
primo
,
e
mostrandolo
agli
invitati
ho
detto
:
-
Elà
,
signori
,
osservino
l
'
orologio
ritornato
intatto
!
-
Tutti
hanno
applaudito
rimanendo
molto
contenti
dello
spettacolo
,
e
Marinella
ha
preso
l
'
orologio
della
mamma
mia
credendolo
quello
della
sua
mamma
,
e
così
mi
son
fatto
molto
onore
.
Stasera
darò
una
grande
rappresentazione
in
casa
mia
,
e
credo
che
andrà
splendidamente
.
Ora
preparo
i
biglietti
d
'
invito
.
31
ottobre
.
Ah
,
giornalino
mio
,
come
son
nato
disgraziato
!
E
quel
che
mi
è
successo
finora
non
è
niente
,
perché
c
'
è
il
caso
che
io
finisca
in
galera
,
come
mi
è
stato
predetto
da
più
d
'
uno
e
,
tra
gli
altri
,
dalla
zia
Bettina
...
Sono
così
avvilito
,
che
in
casa
non
hanno
avuto
neanche
il
coraggio
di
picchiarmi
.
La
mamma
mi
ha
accompagnato
qui
in
camera
mia
,
e
mi
ha
detto
semplicemente
:
-
Procura
di
non
farti
vedere
da
nessuno
...
e
prega
Dio
che
abbia
pietà
di
te
e
di
me
che
,
per
causa
tua
,
sono
la
donna
più
disgraziata
di
questa
terra
!
-
Povera
mamma
!
A
pensare
al
suo
viso
pieno
di
malinconia
mi
viene
da
piangere
...
Ma
,
d
'
altra
parte
,
che
ho
a
fare
se
tutte
le
cose
,
anche
le
più
semplici
,
mi
vanno
a
rovescio
!
Come
avevo
stabilito
,
ieri
sera
volli
dare
la
rappresentazione
di
giuochi
di
prestigio
,
nel
salotto
...
e
in
questo
non
c
'
era
niente
di
male
,
tant
'
è
vero
che
tutti
dissero
:
-
Vediamo
,
vediamo
questo
rivale
di
Morgan
!
-
Fra
gli
spettatori
,
oltre
Mario
Marri
che
fa
le
poesie
e
porta
la
caramella
,
la
signorina
Sturli
che
le
mie
sorelle
dicono
che
si
stringe
troppo
,
e
l
'
avvocato
,
c
'
era
anche
Carlo
Nelli
,
quello
che
va
vestito
tutto
per
l
'
appunto
e
che
ha
rifatto
la
pace
dopo
che
s
'
era
avuto
tanto
a
male
che
Virginia
gli
avesse
scritto
sul
ritratto
:
Vecchio
gommeux
.
-
Cominceremo
dal
giuoco
della
frittata
!
-
dissi
io
.
Presi
dal
cappellinaio
il
primo
cappello
che
mi
capitò
fra
mano
,
e
lo
posi
su
una
sedia
,
a
una
certa
distanza
dal
pubblico
:
poi
presi
due
uova
,
le
ruppi
e
versai
le
chiare
e
i
torli
nel
cappello
,
mettendo
i
gusci
in
un
piatto
.
-
Stiano
attenti
,
signori
!
Ora
prepareremo
la
frittata
,
e
poi
la
metteremo
a
cuocere
!
...
-
E
con
un
cucchiaio
mi
misi
a
sbattere
le
uova
dentro
il
cappello
,
avendo
nell
'
idea
,
dopo
,
di
levarci
la
fodera
e
farlo
ritornar
pulito
come
prima
.
Il
Carli
,
nel
vedermi
sbattere
le
uova
dentro
il
cappello
,
dètte
in
una
gran
risata
e
gridò
:
-
Oh
,
questa
è
bella
davvero
!
...
-
Io
,
sempre
più
incoraggiato
nel
vedere
che
tutti
quanti
si
divertivano
ai
miei
giuochi
,
per
finire
l
'
esperimento
proprio
alla
perfezione
come
avevo
visto
fare
al
celebre
Morgan
,
dissi
:
-
Ora
che
le
uova
sono
sbattute
,
io
pregherei
un
signore
di
buona
volontà
a
reggere
il
cappello
mentre
vado
ad
accendere
il
fuoco
...
-
E
rivolgendomi
all
'
avvocato
Maralli
,
che
era
il
più
vicino
a
me
,
ripresi
:
-
Lei
,
signore
,
vuol
avere
la
gentilezza
di
reggere
il
cappello
per
un
minuto
?
-
L
'
avvocato
accondiscese
,
e
preso
il
cappello
nella
destra
vi
gettò
uno
sguardo
dentro
e
si
mise
a
ridere
esclamando
:
-
Toh
!
Ma
io
credevo
che
ci
fosse
un
doppio
fondo
...
Invece
ha
sbattuto
le
uova
proprio
dentro
il
cappello
!
...
-
Carlo
Nelli
che
sentì
,
dètte
in
un
'
altra
risata
più
clamorosa
della
prima
,
ripetendo
:
-
Ah
,
questa
è
bella
!
...
questa
è
proprio
graziosa
!
...
-
Io
,
tutto
contento
,
presi
nell
'
ingresso
il
candelliere
con
la
candela
accesa
che
avevo
già
preparato
e
,
ritornato
accanto
all
'
avvocato
Maralli
,
glielo
misi
nella
sinistra
,
dicendo
:
-
Ecco
acceso
il
fuoco
:
ora
lei
,
signore
,
favorisca
di
tenerlo
sotto
al
cappello
,
non
tanto
vicino
per
non
bruciarlo
...
Ecco
,
così
...
Bravo
...
Ora
poi
la
frittata
è
bell
'
e
cotta
e
spengeremo
il
fuoco
...
Ma
come
?
Ah
!
Ecco
qui
:
noi
lo
spengeremo
con
la
mia
pistola
...
-
Veramente
il
Morgan
adopera
una
carabina
;
ma
io
,
avendo
una
di
quelle
pistole
da
ragazzi
che
si
caricano
con
quei
proiettili
di
piombo
a
punta
da
una
parte
e
con
uno
spennacchietto
rosso
dall
'
altra
,
coi
quali
si
tira
nel
bersaglio
,
avevo
creduto
che
fosse
la
stessa
cosa
;
e
,
impugnata
la
mia
arma
,
mi
impostai
dinanzi
all
'
avvocato
Maralli
.
In
questo
punto
,
molto
importante
per
la
riuscita
dell
'
esperimento
,
dovendo
io
spengere
con
un
colpo
della
mia
pistola
la
candela
,
fui
distratto
improvvisamente
da
due
grida
.
Carlo
Nelli
,
avendo
a
un
tratto
riconosciuto
nelle
mani
dell
'
avvocato
Maralli
il
proprio
cappello
,
aveva
smesso
subito
di
ridere
gridando
con
angoscia
:
-
Uh
!
Ma
quel
cappello
è
il
mio
!
-
Nello
stesso
tempo
l
'
avvocato
Maralli
,
vedendomi
con
la
pistola
stesa
,
aveva
esclamato
sgranando
tanto
d
'
occhi
dietro
gli
occhiali
:
-
Ma
è
forse
carica
?...-
In
quel
momento
lasciai
andare
il
colpo
,
e
si
udì
un
urlo
:
-
Ah
,
mi
ha
ammazzato
!
...
-
E
l
'
avvocato
Maralli
,
lasciandosi
cadere
dalle
mani
il
candelliere
e
il
cappello
con
le
uova
dentro
che
si
sparsero
sul
tappeto
sporcandolo
tutto
,
si
gettò
su
una
sedia
premendosi
il
viso
con
tutt
'
e
due
le
mani
...
Le
signorine
Mannelli
si
svennero
,
le
altre
si
dettero
a
urlare
,
le
mie
sorelle
si
messero
a
piangere
come
fontane
;
Carlo
Nelli
si
precipitò
sul
suo
cappello
,
ringhiando
:
-
Assassino
!
...
-
Mia
madre
,
intanto
,
aiutata
da
Mario
Marri
,
aveva
afferrato
l
'
avvocato
Maralli
,
sorreggendolo
e
scostandogli
le
mani
dal
viso
,
dove
vidi
con
terrore
,
proprio
accanto
all
'
occhio
destro
,
lo
spennacchietto
rosso
del
proiettile
a
punta
che
gli
s
'
era
conficcato
nella
carne
...
Ebbene
:
posso
giurare
che
ero
il
più
dispiacente
di
tutti
,
ma
in
quel
momento
io
non
potei
trattenermi
dal
ridere
,
perché
il
Maralli
,
con
quello
spennacchietto
rosso
ficcato
accanto
all
'
occhio
,
era
proprio
buffo
...
Allora
Carlo
Nelli
,
che
in
tutta
quella
confusione
aveva
sempre
seguitato
a
ripulire
il
cappello
col
fazzoletto
,
esclamò
al
colmo
dello
sdegno
:
-
Ma
quello
lì
è
un
delinquente
nato
!
...
-
E
la
signorina
Sturli
che
si
era
avvicinata
al
Maralli
per
vedere
che
cosa
gli
era
successo
,
accorgendosi
d
'
aver
macchiata
la
camicetta
di
seta
bianca
col
sangue
che
usciva
dall
'
occhio
del
ferito
,
si
mise
anche
lei
a
smacchiarsi
col
fazzoletto
,
borbottando
tutta
stizzita
:
-
Quel
ragazzo
finirà
in
galera
!
...
-
Io
smessi
di
ridere
,
perché
incominciavo
a
capire
che
la
cosa
era
molto
seria
.
Mario
Marri
,
aiutato
dagli
altri
invitati
,
avevano
preso
l
'
avvocato
Maralli
a
braccia
e
l
'
avevan
trasportato
su
nella
camera
dei
forestieri
;
e
intanto
Carlo
Nelli
s
'
era
incaricato
d
'
andar
a
chiamare
il
dottore
.
Io
,
rimasto
solo
in
salotto
,
mi
misi
in
un
cantuccio
a
singhiozzare
e
a
riflettere
ai
casi
miei
...
e
ci
rimasi
così
triste
,
dimenticato
da
tutti
,
quasi
tutta
la
notte
,
finché
non
mi
ha
scoperto
la
mamma
che
mi
ha
accompagnato
,
come
ho
scritto
prima
,
qui
in
camera
mia
...
Pare
che
l
'
avvocato
Maralli
stia
molto
male
.
E
io
?
Io
finirò
in
galera
,
come
dicono
tutti
!
...
Sono
disperato
,
mi
gira
la
testa
,
mi
sento
tutto
pesto
come
se
mi
avessero
bastonato
...
Non
ne
posso
più
,
non
ne
posso
più
!
...
#
Ho
dormito
e
mi
sento
meglio
.
Che
ore
sono
?
Dev
'
esser
tardi
perché
sento
venir
su
dalla
cucina
un
odorino
di
stracotto
che
mi
rallegra
un
po
'
lo
spirito
in
mezzo
a
questo
silenzio
sepolcrale
...
Ma
un
'
idea
terribile
mi
perseguita
sempre
:
quella
del
processo
,
della
prigione
,
dei
lavori
forzati
a
vita
...
Povero
me
!
Povera
la
mia
famiglia
!
...
Mi
sono
affacciato
alla
finestra
,
e
ho
visto
giù
,
in
giardino
,
Caterina
in
gran
conciliabolo
con
Gigi
,
quello
che
mi
salvò
la
vita
quando
ero
per
affogare
.
Caterina
si
sbracciava
,
si
accalorava
,
e
Gigi
ogni
tanto
si
tirava
il
cappello
sugli
occhi
,
allungava
il
collo
e
spalancava
la
bocca
,
come
fa
lui
quando
un
discorso
gli
interessa
di
molto
.
Io
li
guardavo
tutt
'
e
due
,
e
capivo
benissimo
che
Caterina
raccontava
a
Gigi
il
fatto
di
iersera
dell
'
avvocato
Maralli
e
che
Gigi
era
molto
impressionato
del
racconto
;
e
capivo
anelare
che
il
far
quei
gesti
che
facevano
era
segno
che
l
'
affare
era
molto
serio
,
e
che
probabilmente
il
povero
avvocato
stava
molto
male
...
A
un
certo
punto
anzi
,
quando
Caterina
ha
alzato
le
braccia
al
cielo
,
m
'
è
venuto
anche
il
dubbio
terribile
che
il
povero
Maralli
fosse
morto
...
Eppure
bisogna
,
giornalino
mio
,
che
ti
confessi
una
cosa
:
nel
vedere
quei
due
far
tutti
quei
gesti
,
non
ne
potevo
più
dal
ridere
.
Che
io
sia
davvero
un
delinquente
nato
,
come
ha
detto
iersera
Carlo
Nelli
?
Ma
il
buffo
poi
è
questo
,
caro
giornalino
:
che
ora
,
ripensando
a
questa
cosa
del
delinquente
nato
,
mi
vien
da
piangere
perché
più
ci
rifletto
e
più
mi
par
proprio
d
'
essere
un
ragazzo
venuto
al
mondo
per
soffrire
e
far
soffrire
,
e
dico
fra
me
:
-
Oh
quant
'
era
meglio
che
Gigi
mi
avesse
lasciato
affogare
quel
giorno
!
-
Zitti
!
...
sento
rumore
nell
'
andito
...
Ah
!
forse
il
Maralli
è
morto
davvero
...
forse
i
carabinieri
vengono
ad
arrestarmi
per
omicidio
...
Ma
che
carabinieri
!
...
Era
la
mamma
,
la
mia
buona
mamma
che
è
venuta
a
portarmi
da
mangiare
e
a
darmi
notizie
dell
'
avvocato
Maralli
!
...
Ah
,
giornalino
mio
,
che
peso
mi
son
levato
dalla
coscienza
!
...
Salto
e
ballo
per
la
stanza
come
un
pazzo
dall
'
allegria
...
L
'
avvocato
non
è
morto
,
e
non
c
'
è
neanche
pericolo
di
morte
.
Pare
che
tutto
si
ridurrà
alla
perdita
dell
'
occhio
,
perché
è
rimasto
offeso
non
so
che
nervo
...
e
il
dottore
ha
assicurato
che
il
Maralli
tra
una
diecina
di
giorni
potrà
andar
fuori
.
La
mamma
quand
'
è
venuta
era
molto
seria
,
ma
poi
quando
è
andata
via
era
allegra
come
me
,
certamente
perché
anche
,
lei
deve
aver
capito
la
ragione
.
Siccome
quando
è
entrata
in
camera
io
ero
molto
spaventato
perché
credevo
che
fossero
i
carabinieri
,
ella
mi
ha
detto
:
-
Ah
,
meno
male
che
,
se
non
altro
,
hai
rimorso
di
quel
che
hai
fatto
!
...
Io
sono
stato
zitto
,
e
allora
lei
mi
ha
preso
tra
le
braccia
,
e
guardandomi
in
viso
mi
ha
detto
,
ma
senza
sgridarmi
,
anzi
con
voce
piangente
:
-
Lo
vedi
,
Giannino
mio
,
quanti
dispiaceri
,
quante
disgrazie
per
colpa
tua
!
...
-
Io
allora
,
per
consolarla
,
le
ho
risposto
:
-
Sì
,
lo
vedo
:
ma
se
son
disgrazie
,
scusa
,
che
colpa
ci
ho
io
?
-
Lei
allora
mi
ha
rimproverato
perché
io
mi
ero
messo
a
fare
i
giochi
di
prestigio
,
e
io
le
ho
detto
:
-
Ma
se
quando
mi
son
messo
a
farli
,
tutti
quelli
che
erano
in
salotto
si
divenivano
ed
erano
felici
e
contenti
!
...
-
Perché
non
potevano
prevedere
quello
che
hai
fatto
dopo
...
-
E
io
lo
potevo
forse
prevedere
?
Sono
forse
indovino
io
?
-
Allora
lei
ha
tirato
fuori
l
'
affare
del
cappello
di
Carlo
Nelli
che
dice
è
andato
via
impermalito
,
perché
gliel
'
ho
tutto
insudiciato
con
le
uova
.
-
Va
bene
-
ho
detto
io
.
-
Ma
anche
quella
è
stata
una
disgrazia
,
perché
io
ho
preso
un
cappello
qualunque
dal
cappellinaio
,
e
non
sapevo
che
fosse
il
suo
.
-
Ma
,
Giannino
mio
,
se
fosse
stato
d
'
un
altro
non
sarebbe
stato
lo
stesso
?
-
Così
ha
detto
la
mamma
,
ed
era
qui
che
l
'
aspettavo
.
-
No
,
che
non
sarebbe
stato
lo
stesso
...
per
Carlo
Nelli
!
Infatti
,
quando
egli
si
è
accorto
che
io
non
sapevo
più
come
rimediare
il
giuoco
e
che
il
cappello
ormai
era
rovinato
,
il
signor
Carlo
Nelli
rideva
a
crepapelle
,
credendo
che
il
cappello
fosse
d
'
un
altro
,
e
diceva
:
-
Ah
,
questa
è
bella
!
Questa
è
graziosa
!
-
Mentre
invece
,
quando
poi
s
'
è
accorto
che
il
cappello
era
suo
,
ha
detto
che
io
ero
un
delinquente
nato
!
..
Sempre
così
!
..
Tutti
così
!
..
E
anche
il
Maralli
rideva
e
si
divertiva
,
perché
aveva
visto
che
il
cappello
non
era
il
suo
,
e
se
lo
avessi
poi
anche
sfondato
con
un
colpo
di
pistola
,
si
sarebbe
divertito
più
che
mai
...
Invece
la
disgrazia
ha
voluto
che
cogliessi
lui
vicino
a
un
occhio
,
ed
ecco
che
allora
tutti
danno
addosso
al
povero
Giannino
,
e
tutti
si
mettono
a
gridare
che
Giannino
finirà
in
galera
...
Sempre
così
!
...
Tutti
così
!
..
Anche
la
zia
Bettina
mi
ha
detto
a
questo
modo
,
e
ce
l
'
ha
a
morte
con
me
...
E
,
in
fondo
,
che
avevo
fatto
di
male
?
Avevo
sradicato
dal
vaso
una
pianticella
di
dìttamo
che
costerà
due
centesimi
...
Ma
siccome
io
son
nato
disgraziato
,
per
l
'
appunto
s
'
è
data
la
combinazione
che
quella
pianta
era
stata
data
alla
zia
Bettina
da
un
certo
Ferdinando
,
e
pare
anzi
,
a
quanto
dice
lei
,
che
ci
sia
dentro
,
in
quella
pianta
,
lo
spirito
di
questo
signore
...
A
questo
punto
la
mamma
mi
ha
interrotto
piena
di
curiosità
,
dicendomi
:
-
Come
,
come
?
...
Raccontami
tutto
per
bene
:
come
ti
disse
la
zia
Bettina
?
...
-
E
ha
voluto
che
le
dicessi
tutto
il
fatto
del
dìttamo
e
le
ripetessi
quel
che
mi
disse
la
zia
Bettina
,
parola
per
parola
;
e
poi
s
'
è
messa
a
ridere
,
e
poi
mi
ha
detto
:
-
Cerca
di
star
qui
,
zitto
e
tranquillo
...
Poi
ritornerò
,
e
,
se
sei
stato
buono
,
ti
porterò
per
merenda
un
po
'
di
conserva
di
pesche
...
-
E
se
n
'
è
andata
giù
,
e
ho
sentito
che
chiamava
l
'
Ada
e
la
Virginia
dicendo
:
-
Ah
,
ve
ne
voglio
raccontare
una
carina
!
...
-
Meno
male
.
Io
l
'
ho
sempre
detto
:
fra
tutti
,
la
mamma
è
quella
che
capisce
di
più
la
ragione
,
e
che
sa
distinguere
se
una
cosa
succede
per
disgrazia
o
per
cattiveria
.
#
C
'
è
stata
l
'
Ada
a
portarmi
la
cena
e
ha
voluto
anche
lei
che
le
raccontassi
il
fatto
del
dìttamo
della
zia
Bettina
.
Mi
ha
dato
ottime
notizie
.
Un
'
ora
fa
c
'
è
stato
il
dottore
daccapo
e
ha
detto
che
l
'
avvocato
Maralli
va
molto
meglio
,
ma
che
deve
stare
in
camera
al
buio
almeno
per
una
settimana
.
Capisco
che
dev
'
essere
una
cosa
seccante
:
ma
è
anche
più
seccante
il
dovere
stare
relegati
in
una
camera
senza
esser
malati
,
come
son
costretto
a
star
io
.
Ma
ci
vuol
pazienza
.
Ada
mi
ha
detto
che
il
babbo
è
molto
arrabbiato
,
che
non
mi
vuol
più
vedere
e
che
perciò
bisogna
aspettare
che
gli
passi
l
'
inquietudine
e
allora
con
l
'
intromissione
della
mamma
tutto
sarà
appianato
.
Intanto
io
vo
a
letto
,
perché
ho
molto
sonno
.
1°
novembre
Oggi
,
mentre
il
babbo
era
fuori
,
Ada
è
venuta
a
darmi
le
notizie
dell
'
avvocato
Maralli
,
che
va
sempre
migliorando
,
e
a
dirmi
se
volevo
scendere
in
salotto
,
col
patto
che
dopo
una
mezz
'
oretta
ritornassi
in
camera
mia
.
Io
sono
sceso
molto
volentieri
,
per
cambiare
aria
;
e
dopo
poco
è
venuta
la
signora
Olga
a
far
visita
alla
mamma
e
mi
ha
fatto
molte
feste
,
dicendo
che
ero
cresciuto
,
che
avevo
gli
occhi
intelligenti
,
e
molte
altre
cose
che
dicono
le
donne
di
noi
ragazzi
,
quando
discorrono
con
le
nostre
mamme
.
Però
mia
sorella
Virginia
,
che
era
venuta
in
quel
momento
,
ha
creduto
bene
di
farmi
subito
scomparire
,
dicendo
che
ero
troppo
spensierato
,
ed
è
entrata
a
parlare
del
fatto
dell
'
altra
sera
che
ha
raccontato
naturalmente
a
modo
suo
,
esagerando
,
come
fa
sempre
lei
,
e
portando
alle
stelle
la
rassegnazione
della
povera
vittima
(
così
chiama
l
'
avvocato
)
che
rimarrà
privo
di
un
occhio
per
tutta
la
vita
.
Però
,
la
signora
Olga
che
è
una
persona
molto
istruita
e
che
scrive
i
libri
,
ha
detto
che
la
vittima
era
da
compiangersi
,
ma
che
era
stata
una
disgrazia
;
e
io
ho
aggiunto
subito
:
-
Sicuro
:
e
una
disgrazia
voluta
,
perché
se
l
'
avvocato
fosse
stato
fermo
come
dicevo
io
,
non
avrei
sbagliato
la
mira
...
-
Dopo
molti
discorsi
la
signora
Olga
ha
tirato
fuori
l
'
orologio
e
ha
detto
:
-
Mio
Dio
!
Già
le
quattro
!
-
La
mamma
allora
ha
osservato
:
-
Curiosa
!
Lei
ha
un
orologio
che
somiglia
perfettamente
al
mio
...
-
Ah
,
sì
?
-
ha
risposto
la
signora
Olga
-
e
se
l
'
è
riposto
in
seno
,
mentre
Virginia
che
le
stava
di
dietro
faceva
dei
cenni
con
le
mani
alla
mamma
che
non
capiva
niente
.
Quando
poi
la
signora
Olga
se
n
'
è
andata
,
Virginia
,
che
ha
sempre
il
vizio
di
chiacchierare
e
di
ficcare
il
naso
nelle
cose
che
non
le
appartengono
,
ha
esclamato
:
-
Ma
mamma
!
Non
hai
visto
che
,
oltre
all
'
orologio
,
aveva
anche
un
ciondolo
preciso
al
tuo
?
...
È
una
cosa
strana
!
...
-
E
son
salite
tutte
in
camera
della
mamma
per
pigliar
l
'
orologio
...
Ma
l
'
orologio
non
c
'
era
,
perché
l
'
avevo
preso
io
l
'
altro
giorno
per
fare
i
giuochi
di
prestigio
nel
giardino
.
È
impossibile
descrivere
come
son
rimaste
la
mamma
,
l
'
Ada
e
Virginia
.
L
'
Ada
è
corsa
subito
in
camera
sua
,
ed
è
tornata
dicendo
:
-
Ma
io
ve
ne
dirò
un
'
altra
...
un
'
altra
che
è
anche
più
straordinaria
,
tanto
che
,
prima
di
dirla
,
ho
voluto
sincerarmi
.
Quando
la
signora
Olga
si
è
soffiata
il
naso
ho
osservato
che
aveva
un
fazzoletto
di
tela
batista
col
ricamo
come
quello
che
mi
regalasti
tu
,
mamma
,
per
la
mia
festa
.
Ebbene
:
ora
sono
andata
a
vedere
nel
mio
cassetto
e
me
ne
manca
proprio
uno
!
...
-
Sfido
!
È
il
fazzoletto
che
presi
l
'
altro
giorno
per
fare
il
gioco
di
prestigio
in
giardino
,
e
che
consegnai
a
Marinella
con
dentro
l
'
orologio
della
mamma
!
...
Ebbene
:
per
queste
due
cose
così
semplici
,
la
mamma
e
le
mie
due
signore
sorelle
sono
state
lì
a
chiacchierare
più
d
'
un
'
ora
con
mille
:
Ah
!
Oh
!
Uh
!
e
sono
andate
a
ricercare
l
'
ultimo
giorno
che
la
signora
Olga
era
stata
da
noi
,
che
fu
l
'
altro
lunedì
,
e
si
son
ricordate
che
la
mamma
l
'
aveva
fatta
passare
in
camera
sua
,
e
finalmente
Ada
ha
concluso
tutte
le
discussioni
così
:
-
Questo
è
un
caso
di
cleptomania
.
-
Questa
parola
io
la
conosco
per
averla
letta
più
di
una
volta
nel
giornale
del
babbo
,
e
so
che
è
una
specie
di
malattia
curiosissima
,
che
spinge
la
gente
a
rubare
la
roba
degli
altri
senza
neanche
accorgersene
.
Io
allora
ho
detto
:
-
Sempre
l
'
esagerazioni
!
...
-
E
avrei
voluto
spiegare
la
cosa
,
salvando
la
signora
Olga
da
un
'
accusa
ingiusta
;
ma
siccome
Virginia
è
saltata
su
a
dire
che
io
sono
un
ragazzo
e
che
dovevo
stare
zitto
,
e
guai
,
anzi
,
se
avessi
detto
a
qualcuno
del
fatto
al
quale
avevo
assistito
,
così
io
le
ho
piantate
,
lasciando
che
se
la
sbrigassero
fra
loro
.
Quanta
superbia
hanno
i
grandi
!
Ma
questa
volta
si
accorgeranno
che
,
anche
essendo
ragazzi
,
si
può
giudicare
le
cose
molto
meglio
di
loro
,
che
voglion
sempre
saper
tutto
!
...
2
novembre
.
Oggi
è
il
giorno
dei
morti
e
si
va
al
Camposanto
a
visitare
la
tomba
dei
poveri
nonni
e
quella
del
povero
zio
Bartolommeo
che
morì
due
anni
sono
,
purtroppo
,
e
che
se
fosse
campato
m
'
avrebbe
regalato
una
bella
bicicletta
che
m
'
aveva
promesso
tante
volte
...
La
mamma
mi
ha
detto
di
vestirmi
alla
svelta
,
e
che
in
questa
circostanza
solenne
,
se
mi
porterò
bene
,
il
babbo
forse
rifarà
la
pace
con
me
.
Meno
male
!
Finalmente
la
giustizia
trionfa
,
e
l
'
innocente
non
è
più
perseguitato
da
chi
dovrebbe
invece
capir
la
ragione
,
senza
dar
sempre
addosso
al
più
piccino
perché
non
si
può
difendere
.
#
Prima
di
andare
a
letto
voglio
registrare
qui
,
nel
mio
caro
giornalino
,
il
fatto
d
'
oggi
che
è
stato
quello
di
essere
stato
perdonato
dal
babbo
;
però
c
'
è
mancato
poco
che
tutto
andasse
all
'
aria
,
e
anche
questa
volta
proprio
per
una
sciocchezza
.
Oggi
,
dunque
,
prima
d
'
uscir
di
casa
,
il
babbo
mi
ha
consegnato
una
corona
di
fiori
e
mi
ha
detto
dandomi
del
voi
,
con
quella
voce
grave
che
fa
sempre
quando
è
stato
adirato
con
me
e
che
,
dopo
un
pezzo
,
si
decide
a
ridiscorrere
:
-
Speriamo
che
il
pensiero
dei
poveri
nostri
nonni
vi
ispirino
a
diventar
migliore
di
quel
che
siete
...
-
Io
,
naturalmente
,
non
ho
fiatato
,
ben
sapendo
che
in
queste
circostanze
ai
ragazzi
è
proibito
di
dir
liberamente
le
loro
ragioni
:
ho
chinato
la
testa
come
si
fa
quando
si
diventa
rossi
,
e
ho
guardato
di
sotto
in
su
il
babbo
,
che
mi
fissava
con
tanto
di
cipiglio
.
Intanto
la
mamma
ci
ha
chiamati
,
perché
la
carrozza
che
aveva
mandato
a
prendere
per
Caterina
era
pronta
,
e
ci
siamo
montati
tutti
,
meno
la
Virginia
che
è
rimasta
in
casa
,
perché
doveva
venire
il
dottore
dall
'
avvocato
Maralli
che
va
sempre
migliorando
.
Io
ho
detto
alla
mamma
:
-
Se
permetti
vado
a
cassetta
,
così
ci
state
più
comodi
.
-
E
così
ho
fatto
,
anche
perché
a
cassetta
mi
diverto
molto
di
più
,
specialmente
quando
si
piglia
la
carrozza
a
ore
,
perché
allora
si
va
piano
e
il
fiaccheraio
mi
lascia
anche
tener
le
guide
.
-
Che
bella
giornata
!
-
ha
detto
l
'
Ada
.
-
E
quanta
gente
!
...
Infatti
quando
siamo
entrati
nel
Camposanto
pareva
d
'
essere
al
passeggio
ed
era
un
bel
colpo
d
'
occhio
il
vedere
tutte
quelle
famiglie
che
formicolavano
nei
viali
cariche
di
fiori
variopinti
per
i
loro
poveri
defunti
.
Abbiamo
visitato
le
tombe
dei
poveri
nonni
e
del
povero
zio
,
e
pregato
per
loro
come
si
fa
tutti
gli
anni
,
e
poi
si
è
fatto
il
giro
del
Camposanto
per
vedere
le
nuove
tombe
.
A
un
certo
punto
ci
siamo
fermati
a
una
tomba
in
costruzione
e
l
'
Ada
ha
detto
:
-
Ecco
la
cappella
della
famiglia
Rossi
della
quale
discorre
tanto
la
Bice
...
-
Che
lusso
!
-
ha
osservato
la
mamma
-
quanto
costerà
?
-
Tre
o
quattromila
lire
di
certo
!
-
ha
risposto
il
babbo
.
-
Farebbero
meglio
a
pagare
i
debiti
che
hanno
!
...
-
ha
detto
l
'
Ada
.
Io
ho
colto
l
'
occasione
per
riparlare
col
babbo
e
gli
ho
domandato
:
-
E
a
che
serve
questo
fabbricato
?
-
Serve
per
seppellirvi
via
via
tutta
la
famiglia
Rossi
...
-
Come
!
Sicché
anche
la
signorina
Bice
sarà
sotterrata
qui
dentro
?
-
Certamente
.
-
Io
non
ne
potevo
più
,
e
mi
son
messo
a
ridere
come
un
matto
.
-
Che
c
'
è
da
ridere
?
-
C
'
è
che
questa
cosa
di
farsi
fare
,
quando
uno
è
vivo
,
la
casa
per
quando
sarà
morto
,
mi
pare
dimolto
buffa
,
ecco
!
...
-
Eh
!
-
ha
detto
il
babbo
-
sotto
un
certo
punto
di
vista
,
infatti
,
è
una
vanità
come
tante
altre
...
-
Sicuro
!
-
è
saltata
su
a
dire
Ada
.
-
Come
quella
di
avere
il
palco
di
suo
al
teatro
,
e
non
so
come
Bice
non
si
vergogni
a
farcisi
vedere
,
sapendo
che
suo
padre
ha
dovuto
pigliare
altri
quattrini
in
prestito
dalla
banca
...
E
qui
il
babbo
,
la
mamma
e
l
'
Ada
si
son
messi
a
chiacchierar
tra
di
loro
,
e
siccome
io
mi
seccavo
,
avendo
visto
di
lontano
Renzo
e
Carluccio
li
ho
raggiunti
e
ci
siamo
messi
a
fare
ai
cavalli
lungo
i
viali
che
si
prestano
molto
bene
,
essendo
tutti
coperti
di
ghiaia
e
avendo
ai
lati
le
barriere
da
saltare
nei
recinti
pieni
d
'
erba
,
purché
però
non
veggano
i
guardiani
perché
è
proibito
.
A
un
tratto
mi
son
sentito
pigliar
per
il
goletto
.
Era
il
babbo
tutto
infuriato
perché
,
a
quanto
pare
,
mi
cercava
da
un
pezzo
con
la
mamma
e
l
'
Ada
.
-
Proprio
non
e
'
è
nulla
di
sacro
per
te
!
-
mi
ha
detto
con
voce
severa
.
-
Anche
qui
,
dove
si
viene
per
piangere
,
trovi
il
modo
di
far
delle
birichinate
!
...
-
Vergogna
!
-
ha
soggiunto
Ada
dandosi
una
grande
aria
di
superiorità
-
mettersi
a
fare
il
chiasso
in
Camposanto
!
...
-
Allora
io
mi
son
ribellato
e
le
ho
detto
:
-
Ho
fatto
il
chiasso
con
Carluccio
e
Renzo
perché
son
piccino
e
voglio
bene
ai
miei
amici
anche
nel
Camposanto
,
mentre
invece
ci
sono
le
ragazze
grandi
che
vengono
qui
a
dir
male
delle
loro
amiche
!
...
-
Il
babbo
ha
fatto
una
mossa
come
per
picchiarmi
,
ma
l
'
Ada
l
'
ha
fermato
e
ho
sentito
che
ha
borbottato
:
-
Lascialo
stare
,
per
carità
...
Sarebbe
capace
d
'
andare
a
ridirlo
a
Bice
!
-
Ecco
come
sono
le
sorelle
maggiori
!
Esse
difendono
qualche
volta
i
loro
fratelli
minori
,
ma
sempre
per
interesse
e
contro
il
trionfo
della
verità
e
della
giustizia
!
Credevo
che
la
bufera
scoppiasse
poi
a
casa
,
ma
una
grande
novità
che
abbiamo
trovato
al
nostro
arrivo
ha
dissipato
ogni
malumore
.
Virginia
ci
è
venuta
incontro
,
ridendo
e
piangendo
nello
stesso
tempo
,
e
ci
ha
raccontato
che
il
dottore
aveva
trovato
l
'
avvocato
Maralli
molto
migliorato
e
che
ormai
poteva
garantire
non
soltanto
la
prossima
guarigione
,
ma
anche
che
non
avrebbe
altrimenti
perduto
l
'
occhio
che
fino
ad
ora
aveva
creduto
in
pericolo
.
È
impossibile
ripetere
la
contentezza
prodotta
in
noi
da
una
sì
grata
e
inaspettata
notizia
.
Io
ho
avuto
molto
piacere
,
anche
perché
tutto
questo
dimostra
che
in
fondo
quelle
che
chiamano
le
mie
birbonate
sono
vere
inezie
,
e
che
sarebbe
ora
di
finirla
con
le
esagerazioni
e
le
persecuzioni
!
5
novembre
.
In
questi
giorni
non
ho
avuto
un
minuto
di
tempo
per
scrivere
nel
mio
caro
giornalino
,
e
anche
oggi
ne
ho
pochissimo
,
perché
ho
da
fare
le
lezioni
.
Proprio
così
.
Si
sono
riaperte
le
scuole
,
e
io
ho
messo
giudizio
e
voglio
proprio
studiare
sul
serio
e
farmi
onore
,
come
dice
la
mamma
.
Con
tutto
questo
,
non
posso
esimermi
di
mettere
qui
,
nel
giornalino
delle
mie
memorie
,
il
ritratto
del
professore
di
latino
,
che
è
così
buffo
,
specialmente
quando
vuol
fare
il
terribile
e
grida
:
-
Tutti
zitti
!
Tutti
fermi
!
E
guai
se
vedo
muovere
un
muscolo
del
viso
!
Per
questo
noialtri
fino
dai
primi
giorni
gli
abbiamo
messo
il
soprannome
di
Muscolo
e
ora
non
glielo
leva
più
nessuno
,
campasse
mill
'
anni
!
In
questi
giorni
,
in
casa
nulla
dì
nuovo
.
L
'
avvocato
Maralli
va
sempre
migliorando
,
e
tra
un
paio
di
giorni
il
dottore
gli
sfascerà
l
'
occhio
e
gli
permetterà
di
riveder
la
luce
.
Ieri
venne
in
casa
una
commissione
del
partito
socialista
per
rallegrarsi
con
lui
della
guarigione
,
e
c
'
è
stato
un
po
'
di
battibecco
tra
la
mamma
e
il
babbo
,
perché
la
mamma
non
voleva
lasciar
passare
questi
eresiarchi
,
come
li
chiama
lei
,
e
il
babbo
invece
li
fece
entrare
in
camera
dell
'
avvocato
che
mi
fece
proprio
ridere
perché
disse
:
-
Sono
molto
contento
di
vedervi
-
mentre
invece
eran
tutti
al
buio
.
Basta
:
dopo
che
furono
andati
via
,
il
Maralli
,
parlando
col
babbo
,
gli
disse
che
proprio
era
felice
di
avere
avuto
in
questa
circostanza
tante
manifestazioni
di
stima
e
di
simpatia
dalla
cittadinanza
...
E
pensare
che
sul
principio
,
a
sentir
quelli
di
casa
mia
,
pareva
che
l
'
avessi
ammazzato
!
...
6
novembre
.
Ieri
,
mentre
studiavo
la
grammatica
latina
,
stando
attento
a
quel
che
dicevano
tra
loro
la
mamma
e
Ada
,
ne
ho
sentita
una
carina
.
Si
tratta
della
signora
Olga
e
della
sua
pretesa
cleptomania
.
Pare
dunque
che
la
mamma
abbia
avvertito
della
cosa
,
con
tutta
la
delicatezza
possibile
,
il
marito
della
signora
Olga
che
è
il
signor
Luigi
,
un
bolognese
che
discorre
in
napoletano
quando
discorre
,
ma
discorre
poco
perché
è
burbero
e
pare
che
ce
l
'
abbia
con
tutti
,
benché
invece
sia
il
più
buon
uomo
di
questo
mondo
,
pieno
di
cuore
e
che
vuol
bene
ai
ragazzi
e
li
sa
compatire
.
Il
signor
Luigi
,
a
quanto
ho
sentito
,
rimase
molto
sorpreso
della
notizia
che
gli
dètte
la
mamma
,
e
stentava
a
crederci
;
ma
quando
toccò
con
mano
che
l
'
orologio
della
signora
Olga
era
quello
della
mamma
,
si
convinse
...
e
,
con
una
scusa
fece
visitare
sua
moglie
da
un
celebre
dottore
,
il
quale
sentenziò
che
la
cosa
era
possibilissima
trattandosi
di
un
temperamento
molto
nervoso
,
e
prescrisse
una
cura
ricostituente
.
Il
fatto
che
le
hanno
ordinato
questa
cura
l
'
ha
raccontato
lei
ieri
sera
alla
mamma
;
ma
lei
crede
che
sia
per
una
malattia
di
debolezza
che
il
medico
le
ha
riscontrato
,
e
ha
detto
anzi
,
che
se
l
'
è
levata
di
testa
lui
perché
lei
sta
benissimo
e
che
fa
la
cura
unicamente
per
contentar
suo
marito
.
Naturalmente
io
mi
son
divertito
molto
a
questa
scena
,
e
spero
di
divertirmi
anche
di
più
in
seguito
.
Intanto
stamani
ho
colto
il
momento
che
nessuno
badava
a
me
e
sono
andato
in
camera
di
Ada
dove
le
ho
preso
tutti
i
fazzoletti
che
ho
trovato
;
poi
,
passando
dal
salotto
da
pranzo
,
ho
preso
l
'
ampolliera
d
'
argento
e
me
la
son
nascosta
sotto
alla
blouse
;
e
finalmente
sono
andato
in
giardino
,
ho
chiamata
Marinella
e
,
con
la
scusa
di
fare
a
nascondersi
,
sono
andato
in
casa
sua
e
ho
lasciato
l
'
ampolliera
nella
sua
stanza
da
pranzo
.
In
quanto
ai
fazzoletti
li
ho
dati
a
Marinella
dicendole
di
portarli
in
camera
della
sua
mamma
,
ciò
che
ha
fatto
subito
;
e
di
lei
son
sicuro
,
perché
Marinella
è
una
bambina
piuttosto
silenziosa
e
sa
tenere
il
segreto
.
E
ora
aspettiamo
quest
'
altro
atto
della
commedia
!
7
novembre
.
Stamani
a
scuola
alla
lezione
di
latino
n
'
è
successa
una
che
merita
davvero
d
'
esser
raccontata
.
Renzo
,
che
sta
di
posto
accanto
a
me
,
aveva
portato
un
po
'
di
pece
presa
nel
negozio
di
suo
zio
,
che
fa
il
calzolaio
;
e
io
,
colto
il
momento
che
un
compagno
che
davanti
a
noi
si
era
alzato
per
andare
a
dir
la
lezione
,
ho
steso
ben
bene
questa
pallottolina
di
pece
nel
posto
dove
sta
a
sedere
questo
ragazzo
che
è
Mario
Betti
,
ma
noi
si
chiama
il
Mi
'
lordo
perché
va
vestito
tutto
per
l
'
appunto
e
all
'
inglese
,
mentre
invece
ha
sempre
il
collo
e
gli
orecchi
così
sudici
,
che
pare
proprio
uno
spazzaturaio
travestito
da
signore
.
Naturalmente
quando
è
ritornato
al
suo
posto
non
si
è
accorto
di
niente
.
Ma
dopo
un
po
'
di
tempo
la
pece
sulla
quale
stava
a
sedere
gli
s
'
era
riscaldata
sotto
e
ha
fatto
presa
sui
calzoni
in
modo
che
egli
,
nel
moversi
,
e
nel
sentirsi
tirare
per
di
dietro
,
ha
cominciato
a
borbottare
e
a
smaniare
.
Il
professore
se
n
'
è
accorto
,
e
allora
tra
Muscolo
e
il
Mi
'
lordo
è
avvenuta
una
scena
da
crepar
dal
ridere
.
-
Che
c
'
è
lì
?
Che
ha
il
Betti
?
-
Ecco
,
io
...
-
Zitto
!
-
Ma
...
-
Fermo
!
...
-
Ma
io
non
posso
...
-
Zitto
e
fermo
!
Guai
se
lo
vedo
muovere
un
muscolo
!
...
-
Ma
scusi
,
io
non
posso
...
-
Non
può
?
Non
può
star
zitto
né
fermo
?
Allora
esca
dal
suo
posto
...
-
Ma
io
non
posso
...
-
Vada
fuori
di
scuola
!
-
Non
posso
...
-
Ah
!
...
-
E
con
un
ruggito
Muscolo
si
è
scagliato
sul
povero
Mi
'
lordo
e
afferratolo
per
un
braccio
lo
ha
tirato
fuori
del
banco
,
con
l
'
intenzione
di
buttarlo
fuori
di
scuola
,
ma
l
'
ha
lasciato
subito
,
perché
ha
sentito
un
gran
crac
e
s
'
è
accorto
che
un
pezzo
dei
calzoni
di
quel
povero
ragazzo
era
rimasto
attaccato
sul
sedile
.
Muscolo
è
rimasto
male
...
ma
è
rimasto
peggio
il
Mi
'
lordo
;
e
bisognava
vederli
tutti
e
due
impappinati
a
guardarsi
in
faccia
,
senza
che
nessun
de
'
due
si
potesse
spiegare
l
'
accaduto
.
Una
risata
clamorosa
è
rimbombata
nella
classe
,
e
il
professore
,
rovesciando
su
tutti
la
sua
rabbia
,
ha
urlato
:
-
Tutti
fermi
!
Tutti
zitti
!
Guai
se
...
-
Ma
non
ha
avuto
il
coraggio
di
finire
il
suo
solito
ritornello
.
Eh
sì
!
altro
che
muscolo
!
Tutta
la
scolaresca
era
a
bocca
spalancata
,
ed
era
impossibile
,
anche
volendo
,
che
qualcuno
si
potesse
frenare
...
Basta
.
Dopo
,
per
questo
fatto
,
è
venuto
il
Prèside
,
e
per
l
'
affare
della
pece
siamo
stati
interrogati
in
sette
o
otto
di
noialtri
,
che
stiamo
nel
banco
dietro
a
quello
del
Mi
'
lordo
,
ma
non
ci
sono
state
spiate
,
fortunatamente
,
e
la
cosa
è
rimasta
lì
.
Però
il
Prèside
,
guardandomi
fisso
,
ha
detto
:
-
Stia
attento
chi
è
stato
,
ché
può
essere
che
la
paghi
quando
meno
se
l
'
aspetta
.
-
Oggi
il
dottore
ha
sfasciato
l
'
occhio
all
'
avvocato
Maralli
e
ha
detto
che
domani
potrà
incominciare
a
tenere
l
'
imposta
della
finestra
un
po
'
aperta
,
in
modo
che
passi
nella
camera
appena
un
filo
di
luce
.
9
novembre
.
Ieri
la
mamma
e
Ada
sono
andate
a
render
la
visita
alla
signora
Olga
e
quando
son
tornate
ho
sentito
che
dicevano
fra
loro
:
-
Hai
visto
?
Aveva
un
altro
fazzoletto
mio
!
-
E
l
'
ampolliera
d
'
argento
?
Ma
io
mi
domando
come
avrà
fatto
a
portar
via
l
'
ampolliera
!
Dove
se
la
sarà
nascosta
?
-
Uhm
!
È
proprio
una
malattia
seria
...
Bisogna
avvertire
suo
marito
stasera
stessa
.
-
Io
ridevo
dentro
di
me
,
ma
ho
fatto
finta
di
nulla
,
e
anzi
,
ho
detto
a
un
tratto
:
-
Chi
è
malato
,
mamma
?
-
Nessuno
,
-
ha
risposto
subito
Ada
,
con
quella
sua
solita
aria
di
superiorità
,
come
per
dire
che
io
,
essendo
un
ragazzo
,
non
devo
saper
niente
.
E
pensare
che
invece
ne
so
tanto
più
di
loro
!
...
15
novembre
.
Sono
diversi
giorni
che
non
scrivo
nulla
nel
mio
giornalino
,
e
questo
dipende
dall
'
avere
avuto
in
questo
tempo
troppo
da
lavorare
per
la
scuola
.
Basta
dire
sono
stato
mandato
via
due
volte
perché
appunto
,
con
tutta
la
mia
buona
volontà
,
non
ero
arrivato
a
far
tutto
il
compito
che
ci
avevan
dato
!
Ma
oggi
non
posso
proprio
fare
a
meno
di
registrare
qui
,
in
queste
pagine
dove
confido
tutti
i
miei
pensieri
,
una
grande
notizia
,
una
notizia
strepitosa
che
dimostra
come
i
ragazzi
.
anche
quando
fanno
del
male
,
in
fondo
lo
fanno
sempre
a
fin
di
bene
,
mentre
i
grandi
,
per
quel
gran
viziaccio
di
esagerare
che
hanno
,
ci
perseguitano
ingiustamente
,
perché
qualche
volta
son
costretti
a
riconoscere
il
loro
torto
come
sarebbe
appunto
nel
caso
nostro
.
Ed
ecco
la
grande
notizia
:
l
'
avvocato
Maralli
iersera
,
in
una
lunga
conversazione
che
ha
avuto
col
babbo
,
gli
ha
chiesto
la
mano
di
Virginia
.
Questo
fatto
ha
messo
la
rivoluzione
in
casa
.
La
mamma
,
appena
l
'
ha
saputo
s
'
è
messa
a
urlare
che
sarebbe
stato
un
delitto
il
sacrificare
una
povera
figliuola
nelle
mani
di
quell
'
uomo
senza
principi
e
senza
religione
,
e
che
lei
non
avrebbe
mai
e
poi
mai
dato
il
suo
consenso
.
Il
babbo
,
invece
,
sostiene
che
il
Maralli
è
un
ottimo
partito
per
Virginia
sotto
tutti
gli
aspetti
,
perché
è
un
giovane
molto
avveduto
e
che
farà
carriera
e
che
bisogna
adattarsi
ai
tempi
,
molto
più
che
oggi
l
'
essere
socialista
non
è
una
cosa
brutta
come
venti
anni
sono
.
Virginia
dà
ragione
al
babbo
,
e
ha
detto
che
il
Maralli
è
quel
che
si
può
desiderare
di
meglio
,
e
che
lei
,
giacché
s
'
è
presentata
l
'
occasione
d
'
accasarsi
,
non
se
la
vuol
lasciare
scappare
.
Anche
io
avrei
piacere
che
questo
sposalizio
si
facesse
,
perché
così
ci
sarà
un
altro
pranzo
dì
nozze
,
e
chi
sa
quanti
dolci
e
quanto
rosolio
!
...
16
novembre
.
Stamani
Ada
ha
pianto
e
strepitato
con
la
mamma
,
perché
dice
che
non
è
giusta
che
anche
Virginia
si
sposi
mentre
lei
deve
marcire
in
casa
,
condannata
a
restare
zittellona
come
la
zia
Bettina
;
e
che
se
il
babbo
dà
il
permesso
a
Virginia
di
sposare
un
socialista
non
c
'
è
ragione
di
proibire
a
lei
di
sposare
il
De
Renzis
che
è
povero
,
ma
è
un
giovane
distinto
,
e
che
in
seguito
potrà
farsi
una
bella
posizione
.
18
novembre
.
Le
bambine
,
in
generale
,
sono
dei
veri
tormenti
,
e
non
somigliano
punto
a
noi
ragazzi
.
Ora
ne
verrà
una
in
casa
nostra
a
passare
una
settimana
,
e
mi
ci
vorrà
una
bella
pazienza
...
Ma
la
mamma
,
se
sarò
buono
,
mi
ha
promesso
di
regalarmi
una
bicicletta
e
io
farò
il
possibile
per
dimostrarmi
gentile
con
questa
bambina
che
,
a
quanto
ho
sentito
,
deve
arrivare
domani
.
È
questa
la
sesta
volta
a
far
poco
che
mi
promettono
un
velocipede
,
e
,
pare
impossibile
,
tutte
le
volte
è
successo
qualche
cosa
che
mi
ha
impedito
di
averlo
.
Speriamo
che
questa
sia
la
buona
!
La
bambina
che
si
aspetta
è
una
nipotina
dell
'
avvocato
Maralli
,
il
quale
ha
scritto
a
una
certa
signora
Merope
Castelli
,
che
è
una
sua
sorella
maritata
a
Bologna
,
di
venire
qui
con
la
figlia
per
conoscere
la
sua
futura
cognata
che
sarebbe
la
mia
sorella
Virginia
.
Ormai
pare
che
per
lo
sposalizio
tutto
sia
concluso
,
e
tanto
la
mamma
che
l
'
Ada
,
iersera
,
dopo
una
gran
predica
fatta
dal
babbo
,
hanno
finito
con
l
'
acconsentire
.
19
novembre
.
Siamo
andati
alla
stazione
a
prendere
la
signora
Merope
Castelli
e
Maria
,
che
a
vederla
è
una
bambina
qualunque
,
ma
che
discorre
in
bolognese
in
modo
che
fa
proprio
ridere
,
perché
non
ci
si
capisce
niente
.
Tutti
in
casa
sono
felici
e
contenti
che
sieno
venute
queste
nostre
future
parenti
,
e
anche
io
ne
godo
moltissimo
,
tanto
più
che
Caterina
ha
preparato
due
bei
dolci
,
uno
con
la
crema
e
uno
con
la
conserva
di
frutta
perché
ciascuno
scelga
secondo
il
proprio
gusto
,
come
farò
io
che
,
non
avendo
preferenze
,
li
sceglierò
tutt
'
e
due
.
20
novembre
.
È
passato
un
giorno
della
settimana
e
ho
fatto
tutti
gli
sforzi
possibili
e
immaginabili
per
esser
buono
come
promisi
l
'
altro
giorno
alla
mamma
.
Ieri
,
dopo
scuola
,
ho
fatto
i
balocchi
con
Maria
e
l
'
ho
trattata
molto
bene
adattandomi
a
giuocare
tutto
il
giorno
con
la
sua
bambola
che
è
molto
bella
ma
è
anche
parecchio
noiosa
.
La
bambola
di
Maria
si
chiama
Flora
ed
è
grande
quasi
quanto
la
sua
padroncina
.
Ma
l
'
unica
cosa
di
divertente
che
abbia
questa
bambola
è
il
movimento
degli
occhi
che
quando
è
ritta
stanno
aperti
e
quando
la
si
mette
a
diacere
si
chiudono
.
Io
ho
voluto
capacitarmi
di
questa
cosa
e
le
ho
fatto
un
buco
nella
testa
dal
quale
ho
potuto
scoprire
che
il
movimento
era
regolato
da
un
meccanismo
interno
molto
facile
a
capirsi
.
Infatti
l
'
ho
smontato
e
ho
spiegato
a
Maria
come
stavano
le
cose
,
ed
ella
si
è
interessata
alla
spiegazione
,
ma
dopo
,
quando
ha
visto
che
gli
occhi
della
bambola
erano
rimasti
storti
e
non
si
chiudevano
più
,
si
è
messa
a
piangere
come
se
le
fosse
accaduta
una
disgrazia
sul
serio
.
Come
sono
sciocche
le
bambine
!
#
La
Maria
ha
fatto
la
spia
al
suo
zio
dell
'
affare
della
bambola
,
e
stasera
l
'
avvocato
,
Maralli
mi
ha
detto
:
-
Ma
dunque
tu
,
Giannino
mio
,
ce
l
'
hai
proprio
con
gli
occhi
degli
altri
!
...
-
Però
dopo
un
poco
ha
ripreso
sorridendo
:
-
Via
,
via
,
faremo
accomodare
gli
occhi
della
bambola
...
come
si
sono
accomodati
i
miei
.
E
del
resto
,
cara
Maria
,
bisogna
consolarsi
nel
pensare
che
tutte
le
disgrazie
non
vengono
per
nuocere
.
Guarda
quella
toccata
a
me
,
per
esempio
!
Se
Giannino
non
mi
tirava
una
pistolettata
in
un
occhio
io
non
sarei
stato
così
pietosamente
ospitato
e
assistito
in
questa
casa
,
non
avrei
avuto
modo
forse
di
apprezzare
tutta
la
bontà
della
mia
Virginia
...
e
non
sarei
ora
il
più
felice
degli
uomini
!
-
A
queste
parole
tutti
si
sono
commossi
,
e
Virginia
mi
ha
abbracciato
piangendo
.
In
quel
momento
io
avrei
voluto
dire
tutto
quello
che
mi
passava
nell
'
animo
,
ricordando
le
ingiustizie
patite
e
facendo
conoscere
col
fatto
che
i
grandi
hanno
torto
di
perseguitare
i
ragazzi
per
ogni
nonnulla
,
ma
sono
stato
zitto
perché
ero
commosso
anch
'
io
.
22
novembre
.
Riaprendo
il
giornalino
,
e
rileggendo
le
ultime
parole
scritte
ieri
l
'
altro
mi
si
riempie
l
'
anima
dì
malinconia
e
dico
fra
me
:
-
Tutto
è
inutile
,
e
i
grandi
non
si
correggeranno
mai
...
-
E
intanto
anche
questa
volta
,
addio
bicicletta
!
Mentre
scrivo
sono
qui
barricato
in
camera
mia
,
e
deciso
a
non
cedere
finché
non
avrò
la
sicurezza
di
non
essere
picchiato
dal
babbo
.
Il
fatto
,
come
sempre
,
si
riduce
a
una
inezia
e
la
causa
di
esso
dovrebbe
procurarmi
un
premio
invece
che
un
gastigo
,
avendo
io
fatto
di
tutto
per
obbedire
la
mamma
che
ieri
,
prima
di
andar
via
di
casa
con
le
mie
sorelle
e
con
la
signora
Merope
per
far
delle
visite
,
mi
aveva
detto
:
-
Cerca
di
divertire
Maria
,
mentre
siamo
fuori
,
e
abbi
giudizio
.
-
Io
,
dunque
,
dopo
aver
fatto
con
lei
da
cucina
e
qualche
altro
giuoco
,
tanto
per
contentarla
,
essendomi
seccato
a
queste
stupidaggini
da
bambini
,
le
ho
detto
:
-
Guarda
,
è
quasi
buio
e
c
'
è
un
'
ora
prima
di
andare
a
desinare
:
vogliamo
fare
quel
bel
giuoco
,
come
ti
feci
vedere
ieri
in
quel
bel
libro
di
figure
?
Io
sarò
il
signore
e
tu
lo
schiavo
che
io
abbandono
nel
bosco
...
-
Sì
!
Sì
!
-
ha
risposto
subito
.
La
mamma
,
con
le
mie
sorelle
e
la
signora
Merope
non
erano
ancora
tornate
;
Caterina
era
a
preparare
da
mangiare
in
cucina
:
e
io
ho
condotto
Maria
in
camera
mia
,
le
ho
levato
il
vestitino
bianco
,
e
le
ho
messo
il
mio
di
panno
turchino
,
perché
sembrasse
proprio
un
ragazzo
.
Poi
ho
preso
la
mia
scatola
di
colori
e
le
ho
tinto
la
faccia
da
mulatto
,
ho
preso
un
paio
di
forbici
e
siamo
scesi
giù
nel
giardino
,
dove
ho
ordinato
allo
schiavo
che
mi
venisse
dietro
.
Eravamo
giunti
in
un
viale
solitario
,
quando
rivolgendomi
a
Maria
,
ho
raggiunto
:
-
Senti
:
ora
ti
taglio
i
riccioli
,
come
nel
racconto
,
se
no
ti
riconoscono
.
-
La
mamma
non
vuole
che
tu
mi
tagli
i
capelli
!
-
ha
risposto
lei
mettendosi
a
piangere
.
Ma
io
non
le
ho
dato
retta
:
le
ho
tagliato
tutti
i
riccioli
perché
altrimenti
non
era
possibile
fare
quel
gioco
.
Poi
l
'
ho
messa
a
sedere
su
una
pietra
,
vicino
alla
siepe
,
dicendole
che
doveva
far
finta
d
'
essere
smarrita
.
E
mi
sono
avviato
tranquillamente
verso
casa
.
Intanto
ella
urlava
,
urlava
proprio
come
se
fosse
stato
uno
schiavo
vero
,
e
io
mi
tappavo
gli
orecchi
per
non
sentire
perché
volevo
seguitare
il
gioco
fino
in
fondo
.
Il
cielo
era
stato
tutto
il
giorno
coperto
di
nuvole
,
e
in
quel
momento
cominciarono
a
venir
giù
certi
goccioloni
grossi
grossi
...
Quando
sono
entrato
in
salotto
tutti
erano
a
tavola
ad
aspettarci
.
Sulla
tovaglia
c
'
era
un
bellissimo
vassoio
pieno
di
crema
e
di
savoiardi
che
mi
hanno
fatto
venir
subito
l
'
acquolina
in
bocca
.
-
Oh
,
eccoli
finalmente
!
-
ha
esclamato
la
mamma
vedendomi
,
con
un
respirone
di
sollievo
.
-
Dov
'
è
Maria
?
Dille
che
venga
a
pranzo
.
-
Abbiamo
fatto
il
gioco
dello
schiavo
,
-
ho
risposto
.
-
Maria
deve
fingere
di
essersi
smarrita
.
-
E
dove
si
è
smarrita
?
-
ha
domandato
la
mamma
ridendo
.
-
Oh
,
qui
vicino
,
nel
viale
dei
Platani
,
-
ho
continuato
,
mettendomi
a
tavola
a
sedere
.
Ma
il
babbo
,
la
mamma
,
la
signora
Merope
e
l
'
avvocato
Maralli
sono
scattati
in
piedi
,
come
se
la
casa
fosse
stata
colpita
da
un
fulmine
,
mentre
invece
tonava
appena
appena
.
-
Dici
sul
serio
?
-
mi
ha
domandato
il
babbo
,
stringendomi
forte
il
braccio
,
e
imponendo
agli
altri
di
mettersi
a
sedere
.
-
Sì
;
abbiamo
fatto
quel
giuoco
del
signore
e
dello
schiavo
.
Per
questo
ho
dovuto
travestirla
da
mulatto
;
e
io
che
facevo
il
padrone
che
l
'
abbandonava
l
'
ho
lasciata
sola
laggiù
;
poi
viene
la
fata
,
che
la
conduce
in
un
palazzo
incantato
,
e
lei
diventa
,
non
si
sa
come
,
la
più
potente
regina
della
terra
.
-
Nessuno
ha
più
messo
un
boccone
in
bocca
,
dopo
che
ebbi
detto
questo
,
meno
io
.
La
signora
Merope
si
torceva
le
mani
dalla
disperazione
e
diceva
che
la
bambina
sarebbe
morta
dallo
spavento
,
che
aveva
paura
dei
tuoni
,
che
le
sarebbe
venuta
certamente
una
malattia
,
e
altre
esagerazioni
simili
.
A
sentirla
,
pareva
che
dovessero
succedere
tutti
i
guai
del
mondo
per
un
po
'
di
freddo
e
un
po
'
d
'
umidità
.
-
Brutto
!
Cattivo
!
Scellerato
!
-
ha
esclamato
Virginia
,
strappandomi
di
mano
i
biscotti
che
stavo
per
mangiare
.
-
Non
la
finisci
mai
con
le
birbonate
?
Che
coraggio
hai
avuto
di
venire
in
casa
e
di
lasciare
quell
'
angiolo
caro
,
laggiù
.
sola
,
al
freddo
e
al
buio
?
Ma
che
cosa
ti
viene
fuori
dalla
tasca
?
-
Oh
nulla
,
sono
i
capelli
di
Maria
.
Glieli
ho
dovuti
tagliare
perché
non
fosse
riconosciuta
.
Non
ho
detto
che
l
'
ho
travestita
da
mulatto
,
con
i
capelli
corti
e
la
faccia
nera
?
-
Qui
la
signora
Merope
si
è
fatta
pallida
pallida
,
ed
ha
chinato
la
testa
.
La
mamma
ha
cominciato
a
spruzzarle
il
viso
con
l
'
aceto
,
e
piangeva
e
singhiozzava
.
Il
babbo
si
è
alzato
per
andare
a
prendere
una
lanterna
.
Che
furia
d
'
andare
a
cercare
quella
bambina
!
Nemmeno
se
fosse
stata
un
oggetto
di
valore
!
Mi
faceva
stizza
di
veder
la
casa
in
iscompiglio
per
una
cosa
da
nulla
.
Il
fatto
è
che
mi
è
toccato
di
smetter
di
mangiare
per
andare
a
far
vedere
in
che
posto
avevo
lasciato
Maria
.
Era
una
vergogna
sentire
quello
che
dicevano
di
me
;
pareva
che
non
fossi
lì
presente
!
Dicevano
che
ero
un
disubbidiente
,
uno
sbarazzino
,
uno
scellerato
,
un
ragazzo
senza
cuore
,
come
se
le
avessi
tagliato
la
testa
,
invece
dei
capelli
!
Questo
è
il
fatto
nella
sua
semplicità
.
La
signora
Merope
parte
oggi
per
Bologna
,
perché
non
mi
può
più
vedere
,
e
perché
ha
piovuto
mentre
che
la
sua
bambina
era
smarrita
nel
viale
.
E
io
che
mi
infradiciai
tutto
per
andare
a
cercare
Maria
,
non
ebbi
in
ricompensa
né
baci
,
né
abbracci
,
non
ebbi
una
tazza
di
brodo
bollente
con
l
'
uovo
dentro
,
come
lei
,
non
ebbi
un
bicchierino
di
marsala
con
i
biscottini
,
la
crema
e
le
frutte
,
né
mi
stesero
sul
sofà
per
farmi
tante
carezze
.
Neppur
per
sogno
!
Fui
invece
cacciato
in
camera
come
un
cane
,
e
il
babbo
disse
che
sarebbe
venuto
su
per
conciarmi
per
il
dì
delle
feste
.
So
purtroppo
quel
che
vogliono
dire
queste
minacce
.
Ma
io
feci
le
barricate
,
come
nelle
città
in
tempo
di
guerra
,
e
non
mi
prenderanno
che
sulle
rovine
del
lavamano
e
del
tavolino
da
scrivere
che
ho
messo
contro
l
'
uscio
.
Zitto
!
Sento
del
rumore
...
che
sia
l
'
ora
del
combattimento
?
Ho
le
provvigioni
in
camera
,
l
'
uscio
è
chiuso
a
chiave
,
ci
ho
messo
davanti
il
letto
,
sopra
il
letto
c
'
è
il
tavolino
da
scrivere
,
sul
tavolino
lo
specchio
grande
.
Ecco
il
babbo
...
picchia
alla
porta
perché
gli
apra
,
ma
non
gli
rispondo
.
Voglio
star
qui
zitto
zitto
,
come
il
gatto
quando
è
in
cantina
.
Oh
,
se
per
un
miracolo
un
ragno
filasse
la
tela
,
a
un
tratto
,
a
traverso
l
'
uscio
!
Il
nemico
crederebbe
la
camera
vuota
,
e
se
n
'
andrebbe
.
E
se
volesse
aprir
per
forza
?
Sento
un
gran
fracasso
!
Spingono
la
porta
...
Andrà
a
finire
che
lo
specchio
cadrà
,
e
andrà
in
bricioli
,
e
dopo
la
colpa
sarà
mia
,
tanto
per
mutare
..
...
Sempre
così
:
è
il
ragazzaccio
cattivo
,
è
il
famoso
Gian
Burrasca
che
fa
sempre
tutti
i
malanni
...
Roba
vecchia
!
23
novembre
.
Niente
di
nuovo
.
Ieri
,
com
'
era
stato
stabilito
,
è
partita
la
signora
Merope
con
quella
leziosa
di
Maria
,
e
bisognava
sentire
quanti
complimenti
!
Pare
sia
andato
anche
l
'
avvocato
Maralli
ad
accompagnarle
fino
a
Bologna
.
All
'
uscio
di
camera
mia
non
ci
sono
stati
più
assalti
.
In
ogni
modo
io
son
deciso
a
resistere
.
Ho
rinforzato
la
barricata
e
ho
messo
insieme
anche
una
discreta
quantità
di
provvigioni
procuratemi
da
Caterina
per
mezzo
d
'
un
panierino
che
ho
calato
dalla
finestra
del
giardino
,
mentre
la
mia
famiglia
era
andata
ad
accompagnare
alla
stazione
la
signora
Merope
.
24
novembre
.
Dopo
la
tempesta
viene
la
calma
!
Tre
giorni
fa
il
cielo
era
cupo
,
ora
invece
è
sereno
.
La
pace
è
conclusa
,
l
'
assedio
è
levato
.
Stamani
,
dal
buco
della
serratura
,
mi
è
stato
promesso
di
non
darmi
più
bastonate
,
e
io
ho
promesso
solennemente
di
ritornare
a
scuola
,
di
studiare
e
di
esser
buono
.
Così
l
'
onore
è
stato
salvo
...
e
anche
la
mobilia
e
lo
specchio
grande
,
perché
ho
levato
la
barricata
e
sono
uscito
di
camera
.
Viva
la
libertà
!
28
novembre
.
In
questi
giorni
non
ho
scritto
nulla
nel
giornalino
,
perché
ho
avuto
molto
da
fare
per
mettermi
in
pari
con
le
lezioni
.
In
casa
tutti
son
contenti
di
me
,
e
il
babbo
ieri
mi
ha
detto
:
-
Forse
ti
si
presenta
l
'
occasione
di
riguadagnare
la
bicicletta
che
hai
perduta
per
la
tua
cattiveria
con
Maria
.
Vedremo
!
-
29
novembre
.
Con
oggi
incomincia
la
nuova
prova
...
e
questa
volta
voglio
proprio
vedere
se
mi
riesce
d
'
acchiappare
questa
famosa
bicicletta
che
da
tanto
tempo
mi
vedo
scappare
davanti
agli
occhi
.
A
casa
non
ci
siamo
che
io
,
Virginia
e
Caterina
.
I
miei
genitori
con
Ada
sono
andati
a
passare
una
settimana
da
Luisa
.
La
mamma
è
partita
,
dicendo
che
questo
viaggio
non
le
farà
pro
;
che
si
struggerà
tutto
il
tempo
che
starà
fuori
,
per
la
paura
che
io
ne
faccia
delle
solite
.
ma
io
le
ho
raccomandato
di
non
stare
in
pensiero
,
promettendole
che
sarò
buono
,
che
anderò
tutti
i
giorni
a
scuola
,
che
ritornerò
a
casa
appena
finite
le
lezioni
,
e
obbedirò
a
mia
sorella
;
insomma
sarò
un
ragazzo
modello
.
Voglio
invocare
tutti
i
santi
del
Paradiso
che
mi
aiutino
a
cacciare
le
cattive
tentazioni
.
Caterina
dice
che
tutto
sta
a
cominciare
;
che
non
è
poi
una
cosa
tanto
difficile
esser
buoni
per
una
settimana
sola
:
basta
volere
.
Non
so
come
fa
a
sapere
queste
cose
,
lei
che
non
è
stata
mai
un
ragazzo
.
Ma
è
certo
che
per
aver
finalmente
una
bicicletta
,
credo
che
potrò
fare
a
meno
di
gettare
i
sassi
dietro
i
cani
per
la
strada
,
e
salar
la
scuola
.
Non
c
'
è
che
dire
,
quest
'
altra
settimana
potrò
girare
su
e
giù
per
il
paese
tutto
trionfante
su
una
bella
Raleigh
!
E
la
mia
buona
condotta
sarà
portata
per
esempio
agli
altri
ragazzi
...
Mi
sembra
di
sognare
!
30
novembre
.
È
passata
una
notte
sola
,
da
che
il
babbo
,
la
mamma
e
Ada
sono
andati
via
,
e
posso
dire
di
essere
abbastanza
contento
di
me
.
È
vero
che
ieri
ruppi
lo
specchio
in
camera
della
mamma
,
ma
quella
fu
proprio
una
disgrazia
.
Ero
con
Carluccio
a
giocare
a
palla
in
quella
stanza
,
con
l
'
uscio
chiuso
,
perché
Virginia
non
sentisse
,
quando
la
palla
,
che
avevo
legata
alle
calosce
di
mia
sorella
,
per
vedere
se
rimbalzava
di
più
,
andava
a
colpire
lo
specchio
sul
cassettone
,
che
,
com
'
è
naturale
,
si
ruppe
in
mille
pezzi
,
rovesciando
sul
tappeto
nuovo
una
bottiglia
d
'
acqua
di
Colonia
.
Allora
pensammo
di
andare
a
giocare
in
giardino
;
ma
ecco
che
dopo
pochi
minuti
comincia
a
pioviscolare
.
Fummo
costretti
a
rifugiarci
in
soffitta
e
rovistare
tutte
quelle
antichità
.
Quando
più
tardi
andai
a
pranzo
,
mi
misi
addosso
una
vecchia
zimarra
del
nonno
,
che
avevo
trovato
appunto
in
soffitta
;
e
non
so
dire
le
risate
che
fecero
Virginia
e
Caterina
nel
vedermi
così
travestito
.
Avrò
la
bicicletta
?
Mi
pare
di
essere
stato
abbastanza
buono
.
1°
dicembre
.
Sono
due
giorni
e
due
notti
che
i
miei
genitori
sono
partiti
,
e
non
ho
fatto
altro
che
pensare
alla
bicicletta
.
Questa
volta
sono
proprio
sicuro
d
'
acchiapparla
.
Oggi
è
stata
una
giornata
veramente
di
Paradiso
:
tirava
un
bel
venticello
fresco
,
che
mi
ha
fatto
venire
la
voglia
di
andare
a
pescare
,
badando
bene
però
di
non
affogare
come
mi
successe
l
'
altra
volta
,
se
no
addio
bicicletta
!
Dopo
scuola
sono
andato
a
comprare
una
lenza
nuova
,
degli
ami
,
e
mi
sono
avviato
in
riva
al
fiume
.
Da
principio
non
venivano
su
che
delle
erbacce
,
poi
ho
preso
due
ghiozzi
,
che
sono
sguizzati
un
'
altra
volta
nell
'
acqua
;
ma
verso
buio
ecco
un
'
anguilla
vera
,
grossa
come
un
coccodrillo
.
Che
dovevo
farne
?
Naturalmente
,
l
'
ho
portata
a
casa
per
mangiarla
domani
mattina
a
colazione
,
e
per
divertirmici
stasera
ho
pensato
di
metterla
per
benino
sul
pianoforte
,
in
salotto
da
ricevere
.
Dopo
pranzo
,
Caterina
ha
acceso
i
lumi
in
quella
stanza
,
e
mia
sorella
è
scesa
giù
e
si
è
messa
a
sonare
e
cantare
la
solita
romanza
che
canta
sempre
e
che
comincia
:
Nessuno
ci
vede
,
nessuno
ci
sente
...
A
un
tratto
,
ha
dato
un
grand
'
urlo
:
-
Ah
!
Una
vipera
!
...
Uh
!
...
Ah
!
...
Oh
!
...
Ih
!
...
Eh
!
...
-
Che
urli
!
...
Il
fischio
della
locomotiva
non
c
'
è
per
niente
,
a
paragone
!
Io
sono
subito
corso
in
salotto
per
vedere
quello
che
era
successo
;
Caterina
pure
è
accorsa
;
e
abbiamo
visto
Virginia
che
si
contorceva
sul
canapè
come
un
cane
arrabbiato
.
-
Scommetto
che
c
'
è
qualcosa
sul
piano
,
-
ho
detto
a
Caterina
.
Caterina
si
è
avvicinata
al
pianoforte
per
vedere
,
e
poi
via
,
con
un
balzo
è
corsa
alla
porta
di
casa
urlando
:
-
Aiuto
!
...
-
.
Allora
ha
incominciato
a
entrare
in
casa
la
gente
del
vicinato
,
e
tutti
,
appena
data
un
'
occhiata
al
pianoforte
,
a
urlare
come
disperati
.
-
Ma
se
è
un
'
anguilla
!
-
ho
detto
io
,
stanco
finalmente
di
tutte
queste
esagerazioni
.
-
Che
cosa
?
Che
cosa
?
-
hanno
domandato
tutti
in
coro
.
-
È
un
'
anguilla
innocente
!
-
ho
ripetuto
,
mettendomi
a
ridere
.
Le
donne
sono
proprio
sciocche
,
di
buttare
all
'
aria
la
casa
per
un
'
anguilla
,
che
poi
mangiano
con
tanto
gusto
,
quando
viene
portata
a
tavola
cucinata
e
condita
.
Mi
hanno
detto
che
sono
cattivo
,
per
aver
fatto
spaventare
Virginia
...
Si
sa
;
è
sempre
la
medesima
storia
.
Anche
se
ho
la
disgrazia
di
avere
una
sorella
che
non
riconosce
un
'
anguilla
da
una
vipera
,
la
colpa
dev
'
essere
sempre
mia
...
2
dicembre
.
Virginia
ha
brontolato
anche
oggi
perché
sono
stato
tutto
il
giorno
a
pescare
;
ma
il
peggio
è
che
,
avendo
il
vestito
buono
,
ho
fatto
un
bello
strappo
ai
calzoni
e
una
macchia
di
sugna
alla
giacchettina
.
Tornando
a
casa
,
verso
le
cinque
,
son
salito
su
dall
'
usciolino
di
cucina
,
per
cambiarmi
il
vestito
.
A
pranzo
mia
sorella
mi
ha
detto
:
-
Giannino
,
anche
oggi
è
venuto
il
maestro
a
fare
il
rapporto
della
tua
assenza
;
se
seguiti
così
,
lo
dirò
certamente
al
babbo
...
quando
torna
.
-
Domani
andrò
a
scuola
.
-
Meno
male
.
E
hai
portato
a
casa
un
altro
serpente
?
-
Ho
risposto
di
no
,
che
uno
bastava
.
Mi
preme
la
bicicletta
e
non
voglio
comprometterla
per
simili
sciocchezze
.
3
dicembre
.
Com
'
è
paurosa
mia
sorella
!
Ha
tanta
paura
dei
ladri
,
che
non
può
dormire
la
notte
,
ora
che
il
babbo
e
la
mamma
non
sono
a
casa
.
La
sera
guarda
sotto
il
letto
,
dietro
gli
usci
,
dietro
la
tenda
della
finestra
,
per
vedere
se
c
'
è
qualcuno
in
camera
,
e
non
spengerebbe
mai
il
lume
.
Non
capisco
perché
le
ragazze
debbano
essere
così
sciocche
!
Ieri
sera
erano
appena
due
ore
che
dormivo
saporitamente
,
quando
fui
svegliato
da
urla
tremende
,
come
se
la
casa
fosse
addirittura
in
preda
alle
fiamme
.
Balzo
dal
letto
,
e
mi
affaccio
al
corridoio
;
in
questo
mentre
Virginia
entra
precipitosamente
in
camera
mia
,
in
camicia
da
notte
,
mi
prende
per
un
braccio
,
e
chiude
l
'
uscio
a
chiave
.
-
Giannino
!
Giannino
!
...
c
'
è
un
ladro
sotto
il
letto
!
-
esclama
con
la
voce
affannosa
.
Poi
spalanca
la
finestra
,
e
si
mette
a
gridare
:
-
Aiuto
!
...
aiuto
!
...
al
ladro
!
...
al
ladro
!
...
-
Tutte
le
persone
del
vicinato
si
destano
a
quelle
grida
;
e
in
men
che
non
si
dice
,
sono
all
'
uscio
di
casa
nostra
,
Caterina
e
Virginia
,
che
ha
avuto
appena
il
tempo
di
infilarsi
una
veste
da
camera
,
si
precipitano
giù
,
nelle
braccia
dei
vicini
che
domandano
ansiosamente
:
-
Ma
che
cosa
c
'
è
?
che
cosa
c
'
è
?
-
Un
uomo
sotto
il
mio
letto
!
...
l
'
ho
veduto
io
con
i
miei
occhi
!
Presto
!
Andate
a
vedere
...
Ma
per
carità
,
non
andate
su
senza
un
revolver
!
...
-
Due
di
quelli
che
avevano
più
coraggio
salirono
su
;
gli
altri
due
rimasero
con
Virginia
a
rincorarla
.
Andai
anch
'
io
in
camera
di
mia
sorella
.
Quei
valorosi
guardarono
adagino
adagino
sotto
il
letto
.
Era
proprio
vero
;
c
'
era
un
uomo
.
Lo
presero
per
una
gamba
,
e
lo
trascinarono
fuori
.
Egli
lasciava
fare
non
pensando
nemmeno
a
sparare
la
pistola
che
aveva
in
mano
.
Uno
dei
coraggiosi
accorsi
aveva
afferrato
intanto
una
seggiola
,
per
lanciargliela
addosso
,
e
l
'
altro
stava
col
braccio
steso
armato
di
revolver
,
nel
caso
che
avesse
opposto
resistenza
.
Ad
un
tratto
,
tutti
si
rivolsero
a
guardarmi
con
gli
occhi
spalancati
.
-
Giannino
,
anche
questa
è
opera
tua
!
-
Già
,
appunto
;
-
risposi
-
Virginia
crede
sempre
che
ci
sia
un
ladro
sotto
il
letto
,
e
ho
pensato
che
non
le
sarebbe
parso
strano
di
trovarcene
uno
,
almeno
per
una
volta
.
-
Giornalino
mio
caro
,
sai
che
cos
'
era
che
aveva
fatto
tanta
paura
a
mia
sorella
e
aveva
messo
sottosopra
il
vicinato
?
Un
semplice
vestito
vecchio
del
babbo
ripieno
di
innocentissima
paglia
!
...
4
dicembre
.
Sono
cinque
giorni
che
i
miei
genitori
son
partiti
;
ma
Virginia
ha
mandato
oggi
un
telegramma
pregandoli
di
anticipare
il
ritorno
.
Ella
va
dicendo
a
tutti
che
,
se
seguita
a
rimaner
sola
con
me
,
si
ammalerà
certamente
...
E
io
intanto
perderò
anche
questa
volta
la
bicicletta
...
e
perché
?
Perché
ho
la
disgrazia
di
avere
una
sorella
nervosa
che
di
nulla
nulla
si
spaventa
.
È
giusta
?
5
dicembre
.
Oggi
è
tornato
il
babbo
,
la
mamma
e
l
'
Ada
,
tutti
di
cattivissimo
umore
.
È
inutile
dire
che
si
sono
sfogati
tutti
contro
di
me
,
ripetendo
che
sono
un
pessimo
soggetto
,
un
ragazzaccio
incorreggibile
,
e
tutte
le
solite
cose
che
oramai
so
a
mente
da
un
pezzo
.
Il
babbo
per
l
'
affare
del
fantoccio
mi
ha
fatto
una
predica
d
'
un
'
ora
,
dicendo
che
è
stata
un
'
azione
degna
di
uno
sciagurato
senza
cervello
e
senza
cuore
come
sono
io
.
Anche
questo
è
un
complimento
vecchio
,
oramai
,
e
mi
piacerebbe
che
si
rimettesse
un
po
'
a
nuovo
.
Non
mi
si
potrebbe
chiamare
qualche
volta
,
tanto
per
cambiare
,
uno
sciagurato
senza
fegato
e
senza
milza
,
o
uno
sciagurato
senza
ventricolo
e
senza
coratella
?
...
Ma
oggi
era
destino
che
fosse
la
mia
beneficiata
,
la
beneficiata
di
questo
infelice
Gian
Burrasca
-
come
mi
chiamano
tutti
i
miei
persecutori
apposta
perché
sanno
di
farmi
dispetto
-
e
le
disgrazie
mi
capitano
a
due
a
due
come
le
ciliege
,
con
la
differenza
che
le
ciliege
si
ha
piacere
che
capitino
così
,
mentre
le
disgrazie
sarebbe
bene
che
venissero
a
una
per
volta
,
altrimenti
non
ci
si
resiste
.
Il
fatto
è
che
il
babbo
non
aveva
ancora
finita
la
predica
per
lo
spavento
avuto
da
Virginia
,
quando
è
arrivata
una
lettera
di
quel
caro
signor
Prèside
il
quale
ha
voluto
fare
il
suo
bravo
rapporto
per
una
sciocchezza
accaduta
ieri
in
scuola
,
una
cosa
alla
quale
si
è
voluto
dare
una
grande
importanza
,
non
si
sa
perché
.
Ecco
come
sta
il
fatto
.
Ieri
avevo
portato
a
scuola
una
boccettina
d
'
inchiostro
rosso
che
avevo
trovato
sulla
scrivania
del
babbo
...
e
in
questo
mi
pare
non
ci
sia
nulla
di
male
.
Io
ho
sempre
detto
che
sono
un
gran
disgraziato
,
e
lo
ripeto
.
Infatti
guardate
:
io
porto
a
scuola
una
bottiglietta
d
'
inchiostro
rosso
proprio
nel
giorno
in
cui
alla
mamma
del
Betti
viene
in
mente
di
mettergli
una
golettona
inamidata
di
due
metri
;
e
lei
mette
al
suo
figliuolo
quella
golettona
proprio
nel
giorno
che
mi
viene
il
capriccio
di
portare
a
scuola
una
bottiglia
d
'
inchiostro
rosso
.
Basta
.
Non
so
come
mi
è
venuta
l
'
idea
di
utilizzare
la
goletta
del
Betti
,
la
quale
era
così
grande
,
così
bianca
,
così
luccicante
...
e
intinta
la
penna
dalla
parte
del
manico
nell
'
inchiostro
rosso
,
piano
piano
perché
il
Betti
non
sentisse
,
gli
ho
scritto
sulla
goletta
questi
versi
:
Tutti
fermi
!
tutti
zitti
,
Che
se
vi
vede
Muscolo
Siete
tutti
fritti
!
Poco
dopo
il
professor
Muscolo
ha
chiamato
il
Betti
alla
lavagna
,
e
tutti
leggendo
su
quella
bella
goletta
bianca
scritti
questi
tre
versi
in
un
bel
color
rosso
,
hanno
dato
in
una
grande
risata
.
Da
principio
Muscolo
non
capiva
,
e
non
capiva
nulla
neppure
il
Betti
,
proprio
come
l
'
altra
volta
quando
gli
messi
la
pece
sotto
i
calzoni
che
gli
rimasero
attaccati
sulla
panca
.
Ma
poi
il
professore
lesse
i
versi
e
diventò
una
tigre
.
Andò
subito
dal
Prèside
il
quale
,
al
solito
,
venne
a
fare
un
'
inchiesta
.
Io
nel
frattempo
avevo
fatto
sparire
la
boccettina
dell
'
inchiostro
rosso
nascondendola
sotto
la
base
di
legno
del
banco
;
ma
il
Prèside
volle
far
la
rivista
delle
cartelle
di
tutti
noi
,
che
stavamo
di
posto
dietro
al
Betti
(
cosa
insopportabile
perché
l
'
andare
a
frugare
nella
roba
degli
altri
è
proprio
un
modo
di
procedere
degno
della
Russia
)
e
nella
mia
trovò
la
penna
col
cannello
tinto
di
rosso
.
-
Lo
sapevo
che
era
stato
lei
!
-
mi
disse
il
Prèside
-
come
fu
lei
a
metter
la
pece
sotto
i
calzoni
dello
stesso
Betti
...
Va
bene
!
Tanto
va
la
gatta
al
lardo
...
-
E
per
questa
cosa
mi
ha
fatto
rapporto
.
-
Lo
vedi
?
-
ha
gridato
il
babbo
mettendomi
la
lettera
del
Prèside
sotto
il
naso
.
-
Lo
vedi
?
Non
si
finisce
di
rimproverarti
di
una
birbonata
che
ne
vien
fuori
un
'
altra
peggio
!
...
-
È
verissimo
,
ne
convengo
.
Ma
è
colpa
mia
,
se
è
venuta
la
lettera
del
Prèside
proprio
nel
momento
in
cui
il
babbo
mi
rimproverava
per
l
'
affare
del
fantoccio
?
6
dicembre
.
Scrivo
dopo
aver
divorate
tutte
le
mie
lacrime
.
Proprio
così
;
perché
ho
finito
in
questo
momento
di
mangiare
una
scodella
di
minestra
piangendovi
dentro
per
la
rabbia
di
doverla
mangiare
.
Il
babbo
ieri
ha
decretato
che
la
mia
punizione
per
l
'
affare
del
fantoccio
di
Virginia
e
per
l
'
altra
sciocchezza
dei
versi
contro
il
professor
Muscolo
debba
consistere
nel
darmi
da
mangiare
per
sei
giorni
consecutivi
sempre
minestra
,
niente
altro
che
minestra
.
E
questo
,
si
capisce
,
perché
sanno
che
io
le
minestre
non
le
posso
soffrire
...
Se
per
combinazione
la
minestra
mi
piacesse
,
si
può
esser
sicuri
che
mi
avrebbero
tenuto
sei
giorni
senza
minestra
...
E
poi
dicono
che
son
dispettosi
i
ragazzi
!
...
Il
fatto
è
che
ho
resistito
tutto
il
giorno
rifiutandomi
di
mangiare
,
deciso
a
morir
di
fame
piuttosto
che
sottostare
a
una
prepotenza
così
feroce
.
Ma
purtroppo
stasera
non
ne
potevo
più
e
...
ho
dovuto
piegarmi
alla
necessità
,
piangendo
amaramente
sul
mio
infelice
destino
e
sulla
minestra
di
capellini
che
ho
terminata
in
questo
momento
.
7
dicembre
.
È
l
'
ottava
minestra
che
mangio
in
due
giorni
...
e
tutte
di
capellini
.
Io
domando
se
anche
ai
tempi
dell
'
inquisizione
s
'
è
mai
pensato
a
infliggere
un
si
terribile
supplizio
a
un
povero
innocente
.
Ma
tutto
ha
un
limite
,
e
io
comincio
a
ribellarmi
a
questa
indegna
persecuzione
.
Un
'
ora
fa
sono
entrato
in
cucina
nel
momento
in
cui
Caterina
non
c
'
era
e
ho
messo
una
manciata
di
sale
nella
cazzeruola
dove
era
a
cuocere
lo
stufato
.
Il
bello
è
che
oggi
c
'
è
a
pranzo
anche
l
'
avvocato
Maralli
!
Meglio
così
:
io
in
camera
mia
mangerò
la
mia
nona
minestra
di
capellini
,
ma
loro
non
potranno
mangiare
il
loro
stufato
!
#
Oggi
,
dopo
aver
trangugiato
la
minestra
non
ho
saputo
resistere
alla
curiosità
di
vedere
che
effetto
faceva
lo
stufato
con
tutto
quel
sale
,
e
sceso
al
pianterreno
sono
andato
a
far
capolino
all
'
uscio
della
stanza
da
desinare
.
È
stato
bene
,
perché
così
ho
potuto
ascoltare
una
parte
di
conversazione
che
m
'
interessava
da
vicino
.
-
Dunque
,
-
ha
detto
la
mamma
-
domani
l
'
altro
bisognerà
alzarsi
alle
cinque
!
-
Sicuro
,
-
ha
risposto
il
babbo
perché
la
carrozza
sarà
qui
alle
sei
precise
,
e
per
andar
lassù
ci
vogliono
almeno
un
paio
d
'
ore
.
La
funzione
durerà
una
mezz
'
oretta
,
e
così
prima
dell
'
undici
saremo
di
ritorno
...
-
Io
alle
sei
precise
sarò
qui
,
-
ha
detto
il
Maralli
.
E
voleva
dir
di
più
,
ma
in
quel
momento
ha
messo
in
bocca
un
pezzo
di
stufato
e
s
'
è
messo
a
tossire
e
a
sbuffare
come
se
avesse
ingoiato
un
mulino
a
vento
.
Tutti
si
son
messi
a
dire
:
-
Che
è
?
Che
cos
'
è
stato
?
-
Ah
!
...
Assaggiatelo
!
...
-
ha
risposto
l
'
avvocato
.
L
'
hanno
assaggiato
,
e
allora
è
stato
un
coro
generale
di
tosse
e
starnuti
e
tutti
hanno
incominciato
a
urlare
:
-
Caterina
!
Caterina
!
-
Io
non
ne
potevo
più
dal
ridere
,
e
sono
scappato
in
camera
mia
.
Vorrei
sapere
dove
anderanno
tutti
domani
l
'
altro
alle
sei
di
mattina
,
in
carrozza
...
Credono
di
farla
a
me
,
ma
io
starò
all
'
erta
!
9
dicembre
.
Sono
alla
diciannovesima
minestra
di
capellini
...
ma
continuo
nelle
mie
vendette
.
Loro
non
sanno
immaginare
che
cosa
possa
diventare
di
cattivo
un
povero
ragazzo
obbligato
a
mangiare
fin
cinque
e
sei
minestre
al
giorno
,
tutte
di
capellini
,
ma
se
n
'
accorgeranno
.
Intanto
stamani
sono
andato
in
cucina
e
ho
messo
un
bel
pizzicotto
di
pepe
nel
caffè
...
ed
era
un
divertimento
,
dopo
,
il
vedere
come
sputavano
tutti
quanti
!
Oggi
poi
c
'
è
stato
in
casa
un
viavai
di
gente
,
e
da
ultimo
è
venuto
il
garzone
del
pasticciere
con
una
grande
scatola
di
cartone
e
un
sacchetto
pieno
che
Caterina
ha
riposto
subito
nella
credenza
,
chiudendola
a
chiave
.
Io
però
,
sapendo
che
la
chiave
della
camera
di
Ada
apre
benissimo
anche
la
credenza
,
ho
colto
il
momento
opportuno
e
ho
voluto
vedere
che
cosa
ci
fosse
in
quella
scatola
e
in
quel
sacchetto
.
Lo
dico
subito
:
la
scatola
era
piena
di
altre
piccole
scatole
tonde
sulle
quali
era
scritto
con
lettere
dorate
:
Nozze
Stoppani
-
Maralli
.
È
stata
una
rivelazione
per
me
.
-
Ah
!
-
ho
detto
-
c
'
è
uno
sposalizio
in
casa
e
non
mi
si
dice
nulla
?
Ah
,
c
'
è
una
festa
in
famiglia
e
il
povero
Giannino
si
tiene
all
'
oscuro
di
tutto
,
condannato
a
mangiar
minestre
di
capellini
dalla
mattina
alla
sera
?
-
E
aperto
il
sacchetto
portato
dal
pasticciere
,
e
il
cui
contenuto
,
dopo
aver
scoperto
quello
della
scatola
,
non
era
più
un
mistero
per
me
,
mi
son
fatto
una
bella
scorpacciata
di
confetti
esclamando
:
-
No
,
cari
miei
!
Deve
festeggiare
gli
sposi
anche
Giannino
,
perché
Giannino
è
proprio
quello
che
ha
fatto
nascere
lo
sposalizio
e
sarebbe
una
vera
ingratitudine
il
non
fargli
prender
parte
alla
festa
!
-
10
dicembre
.
Evviva
gli
sposi
!
Evviva
Giannino
!
...
E
abbasso
le
minestre
di
capellini
!
Finalmente
la
pace
è
tornata
in
famiglia
e
tutto
per
merito
mio
.
Stamattina
dunque
,
come
mi
ero
ripromesso
,
io
stavo
all
'
erta
;
e
quando
ho
sentito
un
po
'
di
rumore
in
casa
,
zitto
zitto
mi
sono
alzato
,
mi
son
vestito
e
sono
stato
ad
aspettare
gli
eventi
.
Nessuno
pensava
a
me
.
Ho
sentito
il
babbo
,
la
mamma
,
Ada
e
Virginia
che
sono
scesi
giù
dalle
loro
camere
;
poi
è
venuto
l
'
avvocato
Maralli
,
e
in
ultimo
ha
suonato
il
campanello
il
vetturino
e
tutti
sono
usciti
.
Allora
io
che
stavo
pronto
,
lesto
come
una
saetta
,
sono
sbucato
dalla
mia
camera
,
sono
uscito
di
casa
,
e
via
a
corsa
precipitosa
dietro
la
carrozza
che
si
era
appena
mossa
.
L
'
ho
raggiunta
poco
distante
da
casa
,
ho
agguantato
la
traversa
di
legno
che
è
in
fondo
,
dietro
il
mantice
,
e
mi
son
ficcato
lì
a
sedere
,
come
fanno
i
ragazzi
di
strada
,
pensando
fra
me
:
-
Ecco
che
ora
non
potrete
più
nascondermi
dove
andate
!
...
-
Il
più
bello
poi
è
questo
:
che
stando
lì
,
udivo
tutti
i
discorsi
che
facevano
dentro
la
carrozza
...
E
tra
l
'
altro
ho
sentito
il
Maralli
che
diceva
:
-
Per
carità
,
badate
che
quel
tremoto
di
Gian
Burrasca
non
sappia
niente
di
questa
nostra
gita
...
altrimenti
lo
ridice
a
mezzo
mondo
!
-
Cammina
cammina
,
dopo
molto
tempo
la
carrozza
s
'
è
fermata
e
tutti
sono
scesi
.
Ho
aspettato
un
poco
e
poi
sono
sceso
anch
'
io
.
Oh
maraviglia
!
Si
era
davanti
a
una
chiesetta
di
campagna
,
nella
quale
erano
entrati
i
miei
genitori
,
le
mie
sorelle
e
il
Maralli
.
-
Che
chiesa
è
questa
?
-
ho
domandato
a
un
contadino
che
era
lì
fuori
.
-
È
la
chiesa
di
San
Francesco
al
Monte
.
-
Sono
entrato
anch
'
io
,
e
ho
visto
dinanzi
all
'
altar
maggiore
inginocchiati
davanti
al
prete
l
'
avvocato
Maralli
e
Virginia
,
e
più
indietro
Ada
,
il
babbo
e
la
mamma
.
Io
strisciando
lungo
la
parete
della
chiesa
mi
sono
avvicinato
all
'
altare
senza
che
nessuno
si
accorgesse
di
me
,
e
così
ho
potuto
assistere
a
tutto
lo
sposalizio
,
e
quando
il
prete
ha
domandato
a
Virginia
e
al
Maralli
se
erano
contenti
di
sposarsi
e
che
loro
hanno
risposto
di
sì
,
allora
sono
uscito
a
un
tratto
fuori
dell
'
ombra
e
ho
detto
:
-
Sono
contento
anch
'
io
;
e
allora
perché
non
mi
avete
detto
niente
,
brutti
cattivi
?
-
Non
so
perché
,
ma
in
quel
momento
m
'
è
venuto
da
piangere
,
perché
quell
'
azione
mi
era
dispiaciuta
davvero
,
e
tutti
sono
rimasti
così
meravigliati
della
mia
apparizione
,
che
nessuno
ha
fiatato
.
Ma
subito
la
mamma
si
è
messa
a
singhiozzare
e
mi
ha
preso
tra
le
braccia
e
mi
ha
baciato
,
domandandomi
con
voce
tremante
:
-
Giannino
mio
,
Giannino
mio
,
ma
come
hai
fatto
a
venir
fin
qui
?
-
Il
babbo
ha
borbottato
:
-
Una
delle
solite
!
-
Anche
Virginia
,
dopo
lo
sposalizio
,
piangeva
e
mi
ha
abbracciato
e
baciato
,
ma
il
Maralli
m
'
è
parso
molto
malcontento
,
e
presomi
per
un
braccio
mi
ha
detto
:
-
Bada
bene
,
Giannino
,
che
non
ti
scappi
detto
a
nessuno
,
in
città
,
quello
che
hai
visto
...
Hai
inteso
?
-
E
perché
?
-
Non
ti
impicciare
del
perché
.
Non
son
cose
che
possono
capire
i
ragazzi
,
queste
.
Sta
'
zitto
e
basta
.
-
Ecco
dunque
un
'
altra
delle
tante
solite
cose
che
i
ragazzi
non
possono
capire
!
Ed
è
possibile
-
domando
io
-
che
delle
persone
grandi
credano
sul
serio
che
una
ragione
simile
possa
soddisfare
un
ragazzo
?
Basta
.
L
'
interessante
per
me
è
che
ora
tutti
mi
vogliono
bene
;
siamo
tornati
a
casa
,
e
nel
ritorno
sono
stato
a
cassetta
col
vetturino
,
e
ho
guidato
quasi
sempre
io
;
e
,
quel
che
più
conta
,
ora
non
mangerò
più
minestre
di
capellini
per
un
pezzo
.
12
dicembre
.
Gran
bella
cosa
per
un
ragazzo
avere
delle
sorelle
grandi
che
piglian
marito
!
Giù
la
sala
da
pranzo
pare
diventata
una
bottega
di
pasticcere
...
Vi
sono
preparate
paste
di
tutte
le
qualità
:
le
migliori
però
sono
quelle
con
la
conserva
di
frutta
,
ma
son
buoni
anche
i
diti
con
la
crema
dentro
,
sebbene
abbiano
il
difetto
che
quando
si
mettono
in
bocca
da
una
parte
per
mangiarli
,
la
crema
scappa
via
da
quell
'
altra
,
e
anche
le
maddalene
nella
loro
semplicità
sono
squisite
,
ma
in
quanto
alla
delicatezza
le
marenghe
bisogna
lasciarle
stare
...
Io
però
non
le
ho
lasciate
stare
,
e
di
quelle
ne
ho
mangiate
nove
...
Sono
così
fragili
,
che
si
struggono
in
bocca
e
non
durano
nulla
.
Tra
un
'
ora
gli
sposi
torneranno
dal
Municipio
con
i
testimoni
e
tutti
gli
invitati
,
e
allora
avrà
principio
il
rinfresco
...
In
casa
c
'
è
soltanto
Ada
che
piange
,
poveretta
,
perché
vede
che
tutte
le
sorelle
piglian
marito
e
lei
ha
paura
di
far
come
la
zia
Bettina
.
A
proposito
:
la
zia
Bettina
non
è
venuta
,
benché
il
babbo
l
'
abbia
invitata
.
Ha
risposto
che
non
si
sentiva
di
affrontare
il
viaggio
,
e
che
mandava
tanti
augurii
di
felicità
dal
fondo
del
cuore
,
ma
Virginia
ha
detto
che
non
sa
che
se
ne
fare
,
e
che
sarebbe
stato
meglio
se
quell
'
avaraccia
le
avesse
mandato
un
regalo
.
#
Giornalino
mio
,
rieccoci
daccapo
chiusi
in
camera
,
e
forse
,
Dio
non
voglia
,
condannati
alle
minestre
di
capellini
!
Quanto
sono
disgraziato
!
...
Sono
tanto
disgraziato
che
piangerei
chi
sa
come
,
se
non
mi
venisse
da
ridere
nel
ripensare
alla
faccia
del
Maralli
quando
è
scoppiata
la
gola
del
camminetto
.
Com
'
era
buffo
,
con
quel
barbone
che
gli
tremava
tutto
dalla
paura
!
Il
disastro
è
stato
grande
;
ed
è
inutile
dire
che
la
causa
sono
stato
io
,
perché
io
sono
la
disperazione
dei
miei
genitori
e
la
rovina
della
casa
...
per
quanto
,
alla
fin
dei
conti
,
la
rovina
si
riduca
a
una
sola
stanza
e
precisamente
al
salotto
di
ricevimento
.
Ecco
dunque
com
'
è
andato
il
fatto
.
Quando
il
Maralli
,
mia
sorella
,
il
babbo
,
la
mamma
e
tutti
gli
altri
son
tornati
dal
Municipio
faceva
un
gran
freddo
,
ragione
per
cui
uno
degli
invitati
,
entrando
nella
sala
da
pranzo
,
ha
detto
:
-
Siamo
tutti
intirizziti
;
se
ci
date
anche
il
rinfresco
,
moriremo
qui
assiderati
!
-
Allora
Virginia
e
l
'
avvocato
Maralli
hanno
chiamato
subito
Caterina
e
le
han
fatto
accendere
il
caminetto
nella
sala
da
ricevere
.
La
Caterina
,
poveretta
,
ha
obbedito
e
...
Dio
,
che
bomba
!
È
parsa
proprio
una
bomba
;
e
poi
lì
per
lì
,
tra
la
polvere
,
sotto
1a
pioggia
dei
calcinacci
che
schizzavano
qua
e
là
si
è
creduto
che
rovinasse
tutta
la
casa
.
Caterina
è
cascata
lunga
distesa
senza
più
dar
segno
di
vita
;
Virginia
,
che
stava
lì
a
vederle
accendere
il
caminetto
,
ha
cacciato
un
urlo
come
quando
trovò
il
fantoccio
sotto
il
letto
;
e
il
Maralli
,
bianco
come
un
cencio
lavato
,
scoteva
il
barbone
e
ballettava
per
la
stanza
ripetendo
:
-
Mamma
mia
,
il
terremoto
!
Mamma
mia
,
il
terremoto
!
-
Molti
invitati
sono
scappati
via
.
Il
babbo
,
invece
,
è
corso
subito
sul
luogo
del
disastro
,
ma
nessuno
capiva
il
perché
si
era
schiantata
la
gola
del
caminetto
,
facendo
rovinare
giù
mezza
parete
della
stanza
.
A
un
tratto
,
quando
tutto
pareva
finito
,
si
è
sentito
dentro
il
camino
un
fischio
e
tutti
son
rimasti
senza
fiato
per
la
sorpresa
.
Il
Maralli
ha
detto
:
-
Ah
!
Li
dentro
c
'
è
un
incendiario
!
Bisogna
chiamar
le
guardie
!
Bisogna
farlo
arrestare
!
...
-
Ma
io
che
avevo
capito
tutto
non
ho
potuto
fare
a
meno
di
esternare
il
mio
dispiacere
:
-
Ah
,
i
miei
razzi
col
fischio
!
-
Mi
ero
ricordato
in
quel
momento
che
quando
avevo
comperato
i
fuochi
per
festeggiare
il
matrimonio
di
Luisa
,
non
avendoli
potuti
più
adoperare
li
avevo
ficcati
appunto
su
per
la
gola
del
camino
nel
salone
di
ricevimento
,
dove
non
andava
mai
nessuno
,
perché
il
babbo
non
me
li
trovasse
,
ché
altrimenti
me
li
avrebbe
sequestrati
.
Naturalmente
la
mia
esclamazione
è
stata
un
lampo
di
luce
per
tutti
.
-
Ah
!
-
ha
gridato
l
'
avvocato
Maralli
imbestialito
-
ma
tu
sei
addirittura
il
mio
flagello
!
Ero
scapolo
e
tentasti
di
accecarmi
,
ora
piglio
moglie
e
tenti
di
incenerirmi
!
...
-
La
mamma
intanto
mi
aveva
preso
per
un
braccio
e
,
per
salvarmi
dal
babbo
,
mi
ha
portato
qui
in
camera
mia
,
tanto
per
mutare
.
Fortuna
che
quando
ci
sono
dei
rinfreschi
in
casa
,
io
ho
la
precauzione
di
farmi
sempre
la
parte
prima
che
incomincino
!
13
dicembre
.
Stamattina
essendo
terminati
i
sei
giorni
di
sospensione
che
mi
aveva
dati
il
Prèside
per
quei
tre
versi
che
mettevano
in
ridicolo
il
professor
Muscolo
,
la
mamma
mi
ha
accompagnato
a
scuola
.
-
Ti
ci
accompagno
io
,
-
ha
detto
-
perché
se
ti
ci
accompagnasse
il
babbo
ha
giurato
che
ti
farebbe
trovar
davanti
all
'
uscio
di
scuola
senza
neppure
toccar
terra
...
-
Come
!
-
ho
detto
-
in
pallone
?
-
Ho
detto
così
,
ma
avevo
capito
benissimo
che
l
'
idea
era
di
accompagnarmi
a
furia
di
pedate
nel
medesimo
posto
...
Appena
arrivato
mi
è
toccato
naturalmente
di
sentire
una
gran
predica
del
Prèside
in
presenza
alla
mamma
che
sospirava
e
ripeteva
le
solite
frasi
che
dicono
i
genitori
in
queste
circostanze
:
-
Lei
ha
proprio
ragione
...
Sì
,
è
cattivo
...
Dovrebbe
esser
grato
,
invece
,
ai
professori
che
son
così
buoni
...
Ma
ora
ha
promesso
di
correggersi
...
Dio
voglia
che
la
lezione
gli
frutti
!
...
Staremo
a
vedere
...
Speriamo
bene
...
Io
ho
tenuto
sempre
la
testa
bassa
e
ho
detto
sempre
di
sì
;
ma
da
ultimo
mi
son
seccato
di
far
quella
figura
da
mammalucco
e
quando
il
Prèside
ha
detto
sgranando
gli
occhi
dietro
le
lenti
e
sbuffando
come
un
mantice
:
-
Vergogna
,
mettere
il
soprannome
ai
professori
che
si
sacrificano
per
voi
!
-
E
io
allora
che
dovrei
dire
?
-
ho
risposto
.
-
Tutti
mi
chiamano
Gian
Burrasca
!
-
Ti
chiamano
così
perché
sei
peggio
della
grandine
!
-
ha
esclamato
mia
madre
.
-
E
poi
tu
sei
un
ragazzo
!
-
ha
aggiunto
il
Prèside
.
La
sinfonia
è
sempre
questa
:
i
ragazzi
devono
portar
rispetto
a
tutti
,
ma
nessuno
è
obbligato
a
portar
rispetto
ai
ragazzi
...
E
questo
si
chiama
ragionare
;
e
con
questo
credono
di
persuaderci
e
di
correggerci
!
...
Basta
.
A
scuola
tutto
è
andato
bene
,
e
tutto
è
andato
bene
anche
a
casa
,
perché
la
mamma
ha
fatto
in
modo
,
anche
al
ritorno
,
di
non
farmi
incontrare
col
babbo
che
,
come
ho
detto
,
vuol
farmi
camminare
senza
toccar
la
terra
coi
piedi
.
Passando
dal
pianerottolo
ho
visto
un
gran
viavai
di
muratori
:
stanno
accomodando
la
gola
del
camino
del
salotto
da
ricevere
.
14
dicembre
.
Niente
di
nuovo
,
né
a
scuola
,
né
in
casa
.
Non
ho
ancora
rivisto
il
babbo
e
ormai
spero
che
quando
lo
rivedrò
gli
sarà
già
passato
ogni
cosa
.
#
Ah
,
stasera
purtroppo
,
giornalino
mio
,
l
'
ho
visto
e
l
'
ho
sentito
!
...
Scrivo
col
lapis
,
stando
disteso
sul
letto
...
perché
mi
sarebbe
impossibile
stare
a
sedere
dopo
avercene
prese
tante
!
Che
umiliazione
!
Che
avvilimento
!
...
Vorrei
scrivere
ancora
raccontando
la
causa
di
questa
nuova
bufera
che
mi
s
'
è
scaricata
sulle
spalle
...
anzi
,
per
essere
più
esatti
,
sotto
le
spalle
:
ma
non
posso
;
soffro
troppo
nel
morale
per
l
'
amore
proprio
che
è
stato
colpito
a
sangue
,
e
anche
nel
materiale
che
è
stato
purtroppo
anch
'
esso
colpito
a
sangue
senza
nessuna
pietà
.
15
dicembre
.
Sono
stato
a
scuola
:
e
rinunzio
a
dire
quel
che
ho
provato
nell
'
andare
,
nello
stare
e
nel
tornare
.
Scrivo
in
piedi
perché
...
mi
stanco
meno
.
Il
motivo
,
dunque
,
delle
busse
avute
ieri
è
da
ricercarsi
nella
manìa
che
ha
la
Caterina
di
occuparsi
sempre
delle
cose
che
non
la
riguardano
invece
di
pensare
alle
sue
faccende
.
E
si
sa
,
ormai
,
che
in
ultimo
,
chi
ci
va
di
mezzo
son
sempre
io
,
anche
se
si
tratta
di
antiche
sciocchezze
che
a
quest
'
ora
dovrebbero
essere
dimenticate
.
lersera
Caterina
cercando
non
so
che
in
un
armadio
,
pescò
un
paio
di
calzoni
miei
da
mezza
stagione
che
non
mi
ero
più
messo
da
quest
'
autunno
;
e
frugando
nelle
tasche
trovò
,
involtato
in
un
fazzoletto
,
un
orologio
d
'
oro
da
donna
ridotto
in
bricioli
.
Invece
di
lasciar
la
roba
dove
l
'
aveva
trovata
come
le
avrebbe
dovuto
suggerire
la
più
elementare
delicatezza
,
che
cosa
fece
la
Caterina
?
Andò
subito
dall
'
Ada
,
la
quale
andò
dalla
mamma
e
tanto
chiacchierarono
tutt
'
e
due
su
questa
faccenda
che
arrivò
il
babbo
e
volle
sapere
anche
lui
di
che
cosa
si
trattava
.
E
allora
vennero
tutti
da
me
per
le
spiegazioni
.
-
Non
è
niente
,
-
dissi
io
-
è
una
cosa
proprio
da
nulla
.
conto
neanche
di
parlarne
...
-
Ma
come
!
Un
orologio
d
'
oro
...
-
Sì
,
ma
è
inservibile
.
-
Sfido
!
È
ridotto
in
mille
bricioli
.
-
Appunto
.
Serviva
per
fare
certi
giochi
tra
noi
ragazzi
...
ma
è
passato
tanto
tempo
!
-
Meno
discorsi
!
-
disse
il
babbo
a
un
tratto
-
e
sentiamo
subito
di
che
si
tratta
.
-
Mi
è
toccato
naturalmente
a
raccontare
tutta
la
storia
del
gioco
di
prestigio
che
feci
tanto
tempo
fa
con
Fofo
e
con
Marinella
facendomi
dare
l
'
orologio
della
signora
Olga
che
pestai
nel
mortaio
e
che
sostituii
poi
con
quello
della
mamma
.
Appena
ebbi
finito
il
mio
racconto
fa
un
diluvio
di
esclamazioni
,
di
rimproveri
,
di
minacce
.
-
Come
!
-
gridava
la
mamma
.
-
Ah
!
Ora
capisco
!
Ora
si
spiega
tutto
!
La
signora
Olga
che
è
tanto
distratta
non
si
è
mai
accorta
della
sostituzione
...
-
Sicuro
!
proprio
così
!
-
urlava
Ada
.
-
E
noi
che
abbiam
creduto
a
un
caso
di
cleptomania
!
E
quel
che
è
peggio
lo
abbiam
fatto
credere
anche
a
suo
marito
!
Che
figura
!
..
-
Ma
tu
,
-
ripigliava
a
gridare
la
mamma
-
tu
,
sciagurato
,
perché
non
dicesti
niente
?
-
E
qui
le
aspettavo
.
-
Io
anzi
lo
volevo
dire
!
-
risposi
.
-
Mi
ricordo
benissimo
che
incominciai
a
dirvi
che
non
era
per
niente
un
caso
di
cleptomania
,
e
allora
saltaste
su
tutte
a
gridare
che
io
in
queste
cose
non
dovevo
metter
bocca
,
che
i
ragazzi
non
devono
impicciarsi
di
quel
che
dicono
i
grandi
,
che
non
posson
capire
l
'
importanza
delle
cose
...
e
via
dicendo
.
Io
stetti
zitto
per
obbedienza
.
-
E
la
nostra
ampolliera
d
'
argento
che
ritrovammo
poi
in
casa
della
signora
Olga
?
-
E
i
miei
fazzoletti
ricamati
?
-
Anche
questa
roba
la
portai
io
in
casa
della
signora
Olga
per
divertirmi
.
-
A
questo
punto
s
'
è
avanzato
verso
di
me
il
babbo
,
spalancando
gli
occhi
ed
esclamando
con
voce
minacciosa
:
-
Ah
tu
ti
diverti
così
?
Ora
ti
farò
vedere
come
mi
diverto
io
!
...
-
Ma
io
ho
incominciato
a
girare
intorno
alla
tavola
,
mentre
dicevo
le
mie
ragioni
:
-
Ma
è
colpa
mia
se
loro
s
'
eran
messe
in
testa
l
'
affare
della
cleptomania
?
-
Brutto
birbante
,
ora
l
'
hai
da
pagar
tutte
!
-
Ma
pensa
,
babbo
,
-
seguitavo
io
a
dire
piagnucolando
-
pensa
che
son
cose
passate
...
I
fuochi
li
misi
nella
gola
del
camino
quando
prese
marito
la
Luisa
...
L
'
affare
dell
'
orologio
è
dell
'
ottobre
...
Capirei
che
tu
mi
avessi
picchiato
allora
...
Ma
ora
no
,
ecco
,
ora
son
cose
passate
,
babbo
,
non
me
ne
ricordo
più
...
-
Qui
il
babbo
riuscì
ad
acciuffarmi
,
e
disse
con
accento
feroce
:
-
Ora
,
invece
,
io
te
ne
farò
ricordare
per
un
pezzo
!
-
E
infatti
...
mi
ha
lasciato
molti
segni
nel
taccuino
!
È
giusta
?
Se
è
giusta
mi
aspetto
un
giorno
o
l
'
altro
d
'
esser
picchiato
per
le
bizze
che
facevo
quando
ero
piccino
di
due
anni
!
...
16
dicembre
.
Oggi
ho
avuto
una
gran
soddisfazione
.
Era
stato
stabilito
che
appena
tornato
da
scuola
dovessi
andare
con
la
mamma
e
l
'
Ada
dalla
signora
Olga
a
confessare
quella
che
chiamano
la
mia
colpa
e
a
chieder
perdono
.
Infatti
siamo
andati
da
lei
,
e
io
,
tutto
confuso
,
ho
incominciato
subito
a
raccontarle
il
fatto
del
gioco
dì
prestigio
,
che
la
signora
Olga
ha
ascoltato
con
molta
curiosità
.
Poi
ha
detto
:
-
Ma
vedete
un
po
'
che
testa
ho
io
!
Ho
tenuto
per
tanto
tempo
un
orologio
che
non
è
mio
senza
neppure
accorgermene
!
-
Ed
è
corsa
a
pigliarlo
per
restituirlo
alla
mamma
che
diceva
:
-
Ma
le
pare
!
Ma
le
pare
!
-
Ecco
!
Questo
si
chiama
ragionare
!
Infatti
se
la
signora
Olga
si
fosse
accorta
subito
dell
'
orologio
,
tutto
si
sarebbe
spiegato
a
suo
tempo
.
È
colpa
mia
dunque
,
se
la
signora
Olga
è
tanto
distratta
?
Ma
il
più
bello
è
stato
quando
la
mamma
e
l
'
Ada
hanno
dovuto
raccontare
la
faccenda
della
cleptomania
.
Via
via
che
procedeva
il
racconto
,
la
signora
Olga
si
interessava
divertendosi
come
se
si
fosse
trattato
di
un
'
altra
persona
invece
che
di
lei
,
e
da
ultimo
dette
in
una
solenne
risata
,
agitandosi
sul
canapè
esclamando
:
-
Ah
bella
!
Ah
bellissima
!
Come
!
Mi
hanno
fatto
prendere
anche
delle
medicine
per
guarire
della
cleptomania
?
Ah
!
Ma
questo
è
un
episodio
graziosissimo
,
degno
di
un
romanzo
!
...
E
tu
,
birichino
,
ti
ci
divertivi
,
eh
?
Chi
sa
quanto
hai
riso
!
...
Sfido
!
mi
ci
sarei
divertita
anche
io
!
...
-
E
mi
ha
acchiappato
per
la
testa
e
mi
ha
coperto
di
baci
.
Come
è
buona
la
signora
Olga
!
Come
si
capisce
subito
che
è
una
donna
piena
di
cuore
e
piena
d
'
ingegno
,
senza
tutte
le
esagerazioni
che
hanno
le
altre
donne
!
La
mamma
e
l
'
Ada
son
rimaste
molto
confuse
perché
si
aspettavano
,
invece
,
chi
sa
che
scena
!
Ma
quando
siamo
venuti
via
non
ho
potuto
far
a
meno
di
dir
loro
:
-
Imparate
dalla
signora
Olga
come
si
devono
trattare
i
ragazzi
!
...
-
E
mi
son
grattato
dove
mi
duole
tanto
a
camminare
.
17
dicembre
.
Oggi
a
scuola
ho
avuto
che
dire
con
Cecchino
Bellucci
per
causa
di
Virginia
.
-
È
vero
-
mi
ha
detto
il
Bellucci
-
che
tua
sorella
ha
sposato
quell
'
arruffapopoli
dell
'
avvocato
Maralli
?
-
È
vero
-
gli
ho
risposto
-
ma
il
Maralli
non
è
quello
che
dici
tu
:
invece
è
un
uomo
d
'
ingegno
,
e
presto
sarà
deputato
.
-
Deputato
?
Bum
!
...
-
E
il
Bellucci
si
è
coperto
la
bocca
,
soffocando
una
risata
.
Io
,
naturalmente
,
ho
incominciato
a
riscaldarmi
.
-
C
'
è
poco
da
ridere
!
-
gli
ho
detto
scotendolo
per
un
braccio
.
-
Ma
non
sai
-
ha
ripreso
lui
-
che
per
fare
il
deputato
ci
vogliono
dimolti
,
ma
dimolti
quattrini
?
Sai
chi
sarà
deputato
?
Mio
zio
Gaspero
:
ma
lui
è
commendatore
e
il
Maralli
no
;
lui
è
stato
sindaco
e
il
Maralli
no
;
lui
è
amico
di
tutte
le
persone
più
altolocate
e
il
Maralli
no
;
lui
ha
l
'
automobile
e
il
Maralli
no
...
-
Che
c
'
entra
l
'
automobile
!
-
gli
ho
detto
.
-
C
'
entra
,
perché
con
l
'
automobile
mio
zio
Gaspero
può
andare
in
tutti
i
paesi
di
campagna
e
anche
in
cima
ai
monti
a
fare
i
discorsi
,
mentre
il
Maralli
,
se
ci
vuole
andare
,
bisogna
che
ci
vada
a
piedi
...
-
Nel
paesi
di
campagna
?
Il
mio
cognato
,
per
una
certa
regola
tua
,
è
il
capo
di
tutti
gli
operai
e
di
tutti
i
contadini
,
e
se
il
tuo
zio
va
in
campagna
anche
con
l
'
automobile
ci
troverà
delle
brave
bastonale
!
-
Bum
!
A
parole
!
-
C
'
è
poco
da
far
bum
...
-
Bum
!
-
Smetti
di
fare
bum
,
t
'
ho
detto
.
-
Bum
!
bum
!
-
Quando
poi
s
'
esce
di
scuola
,
te
lo
dò
io
il
bum
!
-
Lui
s
'
è
chetato
perché
sa
,
come
sanno
tutti
,
che
Giannino
Stoppani
riffe
non
se
ne
lascia
far
da
nessuno
.
Difatti
dopo
scuola
l
'
ho
raggiunto
alla
porta
d
'
uscita
dicendogli
:
-
Ora
facciamo
i
conti
fra
noi
!
-
Ma
lui
ha
affrettato
il
passo
e
,
appena
fuori
,
è
montato
sull
'
automobile
di
suo
zio
che
lo
aspettava
e
s
'
è
messo
a
suonar
la
tromba
tra
l
'
ammirazione
di
tutti
i
nostri
compagni
,
mentre
lo
scioffèr
girava
il
manubrio
e
via
di
gran
corsa
...
Non
importa
.
Gliele
darò
domani
!
23
dicembre
.
È
quasi
una
settimana
che
non
scrivo
in
questo
mio
caro
giornalino
.
Sfido
!
Come
avrei
potuto
farlo
con
la
clavicola
spostata
e
il
braccio
sinistro
ingessato
?
Ma
oggi
finalmente
il
dottore
mi
ha
tolto
l
'
apparecchio
,
e
alla
meglio
posso
descrivere
qui
,
dove
confido
tutti
i
miei
pensieri
e
tutti
i
casi
della
mia
vita
,
la
tremenda
avventura
che
mi
successe
il
18
dicembre
-
data
memorabile
per
me
perché
fu
un
vero
miracolo
che
non
segnasse
l
'
ultimo
giorno
della
mia
vita
.
Quella
mattina
,
dunque
,
appena
Cecchino
Bellucci
venne
a
sedermi
accanto
in
scuola
,
lo
trattai
di
vigliacco
perché
era
scappato
in
automobile
per
paura
della
lezione
che
gli
avevo
promesso
.
Lui
allora
mi
spiegò
che
in
questi
giorni
essendo
i
suoi
genitori
a
Napoli
per
la
malattia
di
suo
nonno
,
che
sarebbe
il
babbo
della
sua
mamma
,
era
stato
accolto
in
casa
del
suo
zio
Gaspero
il
quale
lo
mandava
a
prendere
a
scuola
tutti
i
giorni
con
l
'
automobile
per
lo
scioffèr
,
e
che
perciò
non
poteva
trovarsi
a
solo
a
solo
con
me
,
almeno
per
un
certo
tempo
.
Dietro
queste
spiegazioni
mi
calmai
,
e
ci
mettemmo
a
discorrere
dell
'
automobile
che
è
una
cosa
che
mi
interessa
assai
;
e
il
Bellucci
mi
spiegò
tutto
il
meccanismo
,
dicendomi
che
lui
lo
conosce
benissimo
e
ci
sa
andare
anche
solo
e
ci
è
andato
più
d
'
una
volta
,
perché
basta
saper
girare
il
manubrio
e
stare
attenti
alle
voltate
,
anche
un
ragazzo
lo
sa
manovrare
.
Io
veramente
ci
credevo
poco
,
perché
mi
pareva
impossibile
che
lasciassero
l
'
automobile
nelle
mani
a
un
ragazzetto
come
Cecchino
Bellucci
.
E
siccome
glielo
dissi
,
lui
per
punto
d
'
impegno
mi
propose
una
scommessa
.
-
Senti
,
-
mi
disse
-
lo
scioffèr
oggi
deve
fermarsi
alla
Banca
d
'
Italia
per
sbrigare
una
commissione
che
gli
ha
dato
lo
zio
Gaspero
,
e
io
rimarrò
solo
sull
'
automobile
.
Tu
cerca
il
modo
di
uscir
prima
dalla
scuola
,
e
fatti
trovare
sul
portone
della
Banca
;
mentre
lo
scioffèr
si
tratterrà
dentro
tu
monterai
sull
'
automobile
e
io
ti
farò
fare
un
giretto
intorno
alla
piazza
,
e
così
vedrai
se
son
capace
o
no
.
Va
bene
?
-
Benone
!
-
E
si
scommise
dieci
pennini
nuovi
e
un
lapis
rosso
e
turchino
.
Detto
fatto
,
una
mezz
'
oretta
prima
dell
'
uscita
cominciai
a
dimenarmi
sulla
panca
,
finché
il
professor
Muscolo
mi
disse
:
-
Tutti
fermi
!
Che
cos
'
ha
lo
Stoppani
che
si
divincola
come
un
serpente
?
Tutti
zitti
!
-
Mi
dòle
il
corpo
,
-
risposi
.
-
Non
ne
posso
più
...
-
Allora
vada
a
casa
...
tanto
c
'
è
poco
all
'
uscita
.
-
E
io
,
come
s
'
era
stabilito
con
Cecchino
,
uscii
e
andai
difilato
alla
Banca
d
'
Italia
,
dove
aspettai
fuori
del
portone
.
Poco
dopo
eccoti
l
'
automobile
del
Bellucci
.
Lo
scioffèr
discese
,
e
quando
fu
entrato
nella
Banca
,
a
un
cenno
di
Cecchino
,
montai
su
e
mi
misi
a
sedere
accanto
a
lui
.
-
Ora
vedrai
se
so
mandarla
anche
da
me
,
-
mi
disse
.
-
Tieni
intanto
la
tromba
,
e
suona
...
-
Sì
chinò
dicendo
:
-
Vedi
?
Per
andare
,
basta
girar
questo
...
-
E
girò
il
manubrio
.
L
'
automobile
fece
:
putupum
!
due
o
tre
volte
,
e
via
di
gran
carriera
.
Io
lì
per
lì
mi
divertii
molto
e
mi
misi
a
sonar
la
tromba
a
tutt
'
andare
ed
era
un
ridere
a
veder
tutta
la
gente
sgambettar
di
qua
e
di
là
per
scansarsi
,
guardandoci
spaventata
.
Ma
fu
un
attimo
;
capii
subito
che
Cecchino
non
sapeva
regolar
l
'
automobile
in
nessuna
maniera
,
né
frenarla
,
né
fermarla
.
-
Suona
,
suona
!
-
mi
diceva
,
come
se
il
sonare
la
tromba
potesse
influire
sul
meccanismo
.
Si
usci
dalla
città
come
una
palla
di
schioppo
,
e
via
per
la
campagna
con
una
velocità
vertiginosa
,
tanto
che
non
si
respirava
.
Cecchino
a
un
tratto
lasciò
il
manubrio
e
si
abbandonò
sul
sedile
,
bianco
come
un
cencio
lavato
.
Dio
mio
,
che
momento
!
Solamente
a
ripensarci
,
mi
sento
rizzare
i
capelli
sulla
testa
.
Fortunatamente
la
strada
era
larga
e
diritta
,
e
io
vedevo
come
in
sogno
sfuggirmi
dinanzi
agli
occhi
la
campagna
intorno
.
Di
questa
visione
mi
è
rimasta
un
'
impressione
così
viva
,
che
posso
qui
riprodurla
come
in
una
istantanea
.
Ricordo
benissimo
che
un
contadino
che
badava
ai
buoi
,
vedendoci
passare
come
una
saetta
,
urlò
con
una
voce
formidabile
che
arrivò
a
coprire
il
rumore
dell
'
automobile
:
-
L
'
osso
del
collo
!
...
-
Il
mal
augurio
si
avverò
anche
troppo
presto
,
e
se
non
ci
si
ruppe
proprio
l
'
osso
del
collo
,
andaron
rotte
altre
ossa
non
meno
utili
.
Io
ricordo
appena
che
a
un
certo
punto
vidi
dinanzi
a
me
sorgere
a
un
tratto
dalla
terra
come
un
grande
fantasma
bianco
che
si
riversasse
sull
'
automobile
...
e
poi
più
nulla
.
Dopo
ho
saputo
che
a
una
svoltata
della
strada
eravamo
andati
contro
una
casa
,
che
la
violenza
dell
'
urto
era
stata
tale
,
che
io
e
Cecchino
avevamo
fatto
un
volo
per
aria
di
una
trentina
di
metri
e
che
nella
disgrazia
avevamo
avuto
la
fortuna
di
cascare
dentro
una
macchia
che
ci
servì
come
di
una
molla
,
attutendo
il
colpo
della
caduta
,
in
modo
che
non
fu
-
come
poteva
essere
-
mortale
.
Dice
che
dopo
mezz
'
ora
del
disastro
arrivò
lo
scioffèr
del
Bellucci
con
un
'
altra
automobile
,
che
era
corso
a
prendere
a
nolo
appena
si
era
accorto
della
nostra
fuga
,
e
ci
trasportò
tutti
e
due
all
'
ospedale
dove
a
Cecchino
ingessarono
la
gamba
destra
e
a
me
il
braccio
sinistro
.
Io
non
mi
potevo
muovere
,
e
dovettero
accompagnarmi
a
casa
in
lettiga
.
Certo
è
stato
un
brutto
azzardo
,
e
i
miei
poveri
genitori
e
Ada
hanno
provato
un
gran
dispiacere
;
ma
però
è
stata
anche
una
bella
soddisfazione
per
me
il
raccontare
a
tutti
quelli
che
son
venuti
a
farmi
visita
questa
mia
avventura
:
descrivendo
la
nostra
corsa
vertiginosa
che
faceva
ripetere
a
ciascuno
:
-
È
stata
una
vera
e
propria
corsa
alla
morte
,
come
quella
di
Parigi
!
E
oltre
a
questo
,
ho
la
soddisfazione
di
aver
vinto
a
quello
sballone
di
Cecchino
Bellucci
dieci
pennini
nuovi
e
un
lapis
rosso
e
turchino
che
,
appena
saremo
guariti
,
mi
dovrà
dare
,
se
non
vuole
che
gli
dia
quella
famosa
lezione
che
deve
avere
per
i
suoi
bum
contro
mio
cognato
!
24
dicembre
.
Il
dottore
ha
detto
che
il
braccio
ritornerà
certo
come
prima
,
ma
intanto
io
non
posso
moverlo
.
Luisa
,
alla
quale
il
babbo
aveva
scritto
di
questa
mia
malattia
,
ha
risposto
proponendo
di
mandarmi
da
lei
a
Roma
dove
il
dottor
Collalto
dice
che
c
'
è
un
suo
amico
specialista
che
mi
farebbe
la
cura
elettrica
e
il
massaggio
sicché
potrei
trattenermi
da
loro
durante
le
vacanze
di
Natale
e
poi
ritornare
a
casa
guarito
.
Io
ho
incominciato
a
urlare
dalla
contentezza
,
e
avrei
anche
battuto
le
mani
se
mi
riuscisse
d
'
alzare
il
braccio
.
-
Però
-
ha
detto
il
babbo
-
con
che
coraggio
ti
si
può
mandar
fuori
di
casa
?
-
Io
starei
sempre
in
pensiero
di
qualche
disgrazia
-
ha
aggiunto
la
mamma
.
L
'
Ada
ha
messo
la
nota
finale
:
-
Bisogna
proprio
dire
che
il
Collalto
sia
un
buon
uomo
a
invitarti
a
casa
sua
dopo
il
bel
regalo
di
nozze
che
gli
facesti
...
-
Io
son
rimasto
così
avvilito
da
questo
plebiscito
,
che
la
mamma
s
'
è
mossa
a
compassione
e
ci
ha
messo
subito
una
buona
parola
:
-
Se
almeno
,
dopo
tanti
guai
,
promettesse
proprio
sul
serio
d
'
esser
buono
d
'
esser
gentile
col
dottor
Collalto
...
-
Sì
lo
prometto
!
-
ho
gridato
con
quello
slancio
e
quell
'
entusiasmo
che
metto
sempre
nelle
mie
promesse
.
E
così
,
dopo
un
po
'
dì
discussione
,
è
stato
stabilito
che
per
Santo
Stefano
il
babbo
mi
accompagnerà
a
Roma
.
Io
sono
felice
e
benedico
il
momento
in
cui
mi
son
rovinato
il
braccio
.
Andare
a
Roma
è
un
mio
antico
sogno
,
e
non
mi
par
vero
di
vedere
il
Re
,
il
Papa
,
gli
Svizzeri
e
tutti
i
monumenti
antichi
che
ci
sono
.
Quello
poi
che
mi
solletica
più
di
tutto
è
l
'
idea
di
far
la
cura
elettrica
,
solamente
a
pensarci
mi
par
di
sentirmi
dentro
il
corpo
una
batteria
di
pile
e
non
posso
star
fermo
.
Viva
Roma
capitale
!
#
In
questo
momento
ho
saputo
che
Cecchino
Bellucci
sta
male
.
Pare
che
sia
proprio
un
affare
serio
,
e
che
sia
difficile
che
la
gamba
gli
ritorni
come
prima
.
Povero
Cecchino
!
Ecco
a
che
cosa
si
può
andare
incontro
quando
ci
si
vanta
di
saper
fare
una
cosa
,
mentre
invece
non
se
ne
sa
niente
!
Però
mi
dispiace
molto
di
questa
cosa
perché
il
Bellucci
con
tutti
i
suoi
difetti
è
un
buon
ragazzo
.
25
dicembre
.
Io
preferisco
a
tutti
gli
altri
mesi
dell
'
anno
quello
di
dicembre
,
perché
c
'
è
il
Natale
e
Caterina
fa
sempre
due
bei
budini
,
uno
di
riso
e
uno
di
semolino
perché
alla
mamma
piace
quello
di
semolino
e
quello
di
riso
non
lo
può
soffrire
,
e
il
babbo
va
matto
per
quello
di
riso
mentre
quello
di
semolino
l
'
ha
a
noia
come
il
fumo
agli
occhi
;
io
,
invece
,
li
preferisco
tutti
e
due
,
e
siccome
anche
il
dottore
dice
che
tra
i
dolci
i
budini
sono
i
più
igienici
,
così
ne
mangio
quanto
mi
pare
e
nessuno
mi
dice
nulla
.
26
dicembre
.
Parto
per
Roma
fra
due
ore
.
C
'
è
una
grande
novità
;
il
babbo
non
viene
ad
accompagnarmi
,
ma
mi
affida
invece
al
signor
Clodoveo
Tyrynnanzy
,
suo
intimo
amico
che
viene
appunto
nella
capitale
per
affari
,
e
che
mi
consegnerà
al
dottor
Collalto
,
-
nelle
sue
proprie
mani
medesime
-
come
ha
detto
lui
.
Che
tipo
buffo
è
il
signor
Clodoveo
!
Prima
di
tutto
vuol
far
sempre
il
forestiero
,
e
s
'
è
cambiato
gli
i
del
suo
cognome
,
che
sarebbe
Tirinnanzi
,
in
tanti
ipsilonni
facendone
un
Tyrynnanzy
,
perché
dice
che
nel
suo
commercio
,
rappresentando
le
principali
fabbriche
d
'
inchiostri
dell
'
Inghilterra
,
gli
giova
presentarsi
ai
clienti
con
tre
ipsilonni
...
E
poi
è
un
tombolotto
grosso
e
grasso
con
un
faccione
largo
contornato
da
due
cespugli
rossi
di
fedine
e
con
un
nasino
più
rosso
che
mai
e
tondo
tondo
nel
mezzo
,
che
pare
proprio
un
di
que
'
pomodorini
piccoli
ma
tutto
sugo
.
-
Bada
!
-
gli
ha
detto
il
babbo
-
ti
prendi
una
bella
responsabilità
,
perché
Giannino
è
un
ragazzaccio
capace
di
tutto
...
-
Eh
!
-
ha
risposto
il
signor
Clodoveo
-
ma
non
sarà
capace
di
scuotere
la
mia
flemma
inglese
garantita
come
i
miei
inchiostri
...
Se
non
è
buono
gli
tingo
la
faccia
e
lo
mando
in
una
colonia
indiana
!
...
-
Marameo
!
-
ho
detto
fra
me
,
e
son
salito
a
prepararmi
la
valigia
con
Caterina
,
perché
da
me
solo
,
col
braccio
malato
,
non
posso
.
Ho
messo
tutto
quel
che
mi
può
occorrere
a
Roma
:
le
tinte
,
la
palla
di
gomma
coi
tamburelli
,
la
pistola
col
bersaglio
,
e
ora
metterò
anche
te
,
mio
caro
giornalino
,
che
mi
accompagni
in
tutte
le
vicende
della
mia
vita
...
A
rivederci
dunque
a
Roma
!
27
dicembre
.
Giornalino
mio
,
ti
riprendo
subito
,
appena
arrivato
a
Roma
,
perché
ho
,
da
narrare
nelle
tue
pagine
tutte
le
mie
avventure
di
viaggio
che
non
sono
piccole
né
poche
.
Ieri
,
poco
dopo
che
si
fu
partiti
,
il
signor
Clodoveo
si
mise
a
porre
in
ordine
la
sua
roba
esclamando
:
-
Meno
male
!
Siamo
noi
due
soli
...
e
speriamo
che
si
rimanga
così
fino
a
Roma
.
Vedi
,
ragazzo
mio
?
Questa
è
la
mia
cassetta
coi
miei
campionari
...
Guarda
qui
quante
boccette
e
boccettine
,
e
che
varietà
d
'
inchiostri
!
...
Ne
avresti
da
scrivere
per
tutta
la
vita
!
...
Questo
è
inchiostro
per
penne
stilografiche
...
Questo
qui
è
inchiostro
per
i
ministeri
dei
quali
ho
la
fornitura
...
e
su
questi
ci
guadagniamo
bene
,
sai
?
Vedi
?
E
bisogna
che
io
sappia
fino
a
un
puntino
i
prezzi
di
tutti
,
e
la
qualità
chimica
...
Ci
vuol
la
testa
a
posto
,
sai
,
per
il
commercio
!
-
Io
da
principio
mi
son
divertito
molto
a
veder
tutte
quelle
boccette
ma
poi
il
signor
Clodoveo
ha
avuto
un
'
ispirazione
infernale
e
mi
ha
detto
:
-
Ora
sta
'
attento
a
tutte
le
principali
stazioni
dove
si
ferma
il
treno
,
e
guarda
dal
finestrino
;
io
ti
spiegherò
l
'
importanza
dì
tutte
le
città
e
te
le
farò
conoscere
meglio
che
la
geografia
,
perché
io
ho
la
pratica
commerciale
e
questa
fa
più
dì
tutti
i
libri
...
-
E
infatti
via
via
che
si
arrivava
a
una
stazione
il
signor
Clodoveo
si
affannava
a
far
la
sua
brava
lezione
peggio
del
professor
Muscolo
,
finché
a
forza
di
sentire
spiegazioni
mi
sono
addormentato
profondamente
.
Quando
mi
sono
destato
ho
visto
nel
divano
difaccia
il
signor
Clodoveo
che
dormiva
,
russando
come
un
contrabbasso
.
Mi
sono
affacciato
al
finestrino
e
mi
son
messo
a
guardar
la
campagna
;
ma
poi
mi
son
seccato
e
non
sapevo
che
cosa
fare
...
Ho
aperto
la
valigia
,
ho
riguardato
tutti
i
miei
balocchi
...
Ma
ormai
li
conoscevo
da
un
pezzo
,
e
non
bastavano
a
farmi
passar
la
noia
da
dosso
...
Allora
ho
tirato
giù
la
cassetta
dei
campionari
del
signor
Clodoveo
e
mi
son
divertito
a
riguardar
tutte
quelle
boccette
coi
cartellini
di
tutti
i
colori
.
In
quel
momento
il
treno
si
era
fermato
,
e
dal
finestrino
ho
visto
che
un
altro
treno
era
fermo
di
faccia
a
noi
,
per
lo
scambio
,
a
pochissima
distanza
,
tanto
che
,
spenzolandomi
fuori
,
forse
avrei
potuto
toccare
la
faccia
dei
viaggiatori
che
vi
stavano
affacciati
...
È
stato
allora
che
m
'
è
venuta
un
'
idea
terribile
.
-
Se
avessi
uno
schizzetto
!
-
ho
pensato
.
Mentre
pensavo
a
questo
,
lo
sguardo
si
è
fermato
sulla
palla
di
gomma
che
era
nella
mia
valigia
rimasta
aperta
,
e
allora
ho
detto
fra
me
:
-
E
perché
non
potrei
fabbricarmelo
?
-
E
cavato
di
tasca
il
temperino
ho
fatto
un
buco
nella
palla
;
poi
ho
preso
tre
bottigliette
d
'
inchiostro
dalla
cassetta
del
signor
Clodoveo
,
e
sono
andato
nella
ritirata
,
dove
,
stappate
le
boccette
,
ho
versato
il
contenuto
nella
catinella
allungandolo
con
l
'
acqua
.
Fatto
questo
ho
sgonfiato
la
palla
,
e
immersala
nella
catinella
l
'
ho
riempita
...
Quando
son
tornato
nello
scompartimento
il
treno
di
faccia
si
moveva
e
i
viaggiatori
eran
tutti
affacciati
...
Non
ho
fatto
altro
che
sporgere
un
po
'
le
braccia
fuori
del
mio
finestrino
e
stringere
gradatamente
la
palla
tra
le
mani
,
col
foro
rivolto
in
avanti
...
Ah
,
che
emozione
!
Che
effetto
!
Che
divertimento
!
...
Campassi
mill
'
anni
non
riderò
mai
quanto
ho
riso
in
quel
momento
nel
vedere
tutti
quei
visi
affacciati
,
che
da
principio
avevano
una
grande
espressione
di
stupore
e
poi
subito
di
rabbia
,
spenzolarsi
fuori
in
mezzo
alle
braccia
che
mi
tendevano
i
pugni
chiusi
,
mentre
il
treno
si
allontanava
...
Mi
ricordo
perfettamente
di
uno
che
ebbe
uno
schizzo
d
'
inchiostro
in
un
occhio
,
e
che
pareva
diventato
pazzo
e
ruggiva
come
una
tigre
...
Se
lo
incontrassi
lo
riconoscerei
...
ma
forse
è
meglio
che
non
lo
incontri
più
!
Il
signor
Clodoveo
intanto
seguitava
a
dormire
come
un
ghiro
,
sicché
io
ebbi
il
tempo
di
rimettere
a
posto
la
sua
cassetta
dei
campionari
in
modo
che
non
potesse
accorgersi
di
niente
.
E
tutto
sarebbe
andato
a
finir
bene
ed
egli
non
avrebbe
avuto
di
che
lamentarsi
di
me
,
se
più
tardi
non
mi
fosse
venuta
un
'
altra
idea
peggiore
della
prima
,
perché
questa
ha
avuto
delle
serie
conseguenze
.
Ricominciavo
a
seccarmi
di
veder
sempre
il
signor
Tyrynnanzy
sdraiato
sul
divano
e
di
sentirlo
stronfiare
,
quando
disgraziatamente
mi
dètte
nell
'
occhio
il
manubrio
del
segnale
d
'
allarme
che
pendeva
da
una
cassettina
sospesa
nel
soffitto
dello
scompartimento
.
Bisogna
sapere
che
qualche
altra
volta
mi
aveva
dato
nell
'
occhio
quel
gingillo
,
e
che
sempre
avevo
provato
una
grande
tentazione
di
vedere
che
cosa
succede
in
un
treno
quando
si
dà
l
'
allarme
.
Questa
volta
non
seppi
resistere
:
montai
sul
divano
,
infilai
la
mano
nel
manubrio
,
e
tirai
giù
con
quanta
forza
avevo
.
Il
treno
si
fermò
quasi
istantaneamente
.
Allora
aiutandomi
alla
meglio
col
braccio
malato
mi
riuscì
d
'
arrampicarmi
sulla
rete
dove
si
metton
le
valige
e
mi
ci
accovacciai
,
stando
a
vedere
che
cosa
sarebbe
accaduto
.
Immediatamente
si
aprirono
tutti
e
due
gli
sportelli
dello
scompartimento
e
cinque
o
sei
impiegati
vi
entrarono
dentro
,
fermandosi
dinanzi
al
signor
Clodoveo
che
seguitava
a
dormire
;
e
uno
scotendolo
disse
:
-
Ah
!
forse
gli
è
venuto
un
accidente
!
-
Il
signor
Tyrynnanzy
si
svegliò
di
soprassalto
,
esclamando
:
-
Che
vi
pigli
!
...
-
E
allora
vennero
le
spiegazioni
:
-
Lei
ha
dato
il
segnale
d
'
allarme
!
-
Io
?
Niente
affatto
!
...
-
Eppure
è
stato
dato
da
questo
scompartimento
!
-
Ah
!
È
Giannino
!
...
Il
ragazzo
!
...
Dov
'
è
il
ragazzo
!
...
-
esclamò
a
un
tratto
come
fuori
di
sé
il
signor
Clodoveo
.
Ah
!
Forse
qualche
disgrazia
!
Dio
mio
!
Il
figlio
di
un
mio
amico
che
mi
era
stato
affidato
!
...
-
Mi
cercarono
nella
ritirata
;
guardarono
sotto
i
divani
;
finalmente
un
impiegato
mi
scoprì
accucciato
tra
due
valige
sulla
rete
,
ed
esclamò
:
-
Eccolo
lassù
!
...
-
Disgraziato
!
...
-
gridò
il
signor
Clodoveo
.
-
Tu
hai
dato
il
segnale
d
'
allarme
?
...
Che
hai
fatto
?
...
-
Ohi
!
...
-
risposi
con
voce
piagnucolosa
,
perché
ora
capivo
tutto
il
male
fatto
-
mi
doleva
tanto
il
braccio
malato
...
-
Ah
!
E
per
questo
ti
sei
arrampicato
costassù
?
-
Intanto
due
impiegati
mi
avevano
preso
di
peso
e
mi
avevano
tirato
giù
,
mentre
gli
altri
eran
corsi
via
a
far
ripartire
il
treno
.
-
Lei
sa
che
c
'
è
la
multa
!
-
dissero
gl
'
impiegati
rimasti
.
-
Lo
so
:
ma
la
pagherà
il
padre
di
questo
signorino
!
-
rispose
il
signor
Clodoveo
,
guardandomi
come
se
mi
avesse
voluto
incenerire
.
-
Intanto
,
però
,
bisogna
che
paghi
lei
...
-
Ma
se
io
dormivo
!
-
Appunto
:
dal
momento
che
le
era
stato
affidato
il
ragazzo
doveva
vigilarlo
...
-
Sicuro
!
-
esclamai
io
tutto
contento
,
guardando
l
'
impiegato
che
dava
prova
di
tanto
senso
comune
.
-
La
colpa
è
del
signor
Clodoveo
...
Ha
dormito
per
tutto
il
viaggio
!
...
-
Il
signor
Tyrynnanzy
fece
l
'
atto
come
di
strozzarmi
,
ma
non
disse
niente
.
È
stato
fatto
il
verbale
di
contravvenzione
,
e
il
signor
Clodoveo
ha
dovuto
pagar
la
multa
.
Rimasti
soli
,
ha
durato
un
pezzo
a
dirmi
delle
impertinenze
;
e
il
peggio
è
stato
quando
,
essendosi
egli
ritirato
nella
ritirata
,
è
riuscito
fuori
e
,
dopo
aver
dato
un
'
occhiata
nella
sua
cassetta
dei
campionari
,
s
'
è
accorto
delle
boccette
che
mancavano
.
-
Che
hai
fatto
dei
miei
campioni
d
'
inchiostro
,
assassino
!
...
-
ha
gridato
.
-
Ho
scritto
una
lettera
ai
miei
propri
genitori
!
-
ho
risposto
tremando
.
-
Come
una
lettera
!
...
Qui
mancano
tre
bottigliette
!
...
-
Ne
avrò
scritte
tre
...
ora
non
mi
ricordo
!
...
-
Ma
tu
sei
peggio
di
Tiburzi
!
...
Come
fa
la
tua
povera
famiglia
a
sopportare
una
canaglia
come
te
?
...
-
E
così
ha
seguitato
a
dirmi
parolacce
finché
non
siamo
arrivati
a
Roma
.
Bel
modo
,
questo
,
di
accompagnare
un
ragazzo
affidato
da
un
amico
!
...
Ma
io
ho
avuto
prudenza
e
non
gli
ho
risposto
mai
niente
,
meno
che
quando
mi
ha
consegnato
al
mio
cognato
Collalto
,
al
quale
ha
detto
:
-
Tenga
:
glielo
consegno
intatto
...
ma
in
parola
d
'
onore
darei
dieci
anni
di
vita
piuttosto
che
essere
nei
piedi
di
lei
che
è
costretto
,
povero
signore
,
a
tenerlo
per
diversi
giorni
!
...
Dio
gliela
mandi
buona
!
...
Hanno
ragione
a
chiamarlo
Gian
Burrasca
!
-
Allora
non
ne
ho
potuto
più
,
e
gli
ho
risposto
:
-
Con
codesti
piedoni
che
ha
lei
,
invece
,
dovrebbe
ringraziare
Iddio
se
potesse
essere
nei
piedi
di
chiunque
altro
!
E
in
quanto
a
Gian
Burrasca
è
meglio
farsi
chiamar
così
che
farsi
chiamare
con
tre
ipsilonni
come
fa
lei
che
è
proprio
una
ridicolaggine
!
-
Il
dottor
Collalto
mi
ha
fatto
cenno
di
stare
zitto
;
e
mentre
mia
sorella
mi
faceva
passare
in
un
'
altra
stanza
,
ho
sentito
che
egli
diceva
sospirando
:
-
Si
comincia
bene
!
-
28
dicembre
.
Il
mio
braccio
è
molto
peggiorato
a
causa
dello
sforzo
fatto
ieri
per
salire
nella
rete
del
compartimento
.
Il
Collalto
mi
ha
portato
stamani
da
quel
suo
amico
che
fa
le
cure
elettriche
,
e
che
si
chiama
il
professor
Perussi
il
quale
,
dopo
avermi
visitato
,
mi
ha
detto
:
-
Ci
vorrà
una
diecina
di
giorni
e
anche
più
...
-
Meglio
!
-
ho
detto
io
.
-
O
che
hai
piacer
a
star
male
?
-
ha
esclamato
il
professore
sorpreso
.
-
No
,
ma
mi
piace
tanto
di
stare
a
Roma
,
e
poi
a
far
la
cura
elettrica
con
tutte
quelle
macchine
deve
essere
molto
divertente
...
-
Il
professor
Perussi
ha
incominciato
subito
a
farmi
il
massaggio
elettrico
applicandomi
la
corrente
con
una
macchina
motto
complicata
che
mi
faceva
come
un
gran
formicolìo
in
tutto
il
braccio
,
mentre
io
ridevo
a
più
non
posso
.
-
Questa
-
ho
detto
-
è
la
macchina
per
fare
il
solletico
...
Ci
vorrebbe
per
il
signor
Tyrynnanzy
che
,
dopo
l
'
affare
del
segnale
d
'
allarme
,
è
diventato
così
serio
!
-
Vergognati
!
-
ha
detto
il
Collalto
;
ma
l
'
ha
detto
ridendo
.
#
Mia
sorella
Luisa
mi
ha
fatto
grandi
raccomandazioni
di
star
buono
e
quieto
in
questi
giorni
che
rimarrò
presso
di
lei
,
perché
prima
di
tutto
la
sora
Matilde
che
è
sua
cognata
,
ossia
la
sorella
di
Collalto
,
è
una
ragazza
invecchiata
ed
è
molto
ordinata
nelle
sue
cose
e
anche
un
po
'
meticolosa
,
e
poi
perché
il
dottor
Collalto
è
specialista
per
le
malattie
del
naso
,
della
gola
e
degli
orecchi
,
come
è
scritto
nel
cartellino
sull
'
uscio
di
casa
,
e
dà
le
consultazioni
tutti
i
giorni
,
motivo
per
cui
non
bisogna
far
rumore
a
causa
dei
clienti
che
vengono
a
farsi
visitare
.
-
Del
resto
-
ha
detto
-
tu
anderai
molto
fuori
,
a
veder
Roma
,
e
ti
accompagnerà
il
cavalier
Metello
che
la
conosce
sasso
per
sasso
.
-
29
dicembre
.
Ieri
sono
stato
a
girare
col
cavalier
Metello
che
è
un
signore
amico
dì
Collalto
,
molto
istruito
e
che
sa
la
storia
d
'
ogni
monumento
dall
'
a
alla
zeta
.
Mi
ha
portato
a
vedere
il
Colosseo
che
anticamente
era
un
anfiteatro
dove
facevano
i
combattimenti
degli
schiavi
con
le
bestie
feroci
,
e
le
matrone
si
divertivano
a
veder
mangiare
i
cristiani
vivi
.
Com
'
è
bella
Roma
per
uno
che
abbia
passione
per
la
storia
!
E
che
grande
varietà
di
paste
al
caffè
Aragno
,
dove
sono
stato
iersera
con
mia
sorella
!
Stamani
andiamo
con
lei
a
fare
una
passeggiata
a
Ponte
Molle
.
#
Torno
ora
da
Ponte
Molle
,
dove
sono
stato
in
tranvai
con
Luisa
.
Le
ho
domandato
perché
si
chiama
Ponte
Molle
,
ma
lei
non
lo
sapeva
,
e
allora
ci
siamo
rivolti
a
un
uomo
di
lì
il
quale
ha
detto
:
-
Si
chiama
Ponte
Molle
perché
è
sul
Tevere
che
è
sempre
molle
,
ossia
bagnato
a
questo
modo
,
e
non
è
come
tanti
altri
fiumi
che
appena
vien
l
'
estate
si
asciugano
subito
.
-
Quando
ho
detto
questa
cosa
al
cavalier
Metello
,
che
è
venuto
poco
fa
per
fissar
la
passeggiata
di
domani
,
si
è
messo
a
ridere
a
crepapelle
,
e
poi
,
ritornato
serio
,
ha
detto
:
-
Questo
ponte
si
chiamava
anticamente
Molvius
e
anche
Mulvius
e
v
'
è
pure
chi
lo
chiamava
Milvius
,
ma
il
nome
che
ha
ora
è
forse
una
corruzione
dell
'
antica
denominazione
Molvius
,
nome
che
deriva
probabilmente
dal
colle
che
gli
sovrasta
di
faccia
,
sebbene
molti
si
ostinino
nella
denominazione
Milvius
,
facendola
derivare
da
Aemilius
ossia
da
Emilio
Scauro
che
si
crede
sia
stato
il
costruttore
del
ponte
,
mentre
d
'
altra
parte
è
provato
che
lo
stesso
ponte
esisteva
un
secolo
prima
che
nascesse
Emilio
Scauro
,
tanto
è
vero
che
Tito
Livio
dichiara
che
quando
il
popolo
di
Roma
andò
incontro
ai
messi
che
portavano
la
notizia
della
vittoria
contro
Asdrubale
,
traversarono
proprio
quel
ponte
...
-
Il
cavalier
Metello
è
molto
istruito
,
e
certo
pochi
posson
vantarsi
di
sapere
la
storia
romana
come
la
sa
lui
;
ma
in
quanto
a
me
,
dico
la
verità
,
mi
persuadeva
più
la
spiegazione
che
mi
ha
dato
stamani
quell
'
uomo
che
tutti
i
Milvius
,
i
Molvius
e
i
Mulvius
del
cavalier
Metello
.
30
dicembre
.
Oggi
,
mentre
eravamo
a
colazione
,
Pietro
il
cameriere
è
venuto
a
dire
a
Collalto
:
-
Professore
,
c
'
è
la
marchesa
Sterzi
,
che
desidera
parlar
con
lei
per
quella
cura
che
le
disse
ieri
l
'
altro
...
-
Il
Collalto
che
aveva
molto
appetito
ha
incominciato
a
sbuffare
dicendo
:
-
Proprio
in
questo
momento
!
...
Dille
che
aspetti
...
E
intanto
tu
va
'
dal
farmacista
,
e
fatti
spedir
questa
ricetta
subito
!
...
-
E
mentre
il
cameriere
se
n
'
andava
ha
aggiunto
:
-
Questa
vecchia
civetta
che
parla
col
naso
come
un
òboe
,
si
è
messa
in
testa
che
io
possa
farla
guarire
...
Però
è
buona
cliente
,
e
va
trattata
bene
...
-
Dopo
questo
discorso
mi
è
venuto
naturalmente
una
voglia
pazza
di
vedere
questa
signora
,
e
poco
dopo
,
con
una
scusa
,
mi
sono
alzato
da
tavola
e
sono
andato
nella
sala
d
'
aspetto
dove
infatti
ho
trovato
una
signora
buffa
con
una
bella
mantella
di
pelliccia
,
e
che
appena
mi
ha
visto
mi
ha
detto
:
-
Ah
,
bel
ragazzino
...
che
fai
?
-
Io
lì
per
lì
non
ho
saputo
resistere
alla
tentazione
di
rifarle
il
verso
,
e
ho
risposto
discorrendo
col
naso
:
-
Io
sto
bene
,
e
lei
?
-
Nel
sentirmi
discorrer
col
naso
si
è
turbata
,
poi
mi
ha
guardato
,
e
vedendo
che
stavo
serio
,
mi
ha
detto
:
-
Ah
!
forse
anche
tu
hai
la
mia
malattia
?
-
E
io
,
parlando
col
naso
più
che
mai
:
-
Sissignora
!
-
-
Forse
-
ha
seguitato
la
marchesa
-
fai
anche
tu
la
cura
del
professor
Collalto
?
-
E
io
daccapo
:
-
Sissignora
!
...
-
Allora
mi
ha
abbracciato
e
baciato
,
e
poi
ha
detto
:
-
Il
professor
Collalto
è
molto
bravo
,
è
uno
specialista
e
,
vedrai
,
ci
guarirà
tutti
e
due
...
-
E
io
,
sempre
discorrendo
col
naso
:
-
Sissignora
,
sissignora
!
...
-
In
quel
momento
è
entrato
il
Collalto
che
sentendomi
discorrere
a
quel
modo
è
diventato
pallido
come
questa
carta
,
e
voleva
certo
dirmi
qualcosa
,
ma
la
signora
non
glie
ne
ha
dato
il
tempo
perché
ha
detto
subito
:
-
Ecco
qui
un
mio
compagno
di
sventura
,
è
vero
,
professore
?
Anche
lui
,
mi
ha
detto
,
è
ammalato
come
me
,
e
viene
da
lei
a
chiederle
la
guarigione
...
-
Il
Collalto
mi
ha
dato
un
'
occhiata
che
pareva
volesse
fulminarmi
,
ma
per
non
pregiudicare
la
situazione
ha
detto
in
fretta
:
-
Eh
,
già
,
già
...
vedremo
,
sicuro
!
Intanto
ecco
,
signora
marchesa
,
prenda
questa
boccetta
e
faccia
delle
inalazioni
mattina
e
sera
,
versando
poche
gocce
del
contenuto
in
una
catinella
d
'
acqua
bollente
...
-
Io
sono
uscito
dalla
sala
e
son
corso
da
mia
sorella
,
dove
poco
dopo
mi
ha
raggiunto
il
Collalto
che
mi
ha
detto
con
la
voce
che
gli
tremava
dalla
rabbia
:
-
Bada
bene
,
Giannino
:
se
tu
ardisci
un
'
altra
volta
di
entrare
nella
sala
d
'
aspetto
e
di
parlare
con
i
clienti
,
io
ti
strozzo
,
hai
capito
?
Ti
strozzo
,
in
parola
d
'
onore
...
Ricòrdatelo
!
-
Come
sono
interessati
gli
uomini
,
e
specialmente
i
dottori
specialisti
in
malattie
del
naso
e
della
gola
!
Per
paura
di
perder
la
clientela
strozzerebbero
anche
le
persone
di
famiglia
e
perfino
i
poveri
ragazzi
innocenti
.
31
dicembre
.
Com
'
è
uggioso
quel
cavalier
Metello
!
Anche
oggi
mi
ha
portato
a
veder
Roma
e
questo
mi
fa
piacere
,
ma
lui
ci
mette
tante
spiegazioni
,
che
è
una
cosa
insopportabile
.
Per
esempio
dinanzi
all
'
arco
di
Settimio
Severo
s
'
è
messo
a
dire
:
-
Questo
splendido
arco
trionfale
eretto
dal
Senato
l
'
anno
205
dell
'
Era
cristiana
in
onore
di
Settimio
Severo
e
,
dei
suoi
figli
Caracalla
e
Geta
,
ha
sulle
due
facce
una
iscrizione
nella
quale
è
dette
come
in
seguito
alle
vittorie
riportate
sui
Parti
,
sugli
Arabi
,
sugli
Adiabeni
...
-
Ah
!
Alla
fine
del
discorso
quest
'
arco
di
Settimio
Severo
mi
pareva
d
'
averlo
tutto
sullo
stomaco
,
e
la
mia
bocca
era
diventata
fin
arco
trionfale
più
grande
di
tutti
gli
archi
trionfali
di
Roma
messi
insieme
...
#
La
sora
Matilde
,
cioè
la
sorella
di
Collalto
,
è
molto
brutta
e
molto
uggiosa
,
e
non
fa
che
sospirare
e
discorrere
col
gatto
e
col
canarino
;
però
con
me
va
molto
d
'
accordo
,
e
anche
oggi
mi
ha
detto
che
in
fondo
sono
un
buon
figliolo
.
Mi
domanda
sempre
come
era
Luisa
da
ragazza
e
che
cosa
faceva
e
diceva
,
e
io
le
ho
raccontato
la
storia
delle
fotografie
che
trovai
in
camera
sua
prima
che
pigliasse
marito
e
della
burletta
che
feci
distribuendole
ai
rispettivi
originali
,
e
poi
le
ho
detto
anche
di
quando
le
trovai
nel
cassetto
della
toeletta
un
vasetto
di
pomata
rossa
con
la
quale
mi
tinsi
le
gote
e
lei
s
'
arrabbiò
tanto
e
mi
dette
perfino
uno
schiaffo
,
perché
c
'
era
presente
la
sua
amica
Bice
Rossi
che
era
una
ragazza
pettegola
e
non
le
sarebbe
parso
il
vero
d
'
andare
a
dire
che
mia
sorella
si
tingeva
...
Bisognava
vedere
come
si
divertiva
la
sora
Matilde
a
sentirmi
descrivere
queste
cose
,
e
basti
dire
che
da
ultimo
mi
ha
regalato
cinque
gianduiotti
e
due
caramelle
di
limone
,
e
bisogna
proprio
dire
che
mi
vuol
bene
,
perché
,
a
quel
che
dice
la
Luisa
,
è
più
golosa
lei
di
dolci
che
dieci
ragazzi
,
e
se
li
mangia
tutti
per
sé
.
Se
li
tiene
tutti
chiusi
nell
'
armadio
e
ce
n
'
ha
di
tutte
le
qualità
,
ma
se
mi
riesce
un
di
questi
giorni
di
metterci
le
mani
,
può
dire
addio
alle
sue
provviste
!
...
Ora
,
caro
giornalino
,
ti
lascio
perché
domani
è
il
primo
dell
'
anno
e
devo
scrivere
una
lettera
ai
miei
genitori
per
chieder
perdono
delle
mie
mancanze
di
quest
'
anno
,
e
promettere
per
l
'
anno
novo
d
'
esser
bono
,
studioso
e
ubbidiente
.
2
gennaio
.
Eccoci
nell
'
anno
novo
!
Che
pranzo
,
ieri
!
Quanti
dolci
e
liquori
e
rosolii
e
pasticcini
di
tutti
i
colori
e
di
tutti
i
sapori
!
Che
bella
cosa
è
il
capodanno
e
che
peccato
che
venga
così
di
rado
!
Se
comandassi
io
,
vorrei
fare
una
legge
perché
il
primo
dell
'
anno
capitasse
almeno
un
paio
di
volte
al
mese
,
e
ci
starebbe
anche
la
sora
Matilde
,
la
quale
ieri
mangiò
tanti
biscottini
,
che
stamani
ha
dovuto
pigliare
l
'
acqua
di
Janos
.
3
gennaio
.
Ieri
ne
ho
fatta
una
grossa
,
ma
però
ci
sono
stato
spinto
;
e
se
si
andasse
in
tribunale
,
credo
che
i
giudici
mi
darebbero
le
circostanze
attenuanti
,
perché
era
un
pezzo
che
il
signor
marchese
mi
provocava
senza
nessuna
ragione
.
Questo
signor
marchese
è
un
vecchio
ganimede
tutto
ritinto
che
viene
dal
professor
Perussi
,
dove
anche
lui
fa
una
cura
elettrica
ma
tutta
diversa
dalla
mia
perché
lui
fa
i
bagni
di
luce
,
mentre
io
fo
il
massaggio
...
o
per
dir
meglio
lo
facevo
perché
dopo
questo
fatto
non
lo
fo
più
.
Pare
che
a
questo
tale
il
professor
Perussi
avesse
raccontato
il
fatto
dell
'
automobile
che
fu
causa
che
io
mi
ruppi
il
braccio
,
perché
ogni
volta
che
ci
incontravamo
su
nel
gabinetto
di
consultazione
mi
diceva
:
-
Ehi
,
giovanotto
!
Quando
andiamo
a
fare
una
corsa
in
automobile
!
-
E
questo
me
lo
diceva
con
un
risolino
così
maligno
,
che
non
so
come
abbia
fatto
a
non
rispondergli
male
.
Io
domando
chi
gli
dava
il
diritto
,
a
questo
corvo
spelacchiato
che
non
so
nemmeno
come
si
chiama
,
di
mettere
in
ridicolo
la
mia
disgrazia
,
e
se
io
non
avevo
tutte
le
ragioni
d
'
averlo
preso
in
uggia
e
di
accarezzare
l
'
idea
di
fargli
qualche
tiro
che
gli
servisse
di
lezione
...
E
il
tiro
gliel
'
ho
fatto
ieri
ed
è
riuscito
anche
peggio
di
come
l
'
avevo
architettato
io
.
Bisogna
sapere
prima
di
tutto
che
il
bagno
di
luce
che
fa
il
signor
marchese
consiste
in
una
specie
di
cassa
piuttosto
grande
,
dentro
la
quale
il
malato
si
mette
a
sedere
su
un
apposito
sedile
,
e
ci
riman
chiuso
dentro
con
tutta
la
persona
,
meno
la
testa
,
che
sporge
fuori
da
un
'
apertura
rotonda
nella
parete
superiore
.
Dentro
questa
cassa
vi
sono
moltissime
lampade
rosse
di
luce
elettrica
che
rimane
accesa
e
nella
quale
dicono
che
il
malato
fa
il
bagno
,
mentre
invece
non
si
bagna
per
niente
e
resta
asciutto
come
quando
ci
è
entrato
,
se
non
di
più
.
Io
,
dunque
,
avevo
visto
un
paio
di
volte
il
signor
marchese
entrare
in
codesto
cassettone
,
che
è
in
una
stanza
molto
distante
da
quella
dove
io
mi
facevo
il
massaggio
,
e
rimanervi
un
'
ora
,
trascorsa
la
quale
l
'
inserviente
andava
ad
aprir
la
cassa
e
a
levarlo
di
dentro
.
E
lì
in
quella
stanza
ieri
si
è
svolta
la
mia
feroce
ma
giusta
vendetta
.
Avevo
portato
con
me
una
cipolla
che
avevo
trovato
in
cucina
a
casa
di
mia
sorella
.
E
dopo
fatto
il
massaggio
,
invece
d
'
andar
via
,
sgattaiolai
nella
stanza
del
bagno
di
luce
dove
si
era
recato
poco
prima
il
signor
marchese
.
Egli
era
là
,
infatti
,
ed
era
così
buffa
quella
sua
testa
tutta
ritinta
sporgente
fuori
da
quel
cassone
,
che
non
potei
fare
a
meno
di
ridere
.
Egli
mi
guardò
meravigliato
,
e
poi
,
col
suo
solito
risolino
canzonatorio
,
mi
disse
:
-
Che
venite
a
far
qui
?
Perché
non
andate
a
fare
una
passeggiata
in
automobile
,
oggi
che
è
una
bella
giornata
?
-
Io
non
ne
potevo
più
dalla
rabbia
.
Tirai
fuori
la
cipolla
e
gliela
stropicciai
forte
forte
sotto
il
naso
e
tutt
'
intorno
alla
bocca
;
ed
era
buffo
il
sentirlo
agitar
gambe
e
braccia
dentro
il
cassone
dov
'
era
chiuso
,
senza
poter
difendersi
in
nessuna
maniera
,
e
vederlo
fare
con
la
faccia
le
più
ridicole
smorfie
,
cercando
di
gridare
,
ma
inutilmente
,
perché
l
'
odore
acutissimo
della
cipolla
quasi
lo
soffocava
...
-
Ed
ora
,
-
gli
dissi
-
se
permette
,
vado
a
far
una
giratina
in
automobile
!
-
E
me
ne
venni
via
,
richiudendo
la
porta
della
stanza
.
Stamani
ho
saputo
che
,
passata
l
'
ora
del
bagno
gli
inservienti
andarono
per
levarlo
dal
cassone
,
e
vedendolo
col
viso
rosso
e
tutto
in
lacrime
,
chiamarono
d
'
urgenza
il
professor
Perussi
che
esclamò
subito
:
-
Questa
è
una
crisi
nervosa
...
Presto
,
fategli
una
doccia
...
-
E
il
signor
marchese
fu
inaffiato
ben
bene
,
malgrado
le
sue
proteste
e
le
sue
grida
,
le
quali
non
facevano
che
confermar
sempre
più
il
professore
nella
sua
opinione
che
si
trattasse
di
una
terribile
sovraeccitazione
nervosa
.
Inutile
dire
che
il
professor
Perussi
si
è
affrettato
a
informare
dell
'
accaduto
il
suo
amico
e
mio
cognato
Collalto
,
pregandolo
di
non
mandarmi
più
a
far
la
cura
elettrica
;
ed
è
anche
inutile
aggiungere
che
il
Collalto
me
ne
ha
dette
di
tutti
i
colori
,
terminando
con
queste
parole
:
-
Bravo
davvero
!
...
Gian
Burrasca
non
poteva
incominciar
l
'
anno
meglio
di
così
...
Ma
in
quanto
a
proseguirlo
,
caro
mio
,
lo
proseguirai
a
casa
tua
,
perché
io
ne
ho
abbastanza
!
-
4
gennaio
.
Stamani
Collalto
aveva
scritto
al
mio
babbo
una
lettera
col
pepe
e
col
sale
(
come
ha
detto
lui
)
informandolo
di
tutte
le
mie
birbanterie
(
son
sempre
sue
parole
)
e
pregandolo
di
venirmi
subito
a
riprendere
;
ma
poi
la
lettera
non
è
stata
più
impostata
e
anzi
mio
cognato
ha
smesso
il
broncio
e
mi
ha
detto
sorridendo
:
-
Via
per
questa
volta
ci
passeremo
sopra
,
anche
per
non
dare
un
dispiacere
ai
tuoi
genitori
...
Ma
bada
bene
!
La
lettera
rimane
qui
nel
cassetto
del
mio
scrittoio
,
e
alla
prima
che
mi
fai
ancora
,
io
l
'
aggiungo
alle
altre
e
le
spedisco
tutte
insieme
a
tuo
padre
...
Règolati
!
-
Il
curioso
è
che
questo
cambiamento
di
scena
è
avvenuto
in
seguito
a
un
'
altra
mia
birbanteria
-
per
dir
come
dice
Collalto
-
ma
che
pare
abbia
fatto
molto
piacere
a
mio
cognato
.
Ed
ecco
come
sta
il
fatto
.
Oggi
,
alla
solita
ora
,
cioè
quando
si
era
a
colazione
,
è
venuta
la
marchesa
Sterzi
,
quella
che
fa
la
cura
per
non
parlar
più
col
naso
.
Io
allora
ho
pensato
,
che
,
giacché
il
Collalto
aveva
scritto
al
babbo
(
allora
credevo
che
avesse
già
impostata
la
lettera
)
,
potevo
pigliarmi
qualche
altro
divertimento
senza
pregiudicare
di
più
la
mia
situazione
;
e
còlto
il
momento
propizio
sono
andato
di
corsa
nella
sala
delle
consultazioni
.
La
marchesa
stava
seduta
in
una
poltrona
voltando
le
spalle
verso
la
porta
per
la
quale
ero
entrato
io
.
Mi
sono
avvicinato
piano
piano
alla
poltrona
,
e
,
quando
le
sono
stato
proprio
dietro
,
mi
son
chinato
perché
non
mi
vedesse
e
ho
gridato
:
-
Maramèo
!..-
La
marchesa
ha
fatto
un
salto
sulla
poltrona
,
e
quando
mi
ha
visto
accoccolato
sul
tappeto
ha
esclamato
:
-
Chi
è
là
?
-
Il
gatto
mammone
!
-
ho
risposto
,
inarcando
la
schiena
,
puntandomi
sulle
mani
e
sul
piedi
e
sbuffando
come
fanno
i
gatti
.
Mi
aspettavo
che
la
marchesa
Sterzi
si
risentisse
per
questo
mio
scherzo
ma
invece
ella
mi
ha
guardato
un
poco
con
ammirazione
e
poi
si
è
chinata
su
me
,
mi
ha
rialzato
,
mi
ha
abbracciato
,
mi
ha
accarezzato
,
e
ha
incominciato
a
dire
con
voce
tremante
per
la
commozione
:
-
Oh
caro
!
Oh
caro
!
Ah
che
gioia
,
che
grande
gioia
mi
hai
recata
,
ragazzo
mio
!
...
Oh
che
grata
sorpresa
!
...
Parla
,
parla
ancora
...
Ripeti
ancora
quella
magica
parola
che
mi
ridà
la
pace
dell
'
anima
e
suona
al
mio
orecchio
come
una
dolce
promessa
e
il
più
gradito
augurio
ch
'
io
possa
mai
desiderare
...
-
Io
,
senza
farmi
pregare
,
ho
ripetuto
:
-
Marameo
!
-
E
la
marchesa
a
raddoppiare
le
carezze
e
gli
abbracci
,
mentre
io
,
per
farle
piacere
,
seguitavo
a
ripetere
:
Marameo
,
marameo
...
Finalmente
ho
capito
il
motivo
di
tanta
allegrezza
:
la
marchesa
sentendo
che
non
discorrevo
più
col
naso
come
la
prima
volta
che
mi
aveva
incontrato
,
mi
credeva
guarito
e
non
finiva
di
domandarmi
:
-
E
quanto
tempo
è
durata
la
cura
?
E
quando
hai
cominciato
a
sentire
il
miglioramento
?
E
quante
inalazioni
facevi
al
giorno
?
E
quanti
sciacqui
?
-
Io
da
principio
le
rispondevo
quel
che
mi
veniva
alla
bocca
;
ma
poi
,
siccome
cominciavo
a
seccarmi
,
l
'
ho
piantata
li
,
e
soltanto
quando
sono
stato
sulla
porta
,
le
ho
ripetuto
,
sempre
per
farle
piacere
:
-
Marameo
!
-
Ma
proprio
in
quel
momento
stava
per
entrare
il
dottor
Collalto
il
quale
,
avendo
sentito
quella
parola
,
mi
ha
allungato
una
pedata
nel
corridoio
che
son
riuscito
a
scansare
per
miracolo
,
e
ha
borbottato
fremendo
:
-
Canaglia
,
ti
avevo
proibito
di
venir
qui
!
..
-
Poi
è
entrato
nella
sala
di
consultazione
,
e
io
,
ritornando
indietro
per
il
corridoio
con
l
'
intenzione
di
andare
in
camera
mia
e
chiudermici
dentro
a
scanso
di
altre
pedate
,
ho
sentito
che
diceva
alla
marchesa
Sterzi
:
-
Perdonerà
,
signora
marchesa
,
se
quel
ragazzaccio
maleducato
...
Ma
la
marchesa
lo
ha
interrotto
subito
:
-
Che
dice
mai
,
caro
professore
!
anzi
non
può
immaginare
quanto
confortante
sia
stato
per
me
il
poter
constatare
i
miracolosi
effetti
della
sua
cura
...
Quel
ragazzo
è
guarito
in
pochi
giorni
!
...
-
Qui
ci
è
stata
una
pausa
,
e
poi
ho
sentito
il
Collalto
che
diceva
:
-
Già
,
già
...
infatti
è
guarito
presto
...
Sa
,
un
ragazzo
!
Ma
spero
col
tempo
di
guarire
anche
lei
...
-
Non
ho
voluto
sentir
altro
;
e
invece
dì
andarmi
a
chiudere
in
camera
,
sono
andato
da
mia
sorella
che
ho
trovato
nel
suo
salottino
da
lavoro
e
alla
quale
ho
raccontato
tutta
la
scena
.
Che
risate
abbiamo
fatto
insieme
!
E
così
,
mentre
si
rideva
a
crepapelle
,
ci
ha
sorpresi
il
Collalto
che
ha
riso
anche
lui
...
e
non
ha
spedito
più
la
lettera
al
babbo
.
-
Giannino
-
ha
detto
mia
sorella
-
ha
promesso
dì
esser
buono
,
non
è
vero
?
-
Sì
,
-
ho
risposto
-
e
non
dirò
più
bugie
...
nemmeno
alla
marchesa
Sterzi
.
-
Ah
!
-
ha
esclamato
mio
cognato
-
badiamo
bene
che
tu
non
abbia
a
incontrarti
più
con
lei
,
altrimenti
c
'
è
il
caso
che
il
bene
vada
a
finire
in
male
!
-
5
gennaio
.
Oggi
ho
avuto
un
'
altra
grande
soddisfazione
...
Pare
proprio
che
in
casa
di
mia
sorella
si
incominci
un
po
'
a
render
giustizia
ai
ragazzi
!
Stamani
verso
le
dieci
è
venuto
da
mio
cognato
il
professore
Perussi
,
quello
che
fa
le
cure
elettriche
,
e
siccome
si
son
chiusi
tutti
e
due
nello
studio
,
io
,
dubitando
che
ci
fosse
qualche
nuova
complicazione
nell
'
affare
di
quel
signor
marchese
ritinto
al
quale
sfregai
una
cipolla
nel
muso
mentre
era
chiuso
nel
bagno
di
luce
elettrica
,
mi
son
messo
con
l
'
orecchio
al
buco
della
serratura
per
ascoltare
...
Dico
la
verità
:
se
invece
di
aver
sentito
quel
che
ho
sentito
proprio
con
quest
'
orecchio
me
l
'
avesse
raccontato
qualcuno
non
ci
crederei
per
tutto
l
'
oro
del
mondo
!
Il
professor
Perussi
,
appena
entrato
nello
studio
,
dando
in
una
gran
risata
ha
detto
al
Collalto
queste
precise
parole
:
-
Non
sai
che
mi
càpita
?
Quel
marchese
,
sai
bene
,
che
veniva
da
me
a
fare
i
bagni
di
luce
,
dopo
la
canagliata
che
gli
fece
l
'
altro
giorno
quel
pezzo
da
galera
di
tuo
cognato
,
mi
ha
detto
che
in
vita
sua
non
era
stato
mai
bene
né
si
era
sentito
così
in
forze
come
quel
giorno
,
e
che
certo
doveva
dipendere
dalle
fregagioni
di
cipolla
fattegli
sul
viso
durante
il
bagno
...
Conclusione
:
ora
nel
mio
gabinetto
gli
fo
una
cura
novissima
,
mai
sentita
rammentare
nelle
cronache
scientifiche
di
tutto
il
mondo
,
che
ho
battezzato
bagno
di
luce
con
massaggio
faciale
di
allium
cepa
.
-
A
questo
punto
hanno
dato
tutt
'
e
due
in
una
grande
risata
,
e
questa
è
stata
una
fortuna
,
perché
così
non
hanno
sentito
la
mia
.
Poi
il
Collalto
ha
raccontato
il
fatto
della
marchesa
Sterzi
,
e
qui
daccapo
a
ridere
come
due
matti
.
E
pensare
che
spesso
si
sgridano
i
ragazzi
per
certe
cose
che
,
se
i
grandi
aspettassero
il
tempo
necessario
per
vedere
come
vanno
a
finire
,
dovrebbero
invece
lodarle
e
ringraziarci
di
averle
fatte
!
6
gennaio
.
Evviva
la
Befana
!
Stamani
Luisa
mi
ha
portato
in
,
camera
una
bella
calza
piena
di
dolci
con
un
bel
pulcinella
in
cima
,
e
Collalto
mi
ha
regalato
un
bel
portamonete
di
pelle
di
coccodrillo
.
Da
casa
mia
poi
mi
hanno
scritto
di
avermi
preparato
altre
liete
sorprese
per
quando
ritornerò
...
Per
me
oggi
è
una
bellissima
giornata
.
Viva
la
Befana
!
...
8
gennaio
.
Sono
qui
in
camera
mia
e
sto
aspettando
il
babbo
che
deve
venire
a
prendermi
,
perché
purtroppo
ieri
il
Collalto
gli
ha
spedito
la
famosa
lettera
,
e
quel
che
è
peggio
con
l
'
aggiunta
delle
ultime
mie
birbanterie
.
Questo
è
il
nome
che
egli
dà
alle
disgrazie
che
possono
capitare
a
un
povero
ragazzo
perseguitato
dal
proprio
destino
che
pare
si
diverta
a
ricacciarlo
nell
'
abisso
proprio
nel
momento
in
cui
tenta
di
sollevarsi
alla
stima
dei
propri
genitori
e
parenti
.
E
le
disgrazie
,
si
sa
,
non
vengono
mai
sole
;
motivo
per
cui
ieri
me
ne
son
successe
diverse
collegate
insieme
in
modo
che
,
se
i
grandi
non
fossero
sempre
propensi
a
esagerare
l
'
importanza
dei
nostri
errori
,
si
dovrebbero
considerare
logicamente
come
una
disgrazia
sola
.
Ed
ecco
per
filo
e
per
segno
come
andò
la
faccenda
.
Ieri
mattina
,
mentre
la
sora
Matilde
era
fuori
di
casa
,
andai
nel
suo
salottino
da
lavoro
dove
avevo
visto
entrare
Mascherino
,
il
grosso
gatto
bianco
e
nero
prediletto
di
mia
cognata
.
Sul
tavolino
da
lavoro
stava
la
gabbia
col
canarino
,
un
'
altra
creatura
che
gode
la
protezione
della
sora
Matilde
la
quale
,
come
dicono
tutti
,
vuol
molto
bene
alle
bestie
mentre
non
può
soffrire
i
ragazzi
,
cosa
,
questa
,
assai
ingiusta
e
che
non
si
spiega
.
E
poi
non
ho
mai
capito
che
razza
di
bene
sia
quello
di
tenere
,
per
esempio
,
un
povero
uccellino
rinchiuso
in
una
gabbia
,
invece
di
lasciarlo
volare
libero
per
l
'
aria
come
è
la
sua
abitudine
.
Povero
canarino
!
Mi
pareva
che
mi
guardasse
e
cinguettando
dolcemente
mi
dicesse
come
nel
libro
di
lettura
che
avevo
in
seconda
elementare
:
-
Fammi
gustare
,
anche
per
poco
,
la
libertà
che
da
tanto
tempo
m
'
è
negata
!
-
La
porta
e
la
finestra
del
salottino
erano
chiuse
:
non
c
'
era
pericolo
perciò
che
il
canarino
potesse
scappare
...
Io
gli
aprii
la
gabbietta
,
ed
esso
si
affacciò
girando
il
capino
qua
e
là
,
tutto
sorpreso
di
trovar
l
'
usciolino
aperto
.
Poi
finalmente
si
decise
e
uscì
dalla
prigione
.
Io
m
'
ero
messo
a
sedere
su
una
sedia
,
col
gatto
sulle
ginocchia
e
stavo
osservando
con
grande
attenzione
tutte
le
mosse
del
canarino
.
Fosse
l
'
emozione
o
altro
,
per
prima
cosa
la
povera
bestiola
sporcò
un
bel
ricamo
di
seta
che
era
sul
tavolino
;
ma
siccome
non
era
ancora
finito
,
pensai
che
fosse
poco
male
,
ché
la
sora
Matilde
avrebbe
potuto
rifarlo
facilmente
.
Ma
il
gatto
,
forse
dando
alla
cosa
una
maggiore
importanza
,
volle
punire
crudelmente
l
'
infelice
canarino
;
il
fatto
è
che
mi
saltò
via
a
un
tratto
dalle
ginocchia
,
balzò
su
una
sedia
che
era
tra
mezzo
rovesciandola
,
e
di
lì
sul
tavolino
,
abbrancò
il
povero
uccellino
e
lo
divorò
in
un
boccone
prima
ancora
che
io
potessi
pensare
a
impedire
una
simile
tragedia
.
Però
a
mia
volta
volli
punire
esemplarmente
la
crudeltà
dì
Mascherino
perché
in
avvenire
in
simile
occasione
non
avesse
a
ricadere
nello
stesso
difetto
.
Accanto
al
salottino
da
lavoro
della
sora
Matilde
c
'
è
la
sua
stanzetta
da
bagno
;
io
dunque
vi
entrai
,
e
,
salito
su
una
sedia
,
aprii
la
cannella
dell
'
acqua
fredda
;
poi
afferrai
il
gatto
per
il
collo
e
lo
tenni
un
pezzo
con
la
testa
sotto
la
doccia
mentre
esso
si
divincolava
come
se
avesse
le
convulsioni
.
A
un
certo
punto
dètte
un
tale
scossone
che
non
lo
potei
più
reggere
,
e
Mascherino
,
gnaolando
in
modo
che
pareva
ruggisse
,
si
slanciò
nel
salottino
,
facendo
salti
terribili
attorno
alla
stanza
e
rompendo
un
vaso
di
vetro
di
Venezia
che
era
lì
sulla
consolle
.
Io
intanto
cercavo
di
richiudere
la
cannella
dell
'
acqua
,
ma
per
quanti
sforzi
facessi
non
vi
riuscivo
.
La
tinozza
era
già
piena
e
l
'
acqua
incominciava
a
traboccare
...
Peccato
!
Mi
dispiaceva
molto
per
l
'
impiantito
della
stanza
da
bagno
,
tutto
lucido
che
era
una
bellezza
;
ma
fortunatamente
l
'
acqua
che
già
vi
scorreva
come
un
fiume
trovò
uno
sfogo
nel
salottino
da
lavoro
dove
anche
io
mi
ritirai
per
non
bagnarmi
troppo
le
scarpe
.
Ma
ci
rimasi
poco
,
perché
vidi
sulla
consolle
Mascherino
,
accovacciato
che
mi
guardava
fisso
con
certi
occhi
gialli
spaventosi
,
come
se
da
un
momento
all
'
altro
mi
avesse
voluto
mangiare
come
aveva
fatto
col
povero
canarino
.
Ebbi
paura
e
uscii
chiudendo
la
porta
.
Passando
dalla
stanza
degli
armadi
,
vidi
dalla
finestra
una
bambina
bionda
,
che
stava
facendo
i
balocchi
sulla
terrazza
del
piano
di
sotto
,
e
siccome
la
finestra
era
molto
bassa
mi
venne
il
pensiero
gentile
di
fare
una
visita
a
quella
bella
bambina
e
mi
calai
di
sotto
.
-
Oh
!
-
esclamò
la
bambina
.
-
Chi
sei
?
Non
sapevo
che
la
signora
Collalto
avesse
un
bambino
...
-
Io
allora
le
dissi
chi
ero
e
le
raccontai
la
mia
storia
che
pare
la
divertisse
immensamente
.
Poi
mi
fece
passare
in
una
stanzetta
vicino
alla
terrazza
dove
aveva
le
sue
bambole
e
me
le
fece
vedere
tutte
,
spiegandomi
in
quali
circostanze
le
aveva
avute
,
chi
gliele
aveva
date
e
via
dicendo
.
A
un
tratto
però
incominciò
a
venir
giù
dell
'
acqua
dal
soffitto
e
la
bambina
chiamò
la
sua
mamma
dicendo
:
-
Mamma
,
mamma
!
Piove
in
casa
!
...
-
La
mamma
accorse
e
rimase
molto
sorpresa
di
trovarmi
con
la
sua
bambina
,
ma
io
le
spiegai
la
cosa
ed
ella
,
che
doveva
essere
una
signora
molto
ragionevole
,
sorrise
dicendo
:
-
Ah
!
si
è
calato
nella
terrazza
?
Ecco
un
ragazzo
che
incomincia
presto
ad
avere
delle
avventure
galanti
!
-
Io
le
risposi
molto
gentilmente
;
e
poi
,
siccome
ella
si
mostrava
assai
impensierita
per
l
'
acqua
che
veniva
giù
sempre
più
abbondante
dal
soffitto
,
le
dissi
:
-
Non
tema
niente
,
signora
;
non
piove
in
casa
...
Io
credo
che
quest
'
acqua
venga
invece
dalla
stanza
da
bagno
di
mia
cognata
,
dove
ho
lasciato
il
rubinetto
aperto
...
-
Ah
,
ma
allora
bisogna
avvertire
di
sopra
...
Presto
,
Rosa
,
accompagnate
questo
signorino
dalle
signore
Collalto
e
avvertitele
che
hanno
la
stanza
da
bagno
allagata
.
-
Rosa
,
che
era
la
cameriera
,
mi
accompagnò
infatti
di
sopra
e
venne
ad
aprire
il
servitore
di
mio
cognato
;
ma
fu
inutile
avvertire
,
perché
proprio
in
quel
momento
era
tornata
in
casa
la
sora
Matilde
e
s
'
era
accorta
di
tutto
.
Il
servitore
del
Collalto
si
chiama
Pietro
e
ha
un
fare
così
serio
e
una
voce
così
grave
che
fin
dalle
prime
volte
mi
ha
dato
sempre
una
grande
soggezione
.
-
Guardi
!
-
mi
disse
con
un
tono
solenne
che
mi
fece
fremere
dal
capo
al
piedi
.
-
Cinque
cose
aveva
la
signorina
Matilde
alle
quali
teneva
molto
e
che
erano
,
si
può
dire
,
le
cose
che
avesse
più
care
al
mondo
:
il
suo
canarino
che
aveva
allevato
lei
,
il
suo
bel
gatto
bianco
e
nero
che
aveva
trovato
e
raccolto
per
la
strada
lei
stessa
quando
era
piccino
,
il
vaso
di
vetro
di
Venezia
che
era
il
ricordo
di
una
sua
amica
d
'
infanzia
che
è
morta
l
'
anno
passato
,
il
ricamo
di
seta
al
quale
lavorava
da
sei
anni
e
che
voleva
regalare
all
'
altar
maggiore
della
chiesa
dei
Cappuccini
,
e
il
tappeto
del
suo
salottino
da
lavoro
,
un
tappeto
vero
persiano
che
le
aveva
portato
un
suo
zio
da
un
viaggio
che
fece
...
Ora
il
canarino
è
morto
,
il
gatto
è
in
agonia
e
dà
di
stomaco
tutta
roba
gialla
,
il
vaso
di
vetro
di
Venezia
è
in
mille
bricioli
,
il
ricamo
di
seta
è
rovinato
e
il
tappeto
vero
di
Persia
è
tutto
scolorito
dall
'
acqua
che
ha
allagato
il
salottino
...
-
Tutte
queste
cose
le
disse
lentamente
,
con
aria
dignitosa
e
mesta
a
un
tempo
,
come
se
raccontasse
una
storia
misteriosa
di
paesi
e
di
tempi
lontani
.
Mi
sentivo
così
avvilito
,
che
balbettai
:
-
Che
devo
fare
?
-
Io
-
soggiunse
Pietro
-
se
avessi
la
disgrazia
di
essere
ne
'
suoi
piedi
...
li
adoprerei
per
ritornare
a
Firenze
di
corsa
.
-
E
disse
questa
freddura
con
una
voce
funebre
che
mi
fece
rabbrividire
.
Eppure
,
in
fin
dei
conti
,
il
suo
consiglio
mi
parve
il
solo
che
mi
offrisse
una
via
di
salvezza
nella
critica
situazione
in
cui
mi
trovavo
.
Avrei
voluto
andarmene
subito
,
sicuro
com
'
ero
di
non
incontrar
nessuno
de
'
miei
parenti
;
ma
potevo
partire
lasciando
in
mani
nemiche
queste
pagine
alle
quali
confido
tutta
l
'
anima
mia
?
Potevo
abbandonarti
,
giornalino
mio
caro
,
unico
conforto
in
tante
vicissitudini
della
mia
vita
?
No
,
mille
volte
no
!
Zitto
,
zitto
,
in
punta
di
piedi
,
salii
nella
mia
cameretta
,
mi
misi
,
il
cappello
,
presi
la
mia
borsa
e
ritornai
giù
,
pronto
a
lasciar
la
casa
di
mia
sorella
per
sempre
.
Ma
non
feci
a
tempo
.
Proprio
nel
momento
in
cui
ero
per
varcare
la
soglia
di
casa
,
Luisa
mi
agguantò
per
le
spalle
esclamando
:
-
Dove
vai
?
-
A
casa
-
risposi
.
-
A
casa
?
-
A
quale
casa
?
-
A
casa
mia
,
dal
babbo
,
dalla
,
mamma
e
dall
'
Ada
...
-
E
come
fai
a
prendere
il
treno
?
-
Non
prendo
treno
:
vo
a
piedi
.
-
Disgraziato
!
A
casa
anderai
domani
.
Collalto
ha
spedito
al
babbo
in
questo
momento
,
la
lettera
alla
quale
non
ha
aggiunto
che
queste
parole
:
«
Stamani
Gian
Burrasca
in
meno
di
un
quarto
d
'
ora
ha
fatto
tante
birbanterie
che
ci
vorrebbe
un
volume
a
descriverle
.
Venga
a
prenderlo
domattina
,
e
gliele
dirò
a
voce
»
.
-
Mi
sentivo
accasciato
sotto
il
peso
delle
mie
sventure
e
non
replicai
.
Mia
sorella
mi
spinse
in
camera
sua
e
,
vedendomi
in
quello
stato
,
cedette
e
un
sentimento
di
pietà
,
e
passandomi
una
mano
sul
capo
esclamò
:
-
Ma
Giannino
,
Giannino
mio
!
Come
hai
fatto
a
far
tanti
danni
in
pochi
minuti
che
sei
rimasto
solo
?
-
Tanti
danni
?
-
risposi
singhiozzando
.
-
Io
non
ho
fatto
niente
...
È
il
mio
destino
infame
che
mi
perseguita
sempre
,
perché
son
nato
disgraziato
...
-
In
quel
momento
entrò
il
Collalto
che
,
avendo
udite
le
mie
ultime
parole
,
esclamò
a
denti
stretti
:
-
Disgraziato
?
Disgraziati
son
quelli
che
devono
tenerti
in
casa
...
ma
per
me
,
questa
volta
puoi
star
sicuro
,
è
una
disgrazia
che
finisce
domani
!
-
L
'
accento
ironico
di
mio
cognato
mi
fece
tanto
rabbia
in
quel
momento
,
che
le
lacrime
mi
si
seccarono
a
un
tratto
negli
occhi
,
e
scattai
:
-
Sì
,
disgraziato
!
Qualche
volta
,
è
vero
,
m
'
è
successo
di
far
del
male
che
poi
è
riuscito
in
bene
per
gli
altri
,
come
il
fatto
di
quel
marchese
che
faceva
i
bagni
di
luce
dal
professor
Perussi
il
quale
guadagna
ora
dei
bei
quattrini
con
la
cura
della
cipolla
che
ho
inventata
io
...
-
Ma
chi
te
l
'
ha
detto
?
...
-
Lo
so
e
basta
.
E
come
quell
'
altro
fatto
della
marchesa
Sterzi
alla
quale
ho
fatto
credere
che
tu
mi
abbia
guarito
dalla
voce
nasale
...
-
Zitto
!
-
No
,
non
voglio
stare
zitto
!
E
siccome
quel
fatto
ti
fece
dimolto
comodo
,
così
tu
non
mandasti
la
lettera
a
casa
mia
,
per
non
dare
un
dispiacere
ai
miei
genitori
!
Succede
sempre
così
:
quando
il
male
che
può
fare
un
ragazzo
vi
torna
utile
,
voialtri
grandi
siete
pieni
di
indulgenza
;
mentre
poi
se
facciamo
magari
qualcosa
a
fin
di
bene
e
che
ci
riesce
male
,
come
è
successo
a
me
stamani
,
allora
ci
date
tutti
addosso
senza
remissione
!
..
-
Come
!
Ardiresti
di
sostenere
che
quel
che
hai
fatto
stamani
era
a
fin
di
bene
?
-
Sicuro
!
Io
volevo
far
godere
un
poca
di
libertà
a
quel
povero
canarino
che
s
'
era
annoiato
a
star
sempre
rinchiuso
in
quella
gabbia
;
è
forse
colpa
mia
se
il
canarino
appena
fuori
ha
sporcato
il
ricamo
di
seta
della
sera
Matilde
?
Allora
il
gatto
l
'
ha
voluto
castigare
e
gli
è
saltato
addosso
;
è
colpa
mia
se
Mascherino
è
troppo
severo
e
si
è
mangiato
il
canarino
?
Per
questo
fatto
si
meritava
una
lavata
di
testa
e
io
l
'
ho
messo
sotto
la
cannella
del
bagno
...
È
colpa
mia
se
l
'
acqua
gli
ha
fatto
male
allo
stomaco
?
È
colpa
mia
se
ha
rotto
il
vaso
di
vetro
di
Venezia
?
È
colpa
mia
se
,
non
riuscendomi
di
chiudere
la
cannella
del
bagno
,
l
'
acqua
ha
allagato
il
salotto
e
ha
fatto
scolorire
il
tappeto
di
Persia
della
sora
Matilde
?
E
poi
io
ho
sempre
sentito
dire
che
i
tappeti
veri
di
Persia
non
sbiadiscono
...
Se
è
sbiadito
vuol
dire
elle
non
era
persiano
...
-
Come
non
era
persiano
!
-
urlò
in
quel
momento
la
sora
Matilde
entrando
in
camera
di
mia
sorella
come
una
bomba
.
-
Anche
le
calunnie
!
E
che
calunnie
!
Si
osa
calunniare
la
buon
'
anima
di
mio
zio
Prospero
che
era
un
galantuomo
,
incapace
di
regalarmi
un
tappeto
persiano
falso
!
...
Ah
!
Quale
profanazione
,
mio
Dio
!
...
-
E
la
sora
Matilde
appoggiò
un
gomito
sul
cassettone
alzando
gli
occhi
al
cielo
e
prendendo
una
posa
malinconica
che
mi
è
rimasta
così
impressa
da
poterla
riprodurre
come
un
ritratto
con
la
fotografia
,
e
che
lì
per
lì
mi
fece
proprio
ridere
.
-
Andiamo
,
via
!
-
esclamò
mia
sorella
.
-
Non
bisogna
poi
esagerare
:
Giannino
non
voleva
certo
mancar
di
rispetto
a
tuo
zio
...
-
Non
è
forse
mancar
di
rispetto
a
mio
zio
il
dire
che
mi
ingannava
regalandomi
dei
tappeti
coi
colori
falsi
?
Sarebbe
come
se
dicessi
a
te
che
hai
le
gote
tinte
col
rossetto
!
-
Eh
no
!
-
rispose
piccata
mia
sorella
.
-
Non
è
lo
stesso
caso
perché
il
tappeto
alla
fin
fine
è
scolorito
,
mentre
io
ho
in
faccia
una
tinta
che
non
sbiadisce
,
e
,
grazie
a
Dio
,
non
divento
mai
gialla
...
-
Dio
,
come
prendi
le
cose
sul
serio
!
-
esclamò
la
sora
Matilde
sempre
più
indispettita
.
-
Io
ho
fatto
un
paragone
,
e
non
ho
voluto
dir
niente
affatto
che
tu
ti
tinga
.
Se
mai
lo
dice
qui
il
tuo
signor
fratello
che
mi
ha
raccontato
che
quando
eri
ragazza
avevi
il
rossetto
sulla
toelette
...
-
A
queste
parole
mi
sentii
arrivare
uno
scapaccione
che
veniva
certo
da
mia
sorella
,
e
corsi
a
chiudermi
in
camera
mia
,
dalla
quale
sentii
una
gran
lite
che
si
accendeva
tra
le
due
donne
che
facevano
a
chi
urlava
di
più
,
mentre
ogni
tanto
la
voce
del
Collalto
cercava
invano
di
calmarle
esclamando
:
-
Ma
no
...
Ma
sì
...
Ma
senti
...
Ma
pensa
...
-
E
rimasi
nella
mia
camera
finché
non
venne
Pietro
a
prendermi
per
andare
a
pranzo
,
durante
il
quale
il
Collalto
e
Luisa
,
tra
i
quali
ero
a
sedere
,
mi
tenevano
a
turno
per
la
giacchetta
come
se
io
fossi
stato
un
pallone
senza
frenare
,
e
loro
avessero
avuto
paura
che
volassi
via
da
un
momento
all
'
altro
.
La
stessa
scena
si
è
ripetuta
stamani
per
la
colazione
,
dopo
la
quale
Pietro
mi
ha
riaccompagnato
qui
in
camera
dove
sto
aspettando
l
'
arrivo
del
babbo
il
quale
certamente
considererà
la
cose
dal
lato
peggiore
,
come
fanno
tutti
!
Intanto
Pietro
mi
ha
detto
che
Luisa
e
la
sora
Matilde
non
si
parlano
più
da
ieri
...
E
anche
di
questo
si
dirà
che
la
colpa
è
mia
come
se
dipendesse
da
me
il
fatto
di
avere
una
sorella
con
la
faccia
troppo
rossa
e
una
cognata
con
la
faccia
troppo
gialla
!
...
9
gennaio
.
Scrivo
in
casa
del
Maralli
.
Ho
un
nodo
alla
gola
e
duro
fatica
a
riordinare
le
idee
per
raccontare
qui
la
scena
di
ieri
che
è
stata
come
la
scena
d
'
una
tragedia
,
ma
non
di
quelle
che
fa
D
'
Annunzio
che
sentii
recitare
una
volta
e
che
anche
la
mamma
diceva
che
non
poteva
stare
,
benché
le
mie
sorelle
le
dessero
sulla
voce
,
dicendo
che
dipendeva
che
lei
non
era
intellettuale
.
La
mia
,
invece
,
è
una
tragedia
vera
che
si
potrebbe
intitolare
:
Il
piccolo
bandito
,
ossia
La
vittima
della
libertà
,
perché
,
in
fin
dei
conti
,
tutto
quello
che
mi
succede
è
stato
per
dare
la
libertà
a
un
povero
canarino
che
la
sora
Matilde
voleva
tenere
chiuso
in
gabbia
.
Ieri
mattina
,
dunque
,
il
babbo
venne
a
prendermi
a
Roma
,
e
naturalmente
ebbe
dal
Collalto
la
descrizione
dì
tutte
le
mio
birbanterie
,
meno
,
s
'
intende
,
quella
della
marchesa
Sterzi
e
del
marchese
che
fa
la
cura
della
cipolla
.
Il
babbo
è
stato
a
sentir
tutto
,
e
da
ultimo
ha
detto
:
-
Ora
il
vaso
è
colmo
.
-
E
non
mi
ha
detto
più
una
parola
,
finché
non
siamo
arrivati
a
casa
.
Lì
ho
trovato
la
mamma
e
l
'
Ada
che
mi
hanno
abbracciato
tutte
piangenti
,
ripetendo
come
un
lamento
:
-
Ah
Giannino
!
Oh
Giannino
!
...
-
Il
babbo
mi
staccò
da
loro
,
mi
accompagnò
in
camera
mia
e
lì
mi
disse
serio
serio
,
con
voce
calma
,
queste
precise
parole
:
-
Ho
già
fatto
tutte
le
carte
necessarie
e
domani
andrai
in
collegio
.
-
E
se
n
'
andò
richiudendo
l
'
uscio
.
Più
tardi
venne
l
'
avvocato
Maralli
con
mia
sorella
Virginia
,
e
l
'
uno
e
l
'
altra
fecero
di
tutto
per
rimuovere
il
babbo
dalla
sua
risoluzione
,
ma
io
sentivo
che
il
babbo
ripeteva
sempre
questo
ritornello
:
-
Non
lo
voglio
più
vedere
!
Non
lo
voglio
più
vedere
!
-
Bisogna
che
renda
questa
giustizia
all
'
avvocato
Maralli
:
è
un
uomo
di
cuore
che
difende
i
deboli
contro
la
persecuzione
e
contro
le
ingiustizie
,
e
che
a
tempo
e
luogo
sa
mostrarsi
grato
dei
benefici
ricevuti
.
E
per
questo
,
ricordando
la
pistolettata
che
gli
tirai
nell
'
occhio
ha
detto
al
babbo
:
-
Che
vuole
?
quel
ragazzo
fu
lì
lì
per
accecarmi
e
dopo
,
il
giorno
in
cui
sposai
Virginia
,
andai
anche
a
rischio
di
esser
seppellito
vivo
sotto
le
rovine
del
caminetto
nel
salotto
da
ricevere
.
Ma
non
posso
dimenticare
che
io
e
Virginia
dobbiamo
a
lui
se
siamo
uniti
...
E
poi
prese
anche
le
mie
difese
,
a
scuola
,
contro
il
nipote
di
Gaspero
Bellucci
che
diceva
male
di
me
...
Io
l
'
ho
saputo
,
e
questo
indica
che
Giannino
è
un
ragazzo
di
sentimento
,
non
è
vero
,
Giannino
?
Perciò
io
gli
voglio
bene
...
Perché
bisogna
guardare
al
fondo
delle
cose
:
per
esempio
anche
per
quei
danni
commessi
a
Roma
,
dopo
tutto
,
il
movente
è
stato
generoso
:
egli
voleva
dar
la
libertà
a
un
uccellino
...
-
Che
avvocato
d
'
ingegno
è
il
Maralli
!
...
Io
che
stavo
fuori
dell
'
uscio
a
sentire
questo
suo
discorso
così
poderoso
,
non
potei
più
star
fermo
ed
entrai
nella
stanza
gridando
:
-
Viva
il
socialismo
!
...
-
E
caddi
nelle
braccia
di
Virginia
,
singhiozzando
.
Mio
padre
si
mise
a
ridere
,
e
poi
disse
,
asciutto
:
-
Va
bene
:
ma
poiché
il
socialismo
vuole
che
ciascuno
abbia
la
sua
parte
di
gioia
nel
mondo
,
perché
l
'
avvocato
non
ti
prende
con
sé
per
qualche
tempo
?
-
E
perché
no
?
-
esclamò
il
Maralli
.
-
Scommetto
che
ho
la
maniera
di
farlo
diventare
un
omino
...
-
Sentirai
che
gioia
!
-
disse
il
babbo
.
-
In
ogni
modo
,
siccome
io
non
voglio
più
vederlo
,
per
me
lo
scopo
è
ugualmente
raggiunto
.
Piglialo
pure
...
-
E
così
fu
conchiuso
il
patto
:
io
sarei
stato
bandito
da
casa
mia
e
tenuto
in
prova
per
un
mese
dal
Maralli
,
dove
potrò
riabilitarmi
e
dimostrare
che
non
sono
,
in
fondo
,
quell
'
essere
insopportabile
che
dicono
tutti
.
#
Virginia
e
suo
marito
,
fin
dal
loro
ritorno
dal
viaggio
di
nozze
che
fecero
quando
prese
fuoco
il
caminetto
nel
salotto
da
ricevere
,
vennero
ad
abitare
questo
quartiere
che
è
molto
comodo
e
centrale
e
dove
mio
cognato
ha
messo
pure
il
suo
studio
d
'
avvocato
,
che
ha
un
ingresso
a
sé
ma
che
comunica
con
la
casa
per
mezzo
d
'
un
usciolino
che
mette
nella
stanza
degli
armadi
.
Io
ho
una
cameretta
piccola
,
ma
elegante
,
che
dà
sul
cortile
e
dove
sto
benissimo
.
In
casa
,
oltre
mia
sorella
e
il
Maralli
,
c
'
è
il
signor
Venanzio
,
zio
del
Maralli
,
che
è
venuto
da
qualche
giorno
a
passare
un
po
'
di
tempo
presso
il
nipote
,
perché
dice
che
questo
clima
gli
giova
di
più
alla
salute
.
Però
la
salute
non
si
sa
dove
l
'
abbia
:
è
un
vecchio
cadente
,
sordo
al
punto
che
bisogna
parlargli
col
corno
acustico
,
e
ha
una
tosse
che
pare
un
tamburo
.
Dicono
però
che
è
ricco
sfondato
,
e
che
bisogna
trattarlo
con
tutti
i
riguardi
.
Domani
ritorno
a
scuola
.
10
gennaio
.
In
questo
momento
vorrei
avere
la
penna
di
Edmondo
De
Amicis
perché
la
scena
che
è
successa
a
scuola
stamani
è
una
di
quelle
da
far
piangere
la
gente
come
vitelli
.
Appena
sono
entrato
in
classe
si
è
sentito
un
gran
brusìo
:
tutti
i
compagni
avevano
gli
occhi
fissi
su
me
.
Certo
è
una
bella
soddisfazione
l
'
essere
stato
il
protagonista
di
un
'
avventura
come
quella
dell
'
automobile
,
e
io
non
stavo
in
me
dalla
gioia
,
e
guardavo
tutta
quella
massa
di
ragazzi
dall
'
alto
al
basso
,
perché
nessuno
di
loro
s
'
era
mai
trovato
a
un
pericolo
come
quello
che
avevo
passato
io
...
Ma
però
sbagliavo
:
ce
n
'
era
uno
,
invece
,
che
ci
s
'
era
ritrovato
come
me
...
e
quest
'
uno
uscì
faticosamente
dal
suo
posto
,
puntellandosi
con
le
mani
sul
banco
e
mi
venne
incontro
reggendosi
su
una
stampella
.
Io
mi
sentii
tutto
un
rimescolìo
dentro
l
'
anima
e
il
corpo
,
e
in
un
baleno
mi
andò
via
tutta
la
vanità
d
'
essere
stato
un
eroe
,
mentre
mi
saliva
un
nodo
alla
gola
e
,
pallido
come
un
morto
,
ripetevo
dentro
di
me
:
-
Oh
povero
Cecchino
!
Oh
povero
Cecchino
!
-
In
un
momento
io
e
il
Bellucci
ci
si
ritrovò
avvinghiati
insieme
,
tutti
bagnati
di
pianto
,
singhiozzando
,
senza
poter
dire
una
parola
.
Tutti
i
ragazzi
avevano
le
lacrime
agli
occhi
e
persino
il
professor
Muscolo
che
aveva
incominciato
a
dire
:
Tutti
fermi
,
rimase
sull
'
effe
che
gli
uscì
di
bocca
come
un
lungo
soffio
:
il
quale
finì
da
ultimo
in
un
dirotto
pianto
.
Povero
Cecchino
,
davvero
!
Malgrado
tutte
le
cure
che
gli
hanno
fatto
fare
gli
è
rimasto
la
gamba
destra
più
corta
e
dovrà
andare
zoppo
per
tutta
la
vita
.
Ah
credi
pure
,
giornalino
mio
:
il
vederlo
ridotto
a
quel
modo
,
con
la
stampella
,
mi
ha
fatto
una
grande
impressione
,
e
io
che
mi
ero
ormai
quasi
dimenticato
il
fatto
dell
'
automobile
,
dinanzi
allo
spettacolo
di
sì
terribili
conseguenze
,
mi
accorgo
di
tutta
la
leggerezza
che
mettiamo
spesso
noi
ragazzi
nell
'
affrontare
certi
rischi
senza
dar
loro
l
'
importanza
che
devono
avere
.
Naturalmente
mi
son
guardato
bene
dal
chiedere
al
povero
Cecchino
Bellucci
i
dieci
pennini
nuovi
e
il
lapis
rosso
e
turchino
che
avevamo
scommesso
e
che
gli
avevo
vinto
.
13
gennaio
.
Il
mio
cognato
è
proprio
una
brava
persona
.
Egli
mi
tratta
come
se
io
fossi
un
uomo
,
non
mi
dà
mai
mortificazioni
e
ripete
sempre
:
-
Giannino
in
fondo
è
un
bravo
ragazzo
e
diventerà
qualche
cosa
.
Or
ora
mi
ha
sorpreso
mentre
avevo
dinanzi
a
me
il
giornalino
,
e
lo
ha
sfogliato
guardando
le
figure
che
vi
ho
disegnato
.
-
Ma
sai
-
ha
detto
-
che
tu
hai
una
grande
disposizione
per
il
disegno
?
E
poi
si
vede
che
osservi
e
ti
vai
migliorando
...
Vedi
un
po
'
dalle
prime
figure
che
hai
fatto
a
queste
ultime
che
progresso
!
Bravo
Giannino
!
Faremo
di
te
un
artista
!
-
Queste
sono
cose
che
fanno
piacere
a
un
ragazzo
,
e
io
voglio
dimostrare
a
mio
cognato
quanto
gli
sono
riconoscente
per
tutto
quello
che
fa
per
me
,
perciò
ho
deciso
di
fargli
un
regalo
e
,
non
avendo
neppure
un
soldo
,
ho
pensato
di
ricorrere
al
signor
Venanzio
,
che
è
tanto
ricco
,
e
di
chiedergli
in
prestito
un
paio
di
lire
.
#
Oggi
a
desinare
il
Maralli
ha
parlato
ancora
del
mio
giornalino
.
-
Tu
non
l
'
hai
mai
visto
?
-
ha
domandato
a
Virginia
.
-
No
.
-
Faglielo
vedere
,
Giannino
:
vedrai
ci
siamo
tutti
,
e
come
somiglianti
!
Giannino
è
un
artista
!
-
Io
tutto
contento
ho
preso
il
giornalino
e
ho
mostrato
a
mia
sorella
le
figure
,
ma
ho
proibito
a
tutti
di
leggerlo
,
perché
voglio
che
i
miei
pensieri
rimangano
segreti
.
Però
,
nonostante
la
mia
proibizione
,
a
un
certo
punto
,
Virginia
ha
esclamato
:
-
Ah
,
guarda
:
qui
c
'
è
il
nostro
sposalizio
di
San
Francesco
al
Monte
!
-
A
queste
parole
mio
cognato
s
'
è
slanciato
sul
giornalino
e
ha
voluto
vedere
quelle
pagine
dove
è
descritto
il
mio
viaggio
sulla
traversa
dietro
la
carrozza
e
la
scena
che
,
successe
quando
li
sorpresi
tutti
in
chiesa
e
li
rimproverai
perché
non
mi
avevano
detto
nulla
.
Dopo
aver
letto
quello
che
avevo
scritto
,
il
Maralli
mi
ha
fatto
una
carezza
e
poi
mi
ha
detto
:
-
Senti
,
Giannino
,
mi
devi
fare
un
gran
piacere
...
Me
lo
prometti
?
Io
gli
ho
risposto
di
sì
.
-
Bene
:
-
ha
ripreso
il
mio
cognato
.
-
Tu
devi
permettermi
di
strappare
dal
tuo
giornalino
queste
pagine
...
-
Questo
poi
no
!
-
Come
!
Ma
se
mi
hai
detto
di
si
!
-
Ma
scusa
,
perché
mi
vuoi
strappar
quelle
pagine
?
-
Per
bruciarle
.
-
Ma
perché
bruciarle
?
-
Perché
...
perché
...
Il
perché
lo
so
io
,
e
non
è
una
cosa
che
possa
capire
un
ragazzo
.
-
Ecco
le
solite
ragionacce
!
Ma
ormai
avevo
giurato
a
me
stesso
di
esser
buono
,
e
ho
voluto
accondiscendere
anche
a
questo
sacrifizio
,
ma
molto
a
malincuore
,
perché
l
'
idea
di
sottrarre
al
mio
caro
giornalino
una
parte
delle
mie
confidenze
,
mi
pareva
una
cosa
fatta
male
e
mi
faceva
un
gran
dispiacere
.
Il
Maralli
,
dunque
,
ha
strappato
le
pagine
del
suo
sposalizio
a
San
Francesco
al
Monte
,
ne
ha
fatto
una
palla
e
l
'
ha
buttata
nel
caminetto
.
Quand
'
ho
visto
che
il
fuoco
s
'
è
attaccato
a
un
angolo
di
una
pagina
che
era
rimasto
arricciato
sulla
palla
di
carta
fatta
da
mio
cognato
,
mi
son
sentito
una
stretta
dolorosa
al
cuore
;
ma
ne
ho
sentita
subito
un
'
altra
,
e
questa
volta
era
di
gioia
,
vedendo
che
la
fiamma
appena
lambito
quel
pezzo
di
carta
accartocciata
s
'
è
spenta
rispettando
la
palla
che
era
stata
molto
compressa
ed
era
perciò
assai
resistente
;
e
da
quel
punto
,
quanti
palpiti
a
ogni
minaccia
del
fuoco
contro
le
pagine
del
mio
giornalino
!
Ma
fortunatamente
ormai
la
fiamma
aveva
esulato
dalla
parte
ove
il
Maralli
l
'
aveva
gettato
,
e
poco
dopo
,
mentre
nessuno
badava
a
me
,
svelto
svelto
,
ho
raccattato
dal
caminetto
la
palla
di
carta
,
me
la
son
nascosta
nella
blouse
,
e
ora
ho
steso
per
bene
le
pagine
e
con
la
gomma
le
ho
riappiccicate
al
loro
posto
.
C
'
è
l
'
angolo
di
una
pagina
un
po
'
abbruciacchiato
ma
lo
scritto
e
l
'
illustrazione
sono
rimasti
intatti
,
e
io
,
caro
giornalino
mio
,
sono
felice
di
riaverti
intero
,
così
,
con
tutti
i
miei
sfoghi
,
buoni
o
cattivi
,
belli
o
brutti
,
spiritosi
o
stupidi
ch
'
essi
sieno
,
secondo
il
momento
.
Ora
voglio
andare
a
chiedere
due
lire
al
signor
Venanzio
.
Me
le
darà
?
#
Ho
preso
il
momento
buono
:
mia
sorella
è
fuori
,
il
Maralli
è
nel
suo
studio
,
e
io
ho
afferrato
la
trombetta
,
l
'
ho
ficcata
in
un
orecchio
al
signor
Venanzio
e
gli
ho
gridato
:
-
Per
piacere
mi
prestereste
due
lire
?
-
Il
paniere
per
poter
partire
?
-
ha
risposto
lui
.
-
Che
paniere
?
-
Io
ho
ripetuto
la
domanda
con
quanta
voce
avevo
,
e
allora
ha
risposto
-
I
ragazzi
non
devono
aver
mai
quattrini
.
-
Questa
volta
aveva
capito
!
Allora
io
gli
ho
detto
:
-
Ha
ragione
la
Virginia
a
dire
che
lei
è
un
grande
avaraccio
!
...
-
A
queste
parole
il
signor
Venanzio
ha
dato
un
balzo
sulla
poltrona
,
e
ha
cominciato
a
brontolare
:
-
Ah
,
dice
così
?
Brutta
pettegola
!
Eh
!
Si
sa
!
...
se
avesse
molti
denari
,
lei
li
spenderebbe
tutti
in
vestiti
e
cappellini
!
...
Ah
!
...
Ha
detto
che
sono
un
avaraccio
?
Eh
!
Eh
!...-
Io
per
consolarlo
ho
creduto
bene
di
dirgli
che
per
questo
il
Maralli
l
'
aveva
sgridata
,
come
infatti
era
vero
;
e
lui
tutto
contento
mi
ha
domandato
:
-
Ah
,
mio
nipote
l
'
ha
sgridata
?
Meno
male
!
Volevo
ben
dire
io
!
Mio
nipote
è
un
buon
giovane
e
mi
è
stato
sempre
molto
affezionato
...
E
che
le
ha
detto
?
-
Le
ha
detto
:
È
bene
che
lo
zio
sia
avaro
:
così
mi
lascerà
più
quattrini
.
-
Il
signor
Venanzio
è
diventato
rosso
come
un
tacchino
,
e
s
'
è
messo
a
balbettare
in
modo
che
credevo
gli
venisse
un
colpo
.
-
Si
faccia
coraggio
!
-
gli
ho
detto
-
forse
questo
è
il
colpo
apoplettico
che
il
Maralli
dice
sempre
che
un
giorno
o
l
'
altro
le
deve
venire
...
-
Egli
ha
alzato
le
braccia
al
cielo
,
ha
borbottato
dell
'
altre
parole
e
poi
alla
fine
s
'
è
levato
di
tasca
il
suo
borsellino
,
ha
preso
una
moneta
di
due
lire
e
me
l
'
ha
data
dicendomi
:
-
Eccoti
le
due
lire
...
E
te
le
darò
spesso
,
ragazzo
mio
,
a
patto
che
tu
mi
dica
sempre
quello
che
dicono
di
me
mio
nipote
e
tua
sorella
...
perché
sono
cose
che
mi
fanno
molto
piacere
!
Tu
sei
un
bravo
ragazzo
e
fai
bene
a
dir
sempre
la
verità
!..-
È
un
fatto
che
a
esser
buoni
e
a
non
dir
bugie
ci
si
guadagna
sempre
.
Ora
penserò
a
fare
il
regalo
a
mio
cognato
,
perché
se
lo
merita
.
14
gennaio
.
Il
giovane
di
studio
del
Maralli
è
,
invece
,
un
vecchio
tentennone
che
sta
sempre
nella
stanza
d
'
ingresso
,
seduto
a
un
tavolino
,
con
lo
scaldino
tra
le
gambe
,
e
scrive
sempre
,
dalla
mattina
alla
sera
,
sempre
copiando
e
ricopiando
le
medesime
cose
...
Io
non
so
come
fa
a
non
incretinire
;
ma
forse
dipende
perché
è
cretino
di
suo
.
Eppure
mio
cognato
ha
molta
fiducia
di
lui
,
e
ho
sentito
spesso
che
l
'
ha
incaricato
d
'
incombenze
anche
difficili
che
non
so
come
faccia
a
disimpegnarle
,
con
quella
faccia
da
Piacciaddìo
che
si
rimpasta
...
Invece
,
se
il
Maralli
avesse
giudizio
,
quando
ha
qualche
commissione
da
sbrigare
alla
svelta
e
per
la
quale
c
'
è
bisogno
d
'
un
po
'
d
'
istruzione
e
d
'
intelligenza
,
dovrebbe
affidarla
a
me
,
e
così
piano
piano
farmi
impratichire
nella
professione
e
tirarmi
su
per
avvocato
.
Mi
piacerebbe
tanto
dì
diventar
come
lui
e
d
'
andar
nei
tribunali
a
difendere
i
birbanti
,
ma
quelli
buoni
però
,
cioè
che
son
diventati
cattivi
per
disgrazia
e
per
forza
delle
circostanze
nelle
quali
si
son
trovati
,
come
è
successo
a
me
;
e
lì
vorrei
fare
certi
bei
discorsi
,
urlando
con
tutto
il
fiato
che
ho
in
corpo
(
e
mi
par
d
'
averne
più
di
mio
cognato
)
per
fare
stare
zitti
gli
avversari
e
far
trionfare
la
giustizia
contro
la
prepotenza
delle
classi
sfruttatrici
,
come
dice
sempre
il
Maralli
.
Io
qualche
volta
mi
trattengo
a
discorrere
con
Ambrogio
che
è
appunto
il
giovane
di
studio
e
che
è
dello
stesso
mio
parere
.
-
L
'
avvocato
Maralli
si
farà
strada
,
-
mi
dice
spesso
-
se
lei
diventasse
avvocato
troverebbe
qui
nel
suo
studio
la
nicchia
bell
'
e
fatta
.
-
Oggi
intanto
ho
incominciato
a
impratichirmi
un
poco
di
processi
e
di
tribunali
.
Mio
cognato
era
fuori
;
e
Ambrogio
a
un
certo
punto
ha
posato
lo
scaldino
,
è
uscito
di
dietro
il
suo
tavolino
e
mi
ha
detto
:
-
Che
mi
potrei
fidar
di
lei
,
sor
Giannino
,
per
un
piacere
?
-
Gli
ho
risposto
di
sì
,
e
lui
allora
mi
ha
detto
che
aveva
da
andare
un
momento
a
casa
sua
dove
aveva
dimenticato
certe
carte
importantissime
,
che
avrebbe
fatto
presto
...
-
Lei
stia
qui
finché
torno
io
:
e
chiunque
venga
lo
faccia
aspettare
...
Mi
raccomando
però
;
non
si
muova
di
qui
...
Posso
star
sicuro
,
sor
Giannino
?
-
L
'
ho
rassicurato
e
mi
son
messo
a
sedere
dove
sta
lui
,
con
lo
scaldino
tra
le
gambe
e
la
penna
in
mano
.
Di
lì
a
poco
è
entrato
un
contadino
,
un
tipo
buffo
con
un
ombrellone
verde
sotto
il
braccio
,
e
che
,
rigirandosi
il
cappello
tra
le
mani
ha
detto
:
-
Che
è
qui
che
ho
a
venire
?
-
Chi
cercate
?
-
gli
ho
domandato
.
-
Del
sor
avvocato
Maralli
...
-
L
'
avvocato
è
fuori
...
ma
io
sono
il
suo
cognato
e
potete
parlare
liberamente
...
È
come
se
ci
fosse
lui
in
persona
.
E
voi
chi
siete
?
-
Chi
sono
io
?
Io
son
Gosto
contadino
del
Pian
dell
'
Olmo
,
dove
mi
conoscono
tutti
,
e
anzi
mi
chiamano
Gosto
grullo
per
distinguermi
da
un
altro
Gosto
che
sta
nel
podere
accanto
,
e
sono
,
come
lei
saprà
,
ascritto
alla
Lega
dove
pago
due
soldi
tutte
le
settimane
che
Dio
mette
in
terra
,
e
il
sor
Ernesto
lo
può
dire
che
è
il
nostro
segretario
e
sa
far
di
conto
perché
lui
non
è
un
contadino
come
noialtri
disgraziati
...
Sicché
i
'
ero
venuto
a
sentire
per
quel
processo
dello
sciopero
con
la
ribellione
,
che
deve
andare
fra
due
giorni
e
dove
son
testimonio
,
come
qualmente
il
giudice
istruttore
mi
ha
mandato
a
chiamare
per
farmi
l
'
interrogatorio
,
ma
io
prima
di
andar
da
lui
son
venuto
qui
per
sentire
come
mi
devo
regolare
...
-
Io
non
ne
potevo
più
dal
ridere
,
ma
mi
son
trattenuto
,
e
anzi
ho
preso
un
'
aria
molto
seria
e
gli
ho
detto
:
-
Come
andò
il
fatto
?
-
Gua
'
!
Il
fatto
andò
che
quando
noi
ci
si
trovò
di
fronte
ai
soldati
si
cominciò
a
vociare
,
e
poco
dopo
Gigi
il
Matto
e
Cecco
di
Merenda
cominciarono
a
tirar
sassate
e
allora
i
soldati
spararono
.
Ma
che
le
ho
a
dire
queste
cose
al
giudice
istruttore
?
-
S
'
intende
esser
bestie
,
ma
a
questo
punto
non
credevo
mai
che
un
contadino
ci
potesse
arrivare
.
Hanno
proprio
ragione
a
chiamarlo
Gosto
grullo
!
Come
si
fa
,
dico
io
,
a
non
sapere
che
in
Tribunale
i
testimoni
devono
dire
la
verità
,
tutta
la
verità
e
niente
altro
che
la
verità
,
che
sono
cose
che
le
sanno
anche
i
bambini
d
'
un
anno
?
Io
gli
ho
detto
di
dire
le
cose
come
stavano
,
che
in
quanto
al
resto
poi
ci
avrebbe
pensato
il
mio
cognato
.
-
Ma
i
compagni
di
Pian
dell
'
Olmo
però
mi
hanno
raccomandato
di
negare
il
fatto
delle
sassate
!
-
Perché
sono
ignoranti
e
grulli
come
voi
.
Fate
come
vi
dico
io
:
non
dite
nulla
a
nessuno
di
quel
che
avete
fatto
,
e
vedrete
che
tutto
anderà
a
finir
bene
.
-
Gua
'
!
...
Lei
non
è
il
cognato
del
sor
avvocato
Maralli
?
-
Sicuro
.
-
E
a
discorrer
con
lei
non
è
lo
stesso
che
discorrer
con
lui
?
-
Precisamente
.
-
E
quand
'
è
così
vo
via
tranquillo
e
dico
come
stanno
le
cose
per
filo
e
per
segno
.
Arrivedella
e
grazie
.
-
E
se
n
'
è
andato
.
Io
son
rimasto
molto
soddisfatto
d
'
aver
sbrigato
quest
'
affare
a
mio
cognato
...
Pensare
che
se
stessi
qui
sempre
potrei
preparare
i
processi
,
dare
il
parere
ai
clienti
ed
essergli
utile
e
nello
stesso
tempo
divertirmi
chi
sa
quanto
!
...
Sento
proprio
d
'
esser
nato
per
far
l
'
avvocato
...
Quando
è
tornato
Ambrogio
e
mi
ha
domandato
se
c
'
era
stato
nessuno
gli
ho
risposto
:
-
C
'
è
stato
un
grullo
...
ma
me
lo
son
levato
di
tra
i
piedi
.
-
Ambrogio
ha
sorriso
,
è
tornato
al
suo
posto
,
s
'
è
messo
lo
scaldino
tra
le
gambe
e
la
penna
tra
le
dita
,
e
ha
ricominciato
a
scrivere
sulla
carta
bollata
...
13
gennaio
.
Il
signor
Venanzio
è
uggioso
,
ne
convengo
,
ma
ha
delle
buone
qualità
.
Con
me
per
esempio
,
è
pieno
di
gentilezze
e
dice
sempre
che
sono
un
ragazzo
originale
e
che
si
diverte
un
mondo
a
sentirmi
discorrere
.
È
di
una
curiosità
straordinaria
.
Vuol
saper
tutto
quello
che
si
fa
in
casa
e
tutto
quello
che
si
dice
di
lui
,
e
per
questo
mi
dà
quattro
soldi
al
giorno
.
Stamani
,
per
esempio
,
si
è
molto
interessato
ai
soprannomi
coi
quali
lo
chiamano
in
casa
,
e
io
glie
ne
ho
detti
parecchi
.
Mia
sorella
Virginia
lo
chiama
vecchio
spilorcio
,
sordo
rimbambito
,
spedale
ambulante
;
il
Maralli
lo
chiama
lo
zio
Tirchio
,
lo
zio
Rùdero
,
e
spesso
gli
dice
anche
vecchio
immortale
perché
non
muore
mai
.
Perfino
la
donna
di
servizio
gli
ha
messo
il
soprannome
:
lo
chiama
Gelatina
perché
trema
sempre
.
-
Meno
male
!
-
ha
detto
il
signor
Venanzio
.
-
Bisogna
convenire
che
,
fra
tutti
,
la
più
gentile
verso
di
me
è
la
serva
.
La
ricompenserò
!
-
E
s
'
è
messo
a
ridere
come
un
matto
.
16
gennaio
.
Ho
già
pensato
al
regalo
che
debbo
fare
a
mio
cognato
.
Gli
comprerò
una
bella
cartella
da
tenere
sulla
sua
scrivania
invece
di
quella
che
ha
ora
,
che
è
tutta
strappucchiata
e
sudicia
d
'
inchiostro
.
E
poi
comprerò
anche
un
paio
di
razzi
che
manderò
dalla
terrazza
in
segno
di
gioia
per
esser
finalmente
diventato
un
buon
ragazzo
come
desiderano
i
miei
genitori
.
17
gennaio
.
Ieri
mattina
me
n
'
è
successa
una
bella
.
Nel
ritornare
a
casa
,
dopo
aver
comprato
la
cartella
per
il
Maralli
e
i
due
razzi
,
passai
dallo
studio
,
e
vedendo
nella
stanza
d
'
aspetto
che
Ambrogio
non
c
'
era
e
che
aveva
lasciato
sotto
il
tavolino
lo
scaldino
spento
,
mi
venne
l
'
idea
di
fargli
una
sorpresa
e
gli
ci
misi
dentro
i
due
razzi
,
nascosti
ben
bene
sotto
la
cenere
.
Veramente
,
se
avessi
potuto
immaginare
le
conseguenze
,
questo
scherzo
non
lo
avrei
fatto
;
ma
come
si
fa
,
santo
Dio
,
a
immaginarsi
le
conseguenze
che
hanno
il
torto
di
venir
sempre
dopo
,
quando
nelle
cose
non
c
'
è
più
rimedio
?
Però
da
qui
in
avanti
voglio
pensarci
ben
bene
prima
di
fare
una
burla
in
modo
che
non
mi
succeda
più
di
sentirmi
dire
,
come
per
questo
fatto
,
che
io
fo
gli
scherzi
di
cattivo
genere
.
È
stata
proprio
una
faccenda
seria
,
ma
per
me
che
sapevo
che
non
c
'
era
pericolo
è
stata
una
cosa
da
morire
dal
ridere
.
Io
avevo
visto
Ambrogio
andare
in
cucina
ad
assettare
lo
scaldino
,
come
fa
tutte
le
mattine
,
e
naturalmente
stavo
in
vedetta
.
A
un
certo
punto
si
è
sentito
un
gran
tonfo
ed
un
urlo
,
e
allora
mio
cognato
e
due
clienti
che
erano
nello
studio
si
son
precipitati
nella
stanza
d
'
aspetto
e
son
corse
pure
Virginia
e
la
donna
di
servizio
per
vedere
quel
che
era
successo
.
Ma
ecco
che
,
quando
tutti
erano
lì
riuniti
,
scoppia
nello
scaldino
un
tonfo
più
grosso
di
prima
,
e
allora
via
tutti
come
pazzi
a
scappar
di
qua
e
di
là
,
lasciando
quel
povero
Ambrogio
solo
,
incastrato
fra
il
tavolino
e
la
seggiola
e
che
non
aveva
la
forza
di
moversi
e
balbettava
:
-
Che
sarà
mai
?
Che
sarà
mai
?
-
Io
ho
cercato
di
fargli
coraggio
,
dicendogli
:
-
Non
è
niente
di
pericoloso
...
Anzi
!
Io
credo
che
sieno
certi
razzi
che
avevo
messo
lì
per
fare
un
po
'
di
festa
...
-
Ma
il
povero
Ambrogio
non
capiva
più
niente
e
non
mi
sentiva
neppure
;
però
mi
ha
sentito
il
Maralli
,
che
dopo
essere
scappato
via
con
gli
altri
ora
ritornava
piano
piano
e
faceva
capolino
alla
porta
.
-
Ah
!
-
ha
gridato
mostrandomi
il
pugno
-
sei
stato
tu
,
ancora
coi
tuoi
fuochi
d
'
artifizio
?
Ma
dunque
hai
giurato
proprio
di
farmi
rovinar
la
casa
in
capo
?
-
Io
allora
ho
cercato
di
rinfrancare
anche
lui
dicendogli
:
-
Ma
no
,
via
;
t
'
assicuro
che
non
è
rovinato
altro
che
uno
scaldino
...
Non
è
niente
,
vedi
?
È
stata
più
la
paura
che
il
danno
...
-
Non
l
'
avessi
mai
detto
!
Mio
cognato
è
diventato
rosso
dalla
rabbia
,
e
ha
incominciato
a
gridare
:
-
Che
paura
e
non
paura
,
brutto
imbecille
che
non
sei
altro
!
Io
non
ho
paura
di
nulla
,
per
tua
regola
...
ma
ho
paura
a
tenerti
in
casa
mia
,
perché
sei
un
flagello
,
e
vedo
che
,
prima
o
poi
,
finiresti
col
farmi
la
pelle
...
-
Io
allora
mi
son
messo
a
piangere
e
sono
scappato
in
camera
mia
,
dove
poco
dopo
è
venuta
mia
sorella
che
mi
ha
fatto
una
predica
d
'
un
'
ora
,
ma
poi
ha
finito
col
perdonarmi
e
col
persuadere
il
Maralli
a
non
riportarmi
a
casa
mia
per
esser
mandato
in
collegio
.
E
io
,
per
dimostrargli
la
mia
gratitudine
,
stamani
prima
che
egli
andasse
nello
studio
,
gli
ho
messo
sulla
scrivania
la
cartella
nuova
che
gli
comprai
,
e
ho
buttato
quella
vecchia
nel
caminetto
.
Speriamo
che
anche
lui
mi
sia
grato
della
mia
gratitudine
...
#
Oggi
ho
pensato
tutto
il
giorno
a
correggermi
del
difetto
di
fare
gli
scherzi
di
cattivo
genere
,
e
perciò
mi
è
venuto
in
mente
di
farne
uno
che
non
può
aver
nessuna
seria
conseguenza
né
recar
danno
a
nessuno
.
Mentre
ero
dal
signor
Venanzio
,
che
tra
parentesi
si
è
divertito
un
mondo
al
racconto
del
fatto
d
'
ieri
,
ho
colto
il
momento
in
cui
aveva
posato
le
lenti
sul
tavolino
e
gliele
ho
prese
.
Poi
sono
andato
nella
stanza
d
'
aspetto
,
e
quando
Ambrogio
è
andato
nello
studio
a
parlare
col
Maralli
,
lasciando
le
sue
lenti
sul
tavolino
,
ho
preso
anche
le
sue
e
son
corso
in
camera
mia
.
Lì
ho
rotto
una
delle
due
punte
di
un
pennino
facendone
un
piccolo
cacciavite
;
e
con
questo
,
svitando
i
perni
delle
lenti
ho
messo
quelle
d
'
Ambrogio
nei
cerchietti
d
'
oro
del
signor
Venanzio
e
le
lenti
del
signor
Venanzio
nei
cerchietti
d
'
acciaio
di
Ambrogio
,
riserrando
poi
i
pernetti
con
le
viti
com
'
eran
prima
.
L
'
operazione
è
stata
fatta
così
alla
lesta
,
che
ho
potuto
rimettere
le
due
paia
di
lenti
al
loro
posto
senza
che
né
Ambrogio
né
il
signor
Venanzio
si
fossero
accorti
della
loro
mancanza
.
Non
mi
par
vero
dì
vedere
come
anderà
,
a
finire
questo
scherzo
che
non
potrà
essere
certo
giudicato
uno
scherzo
di
cattivo
genere
.
18
gennaio
.
Mi
convinco
sempre
più
che
è
molto
difficile
per
un
ragazzo
il
prevedere
le
conseguenze
di
quello
che
fa
,
perché
anche
la
burla
più
innocente
può
causare
a
volte
delle
complicazioni
straordinarie
,
che
neppure
a
esser
grandi
si
saprebbero
immaginare
.
Iersera
,
dunque
,
appena
Ambrogio
ritornò
al
suo
solito
tavolino
e
si
mise
le
lenti
sul
naso
,
fece
un
atto
di
meraviglia
:
e
dopo
averle
rigirate
tra
le
dita
e
ben
considerate
da
tutte
le
parti
e
averle
appannate
più
volte
col
fiato
e
ben
ben
ripulite
col
suo
fazzolettone
a
scacchi
turchini
ed
essersele
rimesse
sul
naso
,
incominciò
a
mugolare
:
-
O
Dio
,
o
Dio
,
o
Dio
!
Che
diamine
mai
m
'
è
accaduto
?
Non
ci
veggo
più
...
Ah
!
Ho
capito
...
questa
è
una
conseguenza
dello
spavento
di
ieri
!
Vuol
dire
che
sono
ammalato
grave
...
Pover
'
a
me
!
Son
rovinato
...
-
E
andò
a
rammaricarsi
col
Maralli
,
al
quale
chiese
il
permesso
di
assentarsi
subito
dallo
studio
per
recarsi
in
una
farmacia
,
perché
sentiva
dì
non
reggere
e
certo
gli
era
per
venire
qualche
cosa
di
molto
serio
.
E
questa
è
una
conseguenza
.
L
'
altra
è
anche
più
strana
e
complicata
.
Stamani
il
signor
Venanzio
s
'
è
messo
nella
poltrona
per
leggere
come
fa
sempre
il
Corriere
della
Sera
che
,
invece
,
gli
arriva
la
mattina
;
ma
appena
s
'
è
messo
le
lenti
ha
incominciato
a
dire
:
-
Uh
!
mi
si
appannano
le
pupille
...
Uh
!
mi
si
confonde
la
vista
...
Mi
gira
la
testa
...
Ah
,
ci
siamo
!
Per
carità
,
mandate
subito
a
chiamare
il
medico
...
e
un
notaro
,
mi
raccomando
!
Un
notaro
!
-
Allora
in
casa
è
successo
una
rivoluzione
.
Il
Maralli
è
accorso
al
fianco
dello
zio
e
,
ficcatogli
il
corno
acustico
nell
'
orecchio
ha
cominciato
a
dirgli
-
Coraggio
,
zio
...
Ci
son
qui
io
,
non
tema
di
niente
!
Penso
a
tutto
io
...
Non
si
spaventi
,
è
un
deliquio
passeggero
...
-
Ma
il
signor
Venanzio
aveva
chiuso
gli
occhi
ed
era
stato
preso
da
un
tremito
che
andava
aumentando
sempre
più
.
Arrivato
il
medico
l
'
ha
visitato
e
ha
detto
che
il
malato
era
in
condizioni
disperate
.
A
questa
notizia
il
Maralli
è
diventato
di
tutti
i
colori
,
non
poteva
più
star
fermo
,
e
non
faceva
che
ripetere
:
-
-
Zio
,
coraggio
...
Sono
qui
io
!
-
Per
metter
fine
a
questa
scena
tragica
son
corso
nella
stanza
d
'
aspetto
e
ho
preso
le
lenti
d
'
Ambrogio
(
che
egli
aveva
lasciato
iersera
sul
suo
tavolino
)
con
l
'
intenzione
di
portarle
al
signor
Venanzio
,
e
che
avrebbero
fatto
il
miracolo
di
guarirlo
immediatamente
.
Ma
quando
son
ritornato
la
porta
era
chiusa
e
di
fuori
stava
mio
cognato
e
Virginia
.
Il
Maralli
era
piuttosto
allegro
,
e
ho
sentito
che
diceva
:
-
Ha
detto
al
notaro
che
sarebbe
stata
una
cosa
lesta
...
e
questo
,
capirai
,
è
un
buon
segno
perché
vuol
dire
che
ci
saranno
pochi
legati
...
-
E
a
me
che
avevo
steso
la
mano
per
aprir
la
maniglia
della
bussola
ha
soggiunto
:
-
Lascia
andare
...
Non
si
può
entrare
.
C
'
è
il
notaro
...
fa
il
testamento
...
-
Di
lì
a
poco
mio
cognato
se
n
'
è
andato
nello
studio
perché
gli
è
venuto
un
cliente
,
e
anche
Virginia
è
andata
via
,
raccomandandomi
di
star
lì
e
di
avvertirla
appena
fosse
uscito
il
notaro
.
Ma
io
,
invece
,
quando
il
notaro
è
uscito
sono
entrato
in
camera
e
presa
la
trombetta
ho
gridato
al
signor
Venanzio
:
-
Non
dia
retta
al
dottore
!
Lei
si
è
impaurito
perché
non
ci
vedeva
più
coi
suoi
occhiali
...
Ma
si
tratta
probabilmente
di
un
indebolimento
di
vista
.
Provi
questi
d
'
Ambrogio
che
sono
più
forti
dei
suoi
...
-
E
messegli
sul
naso
le
lenti
che
avevo
con
me
gli
ho
presentato
davanti
agli
occhi
il
Corriere
della
Sera
.
Il
signor
Venanzio
allora
,
nel
vedere
che
ci
vedeva
,
s
'
è
calmato
subito
,
poi
ha
fatto
il
confronto
fra
le
due
paia
di
lenti
,
e
abbracciandomi
mi
ha
detto
:
-
Ma
tu
,
ragazzo
mio
,
sei
un
portento
!
Tu
hai
un
acume
molto
superiore
alla
tua
età
,
e
diventerai
certamente
qualcosa
di
grosso
...
E
mio
nipote
dov
'
è
?
-
Era
lì
fuori
,
ma
ora
è
nel
suo
studio
.
-
E
che
diceva
?
-
Diceva
che
se
lei
si
sbrigava
presto
col
notaro
era
buon
segno
,
perché
significava
che
c
'
erano
pochi
legati
.
-
A
queste
parole
il
vecchio
ha
dato
in
una
tal
risata
che
credo
non
ne
abbia
mai
fatte
di
simili
in
tutta
la
sua
vita
,
e
poi
regalandomi
i
suoi
occhiali
d
'
oro
che
gli
avevo
chiesto
e
che
gli
erano
oramai
inutili
ha
esclamato
:
-
Ah
,
questa
poi
è
la
più
carina
di
tutte
!
E
ora
non
mi
dispiace
che
di
una
cosa
:
di
non
potere
,
quando
sarò
morto
,
risuscitare
per
assistere
all
'
apertura
del
testamento
...
Rimorirei
dal
ridere
!
-
#
È
tornato
Ambrogio
,
tutto
impensierito
perché
il
medico
gli
ha
detto
che
ha
una
nevrastenìa
acuta
e
gli
ha
ordinato
di
smettere
di
fumare
e
di
mettersi
in
assoluto
riposo
.
-
Pensare
-
diceva
quel
pover
'
uomo
-
che
non
posso
fare
né
una
cosa
né
l
'
altra
!
Come
fo
a
mettermi
in
riposo
se
ho
bisogno
di
lavorare
per
vivere
?
E
come
farò
io
,
disgraziato
,
a
smettere
di
fumare
...
se
non
ho
mai
fumato
in
vita
mia
neppure
una
sigaretta
?
-
Ma
io
l
'
ho
tolto
da
ogni
imbarazzo
,
e
,
presentandogli
gli
occhiali
d
'
oro
del
signor
Venanzio
,
gli
ho
detto
:
-
Si
provi
un
po
'
queste
lenti
,
e
vedrà
che
gli
passerà
la
nevrastenìa
...
-
Bisognava
vedere
la
gioia
d
'
Ambrogio
!
Pareva
diventato
pazzo
e
voleva
sapere
una
quantità
di
come
e
di
perché
;
ma
io
ho
tagliato
corto
dicendogli
:
-
Questi
occhiali
mi
son
stati
regalati
dal
signor
Venanzio
e
io
li
regalo
a
lei
.
Se
li
tenga
e
non
cerchi
altro
!
...
-
19
gennaio
.
Il
Maralli
da
iersera
è
di
un
umore
terribile
.
Prima
di
tutto
se
la
prese
con
me
perché
non
lo
avevo
avvertito
,
come
mi
era
stato
detto
,
quando
il
notaro
era
uscito
dalla
camera
del
signor
Venanzio
,
e
poi
era
molto
preoccupato
perché
non
riusciva
a
spiegarsi
il
miglioramento
avvenuto
nelle
condizioni
di
salute
di
suo
zio
,
così
a
un
tratto
,
senza
una
causa
,
mentre
il
medico
aveva
detto
prima
che
si
trattava
di
una
cosa
grave
.
Stamani
era
anche
più
nero
di
iersera
e
me
ne
ha
dette
di
tutti
i
colori
perché
gli
buttai
nel
caminetto
la
sua
vecchia
cartella
tutta
strappata
e
scarabocchiata
mettendogli
invece
sulla
scrivania
una
cartella
nuova
,
tutta
dorata
che
è
una
,
bellezza
.
E
questa
è
la
gratitudine
per
avere
avuto
il
gentile
pensiero
di
fargli
un
regalo
!
Pare
,
a
quanto
ho
potuto
capire
,
che
nella
cartella
vecchia
vi
fossero
delle
carte
e
dei
documenti
importantissimi
che
riguardavano
un
processo
,
e
che
ora
,
per
la
loro
mancanza
,
il
Maralli
non
sappia
più
dove
battere
la
testa
...
Fortunatamente
era
l
'
ora
della
scuola
e
me
sono
andato
via
lasciando
che
si
sfogasse
con
Ambrogio
.
Quando
son
tornato
di
scuola
ho
trovato
mio
cognato
anche
più
nero
di
stamani
.
Il
signor
Venanzio
gli
aveva
detto
che
ero
stato
io
che
l
'
avevo
guarito
dandogli
le
lenti
d
'
Ambrogio
e
Ambrogio
poi
gli
aveva
raccontato
d
'
essere
stato
guarito
pure
da
me
per
avergli
dato
le
lenti
del
signor
Venanzio
.
-
Voglio
assolutamente
sapere
come
sta
questa
faccenda
!
-
ha
detto
il
Maralli
sgranandomi
tanto
d
'
occhi
in
faccia
.
-
Ma
io
che
c
'
entro
?
-
C
'
entri
benissimo
.
Com
'
è
che
mio
zio
non
ci
vede
più
con
le
sue
lenti
mentre
ci
vede
con
quelle
d
'
Ambrogio
?
E
com
'
è
che
Ambrogio
non
ci
vede
più
con
le
sue
e
ci
vede
con
quelle
dello
zio
Venanzio
?
-
Uhm
!
Bisognerebbe
sentire
un
oculista
...
-
In
quel
momento
però
è
venuto
Ambrogio
,
esclamando
:
-
Tutto
è
spiegato
!
Guardi
:
lo
vede
questo
sgraffietto
in
questa
lente
?
Ebbene
:
da
questo
sgraffietto
ora
riconosco
che
la
lente
è
mia
...
Queste
sono
le
mie
lenti
che
ho
sempre
avute
:
soltanto
sono
state
messe
nei
cerchietti
d
'
oro
di
suo
zio
...
Capisce
?
-
A
questa
rivelazione
il
Maralli
ha
cacciato
un
grido
e
ha
fatto
un
passo
verso
di
me
,
stendendo
un
braccio
per
afferrarmi
,
ma
io
ho
fatto
più
presto
di
lui
e
son
corso
a
chiudermi
in
camera
.
Che
anche
questo
di
cambiar
le
lenti
a
due
paia
d
'
occhiali
sia
stato
uno
scherzo
di
cattivo
genere
?
Ma
chi
avrebbe
potuto
prevedere
che
per
questo
scherzo
il
signor
Venanzio
e
Ambrogio
si
sarebbero
ìmpauriti
a
quel
modo
?
Ed
è
colpa
mia
se
i
loro
medici
per
questo
fatto
hanno
riscontrato
nel
primo
un
caso
disperato
e
nel
secondo
una
nevrastenìa
acuta
?
#
È
un
'
ora
che
son
chiuso
in
camera
mia
.
Tanto
per
passare
il
tempo
,
con
un
bastoncino
,
una
gugliata
di
refe
e
uno
spillo
ritorto
,
mi
son
fabbricato
una
lenza
e
mi
son
divertito
a
pescare
nella
mia
catinella
certi
pesciolini
ritagliati
nella
carta
...
20
gennaio
.
Stamani
Virginia
s
'
è
intromessa
nella
questione
tra
me
e
il
Maralli
e
pare
che
egli
non
mi
riporti
a
casa
mia
come
aveva
minacciato
di
fare
.
-
Che
badi
bene
,
però
,
-
ha
detto
a
mia
sorella
-
che
badi
di
rigar
diritto
!
Io
mi
son
già
pentito
di
quel
che
ho
fatto
per
lui
,
e
ormai
basta
una
goccia
per
far
traboccare
il
vaso
!
...
-
21
gennaio
.
Altro
che
goccia
!
Su
quel
vaso
di
mio
cognato
che
era
lì
lì
per
traboccare
c
'
è
cascato
addirittura
un
diluvio
e
...
non
so
proprio
di
dove
cominciare
.
Dovrei
piangere
dal
dispiacere
,
strapparmi
i
capelli
,
dalla
disperazione
...
ma
le
disgrazie
che
mi
son
capitate
ieri
tra
capo
e
collo
sono
tante
e
si
sono
scatenate
così
improvvisamente
,
tutte
insieme
,
che
io
son
rimasto
rimbecillito
e
mi
par
di
sognare
...
Andiamo
per
ordine
.
La
prima
causa
della
mia
rovina
è
stata
la
passione
per
la
pesca
.
Ieri
,
appena
ritornato
da
scuola
,
presi
in
camera
mia
quella
lenza
che
mi
ero
fabbricato
ieri
l
'
altro
e
andai
nella
stanza
del
signor
Venanzio
con
l
'
intenzione
di
pescare
nella
sua
catinella
per
farlo
divertire
.
Disgraziatamente
il
signor
Venanzio
dormiva
;
e
dormiva
in
un
modo
curioso
,
con
la
testa
arrovesciata
sulla
spalliera
della
poltrona
e
con
la
bocca
spalancata
dalla
quale
gli
usciva
un
rantolino
che
andava
a
finire
in
un
piccolo
fischio
...
Allora
cambiai
idea
.
Dietro
alla
poltrona
c
'
era
una
tavola
,
e
io
montatovi
sopra
,
stando
seduto
su
un
panchettino
,
mi
misi
,
per
ridere
,
a
pescare
nella
bocca
del
signor
Venanzio
,
tenendo
la
lenza
al
disopra
della
sua
testa
e
l
'
amo
sospeso
all
'
altezza
della
bocca
spalancata
...
-
Ora
quando
si
sveglia
-
pensavo
-
chi
sa
come
rimarrà
sorpreso
!
-
Disgraziatamente
gli
venne
a
un
tratto
da
starnutire
;
e
nello
starnuto
,
avendo
egli
chinata
la
testa
,
l
'
amo
andò
a
posarglisi
sulla
lingua
e
,
avendo
poi
richiusa
la
bocca
,
gli
restò
dentro
,
mentre
io
senza
accorgermene
,
per
un
semplice
istinto
di
pescatore
,
detti
una
stratta
alla
lenza
tirando
in
su
...
Si
udì
un
grido
acutissimo
,
e
io
vidi
,
con
mia
grande
meraviglia
,
attaccato
all
'
amo
un
dente
con
due
barbe
!
Nello
stesso
tempo
il
signor
Venanzio
sputava
una
boccata
di
sangue
...
In
quel
terribile
istante
,
preso
da
un
grande
sgomento
,
gettai
la
lenza
e
,
sceso
con
un
salto
dalla
tavola
,
scappai
come
un
pazzo
in
camera
mia
.
Dopo
un
'
oretta
è
venuto
mio
cognato
,
seguito
da
mia
sorella
che
gli
raccomandava
:
-
Riportalo
a
casa
magari
subito
,
ma
non
lo
picchiare
!
-
Picchiarlo
?
Se
mi
ci
mettessi
dovrei
ammazzarlo
!
-
rispondeva
il
Maralli
.
-
No
,
no
;
ma
voglio
che
sappia
almeno
quel
che
mi
costa
l
'
averlo
tenuto
una
settimana
in
casa
mia
!
-
Quando
mi
fu
dinanzi
mi
guardò
ben
bene
in
faccia
e
poi
disse
lentamente
con
una
calma
che
mi
faceva
più
paura
che
se
avesse
urlato
come
tante
altre
volte
:
-
Sai
?
Ora
son
convinto
anche
io
che
tu
anderai
a
finire
in
galera
...
e
t
'
avverto
che
io
non
sarò
certo
il
tuo
avvocato
difensore
...
Io
,
vedi
,
ho
conosciuto
molta
canaglia
:
ma
tu
hai
nelle
tue
intraprese
di
delinquente
delle
risorse
misteriose
,
ignorate
a
tutti
gli
altri
...
Per
esempio
,
come
avrai
fatto
a
fare
un
taglio
alla
lingua
di
mio
zio
Venanzio
e
a
portargli
via
un
dente
che
è
stato
trovato
attaccato
a
uno
spillo
ricurvo
legato
a
un
filo
di
refe
?
E
perché
hai
fatto
questo
?
Chi
lo
sa
!
Ma
quello
che
devi
sapere
è
che
mio
zio
vuole
assolutamente
andar
via
da
casa
mia
,
dove
dice
di
non
sentirsi
sicuro
,
e
che
così
,
per
causa
tua
,
io
vado
a
rischio
di
perder
una
vistosa
eredità
della
quale
,
senza
di
te
,
potevo
dirmi
sicuro
.
-
Il
Maralli
s
'
è
asciugato
il
sudore
,
mordendosi
al
tempo
stesso
le
labbra
;
poi
ha
ripreso
lentamente
:
-
Tu
mi
hai
dunque
rovinato
come
uomo
;
ma
aspetta
,
ché
c
'
è
dell
'
altro
!
E
quest
'
altro
,
purtroppo
,
l
'
ho
scoperto
in
tribunale
,
al
processo
,
che
è
andato
tutto
a
rotoli
e
che
ha
segnato
la
mia
rovina
nella
mia
professione
e
nella
mia
carriera
politica
.
Tu
parlasti
quattro
o
cinque
giorni
fa
con
un
contadino
chiamato
Gosto
grullo
?
-
Sì
-
confessai
io
.
-
E
che
gli
dicesti
?
-
A
questo
punto
mi
parve
che
la
constatazione
di
una
buona
azione
compiuta
dovesse
compensare
il
fallo
rimproveratomi
precedentemente
e
risposi
con
accento
trionfale
:
-
Gli
dissi
che
in
tribunale
doveva
dire
la
verità
,
tutta
la
verità
,
nient
'
altro
che
la
verità
,
come
ho
visto
scritto
nel
cartello
che
è
sulla
testa
del
presidente
.
-
Sicuro
!
E
infatti
l
'
ha
detta
!
Egli
ha
raccontato
che
gli
imputati
avevan
tirato
dei
sassi
ai
soldati
e
gli
imputati
sono
stati
condannati
.
Hai
capito
?
...
E
gli
hai
fatti
condannar
te
!
E
io
che
ero
avvocato
difensore
ho
perso
la
causa
per
te
!
E
per
te
i
giornali
avversari
mi
attaccheranno
ora
con
violenza
,
e
per
te
il
nostro
partito
avrà
in
paese
meno
credito
di
quel
che
aveva
...
Hai
capito
?
Sei
contento
ora
?
Sei
soddisfatto
dell
'
opera
tua
?
Vuoi
far
qualche
cos
'
altro
?
Hai
in
mente
altre
rovine
,
altri
cataclismi
da
compiere
?
Ti
avverto
che
nel
caso
hai
tempo
fino
a
domattina
alle
otto
,
perché
ora
è
troppo
tardi
per
riaccompagnarti
a
casa
tua
.
Io
non
capivo
più
nulla
,
non
avevo
la
forza
né
di
parlare
né
di
muovermi
...
Il
Maralli
mi
lasciò
lì
come
inebetito
;
mia
sorella
mi
disse
:
-
Disgraziato
!
-
e
se
ne
andò
anche
lei
.
Ah
sì
,
disgraziato
:
disgraziato
io
e
più
disgraziati
tutti
quelli
che
hanno
a
che
far
con
me
...
Sono
già
le
otto
,
caro
giornalino
:
il
Maralli
mi
aspetta
nello
studio
per
ricondurmi
a
mio
padre
che
mi
metterà
subito
in
collegio
!
Si
può
essere
più
disgraziati
di
me
!
Eppure
non
mi
riesce
di
piangere
...
Anzi
!
Con
tutta
la
tremenda
prospettiva
del
mio
triste
avvenire
,
non
so
levarmi
dalla
mente
l
'
immagine
di
quel
dente
con
quelle
due
barbe
che
ho
pescato
ieri
nella
bocca
spalancata
del
signor
Venanzio
e
ogni
tanto
mi
scappa
da
ridere
...
22
gennaio
.
Ho
appena
due
minuti
di
tempo
per
scrivere
due
righe
.
Sono
a
Montaguzzo
,
nel
collegio
Pierpaoli
,
e
profitto
di
questo
momento
in
cui
mi
trovo
solo
,
in
camerata
,
con
la
scusa
di
prendere
dal
mio
baule
la
biancheria
che
mi
è
necessaria
per
la
mia
toilette
.
Proprio
così
.
Ieri
mattina
il
Maralli
mi
riaccompagnò
dal
babbo
al
quale
raccontò
tutto
quello
che
gli
era
successo
per
causa
mia
,
e
allora
il
babbo
-
a
racconto
finito
-
non
disse
altro
che
queste
parole
:
-
Me
l
'
aspettavo
:
tant
'
è
vero
che
il
suo
baule
con
tutto
il
corredo
richiesto
dal
collegio
Pierpaoli
è
su
bell
'
e
pronto
.
Partiremo
subito
,
con
la
corsa
delle
nove
e
quarantacinque
!
-
Giornalino
mio
,
non
ho
coraggio
di
descrivere
qui
la
scena
della
separazione
dalla
mamma
,
dall
'
Ada
,
dalla
Caterina
...
Si
piangeva
tutti
come
tante
fontane
,
e
anche
ora
nel
ripensarci
mi
vengon
giù
,
su
queste
pagine
,
i
goccioloni
a
quattro
a
quattro
...
Povera
mamma
!
In
quel
momento
ho
capito
quanto
bene
mi
vuole
,
e
ora
che
sono
così
lontano
da
lei
capisco
quanto
bene
le
voglio
io
...
Basta
:
il
fatto
è
che
,
dopo
due
ore
di
treno
e
quattro
dì
diligenza
,
sono
arrivato
qui
,
dove
il
babbo
uni
ha
consegnato
al
signor
direttore
e
mi
ha
detto
lasciandomi
:
-
Speriamo
che
quando
ritornerò
a
prenderti
possa
trovare
un
ragazzo
diverso
da
quello
che
lascio
!
Mi
riescirà
di
diventare
diverso
da
quel
che
sono
?
Sento
la
voce
della
direttrice
...
#
Mi
hanno
messo
la
divisa
del
collegio
che
è
bigia
,
col
berrettino
da
soldato
,
la
tunica
con
una
doppia
fila
di
bei
bottoni
d
'
argento
e
i
calzoni
lunghi
con
le
bande
rosso
-
scure
.
I
calzoni
lunghi
mi
stanno
benissimo
;
ma
però
la
divisa
del
collegio
Pierpaoli
non
ha
sciabola
e
anche
questo
,
per
me
è
stato
un
bel
dispiacere
!
29
gennaio
.
È
una
settimana
,
giornalino
mio
,
che
non
ho
scritto
più
un
rigo
in
queste
tue
pagine
,
nelle
quali
in
questi
giorni
avrei
avuto
pur
tante
cose
tristi
e
comiche
da
confidare
e
anche
tante
lacrime
da
versare
!
...
Ma
qui
,
in
questo
stabilimento
carcerario
che
chiamano
collegio
,
non
siamo
mai
soli
,
neppure
quando
si
dorme
,
e
la
libertà
non
penetra
mai
per
nessuno
,
neppure
per
un
minuto
secondo
...
Il
direttore
si
chiama
il
signor
Stanislao
ed
è
un
uomo
secco
secco
e
lungo
lungo
,
con
due
gran
baffoni
brizzolati
che
quando
s
'
arrabbia
gli
treman
tutti
,
e
con
una
zazzera
di
capelli
nerissimi
che
gli
vengono
in
avanti
appiccicati
sulle
tempie
e
che
gli
dànno
l
'
aria
di
un
grand
'
uomo
,
ma
dei
tempi
passati
.
È
un
tipo
militare
,
che
parla
sempre
a
forza
di
comandi
e
facendo
gli
occhi
terribili
.
-
Stoppani
,
-
mi
ha
detto
un
paio
di
giorni
fa
-
stasera
starete
a
pane
e
acqua
!
Per
fianco
destro
...
March
!
-
E
questo
,
perché
?
Perché
mi
aveva
sorpreso
nel
corridoio
che
conduce
alla
sala
di
ginnastica
mentre
scrivevo
col
carbone
sul
muro
:
Abbasso
i
tiranni
!
Più
tardi
la
direttrice
mi
disse
:
-
Sei
un
sudicione
e
un
malvagio
.
Sudicione
perché
hai
sporcato
il
muro
,
e
malvagio
perché
offendi
le
persone
che
cercano
di
farti
del
bene
correggendoti
.
Chi
hai
voluto
indicare
come
tiranni
?
Sentiamo
...
-
Uno
è
Federigo
Barbarossa
,
-
risposi
pronto
-
un
altro
è
Galeazzo
Visconti
,
un
altro
è
il
generale
Radeschi
,
e
un
altro
è
...
-
Siete
anche
un
impertinente
,
ecco
tutto
!
Andate
in
classe
subito
!
-
Questa
direttrice
non
capisce
nulla
;
invece
d
'
aver
piacere
chi
io
mi
appassioni
contro
i
peggiori
personaggi
della
storia
patria
,
s
'
è
messa
in
testa
,
da
quella
volta
,
che
io
la
canzoni
,
e
non
mi
leva
mai
gli
occhi
di
dosso
.
La
direttrice
si
chiama
la
signora
Geltrude
ed
è
la
moglie
del
signor
Stanislao
,
ma
è
un
tipo
tutto
diverso
da
lui
.
È
bassa
bassa
e
grassa
grassa
,
con
un
naso
rosso
rosso
,
e
declama
sempre
,
e
fa
dei
grandi
discorsi
per
delle
cose
da
nulla
,
e
non
si
cheta
mai
un
minuto
,
corre
per
tutto
e
discorre
con
tutti
e
su
tutto
e
su
tutti
trova
a
ridire
.
Gli
insegnanti
che
fanno
lezione
alle
diverse
classi
sono
tutti
dipendenti
dal
direttore
e
dalla
direttrice
e
paion
loro
servitori
.
Il
professore
di
francese
arriva
perfino
a
baciare
la
mano
alla
signora
Geltrude
tutte
le
mattine
quando
le
dà
il
buon
giorno
e
tutte
le
sere
quando
le
dà
la
buona
sera
;
e
il
professore
di
matematiche
dice
sempre
al
Signor
Stanislao
quando
va
via
:
"
Servo
suo
,
signor
direttore
!
"
Noi
collegiali
siamo
ventisei
in
tutti
:
otto
grandi
,
dodici
mezzani
e
sei
piccoli
.
Io
sono
il
più
piccino
di
tutti
.
Si
dorme
in
tre
camerate
,
una
accanto
all
'
altra
,
si
mangia
tutti
in
un
gran
salone
,
due
pasti
al
giorno
e
la
mattina
il
caffè
e
latte
col
pane
inzuppato
,
ma
senza
burro
e
sempre
con
poco
zucchero
.
Il
primo
giorno
a
desinare
vedendo
venir
la
minestra
di
riso
esclamai
:
-
Meno
male
!
Il
riso
mi
piace
moltissimo
...
-
Un
ragazzo
di
quelli
grandi
che
sta
di
posto
accanto
a
me
(
perché
a
tavola
ci
mettono
sempre
alternati
,
uno
piccino
e
uno
più
grande
)
e
che
si
chiama
Tito
Barozzo
ed
è
napoletano
,
dètte
in
una
gran
risata
e
disse
:
-
Tra
una
settimana
non
dirai
più
così
!
-
Io
allora
non
capii
niente
,
ma
ora
ho
compreso
benissimo
il
significato
dì
quelle
parole
.
Sono
sette
giorni
che
sono
qui
e
,
meno
l
'
altro
ieri
che
era
venerdì
,
si
è
sempre
mangiato
la
minestra
di
riso
due
volte
al
giorno
...
Mi
è
venuta
così
a
noia
,
che
l
'
idea
di
una
minestra
di
capellini
,
che
prima
mi
era
così
antipatica
,
ora
mi
manda
tutto
in
solluchero
!
...
Oh
mamma
mia
,
cara
mammina
che
mi
facevi
fare
spesso
da
Caterina
gli
spaghetti
con
l
'
acciugata
che
mi
piacciono
tanto
,
chi
sa
come
ti
dispiacerebbe
se
tu
sapessi
che
il
tuo
Giannino
in
collegio
è
obbligato
a
mangiare
dodici
minestre
di
riso
in
una
settimana
!
1°
febbraio
.
È
appena
giorno
e
io
che
mi
sono
svegliato
presto
ne
profitto
per
continuare
a
registrare
le
mie
memorie
nel
mio
caro
giornalino
,
mentre
i
miei
cinque
compagni
dormono
della
grossa
.
In
questi
due
giorni
passati
ho
due
tatti
notevoli
da
narrare
:
una
condanna
alla
prigione
e
la
scoperta
della
ricetta
per
fare
un
'
eccellente
minestra
di
magro
.
Ieri
l
'
altro
dunque
,
cioè
il
30
Gennaio
,
dopo
colazione
,
mentre
stavo
chiacchierando
con
Tito
Barozzo
,
un
altro
collegiale
grande
,
un
certo
Carlo
Pezzi
,
gli
si
accostò
e
gli
disse
sottovoce
:
-
Nello
stanzino
ci
son
le
nuvole
...
-
Ho
capito
!
-
rispose
il
Barozzo
strizzando
un
occhio
.
E
poco
dopo
mi
disse
:
-
Addio
,
Stoppani
,
vo
a
studiare
-
e
se
n
'
andò
dalla
parte
dove
era
andato
il
Pezzi
.
Io
che
avevo
capito
che
quella
d
'
andare
a
studiare
era
una
scusa
bella
e
buona
e
che
invece
il
Barozzo
era
andato
nello
stanzino
accennato
prima
dal
Pezzi
,
fui
preso
da
una
grande
curiosità
e
,
senza
parere
,
lo
seguii
pensando
:
-
Voglio
vedere
le
nuvole
anch
'
io
.
-
E
arrivato
a
una
porticina
dove
avevo
visto
sparire
il
mio
compagno
di
tavola
,
la
spinsi
e
...
capii
ogni
cosa
.
In
una
piccola
stanzetta
che
serviva
per
pulire
e
assettare
i
lumi
a
petrolio
(
ve
n
'
erano
due
file
da
una
parte
,
e
in
un
angolo
una
gran
cassetta
di
zinco
piena
di
petrolio
e
cenci
e
spazzolini
su
una
panca
)
stavano
quattro
collegiali
grandi
che
nel
vedermi
,
si
rimescolarono
tutti
,
e
vidi
che
uno
,
un
certo
Mario
Michelozzi
,
cercava
di
nascondere
qualcosa
...
Ma
c
'
era
poco
da
nascondere
,
perché
le
nuvole
dicevano
tutto
;
la
stanza
era
piena
di
fumo
e
il
fumo
si
sentiva
subito
che
era
di
sigaro
toscano
.
-
Perché
sei
venuto
qui
?
-
disse
il
Pezzi
con
aria
minacciosa
.
-
Oh
bella
!
Son
venuto
a
fumare
anch
'
io
.
-
No
,
no
!
-
saltò
a
dire
il
Barozzo
.
-
Egli
non
è
avvezzo
...
gli
farebbe
male
,
e
così
tutto
sarebbe
scoperto
.
-
Va
bene
:
allora
starò
a
veder
fumare
.
-
Bada
bene
però
,
-
disse
un
certo
Maurizio
Del
Ponte
.
-
Guai
se
...
-
Io
,
per
tua
regola
-
lo
interruppi
con
alterezza
,
avendo
capito
quel
che
voleva
dire
-
la
spia
non
l
'
ho
mai
fatta
e
spero
bene
!
-
Allora
il
Michelozzi
che
era
rimasto
sempre
prudentemente
con
le
mani
didietro
,
tirò
fuori
un
sigaro
toscano
ancora
acceso
,
se
lo
cacciò
avidamente
tra
le
labbra
,
tirò
due
o
tre
boccate
e
lo
passò
al
Pezzi
che
fece
lo
stesso
passandolo
poi
al
Barozzo
che
ripeté
la
medesima
funzione
passandolo
al
Del
Ponte
che
,
dopo
le
tre
boccate
di
regola
,
lo
rese
al
Michelozzi
...
e
così
si
ripeté
il
passaggio
parecchie
volte
,
finché
il
sigaro
fu
ridotto
a
una
misera
cicca
e
la
stanza
era
così
piena
di
fumo
che
ci
si
asfissiava
...
-
Apri
il
finestrino
!
-
disse
il
Pezzi
al
Michelozzi
.
E
questi
si
era
mosso
per
eseguire
il
saggio
consiglio
quando
il
Del
Ponte
esclamò
:
-
Calpurnio
!
-
E
si
precipitò
fuori
della
stanza
seguito
dagli
altri
tre
.
Io
,
sorpreso
da
quella
parola
ignorata
,
indugiai
un
po
'
nella
istintiva
ricerca
del
suo
misterioso
significato
,
pur
comprendendo
ch
'
era
un
segnale
di
pericolo
;
e
quando
a
brevissima
distanza
dagli
altri
feci
per
uscir
dalla
porticina
,
mi
trovai
a
faccia
a
faccia
col
signor
Stanislao
in
persona
che
mi
afferrò
per
il
petto
con
la
destra
e
mi
ricacciò
indietro
esclamando
:
-
Che
cosa
succede
qua
?
-
Ma
non
ebbe
bisogno
di
nessuna
risposta
;
appena
dentro
la
stanza
comprese
perfettamente
quel
che
era
successo
e
con
due
occhi
da
spiritato
,
mentre
gli
tremavano
i
baffi
scompigliati
dall
'
ira
,
tonò
:
-
Ah
,
si
fuma
!
Si
fuma
,
e
dove
si
fuma
?
Nella
stanza
del
petrolio
,
a
rischio
di
far
saltar
l
'
istituto
!
Sangue
d
'
un
drago
!
E
chi
ha
fumato
?
Hai
fumato
tu
?
Fa
'
sentire
il
fiato
...
march
!
-
E
si
chinò
giù
mettendomi
il
viso
contro
il
viso
in
modo
che
i
suoi
baffoni
grigi
mi
facevano
il
pizzicorino
nelle
gote
.
Io
eseguii
l
'
ordine
facendogli
un
gran
sospiro
sul
naso
ed
egli
si
rialzò
dicendo
:
-
Tu
no
...
difatti
sei
troppo
piccolo
.
Hanno
fumato
i
grandi
...
quelli
che
sono
scappati
di
qui
quando
io
imboccavo
il
corridoio
.
E
chi
erano
?
Svelto
...
march
!
-
Io
non
lo
so
.
-
Non
lo
sai
?
Come
!
Ma
se
erano
qui
con
te
!
-
Sì
,
erano
con
me
...
ma
io
non
li
ho
visti
...
Sa
,
con
questo
fumo
!
...
-
A
queste
parole
i
baffi
del
signor
Stanislao
incominciarono
a
ballare
una
ridda
infernale
.
-
Ah
!
Sangue
di
un
drago
!
Tu
ardisci
rispondere
così
al
direttore
?
In
prigione
!
In
prigione
!
March
!
-
E
afferratomi
per
un
braccio
mi
portò
via
,
chiamò
un
bidello
e
gli
disse
:
-
In
prigione
fino
a
nuov
'
ordine
!
-
#
La
prigione
è
una
stanzetta
su
per
giù
come
quella
dei
lumi
a
petrolio
,
ma
più
alta
della
metà
,
e
c
'
è
una
finestra
lassù
per
aria
,
con
una
barra
di
ferro
che
le
dà
,
proprio
l
'
aspetto
triste
di
una
prigione
.
Fui
serrato
lì
dentro
a
catenaccio
,
e
vi
rimasi
solo
con
ì
miei
pensieri
finché
non
venne
a
farmi
visita
la
signora
Geltrude
la
quale
mi
fece
una
lunga
predica
sul
pericolo
dell
'
incendio
che
avrebbe
potuto
succedere
se
il
fuoco
del
sigaro
si
fosse
appiccato
al
petrolio
,
e
seguitò
a
declamare
per
un
bel
pezzo
per
finire
poi
,
con
voce
patetica
,
a
scongiurarmi
di
dire
a
lei
la
verità
,
assicurandomi
che
non
era
per
dare
delle
punizioni
ai
colpevoli
,
ma
per
prendere
delle
precauzioni
nell
'
interesse
di
tutti
...
Io
naturalmente
seguitai
a
dire
che
non
sapevo
niente
e
che
non
avrei
detto
niente
mai
,
anche
se
mi
avessero
tenuto
in
prigione
per
una
settimana
,
che
dopo
tutto
era
meglio
stare
a
pane
e
acqua
che
essere
obbligati
a
mangiar
la
minestra
di
riso
due
volte
al
giorno
...
La
direttrice
se
ne
andò
tutta
invelenita
dicendomi
con
voce
drammatica
:
-
Vuoi
essere
trattato
con
tutto
il
rigore
?
Tal
sia
di
te
!
-
Rimasto
solo
daccapo
,
mi
sdraiai
sul
lettuccio
che
era
in
un
canto
della
prigione
e
non
tardai
ad
addormentarmi
perché
era
già
tardi
e
io
ero
stanco
da
tante
emozioni
.
La
mattina
dopo
,
cioè
iermattina
,
mi
svegliai
di
lietissimo
umore
.
Il
mio
pensiero
,
considerando
i
miei
casi
,
corse
ai
tempi
delle
cospirazioni
,
quando
i
patriotti
italiani
marcivano
nelle
prigioni
piuttosto
che
dire
i
nomi
dei
congiurati
ai
tedeschi
,
e
mi
sentivo
pieno
d
'
allegria
,
e
avrei
voluto
magari
che
la
prigione
fosse
stata
più
stretta
e
magari
anche
umida
,
e
con
qualche
topo
.
Però
,
in
mancanza
di
topi
,
c
'
era
qualche
ragno
,
e
io
mi
misi
in
testa
di
ammaestrarne
uno
,
come
Silvio
Pellico
,
e
mi
misi
all
'
opera
con
tutto
l
'
impegno
,
ma
dovetti
smettere
.
Non
so
se
dipenda
perché
i
ragni
d
'
allora
fossero
più
intelligenti
di
quelli
d
'
ora
o
perché
i
ragni
di
collegio
siano
più
zucconi
degli
altri
,
ma
il
fatto
è
che
quel
maledetto
ragno
faceva
tutto
il
contrario
di
quel
che
gli
dicevo
dì
fare
,
e
mi
fece
tanto
arabbiare
che
da
ultimo
lo
schiacciai
con
un
piede
.
Allora
mi
venne
in
mente
che
,
se
avessi
potuto
chiamare
dalla
finestra
qualche
passerotto
,
sarebbe
stato
molto
più
facile
di
ammaestrarlo
;
ma
la
finestra
era
così
alta
!
...
Non
so
che
cosa
avrei
dato
per
potere
arrampicarmi
su
quella
finestrino
;
e
a
furia
di
pensarci
mi
era
venuto
come
una
frenesia
e
non
potevo
più
star
fermo
,
né
mi
riusciva
di
levarmi
dal
cervello
quell
'
idea
...
Cominciai
dal
trascinare
il
lettuccio
sotto
la
finestra
per
diminuirne
la
distanza
;
poi
presi
un
pezzo
di
corda
che
avevo
in
tasca
,
levai
la
cinghia
dei
calzoni
e
l
'
aggiunsi
a
quella
...
Ma
con
tutt
'
e
due
si
arrivava
appena
alla
metà
dell
'
altezza
cui
era
posta
la
finestra
.
Allora
mi
cavai
la
camicia
,
la
strappai
a
strisce
,
che
attorcigliai
a
uso
fune
e
che
aggiunsi
alla
corda
che
avevo
già
;
ne
venne
una
corda
assai
lunga
che
lanciai
mirando
alla
finestra
.
Ora
ci
arrivava
,
ma
occorreva
una
lunghezza
maggiore
per
farne
ritornar
giù
una
parte
dopo
averla
fatta
passare
sulla
sbarra
che
era
nel
mezzo
alla
finestra
.
Mi
cavai
anche
le
mutande
delle
quali
feci
altre
strisce
che
aggiunsi
alle
altre
.
Cosi
ottenni
una
corda
sufficiente
a
tentare
la
scalata
che
mi
ero
prefisso
di
dare
alla
finestra
.
Da
un
capo
di
essa
attaccai
una
scarpa
;
e
incominciai
i
miei
esercizi
di
tiro
a
segno
lanciando
con
la
destra
la
scarpa
contro
la
barra
di
ferro
e
tenendo
nella
sinistra
l
'
altro
capo
della
corda
.
Quanti
vani
tentativi
!
Non
avevo
orologio
per
calcolare
quanto
tempo
occupassi
in
questo
lavoro
,
ma
potevo
giudicarne
la
durata
dal
sudore
che
mi
bagnava
tutto
per
la
fatica
.
Finalmente
mi
riuscì
di
fare
in
modo
che
la
scarpa
lanciata
al
disopra
della
sbarra
girasse
al
di
sotto
,
ritornando
dentro
la
stanza
;
e
dopo
,
piano
piano
,
a
forza
di
piccole
e
prudenti
scosse
date
con
la
parte
di
corda
che
avevo
in
mano
mi
riuscì
di
far
calare
giù
l
'
altro
capo
tanto
da
arrivare
ad
acchiapparlo
.
Che
felicità
!
Su
quella
doppia
corda
mi
arrampicai
su
fino
alla
finestra
,
dove
mi
riescì
di
accoccolarmi
,
alla
meglio
,
e
salutai
il
cielo
che
mai
mi
era
parso
così
limpido
e
così
bello
come
in
quel
momento
.
Ma
oltre
alla
bellezza
del
cielo
che
scorgevo
al
disopra
di
me
mi
commosse
l
'
animo
un
grato
odorino
di
soffritto
che
veniva
dal
di
sotto
...
La
finestrina
,
infatti
,
dava
sul
cortiletto
della
cucina
in
un
angolo
del
quale
era
una
enorme
caldaia
piena
d
'
acqua
bollente
.
Allora
mi
ricordai
che
era
venerdì
,
il
giorno
sacro
alla
famosa
minestra
di
magro
che
in
mezzo
a
tutte
le
minestre
di
riso
della
settimana
veniva
ad
allietare
i
nostri
stomachi
,
a
quella
eccellente
minestra
di
magro
così
saporita
e
che
pareva
riunire
in
sé
le
fragranze
più
care
dell
'
umano
palato
...
Mi
sentivo
venir
l
'
acquolina
in
bocca
e
una
grande
malinconia
mi
scendeva
giù
nella
desolata
solitudine
delle
mie
povere
budella
...
Fortunatamente
questo
atroce
supplizio
durò
poco
,
perché
ogni
desiderio
mi
sparì
come
per
incanto
dallo
stomaco
appena
scoprii
la
ricetta
con
la
quale
il
cuoco
del
collegio
faceva
la
sua
ottima
minestra
di
magro
.
Stando
appollaiato
sulla
finestra
avevo
visto
più
volte
andare
e
venire
lo
sguattero
,
un
ragazzettaccio
che
da
quel
che
capii
era
stato
preso
da
poco
perché
sentivo
il
cuoco
che
gli
diceva
continuamente
:
-
Fa
'
così
,
fa
'
cosà
,
piglia
qui
,
piglia
là
-
e
gli
insegnava
tutto
quel
che
aveva
a
fare
e
dove
stavano
gli
utensili
e
come
dovevano
essere
adoperati
...
-
Tutti
i
piatti
sudici
di
ieri
,
-
gli
domandò
a
un
certo
punto
il
cuoco
-
dove
gli
hai
messi
?
-
Lassù
su
quell
'
asse
come
mi
diceste
voi
.
-
Benone
!
Ora
rigovernali
nella
solita
caldaia
dove
hai
rigovernato
ieri
e
ier
l
'
altro
,
ché
l
'
acqua
calda
dev
'
essere
al
punto
giusto
...
E
poi
risciacquali
come
le
altre
volte
nell
'
acqua
pulita
.
-
Lo
sguattero
portò
tutti
i
piatti
sudici
nel
cortiletto
e
a
due
a
due
li
fece
scivolare
dentro
il
caldaione
dell
'
acqua
calda
.
Poi
si
mise
a
tirarli
su
,
a
uno
per
volta
,
sciaguattandoli
e
strisciandovi
sopra
l
'
indice
della
destra
steso
per
levarvi
bene
l
'
unto
...
Quand
'
ebbe
tirato
su
l
'
ultimo
piatto
,
lo
sguattero
esclamò
immergendo
la
mano
nella
caldaia
:
-
Che
brodo
!
Si
taglia
col
coltello
!
...
-
Benone
!
-
disse
il
cuoco
comparendo
sull
'
uscio
della
cucina
.
-
Gli
è
come
deve
essere
per
la
minestra
d
'
oggi
.
-
Lo
sguattero
sgranò
tanto
d
'
occhi
,
proprio
come
feci
io
lassù
sul
mio
osservatorio
.
-
Come
!
La
minestra
d
'
oggi
?
-
Sicuro
!
-
spiegò
il
cuoco
,
accostandosi
al
caldaione
.
-
Questo
è
il
brodo
per
la
minestra
di
magro
alla
casalinga
del
venerdì
che
piace
tanto
a
tutte
queste
carogne
di
ragazzi
.
Capirai
!
Qui
ci
son
tutti
i
sapori
...
-
Sfido
io
!
Ci
ho
rigovernato
i
piatti
di
due
giorni
di
seguito
...
-
E
prima
che
tu
venissi
tu
c
'
erano
stati
rigovernati
i
piatti
d
'
altri
due
giorni
...
Insomma
,
per
tu
'
regola
,
in
questa
caldaia
si
comincia
a
rigovernar
la
domenica
e
si
dura
fino
al
giovedì
,
sempre
nella
medesima
acqua
;
e
capirai
bene
che
quando
si
arriva
al
venerdì
l
'
acqua
non
è
più
acqua
,
ma
è
un
brodo
da
leccarsi
i
baffi
...
-
Vo
'
direte
bene
,
-
disse
lo
sguattero
sputando
-
ma
io
i
baffi
non
me
li
voglio
leccare
un
accidente
...
-
Grullaccio
!
-
ribatté
il
cuoco
.
-
Ti
par
'
egli
che
noi
si
mangi
di
questa
roba
?
Il
personale
di
cucina
mangia
la
minestra
speciale
che
si
fa
per
il
direttore
e
per
la
direttrice
...
-
Ah
!
-
fece
lo
sguattero
,
tirando
un
gran
respiro
di
sollievo
.
-
Ora
,
via
:
portiamo
la
caldaia
sul
fuoco
,
che
c
'
è
già
il
pane
bell
'
e
affettato
e
il
soffritto
è
pronto
.
E
tu
impara
il
mestiere
,
e
mosca
!
Il
personale
di
cucina
,
questo
te
l
'
ho
già
spiegato
,
non
deve
mai
far
parola
con
nessuno
al
mondo
di
quel
che
si
fa
intorno
ai
fornelli
.
Hai
capito
?
-
E
,
uno
da
una
parte
uno
dall
'
altra
,
afferrarono
la
caldaia
e
l
'
alzarono
di
peso
;
ma
allo
sguattero
nel
chinarsi
cadde
nella
caldaia
il
berrettaccio
tutt
'
unto
che
aveva
in
testa
,
ed
egli
fermatosi
dette
in
una
grande
risata
e
ritiratolo
su
strizzandovelo
dentro
esclamò
:
-
Gua
'
!
Ora
gli
è
anche
più
saporito
di
prima
!
-
A
questo
punto
non
ne
potetti
più
dallo
schifo
e
dall
'
ira
:
e
cavatomi
la
scarpa
rimastomi
in
piedi
la
tirai
giù
con
forza
nella
caldaia
urlando
.
-
Porci
!
allora
metteteci
anche
questa
!
...
-
Il
cuoco
e
lo
sguattero
si
voltarono
in
su
,
come
due
spiritati
,
e
mi
par
di
vedere
anche
ora
quei
quattro
occhi
dilatati
,
fissi
su
me
in
una
comica
espressione
di
maraviglia
e
di
sgomento
.
Io
intanto
seguitavo
a
lanciar
loro
tutti
i
titoli
che
si
meritavano
,
finché
essi
,
riavutisi
finalmente
dallo
sbalordimento
,
si
precipitarono
dentro
la
cucina
.
Pochi
minuti
dopo
,
la
piccola
porta
della
mia
prigione
si
apriva
e
vi
entrava
di
profilo
-
ché
altrimenti
non
ci
sarebbe
potuta
passare
-
la
signora
Geltrude
declamando
:
-
Ah
disgraziato
!
Uh
,
che
vedo
!
...
A
rischio
di
cader
giù
e
sfracellarsi
!
...
In
nome
di
Dio
,
Stoppani
,
che
cosa
fate
costassù
?
-
Eh
!
-
risposi
-
sto
a
veder
preparare
la
minestra
di
magro
alla
casalinga
...
-
Ma
che
dici
?
sei
impazzato
?
-
In
quel
momento
entrò
un
bidello
con
una
scala
.
-
Appoggiatela
lì
,
e
fate
scendere
quello
sciagurato
!
-
impose
con
aria
drammatica
la
signora
Geltrude
.
-
No
,
non
scendo
!
-
risposi
aggrappandomi
alla
sbarra
dì
ferro
.
-
Se
devo
rimanere
in
prigione
voglio
starmene
quassù
perché
c
'
è
più
aria
...
e
poi
si
impara
come
si
cucinano
i
ragazzi
in
collegio
!
...
-
Scendi
,
via
!
Non
capisci
che
ero
venuta
appunto
per
farti
uscire
dalla
prigione
?
Purché
,
s
'
intende
,
tu
prometta
di
essere
buono
e
ubbidiente
,
ché
se
no
,
figliuolo
mio
,
è
un
affar
serio
!
...
-
Io
guardai
la
direttrice
sorpreso
.
-
Perché
questa
improvvisa
liberazione
?
-
pensavo
fra
me
.
-
Eppure
non
ho
rivelato
i
nomi
dei
ragazzi
che
fumavano
nello
stanzino
del
petrolio
...
Dunque
?
Ah
!
Ho
capito
!
Ora
cercan
di
pigliarmi
con
le
buone
maniere
perché
non
racconti
ai
miei
compagni
la
scoperta
della
ricetta
per
la
zuppa
di
magro
alla
casalinga
.
-
In
ogni
modo
non
c
'
era
più
ragione
di
rimanere
appollaiato
sulla
finestrina
e
discesi
.
Appena
ebbi
toccato
terra
,
la
signora
Geltrude
,
ordinò
al
bidello
di
riportar
via
la
scala
,
e
poi
,
presomi
per
un
braccio
,
mi
disse
con
tono
imperioso
:
-
Di
'
su
:
che
volevi
dire
della
minestra
di
magro
che
si
fa
in
collegio
?
-
Volevo
dire
che
io
non
intendo
di
mangiarla
più
mai
.
Guardi
!
Mi
assoggetto
piuttosto
a
mangiar
quella
di
riso
anche
il
venerdì
...
a
meno
che
non
mi
dia
la
minestra
speciale
che
fanno
per
lei
e
per
il
signor
direttore
...
-
Ma
che
dici
?
Io
non
t
'
intendo
...
Dimmi
tutta
la
verità
...
tutta
,
capisci
?
-
Allora
le
raccontai
semplicemente
tutto
quello
che
avevo
visto
e
sentito
dalla
finestrino
della
mia
prigione
e
con
mia
grande
sorpresa
la
signora
Geltrude
,
molto
impressionata
dal
mio
racconto
,
esclamò
:
-
La
cosa
che
dici
,
ragazzo
mio
,
è
molto
seria
...
Bada
bene
!
Si
tratta
di
far
perdere
il
pane
a
due
persone
:
al
cuoco
e
allo
sguattero
...
Pensaci
:
hai
detto
proprio
la
verità
?
-
L
'
ho
detta
e
la
sostengo
.
-
Allora
vieni
a
far
rapporto
dal
signor
direttore
!
-
Difatti
mi
condusse
nell
'
ufficio
di
direzione
dove
,
dietro
a
una
scrivania
piena
di
libri
,
stava
il
signor
Stanislao
.
-
Lo
Stoppani
-
gli
disse
la
signora
Geltrude
-
ha
un
rapporto
molto
grave
da
fare
contro
il
personale
di
cucina
.
Via
,
racconta
-
E
io
raccontai
da
capo
la
scena
alla
quale
avevo
assistito
.
Passavo
di
sorpresa
in
sorpresa
.
Anche
il
direttore
mi
apparve
indignato
del
racconto
fatto
.
Chiamò
il
bidello
e
ordinò
:
-
Fate
venir
qui
il
cuoco
e
lo
sguattero
.
March
!
-
Poco
dopo
,
eccoli
tutti
e
due
;
e
io
daccapo
a
ripetere
il
racconto
per
la
terza
volta
...
Ma
la
mia
maraviglia
giunse
al
colmo
quando
,
invece
di
rimanere
confusi
,
com
'
io
mi
aspettavo
,
sotto
il
peso
delle
mie
rivelazioni
,
essi
dèttero
in
una
grande
risata
,
e
il
cuoco
,
presa
la
parola
,
disse
indirizzandosi
al
signor
Stanislao
:
-
La
mi
scusi
,
signor
direttore
,
ma
le
par
possibile
che
si
faccia
tutto
questo
?
Deve
sapere
che
io
ho
per
abitudine
di
far
sempre
la
burletta
,
e
ora
specialmente
che
ho
per
le
mani
questo
sguattero
,
che
è
nuovo
del
mestiere
,
mi
diverto
un
mondo
a
dargliene
ad
intendere
delle
cotte
e
delle
crude
...
Quello
che
ha
raccontato
il
signorino
è
sacrosantamente
vero
:
soltanto
,
come
le
ho
detto
,
si
trattava
di
parole
dette
per
ischerzo
...
-
Va
bene
,
-
disse
il
direttore
.
-
Ma
il
mio
dovere
mi
impone
di
procedere
immediatamente
a
un
'
ispezione
in
cucina
.
Precedetemi
...
March
!
E
voi
,
Stoppani
,
attendetemi
qui
...
-
E
uscì
impettito
,
con
passo
militare
.
Quando
ritornò
poco
dopo
mi
disse
sorridendo
:
-
Tu
hai
fatto
bene
a
riferirmi
quel
che
avevi
visto
...
Ma
fortunatamente
la
cosa
sta
come
aveva
raccontato
il
nostro
cuoco
...
e
puoi
mangiar
tranquillo
la
tua
brava
scodella
di
minestra
alla
casalinga
.
Cerca
di
esser
buono
...
Va
'
!
-
E
mi
dètte
un
colpetto
di
mano
su
una
guancia
.
Io
me
ne
andai
tutto
contento
e
persuaso
in
mezzo
ai
miei
compagni
,
che
giusto
in
quel
momento
uscivano
di
classe
.
Poco
dopo
andammo
tutti
a
pranzo
,
e
il
Barozzo
che
,
come
dissi
già
,
è
di
posto
accanto
a
me
,
mi
strinse
forte
la
mano
sotto
la
tovaglia
e
mi
disse
sottovoce
:
-
Bravo
Stoppani
!
sei
stato
forte
...
Grazie
!
-
Quando
venne
in
tavola
la
minestra
di
magro
alla
casalinga
,
il
mio
primo
movimento
fu
di
repulsione
.
Ma
le
parole
del
cuoco
mi
avevano
persuaso
...
E
poi
avevo
molta
fame
...
E
poi
,
appena
assaggiata
dovetti
riconoscere
che
quella
minestra
era
proprio
buona
e
mi
pareva
impossibile
che
una
cosa
tanto
prelibata
potesse
esser
preparata
in
un
modo
così
ripugnante
.
Avrei
voluto
raccontare
al
Barozzo
tutta
la
scena
che
si
era
svolta
nel
cortiletto
della
cucina
e
poi
nell
'
ufficio
di
direzione
...
Ma
la
signora
Geltrude
,
che
quando
si
mangia
gira
sempre
intorno
alla
tavola
,
non
mi
levava
gli
occhi
di
dosso
,
e
mi
accorsi
che
mi
vigilava
in
modo
speciale
,
proprio
per
vedere
se
mangiavo
la
minestra
e
se
raccontavo
l
'
avventura
della
mattinata
ai
miei
compagni
di
tavola
.
Anche
dopo
,
durante
l
'
ora
di
ricreazione
,
la
signora
Geltrude
continuò
la
sua
sorveglianza
speciale
;
la
quale
non
impedì
che
il
Pezzi
,
il
Del
Ponte
e
il
Michelozzi
mi
facessero
una
gran
festa
,
dichiarandomi
che
benché
io
sia
piccino
,
dopo
quel
fatto
d
'
aver
sostenuto
la
prigione
piuttosto
che
far
la
spia
,
mi
consideravano
un
amico
grande
come
loro
,
e
mi
avrebbero
ammesso
nella
loro
società
segreta
che
si
chiama
:
Uno
per
tutti
e
tutti
per
uno
.
La
sorveglianza
speciale
è
durata
fino
a
ieri
sera
;
ma
a
cena
mi
parve
che
il
mio
contegno
avesse
finalmente
persuaso
la
direttrice
che
mi
ero
dimenticato
di
quel
che
avevo
visto
la
mattina
.
Così
potei
narrar
tutto
per
filo
e
per
segno
al
Barozzo
,
il
quale
prese
la
cosa
molto
sul
serio
e
dopo
aver
pensato
un
po
'
disse
:
-
Vorrei
sbagliare
...
Ma
per
me
l
'
interrogatorio
del
cuoco
e
dello
sguattero
è
tutta
una
commedia
.
-
Come
!
-
Sicuro
.
Prendiamo
a
considerare
la
faccenda
dal
momento
in
cui
il
cuoco
,
accortosi
che
tu
avevi
assistito
alla
preparazione
della
minestra
di
magro
alla
casalinga
,
è
corso
ad
avvertire
il
direttore
o
la
direttrice
.
Qual
era
il
consiglio
che
dovevano
seguire
nel
loro
interesse
?
Quello
di
rabbonirti
e
di
cancellare
dalla
tua
mente
lo
spettacolo
che
avevi
visto
.
Essi
dunque
hanno
detto
al
cuoco
e
allo
sguattero
:
Quando
sarete
chiamati
dite
che
è
stata
una
burletta
!
...
Ed
ecco
che
la
direttrice
viene
ad
aprirti
la
prigione
,
finge
di
scandalizzarsi
al
tuo
racconto
e
ti
conduce
dal
direttore
il
quale
finge
di
fare
un
tremendo
processo
al
cuoco
e
allo
sguattero
,
i
quali
fingono
di
avere
scherzato
...
e
tu
,
persuaso
di
tutto
questo
,
mangi
e
gusti
,
come
al
solito
,
la
tua
brava
minestra
di
magro
alla
casalinga
e
...
e
tutto
sarebbe
andato
bene
per
loro
se
tu
non
avessi
raccontato
la
cosa
al
tuo
amico
Barozzo
che
ha
più
esperienza
di
te
e
che
riferirà
la
cosa
alla
società
...
-
Per
questa
faccenda
,
in
tempo
di
ricreazione
faremo
un
'
adunanza
e
decideremo
.
Non
mi
par
vero
che
arrivi
quell
'
ora
!
...
Ma
è
già
sonata
la
sveglia
e
bisogna
che
mi
affretti
a
nasconderti
,
giornalino
mio
!
#
L
'
adunanza
della
Società
segreta
Tutti
per
uno
e
uno
per
tutti
è
andata
benissimo
.
Ci
siamo
riuniti
tutti
in
un
angolo
del
cortile
;
questo
disegno
che
ho
fatto
qui
stasera
,
prima
di
addormentarmi
,
rappresenta
il
momento
più
solenne
della
discussione
,
con
Tito
Barozzo
che
presiedeva
alla
mia
sinistra
,
e
accanto
i
lui
Mario
Michelozzi
,
alla
mia
destra
Carlo
Pezzi
e
,
tra
questi
e
il
Michelozzi
,
Maurizio
del
Ponte
.
Prima
di
tutto
c
'
è
stato
un
voto
di
plauso
per
me
,
perché
quel
giorno
in
cui
i
soci
si
erano
riuniti
a
fumare
nello
stanzino
del
petrolio
,
piuttosto
che
far
la
spia
mi
ero
fatto
condannare
in
prigione
.
Poi
un
altro
voto
di
plauso
per
avere
scoperto
l
'
affare
della
minestra
di
magro
...
Insomma
sono
stato
trattato
come
un
eroe
,
e
tutti
mi
hanno
dimostrato
una
grande
ammirazione
.
Dopo
aver
discusso
ben
bene
ci
siamo
trovati
d
'
accordo
su
questo
punto
:
che
per
accertarsi
se
la
minestra
del
venerdì
è
fatta
con
la
rigovernatura
dei
piatti
serviti
ai
pasti
degli
altri
giorni
,
bisogna
,
incominciando
da
domani
,
dopo
mangiato
,
mettere
nel
piatto
qualche
cosa
che
dia
un
colore
all
'
acqua
nella
quale
i
piatti
saranno
rigovernati
...
-
Ci
vorrebbe
dell
'
anilina
!
-
ha
detto
il
Del
Ponte
.
-
Ci
penso
io
a
procurarla
!
-
ha
aggiunto
Carlo
Pezzi
-
ne
ho
vista
nel
gabinetto
di
chimica
.
-
Benissimo
.
Domani
allora
principieremo
la
prova
.
-
E
ci
siamo
separati
dandoci
la
mano
;
quello
che
la
stendeva
diceva
:
-
Tutti
per
uno
!
-
E
l
'
altro
,
stringendo
la
mano
,
rispondeva
:
-
Uno
per
tutti
!
-
Sono
molto
contento
di
essere
entrato
in
questa
società
;
ma
ero
incerto
,
caro
giornalino
mio
,
di
scriverne
nelle
tue
pagine
,
avendo
giurato
di
non
confidare
il
segreto
a
nessuno
...
Però
ho
pensato
che
a
te
potevo
confidar
tutto
perché
mi
sei
fedele
e
poi
io
ti
custodisco
bene
,
chiuso
a
chiave
nella
mia
valigetta
.
A
proposito
;
la
mia
valigia
è
riposta
con
la
mia
biancheria
in
un
piccolo
armadietto
scavato
nel
vano
della
parete
a
capo
del
letto
,
al
disopra
del
comodino
.
Tutti
i
collegiali
hanno
un
armadietto
simile
,
chiuso
da
uno
sportello
bigio
.
L
'
altra
sera
,
dunque
,
mentre
gli
altri
dormivano
,
per
riporre
nella
valigia
il
giornalino
mi
ficcai
addirittura
dentro
il
mio
armadino
,
e
sentii
delle
voci
.
Rimasi
in
ascolto
,
pieno
di
curiosità
.
Non
mi
ero
sbagliato
:
le
voci
erano
al
di
là
del
muro
in
fondo
all
'
armadietto
...
e
mi
parve
perfino
di
riconoscere
la
voce
della
signora
Geltrude
.
Dev
'
essere
una
parete
sottilissima
.
2
febbraio
.
Si
incomincia
la
prova
.
Prima
di
mezzogiorno
Carlo
Pezzi
aveva
già
distribuito
a
ciascuno
di
noi
un
involtino
nel
quale
sono
dei
granellini
minutissimi
come
quelli
della
rena
.
Per
l
'
appunto
oggi
,
essendo
domenica
,
abbiamo
avuto
una
pietanza
di
più
e
cioè
il
pesce
con
la
maionese
,
e
così
noi
altri
soci
della
Società
segreta
abbiamo
messo
un
granellino
nel
piatto
che
aveva
servito
per
il
pesce
,
e
un
altro
nel
piatto
dei
muscoletti
in
umido
(
anche
questa
dei
muscoletti
in
umido
è
una
pietanza
che
ritorna
spesso
in
tavola
,
come
la
minestra
di
riso
)
e
così
abbiamo
rimandato
in
cucina
due
granellini
d
'
anilina
a
testa
,
cioè
dieci
in
tutto
.
Stasera
a
cena
poi
,
essendoci
una
pietanza
di
stracotto
,
abbiamo
messo
nei
piatti
sudici
un
altro
granellino
,
sicché
nella
giornata
sono
quindici
granellini
che
sono
andati
in
cucina
nel
famoso
caldaione
...
-
Capirai
,
-
mi
ha
detto
il
Barozzo
-
anche
se
di
qui
a
giovedì
ne
mettiamo
un
altro
solo
al
giorno
(
perché
bisogna
mettere
il
granellino
soltanto
nei
piatti
dove
si
è
mangiato
una
pietanza
in
umido
)
sono
altri
venticinque
granellini
e
cioè
quaranta
in
tutti
,
tanti
quanti
bastano
per
colorire
di
rosso
il
brodo
della
minestra
di
venerdì
...
ammesso
che
l
'
inchiesta
del
signor
Stanislao
sia
stata
,
come
séguito
a
credere
,
una
burletta
.
-
Sicché
avremo
la
minestra
col
brodo
rosso
?
-
Eh
no
!
Molto
probabilmente
in
settimana
lo
sguattero
non
si
accorgerà
affatto
del
colore
che
aumenterà
gradatamente
,
giorno
per
giorno
;
e
se
n
'
avvedrà
solo
il
cuoco
il
venerdì
mattina
quando
si
disporrà
a
manipolare
la
sua
famosa
minestra
alla
casalinga
.
-
Ma
allora
farà
un
'
altra
minestra
!
-
Sicuro
:
e
,
dovendo
rimediare
alla
svelta
,
farà
una
minestra
di
riso
...
Ebbene
:
se
venerdì
non
ci
sarà
la
tradizionale
minestra
di
magro
alla
casalinga
,
vorrà
dire
...
che
questa
era
proprio
fatta
col
brodo
della
rigovernatura
,
e
allora
noi
insorgeremo
.
-
Che
ingegno
ha
il
Barozzo
!
Egli
prevede
tutto
e
sa
rispondere
a
tutto
,
sempre
...
Ora
,
giornalino
mio
,
ti
rimetto
a
posto
e
...
E
poi
lo
sai
che
cosa
fo
?
Ho
qui
uno
scalpello
che
ho
preso
oggi
nell
'
ora
di
ricreazione
giù
nel
cortile
,
mentre
il
muratore
che
viene
da
qualche
giorno
a
far
dei
lavori
era
uscito
...
E
con
questo
scalpello
voglio
incominciare
piano
piano
a
fare
un
buco
nella
parete
in
fondo
all
'
armadino
per
vedere
di
dove
vengono
le
voci
che
sentii
l
'
altra
sera
.
I
miei
compagni
dormono
:
ora
spengo
il
lume
e
mi
ficco
dentro
l
'
armadietto
a
lavorare
...
3
febbraio
.
Oggi
dopo
desinare
durante
una
riunione
della
nostra
Società
segreta
abbiamo
,
tra
altre
cose
,
parlato
anche
della
continuità
di
questa
stomachevole
minestra
di
riso
,
e
ci
siamo
tutti
trovati
d
'
accordo
nel
pensare
che
sarebbe
davvero
ora
di
finirla
.
Mario
Michelozzi
ha
detto
:
-
Io
ho
un
'
idea
.
Se
mi
riesce
di
procurarmi
i
mezzi
per
metterla
in
esecuzione
ve
la
comunicherò
,
e
domanderò
l
'
aiuto
del
nostro
bravo
Stoppani
.
-
Per
me
è
un
piacere
di
sentirmi
così
stimato
dai
ragazzi
più
grandi
,
e
di
godere
tutta
la
loro
fiducia
,
mentre
gli
altri
ragazzetti
della
mia
classe
non
son
considerati
nulla
e
non
li
guardano
neppure
.
Però
c
'
è
un
mio
compagno
che
ha
l
'
età
mia
e
si
chiama
Gigino
Balestra
il
quale
è
un
bravo
figliolo
e
siamo
diventati
amici
.
Questo
meriterebbe
di
entrare
nella
Società
segreta
perché
mi
pare
fedele
e
sicuro
...
Ma
prima
voglio
accertarmi
meglio
,
perché
mi
dispiacerebbe
troppo
di
farmi
canzonare
presentando
un
traditore
.
#
Mi
è
venuta
una
lettera
della
mamma
la
quale
mi
dice
tante
belle
cose
e
mi
ha
consolato
un
poco
nella
vita
di
collegio
che
è
una
vitaccia
impossibile
,
sia
per
la
mancanza
di
libertà
,
sia
perché
si
mangia
molto
male
,
e
più
di
tutto
perché
siamo
lontani
dalle
nostre
famiglie
e
,
per
quanto
dicano
di
tener
le
veci
dei
nostri
genitori
,
il
signor
Stanislao
e
la
signora
Geltrude
non
arriveranno
mai
a
farei
dimenticare
il
babbo
e
la
mamma
.
4
febbraio
.
Grande
novità
!
Stanotte
,
dopo
un
lungo
e
paziente
lavoro
,
dovendo
fare
in
modo
di
non
far
rumore
per
non
svegliare
i
compagni
del
dormitorio
,
son
riuscito
finalmente
a
fare
un
buco
nella
parete
in
fondo
all
'
armadietto
che
è
nel
vano
del
muro
a
capo
del
mio
lettino
.
Subito
è
apparso
un
chiarore
,
una
luce
opaca
che
veniva
dall
'
altra
parte
,
ma
riparata
da
qualche
cosa
che
era
frapposta
al
di
là
della
parete
.
Spingendo
lo
scalpello
fuori
del
buco
sentii
che
l
'
ostacolo
era
cedevole
e
,
dopo
averne
studiata
per
un
pezzo
la
natura
,
mi
convinsi
che
doveva
essere
un
quadro
attaccato
nella
parete
che
avevo
forata
.
Ma
se
la
tela
mi
vietava
la
vista
non
mi
impediva
l
'
udito
;
e
io
sentivo
,
sebbene
non
riuscendo
ad
afferrar
le
parole
,
la
voce
del
signor
Stanislao
e
della
signora
Geltrude
che
parlavano
tra
di
loro
.
Mi
giunse
solo
distintamente
questa
frase
pronunziata
con
vivacità
dalla
direttrice
:
-
Tu
sarai
sempre
un
imbecille
!
Queste
carognette
mangiano
anche
troppo
bene
!
Intanto
ho
fatto
un
contratto
col
fattore
del
marchese
Rabbi
per
trenta
quintali
di
patate
...
-
Con
chi
parlava
la
signora
Geltrude
?
L
'
altra
voce
che
io
sentivo
era
certamente
quella
di
suo
marito
;
ma
è
impossibile
che
il
signor
Stanislao
,
con
quella
sua
aria
rigida
di
vecchio
militare
,
permettesse
alla
signora
Geltrude
di
trattarlo
a
quel
modo
...
L
'
argomento
delle
patate
mi
ha
fatto
pensare
che
vi
fosse
presente
anche
il
cuoco
e
che
il
dialogo
corresse
con
lui
.
Tito
Barozzo
al
quale
ho
raccontato
la
cosa
mi
ha
risposto
:
-
Chi
sa
!
In
ogni
modo
questa
è
una
faccenda
secondaria
.
La
questione
principale
è
che
si
presentano
dinanzi
al
nostro
immediato
avvenire
di
infelici
collegiali
trenta
quintali
di
patate
,
cioè
trenta
volte
cento
chilogrammi
,
ovverosia
tremila
chilogrammi
che
è
quanto
dire
centoquindici
chilogrammi
per
ogni
stomaco
,
dovendosi
certo
escludere
dal
conto
gli
stomachi
direttoriali
e
del
personale
di
cucina
,
per
i
quali
è
fatto
un
trattamento
diverso
!
...
-
#
Oggi
durante
l
'
ora
di
ricreazione
si
è
riunita
la
Società
segreta
,
e
io
ho
raccontato
l
'
affare
del
buco
nell
'
armadietto
,
e
tutti
hanno
applaudito
dicendo
che
quel
posto
d
'
osservazione
era
importantissimo
e
poteva
essere
di
molta
utilità
per
tutti
,
ma
che
bisognava
prima
accertarsi
che
stanza
fosse
quella
dalla
quale
venivano
le
voci
del
direttore
e
della
direttrice
.
Di
questo
si
è
preso
l
'
incarico
Carlo
Pezzi
che
ha
uno
zio
ingegnere
e
che
sa
come
si
fa
a
sviluppare
le
piante
delle
case
.
5
febbraio
.
Stamani
mentre
attraversavo
il
corridoio
che
conduce
alla
scuola
di
disegno
,
Mario
Michelozzi
mi
si
è
avvicinato
mormorando
:
-
Uno
per
tutti
!
-
Tutti
per
uno
!
-
ho
risposto
.
-
Vai
nello
stanzino
del
petrolio
che
è
aperto
.
Dietro
la
porta
troverai
un
bottiglione
pieno
di
petrolio
coperto
con
un
asciugamano
:
prendilo
,
portalo
nel
tuo
dormitorio
e
nascondilo
sotto
il
tuo
letto
.
Maurizio
Del
Ponte
fa
la
guardia
:
se
senti
gridare
:
"
Calpurnio
!
"
lascia
andare
il
bottiglione
e
scappa
.
-
Io
ho
eseguito
l
'
ordine
e
tutto
è
andato
benissimo
.
#
Oggi
,
durante
la
ricreazione
,
Carlo
Pezzi
ha
studiato
molto
per
scoprire
quale
stanza
è
quella
al
di
là
del
mio
armadino
.
Ma
più
che
con
la
sua
scienza
d
'
ingegnere
si
è
aiutato
chiacchierando
con
i
muratori
che
seguitano
a
lavorare
a
certe
riparazioni
del
collegio
.
Il
Michelozzi
mi
ha
detto
:
-
Stasera
tieni
pronto
:
mentre
tutti
dormiranno
noi
ci
occuperemo
del
riso
...
e
rideremo
!
-
6
febbraio
.
È
vicina
la
sveglia
,
giornalino
mio
,
e
io
ho
molti
fatti
da
registrare
.
Prima
di
tutto
una
lieta
notizia
:
i
convittori
del
collegio
Pierpaoli
non
mangeranno
più
minestra
di
riso
per
un
pezzo
!
Iersera
,
quando
tutti
dormivano
,
io
che
stavo
sull
'
attenti
sentii
nella
porta
del
dormitorio
un
lieve
sgretolo
a
più
riprese
,
come
quello
di
un
tarlo
.
Era
il
segnale
convenuto
:
il
Michelozzi
raschiava
la
porta
con
l
'
unghia
per
avvertirmi
di
portar
fuori
il
bottiglione
pieno
di
petrolio
,
ciò
che
io
feci
in
un
batter
d
'
occhio
.
Egli
lo
prese
e
porgendomi
la
mano
mi
sussurrò
in
un
orecchio
:
-
Vieni
dietro
a
me
rasentando
il
muro
...
-
Che
palpiti
nell
'
avventurarsi
così
,
nel
buio
dei
corridoi
,
fermandosi
in
ascolto
a
ogni
più
lieve
rumore
,
trattenendo
il
respiro
...
A
un
certo
punto
,
sboccando
da
un
corridoio
stretto
stretto
,
la
scena
fu
rischiarata
da
una
finestra
le
cui
imposte
erano
aperte
,
e
ci
fermammo
dinanzi
a
una
porticina
nascosta
nel
muro
.
-
Il
magazzino
!
-
mormorò
il
Michelozzi
.
-
Prendi
questa
chiave
...
È
quella
del
gabinetto
di
fisica
e
apre
benissimo
anche
questa
porta
...
Fa
'
piano
...
-
Presi
la
chiave
,
la
introdussi
pian
piano
e
la
girai
nella
serratura
adagino
adagino
...
La
porticina
si
aprì
ed
entrammo
.
Il
magazzino
era
fiocamente
illuminato
dal
chiarore
che
veniva
da
un
finestrino
aperto
sulla
parete
difaccia
alla
porta
,
in
alto
;
e
a
quella
luce
incerta
vedemmo
da
un
lato
una
fila
di
balle
aperte
,
con
della
roba
bianca
...
Vi
misi
le
mani
;
era
il
riso
,
quell
'
odiato
riso
che
nel
collegio
Pierpaoli
ci
era
servito
a
tutti
i
pasti
,
tutti
i
giorni
,
meno
il
Venerdi
e
la
domenica
...
-
Aiutami
!
-
mormorò
il
Michelozzi
.
Lo
aiutai
ad
alzare
il
bottiglione
,
e
giù
!
innaffiammo
ben
bene
le
balle
col
petrolio
.
-
Ecco
fatto
!
-
aggiunse
il
mio
compagno
posando
il
bottiglione
in
terra
e
incamminandosi
verso
l
'
uscita
.
-
E
ora
quella
bella
provvista
di
riso
posson
farsela
fritta
.
-
Io
non
risposi
.
Avevo
adocchiato
un
sacco
di
fichi
secchi
e
me
ne
ero
empite
già
le
tasche
e
la
bocca
.
Dopo
aver
richiusa
la
porticina
tornammo
cautamente
per
la
strada
già
fatta
e
ci
separammo
dinanzi
al
mio
dormitorio
.
-
Tutto
è
andato
bene
!
-
disse
a
bassa
voce
il
Michelozzi
-
e
abbiamo
reso
un
grande
servigio
a
tutti
i
nostri
compagni
.
Ora
vo
a
riportare
la
chiave
del
gabinetto
di
fisica
al
suo
posto
e
poi
a
letto
...
Uno
per
tutti
!
-
Tutti
per
uno
!
-
e
ci
stringemmo
la
mano
.
Io
zitto
zitto
andai
a
letto
;
ma
ero
così
commosso
per
questa
avventurosa
spedizione
notturna
che
non
potevo
prender
sonno
.
Alla
fine
mi
decisi
a
ripigliare
il
mio
lavoro
dentro
l
'
armadietto
;
il
segnale
col
quale
il
Michelozzi
mi
aveva
prima
annunziato
la
sua
presenza
mi
aveva
suggerito
il
modo
di
forare
senza
pericolo
la
tela
che
rendeva
inutile
il
mio
osservatorio
.
Ma
prima
di
accingermi
a
tal
lavoro
ho
voluto
allargare
la
buca
,
e
adoperando
con
tutta
la
prudenza
possibile
lo
scalpello
nelle
connessiture
dei
quattro
lati
di
un
mattone
riuscii
a
indebolirlo
talmente
che
finì
con
lo
staccarsi
.
Ora
avevo
dinanzi
a
me
un
vero
e
proprio
finestrino
che
potevo
a
mio
talento
richiudere
e
riaprire
,
rimettendo
o
rilevando
il
mattone
,
a
seconda
del
bisogno
.
Restava
a
bucar
la
tela
che
vi
era
dinanzi
.
Un
po
'
con
l
'
unghie
e
un
po
'
con
lo
scalpello
mi
misi
a
grattarla
a
riprese
cadenzate
,
pensando
:
-
Anche
se
di
dentro
sentono
questo
rumore
crederanno
che
sia
un
tarlo
e
io
potrò
seguitare
il
mio
lavoro
fino
a
che
non
abbia
raggiunto
lo
scopo
.
Difatti
ho
seguitato
a
grattare
finché
non
ho
sentito
,
tastando
col
dito
sulla
tela
,
un
forellino
...
Ma
nella
stanza
che
era
oggetto
di
tante
faticose
ricerche
da
parte
di
Maurizio
Del
ponte
v
'
era
buio
perfetto
.
Allora
,
non
essendovi
per
il
momento
altro
da
fare
,
me
ne
ritornai
a
letto
soddisfatto
del
mio
lavoro
.
In
verità
la
mia
coscienza
non
poteva
rimproverarmi
di
essermi
abbandonato
all
'
ozio
che
è
il
padre
dei
vizii
...
e
io
mi
addormentai
placidamente
pregustando
già
in
sogno
le
grandi
sorprese
che
mi
riserba
questo
mio
osservatorio
che
mi
costa
tanti
sudori
e
per
il
quale
ho
perduto
tanti
sonni
...
Non
mi
par
vero
d
'
arrivare
a
stasera
!
#
Evviva
,
evviva
!
...
Oggi
a
desinare
si
è
finalmente
cambiato
minestra
!
...
Abbiamo
avuto
una
eccellente
pappa
col
pomodoro
alla
quale
le
ventisei
bocche
dei
convittori
dei
collegio
Pierpaoli
han
rivolto
con
ventisei
sorrisi
il
più
caldo
e
unanime
saluto
...
Noi
della
Società
segreta
ci
si
guardava
ogni
tanto
con
un
sorriso
diverso
da
tutti
gli
altri
perché
sapevamo
il
mistero
di
questo
improvviso
cambiamento
.
Chi
sa
che
tragedia
era
successa
in
cucina
!
...
La
signora
Geltrude
girava
attorno
alla
tavola
con
gli
occhi
iniettati
di
sangue
che
pareva
una
belva
,
volgendo
lo
sguardo
qua
e
là
sospettosamente
...
Per
me
e
per
Mario
Michelozzi
è
stata
una
grande
soddisfazione
quella
di
aver
fatto
cambiar
regime
ai
nostri
pasti
,
e
ripensando
alla
nostra
audace
spedizione
di
stanotte
,
ai
pericoli
affrontati
con
tanto
sangue
freddo
,
mi
par
d
'
essere
uno
degli
eroi
di
quelle
imprese
gloriose
che
si
trovano
in
tutto
le
storie
di
tutti
i
popoli
e
che
a
farle
devono
essere
state
molto
divertenti
per
chi
le
ha
fatte
,
quanto
sono
noiose
a
leggerle
per
i
poveri
scolari
perché
devono
poi
impararle
a
mente
con
tutte
le
date
...
E
alla
fin
dei
conti
non
si
tratta
forse
,
sia
pure
in
un
campo
più
ristretto
,
delle
medesime
cause
e
dei
medesimi
fatti
nei
quali
chi
ha
più
core
e
più
coraggio
si
sacrifica
per
il
bene
comune
?
Anche
nelle
storie
delle
nazioni
ci
sono
i
popoli
che
ogni
tanto
si
stancano
d
'
aver
sempre
minestra
di
riso
,
e
allora
avvengono
le
congiure
,
i
complotti
,
e
saltan
fuori
i
Michelozzi
e
gli
Stoppani
che
affrontano
i
pericoli
finché
per
la
loro
abnegazione
,
non
si
passa
alla
pappa
al
pomodoro
...
Che
fa
se
il
popolo
ignora
chi
è
stato
che
ha
fatto
cambiar
minestra
?
A
noi
ci
basta
la
coscienza
d
'
aver
fatto
quel
che
abbiamo
fatto
per
la
felicità
di
tutti
.
Però
gli
altri
soci
della
nostra
Società
segreta
ci
han
fatto
molta
festa
,
a
me
e
al
Michelozzi
,
per
la
riuscita
dell
'
impresa
,
e
Tito
Barozzo
stringendoci
la
mano
ci
ha
detto
:
-
Bravi
!
Vi
nomineremo
i
nostri
petrolieri
d
'
onore
!
...
-
Intanto
Maurizio
Del
Ponte
ci
ha
fatto
una
comunicazione
molto
importante
.
-
Ho
visto
la
stanza
sulla
quale
il
nostro
bravo
Stoppani
ha
aperto
il
suo
finestrino
che
ci
sarà
di
una
utilità
incalcolabile
.
Ho
potuto
penetrarvi
perché
in
questi
giorni
i
muratori
stanno
rifacendovi
un
pezzo
d
'
impiantito
.
È
la
sala
particolare
della
direzione
,
quella
dove
il
signor
Stanislao
e
la
signora
Geltrude
ricevono
le
persone
più
intime
e
di
riguardo
.
Questa
stanza
a
destra
comunica
con
l
'
ufficio
di
direzione
e
a
sinistra
con
la
camera
da
letto
dei
coniugi
direttori
.
In
quanto
al
quadro
che
impedisce
al
nostro
Stoppani
di
spingere
lo
sguardo
su
questa
importante
piazza
nemica
,
è
il
grande
ritratto
a
olio
del
professor
Pierpaolo
Pierpaoli
,
benemerito
fondatore
di
questo
collegio
,
zio
della
signora
Geltrude
alla
quale
passò
in
eredità
...
-
Benissimo
!
Stasera
mi
godrò
dunque
lo
spettacolo
nella
sala
riservata
di
Pierpaolo
Pierpaoli
buonanima
,
dal
mio
palchetto
su
all
'
ultimo
ordine
stando
comodamente
sdraiato
nel
mio
armadietto
.
-
Come
vorremmo
essere
al
tuo
posto
!
-
mi
hanno
detto
i
compagni
della
Società
Uno
per
tutti
e
tutti
per
uno
.
7
febbraio
.
Iersera
,
appena
i
miei
piccoli
compagni
si
furono
addormentati
saltai
su
nel
mio
armadietto
richiudendo
lo
sportello
per
di
dentro
e
levato
il
mattone
aprii
il
mio
finestrino
,
vi
ficcai
la
testa
e
appiccicai
l
'
occhio
al
buchino
fatto
ieri
notte
nella
tela
in
cui
è
effigiato
il
compianto
professor
Pierpaolo
Pierpaoli
che
ebbe
l
'
infelicissima
idea
di
fondare
questo
odioso
collegio
.
Da
principio
tutto
era
buio
:
ma
poco
dopo
la
scena
si
rischiarò
a
un
tratto
e
vidi
comparire
giù
dalla
porta
a
sinistra
la
signora
Geltrude
impugnando
un
doppiere
con
le
candele
accese
,
seguìta
dal
signor
Stanislao
che
diceva
con
accento
di
preghiera
:
-
Ma
cara
Geltrude
,
è
certo
che
quest
'
affare
del
petrolio
nelle
balle
del
riso
è
inesplicabile
...
-
La
direttrice
non
rispose
e
seguitò
lentamente
a
camminare
verso
la
porta
di
destra
.
-
Possibile
che
si
annidi
tra
i
collegiali
un
tipo
così
audace
da
compiere
un
fatto
simile
?
In
ogni
modo
farò
di
tutto
per
scoprirlo
...
-
A
questo
punto
la
signora
Geltrude
si
fermò
,
si
rivoltò
verso
il
marito
e
con
voce
stridula
gli
disse
:
-
Voi
non
scoprirete
niente
.
Perché
voi
siete
un
imbecille
!
-
Ed
entrò
nella
camera
lasciando
la
sala
del
defunto
Pierpaolo
Pierpaoli
nella
più
completa
oscurità
.
La
scena
alla
quale
avevo
assistito
dal
palchetto
era
stata
brevissima
,
ma
abbastanza
interessante
.
Se
non
altro
essa
mi
aveva
dimostrato
che
l
'
altra
notte
la
direttrice
parlando
delle
patate
non
si
era
rivolta
al
cuoco
come
mi
aveva
fatto
supporre
la
grande
libertà
di
linguaggio
adoperato
,
ma
aveva
parlato
col
direttore
...
La
signora
Geltrude
quando
diceva
:
imbecille
!
si
rivolgeva
proprio
al
suo
marito
in
persona
!
...
Oggi
è
una
grande
giornata
;
è
venerdì
,
e
noi
della
Società
segreta
aspettiamo
con
ansia
l
'
esito
del
nostro
strattagemma
per
scoprire
se
la
minestra
di
magro
è
fatta
o
no
con
la
rigovernatura
dei
piatti
...
8
febbraio
.
Ieri
sera
avrei
voluto
scrivere
in
queste
pagine
l
'
ultima
parte
della
cronaca
della
giornata
,
ma
mi
premeva
di
vigilare
il
campo
nemico
dal
mio
osservatorio
...
E
poi
bisogna
da
ora
in
avanti
adoperare
una
grande
prudenza
perché
siamo
spiati
da
tutte
le
parti
e
tremo
al
solo
pensiero
che
mi
possano
trovare
questo
mio
giornalino
...
Fortuna
che
la
chiave
della
valigia
nella
quale
lo
tengo
rinchiuso
è
assai
complicata
...
E
poi
i
sospetti
sono
contro
i
convittori
grandi
e
...
E
poi
in
fin
dei
conti
,
se
fossi
messo
alle
strette
potrei
dir
delle
cose
che
farebbero
smascellar
dalle
risa
tutti
quanti
,
come
rido
io
in
questo
momento
soffocando
a
stento
l
'
ilarità
per
non
svegliare
i
miei
compagni
...
Ah
,
giornalino
mio
,
quante
cose
ho
da
scrivere
!
...
E
che
cose
!
...
Ma
andiamo
per
ordine
,
e
cominciamo
dal
fatto
meraviglioso
,
strabiliante
della
minestra
di
magro
di
ieri
.
#
Dunque
a
mezzogiorno
in
punto
,
tutti
i
ventisei
convittori
del
collegio
Pierpaoli
erano
,
come
al
solito
,
seduti
intorno
alla
tavola
del
refettorio
in
attesa
del
pranzo
...
E
qui
mi
ci
vorrebbe
la
penna
del
Salgari
oppure
di
Alessandro
Manzoni
per
descrivere
l
'
ansietà
di
tutti
i
compagni
della
nostra
Società
segreta
,
mentre
si
aspettava
che
portassero
la
minestra
.
A
un
tratto
eccola
!
...
I
nostri
colli
si
allungano
,
i
nostri
occhi
seguono
con
grande
curiosità
le
zuppiere
...
e
appena
la
minestra
incomincia
a
riempire
le
scodelle
tutte
le
bocche
si
arrotondano
in
un
lungo
ooooh
!
...
di
meraviglia
e
un
mormorio
generale
si
leva
nel
quale
son
ripetute
queste
parole
:
-
L
'
è
rossa
!
...
-
La
signora
Geltrude
,
che
gira
qua
e
là
dietro
le
nostre
sedie
,
si
ferma
ed
esclama
sorridendo
:
-
Si
capisce
!
ci
sono
le
barbabietole
rosse
,
non
vedete
?
-
E
la
minestra
di
magro
,
infatti
,
questa
volta
,
è
piena
di
piccole
fette
di
barbe
rosse
,
testimoni
muti
e
terribili
,
per
la
nostra
Società
segreta
,
della
ingegnosa
nequizia
del
cuoco
...
-
E
ora
che
si
fa
?
-
dico
piano
al
Barozzo
.
-
Ora
si
fa
così
!
-
mormora
egli
con
gli
occhi
sfavillanti
di
sdegno
.
E
alzatosi
in
piedi
,
girando
lo
sguardo
intorno
ai
compagni
,
esclama
con
la
sua
voce
energica
:
-
Ragazzi
!
nessuno
mangi
questa
minestra
rossa
...
Essa
è
avvelenata
!
-
A
queste
parole
i
collegiali
lasciano
cadere
il
cucchiaio
sulla
tavola
e
rissano
gli
occhi
in
faccia
a
Barozzo
esprimendo
il
massimo
stupore
.
La
direttrice
,
il
cui
volto
è
diventato
anche
più
rosso
della
minestra
,
accorre
e
afferrato
il
Barozzo
per
un
braccio
gli
grida
con
la
sua
voce
stridula
:
-
Che
dici
?
-
Dico
-
ripiglia
il
Barozzo
-
che
non
sono
le
barbe
che
tingono
di
rosso
la
minestra
ma
è
l
'
anilina
che
ci
ho
messo
io
!
-
L
'
affermazione
fatta
con
tanta
precisione
e
tanta
fermezza
dal
coraggioso
presidente
della
Società
Uno
per
tutti
e
tutti
per
uno
sconvolge
addirittura
la
signora
Geltrude
che
resta
li
per
qualche
minuto
confusa
,
senza
poter
nulla
rispondere
;
ma
infine
l
'
ira
sua
terribile
esplode
in
questa
frase
piena
di
recondite
minacce
:
-
Tu
!
...
tu
!
...
tu
!
...
Ma
sei
pazzo
?
...
-
No
,
non
sono
pazzo
-
ribatte
il
Barozzo
.
-
E
ripeto
che
questa
minestra
è
rossa
in
causa
dell
'
anilina
che
vi
ho
messo
io
,
mentre
avrebbe
avuto
tutte
le
ragioni
di
diventar
rossa
di
vergogna
per
il
modo
col
quale
è
fatta
!
-
Questa
bella
frase
,
detta
con
quell
'
accento
meridionale
così
sonoro
,
ha
finito
di
sconvolgere
la
povera
direttrice
che
non
sapeva
far
altro
che
ripetere
:
-
Tu
!
Tu
!
Proprio
tu
!
...
-
E
infine
,
scostando
la
sua
sedia
,
ha
concluso
in
un
sibilo
:
-
Va
'
giù
in
Direzione
!
Bisogna
che
tutto
sia
spiegato
!
-
E
ha
fatto
un
cenno
al
bidello
che
lo
accompagnasse
.
Questa
scena
si
è
svolta
così
fulmineamente
che
i
convittori
,
anche
dopo
l
'
uscita
del
Barozzo
dal
Refettorio
,
rimanevano
lì
,
ringrulliti
,
sempre
con
gli
occhi
fissi
sulla
sedia
rimasta
vuota
.
Frattanto
la
direttrice
aveva
dato
ordine
di
portar
via
la
minestra
rossa
e
di
portare
in
tavola
l
'
altra
pietanza
-
che
era
baccalà
lesso
-
sul
quale
i
convittori
si
scagliarono
così
affamati
che
esso
oppose
invano
ai
loro
denti
la
più
dura
e
stopposa
resistenza
.
Io
invece
,
per
quanto
avessi
non
meno
appetito
degli
altri
,
spelluzzicai
la
mia
porzione
di
baccalà
con
fare
impacciato
.
Mi
sentivo
nell
'
anima
lo
sguardo
fisso
,
acuto
della
signora
Geltrude
che
,
fin
dal
primo
momento
in
cui
s
'
era
alzato
da
sedere
il
Barozzo
gettando
l
'
allarme
contro
la
minestra
di
magro
,
non
mi
aveva
mai
levato
gli
occhi
da
dosso
.
Durante
l
'
ora
della
ricreazione
continuò
la
vigile
sorveglianza
della
direttrice
e
non
potei
parlare
che
di
sfuggita
col
Michelozzi
.
-
Che
si
fa
?
-
Prudenza
!
Bisogna
prima
sentire
il
Barozzo
.
-
Ma
il
Barozzo
non
fu
visto
da
nessuno
in
tutto
il
giorno
.
La
sera
ricomparve
a
cena
,
e
pareva
un
altro
.
Aveva
gli
occhi
rossi
e
infossati
e
sfuggiva
gli
sguardi
curiosi
dei
suoi
compagni
,
special
cute
di
noi
della
Società
segreta
.
-
Che
è
stato
?
-
gli
domandai
piano
.
-
Zitto
...
-
Ma
che
hai
?
-
Se
mi
sei
amico
non
parlarmi
.
-
Il
suo
fare
era
imbarazzato
,
la
sua
voce
mal
sicura
.
Che
era
dunque
accaduto
?
Ecco
la
domanda
che
mi
rivolgevo
ieri
senza
trovarvi
una
risposta
.
Ieri
sera
appena
i
miei
piccoli
compagni
di
dormitorio
si
furono
addormentati
,
mi
ficcai
dentro
il
mio
armadietto
,
senza
neppur
pensare
a
scrivere
in
queste
pagine
i
fatti
della
giornata
,
per
quanto
fossero
di
grande
importanza
.
Era
per
il
momento
assai
più
importante
il
vedere
quel
che
accadeva
nella
sala
del
defunto
professor
Pierpaolo
Pierpaoli
cercando
di
scoprire
le
batterie
nemiche
.
E
per
la
verità
,
la
mia
aspettazione
non
fu
punto
delusa
.
Appena
dentro
nel
mio
osservatorio
sentii
la
voce
della
signora
Geltrude
che
diceva
:
-
Sei
un
perfetto
imbecille
!
-
Capii
subito
che
parlava
con
suo
marito
;
e
difatti
,
accostato
l
'
occhio
al
forellino
fatto
nel
ritratto
del
compianto
fondatore
di
questo
collegio
,
ho
visto
giù
nella
sala
i
due
coniugi
direttori
,
l
'
uno
di
fronte
all
'
altra
,
la
direttrice
con
le
mani
sul
fianchi
,
col
naso
addirittura
paonazzo
e
gli
occhi
sfavillanti
,
e
il
direttore
dritto
,
rigido
in
tutta
la
sua
lunghezza
,
nell
'
attitudine
di
un
generale
che
si
prepari
a
sostenere
un
assalto
.
-
Sei
un
perfetto
imbecille
!
-
ripeteva
la
signora
Geltrude
.
-
E
si
deve
a
te
,
naturalmente
,
se
abbiamo
tra
i
piedi
quel
pezzente
napoletano
che
finirà
col
rovinare
l
'
istituto
propalando
l
'
affare
della
minestra
...
-
Calmati
,
Geltrude
,
-
rispondeva
il
signor
Stanislao
-
e
cerca
di
considerare
seriamente
la
cosa
.
Prima
di
tutto
il
Barozzo
fu
accettato
di
comune
accordo
a
condizioni
eccezionali
per
riguardo
al
suo
tutore
che
ci
procurò
altri
tre
convittori
a
retta
intera
...
-
D
'
accordo
?
E
sfido
!
Non
la
finivi
più
con
le
tue
ragionacce
stupide
...
-
Via
,
Geltrude
,
cerca
di
moderarti
e
di
ascoltarmi
.
Il
Barozzo
,
vedrai
,
non
abuserà
della
scoperta
fatta
con
la
sua
anilina
.
Tu
sai
che
egli
ignorava
di
esser
tenuto
qui
a
patti
speciali
;
e
io
profittando
di
questo
e
toccando
la
corda
sensibile
della
sua
dignità
gli
ho
fatto
considerare
con
un
discorso
molto
efficace
,
che
egli
era
tenuto
qui
quasi
per
compassione
e
che
perciò
aveva
,
lui
più
degli
altri
,
il
dovere
di
mostrarsi
grato
e
affezionato
a
noi
e
al
nostro
istituto
.
A
questa
rivelazione
il
Barozzo
è
rimasto
talmente
turbato
che
non
ha
avuto
più
parola
ed
è
diventato
un
pulcino
.
Dopo
la
mia
reprimenda
ha
balbettato
:
"
Signor
Stanislao
,
mi
perdoni
...
Capisco
ora
di
non
avere
qui
dentro
nessun
diritto
...
e
può
esser
sicuro
che
non
avrò
mai
né
una
parola
né
un
atto
contro
il
suo
collegio
...
Glielo
giuro
"
.
-
E
tu
,
imbecille
,
ti
fidi
dei
suoi
giuramenti
?
-
Certamente
.
Il
Barozzo
ha
un
fondo
di
carattere
serio
ed
è
rimasto
molto
impressionato
dal
quadro
che
gli
ho
fatto
delle
sue
condizioni
di
famiglia
.
Sono
assolutamente
sicuro
che
da
parte
sua
non
avremo
nulla
da
temere
...
-
Non
capisci
nulla
.
E
lo
Stoppani
?
Lo
Stoppani
che
è
la
causa
prima
dello
scandalo
?
Lo
Stoppani
che
è
proprio
quello
che
ha
messo
il
campo
a
rumore
per
la
minestra
di
magro
?
-
Lo
Stoppani
è
meglio
lasciarlo
stare
.
Per
lui
è
un
altro
paio
di
maniche
;
egli
è
addirittura
un
bambino
e
le
sue
chiacchiere
non
possono
nuocere
alla
buona
fama
dell
'
istituto
...
-
Come
!
Non
lo
vuoi
neppur
punire
?
-
Ma
no
,
cara
.
Il
punirlo
lo
irriterebbe
maggiormente
.
E
poi
chi
ha
messo
l
'
anilina
nei
piatti
è
il
Barozzo
:
mi
ha
confessato
egli
stesso
di
essere
stato
lui
,
lui
solo
...
-
A
questo
punto
la
signora
Geltrude
ebbe
un
tale
accesso
di
bile
che
credetti
le
pigliasse
li
per
lì
un
accidente
.
Alzò
le
braccia
al
cielo
e
si
mise
a
declamare
:
-
Ah
numi
!
Ah
eterni
dèi
!
...
E
tu
fai
il
direttore
di
un
collegio
?
Tu
così
cretino
da
credere
a
quel
che
ti
dice
un
ragazzaccio
come
il
Barozzo
,
pretendi
di
stare
alla
testa
di
questo
istituto
?
Ma
tu
sei
da
rinchiudere
in
un
manicomio
!
...
Tu
sei
un
idiota
come
non
ve
ne
sono
mai
stati
nel
mondo
!
-
Il
Direttore
sotto
questa
valanga
di
ingiurie
reagì
,
e
abbassata
la
testa
al
livello
della
sua
violenta
consorte
la
guardò
negli
occhi
esclamando
:
-
Ora
poi
basta
.
-
E
a
questo
punto
io
vidi
,
giornalino
mio
,
la
cosa
più
straordinaria
,
più
lontana
da
ogni
previsione
e
insieme
più
comica
che
si
possa
immaginare
.
La
signora
Geltrude
,
allungando
la
destra
sul
capo
del
signor
Stanislao
,
come
un
artiglio
,
gli
afferrò
i
capelli
esclamando
:
-
Ah
!
che
vorresti
fare
?
-
E
mentre
ella
ringhiava
queste
parole
io
vidi
con
profondo
stupore
che
la
chioma
corvina
del
direttore
era
rimasta
nelle
grinfie
della
direttrice
la
quale
agitava
la
parrucca
in
aria
ripetendo
furiosa
:
-
Ah
!
Vorresti
anche
minacciarmi
?
Tu
?
Me
?
...
-
E
gittata
via
a
un
tratto
la
parrucca
afferrò
un
battipanni
di
giunco
ch
'
era
su
un
tavolino
e
si
mise
a
inseguire
il
signor
Stanislao
che
,
avvilito
,
con
la
testa
completamente
nuda
cercava
goffamente
di
sfuggire
alle
minacce
coniugali
girando
attorno
alla
tavola
...
La
scena
era
così
supremamente
ridicola
che
per
quanti
sforzi
facessi
,
non
potei
trattenere
completamente
le
risa
e
mi
usci
dalla
bocca
un
mugolìo
acuto
.
Questo
mugolìo
fu
la
salvezza
del
signor
Stanislao
.
I
due
coniugi
si
voltarono
in
su
stupiti
verso
il
ritratto
;
e
la
signora
Geltrude
passando
dalla
irritazione
a
una
vaga
paura
mormorò
:
-
Ah
!
La
buonanima
dello
zio
Pierpaolo
!
...
-
Ed
io
prudentemente
mi
ritirai
lasciando
i
due
coniugi
pacificati
ad
un
tratto
da
un
comune
sentimento
di
timore
,
a
fantasticare
intorno
al
mugolìo
del
compianto
fondatore
di
questo
malaugurato
collegio
.
9
febbraio
.
Stamani
fra
i
componenti
la
società
Uno
per
tutti
,
tutti
per
uno
è
passata
la
solita
parola
d
'
ordine
che
significa
:
Nell
'
ora
di
ricreazione
c
'
è
adunanza
.
E
infatti
l
'
adunanza
c
'
è
stata
e
io
non
mi
ricordo
d
'
aver
mai
assistito
a
una
seduta
di
società
segreta
più
emozionante
di
questa
.
Nel
rileggere
il
resoconto
che
ne
ho
fatto
nella
mia
qualità
di
segretario
,
mi
par
d
'
avere
davanti
agli
occhi
una
scena
della
vita
dei
cristiani
nelle
catacombe
o
un
episodio
della
Carboneria
,
come
si
trovano
descritti
nei
romanzi
storici
.
Figurati
dunque
,
giornalino
mio
,
che
all
'
adunanza
non
mancava
nessuno
della
nostra
società
,
perché
il
contegno
del
Barozzo
aveva
dato
nell
'
occhio
a
tutti
,
e
s
'
era
tutti
ansiosi
di
sapere
come
mai
tutto
ad
un
tratto
egli
aveva
cambiato
così
,
dopo
essere
stato
chiamato
in
direzione
,
a
proposito
dell
'
affare
dell
'
anilina
.
Ci
siamo
riuniti
nel
solito
angolo
del
cortile
,
con
molta
precauzione
,
per
non
dare
nell
'
occhio
alla
Direttrice
,
la
quale
pare
che
diventi
più
sospettosa
un
giorno
dell
'
altro
,
e
me
specialmente
non
mi
abbandona
mai
con
lo
sguardo
,
come
se
da
un
momento
all
'
altro
temesse
qualche
gherminella
.
Per
fortuna
non
sospetta
neppure
lontanamente
che
la
voce
del
signor
Pierpaolo
,
che
le
ha
fatto
tanta
paura
,
fosse
invece
la
mia
voce
,
se
no
mi
ammazzerebbero
per
lo
meno
;
perché
quella
donna
io
la
credo
capace
di
tutto
!
Dunque
appena
ci
siamo
raccolti
in
circolo
,
il
Barozzo
,
che
era
pallido
in
modo
da
fare
impressione
,
ha
detto
sospirando
,
con
aria
cupa
:
-
Assumo
la
presidenza
dell
'
assemblea
...
per
l
'
ultima
volta
...
-
Tutti
siamo
rimasti
male
e
ci
siamo
guardati
in
viso
con
espressione
di
grande
meraviglia
,
perché
il
Barozzo
era
stimato
da
tutti
un
giovine
pieno
di
coraggio
,
d
'
ingegno
,
e
di
un
carattere
molto
cavalleresco
:
insomma
proprio
il
presidente
ideale
per
una
società
segreta
.
È
seguìto
un
momento
di
silenzio
che
nessuno
ha
osato
interrompere
;
poi
il
Barozzo
con
la
voce
sempre
più
cupa
ha
continuato
:
-
Sì
,
amici
miei
,
fino
da
questo
momento
io
debbo
declinare
l
'
alto
onore
di
presiedere
la
nostra
associazione
...
Ragioni
gravi
,
gravissime
,
per
quanto
indipendenti
dalla
mia
volontà
,
mi
costringono
a
dimettermi
.
Se
non
mi
dimettessi
sarei
una
specie
di
traditore
...
e
questo
non
sarà
mai
!
Di
me
tutto
si
potrà
dire
ma
nessuno
deve
potermi
accusare
mai
di
aver
conservato
per
un
giorno
solo
una
carica
di
cui
mi
considero
indegno
...
-
Qui
il
Michelozzi
,
che
ha
un
'
indole
piuttosto
tenera
,
per
quanto
di
fronte
al
pericolo
si
comporti
da
eroe
,
ha
interrotto
,
con
una
voce
strozzata
dalla
commozione
:
-
Indegno
?
Ma
è
impossibile
che
tu
ti
sia
reso
indegno
di
restare
fra
noi
...
di
conservare
la
presidenza
della
nostra
società
!
-
È
impossibile
!
-
abbiamo
ripetuto
tutti
in
coro
.
Ma
il
Barozzo
tentennando
la
testa
ha
proseguito
:
-
Io
non
ho
fatto
nulla
per
diventare
indegno
...
la
coscienza
non
mi
rimprovera
nessuna
azione
contraria
alle
leggi
della
nostra
società
o
a
quelle
dell
'
onore
in
generale
.
-
Qui
il
Barozzo
si
mise
una
mano
sul
cuore
in
modo
straordinariamente
drammatico
.
-
Non
posso
dirvi
nulla
!
-
prosegui
l
'
ex
presidente
.
-
Se
avete
ancora
un
po
'
d
'
affetto
per
me
non
dovete
domandarmi
né
ora
né
mai
quale
motivo
mi
costringe
ad
abbandonare
la
presidenza
.
Vi
basti
sapere
che
io
non
potrei
,
d
'
ora
innanzi
,
aiutare
e
tanto
meno
promuovere
la
vostra
resistenza
contro
le
autorità
del
nostro
collegio
...
Dunque
vedete
bene
che
la
mia
posizione
è
insostenibile
e
la
mia
decisione
immutabile
.
-
Tutti
si
guardarono
di
nuovo
in
faccia
e
qualcuno
si
scambiò
anche
le
proprie
impressioni
a
bassa
voce
.
Io
capii
subito
che
le
parole
del
Barozzo
sembravano
a
tutti
molto
significanti
,
e
,
che
,
passata
la
prima
impressione
di
stupore
,
le
sue
dimissioni
sarebbero
state
accettate
.
Anche
il
Barozzo
lo
capì
,
ma
rimase
fermo
nel
suo
atteggiamento
,
come
Marcantonio
Bragadino
quando
aspettava
d
'
essere
scorticato
dai
Turchi
.
Allora
io
non
ne
potei
più
e
pensando
a
quello
che
avevo
visto
e
sentito
la
sera
prima
dal
buco
fatto
attraverso
il
fondatore
del
collegio
,
gridai
con
quanto
fiato
avevo
:
-
Invece
tu
non
ti
dimetterai
!
-
E
chi
me
lo
può
impedire
?
-
disse
il
Barozzo
con
molta
dignità
.
-
Chi
può
vietarmi
di
battere
la
strada
che
mi
suggerisce
la
voce
della
coscienza
?
-
Ma
che
voce
della
coscienza
!
-
risposi
io
.
-
Ma
che
strada
da
battere
!
La
voce
che
ti
ha
turbato
così
è
stata
quella
della
signora
Geltrude
:
e
quanto
al
battere
,
ti
assicuro
che
non
c
'
è
bisogno
d
'
altre
battiture
dopo
quelle
che
ha
ricevuto
ieri
sera
il
signor
Stanislao
!
-
A
queste
parole
i
componenti
la
società
Uno
per
tutti
e
tutti
per
uno
sono
rimasti
così
meravigliati
che
m
'
hanno
fatto
compassione
,
e
ho
subito
sentito
il
bisogno
di
raccontar
loro
tutta
la
scena
avvenuta
in
Direzione
.
E
non
ti
so
dire
,
giornalino
mio
,
se
tutti
son
stati
soddisfatti
di
sentire
che
nessun
motivo
serio
costringeva
il
Barozzo
a
dimettersi
,
perché
non
era
vero
nulla
che
lo
tenessero
in
collegio
per
compassione
,
mentre
anzi
ci
avevano
trovato
il
loro
tornaconto
per
via
dei
molti
convittori
procurati
dal
tutore
del
nostro
presidente
.
Ma
più
specialmente
i
componenti
la
società
s
'
interessarono
al
racconto
della
bastonatura
,
e
della
perdita
della
parrucca
,
perché
nessuno
si
sarebbe
immaginato
che
il
Direttore
con
quella
sua
aria
militare
si
lasciasse
maltrattare
in
quel
modo
dalla
moglie
;
e
tanto
meno
si
poteva
supporre
che
i
suoi
capelli
fossero
presi
a
prestito
appunto
come
l
'
aria
militare
.
Il
Barozzo
però
era
rimasto
sempre
distratto
e
come
concentrato
in
sé
stesso
.
Si
vedeva
che
le
mie
spiegazioni
non
lo
avevano
consolato
dalla
terribile
delusione
provata
quando
aveva
saputo
di
trovarsi
nel
collegio
a
condizioni
diverse
dagli
altri
.
E
infatti
,
nonostante
la
nostra
insistenza
non
volle
recedere
dalla
grave
deliberazione
presa
,
e
concluse
dicendo
:
-
Lasciatemi
libero
,
amici
miei
,
perché
io
prima
o
dopo
farò
qualcosa
di
grosso
...
qualcosa
che
voi
non
credereste
in
questo
momento
.
Io
non
posso
più
essere
della
vostra
Società
perché
uno
scrupolo
me
lo
vieta
,
e
ho
bisogno
di
riabilitarmi
,
e
non
di
fronte
a
voi
,
di
fronte
a
me
stesso
.
-
E
disse
queste
parole
in
un
modo
così
deliberato
che
nessuno
osò
aprir
bocca
.
Si
decise
di
riunirsi
al
più
presto
possibile
per
eleggere
un
altro
presidente
,
perché
ormai
s
'
era
fatto
tardi
e
c
'
era
il
caso
che
qualcuno
venisse
a
cercarci
.
-
Gravi
avvenimenti
si
preparano
!
-
mi
disse
Maurizio
Del
Ponte
mentre
ci
stringevamo
la
mano
scambiandoci
le
fatidiche
parole
:
Uno
per
tutti
!
Tutti
per
uno
!
Vedremo
se
il
Del
Ponte
avrà
indovinato
,
ma
anche
a
me
l
'
animo
presagisce
qualche
grossa
avventura
,
per
un
'
epoca
forse
molto
prossima
.
#
Altra
strepitosa
notizia
!
Iersera
dal
mio
osservatorio
ho
scoperto
che
il
direttore
,
la
direttrice
e
il
cuoco
sono
spiritisti
...
Sicuro
!
Quand
'
ho
messo
l
'
occhio
al
solito
forellino
essi
eran
già
riuniti
tutti
e
tre
attorno
a
un
tavolino
tondo
e
il
cuoco
diceva
:
-
Eccolo
!
Ora
viene
!
-
E
chi
doveva
venire
era
proprio
lo
spirito
del
compianto
professor
Pierpaolo
Pierpaoli
benemerito
fondatore
del
nostro
collegio
e
dietro
alle
cui
venerate
sembianze
io
stavo
in
quel
momento
vigilando
i
suoi
indegni
evocatori
...
Non
mi
ci
volle
dimolto
tempo
né
dimolto
ingegno
per
comprendere
la
causa
e
lo
scopo
di
quella
seduta
spiritistica
.
Evidentemente
il
signor
Stanislao
e
la
signora
Geltrude
erano
rimasti
molto
impressionati
dal
mugolìo
che
avevan
sentito
la
sera
avanti
discendere
dal
ritratto
del
loro
predecessore
,
e
ora
,
spinti
un
po
'
dal
rimorso
per
la
scenata
fatta
in
presenza
alla
rispettabile
effige
del
compianto
fondatore
dell
'
istituto
e
forse
anche
da
un
vago
timore
che
incutevan
nel
loro
animo
i
recenti
avvenimenti
,
evocavano
lo
spirito
dell
'
illustre
defunto
per
domandargli
perdono
,
consiglio
ed
aiuto
.
-
Ora
viene
!
Eccolo
!
-
ripeteva
il
cuoco
.
A
un
tratto
la
signora
Geltrude
esclamò
:
-
Eccolo
davvero
!
-
Infatti
il
tavolino
s
'
era
mosso
.
-
Parlo
con
lo
spirito
del
professor
Pierpaoli
?
-
domandò
il
cuoco
fissando
sul
piano
del
tavolino
due
occhi
spalancati
che
luccicavano
come
due
lumini
da
notte
.
Sì
udirono
alcuni
colpi
battuti
sul
tavolino
e
il
cuoco
esclamò
convinto
:
-
È
proprio
lui
.
-
Domandagli
se
era
lui
anche
ieri
sera
-
mormorò
la
signora
Geltrude
.
-
Fosti
qui
anche
ieri
sera
?
Rispondi
!
-
disse
il
cuoco
in
tuono
di
comando
.
E
il
tavolino
a
ballare
e
a
picchiare
,
mentre
i
tre
spiritisti
si
alzavano
dalla
sedia
e
si
dondolavano
qua
e
là
e
si
rimettevano
a
sedere
seguendone
tutti
i
movimenti
.
-
Sì
,
-
disse
il
cuoco
-
era
lui
anche
ieri
sera
.
-
Il
signor
Stanislao
e
la
signora
Geltrude
si
scambiarono
un
'
occhiata
come
per
dire
:
-
Eh
!
Ci
abbiamo
fatto
una
bella
figura
!
-
Poi
il
signor
Stanislao
disse
al
cuoco
:
-
Domandagli
se
posso
rivolgergli
la
parola
...
-
Ma
la
signora
Geltrude
lo
interruppe
bruscamente
,
fulminandolo
con
una
occhiata
:
-
Niente
affatto
!
Se
qualcuno
ha
il
diritto
di
parlare
con
lo
spirito
del
professor
Pierpaolo
Pierpaoli
sono
io
,
io
sua
nipote
e
non
voi
che
egli
non
conosceva
neanche
per
prossimo
!
Avete
capito
?
-
E
rivolta
al
cuoco
soggiunse
:
-
Domandagli
se
vuol
parlare
con
me
!
-
Il
cuoco
si
concentrò
in
sé
stesso
e
poi
,
sempre
figgendo
gli
occhi
sul
piano
del
tavolino
ripeté
la
domanda
.
Poco
dopo
il
tavolino
ricominciò
a
ballare
e
a
scricchiolare
.
-
Ha
detto
di
no
-
rispose
il
cuoco
.
La
signora
Geltrude
rimase
male
,
mentre
il
signor
Stanislao
,
non
sapendo
padroneggiarsi
,
diè
libero
sfogo
alla
gioia
che
provava
per
la
meritata
sconfitta
della
sua
prepotente
consorte
,
esclamando
con
accento
di
giubilo
infantile
degno
più
di
me
che
di
lui
:
-
Hai
visto
?
-
E
non
l
'
avesse
mai
detto
!
La
signora
Geltrude
si
rivoltò
tutta
inviperita
scagliando
in
volto
al
povero
direttore
l
'
ingiuria
abituale
:
-
Siete
un
perfetto
imbecille
!
-
Ma
Geltrude
!
-
rispose
egli
imbarazzato
con
un
fil
di
voce
.
-
Ti
prego
di
moderarti
...
almeno
in
presenza
al
cuoco
...
almeno
in
presenza
allo
spirito
del
compianto
professore
Pierpaolo
Pierpaoli
!
-
La
timida
protesta
di
quel
pover
'
uomo
in
quel
momento
mi
commosse
e
volli
vendicarlo
contro
la
violenza
di
sua
moglie
.
Perciò
con
voce
rauca
e
con
accento
di
rimprovero
esclamai
:
-
Ah
!
...
-
I
tre
si
voltarono
di
botto
verso
il
ritratto
,
pallidi
,
tremanti
di
paura
.
Vi
fu
una
lunga
pausa
.
Il
primo
a
ritornare
padrone
di
sé
fu
il
cuoco
,
il
quale
fissando
verso
di
me
i
suoi
occhi
di
fuoco
esclamò
:
-
Sei
tu
ancora
lo
spirito
di
Pierpaolo
Pierpaoli
?
Rispondi
!
-
Io
feci
un
sibilo
:
-
Sssssss
...
-
Il
cuoco
continuò
:
-
Ti
è
concesso
di
parlare
direttamente
con
noi
?
-
Mi
venne
un
'
idea
.
Contraffacendo
la
voce
come
prima
risposi
:
-
Mercoledì
a
mezzanotte
!
-
I
tre
tacquero
commossi
dal
solenne
appuntamento
.
Poi
il
cuoco
disse
a
bassa
voce
:
-
Si
vede
che
stasera
e
domani
gli
è
vietato
di
parlare
...
A
domani
l
'
altro
!
-
Si
alzarono
,
misero
il
tavolino
da
una
parte
,
rivolsero
uno
sguardo
supplichevole
verso
di
me
e
poi
il
cuoco
uscì
ripetendo
con
voce
grave
:
-
A
domani
l
'
altro
.
-
Il
signor
Stanislao
e
la
signora
Geltrude
restarono
un
po
'
in
mezzo
della
stanza
,
impacciati
.
Poi
il
direttore
dolcemente
disse
alla
moglie
:
-
Geltrude
...
Geltrude
...
Cercherai
di
moderarti
?
Sì
,
è
vero
?
Non
mi
dirai
più
quella
brutta
parola
?
...
-
Ella
,
combattuta
tra
la
paura
e
il
suo
carattere
arcigno
,
rispose
a
denti
stretti
:
-
Non
ve
la
dirò
più
...
per
rispettare
il
desiderio
di
quell
'
anima
santa
di
mio
zio
...
Ma
anche
senza
dirvelo
,
credete
a
me
,
rimarrete
sempre
quel
perfetto
imbecille
che
siete
!
-
A
questo
punto
lasciai
il
mio
osservatorio
perché
non
ne
potevo
più
dal
ridere
.
#
Stamani
dopo
aver
scritto
in
queste
pagine
il
fatto
della
seduta
spiritistica
di
ierisera
,
mi
sono
accorto
che
uno
dei
miei
compagni
di
dormitorio
era
sveglio
.
Gli
ho
fatto
cenno
di
stare
zitto
,
e
del
resto
anche
se
non
glielo
avessi
raccomandato
sarebbe
stato
zitto
lo
stesso
,
perché
si
trattava
di
un
amico
fidato
,
di
Gigino
Balestra
del
quale
ho
già
parlato
in
questo
mio
giornalino
.
Gigino
Balestra
è
un
ragazzo
serio
,
che
mi
è
molto
affezionato
e
ormai
ho
potuto
riscontrare
in
più
circostanze
che
posso
contare
su
lui
senza
pericolo
d
'
esser
compromesso
.
Prima
di
tutto
siamo
concittadini
.
Egli
è
figlio
del
famoso
pasticciere
Balestra
dal
quale
si
serve
sempre
mio
padre
,
rinomato
per
le
meringhe
che
ha
sempre
fresche
,
molto
amico
del
mio
cognato
Maralli
perché
è
anche
lui
un
pezzo
grosso
del
partito
socialista
.
E
poi
ci
sentiamo
anche
legati
di
amicizia
per
la
rassomiglianza
delle
vicende
della
nostra
vita
.
Anche
lui
è
disgraziato
come
me
e
mi
ha
raccontato
tutta
la
storia
delle
sue
sventure
,
l
'
ultima
delle
quali
,
che
fu
la
più
grossa
e
che
fece
prendere
al
suo
babbo
la
risoluzione
di
cacciarlo
in
collegio
,
è
così
interessante
che
voglio
raccontarla
qui
nel
mio
giornalino
.
-
Campassi
mill
'
anni
-
mi
diceva
Gigino
-
non
mi
scorderò
mai
del
primo
Maggio
dell
'
anno
passato
che
è
e
rimarrà
sempre
il
più
bello
e
il
più
brutto
giorno
della
mia
vita
!
-
E
in
quel
giorno
evocato
da
Gigino
-
io
stesso
me
ne
ricordo
benissimo
-
c
'
era
una
grande
agitazione
in
città
perché
i
socialisti
avrebbero
voluto
che
tutti
i
negozi
fossero
stati
chiusi
mentre
molti
bottegai
volevano
tenere
aperto
;
anche
nelle
scuole
c
'
era
un
certo
fermento
perché
alcuni
babbi
di
scolari
,
essendo
socialisti
,
volevano
che
il
Preside
desse
vacanza
,
mentre
molti
altri
babbi
non
ne
volevan
sapere
.
Naturalmente
i
ragazzi
in
quella
circostanza
si
schierarono
tutti
dalla
parte
dei
socialisti
,
anche
quelli
che
avevano
i
babbi
di
un
altro
partito
,
perché
quando
si
tratta
di
far
vacanza
io
credo
che
tutti
gli
scolari
di
tutto
il
mondo
sieno
pronti
a
dichiararsi
solidali
nello
stesso
sacrosanto
principio
che
sarebbe
quello
d
'
andare
a
fare
piuttosto
una
bella
passeggiata
in
campagna
col
garofano
rosso
all
'
occhiello
della
giacchetta
.
Difatti
successe
che
molti
ragazzi
in
quel
giorno
fecero
sciopero
,
e
mi
ricordo
benissimo
che
lo
feci
anche
io
,
e
che
per
questo
fatto
il
babbo
mi
fece
stare
tre
giorni
a
pane
e
acqua
.
Ma
pazienza
!
Tutte
le
grandi
idee
hanno
sempre
avuto
i
loro
martiri
...
Al
povero
Gigino
Balestra
però
successo
qualche
cosa
di
peggio
.
Egli
,
dunque
,
a
differenza
di
me
,
aveva
fatto
sciopero
dalla
scuola
col
consenso
di
suo
padre
;
anzi
suo
padre
lo
avrebbe
obbligato
a
far
vacanza
se
,
per
una
ipotesi
impossibile
ad
avverarsi
,
Gigino
avesse
voluto
andare
a
scuola
.
-
Oggi
è
la
festa
del
lavoro
-
gli
aveva
detto
il
signor
Balestra
-
e
io
ti
dò
il
permesso
di
andare
fuor
di
porta
con
i
tuoi
compagni
.
Sta
'
allegro
e
abbi
giudizio
.
-
Gigino
non
aveva
inteso
a
sordo
:
e
con
alcuni
suoi
amici
era
andato
a
fare
una
visita
a
certi
compagni
che
stavano
in
campagna
.
Arrivati
sul
posto
,
tutti
insieme
si
misero
a
fare
il
chiasso
e
,
via
via
,
il
numero
della
comitiva
era
andato
aumentando
,
tanto
che
da
ultimo
erano
non
meno
di
una
ventina
di
ragazzi
di
tutte
le
età
e
di
tutte
le
condizioni
sociali
,
tutti
affratellati
in
una
grande
baldoria
d
'
urli
e
di
canti
.
A
un
certo
punto
Gigino
che
si
dava
una
cert
'
aria
per
essere
il
figlio
di
uno
dei
capi
del
partito
socialista
,
entrò
a
parlare
del
primo
maggio
,
della
giustizia
sociale
e
di
altre
cose
delle
quali
aveva
sentito
parlare
spesso
in
casa
e
che
aveva
imparato
a
ripetere
pappagallescamente
:
ma
ad
un
tratto
uno
della
comitiva
,
un
ragazzaccio
tutto
strappucchiato
gli
rivolse
a
bruciapelo
questa
inopportuna
domanda
:
-
Tutti
bei
discorsi
;
ma
che
è
giusta
,
ecco
,
che
tu
abbia
una
bottega
piena
di
paste
e
di
pasticcini
a
tua
disposizione
,
mentre
noi
poveri
non
si
sa
neppure
di
che
sapore
le
sieno
?
-
Gigino
a
questa
inaspettata
osservazione
rimase
male
.
Ci
pensò
un
poco
e
rispose
:
-
Ma
la
bottega
non
è
mica
mia
:
è
del
mio
babbo
!
...
-
E
che
vuol
dire
?
-
ribatté
il
ragazzaccio
.
-
Non
è
socialista
anche
il
tuo
babbo
?
Dunque
,
oggi
che
è
la
festa
del
socialismo
dovrebbe
distribuire
almeno
una
pasta
a
testa
a
tutti
i
ragazzi
,
specialmente
a
quelli
che
non
ne
hanno
mai
assaggiate
...
Se
non
comincia
lui
a
dare
il
buon
esempio
non
si
può
pretendere
certo
che
lo
facciano
i
pasticcieri
retrogradi
!
...
-
Questo
tendenzioso
ragionamento
ebbe
la
virtù
di
convincere
l
'
assemblea
e
tutta
la
comitiva
si
mise
a
urlare
:
-
Ha
ragione
Granchio
!
(
Era
questo
il
soprannome
del
ragazzaccio
tutto
strappato
)
Evviva
Granchio
!
...
-
Gigino
,
naturalmente
,
era
mortificato
perché
gli
pareva
,
di
fronte
,
a
tutti
quei
ragazzi
,
di
farei
una
cattiva
figura
,
e
non
solo
lui
ma
anche
il
suo
babbo
;
sicché
si
struggeva
dentro
di
trovar
qualche
ragione
colla
quale
ribattere
il
suo
avversario
,
quando
gli
venne
una
idea
che
da
principio
lo
spaventò
quasi
per
la
sua
arditezza
,
ma
che
gli
apparve
poi
di
possibile
esecuzione
e
l
'
unica
che
avesse
la
virtù
in
quel
frangente
di
salvare
la
reputazione
politica
e
sociale
sua
e
di
suo
padre
.
Aveva
pensato
che
in
quel
momento
il
suo
babbo
era
alla
Camera
del
Lavoro
a
fare
un
discorso
,
e
che
le
chiavi
di
bottega
erano
in
casa
,
nella
sua
camera
,
dentro
il
cassetto
del
comodino
.
-
Ebbene
!
-
gridò
.
-
A
nome
mio
e
di
mio
padre
vi
invito
tutti
nel
nostro
negozio
ad
assaggiare
le
nostre
specialità
...
Ma
intendiamoci
,
eh
,
ragazzi
!
Una
pasta
a
testa
!
-
L
'
umore
dell
'
assemblea
si
mutò
come
per
incanto
e
un
solo
grido
echeggiò
,
alto
,
entusiastico
,
ripetuto
da
tutte
quelle
bocche
in
ciascuna
delle
quali
serpeggiava
la
medesima
acquolina
tentatrice
.
-
Evviva
Gigino
Balestra
!
Evviva
il
suo
babbo
!
-
E
tutti
quanti
mossero
dietro
di
lui
,
compatti
con
l
'
ardore
e
la
velocità
di
un
eroico
drappello
alla
conquista
di
una
posizione
lungamente
vagheggiata
o
il
cui
possesso
si
presenti
a
un
tratto
privo
dì
ogni
ostacolo
.
-
Sono
una
ventina
fra
tutti
-
pensava
intanto
Gigino
-
e
per
una
ventina
di
paste
...
mettiamo
pure
una
venticinquina
...
dall
'
esserci
al
non
esserci
,
in
bottega
dove
ce
ne
sono
a
centinaia
,
nessuno
se
ne
può
accorgere
...
In
verità
non
varrebbe
la
pena
che
per
una
simile
miseria
compromettessi
il
mio
prestigio
,
quello
di
mio
padre
e
perfin
quello
del
partito
al
quale
apparteniamo
!
-
Arrivati
in
città
Gigino
disse
ai
suoi
fedeli
seguaci
:
-
Sentite
:
ora
vo
a
casa
a
pigliar
le
chiavi
di
bottega
...
fo
in
un
lampo
.
Voialtri
intanto
venite
dall
'
usciolino
di
dietro
...
ma
alla
spicciolata
,
per
non
dar
nell
'
occhio
!
-
Bene
!
-
gridarono
tutti
.
Ma
Granchio
osservò
:
-
Ohé
!
...
Non
ci
farai
mica
la
burletta
,
eh
?
Se
no
,
capisci
?
...
-
Gigino
ebbe
un
gesto
di
grande
dignità
:
-
Sono
Gigino
Balestra
!
-
disse
-
e
quando
ho
dato
una
parola
si
può
esser
sicuri
!
-
Andò
lesto
lesto
a
casa
,
dove
c
'
era
la
sua
mamma
e
una
sua
sorellina
;
senza
farsi
vedere
sgusciò
in
camera
del
babbo
,
prese
dal
cassetto
del
comodino
le
chiavi
di
bottega
e
ritornò
via
di
corsa
lanciando
alla
mamma
queste
parole
:
-
Vo
con
i
miei
compagni
,
ma
tra
poco
ritorno
a
casa
!
-
E
se
n
'
andò
difilato
al
negozio
,
guardando
a
destra
e
a
sinistra
per
paura
che
qualche
persona
di
conoscenza
della
sua
famiglia
avesse
a
sorprenderlo
durante
quella
manovra
.
Aprì
la
porta
scorrevole
di
ghisa
e
la
tirò
su
tanto
da
potere
entrare
in
bottega
,
e
una
volta
dentro
la
richiuse
.
S
'
era
provvisto
in
casa
di
una
scatola
di
cerini
e
con
essi
accese
una
candela
che
il
babbo
teneva
sempre
vicino
alla
porta
;
così
trovò
il
contatore
del
gas
,
l
'
aprì
,
e
accese
poi
le
lampade
della
pasticceria
;
e
fatto
questo
andò
ad
aprir
l
'
usciolino
dietro
il
negozio
che
dava
in
un
vicolo
poco
frequentato
.
Da
quell
'
usciolino
incominciarono
a
entrare
i
compagni
di
Gigino
,
a
uno
,
a
due
a
tre
...
-
Mi
raccomando
-
badava
a
ripetere
il
figlio
del
pasticcere
.
-
Uno
per
uno
...
al
più
due
...
Ma
non
mi
rovinate
!
-
Ma
a
questo
punto
è
meglio
che
lasci
la
parola
allo
stesso
Gigino
Balestra
che
essendo
stato
il
protagonista
di
quella
avventura
comica
e
tragica
a
un
tempo
,
la
racconta
certamente
meglio
di
quel
che
potrei
fare
io
.
-
Lì
per
lì
-
dice
Gigino
-
mi
parve
che
il
numero
dei
miei
compagni
fosse
molto
cresciuto
.
Il
negozio
era
addirittura
invaso
da
una
vera
folla
che
bisbigliava
girando
intorno
sulle
paste
e
sulle
bottiglie
de
'
rosolii
certi
occhi
che
parevan
di
fuoco
.
Granchio
mi
domandò
se
potevano
prendere
una
bottiglia
di
rosolio
,
tanto
per
non
murare
a
secco
,
e
avendo
acconsentito
,
me
ne
versò
gentilmente
un
bicchiere
pieno
dicendo
che
il
primo
a
bere
doveva
essere
il
padrone
di
casa
.
E
io
bevvi
e
bevvero
tutti
facendomi
dei
brindisi
e
invitandomi
e
ribere
,
sicché
si
dovette
stappare
un
'
altra
bottiglia
...
Intanto
anche
le
paste
sparivano
e
i
più
vicini
a
me
ne
offrivano
dicendomi
:
-
Prendi
,
senti
com
'
è
buona
questa
,
senti
com
'
è
squisita
quest
'
altra
-
proprio
come
se
loro
fossero
stati
i
padroni
della
pasticceria
e
io
il
loro
invitato
.
Che
vuoi
che
ti
dica
,
caro
Stoppani
?
Si
arrivò
a
un
punto
che
io
non
capivo
più
nulla
;
ero
esaltato
,
mi
sentivo
addosso
un
ardore
e
un
entusiasmo
che
non
avevo
provato
mai
,
mi
pareva
d
'
essere
in
un
paese
fantastico
tutto
popolato
di
ragazzi
di
marzapane
col
cervello
di
crema
e
il
cuore
di
marmellata
uniti
da
un
dolce
patto
di
fratellanza
condita
con
molto
zucchero
e
rosolio
di
tutte
le
qualità
...
E
ormai
anche
io
seguitavo
come
tutti
gli
altri
a
mangiar
paste
a
quattro
ganasce
e
a
vuotar
bottiglie
e
boccette
di
tutti
i
colori
e
di
tutti
i
sapori
volgendo
delle
occhiate
di
beatitudine
in
quel
campo
aperto
alla
baldoria
nel
quale
si
agitavano
come
fantasmi
tutti
quei
ragazzi
che
ogni
tanto
urlavano
a
bocca
piena
:
-
Evviva
il
socialismo
!
Evviva
il
primo
maggio
!
-
Io
non
ti
so
dire
quanto
durasse
quella
grande
scena
d
'
ogni
dolcezza
e
d
'
ogni
letizia
...
So
che
a
un
certo
punto
la
musica
cambiò
a
un
tratto
e
una
voce
terribile
,
quella
di
mio
padre
,
rimbombò
nel
negozio
gridando
:
-
Ah
,
razza
di
cani
,
ora
ve
lo
dò
io
il
socialismo
!
-
e
fu
un
diluvio
di
scapaccioni
che
piovve
da
tutte
le
parti
fra
le
grida
e
i
pianti
di
tutta
quella
folla
di
ragazzi
ubriachi
che
si
accalcava
confusamente
verso
la
porticina
cercando
di
fuggire
.
Io
ebbi
un
momento
di
lucido
intervallo
nel
quale
,
con
un
volger
d
'
occhi
,
abbracciai
quel
quadro
bizzarro
e
sentii
in
un
lampo
tutta
la
terribile
responsabilità
che
mi
pesava
...
Il
banco
prima
cosparso
di
centinaia
di
paste
tutte
messe
per
ordine
era
vuoto
,
gli
scaffali
attorno
erano
tutti
in
disordine
e
vi
si
affacciavano
qua
e
là
i
colli
di
bottiglie
rovesciate
dalle
quali
colavano
giù
rosoli
e
sciroppi
,
in
terra
era
un
piaccichiccio
di
pasta
sfoglia
pesticciata
,
dovunque
sulle
sedie
,
nelle
cornici
degli
scaffali
e
del
banco
eran
bioccoli
di
crema
e
di
panna
sbuzzata
fuori
dalle
meringhe
,
e
ditate
di
cioccolata
...
Ma
fu
solo
,
come
ho
detto
,
in
un
lampo
ch
'
io
intravidi
tutto
questo
,
perché
un
maledetto
scapaccione
mi
fece
rotolar
sotto
il
banco
e
non
vidi
né
sentii
più
nulla
.
Quando
mi
svegliai
ero
a
casa
,
nel
mio
letto
,
e
accanto
a
me
c
'
era
la
mia
mamma
che
piangeva
.
Mi
sentivo
un
gran
peso
nella
testa
e
sullo
stomaco
...
Il
giorno
dopo
,
2
maggio
,
il
babbo
mi
dette
due
once
d
'
olio
di
ricino
;
la
mattina
di
poi
,
tre
maggio
,
mi
fece
vestire
e
mi
portò
qui
nel
collegio
Pierpaoli
...
-
Cosi
Gigino
Balestra
ha
concluso
il
suo
racconto
,
con
un
accento
comicamente
solenne
che
mi
ha
fatto
proprio
ridere
.
-
Vedi
?
-
gli
ho
detto
.
-
Anche
tu
sei
vittima
,
com
'
è
accaduto
a
me
in
più
circostanze
della
vita
,
della
tua
buona
fede
e
della
tua
sincerità
.
Tu
avendo
il
babbo
socialista
hai
creduto
nel
tuo
entusiasmo
di
dover
mettere
in
pratica
le
sue
teorie
distribuendo
i
pasticcini
a
que
'
poveri
ragazzi
che
non
ne
avevan
mai
assaggiati
,
e
il
tuo
babbo
ti
ha
punito
...
È
inutile
:
il
vero
torto
di
noi
ragazzi
è
uno
solo
:
quello
di
pigliar
sul
serio
le
teorie
degli
uomini
...
e
anche
quelle
delle
donne
!
In
generale
accade
questo
:
che
i
grandi
insegnano
ai
piccini
una
quantità
di
cose
belle
e
buone
...
ma
guai
se
uno
dei
loro
ottimi
insegnamenti
,
nel
momento
di
metterlo
in
pratica
,
urta
i
loro
nervi
,
o
i
loro
calcoli
,
o
i
loro
interessi
.
Io
mi
ricorderò
sempre
d
'
un
fatto
di
quando
ero
piccino
...
La
mia
buona
mamma
,
che
pure
è
la
più
buona
donna
di
questo
mondo
,
mi
predicava
sempre
di
non
dir
bugie
perché
a
dirne
solamente
una
si
va
per
sette
anni
in
Purgatorio
;
ma
un
giorno
che
venne
a
cercarla
la
sarta
col
conto
e
che
lei
aveva
fatto
dire
dalla
Caterina
che
era
uscita
,
io
per
non
andare
in
Purgatorio
corsi
alla
porta
di
casa
a
gridare
che
non
era
vero
nulla
e
che
la
mamma
era
in
casa
...
e
in
premio
d
'
aver
detto
la
verità
ci
presi
un
bello
schiaffo
.
-
E
perché
ti
hanno
messo
in
collegio
?
-
Per
aver
pescato
un
dente
bacato
!
-
Come
!
-
ha
esclamato
Gigino
al
colmo
dello
stupore
.
-
Per
uno
starnuto
d
'
un
vecchio
paralitico
!
-
ho
aggiunto
io
divertendomi
a
vederlo
a
sgranar
tanto
d
'
occhi
.
Poi
,
dopo
averlo
tenuto
per
un
bel
pezzo
di
curiosità
,
gli
ho
raccontato
l
'
ultima
mia
avventura
in
casa
del
mio
cognato
Maralli
,
per
la
quale
fu
interrotto
il
mese
di
esperimento
concesso
da
mio
padre
ed
io
fui
accompagnato
in
questa
galera
.
-
Come
vedi
,
-
conclusi
-
anche
io
sono
stato
una
vittima
del
mio
destino
disgraziato
...
Perché
se
quel
signor
Venanzio
zio
di
mio
cognato
non
avesse
fatto
uno
starnuto
proprio
nel
momento
in
cui
lo
avevo
avvicinato
la
lenza
con
l
'
amo
alla
sua
bocca
sgangherata
,
io
non
gli
avrei
strappato
quell
'
unico
dente
bacato
che
gli
rimaneva
e
non
sarei
qui
nel
collegio
Pierpaoli
!
Vedi
un
po
'
,
a
volte
,
da
che
può
dipendere
la
sorte
e
la
reputazione
di
un
povero
ragazzo
...
-
#
Ho
voluto
raccontar
qui
le
confidenze
che
son
corse
tra
me
e
Gigino
Balestra
per
dimostrare
che
siamo
legati
ormai
in
intima
amicizia
e
che
,
se
stamani
egli
era
sveglio
e
mi
guardava
mentre
io
scrivevo
nel
Giornalino
,
non
avevo
nessuna
ragione
-
come
ho
già
detto
in
principio
-
di
diffidare
di
lui
.
Anzi
gli
ho
detto
in
grande
segretezza
di
queste
mie
memorie
che
vo
scrivendo
,
l
'
ho
messo
a
parte
dei
miei
progetti
e
gli
ho
proposto
,
d
'
entrare
nella
nostra
Società
segreta
...
Egli
mi
ha
abbracciato
con
uno
slancio
d
'
affetto
che
mi
ha
commosso
e
ha
detto
che
si
sentiva
orgoglioso
della
fiducia
che
rimettevo
in
lui
.
Oggi
,
infatti
,
durante
l
'
ora
di
ricreazione
,
l
'
ho
presentato
ai
miei
amici
che
l
'
hanno
accolto
benissimo
.
Il
Barozzo
non
c
'
era
.
Da
quando
ha
dato
le
dimissioni
egli
vive
solitario
e
pensieroso
e
quando
ci
incontra
si
limita
a
salutarci
con
un
'
aria
triste
triste
.
Povero
Barozzo
!
Io
in
adunanza
ho
raccontato
tutta
la
scena
della
seduta
spiritistica
di
iersera
e
si
è
stabilito
,
di
riflettere
tutti
seriamente
per
trarre
partito
da
questa
nuova
situazione
e
per
preparar
qualche
tiro
per
mercoledì
notte
.
Domani
martedì
ci
riuniremo
per
eleggere
il
nuovo
presidente
e
per
decidere
sull
'
intervento
dello
spirito
del
compianto
professore
Pierpaoli
all
'
appuntamento
dato
al
signor
Stanislao
,
alla
signora
Geltrude
e
al
loro
degno
cuoco
inventore
della
minestra
della
rigovernatura
.
11
febbraio
Ieri
sera
nulla
di
nuovo
.
Dal
mio
osservatorio
vidi
il
Direttore
e
la
Direttrice
traversare
la
sala
del
venerato
Pierpaolo
,
lentamente
silenziosamente
,
e
andarsene
nella
loro
camera
dopo
aver
rivolto
verso
il
ritratto
una
timida
occhiata
,
come
per
dire
:
-
A
domani
sera
,
e
che
Dio
ce
la
mandi
buona
!
-
Gigino
Balestra
,
mentre
scrivo
,
è
là
nel
suo
lettuccio
che
mi
guarda
e
sorride
...
#
Oggi
,
durante
l
'
ora
di
ricreazione
,
c
'
è
stata
l
'
elezione
del
presidente
della
nostra
Società
segreta
.
Tutti
i
soci
avevano
già
scritto
il
nome
scelto
in
pezzetti
di
carta
che
ripiegati
sono
stati
messi
in
un
berretto
.
Gigino
Balestra
che
è
il
socio
più
piccino
(
ha
due
mesi
e
mezzo
meno
di
me
)
ha
fatto
lo
squittinio
ed
è
risultato
eletto
presidente
Mario
Michelozzi
.
Anche
io
ho
votato
per
lui
perché
se
lo
merita
,
e
perché
se
da
qualche
giorno
nel
collegio
non
si
mangia
più
la
solita
minestra
di
riso
si
deve
a
lui
.
Abbiamo
discusso
su
quello
che
si
deve
preparare
per
la
seduta
spiritica
di
domani
sera
.
Ciascuno
aveva
la
sua
idea
,
ma
è
stata
approvata
quella
di
Carlino
Pezzi
.
Carlo
Pezzi
,
che
è
quel
ragazzo
che
ha
la
specialità
della
topografia
,
mentre
cercava
di
stabilire
su
quale
stanza
dava
il
mio
osservatorio
,
fece
conoscenza
con
un
ragazzo
che
serve
da
manovale
ai
muratori
addetti
ai
lavori
di
riparazione
nel
collegio
.
Servendosi
di
questa
sua
amicizia
egli
spera
di
poter
penetrare
nel
salone
del
ritratto
di
Pierpaolo
e
fare
una
cosa
,
che
se
riesce
,
avrà
un
effetto
straordinario
sui
tre
spiritisti
...
E
poi
...
e
poi
...
ma
non
voglio
scrivere
di
quel
che
abbiamo
progettato
e
complottato
.
Dirò
solo
che
se
quel
che
abbiamo
pensato
di
fare
riuscirà
noi
saremo
finalmente
vendicati
di
tanti
bocconi
amari
che
abbiam
dovuto
ingozzare
...
compresi
quelli
della
famosa
minestra
di
magro
fatta
con
la
rigovernatura
dei
nostri
piatti
,
e
quel
che
è
peggio
di
quelli
del
signor
Stanislao
e
della
signora
Geltrude
.
12
febbraio
Dio
,
quanti
avvenimenti
si
accumulano
per
stanotte
!
A
pensarci
mi
va
via
la
testa
e
mi
pare
d
'
essere
il
protagonista
d
'
uno
di
quei
romanzi
russi
dove
tutto
,
anche
le
cose
più
semplici
come
sarebbe
quella
di
mettersi
le
dita
del
naso
,
acquista
una
grande
aria
di
tenebroso
mistero
.
Intanto
registrerò
qui
due
notizie
importanti
.
Prima
:
oggi
Carlino
Pezzi
,
mentre
il
Direttore
e
la
Direttrice
erano
a
pranzo
,
ha
trovato
modo
per
mezzo
di
quel
suo
amico
manuale
,
di
entrare
nel
salone
di
Pierpaolo
dove
l
'
imbianchino
aveva
lasciato
una
lunga
scala
che
gli
era
servita
per
ritoccare
la
riquadratura
del
soffitto
.
In
un
attimo
il
Pezzi
ha
drizzato
la
scala
al
ritratto
di
Pierpaolo
e
,
arrampicatosi
fin
lassù
,
con
un
temperino
gli
ha
fatto
due
buchi
negli
occhi
.
Cosi
tutto
è
stato
felicemente
preparato
per
il
grande
spettacolo
di
stanotte
.
Seconda
notizia
.
Ho
visto
Tito
Barozzo
che
era
già
stato
messo
a
parte
del
nostro
progetto
e
che
mi
ha
detto
:
-
Senti
,
Stoppani
.
Devi
sapere
che
,
dal
giorno
in
cui
ebbi
a
patire
nella
stanza
del
Direttore
la
grande
umiliazione
che
tu
sai
e
che
ha
annientato
nell
'
anima
mia
ogni
slancio
di
ribellione
contro
le
ingiustizie
e
i
soprusi
che
si
commettono
in
questo
collegio
dove
io
son
tenuto
per
compassione
,
un
solo
pensiero
,
uno
solo
,
capisci
?
mi
ha
dato
la
forza
finora
di
resistere
,
ed
è
questo
:
la
fuga
.
-
Io
ho
fatto
un
atto
di
sorpresa
e
di
dolore
all
'
idea
di
perdere
un
amico
così
simpatico
e
così
amato
da
tutti
;
ma
egli
ha
soggiunto
subito
:
-
È
inutile
,
credi
,
ogni
argomento
che
mi
si
potesse
portare
in
contrario
.
Della
mia
miserabile
condizione
qui
dentro
non
posso
esser
giudice
che
io
,
e
io
ti
so
dire
che
essa
è
intollerabile
e
che
,
se
si
dovesse
prolungare
,
finirebbe
con
l
'
uccidermi
.
Perciò
ho
deciso
di
scappare
,
e
nulla
potrà
rimuovermi
da
questa
mia
risoluzione
.
-
E
dove
anderai
?
-
Il
Barozzo
s
'
è
stretto
nelle
spalle
allargando
le
braccia
.
-
Non
lo
so
:
anderò
per
il
mondo
che
è
così
grande
e
dove
io
sarò
libero
e
non
soffrirò
mai
che
nessun
mio
simile
ardisca
umiliarmi
come
hanno
ardito
il
mio
tutore
e
il
Direttore
del
collegio
.
-
A
queste
parole
pronunziate
con
nobile
alterezza
l
'
ho
guardato
con
ammirazione
e
poi
ho
esclamato
con
entusiasmo
:
-
Scappo
anch
'
io
con
te
!
...
-
Egli
mi
ha
guardato
con
uno
sguardo
pieno
d
'
affetto
che
non
scorderò
mai
e
nel
quale
ho
letto
la
gratitudine
e
il
ricambio
di
tutto
il
bene
ch
'
io
gli
voglio
.
Poi
con
accento
grave
nel
quale
ho
sentito
tutta
la
sua
superiorità
su
me
,
ha
soggiunto
:
-
No
,
caro
amico
mio
.
Tu
non
puoi
né
devi
scappare
di
qui
perché
tu
sei
in
condizioni
molto
diverse
dalle
mie
.
Tu
stai
qui
con
tutti
i
tuoi
diritti
e
puoi
insorgere
ogni
volta
che
qualcuno
te
li
contesti
con
l
'
inganno
o
con
la
violenza
.
E
poi
tu
hai
una
mamma
e
un
babbo
che
soffrirebbero
molto
della
tua
scomparsa
...
mentre
io
non
ho
che
un
tutore
il
quale
non
piangerà
certo
ignorando
le
mie
notizie
!
...
-
E
nel
dir
così
il
povero
Barozzo
ha
avuto
un
sorriso
così
triste
e
così
amaro
che
m
'
ha
fatto
venir
le
lacrime
agli
occhi
e
in
un
impeto
di
affetto
e
di
pietà
l
'
ho
abbracciato
stretto
stretto
esclamando
:
-
Povero
Tito
!
...
-
E
l
'
ho
baciato
bagnandolo
del
mio
pianto
.
Egli
ha
avuto
un
singhiozzo
,
mi
ha
stretto
forte
forte
sul
petto
;
e
poi
scostandomi
e
passandomi
una
mano
sugli
occhi
ha
ripreso
:
-
Dunque
senti
,
Stoppani
.
Quello
che
avete
combinato
per
stanotte
,
può
favorire
splendidamente
il
mio
progetto
.
Vorrete
aiutarmi
?
È
l
'
ultimo
atto
di
solidarietà
fraterna
che
chiedo
ai
miei
compagni
della
Società
segreta
...
-
Figurati
!
-
Allora
sta
'
bene
attento
.
Quando
il
Direttore
,
la
Direttrice
e
il
cuoco
saranno
sopraffatti
dagli
spiriti
,
tu
andrai
nella
stanzina
dei
lumi
a
petrolio
che
tu
conosci
,
l
'
aprirai
con
questa
chiave
e
,
attaccata
alla
porta
dalla
parte
interna
,
troverai
una
chiave
molto
grossa
che
prenderai
teco
.
Quella
è
la
chiave
del
portone
d
'
ingresso
del
collegio
con
la
quale
esso
è
chiuso
ogni
sera
per
di
dentro
.
Vieni
con
questa
chiave
nel
corridoio
a
pian
terreno
...
Lì
ci
sarò
io
.
-
In
così
dire
Tito
Barozzo
mi
afferrò
la
destra
,
me
la
strinse
e
si
allontanò
in
fretta
.
Sono
sopraffatto
dagli
avvenimenti
che
si
preparano
per
stanotte
...
Come
anderà
?
13
febbraio
.
Quante
cose
,
e
quali
,
ho
da
scrivere
stamani
!
...
Ma
tutto
ora
consiglia
la
massima
prudenza
e
non
posso
perdermi
in
descrizioni
e
in
considerazioni
oziose
,
ma
bisogna
che
mi
sbrighi
a
registrare
i
fatti
nudi
e
crudi
.
Che
notte
!
...
e
che
botte
!
...
#
Ecco
dunque
com
'
è
andata
.
Naturalmente
ieri
sera
non
mi
sono
addormentato
.
L
'
orologio
della
chiesa
vicina
suonava
le
undici
e
mezza
...
I
miei
compagni
dormivano
...
mi
alzai
e
mi
vestii
.
Gigino
Balestra
che
dal
suo
lettuccio
non
mi
perdeva
di
vista
fece
lo
stesso
e
pianino
pianino
,
in
punta
di
piedi
,
mi
venne
accanto
.
-
Sdràiati
sul
mio
letto
-
gli
dissi
all
'
orecchio
.
-
Io
vo
nell
'
armadietto
;
a
suo
tempo
di
lassù
ti
darò
il
segnale
.
-
Egli
obbedì
e
io
salii
sul
comodino
,
e
di
lì
entrai
nel
mio
piccolo
osservatorio
.
Misi
l
'
occhio
al
solito
forellino
.
Tutto
era
buio
nel
salone
;
ma
i
tre
spiritisti
non
tardarono
ad
arrivare
.
Il
cuoco
che
portava
un
lume
a
petrolio
lo
posò
su
una
consolle
,
e
tutti
e
tre
si
rivolsero
a
me
...
cioè
al
compianto
Pierpaolo
Pierpaoli
.
Il
direttore
disse
a
bassa
voce
:
-
Mi
pare
che
stasera
abbia
gli
occhi
più
neri
...
-
La
signora
Geltrude
lo
guardò
e
schiuse
le
labbra
in
modo
ch
'
io
capii
benissimo
che
era
per
dargli
dell
'
imbecille
,
ma
si
ritenne
per
paura
dello
spirito
di
suo
zio
.
E
pensare
che
il
povero
sor
Stanislao
aveva
pienamente
ragione
,
perché
i
due
buchi
fatti
da
Carlino
Pezzi
negli
occhi
del
ritratto
,
sul
fondo
nero
dello
sgabuzzino
dove
stavo
io
,
dovevano
fare
appunto
l
'
effetto
che
gli
occhi
del
compianto
fondatore
del
Collegio
si
fossero
molto
ingranditi
!
Poco
dopo
il
Direttore
,
la
Direttrice
e
il
cuoco
erano
seduti
attorno
al
solito
tavolino
,
con
le
mani
unite
e
stavano
aspettando
silenziosamente
,
tutti
riconcentrati
,
che
il
fluido
si
sviluppasse
.
L
'
orologio
della
chiesa
suonò
dodici
tocchi
.
Il
cuoco
esclamò
:
-
Pierpaolo
Pierpaoli
!
-
Il
tavolino
dette
un
balzo
.
-
C
'
è
-
mormorò
la
signora
Geltrude
Vi
fu
una
pausa
solenne
.
-
Puoi
parlare
?
-
domandò
il
cuoco
:
e
tutti
e
tre
sbarrarono
gli
occhi
verso
il
ritratto
.
Incominciava
la
mia
parte
.
Risposi
assentendo
con
un
sì
che
pareva
un
soffio
.
-
Ssssss
...
-
I
tre
spiritisti
erano
così
commossi
che
ci
volle
un
bel
pezzetto
prima
che
ripigliassero
un
po
'
di
fiato
.
-
Dove
sei
?
-
disse
finalmente
il
cuoco
.
-
In
Purgatorio
-
risposi
con
un
fil
di
voce
.
-
Ah
zio
!
-
esclamò
la
signora
Geltrude
.
-
Voi
che
eravate
così
buono
,
così
virtuoso
!
...
E
per
quali
peccati
?
-
Per
uno
solo
,
-
risposi
io
.
-
E
quale
?
-
Quello
di
aver
lasciato
questo
mio
istituto
a
persone
indegne
di
dirigerlo
!
-
Dissi
queste
parole
con
voce
un
po
'
più
alta
e
con
accento
adirato
;
e
parve
che
esse
cadessero
sulla
testa
dei
tre
spiritisti
come
tante
tegole
.
Si
abbandonarono
col
capo
e
con
le
braccia
stese
sul
piano
del
tavolino
,
affranti
dalla
terribile
rivelazione
e
rimasero
così
sopraffatti
dai
loro
rimorsi
,
per
parecchio
tempo
.
La
prima
a
riaversi
fu
la
signora
Geltrude
che
domandò
:
-
Ah
zio
...
adorato
zio
...
Degnatevi
di
dire
i
nostri
torti
e
noi
li
ripareremo
.
-
Li
sapete
!
-
risposi
con
voce
grave
.
Ella
parve
riflettere
;
poi
riprese
:
-
Ma
ditemeli
...
Ditemeli
!
...
-
Io
non
risposi
.
Mi
ero
già
imposto
di
non
rispondere
che
alle
domande
che
favorivano
il
nostro
progetto
e
oramai
non
ve
n
'
era
che
una
che
aspettavo
,
e
che
non
poteva
indugiare
a
essermi
rivolta
.
-
Zio
!
...
Non
rispondete
più
?
...
-
disse
ancora
la
Direttrice
con
voce
insinuante
.
Lo
stesso
silenzio
.
-
Sei
dunque
molto
sdegnato
con
noi
?
-
aggiunse
ella
.
E
io
sempre
zitto
.
-
Che
sia
andato
via
?
-
chiese
al
cuoco
.
-
Pierpaolo
Pierpaoli
!
-
disse
l
'
odiato
manipolatore
delle
minestre
di
magro
con
le
rigovernature
.
-
Ci
sei
sempre
?
-
Ssssss
...
-
risposi
.
-
C
'
è
sempre
;
-
disse
il
medium
-
se
non
risponde
vuol
dire
che
a
certe
domande
non
vuol
rispondere
e
bisogna
fargliene
delle
altre
.
-
Zio
,
zio
!
...
-
esclamò
la
signora
Geltrude
.
-
Abbiate
pietà
di
noi
,
poveri
peccatori
!
...
-
A
questo
punto
io
mi
scostai
dal
forellino
fatto
da
me
nella
tela
e
piantai
gli
occhi
nei
buchi
fatti
da
Carlino
Pezzi
e
incominciai
a
roteare
le
pupille
a
destra
e
a
sinistra
e
,
ogni
tanto
,
a
fissarle
sui
tre
spiritisti
.
Essi
che
tenevano
sempre
lo
sguardo
intento
al
ritratto
,
poco
dopo
si
accorsero
che
esso
moveva
gli
occhi
,
e
presi
da
un
gran
tremito
si
scostarono
dal
tavolino
e
caddero
in
ginocchio
.
-
Ah
,
zio
!
-
mormorò
la
signora
Geltrude
.
-
Ah
,
zio
!
...
pietà
...
pietà
di
noi
!
...
Come
potremo
riparare
ai
nostri
torti
?
-
Era
qui
che
l
'
aspettavo
.
-
Togliete
il
segreto
alla
porta
-
dissi
-
perché
io
possa
venire
a
voi
...
-
Il
cuoco
si
alzò
e
pallido
,
camminando
a
zig
-
zag
come
un
ubriaco
,
andò
a
togliere
il
segreto
alla
porta
.
-
Spengete
il
lume
e
aspettatemi
tutti
in
ginocchio
!
-
Il
cuoco
spense
il
lume
e
io
sentii
poi
tornare
a
inginocchiarsi
accanto
agli
altri
due
.
Il
gran
momento
era
giunto
.
Lasciai
il
mio
posto
d
'
osservazione
e
affacciatomi
all
'
ingresso
dell
'
armadietto
feci
con
la
gola
un
suono
come
si
fa
quando
si
russa
.
Immediatamente
Gigino
Balestra
si
alzò
dal
mio
letto
ov
'
era
ancora
disteso
e
,
senza
far
rumore
,
uscì
dalla
camerata
.
Egli
andava
a
dar
l
'
avviso
ai
compagni
della
Società
segreta
che
eran
tutti
pronti
per
irrompere
nel
salone
di
Pierpaolo
Pierpaoli
e
,
armati
di
cinghie
e
di
battipanni
,
farne
le
giuste
vendette
.
Io
mi
rivoltai
nel
mio
sgabuzzino
e
accostai
l
'
orecchio
alla
tela
del
ritratto
per
godermi
un
po
'
la
scena
.
Sentii
aprire
l
'
uscio
della
sala
,
richiuderlo
col
segreto
,
e
poi
ad
un
tratto
le
grida
dei
tre
spiritisti
sotto
i
primi
colpi
.
-
Ah
!
gli
spiriti
!
...
Pietà
!
...
Aiuto
!
...
Soccorso
!
...
-
Mi
ritirai
precipitosamente
,
e
uscito
di
camerata
accesi
uno
stoppino
del
quale
mi
ero
provvisto
,
andai
nella
stanzetta
dei
lumi
a
petrolio
,
aprii
con
la
chiave
che
mi
aveva
dato
il
Barozzo
,
staccai
la
grossa
chiave
che
trovai
attaccata
dietro
la
porta
secondo
le
istruzioni
che
mi
aveva
dato
,
e
corsi
al
portone
d
'
ingresso
del
collegio
.
Tito
Barozzo
era
lì
.
Prese
la
chiave
,
aprì
il
portone
,
poi
si
rivolse
a
me
e
mi
avvinghiò
con
le
braccia
,
e
mi
tenne
stretto
stretto
al
suo
petto
;
mi
baciò
e
le
nostre
lacrime
si
confusero
insieme
sui
nostri
visi
...
Che
momento
!
Mi
pareva
d
'
essere
in
un
sogno
...
e
quando
ritornai
in
me
io
ero
solo
,
appoggiato
al
portone
dell
'
Istituto
,
chiuso
.
Tito
Barozzo
non
c
'
era
più
.
Girai
la
mandata
e
ritirai
la
chiave
dal
portone
e
rifacendo
rapidamente
la
strada
già
fatta
l
'
andai
a
rimettere
al
suo
posto
,
richiusi
l
'
uscio
dello
stanzino
dei
lumi
e
ritornai
in
camerata
dove
mi
affacciai
con
la
massima
precauzione
,
assicurandomi
se
i
miei
piccoli
colleghi
dormivano
tutti
.
Dormivano
infatti
.
Il
solo
desto
era
Gigino
Balestra
,
a
sedere
sul
mio
letto
,
che
mi
aspettava
inquieto
,
non
sapendo
il
motivo
per
il
quale
ero
uscito
.
-
Siamo
tutti
ritornati
in
dormitorio
-
mormorò
.
-
Ah
,
che
scena
!
...
-
Voleva
parlare
,
ma
io
gli
accennai
di
stare
zitto
;
salii
sul
comodino
,
mi
tirai
su
a
sedere
nell
'
armadietto
e
feci
cenno
a
Gigino
di
venir
su
anche
lui
.
Con
molti
sforzi
si
riuscì
a
ficcarci
tutti
e
due
nel
mio
osservatorio
tra
le
cui
anguste
pareti
,
stavamo
distesi
,
stretti
l
'
uno
all
'
altro
come
due
sardine
di
Nantes
,
con
la
differenza
che
non
eravamo
senza
testa
come
loro
,
ma
anzi
avevamo
i
nostri
visi
,
anch
'
essi
appiccicati
insieme
,
dentro
la
finestrina
da
me
aperta
sulla
gran
sala
di
Pierpaolo
che
era
nella
più
completa
oscurità
.
-
Ascolta
,
-
dissi
in
un
soffio
di
voce
a
Gigino
.
Si
udiva
già
un
singulto
cadenzato
.
-
Geltrude
-
sibilò
il
mio
compagno
.
Doveva
essere
intatti
la
Direttrice
che
piangeva
e
ogni
tanto
borbottava
con
accento
fioco
:
-
Pietà
!
...
Perdono
!
...
Mi
pento
di
tutto
!
Non
lo
farò
più
!
...
Misericordia
dell
'
anima
mia
!
...
-
A
un
tratto
nel
silenzio
tragico
di
quel
momento
s
'
alzò
una
voce
tremula
che
diceva
:
-
Pierpaolo
Pierpaoli
...
possiamo
riaccendere
il
lume
?
-
Era
quel
mascalzone
del
cuoco
,
inventore
della
minestra
di
rigovernatura
.
Non
mi
pareva
vero
di
vedere
come
lo
avevano
conciato
i
compagni
della
Società
segreta
e
mi
affrettai
a
rispondere
col
solito
sibilo
:
-
Sssssss
...
-
Si
udì
inciampare
;
poi
lo
sfregamento
scoppiettante
di
un
fiammifero
di
legno
contro
il
muro
,
si
vide
una
piccola
scialba
fiammella
giallognola
vagar
qua
e
là
nel
buio
come
un
fuoco
fatuo
nel
cimitero
e
finalmente
un
lume
si
accese
.
Ah
,
che
spettacolo
!
Non
lo
dimenticherò
mai
.
Le
sedie
,
i
tavolini
erano
rovesciati
per
terra
.
Sulla
consolle
il
grande
orologio
,
i
candelabri
erano
in
bricioli
.
Dovunque
regnava
uno
spaventevole
disordine
.
Da
un
lato
,
accanto
al
lume
acceso
,
appoggiato
alla
parete
,
il
cuoco
col
faccione
verde
pieno
di
bitorzoli
,
vòlto
verso
di
noi
,
guardava
con
gli
occhi
languidi
e
lacrimosi
il
ritratto
.
Dall
'
altra
parte
,
accovacciata
in
un
angolo
,
era
la
Direttrice
,
col
viso
sgraffiato
,
i
capelli
disciolti
e
le
vesti
in
brandelli
.
Anche
lei
aveva
gli
occhi
gonfi
,
stralunati
,
e
fissava
sul
ritratto
le
inquiete
pupille
.
Poi
sopraffatta
dal
rimorso
e
dal
dolore
dètte
in
un
pianto
dirotto
,
balbettando
sempre
rivolta
alla
venerata
effige
del
defunto
Pierpaolo
:
-
Ah
,
zio
!
hai
avuto
ragione
di
punirci
!
Sì
...
noi
siamo
indegni
di
questa
tua
grande
istituzione
alla
quale
dedicasti
tutta
la
tua
vita
intemerata
!
...
E
hai
fatto
bene
a
mandarci
gli
spiriti
a
punirci
,
a
gastigarci
delle
nostre
colpe
...
Grazie
,
zio
!
Grazie
...
E
se
ci
vuoi
dare
altri
gastighi
,
fa
'
pure
!
...
Fa
'
pure
!
Ma
ti
giuro
che
da
qui
in
avanti
noi
non
ricadremo
più
nel
peccato
tremendo
dell
'
egoismo
,
dell
'
avarizia
,
della
prepotenza
...
Te
lo
giuriamo
,
non
è
vero
,
Stanislao
!
...
-
E
si
volse
lentamente
alla
sua
destra
,
poi
girò
lo
sguardo
da
ogni
parte
,
sgomenta
.
-
O
Dio
!
Stanislao
non
c
'
è
più
!
...
-
Infatti
il
Direttore
mancava
,
e
io
sentii
una
stretta
al
cuore
.
Che
ne
avevano
fatto
,
i
compagni
della
Società
segreta
?
...
-
Stanislao
!
...
-
chiamò
con
voce
più
alta
la
Direttrice
.
Nessuno
rispose
.
Allora
il
cuoco
alzò
la
voce
verso
il
ritratto
:
-
Pierpaolo
Pierpaoli
!
Gli
spiriti
punitori
hanno
forse
portato
il
nostro
povero
Direttore
all
'
inferno
?
...
-
Io
rimasi
zitto
.
Volevo
dimostrare
,
ora
,
che
lo
spirito
del
fondatore
del
Collegio
non
era
più
presente
.
E
vi
riuscii
perché
il
cuoco
,
dopo
averlo
più
volte
chiamato
,
disse
(
e
nel
dir
questo
la
sua
voce
aveva
ripreso
il
suo
tono
calmo
e
naturale
)
:
-
Non
c
'
è
più
!
-
Anche
la
signora
Geltrude
fece
un
sospiro
di
sollievo
e
parve
liberata
da
una
gran
preoccupazione
.
-
Ma
Stanislao
?
-
disse
.
-
Stanislao
!
Stanislao
,
dove
sei
?
...
-
A
un
tratto
dall
'
uscio
che
dalla
sala
mette
nella
camera
dei
due
coniugi
venne
fuori
una
lunga
figura
così
comicamente
fantastica
che
,
pur
essendo
recente
la
drammatica
solennità
di
quel
terribile
convegno
spiritistico
,
il
cuoco
e
la
direttrice
non
poterono
frenar
le
risa
.
Il
signor
Stanislao
pareva
diventato
più
secco
e
più
allampanato
di
prima
;
ma
il
pezzo
della
sua
persona
cui
era
impossibile
volger
lo
sguardo
senza
ridere
era
la
testa
tutta
monda
e
bianca
come
una
palla
di
biliardo
e
con
un
occhio
tutto
cerchiato
di
nero
intorno
e
con
espressione
di
così
comica
desolazione
che
tanto
io
che
Gigino
Balestra
,
malgrado
i
nostri
più
eroici
sforzi
,
non
potemmo
frenare
una
risata
.
Fortunatamente
in
quel
momento
ridevano
anche
il
cuoco
e
la
signora
Geltrude
,
sicché
non
si
accorsero
di
noi
.
Ma
il
direttore
che
non
rideva
dovette
udire
qualcosa
perché
volse
l
'
atterrito
occhio
cerchiato
di
nero
verso
di
noi
...
e
noi
ci
frenammo
ancora
,
resistendo
finché
ci
fu
possibile
,
ma
la
risata
ad
un
tratto
ci
scappò
via
dal
naso
in
un
sordo
grugnito
e
ci
ritirammo
,
più
in
fretta
che
ci
fu
possibile
in
quella
ristrettezza
,
nell
'
armadietto
scendendo
poi
giù
nella
camerata
.
Gigino
raggiunse
il
suo
lettuccio
e
tutti
e
due
spogliatici
in
un
baleno
ci
ficcammo
sotto
le
rispettive
lenzuola
palpitanti
...
Non
ho
chiuso
occhio
in
tutta
la
notte
,
temendo
sempre
che
tutto
fosse
stato
scoperto
e
che
un
'
improvvisa
ispezione
venisse
a
sorprenderci
.
Fortunatamente
nulla
di
nuovo
è
accaduto
e
io
posso
stamani
confidare
al
mio
Giornalino
le
ultime
vicende
del
collegio
Pierpaoli
.
14
febbraio
.
Ho
appena
il
tempo
di
segnare
qui
in
stile
telegrafico
gli
avvenimenti
di
ieri
.
Nel
critico
momento
che
attraversiamo
se
questo
mio
giornalino
cadesse
nelle
grinfie
della
Direttrice
sarebbe
una
rovina
per
tutti
...
Perciò
l
'
ho
levato
dalla
mia
valigia
e
lo
tengo
legato
sul
petto
con
uno
spago
e
vorrei
vedere
chi
avesse
l
'
ardire
di
venirmelo
a
cercare
!
Ecco
dunque
quel
che
è
successo
in
queste
ventiquattr
'
ore
.
Ieri
fin
dalla
prima
mattina
in
tutto
il
collegio
ci
fu
un
gran
movimento
e
un
gran
chiacchierare
sottovoce
,
ed
anche
un
estraneo
avrebbe
capito
subito
che
qualcosa
di
straordinario
doveva
essere
avvenuto
.
Si
era
sparsa
la
notizia
della
fuga
di
Tito
Barozzo
e
mentre
tutti
i
collegiali
commentavano
il
fatto
e
andavano
a
caccia
di
particolari
,
i
bidelli
e
gli
inservienti
dell
'
Istituto
andavano
e
venivano
con
certe
facce
smunte
come
se
avessero
perso
un
terno
al
lotto
e
davano
in
giro
certe
occhiate
torve
che
parevan
proprio
poliziotti
alla
ricerca
di
qualche
bandito
.
Intanto
si
diceva
che
la
Direzione
aveva
diramato
telegrammi
a
destra
e
a
sinistra
,
avvisando
le
autorità
di
tutti
i
paesi
vicini
,
dando
i
connotati
del
fuggiasco
,
mentre
era
aperta
una
severissima
inchiesta
per
stabilire
se
nella
fuga
il
Barozzo
aveva
avuto
dei
complici
tra
i
suoi
compagni
o
nel
personale
addetto
al
collegio
.
C
'
era
in
giro
anche
la
notizia
che
la
Direttrice
,
appena
scoperto
il
fatto
si
era
ammalata
d
'
un
'
eruzione
nella
pelle
ed
era
dovuta
tornare
a
letto
e
che
il
Direttore
per
correre
qua
e
là
a
dare
ordini
aveva
battuto
un
occhio
in
uno
spigolo
e
poi
aveva
preso
una
gran
flussione
sicché
aveva
la
testa
tutta
rinfagottata
in
una
gran
ciarpa
di
seta
nera
e
aveva
un
occhio
anche
più
nero
...
Io
e
i
miei
compagni
della
Società
segreta
sapevamo
il
motivo
di
queste
eruzioni
e
di
queste
flussioni
,
ma
stavamo
naturalmente
zitti
e
cheti
,
limitandoci
a
scambiare
degli
sguardi
che
valevano
cento
discorsi
.
A
colazione
apparve
in
refettorio
il
signor
Stanislao
e
non
so
come
si
facesse
tutti
quanti
a
non
scoppiare
in
una
clamorosa
e
sonora
risata
.
Si
sentiva
bensì
qua
e
là
qualcuno
che
malgrado
tutti
gli
sforzi
sghignazzava
,
e
si
vedeva
dovunque
un
grande
affaccendarsi
a
pulirsi
la
bocca
col
tovagliolo
per
nascondere
alla
meglio
l
'
ilarità
che
aveva
invaso
tutti
...
Com
'
era
ridicolo
,
povero
signor
Stanislao
,
con
quella
ciarpona
nera
avvoltolata
intorno
alla
zucca
completamente
pulita
(
noi
della
Società
si
sapeva
che
ormai
non
poteva
più
coprirsela
con
la
parrucca
ch
'
era
stata
buttata
in
un
luogo
tale
che
anche
se
l
'
avesse
ritrovata
,
non
se
la
sarebbe
rimessa
di
certo
!
)
e
con
quell
'
occhio
grosso
,
languido
e
lacrimoso
come
un
uovo
al
tegamino
poco
cotto
...
-
Pare
un
becchino
turco
!
-
disse
piano
Maurizio
Del
Ponte
alludendo
a
quel
turbante
nero
che
gli
copriva
la
testa
.
Più
tardi
si
seppe
che
a
uno
a
uno
i
collegiali
erano
chiamati
in
Direzione
per
subire
un
interrogatorio
.
-
Che
t
'
hanno
domandato
?
-
chiesi
a
uno
che
incontrai
nel
corridoio
grande
mentre
usciva
di
Direzione
.
-
Nulla
-
mi
rispose
.
Verso
sera
ne
acchiappai
un
altro
:
-
Che
t
'
ha
detto
il
Direttore
?
-
Nulla
.
-
Capii
allora
perfettamente
che
il
signor
Stanislao
doveva
avere
nel
suoi
interrogatori
intimiditi
i
ragazzi
in
un
modo
addirittura
feroce
con
chi
sa
quali
minacce
se
avessero
rivelato
una
parola
.
In
questa
idea
mi
confermò
più
tardi
Mario
Michelozzi
,
il
quale
passandomi
accanto
,
mi
disse
rapidamente
:
-
All
'
erta
!
Calpurnio
ha
mangiato
la
foglia
!
-
Ma
in
camerata
mi
aspettava
la
terribile
rivelazione
della
nostra
completa
rovina
...
-
Sei
stato
in
Direzione
?
-
sussurrai
a
Gigino
Balestra
mentre
mi
passava
dinanzi
.
-
No
,
-
rispose
.
Come
mai
erano
stati
interrogati
tutti
i
collegiali
più
piccoli
e
noi
due
no
?
Questa
esclusione
mi
dava
molto
da
pensare
e
andai
a
letto
deciso
di
non
avventurarmi
nel
mio
osservatorio
,
temendo
di
una
vigilanza
speciale
notturna
.
Non
so
quanto
tempo
stetti
così
sveglio
,
riflettendo
sui
casi
della
giornata
,
architettando
deduzioni
su
deduzioni
;
ma
la
tentazione
di
salire
sull
'
armadietto
mi
si
riaffacciava
sempre
,
ostinata
,
a
traverso
a
tutte
le
mie
riflessioni
,
finché
da
ultimo
mi
vinse
e
mi
fece
abbandonare
ogni
saggio
consiglio
di
prudenza
.
Mi
assicurai
prima
se
tutti
i
miei
compagni
dormivano
,
ficcai
lo
sguardo
in
tutti
gli
angoli
della
camerata
per
vedere
se
c
'
era
qualche
spia
messa
a
vigilare
,
e
alzatomi
pian
piano
salii
sul
comodino
ed
entrai
nell
'
armadietto
...
Oh
,
sorpresa
!
...
La
parete
in
fondo
era
murata
;
murata
come
era
prima
ch
'
io
levassi
con
tanto
paziente
lavoro
il
mattone
,
aprendomi
così
vasto
e
interessante
campo
di
osservazione
sulla
vita
privata
dei
signori
Direttori
del
collegio
Pierpaoli
!
Non
so
come
riuscii
a
trattenere
un
grido
.
Sgusciai
giù
dall
'
armadietto
sul
comodino
e
di
lì
sotto
ì
lenzuoli
...
e
in
mezzo
alle
ipotesi
più
strane
e
fantastiche
che
mi
ballavano
vertiginosamente
nel
cervello
,
una
dominava
sulle
altre
,
e
ritornava
alla
mia
mente
,
tenace
,
implacabile
,
mostrandomi
tutte
le
probabilità
delle
quali
era
armata
...
-
È
andata
così
:
-
diceva
con
una
terribile
sicurezza
l
'
ipotesi
trionfatrice
di
tutte
le
altre
-
il
signor
Stanislao
ha
sentito
ridere
te
e
Gigino
Balestra
dietro
il
quadro
di
Pierpaolo
Pierpaoli
,
e
gli
è
entrato
da
quel
momento
un
vago
sospetto
che
è
andato
via
via
crescendo
;
e
siccome
gli
ci
voleva
poco
a
sincerarsi
,
stamattina
ha
preso
una
scala
,
l
'
ha
appoggiata
alla
parete
,
è
salito
fino
al
quadro
,
l
'
ha
alzato
,
ha
guardato
sotto
di
esso
,
ha
scoperto
il
finestrino
che
avevi
fatto
e
...
e
l
'
ha
fatto
murare
,
dopo
essersi
assicurato
-
questo
s
'
intende
-
dove
rispondeva
questo
finestrino
e
avere
scoperto
così
che
esso
corrispondeva
proprio
nell
'
armadietto
di
Giannino
Stoppani
,
detto
dai
suoi
nemici
Gian
Burrasca
!
-
Ahimé
!
L
'
ipotesi
,
giornalino
mio
caro
,
mi
pare
proprio
che
colga
nel
segno
e
mi
aspetto
qualche
cosa
di
grosso
...
Chi
sa
,
dopo
queste
righe
che
butto
giù
alla
meglio
in
questa
terribile
nottata
insonne
,
quando
potrò
ancora
confidare
i
miei
pensieri
e
i
casi
della
mia
vita
alle
tue
pagine
?
20
febbraio
.
Novità
!
Novità
!
Novità
!
Quanti
avvenimenti
in
questa
settimana
!
Me
ne
sono
accadute
tante
che
non
ho
avuto
mai
il
tempo
di
scriverle
...
Anche
perché
non
volevo
sciupare
le
mie
avventure
descrivendo
in
queste
pagine
troppo
alla
svelta
,
mentre
meriterebbero
di
essere
narrate
in
un
romanzo
.
Perché
la
mia
vita
è
un
vero
romanzo
,
e
io
quando
ci
penso
non
posso
fare
a
meno
di
ripetere
sempre
fra
me
il
solito
ritornello
:
-
Ah
,
se
avessi
la
penna
di
Salgari
,
che
volume
vorrei
scrivere
,
da
far
rimanere
a
bocca
spalancata
tutti
i
ragazzi
di
questo
mondo
,
peggio
che
con
tutti
i
corsari
rossi
e
neri
!
...
-
Basta
:
scriverò
come
so
,
e
tu
,
mio
caro
giornalino
,
non
ti
vergognerai
,
spero
,
se
le
tue
pagine
sono
scritte
con
poca
arte
,
tenendo
conto
in
compenso
che
sono
scritte
con
grande
sincerità
.
E
veniamo
dunque
alle
grandi
novità
,
la
prima
delle
quali
è
questa
:
che
io
in
questo
momento
sto
scrivendo
sul
mio
tavolino
,
in
camera
mia
,
di
fronte
alla
finestra
che
dà
sul
mio
giardino
...
Proprio
così
.
Sono
stato
mandato
via
dal
collegio
Pierpaoli
,
e
questa
è
certamente
una
gran
disgrazia
;
ma
sono
finalmente
in
casa
mia
e
questa
è
una
grandissima
fortuna
.
Andiamo
dunque
per
ordine
.
La
mattina
del
14
avevo
un
triste
presentimento
,
come
appare
dalle
righe
che
scrissi
in
fretta
e
furia
qui
nel
giornalino
;
e
il
presentimento
non
mi
ingannava
.
Uscendo
dalla
camerata
mi
accorsi
subito
che
qualche
cosa
di
grosso
era
per
succedere
.
Si
vedeva
nelle
facce
delle
persone
,
si
sentiva
nell
'
aria
un
non
so
che
di
grave
e
di
solenne
che
annunziava
qualche
avvenimento
straordinario
.
Incontrai
Carlo
Pezzi
che
mi
disse
in
fretta
:
-
I
grandi
sono
stati
interrogati
tutti
,
meno
io
,
il
Michelozzi
e
il
Del
Ponte
...
-
E
dei
nostri
,
-
risposi
-
sono
stati
chiamati
tuttì
meno
io
e
Gigino
Balestra
!
-
È
evidente
che
tutto
è
stato
scoperto
.
Ho
saputo
che
la
signora
Geltrude
dirige
il
processo
dal
letto
facendo
agire
Calpurnio
che
,
certo
,
non
sarebbe
stato
capace
d
'
andare
in
fondo
alla
faccenda
...
Noi
siamo
tutti
d
'
accordo
,
se
saremo
interrogati
,
a
non
rispondere
neanche
una
sillaba
,
per
non
compromettere
di
più
la
situazione
.
-
Io
e
il
Balestra
faremo
lo
stesso
,
-
risposi
alzando
la
destra
in
segno
di
giuramento
.
Proprio
in
quell
'
istante
venne
un
bidello
che
mi
disse
:
-
Il
signor
Direttore
la
desidera
.
-
Confesso
che
quello
fu
un
brutto
momento
per
me
.
Mi
sentii
un
gran
rimescolìo
nel
sangue
...
ma
fu
proprio
un
momento
,
e
quando
mi
presentai
in
Direzione
ero
relativamente
calmo
e
mi
sentivo
sicuro
di
me
.
Il
signor
Stanislao
,
sempre
col
suo
turbante
nero
in
testa
e
il
suo
occhio
maculato
che
era
diventato
violetto
,
mi
squadrò
ben
bene
da
dietro
la
sua
scrivania
,
senza
parlare
,
credendo
di
incutermi
chi
sa
che
paura
,
mentre
invece
io
che
conoscevo
quest
'
arte
,
girai
in
qua
e
in
là
lo
sguardo
distrattamente
sugli
scaffali
pieni
di
libri
,
tutti
splendidamente
rilegati
,
con
certe
dorature
bellissime
e
che
lui
non
leggeva
mai
.
Finalmente
il
Direttore
mi
domandò
a
bruciapelo
con
accento
severo
:
-
Voi
,
Giovanni
Stoppani
,
la
notte
dal
13
al
14
siete
uscito
verso
mezzanotte
dalla
vostra
camerata
e
non
vi
avete
fatto
ritorno
che
dopo
un
'
ora
circa
.
È
vero
?
-
Io
seguitai
a
guardare
i
libri
degli
scaffali
.
-
Dico
a
voi
,
-
ripeté
il
signor
Stanislao
alzando
la
voce
.
-
È
vero
o
no
?
-
E
non
ricevendo
risposta
urlò
anche
più
forte
:
-
Ehi
,
dico
!
Rispondete
;
e
ditemi
dove
siete
stato
e
che
avete
fatto
in
quell
'
ora
!
-
Io
a
questo
punto
fissai
lo
sguardo
sulla
carta
dell
'
America
appesa
alla
parete
a
destra
della
scrivania
e
...
seguitai
a
far
l
'
indiano
.
Il
signor
Stanislao
allora
si
alzò
dalla
sedia
puntando
le
mani
sulla
scrivania
e
protendendo
la
faccia
stralunata
verso
di
me
;
poi
al
colmo
dell
'
ira
gridò
:
-
Hai
capito
che
devi
rispondere
,
eh
?
Pezzo
di
canaglia
!
-
Ma
io
non
mi
scossi
,
e
pensai
fra
me
:
-
Si
arrabbia
perché
sto
zitto
;
dunque
io
sono
il
primo
dei
collegiali
compromessi
che
egli
ha
chiamato
in
Direzione
!
-
A
questo
punto
l
'
usciolino
a
sinistra
della
scrivania
si
aprì
e
comparve
la
signora
Geltrude
tutta
rinfagottata
in
una
veste
da
camera
verdognola
,
con
un
viso
pure
verdognolo
e
con
gli
occhi
tutti
pesti
,
che
si
volsero
subito
su
di
me
pieni
di
odio
.
-
Che
c
'
è
?
-
disse
.
-
Che
sono
questi
urli
?
-
C
'
è
-
rispose
il
Direttore
-
che
questo
pessimo
soggetto
non
risponde
alle
mie
domande
.
-
Lascia
fare
a
me
,
-
rispose
lei
-
ché
tanto
te
sarai
sempre
il
medesimo
...
-
E
si
fermò
;
ma
io
capii
,
e
lo
capì
certo
anche
il
signor
Stanislao
,
che
la
parola
che
mancava
al
discorso
era
imbecille
.
La
Direttrice
fece
tre
passi
e
mi
si
piantò
dinanzi
,
in
una
attitudine
minacciosa
e
cominciò
a
voce
bassa
,
nella
quale
si
sentiva
concentrata
una
rabbia
tanto
più
terribile
in
quanto
doveva
essere
repressa
:
-
Ah
,
non
rispondi
,
eh
?
pezzo
di
mascalzone
...
Tu
non
vuoi
convenire
,
eh
?
delle
tue
prodezze
!
...
Chi
è
dunque
che
ha
fatto
scappare
l
'
altra
notte
quell
'
altro
mascalzone
come
te
,
il
tuo
,
degno
amico
Barozzo
?
Fortunatamente
c
'
è
stato
chi
ti
ha
visto
e
chi
ha
parlato
...
Ah
,
credevi
di
farla
liscia
,
eh
?
Sei
tu
che
ci
hai
messo
il
collegio
in
rivoluzione
fin
dal
primo
momento
che
ci
sei
capitato
tra
i
piedi
,
con
le
tue
perfide
invenzioni
,
con
le
tue
vili
calunnie
...
Ma
basta
,
sai
?
E
anche
senza
interrogarti
vi
sono
tante
prove
e
testimonianze
delle
tue
canagliate
che
abbiamo
avvertito
fino
da
ieri
tuo
padre
di
venirti
a
riprendere
,
e
a
quest
'
ora
dev
'
essere
per
la
strada
...
Se
non
ti
vuol
tenere
in
casa
ti
metterà
in
galera
,
che
è
il
solo
posto
degno
d
'
un
briccone
come
te
!
-
Mi
afferrò
per
un
braccio
e
scuotendomi
riprese
:
-
Sappiamo
tutto
!
Una
cosa
sola
ci
potresti
dire
...
Lo
sai
tu
dov
'
è
andato
il
Barozzo
?
-
Non
risposi
;
ed
ella
scuotendomi
forte
:
-
Rispondi
.
Lo
sai
?
-
E
siccome
io
seguitavo
a
tacere
,
ella
esasperata
,
allargò
un
braccio
come
per
lasciarmi
andare
uno
schiaffo
;
ma
io
balzai
indietro
e
afferrato
un
gran
vaso
giapponese
che
era
sulla
consolle
feci
l
'
atto
di
buttarlo
in
terra
.
-
Brigante
!
Assassino
!
-
urlò
la
Direttrice
tendendomi
il
pugno
.
Lascia
andare
!
Gaspero
!
...
-
Accorse
il
bidello
.
-
Portate
via
questo
demonio
,
e
fategli
preparare
la
sua
roba
che
se
Dio
vuole
tra
poco
ce
lo
leveremo
di
torno
!
Portatemi
qui
il
Balestra
.
-
Il
bidello
mi
accompagnò
in
camerata
,
mi
fece
rivestire
degli
abiti
da
borghese
che
avevo
quando
entrai
in
Collegio
,
-
e
che
tra
parentesi
mi
eran
diventati
corti
ma
larghi
,
prova
manifesta
che
il
regime
del
collegio
Pierpaoli
fa
allungare
i
ragazzi
ma
non
li
ingrassa
-
e
preparare
la
mia
valigia
.
Poi
fece
l
'
atto
di
andarsene
dicendomi
:
-
Stia
qui
,
che
tra
poco
arriverà
il
suo
babbo
e
se
Dio
vuole
si
avrà
dopo
un
po
'
di
pace
.
-
Imbecille
più
del
signor
Stanislao
che
è
tutto
dire
!
-
gli
risposi
al
colmo
dell
'
ira
.
Egli
parve
offendersi
e
mi
venne
sulla
faccia
esclamando
:
-
Lo
ridica
!
-
Imbecille
!
-
ripetei
io
.
Egli
si
morse
un
dito
e
si
allontanò
tutto
stizzito
,
mentre
io
gli
dicevo
:
-
Se
vuoi
che
te
lo
ridica
anche
un
'
altra
volta
non
far
complimenti
,
hai
capito
?
-
E
dètti
in
una
risata
;
ma
era
un
riso
sforzato
,
perché
nell
'
anima
ero
più
arrabbiato
io
di
lui
,
arrabbiato
per
non
poter
trovare
il
bandolo
dell
'
arruffata
matassa
e
per
ignorare
la
sorte
dei
miei
compagni
della
Società
segreta
.
Mi
appariva
chiara
una
cosa
:
che
la
risata
mia
e
di
Gigino
Balestra
mentre
eravamo
nell
'
armadietto
ad
assistere
alla
famosa
scena
notturna
aveva
fatto
scoprire
a
Calpurnio
il
nostro
osservatorio
;
che
zitto
zitto
Calpurnio
lo
aveva
fatto
murare
mentre
noi
eravamo
alle
lezioni
;
che
poi
con
una
intuizione
molto
facile
Calpurnio
aveva
capito
che
le
bòtte
distribuite
nella
fatale
nottata
non
erano
state
date
dallo
spirito
dello
zio
di
sua
moglie
ma
dai
collegiali
;
che
aveva
perciò
incominciato
a
interrogare
qualche
beniamino
cercando
di
scuoprire
quali
collegiali
in
quella
notte
erano
usciti
di
camerata
;
e
che
infine
avevano
trovato
il
beniamino
che
in
quella
notte
,
essendosi
svegliato
,
aveva
visto
uscire
dalla
camerata
i
congiurati
e
aveva
fatto
bravamente
la
spia
.
E
certamente
le
spie
erano
almeno
due
:
una
dei
ragazzi
grandi
che
aveva
compromesso
Mario
Michelozzi
,
Carlo
Pezzi
e
Maurizio
Del
Ponte
,
e
una
dei
piccoli
che
aveva
compromesso
me
e
Gigino
Balestra
.
Un
'
altra
cosa
era
chiara
:
che
Calpurnio
,
certamente
guidato
dall
'
astuta
sua
moglie
,
aveva
basato
tutto
il
suo
processo
sulla
nostra
complicità
nella
fuga
del
Barozzo
,
non
accennando
neanche
lontanamente
al
nostro
complotto
,
dirò
così
,
spiritistico
che
era
in
realtà
molto
più
grave
ma
che
avrebbe
,
se
ammesso
e
risaputo
,
fatto
perdere
il
prestigio
del
Direttore
e
della
Direttrice
...
e
anche
del
cuoco
!
Però
in
questa
ridda
di
tetri
pensieri
,
di
deduzioni
e
di
induzioni
che
mi
frullava
nel
cervello
,
un
'
idea
buffa
mi
si
riaffacciava
continuamente
:
-
Chi
sa
perché
i
compagni
della
Società
segreta
hanno
messo
al
signor
Stanislao
il
soprannome
di
Calpurnio
?
-
E
mi
meravigliavo
di
non
averne
mai
domandato
una
spiegazione
finora
che
mi
sarebbe
stato
così
facile
averla
,
mentre
ora
che
mancava
poco
tempo
ad
abbandonare
per
sempre
il
collegio
mi
sentivo
a
un
tratto
una
grande
curiosità
che
mi
pungeva
sempre
più
,
che
a
poco
a
poco
mi
invadeva
tutto
cacciando
via
,
in
seconda
linea
,
tante
altre
preoccupazioni
che
pure
avevano
diritto
d
'
essere
accolte
in
prima
fila
...
A
un
certo
punto
vidi
passare
pel
corridoio
il
Michelozzi
e
mi
slanciai
verso
di
lui
.
-
Dimmi
-
gli
dissi
rapidamente
-
perché
il
signor
Stanislao
si
chiama
Calpurnio
?
-
Il
Michelozzi
mi
guardò
trasecolato
.
-
Come
!
-
disse
.
-
Ma
non
sai
quel
che
è
successo
?
Non
sei
stato
chiamato
?
-
Sì
:
e
sono
stato
mandato
via
.
E
voialtri
?
-
Anche
noi
!
-
Sta
bene
:
ma
io
voglio
andar
via
sapendo
il
perché
il
signor
Stanislao
si
chiama
Calpurnio
...
-
Il
Michelozzi
rise
.
-
Guarda
nella
Storia
Romana
e
capirai
!
-
rispose
e
fuggì
via
.
In
quel
momento
passava
un
ragazzo
della
mia
camerata
,
un
certo
Ezio
Masi
,
che
mi
guardò
con
un
lieve
risolino
maligno
.
Quel
risolino
,
in
quel
momento
,
fu
per
me
come
una
rivelazione
.
Mi
ricordai
d
'
una
volta
in
cui
avevo
avuto
che
dire
col
Masi
il
quale
infine
aveva
ceduto
alle
mie
minacce
di
picchiarlo
;
sapevo
che
egli
era
uno
dei
collegiali
più
ben
visti
dalla
signora
Geltrude
...
E
tutto
questo
condusse
,
nella
mia
mente
,
a
formular
subito
un
'
accusa
:
-
È
stato
lui
che
ha
fatto
la
spia
!
-
Non
ci
stetti
a
ragionar
sopra
;
lo
presi
per
un
braccio
e
lo
spinsi
così
in
camerata
mormorando
:
-
Senti
,
Masi
...
t
'
ho
da
dire
una
cosa
.
-
Sentivo
che
egli
tremava
;
e
intanto
andavo
architettando
nella
mia
mente
l
'
interrogatorio
da
rivolgergli
e
una
vendetta
nel
caso
ch
'
io
lo
avessi
scoperto
veramente
colpevole
.
Nel
tragitto
che
feci
trascinandolo
dalla
porta
della
camerata
al
mio
letto
feci
tutto
un
piano
strategico
per
l
'
assalto
,
e
uniformandomi
a
quello
rallentai
la
mano
colla
quale
lo
stringevo
e
lo
invitai
a
sedere
accanto
a
me
col
più
bel
sorriso
del
mondo
.
Egli
era
pallido
come
un
morto
.
-
Non
aver
paura
,
Masi
,
-
gli
dissi
con
accento
mellifluo
-
perché
anzi
ti
ho
portato
qui
per
ringraziarti
.
-
Egli
mi
guardò
sospettoso
.
-
Lo
so
che
sei
stato
tu
che
hai
detto
al
signor
Stanislao
che
io
l
'
altra
notte
ero
uscito
di
camerata
...
-
Non
è
vero
!
-
protestò
lui
.
-
Non
lo
negare
;
me
l
'
ha
detto
lui
,
capisci
?
E
appunto
per
questo
io
ti
voglio
ringraziare
,
perché
mi
hai
fatto
proprio
un
piacere
...
-
Ma
io
...
-
Non
capisci
che
io
non
ci
volevo
più
stare
qui
dentro
?
Non
capisci
che
ne
facevo
di
tutte
apposta
per
farmi
mandar
via
?
Che
non
mi
par
vero
d
'
essere
arrivato
a
questo
momento
in
cui
sto
aspettando
mio
padre
che
sarà
qui
fra
poco
a
prendermi
?
Dunque
perché
dovrei
avercela
con
te
che
m
'
hai
fatto
raggiungere
il
mio
scopo
?
-
Egli
mi
guardò
non
ancora
rassicurato
.
-
Ora
giacché
mi
hai
fatto
questo
piacere
,
me
ne
devi
fare
un
altro
.
Senti
...
vorrei
andare
un
momento
di
là
a
salutare
un
mio
amico
e
a
dargli
la
mia
giacchetta
da
collegiale
che
ho
promesso
di
lasciargli
per
ricordo
:
puoi
aspettarmi
qui
,
e
dire
al
bidello
,
nel
caso
che
venisse
a
cercarmi
,
che
ritorno
subito
?
-
Il
Masi
ora
non
dubitava
più
e
manifestò
una
grande
contentezza
di
essersela
cavata
così
a
buon
mercato
.
-
Ma
figurati
!
-
mi
disse
-
fa
'
pure
,
sto
qui
io
!
...
-
Io
corsi
via
.
La
scuola
di
disegno
,
ch
'
era
lì
vicina
era
aperta
e
non
c
'
era
nessuno
.
Vi
entrai
stesi
la
mia
giacchetta
da
collegiale
su
un
banco
e
preso
un
pezzo
di
gesso
scrissi
nella
schiena
della
giacca
,
a
grandi
lettere
,
la
parola
:
Spia
.
Fatto
questo
,
in
un
lampo
,
ritornai
in
camerata
,
dove
entrai
con
passo
misurato
,
tenendo
la
mia
giubba
per
il
bavero
,
ripiegata
in
due
in
modo
che
il
Masi
non
vedesse
la
parola
che
vi
avevo
scritta
.
-
Non
ho
potuto
trovare
l
'
amico
-
dissi
.
-
Pazienza
!
Ma
poiché
non
ho
potuto
lasciar
la
mia
giacchetta
a
lui
,
per
ricordo
,
voglio
lasciarla
a
te
,
mentre
io
mi
prenderò
la
tua
in
memoria
del
gran
servizio
che
mi
hai
reso
.
Vogliamo
fare
a
baratto
?
Vediamo
se
ti
sta
bene
!
-
E
appoggiata
lievemente
la
mia
giacchetta
sul
letto
lo
aiutai
a
levarsi
la
sua
e
poi
a
rimettergli
la
mia
,
facendo
in
modo
naturalmente
che
non
vedesse
la
parola
che
v
'
era
scritta
sulla
schiena
.
Quando
l
'
ebbe
indossata
gliela
abbottonai
e
gli
dissi
toccandolo
con
la
mano
sulla
spalla
:
-
Caro
Masi
,
la
ti
va
come
un
guanto
!
-
Egli
si
dètte
un
'
occhiata
alla
bottoniera
,
e
si
adattò
facilmente
a
questa
mia
stravaganza
.
Si
alzò
,
mi
porse
la
mano
...
ma
io
feci
finta
di
non
accorgermene
,
perché
mi
ripugnava
di
stringer
la
destra
di
un
traditore
,
e
mi
disse
:
-
Dunque
,
addio
Stoppani
!
-
Io
lo
ripresi
per
il
braccio
e
accompagnandolo
alla
porta
risposi
:
-
Addio
Masi
:
e
grazie
sai
?
-
E
lo
vidi
allontanarsi
per
il
corridoio
recando
dietro
la
schiena
la
parola
infamante
che
s
'
era
meritata
.
Poco
dopo
venne
il
bidello
che
mi
disse
:
-
Stia
pronto
,
suo
padre
è
arrivato
ed
è
in
Direzione
a
parlare
col
signor
Stanislao
.
-
Mi
venne
un
'
idea
:
-
Se
andassi
anche
io
in
Direzione
,
a
raccontare
a
mio
padre
in
faccia
al
signor
Stanislao
,
tutti
i
fatti
ai
quali
egli
si
sarebbe
certo
guardato
bene
accennare
,
da
quello
della
minestra
di
rigovernatura
a
quello
della
seduta
spiritistica
?
-
Ma
l
'
esperienza
,
purtroppo
,
mi
avvertiva
che
i
piccini
di
fronte
ai
più
grandi
,
hanno
sempre
torto
,
specialmente
quando
hanno
ragione
.
A
che
pro
difendersi
?
Il
Direttore
avrebbe
detto
che
quelle
che
io
narravo
eran
fandonie
,
malignità
e
calunnie
di
ragazzi
,
e
mio
padre
avrebbe
creduto
certo
più
a
lui
che
a
me
.
Meglio
stare
zitti
e
rassegnarsi
al
proprio
destino
.
Infatti
quando
mio
padre
venne
a
prendermi
non
disse
nulla
.
Avrei
ben
voluto
saltargli
al
collo
e
abbracciarlo
dopo
tanto
tempo
che
non
lo
rivedevo
,
ma
egli
mi
dètte
un
'
occhiataccia
severa
che
mi
agghiacciò
e
non
mi
disse
altra
parola
che
questa
:
-
Via
!
-
E
partimmo
.
In
diligenza
si
mantenne
sempre
il
medesimo
silenzio
.
Esso
non
fu
rotto
da
mio
padre
che
nell
'
entrare
in
casa
.
-
Eccoti
di
ritorno
,
-
disse
-
ma
è
un
cattivo
ritorno
.
E
ormai
per
te
non
c
'
è
che
la
Casa
dì
correzione
.
Te
lo
avverto
fin
d
'
ora
.
-
Queste
parole
mi
spaventarono
;
ma
la
paura
mi
passò
subito
perché
di
lì
a
poco
ero
nelle
braccia
della
mamma
e
di
Ada
,
piangente
e
felice
.
Non
dimenticherò
mai
quel
momento
:
e
se
i
babbi
sapessero
quanto
bene
fa
all
'
anima
dei
figlioli
il
trattarli
così
affettuosamente
piangerebbero
anche
loro
con
essi
quando
c
'
è
l
'
occasione
di
farlo
,
invece
di
darsi
sempre
l
'
aria
di
tiranni
,
ché
tanto
non
giova
a
niente
.
Il
giorno
dopo
,
cioè
il
giorno
15
,
seppi
dell
'
arrivo
di
Gigino
Balestra
,
anche
lui
mandato
via
dal
collegio
per
l
'
affare
della
grande
congiura
del
12
febbraio
,
data
memorabile
nella
storia
dei
collegi
d
'
Italia
e
forse
d
'
Europa
.
E
anche
questa
è
una
novità
che
mi
ha
fatto
piacere
perché
spero
di
trovarmi
spesso
insieme
col
mio
buon
amico
...
e
magari
di
mangiar
qualche
volta
insieme
qualche
pasticcino
nel
suo
bel
negozio
...
però
quando
non
vede
il
suo
babbo
che
è
socialista
,
ma
che
in
quanto
a
pasticcini
li
vorrebbe
tutti
per
sé
.
E
ieri
poi
ne
ho
saputa
un
'
altra
.
Il
signor
Venanzio
,
quel
vecchio
paralitico
al
quale
pescai
a
canna
l
'
ultimo
dente
che
gli
era
rimasto
,
pare
che
stia
di
molto
male
,
poveretto
,
e
il
mio
cognato
è
in
grande
aspettativa
per
la
eredità
.
Questo
almeno
ho
raccapezzato
dai
discorsi
che
sento
fare
;
e
anzi
ho
anche
saputo
che
il
Maralli
,
appena
ebbe
la
notizia
del
mio
ritorno
dal
collegio
,
disse
all
'
Ada
:
-
Per
carità
,
badate
che
non
mi
venga
in
casa
,
perché
se
no
mi
fa
perdere
quel
che
ho
acquistato
in
questo
tempo
nell
'
animo
dì
mio
zio
e
va
a
finire
che
mi
disereda
davvero
!
-
Ma
non
abbia
paura
,
che
io
in
casa
sua
non
ci
vado
.
Oramai
ho
promesso
alla
mia
buona
mamma
e
all
'
Ada
di
metter
la
testa
a
partito
e
di
fare
in
modo
che
il
babbo
non
abbia
a
mettere
in
esecuzione
la
minaccia
fatta
di
cacciarmi
in
una
Casa
di
correzione
ché
questo
sarebbe
davvero
un
disonore
per
me
e
per
la
mia
famiglia
;
e
in
questi
cinque
giorni
ho
dimostrato
che
questa
volta
non
si
tratta
di
promesse
da
marinaro
,
e
che
se
voglio
so
anche
essere
un
ragazzo
di
giudizio
.
Tant
'
è
vero
che
la
mamma
stamani
mi
ha
abbracciato
e
mi
ha
dato
un
bacio
dicendo
:
-
Bravo
Giannino
!
seguita
così
e
sarai
la
consolazione
dei
tuoi
genitori
!
-
La
frase
non
è
nuova
,
ma
però
detta
da
una
mamma
buona
come
la
mia
fa
sempre
un
effetto
nuovo
nel
cuore
di
un
figliolo
per
bene
,
e
io
le
ho
giurato
di
mantenermi
sempre
così
.
Io
l
'
ho
sempre
detto
che
le
mamme
sono
più
ragionevoli
dei
babbi
.
Infatti
la
mamma
,
quando
le
ho
raccontato
dell
'
affare
della
minestra
di
magro
che
ci
davano
in
collegio
il
venerdì
e
dell
'
eterno
riso
che
si
mangiava
in
tutti
gli
altri
giorni
della
settimana
mi
ha
dato
pienamente
ragione
e
ha
detto
a
mia
sorella
:
-
Poverini
,
chi
sa
come
si
stomacavano
a
mangiar
quelle
porcherie
!
-
21
febbraio
.
Pare
che
il
babbo
,
visto
che
mi
son
corretto
dal
miei
difetti
,
abbia
intenzione
di
mettermi
un
maestro
in
casa
per
farmi
poi
pigliar
l
'
esame
regolare
a
fìn
d
'
anno
.
Speriamo
bene
!
Oggi
finalmente
ho
rivisto
Gigino
Balestra
.
Per
l
'
appunto
mia
sorella
ha
un
'
amica
,
una
certa
signorina
Cesira
Beni
,
che
sta
di
casa
in
un
quartiere
accanto
a
quello
dove
abita
Gigino
,
e
siccome
oggi
Ada
è
andata
a
far
visita
a
questa
sua
amica
io
ho
colto
l
'
occasione
di
farne
una
al
mio
amico
.
Quanto
abbiamo
parlato
delle
nostre
avventure
passate
!
A
un
certo
punto
dei
nostri
discorsi
mi
s
'
è
riaffacciata
alla
mente
la
curiosità
di
sapere
come
mai
nel
collegio
Pierpaoli
era
venuto
l
'
uso
di
chiamare
il
signor
Stanislao
col
nome
di
Calpurnio
.
-
Mi
hanno
detto
che
è
levato
dalla
Storia
Romana
,
e
a
questo
ci
arrivavo
anche
io
.
Ma
che
significa
?
Perché
l
'
hanno
adattato
al
Direttore
?
Lo
sai
tu
?
-
Gigino
Balestra
si
è
messo
a
ridere
;
poi
ha
preso
una
Storia
Romana
che
era
nel
suo
scaffaletto
,
ha
cercato
un
po
'
e
mi
ha
messo
il
libro
dinanzi
agli
occhi
aperto
nelle
pagine
dove
sono
raccontate
le
guerre
di
Giugurta
;
e
lì
ho
letto
questo
pezzetto
che
mi
son
ricopiato
perché
volevo
metterlo
qui
nel
mio
giornalino
proprio
tale
e
quale
:
"
Dopo
che
Giugurta
ebbe
fatto
torturare
e
uccidere
il
cugino
profuse
oro
a
destra
e
a
sinistra
perché
il
misfatto
fosse
taciuto
.
Ma
il
tribuno
Caio
Memmio
manifestò
dinanzi
al
Fòro
la
scelleraggine
di
Giugurta
e
il
Senato
bandì
contro
lo
sleale
principe
numida
la
guerra
che
affidò
a
uno
dei
consoli
eletti
,
per
l
'
anno
successivo
,
e
che
chiamavasi
Lucio
Calpurnio
Bestia
...
"
.
-
Ah
!
-
gridai
smascellandomi
dalle
risa
.
-
Ora
ho
capito
finalmente
!
Lo
chiamavano
Calpurnio
perché
...
-
...
perché
anche
se
sentiva
,
-
concluse
Gigino
,
non
avrebbe
capito
che
gli
si
dava
della
bestia
!
È
un
ingegnoso
strattagemma
,
non
c
'
è
che
dire
.
Ma
sarebbe
stato
molto
meglio
che
l
'
avessi
conosciuto
prima
,
perché
allora
chiamando
Calpurnio
il
signor
direttore
del
collegio
Pierpaoli
ci
avrei
provato
più
gusto
.
Ho
parlato
con
Gigino
Balestra
anche
di
un
altro
importante
argomento
:
dei
pasticcini
.
-
Vedi
se
puoi
passare
domattina
dal
negozio
,
verso
le
dieci
.
Il
babbo
a
quell
'
ora
ha
una
adunanza
per
le
elezioni
...
Ti
aspetto
sulla
bottega
.
-
Infatti
ho
saputo
che
ci
sono
le
elezioni
politiche
,
perché
quello
che
era
deputato
è
diventato
pazzo
a
un
tratto
,
per
il
motivo
,
-
dicono
tutti
quelli
che
s
'
intendono
di
politica
,
-
che
aveva
preso
le
cose
troppo
sul
serio
.
E
i
nuovi
candidati
sono
il
commendatore
Gaspero
Bellucci
,
zio
di
Cecchino
,
e
l
'
avvocato
Maralli
mio
cognato
.
Pensare
che
nel
dicembre
scorso
,
proprio
il
giorno
prima
che
ci
si
rovinasse
in
quella
disastrosa
corsa
in
automobile
,
con
Cecchino
Bellucci
ci
pigliammo
a
parole
appunto
sulla
maggiore
o
minore
probabilità
che
avrebbero
avuto
di
diventar
deputati
i
due
che
oggi
si
trovavano
in
lotta
davvero
.
A
sentir
Gigino
Balestra
parrebbe
che
l
'
elezione
del
Maralli
fosse
sicura
;
e
lui
è
al
caso
di
saperlo
perché
il
suo
babbo
non
solamente
è
un
pasticciere
,
ma
è
il
grande
elettore
del
suo
partito
e
dice
che
di
riffe
o
di
raffe
questa
volta
il
collegio
deve
essere
conquistato
dai
socialisti
e
che
è
già
sicuro
della
vittoria
.
Per
questo
ha
messo
fuori
un
giornaletto
intitolato
Il
sole
dell
'
avvenire
che
è
in
grande
polemica
con
l
'
Unione
Nazionale
che
sostiene
lo
zio
di
Cecchino
.
Gigino
Balestra
mi
ha
fatto
vedere
questi
giornali
e
mi
ha
detto
:
-
Il
babbo
ora
non
ripara
a
dar
retta
a
tutte
le
commissioni
,
ed
è
sempre
occupato
a
scrivere
nel
giornale
...
Domani
siamo
sicuri
che
in
bottega
non
viene
.
Non
mancare
!
-
23
febbraio
.
Stamani
mi
son
purgato
.
Non
ho
mai
potuto
capire
il
perché
i
pasticcini
che
sono
tanto
buoni
debbano
far
male
e
i
purganti
che
son
tanto
cattivi
debbano
far
bene
.
Il
fatto
è
che
dei
pasticcini
ieri
ne
mangiai
una
ventina
,
tutti
con
le
mandorle
,
e
pare
che
per
l
'
appunto
le
mandorle
sieno
molto
indigeste
.
Gigino
Balestra
all
'
ora
che
avevamo
fissato
,
cioè
alle
dieci
,
era
sulla
porta
del
negozio
e
mi
fece
l
'
occhiolino
come
per
dire
che
aspettassi
un
poco
prima
di
entrare
.
Infatti
fece
una
giratina
in
su
e
in
giù
e
finalmente
mi
fece
cenno
,
di
passare
.
In
quel
momento
non
c
'
era
nessuno
,
perché
il
ministro
di
bottega
era
andato
a
dare
un
'
occhiata
nel
laboratorio
.
-
Bisogna
far
presto
,
-
disse
Gigino
-
perché
ritorna
subito
.
Io
feci
in
un
lampo
:
quattro
pasticcini
ogni
boccone
...
e
si
vede
che
il
mangiar
così
in
fretta
e
furia
mi
fece
male
,
perché
appena
tornato
a
casa
mi
sentii
un
gran
peso
allo
stomaco
e
dei
giramenti
di
testa
tali
che
dovettero
mettermi
a
letto
.
Naturalmente
dell
'
affare
dei
pasticcini
non
dissi
niente
...
anche
per
non
compromettere
il
mio
amico
Gigino
Balestra
.
24
febbraio
.
Stamani
ci
è
arrivata
in
casa
una
triste
notizia
;
il
signor
Venanzio
è
morto
stanotte
.
Povero
signor
Venanzio
!
Era
un
po
'
uggioso
,
ne
convengo
,
ma
era
un
buon
uomo
e
mi
dispiace
molto
che
se
ne
sia
andato
.
Mi
pare
di
vederlo
ancora
...
Povero
signor
Venanzio
!
25
febbraio
.
Che
giornata
di
grandi
emozioni
!
È
vicina
la
mezzanotte
;
tutti
son
già
andati
a
letto
e
io
sono
solo
qui
nella
mia
cameretta
:
solo
col
mio
segreto
,
col
mio
grande
segreto
,
e
piango
e
rido
e
tremo
non
so
perché
né
di
che
,
e
stento
quasi
a
scrivere
qui
questo
importante
avvenimento
della
mia
vita
nella
paura
che
sia
risaputo
...
Ma
no
!
Oramai
in
queste
pagine
ho
confidato
ogni
mio
atto
e
ogni
mio
pensiero
e
sento
come
un
bisogno
di
sfogare
qui
,
in
questo
mio
caro
giornalino
,
la
piena
dei
sentimenti
che
mi
invade
l
'
animo
e
mi
commuove
tutto
...
Però
prima
di
tutto
voglio
dare
un
'
occhiata
se
il
mio
prezioso
segreto
e
al
suo
posto
...
Sì
,
sì
!
Sono
lì
tutti
e
duegento
...
Non
ne
manca
uno
!
Procuriamo
di
rimetterci
in
calma
,
dunque
,
e
ripigliamo
il
discorso
tranquillamente
dal
punto
in
cui
è
stato
interrotto
.
Il
povero
signor
Venanzio
,
dunque
è
morto
:
e
questo
l
'
ho
scritto
fino
da
ieri
.
Scrissi
anche
che
la
notizia
mi
aveva
fatto
dispiacere
,
ed
è
proprio
vero
,
perché
in
fondo
quel
vecchio
sordo
e
paralitico
,
al
quale
tutti
auguravano
la
morte
,
mi
faceva
compassione
,
e
ora
che
è
morto
e
di
lassù
può
vedere
le
cose
come
stanno
deve
capire
che
se
gli
pescai
con
l
'
amo
l
'
ultimo
dente
non
lo
feci
a
fin
di
male
ma
con
lo
scopo
di
divertirlo
,
e
che
certo
non
avrei
fatto
quello
che
feci
se
ne
avessi
potuto
prevedere
le
conseguenze
,
che
del
resto
furono
motto
esagerate
da
mio
cognato
perché
in
una
bocca
avere
un
dente
solo
e
bacato
e
non
averne
punti
è
tutt
'
uno
,
e
non
credo
per
questo
di
avere
abbreviato
la
vita
d
'
un
minuto
a
quel
povero
disgraziato
.
Però
,
per
quanto
la
notizia
della
morte
del
signor
Venanzio
mi
avesse
fatto
dispiacere
,
stamani
non
ci
pensavo
più
,
quando
un
fatto
stranissimo
è
venuto
a
richiamarmelo
alla
mente
.
Verso
le
nove
e
mezzo
,
mentre
inzuppavo
il
terzo
panino
imburrato
nel
mio
caffè
e
latte
con
molto
zucchero
(
non
è
per
ghiottoneria
,
ma
io
metto
sempre
dimolto
zucchero
perché
la
mattina
prendo
sempre
dimolto
latte
con
dimolto
caffè
per
poterci
inzuppare
dimolti
panini
con
dimolto
burro
)
mi
son
sentito
chiamare
a
un
tratto
.
-
Giannino
!
Giannino
!
...
Vieni
qua
,
subito
...
-
Era
l
'
Ada
che
urlava
a
quel
modo
e
io
certo
,
occupato
com
'
ero
,
non
mi
sarei
mosso
neanche
d
'
un
passo
se
nell
'
accento
di
mia
sorella
non
avessi
sentito
veramente
qualche
cosa
di
insolito
...
Son
corso
nella
stanza
d
'
ingresso
dove
l
'
ho
trovata
insieme
alla
mamma
,
e
tutte
e
due
stavano
commentando
una
lettera
che
tenevano
in
mano
.
-
Guarda
,
Giannino
,
-
mi
ha
detto
subito
la
mamma
-
questa
lettera
è
per
te
...
-
E
allora
,
-
ho
osservato
subito
-
perché
l
'
avete
aperta
?
-
Oh
bella
!
Io
sono
la
tua
mamma
e
ho
diritto
,
credo
,
di
vedere
chi
ti
scrive
...
-
E
chi
mi
scrive
?
-
Ti
scrive
il
cavaliere
Ciapi
notaro
.
-
E
che
vuole
da
me
?
-
Leggi
.
-
Allora
ho
letto
,
pieno
di
meraviglia
la
lettera
che
ricopio
qui
tale
e
quale
:
CAVALIER
TEMISTOCLE
CIAPI
NOTARO
Signor
Giovanni
Stoppani
,
Nella
mia
qualità
di
pubblico
notaro
incaricato
di
dare
esecuzione
alle
disposizioni
testamentarie
del
defunto
signor
Venanzio
Maralli
,
mi
pregio
ricopiare
qui
il
paragrafo
2
di
dette
disposizioni
che
La
riguardano
personalmente
:
"
§
2
.
-
Desidero
e
domando
che
alla
lettura
di
questo
mio
testamento
,
oltre
agli
interessati
,
e
cioè
mio
nipote
avvocato
Carlo
Maralli
,
Cesira
Degli
Innocenti
sua
donna
di
servizio
e
il
commendatore
Giovan
Maria
Salviati
,
sindaco
della
città
,
intervenga
anche
il
giovinetto
Giovannino
Stoppani
cognato
del
predetto
Carlo
Maralli
,
sebbene
nessuna
delle
disposizioni
testamentarie
qui
contenute
lo
interessino
.
Ma
io
desidero
la
sua
presenza
perché
avendolo
conosciuto
di
persona
amo
che
in
queste
mie
disposizioni
il
giovinetto
Stoppani
trovi
un
efficace
ammaestramento
sulla
vanità
delle
umane
ricchezze
e
un
nobile
esempio
verso
il
prossimo
.
A
tale
scopo
dò
espresso
incarico
al
notaro
cavaliere
Temistocle
Ciapi
di
mandare
a
prendere
il
detto
Giovanni
Stoppani
dove
si
trova
,
a
tutte
spese
da
pesare
sulla
somma
dell
'
intero
capitale
di
cui
al
paragrafo
9
"
.
In
ordine
dunque
al
desiderio
espresso
nel
paragrafo
qui
sopra
riportato
La
prevengo
che
alle
ore
quindici
di
oggi
manderò
alla
sua
abitazione
un
mio
incaricato
di
fiducia
il
quale
La
accompagnerà
in
vettura
fino
al
mio
studio
in
via
Vittorio
Emanuele
numero
15
,
piano
1°
,
dove
sarà
data
lettura
dei
testamento
del
defunto
signor
Venanzio
Maralli
.
TEMISTOCLE
CIAPI
,
NOTARO
.
-
Guarda
un
po
'
di
ricordarti
bene
,
caro
Giannino
...
-
mi
disse
la
mamma
dopo
che
ebbi
letto
la
lettera
del
notaro
.
-
Pensa
a
quello
che
facesti
in
quei
giorni
che
rimanesti
in
casa
del
Maralli
...
Non
c
'
è
il
caso
che
ci
sia
sotto
qualche
altro
dispiacere
?
-
Uhm
!
-
risposi
io
.
-
Ci
fu
l
'
affare
del
dente
...
-
È
curiosa
!
-
esclamò
l
'
Ada
.
-
Non
si
è
mai
sentito
un
altro
esempio
di
invitare
un
ragazzo
ad
assistere
alla
lettura
di
un
testamento
...
-
Se
ti
avesse
lasciato
qualcosa
si
capirebbe
-
aggiunse
la
mamma
.
Ma
di
questo
non
c
'
è
pericolo
dopo
tutto
quel
che
gli
facesti
...
-
E
poi
,
-
osservò
mia
sorella
-
la
lettera
parla
chiaro
:
sebbene
,
dice
,
nessuna
delle
disposizioni
testamentarie
qui
contenute
lo
interessino
...
Dunque
!
-
In
ogni
modo
,
-
concluse
la
mamma
-
non
diremo
niente
al
babbo
,
hai
capito
!
Ché
se
c
'
è
qualche
strascico
d
'
allora
non
vorrei
che
compromettesse
quel
che
hai
acquistato
dacché
sei
tornato
di
colleggio
e
ti
mettessero
in
una
Casa
di
correzione
...
Siamo
rimasti
dunque
d
'
accordo
che
alle
ore
quindici
Caterina
si
sarebbe
trovata
fuori
della
porta
di
casa
per
dire
al
vetturino
di
attendere
senza
fargli
suonare
il
campanello
e
che
io
sarei
salito
zitto
zitto
nella
carrozza
annunziata
dalla
lettera
del
notaro
.
Al
babbo
,
la
mamma
e
l
'
Ada
avrebbero
detto
di
avermi
mandato
a
divertirmi
dalla
signora
Olga
.
È
inutile
dire
con
quanto
desiderio
abbia
aspettato
l
'
ora
fissata
.
Finalmente
Caterina
è
venuta
a
chiamarmi
e
io
sono
sgusciato
via
di
casa
e
son
montato
nella
carrozza
che
mi
aspettava
con
lo
sportello
aperto
.
Dentro
c
'
era
un
uomo
tutto
vestito
di
nero
che
mi
ha
detto
:
-
È
lei
Giovannino
Stoppani
?
-
Sì
;
e
ho
qui
la
lettera
...
-
Benissimo
.
-
Quando
,
poco
dopo
,
sono
entrato
nello
studio
del
notaro
Ciapi
c
'
era
il
sindaco
,
e
poco
dopo
è
arrivato
il
mio
cognato
Maralli
che
appena
mi
ha
visto
ha
alzato
tanto
di
muso
,
ma
io
ho
fatto
finta
di
nulla
e
invece
ho
salutato
la
sua
donna
di
servizio
Cesira
,
che
è
arrivata
subito
dopo
di
lui
e
che
è
venuta
a
mettersi
a
sedere
accanto
a
me
,
e
mi
ha
domandato
come
stavo
.
Il
notaro
Ciapi
stava
seduto
su
una
poltrona
,
davanti
a
un
tavolino
.
Questo
notaro
è
un
tipo
buffo
,
piccolo
piccolo
e
grasso
grasso
,
con
una
faccia
tonda
mezza
affogata
dentro
una
papalina
ricamata
,
con
una
nappa
che
gli
vien
sempre
sull
'
orecchio
e
che
egli
cerca
di
cacciar
via
con
certe
scrollatine
di
testa
come
farebbe
uno
che
avesse
i
capelli
troppo
lunghi
sulla
fronte
per
mandarseli
indietro
.
Egli
ci
ha
guardato
tutti
e
poi
ha
suonato
il
campanello
e
ha
detto
:
-
I
testimoni
!
-
E
son
venuti
due
così
neri
neri
,
che
si
son
messi
tra
me
e
il
notaro
,
il
quale
ha
preso
uno
scartafaccio
e
ha
cominciato
a
leggere
con
voce
nasale
,
come
se
avesse
avuto
da
dire
un
'
orazione
:
-
In
nome
di
Sua
Maestà
il
re
Vittorio
Emanuele
III
felicemente
regnante
...
-
E
giù
una
filastrocca
di
cose
nelle
quali
non
capivo
niente
finché
poi
a
un
certo
punto
incominciò
a
leggere
proprio
le
parole
dettate
dal
signor
Venanzio
prima
di
morire
e
quelle
le
capii
benissimo
.
Naturalmente
non
posso
ricordarmi
le
frasi
precise
,
ma
ricordo
le
cifre
dei
diversi
làsciti
,
e
ricordo
anche
che
tutte
quelle
disposizioni
testamentarie
erano
dettate
in
un
modo
curioso
,
con
uno
stile
pieno
di
ironia
come
se
il
povero
signor
Venanzio
nell
'
ultima
ora
della
sua
vita
si
fosse
preso
il
supremo
divertimento
di
pigliare
in
giro
tutti
quanti
.
La
prima
disposizione
era
di
dare
dal
suo
patrimonio
la
somma
di
diecimila
lire
alla
Cesira
,
e
non
saprei
ridire
la
scena
che
nacque
quando
il
notaro
ebbe
letto
questo
paragrafo
del
testamento
.
La
Cesira
alla
notizia
di
quella
fortuna
si
svenne
e
tutti
corsero
attorno
,
fuori
che
il
Maralli
che
diventò
pallido
come
un
morto
e
guardava
la
sua
donna
di
servizio
con
due
occhi
come
se
la
volesse
mangiare
.
Eppure
a
sentire
il
povero
signor
Venanzio
,
che
spiegava
tutte
le
ragioni
per
le
quali
lasciava
tutti
quei
quattrini
a
quella
ragazza
,
pareva
che
l
'
avesse
fatto
proprio
per
far
piacere
al
suo
nipote
.
-
Io
lascio
questa
somma
alla
nominata
Cesira
Degli
Innocenti
(
su
per
giù
diceva
così
)
prima
di
tutto
per
gratitudine
mia
verso
di
lei
che
,
nella
casa
di
mio
nipote
ove
passai
gli
ultimi
anni
della
mia
vita
mi
trattò
con
ogni
riguardo
,
superando
in
gentilezze
perfino
i
miei
parenti
.
Basta
dire
che
ella
abitualmente
si
limitò
sempre
a
trattarmi
col
soprannome
di
gelatina
alludendo
al
tremore
continuo
che
mi
dava
la
paralisi
.
-
Ora
io
mi
ricordavo
benissimo
che
questo
fatto
al
povero
signor
Venanzio
l
'
avevo
detto
proprio
io
,
ragione
per
cui
se
a
Cesira
ora
capitava
questa
bella
eredità
doveva
ringraziar
me
.
Ma
il
signor
Venanzio
aggiungeva
altre
ragioni
:
-
Inoltre
,
-
diceva
press
'
a
poco
nel
suo
testamento
-
a
favorire
in
modo
speciale
questa
buona
ragazza
son
mosso
dalle
giuste
e
sane
teorie
politiche
e
sociali
di
mio
nipote
,
il
quale
ha
sempre
predicato
che
nel
mondo
non
vi
devono
essere
più
né
servi
né
padroni
;
ed
egli
,
io
credo
,
accoglierà
benissimo
questo
mezzo
ch
'
io
porgo
a
Cesira
Degli
Innocenti
di
non
esser
più
serva
in
casa
di
lui
e
a
lui
di
non
esser
più
suo
padrone
.
-
L
'
avvocato
Maralli
nel
sentir
leggere
questo
paragrafo
sbuffava
e
ripeteva
a
bassa
voce
,
rivolgendosi
al
sindaco
:
-
Eh
!
...
Uhm
!
...
Già
mio
zio
,
è
stato
sempre
un
originale
!
...
-
Il
sindaco
sorrideva
con
una
certa
aria
canzonatoria
e
stava
zitto
.
Intanto
il
notaro
seguitava
a
leggere
ed
era
arrivato
a
un
altro
paragrafo
che
diceva
così
:
-
Sempre
per
rispetto
alle
nobili
teorie
di
altruismo
sulle
quali
sono
fondate
le
teorie
politico
-
sociali
di
mio
nipote
,
poiché
mi
parrebbe
di
recare
ad
esso
una
profonda
offesa
lasciando
del
mio
capitale
erede
lui
che
fu
sempre
avversario
accanito
del
capitale
e
dei
suoi
privilegi
,
primo
dei
quali
è
quello
della
eredità
,
lascio
tutto
il
mio
patrimonio
già
descritto
ai
poveri
di
questa
città
,
dei
quali
il
giorno
della
mia
morte
risulterà
negli
atti
del
Comune
la
fede
di
miserabilità
;
mentre
al
mio
amatissimo
nipote
,
in
ricordo
del
suo
affetto
verso
di
me
e
degli
auguri
e
voti
fatti
continuamente
a
mio
riguardo
,
lascio
per
mio
ricordo
personale
,
che
egli
certo
terrà
carissimo
,
l
'
ultimo
mio
dente
strappatomi
dal
suo
piccolo
cognato
Giovannino
Stoppani
e
che
ho
fatto
espressamente
rilegare
in
oro
per
uso
di
spillo
da
cravatta
.
-
E
il
notaro
levò
infatti
da
un
astuccio
un
enorme
spillone
in
cima
al
quale
era
proprio
il
dente
con
le
barbe
che
avevo
pescato
io
nella
bocca
sgangherata
del
povero
signor
Venanzio
.
A
quella
vista
,
naturalmente
,
non
seppi
resistere
e
mi
scappò
da
ridere
.
Non
l
'
avessi
mai
fatto
!
l
'
avvocato
Maralli
che
pareva
invecchiato
di
dieci
anni
e
tremava
tutto
per
la
rabbia
e
per
lo
sforzo
che
faceva
per
contenersi
,
scattò
e
tendendo
una
mano
verso
di
me
esclamò
:
-
Canaglia
!
Ridi
anche
,
eh
?
al
frutto
delle
tue
canagliate
!
-
E
c
'
era
in
queste
parole
tale
accento
di
odio
che
tutti
si
son
voltati
a
guardarlo
e
il
notaro
gli
ha
detto
:
-
Sì
calmi
,
signor
avvocato
!
E
ha
fatto
per
porgergli
l
'
astuccio
col
dente
del
povero
signor
Venanzio
,
ma
il
Maralli
l
'
ha
respinto
con
un
gesto
energico
,
esclamando
:
-
Lo
dia
a
quel
ragazzo
...
Fu
lui
che
lo
levò
al
defunto
e
io
glielo
regalo
!
-
E
s
'
è
messo
a
ridere
.
Ma
si
capiva
che
era
un
riso
sforzato
per
rimediare
alla
scena
fatta
prima
.
Infatti
,
dopo
aver
messo
la
firma
sotto
ai
fogli
che
gli
porgeva
il
notaro
,
ha
salutato
e
se
n
'
è
andato
via
.
Mentre
il
sindaco
prendeva
degli
accordi
col
notaro
per
distribuire
ai
poveri
i
denari
lasciati
loro
dal
povero
signor
Venanzio
,
la
Cesira
mi
ha
detto
:
-
Ha
visto
,
sor
Giovannino
,
com
'
è
rimasto
il
sor
padrone
!
-
Eh
!
il
bello
è
che
se
la
pigliava
con
me
.
-
Già
.
Chi
sa
che
scena
farà
a
casa
!
Io
non
so
come
fare
a
andarci
!
..
-
Che
t
'
ímporta
?
Ormai
tu
sei
una
signora
...
Vedi
che
cosa
vuol
dire
a
trovar
bene
un
soprannome
a
un
vecchio
paralitico
?
...
-
In
quel
momento
il
sindaco
aveva
finito
di
firmar
fogli
e
fissare
col
notaro
,
e
questi
ha
chiamato
la
Cesira
alla
quale
ha
detto
di
ritornar
da
lui
l
'
indomani
.
Così
rimasto
solo
nella
stanza
,
il
notaro
ha
aperto
un
cassetto
della
sua
scrivania
,
ha
levato
fuori
un
involto
e
alzandosi
gli
occhiali
e
guardandomi
fisso
in
faccia
mi
ha
detto
:
-
Il
defunto
signor
Venanzio
Maralli
era
veramente
un
originale
,
ma
a
me
non
sta
il
giudicarlo
,
e
il
mio
dovere
di
notaro
è
di
seguire
fino
all
'
ultimo
le
sue
volontà
testamentarie
,
sieno
esse
state
espresse
per
iscritto
che
a
voce
.
A
voce
dunque
il
signor
Venanzio
mi
disse
:
-
Io
ho
qui
un
involto
contenente
mille
lire
in
tanti
biglietti
di
banca
da
cinque
che
desidero
,
dopo
la
mia
morte
,
sieno
consegnati
a
brevimano
e
senza
che
nessuno
veda
e
che
nessuno
venga
a
saperlo
,
al
cognato
di
mio
nipote
,
Giovannino
Stoppani
,
col
patto
che
egli
li
prenda
e
li
tenga
con
sé
e
ne
disponga
a
suo
piacere
e
non
dica
a
nessuno
di
possedere
tale
somma
.
-
Queste
parole
che
mi
hanno
empito
di
meraviglia
il
notaro
le
ha
dette
con
un
tono
di
voce
uguale
come
se
le
avesse
imparate
a
mente
.
Poi
cambiando
accento
mi
ha
detto
accarezzandomi
:
-
Il
defunto
mi
disse
che
tu
eri
la
disperazione
de
'
tuoi
parenti
...
-
Ora
però
sono
diversi
giorni
che
sono
buono
!
-
ho
detto
io
.
-
Meno
male
!
Guarda
dunque
di
non
usar
male
del
denaro
che
ti
consegno
.
Forse
il
defunto
signor
Maralli
lasciandotelo
senza
alcun
vincolo
e
nessuna
vigilanza
ha
voluto
darti
una
prova
di
grande
stima
e
di
grande
fiducia
...
e
sia
per
questo
,
o
sia
che
per
la
sua
bizzarra
natura
si
sia
divertito
a
pensare
a
quel
che
tu
avresti
potuto
fare
trovandoti
in
possesso
di
questi
quattrini
,
ho
creduto
mio
dovere
di
darti
un
consiglio
che
la
mia
qualità
di
notaro
e
di
esecutore
testamentario
non
mi
vietava
...
-
E
mi
ha
consegnato
l
'
involto
.
Poi
ha
aggiunto
porgendomi
anche
l
'
astuccio
col
dente
del
defunto
:
-
E
questo
?
Tuo
cognato
te
lo
ha
ceduto
.
Prendi
;
e
ora
ti
farò
riaccompagnare
a
casa
.
-
Io
ero
così
confuso
da
tante
inaspettate
sorprese
che
non
gli
dissi
neppure
grazie
.
Sull
'
uscio
dello
studio
era
quell
'
uomo
tutto
nero
che
mi
aveva
accompagnato
fin
lì
e
che
è
sceso
giù
con
me
alla
porta
ed
è
entrato
con
me
nella
carrozza
che
mi
ha
portato
fino
a
casa
.
Il
babbo
non
c
'
era
,
e
la
mamma
e
l
'
Ada
mi
son
venute
subito
d
'
intorno
a
farmi
mille
domande
.
Quando
hanno
saputo
che
il
signor
Venanzio
aveva
lasciato
tutto
il
suo
patrimonio
ai
poveri
del
Comune
e
che
al
Maralli
non
era
toccato
che
uno
spillo
d
'
oro
col
dente
che
aveva
ceduto
a
me
,
hanno
cominciato
a
scaricarmi
un
diluvio
di
esclamazioni
:
-
Come
!
...
Possibile
!
...
Ma
perché
?
...
Ma
come
mai
?
...
-
Io
però
ho
risposto
sempre
che
non
ne
sapevo
nulla
,
e
quando
alla
fine
ho
potuto
liberarmi
dalle
loro
domande
me
ne
son
venuto
qui
in
camera
e
ho
riposto
il
mio
tesoro
nel
cassetto
del
tavolino
che
ho
chiuso
a
chiave
.
Per
il
resto
della
giornata
ho
fatto
finta
di
nulla
,
ma
era
tanto
il
nervoso
che
avevo
addosso
che
il
babbo
a
cena
se
n
'
è
accorto
,
e
ha
detto
:
-
Si
può
sapere
che
cos
'
hai
stasera
,
che
mi
sembri
un
'
anguilla
?
-
Finalmente
quando
sono
stato
solo
qui
nella
mia
cameretta
,
ho
dato
libero
sfogo
alla
mia
emozione
e
ho
contemplato
il
mio
tesoro
,
e
ho
contati
e
ricontati
i
duecento
biglietti
da
cinque
lire
dei
quali
sono
possessore
,
e
li
ripongo
nel
cassetto
del
tavolino
e
lo
chiudo
,
e
poi
lo
riapro
e
poi
li
ritiro
fuori
e
li
rimiro
e
li
riconto
daccapo
per
poi
richiuderli
e
rilevarli
senza
decidermi
a
separarmi
da
loro
...
Mi
pare
d
'
essere
diventato
quel
vecchio
d
'
una
operetta
che
ho
sentita
due
anni
fa
che
era
intitolata
Le
Campane
di
Corneville
;
ma
però
non
è
per
avarizia
che
contemplo
tutti
questi
quattrini
,
ma
per
i
sogni
che
ci
fo
sopra
che
sono
tanti
e
così
diversi
!
Ho
sognato
più
in
queste
poche
ore
che
sto
sveglio
,
che
in
tutte
le
nottate
dormite
da
che
son
nato
!
...
Basta
:
mi
par
che
sia
ora
d
'
andare
a
letto
...
Chiudo
la
mia
cassaforte
e
buonanotte
!
26
febbraio
.
È
appena
giorno
e
io
sono
ancora
qui
a
contare
i
miei
duecento
biglietti
da
cinque
lire
che
mi
si
parano
davanti
come
duecento
punti
interrogativi
:
-
Che
ne
farò
?
-
Il
fatto
è
che
da
quando
ho
tutti
questi
quattrini
non
sono
più
io
:
ho
la
testa
piena
di
pensieri
,
di
preoccupazioni
,
di
paure
.
Stanotte
non
m
'
è
riuscito
di
chiuder
occhio
:
ogni
tantino
mi
svegliavo
di
soprassalto
perché
mi
pareva
sempre
che
venissero
i
ladri
a
rubarmi
le
mie
mille
lire
,
o
il
babbo
a
domandarmi
di
dove
provenivano
,
ciò
che
per
me
,
in
fondo
,
rappresentava
lo
stesso
pericolo
di
perderle
.
In
ogni
modo
bisogna
che
le
assicuri
meglio
perché
ci
potrebbe
essere
in
casa
un
'
altra
chiave
che
apra
il
cassetto
del
mio
tavolino
e
nulla
di
più
facile
che
la
mamma
e
Ada
vengano
a
frugarci
dentro
...
La
prima
spesa
che
bisogna
che
faccia
è
quella
di
una
buona
cassaforte
,
piccola
in
modo
che
possa
nasconderla
in
fondo
all
'
armadio
dove
tengo
miei
balocchi
di
quando
ero
più
piccino
.
In
quanto
all
'
impiego
che
farò
dell
'
eredità
,
fra
i
tanti
sogni
che
ho
fatto
due
specialmente
mi
stanno
fissi
alla
mente
:
comperare
un
automobile
,
o
aprire
un
negozio
di
pasticceria
come
quello
del
babbo
di
Gigino
Balestra
...
Vedremo
!
Intanto
prendo
venti
biglietti
da
cinque
lire
in
tasca
e
vo
a
cercare
la
cassaforte
...
Ed
eccomi
di
nuovo
solo
in
camera
mia
mentre
tutti
dormono
:
solo
col
mio
tesoro
che
è
qui
,
finalmente
sicuro
nel
mio
armadio
...
Che
bella
soddisfazione
avere
una
cassaforte
con
mille
lire
dentro
!
...
Un
momento
:
ora
non
sono
più
mille
lire
,
ma
settecentotrentuno
perché
oggi
ho
speso
la
somma
non
indifferente
di
lire
duecentosessantanove
!
Ma
tutte
spese
giustificate
e
tutte
regolarmente
registrate
qui
nel
libro
d
'
entrata
e
uscita
che
costa
una
lira
e
dal
quale
risulta
il
seguente
stato
di
cassa
a
tutt
'
oggi
.
ENTRATA
USCITA
Ereditato
dal
povero
signor
Venanzio
Libro
d
'
entrata
e
uscita
Elemosine
Cassaforte
Pasticcini
1000,00
1,00
15,00
250,00
3,00
Nel
registro
che
ho
comperato
c
'
è
anche
una
colonna
per
le
Osservazioni
,
ma
lì
non
ho
scritto
niente
,
perché
l
'
unica
osservazione
che
potevo
metterci
era
questa
:
che
i
quattrini
peggio
spesi
sono
stati
quelli
delle
elemosine
.
Infatti
stamani
appena
sono
uscito
di
casa
ho
trovato
sugli
scalini
della
chiesa
di
San
Gaetano
un
povero
cieco
che
chiedeva
l
'
elemosina
,
e
io
messa
subito
mano
a
tasca
ho
tirato
fuori
un
biglietto
da
cinque
lire
e
gliel
'
ho
lasciato
cadere
dentro
il
cappello
che
egli
teneva
sulle
ginocchia
.
Egli
ha
fatto
un
gesto
di
meraviglia
e
,
agguantato
con
moto
fulmineo
il
biglietto
,
lo
ha
messo
contro
la
luce
guardandolo
attentamente
;
poi
mi
ha
chiesto
:
-
Ma
...
non
è
mica
falso
,
eh
,
signorino
?
-
Immediatamente
un
altro
povero
cieco
che
era
dall
'
altra
parte
della
scalinata
è
venuto
a
esaminare
il
biglietto
e
ha
detto
:
-
Ma
non
vedi
che
è
buonissimo
?
E
a
me
,
signorino
?
Non
me
ne
dà
uno
anche
a
me
?
-
Io
per
non
fare
ingiustizie
ne
ho
dato
uno
anche
a
lui
:
e
siccome
in
quel
momento
uno
zoppo
che
chiedeva
l
'
elemosina
sulla
porta
della
chiesa
è
corso
precipitosamente
a
me
per
godere
dello
stesso
trattamento
dei
suoi
due
colleghi
ho
dato
cinque
lire
anche
a
lui
.
Ma
il
bello
della
scena
è
stato
questo
:
che
io
infatuato
come
ero
in
quel
momento
della
mia
munificenza
,
mentre
mi
davo
una
grande
aria
di
importanza
nel
levar
di
tasca
i
miei
biglietti
di
banca
,
non
ho
neanche
menomamente
pensato
al
fatto
stranissimo
di
quei
due
ciechi
che
vedevano
e
di
quello
zoppo
che
correva
.
Ci
ho
ripensato
dopo
...
Allora
ho
capito
che
la
carità
è
una
gran
bella
cosa
,
ma
bisogna
saperla
fare
...
e
lì
per
lì
ho
provato
tanta
stizza
di
essere
stato
ingannato
così
sfacciatamente
che
,
per
un
legittimo
sentimento
di
reazione
,
sono
andato
al
negozio
Balestra
e
mi
son
mangiato
tre
lire
di
pasticcini
!
Forse
ne
ho
mangiati
troppi
,
e
senza
dubbio
ho
abusato
di
canditi
che
mi
piacciono
di
molto
e
per
l
'
appunto
,
fra
i
dolci
sono
i
più
indigesti
di
tutti
.
Ma
insomma
questa
è
stata
una
spesa
fatta
bene
e
non
me
ne
pento
.
Un
'
altra
spesa
molto
complicata
è
stata
quella
della
cassaforte
.
Pare
impossibile
che
sia
così
difficile
a
un
ragazzo
che
si
presenta
in
una
bottega
coi
suoi
bravi
quattrini
di
comperare
quel
che
più
gli
pare
e
piace
!
Eppure
al
primo
negozio
ove
mi
sono
presentato
a
chiedere
una
cassaforte
si
son
messi
a
ridere
e
siccome
io
insistevo
mi
hanno
detto
:
-
Bambino
,
levati
di
qui
che
abbiamo
altro
da
fare
che
badare
alle
tue
burlette
!
-
In
un
altro
negozio
siccome
si
disponevano
a
farmi
la
stessa
accoglienza
,
mi
son
risentito
e
ho
detto
:
-
Che
credono
perché
sono
un
ragazzo
che
io
non
abbia
i
quattrini
?
-
E
ho
levato
di
tasca
una
manciata
di
biglietti
.
Allora
il
commesso
del
negozio
ha
cambiato
subito
maniere
e
mi
ha
dato
del
lei
.
Però
non
mi
ha
voluto
dar
la
cassaforte
,
scusandosi
che
lui
non
poteva
vendere
ai
minorenni
e
che
perciò
bisognava
che
ci
andassi
col
mio
babbo
.
Già
:
non
ci
mancherebbe
altro
!
Per
fortuna
in
quel
momento
sulla
bottega
ci
era
un
giovanotto
che
mi
guardava
mentre
tiravo
fuori
i
quattrini
e
che
appena
sono
uscito
mi
ha
detto
:
-
Ma
come
son
buffi
!
Per
comprar
la
roba
da
ora
in
avanti
ci
vorrà
la
fede
di
nascita
...
-
Naturalmente
io
ho
acconsentito
a
questa
giusta
critica
,
e
allora
questo
bravo
giovanotto
mi
ha
domandato
:
-
Ma
lei
che
voleva
comprar
qualcosa
?
-
Sì
:
una
cassaforte
,
-
ho
risposto
-
ma
una
cassaforte
piccola
...
-
Quanto
vorrebbe
spendere
?
-
Ma
...
non
saprei
.
Voglio
una
cassaforte
che
sia
forte
davvero
,
capisce
?
-
Il
giovanotto
ha
pensato
un
poco
,
e
poi
ha
detto
guardandomi
fisso
:
-
Trecento
lire
?
...
-
Eh
!
È
un
po
'
cara
.
-
Cara
?
No
davvero
!
Non
sa
che
le
casseforti
costano
delle
migliaia
di
lire
?
Ma
lei
deve
prendere
una
cassaforte
d
'
occasione
...
se
ne
trovano
facilmente
:
le
costa
meno
e
le
fa
lo
stesso
servizio
.
-
E
dove
si
trovano
?
-
Lei
deve
venir
con
me
.
Ho
diversi
negozianti
amici
,
tutte
brave
persone
che
vendono
roba
garantita
e
senza
far
tante
storie
come
fanno
nei
negozi
di
lusso
...
-
E
mi
ha
accompagnato
in
diverse
botteghe
dove
vendevano
tutta
roba
usata
e
di
tutte
le
specie
.
Da
principio
pareva
difficile
trovare
una
cassaforte
:
nessuno
ce
l
'
aveva
.
Abbiamo
girato
parecchio
prima
di
trovare
finalmente
quel
che
si
cercava
.
Quel
giovanotto
era
proprio
servizievole
e
non
è
stato
contento
finché
finalmente
non
è
riuscito
a
procurarmi
quel
che
mi
occorreva
.
Egli
entrava
via
via
nelle
botteghe
di
questi
negozianti
suoi
amici
coi
quali
si
tratteneva
a
parlare
mentre
io
aspettavo
sulla
porta
:
e
all
'
ultima
bottega
dove
ci
siamo
fermati
è
ritornato
fuori
col
padrone
mostrandomi
una
cassaforte
che
per
la
misura
era
proprio
quel
che
ci
voleva
sebbene
fosse
un
poco
arrugginita
.
Io
naturalmente
ho
tirato
nel
prezzo
,
e
dài
,
picchia
e
mena
me
l
'
ha
rilasciata
per
duecentocinquanta
lire
.
Gli
ho
dati
tutti
i
quattrini
che
avevo
in
tasca
e
me
la
son
fatta
portare
a
casa
per
le
cinque
,
perché
sapevo
che
a
quell
'
ora
il
babbo
non
c
'
era
e
la
mamma
e
l
'
Ada
erano
a
fare
una
visita
.
Difatti
ho
avuto
la
cassaforte
e
ho
dato
il
resto
,
cioè
centosessantotto
lire
oltre
le
ottantadue
che
avevo
già
date
.
Ma
ora
son
contento
perché
il
mio
capitale
è
al
sicuro
e
non
c
'
è
più
paura
!
27
febbraio
.
L
'
orizzonte
si
rannuvola
.
Oggi
il
babbo
mi
ha
fatto
una
predica
d
'
un
'
ora
,
dicendomene
di
tutti
i
colori
e
terminando
colla
solita
conclusione
:
che
io
son
destinato
a
esser
la
rovina
della
famiglia
.
E
tutto
questo
perché
,
a
quanto
pare
,
l
'
avvocato
Maralli
gli
ha
detto
che
era
stato
diseredato
dal
suo
zio
per
colpa
mia
.
Ma
,
anche
se
questo
fosso
vero
,
dico
io
,
è
giusta
mi
si
debbano
dare
ora
le
sgridate
per
una
colpa
passata
,
della
quale
ho
già
scontata
la
pena
in
Collegio
?
Sempre
così
!
Sempre
ingiustizie
e
prepotenze
!
Io
sono
stato
a
sentire
sempre
zitto
;
e
dopo
la
predica
sono
uscito
con
una
scusa
e
sono
andato
al
negozio
Balestra
,
dove
ho
mangiato
dodici
paste
tutte
svariate
per
rifarmi
la
bocca
.
Uscendo
ho
incontrato
Gigino
Balestra
al
quale
ho
raccontato
della
sgridata
avuta
ed
egli
mi
ha
detto
tutto
meravigliato
:
-
Ma
se
l
'
avvocato
Maralli
,
anzi
,
dice
che
è
stato
lui
che
ha
consigliato
suo
zio
a
lasciar
tutto
ai
poveri
!
...
-
Come
!
-
Vieni
con
me
a
casa
mia
e
vedrai
.
-
Siamo
andati
infatti
a
casa
sua
e
lì
Gigino
mi
ha
fatto
vedere
l
'
ultimo
numero
del
Sole
dell
'
avvenire
dove
è
un
articolo
intitolato
:
Il
nostro
candidato
contro
il
privilegio
dell
'
eredità
.
Ricopio
qui
il
principio
dell
'
articolo
dal
giornale
che
mi
ha
regalato
Gigino
,
perché
è
bene
che
in
queste
pagine
di
un
giornale
scritto
da
un
bambino
si
veda
con
quale
sincerità
sieno
scritti
i
giornali
dei
grandi
:
A
costo
di
parere
indiscreti
al
nostro
egregio
amico
avvocato
Maralli
,
e
sicurissimi
delle
proteste
che
gli
inspirerà
la
sua
naturale
modestia
,
noi
non
possiamo
assolutamente
tacere
di
un
nobilissimo
fatto
che
torna
a
suo
onore
e
che
è
prova
novella
della
coerenza
che
egli
segue
sempre
in
tutti
gli
atti
della
vita
verso
i
suoi
principii
.
Il
nostro
candidato
,
dunque
,
con
la
generosità
che
è
una
delle
prime
virtù
dell
'
animo
suo
,
aveva
ospitato
un
suo
zio
molto
malato
e
molto
ricco
,
straordinariamente
ricco
,
del
quale
egli
sarebbe
stato
il
naturale
erede
...
se
il
nostro
valoroso
compagno
non
fosse
fedele
seguace
dei
nostri
principî
contro
ogni
privilegio
capitalistico
,
primo
dei
quali
il
diritto
di
eredità
.
Egli
dunque
,
in
ossequio
al
programma
del
nostro
partito
,
non
solo
nulla
fece
di
quel
che
avrebbe
fatto
qualunque
borghese
per
persuadere
il
ricco
zio
di
farlo
erede
del
lauto
patrimonio
,
ma
con
la
predicazione
sincera
delle
proprie
idee
lo
convinse
a
nominare
eredi
i
poveri
della
città
,
i
quali
oggi
appunto
in
cui
avverrà
la
distribuzione
del
làscito
al
nostro
Municipio
,
avranno
un
aiuto
alla
loro
grama
esistenza
.
E
qui
l
'
articolo
era
tutto
un
attacco
contro
il
candidato
avversario
che
era
chiamato
egoista
,
sfruttatore
ecc
.
,
mentre
si
esaltava
il
disinteresse
del
mio
cognato
.
Io
,
quando
ho
letto
quest
'
articolo
,
son
cascato
dalle
nuvole
,
poiché
ben
sapevo
com
'
erano
andate
le
cose
riguardo
all
'
eredità
del
povero
signor
Venanzio
.
E
sapendo
che
il
giornale
era
fatto
dal
babbo
di
Gigino
gli
ho
detto
:
-
Ma
come
!
Ma
qui
il
tuo
babbo
ha
sbagliato
!
...
Quando
lo
vedrà
il
Maralli
,
quest
'
articolo
,
starete
freschi
!
...
-
Che
dici
?
Ma
il
Maralli
l
'
ha
visto
e
come
!
-
L
'
ha
visto
?
-
Non
solo
l
'
ha
visto
,
ma
prima
hanno
discusso
a
lungo
,
lui
e
il
babbo
,
se
conveniva
di
farlo
,
e
da
ultimo
hanno
deciso
di
sì
,
perché
,
come
ha
detto
il
Maralli
,
il
suo
zio
nel
testamento
stesso
dichiara
che
lascia
eredi
i
poveri
in
ossequio
alle
idee
del
nipote
e
sebbene
abbia
scritto
questo
per
canzonarlo
,
da
chi
non
conosce
come
stanno
le
cose
può
essere
preso
benissimo
sul
serio
.
"
Almeno
,
"
ha
detto
il
tuo
cognato
"
avrò
avuto
un
utile
morale
!..."
.
-
Sicché
ha
approvato
tutto
?
-
Ha
approvato
?
Altro
che
!
Anzi
,
il
principio
dell
'
articolo
lo
ha
scritto
il
Maralli
stesso
...
-
Io
sono
rimasto
di
stucco
:
ma
Gigino
Balestra
,
che
è
più
infarinato
di
me
di
cose
elettorali
,
mi
ha
detto
:
-
Ti
fa
meraviglia
?
Non
è
nulla
ancora
!
Ora
,
vedi
,
incomincia
la
polemica
con
l
'
Unione
Nazionale
e
sentissi
che
cosa
non
si
dicono
!
...
Ma
il
babbo
,
mentre
gliene
scrive
di
quelle
da
levare
il
pelo
,
ci
ride
e
ci
si
diverte
...
Se
il
mio
babbo
non
facesse
il
pasticciere
,
sarebbe
un
giornalista
di
prim
'
ordine
,
lo
dicono
tutti
:
ma
lui
dice
gli
rendono
più
i
pasticci
con
la
crema
che
quelli
scritti
!
-
E
come
anderà
a
finire
l
'
elezione
?
-
Eh
!
Il
Maralli
ha
tutte
le
probabilità
di
riuscire
perché
c
'
è
l
'
unione
dei
partiti
popolari
...
-
Meno
male
!
-
Bisogna
che
dica
la
verità
;
io
avrei
piacere
che
il
mio
cognato
fosse
eletto
deputato
.
Perché
?
Non
lo
so
neppur
io
precisamente
;
ma
mi
pare
che
avere
un
deputato
in
famiglia
sia
una
cosa
utile
e
da
averci
delle
soddisfazioni
,
e
ho
in
idea
che
se
il
Maralli
riuscisse
,
mi
perdonerebbe
;
e
allora
mi
piacerebbe
molto
d
'
andar
con
lui
nei
comizi
elettorali
dove
tutti
urlano
,
anche
i
ragazzi
,
senza
che
nessuno
li
sgridi
...
-
Anzi
,
-
mi
ha
detto
Gigino
-
più
che
si
urla
e
più
ci
hanno
piacere
.
Se
vuoi
venire
domenica
si
va
a
Collinella
dove
c
'
è
una
gran
fabbrica
con
di
molti
operai
e
lì
il
babbo
vuole
che
si
gridi
:
Evviva
la
lega
!
-
Ci
anderei
volentieri
,
ma
non
so
se
il
babbo
mi
ci
manderà
...
Vedremo
.
1°
Marzo
.
Queste
elezioni
incominciano
a
interessarmi
davvero
.
Ieri
,
mentre
ero
fuori
,
ho
sentito
urlare
il
giornale
dei
moderati
:
-
Legghino
,
Signori
,
l
'
Unione
Nazionale
,
con
la
vera
storia
dell
'
eredità
del
candidato
socialista
!
-
Io
l
'
ho
comperato
subito
e
ho
letto
il
primo
articolo
nel
quale
si
rispondeva
punto
per
punto
all
'
articolo
del
Sole
dell
'
avvenire
che
mi
aveva
fatto
vedere
l
'
altro
giorno
Gigino
Balestra
.
Si
vorrebbe
dal
nostro
avversario
trarre
vantaggio
da
una
meritata
punizione
(
così
diceva
l
'
Unione
)
e
non
possiamo
negare
che
egli
dimostri
in
questo
suo
strattagemma
elettorale
un
cervello
assai
sottile
e
una
faccia
molto
tosta
..
E
seguitava
a
raccontar
la
storia
del
povero
signor
Venanzio
che
non
divideva
affatto
le
idee
dell
'
avvocato
Maralli
e
che
anzi
per
queste
idee
del
nipote
in
perfetta
opposizione
con
le
sue
si
decise
a
diseredarlo
,
lasciando
il
vistoso
patrimonio
ai
poveri
della
città
.
E
di
questo
(
seguitava
a
dire
l
'
Unione
)
il
nostro
avversario
che
vorrebbe
ora
apparire
un
eroe
del
disinteresse
e
un
martire
dell
'
altruismo
,
ebbe
tutt
'
altro
che
piacere
,
e
anzi
provò
tanto
dolore
e
tanta
rabbia
che
licenziò
su
due
piedi
la
propria
domestica
Cesira
Degli
Innocenti
,
magari
dopo
averla
coperta
d
'
improperi
perché
tra
i
legati
del
defunto
Venanzio
Maralli
ve
n
'
era
uno
di
diecimila
lire
in
favore
di
lei
.
Bisogna
convenire
che
questa
era
la
verità
;
e
io
non
potevo
comprendere
come
mai
il
mio
cognato
,
che
pure
era
cosi
furbo
,
avesse
potuto
dare
appiglio
ai
suoi
avversari
di
dirgli
delle
cose
cosi
scottanti
mentre
era
facile
prevedere
che
essi
sarebbero
stati
informati
esattamente
di
tutta
la
faccenda
,
pensando
che
l
'
incaricato
di
distribuire
ai
poveri
l
'
eredità
del
signor
Venanzio
era
stato
proprio
il
sindaco
cioè
uno
dei
capi
del
partito
conservatore
e
che
era
stato
presente
alla
lettura
del
testamento
quando
l
'
avvocato
Maralli
aveva
fatto
quella
famosa
scenata
che
ho
detto
prima
.
Ma
si
vede
che
nelle
lotte
elettorali
le
bugie
sono
all
'
ordine
del
giorno
in
tutti
i
partiti
,
perché
anche
l
'
Unione
Nazionale
ne
dice
parecchie
,
e
una
poi
è
così
sfacciata
che
non
la
posso
mandar
giù
.
In
seconda
pagina
,
infatti
,
c
'
è
un
articoletto
intitolato
:
I
nemici
della
religione
,
che
ricopio
qui
tal
quale
:
Si
dice
che
questa
volta
,
come
al
solito
,
gli
elettori
cattolici
si
asterranno
dal
dare
il
voto
.
Ora
noi
non
sapremmo
concepire
,
nella
lotta
attuale
,
questa
astensione
la
quale
verrebbe
direttamente
a
favorire
,
contro
un
candidato
ossequiente
a
tutti
gli
articoli
del
nostro
Statuto
e
prima
che
agli
altri
al
primo
,
il
trionfo
di
un
candidato
socialista
che
si
vanta
nemico
di
tutte
le
istituzioni
che
sono
i
cardini
d
'
ogni
civile
società
e
rinnega
la
religione
dello
Stato
in
ogni
modo
,
con
le
parole
e
con
le
opere
.
E
qui
il
giornale
seguitava
per
una
colonna
a
trattare
il
Maralli
di
miscredente
,
mentre
io
mi
ricordo
benissimo
(
e
ho
registrato
il
fatto
proprio
qui
nel
mio
caro
giornalino
)
che
mio
cognato
quando
sposò
mia
sorella
andò
in
chiesa
perché
altrimenti
il
babbo
e
la
mamma
non
avrebbero
mai
acconsentito
al
matrimonio
.
Come
si
fa
,
domando
io
,
a
inventare
tante
calunnie
?
Queste
menzogne
del
giornale
conservatore
mi
hanno
talmente
indignato
che
da
ieri
sto
pensando
se
non
sia
il
caso
di
andare
alla
Direzione
per
far
rimettere
le
cose
a
posto
.
Mi
pare
questo
sarebbe
prima
di
tutto
il
mio
dovere
perché
si
deve
sempre
far
risaltare
la
verità
,
e
poi
sarebbe
anche
una
buona
occasione
per
rendere
un
servizio
al
mio
cognato
dopo
che
,
sia
pure
senza
volerlo
,
gli
ho
fatto
perdere
l
'
eredità
di
suo
zio
sulla
quale
egli
faceva
tanto
assegnamento
.
Voglio
andar
subito
a
trovare
il
mio
amico
Gigino
Balestra
che
s
'
intende
molto
di
questioni
elettorali
per
sentire
il
suo
parere
.
2
marzo
.
Oggi
sono
stato
da
Gigino
Balestra
al
quale
ho
confidato
il
mio
progetto
.
Egli
ci
ha
pensato
un
po
'
sopra
e
poi
mi
ha
detto
:
-
È
una
buona
idea
!
Ci
andremo
insieme
.
-
Infatti
siamo
rimasti
d
'
accordo
che
domattina
alle
undici
anderemo
alla
Direzione
dell
'
Unione
Nazionale
e
porteremo
una
rettifica
(
dice
Gigino
che
si
chiama
così
)
all
'
articolo
intitolato
:
I
nemici
della
religione
.
Questa
rettifica
l
'
abbiamo
combinata
insieme
,
e
ora
,
prima
di
andare
a
letto
,
l
'
ho
ricopiata
perbene
in
certi
fogli
di
carta
che
mi
ha
dato
Gigino
e
nei
quali
mi
ha
raccomandato
di
scrivere
da
una
parte
sola
perché
dice
che
quando
si
scrive
per
la
stampa
sì
deve
far
cosi
.
Ed
ecco
la
rettifica
che
ricopio
tal
quale
:
Onorevole
Direzione
,
Leggendo
l
'
articolo
del
numero
scorso
del
suo
pregiato
giornale
il
quale
è
intitolato
"
I
nemici
della
religione
"
mi
credo
in
dovere
di
fare
osservare
alla
S
.
V
.
che
non
è
esatto
quel
che
si
afferma
nel
detto
articolo
dove
è
scritto
che
l
'
avvocato
Maralli
mio
cognato
è
miscredente
,
mentre
posso
garantire
che
questo
è
assolutamente
falso
avendo
assistito
io
in
persona
al
suo
matrimonio
che
fu
celebrato
nella
chiesa
di
San
Sebastiano
a
Montaguzzo
dove
si
comportò
molto
divotamente
dando
prova
di
essere
un
buon
cristiano
al
pari
di
chiunque
.
GIANNINO
STOPPANI
.
È
la
prima
volta
che
scrivo
un
articolo
in
un
giornale
e
non
mi
par
vero
di
arrivare
a
domani
.
Stamani
mi
sono
alzato
ho
fatto
il
riscontro
di
cassa
e
vi
ho
trovato
la
somma
di
lire
italiane
settecentododici
e
centesimi
trentacinque
.
Quando
sono
sceso
per
là
colazione
ho
trovato
il
babbo
di
un
umore
insopportabile
,
perché
dice
che
io
non
studio
,
che
io
non
penso
che
a
divertirmi
e
altre
simili
ripetizioni
che
non
so
capire
come
non
gli
venga
a
noia
a
ritirarle
fuori
cosi
spesso
senza
neanche
cambiarci
una
sillaba
,
senza
trovarci
neppure
un
'
intonazione
di
voce
diversa
.
Basta
.
Io
sono
stato
a
sentirlo
con
rassegnazione
fino
alla
fine
pensando
alla
rettifica
che
devo
portare
all
'
Unione
Nazionale
.
Come
mi
accoglieranno
?
Uhm
!
In
ogni
modo
bisogna
ristabilire
la
verità
,
come
ha
detto
Gigino
Balestra
,
e
io
lo
farò
ad
ogni
costo
.
#
Siamo
stati
,
come
avevamo
stabilito
,
con
Gigino
Balestra
alla
Direzione
del
giornale
l
'
Unione
Nazionale
,
e
sono
proprio
soddisfatto
di
avere
avuto
un
'
idea
cosi
felice
...
Da
principio
quando
ci
siamo
presentati
in
ufficio
,
vedendo
due
ragazzi
non
ci
volevano
far
passare
nella
Direzione
e
uno
ci
ha
detto
:
-
Ragazzi
,
qui
non
si
ha
tempo
da
perdere
!
...
-
Il
bello
è
che
lui
stava
lì
a
sedere
dinanzi
a
un
tavolino
senza
far
nulla
!
-
Ma
noi
veniamo
per
una
rettifica
!
-
ha
detto
subito
Gigino
Balestra
dandosi
una
certa
aria
.
-
Una
rettifica
?
Che
rettifica
?
-
Allora
sono
intervenuto
io
e
ho
detto
:
-
Siccome
nell
'
Unità
Nazionale
è
stato
stampato
che
l
'
avvocato
Maralli
non
è
cristiano
,
io
che
sono
il
suo
cognato
posso
giurare
che
non
è
vero
perché
l
'
ho
visto
io
con
questi
occhi
quando
ha
sposato
mia
sorella
che
stava
inginocchiato
nella
chiesa
di
San
Sebastiano
a
Montaguzzo
.
-
Come
,
come
?
Lei
è
cognato
dell
'
avvocato
Maralli
?
Ah
!
Aspetti
un
poco
...
-
E
quel
giovanotto
è
andato
in
un
'
altra
stanza
da
dove
è
riuscito
poco
dopo
dicendomi
:
-
Si
accomodino
!
-
E
cosi
siamo
entrati
proprio
dal
direttore
che
è
un
uomo
con
una
testa
pulita
pulita
,
e
anzi
è
la
sola
cosa
pulita
che
abbia
perché
ha
un
vestito
che
pare
tessuto
col
sudiciume
,
e
una
cravatta
nera
tutta
unta
nel
cui
centro
brillava
uno
schizzo
di
torlo
d
'
uovo
in
modo
che
pareva
proprio
che
ce
lo
avesse
messo
lì
apposta
per
far
finta
d
'
averci
uno
spillo
d
'
oro
.
Però
è
stato
molto
gentile
e
quando
ha
letto
la
mia
rettifica
,
dopo
aver
riflettuto
un
poco
ha
detto
:
-
Benissimo
!
La
verità
innanzi
tutto
...
Ma
ci
vorrebbero
delle
prove
...
dei
documenti
...
-
Io
allora
gli
ho
raccontato
che
tutto
il
fatto
com
'
era
andato
era
descritto
qui
nel
mio
giornalino
,
in
quelle
pagine
che
fortunatamente
avevo
potuto
salvare
dal
caminetto
quando
il
mio
cognato
aveva
tentato
di
distruggerle
...
-
Ah
!
aveva
tentato
di
distruggerle
,
eh
?
-
Sicuro
!
Ma
vede
la
combinazione
,
eh
?
Se
io
non
le
avessi
riprese
a
tempo
ora
sarebbe
peggio
per
lui
perché
non
potrei
dimostrare
la
verità
di
quel
che
io
dico
...
-
Eh
già
...
sicuro
...
-
Infatti
il
direttore
dell
'
Unione
Nazionale
,
ha
detto
che
gli
era
necessario
di
vedere
questo
mio
giornalino
con
la
mia
firma
,
e
ho
fissato
di
portarglielo
stasera
stessa
,
mentre
egli
da
parte
sua
si
è
impegnato
di
pubblicare
nel
prossimo
numero
non
solo
la
mia
rettifica
,
ma
anche
se
ci
sarà
bisogno
la
descrizione
del
matrimonio
religioso
di
mio
cognato
...
Chi
sa
che
piacere
avrà
il
Maralli
quando
leggerà
l
'
articolo
nel
giornale
avverso
dove
gli
renderanno
giustizia
,
e
quando
saprà
che
io
sono
stato
la
causa
di
tutto
.
Mi
figuro
già
di
vedermelo
venire
incontro
con
le
braccia
aperte
a
rifar
la
pace
,
e
allora
si
metterà
una
pietra
sul
passato
e
l
'
innocenza
trionferà
contro
tutte
le
calunnie
...
E
ora
,
caro
giornalino
mio
,
ti
chiudo
e
mi
accingo
a
separarmi
da
te
per
qualche
giorno
,
ma
son
contento
perché
tu
mi
aiuti
a
compiere
una
buona
azione
e
a
far
rifulgere
la
verità
contro
tutte
queste
invenzioni
tendenziose
-
come
le
chiama
il
mio
amico
Gigino
Balestra
!
Qui
termina
il
giornalino
di
Gian
Burrasca
;
ma
non
terminano
qui
,
naturalmente
,
le
sue
monellerie
e
le
sue
avventure
,
e
a
me
che
ho
impresa
la
pubblicazione
di
queste
memorie
corre
almeno
l
'
obbligo
immediato
di
completar
la
narrazione
dell
'
avventura
elettorale
rimasta
interrotta
sul
più
bello
...
o
sul
più
brutto
,
secondo
il
punto
di
vista
politico
-
sociale
dei
miei
piccoli
lettori
.
Infatti
proprio
in
una
questione
politico
-
sociale
andò
a
incappare
il
nostro
povero
Giannino
Stoppani
,
e
non
è
da
far
le
meraviglie
se
la
sua
buona
fede
fu
tradita
da
tutte
le
parti
e
ogni
suo
calcolo
da
cima
a
fondo
sbagliato
.
Vero
è
che
il
direttore
dell
'
Unione
Nazionale
accolse
come
aveva
promesso
la
rettifica
rimessagli
da
Gian
Burrasca
,
ma
il
titolo
dell
'
articolo
in
cui
essa
comparve
basta
a
rivelare
il
secondo
fine
cui
si
faceva
servire
il
riconoscimento
della
verità
.
L
'
articolo
era
intitolato
:
L
'
avvocato
Maralli
libero
pensatore
in
città
e
bigotto
in
campagna
,
e
in
esso
alla
dichiarazione
di
Giannino
Stoppani
si
faceva
seguire
la
descrizione
del
matrimonio
religioso
di
sua
sorella
col
Maralli
fedelmente
ricopiata
dal
Giornalino
e
si
concludeva
col
dipingere
il
candidato
socialista
come
un
opportunista
della
peggiore
specie
,
non
spinto
da
altre
molle
in
ogni
sua
attitudine
nell
'
agone
politico
che
da
quelle
di
un
volgare
interesse
e
di
una
smodata
ambizione
.
In
casa
Stoppani
la
notizia
di
questa
tragedia
elettorale
giunse
di
prima
mattina
.
Il
babbo
di
Giannino
ricevé
il
numero
dell
'
Unione
Nazionale
,
con
quel
terribile
articolo
segnato
con
lapis
bleu
e
con
queste
parole
scritte
nel
margine
dall
'
avvocato
Maralli
.
-
"
Vostro
figlio
che
mi
aveva
già
rovinato
come
uomo
facendomi
perdere
l
'
eredità
di
mio
zio
e
come
professionista
facendomi
perdere
una
causa
importante
è
tornato
in
tempo
dal
Collegio
per
rovinarmi
nella
mia
carriera
politica
...
e
c
'
è
riuscito
perfettamente
!
"
-
La
tempesta
scoppiò
tremenda
sul
capo
del
povero
Gian
Burrasca
...
e
anche
più
in
giù
.
-
Ma
io
ho
detto
la
verità
!
-
gridava
egli
sotto
la
gragnuola
inaspettata
.
-
Io
credevo
di
far
bene
difendendolo
da
un
'
accusa
ingiusta
!
...
-
E
il
padre
,
mentre
la
gragnuola
rinforzava
:
-
Stupido
!
Rompicollo
!
I
ragazzi
,
non
devono
impicciarsi
nelle
cose
che
non
possono
capire
!
Cretino
!
Birbante
!
Sei
la
rovina
di
tutta
la
famiglia
!
...
-
E
certo
il
nostro
Giannino
non
poteva
capire
i
misteri
della
politica
per
i
quali
a
volte
la
difesa
fatta
da
un
'
anima
semplice
e
ingenua
può
recar
più
danno
di
un
'
offesa
lanciata
dall
'
anima
più
nera
e
perversa
.
Il
fatto
è
che
la
rivelazione
ch
'
egli
fece
all
'
Unione
Nazionale
e
che
questa
fece
al
pubblico
determinò
la
ribellione
contro
il
Maralli
di
una
frazione
del
suo
stesso
partito
e
i
partiti
che
a
quello
si
erano
alleati
,
e
il
giorno
dell
'
elezione
fu
ignominiosamente
sconfitto
.
Ma
non
basta
.
La
polemica
fra
l
'
Unione
Nazionale
e
il
Sole
dell
'
avvenire
sì
inacerbì
al
punto
che
non
bastando
più
tutte
le
male
parole
del
vocabolario
elettorale
italiano
si
passò
alle
bastonate
e
un
giorno
la
pasticceria
del
babbo
di
Gigino
Balestra
fu
teatro
di
una
zuffa
terribile
tra
moderati
e
socialisti
che
si
picchiarono
di
santa
ragione
,
dicendosi
le
cose
più
amare
su
un
terreno
cosparso
delle
cose
più
dolci
che
si
possano
immaginare
,
e
riducendosi
scambievolmente
in
uno
stato
compassionevole
e
anche
appetitoso
,
col
volto
ammaccato
pieno
di
bitorzoli
e
di
bioccoli
di
crema
,
annerito
da
ecchimosi
e
da
ditate
di
cioccolata
,
gocciolante
di
sangue
e
dì
alkermes
...
Ne
vennero
querele
da
ambe
le
parti
,
e
in
Tribunale
uno
dei
documenti
più
importanti
per
stabilire
l
'
origine
dei
fatti
dei
quali
si
discuteva
,
fu
appunto
il
Giornalino
di
Gian
Burrasca
che
il
direttore
dell
'
Unione
Nazionale
non
aveva
più
restituito
al
suo
legittimo
proprietario
e
che
rimase
poi
lungamente
dimenticato
fra
gli
incarti
della
Cancelleria
giudiziaria
,
ciò
che
non
farà
certo
maraviglia
a
chi
sa
come
tutto
della
Giustizia
italiana
sia
lungo
e
oblioso
.
Come
alla
fine
il
Giornalino
di
Gian
Burrasca
capitasse
tra
le
mie
mani
,
io
non
dirò
:
basti
sapere
che
io
,
che
ebbi
la
fortuna
di
scoprirlo
da
una
portinaia
moglie
d
'
un
usciere
del
Tribunale
mentre
ella
lo
leggeva
a
'
suoi
figliuoli
,
dovetti
durar
molta
fatica
e
spender
molti
quattrini
in
carta
bollata
per
ottenere
-
col
consenso
di
Giannino
Stoppani
-
la
restituzione
del
manoscritto
,
non
potendo
il
Tribunale
,
per
regolarità
,
consegnare
un
documento
processuale
né
a
Gian
Burrasca
che
era
proprietario
ma
era
minorenne
né
a
me
che
ero
purtroppo
maggiorenne
,
ma
non
ero
il
proprietario
.
E
neanche
questo
farà
maraviglia
a
chi
sappia
come
tutto
nella
Giustizia
italiana
sia
regolarmente
faticoso
e
costoso
...
Ho
detto
in
principio
che
non
terminato
col
Giornalino
le
avventure
di
Gian
Burrasca
...
Infatti
dopo
che
egli
ebbe
rovinata
la
posizione
politica
di
suo
cognato
,
il
suo
babbo
si
decise
a
rinchiuderlo
in
una
Casa
di
correzione
,
e
la
stessa
decisione
nello
stesso
tempo
era
presa
dal
babbo
di
Gigino
Balestra
che
,
come
avete
visto
,
era
stato
complice
necessario
nella
rettifica
recata
all
'
Unione
Nazionale
.
Sotto
questa
terribile
minaccia
i
due
ragazzi
concertarono
una
fuga
e
...
e
da
questo
punto
si
apre
un
altro
periodo
della
storia
di
Gian
Burrasca
che
vi
racconterò
un
'
altra
volta
.
Miscellanea ,
I
LO
SPECCHIO
Una
cosa
era
certa
:
che
il
micino
bianco
non
c
'
entrava
affatto
:
la
colpa
era
tutta
del
nero
.
Durante
l
'
ultimo
quarto
d
'
ora
Dina
,
la
gatta
madre
,
aveva
lavata
la
faccia
al
micino
bianco
(
operazione
che
il
micino
dopo
tutto
,
aveva
sopportato
con
dignità
)
;
era
quindi
chiaro
che
esso
non
aveva
potuto
aver
parte
nel
misfatto
.
Il
modo
come
Dina
lavava
la
faccia
ai
figli
era
questo
:
prima
teneva
il
poverino
per
l
'
orecchio
con
una
zampa
,
e
poi
con
l
'
altra
gli
stropicciava
tutto
quanto
il
muso
,
contro
pelo
,
principiando
dal
naso
;
e
proprio
poco
prima
,
come
ho
detto
,
era
stata
occupatissima
col
micino
bianco
,
che
se
ne
stava
tranquillo
e
calmo
tentando
di
far
le
fusa
,
certo
col
sentimento
che
tutto
si
faceva
per
il
suo
bene
.
Ma
il
gattino
nero
era
stato
lavato
prima
in
quel
pomeriggio
;
e
così
,
mentre
Alice
se
ne
stava
rannicchiata
in
un
cantuccio
della
maestosa
poltrona
,
in
una
specie
di
dormiveglia
,
esso
s
'
era
dato
a
una
gran
partita
di
salti
col
gomitolo
che
Alice
aveva
pazientemente
fatto
dalla
matassa
di
lana
,
rotolandolo
su
e
giù
finché
l
'
aveva
tutto
ingarbugliato
.
Ed
ora
ecco
il
gomitolo
sparso
sul
tappeto
tutto
nodi
e
grovigli
,
col
gattino
in
mezzo
che
cerca
di
acchiapparsi
la
coda
.
-
Ah
,
brutto
micio
-
gridò
Alice
acchiappando
il
gattino
e
dandogli
un
bacio
per
fargli
capire
d
'
essere
in
collera
.
-
Veramente
Dina
avrebbe
dovuto
insegnarti
a
essere
più
educato
!
Tu
devi
farlo
,
Dina
,
tu
sai
che
devi
farlo
!
-
essa
aggiunse
,
dando
un
'
occhiata
di
rimprovero
alla
gatta
madre
,
e
parlando
col
suo
miglior
tono
di
disapprovazione
.
E
poi
,
arrampicatasi
di
nuovo
sulla
poltrona
,
dopo
aver
preso
con
sé
il
gattino
e
la
lana
,
cominciò
a
rifare
il
gomitolo
.
Ma
andava
innanzi
lentamente
,
perché
nel
frattempo
chiacchierava
,
un
po
'
per
il
gattino
e
un
po
'
per
sé
.
Sulle
ginocchia
di
lei
il
micio
sedeva
in
aria
triste
,
fingendo
di
osservare
il
progresso
del
gomitolo
e
di
tanto
in
tanto
sporgendo
una
zampetta
,
e
pianamente
toccando
la
palla
,
come
per
dire
che
,
potendo
,
avrebbe
aiutato
il
lavoro
volentieri
.
-
Sai
che
è
domani
,
micino
?
-
cominciò
Alice
.
-
Se
fossi
venuto
alla
finestra
con
me
,
tu
l
'
avresti
indovinato
...
Ma
Dina
ti
lavava
la
faccia
e
non
hai
potuto
.
Io
guardavo
i
ragazzi
che
raccoglievano
le
fascine
e
le
frasche
per
la
fiammata
di
carnevale
.
Ce
ne
vogliono
molte
di
fascine
,
micino
.
Ma
faceva
tanto
freddo
e
nevicava
tanto
,
che
dovettero
andarsene
.
Non
importa
,
micino
,
domani
andremo
a
vedere
la
fiammata
.
-
Qui
Alice
avvolse
due
o
tre
volte
il
filo
intorno
al
collo
del
gattino
,
per
vedervi
l
'
effetto
;
ma
nell
'
atto
le
sfuggì
il
gomitolo
che
rotolò
sul
pavimento
,
disfacendosi
di
nuovo
per
molti
metri
di
filo
.
-
Sai
,
micino
,
io
ero
così
arrabbiata
,
-
continuò
Alice
,
appena
si
furono
riaccomodati
sulla
poltrona
,
-
quando
vidi
tutto
il
danno
che
avevi
fatto
.
Avrei
quasi
aperto
la
finestra
per
gettarti
nella
neve
!
E
l
'
avresti
meritato
,
brigantaccio
!
Che
hai
da
dire
?
Non
m
'
interrompere
!
-
essa
continuò
,
levando
un
dito
.
-
Ora
ti
dirò
tutte
le
tue
cattive
azioni
.
Prima
:
questa
mattina
,
hai
strillato
due
volte
,
mentre
Dina
ti
lavava
la
faccia
.
E
non
puoi
negarlo
,
micino
,
l
'
ho
sentito
io
.
Che
cosa
dici
?
(
fingendo
che
il
gatto
abbia
parlato
)
-
Ch
'
essa
t
'
aveva
fatto
entrar
una
zampa
nell
'
occhio
?
Colpa
tua
,
se
tenevi
gli
occhi
aperti
:
se
li
avessi
tenuti
ben
chiusi
,
non
sarebbe
accaduto
.
Ora
sono
inutili
le
scuse
,
ascolta
.
Secondo
:
tu
hai
tirato
Nevina
per
la
coda
mentre
io
le
mettevo
innanzi
il
tegame
del
latte
.
Che
cosa
?
Avevi
sete
anche
tu
?
Come
sai
che
non
fosse
assetata
anche
lei
?
Terzo
:
hai
disfatto
il
gomitolo
mentre
io
guardavo
da
un
'
altra
parte
.
Sono
tre
mancanze
,
Frufrù
,
e
tu
non
hai
avuto
ancora
nessun
castigo
.
Tu
sai
che
ti
riserbo
i
castighi
per
mercoledì
di
quest
'
altra
settimana
.
Immagina
un
po
'
se
a
me
avessero
riserbato
tutti
i
castighi
per
un
dato
giorno
?
Quanto
farebbero
alla
fine
d
'
un
anno
?
Credo
che
arrivato
quel
giorno
,
mi
dovrebbero
mandare
in
prigione
.
Supponendo
anzi
che
ciascun
castigo
dovesse
consistere
nel
rimanere
senza
desinare
,
allora
,
arrivato
quel
terribile
giorno
,
dovrei
fare
a
meno
di
cinquanta
desinari
in
una
volta
sola
.
A
dir
la
verità
,
non
m
'
importerebbe
molto
.
Sarei
più
contenta
di
rimaner
digiuna
che
di
mangiarli
.
«
Senti
la
neve
contro
i
vetri
della
finestra
,
Frufrù
?
Che
suono
dolce
!
Come
se
uno
stesse
baciando
la
finestra
dal
di
fuori
.
Forse
la
neve
vuol
bene
agli
alberi
e
ai
campi
e
li
bacia
così
soavemente
!
E
poi
li
copre
ben
bene
,
sai
,
con
una
coperta
bianca
,
e
forse
dice
:
«
Andate
a
letto
,
cari
,
andate
a
letto
,
cari
!
»
E
l
'
estate
quando
si
svegliano
,
Frufrù
,
si
vestono
tutti
di
verde
e
si
mettono
a
ballare
...
quando
soffia
il
vento
...
Oh
che
bellezza
!
-
esclama
Alice
,
lasciando
cadere
il
gomitolo
di
lana
per
battere
le
manine
.
«
E
io
desidererei
tanto
che
fosse
vero
!
Certo
che
i
boschi
par
che
dormano
in
autunno
,
quando
ingialliscono
le
foglie
.
«
Frufrù
,
ti
piace
giocare
a
scacchi
?
Ora
non
ridere
,
caro
,
io
te
lo
domando
seriamente
.
Perché
,
quando
poco
fa
stavamo
giocando
,
tu
guardavi
come
se
sapessi
il
giuoco
;
e
quando
ho
detto
:
«
Scacco
matto
»
tu
hai
fatto
le
fusa
.
Sì
,
è
stato
un
magnifico
scacco
matto
,
e
veramente
avrei
potuto
vincere
se
non
fosse
stato
per
quel
brutto
cavaliere
che
si
sviò
fra
i
miei
pezzi
.
Frufrù
caro
,
fingiamo
...
»
E
qui
vorrei
saper
riferire
se
non
altro
una
metà
delle
cose
che
soleva
dire
Alice
,
quando
cominciava
con
la
sua
parola
favorita
:
«Fingiamo...»
Ella
aveva
avuto
il
giorno
prima
una
lunghissima
discussione
con
la
sorella
,
soltanto
perché
aveva
cominciato
:
«
Fingiamo
d
'
essere
re
e
regine
»
:
sua
sorella
,
alla
quale
piaceva
d
'
essere
sempre
molto
esatta
,
aveva
risposto
che
non
potevano
perché
erano
soltanto
in
due
,
e
Alice
era
stata
costretta
finalmente
a
dire
:
«
Allora
tu
puoi
essere
una
,
e
io
sarò
tutti
gli
altri
.
»
E
una
volta
aveva
veramente
atterrita
la
vecchia
governante
strillandole
a
un
tratto
nell
'
orecchio
:
«
Signorina
,
fingiamo
che
io
sia
una
iena
affamata
e
voi
un
orso
!
»
Ma
questo
vuol
dir
divagare
dal
discorso
di
Alice
al
micio
:
-
Fingiamo
che
tu
sia
la
Regina
Rossa
,
Frufrù
.
Sai
che
penso
?
Che
se
tu
stessi
seduto
e
incrociassi
le
braccia
,
saresti
preciso
come
lei
.
Prova
subito
,
caro
.
E
Alice
prese
la
Regina
Rossa
dal
tavolo
e
la
mise
innanzi
al
micino
come
il
modello
da
imitare
;
ma
la
cosa
non
riuscì
,
principalmente
,
disse
Alice
,
perché
il
gattino
non
volle
piegar
bene
le
braccia
.
Così
,
per
punirlo
,
lo
tenne
di
fronte
allo
specchio
,
perché
guardasse
quant
'
era
goffo
.
-...E
se
non
stai
buono
,
-
aggiunse
,
-
ti
faccio
andare
nello
specchio
.
Ti
piacerebbe
di
andare
nello
specchio
?
Ora
,
se
stai
attento
,
Frufrù
,
e
non
parli
tanto
,
ti
dirò
tutta
la
mia
idea
intorno
alla
Casa
dello
Specchio
.
Prima
di
tutto
,
v
'
è
la
stanza
che
si
vede
attraverso
lo
Specchio
:
è
precisa
come
il
salotto
dove
stiamo
;
però
tutte
le
cose
son
messe
alla
rovescia
.
Salendo
su
una
sedia
la
veggo
tutta
...
tutta
tranne
la
parte
dietro
il
caminetto
.
Quanto
mi
piacerebbe
veder
quella
parte
!
Chi
sa
se
nell
'
inverno
c
'
è
il
fuoco
:
se
il
nostro
focolare
non
fa
fumo
,
non
s
'
indovina
mai
;
ma
se
c
'
è
fumo
di
qua
,
c
'
è
fumo
anche
di
là
.
Ma
chi
sa
,
può
essere
una
finzione
,
per
dare
a
credere
che
ci
sia
il
fuoco
anche
di
là
.
I
libri
,
poi
,
somigliano
ai
nostri
libri
;
ma
le
parole
sono
stampate
a
rovescio
.
Questo
lo
so
;
perché
ho
tenuto
un
libro
contro
lo
specchio
,
e
nell
'
altra
stanza
ne
hanno
pigliato
un
altro
.
«
Ti
piacerebbe
di
stare
nella
Casa
dello
Specchio
,
Frufrù
?
Chi
sa
,
se
ti
darebbero
il
latte
là
dentro
?
Forse
il
latte
della
Casa
dello
Specchio
non
è
buono
da
bere
...
E
ora
,
Frufrù
,
arriviamo
al
corridoio
.
Se
si
lascia
aperta
la
porta
del
nostro
salotto
si
vede
un
pezzettino
del
corridoio
della
Casa
dello
Specchio
:
somiglia
molto
al
corridoio
nostro
,
ma
chi
sa
se
più
in
là
non
è
diverso
.
Oh
,
Frufrù
,
che
bellezza
se
potessimo
entrare
nella
Casa
dello
Specchio
!
Son
certa
che
ci
sono
tante
belle
cose
.
Fingiamo
di
poterci
entrare
,
Frufrù
,
fingiamo
che
lo
specchio
sia
morbido
come
un
velo
,
e
che
si
possa
attraversare
.
To
'
,
adesso
sta
diventando
come
una
specie
di
nebbia
...
Entrarci
è
la
cosa
più
facile
del
mondo
.
»
Alice
stava
sulla
mensola
del
caminetto
mentre
diceva
così
,
sebbene
non
sapesse
spiegarsi
come
fosse
arrivata
lassù
.
E
certo
il
cristallo
cominciava
a
svanire
,
come
una
nebbia
lucente
.
L
'
istante
dopo
Alice
attraversava
lo
specchio
e
saltava
agilmente
nella
stanza
di
dietro
.
La
prima
cosa
che
fece
fu
di
guardare
se
ci
fosse
il
fuoco
nel
caminetto
,
e
fu
tanto
contenta
di
vedere
che
ce
n
'
era
uno
vero
,
pieno
di
fiamme
vive
,
come
quello
che
aveva
lasciato
nel
salotto
.
«
Così
,
qui
starò
calda
come
nell
'
altra
stanza
,
-
pensò
Alice
,
-
più
calda
,
veramente
,
perché
qui
non
ci
sarà
nessuno
che
mi
farà
allontanare
dal
caminetto
.
Che
bellezza
,
quando
mi
vedranno
attraverso
lo
specchio
e
non
potranno
toccarmi
!
»
Poi
cominciò
a
guardare
intorno
intorno
,
e
si
accorse
che
ciò
che
poteva
essere
veduto
dalla
vecchia
stanza
era
comune
e
poco
interessante
,
ma
che
tutto
il
resto
era
assolutamente
diverso
.
Per
esempio
,
i
ritratti
appesi
al
muro
sembravano
tutti
vivi
e
lo
stesso
orologio
sul
caminetto
(
come
comprendete
,
nello
specchio
si
vedeva
solo
la
parte
di
dietro
)
aveva
la
faccia
di
un
vecchietto
e
sogghignava
.
«
Questa
stanza
non
è
tenuta
pulita
come
l
'
altra
»
-
diceva
Alice
a
sé
stessa
,
vedendo
alcuni
pezzi
della
scacchiera
fra
la
cenere
del
focolare
;
ma
un
istante
dopo
con
un
piccolo
«
oh
»
di
sorpresa
s
'
inginocchiò
per
guardarli
.
Innanzi
ai
suoi
occhi
i
pezzi
della
scacchiera
sfilavano
per
due
.
-
Ecco
il
Re
Rosso
e
la
Regina
Rossa
,
-
disse
Alice
(
sottovoce
,
per
tema
di
spaventarli
)
-
ed
ecco
il
Re
Bianco
e
la
Regina
Bianca
che
si
seggono
sull
'
orlo
della
paletta
;
ed
ecco
i
due
Castelli
che
camminano
a
braccetto
...
Non
credo
che
possano
sentirmi
,
-
essa
continuò
,
chinando
un
po
'
di
più
la
testa
;
-
e
son
sicura
che
neanche
possono
vedermi
.
Mi
par
quasi
di
diventare
invisibile
...
Allora
qualche
cosa
cominciò
a
squittire
sul
tavolo
dietro
Alice
,
e
le
fece
volger
la
testa
appena
in
tempo
per
vedere
una
delle
Pedine
Bianche
rotolare
e
cominciare
a
dar
calci
:
ella
la
guardò
con
molta
curiosità
per
vedere
il
seguito
.
-
É
la
voce
di
mia
figlia
!
-
gridò
la
Regina
Bianca
,
passando
accanto
al
Re
e
urtandolo
con
tanta
violenza
che
lo
fece
stramazzare
fra
la
cenere
.
-
Mia
preziosissima
Lilla
!
...
Mio
regale
tesoro
,
-
e
cominciò
ad
arrampicarsi
selvaggiamente
sull
'
alare
.
-
Tua
regale
sventataccia
!
-
disse
il
Re
sfregandosi
il
naso
che
aveva
battuto
cadendo
.
Egli
aveva
diritto
di
essere
un
po
'
irritato
con
la
Regina
,
perché
era
coperto
di
cenere
dalla
testa
ai
piedi
.
Alice
era
ansiosissima
di
rendersi
utile
.
La
povera
Lilla
smaniava
e
strillava
disperatamente
;
ed
allora
ella
raccolse
in
fretta
la
Regina
e
la
mise
sul
tavolo
accanto
alla
sua
rumorosa
figlioletta
.
La
Regina
si
sedette
ansando
:
il
rapido
viaggio
per
l
'
aria
le
aveva
tolto
il
respiro
,
e
per
un
minuto
o
due
non
poté
far
altro
che
abbracciare
silenziosamente
la
piccola
Lilla
.
Ripreso
fiato
,
gridò
al
Re
Bianco
che
sedeva
imbronciato
nella
cenere
:
-
Bada
al
vulcano
.
-
Che
vulcano
?
-
disse
il
Re
,
guardando
ansiosamente
nel
fuoco
,
come
se
credesse
più
che
probabile
scoprirne
uno
.
-
M
'
ha
soffiato
!
-
balbettò
la
Regina
,
che
non
respirava
ancora
bene
.
-
Bada
di
tornare
qui
...
in
modo
regolare
...
non
farti
soffiare
!
Alice
osservava
il
Re
,
mentre
egli
si
sforzava
pianamente
d
'
arrampicarsi
d
'
asse
in
asse
,
e
finalmente
gli
disse
:
-
A
quella
velocità
ci
metterai
un
secolo
ad
arrivare
al
tavolo
.
Sarà
meglio
che
io
ti
aiuti
,
non
è
vero
?
Ma
il
Re
parve
non
accorgersi
di
quelle
parole
:
era
assolutamente
evidente
ch
'
egli
non
poteva
né
udirla
né
vederla
.
Così
Alice
lo
prese
molto
cortesemente
,
e
lo
sollevò
più
adagio
della
Regina
.
in
modo
da
non
togliergli
il
respiro
;
ma
prima
di
metterlo
sul
tavolo
,
pensò
bene
,
vedendolo
con
tanta
cenere
addosso
,
di
spolverarlo
un
poco
.
Essa
narrò
dopo
di
non
aver
mai
visto
in
tutta
la
sua
vita
una
faccia
come
quella
fatta
dal
Re
,
nel
momento
ch
'
egli
si
trovò
in
aria
tenuto
da
una
mano
invisibile
e
diligentemente
spolverato
:
ne
parve
così
stupito
che
non
fiatò
,
ma
gli
occhi
e
la
bocca
andarono
man
mano
diventando
più
grandi
e
più
rotondi
,
finché
la
mano
di
lei
lo
scosse
fra
tante
risate
che
ci
mancò
poco
non
lo
lasciasse
ricadere
sul
pavimento
.
-
Oh
!
non
far
quelle
smorfie
,
caro
!
-
esclamò
a
un
tratto
dimenticando
che
il
Re
non
poteva
udirla
.
-
Mi
fai
ridere
tanto
che
appena
posso
tenerti
!
E
non
spalancar
tanto
la
bocca
!
Si
riempirà
di
cenere
...
Ecco
,
mi
pare
che
ora
sii
abbastanza
pulito
!
-
ella
aggiunse
,
allisciandogli
i
capelli
e
mettendolo
sul
tavolo
accanto
alla
Regina
.
A
un
tratto
il
Re
stramazzò
supino
,
e
rimase
perfettamente
calmo
;
e
Alice
ebbe
un
po
'
paura
per
ciò
che
aveva
fatto
,
e
girò
un
po
'
per
la
stanza
per
trovare
un
po
'
d
'
acqua
e
gettargliela
in
faccia
.
Ma
non
poté
trovare
che
una
boccetta
d
'
inchiostro
,
e
quando
ritornò
con
la
boccetta
,
vide
che
il
Re
s
'
era
riavuto
e
che
parlava
con
la
Regina
in
un
timido
bisbiglio
...
così
basso
,
che
Alice
poté
con
difficoltà
udire
ciò
che
si
dicevano
.
Il
Re
diceva
:
-
Ti
assicuro
,
mia
cara
,
che
ero
diventato
freddo
fino
alla
punta
dei
baffi
.
E
la
Regina
rispondeva
:
-
Tu
non
hai
baffi
.
-
La
paura
di
quell
'
istante
,
-
continuò
il
Re
,
-
non
la
dimenticherò
mai
.
-
La
dimenticherai
,
-
disse
la
Regina
.
-
se
tu
non
l
'
annoti
nel
taccuino
.
Alice
osservò
con
grande
curiosità
che
il
Re
traeva
di
tasca
un
taccuino
enorme
,
e
cominciava
a
scrivere
.
Improvvisamente
le
saltò
in
mente
una
idea
,
e
afferrò
l
'
estremità
della
matita
che
sorpassava
la
spalla
del
Re
e
cominciò
a
scrivere
per
lui
.
Il
povero
Re
apparve
imbarazzato
e
dolente
,
e
lottò
per
qualche
tempo
con
la
matita
senza
dir
nulla
;
ma
Alice
era
più
forte
di
lui
.
Finalmente
egli
balbettò
:
-
Cara
mia
,
debbo
procurarmi
una
matita
più
sottile
.
Questa
non
la
so
adoperare
.
Scrive
cose
che
io
non
capisco
.
-
Che
cosa
?
-
disse
la
Regina
guardando
nel
libro
(
in
cui
Alice
aveva
scritto
:
«
Il
Cavaliere
Bianco
scivola
dall
'
alare
.
Egli
non
sa
stare
in
equilibrio
»
)
-
Questa
non
è
un
'
annotazione
che
ti
riguarda
.
Vi
era
un
libro
sul
tavolo
accanto
,
e
Alice
,
mentre
se
ne
stava
seduta
a
guardare
il
Re
Bianco
(
perché
ancora
si
sentiva
un
po
'
in
ansia
per
lui
e
aveva
l
'
inchiostro
pronto
per
gettarglielo
sul
viso
,
in
caso
dovesse
svenire
di
nuovo
)
si
mise
a
voltare
le
pagine
per
trovar
qualche
parte
che
potesse
leggere
,
«
perché
è
stampato
tutto
in
una
lingua
che
io
non
conosco
»
,
diceva
fra
sé
.
Era
così
:
irrat
ilgil
i
e
eccoc
a
are
'
S
,
ottehcsip
len
navallertrig
irranicnec
i
icsol
ittut
.
ottets
egnol
navaigguffus
Essa
guardò
impacciata
per
qualche
tempo
;
ma
finalmente
le
venne
un
lampo
di
luce
:
-
Naturalmente
è
un
libro
della
Casa
dello
Specchio
.
E
se
io
lo
metto
contro
uno
specchio
,
le
parole
si
raddrizzeranno
.
Questa
era
la
poesia
che
Alice
lesse
:
S
'
era
a
cocce
e
i
ligli
tarri
girtrellavan
nel
pischetto
,
tutti
losci
i
cencinarri
suffuggiavan
longe
stetto
.
«
Figlio
attento
al
Giabervocco
:
ha
gli
artigli
ed
ha
le
zanne
,
ed
attento
,
attento
aI
Tocco
,
e
disprezza
il
frumio
Stranne
!
»
Egli
prese
in
man
la
spada
-
da
gran
tempo
lo
cercava
-
e
sull
'
albero
di
nada
in
pensiero
riposava
.
Mentre
stava
sì
in
pensiero
ecco
il
Giabervocco
appare
per
il
bosco
artugio
e
fiero
tutte
alunche
fiamme
pare
.
Uno
e
due
!
Ecco
che
fa
l
'
itra
spada
zacche
,
zacche
.
L
'
erpa
testa
ei
lascia
,
e
va
galonfando
pel
pirracche
.
«
Hai
ucciso
il
Giabervocco
!
Vieni
,
figlio
,
che
t
'
abbracci
,
vieni
,
figlio
,
al
bardelocco
dei
dì
lieti
di
limacci
!
»
S
'
era
a
cocce
e
i
ligli
tarri
girtrellavan
nel
pischetto
,
tutti
losci
i
cencinarri
suffuggiavan
longe
stetto
.
-
Sembra
bella
,
-
essa
disse
,
quando
l
'
ebbe
finita
,
-
ma
è
piuttosto
difficile
a
capire
!
(
Come
vedete
,
non
confessava
neanche
a
sé
stessa
che
non
poteva
comprenderla
.
)
Però
mi
pare
che
mi
riempia
la
testa
d
'
idee
...
Soltanto
non
so
di
che
si
tratti
.
Certo
qualcuno
uccise
qualche
cosa
:
comunque
sia
questo
è
chiarissimo
...
«
Ma
,
ohi
!
-
pensò
Alice
,
levandosi
immediatamente
,
-
se
non
faccio
in
fretta
,
dovrò
ritornare
oltre
lo
specchio
,
prima
d
'
aver
visitato
il
resto
della
casa
.
Vado
prima
a
dare
un
occhiata
al
giardino
.
»
In
un
istante
era
fuori
della
stanza
e
correva
giù
per
le
scale
...
Veramente
correre
non
è
la
parola
esatta
.
La
sua
era
una
nuova
invenzione
per
far
le
scale
rapidamente
e
facilmente
,
come
diceva
Alice
a
sé
stessa
.
Essa
poggiava
la
punta
delle
dita
sulla
ringhiera
,
e
andava
leggermente
giù
senza
neanche
toccare
i
gradini
coi
piedi
;
poi
volò
giù
per
l
'
atrio
,
e
sarebbe
andata
dritta
alla
porta
nello
stesso
modo
,
se
non
si
fosse
afferrata
al
pilastro
.
Sentiva
un
po
'
di
vertigine
passando
così
per
aria
e
fu
lieta
quando
si
accorse
che
camminava
di
nuovo
nel
modo
solito
.
II
IL
GIARDINO
DEI
FlORI
VIVI
«
Vedrei
il
giardino
molto
meglio
,
-
disse
Alice
fra
sé
,
-
se
potessi
arrivare
in
cima
a
quella
collina
.
Ecco
un
sentiero
che
ci
va
dritto
dritto
...
almeno
...
no
,
no
...
non
ci
va
...
-
(
dopo
aver
fatto
pochi
passi
lungo
il
sentiero
e
aver
girato
parecchi
angoli
acuti
)
-
ma
credo
che
finalmente
ci
andrà
.
Ma
che
strane
voltate
che
fa
!
Somiglia
più
a
un
cavaturaccioli
che
a
un
viottolo
.
Ecco
,
di
qui
si
va
alla
collina
,
mi
pare
...
No
,
non
ci
si
va
.
Si
rivà
dritto
a
casa
.
E
allora
proverò
per
l
'
altra
via
.
»
E
così
fece
:
vagando
su
e
giù
,
e
girando
un
angolo
dopo
l
'
altro
,
e
alla
fine
tornando
sempre
alla
casa
.
In
verità
,
una
volta
,
girando
un
angolo
più
velocemente
del
solito
,
gli
corse
incontro
prima
di
potersi
fermare
.
«
É
inutile
parlarne
,
-
disse
Alice
,
guardando
la
casa
e
facendo
le
viste
di
discutere
con
essa
,
-
per
ora
non
voglio
rientrare
.
Dovrei
ripassare
un
'
altra
volta
per
lo
specchio
,
e
mi
ritroverei
nella
vecchia
stanza
...
e
addio
a
tutte
le
mie
avventure
!
»
Così
,
risolutamente
volgendo
le
spalle
alla
casa
,
ripigliò
la
via
giù
per
il
sentiero
,
decisa
di
andar
dritta
fino
alla
collina
.
Andò
bene
per
pochi
minuti
,
e
stava
dicendo
:
«
Questa
volta
sul
serio
ci
arriverò
...
»
quando
il
sentiero
fece
una
brusca
voltata
e
si
scosse
(
come
ella
disse
poi
)
e
l
'
istante
appresso
Alice
s
'
avvide
di
camminare
in
realtà
verso
la
porta
.
-
Oh
,
è
troppo
cattiva
!
-
ella
esclamò
.
Non
ho
visto
mai
una
casa
venirmisi
a
cacciare
così
tra
i
piedi
.
Mai
!
Però
la
collina
era
in
piena
vista
,
e
non
c
'
era
da
far
altro
che
mettersi
di
nuovo
in
viaggio
.
Questa
volta
ella
arrivò
ad
una
grande
aiuola
,
tutta
orlata
di
margherite
,
e
con
un
salice
piangente
nel
mezzo
.
-
Oh
Giglio
,
-
disse
Alice
,
rivolgendosi
a
uno
stelo
che
oscillava
graziosamente
al
vento
,
vorrei
che
tu
potessi
parlare
.
-
Noi
possiamo
parlare
,
-
disse
il
Giglio
,
-
se
c
'
è
qualcuno
con
cui
metta
conto
di
parlare
.
Alice
fu
così
stupita
che
rimase
senza
parola
per
un
minuto
.
Finalmente
,
siccome
il
Giglio
non
faceva
che
oscillare
,
ripigliò
a
discorrere
timidamente
...
quasi
con
un
bisbiglio
.
-
E
tutti
i
fiori
parlano
?
-
Come
te
,
-
disse
il
Giglio
,
-
e
molto
più
forte
.
-
Sai
,
-
disse
la
Rosa
,
-
cominciar
noi
non
sta
bene
,
e
veramente
tu
parlavi
;
dicevo
a
me
stessa
:
«
Il
suo
viso
ha
qualche
significato
,
sebbene
non
sia
furbo
»
.
Pure
,
tu
hai
il
colore
giusto
,
e
col
colore
giusto
si
va
lontano
.
-
Non
m
'
importa
nulla
del
colore
,
-
disse
il
Giglio
.
-
Starebbe
meglio
se
ella
avesse
i
petali
un
po
'
più
arricciati
.
Ad
Alice
non
piaceva
di
essere
giudicata
,
e
così
cominciò
a
fare
delle
domande
.
-
Non
avete
paura
d
'
esser
piantati
qui
fuori
,
con
nessuno
che
vi
accudisca
?
-
V
'
è
l
'
albero
nel
mezzo
,
-
disse
la
Rosa
,
a
che
altro
servirebbe
?
-
Ma
che
potrebbe
fare
innanzi
a
un
pericolo
?
-
chiese
Alice
.
-
Troncarlo
,
-
disse
la
Rosa
.
-
É
per
questo
,
-
disse
una
Margherita
,
-
che
il
suo
fusto
si
chiama
tronco
.
-
Non
sai
questo
?
-
gridò
un
'
altra
Margherita
,
e
tutte
cominciarono
a
strillare
in
coro
,
finché
l
'
aria
parve
tutta
assordata
da
quelle
stridule
voci
.
-
Silenzio
,
tutte
!
-
gridò
il
Giglio
,
agitandosi
irosamente
da
un
lato
all
'
altro
,
fremente
di
rabbia
.
-
Siccome
sanno
che
io
non
posso
raggiungerle
,
-
balbettò
,
piegando
verso
Alice
la
testa
tremante
,
-
si
mettono
a
gridare
a
quel
modo
.
-
Non
ci
badare
,
disse
Alice
con
accento
carezzevole
,
e
,
chinandosi
sulle
margherite
,
che
stavano
ricominciando
,
bisbigliò
:
-
Se
non
state
zitte
,
vi
colgo
.
Vi
fu
un
istante
di
silenzio
e
parecchie
delle
margheritine
rosee
diventarono
bianche
.
-
Benissimo
!
-
disse
il
Giglio
.
-
Le
margherite
hanno
un
carattere
pessimo
.
Quando
una
parla
,
cominciano
tutte
,
e
non
ci
vuol
altro
per
seccare
chi
le
sente
.
-
Come
va
che
voi
potete
parlare
così
bene
?
-
disse
Alice
,
sperando
di
addolcirlo
con
un
complimento
.
-
Sono
stata
in
tanti
giardini
,
ma
non
ho
mai
sentito
parlare
i
fiori
.
-
Metti
giù
la
mano
e
tasta
il
suolo
,
-
disse
il
Giglio
.
-
Saprai
il
perché
.
Alice
obbedì
.
-
É
molto
duro
,
-
ella
disse
,
-
ma
non
capisco
che
c
'
entri
.
-
Nella
maggior
parte
dei
giardini
.
-
disse
il
Giglio
,
-
fanno
i
letti
dei
fiori
troppo
soffici
,
e
così
i
fiori
dormono
sempre
.
La
ragione
era
ottima
,
e
Alice
fu
lieta
di
apprenderla
.
-
Non
ci
avevo
pensato
,
-
disse
.
-
Credo
che
tu
non
pensi
mai
!
-
disse
la
Rosa
con
un
tono
piuttosto
severo
.
Non
ho
visto
mai
una
fisionomia
più
stupida
,
-
disse
la
Viola
così
improvvisamente
,
che
Alice
diede
un
balzo
.
-
Tieni
a
posto
quella
lingua
!
-
grido
il
Giglio
.
-
Come
se
tu
vedessi
mai
nessuno
.
Tu
nascondi
la
testa
sotto
le
foglie
e
vi
russi
tanto
che
ne
sai
del
mondo
quanto
può
saperne
un
germoglio
.
-
Ci
sono
soltanto
io
nel
giardino
o
c
'
è
altra
gente
?
-
chiese
Alice
,
non
volendo
raccogliere
l
'
ultima
osservazione
della
Rosa
.
-
V
'
è
un
altro
fiore
nel
giardino
che
può
muoversi
come
te
,
-
disse
la
Rosa
.
-
Vorrei
sapere
come
fai
...
(
«
Tu
sempre
vuoi
sapere
»
disse
il
Giglio
)
,
ma
è
più
affaccendata
di
te
.
-
É
come
me
?
-
chiese
Alice
sollecita
,
perché
un
pensiero
le
era
lampeggiato
:
«
V
'
è
un
'
altra
bambina
in
qualche
parte
del
giardino
?
»
-
Sì
ha
la
stessa
tua
goffa
statura
,
-
disse
la
Rosa
,
-
ma
è
più
rossa
,
e
i
suoi
petali
sono
più
corti
,
credo
.
-
Sono
più
stretti
,
come
quelli
della
dalia
,
disse
il
Giglio
,
-
e
le
cadono
intorno
intorno
come
i
tuoi
.
-
Non
è
colpa
tua
,
-
aggiunse
cortesemente
la
Rosa
,
-
se
cominci
a
impallidire
...
e
i
tuoi
petali
cominciano
a
insudiciarsi
.
Non
piacque
ad
Alice
questa
osservazione
,
e
,
per
cambiar
discorso
,
chiese
:
-
Viene
qui
qualche
volta
?
-
Credo
che
la
vedrai
presto
,
-
disse
la
Rosa
,
-
ella
è
della
specie
a
nove
punte
,
sai
?
-
Dove
le
porta
?
-
chiese
Alice
,
curiosa
.
-
Intorno
alla
testa
,
naturalmente
,
-
rispose
la
Rosa
.
-
Mi
domandavo
perché
tu
non
le
avessi
.
Credevo
che
quello
fosse
il
tipo
normale
.
-
Viene
!
-
gridò
lo
Spron
di
Cavaliere
.
Sento
i
suoi
passi
,
tump
tump
,
sulla
ghiaia
del
viale
.
Alice
si
volse
rapidamente
,
e
vide
la
Regina
Rossa
.
-
É
cresciuta
molto
,
-
fu
la
sua
prima
osservazione
.
Era
cresciuta
davvero
.
Quando
Alice
l
'
aveva
raccolta
dalla
cenere
era
alta
non
più
di
otto
centimetri
,
ed
in
quel
momento
era
di
mezza
testa
più
alta
d
'
Alice
.
-
Effetto
dell
'
aria
fresca
,
-
disse
la
Rosa
,
-
qui
abbiamo
un
'
aria
meravigliosa
.
-
Vorrei
andarle
incontro
,
-
disse
Alice
,
perché
sebbene
i
discorsi
dei
fiori
fossero
interessanti
,
capiva
che
sarebbe
stato
molto
più
importante
conversare
con
una
vera
Regina
.
-
Forse
non
potrai
andarci
,
-
disse
la
Rosa
;
-
ti
consiglierei
d
'
andare
dall
'
altra
parte
.
Questo
parve
una
sciocchezza
ad
Alice
,
e
non
disse
nulla
,
e
s
'
avviò
verso
la
Regina
Rossa
.
Con
sua
grande
sorpresa
,
immediatamente
la
perse
di
vista
,
e
s
'
avvide
di
camminare
ancora
verso
la
porta
.
Si
ritrasse
un
po
'
irritata
e
,
cercando
per
ogni
dove
la
Regina
(
che
scoperse
finalmente
a
grande
distanza
)
,
pensò
finalmente
di
tentar
di
camminare
nella
direzione
opposta
.
Le
riuscì
magnificamente
.
Non
aveva
fatto
neanche
un
minuto
di
strada
che
si
trovò
a
faccia
a
faccia
con
la
Regina
Rossa
e
in
piena
vista
della
collina
alla
quale
aveva
mirato
per
tanto
tempo
.
-
Donde
vieni
?
-
disse
la
Regina
Rossa
,
-
e
dove
vai
?
Guardami
in
viso
,
parla
dolcemente
,
e
intanto
non
agitar
le
dita
.
Alice
obbedì
a
tutte
queste
ingiunzioni
,
e
rispose
,
come
meglio
poté
,
di
aver
smarrita
la
sua
via
.
-
Non
so
che
intendi
per
la
tua
via
,
-
disse
la
Regina
;
-
tutte
le
vie
qui
attorno
appartengono
a
me
...
ma
d
'
altra
parte
,
perché
sei
venuta
qui
fuori
?
-
aggiunse
con
tono
più
cortese
.
-
Fa
un
inchino
mentre
pensi
a
ciò
che
dici
.
Si
guadagna
tempo
.
Alice
si
mostrò
molto
meravigliata
,
ma
aveva
troppo
timore
per
la
Regina
per
non
crederle
.
«
Proverò
quando
ritorno
a
casa
,
diceva
fra
sé
,
la
prima
volta
che
sarò
un
po
'
in
ritardo
pel
desinare
.
»
-
É
ora
di
rispondere
,
-
fece
la
Regina
,
guardando
un
orologetto
,
-
apri
un
po
'
più
la
bocca
quando
parli
,
e
di
'
sempre
:
«
Vostra
Maestà
.
»
-
Volevo
soltanto
visitare
il
giardino
,
Vostra
Maestà
...
-
Ora
va
bene
,
-
disse
la
Regina
,
battendole
sulla
testa
,
cosa
che
ad
Alice
non
piacque
affatto
,
-
ma
se
mi
parli
di
«
giardino
»
ho
veduto
giardini
a
petto
ai
quali
questo
sarebbe
un
deserto
.
Alice
non
osò
di
contrastare
questa
asserzione
,
e
continuò
:
-
Cercavo
la
strada
che
mena
in
cima
alla
collina
.
-
Se
mi
parli
di
«
collina
»
,
-
interruppe
la
Regina
,
-
io
potrei
mostrarti
colline
a
petto
alle
quali
questa
potresti
chiamarla
«vallata.»
-
No
,
che
non
potrei
,
-
disse
Alice
,
che
si
sorprese
finalmente
a
contraddirla
;
-
una
collina
non
può
essere
una
vallata
,
è
un
'
assurdità
...
La
Regina
Rossa
scosse
la
testa
:
-
Chiamala
assurdità
,
se
ti
piace
,
-
disse
,
-
ma
io
ho
sentito
delle
assurdità
a
petto
alle
quali
questa
sarebbe
più
piena
di
significati
di
un
dizionario
.
Alice
fece
di
nuovo
un
inchino
,
perché
,
dal
tono
con
cui
la
Regina
parlava
,
temeva
di
averla
offesa
;
e
si
misero
a
camminare
in
silenzio
finché
arrivarono
alla
cima
della
collinetta
.
Per
alcuni
minuti
Alice
se
ne
stette
in
silenzio
,
guardando
la
campagna
in
tutte
le
direzioni
...
Era
una
campagna
stranissima
.
Un
gran
numero
di
ruscelletti
l
'
attraversavan
dritti
da
un
lato
e
l
'
altro
,
e
il
terreno
che
li
separava
era
diviso
in
quadrati
da
un
gran
numero
di
piccole
siepi
verdi
che
andavan
da
un
ruscello
all
'
altro
.
-
Mi
pare
disegnata
proprio
come
una
grande
scacchiera
,
-
disse
Alice
finalmente
.
-
Vi
dovrebbero
essere
qua
e
là
degli
uomini
che
si
muovono
...
ed
eccoli
,
ci
sono
!
-
aggiunse
deliziata
,
e
il
cuore
le
comincio
a
battere
più
celere
mentre
continuava
:
-
Si
giuoca
un
giuoco
colossale
di
scacchi
...
per
tutto
il
mondo
...
se
questo
e
un
mondo
.
Oh
,
che
divertimento
!
Vorrei
essere
del
giuoco
.
Non
m
'
importerebbe
d
'
essere
una
Pedina
,
purché
potessi
essere
là
con
loro
,
ma
naturalmente
mi
piacerebbe
di
più
essere
Regina
.
Diede
un
timido
sguardo
alla
vera
Regina
,
mentre
diceva
così
,
e
la
sua
compagna
accennò
un
gentile
sorriso
e
disse
:
-
Se
ti
piace
,
si
può
far
subito
.
Puoi
essere
la
Pedina
della
Regina
Bianca
,
perché
Lilla
è
troppo
giovane
per
giocare
;
e
intanto
tu
sei
nella
seconda
Casella
;
quando
arriverai
all
'
ottava
Casella
sarai
Regina
.
Proprio
in
quel
momento
,
chi
sa
come
,
cominciarono
a
correre
.
Alice
non
poté
mai
capire
,
ripensandoci
dopo
,
come
avesse
cominciato
:
tutto
ciò
che
ricordava
si
era
che
correvano
l
'
una
dietro
l
'
altra
,
tenendosi
per
mano
,
e
che
la
Regina
andava
così
veloce
che
ella
stentava
a
mantenere
lo
stesso
passo
;
e
pure
la
Regina
continuava
a
strillare
:
«
Più
presto
,
più
presto
!
»
ma
Alice
non
poteva
andare
più
presto
,
e
non
aveva
più
un
filo
di
fiato
per
dirlo
.
E
il
più
strano
si
era
che
gli
alberi
e
tutti
gli
altri
oggetti
d
'
intorno
non
cambiavan
mai
di
posto
:
per
quanto
veloci
esse
andassero
,
non
si
lasciavan
dietro
mai
niente
:
«
Forse
tutte
le
cose
si
muovono
con
noi
...
»
diceva
tra
sé
Alice
,
non
sapendo
che
pensare
.
E
la
Regina
pareva
indovinasse
i
suoi
pensieri
,
perché
gridava
:
«
Più
presto
!
Non
tentar
di
parlare
!
»
Non
che
Alice
avesse
l
'
intenzione
di
farlo
.
Le
era
rimasto
così
poco
fiato
,
che
non
sapeva
se
avrebbe
mai
potuto
riparlar
più
:
e
la
Regina
gridava
:
«
Più
presto
!
più
presto
!
»
e
se
la
trascinava
appresso
.
-
Siamo
arrivate
?
-
poté
finalmente
domandare
Alice
,
con
un
soffio
.
-
Arrivate
?
-
rispose
la
Regina
.
-
Ci
siamo
passate
dieci
minuti
fa
.
Più
presto
!
E
corsero
per
qualche
tempo
in
silenzio
,
col
vento
che
soffiava
nelle
orecchie
di
Alice
,
dandole
la
sensazione
di
strapparle
i
capelli
.
-
Su
!
su
!
-
gridava
la
Regina
.
-
Più
presto
!
più
presto
!
E
andavano
così
veloci
che
finalmente
parve
traversassero
l
'
aria
a
volo
,
sfiorando
a
pena
coi
piedi
il
suolo
,
finché
improvvisamente
,
nell
'
istante
che
Alice
si
sentiva
assolutamente
esausta
,
si
fermarono
,
ed
ella
si
trovò
seduta
senza
respiro
in
terra
e
con
la
testa
che
le
girava
.
La
Regina
l
'
adagiò
contro
un
albero
,
e
cortesemente
le
disse
:
-
Ora
puoi
riposarti
un
poco
.
Alice
si
guardò
intorno
,
sorpresa
.
-
Ma
mi
pare
che
in
tutto
questo
tempo
non
ci
siamo
mosse
da
quest
'
albero
.
Non
c
'
è
nulla
di
cambiato
in
questo
luogo
.
-
É
naturale
,
-
disse
la
Regina
;
-
che
cosa
avresti
voluto
?
-
Ma
nel
nostro
paese
,
-
disse
Alice
,
che
ancora
ansava
un
poco
,
-
generalmente
si
arriva
altrove
...
dopo
che
si
è
corso
tanto
tempo
come
abbiamo
fatto
noi
.
-
Che
razza
di
paese
!
-
disse
la
Regina
.
Qui
invece
,
per
quanto
si
possa
correre
si
rimane
sempre
allo
stesso
punto
.
Se
si
vuole
andare
in
qualche
altra
parte
,
si
deve
correre
almeno
con
una
velocità
doppia
della
nostra
.
-
Non
ci
vorrei
provare
!
-
disse
Alice
.
Son
contenta
di
starmene
qui
...
soltanto
ho
caldo
e
sete
.
-
So
che
cosa
ti
piacerebbe
ora
,
-
disse
la
Regina
con
affabilità
,
cavando
una
scatolina
di
tasca
.
-
Mangia
un
biscotto
!
Alice
pensò
che
non
sarebbe
stato
cortese
dir
di
no
,
benché
non
fosse
quello
che
desiderava
.
Prese
il
biscotto
e
fece
del
suo
meglio
per
mangiarlo
:
era
molto
secco
.
In
vita
sua
non
s
'
era
mai
sentita
in
tanto
pericolo
di
strozzarsi
.
-
Mentre
tu
ti
rinfreschi
,
-
disse
la
Regina
,
-
io
prenderò
le
misure
.
E
cavò
di
tasca
la
fettuccia
del
metro
,
e
cominciò
a
misurare
il
terreno
e
a
ficcare
qua
e
là
dei
piccoli
pioli
.
-
Alla
fine
di
due
metri
,
-
ella
disse
,
mettendo
un
piolo
per
segnar
la
distanza
,
-
ti
darò
le
istruzioni
...
Vuoi
un
altro
biscotto
?
-
No
,
grazie
,
-
disse
Alice
,
-
ne
ho
abbastanza
d
'
uno
.
-
La
sete
è
spenta
,
spero
?
-
disse
la
Regina
.
Alice
non
sapeva
che
dire
,
ma
fortunatamente
la
Regina
non
aspettò
la
risposta
,
e
continuò
:
-
Alla
fine
di
tre
metri
,
le
ripeterò
,
per
non
fartele
dimenticare
.
Alla
fine
di
quattro
,
ti
dirò
addio
.
Alla
fine
di
cinque
,
me
ne
andrò
.
In
quel
momento
aveva
finito
di
mettere
i
pioli
,
e
Alice
stette
a
guardare
con
grande
interesse
,
mentre
la
Regina
ritornava
all
'
albero
,
e
cominciava
a
camminare
pianamente
giù
per
la
fila
.
Al
piolo
del
secondo
metro
,
ella
si
volse
e
disse
:
-
Una
pedina
,
sai
,
fa
due
caselle
nella
sua
prima
mossa
.
Così
andrai
rapidamente
per
la
terza
Casella
-
per
ferrovia
,
direi
,
-
e
ti
troverai
subito
nella
quarta
.
Bene
,
la
quarta
Casella
appartiene
a
Tuidledum
e
Tuidledì
...
la
quinta
la
maggior
parte
è
acqua
...
La
sesta
appartiene
a
Unto
Dunto
...
Ma
non
mi
dici
nulla
?
-
Io
...
io
non
sapevo
di
dover
dir
qualche
cosa
...
proprio
ora
,
-
balbettò
Alice
.
-
Avresti
dovuto
dire
,
-
continuò
la
Regina
con
tono
di
grave
rimprovero
:
«
Siete
molto
gentile
a
dirmi
tante
cose
»
.
Ma
facciamo
conto
che
tu
l
'
abbia
detto
...
La
settima
Casella
è
tutta
foresta
...
ma
uno
dei
Cavalieri
t
'
indicherà
la
via
...
e
nell
'
ottava
Casella
noi
saremo
Regine
insieme
,
e
tutto
sarà
festa
e
allegria
.
Alice
si
levò
e
fece
un
inchino
.
e
si
risedé
di
nuovo
.
Al
prossimo
piolo
,
la
Regina
si
voltò
ancora
e
disse
:
-
Parla
in
francese
quando
una
cosa
non
sai
pensarla
nella
tua
lingua
...
volgi
all
'
infuori
le
dita
dei
piedi
camminando
...
e
ricorda
chi
sei
.
Questa
volta
non
aspettò
che
Alice
s
'
inchinasse
,
ma
si
diresse
velocemente
al
prossimo
piolo
,
dove
si
voltò
un
momento
per
dire
«
addio
»
,
e
quindi
corse
in
gran
fretta
all
'
ultimo
.
Come
avvenisse
,
Alice
non
seppe
mai
;
ma
,
non
appena
raggiunto
l
'
ultimo
piolo
,
la
Regina
non
c
'
era
più
.
Se
si
fosse
dileguata
in
aria
o
se
fosse
corsa
velocemente
nel
bosco
(
«
essa
può
correre
tanto
presto
»
,
pensava
Alice
)
,
non
vi
fu
assolutamente
mezzo
d
'
indovinare
:
era
sparita
,
e
Alice
cominciò
a
ricordarsi
d
'
essere
una
Pedina
e
che
il
suo
dovere
era
di
muoversi
.
III
GL
'
INSETTI
DELLO
SPECCHIO
Naturalmente
la
prima
cosa
da
fare
era
di
esaminare
attentamente
il
paese
attraverso
il
quale
doveva
viaggiare
.
«
É
come
studiar
la
geografia
,
-
pensava
Alice
,
mentre
si
levava
in
punta
di
piedi
con
la
speranza
di
vedere
un
po
'
più
oltre
.
-
Fiumi
principali
...
non
ve
ne
sono
.
Montagne
principali
...
La
sola
montagna
qui
son
io
,
ma
credo
di
non
aver
nome
.
Città
principali
...
Ah
!
...
e
che
sono
quelle
bestie
che
fanno
il
miele
laggiù
?
Non
possono
essere
api
...
le
api
non
si
potrebbero
vedere
alla
distanza
di
un
miglio
.
»
E
per
qualche
tempo
rimase
silenziosa
,
guardandone
una
che
s
'
aggirava
tra
i
fiori
,
ficcando
la
proboscide
nei
loro
calici
.
«
Proprio
come
un
'
ape
»
,
pensava
Alice
.
Però
era
tutt
'
altro
che
un
'
ape
:
infatti
,
era
un
elefante
...
come
Alice
scoprì
presto
,
con
uno
stupore
che
le
tolse
quasi
il
respiro
.
«
E
che
enormi
fiori
debbono
essere
!
»
-
si
disse
poi
.
-
«
Qualche
cosa
come
dei
villini
senza
tetto
e
con
uno
stelo
...
e
che
gran
quantità
di
miele
debbono
fare
!
Voglio
andar
giù
a
...
No
,
non
voglio
andare
ancora
»
,
continuò
arrestandosi
,
dopo
aver
cominciato
a
correre
giù
per
la
collina
,
tentando
di
trovar
qualche
scusa
per
quel
suo
improvviso
timore
.
«
Non
andrò
mai
giù
tra
quelle
bestie
senza
una
pertica
per
scacciarle
...
E
che
divertimento
sarà
quando
mi
si
domanderà
se
mi
è
piaciuta
la
passeggiata
!
Io
dirò
:...Oh,
m
'
è
piaciuta
tanto
...
(
qui
fece
la
sua
solita
scrollatina
di
testa
)
,
soltanto
c
'
era
tanta
polvere
e
tanto
caldo
,
e
gli
elefanti
m
'
hanno
seccato
un
poco
.
»
«
É
meglio
andar
giù
per
l
'
altra
via
,
»
disse
dopo
una
pausa
:
-
«
e
forse
potrò
vedere
gli
elefanti
più
tardi
.
Inoltre
così
arriverò
nella
Terza
Casella
.
»
E
con
questa
scusa
corse
giù
per
la
collina
e
saltò
oltre
il
primo
dei
sei
ruscelletti
.
*
*
*
-
I
biglietti
,
per
favore
!
-
disse
la
Guardia
,
cacciando
la
testa
allo
sportello
.
In
un
istante
tutti
cavarono
fuori
i
biglietti
.
Erano
biglietti
della
stessa
dimensione
delle
persone
e
pareva
che
riempissero
la
vettura
.
-
Su
,
il
tuo
biglietto
,
bambina
,
-
continuò
la
Guardia
,
guardando
severamente
Alice
.
E
molte
voci
dissero
tutte
insieme
(
«
come
il
coro
d
'
un
canto
»
pensava
Alice
)
:
-
Non
lo
fare
aspettare
,
bambina
,
ché
il
suo
tempo
vale
mille
lire
al
minuto
.
-
Mi
dispiace
di
non
averlo
,
-
disse
Alice
tutta
impaurita
:
-
nel
luogo
dove
sono
partita
,
non
c
'
era
l
'
ufficio
del
bigliettario
.
E
di
nuovo
il
coro
delle
voci
continuò
:
-
Non
c
'
era
spazio
per
l
'
ufficio
nel
luogo
donde
essa
è
partita
.
Il
terreno
lì
vale
mille
lire
il
centimetro
.
-
Le
scuse
sono
inutili
,
-
disse
la
Guardia
,
-
dovevi
comprare
il
biglietto
dal
macchinista
.
E
ancora
una
volta
il
coro
delle
voci
continuò
:
-
L
'
uomo
che
conduce
la
macchina
.
Ebbene
,
il
fumo
solo
vale
mille
lire
lo
sbuffo
.
Alice
diceva
fra
sé
:
«
É
inutile
tentar
di
parlare
.
»
E
siccome
non
aveva
parlato
,
non
sentì
il
coro
delle
voci
,
ma
con
sua
gran
sorpresa
s
'
accorse
che
tutti
pensavano
in
coro
(
io
spero
che
voi
comprendiate
che
cosa
significa
pensare
in
coro
...
perché
debbo
confessare
che
io
non
lo
comprendo
)
:
-
É
meglio
non
dire
nulla
.
La
lingua
vale
mille
lire
la
parola
.
«
Stanotte
mi
sognerò
le
mille
lire
,
son
certo
che
le
sognerò
»
,
pensava
Alice
.
In
quel
momento
la
Guardia
la
stava
fissando
prima
con
un
telescopio
,
poi
con
un
microscopio
,
e
poi
con
un
binocolo
.
Infine
disse
:
-
Tu
viaggi
in
senso
inverso
!
E
così
dicendo
,
chiuse
lo
sportello
e
se
ne
andò
.
-
Una
bambina
così
piccola
,
-
disse
il
signore
che
le
sedeva
di
fronte
,
vestito
di
carta
bianca
,
-
dovrebbe
sapere
in
che
senso
viaggia
,
anche
se
essa
non
sa
come
si
chiama
.
Un
Caprone
,
che
sedeva
accanto
al
signore
in
bianco
,
chiuse
gli
occhi
e
disse
a
voce
alta
:
-
Essa
doveva
sapere
la
via
dell
'
ufficio
dei
biglietti
,
anche
se
non
sa
leggere
.
Ma
uno
Scarabeo
che
sedeva
accanto
al
Caprone
(
era
una
stranissima
vettura
tutta
piena
di
passeggeri
d
'
ogni
specie
)
disse
,
giacché
pareva
che
si
seguisse
la
regola
di
parlare
a
turno
:
-
Essa
dovrà
essere
rimandata
di
qui
come
bagaglio
.
Alice
non
poté
vedere
quello
che
aveva
parlato
dopo
lo
Scarabeo
,
ma
poi
sentì
una
voce
affannata
e
cava
:
-
Si
cambia
la
macchina
!
...
-
disse
la
voce
,
che
poi
fu
come
soffocata
e
costretta
a
interrompersi
.
-
Sembra
la
voce
di
un
cavallo
,
-
diceva
Alice
fra
sé
;
e
una
voce
straordinariamente
sottile
,
accanto
all
'
orecchio
di
lei
,
disse
:
-
Tu
dovresti
fare
un
bisticcio
su
questo
:
un
bisticcio
su
cava
e
cavallo
.
Allora
una
voce
gentile
in
distanza
disse
:
-
Sapete
,
le
bisogna
mettere
l
'
etichetta
:
«
Ragazza
,
fragile
.
»
E
dopo
questa
,
altre
voci
continuarono
:
(
«
Quanta
gente
c
'
è
in
questa
vettura
!
»
pensava
Alice
)
:
-
Essa
deve
andare
per
posta
,
perché
ha
un
collo
addosso
.
Deve
essere
mandata
come
un
dispaccio
per
telegramma
...
Deve
tirare
il
treno
da
sé
per
il
resto
del
viaggio
...
E
altre
proposte
di
questo
genere
.
Ma
il
signore
vestito
di
carta
bianca
si
chinò
un
po
'
e
le
bisbigliò
all
'
orecchio
:
-
Non
badare
a
ciò
che
si
dice
,
cara
,
ma
prendi
un
biglietto
di
ritorno
tutte
le
volte
che
il
treno
si
ferma
.
-
Veramente
non
lo
farò
,
-
disse
Alice
con
qualche
impazienza
,
-
io
non
appartengo
a
questo
viaggio
di
strada
ferrata
...
Poco
fa
ero
in
un
bosco
...
e
vorrei
poter
tornare
indietro
.
Disse
la
piccola
voce
accanto
al
suo
orecchio
:
-
Adesso
potresti
fare
un
giuoco
di
parole
:
qualche
cosa
,
sai
,
su
volere
e
potere
.
-
Non
mi
seccare
,
-
disse
Alice
,
invano
guardandosi
per
scoprire
donde
venisse
la
voce
;
-
se
ti
piacciono
tanto
i
giuochi
di
parole
,
perché
non
ne
fai
uno
tu
?
La
piccola
voce
trasse
un
profondo
sospiro
:
segno
evidente
di
grande
infelicità
,
e
Alice
avrebbe
detto
qualche
parola
di
consolazione
,
«
se
il
sospiro
fosse
stato
come
tanti
altri
!
»
ella
si
diceva
.
Ma
era
così
straordinariamente
minuscolo
,
che
non
si
sarebbe
assolutamente
sentito
,
se
non
le
fosse
sonato
accanto
all
'
orecchio
.
Per
conseguenza
ella
avvertiva
un
forte
solletico
all
'
orecchio
che
la
stornava
dal
pensiero
dell
'
infelicità
della
povera
creaturina
.
Continuò
la
piccola
voce
:
-
So
che
tu
sei
un
'
amica
una
cara
amica
,
una
vecchia
amica
.
Benché
io
sia
un
insetto
,
tu
non
mi
farai
male
.
-
Che
specie
di
insetto
?
-
Alice
chiese
con
ansia
.
Ciò
che
voleva
veramente
sapere
era
se
pungesse
o
no
,
ma
pensò
che
non
era
una
domanda
che
si
potesse
educatamente
mettere
.
-
Che
!
allora
non
ti
....
.
cominciò
la
vocettina
,
quando
fu
soffocata
da
un
acuto
strillo
che
veniva
dalla
macchina
,
e
tutti
si
levarono
impauriti
.
Alice
tra
gli
altri
.
Il
Cavallo
che
aveva
messo
la
testa
allo
sportello
,
la
ritrasse
tranquillamente
dicendo
:
-
Si
tratta
di
saltare
un
ruscello
.
Tutti
parvero
soddisfatti
di
questa
spiegazione
,
ma
Alice
si
sentiva
un
po
'
nervosa
all
'
idea
di
un
treno
che
doveva
saltare
.
«
Però
,
ci
porterà
alla
quarta
Casella
,
e
questa
è
una
consolazione
!
»
disse
fra
sé
.
-
L
'
istante
dopo
sentì
la
vettura
levarsi
dritta
in
aria
,
e
nella
paura
che
la
invase
,
Alice
s
'
afferrò
all
'
oggetto
più
vicino
,
che
poi
era
la
barba
del
Caprone
.
*
*
*
Ma
la
barba
,
toccata
,
parve
svanire
,
e
Alice
si
trovò
tranquillamente
seduta
sotto
un
albero
,
mentre
la
Zanzara
(
che
era
l
'
insetto
che
le
aveva
parlato
)
si
equilibrava
su
un
ramoscello
che
le
pendeva
sulla
testa
,
facendosi
vento
con
le
ali
.
Certo
,
era
una
Zanzara
colossale
:
«
della
dimensione
di
una
gallina
,
»
pensò
Alice
.
Pure
,
non
ne
ebbe
paura
,
dopo
che
avevano
conversato
tanto
tempo
insieme
.
-...Allora
non
ti
piacciono
tutti
gli
insetti
,
-
continuò
la
Zanzara
,
come
se
nulla
fosse
accaduto
.
-
Mi
piacciono
quando
sanno
parlare
,
disse
Alice
.
-
Nessuno
di
essi
parla
mai
,
nel
paese
donde
vengo
-
E
che
razza
di
insetti
ti
allietano
,
e
donde
vieni
?
-
chiese
la
Zanzara
.
-
Gli
insetti
non
mi
allietano
affatto
,
-
spiego
Alice
,
-
piuttosto
ne
ho
paura
...
almeno
di
quelli
grandi
.
Ma
posso
dirti
i
nomi
di
alcuni
.
-
Naturalmente
,
essi
rispondono
ai
loro
nomi
?
-
osservò
con
indifferenza
la
Zanzara
.
-
Non
l
'
ho
mai
saputo
.
-
E
che
servirebbe
aver
il
nome
,
e
non
rispondere
?
-
Non
serve
ad
essi
,
-
disse
Alice
;
ma
serve
alle
persone
che
li
nominano
,
credo
.
Se
no
,
perché
ogni
cosa
avrebbe
un
nome
?
-
Non
so
,
-
rispose
la
Zanzara
.
-
Nel
bosco
laggiù
non
ci
sono
nomi
...
Ma
continua
con
la
lista
degli
insetti
:
così
perdi
il
tempo
.
-
Prima
,
la
Mosca
cavallina
,
-
cominciò
Alice
,
contando
i
nomi
sulle
dita
.
-
Oh
,
bene
,
-
disse
la
Zanzara
,
-
a
mezza
strada
da
quel
cespuglio
,
vedrai
la
Mosca
dei
cavallucci
di
legno
.
É
fatta
interamente
di
legno
,
e
va
di
ramo
in
ramo
dondolandosi
su
sé
stessa
.
-
E
di
che
vive
?
-
chiese
Alice
con
grande
curiosità
.
-
Linfa
e
segatura
,
-
disse
la
Zanzara
;
avanti
con
la
tua
lista
.
Alice
mirò
la
Mosca
dei
cavallucci
di
legno
con
grande
interesse
,
e
dicendo
fra
sé
che
certo
,
per
sembrare
così
lucente
e
appiccicaticcia
,
era
stata
riverniciata
di
fresco
,
continuò
:
-
E
v
'
è
il
Moscone
della
carne
.
-
Guarda
il
ramo
sulla
tua
testa
,
-
disse
la
Zanzara
,
-
e
vedrai
il
Moscone
della
carne
.
Ha
il
corpo
di
salsiccia
,
le
ali
di
costoletta
e
la
testa
di
braciola
.
-
E
di
che
vive
?
-
chiese
Alice
,
come
prima
.
-
Di
salame
e
di
pasticcio
di
sanguinaccio
,
-
rispose
la
Zanzara
,
-
e
fa
il
nido
in
un
tegame
.
-
E
poi
c
'
è
la
Mosca
del
formaggio
,
-
continuò
Alice
,
dopo
aver
guardato
ben
bene
l
'
insetto
,
che
aveva
la
testa
nel
fuoco
,
mentre
essa
diceva
:
«
Forse
questa
è
la
ragione
perché
agl
'
insetti
piace
di
volare
intorno
alle
candele
»
.
-
Puoi
veder
strisciare
ai
tuoi
piedi
,
-
disse
la
Zanzara
(
Alice
ritrasse
i
piedi
impaurita
)
-
una
Mosca
del
pane
e
formaggio
.
Le
sue
ali
sono
fette
sottili
di
pane
e
burro
,
il
suo
corpo
è
di
Gorgonzola
,
gli
occhi
di
Gruyera
.
-
E
di
che
vive
?
-
Di
maccheroni
e
di
pere
.
Ma
in
mente
di
Alice
sorse
un
'
obiezione
.
-
E
se
non
ne
trova
?
-
essa
disse
.
-
Morirebbe
,
è
naturale
.
-
Qui
deve
accadere
molto
spesso
,
-
osservò
Alice
pensosa
.
-
Accade
sempre
,
-
disse
la
Zanzara
.
E
allora
,
Alice
rimase
un
minuto
o
due
meditabonda
.
La
Zanzara
si
divertiva
intanto
a
zirlarle
intorno
alla
testa
:
finalmente
si
adagiò
di
nuovo
,
e
osservò
:
-
Io
credo
che
tu
non
abbi
l
'
intenzione
di
perdere
il
nome
.
-
Veramente
no
,
-
disse
Alice
con
una
certa
ansia
.
-
E
pure
io
non
so
,
-
continuò
la
Zanzara
con
tono
d
'
indifferenza
:
-
pensa
il
guadagno
che
faresti
,
se
lo
perdessi
ritornando
a
casa
.
Per
esempio
,
se
la
governante
volesse
chiamarti
per
la
lezione
,
direbbe
:
«
Vieni
qui
...
»
e
dovrebbe
interrompersi
,
perché
non
avrebbe
un
nome
con
cui
chiamarti
,
e
tu
allora
non
dovresti
rispondere
.
-
Io
credo
che
questo
non
servirebbe
a
nulla
,
-
disse
Alice
:
-
la
governante
mi
farebbe
scuola
lo
stesso
.
Se
non
ricordasse
il
nome
,
mi
chiamerebbe
«
signorina
»
come
fa
la
cameriera
.
-
Bene
,
«
signorina
»
vuol
dire
piccola
signora
,
-
osservò
la
Zanzara
,
-
e
allora
...
s
'
ignora
la
chiamata
.
Questo
è
un
bisticcio
.
Mi
piacerebbe
che
l
'
avessi
pensato
tu
.
-
Perché
ti
piacerebbe
che
l
'
avessi
pensato
io
?
-
chiese
Alice
.
-
É
un
brutto
bisticcio
.
Ma
la
Zanzara
non
rispose
e
trasse
un
profondo
sospiro
,
mentre
due
grosse
lagrime
le
solcavano
le
gote
.
-
Non
dovresti
far
dei
bisticci
,
-
disse
Alice
,
-
se
ti
addolora
tanto
.
Poi
venne
un
altro
di
quei
malinconici
sospiri
,
e
tosto
la
povera
Zanzara
parve
essersi
dissolta
con
esso
,
perché
Alice
guardò
di
nuovo
da
quella
parte
,
e
non
vide
più
nulla
sul
ramoscello
.
E
allora
,
siccome
si
sentiva
intirizzire
per
esser
stata
così
a
lungo
seduta
,
s
'
alzò
e
si
mise
a
camminare
.
Arrivò
subito
a
una
pianura
,
con
un
bosco
dall
'
altro
lato
:
sembrava
molto
più
oscuro
dell
'
ultimo
bosco
,
e
Alice
ebbe
paura
di
entrarci
.
Però
,
ripensandoci
meglio
,
decise
di
andare
innanzi
:
«
Perché
certamente
non
ritornerà
più
»
essa
si
diceva
,
e
quella
era
l
'
unica
via
per
l
'
Ottava
Casella
.
-
Questo
dev
'
essere
il
bosco
,
-
disse
meditabonda
,
-
dove
le
cose
non
hanno
nomi
.
Chi
sa
che
sarà
del
mio
,
quando
c
'
entrerò
!
Non
mi
piacerebbe
di
perderlo
...
perché
dovrebbero
darmene
un
altro
,
e
certo
sarebbe
brutto
.
Sarebbe
divertente
trovare
la
creatura
che
portasse
il
mio
vecchio
nome
.
Proprio
come
i
manifesti
quando
la
gente
perde
i
cani
:
«
Risponde
al
nome
di
Menelik
:
aveva
un
collare
d
'
ottone
»
;
figurarsi
,
chiamare
ogni
cosa
che
s
'
incontra
«
Alice
»
,
finché
una
risponde
.
Ma
se
fosse
savia
,
non
risponderebbe
affatto
.
Divagava
a
questo
modo
,
quando
raggiunse
il
bosco
,
che
le
sembrò
molto
freddo
e
ombroso
.
«
Ma
ad
ogni
modo
è
un
gran
conforto
,
-
si
diceva
entrando
sotto
gli
alberi
,
-
dopo
tanto
caldo
,
entrare
nel
...
nel
...
che
cosa
?
»
ella
continuò
,
piuttosto
sorpresa
di
non
poter
trovar
la
parola
.
«
Vado
sotto
il
...
sotto
il
...
sotto
questo
,
sai
»
e
mise
la
mano
sul
tronco
dell
'
albero
.
«
Chi
sa
come
si
chiama
!
Credo
che
non
abbia
nome
...
sì
,
certo
,
non
l
'ha.»
Stette
silenziosa
per
un
minuto
a
pensare
;
e
poi
ricominciò
:
«
E
allora
è
realmente
accaduto
,
dopo
tutto
.
E
ora
,
qual
è
il
mio
nome
?
Voglio
ricordarlo
,
se
posso
.
Sono
proprio
decisa
.
»
Ma
l
'
essere
decisa
non
significava
nulla
,
e
tutto
ciò
che
poté
dire
,
dopo
molto
scervellarsi
,
fu
:
«
Al
,
so
che
comincia
per
Al
.
»
Proprio
in
quel
punto
venne
a
passare
una
cerva
,
che
guardò
Alice
coi
suoi
grandi
gentili
occhi
,
ma
non
sembrò
per
nulla
impaurita
.
-
Qua
,
qua
!
-
disse
Alice
,
sporgendo
la
mano
e
provando
a
carezzarla
.
Ma
quella
diede
un
piccolo
balzo
,
e
poi
la
guardò
calma
di
nuovo
.
-
Come
ti
chiami
?
-
disse
finalmente
la
Cerva
,
con
una
soavissima
voce
.
«
Vorrei
saperlo
»
,
pensava
la
povera
Alice
,
e
rispose
tutta
rattristata
:
-
In
questo
momento
,
nulla
.
-
Pensaci
ancora
,
-
disse
la
Cerva
,
-
così
non
può
essere
.
Alice
pensò
ancora
,
ma
non
venne
a
capo
di
nulla
.
-
Per
favore
,
e
tu
non
puoi
dirmi
come
ti
chiami
?
-
ella
disse
timidamente
.
-
Forse
m
'
aiuteresti
a
ricordare
il
mio
nome
.
-
Te
lo
dirò
,
se
vieni
un
po
'
più
oltre
,
disse
la
Cerva
.
-
Qui
non
posso
ricordarlo
.
Così
esse
viaggiarono
insieme
per
il
bosco
,
Alice
con
le
braccia
strette
affettuosamente
intorno
al
morbido
collo
della
Cerva
,
finché
non
arrivarono
in
un
'
altra
pianura
,
dove
la
Cerva
balzò
improvvisamente
in
aria
e
si
liberò
dal
braccio
di
Alice
.
-
Io
sono
una
Cerva
,
-
esclamo
con
voce
di
gioia
.
-
E
povera
me
,
tu
sei
una
creatura
umana
.
Tosto
uno
sguardo
di
sgomento
apparve
nei
suoi
begli
occhi
bruni
,
e
l
'
istante
dopo
essa
s
'
era
slanciata
lontano
a
grande
velocità
.
Alice
la
seguì
con
lo
sguardo
,
li
lì
sul
punto
di
scoppiare
in
lagrime
per
aver
perduta
così
improvvisamente
quella
piccola
compagna
di
viaggio
.
«
Però
,
so
il
mio
nome
ora
,
-
ella
si
disse
:
-
questa
è
una
consolazione
.
Alice
...
Alice
...
non
lo
dimenticherò
più
.
E
ora
chi
sa
quale
di
queste
due
frecce
dovrei
seguire
!
»
Non
era
molto
difficile
rispondere
a
questa
domanda
,
perché
nel
bosco
c
'
era
una
strada
sola
e
la
freccia
su
tutti
e
due
i
cartelli
aveva
la
punta
rivolta
in
quella
direzione
.
«
Lo
deciderò
,
-
si
disse
Alice
,
-
quando
la
strada
si
dividerà
e
le
frecce
indicheranno
diverse
vie
.
»
Ma
la
cosa
non
sembrava
probabile
.
Ella
continuò
ad
andare
,
ad
andare
,
per
molto
tempo
,
e
dovunque
la
strada
si
divideva
era
sicura
di
vedere
due
frecce
che
indicavano
la
stessa
via
,
una
col
cartello
:
«
Alla
casa
di
Tuidledum
»
e
l
'
altra
:
«
Alla
casa
di
Tuidledì
.
»
-
Credo
,
-
disse
finalmente
Alice
,
-
che
essi
abitino
nella
stessa
casa
.
Non
so
perché
non
ci
abbia
pensato
prima
.
Ma
non
potrò
starvi
a
lungo
.
C
'
entrerò
per
dire
:
«
Come
state
?
»
e
domanderò
loro
d
'
indicarmi
la
via
per
uscire
dal
bosco
.
Se
potessi
soltanto
arrivare
all
'
ottava
Casella
prima
di
notte
!
Così
continuò
ad
andare
innanzi
,
parlando
a
sé
stessa
mentre
camminava
,
perché
,
nel
voltare
intorno
a
un
angolo
acuto
,
s
'
imbatté
in
due
grassi
omini
,
così
all
'
improvviso
che
non
poté
fare
a
meno
di
dare
un
balzo
indietro
,
ma
per
riaversi
l
'
istante
dopo
,
già
assolutamente
certa
ch
'
essi
dovevano
essere
IV
TUIDLEDUM
E
TUIDLEDI
'
Essi
se
ne
stavano
sotto
un
albero
,
ciascuno
con
un
braccio
intorno
al
collo
dell
'
altro
,
e
Alice
seppe
subito
chi
fosse
l
'
uno
e
chi
l
'
altro
;
perché
uno
aveva
un
«
Dum
»
ricamato
sul
collare
e
l
'
altro
un
«
Dì
»
.
«
Certo
tutti
e
due
portano
scritto
«
Tuiddle
di
dietro
sul
collare
»
,
ella
disse
fra
sé
.
Se
ne
stavano
così
calmi
,
che
ella
dimenticando
assolutamente
ch
'
erano
vivi
,
stava
per
girar
loro
intorno
per
veder
la
parola
«
Tuiddle
»
scritta
di
dietro
sul
collare
,
quando
fu
sorpresa
da
una
voce
che
veniva
da
quello
segnato
«
Dum
»
.
-
Se
credi
che
noi
siamo
statue
di
cera
,
-
egli
disse
,
-
avresti
dovuto
pagare
,
sai
.
Le
statue
di
cera
non
sono
fatte
per
esser
vedute
gratis
.
No
.
-
Viceversa
,
-
aggiunse
quello
segnato
«
Dì
»
-
se
credi
che
siamo
vivi
,
avresti
dovuto
parlare
.
-
Mi
dispiace
tanto
,
-
fu
tutto
ciò
che
Alice
poté
dire
,
perché
le
parole
d
'
una
vecchia
canzone
continuavano
a
risonarle
nel
cervello
come
il
tic
-
tac
d
'
un
pendolo
,
ed
ella
non
poté
fare
a
meno
dal
gridare
:
Tuidledum
e
Tuidledì
si
sfidarono
a
duello
:
Tuidledum
a
Tuidledì
avea
rotto
un
campanello
.
Proprio
allora
volò
un
corvo
nero
assai
più
della
pece
:
ei
guardò
gli
eroi
sì
torvo
che
ambedue
scappar
li
fece
.
-
Io
so
a
che
pensi
,
-
disse
Tuidledum
,
-
ma
non
e
così
,
no
.
-
Viceversa
,
-
continuò
Tuidledì
,
-
se
fosse
così
,
potrebbe
essere
;
e
se
fosse
così
,
sarebbe
;
ma
siccome
non
è
,
non
è
.
É
logico
.
-
Io
cercavo
,
-
disse
Alice
molto
cortesemente
,
-
la
via
per
uscire
dal
bosco
:
si
fa
così
scuro
!
Volete
farmi
il
favore
d
'
indicarmela
?
Ma
i
due
grassi
omini
si
guardarono
l
'
un
l
'
altro
e
sogghignarono
.
Somigliavano
così
esattamente
a
un
paio
di
grossi
e
grassi
scolaretti
,
che
Alice
non
poté
fare
a
meno
dall
'
indicare
col
dito
Tuidledum
e
dire
:
-
Caposquadra
!
-
No
,
-
esclamò
vivacemente
Tuidledum
,
e
richiuse
la
bocca
con
uno
scrocchio
.
-
Vice
-
caposquadra
!
-
disse
Alice
,
passando
a
Tuidledì
,
sebbene
fosse
assolutamente
certa
ch
'
egli
avrebbe
risposto
«
Viceversa
!
»
come
infatti
rispose
.
-
Hai
cominciato
male
!
-
esclamò
Tuidledum
.
-
La
prima
cosa
da
fare
in
una
visita
è
di
dire
:
«
Come
state
?
»
e
stringer
le
mani
.
E
qui
i
due
fratelli
si
diedero
un
abbraccio
,
e
poi
sporsero
le
mani
che
erano
libere
per
stringer
la
mano
ad
Alice
.
Alice
non
voleva
stringer
prima
la
mano
di
uno
per
tema
di
offender
la
suscettibilità
dell
'
altro
;
così
,
per
cavarsi
dalla
difficoltà
,
s
'
impossessò
delle
due
mani
insieme
.
Il
momento
dopo
essi
stavano
danzando
in
circolo
.
Questo
le
sembrò
una
cosa
naturalissima
(
essa
dopo
se
ne
ricordò
)
,
e
neanche
fu
sorpresa
d
'
udir
sonare
una
musica
che
veniva
dall
'
albero
sotto
il
quale
danzavano
,
ed
era
fatta
(
a
quel
che
si
poteva
intendere
)
dai
rami
che
si
sfregavan
gli
uni
attraverso
gli
altri
come
violini
ed
archi
.
-
Ma
certo
fu
buffo
,
(
diceva
Alice
dopo
,
narrando
la
storia
di
tutto
alla
sorella
)
sorprendermi
a
cantare
«
Ecco
l
'
ambasciatore
»
.
Non
so
quando
cominciassi
,
ma
è
certo
che
avevo
cantato
per
tanto
tempo
.
Gli
altri
due
ballerini
che
erano
grossi
e
grassi
,
rimasero
presto
senza
fiato
.
-
Fare
quattro
giri
in
una
danza
è
già
troppo
,
-
balbettò
Tuidledum
,
e
improvvisamente
essi
interruppero
il
ballo
come
improvvisamente
l
'
avevano
incominciato
:
nello
stesso
momento
cessò
la
musica
.
Allora
essi
lasciarono
le
mani
di
Alice
,
e
la
stettero
a
guardare
per
un
minuto
:
vi
fu
una
pausa
piuttosto
imbarazzante
,
perché
Alice
non
sapeva
come
cominciare
una
conversazione
con
persone
con
le
quali
aveva
poco
prima
ballato
:
-
Ora
non
starebbe
bene
dire
:
«
Come
state
?
»
-
essa
si
diceva
-
siamo
arrivati
già
più
lontano
di
questo
,
mi
pare
.
E
poi
finalmente
disse
:
-
Spero
che
non
siate
stanchi
.
-
Niente
affatto
.
E
grazie
molte
per
averlo
domandato
,
-
disse
Tuidledum
.
-
Obbligatissimo
,
-
aggiunse
Tuidledì
.
Ti
piace
la
poesia
?
-
S
...
ì
,
piuttosto
...
un
po
'
di
poesia
-
disse
Alice
dubbiosa
.
-
Mi
indichereste
la
strada
che
conduce
fuori
del
bosco
?
-
Che
cosa
le
reciterò
?
-
disse
Tuidledì
,
guardando
con
uno
sguardo
solenne
Tuidledum
,
e
non
raccogliendo
l
'
osservazione
di
Alice
.
-
Il
Tricheco
e
il
Legnaiuolo
è
la
più
lunga
,
-
rispose
Tuidledum
,
dando
al
fratello
un
abbraccio
affettuoso
.
Tuidledì
cominciò
immediatamente
:
Dardeggiava
il
sol
sul
mare
Qui
Alice
s
'
arrischiò
a
interromperlo
:
-
Se
è
molto
lunga
,
-
disse
nella
sua
più
cortese
maniera
,
-
mi
fareste
il
favore
di
dirmi
prima
qual
'
è
la
strada
...
Tuidledì
sorrise
con
affabilità
,
e
cominciò
di
nuovo
:
Dardeggiava
il
sol
sul
mare
col
suo
massimo
vigore
,
ché
volea
l
'
acqua
appianare
e
prestarle
il
suo
splendore
.
Strana
idea
,
ch
'
era
già
notte
fonda
come
in
una
botte
.
Ahi
,
la
luna
a
viso
afflitto
su
lucea
languidamente
,
e
dicea
:
«
Con
che
diritto
a
quest
'
ora
è
il
sol
presente
?
É
scortese
,
e
dico
poco
,
a
guastarmi
così
il
giuoco
.
»
Era
il
mar
più
che
bagnato
,
più
che
asciutta
era
la
rena
:
senza
nubi
il
ciel
stellato
,
perché
l
'
aria
era
serena
;
non
volava
uccello
alcuno
...
non
ce
n
'
era
neppur
uno
.
Camminavan
con
piacere
il
Tricheco
e
il
Legnaiuolo
,
ma
che
pianto
nel
vedere
tanta
sabbia
sparsa
al
suolo
!
Disser
tosto
,
senza
asprezza
:
«
Se
si
spazza
,
che
bellezza
!
Se
tre
serve
con
tre
panni
stesser
notte
e
dì
a
spazzare
»
fe
'
il
Tricheco
-
«
in
tre
o
quattr
'
anni
,
la
potrebbero
levare
.
»
«
Chi
sa
!
»
-
fece
il
Legnaiuolo
,
e
piangea
da
un
occhio
solo
.
«
O
bell
'
Ostriche
,
sul
lido
come
è
dolce
passeggiare
!
»
fe
'
il
Tricheco
:
«
Il
vostro
nido
or
lasciate
in
fondo
al
mare
;
ed
in
nostra
compagnia
state
un
poco
in
allegria
.
»
Lo
guardò
l
'
Ostrica
vecchia
,
ma
una
sillaba
non
disse
,
strizzò
l
'
occhio
e
in
un
'
orecchia
un
'
unghietta
si
confisse
,
quasi
a
dir
di
non
volere
di
lì
togliersi
a
giacere
.
Ma
tre
Ostriche
piccine
accettarono
l
'
invito
,
ed
uscir
con
le
vestine
bianche
e
il
viso
assai
pulito
,
senza
piedi
-
è
naturale
-
ma
con
scarpe
di
coppale
.
Altre
tre
seguir
le
prime
,
poi
tre
altre
in
un
istante
,
ed
infine
sulle
cime
delle
spume
,
tante
e
tante
,
che
saltando
d
'
onda
in
onda
s
'
aggrappavano
alla
sponda
.
Il
Tricheco
e
il
Legnaiuolo
si
diresser
lungo
il
mare
,
e
sull
'
argine
del
molo
stetter
quindi
a
riposare
.
Tutte
in
fila
,
curiosette
aspettavan
le
Ostrichette
.
«
É
già
l
'
ora
»
fe
'
il
Tricheco
,
«
di
parlar
di
molte
cose
,
di
corazze
...
e
scarpe
...
e
greco
,
di
prezzemolo
e
di
rose
,
e
perché
di
marmo
è
il
mare
,
e
se
il
bue
sta
sull
'alare.»
Disser
l
'
Ostriche
:
«
Aspettate
un
momento
pel
discorso
;
siamo
grasse
e
siam
sudate
,
più
d
'
un
miglio
abbiamo
corso
!
»
Fece
il
Legnaiuolo
:
«
Bene
,
riposarvi
vi
conviene
.
»
«
Ciò
che
occorre
sopratutto
»
,
fe
'
il
Tricheco
,
«
è
un
po
'
di
pane
,
pepe
,
aceto
,
burro
e
tutto
,
per
il
pasto
di
stamane
.
Siete
già
,
Ostriche
care
,
pronte
per
il
desinare
?
»
«
Non
con
noi
!
»
gridâro
a
un
tratto
tutte
le
Ostriche
atterrite
,
«
voi
,
così
gentili
,
un
atto
così
fello
concepite
?
»
«
Bella
notte
!
»
fe
'
il
Tricheco
:
«
ammirate
il
cielo
meco
?
Con
voi
tutto
io
mi
consolo
,
squisitissime
Ostrichette
.
»
Interruppe
il
Legnaiuolo
:
«
Son
sottili
queste
fette
,
falle
grosse
;
ho
un
appetito
,
formidabile
,
inaudito
!
»
«
É
un
infamia
questo
tiro
»
,
fe
'
il
Tricheco
.
«
Poverine
!
dopo
un
così
lungo
giro
macerarle
in
salsa
fine
!
»
L
'
altro
fe
'
con
un
sussurro
:
«
Spargi
,
caro
,
molto
burro
.
»
«
Per
voi
piango
,
»
fe
'
il
Tricheco
,
con
parole
assai
commosse
.
Ne
ripete
i
pianti
l
'
eco
,
mentre
ei
sceglie
le
più
grosse
,
e
di
lagrime
un
ruscello
va
asciugandosi
bel
bello
!
Disse
il
Legnaiuolo
:
«
Care
mie
,
la
gita
è
stata
bella
!
Se
tornar
volete
al
mare
,
ce
n
'
andremo
in
comunella
.
»
Ma
-
mangiate
ad
una
ad
una
-
non
rispose
-
ahimé
!
-
nessuna
.
-
Mi
piace
più
il
Tricheco
,
-
disse
Alice
:
-
perché
era
un
po
'
rattristato
per
le
povere
ostriche
!
-
Egli
mangiò
più
del
Legnaiuolo
,
però
,
-
disse
Tuidledì
.
-
E
si
teneva
il
fazzoletto
in
faccia
,
in
modo
che
il
Legnaiuolo
non
poté
contare
quante
se
ne
prendeva
...
viceversa
!
-
Questa
fu
una
viltà
,
-
disse
Alice
indignata
.
-
Allora
mi
piace
più
il
Legnaiuolo
,
se
ne
mangiò
meno
del
Tricheco
.
-
Ma
egli
ne
mangiò
più
che
ne
poté
,
disse
Tuidledum
.
Era
come
un
indovinello
.
Dopo
una
pausa
,
Alice
cominciò
:
-
Allora
erano
due
cattivi
...
Si
frenò
subito
,
in
apprensione
,
all
'
udir
come
uno
sbuffo
di
locomotiva
nel
bosco
,
accanto
a
lei
,
pur
temendo
invece
che
più
probabilmente
fosse
una
bestia
feroce
.
-
Bazzicano
dei
leoni
e
delle
tigri
qui
?
chiese
timidamente
.
-
É
il
Re
Rosso
che
russa
,
-
disse
Tuidledum
.
Onestamente
Alice
non
poteva
dir
che
cosa
fosse
.
Egli
aveva
in
testa
un
alto
berretto
rosso
,
con
un
'
etichetta
,
e
se
ne
stava
rannicchiato
quasi
come
in
un
mucchio
polveroso
,
russando
sonoramente
,
«
quasi
che
la
testa
dovesse
esplodergli
»
,
come
notò
Tuidledum
.
-
Temo
che
si
acchiapperà
un
raffreddore
col
dormire
sull
'
erba
umida
,
-
disse
Alice
,
che
era
una
bambina
assai
cauta
.
-
Ora
egli
sogna
,
-
disse
Tuidledì
,
-
e
che
credi
che
sogni
?
Alice
disse
:
-
Nessuno
lo
può
indovinare
.
-
Sogna
di
te
!
-
esclamò
Tuidledì
,
battendo
le
mani
con
aria
di
trionfo
.
-
E
se
cessasse
di
sognare
di
te
,
dove
credi
che
tu
saresti
?
-
Dove
sono
ora
,
naturalmente
,
-
disse
Alice
.
-
Niente
affatto
,
-
ribatté
Tuidledì
con
tono
di
sprezzo
;
-
non
saresti
in
nessuna
parte
.
Perché
tu
sei
soltanto
una
specie
d
'
idea
nel
suo
sogno
.
-
Se
il
Re
si
dovesse
svegliare
,
-
aggiunse
Tuidledum
,
-
tu
ti
spegneresti
...
puf
!
...
proprio
come
una
candela
.
-
Non
è
vero
!
-
esclamò
Alice
indignata
.
-
E
poi
,
se
io
sono
una
specie
d
'
idea
nel
suo
sogno
,
mi
piacerebbe
di
sapere
che
cosa
siete
voi
.
-
Idem
,
-
disse
Tuidledum
.
-
Idem
,
idem
,
-
gridò
Tuidledì
.
E
strillò
tanto
che
Alice
non
poté
fare
a
meno
di
dire
:
-
Zitto
!
Lo
sveglierai
,
se
fai
tanto
rumore
.
-
É
inutile
di
parlare
di
svegliarlo
,
-
;
disse
Tuidledum
,
-
quando
sei
soltanto
un
'
idea
nel
suo
sogno
.
Sai
benissimo
che
non
sei
vera
.
-
Io
sono
vera
!
-
disse
Alice
,
e
cominciò
a
piangere
.
-
E
inutile
piangere
,
tanto
non
diverrai
più
vera
col
piangere
,
-
osservò
Tuidledì
.
Non
v
'
è
ragione
di
piangere
.
-
Se
io
non
fossi
vera
,
-
disse
Alice
,
sorridendo
un
poco
a
traverso
le
lagrime
(
tutto
le
sembrava
così
ridicolo
)
-
non
potrei
piangere
.
-
Non
crederai
,
spero
,
che
le
tue
siano
lagrime
vere
?
-
la
interruppe
Tuidledum
con
tono
di
grande
disprezzo
.
-
Io
so
che
essi
dicono
delle
sciocchezze
,
diceva
fra
sé
Alice
,
-
ed
è
stupido
piangere
.
Così
si
asciugò
le
lagrime
,
e
continuò
più
allegramente
che
poté
:
-
A
ogni
modo
,
sarebbe
meglio
uscire
dal
bosco
,
perché
si
fa
veramente
molto
buio
.
Credete
che
si
metterà
a
piovere
?
Tuidledum
spiegò
un
grosso
ombrello
sulla
sua
testa
e
su
quella
del
fratello
,
e
guardò
di
fra
le
stecche
.
-
No
,
credo
di
no
,
-
egli
disse
,
-
almeno
qui
sotto
.
Niente
affatto
.
-
Ma
pioverà
al
di
fuori
?
-
Se
così
vuole
,
-
disse
Tuidledì
:
-
noi
non
obiettiamo
.
Viceversa
...
«
Egoisti
!
»
-
pensò
Alice
,
e
stava
appunto
per
dire
«
Buona
sera
»
e
lasciarli
,
quando
Tuidledum
fece
un
salto
di
sotto
l
'
ombrello
,
e
l
'
afferrò
per
il
polso
.
-
Vedi
questo
?
-
egli
disse
,
con
voce
d
'
ira
soffocata
,
e
gli
occhi
gli
si
spalancarono
e
s
'
ingiallirono
in
un
istante
,
mentre
indicava
col
dito
tremante
un
piccolo
oggetto
bianco
sotto
l
'
albero
.
-
Ebbene
,
è
un
sonaglio
,
-
disse
Alice
dopo
un
attento
esame
del
piccolo
oggetto
bianco
.
Sai
,
non
un
serpente
a
sonagli
,
-
aggiunse
in
fretta
per
tema
di
spaventarlo
,
-
ma
un
sonaglietto
vecchio
e
rotto
per
giunta
.
-
Lo
sapevo
!
-
gridò
Tuidledum
,
cominciando
a
pestare
i
piedi
e
a
strapparsi
i
capelli
con
ira
selvaggia
.
-
É
guasto
,
naturalmente
.
-
E
si
mise
a
fissare
Tuidledì
,
che
immediatamente
si
sedette
in
terra
e
cercò
di
nascondersi
sotto
l
'
ombrello
.
Alice
gli
mise
la
mano
su
un
braccio
,
e
disse
,
in
tono
carezzevole
:
Perché
devi
disperarti
per
un
sonaglio
vecchio
?
-
Ma
non
è
vecchio
!
-
esclamò
Tuidledum
più
furioso
che
mai
.
-
É
nuovo
,
ti
dico
...
l
'
ho
comprato
ieri
,
...
il
mio
bel
sonaglio
nuovo
!
-
e
la
sua
voce
si
levò
in
un
perfetto
urlo
.
Durante
questo
tempo
,
Tuidledì
faceva
del
suo
meglio
per
chiuder
l
'
ombrello
e
nascondervisi
;
ma
la
cosa
era
così
ardua
,
che
l
'
attenzione
di
Alice
fu
distolta
dal
fratello
in
collera
.
Ma
Tuidledì
,
per
quanto
facesse
,
non
ci
riuscì
,
e
finì
con
l
'
arrotolarsi
insieme
con
l
'
ombrello
,
lasciando
la
testa
fuori
;
e
così
rimase
,
aprendo
e
chiudendo
la
bocca
e
gli
occhi
...
«
da
sembrare
piuttosto
un
pesce
che
altro
»
,
pensò
Alice
.
-
Naturalmente
è
necessario
fare
un
duello
,
-
disse
Tuidledum
con
tono
più
calmo
.
-
Credo
di
sì
,
-
rispose
l
'
altro
imbronciato
,
uscendo
fuori
dell
'
ombrello
:
-
soltanto
è
necessario
ch
'
essa
ci
vesta
.
Così
i
due
fratelli
andarono
a
braccetto
nel
bosco
,
e
ritornarono
dopo
un
minuto
con
le
braccia
piene
di
oggetti
,
quali
cuscini
,
coperte
,
tappeti
,
coperchi
di
tegami
e
secchi
da
carbone
.
-
Spero
che
tu
sappi
appuntar
degli
spilli
e
legar
delle
corde
,
-
osservò
Tuidledum
.
-
In
un
modo
o
nell
'
altro
noi
dobbiamo
indossare
tutte
queste
cose
.
Alice
dopo
narrò
di
non
aver
mai
assistito
a
tanto
fracasso
in
vita
sua
:
di
tutto
il
trambusto
di
quei
due
,
e
della
gran
quantità
di
cose
che
si
misero
addosso
,
e
del
fastidio
che
le
diedero
nel
legarli
con
le
funi
e
abbottonarli
.
-
Veramente
sembreranno
più
fasci
di
vecchi
utensili
che
altro
,
quando
saranno
pronti
,
-
essa
si
disse
,
mentre
accomodava
un
guanciale
intorno
al
collo
di
Tuidledì
«
per
impedir
che
la
testa
gli
fosse
troncata
,
»
come
egli
diceva
.
-
Sai
,
-
egli
aggiunse
gravemente
,
-
è
una
delle
cose
più
gravi
che
possono
accadere
a
uno
in
duello
,
aver
la
testa
troncata
.
Alice
scoppiò
in
una
grande
risata
,
ma
tentò
di
cambiarla
in
tosse
,
per
tema
di
offendere
la
suscettibilità
di
Tuidledì
.
Son
diventato
pallido
?
-
disse
Tuidledum
,
avanzandosi
per
farsi
legare
l
'
elmo
.
(
Egli
lo
chiamava
elmo
,
benché
somigliasse
molto
più
a
un
paiuolo
)
.
-
Veramente
...
sì
...
un
poco
,
-
rispose
gentilmente
Alice
.
-
Ordinariamente
io
son
molto
coraggioso
,
-
egli
continuò
sottovoce
,
-
ma
oggi
ho
il
mal
di
testa
.
-
Ed
io
ho
il
mal
di
denti
,
-
disse
Tuidledì
che
aveva
sentito
le
parole
del
fratello
.
-
Io
sto
peggio
di
te
.
-
Allora
sarebbe
meglio
di
non
combattere
oggi
,
-
suggerì
Alice
,
pensando
che
quella
fosse
l
'
occasione
di
rappacificarli
.
-
Noi
dobbiamo
battagliare
un
poco
,
ma
non
ci
tengo
a
continuare
a
lungo
,
-
disse
Tuidledum
;
-
che
ora
è
?
Tuidledì
guardo
l
'
orologio
,
e
disse
:
-
Le
quattro
e
mezzo
.
-
Combattiamo
fino
alle
sei
,
e
poi
desineremo
,
-
disse
Tuidledum
.
-
Benissimo
,
-
disse
l
'
altro
con
malinconia
,
-
ed
essa
può
guardare
...
Soltanto
farà
bene
a
non
avvicinarsi
troppo
.
Io
ordinariamente
,
colpisco
tutto
ciò
che
veggo
...
quando
sono
veramente
eccitato
.
-
E
io
colpisco
tutto
ciò
che
posso
raggiungere
,
-
gridò
Tuidledum
,
-
lo
vegga
o
no
.
Alice
rise
:
-
Voi
dovete
colpir
gli
alberi
molto
spesso
,
o
credo
.
Tuidledum
si
guardò
intorno
con
un
sorriso
soddisfatto
.
-
Non
credo
,
egli
disse
,
-
che
rimarrà
un
solo
albero
in
piedi
qui
intorno
intorno
,
finché
non
avremo
finito
.
-
E
tutto
questo
per
un
sonaglio
,
-
disse
Alice
,
sempre
sperando
di
farli
vergognare
di
cominciare
un
duello
per
una
inezia
.
-
Non
ci
avrei
badato
tanto
,
-
disse
Tuidledum
-
se
non
fosse
stato
un
sonaglio
nuovo
.
-
«
Io
vorrei
che
venisse
quel
brutto
corvo
»
,
pensava
Alice
.
-
V
'
è
una
sola
spada
,
sai
,
-
disse
Tuidledum
al
fratello
;
-
ma
-
tu
puoi
tenere
l
'
ombrello
...
che
è
molto
aguzzo
.
Soltanto
bisogna
sbrigarsi
a
cominciare
.
Si
sta
facendo
così
buio
.
-
Molto
buio
,
-
disse
Tuidledì
.
Si
faceva
buio
così
rapidamente
che
Alice
penso
che
s
'
avvicinasse
un
temporale
.
-
Che
nuvola
nera
!
-
ella
disse
.
-
E
come
viene
presto
.
To
'
mi
pare
che
abbia
le
ali
.
É
il
corvo
!
-
gridò
Tuidledum
con
un
acuto
strillo
di
terrore
,
e
i
due
fratelli
levarono
le
calcagna
e
si
dileguarono
in
un
attimo
.
Alice
prese
a
correre
per
il
bosco
,
e
si
fermò
sotto
un
grosso
albero
.
-
Qui
non
può
raggiungermi
,
-
essa
pensava
.
-
Esso
è
così
grande
che
non
si
potrà
infilare
fra
gli
alberi
.
Ah
,
se
non
agitasse
tanto
le
ali
...
nel
bosco
soffia
un
uragano
...
ecco
uno
scialle
che
vola
.
V
LANA
E
ACQUA
Mentre
così
parlava
acchiappò
lo
scialle
e
guardò
per
veder
la
persona
alla
quale
apparteneva
;
l
'
istante
dopo
apparve
la
Regina
Bianca
che
correva
precipitosamente
attraverso
il
bosco
,
con
le
mani
aperte
,
come
se
volasse
;
e
Alice
le
andò
gentilmente
incontro
con
lo
scialle
.
-
Son
molto
lieta
d
'
averlo
potuto
acchiappare
!
-
disse
Alice
,
mentre
aiutava
la
Regina
a
rimetterselo
.
La
Regina
Bianca
la
guardò
come
atterrita
,
continuando
a
ripetere
a
sé
stessa
con
un
bisbiglio
qualche
cosa
che
sonava
come
:
«
Pane
e
burro
,
pane
e
burro
»
,
e
Alice
capì
che
se
voleva
conversare
,
doveva
pensarci
lei
.
Così
cominciò
,
con
una
certa
solennità
,
con
una
frase
che
aveva
sentito
leggere
dalla
sorella
:
-
Si
para
qui
innanzi
la
Regina
Bianca
?
-
Se
questo
si
chiama
pararsi
!
-
disse
la
Regina
.
-
A
me
non
pare
!
-
Alice
pensò
che
non
fosse
conveniente
intavolare
una
discussione
appena
all
'
inizio
della
conversazione
;
così
sorrise
e
disse
:
-
Se
Vostra
Maestà
vorrà
insegnarmi
il
miglior
modo
di
cominciare
,
lo
farò
come
meglio
potrò
.
-
É
inutile
!
-
gemé
la
povera
Regina
,
è
da
due
ore
che
lo
sto
facendo
da
me
.
Sarebbe
stato
bene
,
come
sembrava
ad
Alice
,
che
la
Regina
che
era
in
un
acconciatura
straordinariamente
negletta
,
si
fosse
fatta
vestire
da
qualche
altra
persona
.
-
«
Tutto
è
stato
messo
storto
!
»
-
pensava
Alice
,
e
poi
aggiunse
ad
alta
voce
:
-
Posso
accomodarvi
lo
scialle
?
-
Io
non
so
che
abbia
,
-
disse
la
Regina
,
con
tono
melanconico
.
-
É
irritato
,
credo
.
L
'
ho
appuntato
di
qui
,
l
'
ho
appuntato
di
là
,
ma
non
c
'
è
modo
di
compiacerlo
.
-
Ma
non
può
star
dritto
,
se
lo
appuntate
tutto
da
un
lato
,
-
disse
Alice
bellamente
accomodandoglielo
;
-
e
poveretta
me
,
in
che
stato
avete
i
capelli
!
-
Ci
s
'
è
impigliata
la
spazzola
,
-
disse
la
Regina
con
un
sospiro
,
-
e
ieri
ho
perduto
il
pettine
.
Alice
attentamente
liberò
la
spazzola
,
e
fece
del
suo
meglio
per
riordinarle
i
capelli
.
-
Vedete
come
state
meglio
ora
!
-
ella
disse
,
dopo
aver
cambiato
di
posto
a
molte
spille
.
-
Veramente
vi
converrebbe
prendere
una
cameriera
-
Certo
che
ti
piglierei
con
piacere
,
-
disse
la
Regina
.
-
Quattro
soldi
la
settimana
e
marmellata
ogni
domani
.
Alice
non
si
poté
tenere
dal
ridere
,
mentre
diceva
:
-
Io
non
voglio
mettermi
a
servizio
di
nessuno
,
e
non
ho
che
farne
della
marmellata
.
-
É
ottima
,
-
disse
la
Regina
.
-
A
ogni
modo
oggi
non
voglio
nulla
.
-
E
non
potresti
averla
,
anche
se
la
volessi
,
-
disse
la
Regina
:
-
non
sai
?
il
patto
è
marmellata
domani
e
marmellata
ieri
,
ma
non
mai
oggi
.
-
Qualche
volta
deve
pur
venire
il
giorno
della
marmellata
-
No
,
non
può
,
-
disse
,
la
Regina
.
-
É
marmellata
ogni
domani
:
oggi
non
è
domani
,
sai
.
-
Non
vi
capisco
,
sapete
,
-
disse
Alice
,
-
è
una
terribile
confusione
.
-
Ecco
che
succede
col
vivere
all
'
indietro
,
-
disse
gentilmente
la
Regina
:
-
in
principio
uno
si
sente
un
po
'
di
vertigine
.
-
Vivere
all
'
indietro
!
-
ripete
Alice
nel
massimo
stupore
,
-
non
ho
mai
sentito
una
cosa
simile
!
-
...
ma
v
'
è
un
gran
vantaggio
:
che
la
memoria
lavora
in
tutti
e
due
i
sensi
.
-
Io
son
certa
che
la
mia
lavora
in
un
senso
solo
,
-
osservò
Alice
.
-
Non
può
ricordare
le
cose
prima
che
accadano
.
-
Che
miserabile
razza
di
memoria
quella
che
lavora
solo
all
'
indietro
!
-
osservò
la
Regina
.
-
Oh
,
le
cose
che
accaddero
la
settimana
dopo
la
prossima
!
-
riprese
la
Regina
con
tono
indifferente
.
-
Per
esempio
,
ora
,
-
essa
continuò
,
incollandosi
un
gran
quadrato
di
taffetà
sul
dito
mentre
parlava
,
-
ecco
l
'
Alfiere
del
Re
.
Essendo
stato
punito
,
ora
è
in
prigione
;
e
il
processo
non
comincerà
che
mercoledì
prossimo
;
naturalmente
,
il
delitto
è
l
'
ultimo
ad
accadere
.
-
E
se
,
non
lo
commette
?
-
disse
Alice
.
-
Tanto
meglio
,
non
è
vero
?
-
disse
la
Regina
,
legandosi
il
taffetà
intorno
al
dito
con
un
pezzo
di
nastro
.
Alice
naturalmente
non
poteva
dir
di
no
.
-
Sì
,
che
sarebbe
meglio
;
ma
non
sarebbe
meglio
non
essere
punito
?
-
Hai
torto
,
però
,
-
disse
la
Regina
.
-
Tu
non
sei
stata
mai
punita
?
-
Soltanto
per
delle
mancanze
.
-
E
te
ne
trovasti
molto
meglio
,
dopo
!
disse
la
Regina
con
accento
di
trionfo
.
-
Sì
,
ma
io
avevo
commesso
le
mancanze
,
per
le
quali
ero
punita
,
-
disse
Alice
,
-
questa
è
la
differenza
.
-
Ma
se
tu
non
le
avessi
commesse
,
-
disse
la
Regina
,
-
sarebbe
stato
molto
meglio
ancora
;
meglio
e
meglio
e
meglio
.
La
voce
diveniva
più
acuta
ad
ogni
«
meglio
»
,
finché
non
fu
che
un
grido
gutturale
.
Alice
stava
appunto
per
dire
:
«
C
'
è
un
errore
in
qualche
punto
...
»
quando
la
Regina
cominciò
a
strillare
con
tanta
forza
ch
'
essa
non
poté
finire
la
frase
.
-
Oh
,
oh
,
oh
!
-
strillava
la
Regina
,
scotendo
la
mano
come
se
volesse
gettarla
lontano
,
-
il
mio
dito
sanguina
!
Oh
,
oh
,
oh
!
Le
sue
strida
erano
così
simili
ai
fischi
d
'
una
macchina
a
vapore
,
che
Alice
dové
mettersi
le
mani
alle
orecchie
.
-
Che
cosa
avete
?
-
disse
,
non
appena
ebbe
la
speranza
di
farsi
sentire
,
-
vi
siete
punto
il
dito
?
-
Non
me
lo
son
punto
ancora
,
-
disse
la
Regina
,
-
ma
presto
me
lo
pungerò
...
Oh
,
oh
,
oh
!
-
Quando
credete
che
ve
lo
pungerete
?
chiese
Alice
con
una
voglia
matta
di
ridere
.
-
Quando
mi
rimetterò
lo
scialle
un
'
altra
volta
,
-
gemeva
la
povera
Regina
.
-
Il
fermaglio
s
'
aprirà
subito
.
Oh
,
oh
!
-
Mentre
diceva
così
,
il
fermaglio
s
'
aperse
,
la
Regina
vi
portò
a
precipizio
le
dita
,
tentando
di
richiuderlo
.
-
Badate
!
-
gridava
Alice
,
-
lo
tenete
storto
.
Ed
essa
prese
il
fermaglio
;
ma
era
troppo
tardi
:
la
spilla
aveva
ferito
il
dito
della
Regina
.
-
Ed
ecco
perché
il
dito
mi
sanguinava
,
-
ella
disse
ad
Alice
.
-
Ora
comprendi
come
vanno
le
cose
qui
.
-
Ma
perché
non
strillate
ora
?
-
chiese
Alice
,
levando
le
mani
per
tapparsi
di
nuovo
le
orecchie
.
-
Perché
ho
già
strillato
quanto
dovevo
strillare
,
-
disse
la
Regina
.
-
A
che
servirebbe
mettersi
a
strillare
un
'
altra
volta
?
Frattanto
schiariva
:
-
Il
corvo
dev
'
essersene
andato
,
credo
,
disse
Alice
.
-
Son
così
contenta
che
se
ne
sia
andato
.
Credevo
che
fosse
già
notte
.
-
Anch
'
io
vorrei
poter
essere
contenta
!
disse
la
Regina
.
-
Soltanto
non
ricordo
la
regola
.
Tu
devi
essere
felicissima
,
vivendo
in
questo
bosco
ed
essendo
contenta
tutte
le
volte
che
ti
piace
.
-
Soltanto
qui
son
così
sola
,
-
disse
Alice
con
voce
melanconica
:
e
al
pensiero
della
sua
solitudine
,
due
grosse
lagrime
le
corsero
per
le
guance
.
-
Oh
,
non
piangere
così
!
-
gridò
la
povera
Regina
,
torcendosi
le
mani
disperata
.
-
Considera
che
sei
già
grande
.
Considera
quanta
strada
hai
fatta
oggi
.
Considera
che
ora
è
.
Considera
qualunque
cosa
.
Ma
non
piangere
.
Alice
non
poté
non
sorridere
,
anche
attraverso
le
lagrime
.
-
E
voi
potete
fare
a
meno
dal
piangere
,
col
considerare
tutte
queste
cose
?
-
essa
chiese
.
-
Ecco
come
si
fa
,
-
disse
la
Regina
con
gran
decisione
,
-
come
sai
,
nessuno
può
fare
due
cose
in
un
volta
.
Per
cominciare
,
consideriamo
prima
la
tua
età
...
quanti
anni
hai
?
-
Sette
e
mezzo
in
punto
.
-
Non
è
necessario
dire
«
in
punto
»
,
-
osservò
la
Regina
.
-
Posso
crederlo
senza
di
questo
.
Ora
darò
io
a
te
qualche
cosa
da
credere
.
Io
ne
ho
esattamente
cento
e
uno
,
cinque
mesi
e
un
giorno
.
-
Questo
non
lo
posso
credere
,
-
disse
Alice
.
-
No
?
-
disse
la
Regina
in
tono
di
compatimento
.
-
Provatici
.
Fa
un
respiro
lungo
,
e
poi
chiudi
gli
occhi
.
Alice
si
mise
a
ridere
.
-
É
inutile
che
mi
ci
provi
,
-
ella
disse
,
-
non
si
può
credere
alle
cose
impossibili
.
-
Forse
non
hai
la
pratica
necessaria
,
-
disse
la
Regina
.
-
Quando
io
avevo
la
tua
età
,
m
'
esercitavo
per
mezz
'
ora
al
giorno
.
Ebbene
,
a
volte
credevo
nientemeno
che
a
sei
cose
impossibili
prima
della
colazione
...
Ecco
che
se
ne
va
di
nuovo
lo
scialle
.
Il
fermaglio
s
'
era
aperto
mentre
essa
parlava
,
e
un
'
improvvisa
raffica
di
vento
fece
volar
lo
scialle
della
Regina
attraverso
un
ruscello
.
La
Regina
spalancò
di
nuovo
le
braccia
,
e
si
mise
a
corrergli
dietro
,
e
questa
volta
riuscì
ad
acchiapparlo
da
sé
.
-
L
'
ho
preso
,
l
'
ho
preso
!
-
gridò
con
tono
di
trionfo
come
la
vispa
Teresa
con
la
farfalla
.
-
Vedrai
che
ora
me
l
'
appunterò
da
me
.
-
Allora
,
il
vostro
dito
sta
meglio
?
-
disse
Alice
con
molta
cortesia
,
mentre
traversava
il
ruscelletto
dietro
la
Regina
.
*
*
*
-
Oh
benissimo
!
-
gridò
la
Regina
,
con
una
voce
che
si
faceva
sempre
più
acuta
.
-
Benissimo
.
Be
-
e
-
enissirmo
.
Be
-
e
-
ehh
!
L
'
ultima
parola
finì
in
un
lungo
belato
,
così
simile
a
quello
d
'
una
pecora
che
Alice
diede
un
balzo
.
Guardò
la
Regina
,
che
pareva
si
fosse
completamente
coperta
di
lana
.
Si
sfregò
gli
occhi
e
guardò
di
nuovo
.
Non
poteva
comprendere
ciò
che
fosse
accaduto
.
Si
trovava
essa
in
una
bottega
?
E
quella
che
sedeva
all
'
altro
lato
del
banco
era
veramente
una
Pecora
?
Per
quanto
si
sfregasse
gli
occhi
,
era
proprio
così
:
si
trovava
in
una
piccola
oscura
botteguccia
,
appoggiata
coi
gomiti
al
banco
,
di
fronte
a
una
vecchia
Pecora
,
che
sedeva
in
una
poltroncina
facendo
la
calza
e
che
,
di
tanto
in
tanto
,
levava
gli
occhi
dal
lavoro
per
guardarla
a
traverso
un
paio
di
grosse
lenti
.
-
Che
vuoi
comprare
?
-
disse
finalmente
la
Pecora
,
lasciando
per
un
momento
la
calza
.
-
Ancora
non
lo
so
,
-
disse
Alice
con
dolcezza
.
-
Vorrei
,
se
fosse
possibile
,
dare
prima
un
'
occhiata
intorno
intorno
.
Tu
puoi
guardar
di
fronte
e
ai
due
lati
,
se
vuoi
,
-
disse
la
Pecora
,
-
ma
non
intorno
intorno
a
meno
che
tu
non
possegga
degli
occhi
sulla
nuca
.
Ma
Alice
non
li
aveva
,
e
così
si
limitò
a
volgersi
in
giro
e
guardar
gli
scaffali
,
avvicinandosi
di
volta
in
volta
.
La
bottega
sembrava
zeppa
di
ogni
sorta
di
strani
oggetti
...
ma
il
più
strano
di
tutto
si
era
che
tutte
le
volte
che
Alice
si
metteva
a
guardar
fisso
uno
scaffale
,
per
veder
bene
ciò
che
conteneva
,
quello
diventava
improvvisamente
vuoto
,
sebbene
gli
altri
d
'
intorno
fossero
perfettamente
colmi
-
Qui
gli
oggetti
se
ne
volano
via
!
-
ella
disse
finalmente
,
in
un
tono
di
lamento
,
dopo
aver
passato
un
minuto
o
quasi
a
inseguir
vanamente
un
grande
oggetto
lucente
,
che
le
sembrava
a
volte
una
bambola
e
a
volte
una
scatola
da
lavoro
,
ed
era
sempre
nello
scaffale
al
di
sopra
di
quello
in
cui
guardava
.
-
E
questo
e
il
più
irritante
di
tutti
...
ma
io
vi
dirò
,
-
essa
aggiunse
,
come
un
subitaneo
pensiero
le
sorse
,
-
che
lo
seguirò
fino
all
'
ultimo
scaffale
in
cima
.
Non
vorrà
andarsene
pel
soffitto
,
spero
.
Ma
anche
questo
mezzo
non
le
riuscì
:
l
'
oggetto
traversò
tranquillamente
il
soffitto
,
come
se
ci
fosse
lungamente
avvezzo
.
-
Sei
una
bambina
o
una
trottola
?
-
disse
la
Pecora
,
mentre
prendeva
un
altro
paio
di
ferri
da
calza
.
-
Mi
farai
venire
la
vertigine
,
se
continui
ad
aggirarti
a
quel
modo
.
Essa
ora
lavorava
con
quattordici
paia
di
ferri
contemporaneamente
,
e
Alice
non
poteva
non
guardarla
con
grande
meraviglia
.
-
Come
può
fare
con
tanti
ferri
?
-
pensava
la
bambina
imbarazzata
.
-
E
più
sta
,
e
più
mi
sembra
che
diventi
un
porcospino
.
-
Sai
remare
?
-
chiese
la
Pecora
,
dandole
un
paio
di
ferri
,
mentre
parlava
.
-
Sì
,
un
poco
...
ma
non
per
terra
...
e
non
coi
ferri
da
calza
...
-
cominciò
a
dire
Alice
,
quando
improvvisamente
i
ferri
che
aveva
in
mano
diventarono
remi
,
e
si
trovò
con
la
Pecora
in
una
barchetta
che
scivolava
fra
due
sponde
.
Non
poté
far
altro
che
remare
.
-
Remigante
!
-
gridò
la
Pecora
,
prendendo
un
altro
paio
di
ferri
.
Non
sembrando
che
questa
osservazione
avesse
bisogno
d
'
una
risposta
,
Alice
non
disse
nulla
,
ma
tirò
innanzi
.
V
'
era
qualche
cosa
di
strano
nell
'
acqua
,
ella
pensava
,
perché
di
tanto
in
tanto
i
remi
affondavano
,
ed
eran
tratti
fuori
con
gran
difficoltà
.
-
Remigante
,
Remigante
,
-
gridò
di
nuovo
la
Pecora
,
prendendo
altri
ferri
.
-
Tosto
piglierai
un
granchio
.
-
Un
bel
granchiolino
,
-
pensava
Alice
,
mi
piacerebbe
.
-
Non
hai
sentito
che
dicevo
Remigante
?
gridò
irata
la
Pecora
,
prendendo
addirittura
un
fascio
di
ferri
.
-
Sì
,
che
l
'
ho
sentito
,
disse
Alice
,
-
l
'
avete
detto
tanto
spesso
...
e
ad
alta
voce
.
Per
favore
dove
sono
i
granchi
?
.
-
Nell
'
acqua
naturalmente
,
-
disse
la
Pecora
,
ficcandosi
alcuni
ferri
nei
capelli
,
ché
n
'
aveva
piene
le
mani
.
-
Remigante
,
dico
!
-
Perché
dire
«
Remigante
»
tante
volte
?
-
chiese
finalmente
Alice
,
piuttosto
seccata
.
-
Io
non
sono
un
uccello
.
-
Si
che
lo
sei
,
-
disse
la
Pecora
,
-
sei
una
piccola
oca
.
A
questo
Alice
s
'
offese
un
po
'
.
Così
per
un
minuto
o
due
non
vi
fu
conversazione
.
La
barca
scivolava
silenziosa
sull
'
acqua
;
a
volte
fra
letti
d
'
alghe
(
nelle
quali
s
'
impigliavano
più
che
mai
i
remi
)
,
e
a
volte
sotto
gli
alberi
,
ma
sempre
con
le
stesse
alte
.
sponde
.
accigliate
da
un
lato
e
dall
'
altro
-
Oh
,
per
favore
!
vi
sono
dei
giunchi
profumati
,
-
gridò
Alice
in
un
improvviso
accesso
di
gioia
.
Ve
ne
sono
tanti
e
come
son
belli
!
-
É
inutile
dirmi
«
per
favore
»
,
a
proposito
dei
giunchi
,
-
disse
la
Pecora
senza
levar
la
testa
dalla
calza
.
-
Non
ce
li
ho
messi
io
,
e
non
son
io
che
li
toglierò
.
-
No
,
ma
io
volevo
dire
...
per
favore
,
possiamo
fermarci
a
coglierne
un
po
'
?
-
si
scusò
Alice
.
-
Se
non
vi
dispiace
di
fermare
per
un
minuto
la
barca
.
-
Come
debbo
fermarla
?
-
disse
la
Pecora
.
-
Se
cessi
di
remare
,
si
fermerà
da
sé
.
Così
la
barca
fu
lasciata
in
balia
della
corrente
,
finché
scivolò
pianamente
fra
i
giunchi
oscillanti
.
E
le
piccole
maniche
furono
attentamente
rimboccate
,
e
le
piccole
braccia
affondate
fino
al
gomito
,
per
afferrare
i
giunchi
più
in
basso
che
potevano
prima
di
romperli
...
e
per
un
poco
Alice
dimenticò
ogni
cosa
della
pecora
e
delle
calze
,
incurvandosi
sul
fianco
della
barca
,
con
l
'
estremità
della
chioma
scarmigliata
nell
'
acqua
,
mentre
con
lucenti
e
avidi
occhi
acchiappava
un
ciuffo
dietro
l
'
altro
dei
cari
giunchi
odorosi
.
-
Spero
soltanto
che
la
barca
non
si
rovesci
,
-
essa
si
disse
.
-
Oh
,
che
bel
ciuffo
!
...
Solo
che
non
ci
arrivo
!
Ed
era
una
cosa
veramente
irritante
(
«
come
se
fosse
fatto
apposta
»
ella
pensava
)
che
,
sebbene
ella
cercasse
di
cogliere
molti
bei
giunchi
che
la
barca
rasentava
,
v
'
era
sempre
un
ciuffo
più
grazioso
che
non
si
raggiungeva
.
-
I
più
belli
sono
sempre
più
oltre
!
-
esclamò
finalmente
,
con
un
sospiro
,
all
'
ostinazione
dei
giunchi
nel
crescer
così
lontano
,
mentre
con
le
guance
accese
e
i
capelli
e
le
mani
gocciolanti
,
si
arrampicava
di
nuovo
al
suo
posto
e
cominciava
a
mettere
in
ordine
quei
suoi
nuovi
tesori
.
Che
importava
ora
a
lei
che
i
giunchi
avessero
cominciato
a
scolorarsi
e
a
perdere
tutto
il
loro
profumo
e
la
loro
bellezza
del
primo
istante
della
raccolta
?
Anche
i
giunchi
veri
durano
pochissimo
...
e
quelli
,
essendo
giunchi
immaginari
si
liquefecero
quasi
come
la
neve
,
ammucchiati
com
'
erano
ai
suoi
piedi
.
Ma
Alice
ci
badò
appena
,
perché
v
'
erano
tante
altre
cose
strane
alle
quali
pensare
.
Esse
non
erano
andate
molto
più
innanzi
quando
la
pala
di
uno
dei
remi
s
'
impegolò
nell
'
acqua
e
non
volle
uscirne
più
(
così
Alice
raccontò
;
dopo
)
,
ed
avvenne
che
il
manico
la
colpì
sotto
il
mento
,
e
,
nonostante
una
serie
di
piccoli
strilli
«
Oh
,
oh
,
oh
!
»
da
parte
della
povera
Alice
,
la
divelse
dal
suo
posto
e
la
fece
stramazzare
sul
mucchio
dei
giunchi
.
-
Ma
essa
non
s
'
era
fatto
male
,
e
si
levò
subito
in
piedi
:
la
Pecora
continuava
a
far
la
calza
,
come
se
nulla
fosse
accaduto
.
-
É
un
piccolo
granchio
che
tu
hai
preso
,
ella
osservò
,
mentre
Alice
ritornava
al
suo
posto
,
molto
confortata
di
trovarsi
ancora
in
barca
.
-
Sì
?
Non
l
'
ho
visto
,
-
disse
Alice
,
affacciandosi
cautamente
sul
fianco
della
barca
,
e
guardando
nell
'
acqua
scura
.
-
Non
l
'
avrei
lasciato
andare
...
Mi
piacerebbe
tanto
di
portarmi
un
granchiolino
a
casa
.
Ma
la
Pecora
sorrise
ironicamente
,
e
continuò
a
far
la
calza
.
-
Vi
sono
molti
granchi
qui
?
-
disse
Alice
.
-
Granchi
,
e
tutto
quello
che
vuoi
,
-
disse
la
Pecora
,
a
tua
scelta
.
Soltanto
deciditi
.
Che
cosa
vuoi
comprare
?
'
Comprare
?
-
echeggiò
Alice
,
in
un
tono
che
era
mezzo
di
stupore
e
mezzo
di
paura
,
perché
i
remi
,
e
la
barca
e
il
fiume
erano
in
un
istante
svaniti
,
ed
essa
si
ritrovava
nella
piccola
oscura
botteguccia
.
-
Vorrei
comprare
un
uovo
,
-
essa
disse
timidamente
.
-
A
quanto
li
vendi
?
-
Cinquantun
centesimi
per
uno
,
venti
centesimi
per
due
,
-
rispose
la
Pecora
.
-
Allora
due
costano
meno
di
uno
!
-
disse
Alice
sorpresa
,
cavando
il
borsellino
.
-
Ma
se
ne
compri
due
,
devi
mangiarli
tutti
e
due
,
-
disse
la
Pecora
.
-
Allora
ne
piglio
uno
,
-
disse
Alice
mettendo
i
soldi
sul
banco
,
perché
essa
diceva
fra
sé
:
«
non
saranno
molto
freschi
.
»
La
Pecora
prese
i
soldi
,
e
li
mise
in
una
cassetta
;
poi
disse
:
-
Io
non
metto
gli
oggetti
nelle
mani
degli
avventori
...
Non
starebbe
bene
...
te
lo
prenderai
da
te
.
E
così
dicendo
,
si
diresse
in
fondo
della
bottega
,
e
su
uno
scaffale
mise
l
'
uovo
dritto
.
«
Chi
sa
perché
non
starebbe
bene
?
-
pensava
Alice
,
andando
a
tentoni
fra
i
tavolini
e
le
sedie
,
perché
la
bottega
in
fondo
era
oscurissima
.
Più
cammino
,
e
più
sembra
che
l
'
uovo
s
'
allontani
.
É
una
sedia
questa
,
sì
o
no
?
To
'
,
ha
messo
i
rami
.
Strano
che
qui
crescano
gli
alberi
.
To
'
,
ecco
un
ruscello
.
Ma
questa
è
la
bottega
più
strana
che
io
m
'
abbia
visto
.
»
Ella
continuò
ad
andare
innanzi
,
sempre
più
sbalordita
a
ogni
passo
,
mentre
ogni
cosa
diventava
un
albero
nell
'
istante
che
l
'
avvicinava
,
ed
essa
s
'
aspettava
che
l
'
uovo
dovesse
far
precisamente
lo
stesso
.
VI
UNTO
DUNTO
Ma
l
'
uovo
diventava
sempre
più
grosso
e
più
grosso
,
e
sempre
più
umano
e
più
umano
:
e
come
ella
s
'
avvicinò
,
vide
che
aveva
gli
occhi
e
il
naso
e
la
bocca
,
e
come
si
avvicinò
ancor
più
,
vide
chiaramente
ch
'
era
Unto
Dunto
in
persona
.
«
Non
può
essere
che
lui
,
-
ella
si
disse
.
Ne
son
più
certa
,
che
se
lo
avesse
scritto
in
faccia
.
»
Avrebbe
potuto
essere
scritto
un
centinaio
di
volte
,
comodamente
,
su
quella
faccia
enorme
.
Unto
Dunto
con
le
.
gambe
incrociate
,
come
un
turco
,
era
seduto
sull
'
orlo
d
'
un
muro
alto
,
così
stretto
che
Alice
si
meravigliò
come
egli
potesse
tenersi
in
equilibrio
.
Siccome
gli
occhi
di
lui
guardavan
fisso
nella
direzione
opposta
,
e
non
s
'
accorgevano
affatto
della
bambina
,
questa
pensò
,
dopo
tutto
,
che
Unto
Dunto
fosse
una
persona
imbalsamata
.
-
E
come
rassomiglia
esattamente
a
un
uovo
,
-
disse
ad
alta
voce
,
pronta
con
le
mani
ad
acchiapparlo
,
perché
temeva
ad
ogni
istante
di
vederlo
cadere
.
-
É
molto
seccante
,
-
disse
Unto
Dunto
,
dopo
un
lungo
silenzio
,
guardando
da
un
'
altra
parte
,
mentre
parlava
,
-
sentirsi
dar
dell
'
uovo
.
Molto
,
molto
seccante
!
-
Ho
detto
che
rassomigliavate
ad
un
uovo
,
signore
,
-
spiegò
Alice
gentilmente
.
-
E
alcune
uova
sono
graziosissime
,
veramente
,
-
ella
aggiunse
,
sperando
di
fare
accettare
la
sua
frase
come
un
complimento
.
-
Certi
,
-
disse
Unto
Dunto
,
sempre
guardando
,
come
il
solito
,
da
un
'
altra
parte
,
-
non
hanno
più
intelligenza
di
un
fantolino
.
Alice
non
sapeva
che
rispondere
:
si
disse
che
quella
non
era
una
conversazione
,
perché
egli
non
le
rivolgeva
mai
la
parola
;
l
'
ultima
osservazione
infatti
l
'
aveva
rivolta
evidentemente
ad
un
albero
.
Così
ella
se
ne
stette
muta
,
ripetendo
dolcemente
a
sé
stessa
:
Unto
Dunto
sedea
sul
muro
Unto
Dunto
cascò
sul
duro
;
Tutti
i
fanti
che
accorsero
tosto
Non
sepper
alzarlo
e
rimetterlo
a
posto
.
Quest
'
ultimo
verso
è
troppo
lungo
per
una
poesia
;
-
ella
aggiunse
,
quasi
ad
alta
voce
,
dimenticando
che
Unto
Dunto
la
sentiva
.
-
Non
chiacchierare
così
sola
,
-
le
disse
Unto
Dunto
,
guardandola
per
la
prima
volta
,
-
ma
dimmi
come
ti
chiami
e
che
fai
.
-
Mi
chiamo
Alice
,
ma
...
-
Hai
un
nome
molto
sciocco
!
-
la
interruppe
con
impazienza
Unto
Dunto
.
-
Che
cosa
significa
?
-
Forse
che
un
nome
deve
significare
qualche
cosa
?
-
domandò
Alice
dubbiosa
.
-
Altro
che
!
-
disse
Unto
Dunto
con
una
breve
risata
:
Il
mio
nome
significa
la
forma
che
ho
io
...
fra
parentesi
una
forma
graziosa
e
bella
.
Con
un
nome
come
il
tuo
si
può
avere
qualunque
forma
o
quasi
.
-
Perché
ve
ne
state
lì
seduto
solo
solo
?
chiese
Alice
che
non
voleva
cominciare
una
discussione
.
-
Perché
non
v
'
è
nessuno
con
me
!
-
gridò
Unto
Dunto
.
-
Credevi
che
non
ti
sapessi
rispondere
?
Domanda
un
'
altra
cosa
.
-
Non
pensate
che
in
terra
stareste
più
sicuro
?
-
Alice
continuò
;
non
con
l
'
idea
di
proporre
un
altro
indovinello
,
ma
semplicemente
per
simpatia
verso
la
strana
creatura
.
-
Lassù
dovete
stare
così
scomodo
.
-
Che
facili
indovinelli
mi
dai
a
indovinare
!
-
brontolo
Unto
Dunto
.
-
Io
no
,
non
la
penso
così
.
Ebbene
,
se
mai
cadessi
...
non
c
'
è
pericolo
...
;
ma
se
cadessi
...
-
e
qui
egli
gonfiò
le
labbra
,
e
prese
un
aspetto
così
solenne
e
maestoso
che
Alice
non
poté
,
per
quanto
facesse
,
trattenersi
dal
ridere
.
-
Se
cadessi
,
-
egli
continuo
,
-
«
Il
Re
mi
ha
promesso
...
»
puoi
anche
diventar
pallida
,
se
ti
dispiace
.
Tu
non
credevi
che
dovessi
dir
questo
?
Il
Re
mi
ha
promesso
...
con
la
sua
stessa
bocca
...
di
...
di
...
-
Di
mandarvi
tutti
i
suoi
fanti
,
-
Alice
interruppe
,
piuttosto
imprudentemente
.
-
Ora
io
ti
dico
che
sta
malissimo
,
-
gridò
Unto
Dunto
,
montando
improvvisamente
in
collera
.
-
Tu
hai
origliato
alla
porta
...
e
dietro
gli
alberi
...
e
sotto
i
camini
...
se
no
,
non
l
'
avresti
saputo
.
Ma
no
,
-
disse
Alice
molto
umilmente
,
-
c
'
è
in
un
libro
.
-
Ah
,
sì
,
si
scrivono
simili
cose
nel
libri
?
disse
Unto
Dunto
con
tono
più
calmo
.
-
Forse
è
nella
storia
.
Ora
guardami
.
Io
sono
uno
che
ha
parlato
col
Re
:
forse
non
vedrai
mai
un
altro
,
che
abbia
parlato
al
Re
,
e
per
mostrarti
che
io
non
sono
orgoglioso
,
ti
permetto
di
stringermi
la
mano
.
(
E
ghignò
quasi
da
un
orecchio
all
'
altro
,
mentre
si
sporgeva
più
che
gli
era
possibile
,
da
quel
muro
)
e
stese
la
mano
ad
Alice
.
Ella
lo
guardava
con
qualche
ansia
,
mentre
la
prendeva
.
«
Se
egli
sorridesse
un
po
'
più
,
le
estremità
della
bocca
gli
si
incontrerebbero
sulla
nuca
,
ella
pensava
:
-
e
chi
sa
che
potrebbe
accadere
alla
sua
testa
.
Temo
che
si
spaccherebbe
.
»
-
Si
,
mi
manderebbe
tutti
i
suoi
fanti
,
continuò
Unto
Dunto
.
-
In
un
minuto
mi
raccoglierebbero
,
altro
che
!
Però
questa
conversazione
va
troppo
rapidamente
innanzi
,
ritorniamo
alla
penultima
osservazione
.
-
Non
credo
di
ricordarla
,
-
disse
Alice
con
molta
cortesia
.
-
Se
è
così
,
cominceremo
da
capo
,
-
disse
Unto
Dunto
,
-
ed
ora
spetta
a
me
scegliere
un
soggetto
.
(
«
Egli
parla
come
se
si
trattasse
di
un
giuoco
,
»
pensava
Alice
)
.
Ecco
una
domanda
per
te
.
Quanti
anni
dicevi
di
avere
?
Alice
fece
un
breve
calcolo
e
disse
:
-
Sette
anni
e
sei
mesi
.
-
Che
c
'
entra
?
-
esclamo
Unto
Dunto
con
accento
di
trionfo
.
-
Tu
non
avevi
mai
detto
niente
di
simile
.
-
Io
credevo
che
voi
intendeste
:
«
Quanti
anni
hai
,
»
-
spiego
Alice
.
-
Se
avessi
inteso
questo
,
l
'
avrei
detto
,
disse
Unto
Dunto
.
Alice
,
non
volendo
incominciare
un
'
altra
discussione
,
non
disse
nulla
.
-
Sette
anni
e
sei
mesi
!
-
ripeté
Unto
Dunto
pensoso
.
-
Un
'
età
molto
scomoda
.
Se
tu
ti
fossi
consigliata
con
me
,
t
'
avrei
detto
:
«
fermati
a
sette
»
...
ma
ora
è
troppo
tardi
.
-
Non
mi
consiglio
con
nessuno
sull
'
età
,
disse
Alice
indignata
.
Così
orgogliosa
sei
?
-
chiese
l
'
altro
.
Alice
si
sentì
ancora
più
indignata
a
questa
domanda
.
-
Voglio
dire
che
uno
non
può
fare
a
meno
dal
crescere
.
-
Uno
forse
non
può
,
-
disse
Unto
Dunto
,
-
ma
due
sì
.
Efficacemente
aiutata
,
avresti
potuto
rimanere
a
sette
.
-
Che
bella
cintura
che
avete
!
-
osservò
improvvisamente
Alice
.
(
Ne
avevano
abbastanza
sul
conto
dell
'
età
,
ella
pensava
,
e
se
veramente
dovevano
scegliere
i
soggetti
a
turno
,
adesso
toccava
a
lei
)
-
cioé
,
-
ella
corresse
,
ripensandoci
-
una
bella
cravatta
.
Avrei
dovuto
dire
...
no
,
una
cintura
,
voglio
dire
...
scusatemi
,
-
essa
aggiunse
impacciata
,
perché
Unto
Dunto
appariva
perfettamente
offeso
,
ed
ella
cominciò
a
deplorare
di
aver
toccato
quell
'
argomento
.
-
Se
soltanto
sapessi
,
-
diceva
fra
sé
,
-
qual
è
il
collo
e
qual
è
il
petto
.
Evidentemente
Unto
Dunto
era
irritatissimo
,
sebbene
stesse
zitto
per
uno
o
due
minuti
.
Quando
riparlò
,
fu
con
un
sordo
brontolio
.
-
É
...
una
cosa
molto
seccante
,
-
egli
disse
finalmente
,
-
che
una
persona
non
distingua
una
cravatta
da
una
cintura
.
-
É
per
la
mia
grande
ignoranza
,
-
disse
Alice
,
in
un
tono
così
umile
che
Unto
Dunto
si
calmò
.
-
É
una
cravatta
,
e
bella
,
come
tu
dici
.
É
un
dono
del
Re
Bianco
e
della
Regina
.
Ecco
tutto
.
-
Veramente
?
-
disse
Alice
,
lietissima
di
aver
trovato
finalmente
un
buon
argomento
.
-
Me
l
'
hanno
data
,
-
continuò
Unto
Dunto
pensoso
,
mettendo
una
gamba
a
cavalcioni
sull
'
altra
e
circondando
con
le
mani
il
ginocchio
,
me
l
'
hanno
data
per
un
dono
ingenetliaco
.
-
Scusatemi
...
-
disse
Alice
con
aria
impacciata
.
-
Tu
non
m
'
hai
offeso
,
-
disse
Unto
Dunto
.
-
Voglio
dire
,
che
cosa
è
un
dono
ingenetliaco
?
-
Un
dono
che
ti
si
offre
quando
non
è
il
tuo
genetliaco
,
è
chiaro
.
Alice
stette
un
po
'
a
pensare
.
-
Mi
piacciono
più
i
doni
genetliaci
,
-
finalmente
disse
.
-
Tu
non
sai
quel
che
ti
dici
,
-
gridò
Unto
Dunto
.
-
Quanti
sono
i
giorni
in
un
anno
?
-
Trecentosessantacinque
.
-
E
quanti
genetliaci
hai
?
-
Uno
.
-
E
se
togli
uno
da
trecentosessantacinque
,
che
rimane
?
-
É
semplice
:
trecentosessantaquattro
.
Unto
Dunto
parve
dubbioso
.
-
Lo
vorrei
eseguito
sulla
carta
,
-
egli
disse
.
Alice
non
poté
fare
a
meno
dal
sorridere
,
mentre
cavava
il
taccuino
e
faceva
per
lui
la
sottrazione
:
365
l
-
-
-
364
Unto
Dunto
prese
il
libro
e
guardò
attentamente
.
-
Mi
pare
esatta
...
-
egli
cominciò
.
-
Lo
tenete
sottosopra
!
-
interruppe
Alice
.
-
É
vero
,
-
disse
Unto
Dunto
allegramente
,
mentre
Alice
gli
voltava
il
taccuino
,
-
pensavo
appunto
che
mi
sembrava
un
po
'
strano
.
Dicevo
dunque
:
«
Mi
sembra
esatta
...
»
ché
ora
non
ho
il
tempo
di
esaminarla
con
calma
...
e
questo
mostra
che
vi
sono
trecentosessantaquattro
giorni
nei
quali
ti
può
essere
offerto
un
dono
ingenetliaco
.
Certo
,
-
disse
Alice
.
-
E
uno
solo
per
i
doni
genetliaci
.
Eccoti
gloria
.
-
Io
non
so
che
intendiate
per
«
gloria
»
,
disse
Alice
.
Unto
Dunto
sorrise
con
aria
di
compatimento
..
-
Certo
che
non
lo
intendi
...
se
non
te
lo
dico
.
Eccoti
un
magnifico
trionfale
argomento
.
-
Ma
«
gloria
»
non
significa
un
magnifico
trionfale
argomento
,
-
obiettò
Alice
.
-
Quando
io
uso
una
parola
,
-
disse
Unto
Dunto
in
tono
d
'
alterigia
,
-
essa
significa
ciò
che
appunto
voglio
che
significhi
:
né
più
né
meno
.
-
Si
tratta
di
sapere
,
-
disse
Alice
,
-
se
voi
potete
dare
alle
parole
tanti
diversi
significati
.
-
Si
tratta
di
sapere
,
-
disse
Unto
Dunto
,
-
chi
ha
da
essere
il
padrone
...
Questo
è
tutto
.
Alice
era
così
impacciata
che
non
disse
nulla
,
e
dopo
un
minuto
Unto
Dunto
ricominciò
:
-
Alcune
di
esse
sono
intrattabili
...
specialmente
i
verbi
sono
orgogliosissimi
...
con
gli
aggettivi
si
può
fare
ciò
che
si
vuole
,
ma
non
con
i
verbi
...
Però
io
so
maneggiarle
tutte
quante
.
Impenetrabilità
!
Ecco
che
dico
!
-
Vorreste
dirmi
,
per
favore
,
-
disse
Alice
,
-
che
cosa
significa
questo
?
-
Ora
parli
come
una
bambina
ragionevole
,
-
disse
Unto
Dunto
,
con
un
'
aria
molto
soddisfatta
.
-
Intendevo
con
«
impenetrabilità
»
d
'
averne
avuto
abbastanza
di
questo
argomento
e
che
sarebbe
stato
opportuno
che
mi
avessi
detto
che
pensavi
di
far
dopo
,
perché
suppongo
che
tu
non
intenda
fermarti
qui
vita
natural
durante
.
-
É
un
voler
far
significare
troppe
cose
a
una
parola
sola
,
-
disse
Alice
in
tono
pensoso
.
-
Quando
a
una
parola
faccio
far
tanto
lavoro
,
-
disse
Unto
Dunto
,
-
la
pago
di
più
.
-
Oh
!
-
disse
Alice
,
troppo
confusa
per
fare
anche
una
sola
osservazione
.
-
Ah
,
dovresti
vederle
venirmi
intorno
la
sera
del
sabato
,
-
disse
Unto
Dunto
,
gravemente
scotendo
la
testa
da
un
lato
all
'
altro
,
-
per
aver
la
paga
.
(
Alice
non
s
'
avventurò
a
chiedergli
come
le
pagasse
,
e
così
io
non
posso
dirvelo
.
)
-
Voi
,
signore
,
sembrate
abilissimo
nello
spiegare
le
parole
,
-
disse
Alice
.
-
Mi
fareste
la
cortesia
di
dirmi
il
significato
della
poesia
intitolata
Giabervocco
?
-
Sentiamola
,
-
disse
Unto
Dunto
.
-
Io
posso
spiegare
tutte
le
poesie
che
sono
state
scritte
...
e
molte
che
non
sono
state
scritte
ancora
.
Questo
sonava
molto
attraente
,
e
Alice
ripeté
la
prima
strofa
:
S
'
era
a
cocce
e
i
ligli
tarri
girtrellavan
nel
pischetto
,
tutti
losci
i
cincinarri
suffuggiavan
longe
stetto
.
-
Basta
per
cominciare
,
-
interruppe
Unto
Dunto
:
-
qui
vi
sono
molte
parole
difficili
.
«
Cocce
»
significa
le
dieci
della
mattina
,
l
'
ora
in
cui
si
comincia
a
cuocere
i
cibi
per
la
colazione
.
-
Bene
,
-
disse
Alice
,
-
e
«
ligli
»
?
-
Ligli
significa
agile
e
limaccioso
.
«
Li
»
è
lo
stesso
che
«
attivo
»
.
Due
significati
in
una
parola
sola
.
-
Ora
comprendo
,
-
osservò
Alice
pensosa
,
-
e
che
sono
i
«
tarri
?
»
-
«
Tarri
»
sono
degli
esseri
simili
ai
tassi
...
alle
lucertole
...
e
ai
cavaturaccioli
.
-
Che
creature
strane
che
debbono
essere
!
-
Sì
,
-
disse
Unto
Dunto
,
-
e
fanno
i
nidi
sotto
le
meridiane
e
vivono
di
formaggio
.
-
E
che
vuol
dire
«
girtrellare
»
?
-
Girtrellare
vuol
dire
rotare
come
un
giroscopio
e
far
buchi
come
un
trapano
.
-
E
il
pischetto
?
-
La
zolla
d
'
erba
intorno
alla
meridiana
.
É
detta
pischetto
perché
si
espande
un
po
'
innanzi
e
un
po
'
dietro
la
meridiana
...
-
E
un
po
'
da
ogni
lato
,
-
aggiunse
Alice
.
-
Appunto
.
«
Losci
»
poi
vuol
dire
deboli
e
miserabili
(
ecco
un
'
altra
parola
con
due
significati
...
come
un
portamonete
con
due
tasche
)
.
E
«
cincinnarro
»
è
un
uccellino
con
le
piume
piantate
come
aculei
intorno
intorno
al
corpo
;
una
specie
di
strofinaccio
vivo
.
-
E
suffuggiare
?
Mi
dispiace
di
darvi
tanto
disturbo
.
-
Vuol
dire
qualche
cosa
tra
muggire
e
fischiare
,
con
una
specie
di
starnuto
in
mezzo
:
però
tu
lo
sentirai
fare
...
nel
bosco
laggiù
,
forse
;
e
quando
l
'
avrai
sentito
,
sarai
contenta
.
«
Longe
stetto
.
»
Non
ne
sono
certo
,
ma
mi
pare
voglia
dire
lontano
senza
tetto
.
Stetto
,
senza
tetto
...
per
dire
che
avevan
smarrita
la
strada
.
Chi
è
che
t
'
ha
ripetuto
tutto
questo
brano
difficilissimo
?
-
L
'
ho
letto
in
un
libro
.
Ma
m
'
è
stata
recitata
una
poesia
molto
più
facile
di
questa
da
...
Tuidledì
,
mi
pare
.
-
In
quanto
a
poesia
,
-
disse
Unto
Dunto
,
levando
una
delle
sue
grandi
mani
,
-
te
ne
posso
recitare
più
e
meglio
degli
altri
,
se
si
tratta
di
questo
...
-
Oh
,
ne
son
certa
,
-
disse
Alice
in
fretta
,
sperando
di
trattenerlo
dal
cominciare
.
-
Quella
che
reciterò
,
-
egli
continuò
senza
raccogliere
la
sua
osservazione
,
-
fu
scritta
per
tuo
esclusivo
divertimento
.
Alice
comprese
che
,
stando
così
la
cosa
,
era
suo
dovere
di
ascoltarla
,
e
allora
si
sedette
e
disse
«
grazie
»
con
accento
piuttosto
melanconico
.
«
-
Nell
'
inverno
quando
i
campi
ed
i
monti
sono
bianchi
io
ti
canto
questo
canto
perché
un
gaudio
non
ti
manchi
....
»
soltanto
che
non
lo
canto
,
-
egli
aggiunse
,
come
spiegazione
.
-
Veggo
,
-
disse
Alice
.
-
Se
tu
puoi
vedere
se
io
canti
o
no
,
hai
gli
occhi
più
acuti
degli
altri
,
-
osservò
con
severità
Unto
Dunto
.
Alice
tacque
.
«
Quando
i
boschi
in
primavera
s
'
inghirlandano
di
fronde
cercherò
di
dirti
il
senso
che
nei
versi
si
nasconde
.
»
-
Grazie
,
disse
Alice
.
«
Nell
'
estate
quando
i
giorni
sono
lunghi
e
caldi
tanto
forse
tu
potrai
comprendere
,
che
significa
il
mio
canto
.
Nell
'
autunno
quando
i
rami
delle
foglie
son
già
privi
prendi
carta
penna
e
inchiostro
,
ed
il
canto
mio
trascrivi
,
»
-
Lo
scriverò
,
se
lo
ricorderò
,
-
disse
Alice
.
-
Non
è
necessario
fare
osservazioni
simili
,
-
disse
Unto
Dunto
,
-
sono
insensate
e
mi
scombussolano
.
«
Ho
mandato
ai
pesci
un
foglio
per
dir
loro
:
«
É
ciò
che
voglio
»
.
Ed
i
pesci
dalla
costa
m
'
han
mandato
la
risposta
.
Solo
due
parole
o
tre
:
«
É
impossibile
,
perché
....
»
-
Temo
di
non
comprendere
,
-
disse
Alice
.
-
Ora
diventa
più
facile
,
-
rispose
Unto
Dunto
«
Ho
mandato
ancora
a
dire
:
-
Sara
meglio
di
ubbidire
:
Ed
i
pesci
con
calore
:
-
Siete
in
collera
,
signore
.
E
di
nuovo
un
foglio
piglio
,
ma
si
ridon
del
consiglio
!
Ho
così
preso
un
tegame
nuovo
,
lucido
,
di
rame
.
Alla
pompa
l
'
ho
ben
pieno
,
mentre
il
cor
batteami
in
seno
.
É
venuto
uno
e
m
'
ha
detto
:
-
Ora
i
pesci
sono
a
letto
.
Io
mi
son
messo
a
gridare
:
-
Tu
li
devi
risvegliare
.
Chiaro
e
tondo
gli
ho
parlato
,
nell
'
orecchio
gli
ho
strillato
.
Unto
Dunto
alzò
straordinariamente
la
voce
,
recitando
queste
strofe
,
e
Alice
pensava
con
un
brivido
:
-
Non
mi
sarei
voluta
trovare
nella
pelle
del
messaggero
.
Ma
superbo
egli
e
feroce
dice
:
-
Abbassa
quella
voce
.
Ma
feroce
egli
e
superbo
dice
:
-
Andrò
,
-
con
piglio
acerbo
.
Un
turacciolo
lì
presso
tosto
abbranco
e
vado
io
stesso
.
Perché
chiuse
son
le
porte
,
urto
,
picchio
e
batto
forte
.
Perché
chiuso
sempre
sta
la
maniglia
afferro
,
ma
...
Vi
fu
una
lunga
pausa
.
-
É
tutto
?
-
chiese
timidamente
Alice
.
-
É
tutto
,
-
disse
Unto
Dunto
.
-
Addio
.
«
É
un
congedo
piuttosto
brusco
»
,
penso
Alice
;
ma
dopo
un
così
chiaro
invito
ad
andarsene
,
ella
stimò
che
sarebbe
stato
piuttosto
indiscreto
rimanere
.
Così
si
alzò
e
tese
la
mano
:
-
Addio
,
c
'
incontreremo
un
'
altra
volta
,
disse
,
-
più
allegra
che
poté
.
-
Non
ti
riconoscerei
più
,
se
c
'
incontrassimo
,
-
rispose
Unto
Dunto
poco
soddisfatto
,
dandole
da
stringere
un
dito
:
-
tu
sei
proprio
come
tutti
gli
altri
.
-
Generalmente
,
si
giudica
dal
viso
,
-
Alice
osservo
pensosa
.
-
É
questo
che
deploro
,
-
disse
Unto
Dunto
.
-
Il
tuo
viso
somiglia
a
quello
di
tutti
gli
altri
..
due
occhi
(
notando
il
loro
posto
in
aria
col
pollice
)
-
Il
naso
in
mezzo
,
la
bocca
sotto
.
Sempre
allo
stesso
modo
.
Se
invece
tu
avessi
gli
occhi
da
un
solo
lato
del
naso
,
per
esempio
,
...
o
la
bocca
al
di
sopra
...
potrebbe
giovare
a
distinguerti
.
-
Non
sarebbe
bello
,
-
obiettò
Alice
.
Ma
Unto
Dunto
chiuse
gli
occhi
e
disse
:
-
Prova
un
poco
.
Alice
aspettò
un
minuto
per
sentir
se
parlasse
ancora
,
ma
siccome
egli
non
apriva
più
bocca
e
non
l
'
osservava
più
affatto
,
disse
:
«
Addio
,
»
ancora
una
volta
,
e
non
avendone
risposta
si
allontanò
tranquillamente
,
ma
non
poté
fare
a
meno
dal
dire
mentre
se
n
'
andava
:
«
Fra
tutte
le
persone
...
(
essa
parlava
ad
alta
voce
,
come
un
gran
conforto
nel
dover
dire
una
cosa
così
solenne
)
sì
,
fra
tutte
le
persone
meno
soddisfacenti
da
me
incontrate
...
Non
finì
mai
la
sentenza
,
perché
in
quell
'
istante
un
enorme
scroscio
scosse
la
foresta
da
capo
a
fondo
.
VII
IL
LEONE
E
L
'
UNICORNO
L
'
istante
dopo
dei
soldati
arrivavano
correndo
per
il
bosco
,
in
principio
a
due
o
tre
,
poi
a
dieci
o
venti
insieme
,
e
finalmente
in
tali
masse
che
sembravano
riempire
tutta
la
foresta
.
Alice
si
rifugiò
dietro
un
albero
per
paura
d
'
esser
travolta
e
li
guardò
passare
.
Pensava
di
non
aver
mai
veduto
in
vita
sua
tanti
soldati
proceder
con
tanta
incertezza
di
gambe
;
inciampavano
sempre
su
questo
o
quell
'
oggetto
,
e
quand
'
uno
cascava
,
parecchi
altri
gli
cascavano
addosso
,
di
guisa
che
il
suolo
fu
tosto
coperto
di
mucchi
di
uomini
.
Poi
vennero
i
cavalli
.
Avendo
quattro
piedi
,
se
la
cavavano
molto
meglio
dei
fanti
;
ma
anch
'
essi
inciampavano
di
tanto
in
tanto
,
e
sembrava
che
fosse
regola
normale
,
quando
un
cavallo
inciampava
,
che
il
cavaliere
dovesse
istantaneamente
cadere
.
La
confusione
si
faceva
ogni
momento
maggiore
,
e
Alice
fu
lietissima
di
uscir
fuori
del
bosco
in
un
luogo
scoperto
,
dove
trovò
il
Re
Bianco
seduto
a
terra
e
tutto
affaccendato
a
scrivere
nel
suo
taccuino
.
-
Li
ho
mandati
tutti
,
-
gridò
il
Re
in
tono
di
grande
soddisfazione
vedendo
Alice
.
-
T
'
è
capitato
d
'
incontrare
dei
fanti
,
cara
,
venendo
per
il
bosco
?
-
Sì
,
-
disse
Alice
,
-
e
parecchie
migliaia
,
credo
.
-
Quattromila
duecento
e
sette
è
il
numero
esatto
,
-
disse
il
Re
,
riferendosi
al
libro
.
-
Non
ho
potuto
mandarli
tutti
,
sai
,
perché
due
occorrono
al
giuoco
.
E
neanche
ho
mandato
i
due
Alfieri
.
Entrambi
sono
andati
in
città
.
A
proposito
guarda
sulla
strada
,
e
dimmi
se
vedi
qualcuno
di
essi
.
-
Nessuno
,
-
disse
Alice
,
dopo
aver
dato
un
'
occhiata
alla
strada
.
-
Mi
rallegro
con
i
tuoi
occhi
,
-
osservò
il
Re
con
tono
stizzoso
.
-
Poter
veder
Nessuno
.
E
a
tanta
distanza
poi
!
Figurati
che
è
già
tanto
se
mi
riesce
di
veder
qualcuno
,
con
questa
luce
.
Tutto
questo
non
fu
sentito
da
Alice
,
ancora
intenta
a
guardare
sulla
strada
,
facendosi
schermo
agli
occhi
con
la
mano
.
-
Io
veggo
qualcuno
ora
,
-
finalmente
ella
esclamò
,
-
ma
viene
avanti
pian
piano
,
e
con
che
strani
atteggiamenti
!
(
Perché
l
'
Alfiere
continuava
a
saltare
di
qua
e
di
là
,
e
,
contorcendosi
come
una
anguilla
,
veniva
innanzi
con
le
mani
aperte
come
ventagli
ai
due
lati
.
)
-
Niente
affatto
,
-
disse
il
Re
.
-
Egli
è
un
Alfiere
anglo
-
sassone
...
e
quelli
sono
atteggiamenti
anglo
-
sassoni
.
Fa
così
quando
si
sente
felice
.
Si
chiama
Fortunello
.
-
Io
amo
il
mio
amore
con
un
F
.
-
cominciò
Alice
,
pensando
a
certo
ritornello
infantile
,
perché
egli
è
Felice
.
Lo
odio
con
un
F
.
perché
è
Fellone
.
Lo
cibo
con
...
con
...
con
Fette
di
sandwiches
e
Fieno
.
Si
chiama
Fortunello
e
vive
...
-
E
vive
a
Firenze
,
-
osservò
il
Re
semplicemente
,
senza
la
minima
idea
di
unirsi
al
giuoco
,
mentre
Alice
esitava
nel
cercare
il
nome
di
una
città
con
un
F
.
-
L
'
altro
Alfiere
si
chiama
Hatta
.
Debbo
averne
due
,
sai
,
per
venire
e
andare
:
uno
a
venire
,
e
uno
ad
andare
.
-
Scusatemi
...
-
disse
Alice
.
-
Non
hai
fatto
nulla
per
chiedermi
scusa
-
disse
il
Re
.
-
Volevo
dire
che
non
capivo
,
-
disse
Alice
,
-
perché
uno
per
venire
e
l
'
altro
per
andare
?
-
Non
te
l
'
ho
detto
,
-
ripeté
il
Re
,
impazientito
,
-
che
ne
debbo
aver
due
a
...
ad
andare
a
portare
.
Uno
ad
andare
e
uno
a
portare
.
In
quel
momento
arrivò
l
'
Alfiere
:
non
gli
era
rimasto
tanto
di
fiato
da
poter
dire
una
parola
;
poteva
solo
accennare
dei
grandi
gesti
con
le
mani
,
e
far
le
più
terribili
smorfie
al
povero
Re
.
-
Questa
signorina
ti
ama
con
un
F
.
-
disse
il
Re
,
presentando
Alice
nella
speranza
di
stornar
da
sé
l
'
attenzione
dell
'
Alfiere
;
ma
invano
.
Gli
atteggiamenti
anglo
-
sassoni
si
facevano
sempre
più
straordinari
,
mentre
gli
occhi
spalancati
giravano
furiosamente
da
un
lato
all
altro
.
-
Tu
mi
allarmi
,
-
disse
il
Re
.
-
Mi
sento
debole
...
dammi
una
fetta
di
sandwich
!
-
A
ciò
l
'
Alfiere
,
con
gran
divertimento
di
Alice
,
aprì
un
sacchetto
che
portava
appeso
al
collo
,
e
diede
un
sandwich
al
Re
,
che
lo
divorò
avidamente
.
-
Un
altro
sandwich
!
-
disse
il
Re
.
-
Non
è
rimasto
che
il
fieno
,
ora
,
-
disse
l
'
Alfiere
,
guardando
nel
sacchetto
.
-
Fieno
,
allora
,
-
mormorò
il
Re
con
un
sussurro
.
Alice
fu
lieta
di
vedere
che
il
fieno
lo
rianimava
.
-
Non
c
'
è
nulla
come
il
fieno
,
se
uno
si
sente
debole
,
-
egli
le
osservò
,
continuando
a
masticare
.
-
Forse
sarebbe
meglio
gettarvi
dell
'
acqua
fredda
addosso
,
-
suggerì
Alice
,
-...o
dei
sali
volatili
.
-
Non
ho
detto
che
non
v
'
è
nulla
di
meglio
,
-
rispose
il
Re
,
-
ho
detto
nulla
come
il
fieno
.
Il
che
Alice
non
s
'
arrischiò
di
contestare
.
-
Chi
passava
sulla
strada
?
-
continuò
il
Re
,
stendendo
la
mano
all
'
Alfiere
per
avere
altro
fieno
.
-
Nessuno
,
-
disse
l
'
Alfiere
.
-
Per
l
'
appunto
,
-
disse
il
Re
,
-
l
'
ha
visto
anche
questa
signorina
.
Allora
Nessuno
cammina
più
piano
di
te
.
-
Io
faccio
del
mio
meglio
,
-
disse
l
'
Alfiere
imbronciato
,
-
e
son
sicuro
che
nessuno
cammina
più
presto
di
me
.
-
É
impossibile
,
-
disse
il
Re
,
-
sarebbe
arrivato
prima
di
te
.
Frattanto
,
hai
ripigliato
fiato
e
puoi
dirci
ciò
che
è
accaduto
nella
città
!
-
Te
lo
dirò
all
'
orecchio
,
-
disse
l
'
Alfiere
,
mettendosi
le
mani
alla
bocca
a
guisa
di
tromba
,
e
chinandosi
sull
'
orecchio
del
Re
.
Alice
si
dispiacque
di
quest
'
atto
,
perché
voleva
saper
le
notizie
anche
lei
.
Però
,
invece
di
far
un
sussurro
con
le
labbra
,
l
'
Alfiere
strillò
con
tutti
i
suoi
polmoni
:
-
La
solita
battaglia
!
-
E
questo
tu
lo
chiami
dirmelo
all
'
orecchio
?
-
gridò
il
povero
Re
facendo
un
balzo
.
-
M
'
è
parso
d
'
avere
un
terremoto
in
testa
.
-
Chi
è
che
fa
la
solita
battaglia
?
-
Il
Leone
e
l
'
Unicorno
,
chi
altri
può
essere
?
-
disse
il
Re
.
-
Battagliano
per
la
Corona
?
-
Certo
,
-
disse
il
Re
,
-
e
il
più
bello
si
è
che
è
sempre
per
la
mia
corona
.
Corriamo
a
vedere
E
s
'
avviarono
al
trotto
,
mentre
Alice
si
ripeteva
le
parole
della
vecchia
canzone
:
Battagliar
per
la
Corona
il
Leone
e
l
'
Unicorno
,
che
fu
vinto
dal
Leone
in
cittade
e
intorno
intorno
,
chi
mangiar
fe
'
I
'
Unicorno
,
chi
mangiare
fe
'
il
Leone
pane
bianco
e
pane
bruno
,
pan
di
Spagna
con
torrone
.
-
Chi
vince
ottiene
la
corona
?
-
ella
chiese
,
come
poté
,
perché
la
corsa
le
toglieva
il
fiato
.
-
Povero
me
,
no
!
-
disse
il
Re
.
-
Che
idea
?
-
Sareste
così
cortese
...
,
-
disse
Alice
ansando
,
dopo
aver
corso
un
poco
più
oltre
,
-
da
fermarvi
un
minuto
...
per
respirare
un
poco
.
-
Io
sono
cortese
,
-
disse
il
Re
,
-
ma
non
son
forte
abbastanza
.
Vedi
,
un
minuto
è
così
tremendamente
veloce
.
Sarebbe
lo
stesso
che
voler
fermare
un
lampo
.
Non
avendo
più
fiato
per
parlare
,
Alice
continuò
a
correre
in
silenzio
,
finché
si
trovò
di
fronte
a
una
gran
folla
,
in
mezzo
alla
quale
battagliavano
il
Leone
e
l
'
Unicorno
.
Erano
in
una
nuvola
di
polvere
così
densa
,
che
in
principio
Alice
non
poté
distinguerli
:
ma
poi
capì
dal
corno
qual
'
era
l
'
Unicorno
.
Essa
col
Re
si
dispose
accanto
ad
Hatta
,
l
'
altro
Alfiere
,
che
guardava
il
combattimento
con
una
tazza
di
té
in
una
mano
e
un
pezzo
di
pane
imburrato
nell
'
altra
.
-
É
uscito
ora
di
prigione
,
e
non
aveva
finito
il
té
quando
ci
fu
mandato
,
-
sussurrò
Fortunello
ad
Alice
:
-
là
dentro
non
si
danno
che
gusci
d
'
ostriche
...
così
ha
molta
fame
e
molta
sete
.
Come
stai
,
caro
mio
?
-
egli
continuò
,
mettendo
affettuosamente
il
braccio
intorno
al
collo
di
Hatta
.
Hatta
guardò
in
giro
e
fece
un
cenno
con
la
testa
continuando
a
mangiare
il
pane
imburrato
.
-
Te
la
passavi
felicemente
in
prigione
,
amico
caro
?
-
disse
Fortunello
.
Hatta
girò
ancora
intorno
lo
sguardo
,
e
una
lagrima
o
due
gli
solleticarono
questa
volta
la
guancia
;
ma
non
disse
una
parola
.
-
Parla
,
non
puoi
parlare
?
-
gridò
Fortunello
impaziente
.
Ma
Hatta
masticava
e
beveva
té
.
-
Parla
,
non
vuoi
parlare
?
-
gridò
il
Re
.
Come
si
conducono
al
combattimento
?
Hatta
fece
uno
sforzo
disperato
,
e
inghiottì
un
gran
pezzo
di
pane
e
burro
.
-
Continuano
benissimo
,
-
egli
disse
con
voce
soffocata
:
-
ciascuno
dei
due
è
caduto
circa
ottantasette
volte
.
-
Allora
si
darà
loro
il
pane
bianco
e
il
pane
bruno
?
-
Li
aspettiamo
ora
,
-
disse
Hatta
,
-
adesso
me
ne
sto
mangiando
un
pezzo
.
Vi
fu
una
pausa
nel
combattimento
in
quell
'
istante
,
e
il
Leone
e
l
'
Unicorno
si
sedettero
ansando
,
mentre
il
Re
gridava
:
-
Son
concessi
dieci
minuti
per
i
rinfreschi
.
Fortunello
e
Hatta
si
misero
subito
al
lavoro
,
portando
vassoi
di
pane
bianco
e
bruno
.
Alice
se
ne
prese
un
pezzo
da
assaggiare
,
ma
era
molto
secco
.
-
Non
credo
ch
'
essi
combatteranno
più
oggi
,
-
disse
il
Re
ad
Hatta
;
-
dà
l
'
ordine
ai
tamburi
di
cominciare
.
E
Hatta
se
n
'
andò
saltando
come
un
grillo
.
Per
un
minuto
o
due
Alice
se
ne
rimase
in
silenzio
a
guardarlo
.
A
un
tratto
s
'
illuminò
:
-
Guarda
,
guarda
!
-
ella
gridò
puntando
un
dito
.
-
Ecco
la
Regina
Bianca
che
corre
per
la
campagna
.
Essa
è
venuta
a
volo
dal
bosco
laggiù
.
Come
possono
correre
presto
queste
Regine
!
-
Senza
dubbio
ha
qualche
nemico
alle
calcagna
,
-
disse
il
Re
,
senza
neanche
levar
lo
sguardo
.
-
Questo
bosco
n
'
è
pieno
.
-
Ma
perché
non
correte
ad
aiutarla
?
-
chiese
Alice
,
sbalordita
di
vederlo
prender
la
cosa
con
tanta
tranquillità
.
-
É
inutile
,
è
inutile
!
-
disse
il
Re
.
-
Corre
con
tanta
rapidità
.
Sarebbe
come
voler
acchiappare
un
lampo
.
Ma
io
piglierò
un
appunto
su
di
lei
,
se
tu
vuoi
...
É
una
creatura
così
buona
!
-
ripeté
pianamente
a
sé
stesso
mentre
apriva
il
taccuino
.
-
Creatura
la
scrivi
con
due
«
a
»
?
In
quel
momento
arrivava
trotterellando
l
'
Unicorno
,
con
le
mani
in
tasca
.
-
L
'
ho
vinto
questa
volta
,
-
egli
disse
al
Re
,
dandogli
un
'
occhiata
mentre
gli
passava
accanto
.
-
Un
poco
...
un
poco
,
-
rispose
il
Re
con
qualche
nervosità
.
-
Non
avresti
dovuto
trafiggerlo
col
corno
,
però
.
-
Non
gli
ho
fatto
male
,
-
disse
calmo
l
'
Unicorno
,
e
stava
per
continuare
quando
s
'
avvide
di
Alice
.
Si
voltò
immediatamente
e
stette
a
guardarla
con
l
'
aria
del
più
profondo
disgusto
.
-
Che
cosa
...
è
...
mai
?
-
disse
finalmente
.
-
Una
bambina
,
-
rispose
subito
Fortunello
,
mettendosi
di
fronte
ad
Alice
per
presentarla
,
e
stendendo
ambo
le
mani
verso
di
lei
in
atteggiamento
anglosassone
.
-
L
'
abbiamo
trovata
oggi
.
É
grande
al
vivo
e
più
che
naturale
.
-
Io
avevo
creduto
sempre
che
fossero
dei
mostri
favolosi
,
-
disse
l
'
Unicorno
.
-
É
viva
?
-
Può
parlare
,
-
disse
Fortunello
solennemente
.
L
'
Unicorno
guardò
Alice
come
in
sogno
,
e
disse
:
-
Parla
,
bambina
.
Alice
non
poté
non
schiudere
le
labbra
a
un
sorriso
,
mentre
cominciava
:
-
Non
sapete
,
anch
'
io
avevo
sempre
creduto
che
gli
Unicorni
fossero
mostri
favolosi
.
Non
ne
avevo
visto
ancora
uno
vivo
.
-
Bene
,
ora
che
ci
siamo
visti
tutti
e
due
,
-
disse
l
'
Unicorno
,
-
se
tu
crederai
in
me
,
io
crederò
in
te
.
Accetti
il
patto
?
-
Sì
,
se
vi
piace
.
-
Adesso
fa
portare
la
torta
,
caro
,
-
disse
l
'
Unicorno
volgendosi
da
lei
al
Re
.
-
Per
me
,
niente
del
tuo
pane
bruno
oggi
.
-
Certo
...
certo
!
-
mormorò
il
Re
.
e
fece
cenno
a
Fortunello
.
-
Apri
il
sacco
,
-
egli
sussurrò
.
-
Presto
,
non
quello
...
quello
è
pieno
di
fieno
.
Fortunello
trasse
una
grossa
torta
dal
sacco
,
e
la
diede
a
tenere
ad
Alice
,
mentre
egli
prendeva
un
piatto
e
un
coltello
.
Come
fossero
tutte
queste
cose
uscite
dal
sacco
,
Alice
non
poté
indovinare
.
Era
come
un
giuoco
di
prestidigitazione
,
essa
pensava
.
Il
Leone
li
aveva
raggiunti
,
frattanto
:
appariva
molto
stanco
e
assonnato
,
e
aveva
gli
occhi
semichiusi
.
-
Che
è
questo
?
-
disse
,
dando
una
pigra
occhiata
ad
Alice
,
e
parlando
in
un
tono
di
basso
profondo
,
che
pareva
il
rintocco
d
'
una
campana
.
-
Ah
,
sì
,
che
è
questo
?
-
gridò
pronto
l
'
Unicorno
.
-
Non
l
'
indovineresti
mai
!
lo
non
ho
potuto
.
Il
Leone
guardò
Alice
annoiato
:
-
Sei
un
animale
...
un
vegetale
...
un
minerale
?
-
disse
sbadigliando
ad
ogni
parola
.
-
É
un
mostro
favoloso
!
-
esclamò
l
'
Unicorno
,
prima
che
Alice
potesse
rispondere
.
-
Allora
servici
la
torta
,
Mostro
;
-
disse
il
Leone
sedendosi
in
terra
e
tenendosi
il
mento
fra
le
zampe
.
-
E
sedetevi
anche
voi
(
al
Re
e
all
'
Unicorno
)
:
e
dividi
la
torta
in
parti
uguali
,
sai
.
Evidentemente
il
Re
non
appariva
soddisfatto
di
dover
sedere
fra
le
due
grandi
creature
;
ma
non
c
'
era
altro
posto
per
lui
.
-
Che
battaglia
potremmo
darci
per
la
corona
,
ora
!
-
disse
l
'
Unicorno
,
guardando
di
sottecchi
la
corona
che
il
povero
Re
era
sul
punto
di
vedersi
cader
di
testa
,
tanto
tremava
in
tutte
le
.
membra
.
-
Vincerei
facilmente
,
-
disse
il
Leone
.
-
Non
lo
credo
,
-
disse
l
'
Unicorno
.
-
Sì
,
ed
io
ti
batto
intorno
alla
città
,
pollo
che
non
sei
altro
!
-
rispose
irosamente
il
Leone
facendo
l
'
atto
di
levarsi
mentre
parlava
.
Allora
il
Re
intervenne
per
far
cessare
il
litigio
:
aveva
i
nervi
molto
scossi
e
la
voce
gli
tremava
:
Intorno
alla
città
?
-
egli
disse
.
-
C
'
è
molta
strada
.
Andate
per
il
ponte
o
per
la
piazza
del
mercato
?
Dal
ponte
si
gode
un
magnifico
panorama
.
-
Non
so
,
-
brontolò
il
Leone
,
nell
'
atto
di
riadagiarsi
.
-
V
'
era
tanta
polvere
che
non
si
vedeva
nulla
.
Quanto
ci
mette
il
Mostro
a
tagliare
quella
torta
!
Alice
s
'
era
seduta
sull
'
orlo
d
'
un
ruscelletto
col
gran
piatto
sulle
ginocchia
e
tagliava
attentamente
col
coltello
.
-
Che
seccatura
!
-
ella
disse
,
rispondendo
al
Leone
(
s
'
era
già
abituata
ad
esser
chiamata
«
Mostro
»
)
,
-
io
taglio
le
fette
,
ed
esse
si
riappiccicano
.
-
Tu
non
sai
come
si
trattano
le
torte
dello
Specchio
!
-
osservò
l
'
Unicorno
.
-
Prima
devi
distribuire
le
parti
e
poi
tagliarle
.
Questo
pareva
assurdo
,
ma
Alice
ubbidientemente
si
levò
,
portò
in
giro
il
piatto
,
e
la
torta
si
divise
in
tre
pezzi
,
mentre
la
bambina
andava
dall
'
uno
all
altro
.
-
Ora
tagliala
,
-
disse
il
Leone
,
mentre
ella
tornava
al
suo
posto
col
piatto
vuoto
.
-
Dichiaro
che
non
è
giusto
,
-
gridava
l
'
Unicorno
,
mentre
Alice
,
seduta
col
coltello
in
mano
,
non
sapeva
di
dove
cominciare
.
-
Il
Mostro
ha
dato
al
Leone
una
porzione
due
volte
più
grossa
della
mia
.
-
Non
s
'
è
tenuta
la
porzione
sua
,
però
,
disse
il
Leone
.
-
Ti
piace
la
torta
,
Mostro
?
Ma
prima
che
Alice
potesse
rispondere
,
cominciarono
i
tamburi
.
Ella
non
poté
comprendere
donde
venisse
il
rumore
:
l
'
aria
ne
sembrava
piena
,
e
il
fracasso
la
rintronava
in
modo
da
assordarla
.
Ella
balzò
in
piedi
e
fece
un
salto
a
traverso
il
ruscelletto
per
la
paura
che
l
'
aveva
invasa
,
ed
ebbe
appena
il
tempo
di
vedere
il
Leone
e
l
'
Unicorno
levarsi
in
piedi
,
con
gli
sguardi
irati
per
quell
'
interruzione
della
loro
colazione
,
prima
di
cadere
in
ginocchio
e
di
mettersi
le
mani
alle
orecchie
,
invano
tentando
di
smorzare
quello
spaventoso
fracasso
.
«
Se
questo
stamburio
non
li
caccia
fuori
della
città
,
-
ella
pensava
,
-
nulla
vi
riuscirà
.
»
VIII
«
É
DI
MIA
SPECIALE
INVENZIONE
»
Dopo
un
po
'
,
parve
che
il
rumore
gradatamente
cessasse
,
finché
tutto
fu
silenzio
perfetto
,
e
Alice
levò
la
testa
sgomenta
.
Non
si
vedeva
nessuno
,
e
il
suo
primo
pensiero
fu
di
aver
sognato
il
Leone
e
l
'
Unicorno
e
quello
strano
Alfiere
anglosassone
.
Però
ai
suoi
piedi
,
c
'
era
ancora
l
'
enorme
piatto
sul
quale
ella
s
'
era
ingegnata
di
tagliare
la
torta
.
-
Dunque
non
ho
sognato
,
-
si
disse
,
-
salvo
che
tutti
non
facciano
parte
dello
stesso
sogno
.
Solo
spero
che
il
sogno
sia
mio
-
non
quello
del
Re
Rosso
.
Non
vorrei
appartenere
al
sogno
di
un
'
altra
persona
,
-
continuò
in
tono
piuttosto
lamentoso
.
-
Ho
una
gran
voglia
d
'
andare
a
svegliarlo
per
veder
che
cosa
accadrà
.
-
In
quel
momento
i
suoi
pensieri
furono
interrotti
da
alte
grida
di
«
Ohi
,
ohi
,
scacco
!
»
,
e
un
Cavaliere
,
vestito
d
'
una
corazza
cremisi
,
veniva
galoppando
verso
di
lei
,
brandendo
una
gran
mazza
.
Non
appena
la
raggiunse
,
il
cavallo
immediatamente
si
fermò
.
-
Sei
mia
prigioniera
!
-
gridò
il
Cavaliere
,
precipitandosi
di
sella
.
Sorpresa
com
'
era
,
Alice
fu
più
spaventata
per
lui
che
per
sé
in
quell
'
istante
,
e
lo
vide
con
ansia
rimontare
a
cavallo
.
Com
'
egli
si
trovò
di
nuovo
a
suo
agio
in
sella
,
ricominciò
:
-
Tu
sei
mia
...
Ma
allora
si
levò
un
'
altra
voce
:
«
Ohi
,
ohi
,
scacco
!
»
e
Alice
guardò
intorno
sorpresa
per
vedere
il
nuovo
nemico
.
Questa
volta
era
un
Cavaliere
Bianco
.
Egli
si
trasse
a
fianco
di
Alice
,
e
precipitò
dal
cavallo
nell
'
istessissimo
modo
del
Cavaliere
Rosso
;
poi
si
rialzò
e
i
due
Cavalieri
si
guardarono
l
'
un
l
'
altro
per
qualche
tempo
,
senza
parlare
.
Gli
sguardi
d
'
Alice
andavan
stupiti
dall
'
uno
all
altro
.
-
Ella
è
mia
prigioniera
,
sai
!
-
disse
finalmente
il
Cavaliere
Rosso
.
-
Sì
,
ma
io
son
venuto
a
riscattarla
,
-
rispose
il
Cavaliere
Bianco
.
-
Allora
dobbiamo
combattere
per
lei
,
disse
il
Cavaliere
Rosso
,
mentre
dava
mano
all
'
elmo
(
che
era
sospeso
alla
sella
e
aveva
in
qualche
modo
la
forma
d
'
una
testa
di
cavallo
)
e
se
lo
metteva
in
testa
.
-
Tu
osserverai
,
naturalmente
,
le
Regole
della
Battaglia
,
-
osservò
il
Cavaliere
Bianco
mettendosi
anche
lui
l
'
elmo
.
-
Le
osservo
sempre
,
-
disse
il
Cavaliere
Rosso
;
e
cominciarono
a
picchiarsi
con
tanta
furia
che
Alice
si
rifugiò
dietro
un
albero
per
star
lontana
dai
colpi
.
«
Chi
sa
mai
quali
siano
le
Regole
della
Battaglia
,
-
si
diceva
,
assistendo
al
duello
e
facendo
timidamente
capolino
dal
suo
nascondiglio
;
-
una
regola
par
sia
questa
,
che
se
uno
dei
Cavalieri
colpisce
l
'
altro
,
lo
fa
precipitare
di
sella
,
e
se
fallisce
il
colpo
,
precipita
egli
stesso
...
e
un
'
altra
regola
par
sia
questa
:
che
entrambi
usano
le
mazze
ferrate
con
le
braccia
,
come
se
fossero
Pulcinella
e
don
Anselmo
.
Che
fracasso
che
fanno
quando
precipitano
!
Come
un
fascio
di
molle
,
palette
e
soffietti
,
che
cada
sul
focolare
!
E
come
se
ne
stan
quieti
i
cavalli
!
Li
lasciano
andare
su
e
giù
come
se
fossero
tavole
.
»
Un
'
altra
regola
della
battaglia
,
della
quale
Alice
non
s
'
era
accorta
,
sembrava
fosse
questa
:
che
essi
cadevano
sempre
a
testa
in
giù
.
E
la
battaglia
finì
con
la
caduta
d
'
entrambi
a
questo
modo
,
l
'
uno
accanto
all
'
altro
:
quando
si
rialzarono
si
strinsero
la
mano
,
e
allora
il
Cavaliere
Rosso
montò
a
cavallo
e
partì
al
galoppo
.
-
É
stata
una
vittoria
gloriosa
,
-
disse
il
Cavaliere
Bianco
,
levandosi
ansante
.
-
Non
so
,
-
disse
Alice
dubbiosa
.
-
Io
non
voglio
essere
prigioniera
di
nessuno
.
-
Sarai
libera
,
quando
avrai
traversato
il
prossimo
ruscello
,
-
disse
il
Cavaliere
Bianco
.
-
Io
ti
condurrò
sana
e
salva
fino
al
limite
del
bosco
...
e
poi
debbo
tornare
indietro
,
sai
.
Questo
è
lo
scopo
della
mia
mossa
.
-
Vi
ringrazio
tanto
,
-
disse
Alice
.
-
Posso
aiutarvi
a
togliervi
l
'
elmo
?
-
Evidentemente
,
egli
non
poteva
toglierselo
da
solo
,
ed
ella
tanto
fece
che
finalmente
glielo
trasse
.
-
Ora
si
può
respirare
più
facilmente
,
-
disse
il
Cavaliere
,
riportandosi
indietro
con
ambe
le
mani
la
chioma
setolosa
,
e
volgendo
ad
Alice
il
viso
affabile
e
i
grandi
e
miti
occhi
.
Ella
pensò
di
non
aver
mai
visto
in
vita
sua
un
soldato
di
apparenza
più
strana
.
Aveva
l
'
armatura
di
zinco
,
che
gli
si
adattava
male
,
e
un
piccolo
zaino
di
strana
forma
legato
sottosopra
sulle
spalle
e
col
coperchio
aperto
penzoloni
.
Alice
lo
guardò
con
molta
curiosità
.
-
Veggo
che
tu
ammiri
il
mio
zaino
,
-
disse
con
affabile
tono
il
Cavaliere
.
-
É
di
mia
speciale
invenzione
...
serve
per
tener
gli
abiti
e
la
colazione
.
Come
vedi
,
lo
porto
sottosopra
,
in
modo
che
la
pioggia
non
c
'
entri
.
-
Ma
gli
oggetti
possono
caderne
,
-
osservò
gentilmente
Alice
,
-
tenendolo
così
aperto
.
-
Non
lo
sapevo
,
-
disse
il
Cavaliere
,
e
un
'
ombra
di
amarezza
gli
passò
sul
viso
.
-
Allora
tutti
gli
oggetti
debbono
essere
caduti
.
E
lo
zaino
non
mi
serve
più
.
Lo
sciolse
mentre
così
parlava
,
e
stava
per
gettarlo
nei
cespugli
,
quando
gli
venne
una
nuova
idea
,
e
lo
sospese
con
gran
diligenza
a
un
albero
.
-
Puoi
indovinare
perché
ho
fatto
così
?
domandò
ad
Alice
.
La
bambina
scrollò
il
capo
.
-
Con
la
speranza
che
delle
api
possano
farsi
un
nido
...
e
io
mi
piglierei
il
miele
.
-
Ma
voi
avete
un
alveare
...
o
qualche
cosa
di
simile
...
legato
alla
sella
,
-
disse
Alice
.
-
Sì
,
è
un
ottimo
alveare
,
-
disse
in
tono
di
poca
soddisfazione
il
Cavaliere
,
-
un
alveare
della
migliore
qualità
.
Ma
non
c
'
è
entrata
ancora
nessuna
ape
.
E
l
'
altro
oggetto
è
una
trappola
di
topi
.
Credo
che
i
topi
allontanino
le
api
...
o
le
api
allontanino
i
topi
,
veramente
non
so
.
-
Mi
domandavo
appunto
a
che
servisse
la
trappola
,
-
disse
Alice
.
-
Non
è
probabile
che
un
topo
s
'
arrischi
a
salire
sulla
groppa
di
un
cavallo
.
-
Non
molto
probabile
,
certo
,
-
disse
il
Cavaliere
,
-
ma
se
venissero
,
non
vorrei
che
andassero
scorrazzando
da
per
tutto
.
Così
,
-
continuò
dopo
una
breve
pausa
,
-
è
bene
andar
premunito
per
ogni
caso
.
Ecco
perché
il
cavallo
ha
intorno
alle
zampe
tanti
cerchietti
di
ferro
irti
di
aculei
.
-
Ma
a
che
servono
?
-
chiese
Alice
,
con
accento
di
grande
curiosità
.
-
A
preservarlo
dai
morsi
delle
serpi
,
-
rispose
il
Cavaliere
.
-
Sono
di
mia
speciale
invenzione
.
E
ora
aiutami
a
montare
.
Verrò
con
te
fino
all
'
estremità
del
bosco
.
Perché
hai
quel
piatto
?
-
M
'
è
servito
per
la
torta
,
-
disse
Alice
.
-
Faremo
bene
a
portarcelo
,
-
disse
il
Cavaliere
.
-
Ci
servirà
,
se
mai
troveremo
qualche
torta
.
Aiutami
a
metterlo
in
questo
sacco
.
Ci
volle
parecchio
tempo
,
sebbene
Alice
tenesse
con
gran
diligenza
aperto
il
sacco
.
Il
Cavaliere
si
mostrò
così
poco
abile
a
ficcarci
il
piatto
,
che
le
prime
due
o
tre
volte
che
tentò
di
farlo
ci
cadde
lui
dentro
.
-
É
piuttosto
difficile
,
-
egli
disse
,
quando
finalmente
ne
venne
a
capo
,
-
ci
sono
tanti
candelabri
dentro
.
E
lo
attaccò
alla
sella
,
che
era
già
carica
di
mazzi
di
carote
,
e
soffietti
e
molle
,
e
attizzatoi
e
tanti
altri
oggetti
.
-
Spero
che
tu
abbi
i
capelli
ben
legati
,
-
egli
continuò
,
mentre
s
avviavano
.
-
Come
il
solito
,
-
disse
Alice
con
un
sorriso
.
-
Difficilmente
basterà
,
-
egli
disse
con
ansia
.
-
Non
vedi
quanto
è
forte
il
vento
qui
?
É
forte
...
come
un
peperone
.
-
Avete
inventato
un
mezzo
per
impedire
al
vento
di
agitare
i
capelli
?
-
domandò
Alice
.
-
Non
ancora
,
-
disse
il
Cavaliere
,
-
ma
ho
già
trovato
il
mezzo
per
non
farli
cadere
.
-
E
come
?
-
Si
prende
prima
un
bastone
,
-
disse
il
cavaliere
,
-
e
sulla
sua
punta
si
mette
la
chioma
,
come
quella
d
'
un
albero
.
I
capelli
cadono
perché
stanno
all
'
ingiù
...
ma
all
insù
non
cade
mai
nulla
.
Non
era
un
mezzo
efficace
,
Alice
pensava
,
e
per
pochi
minuti
camminò
in
silenzio
,
confusa
da
quella
idea
,
e
fermandosi
di
tanto
in
tanto
per
dare
un
aiuto
al
povero
Cavaliere
,
che
certamente
non
era
un
buon
cavalcatore
.
Ogni
volta
che
il
cavallo
si
fermava
(
cosa
che
avveniva
spesso
)
,
egli
cadeva
in
avanti
,
ed
ogni
volta
che
quello
ripigliava
a
trottare
(
cosa
che
generalmente
faceva
con
risoluzione
piuttosto
improvvisa
)
,
egli
cadeva
all
'
indietro
.
Altrimenti
si
manteneva
piuttosto
bene
,
tranne
che
aveva
l
'
abitudine
di
cadere
di
tanto
in
tanto
di
lato
;
e
siccome
generalmente
lo
faceva
dal
lato
di
Alice
,
questa
tosto
penso
che
fosse
meglio
non
camminare
troppo
vicino
al
cavallo
.
-
Temo
che
non
siate
molto
esercitato
in
equitazione
,
-
ella
s
'
arrischiò
di
dire
,
mentre
lo
aiutava
a
rilevarsi
da
una
quinta
caduta
.
Il
Cavaliere
sembrò
molto
sorpreso
e
un
po
'
offeso
di
quella
osservazione
.
-
Perché
dici
così
?
-
egli
chiese
arrampicandosi
di
nuovo
sulla
sella
e
afferrando
con
una
mano
la
chioma
di
Alice
,
per
risparmiarsi
un
tonfo
dall
'
altro
lato
.
-
Perché
quelli
che
sono
esercitati
ad
andare
a
cavallo
non
cadono
con
tanta
frequenza
.
-
Io
ho
un
sacco
d
'
esercizio
,
-
disse
il
Cavaliere
con
gravità
,
-
un
sacco
d
'
esercizio
.
Alice
non
seppe
dir
altro
che
«
Davvero
?
»
;
e
lo
disse
con
la
maggiore
cordialità
possibile
.
Essi
camminarono
un
po
'
in
silenzio
dopo
questo
,
il
Cavaliere
con
gli
occhi
chiusi
,
mormorando
fra
sé
,
e
Alice
aspettando
con
qualche
ansia
il
prossimo
capitombolo
.
-
La
grande
arte
dell
'
equitazione
,
-
cominciò
improvvisamente
il
Cavaliere
a
voce
alta
,
gestendo
col
braccio
destro
mentre
parlava
,
-
consiste
nel
tenersi
...
Improvvisamente
com
'
era
cominciata
,
la
frase
fu
interrotta
e
il
Cavaliere
cadde
pesantemente
nel
punto
esatto
dove
Alice
camminava
.
Ella
s
'
impaurì
assai
questa
volta
,
e
domandò
con
ansia
mentre
lo
rialzava
:
-
Spero
non
vi
siate
rotto
nulla
?
-
Nulla
di
grave
,
-
disse
il
Cavaliere
,
come
se
non
volesse
dir
nulla
l
'
essersi
rotte
due
o
tre
ossa
.
-
La
grande
arte
dell
'
equitazione
,
come
dicevo
,
consiste
nel
tenersi
nel
giusto
equilibrio
.
Così
come
ora
vedi
...
Abbandonò
la
briglia
,
e
stese
le
braccia
per
mostrare
ad
Alice
ciò
che
intendeva
,
e
questa
volta
cadde
di
piatto
sulla
schiena
,
proprio
sotto
i
piedi
del
cavallo
.
-
Un
sacco
d
'
esercizio
,
-
continuò
a
ripetere
,
mentre
Alice
lo
rimetteva
in
piedi
.
-
Un
sacco
d
'
esercizio
!
-
É
troppo
ridicolo
!
-
gridò
Alice
,
perdendo
la
pazienza
questa
volta
.
-
Dovreste
avere
un
cavallo
di
legno
con
le
ruote
,
ecco
che
dovreste
avere
.
-
É
un
animale
tranquillo
?
-
chiese
il
Cavaliere
con
accento
di
grande
interesse
,
abbracciando
il
collo
del
cavallo
mentr
'
egli
parlava
,
appena
in
tempo
per
salvarsi
da
un
nuovo
capitombolo
.
-
Molto
più
tranquillo
d
'
un
cavallo
vivo
,
disse
Alice
,
con
uno
scroscio
di
risa
,
nonostante
si
fosse
sforzata
di
non
ridere
.
-
Ne
voglio
acquistare
uno
,
-
disse
il
Cavaliere
,
pensoso
.
-
Uno
o
due
...
parecchi
.
Vi
fu
un
breve
silenzio
e
poi
il
Cavaliere
continuò
:
-
Io
ho
un
gran
genio
per
le
invenzioni
.
Ora
certo
avrai
notato
l
'
ultima
volta
che
m
'
hai
raccolto
che
io
apparivo
piuttosto
meditabondo
.
-
Sì
,
eravate
un
po
'
grave
,
-
disse
Alice
.
-
Bene
,
proprio
in
quel
momento
stavo
inventando
la
maniera
per
salire
su
un
cancello
...
vuoi
sentirla
?
-
Volentieri
,
-
disse
cortesemente
Alice
.
-
Ti
dirò
come
mi
è
venuta
in
mente
,
-
disse
il
Cavaliere
,
-
Vedi
'
io
mi
son
detto
:
«
La
sola
difficoltà
è
nei
piedi
:
la
testa
è
già
abbastanza
alta
»
.
Dunque
,
prima
metto
la
testa
sopra
il
cancello
...
così
la
testa
è
alta
abbastanza
...
allora
mi
poggio
sulla
testa
...
così
,
vedi
,
i
piedi
si
trovano
abbastanza
in
alto
;
-
e
allora
son
su
,
vedi
.
-
Sì
,
credo
che
sarete
su
,
quando
avrete
fatto
tutto
questo
,
-
disse
Alice
pensosa
,
-
ma
non
vi
sembra
un
po
'
difficile
?
-
Non
lo
so
ancora
,
-
disse
gravemente
il
Cavaliere
,
-
e
non
posso
dirlo
con
certezza
...
ma
temo
che
sia
un
po
'
difficile
.
E
parve
così
amareggiato
all
'
idea
,
che
Alice
cambiò
discorso
in
fretta
.
-
Che
curioso
elmo
che
avete
!
-
ella
disse
lietamente
'
-
è
anche
questa
una
vostra
speciale
invenzione
?
Il
Cavaliere
guardò
orgogliosamente
l
'
elmo
,
che
pendeva
dalla
sella
:
-
Sì
,
-
disse
,
-
ma
ne
ho
inventato
uno
migliore
...
a
pan
di
zucchero
.
Quando
io
usavo
di
portarlo
,
se
cadevo
di
cavallo
,
esso
toccava
il
suolo
sempre
prima
.
Così
avevo
pochissima
via
da
fare
...
Ma
v
'
era
il
pericolo
di
cadervi
dentro
...
Sicuro
.
Questo
mi
accadde
una
volta
...
e
il
peggio
si
fu
che
prima
che
io
potessi
uscirne
arrivò
l
'
altro
Cavaliere
Bianco
e
se
lo
mise
.
Egli
credette
che
fosse
il
suo
.
Il
Cavaliere
parlava
con
tanta
solennità
che
Alice
non
osò
di
ridere
.
-
Temo
che
gli
abbiate
fatto
male
,
-
ella
disse
con
voce
tremante
,
standogli
sopra
la
testa
.
-
Dovetti
dargli
dei
calci
,
-
disse
il
Cavaliere
,
con
molta
serietà
.
-
E
poi
si
tolse
l
'
elmo
...
ma
ci
vollero
ore
e
ore
perché
io
uscissi
fuori
.
Ero
stretto
come
...
come
un
buco
.
-
Ma
quella
è
una
strettezza
diversa
-
obiettò
Alice
.
Il
Cavaliere
scosse
la
testa
:
-
Ti
giuro
che
sentivo
ogni
specie
di
strettezza
,
-
egli
disse
.
Levò
le
mani
eccitato
mentre
pronunziava
questo
,
e
immediatamente
rotolo
dalla
sella
,
andando
a
cadere
lungo
disteso
in
un
fosso
profondo
.
Alice
corse
sull
'
orlo
del
fosso
per
dargli
una
mano
.
Era
sorpresa
di
quella
caduta
,
ché
,
per
qualche
tempo
,
egli
era
andato
innanzi
senza
incidenti
,
ed
ella
temé
che
quella
volta
veramente
egli
si
fosse
fatto
male
.
Pure
,
sebbene
non
vedesse
di
lui
che
le
suole
delle
scarpe
,
si
confortò
sentendolo
parlare
nel
solito
tono
.
-
Ogni
specie
di
strettezza
,
-
egli
ripeteva
,
-
ma
non
fu
un
bel
tratto
mettersi
l
'
elmo
d
'
un
'
altra
persona
,
con
la
persona
dentro
per
giunta
.
-
Come
potete
continuare
a
parlare
con
tanta
tranquillità
a
testa
in
giù
?
-
chiese
Alice
,
mentre
lo
tirava
per
i
piedi
,
e
lo
metteva
come
un
fagotto
sulla
sponda
.
Il
Cavaliere
parve
sorpreso
alla
domanda
:
-
Che
importa
dove
il
corpo
si
trovi
?
-
egli
disse
.
-
Il
mio
cervello
continua
a
lavorare
lo
stesso
.
Anzi
,
più
mi
trovo
a
testa
in
giù
e
più
continuo
a
inventare
cose
nuove
.
Ora
la
più
bella
invenzione
da
me
fatta
,
-
egli
continuò
dopo
una
pausa
,
-
è
quella
d
'
un
nuovo
bodino
nel
corso
del
pranzo
.
-
Da
fare
in
tempo
per
averlo
pronto
per
la
prossima
portata
?
-
disse
Alice
.
-
Certo
una
bella
invenzione
.
-
Non
per
la
prossima
portata
,
no
,
-
disse
il
Cavaliere
lento
e
pensoso
,
-
no
,
non
per
la
prossima
portata
.
-
Forse
allora
per
il
giorno
seguente
,
per
non
avere
due
piatti
di
bodino
nello
stesso
pranzo
?
-
No
,
non
per
il
giorno
seguente
,
-
ripeté
il
Cavaliere
come
prima
,
-
no
,
non
per
il
giorno
seguente
.
Veramente
,
-
egli
continuò
,
chinando
la
testa
e
parlando
sempre
più
lento
e
più
piano
,
-
credo
che
quel
bodino
non
sarà
mai
cotto
.
Veramente
,
credo
che
quel
bodino
non
sarà
mai
cotto
.
E
pure
non
ci
è
voluto
poco
per
inventarlo
.
-
Di
che
volevi
che
si
facesse
?
-
chiese
Alice
,
sperando
di
fargli
piacere
,
perché
il
povero
Cavaliere
sembrava
tanto
scoraggiato
a
causa
del
bodino
.
-
Cominciava
con
la
carta
asciugante
,
-
rispose
il
Cavaliere
con
un
gemito
.
-
Temo
non
sarà
appetitoso
...
-
Non
molto
appetitoso
,
-
egli
interruppe
pronto
,
-
ma
tu
non
puoi
immaginare
come
sarebbe
diverso
mischiato
con
altre
cose
...
per
esempio
,
con
polvere
da
sparo
e
ceralacca
.
E
ora
io
debbo
lasciarti
.
Erano
appunto
arrivati
all
'
estremità
del
bosco
.
Alice
appariva
tutta
confusa
,
pensando
al
bodino
.
-
Tu
sei
triste
,
-
disse
il
Cavaliere
con
ansia
,
-
ti
canterò
una
canzone
per
confortarti
.
-
É
molto
lunga
?
-
chiese
Alice
,
perché
aveva
sentito
molta
poesia
quel
giorno
.
-
Sì
lunga
,
-
disse
il
Cavaliere
,
-
ma
è
molto
,
molto
bella
.
Chiunque
la
sente
cantare
,
o
piange
o
pure
...
-
O
pure
che
?
-
disse
Alice
,
perché
il
Cavaliere
s
'
era
subitamente
interrotto
.
-
O
non
piange
.
Il
nome
della
canzone
si
chiama
Occhi
d
'
Agoni
.
-
Ah
,
questo
è
il
nome
della
canzone
,
disse
Alice
,
tentando
di
sentirsi
interessata
.
-
No
,
non
capisci
,
-
disse
il
Cavaliere
,
apparendo
un
po
'
amareggiato
.
-
É
il
nome
come
è
chiamata
.
Il
nome
vero
è
«
L
'
uomo
vecchio
,
vecchio
.
»
-
Allora
,
io
avrei
dovuto
dire
:
«
E
così
che
è
chiamata
la
canzone
?
»
-
Alice
si
corresse
.
-
No
,
che
non
dovevi
.
É
diverso
.
La
canzone
è
chiamata
«
Modi
e
Mezzi
»
,
ma
,
sai
,
così
si
chiama
soltanto
.
-
Bene
,
qual
'
è
la
canzone
allora
?
-
chiese
Alice
che
era
già
completamente
sconvolta
.
-
Venivo
appunto
a
questo
,
-
disse
il
Cavaliere
.
-
Il
titolo
della
canzone
è
veramente
:
«
Seduto
su
un
cancello
.
»
Così
dicendo
,
fermò
il
cavallo
e
gli
abbandono
le
redini
sul
collo
;
poi
,
pianamente
,
battendo
il
tempo
con
le
mani
e
con
un
debole
sorriso
che
gli
illuminava
il
viso
sciocco
e
gentile
,
come
compiaciuto
della
musica
della
sua
canzone
,
egli
cominciò
.
Di
tutte
le
strane
cose
viste
da
Alice
nel
suo
viaggio
per
la
Casa
dello
Specchio
,
questa
fu
l
'
unica
che
le
rimase
in
mente
impressa
più
chiaramente
.
Molti
anni
dopo
poteva
rappresentarsi
tutta
la
scena
come
se
l
'
avesse
veduta
soltanto
il
giorno
prima
...
I
miti
azzurri
occhi
del
Cavaliere
;
il
sole
al
tramonto
che
gli
irradiava
i
capelli
e
si
rifletteva
nella
corazza
con
uno
splendore
che
quasi
l
'
accecava
;
il
cavallo
che
s
'
aggirava
tranquillamente
intorno
con
le
redini
che
gli
pendevano
dal
collo
,
brucando
l
'
erba
ai
suoi
piedi
;
e
le
ombre
nere
della
foresta
in
fondo
...
tutto
questo
ella
guardava
come
un
quadro
,
mentre
con
una
mano
si
faceva
schermo
agli
occhi
,
appoggiata
a
un
albero
,
mirando
la
strana
coppia
e
ascoltando
,
come
in
sogno
,
la
melanconica
musica
della
canzone
.
«
Ma
la
musica
non
è
di
sua
speciale
invenzione
»
-
ella
si
disse
,
perché
ricordava
d
'
averla
già
sentita
.
L
'
ascoltò
con
molta
attenzione
,
ma
non
le
vennero
agli
occhi
le
lagrime
.
Ti
dirò
....
presta
l
'
orecchio
...
ma
non
c
'
è
nulla
di
bello
...
vidi
un
uomo
vecchio
vecchio
star
seduto
su
un
cancello
«
Chi
sei
,
vecchio
?
Come
hai
nome
?
Come
vivi
?
»
poi
gli
faccio
;
e
attraverso
la
mia
testa
la
risposta
passa
come
l
'
acqua
messa
nello
staccio
.
Disse
:
«
Cerco
le
farfalle
che
s
'
addormon
nel
frumento
,
io
ne
faccio
torte
gialle
,
che
poi
vendo
al
Parlamento
e
alle
barche
quando
insane
in
tempesta
vorticosa
scioglie
il
mare
l
'
onde
irate
e
così
guadagno
il
pane
;
come
vedi
un
'
ardua
cosa
.
»
Ma
pensavo
in
quel
momento
a
un
bellissimo
progetto
;
colorarsi
in
verde
il
mento
come
un
fresco
cespuglietto
.
Così
senza
una
risposta
al
discorso
del
vecchietto
dissi
sol
queste
parole
:
«
La
tua
vita
quanto
costa
?
»
e
gli
caddi
sopra
il
petto
.
Ei
riprese
con
bel
tono
:
«
Faccio
sempre
a
modo
mio
:
se
nel
bosco
incontro
un
tuono
,
lo
precipito
nel
rio
.
Se
ne
forma
una
sostanza
molto
simile
al
catrame
;
io
guadagno
cinque
soldi
;
ed
inver
non
me
ne
avanza
per
calmare
la
mia
fame
.
»
Ma
pensavo
come
fare
per
cibarmi
di
formaggio
,
e
ogni
giorno
diventare
di
maggiore
tonnellaggio
.
Io
lo
scossi
in
tutti
i
sensi
,
e
,
lasciandol
senza
fiato
:
«
Parla
»
,
dissi
,
«
come
vivi
;
parla
»
,
aggiunsi
,
«
come
pensi
?
e
che
cosa
hai
progettato
?
»
Ei
rispose
:
«
Occhi
d
'
agoni
vo
cercando
nei
giardini
;
li
trasformano
in
bottoni
per
le
giacche
dei
bambini
,
ma
per
oro
non
li
vendo
e
neppure
per
argento
,
o
per
qualche
nichelino
.
Un
soldin
di
rame
prendo
,
e
con
un
ne
acquisto
cento
.
Spesso
cerco
zolle
erbose
per
far
ruote
ai
miei
carretti
,
pesco
frutta
butirrose
,
spesso
scavo
dei
panetti
e
così
(
strizzando
l
'
occhio
)
io
mi
faccio
un
gruzzoletto
che
mi
serve
per
benino
;
fo
'
il
signore
,
vado
in
cocchio
e
a
te
brindo
con
rispetto
.
»
Tacque
,
ed
io
senza
far
motto
concretato
avea
un
disegno
:
preservar
col
Vino
cotto
dalla
ruggine
ogni
legno
.
Ringraziai
molto
il
vecchietto
,
che
mi
diede
assai
cortese
le
notizie
a
lui
richieste
:
ma
ancor
più
per
il
rispetto
nel
suo
brindisi
palese
.
Ed
io
or
se
alle
finestre
le
mie
dita
a
un
tratto
affaccio
od
un
piede
della
destra
nel
sinistro
guanto
caccio
e
nel
pollice
del
mento
mi
si
versa
un
monumento
,
tosto
a
piangere
mi
metto
,
ché
ricordo
quel
vecchietto
,
dolce
e
bruno
,
mite
e
schietto
,
che
parlava
con
affetto
con
linguaggio
assai
corretto
,
che
tenea
coperto
il
petto
d
'
un
bellissimo
farsetto
ed
intorno
al
capo
stretto
un
magnifico
berretto
che
accostava
al
naso
un
netto
ricamato
fazzoletto
e
sedea
,
come
ho
già
detto
,
sul
cancello
d
'
un
muretto
.
Mentre
il
Cavaliere
cantava
le
ultime
parole
della
ballata
,
raccolse
le
redini
,
e
volse
la
testa
del
cavallo
verso
la
strada
dalla
quale
erano
venuti
...
-
Tu
hai
ancora
pochi
passi
da
fare
,
-
egli
disse
,
-
giù
per
la
collina
e
oltre
quel
ruscelletto
e
poi
sarai
Regina
...
Ma
fermati
un
poco
e
guardami
andar
via
prima
,
-
aggiunse
mentre
Alice
volgeva
subito
lo
sguardo
nella
direzione
da
lui
indicata
.
-
Farò
presto
.
Tu
aspetta
e
agita
il
fazzoletto
quando
arrivo
a
quell
'
angolo
della
strada
.
Ne
sarò
incoraggiato
,
sai
.
-
Andate
,
ché
aspetto
,
-
disse
Alice
,
-
e
tante
grazie
per
esser
venuto
fin
qui
...
e
per
la
canzone
...
che
mi
è
piaciuta
molto
.
-
Lo
spero
,
-
disse
il
Cavaliere
con
accento
di
dubbio
,
-
ma
non
hai
pianto
,
come
io
immaginavo
.
Si
strinsero
le
mani
,
e
il
Cavaliere
s
avviò
lentamente
a
cavallo
per
la
foresta
.
-
Non
passerà
molto
che
lo
vedrò
cadere
credo
,
-
si
disse
Alice
,
mentre
lo
guardava
.
-
Eccolo
,
è
caduto
con
la
testa
in
giù
,
come
al
solito
.
Però
,
si
rialza
abbastanza
facilmente
...
Cade
perché
ha
tanti
oggetti
appesi
al
cavallo
...
Così
continuò
a
parlare
a
sé
stessa
,
mentre
sulla
strada
guardava
il
cavallo
andare
al
passo
e
il
cavaliere
precipitare
prima
da
un
lato
e
poi
dall
'
altro
.
Dopo
il
quarto
o
il
quinto
capitombolo
,
egli
raggiunse
la
voltata
;
ella
agitò
il
fazzoletto
verso
di
lui
,
aspettando
che
fosse
fuor
di
vista
.
«
Spero
di
averlo
incoraggiato
,
-
ella
disse
,
e
si
voltò
correndo
giù
per
la
collina
:
-
e
ora
per
l
'
ultimo
ruscello
ad
essere
Regina
.
Come
suona
solenne
!
»
Pochi
passi
la
portarono
sull
'
orlo
del
ruscello
.
«
L
'
ottava
Casella
,
finalmente
!
»
-
ella
gridò
,
mentre
saltava
,
e
si
gettò
a
riposare
su
un
prato
morbido
come
il
musco
,
con
aiuole
che
lo
circondavano
qua
e
là
.
«
Oh
,
come
son
contenta
d
'
essere
qui
!
E
che
cosa
ho
sulla
testa
?
-
esclamò
in
tono
di
sorpresa
dolorosa
,
mettendo
le
mani
su
un
oggetto
molto
pesante
,
che
le
aderiva
strettamente
alla
fronte
.
-
Ma
come
posso
essermelo
messo
senza
saperlo
?
»
-
essa
aggiunse
,
togliendosi
l
'
oggetto
e
mettendoselo
in
grembo
per
veder
che
cosa
fosse
.
Era
una
corona
d
'
oro
.
IX
ALICE
REGINA
«
To
'
,
questo
è
magnifico
!
-
disse
Alice
,
-
non
mi
sarei
mai
aspettato
d
'
essere
Regina
così
presto
...
e
vi
dirò
che
cosa
c
'
è
,
vostra
Maestà
,
continuò
in
tono
severo
(
ella
a
volte
affettava
di
sgridare
se
stessa
)
-
non
è
bene
stare
a
trastullarsi
a
quel
modo
sull
'
erba
.
Le
Regine
debbono
avere
della
dignità
.
»
Si
levò
e
si
mise
a
passeggiare
...
con
una
certa
rigidezza
in
principio
,
per
timore
che
la
corona
le
cascasse
;
ma
si
confortò
al
pensiero
che
in
quel
momento
non
c
'
era
nessuno
che
la
vedesse
:
«
E
se
io
veramente
sono
Regina
,
-
si
disse
sedendosi
di
nuovo
sull
'
erba
,
-
potrò
in
breve
condurmi
a
dovere
.
»
Ogni
cosa
accadeva
così
stranamente
che
non
si
sorprese
affatto
di
trovarsi
sedute
accanto
la
Regina
Rossa
e
la
Regina
Bianca
,
dall
'
uno
e
l
'
altro
lato
:
avrebbe
voluto
domandare
come
fossero
giunte
colà
,
ma
temé
che
non
fosse
buona
educazione
.
Però
,
non
vi
sarebbe
stato
alcun
male
,
si
disse
,
a
domandare
se
il
giuoco
fosse
finito
.
-
Per
favore
,
volete
dirmi
...
-
cominciò
,
guardando
timidamente
la
Regina
Rossa
.
-
Parla
quando
ti
s
'
interroga
!
-
la
interruppe
bruscamente
la
Regina
.
-
Ma
se
tutti
ubbidissero
a
questa
regola
,
rispose
Alice
,
che
aveva
sempre
in
serbo
qualche
ragione
da
dire
,
-
e
parlassero
soltanto
se
interrogati
,
e
gli
altri
li
aspettassero
per
incominciare
,
nessuno
direbbe
mai
nulla
.
-
Sciocchezze
!
-
esclamò
la
Regina
.
-
Non
vedi
,
bambina
...
-
qui
s
'
interruppe
,
aggrottò
le
ciglia
,
e
dopo
aver
pensato
un
istante
,
cambiò
il
soggetto
della
conversazione
:
-
Che
intendi
col
dire
:
«
Se
sei
veramente
una
Regina
?
»
Che
diritto
hai
di
chiamarti
così
?
Tu
non
puoi
essere
Regina
,
sai
,
se
non
sostieni
l
'
esame
regolare
.
E
più
presto
cominciamo
,
meglio
sarà
!
-
Io
dissi
soltanto
«
se
»
...
-
si
scusò
la
povera
Alice
con
umile
accento
.
Le
due
Regine
si
guardarono
,
e
la
Regina
Rossa
osservò
con
un
piccolo
brivido
:
-
Essa
dice
di
aver
detto
«se...»
-
Ma
essa
disse
molto
più
di
questo
!
-
geme
la
Regina
Bianca
,
torcendosi
le
mani
.
-
Oh
quanto
di
più
!
-
É
vero
,
sai
,
-
disse
la
Regina
Rossa
ad
Alice
.
-
Di
'
sempre
la
verità
...
pensa
prima
di
parlare
....
e
poi
mettilo
in
carta
.
-
Io
certo
non
intendevo
...
-
cominciò
Alice
,
ma
la
Regina
Rossa
la
interruppe
impaziente
:
-
Ed
è
proprio
questo
che
deploro
!
Tu
avresti
dovuto
intendere
.
A
che
credi
che
serva
una
bambina
che
non
intende
?
...
Anche
uno
scherzo
deve
avere
un
intendimento
...
e
una
bambina
è
più
importante
d
'
uno
scherzo
,
credo
.
Tu
non
potresti
negarlo
,
anche
se
ti
ci
mettessi
mani
e
piedi
.
-
Io
non
nego
le
cose
con
le
mani
e
coi
piedi
,
-
obiettò
Alice
.
-
Nessuno
ha
detto
che
lo
hai
fatto
,
-
disse
la
Regina
Rossa
.
-
Ho
detto
che
non
potresti
,
se
ti
ci
provassi
.
-
Essa
è
in
una
condizione
di
mente
,
-
disse
la
Regina
Bianca
,
-
che
ha
bisogno
di
negar
qualche
cosa
.
O
non
sa
che
negare
.
-
Un
brutto
,
odioso
carattere
,
-
osservò
la
Regina
Rossa
,
e
poi
vi
fu
un
silenzio
imbarazzante
per
uno
o
due
minuti
.
La
Regina
Rossa
ruppe
il
silenzio
col
dire
alla
Regina
Bianca
:
-
Io
t
'
invito
al
pranzo
d
'
Alice
per
questo
pomeriggio
.
La
Regina
Bianca
sorrise
debolmente
,
e
disse
:
-
E
io
invito
te
.
-
Io
non
sapevo
affatto
di
dover
dare
un
pranzo
,
-
disse
Alice
,
-
ma
se
ve
n
'
è
da
essere
uno
,
credo
che
dovrei
invitare
io
gli
ospiti
.
-
Noi
ti
abbiamo
dato
l
'
opportunità
di
farlo
,
-
osservò
la
Regina
Rossa
,
-
ma
io
oso
dire
che
tu
non
hai
ancora
avuto
molte
lezioni
di
buona
maniera
.
-
Le
buone
maniere
non
s
'
insegnano
con
le
lezioni
,
-
disse
Alice
.
-
Le
lezioni
insegnano
a
fare
le
quattro
operazioni
e
cose
simili
.
-
Sai
fare
l
'
addizione
?
-
chiese
la
Regina
Bianca
.
-
Quanto
fa
uno
e
uno
e
uno
e
uno
e
uno
e
uno
e
uno
e
uno
e
uno
e
uno
?
-
Non
so
,
-
disse
Alice
,
-
ho
perduto
il
conto
.
-
Non
sa
fare
l
'
addizione
!
-
interruppe
la
Regina
Rossa
.
-
Sai
fare
la
sottrazione
?
Togli
nove
da
otto
.
-
Nove
da
otto
,
sapete
,
non
si
può
,
-
rispose
subito
Alice
,
-
ma
...
-
Non
sa
fare
la
sottrazione
,
-
disse
la
Regina
Bianca
.
-
Sai
fare
la
divisione
?
Dividi
un
pane
con
un
coltello
...
Che
hai
?
-
Io
credo
...
-
cominciò
Alice
.
Ma
la
Regina
rispose
per
lei
:
-
Pane
e
burro
,
naturalmente
.
Prova
a
fare
un
'
altra
sottrazione
.
Togli
un
osso
da
un
cane
.
Che
rimane
?
Alice
,
pensandovi
un
po
'
,
rispose
:
-
L
'
osso
non
rimarrebbe
se
io
lo
prendessi
...
e
il
cane
non
rimarrebbe
;
mi
morderebbe
...
e
certo
non
rimarrei
neanche
io
.
-
Allora
credi
che
non
rimarrebbe
nulla
?
-
disse
la
Regina
Rossa
.
-
Credo
che
la
risposta
sia
questa
.
-
Male
,
come
al
solito
,
-
disse
la
Regina
Rossa
,
-
rimarrebbe
la
bile
del
cane
.
-
Ma
io
non
veggo
come
...
-
Ebbene
,
guarda
,
-
gridò
la
Regina
Rossa
,
-
il
cane
avrebbe
della
bile
,
non
è
vero
?
-
Forse
,
-
rispose
cauta
Alice
.
-
Allora
,
se
il
cane
se
n
'
andasse
,
la
bile
gli
rimarrebbe
!
-
esclamò
la
Regina
con
un
accento
trionfale
.
Alice
non
poté
fare
a
meno
dal
pensare
:
«
Quante
sciocchezze
stiamo
dicendo
!
»
-
Essa
non
sa
fare
le
quattro
operazioni
,
-
dissero
insieme
le
due
Regine
con
grande
energia
.
-
E
voi
sapete
le
quattro
operazioni
?
-
disse
Alice
,
volgendosi
improvvisamente
alla
Regina
Bianca
,
perché
non
le
piaceva
di
far
così
brutta
figura
.
La
Regina
chiuse
gli
occhi
anelante
:
-
Posso
fare
l
'
addizione
,
-
disse
,
-
se
mi
dai
tempo
...
ma
non
faccio
sottrazioni
in
nessuna
circostanza
.
-
Tu
leggi
l
'
abbicì
,
naturalmente
,
-
disse
la
Regina
Rossa
.
-
Sì
,
che
lo
leggo
.
Anch
'
io
,
-
mormorò
la
Regina
Bianca
.
-
Noi
spesso
lo
diciamo
insieme
,
cara
?
E
ti
dirò
un
segreto
...
so
leggere
le
parole
di
una
sola
lettera
.
Che
te
ne
pare
?
Però
,
non
ti
scoraggiare
.
Col
tempo
ci
arriverai
anche
tu
!
Qui
cominciò
di
nuovo
la
Regina
Rossa
:
-
Hai
imparato
le
nozioni
utili
?
-
essa
disse
.
-
Come
si
fa
il
pane
?
-
Questo
lo
so
!
-
disse
subito
Alice
.
-
Si
prende
del
fior
di
fa
...
Dove
cogli
il
fiore
?
-
chiese
la
Regina
Bianca
.
-
In
un
giardino
o
nelle
siepi
?
-
Ma
non
si
coglie
affatto
.
Si
fa
la
pasta
...
-
Pasta
reale
o
pasta
sfoglia
?
-
disse
la
Regina
Bianca
.
-
Quante
cose
dimentichi
!
-
Rinfrescale
la
testa
col
ventaglio
,
-
interruppe
ansiosamente
la
Regina
Rossa
.
-
Col
pensare
tanto
,
le
verrà
la
febbre
.
Così
si
misero
a
farle
vento
con
mazzi
di
foglie
,
finché
essa
dové
pregare
che
cessassero
,
ché
le
scompigliavano
i
capelli
.
-
Ora
si
sente
bene
,
-
disse
la
Regina
Rossa
.
-
Conosci
le
lingue
?
Come
si
dice
in
francese
«
Fiddle
-
de
-
di
?
»
-
Fiddle
-
de
-
di
,
non
è
una
parola
italiana
,
-
disse
Alice
con
gravità
.
-
Chi
mai
ha
detto
che
era
italiano
?
E
Alice
questa
volta
credé
di
vedere
una
via
di
scampo
.
-
Se
mi
direte
di
che
lingua
è
«
Fiddle
-
de
-
di
»
io
vi
dirò
come
si
dice
in
francese
!
-
ella
esclamò
trionfante
.
Ma
la
Regina
Rossa
assunse
un
aspetto
solenne
,
e
disse
:
-
Le
Regine
non
scendono
mai
a
patti
!
«
Ma
le
Regine
non
dovrebbero
mai
fare
domande
»
,
-
disse
fra
sé
Alice
.
-
Non
ci
far
litigare
,
-
disse
la
Regina
Bianca
con
accento
d
'
ansia
.
-
Qual
'
è
la
causa
del
lampo
?
-
La
causa
del
lampo
,
-
disse
risolutamente
Alice
,
perché
era
quasi
certa
di
questo
,
-
É
il
tuono
...
no
,
no
!
-
si
corresse
in
fretta
...
-
volevo
dire
viceversa
...
-
É
troppo
tardi
per
correggersi
,
-
disse
la
Regina
Rossa
...
:
-
quando
hai
detto
una
cosa
,
e
così
,
e
ne
devi
subire
le
conseguenze
.
-
Questo
mi
rammenta
...
-
disse
la
Regina
Bianca
,
abbassando
gli
occhi
e
intrecciandosi
e
sciogliendosi
irrequietamente
le
dita
...
abbiamo
avuto
una
tale
tempesta
martedì
scorso
.
Voglio
dire
un
martedì
della
scorsa
serie
.
Alice
si
mostrò
confusa
.
-
Nel
nostro
paese
,
-
notò
,
-
c
'
è
solo
un
giorno
alla
volta
.
La
Regina
Rossa
soggiunse
:
-
É
un
modo
veramente
miserabile
di
far
le
.
cose
.
Qui
invece
,
per
la
maggior
parte
,
abbiamo
giorni
e
notti
a
due
e
tre
alla
volta
,
e
a
volte
nell
'
inverno
ne
abbiamo
tanti
come
per
cinque
notti
di
fila
...
per
il
caldo
.
-
Cinque
notti
sono
più
calde
di
una
notte
,
allora
?
-
s
'
avventurò
a
chiedere
Alice
.
-
Cinque
volte
più
calde
,
naturalmente
.
-
Ma
per
la
stessa
ragione
dovrebbero
essere
cinque
volte
più
fredde
...
-
Appunto
così
,
-
gridò
la
Regina
Rossa
.
Cinque
volte
più
calde
e
cinque
volte
più
fredde
...
appunto
come
io
sono
cinque
volte
più
ricca
di
te
e
cinque
volte
più
capace
.
Alice
sospirò
,
scoraggiata
.
-
É
come
un
indovinello
senza
soluzione
,
essa
pensava
.
-
Lo
vide
anche
Unto
Dunto
,
-
continuò
la
Regina
Bianca
a
voce
bassa
,
quasi
come
se
parlasse
a
se
stessa
.
-
Venne
alla
porta
con
un
turacciolo
in
mano
...
-
E
che
voleva
?
-
disse
la
Regina
Rossa
.
-
Disse
che
voleva
entrare
,
-
continuò
la
Regina
Bianca
,
-
perché
cercava
un
ippopotamo
.
Ora
,
non
ce
n
'
era
in
casa
quella
mattina
.
-
Ordinariamente
ce
ne
sono
?
-
chiese
Alice
meravigliata
.
-
Sì
,
ma
solo
i
giovedì
,
-
disse
la
Regina
.
-
Lo
so
perché
venne
,
-
disse
Alice
:
senza
dubbio
voleva
punire
il
pesce
,
perché
...
E
ricominciò
la
Regina
Bianca
:
-
Fu
una
tempesta
tale
da
non
potersi
immaginare
!
(
«
Essa
non
lo
potrebbe
»
,
disse
la
Regina
Rossa
)
.
Parte
del
tetto
si
scoperchiò
,
e
vi
entrò
tanto
tuono
,
e
andò
rotolando
per
la
stanza
e
battendo
sulle
tavole
e
sui
mobili
...
finché
ebbi
tanta
paura
che
non
mi
ricordavo
più
come
mi
chiamassi
.
Alice
diceva
fra
sé
:
«
Io
non
cercherei
mai
di
ricordarmi
il
nome
,
nel
caso
d
'
una
disgrazia
.
A
che
mi
gioverebbe
?
»
Ma
non
disse
questo
ad
alta
voce
per
non
offendere
la
suscettibilità
della
povera
Regina
.
-
Vostra
Maestà
deve
scusarla
,
-
disse
la
Regina
Rossa
ad
Alice
,
prendendo
una
mano
della
Regina
Bianca
nella
sua
,
e
gentilmente
accarezzandola
.
-
In
generale
ella
pensa
bene
,
ma
non
può
fare
a
meno
dal
dire
delle
sciocchezze
.
La
Regina
Bianca
guardava
timidamente
Alice
,
la
quale
comprendeva
di
dover
dire
qualche
cosa
di
gentile
,
ma
in
verità
non
sapeva
in
quell
'
istante
pensare
a
nulla
.
-
Essa
in
verità
non
fu
mai
bene
educata
,
-
continuò
la
Regina
Rossa
;
-
ma
ha
un
'
indole
meravigliosamente
dolce
.
Dàlle
un
colpetto
in
testa
e
vedrai
come
ne
sarà
lieta
.
Ma
Alice
non
aveva
tanto
coraggio
.
-
Con
un
po
'
di
gentilezza
...
e
arricciandole
i
capelli
,
otterrai
un
monte
da
lei
.
La
Regina
Bianca
cacciò
un
profondo
sospiro
,
e
mise
la
testa
sulla
spalla
di
Alice
.
-
Ho
tanto
sonno
,
-
essa
gemé
.
-
É
stanca
,
poveretta
!
-
disse
la
Regina
Rossa
.
-
Allisciale
i
capelli
...
prestale
la
tua
cuffietta
e
cantale
una
dolce
ninnananna
.
-
Non
ho
la
cuffia
qui
,
-
disse
Alice
,
tentando
di
ubbidire
alla
prima
indicazione
:
-
e
non
conosco
nessuna
dolce
ninnananna
.
-
Debbo
cantarla
io
allora
,
-
disse
la
Regina
Rossa
,
e
cominciò
:
«
Su
dormi
signora
,
nel
grembo
d
'
Alice
;
schiacciamo
un
sonnetto
;
beato
e
felice
;
al
ballo
n
'
andremo
,
finito
il
festino
,
Regine
ed
Alice
pianino
pianino
.
»
-
E
ora
tu
sai
le
parole
,
-
ella
aggiunse
,
e
s
'
appoggiò
con
la
testa
sull
'
altra
spalla
di
Alice
;
-
ora
cantale
per
me
.
Anch
'
io
ho
sonno
.
Nell
'
istante
dopo
entrambe
le
Regine
erano
immerse
nel
sonno
e
russavano
rumorosamente
.
-
Che
debbo
fare
?
-
esclamò
Alice
,
guardandosi
intorno
perplessa
,
appena
una
testa
e
poi
l
'
altra
le
rotolarono
dalle
spalle
e
le
caddero
come
due
grosse
palle
in
grembo
.
-
Non
credo
che
sia
mai
accaduto
a
nessuno
di
dover
badare
a
due
Regine
addormentate
insieme
.
No
,
nella
storia
di
nessuno
Stato
,
-
e
non
sarebbe
potuto
accadere
,
naturalmente
,
perché
non
vi
è
mai
più
d
'
una
regina
alla
volta
.
Svegliatevi
,
su
,
svegliatevi
,
ché
pesate
!
ella
continuò
con
tono
impaziente
;
ma
non
le
rispose
che
un
soave
russare
.
Il
russare
diventava
ogni
minuto
più
forte
,
e
sembrava
sempre
più
simile
a
un
'
arietta
;
finalmente
ella
distinse
delle
parole
e
si
mise
ad
ascoltare
con
tanta
avidità
,
che
quando
le
due
grosse
teste
svanirono
dal
suo
seno
,
quasi
non
se
n
'
accorse
.
Si
trovò
in
piedi
innanzi
a
una
porta
ad
arco
,
sul
quale
erano
le
parole
«
Alice
Regina
»
in
grandi
lettere
,
e
all
'
uno
e
all
'
altro
lato
dell
'
arco
v
'
era
un
cordone
di
campanello
:
su
uno
era
scritto
:
«
Campanello
del
visitatore
»
,
e
sull
'
altro
«
Campanello
dei
servi
.
»
-
Aspetterò
finché
sia
finita
la
canzone
,
pensava
Alice
,
-
e
poi
sonerò
il
...
il
...
quale
campanello
debbo
sonare
?
-
continuò
,
confusa
dalle
indicazioni
.
-
Io
non
sono
una
visitatrice
,
io
non
sono
una
serva
.
Ve
ne
dovrebbe
essere
un
altro
,
con
l
'
indicazione
«Regina.»
Proprio
allora
la
porta
si
aperse
un
poco
,
e
una
creatura
con
un
lungo
becco
mise
fuori
la
testa
per
un
momento
e
disse
:
É
vietato
l
'
ingresso
fino
alla
settimana
dopo
la
prossima
,
-
e
chiuse
,
sbattendo
la
porta
.
Alice
picchiò
e
suonò
invano
per
molto
tempo
;
ma
finalmente
un
vecchio
Ranocchio
,
che
sedeva
sotto
un
albero
,
si
levò
e
saltellò
lentamente
verso
di
lei
.
-
Che
c
'
è
?
-
disse
il
Ranocchio
con
profonda
raucedine
.
Alice
si
voltò
subito
,
disposta
a
trovar
tutti
in
colpa
:
-
Dov
'
è
il
servo
che
ha
l
'
ufficio
di
rispondere
alla
porta
?
-
cominciò
irata
.
-
Quale
porta
?
-
disse
il
Ranocchio
.
Alice
quasi
si
mise
a
scalpitare
per
quel
modo
strascicato
di
parlare
del
Ranocchio
.
Questa
porta
;
qual
'
altra
porta
?
Il
Ranocchio
guardò
per
un
minuto
coi
suoi
grandi
ed
ottusi
occhi
la
porta
;
poi
s
'
avvicinò
e
la
sfregò
col
pollice
,
come
per
assicurarsi
se
se
ne
fosse
andata
la
vernice
,
poi
guardò
Alice
.
-
Rispondere
alla
porta
?
-
egli
disse
.
-
Che
ha
chiesto
la
porta
?
Era
così
rauco
che
Alice
poteva
appena
udirlo
.
-
Io
non
so
che
volete
intendere
,
-
essa
disse
.
-
Parlo
latino
forse
?
-
continuò
il
Ranocchio
,
-
o
sei
sorda
?
Essa
che
ha
chiesto
?
-
Nulla
!
-
disse
Alice
impaziente
,
-
Io
l
'
ho
picchiata
.
-
Male
,
male
!
Questo
non
si
deve
fare
,
non
si
deve
fare
...
borbottò
il
Ranocchio
.
-
Le
dispiace
,
sai
.
-
Poi
salì
su
e
diede
alla
porta
un
calcio
con
uno
dei
suoi
grandi
piedi
.
-
Se
tu
la
lasci
stare
,
-
egli
balbettò
mentre
ritornava
salterellando
al
suo
albero
,
-
essa
ti
lascerà
stare
.
In
quel
momento
la
porta
si
spalancò
,
e
una
voce
penetrante
si
sentì
cantare
:
-
Nella
casa
dello
Specchio
disse
Alice
:
«
Io
son
Regina
,
e
mi
metto
sulla
testa
la
corona
ogni
mattina
:
della
Casa
dello
Specchio
cittadini
ed
abitanti
a
pranzar
con
la
Regina
or
v
'
invito
tutti
quanti
.
»
E
centinaia
di
voci
si
aggiunsero
in
coro
:
-
Presto
i
calici
colmate
e
riempite
i
belliconi
,
e
la
tavola
di
crusca
sparpagliate
e
di
bottoni
;
entro
il
té
mettete
i
gatti
ed
i
topi
nel
caffé
viva
Alice
la
Regina
,
viva
trenta
volte
tre
.
Poi
seguì
un
confuso
strepito
di
applausi
,
e
Alice
diceva
fra
sé
:
«
Trenta
volte
tre
fanno
novanta
.
Chi
sa
se
qualcuno
fa
il
conto
.
»
Dopo
un
minuto
si
fece
di
nuovo
silenzio
,
e
la
stessa
voce
penetrante
cantò
un
altra
strofa
:
«
Della
Casa
dello
Specchio
,
cittadini
ed
abitanti
,
è
un
onore
per
me
grande
di
vedervi
tutti
quanti
:
è
un
ambito
privilegio
darvi
un
pranzo
e
darvi
il
té
con
le
due
belle
Regine
Bianca
e
Rossa
e
poi
con
me
»
E
si
sentì
di
nuovo
il
coro
:
«
Presto
i
calici
colmate
con
inchiostro
e
teriaca
e
con
ciò
che
più
vi
piace
,
dolce
a
ber
che
non
ubbriaca
E
mischiate
lana
e
vino
o
la
sabbia
col
caffé
,
ed
Alice
salutate
,
più
di
cento
volte
tre
»
-
Cento
volte
tre
,
-
esclamò
Alice
disperata
.
-
Oh
,
questo
non
si
farà
mai
.
Sarebbe
meglio
entrare
subito
.
Entrò
subito
,
e
si
fece
un
silenzio
mortale
nell
'
istante
che
ella
apparve
.
Alice
diede
una
rapida
occhiata
alla
mensa
,
mentre
si
dirigeva
alla
gran
sala
,
e
scorse
che
v
'
erano
una
cinquantina
di
ospiti
di
tutte
le
specie
:
alcuni
erano
quadrupedi
,
altri
uccelli
,
ed
alcuni
fiori
.
-
Son
lieta
che
siano
venuti
senza
aspettare
l
'
invito
,
-
ella
pensava
,
-
se
no
,
non
avrei
saputo
chi
invitare
.
V
'
erano
tre
sedie
a
capotavola
;
le
Regine
Bianca
e
Rossa
ne
avevano
già
occupate
due
;
ma
quella
di
mezzo
era
vuota
.
Alice
vi
si
sedé
,
piuttosto
impacciata
per
quel
silenzio
,
sperando
che
qualcuno
parlasse
.
Finalmente
la
Regina
Rossa
cominciò
:
-
Sei
arrivata
dopo
la
minestra
e
il
pesce
,
-
disse
.
-
Servitele
il
cosciotto
di
montone
.
E
i
camerieri
misero
una
coscia
di
montone
innanzi
ad
Alice
,
che
la
guardò
con
un
certo
imbarazzo
,
perché
non
aveva
mai
trinciato
la
carne
a
tavola
.
-
Tu
sembri
intimorita
:
lascia
che
ti
presenti
a
questa
coscia
di
montone
,
-
disse
la
Regina
Rossa
.
-
Alice
...
Montone
:
Montone
...
Alice
.
La
coscia
di
montone
si
levò
sul
piatto
e
fece
una
piccola
riverenza
ad
Alice
;
e
Alice
restituì
l
'
inchino
,
non
sapendo
se
dovesse
spaventarsi
o
divertirsi
.
-
Posso
darvene
una
fetta
?
-
ella
disse
,
prendendo
il
coltello
e
la
forchetta
e
guardando
ora
una
Regina
ora
l
'
altra
.
-
Ma
no
,
-
disse
risolutamente
la
Regina
Rossa
,
-
non
è
educazione
fare
a
pezzi
la
persona
a
cui
si
e
stati
presentati
.
Portate
via
il
cosciotto
.
E
i
camerieri
lo
portarono
via
,
e
tornarono
con
un
gran
pasticcio
.
-
Non
mi
presentate
al
pasticcio
,
per
favore
!
-
esclamò
Alice
,
-
oppure
non
si
pranzerà
più
.
Posso
darvene
un
poco
?
Ma
la
Regina
Rossa
tutta
imbronciata
,
brontolò
:
-
Pasticcio
...
Alice
:
Alice
...
Pasticcio
.
Portate
via
il
pasticcio
.
E
i
camerieri
lo
portarono
via
con
tanta
rapidità
che
Alice
non
poté
restituirgli
l
'
inchino
.
Però
,
essa
non
capiva
perché
la
Regina
Rossa
dovesse
esser
la
sola
a
dare
degli
ordini
;
così
,
per
fare
una
prova
,
gridò
:
-
Cameriere
,
riporta
il
pasticcio
.
E
rieccolo
innanzi
a
lei
in
un
istante
,
come
in
giuoco
di
prestidigitazione
.
Era
così
grande
,
che
essa
non
poté
non
esserne
un
po
'
intimorita
,
come
innanzi
al
montone
;
però
ella
vinse
,
con
un
gran
sforzo
,
la
propria
timidezza
,
e
ne
tagliò
una
porzione
e
la
offerse
alla
Regina
Rossa
.
-
Che
impertinenza
,
-
disse
il
Pasticcio
.
-
Io
vorrei
sapere
che
cosa
diresti
,
se
tagliassi
una
fetta
da
te
,
miserabile
creatura
!
Parlava
in
una
densa
e
succosa
specie
di
voce
;
ed
Alice
non
seppe
rispondere
una
parola
:
rimase
a
guardarlo
a
bocca
aperta
.
-
Di
'
qualche
cosa
,
-
disse
la
Regina
Rossa
,
-
è
ridicolo
lasciar
tutta
la
conversazione
al
Pasticcio
.
-
Non
sapete
,
oggi
mi
sono
stati
recitati
tanti
versi
,
-
cominciò
Alice
,
un
po
'
sgomenta
come
vide
che
,
non
appena
aveva
accennato
a
parlare
,
s
'
era
fatto
un
silenzio
mortale
,
e
tutti
gli
occhi
erano
intenti
su
di
lei
,
-
ed
è
strano
credo
,
...
che
ogni
poesia
trattasse
in
qualche
maniera
di
pesci
.
Chi
sa
perché
in
queste
parti
piacciano
tanto
i
pesci
.
Ella
parlava
alla
Regina
Rossa
,
che
non
rispose
molto
a
proposito
:
-
Quanto
ai
pesci
,
-
ella
disse
,
molto
lenta
e
solenne
,
avvicinando
le
labbra
all
'
orecchio
di
Alice
,
-
Sua
Maestà
Bianca
sa
un
bell
'
indovinello
...
tutto
in
poesia
...
tutto
intorno
ai
pesci
.
Lo
deve
ripetere
?
-
Sua
Maestà
la
Regina
Rossa
è
molto
gentile
per
ricordarlo
,
-
mormorò
la
Regina
Bianca
all
'
altro
orecchio
di
Alice
,
con
una
voce
che
sembrava
quella
d
'
una
tortorella
.
-
Sarebbe
un
tal
piacere
.
Posso
?
-
Sarà
un
vero
favore
,
-
disse
con
molta
cortesia
Alice
.
La
Regina
Bianca
sorrise
di
piacere
e
carezzò
la
guancia
di
Alice
.
Poi
cominciò
:
«
Prima
il
pesce
bisogna
acchiappare
»
(
Facilissimo
un
bimbo
può
prenderlo
)
«
Quindi
il
pesce
bisogna
comprare
....
»
con
un
soldo
dovunque
si
ha
.
«
Ora
il
pesce
bisogna
lessare
....
»
facilissimo
....
l
'
acqua
è
già
tepida
....
«
In
un
piatto
lasciatelo
stare
?
»
Assai
facil
...
sul
piatto
già
sta
.
«
Date
qui
,
ché
lo
voglio
mangiare
»
;
ecco
fatto
,
portato
è
già
in
tavola
;
«
ma
il
coperchio
bisogna
levare
,
»
e
il
coperchio
non
giungo
a
scoprir
.
Chi
l
'
ha
fatto
col
piatto
saldare
?
Io
dispero
il
coperchio
di
togliere
.
Di
'
,
che
cosa
è
più
facile
fare
:
«
questo
piatto
od
un
senso
scoprir
?
»
-
Pensaci
un
minuto
,
e
poi
rispondi
,
-
disse
la
Regina
Rossa
.
-
Frattanto
,
noi
beviamo
alla
tua
salute
...
alla
salute
della
Regina
Alice
!
-
essa
strillò
a
squarciagola
,
e
tutti
i
convitati
cominciarono
subito
a
bere
,
in
modo
stranissimo
:
alcuni
si
mettevano
i
calici
in
testa
come
spegnitoi
,
e
bevevano
tutto
ciò
che
scorreva
sulle
loro
facce
;
altri
rovesciavano
le
bottiglie
,
e
lambivano
il
vino
quando
scorreva
dagli
orli
della
mensa
;
e
tre
(
che
avevano
l
'
aspetto
di
tre
canguri
)
s
'
arrampicarono
sul
piatto
dell
'
arrosto
di
montone
,
e
cominciarono
a
leccare
il
sugo
«
come
porci
in
brago
»
,
pensò
Alice
.
-
Tu
dovresti
ringraziare
con
un
bel
discorso
,
-
disse
la
Regina
Rossa
,
guardando
accigliata
Alice
.
-
Noi
ti
sosterremo
,
-
bisbigliò
la
Regina
Bianca
,
mentre
Alice
si
levava
in
piedi
,
obbediente
,
ma
un
po
'
sgomenta
.
-
Grazie
,
-
ella
bisbigliò
in
risposta
,
-
ma
non
ne
ho
bisogno
.
-
Come
non
ne
hai
bisogno
?
-
disse
con
gran
risoluzione
la
Regina
Rossa
.
Così
provò
con
buona
grazia
a
farsi
sostenere
.
(
-
Ed
esse
mi
spinsero
tanto
!
-
ella
disse
dopo
,
quando
narrò
a
sua
sorella
la
storia
del
banchetto
.
-
Si
sarebbe
creduto
che
avessero
voluto
spremermi
come
un
limone
!
)
Infatti
le
fu
piuttosto
difficile
stare
al
suo
posto
mentre
faceva
il
discorso
:
le
due
Regine
la
premettero
così
da
un
lato
e
l
'
altro
,
che
quasi
la
sollevarono
in
aria
.
-
Io
mi
levo
a
ringraziare
...
-
cominciò
Alice
,
e
veramente
si
levò
,
mentre
parlava
,
di
parecchi
centimetri
;
ma
s
'
aggrappò
all
'
orlo
della
tavola
,
e
riuscì
a
star
ferma
.
-
Bada
!
-
strillò
la
Regina
Bianca
,
afferrando
Alice
per
le
mani
.
-
Accadrà
qualche
cosa
.
E
allora
(
come
narrò
dopo
Alice
)
accaddero
in
un
istante
una
gran
quantità
di
cose
.
Le
candele
si
allungarono
fino
al
soffitto
,
e
parvero
canne
con
fuochi
d
'
artificio
in
punta
.
Quanto
alle
bottiglie
,
ciascuna
si
prese
un
paio
di
piatti
,
se
li
adattò
come
ali
,
e
con
le
forchette
per
gambe
,
andò
svolazzando
nella
sala
in
tutti
i
sensi
,
e
«
sembrano
tutti
uccelli
»
,
diceva
Alice
fra
sé
,
così
come
poteva
,
in
quella
tremenda
confusione
.
In
quel
momento
sentì
una
voce
rauca
al
suo
fianco
,
e
si
volse
a
vedere
che
accadesse
alla
Regina
Bianca
;
ma
invece
della
Regina
,
sedeva
sulla
sedia
il
cosciotto
di
montone
.
-
Sono
qui
,
-
gridò
una
voce
dalla
zuppiera
,
e
Alice
si
volse
,
e
fu
appena
in
tempo
a
vedere
il
largo
e
tranquillo
viso
della
Regina
che
le
sorrise
per
un
momento
sull
'
orlo
della
zuppiera
e
poi
sparì
nella
minestra
.
Non
c
'
era
da
perdere
un
momento
.
Già
parecchi
degli
ospiti
giacevano
nei
piatti
e
il
mestolo
camminava
sulla
tavola
verso
la
sedia
di
Alice
,
facendole
con
impazienza
cenno
di
levarsi
dinanzi
.
-
Io
non
posso
resistere
più
a
lungo
,
-
essa
gridò
,
levandosi
e
afferrando
la
tovaglia
con
ambo
le
mani
;
una
stratta
...
e
piatti
,
convitati
e
candele
scrosciarono
insieme
in
un
fascio
sul
pavimento
.
-
Quanto
a
voi
...
-
essa
continuò
,
volgendosi
fieramente
alla
Regina
Rossa
,
ch
'
essa
considerava
come
la
cagione
di
tutto
il
male
.
Ma
la
Regina
non
c
'
era
più
al
suo
fianco
:
s
'
era
improvvisamente
rimpicciolita
fino
a
sembrare
una
minuscola
bambina
,
e
correva
allegramente
sulla
tavola
dietro
il
suo
scialle
,
che
si
trascinava
dietro
.
In
tempo
normale
,
Alice
si
sarebbe
sorpresa
a
quella
vista
,
ma
quella
volta
era
troppo
esaltata
,
per
sorprendersi
di
nulla
al
mondo
.
-
Quanto
a
voi
,
-
essa
ripeté
,
afferrando
la
piccola
creatura
che
era
appunto
nell
'
atto
di
saltare
su
una
bottiglia
posatasi
in
quel
momento
sulla
tavola
,
-
ti
darò
agli
artigli
di
un
gattino
,
ti
darò
...
X
SCUOTIMENTO
Essa
la
prese
dalla
tavola
mentre
parlava
,
e
la
scosse
innanzi
e
indietro
con
tutta
la
forza
.
La
Regina
Rossa
non
fece
alcuna
resistenza
;
solo
la
faccia
le
divenne
piccolissima
,
e
gli
occhi
grandi
e
verdi
;
e
ancora
,
mentre
Alice
continuava
a
scuoterla
,
continuava
a
diventar
più
corta
...
e
più
grassa
...
e
più
morbida
,
..
e
più
tonda
...
e
XI
RISVEGLIO
...
e
veramente
era
un
micio
,
dopo
tutto
.
XII
-
Vostra
Maestà
non
dovrebbe
far
le
fusa
-
disse
Alice
,
sfregandosi
gli
occhi
,
e
volgendosi
rispettosamente
al
gattino
,
pure
con
qualche
severità
.
-
Tu
m
'
hai
svegliato
da
...
da
...
da
un
sogno
così
bello
.
-
E
tu
sei
stato
con
me
,
Frufrù
...
insieme
con
me
nel
mondo
dello
Specchio
.
Lo
sapevi
,
caro
?
É
un
'
abitudine
sconveniente
dei
gattini
(
Alice
aveva
osservato
una
volta
)
che
,
qualunque
cosa
loro
si
dica
,
si
mettono
sempre
a
far
le
fusa
.
-
Se
essi
facessero
le
fusa
per
dir
«
sì
»
,
e
miagolassero
per
dir
«
no
»
,
o
pure
seguissero
qualche
regola
,
-
ella
aveva
detto
,
-
si
potrebbe
conversare
con
loro
.
Ma
come
si
può
parlare
con
una
persona
,
se
ti
dice
sempre
la
stessa
cosa
?
In
quell
'
occasione
il
micino
fece
le
fusa
soltanto
;
era
impossibile
indovinare
se
intendeva
«
sì
»
o
«
no
»
.
Così
Alice
cercò
fra
i
pezzi
della
scacchiera
sul
tavolino
,
finche
trovò
la
Regina
Rossa
;
poi
s
'
inginocchiò
sul
focolare
,
e
mise
il
micio
di
fronte
alla
Regina
.
-
Ora
Frufrù
,
-
battendo
le
mani
in
trionfo
,
-
confessa
che
sei
stato
tu
a
trasformarti
così
.
(
-
Ma
il
micino
non
volle
guardare
,
-
essa
disse
,
quando
dopo
spiegò
la
cosa
alla
sorella
:
ha
voltata
la
testa
,
fingendo
di
non
vederla
;
ma
sembrava
che
se
ne
vergognasse
un
po
'
.
Così
credo
che
fosse
lui
la
Regina
Rossa
)
.
-
Statti
un
po
'
,
più
fermo
,
caro
!
-
esclamò
Alice
con
un
sorriso
.
-
E
fa
un
inchino
,
mentre
pensi
a
...
fare
le
fusa
.
Si
guadagna
tempo
,
ricorda
.
E
allora
lo
prese
e
gli
diede
un
bacino
per
l
'
onore
di
essere
stato
la
Regina
Rossa
.
-
Nevina
,
Nevina
cara
,
-
essa
continuò
guardando
di
sulla
spalla
il
micio
bianco
,
che
ancora
continuava
pazientemente
a
farsi
ripulire
,
chi
sa
quando
Dina
avrà
finito
con
vostra
Maestà
.
Questa
la
ragione
perché
tu
mi
sei
apparso
così
negletto
nel
sogno
...
Dina
!
Lo
sai
che
stai
lavando
una
Regina
Bianca
?
Veramente
,
ti
comporti
poco
rispettosamente
...
E
che
era
diventata
Dina
?
ella
continuò
a
cercare
,
mentre
si
sedeva
sul
tappeto
,
poggiandovi
un
gomito
e
col
mento
nella
mano
,
per
osservare
i
gatti
.
-
Dimmi
,
Dina
.
Eri
diventata
Unto
Dunto
?
Credo
di
sì
...
però
faresti
bene
a
non
dirlo
ancora
,
perché
non
ne
sono
ancora
certa
.
«
A
proposito
,
Frufrù
,
se
tu
fossi
stato
veramente
con
me
,
nel
mio
sogno
,
v
'
è
stata
una
cosa
che
ti
sarebbe
piaciuta
...
m
'
è
stata
recitata
tanta
poesia
,
tutta
sui
pesci
.
Domani
te
ne
farò
mangiar
tanti
.
E
mentre
tu
mangerai
,
ti
ripeterò
:
«
Il
tricheco
e
il
legnaiuolo
»
,
e
tu
,
caro
,
potrai
fingere
che
siano
ostriche
!
«
Ora
,
Frufrù
,
vediamo
chi
è
stato
che
ha
sognato
tutto
.
É
una
questione
seria
,
caro
,
e
tu
non
dovresti
leccarti
la
zampa
a
quel
modo
...
come
se
Dina
non
ti
avesse
lavato
questa
mattina
.
Vedi
,
o
sono
stato
io
,
o
è
stato
il
Re
Rosso
.
Egli
era
parte
del
mio
sogno
,
naturalmente
...
ma
io
ero
parte
del
suo
sogno
,
anche
.
É
stato
il
Re
Rosso
,
Frufru
?
Tu
rappresentavi
la
Regina
Rossa
,
mio
caro
,
e
tu
dovresti
saperlo
...
Oh
,
Frufru
,
aiutami
a
trovare
...
La
tua
zampa
può
aspettare
.
Ma
l
'
irrequieto
gattino
cominciò
con
l
'
altra
zampa
e
finse
di
non
aver
udito
la
domanda
.
Chi
credete
voi
che
fosse
?
Miscellanea ,
Questo
volume
è
al
tempo
stesso
il
compimento
di
un
dovere
fraterno
e
la
soddisfazione
di
un
desiderio
unicamente
sentito
.
È
l
'
omaggio
postumo
alla
memoria
di
uno
dei
nostri
più
cari
compagni
di
lavoro
ed
insieme
una
necessità
per
l
'
innumerevole
stuolo
di
coloro
,
che
ammirarono
Luigi
Lucatelli
,
nella
umile
,
ma
pur
nobile
veste
di
Oronzo
E
.
Marginati
.
Questo
volume
ha
così
una
caratteristica
profonda
che
lo
distingue
da
ogni
altro
,
perché
,
se
in
genere
è
il
libro
che
cerca
e
spesso
trova
solo
a
grande
stento
il
suo
pubblico
,
questa
volta
è
il
pubblico
che
attende
e
cerca
ansiosamente
il
libro
,
nel
quale
si
rispecchia
tanta
parte
della
sua
anima
collettiva
.
Perché
pochi
scrittori
,
come
il
nostro
indimenticabile
collega
,
ebbero
il
segreto
di
suscitare
attorno
alla
propria
produzione
intellettuale
,
un
più
largo
consenso
.
Egli
,
che
nutriva
nell
'
animo
semplice
e
buono
un
culto
fervente
per
la
verità
,
ebbe
il
merito
grandissimo
di
rivelarla
all
'
osservazione
altrui
,
per
la
via
così
pur
difficile
dell
'
umorismo
,
e
si
acquistò
in
tal
modo
il
diritto
alla
riconoscenza
di
una
moltitudine
,
alla
quale
questo
libro
reca
ancora
una
volta
la
parola
del
cittadino
Oronzo
,
come
un
ultimo
sorriso
.
Luigi
Lucatelli
fu
veramente
un
umorista
completo
e
di
alto
valore
;
umorista
per
temperamento
,
per
bisogno
spontaneo
del
proprio
carattere
.
La
sua
sensibilità
critica
,
davvero
superiore
,
aveva
bisogno
assoluto
,
per
svilupparsi
di
una
libera
atmosfera
,
epperò
quando
il
Travaso
era
già
un
saldo
organismo
sorretto
dal
favore
del
pubblico
,
egli
lo
prescelse
con
la
certezza
di
trovare
nel
nostro
foglio
quella
piena
libertà
di
esame
e
di
giudizio
,
che
,
mentre
è
il
più
prezioso
patrimonio
di
un
giornale
,
è
anche
il
terreno
fecondo
dal
quale
possono
aversi
frutti
inaspettati
.
Così
nacque
la
macchietta
di
Oronzo
E
.
Marginati
,
che
doveva
essere
dapprima
un
cantuccio
quasi
trascurabile
della
cronaca
cittadina
,
una
specie
di
sfogatoio
del
malcontento
spicciolo
,
ma
che
poi
,
scaldata
via
via
al
fuoco
del
successo
sempre
crescente
,
non
fu
più
soltanto
una
macchietta
,
ma
divenne
un
tipo
,
cui
l
'
autore
seppe
dare
successivamente
consistenza
morale
così
da
renderlo
,
pure
a
traverso
la
gustosa
deformazione
della
caricatura
,
il
portavoce
autorevole
di
una
critica
di
profondo
contenuto
,
ispirata
ad
una
bonaria
,
per
quanto
amara
filosofia
.
E
intanto
,
nel
perfezionare
la
sua
creazione
,
il
nostro
Lucatelli
la
veniva
amando
sempre
con
maggior
trasporto
,
cosicchè
accadde
un
po
'
a
lui
ciò
che
molti
anni
prima
era
accaduto
a
Miguel
Cervantes
per
il
suo
Don
Chisciotte
;
l
'
autore
era
giunto
ad
immedesimarsi
quasi
col
personaggio
da
lui
creato
.
Ma
nella
figura
rotondetta
e
bonacciona
dì
Luigi
Lucatelli
vivevano
in
segreto
e
perfetto
accordo
due
anime
,
due
temperamenti
,
cui
per
la
volontà
del
legittimo
proprietario
,
riusciva
facile
lo
scindersi
al
momento
opportuno
.
Egli
stesso
si
compiaceva
con
gli
amici
di
apparire
sotto
due
aspetti
diversi
derivatigli
-
secondo
lui
-
dall
'
essere
un
Lucatelli
,
ossia
un
discendente
di
una
delle
ultime
vittime
del
patibolo
pontificio
e
figlio
al
tempo
stesso
di
una
madre
uscita
dalla
piccola
borghesia
romana
,
quella
borghesia
minima
che
,
ancora
alla
vigilia
della
Breccia
,
non
sapeva
persuadersi
che
il
quieto
vivere
dell
'
Urbe
,
potesse
essere
disturbato
dagli
obici
del
generale
Cadorna
.
Come
c
'
era
in
lui
il
sentimento
vivo
,
spontaneo
del
coraggio
,
che
lo
spingeva
ad
affrontare
con
animo
sereno
i
disagi
e
i
rischi
della
sua
opera
giornalistica
di
corrispondente
di
guerra
,
nella
quale
appariva
un
colorista
di
prim
'
ordine
ed
un
nobilissimo
poeta
degli
umani
dolori
,
egli
cedeva
ad
un
'
altra
esigenza
del
suo
temperamento
penetrando
nei
pacifici
ambienti
della
borghesia
minima
,
un
po
'
ridicola
e
un
po
'
dolente
,
per
sorprendervi
una
scenetta
comica
,
uno
scorcio
d
'
ambiente
o
magari
soltanto
un
tipo
,
che
poi
riproduceva
con
gusto
d
'
arte
e
con
la
cura
minuziosa
del
particolare
più
nascosto
.
E
la
sua
penna
aveva
allora
la
stessa
singolare
efficacia
,
come
quando
tracciava
le
ampie
linee
della
descrizione
di
una
sanguinosa
battaglia
.
Per
questa
Roma
che
lo
aveva
veduto
nascere
e
per
la
quale
i
suoi
avevano
affrontato
la
ghigliottina
e
la
galera
,
egli
ebbe
un
affetto
devoto
ed
ardente
che
lo
spinse
ad
imbeverarsi
di
romanità
anche
alle
pure
fonti
dell
'
archeologia
.
Apparvero
così
quei
suoi
indimenticabili
articoli
sugli
scavi
dell
'
Urbe
,
articoli
materiati
di
erudizione
vera
e
di
sentimentalità
squisita
coi
quali
egli
si
rivelava
dieci
anni
or
sono
al
pubblico
colto
di
tutta
Italia
,
come
scrittore
di
originalità
eccezionale
.
E
aveva
appena
finito
di
rievocare
da
par
suo
una
visione
della
Roma
Imperiale
intuita
con
alto
senso
d
'
arte
,
a
traverso
forse
pochi
rottami
di
marmi
,
che
già
si
rimetteva
a
tavolino
chiudendosi
idealmente
nelle
anguste
pareti
domestiche
di
casa
Marginati
,
per
rintracciarvi
la
ragione
di
una
protesta
qualsiasi
,
che
poi
distillava
con
quel
suo
particolare
frasario
,
che
il
grande
pubblico
dei
lettori
finì
per
far
suo
.
Questa
brusca
successione
di
sensibilità
disparate
,
cui
egli
si
assoggettava
,
rispondeva
,
come
abbiamo
detto
,
ad
un
bisogno
della
sua
anima
che
aveva
in
sè
il
destino
del
contrasto
che
lo
spingeva
alle
emozioni
della
vita
,
randagia
ed
avventurosa
,
mentre
in
realtà
egli
pareva
fatto
per
quella
sedentaria
.
Nello
stesso
carattere
di
Oronzo
E
.
Marginati
è
facile
avvertire
questo
contrasto
perché
il
buon
travetto
romanesco
ha
bensì
il
senso
della
disciplina
e
del
dovere
derivategli
dalla
natura
del
suo
ufficio
,
ma
custodisce
e
nutre
in
sè
lo
spirito
anarcoide
che
esplode
,
sia
pure
bonariamente
,
alla
constatazione
delle
ingiustizie
sociali
.
Forse
anche
per
questo
l
'
Oronzo
fu
l
'
oggetto
della
sua
particolare
predilezione
,
I
romanzi
e
le
novelle
,
gli
articoli
di
archeologia
o
di
vita
vissuta
,
le
sue
corrispondenze
di
guerra
,
tutta
la
sua
produzione
seria
,
che
pure
rifulgeva
di
grazia
letteraria
incomparabile
,
egli
metteva
in
seconda
linea
,
al
di
là
del
suo
Oronzo
che
giudicava
essere
la
cosa
più
riuscita
della
sua
varia
attività
intellettuale
.
Tutti
gli
echi
della
realtà
quotidiana
egli
faceva
raccogliere
da
questo
suo
personaggio
,
per
modo
che
Oronzo
E
.
Marginati
ebbe
per
virtù
sua
un
carattere
ed
una
mente
specialmente
adatti
ad
adoperare
quell
'
arnese
,
che
va
diventando
ogni
giorno
più
raro
,
e
ha
nome
buonsenso
.
Ma
quando
nella
moderna
letteratura
italiana
,
egli
era
giunto
a
prendere
il
posto
che
gli
spettava
e
più
gli
arrideva
il
successo
,
un
'
insidia
fisica
inesorabile
era
già
in
agguato
per
strapparci
ad
un
tempo
il
compagno
e
l
'
amico
.
Tuttavia
,
pur
sentendosi
declinare
,
non
perdeva
la
misurata
giocondità
che
brillava
costantemente
alla
superficie
della
sua
persona
.
Ancora
pochi
giorni
prima
di
lasciarci
per
sempre
egli
diceva
ad
un
collega
che
,
incontrandolo
,
lo
trovava
dimagrito
:
-
Eh
,
sono
stato
malissimo
.
È
stato
una
specie
di
prova
generale
della
morte
.
-
Se
avessi
avuto
tempo
sarei
morto
addirittura
,
ma
ho
degli
impegni
di
lavoro
da
soddisfare
...
Bisogna
essere
uomini
di
parola
.
-
Ma
il
destino
non
volle
accordargli
che
una
breve
dilazione
e
anch
'
egli
,
come
un
altro
grande
umorista
,
Gandolin
,
che
a
quanti
gli
dicevano
che
non
sarebbe
guarito
,
rispondeva
:
"
Non
dubitate
,
morirò
guaritissimo
"
,
anche
egli
poche
ore
prima
di
entrare
in
agonia
chiedeva
sorridendo
al
medico
che
gli
aveva
fatto
l
'
analisi
del
sangue
:
-
Ci
ha
trovato
nessun
gatto
defunto
?
Sono
passati
già
alcuni
mesi
dal
mattino
di
luglio
in
cui
abbiamo
raccolto
l
'
ultimo
respiro
dalle
sue
labbra
su
cui
il
riso
era
salito
spontaneamente
tante
volte
,
quasi
come
il
preavviso
della
risata
altrui
e
,
Luigi
Lucatelli
è
tuttora
vivo
in
mezzo
a
noi
,
che
lo
conoscemmo
e
lo
amammo
.
Potranno
passare
molti
anni
ancora
e
sarà
sempre
ugualmente
vivo
per
noi
,
che
cementammo
con
lui
la
nostra
amicizia
nella
consuetudine
di
un
non
facile
,
ma
piacevole
lavoro
.
Più
che
tessere
le
lodi
dell
'
amico
perduto
,
sulle
colonne
del
Travaso
,
ove
l
'
espressione
del
nostro
dolore
sarebbe
apparsa
un
'
antitesi
,
un
controsenso
,
se
non
addirittura
una
sconvenienza
,
abbiamo
voluto
che
il
nostro
tributo
di
omaggio
alla
memoria
di
Luigi
Lucatelli
fosse
dedicato
al
pubblico
,
cui
egli
nella
incarnazione
di
Oronzo
,
sulla
quale
sono
perfino
discesi
come
corvi
miserabili
imitatori
,
dedicò
i
lampi
più
brillanti
del
suo
vivido
ingegno
.
Così
è
nato
questo
libro
.
Il
lettore
dopo
averne
scorse
le
pagine
,
apprezzerà
sempre
più
la
filosofica
sapienza
che
esso
racchiude
e
tornerà
a
rileggerlo
ancora
chi
sa
quante
volte
.
Renderà
così
anch
'
egli
,
inconsapevolmente
un
omaggio
doveroso
di
riconoscenza
a
chi
seppe
assolvere
in
modo
eletto
,
l
'
arduo
compito
di
spargere
sorrisi
per
temperare
l
'
alterna
vicenda
di
lagrime
che
segna
il
cammino
della
vita
.
GENTILI
signore
,
egreggi
signori
e
amabilissimi
rigazzini
,
Prego
lorsignori
,
prima
di
tutto
di
ariflettere
che
,
tanto
io
che
loro
,
è
la
prima
volta
che
sentiamo
parlare
Oronzo
in
pubblico
:
nun
so
che
impressione
ci
faccia
a
loro
.
A
me
mi
fa
una
impressione
curiosa
assai
.
Lorsignori
mi
faccino
una
cortesia
:
prendano
un
coccodrillo
,
magari
usato
,
vi
aggiuntino
una
tigre
con
un
dente
cariato
o
,
sia
detto
con
sopportazione
,
un
suino
disilluso
,
mischino
il
tutto
servino
caldo
.
Questa
miscolanza
ci
può
dare
un
'
idea
di
quello
che
è
successo
dentro
di
me
,
quando
me
ti
hanno
detto
che
dovevo
tenere
una
conferenza
.
Lorsignori
devono
consapere
che
io
,
se
si
tratta
di
spezzarti
una
lancia
ne
le
colonne
del
giornale
,
pazzienza
,
perché
ci
ho
la
penna
che
sa
le
tempeste
,
laddovechè
la
lingua
invece
non
ci
si
è
trovata
mai
.
Per
cui
dicevo
fra
me
e
me
,
dice
:
Oronzo
,
ma
cosa
ti
stropicci
?
Ci
penzi
,
quando
starai
per
entrare
in
quella
sala
,
che
ti
sentirai
di
là
la
folla
che
brontola
,
e
il
cuore
ti
farà
lippe
e
relative
lappe
?
Ci
penzi
a
quelle
centinaia
d
'
occhi
che
ti
guarderanno
fissi
come
l
'
ombra
del
compianto
Banco
,
e
averanno
l
'
aria
di
dire
:
Uccidilo
,
che
faccia
da
frescone
!
...
Abbasta
,
cominciai
col
dire
di
no
.
Però
Terresina
dice
che
si
comincia
sempre
accusì
.
Dice
:
io
non
terrò
la
conferenza
,
tu
la
terrai
,
colui
la
dovrebbe
tenere
,
e
fenì
che
dissi
come
Leonida
al
passo
di
Calè
:
Parliamone
in
famiglia
.
E
ne
parlai
col
sor
Filippo
.
Scusino
si
insisto
su
la
figura
,
ma
è
bene
che
queste
persone
di
casa
mia
loro
le
conoschino
.
Il
sor
Filippo
è
un
omo
tutto
d
'
un
pezzo
:
il
che
potrebbe
sembrare
una
cosa
piuttosto
commune
,
invece
tanti
vanno
avanti
a
furia
di
pezzi
di
ricambio
.
Lui
è
anche
un
omo
politico
,
perché
,
si
nun
conobbe
Bettino
Ricasoli
,
fu
perché
ci
curse
il
consuveto
pelo
.
Si
tanto
quanto
quel
benedetto
pelo
si
fermava
un
momento
a
prender
fiato
,
era
botta
fatta
.
Raggione
per
cui
lui
me
ti
arispose
,
dice
:
Le
situvazzioni
bisogna
pigliarle
in
faccia
.
Con
la
quale
ci
arisposi
:
Scusi
,
ma
se
la
situvazzione
finisce
a
patate
,
o
pomi
di
terra
,
come
dicheno
i
nostri
fratelli
d
'
Oltralpa
,
me
lo
saluta
lei
il
gusto
di
pigliarle
in
faccia
?
Pensai
di
rivolgermi
a
Terresina
.
Lei
levò
gli
occhi
dal
Fogazzari
,
fece
il
sospiro
de
le
grandi
occasioni
,
e
disse
,
dice
:
Mi
ti
sono
insognata
una
dimostrazzione
,
indovechè
la
gente
ti
aveva
messo
sopra
un
somiero
e
tutti
strillaveno
:
Evviva
,
evviva
!
...
Raggione
per
cui
credo
che
sia
di
bonugurio
.
Tienila
.
-
Ma
sei
sicura
,
ci
feci
io
,
che
l
'
evviva
fosse
per
me
e
non
per
il
somaro
?
-
Eh
...
caro
mio
,
fece
lei
,
credi
che
sarebbe
la
prima
volta
che
la
gente
crede
di
gridare
evviva
a
un
omo
,
e
invece
grida
a
un
somaro
?
Raggione
per
cui
detti
un
calcio
alle
convenienze
,
un
altro
al
gatto
che
me
ti
si
era
aggranfagnato
al
cravuse
che
ci
sposai
,
mi
messi
una
mano
a
la
coscienza
,
un
'
altra
sulle
convinzioni
pulitiche
,
e
con
l
'
altra
ci
dico
:
eccomi
qua
!
Dice
,
il
pupo
mio
!
...
Lorsignori
devono
partire
da
questa
idea
,
che
il
pupo
mio
non
è
un
pupo
come
l
'
altri
pupi
:
è
,
come
dicheno
i
tedeschi
,
una
specie
di
"
überpupen
"
l
'
arcipupo
per
eccellenza
.
Tanto
è
vero
che
un
altro
pupo
,
in
otto
o
dieci
anni
che
ti
sta
fra
le
colonne
del
"
Travaso
"
,
a
quest
'
ora
sarebbe
diventato
per
lo
meno
sergente
dei
pompieri
,
e
invece
lui
ti
aresta
pupo
:
mi
pare
che
come
fermezza
di
carattere
,
sia
una
bella
prova
.
Terresina
tante
volte
me
ti
dice
:
ma
,
Oronzo
mio
,
come
sarà
che
questa
creatura
nostra
nun
cresce
?
...
Per
cui
ci
arispondo
con
un
sospiro
:
E
che
ci
voresti
fare
?
...
Nun
cresce
!
Tuttavia
lorsignori
nun
devono
per
questo
credere
che
sia
un
pupo
deficiente
.
Anzi
è
una
bella
creatura
.
Occhi
che
lèvati
,
naso
un
po
'
per
l
'
in
su
,
perché
la
madre
è
stata
sempre
un
po
'
sentimentale
,
e
quando
era
in
istato
interessante
guardava
sempre
le
stelle
.
Ci
ha
i
capelli
che
arissomigliano
tutti
a
quelli
del
Sor
Filippo
,
e
la
camminata
è
tutta
la
mia
,
quand
'
ero
minorenne
.
Quanto
all
'
intelligenza
,
è
cosa
che
ci
zompa
all
'
occhio
come
una
cooperativa
di
gatti
arrabbiati
,
e
si
Cristofero
Colombo
num
aveva
tanta
prescia
di
scoprire
l
'
America
,
a
botta
sicura
la
scopriva
il
pupo
mio
.
Lui
nell
'
età
in
cui
l
'
altri
pupi
te
si
ficcheno
un
dito
nel
naso
,
già
stava
accusì
avanti
,
che
bisognava
tenerlo
,
si
no
ce
si
ficcava
tutta
la
mano
:
è
stato
lui
che
ha
inventato
l
'
arte
di
mettere
il
carrettino
di
carta
ne
le
convinzioni
pulitiche
delle
mosche
,
e
la
pecetta
di
carta
masticata
modello
Marginati
è
la
più
accreditata
nella
nostra
popolazione
scolastica
.
E
come
si
nun
bastasse
,
lui
ti
sa
a
memoria
tutto
quello
che
si
insegna
ne
le
scole
itagliane
:
Domandateci
:
Che
faceva
la
vispa
Teresa
?
E
lui
vi
arisponderà
come
una
palla
:
Avea
fra
l
'
erbetta
.
Che
cosa
s
'
ode
a
destra
?
...
Uno
squillo
di
tromba
.
Fu
vera
gloria
?
...
Ai
posteri
.
Chi
risponde
a
sinistra
?
...
Un
altro
squillo
.
Come
cade
la
neve
?
...
A
larghe
falde
.
E
gli
uccelletti
?
...
Si
svolazzano
l
'
anima
dei
loro
perversi
defunti
di
ramo
in
ramo
.
E
via
dicendo
.
Come
lorsignori
vedono
,
sta
bello
avanti
,
e
si
nun
fusse
l
'
invidia
dei
contemporanei
,
sono
certo
che
questa
creatura
ti
passerebbe
a
la
posterità
,
come
a
una
classe
superiore
qualunque
.
Non
ci
parlo
poi
del
carattere
.
Eccoci
un
esempio
,
col
quale
entro
anche
ne
la
parte
,
diremo
accusì
,
didattica
:
Lorsignori
devono
consapere
che
io
,
a
torto
o
a
raggione
,
ho
sempre
avuto
,
nell
'
educare
il
pupo
,
questa
massima
:
che
la
virtù
,
cioè
,
è
come
l
'
arittimetica
,
vale
a
dire
che
abbisogna
renderla
evidente
con
l
'
esempi
pratici
e
non
con
le
teorie
.
Voi
cercate
d
'
insegnare
a
un
rigazzo
che
quattro
e
quattro
,
così
in
astratto
,
fa
otto
.
Ve
ci
vorrà
una
settimana
a
bon
conto
;
quando
voi
ci
aridomandate
:
quanto
fa
quattro
e
quattro
?
lui
vi
arisponde
:
Numa
Pompilio
.
Viceversa
,
si
ci
dite
:
quattro
briccocole
più
quattro
briccocole
,
quante
briccocole
fa
?
...
Lui
vi
arisponde
subito
:
briccocole
otto
,
e
nun
ne
perde
una
nemmeno
se
l
'
ammazzate
.
Accusì
è
la
virtù
:
abbisogna
innistarla
su
la
vita
.
È
inutile
che
ci
dite
teoricamente
che
la
bucìa
ci
ha
le
gambe
curte
,
se
poi
,
la
prima
volta
che
la
vostra
creatura
ne
dice
una
,
non
ci
fate
capire
che
,
per
lo
meno
,
le
gambe
lunghe
ce
l
'
avete
voi
.
Accusì
fu
che
io
una
mattina
lo
chiamai
e
ci
dissi
:
Ricordati
che
la
verità
è
come
diceva
Costantino
all
'
Angelo
Custode
,
il
meglio
fico
,
salvando
il
dovuto
arispetto
,
del
bigonzo
.
Perciò
tu
la
devi
dire
in
faccia
a
tutti
,
qualunque
siano
le
conseguenze
che
ti
pòi
tirare
dietro
,
o
magari
davanti
.
L
'
omo
onesto
ci
ha
una
parola
solo
.
Tu
mi
dirai
che
è
forse
per
questo
che
nisuno
lo
sente
,
ma
ciò
non
toglie
che
è
accusì
.
Lui
dice
:
sì
papà
,
piglia
i
suoi
libri
,
si
soffia
il
naso
nella
tenda
e
se
ne
va
a
scola
.
Eccoti
che
all
'
ora
di
pranzo
me
ti
vedo
comparire
davanti
,
macchè
un
pupo
!
...
Pareva
il
commesso
viaggiatore
della
ditta
scappellotti
,
pignoli
e
compagni
,
col
campionario
in
testa
,
tanti
erano
i
brugnoccoli
,
lividi
e
piticozzi
che
ci
aveva
sulla
cervice
.
Dico
:
Figlio
mio
,
ma
che
è
questa
uniforme
d
'
Itagliano
all
'
estero
?
E
lui
me
ti
arisponde
,
dice
:
-
Papà
,
è
colpa
vostra
.
-
Figlio
mio
,
ma
anche
d
'
un
cane
,
e
chi
t
'
ha
toccato
?
Dice
:
Papà
,
ho
fatto
come
m
'
avete
detto
voi
.
Ho
detto
la
verità
a
tutti
.
Detto
un
fatto
,
a
furia
di
pazzienza
,
ariescii
a
tirarci
fora
da
la
bocca
il
racconto
di
quello
che
era
successo
.
Dice
che
,
appena
rivato
giù
al
portone
,
ti
aveva
trovato
il
portiere
il
quale
è
gobbo
e
si
stava
guardando
in
uno
specchio
.
E
lui
gli
fa
,
dice
:
Sa
,
signor
Crispino
?
Si
lei
si
credesse
,
con
quella
voglia
di
cocomero
ne
la
schiena
,
di
arrissomigliare
al
defunto
Apollo
,
si
è
sbagliato
assai
:
lei
è
qualche
cosa
di
mezzo
fra
il
dromedario
e
il
dolore
di
panza
.
Raggione
per
cui
quello
agguanta
una
forma
per
le
scarpe
e
ce
la
scaraventa
addosso
con
tanta
energia
,
che
si
lo
piglia
bene
in
mezzo
,
d
'
un
pupo
solo
,
me
ne
fa
due
gemelli
.
Eccoti
che
se
ne
va
saltellando
a
la
scola
,
indove
ti
trova
il
maestro
di
arittimetica
,
il
quale
ci
detta
:
Probblema
.
-
Un
mercante
compra
372
metri
di
stoffa
a
lire
4,12
il
metro
.
Poco
dopo
entra
in
magazzino
un
signore
il
quale
ci
domanda
:
Quanto
costa
questa
stoffa
?
,
..
E
il
negoziante
ci
risponde
:
Se
lei
multiplica
la
superficie
d
'
un
triangolo
che
ci
ha
82
di
base
e
45
d
'
altezza
pel
nummero
fisso
3,14
e
poi
lo
divide
per
342
,
ha
i
5/8
dei
9/10
del
prezzo
totale
.
Si
domanda
:
quanto
pagò
la
stoffa
questo
signore
?
E
il
pupo
te
ci
scrive
sotto
:
Risposta
:
Ma
quel
signore
nun
la
comprò
per
gnente
,
anzi
liticarono
e
cursero
le
guardie
.
Dice
il
maestro
:
-
Come
sarebbe
a
dire
?
-
Sarebbe
a
dire
che
quel
signore
ci
arispose
:
Ma
che
modo
è
questo
di
stare
in
commercio
?
Io
vengo
per
comprare
la
stoffa
e
lei
me
ti
fa
i
giochi
di
bussolotto
?
-
Bussolotto
sarà
lei
.
-
Ma
sarà
lei
e
tutti
di
casa
.
Pimfete
,
pamfete
e
cursero
le
guardie
,
laddovechè
per
poco
non
ci
fugge
il
defunto
,
o
scappa
il
morto
,
come
dice
la
plebbe
.
-
Eccoti
che
poco
dopo
ti
riva
il
maestro
d
'
itagliano
,
che
ci
detta
:
Composizione
:
Pierino
ha
detto
un
buggìa
,
raggione
per
cui
tutta
la
notte
non
ha
potuto
dormire
per
il
rimorso
.
Allora
lui
la
mattina
scrive
una
lettera
a
la
madre
per
domandarci
perdono
.
E
il
pupo
me
te
ci
scrive
sotto
:
SVOLGIMENTO
Egreggio
Signor
Maestro
.
Si
vede
che
lei
Pierino
no
lo
conosce
per
gnente
.
Prima
di
tutto
è
raro
che
lui
dica
una
bucìa
sola
,
ma
bensì
ne
dice
sempre
parecchie
,
a
rampazzo
.
E
poi
,
quando
l
'
ha
dette
,
ci
dorme
sopra
come
si
fussero
cuscini
di
velluto
.
Per
cui
ci
appoggiarono
un
zero
in
arittimetica
e
uno
in
itagliano
.
Quando
fu
a
l
'
uscita
de
la
scola
ti
incontra
la
signora
Geltrude
in
faccia
,
quella
che
abbita
incontro
a
noi
,
la
quale
ci
fa
:
Uddìo
,
Pippetto
,
chi
sa
che
averà
detto
mammà
tua
che
mercoledì
nun
la
sono
venuta
a
trovare
!
-
Anzi
,
ci
fece
lui
,
è
stata
tutta
contenta
,
perché
dice
:
Manco
male
che
non
è
venuta
quel
tramvai
de
la
sora
Geltrude
,
che
inficca
sempre
il
naso
ne
l
'
affari
dell
'
altri
!
Raggione
per
cui
la
sora
Geltrude
che
è
nevrastenica
,
arrivolta
l
'
ombrellino
e
me
ti
ariduce
il
pupo
come
un
tamburo
usato
.
Abbasta
,
nun
la
tiriamo
in
lungo
,
come
diceva
Messalina
.
L
'
unico
che
si
lasciò
dire
la
verità
fu
il
campanaro
di
Santa
Maria
in
Pignolis
,
presso
casa
,
che
il
pupo
ci
disse
:
Ucciditi
,
che
peperone
rosso
che
ci
hai
.
E
lui
ci
arispose
:
-
Grazie
,
a
casa
tutti
bene
?
Ma
fu
accertato
che
era
sordo
.
Del
resto
,
il
pupo
ci
arimediò
:
Scappellotti
5;
pignoli
12;
disillusione
1;
e
un
calcio
qui
.
Ma
le
disillusioni
di
chi
fa
il
proprio
dovere
sono
purtroppo
frequenti
,
lo
so
bene
io
;
che
me
ne
capitò
,
nei
primordi
de
la
mia
carriera
burocratica
,
una
che
ce
la
voglio
raccontare
.
Entrato
nell
'
ufficio
,
ci
ebbi
due
compagni
di
stanza
che
il
capo
d
'
ufficio
disse
;
A
lei
che
è
novo
questi
ci
daranno
qualche
lume
.
Invece
nun
ce
si
poteva
domandare
nemmeno
un
cerino
,
perché
uno
era
un
vecchio
scienziato
che
studiava
sempre
la
cabbala
del
lotto
,
e
l
'
altro
era
un
giovanotto
di
famiglia
nobbile
decaduta
che
faceva
il
sorriso
mifistofelico
e
parlava
coll
'
erre
moscio
.
Il
primo
giorno
che
ero
arrivato
,
dopo
essermi
messo
a
sedere
,
nun
avendoci
altra
occupazzione
,
mi
messi
a
contare
le
pennine
e
mi
aricordo
come
adesso
che
erano
24
.
Tutto
d
'
un
tratto
t
'
entra
il
capo
d
'
ufficio
,
mi
dà
una
carta
e
di
dice
:
"
Mi
evada
questa
pratica
"
.
Ed
io
,
imperterrito
,
abbenanche
che
nun
avessi
capito
,
ci
faccio
:
"
Sissignora
"
.
E
,
detto
un
fatto
,
ti
zompo
al
tavolino
del
vecchio
,
piglio
il
vocabolario
e
ti
cerco
evadere
.
Arimasi
di
stucco
leggendo
:
Fuggire
da
un
luogo
chiuso
.
Me
si
addrizzarono
i
capelli
in
testa
,
che
allora
ce
l
'
avevo
.
Oronzo
,
dissi
fra
di
me
,
indove
sei
capitato
?
...
Qui
sotto
c
'
è
qualche
cospirazione
!
...
Mi
messi
una
mano
su
la
coscienza
,
mi
spolverai
il
cravuse
e
cursi
dal
capo
d
'
ufficio
.
"
Dico
,
ci
feci
,
egreggio
superiore
,
arieccogli
la
pratica
:
io
non
evado
.
Il
governo
mi
ha
messo
in
questo
posto
e
aresto
su
la
breccia
come
torre
che
non
ti
crolla
un
corno
!
..
"
.
Lui
si
levò
gli
occhiali
e
mi
fece
:
"
Signor
Marginati
,
mi
avevano
già
detto
che
lei
era
un
frescone
,
perciò
nun
ci
dico
altro
.
Legga
la
pratica
e
faccia
l
'
obbligo
suo
"
.
Accusì
lessi
la
pratica
,
che
era
un
curato
il
quale
diceva
che
si
nun
aripparavano
la
chiesa
,
ci
cascava
in
testa
e
accusì
ci
si
mettesse
una
pezza
per
via
gerarchica
.
Detto
un
fatto
,
mi
arisolsi
a
domandare
un
lume
al
più
anziano
di
quelli
che
ci
avevo
in
cammera
che
mi
rispose
:
"
Mettetela
agli
atti
"
.
"
Come
sarebbe
?..."
ci
aribattei
io
.
Dice
lui
:
"
morto
che
parla
47
,
cane
danese
23
,
ci
fo
l
'
ambo
sciolto
su
rota
di
Torino
"
.
"
Ma
i
suoi
cattivi
trapassati
,
rimbrignai
io
;
indove
stanno
l
'
atti
?
...
"
.
"
Zitto
!
fece
lui
,
che
si
esce
9
primo
estratto
stiamo
a
cavallo
!
"
.
Che
ci
volevate
fare
?
...
Mi
toccò
di
aritornare
dal
capo
d
'
ufficio
che
mi
spiegò
la
cosa
.
Dice
:
"
Pigliate
un
foglio
di
quelli
là
e
scriveteci
:
Oggetto
:
lettera
del
sig
.
Curato
X
,
ecc
.
;
poi
metteteci
la
lettera
dentro
,
passatelo
ai
vostri
compagni
di
cammera
e
ariportatemelo
"
.
Detto
un
fatto
,
feci
accusì
,
e
prima
il
vecchio
messe
i
due
fogli
in
una
copertina
e
ci
ariscrisse
sopra
:
Oggetto
ecc
.
ecc
...
poi
quelli
col
sorriso
mifistofelico
li
messe
dentro
un
'
altra
copertina
e
ci
ariscrisse
:
Oggetto
ecc
.
ecc
...
Quindi
ariportai
il
tutto
al
capo
d
'
ufficio
,
che
lo
messe
in
una
cartella
grande
.
Allora
mi
permisi
di
dirci
:
"
Dico
,
scusi
,
ma
con
tutti
questi
oggetti
,
a
quel
curato
ci
cascherà
la
chiesa
in
testa
.
Non
si
potrebbe
aripparare
...
"
.
Nun
l
'
avessi
mai
detto
!
...
Avete
visto
mai
una
tigre
che
ci
ha
un
dente
cariato
?
Accusì
diventò
lui
.
Dice
:
"
Lei
che
è
entrato
ieri
viene
a
introdurre
i
metodi
rivoluzzionari
!
Lei
è
insubbordinato
,
arruffapopolo
"
e
tante
altre
boglierie
che
solo
a
sentirle
ero
diventato
uno
straccio
zozzo
.
Abbasta
:
tre
giorni
doppo
cascò
la
chiesa
acciaccando
il
curato
;
il
capodufficio
fu
mandato
sul
posto
indove
lo
fecero
cavaliere
per
il
contegno
coraggioso
,
e
a
me
mi
dettero
tre
giorni
di
sospensione
.
Allora
fu
che
dissi
quell
'
altra
espressione
che
poi
passò
nella
storia
:
Governo
boglia
!
Malgrado
questi
inconvenienti
,
tuttavia
nun
ho
mai
cessato
di
strillarti
ne
la
capoccia
del
pupo
quelle
massime
che
levati
,
e
si
ci
dò
dei
consigli
di
virtù
,
ci
dò
anche
dei
consigli
di
prudenza
.
Io
,
per
esempio
,
ci
dico
:
Figlio
mio
,
come
ti
dice
puro
il
sor
Filippo
per
via
che
t
'
è
compare
,
non
ti
perdere
mai
di
coraggio
.
È
vero
,
la
via
della
virtù
,
ammappela
si
quanto
è
piena
di
spine
!
Ma
sull
'
altra
sono
addirittura
cocci
di
bottiglie
,
raggione
per
cui
torna
più
conto
a
fare
il
galantuomo
,
anche
perché
c
'
è
meno
concorrenza
.
È
vero
,
tuo
padre
,
per
essere
un
galantuomo
a
milledue
,
ha
ceduto
il
quinto
e
l
'
unico
effetto
positivo
che
ha
ricavato
è
l
'
effetto
del
sor
Bonaventura
,
che
s
'
arinnova
come
fa
la
luna
,
ma
con
l
'
interessi
.
Tuttavia
è
certo
che
la
virtù
a
la
fine
trionfa
,
perché
altrimenti
i
Promessi
sposi
,
i
Due
sergenti
e
la
favola
di
Barba
blù
sarebbero
una
bucìa
,
mentre
invece
è
certo
che
a
un
certo
punto
viene
fori
una
fata
o
un
frate
cappuccino
,
e
le
cose
si
aggiusteno
.
Nel
caso
,
però
,
del
frate
cappuccino
,
occhio
a
la
penna
,
figlio
mio
,
perché
nun
si
sa
mai
,
come
diceva
il
gatto
scottato
al
vermine
solitario
.
Ma
la
virtù
in
ogni
caso
,
nun
c
'
è
bisogno
che
te
l
'
attacchi
al
collo
come
il
campanello
del
gatto
.
La
virtù
sarebbero
,
sia
detto
con
la
consuveta
supportazione
,
le
mutande
dell
'
anima
,
che
nun
si
vedono
,
ma
si
nun
ce
l
'
hai
,
sei
un
zozzaglione
.
Raggione
per
cui
,
si
quando
ti
trovi
in
compagnia
senti
uno
che
in
un
quarto
d
'
ora
pronunzia
tre
volte
la
parola
galantuomo
,
abbottonati
le
saccocce
e
zompa
sul
primo
tramve
che
ti
capita
davanti
,
comechè
quello
è
un
miccagliolo
di
sicuro
.
L
'
onestà
,
l
'
educazione
e
i
bagliocchi
sono
tre
cose
che
chi
ce
l
'
ha
davero
,
nun
le
nomina
mai
.
Nun
so
se
tu
riverai
a
essere
un
signore
,
nel
qual
caso
potrai
averci
molti
idee
del
tuo
,
ma
si
per
caso
diventassi
un
tribbolato
,
fatti
una
borza
impermeabile
per
tenerci
dentro
le
tue
oppignoni
,
e
nun
le
far
vedere
a
nissuno
.
Se
un
tuo
superiore
ti
domanda
come
la
penzi
in
una
questione
,
di
'
che
ti
dole
un
dente
,
che
te
si
è
strappato
un
bottone
ai
straccali
,
arispondi
una
scemenza
qualunque
,
perché
si
per
avventura
ti
perdonano
d
'
essere
un
galantuomo
,
nissuno
ti
perdonerà
di
nun
essere
un
micco
.
Mantieni
sempre
la
tua
parola
.
Qualcuno
ti
dirà
che
,
per
aver
mantenuto
la
sua
parola
,
a
Attilio
Regolo
ci
successe
che
lo
misero
dentro
una
botte
piena
di
chiodi
e
lo
ruzzolarono
giù
per
Capo
le
Case
,
raggione
per
cui
,
quando
uscì
fuori
messe
una
mano
sul
foco
e
disse
:
Ingrata
patria
,
me
ci
hai
pizzicato
una
volta
,
nun
me
ci
pizzichi
più
.
Ma
tu
,
chi
ti
porta
questo
esempio
,
arispondi
che
quella
di
mantenere
una
parola
è
il
lusso
di
noi
poveri
diavoli
,
comechè
nun
possiamo
certo
mantenere
una
ballerina
.
Nun
ti
distrarre
mai
.
Aricordati
il
caso
di
Archimede
,
che
doppo
aver
inventato
il
tirabbucione
,
la
bilancia
,
il
fucile
a
due
botte
e
il
tassametro
,
un
giorno
era
rimasto
accosì
soprappensieri
,
che
rivò
un
antico
Romano
e
ci
dette
una
sciabbolata
in
testa
perché
lo
chiamava
e
lui
nun
sentiva
.
Disprezza
i
soldi
,
ma
i
biglietti
da
mille
trattali
con
riguardo
.
Ricordati
il
caso
di
Fabbrizio
,
che
quando
vennero
l
'
ambasciatori
turchi
coi
barili
pieni
di
carte
da
cento
,
gli
arispose
:
Passate
via
,
o
pagate
in
oro
,
perché
c
'
è
il
cambio
!
Procura
di
farti
,
come
sol
dirsi
,
una
faccia
.
Tuo
padre
ci
ha
un
muso
da
omo
qualunque
,
e
questa
è
stata
una
rovina
.
Se
ci
aveva
i
capelli
lunghi
,
il
meno
che
ci
capitava
era
che
lo
promoveveno
omo
di
genio
.
Guarda
quell
'
uomo
celebbre
che
rompeva
i
vetri
.
Il
socialismo
se
l
'
è
levato
,
ma
i
capelli
ricci
,
col
formaggio
che
se
li
leva
!
Se
entri
in
un
partito
,
scopri
subbito
una
tendenza
,
si
no
ti
pigliano
per
un
frescone
qualunque
e
ti
danno
la
tessera
.
Impàrati
venti
o
trenta
parole
difficili
e
quando
passi
davanti
a
una
birreria
,
aricopiati
qualche
nome
tedesco
e
tientelo
a
mente
.
Dimodochè
,
si
in
una
discussione
t
'
accorgi
di
avere
detto
una
frescaccia
,
zompa
su
e
strilla
:
Sissignori
,
l
'
ha
detto
puro
Spatembrau
in
quel
volume
sulla
metatesi
del
piroconofobo
transustanziato
.
E
vedrai
che
subito
qualcuno
ti
arisponde
:
Sissignori
,
l
'
ho
letto
puro
io
!
Fidati
di
tutti
,
ma
prima
chiuditi
solo
in
cammera
quando
devi
fare
una
cosa
:
prima
vedi
se
ti
ariesce
di
nun
farla
,
poi
pensaci
tre
volte
,
ma
nun
ci
pensare
quattro
,
sinnò
finisce
che
nomini
una
commissione
come
un
governo
itagliano
qualunque
,
che
manco
la
vergogna
.
Arispetta
i
tuoi
superiori
,
ma
senza
inchinarti
troppo
,
sinnò
ci
pigliano
gusto
e
diventi
come
un
piticozzo
qualunque
.
Fa
come
tuo
padre
.
Io
sono
come
il
sighero
toscano
,
che
si
spezza
,
ma
non
si
piega
.
Si
uno
ti
fa
un
'
offesa
,
dagli
un
mozzico
al
naso
,
ma
poi
disinfettati
i
denti
.
Stringi
la
mano
a
tutti
,
ma
pure
quella
,
disinfettala
spesso
,
come
diceva
Nerone
a
Catilina
.
Ariguardo
ai
proverbi
però
,
ci
ho
sempre
avuto
una
leggera
priggiudiziale
.
I
proverbi
ci
hanno
l
'
inconveniente
dei
rimedi
di
quarta
paggina
,
comechè
sono
una
specie
di
pillole
che
dovrebbero
guarire
tutto
e
invece
per
lo
più
ti
restano
su
la
panza
.
Dice
,
ma
sono
figli
de
l
'
esperienza
.
Già
!
...
E
il
padre
chi
era
?
Primo
inconveniente
!
Eppoi
,
ci
so
dire
che
spesso
e
volentieri
nun
fanno
onore
a
la
madre
!
Un
tempo
,
presempio
,
sarà
magari
stato
vero
che
bandiera
vecchia
,
onor
di
capitano
.
Oggi
invece
,
quando
una
bandiera
è
vecchia
,
se
ne
trova
un
'
altra
.
Dice
,
tanto
va
la
gatta
all
'
unto
,
che
ci
lascia
lo
zampino
.
Invece
io
ho
viste
tante
gatte
che
sono
andate
all
'
unto
,
se
lo
sono
pappato
,
e
sono
ritornate
a
casa
in
automobile
!
Chi
di
gallina
nasce
convien
che
razzoli
!
...
Dicheno
loro
!
...
Chi
di
gallina
nasce
,
se
si
sa
regolare
pole
pure
essere
che
finisce
capodivisione
.
Omo
a
cavallo
,
sepoltura
aperta
!
...
Ma
questo
è
un
proverbio
che
se
l
'
è
inventato
uno
che
ci
toccava
d
'
andare
a
piedi
...
Vidde
passare
quell
'
altro
a
cavallo
e
ci
disse
per
invidia
:
Possi
morire
trucidato
.
Ed
ecco
il
proverbio
.
Io
ci
dico
,
piuttosto
:
Aricordati
che
l
'
omo
è
il
re
della
natura
,
e
mi
pare
che
sia
una
bella
posizione
.
Il
cane
è
l
'
amico
dell
'
omo
,
raggione
per
cui
finirà
male
.
Tira
più
un
pelo
di
bona
volontà
,
che
un
sighero
de
la
Reggìa
.
Una
mano
lava
l
'
altra
e
tutte
due
suonano
il
pianoforte
,
per
cui
è
una
bella
scocciatura
.
Diffida
di
chi
ti
loda
in
faccia
,
ma
si
qualcuno
ti
loda
di
dietro
,
mettici
una
pietra
sopra
e
allontanati
.
Ricordati
che
l
'
ozzio
è
il
padre
dei
vizzi
,
ma
la
fatica
è
la
madre
dei
calli
,
per
cui
,
fra
i
due
,
scegli
sempre
i
spaghetti
alla
matriciana
.
Pensa
che
la
farina
del
diavolo
è
l
'
unica
che
non
paga
il
dazzio
.
Arimembrati
spesso
quei
versi
del
Metastasio
,
che
dice
:
Miser
chi
mal
oprando
si
confida
,
Laddovechè
si
fai
una
boglieria
,
quando
proprio
ti
credi
che
non
ci
pensi
più
nessuno
,
ecco
che
ti
fanno
cavagliere
.
Giunto
a
questo
punto
de
l
'
insegnamenti
morali
,
ecco
che
me
te
si
presenta
davanti
il
fenomeno
più
grave
,
comechè
un
uomo
che
tu
lo
prepari
per
la
vita
,
senza
prepararlo
al
momento
che
prenderà
di
petto
a
la
donna
,
è
come
uno
che
ci
dici
:
eccheti
lo
schioppo
e
la
polvere
e
va
pure
a
la
guerra
,
ma
a
le
palle
passiamoci
sopra
.
Loro
mi
diranno
:
Ma
a
un
padre
ci
conviene
,
di
fronte
a
un
rigazzino
nel
fiore
de
l
'
innocenza
,
di
farci
certi
discorsi
?
Cari
signori
,
de
le
due
l
'
una
:
O
il
rigazzino
certe
cose
le
capisce
già
,
e
allora
è
meglio
che
ci
porti
il
sussidio
de
l
'
esperienza
,
o
non
le
capisce
e
allora
pole
fare
conto
che
ci
stia
sonando
un
pezzo
di
Debbussì
e
ci
pole
dormire
sopra
.
Per
cui
passo
oltre
e
dico
.
Cominciamo
abbovo
,
come
diceva
quello
che
faceva
il
zabbaglione
.
La
donna
sarebbe
quella
cosa
,
che
ci
trovi
dentro
,
sempre
con
rispetto
parlando
,
ideali
più
o
meno
infranti
,
soli
dell
'
avvenire
,
raggi
di
luna
,
tacchi
di
scarpa
,
zucchero
e
vainiglia
,
pezzi
di
Fogazzari
e
canzonette
napoletane
.
Si
te
la
dovessi
definire
bene
,
ti
arissumerei
in
una
parola
sola
:
Piàntela
,
figlio
mio
.
Ma
siccome
tanto
tu
non
la
pianteresti
,
passiamoci
sopra
.
Vedi
che
parlo
come
un
amico
.
L
'
esperienza
,
in
questo
caso
,
ti
pole
servire
fino
a
un
certo
punto
,
comechè
quando
l
'
omo
è
arivato
ad
avere
una
bella
esperienza
con
le
donne
,
è
il
momento
che
piglia
moglie
.
E
allora
era
meglio
,
che
con
l
'
esperienza
ce
si
faceva
un
paio
di
fondelli
per
i
calzoni
.
La
donna
si
distingue
dall
'
omo
,
prima
di
tutto
perché
ci
ha
i
capelli
lunghi
,
poi
per
via
dei
vestiti
,
i
quali
ci
hanno
questo
particolare
:
che
il
conto
della
sarta
lo
paga
il
marito
,
poi
perché
ha
sempre
raggione
lei
.
Le
donne
si
dividono
in
sei
categorie
:
cattive
,
cusì
cusì
,
oneste
,
disoneste
,
minorenni
e
nevrasteniche
.
Se
ti
dovessi
dire
:
scegli
;
ti
direi
:
comprati
mezzo
sigaro
e
tira
via
.
Ma
nun
ti
dico
scegli
,
per
cui
è
lo
stesso
.
E
doppo
che
hai
detto
tutte
queste
cose
,
si
ti
avvicini
e
ci
dici
mezza
parola
,
lei
casca
da
le
nuvole
,
comechè
la
donna
si
arregola
sempre
come
se
stasse
preparando
il
proprio
materiale
di
difesa
,
dimodochè
si
agguantavano
Putifarre
quando
levò
il
mantello
a
Giuseppe
,
ci
scommetto
che
già
ci
aveva
pronto
l
'
ago
e
il
filo
per
far
vedere
che
ci
voleva
attaccare
un
bottone
.
Col
quale
sono
persuvaso
che
doppo
tutto
questo
,
tu
piglierai
moglie
lo
stesso
:
me
ne
accorgo
dal
modo
come
ti
gratti
la
testa
.
E
allora
,
o
figlio
di
poveri
ma
onesti
genitori
,
beccatela
e
di
'
come
disse
Cornelia
madre
dei
Gracchi
:
Dio
me
l
'
ha
data
,
guai
a
chi
la
tocca
.
Averai
inteso
dire
più
volte
che
un
omo
pole
ridimere
una
donna
.
Abbada
di
non
fare
questo
bisinisso
,
come
dicheno
oltre
oceano
.
Non
è
che
la
donna
si
dimentica
il
beneficio
aricevuto
;
è
che
non
te
lo
perdona
mai
.
Tu
ci
diventi
come
una
specie
di
fedina
criminale
in
pelle
e
ossa
,
e
naturalmente
cerca
di
buttarti
via
.
Aricordati
che
la
donna
,
quando
ti
vuol
fare
una
cattiva
azzione
,
prima
si
persuvade
a
ogni
costo
che
te
la
meriti
,
perciò
quando
te
l
'
ha
fatta
si
perdona
,
e
trova
,
che
doppotutto
,
nisuno
la
pole
condannare
.
A
te
,
però
non
te
la
perdona
più
.
Tu
dirai
che
questi
sono
brutti
difetti
e
che
io
disprezzo
le
donne
.
Nemmeno
per
il
formaggio
:
anzi
,
succede
accusì
,
che
quando
ci
hai
di
queste
idee
,
l
'
ultima
donna
che
ti
capita
per
le
mani
,
ti
pare
sempre
l
'
eccezzione
de
la
regola
,
per
cui
si
è
destino
che
tu
devi
arimanere
stropicciato
,
beccati
pure
questa
birola
,
che
salute
ti
darà
,
e
nun
c
'
è
da
metterci
una
pezza
.
Dicevamo
,
dunque
,
che
questo
è
il
cosidetto
insegnamento
morale
.
Per
quello
che
ariguarda
l
'
altri
lati
de
la
pissicologgia
del
pupo
,
che
sarebbero
come
chi
dicesse
il
sentimento
e
la
intellettuvalità
,
io
e
Terresina
si
siamo
divisi
,
come
suol
dirsi
,
l
'
agone
.
L
'
educazzione
del
sentimento
se
l
'
è
ariserbata
Terresina
,
comechè
lei
dice
che
certe
cose
,
come
crescono
sotto
la
mano
de
la
donna
,
nun
crescheno
in
nissun
altro
modo
.
E
per
fissarci
bene
ne
la
mente
certe
definizzioni
,
ha
scritto
una
collana
di
sonetti
intitolati
:
Sonetti
del
sentimento
.
Io
non
ce
ne
ho
potuti
finora
pizzicare
che
due
:
il
resto
sarà
un
giorno
di
domigno
pubblico
,
ma
questi
due
,
si
volete
,
ve
li
dico
:
LA
CASTITÀ
La
castità
sarebbe
,
una
virtù
che
è
bella
,
ma
somiglia
un
po
'
alla
rosa
,
comechè
a
dirci
il
vero
,
è
puncicosa
e
non
vole
la
gente
a
tu
per
tu
.
Per
esempio
:
figurati
mammà
che
ha
fatto
un
dolce
e
doppo
l
'
ha
riposto
.
Il
dolce
c
'
è
,
però
tu
ignori
il
posto
e
l
'
ora
certa
che
si
mangerà
.
In
tutte
l
'
altre
bone
qualità
si
propone
l
'
esempio
dei
maggiori
però
non
si
può
fare
in
questa
qua
.
Non
posso
dirti
:
come
tuo
padre
(eh...,
l
'
esperienza
te
lo
insegnerà
!
)
E
tanto
meno
:
fa
come
tua
madre
!
E
l
'
altro
è
LA
CARITÀ
La
carità
sarebbe
un
sentimento
che
l
'
omo
che
lo
prova
è
superiore
,
come
qualmente
glie
si
allarga
il
cuore
e
doppo
s
'
aritrova
più
contento
.
Si
fa
in
parecchi
modi
a
tutte
l
'
ore
:
col
tè
danzante
,
con
la
conferenza
,
con
la
serata
di
beneficenza
ed
altri
giocarelli
per
signore
.
Si
fa
per
le
rigazze
disgrazziate
...
per
qualche
miccagliolo
che
si
pente
,
per
le
povere
bestie
maltrattate
,
per
i
cani
barboni
trovatelli
,
per
le
mosche
olearie
pensionate
e
,
qualche
volta
,
per
i
poverelli
!
Ma
non
posso
e
non
voglio
invadere
ulteriormente
il
campo
della
mia
leggittima
consorte
.
Perciò
abbandono
il
terreno
e
aritorno
al
campo
intellettuvale
.
E
veniamo
al
malloppo
de
la
questione
.
Fra
tutte
le
forme
dell
'
insegnamento
quello
che
doverebbe
essere
più
utile
,
doverebbe
essere
l
'
insegnamento
de
la
storia
,
vuoi
profana
,
vuoi
sacra
,
comechè
diceva
Ludovico
il
Moro
a
la
Berresina
:
La
storia
è
la
maestra
de
la
vita
!
Ma
,
perché
sia
veramente
accusì
,
abbisogna
che
la
storia
sia
cumbinata
in
modo
,
che
da
ogni
fatto
ti
schizzi
fori
l
'
arelativa
reclame
.
Laddovechè
si
nun
fai
accusì
,
vol
dire
che
ci
sarebbero
dei
pezzi
di
storia
inutile
,
vale
a
dire
che
l
'
umanità
sarebbe
come
un
vestito
pieno
di
buchi
.
Perciò
,
ci
sono
dei
frammenti
storici
senza
morale
,
è
segno
che
l
'
insegnante
nun
ce
la
sa
trovare
.
Altrimenti
vorrei
sapere
che
ci
giova
di
sapere
che
Carlo
d
'
Angiò
vinse
i
Turchi
alla
battaglia
di
Pavia
o
che
Federico
Barbarossa
disse
a
Carlo
5°
:
Si
tu
ci
provi
a
sonare
la
tromba
,
senti
che
campana
ti
sono
io
!
Per
cui
intervenne
Cesare
Borgia
e
tutto
fenì
col
trattato
di
Villafranca
.
Lei
me
ti
consideri
per
esempio
il
fatto
di
Nerone
.
Che
ci
pole
interessare
a
noi
di
sapere
che
quello
lì
dette
foco
a
Roma
,
per
cui
venne
fori
il
Quovadise
,
e
altri
incomodi
?
Va
bene
,
averà
fatto
male
,
ma
ormai
quell
'
incendio
lì
l
'
hanno
smorzato
da
tanto
tempo
!
...
Eppoi
,
scusino
tanto
,
ma
loro
la
vedono
la
morale
del
fatto
?
Io
no
.
Come
vogliamo
concludere
?
...
Morale
:
Rigazzi
,
non
date
foco
a
Roma
!
Ma
sarebbe
lo
stesso
che
dire
:
Rigazzi
,
nun
tirate
la
coda
all
'
Orsa
Maggiore
!
Oppure
:
Nun
vi
soffiate
mai
il
naso
ne
la
chioma
di
Berenice
!
Tanto
meno
,
poi
:
Nun
fate
magnare
i
cristiani
dai
leoni
!
Anche
perché
ci
sono
certi
cristiani
in
giro
,
che
sarebbe
il
caso
di
fare
un
contratto
con
un
leone
aresistente
,
per
un
tanto
a
cristiano
,
e
pure
c
'
è
il
caso
che
se
casca
in
certa
gente
,
povero
leone
!
Laddovechè
invece
io
ci
ariduco
la
cosa
a
proporzioni
più
modeste
,
e
in
modo
che
la
morale
ci
casca
in
mano
bella
che
fatta
come
un
cioccolatino
al
distribbutore
automatico
.
Io
ci
dico
:
Nerone
era
un
bravo
rigazzo
.
La
matina
si
alzava
,
si
lavava
e
si
pettinava
,
e
dava
il
buon
giorno
ai
suoi
cari
genitori
.
Insomma
sarebbe
stato
il
modello
dei
rigazzi
,
se
nun
avesse
avuto
un
brutto
difetto
,
quello
di
giocare
coi
fiammiferi
.
La
madre
gli
diceva
sempre
:
Bada
,
Nerone
,
che
un
giorno
o
l
'
altro
mi
farai
avere
chi
sa
che
dispiaceri
e
finiremo
sui
giornali
,
che
nemmanco
la
vergogna
!
...
Pareva
che
il
core
glielo
dicesse
,
povera
donna
!
...
Abbasta
,
dagli
oggi
e
torna
a
ridarvi
domani
,
fenì
che
un
giorno
dette
foco
a
la
casa
.
Una
casa
abbrucia
l
'
altra
e
tutte
e
due
lavano
il
viso
,
per
cui
,
in
un
momento
,
prese
foco
tutta
la
città
,
e
fu
un
disastro
tale
,
che
solo
a
cumitati
di
beneficenza
,
tè
danzanti
,
tolette
per
le
signore
e
onorificenze
ai
superiori
di
chi
s
'
era
distinto
,
ancora
c
'
è
chi
piange
!
...
Per
cui
concludo
:
Morale
!
Rigazzi
,
ubbidite
i
vostri
genitori
,
amate
la
Patria
e
il
Re
,
e
non
giocate
coi
fiammiferi
.
Ecco
che
io
utilizzo
Nerone
mentre
l
'
altri
lo
adoperano
a
scopo
puramente
decorativo
.
Questo
è
,
per
modo
di
dire
,
un
esempio
di
industrializzazzione
storica
,
ma
ci
sono
altri
fatti
che
a
la
critica
nun
reggheno
!
Come
volete
,
presempio
,
che
io
utilizzi
il
fatto
di
Noè
?
a
scopo
di
temperanza
?
Come
!
un
omo
che
s
'
era
trovato
al
diluvio
universale
e
aveva
visto
che
scherzi
fa
l
'
acqua
,
lo
vorressimo
mettere
in
croce
perché
ha
voluto
provare
se
andava
meglio
col
vino
?
E
l
'
affare
di
Esaù
?
...
Dice
:
Esaù
si
vendette
la
primoggenitura
per
un
piatto
di
lenticchia
!
Uhm
!
Sarà
!
Io
,
però
,
ho
fatto
alcune
indaggini
,
da
le
quali
me
ti
arisultano
particolari
piuttosto
gravi
.
Dice
:
il
padre
si
chiamava
Noè
,
la
madre
Rebbecca
,
ci
avevano
un
parente
prossimo
che
si
chiamava
Samuele
,
e
il
figlio
di
Giacobbe
,
indovinate
un
po
'
come
ci
messere
nome
?
...
Isacco
!
...
E
con
una
parentela
come
questa
,
e
un
nome
come
quello
,
uno
fa
un
'
affare
accusì
sballato
,
di
vendersi
la
primoggenitura
per
un
piatto
di
lenticchia
?
...
Eh
!
...
Se
si
mettevano
d
'
accordo
Esaù
e
Giacobbe
,
pole
essere
che
la
primoggenitura
la
levaveno
a
quel
prezzo
a
uno
che
si
chiamava
Pippo
o
Federico
,
ma
da
quel
galeotto
a
quel
marinaro
uno
scherzo
cusì
nun
andava
!
...
Diciamo
piuttosto
che
fecero
figurare
la
lenticchia
,
per
nun
pagare
la
tassa
di
successione
,
e
forse
saremo
nel
vero
!
...
Nè
è
questa
la
sola
indaggine
o
riforma
che
vorrei
proporre
.
Anche
si
osserviamo
la
grammatica
,
lorsignori
vedono
al
consuveto
volo
del
non
mai
abbastanza
lodato
uccello
,
che
ci
sono
un
sacco
di
cose
che
,
salvando
il
dovuto
arispetto
,
fanno
a
calci
con
la
vita
.
Una
cosa
che
nun
ho
capito
,
presempio
,
è
la
cogniugazione
dei
verbi
.
Dice
:
Io
curro
,
tu
curri
,
colui
curre
!
...
Piano
!
...
Io
curro
.
Va
bene
.
Io
posso
currere
,
perché
sono
un
libbero
cittadino
.
Tu
si
sei
tanto
amico
mio
che
si
diamo
del
tu
,
curri
pure
te
per
vedere
che
m
'
è
successo
,
Ma
cului
che
c
'
entra
?
...
E
si
cului
ci
ha
le
scarpe
strette
?
...
Come
!
S
'
è
tanto
combattuto
per
la
libbertà
e
a
questo
povero
colui
ci
vogliamo
buttare
un
laccio
al
collo
e
tirarselo
dietro
come
un
cane
barbone
qualunque
?
Io
dico
che
colui
nun
curre
.
E
bastasse
questo
.
Ci
sono
degli
altri
verbi
che
nun
si
possono
assolutamente
cogniugare
cusì
.
Presempio
:
Io
vado
in
automobile
,
tu
vai
in
automobile
,
colui
va
in
automobile
.
Ma
bravo
!
e
chi
va
sotto
?
e
il
vile
pedone
dove
lo
lasci
?
Senza
contare
che
ci
sono
dei
verbi
che
a
cogniugarli
accusì
,
ti
tocca
poi
di
fare
a
pugni
con
la
loggica
.
Presempio
:
Io
sbafo
,
tu
sbafi
...
Eh
!
...
per
bacco
,
se
io
e
tu
sbafiamo
,
colui
paga
.
Magari
pago
io
,
paghi
tu
,
facciamo
a
la
romana
,
facciamo
come
ci
pare
.
Ma
se
sbafiamo
tutti
,
o
bisogna
supporre
un
paio
di
colui
,
o
paga
quello
che
ha
scritto
la
grammatica
.
Quindi
io
m
'
aribbello
e
sostengo
che
i
verbi
dovrebbero
coniugarsi
in
un
modo
più
confacente
alla
vita
,
che
sarebbe
,
presempio
,
il
seguente
:
Io
curro
,
tu
ci
hai
una
cambiale
protestata
,
colui
fischia
la
marsigliese
.
Io
canto
,
tu
te
ne
vai
,
colui
si
attura
le
orecchie
.
Io
tengo
una
conferenza
,
tu
la
mastichi
male
,
colui
dice
:
accidenti
a
quando
ci
sono
venuto
.
Io
compro
un
sighero
,
tu
te
lo
fumi
,
colui
sputa
.
Io
vado
in
automobile
,
tu
mi
guardi
con
invidia
,
colui
sente
la
puzza
de
la
benzina
.
Io
litigo
,
tu
litighi
,
il
terzo
gode
.
Io
piglio
moglie
,
tu
mi
compiangi
,
colui
...
come
sopra
.
Ora
,
premessi
questi
metodi
,
e
dimostratoci
come
ho
tirato
su
questa
creatura
mia
,
io
sento
la
necessità
di
arivolgermi
a
lorsignori
per
un
cunsiglio
.
Un
giorno
o
l
'
altro
questa
creatura
mia
romperà
la
cunsegna
e
crescerà
.
Con
cui
allora
me
ti
zompa
davanti
il
problema
più
arduvo
:
Che
carriera
ci
farò
prendere
?
È
uno
di
quei
problemi
che
a
un
povero
padre
nun
lo
fanno
dormire
nè
più
nè
meno
che
si
avesse
inghiottito
un
sorcio
sindacalista
.
Come
dice
lei
,
laggiù
?
...
L
'
impiegato
?
...
E
!
...
caro
signore
,
si
nun
fusse
che
lei
sta
troppo
lontano
,
era
proprio
il
momento
del
mozzico
al
naso
.
Come
!
...
il
pupo
mio
,
per
averci
un
padre
impiegato
,
per
poco
nun
ha
fatto
la
fine
del
visconte
Ugolino
che
fu
promosso
abbacchio
per
merito
speciale
.
Come
!
...
tante
volte
io
,
per
essere
impiegato
,
faccio
finta
di
masticare
la
penna
perché
sono
distratto
,
e
invece
ci
faccio
colazione
!
...
E
dovrei
mettere
mio
figlio
ne
lo
stesso
vicolo
cieco
?
Il
medico
?
...
Ma
se
,
povera
creatura
,
una
volta
che
ammazzò
una
mosca
pianse
tanto
che
mi
toccò
di
comprarci
un
gobbo
col
fischio
!
...
Allora
vol
dire
che
la
prima
volta
che
ammazzasse
un
cristiano
mi
toccherebbe
di
comprarci
una
balena
col
trombone
!
...
Una
voce
perversa
me
ti
mormora
:
Facci
vendere
la
sua
cuscienza
.
Bravo
!
...
Di
questi
tempi
una
cuscienza
quasi
nova
di
marca
nazzionale
,
con
pezzi
di
aricambio
,
vale
su
per
giù
come
un
cane
morto
con
la
pelle
in
cattivo
stato
.
Per
cui
mi
arivolgo
a
loro
:
Si
qualcuno
di
lorsignori
ci
avesse
un
posto
da
acchiappatore
di
mosche
,
da
giocatore
di
pallino
o
da
cane
barbone
,
me
lo
facci
sapere
al
"
Travaso
"
.
Comechè
ho
perduto
l
'
ultima
speranza
:
credevo
di
poterlo
impiegare
come
rompitore
di
scatole
,
ma
,
purtroppo
,
vedo
che
in
questo
c
'
è
il
padre
che
basta
e
avanza
!
Estratto
ariconcentrato
di
ben
due
lustri
di
proteste
pubbliche
,
ebbedomandarie
,
nonchè
infruttuvose
Quella
cosa
che
chiameno
MORALE
PULITICA
Sotto
la
mia
responsabilità
.
Mi
pare
giunto
il
momento
di
sfoderare
un
piccolo
manuvale
di
idee
pulitiche
,
comechè
mai
come
al
giorno
d
'
oggi
,
l
'
omo
ha
avuto
bisogno
di
averci
,
a
portata
delle
zampe
davanti
,
un
prontuvario
di
questo
genere
.
Nissuno
infatti
potrebbe
capire
come
mai
,
putiamo
il
caso
,
un
socialista
che
è
diventato
come
sopra
perché
la
patria
era
un
'
idea
che
lui
te
ce
si
trovava
troppo
stretto
,
tutto
in
d
'
un
tratto
trova
che
nun
esiste
più
nemmeno
l
'
umanità
,
nè
tampoco
il
sistema
planetario
,
ma
bensì
,
presempio
,
solo
la
classe
dei
lavoratori
de
la
scopa
,
e
siccome
la
giornata
dei
scopatori
nun
crescerebbe
con
la
guerra
:
gnente
guerra
.
Nè
tampoco
capirebbe
come
un
ripubblicano
,
doppo
aver
strillato
per
trent
'
anni
:
Trento
e
Trieste
!
Santa
Carabbina
!
...
Guglielmo
Oberdan
!
...
tutto
in
un
tratto
te
si
mette
a
strillare
:
Ma
che
carabbina
!
...
Volevo
dire
penna
stilografica
!
Per
cui
,
vengo
fori
con
un
saggio
di
questo
mio
piccolo
trattato
.
Solo
Terresina
,
che
è
la
mia
cumpagna
,
salvando
indove
mi
tocco
,
fedele
,
sa
quanto
tempo
è
che
ce
l
'
ho
per
la
mano
.
Ma
al
momento
di
metterlo
fori
,
c
'
era
come
un
timone
di
carrettino
che
me
ti
si
metteva
attraverso
alla
gola
e
mi
fermava
il
gesto
.
Ora
passo
il
Rubicone
.
Ecco
qua
il
saggio
.
SCHIZZO
D
'
UN
TRATTATO
DI
MORALE
PULITICA
Con
la
teoria
de
la
"
CAROGNA
SOLITARIA
"
.
-
Inclusavi
la
vera
ricetta
per
fare
i
spaghetti
a
la
matriciana
e
un
programma
pulitico
.
-
Inoltre
con
la
canzona
:
"
Addio
d
'
un
giovane
che
parte
per
la
guerra
"
,
la
risposta
alla
"
Bella
spagnola
che
canti
"
,
e
un
bono
per
farsi
ariprendere
in
fotografia
da
tutte
le
parti
.
PRIMA
PARTE
Teoria
de
la
Carogna
solitaria
.
Ammalappena
Iddio
ebbe
fatto
l
'
omo
,
ci
dette
una
guardata
e
disse
:
Questo
qui
,
se
nun
ci
arimedio
presto
,
mi
sgrancia
puro
il
triangolo
che
porto
in
testa
.
Per
cui
ci
pensò
,
e
fece
la
donna
.
Laddove
eccoti
che
il
serpente
disse
:
Questi
qui
,
se
nun
li
stropiccio
in
tempo
,
mi
leveno
la
pelle
per
farci
le
borzette
.
E
tirò
fori
l
'
affare
del
pomo
,
per
cui
la
donna
disse
:
Adesso
ti
stropiccio
io
!
...
E
dette
il
pomo
all
'
omo
...
Nonchè
allora
Domineddio
esclamò
:
Siate
stropicciati
tutti
e
tre
!
Come
lei
vede
,
i
primi
inquilini
di
questa
disonesta
palla
erano
occupati
a
stropicciarsi
uno
coll
'
altro
,
e
l
'
abbitudine
era
tale
,
che
appena
nati
due
figli
,
uno
aritirò
la
tessera
da
omo
vivo
all
'
altro
e
gli
acciaccò
la
testa
.
Messa
l
'
umanità
su
queste
basi
,
lei
ci
aggiunga
due
grammi
di
fede
inconcussa
,
tre
di
quel
sacro
colle
,
un
paro
di
soli
dell
'
avvenire
che
non
ci
abbiano
magnato
troppo
sopra
(
se
li
trova
!
)
,
mischi
e
serva
caldo
,
e
il
piatto
ariuscirà
adesso
quello
che
ariusciva
quando
Cristofero
Colombo
scrisse
a
macchina
le
leggi
de
le
dodici
Tavole
,
per
cui
Orazio
Coclite
esclamò
:
La
legge
è
uguale
per
tutti
,
e
l
'
eco
gli
arispose
:
Ma
lei
esagera
!
L
'
idea
pulitica
ci
era
già
fino
da
allora
,
ma
lei
me
lo
insegna
che
le
proprie
idee
,
si
uno
se
le
tiene
in
corpo
,
cicciano
come
le
patate
,
e
un
uomo
solo
è
come
un
candidato
senza
l
'
appoggio
del
guverno
,
per
cui
venne
fori
la
solidarietà
,
ed
eccheti
la
cooperativa
,
la
coppia
adultera
,
il
fascio
proletaglio
,
la
sega
circolare
e
il
partito
pulitico
.
Fino
a
poco
tempo
fa
ci
avemio
in
Italia
vari
partiti
:
Il
monarchico
o
costituzzionale
,
che
sarebbe
quello
dell
'
omo
attaccato
a
le
stituzzioni
.
Il
quale
s
'
era
talmente
attaccato
che
pareva
l
'
edera
all
'
olmo
,
e
lo
stufato
in
una
padella
trascurata
,
per
cui
era
come
si
avesse
messa
la
testa
in
una
mastella
di
ricotta
,
e
nun
vedeva
gnente
.
Il
ripubblicano
,
che
ci
aveva
la
cravatta
rossa
,
il
socialista
,
che
ce
l
'
aveva
nera
,
il
clericale
che
ce
l
'
aveva
gialla
,
il
democratico
che
prendeva
tempo
a
riflettere
,
il
nazzionalista
che
ci
aveva
i
scopettoni
,
e
il
narchico
che
propendeva
per
il
congegno
splosivo
.
Laddove
nel
caso
odierno
cunsidero
che
è
meglio
di
pretermettere
le
vecchie
divisioni
,
e
veniamo
al
malloppo
de
la
questione
.
Ora
ci
abbiamo
il
nevutralista
e
l
'
intervenzionista
.
L
'
intervenzionista
abbisognerà
vederlo
all
'
atto
pratico
,
quindi
per
ora
lasciamolo
lì
.
Il
nevutralista
sarebbe
colui
il
quale
quando
sente
parlare
de
la
guerra
è
come
se
ci
avesse
fatto
male
il
sighero
.
Da
quando
è
cominciata
la
guerra
,
ogni
volta
che
il
vento
sbatte
una
porta
,
lui
sente
il
rimbombo
nella
panza
,
e
freme
.
Si
per
avventura
la
serva
macina
il
caffè
in
cucina
,
ci
pare
la
mitragliatrice
,
e
dovunque
il
guardo
gira
ti
vede
palle
,
quattrocento
venti
,
obbici
,
articoli
di
corrispondenti
di
guerra
,
critici
militari
ed
altri
incommodi
.
E
siccome
i
primi
tempi
tutti
strillavano
guerra
,
guerra
!
...
lui
te
si
sentì
solo
.
E
siccome
l
'
omo
solo
nun
si
ha
un
pubblico
e
quindi
è
inutile
che
diventi
rosso
,
fu
sincero
e
sclamò
:
Anmappami
che
carogna
che
sono
!
...
Ma
lorsignori
nun
hanno
da
fare
altro
che
aprire
il
primo
trattato
di
botanica
che
ci
capita
ne
la
mano
e
vederanno
,
al
Capitolo
23
-
Mammiferi
col
colletto
-
Paragrifo
25
-
Sottospece
:
"
Homus
carogna
scalcagnatissimus
"
e
leggeranno
:
"
Quest
'
animale
,
quando
è
solo
sente
freddo
,
e
tanto
gira
finchè
non
ha
trovato
una
teoria
che
gli
faccia
da
foglia
di
fico
"
.
Per
cui
quell
'
uomo
guardò
intorno
,
ariconobbe
da
la
camminata
che
erano
in
parecchi
,
laonde
si
riunirono
,
si
fecero
un
po
'
compassione
uno
coll
'
altro
e
poi
dissero
d
'
accordo
:
Ma
che
carogne
!
...
Noi
siamo
un
partito
.
Nel
partito
stesso
poi
lei
pole
constatare
che
ci
è
il
sotto
-
partito
,
cioè
quello
dello
sciopero
generale
,
quello
che
ti
dimostra
che
nun
possiamo
fare
la
guerra
,
perché
nun
ci
areggiamo
in
piedi
,
quello
che
strilla
:
Evviva
Francesco
Giuseppe
,
eccetera
.
Eppoi
c
'
è
una
lunga
lista
di
oscuri
,
ma
valorosi
cittadini
,
che
con
altre
dieci
o
dodici
lire
di
firme
,
a
due
soldi
il
pezzo
,
fanno
una
bella
maggioranza
.
L
'
IDEALE
PULITICO
(
uso
esterno
)
compresovi
alcuni
accenni
alle
cose
di
cui
l
'
omo
pulitico
si
deve
stropicciare
,
e
una
vaga
menzione
del
profumone
assoluto
e
bogliaccia
.
Al
lettore
,
specialmente
si
soffre
di
calli
alle
zampe
di
dietro
o
all
'
anima
,
nel
qual
caso
si
chiameno
disillusioni
,
sarà
avvenuto
più
di
una
volta
di
esclamare
con
voce
concorde
e
sbrozzolosa
:
Ah
,
l
'
ideale
è
un
'
illusione
!
Laddovechè
,
come
quasi
tutte
queste
frase
,
e
l
'
altre
su
l
'
incostanza
de
la
donna
,
la
brevità
de
la
sistenza
e
l
'
effetti
delle
acque
minerali
,
anche
questa
spressione
è
una
specie
di
stranuto
pisicologgico
,
che
significa
a
presso
a
poco
come
queste
altre
frase
storiche
"
Mannaggia
li
cani
!
"
oppure
"
O
numi
,
numi
"
ovvero
"
Accidenti
ai
signori
"
.
Comechè
dire
che
l
'
ideale
nun
c
'
è
,
è
come
se
io
dicessi
che
il
biglietto
da
mille
nun
esiste
pel
solo
fatto
che
da
le
parti
de
la
saccoccia
mia
nun
ci
bazzica
.
Dunque
l
'
ideale
c
'
è
.
La
quistione
è
che
quella
mercanzia
lì
è
come
lì
quadrini
,
la
nobbiltà
e
la
ducazzione
,
che
chi
ce
l
'
ha
nun
la
mette
in
mostra
mai
.
Si
lei
vede
il
biglietto
da
visita
del
collega
Tuttibozzi
(
che
ci
ha
avuto
un
marchese
collaterale
per
parte
di
donna
nell
'
antichità
,
credo
quando
s
'
incominciò
a
parlare
del
viale
Roma
-
Ostia
)
lei
legge
:
Gontrano
de
'
Tuttibozzi
de
'
Marchesi
Scannapippa
di
Montecetriolo
di
via
Margutta
.
Robba
che
pare
addirittura
un
magazzino
di
mobili
.
Comecchè
invece
don
Cerino
ci
sgnacca
:
Prospero
Colonna
e
è
abbastanza
accusì
,
che
ci
hai
poco
da
rugare
.
Accusì
è
l
'
ideale
.
Da
quando
ci
ho
la
patente
de
bipide
senza
penne
,
ho
visto
un
sacco
di
gente
che
ci
aveva
l
'
ideale
in
bocca
continuamente
,
come
un
mezzo
toscano
qualunque
.
Come
è
fenito
?
Come
la
cicca
.
Chi
l
'
ha
buttata
via
,
chi
se
l
'
è
ciccata
,
chi
l
'
ha
venduta
al
primo
cercamozze
che
ce
l
'
ha
domandata
.
Viceversa
ogni
tanto
,
vòi
in
Libia
,
vòi
in
Grecia
,
vòi
in
de
l
'
Aragonna
,
ti
viene
fuori
uno
sconosciuto
qualunque
che
ti
dicheno
:
È
morto
da
eroe
.
Quello
lì
ci
aveva
l
'
ideale
in
forma
privata
,
ma
per
davero
.
Per
cui
,
si
,
putiamo
il
caso
,
domani
l
'
Itaglia
si
decide
di
dare
via
quelle
nespole
che
ognuno
spera
,
veranno
fori
un
sacco
di
gente
che
nun
hanno
mai
parlato
,
comechè
essendo
occupati
a
pagare
le
tasse
,
a
lavorare
e
a
fare
i
galantommini
,
nun
si
poteva
pretendere
che
perdessero
tempo
a
fare
l
'
ommini
pulitichi
.
E
quelli
lì
meneranno
sul
serio
.
Poi
avanzerà
il
Corpo
Reale
Sbafatori
,
e
seguiterà
a
magnarsi
tutto
e
a
strillare
:
"
Venghino
,
signori
,
arimirino
si
che
bell
'
ideale
che
ci
ho
io
.
Guardino
si
che
fede
inconcussa
col
fischio
di
dietro
,
osservino
si
che
sole
dell
'
avvenire
a
sorpresa
,
che
più
te
ne
magni
e
più
ce
n
'
è
!
...
"
.
E
via
di
questo
passo
.
Ora
lei
mi
domanderà
,
dice
:
Ma
l
'
omo
pulitico
ce
lo
deve
avere
l
'
ideale
?
Eh
no
,
caro
signore
,
comechè
quello
è
un
amico
pericoloso
che
ti
pole
pure
costare
la
pelle
,
e
l
'
omo
pulitico
fa
l
'
omo
e
non
il
defunto
.
L
'
omo
pulitico
nun
è
,
in
generale
,
cattivo
.
È
un
omo
che
ci
ha
un
fisico
speciale
.
Ci
ha
una
panza
che
c
'
entra
magari
tutto
il
Palazzo
di
Giustizia
,
un
core
come
un
vago
di
lenticchia
e
due
occhi
che
ci
vedono
tutt
'
al
più
dal
banco
suo
a
quello
del
presidente
del
Cunsiglio
.
Quello
che
nun
entra
là
dentro
,
per
lui
non
c
'
è
.
Quindi
l
'
Itaglia
,
presempio
,
nun
ci
cape
,
e
nun
ce
la
fai
entrare
nemmeno
se
la
ungi
come
un
giornale
nevutralista
.
L
'
omo
pulitico
si
ha
quindi
una
certa
quantità
di
cose
di
cui
se
ne
deve
stropicciare
,
e
sono
tutte
quelle
che
nun
ci
capeno
.
E
sarebbe
come
chi
dicesse
:
Patria
,
umanità
,
proletaglio
,
eccetera
.
Ora
,
veduta
la
cosa
accusì
,
al
solito
volo
del
non
mai
abbastanza
compianto
ucello
,
lei
potrebbe
concludere
:
dunque
l
'
omo
pulitico
è
profumone
!
No
,
caro
signore
.
È
"
un
po
'
profumone
"
.
E
in
ogni
indegno
pronipote
di
quella
disonesta
scimmia
che
deggenerò
in
omo
,
c
'
è
un
malloppetto
di
boglia
,
ma
boglia
di
prim
'
ordine
.
Si
questo
malloppetto
si
potesse
estrarre
,
e
nalizzare
,
lei
aresterebbe
surpreso
di
vedere
,
presempio
,
che
il
commendator
Tal
dei
Tali
,
con
quella
bella
panza
,
e
quelli
belli
baffi
a
virgola
ben
nutrita
,
ci
ha
due
milligrammi
di
satiro
inferocito
,
che
la
contessa
Violetta
de
'
Pensateci
ci
ha
un
centigrammo
di
antropofagia
,
che
l
'
onesto
ciavattino
che
fa
da
portiere
a
casa
vostra
è
,
quanto
un
'
ombretta
,
in
fondo
in
fondo
assassino
,
che
la
vostra
venerabile
socera
,
con
tanto
d
'
occhiali
e
di
fare
materno
,
ci
ha
nella
vetusta
panza
un
granello
di
Messalina
,
e
voi
in
persona
,
magari
sete
,
salvando
la
vostra
ariputazione
,
un
povero
borsarolo
mancato
.
Accusì
,
il
vero
zozzaglione
autentico
e
tutto
d
'
un
pezzo
,
è
raro
.
Ma
c
'
è
.
Quello
,
presempio
,
che
davanti
a
garibbaldini
morti
,
non
ha
coraggio
di
dire
:
la
carogna
sono
io
,
che
è
molto
si
nun
ho
pavura
di
campare
,
figurati
di
morire
:
ma
ti
esclama
:
Sono
delinquenti
!
...
Quello
lì
è
il
vero
zozzaglione
,
assoluto
e
centrifugato
.
Accusì
il
disegnatore
che
nun
pole
arippresentare
l
'
Itaglia
che
come
una
cosa
da
sputarci
sopra
,
e
il
nevutralista
che
strilla
"
evviva
l
'
Austria
"
.
Quello
lì
non
è
un
"
porcoide
"
,
o
un
"
parazzozzaglione
"
o
un
"
emisuino
"
come
l
'
omo
in
generale
.
È
schietto
,
assoluto
e
completo
,
come
una
vettura
del
tranve
.
L
'
altri
discuteno
,
lui
puzza
,
l
'
altri
fanno
propaganda
,
lui
fa
schifo
.
Laddove
io
cunsidero
che
alcuni
di
questi
infusori
te
si
sono
imprudentemente
arivelati
troppo
,
hanno
creduto
che
fusse
la
festa
di
Santa
Chiavica
e
sono
venuti
fori
.
Ma
a
me
mi
fanno
la
figura
di
defunti
in
permesso
,
comechè
si
scoppia
la
buriana
nun
li
comprerei
con
tutta
la
pelle
addosso
,
nemmeno
con
due
bagliocchi
falsi
.
Lei
mi
dirà
:
Ma
perché
ci
imbrigni
tanto
con
la
morale
pulitica
?
...
Perché
quella
povera
morale
la
fai
andare
attorno
sotto
al
braccio
a
la
pulitica
,
laddovechè
finirà
col
compromettersi
?
...
Manderesti
tu
in
giro
Terresina
sotto
al
braccio
di
Nena
la
Baffona
o
Tuta
la
Strozza
-
quintini
?
Ebbene
,
ci
arisponderò
che
la
morale
è
un
'
idea
,
e
l
'
idee
sono
cose
antisettiche
e
impermeabili
,
per
cui
hanno
voglia
di
bazzicare
zozzoni
,
arestano
sempre
pulite
.
Si
no
a
quest
'
ora
la
patria
,
l
'
umanità
,
l
'
ideale
,
la
libbertà
,
l
'
ordine
,
e
altri
princìpi
dello
stesso
genere
starebbero
da
un
pezzo
in
villeggiatura
all
'
ospedale
di
S
.
Gallicano
,
o
dei
rognosi
che
dir
si
voglia
.
E
,
proseguendo
per
l
'
intrapreso
vicolo
,
vengo
a
darci
un
altro
malloppetto
del
trattato
in
questione
.
E
sarebbe
come
chi
dicesse
:
LA
PATRIA
Definizzioni
-
Il
"
Dentiverdismo
"
-
La
patria
del
proletaglio
organizzato
-
Quella
del
giovine
coi
scopettoni
-
Quella
dell
'
omo
qualunque
.
Era
una
bella
mattina
di
primavera
,
il
sole
arisplendeva
a
caldi
raggi
,
e
l
'
uccelletti
,
nun
avendo
gnente
da
fare
,
avevano
detto
:
Vogliamo
svolazzare
di
ramo
in
ramo
?
...
Per
cui
la
natura
,
poverella
,
era
in
festa
,
e
le
violette
,
fedeli
a
la
consegna
,
odoraveno
.
Il
sottoscritto
,
tenendo
per
la
mano
il
di
lui
,
malgrado
le
insinuvazzioni
,
ligittimo
rampolo
,
passeggiava
per
i
viali
di
Villa
Borghese
.
Laddove
tutto
in
d
'
un
tratto
il
fanciullo
arrestossi
,
introdussesi
un
nummero
imprecisato
di
dita
nella
narice
destra
e
esclamò
:
Papà
,
che
è
la
Patria
?
...
Lì
per
lì
,
preso
a
la
sprovvista
,
ci
arisposi
:
"
La
patria
,
figlio
mio
,
è
quella
cosa
che
"
Appennin
parte
il
mar
circonda
"
nonchè
"
di
dolore
ostello
"
,
e
che
sarebbe
come
chi
dicesse
una
cosa
che
ci
fanno
le
dimostrazzioni
,
i
colleggi
elettorali
,
i
Palazzi
di
Giustizzia
e
tante
altre
cose
in
base
alle
quali
nun
te
le
posso
dire
tutte
,
ma
quando
sarai
più
grande
ti
farai
capace
"
.
Come
vede
,
la
definizione
era
troppo
sommaria
,
ma
,
dagli
oggi
e
torna
a
ridarvi
domani
,
fenii
col
dire
tra
me
ed
Oronzo
:
Questo
rigazzino
nun
lo
potrai
far
trovare
ne
la
cundizione
del
90
per
100
degl
'
Itagliani
che
,
rivati
a
una
certa
età
,
si
sentono
domandare
i
bagliocchi
,
la
libbertà
e
magari
la
pelle
per
conto
della
patria
,
e
nissuno
s
'
è
mai
insognato
di
spiegarci
chi
è
questa
creditrice
misteriosa
,
che
domanda
tutto
ai
galantommini
e
tutt
'
al
più
dà
qualche
onoreficenza
ai
birbaccioni
.
Laddove
,
arifletti
che
ti
arifletti
,
rivai
a
questa
conclusione
che
la
Patria
è
come
il
sole
,
la
vita
e
i
pugni
in
testa
:
nun
si
discute
,
si
accetta
.
La
Patria
è
la
madre
.
È
bona
?
...
Ci
devi
baciare
la
mano
.
È
cattiva
?
...
Baciaci
pure
i
piedi
e
arispettela
lo
stesso
.
Questo
è
,
diremo
accusì
,
l
'
imperativo
assoluto
per
sprimersi
come
il
principale
del
Padre
Eterno
.
Poi
,
naturalmente
,
ogni
bipide
senza
penne
ci
ha
sul
naso
pisicologgico
un
paro
d
'
occhiali
metafisichi
,
coi
quali
vede
le
cose
,
vuoi
rosse
,
vuoi
verdi
,
vuoi
color
ventre
di
cane
fugace
,
vuoi
color
di
spirito
dei
suoi
perversi
defunti
.
Si
dovessimo
prendere
per
punto
di
partenza
alcuni
bipidi
,
ci
dovrei
dire
:
La
Patria
è
quella
cosa
che
"
altamente
si
afferma
"
.
Lei
,
magari
in
forma
privata
,
se
ne
stropiccerà
come
il
Kaiser
d
'
un
trattato
,
ma
in
pubblico
lei
dà
una
sgrullata
ai
capelli
,
fa
due
bagliocchi
di
mossa
leonina
e
esclama
:
Il
mio
patriottismo
?
...
Ma
io
altamente
lo
affermo
!
...
E
se
ci
ha
i
capelli
un
po
'
ondulati
e
ci
viene
bene
la
mossa
,
è
capace
che
lo
fanno
puro
deputato
.
Si
lei
nun
fa
accusì
,
e
si
tiene
il
patriottismo
in
corpo
,
fenisce
che
lo
piglieno
per
un
vecchio
patriotta
,
e
ci
tocca
aspettare
d
'
essere
morto
e
che
capiti
un
ministro
con
un
parente
scultore
,
per
arimediare
due
centesimi
di
monumento
.
Avvi
,
viceversa
,
il
tipo
dell
'
antipatriotta
,
invelenito
e
furibondo
,
o
Dentiverdi
che
dir
si
voglia
.
Questo
signore
ti
parte
dall
'
idea
che
per
ogni
Itagliano
che
deve
nascere
,
l
'
Itaglia
lo
va
a
aspettare
,
diremo
accusì
,
a
la
stazzione
,
e
ci
dice
:
Pss
,
pss
,
pss
!
...
Vieni
qui
,
bel
moretto
,
vienimi
a
nascere
in
territorio
nazzionale
!
...
Si
nun
mi
fai
torto
ti
garantisco
un
bell
'
avvenire
cinque
cammere
e
cucina
e
tutti
i
giorni
spaghetti
a
la
matriciana
,
trippa
ritransitata
in
cazzagliola
,
frutta
,
formaggio
e
caffè
,
inclusivo
lo
spruzzo
,
o
lo
schizzo
,
come
dice
il
lavoratore
.
Per
cui
il
dentiverdi
è
esiggente
e
si
un
giorno
nei
spaghetti
,
c
'
è
poco
formaggio
,
o
lo
schizzo
nun
è
di
marca
superiore
,
lui
dice
:
Ingrata
patria
...
Ne
consegue
che
l
'
Itaglia
,
indovechè
Dante
,
Michelangelo
,
e
tanti
altri
che
ce
si
trovaveno
bene
e
Cristofero
Colombo
e
Galileo
,
che
la
trovaveno
stretta
,
a
tempo
perso
ti
scopriveno
i
mondi
o
le
stelle
,
adesso
è
troppo
piccola
per
tutti
questi
vermini
solitari
.
Lo
conosce
Lei
il
maestro
Torcibudella
?
...
No
?
...
Bene
,
quello
lì
scrisse
una
canzonetta
per
la
festa
di
S
.
Giovanni
intitolata
:
Lucertola
d
'
amore
e
non
fu
premiato
.
Lei
che
avrebbe
fatto
?
...
Mettersi
a
fare
il
ciavattino
.
No
.
Lui
ha
disprezzato
l
'
Itaglia
.
E
accusì
via
.
Il
povero
proletaglio
,
avrebbe
bisogno
che
qualcuno
ci
dicesse
chi
è
la
patria
.
Ma
a
scola
nun
ce
lo
dicheno
,
o
lui
non
vi
va
.
Ci
vorrebbe
una
scola
d
'
allievi
itagliani
,
per
prendere
il
maschietto
grezzo
,
metterlo
in
macchina
e
tirarlo
fori
cittadino
.
Ma
su
questo
progetto
il
gesuita
ci
ha
scritto
"
nun
si
tocca
"
.
E
nissuno
ci
ha
il
fiato
di
toccarlo
;
comechè
il
libberale
pensa
che
con
quel
meccanismo
lì
,
nun
ce
si
sbafa
gnente
,
e
il
nazzionalista
si
ha
voluto
che
gli
dassero
la
santa
scarpa
da
allustrare
e
un
par
di
colleggi
,
ha
promesso
che
si
qualcuno
ne
parla
,
lui
strilla
l
'
inno
di
Mameli
e
manda
per
aria
la
casa
.
Per
cui
per
il
proletaglio
,
l
'
Italia
si
chiama
:
esattore
che
leva
quattrini
o
carabbignere
che
mette
le
manette
.
Quando
,
in
questo
terreno
cuncimato
,
ti
riva
la
spia
austriaca
vestita
da
socialista
,
che
ci
dice
:
Addosso
a
la
patria
!
...
lui
arisponde
:
Addosso
!
...
Il
vero
zozzaglione
è
l
'
omo
istruvito
che
,
facendo
il
ciancione
o
il
ladro
internazionale
,
ha
acquistato
un
po
'
d
'
esperienza
,
e
che
nun
si
schifa
di
sè
stesso
quando
insegna
queste
cose
al
proletaglio
.
Avvi
poi
il
giovine
con
scopettoni
.
Lui
è
per
la
patria
.
Ma
non
un
'
Itaglia
grezza
,
impolverata
,
scomunicata
,
una
patria
garibbaldina
e
strafottente
,
che
si
Pio
nono
la
scomunicava
,
lei
gli
apriva
la
breccia
.
Lui
vole
un
'
Itaglia
allustrata
,
lavata
nell
'
acqua
benedetta
,
morbidella
e
scivolosa
,
che
possa
entrare
in
salotto
quando
ci
sono
le
signorine
,
farsi
pigliare
il
ganascino
da
zio
prete
,
giocare
al
tennise
,
che
odori
di
cucina
fina
e
di
profumo
delicato
come
l
'
appartamento
del
commendatore
X
,
e
sia
simpaticuccia
,
digestiva
e
leggermente
gelatinosa
,
come
una
di
quelle
novelle
per
i
giornali
,
che
finiscono
bene
e
agliuteno
la
diggestione
.
E
in
ultimo
c
'
è
il
solito
omo
qualunque
.
È
lui
che
ha
fatto
l
'
Itaglia
.
Cavurre
,
Garibbaldi
,
Mazzini
,
Vittorio
Emanuele
,
ci
hanno
forse
insegnato
la
strada
,
ma
l
'
omo
qualunque
è
quello
che
ha
pagato
,
s
'
è
fatto
trucidare
,
mettere
in
galera
,
e
nun
se
n
'
è
lagnato
mai
.
Ha
fatto
l
'
obbligo
suo
,
come
si
ce
l
'
avesse
scritto
ne
l
'
interno
buzzico
del
cranio
.
Quello
lì
,
nun
domanda
che
è
la
patria
.
Chi
si
arivolge
questa
domanda
è
come
la
donna
che
domanda
consiglio
a
un
'
amica
su
un
affare
de
casa
.
È
come
se
avesse
già
becchificato
il
suo
legittimo
consorte
.
Del
resto
fra
un
po
'
nun
sarà
più
il
momento
di
chiacchierare
.
Prenderemo
tutti
i
Dentiverdi
,
ne
faremo
un
reggimento
chiamato
:
Corpo
reali
puzzafiati
,
e
ci
daremo
tanti
calci
nel
programma
pulitico
che
,
o
andranno
avanti
,
o
faranno
da
parapalle
ai
galantommini
.
Poi
quelli
che
camperanno
,
li
faremo
commendatori
.
Nun
sono
boni
ad
altro
.
Stringe
il
periglio
e
il
tempo
vola
,
come
diceva
l
'
imperatore
Guglielmo
quando
ordinava
il
pranzo
al
buon
vecchio
Iddio
,
per
cui
oggi
o
domani
potrebbe
darsi
che
dovessi
rinfoderare
la
penna
per
sguainare
quei
metri
uno
o
trenta
di
brando
che
tramutano
l
'
omo
in
guerriero
.
Ne
consegue
che
ci
consegno
,
o
stendo
,
o
arifilo
,
secondo
più
ci
garba
la
spressione
,
questi
malloppi
ultimi
di
morale
pulitica
.
Ed
eccoli
:
Il
gioco
delle
risponsabilità
-
Il
cusiddetto
Governo
,
i
cusiddetti
partiti
e
altri
giochi
di
società
.
Si
lei
,
salvando
indove
mi
tocco
,
scivola
per
le
scale
e
si
fa
un
bozzo
;
si
lei
,
tagliandosi
un
segmento
di
pane
di
guerra
,
si
taglia
un
millimetro
di
pelle
,
che
fa
?
Compra
due
soldi
di
taffettà
e
uno
d
'
unguento
antibbozzico
,
e
li
applica
sulla
parte
lesa
.
Ma
se
il
bozzo
o
il
taglio
se
li
fa
la
cusiddetta
Terzitaglia
o
Vilepatria
(
come
dice
il
socialista
ufficiale
quando
si
è
strozzato
due
marchi
di
vino
asciutto
)
che
ti
fa
?
Cerca
la
risponsabbilità
.
Anche
al
semplice
e
consuveto
volo
del
più
pacifico
uccello
,
lei
comprende
subbito
che
ci
sono
molte
ricerche
più
divertenti
:
vuoi
quella
dell
'
omo
,
da
eseguirsi
con
la
lanterna
accusiddetta
di
Dioggine
,
vuoi
quella
del
massimo
comun
divisore
o
di
qualsivoglia
cifra
,
nummero
,
insetto
,
cane
barbone
,
deputato
o
levatrice
che
sia
.
Invece
il
cittadino
si
dedica
alla
ricerca
delle
risponsabbilità
con
lo
stesso
criterio
con
cui
il
miccagliolo
si
mette
a
strillare
al
ladro
.
Accusì
,
intanto
,
aresta
stabbilito
che
lui
nun
ci
ha
colpa
.
Ci
ha
colpa
il
Governo
.
Ora
si
ci
è
una
cosa
sicura
,
è
che
io
,
come
Oronzo
,
me
ne
stropiccio
di
questo
ministero
,
di
quello
che
c
'
era
prima
,
di
quello
che
ci
sarà
domani
,
e
anche
di
quello
che
ci
sarà
doppodomani
.
Ma
quando
sento
che
pel
solo
fatto
di
essere
nato
ministero
,
invece
di
nascere
grillotalpa
,
cinocefalo
,
o
zozzaglione
,
tutti
ci
deveno
dare
in
testa
,
io
me
ti
levo
e
dico
:
no
.
Il
ministero
,
novantanove
volte
su
cento
,
commanda
come
quel
marito
che
s
'
era
arifuggiato
sotto
al
letto
per
salvarsi
dalle
bastonate
della
moglie
,
e
che
quando
lei
ci
diceva
:
Sorti
fori
...
lui
ci
arispondeva
:
"
No
,
sono
il
padrone
di
casa
e
voglio
stare
indove
mi
pare
"
.
Chi
comanda
sono
i
partiti
,
e
i
partiti
siamo
noi
.
Per
cui
,
presempio
,
nel
momento
attuvale
lei
sentirà
che
tutti
baccaglieno
perché
il
paese
nun
ci
aveva
la
preparazione
morale
.
È
colpa
,
dicheno
,
del
guverno
!
Ma
andiamo
,
zozzaglioni
,
ultraprofumoni
,
iperruminanti
,
microcefali
,
farfanicchi
,
tirabbucioni
,
malloppi
semivivi
,
sciroppi
di
lumache
,
ed
eziandio
vermini
solitagli
!
...
Si
facciamo
il
conto
de
le
risponsabbilità
,
abbisognerebbe
mettere
tutti
i
partiti
a
sedere
intorno
e
che
poi
seguitassero
a
sputarsi
in
faccia
per
quindici
giorni
!
Eccoti
che
lei
vede
il
dimocratico
il
quale
te
si
arivolta
,
guarda
la
Patria
con
aria
dentiverdica
,
e
ti
esclama
:
Ma
com
'
è
che
non
si
scopron
le
tombe
?
Ma
com
'
è
?
...
O
figlio
di
veri
mammiferi
,
ma
ammalapena
quella
povera
Itaglia
te
si
arillegrava
per
quattro
sorbe
date
al
Turco
libbico
,
tu
zompavi
su
e
gli
ti
mettevi
a
sedere
sull
'
entusiasmo
strillando
:
Zitta
,
per
carità
,
che
se
no
ti
nascheno
le
illusioni
!
...
Ma
che
eroi
!
Siamo
carogne
,
arcicarogne
!
...
Figurate
che
ci
era
qualcuno
che
,
per
arimediare
un
sorriso
dei
socialisti
,
era
rivato
fino
a
inventare
"
il
proletaglio
arabbo
!
"
.
Robba
che
si
tu
vedi
un
lavoratore
arabbo
quando
fa
finta
di
lavorare
,
ti
senti
crescere
la
stima
verso
il
bagherozzo
!
...
Nun
ti
parlo
del
conservatore
;
quello
nun
è
un
partito
,
è
un
sanatorio
.
Nun
ti
parlo
del
socialista
"
ufficiale
"
per
un
occhio
di
ariguardo
a
le
persone
pulite
che
leggheno
.
Ma
ti
rivo
al
partito
giovine
,
al
nazzionalista
!
Quello
lì
aveva
preso
la
scorciatoia
.
Ma
che
faticare
per
fare
un
'
Itaglia
ricca
,
forte
,
istruvita
,
eccetera
!
...
Facciamo
conto
che
sia
già
tutto
fatto
.
L
'
Itaglia
è
imbottita
di
miglioni
,
il
bersagliere
fa
tremare
il
mondo
,
il
cugino
di
Arturo
è
tenente
dei
lancieri
e
sposa
la
cuggina
,
l
'
operaglio
ama
la
patria
e
il
Re
e
ci
ha
la
parcamensa
,
carica
di
caponi
,
lo
zio
prete
don
Procopio
ci
ha
la
coccarda
a
tre
colori
dentro
il
cappello
.
Oh
!
che
bella
festa
,
oh
che
bella
festa
!
...
Nun
ti
pare
un
racconto
di
Deamicise
bonanima
con
l
'
aritorno
del
soldato
,
il
trionfo
de
la
virtù
,
e
un
bel
sole
al
burro
che
tramonta
sopra
un
mare
di
percalle
blù
,
come
nelle
ogliografie
?
I
maschietti
ce
si
entusiasmaveno
col
permesso
dei
genitori
:
ci
pareva
di
essere
qualche
cosa
fra
il
visconte
Gontrano
del
romanzo
d
'
appendice
e
l
'
arcangelo
Gabbrielle
.
Feniva
che
nun
sentiveno
più
nemmeno
l
'
odore
di
milledue
col
quinto
ceduto
,
di
broccoli
e
di
gatto
maleducato
de
le
parete
domestiche
,
e
si
sentiveno
crescere
i
scopettoni
automaticamente
.
E
adesso
questi
signori
te
si
arivolteno
a
guardare
la
folla
,
e
esclameno
:
Com
'
è
che
nun
son
tutti
leoni
?
...
Ecco
,
io
ci
vorrei
dire
,
ma
si
voi
vi
imbriacate
di
chiacchiere
e
volete
un
cittadino
itagliano
su
misura
,
un
eroe
ordinato
in
fabbrica
,
all
'
ora
fissa
,
con
quella
data
mossa
e
quelle
date
parole
da
farci
il
pezzo
sul
giornale
,
io
vi
arispondo
:
Signori
,
pussate
via
!
L
'
eroe
c
'
è
.
Forse
si
crede
lui
stesso
d
'
essere
ministro
di
fornaro
o
tabaccaglio
o
veterinario
,
ma
al
momento
bono
farà
l
'
obbligo
suo
come
si
fusse
fatto
a
leone
.
Chi
ti
dice
che
l
'
eroe
di
domani
nun
sia
quel
signore
che
passa
,
quello
che
accende
i
lampioni
,
o
magari
il
Sor
Filippo
con
tutto
il
solito
incommodo
?
Con
viva
preghiera
di
salutarmi
tanto
Montecitorio
e
annessi
incommodi
Su
quello
che
strofina
l
'
elettore
.
Sopracciglio
alla
piuma
,
ovverosìa
"
occhio
alla
penna
"
,
come
dicheno
i
cacciatori
,
che
poi
in
numismatica
sarebbero
i
seguaci
di
Nembrotte
.
È
abbastato
che
si
sentisse
per
aria
quella
leggera
puzza
di
medaglietta
,
che
indica
l
'
avvicinarsi
de
le
lezzioni
pulitiche
,
perché
accadesse
quello
che
accade
in
campagna
.
Indove
appena
cumincia
a
piovere
,
da
ogni
sasso
ti
schizza
fori
una
ranocchietta
.
Accusì
,
da
ogni
cullegio
ti
zompano
fori
vari
candidati
pulitici
,
che
,
come
sol
dirsi
,
si
incuminciano
a
strofinare
l
'
elettore
.
Nun
è
ancora
il
momento
di
fare
quello
che
si
dice
la
cernita
,
e
stiamo
tuttavia
nel
periodo
in
cui
il
candidato
s
'
incubba
,
per
poi
,
più
in
là
,
venire
a
capo
un
pedicello
maturo
.
Tuttavia
si
possono
ariconoscere
da
la
camminata
i
diversi
tipi
,
laddovechè
il
mondo
,
come
diceva
un
filosofo
che
,
come
si
fusse
poco
,
era
puro
greco
,
è
un
teatro
di
burattini
,
indove
gira
che
ti
ariggira
,
vengheno
sempre
fori
le
stesse
maschere
,
e
abbenanche
che
cambi
la
commedia
,
Arlecchino
fa
sempre
i
stessi
caprioli
,
Florindo
sposa
la
cuggina
,
Rugantino
baccaglia
e
Pantalone
,
a
botta
sicura
,
paga
.
Ma
quello
lì
nun
lo
fanno
mai
diputato
.
In
questo
momento
,
il
candidato
nun
è
ancora
sceso
per
strada
per
fare
come
le
donne
che
fanno
di
verecondia
getto
,
ovverosia
passarti
vicino
con
l
'
occhiata
fra
il
pizzico
e
il
sentimento
,
e
dirti
:
...
Uddìo
!
...
che
bel
moretto
,
chi
sa
che
suffraggio
!
...
Nun
gli
dare
retta
a
quel
zozzaglione
là
,
attaccati
a
me
,
che
te
ne
aricordi
per
un
pezzo
!
...
Adesso
stanno
ancora
a
la
finestra
e
lavorano
d
'
occhiate
.
Qualcuno
butta
addirittura
via
la
maschera
e
chiama
il
cliente
o
vogliamo
dire
elettore
.
Poi
ci
è
il
tipo
puritano
,
quello
che
sta
li
in
un
cantone
e
fa
lo
sdegnoso
,
con
l
'
idea
che
oggi
o
domani
un
ministro
qualunque
esclami
:
Ma
chi
sarà
quel
bell
'
omo
austero
e
meditabbondo
che
si
aritira
sul
monte
sacro
,
laggiù
?
...
Offriamoci
un
po
'
un
colleggio
!
C
'
è
il
tipo
bonaccione
e
a
la
mano
,
che
in
tempi
normali
,
si
ci
domandi
un
cerino
ti
sputa
in
un
occhio
,
e
ammalapena
te
si
leva
sull
'
orizzonte
l
'
astro
de
la
medaglietta
incumincia
che
quando
t
'
incontra
vole
sapere
come
stai
,
si
sta
bene
la
tua
signora
,
si
la
pippa
tira
,
si
la
serva
fa
bene
la
spesa
e
si
il
pupo
ha
smesso
l
'
abbitudine
di
ficcare
le
suppellettili
nel
naso
,
ovverosia
è
il
primo
della
classe
.
Poi
c
'
è
il
tipo
con
la
fede
inconcussa
e
l
'
ideale
imperituro
,
tipo
un
po
'
aticuvato
e
,
si
vogliamo
,
piuttosto
modello
1860
.
Ma
l
'
omo
è
fatto
in
modo
tale
che
casca
sempre
ne
le
medesime
stropicciature
come
si
lo
facesse
apposta
,
per
cui
da
tempo
immemorabile
e
in
tutte
le
condizioni
sociali
,
la
truffa
a
l
'
americana
,
quella
de
la
solita
patacca
e
il
discorso
elettorale
troveno
sempre
chi
ci
casca
.
Oramai
,
da
tanti
anni
,
la
gente
dovrebbe
aver
capito
che
quando
uno
dice
:
"
Io
,
sempre
sollecito
del
bene
dell
'
elettore
di
questo
collegio
...
"
merita
la
stessa
fede
di
quello
che
dice
:
"
Favorischino
,
signori
,
nell
'
interno
de
la
baracca
a
vedere
l
'
omo
con
due
teste
,
le
pulce
ammaestrate
,
la
foca
che
dice
papà
e
mammà
,
nonchè
il
cavallo
che
legge
,
scrive
,
firma
la
cambiale
e
non
la
paga
,
come
un
omo
qualunque
"
.
Comechè
si
ti
fai
adescare
dal
discorso
elettorale
,
l
'
omo
a
due
teste
,
magari
a
tre
,
lo
poi
vedere
subbito
,
ed
è
candidato
,
mentre
viceversa
tu
aresti
con
una
testa
deprezzata
e
vilipesa
,
che
passiamoci
sopra
,
come
diceva
la
Ninfa
Leggeria
al
Moro
di
Piazza
Navona
.
Per
cui
io
dico
che
,
doppo
matura
ariflessione
,
quest
'
anno
il
voto
nun
lo
do
a
nisuno
,
o
meglio
,
lo
metto
alla
Cassa
d
'
arrisparmio
,
accusì
con
l
'
interessi
me
ti
diventa
addirittura
un
plibbiscito
,
ma
aresta
in
famiglia
.
In
un
sol
caso
voterei
:
cioè
,
quando
potessi
darmelo
da
me
.
Lei
mi
dirà
che
non
c
'
è
sugo
,
ma
in
ogni
caso
non
lo
do
a
uno
,
che
poi
me
ti
ride
dietro
.
Doppo
tutto
,
si
in
Itaglia
vi
fossero
i
due
grandi
partiti
dei
boglia
e
degli
antiboglia
,
come
io
me
ti
vado
vaticinando
da
anni
,
ci
dovrebbe
essere
un
posto
in
parlamento
per
me
,
che
su
le
colonne
del
Travaso
me
ti
ho
tenuto
sempre
alto
quel
vissillo
,
che
nun
solo
c
'
entra
la
fede
inconcussa
,
la
lupa
e
il
sole
dell
'
avvenire
,
ma
ti
sventola
anche
su
quel
colle
che
levati
,
indove
c
'
entra
la
gloria
degli
avi
,
il
baluardo
de
le
istituzzione
e
un
altro
bidone
di
cose
belle
.
Laonde
puro
Terresina
dice
che
si
portassi
la
medaglietta
ci
farei
l
'
impressione
di
addiventare
quasi
un
bel
maschietto
.
Col
quale
cesserei
d
'
essere
un
omo
plebbeo
e
ci
darei
più
nell
'
occhio
,
il
che
è
poco
,
ma
chi
si
contenta
gode
,
come
diceva
quello
che
faceva
colazione
con
un
piatto
di
starnuti
cotti
nella
pila
di
Volta
.
Lei
mi
dirà
che
sono
diventato
ambizioso
,
ma
a
una
certa
età
qualche
idealuccio
da
accarezzare
ci
vuole
;
percui
uno
ci
ha
un
incommodo
,
uno
la
dentiera
,
uno
accarrezza
le
fanciulle
trilustri
,
e
io
il
timone
dello
Stato
.
Bisogna
darcelo
puro
alla
donna
.
Dica
,
lei
che
ci
averà
senza
dubbio
qualche
amico
influvente
,
averebbe
la
bontà
di
tastare
il
terreno
per
vedere
si
nun
potesse
costituvire
una
società
a
lo
scopo
di
rilevare
Terresina
,
mia
legittima
consorte
,
ed
andarla
ad
esibbire
altrove
,
levandomela
da
le
parete
domestiche
?
Pole
puro
affermare
che
è
una
signora
in
bono
stato
,
di
fabbrica
nazzionale
,
del
peso
di
97
chilogrammi
,
con
rispetto
parlando
,
lordi
,
provvista
di
ideali
di
ricambio
,
piccolo
corredo
,
aspirazzioni
nobbili
e
generose
e
lievissima
Fogazzarite
incipiente
.
Lei
mi
dirà
che
quello
che
ci
dico
è
molto
grave
,
ma
creda
puro
che
è
accusì
e
non
pole
andare
più
avanti
.
Tra
mia
moglie
e
un
'
altra
traggedia
che
mi
ti
sento
saltellare
intorno
e
della
quale
ci
parlerò
fra
poco
,
sto
lì
lì
per
prendere
una
di
quelle
decisioni
che
quando
poi
il
postero
le
trova
ne
la
storia
,
dice
:
Trucidalo
!
...
quale
enorme
decisione
!
Ed
eccoci
al
perché
,
che
sarebbe
come
il
malloppo
de
la
questione
.
Dice
,
il
mondo
cammina
!
...
Facci
puro
!
Ma
domando
e
dico
perché
deve
camminare
sui
piedi
dei
galantommini
,
o
quanto
meno
su
la
pace
de
le
famiglie
!
Si
fusse
un
mondo
ben
educato
,
camminerebbe
sul
marciapiede
e
nun
romperebbe
i
piccoli
recipienti
di
legno
o
scatole
,
a
nisuni
.
Laddovechè
invece
io
me
ti
trovo
a
questo
,
che
cioè
quando
condussi
al
non
mai
abbastanza
lodato
altare
Terresina
,
credevo
di
condurci
una
femmina
dell
'
omo
o
vogliam
dire
donna
,
e
avevo
bone
raggioni
per
crederlo
,
tant
'
è
vero
che
lo
diceva
puro
il
Sor
Filippo
che
era
amico
di
casa
,
e
invece
adesso
me
ti
trovo
che
vole
i
diritti
dell
'
omo
;
per
cui
l
'
omo
,
fra
caro
viveri
,
sor
Bonaventura
e
altri
dispiaceri
,
se
poi
ci
leveno
puro
i
diritti
,
me
lo
saluta
lei
?
Deve
consapere
che
per
ogni
elezzione
pulitica
è
come
un
cicolino
in
un
posto
delicato
,
tante
,
accusì
varie
e
molteplici
sono
le
scocciature
,
che
mi
ti
pioveno
sull
'
onorata
capoccia
.
Questa
volta
vi
si
è
aggiunto
l
'
affare
de
le
suffraggette
,
per
cui
oso
dire
che
sono
sull
'
orlo
di
quel
colpo
di
revolvere
che
priverebbe
l
'
Italia
di
un
cittadino
onorato
,
la
famiglia
di
un
padre
e
il
Travaso
di
un
fedele
collaboratore
.
Casa
mia
nun
è
più
una
casa
,
ma
bensì
un
antipasto
di
rivoluzzione
sociale
,
comechè
si
è
costituvito
un
comitato
fra
Terresina
,
la
moglie
del
pizzicagnolo
in
faccia
,
la
signora
Geltrude
di
sopra
,
quella
che
ci
curse
un
pelo
che
nun
sposasse
il
duca
Toccafondi
quand
'
era
ragazzo
,
e
la
manicura
al
primo
piano
,
e
fanno
le
suffraggette
.
Terresina
nun
abbada
più
a
le
faccende
!
L
'
altro
giorno
il
riso
aveva
bollito
tanto
che
era
diventato
una
colla
,
e
quando
ce
lo
dissi
,
sa
che
mi
arispose
?
...
Dice
:
Tanto
meglio
,
ci
attaccheremo
i
manifesti
del
partito
!
Nun
vi
parlo
dell
'
umido
con
le
cucuzzette
,
che
era
diventato
un
pezzo
di
carbonella
,
del
pupo
che
,
non
essendo
più
sorvegliato
dall
'
occhio
materno
,
feniva
col
soffiarsi
il
naso
nell
'
anima
dei
suoi
gloriosi
avi
,
come
dice
l
'
Imperatore
Guglielmo
,
nè
tampoco
della
domestica
,
la
quale
fenirà
col
farmi
trovare
in
casa
il
baluvardo
de
le
stituzzioni
,
che
sarebbe
l
'
esercito
,
e
già
siamo
al
quarto
caporale
de
le
varie
armi
!
Tutto
questo
per
ariunirsi
in
salotto
con
quelle
altre
tre
sarapiche
,
la
quale
ogni
tanto
ti
sento
attraverso
una
porta
de
le
frasi
come
queste
:
-
È
finita
di
stare
sotto
all
'
omo
!
-
Oggi
conculchi
tu
,
domani
conculco
io
!
-
Innalziamo
puro
noi
tanto
di
vissillo
!
E
via
dicendo
.
Per
cui
ora
abbasta
!
Si
figuri
che
l
'
altro
giorno
avevano
perfino
incominciato
a
preparare
il
vissillo
,
laddovechè
ci
ho
arimesso
una
tenda
rossa
che
stava
accanto
all
'
armuarre
,
nonchè
un
manico
di
scopa
quasi
novo
,
e
ti
si
erano
già
disposte
in
corteo
per
uscire
,
senonchè
entrò
dalla
finestra
un
grillo
e
si
ficcò
ne
la
froce
del
naso
a
la
sora
Geltrude
,
e
cusì
evitassimo
lo
scandalo
.
Ma
Terresina
ci
pensa
sempre
e
la
notte
la
sento
che
dice
fra
il
lusco
e
relativo
brusco
:
Quando
sarà
che
arriveremo
all
'
urna
!
Viceversa
ci
assicuro
che
io
son
rivato
al
punto
di
quello
che
ci
aveva
su
la
testa
la
spada
di
Damocle
legata
al
filo
di
Arianna
,
per
cui
diceva
:
non
anderà
sempre
accusì
.
Sul
contenuto
di
quel
certo
contenente
.
Avrebbe
la
bontà
di
salutarmi
tanto
l
'
urne
?
Ogni
volta
che
ci
aripenso
sento
il
microbbo
de
la
semitigre
,
che
me
te
si
sveglia
ne
la
panza
e
divento
,
come
sul
dirsi
,
un
leone
.
Si
lei
vedesse
casa
mia
,
pare
la
succursale
de
la
ritirata
di
Mosca
,
con
l
'
aggravante
che
il
Sor
Filippo
si
è
aritirato
ne
la
sua
stanza
e
ci
è
venuto
il
solito
incommodo
.
E
pazzienza
fussi
solo
la
sconfitta
del
Sor
Filippo
,
perché
lui
dice
che
puro
Napoleone
c
'
è
passato
,
ma
il
male
è
che
io
nun
posso
cancellare
,
come
suol
dirsi
,
l
'
oltraggio
patito
.
Domenica
scorsa
,
prima
di
movermiti
da
casa
,
me
ti
misi
il
soprabbito
de
le
grandi
occasioni
,
allustrai
la
bomba
che
ci
andassimo
all
'
altare
con
Terresina
,
poscia
chiamai
il
pupo
e
ci
dissi
:
-
Figlio
mio
,
porgi
orecchio
,
levati
la
mano
destra
da
la
narice
sinistra
,
e
inficcati
ne
la
memoria
ciò
che
tuo
padre
ti
dice
.
Oggi
è
quel
giorno
memorabbile
che
il
popolo
fa
i
deputati
,
ciovè
quella
cosa
la
quale
ce
ne
sono
cinquecento
otto
,
e
ci
curse
un
pelo
che
nun
ci
entrasse
tuo
padre
.
Guardami
bene
in
faccia
:
nun
ci
vedi
gnente
di
novo
?
Lui
ariflettè
un
poco
,
e
poi
mi
disse
:
-
Papà
,
soffiati
il
naso
!
-
Questa
pole
essere
un
'
idea
come
un
'
altra
,
ma
oltre
a
questo
tu
osserverai
,
che
io
ci
devo
avere
nel
viso
la
spressione
dell
'
omo
che
esercita
,
mica
gnente
,
che
i
suoi
diritti
di
soverano
cittadino
;
indovechè
dagli
oggi
torna
a
ridarvi
domani
,
dal
tempo
in
cui
lo
stato
era
un
omo
solo
,
siamo
rivati
adesso
che
fra
deputati
,
senatori
,
ministri
,
acchiappacani
,
baluvardi
de
le
stituzzioni
e
altri
dispiaceri
domestici
,
nun
si
conteno
più
.
Tu
mi
dirai
che
dal
punto
di
vista
de
la
conomia
il
vantaggio
non
lo
vedi
.
Ma
nun
senti
nell
'
aria
un
nun
so
che
che
ti
dice
:
La
patria
ti
guarda
?
E
si
la
patria
ti
guarda
incomincia
dal
rintrodurre
al
suo
leggittimo
posto
il
pizzo
de
la
camicia
,
che
ti
sporge
fori
,
e
vieni
con
me
,
laddovechè
così
imparerai
a
dare
il
voto
.
Detto
un
fatto
,
ci
moviamo
da
casa
e
eccoci
come
un
sol
uomo
davanti
a
la
sezzione
,
in
dove
pregai
il
pupo
di
aspettarmi
,
e
ti
entro
nel
portone
.
Appena
entrato
,
me
te
si
fa
avanti
uno
sbarbato
che
mi
fa
l
'
occhietto
e
dice
:
Sa
,
lei
dev
'
essere
dei
nostri
,
lo
ariconosco
da
la
panza
.
Eccoci
la
scheda
dell
'
On
.
Malvetti
!
Io
ebbi
un
motto
di
fierezza
e
ci
arisposi
:
Si
ella
nun
possiede
altri
moccoli
,
pole
ricercare
quello
de
la
prima
commugnone
o
aritirarsi
a
lo
scuro
,
perché
su
questa
panza
,
si
lei
non
lo
sa
,
ci
è
scritto
:
Di
qui
non
si
passa
!
Allora
me
te
si
avvicina
un
altro
che
mi
fa
a
bassa
voce
:
Bravo
cittadino
,
forza
a
la
macchina
,
fiaccola
,
scure
,
abbasso
la
borghesia
,
evviva
lo
sciopero
nonchè
il
sole
de
l
'
avvenire
,
proletagli
di
tutto
il
mondo
...
-
Ho
capito
!
ci
feci
io
con
dignità
.
È
vero
che
sono
mezzo
narchico
,
ma
sono
anche
funzinaglio
de
lo
Stato
.
I
due
si
guardarono
in
faccia
e
sentii
che
parlaveno
a
bassa
voce
,
ma
afferrai
solo
le
seguenti
parole
o
pezzi
di
parola
:
"...azzato
lui
e
quel
beccaccione
,
...
ci
suoi
,
...
ottella
imbottita
,
...
chi
...
ega
!..."
.
Io
non
ci
feci
caso
e
ti
penetrai
come
una
bomba
ne
la
sala
;
laddovechè
quei
due
signori
mi
vennero
appresso
.
Il
presidente
del
seggio
fa
,
dice
:
Ma
lei
è
conosciuto
?
-
Altrochè
,
ci
dico
io
,
è
un
pezzo
che
mi
propugno
su
la
libbera
stampa
,
la
quale
...
-
Ma
c
'
è
nessuno
che
lo
conosce
?
rimbrigna
lui
.
Allora
quello
con
la
faccia
sbarbata
dice
:
Io
nun
lo
conosco
.
E
l
'
altro
:
Figurati
io
!
...
Dice
il
precidente
:
Allora
lei
nun
pole
votare
.
Io
mi
sentii
qualche
cosa
nel
bellico
,
che
diceva
:
Questa
è
dunque
l
'
iniqua
mercede
!
...
Ma
mi
frenai
e
feci
:
Va
bene
,
qualche
conoscenza
qua
dentro
la
troverò
!
Detto
un
fatto
,
giro
l
'
occhio
attorno
e
ti
vedo
,
vi
azzecchi
un
poco
chi
?
...
Il
sor
Bonaventura
,
quello
de
la
cambiale
.
Il
quale
lei
deve
consapere
che
è
presidente
de
la
Confraternita
di
San
Pizzico
in
Testa
,
primicerio
de
la
Congregazzione
dei
Crovattari
e
consigliere
de
la
Banca
Mutua
di
Piccolo
Strozzo
.
-
Dico
,
lei
mi
conosce
,
salvognuno
,
nun
è
vero
?
Ma
lui
che
sa
che
sono
mezzo
narchico
,
me
ti
fa
:
-
Scusi
tanto
,
ma
per
quanto
frughi
ne
la
memoria
...
-
Si
frughi
pure
l
'
anima
dei
suoi
perversi
defunti
,
feci
io
,
nonchè
di
nonno
ganimede
e
di
quella
donna
mancipata
di
sua
madre
!
Accusì
non
si
conoscessimo
!
-
Nun
posso
seguirla
su
questo
terreno
,
fece
lui
.
E
poi
disse
a
bassa
voce
:
Sa
,
devo
fare
accusì
per
disciplina
di
partito
,
ma
noi
arestiamo
sempre
amici
!
-
Gnente
affatto
,
feci
io
,
aspetto
a
la
fin
del
mese
,
e
vedi
si
nun
ti
fo
dare
le
dimissioni
da
creditore
.
Tu
non
mi
ariconosci
più
per
Oronzo
?
...
E
io
ti
scasso
da
sor
Bonaventura
,
e
quando
ti
presenti
con
la
cambiale
invece
di
frugare
in
saccoccia
,
frugo
ne
la
memoria
e
ti
pago
il
capitale
in
tante
arimembranze
giovanili
,
e
i
frutti
a
furia
di
dolci
ricordi
e
rimorsi
di
cuscenza
.
Abbasta
,
fatto
sta
che
nun
potetti
votare
,
e
adesso
c
'
è
puro
l
'
inconveniente
del
pupo
che
,
l
'
altro
giorno
in
cortile
coi
suoi
coetanei
si
sono
messi
a
giocare
a
l
'
elezzione
e
a
lui
è
toccata
la
parte
del
candidato
clericale
,
per
cui
fra
torzate
,
pommidorate
e
incalzate
al
cappello
,
è
aritornato
su
,
che
camminava
a
pecorone
per
le
scale
.
Sulla
penuria
di
dicasteri
Lei
sa
che
io
nun
sono
solito
di
applavudire
l
'
omo
di
stato
,
comechè
oramai
me
ti
sono
fatto
questa
sperienza
:
Si
per
avventura
senti
uno
che
parla
di
questioni
,
come
sol
dirsi
,
nazzionali
,
e
le
piglia
sul
serio
,
sta
sicuro
che
è
un
poveta
,
un
caffettiere
,
un
giornalista
,
un
sonatore
di
flauto
o
qualsivoglia
altro
genere
commestibile
de
la
cusidetta
categoria
idealisti
.
Perché
il
vero
omo
pratico
che
ti
riva
al
governo
,
da
quell
'
altezza
lui
vede
tante
di
quelle
cose
che
prima
nun
le
vedeva
,
per
cui
le
questioni
che
prima
ci
parevano
importanti
,
come
a
dire
se
il
popolo
magna
o
no
,
se
i
rigazzini
vanno
a
scola
o
in
galera
,
si
l
'
alleati
ti
sputeno
in
faccia
o
meno
,
diventeno
tanti
giocarelli
che
a
furia
di
parafrasi
nun
li
vedi
più
o
viceversa
ti
accorgi
che
con
una
botta
al
gruppo
A
,
una
carezza
al
gruppo
B
,
un
sussidio
al
gruppo
C
,
ti
organizzi
un
come
canti
bene
parlamentare
,
col
quale
stai
al
guverno
,
ci
resti
,
te
ne
stropicci
e
chi
più
ne
ha
più
ne
introduce
,
come
diceva
il
Principe
Eulemburg
a
la
battaglia
di
Culonia
.
Con
la
quale
lei
vede
a
occhio
nudo
che
siccome
io
ci
ho
uno
stipendio
da
idealista
,
nun
posso
pensare
come
un
ministro
,
e
per
conseguenza
con
quella
gente
lì
ci
bazzico
poco
.
Ma
quando
ne
penzano
una
bona
abbisogna
batterci
la
mano
.
Nun
so
se
lei
si
era
accorto
che
in
Itaglia
ci
mancava
qualche
ministero
.
Forse
lei
nun
ci
aveva
fatto
caso
,
ma
io
,
che
vivo
ne
l
'
amministrazzione
,
ci
posso
dire
che
era
il
momento
di
mettere
fine
a
certi
abbusi
.
Nun
dico
che
tutte
l
'
altre
amministrazzioni
marciassero
proprio
bene
,
anzi
,
è
certo
che
nun
avevano
fatto
il
vero
obbligo
loro
,
comechè
quando
sento
che
passa
la
Reale
aresto
come
un
frescone
e
penso
:
Ma
chi
se
lo
sarebbe
mai
creso
!
Sono
quasi
quarant
'
anni
che
ci
abbiamo
un
ministero
de
la
Guerra
e
ancora
sopravvive
l
'
esercito
!
Come
puro
quando
sento
che
c
'
è
uno
scontro
io
ne
piglio
argomento
per
ariconoscere
che
le
Ferrovie
nun
sono
proprio
ancora
bene
di
Stato
,
perché
quando
vi
sarà
un
ministero
de
le
Ferrovie
,
al
primo
treno
che
esce
da
una
stazzione
,
lo
autorizzo
di
tagliarmi
la
capoccia
,
o
una
libbra
di
carne
magra
indove
tocca
tocca
.
Ma
con
tuttociò
è
chiaro
che
malgrado
la
bona
volontà
delle
amministrazzioni
centrali
,
tu
ti
vedevi
che
ugnitanto
il
paese
ti
faceva
dei
scherzi
da
matto
ai
quali
mi
pare
che
era
il
momento
di
mettervi
una
pezza
.
Noi
avevamo
sistemato
il
cosidetto
problema
meridionale
accusì
bene
che
andando
avanti
di
quel
passo
,
ti
compravi
un
collegio
con
tre
soldi
di
pulenta
,
ed
eccoti
che
quelli
ti
zompeno
su
con
l
'
opportuno
dicastero
,
ti
mandeno
un
sacco
di
miglioni
al
loro
paese
,
che
adesso
i
signori
del
mezzogiorno
ci
tocca
di
pagare
la
mano
d
'
opera
persino
dei
dodici
soldi
al
giorno
,
e
al
momento
bono
i
voti
costeno
un
occhio
.
Eppoi
,
uno
partiva
,
aritornava
,
faceva
bagliocchi
,
li
ariportava
indietro
,
e
tutto
questo
senza
una
mollichella
di
emarginazzione
,
senza
bolli
,
senza
finche
,
senza
che
ci
fusse
la
firma
dell
'
arelativa
divisione
:
robba
che
a
raccontarlo
nun
ce
si
crede
.
Adesso
,
finalmente
,
è
venuta
l
'
idea
bona
!
Facciamo
ben
altri
due
ministeri
;
quello
del
lavoro
e
quello
de
le
ferrovie
.
E
,
messi
su
una
bona
strada
,
approfittiamo
di
questo
momento
che
ci
abbiamo
,
come
sol
dirsi
,
l
'
interimme
,
e
facciamo
parecchi
altri
ministeri
ad
ocche
;
affinchè
ogni
cosa
che
succede
dentro
i
così
detti
confini
de
la
patria
,
vi
sia
qualche
povero
figlio
di
famiglia
che
ci
si
possa
fare
una
posizzione
sopra
,
con
relativo
capodufficio
,
capodivisione
,
bollo
,
finca
e
annotazzioni
a
margine
segnate
.
Accusì
,
quando
aristitueremo
il
mandato
,
poteremo
dire
a
chi
ci
ha
prestato
il
potere
:
Lei
pole
constatare
che
lo
Stato
si
è
notevolmente
accresciuto
,
laddovechè
lei
ce
lo
ha
dato
di
11
ministeri
e
questi
,
si
lei
se
li
conta
,
sono
tredici
.
E
nun
ci
fermeremo
qui
:
verrà
,
spero
,
il
giorno
in
cui
il
cittadino
ci
averà
una
turbina
al
naso
col
contastarnuto
di
Stato
,
uno
scrivano
per
prendere
nota
del
numero
e
un
ufficio
centrale
per
metterci
il
relativo
bollo
;
accusì
per
il
resto
.
E
dire
che
Terresina
prima
stava
in
pena
che
quando
il
pupo
sarebbe
stato
grande
nun
avrebbe
trovato
il
posto
!
Povera
donna
!
Sai
quanto
sarà
contenta
adesso
!
Quando
Pippetto
Marginati
ci
averà
la
debbita
licenza
,
l
'
Itaglia
,
grazie
a
Dio
,
sarà
tutto
un
Dicastero
,
e
chi
sa
che
nun
siamo
ariusciti
a
mettere
la
mano
nel
cusidetto
bel
cielo
italico
e
a
rigarlo
uso
bollo
,
con
tanto
di
margini
sui
due
versanti
,
e
in
cima
,
su
la
cusiddetta
Alpe
fatale
,
tanto
di
"
Oggetto
"
in
carattere
stampatello
.
Sul
gergo
,
salvognuno
,
dell
'
onorevoli
Pensa
e
ripensa
e
nel
pensare
divengo
folle
-
più
che
ci
penso
e
più
sono
cose
da
pigliarsi
con
le
molle
,
-
come
diceva
quello
che
mangiava
pane
e
radici
quadrate
.
Lei
si
figuri
,
che
in
questo
momento
che
ci
scrivo
sono
aridotto
in
casa
mia
,
come
si
avessi
data
una
cammera
in
subbaffitto
e
Corrado
Brando
.
Comechè
si
andiamo
di
questo
passo
fenisce
che
prendo
un
appartamento
al
quinto
piano
di
un
proggetto
di
case
popolari
e
mi
aritiro
a
vivere
lassù
,
come
il
segretario
del
conte
Ugolino
.
Non
so
chi
sia
stato
colui
,
il
quale
me
ti
pose
ne
la
capoccia
del
cranio
l
'
idea
di
condurti
il
pupo
a
visitare
il
Parlamento
nazzionale
,
indovechè
speravo
con
questo
di
arialzarci
le
idee
.
Strada
facendo
ci
dicevo
:
Vedi
,
figlio
mio
,
tieni
sempre
davanti
parecchie
cose
,
fra
le
quali
l
'
idea
che
l
'
omo
non
è
un
semplice
bipide
,
perché
allora
nisuno
lo
distinguerebbe
dal
pollo
che
si
è
giocato
le
penne
a
percuoti
muraglia
,
o
battimuro
come
dice
la
plebbe
,
e
tanto
meno
dal
rinoceronte
privo
di
due
zampe
.
L
'
omo
è
quella
cosa
che
ci
ha
un
cervello
che
pensa
,
per
cui
si
occupa
di
pulitica
,
soffre
di
dolor
di
testa
e
falsifica
le
cambiali
,
mentre
il
pollo
,
tu
me
lo
insegni
che
becca
qualunque
porcheria
,
ma
la
pulitica
no
,
e
il
rinoceronte
ti
può
dare
una
cornata
,
ma
sarebbe
incapace
di
farti
poi
una
causa
per
danni
.
L
'
omo
ci
ha
ezziandio
il
sentimento
,
che
sarebbe
quella
cosa
che
ce
si
fanno
le
romanze
e
i
figli
maschi
,
nonchè
la
bandiera
dell
'
ideale
.
Quanto
a
rimediare
la
bandiera
dell
'
ideale
non
te
ne
preoccupare
,
perché
la
patria
te
la
mette
in
mano
appena
nasci
.
Il
difficile
è
il
modo
di
usarla
.
Tu
,
ci
scommetto
che
ti
ci
soffieresti
subito
il
naso
;
invece
ti
assicuro
che
bisogna
tenerla
da
conto
,
saperla
sventolare
ogni
tanto
per
levarci
le
tarle
,
e
soprattutto
imparare
a
ripiegarla
.
Questo
ultimo
lavoro
qui
a
Montecitorio
lo
fanno
accusì
bene
,
che
si
pole
dire
,
vivono
di
quello
.
Per
cui
,
vieni
nel
santuvario
della
patria
,
guarda
,
arimira
ed
apprendi
.
Detto
un
fatto
entriamo
a
Montecitorio
,
indovechè
appena
entrato
esclamai
:
Numi
dei
vari
Olimpi
,
debbitamente
assortiti
!
...
Sogno
o
son
desto
?
Si
figuri
che
cascassimo
in
pieno
struzzionismo
,
indove
uno
faceva
"
tetetè
tetetè
tetetè
"
con
la
bocca
,
un
altro
con
la
medesima
faceva
altre
cose
,
uno
sbatteva
le
tavolette
,
uno
fischiava
la
marcia
de
l
'
Aida
e
,
quello
che
è
peggio
,
uno
parlava
.
Il
pupo
me
ti
fa
,
dice
:
Papà
,
ma
che
ci
ho
da
imparare
qui
!
...
Si
tanto
quanto
azzardassimo
a
comportarci
accusì
a
scola
,
ogni
zampata
del
maestro
ci
rimane
la
forma
della
scarpa
nel
pensiero
pulitico
!
...
Eppoi
dice
,
questo
è
il
santuvario
della
patria
?
...
E
la
patria
indove
sta
?
-
Ecco
,
ci
feci
io
,
che
stavo
su
le
spine
,
la
patria
c
'
è
,
ma
qui
non
ce
la
fanno
entrare
,
perché
si
quella
entrasse
quaddentro
,
ti
piglia
,
di
tutta
questa
gente
,
uno
per
partito
,
e
ci
dà
tanti
di
quei
sganassoni
che
ci
cascheno
tutti
i
denti
,
senza
dei
quali
la
pulitica
nun
la
ponno
fare
più
,
perché
ci
mancheno
i
ferri
del
mestiere
.
In
quel
momento
incominciarono
a
sentirsi
certi
vocabboli
,
che
feci
appena
a
tempo
a
mettere
la
giacca
in
testa
al
pupo
e
portarlo
fori
,
per
pavura
che
sentissi
tutto
.
Laddove
adesso
l
'
ho
ariportato
a
casa
,
ma
è
bastato
quel
po
'
che
ha
sentito
,
perché
mi
ti
incominciasse
a
parlare
in
modo
tale
,
che
adesso
la
serva
dice
che
nun
ci
vole
più
stare
e
Terresina
dice
che
ci
ho
fatto
apprendere
i
"
vocaboli
ordurieri
"
come
dicheno
i
fratelli
d
'
oltr
'
Alpa
,
o
zozzonate
,
come
si
dice
fra
noi
.
Inoltre
adesso
questo
sciagurato
fanciullo
dice
che
si
un
deputato
pole
parlare
accusì
,
un
demonio
indigente
o
povero
diavolo
qualunque
pole
fare
di
peggio
,
e
quindi
ti
ha
stabbilito
lo
struzzionismo
puro
lui
.
E
abbastasse
questo
;
ieri
è
andato
in
cucina
e
siccome
voleva
fare
lo
sperimento
di
rovesciare
l
'
urna
,
ha
dato
un
colpo
di
granata
o
scopa
ne
la
pila
del
brodo
e
ti
ha
rovesciato
la
medesima
sul
foco
,
per
cui
c
'
è
voluto
il
ben
di
Dio
per
aricunquistare
su
le
fiamme
i
centoventi
grammi
di
malvagio
sedere
,
o
come
altrimenti
dice
la
plebbe
,
dai
quali
si
doveva
estrarre
il
brodo
domestico
.
Vi
aggiungo
inoltre
che
quest
'
ultimo
,
fra
il
carbone
,
il
fumo
e
l
'
abbrucciato
,
anzichè
di
pio
bove
,
sapeva
di
Giordano
Bruno
.
Io
per
conto
mio
,
sarei
del
parere
che
,
nell
'
attuvale
frangente
,
visto
che
l
'
omo
,
come
diceva
quello
che
ci
aveva
una
voce
curiosa
,
è
impotente
a
"
porci
un
rimedio
,
si
facesse
una
domanda
collettiva
al
Padre
Eterno
e
a
Mosè
,
perché
ognuno
si
aripigliasse
i
suoi
,
altrimenti
,
si
l
'
esempio
dilaga
,
è
robba
che
un
giorno
o
l
'
altro
ti
usciamo
da
le
case
con
musica
in
testa
e
caro
viveri
in
cuore
e
ti
nominiamo
un
cummitato
arivoluzzionario
;
accusì
almeno
potremo
con
poca
spesa
fare
alquante
ripubbliche
,
nonchè
il
pollo
a
la
cacciatora
.
Sempre
come
sopra
.
Averebbe
qualchiduno
la
bontà
di
salutarmi
la
rippresentanza
nazzionale
,
che
sta
per
riaprirsi
?
Io
,
sarà
per
quel
tinticarello
dell
'
ecchese
candidato
,
sarà
per
quel
panciante
a
la
pulitica
che
è
come
chi
dicesse
il
lupo
,
con
cui
il
pelo
te
lo
perdi
come
si
te
lo
fussi
giocato
a
bottonella
,
ma
il
vizzio
mai
,
certo
è
che
ugniqualvolta
passo
davanti
a
Montecitorio
dico
fra
me
e
Oronzo
E
.
Marginati
:
E
pensare
che
lì
dentro
si
gioca
a
bazzica
e
legge
,
mentre
di
fori
il
proletaglio
va
cercando
nei
monterozzi
di
mondezza
una
spina
di
pesce
che
nun
sia
proprio
tirata
a
pulimento
ovverosia
un
osso
del
fu
abbacchio
indove
ci
sia
ancora
una
rimembranza
di
carne
!
...
Vede
:
nun
è
che
io
disprezzi
il
rappresentante
de
la
nazzione
,
perché
si
uno
ama
la
nazzione
e
disprezza
chi
la
rippresenta
è
come
si
dicesse
di
amare
Roma
e
poi
si
soffiasse
il
naso
ne
la
lupa
,
calpestasse
il
Colosseo
o
si
mettesse
a
sedere
su
la
colonna
Antonina
.
Io
,
anzi
,
quanto
ti
dico
:
un
diputato
,
con
una
mano
ci
faccio
tanto
di
cappello
,
e
con
l
'
altra
grido
:
Viva
sempre
le
nostre
nun
mai
abbastanza
gloriose
stituzzione
.
Ma
tuttavia
ne
la
mia
propria
capoccia
de
la
testa
,
quando
penso
al
carro
de
lo
Stato
e
al
rispettivo
rippresentante
de
la
nazzione
,
nun
posso
fare
a
meno
di
figurarmi
il
suddetto
rappresentante
de
lo
Stato
come
colui
il
quale
deve
tirare
il
prefato
carro
.
Sarà
somiero
,
sarà
destriero
,
sarà
leone
,
tigre
,
pantera
,
farfalla
,
ippopotamo
,
zanzara
,
vapore
,
grillotalpa
,
mosca
olearia
o
microbbo
del
tifo
,
ma
certo
è
quell
'
essere
animato
che
deve
stare
fra
le
stanghe
de
la
nazzione
e
tirare
.
E
quindi
vorrei
che
all
'
occhio
del
cittadino
la
cosa
,
diremo
cusì
,
tirata
,
o
carro
suddetto
,
e
quella
che
deve
,
a
bon
gioco
,
tirare
,
o
diputato
,
fussero
a
contatto
continuvo
.
Invece
ti
hanno
congegnato
le
questioni
in
modo
,
che
il
cittadino
purchessia
non
ci
si
ariccapezza
più
,
laddovechè
succede
come
col
medico
,
che
a
te
ti
dole
un
dito
e
lui
ti
dice
:
Sa
,
dipende
da
la
parapicosi
strofolaria
endosmotica
con
pizzicorrea
metaplastica
;
raggione
,
per
cui
ci
dài
tre
lire
e
sul
dito
ci
metti
il
non
mai
abbastanza
lodato
seme
di
lino
come
si
nun
avesse
detto
gnente
.
Nel
medesimo
modo
,
al
parlamento
è
accaduto
che
si
sono
fatti
un
vocabolario
complicato
per
persone
intellettuvali
,
per
cui
loro
si
parleno
e
loro
si
capischeno
.
Avviene
,
putiamo
temporaneamente
il
caso
,
che
il
cittadino
trova
che
il
pane
è
troppo
caro
,
raggione
per
cui
spererebbe
che
un
giorno
o
l
'
altro
un
diputato
andasse
su
e
dicesse
:
Egreggio
signor
guverno
,
è
inutile
che
lei
faccia
finta
di
leggere
le
carte
sul
tavolo
,
guardi
da
la
parte
mia
e
tiri
a
far
poco
il
miccagliolo
:
ci
crede
che
si
il
pane
seguita
a
essere
cusì
caro
,
fenisce
che
diventa
un
metallo
prezzioso
?
Ebbene
,
adesso
che
te
l
'
ho
detto
,
arimediaci
meglio
che
pòi
,
si
no
ti
levo
il
portafoglio
e
te
lo
sbatto
in
testa
.
E
sia
la
prima
e
l
'
ultima
volta
che
fai
il
profumone
!
Viceversa
il
diputato
va
su
e
quando
parla
,
ti
tira
fori
da
una
parte
i
centesimi
addizzionali
,
dall
'
altra
la
perequazzione
,
dall
'
altra
il
sistema
protettivo
,
e
tanti
altri
scacciapensieri
per
signora
e
signorina
,
con
tanti
vocabboli
novi
,
parole
africane
,
eschimesi
e
ciampinesi
,
che
il
proletaglio
nun
capisce
gnente
,
paga
il
pane
un
bagliocco
di
più
e
abbozza
come
un
sol
uomo
.
Ora
io
dico
:
abbasta
!
E
lo
dico
in
lingua
benchè
povera
,
addirittura
nullabbiente
,
diomodochè
questo
abbasta
è
come
quel
pignolo
in
mezzo
alla
fronte
,
che
nun
lo
poi
tradurre
altro
che
in
lingua
pignola
.
Abbasta
,
egreggi
signori
arippresentanti
de
la
nazzione
,
abbasta
di
giocare
a
bussolotto
,
salta
,
con
rispetto
parlando
,
la
quaglia
e
perfida
genitrice
,
o
mammaccia
,
come
dice
la
plebbe
!
Abbasta
,
che
quando
il
popolo
dice
pane
,
voi
gli
arispondete
ordine
del
giorno
!
...
Scendete
in
mezzo
al
proletaglio
,
il
quale
da
la
fame
cerca
se
si
pole
mozzicare
i
propri
gomiti
da
sè
stesso
,
buttate
un
occhio
nel
suo
tugurio
ed
in
quello
de
la
sua
scalcagnata
signora
,
nonchè
prole
,
mettete
il
dito
su
la
piaga
e
poi
aricordatevi
che
abbozza
oggi
,
abbozza
domani
,
torna
ad
abbozzare
dopodomani
,
verrà
il
giorno
nel
quale
agguanteremo
la
bandiera
de
la
riscossa
,
la
fiaccola
,
la
scure
e
qualche
altro
genere
commestibbile
,
per
cui
se
una
sera
andate
a
dormire
sugli
allori
,
e
la
mattina
vi
trovate
una
mezza
dozzina
di
barricate
per
casa
,
dovete
dire
come
quel
tale
de
la
commedia
:
tu
l
'
hai
voluta
,
caro
il
mio
Giorgio
Dandini
!
L
'
arittimetica
de
la
nazzione
.
Lei
mi
dirà
che
io
voglio
ficcare
,
con
rispetto
parlando
,
il
naso
ne
le
quistioni
dell
'
alta
pulitica
,
ma
oserei
dirci
che
quando
un
cittadino
paga
le
tasse
(
che
quei
quattro
bagliocchi
di
stipendio
da
una
mano
il
guverno
ce
li
dà
e
dall
'
altra
se
li
arribbecca
quasi
tutti
)
acquista
il
diritto
di
ficcare
il
naso
in
tutti
l
'
affari
,
il
dito
in
tutte
le
piaghe
e
l
'
intelletto
in
tutti
i
probblemi
,
coi
quali
negargli
un
simile
diritto
sarebbe
come
si
uno
venisse
a
dirmi
che
dopo
aver
dato
a
la
donna
di
servizio
i
bagliocchi
per
la
spesa
,
io
non
ho
il
diritto
di
penetrare
in
cucina
,
per
vedere
si
ha
messo
ne
la
pila
i
soliti
130
grammi
di
cupertina
,
ovverosia
le
scarpe
del
di
lei
bersagliere
,
ovverosia
guardia
di
finanza
!
E
con
ciò
Ella
vede
facilmente
come
io
ho
tutto
il
diritto
di
guardare
in
faccia
Montecitorio
e
di
dirci
:
A
profumone
!
a
che
gioco
giochiamo
?
Ella
vede
ad
occhio
impudicamente
nudo
,
che
i
diputati
ciurlano
,
come
diceva
il
principe
Eulemburg
,
nel
manico
!
Ma
che
,
facciamo
le
leggi
o
giochiamo
a
piccola
sfera
o
pallina
?
Qui
,
tutto
il
tempo
utile
,
quando
fa
fresco
ed
ogni
essere
animato
,
vuoi
cane
da
caccia
,
vuoi
cavallo
di
vettura
,
o
preferisci
rippresentante
de
la
nazzione
,
lavora
con
calma
e
con
facilità
,
te
lo
passiamo
a
fare
le
crisi
,
le
interpellanze
,
le
sedute
movimentate
,
ed
altri
giochi
di
società
,
e
quando
incomincia
il
caldo
,
che
l
'
omo
,
il
bipide
,
il
tripide
,
o
il
quadripide
nun
connetteno
più
per
il
caldo
,
le
zanzare
e
l
'
elezzione
amministrative
,
allora
te
si
ariduciamo
a
approvare
i
bilanci
che
sarebbero
viceversa
l
'
osso
di
persica
del
lavoro
parlamentare
e
quello
che
ce
si
dovrebbe
pensare
prima
di
tutto
.
Laddovechè
accusì
il
Parlamento
che
dovrebbe
essere
come
un
ufficio
in
capo
del
paese
,
indove
invece
de
le
pratiche
si
emarginano
le
leggi
,
e
invece
di
mettere
all
'
atti
i
pezzi
di
carta
ce
si
mette
oggi
una
corazzata
,
domani
una
università
e
doppodomani
magari
tutta
la
nazzione
,
sempre
più
te
si
ariduce
a
una
specie
di
teatro
meccanico
,
indove
il
cittadino
ci
va
per
vedere
se
il
ministro
Tizzio
è
ariuscito
a
stropicciare
l
'
onorevole
Caglio
o
viceversa
,
e
altri
scacciapensieri
,
laddovechè
doppotutto
nun
è
nemmeno
molto
divertente
;
e
si
i
bagliocchi
che
si
spendono
per
i
locali
,
l
'
illuminazione
,
l
'
impiegati
,
la
cartasuga
e
li
campanelli
del
presidente
,
si
spendessero
in
tanti
bruscolini
e
nocchie
capate
,
si
divertiressimo
di
più
.
Viceversa
io
vorrei
che
quello
che
ariguarda
il
vero
malloppo
de
la
quistione
,
che
sarebbero
i
conti
di
cassa
,
li
facessimo
prima
di
tutto
e
con
calma
;
come
io
dico
al
pupo
che
faccia
prima
il
compito
,
poi
impari
la
lezzione
,
e
doppo
lo
autorizzo
a
giocare
col
picchio
,
o
quanto
meno
a
giocare
a
palla
nel
cortile
!
Invece
ti
succede
come
a
le
serate
di
famiglia
,
che
prima
s
'
incomincia
con
la
polca
e
a
la
fine
vi
è
il
galoppo
,
e
quando
ariva
il
galoppo
ti
discutiamo
i
bilanci
!
Ma
che
modo
è
questo
di
amministrarti
una
nazzione
indove
le
energie
del
popolo
sono
tali
e
tante
,
che
si
ti
arivolti
da
una
parte
vedi
l
'
incremento
del
servizzio
postale
e
telegrafico
,
dall
'
altra
l
'
esercito
che
è
baluvardo
de
le
stituzzione
,
dall
'
altra
la
fede
inconcussa
e
dall
'
altra
l
'
ideale
imperituro
,
il
nalfabetismo
,
il
rigagnoletto
d
'
oro
,
e
il
muvimento
dei
furestieri
?
Quindi
venghi
fori
qualcuno
a
dire
a
quei
signori
,
che
si
vogliono
fare
i
diputati
,
faccino
i
diputati
,
ma
si
viceversa
vogliono
giocare
a
maroncino
,
allora
un
giorno
o
l
'
altro
,
quando
andranno
per
mettersi
a
sedere
sul
seggio
parlamentare
,
gli
si
addrizzerà
davanti
il
fantasma
de
la
patria
,
di
dietro
il
suffragio
degli
elettori
,
e
succederà
uno
scherzo
tale
che
la
valle
di
Giosafatte
,
al
confronto
,
diventerà
una
bibbita
ghiacciata
.
Indove
ti
smonto
l
'
ingranaggio
de
lo
Stato
.
S
'
era
accorto
mai
nissuno
che
nell
'
amministrazzione
de
lo
Stato
c
'
era
qualche
cosa
che
nun
andava
?
Pole
essere
di
sì
,
perché
l
'
amministrazzione
de
lo
Stato
,
veduta
dal
di
fori
è
una
cosa
,
dal
di
dentro
è
un
'
altra
.
Comechè
il
cittadino
,
di
fronte
a
la
medesima
,
è
una
facentefunzioni
,
e
nun
pole
sapere
quello
che
succede
laddentro
.
Infatti
,
presempio
,
si
lei
ci
ha
una
quistione
con
lo
Stato
,
supponiamo
in
qualità
di
danneggiato
terremotico
,
e
aspetta
invano
la
relativa
baracca
,
eccoti
che
se
la
piglia
col
guverno
,
comechè
dice
:
Ma
che
fa
il
ministero
?
Caro
lei
,
ci
arispondo
io
,
il
ministero
fa
il
suo
dovere
!
...
Comechè
per
lei
,
terremotato
,
una
baracca
è
un
dificio
di
tavole
,
chiodi
,
bollette
,
tetto
,
bagherozzi
e
altri
accessori
,
come
pel
marinaglio
la
nave
è
un
piroschifo
con
tubbo
,
macchina
,
stantuffo
,
ecc
...
come
per
il
soldato
militare
il
riggimento
è
una
certa
quantità
d
'
ommini
con
schioppo
,
fucili
ed
altri
generi
commestibbili
,
mentrechè
per
l
'
amministrazzione
questi
oggetti
sono
un
foglio
di
carta
su
cui
è
scritto
:
Oggetto
:
baracca
,
nave
,
riggimento
,
ecc
.
Per
cui
,
quando
lei
si
trova
senza
baracca
,
e
ci
viene
una
polmonite
,
è
in
errore
,
comechè
la
baracca
c
'
è
,
già
scritta
,
bollata
,
firmata
,
messa
sotto
copertina
,
in
altri
termini
è
evasa
.
Si
lei
,
poi
,
invece
di
una
baracca
evasa
ha
bisogno
di
una
baracca
fabbricata
,
vadi
dal
falegname
!
...
Mi
spiego
?
...
Accusì
,
se
il
marinaglio
va
per
imbarcarsi
e
la
nave
nun
esiste
,
e
il
colonnello
sustiene
che
nun
pole
condurre
a
la
carica
un
pezzo
di
carta
protocollo
,
queste
quistioni
nun
ci
riguardano
.
Anzi
,
io
ci
assicuro
che
il
cusidetto
malcontento
del
paese
è
un
vero
ostacolo
al
retto
,
come
sol
dirsi
,
funzionamento
degli
uffici
,
comechè
ogni
tanto
ci
è
qualche
interpellanza
contro
qualcuno
e
questo
si
arisolve
in
una
vera
offesa
alla
legge
contro
la
protezzione
dell
'
animali
.
Mi
spiego
con
un
esempio
:
Nel
nostro
ufficio
ci
è
un
gatto
chiamato
Pecicche
.
Quando
c
'
è
una
interpellanza
contro
un
presunto
abbuso
o
ritardo
,
il
Ministro
chiama
il
capo
de
la
divisione
competente
e
ci
dice
:
Proveda
!
...
Il
capodivisione
chiama
il
caposezzione
e
ci
dice
:
Proveda
!
...
Il
caposezzione
chiama
il
capo
d
'
ufficio
e
ci
dice
:
Proveda
!
...
Il
capo
d
'
ufficio
chiama
il
segretario
e
ci
dice
:
Proveda
!
...
Il
segretario
chiama
l
'
alunno
e
ci
dice
:
Proveda
!
...
L
'
alunno
chiama
l
'
usciere
:
Ma
comm
'
è
che
nun
provedi
?
...
E
l
'
usciere
dà
una
zampata
a
Pecicche
.
Per
cui
un
anno
in
cui
la
rippresentanza
nazzionale
si
occupò
molto
dell
'
interessi
pubblici
(
si
vede
che
nun
fu
un
quivoco
)
il
povero
Pecicche
s
'
era
ridotto
che
appena
sonava
il
campanello
del
gabinetto
di
Sua
Eccellenza
scappava
per
i
tetti
,
e
con
tutto
questo
,
a
furia
di
zampate
,
invece
d
'
un
gatto
era
diventato
un
marciapiede
,
e
dovessimo
arifarci
una
coda
nova
per
sottoscrizzione
.
Ora
il
male
è
che
questa
superstizzione
del
pubblico
è
penetrata
,
pare
,
ne
le
alte
sfere
guvernative
,
per
cui
eccheti
che
,
pensa
e
aripensa
,
come
diceva
il
poveta
,
ti
vogliono
impiantare
l
'
orario
unico
.
Il
che
ha
prodotto
,
nell
'
uffici
,
qualche
cosa
come
una
mezza
arivoluzzione
.
Laddovechè
lei
me
lo
insegna
che
,
gira
che
ti
ariggira
,
chi
ci
arimette
siamo
noi
!
Lei
deve
consapere
che
ogni
orario
di
ufficio
ci
ha
il
cusidetto
limite
di
sbafo
,
che
sarebbe
come
chi
dicesse
quel
cinichetto
di
aritardo
nell
'
entrata
e
di
prematurità
nell
'
uscita
,
il
quale
ti
permette
di
aridurre
praticamente
l
'
orario
.
Presempio
,
si
lei
deve
entrare
a
le
nove
e
uscire
a
le
dodici
,
entra
a
le
nove
e
mezza
e
esce
alle
undici
e
trenta
,
per
cui
vede
che
,
con
due
orari
,
ci
sono
quattro
limiti
di
sbafo
,
mentre
nell
'
orario
unico
ve
ne
sono
due
soli
!
C
'
è
poi
l
'
aggravante
del
cibbo
!
...
Vole
costringere
un
omo
,
ahimè
!
maturo
,
come
me
,
a
munirsi
di
una
vile
fetta
di
salame
,
inclusa
,
come
direbbe
Gabbrielle
,
ne
la
vile
parentesi
di
due
semipagnotelle
?
No
,
certo
.
E
allora
,
quel
cucchiaio
di
brodo
me
lo
devono
telefonare
?
Ovverosia
si
vederà
un
capo
di
famiglia
,
e
funzionaglio
de
lo
Stato
,
andare
all
'
ufficio
con
canestrino
de
la
merenda
come
la
vispa
Teresa
?
E
il
collega
Tuttibbozzi
,
che
è
geloso
della
moglie
,
per
cui
quell
'
intervallo
ci
serviva
a
sorvegliarla
,
come
si
aregola
?
Vorrebbe
salvognuno
che
,
mentre
emargina
una
pratica
,
la
moglie
ci
adornasse
il
letto
,
come
diceva
Santuzza
a
quel
beccaccione
di
compar
Alfio
,
in
malo
modo
?
Si
finirebbe
con
una
serie
di
cavallerie
rusticane
,
laddovechè
il
povero
Tuttibbozzi
,
a
furia
di
mozzicare
l
'
orecchie
de
l
'
amici
,
fenirebbe
sdentato
come
una
sega
pensionata
.
Farsi
portare
il
cibbo
da
la
serva
?
...
E
si
ti
cade
fra
le
braccia
di
un
giovane
e
leggiadro
funzionaglio
?
...
Abbasta
,
soprassediamo
,
come
diceva
quel
principe
tedesco
al
Moro
di
Piazza
Navona
,
e
attendiamo
cosa
va
a
decidere
il
fato
.
Indove
ti
metto
,
salvognuno
,
a
nudo
le
chiacchiere
gratisse
e
la
pagnotta
a
18
carati
Contro
il
lavoratore
in
genere
a
panza
per
aria
.
La
prego
di
ariccogliersi
in
sè
stesso
e
di
arispondermi
a
le
seguenti
domande
:
Scusi
,
ci
pare
che
sia
stato
io
a
fabbricare
la
società
accusì
come
è
fabbricata
?
...
Lei
è
fermamente
persuvaso
che
si
il
pane
costa
caro
è
perché
Oronzo
Marginati
ha
fatto
l
'
incetta
de
le
farine
?
...
Si
lei
è
persuvaso
di
questo
,
io
mi
arinchiudo
in
un
bigozzo
di
dignitoso
ariserbo
e
abbozzo
:
abbozzo
come
un
sol
uomo
,
e
sto
zitto
.
Ma
si
per
avventura
le
cose
fussero
diferenti
,
allora
,
mannaggia
i
soliti
cani
,
fenisce
che
un
giorno
o
l
'
altro
smorzo
la
fiaccola
,
depongo
la
scure
su
la
battilonta
,
arimetto
il
sole
dell
'
avvenire
nel
tiratore
del
commò
,
e
vendo
questa
intemerata
penna
al
sodalizzio
dei
boglia
ed
affini
!
Laddovechè
io
-
e
quando
dico
io
ti
voglio
dire
anche
quelle
legioni
d
'
Oronzi
che
faticheno
come
una
cooperativa
di
muli
,
per
attaccare
un
ventisette
all
'
altro
tutti
i
mesi
-
siamo
stanchi
di
essere
,
come
sol
dirsi
,
l
'
incudine
di
tutti
i
martelli
,
il
battipalle
di
tutte
le
palle
,
la
sòla
di
tutte
le
scarpe
,
la
pelle
di
tutti
i
tamburi
,
indovechè
a
un
certo
punto
ce
si
infiamma
il
piticozzo
dei
nostri
diritti
personali
,
nonchè
le
legittime
arivendicazzione
e
allora
leviamo
in
alto
il
sacrosanto
vissillo
dell
'
ommini
qualunque
,
che
sono
miglioni
,
e
gridano
abbasta
!
C
'
era
un
straccetto
di
sole
dell
'
avvenire
e
se
lo
sono
beccato
i
socialisti
,
c
'
erano
due
bagliocchi
di
fiaccola
dell
'
ideale
e
se
la
sono
sgranfignata
i
ripubblicani
,
ci
avevamo
un
'
oncia
e
mezza
di
Padre
Eterno
e
ha
firmato
il
patto
Gentiloni
,
possedevamo
un
'
apparenza
di
Patria
,
e
i
nazzionalisti
ci
hanno
messo
tanto
d
'
ipoteca
per
farci
tre
collegi
lettorali
e
un
piviale
da
prete
,
nonchè
si
sono
puro
sbafati
l
'
inno
di
Mameli
,
approfittando
che
i
morti
nun
possono
prendere
a
zampate
i
vivi
,
per
cui
,
ecco
che
un
povero
cittadino
,
il
quale
nun
ci
ha
altre
tessere
che
quella
de
lo
stato
civile
,
si
trova
aridotto
a
fare
la
parte
di
abbozzatore
perpetuo
,
ovverosia
come
chi
dicesse
una
macchina
che
paga
,
vòta
,
ariceve
botte
,
zampate
,
privazzioni
e
ditate
nell
'
occhi
,
e
in
compenso
di
tutto
questo
,
abbenchè
si
nutra
di
pane
annaffiato
col
sudore
de
la
fronte
,
con
contorno
di
disinganni
e
disillusioni
all
'
agro
,
c
'
è
puro
chi
ci
dà
il
grasso
borghese
.
Mi
arimiri
per
un
momento
la
cosa
pubblica
.
Le
sigaraglie
scioperano
?
...
E
lei
crede
che
lo
Stato
ci
arimette
qualche
cosa
?
...
Ci
arimetto
io
,
omo
qualunque
!
Comechè
da
sittimane
e
sittimane
sono
costretto
di
acquistare
certi
sigheri
toscani
che
pareno
vermini
,
salvando
indove
mi
tocco
,
solitari
,
laddove
sono
accusì
mosci
,
che
quando
mi
voglio
aricordare
qualche
cosa
,
invece
di
fare
un
nodo
al
fazzoletto
,
faccio
un
nodo
al
sighero
,
e
nun
piglieno
foco
nemmeno
se
li
intingi
in
un
vulcano
.
L
'
altro
giorno
ho
provato
col
cerino
,
col
fulgore
de
lo
sguardo
,
con
la
fiamma
de
la
passione
,
con
la
fede
ardente
dell
'
avvenire
e
col
carbone
di
cucina
,
ma
era
come
a
commovere
il
sor
Bonaventura
!
!
...
Arimaneva
smorzato
e
moscio
come
un
elettore
davanti
ai
vari
programmi
del
momento
!
Dice
accusì
Terresina
che
si
avesse
avuto
qualche
anno
di
meno
ci
avrebbe
provato
lei
,
ma
che
adesso
nun
ci
ha
più
la
mano
.
A
ogni
modo
eccheti
che
la
arivendicazzione
de
la
proletaglia
tabbacchifera
,
te
si
arisolve
in
una
tribbolazzione
del
mansuveto
cittadino
qualunque
.
Ti
scoppia
il
sciopero
generale
?
Chi
è
che
magna
la
polvere
de
le
strade
,
vedove
di
servo
encomio
,
nonchè
di
codardo
oltraggio
e
poi
anche
di
scope
municipali
?
Io
.
Chi
è
che
magna
il
pane
arifatto
?
Io
.
Chi
è
che
va
piedi
?
Io
.
Chi
è
che
ci
manca
il
pane
dell
'
anima
perché
nun
sorte
il
giornale
?
Io
.
Per
cui
un
giorno
si
ci
organizzeremo
anche
noi
,
ci
avremo
anche
noi
un
vissillo
,
faremo
una
barricata
di
protesti
cambiari
e
di
citazzioni
,
usciremo
dal
silenzio
dei
quarti
piani
,
da
le
viscere
de
le
camere
ammobbigliate
con
commodo
di
cucina
,
da
le
profondità
dei
mezzanini
con
finestra
sul
cortile
,
e
se
la
vedremo
,
come
diceva
Messalina
a
Lucrezia
Borgia
!
...
Abbasta
!
...
Siamo
stanchi
di
tenere
l
'
occhi
bassi
,
comechè
perfino
le
nostre
scarpe
ci
rideno
in
faccia
!
...
Siamo
stanchi
di
magnare
polpette
d
'
allesso
arifatto
e
pane
ciancicato
!
...
Guardateci
fra
le
pareti
domestiche
!
...
Nun
ci
abbiamo
più
una
foderetta
di
cuscino
indove
l
'
impiegati
del
Monte
nun
ci
abbiamo
fatto
l
'
esercizio
di
calligrafia
!
...
Il
fondo
,
salvognuno
,
dei
calzoni
,
è
diventato
un
pezzo
di
aricambio
,
con
tante
pezze
che
sembra
un
campionaglio
di
stoffe
!
La
padella
di
cucina
si
è
tanto
disabbituvata
a
cibbi
ristocratichi
,
che
si
ci
buttassero
dentro
un
pollo
diventerebbe
rossa
dall
'
emozzione
!
Lo
spiedo
,
abbiamo
finito
col
farci
un
parafulmine
,
e
quando
parliamo
de
le
bistecche
,
a
chi
ci
viene
il
sorriso
ironico
,
e
a
chi
la
furtiva
lagrima
!
...
E
doppo
tutto
questo
dobbiamo
puro
fare
da
materia
prima
all
'
arivendicazzioni
dell
'
altri
!
Avecche
le
fromage
!
come
dicheno
i
fratelli
d
'
Oltralpa
quando
noi
ci
stendiamo
la
mano
.
Per
cui
formiamoci
in
fitta
schiera
,
procuriamoci
un
'
asta
,
magari
per
sottoscrizzione
,
attacchiamoci
,
presempio
,
il
gravuse
che
ci
sposai
,
che
a
furia
d
'
andare
al
Monte
di
pietà
,
s
'
è
abbituvato
accusì
bene
che
fa
la
strada
solo
,
e
marciamo
a
la
conquista
dell
'
avvenire
.
Contro
lo
scopatore
irripiribbile
.
Averebbe
la
cortesia
,
salvando
il
dovuto
arispetto
,
di
salutarmi
i
scopini
municipali
?
Lei
lo
sa
,
ch
'
io
sono
,
come
chi
dicesse
,
mezzo
narchico
,
per
conseguenza
nei
conflitti
tra
capitale
e
lavoro
,
per
quanto
cerchi
d
'
essere
quanime
,
sento
sempre
qualche
cosa
che
mi
tira
da
la
parte
del
proletaglio
.
Col
quale
lei
vede
a
occhio
,
beato
lui
,
nudo
,
che
io
,
per
temperamento
,
nun
so
scondinzolare
e
sono
portato
più
ad
erigermi
,
quanto
che
posso
,
a
ribbelle
che
a
tutore
dell
'
ordine
.
Lei
mi
dirà
che
io
faccio
per
farmi
fare
cavagliere
,
ma
io
ci
arispondo
di
no
,
abbenanche
che
io
sappia
che
le
stituzzioni
sono
come
certe
donne
,
che
si
nun
ci
dài
i
pignoli
,
nun
s
'
affezioneno
mai
.
Però
,
in
quest
'
occasione
mi
dichiaro
forcagliolo
,
profumone
,
boglia
,
aripressivo
,
carnefice
.
Finchè
tu
mi
dici
:
Sai
?
...
son
garzone
fornaglio
,
perciò
,
si
nun
mi
crescheno
la
paga
,
sciopero
e
ti
levo
il
pane
dalla
bocca
"
,
io
abbozzo
.
Si
tu
mi
dici
:
"
Sai
?
...
sono
vitturino
,
o
la
vita
o
la
borsa
"
,
io
fremo
,
ma
abbozzo
.
Ma
adesso
,
converrà
puro
lei
che
con
questa
aggitazzione
dei
scopini
,
e
relativo
minacciato
sciopero
,
la
cosa
incomincia
a
puzzare
;
e
ognuno
se
ne
accorge
.
Quando
ho
letto
che
i
giornali
parlaveno
dei
lavoratori
de
la
scopa
,
da
principio
ho
detto
:
"
Vòi
vedere
che
il
caldo
gli
ha
dato
in
testa
e
non
si
vogliono
mettere
a
scopare
le
strade
?
"
.
Ma
si
vede
che
nun
conoscevo
bene
la
fibra
de
lo
scopatore
romano
,
il
quale
si
spezza
,
ma
non
si
piega
.
Per
cui
impugno
la
penna
e
ci
scarico
la
seguente
protesta
:
Fintanto
che
tu
,
proletaglio
,
per
questi
due
bagliocchi
di
colletto
inamidato
che
ci
ho
al
collo
mi
tratti
da
grasso
borghese
e
vuoi
i
bagliocchi
,
posso
limitarmi
a
baccagliare
un
poco
,
ma
si
per
avventura
vòi
la
pelle
,
e
mi
minacci
di
scaraventarmi
addosso
un
esercito
di
microbbi
,
si
nun
credi
di
essere
abbastanza
infezzione
tu
,
e
convochi
il
tifo
,
chiami
a
raccolta
il
collera
,
fischi
a
la
scarlattina
,
inviti
il
vaiolo
;
allora
me
ti
aricordo
che
prima
di
fare
l
'
Oronzo
ho
fatto
per
nove
mesi
il
feto
,
vale
a
dire
che
l
'
avutrice
dei
miei
giorni
me
ti
ha
messo
assieme
a
mollichelle
,
come
un
piccolo
peculio
di
famiglia
,
e
che
poi
c
'
è
voluto
il
sudore
di
parecchie
fronti
per
tirare
avanti
me
e
i
cusidetti
miei
,
e
tutto
questo
perché
?
Perché
a
un
certo
punto
rivassi
tu
,
o
vilissimo
scopista
,
e
mi
dicessi
:
Passa
all
'
ufficio
difunti
!
Ah
!
...
figlio
di
sei
o
sette
danesi
e
d
'
una
cooperativa
di
gatte
arrabbiate
,
è
per
questo
che
abbiamo
preso
quel
colle
che
sai
tu
,
e
ci
abbiamo
piantato
quel
vissillo
che
non
ignori
?
È
per
questo
che
abbiamo
conquistato
le
libbere
stituzzioni
,
il
caro
viveri
,
la
fede
inconcussa
,
la
lupa
,
la
tassa
di
famiglia
e
il
ponte
del
Risorgimento
tutto
di
cemento
armato
?
E
la
cuscienza
,
dove
ce
l
'
hai
?
...
Quando
ti
bevi
mezzo
litro
su
le
rovine
de
la
patria
,
nun
senti
come
un
chiodo
ne
la
panza
che
dice
:
ti
possa
diventare
tutto
acido
fenico
?
...
Con
che
coraggio
passerai
per
i
viali
del
Pincio
dove
ci
sono
l
'
ommini
illustri
,
che
hanno
servito
la
suddetta
patria
?
...
Nun
ti
parerà
che
ti
dicheno
:
Hai
raggione
che
siamo
senza
braccia
e
senza
gambe
si
no
sentivi
che
scadenza
?
!
?
!
?
!
?
E
quando
passerai
per
le
strade
piene
di
mondezza
,
nun
ti
parerà
che
i
torzi
di
broccolo
ti
guardino
con
aria
mesta
e
che
ti
dicheno
:
Ingrato
,
perché
ci
abbandonasti
accusì
?
...
Nun
ti
parerà
che
le
cocce
di
cocommero
grondino
di
sangue
,
oserei
dire
,
piuttosto
invendicato
?
...
E
dopo
tutto
questo
,
vòi
puro
la
mancia
di
ferragosto
?
...
Per
conto
mio
ti
faccio
consapere
che
io
ho
scritturato
il
cane
dell
'
oste
,
al
cantone
,
col
quale
tutte
le
mattine
ci
arroto
i
denti
con
la
raspa
,
poi
lo
attacco
per
la
coda
al
sole
,
ce
lo
tengo
dieci
minuti
,
ci
do
da
mangiare
un
osso
tirato
a
pulimento
e
ci
leggo
un
pezzo
di
polemica
sul
monopolio
.
Doppo
tre
giorni
è
già
diventato
una
tale
tigre
che
si
dici
:
"
Bongiorno
"
ti
dà
un
mozzico
in
faccia
.
Ebbene
,
quando
verrai
a
chiedere
la
mancia
,
te
lo
attizzo
,
e
si
nun
te
si
magna
vivo
,
do
le
mie
dimissioni
da
Oronzo
e
voglio
essere
chiamato
canestraro
anche
dalla
mia
tenera
prole
.
Le
cose
volgheno
al
traggico
,
e
si
nun
vi
si
mette
ariparo
,
feniremo
male
,
perché
ci
sono
azzioni
che
ci
si
pole
arispondere
con
la
parola
,
ma
a
certe
altre
ci
vogliono
le
palle
.
Due
parole
a
quelli
del
sindacalismo
.
Averebbe
Lei
la
bontà
di
farsi
coraggio
,
entrare
ne
la
gabbia
dei
sindacalisti
e
stringerci
cordialmente
la
mano
?
Laddovechè
questi
signori
,
o
vogliam
dire
compagni
,
nun
solo
ti
esercitano
con
energia
la
parte
che
si
sono
scelti
,
ma
ci
hanno
la
franchezza
di
dirlo
,
robba
che
nun
succede
in
tutti
i
vicoli
ciechi
.
Generalmente
uno
che
,
con
rispetto
parlando
,
ci
ha
avuto
una
cundanna
,
quando
ne
parla
dice
:
Mi
aricordo
ci
ebbi
quella
disgrazzia
...
Nonchè
lei
vede
che
quando
io
debbo
accennare
al
piccolo
incunveniente
fisiologgico
del
Sor
Filippo
,
io
dico
decorosamente
:
il
solito
incommodo
.
E
cusì
pure
Lei
vederà
che
certe
categorie
d
'
ommini
,
di
donne
o
di
generi
affini
,
quando
ci
scappa
di
qualificarsi
,
dicheno
semplicemente
e
castamente
:
Noi
disgrazziati
o
ate
,
noi
perseguitati
,
o
ate
,
eccetera
.
Invece
il
sindacalista
ti
ha
costituvito
il
partito
dei
rompitori
di
scatole
,
lo
dichiara
,
marcia
verso
i
suddetti
recipienti
,
e
li
rompe
a
la
luce
del
sole
.
E
accidenti
,
quanto
li
rompe
!
...
Ogni
volta
che
casca
il
somaro
a
un
ortolano
,
ti
sospende
il
lavoro
ne
la
città
,
se
il
somaro
nun
si
rialza
subbito
,
ne
la
provincia
,
e
se
il
somaro
si
mostra
fermo
nei
suoi
princìpi
,
eccoti
tutta
la
nazzione
con
le
mano
in
mano
;
insomma
per
rialzare
un
somaro
proletaglio
,
ti
mette
la
patria
con
la
corona
turrita
per
terra
e
le
venerate
zampe
al
soffitto
.
Per
cui
ti
dimostra
al
solito
lume
del
non
mai
abbastanza
lodato
naso
,
che
tuttora
l
'
avvenire
del
paese
ti
dipende
dalla
camminata
di
un
somaro
,
cosa
,
del
resto
,
che
non
era
del
tutto
ignota
.
Per
cui
quando
il
pupo
me
ti
domanda
che
nelle
varie
branche
della
sua
rudizzione
ci
dilucidi
il
punto
arelativo
a
la
pulitica
,
io
ci
dico
:
Guarda
che
la
vita
pubblica
del
paese
è
come
chi
dicesse
una
specie
di
orchestra
indove
è
vero
che
chi
dirige
è
il
maestro
,
ma
il
maestro
stesso
si
fa
impressionare
abbituvalmente
da
quello
che
sona
la
grancassa
,
per
cui
si
può
considerare
che
la
direzzione
è
divisa
in
due
,
fra
quello
che
maneggia
la
bacchetta
,
e
quello
che
fa
bum
-
bum
.
Generalmente
la
carriera
incomincia
da
bum
-
bum
e
fenisce
con
la
bacchetta
,
quando
il
sonatore
di
grancassa
nun
è
per
avventura
più
modesto
e
nun
si
contenta
di
un
posto
di
violino
,
o
magari
di
corno
,
sia
pure
inglese
.
Per
cui
,
aricordati
quello
che
ti
dice
tuo
padre
,
il
quale
ci
ha
ben
pochi
peli
sulla
lingua
,
meno
ancora
sul
capo
e
,
quei
pochi
,
di
colore
incerto
.
Quasi
tutti
quelli
che
ci
hanno
la
bacchetta
in
mano
,
quando
sonaveno
la
grancassa
pareveno
dei
veri
estratti
di
belve
feroci
,
ma
mano
a
mano
che
si
avvicinaveno
al
sedione
del
direttore
,
prendeveno
un
aspetto
intermediario
fra
l
'
attacchino
e
il
capo
-
divisione
.
Tu
nun
ti
pòi
figurare
,
certi
di
quelli
che
adesso
si
ci
tocchi
la
monarchia
con
un
dito
diventeno
pantere
,
quanti
borghesi
si
magnaveno
per
pasto
,
tu
nun
ti
pòi
figurare
quanti
troni
e
quanti
altari
ti
polverizzaveno
tutte
le
matine
!
...
Poi
,
piano
piano
lo
spirito
arrivoluzzionario
glie
si
aritirava
come
un
vestito
che
diventa
stretto
,
finchè
a
uno
,
presempio
,
di
tutto
il
sole
dell
'
avvenire
gli
arrestava
solo
il
cappello
moscio
per
andare
al
Quirinale
,
a
un
altro
gli
arrestava
la
pettinatura
,
e
a
qualcuno
magari
,
la
sola
abbitudine
di
lavarsi
un
po
'
meno
le
mano
.
Dimodochè
,
quando
senti
quel
bum
-
bum
della
gran
cassa
,
nun
ti
spaventare
troppo
:
è
come
i
leoni
dei
monumenti
sulle
piazze
itagliane
:
fanno
il
leone
,
ma
senza
convinzione
.
E
si
presti
bene
l
'
orecchio
,
l
'
unica
cosa
che
ti
consiglio
di
prestare
,
perché
tanto
il
Monte
non
lo
piglia
e
nissuno
te
lo
rubba
,
vedrai
che
quel
rumore
che
pare
tutto
bum
-
bum
,
in
fondo
è
tutto
un
discorso
,
il
quale
tante
volte
dice
:
Voglio
un
posto
fisso
al
Ministero
!
...
oppure
:
Maestà
,
me
butti
un
'
occhiata
da
questa
parte
!
...
oppure
:
Guardino
,
o
signore
,
che
bella
aria
da
apostolo
pridistinato
che
ci
ho
io
!
...
E
viceversa
il
proletaglio
,
a
ogni
colpo
di
gran
cassa
,
guarda
da
la
finestra
per
vedere
si
il
sole
dell
'
avvenire
è
spuntato
!
...
Mentrechè
io
ci
direi
:
O
frescone
!
...
vi
piove
in
Roma
?
...
Ma
nun
lo
sai
che
il
sole
dell
'
avvenire
nun
spunta
perché
conosce
bene
i
suoi
polli
e
sa
che
si
viene
fori
,
appena
è
sbucato
dall
'
orizzonte
quelli
lì
se
lo
magneno
?
...
Perciò
,
occhio
a
la
penna
,
e
sta
puro
sicuro
che
,
per
quanto
la
gran
cassa
bussi
forte
,
novantanove
volte
su
cento
bussa
a
quadrini
.
Tu
mi
dirai
che
io
sono
scettico
.
Ma
tu
devi
consapere
che
a
un
certa
età
il
lupo
perde
il
pelo
,
e
a
le
signore
ci
viene
l
'
ideale
infranto
,
mentre
che
all
'
omo
ci
cascheno
prima
l
'
illusioni
,
poi
i
capelli
,
poi
la
fede
inconcussa
,
poi
i
denti
!
...
Dimodochè
,
io
che
ci
ho
sì
e
no
tre
capelli
,
e
mi
considero
d
'
illusione
piccolo
come
una
lenticchia
,
io
che
de
la
fede
inconcussa
me
ci
è
arimasto
sì
e
no
la
smoccolatura
,
e
che
ho
conservato
i
denti
solo
per
ricordo
di
quando
magnavo
tutti
i
giorni
,
ti
posso
dire
che
è
vero
che
l
'
umanità
marcia
in
avanti
,
ma
che
i
suoi
cusidetti
capitani
ci
hanno
attaccato
a
le
spalle
il
privato
e
personale
carrettino
de
la
loro
fortuna
,
e
fanno
come
i
rigazzini
che
s
'
attaccheno
al
trave
.
Oggi
è
il
sindacalista
,
ieri
era
il
socialista
,
l
'
altro
ieri
era
il
radicale
,
o
vuoi
il
ripubblicano
,
ma
la
grancassa
è
sempre
quella
,
e
la
carriera
del
sonatore
sempre
la
stessa
.
Tu
mi
dirai
che
c
'
è
ezziandio
il
conservatore
clericale
diviso
ne
le
sue
sottospecie
dì
modernista
,
temporalista
,
nazzionalista
e
altri
scacciapensieri
,
ma
quelli
lì
ci
hanno
un
altro
sistema
:
invece
di
attaccare
il
carrettino
al
groppone
del
proletaglio
,
s
'
attacheno
loro
a
la
carrozza
dei
signori
,
ci
fanno
i
caprioli
e
magari
la
cronaca
con
l
'
aggettivo
per
le
signore
.
E
qualche
volta
arimediano
un
bagliocco
,
una
croce
,
un
culleggio
e
altre
miserie
.
Credi
a
tuo
padre
,
il
quale
in
pulitica
è
un
mezzo
narchico
solitaglio
,
e
credi
a
Tito
Livio
Cianchettini
,
nostro
venerato
maestro
.
E
ti
metto
a
posto
puro
il
sabbottagge
.
Io
passo
per
un
omo
che
l
'
arte
di
abbozzare
la
conosce
,
come
sol
dirsi
,
sulla
punta
delle
dita
,
ma
quello
che
è
troppo
è
troppo
,
e
si
le
cose
seguiteno
a
andare
avanti
accusì
,
lei
si
pole
aspettare
che
un
giorno
o
l
'
altro
sente
strillare
i
giornali
:
Col
fatto
del
conte
Ugolino
,
il
padre
che
si
è
magnato
la
propria
prole
con
tutte
le
scarpe
e
la
questura
indaga
!
Vede
,
io
nun
sono
aritrogrado
,
perciò
nun
ti
arimpiango
quei
tempi
che
ai
rigazzini
ci
davi
da
leggere
il
sillabbario
e
la
dottrina
,
comechè
il
progresso
è
progresso
e
il
mondo
va
avanti
su
quella
via
la
quale
un
bel
giorno
faremo
tutto
a
macchina
e
bona
notte
al
secchio
.
Ma
lei
nun
si
pole
immaginare
quello
che
succede
in
casa
mia
,
comechè
quando
lascio
il
giornale
sul
tavolino
il
pupo
se
lo
piglia
,
legge
,
e
poi
me
ti
trasporta
la
pulitica
fra
le
parete
domestiche
,
con
cui
lei
vede
a
occhio
nudo
che
manco
la
vergogna
del
vicinato
.
Vede
,
lui
prima
quando
voleva
una
cosa
e
trovava
opposizione
,
ci
aveva
tre
metodi
e
vogliam
dire
sistemi
progressivi
di
persuasione
:
1
.
Blandizzia
sentimentale
,
indovechè
te
si
incominciava
a
strofinare
il
naso
ne
la
manica
de
la
giacca
dicendo
:
Papà
mio
,
comprami
questo
o
comprami
quello
,
per
cui
doppo
un
po
'
ci
aveva
sul
braccio
i
galloni
da
sergente
maggiore
.
2
.
Arifiuto
d
'
obbedienza
e
introduzione
volontaria
del
dito
nel
naso
e
,
si
vedeva
che
questo
non
ci
veniva
bene
,
ci
era
il
terzo
spediente
o
convulsione
pilettica
con
urli
,
strilli
,
pianto
,
intervento
de
la
genitrice
e
pignolo
finale
.
Lei
vede
che
ci
era
già
abbastanza
materia
per
farsi
venire
i
capelli
bianchi
,
giacchè
si
deve
immagginare
che
ci
veniveno
certi
capricci
dell
'
altro
mondo
,
e
una
volta
voleva
perfino
che
ci
comprassi
un
piano
regolatore
perché
si
credeva
che
fusse
un
giocarello
di
quelli
che
si
caricheno
e
sonano
.
Me
ci
volle
un
secolo
e
mezzo
per
persuvaderlo
che
era
meglio
comprarsi
un
gioco
dell
'
oca
,
che
costava
molto
meno
e
era
un
divertimento
innocente
lo
stesso
!
Adesso
poi
,
con
tutto
questo
movimento
di
scioperi
e
aggitazzioni
proletaglie
e
sindacaliste
è
fenito
che
una
sera
ho
messo
a
letto
un
pupo
qualunque
,
e
la
mattina
mi
si
è
alzato
sindacalista
,
ma
di
quelli
inveleniti
,
che
se
li
tocchi
schizzeno
.
Per
cui
ultimamente
ci
è
scappata
una
questione
in
casa
,
che
si
nun
ci
si
mette
ariparo
presto
,
quanto
è
vero
che
sono
Oronzo
e
che
questa
penna
con
la
quale
ci
scrivo
sa
le
tempeste
a
mena
,
salvando
il
dovuto
rispetto
,
dito
,
un
giorno
o
l
'
altro
agguanto
il
pupo
e
me
lo
rimagno
come
un
programma
vòi
pulitico
,
vòi
amministrativo
.
Si
figuri
che
un
giorno
è
venuto
a
casa
da
scola
e
mi
ti
dice
:
Sai
,
papà
?
vorrei
che
tu
mi
comprassi
due
giocarelli
novi
,
e
cioè
:
un
gobbo
con
doppio
fischio
e
una
centrale
elettrica
.
E
ti
dichiaro
prima
che
il
tempo
de
le
conculcazzioni
è
fenito
e
che
si
siamo
stretti
in
sodalizzio
sotto
il
titolo
di
Federazzione
dei
mocciolosi
,
coi
quali
d
'
ora
in
avanti
si
nun
ci
danno
i
desiderata
nostri
,
glie
la
soniamo
di
azzione
diretta
!
Senta
,
quando
mi
ha
detto
accusì
,
si
nun
fossi
stato
sicuro
di
non
aver
baiato
mai
,
avrei
dubbitato
di
averci
davanti
un
figlio
d
'
un
cane
!
Dico
:
Figlio
mio
,
ti
doverebbero
aver
buttato
su
la
testa
qualche
cofena
di
mattoni
o
qualche
nummero
di
Giornale
d
'
Italia
con
referendum
!
...
Fino
al
gobbo
col
fischio
,
potrei
fare
un
sacrificio
e
comprartelo
,
ma
quell
'
altra
robba
nun
esiste
,
è
una
cosa
che
si
promette
ai
rigazzini
boni
,
ma
che
viceversa
quando
la
vanno
per
toccare
scappa
fra
le
dita
come
un
radicale
a
l
'
inglese
.
Per
cui
datti
l
'
animo
in
pace
,
e
contentati
del
gobbo
,
laddovechè
per
quello
che
ariguarda
la
federazzione
,
si
nun
la
pianti
d
'
urgenza
nomino
commissario
reggio
il
commendator
Pignolo
e
chi
ha
avuto
ha
avuto
.
Lui
me
ti
fece
un
sorriso
piuttosto
fatale
e
me
li
arispose
:
Vedremo
chi
la
spunta
!
Su
di
che
io
ci
detti
un
piccolo
acconto
in
forma
di
zampata
,
o
colpo
di
piede
nelle
convinzioni
pulitiche
e
la
cosa
arimase
lì
.
Ma
eccoti
che
mi
sono
accorto
che
lui
,
gnentedimeno
,
me
ti
fa
il
sabbottagge
!
...
Senta
:
io
non
l
'
ho
ancora
potuto
agguantare
sul
fatto
,
ma
ci
assicuro
che
si
rivo
a
averci
le
prove
in
mano
,
una
tigre
invelenita
diventa
una
pecorella
di
zucchero
di
quelle
di
Pasqua
,
a
confronto
di
quello
che
divento
io
!
Sono
tre
giorni
di
lotta
e
ho
già
constatato
i
seguenti
atti
di
sabbottagge
:
1
.
Introduzzione
di
un
sorcio
morto
ne
la
pippa
paterna
,
con
grave
danno
de
lo
strumento
prefato
,
che
nun
tira
,
e
vilipendio
del
cadavere
del
suddetto
sorcio
.
2
.
Praticamento
di
un
foro
nel
fondo
de
la
pila
la
quale
si
è
resa
inservibbile
.
3
.
Asportazione
di
nummero
tre
penne
a
la
ventola
e
due
al
cappello
materno
che
furono
introdotte
ne
la
cappa
del
camino
e
ne
conseguì
che
lo
stufato
prese
di
fumo
e
tutta
la
casa
puzzava
di
corno
abbruciato
con
relativi
epigrammi
del
portiere
.
Tuttavia
io
nun
cedo
,
e
lui
ha
voglia
di
fare
il
sorriso
mifistofelico
,
perché
piuttosto
faccio
la
serata
,
ovverosia
lo
chiudo
ne
la
cassetta
dei
panni
sporchi
,
ma
di
qui
nun
si
passa
,
come
diceva
Susanna
al
bagno
.
Il
caroviveri
.
L
'
Itagliano
il
quale
ci
ha
un
dolore
di
denti
,
prima
esclama
:
Guverno
ladro
!
...
poi
si
decide
a
prendersela
col
proprio
dente
e
va
dal
dentista
.
La
quale
premessa
ci
spiega
come
qualmente
oggigiorno
,
vuoi
per
il
pane
,
vuoi
per
la
guerra
,
nisuno
si
preoccupa
di
dire
:
"
c
'
è
cascata
una
tevola
in
testa
,
vediamo
di
levarcela
"
,
ma
viceversa
tutti
la
piglieno
con
quella
povera
Itaglia
,
come
si
uno
per
uno
fussimo
un
'
altra
cosa
di
quel
malloppo
che
,
una
volta
formato
,
si
chiama
Itaglia
.
Laddovechè
bisognerebbe
rivare
a
figurarsi
che
questa
povera
Itaglia
che
fa
tante
boglierie
,
sarebbe
come
chi
dicesse
una
associazione
a
dilinquere
,
formata
da
galantommini
che
levati
.
Ecco
perché
mi
permetto
di
sprimerci
alcune
mie
cunsiderazzioni
e
farci
varie
confidenze
sul
sviluppo
dei
venimenti
contemporanei
,
e
soprattutto
su
quel
solito
pacioccone
del
caroviveri
.
Il
quale
si
avanza
con
passo
minaccioso
e
notevolmente
profumone
.
Hanno
torto
coloro
i
quali
ti
sostengono
che
in
Itaglia
l
'
industria
è
inferiore
agli
altri
paesi
.
In
Itaglia
invece
l
'
industria
è
accusì
svelta
,
che
ariesce
a
guadagnare
puro
su
quello
che
parerebbe
una
rovina
.
Lei
pole
constatare
che
abbasta
che
cresca
il
prezzo
d
'
una
cosa
qualunque
,
che
l
'
onesto
industriale
ti
ariesce
a
fare
un
monte
di
bagliocchi
anche
su
altri
articoli
che
c
'
entreno
come
il
patriottismo
nel
nevutralismo
a
ogni
costo
.
Aricresce
(
mi
puti
un
po
'
il
caso
)
il
prezzo
delle
lenticchie
,
di
due
bagliocchi
al
chilo
?
...
Ebbene
,
l
'
industriale
incomincia
col
crescerlo
di
sei
bagliocchi
,
poi
ariflette
che
la
lenticchia
si
cucina
col
sellero
,
e
aricresce
il
sellero
,
nonchè
il
prezzo
del
tigame
,
e
siccome
talora
si
adopera
il
prelodato
veggetale
come
contorno
del
zampone
,
aricresce
il
magliale
,
quindi
la
ghianda
,
e
per
arimbalzo
crescendo
questo
articolo
col
quale
i
caffettieri
intelliggenti
costituviscono
il
caffè
,
cresce
il
prezzo
dei
cuccumetti
e
,
via
di
questo
passo
,
un
giorno
o
l
'
altro
,
trovi
che
l
'
avutomobbili
,
il
cerotto
per
i
calli
,
i
fondelli
per
i
calzoni
e
l
'
acqua
acetosa
,
sono
cresciuti
di
prezzo
per
colpa
de
la
lenticchia
.
Si
figuri
quando
aricresce
il
grano
!
...
Io
già
me
li
aspetto
che
il
sor
Bonaventura
verrà
per
domandarmi
un
aumento
sull
'
interesse
de
la
solita
cambialetta
!
Ma
anche
quello
lì
è
una
vittima
del
guverno
,
che
nun
ha
mai
voluto
agliutare
le
industrie
.
Una
volta
voleva
impiantare
una
officina
idro
-
elettrica
per
la
cedibilità
del
quinto
,
abbasta
che
il
guverno
ci
garantiva
il
75%
sul
capitale
,
e
ci
hanno
detto
di
no
,
perché
nun
era
elettore
.
Adesso
voleva
impiantare
un
'
aggenzia
per
il
contrabbando
del
materiale
da
guerra
in
Austria
,
e
nun
lo
incoraggeno
,
tanto
è
vero
che
sì
e
no
che
gli
ariesce
di
esportare
il
98,50
per
cento
de
le
cummissioni
.
Ecco
come
te
si
smonta
il
patriottismo
de
la
gente
!
Ci
assicuro
che
quando
me
lo
diceva
ci
aveva
le
lagrime
all
'
occhi
ed
esclamava
:
Ah
!
...
Itaglia
,
Itaglia
,
si
nun
fosse
perché
sono
troppo
bono
,
fenirei
col
diventare
suvversivo
!
...
Nun
ci
so
dire
come
il
caroviveri
ti
influisce
tra
le
parete
dei
focolagli
domestici
...
,
Abbasta
,
noi
avevamo
fatto
alcune
pruvviste
prevedendo
i
tempi
cattivi
:
fra
l
'
altro
avevo
acquistato
dodici
articoli
di
Luiggi
Einaudi
,
perché
quando
ti
metti
uno
di
quelli
su
lo
stommico
,
è
come
si
avessi
magnato
una
braciola
dell
'
elefante
de
la
Minerva
e
nun
hai
più
fame
per
tre
mesi
:
poi
avevamo
comprato
sei
chili
di
facioli
con
l
'
occhio
,
perché
,
per
quanto
magni
cibbi
pesanti
,
almeno
quelli
lì
possono
veder
chiaro
e
guidarti
nei
labbirinti
interni
;
inoltre
avevo
fatto
la
graduvatoria
dell
'
animali
domestici
che
doveveno
essere
sagrificati
nel
seguente
ordine
:
Primo
:
Il
felino
domestico
.
Secondo
:
La
tartaruga
del
Sor
Filippo
,
che
sta
per
casa
da
tanto
tempo
.
Terzo
:
Il
riccio
addetto
alla
distruzzione
dei
bagherozzi
famigliari
.
Quarto
:
Il
canario
mio
.
Quinto
:
Il
passero
di
Terresina
,
soprannominato
Scianteclèr
.
Sul
passero
ci
fu
una
lunga
discussione
con
Terresina
,
perché
diceva
:
Toccatemi
tutto
,
ma
non
mi
toccate
quell
'
animaletto
lì
.
E
quando
ci
dicevo
:
Ma
nun
vedi
che
io
ti
sagrifico
il
mio
con
ciglio
asciutto
?
...
Lei
ebbe
il
curaggio
di
arispondermi
che
c
'
era
una
bella
differenza
perché
quello
era
un
ex
canario
che
nun
cantava
più
nemmeno
si
lo
trucidavi
.
E
ora
di
che
camperemo
?
...
Mi
metterò
a
fare
il
miccagliolo
?
...
Nun
ci
ho
vocazzione
!
...
Mi
metterò
a
fare
la
cocotta
?
...
Mi
amanca
,
diremo
accusì
,
l
'
iniziativa
.
Farò
con
rispetto
parlando
,
il
nevutralista
?
...
Ci
ribbatto
sul
medesimo
.
Dia
retta
a
me
,
facciamo
,
come
sol
dirsi
,
una
campagna
e
ribbelliamoci
un
po
'
come
Dio
commanda
.
Un
tempo
de
l
'
affare
de
la
spesa
era
cosa
che
se
la
spicciava
Terresina
da
sè
,
adesso
abbisogna
ariunire
il
consiglio
di
famiglia
,
comechè
con
questo
caro
dei
viveri
siamo
rivati
al
punto
che
si
pagherà
qualche
bagliocco
puro
per
fermarsi
davanti
la
vetrina
del
fornaro
.
Col
quale
lei
vede
che
i
generi
che
prima
erano
di
prima
necessità
adesso
diventeranno
ghiottonerie
e
finirà
che
io
ti
dirò
al
pupo
:
Si
sei
bono
o
prendi
dieci
a
scola
ti
comprerò
una
grosta
di
pane
guasi
senza
muffa
,
oppure
ti
porterò
a
vedere
i
broccoli
al
mercato
,
che
oggi
c
'
è
entrata
libbera
e
nun
si
paga
gnente
!
Lei
deve
consapere
che
a
casa
mia
,
quando
si
discorre
de
la
spesa
,
è
robba
che
me
ti
si
addrizzano
quei
quattro
peli
che
ho
sulla
testa
.
La
carne
no
perché
c
'
è
il
truste
,
l
'
erbaggi
no
perché
c
'
è
il
bagarinaggio
,
il
pesce
è
meglio
a
non
toccarlo
,
perché
quello
se
lo
sciroppa
l
'
aristocrazzia
,
eppoi
a
Terresina
ci
fa
male
...
Siamo
aridotti
che
il
faciolo
domina
accanto
a
la
patata
,
e
tutti
e
due
lavano
il
viso
.
Col
quale
il
Sor
Filippo
sostiene
che
sono
i
sovversivi
;
e
dice
che
si
venissero
a
Roma
solo
un
'
altra
cinquantina
di
congregazzioni
il
problema
sarebbe
arisolto
,
comechè
essendoci
già
i
conventi
indove
si
cuce
di
bianco
,
quelli
indove
si
tiene
l
'
albergo
e
via
dicendo
,
piano
piano
tutti
i
mestieri
li
farebbero
loro
,
e
noi
faressimo
i
signori
.
Terresina
sostiene
che
si
governasse
Fogazzari
,
ti
introdurrebbe
il
sistema
di
Pietro
Maironi
,
accusì
la
popolazzione
calerebbe
e
si
magnerebbe
più
a
bon
mercato
.
Io
invece
ci
confesso
che
sto
per
iscrivermi
al
partito
pessimista
,
perché
qui
nun
si
riva
,
nun
si
riva
,
nun
si
riva
.
Qui
il
cittadino
è
diventato
,
mi
passi
sull
'
espressione
,
una
vacca
,
che
tutti
ci
caveno
il
latte
,
ma
viceversa
nissuno
ci
dà
da
mangiare
,
e
lei
vede
a
occhio
nudo
che
,
dacci
oggi
e
torna
a
ridarci
domani
,
verrà
il
giorno
che
nun
ci
avremo
più
latte
e
lei
,
egreggio
signor
cronista
,
me
lo
insegna
,
che
quello
sarà
il
giorno
della
rivoluzzione
sociale
.
Accusì
è
chiaro
che
si
riveremo
a
la
narchia
,
vi
riveremo
perché
ci
hanno
tirato
per
i
capelli
(
parlo
per
chi
li
possiede
)
e
si
un
giorno
o
l
'
altro
il
cittadino
ti
fa
due
bagliocchi
di
barricate
,
non
bisognerà
prendersela
con
lui
,
nè
tampoco
troveranno
più
il
funzionaglio
che
ci
ariprime
il
disordine
,
stantechè
la
piggione
la
paga
puro
il
funzionaglio
,
i
viveri
ci
servono
puro
a
lui
,
e
non
è
mica
vero
che
al
macellaglio
ci
poi
fare
i
tre
squilli
o
davanti
al
padron
di
casa
ti
poi
mettere
la
sciarpa
.
Abbasta
,
siamo
ridotti
a
questo
,
che
domenica
volevamo
fare
due
dita
di
aribbotta
perché
veniva
a
Roma
la
zia
di
Terresina
,
quella
che
ci
ha
qualche
cosa
al
sole
,
e
ti
arisultò
il
seguente
menù
,
che
sottopongo
a
l
'
indignazzione
popolare
:
Menêtre
de
haricots
sans
cotique
,
mais
avec
la
cipol
.
Haricots
in
humide
avec
pommes
de
terre
.
Pommes
de
terre
in
salade
et
haricots
a
volontè
sur
toute
la
ligne
.
Per
il
dessert
il
pupo
trovò
una
pigna
vecchia
in
un
cantone
e
arimediassimo
qualche
pignolo
.
Ma
lei
capisce
che
è
tutta
robba
che
ci
fa
poca
bona
figura
e
la
zia
disse
:
Si
sapevo
che
a
Roma
tirava
questo
vento
di
emicrania
(
o
migragna
,
come
dice
la
plebbe
)
vi
portavo
qualche
gallina
da
fuori
.
Vi
aggiunga
che
è
una
nutrizzione
poco
sostanziosa
e
il
pupo
me
ti
è
diventato
che
sembra
l
'
ombra
d
'
uno
stranuto
veduto
di
profilo
,
laddovechè
Terresina
sospira
sempre
e
dice
che
si
lei
avesse
voluto
avrebbe
potuto
sposare
un
signore
.
Abbasta
,
qui
la
barca
nun
pole
più
andare
avanti
,
abbenchè
ci
sia
il
sor
Filippo
che
ci
dà
una
spinta
,
ma
lei
capirà
che
per
arisolvere
una
situvazzione
simile
,
ci
vorrebbero
tre
Oronzi
e
almeno
due
sori
Filippi
assortiti
.
Me
ti
scusi
se
le
ho
sgnaccato
nel
suo
interno
le
mie
miserie
,
ma
creda
puro
che
le
cose
si
mettono
male
,
e
da
tutte
queste
tribbolazzioni
,
da
tutti
questi
facioli
che
il
proletaglio
è
costretto
a
rimandar
giù
,
ti
nascerà
un
giorno
qualche
cosa
che
non
saperanno
più
dove
mettersi
la
mano
.
E
ci
ripercuoto
di
bel
nuovo
Ma
abbandoniamo
una
volta
questa
Roma
indove
oramai
stiamo
a
subbaffitto
,
cerchiamo
sul
libbro
del
telefono
l
'
indirizzo
del
Monte
Sacro
e
lasciamo
che
il
padron
di
casa
affitti
all
'
anima
dei
suoi
perversi
defunti
o
mortacci
sui
,
come
dice
la
plebbe
;
lasciamo
che
il
macellaglio
si
mangi
il
proprio
filetto
da
sè
,
lasciamo
che
il
pizzicagliolo
si
sciroppi
il
di
lui
salame
in
forma
privata
.
Oppuramente
mettiamoci
tutti
in
pricissione
,
arechiamoci
sotto
le
finestre
di
quel
giovine
che
fu
re
sul
mare
e
diciamoci
:
"
Laddovechè
qui
il
cittadino
lavora
,
eppoi
riva
il
bottegaglio
che
,
con
la
scusa
che
ci
è
aricresciuta
la
piggione
lo
strozza
,
mentre
al
contrario
il
padron
di
casa
lo
strozza
perché
sono
cresciuti
i
viveri
,
e
a
noi
non
ci
resta
altro
che
stringersi
tutti
in
un
fascio
e
passare
come
un
solo
uomo
al
partito
dell
'
antropofighi
"
.
E
così
dicendo
buttarsi
uno
ne
le
braccia
dell
'
altro
e
magnarsi
ariciprocamente
a
mozzichi
,
come
tante
frazzione
del
partito
socialista
.
Laddovechè
si
il
rincaro
dei
viveri
nun
si
aresta
,
sono
rivato
a
un
punto
che
quando
bacio
questa
creatura
mia
sento
che
mi
ti
si
sviluppa
in
testa
la
bozza
del
Conte
Ugolino
.
E
più
sta
e
più
il
male
peggiora
.
Si
figuri
che
tutte
le
sere
quando
andiamo
a
letto
,
io
e
Terresina
ci
domandiamo
con
trepidazzione
:
A
quanto
sarà
rivato
il
magliale
domani
?
...
E
si
,
mentre
dormiamo
,
ci
crescessero
le
patate
?
...
Oppure
si
svegliassimo
che
il
bovo
è
arivato
più
su
del
carburo
in
borsa
?
...
Si
figuri
che
l
'
altra
notte
Terresina
si
svegliò
da
un
sogno
tutta
spiritata
,
strillando
:
Uddìo
,
Oronzo
,
la
carne
cresce
!
...
E
mi
ci
volle
del
bello
e
del
bono
per
persuvaderla
ch
'
erano
illusioni
giovanili
.
Tuttavia
la
verità
è
che
certe
volte
uno
va
a
letto
considerando
il
gatto
dal
punto
di
vista
dell
'
animale
domestico
,
e
si
sveglia
considerandolo
dal
punto
di
vista
dello
stufato
con
cipolle
!
"
Ahimè
!
stolto
,
che
cosa
dissi
io
mai
?
"
,
come
dicheno
ne
le
traggedie
.
Pole
essere
che
domani
la
cipolla
che
adesso
gli
dài
del
tu
come
a
una
burina
qualunque
,
ti
faccia
un
salto
ne
la
ristrocrazzia
,
come
quella
patata
che
passò
nel
corpo
diplomatico
,
e
allora
è
finita
puro
quella
!
Riveremo
a
un
punto
,
che
al
pupo
l
'
abbacchio
ce
lo
farò
vedere
sul
libbro
di
lettura
,
come
il
serpente
boa
,
il
leone
,
il
rinoceronte
e
il
ritratto
di
Pietro
Micca
con
la
povesia
.
E
ci
dirò
:
Vedi
questa
bestia
strana
,
che
adesso
si
crede
di
essere
chi
sa
chi
?
...
un
tempo
lo
trattaveno
poco
meno
che
a
zampate
,
e
quando
uno
ci
aveva
un
po
'
troppa
l
'
aria
di
personaggio
del
Fogazzari
,
gli
si
diceva
:
Questo
non
è
un
omo
,
è
un
abbacchio
!
E
adesso
invece
,
eccolo
lì
che
tutti
gli
fanno
di
cappello
e
se
lo
possono
sciroppare
solo
i
strozzini
,
scassinatori
di
casse
forti
,
miglionari
,
briganti
e
bottegai
,
salvando
il
dovuto
rispetto
ai
briganti
.
Accusì
impara
che
con
un
po
'
di
bona
volontà
,
una
savia
amministrazzione
al
potere
e
l
'
appoggio
di
qualche
bagarino
influvente
,
uno
ti
nasce
abbacchio
e
chi
sa
che
non
fenisca
capodivisione
.
Abbasta
,
io
nun
ci
dico
altro
,
perché
si
no
la
penna
me
te
si
addrizza
fra
le
mano
ogni
momento
e
mi
toccherà
di
darci
il
bromuro
.
Qui
noi
cuntiamo
l
'
anni
,
non
più
da
la
nascita
di
Cristo
,
ma
dall
'
epoca
in
cui
fu
veduta
in
casa
una
coscia
di
pollo
!
La
donna
di
servizio
che
ci
ha
visto
discendere
dal
bovo
all
'
abbacchio
,
dall
'
abbacchio
al
magliale
e
dal
magliale
alla
pecora
,
l
'
altro
giorno
mi
ha
detto
con
fare
ironico
,
dice
:
Sa
,
si
vole
che
ammazziamo
il
gatto
,
dica
puro
,
ma
quando
saremo
rivati
al
sorcio
,
dò
le
dimissioni
e
vado
a
vivere
del
mio
.
Intanto
il
pupo
ci
ha
il
vermine
solitaglio
e
stamattina
quella
povera
bestia
se
n
'
è
andata
da
sè
perché
dice
che
si
sapeva
i
menù
di
casa
nemmanco
si
incommodava
a
venire
.
Pertanto
,
si
per
avventura
le
cose
si
mettessero
a
peggio
,
mandi
a
casa
mia
un
usciere
con
un
sacco
di
ossigeno
e
una
grosta
di
pane
.
Io
,
Garibbaldi
e
Guglielmone
Come
ti
vedo
l
'
Eroe
,
Me
ti
sento
addosso
un
certo
non
so
che
di
entusiasmo
,
non
fo
per
dire
,
patriottico
,
che
zompo
.
Me
ti
addormo
al
sono
dell
'
inno
di
Mameli
e
me
ti
risveglio
con
l
'
inno
di
Garibbaldi
,
mi
arivolto
di
qua
,
piglio
di
petto
la
Marsigliese
,
mi
arivolto
di
là
e
sbatto
il
naso
ne
l
'
Internazzionale
.
Evviva
,
come
sol
dirsi
,
l
'
Itaglia
,
nonchè
il
progresso
,
e
si
qualora
per
avventura
lei
incontrasse
quei
signori
che
per
l
'
amore
de
le
stituzzioni
riverebbero
fino
a
cacciare
la
dinastia
da
Roma
per
arimetterci
l
'
Interessi
di
Roma
con
tanto
di
Beni
Stabbili
,
me
li
saluta
lei
?
Io
sono
maturotto
anzichennò
,
col
quale
è
chiaro
che
dagli
oggi
e
torna
a
ridarvi
domani
,
è
un
pezzo
che
ti
vedo
dimostrazzioni
,
per
cui
quando
un
oratore
ti
comincia
un
discorso
,
da
le
prime
parole
ti
capisco
il
resto
e
ammalappena
lui
ha
detto
:
"
Dall
'
alto
di
questo
storico
colle
"
oppure
"
Narrasi
che
ne
l
'
antica
Grecia
"
io
già
so
indove
va
a
sbattere
il
naso
.
Tuttavia
,
oggi
si
tratta
di
un
'
altra
cosa
,
per
cui
ti
ho
preso
il
pupo
e
l
'
ho
accompagnato
al
Giannicolo
,
come
l
'
antichi
Romani
ti
accompagnavano
i
figli
a
le
Termopile
.
Quindi
me
ti
sono
fermato
davanti
al
monumento
dell
'
Eroe
e
ci
ho
detto
:
Arimirami
queste
auguste
sembianze
,
o
rampollo
,
e
schiaffatelo
bene
nel
cervello
:
comechè
è
chiaro
che
un
omo
come
questo
si
trova
a
passare
ogni
mille
anni
,
si
basta
.
Quando
lui
voleva
fare
l
'
Itaglia
,
allora
non
c
'
erano
l
'
Interessi
di
Roma
,
ma
bensì
de
la
gente
come
loro
che
diceveno
:
Sì
,
finiamola
puro
,
mo
co
le
bone
e
senza
compromettersi
troppo
,
per
cui
a
un
certo
punto
rivava
Garibbaldi
:
pif
,
paffe
,
quattro
sventole
e
metteva
tutto
a
posto
.
Tu
sei
ancora
fanello
,
o
maschietto
,
come
dice
la
plebbe
:
troverai
un
buscherio
di
gente
,
che
ti
dirà
:
Io
ho
fatto
l
'
Itaglia
.
Tuo
padre
,
non
fo
per
dire
,
ha
inteso
questa
frase
da
circa
duemila
persone
,
fra
cui
un
frate
cappuccino
,
una
guardia
in
borghese
,
un
fusagliaro
,
due
strozzini
e
dodici
capisezzione
.
Non
ti
fare
incantare
.
L
'
Itaglia
l
'
ha
fatta
quello
lassù
e
pochissimi
altri
.
Si
ti
dicheno
che
l
'
Itaglia
va
a
rotoli
,
tu
abbozza
.
Si
senti
una
portiera
o
una
inciclica
che
dice
che
nel
progresso
c
'
è
il
diavolo
,
tu
abbozza
e
sorridi
.
Si
il
padron
di
casa
ti
arincara
la
piggione
,
per
salvare
quelle
stituzzione
che
levati
,
tu
fremi
,
ma
abbozza
,
e
limitati
a
darci
il
voto
contro
.
Ma
si
ti
dicono
male
di
quello
lassù
,
insorgi
,
o
rampollo
,
dacci
un
mozzico
,
che
è
ben
dato
,
e
strappa
,
che
tutto
quello
che
porti
via
è
ben
portato
.
E
aricordati
che
lui
sta
accusì
in
alto
,
appunto
perché
l
'
altri
ci
riveno
ai
primi
scalini
de
la
scalinata
.
Lui
è
lui
,
e
non
ce
ne
sono
altri
,
come
qualmente
non
si
riva
neppure
a
infangarlo
.
Il
nome
,
o
rampollo
,
è
come
la
tichetta
de
la
bottiglia
:
di
fori
c
'
è
scritto
accusì
,
ma
quello
che
vale
è
quello
che
c
'
è
dentro
,
per
cui
si
ti
imbattessi
in
un
Garibbaldi
che
va
in
pricissione
o
ti
canta
le
litanie
,
di
'
pure
che
è
una
boccia
ariempita
.
Quello
vero
è
quello
là
.
E
perciò
,
fintanto
che
è
stato
vivo
,
ci
hanno
fatto
un
sacco
d
'
Aspromonti
,
adesso
che
è
morto
ci
hanno
fatto
il
monumento
,
c
'
è
da
aringrazziare
Iddio
che
non
c
'
era
nessuna
commissione
di
mezzo
,
si
nò
ti
finiva
come
quello
di
Vittorio
.
Laddovechè
guarda
bene
quella
statuva
,
e
aricordati
che
ci
ha
,
non
fo
per
dire
,
un
mazzarello
in
mano
.
Quando
sarà
il
giorno
de
la
riscossa
,
che
i
galantommini
metteranno
sotto
i
boglia
,
lui
zomperà
giù
con
quell
'
arnese
in
mano
e
allora
che
voi
vedere
:
pinfete
e
panfete
!
...
Pezzi
di
sor
Bonaventura
che
zompano
a
destra
,
frammenti
di
caposezzione
che
voleno
per
aria
,
bogliaccia
che
scappeno
.
Interessi
di
Roma
che
si
arifuggono
in
sagrestia
,
sorbe
,
sleppe
,
birole
,
papagni
,
leccamuffi
,
sgargamelle
,
pignoli
,
sventole
come
piovesse
,
su
tutta
la
massa
dei
profumoni
che
,
non
fo
per
dire
,
sono
leggione
.
E
quando
averà
sistemato
le
cose
,
verrà
quassù
e
si
arimetterà
fermo
.
Hai
compreso
?
Aricordati
tutto
e
nun
sia
mai
un
'
altra
volta
approfitti
de
l
'
entusiasmo
di
tuo
padre
per
ficcarti
le
dita
nel
naso
,
laddovechè
riverai
al
cervello
,
o
figlio
di
un
omo
d
'
ordine
,
ti
tratto
come
Roma
ha
trattato
il
clerico
,
con
rispetto
parlando
,
moderato
a
costo
di
arifarti
un
par
di
calzoni
novi
.
Come
pircipisco
Guglielmone
.
Devo
communicarci
una
proposta
la
quale
sarebbe
che
si
facesse
una
sottoscrizzione
nazzionale
per
aridare
l
'
onore
a
quel
povero
diavolo
di
Musolino
.
E
giacchè
ci
siamo
,
aridiamolo
puro
a
Tibburzi
e
a
quel
gentilomo
del
brigante
Salomone
.
Comechè
questi
modesti
professionisti
,
tutt
'
al
più
facevano
a
schioppettate
per
non
correre
il
rischio
di
quella
partita
a
garaghè
,
che
sarebbe
un
processo
in
una
corte
d
'
assise
itagliana
,
indove
nun
essendo
nè
contessa
per
interessare
l
'
ommini
,
nè
ufficiale
di
cavalleria
per
interessare
le
donne
,
erano
quasi
sicuri
che
gli
avrebbero
arifiutata
quella
patente
d
'
omicidio
con
accompagnamento
di
flauto
che
tanto
distingue
i
nostri
tribbunali
.
Mentre
invece
l
'
imperatore
Guglielmo
se
ne
stava
a
casa
sua
,
indove
nisuno
gli
averebbe
rotte
le
scatole
,
e
eccoti
che
tutto
in
un
tratto
nun
solo
piglia
a
curtellate
il
prossimo
,
ma
ti
piomba
in
una
città
nevutrale
,
indove
alla
fine
tira
fori
puro
il
trombone
e
vole
li
quadrini
.
Fortuna
che
Dio
,
povero
vecchio
,
ci
tocca
di
stare
con
lui
,
evidentemente
per
guadagnarsi
il
pane
,
altrimenti
qui
era
il
caso
di
mandarci
un
paio
di
cherubbini
vestiti
da
carabbinieri
e
di
sgnaccarlo
dentro
per
grassazione
a
mano
armata
.
Povero
Dio
!
...
Chi
glie
l
'
avesse
detto
!
...
Doppo
di
avere
fatto
tanti
sacrifici
pel
genere
umano
,
essersi
aridotto
,
a
quell
'
età
lì
,
a
fare
da
segretario
a
un
omo
di
quel
genere
!
Perché
lei
pole
cunstatare
che
l
'
imperatore
nun
fa
una
boglieria
senza
far
notare
che
c
'
era
puro
Dio
.
Cara
figlia
!
Oggi
abbiamo
abbruciato
tre
villaggi
.
Dio
è
con
noi
.
Cara
figlia
!
Oggi
abbiamo
sbafato
duecento
miglioni
a
una
città
nevutrale
.
Dio
è
con
noi
.
Un
giorno
o
l
'
altro
ci
scrive
:
Cara
figlia
!
Oggi
abbiamo
rimesso
in
croce
Gesù
Cristo
.
Dio
è
con
noi
!
...
Ci
dico
che
a
quel
povero
Dio
ci
parrà
che
aritornino
i
tempi
in
cui
ci
toccava
di
benedire
la
forca
dei
tedeschi
!
...
Abbasta
!
...
Ma
che
ci
fa
coi
fulmini
quel
benedetto
funzionaglio
lì
?
...
Li
addopra
per
accendere
la
pippa
dell
'
imperatore
?
...
Mi
pare
che
sarebbe
il
caso
d
'
incenerire
una
mezza
dozzina
di
zozzaglioni
e
arimettere
in
pace
il
mondo
!
...
Laddove
quando
andamio
ai
cumizzi
e
sintimio
l
'
on
.
Turati
(
maniera
1890
)
esclamare
:
L
'
èra
delle
guerre
è
finita
!
I
proletagli
di
tutto
il
mondo
si
sono
dati
la
mano
!
...
O
quando
quelli
che
adesso
ci
hanno
il
diploma
in
nazzionalismo
facevano
il
corso
preparatorio
(
esami
di
socialismo
,
esercizi
di
arivoluzzione
sociale
e
canto
dell
'
inno
dei
lavoratori
)
,
allora
ci
credemio
sul
serio
che
si
un
giorno
un
Guglielmo
purchessia
voleva
tirar
fori
quel
cortello
a
lama
fissa
che
si
chiama
spada
,
l
'
umanità
intera
averebbe
fatto
le
barricate
.
Invece
,
appena
è
incominciata
l
'
aggressione
,
eccoti
che
hanno
buttato
via
il
socialismo
e
ti
hanno
preso
il
loro
bravo
trombone
puro
loro
.
Me
li
saluta
lei
i
proletagli
di
tutto
il
mondo
?
...
Si
putacaso
si
unissero
un
momento
ci
averei
tanto
piacere
,
perché
accusì
ci
averebbero
una
faccia
sola
,
e
si
saperebbe
indove
sputare
.
L
'
amichi
che
sono
arimasti
fedeli
a
la
consegna
sono
stati
quei
bravi
ferrovieri
licenziati
.
Dice
:
Che
ce
ne
importa
a
noi
de
la
patria
,
de
l
'
umanità
,
del
sistema
planetario
?
...
Hanno
licenziato
il
compagno
Piticozzi
?
...
Caschi
il
mondo
!
...
E
giù
bombe
in
treno
!
...
Bravi
rigazzi
!
...
E
pensare
che
con
tanto
piombo
che
si
spreca
adesso
in
Europa
,
nun
ci
deva
essere
una
gratificazzione
per
loro
!
E
giacchè
mi
ci
trovo
,
la
prego
di
farmi
una
curtesia
,
e
cioè
di
dire
due
parole
per
conto
mio
all
'
Itaglia
.
Lei
mi
dirà
che
quella
signora
lì
adesso
l
'
hanno
presa
in
affitto
i
nazzionalisti
e
senza
la
passata
del
curato
nun
ce
si
pole
parlare
,
ma
tuttavia
io
insisto
nel
dirci
che
ci
trasmetta
l
'
ambasciata
.
Ci
dica
accusì
che
nun
si
faccia
incantare
.
Adesso
tutti
ci
promettono
tutto
.
La
Germania
ci
promette
mezzo
mondo
.
L
'
altro
mezzo
ce
lo
promette
la
Francia
.
Indove
poi
,
a
cose
fatte
,
si
nun
stiamo
attenti
a
le
saccocce
,
ci
leveranno
puro
le
scarpe
.
Dell
'
alleati
nun
ne
parliamo
perché
quelli
lì
sappiamo
bene
si
che
panni
vestono
.
Quanto
ai
fratelli
d
'
oltralpa
,
si
oggi
o
domani
ci
serve
la
pelle
nostra
,
inventeno
un
Manubba
qualunque
,
e
ce
la
leveno
.
Per
cui
mettiamoci
bene
in
testa
che
qui
si
raggiona
a
pignoli
.
Li
dobbiamo
dare
all
'
alleati
o
ai
fratelli
?
...
Ariflettiamo
bene
,
ma
quando
abbiamo
ariflettuto
,
via
il
pignolo
,
e
che
sia
quello
delle
grandi
occasioni
.
Io
,
per
conto
mio
,
tengo
d
'
occhio
l
'
avvocato
Dentiverdi
,
il
quale
già
s
'
era
organizzato
un
sorriso
di
amaro
compiacimento
sperando
di
vedere
il
nimmico
in
Itaglia
,
e
adesso
si
trova
tutto
imbarazzato
,
perché
si
per
esempio
noi
si
movessimo
per
aripizzicarci
Trento
e
Trieste
,
si
troverebbe
nel
bivio
o
di
dar
raggione
all
'
Austria
,
e
sarebbe
come
sputarsi
in
facia
da
sè
,
o
di
dar
raggione
all
'
Itaglia
,
come
si
l
'
Itaglia
fusse
per
esempio
la
Francia
,
e
allora
Lei
capisce
che
ce
si
arivolterebbe
la
cuscenza
demogratica
e
altri
rebbus
.
Davanti
al
Kaisere
.
Ci
scrivo
questa
lettera
dal
campo
.
Lei
dirà
:
Accidenti
...
Ma
nun
fa
gnente
.
Accidenti
più
,
accidenti
meno
,
con
questi
tempi
che
currono
,
bisogna
passarci
sopra
,
come
dice
il
Kaisere
,
quando
trova
un
cadavere
per
terra
.
Laonde
vengo
con
la
presente
a
renderci
conto
della
missione
ricevuta
dal
sig
.
Direttore
.
Il
quale
un
giorno
me
ti
ha
fatto
chiamare
e
me
ti
ha
detto
:
Senta
,
qui
dai
communicati
nun
ce
si
capisce
il
solito
fico
dimagrato
,
o
secco
,
come
sol
dirsi
.
Lei
apre
un
foglio
,
e
vede
che
i
tedeschi
sono
battuti
,
ma
si
per
avventura
ne
apre
un
altro
,
vede
che
battono
,
e
cusì
via
dì
questo
passo
.
Nonchè
ci
si
è
mischiato
tutto
il
Corpo
RR
.
Padreterni
,
ovverosia
il
Buon
Dio
N
.
1
,
che
sarebbe
quello
dei
cattolici
;
Herr
Buon
Dio
N
.
2
,
che
sarebbe
quello
dei
protestanti
tedeschi
,
Sir
Bon
Dio
N
.
3
che
sarebbe
quello
dei
protestanti
inglesi
;
Bon
Dioff
N
.
4
,
che
sarebbe
quello
slavo
;
Allah
N
.
5
,
che
sarebbe
quello
dei
turchi
;
Buddha
N
.
6
,
che
sarebbe
quello
dei
giapponesi
,
raggione
per
cui
si
per
avventura
uno
vole
bestemmiare
,
mette
in
imbarazzo
il
portalettere
e
fenisce
che
è
meglio
che
dia
una
zampata
al
primo
cane
che
passa
.
Averebbe
lei
la
bontà
di
andare
a
veder
le
cose
da
vicino
?
...
M
'
incarico
io
d
'
ottenerci
il
permesso
dal
Ministero
,
e
quanto
alla
sua
famiglia
,
ci
passeremo
il
necessario
in
forma
diretta
.
Io
me
ti
sentii
nella
panza
qualche
cosa
,
come
quando
uno
ci
ha
il
vermine
solitaglio
nostalgico
e
meditabbondo
.
La
voce
de
la
prudenza
mi
diceva
:
Oronzo
,
resta
nevutrale
!
...
mentre
lo
spirito
bellicoso
mi
consigliava
:
Siamo
tutti
bersaglieri
!
...
Nel
contempo
feci
uno
starnuto
,
perché
mi
era
entrato
un
pelo
nel
naso
,
e
mi
trovai
che
avevo
detto
di
sì
.
Del
resto
molte
volte
certe
decisioni
importanti
,
dipendono
semplicemente
da
un
pelo
che
entra
in
qualche
posto
.
Col
quale
,
detto
un
fatto
,
me
ti
trovai
ingaggiato
.
In
tal
modo
me
ti
diressi
a
casa
,
e
dissi
a
Terresina
:
Vi
siamo
.
Preparami
il
costume
di
guerra
,
che
vado
alla
suddetta
.
Si
devi
svenire
aspetta
un
momento
,
che
mando
a
pigliare
l
'
aceto
,
e
non
obbliare
l
'
elmo
che
ci
andetti
in
Africa
.
La
quale
Terresina
si
fece
portare
poltrona
,
svenne
e
si
nun
era
che
ci
aveva
la
veste
da
cammera
nova
,
ci
veniva
puro
l
'
attacco
di
nervi
.
Laonde
voleva
mettermi
il
chiodo
all
'
elmo
per
il
colore
locale
,
ma
declinai
l
'
offerta
.
Quindi
chiamai
il
pupo
e
ci
dissi
:
Guarda
tuo
padre
,
e
lèvati
all
'
altezza
dei
tempi
,
nonchè
il
dito
dal
naso
.
Pole
darsi
che
io
aritorni
e
pole
darsi
di
no
.
Nel
qual
caso
seguita
costantemente
ad
essere
figlio
mio
,
ed
anche
di
tua
madre
.
Rispetta
la
patria
e
le
stituzzioni
,
e
non
calpestare
mai
nè
i
diritti
,
nè
i
calli
del
prossimo
.
Frequenta
la
gente
onesta
se
la
trovi
,
se
no
fatti
fare
diputato
.
Si
ci
hai
una
fede
inconcussa
,
illuminala
con
la
fiaccola
dell
'
ideale
,
bagnala
col
sudore
de
la
fronte
e
asciugala
al
sole
dell
'
avvenire
.
Con
questo
sistema
te
la
conserverai
in
bono
stato
e
sarai
la
consolazzione
dei
tuoi
superiori
.
Aricordati
che
la
bucìa
ha
le
gambe
corte
,
per
cui
dall
'
alto
di
questa
piramide
ci
siamo
e
ci
resteremo
,
nonchè
la
virtù
è
premio
a
sè
stessa
e
vale
più
un
ovo
oggi
che
un
'
appedicite
doppodomani
,
o
una
cambiale
protestata
ieri
.
Addio
.
E
tu
,
sposa
fedele
,
metti
fuori
i
tuoi
affetti
su
questo
rampollo
e
la
canfora
nel
cravuse
che
ci
sposai
,
nonchè
un
po
'
più
di
burro
nei
spaghetti
,
che
quelli
d
'
oggi
pareveno
fili
del
telegrafo
.
Detto
un
fatto
,
troncai
l
'
induggi
e
me
ne
andetti
con
passo
scozzese
.
Ma
,
prima
di
partire
,
volli
arecarmi
presso
alcuni
colleghi
del
mestiere
per
farmi
favorire
alcuni
ingredienti
necessari
,
per
cui
fra
i
vari
currispondenti
di
guerra
di
mia
conoscenza
fu
fatta
una
colletta
,
la
quale
me
ti
produsse
:
Sig
.
XX
.
-
Nummero
5
descrizioni
del
cusidetto
tramonto
di
sangue
,
due
delle
quali
già
addoperate
in
Libbia
,
tre
sibbili
de
le
palle
,
un
gnavulio
di
srapnel
,
il
quale
era
novo
,
perché
dice
che
lui
non
l
'
aveva
inteso
mai
.
Sig
.
Y
.
Z
.
-
Tre
effetti
di
chiaro
di
luna
,
uno
dei
quali
con
un
buco
da
una
parte
,
e
un
pisodio
sintimentale
nello
stesso
stato
.
Sig
.
X
.
V
.
-
La
partenza
del
cuscritto
.
Usata
,
ma
sterilizzata
e
arimessa
a
nuovo
.
Sig
.
P
.
P
.
(
nazzionalista
)
.
-
Ventidue
pisodii
del
prete
eroico
,
non
potuti
utilizzare
in
Libbia
,
tre
"
messe
al
campo
"
a
le
quali
basta
levarci
le
palme
del
fondo
,
e
con
quattro
alberi
qualunque
sono
ancora
bone
.
Sig
.
N
.
N
.
-
Nummero
3417
aggettivi
,
con
molti
r
,
boni
per
tutti
gli
usi
.
Sig
.
T
.
R
.
(
nevutrale
)
.
-
Apoteosi
del
Germanesimo
trionfante
e
Rinascita
delle
razze
latine
a
scelta
,
secondo
le
circostanze
.
Inoltre
feci
arrotare
la
penna
che
sa
le
tempeste
,
feci
arimettere
il
manico
alla
mia
coscienza
intemerata
,
e
feci
riattaccare
due
bottoni
all
'
usbergo
del
sentirsi
puro
,
coi
quali
me
ti
mossi
.
Come
lei
comprenderà
il
primo
pensiero
mio
,
movendomi
,
è
stato
quello
di
scegliere
a
quale
partito
attaccarmi
.
Terresina
mi
diceva
:
Attaccati
al
Kaisere
!
...
Ma
lei
lo
sa
che
le
donne
sono
troppo
impulsive
.
Per
cui
,
ponderando
bene
la
cosa
,
mi
parve
che
il
meglio
di
tutti
sarebbe
stato
,
anzichè
attaccarmici
,
di
intervistarlo
.
Dove
l
'
ho
trovato
,
nun
ce
lo
posso
dire
,
perché
come
lei
sa
,
quel
grande
imperatore
lì
è
cusì
sicuro
de
la
gratitudine
dell
'
umanità
,
che
fa
come
l
'
arabba
fenice
,
la
quale
,
che
ci
sia
ciascuno
lo
vocifera
,
ma
dove
sia
nun
lo
trovi
nemmeno
ne
la
cabbala
del
lotto
.
Il
fatto
è
che
ci
rivai
.
La
prima
volta
che
ci
feci
domandare
udienza
,
me
ti
fece
arispondere
che
nun
poteva
,
perché
ci
era
il
buon
vecchio
Dio
che
ci
stava
facendo
la
barba
.
Dice
:
Sa
,
mi
disse
l
'
aiutante
di
campo
,
nun
è
perché
è
Dio
,
perché
l
'
imperatore
è
superiore
a
queste
piccolezze
,
ma
perché
oramai
è
vecchio
,
è
tanto
tempo
che
sta
per
casa
,
e
sua
maestà
è
tanto
bono
con
la
servitù
,
che
nun
ci
vole
dare
un
dispiacere
.
Aripassi
domani
.
Il
giorno
dopo
ci
sono
aripassato
.
Dice
:
Sa
,
sua
maestà
è
proprio
occupatissimo
per
una
operazzione
militare
.
Si
figuri
che
stanno
fissando
l
'
indennità
che
deve
pagare
una
città
nevutrale
,
e
il
numero
dei
monumenti
storici
da
abbruciare
,
nonchè
aregolando
il
conto
di
quel
trattore
di
Pariggi
,
indove
doveva
andare
a
pranzo
Sua
Maestà
,
e
che
l
'
aspetta
da
due
mesi
,
sempre
con
la
pila
al
foco
!
Detto
un
fatto
,
al
terzo
giorno
mi
ariceve
.
Lo
trovai
assiso
sul
vertice
de
la
sua
gloria
,
nel
mentre
stringeva
in
pugno
le
sorti
dell
'
Europa
,
e
con
l
'
altra
mano
teneva
alto
il
prestigio
dell
'
Impero
.
Dice
:
Ah
!
...
lei
sarebbe
Itagliano
?
...
Spero
che
nun
lo
faccia
apposta
!
...
Lo
sa
che
l
'
Itaglia
mi
ha
fatto
un
bel
servizzio
,
come
diceva
il
principe
Eulemburg
a
parecchi
amici
suoi
?
...
Come
mai
nun
s
'
è
decisa
a
marciare
con
me
?
Indove
lo
trova
un
altro
alleato
come
me
?
...
Abbasterebbe
l
'
aquila
che
ci
ho
sullo
stemma
!
...
Ci
avete
un
uccello
con
due
teste
voialtri
?
...
Io
sì
!
...
-
Scusi
,
ci
ho
fatto
io
,
in
Itaglia
siamo
gente
modesta
e
a
la
bona
.
Quindi
magari
con
una
testa
sola
,
ma
robba
di
casa
.
Del
resto
,
ambasciatore
nun
porta
pene
,
ma
tutt
'
al
più
un
plico
siggillato
,
altrimenti
nisuno
farebbe
il
diplomatico
.
Io
desidererei
sapere
,
si
quali
intenzioni
ci
ha
riguardo
al
globo
terraqueo
ed
altre
provincie
germaniche
.
L
'
imperatore
arimase
sopra
pensieri
,
poi
me
ti
fece
:
-
Mah
!
...
Ecco
,
ci
dirò
.
Credo
che
per
ora
lo
lascerò
ancora
accusì
tondo
com
'
è
.
Soltanto
ci
leverò
il
Polo
,
perché
nun
avendolo
scoperto
un
tedesco
,
lo
cunsidero
come
nullo
ed
inesistente
.
Riguardo
alle
nazzioni
mimiche
,
esse
furono
.
La
Francia
fu
,
l
'
Inghilterra
fu
,
il
Giappone
fu
,
la
Russia
fu
,
insomma
è
un
fu
fu
fu
fu
generale
.
L
'
Austria
abbasterà
lasciarla
far
da
sè
:
con
un
altro
paglio
di
aritirate
strateggiche
,
lei
vederà
i
Russi
indove
vanno
a
fenire
.
Per
l
'
Itaglia
,
pel
momento
è
autorizzata
a
tremare
...
In
quel
momento
ti
sentissimo
bussare
a
la
porta
,
e
entrò
il
ciambellano
:
Dice
:
Maestà
,
c
'
è
il
Figliuolo
e
lo
Spirito
Santo
,
che
dicheno
se
ci
potesse
accordare
un
impiego
...
-
Auffa
...
fece
lui
,
accidenti
a
la
beneficenza
!
Diteci
accusì
che
si
sapevo
che
per
aver
fatto
una
curtesia
al
padre
,
me
ti
trovavo
tutta
la
famiglia
sul
groppone
,
lo
lasciavo
indove
stava
!
Mandateli
via
,
se
no
tiro
fori
il
barile
de
le
sacre
folgori
!
Abbasta
,
fece
poi
verso
di
me
;
abbia
la
bontà
di
andarsene
per
oggi
.
Scusi
si
nun
ci
dò
la
mano
,
ma
ho
contato
poco
fa
i
soldi
de
le
taglie
del
Belgio
e
ci
ho
ancora
le
dita
sporche
.
Accusì
feci
la
prima
intervista
.
E
davanti
ad
uno
delli
suoi
dipendenti
.
Facendo
seguito
alla
mia
pricidente
corrispondenza
dal
campo
,
vengo
a
riferirci
il
cumpendio
di
una
breve
intervista
col
generale
Pitikozzen
,
uno
dei
membri
più
eminenti
dello
stato
maggiore
tedesco
.
Te
lo
trovai
seduto
sotto
la
sua
tenda
che
scriveva
,
la
quale
appena
che
mi
vidde
mi
fece
:
Si
accomodi
puro
e
esprima
in
brevi
motti
quello
che
desidera
.
-
Ecco
,
ci
feci
io
,
vorei
sapere
da
lei
,
che
è
omo
tennico
,
com
'
è
che
ancora
quest
'
esercito
del
Kaisere
nun
è
arivato
a
Pariggi
.
Come
lei
sa
,
l
'
Imperatore
aveva
promesso
di
pranzare
là
per
il
feragosto
,
e
quel
povero
trattore
tutte
le
mattine
ariprepara
il
pranzo
,
e
il
consumatore
nun
lo
vede
mai
...
-
Ce
lo
spiego
subbito
,
fece
lui
.
Come
lei
sa
,
eravamo
rivati
fino
a
due
passi
da
Pariggi
,
ma
ancora
nun
ci
eravamo
ben
decisi
,
sul
punto
preciso
indove
attaccare
la
città
,
per
cui
fu
deciso
di
tenere
un
cunsiglio
generale
.
Il
Kronprinz
,
pel
primo
,
disse
:
Seguiamo
le
nostre
gloriose
tradizzioni
:
mezzo
giro
,
e
pigliamola
dall
'
altra
parte
.
Molti
,
nel
cunsiglio
,
la
pensavano
come
lui
,
tanto
che
si
alzarono
esclamando
:
Sì
,
sì
,
bisogna
beccarsela
in
quel
modo
.
Viceversa
il
Kaisere
in
persona
s
'
alzò
a
sua
volta
e
disse
:
Mi
dispiace
di
nun
potermi
uniformare
alle
tendenze
di
mio
figlio
.
Capirete
,
che
all
'
età
mia
uno
diventa
troppo
staggionato
per
lasciarsi
trascinare
dall
'
entusiasmo
.
Per
cui
stabbilirei
di
procrastinare
la
cosa
.
Anzi
,
facciamo
accusì
,
tiriamosi
quattro
passi
indietro
e
pigliamo
l
'
arincorsa
.
Detto
un
fatto
,
lei
nun
si
pole
immagginare
si
che
anima
di
rincorsa
abbiamo
preso
.
C
'
è
qualcuno
che
ancora
corre
.
Ma
già
,
lei
me
lo
insegna
che
l
'
entusiasmo
è
fatto
accusì
.
Correndo
correndo
c
'
è
venuta
un
'
idea
:
Si
con
un
salto
ti
entrassimo
in
Inghilterra
?
...
E
adesso
ci
siamo
fermati
qui
.
Ma
siccome
fra
il
dire
e
il
fare
c
'
è
di
mezzo
un
discreta
quantità
di
mare
,
abbiamo
ariflettuto
un
po
'
.
E
adesso
vedrà
che
un
giorno
o
l
'
altro
pigliamo
un
'
altra
arincorsa
!
...
Ma
stia
tranquillo
che
vinceremo
noi
.
Già
,
il
soldato
tedesco
è
il
primo
del
mondo
.
Abbasta
che
lei
osservi
la
grande
quantità
di
soldati
decorati
che
ci
abbiamo
.
Vede
si
quante
croci
?
...
A
guerra
finita
abbisognerà
trovarne
una
speciale
per
l
'
Imperatore
,
ma
qualcuno
ci
penserà
e
vedrà
che
verà
fori
un
lavoro
ben
fatto
.
Per
ora
ci
abbiamo
l
'
onorificenza
del
Campanile
sfasciato
,
la
gran
croce
al
merito
de
la
requisizzione
,
quella
del
merito
incendiario
,
alcune
distinzioni
speciali
per
le
fucilazzioni
dei
borghesi
,
eccetera
.
Veramente
c
'
era
chi
aveva
proposto
addirittura
il
tatuvaggio
,
per
rendere
imperitura
la
memoria
de
le
gesta
,
ma
è
rivata
una
delegazzione
di
Pellirosse
che
ha
protestato
,
perché
dice
accusì
che
è
meglio
non
creare
confusioni
,
comechè
loro
si
sono
aritirati
dall
'
affari
e
nun
operano
più
da
un
pezzo
.
Del
resto
arimanga
con
noi
,
e
ne
vedrà
de
le
belle
...
-
Grazie
,
ci
ho
arisposto
:
io
non
fumo
!
...
E
sono
arientrato
ne
le
provisorie
pareti
domestiche
,
laddove
ci
ho
trovato
la
posta
con
un
sacco
di
giornali
.
Aprendo
con
gioglia
che
la
Turchia
è
entrata
in
ballo
,
con
relativo
Enver
Pascià
.
Vederà
che
quello
lì
ti
salva
l
'
impero
ottomano
come
ha
salvato
la
Tripolitania
.
Infatti
la
serie
de
le
vittorie
strepitose
è
già
cuminciata
.
Si
un
giorno
o
l
'
altro
si
custituisce
il
corpo
"
Reali
Sbruffoni
"
quello
lì
abbisogna
farlo
generale
.
Che
vole
che
ci
dica
?
...
Quando
ti
vedo
quella
povera
Turchia
,
tutta
inficozzata
,
piena
di
cambiale
protestate
e
di
cicatrice
,
che
viene
fora
ammaestrata
al
fischio
dei
tedeschi
per
pigliar
la
sua
parte
di
sorbe
,
me
ti
pare
di
vedere
Osvaldo
dei
Spettri
,
bonanima
,
che
venisse
fora
coll
'
elmo
dell
'
antico
Romano
a
strillare
:
Mamma
,
ti
prego
di
favorirmi
il
Sole
!
...
Fenirà
che
la
Turchia
è
ancora
una
nazzione
,
ma
che
fra
un
par
d
'
anni
sarà
diventata
un
modo
di
dire
.
Si
dirà
turco
di
ritorno
con
quel
che
segue
,
fuma
come
un
turco
,
robba
da
turchi
,
ma
il
turco
non
ci
sarà
più
.
Che
malincunia
,
di
vedere
il
Corno
d
'
oro
al
monte
di
Pietà
.
e
l
'
odalische
all
'
asta
,
salvando
indove
mi
tocco
;
pubblica
!
Leggo
anche
con
una
certa
apprenzione
che
si
ariapre
la
Cammera
.
Veramente
nel
momento
in
cui
tutto
il
mondo
mena
,
il
fatto
che
noi
si
mettiamo
a
chiacchierare
,
me
ti
fa
un
po
'
l
'
impressione
che
l
'
Itaglia
si
metta
a
cantare
Vide
'
o
mare
quanto
è
bbello
,
per
distrarre
la
cumpagnia
e
arimediare
il
consuveto
bagliocco
,
incartato
nel
non
meno
solito
disprezzo
.
Ci
sarebbe
veramente
,
qualche
cosa
di
importante
da
mettersi
d
'
accordo
,
ma
si
c
'
è
un
diputato
che
ci
ha
un
bello
strillo
da
cacciare
fora
,
un
bel
do
di
petto
da
cullocare
,
uno
che
ci
ha
un
bello
scaldaletto
da
esitare
,
un
altro
che
ci
ha
da
rivelare
al
pubblico
,
e
magari
all
'
alleato
orientale
,
qualche
deficenza
di
organizzazione
in
un
punto
piuttosto
che
in
un
altro
,
chi
li
regge
quelli
lì
?
...
Per
cui
,
francamente
,
sono
piuttosto
preoccupato
per
quel
benedetto
Montecitorio
!
Nun
sarebbe
meglio
metterci
una
certa
quantità
di
pietre
sopra
?
Abbenchè
forse
l
'
Itaglia
è
l
'
unico
paese
in
cui
i
partiti
sono
proprio
attaccati
all
'
idee
...
In
Germania
o
in
Francia
,
appena
dichiarata
la
guerra
,
tutti
hanno
piantato
il
partito
e
ti
hanno
esclamato
:
Prima
il
paese
,
poi
il
cummitato
.
Ma
qui
no
.
Qui
sono
attaccati
all
'
idea
.
Il
socialista
ti
esclama
:
Ma
che
Trento
e
Trieste
?
...
Chi
sono
questi
signori
?
...
Ci
hanno
la
tessera
?
...
E
poi
,
c
'
è
gnente
da
sbafare
pel
ferrovione
?
...
C
'
è
un
rifiletto
di
bagliocchi
per
lo
scarpellino
o
per
lo
scupino
municipale
?
...
No
?
...
E
allora
chi
si
move
?
...
È
robba
che
ariguarda
i
capitalisti
.
Noi
ci
battiamo
solo
per
l
'
Idea
:
pane
e
sciopero
.
Nonchè
dall
'
altra
parte
ti
zompa
su
il
clericale
che
esclama
:
Noi
attaccare
l
'
Austria
?
...
Ma
che
,
gnente
gnente
,
quando
il
nazzionalista
vi
diceva
che
erimo
Itagliani
puro
noi
,
l
'
avete
preso
sul
serio
?
...
Bravo
,
fanciullo
!
...
Mi
sapressi
dire
quanti
giri
fa
un
picchio
?
...
Col
quale
lei
vede
a
occhio
nudo
che
in
tutta
questa
rippresentazzione
europea
ci
mancava
la
scena
comica
finale
,
e
vederà
che
ce
l
'
averemo
a
Montecitorio
.
Il
Kaisere
e
l
'
altri
enti
supremi
.
Me
ti
giunge
a
traverso
la
stampa
europea
,
nutizia
che
l
'
imperatore
Guglielmo
te
si
è
presentato
alla
sinagoga
di
Lozze
,
in
Polonia
,
e
ha
detto
agli
ivi
raccolti
giudii
:
"
Sapete
?
io
sono
il
Messia
!
"
.
Per
cui
vorrei
sapere
in
linea
ufficiale
indove
andiamo
a
fenire
,
ovverosia
,
per
adoperare
una
spressione
diplomatica
,
chi
è
il
Padreterno
del
Kaisere
.
Comechè
,
ora
l
'
ha
col
buon
vecchio
Dio
,
ora
con
Allah
,
ora
con
questo
,
ora
con
quell
'
altro
,
ora
ti
arubba
il
mestiere
a
Mosè
,
ora
a
Maometto
,
domani
a
Budda
.
Un
giorno
o
l
'
altro
qui
fenisce
con
un
'
aggitazzione
di
profeti
disoccupati
,
a
cavusa
di
questo
imperial
boglia
,
che
va
a
fare
il
krumiro
a
la
porta
del
paradiso
.
Ne
consegue
eziandio
,
che
te
si
presentano
innanzi
all
'
occhio
vari
e
passa
bigonzi
di
probblemi
complicati
:
perché
è
evidente
che
,
senza
offendere
nissuna
religgione
,
l
'
omo
di
una
fede
ci
ha
sempre
qualche
cosa
che
ci
manca
o
ci
sopravanza
per
essere
perfetto
come
omo
di
un
'
altra
religgione
.
Raggione
per
cui
allorquando
Guglielmo
da
giudio
vole
aridiventare
cristiano
,
il
fedele
arimane
penzoso
e
ti
esclama
:
"
O
mi
sbaglio
io
,
o
a
questo
Kaisere
gli
manca
qualche
cosa
!
"
.
Giacchè
,
lei
me
lo
insegna
,
nelle
cunvizioni
pulitiche
-
religgiose
,
abbasta
abbandonare
a
quanto
un
'
ogna
del
proprio
patrimonio
morale
,
che
le
cose
piglieno
tutta
un
'
altra
camminata
...
Vol
dire
che
abbisogna
suppore
che
ci
troviamo
,
a
bon
gioco
,
di
fronte
a
un
Kaisere
che
è
un
po
'
tutto
di
un
pezzo
,
un
po
'
a
vite
.
E
allora
si
vede
che
ci
averà
con
lui
un
barattolo
con
un
supplemento
morale
sotto
spirito
da
applicare
quando
lascia
Mosè
per
conferire
col
buon
vecchio
Dio
.
Stia
attento
di
nun
lasciare
il
barattolo
in
giro
,
quando
ci
ha
molti
ufficiali
per
casa
,
perché
a
botta
sicura
trova
padrone
!
Un
'
altra
storia
che
mi
ti
ha
fatto
impressione
è
l
'
affare
del
"
Ministero
delle
munizioni
"
,
non
perché
nun
aritenga
che
nun
sia
utile
e
necessario
,
ma
aritengo
piuttosto
che
sia
destinato
a
produrre
una
influvenza
deleteria
nell
'
interno
delle
mie
personali
pareti
domestiche
.
Infatti
Terresina
te
si
è
slanciata
subbito
sull
'
idea
che
parallelamente
alla
istituzzione
per
la
fabbrica
intensiva
delle
munizioni
materiali
,
occorrerebbe
fare
un
grande
cummitato
nazzionale
per
la
produzzione
delle
cartucce
morali
,
come
chi
dicesse
ideali
,
fedi
inconcusse
,
slanci
patriottici
,
illusioni
giovanili
e
altre
palle
pisicologgiche
,
srappenelle
morali
e
granate
a
mano
sentimentali
.
Con
cui
si
poterebbe
dividere
l
'
istituto
in
varie
sizzioni
,
indove
Terresina
sostiene
che
la
donna
ci
avrebbe
tanto
da
fare
,
da
esclamare
,
come
disse
Leonida
coi
suoi
trecento
,
a
Messalina
:
"
Accidenti
che
campo
d
'
attività
!
"
.
Infatti
:
Chi
-
sustiene
la
mia
signora
-
è
più
capace
di
,
diremo
così
,
aricaricare
il
morale
d
'
un
omo
,
come
la
donna
?
È
vero
che
per
ariaddrizzare
una
baionetta
ci
vole
la
energia
dell
'
omo
,
ma
per
ariaddrizzare
un
morale
ci
vole
tante
volte
quella
mezza
parola
d
'
una
donna
,
che
ti
fa
da
caffè
co
'
lo
schizzo
dell
'
anima
.
È
vero
che
solo
il
metallo
ti
diventa
palla
,
ma
in
de
l
'
interno
labboratorio
della
famiglia
,
ti
accade
un
'
altra
combinazzione
chimica
,
che
un
sorriso
mischiato
con
una
certa
quantità
di
sacre
memorie
e
poche
gocce
d
'
arimembranze
giovanili
ti
diventa
tanto
entusiasmo
patriottico
con
relativo
"
sposa
mia
sarà
la
mia
bandiera
"
,
"
datemi
un
brando
"
,
"
Savoglia
,
Savoglia
"
,
ed
eccoti
che
una
signora
Tuttibbozzi
qualunque
,
da
un
appartamento
qualunque
al
quarto
piano
di
via
Tiretinlà
,
ti
ammazza
un
tedesco
e
ti
fabbrica
un
eroe
,
senza
produrre
il
minimo
botto
.
Io
,
naturalmente
,
per
raggioni
di
tranquillità
domestica
,
vorei
sopprimere
l
'
aggitazzione
sul
nascere
;
ma
Terresina
dice
che
quando
ha
preso
un
'
iniziativa
lei
,
è
difficile
che
se
la
lasci
scappare
,
finchè
per
lo
meno
nun
l
'
ha
eretta
in
ente
morale
.
Come
me
ti
lavoro
l
'
Aedo
Ti
accuso
Corrado
Brando
.
Sa
,
io
non
sono
di
quei
critici
che
te
si
impancano
a
tener
catedra
di
tutto
,
quindi
nun
ci
entro
in
materia
speciale
,
ma
lei
,
prendendo
le
dovute
precavuzzioni
per
la
sicurezza
personale
,
avrebbe
la
bontà
di
salutarmi
Corrado
Brando
?
Lei
deve
consapere
,
anzi
oramai
lo
saperà
,
che
Terresina
mi
tira
sempre
fori
l
'
affare
dell
'
omo
plebbeo
e
dice
che
l
'
arte
nun
la
capisco
e
figureti
poi
la
modernità
.
Laddovechè
quando
si
annunziò
che
facevano
più
che
l
'
amore
,
non
connetteva
più
e
diceva
che
doveva
essere
una
sciccheria
:
per
cui
ne
consegue
che
tutto
il
giorno
ti
consultava
il
Fogazzari
e
il
linguaggio
dei
fiori
per
vedere
che
cos
'
era
.
Detto
un
fatto
,
tanto
fece
,
che
io
e
il
sor
Filippo
decidessimo
di
andare
con
lei
,
e
alle
cinque
di
sera
eravamo
nel
portone
della
galleria
,
indovechè
c
'
era
tanta
gente
che
si
pole
figurare
che
pisto
.
Io
ci
avevo
il
cravuse
de
le
grandi
occasioni
,
e
Terresina
il
fiocco
di
sciffonne
dietro
,
che
in
quella
calca
ci
diventò
onor
di
capitano
,
come
una
bandiera
vecchia
qualunque
.
E
il
semolino
che
me
ti
ero
messo
in
saccoccia
con
una
provatura
dentro
per
ingannare
lo
stommaco
me
ti
diventò
come
un
'
ostia
e
Dio
lo
sa
che
patacca
.
Con
la
quale
Terresina
,
per
via
che
aveva
lasciato
il
pupo
solo
in
casa
,
ogni
tanto
ci
sbottava
l
'
ideale
infranto
,
e
allora
povero
me
.
Nun
ci
dico
i
tuzzi
,
incofenate
,
pizze
,
ginocchiate
,
acciaccate
di
calli
,
spintoni
e
strappi
che
avessimo
per
le
scale
,
ma
come
Dio
volle
eccoci
a
sedere
su
un
colpo
d
'
occhio
che
levati
.
E
ci
passo
sopra
al
resoconto
de
la
serata
,
che
abbenanche
lei
abbitasse
lontano
l
'
averà
sentito
da
casa
,
che
pareva
li
cungresso
de
le
locomotive
malcontente
,
ma
voglio
farci
accusì
a
volo
d
'
uccello
alcune
ariflessioni
.
Averebbe
la
bontà
di
dire
al
signor
Gabbrielle
d
'
Annunzio
,
si
lo
incontra
,
che
scusi
tanto
,
ma
mi
pare
una
bella
boglieria
?
Fortuna
che
nun
ci
ho
portato
il
pupo
,
altrimenti
me
ti
toccava
,
il
giorno
appresso
,
di
sgnaccarlo
in
una
casa
di
correzzione
!
Io
ci
ho
insegnato
l
'
eroe
tutto
in
un
altro
modo
,
e
quando
lo
porto
in
giro
per
erudirlo
,
si
ti
incontro
un
Corrado
Brando
fra
due
guardie
,
ci
dico
:
Guarda
come
finiscono
i
zozzaglioni
!
...
Va
bene
che
quello
di
D
'
Annunzio
faceva
tutte
queste
boglierie
perché
ci
aveva
l
'
ideale
di
quel
viaggio
,
ma
si
per
trovare
indove
nasce
un
fiume
,
c
'
è
bisogno
di
tutta
quella
robba
,
si
tanto
tanto
doveva
scoprire
una
scoperta
più
grossa
,
ariduceva
Roma
una
pizzetta
!
...
E
quando
ti
vedevo
Virginio
Vesta
il
quale
è
chiaro
che
nun
è
un
omo
,
ma
un
abbacchio
,
e
aripensavo
che
a
me
hanno
avuto
li
coraggio
di
dirmi
beccaccione
perché
affitto
una
cammera
al
sor
Filippo
,
me
ti
saltava
la
mosca
al
naso
perché
non
c
'
è
giustizzia
distribbutiva
.
E
quel
signor
Rastignacco
che
lo
difende
,
io
prenderei
Corrado
Brando
e
ce
lo
darei
due
mesi
per
inquilino
a
la
porta
accanto
.
Me
ci
gioco
la
gratificazzione
di
Natale
che
,
o
aritira
fori
il
quadrilatero
o
telefona
in
questura
e
te
lo
fa
sgnaccare
dentro
.
Insomma
,
io
nun
ho
fischiato
per
educazzione
,
ma
sono
arimasto
sconturbato
,
nonchè
il
sor
Filippo
che
se
la
piglia
coi
sovversivi
e
Terresina
che
ci
piace
più
il
Fogazzari
indove
sono
tutti
Virgini
Vesta
.
Accusì
arrestai
così
male
,
che
la
notte
mi
sognai
che
cercavo
la
sorgente
dell
'
Omo
e
nun
ci
dico
altro
.
Mi
faccio
meraviglia
di
Basigliola
.
Averebbe
la
bontà
,
prendendo
le
relative
precavuzzioni
per
la
salute
,
di
salutarmi
Basigliola
?
Torno
a
dirci
che
io
non
sono
letterato
,
ma
per
mezzo
de
la
stampa
quotidiana
qualche
schizzo
di
letteratura
t
'
entra
sempre
fra
le
parete
domestiche
,
accusì
dagli
oggi
e
persevera
nel
ridarci
domani
,
su
per
giù
tutti
i
personaggi
del
signor
D
'
Annunzio
me
li
aritrovo
sempre
per
casa
.
Laddovechè
l
'
anno
scorso
il
pupo
,
prima
me
ti
si
era
messo
in
testa
di
fare
il
Corrado
Brando
e
tirava
zampate
al
gatto
da
la
mattina
a
la
sera
,
rubbava
il
zucchero
dal
barattolo
e
tirava
pecette
al
signor
maestro
per
via
che
lui
era
un
eroe
,
e
dette
perfino
un
schiaffo
alla
figlia
del
portiere
,
con
la
scusa
che
era
de
la
razza
dei
Cabotto
;
poi
ci
prese
l
'
affare
de
l
'
ingegnere
de
le
acque
come
Virginio
Veste
e
non
si
pole
immagginare
come
aridusse
le
cazzerole
in
cucina
e
altri
strumenti
domestici
.
Questo
ce
lo
dico
per
dimostrarci
che
in
casa
l
'
influsso
letterario
ci
si
sente
.
Per
cui
,
si
lei
non
mi
mette
ariparo
in
tempo
dicendolo
al
signor
D
'
Annunzio
,
questa
Basigliola
mi
ariduce
in
mezzo
a
un
vicolo
cieco
.
Ma
,
scusi
,
indove
le
pesca
queste
donne
il
signor
D
'
Annunzio
?
O
sono
bone
bone
come
Maria
Vesta
e
allora
si
piangono
sempre
l
'
anima
dei
loro
migliori
trapassati
vestiti
da
festa
,
o
si
tanto
tanto
ti
passeno
il
Rubbicone
,
ti
piglieno
la
strada
da
le
Angizzie
Fure
o
de
le
Basigliele
,
e
allora
me
le
saluta
lei
?
Senta
,
io
sono
un
omo
,
diremo
cusì
,
attempatello
e
su
certi
fatti
una
certa
esperienza
ce
l
'
ho
.
Ho
veduto
donne
oneste
,
donne
accusì
accusì
,
donne
boglia
,
e
donne
profumone
assai
!
Ma
questa
Basigliola
non
è
una
donna
,
è
uno
spuntasigheri
,
che
si
ci
accosti
un
dito
te
lo
porta
via
!
Capisco
,
non
fo
per
dire
,
una
donna
un
po
'
mancipata
,
un
po
'
oserei
dire
,
magari
zozzagliona
,
ma
questa
è
un
fagotto
di
panni
sporchi
col
microbbo
del
colera
,
una
tigre
invelenita
,
una
coccodrillessa
che
ha
mangiato
il
peperoncino
;
non
è
più
una
donna
,
è
una
trebbiatrice
d
'
ommini
,
che
da
una
parte
ci
metti
l
'
omo
e
dall
'
altra
sorte
fori
un
caso
imprevisto
e
prosciugato
,
o
accidente
a
secco
come
dice
la
plebbe
!
Ma
,
scusi
,
Marco
Gratico
nun
ci
aveva
le
mano
per
acchiapparla
per
qualche
cosa
ed
esclamarci
:
Ah
Basiliò
,
mannaggia
chi
ti
ha
introdotto
nell
'
urbe
,
o
ti
arissegni
a
diventare
una
,
diremo
accusì
,
donna
perduta
come
tutte
le
altre
donne
perdute
,
o
qui
,
fra
sleppe
,
birole
,
colpi
di
piede
nel
totus
mundus
,
schiaffi
ed
altre
forme
di
arepressione
,
ti
ariduco
come
un
onor
di
capitano
,
o
vogliam
dire
,
bandiera
vecchia
.
Ma
già
mi
figuro
che
a
bon
conto
Marco
Gratico
ci
masticava
sopra
,
come
uno
di
questi
apasci
de
la
mala
vita
!
E
il
peggio
è
che
l
'
esempio
è
contaggioso
,
per
cui
Terresina
l
'
altro
giorno
me
te
se
n
'
esce
con
la
seguente
frase
che
ancora
si
ci
aripenzo
me
te
si
addirizzeno
in
testa
i
consuveti
tre
peli
:
Dice
:
Che
te
ne
fai
del
focolaglio
domestico
?
Arma
,
piuttosto
,
se
ci
hai
coraggio
,
la
nave
,
e
salpa
come
si
fusse
gnente
,
verso
il
mondo
!
!
...
Raggione
per
cui
arimasi
impressionatissimo
e
la
notte
me
ti
sognai
la
fossa
Fuglia
e
mi
messi
a
strillare
fra
la
veglia
e
il
sogno
:
Agliuto
,
chè
vi
casco
dentro
,
per
cui
al
piano
di
sopra
sentireno
e
ieri
mattina
il
portiere
ci
ebbe
il
coraggio
di
dirmi
si
volevo
che
chiamasse
la
società
degli
asfittici
.
Coi
quali
lei
tocca
con
mano
che
di
questo
passo
il
teatro
educatore
ti
riva
a
un
punto
,
che
se
si
salva
l
'
onore
di
Madama
Lugrezzia
è
proprio
perché
ce
n
'
è
un
pezzo
solo
.
Mi
ti
infoco
contro
il
Ferro
.
Vede
,
io
nun
sono
uno
di
quei
moralista
che
si
ti
vedono
una
signora
che
mostra
i
soliti
tre
metri
quadrati
di
pelle
,
fanno
finta
che
ce
si
addirizzino
,
salvando
indove
mi
tocco
,
i
famosi
tre
peli
in
testa
.
A
me
certe
cose
nun
si
verificheno
e
ti
so
guardare
le
cose
in
faccia
,
come
quella
torre
che
nun
crollava
nemmeno
si
ci
tiravi
dentro
col
cannone
a
due
botte
.
Perciò
nun
sono
neppure
di
coloro
che
,
quando
vanno
a
teatro
,
te
si
figureno
che
l
'
Arte
,
Apollo
,
l
'
ufficio
Muse
,
il
signor
Della
Rima
nonchè
quello
Del
Cesello
,
Dante
Alighieri
,
il
Conte
di
Montecristo
,
l
'
Aurora
Boreale
e
il
placido
Zeffiretto
,
siano
tutte
cose
inventate
perché
il
signor
Tizzio
o
Caglio
che
sia
,
vòi
andando
a
teatro
,
o
promanandosi
per
le
vie
,
si
senta
facilitata
la
diggestione
dello
spaghetto
domestico
.
Laonde
ne
consegue
che
,
vòi
nel
teatro
,
vòi
ne
la
vita
,
si
la
morale
nun
è
proprio
come
quella
della
favola
dei
sette
capretti
,
di
Barbabblù
,
e
dei
Promessi
Sposi
,
e
se
invece
di
trionfar
la
giustizzia
,
avviene
che
trionfi
il
boglia
,
roderò
magari
il
cusidetto
freno
,
ma
abbozzo
,
e
sto
zitto
.
Tuttavia
,
francamente
,
si
lei
volesse
pregare
il
professore
D
'
Annunzio
di
un
piccolo
favore
,
mi
farebbe
la
più
specchiata
cortesia
.
Come
lei
comprenderà
facilmente
,
ho
assistito
al
Ferro
,
e
sono
ritornato
a
casa
ne
le
cundizzioni
del
più
profondo
abbacchiamento
.
Dico
:
ma
ammappale
queste
famiglie
dannunziane
!
...
Incomincio
a
credere
che
Salomè
,
quella
che
,
quando
era
stufa
di
giocare
con
la
pupazza
,
domandava
al
padre
un
par
di
teste
di
Iocananne
,
fusse
figlia
di
qualcuna
di
queste
tribbù
di
mandrilli
sanguinari
,
che
l
'
illustre
poveta
cava
da
la
gabbia
de
la
propria
intelliggenza
,
per
arifilarceli
sulla
scena
.
Me
la
saluta
lei
Mortella
?
...
E
quel
signore
Ismera
,
boglia
,
carogna
,
egoista
,
assassino
,
raggione
per
cui
le
donne
quando
lo
vedono
,
se
ne
innamorano
?
Lei
mi
ti
dirà
che
questo
accade
puro
ne
la
vita
vera
,
e
io
ci
so
dire
che
la
cammeriera
de
la
contessa
Scrocchiazzeppi
ha
riccontato
a
la
moglie
del
pizzicagliolo
in
faccia
,
come
qualmente
quando
ci
fu
il
processo
di
quello
che
aveva
disonorato
la
nonna
e
poi
l
'
aveva
cotta
al
forno
,
tutte
le
patronesse
del
Cummitato
parrocchiale
contro
il
turpiloquio
,
se
n
'
erano
innammorate
.
Ma
quello
ci
aveva
anche
una
voglia
di
porco
in
faccia
,
mentre
il
signor
Ismera
nun
ce
l
'
aveva
,
o
almeno
ci
aveva
,
diremo
così
,
una
voglia
di
suino
metafisica
.
Ma
questo
sarebbe
gnente
:
da
Più
che
l
'
amore
al
Ferro
c
'
è
un
progresso
:
qui
,
almeno
,
il
boglia
,
a
la
fine
,
l
'
ammazzeno
,
e
a
nessuno
ci
scappa
detto
di
chiamarlo
eroe
.
Quello
che
me
ti
dispiace
di
più
è
che
manca
il
chiaroscuro
.
Vòi
fare
un
ambiente
di
zozzaglioni
,
indove
la
persona
più
pulita
è
quella
che
ammazza
un
omo
?
Va
bene
,
fallo
!
...
come
diceva
Messalina
a
le
falangi
tebbane
.
Ma
almeno
,
per
cuntrasto
,
infiliamoci
dentro
un
galantomo
,
accusì
vanno
a
posto
le
tinte
.
Invece
si
si
dovesse
fare
il
galantomo
,
secondo
i
drammi
di
Gabbriele
il
Grande
,
si
doverebbe
scrivere
questa
definizzione
:
il
galantuomo
è
il
materazzo
del
boglia
.
Nel
Più
che
l
'
amore
c
'
è
Virginio
Vesta
,
che
fa
la
parte
del
galantomo
.
Ma
quello
nun
è
un
galantomo
,
è
un
bigonzo
,
un
vile
cucurbitaceo
,
o
vogliamo
dire
cetriolo
,
che
si
lo
tagli
o
l
'
acciacchi
,
più
che
acqua
nun
viene
fori
!
Corrado
Brando
gli
si
aripertica
la
sorella
?
...
Corrado
Brando
strozza
la
scontista
?
...
E
lui
ti
esclama
:
Ma
guarda
si
che
bravo
giovinotto
!
ma
un
tipo
accusì
deve
fenire
in
galera
come
un
zozzaglione
qualunque
?
...
Ma
vado
io
in
galera
per
lui
!
...
Viceversa
qui
c
'
è
quello
che
sona
l
'
orgheno
.
Il
vero
galantomo
,
a
rigor
di
termine
,
con
una
parentela
come
quella
:
una
moglie
che
gli
faceva
portare
quell
'
anima
di
penne
,
e
una
sorella
che
tira
cortellate
come
caramelle
,
avrebbe
dovuto
capire
che
c
'
era
qualche
cosa
per
aria
.
Invece
lui
sona
l
'
orgheno
,
e
nun
capisce
gnente
.
Va
bene
che
l
'
orgheno
è
sonato
dietro
le
quinte
,
quindi
il
pubblico
si
pole
illudere
che
l
'
orgheno
sia
suo
,
ma
che
glie
lo
soni
un
altro
,
e
che
l
'
avutore
abbia
voluto
fare
un
simbolismo
per
far
capire
che
,
abbozza
abbozza
,
nun
aveva
salvato
nemmeno
quello
strumento
musicale
.
In
ogni
caso
,
lei
capisce
al
solito
volo
del
solito
uccello
,
che
si
seguitiamo
con
queste
Fedre
,
questi
Corradi
Brandi
e
queste
Pisanelle
,
questi
San
Sebbastiani
e
questi
Ferri
,
un
povero
rigazzo
come
il
Pupo
,
che
viene
su
adesso
e
che
ti
desideri
di
farsi
un
'
idea
de
la
vita
attraverso
il
teatro
,
ci
viene
la
pilessia
.
Comechè
pensa
,
che
si
la
vita
è
fatta
di
donne
che
nun
si
possono
innammorare
d
'
un
birbaccione
si
nun
gli
è
almeno
fratellastro
,
di
eroi
che
fanno
i
furti
con
scasso
e
che
per
riabilitarsi
,
rendono
zii
i
loro
migliori
amici
,
di
Santi
che
si
rosicano
la
coda
come
le
scimmie
,
di
galantommini
che
soneno
l
'
orgheno
e
di
rigazze
che
tireno
cortellate
,
qualora
uno
nun
possa
prendere
il
porto
d
'
armi
per
cannone
da
420
,
e
corazzarsi
l
'
amor
proprio
come
la
torre
d
'
una
draguenutte
,
tanto
vale
mettesi
l
'
anello
al
naso
,
dar
foco
alla
Lupa
,
nonchè
al
Padre
Tevere
,
al
progetto
di
Roma
al
mare
,
nonchè
all
'
inchiesta
del
Palazzo
di
Giustizzia
,
e
aridursi
sulle
deserte
balze
dell
'
Acqua
Acetosa
,
fra
l
'
elefanti
,
le
tigre
e
l
'
acquacetosari
,
come
il
famoso
selvaggio
Mabbò
.
Abbasta
:
che
si
diceva
?
Averebbe
la
bontà
di
salutarmi
tanto
il
Vate
,
il
quale
viceversa
poi
sarebbe
Gabbriele
D
'
Annunzio
?
Col
quale
lei
vede
al
solito
volo
del
non
mai
abbastanza
lodato
uccello
,
che
si
andiamo
di
questo
passo
,
verrà
il
giorno
che
a
furia
di
ricevere
boglierie
da
tutti
,
il
povero
privato
cittadino
che
ti
nasce
senza
il
peticozzo
del
superuomo
,
e
per
giunta
nun
è
nè
postelegrafico
,
nè
lavoratore
de
la
scopa
,
nè
ladro
internazzionale
,
lo
tratteranno
addirittura
come
i
cani
in
chiesa
e
ci
toccherà
di
aritirarsi
sul
monte
Sacro
,
si
puro
allora
nun
ci
averanno
fabbricato
un
convento
,
un
albergo
o
un
ministero
.
Comechè
lei
deve
consapere
che
l
'
ultimo
libbro
dell
'
Indiscutibbile
,
me
ti
ha
messo
le
parete
domestiche
in
uno
stato
che
si
nun
vi
metto
subbito
ariparo
me
ti
tocca
di
passare
d
'
urgenza
all
'
ufficio
defunti
.
Si
pole
immaginare
che
Terresina
,
quando
ha
saputo
che
il
Vate
aveva
scritto
l
'
ultima
parola
del
volume
qualche
minuto
doppo
mezzanotte
,
e
che
a
quell
'
ora
aveva
perfino
scommodato
l
'
amici
per
farcelo
sapere
per
telegrafo
,
è
entrata
in
un
periodo
d
'
aggitazzione
cusì
forte
,
che
già
avevo
organizzato
un
modello
di
martinicca
per
dargli
ogni
tanto
il
controvapore
.
Lei
,
vede
,
nun
è
che
ti
tradisca
il
Fogazzari
,
perché
quello
lì
è
il
sogno
permanente
,
e
da
quello
lì
nun
l
'
arimovi
nemmeno
con
la
dinamite
,
ma
lei
dice
che
in
certi
punti
D
'
Annunzio
ci
ha
lo
stesso
sapore
sciropposo
,
con
una
puntarella
aromatica
.
Soltanto
lei
si
lamenta
che
di
tutti
i
personaggi
del
Vate
nun
ce
n
'
è
uno
che
si
possa
aricevere
in
casa
,
salvo
quel
beccaccione
contento
di
Virginio
Vesta
.
Quindi
,
dal
momento
de
la
notizzia
in
poi
,
fu
come
si
ci
avessero
fatto
una
ignezzione
di
benzina
,
e
tanto
fece
e
tanto
disse
,
che
a
la
fine
me
ti
privai
d
'
un
ombrello
novo
che
avevo
divisato
di
acquistare
,
e
comprai
ben
cinque
lire
di
Forse
che
sì
,
ma
può
pure
darsi
di
no
.
Io
,
francamente
,
credevo
che
parlasse
dell
'
attuvale
ministro
,
mentre
invece
poi
ho
appreso
che
si
tratta
di
un
duvetto
sul
genere
di
:
Favorisci
di
levarti
la
cammesella
!
...
-
La
cammesella
forse
che
sì
,
forse
che
no
!
-
indove
però
c
'
entra
pure
il
velivolo
,
che
sarebbe
il
soprannome
dell
'
arioplano
quando
va
in
società
,
e
inoltre
,
accanto
a
la
coppia
dell
'
innamorati
,
c
'
è
quella
dei
piagnoni
,
con
relativo
fratello
che
più
sta
e
più
diventa
ingegnere
de
le
acque
.
Abbasta
,
Terresina
si
chiuse
in
salotto
,
accese
il
lume
de
le
grande
occasioni
,
ci
messe
intorno
un
velo
pavonazzo
,
messe
due
bagliocchi
di
fiori
ne
la
tazza
del
caffè
e
latte
,
e
poi
fabbricò
un
po
'
di
profumo
arcano
,
col
quale
,
una
volta
preparato
l
'
ambiente
,
ecco
che
si
messe
a
leggere
.
E
da
quel
giorno
,
è
come
si
,
salvando
il
dovuto
arispetto
,
me
ti
fossi
messo
in
casa
Corrado
Brando
!
E
qui
ci
faccio
una
breve
parentesi
:
Scusi
,
ma
lei
si
quando
va
a
teatro
per
sentire
l
'
Aida
,
rivato
al
punto
indove
dice
che
"
già
i
sacerdoti
adunansi
"
ci
calassero
il
sipario
e
l
'
arimandassero
a
un
'
altra
settimana
,
come
aresterebbe
?
Aritornerebbe
a
casa
senza
sentirsi
nè
completamente
carne
nè
tampoco
tutto
pesce
,
comechè
nun
riverebbe
mai
a
capire
che
cosa
te
si
sono
ridunati
a
fare
quei
sacerdoti
.
E
cusì
si
putacaso
assistendo
a
la
Nave
si
calasse
la
tela
quando
ci
sono
le
ballerine
che
fanno
il
Cionkina
-
cion
:
laddovechè
nun
potrebbe
mai
capire
si
i
due
fratelli
fanno
pace
,
o
si
ci
scappa
poi
il
consuveto
fratricidio
.
Nel
libbro
,
poi
,
a
questi
scherzi
ci
siamo
poco
abbituvati
,
perché
è
chiaro
che
si
i
Promessi
Sposi
restassero
al
rapimento
di
Lucia
,
noi
nun
verressimo
mai
a
sapere
che
a
la
fine
,
con
una
bona
peste
di
Milano
ed
un
opportuno
frate
cappuccino
,
la
virtù
trionfa
e
il
vizzio
rimane
stropicciato
.
E
eccoti
che
il
volume
in
parola
,
indove
parla
Vana
,
termina
accusì
:
Ma
come
induvinò
su
la
bella
bocca
imbronciata
un
nuovo
scoppio
di
pena
,
soggiunse
;
E
poi
c
'
è
il
foglio
bianco
.
Da
principio
io
credevo
che
la
fine
ci
fusse
nascosta
in
qualche
parte
,
perciò
quando
Terresina
si
lamentò
,
ci
arisposi
con
un
sorriso
mefistofelico
:
Vedi
retro
!
Ma
poi
me
ti
sono
convinto
puro
io
che
,
per
ora
almeno
,
fenisce
accusì
.
Per
cui
adesso
tutta
la
casa
è
sottosopra
perché
vònno
sapere
che
cosa
soggiunse
Vana
;
abbiamo
fatto
perfino
il
spiritismo
col
tavolino
,
ma
è
venuta
fori
solo
la
parola
:
Stropicciatura
!
Abbiamo
cercato
di
indovinare
,
scrivendo
ognuno
una
frase
,
e
sono
venute
fore
le
seguenti
:
(
Terresina
)
.
L
'
augellino
mio
volò
volò
.
(
Il
Sor
Filippo
)
.
L
'
ordine
ne
la
libbertà
e
viceversa
.
(
Io
)
.
Ci
averesti
mezzo
toscano
?
(
Il
pupo
)
.
Abbasso
i
pignoli
.
Laddovechè
ancora
nun
ci
è
gnente
di
delucidato
e
più
ci
penso
e
più
me
ti
gira
la
piccola
sfera
,
o
pallino
come
dice
la
plebbe
.
La
notte
Terresina
si
sveglia
di
soprassalto
e
me
ti
tira
per
le
braccia
per
domandarmi
:
Oronzo
,
che
ci
averà
detto
Vana
?
Con
la
quale
l
'
altra
notte
che
io
me
ti
sognavo
il
sor
Bonaventura
,
ci
arisposi
:
Ci
averà
detto
,
facciamo
il
settanta
per
cento
e
nun
se
ne
parli
più
.
Ti
scocco
un
'
altra
freccia
per
conto
mio
al
San
Sebbastiano
.
Qualora
si
imbattesse
in
Gabbriele
D
'
Annunzio
me
lo
saluta
magari
in
francese
?
Vede
,
io
,
abbenanche
che
personalmente
sia
tutto
d
'
un
pezzo
,
nun
me
ti
voglio
mettere
a
fare
l
'
intransiggente
:
siamo
libberali
,
sì
,
ma
giacobbini
no
,
come
diceva
quel
diputato
dimocratico
che
votava
per
i
preti
.
Per
cui
passiamoci
sopra
.
Lui
ieri
ci
aveva
la
fiaccola
in
pugno
,
nonchè
la
scure
,
oggi
ti
salta
il
fosso
e
ti
passa
dall
'
altra
parte
,
per
cui
tutto
d
'
un
tratto
si
sente
un
dolore
da
una
parte
:
che
è
che
nun
è
,
ci
è
venuta
fori
la
fede
dei
suoi
padri
,
nonchè
il
San
Sebbastiano
,
e
quel
che
è
peggio
,
il
francese
.
Io
nun
me
ne
sono
meravigliato
,
comechè
da
tanti
anni
che
ti
seguo
questo
autore
ho
sempre
veduto
che
,
con
un
po
'
di
aritardo
,
questo
è
vero
,
ma
ha
sempre
ubbidito
a
la
moda
,
e
si
le
signore
si
lagneno
,
si
cerchino
un
'
altra
modista
.
Laddovechè
,
per
poco
che
lei
ci
faccia
caso
,
vedrà
che
come
Basigliola
curre
appresso
a
Salomè
,
San
Sebbastiano
curre
appresso
a
Pietro
Maironi
.
Anzi
,
bisognerebbe
avvertire
quest
'
ultimo
che
stia
in
guardia
,
perché
si
quell
'
altro
arriva
,
nun
so
come
fenisce
.
Fra
due
santi
di
quel
genere
lì
,
c
'
è
da
aspettarsi
qualunque
facezzia
.
Terresina
dice
accusì
che
lei
se
l
'
aspettava
:
Sono
anni
,
me
ti
ha
detto
,
che
ci
vedo
i
sintomi
del
Fogazzarismo
;
quel
certo
nun
so
che
ne
la
camminata
,
quel
certo
modo
di
non
farsi
capire
,
quell
'
aria
fra
il
prete
di
novant
'
anni
e
il
giovane
nazzionalista
,
quell
'
odoretto
di
signora
per
bene
che
sorte
da
la
chiesa
,
insomma
tutto
il
quadro
,
salvando
indove
mi
tocco
,
clinico
.
Eppoi
,
dice
sempre
lei
,
quando
uno
ti
ha
letto
la
prefazzione
di
Più
che
l
'
amore
,
quando
riva
a
la
fine
e
aripiglia
i
sensi
deve
convenire
che
a
un
omo
che
scrive
accusì
,
nun
ci
resta
da
fare
che
il
San
Sebbastiano
e
in
francese
.
Io
in
fondo
ci
ho
un
certo
piacere
,
perché
prima
,
ce
lo
confesso
,
di
quello
che
scriveva
lui
,
il
novanta
per
cento
nun
lo
capivo
e
mi
vergognavo
,
perché
tutte
le
signore
diceveno
che
d
'
Annunzio
toccalo
dapertutto
,
ma
lasciaci
stare
la
lingua
.
Adesso
che
scrive
in
francese
,
ci
ho
quella
cosa
lì
,
e
sto
tranquillo
per
un
pezzo
,
comechè
vederà
che
andando
di
questo
passo
,
un
giorno
o
l
'
altro
qualunque
gl
'
indolcisce
l
'
Adriatico
e
allora
scrive
in
tedesco
.
Del
resto
,
anche
su
questo
c
'
è
da
fare
poche
insinuvazzioni
.
Qualunque
omo
averebbe
fatto
come
lui
,
visto
e
considerato
di
dove
c
'
è
venuta
l
'
ispirazzione
.
Quando
un
omo
te
si
trova
davanti
una
donna
secca
come
una
canna
di
pippa
proletaglia
,
che
ti
fa
le
danze
plastiche
quasi
nuda
,
con
l
'
anelli
di
brillanti
ai
piedi
,
e
ti
pare
una
cosa
di
mezzo
fra
un
minorenne
e
una
minorenna
,
si
capisce
subbito
che
a
te
t
'
entra
,
come
si
dice
,
nell
'
animo
il
misticismo
.
Si
il
caso
ci
pare
controverso
,
domandi
a
chi
se
n
'
intende
,
e
per
quanto
faccia
nun
troverà
un
salesiano
che
ci
dia
torto
.
Quello
che
nun
capisco
è
l
'
affare
de
la
fiaccola
da
aggitare
su
le
solite
alte
cime
,
come
disse
D
'
Annunzio
quando
morì
Carducci
.
L
'
Itaglia
è
un
paese
come
il
circolo
di
divertimento
Belli
Nasi
,
con
la
quale
lungo
la
strada
glie
ci
vole
il
concertino
,
che
sarebbe
nel
caso
attuvale
,
il
poveta
civile
.
Ora
,
se
la
lingua
del
poveta
civile
cambia
secondo
l
'
ispiratrice
,
fenisce
come
a
la
musica
di
Strausse
:
per
un
po
'
fai
finta
che
la
capisci
,
poi
te
ne
aritorni
a
casa
fischiando
Funicolì
e
arelativo
Funicolà
.
Lei
mi
ti
dirà
che
c
'
è
Pascoli
,
ma
quello
lì
è
capace
che
te
si
ferma
per
strada
arifare
il
verso
a
le
cicale
,
a
le
raganelle
,
ai
passeri
e
altri
incovenienti
.
Per
cui
abbisogna
porvi
ariparo
,
e
bandire
un
concorso
col
seguente
avviso
:
"
Cercasi
giovine
intraprendente
per
posto
di
poveta
civile
itagliano
.
Pel
momento
è
necessario
essere
proprio
Itagliano
,
ma
a
la
prima
voltata
c
'
è
arimedio
a
tutto
.
Il
richiedente
doverà
inoltre
:
1
.
Averci
un
gilè
fantasia
ultima
moda
.
2
.
Dimostrarti
di
sapersi
fare
certi
fiocchi
alla
cravatta
come
nun
se
li
fa
nissuno
.
3
.
Possedere
un
cusidetto
"
fine
sorriso
ironico
"
marca
B
,
di
fabbrica
nazzionale
.
4
.
Esibbire
il
certificato
di
buona
condotta
del
curato
della
rispettiva
parrocchia
.
5
.
Svolgere
a
scelta
uno
dei
seguenti
temi
di
composizzione
in
versi
:
San
Luviggi
Gonzaga
come
precursore
del
Nazzionalismo
itagliano
-
Parallelo
fra
San
Gabbrielle
D
'
Annunzio
e
S
.
Margherita
di
Cortona
-
L
'
Itaglia
è
fatta
,
facciamoci
una
posizzione
"
.
Questo
credo
che
sarebbe
il
provvedimento
da
prendere
,
ammenochè
,
come
dice
qualcuno
,
tutto
nun
dipenda
dal
fisico
de
le
ispiratrici
,
laddovechè
allora
bisognerà
aspettare
che
finisca
il
periodo
de
le
ispiratrici
magre
,
e
cominci
quello
delle
ispiratrici
grasse
.
Al
Vate
nella
viggilia
del
cimento
.
Averebbe
la
bontà
si
per
avventura
si
imbatte
nel
Vate
o
,
come
chi
dicesse
,
Gabbriele
il
poveta
,
di
darci
un
consiglio
da
parte
mia
,
ariguardo
del
fatto
che
lui
vole
andare
in
Amarissimo
con
la
curazzata
,
comechè
quello
è
l
'
unico
posto
degno
di
lui
?
...
Lei
mi
ti
dirà
,
dice
:
Ma
chi
sei
tu
che
ti
permetti
di
dare
un
cunsiglio
a
Colui
il
Quale
?
...
Ecco
,
vede
,
si
fusse
un
cunsiglio
in
materia
di
povesia
,
o
vogliamo
dire
sul
modo
di
fare
i
versi
,
io
me
ti
starei
zitto
,
perché
il
poveta
è
lui
.
Ma
qui
si
tratta
di
patriottismo
,
e
allora
baccaglio
puro
io
.
Io
,
vede
,
sono
una
parte
piccolissima
de
la
patria
.
Io
nun
sarò
nè
testa
,
nè
braccio
,
nè
core
,
nè
gnente
,
sarò
magari
il
bellicolo
del
ventre
innummerevole
,
ma
in
quell
'
affare
lì
,
ci
ho
voce
in
capitolo
anche
come
bellicolo
.
E
ne
cunsegue
che
quando
vedo
che
Gabbriele
te
ci
si
inferocisce
tanto
col
patriottismo
,
me
ti
incomincio
a
spaventare
,
e
me
ti
domando
:
Che
il
patriottismo
stia
passando
di
moda
?
...
Laddovechè
,
siamo
sempre
lì
,
come
tailleur
di
parole
,
uno
come
Gabbriele
nun
lo
trovi
nemmeno
ne
le
prime
case
di
moda
,
ma
il
male
irrimediabbile
è
che
quando
la
moda
la
tira
fori
lui
,
a
Pariggi
incumincia
a
odorare
di
sbrinzo
trapassato
o
di
cane
difunto
.
Lui
ci
ha
portato
in
Itaglia
il
superomo
,
quando
questo
povero
diavolo
s
'
era
aritirato
da
tanto
tempo
da
la
letteratura
e
teneva
un
barre
in
una
città
di
provincia
;
lui
è
andato
verso
la
luce
quando
il
sole
dell
'
avvenire
ce
si
erano
già
magnati
quasi
tutti
i
raggi
e
c
'
era
arimasto
un
ciuffo
da
una
parte
come
un
pennello
per
la
barba
,
per
cui
i
giovani
incominciavano
a
dire
:
Qui
,
si
nun
s
'
inventa
presto
un
nazzionalismo
qualunque
,
abbisognerà
mettersi
a
fare
il
cittadino
del
proprio
paese
,
col
rischio
di
aritrovarsi
in
tarda
età
indotti
a
fare
i
vecchi
patriotti
.
Si
è
ariattaccato
ai
tutelari
,
a
la
Diaconessa
Ema
,
e
a
tutti
l
'
altri
giochi
di
società
,
quando
il
cumpianto
Fogazzari
stesso
incuminciava
a
trovare
che
più
appiccicoso
di
Pietro
Maironi
era
difficile
fabbricarne
un
altro
.
La
gente
pensava
,
che
data
la
libbertà
di
cuscenza
,
uno
poteva
credere
e
nun
credere
alla
fede
dei
suoi
presunti
padri
,
ma
che
arridurla
a
un
profumo
di
un
po
'
di
incenso
,
un
po
'
di
pasciolì
,
un
po
'
d
'
acido
fenico
,
era
mettersi
su
la
strada
di
arrivare
a
Santa
Salomè
vergine
e
incestuvosa
,
con
la
morfina
ne
l
'
incenziere
,
e
il
sagro
tea
de
le
cinque
col
mistico
tango
,
e
la
vesta
spaccata
da
una
parte
.
Questo
aritardo
su
la
moda
era
colpa
del
pubblico
o
era
colpa
del
poveta
?
...
Èrimo
noi
che
èrimo
una
spece
di
Ciampino
in
grande
,
o
lui
che
ci
mandava
i
sagri
messaggi
da
una
Ciampino
intellettuvale
?
...
Mistero
!
Nun
lo
sapremo
mai
.
Laddove
però
,
finchè
te
si
tratta
di
povesie
,
spettacoli
teatrali
ed
altre
caramelle
,
importa
poco
.
Ma
qui
si
tratta
,
speriamo
bene
,
di
botte
.
E
abbasta
con
le
chiacchiere
.
Noi
(
e
quando
dico
noi
,
lei
deve
,
con
rispetto
,
vedere
dietro
di
me
tutti
l
'
Ommini
Qualunque
,
che
sono
leggione
)
èrimo
patriotti
puro
quando
il
Vate
Multilingue
(
che
Domineddio
una
glie
ne
tagli
,
una
glie
ne
perdoni
e
una
glie
ne
benedica
)
l
'
aveva
coi
cinquecento
vili
mortali
che
invece
di
fare
i
Cantelmi
con
le
Vergine
de
le
Rocce
,
o
con
quelle
dei
selci
,
andaveno
a
fare
i
Bruti
a
Dogali
.
E
per
aritrovarci
addosso
il
nostro
leggittimo
tricolore
,
nun
si
dobbiamo
levare
tre
o
quattro
vistiti
,
un
mantello
nero
da
narchico
intellettuvale
,
un
piviale
da
prete
e
una
camicia
aricamata
da
pòveta
cesareo
per
signore
.
Il
patriottismo
nun
è
una
pettinatura
nè
uno
scopettone
di
pelo
o
di
povesia
;
nun
c
'
è
posto
per
il
fracche
.
C
'
è
,
come
diceva
uno
di
quei
D
'
Annunzi
di
parecchi
figurini
fa
,
il
griggio
diluvio
dimocratico
,
quello
dei
soldati
con
la
baglionetta
.
Per
i
clubbe
di
divertimento
,
si
mette
male
.
Si
per
sventura
adesso
negheno
una
corazzata
al
Poveta
,
ditemi
che
ci
aresta
per
la
gente
intellettuvale
.
Piglio
contatto
con
le
Muse
per
raggioni
di
stetica
Ti
demolisco
il
novo
Montecitorio
.
Lei
mi
dirà
:
Ma
questo
Oronzo
vole
ficcare
il
naso
,
salvando
i
suoi
principi
politici
,
dapertutto
,
come
l
'
Imperatore
Guglielmo
!
No
,
ci
arispondo
io
,
comechè
prima
di
tutto
,
si
sono
importuno
,
vol
dire
che
rompo
le
scatole
a
quei
due
o
tre
miglioni
di
lettori
,
mentrechè
l
'
imperatore
ogni
tanto
dà
un
pizzico
nell
'
equilibrio
internazzionale
a
l
'
Europa
e
allora
è
uno
scatolifraggio
universale
.
Eppoi
,
ne
la
quistione
in
parola
c
'
entro
come
contribbuvente
,
e
come
tale
baccaglio
,
strillo
,
fo
cagnara
e
posso
puro
rivare
a
un
cinichetto
d
'
arivolta
.
Me
lo
saluta
lei
il
Palazzo
del
novo
Parlamento
?
Io
non
ti
voglio
dire
che
l
'
egreggi
artisti
che
l
'
hanno
ideato
nun
siamo
ommini
all
'
altezza
de
la
cosa
,
ma
,
francamente
,
vi
trovo
non
poco
d
'
aridire
.
Prima
di
tutto
costa
troppo
.
I
nostri
relativi
padri
si
ariunivano
per
delibberare
sotto
un
albero
,
magari
di
fico
,
o
quanto
meno
nel
foro
.
Ora
lei
me
lo
insegna
che
anche
facendo
le
cose
a
la
grande
,
presempio
con
cinquanta
fichi
e
altrettanti
fori
,
c
'
era
da
arisparambiare
un
bel
po
'
.
Laddovechè
tutta
questa
spesa
è
come
la
girandola
bonanima
,
ciovè
una
specie
di
razzo
matto
di
marmo
o
travertino
,
col
quale
lei
vede
a
occhio
nudo
che
i
bagliocchi
se
ne
vanno
,
il
diputato
arimane
quello
stesso
prodotto
avariato
che
era
prima
,
e
a
noi
ci
resta
il
razzo
.
Inoltre
ci
troviamo
sempre
di
fronte
a
la
stessa
quistione
di
quel
tale
che
ci
aveva
le
gambe
di
legno
e
tutto
il
giorno
si
allustrava
le
scarpe
,
laddovechè
per
quanto
allustrasse
,
i
piedi
non
c
'
erano
!
Perciò
io
averei
voluto
che
accanto
al
dificio
parlamentare
,
ci
fusse
un
palazzo
per
una
scola
d
'
allievi
diputati
.
Comechè
in
tutte
le
professioni
c
'
è
l
'
apprendissaggio
,
e
in
questa
no
.
Voi
fare
il
pizzicagliolo
?
Ma
prima
che
sii
ammesso
a
tenere
un
salame
in
mano
ti
tocca
di
fare
il
rigazzino
di
bottega
per
dieci
anni
.
Voi
fare
la
levatrice
?
Ma
prima
di
ariccogliere
un
pupo
devi
fare
le
prove
chi
sa
quanto
tempo
!
Invece
,
la
nazzione
te
la
considerano
al
di
sotto
di
questa
creatura
mia
,
nonchè
del
salame
,
perché
oggi
sei
un
frescone
qualunque
,
domani
con
una
buona
raccomandazzione
ti
trovi
la
nazzione
in
mano
,
robba
che
nemmeno
la
vergogna
!
Inoltre
,
creda
puro
che
è
inutile
che
il
signor
Sartorio
nonchè
Calandra
e
Trentacoste
ti
perdano
tempo
a
farci
le
allegorie
ne
le
pareti
,
vuoi
in
marmo
o
vuoi
in
pittura
.
Il
diputato
,
quando
ti
vede
tutte
quelle
figure
in
movimento
si
crede
che
sia
un
tumulto
popolare
e
arimani
lì
intontito
,
perché
nun
sa
si
si
deve
buttare
a
destra
e
invocare
i
tre
squilli
,
o
a
sinistra
e
tirar
fori
la
lotta
di
classe
.
Senza
contare
che
qualcuno
poi
pole
credere
che
tutte
quelle
bandiere
e
quelle
folle
arippresentino
un
omaggio
,
oserò
dire
,
suvversivo
all
'
indipendenza
itagliana
,
mentre
nun
bisogna
guastarsi
con
l
'
alleati
.
Io
invece
ci
averei
fatto
un
lavoro
,
diremo
accusì
,
più
verista
,
ciovè
,
da
una
parte
un
curemi
appresso
di
diputati
che
cercheno
di
agguantare
un
portafoglio
,
dall
'
altra
una
serie
di
sori
Bonaventura
impiccati
con
la
scritta
:
Chi
la
fa
,
non
fo
per
dire
,
ma
l
'
aspetta
.
Eppoi
,
tutte
le
massime
stampate
a
lettere
d
'
oro
in
giro
giro
:
La
buggia
ha
le
gambe
lunghe
-
L
'
abbito
fa
il
monaco
,
il
clerico
-
moderato
,
il
socialista
e
il
narchico
-
Colleggio
che
vai
,
sbafatori
che
trovi
-
Dammi
il
voto
oggi
,
che
ti
darò
lo
sbruffo
domani
,
e
via
discurenno
.
Nunchè
poi
ci
farei
un
bassorilievo
indove
ce
si
vedessero
tutti
i
miracoli
di
San
Suffraggio
universale
,
ciovè
il
morto
che
vota
,
la
scheda
che
gira
come
un
picchio
,
l
'
omo
con
due
teste
che
vota
per
due
e
sbafa
per
quattro
,
il
miracolo
de
le
cinquemila
pagnottelle
imbottite
,
che
se
le
mangiarono
in
cinquanta
lettori
e
la
leggenda
de
l
'
elettore
bono
,
che
gli
dettero
un
posto
fisso
al
ministero
,
e
de
l
'
elettore
cattivo
,
che
le
guardie
lo
aspettarono
a
la
porta
del
seggio
,
gli
dettero
un
sacco
di
pignoli
e
lo
messero
dentro
per
oltraggio
.
Vorrei
inoltre
farci
alcune
variazzioni
,
come
suol
dirsi
,
nel
meccanismo
interno
.
Ciovè
,
metterei
da
una
parte
una
grande
lavagna
con
la
quale
lei
vede
ad
occhio
nudo
che
quando
qualcuno
vole
fare
uno
di
quei
discorsi
che
è
come
se
parlasse
col
proprio
bellicolo
,
tanto
se
li
sente
lui
solo
,
invece
di
perdere
il
fiato
,
va
là
e
se
li
scrive
in
succinto
,
accusì
l
'
altri
possono
dormire
o
scrivere
le
lettere
a
casa
in
pace
.
Accusì
uno
va
là
e
scrive
:
Mando
un
saluto
a
la
bonamina
di
Mastro
Titta
-
Adoro
il
carabbignere
-
Levo
una
fiera
e
dignitosa
protesta
-
Intensifico
la
propaganda
-
Mi
ti
conteterei
d
'
un
Sottosegretariato
,
e
via
dicendo
.
Nun
ci
pare
giusto
?
Inoltre
per
la
votazzione
è
inutile
aricorrere
al
solito
gioco
de
le
palle
nere
e
di
quelle
bianche
,
tanto
si
sa
che
ci
sono
certi
che
votano
sempre
di
sì
,
per
tutti
i
ministri
.
Io
a
quelli
lì
ci
leverei
le
palle
,
tanto
che
se
ne
fanno
?
Accusì
le
cose
anderebbero
più
tranquille
e
quando
capita
un
affare
di
Stato
,
la
Camera
ci
potrebbe
soprassedere
in
pace
.
Ma
lei
vederà
che
di
tutte
queste
proposte
nun
n
'
ariccolgono
una
.
Questa
è
la
sorte
di
tutti
l
'
inventori
:
da
Gallileo
che
scuprì
il
pendolo
e
ce
lo
sequestrarono
per
oltraggio
al
pudore
,
a
Cristoforo
Colombo
che
voleva
scuprire
l
'
America
e
nun
potè
perché
l
'
uscere
del
Ministero
accese
la
pippa
con
la
pratica
relativa
.
Ma
il
tempo
farà
giustizzia
,
e
come
è
andato
a
cercare
ne
la
guida
Monaci
tanta
gente
illustre
per
farci
il
monumento
a
Roma
,
si
no
nisuno
li
conosceva
,
accusì
un
giorno
ti
piglierà
Oronzo
e
lo
leverà
sugli
scudi
.
Butto
un
occhio
sull
'
altare
della
Patria
.
Lei
che
ha
la
bontà
di
leggermi
,
favorisca
trasmettere
n
°
una
stretta
di
mano
a
quel
pubblicista
il
quale
disse
che
ci
aveva
messo
meno
Vittorio
Emanuele
a
fare
l
'
Itaglia
che
gl
'
Itagliani
a
farci
il
monumento
.
Laddovechè
è
una
frase
che
ce
l
'
invidio
,
essendoci
arispecchiato
,
come
sol
dirsi
,
il
sintimento
di
tutti
i
cittadini
.
Oramai
siamo
rivati
a
un
punto
che
si
Vittorio
si
arisvegliasse
ci
tira
appresso
tutti
i
sassi
che
hanno
ammucchiato
lassù
.
Io
sono
funzionaglio
de
lo
Stato
,
e
quindi
doverei
chiudere
un
occhio
,
ma
nun
mi
posso
areggere
più
e
ci
dico
che
si
Oronzo
mandasse
avanti
le
cose
di
casa
sua
come
le
manda
il
Governo
,
a
quest
'
ora
averebbe
dovuto
mettere
all
'
asta
,
salvando
indove
mi
tocco
,
Terresina
,
il
pupo
e
il
Sor
Filippo
.
Ci
avevano
sottomano
il
travertino
,
e
non
l
'
hanno
voluto
addoperare
.
perché
dice
che
prima
voleveno
vedere
si
che
riuscita
faceva
al
Coloseo
,
e
così
ti
hanno
preso
una
pietra
buzzurra
che
quando
ti
viene
qui
gli
ci
vole
l
'
indennità
di
trasferta
,
e
poi
viene
a
pezzo
e
bocconi
per
cui
ne
consegue
che
lo
scarpellino
sciopera
,
baccaglia
,
strilla
e
ha
raggione
.
Quando
è
morto
l
'
architetto
Sacconi
tutti
sono
zompati
su
a
dire
:
Arispettiamo
la
sua
volontà
,
per
cui
facciamo
una
commissione
.
E
ecco
che
ti
zompa
su
uno
e
dice
:
Io
ci
farei
una
piccola
trasformazzione
qui
;
io
ci
darei
una
piccola
bottarella
là
,
io
ci
metterei
un
altro
pupazzo
qua
sotto
,
io
ci
appiccicherei
un
altro
freggio
qua
sopra
e
accusì
il
monumento
arimane
freggiato
più
del
necessario
,
che
manco
la
vergogna
per
l
'
occhio
del
mondo
.
Lei
si
deve
figurare
che
io
,
il
quale
ci
ho
l
'
abbitudine
di
trascinarmi
appresso
il
pupo
per
erudirmelo
,
tutte
le
volte
che
passo
vicino
al
monumento
e
lui
me
ti
domanda
quando
sarà
fenito
,
mi
tocca
di
farmi
venire
la
tosse
per
non
risponderci
;
accusì
a
quest
'
ora
ci
ho
una
mezza
bronchite
.
Laddovechè
,
si
parlassi
,
ci
doverei
dire
:
Questo
è
quel
monumento
il
quale
ti
arippresenta
per
filo
e
per
segno
l
'
Itaglia
,
indove
vedi
che
è
stato
fatto
pigliando
un
capitello
qua
e
una
colonna
là
e
non
si
ariesce
a
metterli
d
'
accordo
,
per
cui
ecco
che
zompa
fori
il
governo
e
ti
nomina
una
commissione
da
cui
ne
deriva
che
un
membro
si
dimette
e
un
altro
scrive
una
lettera
a
un
giornale
.
Impara
,
figlio
mio
,
che
l
'
omo
finchè
è
un
privato
cittadino
ci
fai
tanto
di
cappello
,
ma
quando
ti
diventa
membro
ci
spuntano
fori
tutte
le
boglierie
,
compresa
la
diaria
che
la
paghiamo
noi
,
e
il
risultato
è
questo
,
che
indove
ci
dovrebbe
sventolare
quel
vissillo
intemerato
che
nun
si
sa
quante
battaglie
,
birole
,
sleppe
e
cannonate
ci
sono
volute
,
ecco
il
boglia
te
ci
pianta
il
vissillo
de
la
boglieria
,
laddovechè
quando
tuo
nipote
verrà
a
vedere
il
progetto
definitivo
del
regolamento
che
regolerà
le
terz
'
ultima
commissione
,
i
pupazzi
che
dovranno
arippresentare
l
'
ommini
grandi
intorno
al
monumento
ti
zomperanno
su
come
tanti
saltapicchi
e
ti
strilleranno
:
"
Si
sapevamo
che
per
cavusa
nostra
ariducevate
l
'
Itaglia
un
pizzico
,
col
formaggio
venivamo
a
fare
l
'
ommini
grandi
qui
!
E
poi
c
'
è
puro
questo
,
che
quando
s
'
invita
a
casa
una
persona
per
bene
,
bisogna
prepararci
la
compagnia
proporzionata
,
e
invece
qui
è
come
un
vagone
di
terza
classe
in
cui
c
'
incontri
un
sacco
di
sconosciuti
"
.
E
il
grido
ti
correrà
come
una
palla
dall
'
Alpi
al
Lilibbeo
,
indovechè
tutti
si
sveglieranno
,
perfino
i
cittadini
romani
,
e
obbligheranno
il
governo
a
nominare
una
Commissione
perché
compri
una
carta
geografica
e
accusì
veda
che
c
'
è
un
paese
che
si
chiama
l
'
Itaglia
.
Mi
ti
dichiaro
solidale
con
Dante
Alighieri
.
A
un
sacco
di
gente
che
ne
parla
,
ci
vorrei
dire
:
Favorischino
di
non
stuzzicarmi
Dante
Alighieri
.
Dice
:
facciamo
il
monumento
!
E
con
questo
ci
pare
di
fargli
un
complimento
?
...
Ma
un
complimento
,
verbigrazzia
,
lo
fai
quando
a
una
persona
ci
dài
qualche
cosa
che
nun
la
dai
a
nisuno
,
mentrechè
si
puta
caso
a
uno
ci
dai
un
bagliocco
,
una
scarpa
vecchia
,
un
pirolo
di
sedia
,
una
cica
ezziandio
cicata
,
una
croce
da
cavagliere
o
un
osso
di
nespola
precedentemente
succhiato
,
è
caro
nonchè
grazzia
se
non
te
lo
tira
in
faccia
.
E
qui
è
chiaro
che
quando
uno
riva
a
capodivisione
ha
diritto
al
monumento
di
bronzo
e
,
si
ci
fanno
male
le
scarpe
,
magari
con
cavalcatura
;
si
poi
è
stato
ministro
vi
ha
diritto
con
femmina
,
fanciullo
e
leone
o
altri
pupazzi
assortiti
,
raggione
per
cui
Roma
con
tutti
quei
buggeri
che
fanno
le
mosse
sui
piedistalli
pare
l
'
anticamera
d
'
un
sartore
con
molta
gente
che
si
prova
i
vestiti
.
Creda
puro
che
a
voler
erudire
un
po
'
il
pupo
su
le
glorie
nazzionali
è
diventato
un
fatto
da
strapparsi
i
capelli
.
Si
figuri
che
un
giorno
ti
rivai
al
punto
che
passando
dietro
al
Ministero
de
le
finanze
ci
viddi
un
signore
novo
sull
'
alberetti
,
e
nun
sapendo
come
cavarmela
dovetti
dirci
:
Quello
lì
è
quello
che
ha
inventato
il
soprabbito
a
doppio
petto
.
Dimodochè
,
quando
ti
vogliamo
fare
un
monumento
a
Dante
,
facciamo
come
colui
che
ti
invita
a
casa
una
persona
di
soggezzione
e
poi
nun
ci
ha
da
presentargli
una
compagnia
come
si
deve
.
Vi
aggiunga
che
adesso
ci
si
mettono
puro
i
forestieri
o
fra
poco
tempo
non
ci
sarà
un
violinista
polacco
o
una
sciantosa
francese
che
nun
ci
abbia
due
bagliocchi
di
piedistallo
e
tre
centimetri
di
pupazzo
a
Roma
.
Laddovechè
Dante
potrebbe
arisponderci
:
Ma
,
o
figli
di
donne
,
non
fo
per
dire
,
mancipate
,
nun
averessivo
potuto
lasciarmi
in
pace
all
'
inferno
,
indovechè
,
almeno
,
la
gente
che
ci
capitava
la
conoscevo
?
Ma
nun
c
'
era
altro
poveta
che
Dante
?
Quel
Dante
il
quale
fu
,
oserei
dirci
,
il
padre
e
precursore
di
tutti
gli
Oronzi
,
perché
con
una
puncicata
di
penna
ti
prese
tutti
i
bogli
in
un
mazzo
,
ci
fece
ognuno
la
sua
nicchia
e
lì
schiaffò
miccaglioli
,
scocciatori
,
diputati
fedifreghi
,
coscienze
tarlate
e
moralità
col
buco
,
cori
di
cacio
marcetto
e
anime
di
peracotta
!
...
Lì
ti
vedi
i
sori
Bonaventuri
costretti
a
rosicarsi
in
eterno
le
cambiali
protestate
,
lì
si
hai
fatto
un
peculato
ti
tocca
di
trascinarti
in
eterno
un
carretto
di
spazzabbricciole
,
e
nun
c
'
è
corte
di
giustizzia
che
tenga
:
quando
Minosse
ti
ha
dato
quattro
intorchiate
di
coda
,
quella
coda
è
come
il
dito
di
Dio
,
che
sorge
da
le
sue
ceneri
e
ti
grida
:
Ah
profumone
,
beccati
questa
birola
e
mosca
,
si
no
chiamo
Farfarello
con
la
piluccia
de
la
pece
bollente
,
e
te
la
sciropperai
a
uso
zabbaglione
!
E
un
uomo
come
quello
,
che
ce
ne
vorrebbero
almeno
undici
,
uno
per
dicastero
,
me
lo
volete
mettere
al
pari
di
questi
Spetalieri
,
che
ce
li
troviamo
sull
'
osso
del
collo
come
i
pidicelli
,
senza
sapere
chi
ce
li
ha
attaccati
?
Parsifalle
.
Siamo
sempre
lì
:
la
gran
piaga
della
società
moderna
nell
'
attuvale
momento
in
Itaglia
è
il
disprezzo
dell
'
omo
qualunque
.
L
'
omo
qualunque
ci
ha
avuto
il
suo
momento
bono
quando
tutto
era
fatto
per
lui
,
quando
ci
scriveveno
per
lui
,
e
solo
per
lui
,
quelle
belle
commedie
che
feniveno
bene
,
quando
perfino
i
pubblici
difici
e
monumenti
ereno
fatti
in
modo
accusì
preciso
e
benpensante
che
,
vedendo
un
omo
sopra
un
piedistallo
con
un
leone
sotto
,
tu
nun
potevi
nippure
sospettare
che
quello
fusse
un
domatore
con
un
leonoide
domato
,
ma
dicevi
subbito
:
È
un
monumento
d
'
un
capo
divisione
;
insomma
,
quando
ai
giovinetti
che
erano
cresciuti
leggendo
Marco
Visconti
ci
potevi
far
chiudere
l
'
onesta
e
virtuosa
carriera
leggendo
i
Bozzetti
Militari
,
e
chi
era
nato
al
sono
de
la
tromba
intrepida
poteva
chiudere
l
'
occhi
a
quello
di
Beppe
che
va
soldato
,
o
quanto
meno
a
quello
del
Cusì
veder
vi
voglio
,
o
altra
bibbita
di
Giuseppe
Verdi
al
selz
.
Ma
oramai
è
avvenuta
,
come
diceva
quel
socialista
che
voleva
andare
al
potere
,
la
scissione
.
O
almeno
,
si
l
'
apparenza
non
ne
fa
una
de
le
sue
e
nun
inganno
,
l
'
omo
qualunque
è
sceso
di
grado
e
nun
ha
più
voce
in
capitolo
.
Ma
forse
è
l
'
apparenza
che
inganna
e
siamo
arimasti
,
in
forma
privata
,
tutti
ommini
qualunque
.
Certo
è
che
un
cittadino
che
si
vole
sciroppare
l
'
arte
contemporania
,
deve
dividersi
,
non
già
pel
tradizzionale
numero
fisso
tre
e
quattordici
,
ma
in
due
parti
ben
distinte
:
l
'
omo
contemporaneo
,
e
l
'
omo
qualunque
,
ovverosia
,
l
'
omo
esterno
che
fa
finta
di
capire
e
l
'
omo
interno
,
che
nun
capisce
gnente
e
abbozza
.
Col
quale
abbozzamento
vengo
al
malloppo
de
la
quistione
che
,
nel
caso
specifico
,
sarebbe
il
Parsifalle
.
Come
lei
saprà
,
il
direttore
del
Travaso
giorni
fa
me
ti
chiamò
in
redazzione
e
disse
:
Sa
,
siccome
al
critico
musicale
gli
è
venuto
un
gelone
al
bellicolo
,
con
rispetto
parlando
,
lei
è
pregato
di
arecarsi
al
Costanzi
per
prendere
le
cusidette
brevi
note
.
Detto
un
fatto
,
ammalapena
ebbi
data
un
'
occhiata
al
programma
,
che
cuminciava
a
le
quattro
e
finiva
alle
dieci
,
con
intervallo
pel
cibbo
,
scrissi
alcune
disposizioni
testamentarie
e
pregai
Terresina
di
prepararmi
una
pagnotta
da
due
bagliocchi
,
con
dentro
uno
di
prosciutto
e
uno
di
provatura
,
mi
feci
allustrare
la
tubba
de
le
grandi
occasioni
,
il
cravuse
che
ci
sposai
e
,
sul
punto
di
uscire
da
casa
,
in
un
momento
di
malinconia
mi
feci
recitare
dal
pupo
"
L
'
addio
di
Lucia
ai
monti
"
dei
Promessi
Sposi
,
per
cui
quando
uscii
mi
pareva
di
aver
mangiato
un
impiastro
di
semedilino
con
tutta
la
pezza
,
o
un
gelato
d
'
unguento
di
semifreddi
.
Fu
accusì
che
entrai
in
teatro
e
-
arimirami
subbiimi
scherzi
del
destino
-
ti
vado
a
cascare
proprio
accanto
a
quel
signore
coi
capelli
lunghi
che
in
altre
consimili
impresi
teatrali
me
ti
è
stato
compagno
e
guida
,
comechè
essendosi
tagliato
i
baffi
e
la
barba
,
è
diventato
vagneriano
.
E
detto
un
fatto
mi
accinsi
a
lo
sciroppamento
scientifico
dell
'
opera
.
La
quale
si
fussi
uno
scienziato
ce
la
saprei
descrivere
,
comechè
invece
essendo
un
omo
qualunque
nun
posso
che
procedere
per
via
di
paralleli
.
Lei
si
figuri
un
viaggio
in
ferrovia
indove
ora
sbuchi
in
un
paesaggio
che
levati
,
indove
il
core
te
si
apre
e
ti
pare
di
sentire
qualche
cosa
come
la
marcia
de
l
'
Aida
,
multiplicata
per
dieci
,
indove
Mimmì
,
la
fioraglia
,
ce
si
perderebbe
come
una
ciriola
nell
'
oceano
Pacifico
,
e
in
altri
momenti
viaggi
in
un
tunnele
indove
nun
senti
che
lo
stantuffo
de
la
machina
e
provi
l
'
impressione
che
ti
vogliano
persuvadere
con
la
violenza
.
E
siccome
io
sono
tutto
d
'
un
pezzo
e
con
le
bone
mi
porti
indove
ti
pare
,
ma
con
la
prepotenza
no
,
allora
era
il
momento
che
dicevo
:
Eccoti
che
,
gratta
gratta
,
come
diceva
Cleopatra
al
caporale
dei
pretoriani
,
ariviene
fuori
il
tedesco
.
Quello
che
nun
ho
capito
bene
è
stato
il
fatto
dell
'
opera
.
Capirà
,
noi
siamo
abbituvati
a
quelle
bell
'
opere
indove
c
'
è
la
prima
donna
che
s
'
innamora
del
tenore
,
il
baritono
che
nun
vole
,
e
a
la
fine
s
'
imbussolano
i
nomi
,
uno
more
e
l
'
altri
due
si
sposeno
,
mentre
il
coro
s
'
allontana
,
con
quelle
belle
canzone
che
pareno
la
tirolese
,
e
le
campane
che
fanno
din
-
don
.
Invece
qui
,
tutti
questi
guerrieri
,
boschi
incantati
,
fate
,
pipistrelli
,
bestie
antidiluviane
,
ora
moreno
,
ora
arisusciteno
;
il
diavolo
il
Padre
Eterno
,
il
cane
barbone
,
la
spada
affatata
,
il
vermine
solitaglio
intusiasmato
,
la
lucertola
sdegnosa
,
così
di
sopra
,
così
di
sotto
,
e
ogni
tanto
certe
cooperative
di
squilli
di
tromba
che
ti
pare
che
il
tenore
stia
per
strillare
:
Scioglietevi
!
...
Per
cui
mi
arivolsi
al
mio
vicino
e
ci
dissi
,
dico
:
Scusi
,
averebbe
la
bontà
di
dirmi
in
poche
parole
il
fatto
dell
'
opera
?
Lui
me
ti
fece
un
sorriso
sdegnoso
e
me
ti
disse
:
"
Il
fatto
,
vede
,
proprio
come
fatto
,
sarebbe
quasi
una
scemenza
tale
che
la
favola
di
Barbabblù
,
al
confronto
,
diventa
la
Divina
Commedia
,
ma
nell
'
opera
di
Wagner
,
oltre
al
fatto
,
che
è
quello
che
vede
lei
,
c
'
è
il
superfatto
,
il
fatto
filosofico
,
il
simbolo
,
il
parafatto
,
il
metafatto
,
l
'
endofatto
,
il
catafatto
,
e
tira
via
che
si
no
si
mette
male
,
come
diceva
Sigfrido
a
la
battaglia
di
Canne
.
"
E
quelli
lì
,
vede
,
si
ce
lo
devo
dire
in
cunfidenza
,
nun
li
so
nemmeno
io
,
anzi
,
siccome
è
una
materia
complicata
,
forse
nun
li
sa
nessuno
,
ma
si
lei
si
lascia
capire
che
nun
lì
sa
,
si
faccia
un
'
idea
che
questo
sorriso
ironico
che
ci
fo
io
(
e
me
lo
fece
)
ce
lo
fanno
tutti
.
"
Comechè
a
quell
'
autore
lì
,
prima
nun
lo
voleveno
capire
in
nissun
modo
,
e
per
quanto
girasse
nun
arimediava
nemmeno
una
croce
da
cavagliere
,
ma
quando
furono
bene
sicuri
che
ci
aveveno
inacidito
l
'
anima
,
allora
pure
i
stranuti
diventaveno
tanti
capilavori
.
Del
resto
lei
è
un
profano
,
perché
vedo
che
sta
lì
e
si
gode
la
musica
come
un
peraccottaglio
qualunque
,
mentre
invece
dovrebbe
dedicarsi
a
la
ricerca
del
laitemotiffe
.
Col
quale
la
prego
di
non
disturbarmi
"
.
Io
,
naturalmente
,
arimasi
abbacchiato
.
E
quello
che
mi
abbacchiò
più
di
tutto
fu
la
durata
del
lavoro
.
Dice
,
è
bello
.
Sicuro
.
Ma
perché
nun
ci
mettono
anche
sul
programma
il
modo
di
usarlo
?
Comechè
la
Venere
Capitolina
è
una
statuva
,
ma
si
te
la
danno
in
testa
fenisce
la
musica
.
Comechè
quando
uscii
dal
teatro
ero
accusì
imbottito
di
note
,
che
la
notte
me
ti
sono
sognato
che
andavo
in
barca
in
un
mare
di
sol
bemolle
indove
c
'
era
Parsifalle
a
cavallo
d
'
una
chiave
di
basso
,
con
la
quale
mi
pareva
che
Terresina
strillasse
,
do
,
do
,
do
,
do
,
e
l
'
eco
rispondeva
:
ah
!
troppo
tardi
t
'
ho
conosciuta
!
Pelleossi
e
Melisenda
,
Fedele
all
'
ordini
ricevuti
,
quando
fu
domenica
a
sera
tirai
fori
il
cravuse
che
ci
sposai
,
feci
la
barba
a
la
tubba
,
perché
ce
si
era
arruffato
il
pelo
sui
spigoli
e
me
ti
diressi
come
un
sol
uomo
al
Costanzi
.
Comechè
io
sono
come
un
soldato
militare
e
una
volta
che
l
'
ordine
di
servizzio
portava
Pelleossi
e
Melisenda
,
dissi
:
e
Pelleossi
e
Melisenda
sia
!
Laddovechè
lei
me
lo
insegna
che
mi
sentivo
un
certo
batticore
,
perché
la
professione
del
critico
musicale
arissomiglia
un
poco
a
quella
del
callista
:
si
tagli
mezzo
millimetro
più
in
là
,
ti
saluto
,
o
cuffia
!
Detto
un
fatto
,
ecco
che
cominceno
a
accordare
i
strumenti
e
io
,
fermo
come
torre
che
non
crolla
,
aspettavo
che
cominciassero
a
sonare
.
Laddovechè
tireno
su
il
sipario
che
quelli
accordaveno
ancora
.
Anzi
,
ci
devo
dire
la
verità
,
pareva
un
congresso
del
partito
socialista
.
C
'
ereno
a
dir
poco
,
in
orchestra
,
venticinque
sottogruppi
che
ognuno
marciava
col
programma
suo
,
laddovechè
nel
frattempo
eccoti
che
quelli
che
recitaveno
,
pareva
che
si
vergognassero
di
dare
retta
a
l
'
orchestra
,
per
cui
ne
consegue
che
io
dissi
fra
me
,
come
diceva
il
poveta
:
Viva
la
libbertà
,
semo
fratelli
!
E
infatti
è
chiaro
che
si
uno
che
recita
andasse
appresso
a
l
'
orchestra
averebbe
l
'
aria
di
farsi
impressionare
da
la
piazza
,
mentre
invece
quando
ti
dichiara
l
'
autonomia
,
c
'
è
più
nobbiltà
di
carattere
,
nonchè
una
cert
'
aria
a
la
don
Romolo
Murri
che
a
un
vecchio
giacobbino
come
me
nun
ci
dispiace
mai
.
Vi
aggiunga
che
,
visto
e
cunsiderato
che
faceveno
il
commodo
loro
,
lo
faceveno
con
una
certa
discrezzione
,
senza
troppi
botti
,
anzi
,
a
un
certo
punto
pareva
un
congresso
di
cazzarolette
che
le
bollissero
a
foco
lento
,
nel
frattempo
che
il
cuoco
si
fischia
a
mezza
bocca
un
'
arietta
per
conto
suo
e
la
signorina
impara
la
scala
sul
pianoforte
due
cammere
più
in
là
.
Creda
puro
,
era
una
cosa
accusì
innocuva
,
che
a
un
certo
punto
,
sentendo
uno
strumento
che
faceva
gnau
gnau
me
ti
scappò
detto
:
Povera
bestiola
!
Per
cui
un
signore
coi
capelli
lunghi
che
ci
dev
'
essere
spesso
perché
mi
aricordo
che
l
'
hanno
scorso
mi
dette
alcune
spiegazzione
su
la
Cavalcata
di
quelle
gentildonne
delle
Valchirie
,
si
arivolta
e
me
ti
fa
:
Dice
:
Lei
è
musicista
?
Dico
:
No
,
ma
mia
moglie
è
zoofila
,
per
cui
si
sapesse
che
in
pieno
secolo
ventesimo
ci
sono
dei
professori
d
'
orchestra
che
si
permettono
di
chiudere
un
povero
micetto
nel
trombone
per
farlo
gnavolare
al
teatro
,
tirerebbe
fori
un
barile
e
mezzo
d
'
ideale
infranto
.
Dice
:
Scusi
,
ma
lei
nun
capisce
il
simbolo
;
quel
gnavo
,
gnavo
del
gattino
vorrebbe
dire
il
tramonto
del
sole
col
conflitto
della
passione
,
l
'
arimpianto
del
povero
ceco
nonchè
addio
del
passato
,
Funicolì
Funicolà
e
chi
la
fa
l
'
aspetta
.
Io
ci
detti
un
'
occhiata
che
se
era
un
colpo
di
spada
arovinavo
puro
la
poltrona
,
poi
presi
e
mi
soffiai
il
naso
.
-
Che
cosa
dice
?
...
fece
lui
.
-
Questa
soffiata
di
naso
,
ci
dissi
io
,
è
un
simbolo
col
quale
vol
dire
che
si
lei
crede
di
acchiapparmi
nel
circolo
,
o
prendermi
in
giro
,
come
dice
la
plebbe
,
l
'
avverto
che
ci
faccio
entrare
la
capoccia
nel
contrabbasso
.
A
questo
punto
fussimo
interrotti
,
perché
il
pubblico
,
visto
che
orchestra
e
cantanti
,
abbenchè
pagati
faceveno
il
commodo
loro
,
disse
:
Figurati
allora
io
che
sono
quello
che
pago
!
...
E
giù
fischi
,
strilli
,
urli
e
altri
generi
commestibili
che
io
mi
dicevo
fra
me
e
me
:
Vòi
vedere
che
è
venuto
fori
Corrado
Brando
?
Vorrei
spiegarci
il
resto
,
ma
sarebbe
tale
e
quale
,
laddovechè
si
avessi
avuto
un
'
idea
del
trattenimento
che
era
,
me
ti
portavo
tre
o
quattro
pratiche
,
accusì
facevo
un
po
'
di
lavoro
straordinario
.
Laddovechè
quando
uscii
,
eccoti
un
'
altra
volta
accanto
quello
coi
capelli
lunghi
.
Dice
:
Ebbene
,
che
ce
ne
pare
?
-
Mi
pare
,
ci
feci
io
,
che
sia
la
stessa
stropicciatura
de
la
Salomè
ovverosia
la
stropicciatura
è
la
stessa
,
ma
mentre
quello
ti
piglia
con
le
cattive
,
t
'
intontisce
a
trombonate
e
permette
perfino
all
'
obboe
di
farti
l
'
atti
sconci
,
questo
cerca
stropicciarti
con
le
bone
.
Con
cui
questa
è
una
specie
di
solita
patacca
musicale
:
però
a
me
non
m
'
incanteno
.
-
Però
,
fa
lui
,
il
pubblico
ha
fatto
male
a
fischiare
accusì
un
maestro
di
questo
genere
.
-
Ci
pare
a
lei
!
Dica
che
invece
di
chiamarsi
Debussy
si
fusse
chiamato
Dibussini
,
e
doppo
mezz
'
ora
in
platea
ce
si
poteva
fare
la
quadriglia
perché
tutte
le
poltrone
staveno
sul
palcoscenico
.
-
Ma
scusi
,
come
fa
lei
a
giudicare
?
Lei
legga
il
Giornale
d
'
Itaglia
e
vederà
che
questa
non
è
cosa
per
tutte
le
intelliggenze
:
ci
vole
della
gente
che
abbia
una
certa
cultura
musicale
,
con
la
quale
si
acquisteno
quei
capelli
lunghi
e
quell
'
aria
fra
il
nevrastenico
e
la
scopa
usata
che
permettono
di
comprendere
il
simbolismo
della
cosa
.
-
Ma
scusi
,
il
simbolismo
che
sarebbe
?
-
Sarebbe
come
quando
io
nun
fussi
bono
di
parlare
,
e
per
farmi
capire
ci
faccio
i
segni
.
Dimodochè
questa
è
musica
e
nun
è
musica
,
l
'
artista
c
'
è
e
nun
c
'
è
,
e
nun
ti
poi
sperare
che
una
persona
come
lui
ti
venga
incontro
:
forse
te
lo
insognerai
stanotte
;
forse
mentre
meno
te
lo
aspetti
,
ti
zompa
su
da
una
chiavichetta
come
una
sorca
mancipata
;
forse
,
mentre
lei
credeva
che
quello
facesse
solo
zin
-
zin
gnau
-
gnau
,
chissà
quante
volte
ci
è
passata
vicino
la
fortuna
,
perché
quel
zin
-
zin
voleva
dire
;
Giochi
24
primo
estratto
.
In
altri
termini
il
simbolismo
sarebbe
quella
cosa
che
uno
nun
si
capisce
nemmeno
da
sè
e
l
'
altri
fanno
finta
di
capirla
per
l
'
occhio
del
mondo
,
ovverosia
qualche
cosa
di
mezzo
tra
lo
spiritismo
,
il
gioco
delle
tre
carte
e
i
dolori
per
l
'
ossa
.
-
Lei
averà
raggione
,
feci
io
.
Si
si
tratta
di
malatie
,
abbisogna
compatirli
,
perché
pole
toccare
a
tutti
;
ma
averebbe
la
bontà
di
spiegarmi
perché
,
visto
e
cunsiderato
che
la
musica
nun
è
musica
ma
un
simbolo
,
e
accusì
i
cantanti
e
via
discurrendo
,
nun
introducheno
anche
l
'
abbitudine
di
pagare
al
botteghino
in
simboli
?
Accusì
uno
pagherebbe
con
una
patata
,
un
altro
con
un
solfeggio
,
un
altro
con
un
bottone
dei
calzoni
,
con
un
sorcio
morto
,
una
pecetta
di
carta
masticata
,
un
osso
di
abbacchio
,
una
parola
affettuosa
,
un
cerino
o
un
mozzico
in
faccia
.
Invece
tutto
è
simbolo
,
ma
quando
rivi
al
bagliocco
,
si
poco
poco
nun
sona
bene
sul
marmo
o
se
la
carta
è
un
po
'
zozza
,
è
come
si
avessi
scherzato
.
-
Vedo
che
nun
andiamo
d
'
accordo
,
fece
lui
;
arivederla
.
A
proposito
,
ci
averebbe
mezzo
toscano
?
Per
cui
io
tirai
fori
una
cicca
lunga
due
millimetri
e
ce
la
detti
,
dicendo
:
prenda
puro
,
questo
è
un
simbolo
di
sighero
avana
.
Contro
la
ditta
Strausse
e
Salomè
.
Fedele
,
come
sol
dirsi
,
a
la
voce
del
dovere
me
ti
sono
recato
al
Costanzi
a
scopo
di
Salomè
.
Laddovechè
si
devo
dire
che
è
un
capolavoro
,
buvatta
più
,
buvatta
meno
,
farò
un
sagrifizzio
e
ubbidirò
,
ma
si
devo
dire
la
cosa
come
la
sento
fino
al
momento
presente
,
sono
grammi
tre
di
fenacitina
pel
mal
di
testa
,
e
di
più
ho
perduto
la
pace
del
focolaglio
domestico
.
Ma
mettiamola
sull
'
altare
del
dovere
e
basta
.
Prima
di
tutto
credevo
che
con
Basigliola
avessimo
esaurito
la
serie
de
le
femmine
matte
e
zozzaglione
,
e
invece
eccoti
Salomè
a
petto
de
la
quale
Basigliola
diventa
una
creatura
di
tre
anni
che
gioca
a
pallino
.
Almeno
quella
lì
andava
per
Gratici
e
basta
,
ma
questa
va
per
capocce
di
uomo
,
la
quale
è
robba
che
si
vi
aripenso
,
me
ti
si
addrizzano
quei
quattro
peli
in
testa
.
E
si
la
cosa
piglia
piede
,
oggi
o
domani
si
vedremo
sul
teatro
una
che
ci
piaceno
i
cani
in
avanzata
putrefazzione
o
ezziandio
l
'
arrosto
di
rigazzini
in
fasciola
o
quanto
meno
l
'
insalata
di
nasi
tabaccosi
.
Mi
fa
il
piacere
di
dirmi
perché
uno
che
si
chiama
Giovanni
si
deve
mettere
nome
Jokananne
?
E
quella
famiglia
Erode
me
la
saluta
lei
?
...
In
mano
a
quell
'
imbriacone
lì
,
con
quella
moglie
e
quella
figlia
,
me
li
saluta
lei
quei
poveri
giudii
.
È
vero
che
puro
Giovanni
,
non
fo
per
dire
,
ci
fa
una
figura
un
po
'
,
diremo
accusì
,
esaltata
.
Si
vede
che
la
testa
gli
premeva
poco
,
o
vogliam
dire
,
l
'
aveva
presa
in
affitto
.
Il
fatto
è
che
quando
Salomè
ariclama
la
sullodata
testa
,
e
ci
intigna
tanto
:
Voglio
la
testa
di
Jokananne
,
voglio
la
testa
di
Jokananne
,
voglio
la
testa
di
Jokananne
,
io
dicevo
tra
me
:
Adesso
il
padregno
gli
dà
un
pignolo
!
...
Invece
gnente
!
Al
tempo
mio
le
rigazze
,
quando
aveveno
dimandato
una
camicetta
o
un
fazzolettino
di
seta
era
tutto
quello
che
voleveno
:
adesso
ci
vonno
le
capocce
di
Jokananne
.
Abbasta
,
passiamo
a
la
musica
.
Io
,
ai
tempi
miei
,
ero
abbituvato
che
quando
andavo
al
teatro
,
mi
ariportavo
sempre
via
qualche
motivo
,
laddovechè
qui
invece
mi
sono
ariportato
via
certi
giramenti
di
testa
che
levati
!
Ogni
tanto
sentivo
un
violino
che
accennava
un
motivo
e
ci
andavo
appresso
,
ma
eccoti
il
trombone
che
lo
seppelliva
;
cercavo
di
andare
appresso
al
trombone
,
e
tarataffete
,
la
grancassa
ti
mette
tutto
sotto
e
bonanotte
al
secchio
;
nonchè
poi
c
'
è
uno
strumento
lungo
di
legno
che
ogni
tanto
faceva
certe
cose
sconvenienti
...
ma
questo
doverebbe
essere
un
capriccio
del
sonatore
,
e
dica
al
maestro
che
ci
metta
aripparo
lui
,
per
l
'
occhio
del
mondo
.
Per
la
quale
,
l
'
affare
del
ballo
nun
c
'
è
male
,
ma
si
io
fussi
una
prima
donna
mi
aribbellerei
,
laddovechè
dopo
aver
cantato
tante
belle
cose
in
itagliano
,
aridurmi
a
ballare
in
tedesco
,
mi
parerebbe
un
'
umigliazzione
!
Vi
aggiunga
che
ci
avevo
il
solito
individuo
accanto
,
col
fracche
e
i
capelli
lunghi
,
che
ogni
tanto
s
'
entusiasmava
e
mi
pistava
il
piede
indove
ci
ho
l
'
occhio
pollino
.
Quando
sortissimo
,
lui
me
ti
si
arivolta
e
mi
ti
fa
:
Nun
è
vero
che
è
divino
?
Io
ci
arisposi
,
dico
:
Sa
,
non
per
offenderla
,
ma
a
me
mi
ha
fatto
l
'
impressione
di
uno
che
volesse
darmi
d
'
intendere
un
sacco
di
buggerate
!
-
Si
vede
,
arispose
lui
con
un
sorriso
disprezzante
,
che
lei
nun
ci
ha
preparazzione
.
-
Come
sarebbe
a
dire
?
...
Dice
:
Qui
ci
vole
l
'
omo
raffinato
e
,
salvando
indove
mi
tocco
,
un
po
'
morboso
,
per
cui
lei
si
procuri
qualche
ignezione
di
morfina
,
si
imbriachi
col
vischi
,
che
sarebbe
la
palletta
de
l
'
Inglesi
,
legga
molto
Oscarvilde
,
impari
a
memoria
qualche
povesia
norveggese
,
due
o
tre
romanzi
russi
e
poi
venga
qui
che
,
una
volta
afferrato
il
leittemotiffe
,
tutto
il
resto
scivola
come
fusse
al
burro
.
-
E
,
dico
,
il
leittemotiffe
che
sarebbe
?
-
Sarebbe
quella
cosa
che
basta
a
mettersi
d
'
accordo
prima
.
Si
noi
,
presempio
,
stabbiliamo
che
tatatatà
è
il
motivo
del
desiderio
,
zum
-
zum
-
zum
quello
del
fumo
,
a
tiroley
-
boy
-
bey
arippresenta
la
Toscana
,
quando
io
la
ci
faccio
tatatatà
,
zum
-
zum
-
zum
,
tiroley
-
boy
-
bey
,
vol
dire
:
desidero
un
sigaro
toscano
!
Si
persuade
?
-
Senta
,
arisposi
io
,
si
è
per
il
sighero
toscano
,
eccone
mezzo
,
ma
voglio
morire
impiccato
con
le
budelle
del
sor
Filippo
,
che
è
il
meglio
amico
mio
,
se
vi
ho
capito
il
consuveto
fico
.
-
Dal
momento
che
è
tanto
gentile
,
arispose
lui
accendendo
il
sighero
,
ci
dirò
che
nemmeno
io
vi
ho
capito
gnente
,
nè
tampoco
molti
altri
,
ma
siccome
mi
sono
lasciato
crescere
i
capelli
,
adesso
faccio
il
vagneriano
,
per
l
'
occhio
del
mondo
.
E
mi
lasciò
solo
.
Con
cui
aritornando
a
casa
,
ci
avevo
la
testa
pesante
come
un
bavulle
,
e
si
nun
era
che
per
arifarmi
mi
solfeggiai
strada
facendo
un
pezzo
d
'
Aida
e
tre
dita
di
Forza
del
destino
,
cascavo
per
terra
.
Vi
aggiunga
che
la
notte
mi
sognai
che
Jokananne
s
'
era
messo
d
'
accordo
con
Marabatte
e
mi
correvano
appresso
per
tagliarmi
il
leittemotiffe
per
cui
detti
una
zampata
a
Terresina
e
adesso
andiamo
avanti
a
furia
d
'
ideale
infranto
.
Abbasta
,
tralascio
di
scrivere
perché
il
pupo
vole
la
testa
de
la
serva
,
e
si
nun
la
pianta
sono
pignoli
.
Ti
annichilisco
il
futurismo
.
Chi
scrive
è
un
cadavere
!
Sono
morto
.
Puzzo
!
Nun
sono
più
che
l
'
ombra
di
un
trapassato
piuttosto
aremoto
,
ovverosia
,
dopo
tanti
anni
di
onorate
fatiche
,
me
ti
vedrò
costretto
a
fare
il
fantasma
ne
le
sedute
spiritiche
,
per
guadagnarmi
un
tozzo
di
pane
fluvidico
,
e
due
fette
di
presciutto
spirituale
.
E
tutto
questo
lo
devo
al
futurismo
.
Come
lei
apprenderà
da
la
voce
pubblica
,
ho
disertato
le
parete
del
focolaglio
domestico
,
il
talamo
e
tutti
l
'
altri
generi
commestibbili
,
e
alloggio
provvisoriamente
all
'
Otel
du
Petit
Pou
.
Lei
dirà
:
Accidenti
!
Ma
nun
si
pole
immaginare
questa
parola
quante
volte
l
'
ho
detta
io
,
voi
come
pure
interiezzione
,
a
scarico
di
cuscenza
,
voi
come
indirizzo
di
fiducia
a
chi
me
ti
ha
ridotto
in
questi
piedi
.
Coi
quali
lei
vede
ad
occhio
nudo
che
quello
che
si
pole
si
pole
.
ma
quando
nun
se
ne
pole
più
,
è
fenita
,
come
diceva
Giason
Dal
Pelio
a
Margherita
Pusterla
.
Io
credo
di
essermi
alcune
volte
sfogato
su
certi
difetti
de
la
mia
età
,
la
quale
,
nun
lo
nascondo
,
ne
aveva
parecchi
.
Ma
dagli
oggi
,
dagli
domani
,
mi
ero
abbituvato
a
passarglici
sopra
,
e
oramai
me
ti
pareveno
piccolezze
.
Fintanto
che
si
trattava
di
qualche
capriccetto
di
moda
,
di
femminismo
,
di
cummitati
di
beneficenza
e
di
altre
patronesserie
,
potevo
abbozzare
,
ma
per
quanto
la
pazzienza
d
'
un
omo
sia
grande
,
viene
quella
volta
che
nun
c
'
entra
;
e
quando
nun
c
'
entra
,
ti
saluto
scuffia
!
Raggione
per
cui
i
primi
sintomi
ce
li
ho
avuti
a
casa
,
quando
ci
fu
la
prima
seduta
di
Futurismo
al
Costanzi
.
Io
da
principio
,
credevo
che
si
trattasse
come
di
una
specie
di
un
circolo
di
divertimento
come
un
altro
,
a
modo
di
dire
:
Belli
Nasi
,
Salta
e
balla
,
Semo
noi
,
ecc
.
Ma
dal
modo
come
ti
tornò
Terresina
,
capii
che
c
'
era
qualche
cosa
di
grave
;
era
tutta
infocata
che
pareva
che
avesse
fatto
un
semicupio
nel
Vesuvio
,
e
ogni
tanto
diceva
:
Finalmente
abbiamo
veduto
la
luce
.
Il
primo
fatto
grave
accadde
il
giorno
doppo
,
che
ci
avevamo
a
pranzo
la
signora
Geltrude
in
faccia
,
e
Terresina
ci
fece
trovare
il
menu
scritto
su
carta
straccia
e
accusì
cuncepito
:
Minestra
di
pignoli
Fritto
di
stracci
al
petroglio
Triglie
candite
Seme
di
lino
Gommitate
ne
lo
stommaco
.
La
signora
Geltrude
ammalappena
lesse
il
menu
,
si
messe
a
ridere
e
disse
:
Sempre
allegra
quella
signora
Terresina
!
La
quale
per
tutta
risposta
si
levò
una
ciavatta
di
quelle
col
non
-
ti
-
scordar
-
di
-
me
e
il
Coloseo
aricamato
ne
la
punta
,
ce
l
'
ammollò
in
faccia
aggiungendovi
queste
qualifiche
,
dice
:
Zozzagliona
,
passatista
,
cadavere
in
avanzata
putrefazzione
,
strafilococco
,
coratella
di
zanzara
,
rudero
,
cane
spelacchiato
,
osso
di
persica
e
lumaca
senza
coccia
!
La
signora
Geltrude
svenne
d
'
urgenza
,
e
dovessimo
ariportarla
a
casa
io
e
il
sor
Filippo
,
che
un
altro
po
'
ci
viene
il
solito
incommodo
.
Non
ci
so
dire
che
successe
poi
a
casa
!
Terresina
,
quando
cercai
di
mostrarci
l
'
enormità
di
quello
che
aveva
fatto
,
me
ti
fece
un
sorriso
satanico
,
poi
rispose
:
Me
l
'
aspettavo
.
Lo
volevo
.
Non
desideravo
altro
.
La
cosa
deve
cominciare
accusì
,
ma
poi
si
persuvaderanno
tutti
.
L
'
ha
detto
puro
Marinetti
!
Io
cercai
di
persuvaderla
che
nun
era
vero
,
che
era
un
gioco
che
l
'
avevo
visto
tante
volte
,
quando
i
giovinotti
per
bene
giocaveno
al
decadente
,
poi
al
superuomo
,
eccetera
e
chi
più
ne
ha
più
ne
introduca
come
diceva
Messalina
ai
300
di
Leonida
.
Cercai
di
farci
capire
che
anzi
,
come
moda
,
era
piuttosto
una
cosetta
anticuvata
,
un
paltò
di
quattro
o
cinque
anni
fa
,
oppure
una
camicetta
con
le
maniche
a
gigò
,
del
tempo
quando
ognuno
che
scriveva
aveva
l
'
aria
di
sputare
in
testa
al
lettore
.
Ci
dissi
che
nun
ci
facesse
caso
,
che
anche
quell
'
altri
,
meno
Corrado
Brando
che
era
fenito
male
,
a
un
certo
punto
quando
tutti
si
erano
arivoltati
a
guardarli
per
la
cagnara
che
faceveno
,
e
aveveno
detto
:
Bè
fori
il
capolavoro
!
...
aveveno
esclamato
modestamente
:
Vogliamo
un
posto
fisso
al
Ministero
!
E
tutto
era
fenito
con
un
milledue
qualunque
.
Ma
lei
nun
me
ti
ha
dato
retta
nemmeno
per
facezzia
,
raggione
per
cui
ho
incominciato
a
dubbitare
che
questa
volta
le
cose
andassero
a
fenire
a
ugnatura
...
Ha
incuminciato
a
dire
che
abbisognava
dare
un
colpo
a
la
tradizzione
,
raggione
per
cui
ha
arifatto
il
letto
per
traverso
,
un
cuscino
da
capo
e
uno
da
piedi
,
e
ne
consegue
che
fra
la
veglia
e
il
sonno
mi
sognavo
d
'
essere
il
conte
Ugolino
,
che
avevo
trovato
all
'
inferno
il
sor
Bonaventura
e
viceversa
ho
dato
un
mozzico
a
un
calcagno
de
la
mia
leggittima
consorte
.
Ieri
poi
,
un
po
'
per
il
mozzico
che
ci
faceva
male
,
un
po
'
per
il
solito
colpo
a
la
tradizzione
,
ha
voluto
provare
a
camminare
con
le
mano
e
il
sor
Filippo
che
era
entrato
in
cammera
per
domandare
se
ci
aveva
dato
un
punto
a
la
giacca
scucita
,
è
aritornato
addietro
pallido
come
un
morto
,
perché
dice
così
che
per
quanto
guardasse
nun
era
ariuscito
a
riconoscerla
.
Invece
ha
cambiato
il
posto
a
tutti
l
'
oggetti
,
per
cui
,
quando
sono
andato
per
cercare
una
cicca
di
toscano
nel
consuveto
barattolo
indove
le
aripongo
,
il
barattolo
era
pieno
di
conserva
di
pommidoro
e
ci
ho
avuto
un
'
impressione
che
un
'
altro
po
'
svenivo
.
Laddovechè
la
serva
ha
lasciato
cadere
le
cicche
ne
lo
stufato
,
che
solo
poi
a
odorarlo
abbiamo
stranutato
per
mezz
'
ora
.
Il
peggio
è
che
il
pupo
ci
ha
preso
gusto
nell
'
esempio
della
madre
,
e
ne
consegue
che
vole
fare
il
pittore
futurista
.
Eccoti
che
ieri
ha
preso
un
foglio
di
carta
,
ci
ha
disegnato
una
scopa
,
un
ragno
,
la
ferrovia
,
un
moro
con
la
lancia
,
poi
ci
ha
appiccicato
il
conto
del
macellaglio
,
cui
ha
attaccato
tre
mosche
,
ce
si
è
soffiato
il
naso
e
dice
che
quel
quadro
ti
aripresenta
il
seguente
titolo
:
Primi
sorrisi
d
'
amore
.
Inoltre
poi
,
tutte
le
volte
che
discute
con
qualche
rigazzino
della
sua
età
,
minaccia
di
buttarlo
per
le
scale
,
di
farlo
volare
sui
tetti
,
di
affondarlo
in
quaranta
minuti
,
eccetera
eccetera
.
Per
cui
ci
ho
detto
che
per
quanto
rigazzino
,
nun
era
una
creatura
lattante
e
che
è
ora
di
smetterla
di
fare
il
presidente
de
la
repubblica
d
'
oltralpa
,
e
di
cuminciare
a
fare
l
'
omo
serio
.
Ma
lui
mi
ha
dato
del
passatista
e
,
inorridisco
a
dirlo
,
del
beccaccione
!
!
!
Allora
ho
saputo
che
tutto
era
fenito
,
e
che
conveniva
aritirarsi
sul
Monte
Sacro
.
E
lì
attendo
l
'
eventi
,
che
matureranno
,
ma
ci
giuro
che
questa
volta
sarò
duro
.
Sgnacco
alcune
birole
sulle
boglierie
del
progresso
Su
le
zozzaglionerie
delle
quarte
paggine
.
Prima
zozzaglioneria
.
Scusi
tanto
,
ma
io
nun
so
dove
mettermi
le
mano
!
Lasciamo
andare
che
i
giornali
sono
diventati
,
fra
uno
scandalo
e
un
'
arrivelazzione
,
un
satiro
e
un
mandrillo
e
via
dicendo
,
qualche
cosa
come
un
cinematogrifo
di
zozzaglionate
,
ma
salvognuno
,
non
ti
salveno
nemmanco
la
quarta
paggina
,
che
sarebbe
un
posto
dilicato
.
E
vengo
al
piticozzo
de
la
quistione
.
Me
le
saluta
lei
,
quelle
corrispondenze
private
?
Dice
,
sono
private
!
Va
bene
,
ma
se
da
una
parte
sono
private
,
son
pubbliche
dall
'
altra
,
comechè
chiunque
le
pole
leggere
e
c
'
è
Terresina
che
ci
si
delettava
un
poco
,
e
ora
dice
che
diventando
,
col
dovuto
arispetto
,
una
specie
di
chiavica
.
Prima
lei
te
si
divertiva
a
seguire
,
come
chi
dicesse
,
lo
svolgimento
de
la
cosa
,
e
ce
la
leggeva
a
tavola
,
accusì
i
nomi
dei
corrispondenti
li
sapevamo
a
memoria
.
Una
sera
,
presempio
,
lei
ci
diceva
:
"
Sai
?
Miosotise
non
è
andato
all
'
appuntamento
perché
Ideale
327
si
lagna
"
.
Oppure
:
"
Sai
?
Signora
bionda
dice
cosi
che
Marignano
pensieroso
deve
darsi
pace
,
perché
il
destino
nun
vole
.
Figurati
lui
,
povero
giovane
,
si
come
starà
"
.
E
accusì
succedeva
che
dagli
oggi
,
torna
a
ridargli
domani
,
noi
conoscevamo
a
tu
per
tu
Oleandro
,
giocavamo
a
briscola
con
2
febbraio
,
Frugolina
la
vedevamo
come
vedo
lei
,
e
Pignolo
dimenticato
era
il
nostro
migliore
amico
.
Dice
Terresina
,
che
era
come
a
leggere
tanti
romanzi
,
e
una
volta
voleva
scrivere
a
Zuccherina
vellutata
per
dargli
un
buon
consiglio
,
che
lasciasse
puro
quel
zozzaglione
di
Nario
Tafa
,
perché
tanto
lei
lo
capiva
dal
modo
di
esprimersi
,
nun
c
'
era
da
cavarne
un
ragno
dal
buco
.
Abbasta
,
andando
di
questo
passo
,
ci
pareva
come
chi
dicesse
,
di
stare
in
una
finestra
,
di
dove
ti
sentivamo
tutte
le
frescacce
del
vicinato
e
ce
si
spassevamo
.
Quando
ecco
che
ti
entrano
in
ballo
Tortorella
schizzignosa
e
Solitario
23
e
allora
la
cosa
è
diventata
un
altro
gioco
.
Si
figuri
che
cominciarono
fin
dal
principio
col
lasciar
capire
che
c
'
era
qualche
cosa
sotto
,
e
poi
ti
rivarono
a
un
tale
punto
di
impudicizzia
che
la
serva
di
casa
,
solo
per
essersi
soffiato
il
naso
con
uno
dei
nummeri
del
giornale
incriminato
,
si
curse
un
pelo
che
nun
divenisse
madre
.
Lui
ti
cominciò
che
ci
scriveva
:
"
Ricordo
momento
indimenticabile
sensazzione
che
levati
,
ci
arifò
,
ci
arifò
,
ci
arifò
,
25
moltissimi
nonchè
42
,
11
Celimontano
papera
nera
"
.
E
lei
:
"
Tutta
tua
come
occasione
divina
,
ricordati
canapè
azzurro
.
Fifina
bruciotto
29
moccolo
spento
"
.
E
quello
che
era
più
terribile
erano
le
parole
convenzionale
,
che
te
si
chiudevano
davanti
come
una
persiana
al
momento
bono
,
e
ti
lasciaveno
sospettare
Dio
lo
sa
che
.
Con
la
quale
Terresina
non
ci
dormiva
la
notte
e
una
volta
mi
svegliai
che
tirava
zampate
come
al
futte
balle
e
strillava
nel
sonno
:
Ah
!
boglia
Amaranto
pavonazzo
,
accusì
aricambi
la
povera
Sensitiva
80
?
Aritirati
42
,
54
tavola
apparecchiata
,
pellicano
azzurro
,
bacissimi
,
fosti
crudele
,
auguromi
ristabilita
;
cane
danese
,
ippopotamo
entusiasmato
!
E
giù
zampate
,
che
si
nun
mi
attaccavo
al
letto
entravo
paro
paro
nell
'
armuare
di
faccia
!
Lei
vede
che
accusì
nun
pole
andare
,
tanto
più
che
adesso
ci
entra
in
ballo
un
terzo
,
col
quale
è
evidentissimo
che
non
ce
si
capisce
più
gnente
.
Ma
che
giocheno
a
briscola
col
battifondo
?
L
'
altro
giorno
lui
diceva
:
"
Già
tornato
lui
,
verremoti
41
,
tieni
pronto
54
,
limone
dorato
4
p
.
33
"
.
Senta
,
si
seguita
accusì
me
ti
viene
la
fissazione
.
Già
è
la
seconda
volta
che
me
ti
capita
a
l
'
uscere
de
l
'
ufficio
invece
di
dirci
:
"
Sa
,
se
viene
il
commendatore
ci
dica
che
quella
pratica
importante
nun
se
ne
preoccupi
perché
l
'
ha
cestinata
il
cavagliere
"
,
di
dirci
:
"
Sa
,
se
viene
Oleandro
ci
dica
pigna
verde
49
,
tempo
perso
,
bacerotti
"
.
E
perciò
mi
arimetto
a
lei
,
egreggio
signor
farfalla
azzurra
42
,
ciovè
,
volevo
dire
,
eggreggio
amico
,
altrimenti
divento
come
quel
povero
Raul
fedelissimo
,
che
l
'
altro
giorno
scriveva
:
"
Ricevetti
,
ricorderotti
,
marrone
,
impazziscomene
,
tutero
verde
91
"
.
Seconda
come
sopra
.
Averebbe
la
gentilezza
di
arispondere
quanto
un
cinichino
a
una
domanda
che
ci
arivolgo
?
La
domanda
è
questa
che
consegue
.
È
permesso
di
mettere
la
mano
in
saccoccia
al
prossimo
e
di
rubbarci
il
portamonete
?
Lei
mi
dirà
:
Ma
a
Oronzo
ci
gira
la
piccola
sfera
o
pallino
,
come
dice
la
plebbe
!
Si
capisce
che
è
provibbito
,
e
si
quello
che
ha
preso
il
portamonete
si
va
a
costituvire
,
un
giorno
che
il
delegato
è
di
malumore
,
è
capace
puro
che
lo
mettono
dentro
!
E
allora
io
ci
rimbrigno
:
Ma
come
mai
te
si
permette
,
in
questo
caso
,
certi
avvisi
che
si
zompeno
all
'
occhi
ne
la
quarta
pagina
dei
giornali
?
Mi
butti
un
po
'
un
occhio
,
o
magari
tre
,
su
certi
annunzi
relativi
al
gioco
del
lotto
che
,
nun
fo
per
dire
,
nun
solo
ti
stropicciano
l
'
ingenuo
come
una
pollanchella
qualsiasi
,
ma
ti
penetrano
nel
santuvario
della
famiglia
e
ti
scombussolano
l
'
ordine
domestico
,
il
quale
sarebbe
come
chi
dicesse
il
pirolo
centrale
della
costituzzione
economica
dell
'
interno
del
focolaglio
,
e
levaci
quello
,
tutto
quanto
casca
!
E
veniamo
al
malloppo
de
la
quistione
.
Apri
un
giornale
,
e
che
ti
leggi
?
Si
è
trovato
un
tesoro
...
Non
più
gabbole
,
non
più
regole
,
non
più
imposture
!
Si
becchino
questo
terno
!
Mi
faccino
il
piacere
di
levarmi
da
torno
questa
quaderna
!
...
Guardino
si
che
sciccheria
questo
ambo
!
E
via
di
questo
passo
.
E
questo
,
salvando
indove
mi
tocco
,
in
certi
giornali
indove
in
prima
paggina
ti
danno
addosso
a
un
ministro
per
quattro
gabbolette
di
gnente
!
Ma
,
dico
io
,
si
uno
si
mette
a
vendere
per
strada
uno
specifico
per
,
salvando
il
dovuto
rispetto
,
i
calli
,
ecco
che
ti
giunge
un
ecchese
pizzardone
e
te
lo
acchiappa
,
e
si
quel
maggistrato
non
ci
ha
l
'
esercizzi
spirituali
,
te
lo
sgnaccano
in
pretura
come
una
palla
!
Ezziandio
lei
m
'
insegna
che
non
si
ponno
mettere
le
tagliòle
a
li
uccelli
,
laddovechè
qui
ci
appare
con
evidenza
che
a
l
'
uomo
,
il
quale
doverebbe
star
molto
al
disopra
de
l
'
uccello
,
ci
si
pole
mettere
qualunque
tagliòla
.
Nè
basta
!
Ecco
che
il
foglio
ti
penetra
ne
le
parete
domestiche
e
lì
ti
scoppia
la
bomba
.
Lei
deve
consapere
che
il
sor
Filippo
,
ch
'
è
un
omo
quadrato
,
è
cabbolista
.
Lui
ci
ha
certe
regole
basate
su
la
simpatia
dei
nummeri
,
che
si
riva
a
trovare
come
chi
dicesse
,
la
chiave
del
sistema
,
ti
sbanca
il
guverno
.
Terresina
,
invece
che
è
tutto
sentimento
,
lei
ti
sta
per
il
sistema
contista
,
che
è
abbasato
su
l
'
ispirazzione
.
Vedi
un
uomo
?
...
E
tu
ci
cavi
un
nummero
.
Vedi
un
somaglio
,
o
asino
che
dir
si
voglia
,
un
cane
,
un
serpente
,
una
cianfrusaglia
purchessia
?
E
tu
ci
cavi
il
nummero
!
Accusì
lei
ti
apre
il
Fogazzari
,
e
a
la
prima
paggina
che
trova
,
prende
il
nummero
delle
righe
,
lo
divide
pel
nummero
del
giorno
,
ci
aggiunge
il
quarto
della
luna
,
moltiplica
tutto
pel
nummero
del
millesimo
,
lo
divide
pel
nummero
fisso
3,14
poi
va
a
la
riga
currispondente
e
la
prima
parola
che
trova
ci
cava
il
nummero
.
In
questo
modo
si
riva
,
dice
lei
,
a
conoscere
la
profondità
del
libbro
,
perché
dice
che
l
'
idea
riggeneratrice
sta
tutta
lì
.
Il
male
è
che
io
me
la
devo
cibbare
,
e
ogni
tanto
la
notte
me
ti
sveglio
che
strilla
:
Pietro
Maironi
27
,
meno
80
,
non
si
pole
,
6
democratico
cristiano
,
Oronzo
mio
,
ci
ho
l
'
ambo
stretto
!
Coi
quali
è
evidente
che
fenisse
col
girarmi
la
testa
come
la
rota
de
la
fortuna
!
La
quale
è
chiaro
che
il
sor
Filippo
,
da
omo
superiore
,
ci
ride
cinicamente
,
perché
dice
che
c
'
è
una
sola
regola
,
la
simpatia
del
nummero
,
perché
dice
che
ce
ne
sono
di
quelli
come
una
calamità
.
Adesso
sta
studiando
un
meccanismo
novo
col
quale
si
ci
zompa
fori
il
23
,
tutti
l
'
altri
ci
vanno
appresso
come
una
sola
palla
,
e
ci
dico
poco
.
Il
male
è
che
la
cosa
te
si
propaga
:
la
domestica
te
la
ha
sorpresa
,
nun
dico
in
fragrante
,
ma
cureva
un
pelo
o
due
,
con
una
guardia
di
P
.
S
.
,
e
lei
me
ti
si
scusa
col
dire
che
ci
aveva
il
nummero
simpatico
.
Il
pupo
me
ti
viene
da
scola
con
un
quattro
in
arittimetica
,
e
siccome
ci
ho
fatto
osservazione
,
mi
arisponde
,
dice
:
Tu
dividilo
per
11
,
ommini
in
piedi
,
moltiplica
il
quoziente
per
44
,
tavola
apparecchiata
...
A
questo
punto
mi
sono
saltate
le
buggere
delle
grandi
occasioni
e
ci
ho
detto
:
Aggiungivi
allora
22
pignoli
in
testa
,
24
zampate
nel
preterito
,
33
brugnoli
sotto
al
naso
,
fa
la
somma
,
dividila
per
queste
quattro
sculacciate
e
si
nun
sia
mai
detto
me
ti
aripresenti
con
un
nummero
antipatico
come
questo
,
non
voglio
più
vedere
l
'
occhi
del
sor
Filippo
,
che
è
il
meglio
amico
mio
,
si
non
ti
aripudio
come
padre
.
Questo
,
egreggio
interlocutore
,
succede
perché
il
governo
boglia
e
traditore
,
per
poco
che
il
miccagliolo
sia
proprio
miccagliolo
,
ha
pavura
di
metterci
le
mani
adosso
,
per
non
toccare
un
collega
.
Laddove
,
invece
,
basta
che
la
giustizzia
capisca
che
c
'
è
la
probbabbilità
di
avere
a
che
fare
con
un
galantomo
,
diventa
un
leone
.
Lo
stato
,
eggreggio
signore
,
è
come
il
masticaccia
:
ci
ha
coraggio
solo
con
chi
nun
porta
il
coltello
in
saccoccia
.
E
faccio
punto
,
perché
si
no
sortirei
dell
'
eufemismo
e
ci
direi
la
cosa
con
le
parole
sue
.
Su
le
trappole
del
cinematogrifo
.
Lei
dirà
,
dice
:
Oronzo
è
diventato
puritano
!
No
:
Oronzo
è
omo
quilibbrato
e
si
Dommineddio
ci
ha
dato
due
occhi
,
è
appunto
perché
ogni
tanto
ne
possa
chiudere
uno
su
le
debolezze
de
la
carne
e
magari
su
quelle
del
contorno
,
ma
vi
sono
certe
cose
che
proprio
nun
ve
si
pole
transitare
sopra
.
Io
nun
ti
contesto
che
anche
il
zozzaglione
nun
ci
abbia
diritto
a
vivere
,
ma
vorrei
,
presempio
,
che
quando
un
libbro
o
uno
spettacolo
contengheno
qualche
boglieria
,
ci
fusse
sopra
un
cartello
che
dicesse
:
Libbro
o
spettacolo
per
zozzaglioni
!
Accusì
uno
si
regola
!
Invece
qui
la
zozzaglionata
te
la
trovi
davanti
indove
meno
te
l
'
aspetti
,
come
il
babbao
che
scappa
fori
de
la
scatola
.
E
vengo
al
peticozzo
centrale
de
la
quistione
.
Laddovechè
di
riffe
,
o
vogliamo
dire
di
raffe
,
il
pubblico
te
si
è
fermato
l
'
idea
che
il
cinematogrifo
sia
quello
spettacolo
il
quale
vi
poi
condurre
il
pupo
e
la
tua
signora
senza
pericolo
che
ti
diventi
rosso
puro
il
pomo
del
bastone
.
Con
cui
domenica
scorsa
ti
piglio
la
prole
,
la
legittima
metà
e
consecutivo
sor
Filippo
e
ti
dico
:
Andiamo
a
vedere
il
cinematrogrifo
.
Il
programma
diceva
:
Cappuccetto
rosso
,
ovverosia
bambini
nun
vi
ficcate
le
dita
nel
naso
.
-
La
via
del
vizzio
,
ossia
,
Povero
padre
,
commoventissima
,
educativa
e
aricostituente
.
-
Scena
comica
finale
,
ossia
,
arispettate
le
bestie
.
Il
tutto
preceduto
da
un
canto
variato
.
Lei
vede
che
avevo
tutto
il
diritto
di
credere
che
fosse
uno
spettacolo
variato
,
comechè
si
tu
me
li
moralizzi
col
cinematogrifo
,
nun
me
ti
vorrai
smoralizzare
col
canto
variato
.
Detto
un
fatto
,
entriamo
e
ti
si
mettiamo
a
sedere
:
prima
di
tutto
ti
viene
fuori
un
macchiettista
con
un
dito
infasciato
e
ti
si
mette
a
cantare
una
canzone
indove
diceva
che
s
'
era
fatto
male
per
aprire
un
'
ostrica
.
Io
da
principio
non
mangiai
la
foglia
,
ma
siccome
tutti
ridevano
,
incominciai
a
sentirmi
un
po
'
a
disaggio
,
e
vi
aggiunga
che
il
pupo
ti
zompa
su
e
fa
ad
alta
voce
,
dice
:
Papà
,
la
poteva
aprire
con
le
molle
!
...
raggione
per
cui
tutti
sbottarono
una
gran
risata
e
Terresina
ci
venne
il
rossore
della
vergogna
o
casta
porpora
come
dicheno
i
poveti
.
Va
via
quello
e
viene
una
che
ballava
la
maciccie
che
,
me
la
saluta
lei
?
...
Certe
mosse
,
egreggio
signor
cronista
,
certe
mosse
che
nun
sapevo
più
indove
ficcare
il
pupo
perché
non
vedesse
:
tentai
di
attapparci
l
'
occhio
,
ma
lui
si
messe
a
strillare
,
raggione
per
cui
Terresina
dovette
aridiventare
rossa
e
il
sor
Filippo
incuminciò
a
dire
che
ereno
i
sovversivi
.
Abbasta
,
credevamio
,
egreggio
signore
,
di
aver
tranguggiato
tutto
il
calice
,
quand
'
ecco
che
ti
viene
fore
un
'
altra
che
diceva
:
Che
bel
lorgnone
che
ci
ha
la
barona
!
E
qui
ci
cadde
il
somiero
o
l
'
asino
,
come
dice
la
plebbe
,
perché
Terresina
ci
si
arisollevò
tutto
il
Fogazzari
che
ci
aveva
,
con
rispetto
parlando
,
su
lo
stomico
,
te
si
alza
,
ti
agguanta
il
pupo
,
e
se
ne
sortissimo
in
mesto
e
ben
ordinato
corteo
,
laddovechè
poi
me
ti
dovetti
sciroppare
ben
due
ore
di
ideale
infranto
con
contorno
d
'
omo
plebbeo
e
pianticella
che
intristisce
nell
'
ombra
,
robba
che
si
ci
aripenzo
,
non
fo
per
dire
,
mi
viene
il
mal
di
mare
.
E
nun
abbasta
.
Adesso
il
pupo
me
ti
si
è
mezzo
imbirbito
,
raggione
per
cui
te
l
'
hanno
agguantato
che
insegnava
la
macicce
a
la
figlia
del
portiere
,
il
quale
è
narchico
e
dice
che
è
fenito
il
tempo
indove
i
figli
de
la
borghesia
ti
corrompevano
la
plebbe
,
e
è
venuto
su
strillando
certe
cose
,
che
puro
il
gatto
di
casa
è
rimasto
scandalizzato
.
Adesso
,
me
ti
dica
lei
indove
un
padre
che
sia
puro
di
famiglia
,
ti
può
trasportare
i
suoi
,
quando
crede
di
darsi
questo
sollazzo
.
Vai
per
entrare
al
cinematogrifo
e
ti
trovi
davanti
il
lorgnone
de
la
barona
:
vai
per
andare
al
teatro
,
certi
prezzi
che
levati
;
vai
per
andare
a
la
Nave
,
e
mi
dicheno
che
puro
lì
c
'
è
il
pezzo
di
cion
-
kina
-
cion
con
le
ballerine
che
fanno
le
mosse
,
eppoi
,
va
bene
che
Basigliola
era
quello
che
era
,
ma
pure
quell
'
altri
ci
dicono
certe
parole
,
che
nemmeno
al
vicolo
del
Micio
,
o
Domizzio
che
dir
si
voglia
.
Per
cui
ti
succede
che
prima
quando
c
'
era
uno
spettacolo
boglia
era
un
'
eccezzione
,
e
adesso
siamo
aridotti
che
ci
hai
due
bagliocchi
di
pupo
e
un
cinichetto
di
consorte
intemerata
,
è
come
si
puzzassi
,
con
rispetto
parlando
,
di
acido
fenico
.
Ti
tocca
di
andartene
in
un
cantoncello
solo
e
lì
metterti
a
fare
il
Pietro
Maironi
come
un
colleggiale
qualunque
.
Su
la
communicazzione
de
le
signorine
che
non
te
la
danno
.
Mi
averebbe
la
bontà
di
dirmi
indove
andiamo
,
salvando
il
dovuto
arispetto
,
con
queste
telefoniste
?
Qui
è
diventata
una
cosa
che
si
fussero
quei
tempi
nei
quali
ci
avevo
quei
quattro
peli
bonamina
su
la
testa
,
me
ti
si
addrizzerebbero
ogni
giorno
.
Laddovechè
deve
consapere
che
sono
cose
da
popolo
,
nun
fo
per
dire
,
semibbarbaro
.
Si
figuri
che
io
da
l
'
ufficio
ci
ho
l
'
abbitudine
che
ogni
giorno
ti
telefono
a
l
'
inquilino
del
piano
sotto
che
ce
l
'
ha
in
casa
,
e
lui
dà
una
voce
a
la
serva
che
te
si
affaccia
al
cortile
e
dice
:
Sora
Terresina
,
buttate
giù
puro
la
minestra
che
il
sor
Oronzo
a
momenti
riva
.
Come
lei
vede
è
un
bel
commodo
,
ma
il
destino
boglia
me
la
tira
tanto
a
me
,
salvognuno
,
che
a
la
mia
signora
,
e
dice
il
proverbio
che
chi
tira
la
strappa
.
E
vengo
al
bono
.
Prima
ogni
tanto
ti
succedeva
qualche
piccola
boglieria
laddovechè
io
pensavo
:
Sono
ragazze
,
e
passiamoci
sopra
.
Ma
dagli
oggi
e
ritorna
a
dargli
domani
,
siamo
rivati
a
un
punto
che
nun
se
ne
pole
più
.
Quando
apri
la
communicazzione
,
incomincia
che
prima
che
si
degnino
di
arisponderti
ci
vonno
nummero
quattro
o
cinque
chiamate
,
e
accusì
bastasse
.
A
la
fine
,
quando
ti
hanno
arisposto
,
ti
tocca
di
sentire
i
fatti
di
quattro
o
cinque
persone
,
per
cui
giorni
fa
io
mi
sfiatavo
a
strillare
:
"
Mi
faccia
la
gentilezza
di
far
dire
a
Terresina
che
butti
giù
i
rigatoni
!
"
.
E
l
'
altro
mi
arispondeva
tutto
inferocito
:
"
E
aricordati
,
donna
infedele
,
che
si
ti
aricchiappo
col
tenente
faccio
una
carneficina
"
per
cui
,
quando
sentì
che
insistevo
coi
rigatoni
arispose
:
"
Ah
!
...
e
me
ti
aripassi
ezziandio
?
!
E
mi
fai
venire
il
tuo
drudo
al
telefono
?
...
Adesso
vengo
là
e
senti
che
svirgole
"
.
Per
cui
chi
sa
che
traggedia
era
successa
,
con
l
'
aggravante
dei
rigatoni
,
che
Terresina
li
buttò
giù
troppo
tardi
e
senza
scherzi
ce
si
potevano
fare
i
cerchioni
all
'
automobile
,
tanto
ereno
tosti
.
Vi
aggiunga
che
intanto
che
parli
ti
levano
la
communicazzione
e
aresti
lì
come
un
frescone
,
che
si
fusse
possibile
,
daresti
un
pignolo
nell
'
apparecchio
.
Io
ci
dico
la
verità
,
ho
fatto
il
calcolo
che
per
una
telefonata
ci
vogliono
N
.
20
minuti
accusì
distribuviti
:
N
.
3
minuti
per
ottenere
la
communicazzione
(
si
il
personale
è
di
buon
umore
)
.
N
.
7
minuti
di
vari
colloqui
assortiti
con
persone
che
nun
c
'
entrano
gnente
.
N
.
3
minuti
di
arimostranze
a
la
signorina
.
N
.
4
minuti
della
di
lei
sdegnosa
protesta
.
N
.
1
minuto
per
communicare
con
la
persona
che
si
desidera
.
Dice
:
Ariclama
!
...
Ma
lei
mi
ha
detto
un
fiammifero
!
...
Prima
che
ti
mettono
in
communicazzione
con
l
'
ufficio
ariclami
,
passeno
48
ore
!
Per
cui
abbisogna
prenderselo
in
santa
pace
,
ma
siccome
io
nun
sono
il
solo
,
ma
in
questa
circostanza
sono
,
nun
fo
per
dire
,
leggione
,
levo
la
voce
anche
per
l
'
altri
.
Si
figuri
che
un
diputato
che
non
ci
faccio
il
nome
,
è
costretto
,
si
vole
essere
preso
in
benevola
considerazzione
,
a
dirci
:
"
Signorina
,
mi
dia
,
putiamo
il
caso
,
27
e
80
,
e
la
prego
di
favorirmi
presto
perché
io
sono
quel
diputato
che
ci
ha
fatto
arialzare
lo
stipendio
"
.
Io
,
però
,
che
nun
ci
ho
fatto
arialzare
gnente
,
nun
ci
ho
nemmeno
questo
agliuto
e
mi
tratteno
come
un
cane
barbone
o
,
con
rispetto
parlando
,
lupetto
.
Dice
:
Il
ministro
ha
baccagliato
!
E
va
bene
,
ma
il
personale
ha
fatto
la
sua
dignitosa
protesta
,
con
cui
siamo
para
e
patta
.
Laddovechè
si
in
un
altro
paese
tu
dici
a
un
cittadino
:
"
Guardi
che
lei
ci
ha
il
viso
zozzo
o
sudicio
che
vogliam
dire
"
:
quello
si
va
per
lo
meno
a
guardare
ne
lo
specchio
per
vedere
si
è
vero
,
mentre
qui
ti
arma
un
commitato
,
un
presidente
,
quattro
segretari
,
un
censore
,
due
comizzi
e
una
manifestazzione
unanime
di
leggittimo
sdegno
,
ma
l
'
acqua
e
il
sapone
me
li
saluta
lei
?
...
Io
sono
persuvaso
che
domani
,
quando
arichiamo
al
telefono
,
mi
mettono
in
communicazzione
col
sor
Bonaventura
de
la
cambiale
,
per
cui
perdo
l
'
appetito
di
certo
,
o
quanto
meno
mi
chiameno
le
pompe
funebbri
,
ma
questa
protesta
,
egregge
signorine
ce
la
gnacco
quande
meme
,
come
diceva
il
Minotauro
a
la
battaglia
di
Pavia
.
Non
mi
lusingo
che
loro
mi
diano
retta
,
perché
il
femminismo
avanza
a
grandi
passi
e
sarebbe
da
ridere
che
con
tante
prevoccupazzioni
d
'
indole
sociale
loro
perdessero
tempo
puro
col
telefono
,
ma
un
'
altra
volta
,
mi
faccino
tutte
quelle
boglierie
che
desiderano
,
magari
mi
mandino
a
morire
trucidato
,
ma
mi
arispondano
subbito
,
perché
a
la
mia
età
,
quella
di
stare
un
'
ora
col
manubbrio
in
mano
senza
nessun
risultato
,
è
una
birola
che
non
mi
va
giù
,
non
mi
va
giù
,
non
mi
va
giù
.
E
così
spero
di
loro
.
Io
pedone
contro
i
quaranta
cavalli
e
puro
più
.
Ci
sarei
infinitamente
grato
si
mi
ti
schiarisse
,
salvando
indove
mi
tocco
,
un
dubbio
.
Lei
sa
che
da
qualche
tempo
a
questa
parte
,
l
'
acciaccamento
del
pedone
per
mezzo
di
automobbile
,
da
un
semplice
passatempo
da
dilettante
,
è
diventata
una
consuvetudine
assodata
ed
ezziandio
pacifica
.
Lei
mi
dirà
che
la
cosa
pare
pacifica
dal
punto
di
vista
dell
'
automobbile
,
comechè
il
pedone
poterebbe
avere
qualche
cosa
in
contrario
,
ma
siccome
novantanove
volte
su
cento
il
pedone
,
doppo
questi
incidenti
,
te
si
chiude
nel
più
assoluto
riserbo
,
e
nun
parla
nemmeno
se
lo
riammazzi
,
accusì
noi
siamo
illuminati
solo
dal
parere
dell
'
automobbile
il
quale
dice
che
ha
raggione
lui
.
Però
,
siccome
questo
fatto
ti
viene
a
formare
qualche
cosa
come
un
nuovo
stato
giuridico
del
pedone
,
io
che
sono
ascritto
a
questa
categoria
,
averei
piacere
che
lei
mi
dilucidasse
,
con
rispetto
parlando
,
alcuni
punti
.
Quando
accade
qualcuno
di
questi
fatti
,
il
pubblico
te
si
divide
in
due
categorie
:
quelli
che
dicheno
:
ha
torto
lo
sciaffèr
,
e
quelli
che
dicheno
:
sono
i
pedoni
che
nun
sanno
fare
l
'
obbligo
loro
.
E
in
quest
'
ultimo
caso
è
certo
che
il
meno
che
si
meritiamo
è
di
essere
acciaccati
,
perché
si
in
tanti
secoli
che
l
'
omo
te
si
è
reso
autonomo
da
la
scimmia
,
tantochè
gli
si
è
aritirata
la
coda
,
e
cammina
su
le
zampe
di
dietro
,
non
abbiamo
ancora
imparato
a
camminare
,
vol
dire
che
stiamo
al
mondo
come
tanti
cani
senza
museruola
e
ha
raggione
l
'
acchiappacani
.
Con
cui
,
però
,
vorrei
che
ci
facessero
il
favore
di
dirci
come
dobbiamo
fare
,
perché
io
ho
provato
in
tutti
i
modi
,
vòi
con
una
gamba
sola
,
vòi
con
le
mani
e
coi
piedi
.
Ma
doppo
due
giorni
mi
toccherebbe
di
levare
le
pezze
che
ci
ho
al
fondo
dei
calzoni
per
metterle
a
le
ginocchia
,
e
allora
l
'
occhio
del
mondo
me
lo
saluta
lei
?
Perciò
sono
aritornato
a
la
maniera
antica
che
,
evidentemente
,
nun
va
più
bene
.
Con
cui
me
ti
sento
conturbato
come
Aliggi
,
quando
il
padre
ci
diceva
:
Si
ti
sguercio
un
occhio
è
ben
fatto
!
Comechè
qui
l
'
automobbile
ci
imbriaca
di
puzze
a
machina
,
e
è
ben
fatto
;
ci
acciacca
sotto
le
rote
,
e
è
fatto
benissimo
;
ci
appiccica
al
muro
come
tante
calcomanie
,
e
è
fatto
a
perfezzione
;
quindi
è
certo
che
senza
mancare
di
arispetto
all
'
automobbilisti
,
vorrei
sapere
si
è
ben
fatto
che
noi
seguitiamo
a
girar
per
le
strade
.
Io
dico
che
ci
averessimo
tutta
la
bona
volontà
di
imparare
,
ma
si
seguitiamo
accusì
,
quando
averemo
imparato
bene
bene
,
saremo
morti
tutti
acciaccati
e
,
lei
vede
a
occhio
nudo
,
un
po
'
tardi
per
mettere
in
pratica
l
'
insegnamento
.
Laonde
,
per
metterci
un
paliativo
credo
che
si
poterebbe
fare
accusì
:
un
giorno
far
sortire
un
manifesto
:
"
Oggi
si
acciaccheno
le
seguenti
categorie
:
impiegati
,
diputati
e
senatori
,
donne
mancipate
,
scontisti
e
sonatori
di
flauto
;
domani
viceversa
tocca
a
le
levatrici
,
callisti
,
militari
bassa
forza
,
cerinari
e
femministe
"
.
Accusì
lei
vede
chiaramente
che
si
lascerebbe
un
po
'
più
di
margine
per
i
superstiti
.
Si
no
,
lei
si
deve
figurare
che
casa
mia
è
diventata
qualche
cosa
che
a
chiamarla
purgatorio
,
mi
ci
becco
una
querela
da
Belzebbù
.
Si
figuri
che
Terresina
,
tutte
le
volte
che
esce
,
dice
che
si
sente
le
fitte
nell
'
occhio
pollino
il
quale
è
un
presentimento
che
ci
accadrà
qualche
cosa
,
per
cui
ti
bacia
il
pupo
,
spolvera
la
corona
di
fiori
d
'
arancio
che
sta
sotto
la
campana
,
e
va
via
con
un
'
aria
accusì
fatale
,
che
al
pupo
ci
vengono
le
lagrime
all
'
occhi
e
si
soffia
il
naso
in
tutte
le
tendine
de
le
finestre
.
La
moglie
del
pizzicagliolo
in
faccia
ci
ha
detto
che
l
'
unico
scongiuro
è
quello
di
portare
un
osso
di
persica
benedetto
,
un
po
'
di
pelo
di
tasso
e
un
ferro
di
cavallo
involtato
in
un
mezza
paggina
del
Fogazzari
,
ma
con
tutto
ciò
non
è
tranquilla
.
Il
pupo
,
poi
,
che
sta
per
il
progresso
,
dice
che
doppo
tutto
l
'
automobbile
deve
arimanere
sempre
di
sopra
,
per
cui
l
'
altro
giorno
voleva
insegnare
a
la
donna
a
fare
il
pedone
,
e
mi
ti
ha
fatto
nascere
una
quistione
in
casa
.
Io
volevo
prendere
una
decisione
spartana
e
mettermi
a
fare
lo
sciaffèr
,
ma
a
l
'
età
mia
lasciare
la
penna
e
prendere
il
manubbrio
in
mano
è
robba
che
si
ci
si
aripenso
,
me
si
addrizzano
le
vaghe
arimembranze
di
quei
quattro
peli
che
ci
avevo
in
testa
.
Perciò
,
lei
che
ci
ha
molti
appoggi
,
veda
un
po
'
di
ottenermi
un
salvacondotto
,
altrimenti
un
giorno
o
l
'
altro
,
me
ti
tocca
di
andare
sotto
pure
a
me
,
e
creda
puro
,
più
ci
penso
e
meno
me
ci
posso
adattare
.
A
ogni
modo
,
si
mi
dovesse
succedere
qualche
cosa
,
quei
quattro
stracci
di
casa
vanno
a
li
eredi
leggittimi
,
e
questa
penna
che
sa
le
tempeste
la
lascio
al
Museo
del
Risorgimento
.
Quattro
passi
per
l
'
Urbe
.
Comechè
il
Municipio
ha
incominciato
a
far
funzionare
la
commissione
che
mette
e
leva
i
nomi
a
le
strade
,
nun
posso
passar
sopra
a
la
quistione
e
debbo
comunicarci
alcuni
inconvenienti
tutt
'
altro
che
leggeri
,
e
mettere
avanti
una
proposta
che
da
parecchio
tempo
mi
sta
su
lo
stommico
.
Innanzitutto
abbisogna
di
correggere
parecchie
denominazzioni
,
le
quali
ci
salta
all
'
occhio
che
sono
per
lo
meno
esaggerate
.
Infatti
ci
faccio
constatare
innanzitutto
che
noi
a
Roma
ci
abbiamo
,
mica
gnente
,
che
una
piazza
e
una
via
del
Fico
.
Ora
,
io
arispetto
tutte
le
convinzioni
pulitiche
,
ma
nun
capisco
questa
cortiggianeria
verso
il
fico
,
laddovechè
la
povera
briccocola
nisuno
la
guarda
in
faccia
e
la
povera
brugna
languisce
nel
più
profondo
oblìo
.
E
mi
saprebbe
dire
come
mai
in
un
paese
dove
ci
sono
tante
ciriole
nun
c
'
è
via
della
Ciriola
,
mentre
per
maneggi
partiggiani
,
che
nun
voglio
approfondire
,
ci
abbiamo
la
via
del
Cefalo
?
Averei
capito
via
de
la
Balena
,
perché
si
nun
altro
c
'
era
un
'
idea
di
grandezza
,
ma
il
cefalo
me
lo
saluta
lei
?
Inoltre
ci
abbiamo
via
de
la
Scimmia
,
de
le
Vacche
,
del
Gallinaccio
,
e
perfino
via
de
la
Ranocchia
,
nonchè
la
Scrofa
,
e
nisuno
ha
penzato
a
via
dell
'
Abbacchio
che
puro
ha
tante
benemerenze
,
comechè
una
volta
er
il
benefattore
de
la
mensa
proletaglia
.
Eppoi
ci
sono
certe
strade
che
nun
si
capisce
perché
le
chiameno
accusì
,
comechè
accadono
i
quivoci
:
il
pupo
mio
,
presempio
,
un
giorno
si
doveva
comprare
una
scoppoletta
,
e
lui
paro
paro
,
ti
piglia
e
t
'
infila
via
dei
Cappellari
,
comechè
nun
solo
nun
trovò
la
scoppoletta
,
ma
mi
toccò
a
farci
un
bagno
di
sublimato
!
Altra
,
come
sol
dirsi
,
pecca
.
Dovendo
denominare
una
strada
col
nome
d
'
una
parte
del
corpo
,
sissignora
che
ti
andiamo
a
pescare
proprio
la
più
inconveniente
,
e
ti
facciamo
:
Via
del
Piede
!
Ma
,
signori
senatori
e
signori
diputati
,
come
diceva
quello
,
indove
andiamo
a
finire
?
Ma
come
?
da
la
testa
,
salvando
indove
mi
tocco
,
in
giù
,
nun
si
trovava
di
meglio
?
...
Ma
c
'
era
via
dell
'
Occhio
destro
e
via
dell
'
Occhio
sinistro
,
via
de
la
Froce
del
naso
,
via
de
la
Bocca
aperta
,
via
dell
'
Onor
del
mento
,
e
avanti
di
questo
passo
!
...
Averei
capito
magari
un
viscero
,
come
,
presempio
via
de
l
'
Intestino
tenue
,
via
de
l
'
Intestino
crasso
,
o
di
quello
accusì
accusì
,
via
dello
Stommico
,
piazza
del
Peritoneo
,
ecc
.
ecc
.
,
ma
il
piede
veniva
proprio
per
ultimo
.
Eppoi
,
che
ti
significheno
quei
nomi
,
presempio
:
Via
delle
Palle
,
via
dei
Pallini
e
de
le
Palline
!
...
Ma
che
Roma
è
diventato
il
pallificio
nazzionale
?
E
via
del
Buco
me
la
saluta
lei
?
Lo
sa
che
quando
leggo
sul
giornale
a
casa
qualche
fatto
che
è
accaduto
da
quelle
parte
,
mi
tocca
dire
:
"
Via
,
mettiamoci
una
pietra
sopra
"
?
Abbasta
,
speriamo
che
la
cummissione
vada
fino
in
fondo
!
Intanto
io
,
soprattutto
per
quello
che
ariguarda
i
quartieri
nuovi
,
farei
una
proposta
:
Prima
di
tutto
si
dovrebbe
fare
una
strada
detta
:
Via
dei
Galantommini
!
Accusì
arimedierebbe
puro
al
caroviveri
,
perché
ci
potrebbero
piantare
i
carciofi
e
i
piselli
.
Poi
farei
una
gran
piazza
detta
:
Piazza
Profumona
,
e
lì
ci
metterei
tutti
i
boglia
,
i
miccaglioli
,
le
donne
mancipate
e
i
scontisti
,
con
annessa
via
dei
Masticaccia
e
via
dei
Tirapiedi
,
accusì
,
si
nun
altro
;
,
le
guardie
saprebbero
che
lì
c
'
è
la
canaglia
e
passerebbero
da
un
'
altra
parte
.
Inoltre
ci
dovrebbe
essere
:
Via
dei
Suonatori
di
pianoforti
,
vicolo
dei
Tenori
,
via
dei
Fonografi
e
via
dei
Gliettatori
;
accusì
questa
è
tutta
gente
che
si
s
'
ammazzeno
fra
di
loro
,
poco
male
.
Poi
poterebbe
fare
una
via
fori
de
le
mura
,
con
tutti
alberi
alti
di
qua
e
di
là
,
nonchè
siepi
di
mortella
molto
fitte
,
che
nun
si
vedesse
quello
che
ci
passa
,
e
avviarci
i
cortei
de
le
dimostrazzione
patriottiche
,
accusì
si
eviterebbe
a
l
'
alleati
di
fori
e
a
l
'
amici
politici
de
l
'
interno
,
la
seccatura
di
vedere
la
bandiera
a
tre
colori
,
che
sono
sempre
dispiaceri
,
incidenti
diplomatici
,
impicci
e
discorsi
di
ministri
dell
'
Esteri
.
Abbasta
,
veda
lei
si
nun
fusse
il
caso
di
meditare
la
cosa
con
una
certa
profondità
.
Lei
vede
che
si
tratta
di
cose
piuttosto
serie
,
perché
Roma
nun
è
Ciampino
e
l
'
Europa
ci
guarda
,
come
diceva
Parpagnoli
a
Roncisvalle
.
Sul
meccanismo
de
la
miccheria
rotabbile
.
Averebbe
la
bontà
di
salutarmi
tanto
il
tassametro
?
Io
sono
rivato
al
punto
che
si
dico
che
nun
ci
capisco
più
gnente
,
me
ti
pare
quasi
di
voler
passare
per
un
omo
troppo
intelligente
.
Lei
si
aricorda
che
il
tassametro
venne
,
come
sol
dirsi
a
chiudere
quel
periodo
nel
quale
l
'
omo
che
andava
a
piedi
si
viceversa
voleva
andare
in
carrozza
,
si
doveva
far
riccomandare
da
un
diputato
influente
a
qualche
vitturino
,
il
quale
,
dato
che
lo
acchiappassero
in
un
momento
di
buonumore
,
doppo
mature
ariflessioni
rivava
puro
a
degnarsi
di
far
sapere
quanto
averebbe
voluto
nel
caso
che
si
fussi
deciso
a
portarlo
in
carrozza
.
Lei
mi
dirà
:
C
'
era
la
tariffa
!
Che
bel
discorso
!
Allora
c
'
è
pure
il
piano
regolatore
,
il
proggetto
per
la
ferrovia
da
Roma
al
mare
,
il
cummitato
per
le
feste
del
1911
,
l
'
Arabba
Fenice
,
l
'
ideale
imperituro
e
il
vascello
,
salvognuno
,
fantasma
!
Ma
queste
sono
figure
retoriche
che
si
adoperano
per
modo
di
dire
.
La
tariffa
è
un
'
espressione
come
quando
uno
dice
:
"
tocco
il
cielo
col
dito
"
indovechè
sì
e
no
che
pole
toccare
il
soffitto
,
oppure
"
darei
un
miglione
"
mentrechè
vi
ha
in
saccoccia
un
bottone
usato
e
una
grosta
di
pecorino
!
Perciò
,
dato
questo
stato
di
fatto
,
si
rivò
al
tassametro
,
col
quale
il
vitturino
ci
fremeva
,
perché
si
vedeva
trattato
come
un
cocchiere
qualunque
,
che
nisuno
diceva
le
proprie
idee
pulitiche
,
prima
di
prenderlo
in
affitto
,
ma
viceversa
ci
dicevano
:
"
Vai
qua
,
vai
lì
,
fermati
qui
,
fermati
là
"
.
Però
,
ecco
che
adesso
siamo
rivati
di
nuovo
in
alto
mare
,
comechè
la
tariffa
nova
ci
ha
tanti
pintimenti
,
tante
eccezioni
e
tanti
altri
generi
commestibili
,
che
si
lei
vi
capisce
qualche
cosa
,
ci
dò
un
bacio
,
salvando
indove
mi
tocco
,
nell
'
occhio
sinistro
.
Lei
deve
consapere
che
glieri
l
'
altro
,
io
e
Terresina
dovessimo
accompagnare
il
pupo
da
quella
zia
della
mia
signora
che
ci
ha
qualche
cosa
,
come
suolo
dirsi
,
al
sole
.
Detto
un
fatto
,
pigliamo
il
primo
vitturino
che
transitava
,
ci
zompiamo
su
e
via
,
comechè
Terresina
vi
aveva
il
non
mai
abbastanza
lodato
occhio
pollino
,
e
non
poteva
rendersi
pedestre
.
Quando
riviamo
,
il
tassametro
segnava
uno
e
quaranta
,
più
venti
di
supplimento
,
e
si
questo
nun
fa
uno
e
sessanta
,
voglio
essere
chiamato
Niobbide
.
Vado
per
pagare
e
il
vitturino
me
ti
fa
un
sorriso
sdegnoso
.
Dice
:
Ma
qui
sono
tre
e
sessanta
!
-
Ma
,
ci
arisposi
io
,
che
ti
possano
sopprimere
con
violenza
,
o
ammazzare
,
come
dice
la
plebbe
,
nun
vedi
il
tassametro
?
Mi
hai
preso
forse
per
qualche
figlio
,
vuoi
di
Albione
vuoi
d
'
un
cane
,
che
cerchi
d
'
imbrogliarmi
accusì
?
-
Ma
lei
,
me
ti
ha
risposto
il
vitturino
,
lei
nun
capisce
un
caso
imprevisto
,
o
accidente
che
dir
ti
voglia
.
Il
tassametro
segna
,
ma
quello
è
,
come
sol
dirsi
,
un
punto
di
partenza
qualunque
.
Lei
guardi
la
tariffa
:
trenta
centesimi
sono
di
più
,
perché
ho
voltato
tre
volte
a
mancina
;
poi
,
siccome
abbiamo
attraversato
il
vicolo
del
Micio
,
e
lì
c
'
è
una
tariffa
speciale
,
sono
altri
quaranta
di
più
;
il
supplemento
per
il
rigazzino
sarebbe
di
venti
centesimi
,
ma
lei
legga
la
tariffa
e
vedrà
al
paragrafo
375
A
,
n
.
18
piano
III
,
che
i
rigazzini
con
scoppoletta
blù
pagano
50
centesimi
,
senza
contare
il
2
per
100
d
'
aumento
generale
dalle
15
in
poi
,
e
tre
soldi
per
diritto
di
stranuto
,
avendo
lei
stranutato
in
carrozza
.
Faccia
la
somma
,
ci
tiri
fori
la
radice
quadrata
,
moltiplichi
tutto
pel
nummero
fisso
3,14
,
poi
divida
pel
nummero
dei
razzi
della
rota
,
e
se
alla
fine
è
ancora
nel
nummero
dei
cusì
detti
viventi
,
vederà
che
ho
raggione
io
.
Lei
che
averebbe
fatto
,
davanti
a
un
raggionamento
accusì
?
...
Nun
c
'
erano
che
due
vie
:
o
il
pagamento
o
la
trombonata
.
E
siccome
io
nun
possiedo
trombone
,
e
Terresina
...
mi
faccio
maraviglia
,
pagai
!
Ma
al
ritorno
,
nun
essendoci
più
danaro
in
cassa
dovessimo
rivenire
a
piedi
,
e
siccome
Terresina
ci
ha
il
filo
diretto
fra
i
calli
e
l
'
ideale
,
nun
facevamo
quattro
passi
che
num
mi
dava
dell
'
uomo
plebbeo
,
e
aricordava
che
si
nun
l
'
avessi
sposata
io
,
adesso
sarebbe
andata
in
carrozza
giorno
e
notte
.
Il
pupo
,
poi
,
si
messe
a
piangere
perché
passò
davanti
a
un
libbraio
laddove
si
credeva
che
il
"
Forse
che
sì
,
forse
che
no
"
fusse
un
gioco
di
pazzienza
e
voleva
che
glie
lo
comprassi
.
Accusì
finì
col
pignolo
,
e
un
'
altra
volta
che
mi
parleno
di
andare
in
carrozza
,
divento
una
tigre
.
Quello
che
mi
arricordo
de
le
cose
mie
CAPITOLO
I
Indove
nacqui
;
e
primi
passi
nel
sentiero
(
come
sòl
dirsi
)
de
la
vita
.
Alcuni
dinigratori
vogliono
sostenere
che
mio
padre
facesse
il
trippagliolo
,
e
abbenanche
io
creda
che
indove
c
'
è
l
'
onestà
non
ci
vole
altro
e
la
virtù
si
trova
tanto
in
mezzo
a
la
trippa
quanto
sui
gradini
del
trono
o
in
qualunque
posto
,
a
buon
gioco
,
pure
ci
dico
che
non
è
vero
.
No
!
Mio
padre
faceva
l
'
abbacchiaglio
e
con
tutto
che
sono
passati
tanti
anni
,
quando
vedo
un
abbacchio
in
mostra
,
aripenzo
all
'
autore
dei
miei
giorni
e
me
ti
sento
un
tinticarello
qui
.
Mio
padre
dunque
ti
spingeva
avanti
la
barca
a
la
meglio
,
mentre
mia
madre
stava
al
bancone
,
per
cui
nacqui
io
e
non
mi
vergogno
della
mia
origgine
,
laddovechè
tanti
capoccioni
,
se
si
guardano
addietro
,
vedono
che
sono
sortiti
magari
da
un
posto
peggio
.
Accusì
la
mia
famiglia
mi
tirò
su
a
mollichelle
,
povero
sì
,
ma
intemerato
,
e
tutti
di
casa
mia
siamo
andati
sempre
a
fronte
alta
,
abbenanche
che
papà
ci
avesse
la
testa
carica
di
penzieri
.
Adesso
non
ti
voglio
posare
a
farti
l
'
omo
di
genio
,
ma
se
il
professor
Lombroso
mi
avesse
misurata
la
testa
,
avrebbe
veduto
che
nun
ero
un
omo
come
tutti
l
'
altri
,
tantochè
a
mammà
ce
lo
disse
puro
il
cappellaglio
:
Questo
ragazzo
farà
qualche
cosa
.
E
mammà
ci
fece
tanto
impressione
,
che
quel
giorno
mi
arovinai
i
calzoncini
novi
,
e
lei
ci
passò
sopra
e
chiuse
un
occhio
.
Infatti
un
certo
non
so
che
di
poco
commune
me
lo
sentivo
:
certe
volte
,
mentrechè
stavo
in
bottega
,
arestavo
lì
come
un
frescone
,
soprappenzieri
,
e
papà
mi
voleva
magari
dare
una
zampata
,
ma
mammà
ci
tratteneva
la
mano
e
diceva
:
Lasselo
stare
,
che
quello
lì
fa
qualche
cosa
.
Una
volta
mi
aricordo
che
al
compare
mio
,
che
era
caffettiere
,
ci
arecitai
una
povesia
letta
in
un
libbro
accusì
bene
,
che
lui
mi
voleva
per
forza
al
banco
con
lui
,
ma
non
se
ne
fece
gnente
per
raggioni
di
famiglia
.
A
scola
,
andavo
da
l
'
Ignorantelli
indove
a
furia
di
sventole
su
le
mano
,
imparai
a
stare
a
braccia
conzerte
che
ero
il
primo
de
la
classe
e
abbenanche
il
prete
mi
andasse
poco
giù
,
tutti
mi
volevano
bene
,
e
il
primo
premio
,
quando
nun
se
lo
beccava
un
altro
,
l
'
ho
sempre
ariportato
io
.
Il
lettore
mi
perdonerà
se
ci
passo
sopra
al
luttuoso
avvenimento
dei
miei
genitori
,
che
morirono
come
si
si
fussero
corsi
appresso
;
ma
mettiamoci
una
lagrima
e
,
come
sol
dirsi
,
un
fiore
.
Avevo
diciassette
anni
quando
mi
aritrovai
solo
e
il
negozio
se
lo
prese
un
amico
di
casa
che
ci
aveva
le
cambiali
.
Laddovechè
mi
arivoltai
ai
parenti
e
li
andetti
o
trovare
tutti
,
e
ci
arimediai
dodici
boni
consigli
,
una
pagnotella
imbottita
,
il
compianto
universale
e
un
calcio
qui
.
Fu
allora
che
ti
feci
questa
ariflessione
:
Accidenti
,
come
è
aspro
il
sentiero
de
la
vita
CAPITOLO
II
Ercole
al
bivio
,
ovverosia
male
non
fare
e
pavura
non
avere
.
Solo
,
scalcagnato
,
senza
un
bagliocco
,
ti
affrontai
il
primo
cimento
che
,
si
ci
avessi
ancora
qualche
cosa
in
testa
,
me
si
addrizzerebbe
solo
a
pensarci
.
Me
ti
ero
inteso
dire
tante
volte
che
abbasta
averci
la
coscienza
tranquilla
che
tutto
va
bene
.
Ma
la
prima
volta
che
volli
trovare
un
oste
che
mi
segnasse
,
quando
ci
dissi
che
ci
avevo
solo
la
coscenza
tranquilla
,
ti
fece
un
zompo
come
una
tigre
e
mi
tirò
la
lavagnetta
che
ci
faceva
i
conti
,
perché
dice
che
me
lo
aripassavo
.
Gira
che
ti
ariggira
,
ci
confesso
che
incominciai
a
vedermela
brutta
,
come
diceva
colui
che
ci
aveva
lo
specchio
rotto
.
Dice
:
la
via
della
virtù
è
piena
di
spine
,
e
quella
del
vizzio
sono
rose
,
ma
in
fondo
c
'
è
la
rupe
Tarpea
.
Tutte
le
sere
,
quando
andavo
a
letto
che
era
una
poltrona
a
casa
d
'
una
zia
,
che
faceva
un
po
'
il
filantropo
,
dicevo
:
Non
ne
posso
più
;
domani
lascio
la
via
della
virtù
e
ti
imbocco
come
un
razzo
quella
del
vizzio
.
Laddovechè
poi
ci
aripenzavo
,
e
quando
era
per
metterci
il
piede
mi
cascaveno
le
braccia
.
Una
mattina
che
me
ne
stavo
al
Pincio
,
indove
ci
ho
avuto
sempre
un
debbole
per
la
natura
e
,
povertà
non
è
vizzio
,
ci
avevo
una
fame
che
puro
le
violette
mi
pareva
che
odorassero
di
abbacchio
a
la
cacciatrice
,
me
ti
passa
davanti
una
signora
col
marito
e
una
creatura
di
sette
anni
,
la
quale
appena
mi
vidde
,
disse
:
Papà
,
guarda
che
faccia
di
frescone
.
Il
padre
puro
mi
guardò
e
disse
:
È
vero
,
quel
giovinotto
mi
piace
.
Io
capii
che
la
fortuna
mi
passava
vicino
e
messi
assieme
una
cosa
che
poteva
puro
parere
un
sorriso
.
Ed
eccoti
che
presero
informazzione
e
gli
entrai
in
casa
come
segretario
,
con
l
'
incarico
di
ariordinare
la
scrivania
del
marito
,
e
,
a
tempo
perso
,
anche
l
'
altri
mobbili
di
casa
,
nonchè
ci
facevo
qualche
spesuccia
e
mi
affidarono
l
'
educazzione
del
figlio
,
che
io
portavo
a
scola
.
In
quella
casa
non
mi
ci
trovavo
male
:
lui
era
un
impiegato
grosso
a
Roma
e
Comarca
e
lei
ci
aveva
uno
zio
monsignore
che
veniva
sempre
in
casa
,
raggione
per
cui
non
ci
amancava
gnente
,
ma
il
rigazzino
era
un
gran
boglia
.
Pigliate
,
salvognuno
,
un
serpente
a
sonagli
,
metteteci
una
tigre
,
un
effetto
protestato
,
sciogliete
il
tutto
in
un
dispiacere
di
famiglia
e
avrete
sottocchio
quello
che
era
questo
giovine
anticristo
.
Il
padre
nun
stava
quasi
mai
a
casa
per
via
de
l
'
ufficio
e
perché
il
zio
monsignore
dice
che
ci
dava
sempre
qualche
missione
delicata
:
la
madre
poi
ce
le
mandava
tutte
bone
,
e
solo
una
volta
che
lui
gli
si
soffiò
il
naso
nel
vestito
novo
,
la
prese
con
me
perché
dice
che
ci
insegnavo
le
idee
suvversive
.
Però
lei
era
una
signora
caritatevole
e
ci
aveva
le
piccole
conomie
per
le
opere
di
beneficenza
,
raggione
per
cui
si
il
pupo
gli
sfasciava
una
cosa
diceva
:
Oronzo
,
siete
stato
voi
,
e
a
me
mi
toccava
di
aripagarla
e
mandar
giù
la
pirola
.
Tuttavia
ci
sarei
arimasto
per
un
pezzo
di
più
.
Il
monsignore
mi
aveva
preso
a
benvolere
e
diceva
sempre
che
rassomigliavo
a
un
cane
barbone
che
ci
aveva
avuto
da
ragazzo
e
che
ci
voleva
molto
bene
,
ma
a
un
certo
punto
avvenne
un
fatto
che
mi
aribellai
.
Nell
'
occasione
di
una
festa
per
un
parente
che
rivava
da
fori
,
essendoci
poco
personale
in
casa
,
me
ti
volevano
far
fare
da
grumme
,
e
quello
che
è
peggio
da
grumme
nero
.
Averei
abbozzato
per
la
manzione
,
ma
quando
mi
dissero
che
dovevo
farmi
nero
,
diventai
bianco
come
un
panno
lavato
e
dissi
no
;
per
via
che
toccami
da
per
tutto
che
abbozzo
,
ma
lasciami
stare
il
decoro
!
Aggiungeteci
che
la
mattina
,
mentre
tanto
per
ingannare
il
tempo
,
ariordinavo
la
cammera
de
la
signora
,
che
dormiveno
separati
,
ti
ci
trovai
una
calzetta
di
monsignore
e
la
pippa
del
cocchiere
,
per
cui
una
parola
è
poco
,
ma
due
mi
pare
un
po
'
troppo
,
e
tre
,
ti
diventa
addirittura
un
discorso
.
Allora
presi
il
coraggio
a
due
mani
,
portai
la
pippa
e
la
calzetta
a
la
signora
e
ci
dissi
:
Favorisca
liquidarmi
,
come
sol
dirsi
,
il
mio
avere
,
comechè
lei
mi
insegna
che
l
'
africano
non
lo
voglio
fare
e
tanto
meno
qualche
cosa
di
peggio
,
perché
oggi
o
domani
,
tanto
ci
potrebbe
venire
voglia
di
farmi
fare
il
turco
,
la
scimmia
o
l
'
osso
di
persica
,
quanto
ci
potrei
trovare
in
cammara
il
bancone
del
pizzicagliolo
.
E
vi
aggiunga
che
si
seguito
a
pagare
tutto
quello
che
si
sfascia
,
oggi
o
domani
mi
mettono
in
conto
qualche
cosa
che
non
l
'
ho
toccata
mai
e
allora
aresto
in
mezzo
a
un
vicolo
cieco
.
Per
cui
lei
ebbe
pavura
de
la
pippa
e
ci
fu
una
mezza
scena
col
monsignore
,
che
si
nun
si
metteva
di
mezzo
il
marito
,
feniva
male
.
E
sortii
:
con
pochi
bagliocchi
,
ma
libbero
e
a
fronte
alta
,
per
via
che
il
rigazzino
mi
aveva
attaccato
una
scaletta
di
dietro
,
ma
ci
messi
una
pietra
sopra
.
CAPITOLO
III
Ti
entro
da
un
avvocato
.
Inizzio
de
la
mia
fede
pulitica
.
Entreno
questi
!
Quando
ti
sortii
da
quella
casa
nun
mi
trovai
,
salvognuno
,
come
un
pesce
fuor
d
'
acqua
.
Stavo
in
buoni
rapporti
con
un
avvocato
che
mi
aveva
notificato
lo
sfratto
di
bottega
e
pensai
di
arivolgermi
a
lui
per
entrare
in
un
posto
purchessia
.
Ed
eccoti
che
mi
presento
,
e
lui
che
ci
aveva
un
certo
occhio
,
mi
capì
a
volo
e
mi
prese
con
lui
a
lavorargli
nello
studio
indove
c
'
era
da
fare
un
po
'
di
tutto
.
In
quell
'
ambiente
ci
presi
il
gusto
de
la
letteratura
,
per
via
d
'
un
medico
che
ci
bazzicava
e
che
sapeva
molte
povesie
a
memoria
,
raggione
per
cui
quando
la
sera
facevano
a
scopone
io
me
le
aggustavo
che
era
una
delizzia
.
Fenì
che
mi
venne
anche
a
me
il
tinticarello
di
fare
qualche
cosa
,
e
un
giorno
ti
buttai
giù
certi
penzieri
,
ma
il
diavolo
volle
che
fusse
carta
bollata
,
e
lo
scherzo
mi
costò
mezzo
stipendio
di
un
mese
,
per
cui
mi
persuvasi
che
le
belle
lettere
sono
un
gusto
da
signori
.
Il
principale
era
un
mezzo
libbero
pensatore
,
ma
siccome
era
furbo
anzichennò
,
lui
te
si
sapeva
barcamenare
,
e
quando
un
convento
di
frati
ci
aveva
una
pendenza
la
metteva
in
mano
a
lui
.
Però
,
quando
non
lo
sentiva
nessuno
,
diventava
u
leone
,
e
allora
,
che
ti
voi
vedere
!
Ti
tirava
fori
Dante
,
Coladirienzo
,
il
Macchiavello
,
la
repubblica
del
48
e
via
dicendo
,
raggione
per
cui
me
ti
toccava
di
chiudere
le
finestre
si
no
sentiva
il
spezziale
incontro
.
Lui
per
l
'
Itaglia
ci
stava
,
ma
diceva
che
la
pera
non
era
matura
,
e
che
la
rivoluzzione
bisognava
farla
,
ma
con
le
bone
,
e
non
come
faceva
Garibbaldi
,
che
con
la
prescia
guastava
tutto
.
Da
lui
ci
imparai
un
buggerio
di
belle
cose
,
per
via
che
era
un
omo
istruvito
e
un
mezzo
idealista
,
come
diceva
lui
;
raggione
per
la
quale
stava
sempre
con
la
testa
fra
i
penzieri
alti
,
e
le
fine
del
mese
si
correvano
appresso
che
era
una
bellezza
,
perché
si
ci
andavi
a
reclamare
la
paga
ti
esclamava
:
"
Sempre
queste
miserie
!
Come
si
vede
che
siete
abbituvato
in
mezzo
ai
caccialepri
!..."
.
E
io
stavo
zitto
e
mi
aricoprivo
con
la
mia
dignità
,
ma
rivai
a
un
punto
che
me
si
vedevano
le
dita
dei
piedi
,
raggione
per
cui
mi
feci
coraggio
e
ci
dissi
:
"
Egreggio
signor
avvocato
,
io
capisco
che
lei
sta
sempre
in
mezzo
allo
studio
con
quei
libbroni
e
l
'
affari
dei
frati
che
levati
,
e
nun
pole
abbassarsi
fino
a
queste
miserie
;
ma
si
ci
ha
un
rifiletto
di
tempo
,
pregola
darmi
una
smicciata
a
le
scarpe
e
lì
vedrà
che
nun
le
posso
più
persuvadere
di
andare
avanti
.
Nun
fo
per
dire
,
ma
sono
tre
mesi
che
sto
con
lei
e
ieri
mi
è
toccato
rivare
fino
a
Sant
'
Onofrio
per
farmi
prestare
due
pezze
da
mettermi
ai
calzoni
.
"
Lei
dice
che
oggi
o
domani
entreno
questi
,
e
allora
ti
alziamo
lo
stendardo
de
la
libbertà
,
ma
la
prevengo
che
il
coco
mi
arifila
le
porzioni
e
quando
si
aricorda
del
pane
mi
pretermette
il
companatico
.
Ne
consegue
che
quando
entreno
questi
,
lo
stendardo
de
la
libbertà
gli
toccherà
a
alzarselo
da
sè
,
perché
si
nun
trovo
uno
scontista
che
mi
presta
il
fiato
,
con
quello
che
ci
ho
nun
glie
la
faccio
davero
"
.
Lui
mi
guardò
e
fece
un
sorrisetto
amaro
;
poi
disse
:
"
Come
siete
materiale
!
...
Si
vede
che
l
'
ideale
nun
lo
sentite
!
...
E
io
che
,
quando
ti
sento
la
marcia
reale
,
qualunque
cosa
ci
abbia
,
ti
divento
un
altro
"
.
Così
fu
che
mi
dette
una
lira
,
che
allora
si
chiamavano
papetti
,
ma
l
'
affare
della
marcia
reale
era
un
po
'
esaggerato
perché
quando
perse
l
'
affare
del
lascito
dell
'
Orsoline
,
e
io
gli
andetti
in
cammera
facendo
:
"
Tarazun
,
tarazun
,
tarazun
!
"
,
lui
mi
tirò
una
scarpata
che
,
se
mi
piglia
,
addio
Oronzo
!
...
Detto
un
fatto
ti
riva
quel
gran
giorno
che
sentimio
le
cannonate
da
tutte
le
parte
e
la
superiora
delle
carmelitane
si
aripparò
da
noi
allo
studio
suo
per
pavura
di
qualche
palla
.
Era
tanta
la
pavura
che
volle
stare
allo
scuro
.
A
un
tratto
ti
sentii
li
strilli
,
le
trombe
e
la
voce
de
la
libbertà
;
me
si
messe
una
cosa
davanti
all
'
occhi
,
aprii
la
porta
de
lo
studio
e
strillai
:
Sono
entrati
!
...
E
la
superiora
strillò
:
Uddìo
!
...
ha
visto
tutto
!
...
Per
cui
a
la
sera
ebbi
il
benservito
,
persi
il
posto
e
l
'
avvocato
mi
liquidò
trenta
papetti
di
arretrati
.
CAPITOLO
IV
Indove
mi
si
aprono
tre
porte
e
ottengo
il
posto
.
Entrati
questi
,
io
mi
ti
arimasi
di
fuori
e
per
circa
quattro
mesi
tirai
avanti
pascendomi
di
illusioni
al
bengalla
,
e
di
entusiasmi
giovanili
,
e
ero
rivato
al
punto
che
quando
mi
soffiavo
il
naso
facevo
piano
piano
per
pavura
che
mi
arestasse
l
'
anima
nel
fazzoletto
.
Dagli
oggi
,
e
aridagli
domani
,
la
miseria
mi
faceva
da
battistrada
e
mezz
'
ora
prima
che
io
arivassi
in
un
posto
,
vi
si
sentiva
la
puzza
di
saccocce
vuote
.
Di
questo
passo
ogni
tanto
mi
toccava
,
con
rispetto
parlando
,
di
farmi
il
massaggio
allo
stommico
perché
mi
si
appicicava
il
bellicolo
a
la
spina
dorsale
.
Finalmente
,
come
Dio
volle
,
incominciò
a
vedercesi
chiaro
e
,
cerca
di
qua
,
cerca
di
là
,
ci
furono
tre
persone
di
core
che
mi
apersero
tre
vie
davanti
.
Fu
allora
che
dissi
quella
frase
celebbre
:
Oronzo
,
occhio
a
la
penna
!
La
prima
via
fu
uno
dell
'
ecchese
cummitato
intransiggente
che
mi
offrì
un
posto
da
guardia
di
Pubblica
Sicurezza
,
e
quasi
,
malgrado
che
mi
piacesse
poco
,
averei
accettato
,
per
via
che
la
fame
era
rivata
a
un
punto
che
la
vedevo
come
vedo
questa
creatura
mia
,
ma
quando
mi
vidde
un
amico
commune
disse
:
Questo
,
i
ladri
se
lo
bevono
!
...
E
accusì
non
se
ne
fece
gnente
,
ed
eccoti
la
seconda
via
,
che
me
la
offrì
la
vedova
dello
zio
caffettiere
,
offrendomi
un
posto
nell
'
amministrazione
dell
'
azzienda
;
ma
un
giorno
mentre
,
tanto
per
ingannare
il
tempo
,
lavavo
uno
scioppe
,
mi
arestò
il
manico
in
mano
e
questo
fu
il
pomo
della
discordia
,
sul
quale
si
dividessimo
.
La
terza
via
fu
la
prima
signora
indove
ero
stato
come
segretario
,
la
quale
non
essendoci
più
l
'
ufficio
di
Roma
e
Comarca
e
comechè
fusse
morto
lo
zio
monsignore
,
il
marito
lo
fecero
diputato
d
'
opposizione
e
mi
fece
un
bella
riccomandazzione
.
Quando
mi
presentai
dal
ministro
(
non
ci
dico
il
nome
perché
adesso
è
senatore
e
guai
se
lo
sapesse
la
governante
)
ammalapena
lesse
il
nome
di
lei
ci
si
arifecero
un
par
d
'
occhi
accusì
e
disse
:
Ma
le
pare
?
...
Vedremo
di
servirla
subbito
!
Allora
chiamò
il
segretario
dietro
il
paravento
e
sentii
che
ci
diceva
:
Veda
di
mettermi
a
posto
questo
frescone
!
...
E
allora
dissi
fra
me
:
Stiamo
a
cavallo
!
...
Eccoti
come
fu
che
in
quattro
e
quattr
'
otto
mi
feci
fare
la
rimonta
a
le
scarpe
,
acquistai
una
soprammanica
e
,
come
una
palla
,
entrai
al
fondo
culto
,
indove
non
mi
presero
fisso
,
ma
in
seguito
venne
l
'
organico
.
CAPITOLO
V
Avventure
,
come
sol
dirsi
,
di
gioventù
e
capito
in
Filodrammatica
.
Abbenchè
questo
libbro
sia
fatto
con
lo
scopo
precipuvo
che
un
giorno
mio
figlio
lo
tenga
in
mano
,
puro
non
voglio
pretermettere
anche
le
piccole
cose
,
accusì
l
'
omo
ti
zompa
fori
in
tutti
i
suoi
particolari
.
Dice
:
Ma
questo
Oronzo
era
puritano
?
Non
signore
:
qualche
boglieria
l
'
ho
fatta
puro
io
e
siccome
ho
detto
di
metterci
tutto
,
puro
questa
ci
deve
entrare
.
All
'
angolo
del
vicolo
delle
Colonne
di
Massimo
,
che
adesso
nun
c
'
è
più
,
allora
c
'
era
una
tabbaccaglia
indove
ogni
giorno
ci
pigliavo
il
solito
toscano
.
Adesso
non
fo
per
dire
,
ma
abbenanche
non
fussi
un
Adone
,
un
certo
non
so
che
di
povetico
ce
l
'
avevo
,
e
compra
un
sighero
oggi
,
una
scatola
di
fosferi
domani
,
oggi
cambia
una
lira
,
domani
ci
dai
un
'
occhiata
sentimentale
,
doppodomani
acquista
un
gioco
dell
'
oca
,
il
giorno
appresso
prendi
due
soldi
di
spuntature
,
sgnaccaci
un
sospiro
,
facci
una
risatina
,
eccetera
eccetera
,
fenì
che
ci
detti
nell
'
occhio
.
Un
giorno
mi
accorsi
che
mi
sorrideva
,
e
allora
mi
sentii
qualche
cosa
ne
la
panza
che
mi
diceva
:
Oronzo
,
ci
siamo
e
ci
resteremo
.
Ad
ogni
acquisto
lei
mi
faceva
una
risatina
,
e
quel
giorno
in
capo
a
la
sera
avevo
arimediato
diciassette
risatine
,
ciovè
due
soldi
di
sale
,
quattro
scatole
di
ciragge
brillante
,
sei
soldi
,
in
varie
riprese
,
di
pignoli
e
passerina
,
venti
centesimi
di
zio
Bibbo
o
zibbibbo
come
dice
la
plebbe
,
cinque
lacci
per
le
scarpe
,
sei
toscani
e
un
'
oncia
di
polvere
di
mattone
.
Fra
di
me
feci
questa
ariflessione
:
Si
riesco
a
seguitare
così
per
una
settimana
,
sono
a
cavallo
.
Disgrazziatamente
,
un
po
'
per
economia
,
un
po
'
a
furia
di
zibbibbo
e
zucchero
d
'
orzo
mi
si
era
indolcita
anche
l
'
anima
dei
trapassati
,
e
la
cosa
s
'
incominciò
a
mettere
male
,
indovechè
la
signora
Giuditta
che
mi
affittava
la
cammera
credo
che
ancora
allustri
i
cucchiarini
con
la
polvere
di
mattone
del
mio
primo
amore
.
Tuttavia
i
ferri
si
andavano
ariscaldando
e
un
giorno
presi
il
coraggio
a
due
mani
,
acquistai
un
foglio
di
carta
che
levati
e
ci
scrissi
una
lettera
che
averebbe
intenerito
il
cuore
di
madama
Lucrezzia
che
,
salvognuno
,
è
tutta
in
travertino
.
Detto
un
fatto
,
mi
metto
il
pappiè
in
saccoccia
,
mi
arriccio
i
baffi
,
ti
passo
dal
barbiere
e
vado
sul
posto
,
che
strada
facendo
mi
sentivo
una
palla
qui
.
Ma
appena
entrato
in
negozio
ti
trovo
il
marito
con
cert
'
occhi
che
parevano
due
ovi
frittellati
il
quale
mi
fa
:
"
Eccoci
il
toscano
,
che
è
l
'
ultimo
che
lei
compera
in
bottega
mia
,
indovechè
ci
si
aricapita
ci
fo
magnare
il
spuntasigheri
"
.
Che
avrei
dovuto
fare
?
...
Ci
penzai
e
aripenzai
,
ma
tutto
il
giorno
mi
sentivo
lo
spuntasigheri
di
Damocle
sospeso
sulla
testa
,
e
ci
dovetti
mettere
una
pietra
sopra
.
Allora
,
ce
lo
confesso
,
volli
obliare
,
e
mi
detti
a
lo
stravizzio
,
raggione
per
cui
ti
passavo
le
sere
al
caffè
immerso
nella
bazzica
e
granata
,
ovverosia
scopa
,
come
dice
la
plebbe
;
mi
veniva
un
'
idea
nera
e
la
schiaffavo
nell
'
orzata
,
ci
avevo
un
penziero
triste
e
lo
ficcavo
nelle
nocchie
capate
.
In
breve
ti
diventai
un
viveurre
scapigliato
e
si
seguitavo
un
altro
po
'
a
bazzicare
la
gioventù
dorata
fenivo
in
mezzo
a
un
piccolo
vicolo
.
Una
sera
mi
aricordo
che
arimasi
sospeso
tra
due
penzieri
,
uno
che
era
un
biglietto
per
la
filodrammatica
Stefano
Pecioni
al
Vicolo
de
le
Palle
,
che
si
facevano
i
Due
sergenti
,
l
'
altro
era
la
solita
via
del
vizzio
.
Arimasi
un
po
'
sopra
penzieri
:
rimira
un
poco
fresche
,
direbbe
il
filosofo
,
da
quali
piccolezze
ti
dipende
l
'
avvenire
d
'
un
omo
!
...
Feci
fra
me
:
Adesso
passa
quel
cerinaglio
:
se
volta
a
destra
vado
al
caffè
:
se
va
a
sinistra
ti
vado
in
filodrammatica
.
Il
cerinaglio
si
messe
a
sedere
sul
cantone
e
allora
,
a
rigor
di
termine
,
ti
avrei
dovuto
prendere
una
via
di
mezzo
fra
il
vizzio
e
i
Due
sergenti
,
ma
un
pizzardone
lo
cacciò
via
,
e
detto
un
fatto
,
mi
trovai
sulla
via
della
filodrammatica
,
che
mi
aricordo
come
adesso
,
portavo
i
calzoni
di
picchè
bianco
e
ci
avevo
il
cravuse
per
via
d
'
un
buco
dietro
.
Accusì
fu
che
conobbi
Terresina
.
CAPITOLO
VI
Conosco
Terresina
.
Pareva
che
il
core
me
lo
dicesse
,
che
qualche
cosa
di
grosso
mi
doveva
rivare
,
perché
quando
fui
su
la
porta
arimasi
un
altro
momento
fra
il
sì
ed
il
no
,
fintantochè
presi
ed
entrai
.
Eccheti
che
mi
messi
in
una
poltrona
e
mi
cominciai
ad
aggustare
lo
spettacolo
,
che
era
una
vera
schiccheria
.
Un
certo
panciante
per
l
'
arte
ce
l
'
ho
avuto
sempre
,
e
ci
assicuro
che
si
invece
di
inficcarmi
ne
la
burocrazzia
acchiappavo
le
tavole
del
palcoscenico
,
qualche
cosa
di
grosso
succedeva
.
In
sostanza
,
ci
dico
che
fenii
col
prenderci
parte
e
quando
quel
boglia
di
Valmore
ci
imbrigna
per
la
fucilazzione
di
quei
due
disgrazziati
,
mi
veniva
voglia
di
dirci
:
Vieni
giù
in
platea
che
me
ti
aripasso
io
!
...
Abbasta
,
il
fatto
è
che
Terresina
,
la
quale
ancora
era
ragazza
,
ci
faceva
la
parte
di
Sofia
e
quando
riva
il
punto
che
lui
se
ne
vole
andare
e
ti
strilla
:
"
Si
il
cielo
,
l
'
inferno
e
l
'
altre
boglierie
mi
fanno
malloppo
,
io
ci
ammollo
una
zeccata
e
ti
passo
oltre
come
una
palla
!
"
,
lei
ci
si
agguantava
addosso
e
ci
diceva
:
"
Arimirami
queste
due
creature
che
ci
ho
davanti
,
fallo
per
loro
!
"
,
io
mi
sentii
un
nonsochè
che
mi
veniva
su
e
poi
riandava
giù
,
e
fenì
che
mi
soffiai
il
naso
come
si
ci
avessi
avuto
dentro
un
nimmico
personale
.
Abbasta
,
fenita
la
rappresentazzione
,
si
incominciarono
i
soliti
quattro
salti
,
e
un
amico
mi
presentò
a
la
protagonista
.
Adesso
sono
passati
molti
anni
e
un
po
'
per
questo
,
un
po
'
fra
il
debbito
del
signor
Bonaventura
e
le
disillusione
,
la
povesia
se
n
'
è
andata
,
ma
ci
assicuro
che
quando
mi
ci
avvicinai
e
ci
dissi
:
"
Signorina
,
mi
accorda
un
valzere
?
"
mi
parve
di
sentire
una
voce
che
diceva
:
Questo
valzere
leghetelo
al
collo
,
perché
te
lo
ricorderai
fino
che
campi
.
Abbasta
,
non
fo
per
dire
,
adesso
che
queste
cose
nun
ce
si
penza
più
,
ma
allora
ti
facevo
un
valzere
saltato
con
certi
molleggi
che
,
me
li
saluta
lei
?
...
Fenito
di
ballare
andassimo
al
buffette
,
indove
ci
offrii
un
supplì
e
intanto
che
ci
arinfrescavamo
ci
feci
:
"
Ma
sa
,
signorina
,
che
lei
recita
divinamente
?
"
.
Lei
mi
fece
un
sorrisetto
e
disse
:
"
Lei
è
molto
buono
,
mi
arangio
come
posso
,
ognuno
si
agliuta
con
l
'
ugne
sue
"
.
Abbasta
,
quella
sera
,
quando
tornai
a
casa
me
si
incominciava
a
confondere
il
passato
al
presente
e
mentre
mi
magnavo
l
'
ultima
cartata
di
zibbibbo
della
tabbaccaglia
,
me
ti
venne
come
un
rimorso
;
aprii
la
finestra
e
la
buttai
via
,
insieme
con
due
scatole
di
ciragge
e
un
laccio
de
le
scarpe
che
tenevo
fra
le
paggine
dell
'
Ebbreo
Errante
.
La
notte
mi
sognai
i
due
sergenti
che
si
litigavano
Terresina
,
e
l
'
agliutante
Valmore
che
abbracciava
Sofia
e
uno
spuntasigheri
che
gli
agliutava
con
l
'
ugne
sue
.
Per
farcela
breve
,
tutte
le
domeniche
aritornai
a
la
filodrammatica
e
in
capo
a
un
mese
sapevo
i
Due
sergenti
come
l
'
avemmaria
e
una
sera
che
il
caporale
Senzaffanni
era
indisposto
,
mi
prestai
gentilmente
e
me
la
cavai
con
plavuso
di
tutti
.
Dacci
oggi
e
ridacci
domani
,
l
'
amore
,
salvognuno
,
è
come
un
pedicello
che
,
più
lo
stuzzichi
e
più
s
'
infiamma
,
fintantochè
nun
ti
viene
a
capo
.
E
fu
così
che
una
sera
aripresi
la
penna
e
ti
scrissi
la
seguente
lettera
:
Egreggia
signorina
,
L
'
altra
sera
lei
notò
che
io
ero
pallido
e
mi
disse
che
ci
parevo
Iacopo
Ortise
:
ci
confesso
che
lì
per
lì
ci
ho
avuto
quasi
un
moto
,
come
sol
dirsi
,
di
aribellione
e
di
gelosia
,
ma
poi
mi
sono
informato
e
ho
saputo
che
è
il
fatto
d
'
un
libro
.
Nun
so
se
i
miei
sguardi
,
le
mie
parole
e
l
'
inciampicone
che
presi
entrando
in
palcoscenico
perché
lei
,
mi
guardava
,
ci
hanno
fatto
capire
quello
che
ci
ho
dentro
:
ad
ogni
modo
come
disse
Cesare
alla
Berresina
,
il
dado
è
tratto
,
e
si
lei
nun
mi
ha
penetrato
,
adesso
ce
lo
dico
io
.
Ci
assicuro
,
però
che
ne
lo
scrivere
queste
parole
mi
trema
la
penna
e
gli
occhi
mi
fanno
piccolo
fico
,
ovverosia
fichetto
,
come
dice
la
plebbe
.
Ebbene
,
sì
,
ce
lo
confesso
:
io
l
'
amo
!
Lei
dirà
:
Che
frescone
!
...
Che
cosa
si
è
messo
in
testa
?
...
Sono
in
un
tale
stato
che
nun
so
più
quello
che
mi
metto
in
testa
,
in
bocca
o
ne
la
froce
,
salvognuno
,
del
naso
,
e
ne
consegue
che
mi
aspetto
un
sì
che
mi
farà
schioppare
da
la
gioglia
,
che
si
,
mi
puti
il
caso
,
fosse
viceversa
un
no
,
si
aspetti
di
aricevere
la
notizzia
de
la
mia
morte
,
con
tanto
d
'
ombra
implacabbile
che
ci
verrà
a
sturbare
le
notti
.
Attendo
la
sua
risposta
col
cuore
appeso
,
salvognuno
,
a
un
filo
.
Il
suo
ORONZO
E
.
MARGINATI
.
La
sera
a
le
otto
,
dopo
i
Due
sergenti
,
me
ci
avvicinai
e
,
senza
che
se
ne
accorgesse
nessuno
,
ce
la
messi
in
mano
.
CAPITOLO
VII
Bazzico
per
casa
di
Terresina
e
conosco
il
sor
Filippo
.
Il
matrimonio
.
Nun
ci
so
dire
con
quale
lippe
ed
ezziandio
lappe
arimasi
durante
i
dieci
minuti
che
tennero
dietro
a
questo
fatto
.
Me
te
ne
andetti
pel
vicolo
ceco
dietro
la
filodrammatica
e
era
tanta
la
confusione
,
che
mi
ficcai
il
sighero
acceso
in
bocca
all
'
incontrarlo
,
e
mi
scottai
il
labbro
di
sotto
,
ma
la
trepidazzione
era
tale
che
ci
messi
una
pietra
sopra
;
e
passai
oltre
.
Mi
sentivo
il
core
che
mi
faceva
ticche
tacche
,
come
il
patocco
d
'
un
orologgio
e
ogni
tanto
pigliavo
la
rincorsa
per
arientrare
,
ma
su
la
porta
facevo
un
pirolè
e
ritornavo
indietro
.
A
la
fine
ti
acchiappo
il
coraggio
con
le
mano
e
con
i
piedi
,
mi
metto
a
correre
e
ti
entro
come
una
palla
:
la
trovai
che
la
madre
ci
infilava
il
paltoncino
,
e
ci
detti
una
guardata
che
lei
capì
a
volo
d
'
uccello
.
Di
prima
botta
capii
che
si
metteva
bene
,
e
quando
fummo
al
portone
lei
mi
fece
:
"
Nun
vede
,
signor
Oronzo
,
si
che
bella
luna
?
...
A
che
cosa
ci
fa
pensare
a
lei
?..."
.
"
Mi
fa
pensare
,
ci
arisposi
io
con
un
filo
di
voce
,
che
si
lei
mi
dicesse
di
sì
,
mi
parerebbe
di
toccarla
,
salvando
il
dovuto
arispetto
,
con
un
dito
"
.
Fu
allora
che
a
la
madre
ci
cascò
l
'
ombrellino
e
arimanessimo
soli
,
per
cui
quando
l
'
ombrellino
fu
raccolto
me
ci
feci
davanti
e
ci
dissi
:
"
Signora
,
mi
accorderebbe
,
esempligrazzia
,
la
mano
di
sua
figlia
?..."
.
E
lei
arispose
:
"
Abbasta
che
sia
contento
il
sor
Filippo
"
.
Fu
così
che
ci
entrai
in
casa
.
Il
sor
Filippo
era
un
amico
di
casa
per
cui
,
come
diceva
la
madre
,
aveva
veduto
nascere
Terresina
e
lì
doppo
la
morte
del
padre
,
che
era
maestro
di
casa
del
principe
Mazzetti
,
ci
era
seguitato
a
andare
come
ci
andava
prima
.
Siccome
era
una
persona
per
bene
,
impiegato
a
la
Minerva
e
ci
aveva
qualche
cosetta
fori
,
accusì
era
una
specie
di
appoggio
morale
e
loro
si
consigliaveno
sempre
con
lui
.
La
prima
sera
che
ci
andetti
in
casa
ci
trovai
puro
lui
e
facessimo
una
piccola
aribbotta
.
La
madre
che
era
la
signora
Concetta
,
mi
fece
vedere
i
capelli
del
defunto
,
che
ci
aveveno
aricamato
un
quadro
con
un
salice
piangente
,
e
poi
un
tappeto
di
scatolette
di
cerini
,
col
merletto
di
stama
indovechè
dice
che
Terresina
ci
aveva
le
mani
d
'
oro
e
il
sor
Filippo
puro
diceva
di
sì
.
Al
sor
Filippo
ci
feci
una
bella
impressione
e
disse
che
per
Terresina
ero
proprio
il
marito
che
ci
voleva
.
Anzi
,
un
giorno
facessimo
una
passeggiata
io
e
lui
,
che
si
vede
che
la
madre
era
d
'
accordo
,
e
accusì
una
parola
tira
l
'
altra
,
mi
domandò
quanto
pigliavo
,
si
ci
avevo
qualche
follia
,
come
sol
dirsi
,
di
gioventù
e
mi
fece
:
Abbasta
,
dice
,
io
sono
omo
di
mondo
,
conosco
la
vita
e
sono
stato
nella
pulitica
tant
'
è
vero
che
ci
curse
un
pelo
che
non
mi
presentassero
a
Bettino
Ricasoli
,
perciò
l
'
ommini
li
conosco
a
volo
,
e
spero
che
lei
la
farà
felice
;
in
ogni
caso
eccoci
un
amico
come
ce
ne
sono
pochi
.
Su
la
qual
cosa
ci
stringessimo
la
mano
e
credo
di
averci
mantenuto
per
lo
meno
la
parola
,
comechè
ci
avrò
tutti
i
difetti
,
ma
come
marito
sono
tutto
d
'
un
pezzo
,
e
dal
giorno
che
ci
dissi
di
sì
davanti
al
Sindaco
,
Terresina
ci
pole
dire
che
pochi
ommini
seppero
abbozzare
come
ho
abbozzato
io
nelle
boglierie
de
la
vita
.
Accusì
,
una
bella
mattina
di
primavera
facessimo
il
matrimonio
,
col
rinfresco
che
ce
lo
offrì
la
zia
caffettiera
e
una
bella
povesia
del
sor
Filippo
,
il
quale
era
un
sonetto
che
diceva
accusì
:
Esulta
,
Oronzo
,
esulta
Terresina
!
Ora
di
gioglia
imperitura
è
questa
,
poi
che
'
l
giocondo
Imen
ti
s
'
avvicina
e
a
redimerti
appressasi
la
testa
.
Al
casto
fronte
il
labbro
s
'
avvicina
e
tutta
la
natura
si
aridesta
,
e
se
fia
che
in
un
'
epoca
vicina
un
pargoletto
venga
a
farvi
festa
,
sovvengavi
colui
ch
'
or
ve
l
'
augùra
,
come
v
'
augùra
pur
prosperi
i
fati
del
dolce
Imen
fino
alla
sepoltura
.
E
stringendoci
insiem
tutti
abbracciati
gridiam
dal
monte
fino
a
la
pianura
:
O
sposi
veramente
fortunati
!
E
quello
,
si
nun
fusse
stato
un
boglia
che
si
volle
divertire
a
mandarmi
una
lettera
anonima
indove
mi
dice
beccaccione
,
fu
il
più
bel
giorno
della
mia
vita
,
che
alle
2
partissimo
per
Frascati
.
CAPITOLO
VIII
Contraggo
il
debbito
col
signor
Bonaventura
.
A
riguardo
alla
luna
di
miele
ci
passo
sopra
,
tanto
per
non
stuzzicare
il
santuvario
della
famiglia
,
comechè
queste
cose
più
si
mucinano
e
peggio
è
.
I
primi
mesi
di
matrimonio
fussimo
come
due
piccioni
e
tubba
che
ti
aritubba
,
un
bel
giorno
la
sora
Concetta
bonanima
sua
si
arese
defunta
.
La
socera
sarebbe
quella
cosa
come
,
salvando
il
dovuto
arispetto
,
certe
cose
che
tutti
ne
dicheno
male
,
ma
tutti
ce
l
'
hanno
,
e
oltre
la
tomba
non
vive
odio
nimmico
nemmeno
per
il
formaggio
,
ma
tuttavia
mi
ci
arisico
una
lacrima
e
un
fiore
.
Proprio
boglia
non
era
,
ma
ci
aveva
quel
vizzio
che
ogniqualvolta
ci
accadeva
una
cosa
purchessia
che
nun
ci
andava
bene
,
eccoti
che
ci
veniveno
le
convulsioni
e
ti
si
metteva
a
strillare
:
Indove
sta
mio
marito
che
mi
teneva
come
la
rosa
al
naso
!
...
E
con
questo
affare
della
rosa
e
ezziandio
del
naso
,
quando
ci
aveva
l
'
attacco
dava
via
pignoli
e
colpi
di
babbuccia
o
ciavatta
,
come
dice
la
plebbe
,
dimodochè
mi
inficozzava
la
testa
e
mi
aridusse
la
pace
di
casa
che
non
si
ariconosceva
più
.
Poi
diceva
che
io
ci
avevo
il
fare
plebbeo
e
che
si
campava
suo
marito
bonamina
,
sua
figlia
averebbe
portato
una
coda
lunga
accusì
e
tutta
di
pelusce
,
tantochè
un
giorno
ci
dissi
:
"
Signora
Concetta
,
io
non
vi
posso
tenere
come
la
rosa
al
naso
perché
i
mezzi
non
mi
rivano
,
e
lo
vedete
che
si
va
avanti
,
come
sol
dirsi
,
a
mollichelle
;
ma
non
si
pole
prenderla
con
me
perché
ci
ho
una
bona
volontà
che
si
la
vedete
vi
piglia
,
salvognuno
,
un
caso
imprevisto
,
o
accidente
,
come
dice
la
plebbe
;
con
quale
vi
confermo
che
in
fatto
di
coda
bisogna
che
Terresina
abbozzi
e
tiri
avanti
con
quello
che
passa
il
convento
,
ariflettendo
che
col
tempo
riveremo
puro
al
pelusce
"
.
Invece
sono
passati
tant
'
anni
e
stiamo
ancora
a
la
cottonina
da
mezza
lira
al
metro
,
vero
fallimento
.
Ma
chi
lo
sa
che
un
giorno
non
ti
spunti
tanto
di
sole
dell
'
avvenire
o
qualche
altra
boglieria
.
Abbasta
,
chiudo
la
parentisi
e
ci
vengo
al
fatto
che
la
sora
Concetta
arestituì
l
'
anima
a
chi
ce
l
'
aveva
data
,
e
per
quanto
le
cose
si
facessero
in
famiglia
,
bisognò
metterci
una
pietra
sopra
e
le
spese
furono
grosse
.
Una
mattina
feci
i
conti
,
chiamai
Terresina
,
e
ci
feci
:
Son
dolente
di
dirtelo
,
ma
siamo
andati
di
sotto
.
Lei
mi
guardò
con
un
sorriso
e
disse
:
"
A
me
mi
abbasta
il
tuo
cuore
e
,
salvognuno
,
una
capanna
"
.
Viceversa
,
si
ci
avessimo
avuto
una
capanna
se
la
saressimo
almeno
affittata
,
invece
il
garzone
dell
'
orzagliolo
ci
veniva
a
fare
le
sgaggiate
,
e
il
macellaglio
che
ci
portava
la
copertina
a
casa
,
disse
che
mi
faceva
l
'
atti
.
Accusì
fu
che
un
giorno
quel
compagno
mio
d
'
ufficio
coll
'
erre
moscio
di
famiglia
decaduta
,
mi
disse
:
Stia
tranquillo
,
che
in
ultima
analisi
la
presento
al
sor
Bonaventura
.
Il
quale
sor
Bonaventura
era
uno
scontista
che
vendeva
l
'
ogliografie
e
i
servizzi
da
tavola
a
rate
settimanali
con
una
bona
firma
e
era
stato
usciere
puro
lui
al
Fondo
culti
.
Lui
ci
disse
che
non
era
lui
,
ma
una
terza
persona
,
e
doppo
una
settimana
facessimo
l
'
effetto
,
dopodichè
l
'
ho
rinnovato
un
migliaio
di
volte
e
me
ne
trovo
accusì
bene
,
che
si
putacaso
moro
,
si
l
'
inferno
c
'
è
,
e
ci
vado
io
,
lui
ce
lo
trovo
come
una
palla
e
ci
do
certi
mozzichi
in
testa
,
che
quelli
del
conte
Ugolino
diventeno
casti
baci
.
CAPITOLO
IX
M
'
entra
in
casa
il
sor
Filippo
Dacci
oggi
e
ridacci
,
salvognuno
,
domani
,
questo
fatto
del
signor
Bonaventura
,
che
doveva
essere
come
chi
dicesse
un
'
ancora
di
salvezza
,
mi
diventò
invece
un
pricipizzio
nel
quale
più
bagliocchi
buttavo
e
più
me
ce
ne
volevano
.
Ogni
giorno
che
mi
passava
era
una
boglieria
nova
,
e
si
facevo
tanto
da
attapparti
un
buco
,
ecco
che
te
ne
zompava
fori
un
altro
,
per
la
qual
cosa
andavo
sempre
dicendo
tra
di
me
:
Nun
si
riva
,
nun
si
riva
,
nun
si
riva
.
Fu
allora
che
Terresina
ci
venne
fori
l
'
ideale
infranto
,
la
pianticella
che
intristisce
nell
'
ombra
,
l
'
omo
plebbeo
,
la
piaga
insanabile
e
tante
altre
boglierie
per
le
quali
i
capelli
,
comechè
ancora
ce
l
'
avevo
,
mi
si
addrizzaveno
in
testa
.
Raggione
per
cui
,
appena
rivata
davanti
al
canapè
ci
pigliavano
le
convulsione
e
un
giorno
ce
si
trovò
il
sor
Filippo
che
abbuscassimo
un
pignolo
per
uno
e
dicessimo
di
commune
accordo
:
Passiamoci
sopra
.
Eccoti
che
il
sor
Filippo
,
ci
morì
la
padrona
di
casa
indove
ci
stava
da
diciotto
anni
,
e
un
giorno
che
io
e
Terresina
facevamo
i
conti
per
vedere
si
si
poteva
arinnovare
il
miracolo
,
come
sol
dirsi
,
dei
pesci
,
nonchè
dei
pani
,
mi
riva
a
casa
e
me
ti
fa
la
seguente
proposta
:
Dice
:
"
Sa
,
io
sono
un
omo
che
ci
ho
certe
abbitudini
,
come
diceva
Bettino
Ricasoli
bonanima
,
quando
ci
corse
un
pelo
che
me
lo
presentassero
,
e
abbenanche
non
mi
sia
fatta
una
famiglia
,
mi
ci
scapperebbe
di
averci
puro
a
me
due
bagliocchi
di
focolaglio
domestico
.
"
Coi
quali
,
come
lei
vede
,
io
ci
ho
qualche
incommodo
e
mi
piace
l
'
ordine
in
famiglia
e
lei
vede
che
si
poterebbe
fare
tutto
un
molloppo
,
comechè
nun
fo
per
inficcarmi
indovi
non
mi
tocca
,
ma
puro
a
lei
nun
ci
farebbe
danno
un
piccola
spinta
.
"
Pigliamo
una
casa
con
una
cammera
di
più
e
si
alla
signora
Terresina
nun
ci
dispiace
,
quello
che
mi
tocca
ce
lo
do
tutte
le
fine
di
mese
e
tiriamo
avanti
accusì
"
.
Detto
un
fatto
,
lo
dissi
a
Terresina
e
lei
puro
annuvì
e
il
giorno
doppo
,
mentre
io
stavo
all
'
ufficio
,
si
messero
in
giro
loro
due
per
trovare
la
casa
e
a
Terresina
ci
servì
per
distrazzione
.
A
questo
punto
faccio
,
come
sol
dirsi
,
una
sosta
e
do
libbero
sfogo
a
un
cosidetto
giusto
risentimento
,
che
ce
l
'
avevo
su
lo
stommico
da
un
pezzo
.
Nel
bollore
della
lotta
pulitica
vi
fu
un
boglia
che
,
aripparondosi
dietro
il
baluvardo
dell
'
anonimo
,
intinse
la
penna
nel
bidone
del
fiele
e
con
animo
boglia
,
nonchè
dilibberato
,
mi
scagliò
la
freccia
come
sol
dirsi
,
del
parto
.
La
quale
mi
pizzicò
proprio
nel
santuvario
della
famiglia
che
però
l
'
arispingo
sdegnosamente
.
Non
ci
voglio
stare
a
dire
la
cosa
in
tutte
lettere
,
ma
il
lettore
intelligente
l
'
acchiapperà
a
volo
,
laddovechè
io
,
il
sor
Filippo
e
Terresina
siamo
,
salvognuno
,
abbastanza
gentilommini
per
sentirsi
superiori
a
certe
boglierie
,
e
questo
signore
che
si
so
il
nome
ci
sgnacco
due
amici
,
il
menagge
a
tre
ce
lo
avrà
lui
e
lo
spirito
vile
di
suo
nonno
ganimede
,
overosia
l
'
animaccia
di
nonno
paino
,
come
dice
la
plebbe
.
Si
ci
potessi
parlare
a
quattrocchi
ci
direi
:
Suino
,
che
è
come
chi
dicesse
porco
,
anima
nera
,
vassallo
scostumato
e
zozzaglione
,
si
vede
che
a
casa
tua
ne
hai
viste
,
salvando
il
dovuto
rispetto
,
di
tutti
i
colori
,
ma
si
vieni
a
casa
mia
,
indove
ti
arivolti
e
per
quanto
guardi
per
tutti
i
buchi
nun
vedi
che
montarozzi
d
'
anime
intemerate
e
fagotti
di
coscenze
tranquille
,
comechè
a
Terresina
ci
pòi
cercare
puro
il
pelo
,
a
bon
gioco
,
nell
'
uovo
,
che
su
quell
'
affare
lì
non
ci
è
stato
mai
gnente
di
dire
.
Il
sor
Filippo
è
un
uomo
tutto
d
'
un
pezzo
e
pole
dirlo
lui
si
a
casa
mia
è
custodito
come
si
deve
,
si
la
mattina
non
trova
sempre
i
pedalini
al
posto
loro
.
Pigliatelo
,
rivoltatelo
da
tutte
le
parte
,
e
se
ci
amanca
verbigrazzia
,
un
bottone
,
me
ne
faccio
strappare
due
e
magari
tre
.
Abbasta
,
facciamo
come
diceva
Michelangelo
:
Non
ti
curare
di
loro
,
ma
guarda
,
sputaci
in
un
occhio
,
facci
tanto
di
scongiuro
,
mostraci
il
tuo
disprezzo
,
fumaci
mezzo
toscano
sopra
,
e
passa
.
Per
farcela
breve
,
si
stabbilissimo
insieme
,
e
allora
le
cose
incominciarono
a
camminare
con
le
gambe
loro
,
come
puro
Terresina
si
fece
un
po
'
più
tranquilla
e
il
sor
Filippo
dette
una
spinta
a
la
barca
.
Raggione
per
cui
una
sera
a
cena
ti
accade
che
Terresina
,
credevo
che
fusse
l
'
abbacchio
che
ci
avesse
fatto
male
,
e
invece
mi
tirò
in
un
cantone
e
mi
disse
:
Dice
:
"
Oronzo
,
non
fo
per
vantarmi
,
ma
azzeccaci
un
poco
?
...
Sono
madre
"
.
E
io
mi
sentii
come
una
gran
botta
in
testa
,
che
erano
le
viscere
paterne
.
CAPITOLO
X
Me
ti
nasce
il
pupo
.
Il
giorno
appresso
venne
la
Signora
Assunta
,
che
sarebbe
la
mammana
e
mi
confermò
la
cosa
.
Ci
assicuro
che
provai
una
sensazzione
nova
e
che
quando
sortii
per
la
strada
mi
pareva
che
tutti
mi
dovessero
insegnare
col
dito
come
per
dire
:
Quello
lì
nun
è
un
frescone
,
ma
viceversa
è
padre
.
Puro
a
l
'
ufficio
si
accorsero
che
ci
avevo
qualche
cosa
di
novo
che
mi
traspariva
pelle
pelle
,
e
mi
aricordo
che
a
un
certo
punto
non
mi
potevo
tener
più
e
sbottai
col
più
anziano
,
ma
lui
mi
arispose
:
"
Uno
,
pupo
;
ottanta
,
genitrice
"
,
e
al
terzo
nummero
ci
dissi
frescone
e
lo
piantai
.
Quello
coll
'
erre
moscio
di
famiglia
nobbile
decaduta
mi
allungò
una
guardata
e
fece
:
"
Beato
voi
che
credete
alle
gioglie
de
la
famiglia
"
.
Lui
era
pessimista
,
che
sarebbe
come
chi
dicesse
uno
che
ci
ha
sempre
come
l
'
ammoniaca
sotto
al
naso
,
e
porta
sempre
la
sigheretta
smorzata
.
Abbasta
,
si
devo
dire
la
verità
,
le
gioglie
de
la
famiglia
mi
fecero
tribbolare
un
bel
po
'
perché
a
Terresina
durante
la
gestazzione
ci
venivano
tutte
sorta
di
voglie
e
mi
toccava
a
farmi
in
quattro
per
contentarla
,
si
no
c
'
è
il
caso
che
il
pupo
mi
nasceva
tutto
a
l
'
incontrario
.
Per
darci
un
esempio
,
è
capace
che
di
notte
d
'
un
tratto
me
ti
faceva
un
gran
zompo
e
si
metteva
a
strillare
:
"
Oronzo
,
voglio
una
beccaccia
,
datemi
una
beccaccia
,
si
no
moro
!..."
.
Robba
,
ci
dico
,
da
far
venire
i
geloni
a
Pasquino
,
laddovechè
trovai
aperto
solo
un
oste
che
ci
aveva
un
beccafico
e
lo
travestissimo
da
beccaccia
.
Un
'
altra
notte
,
eravamo
di
dicembre
,
ci
viene
la
voglia
della
corallina
e
il
sor
Filippo
tanto
si
messe
in
giro
che
glie
l
'
arimediò
.
Quel
povero
sor
Filippo
abbasterebbe
quello
che
fece
in
quella
circostanza
per
aricordarselo
tutta
la
vita
:
e
nun
si
possono
dire
l
'
attenzione
che
ci
usava
a
Terresina
.
Rivò
fino
al
punto
che
una
notte
che
ci
presero
le
dogliette
curse
a
chiamare
la
mammana
,
che
viceversa
era
un
falso
allarme
.
Abbasta
,
dacci
oggi
,
dacci
domani
,
la
cosa
cresceva
a
vista
d
'
occhio
e
la
sora
Assunta
affermava
che
era
maschio
per
via
che
ci
aveva
la
sporgenza
davanti
.
Incominciassimo
quindi
a
discutere
il
nome
del
nascituro
che
tanto
io
quanto
il
signor
Filippo
che
era
il
compare
,
volevamo
darcelo
,
e
quell
'
erre
moscio
pessimista
disse
:
"
Pigliate
una
via
di
mezzo
e
metteteci
nome
Filipponzo
o
Oronzippo
"
,
ma
si
vede
che
le
disillusione
ci
avevano
dato
in
testa
.
Abbasta
,
il
gran
giorno
si
avvicinava
a
gran
passi
e
il
nascituro
stava
lì
,
tantochè
tutte
le
sere
,
quando
venivo
fra
le
parete
domestiche
,
mettevo
prima
l
'
orecchio
al
buco
de
la
chiave
,
per
paura
di
trovarmi
davanti
a
l
'
improvviso
il
frutto
de
le
mie
viscere
.
M
'
aricordo
come
si
fusse
adesso
che
era
una
sera
che
tirava
la
tramontana
e
Terresina
stava
per
andare
a
letto
,
quando
me
ti
fa
,
dice
:
"
Uddìo
,
Oronzo
,
vi
siamo
!..."
.
Io
mi
sentii
un
'
altra
botta
fra
capo
e
collo
e
corsi
a
chiamare
la
mammana
,
intantochè
il
sor
Filippo
ci
faceva
la
camomilla
.
Fu
tanta
la
prescia
che
mi
messi
i
calzoni
a
l
'
incontrario
.
Strada
facendo
mi
sentivo
una
cosa
in
testa
che
mi
stava
stretta
e
era
il
cappello
del
sor
Filippo
che
me
l
'
ero
messo
dall
'
altra
parte
.
Come
Dio
volle
rivò
la
mammana
ed
ezziandio
la
zia
di
Terresina
che
c
'
era
passata
tante
volte
,
nonchè
venne
la
sora
Adalgisa
,
quella
che
abbitava
di
sopra
.
Io
e
il
sor
Filippo
arestassimo
in
salotto
e
lui
mi
voleva
fare
coraggio
,
ma
ero
così
aggitato
che
mi
soffiai
il
naso
al
boa
della
sora
Adalgisa
,
che
doppo
ci
toccò
di
dire
che
c
'
erano
passate
le
lumache
.
A
ogni
strillo
me
si
addrizzaveno
quei
quattro
peli
che
ci
avevo
sul
capo
e
il
core
mi
faceva
come
un
botto
dentro
.
A
un
tratto
ti
sentiamo
un
gran
strillo
:
che
è
e
che
non
è
,
me
ti
si
apre
la
porta
,
ti
vedo
comparire
la
mammana
con
un
malloppo
in
mano
che
si
moveva
e
mi
ti
dice
:
"
Signor
padre
,
guardate
si
che
bel
maschio
!..,"
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Io
e
il
sor
Filippo
si
gettassimo
uno
nelle
braccia
dell
'
altro
.
CAPITOLO
XI
Mi
zompano
nella
promozione
.
Vi
è
un
proverbio
che
dice
.
È
meglio
essere
ricco
di
carne
che
di
bagliocchi
,
come
a
dire
che
è
meglio
averci
un
figlio
che
un
biglietto
da
mille
,
con
la
differenza
che
al
biglietto
da
mille
non
ci
vonno
scuffiette
e
al
pupo
invece
abbisogna
darci
tanto
di
zinna
,
quando
non
riva
fino
a
rovinarti
i
vestiti
.
In
una
parola
,
al
pupo
ci
fu
messo
nome
Filippo
Oronzo
Teodoro
Spiridione
e
se
lo
allattassimo
in
famiglia
,
che
nun
fo
per
vantarmi
,
ma
il
latte
di
Terresina
era
un
butirro
.
Ne
nacque
che
all
'
ufficio
si
formò
la
lega
di
resistenza
fra
il
personale
e
si
incomiciassimo
a
aggitare
perché
volevamo
,
salvando
il
dovuto
rispetto
,
l
'
organico
che
sarebbe
quel
meccanismo
,
per
cui
uno
entra
con
lo
scappelloto
e
poi
si
trova
fisso
.
Mi
ricordo
che
la
prima
adunanza
la
facessimo
a
la
Posta
vecchia
e
quando
ti
viddi
che
due
minuti
prima
si
davano
del
profumone
e
facevano
magari
a
scopa
per
ingannare
il
tempo
fra
una
pratica
e
l
'
altra
,
mentre
lì
si
dicevano
egreggio
collega
e
mi
dettero
perfino
del
preopinante
,
mi
aricordai
il
bel
tempo
de
la
filodrammatica
e
ci
presi
un
gusto
grosso
buggero
e
buggerone
(
come
dice
la
plebbe
)
.
Domandai
la
parola
con
la
stessa
trepidazzione
con
cui
avevo
domandato
Terresina
,
e
me
la
dettero
.
Fu
allora
che
ti
scaricai
una
loquenza
che
tutti
mi
staveno
a
sentire
,
indovechè
ci
feci
notare
che
si
si
aggita
la
piazza
,
quattro
carabbigneri
e
siamo
al
posto
,
mentre
si
si
aggitiamo
noi
,
le
pratiche
chi
te
le
scrive
?
...
E
si
nun
vi
siamo
noi
per
mettervi
le
cose
negli
atti
,
mi
fa
il
piacere
di
dirmi
come
ti
va
avanti
il
paese
?
...
E
il
baluvardo
de
le
stituzzione
,
doppo
l
'
esercito
,
chi
è
?
...
Pinco
?
...
Federico
Barbarossa
?
...
L
'
onorevole
Icchese
?
?
...
Nemmeno
per
il
formaggio
!
Siamo
noi
che
viceversa
è
come
tante
rotelle
d
'
una
gran
macchina
che
abbasta
che
ne
fermi
una
,
il
capodivisione
è
inutile
che
ci
metta
una
pezza
,
non
va
avanti
!
E
quando
ti
vengono
a
dire
la
burocrazzia
di
qua
,
la
burocrazzia
di
là
,
la
spesa
improduttiva
di
sopra
e
la
sanguisuga
di
sotto
,
ci
arispondo
che
sono
mentecatti
,
o
come
dice
la
plebbe
,
fresconi
,
perché
si
una
cosa
purchessia
non
me
la
emargini
,
non
me
la
finchi
sotto
copertina
e
non
c
'
è
la
firma
del
segretario
,
nun
vale
,
e
allora
come
va
avanti
il
paese
?
...
E
si
arifletta
che
noi
siamo
gente
d
'
ordine
e
toccaci
dapertutto
,
ma
lasciaci
stare
le
stituzzione
;
ma
quando
si
riva
a
l
'
organica
siamo
capaci
di
tirarci
fori
lo
spirito
di
classe
come
uno
scopino
qualunque
.
Abbasta
:
fui
loquente
.
Ma
,
come
sol
dirsi
,
Adamo
si
salvò
,
ma
incorse
in
gravi
dispiaceri
intimi
.
L
'
organico
non
me
lo
potettero
levare
,
ma
a
la
prima
promozzione
,
quando
ti
passavo
a
milledue
,
eccoti
che
quello
con
l
'
erre
moscio
che
era
pessimista
per
via
che
la
sorella
era
una
certa
Demì
Mondana
,
che
se
ne
parlò
tanto
all
'
epoca
di
quel
ministro
che
morì
d
'
un
colpo
nel
budoarre
,
me
lo
trovai
davanti
.
E
viceversa
mi
toccò
prendermela
come
una
cosa
naturale
.
CAPITOLO
XII
Ti
entro
nella
libbera
stampa
!
Mi
arimmento
una
povesia
di
Stecchetti
quello
che
era
morto
,
ma
non
era
vero
gnente
,
che
dice
:
Sono
un
poveta
o
sono
un
imbecille
?
Si
loro
sapessero
quante
volte
mi
sono
arivolto
una
domanda
su
per
giù
come
questa
!
Quando
ti
vedevo
una
boglieria
,
mi
si
arivoltava
,
salvognuno
,
il
fritto
e
mi
toccava
di
tenermelo
dentro
e
abbozzare
,
e
allora
dicevo
:
Ma
questo
arivoltamento
di
fritto
sarà
nobbile
indignazione
,
ovverosia
una
fresconata
qualunque
?
Un
giorno
finalmente
,
che
mi
ricordo
come
adesso
,
avvenne
quella
boglieria
del
tranve
,
che
ti
rivai
a
casa
come
una
tigre
,
zompo
in
cammera
,
piglio
il
quaderno
del
pupo
,
impugno
la
penna
e
così
,
senza
arifletterci
più
che
tanto
,
ci
buttai
giù
una
lettera
che
la
penna
mi
zompava
fra
le
dita
come
una
cigliuola
o
ciriola
(
come
dice
la
plebbe
)
.
A
farla
non
fu
gnente
,
ma
non
ci
so
dire
la
trepidazzione
quando
,
senza
dirci
gnente
a
nessuno
,
la
copiai
in
un
bel
foglio
protocollo
senza
righe
,
col
titolo
con
tutti
svolazzi
e
me
la
messi
in
saccoccia
.
Strada
facendo
me
ti
dicevo
fra
me
e
me
,
dice
:
Oronzo
,
qui
non
bisogna
tremare
;
se
titubbi
ti
pigliano
per
frescone
.
Le
mie
simpatie
erano
per
il
Travaso
,
abbenchè
il
capodufficio
dicesse
che
era
giacobbino
,
e
detto
un
fatto
ti
rivai
a
la
porta
de
l
'
ufficio
e
siccome
lì
me
ti
mancò
il
fiato
arimasi
co
le
braccia
a
pendolone
e
feci
finta
di
guardare
il
gioglielliere
.
Finalmente
feci
animo
,
come
sol
dirsi
,
arisoluto
e
mi
domandai
:
Ma
dunque
non
sono
omo
?
...
Mi
messi
una
mano
su
la
coscenza
,
onde
feci
:
Sì
,
sono
omo
!
E
allora
perché
faccio
il
perverso
pupo
o
pupazzo
,
come
dice
la
plebbe
?
...
Chi
ci
sarà
laddentro
?
...
un
leone
?
...
il
sor
Bonaventura
?
...
la
bonamina
della
signora
Giuditta
?
...
No
:
vi
sono
dapertutto
dei
gentilommini
come
me
e
lei
e
il
primo
frescone
che
passa
!
...
E
allora
,
coraggio
!
...
Detto
un
fatto
ti
piglio
la
scala
a
la
rincorsa
,
e
ti
rivo
a
una
porta
che
s
'
apre
e
c
'
era
un
uscere
che
mi
fa
:
"
Lei
che
vole
?..."
.
"
Voglio
il
direttore
!
"
ci
arisposi
dandomi
un
'
aria
san
fasonne
,
ma
però
da
lo
sturbo
che
ci
avevo
ne
la
panza
capivo
che
stavo
per
fare
un
gran
passo
.
Lui
mi
fa
:
"
Passi
puro
in
redazzione
che
ci
sono
tutti
"
.
Dice
il
direttore
:
"
Ma
lei
,
scusi
,
chi
è
?
"
.
"
Sono
,
ci
feci
io
,
un
omo
tutto
d
'
un
pezzo
che
adesso
se
sono
aggitato
vi
passi
sopra
,
ma
il
bene
pubblico
ce
l
'
ho
avuto
sempre
in
pizzo
a
tutti
i
penzieri
e
quando
vedo
una
boglieria
bisogna
areggermi
se
no
sbotto
,
e
Terresina
tante
volte
mi
dà
i
calci
sotto
al
tavolino
,
per
via
del
sor
Filippo
che
è
ben
pensante
,
ma
ci
confermo
che
si
nun
trovo
uno
sfogo
divento
narchico
.
Lei
dirà
:
E
chi
se
ne
stropiccia
?
...
Io
ci
arispondo
:
E
allora
la
fede
inconcussa
e
quell
'
anima
ideale
che
levati
,
col
quale
ti
abbiamo
inficozzato
lo
straniero
e
ti
inalberassimo
il
vissilo
della
riscossa
,
indove
li
ficca
?
...
"
Io
direi
di
ficcarli
ne
la
libbera
stampa
,
che
appena
vi
è
una
boglieria
ti
si
addrizza
davanti
come
una
vipera
che
ci
hai
acciaccato
un
piede
,
la
quale
ti
impugna
la
penna
e
ziffe
,
ziffe
,
ziffe
,
ecco
che
ti
trionfa
la
giustizzia
!
"
.
A
mano
a
mano
che
parlavo
me
ci
ero
ariscaldato
,
e
quando
fenii
mi
fecero
una
mezza
ovazzione
,
e
ci
fu
uno
che
nell
'
abbracciarmi
mi
fece
una
ficozza
al
cappello
,
ma
fu
per
amicizzia
,
e
vollero
puro
sturarmi
qualche
cosa
per
fare
legria
.
Laddovechè
quando
sortii
,
dico
:
Stasera
,
Terresina
ci
dirò
che
mi
faccia
una
giunta
a
la
pelle
perché
non
vi
entro
più
dalla
gioglia
.
Tanto
è
vero
che
mi
amancò
un
piede
e
cascai
con
la
faccia
avanti
,
indovechè
con
questa
posizzione
vi
feci
tutte
le
scale
e
in
fondo
sbattei
ezziandio
la
capoccia
.
Fu
così
che
entrai
nella
libbera
stampa
.
Poche
parole
...
(
Prologo
della
commedia
"
Casa
Marginati
"
che
Luigi
Lucatelli
aveva
incominciato
a
scrivere
per
la
compagnia
dialettale
di
Gastone
Monaldi
)
.
ORONZO
(
entrando
sulla
scena
)
...
Ah
!
...
finalmente
bonasera
!
...
Già
,
bonasera
!
Come
dice
lei
?
...
Sì
,
ho
capito
.
Adesso
,
per
arimanere
attaccato
a
la
tradizzione
di
queste
,
diremo
accusì
,
prefazzioni
sceniche
,
doverei
esclamare
(
esegue
la
controscena
ad
hoc
,
secondo
il
vecchio
stile
filodrammatico
)
:
Dio
!
...
quanta
gente
!
...
E
chi
se
lo
sarebbe
mai
creso
?
...
E
doverei
far
finta
di
meravigliarmi
,
se
vi
aritrovo
qui
.
Invece
bisogna
ariconoscere
che
questa
è
la
cosa
più
naturale
del
mondo
,
dal
momento
,
prima
di
tutto
,
che
io
sono
di
professione
personaggio
,
e
lorsignori
sono
occupati
a
fare
il
pubblico
,
eppoi
che
io
sono
,
come
diceva
un
amico
mio
penalista
,
una
specie
di
Dioggene
,
il
quale
ti
va
girando
il
mondo
con
la
lanterna
,
cercando
,
come
l
'
illustre
predecessore
,
un
omo
.
Ma
per
uno
che
cerca
un
omo
,
la
cumbinazzione
di
trovartene
un
così
illustre
pipinaglio
,
nonchè
tante
signore
per
bonamano
,
pole
essere
una
gran
fortuna
,
come
puro
una
grande
disgrazzia
.
Non
so
se
lorsignori
si
aricordano
la
storia
di
quel
tale
che
andava
domandando
pane
,
e
gli
cascò
il
panificio
militare
in
testa
,
per
cui
disse
:
"
Accidenti
!
l
'
Italia
è
fatta
,
diamo
in
appalto
gli
edifici
pubblici
!
"
.
Quindi
nun
vorrei
,
che
doppo
aver
tanto
girato
,
cercando
che
qualcuno
vedesse
attraverso
il
cravuse
che
ci
sposai
,
la
vera
anima
mia
,
quella
sua
,
e
magari
quella
dei
suoi
distinti
trapassati
,
nun
mi
accadesse
che
lorsignori
facessero
con
me
quello
che
fece
(
nun
se
la
piglino
a
male
del
paragone
,
perché
quell
'
animale
lì
è
un
proggenitore
)
,
quello
che
fece
la
scimmia
,
quando
trovò
uno
specchio
,
la
quale
,
accorgendosi
che
era
un
po
'
meno
vezzoza
de
la
Venere
Capitolina
,
se
la
prese
con
lo
specchio
,
medesimo
e
te
lo
aridusse
come
l
'
equilibbrio
europeo
.
Comechè
,
anche
per
noi
che
scriviamo
,
accade
sempre
lo
stesso
e
ci
capita
ogni
tanto
che
colui
il
quale
legge
il
giornale
dice
:
la
stampa
è
immorale
!
...
-
Ma
guardati
in
faccia
!
...
ci
arrisponderei
io
!
...
Il
giornale
sei
tu
!
...
Leggi
fra
le
righe
!
...
La
coppia
adultera
sorpresa
in
Via
del
Cane
Danese
,
sei
tu
!
...
Il
solito
ignoto
,
sei
tu
!
...
E
la
solita
patacca
chi
è
?
tu
...
Il
satiro
di
via
del
Micio
,
sei
tu
!..O
lo
sei
stato
!
Quante
volte
nun
sei
stato
,
quando
ti
hanno
acciaccato
per
la
prima
volta
i
delicati
calli
dell
'
ideale
,
il
signore
che
voleva
morire
?
...
E
voglio
essere
ottimista
;
qualche
volta
pole
darsi
che
sei
stato
anche
la
sporta
dei
galantommini
,
ma
dimmi
la
verità
,
di
quella
parte
lì
nun
ne
hai
abbusato
mai
!
...
E
allora
-
che
Dio
ti
dia
una
gratificazzione
a
modo
suo
-
perché
te
la
pigli
con
noi
?
...
Perché
te
la
pigli
con
lo
specchio
?
...
Si
arisuscitasse
il
Pitecantropo
,
bonamina
,
vorrei
essere
chiuso
in
una
gabbia
di
cuccudrilli
organizzati
e
coscenti
,
si
nun
si
vergognerebbe
di
noi
,
e
ci
scommetto
che
ci
tirerebbe
qualche
noce
di
cocco
in
testa
.
Perché
lui
era
un
vero
galantomo
:
Quando
ammazzava
un
altro
pitecantropo
,
ci
aveva
l
'
unica
giustificazzione
possibile
per
un
intervento
chirurgico
di
quel
genere
:
si
magnava
il
paziente
.
E
quando
ci
piaceva
una
pitecantropa
,
ci
dava
un
appuntamento
sopra
un
albero
,
senza
telefonare
al
sindaco
,
indovechè
lorsignori
capiscono
benissimo
che
nun
c
'
era
la
legge
e
quindi
era
inutile
fabbricare
il
codice
per
trovare
l
'
inganno
.
Accusì
nun
essendoci
la
paternità
umana
,
nun
era
necessario
fabbricare
il
cannone
420
.
E
quando
un
pitecantropo
usciva
di
casa
,
per
fare
la
pelle
al
prossimo
,
nun
aveva
bisogno
di
assicurarsi
si
ci
aveva
il
trombone
e
il
libbro
turchino
,
e
si
Dio
era
con
lui
.
Quindi
,
aritorno
a
domandarci
un
po
'
d
'
indulgenza
.
Nun
ci
strapazzate
troppo
,
sarebbe
come
se
vi
strapazzassivo
da
voi
.
Perché
,
tanto
è
inutile
anniscondervelo
.
Quelli
che
stanno
qui
,
su
la
scena
,
stanno
in
platea
!
Già
...
Si
ci
guardo
bene
...
Dio
!
quanti
Oronzi
!
...
Non
ci
auguro
che
tutti
ci
abbino
,
come
me
,
l
'
effettino
del
sor
Bonaventura
,
ma
dicano
la
verità
,
signori
,
chi
sa
quanti
di
loro
pensano
come
me
,
che
nun
si
riva
,
nun
si
riva
,
nun
si
riva
...
Lei
laggiù
chi
sa
quante
volte
ha
faticato
per
attaccare
un
27
con
l
'
altro
.
E
chi
sa
quanti
sori
Filippi
...
E
quante
Terresine
!
...
Dica
la
verità
lei
,
signora
,
ce
l
'
ha
anche
lei
due
bagliocchi
d
'
ideale
infranto
?
...
Ci
sono
tutti
,
tutti
...
(
Dalla
platea
si
alza
un
signore
magro
,
con
barba
nera
,
che
grida
)
.
-
Paghi
quella
cambialetta
!
ORONZO
-
Accidenti
!
...
Puro
il
sor
Bonaventura
!
(
scappa
e
sparisce
nelle
pieghe
del
sipario
)
.
Commiato
Ci
ho
ariccontato
i
fatti
miei
e
ci
ho
sposto
il
mio
programma
politico
;
ci
ho
fatto
vedere
l
'
interno
di
casa
mia
e
tutto
quello
che
vi
avevo
dentro
:
adesso
il
lettore
ci
ha
un
libbro
in
mano
,
e
pole
accendervi
la
fiaccola
dell
'
ideale
o
la
,
pippa
,
secondo
i
modi
di
vedere
.
Io
,
doppo
la
battaglia
,
arientro
nelle
parete
domestiche
,
come
un
leone
che
ha
finito
l
'
orario
,
ma
si
da
questo
peticozzo
ti
vedo
una
boglieria
,
ti
impugno
la
penna
e
levati
,
perché
in
dove
tocco
fo
un
buco
.
Col
quale
stringo
la
mano
al
cortese
lettore
e
ci
dico
:
Vale
!
Miscellanea ,
"
Tutto
è
stato
per
me
un
passare
tra
la
vita
per
giungere
a
completare
la
mia
anima
"
.
Tozzi
Premessa
Nel
presentare
un
nuovo
volume
del
Tozzi
non
ci
dovrebbe
essere
bisogno
di
aggiungere
parola
,
se
non
,
forse
,
per
spiegarne
le
origini
,
o
le
intenzioni
di
chi
ne
curò
la
stampa
.
Notando
le
incertezze
o
inesattezze
di
alcuni
giudizi
susseguitisi
in
molti
giornali
e
riviste
,
mi
sono
accorta
della
necessità
di
dare
a
conoscere
meglio
il
Tozzi
a
coloro
che
per
giudicare
della
sua
arte
debbono
riferirsi
unicamente
ad
opere
le
quali
,
perché
appartenenti
tutte
a
periodi
di
travaglio
e
di
lotta
,
dovrebbero
considerarsi
,
piuttosto
,
in
quanto
a
valore
psicologico
,
indici
di
stato
d
'
animo
transitori
che
di
realtà
spirituale
permanente
.
Distinzione
che
non
viene
fatta
quasi
mai
;
così
,
mentre
concorde
è
il
riconoscimento
della
perfezione
di
espressione
e
di
forma
raggiunta
nell
'
arte
dal
Tozzi
,
da
pochi
è
ammesso
che
questa
eccellenza
,
anzi
che
il
frutto
di
gravi
studi
o
paziente
tirocinio
,
sia
prima
di
tutto
,
in
ogni
sua
caratteristica
-
come
lucidità
scultorea
del
pensiero
,
acutezza
d
'
analisi
,
sincerità
di
sentimento
,
ecc
.
-
rivelazione
non
dubbia
di
una
poderosa
potenza
creatrice
,
predestinata
immancabilmente
ad
affermarsi
in
opere
di
valore
spirituale
universale
,
se
all
'
autore
fosse
stato
concesso
il
tempo
,
o
data
la
possibilità
,
di
compiere
la
propria
evoluzione
interiore
e
di
fermarsi
sulle
acquistate
certezze
.
Specialmente
,
guardando
all
'
opera
pubblicata
,
non
si
pensa
abbastanza
che
del
Tozzi
si
ha
,
si
può
dire
,
un
solo
periodo
di
produzione
e
relativamente
breve
;
perché
anche
le
cose
scritte
prima
:
Con
gli
occhi
chiusi
(
1912
)
,
Ricordi
di
un
impiegato
(
1910
)
,
ecc
.
,
furono
stampate
nel
1918
e
1920
,
ed
ebbero
,
perciò
,
nell
'
ultimo
rimaneggiamento
,
più
o
meno
,
l
'
impronta
di
questo
periodo
unico
.
E
in
quali
condizioni
d
'
animo
naturali
potesse
trovarsi
allora
il
Tozzi
per
potere
essere
obbiettivo
,
basti
,
tra
il
resto
,
pensare
che
,
artista
precoce
-
come
dal
presente
volume
-
avendo
al
sogno
d
'
arte
sempre
sacrificato
e
sottoposto
tutto
se
stesso
,
non
riusciva
che
allora
,
cioè
al
suo
trentaquattresimo
anno
d
'
età
,
e
soltanto
per
raccomandazione
,
a
farsi
aprire
i
battenti
di
una
Casa
Editrice
importante
!
Per
un
autore
fecondo
come
lui
-
lavorava
di
getto
,
con
vena
prodigiosa
,
riempiendo
cartelle
dietro
cartelle
quasi
le
ricevesse
dettate
-
ma
per
cui
il
consenso
o
successo
era
condizione
base
se
non
all
'
impeto
creativo
certamente
alla
facilità
di
produrre
,
ciò
che
questo
significò
non
è
facilmente
computabile
.
Ad
aiutare
,
dunque
,
uno
studio
sul
Tozzi
più
esteso
e
fedele
intesi
che
bisognava
pubblicare
altri
documenti
;
e
,
il
più
possibile
,
diretti
,
perché
non
si
avesse
sospetto
di
parzialità
o
di
esagerazione
.
Dovevano
,
quindi
,
necessariamente
,
essere
pagine
del
Tozzi
stesso
e
anche
,
per
quanto
si
poteva
,
libere
da
preoccupazioni
d
'
arte
.
Il
mio
primo
disegno
fu
di
comporre
con
dei
frammenti
inediti
,
scelti
tra
i
più
soggettivi
,
una
specie
di
autobiografia
.
Ma
,
cominciata
la
scelta
da
le
lettere
che
sono
quelle
che
formano
la
seconda
parte
del
presente
volume
,
mi
avvidi
che
sarebbero
state
esse
sole
sufficienti
a
dimostrare
limpidamente
l
'
anima
vera
del
Tozzi
.
Però
,
non
si
potevano
pubblicare
isolate
per
più
motivi
:
anzitutto
,
non
davano
della
vita
dell
'
autore
che
un
periodo
breve
;
poi
,
non
vi
era
abbastanza
sviluppata
la
parte
narrativa
,
e
,
infine
,
potevano
non
convincere
,
perché
troppo
esclusivamente
passionali
.
Mentre
,
indecisa
,
pensavo
al
modo
migliore
,
da
scegliere
,
per
completare
il
lavoro
,
inaspettatamente
venne
in
mio
contatto
una
persona
che
aveva
conosciuto
il
Tozzi
diciannovenne
.
Erano
stati
amici
,
ma
poi
,
separati
dalle
circostanze
,
dal
1903
non
si
erano
più
incontrati
,
e
né
l
'
uno
aveva
saputo
dell
'
altro
.
Risale
a
quell
'
epoca
lontana
uno
studio
analitico
sull
'
arte
del
Tozzi
fatto
da
questa
stessa
persona
,
sulla
sola
base
di
alcune
lettere
scritte
dal
Tozzi
ad
una
ignota
:
Annalena
;
e
da
esse
date
a
quest
'
amico
appunto
per
averne
un
giudizio
.
Lettere
che
egli
copiò
senza
che
il
Tozzi
né
l
'
Annalena
lo
sapessero
mai
.
Sono
quelle
che
formano
il
primo
gruppo
del
presente
,
di
cui
non
si
hanno
più
gli
originali
perché
distrutti
dal
Tozzi
con
altre
,
poco
dopo
scritte
.
Si
deve
,
dunque
,
alla
chiaroveggenza
del
caso
,
alla
devota
e
disinteressata
ammirazione
di
un
amico
che
esse
si
siano
conservate
e
concesse
a
integrare
la
presente
raccolta
.
Sono
le
più
importanti
perché
dell
'
epoca
la
più
remota
e
perché
appunto
in
esse
l
'
autore
si
è
lungamente
indugiato
a
descriversi
per
riuscire
a
farsi
conoscere
dall
'
ignota
alla
quale
scriveva
.
Con
l
'
insieme
dei
due
gruppi
,
così
,
si
ha
l
'
evolversi
di
quasi
tutta
la
prima
giovinezza
del
Tozzi
(
quella
che
si
può
dire
,
è
la
parte
fondamentale
della
vita
d
'
ogni
uomo
)
la
meno
conosciuta
,
dov
'
è
già
,
però
,
la
rivelazione
sicura
della
sua
inconfondibile
personalità
,
se
anche
adombrata
dalle
influenze
degli
autori
preferiti
.
Personalità
,
che
,
se
porta
le
stimmate
certe
delle
passioni
e
dei
sentimenti
che
si
dovranno
sviluppare
in
corso
di
tempo
e
farlo
soffrire
tanto
,
porta
anche
scolpiti
i
caratteri
di
quella
forza
con
la
quale
trionferà
poi
sempre
d
'
ogni
contagio
:
la
bontà
semplice
e
schietta
dell
'
animo
.
Perché
,
se
è
vero
che
Egli
fu
senza
remissione
e
più
che
non
si
creda
,
esposto
a
risentire
e
soffrire
tutte
le
influenze
,
le
più
disparate
,
a
partirsi
dalle
sensuali
e
passare
per
tutte
le
deviazioni
dello
spirito
(
dalle
nichiliste
-
tra
cui
le
reazionarie
cattoliche
e
le
reazionarie
bolsceviche
-
alle
malate
di
misticismo
nordico
;
dall
'
intellettualità
pretenziosa
e
gretta
di
provincia
alle
raffinatezze
ambiziose
dei
cerebrali
intriganti
della
capitale
;
dalla
mondanità
frivola
fino
alle
compiacenti
esibizioni
spiritistiche
)
;
è
pure
anche
certo
che
si
trattò
sempre
di
aberrazioni
momentanee
,
le
quali
se
lo
turbarono
non
lo
modificarono
,
mai
,
sostanzialmente
.
Nella
scelta
dei
brani
,
oltre
lo
scopo
fondamentale
,
cercai
di
raggiungere
anche
quello
di
una
lettura
che
interessasse
per
se
stessa
:
da
qui
la
forma
a
diario
e
la
concessione
di
alcuni
particolari
non
strettamente
necessari
.
Dichiaro
che
nella
compilazione
delle
note
non
guardai
tanto
a
una
chiarificazione
immediata
quanto
all
'
occasione
che
mi
si
porgeva
per
sottolineare
sentimenti
o
fatti
d
'
importanza
biografica
.
Vinsi
la
naturale
ritrosia
a
pubblicare
pagine
intime
con
la
coscienza
di
un
dovere
da
compiere
:
quello
di
restituire
al
Tozzi
,
e
alla
sua
più
nobile
fama
,
cosa
che
gli
appartiene
.
Del
resto
considero
impossibile
sbagliare
:
di
attori
,
in
quest
'
opera
come
in
qualche
altra
del
Tozzi
,
ce
n
'
è
uno
solo
:
l
'
autore
.
Non
m
'
illudo
che
la
storia
troppo
ingenua
e
semplice
,
passi
senza
incontrare
sogghigni
:
roba
d
'
altri
tempi
,
roba
superata
!
Ma
le
generazioni
non
nascono
adulte
.
Ci
sono
dei
giovani
oggi
;
ci
saranno
domani
-
e
tra
essi
il
figlio
di
Tozzi
.
A
loro
dedico
il
libro
.
EMMA
TOZZI
Parte
prima
Da
Siena
,
a
Siena
27
novembre
1902
(
A
)
.
Veramente
non
dovrei
scriverle
,
dal
momento
che
alla
mia
prima
lettera
Ella
non
ha
né
meno
risposto
...
Ma
non
posso
ritenere
il
vivo
desiderio
che
ho
di
comunicare
così
con
una
donna
che
io
non
conosco
,
forse
trasportato
dalla
novità
stessa
di
questo
fatto
.
Le
dissi
che
avrei
desiderato
essere
uno
fra
i
suoi
corrispondenti
,
per
avere
agio
di
studiare
il
carattere
di
una
giovane
donna
.
Riconosco
di
aver
mostrato
troppo
rudemente
il
mio
scopo
facendolo
apparire
privo
di
ogni
grazia
.
Spero
di
rimediare
con
la
presente
dicendole
che
io
vorrei
conoscere
le
sue
impressioni
su
l
'
arte
senese
;
intendo
dire
su
quanto
di
artistico
esiste
in
Siena
,
specialmente
nelle
chiese
,
dove
si
trovano
veramente
tesori
di
pitture
e
di
sculture
quasi
obliati
dall
'
indifferenza
.
Io
che
ho
diritto
di
chiamarmi
un
artista
,
come
Ella
potrebbe
riconoscere
accettando
la
mia
proposta
,
ho
passato
molto
tempo
a
contemplare
tali
capolavori
,
rapito
nell
'
idea
istessa
che
l
'
artista
aveva
saputo
infondere
nel
suo
soggetto
.
Vorrei
che
Ella
mi
dicesse
-
per
esempio
-
l
'
affresco
tale
che
trovasi
nella
chiesa
tale
,
mi
piace
specialmente
perché
ha
questa
maniera
,
ecc
.
Riconosco
che
così
non
le
posso
essere
chiaro
.
Ma
in
ogni
modo
Ella
dev
'
essere
capace
di
afferrare
il
mio
concetto
e
di
apprezzarlo
.
Le
scrivo
in
un
momento
in
cui
non
potrei
fare
di
meglio
perché
(
glielo
voglio
dire
)
sono
in
un
...
caffè
dove
,
d
'
intorno
a
me
,
si
giuoca
,
si
grida
,
si
bestemmia
,
si
sputa
...
Un
mio
amico
m
'
interrompe
per
voler
sapere
quello
che
io
scrivo
,
ma
con
un
pugno
lo
ricaccio
al
suo
posto
e
continuo
a
scrivere
,
Questo
accenno
rapidissimo
le
darà
così
un
'
idea
del
mio
modo
di
fare
facendole
conoscere
un
lembo
della
mia
vita
e
in
qual
ambiente
si
svolga
.
Ma
non
mi
creda
un
triviale
!
Nella
rozzezza
degli
atti
esteriori
,
conservo
intatta
la
purità
della
mia
anima
a
cui
non
giungono
se
non
le
armonie
...
(
1
)
4
dicembre
1902
.
Non
ho
potuto
rispondere
subito
alla
sua
grata
perché
mi
trovavo
fuori
di
Siena
a
tessere
uno
dei
più
deliziosi
idillii
con
la
mia
...
Mimì
(
B
)
.
Quindi
sono
certo
di
trovare
presso
di
lei
il
perdono
e
il
desiderio
di
spendere
un
altro
soldo
per
scrivermi
un
'
altra
volta
.
Ecco
:
io
penso
che
Ella
abbia
notato
quella
mano
mentre
stava
pregando
.
Non
è
vero
?
Se
così
è
,
non
posso
lodarla
come
religiosa
né
non
ammettere
che
Ella
sia
una
brava
e
intelligente
signorina
come
se
ne
trovano
poche
.
Non
per
la
ragione
di
aver
rilevato
quel
grossolano
difetto
di
figurazione
,
che
sarebbe
ben
poca
cosa
;
ma
perché
da
quello
facilmente
si
comprende
come
i
suoi
occhi
devono
essere
animati
da
una
curiosità
nobilissima
(
2
)
.
Quel
dipinto
del
Casolani
è
uno
dei
peggiori
,
sia
pel
colorito
che
pel
disegno
.
Non
sono
stato
a
rivederlo
dopo
la
sua
lettera
per
una
ragione
semplicissima
,
che
dietro
i
vetri
delle
finestre
che
sono
lì
di
fronte
alla
chiesa
,
potrebbe
esservi
la
fronte
ridente
di
Annalena
.
Però
mi
ricordo
bene
della
chiesa
.
Anzi
le
dirò
che
se
io
fossi
un
credente
non
andrei
a
pregare
lì
dentro
.
Per
me
ci
vorrebbero
delle
chiese
più
grandi
,
capaci
di
darmi
impressione
ed
immagini
.
S
.
Quirico
(
parlo
della
chiesa
)
è
un
aborto
dell
'
arte
.
Che
potevan
far
di
più
il
Salimbeni
,
il
Casolani
e
magari
anche
il
Vanni
?
Per
me
questi
tre
artisti
e
i
minori
che
furono
della
scuola
loro
,
non
meriterebbero
di
essere
ricordati
.
Badiamo
:
a
proposito
del
Vanni
parlo
di
quello
che
ha
dipinto
a
S
.
Quirico
e
non
dell
'
altro
che
ha
lavorato
anche
in
Duomo
nella
cappella
di
S
.
Ansano
,
alla
sinistra
di
chi
entra
,
al
lato
dell
'
altar
maggiore
.
Il
Salimbeni
poi
è
il
più
incapace
di
tutti
.
Basta
vedere
i
lavori
che
ha
fatto
nella
Chiesa
di
S
.
Spirito
.
Che
roba
!
Degna
di
stare
vicina
alle
carceri
.
Il
Casolani
ha
qualche
cosa
di
buono
.
Per
esempio
,
al
Carmine
c
'
è
il
supplizio
di
S
.
Bartolommeo
,
che
,
toltane
la
troppa
aridezza
,
è
riuscito
lodevolmente
.
Questa
volta
le
scrivo
tra
una
forchettata
e
l
'
altra
di
pasta
al
sugo
e
non
ho
avuto
voglia
di
consultare
alcun
libro
o
le
mie
note
,
per
sfoggiare
il
mio
patrimonio
artistico
.
Ho
scritto
così
alla
buona
,
distendendo
in
periodi
quello
che
mi
veniva
a
mente
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
la
prego
a
riscrivermi
,
indicandole
di
visitare
la
Chiesa
del
Convento
dell
'
Osservanza
,
quasi
l
'
unica
che
accolga
bellezze
artistiche
di
diverse
scuole
.
Ci
vada
.
Non
badi
al
fango
.
Poi
me
ne
parli
.
Il
prossimo
lunedì
andrò
alla
Posta
.
Badi
:
non
mi
faccia
fare
il
viaggio
invano
.
8
dicembre
1902
.
Per
tutto
il
fascino
che
sento
per
lei
mi
perdoni
quello
che
sono
per
scrivere
!
Questa
volta
non
la
terrò
allegra
,
son
certo
.
Non
tutti
i
giorni
della
mia
vita
hanno
il
riso
della
giovinezza
e
la
gioia
di
un
cuore
soddisfatto
.
Una
volta
gli
angeli
scendevano
volentieri
dai
loro
troni
lucenti
per
consolare
gli
uomini
,
ma
ora
,
ohimè
,
la
sola
leggenda
ci
rimane
per
rimpiangerli
.
Io
devo
,
signorina
,
lavorare
più
di
lei
.
Ella
forse
nel
lavoro
trova
una
soddisfazione
,
le
sue
mani
sui
fiori
di
qualche
ricamo
,
hanno
più
fortuna
delle
mie
.
A
Lei
la
tranquillità
soffusa
nel
salottino
elegante
,
nella
luce
temperata
e
nel
tepore
:
a
me
,
Ella
lo
indovina
,
una
stanza
brutta
assai
volgare
,
per
valermi
di
un
aggettivo
di
moda
,
dove
solo
i
miei
sogni
pieni
di
fantasmi
e
di
suggestioni
come
le
visioni
pallide
di
frati
medioevali
,
danzano
intorno
vanamente
.
Se
Ella
mi
vedesse
con
la
fronte
posata
dentro
il
cavo
trepido
di
una
mano
,
guardare
dolcemente
lungo
le
righe
d
'
una
pagina
stampata
,
inseguendo
nel
volo
ardente
e
silenzioso
della
mia
anima
una
immagine
incantevole
,
oh
!
Ella
non
riderebbe
!
I
miei
segreti
,
Ella
non
li
conosce
;
ed
è
bene
.
Ho
bisogno
di
dirle
che
le
mie
lettere
sono
come
le
stoffe
orgogliose
che
coprono
l
'
ossa
d
'
un
disperato
?
Forse
Ella
non
mi
crederebbe
.
Ma
è
così
.
Sì
,
nella
corsa
ardente
della
mia
vita
,
che
pulsa
nelle
mie
vene
irrequiete
e
anelanti
,
nel
pensiero
angoscioso
che
m
'
invade
,
mi
troverebbe
or
dubbioso
,
scettico
,
magari
beffardo
.
Ma
non
lo
sono
.
Anch
'
io
ho
bisogno
più
d
'
altri
della
finzione
,
della
finzione
che
piace
,
sa
!
Ella
pensa
:
questo
...
Rodolfo
ha
bisogno
d
'
un
soldo
?
Io
le
rispondo
gridando
:
no
,
no
!
Ho
bisogno
d
'
illusioni
,
io
che
penso
con
Max
Nordau
che
l
'
illusione
è
il
migliore
dei
beni
dello
spirito
umano
.
Come
vede
,
sono
contento
di
un
paradosso
!
Ride
?
Il
fumo
del
mio
ponce
è
un
'
evanescenza
che
sale
nell
'
Invisibile
...
Le
mie
digestioni
-
molto
differenti
dalle
sue
,
o
signorina
-
sono
necessarie
-
sono
la
base
prima
del
Necessario
...
Come
vede
,
questo
misticismo
,
a
cui
pochi
credono
,
mi
domina
interamente
.
Ride
?
Io
invece
mi
faccio
più
serio
.
Conosce
il
Cyrano
?
-
Diamine
!
Allora
queste
parole
non
le
possono
essere
sfuggite
:
".............non,
merci
!
Mais
...
chanter
,
Rêver
,
rire
,
passer
,
être
seul
,
être
libre
,
Avoir
l
'
oeil
qui
regarde
bien
,
la
voix
qui
vibre
,
Mettre
,
quand
il
vous
plaît
,
son
feutre
de
travers
,
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
N
'
écrire
jamais
rien
qui
de
soi
ne
sortît
,
Et
modeste
,
d
'
ailleurs
,
se
dire
:
mon
petit
,
Sois
satisfait
des
fleures
,
des
fruits
,
même
des
feuilles
,
Si
c
'
est
dans
ton
jardin
à
toi
que
tu
les
cueilles
!
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
Déplaire
est
mon
plaisir
.
J
'
aime
qu
'
on
m
'
haïsse
"
.
Ora
,
meno
il
suo
intelletto
o
il
...
suo
naso
,
io
ho
il
cuore
di
Cyrano
!
Se
ho
scritto
le
due
lettere
in
un
caffè
e
in
una
trattoria
,
non
è
perché
io
passi
tutto
il
giorno
a
bere
caffè
o
a
mangiare
porzioni
di
pasta
asciutta
,
ma
perché
scrivendole
lì
,
mi
piaceva
di
più
.
Mi
vuole
più
sincero
?
Lo
so
,
a
volte
,
anzi
spesso
,
la
sincerità
non
piace
alle
donne
,
perché
essa
ha
la
disgrazia
di
essere
troppo
rude
;
per
Annalena
dovevo
fingermi
un
elegante
col
naso
pieno
di
aromi
e
co
'
baffi
tirati
in
su
...
Ma
che
vuole
,
io
conosco
e
gusto
altri
passatempi
!
E
poi
-
ci
creda
-
non
è
questione
di
volgarità
,
è
questione
...
d
'
appetito
.
Con
ciò
,
si
capisce
,
io
non
voglio
urtarmi
con
lei
.
Se
mi
scappa
qualche
sgarbatezza
mi
perdoni
,
ché
all
'
infuori
della
mia
Mimì
non
conosco
altre
donne
.
Ci
crede
?
Non
posso
spiegarmi
.
Lasciamo
andare
le
chiese
!
Stiamo
pure
all
'
aria
libera
,
respirando
liberamente
altre
aure
.
Per
un
momento
posso
lasciare
anche
il
diletto
dell
'
arte
religiosa
,
ché
poco
danno
me
ne
viene
.
Ma
non
ci
partiamo
dall
'
arte
.
E
dicendo
così
,
questa
volta
,
intendo
di
esprimermi
in
una
concezione
latissima
che
tutte
le
forme
dell
'
arte
comprende
.
Le
piace
notomizzare
con
me
questa
manifestazione
dell
'
intelletto
?
Posso
essere
importuno
e
insistente
quanto
lo
è
una
zanzara
,
ma
non
per
questo
cedo
alla
speranza
d
'
avere
corrispondenza
con
Lei
!
Le
pare
?
Nel
tempo
che
scrivo
una
lettera
non
sento
manco
il
freddo
della
mia
stanza
!
11
dicembre
1902
,
ore
18
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Sì
,
io
credo
che
ella
m
'
abbia
compreso
e
che
desideri
conoscere
a
fondo
tutto
il
segreto
dell
'
anima
mia
,
con
la
voluttà
ingenua
di
una
innamorata
.
Ed
io
l
'
appagherò
con
la
fede
di
un
mistico
.
Però
,
che
mai
abbia
da
pentirmi
dell
'
orecchio
d
'
Annalena
!
Le
mie
lettere
saranno
come
i
petali
della
mia
anima
,
strappati
l
'
uno
dopo
l
'
altro
e
sparsi
in
grembo
ad
una
donna
che
lo
sconosciuto
mi
fa
somigliare
a
una
nova
Melisenda
,
non
di
Tripoli
.
E
parlerò
ancora
di
quella
Mimì
perché
Ella
,
nel
profilo
morale
,
colga
gl
'
incanti
di
una
giovine
che
non
disdegnerebbe
ad
amica
.
Ma
creda
a
tutto
quello
che
io
le
scrivo
!
La
menzogna
m
'
appare
come
il
peggiore
dei
mostri
,
che
dell
'
alito
pestifero
dell
'
umanità
vive
e
si
nutre
.
Ma
la
credo
immortale
e
invincibile
come
lo
erano
quelle
antiche
Sfingi
che
gli
Orientali
avevano
create
in
una
delle
loro
aberrazioni
fantastiche
e
che
,
pur
tuttavia
,
sovrastavano
fatalmente
a
'
destini
degli
uomini
.
Oggi
queste
Sfingi
non
sono
morte
.
Vivono
spiritualmente
nelle
nostre
abitudini
viziose
,
ne
'
nostri
pensieri
,
e
il
bagliore
de
'
loro
occhi
spaventa
i
buoni
.
Per
questo
non
amare
la
verità
?
Ah
,
no
;
mai
!
Mi
attorciglio
ad
essa
,
come
un
'
edera
che
sfida
primavere
ed
inverni
.
Con
me
,
un
'
altra
pianta
intreccerà
le
foglie
e
dall
'
alto
guarderà
eternamente
il
cielo
,
rapita
nell
'
estasi
di
tanta
bellezza
.
Ed
Ella
?
(
3
)
13
dicembre
1902
,
ore
20
.
Quando
sono
per
scriverle
non
mi
preoccupo
mai
di
ritrovare
l
'
intonazione
precedente
;
non
sono
io
che
comando
,
ma
le
mie
passioni
che
lascio
passare
come
un
pastore
assopito
guarda
l
'
acqua
che
corre
.
Così
,
a
seconda
del
diverso
umore
in
cui
mi
trovo
,
esse
sono
tristi
o
liete
,
dolci
o
amare
,
odiose
o
amorevoli
.
In
fondo
,
si
capisce
,
sono
sempre
il
medesimo
:
soltanto
il
campo
marginale
della
mia
coscienza
è
quello
che
si
muta
,
perché
esposto
direttamente
alle
impressioni
esteriori
;
ma
,
naturalmente
,
il
mio
io
non
oscilla
.
Stasera
,
per
esempio
,
sono
più
disposto
ad
esporre
un
'
analisi
psicologica
,
che
a
cercar
fiori
in
immagini
e
fantasmi
.
Ciò
dipende
dal
fatto
che
tutto
il
giorno
ho
letto
un
libro
dello
psicologo
americano
James
,
ossia
Gl
'
ideali
della
Vita
.
Mi
riuscirebbe
imperfetto
e
faticoso
cambiare
tal
modo
di
associare
le
idee
mie
...
Forse
,
nel
corso
della
lettera
,
pensando
specialmente
che
io
sto
scrivendo
ad
una
signorina
,
e
che
non
devo
sperdermi
inutilmente
in
discussioni
di
un
'
indole
disadatta
,
è
facile
che
lentamente
ritorni
a
quello
che
mi
piace
di
più
:
alla
poesia
.
Se
ciò
non
chiama
sincerità
io
non
so
quello
che
dovrò
dire
.
Perché
è
un
caso
curioso
che
a
me
,
forse
più
sincero
di
ogni
altro
(
per
carità
non
pensi
che
io
voglia
dir
male
d
'
alcuno
)
,
Ella
non
sappia
trovare
un
sentimento
completo
di
fiducia
.
O
quella
Mimì
?
Io
non
l
'
avrei
più
portata
in
campo
se
Ella
,
nella
seconda
lettera
,
mi
pare
,
non
l
'
avesse
creduta
...
È
stato
per
un
bisogno
istintivo
di
protezione
e
di
difesa
che
io
ho
speso
alcune
parole
,
per
essa
.
Del
resto
la
mia
Mimì
,
che
non
potrebbe
né
meno
immaginare
d
'
occupare
l
'
attenzione
sua
,
non
l
'
avrei
più
tolta
dal
segreto
ripostiglio
del
mio
cuore
.
E
le
dà
da
pensare
?
Perché
?
Veda
,
se
Ella
non
mi
credesse
ancora
quello
che
realmente
sono
,
sa
che
farei
?
Rinuncerei
da
me
stesso
ad
ottenere
una
corrispondenza
,
ed
invece
del
solito
pseudonimo
metterei
il
mio
nome
senza
timore
e
senza
vergogna
.
La
prego
di
non
dirmi
più
a
quel
modo
,
che
lo
faccio
da
vero
!
In
quanto
poi
ad
essere
caduto
in
varie
contraddizioni
non
mi
pare
giusto
,
anzi
sono
certo
del
contrario
,
ché
ho
la
coscienza
d
'
aver
parlato
sempre
sinceramente
.
Mi
chiede
Ella
:
perché
con
tanta
insistenza
cerca
di
mettersi
meco
in
relazione
se
ha
la
possibilità
di
espandere
in
un
altro
cuore
fidato
i
tesori
della
sua
anima
?
Questa
domanda
non
doveva
essere
fatta
.
Le
chiedo
io
:
perché
con
tanta
insistenza
cerca
di
non
mettersi
meco
in
relazione
se
ha
la
possibilità
di
espandere
in
un
cuore
fidato
i
tesori
della
sua
anima
?
Probabilmente
come
le
rispondo
io
,
ossia
...
stando
zitta
!
Ora
,
perdoni
la
troppa
confidenza
che
mi
prendo
con
queste
chiacchiere
(
o
ragionamenti
se
vuole
)
,
ma
non
ne
posso
fare
a
meno
dal
momento
che
Ella
non
mi
ha
risparmiato
.
Scommetto
che
questa
volta
mi
trova
...
di
un
altro
carattere
...
È
vero
?
Di
un
carattere
pessimo
,
un
po
'
acre
,
disadorno
.
Oh
,
non
tutti
i
giorni
sono
uguali
!
Oggi
mi
vesto
di
lana
ché
nevica
;
domani
di
tela
,
ché
splende
un
bel
sole
:
ma
le
vesti
sono
sempre
le
mie
.
Una
volta
scrivendo
a
un
mio
amico
e
parlandogli
del
mio
primo
amore
(
che
allora
da
poco
tempo
avevo
perso
e
che
era
passato
dinanzi
a
gli
occhi
abbagliati
del
mio
cuore
come
un
astro
nella
notte
profonda
della
mia
ingenuità
)
tra
le
altre
cose
io
gli
dicevo
:
"
È
tanto
dolce
il
primo
amore
!
Ignoriamo
la
donna
e
la
si
ama
per
conoscerla
.
Questa
ingenuità
da
Dafni
è
così
soave
che
non
si
dimentica
più
.
I
primi
baci
!
Il
mistero
che
si
svela
!
Sorprese
della
gioventù
sempre
rosee
!
Quando
la
si
guarda
negli
occhi
,
che
ebbrezza
!
La
mia
donna
aveva
gli
occhi
neri
;
ma
io
non
sono
stato
mai
capace
di
scrutarli
perché
m
'
abbagliavano
e
tremavo
.
Se
io
dovessi
descrivere
il
suo
viso
non
potrei
.
Ne
ho
avuta
sempre
,
una
sensazione
scompigliata
,
meravigliosa
.
Ecco
:
chiudendo
gli
occhi
la
rivedo
,
ma
non
bene
.
Riconosco
la
guancia
tanto
bianca
come
un
petalo
di
rosa
,
e
la
bocca
leggermente
rosea
,
sempre
atteggiata
ad
un
sorriso
calmo
,
incantevole
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Deliziosa
!
Deliziosa
!
Fa
che
ti
ribaci
,
che
le
mie
mani
scorrano
sui
tuoi
capelli
tanto
neri
,
pieni
di
profumi
come
fiori
selvaggi
:
pieni
di
dolcezze
ignote
.
Ma
tu
non
arrossisci
più
,
quando
mi
vedi
.
Io
ti
sono
indifferente
.
È
vero
?
Pensi
che
me
ne
dolga
?..."
Non
so
a
lei
che
impressione
hanno
fatto
queste
parole
;
a
me
,
rileggendole
prima
e
riscrivendole
,
sono
parse
non
più
vere
,
anzi
esagerate
.
Ora
devo
forse
dire
che
due
anni
fa
,
scrivendole
,
non
ero
sincero
?
La
risposta
non
è
dubbia
.
Potrei
riportare
a
mio
comodo
una
infinità
di
documenti
psicologici
,
ché
io
ho
la
buona
abitudine
di
fermare
,
ogni
giorno
,
su
la
carta
,
quello
che
è
passato
nella
mia
anima
.
E
tutti
questi
documenti
proverebbero
come
non
solo
da
un
anno
ad
un
altro
si
cambia
interiormente
,
ma
come
di
giorno
in
giorno
le
nostre
associazioni
intellettive
si
trasformino
evolvendosi
in
poco
tempo
;
e
che
quindi
il
nostro
carattere
,
pur
rimanendo
fermo
sostanzialmente
l
'
io
,
assuma
tante
forme
quante
sono
le
circostanze
esteriori
e
cause
interiori
che
entrano
in
giuoco
a
modificarlo
.
Un
'
altra
volta
,
per
esempio
,
parlare
di
queste
cose
mi
parrebbe
troppo
fatica
e
mancando
una
necessità
a
influire
su
la
decisione
della
mia
volontà
,
preferirei
o
parlare
d
'
altre
cose
o
valermi
d
'
altri
materiali
.
E
per
questo
Annalena
direbbe
che
lo
non
sono
lo
stesso
?
Adesso
le
chiedo
scusa
della
noia
che
devo
averle
procurata
.
Lo
so
,
certe
conversazioni
richiedono
uno
sforzo
particolare
d
'
attenzione
che
snerva
e
che
spiace
.
Ma
...
la
colpa
è
un
po
'
sua
!
In
ogni
modo
Le
prometto
però
che
in
seguito
terrò
tutt
'
altro
contegno
.
Specialmente
quando
avrò
anch
'
io
qualche
segretuccio
di
Lei
.
Non
è
vero
?
Dunque
...
m
'
assolva
.
17
dicembre
1902
,
ore
18
.
Giobbe
avrebbe
avuto
meno
pazienza
di
me
!
Tuttavia
non
mi
sono
adirato
della
sua
letterina
,
perché
l
'
ho
trovata
abbastanza
spiritosa
;
e
lo
spirito
mi
piace
,
specialmente
quando
in
parte
...
è
meritato
.
Perciò
le
dico
subito
quello
che
ho
creduto
o
sperato
e
credo
e
spero
di
trovare
in
Annalena
.
Ecco
:
un
giorno
Rodolfo
che
era
in
bottega
del
suo
barbiere
,
legge
...
che
c
'
è
una
signorina
senese
che
accetterebbe
corrispondenza
epistolare
(
C
)
.
Rodolfo
pensa
:
ciò
non
l
'
aspettavo
e
mi
piace
;
non
mi
perderò
sulla
scelta
dell
'
argomento
,
che
sono
felice
in
ogni
modo
quando
una
signorina
rubi
al
mio
cuore
!
E
bene
,
le
scrive
e
le
dice
:
"
vorrei
essere
uno
de
'
suoi
corrispondenti
,
per
conoscere
il
carattere
di
una
giovine
donna
"
.
Imposta
la
lettera
e
più
tardi
riflette
:
-
che
bestia
!
non
mi
risponderà
,
perché
è
impossibile
che
una
donna
risponda
a
certe
curiosità
.
Rodolfo
aspetta
due
...
tre
giorni
e
la
risposta
non
viene
.
Allora
riscrive
e
le
propone
una
discussione
su
l
'
arte
sacra
,
esistente
in
Siena
.
Peggio
che
peggio
!
Ma
non
si
perde
di
coraggio
!
propone
un
tema
più
vasto
;
una
discussione
generica
su
l
'
arte
.
Peggio
che
peggio
!
E
allora
?
Signorina
Annalena
,
a
Rodolfo
non
rimarrebbe
che
abbassare
la
coda
-
se
l
'
avesse
-
e
andarsene
.
Ma
...
no
!
In
sostanza
che
cosa
le
ha
chiesto
senza
mai
stancarsi
?
Di
confondere
i
suoi
sogni
,
di
respirare
un
po
'
di
tempo
insieme
,
di
confondere
il
rumore
dei
nostri
cuori
in
un
solo
.
Alle
conseguenze
poi
non
vi
ha
mai
pensato
.
Chi
s
'
occupa
di
certe
conseguenze
?
A
Rodolfo
l
'
onda
libera
dell
'
anima
sgorgante
senza
fine
nel
mare
delizioso
della
fantasia
;
a
Rodolfo
que
'
giuochi
di
pensiero
che
fanno
sorridere
i
più
e
che
incantano
i
poeti
,
come
i
rosignoli
i
viatori
.
Chi
s
'
occupa
del
rimanente
?
Ma
Annalena
-
ora
sono
io
che
faccio
la
domanda
-
è
da
vero
fatta
come
Rodolf
?
Se
sì
,
perché
tanti
dubbi
e
tante
riluttanze
?
Se
no
,
perché
non
troncargli
la
speranza
di
aver
trovato
quella
che
,
senza
saperlo
,
l
'
anima
di
Rodolfo
aspettava
?
Se
Rodolfio
non
avesse
trovato
tanta
opposizione
,
il
colloquio
sarebbe
già
cominciato
.
Ella
si
duole
di
non
aver
conosciute
le
sue
brame
...
La
contento
io
,
abusando
delle
confidenze
che
il
mio
protetto
Rodolfo
mi
ha
fatte
.
Egli
,
come
tutti
i
pazzi
,
ha
un
'
idea
fissa
:
la
sua
è
quella
che
un
giorno
(
tra
un
anno
,
due
...
)
avrà
potuto
comporre
(
come
egli
dice
)
un
'
operuccia
drammatica
.
Il
soggetto
della
quale
-
benché
non
ancora
ben
sviluppato
,
come
egli
lo
sente
confusamente
-
l
'
ha
già
trovato
...
Ed
ora
su
ciò
mi
permetta
di
non
fare
più
altre
parole
,
ché
se
Rodolfo
lo
sapesse
guai
a
me
!
Ma
le
dirò
,
per
darle
un
documento
abbastanza
prezioso
su
di
lui
,
che
egli
è
iscritto
nel
partito
socialista
e
che
...
non
dico
altro
,
altrimenti
lo
riconosce
subito
!
Ora
è
contenta
?
Deve
anche
comprendere
che
se
Rodolfo
non
ha
un
carattere
ben
delineato
e
fermo
dipende
prima
di
tutto
dalla
sua
età
(
19
anni
)
e
dagli
studi
che
hanno
su
di
lui
una
grande
influenza
morale
,
a
seconda
degli
autori
di
cui
studia
il
pensiero
(
D
)
.
Deve
anche
comprendere
che
Rodolfo
non
ha
una
coltura
completa
,
benché
abbia
scorazzato
assai
,
più
che
nell
'
italiano
,
nella
letteratura
francese
e
tedesca
.
Adesso
la
parola
alla
signorina
Annalena
!
Dalla
camera
n
.
22
,
dell
'
albergo
de
'
Tre
Re
.
-
21
dicembre
1902
.
Per
una
strana
necessità
mi
trovo
in
questo
albergo
da
cinque
giorni
e
non
ne
sono
uscito
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Che
ho
fatto
in
questo
tempo
?
Che
fo
?
Da
un
amico
mi
sono
fatto
prestare
le
opere
drammatiche
di
Shakespeare
e
me
le
sono
lette
una
dietro
l
'
altra
,
con
l
'
avidità
insaziabile
di
un
assetato
.
A
punto
,
quando
ho
letto
la
sua
graditissima
lettera
,
stavo
ripassando
quell
'
immortale
monologo
di
Amleto
che
comincia
con
le
parole
:
Essere
ovver
non
essere
!
Da
quello
ho
subito
ricavato
...
il
tema
per
intavolare
la
nostra
conversazione
,
scartando
concezioni
scientifiche
o
religiose
o
morali
,
e
dicendo
è
più
bello
pensare
quel
mistero
che
noi
chiamiamo
anima
,
immortale
o
mortale
?
(
4
)
Amleto
dice
:
"
Morir
-
dormire
...
e
nulla
più
;
-
del
core
La
tortura
finir
con
questo
sonno
,
E
i
mille
strazi
che
natura
fece
Eredità
di
carne
.
Unico
è
dunque
La
putredine
amor
!..."
Questo
principe
infelice
preferisce
dunque
l
'
idea
di
una
morte
pagana
?
Lasciamo
andare
il
suo
particolare
umore
e
le
cagioni
che
l
'
hanno
indotto
a
ragionare
così
-
ché
da
un
caso
speciale
non
potremmo
trarre
un
concetto
generico
-
;
ma
badiamo
a
ciò
che
egli
dice
dopo
:
"
Chi
mai
vorria
La
sfera
e
l
'
onte
sopportar
del
tempo
,
Dell
'
oppressor
gli
oltraggi
,
o
del
superbo
La
contumelia
,
di
schernito
amore
L
'
angoscie
,
il
duro
della
legge
indugio
,
E
l
'
insolenza
de
'
ministri
,
e
il
vile
Dispregio
,
onde
ogni
tristo
al
paziente
Merito
insulta
,
s
'
ei
potesse
appena
Con
la
punta
saldar
dello
stiletto
Le
sue
partite
?
"
E
poi
continua
in
altre
considerazioni
concludendo
:
"
Se
non
fosse
il
terror
di
qualche
cosa
Dopo
la
morte
?
"
Vuol
dire
che
mettendoci
nelle
condizioni
patologiche
d
'
Amleto
veniamo
a
pensare
che
la
fede
nell
'
immortalità
dell
'
anima
è
bella
,
poiché
in
essa
si
nutre
la
speranza
di
una
vita
ineffabilmente
migliore
.
E
se
non
ci
fosse
questa
credenza
?
Che
forse
alcuno
più
sopportare
vorrebbe
la
sferza
e
l
'
onta
del
tempo
,
gli
oltraggi
dell
'
oppressore
,
ed
altre
sofferenze
e
calamità
?
Io
credo
di
sì
.
Anzi
tutto
,
per
prova
di
fatto
,
ché
pochi
credenti
si
consolano
mettendosi
dinanzi
agli
occhi
della
mente
il
panorama
del
paradiso
;
ma
tutti
trovano
nell
'
effondere
,
o
nella
puerizia
o
nella
gioventù
,
gl
'
incanti
dei
propri
desiderî
,
delle
splendide
speranze
,
gli
abbagli
delle
illusioni
,
la
tenerezza
di
un
affetto
,
il
godimento
fisico
di
una
bella
giornata
o
di
una
camminata
o
di
un
altro
piacere
,
la
soddisfazione
intellettuale
,
il
cibo
delizioso
all
'
istinto
di
conservarsi
in
vita
.
Ma
ciò
non
è
propriamente
nello
svolgimento
del
tema
.
Domandando
se
è
più
bella
l
'
immortalità
o
la
mortalità
dell
'
anima
,
voglio
indagare
qual
'
è
il
sentimento
che
ci
piace
,
se
quello
che
proviene
dalla
percezione
intellettiva
d
'
un
vivere
eterno
o
se
quello
del
contrario
.
Una
volta
,
dopo
aver
sofferto
una
lunga
malattia
-
ero
ancora
in
convalescenza
-
mi
capitò
di
trovarmi
solo
in
camera
.
Non
so
perché
guardandomi
nello
specchio
i
miei
occhi
si
inumidirono
ed
io
mi
volsi
a
guardare
un
piccolo
crocifisso
d
'
avorio
che
stava
su
la
parete
della
stanza
.
M
'
era
balenato
,
senza
che
l
'
aspettassi
,
il
fantasma
della
morte
e
con
esso
avevo
sentito
empire
il
mio
spirito
di
un
terrore
indicibile
.
Per
un
momento
mi
parve
di
aspirare
quell
'
odore
sacro
di
cadavere
,
e
vidi
le
mie
mani
farsi
ceree
e
m
'
immaginai
steso
in
un
letto
di
fiori
e
la
stanza
piena
di
fiamme
di
torce
.
Sentii
anche
piangere
mia
madre
e
mio
padre
,
la
donna
di
servizio
,
una
giovinetta
che
allora
amavo
e
due
amici
.
Strana
cosa
?
Pur
morto
non
avevo
perduto
i
sensi
!
Anzi
ero
contento
di
sapere
quello
che
intorno
a
me
si
faceva
.
Ma
poi
quando
pensai
che
mi
avrebbero
chiuso
dentro
una
cassa
e
portato
al
cimitero
,
dove
tante
volte
avevo
riso
e
scherzato
,
e
che
io
perdevo
tutto
,
cominciai
a
piangere
e
dicevo
rivolto
al
Cristo
:
-
"
Perché
,
perché
son
nato
?
Fammi
vivere
"
.
E
in
quel
momento
ero
pieno
di
dolcezza
e
di
umiltà
.
Oh
,
se
avessi
sperato
in
un
'
altra
vita
!
Ma
non
lo
potevo
perché
troppo
possente
era
il
distacco
da
tutto
quello
che
i
miei
occhi
avevano
veduto
.
E
quel
tormento
interiore
durò
lungo
tempo
.
Finalmente
mi
assopii
sopra
una
poltrona
:
quando
mi
svegliai
non
conservavo
che
un
ricordo
spaventoso
,
ma
tanto
lontano
che
presto
svanì
.
Oggi
quando
la
mia
anima
si
lascia
afferrare
da
quel
fascino
doloroso
dell
'
ignoto
,
ho
le
medesime
pene
.
Sembrami
di
scendere
per
una
spirale
senza
fine
,
spinto
a
viva
forza
dal
destino
,
udendo
il
grido
affannoso
di
mille
disperati
che
,
come
me
,
spariscono
in
quella
tomba
eternamente
aperta
in
cui
il
rumore
dei
nostri
corpi
rotolanti
,
a
pena
giunge
all
'
orecchio
.
E
fino
a
quando
?
Rivedremo
un
dì
le
nostre
ossa
?
E
i
nostri
teschi
ritorneranno
a
parlare
?
Oh
,
abissi
spaventosi
!
Oh
,
infinito
maligno
!
De
Musset
gridava
:
"
Réponds
-
moi
,
toi
qui
m
'
as
falt
naître
,
Et
demain
me
feras
mourir
!
"
Ma
nessuna
voce
rispose
.
Muto
è
il
cielo
,
muto
è
il
suo
Creatore
.
Siamo
dunque
dannati
come
un
gregge
di
pecore
a
guardare
stupidamente
la
terra
?
Ah
,
perché
,
o
Mistero
,
io
posso
vederti
e
non
posso
comprenderti
?
Perché
la
mia
anima
giunge
fino
a
te
,
anzi
è
desiosa
di
sentire
il
tuo
alito
che
le
dà
i
brividi
della
più
alta
voluttà
?
Sei
tu
un
'
allucinazione
del
pensiero
che
t
'
insegue
?
La
mia
Mimì
,
un
giorno
che
m
'
ero
lasciato
prendere
da
queste
tetre
fantasticherie
,
mi
chiuse
le
labbra
con
un
bacio
;
ed
io
non
vi
pensai
più
.
Soave
bocca
!
...
Ma
Ella
,
signorina
,
aspetta
la
mia
risposta
,
non
è
vero
?
Eccola
:
per
me
,
che
non
posso
credere
ad
una
vita
spirituale
eterna
(
pur
non
ritenendola
impossibile
)
è
penoso
ma
bello
il
pensare
che
la
nostra
anima
finirà
.
Attendo
la
sua
critica
.
Badi
però
-
come
Ella
vede
-
ho
escluso
dal
mio
sentimento
ogni
influenza
religiosa
o
atea
;
quindi
non
vorrei
essere
frainteso
.
E
...
basta
!
Perdonerà
se
alcuna
volta
mi
scapperà
qualche
parola
sconveniente
o
impertinente
.
Ma
,
desiderando
di
esprimermi
con
quelle
forme
che
più
mi
sembrano
adatte
al
mio
pensiero
,
non
credo
di
recarle
alcuna
offesa
.
In
ogni
modo
fin
da
ora
le
chiedo
perdono
per
sempre
.
Accetto
i
suoi
patti
e
desidero
che
anche
per
parte
sua
siano
osservati
,
specialmente
quello
che
riflette
il
caso
che
uno
di
noi
fosse
conosciuto
dall
'
altro
.
Troverà
la
mia
lettera
inferiore
all
'
aspettativa
!
Specialmente
nella
prima
parte
...
Vero
?
Me
lo
dica
.
Ho
piacere
di
conoscere
l
'
impressione
che
le
mie
lettere
le
fanno
.
La
sua
m
'
è
piaciuta
immensamente
per
quello
spirito
sparso
con
tanto
criterio
nelle
sue
pagine
.
Io
non
sarei
capace
.
28
dicembre
1902
.
Oggi
parlo
d
'
una
cosa
che
ho
avidamente
provata
e
sempre
provo
:
il
bisogno
d
'
amare
.
Quest
'
altra
volta
:
il
bisogno
d
'
essere
amati
.
Glielo
dico
perché
si
tenga
pronta
e
perché
possa
dirmi
nella
lettera
sua
se
tale
scelta
di
tema
le
piace
,
ché
altrimenti
Ella
stessa
lo
cambia
in
un
altro
suo
.
La
mia
paura
è
sempre
quella
di
proporle
conversazioni
che
non
possano
interessarla
quanto
interessano
me
.
Perciò
ho
desiderio
che
Ella
scelga
i
temi
e
per
prima
li
tratti
:
sono
certo
che
il
suo
gusto
sarà
conforme
al
mio
.
Per
esempio
,
nel
parlare
del
bisogno
di
amare
,
occorre
entrare
in
certe
intimità
psicologiche
che
la
potrebbero
offendere
,
ma
io
da
buon
cavaliere
sacrificherò
volentieri
alcune
parti
dello
svolgimento
del
tema
al
rispetto
che
dovrei
portare
ad
Annalena
.
Cosi
spero
di
comportarmi
come
devo
.
Amen
!
Io
ho
sofferto
due
mesi
la
fame
.
Non
ero
in
Siena
(
E
)
;
amici
non
ne
avevo
,
perché
tutti
quelli
che
mi
era
dato
avvicinare
,
non
mi
piacevano
...
Quando
siamo
affamati
ed
è
inverno
non
si
può
stare
in
casa
.
Io
me
ne
uscivo
e
andavo
sempre
alla
campagna
,
tutto
beato
quando
un
po
'
di
sole
splendeva
.
Era
un
pezzo
che
non
mi
ero
fatto
tagliare
la
lanuggine
del
mento
e
i
capelli
avevo
lunghi
e
riccioli
;
portavo
un
cappello
nero
a
larga
tesa
e
un
pastrano
alla
...
Rodolfo
,
spelacchiato
e
scolorito
.
La
quotidiana
sofferenza
m
'
aveva
procurato
un
'
aria
di
sognatore
,
dolorosa
.
Alle
donne
non
potevo
piacere
!
(
5
)
E
poi
io
ero
in
una
città
piena
di
brio
e
di
eleganza
,
dove
anche
le
ragazze
povere
rubano
le
occhiate
ai
principi
.
Si
figuri
io
che
non
sono
principe
,
come
m
'
estasiavo
dinanzi
a
una
bellezza
!
Col
tormento
fisico
che
m
'
infiacchiva
ed
esagerava
le
impressioni
estetiche
,
io
non
ero
padrone
di
lasciarmi
cadere
in
un
vortice
d
'
idee
senza
desiderare
l
'
amicizia
di
una
di
quelle
donne
che
per
un
momento
mi
avevano
affascinato
e
poi
erano
scomparse
nell
'
ombra
della
loro
vita
.
A
volte
alcune
di
esse
-
erano
lavoratrici
-
mi
producevano
una
pena
indicibile
:
mi
pareva
che
la
loro
giovinezza
dovesse
cadere
nell
'
abbrutimento
dell
'
insaziabilità
carnale
,
sfatte
lentamente
nella
corruzione
,
come
fiori
nel
fondo
di
un
'
acqua
.
Altre
le
avrei
volute
odiare
,
perché
m
'
apparivano
cattive
,
vane
;
ma
i
loro
occhi
erano
troppo
dolci
perché
non
mi
dessero
tanta
voluttà
,
quanto
ne
basta
ad
innamorare
un
uomo
.
Quelle
brutte
?
Chi
guarda
una
donna
brutta
?
Mi
facevano
compassione
;
ma
tuttavia
avrei
desiderato
che
anch
'
esse
fossero
amate
,
con
meno
squisitezza
di
sentimento
,
ma
bonariamente
da
un
onesto
operaio
.
In
quei
giorni
io
respiravo
tutte
quante
le
dolcezze
femminee
;
amavo
infinitamente
e
astrattamente
la
donna
,
con
tutta
l
'
ingenua
passione
di
cui
è
capace
il
mio
cuore
.
Era
la
fame
?
io
non
lo
so
.
È
un
fatto
che
se
io
fossi
stato
costretto
a
non
vedere
più
una
donna
,
ne
sarei
morto
di
desiderio
.
Come
esplica
Ella
questa
sentimentalità
?
(
6
)
7
gennaio
1903
.
Ella
ha
perfettamente
indovinato
il
mio
carattere
:
io
sono
d
'
un
temperamento
nervosissimo
,
eccitabile
fino
all
'
eccesso
;
capace
di
piangere
(
io
che
sono
ateo
)
dentro
una
chiesa
,
di
tremare
al
suono
d
'
una
musica
,
d
'
avere
illusioni
e
allucinazioni
.
La
mia
calligrafia
,
s
'
ella
ha
qualche
cognizione
grafologica
,
le
confermerà
quanto
le
ho
detto
.
Di
qui
-
come
Ella
ha
bene
osservato
-
-
quell
'
iperbolico
fascino
femmineo
che
sorse
in
un
momento
in
cui
una
sofferenza
fisica
lungamente
prolungata
metteva
il
mio
organismo
in
uno
stato
anormale
.
Del
resto
,
anche
ora
,
la
donna
,
per
me
,
nuota
dentro
un
infinito
d
'
idealità
da
cui
malamente
posso
togliere
il
mio
spirito
.
E
pure
dalla
donna
non
ho
avuto
che
amarezze
.
lo
amo
teneramente
la
mia
Mimì
,
ella
pure
mi
ama
.
Ma
la
sua
bocca
spesso
è
bugiarda
...
Non
so
perché
.
Il
bisogno
d
'
amare
è
innato
in
me
;
bisogno
strano
,
amaro
,
infelice
.
Una
donna
non
mi
farà
mai
contento
.
Siccome
io
l
'
amo
secondo
i
suoi
meriti
e
sento
l
'
amoroso
dovere
di
ricompensarla
in
più
,
quanto
più
ella
accresce
il
suo
affetto
tanto
più
io
accresco
il
mio
,
già
superiore
,
e
quindi
avrò
sempre
quel
senso
di
dispiacere
che
proviamo
quando
si
crede
di
non
essere
amati
bastantemente
.
Questo
è
il
mio
supplizio
di
Tantalo
...
È
inutile
che
cerchi
guarire
i
miei
nervi
con
bagni
di
letture
filosofiche
,
non
sarò
mai
capace
ché
la
mia
volontà
in
ciò
è
fiacca
.
Vede
Ella
che
dubitava
della
mia
sincerità
,
io
le
apro
lealmente
il
mio
cuore
e
le
ho
proposto
anche
di
discutere
su
questo
male
che
è
comune
a
noi
uomini
e
che
affligge
me
con
più
forza
.
A
un
certo
punto
della
sua
lettera
-
dopo
il
consiglio
d
'
invecchiare
-
c
'
è
questa
domanda
:
"
Il
suo
dialogo
con
l
'
impiegato
postale
,
me
lo
ha
dato
per
saggio
delle
sue
qualità
drammatiche
?
"
.
Questa
è
stata
una
freccia
scoccata
con
molta
maestria
,
ma
non
a
proposito
,
poiché
non
feci
che
trascrivere
quello
che
realmente
mi
accadde
la
prima
volta
che
usai
del
nome
di
Bernardo
...
Ella
,
lo
so
,
sarebbe
curiosa
di
conoscere
fino
a
qual
grado
può
spingersi
la
mia
abilità
,
ma
io
le
giuro
che
terrò
sempre
velato
il
mio
sapere
e
nascosti
quei
pochi
(
o
molti
)
criteri
d
'
arte
che
posseggo
.
Per
carità
,
non
mi
giudichi
dalle
lettere
che
io
le
mando
!
Se
comincio
ad
analizzare
tutti
i
periodi
è
difficile
che
non
trovi
in
ognuno
almeno
una
dissonanza
di
rettorica
.
Questo
non
lo
faccio
per
irriverenza
a
Lei
,
ma
le
dico
che
quando
scrivo
una
lettera
non
mi
curo
punto
né
poco
di
quello
che
la
punta
metallica
va
segnando
su
la
carta
:
è
un
'
altra
abitudine
che
io
della
nuova
bohème
non
mi
curo
di
perdere
.
Rilegge
Ella
le
lettere
che
mi
manda
?
Io
no
.
Se
sapesse
nella
mia
vita
piena
di
avventure
curiose
quante
viole
potrei
cogliere
per
profumare
la
mia
prosa
!
Ora
non
lo
faccio
,
ma
lo
farò
in
seguito
,
quando
i
miei
criteri
in
proposito
saranno
più
definiti
.
Veda
,
io
sono
socialista
ma
il
mio
socialismo
non
è
conforme
a
quello
dei
miei
compagni
...
Così
in
tutte
le
cose
per
una
originalità
della
quale
alcune
volte
mi
dolgo
,
perché
agli
occhi
degli
uomini
che
mi
giudicano
non
posso
mostrare
chiaramente
quello
che
valgo
.
Insomma
,
a
diciannove
anni
che
si
può
fare
?
Io
non
so
,
o
Annalena
,
quanti
ne
abbia
Ella
;
certo
dev
'
essere
più
vecchia
di
me
.
Vero
?
Quando
mi
risponde
,
mi
parli
un
po
'
del
bisogno
d
'
amare
che
sente
lei
,
perché
io
non
voglio
fare
la
parte
di
un
libro
aperto
:
voglio
leggere
anch
'
io
.
Non
è
giusta
?
....
.
ora
non
mi
faccio
indirizzare
le
lettere
a
casa
da
alcuno
,
non
avendo
domicilio
fisso
;
ma
vagolando
ora
in
questo
albergo
,
poi
in
quella
casa
,
ora
a
Siena
,
ora
in
un
altra
città
.
Ricevette
due
cartoline
da
Firenze
?
11
gennaio
1903
.
Ella
ha
finito
per
conoscermi
...
Ma
perché
non
faccia
dipendere
la
gamma
scapigliata
dei
miei
sentimenti
dalla
sola
costituzione
del
mio
temperamento
le
dirò
brevemente
come
io
vivo
.
Vivo
da
gran
signore
:
da
un
certo
tempo
sono
fuori
di
famiglia
,
padrone
di
prendermi
tutti
quei
spassi
e
godimenti
che
la
miseria
concede
ad
un
giovane
.
Per
ora
sto
a
Siena
,
ma
da
un
giorno
all
'
altro
non
so
dove
andrò
.
Per
esempio
,
un
mio
amico
e
compagno
di
fede
e
di
abitudini
,
un
socialista
,
mi
ha
proposto
una
gita
di
propaganda
nell
'
Umbria
e
nel
Monferrato
,
nel
paradiso
e
nell
'
inferno
...
Lo
farò
?
Io
non
lo
so
.
-
Certo
,
per
ora
non
ho
altri
orizzonti
!
Il
mio
temperamento
vorrebbe
che
non
lo
esponessi
alle
emozioni
della
folla
e
ai
disagi
d
'
una
peregrinazione
,
compiuta
in
paesi
e
villaggi
dove
l
'
imprevisto
e
le
dure
necessità
materiali
a
cui
dovrei
sottoporlo
finirebbero
di
acutizzargli
quella
sensibilità
patologica
che
ora
di
tratto
in
tratto
a
lui
fa
capo
.
Quindi
,
con
assai
facilità
,
preferirò
rimanere
nell
'
ombra
,
in
compagnia
segreta
dei
miei
sogni
,
pago
se
qualche
anima
come
quella
di
Annalena
gentile
non
mi
dimenticherà
.
La
mia
Mimiì
La
donna
che
mi
ama
non
mi
piace
tanto
quanto
quella
che
scorgo
di
lontano
soffusa
dietro
il
velame
desiderato
dello
ignoto
.
Ed
ella
che
conosce
ormai
queste
fughe
di
tenui
faville
,
spente
nel
loro
diffondersi
per
uno
sforzo
di
volontà
negativa
,
potrà
comprendere
perché
a
volte
io
mi
soffermi
,
incerto
su
la
soglia
di
un
'
idea
e
poi
ripieghi
di
tutto
tediato
e
di
me
stesso
.
Sì
,
spesso
avviene
che
io
mi
contraddica
e
non
trovi
la
forza
di
una
decisione
;
e
così
mi
lascio
andare
in
labirinti
oziosi
(
F
)
e
non
invoco
mai
il
filo
d
'
una
Arianna
...
Ella
,
buona
,
mi
dice
:
"
Bisognerebbe
che
ella
s
'
esercitasse
all
'
esercizio
del
volere
"
.
Come
devo
fare
?
Senta
,
le
porto
un
esempio
recente
:
ieri
sera
verso
le
dieci
,
quando
ero
già
andato
a
letto
(
in
un
letto
patriarcale
dove
dorme
anche
quell
'
amico
di
cui
le
ho
parlato
)
non
so
come
mai
entrammo
a
parlare
di
spiritismo
,
di
superstizioni
,
di
terrore
e
di
arte
del
terrore
,
ripensando
alle
novelle
del
Poe
.
Fatto
sta
,
a
forza
di
raccontarci
vicendevolmente
certi
fenomeni
e
certe
leggende
eravamo
entrati
in
uno
stato
suggestivo
tremendo
.
Bastava
che
il
canterano
scricchiolasse
perché
il
mio
cervello
udisse
il
digrignare
maligno
d
'
uno
di
quei
spiriti
che
la
mia
fantasia
aveva
creato
...
Avevo
la
pelle
d
'
oca
!
!
Il
mio
amico
,
del
pari
,
era
invaso
dalla
paura
del
terrore
e
la
sua
voce
,
quasi
attraversata
da
un
insolito
brivido
,
mi
faceva
fremere
.
...
Nel
buio
percepivo
dei
fiocchi
fosforescenti
,
ondeggianti
,
prima
piccoli
,
poi
grandi
,
prima
stretti
,
poi
lunghi
,
della
lunghezza
meravigliosa
d
'
uno
spettro
.
Chiudevo
gli
occhi
e
allora
vedevo
dei
limoni
tagliati
,
poi
un
teschio
d
'
oro
,
poi
una
corona
di
lauro
verde
e
rossa
,
una
grande
bandiera
nerastra
,
dei
punti
turchini
,
dei
fiocchi
,
delle
donne
,
degli
occhi
,
dei
gatti
,
dei
mostri
,
una
statua
greca
,
una
girandola
vaporosa
,
una
luce
lontana
,
un
panno
,
un
orecchio
...
Ed
il
cervello
mi
doleva
sotto
la
fronte
fredda
.
Il
racconto
d
'
una
novella
del
Poe
(
Cuore
rivelatore
)
mi
aveva
stravolto
.
Poi
lentamente
mi
assopii
,
scorgendo
sempre
dinanzi
agli
occhi
delle
luci
sanguigne
.
La
notte
l
'
ho
passata
in
sogni
straordinari
,
ma
sconnessi
.
C
'
era
un
'
enorme
girandola
che
parlava
,
una
luna
che
rideva
,
un
uomo
che
mi
tirava
i
sassi
,
il
rombo
misurato
di
una
cascata
.
Stamani
,
naturalmente
,
ho
rifatto
a
mente
tutta
la
via
della
sera
e
senza
un
evidente
legame
di
continuità
,
ho
pensato
alla
mia
Mimì
,
ma
in
un
modo
cattivo
.
L
'
ho
trovata
piena
di
difetti
morali
,
bugiarda
sopratutto
.
E
l
'
idea
della
menzogna
in
quella
bocca
tante
volte
baciata
,
mi
travolgeva
in
un
dolore
muto
,
indicibile
.
Ma
stamani
avrei
dovuto
rimeditare
su
l
'
"
Agamennone
"
di
Eschilo
...
Come
potevo
farlo
?
Ho
interrotta
la
lettera
per
guardare
il
cielo
.
Un
cielo
pieno
di
splendori
metallici
su
le
colline
soffuse
di
polvere
d
'
oro
.
Ma
come
-
Ella
dirà
-
come
ha
fatto
questo
ciarlatano
a
guardare
un
cielo
pieno
di
splendori
metallici
,
se
tutto
il
giorno
è
stato
nuvolo
e
la
sera
ha
piovuto
?
È
vero
,
ma
io
l
'
ho
guardato
con
gli
occhi
della
mia
mente
,
avendomi
ricordato
un
libro
di
Zola
che
ho
visto
sopra
il
tavolino
,
la
descrizione
di
uno
splendido
tramonto
primaverile
.
Se
fossi
stato
in
una
conversazione
che
non
mi
avesse
dato
tanto
interesse
,
io
avrei
cessato
di
parlare
o
di
ascoltare
per
risentire
dentro
di
me
tutta
quanta
la
bellezza
di
quella
descrizione
o
di
un
'
altra
a
seconda
del
caso
.
E
siccome
dopo
la
domanda
che
le
avevo
rivolta
,
sono
stato
un
momento
con
l
'
attenzione
sospesa
attendendo
qualche
idea
,
mi
è
capitato
invece
di
rivedere
una
cosa
che
senza
dubbio
non
m
'
aspettavo
e
che
c
'
entrava
(
per
dirla
alla
senese
)
come
il
cavolo
a
merenda
.
Ecco
anche
perché
,
scrivendo
o
parlando
,
io
mi
perdo
e
non
tratto
profondamente
il
soggetto
preso
in
esame
.
Così
,
fuori
,
anche
se
in
compagnia
,
mi
avviene
di
cadere
in
un
buio
completo
e
allora
faccio
dei
calcoli
aritmetici
mentalmente
...
Sono
sempre
i
soliti
.
O
rileggo
per
tre
o
nove
volte
di
seguito
l
'
insegna
d
'
una
bottega
o
il
nome
di
una
strada
o
compio
qualche
atto
-
preferibilmente
con
le
dita
o
con
la
bocca
-
per
tre
o
nove
volte
,
sforzandomi
di
essere
esatto
per
paura
...
di
che
?
Non
saprei
.
È
un
fenomeno
curioso
che
un
ateo
abbia
certe
debolezze
superstiziose
,
non
è
vero
?
Se
noi
continueremo
a
stare
in
corrispondenza
,
come
ardentemente
desidero
,
ne
ascolterà
delle
curiose
.
Oh
,
come
gli
uomini
sono
pieni
di
cose
ridicole
!
Altri
si
vergognerebbero
a
fare
certe
confessioni
,
perché
-
come
dice
il
Rousseau
-
l
'
uomo
è
più
proclive
a
farsi
stimare
per
mezzi
di
violenza
che
di
sincerità
.
Ed
ora
,
Annalena
,
ora
che
tutte
le
piaghe
della
mia
anima
cominciano
ad
aprirsi
sotto
il
suo
occhio
indagatore
,
non
mi
sia
avara
del
suo
consiglio
benefico
.
Certo
,
se
Ella
vuole
,
può
farmi
del
bene
.
Quando
vuole
che
cominciamo
a
fare
un
'
escursione
artistica
per
le
nostre
chiese
?
Dobbiamo
da
prima
trattare
il
soggetto
promesso
,
ossia
del
bisogno
d
'
essere
amati
?
Come
crede
.
Scriva
presto
.
14
gennaio
1903
.
I
due
anni
che
Ella
ha
sopra
i
miei
,
le
danno
il
diritto
di
consigliarmi
come
una
buona
mammina
?
La
maggiore
età
poco
;
ma
la
saggezza
,
di
cui
mostra
avere
un
largo
senso
,
si
.
Io
gliene
sono
grato
.
Potrà
Ella
influire
tanto
su
me
,
da
migliorarmi
?
Lo
desidero
e
non
lo
spero
,
conoscendo
troppo
bene
la
natura
disgraziata
del
mio
carattere
.
S
'
immagini
di
vedermi
in
una
selva
,
solo
,
a
'
piedi
di
tronchi
smisurati
;
e
di
lontano
io
oda
avvicinarsi
il
latrato
d
'
infiniti
cani
e
io
fugga
,
e
la
paura
mi
faccia
correre
e
urlare
come
un
dannato
nella
selva
delle
arpie
;
ad
un
tratto
,
mi
sembra
che
una
voce
mi
chiami
,
una
voce
melodiosa
in
quell
'
inferno
di
suoni
bestiali
;
io
rispondo
con
un
grido
e
mi
soffermo
ansando
,
girando
gli
occhi
smarriti
...
la
voce
mi
chiama
,
io
singhiozzo
-
i
cani
sbucano
,
gli
occhi
sanguigni
-
io
caccio
un
urlo
di
terrore
e
corro
,
corro
mentre
la
voce
si
spegne
e
gli
animali
sono
alle
mie
calcagna
.
Que
'
cani
li
infuria
il
Destino
,
e
il
suo
ghigno
cattivo
è
in
ogni
persona
e
in
ogni
cosa
.
Ma
la
selva
finisce
,
i
cani
son
quieti
:
io
ho
finito
di
correre
e
di
vivere
all
'
aprirsi
della
luce
.
Muoio
così
,
senza
un
riso
di
donna
,
senza
una
carezza
di
fiore
.
Negli
ultimi
lampi
di
vita
,
ho
gli
occhi
pieni
di
fantasmi
orribili
e
l
'
orizzonte
me
ne
sembra
oscurato
.
Molti
anni
dopo
due
pastorelli
inciampano
nelle
mie
ossa
terrose
.
Uno
di
essi
dice
:
-
Questo
scheletro
è
di
un
uomo
?
Risponde
l
'
altro
:
-
Poco
me
ne
interessa
.
Ma
tu
perché
lo
guardi
e
ti
commuovi
?
-
Chi
sa
?
Queste
mani
mi
possono
aver
toccato
.
-
Sciocco
!
Vendiamo
la
sua
testa
;
guadagneremo
qualche
cosa
...
Piangi
?
-
I
suoi
occhi
mi
hanno
guardato
.
-
Ma
gli
occhi
non
ci
sono
più
.
-
Non
li
vedi
?
-
Io
non
vaneggio
.
-
Non
li
vedi
?
Avvicinati
.
-
È
vero
.
-
Ti
sembrano
umani
?
-
Oh
,
oh
,
come
guardano
.
-
Copriamoli
col
fango
.
-
Guardano
sempre
.
Mi
fanno
paura
.
-
Ora
sono
neri
,
ma
sembra
che
uno
splendore
rosso
li
attraversi
.
-
Si
fanno
più
grandi
.
-
Dio
!
-
Fuggiamo
!
-
Sotterriamoli
.
-
Sono
gli
occhi
del
diavolo
.
-
Si
,
si
,
di
lui
.
-
Dio
!
Dio
!
E
i
due
pastorelli
fuggono
.
Gli
occhi
erano
quelli
del
mio
destino
.
Che
le
pare
?
Potrò
un
giorno
divenire
com
'
Ella
mi
consiglia
?
Mai
,
mai
...
Pensando
alla
mia
vita
,
al
mio
avvenire
,
non
posso
mai
separare
il
reale
dall
'
immaginario
o
dal
fantastico
.
Ho
nel
cervello
un
vulcanetto
che
non
si
stanca
mai
e
le
sue
ceneri
e
le
sue
fiamme
si
diffondono
per
tutta
la
mia
anima
in
un
turbinìo
che
acceca
e
abbaglia
.
Del
resto
,
dato
il
mio
temperamento
,
non
potrei
esercitare
alcuna
di
quelle
professioni
in
cui
la
normalità
degli
individui
si
cristallizza
.
Se
facessi
l
'
avvocato
farei
a
pugni
con
tutti
i
presidenti
,
giurati
,
ecc
.
Se
facessi
il
professore
strozzerei
qualche
alunno
.
Il
medico
?
Non
me
ne
parli
manco
.
Quindi
se
sarò
capace
di
esplicare
la
mia
intelligenza
nell
'
arte
,
la
mia
vita
troverà
il
suo
senso
.
Altrimenti
l
'
unica
volontà
che
mi
farà
una
volta
decidere
sarà
quella
della
morte
.
Non
si
spaventi
!
Sarà
una
morte
da
vero
stoico
!
Prima
di
parlare
del
bisogno
d
'
essere
amati
voglio
fare
un
'
osservazione
circa
i
libri
che
Ella
mi
ha
suggeriti
;
poi
...
se
ci
sarà
carta
,
parlerò
del
mio
socialismo
.
Non
conosco
il
libro
di
Ippolito
Nievo
perché
non
ho
mai
avuto
i
danari
per
comprarlo
e
alcuno
dei
miei
amici
ce
l
'
ha
.
Non
sono
d
'
accordo
con
lei
di
porre
i
"
Promessi
Sposi
"
a
corona
della
letteratura
italiana
perché
in
quel
libro
,
all
'
infuori
della
prosa
scritta
bene
,
non
ci
trovo
niente
.
Ho
letto
il
principio
dei
Ricordi
,
ma
cessai
subito
perché
non
mi
davano
nessuna
impressione
di
bellezza
artistica
-
quindi
...
nel
cestino
.
Ella
ha
detto
che
il
Sogno
e
le
novelle
del
Poe
dilettano
ma
riescono
per
un
temperamento
fantastico
un
incentivo
dannoso
.
Niente
di
vero
.
Possono
dilettare
soltanto
quelle
persone
che
li
leggono
così
per
passatempo
;
senza
alcun
interesse
intellettuale
.
Ma
per
chi
ha
un
fine
artistico
,
non
è
così
.
Inoltre
,
invece
che
dannosi
,
quei
libri
sono
utilissimi
a
un
temperamento
fantastico
che
voglia
speculare
.
Le
conosce
le
novelle
del
Poe
?
Se
non
le
conosce
le
compri
,
che
avrei
piacere
di
esaminarle
insieme
.
Per
esempio
,
prendo
il
racconto
intitolato
Il
ritratto
ovale
.
Si
tratta
di
un
pittore
che
dipingendo
una
donna
,
mano
mano
che
compie
il
lavoro
sottrae
i
colori
dalla
carne
della
modella
e
li
stempera
sul
ritratto
;
poi
quando
ha
finito
vi
trasfonde
anche
l
'
anima
della
giovane
.
Pare
il
sogno
di
un
pazzo
e
forse
lo
è
.
Ma
quanta
bellezza
in
quell
'
idea
!
Che
m
'
importa
se
il
Poe
era
un
alcoolico
,
se
quel
pittore
è
un
fantasma
sorto
tra
i
fumi
del
vino
,
e
se
quella
donna
è
impossibile
?
Quando
l
'
artista
,
contemplando
il
suo
quadro
ormai
penosamente
finito
,
grida
con
voce
possente
:
"
Da
vero
che
è
la
vita
istessa
"
non
è
questa
voce
l
'
allegoria
che
glorifica
l
'
arte
nell
'
amore
?
o
l
'
amore
nell
'
arte
?
E
quando
si
rivolge
bruscamente
per
guardare
la
sua
amata
e
la
sua
amata
è
morta
,
non
è
forse
lì
scolpito
il
sacrificio
umano
a
un
ideale
?
Poe
è
sublime
.
Oh
,
sì
,
altro
che
Manzoni
col
suo
classicismo
camuffato
da
romantico
!
E
quei
racconti
mi
colpiscono
tanto
più
quando
penso
al
temperamento
diabolico
del
loro
autore
.
Che
forza
!
Quando
egli
con
lo
stomaco
pieno
di
vino
,
di
zozza
,
e
la
bocca
fetente
di
cicche
masticate
chinava
la
testa
sul
marmo
lurido
di
un
tavolino
,
dentro
una
bettolaccia
,
la
sua
anima
diveniva
meravigliosa
.
Dentro
a
quel
cranio
ributtante
c
'
era
un
sole
.
Un
sole
da
tempesta
che
apriva
le
nuvolaglie
degli
istinti
immondi
e
cacciava
a
stormi
gli
uccellacci
delle
idee
nere
dentro
il
Maelstrom
.
Edgardo
teneva
a
memoria
quello
che
in
quel
momento
vedeva
.
Erano
abissi
inarrivabili
,
tramonti
di
sangue
,
lame
di
coltello
,
profili
soavi
di
donna
.
Sì
,
il
Poe
,
dopo
il
sommo
poeta
inglese
,
è
quello
che
di
più
ha
ingrandito
la
compagna
dell
'
uomo
.
Le
donne
del
Poe
sono
tutte
straordinariamente
affascinanti
per
quel
contenuto
che
hanno
,
fin
dentro
le
ossa
,
d
'
inverosimile
.
In
quanto
allo
Zola
,
mi
limito
al
Sogno
,
riuscendomi
qui
sul
tamburo
troppo
difficile
anche
uno
sguardo
rapido
a
tutta
l
'
opera
sua
poderosa
.
Il
Sogno
è
un
libro
mistico
.
La
fanciulla
che
sogna
un
principe
a
sposo
e
tanto
oro
che
abbaglia
i
suoi
occhi
,
è
il
Desiderio
di
una
ragazza
ingenua
.
In
ogni
pagina
di
quel
libro
c
'
è
una
frase
che
vorrei
sapere
a
memoria
.
Anche
questo
,
se
non
l
'
ha
letto
,
lo
legga
.
Il
mio
socialismo
?
Io
seguo
la
teoria
rivoluzionaria
del
Ferri
;
ma
vi
sono
giunto
non
per
via
scientifica
(
come
sarebbe
meglio
)
ma
per
via
sentimentale
:
ossia
naturalmente
mi
sento
portato
alla
ribellione
aperta
,
magari
violenta
.
Nei
momenti
di
eccitazione
mi
balenano
imagini
criminose
d
'
anarchico
.
Odio
i
potenti
,
i
preti
e
i
soldati
.
È
un
odio
implacabile
che
morirà
con
me
.
Dopo
che
ho
letti
i
suoi
libri
ho
sempre
amato
idealmente
il
Ferri
,
e
quando
vi
potetti
conversare
mi
parve
un
sogno
nella
realtà
.
Del
resto
per
farsi
un
'
idea
chiara
di
quello
che
è
il
socialismo
non
basta
dirlo
così
in
una
lettera
,
Bisogna
leggere
molti
libri
e
molto
...
indigesti
.
Leggerebbe
Ella
La
teoria
materialistica
del
Marx
,
L
'
origine
della
famiglia
dell
'
Engels
,
Socialismo
e
scienza
positiva
del
Ferri
,
ecc
.
ecc
.
?
(
G
)
.
Se
vuole
gliene
posso
fare
dei
riassunti
.
Quando
riscriverà
,
cominci
Ella
a
parlare
del
bisogno
di
essere
amati
.
Io
non
ne
ho
avuto
...
la
carta
bastante
!
E
poi
mi
dica
sinceramente
una
cosa
,
che
è
questa
:
dei
tre
suoi
corrispondenti
quale
posto
occupo
io
?
Lo
dica
francamente
.
Se
occupo
l
'
ultimo
non
le
scriverò
più
perché
mi
riuscirebbe
spiacevole
non
essere
io
il
migliore
degli
altri
.
Me
lo
dica
senza
riguardi
.
Veda
,
io
non
nascondo
né
meno
le
mie
ambizioncelle
!
17
gennaio
1903
.
Ecco
quello
che
ci
vuole
ad
urtare
i
nervi
ad
una
donna
!
Ella
spende
quasi
tre
pagine
per
dirmi
...
quello
che
io
non
le
avevo
chiesto
.
Se
ora
volessi
abusare
della
mia
abilità
di
polemista
potrei
metterla
in
sacco
e
dirgliene
tante
da
farla
arrossire
,
ma
siccome
la
nostra
amicizia
non
mi
concede
il
diritto
di
tanta
confidenza
l
'
avverto
soltanto
che
un
'
altra
volta
non
le
porterò
alcun
rispetto
.
Donna
avvisata
è
...
quasi
salvata
.
Che
poi
non
ci
troveremo
d
'
accordo
nella
questione
politica
è
un
fatto
anche
da
me
preveduto
.
Il
mio
temperamento
ribelle
è
naturalmente
violento
e
la
violenza
mi
piace
quando
sia
esplicata
contro
un
ordine
sociale
o
politico
o
morale
che
è
il
resultato
di
una
umanità
degenerata
.
La
nostra
società
è
un
letamaio
:
i
ricchi
sono
i
funghi
che
essa
ha
prodotto
.
La
nostra
politica
è
una
sopraffazione
,
la
nostra
religione
(
errore
psicologico
in
principio
)
è
divenuta
un
'
ipocrisia
indecente
;
la
nostra
morale
è
stupida
.
Io
sono
socialista
perché
credo
unico
il
partito
socialista
efficace
a
combattere
e
migliorare
moralmente
ed
economicamente
;
quindi
io
faccio
della
propaganda
socialista
convinto
del
suo
contenuto
ideale
e
pratico
,
pieno
di
verità
incontrastabile
,
espressione
esatta
d
'
una
plebe
oppressa
,
sofferente
,
ma
buona
ed
ardita
.
Ma
io
non
ho
l
'
anima
socialista
;
io
sono
anarchico
e
lo
sono
divenuto
senza
volerlo
né
senza
averne
contezza
.
Non
faccio
della
propaganda
anarchica
-
ma
milito
invece
in
un
partito
sostanzialmente
differente
-
perché
gli
effetti
della
propaganda
anarchica
sono
inefficaci
e
perché
inevitabilmente
generano
esplosioni
di
forme
delinquenti
e
mattoidi
.
Ravachol
,
Pini
sono
esseri
schifosi
,
mi
ripugnano
;
ma
non
mi
impediscono
di
sentirmi
nel
fondo
dell
'
anima
l
'
aculeo
dell
'
anarchia
che
fa
sanguinare
.
Vorrei
che
l
'
idea
anarchica
fosse
posseduta
da
individui
sani
,
intelligenti
:
Ottavio
Mirbeau
è
un
anarchico
bellissimo
.
Perché
Ella
sentisse
a
un
tratto
l
'
indignazione
dolorosa
che
produce
la
sofferenza
della
miseria
che
urla
e
geme
nei
fondamenti
luridi
dei
palazzi
signorili
,
bisognerebbe
che
per
un
momento
dimenticasse
la
sua
pace
e
la
sua
tranquillità
,
il
suo
adattamento
alle
necessità
che
la
inseguono
,
ed
entrasse
con
me
nell
'
anima
di
chi
spasima
e
maledice
quotidianamente
,
di
chi
è
corrotto
nella
prostituzione
,
di
chi
gavazza
nell
'
aberrazione
turpe
della
delinquenza
.
Ma
Ella
non
vuole
sporcare
le
scarpette
di
coppale
su
tanto
fango
...
quindi
il
mondo
del
dolore
le
rimarrà
sempre
ignoto
.
Pertanto
io
le
do
una
definizione
rigorosamente
scientifica
del
socialismo
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Senza
offenderla
io
penso
che
questa
definizione
le
rimarrà
un
po
'
ostica
e
bisognevole
di
commento
.
Sono
disposto
a
farcelo
quando
Ella
me
lo
dica
.
Adesso
,
scommetto
che
dopo
aver
lette
queste
quattro
pagine
,
Ella
mi
vuole
...
un
altro
Rodolfo
;
non
è
vero
?
Mai
mi
ero
fatto
conoscere
nell
'
aspetto
politico
,
e
insolita
le
sarà
la
mia
intonazione
,
tutt
'
altro
che
serena
,
ma
aspramente
violenta
,
e
diretta
a
demolire
,
senza
scrupolo
alcuno
,
tutto
quello
che
la
gran
massa
dell
'
umanità
oggi
tiene
gelosamente
come
suo
patrimonio
morale
.
Del
resto
,
giudicando
sotto
questo
punto
di
vista
,
ella
non
ha
un
artista
né
un
sognatore
,
ma
un
politicante
che
nell
'
agone
delle
sue
lotte
è
deciso
di
battere
qualsiasi
avversario
.
È
così
.
Per
ora
le
mie
convinzioni
politiche
(
che
per
me
sono
subordinate
alle
mie
speciali
vedute
morali
)
sono
incrollabili
.
Forse
con
il
tempo
potrei
modificarmi
senza
avvedermene
,
come
m
'
è
avvenuto
di
dovermi
conoscere
anarchico
senza
averlo
mai
pensato
.
Ma
di
politica
non
parliamone
più
.
A
volte
,
scrivendole
,
mi
sono
immaginato
una
donna
dai
capelli
biondi
oscuri
,
dagli
occhi
celesti
,
dalla
fronte
pensosa
,
dal
sorriso
gentile
,
alta
,
snella
,
ma
di
un
insieme
quasi
brutto
(
7
)
.
Senza
che
Ella
mi
renda
pan
per
focaccia
le
dico
preventivamente
da
me
,
il
mio
aspetto
fisico
:
capelli
lunghi
e
anellati
,
biondi
con
chiazza
d
'
oro
;
fronte
alta
e
spaziosa
con
due
rughe
;
occhi
color
d
'
acciaio
turchiniccio
e
vivaci
,
aspetto
non
florido
,
quasi
sempre
pallido
,
bocca
da
violento
;
camminatura
da
epilettico
;
parlata
franca
,
ma
nervosa
(
a
volte
stentata
)
;
agito
le
mani
in
mimica
a
seconda
il
significato
delle
parole
(
di
bontà
,
di
irritazione
,
di
paura
)
,
guardo
in
viso
quasi
tutte
le
persone
.
E
basta
.
Oggi
le
propongo
un
tema
che
credo
essere
originale
perché
non
m
'
è
occorso
di
trovarlo
in
alcun
libro
e
perché
m
'
è
sorto
spontaneamente
senza
una
derivazione
.
Eccolo
:
se
l
'
uomo
deve
subordinare
la
sua
felicità
alla
sua
moralità
,
quando
quella
fosse
in
contrasto
con
questa
.
Per
felicità
(
tanto
per
intenderci
subito
nel
significato
dei
termini
)
intendo
un
godimento
illimitato
fisico
,
morale
,
intellettuale
,
e
per
moralità
intendo
certi
confini
stabiliti
convenzionalmente
,
al
di
fuori
dei
quali
un
uomo
perderebbe
la
sua
integrazione
di
onestà
.
Per
onestà
intendo
tutto
quello
che
è
fatto
per
utile
proprio
senza
danneggiare
altrui
,
oppure
tutto
ciò
che
si
fa
nei
giusti
limiti
dei
rapporti
amorevoli
.
Per
rapporti
amorevoli
intendo
quelli
derivati
dalla
pratica
della
massima
biblica
:
"
Non
fare
agli
altri
quello
che
non
vorresti
fatto
a
te
"
.
Premesso
ciò
,
si
tratta
di
stabilire
se
l
'
uomo
deve
avere
per
scopo
supremo
il
raggiungimento
della
propria
felicità
,
qualunque
poi
siano
le
conseguenze
naturali
dello
stato
di
questa
felicità
;
oppure
se
l
'
uomo
,
prefissosi
costantemente
di
essere
morale
,
sacrifichi
il
raggiungimento
di
quello
stato
felice
al
compimento
dei
propri
doveri
(
H
)
.
Ma
,
intendiamoci
bene
.
Non
si
tratta
di
sacrificare
il
dovere
occasionale
per
il
godimento
effimero
d
'
una
particella
di
felicità
,
ma
io
intendo
parlare
del
sistema
sociale
a
cui
gli
uomini
possono
giungere
per
via
di
processi
psicologici
dipendenti
o
da
cause
economiche
o
da
fenomeni
fisici
.
Nella
società
attuale
mi
pare
che
non
si
miri
né
al
raggiungimento
della
felicità
né
al
compimento
d
'
una
morale
.
La
nostra
società
,
essendo
organizzata
con
criterii
essenzialmente
di
egoismo
economico
perde
di
vista
il
mondo
morale
ed
anche
il
mondo
intellettuale
,
poiché
presentemente
non
conta
chi
è
ma
conta
chi
ha
.
Quindi
deriva
che
ognuno
cerca
di
accumulare
quella
maggior
copia
di
energie
economiche
perché
quasi
solamente
da
quelle
dipende
il
suo
sviluppo
e
il
suo
evolversi
morale
e
intellettuale
.
Da
ciò
ne
deriva
che
la
mia
tesi
è
un
'
ipotesi
astratta
prodotta
da
uno
stato
di
ideazione
,
prodotto
alla
sua
volta
o
da
una
impressione
estetica
o
da
un
sentimento
di
dolore
o
di
piacere
.
Ma
questo
per
noi
non
vuol
dir
nulla
.
Possiamo
stabilire
ugualmente
una
discussione
in
questo
campo
immaginario
,
sottoponendolo
alle
leggi
fondamentali
della
logica
.
E
...
tanto
per
cominciare
,
enuncio
la
mia
opinione
,
che
è
questa
:
l
'
uomo
,
siccome
dovrebbe
trovare
la
felicità
nel
compimento
del
proprio
dovere
,
deve
subordinare
all
'
ordine
morale
il
sentimento
del
proprio
egoismo
.
Quest
'
opinione
se
volessi
sostenerla
in
pubblico
farebbe
ridere
.
Alcuno
si
immaginerebbe
per
quale
processo
psicologico
io
sia
pervenuto
a
questo
paradosso
,
e
per
questo
motivo
poi
me
lo
tenessi
caro
,
quando
d
'
intorno
a
me
non
avrei
che
a
ritrovare
esempi
d
'
opinione
che
mi
smentiscono
.
Ma
...
io
me
ne
curo
poco
.
Intanto
però
,
prima
di
tenermela
per
inoppugnabile
,
la
sottopongo
alla
disamina
di
Lei
che
per
me
può
rappresentare
l
'
espressione
di
una
critica
intelligente
.
Oggi
avviene
tutto
l
'
opposto
di
quello
su
cui
ho
basato
il
mio
paradosso
,
non
c
'
è
bisogno
che
glielo
dimostri
perché
certamenle
Ella
lo
deve
sentire
e
riconoscere
più
di
me
.
Prima
di
ragionare
attorno
ai
fatti
pratici
aspetto
che
Ella
mi
dica
come
la
pensa
(
8
)
.
Ma
scusi
la
maniera
disordinata
della
presente
che
ho
scritta
in
momenti
piuttosto
...
difficili
per
me
.
Facilmente
le
annunzio
che
me
ne
anderò
da
Siena
,
per
stabilirmi
a
Firenze
.
Ancora
non
lo
posso
sapere
né
meno
io
.
In
ogni
modo
anche
di
là
(
se
vi
andrò
)
avrò
piacere
di
continuare
la
nostra
corrispondenza
.
Non
si
turbi
se
alcuna
volta
non
mi
riguardo
di
metter
fuori
pensieri
e
parole
che
la
potrebbero
urtare
nella
sua
suscettibilità
;
lo
faccio
liberamente
certo
di
trovare
in
Lei
una
buona
Annalena
,
che
comprende
tutto
il
mio
brutto
,
assai
brutto
retroscena
.
La
saluto
cordialmente
,
ringraziandola
de
'
buoni
consigli
dei
quali
forse
(
non
per
mia
colpa
)
non
potrò
mai
fare
uso
.
Il
destino
è
più
forte
di
me
e
di
Lei
.
26
gennaio
1903
.
Scriva
pure
.
La
precedente
mia
ebbe
un
ritardo
perché
la
tenni
due
o
tre
giorni
nelle
tasche
...
in
mancanza
di
francobollo
.
Miserie
della
bohème
!
29
gennaio
1903
.
Per
ciarlare
bene
di
tutte
le
cose
che
abbiamo
sfiorato
è
necessario
che
io
le
divida
con
ordine
e
ne
prenda
poi
una
per
una
...
Comincio
dal
mio
e
dal
suo
ritratto
.
Non
metto
in
dubbio
la
veridicità
della
sua
descrizione
,
ma
la
trovo
mancante
in
quella
parte
che
non
aveva
né
meno
la
mia
,
e
per
riparare
quella
lacuna
io
per
il
primo
lo
farò
adesso
.
Da
circa
due
mesi
ho
cambiate
le
mie
abitudini
.
Vado
a
letto
prima
delle
nove
e
non
mi
addormento
che
dopo
le
due
,
consumando
più
d
'
una
candela
a
leggere
opere
letterarie
straniere
.
La
mattina
mi
sveglio
alle
otto
e
leggo
fino
alle
undici
i
passi
che
più
mi
sono
piaciuti
durante
la
notte
.
Poi
mi
alzo
,
mi
lavo
,
faccio
un
po
'
di
ginnastica
e
alle
dodici
mangio
.
Alle
due
la
stanza
dove
sono
a
mangiare
è
piena
di
amici
che
sono
sempre
i
soliti
e
allora
se
l
'
albergatore
ha
acceso
il
caminetto
ci
mettiamo
a
parlare
,
cantare
,
discutere
,
lottare
lì
,
altrimenti
(
o
tempo
buono
o
tempo
cattivo
)
ce
ne
andiamo
fuori
di
qualche
Porta
,
spingendoci
dentro
i
campi
e
facendo
delle
camminate
che
durano
fino
alle
sette
della
sera
,
ora
in
cui
modestamente
ceno
.
La
mia
camera
fa
ribrezzo
.
Su
'
l
tavolino
sono
sparsi
alla
rinfusa
opuscoli
,
giornali
,
carta
da
scrivere
,
un
fazzoletto
...
poco
pulito
,
una
ciarpa
stracciata
;
in
terra
,
cicche
di
sigarette
,
carta
bruciata
ed
....
altro
;
su
'
l
canterano
c
'
è
uno
specchio
verde
...
che
non
specchia
;
e
,
infilata
nella
cornice
di
questo
,
una
cartolina
ill
:
che
è
una
caricatura
(
orrenda
)
del
maestro
Giordano
.
Sul
marmo
del
canterano
,
coperto
di
macchie
di
tutti
'
l
colori
,
stanno
sparsi
altri
giornali
,
una
spazzola
,
una
dozzina
di
colletti
,
un
bicchiere
sbocconcellato
,
una
ciarpa
di
seta
,
un
paio
di
forbici
(
che
hanno
servito
al
cuoco
dell
'
albergo
a
pulire
il
pesce
)
un
portasigarette
(
regalo
di
Mimì
)
;
su
'
l
comodino
una
bottiglia
d
'
acqua
,
un
candeliere
pieno
di
fitte
,
libri
d
'
ogni
genere
,
e
da
una
parte
,
pensato
con
un
certo
riguardo
,
un
libro
delle
poesie
di
Alfredo
De
Musset
che
è
il
mio
poeta
preferito
.
Poi
di
mio
non
c
'
è
altro
.
Oh
!
no
,
dicevo
una
bugia
!
Nel
cassettino
dello
specchio
ci
sono
due
bollette
(
sacre
per
me
)
del
Monte
Pio
;
una
è
di
un
orologio
,
l
'
altra
di
un
anello
e
di
una
medaglia
che
avevo
preso
alla
scuola
.
Ora
all
'
infuori
delle
lettere
che
ricevo
e
del
ritratto
di
Mimì
e
d
'
un
pacco
di
manoscritti
miei
,
non
c
'
è
proprio
altro
.
Dico
tutto
questo
con
grande
abbondanza
di
particolari
perché
Ella
mi
possa
conoscere
senza
sapere
chi
sono
.
Al
mio
ritratto
debbo
aggiungere
un
paio
di
baffetti
biondi
,
spuntati
precocemente
fino
dai
dodici
anni
.
La
mia
fisonomia
quindi
tradisce
la
mia
età
.
Porto
(
eternamente
)
un
cappello
e
un
cappotto
neri
;
rido
spesso
e
,
come
le
dissi
,
caccio
i
miei
occhi
in
viso
a
tutte
le
persone
che
mi
capita
di
notare
,
che
non
sono
poche
.
Una
volta
(
ai
bei
tempi
dell
'
abbondanza
)
portavo
i
capelli
pettinati
alla
Chopin
,
ma
ora
,
invece
,
li
lascio
crescere
come
vogliono
.
Un
'
altra
cosa
.
Anche
la
mia
fisonomia
è
dolce
e
la
mia
aria
ordinariamente
è
malinconica
;
e
se
anche
rido
spesso
il
mio
riso
si
spegne
in
una
naturale
e
severa
compostezza
di
linee
.
Le
dico
tutto
ciò
perché
anche
quando
mi
legge
Ella
,
possa
avere
un
'
impressione
più
definita
e
più
forte
del
mio
amico
Rodolfo
.
Per
questo
motivo
ho
cercato
d
'
avere
la
descrizione
del
suo
ritratto
.
Il
quale
(
Ella
era
sicura
del
mio
complimento
)
mi
piace
malgrado
delle
sue
reticenze
nel
dirmi
che
sa
di
non
essere
bella
.
Via
più
sincerità
!
Si
è
guardata
allo
specchio
prima
di
scrivermi
?
Del
resto
delle
bellezze
a
Siena
non
ce
ne
sono
,
o
almeno
gliele
posso
contare
su
le
dita
d
'
una
mano
...
Fra
quelle
può
essere
lei
!
Me
lo
auguro
con
tutto
il
cuore
.
Io
vorrei
ancora
che
mi
fosse
noto
il
nome
di
Annalena
...
Il
mio
,
se
ben
ripensa
ad
una
lettera
da
molto
tempo
ricevuta
,
lo
conoscerà
facilmente
insieme
con
quello
di
Mimì
.
Tanto
non
c
'
è
nulla
di
male
,
e
le
nostre
conversazioni
non
rimarranno
intaccate
!
Buone
e
belle
le
parole
che
Ella
malamente
adopra
per
annegare
in
un
triste
pessimismo
.
Già
le
donne
le
ho
trovate
tutte
così
,
ed
io
spiego
questo
sentimento
predominante
di
accasciamento
nella
inettitudine
e
nella
debolezza
organica
e
morale
della
femmina
.
Tuttavia
ho
speranza
che
Ella
cambierà
l
'
ordine
delle
sue
idee
(
I
)
,
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
...
L
'
ideale
evangelico
(
a
cui
Ella
forse
voleva
alludere
per
tutti
gli
altri
)
è
fallito
appunto
perché
era
contrario
e
nemico
alla
natura
degli
uomini
.
Leone
Tolstoi
,
che
in
uno
slancio
potente
del
suo
genio
ha
ricondotto
le
nubi
opprimenti
del
misticismo
su
l
'
orizzonte
della
letteratura
,
non
sarà
ascoltato
.
Egli
è
un
socialista
inefficace
perché
,
come
dice
il
Ferri
in
un
suo
libro
,
è
rimasto
troppo
al
di
fuori
al
movimento
scientifico
contemporaneo
su
'
l
quale
ogni
dottrina
morale
è
d
'
uopo
che
si
basi
,
e
altre
religioni
poi
non
hanno
mai
pensato
alle
condizioni
degli
uomini
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Con
quale
gioia
mi
do
a
calpestare
quello
che
odio
!
Uccidere
un
mostro
che
è
?
Ma
sgominare
le
legioni
di
tutti
i
pregiudizi
è
qualche
cosa
di
grande
che
mi
dilata
e
mi
riscalda
l
'
anima
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Di
quel
problema
che
le
avevo
proposto
ne
riparleremo
in
seguito
,
quando
avremo
discusso
di
cose
che
ne
sono
l
'
orditura
.
Perdoni
se
oggi
scrivo
peggio
delle
altre
volte
.
Ho
un
'
idea
fissa
che
mi
perseguita
.
3
febbraio
1903
.
"
La
politique
,
hélas
!
Voilà
notre
misère
.
Mes
meilleurs
ennemis
me
conseillent
d
'
en
faire
...
"
e
facendone
non
posso
fare
a
meno
di
essere
violento
fino
alla
cattiveria
.
Ma
Ella
,
spirito
infinitamente
buono
,
ha
perdonato
tutto
quello
che
la
bocca
dell
'
esaltazione
mi
diceva
di
scrivere
,
ed
io
ne
sono
rimasto
colpito
fino
all
'
umiliazione
.
A
che
la
politica
?
Torniamo
ai
nostri
sogni
che
sono
belli
,
perché
noi
soli
li
conosciamo
,
ed
apriamo
con
una
gioia
avara
il
nostro
cuore
pieno
di
essi
.
Rodolfo
sente
che
la
sua
Annalena
non
può
occuparsi
di
una
idea
politica
senza
guardarla
con
gli
occhi
mansueti
e
ingenui
d
'
una
donna
che
ama
troppo
le
cose
belle
nella
modesta
considerazione
di
se
stessa
e
del
suo
piccolo
mondo
,
e
Rodolfo
non
farà
più
della
politica
con
la
sua
Annalena
.
È
contenta
così
?
Stasera
se
non
avessi
uno
strano
malessere
che
serpeggia
nelle
mie
vene
come
uno
spirito
maligno
per
le
vie
della
sua
dannazione
,
avrei
l
'
anima
aperta
alle
più
dolci
emozioni
e
ne
direi
con
quella
gioia
pura
di
vaghe
dubbiezze
,
che
è
la
linfa
deliziosa
dei
cuori
giovani
.
Ma
non
potrò
mai
sentirmi
tanto
sano
?
Chi
sono
io
?
Perché
quel
tormento
indefinito
che
proviene
dalla
presenza
di
tutte
le
cose
?
Tutto
mi
è
cagione
di
rimpianto
.
Mi
pare
che
la
mia
vita
vada
sperdendosi
come
un
rigagnolo
nelle
fogne
melmose
del
comune
destino
,
e
ne
provo
un
malessere
interiore
paragonabile
a
quello
d
'
un
malato
che
vede
le
sue
carni
sfarsi
lentamente
senza
rimedio
.
Io
compiango
me
stesso
,
mi
addoloro
dei
miei
stessi
dolori
,
che
forse
non
ho
,
ma
che
sono
orribili
.
Ah
!
oggi
ho
pensato
di
ubriacarmi
.
Perché
no
?
Ho
imaginato
la
mia
ebrezza
,
l
'
ebrezza
di
un
uomo
che
beve
per
non
soffrire
.
Soffrire
?
ma
soffro
io
realmente
?
Sono
i
miei
nervi
malati
che
opprimono
la
mia
esistenza
?
Non
esistere
!
E
di
quello
che
ho
veduto
e
udito
che
ne
sarà
?
Che
è
questa
mano
che
ubbidisce
al
mio
pensiero
e
traccia
su
la
carta
dei
segni
che
mi
hanno
fatto
imparare
?
Rispondi
,
rispondi
tu
,
che
mi
tormenti
,
o
triste
dubbio
!
Ma
il
dubbio
esiste
di
per
se
stesso
o
sono
io
che
lo
fabbrico
e
vi
abito
dentro
?
Forse
.
Ah
,
poveri
i
miei
vent
'
anni
che
molti
invidiano
,
che
siete
voi
per
me
?
Per
me
,
per
...
Non
so
,
non
so
come
definire
il
mio
io
.
Che
sono
io
?
Il
mio
pensiero
che
è
,
e
da
che
proviene
?
Potrà
morire
come
muore
la
carne
?
O
pure
si
riconfonderà
nella
forza
infinita
di
tutte
le
cose
dell
'
universo
,
sotto
la
forma
di
un
altro
fenomeno
che
poi
,
alla
sua
volta
,
si
trasformerà
in
un
altro
e
poi
in
un
altro
per
non
morire
mai
e
sentire
sempre
?
E
la
mia
consapevolezza
che
ho
di
quel
pensiero
dove
finirà
?
Si
è
essa
prodotta
nel
volgere
degli
anni
crescendo
con
la
carne
o
pure
è
un
elemento
dissociato
da
tutti
gli
altri
ma
che
nella
vita
si
combina
con
altre
energie
,
con
altre
forze
,
per
dare
l
'
esistenza
agli
esseri
animati
?
C
'
è
una
coscienza
comune
a
tutti
gli
animali
?
Oh
,
com
'
è
triste
la
chimica
di
chi
si
dedica
alla
meditazione
dell
'
esistenza
!
Mimì
!
non
so
perché
io
ti
penso
in
questo
momento
e
perché
i
miei
occhi
abbiano
delle
lagrime
.
Oh
,
come
è
grande
e
smisurato
il
sentimento
dell
'
amore
!
Somiglia
alla
sua
fragilità
.
Ma
tu
,
Mimì
,
capisci
?
Già
,
che
t
'
importa
di
tutto
questo
?
Tu
mi
baci
,
e
nei
baci
effondi
tutta
la
tua
anima
;
sei
troppo
semplice
.
Io
,
vedi
,
mentre
scrivo
e
penso
a
te
e
a
tante
cose
di
cui
tu
non
ti
curi
,
ho
avuto
paura
di
un
rumore
che
il
vento
ha
fatto
attraverso
il
mio
uscio
...
Tu
avresti
riso
.
A
me
,
invece
,
è
parso
il
ghigno
d
'
un
essere
maligno
e
sconosciuto
che
mi
perseguita
.
Guai
,
guai
se
il
vento
spegnesse
la
mia
candela
!
Morrei
di
spavento
.
Più
tardi
,
uscendo
avrò
paura
.
Ora
mi
soffermo
,
il
mio
cuore
è
agitato
,
il
mio
respiro
è
breve
:
ho
avuto
paura
lo
stesso
.
Ed
è
sempre
così
.
Oggi
non
sono
uscito
.
Chi
mi
avesse
visto
mi
avrebbe
preso
per
uno
di
quei
fantocci
che
non
hanno
il
cerebro
per
pensare
.
Sono
stato
con
gli
occhi
stranamente
fissi
al
soffitto
perseguendovi
qualche
cosa
,
ed
aspettandovi
una
figura
che
non
vi
è
apparsa
.
Poi
mi
sono
guardato
nello
specchio
.
Le
mie
pupille
erano
enormemente
dilatate
e
cupamente
turchinicce
.
Chi
sa
!
Ho
pensato
a
certi
cipressi
che
ho
intraveduti
in
una
poesia
del
Carducci
,
ho
ripensato
ad
un
cielo
d
'
arancio
,
a
un
cielo
che
mi
pare
d
'
aver
visto
,
poi
a
tante
croci
nere
gigantesche
,
a
una
donna
del
d
'
Annunzio
,
che
s
'
è
fusa
in
una
statua
bianca
,
che
è
divenuta
il
corpo
nudo
della
mia
adorata
Mimì
,
poi
ho
sentito
il
rumore
di
un
sospiro
.
Mi
sono
alzato
dalla
sedia
dov
'
ero
seduto
da
sì
gran
tempo
,
sono
uscito
di
camera
guardandomi
indietro
come
fossi
inseguito
.
Ed
ora
ho
come
una
vertigine
.
Mi
sembra
d
'
esser
travolto
per
il
baratro
d
'
un
precipizio
,
insieme
con
della
neve
che
mi
ha
tutto
avvolto
e
precipitato
;
precipito
senza
toccare
mai
il
fondo
.
La
neve
?
Se
ne
avessi
,
ne
mangerei
.
Certo
io
sono
un
anormale
e
la
mia
anima
è
come
un
turbine
che
passa
devastando
e
uccidendo
:
ella
devasta
e
uccide
la
mia
giovinezza
.
Ora
io
penso
a
una
novella
che
volevo
scrivere
,
a
una
novella
strana
,
pazza
.
Mi
alzo
e
vado
in
cerca
di
amici
.
Il
mio
nome
è
F
...
Mi
dica
il
suo
.
28
marzo
1903
.
...
m
'
è
venuta
una
cosa
orribile
...
Andando
improvvisamente
a
trovare
la
mia
fidanzata
,
Mimì
,
-
dopo
quattro
mesi
di
assenza
-
l
'
ho
trovata
...
l
'
ho
trovata
...
Ed
io
l
'
avevo
rispettata
sempre
come
una
sorella
!
Vorrei
impazzire
piuttosto
che
credere
alla
verità
di
ciò
.
Federigo
.
30
marzo
1903
.
Mi
permetta
che
io
le
narri
in
poche
parole
la
storia
del
mio
amore
e
perdoni
se
metterò
a
nudo
delle
verità
atroci
e
ributtanti
.
Sento
,
il
bisogno
di
fare
così
.
Molti
anni
fa
-
possono
essere
otto
o
nove
anni
-
avevo
conosciuto
Mimì
:
era
una
mia
contadina
.
Fra
di
noi
erasi
stabilita
un
'
amicizia
forte
e
passionale
,
ed
io
ricordo
che
provavo
quasi
un
'
ebrezza
quando
,
vincendo
la
mia
ritrosia
ingenua
,
riuscivo
a
farmi
dare
del
tu
.
Ricordo
anche
che
sono
stato
quasi
un
mese
intero
senza
frequentare
la
mia
scuola
perché
la
mattina
ella
mi
aspettava
nel
fondo
del
campo
ed
andavamo
a
braccetto
lungo
il
torrente
che
serve
di
confine
al
campo
.
Le
davo
anche
dei
baci
senza
che
me
ne
rendesse
.
Mio
padre
,
quando
si
accorse
della
nostra
relazione
la
intese
in
un
senso
peggiore
,
e
cacciò
Isola
dal
podere
.
Da
quel
tempo
siamo
stati
sette
anni
senza
rivederci
,
eccetto
che
una
volta
per
una
festa
religiosa
,
quando
ella
,
ritornando
a
Siena
di
passaggio
mi
fece
vedere
il
ritratto
del
suo
amante
.
Durante
tutto
questo
tempo
l
'
avevo
scordata
completamente
;
la
mia
educazione
e
la
mia
condizione
sociale
non
la
richiedevano
.
Ma
,
stando
agli
studi
a
Firenze
,
mi
venne
lentamente
un
desiderio
che
poi
divenne
una
brama
insensata
,
e
scrissi
a
casa
sua
per
avere
il
suo
indirizzo
.
Quando
lo
ebbi
,
circostanze
gravi
di
famiglia
mi
richiamarono
a
Siena
ed
io
non
potei
né
meno
vederla
.
Le
dirò
(
perché
devo
scrivere
molto
confusamente
)
che
Isola
stette
poco
tempo
a
casa
-
in
un
paesetto
del
Chianti
-
e
che
se
ne
andò
a
servizio
.
Allora
,
dopo
aver
avuto
il
suo
indirizzo
,
le
mandai
quasi
giornalmente
delle
cartoline
illustrate
,
ed
ella
mi
contraccambiava
.
Non
so
perché
,
senza
né
meno
rivederla
l
'
amavo
egualmente
da
desiderarla
con
tutte
le
forze
dell
'
anima
.
Finalmente
,
un
anno
fa
,
detti
gli
esami
a
Firenze
ed
improvvisamente
andai
a
trovarla
(
J
)
.
La
trovai
molto
cambiata
,
assai
più
bella
(
è
una
ragazza
bellissima
)
e
mi
parve
anche
più
intelligente
di
quello
che
potevo
supporre
.
Mi
piacque
tanto
che
il
giorno
dopo
le
feci
dichiarazione
e
fui
riamato
.
Le
vicende
del
nostro
amore
sono
state
assai
tristi
.
Non
ci
vedevamo
che
una
volta
al
mese
,
per
poche
ore
.
Per
questo
motivo
ho
pianto
tanto
che
mi
sono
reso
così
tenero
ad
ogni
emozione
...
da
far
ridere
,
forse
!
Non
posso
fare
a
meno
di
includere
in
questa
lettera
il
suo
ritratto
!
La
giudicherà
e
mi
scuserà
meglio
!
Mercoledì
passato
ricevetti
una
lettera
da
una
donna
che
io
non
conosco
affatto
,
nella
quale
mi
si
diceva
che
la
mia
fidanzata
faceva
delle
cose
sconvenienti
.
Senza
né
pure
dirlo
a
nessuno
-
feci
avvisare
mio
padre
da
Empoli
per
mezzo
di
un
conoscente
-
partii
e
...
Per
non
cedere
all
'
emozione
provata
fuggii
da
quella
casa
,
gridando
di
fondo
alle
scale
:
"
Tornerò
più
tardi
!
Non
posso
!
non
posso
!
"
.
Quando
fui
in
istrada
camminai
verso
i
viali
dalla
parte
di
S
.
Gallo
(
è
pratica
,
vero
?
)
e
mi
sedetti
sopra
un
mucchio
di
sassi
.
Allora
cominciò
a
farsi
chiaro
in
me
.
Avevo
un
senso
vago
di
tutto
quello
che
avevo
veduto
da
credermi
in
sogno
.
In
poche
parole
,
m
'
ero
convinto
che
io
fossi
un
allucinato
:
e
ci
credevo
tanto
che
ebbi
una
gran
paura
di
me
.
Di
lì
passò
un
antico
compagno
di
scuola
,
e
quando
mi
vide
,
disse
:
-
Che
hai
?
Ti
senti
male
?
Parla
.
Io
gli
risposi
con
un
sorriso
e
gli
dissi
che
era
una
bella
giornata
,
ma
che
il
sole
era
ancora
molto
freddo
.
Che
mi
piacevano
tanto
i
mandorli
in
fiore
e
che
se
fossi
stato
ricco
ne
avrei
voluti
un
giardino
per
respirare
interamente
nella
primavera
...
Il
mio
amico
penso
che
mi
credesse
rimbambito
.
Sorrise
e
mi
lasciò
augurandomi
tante
cose
...
Poi
entrai
in
una
gran
calma
.
Mi
pareva
che
io
fossi
divenuto
un
altro
e
che
Isola
non
fosse
lei
.
Sembra
impossibile
questa
incoscienza
della
propria
personalità
,
ma
avviene
realmente
.
Domandai
a
un
facchino
che
mi
trovasse
una
camera
...
Non
le
dico
per
quali
generi
di
case
fossi
scortato
...
Da
per
tutto
la
miseria
e
la
prostituzione
;
da
per
tutto
la
melma
e
l
'
orrore
del
vizio
...
Quante
cose
conobbi
in
quelle
ore
.
Finii
col
sentire
piacere
di
tutto
quello
che
vedevo
.
Sì
,
ne
avevo
piacere
perché
mi
veniva
mostrato
senza
veli
un
aspetto
della
nostra
società
,
forse
l
'
aspetto
più
caratteristico
ed
importante
.
Finalmente
trovai
una
camera
in
via
S
.
Cristoforo
.
Mangiai
e
tornai
da
Isola
.
Mi
accorsi
(
dico
così
perché
la
prima
volta
avevo
visto
tutto
annebbiato
)
mi
accorsi
che
la
casa
dove
stava
era
quella
di
una
levatrice
.
Una
casa
orrida
.
Mi
chiusi
con
Isola
nella
sua
camera
e
feci
alcuni
passi
avanti
,
con
le
mani
tese
e
tremando
.
Ella
era
pallida
e
doveva
soffrire
orribilmente
.
Volevo
farle
del
male
...
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Ma
questa
imagine
si
arrestò
.
Caddi
in
ginocchio
e
la
baciai
senza
posa
;
ed
ella
piangeva
,
tenendo
la
testa
su
una
delle
mie
spalle
,
quasi
tramortita
sul
canapè
dove
erasi
seduta
.
Le
dissi
io
:
-
Isola
,
così
?
-
È
vero
,
è
vero
...
-
E
...
perché
?
-
Non
lo
so
,
non
me
lo
domandare
.
Ella
piangeva
;
lo
domandai
:
-
Chi
...
è
stato
?
Dovetti
pregarla
molto
per
saperlo
e
quando
lo
seppi
un
'
ira
potentissima
s
'
impadronì
di
me
.
Ma
affettavo
di
essere
calmo
e
nessuno
avrebbe
imaginato
quello
che
passava
per
il
mio
cervello
.
Sono
stato
tre
giorni
con
Isola
...
Ne
ho
avuta
una
compassione
sincera
e
grande
.
Quando
sotto
la
carne
del
suo
corpo
sentivo
muoversi
il
corpicciuolo
di
un
'
altra
vita
,
avevo
quasi
un
terrore
sacro
di
me
,
di
lei
,
di
tutto
.
Che
ho
deciso
?
In
tutte
le
maniere
non
devo
abbandonarla
.
Certo
non
l
'
amo
più
,
ma
ho
fatto
questo
:
ho
detto
a
mio
padre
che
io
ero
il
colpevole
e
che
volevo
aiutare
quella
ragazza
.
Forse
con
un
'
altra
vita
,
può
divenire
onesta
.
Mi
ha
ingannato
interamente
,
ma
la
scuso
perché
il
suo
amore
mi
ha
procurato
delle
gioie
indicibili
.
Che
gliene
pare
?
Io
non
so
,
non
so
come
giudicarmi
,
e
come
giudicare
.
Mi
scusi
.
P.S.
Prima
di
chiudere
in
busta
la
presente
,
l
'
ho
riletta
e
m
'
è
venuto
il
pensiero
di
stracciarla
.
In
ogni
modo
non
metterò
il
suo
ritratto
come
ho
detto
.
Non
so
se
io
sono
un
insensato
a
far
conoscere
certe
cose
...
A
volte
mi
viene
il
desiderio
di
gridarlo
a
tutti
,
a
volte
vorrei
circondarlo
di
un
segreto
...
Ieri
sera
mi
ubriacai
con
mezza
bottiglia
di
cognac
.
Stamani
mi
duole
fortemente
la
testa
e
mi
brucia
il
cervello
.
Ho
passato
la
notte
su
l
'
erba
nel
piazzale
della
chiesa
dei
Servi
.
Mio
padre
non
se
n
'
è
accorto
e
l
'
ho
confessato
spontaneamente
alla
matrigna
.
Credo
di
aver
la
febbre
per
l
'
umidità
che
ho
preso
.
2
aprile
1903
.
Mi
provo
a
scriverle
lo
stato
d
'
animo
presente
quantunque
io
sappia
che
i
dolori
altrui
finiscono
col
diventare
noiosi
...
Ella
,
così
buona
con
me
,
non
conosce
a
fondo
il
mio
carattere
,
e
forse
è
un
bene
.
Dovrei
mettere
in
luce
certi
sentimenti
oscuri
che
in
me
nessuno
suppone
;
ma
che
formano
la
base
della
mia
volontà
,
se
volontà
può
chiamarsi
quel
fluttuamento
passionale
che
mai
non
mi
abbandona
.
Non
ho
mai
parlato
di
quelle
vertigini
che
mi
travolgono
nel
loro
impeto
incosciente
in
gorghi
di
brutalità
animale
,
in
fondo
al
vizio
!
lei
mi
capisce
?
Come
sono
bestialmente
ebbro
di
me
stesso
allora
!
Sul
mondo
in
orgia
danzano
le
peccatrici
livide
...
L
'
aria
è
procace
,
l
'
orizzonte
è
un
bacio
,
la
luce
un
brivido
,
la
vita
una
voluttà
.
Le
povere
fanciulle
caste
-
stranamente
contorte
dalla
rachidine
della
loro
anima
-
s
'
avviano
silenziose
verso
un
luogo
oscuro
,
dove
le
aspettano
il
viscidume
e
il
ribrezzo
di
serpi
ammucchiati
e
di
rospi
morenti
.
E
tutto
è
silenzio
...
Qualcuna
di
esse
si
volge
e
guarda
la
vita
che
splende
come
un
gran
sole
fiammante
e
mormora
:
la
verginità
mi
ha
condannata
.
È
una
pentita
.
Un
'
altra
,
idiota
,
sorride
facendosi
velo
agli
occhi
perché
anche
quel
chiarore
incerto
le
fa
male
;
un
'
altra
ha
i
brividi
lunghi
della
febbre
.
E
le
loro
figure
si
sperdono
,
mentre
nel
mondo
volteggiano
le
risa
isteriche
delle
cortigiane
;
e
il
mostro
della
libidine
,
il
cui
alito
fa
male
al
sangue
,
urla
,
urla
...
Passa
così
molto
tempo
,
ma
nessuno
s
'
annoia
.
Gli
uomini
hanno
intuito
la
religione
del
Piacere
.
Non
vi
sono
sacerdoti
,
ma
sacerdotesse
.
È
un
culto
semplice
,
primitivo
.
Non
vi
sono
preghiere
in
segreto
.
Avvengono
fenomeni
straordinarii
,
il
pensiero
si
può
materializzare
;
anzi
,
tutto
ciò
che
è
desiderato
con
una
certa
intensità
ha
la
proprietà
di
divenire
un
corpo
.
Il
quale
allorché
il
desiderio
cessa
,
si
sperde
e
si
riconfonde
nella
fluidità
cosmica
che
avvolge
tutte
le
cose
.
Questa
fluidità
verrà
a
costituire
il
punto
di
partenza
della
nuova
chimica
.
È
un
composto
di
vari
elementi
emananti
dal
grande
Invisibile
le
cui
proprietà
verranno
assiduamente
studiate
,
rimanendo
sempre
sconosciute
.
Il
fenomeno
fisico
più
elementare
sarà
quello
di
due
desiderii
identici
che
producendo
un
corpo
identico
cagioneranno
un
disturbo
nell
'
ordine
naturale
delle
cose
...
Il
quale
disturbo
entrerà
nella
classe
della
fisiologia
,
perché
gli
uomini
tutti
ne
risentiranno
organicamente
.
Non
si
avrà
più
né
meno
un
concetto
modesto
come
abbiamo
ora
del
tempo
.
Lo
spazio
sarà
incomprensibile
.
Due
amanti
potranno
baciarsi
a
quella
distanza
che
vorranno
...
per
esempio
,
a
due
o
tre
chilometri
.
Sarà
scomparso
il
regno
animale
,
vegetale
,
minerale
...
Solo
l
'
uomo
perfetto
,
con
le
vene
in
cui
,
invece
del
sangue
,
scorrerà
la
voluttà
,
dominerà
nel
mondo
.
La
donna
sarà
l
'
anima
di
tutte
le
cose
...
Infine
si
può
definire
il
mondo
uu
immenso
ed
unico
cervello
etereo
,
la
cui
sostanza
grigia
è
la
donna
e
la
bianca
l
'
uomo
...
Vi
saranno
uomini
che
,
per
raccontare
delle
fanfaronate
agli
altri
,
diranno
:
stamani
il
fumo
della
mia
pipa
addensandosi
sopra
la
mia
casa
e
caricandosi
di
elettricità
ha
fatto
piovere
un
diluvio
.
Un
altro
:
il
mio
sputo
ha
annegato
diverse
persone
...
Queste
esagerazioni
dipenderanno
dal
fatto
reale
che
un
profeta
molto
sciocco
ha
creduto
di
potere
stabilire
una
dottrina
emanata
,
dice
lui
,
dall
'
Impossibile
.
Si
capisce
che
verrà
chiuso
in
un
manicomio
!
Le
donne
naturalmente
saranno
tutte
belle
e
tutte
bionde
.
Perché
questo
colore
sarà
nell
'
intonazione
morale
estetica
,
musicale
,
economica
,
ecc
...
,
di
tutte
le
idee
.
Ora
riesce
difficile
a
concepire
un
biondo
cosi
...
ma
...
allora
!
Frattanto
i
filosofi
vanno
costruendo
diversi
sistemi
...
Colui
che
saprà
indovinare
,
diverrà
il
centro
e
l
'
emanazione
di
tutto
perché
egli
stesso
è
costituito
dall
'
essenza
dell
'
emanazione
...
Perdoni
:
ho
bevuto
!
7
aprile
1903
.
Isola
non
è
più
mia
:
è
di
tutti
!
Il
suo
orgoglio
di
ragazza
corrotta
la
fa
sprofondare
di
luridezza
in
luridezza
...
Che
cosa
costa
per
lei
il
sacrificio
del
suo
onore
?
La
folla
del
vizio
la
domina
.
È
schiava
del
suo
istinto
brutale
.
Il
piacere
della
carne
è
troppo
possente
in
lei
perché
abbia
un
moto
di
rivolta
contro
il
mondo
che
la
compra
...
Ora
si
deve
vendere
perché
il
bisogno
materiale
della
vita
vuole
il
denaro
.
Per
lei
non
c
'
è
più
la
famiglia
.
Io
le
sono
troppo
lontano
perché
possa
sperare
...
Tutto
le
sfugge
.
Con
me
ha
orrore
della
sua
colpa
.
La
vergogna
la
schiaccia
come
un
sughero
.
Il
rimorso
la
fa
peggiore
.
Non
deve
rivedere
più
le
amiche
della
sua
innocenza
.
Il
mondo
le
ghigna
in
faccia
...
È
una
vinta
.
È
anche
vile
perché
non
si
uccide
.
La
sua
bellezza
val
bene
qualcosa
!
Il
maschio
-
il
terribile
maschio
-
la
paga
a
contanti
.
Un
bacio
,
due
baci
...
e
le
carezze
.
Io
non
entro
nella
sua
anima
che
con
la
fitta
del
dolore
suo
...
Deve
piangere
molto
.
Dopo
la
voluttà
,
quando
la
nausea
assale
anche
le
anime
le
più
brutali
,
deve
vedere
la
mia
imagine
.
Forse
essa
mi
rimpiange
...
Ma
perché
prendersela
tanto
a
cuore
?
La
giovinezza
avvizzisce
presto
...
dunque
?
Bisogna
goderla
la
giovinezza
.
E
quando
siamo
povere
,
quando
non
si
ha
famiglia
,
né
parenti
né
amici
né
sogni
,
che
c
'
è
di
meglio
dopo
il
piacere
?
Il
domani
non
conta
.
Chi
ha
delle
preoccupazioni
non
può
godere
pienamente
...
Del
resto
,
anche
,
esse
non
potrebbero
nulla
...
dunque
?
"
Ieri
ero
quasi
affamata
,
oggi
sono
sazia
abbastanza
"
.
E
al
bimbo
chi
ci
pensa
?
Suo
padre
?
Chi
lo
conosce
?
E
poi
suo
padre
è
troppo
ricco
perché
possa
ricordarsi
di
lui
!
Un
giorno
,
il
figlio
della
prostituta
si
vendicherà
...
oh
,
sì
,
che
si
vendicherà
!
Sarà
un
ladro
,
un
assassino
...
Già
la
madre
non
guadagna
più
!
Ha
un
bel
fare
di
lisciarsi
la
faccia
con
quei
cosmetici
!
È
vecchia
:
non
la
vogliono
più
.
Ci
sono
delle
giovani
ora
!
E
quante
!
Bisogna
vederle
.
E
anch
'
esse
si
lamentano
.
Il
figlio
perde
la
pazienza
,
batte
sua
madre
...
Diamine
!
Non
gli
dà
più
né
meno
un
soldo
per
la
zozza
.
Come
si
fa
a
vivere
così
?
E
poi
una
casaccia
sporca
,
puzzolente
...
Gli
avventori
sono
tutti
anziani
e
ingiovabili
...
Ma
né
meno
loro
si
contentano
!
Dicono
che
alla
vecchia
puzza
troppo
il
fiato
.
E
poi
...
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Del
suo
corpo
non
rimangono
che
gli
ossi
indolenziti
e
le
giunture
,
Il
figlio
che
fa
?
Una
malattia
terribile
lo
corrode
e
lo
rende
ripugnante
.
Da
per
tutto
è
scacciato
,
lo
si
percuote
anche
.
Ma
egli
grida
minaccioso
con
la
sua
voce
rauca
,
di
sifilitico
e
si
caccia
le
mani
nella
tasca
dei
pantaloni
come
per
levare
un
'
arma
...
Lo
si
arresta
;
resiste
.
Una
convulsione
lo
scontorce
su
'
l
rigagnolo
nero
della
via
schifosa
.
Sua
madre
è
disopra
che
sbaciucchia
il
suo
vecchio
amante
.
Poche
ragazze
spaurite
guardano
trascinare
il
corpo
del
loro
amico
...
Una
d
'
esse
sospira
,
un
'
altra
sputa
e
bestemmia
...
La
strada
torna
silenziosa
.
Dopo
poco
,
la
vecchia
meretrice
va
su
la
porta
del
suo
postribolo
;
ha
il
mal
di
cuore
e
respira
affannosamente
.
Un
bambinetto
le
racconta
la
scena
...
Ella
non
ci
crede
,
poi
qualche
lagrima
le
scende
fin
su
le
labbra
alquanto
pelose
.
Ma
si
dà
pace
.
Una
gran
calma
sembra
scendere
dalla
breve
striscia
di
cielo
cupamente
azzurro
che
s
'
accende
di
stelle
..
Si
ode
il
suono
vellutato
di
una
chitarra
e
una
vociaccia
sguaiata
di
mastino
,
il
suono
di
un
cornetto
,
un
fischio
,
una
folata
di
vento
,
poi
torna
il
silenzio
.
Le
ombre
verdognole
,
quasi
nere
.
La
megera
guarda
in
su
,
sembra
commossa
da
quella
pace
inaspettata
.
Ora
tosse
e
tiene
una
mano
sul
cuore
:
il
dolore
è
più
forte
.
Mormora
:
"
Dio
mio
,
Dio
mio
,
morire
!
"
.
Ma
l
'
dea
improvvisa
della
morte
spaventandola
l
'
ha
fatta
ritornare
in
sé
;
dice
:
-
Che
sciocca
sono
ad
aver
paura
!
Poi
chiama
:
-
Martino
!
Martino
!
Silenzio
.
-
Dov
'
è
quell
'
imbecille
?
Martino
!
Martino
!
Il
vuoto
oscuro
del
bordello
non
risponde
.
In
fondo
vede
biancheggiare
il
letto
e
una
tenda
si
agita
:
le
sembra
il
braccio
di
qualcuno
che
la
chiami
.
Va
là
,
ferma
la
tenda
,
poi
torna
su
la
strada
.
Ora
sente
un
malessere
opprimente
in
tutta
la
persona
,
le
gambe
le
tremano
;
si
guarda
le
mani
e
vede
che
sono
bianche
...
-
Dio
mio
è
la
morte
?
Perché
pensa
per
la
seconda
volta
alla
morte
?
Questa
osservazione
le
mette
nell
'
animo
uno
spavento
grandissimo
.
S
'
avvia
lentamente
verso
la
sua
camera
e
si
distende
sopra
il
letto
supina
.
Tutta
la
camera
gira
...
Un
rombo
confuso
le
empie
le
orecchie
.
Sembra
che
qualcuno
vicino
a
lei
singhiozzi
,
ma
ha
paura
a
volgersi
da
quella
parte
...
Vede
entrare
delle
figure
che
si
chinano
,
la
tastano
,
la
frucano
...
Ella
vuol
gridare
;
ma
dalla
sua
bocca
contratta
a
forza
non
esce
che
un
gemito
debole
.
Un
tappeto
immenso
,
nero
come
la
notte
,
la
soffoca
,
la
involge
,
la
trascina
via
lontana
...
lontana
...
vertiginosamente
.
La
vecchia
puttana
è
morta
!
Queste
sono
le
cupe
fantasticherie
che
ingombrano
la
mia
mente
.
Io
non
me
ne
posso
liberare
.
Anche
le
larve
del
vino
non
sono
più
belle
.
Attenderò
che
la
spugna
del
tempo
lavi
il
mio
spirito
e
allora
...
allora
...
Ci
vuole
un
altro
amore
;
più
frenetico
del
prirno
,
più
folle
...
che
duri
due
settimane
,
un
mese
,
non
importa
!
Io
la
ringrazio
infinitamente
della
cura
premurosa
che
dimostra
per
me
,
e
gliene
sarò
grato
per
sempre
.
Di
una
cosa
sola
però
non
mi
capacito
,
come
Ella
,
senza
conoscermi
,
possa
amarmi
di
un
'
amicizia
così
tenera
.
Certo
,
noi
due
c
'
intendiamo
più
di
quello
che
non
sembra
:
Vero
?
Chi
avrebbe
detto
che
quel
birichino
,
del
sor
Bernardo
-
allora
perfetto
bohémien
-
potesse
acquistarsi
tanta
fiducia
e
tanta
benevolenza
?
Si
ricorda
delle
prime
incertezze
inquietanti
?
La
nostra
amicizia
era
proprio
in
fasce
e
per
sorreggerla
c
'
è
voluta
tutta
la
mia
buona
volontà
.
Che
balia
,
che
balia
!
Perché
non
mi
manda
mai
un
fiore
?
Mi
piacciono
molto
.
Le
farò
una
confessione
(
scusi
se
salto
di
palo
in
frasca
)
:
più
d
'
una
volta
m
'
è
venuta
la
tentazione
di
darle
del
tu
,
ma
poi
...
certi
scrupoli
...
certe
riflessioni
...
insomma
,
non
ne
son
stato
buono
!
Guardi
se
è
capace
Lei
,
per
prima
.
Mille
cose
gentili
(
K
)
.
Note
alla
parte
prima
(
A
)
Avvertiamo
che
le
note
segnate
coi
numeri
sono
dell
'
autore
;
e
quelle
con
le
lettere
dell
'
alfabeto
sono
di
chi
ha
curato
la
stampa
del
volume
.
(
1
)
L
'
altra
volta
mi
firmai
Isola
di
Federigo
,
ma
riconoscendo
ciò
inadatto
ho
cambiato
...
pseudonimo
.
(
B
)
L
'
autore
,
secondando
lo
scherzo
della
sua
corrispondente
che
ha
chiamato
lui
...
Rodolfo
,
chiama
Mimì
la
ragazza
di
cui
qui
si
parla
.
(
2
)
La
forma
del
mio
scrivere
le
parrà
grossolana
e
quello
che
voglio
dire
non
le
sarà
sempre
chiaro
...
è
vero
?
(
3
)
Finché
Ella
non
abbia
acconsentito
a
tenere
corrispondenza
con
me
,
sono
costretto
a
scriverle
...
monche
,
senza
un
soggetto
determinato
.
Perciò
perdoni
la
loro
poca
correttezza
.
(
C
)
Legge
negli
avvisi
di
quarta
pagina
di
un
giornale
.
(
D
)
Fino
a
qual
punto
,
si
potrà
giudicare
nel
progredire
di
queste
lettere
.
(
4
)
Ella
m
'
ha
chiesto
una
conversazione
da
buoni
amici
ed
io
credo
di
contentarla
portandola
con
me
a
riflettere
e
fantasticare
su
tutto
quello
che
può
dare
interesse
a
due
cuori
e
due
menti
,
ancora
giovani
,
desiderosi
di
apprendere
e
di
migliorare
;
senza
pretensioni
né
frasi
ricopiate
.
Le
piace
così
?
Ella
che
conosce
il
mio
segreto
,
comprende
facilmente
quant
'
io
mi
appassioni
e
quanto
sia
contento
d
'
aver
trovato
una
signorina
tanto
cortese
e
spiritosa
,
che
rispondendo
mi
faccia
accorgere
de
'
miei
errori
e
m
'
incoraggi
,
se
ne
sono
meritevole
,
all
'
attuazione
di
ciò
che
è
il
desiderio
ardente
del
mio
animo
.
Che
se
io
dovessi
disilludermi
non
troverei
più
la
volontà
di
vivere
.
Mi
sono
tanto
ingrandito
nel
mio
sogno
che
ogni
altra
cosa
mi
sembra
meschina
e
immeritevole
d
'
attenzione
!
-
Povero
Rodolfo
!
Se
tu
conoscessi
la
vita
!
Ti
senti
re
quando
un
altro
cuore
palpita
con
il
tuo
e
alla
tua
voce
risponde
un
'
eco
!
...
E
dimentichi
la
tua
picciolezza
e
nel
tuo
pensiero
si
riflette
il
firmamento
:
un
po
'
d
'
affetto
ti
rende
orgoglioso
.
(
E
)
Al
principio
di
questo
stesso
anno
(
1902
)
l
'
autore
faceva
il
2°
dell
'
Istituto
Tecnico
a
Firenze
.
Non
lo
finì
perché
si
sentiva
quasi
sempre
male
.
Continuò
da
sé
a
Siena
e
poi
si
ripresentò
a
Firenze
per
l
'
esame
di
ammissione
in
terza
;
ma
bocciò
in
italiano
e
in
disegno
.
"
Allora
non
seppi
più
che
fare
.
"
(
5
)
Nè
meno
ora
!
...
(
6
)
Rileggendola
mi
accorgo
che
è
scritta
orrendamente
.
Pare
che
io
non
conosca
la
sintassi
manco
di
nome
.
Forse
è
colpa
del
freddo
che
a
forza
di
brividi
scompone
l
'
orditezza
delle
idee
.
Dev
'
essere
così
.
In
ogni
modo
non
sto
a
rifarla
,
ché
dovendola
leggere
Ella
soltanto
,
sarò
perdonato
.
(
F
)
Confessione
importante
.
(
G
)
A
questa
e
simili
sorgenti
filosofiche
,
si
è
quasi
esclusivamente
abbeverata
la
gioventù
studiosa
appartenente
alla
generazione
del
Tozzi
.
(
Particolarmente
la
toscana
:
vedi
Un
uomo
finito
del
Papini
.
)
Con
il
resultato
,
per
quelli
che
non
ebbero
a
loro
sventura
da
contrapporre
principi
più
solidi
e
influenze
più
sane
,
di
una
quantità
immensa
di
energie
disperse
in
andirivieni
tortuosi
per
strade
che
erano
fermate
.
"
Ma
il
mio
spirito
non
ha
incontrato
ancora
una
cosa
solida
,
su
la
quale
s
'
assieda
a
guardare
.
Sembra
che
cammini
sempre
per
certe
strade
silvestri
,
senza
scopo
,
per
sfuggire
gli
altri
"
.
(
Pag
.
?
?
?
del
presente
volurne
.
)
(
7
)
-
Perdoni
l
'
offesa
a
quello
che
la
donna
ha
di
più
caro
,
e
mi
perdoni
due
volte
se
invece
di
essere
...
come
ho
detto
io
...
è
quasi
bella
.
(
H
)
Dilemma
posto
di
nuovo
nell
'
Incalco
(
Gli
Egoisti
,
Mondadori
)
e
ivi
risolto
con
verità
derivate
all
'
autore
dall
'
esperienza
;
quindi
,
non
appartenenti
a
presupposti
ideologici
astratti
(
com
'
è
nel
caso
qui
)
come
con
facilità
può
propendere
a
credere
chi
non
ha
le
medesime
convinzioni
.
(
8
)
-
Mi
perdoni
anche
l
'
audacia
di
questo
intermezzo
che
ho
fatto
in
un
momento
di
rilassatezza
mentale
.
La
lettera
poi
è
scritta
a
pezzettini
in
diversi
tempi
.
(
I
)
Di
questa
lettera
,
quasi
tutta
su
tema
politico
,
lunghissima
,
ho
soppresso
quanto
,
da
parte
dell
'
autore
,
non
offriva
carattere
d
'
interpretazione
originale
.
(
J
)
"
Suonò
al
piccolo
uscio
...
"
-
Con
gli
occhi
chiusi
.
(
Pag
.
?
?
?
-
Treves
.
)
(
K
)
Nessun
'
altra
lettera
più
resta
dei
tre
anni
intercorsi
tra
quest
'
ultima
e
quella
con
cui
s
'
inizia
la
raccolta
seguente
.
Ma
l
'
autore
,
nelle
pagine
che
seguono
,
dice
quanto
occorre
a
fare
intendere
quello
che
resterebbe
oscuro
.
Basti
perciò
accennare
che
la
relazione
tra
Lui
e
l
'
Annalena
continuò
,
intima
,
per
qualche
mese
.
Poi
venne
interrotta
.
Indi
ripresa
quando
il
Tozzi
era
malato
agli
occhi
(
1904
)
e
dopo
poco
di
nuovo
lasciata
a
cagione
dei
parenti
che
la
ostacolavano
.
Fu
allora
che
il
Tozzi
distrusse
gli
originali
delle
lettere
riprodotte
fin
qui
,
e
le
lettere
dei
tre
anni
,
di
cui
sopra
.
Parte
seconda
Da
Siena
,
a
Siena
Settembre
,
1906
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Io
sono
in
momento
terribile
d
'
incoscienza
.
Tanto
che
non
ho
più
volontà
né
so
come
regolarmi
in
qualsiasi
cosa
;
e
ciò
che
mi
piaceva
un
'
ora
fa
mi
pare
orribile
.
La
conclusione
?
Io
ho
bisogno
di
rinnovarmi
completamente
e
di
mettermi
in
una
condizione
,
la
quale
mi
faccia
profittare
della
mia
coltura
e
di
quel
pochissimo
che
la
natura
mi
ha
dato
.
Tu
stessa
,
quando
ci
parlammo
,
avrai
potuto
capire
ch
'
io
sono
divenuto
un
essere
quasi
imbecille
,
sottoposto
a
una
volontà
non
sincera
,
e
che
non
ho
altra
soddisfazione
se
non
quella
di
fare
male
a
me
stesso
e
ad
altrui
.
A
volte
,
anzi
,
sono
così
sicuro
della
mia
pazzia
,
che
per
me
è
divenuto
abito
l
'
adattarmi
a
ciò
che
essa
esige
.
Tu
sai
che
a
te
solamente
il
mio
animo
s
'
è
aperto
,
così
come
si
apre
ora
.
Mai
in
tutta
la
mia
vita
,
nessuna
altra
persona
ha
bevuto
alla
mia
fonte
amara
come
hai
fatto
tu
.
E
così
forse
mai
io
troverò
chi
vorrà
porgere
orecchio
a
me
:
né
lo
desidero
.
Quando
mi
confido
a
te
sento
dileguarsi
ogni
nebbia
;
ma
dentro
a
me
c
'
è
un
essere
che
mi
comanda
,
dinanzi
al
quale
io
tremo
.
E
quest
'
essere
brutale
ride
di
me
,
quand
'
io
appoggio
l
'
anima
a
chicchessia
.
E
quest
'
essere
,
forse
,
è
la
mia
verità
.
Che
vale
amare
,
quand
'
esso
non
è
contento
,
e
urla
,
e
piange
,
e
si
curva
per
la
rabbia
?
Ora
tace
,
ascoltando
ciò
che
la
mia
anima
sta
per
dire
.
Ora
parla
.
E
la
mia
anima
si
dilegua
dinanzi
al
padrone
che
comanda
.
Emma
,
ciò
che
ho
passato
io
è
terribile
e
grottesco
.
Da
questo
ne
deriva
la
confusione
della
mia
mente
e
la
minaccia
(
che
non
mi
fa
paura
)
della
follia
.
(
Forse
perché
è
molto
tempo
ch
'
io
respiro
sul
suo
petto
)
(
A
)
.
Per
lavorare
da
vero
ho
bisogno
di
togliermi
da
Siena
,
la
quale
è
divenuta
per
me
come
una
grande
allucinazione
,
per
questa
insistenza
quasi
di
persecuzione
.
Ho
perduto
il
mio
ingegno
?
Non
so
.
Non
scriverò
più
finché
non
produrrò
tale
,
quale
io
mi
sforzo
di
produrre
.
Lascia
ch
'
io
scriva
così
a
intervalli
,
perché
sinceramente
tu
possa
ricevere
gli
stati
d
'
animo
che
attraverso
parlandoti
.
Occorre
anche
ch
'
io
mi
senta
bene
.
Chi
ha
più
avuto
la
testa
al
posto
?
Soltanto
il
pensare
che
fra
poco
debbo
uscire
a
passeggiare
tra
la
gente
,
mi
fa
star
male
.
Io
non
ti
sposerò
mai
.
Mi
sento
legato
a
te
da
un
'
amicizia
che
mi
fa
star
male
quand
'
io
non
ho
la
tua
anima
ad
ascoltare
i
miei
pensieri
.
E
t
'
amo
anche
sensualmente
.
T
'
amo
,
ma
soffro
lo
stesso
.
Forse
,
un
medico
sorriderebbe
de
'
miei
nervi
malati
!
Per
oggi
non
ti
scrivo
più
,
né
so
quando
ti
scriverò
.
Hai
tu
davvero
la
forza
di
fuggirmi
?
Di
acquietare
tutto
dentro
di
te
?
Di
reprimere
,
come
io
faccio
,
ogni
moto
di
sentimento
?
Tu
,
quando
mi
ami
,
stai
male
.
Ciò
non
è
amore
.
Anche
io
soffro
perché
l
'
emozione
che
tu
mi
susciti
è
contraria
alla
mia
natura
.
Rimaniamo
in
ciò
che
si
chiama
amicizia
.
Mi
sembra
che
ora
si
riproducano
gli
istanti
di
Porta
Tufi
.
Perdona
alla
mia
perversione
insaziabile
.
Di
più
non
puoi
avere
.
(
Lettera
2.a
)
Settembre
1906
.
Che
devo
combattere
?
Io
mi
sono
provvidamente
rifugiato
in
me
,
e
ad
altrui
non
credo
nulla
.
Non
ti
scriverò
se
non
quando
avrò
me
stesso
;
ora
,
no
.
Molte
cose
devo
fare
,
alle
quali
non
devo
dare
indugio
.
Ti
prego
di
non
scrivermi
più
,
però
ch
'
io
son
libero
di
non
ricordarmi
di
te
,
anche
avendoti
amata
.
Se
tu
sei
all
'
altezza
del
mio
animo
,
questa
lettera
non
ti
farà
dispiacere
(
B
)
.
Da
Siena
,
a
Roma
20
gennaio
1907
.
Ti
prego
d
'
una
cosa
.
Mandami
prima
che
tu
possa
i
denari
per
venire
a
Roma
.
Partirò
la
sera
alle
diciotto
,
il
giorno
stesso
ch
'
io
abbia
ricevuto
il
denaro
.
Non
so
se
la
signora
R
...
ti
abbia
fatto
sapere
che
con
mio
padre
ho
dovuto
rompere
affatto
la
relazione
....
Ma
di
ciò
ora
non
mi
sento
di
scrivere
.
Costà
ho
una
raccomandazione
per
un
giornalista
;
ma
io
stesso
mi
presenterò
più
volentieri
ad
alcune
redazioni
.
Non
so
s
'
io
sogni
;
però
che
credo
io
possa
trovare
un
'
occupazione
tale
,
bastante
a
farmi
vivere
.
Ti
renderò
il
denaro
tosto
che
sarò
in
grado
di
guadagnare
.
Qua
è
impossibile
ch
'
io
possa
lavorare
.
Sento
diminuirmi
l
'
intelligenza
a
poco
a
poco
come
una
cera
che
si
fonde
.
E
poi
a
che
pro
lavorerei
?
Sono
divenuto
stupido
anche
.
Non
ti
preoccupare
niente
per
il
modo
di
vivere
costà
prima
che
io
abbia
trovato
da
lavorare
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Ho
scritto
cose
che
non
avrei
mai
voluto
rivelare
.
Da
Roma
,
a
Roma
25
gennaio
1907
.
Tu
avresti
diritto
di
non
amarmi
...
In
questa
mia
solitudine
aspra
io
ti
cerco
con
gelosia
,
e
vorrei
che
tu
fossi
sempre
con
me
.
Oggi
ho
sofferto
tutto
il
giorno
pensando
che
se
tu
per
un
momento
disprezzassi
la
mia
pusillanimità
,
potresti
amare
un
altro
.
Domani
per
me
è
il
giorno
veramente
decisivo
.
Vorrei
vederti
presso
la
fine
della
giornata
per
dirtene
l
'
esito
.
E
poi
che
non
tornerò
a
Siena
,
quale
che
sia
la
mia
condizione
qua
,
è
bene
che
ti
parli
forse
per
consigliarmi
di
una
cosa
.
Emma
,
io
devo
chiederti
solo
pietà
.
Non
parmi
d
'
aver
diritto
a
nessuna
cosa
da
te
,
finché
io
non
siami
sistemato
e
non
ti
tolga
dallo
stare
lungi
da
me
;
perocché
non
soffro
poco
avendoti
così
distante
e
non
in
mio
potere
.
Mi
pare
che
tu
a
poco
a
poco
sfugga
dalla
mia
volontà
.
Che
anche
tu
mi
ami
,
volendomi
male
.
26
gennaio
1907
.
...
avrei
dovuto
ricevere
un
vaglia
telegrafico
da
...
Siena
.
Se
non
vogliano
addirittura
non
aiutarmi
!
Lo
scopo
di
avere
un
posto
nel
giornalismo
è
per
guadagnare
per
potere
studiare
per
conto
mio
,
e
non
per
avanzare
nel
giornalismo
...
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Ora
sono
nervosissimo
perché
prevedo
qualche
cosa
d
'
inatteso
.
Forse
anche
perché
stanotte
non
ho
avuto
da
dormire
ed
ho
...
digiunato
.
Ma
oggi
quel
Commendatore
del
quale
ti
parlai
mi
ha
invitato
un
'
altra
volta
a
pranzo
,
e
mi
ha
prestato
cinque
lire
.
A
te
non
voglio
scrivere
più
con
la
solita
preoccupazione
di
scrivere
bene
,
ma
voglio
scriverti
come
a
quell
'
essere
dolce
(
capace
di
rivolgere
ad
un
tratto
tutto
il
mio
animo
)
che
sta
in
me
come
un
sogno
reale
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Ma
se
io
scorgessi
in
te
una
piccola
macchia
ti
ucciderei
.
Bada
,
Emma
,
tu
sei
riuscita
a
vincermi
.
E
a
volte
non
ti
amo
,
perché
dubito
di
te
.
27
gennaio
1907
.
Il
Commendatore
mi
ha
fatto
il
biglietto
di
presentazione
per
...
senza
parlarmi
di
te
,
né
della
tua
amica
.
Mi
ha
promesso
anche
di
interessarsi
di
più
parlando
con
altri
amici
suoi
;
ma
non
ha
dissimulato
la
difficoltà
dell
'
intento
.
Dunque
,
dovranno
passare
alcuni
giorni
.
Scrivo
nello
stesso
tempo
a
mio
padre
per
i
denari
.
Hai
ancora
in
mente
le
brutte
parole
che
ti
dissi
?
Perdonami
:
mi
vengono
perché
ti
amo
(
C
)
.
Fai
ch
'
io
ritrovi
l
'
antico
io
.
Mi
parve
,
al
contrario
,
che
tu
sia
ironica
con
me
.
E
basterebbe
che
le
nostre
anime
riaccendessero
la
loro
fiaccola
!
Quando
da
Siena
scrivevo
di
essere
impazzito
,
non
esageravo
.
Veramente
io
sono
inceppato
da
una
nuova
vita
,
che
non
ho
capito
.
Mi
sembra
di
camminare
tra
le
nebbie
grosse
di
un
mattino
di
cui
sento
l
'
immenso
sole
.
Ma
fai
che
le
mie
mani
non
carezzino
mai
l
'
imagine
della
follia
,
amata
da
me
più
che
la
vita
.
Mi
sembra
di
vederla
,
capisci
,
questa
follia
!
Una
faccia
bianca
,
quasi
floscia
,
senz
'
occhi
,
e
sorridente
.
È
qui
.
Non
dubitare
se
non
sempre
produco
.
Mi
sono
assicurato
anche
oggi
che
è
cosi
.
Non
ti
dico
i
nomi
degli
artisti
viventi
,
ai
quali
accade
lo
stesso
...
Ma
è
vero
.
Non
mi
tormentare
.
O
meglio
:
tormentami
.
Ti
ringrazio
di
averti
trovata
indifferente
.
Emma
,
anche
quando
credo
di
aver
ragione
di
trattarti
male
,
poi
sento
da
tutto
il
mio
animo
un
affetto
più
grande
.
Guariscimi
interamente
.
Sai
che
non
ho
altri
che
te
.
Ma
è
proprio
vero
che
mi
credi
qualche
cosa
?
Dimmelo
.
Ti
credo
ironica
;
che
tu
sappia
ch
'
io
son
pazzo
inutilmente
.
28
gennaio
1907
.
Puoi
mandarmi
per
stasera
almeno
cinque
lire
?
Altrimenti
non
ho
un
'
altra
volta
da
dormire
.
Quando
ti
scrissi
,
ieri
sera
,
ne
avevo
quattro
e
ottanta
;
poi
spesi
una
lira
e
cinquanta
per
la
camera
,
una
per
mangiare
,
due
mi
occorrono
oggi
,
ed
anche
con
meno
non
potrei
fare
.
...
riscrissi
a
mio
padre
...
30
gennaio
1907
.
Mio
padre
ha
mandato
venticinque
lire
.
Il
Commendatore
al
quale
egli
ha
inviato
i
denari
,
penserà
a
fargli
regolare
il
mio
sussidio
.
Gli
confermerà
che
io
o
prima
o
dopo
troverò
lavoro
,
ed
altre
cose
...
Poi
che
a
me
non
crede
!
Per
il
troppo
camminare
mi
è
venuto
male
ad
un
calcagno
.
Non
mancava
questa
?
6
febbraio
1907
.
Tu
credi
di
far
bene
mostrandoti
indifferente
.
È
il
contrario
,
perché
sto
male
finché
non
ho
trovata
alcuna
spiegazione
o
altro
.
Passai
malissimo
la
notte
della
domenica
.
Piangevo
quasi
.
E
credevo
già
finito
tutto
.
Io
voglio
trovare
in
te
ciò
che
alcuna
volta
può
mancare
in
me
.
Ma
se
,
quando
t
'
adoro
,
tu
fai
credere
come
...
mi
facesti
credere
!
Uscii
dalla
tua
casa
scoraggiato
,
deluso
.
Non
trovavo
in
te
l
'
essere
adorato
,
per
il
quale
mi
piace
di
piangere
con
dolcezza
.
Sono
un
poco
sognatore
.
Ma
non
capisco
perché
mi
si
disperdano
tante
cose
ch
'
io
penso
.
Io
sono
veramente
un
artista
,
ma
non
ho
ne
'
miei
nervi
l
'
energia
per
produrre
.
Sono
sfinito
.
È
così
.
S
'
io
ti
potessi
far
vedere
un
momento
la
mia
anima
!
Ma
tu
devi
essere
anche
rude
.
Dimmi
apertamente
ciò
che
ti
faccio
pensare
di
me
.
Respingimi
,
fai
bene
.
Non
mi
volere
,
finché
io
non
abbia
creato
.
Sarebbe
buono
ch
'
io
non
sentissi
nessuna
amarezza
scrivendo
così
...
Ma
io
ti
ho
fatta
parte
di
me
stesso
.
Volerti
bene
significa
appoggiare
la
mia
anima
alla
tua
.
18
febbraio
1907
.
Non
rispondo
punto
per
punto
alla
tua
lettera
,
perché
vi
sono
cose
che
mi
spiacciono
.
Penserai
,
poi
,
come
me
.
Ma
bada
;
ho
provato
il
più
grande
de
'
dolori
.
Ricorda
ch
'
io
non
sono
uguale
agli
altri
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
È
necessario
ch
'
io
sia
libero
come
te
.
La
mia
dignità
non
mi
permette
più
di
leggere
le
lettere
che
mio
padre
si
permette
di
mandarmi
.
Non
esagero
,
né
posso
.
Ma
non
basta
un
atto
della
mia
volontà
,
per
annullare
l
'
esistenza
di
tale
gente
!
19
febbraio
1907
.
Strappo
la
busta
,
e
ti
dico
ciò
che
nascosi
ieri
sera
.
Mio
padre
ha
saputo
che
tu
sei
a
Roma
,
e
,
dopo
aver
insultato
me
e
te
,
non
vuole
più
mandarmi
i
denari
.
24
febbraio
1907
.
Se
tu
fossi
venuta
a
me
,
che
ti
attendevo
,
avresti
saputo
che
non
potevo
scriverti
.
Il
perché
...
te
lo
imagini
.
Oggi
vendo
un
libruccio
che
non
mi
serve
a
nulla
e
così
posso
.
Manda
subito
la
presentazione
alla
Tribuna
.
Te
ne
prego
.
Lascia
fare
a
me
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Dovresti
sapere
l
'
angoscia
e
lo
sbigottimento
che
provo
,
quando
ti
devo
lasciare
.
Attendo
dalle
tue
parole
la
mia
forza
.
25
febbraio
1907
.
Mio
padre
(
non
avendogli
io
risposto
)
m
'
ha
scritto
domandandomi
se
mi
ero
recata
ad
offesa
la
lettera
ultima
sua
,
e
ritornando
nel
buono
animo
della
penultima
.
Stasera
sono
stato
dal
G
.
È
il
primo
uomo
ch
'
io
creda
onesto
e
buono
.
Non
ha
potuto
farmi
nulla
,
ma
mi
ha
fatto
intravedere
in
seguito
,
promettendo
di
scrivere
all
'
indirizzo
della
signora
Bisi
-
Albini
.
È
stato
pieno
di
rispetto
.
M
'
ha
dato
un
biglietto
d
'
invito
per
una
sua
conferenza
,
della
quale
spero
di
fare
alcuna
cosa
.
(
Un
'
ora
dopo
)
Sono
stato
alla
C
.
Ti
riferisco
ciò
che
m
'
ha
detto
il
direttore
:
"
È
un
giornale
che
si
fa
in
tre
ore
.
Se
potessi
mandare
via
due
giovani
,
che
sono
a
carico
mio
,
lo
farei
.
Vada
al
Popolo
Romano
.
Le
daranno
cento
lire
al
mese
.
Lavorerà
la
notte
.
È
possibile
che
Chauvet
lo
prenda
,
perché
ha
tante
rubriche
.
Qui
gli
articoli
di
quinta
colonna
son
fatti
dal
...
e
non
glieli
pago
.
Li
fa
tanto
per
avere
i
biglietti
per
i
teatri
.
I
suoi
articoli
sono
traduzioni
dal
francese
.
Piacciono
molto
.
Egli
non
ha
nessuna
cultura
.
Si
faccia
presentare
dal
F
.
ed
anch
'
io
dirò
due
parole
a
Chauvet
.
Dia
retta
a
me
,
vada
al
Popolo
Romano
...
"
All
'
inferno
!
Non
ti
pare
ch
'
io
debba
attendere
prima
di
andare
in
certe
mani
?
Se
tu
sapessi
che
impressione
ho
di
tali
persone
!
Comprendo
che
tutto
il
mio
lavoro
non
servirebbe
a
nulla
.
E
,
poi
,
con
cento
lire
,
posso
pensare
al
nostro
domani
?
-
Dal
G
.
mi
sono
sentito
sulla
soglia
della
mia
strada
.
Ma
io
ho
deciso
.
Mi
stringo
a
te
ed
ai
miei
studii
.
Così
non
mi
perderò
.
-
Tuttavia
non
ho
deciso
se
andrò
o
no
un
'
altra
volta
dal
F
.
per
il
Popolo
Romano
.
Vi
andrò
se
persisterà
il
mio
stato
depresso
.
26
febbraio
1907
.
Un
'
altra
lettera
di
mio
padre
,
ma
differente
.
I
soliti
insulti
usciti
dalla
sua
idiozia
,
dove
tutte
le
male
volontà
contro
di
me
hanno
potere
.
Onde
sono
pronto
ad
accogliere
qualunque
lavoro
,
solo
che
basti
a
scrivergli
che
io
non
voglio
più
lettere
sue
né
denari
.
Cioè
(
per
non
sognare
troppo
)
ne
approfitterò
finché
ne
ho
bisogno
,
e
poi
potrò
sentirmi
uomo
.
Domattina
vado
da
F
.
Ma
,
se
vuoi
ch
'
io
ti
possa
amare
sempre
,
devi
sentire
anche
tu
lo
stesso
odio
o
ribrezzo
o
ripugnanza
verso
tale
gente
,
e
quindi
non
volerne
sapere
nulla
;
vergognartene
.
Credo
di
non
ingannarmi
,
rifugiandomi
nel
tuo
amore
.
4
marzo
1907
.
Per
me
tu
sei
sacra
.
Ma
bada
di
scrivermi
intelligentemente
,
e
non
dimenticare
che
ogni
tua
lettera
è
un
mare
di
dolcezza
dove
perdo
me
stesso
.
Da
,
ciò
,
dunque
,
deve
nascere
il
mio
lavoro
.
Considera
il
momento
tristissimo
che
attraverso
.
Io
credo
che
non
ve
n
'
è
peggiore
.
Ma
basta
ch
'
io
t
'
ami
perché
mi
senta
come
pieno
d
'
una
luce
dolcissima
.
Non
so
trovare
un
'
imagine
.
Io
sorrido
:
sono
forte
:
t
'
amo
.
Non
era
in
ufficio
né
meno
il
F
.
Ma
che
non
voglia
più
ricevermi
?
Perdona
la
mia
supposizione
,
perché
sono
triste
e
dolorosamente
pessimista
.
Io
non
ne
posso
giudicare
.
7
Marzo
1907
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Ho
studiato
assai
in
biblioteca
,
e
sono
quasi
a
raggiungere
il
nuovo
mondo
,
che
sentivo
muoversi
dentro
di
me
.
Vorrei
che
tu
credessi
come
me
,
a
qualche
cosa
di
nuovo
che
io
porterò
nel
pensiero
.
Leggendo
,
ora
,
mi
tornano
tutte
le
sensazioni
,
che
prima
si
perdevano
in
tutto
il
male
che
era
penetrato
fino
alle
ossa
della
mia
anima
.
Con
te
e
con
la
mia
intelligenza
,
Emma
!
9
marzo
1907
.
Non
ti
voglio
sentire
come
un
idealismo
molto
stupido
per
me
,
ma
devi
attaccarti
al
mio
spirito
,
il
quale
può
ricevere
da
te
qualsiasi
forza
.
-
Non
approvo
ciò
che
fai
in
un
ospedale
.
Ciò
è
estraneo
a
me
...
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Sei
vile
,
vile
.
E
dovevi
scrivere
quell
'
articolo
nella
Vita
femminile
?
Di
me
soltanto
dovresti
scrivere
,
se
tu
mi
amassi
.
Sai
ch
'
io
ti
voglio
mia
,
realmente
.
Tutto
il
mio
essere
respinge
questi
momenti
.
Ho
disgusto
anche
di
me
.
Ma
scrivimi
come
la
mia
moglie
.
Risveglia
in
me
tutte
le
dolcezze
,
e
,
poi
che
sei
intelligente
,
risveglierai
anche
la
mia
intelligenza
.
Così
no
.
Mi
sento
solamente
un
amico
affezionato
e
fedele
,
il
quale
deve
molto
a
te
.
Smetto
di
scriverti
;
preferisco
il
sole
e
la
strada
.
10
marzo
1907
.
Perdonami
.
Fai
ch
'
io
ti
veda
presto
.
11
marzo
1907
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Mai
più
accadranno
queste
cose
.
Ne
ho
avuto
paura
come
un
bambino
.
Adesso
risorrido
perché
vedo
i
tuoi
occhi
fulgidi
di
gioia
.
Non
so
se
lavorerò
,
ma
sento
fremere
al
soffio
della
mia
anima
come
una
vegetazione
di
pensieri
.
M
'
è
apparso
anche
un
breve
dramma
,
il
cui
fondo
m
'
è
stato
dato
dalla
portineria
di
questa
casa
.
Non
saprei
.
Una
stanzetta
col
paravento
,
che
cela
un
letto
dov
'
è
malato
il
padre
del
protagonista
...
Ma
non
saprei
.
Ho
veduti
questi
personaggi
come
in
un
viale
d
'
imagini
:
ho
avuto
un
brivido
(
D
)
.
Non
studio
più
,
ma
rifletto
senza
sforzo
.
Sono
travolgimenti
immensi
.
E
ogni
volta
trovo
più
bianco
il
sentimento
di
te
.
Una
sola
cosa
non
mi
piace
del
tutto
:
che
tu
non
creda
d
'
essere
la
sorgente
di
ogni
mio
bene
.
Almeno
,
lo
hai
dubitato
a
parole
con
me
.
Ma
non
ci
torniamo
sopra
.
Scrivo
malvolentieri
,
perché
scrivo
male
.
Solo
la
necessità
mi
s
'
impone
.
Prima
ch
'
io
ti
scrivessi
la
prima
lettera
,
erano
passati
molti
anni
senza
che
io
avessi
potuto
pensare
qualcosa
.
Del
resto
,
ciò
spiega
la
mia
bocciatura
agli
esami
dell
'
istituto
tecnico
.
Se
non
dovessi
scrivere
a
te
non
prenderei
certamente
la
penna
in
mano
.
Mi
ci
vuole
qualcosa
che
muova
i
miei
sentimenti
.
Lascia
stare
.
A
poco
a
poco
tu
farai
tutto
.
Hai
fatto
già
molto
facendomi
scrivere
queste
lettere
.
Credo
che
questo
sia
il
segno
dell
'
intelletto
superiore
.
Che
ti
devo
dire
?
Penso
a
quando
scriverò
bene
.
Nel
mio
libretto
,
ho
notato
:
Durante
un
anno
scrissi
solo
queste
parole
:
"
Vorrei
uccidere
tutti
"
.
Ed
è
vero
.
Ho
dimenticato
completamente
la
schifosissima
città
,
onde
sono
venuto
.
Parlo
a
tutti
volentieri
per
vivere
e
sentire
qui
.
Non
ho
altra
dolcezza
che
la
tua
.
12
marzo
1907
.
Quanti
giorni
ti
attenderò
?
Anche
oggi
m
'
è
parso
che
tu
dovessi
venire
.
Mi
sono
alzato
da
tavola
con
il
presentimento
che
tu
venissi
.
Come
ti
desidero
ad
ogni
momento
!
È
necessario
che
noi
ci
sposiamo
presto
.
Al
mio
lavoro
non
pensare
per
ora
.
Se
non
viene
,
che
dobbiamo
fare
?
Sono
in
un
periodo
(
ahimé
,
troppo
lungo
!
)
d
'
impotenza
.
Io
passo
le
giornate
quali
le
passava
un
vecchio
poeta
:
né
meno
sono
capace
a
ripensare
al
passato
.
Sembra
ch
'
io
possa
prendere
qualche
cosa
da
un
'
immensa
montagna
di
pensieri
...
e
non
trovo
nulla
.
Non
piace
né
meno
a
me
l
'
analisi
di
ciò
.
Ma
come
potrei
assicurarti
che
t
'
amo
?
Non
ci
vediamo
,
ed
è
necessario
ch
'
io
butti
fuora
le
mie
gonfiezze
dall
'
anima
.
Leggo
anche
il
Tolstoi
...
A
volte
devo
interrompermi
e
gettarmi
sul
letto
,
perché
mi
prende
come
uno
sbalordimento
doloroso
.
Sembra
che
tante
funi
siano
tirate
...
Che
malessere
!
Nel
Tolstoi
ho
segnate
in
margine
queste
parole
,
perché
leggendole
,
ho
esclamato
:
"
Ecco
,
Emma
,
credi
come
io
credo
"
.
Le
parole
:
"
Nessun
rètore
troverà
la
parola
o
la
disposizione
di
parola
che
trova
senza
sforzi
chi
esprime
quello
che
sente
"
.
"
L
'
insegnamento
delle
scuole
s
'
arresta
dove
comincia
il
tocco
,
cioè
dove
comincia
l
'
arte
"
.
"
Così
si
spiega
come
non
ci
siano
artisti
peggiori
che
quelli
i
quali
sono
passati
per
le
scuole
e
vi
riportarono
dei
successi
...
"
Tu
capisci
che
ciò
è
la
mia
maggiore
preoccupazione
,
e
che
il
mio
pensiero
nascerà
da
essa
...
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Quanto
hai
da
fare
ancora
!
Credo
che
dopo
quest
'
altra
passeggiata
lavorerò
(
E
)
.
Sempre
più
fitti
vengono
i
pensieri
.
A
momenti
ne
ho
come
un
peso
.
Figurati
che
a
volte
mi
par
di
vedere
due
mani
all
'
anima
...
Ma
quanto
sono
insulsi
e
sciocchi
ancora
!
Non
ho
da
dire
nulla
.
Appare
qualche
cosa
e
poi
se
ne
va
lasciandomi
scontento
.
Come
vorrei
vedere
i
tuoi
pensieri
di
mano
in
mano
che
tu
leggi
!
Come
non
devi
avere
nessuna
ombra
di
tristezza
pensando
al
nostro
passato
sbiadito
!
Ma
che
dico
?
Come
devo
ancora
trasformare
i
miei
nervi
!
Ora
non
posso
scrivere
.
Vorrei
averti
qui
per
ringiovanire
la
mia
forza
.
Vorrei
che
noi
fossimo
felici
presto
.
Vorrei
che
tu
non
fossi
stanca
;
vorrei
adorarti
,
mia
signora
,
in
casa
mia
.
Com
'
è
tisico
tutto
ciò
che
ho
fatto
!
E
non
vorrei
che
la
sua
infezione
prendesse
i
pensieri
d
'
ora
.
Devo
ricominciare
a
vivere
.
Amami
,
amami
con
tutta
la
tua
anima
,
senza
velature
...
Non
siamo
mica
morti
:
dammiti
tutta
senza
esitazioni
.
Come
mal
pensasti
l
'
altro
giorno
!
Ecco
la
causa
della
mia
ira
.
Non
ti
potevo
perdonare
il
tuo
ripiegamento
su
te
stessa
,
quasi
la
tua
rinuncia
.
Che
sono
questi
gomitoli
di
timore
!
Noi
stessi
siamo
la
causa
della
mia
impotenza
.
Giù
tutto
:
strappiamo
le
tende
,
buttiamo
giù
le
imposte
:
aria
.
Siamo
come
tutti
gli
altri
.
Amiamoci
senza
i
nervi
guasti
...
Ti
bacio
con
la
gioia
semplice
de
'
forti
.
Come
mi
vanno
via
a
pezzi
le
stupidaggini
che
avevano
coperto
il
mio
spirito
.
Giù
,
giù
:
mi
par
di
veder
cadere
tutte
le
male
cose
dall
'
anima
.
Che
freschezza
c
'
è
ora
!
Sembra
un
senso
di
rigagnolo
tra
i
ciuffi
verdi
dell
'
erba
.
No
,
no
:
questa
non
è
un
'
imagine
.
Come
ancora
è
confuso
tutto
il
mio
pensiero
!
Forza
,
forza
!
Il
mio
pensiero
ricade
come
un
velo
che
si
ripiega
dopo
che
è
stato
alzato
.
Ciò
che
passa
non
dura
.
Sono
come
le
sassate
dei
monelli
contro
le
invetriate
.
Spariscono
i
vetri
.
Amami
:
il
solo
amore
tuo
è
la
forza
mia
.
Non
è
vero
che
non
saremo
lieti
finché
i
nostri
figli
spirituali
non
saranno
nati
?
Devono
nascere
,
C
'
è
come
un
caos
di
cose
che
non
sta
fermo
mai
.
Mi
dà
l
'
aspetto
della
bufera
infernale
,
che
mena
gli
spiriti
con
la
sua
rapina
.
Figure
piegate
e
pigiate
che
piangono
...
Il
resto
sta
a
te
.
Fai
ch
'
io
ti
veda
.
A
volte
pare
che
nel
mio
cervello
stiano
le
cose
come
l
'
acqua
nella
spugna
;
mi
par
di
vedere
questa
spugna
,
che
,
premuta
,
scola
tutta
...
16
marzo
1907
.
Sono
otto
pagine
che
voglio
empirti
.
Penso
dirti
tante
cose
!
Non
ho
nessuno
amico
,
ma
parlo
sempre
con
te
.
Mi
piace
tanto
quest
'
illusione
!
Veniamo
a
cose
serie
.
Tu
mi
hai
scritto
per
incitarmi
al
lavoro
,
ed
hai
fatto
bene
.
Maltrattami
anche
.
Sentendo
la
tua
volontà
vicina
alla
mia
,
torno
alla
vita
.
Stamani
ho
pianto
quando
un
raggio
di
sole
è
entrato
nella
mia
camera
.
Ritorno
artista
.
Ma
,
vedi
,
potresti
anche
bastonarmi
senza
ch
'
io
potessi
scrivere
una
parola
.
Nè
amor
proprio
o
altro
può
muovermi
.
Cioè
,
io
mi
consumo
per
l
'
ansia
di
studiare
,
ma
la
mia
poesia
non
è
nata
ancora
tutta
.
Ho
qualche
accenno
,
ogni
giorno
più
insistente
,
che
mi
fa
gonfiare
il
petto
di
tenerezza
.
Come
mi
sento
buono
allora
.
Penso
che
l
'
ingegno
sia
solamente
bontà
.
Sapere
amare
tutte
le
cose
.
Si
:
io
ho
dentro
di
me
questo
sentimento
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Non
farò
nulla
su
Siena
.
Mi
ricordo
solamente
che
esiste
una
città
di
tal
nome
,
ma
essa
è
ben
morta
?
Qui
è
la
mia
vita
.
Qui
sento
tornare
le
mie
sensazioni
.
Qui
anelo
ad
un
sentimento
legittimo
.
Ma
vedi
come
son
fatto
?
Dianzi
avevo
la
certezza
di
essere
qualche
cosa
,
adesso
ho
la
certezza
di
essere
un
melanconico
solamente
.
Che
mi
vuoi
fare
?
Conviene
che
tu
aiuti
tutto
il
mio
io
a
risorgere
.
Dì
alla
signora
Celli
ch
'
io
studierò
il
tedesco
e
che
lo
conosco
già
un
poco
,
avendolo
studiato
un
anno
a
scuola
.
Comprerò
una
grammatica
e
un
vocabolario
,
poi
che
si
tratterà
solamente
di
farmi
tornare
a
memoria
cose
note
.
Ma
ora
mi
sono
dato
tutto
a
Dante
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Vuoi
sapere
a
chi
penso
quando
lavoro
?
Mi
par
di
vedere
(
o
meglio
:
vedo
)
il
tuo
viso
fisso
nel
mio
.
E
ti
parlo
.
Non
so
se
tu
puoi
rievocare
le
imagini
visive
.
Ma
io
ho
quasi
un
'
allucinazione
.
Non
ho
veduto
ora
la
tua
fronte
?
E
odo
la
tua
voce
.
Se
non
temessi
di
turbare
tanta
tranquillità
,
ti
direi
le
mie
impressioni
dell
'
altro
giorno
.
Sono
cose
che
anderanno
via
tosto
che
tu
non
sarai
più
infermiera
.
Ma
,
no
:
ho
torto
.
Io
non
ti
devo
forzare
a
modellarti
secondo
il
mio
sogno
.
Voglio
vederti
lieta
di
te
stessa
,
e
capace
di
farmi
piangere
di
tenerezza
.
Perché
non
immagini
come
io
sento
te
?
Quando
ti
rivolgi
a
Dio
,
non
hai
il
sentimento
della
divinità
?
Non
senti
una
forza
che
non
è
tua
,
così
pura
che
non
vi
è
paragone
?
E
ti
senti
presa
da
Dio
,
e
ti
pare
di
avere
contatto
con
lui
,
non
è
vero
?
Io
sento
ciò
per
te
.
Vorrei
avere
quasi
terrore
del
tuo
affetto
.
Perciò
tu
mi
chiami
bambino
.
Io
ti
ammiro
e
t
'
amo
.
Ma
bada
,
sai
.
Non
turbare
mai
questa
serenità
.
Una
piccola
menzogna
o
contraddizione
,
romperebbe
tutto
.
-
E
non
è
vero
che
questo
affetto
sarà
immutabile
?
Sì
,
perché
io
lo
sento
fuori
dell
'
umano
.
Lo
sento
confuso
con
la
mia
intelligenza
.
Ah
,
non
t
'
ho
detto
mai
una
cosa
.
Compongo
molta
musica
originalissima
.
Ma
,
ohimè
,
tutto
nasce
e
muore
nella
mia
mente
.
Mentre
scrivevo
il
principio
di
questa
pagina
(
ed
è
ciò
che
m
'
ha
fatto
ricordare
di
parlartene
)
ho
pensato
un
motivo
bellissimo
.
Qualche
cosa
di
simile
ad
un
pianto
.
Oh
,
come
ora
ritorna
!
È
bello
molto
(
F
)
.
Tutto
ciò
io
lo
chiamo
il
tuo
amore
.
Poiché
una
minuzia
di
esso
vale
molto
più
di
ogni
altra
cosa
.
Esso
è
tutta
la
dolcezza
del
mio
ingegno
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Ho
letto
due
terzine
di
Dante
,
che
ho
dinanzi
,
ed
ho
provato
scoraggiamento
.
Sento
da
vero
qualcosa
e
lo
capisco
,
o
è
un
'
illusione
?
M
'
è
venuto
a
mente
:
Pianger
di
doglia
,
e
sospirar
d
'
angoscia
...
Sono
per
piangere
.
17
marzo
1907
.
Sono
stato
alla
Galleria
di
Villa
Borghese
,
e
ti
mando
ora
queste
violette
colte
attraverso
i
bellissimi
prati
.
Ho
quasi
certezza
di
me
.
I
quadri
che
guardavo
divenivano
mie
idee
,
e
del
loro
sentimento
userò
scrivendo
.
Un
paesaggio
del
Francia
...
(
Non
so
dire
ciò
che
ho
in
mente
)
.
Ma
è
necessario
che
con
un
atto
di
volontà
mi
decida
a
star
lontano
dal
solito
studiare
,
il
quale
m
'
ha
indebolito
e
confuso
molto
.
Deve
venire
tutto
da
sé
,
però
che
sembra
che
l
'
imagini
scorrano
alla
superficie
del
mio
pensiero
,
senza
ch
'
io
le
sappia
fermare
.
Così
è
per
ora
.
Non
ti
posso
dire
tutte
le
cose
indefinite
che
si
accolgono
nel
mio
essere
.
Pare
che
pensi
anche
il
mio
corpo
.
E
quando
io
apro
le
mie
sensazioni
per
vedere
che
cosa
abbiano
dentro
,
vi
trovo
solamente
il
desiderio
di
te
.
(
Non
so
se
abbia
detto
una
cosa
seria
facendoti
ridere
.
Non
mi
piace
)
.
Sì
;
il
mio
sentimento
ha
origine
da
te
.
Tutto
quel
senso
ineffabile
che
accompagna
la
mia
mente
è
solamente
il
tuo
amore
.
Tutto
ciò
che
posso
adunare
nella
mia
volontà
,
è
sigillato
da
te
.
Capisco
che
esprimo
il
mio
pensiero
balbuziendo
,
e
con
la
mente
debole
di
un
fanciullo
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Ma
studia
anche
tu
.
Non
t
'
ho
mai
domandato
che
tu
capissi
un
quadro
o
altro
,
ma
ho
fatto
male
.
Che
pensi
di
tali
ammoscimenti
?
Io
ne
rido
con
te
(
ho
riveduta
la
tua
bocca
)
,
ma
desidero
che
tu
obbedisca
.
Del
resto
,
fiat
voluntas
tua
!
22
marzo
1907
.
Non
ho
ancora
potuto
piangere
dinanzi
a
te
,
a
cagione
delle
cose
vili
che
lo
star
lungi
da
te
ha
raccolte
.
Ma
io
lo
faccio
ora
imaginando
il
tuo
volto
.
Sembra
anche
ch
'
io
mi
purifichi
tutto
così
.
Sentomi
tornato
ad
una
tenerezza
innocente
.
Amami
.
Non
ti
so
dire
ciò
che
questa
parola
significa
per
me
.
Ho
la
sensazione
di
una
cosa
eterna
.
Parmi
che
il
silenzio
della
mia
anima
sia
la
significazione
del
nostro
amore
.
Ma
questo
gaudio
,
così
quasi
libero
dai
sensi
,
lo
hai
anche
tu
.
Anzi
,
io
l
'
ho
appreso
da
te
.
Fai
che
a
poco
a
poco
il
mio
animo
possa
tornare
alla
sua
completa
esistenza
.
Ora
esso
è
ancora
in
formazione
.
È
inutile
che
tu
chieda
adesso
lavoro
.
Sono
ancora
tra
le
nebbie
della
impossibilità
.
Non
hai
ancora
capito
ch
'
io
sono
stato
un
anno
troppo
lontano
dalla
vita
.
A
Siena
ho
voluto
ritirarmi
da
ogni
contatto
.
Tu
sola
,
a
poco
a
poco
mi
riconduci
al
naturale
,
all
'
umano
.
Sono
anche
stato
cattivo
molto
;
o
pazzo
.
Pensava
di
essere
privilegiato
da
Dio
sopra
tutti
gli
altri
.
Pensavo
che
avrei
dovuto
comandare
a
tutti
,
e
pensavo
che
tutti
mi
dovessero
avere
tale
rispetto
.
Pazzo
addirittura
.
Ed
ora
ciò
mi
fa
dubitare
.
Ma
io
sento
che
questo
male
mi
ha
lasciato
.
Ne
ho
terrore
soltanto
.
Mi
pare
,
sai
,
che
questa
oscurità
ridiscenda
alcuna
volta
sull
'
anima
,
ma
ora
ne
ho
un
'
imagine
soltanto
.
Tu
sola
mi
hai
guarito
e
mi
tieni
sano
.
Perciò
tu
hai
qualunque
diritto
su
ciò
che
potrò
fare
.
Non
avrei
dovuto
dirtene
alcuna
cosa
,
per
non
attristarti
.
Ma
devi
conoscere
me
fino
al
fondo
dell
'
anima
.
Non
vi
deve
essere
per
te
nessuna
cosa
incompresa
.
Ma
tutto
deve
cadere
di
ciò
.
Tu
mi
darai
e
mi
dai
un
nuovo
aspetto
del
tempo
...
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Ma
che
fa
lo
studiare
,
e
la
Biblioteca
?
Non
devo
studiar
più
,
come
studia
-
per
esempio
-
un
professore
;
cioè
per
sapere
.
Conviene
che
studi
come
prima
,
cioè
torni
a
vedere
ciò
che
mi
è
intorno
.
Questa
sala
non
mi
deve
interessare
se
non
come
un
oggetto
della
mia
attenzione
creatrice
(
G
)
.
Ma
devo
avere
pazienza
che
si
combinino
insieme
tutti
i
frammenti
disparati
che
ho
nella
mente
.
Allora
sorgeranno
le
idee
.
23
marzo
1907
.
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Ch
'
io
non
senta
più
la
fiacca
nell
'
anima
,
che
io
non
sia
più
triste
...
Se
tu
sapessi
quanto
ho
sofferto
io
!
Devi
essere
di
me
gelosa
ed
egoista
,
come
sei
,
non
è
vero
?
Perché
non
dovrei
dar
retta
a
te
?
Dentro
te
c
'
è
tutto
,
poi
che
ci
metto
tutto
.
24
marzo
1907
.
Ieri
sera
mi
si
formarono
alcuni
simboli
bellissimi
,
ma
al
solito
sfuggenti
.
Io
credo
di
non
poterli
descrivere
per
il
grande
cambiamento
che
essi
hanno
rispetto
gli
altri
di
un
tempo
.
E
ti
assicuro
che
sono
belli
da
vero
.
La
maggiore
gioia
mia
è
di
scrivere
a
te
.
Mi
sono
così
infuso
dentro
di
te
,
che
tu
devi
percepirne
qualcosa
.
Ora
ho
pensato
ad
una
statua
del
Rodin
:
il
Pensiero
.
Egli
è
uno
dei
maestri
che
mi
ha
dato
molto
della
sua
arte
.
Non
ti
posso
dire
bene
che
è
questo
Pensiero
,
però
che
è
un
simbolo
.
È
una
testa
di
donna
che
ha
il
collo
sorgente
da
un
blocco
di
marmo
.
Credi
che
il
volto
di
lei
è
un
pensiero
.
Ma
che
Rodin
!
In
parte
,
il
mio
scrivere
non
bene
dipende
dalla
confusa
mescolanza
di
stili
che
io
ho
studiato
.
È
stata
una
fatica
per
ora
,
la
quale
mi
ha
guastato
.
Lascia
che
ritorni
la
chiarezza
,
e
avrò
coscienza
dello
scrivere
.
25
marzo
1907
.
Sono
desideroso
di
parlarti
martedì
della
mia
sistemazione
,
dalla
quale
dipende
la
nostra
contentezza
.
Mi
consiglierai
.
Tornerei
a
Siena
,
se
mio
padre
smettesse
la
trattoria
(
H
)
(
me
lo
ha
anche
scritto
)
e
non
avesse
più
in
casa
la
solita
donna
di
servizio
.
Con
la
mia
matrigna
staresti
benissimo
.
Ma
,
poi
,
a
Siena
che
faccio
?
Ho
orrore
ricordando
.
D
'
altra
parte
desidero
che
tu
non
stia
più
al
Policlinico
.
27
marzo
1907
.
Non
faresti
cosa
ridicola
se
tu
scrivessi
in
un
foglio
ogni
pensiero
di
me
che
t
'
avviene
.
Potresti
farne
due
gruppi
:
l
'
uno
di
quelli
riguardanti
la
nostra
vita
,
l
'
altro
di
ciò
che
dubiti
di
me
.
Ho
notato
molte
volte
una
diffidenza
mal
celata
contro
me
.
Tu
hai
messo
sopra
me
molto
delle
chiacchiere
,
e
mi
hai
giudicato
come
gli
altri
(
alcuna
volta
,
s
'
intende
)
.
Domanda
tutto
,
ogni
minuzia
oscura
,
e
se
tu
non
domanderai
,
dirò
io
spontaneamente
.
E
ciò
per
chiudere
definitivamente
ogni
cosa
brutta
.
Vorrei
che
tu
comprendessi
tutto
il
rimorso
che
ho
di
non
averti
adorata
come
ora
.
E
questo
intensifica
di
più
la
mia
adorazione
.
Ma
sul
passato
ho
posto
i
piedi
.
È
vero
però
ch
'
io
t
'
amo
anche
per
il
passato
.
Tutti
i
miei
ricordi
sono
come
una
brace
che
tiemmi
calda
l
'
anima
.
Forse
,
ti
amavo
fin
dalla
prima
lettera
.
Sentivo
da
te
una
luce
sopra
tutta
la
volgarità
.
È
vero
così
.
Il
primo
che
adulò
le
mie
speranze
,
predisse
che
io
avrei
scritto
dopo
averti
sposata
.
Come
io
volli
perdere
te
,
non
sono
stato
più
buono
di
scrivere
una
parola
.
A
Firenze
(
e
fui
maligno
di
non
dirtene
alcuna
cosa
)
scrissi
una
prosa
esaltante
la
tua
anima
.
Ma
non
volevo
manifestarti
il
mio
affetto
perché
ti
chiudevo
con
tutto
l
'
altro
del
mio
passato
,
del
quale
ora
sono
vincitore
.
Dalla
signora
R
.
sentii
il
desiderio
di
cadere
come
fulminato
;
non
so
che
voglia
ebbi
di
divenire
niente
:
ti
adorai
come
penso
che
alcuni
adorino
gli
dèi
.
Divenisti
una
cosa
della
mia
anima
,
inseparabilmente
.
Ma
la
mia
pazzia
e
la
mia
malvagità
,
forse
necessarie
per
uscire
dal
pelago
(
e
allora
credevo
che
fosse
necessaria
)
m
'
impedì
di
manifestare
il
mio
amore
.
Sentivo
mordermi
tutte
le
membra
dal
dolore
,
ma
dovevo
essere
impassibile
.
E
alcuna
volta
ne
piangevo
.
Sentivami
legato
dalla
pietra
della
mia
sciocca
pazzia
,
invasato
dall
'
idea
fissa
di
essere
una
potenza
,
e
non
ti
dovevo
scrivere
.
.
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.
Ma
di
quando
in
quando
il
tuo
ricordo
sfondava
la
mia
anima
,
ed
io
mi
dolevo
anche
fisicamente
.
Pensavo
il
mio
dolore
anche
dentro
le
ossa
.
E
credevo
di
aver
perduto
per
sempre
l
'
intelligenza
.
Credevo
di
aver
sulle
labbra
il
riso
degli
idioti
,
e
che
tu
mi
disprezzassi
.
E
ti
davo
ragione
.
Ti
domandavo
tante
cose
che
non
ricordavo
più
la
sera
,
stando
un
'
ora
fermo
a
guardare
lontano
.
Oh
,
s
'
io
potessi
ridirti
bene
ogni
cosa
!
Pensavo
di
essere
pazzo
e
che
tu
mi
tenessi
come
un
bambino
,
poi
mi
facevi
cadere
,
ed
io
piangevo
.
Ciò
è
un
momento
di
quello
che
ho
sofferto
!
La
signora
R
.
mi
parlò
di
te
,
ed
io
decisi
ciò
che
prima
parevami
come
un
buco
alla
luce
fatto
in
una
grotta
.
Tornai
quasi
in
me
,
e
non
mi
vergognai
di
chiederti
il
denaro
per
venire
a
Roma
.
Sentivo
di
fare
una
cosa
dignitosa
.
Già
vedevo
il
tuo
volto
e
i
tuoi
atti
.
Pensavo
che
avremmo
pianto
insieme
.
Tu
vedi
ora
quanto
la
mia
anima
ha
camminato
,
senza
che
tu
la
vedessi
.
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Così
si
gonfia
l
'
anima
di
sogni
,
come
di
succo
.
Penso
agli
alberi
che
colano
di
linfa
.
Quando
la
solidità
del
mio
passato
sarà
divenuta
polvere
e
non
sarà
più
come
una
corteccia
sopra
la
mia
anima
,
lavorerò
.
Ma
senza
il
tuo
amore
non
farei
niente
,
però
che
esso
è
la
sola
acqua
che
bagna
la
mia
anima
.
28
marzo
1907
.
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Non
ti
pare
che
ambedue
dovremmo
preoccuparci
di
scrivere
meglio
?
Dammi
l
'
emulazione
tu
.
Però
che
se
prendo
l
'
abitudine
di
scrivere
rilassatamente
,
temo
di
non
aver
perduto
tempo
quando
ho
studiato
la
stilistica
e
altre
cose
!
.
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Oggi
sono
un
poco
ragazzo
.
Ma
conviene
esser
così
per
avere
la
spensieratezza
.
Mi
par
d
'
essere
in
mezzo
a
tante
vigne
verdi
.
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Sono
allegro
ho
detto
?
Ohimè
,
si
è
rivelata
la
faccia
già
.
Quanta
grandine
su
le
vigne
!
1
aprile
1907
.
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Pensando
con
te
la
mia
anima
si
ritrae
dalle
sue
vacuità
,
e
rifletto
,
e
mi
appaiono
le
mie
vie
.
Si
risolvono
tante
incertezze
,
in
un
'
ora
di
amore
!
Non
saprei
spiegarti
questa
influenza
intellettuale
.
E
di
quella
morale
?
Non
ho
dipinta
la
mia
vita
attorno
alla
tua
persona
?
So
come
dovrò
comportarmi
sempre
,
però
che
in
te
ho
trovato
il
mio
sostegno
.
2
aprile
1907
.
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Perché
credi
che
i
miei
impulsi
saranno
cagione
di
dolore
?
Quanto
erri
!
I
miei
impulsi
sono
simili
alle
bizze
dei
fanciulli
:
se
tu
non
lo
credessi
,
non
avresti
veduto
nell
'
anima
mia
qual
fanciullo
è
.
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...
ho
bisogno
di
leggere
due
o
tre
volte
le
tue
lettere
,
però
che
nella
prima
lettura
mi
assale
un
tremito
fortissimo
.
4
aprile
1907
.
Mentre
studio
,
mi
viene
di
risentire
tutti
i
tuoi
atti
,
e
particolarmente
le
espressioni
del
tuo
volto
.
Le
ripenso
e
le
rifaccio
nel
pensiero
.
Come
sono
esaltato
da
me
stesso
di
questo
amore
!
Parmi
di
avere
dinanzi
la
felicità
.
Ed
ogni
giorno
vi
aggiungo
un
atto
di
devozione
col
pensiero
,
e
lo
allargo
con
tante
minuzie
di
sogno
.
Il
mio
fine
morale
è
di
scomparire
in
te
,
di
perdermi
nella
tua
anima
.
Allora
sento
che
sarò
felice
.
.
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.
Lascia
ch
'
io
esca
dal
pantano
della
mia
mente
.
Perché
non
lavorerò
,
se
dentro
di
me
sono
tante
cose
?
5
aprile
1907
.
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.
Il
verso
libero
dovrebbe
essere
trasportato
nella
nostra
letteratura
.
Non
ti
pare
?
Esso
è
buon
mezzo
per
riconoscere
chi
è
poeta
o
no
,
però
che
non
fa
figurare
se
non
il
vero
pensiero
.
E
quante
chiacchiere
rimate
di
meno
!
Ma
ciò
precisamente
lo
fa
tenere
lontano
.
.
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.
Se
io
lavorerò
sarà
tutta
roba
ricevuta
dal
tuo
amore
.
E
come
mi
piace
il
tuo
dubitare
di
ciò
!
Ma
lascia
stare
.
Io
so
che
vivremo
bene
,
e
che
io
sarò
qualcosa
.
7
aprile
1907
.
Ho
deciso
di
tradurre
La
Cathédrale
,
ed
ho
già
ricopiato
il
frontespizio
e
la
dedica
.
Metterò
anche
una
inserzione
nella
Tribuna
offrente
lezioni
d
'
italiano
.
Ma
sono
ancora
inquieto
,
oscillante
.
Non
ti
posso
descrivere
il
mio
stato
.
.
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Queste
belle
giornate
mi
ricordano
la
Piazza
del
Carmine
,
quando
io
venivo
a
passare
sotto
la
tua
finestra
,
inquieto
come
ora
,
come
una
tavola
nell
'
acqua
mossa
.
Capisci
bene
ch
'
io
non
ho
ancora
dimenticato
Siena
:
vi
è
di
lei
in
me
uno
sfondo
di
sensazioni
.
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Adesso
sono
i
ricordi
i
quali
io
vedo
.
La
Torre
del
Mangia
,
quasi
bianca
nel
cielo
azzurro
;
e
sotto
,
quasi
annebbiate
,
le
case
di
Siena
.
Non
altro
.
Distruggi
tu
con
un
colpo
della
tua
anima
queste
cose
informi
.
Che
confusione
tutto
il
mio
passato
!
Vedi
che
tavole
si
presentano
nella
mia
anima
,
ed
io
non
so
ridirtele
!
.
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Imagina
che
io
ho
qui
dinanzi
,
come
pitture
,
tutte
le
figure
della
novella
di
Candia
.
Questa
forza
,
che
,
forse
,
è
anima
,
tutta
libera
dalla
felicità
,
è
il
tuo
amore
.
Io
non
ho
niente
,
potresti
ritogliere
tutto
ciò
che
mi
hai
dato
.
E
perché
questa
forza
non
diverrà
il
mio
lavoro
?
Ti
parlo
come
se
tu
fossi
qui
realmente
.
Prendo
proprio
da
te
questo
ideale
che
fa
fremere
la
mia
anima
.
Ma
ho
paura
,
domani
,
di
non
aver
più
questo
slancio
spirituale
.
.
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Togliamo
questi
mucchi
di
sassi
che
aggravano
la
mia
anima
.
Togliamoli
.
Lavorerò
,
guadagnerò
,
t
'
amerò
.
Sono
tre
cose
in
una
sola
:
uno
stesso
pensiero
delizioso
.
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Non
t
'
umiliare
più
con
le
parole
dinanzi
a
me
,
però
che
i
fatti
sono
l
'
origine
non
sproporzionata
del
mio
sogno
.
Direi
che
tu
fossi
questo
sogno
.
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.
.
Avevo
pensato
durante
la
malattia
de
'
miei
occhi
,
che
non
avrei
più
amato
nessuna
persona
,
ma
solamente
le
sensazioni
che
mi
avrebbero
date
le
pitture
dei
miei
preferiti
.
Scacciavo
la
realtà
,
e
adoravo
una
faccia
femminea
di
Leonardo
...
Così
si
perdeva
la
mia
vita
,
senza
sentimenti
,
nella
freddezza
della
conoscenza
.
Ciò
che
pensavo
,
il
quale
era
pochissimo
e
tenue
,
era
tolto
dalle
superfici
delle
tavole
guardate
.
Credevo
che
in
esse
fosse
tutta
la
vita
per
il
mio
spirito
.
Non
avrei
voluto
altro
.
Ma
nella
guarigione
,
i
miei
nervi
(
credo
tutto
ciò
un
effetto
di
essi
)
migliorarono
...
Sono
sempre
stato
tuo
nella
grande
astrazione
in
cui
vivevo
.
Ma
tu
,
prima
,
e
a
Roma
,
hai
ricondotto
me
a
vivere
.
Guariscimi
ancora
.
Togli
tutta
la
secchezza
del
mio
egoismo
,
del
quale
anche
il
ricordo
mi
ha
agghiacciata
ora
l
'
anima
,
come
una
colonna
di
marmo
(
I
)
.
Togli
,
togli
!
Fammi
guarire
.
9
aprile
1907
.
Che
abbiamo
guadagnato
con
tali
lettere
tue
?
Non
ti
meraviglierai
se
ho
manifestato
il
mio
animo
materialmente
,
buttando
per
terra
ciò
che
avevo
dinanzi
!
Mi
pare
impossibile
che
tu
non
veda
la
mia
anima
piena
di
sogni
.
.
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.
Ti
dissi
che
ogni
giorno
,
a
ogni
ora
,
è
come
se
il
mio
io
si
rinnovellasse
tutto
.
A
tratti
,
lo
cambio
.
14
aprile
1907
.
Le
altre
due
volte
precedenti
,
scrissi
movendo
il
mio
animo
con
le
impressioni
ancora
recenti
di
una
lettura
carducciana
.
Tu
hai
avuto
paura
del
mio
gridare
alla
forza
;
a
torto
.
17
aprile
1907
.
Tu
non
sapevi
che
cosa
era
per
me
il
lasciarti
allora
.
T
'
imaginai
legata
a
me
solamente
con
un
tenue
filo
d
'
affetto
,
e
pensai
che
tu
godessi
più
della
vita
che
fai
ora
.
Il
non
desiderarmi
,
il
non
obbedirmi
,
mi
provava
(
e
forse
mi
prova
)
il
tuo
poco
affetto
.
Ma
ora
non
posso
giudicare
nulla
.
Ciò
che
tu
chiami
desiderio
meschino
di
prolungare
di
dieci
minuti
una
gioia
,
fu
per
me
il
compimento
delle
ore
precedenti
.
.
.
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Non
ho
prodotto
più
nulla
per
una
sfiducia
che
avevo
dentro
di
me
e
fuori
di
me
.
Onde
t
'
ho
detto
sempre
che
il
tuo
amore
può
farmi
tornare
a
scrivere
.
Ma
non
farmi
ripetere
sempre
le
cose
stesse
.
Facesti
di
più
con
un
sorriso
e
una
stretta
di
mano
,
prima
di
salire
sul
tranvai
.
Allora
mi
amasti
.
Vorrei
che
tu
avessi
fiducia
in
me
per
tutte
le
cose
.
S
'
io
non
lavoro
credo
che
se
ne
debba
cercare
la
cagione
nella
mia
struttura
psichica
.
Chi
sa
prima
ch
'
io
voglia
lavorare
,
quante
altre
combinazioni
devono
avvenire
nella
materialità
della
mia
psiche
.
Prima
di
tutto
,
ho
bisogno
della
contentezza
.
Intendiamoci
bene
:
contentezza
nel
senso
di
aver
trovato
chi
raccolga
,
come
li
ha
suscitati
,
i
miei
sentimenti
.
Sufficienza
spirituale
nel
nostro
amore
.
Tu
capisci
da
ciò
che
ti
dico
,
come
ogni
sensazione
di
te
è
causa
d
'
ascendere
o
di
fermarmi
.
Ciò
che
ricevo
proprio
da
te
è
splendore
di
un
ideale
;
ciò
che
mi
danno
le
persone
,
le
cose
e
i
fatti
che
ti
vedo
intorno
mi
fa
soffermare
.
Molta
parte
di
ieri
non
t
'
amai
,
appunto
perché
ti
sentivo
come
scomparsa
o
chiusa
dentro
questa
tavola
,
o
barriera
come
dici
tu
.
.
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.
.
...
si
può
essere
poeti
anche
per
la
distruzione
.
Ed
io
ho
molta
dose
d
'
anarchia
nella
mente
e
nell
'
unghie
.
18
aprile
1907
.
Ho
ricevuto
una
lettera
del
babbo
,
che
m
'
impone
di
tornare
a
Siena
.
Io
cercherò
,
in
questi
giorni
,
in
tutti
i
modi
.
Sono
tornato
oggi
ad
una
agenzia
,
dove
avevo
chiesto
per
lezioni
d
'
italiano
.
Il
proprietario
m
'
ha
detto
che
non
è
facile
che
io
trovi
.
Domani
andrò
dal
direttore
del
Giornale
d
'
Italia
.
Credo
che
saprò
presentarmi
.
Emma
mia
,
è
possibile
ch
'
io
lavori
in
queste
condizioni
d
'
animo
?
Ciò
che
sentivo
stamani
è
già
scomparso
dalla
mente
.
Senti
:
in
questo
momento
mi
sembra
il
meglio
che
io
obbedisca
al
babbo
.
Tornerò
a
Siena
,
e
interpreterò
il
mio
stare
a
Roma
,
come
una
scappata
:
egli
dice
cosi
.
Tanto
è
impossibile
l
'
intenderci
.
Mi
sarei
ammazzato
se
tu
non
mi
legassi
alla
vita
e
al
lavoro
.
.
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.
.
Sono
ricaduto
?
Abbi
pazienza
con
me
.
Non
tutto
è
immobile
nella
mia
anima
.
19
aprile
1907
.
Ora
vado
dal
direttore
del
Giornale
d
'
Italia
.
Questo
sole
mi
fa
bene
.
Ho
accettata
la
condizione
di
tornare
a
Siena
,
con
più
tranquillità
che
non
avrei
creduto
.
Forse
è
ora
ch
'
io
lavori
.
.
.
.
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.
Verrai
a
Siena
ad
agosto
?
Ci
sposeremo
allora
?
.
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.
Stamani
ho
letto
tre
o
quattro
libri
:
un
minimo
per
uno
,
e
via
.
Non
posso
più
star
fermo
,
ed
odio
i
libri
.
Mi
paiono
brutti
.
Penso
ora
che
a
Siena
potrò
lavorare
,
perché
da
vero
sento
empirsi
i
miei
pensieri
come
ad
una
fontana
ignota
.
Ma
com
'
è
bello
il
d
'
Annunzio
!
Basta
un
periodo
suo
per
far
fiorire
,
sia
pure
poco
per
ora
,
il
mio
animo
.
Vedi
:
ogni
mio
pensiero
parla
d
'
amore
,
ed
ho
tanta
dolcezza
nel
cuore
che
parmi
di
avere
una
musica
divina
qui
nella
segretezza
del
mio
essere
(
J
)
.
.
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Scriverò
,
forse
,
la
novella
;
ed
altre
ancora
,
ma
ho
bisogno
che
tu
mi
mantenga
in
questa
nebbiuzza
fantastica
,
che
è
tutta
dolce
del
tuo
amore
.
Imagina
una
fessura
da
cui
si
veda
qualche
cosa
della
campagna
fuora
:
tale
è
la
mia
mente
.
Non
so
perché
sono
insensibile
ora
a
Siena
(
K
)
;
certamente
perché
m
'
appare
come
un
sogno
.
Ne
ho
una
sensazione
d
'
arte
.
A
Siena
non
ho
né
meno
un
amico
,
e
mi
conserverò
tale
.
21
aprile
1907
.
Può
darsi
ch
'
io
prolunghi
il
soggiorno
a
Roma
fino
a
giugno
.
La
padrona
di
casa
scrive
a
mio
padre
che
vuole
essere
pagata
anche
del
mese
di
maggio
.
.
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.
Col
direttore
del
Giornale
d
'
Italia
non
ho
potuto
parlare
per
ora
;
ma
lo
cercherò
anche
domani
.
.
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.
So
che
sei
intricata
in
troppe
cose
,
e
che
riesci
ad
amarmi
solo
quando
mi
scrivi
.
E
poco
anche
allora
.
22
aprile
1907
.
Ciò
che
scrivo
mi
pare
una
tela
intessuta
di
fumo
.
Dietro
,
senza
che
il
mio
pensiero
possa
toccarlo
,
è
ciò
che
vedo
.
8
maggio
1907
.
Che
pace
non
mai
sognata
quando
penso
a
te
!
20
maggio
1907
.
Non
ci
dobbiamo
mai
contentare
di
noi
stessi
.
Per
me
,
è
questo
dispiacere
che
mi
si
ferma
nell
'
anima
,
che
mi
fa
agire
.
27
maggio
1907
.
Anch
'
io
penso
la
stessa
cosa
;
ma
riesco
a
sopprimerla
per
il
bene
nostro
.
Non
hai
indovinato
le
lunghe
giornate
d
'
abbattimento
,
con
certi
pensieri
oscuri
che
raspano
su
l
'
anima
come
cani
affamati
?
Oh
!
,
taci
,
taci
.
Quando
la
mia
anima
sta
bene
,
ed
io
sogno
il
lavoro
,
non
ci
sono
preoccupazioni
.
Non
devi
averle
.
Sono
riuscito
a
rimorchiare
la
tua
anima
nel
mare
di
forza
che
vedo
io
?
Emmina
mia
,
non
mi
fare
triste
.
Sognavo
di
dirti
tante
cose
piene
di
sole
!
Ho
scritto
tanto
;
quasi
cinquanta
pagine
di
quella
traduzione
...
Ed
un
dramma
l
'
ho
visto
io
,
l
'
ho
sentito
nel
suo
principio
.
Sii
forte
come
me
:
noncurante
.
Noncurante
?
Oh
,
noncuranza
fatta
di
dolori
e
di
impeti
!
Ma
non
è
essa
la
nostra
speranza
e
la
mia
forza
?
(
Se
devo
chiamare
noncuranza
quella
fiducia
che
ho
di
me
...
)
31
maggio
1907
.
Ti
mando
la
lettera
ricevuta
stamani
del
C
.
Se
le
cose
andassero
bene
,
sarebbero
tutto
secondo
il
nostro
piano
.
Per
ora
non
rispondo
al
C
.
e
mi
riservo
di
decidermi
se
accetterò
ciò
che
è
proposto
da
mio
padre
.
Di
questo
parleremo
lunedì
.
Non
so
anche
se
devo
accettare
l
'
amicizia
e
la
confidenza
del
C
.
Data
la
mia
sincerità
,
si
tratta
di
prenderlo
com
'
egli
s
'
è
offerto
o
di
non
occuparsene
,
come
ho
fatto
fino
a
qui
.
1
giugno
1907
.
Ieri
passai
la
giornata
malissimo
,
in
previsione
di
ciò
che
mi
avverrà
a
Siena
.
Sono
di
parere
che
non
debba
accettare
la
camera
fuori
di
casa
mia
.
Io
gliela
chiederò
in
campagna
.
E
poi
,
capisco
che
per
farmi
lavorare
scrivendo
,
è
necessario
ch
'
io
lavori
con
la
vita
.
Ora
mi
pare
d
'
essere
pieno
solamente
di
cose
quasi
fittizie
.
Del
resto
,
colpa
mia
.
Perché
ho
voluto
io
così
tentare
quasi
la
costruzione
di
un
interiore
fatto
di
pensieri
più
eletti
.
Ho
detto
male
sopra
.
La
mia
vita
non
è
stata
mai
fittizia
.
2
giugno
1907
.
Non
so
che
c
'
è
dopo
domani
.
Ho
già
fatto
una
cassetta
.
Da
Siena
,
a
Roma
,
5
giugno
1907
.
Mio
padre
è
affezionatissimo
ed
è
pronto
a
qualunque
volere
mio
.
Ora
sta
alla
fortuna
.
Perdonami
.
Sono
così
agitato
dalla
fatica
e
dalle
impressioni
di
Siena
che
non
potrei
dirti
nulla
.
.
.
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.
.
.
Ho
vedute
le
solite
facce
di
vagabondi
e
di
persone
non
molto
per
bene
.
Credo
che
per
la
salute
mia
(
e
tua
)
dovremmo
tentare
d
'
uscirne
per
sempre
.
Che
silenzio
e
che
antipatia
!
Sono
in
una
camera
in
via
del
Refe
Nero
e
vi
sto
bene
(
L
)
.
Come
t
'
ho
detto
,
mio
padre
mi
vuol
bene
.
Onde
tutto
è
da
credere
.
Ti
devo
spiegare
.
Mio
padre
non
m
'
ha
fatto
nessuna
domanda
.
M
'
ha
accolto
da
vero
padre
.
Nel
suo
viso
si
vedeva
tutto
.
.
.
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.
.
Vuole
ch
'
io
faccia
una
cura
ricostituente
,
perché
m
'
ha
trovato
molto
magro
...
Ho
tanta
voglia
di
lavorare
.
Non
so
;
porrei
mano
a
tutto
.
.
.
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.
.
.
.
.
Ho
mangiato
in
una
stanza
di
questa
casa
.
Un
lume
a
petrolio
,
al
quale
assomigliavo
me
;
e
i
canti
dei
beceri
dentro
le
taverne
.
Io
sono
sopra
una
taverna
.
6
giugno
1907
.
Mi
dimenticai
di
dirti
che
mio
padre
,
perché
gli
sembrai
magro
molto
,
andò
a
piangere
dal
C
.
Il
quale
lo
ha
detto
a
me
.
Ti
faccio
sapere
tali
cose
per
appianarti
verso
di
lui
.
Ancora
non
ho
aperto
un
libro
.
Non
volevo
né
meno
rientrare
nello
stanzino
di
prima
(
M
)
.
Ho
sentito
addosso
tutta
l
'
ottusità
antica
.
E
un
odore
di
rinchiuso
!
Quei
libri
lì
,
certamente
,
non
mi
serviranno
più
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
Siena
ha
messo
tra
me
e
tutti
gli
altri
quella
distanza
che
volevo
.
.
.
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.
.
Sono
stato
convinto
a
lasciar
fare
quella
persona
che
è
in
casa
.
E
,
infatti
,
è
meglio
ch
'
io
non
me
ne
occupi
.
È
meglio
ch
'
io
non
pensi
a
lei
,
ne
pure
per
farle
male
.
Ho
riletto
il
Boccaccio
nel
Decamerone
.
Che
freschezza
di
stile
e
di
lingua
!
Certi
autori
li
sento
come
fossero
moderni
.
Dunque
,
il
mio
sforzo
passato
è
servito
a
qualche
cosa
.
Ma
vorrei
anche
guadagnare
.
Mio
padre
ha
detto
,
mangiando
,
ed
io
ero
lì
,
che
quella
ragazza
prende
presto
marito
.
È
vero
?
Vorrò
sapere
per
bene
.
Se
fosse
sempre
così
,
non
avrei
nessuna
difficoltà
a
stare
in
casa
del
babbo
.
Ma
ancora
io
non
vedo
niente
a
cui
concorrere
.
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È
curiosa
!
Leggo
due
poesie
del
Leopardi
,
poi
una
dell
'
Alfieri
,
un
'
altra
del
Chiabrera
.
Un
poco
di
riposo
,
e
poi
due
o
tre
terzine
di
Dante
.
Il
mio
animo
passeggia
qua
e
là
attratto
da
tante
cose
.
Ieri
rividi
il
S
.
Sebastiano
del
Sodoma
,
che
mi
fece
fare
uno
dei
miei
primi
lavori
.
Ma
il
più
delle
volte
non
gusto
più
quell
'
arte
.
Non
lo
so
.
In
me
ci
sono
travolgimenti
profondi
.
Ora
ho
la
coscienza
di
tali
fatti
in
un
modo
,
ora
vedo
altri
aspetti
.
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T
'
annoio
?
Ma
con
chi
devo
parlare
?
Ma
tutti
questi
libri
che
sono
accanto
a
me
,
mi
hanno
già
dato
qualcosa
.
Siena
è
bella
da
vero
.
7
giugno
1907
.
Sono
stato
seduto
mezz
'
ora
sull
'
inforcatura
di
un
ciliegio
(
N
)
.
Ho
un
dispiacere
oscurissimo
di
te
.
Ed
ho
pianto
.
Ora
dimentico
e
ti
scrivo
.
Vorresti
sapere
quel
che
pensavo
su
quel
ciliegio
?
Pensavo
che
tu
fossi
seduta
sopra
un
bel
greppo
che
è
lì
,
ed
io
t
'
avrei
buttate
le
ciliege
.
In
faccia
a
me
c
'
era
un
paesaggio
che
mi
ricordava
una
tela
del
Segantini
.
Un
bove
bianco
e
una
contadina
con
un
fascio
d
'
erba
;
ma
velati
dal
sole
,
ch
'
era
in
cima
al
poggio
.
Io
sono
così
fatto
che
non
posso
né
pure
pensare
che
tu
sei
costà
.
Quando
le
cose
in
cui
sei
,
prendono
il
sopravvento
,
tutto
il
mio
amore
prova
un
'
angoscia
che
mi
fa
piangere
.
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.
Quel
ciliegio
m
'
ha
fatto
bene
.
L
'
ho
ancora
nell
'
anima
con
tutte
le
altre
cose
.
Poi
sono
andato
nel
pisellaio
dove
erano
le
contadine
che
s
'
empivano
i
grembiali
,
e
ho
mangiato
molti
piselli
,
lasciando
il
guscio
attaccato
alla
pianta
.
Mio
padre
andava
in
cantina
per
empire
alcuni
barili
.
E
mi
ha
dato
mezzo
bicchiere
di
vino
.
Avrei
anche
mangiato
,
ma
nella
madia
della
contadina
era
solo
un
pezzetto
di
pane
.
Il
cane
,
che
è
bianco
nella
pancia
e
nero
sopra
,
m
'
ha
attaccato
molti
peli
su
i
ginocchi
.
Per
la
strada
che
porta
al
podere
,
pare
quasi
d
'
essere
a
Roma
,
perché
è
sempre
piena
di
forestieri
.
Per
andare
al
podere
,
sono
passato
dalla
scorciatoia
a
traverso
altri
poderi
e
mi
son
fermato
alla
casa
di
una
contadina
,
dove
una
bambina
m
'
ha
colto
una
rosa
che
ho
infilata
nel
vestito
.
Ti
mando
questi
fiori
strappati
a
un
melo
.
Erano
tra
certe
meluzze
di
un
verde
oscuro
,
grosse
poco
più
che
le
noci
.
Odorano
molto
.
Già
,
a
me
piace
anche
l
'
odore
delle
zolle
che
s
'
aprono
sotto
la
vanga
.
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.
Credi
che
Siena
non
mi
abbia
fatto
bene
?
Credo
che
abbia
maturato
le
melucce
dei
miei
sogni
.
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(
Ho
portato
anche
una
formica
.
È
passata
proprio
rasente
la
punta
della
penna
.
)
.
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.
Qui
a
Siena
si
sentono
battere
le
ore
con
una
tranquillità
strana
.
A
volte
mi
par
di
vedere
passare
quest
'
ore
(
O
)
.
9
giugno
1907
.
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.
È
inutile
ch
'
io
ti
dica
che
in
fondo
alla
mia
anima
è
la
noia
.
10
giugno
1907
.
Anch
'
io
sento
prossimo
il
tuo
ritorno
.
Ma
vorrei
vivere
ora
per
ora
,
come
se
l
'
avvenire
fosse
un
sacco
vuoto
.
E
non
so
che
è
,
e
che
sarà
di
me
.
Ero
venuto
qui
a
casa
pensando
di
scriverti
;
ma
i
miei
pensieri
sono
rimasti
fuori
.
Li
sento
fuori
tra
un
raggio
di
sole
e
una
zolla
verde
.
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.
A
chi
dovrei
parlare
qua
,
tolte
le
conversazioni
insignificanti
?
Preferisco
le
parole
delle
mie
contadine
,
a
cui
rispondo
pensando
ai
campi
.
11
giugno
1907
.
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.
Con
mio
padre
è
impossibile
.
Io
non
so
quel
che
voglia
.
Gli
ho
parlato
e
fatto
dire
che
ho
fretta
di
guadagnare
,
ed
egli
mi
faceva
capire
che
me
ne
lasciava
il
tempo
.
Dunque
,
speravo
bene
di
tutto
.
Ma
ieri
sera
m
'
è
saltato
addosso
e
mi
ha
picchiato
.
Approfitto
di
questa
cosa
per
andare
oggi
dal
Procuratore
del
Re
.
Credo
che
darà
ragione
a
me
e
obbligherà
mio
padre
a
tenermi
fuori
di
Siena
.
È
ciò
ch
'
io
cerco
.
Ricordi
come
nella
lettera
del
C
.
,
egli
mi
prometteva
una
stanza
e
il
vitto
per
alcuni
mesi
?
La
camera
ce
l
'
ho
,
ma
egli
è
già
cambiato
.
Imagina
il
mio
immenso
dispiacere
.
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Da
queste
lotte
io
riesco
sempre
più
forte
.
Non
avevo
mai
pensato
con
tale
freddezza
.
12
giugno
1907
.
Il
Procuratore
m
'
ha
detto
conoscere
da
un
pezzo
le
condizioni
che
sono
tra
me
e
il
babbo
,
e
m
'
ha
chiamato
giovane
disgraziato
.
Onde
tra
un
certo
numero
di
giorni
egli
farà
in
modo
ch
'
io
possa
rivenire
via
da
Siena
,
imponendo
a
mio
padre
un
mantenimento
di
tre
mesi
,
come
ho
chiesto
io
.
Ora
,
egli
m
'
ha
detto
d
'
aspettare
lui
,
il
quale
farà
tutto
,
per
evitare
una
tragedia
tra
mio
padre
e
me
.
Egli
mi
ha
consigliato
Milano
.
Anzi
ha
insistito
molto
che
andassi
là
.
Io
ho
detto
che
deciderò
pochi
giorni
avanti
che
tutto
sia
fatto
.
Veramente
non
potrei
stare
senza
rivederti
.
Onde
penso
che
se
tu
non
sarai
tornata
a
Siena
,
quando
io
me
ne
verrò
via
,
sceglierò
un
mese
a
Roma
,
e
gli
altri
due
a
Milano
.
A
Roma
mi
ripresenterei
al
direttore
della
C
.
,
per
esempio
.
E
,
poi
,
pensando
,
mi
vengono
alla
mente
tutte
le
cose
da
essere
tentate
.
Emma
mia
,
riuscirò
questa
volta
?
Ho
molta
esperienza
di
più
.
Mi
sento
più
piegato
ad
entrare
in
qualunque
posto
.
.
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.
.
In
generale
,
ho
perso
la
fiducia
in
tutti
.
Ma
trattandosi
di
una
autorità
non
posso
dubitare
interamente
delle
sue
parole
.
.
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.
.
Sembra
,
non
so
,
che
il
nostro
amore
prenda
un
sentimento
di
santità
.
Ma
il
mio
libro
di
lettura
sai
qual
'
è
?
Oggi
l
'
ho
letto
quattro
volte
.
13
giugno
1907
.
Non
ho
più
veduto
mio
padre
.
Il
quale
non
vuole
né
meno
ch
'
io
vada
là
in
campagna
.
Ma
ciò
mi
ha
messo
un
desiderio
di
vivere
da
me
.
Se
potessimo
non
chiedere
il
permesso
a
nessuno
!
Sei
contenta
ch
'
io
prendessi
non
più
di
tre
lire
al
giorno
?
Ti
basterebbe
il
mio
amore
,
come
a
me
il
tuo
?
Che
m
'
è
datore
di
ogni
soavità
.
Suonano
le
nove
.
Voglio
uscire
per
chiedere
i
soldi
per
le
sigarette
,
cioè
del
francobollo
.
Torno
a
casa
a
mezzanotte
.
Ho
girato
molte
strade
giù
tra
i
Pispini
e
il
Casato
;
e
in
S
.
Martino
mi
sono
trovato
dentro
la
bottega
di
un
pizzicagnolo
che
conoscevo
da
prima
;
il
quale
m
'
ha
domandato
...
informazioni
sulle
pizzicherie
di
Roma
.
Con
grande
meraviglia
ha
udito
rispondersi
che
non
...
le
avevo
vedute
.
È
curiosa
però
che
quando
parlo
,
tutti
i
ricordi
di
Roma
mi
si
fanno
più
netti
e
più
vicini
.
Io
ero
con
te
,
la
notte
fuori
porta
Pia
o
il
giorno
nelle
nostre
passeggiate
.
Risentivo
proprio
la
realtà
di
tali
cose
.
Desideravo
di
tornare
a
casa
presto
.
Mi
pareva
che
tu
m
'
aspettassi
.
Non
so
se
t
'
ho
detto
mai
che
io
mi
lascio
guidare
da
tali
superstizioni
o
impressioni
.
Mi
pare
d
'
avere
il
tuo
desiderio
,
ed
io
sto
male
se
non
faccio
come
vuoi
.
Per
le
strade
che
ho
fatte
,
non
c
'
è
stata
quasi
una
persona
che
non
siasi
voltata
o
che
non
m
'
abbia
guardato
.
Con
l
'
ignorante
insistenza
dei
visi
senesi
.
No
,
di
te
non
parlammo
.
Ti
avevo
scritto
una
lettera
con
la
narrazione
di
tutto
,
ma
temendo
di
aumentarti
il
dispiacere
,
non
l
'
ho
mandata
,
anzi
l
'
ho
strappata
.
Io
chiesi
alla
matrigna
,
il
giorno
,
che
mi
comprasse
una
saponetta
.
La
sera
,
alle
undici
,
andai
in
bottega
per
prenderla
.
Perché
ella
m
'
aveva
comprato
un
pezzo
di
sapone
da
panni
,
le
dissi
:
-
Con
gli
stessi
denari
poteva
comprarmi
una
saponetta
da
teletta
.
Mio
padre
,
che
stava
seduto
,
col
capo
appoggiato
sul
tavolino
,
si
alzò
e
con
i
modi
più
ributtanti
disse
:
-
Che
diritto
hai
tu
del
sapone
e
della
saponetta
?
Io
t
'
afferro
per
il
collo
e
t
'
ammazzo
!
Dato
il
gran
cambiamento
da
poche
ore
innanzi
,
non
seppi
ne
meno
quel
che
rispondere
.
Solo
pensai
a
te
.
Allora
egli
con
le
mani
sopra
il
mio
viso
continuò
:
-
Vigliacco
,
mascalzone
,
voglio
sapere
che
facevi
a
Roma
.
Tu
non
mangiavi
,
perché
sei
magro
.
Ed
io
:
-
Non
mangiavo
?
Mangiavo
meglio
che
in
casa
tua
.
-
No
,
non
mangiavi
.
Adesso
con
me
non
potresti
fare
ai
pugni
.
Sei
il
più
debole
,
ora
.
-
Io
non
voglio
fare
ai
pugni
.
Se
dici
che
non
mangiavo
o
stavo
male
,
sei
un
imbecille
.
Perché
ho
mangiato
e
bevuto
alle
spalle
tue
.
Allora
egli
mi
prese
e
mi
piegò
in
terra
,
facendomi
un
poco
male
a
un
fianco
e
pigiandomi
uno
zigomo
.
Poi
mi
tenne
un
ginocchio
su
lo
stomaco
,
sempre
ingiuriando
e
dicendo
che
mi
voleva
ammazzare
.
Io
mi
difesi
solamente
.
Gridavo
a
tutta
la
gente
ch
'
era
intorno
a
noi
che
non
mi
facessero
percuotere
e
che
andassero
a
chiamare
le
guardie
.
Allora
egli
mi
lasciò
.
Io
mi
feci
rendere
il
cappello
,
ch
'
era
caduto
sopra
una
tavola
ed
uscii
,
dicendo
:
-
Sei
ammattito
.
In
casa
de
'
matti
non
ci
sto
.
.
.
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.
Tra
le
altre
ingiurie
è
questa
:
-
Tu
non
sei
il
mio
figliuolo
.
No
,
non
sei
.
Tu
sei
un
degenerato
.
Sei
un
vigliacco
...
Ma
nessun
accenno
a
te
.
Ora
so
che
scriverà
alla
padrona
di
casa
(
P
)
,
alla
quale
io
manderò
una
cartolina
per
prevenirla
.
Tu
non
te
ne
occupare
.
Che
cosa
era
?
Tutto
il
fondaccio
di
odio
e
di
passione
contro
di
me
.
Mio
padre
non
mi
sente
eguale
a
sé
.
E
così
mi
tratta
come
un
nemico
(
Q
)
.
Il
giorno
dopo
prese
parte
anche
un
mio
cugino
,
del
quale
non
m
'
ero
mai
rammentato
.
Lo
trovai
sull
'
uscio
dalla
X
...
dov
'
è
cuoco
,
e
prese
le
parti
del
babbo
dicendo
che
se
i
suoi
figli
dicessero
a
lui
imbecille
,
egli
li
sbatterebbe
nel
muro
.
Io
non
potei
evitare
le
prime
parole
,
perché
m
'
ero
fermato
a
salutarlo
.
Ma
ti
puoi
imaginare
quale
vergogna
sentii
.
Anche
egli
(
beato
lui
)
disse
che
ero
un
cretino
e
che
non
capivo
niente
.
Da
queste
parole
,
ora
comprendiamo
bene
quali
pensieri
siano
contro
a
me
.
Ma
non
so
perché
questa
volta
mi
senta
tanto
più
agile
quanto
più
sono
preso
dalle
mani
di
costoro
.
.
.
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.
.
.
Ora
vedo
che
dentro
quest
'
anno
mi
devo
impiegare
.
.
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.
Sto
un
poco
meglio
.
Ma
mi
sento
sempre
la
febbre
.
Qualunque
intelligente
m
'
avvicini
,
capisce
che
sono
agitato
.
Anche
il
Procuratore
mi
raccomandò
che
stessi
calmo
e
mi
divagassi
.
Più
che
l
'
amore
non
c
'
è
.
L
'
inchiostro
s
'
è
appastato
dentro
i
calamai
.
In
media
vanno
tre
lettori
al
giorno
.
E
che
lettori
!
(
R
)
.
Un
'
altra
cosa
mi
piace
di
prometterti
.
È
che
quando
io
guadagnassi
prenderemo
in
casa
una
delle
tue
sorelle
piccole
.
15
giugno
1907
.
Mio
padre
non
l
'
ho
più
visto
.
Ho
l
'
ordine
da
lui
di
non
entrare
più
in
casa
,
né
in
bottega
o
di
andare
in
campagna
.
Così
mi
fa
vivere
come
un
signore
;
perché
sto
in
una
camera
bella
come
non
ho
mai
avuta
,
ho
il
cameriere
che
mi
porta
il
pranzo
e
la
cena
e
più
di
un
litro
di
latte
la
mattina
.
Naturalmente
non
c
'
era
bisogno
del
suo
ordine
per
non
farmi
più
andare
in
casa
,
in
bottega
e
in
campagna
.
La
biancheria
me
la
cambio
quaggiù
;
la
campagna
è
bella
in
ogni
luogo
.
.
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.
.
.
.
.
.
Ma
di
che
parlo
?
Stasera
m
'
urta
i
nervi
la
penna
che
non
va
bene
,
e
gli
spropositi
che
metto
nelle
parole
.
Non
so
più
scrivere
né
meno
come
un
ragazzo
?
Io
ho
per
te
come
una
religione
.
Tutti
gli
altri
esseri
sono
le
figure
di
una
lanterna
,
illuminata
da
essa
.
.
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.
.
.
.
.
Che
lettere
,
non
è
vero
?
Dovrei
almeno
ricopiarle
,
per
togliere
le
macchie
d
'
inchiostro
.
Ma
non
ne
avrei
la
pazienza
.
Ho
presi
alcuni
appunti
per
un
commento
,
a
uso
mio
,
delle
poesie
del
Carducci
.
Ma
in
Biblioteca
io
studio
bene
.
La
gente
non
dà
noia
.
Solamente
gli
impiegati
non
hanno
molta
garbatezza
!
E
poi
,
quando
voglio
trovare
un
libro
,
bisogna
che
,
stando
col
naso
su
la
spalla
dell
'
impiegato
che
sfoglia
le
schede
,
agguanti
con
gli
occhi
il
nome
dell
'
autore
,
mentre
che
sta
per
sparire
.
Non
so
se
hai
capito
.
E
gli
autori
,
che
domando
io
,
non
sono
molto
noti
.
Conviene
che
li
presenti
scritti
all
'
impiegato
,
il
quale
,
brontolando
un
poco
,
se
ne
va
allo
schedario
.
Per
trovare
il
Bartsch
,
dovetti
bisticciare
quasi
.
Osservare
queste
cose
potrebbe
essere
bene
.
Ma
non
le
so
scrivere
!
Ho
acceso
la
candela
ed
ho
chiusa
la
finestra
.
Che
pasticci
...
poetici
ancora
!
Da
Dante
alla
Bibbia
,
dalla
Bibbia
a
Omero
,
da
Omero
a
Platone
,
da
Platone
al
Maeterlink
,
dal
Maeterlink
al
Leibniz
,
e
dal
Leibniz
a
Dante
e
via
in
un
cerchio
d
'
imagini
.
Mi
vergogno
perfino
a
scriverlo
.
Ne
faccio
il
viso
rosso
.
Ma
come
mi
si
potrebbe
comandare
un
certo
ordine
se
io
ho
appetito
di
tutti
?
In
questo
momento
ho
ripensato
a
Virgilio
,
e
sono
stato
proprio
lì
per
aprirlo
.
Io
ti
ho
già
trovato
il
lavoro
,
tanto
più
che
dovrò
togliermi
le
ore
dell
'
impiego
.
Ora
non
te
lo
posso
spiegare
chiaramente
,
ma
si
tratta
,
di
mano
in
mano
che
ve
n
'
è
bisogno
,
di
prendere
appunti
da
dizionarii
o
da
libri
.
Peccato
che
tu
non
sappia
un
poco
il
latino
!
Oggi
t
'
avrei
fatta
arrabbiare
per
un
certo
nome
biblico
.
L
'
ho
dovuto
cercare
in
molti
libri
,
perché
in
principio
non
sapevo
se
fosse
biblico
o
no
.
Dunque
,
prima
ho
dovuto
con
la
mia
ignoranza
conoscere
questo
.
Poi
ritrovarlo
in
un
dizionario
scritto
in
latino
.
E
perché
non
mi
piaceva
la
spiegazione
che
ne
derivava
,
ho
guardato
nell
'
Enciclopedia
italiana
e
francese
,
nel
dizionario
geografico
,
nel
dizionario
latino
,
nel
dizionario
d
'
antichità
,
in
quello
mitologico
,
ecc
.
L
'
impiegato
mi
guardava
.
Sai
:
tutti
questi
libri
sono
in
quello
scaffale
basso
che
è
vicino
alla
porta
,
ed
io
li
prendevo
di
mano
in
mano
che
li
scorgevo
.
Domattina
,
t
'
ho
detto
,
ho
voglia
d
'
andare
alle
Taverne
d
'
Arbia
.
Porterò
con
me
un
libro
.
Il
quale
è
già
scelto
,
quantunque
mi
si
rivolga
nell
'
animo
il
desiderio
di
ciascuno
.
Ma
adesso
sono
più
forte
.
Oggi
sono
stato
all
'
Osservanza
.
Ricordavo
bene
la
nostra
passeggiata
fatta
per
quella
strada
.
Mi
sono
seduto
sul
muricciolo
della
chiesa
,
e
guardavo
la
campagna
fino
al
Monte
Amiata
,
ch
'
era
quasi
schiacciato
dalle
nuvole
.
Un
fraticello
è
venuto
a
spazzare
,
e
due
poveri
mangiavano
la
zuppa
.
Mi
sono
ricordato
del
desiderio
,
molto
velato
,
che
ebbi
di
farmi
frate
.
Ridi
,
perché
rido
anch
'
io
.
Ciò
è
il
lato
comico
del
mio
animo
.
E
pure
,
se
non
avessi
riveduta
te
,
se
non
ti
avessi
più
sentita
,
c
'
era
caso
che
fuggissi
in
un
convento
.
La
mia
vita
non
è
se
non
una
preparazione
alla
nostra
.
Vivendo
così
nell
'
attesa
,
non
potrei
tessere
da
solo
un
avvenire
senza
strappi
.
19
giugno
1907
.
Perdonami
se
ti
scrivo
in
fretta
.
Stamani
mi
sentivo
quasi
male
.
Io
penso
di
andare
a
trovare
il
Procuratore
per
sollecitare
.
Credi
che
ogni
giorno
mi
diviene
sempre
più
triste
.
E
poi
,
senza
te
!
Non
voglio
abbracciare
sempre
una
forma
del
mio
spirito
(
S
)
.
Io
voglio
te
,
ti
voglio
vicina
.
.
.
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.
.
.
.
Sto
sempre
solo
,
e
passeggio
sempre
solo
.
Ciò
mi
dà
una
libertà
immensa
.
Tra
questa
gente
mi
sento
un
viaggiatore
che
s
'
è
fermato
poco
volentieri
.
Oggi
ho
riveduto
mio
padre
,
il
quale
mi
ha
tranquillamente
sorriso
.
Ma
i
giuochi
bastano
anche
con
lui
.
Quel
che
egli
ha
fatto
è
fatto
.
E
poi
,
non
sarebbe
il
ricominciare
da
capo
domani
?
Quindi
...
via
!
.
.
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.
Anche
passando
dalla
casa
tua
mi
agito
tutto
.
...
quando
penso
a
te
,
tutta
la
mia
anima
si
muove
come
le
foglie
di
una
vigna
.
Hai
ragione
.
Per
distrarmi
era
necessario
ch
'
io
pensassi
seriamente
a
te
ed
a
me
.
Con
la
voglia
di
questo
impiego
,
io
ho
acquistato
un
vigore
nuovo
.
Mi
sento
anche
meglio
.
Ma
è
necessario
che
noi
siamo
uguali
.
E
quando
ti
sento
tale
la
mia
anima
è
come
un
torrente
che
freme
di
spume
.
.
.
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.
In
me
è
una
purezza
,
alla
quale
voglio
foggiare
te
.
In
me
,
forse
,
non
traspare
perché
...
non
lo
so
.
Ma
questo
bisogno
d
'
una
cosa
ignota
che
cos
'
è
?
Questo
vuoto
che
la
bocca
della
volontà
fa
?
Ciò
che
ho
ottenuto
un
momento
fa
,
diminuisce
.
Io
ho
bisogno
di
accrescermi
sempre
,
perché
l
'
acquistato
scompare
.
Ma
il
mio
spirito
non
ha
incontrata
ancora
una
cosa
solida
,
su
la
quale
s
'
assieda
a
guardare
.
Sembra
che
cammini
sempre
per
certe
strade
silvestri
,
senza
scopo
,
per
fuggire
gli
altri
.
Ti
dirò
una
cosa
.
Oggi
sono
stato
al
sole
.
.
.
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Non
so
di
quale
piacere
esso
riempie
tutta
la
mia
carne
.
.
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.
.
Senti
:
risogno
anche
il
caldo
di
Roma
.
Mi
ricordo
ora
della
via
Venti
Settembre
tutta
accecante
di
luce
,
la
quale
m
'
ha
fatto
provare
piaceri
acutissimi
.
Da
vero
,
ne
ho
il
desiderio
.
Tu
,
scommetto
,
sei
spaventata
anche
a
sentirne
parlare
!
20
giugno
1907
.
Non
so
ancora
come
dirti
di
questo
fuoco
divino
che
tu
hai
riacceso
in
me
.
Occorrevano
,
dunque
,
le
tue
parole
perché
la
mia
anima
si
sentisse
così
gonfia
!
Quando
saremo
insieme
,
io
non
so
se
potremo
desiderare
che
sia
aggiunta
qualche
cosa
alla
nostra
felicità
.
22
giugno
1907
.
.
.
.
.
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Poi
ti
scriverò
con
più
pace
.
Ora
sono
ancora
inquieto
per
gli
opposti
sentimenti
di
ieri
e
di
oggi
.
Vedi
:
ieri
sentivo
un
rincrescimento
indicibile
di
te
.
T
'
amavo
,
passai
sotto
la
tua
casa
,
ma
avevo
dentro
un
abisso
di
desolazione
,
e
il
bisogno
d
'
amare
.
Poi
che
tu
eri
stata
quasi
scancellata
da
tutte
queste
sensazioni
,
e
pensavo
che
tu
non
mi
amassi
.
Ed
è
logico
che
pensassi
così
.
No
;
credevo
d
'
averti
amato
io
solamente
.
Delusione
e
dolore
era
il
miscuglio
che
m
'
amareggiava
.
E
ti
chiedevo
con
una
angoscia
indicibile
.
Ma
tutto
mi
pareva
delusione
.
Stamani
sei
riuscita
a
trionfare
un
'
altra
volta
in
me
.
.
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.
.
.
.
.
Non
mi
amare
soltanto
.
Serviti
di
me
per
la
tua
anima
.
25
giugno
1907
.
.
.
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Sarebbe
impossibile
che
il
nostro
amore
non
avesse
fatto
eguali
le
nostre
anime
.
Ciò
che
sento
io
deve
essere
sentito
da
te
,
identicamente
.
Altrimenti
è
impossibile
che
la
felicità
s
'
adagi
in
noi
.
.
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.
.
.
.
Già
vedo
l
'
altra
faccia
del
tuo
amore
qui
a
Siena
.
Non
mai
il
ricordo
di
tali
cose
mi
turberà
.
26
giugno
1907
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
Dovresti
credere
con
me
di
avere
una
personalità
più
complessa
e
più
estesa
.
Non
è
possibile
che
i
tuoi
pensieri
si
dipartano
senza
di
me
.
Per
me
,
tu
sei
il
secondo
io
,
a
cui
ricorre
il
primo
.
Mi
pare
che
il
nostro
possesso
sia
uguale
per
ambedue
.
Ci
ameremo
così
sempre
.
Penso
che
qualsiasi
modificazione
che
avvenisse
in
me
sarebbe
provata
anche
da
te
.
È
impossible
che
tra
i
nostri
spiriti
sia
un
luogo
per
l
'
ombra
o
dell
'
uno
o
dell
'
altro
.
.
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.
.
.
Perdonami
dell
'
altro
giorno
.
Fu
un
egoismo
brutale
.
Da
Siena
,
a
Siena
6
luglio
1907
.
Ho
parlato
stamani
,
con
il
C
.
che
non
vide
mio
padre
.
E
mi
ha
detto
che
oggi
gli
scriverà
un
bigliettino
per
invitarlo
da
lui
.
Senza
i
denari
,
non
posso
fare
i
molti
fogli
che
sono
chiesti
nel
concorso
.
.
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.
.
Quando
ci
sono
motivi
per
andare
in
ira
,
io
non
ho
niente
da
dirti
.
.
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.
.
Non
mi
scriverai
tutto
quello
che
fai
e
quel
che
pensi
all
'
infuori
di
me
?
Non
t
'
avrò
mai
fatta
quale
t
'
ho
sognata
o
sentita
?
Dimmi
che
è
così
.
Ci
sono
le
sensazioni
di
alcuni
istanti
che
mi
danno
questa
gioia
profonda
,
ma
poi
...
Vincerai
,
dunque
?
Io
ti
chiamo
.
Sai
che
i
miei
occhi
non
possono
mentire
,
perche
hanno
chiesto
da
'
tuoi
la
loro
amicizia
.
E
la
mia
anima
ha
chiesto
la
tua
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
Ed
è
strano
che
tu
non
capisca
il
mio
animo
,
o
che
tu
non
faccia
nulla
allora
per
farmi
piangere
ai
tuoi
piedi
.
Era
così
.
Io
t
'
annullavo
o
ti
calpestavo
come
una
pianta
che
si
vuol
distruggere
.
E
tu
eri
sempre
più
ferma
nelle
cose
che
ti
hanno
modificata
.
Perché
a
volte
,
penso
questo
.
E
più
lo
credo
,
quando
ti
vedo
reagire
.
No
,
Emma
:
è
possibile
che
tu
mi
strazi
così
?
Bada
:
assicurami
che
non
sei
stata
mai
un
'
infermiera
.
Che
non
hai
sentito
mai
come
un
'
infermiera
.
.
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.
.
.
Che
se
mi
assicuro
essere
così
come
angosciosamente
penso
,
io
ti
lascio
.
È
impossibile
ch
'
io
mi
possa
togliere
queste
cose
,
e
bisognerebbe
che
non
ti
scrivessi
per
tacertele
e
per
allontanarmi
da
te
.
7
luglio
1907
.
Ho
sognato
di
te
oggi
e
dopo
ho
pensato
.
È
orribile
la
via
che
abbiamo
presa
.
Non
è
possibile
che
io
,
alla
mia
fidanzata
,
a
te
che
comprendi
tutti
i
miei
sentimenti
,
possa
scrivere
tali
lettere
.
Ed
ho
pensato
che
il
mio
grande
affetto
fosse
la
causa
di
turbarmi
tanto
.
Dove
è
grande
altezza
è
grande
profondità
.
Onde
anche
il
ricordo
delle
questioni
passate
,
a
cui
non
è
da
negare
la
verità
,
mi
fa
talvolta
esaminare
se
io
dovessi
aver
tale
dolore
un
'
altra
volta
da
divenire
un
bruto
.
Non
potrei
lasciarti
senza
impazzire
.
Perché
tutto
ciò
che
è
mio
è
da
te
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
Ma
,
purtroppo
,
per
giungere
all
'
affetto
quasi
divino
che
abbiamo
già
provato
è
necessario
,
se
ce
n
'
è
bisogno
,
togliere
tutte
le
questioni
.
Amando
te
,
la
mia
anima
è
quieta
.
Mio
padre
ha
risposto
al
C
.
voler
fare
i
fogli
da
sé
.
Onde
io
gli
devo
dare
la
lista
dei
documenti
necessarii
.
Ma
non
ti
pare
...
curiosa
?
Starò
a
vedere
se
vorrà
scrivermi
anche
la
domanda
.
Del
resto
,
è
meglio
ch
'
io
m
'
approfitti
di
questa
...
idea
per
togliermi
le
noie
.
Ma
,
nello
stesso
tempo
,
sento
l
'
impeto
di
distruggere
questa
noia
.
E
farò
il
concorso
con
la
deliberazione
di
andare
poi
fuori
di
Siena
.
8
luglio
1907
.
Anelo
tanto
a
te
che
tu
sei
sempre
nella
mia
mente
come
un
'
allucinazione
dolcissima
.
.
.
.
.
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.
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.
.
.
Non
sappiamo
perché
,
a
vicenda
,
possiamo
essere
la
mèta
di
noi
stessi
,
ma
abbiamo
di
ciò
la
voluttà
quasi
folle
.
Io
non
penso
se
non
vedendoti
dentro
a
me
stesso
.
Ecco
che
,
scrivendoti
,
sono
tornato
contento
,
felice
,
anzi
.
Non
occorre
che
tu
mi
punisca
per
quel
che
ti
scrissi
.
È
sufficiente
il
mio
rimorso
e
la
mia
vergogna
.
Ma
dimmi
che
mi
ami
e
mi
perdoni
.
Ti
posso
baciare
?
Vorrei
che
il
tuo
sorriso
m
'
assentisse
.
9
luglio
1907
.
Ti
prego
di
non
guastare
quel
che
faccio
con
molta
pazienza
.
E
tieni
in
mente
che
l
'
ospedale
m
'
ha
fatto
star
male
ogni
ora
e
m
'
ha
fatto
dubitare
.
Quando
eri
laggiù
provavo
un
dolore
fortissimo
,
di
cui
nessuno
ti
potrebbe
parlare
.
E
,
peggio
ancora
,
non
ho
potuto
mettere
in
dubbio
la
tua
purezza
?
Oh
,
Emma
,
vorrei
che
non
t
'
avessi
detto
mai
nulla
,
perché
prima
di
tagliar
te
,
tagliavo
le
mie
carni
.
Mi
son
roso
più
che
piangendo
,
perché
stavi
laggiù
.
Ed
ora
pensa
al
dolore
che
mi
daresti
se
tu
andassi
via
(
T
)
.
E
non
ti
potrei
amare
più
.
Onde
non
mettiamo
a
rischio
un
avvenire
che
deve
essere
felice
,
perché
preparato
con
tanto
dolore
e
con
tanto
affetto
.
È
impossibile
che
tu
non
risenta
il
mio
dolore
.
Ma
t
'
amo
anche
se
mi
fai
soffrire
.
Forse
,
di
più
.
10
luglio
1907
.
.
.
.
.
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.
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.
.
.
Questi
momenti
non
si
possono
narrare
.
Vorrei
piangere
ai
tuoi
piedi
.
Dimmi
che
mi
perdoni
;
ma
non
ho
voluto
offenderti
.
E
saresti
capace
di
lasciarmi
?
Non
senti
come
la
mia
anima
si
sbrana
?
Oh
,
stasera
è
necessario
ch
'
io
ti
veda
.
Dimmi
che
hai
compreso
ch
'
io
non
ti
volevo
offendere
.
.
.
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.
.
.
.
.
M
'
hai
perdonato
?
Rivedo
la
gioia
risorridere
ne
'
tuoi
occhi
?
Tu
mi
vedresti
arrossire
dinanzi
alla
tua
purezza
.
Rispondi
con
tutta
la
tua
anima
alla
mia
che
ti
ascolta
.
.
.
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.
.
.
Io
t
'
amo
ogni
giorno
di
più
.
È
come
un
'
esaltazione
di
te
.
Ti
sento
più
frequente
,
quasi
in
forma
visiva
,
qui
accanto
a
me
.
E
non
puoi
sapere
la
disperazione
provata
dalla
tua
lettera
.
T
'
amo
come
ti
devo
amare
,
e
la
tua
fierezza
m
'
ha
fatto
balzare
di
gioia
e
d
'
adorazione
.
Voglio
tenerti
informata
delle
brevi
conversazioni
che
ho
con
tuo
padre
.
-
Come
sta
Emma
?
-
Io
l
'
ho
lasciata
che
stava
bene
.
-
No
,
voglio
dire
se
sta
bene
d
'
animo
e
se
sta
volentieri
qua
.
-
Per
ora
certamente
.
-
Io
non
l
'
ho
più
veduta
.
-
Esce
poco
perché
avrà
paura
che
incontri
lei
.
Così
evita
ciò
che
le
ho
detto
.
-
Fa
bene
.
Ma
senta
:
molti
giovani
sono
accolti
nella
famiglia
della
fidanzata
anche
prima
d
'
avere
un
impiego
,
i
quali
non
hanno
i
mezzi
che
ho
io
.
Che
se
dentro
quest
'
anno
non
riuscissi
a
trovare
un
impiego
,
ho
sempre
modo
di
unirmi
con
Emma
.
-
Oh
,
io
non
le
dico
che
s
'
impieghi
.
Basta
che
si
sistemi
con
suo
padre
.
-
Va
bene
,
va
bene
.
Per
ora
sono
contento
che
ella
non
pensi
male
di
me
.
-
Sì
;
di
ciò
sono
convinto
.
E
quando
ella
avrà
una
sistemazione
,
le
cose
cambieranno
.
E
ciò
m
'
ha
soppresso
la
domanda
di
volerti
vedere
ora
.
Ed
ho
avuto
un
impeto
di
sdegno
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
.
Ma
io
,
t
'
avevo
scritto
quelle
due
lettere
così
,
confidenzialmente
.
Pensavo
appunto
alla
nostra
confidenza
,
e
mi
sentivo
così
unito
a
te
,
come
se
le
nostre
anime
fossero
già
invecchiate
insieme
.
Non
dobbiamo
dinanzi
a
noi
prendere
nessun
tono
.
Io
mi
sento
completamente
tuo
e
abbandonato
alla
tua
anima
.
Puoi
fare
di
me
quello
che
vuoi
.
.
.
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.
.
E
so
che
senza
di
te
,
io
m
'
ucciderei
.
Perché
sai
bene
che
nessuna
persona
,
ne
meno
per
amicizia
,
può
tenermi
compagnia
o
farmi
vivere
.
Ricordati
che
ciò
ch
'
io
ti
dico
è
scritto
incancellabilmente
nella
mia
anima
.
L
'
idea
di
uccidermi
è
la
parte
opposta
e
legata
al
tuo
amore
.
Ma
scrivimi
,
scrivimi
tanto
.
Fa
così
bene
e
m
'
innalza
il
tuo
animo
.
.
.
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.
.
T
'
ho
veduta
!
Ed
abbiamo
compreso
quanto
dolore
è
passato
in
noi
.
11
luglio
1907
.
Ho
scritto
all
'
avviso
che
ti
mando
,
con
il
francobollo
per
la
risposta
.
E
penso
di
fare
un
'
inserzione
(
a
pena
potrò
)
per
correttore
di
bozze
.
Ti
giuro
che
non
passerà
giorno
nel
quale
io
non
abbia
procurato
come
posso
qualche
cosa
.
Prima
di
leggere
la
tua
lettera
,
ho
baciato
sul
tuo
nome
.
Sapevo
che
mi
avresti
scritto
così
.
.
.
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.
.
.
.
.
Abbiamo
pazienza
.
La
gioia
presente
non
è
poca
.
12
luglio
1907
.
Ieri
sera
t
'
avevo
scritto
che
ho
parlato
col
babbo
mio
e
che
non
è
cattivo
.
Curioso
.
Non
crede
che
io
possa
concorrere
.
.
.
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.
.
.
T
'
ho
talmente
dentro
di
me
,
che
per
chiamare
qualche
persona
devo
prima
correggere
il
nome
che
direi
.
.
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.
.
È
molto
bene
che
io
abbia
presa
questa
via
pratica
dei
concorsi
,
perché
ci
darà
il
mezzo
di
sposarci
.
E
perché
non
dentro
quest
'
anno
?
.
.
.
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.
.
Stasera
è
bene
che
non
ti
veda
.
Quantunque
ciò
sia
per
me
uno
squilibrio
mentale
.
13
luglio
1907
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
A
me
,
se
mi
hai
capito
,
non
devi
negare
mai
nessuna
soddisfazione
,
perché
voglio
che
tu
risponda
a
quell
'
ideale
che
mi
son
fatto
di
te
.
Condizione
necessaria
al
mio
affetto
.
Vuoi
dirmi
ch
'
io
m
'
illudo
di
te
?
No
.
A
volte
sento
che
né
meno
la
mia
imaginazione
giunge
a
comprendere
tutta
la
tua
bellezza
.
.
.
.
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.
.
.
.
Io
mi
sforzo
di
contraccambiare
tutto
ciò
che
sogno
dentro
di
te
.
E
le
cose
del
mio
passato
sono
come
un
incubo
.
Non
t
'
amo
per
abitudine
.
Voglio
avere
sempre
cagione
di
amarti
.
Ed
io
chiedo
a
te
,
per
sempre
,
la
mia
resurrezione
.
.
.
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.
In
te
ho
trovato
quella
purezza
e
bellezza
che
m
'
ero
finta
tante
volte
studiando
.
E
tutti
i
miei
pensieri
sono
come
una
corona
di
fuoco
a
te
.
Si
:
tu
sei
come
il
tipo
eterno
che
avevo
pensato
.
Ho
trovato
in
te
ciò
che
è
di
più
puro
,
e
voglio
che
tu
m
'
inalzi
sempre
di
più
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Oh
,
Emma
!
Compissi
anche
le
cose
più
vili
della
gelosia
non
lo
farei
se
non
per
poterti
adorare
di
più
.
Perché
so
che
il
male
è
dentro
di
me
,
e
che
basta
una
tua
affermazione
per
toglierlo
.
Ma
è
necessario
che
questa
affermazione
tu
la
faccia
.
Vedi
che
t
'
abbozzo
il
mio
carattere
,
a
cui
non
puoi
rimproverare
se
non
un
esaltamento
datogli
dal
tuo
affetto
.
Ma
son
cose
passeggere
.
Ti
scriverò
sempre
meglio
.
E
ciò
che
sento
di
te
sarà
uno
sforzo
a
migliorarmi
sempre
.
Ti
devo
nascondere
ciò
che
provo
?
Dianzi
pensavo
che
tu
non
m
'
avresti
scritto
e
mi
son
gettato
sul
letto
.
Pensavo
di
ammazzarmi
.
In
tali
momenti
la
morte
non
è
nulla
.
È
l
'
andare
là
dove
il
pensiero
giunge
.
14
luglio
1907
.
Con
mio
padre
ho
fatto
bene
di
contenermi
così
.
Ci
parliamo
senza
rancori
visibili
;
ma
è
necessario
ch
'
io
continui
la
mia
via
,
e
sarà
possibile
che
anche
viviamo
insieme
in
concordia
.
Abbiamo
lottato
per
interessi
,
al
suo
modo
di
capire
,
e
non
c
'
è
ragione
di
tenere
cattiverie
.
15
luglio
1907
.
Perdonami
se
non
riesco
nell
'
animo
tuo
a
fare
il
bene
che
vorrei
farvi
.
Perché
è
per
me
il
torto
più
grave
.
Io
vorrei
compensarti
con
una
cosa
simile
alla
felicità
che
ho
da
te
.
Mi
sono
offerto
come
correttore
di
bozze
(
ottima
coltura
letteraria
)
e
come
cassiere
.
17
luglio
1907
.
Mi
sono
divertito
abbastanza
,
con
i
nostri
rispettivi
padri
!
Prima
il
mio
.
Non
è
contrario
al
mio
matrimonio
con
te
,
si
capisce
,
perché
sa
quanto
t
'
amo
(
e
non
c
'
è
stato
bisogno
di
fare
il
tuo
nome
)
anzi
è
favorevole
e
ci
metterei
anche
l
'
issimo
.
Ma
un
giorno
non
basta
per
assodare
bene
il
discorso
.
Quindi
,
domani
o
tosto
che
venga
il
momento
favorevole
,
un
signore
di
Livorno
,
che
è
là
in
villeggio
(
U
)
,
riparlerà
a
mio
padre
per
incarico
mio
,
esprimendo
il
suo
favore
a
me
.
È
un
uomo
,
a
cui
mio
padre
obbedisce
molto
.
E
uno
.
Ho
trovato
il
tuo
in
Camollia
.
Gli
ho
riferito
tutto
,
e
gli
ho
detto
d
'
aspettare
due
giorni
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Tuo
padre
,
poi
,
ha
preso
sul
serio
certi
discorsi
allegri
che
usa
mio
padre
nei
suoi
momenti
.
Ha
l
'
abitudine
di
dire
:
-
Già
,
voglio
finir
tutto
.
Quel
che
ho
fatto
me
lo
voglio
mangiare
,
ecc
.
-
E
tali
cose
ha
detto
,
a
tuo
padre
tempo
fa
.
Figuriamoci
!
Egli
vuole
assicurarsi
che
mio
padre
non
finirà
niente
,
che
lascerà
a
me
,
che
non
soffriremo
la
fame
,
ecc
.
Io
,
quando
ho
udito
la
confidenza
che
mio
padre
ha
dato
al
tuo
,
mi
sono
fregato
le
mani
e
mi
sono
sentito
molto
più
contento
.
E
per
togliere
anche
tale
impiccio
non
ci
vorrà
molto
.
Lasciami
fare
.
Parmi
proprio
di
assomigliare
a
quei
sensali
che
tirano
le
mani
del
compratore
e
del
venditore
perché
facciano
l
'
accordo
.
Ma
che
cosa
non
farei
?
Ed
ora
?
Forse
,
siamo
sulla
via
della
nostra
felicità
.
Non
so
perché
sono
tanto
di
buon
umore
.
Non
ho
mai
riso
come
questa
sera
.
Via
via
che
scioglievo
i
nodi
,
m
'
aumentava
la
contentezza
.
È
stato
un
crescendo
d
'
ilarità
.
Di
Roma
,
mio
padre
ha
detto
:
-
Con
quei
denari
che
hai
speso
là
,
potevi
fare
una
casetta
e
starci
.
18
luglio
1907
.
Le
cose
hanno
proseguito
bene
!
Stamani
quel
signore
ha
parlato
a
mio
padre
.
Il
quale
ha
detto
esser
contentissimo
,
e
che
il
padre
tuo
può
andare
da
lui
quando
voglia
.
Ma
,
qui
,
c
'
è
da
murar
bene
i
mattoni
,
perché
non
cadano
su
noi
...
Quindi
ho
pensato
che
debbano
passare
ancora
due
giorni
,
per
far
decidere
meglio
la
cosa
nell
'
animo
di
mio
padre
e
perché
si
maturino
i
mezzi
di
farlo
parlare
con
il
tuo
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Vedi
quanta
...
pace
mi
ci
vuole
?
Ma
l
'
erba
è
seminata
,
e
la
segheremo
.
Questa
sera
,
io
non
ho
potuto
parlare
a
mio
padre
,
perché
s
'
è
arrabbiato
con
una
contadina
.
Per
causa
di
un
ramo
d
'
olivo
,
che
quella
aveva
trascinato
a
casa
senza
farlo
sapere
...
Io
guardo
queste
cose
da
artista
.
19
luglio
1907
.
Sì
,
è
bene
che
tu
venga
al
podere
,
perché
può
darsi
,
con
molta
probabilità
,
che
mio
padre
s
'
affezioni
subito
a
te
,
ecc
.
Sai
da
te
le
altre
cose
buone
che
possono
derivare
.
Vedremo
.
Potei
parlare
a
tuo
padre
ieri
sera
molto
tardi
.
Siamo
sempre
alla
stessa
stecconata
,
e
temo
ch
'
egli
non
butti
all
'
aria
tutto
.
20
luglio
1907
.
Io
sono
diventato
ottimista
;
perché
per
mio
padre
è
come
se
volesse
darmi
una
prova
d
'
affetto
e
,
forse
,
sente
il
bisogno
d
'
essere
corrisposto
da
me
.
In
somma
,
siamo
d
'
accordo
.
E
per
lui
,
se
anche
tuo
padre
guastasse
,
sarebbe
lo
stesso
dopo
.
.
.
.
.
.
.
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.
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.
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.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Non
avevo
mai
provato
a
parlare
col
babbo
così
.
E
credo
che
da
parte
mia
non
verranno
fuori
cause
a
scompigliare
.
21
luglio
1907
.
Emma
,
non
ti
addolorare
.
Mio
padre
,
a
cui
poco
fa
avevo
rivolta
tutta
l
'
intensità
del
nostro
sogno
,
m
'
ha
...
percosso
e
maltrattato
.
Ha
maltrattato
anche
te
,
e
vuole
dirti
ciò
che
ha
detto
a
me
.
Ma
non
ti
parlerà
.
Tu
non
abboccherai
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
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.
.
.
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.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Io
m
'
impiegherò
fuori
di
Siena
,
da
commesso
,
e
vivremo
insieme
.
So
che
Dio
fa
forti
le
nostre
anime
e
guarda
la
nostra
onestà
.
Forse
,
a
voce
potrei
dirti
tutto
.
Ma
se
non
vuoi
..
Anche
il
dolore
mi
è
dolce
.
Domani
parlerò
col
Procuratore
un
'
altra
volta
,
senza
aspettare
il
concorso
(
V
)
.
Appoggiati
a
me
,
com
'
io
a
te
.
E
non
posso
narrarti
alcuna
cosa
.
Come
ieri
si
fingeva
affettuoso
e
lieto
,
oggi
ha
insolentito
con
le
peggiori
parole
.
Tu
conosci
la
mia
serenità
,
e
non
penserai
,
né
meno
un
poco
,
male
di
me
se
lo
chiamo
mascalzone
.
È
tale
.
Ed
è
bene
che
di
nessuna
cosa
abbiamo
da
ringraziarlo
.
Non
avremo
da
ringraziarli
.
Perdonami
se
,
per
un
istante
,
questo
fango
non
mi
è
parso
fango
.
Su
la
carne
mi
ha
fatto
poco
,
perché
è
stato
tenuto
.
Ho
graffiato
il
collo
e
il
petto
,
e
basta
.
Non
è
niente
.
E
non
ne
sento
niente
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
E
di
ciò
incolpa
solamente
la
mia
bontà
,
che
mi
faceva
credere
nel
mio
genitore
;
quantunque
lo
avessi
giudicato
quel
che
è
(
W
)
.
22
luglio
1907
.
Col
Procuratore
ho
parlato
molto
di
te
.
Ma
io
non
mi
fido
più
d
'
alcuno
.
Vedo
che
bisogna
rendere
dattero
per
fico
.
E
mi
stringo
tutto
a
te
per
il
mio
bisogno
di
sentirmi
amato
e
stimato
,
e
di
amare
e
stimare
.
Da
mio
padre
ero
chiamato
vile
,
perché
non
picchiavo
anche
io
.
Proseguo
dopo
che
sono
stato
dal
Commissario
di
Polizia
,
il
quale
m
'
ha
chiamato
per
incarico
del
babbo
.
Non
ha
voluto
concedermi
che
io
mi
faccia
mantenere
dal
babbo
,
due
o
tre
mesi
fuori
,
prima
che
io
abbia
sicurezza
d
'
impiegarmi
.
M
'
ha
consigliato
di
cercare
da
qua
.
E
,
capirai
,
che
non
potevo
fare
altrimenti
,
perché
è
stato
inutile
ch
'
io
insistessi
su
ciò
.
Ma
vedrò
in
seguito
.
Forse
tu
leggi
più
giornali
di
me
,
e
puoi
dirmi
quando
s
'
apriranno
i
concorsi
alle
Poste
o
alle
Ferrovie
.
Di
ogni
avviso
,
insomma
,
per
il
quale
possiamo
sperare
.
Tu
sai
che
ho
a
pena
due
soldi
al
giorno
,
e
che
questa
settimana
non
ho
avuto
niente
.
23
luglio
1907
.
Mio
padre
ha
seguitato
a
trattarmi
secondo
il
solito
.
Era
possibile
che
in
una
cosa
così
grave
cambiasse
?
Per
lui
,
trattavasi
di
una
modificazione
(
e
l
'
ha
giudicata
troppo
grande
)
de
'
suoi
interessi
.
Ha
temuto
ch
'
io
mi
potessi
imporre
di
più
;
o
,
meglio
,
potessi
cominciare
a
impormi
.
Io
gli
avevo
detto
che
non
volevo
obbligarlo
a
mantenermi
,
e
,
che
,
anzi
(
e
ciò
nel
seguito
del
discorso
)
non
ti
avrei
messa
in
casa
sua
certamente
,
finché
ci
fossero
le
stesse
persone
.
E
tu
sai
che
mio
padre
è
minato
da
quella
ragazza
,
da
suoi
zii
,
che
vanno
in
casa
sua
,
e
da
suoi
nonni
che
sono
due
vecchi
invalidi
,
cui
mio
padre
terrà
di
conto
più
che
il
figlio
,
finché
vivranno
.
Sue
parole
.
Era
naturale
,
quindi
,
che
,
sotto
l
'
aspetto
tranquillo
,
dovesse
essere
in
fermento
tutto
il
miscuglio
delle
questioni
che
abbiamo
avute
.
Io
so
che
ho
ragione
,
perché
sono
sempre
andato
innanzi
con
un
ideale
,
cui
ora
tu
nutri
.
E
ciò
non
dobbiamo
mai
dimenticare
.
Le
persone
alle
quali
ne
avevo
parlato
credevano
che
si
trattasse
di
una
ragazza
che
non
disturbasse
.
E
mio
padre
,
perché
sono
tutte
sue
amicizie
,
le
ha
potute
avere
con
sé
con
una
parola
,
o
per
un
torto
ch
'
io
possa
avere
con
lui
.
Al
babbo
bisogna
obbedire
,
ed
ha
ragione
se
si
oppone
ad
un
matrimonio
,
che
non
gli
frutta
niente
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Insomma
,
il
perché
è
nelle
condizioni
con
le
quali
vivevamo
io
e
il
padre
.
I
primi
due
giorni
mi
disse
di
sì
,
forse
senza
riflettere
e
farsi
consigliare
.
Poi
cambiò
senza
nessuna
cagione
nata
allora
.
Ciò
avvenne
nella
trattoria
,
dalla
quale
fui
mandato
via
;
perché
mi
disse
averla
regalata
.
(
E
può
darsi
da
vero
:
a
quella
gente
.
)
Finita
la
speranza
ch
'
io
potessi
fare
il
fidanzamento
,
così
detto
officiale
,
io
andai
a
piedi
al
podere
dove
era
andato
egli
con
la
moglie
.
Al
podere
mi
disse
:
-
Che
cerchi
qui
?
-
Niente
.
Sono
venuto
a
sentire
se
me
ne
devo
andare
anche
di
qui
;
dato
che
tu
l
'
avessi
regalato
.
-
Sì
:
anche
questo
.
-
Non
stento
a
crederlo
.
A
quella
...
ragazza
che
hai
in
casa
.
Allora
m
'
assalì
e
mi
picchiò
molti
pugni
,
senza
che
io
mai
reagissi
.
Tre
o
cinque
dei
contadini
,
che
erano
sotto
un
arco
a
mangiare
,
si
alzarono
e
lo
tennero
a
stento
.
Mentre
che
m
'
allontanavo
,
prese
un
palo
.
Fu
tenuto
,
ed
egli
me
l
'
attraventò
senza
colpirmi
.
Quel
signore
,
che
è
similissimo
al
padre
mio
,
gli
ha
dato
ragione
,
perché
lo
volevo
forzare
a
questa
cosa
.
Capirai
che
mio
padre
è
irriducibile
.
Io
non
ho
nessun
rimorso
,
ed
anche
una
minuzia
me
lo
farebbe
avere
.
Mio
padre
s
'
è
voluto
imporre
con
i
pugni
,
e
quel
signore
stamani
ha
approvato
,
e
molto
,
tale
sistema
.
Noi
,
dicono
,
abbiamo
i
muscoli
buoni
e
combattiamo
così
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
Non
nego
però
di
avere
stupore
di
me
stesso
.
Come
avevo
potuto
illudermi
di
tali
persone
?
Non
sapevo
io
per
prova
quali
sono
?
E
il
mio
carattere
chiuso
non
mi
ha
fatto
nascere
come
funghi
i
nemici
?
Mio
padre
pareva
proprio
dettato
da
loro
.
E
le
sue
parole
non
erano
differenti
a
quelle
che
hanno
usate
tante
persone
,
che
mi
vogliono
male
.
Ma
io
non
t
'
avrei
né
meno
più
parlato
di
loro
,
se
tu
non
mi
avessi
chiesto
con
ansia
il
perché
.
25
luglio
1907
.
Il
concorso
del
Comune
è
prorogato
fino
al
17
,
per
l
'
aggiunta
di
un
altro
posto
.
Ma
non
m
'
attrae
,
ne
mi
distoglie
dal
cercare
fuori
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
.
Ma
,
picchiando
tutti
i
giorni
,
qualche
porta
sarà
spalancata
.
27
luglio
1907
.
Ho
riparlato
con
il
Commissario
:
mio
padre
dice
non
avermi
percosso
né
maltrattato
.
E
una
lira
che
dette
alla
padrona
di
casa
,
ieri
,
è
divenuta
dieci
lire
.
Non
vuole
darmi
l
'
assegno
per
fuori
né
per
Siena
.
Lunedì
devo
tornare
lassù
per
un
'
altra
deliberazione
.
Ma
,
se
non
faccio
da
me
,
nessuno
mi
farà
una
cosa
minima
.
Nè
amici
né
polizia
.
La
nostra
forza
è
la
nostra
pazienza
.
.
.
.
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.
.
.
.
Io
ho
deliberato
questa
cosa
.
Prepararmi
in
agosto
,
settembre
e
ottobre
per
il
concorso
ai
Telegrafi
,
e
intanto
tentare
tutti
i
giorni
qualche
avviso
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
Non
posso
né
pure
riflettere
al
male
che
riceviamo
quotidianamente
.
Hanno
voluto
essere
combattuti
come
nemici
...
E
così
sia
.
28
luglio
1907
.
Oggi
farò
il
piccolo
orario
per
le
materie
che
devo
studiare
.
Vorrei
che
il
concorso
fosse
tra
un
mese
!
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
Ora
ti
lascio
Ma
mi
avviene
come
quando
ti
vedo
.
Non
me
ne
anderei
mai
.
E
devo
fare
male
alla
mia
volontà
,
per
non
lasciarti
mai
più
.
Ma
tre
mesi
passeranno
quasi
rapidamente
,
e
poi
avremo
la
nostra
gioia
completa
.
E
perché
non
prima
?
29
luglio
1907
.
Ho
già
cominciato
a
prepararmi
,
e
volevo
che
tu
mi
mandassi
Arturo
acciocché
mi
spiegasse
una
formula
chimica
,
a
me
molto
capricciosa
.
.
.
.
.
.
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.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Sacrifico
anch
'
io
ogni
gioia
del
presente
per
il
nostro
avvenire
,
e
non
ti
prego
,
né
meno
per
la
mia
angoscia
,
di
ritardare
la
tua
partenza
.
Non
te
ne
prego
.
Ma
tu
sai
quel
che
ne
provo
già
.
Se
ti
fosse
possibile
...
non
resteresti
?
So
che
,
farai
anche
per
me
,
e
sono
tranquillo
.
30
luglio
1907
.
Non
parrebbe
vero
,
ma
dovrò
studiare
molto
bene
le
materie
per
questo
esame
.
Chi
ricordava
le
frazioni
?
Mi
son
provato
a
risolvere
un
esercizio
e
non
ci
sono
riuscito
...
In
un
mese
entrano
dieci
lezioni
.
per
ogni
materia
;
onde
di
quelle
che
t
'
ho
detto
,
avrò
fatto
buon
vantaggio
.
E
poi
devo
imparare
bene
l
'
alfabeto
del
Morse
.
Studio
la
mattina
perché
il
giorno
mi
riesce
quasi
impossibile
l
'
applicarmi
a
tali
materie
.
Il
giorno
mi
serve
a
digerire
ciò
che
ho
imparato
la
mattina
ed
a
riflettere
se
fa
bisogno
che
io
ripassi
alcuni
punti
.
Ma
vivo
come
in
un
sogno
.
Ed
è
come
una
luce
sempre
più
splendente
.
Quando
penso
a
te
mi
sento
bene
,
e
voglio
,
rabbiosamente
,
farmi
una
condizione
da
poterti
sposare
.
Imagina
che
volontà
sia
entrata
dentro
di
me
.
Quando
sarò
con
te
,
lavorerò
.
Accetto
la
tua
scodella
in
due
.
E
perché
non
mangeremo
sempre
così
?
Lo
faremo
anche
se
ne
avremo
due
(
X
)
.
Ma
infine
de
'
conti
che
c
'
è
di
tanto
male
?
Non
avrei
dovuto
lo
stesso
impiegarmi
?
Non
avrei
dovuto
studiare
lo
stesso
?
E
credi
che
mi
sia
fatica
?
Ben
altre
cose
ho
studiate
,
perché
trattatucci
elementari
,
che
mi
rimangono
tosto
in
mente
,
mi
possano
affaticare
!
Non
ne
sorrideresti
se
ti
dicessi
che
m
'
affaticassi
?
Che
c
'
è
,
dunque
,
di
tanto
male
?
Si
tratta
di
attendere
ancora
tre
mesi
.
E
passeranno
presto
.
Considera
i
già
passati
.
Ma
vero
è
che
l
'
ansia
e
il
desiderio
aumentano
;
e
la
nostra
sensibilità
s
'
accresce
.
Basta
il
tuo
nome
soltanto
per
svegliarmi
una
infinità
di
sensazioni
deliziose
.
E
le
tue
lettere
!
Scrivimi
sempre
come
hai
fatto
queste
volte
ultime
.
Non
abbiamo
un
'
altra
soddisfazione
.
2
agosto
1907
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Io
vivo
con
un
affetto
troppo
intimo
perché
il
tuo
andar
via
mi
sembri
come
un
dispiacere
momentaneo
.
Per
me
è
come
una
disgrazia
.
Provo
lo
stesso
dolore
che
proverei
se
tu
mi
fossi
strappata
dopo
due
o
tre
anni
della
nostra
unione
.
6
agosto
1907
.
Manda
(
perdona
il
verbo
)
Arturo
oggi
alle
quattordici
perché
ho
risoluto
bene
e
male
molti
altri
problemi
aritmetici
,
e
non
mi
scomodano
alcune
spiegazioni
della
chimica
studiata
stamani
.
Io
non
ho
punta
pazienza
.
Ma
riesco
a
sfuggire
ad
essa
,
sovrapponendomi
sempre
a
tutte
le
contrarietà
.
Taglia
la
coda
ad
una
lucertola
,
e
dopo
alcun
tempo
gliene
troverai
una
nuova
.
Noi
ci
vedremo
.
Perché
tuo
padre
ha
voluto
che
facessimo
così
.
Io
non
gli
mandai
la
lettera
,
che
avevo
anche
affrancata
...
Sei
ancora
sotto
il
dolore
?
Da
un
punto
di
vista
,
considero
queste
repulsioni
essere
un
bene
.
Noi
evitiamo
il
pericolo
di
sottometterci
alle
condizioni
paterne
,
che
farebbero
della
nostra
vita
come
una
camera
buia
.
7
agosto
1907
.
Ritorno
a
tuo
padre
.
Sai
perché
s
'
arrabbiò
d
'
essere
stato
fermato
nel
mezzo
della
via
e
in
pieno
mezzogiorno
?
Prima
per
una
certa
posa
che
ha
ancora
con
me
e
che
mi
vuol
dimostrare
.
Poi
,
credo
,
perché
trovammo
don
M
.
e
quel
tale
alto
che
va
sempre
con
lui
,
poi
il
S
.
e
alcuni
alunni
.
Sicché
furono
fatte
scappellate
doppie
.
E
chi
ci
vide
dovette
credere
che
il
professore
Palagi
fosse
divenuto
il
più
domestico
suocero
di
questo
mondo
.
Quindi
...
se
ne
seccò
;
ed
io
ridevo
e
rido
ancora
.
Bisogna
vincere
con
la
bontà
e
la
superiorità
...
8
agosto
1907
.
Stamani
ero
molto
debole
,
e
non
ho
potuto
studiare
come
il
solito
.
La
stessa
debolezza
m
'
ha
fatto
dormire
un
poco
più
che
l
'
altre
mattine
.
Ma
ora
sono
uscito
al
sole
,
e
mi
sento
meglio
.
Soffro
anche
perché
non
ti
posso
né
vedere
né
parlare
.
Soffro
anche
fisicamente
.
Ma
non
dovrei
dirlo
a
te
,
per
non
peggiorare
il
tuo
animo
.
Ma
tu
sai
che
ci
amiamo
così
,
e
avresti
supposte
queste
mie
condizioni
.
Voglio
lavorare
.
Voglio
averti
con
me
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Stasera
ho
quasi
fatto
quel
che
dovevo
fare
stamani
.
Ho
da
imparare
a
mente
le
noiose
e
difficili
città
e
circondari
.
In
camera
mia
fa
un
caldo
soffocante
,
e
terrei
le
due
porte
aperte
se
non
ci
fossero
due
ragazzi
a
gridare
e
due
donne
a
chiacchierare
.
E
anche
dalla
strada
il
chiasso
è
vario
.
C
'
è
un
segantino
,
un
calzolaio
e
una
taverna
sempre
piena
.
La
sera
tutti
i
bevoni
si
mettono
a
cantare
,
e
,
durante
il
giorno
,
non
è
difficile
che
debba
ascoltare
qualche
conversazione
tra
l
'
una
finestra
e
l
'
altra
.
Io
sono
tuo
,
e
se
altri
di
casa
tua
hanno
una
parte
del
mio
sentimento
è
per
te
.
12
agosto
1907
.
Tutto
ciò
che
ci
guasta
sono
appunto
le
difficoltà
che
abbiamo
.
Basta
un
minuto
con
te
perché
mi
senta
incamminato
nella
mia
strada
.
E
non
posso
non
avere
te
.
Allora
soltanto
al
mio
animo
il
mondo
si
spezza
,
ed
io
percepisco
ciò
che
prima
mi
era
dietro
un
velo
.
È
curiosa
.
Le
nostre
lettere
(
e
specialmente
le
mie
)
somigliano
a
una
statua
coperta
da
qualche
cencio
sottile
.
Aspetta
,
ve
'
;
ti
spiego
quel
che
voglio
dire
.
Il
cencio
si
modella
così
bene
su
la
statua
,
che
essa
si
vede
com
'
è
fatta
.
Così
io
voglio
nascondere
ciò
che
non
vorrei
far
sapere
,
ma
lo
dico
in
modo
che
...
14
agosto
1907
.
Ero
indeciso
se
cominciavo
a
scrivere
,
perché
da
due
giorni
avevo
chiesto
invano
la
mezza
lira
.
Ma
mentre
stavo
per
rimettere
il
foglio
nel
cassetto
,
è
venuto
lo
sguattero
con
una
lira
in
mano
...
Quanto
deve
durare
?
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Poi
stetti
una
mezzoretta
in
conversazione
con
X
.
,
che
ieri
sera
era
più
...
balordo
che
il
solito
.
È
matto
come
tutti
i
senesi
.
Anche
per
lui
,
la
musica
è
rappresentata
...
dal
Franci
,
e
la
pittura
...
dal
Maccari
,
dal
F
.
e
dal
V
.
E
la
letteratura
,
gli
volevo
chiedere
?
Ah
,
si
!
Anche
la
letteratura
è
...
senese
.
Egli
sa
a
mente
le
poesie
di
un
professore
senese
che
sta
a
Milano
.
Non
ti
diverti
?
Ma
mi
fa
anche
schifo
.
Scusa
la
parola
che
ci
vuole
.
19
agosto
1907
.
Ho
riparlato
con
quell
'
impiegato
di
Roma
che
mi
ha
detto
dei
concorsi
alla
Congregazione
di
Carità
.
Saranno
tenuti
a
Novembre
!
Ma
,
cosa
strana
e
inaspettata
,
non
m
'
ha
detto
...
del
francobollo
che
avevo
appiccicato
bene
nella
lettera
mandatagli
a
Roma
(
Y
)
.
E
non
m
'
ispira
più
fiducia
.
Ti
scriverò
anch
'
io
quel
che
ho
passato
,
ma
penso
,
che
venga
un
manoscritto
più
lungo
che
una
lettera
.
Se
mi
sentirò
in
grado
di
farlo
,
scriverò
,
Ma
non
devo
preoccuparmene
:
regola
prima
.
E
devo
scrivere
senza
né
meno
far
preoccupare
te
.
Ma
lo
farò
...
Per
ora
è
proprio
come
questo
tempo
.
Un
poco
di
sole
,
le
nuvole
sparse
imbiancano
,
e
sembra
che
debba
nascere
così
un
giorno
eterno
.
Poi
...
Non
potrò
scrivere
nulla
ancora
.
Perché
la
mia
anima
s
'
apre
e
si
chiude
;
si
illumina
e
si
oscura
.
20
agosto
1907
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
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.
.
.
.
In
quanto
al
mio
io
,
son
ben
certo
che
c
'
è
tutto
ciò
di
cui
ha
bisogno
il
tuo
.
Tu
a
me
sei
,
psicologicamente
,
ciò
che
per
altrui
è
la
divinità
.
Sono
certo
,
dicendo
così
,
di
esprimere
bene
la
verità
che
è
dentro
di
me
.
Io
mi
sentii
come
abbandonato
,
come
respinto
da
tale
atto
,
ed
errai
.
Ma
solo
degli
errori
che
t
'
ho
scritto
.
Sai
bene
che
non
potrei
nascondere
la
mia
sincerità
,
che
riscapperebbe
da
una
parte
se
io
la
volessi
respingere
dall
'
altra
.
Del
resto
,
in
tal
modo
è
cacciato
ancor
meglio
,
il
male
che
per
una
allucinazione
forse
(
perché
devo
credere
alla
stima
che
tu
hai
ad
altrui
)
io
trovo
riunito
in
quella
persona
.
Ma
credi
ch
'
io
sono
stato
sempre
puro
con
la
tua
anima
?
Dimmi
che
non
hai
nessun
motivo
di
lagnarti
e
di
addolorarti
.
E
che
appunto
per
preservare
te
stessa
da
quel
male
io
ho
cercato
di
allontanartelo
.
Ma
non
sono
state
queste
le
mie
intenzioni
?
Non
ho
agito
male
,
dunque
.
21
agosto
1907
.
Lo
scrivere
al
babbo
tuo
mi
sarà
difficile
,
perché
le
cose
che
a
me
sono
molto
evidenti
non
riesco
ad
esprimerle
.
.
.
.
.
.
.
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.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
ho
baloccato
la
bambina
della
padrona
,
con
dei
voli
magnifici
,
fino
a
farle
toccare
la
testa
al
soffitto
!
28
agosto
1907
.
Entra
la
bambina
in
camera
.
Tiene
il
pollice
in
bocca
e
ha
gli
occhi
un
poco
rossi
.
Non
vuole
andare
a
vestirsi
per
la
passeggiata
,
e
si
distende
nella
mia
poltrona
.
-
O
che
fai
costì
?
-
Le
dico
io
.
-
Dormo
!
-
E
appunta
i
piedi
al
tavolino
.
-
Tanto
in
camera
tua
,
la
mia
mamma
non
mi
picchia
!
Guarda
dove
le
metto
le
gambe
,
o
signore
!
perché
fai
lesto
,
dimmelo
?
dimmelo
!
dimmelo
!
perché
fai
lesto
?
Vuol
domandarmi
perché
scrivo
presto
.
-
Perché
non
vuoi
andare
fuori
?
-
Sì
.
La
tua
mamma
chiama
!
Sta
distesa
e
non
risponde
.
Poi
dice
:
-
Mi
picchia
.
-
Perché
?
-
Perché
il
mio
babbo
ha
buttato
i
pomidori
in
terra
.
(
Non
mica
lei
!
)
-
Mi
dici
perché
fai
lesto
?
E
s
'
alza
e
mi
tira
i
capelli
.
-
Stai
buona
,
se
no
ti
picchio
anch
'
io
!
Ora
s
'
è
decisa
ad
andarsene
.
Non
ne
busca
,
ma
piagnucola
.
-
Guarda
come
sono
bella
,
signore
!
-
E
mi
batte
il
dito
sul
gomito
della
destra
.
-
Sta
buona
!
E
se
ne
va
.
S
'
è
vestita
per
fuori
.
L
'
altro
giorno
le
feci
,
sopra
un
pezzetto
di
stoffa
scura
,
una
casetta
col
filo
bianco
.
Passai
sei
o
sette
volte
l
'
ago
tra
sopra
e
sotto
.
E
poi
che
era
impaziente
,
per
farla
star
ferma
,
dovetti
trattenermi
dal
pronunciare
il
tuo
nome
.
Ma
mi
accade
sovente
,
quando
parlo
con
chi
non
mi
toglie
l
'
incanto
interiore
del
mio
affetto
.
Quando
mi
parli
di
Dio
tu
,
ci
credo
anch
'
io
.
Ne
ho
la
sensazione
.
Ma
devi
gridarmi
che
all
'
infuori
della
mia
anima
(
perché
non
nostra
?
)
non
sapresti
trovare
alcuna
cosa
per
cui
la
vita
ti
sembrasse
a
contatto
con
una
realtà
divina
.
Devi
sentire
come
me
.
Io
credo
in
te
e
in
Dio
.
Onde
puoi
comprendere
ciascuno
mio
sforzo
verso
una
perfezione
morale
,
che
,
combinandosi
con
il
mio
affetto
,
fa
del
nostro
amore
una
spiritualità
meravigliosa
.
29
agosto
1907
.
Può
darsi
che
io
sia
pagano
,
almeno
superficialmente
.
Io
bacio
te
,
e
soddisfo
al
bisogno
della
mia
anima
.
A
quel
bisogno
della
divinità
.
Quando
ti
saprò
parlare
,
capirai
meglio
,
come
a
traverso
un
vetro
,
da
quale
spiritualità
io
t
'
amo
.
E
non
t
'
ho
mai
lasciata
.
Solo
in
me
si
compiva
una
lenta
trasformazione
.
Era
necessario
che
si
compisse
il
mio
intelletto
.
E
s
'
è
compiuto
da
un
dolore
,
quand
'
io
credevo
d
'
essere
ucciso
da
ciascuno
,
e
forse
,
pensavo
d
'
uccidere
,
T
'
ho
riparlato
di
questa
calma
di
delirio
.
Le
poche
volte
che
ho
scritto
,
abbozzavo
una
lettera
a
chi
era
rimasto
nella
mia
anima
come
una
limpidezza
senza
nome
.
Tu
esistevi
in
me
.
Io
non
so
se
ti
potrò
mai
ridire
qualche
cosa
.
Ma
voglio
che
tu
comprenda
con
quale
angoscia
è
venuto
fuori
il
mio
amore
.
Ma
tutto
ora
s
'
è
scancellato
.
Io
t
'
amo
per
la
tua
realtà
;
e
sono
rivenuti
in
me
gli
affetti
umani
.
Ora
m
'
addolora
e
m
'
impaurisce
anche
la
tua
scottatura
.
La
sento
anche
io
.
Meglio
è
,
forse
,
ch
'
io
non
rientri
ora
in
questo
stato
di
formazione
.
Non
ne
traggo
parole
chiare
.
Io
ti
scrivo
tali
cose
,
perché
tu
sappia
compiere
l
'
opera
tua
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
...
tu
mi
hai
fatto
avere
una
fiducia
che
è
sostenuta
da
Dio
veramente
.
Io
mi
sento
libero
da
tutti
.
Sono
felice
e
pieno
di
speranza
.
...
ti
dirò
un
modo
di
mangiare
che
ho
quando
sono
solo
(
si
capisce
!
l
'
abolivo
anche
a
Roma
)
.
Prima
mangio
la
pietanza
,
che
oggi
era
costituita
da
tre
taglioli
di
lesso
.
Un
pizzico
di
sale
preso
da
un
cartoccino
azzurro
,
che
tengo
in
uno
dei
cassetti
dello
specchio
,
e
basta
.
Poi
le
frutta
e
il
formaggio
.
Un
tocchettino
di
parmigiano
,
una
pesca
e
una
pera
.
La
pesca
in
due
morsi
,
la
pera
in
quattro
spicchi
sbucciati
alquanto
;
e
nella
meditazione
che
m
'
avviene
dopo
il
mangiare
,
ingoio
anche
le
bucce
.
Dopo
ciò
,
bevo
alla
tazza
la
minestra
,
che
è
già
fredda
.
Ora
m
'
attira
anche
il
vino
,
ma
non
ne
bevo
più
che
un
litro
al
giorno
.
Soltanto
due
volte
ne
ho
preso
un
altro
bicchiere
dal
padrone
di
casa
.
Ho
soddisfatto
la
tua
curiosità
?
Dopo
mangiato
,
appallottolo
la
midolla
che
è
rimasta
del
pane
,
e
penso
.
E
il
mio
pensiero
nasce
dalla
tua
sensazione
.
30
agosto
1907
.
Perché
prendersela
?
Essi
(
tutti
)
credono
di
non
farci
male
se
mantengono
una
opposizione
che
di
mano
in
mano
diminuisca
,
finché
io
ti
possa
sposare
.
Non
vogliono
capire
...
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
Io
credo
che
si
tenti
in
tutti
i
modi
il
mio
amor
proprio
per
fare
allargare
la
buca
che
è
tra
me
e
loro
.
Ma
su
questo
ho
deciso
di
vincere
.
.
.
.
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.
.
.
È
necessario
saper
vivere
con
costoro
,
perché
il
ribellarsi
non
concluderebbe
altro
che
la
nostra
peggiore
separazione
.
Contentiamoci
di
ciò
.
Io
non
comprendo
perché
tu
possa
addolorarti
per
un
tale
rifiuto
...
Non
era
preparato
?
.
.
.
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.
.
.
Ma
io
sono
tuo
e
non
soffro
.
Non
so
;
sono
insensibile
a
tutti
gli
altri
.
Ho
te
come
diffusa
nella
mia
anima
,
e
non
sento
altro
.
Perché
non
è
così
anche
a
te
?
Devi
assicurarmi
che
saprai
...
Pensa
che
nessun
rispetto
è
dovuto
a
colui
che
non
lo
porta
.
E
che
nella
vita
è
necessario
fare
così
.
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Entra
nella
nostra
realtà
.
Consigliati
anche
dinanzi
a
Dio
,
che
non
toglierà
a
te
ciò
che
è
la
tua
vita
.
Sforzati
di
dimenticare
ciò
che
volevamo
ottenere
in
faccia
alla
gente
.
Amiamoci
segretamente
come
una
volta
.
È
il
mezzo
per
conservare
al
nostro
affetto
la
sua
forza
.
Dimentichiamo
ciò
che
abbiamo
chiesto
(
del
quale
aspettavamo
questa
risposta
)
e
amiamoci
senza
pretendere
niente
.
Egli
ti
può
negare
ciò
che
ci
può
dare
da
sé
medesimo
,
ma
alla
tua
anima
non
toglierà
niente
.
Ricordi
quanta
forza
spirituale
avevamo
?
Noi
la
perdiamo
comunicandoci
con
altrui
.
31
agosto
1907
.
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Non
faccio
tutte
le
cose
insieme
con
te
?
Non
vedo
sempre
il
tuo
volto
?
Non
pensi
anche
tu
le
cose
che
io
penso
?
Io
prendo
un
libro
,
tu
mi
dici
qualche
cosa
;
e
poi
l
'
imaginazione
s
'
intensifica
ed
io
giungo
a
riprovare
la
soavità
dei
nostri
istanti
migliori
.
È
un
alternarsi
di
tali
effetti
.
Allora
completo
tutti
i
pensieri
che
m
'
erano
sorti
con
te
,
di
cui
la
mia
coscienza
non
aveva
avuta
la
scoperta
.
Si
sviluppano
lentamente
tutte
le
sensazioni
rapide
(
Z
)
.
3
settembre
1907
.
.
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.
Ti
lascio
un
mi
momento
,
perché
non
posso
trascurare
lo
studiare
(
per
la
prima
volta
...
)
l
'
alfabeto
telegrafico
...
Dopo
tre
quarti
d
'
ora
ho
trascritto
,
con
un
solo
errore
,
una
strofa
del
Carducci
.
Ma
ho
capito
che
la
difficoltà
è
nel
ricevimento
.
Tuttavia
...
lascia
fare
a
me
.
M
'
uggiano
da
vero
le
interruzioni
!
È
venuta
nella
poltrona
la
bambina
a
canticchiarmi
la
Colombina
bella
.
Oggi
ho
chiuso
l
'
uscio
subito
.
Mio
padre
ha
fatto
rispondere
a
voce
(
perché
a
voce
gliel
'
ho
fatto
domandare
)
che
non
intende
la
mia
calligrafia
.
Allora
mi
riporteranno
la
lettera
cui
io
ricopierò
sufficientemente
bene
,
sottoponendola
prima
agli
occhi
di
qualche
altro
ignorante
.
E
poi
...
vedremo
.
Tra
la
buffonata
e
la
vigliaccheria
!
Perché
anzi
tutto
doveva
dirmi
subito
ciò
che
mi
ha
detto
dopo
tre
giorni
,
e
perché
la
lettera
è
già
stata
letta
e
discussa
.
Sempre
la
verità
!
Anche
la
mezza
lira
che
mi
dà
ogni
due
o
tre
giorni
(
e
dopo
averla
mandata
a
chiedere
)
è
-
dice
-
divenuta
quotidiana
!
Ma
perché
penso
a
tali
cose
?
Sempre
avrò
io
,
se
con
uno
,
se
con
due
e
quattro
,
aver
da
fare
!
La
vita
è
uguale
per
tutti
.
Ho
mangiato
in
fretta
,
e
ho
scritto
in
calligrafia
da
maestro
la
lettera
al
babbo
.
Per
prova
l
'
ho
fatta
leggere
alla
padrona
di
casa
.
Poi
mi
sono
sbarbato
,
con
una
riga
di
sangue
giù
per
il
collo
,
che
mi
faceva
assomigliare
a
un
crocefisso
di
Sano
di
Pietro
.
Il
Donati
(
A1
)
,
che
ha
negato
a
me
i
libri
ch
'
egli
chiama
di
lettura
amena
,
quelli
del
d
'
Annunzio
,
dell
'
Ibsen
ecc
.
,
li
dà
,
al
contrario
...
ai
consiglieri
comunali
.
A
que
'
pochi
che
vanno
in
Biblioteca
.
Naturalmente
,
gli
domanderò
se
per
studiare
è
necessario
essere
prima
consiglieri
.
A
me
li
negò
per
questa
ragione
:
"
Li
ha
letti
già
,
e
può
fare
a
meno
quindi
,
di
riprenderli
!
"
.
I
consiglieri
,
si
capisce
,
non
li
conoscono
ancora
,
e
quindi
...
bisogna
che
li
prendano
.
Mi
pare
d
'
essere
molto
più
giù
che
a
Siena
.
Si
vede
che
le
zucche
s
'
incontrano
da
per
tutto
.
Rimetto
un
po
'
d
'
onore
ai
nostri
babbi
.
Ho
voglia
di
riferirti
ciò
che
la
padrona
mi
ha
detto
,
perché
può
darsi
che
sia
informata
bene
.
M
'
ha
detto
che
mio
padre
si
contenterebbe
che
io
gli
chiedessi
perdono
(
!
)
e
che
solo
per
una
mezz
'
ora
gli
amministrassi
le
aziende
(
senza
insistere
su
le
persone
che
ha
in
casa
)
perché
mi
facesse
sposare
te
e
fossi
libero
di
fare
il
comodo
mio
.
(
?
)
Che
egli
tenga
a
un
qualche
cosa
di
simile
,
per
riprendere
l
'
onore
che
...
non
ha
acquistato
con
tali
questioni
e
per
far
piacere
a
quella
gente
,
può
essere
.
Ma
alle
altre
cose
,
meno
che
non
mi
faccia
una
dichiarazione
legale
...
5
settembre
1907
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
.
.
mio
padre
non
ha
ancora
risposto
.
Può
essere
un
segno
buono
.
E
sarebbe
,
se
ci
fosse
una
persona
che
entrasse
nel
mezzo
.
Ma
come
vuoi
fare
?
S
'
è
rovinato
la
mente
con
tutti
i
sudicissimi
che
gli
stanno
addosso
.
6
settembre
1907
.
Mio
padre
ha
mandato
a
dire
per
un
uomo
,
espressamente
:
"
Oggi
non
ho
tempo
di
scrivere
.
Quando
sarai
chiamato
a
dare
gli
esami
io
farò
tutto
ciò
che
c
'
è
da
fare
"
.
Io
ho
avuto
il
torto
di
dire
,
piuttosto
nervosamente
,
che
me
lo
scrivesse
.
Ho
avuto
torto
,
perché
con
mio
padre
non
bisognava
che
esigessi
ciò
.
Spero
che
quell
'
uomo
abbia
fatto
l
'
ambasciata
in
modo
da
non
irritarlo
.
Me
l
'
ha
fatto
notare
anche
la
padrona
di
casa
,
che
insieme
con
il
marito
era
in
salotto
e
ha
udito
,
essendo
rimasto
l
'
uscio
aperto
.
Ed
in
fatti
...
Ma
,
certo
,
non
lo
farò
mutare
.
8
settembre
1907
.
Sono
seduto
a
lato
della
Cappella
in
cui
è
sepolta
una
contessa
,
molto
devota
,
secondo
la
sua
lapide
latina
(
A2
)
.
T
'
ho
colto
questi
ciclamini
....
Sento
il
campano
di
un
gregge
e
odo
un
belato
tra
gli
alberi
,
ma
lungi
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
Passa
il
campano
vicino
.
Hai
indovinato
il
mio
desiderio
intenso
di
tutta
la
giornata
,
che
s
'
è
accresciuto
con
la
dimenticanza
?
Il
campano
erra
tra
gli
alberi
.
Odo
i
passi
della
pecora
che
ha
il
campano
.
Non
vorresti
tu
essere
con
me
?
Uguale
nel
mio
pensiero
?
Ti
adoro
così
,
ed
esiste
questa
rispondenza
.
La
pecora
è
venuta
qui
.
Ha
un
rogo
sul
dorso
.
Le
altre
giungono
con
un
calpestio
su
le
foglie
.
La
pecora
guarda
.
Sul
muso
le
batte
il
sole
.
Guarda
verso
le
altre
.
Non
sei
tu
il
mio
pensiero
stesso
?
Di
quale
altra
sostanza
esso
è
fatto
?
La
pecora
è
rimasta
attraverso
la
strada
.
S
'
è
fermata
volta
verso
me
.
Ne
giunge
un
'
altra
che
la
cozza
col
muso
;
e
ambedue
si
muovono
.
Non
mi
ami
tu
per
sentire
ciò
che
è
,
nella
nostra
unione
?
Le
pecore
passano
.
Odo
il
campano
.
Giunge
tutto
il
gregge
.
S
'
è
fermato
.
Si
sente
lo
strappìo
dell
'
erba
.
12
settembre
1907
.
(
A3
)
Se
io
potessi
guardare
i
tuoi
occhi
,
sentirei
tutto
il
mio
essere
pieno
di
febbre
.
Allora
mi
si
definisce
come
un
paesaggio
da
raggiungere
;
mi
sento
roso
da
tutti
i
miei
istinti
d
'
ambizione
.
Ma
ciò
non
è
tutto
.
Ciò
è
il
mio
io
che
si
agita
.
Tu
ora
anche
capisci
come
io
ho
voluto
associarti
a
questa
fiamma
di
forze
.
Tu
ora
sai
come
le
migliori
tue
energie
sono
la
fonte
al
mio
affetto
.
Capisci
che
da
te
,
quanto
da
me
,
dipende
il
mio
cammino
intellettuale
.
Ma
anche
tu
hai
sofferto
per
conto
tuo
.
E
non
sempre
hai
capito
di
quali
fuochi
la
mia
anima
fosse
bruciata
.
Adesso
noi
siamo
ricongiunti
,
e
una
parola
tua
m
'
ha
svelato
come
tutto
il
tuo
essere
dipende
dal
mio
.
Che
cosa
sono
quelle
nuvole
bruciate
su
la
vetta
dei
monti
?
Onde
sono
venute
?
Vorrei
che
il
mio
spirito
fosse
il
mondo
,
per
comprendere
tutte
queste
cose
.
Io
ho
sognato
di
amare
le
foglie
di
una
siepe
!
Fuggivo
per
i
campi
a
guardare
un
granturcheto
perché
esso
m
'
escludeva
gli
uomini
.
Che
cosa
volevo
?
Io
pensavo
di
scoprire
qualche
pezzo
del
mistero
che
copre
tutta
la
natura
.
Io
avrei
dato
tutto
me
stesso
per
parlare
ad
un
albero
.
Io
guardavo
la
luna
tra
gli
ulivi
,
bassa
come
una
fiamma
rossa
,
e
pensavo
che
essa
volesse
parlare
al
mio
io
.
Perché
era
lì
ed
io
pensavo
ad
essa
?
Allora
gli
uomini
mi
apparivano
come
greggi
da
guidare
.
La
mia
voce
li
avrebbe
condotti
.
Non
era
possibile
che
un
uomo
mi
amasse
.
Io
non
ero
più
un
uomo
.
Io
partecipavo
dell
'
aria
e
delle
nubi
.
Il
mio
spirito
era
simile
alla
rugiada
sparsa
su
tutti
i
campi
.
Ricordavo
che
gli
uomini
avessero
un
corpo
?
La
carne
mi
appariva
come
una
cosa
sconcia
da
lasciare
.
Io
odiavo
ed
amavo
questa
carne
.
Ma
nessuno
doveva
possedere
la
mia
.
Io
era
divenuto
un
Dio
.
Chi
poteva
amare
me
?
Io
conservavo
del
tuo
amore
la
sola
energia
.
Chi
me
l
'
aveva
prodotta
era
scomparsa
in
questo
miscuglio
umano
,
a
cui
io
non
appartenevo
più
.
Io
ero
conservato
da
questa
sola
energia
che
talvolta
strappava
alla
mia
anima
parole
.
Ma
non
dovevo
amare
,
non
potevo
amare
colei
,
perché
più
non
esisteva
realmente
.
Ella
era
sacrificata
alla
mia
volontà
segnata
da
Dio
.
Anche
tu
,
dunque
saresti
stata
infranta
.
Perché
talvolta
mi
sembrava
di
pigiare
con
l
'
anima
tutta
la
folla
umana
,
come
con
le
mani
.
Io
percepivo
degli
uomini
una
realtà
simile
a
quella
di
una
pittura
...
(
A4
)
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Stasera
mi
sono
ricordato
meglio
di
tutte
queste
sensazioni
e
le
ho
scritte
.
Da
esse
tu
comprendi
come
il
mio
io
sia
stato
sempre
governato
da
te
.
E
comprendi
quale
significato
ha
per
me
questo
te
.
Quando
ti
rividi
a
Siena
,
fu
come
uno
spiraglio
della
realtà
che
io
avevo
lasciato
,
o
che
aveva
lasciato
me
.
Mi
sono
sempre
accostato
di
più
ad
essa
.
E
tu
mi
ridonerai
alla
nostra
vita
.
Gli
uomini
,
in
generale
,
m
'
erano
divenuti
come
simboli
d
'
idee
.
Io
,
in
un
bambino
non
so
quali
pensieri
componevo
.
Gli
uomini
m
'
erano
divisi
dalla
mia
anima
.
Non
ho
mai
voluto
amare
nessuna
altra
donna
.
Debbo
ringraziare
gli
amici
di
avere
respinto
il
mio
io
nel
suo
proprio
confine
,
acciocché
vivesse
di
sé
e
non
straripasse
a
fruttificare
altrui
.
Il
mio
io
era
come
un
albero
che
avesse
disteso
i
rami
lungo
una
strada
.
Adesso
non
è
più
un
albero
:
è
come
un
giuocattolo
nelle
mani
della
tua
anima
.
Con
te
io
ritrovo
tutte
queste
sensazioni
...
Non
ho
mai
domandato
a
me
stesso
,
prima
di
stasera
,
se
tu
avessi
potuto
pensare
queste
cose
che
aveva
prodotte
il
mio
spirito
.
Non
ho
mai
domandato
se
nel
tuo
dolore
avessi
imaginato
che
io
vivevo
solo
dell
'
energia
datami
da
te
.
Un
'
energia
simile
ad
una
ossessione
.
Perché
io
passavo
da
casa
tua
?
Quale
ricordo
mi
ci
spingeva
?
Perché
,
sfuggendo
tutti
,
io
ti
ricordavo
?
T
'
avevo
dentro
di
me
incancellabilmente
?
Io
aspettavo
di
rivederti
.
E
quando
ti
rividi
tutto
il
mio
essere
fu
scosso
.
Emma
!
Emma
!
Non
avevo
più
provato
un
sentimento
umano
.
E
come
spiegarti
perché
,
dopo
,
io
non
ti
scrivessi
che
t
'
amavo
così
?
Con
una
malvagità
di
cui
era
pieno
il
mio
spirito
.
Malvagità
verso
di
te
,
perché
io
negavo
alcuno
interesse
agli
uomini
.
Essi
erano
quasi
fantasmi
che
potevo
avvicinare
e
allontanare
....
Sorridi
mesta
?
È
la
pazzia
di
cui
altra
volta
t
'
ho
parlato
.
Allontanandomi
da
te
,
per
colpa
di
ambedue
,
io
non
sentii
più
nessuno
intorno
.
Io
mi
sentii
obbligato
ad
odiare
,
fino
al
negamento
dell
'
esistenza
altrui
.
Tu
avevi
tratto
fuori
da
me
qualche
cosa
,
io
ti
ricordavo
come
un
'
aurora
tiepida
.
Ma
perché
non
era
venuto
il
meriggio
?
Perché
io
avevo
guardato
soltanto
tra
le
nuvole
dell
'
alba
.
Non
era
il
tuo
essere
che
doveva
sospingermi
ancora
verso
l
'
alto
?
Verso
un
'
altezza
apparsa
al
mio
spirito
,
per
la
quale
m
'
era
sembrato
di
camminare
fino
allora
tra
gli
sterpi
d
'
una
bassura
?
E
per
colpa
mia
io
t
'
avevo
perduta
.
Oppure
,
per
colpa
di
nessuno
.
Ma
ciò
che
pensavo
allora
era
sorto
ancora
da
te
.
Il
mio
pensiero
s
'
era
ingigantito
di
sottilità
.
E
se
talvolta
piangevo
era
per
il
ricordo
di
te
.
Che
cosa
avevo
perso
?
Che
cosa
mi
mancava
?
Dove
tendevo
ora
?
Ma
a
nessun
luogo
.
Io
non
trovai
mai
,
quando
ridiscesi
alla
realtà
degli
uomini
,
una
persona
a
cui
potessi
attribuire
qualche
cosa
di
te
.
Nessuna
,
nessuna
!
Solo
a
lei
,
dal
viso
ideale
,
trasformato
dal
mio
spirito
,
visto
dal
mio
spirito
,
l
'
anima
mia
si
alzava
.
Io
studiavo
allora
Dante
.
Ed
esso
,
forse
,
era
la
mia
realtà
.
Io
amavo
le
sue
parole
.
Io
mi
riempivo
di
esse
.
Non
volevo
ascoltare
altro
.
Non
volevo
nessuna
voce
reale
.
Non
volevo
ascoltare
nessuno
.
In
esso
il
mio
spirito
s
'
esaltava
.
Ma
quando
io
volevo
ricordarmi
d
'
alcun
contatto
,
il
tuo
solo
,
perché
esso
è
stato
il
solo
,
era
pronto
con
un
invito
.
"
Ella
t
'
ama
...
t
'
aspetta
...
vuole
te
...
è
degna
di
te
...
Ma
,
vedi
,
vuoi
tu
farla
piangere
?
Non
senti
le
sue
lagrime
?
...
Non
ricordi
?
"
E
purtroppo
io
rispondevo
:
"
Nessun
ricordo
ho
io
.
Io
appartengo
a
questo
ignoto
.
Ch
'
ella
mi
scriva
come
la
mia
anima
aspetta
,
ed
ella
sarà
amata
.
Ma
ella
mi
scriverà
come
una
volta
.
Io
proverò
le
stesse
sensazioni
.
Dunque
,
io
ricadrò
nel
mondo
che
ho
lasciato
...
"
.
E
mi
veniva
da
piangere
.
Stavo
con
la
fronte
su
'
vetri
quasi
verdi
di
una
finestra
,
a
cui
giungeva
il
lezzo
di
tante
camere
che
s
'
aprivano
nello
stesso
luogo
.
E
mi
contentavo
di
un
pezzo
di
cielo
azzurro
...
Passavo
molte
ore
con
la
testa
assopita
sotto
un
raggio
di
sole
,
quasi
incerto
,
attraverso
i
vetri
vecchi
.
E
poi
riprendevo
a
leggere
.
Dante
parla
con
S
.
Tommaso
...
Molti
giorni
ho
passato
in
queste
incertezze
.
Ricordo
che
desideravo
tanto
il
canto
di
una
passera
,
che
non
ho
mai
veduta
,
ma
che
doveva
essere
proprio
sotto
quell
'
azzurro
.
Il
canto
di
quell
'
uccello
mi
sembrava
una
musica
.
E
,
poi
,
mi
alzavo
.
In
quello
stanzino
dov
'
erano
ammuchiati
tutti
i
libri
era
puzzo
di
rinchiuso
.
Non
aprivo
le
finestre
perché
mi
vergognavo
di
farmi
vedere
lì
su
quel
tavolino
,
coperto
di
cartone
,
dalla
gente
che
passava
ai
piani
di
sopra
.
E
la
mattina
,
in
una
luce
quasi
verdognola
,
si
alzava
il
fumo
acido
di
un
cappellaio
,
mischiato
a
quello
della
carta
bruciata
,
la
quale
serviva
a
dare
fuoco
al
fornello
.
Poi
riudivo
le
stesse
persone
(
A5
)
.
"
Ecco
,
l
'
uscio
è
sospinto
da
quella
.
Entra
in
camera
ora
.
Perché
non
l
'
uccido
?
Perché
non
esco
fuori
da
questo
stanzino
per
rompere
la
sua
testa
?
"
Non
hai
avuto
tu
molte
volte
l
'
imagine
sanguinosa
di
una
persona
odiata
?
"
No
:
tutto
deve
andare
regolarmente
.
Io
devo
stare
qui
,
e
lavorare
.
"
Prendo
il
mio
classico
:
Ovidio
.
Sfoglio
il
vocabolario
finché
non
mi
s
'
annebbiano
gli
occhi
.
E
mi
propongo
di
non
uscire
più
.
Di
non
esistere
più
per
altrui
.
Mi
passano
per
il
cervello
tutte
le
imaginazioni
di
questi
poeti
...
"
Emma
dov
'
è
?
E
com
'
è
?
Ha
qualche
cosa
di
quel
che
provo
io
ora
?
Emma
t
'
ha
fatto
star
male
.
Ella
t
'
ha
aperto
la
via
e
non
t
'
ha
accompagnato
.
Emma
ti
lascia
sognare
senza
speranza
.
Ma
se
ella
non
ti
ama
,
più
,
dove
ti
rivolgerai
?
Quale
affetto
è
più
possibile
in
te
?
Non
rivedi
il
suo
viso
?
Non
desideri
tu
,
senza
volerlo
,
i
suoi
baci
?
Non
vorresti
tu
che
le
sue
mani
ti
toccassero
?
Ma
scrivele
,
dunque
.
Dille
che
l
'
ami
.
Diglielo
.
Non
senti
che
cosa
quasi
nuova
le
è
ciò
?
Tu
non
hai
provato
mai
questo
pianto
...
Io
non
scriverò
mai
più
a
nessuno
.
Il
mio
io
è
prigioniero
solo
di
se
stesso
.
Egli
guarda
dalla
sua
rude
fortezza
,
cui
s
'
è
costruita
,
tutti
gli
altri
.
E
li
odia
tutti
.
Perché
tutti
devono
odiare
lui
.
"
Una
mattina
,
anche
le
mie
mani
m
'
apparvero
cose
staccate
dal
mio
io
.
Potevo
non
averle
.
E
le
guardavo
come
fossero
rosse
...
Da
questo
stato
mentale
,
tu
ora
capisci
come
sono
rivenuto
a
te
.
Capisci
come
tu
mi
hai
fatto
ridoventare
.
Ma
ricorda
sempre
che
in
questa
selva
io
ho
radunato
tutta
l
'
energia
sufficiente
.
Guardando
i
tuoi
occhi
,
io
sento
di
avere
attuato
il
mio
sogno
.
Io
non
sono
più
di
queste
cose
.
Io
sono
tuo
e
posso
amarti
.
Sei
lieta
?
(
Sera
del
12
settembre
)
.
13
settembre
1907
.
Sono
stato
lungo
tempo
dinanzi
alla
Croce
.
(
A6
)
Il
cipresso
mi
teneva
compagnia
.
Poi
che
piove
e
vengono
i
lampi
,
(
A7
)
ho
chiuso
la
finestra
e
sto
a
scrivere
.
Andrei
volentieri
a
letto
adesso
,
quantunque
siano
soltanto
le
venti
.
Sono
quasi
abbattuto
.
Quanto
tempo
passerà
prima
che
le
nostre
vite
abbiano
le
stesse
siepi
lungo
la
loro
via
sola
?
Stasera
sono
simile
a
questo
tempo
,
che
è
pieno
di
nuvoloni
.
Penso
che
noi
siamo
molto
disgraziati
.
Non
c
'
è
cosa
tanto
umile
che
ci
possa
invidiare
.
Pensavo
alla
strada
ed
a
'
suoi
sassi
.
Noi
siamo
separati
.
Ci
amiamo
quanto
nessuna
immaginazione
mi
dà
esempio
.
Abbiamo
bisogno
l
'
uno
dell
'
altro
per
sentire
che
siamo
umani
anche
noi
.
Io
non
so
che
pietre
metto
nella
tua
anima
.
Sono
pieno
di
spine
io
.
Quando
ci
potremo
parlare
?
Vorrei
che
la
pioggia
distruggesse
tutto
.
Domani
mi
vorrei
alzare
e
non
veder
più
le
stesse
cose
.
Penso
ai
vigneti
co
'
loro
grappoli
quasi
acerbi
.
Ma
fingo
che
il
tuo
spirito
sia
qui
mescolato
nel
mio
.
Nessuna
cosa
ci
può
diminuire
questa
adorazione
.
Anche
se
Dio
disponesse
il
mondo
in
tal
modo
che
non
ci
vedessimo
più
,
il
nostro
pensiero
sarebbe
sufficiente
a
noi
.
Ma
tu
credi
più
che
me
in
Dio
.
Perché
Egli
,
che
ci
vede
,
non
ti
dà
ciò
che
gli
chiedi
?
Smetto
di
scrivere
,
perché
sono
troppo
triste
.
Come
quel
cipresso
...
14
mattina
,
settembre
1907
.
...
fu
la
desolazione
di
un
momento
.
Bastò
che
uscissi
di
casa
e
mi
avvicinassi
alla
tua
per
star
meglio
.
Tu
vi
eri
.
Che
importava
se
non
ti
vedevo
?
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Vorrei
che
tu
provassi
con
me
questa
dolcezza
...
15
settembre
1907
.
(
A8
)
Io
passavo
le
serate
d
'
inverno
sul
focolare
dei
contadini
del
podere
.
Non
v
'
erano
molte
legna
,
ma
mi
potevo
scaldare
.
Stavo
fino
alle
undici
in
campagna
e
poi
venivo
a
dormire
in
città
,
piacendomi
di
camminare
così
solo
di
notte
.
Io
non
so
se
pensassi
.
Per
due
mesi
furono
in
villeggio
un
professore
di
violoncello
e
la
moglie
;
e
mi
sarebbe
piaciuto
di
udire
di
suonare
.
Ma
una
sera
mi
accontentò
.
Non
erano
intelligenti
.
Mi
negavano
l
'
ambizione
e
dicevano
che
non
avrei
mai
fatto
nulla
.
E
che
fra
quattro
o
cinque
anni
mi
avrebbero
ritrovato
lì
al
podere
con
gli
stessi
desiderii
.
Io
odiavo
in
tal
modo
tutti
,
piacendomi
di
stare
in
tale
stato
d
'
animo
.
Una
volta
d
'
estate
mi
sentii
meglio
dopo
esser
stato
circa
un
'
ora
sdraiato
su
l
'
aia
in
pieno
sole
,
tra
gli
stocchi
imputriditi
del
granoturco
.
Stavo
bocconi
posando
il
capo
sopra
le
mani
,
e
dinanzi
avevo
un
mucchio
di
alberi
tagliati
.
Guardavo
le
foglioline
che
avevano
ributtato
,
mentre
i
tronchi
,
dentro
,
erano
quasi
secchi
e
scortecciati
in
molti
luoghi
.
Mi
ricordo
bene
di
tal
giorno
.
Un
contadino
scaricava
le
pietre
,
e
lì
sull
'
aia
passeggiava
una
di
quelle
donne
che
aveva
in
casa
mio
padre
.
I
contadini
non
mi
dicevano
niente
.
Pochi
momenti
innanzi
avevo
accarezzato
un
piccolo
gatto
a
cui
volevo
portare
un
certo
affetto
,
ma
credo
che
non
mi
fosse
possibile
.
Questo
gattino
mi
saliva
su
per
i
calzoni
,
le
mani
,
e
mi
stava
sul
collo
anche
se
io
camminavo
per
i
campi
.
Una
volta
lo
posi
dentro
la
giubba
e
lo
portai
a
casa
.
Non
mi
riuscì
a
farlo
mangiare
,
perché
era
impaurito
.
La
mattina
lo
ripresi
e
lo
riportai
in
campagna
.
Passai
per
i
campi
ancora
umidi
di
pioggia
,
e
feci
alle
scarpe
zoccoli
di
fango
.
Il
gattino
mi
sfuggì
dalle
mani
e
corse
per
un
altro
campo
.
Dovetti
correre
anche
io
tra
le
erbe
fradicie
,
passare
tra
i
filari
,
e
lo
ripresi
.
Poi
tornai
lesto
a
Siena
,
perché
volevo
che
nessuno
s
'
accorgesse
che
l
'
avevo
preso
.
Passavo
il
più
del
tempo
con
il
capo
appoggiato
al
mio
tavolino
.
Non
so
che
pensassi
e
se
fossi
in
grado
.
Studiavo
molto
,
ma
con
un
atto
di
volontà
esterna
,
senza
che
sentissi
niente
.
Era
un
impulso
che
m
'
ero
proposto
.
Passavo
anche
una
settimana
senza
parlare
.
Le
poche
parole
erano
scambiate
,
per
necessità
,
con
la
matrigna
quando
veniva
a
rifare
il
letto
:
"
È
possibile
ch
'
io
possa
stare
in
questa
camera
?
Siete
vigliacchi
!
Vi
ucciderei
!
"
.
Ella
arrossiva
e
mi
diceva
:
"
Sta
'
zitto
,
sta
'
zitto
.
Ci
penseremo
"
.
"
Ma
io
che
faccio
qui
?
Io
voglio
andar
via
.
Voglio
anche
andar
via
da
Siena
.
È
possibile
che
io
viva
tra
voi
?
Chi
siete
voi
per
me
?
Io
vi
odio
.
Vi
sputerei
addosso
.
"
La
matrigna
taceva
e
rifaceva
lesta
il
letto
.
Ricordo
il
coltrone
rosso
e
il
comodino
verniciato
di
scuro
.
Nella
camera
uno
specchio
verdognolo
con
un
ornato
vecchio
d
'
oro
.
Il
marmo
del
canterano
sporco
e
segnato
da
me
di
lapis
.
Nella
camera
era
l
'
uscietto
dello
stanzino
dove
stavo
a
lavorare
.
Una
volta
vi
bruciai
molto
incenso
,
che
si
sparse
per
tutta
la
casa
.
Non
so
che
significato
gli
dessi
.
Mi
noiava
e
n
'
ero
umiliato
,
il
puzzo
di
quella
stanza
.
Puzza
di
latrine
,
di
altre
camere
,
e
di
rinchiuso
.
Sotto
alla
mia
finestra
era
quella
della
...
donna
,
e
fino
alle
undici
,
la
mattina
,
dovevo
udire
i
suoi
rumori
.
Talvolta
non
volevo
che
l
'
uomo
passasse
in
camera
con
il
pranzo
.
Me
lo
facevo
posare
dietro
l
'
uscio
.
E
quando
egli
saliva
su
nella
mia
camera
,
io
mi
chiudevo
nello
stanzino
e
procuravo
di
non
farmi
sentire
.
Se
mi
chiamava
non
rispondevo
.
Tutte
le
mattine
dovevo
chiedere
alla
matrigna
i
quindici
centesimi
per
le
sigarette
.
"
Mi
dà
,
per
piacere
,
i
soliti
tre
soldi
?
"
"
Non
te
li
detti
ieri
?
"
"
Si
,
si
:
li
ebbi
ieri
.
Sono
troppi
?
"
E
dovevo
pregarla
che
me
li
mandasse
per
mezzo
di
una
cuginetta
che
era
in
casa
,
e
credo
,
sia
ancora
.
Era
una
bambina
che
mi
avrebbe
fatto
del
bene
.
Ma
quando
s
'
accorsero
che
la
trattavo
differente
,
le
imposero
di
non
obbedirmi
.
Ella
mi
rifaceva
inconsciamente
tutti
i
modi
di
loro
.
Dallo
stanzino
,
perché
stavo
attento
,
udivo
cadere
i
tre
soldi
dentro
la
cassetta
da
lettere
dell
'
uscio
(
A9
)
.
Perché
,
senza
aprirlo
,
me
li
davano
così
.
E
lo
chiesi
io
per
non
vedere
alcuno
.
Poi
cominciai
a
mangiare
in
cucina
(
A10
)
.
Una
stanza
che
ha
tutto
il
necessario
ma
non
è
adoperata
.
Vi
avevo
portato
uno
sgabello
,
che
era
ritolto
regolarmente
,
perché
dava
noia
alle
donne
la
mattina
per
le
faccende
.
Chiudevo
l
'
uscio
della
cucina
,
perché
non
fossi
veduto
.
Quando
saliva
il
professere
Citernesi
,
tenevo
una
mano
dinanzi
al
lume
,
perché
,
vedendo
la
luce
,
egli
non
cercasse
qualcuno
lì
dentro
.
Meno
che
d
'
inverno
,
perché
andavo
in
campagna
,
non
uscivo
più
la
sera
.
Imaginavo
di
non
essere
a
Siena
.
E
le
voci
degli
uomini
erano
interessanti
come
i
rumori
delle
cose
.
Quando
udivo
chiudere
l
'
uscio
di
casa
,
fuggivo
in
camera
mia
.
Una
volta
udii
due
signore
dire
che
ero
pazzo
(
A11
)
.
Non
mi
dispiaceva
.
Aumentava
il
mio
odio
e
camminavo
per
la
strada
d
'
aridità
che
m
'
ero
tracciato
.
Nessun
affetto
:
motto
del
mio
spirito
.
Ma
un
affetto
c
'
era
.
A
me
non
sembrava
,
perché
chissà
come
ero
divenuto
.
C
'
eri
tu
,
e
ricordo
bene
le
improvvise
mie
disperazioni
.
Sentivo
ad
un
tratto
gli
occhi
bagnati
,
mi
si
torceva
la
bocca
e
mi
mettevo
le
mani
nei
capelli
.
Poi
sedevo
sul
canapé
,
con
la
testa
quasi
in
giù
.
Ma
il
deserto
della
mia
anima
era
più
potente
.
Tale
affetto
mi
pareva
da
scordare
.
Dovevo
scordarlo
.
Altrimenti
non
avrei
camminato
più
verso
i
diademi
che
il
mio
ingegno
mi
metteva
dinanzi
.
E
credevo
che
tu
non
mi
amassi
sufficientemente
.
Pensavo
che
tu
non
mi
avessi
compreso
più
.
"
Perché
devo
ricadere
?
Ella
non
può
tener
dietro
a
te
.
Che
ti
scriva
...
ti
scriva
...
ti
prenda
.
Ma
ella
,
al
contrario
,
vivrà
di
ricordi
.
Ella
non
avrà
saputo
foggiare
un
'
altra
spada
.
Si
;
tutto
il
tuo
animo
è
una
spada
:
fredda
e
senza
pietà
.
Ed
Emma
,
Emma
non
seppe
entrare
in
queste
recenti
sinuosità
del
tuo
animo
.
Ella
non
sa
quello
che
pensi
.
Ma
devi
tu
pensare
ad
Emma
?
Non
ti
riesce
di
lasciarla
?
Non
ti
riesce
di
ucciderla
?
Odiala
"
.
E
talvolta
sono
andato
a
letto
,
spogliandomi
subito
dopo
queste
crisi
,
nervosissimo
;
coprendomi
tutto
il
capo
,
con
i
lenzuoli
stretti
tra
i
pugni
chiusi
.
Una
volta
scrissi
qualche
cosa
:
e
fu
pensata
con
te
.
Era
lo
spirito
tuo
nel
mio
.
Io
m
'
ero
messo
moralmente
dinanzi
agli
uomini
così
.
Li
paragonavo
ad
una
processione
svolgentesi
dinanzi
a
me
,
e
dovevo
vederla
senza
prendervi
parte
.
Non
imaginavo
mai
che
vita
tu
facessi
.
Ricordavo
semplicemente
te
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
In
una
camera
senza
finestre
,
a
metà
della
scala
per
venire
in
camera
mia
,
dormiva
un
giovinetto
compaesano
a
mio
padre
.
Era
venuto
a
Siena
per
lavare
i
piatti
,
ed
era
tenuto
,
invece
,
in
campagna
per
ramare
le
viti
.
Ricordo
il
suo
viso
rosso
con
la
scottatura
del
sole
,
la
sua
giubba
bianca
di
ramato
e
il
cappello
,
sfondato
,
di
paglia
.
Prima
di
andare
a
letto
andavo
in
camera
sua
.
Gli
puzzavano
i
piedi
,
e
tutti
i
cassetti
del
canterano
avevano
un
odore
di
cicca
e
di
sudore
.
Talvolta
mi
divertivo
a
fargli
dispetti
.
Lo
bagnavo
.
Egli
batteva
i
pugni
sul
muro
che
divideva
le
nostre
camere
;
io
gli
rispondevo
battendo
i
piedi
.
Quando
ero
malato
(
A12
)
,
mi
ha
aiutato
anche
un
cugino
,
che
è
minatore
in
Austria
.
I
ricordi
di
allora
hanno
un
significato
quasi
simbolico
.
Una
volta
questionai
con
il
padre
,
e
andai
la
sera
a
bussare
all
'
Osservanza
.
Più
che
bisogno
di
mangiare
e
del
dormire
,
mi
piaceva
il
significato
che
aveva
per
me
un
convento
.
Io
pensavo
al
suo
giardino
rude
,
alle
mura
gialle
,
a
studiare
.
Sarei
divenuto
(
avevo
quest
'
ambizione
)
un
uomo
dotto
e
celebre
per
tutto
.
Mi
davano
una
tenerezza
infinita
i
cipressi
e
le
valli
.
Io
scorgevo
da
per
tutto
un
significato
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Intellettualmente
ero
molto
variabile
.
Un
giorno
ero
inondato
dall
'
acque
del
misticismo
cristiano
;
un
'
altra
volta
l
'
imaginazione
pagana
mi
travolgeva
lo
spirito
.
Ma
era
un
giuoco
puro
dell
'
intelletto
.
Una
ricerca
sua
.
Ero
giunto
a
sopprimere
qualsiasi
contatto
morale
.
Gli
uomini
erano
sensazioni
.
Gli
ultimi
giorni
che
stetti
a
Siena
,
ero
riuscito
,
pensando
,
a
trasformare
tutto
un
paesaggio
d
'
intorno
.
Lo
sentivo
dentro
di
me
...
Anche
gli
affetti
degli
uomini
divenivano
in
me
spiritualità
intellettuale
.
Io
non
li
provavo
.
Li
analizzavo
nel
mio
spirito
,
e
li
credevo
mia
proprietà
.
Quando
mi
fosse
passato
per
il
capo
che
non
era
così
,
si
scancellava
il
mio
sogno
intellettuale
.
Gli
uomini
mi
sembravano
affini
alle
bestie
.
In
loro
non
trovavo
se
non
un
pezzo
di
carnaccia
con
le
budella
sudicie
dentro
.
Io
amavo
le
cose
e
,
principalmente
,
le
piante
.
Le
trovavo
uguali
a
me
.
E
ho
desiderato
spesso
di
divenire
uno
stocco
di
granoturco
...
(
Anche
di
ciò
,
ora
non
ho
maggiore
chiarezza
)
.
Capisci
come
tu
stessa
sia
stata
l
'
origine
di
questa
forma
di
spiritualità
.
Capisci
come
tu
stessa
generasti
l
'
ascetismo
di
questa
ambizione
.
E
come
,
in
ogni
abbiezione
,
io
conservassi
sempre
una
quantità
di
tua
energia
.
E
l
'
errore
fatale
era
che
tu
non
mi
scrivessi
secondo
le
nuove
ambizioni
.
(
Pensavo
allora
così
)
.
Potrei
darti
un
dolore
ora
?
Ieri
sera
ero
per
piangere
.
Ma
io
ho
voluto
che
tu
suggessi
tutta
la
mia
forza
.
Io
non
t
'
amerei
se
non
ti
sentissi
uguale
a
me
.
E
sei
tale
.
E
provo
anche
un
'
altra
cosa
.
Hai
mai
pensato
la
morte
tu
?
Io
molte
volte
.
A
Roma
per
colpa
tua
;
e
qui
a
Siena
ho
sentito
che
moriremmo
insieme
prima
che
ci
accadesse
qualche
cosa
.
...
ti
sento
come
una
ineffabilità
;
e
,
forse
,
anche
per
l
'
effetto
del
tuo
amore
.
Potrei
pensare
un
tempo
indefinito
qualche
cosa
per
esprimere
come
ci
adoriamo
,
senza
che
trovassi
una
parola
.
Non
parliamo
,
dunque
.
L
'
affetto
è
inesprimibile
.
Quando
scrivo
,
penso
invece
.
L
'
affetto
non
dice
una
parola
.
Il
che
ti
spiega
che
quando
siamo
stati
insieme
io
abbia
provato
ciò
che
è
possibile
provare
,
cambiandomi
nell
'
anima
;
e
senza
riferirtene
niente
.
Sono
lieto
di
sentire
la
differenza
del
mondo
che
ho
lasciato
e
la
gioia
reale
che
tu
mi
dài
.
Potrò
mai
dirti
meglio
come
tutto
il
mio
essere
ti
venera
?
Come
io
mi
senta
in
un
abisso
dinanzi
a
te
?
E
quando
penso
che
da
parte
tua
mi
ami
altrettanto
,
arrossisco
.
Non
ne
sono
degno
.
Ma
sento
tutta
la
tua
anima
.
Arrossisco
anche
di
non
avere
mai
saputo
parlare
di
te
.
Io
penso
alla
nostra
unione
come
ad
un
simbolo
.
Non
può
avere
altro
scopo
a
noi
.
Molte
volte
,
anche
ora
,
tu
,
non
sei
una
persona
.
Il
che
dipende
dal
non
vederci
.
Tu
sei
la
mia
anima
.
Tu
sei
qui
dentro
.
"
Se
tutto
il
mondo
perisse
,
Emma
non
morirebbe
"
.
Ma
ieri
sera
,
passando
sotto
le
tue
finestre
,
sentii
come
questa
spiritualità
è
congiunta
alla
realtà
.
Io
adoravo
la
mia
sposa
.
Domenica
,
15
settembre
1907
.
Dalle
19
alle
21
.
16
settembre
1907
.
...
non
c
'
è
un
accordo
più
sublime
che
il
nostro
.
I
tuoi
occhi
,
interamente
,
sono
miei
.
E
tu
ne
'
miei
trovi
la
stessa
rispondenza
.
E
odo
e
vedo
il
tuo
sorriso
,
e
il
mio
gli
risponde
.
Io
trovo
nel
tuo
essere
la
completa
soddisfazione
dell
'
anima
.
E
così
è
per
te
.
Torno
ora
dalla
stazione
ove
non
sono
stato
tenuto
il
tempo
promesso
.
Sono
stato
consigliato
di
comprarmi
un
tasto
e
d
'
esercitarmi
a
casa
.
Laggiù
ho
imparato
a
scrivere
quattro
o
cinque
lettere
.
Stasera
ho
un
appuntamento
con
uno
che
mi
porterà
una
zona
da
leggere
.
Ma
sono
molto
inquieto
.
Alle
Ferrovie
sono
aperti
i
concorsi
;
e
penso
che
debba
fare
i
fogli
anche
per
essi
.
17
settembre
1907
.
Io
riesco
a
provare
le
mie
emozioni
reali
con
te
soltanto
.
Con
gli
altri
,
la
superficie
della
mia
anima
non
è
intaccata
;
o
,
per
lo
meno
,
v
'
è
tanta
corteccia
che
gli
aghi
bucano
poco
dove
ne
farei
sangue
...
Ridi
?
Quando
saremo
stati
insieme
un
mese
,
diventerai
identica
a
me
.
Non
puoi
capire
tal
cosa
se
non
ripensando
com
'
io
sia
come
colui
che
stesse
nel
fondo
di
una
caverna
,
ed
egli
vedesse
il
fuori
.
Ridi
ancora
?
Stamani
sono
meno
inquieto
per
la
telegrafia
.
Ho
ordinato
ad
un
legnaiolo
un
tasto
,
dopo
aver
persa
quasi
un
'
ora
a
disegnarglielo
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Da
mio
padre
,
ieri
,
ebbi
un
'
attenzione
che
non
taccio
.
Sa
che
mi
piace
soltanto
l
'
uva
fragola
.
E
ieri
ne
trovai
con
le
altre
frutta
,
una
ciocca
abbastanza
grossa
.
Non
poteva
non
esser
colta
se
non
per
me
,
perché
non
piace
a
nessuno
.
Ti
parlerò
presto
di
Firenze
e
di
Roma
,
perché
ciò
che
provavo
(
A13
)
è
lontano
ugualmente
come
quel
che
provavo
a
Firenze
.
È
passato
tutto
come
un
fiume
,
e
ne
ho
,
nell
'
udito
,
a
pena
lo
scroscio
.
Pure
d
'
averti
con
me
,
di
sposarti
,
farei
qualunque
cosa
.
Ma
fammi
esser
forte
.
Non
dimenticare
che
questo
lavoro
è
momentaneo
,
e
che
è
solo
la
sveglia
per
quello
che
dirà
di
noi
.
Senza
di
te
,
io
mi
perderei
nel
mio
sogno
.
Il
che
mi
avvenne
a
Firenze
.
Ma
ora
non
ne
scrivo
...
Quando
parlo
del
passato
,
mi
sembra
che
i
personaggi
non
siano
nemmeno
un
riflesso
di
noi
.
19
settembre
1907
.
Credo
che
il
tuo
affetto
sia
un
'
emanazione
infinita
e
inestimabile
del
tuo
essere
.
E
che
tu
hai
bisogno
di
questo
raccoglimento
in
te
stessa
e
di
questa
adorazione
che
arroventa
la
tua
anima
.
Da
quando
sono
tuo
per
sempre
,
tu
hai
avuto
i
tuoi
diritti
.
Ho
sentito
in
me
compiersi
questa
purificazione
,
che
aumenterà
con
la
nostra
unione
completa
.
Ho
avuto
sempre
un
istinto
invincibile
di
trovarti
...
20
settembre
1907
.
Ho
trasmesso
anche
un
verso
di
Dante
,
e
ho
capito
a
orecchio
le
lettere
che
un
impiegato
mi
faceva
del
suo
nome
.
Ti
mando
una
strisciolina
col
tuo
nome
scritto
diciassette
volte
,
in
fretta
,
quando
sono
rimasto
io
e
gli
apparati
.
Bada
se
i
tuoi
telegrafisti
riescono
a
leggere
.
Per
ridere
:
il
capostazione
,
pestandomi
un
piede
e
chiedendo
scusa
:
-
Lei
verrà
un
provetto
telegrafista
.
Forza
!
forza
!
21
settembre
1907
.
Oggi
non
ho
potuto
dormire
,
perché
la
padrona
e
la
sua
figlia
degnissima
stavano
proprio
in
salotto
a
cantarellare
.
I
rumori
della
strada
non
mi
danno
noia
.
Ma
una
voce
...
che
non
vorrei
udire
,
mi
dà
uggia
da
vero
.
Pensavo
,
prima
di
decidermi
a
saltare
dal
letto
,
che
certe
necessità
non
si
possono
evitare
.
Ma
io
voglio
la
tua
voce
,
e
pensavo
che
tu
non
m
'
avresti
dato
noia
.
In
certi
momenti
,
che
il
desiderio
quasi
si
sovrappone
alla
realtà
,
m
'
è
insopportabile
qualunque
cosa
.
23
settembre
1907
.
Non
c
'
è
bisogno
ch
'
io
ti
dipinga
i
miei
pensieri
.
Ecco
:
l
'
impiego
,
specialmente
di
tal
genere
,
non
farà
se
non
aumentare
l
'
attività
mentale
.
Il
giornalismo
mi
guasterebbe
.
Di
letteratura
non
si
campa
.
Tutti
o
sono
ricchi
di
famiglia
o
hanno
un
impiego
o
sono
in
un
giornale
.
In
un
giornale
,
non
guasta
quando
si
scriva
per
la
rubrica
...
più
o
meno
letteraria
.
Ma
per
tutto
il
resto
,
è
una
corruzione
grammaticale
ed
estetica
.
L
'
impiego
,
lasciando
libera
la
mente
(
a
me
l
'
eccita
già
)
(
l
'
eccita
lo
studio
che
faccio
)
aiuta
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Io
sento
,
nell
'
anima
che
m
'
è
congiunta
,
questa
soglia
dell
'
immortalità
.
24
settembre
1907
.
Firenze
,
non
dandomi
quel
che
la
mia
ambizione
voleva
,
cominciò
a
produrre
la
malvagità
nel
mio
animo
(
A14
)
.
Io
non
cercai
mai
una
rispondenza
da
sostituire
alla
nostra
.
E
volevo
soppressa
questa
,
perché
non
trovava
più
nel
mio
animo
quelle
inclinazioni
morali
che
l
'
avevano
mantenuta
.
Io
volevo
dimenticare
la
nostra
relazione
,
perché
mi
sembrava
che
un
altro
orizzonte
fosse
per
aprirsi
.
Non
volevo
più
scriverti
per
dimenticare
(
e
ci
riuscii
)
tutto
quel
complesso
di
vita
che
la
circondava
.
Ciò
che
produceva
le
mie
lettere
a
te
,
doveva
essere
superato
.
Io
ti
trattai
come
tutti
gli
altri
.
Ma
tu
,
quanto
più
io
volevo
ottenere
,
insorgevi
in
me
.
E
io
,
tornato
a
Siena
,
ti
scrissi
:
"
Scrivimi
"
.
Ora
ricordo
di
averti
parlato
un
'
altra
volta
di
questo
punto
.
Tu
non
rispondesti
,
e
io
ne
rimasi
sdegnato
.
Perché
non
scrivevi
?
Io
ero
molto
salito
nella
mia
coscienza
,
e
ne
provai
quel
che
si
prova
quando
siamo
delusi
.
Io
t
'
aspettavo
sempre
.
Ogni
giorno
aumentava
il
tuo
orizzonte
.
Una
mattina
guardai
lungo
tempo
il
sole
e
ne
piansi
.
"
La
mia
giovinezza
-
scrissi
-
si
leva
fiammeggiando
.
Mille
angioli
gridano
in
questo
sole
.
Ma
Dio
solo
li
ode
.
Il
mondo
si
volge
e
non
ascolta
"
.
Ed
altro
simile
,
cui
non
ricordo
più
.
Quando
stavo
chiuso
in
casa
per
gli
occhi
,
cominciò
il
mio
vaneggiamento
intellettuale
.
Io
volevo
sopprimere
gli
uomini
e
vivere
delle
mie
allucinazioni
.
Mi
sarebbe
impossibile
rientrare
in
tale
stato
mentale
.
Io
non
comprendevo
più
.
Non
comprendevo
più
le
tue
lettere
.
Se
tu
ricordi
le
mie
,
conosci
di
quale
sforzo
inane
io
fossi
pieno
,
per
esprimere
quel
che
non
pensavo
completamente
.
Avevo
intraveduto
qualche
cosa
d
'
ignoto
a
me
,
e
volevo
esprimerlo
.
Ma
non
vi
riuscivo
,
perché
ne
ero
troppo
al
disotto
.
Una
volta
,
d
'
inverno
,
io
camminai
su
la
neve
ed
entrai
nella
chiesa
di
S
.
Francesco
;
ero
accompagnato
dallo
stesso
uomo
che
vedesti
con
me
la
prima
volta
che
uscii
e
ci
trovammo
ai
Quattro
Cantoni
.
Tornato
a
casa
scrissi
:
"
Il
vento
mormora
le
preghiere
ai
vetri
della
Cattedrale
.
Il
vento
che
abbatte
nei
piani
le
grandi
foreste
"
.
Ripiglio
a
lumeggiare
il
periodo
di
Siena
,
che
precedette
la
mia
malattia
.
Rimasi
offeso
che
tu
ti
offrissi
a
me
soltanto
quando
cominciai
ad
ammalarmi
.
Perché
prima
no
?
Avrei
voluto
,
quando
mi
sentivo
bene
,
essere
amato
secondo
i
miei
bisogni
.
Ed
io
non
capivo
affatto
la
tua
astensione
dal
manifestarmi
l
'
affetto
.
Ora
capisco
che
tu
hai
altrettante
ragioni
per
dimostrarmi
che
non
ti
pareva
conveniente
il
giungere
prima
a
me
.
Da
Firenze
non
t
'
avevo
mai
scritto
.
Ma
,
appunto
,
il
malinteso
nostro
è
sempre
sorto
dal
nascondiglio
in
cui
tu
sei
entrata
quando
di
più
avevo
bisogno
d
'
affetto
.
Tu
,
in
silenzio
,
mi
amavi
.
Ma
che
valeva
a
me
tale
amore
?
Io
non
potevo
toccare
il
tuo
spirito
.
E
il
mio
temperamento
non
è
fatto
di
rinunzie
.
Per
un
istinto
ampio
di
imitazione
,
io
volli
fare
lo
stesso
.
Volli
sentire
in
me
quegli
spazî
silenziosi
di
affetto
,
in
cui
l
'
anima
cammina
come
in
sogno
.
Ma
sorpassai
quel
che
volevo
.
Giunsi
a
negare
la
realtà
di
quel
che
non
era
in
me
,
e
a
dare
realtà
soltanto
ai
fenomeni
del
mio
spirito
.
Chi
sa
da
quali
antri
io
ti
scrivevo
!
29
settembre
1907
.
Stamani
ho
potuto
trovare
da
comperare
la
mia
psicologia
a
tre
lire
mensili
.
E
ne
sono
contento
per
quando
potrò
leggerla
e
la
leggerò
.
Adesso
desidero
tanto
per
precauzione
come
per
un
tuo
adornamento
intellettuale
,
che
il
libro
sia
tagliato
da
te
e
stia
nelle
tue
mani
.
Col
solo
patto
che
sia
toccato
solo
dalle
tue
mani
,
e
veduto
soltanto
da
'
tuoi
occhi
.
E
ciò
per
non
diminuire
una
sensazione
che
decide
molto
nel
godimento
che
ne
avrò
.
E
sta
a
te
di
essere
gelosa
di
questa
mia
adorazione
e
relazione
,
da
non
farmi
avere
bisogno
di
altri
"
sbocchi
intellettuali
"
.
In
quanto
ai
miei
principî
morali
,
essi
ti
sarebbero
piaciuti
se
fossero
stati
scritti
astrattamente
.
È
impossibile
,
poi
che
mi
ami
,
che
non
ti
possa
piacere
la
faccia
della
mia
anima
.
E
penso
che
educherò
così
una
nostra
figlia
.
E
io
che
non
sarei
nel
caso
di
essere
dispregiato
da
una
sorella
,
non
sarò
dispregiato
da
una
figliuola
.
Ambizione
nobile
che
hai
anche
tu
.
Per
la
quale
ci
siamo
sentiti
spinti
l
'
uno
verso
l
'
altra
,
in
tutta
la
rimanente
indifferenza
delle
altre
persone
.
1
ottobre
1907
.
Se
ti
scrivo
così
a
scatti
attribuiscine
la
causa
al
mio
lavoro
multiforme
,
di
cui
sono
molto
più
preoccupato
.
Do
alle
tue
lettere
soltanto
un
'
ora
al
giorno
,
da
dividersi
in
due
parti
.
Ma
tu
sai
che
,
studiando
,
sono
con
te
e
faccio
per
noi
.
Senza
di
te
,
mi
sembra
come
di
perdere
tempo
.
Sento
la
mancanza
e
l
'
insufficienza
della
mia
vita
.
Io
penso
ora
a
te
come
all
'
unica
mia
gioia
.
E
la
mia
vita
è
una
roccia
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Io
vorrei
scrivere
a
te
un
libro
di
preghiere
.
2
ottobre
1907
.
Dal
mio
tavolino
sono
partiti
tutti
i
libri
non
appartenenti
a
questi
esami
.
Tra
poco
,
la
padrona
e
la
sua
figlia
andranno
in
campagna
.
È
molto
tempo
che
le
dico
:
-
Quando
se
ne
va
da
vero
,
signora
Maria
?
Quantunque
un
poco
di
conversazione
non
guasti
.
Iolanda
si
butta
su
la
poltrona
,
mette
le
mani
nel
piatto
della
frutta
...
Ed
io
,
che
non
voglio
più
scherzare
,
la
prendo
di
peso
e
la
porto
fuori
.
Nelle
altre
ore
chiudo
a
stanghetta
e
non
mi
dà
noia
.
Ma
è
bene
che
se
ne
vadano
.
A
volte
,
ho
bisogno
di
non
salutare
nessuno
.
3
ottobre
1907
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Le
cose
piccine
sono
sempre
intorno
,
e
bisogna
evitare
di
affezionarsi
o
di
abituarsi
ad
esse
e
specialmente
alle
persone
che
le
producono
.
Cerca
di
comprendere
come
tutto
il
mio
io
,
tutto
il
mio
essere
t
'
appartiene
.
E
come
esso
subisca
le
leggi
di
ciò
che
prova
da
te
.
E
voglio
che
la
mia
intelligenza
e
il
mio
animo
siano
affidati
a
te
.
Quando
saremo
insieme
,
tu
giungerai
a
non
curarti
più
di
nessuno
,
a
non
desiderare
più
nulla
:
contentandoti
del
mio
possesso
completo
.
Ma
per
me
,
anche
ora
è
così
.
5
ottobre
1907
.
Stamani
ho
studiato
soltanto
il
Belgio
,
e
alcune
cose
di
telegrafia
,
per
istrada
,
in
un
manuale
che
m
'
ha
comprato
subito
mio
padre
,
a
pena
chiesto
.
Ho
avuto
anche
denari
per
altri
fogli
.
Ed
assicurazione
che
quando
sarò
impiegato
mi
sarà
possibile
riavvicinarmi
a
lui
ed
avere
ciò
che
alla
paga
manca
per
me
e
per
chi
sarà
con
me
.
È
stato
il
C
.
,
che
è
una
persona
onesta
e
rispettabilissima
,
a
malgrado
del
male
passeggero
che
anche
egli
può
produrre
.
Ma
io
li
ringrazio
,
perché
formano
il
mio
carattere
e
mi
spingono
alla
mia
condizione
.
Così
bisogna
fare
l
'
altalena
della
vita
.
7
ottobre
1907
.
La
padrona
di
casa
,
che
ieri
andò
a
farsi
pagare
il
mese
e
due
lire
di
candele
,
ebbe
questo
incarico
.
-
Glielo
dica
a
quel
mascalzone
;
che
io
a
cercare
il
pane
per
lui
non
ci
voglio
andare
!
E
poi
,
che
io
passeggio
tutto
il
giorno
...
Ed
altre
cose
che
ti
dirò
quando
saremo
in
grado
di
guardare
in
faccia
certa
gente
.
T
'
arrabbieresti
?
Sognerei
se
cercassi
da
lui
altri
discorsi
.
E
sta
a
me
d
'
essere
cosciente
della
mia
età
e
della
mia
vita
.
È
così
.
9
ottobre
1907
.
Ieri
sera
pensavo
che
tu
sei
divenuta
il
mio
impulso
a
fare
.
10
ottobre
1907
.
Dammi
tu
di
che
sognare
in
te
stessa
,
e
mi
sembrerà
(
e
sarà
così
)
ch
'
io
ascenda
a
quel
che
Dio
mi
ha
dato
.
Non
è
vero
ch
'
Egli
,
a
cui
io
credo
(
A15
)
,
ha
donato
ed
affidato
te
a
me
;
che
l
'
ho
trovato
?
Non
è
vero
che
Egli
ha
voluto
ch
'
io
provassi
in
te
quel
che
il
mio
intelletto
aveva
foggiato
?
Tu
comprendi
come
tu
mi
sia
sacra
.
Ma
io
adopero
Dio
per
amare
te
.
Di
quel
che
Egli
ha
aumentato
il
mio
io
,
mi
faccio
come
una
forza
per
adorare
te
.
Non
sento
altro
scopo
.
E
la
mia
anima
termina
in
te
.
Stamani
ho
portato
al
C
.
l
'
elenco
delle
spese
da
farsi
per
i
fogli
alla
Ferrovia
,
e
tra
poco
vado
a
prendere
la
risposta
paterna
ch
'
egli
ha
avuto
.
Avrei
già
presentato
gli
altri
alla
Posta
se
mio
padre
avesse
saputo
firmare
un
foglio
di
carta
bollata
.
Egli
ha
messo
la
firma
...
troppo
distante
;
onde
gli
ci
vorranno
ancora
sessanta
centesimi
.
Questa
volta
,
va
a
cercare
il
pane
da
vero
!
Io
vivo
solamente
di
te
.
E
come
se
tutto
il
rimanente
non
fosse
altro
che
una
sensazione
:
talvolta
tediosa
.
Vorrei
essere
lungi
dal
rumore
degli
uomini
.
Il
C
.
s
'
adopra
,
quanto
può
,
per
affrettare
i
miei
fogli
.
Ma
non
gli
è
stato
possibile
avere
oggi
una
risposta
,
perché
ora
è
il
tempo
della
vendemmia
...
Egli
m
'
ha
detto
che
procurerà
di
farmeli
fare
,
ed
io
son
deciso
di
farmi
prestare
le
dieci
lire
da
lui
,
nel
caso
di
un
rifiuto
.
Credo
però
,
che
il
buon
senso
comune
prevalga
.
12
ottobre
1907
.
Finalmente
,
la
padrona
se
n
'
è
andata
in
Vald
'
Arno
!
E
vi
starà
un
mese
!
14
ottobre
1907
.
Ho
già
mandato
via
i
fogli
della
Ferrovia
,
con
una
gioia
che
fa
crescere
la
mia
volontà
di
essere
sicuro
di
ciò
che
studio
.
Ci
è
lecito
di
non
disperare
più
di
noi
stessi
e
prega
Dio
ch
'
io
sappia
riuscire
.
Non
gli
chiediamo
altro
.
15
ottobre
1907
.
Un
particolare
.
Capisco
che
oggi
è
fiera
o
mercato
da
...
quel
che
ho
mangiato
.
In
tali
giorni
mio
padre
è
in
cucina
,
e
il
piatto
che
mi
manda
invariabilmente
è
la
trippa
.
Io
non
sono
veramente
per
essa
,
ma
oggi
era
buona
e
sembrava
che
ci
fosse
anche
il
burro
...
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
...
e
la
minestra
in
brodo
,
della
quale
la
metà
cade
nella
scodella
e
nel
tovagliolo
,
durante
...
il
viaggio
dalla
bottega
a
qui
.
18
ottobre
1907
.
Ho
bisogno
,
la
mattina
,
di
avere
subito
le
tue
parole
.
Ma
tu
sei
sempre
dentro
di
me
,
e
mi
parli
come
vuole
la
mia
anima
.
Le
tue
lettere
,
forse
,
non
basterebbero
;
ma
tu
sei
qui
in
me
sempre
,
come
un
desiderio
.
Io
non
ho
mai
più
avuto
un
'
amicizia
da
tre
anni
ormai
,
né
mai
ho
amato
una
donna
in
tutta
la
mia
vita
.
M
'
è
piaciuta
qualcuna
ed
ho
desiderato
carnalmente
,
ma
la
mia
anima
è
sempre
stata
disdegnosa
e
ne
ho
conservata
l
'
infanzia
.
Della
quale
io
irroro
l
'
affetto
per
te
.
Ne
'
lunghi
mesi
che
non
ci
siamo
scritti
io
ho
desiderato
e
voluto
che
il
mio
io
discendesse
come
nella
propria
profondità
oscura
,
opponendo
alla
vita
ogni
mezzo
di
sviamento
.
Così
,
non
ho
desiderato
carnalmente
più
alcuna
.
Così
ero
giunto
a
desiderare
una
completa
castità
limpida
per
la
quale
mi
piacevano
le
letture
mistiche
del
Trecento
e
per
la
quale
io
ho
camminato
più
che
una
volta
intorno
al
recinto
di
un
convento
,
pensando
di
trovar
là
quell
'
indicibile
contatto
con
una
divinità
.
Ma
hanno
prevalso
,
senza
che
io
le
volessi
,
le
conseguenze
pratiche
del
mio
passato
.
Ed
ho
avuto
bisogno
di
te
.
Non
ti
potrò
mai
dire
la
mia
sofferenza
a
Roma
.
Tu
comprendesti
subito
la
mia
adorazione
.
Ma
mi
mancavi
.
Non
trovavo
in
te
quel
che
trovo
ora
.
E
m
'
imposi
,
non
senza
sforzo
,
la
mia
adorazione
passiva
,
finché
io
fossi
giunto
a
provare
il
tuo
affetto
.
M
'
imposi
,
a
traverso
a
siepi
di
riluttanze
morali
,
di
ritrovarti
.
E
sentivo
,
come
di
là
da
un
ostacolo
opaco
,
la
tua
anima
inquieta
come
la
mia
,
che
passava
dinanzi
a
me
come
dinanzi
al
bel
pascolo
dalla
mia
anima
e
non
la
mangiava
.
Non
ti
so
dire
in
quali
profondità
umide
io
discendessi
.
Giunsi
perfino
a
scrivere
che
non
mi
amavi
,
e
fui
come
pentito
e
respinto
.
Allora
camminai
su
le
rocce
di
uno
smarrimento
.
Ma
inesauribilmente
quel
che
m
'
ero
imposto
ti
chiamava
sempre
.
Ti
chiamava
,
ti
chiamava
...
E
tutta
la
mia
adorazione
a
Roma
fu
come
un
'
espiazione
.
19
ottobre
1907
.
Lo
zampillo
del
babbo
mio
s
'
accresce
.
Oggi
mi
ha
mandato
a
dire
che
è
necessario
che
egli
mi
faccia
un
vestiario
nuovo
.
Il
che
vuol
dire
che
tra
...
due
o
tre
settimane
lo
avrò
.
Gli
scriverò
oggi
che
me
lo
mandi
prima
ch
'
io
vada
a
Firenze
...
20
ottobre
1907
.
M
'
hanno
già
portato
il
mangiare
,
ma
prima
voglio
scriverti
tante
cose
.
Eccole
.
I
fogli
sono
tutti
ribattezzati
.
Si
capisce
che
mio
padre
non
s
'
è
fidato
né
meno
del
C
.
,
e
ha
fatta
vedere
la
dichiarazione
per
il
Ministero
a
non
so
quanti
avvocati
.
Finalmente
ha
capito
...
che
non
volevo
fargli
firmare
una
obbligazione
estranea
al
concorso
,
e
i
fogli
sono
qui
(
A16
)
.
Ringraziando
il
C
.
,
il
quale
mi
ha
parlato
,
come
desideravo
da
molto
tempo
.
M
'
ha
detto
che
mio
padre
sa
che
ti
sposerò
appena
impiegato
.
M
'
ha
riferito
come
fa
a
condurre
mio
padre
ad
accettare
questa
cosa
giusta
,
acciocché
non
ci
siano
più
contrasti
contro
di
noi
.
"
Perché
fare
i
figliuoli
crocifissi
?
"
M
'
ha
parlato
di
sé
e
del
proprio
matrimonio
.
Ha
detto
aver
capito
che
tu
sei
la
molla
della
mia
volontà
,
e
m
'
ha
augurato
che
possiamo
presto
sistemarci
.
Mi
pare
che
si
tratti
di
un
galantuomo
di
quelli
radi
.
Poi
...
ho
veduto
la
matrigna
reduce
dal
Pola
e
Todescan
,
con
un
ampio
rotolo
sotto
il
braccio
.
Non
è
di
fuori
il
caso
che
si
tratti
di
un
vestiario
a
me
.
Perché
lo
scelgono
,
ad
ogni
modo
,
a
modo
loro
.
Ma
...
piano
!
Domani
sentirò
se
mi
sono
sbagliato
.
E
ora
noi
continuiamo
nella
nostra
via
,
senza
impazienza
di
quel
che
Dio
non
ci
negherà
.
21
ottobre
1907
.
Ho
dovuto
fare
altre
legalizzazioni
ai
fogli
della
Posta
,
che
non
mi
furono
ancora
accettati
.
Ma
dentro
domani
potrò
ripresentarli
come
hanno
voluto
.
Ringraziando
anche
il
C
.
,
che
s
'
incarica
,
con
molta
pazienza
,
di
convincere
mio
padre
ad
andare
da
un
notaro
per
autentificare
la
sua
firma
.
Chi
sa
che
imbrogli
crede
!
Anche
il
C
.
e
tutti
i
suoi
uomini
ne
ridono
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Tutto
quello
che
mi
darai
tu
,
rispondendo
io
,
darà
luogo
al
mio
lavoro
.
Andrò
dai
L
.
anche
se
mio
padre
non
m
'
avrà
fatto
il
vestiario
nuovo
.
Quantunque
malvolentieri
,
perché
questo
vestito
mi
dà
un
'
aria
come
non
vorrei
.
Sorridi
tu
di
questa
trivialità
?
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Ma
senza
di
te
mi
sentirei
avvilito
e
pronto
ad
uccidermi
.
23
ottobre
1907
.
Dimmi
che
comprendi
la
mia
adorazione
,
e
di
quale
febbrilità
è
preso
il
mio
animo
in
questa
rispondenza
di
pensiero
...
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Quando
ti
scrivo
pare
che
le
parole
si
traggano
da
una
febbre
del
mio
spirito
.
25
ottobre
1907
.
Dimmi
se
tu
hai
tutta
questa
felicità
.
Io
non
so
come
esprimermi
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Nè
capisco
affatto
perché
tu
hai
paura
che
non
giungiamo
al
nostro
sogno
.
Io
non
mi
abbandono
a
fantasticherie
:
ho
messo
la
mia
volontà
nella
realtà
.
La
mia
volontà
,
che
non
erra
mai
,
sa
bene
quale
fecondità
spirituale
sarà
nella
nostra
famiglia
.
E
se
tu
fossi
malinconica
come
ora
...
non
vi
sarebbe
nessuna
altra
pena
maggiore
per
me
.
Tu
non
hai
nessuna
cagione
di
paura
.
La
malinconia
ti
viene
dalle
persone
tra
cui
tu
vivi
.
26
ottobre
1907
.
La
padrona
di
casa
mi
mandò
una
cartolina
con
veduta
del
corso
di
S
.
Giovanni
Valdarno
,
e
io
l
'
ho
fatta
risalutare
dal
suo
marito
e
ho
scritto
,
nell
'
angolo
della
cartolina
:
"
Auguri
di
lunghissima
permanenza
dov
'
ella
si
trova
"
.
Non
parlo
quasi
mai
,
e
quando
parlo
...
c
'
è
poco
da
parlare
.
Ora
viene
il
padrone
a
rifare
il
letto
:
-
Buon
giorno
a
lei
,
-
dice
.
E
poi
:
-
Oggi
,
piove
.
-
Già
.
-
E
io
m
'
alzo
dall
'
atlante
e
accendo
una
sigaretta
.
Stamani
gli
ho
domandato
:
-
Ha
sentito
tutti
quei
gridi
fino
alle
undici
e
mezzo
?
-
Che
gridi
?
-
Ma
,
io
non
so
.
Si
sentivano
bene
dalla
piazzetta
interna
.
-
Ah
!
devono
essere
stati
i
...
i
...
come
si
chiamano
?
...
accidenti
...
ora
non
mi
viene
in
mente
...
i
...
Finalmente
viene
il
nome
(
interessante
)
.
Io
vado
a
riempire
il
brocchino
dell
'
acqua
,
che
consumo
due
o
tre
volte
.
Poi
egli
esce
.
Viene
il
latte
.
-
Buon
giorno
-
dice
il
ragazzo
.
Ed
io
a
volte
rispondo
e
a
volte
dico
:
-
Piglia
il
tovagliolo
sporco
e
le
posate
...
Ieri
sera
,
volevano
che
io
andassi
a
misurarmi
il
vestiario
a
casa
,
lassù
.
-
Non
ci
vengo
-
scrissi
-
mandatelo
e
lo
farò
guardare
dalla
donna
della
pigionale
.
Dopo
tre
quarti
d
'
ora
che
aspetto
la
risposta
,
viene
il
ragazzo
con
la
cena
e
mi
dice
:
-
C
'
è
la
padrona
all
'
uscio
.
-
Quale
uscio
?
-
Quello
...
quello
...
di
fuori
.
Ripiglio
la
candela
e
vado
ad
aprire
.
Entra
,
con
un
"
buona
sera
"
a
cui
non
rispondo
,
la
matrigna
avvolta
in
uno
scialle
di
lana
bianca
.
Mi
svesto
.
Faccio
prendere
dal
ragazzo
una
candela
,
l
'
accendo
e
gliela
faccio
tenere
in
mano
,
dinanzi
allo
specchio
.
I
calzoni
erano
cuciti
,
la
giubba
e
la
sottoveste
aggiuntate
.
Stavano
bene
(
A17
)
.
Io
dico
:
-
Per
lunedì
alle
quattro
,
devono
essere
fatte
.
Potevate
pensarci
anche
prima
.
La
matrigna
non
se
la
prende
e
risponde
:
-
Farò
quello
che
posso
.
-
Ora
mi
mandi
subito
mezza
lira
,
perché
ho
da
pagare
il
rasoio
al
barbiere
.
-
Domattina
non
sei
a
tempo
?
-
Stasera
,
perché
ho
combinato
stasera
.
Apro
l
'
uscio
e
li
richiudo
fuori
.
Al
ragazzo
,
mentre
la
matrigna
mi
appunta
la
sottoveste
,
domando
:
-
Che
hai
portato
da
cena
?
-
Io
...
non
lo
so
.
27
ottobre
1907
.
...
Volevo
dirti
un
'
altra
cosa
.
Vorrei
che
tu
comprendessi
il
dispiacere
che
ho
non
avendo
tu
mai
tempo
di
educare
la
tua
intelligenza
.
Ma
col
nostro
matrimonio
,
quando
io
non
ci
sarò
,
tu
potrai
occuparti
benissimo
secondo
che
ti
consiglierò
io
.
...
Ho
avuto
mezza
lira
dopo
aver
scritto
(
in
bella
calligrafia
!
!
)
quattro
bigliettini
.
Cominciano
i
canti
...
domenicali
!
Da
questo
vinaio
qui
,
no
;
ma
ce
n
'
è
un
'
altro
proprio
di
fianco
.
Quando
avrai
veduto
il
mio
animo
,
conoscerai
che
si
può
fare
a
meno
di
tutti
gli
uomini
.
Entro
in
Duomo
e
parlo
con
l
'
arte
,
e
nell
'
animo
è
come
una
luce
del
tuo
affetto
.
Onde
il
significato
mistico
al
mio
,
e
la
superiorità
che
ti
attribuisco
,
perché
l
'
hai
.
Superiorità
che
è
sopra
tutti
gli
uomini
e
confina
,
con
la
mia
anima
,
in
quella
specie
di
divinità
che
ho
raggiunta
in
me
.
Non
ti
senti
tu
penetrata
da
Dio
?
Non
senti
tu
questa
divinità
collegata
col
tuo
essere
?
Prima
di
adorarti
come
ora
,
era
individuale
nel
mio
animo
.
M
'
ero
congiunto
con
Dio
,
e
la
sua
forza
era
distribuita
a
me
.
Ed
ora
io
trasfiguro
la
tua
carne
e
tutto
il
tuo
essere
con
la
mia
anima
.
Tanto
che
mi
è
impossibile
un
attimo
di
pensiero
il
quale
non
provenga
da
te
.
Ora
mi
sono
spiegato
.
E
tu
hai
tutta
la
verità
del
mio
affetto
.
Ho
paura
che
io
non
riuscirò
ad
approfittare
di
tutto
ciò
che
mi
suggerirai
leggendo
insieme
.
Molte
altre
volte
,
quando
siamo
stati
insieme
,
è
nata
l
'
effigie
di
un
'
idea
,
senza
ch
'
io
l
'
abbia
potuta
ricevere
...
Il
nostro
affetto
farà
tutto
.
Tu
hai
insistito
più
di
una
volta
su
la
noia
di
studiare
queste
cose
.
No
:
io
sto
male
quando
per
ragioni
non
dipendenti
dalla
mia
volontà
,
devo
star
seduto
senza
far
niente
.
Io
desidero
perciò
di
sentirmi
sempre
bene
e
forte
.
Anche
oggi
farò
meno
che
il
solito
.
Ma
dopo
il
riposo
vengono
più
sicure
le
energie
.
1
novembre
1907
.
Ho
sempre
detto
via
via
delle
cose
cattive
che
sono
passate
attraverso
la
mia
anima
,
per
purificarcene
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Ma
non
facciamo
che
le
nostre
intelligenze
possano
turbare
il
nostro
affetto
.
Prima
esso
,
e
poi
quel
che
Dio
ci
ha
concesso
.
2
novembre
1907
.
Comprometti
la
tua
serietà
quando
vuoi
sapere
le
donne
che
mi
sono
piaciute
.
Prima
di
conoscere
te
,
non
sono
mai
stato
amato
da
nessuna
,
quando
ho
avuto
una
simpatia
:
due
volte
sole
.
Ma
la
mia
intelligenza
m
'
ha
sempre
salvato
.
Come
ti
posso
parlare
di
quella
cosa
inesprimibile
che
mi
tiene
fuori
delle
sensazioni
comuni
?
Dopo
aver
amata
te
,
senza
averne
coscienza
,
non
ho
più
parlato
a
nessuna
,
né
mi
è
più
piaciuta
nessuna
.
Chiameresti
amori
quelli
della
giovinetta
che
era
sarta
in
casa
della
padrona
di
Firenze
?
Io
le
parlavo
come
ad
un
'
altra
qualunque
.
Ella
soltanto
sentiva
qualche
cosa
.
Così
pure
dei
fidanzamenti
carnevaleschi
di
Siena
.
C
'
è
bisogno
che
ti
faccia
conoscere
ch
'
io
son
fatto
così
?
Da
quella
giovinetta
di
Firenze
,
io
non
ho
ingannato
più
nessuna
.
Ed
esse
non
mi
hanno
dato
effetto
differente
a
tutte
le
altre
donne
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
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.
.
.
.
Dunque
,
di
me
nemmeno
gelosia
nei
ricordi
.
Tu
mi
creasti
l
'
intelligenza
e
l
'
affetto
.
Perché
prima
d
'
allora
io
non
sapevo
scrivere
.
Sentivo
dentro
di
me
qualche
potenza
,
ma
non
avevo
trovato
chi
me
la
sviluppasse
.
Io
mi
sono
rinnovato
.
Ma
vedi
:
è
tanta
la
differenza
presente
,
che
quando
parlo
di
tali
cose
mi
sento
avvilitissimo
.
Ti
chiedo
sempre
perdono
.
3
novembre
1907
.
Il
mio
affetto
per
te
m
'
ha
ridestato
una
sensazione
che
ebbi
confessandomi
per
la
prima
comunione
.
Avrei
voluto
urlare
,
per
mandar
via
dall
'
anima
le
cose
che
sentivo
esser
peccato
.
Era
una
percezione
del
peccato
.
E
piansi
improvvisamente
,
mentre
parlavo
.
Il
tuo
affetto
,
da
un
pezzo
,
m
'
ha
ricondotto
a
questa
sensazione
di
limpidezza
e
di
trasparenza
.
Nella
mia
anima
non
ci
sono
più
peccati
.
E
il
ricordo
di
essi
ha
l
'
imagine
di
una
macchia
che
se
ne
va
.
Il
tuo
affetto
mi
fa
riprovare
questa
innocenza
.
4
novembre
1907
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
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.
.
.
.
.
Un
altro
particolare
.
M
'
hanno
mandato
,
in
un
affisso
del
cinematografo
,
una
camicia
greve
,
le
mutande
e
un
solino
,
che
s
'
è
tutto
sporcato
dell
'
inchiostro
ancor
fresco
del
manifesto
.
Sì
che
l
'
ho
dovuto
rimandare
.
M
'
hanno
detto
che
mi
mutassi
subito
la
camicia
perché
...
non
ce
ne
sono
più
.
E
me
l
'
hanno
mandata
di
lana
.
Così
,
quest
'
altra
volta
,
toccherà
quella
di
cotone
,
alternativamente
.
La
stessa
cosa
per
le
mutande
....
Basta
che
non
sia
né
men
veduto
il
libro
di
psicologia
.
E
così
pure
gli
altri
libri
.
Non
ho
la
preoccupazione
comune
,
ma
qualche
cosa
di
più
.
Prestare
un
libro
mio
e
nostro
mi
lega
quasi
in
un
'
amicizia
.
9
novembre
1907
.
Ieri
sera
tornò
la
padrona
di
casa
,
che
ho
pregata
di
aiutarmi
facendo
silenzio
.
Infatti
oggi
è
stato
come
non
ci
fosse
.
Manda
la
bambina
dalla
pigionale
.
Il
cuore
mi
dice
che
passerò
.
È
impossibile
di
no
.
11
novembre
1907
.
Stamani
ho
avuto
un
effetto
magnifico
d
'
un
sonetto
del
Carducci
dopo
aver
studiate
volontieri
le
assegnate
pagine
della
fisica
.
Così
,
l
'
altro
giorno
,
di
un
canto
del
Paradiso
.
18
novembre
1907
.
.
.
.
.
.
.
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.
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.
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.
.
Sono
passate
due
ore
in
cui
non
ho
più
creduto
in
te
,
ed
ho
riprovato
quel
brivido
che
avevo
quando
la
mia
anima
era
sola
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
Ma
è
strano
.
Nascono
gl
'
imbrogli
fra
noi
per
un
differente
modo
di
esprimersi
.
Quando
chiedo
vorrei
che
tu
mi
rispondessi
con
la
stessa
gioia
e
la
stessa
forza
mia
:
si
!
Così
(
e
c
'
è
da
sorridere
)
se
io
non
ti
conoscessi
,
ora
starei
un
'
altra
volta
in
dubbio
della
tua
decisione
.
Perché
io
,
che
sono
violento
nella
mia
passione
,
ho
come
il
bisogno
di
afferrare
subito
la
tua
anima
nelle
parole
.
E
ciò
è
soltanto
da
attribuirsi
a
una
differenza
superficiale
del
temperamento
,
la
quale
sparirà
con
lo
scambio
mutuo
del
nostro
essere
.
Ecco
quel
che
m
'
ha
fatto
Iolanda
.
Sono
andato
in
cucina
dov
'
erano
a
mangiare
.
La
padrona
ha
voluto
darmi
un
pezzetto
d
'
arrosto
e
intanto
ella
m
'
aveva
riempito
un
bicchiere
di
vino
.
Iolanda
l
'
ha
afferrato
e
,
bevendone
,
ha
dato
dopo
la
ragione
:
-
Se
no
diventi
briaco
!
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
Quattro
anni
fa
io
t
'
amavo
ma
non
avevo
lasciato
né
meno
con
te
quell
'
ironia
fredda
con
la
quale
vedo
.
Adesso
tu
mi
hai
cambiato
,
e
son
venuto
a
bussare
alla
tua
anima
.
Ma
a
te
soltanto
.
Sono
orgoglioso
della
tua
gioia
,
che
significa
la
nostra
piena
concordia
.
20
novembre
1907
.
(
Adesso
suona
un
organetto
.
Ho
cessato
di
scrivere
perché
i
suoni
quasi
aggrovigliolano
la
mia
anima
.
Mi
ricordo
che
una
volta
potevo
piangere
.
Lascia
spiegarti
una
cosa
,
cui
io
non
intendo
.
Nel
tempo
che
stetti
solo
,
avevo
voglia
di
piangere
pensando
a
un
bambino
qualunque
che
avessi
veduto
.
Spiega
tu
;
ma
deve
essere
una
cosa
troppo
anormale
per
essere
compresa
)
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
Ieri
sera
bussò
qui
all
'
uscio
la
matrigna
e
quella
cuginetta
,
che
è
una
bambina
di
sette
anni
,
orfana
e
povera
,
che
tiene
in
casa
mio
padre
.
Andai
io
ad
aprire
.
Fu
gentile
.
Mi
prese
la
misura
del
pastrano
sopra
un
foglietto
,
e
portò
via
gli
altri
panni
d
'
estate
.
M
'
ha
promesso
di
cucirmi
una
camicia
in
pochi
giorni
,
Anch
'
io
fui
sorridente
dentro
di
me
,
e
quindi
non
molto
orso
,
perché
pensavo
a
quel
che
mi
scrivesti
l
'
altra
volta
,
quando
ella
rivenne
per
mesurarmi
i
panni
.
Ma
io
non
desidero
d
'
essere
minchione
.
E
quindi
studiai
bene
quale
parte
morale
rappresentasse
di
fronte
a
me
e
...
a
mio
padre
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
L
'
accompagnai
,
un
poco
nervoso
,
fino
alla
porta
,
e
mostrai
impazienza
perché
la
bambina
cavando
fuori
una
manata
di
fiammiferi
dalla
scatola
,
non
si
spicciava
ad
accenderli
,
per
scendere
le
scale
.
Questa
volta
s
'
erano
premunite
...
dell
'
illuminazione
!
Ma
,
d
'
altra
parte
,
io
devo
sfuggire
la
loro
influenza
,
e
devo
tenere
il
mio
contegno
.
Sono
contenti
perché
credono
ch
'
io
passi
.
(
Si
capisce
bene
)
.
22
novembre
1907
.
Mio
padre
ha
avuto
male
a
un
piede
,
per
una
bulletta
.
Lo
domandai
,
ieri
,
al
ragazzo
;
perché
non
mi
avevano
detta
alcuna
cosa
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Quante
volte
la
mia
anima
prima
di
lasciarsi
prendere
da
tale
intensità
,
ha
origliato
su
la
soglia
del
nostro
affetto
per
scorgere
entro
te
le
cose
indicibili
.
Ed
ella
ha
voluto
come
camminare
su
per
il
fiume
della
tua
anima
,
fino
alla
sorgente
,
ammaliata
sempre
di
più
,
in
una
fissità
di
paesaggio
.
Tutta
la
tua
anima
ha
gorgogliato
in
me
,
come
un
'
acqua
.
25
novembre
1907
.
Tuo
padre
ha
molta
simpatia
per
il
mio
,
perché
con
il
lavoro
s
'
è
fatto
un
poco
di
capitale
.
Ed
io
anche
gli
sarei
rimasto
più
simpatico
se
...
avessi
portato
il
grembiulone
e
avessi
lavato
i
piatti
.
Allora
mi
avrebbero
detto
:
-
Tenga
:
ecco
la
mia
figliola
.
"
Peccato
,
non
è
vero
,
Emma
!
"
26
novembre
1907
.
Ho
ripassato
i
minerali
più
importanti
,
e
mi
trovo
ben
fornito
.
Ma
guai
se
facessi
capolino
dalla
parte
della
letteratura
!
Dovrei
stare
parecchie
ore
a
riserrare
dentro
me
la
voglia
di
leggere
qualche
cosa
.
27
novembre
1907
.
Uno
ha
già
avuto
la
chiamata
per
il
trenta
(
A18
)
.
Io
non
ho
avuto
niente
.
Ora
m
'
informo
.
28
novembre
1907
.
...
ho
saputo
finalmente
(
il
ragazzo
s
'
era
tenuto
in
tasca
l
'
avviso
)
che
io
ho
l
'
esame
il
primo
dicembre
.
Da
Firenze
,
a
Siena
29
novembre
1907
.
Ti
scrivo
in
treno
.
.
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.
.
Stanotte
ho
dormito
pochissimo
.
Dall
'
una
ho
sentito
battere
tutte
le
ore
.
30
novembre
1907
.
Ti
scrivo
passeggiando
,
o
,
meglio
,
attraversando
Piazza
della
Signoria
...
Ho
avute
informazioni
dai
già
esaminati
,
e
mi
sento
sicurissimo
per
la
teoria
,
forse
farò
meglio
di
parecchi
.
Per
l
'
udito
sono
tra
i
mediocri
.
Domattina
,
tocca
a
me
.
1
dicembre
1907
.
(
Telegramma
)
Teoria
ottimamente
,
elogi
;
pratica
,
mediocremente
.
Parto
stasera
.
Da
Siena
,
a
Siena
2
dicembre
1907
.
Anche
se
ti
dicessi
un
'
infinità
di
particolari
del
mio
esame
,
saremmo
sempre
incerti
.
Ma
dallo
spoglio
di
tutti
i
risultati
,
io
spero
di
essere
ammesso
relativamente
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
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.
.
Ho
sempre
dormito
poco
;
alle
tre
ero
alzato
a
studiare
.
E
le
altre
ore
le
ho
passate
febbrilmente
a
leggere
altre
nozioni
in
libri
prestatimi
,
o
a
ripassare
le
cose
più
difficili
con
altri
,
lungo
l
'
Arno
e
lungo
il
Mugnone
.
Per
la
teoria
fui
elogiato
da
tutti
e
tre
della
commissione
.
La
trasmissione
finì
con
un
bene
del
presidente
.
Ma
al
ricevimento
non
scrissi
affatto
il
primo
(
italiano
)
mezzo
il
secondo
(
francese
)
e
interamente
il
terzo
(
inglese
)
.
Ne
parleremo
.
In
questi
giorni
bisogna
che
studi
tutte
le
altre
cose
anche
per
le
Ferrovie
,
che
faranno
gli
esami
prima
di
quelli
scritti
della
Posta
(
pare
)
.
4
dicembre
1907
.
Ho
saputo
che
gli
esami
delle
ferrovie
saranno
fatti
a
Siena
(
nei
locali
del
convitto
)
nel
giorni
27
e
28
di
questo
mese
.
6
dicembre
1907
.
Le
occasioni
di
rubare
capitano
a
chi
è
ladro
.
E
così
a
te
sono
avvenute
quelle
...
Ma
le
occasioni
si
respingono
,
quando
si
desidera
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
.
.
Dal
canto
mio
ti
faccio
notare
che
tali
sciocchezze
avrebbero
la
forza
di
cambiarmi
moralmente
,
e
di
dipingerti
come
tutte
le
altre
donne
.
7
dicembre
1907
.
La
mia
lettera
t
'
avrà
fatto
dispiacere
.
Ma
essa
è
l
'
espressione
quasi
selvaggia
della
mia
severità
,
che
mi
conserva
degno
del
più
puro
affetto
.
.
.
.
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.
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.
.
.
.
.
.
.
.
Quando
si
ama
non
si
discute
.
Perdona
me
,
ora
.
12
dicembre
1907
.
Devo
darti
la
brutta
notizia
,
che
ha
solo
la
soddisfazione
morale
di
un
'
uguale
riuscita
per
tutti
gli
altri
.
Perdonami
.
13
dicembre
1907
.
Provo
dispiacere
per
aver
perduto
un
'
occasione
di
farci
indipendenti
.
Non
per
l
'
esame
in
se
stesso
.
Ho
studiato
l
'
udito
quanto
ho
potuto
,
e
in
questa
prova
sono
riusciti
soltanto
coloro
che
da
diversi
anni
facevano
servizio
.
.
.
.
.
.
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.
.
Stamani
ho
comprato
i
quaderni
per
la
calligrafia
.
Se
non
fossero
state
le
tue
lettere
,
non
so
in
quale
stato
d
'
animo
io
sarei
.
Tu
mi
hai
confortato
e
fatto
conoscere
una
parte
della
tua
bontà
.
L
'
affetto
toglie
il
dolore
.
Ho
cercato
di
fare
tardi
inutilmente
per
le
vie
.
Qui
nel
salotto
c
'
è
un
branco
di
briachi
,
che
hanno
festeggiato
Santa
Lucia
.
Credevo
che
avessero
finito
.
È
la
prima
volta
che
accade
una
porcheria
di
questo
genere
.
.
.
.
.
.
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.
.
Intanto
,
poi
che
sono
andato
giù
fuori
di
Porta
Tufi
,
fino
quasi
alla
cappella
(
battevano
le
21
)
ho
fatto
una
riflessione
:
il
primo
dell
'
anno
compio
25
anni
,
e
così
nessuno
c
'
impedirà
il
matrimonio
.
Non
è
poco
.
Dato
che
nessuno
dei
nostri
padri
fosse
disposto
ad
accordarcelo
.
Non
so
se
te
n
'
eri
accorta
!
Ho
quasi
voglia
in
questi
giorni
di
...
farti
vedere
che
so
scrivere
bene
.
Voglio
dire
calligraficamente
.
Guarda
:
ieri
empii
un
quaderno
tra
questo
corsivo
e
il
rotondo
.
Non
potrei
schiacciare
per
...
non
saper
scrivere
?
.
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.
.
.
.
.
.
.
.
Mi
duole
già
la
mano
!
(
1
)
15
dicembre
1907
.
Dinanzi
a
questi
esami
,
mi
son
sentito
fuggire
tutto
quel
che
ti
volevo
scrivere
,
Ti
volevo
dire
quanto
stasera
ho
veduto
nella
campagna
.
.
.
.
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.
.
.
.
Dove
hai
messo
la
psicologia
?
Son
desideroso
forte
di
rileggerla
.
Ma
fra
due
settimane
sento
che
sarò
libero
di
farlo
.
16
dicembre
1907
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
Ma
come
tu
diverresti
un
oggetto
comune
!
Senza
ch
'
io
compia
un
atto
di
riflessione
tu
diverresti
una
persona
qualunque
,
priva
della
mia
anima
.
Diverresti
come
tutte
le
persone
ch
'
io
conosco
.
Un
impulso
decisivo
a
difendermi
da
te
,
e
la
ricerca
insaziabile
di
un
'
anima
che
mi
comprenda
ed
è
soddisfatta
solo
del
mio
affetto
.
Io
capii
che
tu
temevi
che
io
divenissi
estraneo
a
te
e
mi
comportassi
come
se
tu
non
esistessi
.
E
ciò
che
t
'
ha
scusato
meno
,
dopo
,
sono
state
le
tue
scuse
.
Tu
non
dovevi
ragionare
.
Tu
dovevi
comprendere
la
mia
disperazione
...
Basta
.
Io
ti
scrivo
sensazioni
di
questi
giorni
,
le
quali
io
avrei
scritte
in
un
mio
libretto
se
tu
non
fossi
divenuta
la
pagina
dove
si
segnano
tutti
i
miei
pensieri
.
È
cosa
che
se
ne
va
.
Ma
voglio
dirti
anche
che
molte
volte
ho
supposto
che
tu
non
mi
trovassi
abbastanza
serio
da
prendere
la
tua
anima
.
E
ne
ho
sorriso
con
sarcasmo
.
E
questa
cosa
ti
prova
quanto
io
sia
sensibile
a
te
.
Ma
,
più
di
ogni
altra
cosa
io
incolpo
la
nostra
separazione
.
Se
tu
avessi
vissuto
con
me
,
non
mi
avresti
ingannato
mai
.
Penso
così
!
Sono
stupido
a
scrivere
queste
cose
!
Dovrei
essere
tanto
forte
da
lasciarle
passare
,
senza
che
te
le
confidassi
.
Ma
tu
le
leggerai
come
le
hai
intuite
.
Fai
conto
di
avere
trovato
qualche
foglio
dove
io
le
avessi
dimenticate
.
Io
non
te
le
scrivo
.
Tu
me
le
perdoni
,
perché
sono
tuo
e
rivenuto
a
pensare
con
te
.
E
quando
penso
con
te
,
sono
felice
.
Io
ho
trovato
un
'
altra
anima
.
La
mia
non
era
sufficiente
a
contenere
i
suoi
contorcimenti
,
e
tu
l
'
hai
presa
e
la
fai
credere
.
Sì
:
tu
m
'
hai
fatto
credere
.
Io
ho
bisogno
di
essere
amato
.
Quando
sono
vicino
ad
una
siepe
,
mi
sembra
ch
'
essa
debba
comprendere
il
mio
desiderio
.
E
quando
penso
ch
'
essa
sa
che
io
sono
adorato
,
ch
'
io
possiedo
finalmente
quel
che
ho
domandato
sempre
,
mi
sembra
che
ne
provi
con
me
la
soddisfazione
dell
'
infinito
.
Essere
amato
!
Io
non
aveva
mai
saputo
che
in
ciò
stia
il
limite
spirituale
:
la
felicità
.
Non
avevo
mai
saputo
d
'
essere
amato
.
Da
te
,
Emma
,
dipende
la
nostra
vita
e
la
mia
spiritualità
.
Una
volta
,
quando
non
ci
scrivevamo
,
io
studiavo
,
e
nelle
parole
e
nei
libri
era
la
realtà
percepita
da
me
.
Gli
uomini
non
esistevano
.
Io
avevo
sensazioni
di
tal
genere
soltanto
.
Era
lo
stesso
ch
'
io
camminassi
non
tra
gli
altri
.
Io
non
volevo
nessuno
d
'
intorno
.
Volevo
che
non
esistesse
alcun
altro
uomo
.
E
nei
libri
io
trovavo
la
mia
realtà
.
Così
tornai
a
te
,
perché
mi
ero
conservato
e
preparato
per
la
tua
anima
.
Tu
non
eri
uscita
mai
dal
mio
intelletto
.
Quand
'
io
mi
rivolsi
alla
vita
,
trovai
te
sola
.
E
ricordo
bene
la
sera
ch
'
io
mi
decisi
a
scriverti
.
Lo
gridai
da
solo
:
"
Le
scrivo
"
.
Sono
ricordi
veri
.
Perché
non
dirteli
?
Siamo
lungi
,
non
è
vero
?
Siamo
prossimi
alla
nostra
realtà
.
Tu
hai
sorriso
di
me
quando
hai
creduto
ch
'
io
m
'
avvicinassi
a
te
o
ti
guardassi
con
un
pensiero
che
non
appartenesse
al
nostro
infinito
;
ma
hai
avuto
torto
.
Tu
mi
facesti
trovare
la
mia
anima
,
e
tu
l
'
hai
conservata
.
S
'
io
sono
un
superiore
,
tu
ne
devi
essere
lieta
.
Della
tua
letizia
pura
,
inesprimibile
.
Ecco
perché
io
sorrido
d
'
ogni
altra
cosa
.
Ecco
perché
io
passo
come
un
soffio
davanti
a
tutto
.
Tu
sola
sei
reale
.
E
se
ho
pensate
cose
volgari
di
te
,
è
stato
perché
non
m
'
hai
dimostrato
sempre
di
comprendermi
.
Di
non
sempre
comprendere
quel
che
è
il
mio
affetto
.
E
allora
t
'
ho
come
maledetta
.
T
'
ho
scacciata
da
me
,
dal
mio
spirito
puro
,
che
vive
per
la
tua
realtà
in
una
carne
pura
.
Ma
se
così
non
ti
piaccio
,
basta
che
tu
mi
ami
e
ch
'
io
abbia
confidenza
in
te
.
Tu
puoi
condurmi
dove
vuoi
.
E
di
ciò
soltanto
sono
preoccupato
.
Stamani
.
Devo
mandarti
questa
lettera
?
No
.
La
devo
stracciare
.
La
leggerai
quale
conferma
di
ciò
che
avevi
intuito
da
te
medesima
.
Ma
tu
attendi
da
me
la
tua
letizia
spirituale
ed
io
così
ti
contristerei
se
ti
avessi
scritto
tali
cose
.
Non
te
le
ho
scritte
.
Ti
scrivo
che
devi
essere
lieta
,
così
come
abbiamo
vissuto
alcuni
istanti
.
E
devi
leggere
nei
miei
occhi
il
mio
affetto
.
Sei
mia
.
Scrivo
,
ciò
con
gaudio
senza
limite
.
Io
non
ricordo
più
quel
che
non
mi
piace
del
tuo
sguardo
alcuna
volta
.
Quando
m
'
è
sembrato
che
tu
vivessi
solo
in
te
stessa
,
e
che
tu
fossi
addolorata
.
Quando
ho
supposto
che
i
tuoi
occhi
fossero
stati
torbidi
;
se
io
li
avessi
potuti
vedere
.
Quando
il
mio
affetto
,
la
mia
vicinanza
,
avrebbero
solo
sfiorato
il
tuo
animo
.
Ma
quando
penso
che
il
mio
affetto
è
come
sensibile
sul
tuo
volto
,
e
che
il
tuo
sorriso
è
il
mio
affetto
,
allora
mi
s
'
aduna
nell
'
anima
come
una
moltitudine
di
pensieri
tutti
giocondi
.
Stamani
non
mi
hai
scritto
?
Ciascuna
lettera
mi
fa
sognare
.
Quando
lessi
quella
con
la
rosa
sfogliata
,
io
sentii
trascinarmi
nell
'
infinito
del
nostro
affetto
,
che
ha
Dio
sulla
sua
vetta
.
Dio
,
cui
io
ho
percepito
per
il
tuo
affetto
.
Tu
m
'
hai
aperto
a
questa
soglia
,
dove
le
nostre
anime
tremano
per
la
delizia
.
20
dicembre
1907
.
Io
tesso
il
filo
che
tu
mi
porgi
.
(
Ora
ho
sorriso
.
È
venuta
Iolanda
e
,
messasi
,
senza
invito
,
coi
gomiti
sul
tavolino
,
m
'
ha
detto
:
"
Ma
te
fai
anche
gli
scarabocchi
!
"
)
Non
posso
mandarla
subito
via
,
perché
suppongo
che
in
questo
momento
non
siano
in
casa
i
suoi
genitori
.
Il
modo
suo
d
'
entrare
è
questo
:
molti
calci
e
pugni
su
l
'
uscio
.
Ho
risolto
più
di
venti
problemi
geometrici
e
ho
anche
compreso
come
un
matematico
(
A19
)
sia
completamente
stupido
e
anche
un
poco
cattivo
.
23
dicembre
1907
.
Io
non
penso
se
non
avendo
dentro
di
me
la
tua
imagine
.
E
mi
è
impossibile
separare
alcun
mio
pensiero
dalla
tua
presenza
spirituale
.
Che
è
per
me
un
indirizzo
e
una
volontà
morale
.
Voglio
dire
che
ogni
mio
atto
è
segnato
dallo
scopo
di
possedere
te
e
di
farmi
possedere
da
te
.
Tutto
il
tempo
trascorso
è
lo
svolgersi
delle
nostre
anime
.
Alcune
volte
mi
sono
domandato
se
tu
avevi
sempre
presente
questa
specie
di
fato
...
E
più
di
una
volta
ho
riconosciuto
che
la
coscienza
del
mio
affetto
mi
aveva
come
nascosto
il
tuo
.
Ed
ho
compreso
che
io
non
giungerò
mai
a
riamarti
quanto
tu
mi
ami
.
Il
che
non
è
punto
un
'
illusione
del
mio
stesso
affetto
.
Io
ti
imagino
,
sempre
come
una
protezione
su
di
me
;
ma
anche
tu
,
forse
,
provi
la
stessa
sensazione
.
Ora
avevo
interrotto
un
poco
.
E
sono
andato
da
Pispini
alla
Certosa
,
insieme
con
due
fratelli
che
concorrono
.
Non
avevo
mai
provato
tanto
nettamente
la
poesia
della
Terra
.
24
dicembre
1907
.
Io
sono
quasi
impaziente
dell
'
esame
.
Tre
giorni
soli
!
27
dicembre
1907
.
È
andata
bene
.
28
dicembre
1907
.
Ad
Arturo
ho
potuto
raccontare
bene
del
problema
che
ho
risolto
esattamente
,
senza
aver
tempo
di
ridurre
in
ore
le
frazioni
dei
giorni
.
Cosa
che
non
era
richiesta
e
la
maggioranza
non
ha
fatto
.
Mi
dimenticavo
di
dirti
una
cosa
strana
.
L
'
altra
notte
sognai
esattamente
il
problema
che
ho
risolto
stamani
,
senza
percepirne
le
quantità
,
però
.
Lo
dissi
perfino
a
un
concorrente
!
Il
tema
è
stato
così
facile
che
non
mi
è
stato
possibile
adoprare
la
mia
cultura
.
Errori
di
grammatica
,
credo
che
non
ce
ne
siano
.
Gli
orali
vanno
dal
gennaio
al
marzo
,
e
non
posso
sapere
quando
sarò
chiamato
.
30
dicembre
1907
.
Sono
in
Biblioteca
da
un
'
ora
.
Ma
capisco
che
se
voglio
lavorare
devo
studiare
meno
che
sia
possibile
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Io
guardavo
nei
campi
e
pensavo
a
noi
.
E
il
cimitero
mi
faceva
sembrare
che
tutto
fosse
morto
.
Mi
ributtava
!
Ridevo
anche
di
certe
fantasticherie
,
che
una
volta
,
frettolosamente
,
avrei
scritte
.
Sensazioni
di
racconti
del
Poe
...
1
gennaio
1908
.
(
A20
)
Stasera
ti
faccio
un
poco
di
...
biografia
.
Ho
fatto
fino
alla
metà
del
terzo
anno
di
ginnasio
,
al
seminario
.
Fui
fatto
allontanare
dal
Rettore
,
che
ora
è
vescovo
a
Montalcino
,
perché
non
studiavo
e
per
la
non
buona
condotta
.
Infatti
...
ci
sarebbero
molte
cose
della
mia
condotta
.
Del
latino
ricordavo
poco
.
Più
della
sala
ove
mi
facevano
lezione
e
del
teatro
dei
seminaristi
.
E
per
avere
appunto
,
durante
una
recita
,
scandalizzato
i
vicini
con
le
mie
schiette
osservazioni
intorno
...
all
'
arte
degli
attori
,
fui
escluso
dall
'
intervenirvi
,
e
pochi
giorni
dopo
fu
consigliato
mio
padre
a
togliermi
di
la
giù
.
Bisogna
che
dica
la
verità
.
Allora
fui
messo
,
dalla
mamma
,
a
ripetizione
da
quel
prete
da
cui
ho
imparato
il
latino
tre
anni
fa
.
Il
quale
s
'
era
preso
l
'
incarico
di
farmi
fare
terza
,
quarta
e
quinta
,
in
sette
mesi
,
e
prepararmi
per
le
scuole
governative
.
Io
non
so
quanto
ero
intelligente
.
Ricordo
che
mi
sentivo
quasi
sempre
male
;
avendo
la
febbre
quasi
tutti
i
giorni
.
E
il
volto
di
quel
prete
mi
era
odiosissimo
.
Non
lo
potevo
guardare
più
.
Dopo
due
settimane
,
la
mia
mamma
,
mentre
si
accingeva
a
portarmi
a
ripetizione
...
(
A21
)
.
Stetti
tre
giorni
senza
andarvi
.
Mio
padre
non
si
combinò
con
il
prezzo
delle
lezioni
,
e
non
mi
ci
mandò
più
.
Credo
che
si
guastasse
per
due
lire
al
mese
.
Da
ragazzo
avevo
attitudine
al
disegno
,
quantunque
sentissi
,
dentro
di
me
,
che
quella
manifestazione
era
la
preparazione
di
una
cosa
più
interna
.
Avevo
quest
'
idea
.
Ingrandivo
i
ritratti
discretamente
.
E
fui
mandato
alle
Belle
Arti
.
Feci
il
corso
d
'
ornato
,
mezzo
di
quello
dell
'
Architettura
e
,
poi
passai
al
corso
della
Figura
.
Ohimé
!
Le
sospensioni
erano
frequentissime
.
Alcune
meritate
e
altre
per
malvagità
di
un
tale
.
In
fine
,
lui
sospeso
per
sempre
,
credo
.
E
non
volendo
essere
picchiato
più
,
smisi
.
Questi
fatti
mi
trasformarono
interamente
.
Disegnavo
un
giorno
,
e
due
andavo
con
i
compagni
a
bagnarmi
.
Sudavo
,
m
'
eccitavo
alla
vista
di
tutto
.
E
anche
ora
che
scrivo
ho
presente
quella
sensazione
di
avidità
con
che
scoprivo
le
cose
.
E
come
esse
mi
si
manifestassero
come
cose
del
mio
animo
.
Dopo
un
anno
di
questa
vita
,
fui
messo
alle
scuole
tecniche
.
Tentò
,
un
maestrucolo
,
di
farmi
ammettere
al
secondo
anno
,
ma
fui
schiacciato
in
aritmetica
,
e
dovetti
studiare
tutti
i
tre
anni
.
Al
principio
della
seconda
,
per
una
sospensione
,
fuggii
con
due
altri
,
senza
soldi
,
e
chiesi
il
pane
fino
a
Certaldo
.
Al
terzo
anno
ebbi
molte
sospensioni
,
tanto
che
fui
costretto
a
dare
l
'
esame
di
ammissione
all
'
Istituto
ad
Arezzo
.
Passai
io
solo
.
Feci
il
primo
anno
qui
a
Siena
,
in
quell
'
istituto
tecnico
posticcio
.
E
a
Firenze
non
finii
il
secondo
perché
mi
sentivo
continuamente
male
.
Male
d
'
esser
solo
,
e
più
volte
pensai
di
suicidarmi
.
Detti
l
'
esame
di
ammissione
al
terzo
anno
,
avendo
continuato
da
me
il
secondo
a
Siena
,
e
fui
bocciato
in
italiano
e
in
disegno
(
A22
)
.
Allora
non
seppi
più
che
fare
.
Le
questioni
in
famiglia
erano
frequenti
.
Io
facevo
una
vita
sciocca
e
sudicia
.
Quando
ti
scrissi
non
pensavo
veramente
di
essere
quale
sono
.
Più
volte
ho
paragonato
questo
passo
all
'
ultima
vignetta
delle
avventure
di
Pinocchio
.
Mi
cadde
,
con
te
,
la
veste
di
sudicio
e
di
volgarità
che
mi
s
'
era
addossata
.
Ed
ho
ricevuto
ora
qualche
cosa
,
che
somiglia
a
pena
soltanto
alla
mia
purità
dell
'
adolescenza
.
E
,
in
questi
giorni
,
di
essa
ho
riavuto
tante
sensazioni
.
Ma
io
non
so
perché
ho
dovuto
essere
prima
un
uomo
comune
.
Come
fossi
avviluppato
da
una
tela
di
volgarità
e
di
stupidità
.
Quanto
tempo
sei
stata
attesa
,
senza
che
ne
avessi
coscienza
?
Forse
mai
se
non
quando
tu
venisti
.
Ma
a
parlare
di
quel
tempo
mi
pare
di
essere
stato
un
bruto
.
Allora
leggevo
i
materialisti
:
il
Comte
,
il
Bu
...
(
non
ricordo
nemmeno
il
nome
)
,
il
Darwin
.
Durante
la
terza
elementare
ebbi
il
tifo
.
Stetti
in
fin
di
vita
due
volte
,
e
ricordo
le
pallide
allucinazioni
che
avevo
.
Ma
come
erano
dolci
alla
mia
imaginazione
l
'
aspetto
della
campagna
e
i
suoni
ch
'
io
udivo
!
Mi
pareva
che
la
campagna
avesse
una
voce
speciale
,
quasi
un
fruscìo
.
E
quando
fui
guarito
,
vedevo
dentro
di
me
tante
imagini
che
mi
davano
come
una
pazzia
.
E
quando
tornai
a
scuola
,
dopo
essere
stato
una
settimana
a
Roma
,
presso
quel
commendatore
,
non
ebbi
più
voglia
.
Credo
che
sentissi
dentro
di
me
un
vocìo
assordante
di
cose
.
Sognavo
di
giorno
.
Non
ricordo
più
nulla
.
Il
tuo
affetto
mi
ha
ripurificato
.
Lo
sai
.
La
tua
conoscenza
mi
dette
un
'
energia
inaspettata
.
Tu
mi
rivelasti
l
'
anima
.
Prima
che
io
scrivessi
a
te
,
non
pensavo
e
non
sapevo
scrivere
.
E
quando
ti
lasciai
,
non
per
mia
volontà
,
avevo
bisogno
di
raggiungere
un
'
altra
sommità
del
mio
spirito
.
Oh
,
come
mi
sentivo
avvilito
per
non
poterti
distruggere
!
Io
ti
credevo
un
danno
,
per
sempre
.
Io
volevo
,
nel
vuoto
di
me
stesso
,
trovare
la
nuova
perfezione
,
la
nuova
forza
cui
avevo
percepita
.
E
prima
ch
'
io
tornassi
a
te
è
stato
necessario
ch
'
io
abbia
toccato
il
culmine
di
questo
sforzo
,
ch
'
io
abbia
sentito
la
mia
vita
esser
piena
,
ch
'
io
non
potevo
aggiungere
altra
cosa
a
me
stesso
.
Ma
mi
sentivo
arido
;
dell
'
aridezza
prodotta
dalla
mia
volontà
(
A23
)
.
E
più
d
'
una
volta
,
t
'
ho
detto
,
in
quel
tempo
,
essere
stato
pazzo
.
E
non
avrei
potuto
nemmeno
imaginare
l
'
affetto
di
ora
.
È
necessario
però
che
tu
apprenda
meglio
di
quale
affetto
io
t
'
adoro
,
e
come
per
produrlo
è
stata
necessaria
la
modificazione
morale
avvenuta
nel
silenzio
.
Perciò
ti
mando
quest
'
altra
lettera
di
cui
t
'
ho
parlato
stamani
.
Piacerebbe
a
te
,
forse
di
sapere
come
io
abbia
conosciuto
Dio
.
Sono
per
scrivertelo
.
Oggi
la
mia
anima
è
come
un
prato
ben
umido
dalle
piogge
che
lo
hanno
coltivato
,
e
io
parlo
.
Fu
da
principio
un
insolito
aspetto
di
me
stesso
,
di
cui
anche
temevo
.
Stetti
molto
in
dubbio
se
dovevo
accogliere
questa
visione
che
mi
sembrava
strana
.
Ma
essa
fu
tirata
alla
sua
pienezza
dal
ricordo
di
te
.
Non
dico
bene
ricordo
.
Io
ti
amavo
;
amavo
quel
che
m
'
avevi
dato
di
te
,
e
lo
desideravo
un
'
altra
volta
.
Ma
io
sfuggivo
te
perché
non
eri
quel
che
il
mio
animo
sognava
.
Parevami
che
di
noi
non
fosse
rimasto
qualche
cosa
se
non
nel
mio
pensiero
.
Non
so
perché
non
sapemmo
continuare
il
nostro
contatto
.
Che
si
disperse
in
me
per
una
serie
di
considerazioni
intorno
a
fatti
che
mi
dipingevano
te
incapace
di
continuare
e
di
comprendere
la
nuova
superiorità
che
m
'
ero
imposta
.
E
finii
col
divenire
assolutamente
indifferente
alla
vita
.
Io
studiai
,
studiai
tanto
;
e
leggendo
Dante
ora
sento
quella
nuova
volontà
.
Ma
essa
non
sarebbe
fiorita
senza
ch
'
io
t
'
avessi
amata
.
Ora
sento
tutto
il
tuo
affetto
!
E
,
secondo
la
mia
coscienza
,
mai
finisco
di
piangere
sul
male
che
ti
feci
.
Spesso
il
mio
stato
è
tale
.
Dunque
,
dicevo
,
il
ricordo
di
te
fece
spuntare
l
'
idea
di
Dio
.
E
fin
dal
giorno
ch
'
io
son
tornato
a
te
,
mai
nel
mio
animo
il
mio
affetto
è
stato
separato
da
esso
.
Così
ho
provato
per
te
,
e
provo
,
adorazioni
che
sole
mi
danno
le
idee
che
ho
.
Anche
tutto
il
mio
intelletto
è
legato
ad
esse
.
E
s
'
io
voglio
sentirmi
come
raffermato
in
una
vita
che
io
non
so
esprimere
,
bacio
il
tuo
ritratto
.
Mi
sento
bene
,
allora
.
Comprendo
la
terribilità
dei
nostro
affetto
.
Prova
a
pensare
che
un
istante
tu
non
diriga
la
mia
anima
e
la
mia
carne
!
Prova
a
pensare
ch
'
io
non
abbia
nella
mia
carne
le
tue
volontà
!
E
,
senza
ch
'
io
ne
sappia
la
ragione
,
quest
'
affetto
è
come
sospeso
su
l
'
abisso
di
Dio
.
C
'
è
l
'
Inesprimibile
intorno
,
c
'
è
una
voragine
di
una
potenza
superiore
.
Ecco
:
Dio
esiste
.
Io
Lo
provo
.
La
mia
anima
si
spaventa
,
quasi
.
E
questo
bisogno
,
questa
fede
,
sono
date
da
te
.
Io
voglio
avere
un
concetto
di
te
,
come
io
te
ne
scrivo
.
Io
lo
provo
.
Sei
mia
!
Eccoti
quel
che
provavo
quando
ero
condotto
per
forza
in
chiesa
(
A24
)
.
In
quella
di
S
.
Donato
ero
dispiacente
che
non
suonasse
l
'
organo
;
e
i
dipinti
che
sono
dietro
il
coro
erano
guardati
da
me
durante
tutta
la
mezz
'
ora
.
Mi
sembravano
vivi
.
Mi
scuotevano
.
Credo
che
se
n
'
avvedesse
anche
la
mamma
.
Come
seguivo
il
moto
di
un
angiolo
,
che
con
la
spada
percuote
un
dannato
che
cade
in
giù
!
Ora
lo
taglia
!
E
tutti
gli
altri
angioli
mi
davano
un
senso
di
movimento
e
di
scompiglio
.
La
domenica
dopo
mi
meravigliavo
che
fossero
sempre
negli
stessi
luoghi
,
ed
io
studiavo
il
dipinto
da
un
altro
verso
.
Vi
trovavo
allora
nuove
battaglie
,
nuove
vicende
,
e
...
poi
mi
impazientivo
a
stare
in
ginocchio
!
A
Provenzano
,
guardavo
i
volti
dei
canonici
.
La
messa
cantata
mi
piaceva
per
le
cotte
e
gli
ori
.
Le
voci
no
.
Il
messale
grande
,
molto
;
ed
anche
il
gruppo
dei
preti
che
vi
leggevano
.
Anche
a
Provenzano
guardavo
le
pitture
.
Ma
questa
chiesa
era
piena
di
contadini
,
che
stavano
in
ginocchio
soltanto
con
una
gamba
,
e
sdrusciavano
gli
sputi
con
le
scarpe
.
Il
che
pensavo
avrei
fatto
anch
'
io
quando
fossi
stato
grande
.
La
mamma
aveva
un
vestito
di
un
rosso
pallido
,
che
non
mi
piaceva
.
Molte
volte
l
'
avrei
stracciato
.
A
lei
ciò
sarà
parso
una
ragazzata
,
ma
era
l
'
impeto
cieco
di
distruggere
quel
che
non
mi
piaceva
.
I
suoi
orecchini
mi
piacevano
.
Una
volta
,
ella
mi
dette
una
Beatrice
Cenci
illustrata
.
E
perché
io
sostenni
che
quei
passi
d
'
autore
messi
a
principio
di
ogni
capitolo
non
erano
la
spiegazione
delle
figure
,
come
ella
diceva
,
ne
buscai
...
Mattina
.
Non
vorrei
mandarti
quel
che
ho
scritto
.
Perché
io
ho
avuto
bisogno
di
sopprimere
in
me
tutte
queste
cose
.
Ma
ho
preso
occasione
dal
non
saper
tu
quali
studii
ho
fatto
.
Perdonami
questa
vita
estranea
a
te
.
Io
non
potei
ascoltare
la
tua
senza
provarne
angoscia
.
Dunque
sarebbe
bene
ch
'
io
potessi
scrivere
molto
di
me
.
Ma
i
ricordi
a
volte
non
vengono
,
o
sono
vinti
dal
presente
.
3
gennaio
1908
.
Hai
pensato
mai
essere
una
pura
anima
,
e
percepire
il
peso
del
corpo
?
T
'
è
mai
sembrato
essere
egli
un
ingombro
fra
la
vera
vita
delle
sensazioni
,
che
sono
la
superficie
dello
spirito
?
Hai
pensato
mai
di
perdere
questo
corpo
,
per
provare
qualche
cosa
di
più
?
Hai
pensato
che
le
nostre
percezioni
siano
come
una
cosa
velata
;
che
Dio
si
manifesti
a
noi
soltanto
ne
'
pensieri
?
Hai
tu
pensato
che
io
e
tu
siamo
uniti
indissolubilmente
?
E
che
le
nostre
anime
si
trovano
in
questa
realtà
?
4
gennaio
1908
.
Le
vacanze
se
ne
vanno
.
Il
giorno
dopo
l
'
Epifania
mi
rimetto
a
studiare
.
Ma
questa
volta
la
fatica
è
meno
,
perché
si
tratta
di
ripassare
quel
che
so
discretamente
.
Ora
non
scrivo
per
mancanza
di
una
vera
ispirazione
,
della
quale
non
sono
privo
affatto
.
Ma
alle
idee
che
mi
vengono
sono
mescolati
sentimenti
interamente
estranei
.
Ne
vuoi
un
esempio
?
Dalla
fortezza
ho
guardato
l
'
Appennino
coperto
di
neve
rosea
,
ed
ho
pensato
:
"
Ecco
i
veli
delle
fate
"
.
E
dopo
:
"
È
carducciano
"
.
E
poi
:
"
Parmi
di
esser
fatto
di
questa
luce
,
e
di
questi
alberi
,
e
dei
monti
:
sono
un
uomo
informe
composto
di
tali
elementi
"
.
E
dopo
:
"
Mi
ricorda
un
passo
delle
Odi
del
d
'
Annunzio
"
.
La
strada
di
Pescaia
,
che
scende
giù
tra
gli
alberi
,
quasi
tagliando
,
mi
ricordava
un
'
idea
mistica
dell
'
Hujsman
.
E
poi
ho
pensato
al
Maeterlink
.
"
Gli
alberi
parlavano
"
.
"
Ieri
sera
,
un
angelo
nero
volò
dall
'
una
parte
all
'
altra
della
strada
,
sparendo
tra
gli
olivi
"
.
È
il
Passavanti
.
Sono
pensieri
che
ho
avuti
dallo
studiare
quell
'
epoca
.
E
a
te
non
so
quel
che
rispondere
.
Perché
le
idee
e
le
imagini
spariscono
e
appaiono
nel
mio
pensiero
,
come
tagliate
,
sminuzzate
da
se
stesse
o
trascinate
via
da
un
fiume
che
precipita
sempre
dentro
la
mia
mente
.
Ho
scorse
le
poesie
del
Panzacchi
.
Mi
pare
impossibile
che
siano
prese
per
poesie
.
Le
sciocchezze
dette
belle
e
rimate
,
purtroppo
piacciono
.
E
chissà
quante
signorine
esse
commuovono
.
Oh
,
gloria
!
Non
sapevo
come
impostare
questa
lettera
,
ma
riprendendo
il
cappello
che
avevo
messo
sul
marmo
del
canterano
,
ho
scorto
due
ventini
sopra
un
diecino
.
È
poco
.
Mi
farò
mandare
altrettanto
domani
.
8
gennaio
1908
.
Ho
mangiato
,
e
non
ho
voglia
di
continuare
a
studiare
la
geometria
.
O
meglio
,
avrei
voglia
ma
non
ne
posso
più
.
Ma
studio
.
Bisogna
che
non
mi
occupi
più
di
letteratura
fin
dopo
l
'
esame
.
Sono
un
ragazzo
anch
'
io
?
Per
divertire
Iolanda
ho
messo
alcune
pasticche
di
potassio
nello
scaldino
.
E
Iolanda
,
saltando
:
"
Me
lo
rifà
,
signore
?
Via
,
signore
;
me
lo
rifà
?
"
9
gennaio
1908
.
Non
so
se
tra
l
'
uno
ambasciatore
,
e
l
'
altro
avrai
saputo
che
sono
chiamato
agli
orali
la
mattina
del
quindici
.
13
gennaio
1908
Di
me
in
questi
giorni
,
giudica
soltanto
dall
'
esito
dell
'
esame
.
15
gennaio
1908
.
Il
desiderio
di
scriverti
è
stato
quanto
puoi
comprendere
,
ma
non
ho
avuto
tempo
,
né
mezzi
,
né
...
materia
.
Tuo
fratello
t
'
avrà
detto
dell
'
esito
buono
,
e
dell
'
altra
cosa
.
Cioè
che
fino
a
marzo
non
ci
sono
chiamate
.
Ad
aritmetica
scritta
nussun
errore
e
a
italiano
ho
veduto
una
pagina
piena
di
sottolineature
.
Imbecilli
!
Ma
mi
passarono
,
e
,
quindi
,
non
ci
sono
...
rancori
!
A
geografia
benissimo
e
così
ad
aritmetica
e
a
italiano
,
nel
quale
m
'
hanno
domandato
,
non
cose
come
agli
altri
ma
...
gli
artisti
che
hanno
scritto
nel
cinquecento
.
Non
ho
avuto
paura
.
17
gennaio
1908
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
Noi
siamo
come
i
pensieri
di
un
sogno
,
e
ci
percepiamo
nella
lontananza
.
Ieri
mattina
rinchiusi
bene
i
libri
degli
esami
!
19
gennaio
1908
.
Ho
sperimentato
che
talvolta
abbiamo
alimentato
un
sentimento
affatto
estraneo
alla
realtà
delle
nostre
anime
.
Nella
nostra
separazione
abbiamo
trovato
come
tante
braccia
di
pensieri
,
che
non
hanno
alcuna
cosa
con
la
nostra
realtà
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Io
credevo
(
ed
è
vero
)
che
la
tua
anima
si
sarebbe
attorcigliata
a
me
come
un
'
edera
attorno
ad
un
vaso
antico
.
E
che
nel
mio
essere
avresti
trovato
la
fiamma
per
accendere
il
tuo
.
E
non
è
così
?
Ma
io
ho
notato
che
alcuni
miei
trasporti
non
m
'
hanno
fruttato
alcun
pomo
,
di
cui
sono
avidissimo
.
E
che
,
ad
una
mia
lettera
,
è
succeduta
una
tua
,
che
non
aveva
in
sé
niente
di
quel
che
avevo
desiderato
.
Ed
allora
mi
son
sforzato
di
comprendere
quale
cavità
non
avevo
prevista
;
o
se
le
mie
parole
fossero
troppo
lievi
per
produrre
alcun
suono
alle
orecchie
del
tuo
spirito
.
E
la
Disperazione
è
passata
in
me
.
Ma
simile
all
'
insistenza
di
un
ramo
,
che
ributta
la
gemma
là
dove
prima
è
stata
strappata
,
il
mio
sogno
,
uscito
dalle
lagrime
,
ha
parlato
.
E
poi
la
gemma
è
divenuta
una
pianta
.
Con
qual
tremore
io
ho
atteso
un
temporale
!
E
la
pianta
non
cresceva
più
.
Ma
per
essa
,
lo
sai
,
occorre
tutta
la
tua
anima
.
Occorrono
i
baci
della
tua
anima
,
e
le
mani
della
tua
Volontà
.
Ed
io
,
un
anno
fa
,
m
'
imposi
di
seminarla
.
M
'
imposi
ch
'
essa
fosse
da
prima
costrutta
dalle
mie
lagrime
non
versate
.
E
poi
io
attesi
il
tepore
tuo
.
Io
la
vidi
divenire
il
tuo
Perdono
.
E
poi
essa
raggiò
del
mio
spirito
.
Ella
divenne
come
d
'
oro
.
Quante
volte
le
nostre
mani
si
sono
toccate
nella
cura
di
crescerla
!
21
gennaio
1908
.
Io
non
sono
capace
a
giudicarmi
.
Ma
credo
che
il
mio
pensiero
si
esplichi
meglio
in
brani
di
prosa
.
Nelle
scene
o
dialoghi
,
per
sapere
se
hanno
qualche
merito
,
converrebbe
che
provassi
quel
che
provi
tu
a
leggerli
.
Quando
io
li
scrivo
,
non
faccio
altro
che
ricordare
di
quel
che
mi
viene
in
mente
dopo
che
il
mio
spirito
è
stato
toccato
dal
tuo
affetto
.
E
all
'
infuori
delle
lettere
a
te
non
saprei
scrivere
.
Tutto
è
l
'
espressione
del
mio
animo
fecondato
dal
tuo
affetto
.
22
gennaio
1908
.
Sono
stato
dal
C
.
per
una
nuova
farabuttata
del
padre
mio
.
Disse
,
ieri
,
al
T
.
che
non
doveva
pagargli
niente
e
che
dovevo
pagarlo
io
.
L
'
ho
portato
dal
C
.
che
s
'
è
impegnato
di
mettere
le
cose
a
posto
.
Aggiungi
che
a
quello
della
stazione
disse
aver
già
pagato
il
T
.
Se
non
fosse
per
metterti
nella
verità
di
quell
'
uomo
non
ti
scriverei
queste
cose
.
25
gennaio
1908
.
Ti
lamenti
,
scherzando
,
ch
'
io
ti
scrivo
poco
,
ma
quando
ho
questo
peso
nell
'
anima
non
potrei
di
più
.
Conviene
che
io
stia
a
pensare
sempre
la
stessa
cosa
,
con
la
stessa
intensità
,
anche
quando
non
ho
la
carta
dinanzi
.
Mi
sembra
anche
che
tutto
debba
aver
fine
;
penso
che
tu
abbia
lo
stesso
sogno
,
che
è
come
il
sangue
della
mia
anima
.
E
questa
doglia
segreta
mi
fa
sovvenire
di
cose
indefinibili
.
Sembra
ch
'
io
barcolli
dentro
la
realtà
.
Dove
sei
tu
?
Io
udivo
tutta
la
tua
voce
.
E
quando
ho
scritto
riappare
il
dolore
.
Ed
io
ho
voglia
di
alzarmi
e
di
correre
verso
una
campagna
silenziosa
,
dove
la
mia
anima
e
la
mia
carne
si
dileguino
.
O
dove
io
ritrovi
le
tue
mani
illuminate
di
sole
,
o
dove
la
tua
anima
sia
come
un
usignolo
.
Dove
ci
ameremo
giocondamente
.
Dio
ci
consola
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Tu
hai
il
mio
bacio
come
un
filo
nell
'
invisibile
...
Io
ho
conosciuto
la
bontà
della
preghiera
,
che
è
il
linguaggio
più
profondo
dell
'
anima
.
Per
essa
posso
esprimere
quel
che
non
si
dice
con
le
parole
.
Oh
,
io
l
'
ho
provata
come
un
fiume
che
scorre
da
noi
nell
'
infinito
.
Io
l
'
ho
provata
come
un
rapimento
.
-
O
Dio
,
che
mi
hai
atteso
,
o
Dio
che
mi
hai
udito
,
io
sono
annientato
alla
tua
presenza
.
Quel
che
dirò
di
te
-
siano
pure
le
parole
bagnate
dalla
tua
rugiada
-
è
come
il
suono
del
mio
compimento
in
Te
.
29
gennaio
1908
.
Se
tu
fossi
qui
con
me
non
avrei
alcune
disperazioni
piene
d
'
echi
tristi
...
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
La
tua
lettera
che
ho
avuto
stamani
darà
origine
,
credo
,
ad
una
novella
...
Scrivimi
di
più
.
Non
se
'
qui
con
me
e
per
me
?
Ho
bisogno
d
'
essere
amato
.
30
gennaio
1908
.
Ci
son
già
tre
novelle
da
darti
.
31
gennaio
1908
.
Nelle
lettere
voglio
essere
breve
,
per
parlarti
nelle
novelle
.
Se
no
quel
buono
che
può
darmi
l
'
intelligenza
anderebbe
in
una
forma
da
cui
non
se
ne
trarrebbe
più
.
Ti
paio
un
avaro
?
No
;
perché
tutto
è
nostro
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
E
più
di
ogni
altra
cosa
mi
piace
che
questo
amore
nostro
ci
empia
della
sua
forza
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Sono
stato
sciocco
a
dirti
che
volevo
essere
breve
per
l
'
importante
ragione
detta
.
Io
dissimulavo
il
mio
affetto
.
Che
è
senza
limiti
nella
mia
anima
dilatata
da
te
fino
a
Dio
.
Io
t
'
amo
non
come
se
tu
fossi
una
creatura
,
ma
come
se
tu
rappresentassi
quel
mistero
ignoto
della
mia
esistenza
,
quel
bisogno
di
toccare
l
'
infinito
e
di
sentirmi
prendere
,
meravigliosamente
,
in
tutto
il
mio
spirito
;
ed
ho
avuto
abbandoni
,
in
cui
anche
la
mia
carne
sembrava
attaccata
alla
mia
anima
.
In
cui
io
percepivo
la
mia
carne
animata
dalla
violenza
pura
dello
spirito
.
Preferirei
che
la
bambina
della
padrona
non
piangesse
!
Devo
smettere
,
perché
mi
fa
male
ai
nervi
.
E
la
critica
dorme
in
te
?
Sai
bene
che
per
scrivere
è
necessario
che
tu
me
ne
parli
come
me
ne
sai
parlare
.
Dimmi
,
dunque
,
di
quel
che
avesti
mercoledì
.
Bada
ch
'
esse
ti
diano
soltanto
un
interesse
estetico
,
e
per
ciò
,
in
tale
tempo
,
fai
conto
che
non
si
parli
di
una
ispirazione
datami
da
te
.
3
febbraio
1908
.
Nella
lettera
indirizzata
all
'
uomo
del
C
.
è
detto
:
"
Ti
faccio
sapere
che
il
tuo
amico
Federigo
Tozzi
è
stato
promosso
;
lo
so
con
certezza
da
un
esaminatore
,
il
quale
m
'
ha
detto
che
già
cinque
persone
glielo
avevano
domandato
(
A25
)
.
-
"
Dunque
devono
venire
anche
le
altre
informazioni
!
Questa
è
venuta
per
espresso
"
.
Oggi
ho
lavorato
quanto
tutti
gli
altri
giorni
insieme
,
e
,
secondo
il
mio
parere
,
meglio
.
Forse
il
presentimento
!
In
fatti
,
se
tu
m
'
avessi
veduto
,
avresti
notato
una
gioia
...
No
:
quella
era
la
gioia
del
mio
lavoro
,
che
è
più
importante
del
responso
dell
'
inclita
commissione
.
Poveretta
!
Con
tutti
quei
freghi
sotto
il
mio
componimento
!
Si
vede
che
non
so
scrivere
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Sono
molto
allegro
.
E
tu
?
4
febbraio
1908
.
Vicino
a
te
,
ieri
sera
,
mi
apparve
meglio
la
forza
della
mia
vita
,
e
le
aspirazioni
del
mio
essere
si
maturarono
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
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.
.
.
.
.
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.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Non
ti
preoccupare
di
quel
che
avverrà
tra
i
nostri
padri
.
Noi
,
ormai
,
siamo
entrati
nella
certezza
nostra
ineluttabile
.
7
febbraio
1908
.
Il
mio
affetto
è
terribile
anche
.
Io
sono
legato
a
te
ed
in
te
,
come
una
cosa
che
galleggia
alla
superficie
del
tuo
essere
.
Io
non
ho
altri
sentimenti
.
Ma
io
ho
notato
che
tu
sei
sempre
tale
che
io
non
debba
mai
ritorcere
questo
affetto
.
Tu
mi
presenti
sempre
un
'
infinita
bellezza
.
E
non
ho
mai
da
chiederti
.
Perché
tu
hai
sempre
molta
copia
per
nutrire
la
mia
volontà
e
i
miei
spiriti
.
Tu
rimani
dinanzi
alla
mia
anima
con
l
'
immobilità
di
un
sogno
reale
...
A
volte
non
mi
sembro
degno
di
guardare
la
tua
bellezza
.
Io
mi
sento
troppo
incompleto
dinanzi
a
te
.
Però
che
la
mia
anima
scruta
incessantemente
,
io
ti
vedo
come
una
roccia
di
bellezza
.
Come
una
cosa
che
fa
piangere
la
mia
anima
come
la
gola
di
un
usignolo
.
Tu
mi
crei
tutte
le
cose
della
mia
intelligenza
.
Per
te
,
m
'
è
possibile
lo
svolgimento
di
quel
che
sarebbe
soltanto
latente
in
me
.
10
febbraio
1908
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
Ma
tu
non
capivi
che
il
gusto
e
i
sentimenti
di
colui
che
è
amato
,
per
farsi
contraccambiare
devono
essere
condivisi
.
E
andò
talmente
che
ci
trovammo
sempre
più
lontani
,
pur
avendo
dentro
di
noi
la
necessità
di
amarci
.
È
proprio
così
.
Poi
che
sembra
che
noi
siamo
nati
da
una
stessa
volontà
divina
.
Non
ti
scriverò
più
di
ciò
.
Quel
che
hai
avuto
basta
a
farti
vedere
,
come
in
un
lampo
,
la
costruzione
della
mia
anima
e
del
tuo
passato
.
Tu
sbagliasti
a
scrivermi
che
hai
una
nemica
.
Perché
il
tuo
amore
è
il
bagliore
che
folgora
la
mia
ambizione
,
che
sarebbe
inerte
senza
di
te
.
Io
non
so
come
provarti
la
grandezza
del
mio
affetto
.
Ogni
cosa
per
esprimermi
sembra
meschina
.
Da
te
,
da
te
,
solo
da
te
tutto
il
mio
avvenire
.
11
febbraio
1908
Devi
avere
anche
tu
una
gran
gioia
.
Io
ne
ho
tanta
che
ricordo
le
cose
come
se
fossero
lucide
.
Non
puoi
imaginare
quel
che
hai
fatto
ieri
sera
a
me
.
Mi
sembrò
un
sogno
questa
notte
e
oggi
m
'
esalta
.
Vorrei
...
E
fino
a
domani
il
tempo
non
è
poco
.
Ogni
imagine
di
te
mi
fa
come
stupefatto
di
quel
che
provo
.
Io
posso
star
così
a
sognare
di
te
,
delle
tue
mani
,
come
se
tu
fossi
(
e
sei
)
il
termine
della
mia
anima
.
Ieri
sera
avrei
pianto
di
gioia
e
il
mio
spirito
pianse
;
ma
(
vedi
?
)
ogni
cosa
scritta
è
niente
.
Ed
io
scrivo
soltanto
perché
so
che
tu
provi
quel
che
provo
io
.
Hai
lo
stesso
slancio
in
un
infinito
raggiante
.
Sembra
che
io
trattenga
il
fiato
sotto
il
senso
di
trovarmi
in
una
immensità
.
Capisco
che
in
quel
momento
dovesti
perdonarmi
.
Ma
in
tal
modo
giungiamo
ad
un
amore
che
non
aveva
concepito
né
meno
la
mia
mente
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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Oggi
mi
pare
un
giorno
di
festa
.
17
febbraio
1908
.
Oggi
ho
bisogno
di
sentirmi
cullato
da
tutti
i
nostri
sogni
.
La
mia
anima
è
un
libro
dove
tu
puoi
scrivere
quel
che
vuoi
.
È
vero
che
ho
sofferto
,
ma
il
nostro
amore
è
uno
zampillo
che
ha
ribagnato
i
miei
pensieri
.
Scrivimi
,
parlami
:
dalle
tue
parole
,
dai
tuoi
atti
ha
forma
il
mio
essere
.
Pensavo
a
qualche
cosa
da
scrivere
,
ma
pare
che
stamani
le
mie
idee
siano
inchiodate
nella
volta
profonda
dell
'
anima
.
21
febbraio
1908
.
Stasera
ho
provato
,
in
altro
modo
,
l
'
amarezza
della
nostra
separazione
.
Sono
uscito
dalle
tue
mani
e
sono
entrato
qui
in
una
stanza
circondata
di
estranei
.
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Avrei
scritto
tante
cose
di
noi
,
ma
è
strano
che
la
voce
di
questa
gente
mi
svii
.
Io
fuggirei
in
qualunque
luogo
,
perché
la
mia
anima
non
si
nascondesse
come
una
colomba
a
cui
sono
state
toccate
le
ali
.
22
febbraio
1908
.
Prima
di
scriverti
ho
riletto
quel
che
ho
scritto
oggi
...
(
A26
)
.
Sei
tu
che
salvi
i
nostri
figli
.
Avrei
strappato
tutto
.
Io
non
posso
dirti
a
voce
quel
che
sei
per
me
.
Ma
tu
senti
bene
nel
tuo
affetto
come
tu
sei
la
migliore
parte
di
me
stesso
.
Quella
che
mi
dà
ogni
emozione
,
e
quella
a
cui
io
devo
tutto
.
Ad
ogni
istante
il
mio
pensiero
ricorre
alla
tua
tenerezza
,
alla
tua
compagnia
.
Tu
mi
sorreggi
come
se
rispondessi
immediatamente
ad
ogni
mia
ansia
,
ad
ogni
mio
timore
di
me
stesso
.
E
ciò
mi
esalta
dandomi
una
gioia
vibrante
(
A27
)
.
A
volte
sembra
che
un
'
oscurità
si
faccia
nella
mia
anima
,
o
ch
'
io
vacilli
in
un
vuoto
;
ma
io
trovo
tutta
te
.
E
non
m
'
è
piccola
gioia
il
sapere
che
anche
il
mio
amore
è
il
tuo
nutrimento
.
A
volte
,
io
vorrei
che
il
mio
essere
sapesse
così
sorreggere
il
tuo
!
Io
agisco
sempre
in
modo
che
tu
mi
creda
degno
della
tua
tenerezza
.
Tu
anche
sai
come
io
ho
bisogno
di
essere
amato
da
te
.
Oh
,
perdonami
anche
le
presenti
volgarità
involontarie
,
perdonami
se
non
sempre
io
ti
comprendo
.
Ma
tutto
avviene
perché
si
compia
indissolubilmente
nell
'
infinito
la
nostra
unione
.
Tutto
ci
dà
una
confidenza
di
una
intimità
di
lunghi
mesi
.
Una
parola
od
un
atto
rude
ci
svela
una
plaga
dello
spinto
,
verso
la
quale
ci
precipitiamo
per
afferrare
la
nostra
felicità
.
24
febbraio
1908
.
Stamani
,
devo
cercare
X
.
,
che
cura
mio
padre
da
quattro
giorni
.
Il
C
.
m
'
ha
allarmato
dicendomi
aver
saputo
che
gli
è
venuta
la
cancrena
in
ambedue
le
gambe
.
Ma
anche
egli
non
è
sicuro
,
perché
lo
ha
saputo
da
una
donnicciola
di
lì
.
.
.
.
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.
.
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.
.
.
.
.
.
.
Ma
spero
che
sia
un
incubo
e
basta
.
Ho
trovato
il
dottore
,
che
mi
ha
smentito
la
chiacchiera
,
dicendomi
però
che
la
cosa
era
grave
e
che
potrebbe
darsi
,
non
curandosi
,
che
avvenisse
una
brutta
conseguenza
.
Ma
poi
che
sicura
,
guarirà
col
tempo
.
Da
Pontedera
,
a
Siena
4
marzo
1908
.
Entro
in
servizio
domattina
alle
otto
,
alla
gestione
.
5
marzo
1908
.
Son
qui
dentro
la
stazione
da
un
quarto
d
'
ora
,
e
,
finché
non
arriva
il
nuovo
capostazione
e
l
'
ispettore
,
devo
aspettare
.
Per
darti
un
'
idea
precisa
di
Pontedera
ti
faccio
ricordare
quel
pezzo
di
Firenze
che
è
di
là
dalla
piazza
Beccaria
,
con
via
Aretina
per
strada
principale
e
le
altre
,
uguali
,
al
lato
.
Ci
sono
le
stesse
botteghe
,
gli
stessi
marciapiedi
,
e
la
linea
del
tram
che
va
a
Pisa
.
La
campagna
è
bellissima
.
Non
ho
veduto
ancora
l
'
Arno
.
.
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.
.
Non
posso
scrivere
oltre
per
ora
,
perché
c
'
è
una
confusione
di
persone
nuove
che
si
installano
(
parola
ufficiale
)
e
il
capostazione
vecchio
,
che
se
ne
va
.
Ancora
non
ho
capito
chi
mi
comanderà
e
quel
che
mi
si
comanderà
.
Passano
continuamente
treni
.
Ora
ho
scritto
una
cartolina
a
mio
padre
.
Urli
di
facchini
e
fischi
del
sottocapo
.
6
marzo
1908
.
L
'
orario
è
dalle
otto
alle
dodici
e
dalle
quattordici
alle
diciannove
.
Ho
trovato
da
spendere
poco
.
Con
una
lira
e
venti
il
giorno
mangio
due
minestre
,
due
pietanze
,
formaggio
e
un
litro
di
vino
.
La
camera
,
sudicissima
,
come
te
l
'
attesta
la
carta
che
mi
s
'
è
sporcata
su
l
'
incerato
del
tavolino
,
costa
mezza
lira
a
sera
.
(
Il
lume
è
compreso
nella
mezza
lira
)
.
7
marzo
1908
.
.
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Vedi
bene
che
non
spendo
più
che
cinquantotto
lire
il
mese
,
comprendendo
anche
cinque
lire
per
la
biancheria
.
Faccio
i
conti
perché
ci
sono
interessanti
.
.
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.
.
.
.
Non
ho
preoccupazioni
dell
'
avvenire
economico
.
Per
ora
quest
'
impiego
ci
dà
la
possibilità
che
abbiamo
invocata
.
Quel
che
faremo
insieme
non
so
né
meno
io
.
Pensando
a
te
,
sembra
che
la
mia
anima
s
'
esalti
violentemente
.
Vedi
come
va
qui
?
Potrei
imparare
subito
molte
cose
e
...
devo
fare
,
invece
,
macchinalmente
.
Perciò
non
sono
contento
di
questa
stazione
.
8
marzo
1908
.
Senti
come
sono
fatti
i
paesi
.
Ho
saputo
oggi
,
alla
stazione
,
che
nella
mia
camera
,
il
venerdì
e
la
domenica
,
ci
viene
un
dentista
a
cavare
i
denti
.
Domani
,
tornerò
improvvisamente
facendo
una
scappatina
di
una
mezz
'
ora
.
Vedrò
e
...
non
pagherò
tutto
il
mese
.
Ma
se
dovrò
stare
qua
...
(
A28
)
Intanto
oggi
,
per
acquietarmi
,
ho
scritto
ad
un
mio
conoscente
per
domandare
quali
libri
sono
pubblicati
appositamente
per
chi
vuol
dare
subito
gli
esami
di
cultura
e
passare
applicato
:
prendere
cioè
cinque
lire
al
giorno
.
Credi
che
così
sto
molto
male
.
Mi
sembra
di
perdere
tempo
.
Io
non
so
come
sia
il
paese
nelle
altre
ore
.
Quando
l
'
attraverso
io
per
andare
a
casa
,
dalla
stazione
,
c
'
è
una
corrente
di
donne
sui
marciapiedi
le
quali
vanno
alla
lavorazione
dei
tessuti
o
della
cicoria
.
L
'
altro
giorno
ti
dissi
inesattamente
della
somiglianza
con
la
via
Aretina
.
Dalla
Posta
in
su
somiglia
,
invece
,
a
via
dei
Servi
,
perché
c
'
è
il
lastricato
,
e
le
botteghe
sono
migliori
.
Non
ho
mai
varcato
un
ponticello
che
passa
su
l
'
affluente
dell
'
Arno
.
Ma
,
del
resto
,
dall
'
ufficio
c
'
è
l
'
aria
buona
,
e
la
porta
è
quasi
sempre
aperta
sul
piazzale
che
collega
il
paese
.
Odo
arrivare
i
treni
,
ma
se
li
voglio
vedere
bisogna
che
vada
nella
stanza
del
telegrafo
o
in
quella
del
capostazione
.
Che
gente
!
T
'
assicuro
che
una
fastella
è
uguale
a
Cristo
...
9
marzo
1908
.
Dunque
,
oggi
alle
undici
e
mezzo
sono
andato
a
casa
.
Su
l
'
uscio
della
camera
c
'
era
un
cartello
:
Tale
dei
tali
,
dentista
.
Io
entro
.
Il
dentista
mi
fa
un
inchino
...
Ho
trattato
male
il
padrone
di
casa
,
dicendogli
che
stasera
riprendo
le
dieci
lire
e
la
roba
mia
.
Ma
,
scese
le
scale
,
ho
fatto
una
risata
.
Non
ti
pare
?
Ho
visto
il
mio
tavolino
,
su
cui
sono
quei
libretti
firmati
da
te
e
quei
pochi
libri
,
tutto
insanguinato
e
imbavato
.
Sopra
una
sedia
un
canavaccio
sanguinoso
...
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
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.
.
.
.
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.
.
.
.
.
È
tanto
caldo
...
Ci
sono
soltanto
poche
nuvole
in
fondo
alla
pianura
e
una
su
la
cima
di
un
monte
:
credo
sui
monti
lucchesi
.
Dianzi
volevo
scriverti
da
casa
per
avere
quiete
,
ma
come
potevo
fare
?
Son
ritornato
quaggiù
e
ti
scrivo
fra
gli
apparati
telegrafici
che
scricchiolano
.
(
Mentre
aspetto
che
sia
cotta
la
minestra
)
.
-
Io
devo
imparare
la
gestione
delle
merci
,
la
gestione
dei
biglietti
e
mettermi
nella
possibilità
di
far
servizio
al
telegrafo
.
Non
basta
saperlo
come
lo
so
io
.
Bisogna
imparare
a
leggere
delle
zone
orribili
nella
stazione
.
Pare
che
prima
delle
due
mi
scappi
il
tempo
(
A29
)
di
trovare
la
camera
,
per
cui
ho
avuto
un
indirizzo
.
Ho
già
imparicchiato
(
come
m
'
è
stato
insegnato
)
,
la
registrazione
delle
partenze
e
degli
arrivi
delle
merci
,
che
sono
moltissime
.
Forse
trecento
al
giorno
.
E
qui
basta
per
sempre
su
tale
argomento
.
Son
convinto
che
quando
mi
sarò
tolto
queste
preoccupazioni
,
mi
sarà
possibile
di
lavorare
per
noi
.
Sentomi
aumentare
il
desiderio
e
lo
slancio
.
Vorrei
farti
ricopiare
una
o
due
volte
delle
novelle
che
hai
;
ma
non
mi
decido
,
perché
vorrei
riguardarle
.
Ho
trovato
un
'
altra
camera
.
Sembra
di
essere
in
campagna
completamente
.
È
di
là
dalla
ferrovia
tra
case
di
contadini
.
9
marzo
1908
.
Cosa
non
ho
fatto
mai
,
ti
scrivo
stando
a
letto
.
Ma
questa
carriera
mi
piace
tanto
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
Dinanzi
a
me
la
finestra
,
che
dà
su
alcuni
orti
e
sulla
pianura
dalla
parte
di
Empoli
.
Stasera
ho
sognato
tanto
,
alla
finestra
,
dimenticando
che
potremmo
stare
meglio
in
una
città
.
10
marzo
1908
.
Scrivo
mangiando
perché
oggi
c
'
è
stato
un
ispettore
,
ed
ho
dovuto
sgobbare
tutte
le
quattro
ore
.
È
impossibile
migliorare
l
'
orario
.
Ed
è
anche
impossibile
che
io
mi
possa
apprestare
agli
esami
di
passaggio
.
Ora
non
mi
preoccupo
per
l
'
arte
.
È
necessario
,
poi
che
ho
potuto
fare
la
nostra
vita
,
che
io
la
sappia
conservare
.
11
marzo
1908
.
Senti
che
superiori
:
Perché
il
mio
cappello
era
tutto
infangato
di
fresco
,
il
capogestione
mi
dette
il
suo
,
ed
io
tutto
il
giorno
,
passando
dinanzi
al
suo
banco
dicevo
:
-
Mi
sento
mordere
!
-
E
lui
:
-
Badi
che
non
me
li
attacchi
lei
,
invece
!
-
Lo
riposi
subito
.
Ieri
sera
mi
fece
fare
mezzanotte
per
pagarmi
un
ponce
.
Quegli
che
fa
le
funzioni
di
capostazione
,
dice
:
-
Ma
com
'
è
serio
lei
!
Ha
lasciato
la
fidanzata
?
Invece
sono
seccato
della
confidenza
e
della
differenza
.
Ma
non
credere
però
che
io
facessi
a
baratto
con
Siena
!
Non
capisco
perché
ti
piaccia
ch
'
io
ti
scriva
tutti
i
giorni
di
queste
cose
.
No
,
da
vero
.
T
'
ho
detto
come
li
sfrutterò
.
E
quando
tu
hai
tempo
ricopia
la
novella
che
ti
piace
di
più
.
13
marzo
1908
.
Mio
padre
sta
sempre
al
solito
.
Il
C
.
ieri
mi
mandò
una
cartolina
nella
quale
mi
diceva
che
mio
padre
era
ansioso
di
riavere
mie
notizie
.
14
marzo
1908
.
Per
la
prima
volta
mi
sento
tra
i
miei
libri
.
Avrei
baciati
i
libretti
dove
tu
segnasti
il
tuo
nome
,
ma
non
ho
scritto
nulla
.
Aspetto
te
,
se
devo
restare
qua
,
a
vivere
.
Il
paese
è
una
fabbrica
.
Cinque
o
sei
camini
si
alzano
sopra
una
striscia
di
case
,
che
sembrano
una
fabbrica
sola
.
Tu
hai
avuto
la
mia
fronte
sulle
tue
mani
ed
hai
avuto
il
mio
unico
sogno
d
'
amore
.
Tutto
il
resto
è
stato
per
me
un
passare
tra
la
vita
per
giungere
a
completare
la
mia
anima
.
Ma
,
forse
,
anche
tutto
il
passato
è
tuo
.
Perché
allora
cercavo
invano
chi
mi
amasse
;
io
cercavo
te
.
Dimmi
ch
'
io
mi
fermi
in
te
.
Ecco
perché
io
mi
sono
potuto
,
adesso
,
serbare
casto
per
te
.
Per
farti
sognare
il
tuo
sogno
.
Perché
tu
trovassi
quanto
ha
bisogno
la
tua
anima
.
Il
credere
in
Dio
per
me
è
stata
una
cosa
sola
col
conoscimento
del
tuo
amore
e
di
te
.
Stamani
il
nuovo
Capo
mi
ha
elogiato
.
Ma
c
'
è
gente
che
è
contro
me
.
Ed
io
sono
anche
più
seccato
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Non
t
'
avevo
ancora
detto
della
feccia
che
c
'
è
e
del
chiasso
che
fanno
...
Non
ho
voglia
di
stare
dove
non
c
'
è
né
capo
né
coda
,
a
pagare
le
multe
per
la
leggerezza
altrui
.
17
marzo
1908
.
Stamani
sono
venuto
in
ufficio
alle
sette
.
Il
nuovo
Capo
ha
aumentato
di
due
ore
l
'
orario
;
dalle
sette
fino
alle
venti
!
Oggi
o
domani
,
domando
se
,
domenica
,
mi
danno
il
permesso
di
venire
costà
.
L
'
altro
giorno
mi
fu
indicato
un
palazzo
vicino
che
una
volta
mi
avrebbe
dato
noia
,
e
quando
mi
fu
detto
riprovai
fortemente
una
specie
di
febbre
violenta
.
Perdonami
se
non
ho
taciuto
.
19
marzo
1908
.
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Perché
non
sei
qui
,
perché
non
posso
scriverti
sempre
?
Vedi
?
Scrivendoti
,
sono
tornato
io
;
ho
una
tenerezza
che
mi
empie
l
'
anima
.
Sembra
che
il
mio
animo
si
completi
e
si
dilati
.
Andando
lungo
l
'
Arno
,
l
'
altra
sera
,
io
avrei
benedetto
la
campagna
e
tutto
ciò
che
vedevo
,
per
il
tuo
amore
.
Sentivo
un
antico
strazio
dileguarmisi
dal
cuore
.
Sembrava
ch
'
io
fossi
assunto
ad
una
eternità
con
te
;
perché
t
'
amo
.
Dio
mi
perdonava
tutto
.
In
certi
momenti
dico
che
la
mia
faccia
esprima
questi
pensieri
.
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.
Devi
sentire
anche
tu
come
ci
completiamo
.
La
tua
lettera
ha
risposto
pienamente
a
quel
che
non
t
'
ho
detto
.
Ed
è
stata
bastante
a
farmi
tornare
me
stesso
.
.
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.
.
Molte
volte
(
anche
ieri
sera
)
sentivo
la
morte
dietro
il
senso
del
bacio
.
Dopo
te
non
c
'
è
nulla
.
Quando
saremo
insieme
?
A
noi
è
destinata
una
grande
cosa
.
È
dentro
di
me
,
nella
mia
anima
o
nella
mia
intelligenza
:
nel
nostro
amore
e
nella
tua
intelligenza
.
Perdona
se
nella
lettera
di
ieri
ti
parlai
di
un
'
emozione
costante
,
ma
che
devo
tenere
segreta
perché
inutile
.
20
marzo
1908
.
Oggi
non
sono
soltanto
undici
ore
,
ma
dodici
.
E
anche
non
ho
tempo
di
scriverti
.
Sto
in
ufficio
fino
all
'
una
,
ma
non
viene
nessuna
spedizione
di
polli
.
(
Ragione
del
prolungamento
d
'
orario
)
.
Anzi
...
mentre
me
ne
guardavo
una
molto
canora
,
un
tale
m
'
ha
detto
:
-
Lei
fa
la
caccia
alle
uova
,
eh
?
(
A30
)
Dove
vanno
a
essere
interpretati
i
miei
gusti
d
'
estetica
!
.
.
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.
Lavoro
bene
e
volontieri
quando
non
avvengono
becerate
tra
gli
impiegati
.
Che
cantano
come
gli
ubriachi
delle
taverne
,
s
'
attraventano
la
roba
,
ecc
.
21
marzo
1908
.
L
'
altra
sera
m
'
avvenne
una
cosa
grave
.
Il
Capo
m
'
aveva
dato
l
'
inventario
della
stazione
,
ed
io
lo
lasciai
,
essendo
dovuto
andare
a
compiere
un
altro
lavoro
,
sopra
il
tavolino
.
Quando
lo
ricercai
non
c
'
era
più
.
Pare
che
uno
lo
avesse
portato
per
sbadataggine
sopra
il
tavolino
dove
fu
ritrovato
.
Dovetti
dirlo
al
Capo
,
che
mi
fece
capire
il
pericolo
che
correvo
se
non
l
'
avessi
ritrovato
...
Per
fortuna
dopo
dieci
minuti
fu
ritrovato
sotto
molte
altre
carte
.
Non
è
il
caso
di
pensare
che
mi
sia
stato
fatto
un
brutto
tiro
?
Chi
sa
!
Non
ho
potuto
tacerti
questo
fatto
.
23
marzo
1908
.
Stamani
non
ho
durato
nessuna
fatica
a
lavorare
.
Il
rivederti
m
'
ha
dato
una
gran
forza
.
Nel
vagone
tutti
i
pensieri
chiacchieravano
con
la
tua
anima
.
Ti
dicevo
:
-
vedi
?
non
ci
sarà
doloroso
quest
'
altro
tempo
,
perché
tu
lo
impiegherai
nel
prepararti
i
fogli
e
mi
scriverai
se
io
posso
farli
fare
da
qua
.
.
.
.
.
.
.
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.
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.
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.
.
.
.
.
.
.
.
Perché
non
sei
qui
con
la
luce
,
nell
'
aria
?
Ma
credo
che
l
'
amore
componga
l
'
anima
di
molta
essenza
dell
'
amata
.
Tu
sei
qui
.
24
marzo
1908
.
Può
darsi
che
questo
lavoro
mi
divenga
sempre
meno
faticoso
,
ma
per
quel
che
sappiamo
è
necessario
ch
'
io
stia
in
una
città
ed
abbia
meno
ore
per
gli
altri
.
25
marzo
1908
.
Mentre
scrivo
,
entra
uno
nella
trattoria
:
-
Siete
voi
che
state
allo
sportello
?
-
No
.
-
C
'
è
una
spedizione
di
bovi
.
-
Ma
lo
sportello
sta
chiuso
fino
alle
due
.
È
un
paese
fatto
così
.
Quegli
se
n
'
è
andato
brontolando
.
Forse
qualcuno
della
stazione
l
'
ha
mandato
qui
a
cercarmi
.
O
meglio
:
è
certo
che
è
stato
indirizzato
qui
.
Mi
ci
viene
da
ridere
.
Ogni
giorno
che
mi
allontana
da
domenica
mi
attrista
di
più
.
Lo
sento
oggi
.
Stamani
pensavo
se
la
"
Nuova
Antologia
"
(
A31
)
pubblicherà
le
novelle
di
uno
affatto
ignoto
.
È
un
tentativo
.
Ma
un
tentativo
da
non
rimettersi
.
26
marzo
1908
.
Stasera
ti
posso
scrivere
:
non
mi
sento
stanco
.
Domattina
è
necessario
che
vada
verso
le
sei
in
ufficio
,
per
fare
un
lavoro
che
si
chiama
il
riassunto
della
quindicina
.
A
pena
viene
un
ispettore
gli
domanderò
di
mandarmi
a
Firenze
,
o
se
devo
rimanere
qui
ch
'
io
non
debba
fare
sempre
la
stessa
cosa
.
Capisco
però
che
come
stazione
non
ho
combinato
male
;
ci
devono
essere
peggiori
.
Rimane
sempre
l
'
ignoranza
,
ma
ho
saputo
dirozzarmi
bene
a
suo
riguardo
.
Ecco
:
sono
uscito
quasi
lieto
dalla
trattoria
perché
conversavo
con
te
.
Ma
è
ben
altra
cosa
.
Quando
so
che
è
un
'
illusione
mi
sento
male
.
Sembra
che
mi
entri
nell
'
anima
una
cosa
spaventevole
.
.
.
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.
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.
.
.
.
.
.
Che
finisca
questa
lontananza
.
Io
ricordo
tutti
i
tuoi
atti
;
anzi
,
essi
sono
dentro
di
me
.
Ho
voglia
di
stare
qui
a
ripensarli
.
Io
risento
le
tue
mani
che
prendono
le
mie
.
Che
mi
dici
oggi
?
Parlami
,
parlami
.
Mi
fai
lieto
perché
ti
sento
mia
,
sempre
mia
,
come
se
anche
il
tuo
passato
fosse
stato
mio
.
Io
posso
chiedere
alla
tua
bocca
la
mia
coscienza
e
tutta
la
mia
vita
.
Ma
non
senti
come
il
nostro
amore
si
continua
con
Dio
medesimo
,
come
noi
completiamo
il
bisogno
dell
'
anima
?
.
.
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.
.
Tu
mi
conosci
innocente
in
tutta
la
mia
vita
,
dinanzi
a
te
.
Come
se
il
mio
carattere
fosse
fatto
per
te
.
Perché
tu
fossi
amata
.
(
Mi
ricordo
quando
ti
volevo
uccidere
,
credendo
che
tu
non
fossi
più
la
stessa
)
.
Dimmi
sciocco
.
Dove
sono
entrato
?
Ti
devo
parlare
così
adesso
?
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
Sei
mia
;
sei
degna
della
mia
passione
,
che
io
ho
sempre
racchiuso
.
Ma
essa
prorompe
sotto
la
tua
anima
.
Io
ti
devo
amare
perché
non
c
'
è
cosa
più
pura
di
te
.
Io
devo
lasciarmi
prendere
dallo
spavento
del
tuo
affetto
,
come
siamo
presi
dallo
spavento
di
Dio
.
Io
ho
del
tuo
amore
la
sensazione
che
tu
hai
di
Lui
.
28
marzo
1908
.
È
mezz
'
ora
che
aspetto
di
finire
di
mangiare
.
Sono
entrati
tre
avventori
,
e
la
padrona
è
occupata
per
loro
.
Suo
marito
,
che
è
un
mattonaio
,
addormenta
suo
figlio
.
La
bambina
gira
dalla
stanza
alla
cucina
,
e
si
approssima
ad
una
lanterna
di
ferrovieri
che
è
accanto
a
un
mucchio
di
fiaschi
.
Un
mattonaio
è
seduto
dinanzi
a
me
.
Ha
un
naso
che
somiglia
il
becco
di
un
'
anatra
.
Un
altro
,
che
ha
già
mangiato
,
s
'
appoggia
con
il
braccio
al
tavolino
.
Ho
avuto
una
lettera
da
casa
dove
mi
si
prega
di
avere
pazienza
se
devo
lavorare
undici
ore
,
e
...
si
finisce
con
la
santa
benedizione
.
Dice
che
è
migliorato
...
Tutti
i
giorni
viene
qui
una
ragazza
delle
filature
.
Si
mette
a
sedere
dinanzi
ai
vetri
e
guarda
nel
piazzale
.
È
stata
fatta
madre
dal
portalettere
,
che
in
quest
'
ora
scarica
i
pacchi
alla
stazione
.
Quando
ella
lo
scorge
le
si
arrossano
gli
occhi
.
Ora
è
scoppiata
a
piangere
...
È
strano
il
colloquio
che
ella
fa
,
piangendo
,
con
un
facchino
che
le
è
seduto
di
dietro
...
Entrano
i
ragazzi
del
trattore
,
ed
ella
guarda
,
sporgendosi
.
29
marzo
1908
.
Ecco
quel
che
mi
scrive
il
C
.
del
babbo
:
"
Babbo
suo
sta
proprio
al
solito
ed
io
prevedo
che
sarà
una
cosa
lunga
molto
trattandosi
non
solo
di
malattia
locale
,
ma
generale
"
.
Anderei
a
casa
a
scriverti
.
Ma
se
facessi
così
non
avrei
tempo
...
Qui
mi
urtano
i
rumori
che
ci
sono
...
...
dipenderà
dalla
stazione
a
cui
sono
destinato
,
meno
che
se
mi
mandassero
a
quella
del
Campo
di
Marte
...
Sogno
?
Mi
par
d
'
essere
certo
di
Firenze
.
30
marzo
1908
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
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.
.
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.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
A
volte
,
ho
l
'
allucinazione
che
tu
debba
entrare
improvvisamente
,
ed
ho
voglia
di
volgermi
per
scorgerti
.
.
.
.
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.
.
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.
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.
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.
.
.
.
.
.
A
volte
penso
che
tu
m
'
attenda
a
casa
mia
,
ed
io
non
abbia
che
da
alzarmi
per
vederti
.
È
un
sogno
la
sensazione
.
3
aprile
1908
.
Ho
riletto
qua
e
là
le
novelle
,
mangiando
.
Non
tutto
mi
piace
:
specialmente
lo
stile
,
che
è
ingenuo
.
(
Così
m
'
è
sembrato
)
.
Ma
i
ritratti
sono
belli
.
Vedi
che
il
critico
è
stato
vinto
...
dall
'
artista
.
Mi
hanno
fatto
tanto
bene
.
Se
ho
tempo
,
stasera
accomodo
Il
musicomane
,
metto
qualche
virgola
tralasciata
da
me
,
e
le
mando
alla
Nuova
Antologia
.
Proprio
alla
Nuova
Antologia
?
Ma
,
in
ogni
modo
le
respingerà
perché
metterò
i
francobolli
per
la
spesa
...
O
ne
avrò
almeno
una
parola
incoraggiante
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
Più
il
desiderio
è
forte
e
violento
,
più
l
'
urto
scompone
l
'
anima
.
4
aprile
1908
.
Fai
conto
ch
'
io
non
abbia
altra
cosa
nella
vita
all
'
infuori
di
te
.
Perdonami
la
brevità
.
Ma
anche
lo
scrivere
,
adesso
che
il
bisogno
di
te
s
'
è
fatto
più
acuto
,
mi
sembra
una
cosa
inutile
prossima
la
nostra
unione
.
5
aprile
1908
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
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.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
.
.
Starei
bene
anche
moralmente
e
nell
'
intelletto
se
fossi
qua
tu
e
non
fossi
oppresso
da
tredici
ore
di
lavoro
.
Ma
son
certo
che
anderò
a
Firenze
.
E
là
,
anche
se
non
andrò
agli
uffici
subito
,
non
avrò
più
di
sette
ore
da
fare
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
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.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Sai
che
oggi
è
una
giornata
magnifica
?
Scrivendo
,
all
'
ufficio
,
vedo
la
montagna
lucchese
turchina
e
verde
,
sparsa
di
case
,
di
ponti
e
di
strade
!
9
aprile
1908
.
Io
non
soffro
più
quanto
prima
,
ma
t
'
assicuro
che
un
paese
non
è
roba
per
noi
.
È
un
'
ignoranza
tale
che
ci
farebbe
sfigurare
l
'
anima
.
O
forse
tale
rimpiattamento
l
'
ho
provato
più
forte
perché
son
solo
.
10
aprile
1908
.
Per
darti
un
'
idea
dell
'
ignoranza
di
qua
ti
riscrivo
quel
che
mi
disse
la
padrona
della
trattoria
l
'
altro
ieri
:
-
Mi
pare
impossibile
che
il
signor
Tozzi
(
ella
ha
l
'
abitudine
di
rivolgersi
in
terza
persona
)
che
è
così
freddo
e
taciturno
possa
avere
un
affetto
per
una
persona
.
Quando
lo
vedo
scrivere
alla
sua
sposa
,
mi
pare
una
cosa
strana
.
Un
'
altra
:
-
Scommetto
io
che
il
signor
Tozzi
,
quantunque
a
vederlo
pare
che
non
debba
capir
niente
,
è
il
più
osservatore
di
tutti
.
Ed
io
:
-
Grazie
del
complimento
.
Il
gestore
ride
.
11
aprile
1908
.
Stanotte
ho
avuto
un
altro
saggio
pontederino
.
A
mezzanotte
sono
stato
svegliato
da
una
sassata
su
la
persiana
.
E
odo
gridare
la
padrona
e
due
uomini
:
-
Oè
?
Quanto
ci
vuole
a
svegliarlo
?
Ci
butti
la
chiave
!
Un
uomo
diceva
:
-
Ci
volevano
le
fucilate
a
svegliarti
?
Come
capisci
,
non
è
acqua
per
la
nostra
barca
.
Naturalmente
,
né
meno
grazie
.
E
stamani
ci
sorrido
.
T
'
è
piaciuto
quel
che
ho
scritto
là
a
Firenze
?
Era
necessario
non
parlare
in
altro
modo
.
Oggi
,
la
lettera
sarà
letta
e
...
avverrà
quel
che
Dio
ha
disposto
.
Non
c
'
è
altra
speranza
.
Per
noi
il
matrimonio
deve
essere
una
cosa
semplicissima
:
una
camminata
in
piazza
del
Campo
e
una
a
S
.
Quirico
.
Tanto
meno
faremo
mostra
del
nostro
atto
e
più
,
nella
semplicità
,
il
compimento
della
nostra
vita
ci
sarà
grato
e
buono
.
Parlami
tanto
della
tua
anima
:
puoi
abbreviare
il
mio
star
male
qua
.
Ch
'
io
possa
assicurarmi
che
da
essa
io
avrò
conforto
alla
mia
.
Perché
molte
volte
,
ne
'
momenti
miei
di
dolore
,
mi
vedevo
come
scacciato
da
essa
,
ed
io
ne
piangevo
invano
.
Dimmi
che
pensi
come
me
;
che
sei
identica
a
me
.
Che
tutto
il
tuo
essere
sia
un
sorriso
immenso
al
mio
.
Sono
in
un
momento
di
sconforto
,
ed
ho
bisogno
di
scacciare
l
'
oppressione
di
quel
che
dovevo
provare
una
volta
.
Ora
che
sono
uscito
di
casa
sto
meglio
.
Scrivo
sul
tavolino
del
telegrafo
.
Non
ebbi
niente
dal
babbo
né
dal
C
.
:
però
scriveranno
.
Ma
se
anche
non
mi
fosse
assegnato
niente
non
me
la
prenderei
che
dal
lato
finanziario
.
Finalmente
,
mi
trovo
libero
e
pronto
a
fare
della
nostra
vita
l
'
atto
della
nostra
volontà
.
Un
altro
particolare
:
stamani
,
alla
stazione
,
sapevano
già
che
per
svegliarmi
ci
sono
volute
due
ore
.
(
Ridiamo
)
.
12
aprile
1908
.
La
lettera
dal
babbo
è
abbastanza
gentile
e
mi
fa
pensare
che
egli
siasi
preparato
alla
prossima
domanda
.
Dice
:
circa
l
'
assegno
che
tu
mi
chiedi
,
io
non
posso
sbilanciarmi
e
quello
che
potrei
darti
in
questo
momento
sarebbe
di
lire
venticinque
mensili
e
quando
sarò
guarito
vedremo
se
ti
potrò
dare
qualche
cosa
di
più
e
credo
che
potrai
essere
contento
.
14
aprile
1908
.
A
Pasqua
ci
vedremo
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
M
'
ha
scritto
il
C
.
per
dirmi
che
mio
padre
sta
peggio
(
mentre
egli
m
'
aveva
detto
che
stava
meglio
)
.
15
marzo
1908
.
Ebbi
ieri
sera
la
tua
lettera
.
Ogni
volta
ch
'
io
ne
ricevo
una
rivivo
realmente
con
te
,
e
fuori
di
qui
.
Già
,
oggi
,
non
mi
pare
di
essere
...
impiegato
.
Sembra
ch
'
io
debba
essere
costà
tra
un
attimo
.
Ieri
sera
mi
provai
a
continuare
il
lavoro
senza
il
quale
sarebbe
impossibile
avere
il
permesso
,
ma
dovetti
andarmene
a
casa
per
le
becerate
chiassose
.
Stasera
,
se
sarà
lo
stesso
,
farò
rapporto
.
Sai
una
cosa
?
Vorrei
che
per
un
giorno
tu
fossi
qua
,
tanto
per
vedere
dove
sto
io
.
Oggi
il
monte
pistoiese
era
meraviglioso
.
E
se
staremo
qua
vi
faremo
una
gita
.
A
me
la
primavera
fa
bene
.
Ma
tutto
è
per
l
'
illusione
che
ho
di
essere
con
te
.
Da
vero
!
Non
avevo
mai
provato
questa
cosa
certa
.
Mi
sembra
di
vederti
incontro
a
me
:
rivedo
il
tuo
sorriso
.
Tu
hai
ancora
da
comprendere
,
forse
,
quel
che
fa
il
tuo
affetto
a
me
.
Tu
sei
tutto
...
io
ti
devo
ringraziare
di
tutta
la
festività
che
allieta
la
mia
anima
,
ti
devo
ringraziare
del
senso
indicibile
di
cui
s
'
empie
il
mio
animo
.
16
marzo
1908
.
Dalle
venti
ad
ora
,
che
è
la
mezza
dell
'
una
,
ho
tirato
a
finire
quel
lavoro
.
È
una
bella
notte
chiara
.
Mi
sono
soffermato
a
guardare
.
Poche
case
nella
lucentezza
della
luna
,
molti
rospi
e
il
respiro
della
macchina
elettrica
.
20
marzo
1908
.
Dissi
che
la
lettera
della
stazione
ti
venga
consegnata
:
per
mio
padre
detti
incarico
al
padrone
,
perché
non
riuscii
a
vedere
nessuno
di
casa
sua
(
A32
)
!
Stamani
mi
sentivo
benissimo
,
ma
la
lontananza
ha
già
fatto
il
suo
effetto
.
Ora
sto
male
.
A
volte
,
anche
dianzi
,
pensavo
che
tu
dovessi
fuggirtene
da
casa
per
venire
con
me
subito
.
Una
cosa
che
provavo
stamani
:
non
sono
salito
in
treno
fino
all
'
ultimo
momento
,
perché
aspettavo
che
tu
comparissi
al
cancello
della
stazione
.
Ma
ora
trovo
che
non
era
possibile
.
Ieri
sera
...
non
t
'
accorgesti
di
un
'
altra
cosa
.
La
lettera
che
scrissi
a
mio
padre
...
sembrava
una
di
quelle
che
ho
scritto
a
te
!
Cioè
:
te
ne
accorgesti
e
non
me
lo
dicesti
perché
ancora
non
siamo
soli
.
Il
nostro
affetto
e
la
certezza
della
nostra
unione
imminente
,
mi
fa
essere
me
stesso
.
Quando
non
sono
vinto
alla
lontananza
.
Vedi
:
io
non
posso
né
meno
parlare
a
nessuno
.
E
lo
stesso
avviene
a
te
.
Ricordati
sempre
che
tra
un
mese
e
mezzo
saremo
marito
e
moglie
,
e
che
la
vita
allora
comincerà
ad
esserci
normale
.
Quando
ci
ameremo
come
dobbiamo
amarci
,
io
lavorerò
tanto
.
Non
sentirò
nessuna
fatica
.
Tu
,
m
'
ispirerai
.
E
noi
saremo
felici
per
il
nostro
amore
e
per
la
nostra
intelligenza
.
Senti
come
la
nostra
unione
,
che
respira
in
noi
,
ci
solleva
?
Come
ci
sembra
che
l
'
anima
nostra
attenda
una
cosa
quasi
dal
di
là
?
Una
cosa
che
abbiamo
intravista
,
quando
il
desiderio
ci
faceva
vedere
intorno
a
noi
come
un
sogno
eterno
?
Amami
come
t
'
amo
io
.
Rinunciando
ad
ogni
cosa
,
ad
ogni
altra
relazione
.
Io
mi
sento
con
te
come
dinanzi
ad
una
divinità
.
.
.
.
.
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.
.
.
Tu
mi
dài
il
tuo
affetto
come
se
la
mia
anima
fosse
fatta
di
esso
soltanto
.
E
quando
ti
ho
baciata
,
m
'
è
sembrato
che
una
soavità
che
ignoravo
m
'
avesse
fatto
simile
ad
un
fanciullo
.
Allora
io
ho
benedetta
la
tua
bocca
.
Ma
quando
non
t
'
ho
più
veduta
!
Tutte
le
torture
mi
hanno
affiaccato
fino
a
credere
che
la
terra
fosse
tutta
nell
'
ombra
,
E
vedendo
le
piante
fiorite
ho
pensato
al
simbolo
della
tua
castità
e
del
nostro
amore
.
21
aprile
1908
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
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.
.
.
Ora
sono
certo
finalmente
dei
passi
che
facciamo
.
Non
si
tratta
più
di
pensieri
o
di
sentimento
:
noi
agiamo
sicuramente
alla
nostra
felicità
.
Come
potrei
leggere
in
questo
tempo
un
libro
?
Tutto
il
resto
mi
sembra
fittizio
,
e
la
mia
anima
è
piena
del
suo
orgoglio
e
del
sito
amore
.
22
aprile
1908
.
Che
pace
nella
tua
anima
!
...
Sono
così
tuo
che
tutto
il
resto
è
per
me
una
rappresentazione
che
svolge
il
mio
pensiero
.
23
aprile
1908
.
Adesso
,
in
stazione
,
sono
in
soprannumero
.
Il
Capo
ha
fatto
un
telegramma
alla
Direzione
per
chiedere
come
deve
disporre
di
me
ma
(
e
non
me
l
'
aspettavo
)
pregando
di
tener
conto
di
una
sua
nota
che
chiede
aumento
di
personale
.
Egli
mi
ha
domandato
stamani
se
avessi
ricevuto
niente
;
ed
io
gli
ho
detto
che
aspettavo
di
essere
chiamato
a
Firenze
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
È
un
'
illusione
?
Ma
sento
quel
cambiamento
d
'
animo
che
si
ha
quando
si
cambia
di
luogo
.
Domani
,
certo
,
verrà
la
risposta
a
mio
riguardo
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
mi
è
impossibile
di
scriverti
.
Mi
sembra
da
un
'
ora
all
'
altra
possa
andare
a
casa
a
fare
le
valige
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Ora
rimane
a
vedere
se
questo
nuovo
impiegato
è
stato
mandato
per
traslocare
me
o
per
aumento
di
personale
.
25
aprile
1908
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Ho
interrotto
per
leticare
allo
sportello
...
Per
darti
una
pittura
dell
'
ambiente
:
Qui
non
si
parla
se
non
della
mia
sistemazione
e
dell
'
imbroglio
mosso
dall
'
altro
...
e
aspettano
quel
che
avverrà
.
Subito
dopo
mangiare
,
il
Capo
mi
ha
detto
:
"
Tozzino
,
finisca
per
stasera
l
'
inventario
e
poi
credo
di
darle
una
buona
notizia
!
"
.
Ed
ora
mi
sono
messo
qui
nel
suo
ufficio
a
finirlo
.
26
aprile
1908
.
(
Telegramma
)
Parto
Firenze
,
stazione
centrale
;
trasloco
.
26
aprile
1908
.
Dovevo
essere
partito
stamani
alle
undici
e
mezzo
,
e
seppi
dal
Capo
soltanto
ieri
sera
del
trasloco
e
della
nomina
a
quella
stazione
.
Ma
il
benedetto
inventario
non
era
finito
e
l
'
ho
dovuto
finire
...
Non
posso
né
men
concepire
la
mia
contentezza
.
Finalmente
abbiamo
quel
che
chiediamo
.
Da
Firenze
,
a
Siena
1
maggio
1908
.
Sono
stato
messo
in
archivio
,
cioè
...
a
impolverarmi
le
dita
e
la
bocca
per
ritrovare
nei
registri
vecchi
le
spedizioni
e
gli
arrivi
inesatti
...
Il
lavoro
è
meno
,
e
riposato
quanto
non
imaginavo
né
pure
.
A
mezzogiorno
ero
a
tavola
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Ieri
sera
mi
sentii
male
un
poco
.
Ma
non
era
se
non
l
'
effetto
di
lasciarti
.
Che
mi
sembrava
impossibile
...
Dianzi
pensavo
che
tu
m
'
aspettassi
dai
L
.
Con
la
nostra
intimità
sarà
possibile
una
esistenza
che
sia
il
compimento
della
mia
intelligenza
...
Tutto
il
mio
essere
è
a
tua
disposizione
:
tu
hai
la
gioia
di
conoscerne
tutti
i
segreti
.
2
maggio
1908
.
Sono
contento
della
gente
che
mi
sta
intorno
.
Io
ti
attendo
.
Non
può
incominciare
la
mia
vita
senza
di
te
.
Ora
è
come
un
sonno
.
E
so
che
sarò
felice
perché
sono
degno
della
felicità
.
3
maggio
1908
.
Stamani
ho
avuto
tempo
di
rivedere
la
Cattedrale
,
entrando
da
un
lato
e
uscendo
dal
mezzo
...
Non
t
'
ho
mica
detto
com
'
è
la
stanza
dove
sto
io
?
È
tutta
cinta
di
scaffali
,
e
alla
finestra
c
'
è
uno
scaleo
con
due
vasi
di
colla
,
un
fiasco
e
un
bricco
con
un
pennello
grande
dentro
.
Sotto
due
tegamini
,
uno
dei
quali
è
pieno
di
latte
e
l
'
altro
di
acqua
.
E
lì
intorno
,
due
o
tre
carte
col
ventricello
...
È
per
due
gattini
.
Ma
c
'
è
,
in
ogni
modo
,
più
pulizia
di
dov
'
ero
prima
.
Anche
col
Capo
ufficio
di
qua
mi
son
trovato
alla
stessa
trattoria
!
...
Sembra
che
una
vita
nuova
,
sorta
dal
nostro
sentimento
,
mi
avvii
nella
mia
strada
di
volontà
.
Perché
io
ho
bisogno
di
vivere
e
di
essere
amato
fino
in
fondo
...
5
maggio
1908
.
M
'
ha
scritta
una
cartolina
abbastanza
fitta
lo
S
.
,
nella
quale
ho
capito
soltanto
che
mio
padre
sta
al
solito
.
Con
le
informazioni
finanziarie
che
t
'
ho
dato
abbiamo
veduto
che
fino
all
'
uno
o
il
due
di
giugno
,
o
alla
fine
di
maggio
,
è
impossibile
sposarci
.
Con
i
denari
d
'
ora
posso
pensare
alle
spese
mie
di
questo
mese
,
e
con
quelli
che
riscuoterò
possiamo
trovare
un
fondamento
alla
nostra
casa
.
Sono
impazientissimo
della
tua
risposta
.
Da
vero
che
ti
parlerei
anche
con
il
telefono
!
Sto
molto
volentieri
tra
questa
gente
buona
e
cattiva
,
ma
dov
'
è
sempre
possibile
essere
noi
.
Non
mi
sembra
né
meno
un
impiego
.
Ma
è
la
nostra
felicità
che
mi
tiene
così
contento
.
Sappiamo
essere
felici
e
usufruire
della
nostra
intelligenza
.
Io
non
mi
sono
mai
alienato
da
te
,
ma
se
non
trovassi
in
te
quel
bisogno
ideale
che
è
quotidianamente
nel
mio
animo
e
nelle
mie
parole
,
quale
vita
sarebbe
la
nostra
?
...
Tu
devi
venire
a
me
dopo
aver
calpestato
nella
purezza
del
tuo
affetto
ciò
che
mi
urta
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Il
C
.
mi
ha
spedito
venticinque
lire
dicendomi
che
mio
padre
ha
detto
che
non
può
darmi
per
ora
di
più
,
e
che
è
peggiorato
nelle
condizioni
generali
.
Io
spero
di
ottenere
qualche
cosa
nell
'
occasione
del
nostro
matrimonio
.
Ho
potuto
capire
di
più
la
calligrafia
del
medico
che
mi
diceva
del
leggero
peggioramento
,
e
non
miglioramento
come
avevo
inteso
io
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Ora
rassomiglio
a
quando
,
ragazzo
,
ero
nervoso
per
la
prima
comunione
.
Tutto
il
mio
essere
bevve
un
'
altra
esistenza
.
9
maggio
1908
.
Io
non
voglio
parlare
più
di
nulla
,
perché
dopo
una
settimana
che
avremo
vissuto
insieme
tu
sarai
quale
ti
voglio
io
,
anche
di
fronte
a
me
,
perché
pur
non
avendo
più
nulla
da
domandarti
è
avvenuto
che
mi
sono
ingannato
.
E
se
è
l
'
amore
che
ottiene
tutto
,
posso
bene
essere
certo
.
Ma
se
ambedue
ci
incolpiamo
adesso
di
cose
che
non
esistono
dobbiamo
rimproverare
la
nostra
lontananza
.
Vedrai
poi
che
il
mio
amore
non
è
mai
piccino
.
Cosa
che
non
pensi
,
pur
avendomela
scritta
.
Ogni
palpito
della
mia
vita
voglio
che
sia
speso
per
il
tuo
essere
.
Voglio
che
tutta
l
'
energia
che
Dio
e
la
natura
mi
hanno
dato
sia
per
produrti
una
gioia
nella
nuova
vita
comune
.
E
allora
non
parlerai
più
d
'
imposizioni
.
(
Quantunque
,
né
meno
ora
pensi
ch
'
io
m
'
impongo
.
Mi
ameresti
se
tu
dicessi
cosi
?
)
M
'
incolpo
,
qua
da
Firenze
,
di
avere
fatto
intravedere
a
te
stessa
,
male
,
le
infinite
dolcezze
che
l
'
essere
tuo
irradia
nel
mio
.
Siamo
uno
solo
.
E
se
t
'
ho
detto
che
dovresti
calpestare
ciò
che
è
stato
il
tuo
passato
è
perché
nella
mia
coscienza
improvvisa
di
questa
felicità
che
ci
attende
,
avrei
fatto
così
...
E
tu
non
l
'
hai
fatto
?
Perdonami
,
perché
anche
tu
hai
fatto
così
.
Sono
io
che
ho
precipitato
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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Perché
mi
scriverai
poco
?
Sono
egoista
.
Togliti
anche
dal
pensiero
che
io
sia
inclinato
a
farmi
del
male
.
Non
è
vero
.
Io
sono
forse
permaloso
.
E
quel
tacermi
,
m
'
ha
fatto
pensare
male
del
tuo
carattere
.
Ecco
la
semplicissima
spiegazione
.
Temevo
,
che
tu
non
mi
volessi
confidare
,
siano
pure
le
sciocchezze
.
Dalle
tue
labbra
pende
la
mia
anima
.
E
la
gioia
è
tanta
che
nessuno
mi
riconoscerebbe
.
Ho
cambiato
anche
modo
di
fare
.
Perdonami
tutto
.
Anche
io
m
'
avvedo
che
a
torto
ti
scrivo
questi
pensieri
cattivi
(
?
)
.
Dovrei
aprire
la
bocca
e
darli
al
vento
.
11
maggio
1908
.
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Da
questa
signora
ho
saputo
che
mio
padre
era
in
bottega
l
'
altra
settimana
.
(
Ella
vi
andò
a
mangiare
)
.
E
ciò
mi
rammenta
che
devo
stare
sempre
in
guardia
verso
di
lui
.
Perché
non
me
l
'
ha
scritto
nessuno
?
E
bada
che
non
c
'
è
da
dubitare
di
lei
,
perché
sono
molti
anni
che
va
lì
a
mangiare
.
In
ogni
modo
ho
già
riscritto
al
medico
.
Io
ho
voluto
amare
soltanto
colei
che
nella
sua
vita
non
trovava
altro
all
'
infuori
di
me
.
.
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.
.
.
Se
tu
ti
supponessi
morta
t
'
amerei
ancora
come
un
'
apparizione
divina
.
Se
tu
non
mi
amassi
io
ti
ucciderei
.
Io
ho
veduto
di
rado
i
tuoi
occhi
farsi
lieti
,
irradiarsi
,
per
guardare
me
(
non
so
quando
pensi
al
nostro
amore
)
.
Ma
quando
ti
rivedrò
io
voglio
che
il
tuo
sguardo
sia
così
.
Io
lo
sorpresi
una
volta
,
a
Roma
,
ma
non
so
se
era
per
il
nostro
affetto
.
Fu
un
sorriso
e
una
pace
per
la
tua
anima
:
era
per
me
.
Tu
pensavi
a
noi
.
E
ti
apparve
,
in
un
sorriso
spirituale
,
la
realtà
che
ci
è
prossima
.
Tutto
il
tuo
animo
era
quieto
.
Tu
avevi
dimenticato
ogni
cosa
:
tu
possedevi
il
tuo
amore
.
Dammi
le
tue
mani
;
guardami
come
tu
guardasti
allora
.
Nei
miei
occhi
tu
devi
leggere
tutte
le
parole
gioconde
dell
'
anima
.
Sono
tue
:
è
un
libro
per
te
sola
.
Ma
se
io
sono
giunto
a
ciò
,
a
non
poter
chieder
e
più
oltre
,
io
ho
dovuto
amarti
anche
quando
...
dubitavo
(
forse
)
.
Io
ho
dovuto
sentirti
posseditrice
d
'
ogni
mia
fibra
.
E
l
'
ideale
posto
in
te
m
'
ha
salvato
dalle
contaminazioni
.
Perdonami
se
non
sempre
ti
ho
fatta
lieta
.
Ma
più
che
così
non
ci
possiamo
amare
.
Noi
abbiamo
preparato
a
tutta
la
nostra
vita
il
guanciale
della
felicità
.
Ora
sento
che
posso
riposarmi
.
.
.
.
.
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.
.
Dio
ha
creato
in
me
un
mondo
di
cui
tu
sei
la
forza
.
.
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.
.
Io
sono
così
lieto
intimamente
che
io
vedo
brillare
la
mia
lettera
,
e
il
cielo
sembra
attendere
.
.
.
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.
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.
.
.
.
.
.
.
Sei
lieta
?
Dobbiamo
essere
pieni
di
letizia
.
Non
mai
più
dolcezza
era
stata
in
me
.
12
maggio
1908
.
Io
non
ho
tanta
confidenza
con
quella
persona
da
poterla
invitare
a
fare
da
testimonio
.
Dunque
,
dì
a
tuo
padre
,
rileggendogli
questa
lettera
,
come
se
avessi
scritto
a
lui
,
che
egli
pensi
a
trovarli
di
sua
conoscenza
,
perché
io
sarò
contentissimo
della
sua
scelta
.
E
se
facesse
l
'
imbecille
,
digli
che
io
all
'
infuori
della
stessa
persona
non
posso
disporre
di
altri
e
che
saremmo
costretti
a
sceglierli
(
se
a
lui
non
garbasse
)
ambedue
come
piacciono
a
noi
.
Ridigli
proprio
così
,
risparmiando
di
scrivergli
.
Come
ti
dissi
nella
lettera
di
ieri
,
io
ho
provveduto
ad
informarmi
di
quel
che
avviene
a
mio
padre
e
...
tra
me
e
mio
padre
...
Non
sono
affatto
convinto
di
quello
che
t
'
ha
detto
il
tuo
(
A33
)
.
Vedremo
la
cartolina
che
mi
giungerà
domani
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Io
arriverò
costà
alle
nove
e
minuti
.
Alle
dieci
e
mezzo
potremo
essere
al
Comune
,
e
dopo
in
chiesa
.
La
sera
bisogna
esser
qua
.
.
.
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.
.
Tutti
questi
preparativi
aumentano
il
mio
affetto
e
desiderio
.
Mi
pare
di
aver
fatto
quello
che
chiedi
,
scrivendo
al
medico
e
al
babbo
.
Al
quale
dicevo
che
mi
scrivesse
e
domandavo
se
il
matrimonio
gli
recherà
dispiacere
.
Dimenticavo
dirti
che
se
mio
padre
risponderà
,
gli
chiederò
che
io
lo
possa
vedere
...
.
.
.
.
.
.
.
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.
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.
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.
.
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.
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.
.
.
.
Fai
che
la
mia
anima
abbia
pace
in
te
,
interamente
.
Da
Siena
,
a
Siena
Castagneto
,
14
maggio
1908
.
È
agonizzante
.
Non
mi
muovo
da
qua
(
A34
)
.
Castagneto
,
15
maggio
1908
.
È
spirato
stamani
alle
otto
.
Note
alla
Parte
seconda
(
A
)
Non
c
'
è
dubbio
che
Lombroso
ci
entrasse
per
qualche
cosa
.
Peraltro
,
l
'
autore
era
in
un
momento
di
reale
squilibrio
molto
somigliante
alla
pazzia
.
(
B
)
Questo
distacco
,
significante
,
dall
'
ultima
lettera
del
settembre
alla
prima
del
gennaio
susseguente
,
corrispose
ad
una
pausa
effettiva
nei
rapporti
dei
due
corrispondenti
.
(
C
)
Si
tenga
presente
che
le
lettere
si
alternano
con
i
colloquî
.
(
D
)
Più
tardi
verrà
notata
e
quasi
rimproverata
al
Tozzi
,
la
sua
preferenza
per
i
soggetti
umili
e
i
personaggi
di
poca
importanza
.
Se
Egli
si
ferma
di
solito
ad
essi
non
è
solo
perché
è
vissuto
molto
fra
gli
umili
,
né
perché
sono
quelli
che
s
'
incontrano
più
di
frequente
(
che
di
cose
e
di
persone
mediocri
è
fatta
gran
parte
della
vita
)
;
ma
,
specialmente
,
lo
interessano
di
più
per
l
'
inesplicabilità
della
loro
esistenza
.
Non
dimentichiamo
che
Egli
ha
il
bisogno
di
razzolare
nel
mistero
!
Vuole
rendersi
conto
di
tutto
;
sapere
qual
'
è
la
ragione
che
fa
agire
,
soffrire
o
godere
!
Ora
quale
mistero
più
profondo
della
umanità
negli
esseri
in
cui
si
presenta
limitato
il
possesso
della
coscienza
,
o
negli
anormali
ai
quali
non
può
servire
di
regola
la
legge
comune
?
Ma
,
certo
,
anche
,
i
suoi
personaggi
,
specie
nelle
novelle
,
spesso
sono
solo
semplici
comparse
,
create
all
'
ufficio
di
mascherare
quel
sentimento
,
attuale
o
no
,
che
l
'
autore
non
potè
sempre
esprimere
in
prima
persona
,
e
dal
quale
,
talvolta
,
tentava
di
liberarsi
scrivendo
(
e
,
come
un
altro
s
'
ubriaca
,
scrivo
!
)
.
Nei
quali
casi
,
è
la
sua
anima
stessa
,
piena
di
ombre
,
che
foggia
dalla
stia
tinta
i
personaggi
che
debbono
rappresentarla
:
Oh
,
dall
'
anima
mia
potessi
togliere
le
cose
tristi
che
son
piene
d
'
ombra
,
come
di
un
peso
immenso
che
m
'
ingombra
!
Come
rugiada
il
cor
potessi
sciogliere
!
(
inedito
)
(
E
)
Passeggiata
da
farsi
insieme
.
(
F
)
"
Ad
un
tratto
,
gli
parve
che
la
sua
anima
si
mettesse
a
suonare
...
"
(
Gli
egoisti
,
pag
.
18
,
Mondadori
)
.
(
G
)
Scrive
dalla
Biblioteca
Vittorio
Emanuele
.
(
H
)
La
trattoria
del
Sasso
.
(
I
)
Egoismo
dell
'
intelligenza
.
Quello
,
appunto
,
che
l
'
autore
si
prefisse
,
poi
,
di
colpire
con
il
romanzo
Gli
egoisti
"
Dario
aveva
voluto
trovare
dovunque
i
segni
del
proprio
pensiero
;
credendo
di
potersi
sostituire
a
tutto
.
Quanti
lasciava
a
Roma
in
simili
presunzioni
!
"
(
Gli
egoisti
,
pag
.
105
,
Mondadori
)
.
(
J
)
Ogni
mio
pensiero
parla
d
'
amore
è
detto
quî
.
E
a
pagina
?
?
:
Il
bisogno
d
'
amare
è
innato
in
me
.
Nei
Ricordi
di
un
impiegato
(
novella
scritta
nel
1910
,
circa
,
e
pubblicata
nel
1920
)
ritoccando
il
testo
aggiunge
:
L
'
amore
mi
occupa
tanto
quanto
l
'
animo
e
mi
pare
l
'
unico
mestiere
che
si
confaccia
alla
mia
coscienza
e
alla
mia
superbia
.
Non
possiamo
non
sentire
la
verità
di
questo
istinto
,
e
notandone
l
'
insistenza
non
dubitare
che
vi
si
connetta
una
ragione
profonda
.
È
l
'
anima
di
grande
capacità
la
quale
presentisce
nella
dolcezza
di
questo
sentimento
universale
l
'
attuazione
della
sua
felicità
.
Dice
S
.
Giovanni
della
Croce
,
come
non
possa
darsi
beatitudine
senza
amore
,
e
d
'
amore
essa
sia
frutto
.
(
Opere
Spirituali
,
vol
.
II
,
Lega
Eucaristica
,
Milano
.
)
Io
non
avevo
mai
saputo
che
in
ciò
stia
il
limite
spirituale
:
la
felicità
,
ripete
anche
il
Tozzi
a
pag
.
?
?
?
del
presente
volume
.
Ma
,
infine
,
accortosi
che
è
stolto
chi
cerchi
il
bene
dov
'
è
sommo
male
,
e
la
luce
dove
sono
le
tenebre
,
dov
'
è
la
morte
cerchi
la
vita
,
la
ricchezza
dov
'
è
somma
povertà
,
e
e
lo
infinito
nelle
cose
finite
(
S
.
Caterina
da
Siena
)
,
nell
'
Incalco
,
la
sua
ultima
opera
,
dice
:
Se
avessi
creduto
in
Dio
sarei
stato
un
santo
(
pag
.
232
)
.
L
'
affermazione
prova
quanto
l
'
autore
cosciente
della
meravigliosa
potenza
racchiusa
nella
sua
anima
fosse
nel
vero
presagendo
l
'
altezza
a
cui
egli
era
mancato
.
Che
nell
'
amore
-
dice
ancora
S
.
Tomaso
-
è
riposto
il
segreto
della
santità
.
(
K
)
Insensibile
alle
influenze
contrarie
a
lui
.
(
L
)
-
Suo
padre
aveva
preferito
di
prendergli
in
affitto
una
camera
fuori
di
casa
,
come
aveva
fatto
altre
volte
.
(
M
)
Parla
di
uno
stanzino
in
casa
del
padre
dove
erano
rinchiusi
i
suoi
libri
.
(
N
)
-
"
Alla
bella
pianta
di
ciliegio
da
capo
ad
un
filare
di
viti
"
.
Con
gli
occhi
chiusi
,
pag
.
68
(
Treves
)
.
"
Siena
,
da
sotto
il
mio
ciliegio
,
pareva
un
arco
che
non
si
potesse
aprire
di
più
...
"
(
Bestie
,
pag
.
104
,
Treves
)
.
(
O
)
Non
si
potrebbe
ridire
meglio
l
'
effetto
del
suono
delle
ore
,
battute
dalla
Torre
del
Mangia
,
quando
si
ripercuote
nelle
strade
silenziose
di
Siena
.
Bisogna
averlo
sentito
.
(
P
)
-
Di
Roma
.
(
Q
)
Ad
onta
di
tutto
si
amavano
.
Quanto
al
padre
basti
dire
che
,
in
fondo
,
era
sempre
lui
a
piegare
,
purché
non
entrassero
in
gioco
interessi
o
sentimenti
suoi
particolari
;
ma
tra
loro
,
anche
i
sentimenti
più
benevoli
e
dolci
erano
come
quelli
dei
nemici
.
(
Incalco
,
pag
.
246
)
.
(
R
)
Scrive
dalla
Biblioteca
Comunale
.
(
S
)
Momenti
nei
quali
doveva
balenargli
la
verità
:
cioè
che
la
sua
anima
non
tesseva
con
altro
filo
che
il
proprio
.
(
T
)
Da
Siena
.
(
U
)
Cioè
:
in
villeggiatura
al
podere
di
Castagneto
.
(
V
)
Del
Comune
di
Siena
.
(
W
)
Era
nel
suo
carattere
di
passare
da
un
eccesso
di
fiducia
all
'
eccesso
opposto
,
istantaneamente
,
violentemente
;
esponendosi
in
tal
modo
,
spesso
,
a
delusioni
e
dolori
quasi
irragionevoli
.
Si
pensi
che
bastava
,
in
ogni
caso
,
la
più
leggera
emozione
per
fargli
perdere
ogni
dominio
di
sé
.
Questo
,
forse
,
per
la
grande
quantità
di
idee
che
l
'
emozione
svegliava
nella
sua
mente
.
Ho
nel
cervello
un
vulcanetto
che
non
si
stanca
mai
e
le
sue
ceneri
e
le
sue
fiamme
si
diffondono
in
tutta
la
mia
anima
in
un
turbinio
che
accieca
e
abbaglia
...
non
posso
mai
separare
il
reale
dall
'
immaginario
.
(
Pag
.
?
?
del
presente
volume
)
.
Ma
è
certo
che
questa
facoltà
,
preziosa
e
terribile
,
è
stata
la
piaga
che
ha
fatto
sanguinare
di
più
la
sua
anima
;
perché
,
in
ogni
modo
,
la
vita
non
gli
fu
avversa
senza
compensi
,
né
più
di
quello
che
lo
è
a
tutti
.
Frequentissimo
,
per
Lui
,
il
caso
di
torti
o
meriti
,
che
s
'
ingrandivano
per
solo
effetto
di
fantasia
.
Nè
la
consapevolezza
di
uno
sbaglio
accertato
,
di
cui
appena
accorto
si
pentiva
e
confessava
,
valevagli
,
all
'
occasione
prossima
,
per
evitargli
un
nuovo
eccesso
.
Ma
,
così
,
pure
,
nessuna
delusione
reale
sofferta
che
riuscisse
a
sminuirgli
la
prodigiosa
e
divina
facoltà
che
aveva
di
entusiasmarsi
di
tutto
come
un
fanciullo
.
Credi
che
bisogna
vivere
così
,
con
entusiasmo
di
tutto
e
non
discuter
mai
quello
che
Dio
ci
mette
dinnanzi
agli
occhi
.
Tutto
è
bello
e
forse
anche
buono
,
quando
il
nostro
animo
è
aperto
e
senza
considerazioni
.
(
Lett
.
agosto
1919
)
.
(
X
)
Non
è
da
scambiarsi
questa
facilità
d
'
adattamento
per
l
'
effetto
di
un
entusiasmo
passeggero
.
Il
Tozzi
non
ha
sofferto
la
povertà
al
modo
inteso
dai
più
.
Pochi
i
suoi
bisogni
materiali
;
tanto
pochi
da
sembrargli
superfluo
possedere
due
abiti
e
preferire
spendere
quel
poco
denaro
che
aveva
-
o
che
non
aveva
come
al
tempo
delle
cambiali
,
durante
il
periodo
del
"
Podere
"
-
in
gite
strapazzose
,
dove
però
c
'
era
la
gioia
di
vivere
,
di
sentirsi
giovine
e
forte
,
e
di
dare
all
'
anima
la
sua
,
libertà
armoniosa
.
La
stanza
in
Via
del
Gesù
,
a
Roma
-
dov
'
è
morto
-
con
il
letto
,
il
suo
tavolo
,
un
armadio
a
muro
dove
teneva
la
valigia
dei
manoscritti
e
i
libri
,
due
casse
con
sopra
i
vocabolari
e
le
carte
da
adoperare
,
due
sedie
,
la
bicicletta
e
varie
stampe
artistiche
giro
giro
alla
parete
,
gli
bastava
e
gli
piaceva
anche
,
come
diceva
;
e
non
sognava
di
aggiungervi
che
una
stufa
per
l
'
inverno
e
un
asse
,
lunga
quanto
la
parete
più
lunga
,
per
degli
altri
libri
.
Mi
sono
tanto
ingrandito
nel
mio
sogno
che
ogni
altra
cosa
,
mi
sembra
meschina
e
immeritevole
d
'
attenzione
.
Ma
è
fuori
di
dubbio
che
questa
semplicità
istintiva
,
ammirevole
,
incomprensibilie
oggi
,
portata
incosciamente
nella
vita
,
sia
stato
uno
degli
anacronismi
che
lo
ha
esposto
di
più
a
soffrire
senza
sapere
perché
.
(
Y
)
Francobollo
per
la
risposta
.
(
Z
)
Cioè
:
del
primo
momento
.
(
A1
)
Direttore
,
allora
,
della
Biblioteca
Comunale
.
(
A2
)
Sulla
vetta
di
Montemaggio
.
(
A3
)
Lettera
di
rievocazione
di
quel
tempo
di
cui
non
si
hanno
più
i
documenti
.
Crediamo
di
riprodurla
quasi
per
intero
,
come
qualche
altra
sul
medesimo
argomento
,
per
la
loro
importanza
psicologica
;
se
bene
l
'
insistenza
del
tema
e
la
confusione
che
può
derivare
al
lettore
da
questi
intermezzi
retrospettivi
,
starebbero
a
sconsigliarne
.
(
A4
)
La
scena
tra
Virgilio
e
Flora
nell
'
atto
3°
dell
'
Incalco
è
certamente
ispirata
dal
ricordo
di
questo
tempo
.
Si
noti
,
però
,
che
il
Tozzi
non
aveva
mai
rilette
queste
lettere
.
(
A5
)
Componenti
la
sua
famiglia
.
(
A6
)
"...in
fondo
alla
strada
del
Mandorlo
,..."
"...c'è
una
croce
di
legno
,
con
un
gallo
colorato
in
cima
;
in
mezzo
a
due
cipressi
"
Tre
Croci
,
Pagine
71-72
(
Treves
)
.
(
A7
)
I
temporali
lo
mettevano
sempre
in
grande
agitazione
.
(
A8
)
Lettera
sul
suo
passato
.
(
A9
)
Il
restante
della
famiglia
stava
,
durante
il
giorno
,
nella
trattoria
.
(
A10
)
La
cucina
della
casa
,
che
non
era
adoperata
perché
si
servivano
di
quella
della
trattoria
.
(
A11
)
Affittavano
delle
camere
ai
clienti
della
trattoria
.
(
A12
)
Di
una
malattia
grave
e
pericolosa
agli
occhi
.
(
A13
)
Quel
che
provava
a
Roma
.
(
A14
)
A
Firenze
c
'
era
stato
diverse
volte
.
Qui
allude
ad
una
volta
dopo
smessa
la
scuola
.
(
A15
)
Per
accertarci
dell
'
entità
di
questa
fede
sarà
bene
osservare
che
il
Tozzi
veniva
da
famiglia
cattolica
praticante
,
ed
era
stato
da
bambino
ammesso
ai
Sacramenti
(
pag
.
190
del
presente
volume
)
.
Poi
,
adolescente
,
e
specie
nel
periodo
dell
'
entusiasmo
socialista
,
non
aveva
voluto
più
credere
.
"
Anche
prima
che
Anna
morisse
non
voleva
andare
in
chiesa
;
ed
ella
non
riusciva
quasi
mai
a
farlo
pregare
.
Ormai
si
sentiva
ateo
.
Bestemmiava
perché
non
voleva
avere
i
pregiudizi
dei
preti
"
.
-
Con
gli
occhi
chiusi
,
pag
.
107-108
(
Treves
)
.
Ma
è
da
supporsi
che
i
germi
della
fede
,
deposti
nell
'
anima
del
fanciullo
,
anche
se
non
sembrava
,
avessero
trovato
dove
mettere
radice
,
perché
appena
gli
riuscì
di
liberarsi
dal
socialismo
e
dalle
cattive
amicizie
,
la
fede
risorse
.
Da
quel
punto
,
che
coincise
con
la
sua
malattia
agli
occhi
(
1904
)
,
torna
ad
ammettere
l
'
esistenza
di
Dio
;
e
ciò
chiamerà
,
poi
,
Conversione
(
S
.
Giorgio
,
n
.
9-12
,
Bologna
,
1913
)
;
ma
non
è
da
intendersi
conversione
nel
senso
di
accettazione
concreta
del
domma
cattolico
.
A
ciò
non
arriverà
che
dopo
avere
imparato
,
con
la
propria
esperienza
che
la
fede
vuole
essere
accompagnata
dall
'
azione
perché
solo
in
essa
è
la
realtà
.
(
Incalco
,
248
)
.
(
A16
)
Per
il
concorso
alle
Poste
.
(
A17
)
Era
la
matrigna
,
non
sarta
,
che
gli
cuciva
gli
abiti
.
Da
qui
la
sua
poca
eleganza
(
che
Egli
portava
con
perfetta
disinvoltura
)
scambiata
qualche
volta
per
posa
.
(
A18
)
Chiamata
all
'
esame
per
il
concorso
alle
Poste
.
(
1
)
Tutte
le
lettere
di
quel
tempo
sono
scritte
...
calligraficamente
.
(
A19
)
Allude
ad
una
data
persona
.
(
A20
)
Altra
lettera
sul
passato
.
(
B21
)
Morte
della
madre
descritta
in
Con
gli
occhi
chiusi
pag
.
90
(
Treves
)
.
(
A22
)
Si
osservi
che
questo
giudizio
ufficiale
di
non
idoneità
in
italiano
,
colpiva
il
Tozzi
precisamente
nell
'
esame
governativo
di
ottobre
,
di
quello
stesso
1902
da
cui
ha
principio
l
'
attuale
epistolario
.
(
A23
)
Ma
mi
sentivo
arido
dell
'
aridezza
prodotta
dalla
mia
volontà
.
Effetto
del
contrasto
in
cui
,
in
una
mente
imbevuta
di
filosofie
anarchiche
,
viene
a
trovarsi
la
volontà
quando
s
'
incontra
con
la
realtà
della
vita
.
E
in
ciò
è
consistito
,
sempre
,
il
dramma
interiore
del
Tozzi
.
Da
qui
il
ripetersi
,
troppo
frequente
nella
sua
vita
,
di
resultati
negativi
,
di
cui
la
ripercussione
nell
'
arte
.
Avevo
la
devozione
e
il
rispetto
di
me
stesso
,
confessa
nell
'
Incalco
(
pag
.
232
)
e
subito
dopo
,
a
dimostrare
che
cosa
gli
è
valso
:
"
E
ora
io
sono
un
uomo
qualunque
,
mediocre
e
stanco
anche
di
questa
sopravvivenza
di
vita
che
mi
fa
spavento
"
.
Ma
se
è
scoraggiato
di
sé
,
non
lo
è
,
però
della
vita
.
Pensa
che
se
"
il
bene
che
si
cerca
è
sempre
introvabile
,
dipende
da
noi
.
Ma
esso
esiste
e
dobbiamo
rispettarlo
"
.
Egli
ha
finalmente
riconosciuto
che
la
causa
del
contrasto
è
in
noi
e
non
giova
ribellarsi
alla
legge
(
che
è
da
Dio
)
ma
,
piuttosto
,
giova
secondarla
per
realizzare
quanto
all
'
uomo
è
possibile
di
bene
.
"
Ho
imparato
che
l
'
opera
di
ogni
uomo
consiste
nell
'
attività
della
sua
anima
secondo
ragione
"
.
Ed
anche
:
"
Bisogna
trovare
un
punto
fermo
dentro
di
noi
;
ma
non
fatto
soltanto
di
noi
"
.
Le
citazioni
sono
dell
'
Incalco
(
Gli
egoisti
-
Mondadori
)
.
Per
dare
ad
esse
tutta
l
'
importanza
che
meritano
si
deve
tenere
presente
che
L
'
Incalco
fu
l
'
ultima
opera
del
Tozzi
,
ed
in
questa
opera
Egli
intese
particolarmente
di
fissare
le
conclusioni
alle
quali
si
era
fermata
la
sua
anima
.
(
A24
)
Dalla
mamma
:
alla
messa
.
(
A25
)
Nel
concorso
per
le
Ferrovie
.
(
A26
)
Una
novella
.
(
A27
)
L
'
eccitazione
favorivagli
il
lavoro
creativo
.
Da
ciò
,
il
bisogno
continuo
di
sentirsi
esaltato
e
la
sensazione
di
non
vivere
se
non
lo
era
.
(
A28
)
Vedi
:
Ricordi
di
un
impiegato
.
Rivista
Letteraria
N
.
II
1920
(
Berlutti
)
.
(
A29
)
Modo
di
dire
senese
.
(
A30
)
Le
galline
,
chiuse
nelle
ceste
di
spedizione
,
facevano
le
uova
,
che
qualcuno
,
con
una
canna
,
riusciva
a
levare
senza
romperle
.
(
A31
)
"
La
Nuova
Antologia
"
,
nel
1919
,
rifiutò
anche
di
pubblicargli
Tre
Croci
.
(
A32
)
Si
riferisce
a
una
visita
a
Siena
,
dalla
quale
è
di
ritorno
.
(
A33
)
Cioè
:
che
suo
padre
era
agli
estremi
.
Cosa
che
nessuno
della
sua
famiglia
aveva
pensato
di
fargli
sapere
.
(
A34
)
"
La
mattina
dopo
Giacomo
era
già
in
agonia
...
"
.
(
Il
podere
,
pag
.
11
,
Treves
)
.
Pagine
di
taccuino
(
A
)
3
settembre
1903
.
Ad
una
certa
strada
incontriamo
il
curato
,
vestito
con
una
giacca
e
calzoni
neri
.
Gli
facciamo
una
scappellata
esagerata
;
poi
io
torno
indietro
e
gli
dico
:
-
Reverendo
,
avremmo
piacere
di
conoscerlo
più
intimamente
:
noi
siamo
artisti
,
e
...
stasera
verremo
a
mangiare
da
lei
.
-
Come
?
Loro
sono
artisti
,
e
...
-
Certamente
:
vogliamo
questo
onore
.
-
Ma
cosa
vogliono
mangiare
?
-
Quello
che
ella
vorrà
:
in
questo
caso
il
suo
gusto
è
superiore
al
nostro
,
e
quindi
ci
rimettiamo
...
a
lei
.
Il
prete
mi
guarda
,
guarda
gli
altri
e
scoppia
in
una
risata
.
Il
G
...
mi
tocca
nel
gomito
,
incitandomi
a
proseguire
.
Allora
dico
:
-
Ci
dica
a
che
ora
è
solito
cenare
ché
noi
mangiamo
a
qualunque
ora
.
E
il
prete
:
-
Intanto
verranno
a
vedere
la
chiesa
!
Andiamo
.
Su
la
scalinata
della
canonica
troviamo
un
branco
di
galline
.
-
Queste
son
sue
?
-
Ma
che
:
io
non
ci
conto
né
pure
per
la
decima
.
Intanto
entriamo
in
chiesa
.
Una
costruzione
barocca
.
Diciamo
che
ci
piace
e
guardiamo
anche
un
affresco
del
Lorenzoni
.
Quando
riusciamo
,
il
prete
dice
:
-
Chiudete
bene
la
porta
,
se
no
le
galline
vanno
a
pregare
.
-
E
ride
.
Entrati
nella
sua
canonica
ci
ha
fatto
ammirare
lo
splendido
panorama
:
si
vede
Chiusdino
,
Ciciano
,
la
miniera
,
Siena
e
Monticiano
.
Quando
stiamo
per
uscire
,
ci
ferma
dinanzi
un
andito
,
e
dice
:
-
Vogliono
sentire
la
mia
mamma
,
quando
le
dico
che
stasera
mangiano
qui
.
-
Sì
.
Ci
spinge
verso
una
scala
,
e
chiama
:
-
Mamma
!
-
Oh
!
-
Stasera
ci
sono
tre
senesi
a
cena
.
Un
poco
di
silenzio
,
e
poi
sentiamo
una
voce
di
vecchia
,
che
risponde
.
-
Ecché
?
Maledetta
questa
casa
!
Non
siamo
mai
liberi
...
E
,
fortunatamente
,
non
intendiamo
le
altre
parole
.
Facciamo
tutti
una
bella
risata
(
e
il
prete
ha
riso
più
di
tutti
)
e
ritorniamo
al
sole
.
LE
FOGLIE
SECCHE
.
Prendo
in
mano
una
foglia
e
la
stritolo
.
Dentro
il
mio
pugno
stride
,
e
mi
fa
pensare
.
M
'
è
parso
che
quello
scricchiolio
dicesse
molte
cose
.
In
quel
balbettar
doloroso
,
simile
a
un
pianto
,
c
'
è
una
malinconia
potente
e
la
storia
di
una
rapida
esistenza
.
Ci
sono
i
baci
del
sole
e
le
gocce
picchiettanti
della
tempesta
.
La
foglia
secca
è
lo
scheletro
di
un
sorriso
verde
.
NELLE
MINIERE
DI
BOCCHEGGIANO
.
(
Miniere
di
rame
)
.
4
settembre
1903
.
Entrai
in
una
galleria
di
quattrocento
metri
.
Il
terreno
era
fangoso
,
e
le
traverse
della
ferrovia
,
che
serve
per
il
trasporto
del
minerale
scavato
,
sconnesse
e
disguazzanti
.
Le
pareti
gocciolano
.
In
principio
si
ha
un
'
impressione
di
freddo
,
poi
giungono
soffi
caldi
di
vento
.
Quando
fummo
,
io
ed
il
sorvegliante
,
quasi
a
metà
della
galleria
ci
dovemmo
fermare
in
una
incavatura
,
per
lasciar
passare
gli
operai
scaricatori
.
Erano
cinque
e
nudi
.
Spingevano
i
vagoncini
carichi
di
minerale
,
ansando
.
Quando
passarono
mi
salutarono
.
Proseguimmo
ed
entrammo
nel
primo
cantiere
:
una
grotta
,
nera
e
scabrosa
,
in
fondo
alla
quale
tre
minatori
battevano
colpi
di
martello
su
i
loro
lunghi
scalpelli
.
Ciascuno
aveva
una
lucerna
a
guisa
di
cipolla
,
alimentata
con
l
'
olio
minerale
.
L
'
aria
,
per
me
,
era
insopportabile
.
Provavo
una
pena
come
se
il
mondo
intero
mi
avesse
imprigionato
per
sempre
in
uno
dei
suoi
buchi
.
La
lanterna
,
a
gas
acetilene
,
mi
tremava
nella
mano
.
Bisognava
urlare
per
farsi
intendere
.
I
colpi
su
gli
scalpelli
vibravano
per
tutta
la
volta
.
I
minatori
avevano
l
'
aria
di
dirmi
:
-
Perché
sei
venuto
a
vederci
?
E
il
mio
sorriso
rispondeva
:
-
Vi
amo
.
Ci
fu
per
un
istante
il
ritorno
violento
de
miei
sentimenti
,
e
mi
vergognai
d
'
essere
andato
in
quel
luogo
a
godere
delle
sofferenze
altrui
.
Giunsi
a
pensare
:
Io
non
ho
il
diritto
di
credermi
superiore
a
loro
.
Queste
ombre
d
'
alcoolici
e
d
'
idioti
hanno
in
sé
una
potenza
smisurata
:
nel
loro
pugno
si
condensa
l
'
energia
dell
'
umanità
.
-
E
per
un
istante
non
vidi
che
il
lavoro
trionfante
nel
mondo
.
Ma
il
sorvegliante
mi
spiegava
le
qualità
della
roccia
,
ed
io
con
la
testa
accennavo
d
'
intendere
ma
guardando
altrove
:
dove
quelle
membra
si
scaldavano
affannosamente
,
nel
tormento
del
bisogno
.
Di
lì
scendemmo
per
una
botolina
-
in
cui
era
infilata
,
verticalmente
,
una
scaletta
di
legno
-
in
un
altro
cantiere
.
Era
abbandonato
.
Rimaneva
ancora
l
'
armatura
consistente
in
una
piramide
di
traverse
,
nel
mezzo
della
grotta
.
Dai
fianchi
,
sporgevano
massi
di
minerale
sterile
,
luccicante
in
un
verde
smorto
.
Mi
parve
di
vedere
una
fila
d
'
operai
a
martellare
.
Il
letto
del
cantiere
era
umido
,
e
vi
erano
alcune
tavole
imporrite
.
Risalii
a
stento
ed
entrai
in
un
altro
buco
.
Dovetti
fare
venti
scalini
con
le
mani
e
con
i
piedi
,
piegando
le
spalle
per
non
urtare
ne
'
macigni
.
Il
lume
mi
batteva
su
le
ginocchia
.
Vidi
sei
operai
che
cercavano
un
mezzo
acconcio
a
far
saltare
in
aria
una
grossa
porzione
di
minerale
.
Il
sorvegliante
che
era
con
me
dette
loro
alcuni
consigli
che
furono
accettati
in
silenzio
.
Quegli
uomini
,
quando
mi
passavano
accanto
,
si
voltavano
a
guardarmi
fissamente
.
Io
cercavo
di
leggere
nei
loro
occhi
una
qualche
espressione
,
ma
li
trovai
ghiacci
e
pieni
di
ombre
.
Che
cosa
attraversava
il
loro
cranio
sfuggente
?
Alcuni
non
risposero
al
mio
saluto
,
e
gli
altri
lo
fecero
quasi
di
malavoglia
.
Perché
salutarmi
?
Lasciandoli
,
mi
parve
che
piombassero
in
un
'
ombra
di
delusione
.
Il
sorvegliante
mi
propose
di
visitare
altri
cantieri
,
ma
io
ero
stanco
e
volli
tornare
al
sole
.
La
mia
giacchetta
di
minatore
era
fradicia
per
le
gocciole
ghiacce
cadute
dal
soffitto
;
la
camiciola
s
'
attaccava
alla
pelle
sudata
.
Mi
sentivo
male
.
Un
certo
silenzio
era
penetrato
in
me
,
interrotto
da
irruzioni
sensatoriali
.
Pensavo
certe
ariette
popolari
che
avevo
cantate
il
giorno
avanti
,
a
come
rideva
il
prete
,
a
quello
che
avrei
veduto
nelle
altre
gallerie
.
Ebbi
il
desiderio
di
tornare
subito
dentro
.
Entrammo
in
una
galleria
di
centoquaranta
metri
.
Non
aveva
nulla
differente
all
'
altra
,
se
non
che
era
più
umida
,
ed
alcune
armature
avevano
ceduto
alla
pressione
del
minerale
.
Mi
parve
che
qualche
traversa
si
dovesse
staccare
e
farmi
del
male
.
Guardai
il
sorvegliante
:
pensai
che
egli
mi
accompagnava
volentieri
,
e
sorrisi
alla
sua
nuca
rugosa
e
sporca
.
Il
suo
lume
dondolava
malamente
.
Guardai
la
fiamma
del
mio
,
e
mi
parve
molto
bella
.
L
'
acetilene
bruciava
con
un
fruscio
di
gonnella
di
seta
:
mi
fece
pensare
ad
una
cosa
indeterminata
.
Da
'
miei
capelli
cadde
una
goccia
di
sudore
su
la
mano
:
ebbi
timore
d
'
ammalarmi
.
Rivedevo
il
contorno
esteriore
de
'
monti
verdi
e
il
sole
.
Un
uccello
svolazzava
nel
cielo
.
Ma
il
sorvegliante
mi
toccò
nel
braccio
e
disse
:
"
Scenderemo
nella
sala
dov
'
era
la
pompa
"
.
-
La
pompa
?
-
E
mentalmente
continuai
:
"
c
'
è
una
pompa
.
Dev
'
essere
pericolosa
.
Perché
?
"
.
Mi
rispose
:
-
La
pompa
che
serviva
a
tirar
fuori
l
'
acqua
d
'
una
sorgente
,
che
abbiamo
incontrata
nel
seguire
un
filone
.
Ebbi
uno
sguardo
di
diffidenza
,
ma
sapevo
bene
che
certe
macchine
si
trovano
nelle
miniere
.
Scendemmo
per
una
scala
di
legno
abbastanza
larga
.
Un
soffio
gelato
mi
passò
su
la
fronte
;
posi
la
mano
al
cuore
.
Udivo
lo
scroscio
di
un
torrente
rapido
.
Pensai
che
la
miniera
ne
poteva
essere
invasa
.
A
quel
fracasso
s
'
univa
il
gocciolare
sommesso
delle
rocce
.
Percepivo
tutto
distintamente
.
Da
una
parte
della
scala
era
una
specie
di
fosso
colmo
di
ombra
.
Supposi
che
l
'
acqua
corresse
lì
dentro
.
Ma
dovetti
accorgermi
che
,
invece
,
passava
di
sotto
alla
scala
dove
erano
i
miei
piedi
,
e
che
quando
un
gradino
si
piegava
al
peso
del
mio
corpo
ne
usciva
a
piccole
onde
che
dilagavano
.
Era
un
'
acqua
sporca
di
sostanze
di
ferro
,
e
quindi
giallastra
.
I
muri
eran
coperti
di
quel
colore
.
La
scala
fu
molto
lunga
.
In
fondo
era
cessato
il
rumore
dell
'
acqua
ed
udivo
i
colpi
sordi
dei
minatori
.
Una
crociera
di
gallerie
si
apriva
,
ma
io
mi
ricusai
di
visitarle
.
Trovavo
sconveniente
guardare
degli
uomini
affaticati
.
Entrai
nella
stanza
della
pompa
:
avevo
creduto
di
trovarla
sola
,
e
,
invece
,
vi
erano
molti
operai
.
Quello
che
facessero
precisamente
non
so
.
Ero
preoccupato
da
certi
tonfi
enormi
che
facevano
tremare
il
suolo
,
e
dallo
sbuffo
caldo
e
forzato
di
un
tubo
rosso
.
Dopo
un
poco
,
scorsi
la
gabbia
che
scendeva
e
si
fermava
al
livello
della
stanza
.
Vidi
che
un
operaio
vi
era
dentro
.
Il
sorvegliante
guardava
i
minatori
e
parlava
a
me
.
Mi
dava
delle
spiegazioni
che
non
m
'
interessavano
.
Avevo
paura
di
una
idea
:
che
la
stanza
dovesse
scoppiare
con
tutte
le
provocazioni
che
le
facevano
quegli
uomini
.
Il
tubo
,
da
cui
schizzava
quell
'
acqua
bollente
,
perché
non
sarebbe
scoppiato
?
E
perché
qualche
congegno
dell
'
ascensore
non
sarebbesi
strappato
?
Quei
petti
nudi
mi
facevano
male
.
Il
pelo
arricciato
,
dove
le
gocce
di
sudore
si
soffermavano
prima
di
cadere
,
più
male
ancora
...
Gli
operai
rovesciavano
in
terra
lunghi
pezzi
di
legno
bianco
.
Pareva
che
si
sfasciassero
.
In
terra
,
per
quanto
era
lunga
la
stanza
,
era
uno
strato
di
cemento
;
e
,
ficcato
in
questo
,
rimanevano
gli
avanzi
della
pompa
,
che
consistevano
in
cavicchi
tozzi
di
ferro
verniciato
in
rosso
.
Mettevo
una
cura
estrema
di
non
urtare
in
quelli
:
mi
sarei
vergognato
molto
.
Degli
uomini
si
muovevano
negli
angoli
di
fondo
:
uno
cercava
nella
sua
giacca
.
Rumori
violenti
mi
ferivano
senza
posa
:
percepivo
un
urlo
confuso
,
in
cui
passavano
,
di
quanto
in
quanto
,
dei
suoni
che
non
riuscivo
a
spiegare
.
Il
sorvegliante
mi
domandò
se
avevo
caldo
.
Gli
risposi
mostrandogli
il
viso
.
Sotto
le
ascelle
mi
si
appiccicava
anche
la
camicia
.
Le
scarpe
erano
umide
.
Mi
doleva
la
testa
.
-
Scendiamo
?
-
Scendiamo
.
Entriamo
nella
gabbia
,
ed
io
domando
come
devo
attenermi
.
Da
prima
credo
che
quella
scesa
mi
dia
una
vertigine
,
ma
poi
mi
assicuro
di
no
.
Vedo
i
ferri
scorrere
,
larghi
e
piatti
,
sopra
ad
un
altro
rettangolare
,
con
un
moto
sicuro
.
Il
sorvegliante
tossisce
più
volte
:
io
credo
che
sorridessi
.
Intravedo
diversi
tubi
verniciati
in
rosso
.
Finalmente
provo
un
sobbalzo
;
la
gabbia
ha
urtato
terra
.
-
Ha
avuto
paura
?
-
No
,
no
.
In
un
polverone
,
qua
e
là
acceso
da
lumi
rossastri
,
vedo
agitarsi
molti
uomini
.
Prima
d
'
uscire
esito
e
guardo
la
mia
lanterna
.
Il
caldo
è
insopportabile
;
più
tardi
ho
saputo
che
eravamo
a
47°
sopra
zero
ed
a
una
profondità
di
150
metri
.
Viene
incontro
un
giovine
.
Io
saluto
ma
non
mi
risponde
.
Mi
pare
beffardo
.
La
sua
fronte
è
solcata
da
un
raggio
di
rughe
secche
,
come
se
un
ragno
vi
avesse
accomodate
le
sue
zampe
.
Chi
è
?
Ha
gli
occhi
chiari
e
cristallini
,
la
bocca
contorta
.
Passa
oltre
.
Ne
vedo
un
altro
a
cui
mancano
le
estremità
interne
dei
baffi
:
la
bocca
ha
una
cicatrice
verticale
.
Non
lo
saluto
.
La
stanza
dove
sono
tutti
questi
uomini
ha
il
pavimento
soltanto
alle
pareti
:
nel
mezzo
è
una
fossa
rettangolare
coperta
di
tavole
messe
a
caso
.
Là
dentro
si
muovono
le
perforatrici
a
vapore
,
che
non
ho
voluto
vedere
.
I
loro
colpi
di
una
sonorità
sorda
mi
danno
una
pena
fisica
.
Passo
in
una
nuova
stanza
,
dove
si
sta
costruendo
una
nuova
pompa
.
Non
mi
curo
di
nulla
.
Guardo
i
minatori
.
Sono
agitati
.
Ne
saluto
qualcuno
che
mi
risponde
con
una
indifferenza
seria
.
Un
giovine
mi
guarda
nel
viso
,
sporgendo
il
suo
in
avanti
.
Quando
ho
cercato
di
contraccambiare
lo
sguardo
,
è
sparito
.
Che
significava
?
C
'
è
un
altro
sorvegliante
;
un
uomo
alto
e
dagli
occhi
slargati
,
che
mi
dà
alcune
spiegazioni
con
sicurezza
.
Quello
che
mi
ha
accompagnato
smozzica
il
lucignolo
del
suo
lume
.
Voltandomi
a
sinistra
,
scorgo
un
ventilatore
,
dalle
ali
d
'
acciaio
,
girare
come
un
vortice
affannoso
,
ronzando
acutamente
.
Il
sorvegliante
s
'
avvicina
ad
un
operaio
bruno
e
gracile
,
e
gli
parla
all
'
orecchio
.
L
'
operaio
guarda
ora
me
ora
il
sorvegliante
,
tenendosi
i
pugni
sui
fianchi
.
Mi
parve
che
egli
fosse
più
degli
altri
rôso
dalla
fatica
,
e
che
la
sua
volontà
si
fosse
ritratta
per
non
più
uscire
.
"
Quell
'
uomo
non
deve
pensare
a
se
stesso
.
La
sua
anima
brutale
,
sofferente
,
è
scomparsa
nel
tormento
selvaggio
dei
sensi
.
Il
lavoro
,
come
un
incubo
eterno
,
ha
succhiato
il
sangue
nero
della
sua
vita
"
.
Il
sorvegliante
mi
chiama
,
e
mi
dice
se
voglio
vedere
la
porta
che
rattiene
l
'
acqua
calda
.
Esito
.
Non
volevo
più
saperne
.
Ma
egli
si
era
avviato
,
ed
io
lo
seguo
.
In
fondo
ad
un
corridoio
,
largo
ed
alto
un
metro
,
scorsi
una
paletta
di
ferro
:
somigliava
ad
una
vanga
piantata
nella
terra
.
Ma
il
caldo
era
insopportabile
:
mi
aveva
ridotto
di
una
debolezza
estrema
...
Temevo
di
sentirmi
male
.
Dissi
di
risalire
.
Mi
pareva
che
il
tempo
fosse
lentissimo
.
Lasciai
con
un
certo
piacere
quegli
uomini
.
Pensai
ch
'
io
fossi
un
loro
nemico
,
com
'
essi
erano
a
me
:
ero
diffidente
d
'
ogni
più
piccolo
gesto
.
Entrando
nella
gabbia
mi
sentii
inquieto
.
Il
sorvegliante
non
mi
disse
più
nulla
.
Però
,
a
un
certo
punto
della
salita
,
domandò
sorridendo
:
-
Che
ne
pensa
di
quello
che
ha
veduto
?
Non
ricordo
la
risposta
che
feci
mentalmente
:
era
un
accozzo
di
sentimenti
disparati
e
terribili
.
Perdurava
in
me
la
violenza
delle
sensazioni
.
Ma
risposi
così
,
con
un
sorriso
nervoso
ed
evitando
lo
sguardo
del
mio
compagno
:
-
Io
?
...
Vorrei
che
venissero
a
minare
le
nostre
città
.
E
dentro
di
me
,
ebbi
un
senso
di
timore
.
Mi
parve
di
vedere
una
cosa
lunga
e
bianca
giacere
di
fianco
;
mi
accorsi
che
mi
era
cominciato
a
dolere
la
testa
e
che
respiravo
male
.
19
ottobre
1903
.
PAESAGGIO
D
'
OTTOBRE
.
Sorgono
i
monti
turchini
,
e
in
cima
la
neve
biancheggia
,
come
un
chiaro
di
sogno
veduto
da
lontano
.
Pallidi
i
boschi
,
e
rinchiusi
tra
poggi
che
scendono
a
valle
,
fremon
a
'
venti
freddi
,
con
le
poche
foglie
vizze
.
È
questo
il
mese
maligno
,
che
lascia
squagliare
nel
fango
i
colori
maliardi
,
pieni
di
nostri
amori
.
L
'
anima
ancora
si
spoglia
d
'
orgogli
fioriti
in
estate
:
nuda
,
ricerca
il
sole
tiepido
,
e
aspetta
stanca
,
quasi
ch
'
un
altro
sorriso
le
giunga
,
invitandola
a
amare
.
Passano
in
fretta
donne
meste
,
con
nere
trecce
:
vanno
lontano
a
morire
in
nebbie
giallognole
e
verdi
di
visioni
oppresse
da
la
mestizia
loro
:
sembrano
foglie
travolte
dal
vento
,
avviate
ad
un
lago
;
e
un
riso
di
pezzente
s
'
asconde
dietro
i
tronchi
.
21
ottobre
1903
.
Come
un
ruscello
di
rose
vermiglie
,
che
scorra
olezzante
,
lungo
il
mio
verso
nuoti
radiante
d
'
amore
:
ridono
i
denti
più
bianchi
di
neve
,
la
chioma
respira
dentro
la
luce
,
e
il
cielo
splende
su
la
tua
fronte
.
Chinansi
i
rami
fioriti
di
sopra
al
tuo
corpo
maliardo
da
le
sponde
esultanti
in
desiderii
nuovi
.
Tu
placida
,
non
curante
del
ritmo
,
che
lene
ti
spinge
a
plaghe
di
bellezza
,
stese
ne
la
mia
angoscia
,
socchiudi
gli
occhi
che
sono
due
sogni
dell
'
anima
stanca
e
dolce
t
'
abbandoni
al
murmure
avvolgente
.